Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
SIRAGUSA, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute, da parte dell'Assessore
per la salute, le risposte scritte alle seguenti interrogazioni:
N. 557 - Iniziative volte a favorire l'adeguamento del Reparto di
Chirurgia generale del P.O. Umberto I di Siracusa e il reintegro
del personale medico anestesista.
Firmatari: Zito Stefano; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;
Foti Angela; La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri
Valentina; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Venturino
Antonio; Zafarana Valentina;
N. 1206 - Interventi volti all'attivazione di una nuova postazione
118 nel comune di Altavilla Milicia (PA).
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello; Formica Santi;
Currenti Carmelo.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Seguito della discussione del disegno di legge «Bilancio di
previsione della Regione siciliana
per l'anno finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio
2014-2016» (669/A)
e del disegno di legge «Disposizioni programmatiche e correttive
per l'anno 2014.
Legge di stabilità regionale» (670/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto all'ordine del giorno: Seguito
della discussione del disegno di legge «Bilancio di previsione
della Regione siciliana per l'anno finanziario 2014 e bilancio
pluriennale per il triennio 2014-2016» (669/A) e del disegno di
legge «Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014.
Legge di stabilità regionale» (670/A).
Invito i componenti la II Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor presidente, onorevoli colleghi, intervengo
soltanto per chiederle delle notizie riguardanti una gara sulla
vigilanza fatta in questo Palazzo.
Per lei che sicuramente avrà più accesso di me agli atti - ho
letto un po' le carte che mi ha dato il suo funzionario, sulle
quali ho qualche perplessità. Se lei cortesemente ci potrà dare
notizie magari in un'altra seduta, perché, vede, ho letto la
relazione di chi ha preventivamente richiesto questo servizio, si
tratta della vigilanza sulla vigilanza dei lavori fatti in questo
Palazzo.
Io da quando sono un po' che capisco qualche cosa sui lavori,
intanto una gara su licitazione di cinque ditte di 160 mila euro
oltre iva, non so se sia regolare Però, se lei mi dà delucidazioni
e mi convince io le accetterò sicuramente.
Inoltre vorrei chiederle la giustificazione per richiedere questo
tipo di gara e come mai alla fine si è proceduto ad assumere
quattro persone che, giustamente, una volta che la gara è stata
aggiudicata da una ditta privata non posso entrare nel merito di
come vengono assunte queste persone, ma quanto meno sapere chi sono
e, caso mai, vedere i curricula di queste persone che frequentano
il Palazzo proprio per quella trasparenza che lei sempre predica e
che ogni tanto fa qualche show. Perché anche lei fa gli show. Se
lei vuole le leggo la lettera che mi ha fatto avere il suo
funzionario che si è comportato guardi veramente in una maniera
splendida.
L'unica cosa che non mi piace che debba andare dai deputati
Questori a chiedere le altre notizie, no, se l'ufficio è quello
l'ufficio mi deve dare tutte le notizie, magari lui chiama i
Questori e si fa dare le carte.
Contemporaneamente, giusto che ci sono, chiedo a lei, signor
Presidente, in modo che resti agli atti, la documentazione di tutte
le gare che si sono fatte nel 2013. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Greco, dal suo intervento emerge, come vede,
che gli Uffici le hanno dato copia delle carte che lei ha
richiesto.
GRECO. Non tutte quelle che avevo richiesto
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Presidenza del vicepresidente Venturino
Sull'ordine dei lavori
GIANNI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo di parlare
sull'ordine dei lavori perché parliamo di economia. Stamattina ho
letto con piacere che abbiamo perso 300 milioni di euro perché
l'Unicredit ha la sede a Bologna. Ne abbiamo parlato ieri, da
quando alcuni deputati politici siciliani si sono venduti le
banche, abbiamo perso anche queste risorse.
Assessore, io da tempo la inseguo chiedendole gentilmente di
verificare come fare ad anticipare l'intervento dell'articolo 37 in
ordine a tutte le banche, le assicurazioni, la grande distribuzione
che vengono in Sicilia, fanno il drenaggio delle nostre risorse e
poi vanno via.
Soltanto qualche giorno fa ho letto un articolo del giornalista
Fraschilla che su La Repubblica ha ampiamente parlato e
denunziato questa vicenda.
Onorevoli colleghi, non può continuare questa storia, perché qui
facciamo le pulci anche alla lira, anzi all'euro, quando invece le
banche, le assicurazioni, la grande distribuzione vengono, drenano
e poi vanno via.
Allora io le chiedo Assessore, di verificare con il Governo la
possibilità di intervenire perché queste banche, queste
assicurazioni, questa grande distribuzione paghino le tasse in
Sicilia.
Un problema di cui parliamo da almeno trent'anni Oggi, visto che
tra l'altro qualche giorno fa il Governo ha finalmente messo in
moto i meccanismi per consentire che in Sicilia l'articolo 37 trovi
applicazione.
Le sarei grato se volesse darmi qualche risposta in ordine a
questo interrogativo che potrebbe salvare migliaia di artigiani,
piccole e medie imprese della Sicilia. Perché tra l'altro, non solo
costoro si portano via le risorse, ma hanno chiuso i cordoni della
borsa a tutte le imprese siciliane Ormai le banche non fanno alcun
prestito e noi continuiamo ad avere problemi con i Forconi,
problemi con chi si suicida perché non può pagare le tasse o altre
situazioni drammatiche. E su questo mi riprometto di intervenire
più tardi allorquando in finanziaria tratteremo della questione che
quanto riguarda la SERIT.
Signor Presidente, le sarei grato se volesse fornirmi qualche
risposta in ordine a quello che le ho detto.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci dobbiamo, però, in qualche modo
intendere. Sono stati fatti due interventi, entrambi pertinenti per
quello che riguarda l'uno la conoscenza di atti, l'altro per quello
che riguarda la questione Unicredit, mi sembra più che attuale,
però siamo in fase di finanziaria. Sono interventi da svolgere,
eventualmente, a fine discussione ai sensi dell'articolo 83, comma
2 del nostro Regolamento interno. Altrimenti significherebbe, in
questo momento, aggravare il procedimento.
Ribadisco, interventi entrambi pertinenti, però siamo in
Finanziaria. Io pensavo che mi venisse chiesta la parola per
discutere il dibattito dell'articolo 13.
DI MAURO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. La invito come capogruppo a darmi una
mano per riportare la discussione sulla finanziaria.
DI MAURO. Signor Presidente, le ricordo che ieri sera abbiamo
chiuso i nostri lavori d'Aula dietro credo sua indicazione al fine
di svolgere una Conferenza dei Capigruppo e stabilire un percorso
adeguato alla conclusione di questa finanziaria che auspico avvenga
entro oggi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Di Mauro.
La seduta è sospesa fino alle ore 12.00 e convoco immediatamente
una Conferenza dei Capigruppo in sala lettura deputati.
(La seduta sospesa alle ore 11.18, è ripresa alle ore 11.57)
Assume la Presidente il
Vicepresidente Venturino
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Informo che essendo ancora in corso la Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari presso la Sala Rossa, la seduta
è sospesa e riprenderà alle ore 13.30.
(La seduta sospesa alle ore 11.58, è ripresa alle ore 14.20)
Presidenza del Presidente Ardizzone
La seduta è ripresa.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Determinazioni della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il principio di programmazione dei
lavori, e l'urgenza di approvare i documenti finanziari della
Regione inducono la Presidenza dell'Assemblea a rassegnare le
seguenti considerazioni in ordine all'articolazione dei lavori
dell'Aula.
Pertanto, nella mia responsabilità istituzionale, ho convocato la
Conferenza dei Capigruppo perché, ai sensi del comma 6
dell'articolo 121 sexies del Regolamento interno, organizzi la
discussione contingentata della legge di stabilità regionale.
A seguito dell'odierna riunione, il tempo complessivo disponibile
per ciascun Gruppo parlamentare per la discussione di ciascun
articolo della manovra (votazione esclusa) è di cinque minuti più
un minuto per ogni deputato facente parte del Gruppo medesimo.
PD 5 + 19 = 24
M5S 5 + 14 = 19
PDL 5 + 10 = 15
UDC 5 + 10 = 15
ART. 45 + 8 = 13
PDS 5 + 6 = 11
DRS 5 + 5 = 10
LC 5 + 5 = 10
GS- PID5 + 4 = 9
LM 5 + 3 = 8
MISTO 5 + 6 = 11
TOT 145 minuti (2 ore e 25 minuti circa)
Avverto infine, che per rendere efficace il contingentamento dei
tempi di cui sopra si provvederà a staccare automaticamente l'audio
allo scadere del tempo assegnato.
Così rimane stabilito.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Seguito della discussione del disegno di legge «Bilancio di
previsione della Regione siciliana
per l'anno finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio
2014-2016» (669/A)
e del disegno di legge «Disposizioni programmatiche e correttive
per l'anno 2014.
Legge di stabilità regionale» (670/A)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, riprende il seguito della
discussione del disegno di legge «Bilancio di previsione della
Regione siciliana per l'anno finanziario 2014 e bilancio
pluriennale per il triennio 2014-2016» (669/A) e del disegno di
legge «Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014.
Legge di stabilità regionale» (670/A).
Invito i componenti la II Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Comunico che è stato presentato dal governo l'emendamento 13.2GOV,
sostitutivo degli articoli 13 e 14.
Assessore, li può illustrare eventualmente assieme, anche se la
trattazione sarà separata.
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Signor Presidente, onorevoli deputati, l'articolo 13 che viene, tra
virgolette, riunificato con l'articolo 14, prevede l'accorpamento
dei consorzi di bonifica, che attualmente sono 11 in tutta la
Sicilia, in 2 consorzi di bonifica - 1 nella Sicilia orientale e 1
nella Sicilia occidentale - allo scopo di realizzare delle economie
di scala e soprattutto di utilizzare meglio e razionalizzare
l'utilizzazione del personale. Ricordiamo che i consorzi di
bonifica prima del 1995 erano 27, nel 1995 ne furono realizzati 11
e, di fatto, non c'è mai stata quella omogeneità di tipo idraulico
e idrografico richiesta dalla razionalità e dalle norme.
In particolar modo, nel 2008, è stata approvata l'impresa
istituzionale tra lo Stato e le Regioni, ai sensi del decreto legge
numero 248 del 2007, convertito con legge numero 31 del 2008
Criteri per il riordino dei consorzi di bonifica .
Questo ci permetterebbe di ottimizzare bene sia la risorsa umana
sia i fatti di carattere territoriale, ma soprattutto la
possibilità che i consorzi abbiano quelle entrate private rispetto
ad oggi per problemi di efficientamento amministrativo non vengono
realizzate. Ricordiamo solo che attualmente gli ettari irrigati in
Sicilia sono circa 70 mila; potenzialmente potrebbero diventare 170
mila, quindi, attraverso delle opere di canalizzazione che si sono
avviate negli ultimi tempi attraverso un programma finanziato dal
Ministero, perché come tutti ricorderanno, la Sicilia per tanti
anni ha realizzato le dighe, non ha fatto le canalizzazioni. Oggi,
ci ritroviamo invece nella situazione in cui siccome si fanno le
canalizzazioni per aumentare l'efficientamento delle dighe.
E su alcuni consorzi, nella fattispecie, nella Sicilia orientale,
si è verificata la situazione per cui le sorgenti dell'acqua, vedi,
per esempio, la traversa Ponte Barca Paternò, nel consorzio di
Catania, il Lago di Lentini nel consorzio di Siracusa,
l'interconnessione, ha generato spesso delle problematiche tali che
non riuscite a risolvere bene i problemi di efficientamento delle
irrigazioni.
Con questo articolo, in corso di distribuzione, si vuole avviare
questo problema, ma soprattutto si vuole razionalizzare il
personale che diverse norme negli anni hanno inserito all'interno
dei consorzi di bonifica. Come spesso rilevato dal Commissario
dello Stato, la Regione deve dare un contributo ai consorzi di
bonifica e la regolazione del personale deve qui avvenire
attraverso il contratto collettivo nazionale che gli operatori
della bonifica hanno ben specifico e quindi questo articolo ha
queste finalità, in maniera tale da poter realizzare una migliore
efficienza.
PRESIDENTE. Non ci sono iscritti a parlare.
Prima di sospendere la seduta per due minuti, invito gli
assistenti parlamentari ad evitare ai nostri ospiti di uscire
dall'Aula perché sospenderemo probabilmente spesso per problemi di
carattere procedurale.
I nostri graditi ospiti, quindi, possono rimanere e assistere ai
lavori d'Aula anche durante i momenti di sospensione, quando
chiaramente la sospensione non è lunga.
(La seduta sospesa alle ore 14.28, è ripresa alle ore 14.30)
La seduta è ripresa.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la
riscrittura dell'articolo 13, necessiti forse di ulteriori
chiarimenti e mi riferisco al comma 5, dove si fa riferimento al
fatto di trasferire ai Consorzi un ulteriore somma di otto mila
migliaia di euro.
La domanda che faccio è che siccome al comma 2 si eliminano e si
concentrano tutti i Consorzi in due soli Consorzi, credo che sia
opportuno specificare la somma per i due Consorzi costituiti,
perché così non si capisce se vengono trasferite ai singoli
Consorzi o ai Consorzi che in qualche modo vengono costituiti.
Poi, se era possibile correggere alcuni errori. Sono definiti gli
Ambiti territoriali di operatività dei Consorzi, capisco che è una
stupidaggine, però credo sia opportuno forse fare delle correzioni
anche di ortografia.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
io intervengo per chiedere delle delucidazioni all'assessore
Cartabellotta per quanto riguarda i lavoratori.
Vero è che si accorpano in due grossi consorzi, orientale e
occidentale, ma dobbiamo stare attenti però che nella mobilità dei
lavoratori ci sia un organismo che controlli queste mobilità,
perché lei sa che nei Consorzi vi sono diverse tipologie di
personale.
Assessore Cartabellotta, lei sa che ci sono diverse difficoltà di
funzionamento. Noi potremmo avere e dividere acqua a circa duecento
mila persone, ma ne dividiamo poca perché lei sa che quell'ufficio
non funziona tanto.
Lei sta facendo qualche cosa per riordinare questo Consorzio?
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, questa
riscrittura è un argomento pesante, come per certi versi lo avevo
appena finito di annunciare ieri, e non affronta il problema.
Noi, se non continuiamo a rinviare i vari problemi, non credo che
facciamo un buon servizio.
Ieri ho parlato a tutti gli altri colleghi a proposito della
forestale, dicendo che noi dobbiamo fare una legge di riforma del
sistema forestale per dire che possiamo riqualificare il servizio
che questi lavoratori svolgono.
Ora, sul Consorzio di bonifica mi sembra che stiamo procedendo
così. Lo dico con assoluta franchezza. Con il Presidente della
Commissione Territorio e ambiente abbiamo avuto il piacere di
ascoltare funzionari del Ministero che sono venuti a rappresentare
una situazione di allarme soprattutto per il trapanese e per il
catanese, sullo stato di alcune dighe.
Assessore Cartabellotta, non mi faccia ricordare che lei è stato
nominato direttore la prima volta alla Regione siciliana alla terza
direzione che si occupava soltanto di bonifica. Perché lei conosce
molto bene questi argomenti. Noi accorpiamo i consorzi di bonifica,
ma non interveniamo in maniera strutturale, cercando i
finanziamenti che servono per garantire i servizi irrigui
all'agricoltura; un esempio su tutti è la diga Trinità in provincia
di Trapani, dove abbiamo il livello dell'acqua che per ora è a 68
metri. Il Ministero ci chiede di mettere in sicurezza la diga e
portarla a 64 metri, ma per ora abbiamo uno sversamento di 150
litri di acqua al secondo.
Presidente, io conosco, ahimè, tanti problemi che ancora non si
riescono a risolvere e, visto che l'Assessore le ha chiesto di
seguirmi un attimino con attenzione, vorrei che sul punto ci fosse,
quanto meno, l'assunzione della gravità del problema che sto per
rappresentare. E questo discorso che faccio non vale soltanto per
la provincia di Trapani, vale pure per la provincia di Catania.
Per ora sversiamo nei torrenti più di 150 litri di acqua al
secondo - ne converrà l'assessore Cartabellotta - per mettere in
sicurezza la diga Trinità e portarla da un livello di 68 metri a un
livello di 64 metri, sapendo che non siamo in condizioni di
garantire la campagna irrigua che deve cominciare nel mese di
aprile e finire nel mese di agosto, perché il livello sarà più
basso rispetto a quello che serve.
Peraltro, l'altro ieri c'è stata una riunione in assessorato, e si
è convenuto di comunicare all'ingegnere competente dell'Assessorato
dell'energia il progetto di adeguamento che già l'ufficio ha
predisposto, però non stiamo trovando la copertura finanziaria per
garantire quel servizio.
Serve, in questo minuto, dire che piuttosto che nove consorzi ne
facciamo due? O serve, invece, garantire le opere indispensabili
per permettere agli agricoltori di continuare ad avere l'acqua?
Per il resto, assessore Cartabellotta, vorrei essere rassicurato.
Vedo che la copertura finanziaria è decrementata nell'arco degli
anni per una percentuale pari al 5 per cento annuo. Il che
significa che si è attivata una procedura di blocco delle
assunzioni che già in verità esiste, ma in un periodo non è stata
mai rispettata e quindi abbiamo dei pensionamenti certi e possiamo
garantire lo stesso servizio con minori persone, oppure stiamo
trasferendo meno risorse a questi enti dove lavorano queste
persone.
Sul punto io credo che ci sia bisogno di una risposta chiara,
perché se non sappiamo come procediamo non possiamo valutare con
attenzione.
Detto questo, onorevole Presidente della Regione, la prego di
farsi carico di garantire la messa in sicurezza di alcune dighe,
perché diversamente corriamo il rischio di dover buttare 150 litri
di acqua al secondo. Per ora dalla diga Trinità escono 150 litri di
acqua al secondo e non possiamo garantire la campagna irrigua
prossima ventura.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
Regione, Assessori, credo che questa riscrittura dell'articolo 13
sia un passo in avanti rispetto a provare a cambiare questa Regione
che, chiaramente, è un enorme elefante con anni e anni di
stratificazione, anche di cattiva gestione delle risorse pubbliche
e dobbiamo dare atto che immaginare la riorganizzazione di un
servizio fondamentale per l'agricoltura che, oggi più che mai, è
uno dei pochi settori su cui dovremmo puntare. Voglio chiedere al
Presidente e all'assessore se è possibile inserire in questa norma
un termine ed un tempo per la relazione della valutazione organica,
perché credo che sia importante, rispetto a quello detto e fatto,
che la predisposizione, perché le due nuove macro aree, i due nuovi
grandi consorzi possano stabilire i tempi ed i modi per la
definizione della dotazione organica.
Ultimi due elementi di valutazione, assessore. Se è possibile
eliminare anche la tassa sul sotteso, che è una tassa ingiusta che
i proprietari di terreni non irrigui sono costretti a pagare, un
contributo inutile che da la sensazione di uno stato vessatorio,
anche se non sono grandi somme però sarebbe opportuno che si
possano inserirla in questa norma.
L'ultimo elemento, assessore, se è possibile immaginare il piano
di irrigazione e di ampliamento dei comprensori irrigui che i due
grandi consorzi debbano darsi, perché altrimenti rischiano,
comunque, di restare organismi lontani dai produttori agricoli e
dalle produzioni agricole.
Quindi, per concludere, se può valutare la possibilità di emendare
ulteriormente la riscrittura con tempi per la dotazione organica,
eliminazione del sottopeso e stabilire i cosiddetti piani triennali
per l'utilizzo delle risorse idriche e l'ampliamento dei
comprensori irrigui.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho
pregiudizi, non sono contrario alla riscrittura dell'articolo 13
che ha predisposto il Governo, anche se mi pongo una serie di
problematiche, perché va bene che la riscrittura è posta
nell'ottica della razionalizzazione della spesa, ma io credo che un
accorpamento di questa portata debba prevedere delle garanzie
importanti per i lavoratori.
Quando mi riferisco ai lavoratori, non mi riferisco soltanto a
quelli previsti in pianta organica ma nei meandri dei Consorzi di
bonifica che negli anni sono stati previsti per alcune categorie di
lavoratori, contratti a tempo determinato, a tempo indeterminato,
proroghe, non proroghe. Credo che quindi da parte del Governo ci
dovrebbe essere una particolare chiarezza su questo aspetto
relativo alle garanzie del personale.
Un altro aspetto che mi dovrebbe essere chiarito è quello relativo
ai trasferimenti e alla mobilità perché un accorpamento di questo
tipo, soprattutto se prevede soltanto due consorzi per tutta la
Sicilia, comporterà, anche dal punto di vista della mobilità e dei
trasferimenti, una riorganizzazione importante che è giusto che
debba essere tenuta in debito conto, perché dal tenore della
riscrittura non emerge quali debbano essere i criteri anche per lo
spostamento e la riorganizzazione del personale.
L'ultima annotazione la voglio fare con riferimento al comma
quattro che fa riferimento alla riorganizzazione che è avvenuta nel
1995, quando venne nominato un amministratore provvisorio, ed io
credo che debba essere fatta anche particolare chiarezza sotto
questo profilo, perché un amministratore provvisorio che possa
normare anche questo aspetti ai trasferimenti e alle carenze del
personale credo che possa essere opportuno.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nulla in contrario
se questo va in una direzione, e ne sono convinto, di
riorganizzazione e migliore funzionalità, e da nove passare a due
credo che sia anche una migliore organizzazione del sistema
complessivo.
Considerato che entro 120 giorni, con decreto del Presidente della
Regione, qui è specificato al comma 3, va riscritta la
riorganizzazione complessiva per portarla poi in Giunta, in questi
120 giorni credo sia utile e importante, anche in uno spirito di
collaborazione, di condivisione, di progettualità territoriali una
serie di passaggi, e quindi, inserire già nell'emendamento sentita
la III Commissione , che è la Commissione di riferimento.
Credo che alla fine i quindici deputati della Commissione vadano a
dare un contributo affinché, nella riorganizzazione della
riscrittura, il Governo accetterà questa mia proposta, che sia
quella di condividere - al di là che sia maggioranza o opposizione
- scelte di riorganizzazione. Ognuno potrà dare un contributo ed il
contributo di ognuno di noi può essere subordinato alla migliore
funzionalità.
BANDIERA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BANDIERA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
condivido quella che è l'impostazione e quindi la previsione della
legge finanziaria di cui all'articolo 16, per ciò che riguarda
l'opportuna razionalizzazione degli enti con la diminuzione,
rispetto agli attuali undici consorzi, di portarli a due. Mi pare
un fatto opportuno, perché da un lato vengono meno figure apicali
e, quindi, si creano dei risparmi, ed allo stesso modo, allo stesso
tempo ,il diminuire del contributo regionale sarà giusto incentivo
per gli enti nel reperire dai privati le risorse che servono alla
gestione dello stesso ente.
Una legge finanziaria, al di là della crudezza dei numeri - perché
di numeri stiamo parlando - ha anche un grande pregio: può essere
cartina al tornasole per indicare a chiare lettere, al di là dei
numeri, quelle che sono le politiche che il Governo regionale vuole
portare avanti su questa materia.
E quando parliamo di acqua, quando parliamo di 170 mila ettari
potenzialmente irrigabili, non possiamo non abbinare a questo tema
il grande tema del reperimento delle risorse idriche.
Allora, assessore, con questo intervento voglio chiederle di
attenzionare e sostenere tutte quelle politiche e quei progetti che
gli enti le sottoporranno e che vanno nella direzione del
riutilizzo delle acque reflue, dei depuratori cittadini. Le pongo
il caso della mia città, Siracusa, dove tutt'oggi ed annualmente
vengono sversati nel porto grande dai 10 ai 12 milioni di metri
cubi, che inquinano il porto di Siracusa e provocano il fenomeno
noto della eutrofizzazione delle alghe. Peraltro, è un porto che
sta scommettendo sul turismo, sul diporto e sulla croceristica.
Allora, Presidente, nel preannunciarle il mio voto favorevole e
nel chiederle una particolare attenzione nel sostegno a questi
progetti, le voglio raccomandare una particolare attenzione e
sostegno a queste tematiche, perché già 2700 anni fa il filosofo
greco Talento di Mileto ci ricordava che l'acqua è quell'elemento
fondamentale di cui tutte le cose sono permeate.
E' opportuno salvaguardare la risorsa idrica e far sì che quello
che oggi è un rifiuto e che è acqua reflua possa diventare
un'importante risorsa per la nostra agricoltura, ma accanto a
questa per l'industria che utilizza immense quantità di acqua.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
assessore Cartabellotta, la riscrittura dell'articolo 13 va nella
direzione giusta. Però, ci sono due appunti che le voglio fare ed è
una cosa di cui abbiamo parlato spesso anche in Commissione.
I Consorzi di bonifica siciliani hanno un'anomalia rispetto a
tutti quelli delle altre regioni d'Italia: da troppo tempo non
vengono fatte le elezioni e sono stati da sempre commissariati.
Il comma 4, dove lei scrive che per l'avviamento dei consorzi di
bonifica ci rifacciamo al comma 2 dell'articolo 6, non va bene
perché istituisce nuovamente gli amministratori provvisori.
Dobbiamo, invece, andare a scrivere - e questo sarà oggetto di un
sub emendamento - che, entro 60 giorni, lei indirà le elezioni per
i Consorzi di bonifica.
Il comma 6, invece, La riscossione dei ruoli di contribuenza dei
Consorzi di bonifica è affidata alla Serit , ci sembra forse uno
spiacevole equivoco in questo momento, viste le situazioni che ci
sono. Io direi di lasciarle internamente ai Consorzi di bonifica
stessi, che possono andare ad avere una gestione della cura della
riscossione del debito da parte di qualcuno che una cura familiare,
e non la Serit che più spesso, chiamiamola a livello nazionale
Equitalia, che invece non è proprio esattamente il buon padre di
famiglia quando deve riscuotere i debiti dei cittadini.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, intervengo per precisare subito questa cosa della Serit
così da evita che diventi una discussione.
Se per esempio noi vi diciamo che in alcuni Consorzi, a fronte
dieci milioni di euro che noi dovremmo ricavare dall'acqua venduta
realmente, ne sono ricavati due milioni, voi cosa pensate?
Che generosamente abbiamo dei funzionari, dei dirigenti, che si
preoccupano di non gravare la scure dello Stato autoritario per
fare pagare i contributi, oppure avviene la vendita clandestina
dell'acqua, i soldi che non vengono versati, e noi che dobbiamo
impinguare.
La questione della Serit si impone, quindi, di fronte ad un
passivo che hanno i Consorzi di bonifica in modo pressoché
generalizzato, che è legato ad una gestione incomprensibile
dell'acqua, laddove spesso addirittura è quasi un favore la
concessione dell'acqua in alcune realtà, quando non avviene con
transazioni non ufficiali e quando è legata ad alcun recupero,
perché le forme di recupero sono altre.
Quindi per noi questa cosa della Serit è un problema di
moralizzazione assoluto e soprattutto di certezza del diritto
dell'agricoltore ad avere fornita l'acqua, perché voglio vedere
quale Consorzio si rifiuterà di pagare, di dare l'acqua, quando
l'agricoltore ha pagato alla Serit ed ha un buono di pagamento,
quindi come si farà eventualmente a continuare discriminazioni da
una parte, e privilegi dall'altra?
Guardate che noi siamo stati molto leggeri sulla questione dei
Consorzi, ed anche sulle questioni legate alla necessità della
spending review e dei risparmi, perché teoricamente i Consorzi
avrebbero bisogno di zero trasferimenti da parte della Regione, se
semplicemente ci fosse una gestione corretta.
Questa impalcatura legislativa e questo tentativo di riforma
potrebbero cominciare a superare queste cose ed evitare
discriminazioni, abusi e soprattutto questa gestione anche non
trasparente delle risorse idriche pubbliche.
SAMMARTINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SAMMARTINO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
sicuramente andiamo con questa riscrittura nel verso giusto. La
riorganizzazione dei Consorzi di bonifica forse doveva essere fatta
da tempo ed in questa legge finanziaria stiamo dando un nuovo
passo, anche con l'amministrazione regionale, per quelle che devono
essere le strutture che organizzano quotidianamente la vita dei
nostri giardini e delle nostre aziende agrumicole.
Assessore Cartabellotta, che possa essere un momento anche di
riorganizzazione delle nuove piante organiche, della tutela
giuridica del lavoratore, ma soprattutto anche di tutti quei
servizi che magari in questi anni potevano essere migliorati, dalle
nuove condotte irrigue alla manutenzione.
Il lavoratore speriamo possa avere ancora più salvaguardia grazie
anche a questo articolo e sicuramente è un passo in avanti perché
snellire la burocrazia e soprattutto snellire quello che oggi è
diventato il mondo agrumicolo può soltanto portare bene sviluppo
alla nostra terra, quindi esprimo il voto favorevole il movimento
articolo 4.
LOMBARDO. Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non so come
iniziare questo intervento, ci siamo lasciati ieri sera, ieri
notte, discutendo di questo articolo e nel giro di poche ore vedo
che è cambiato il mondo, mi verrebbe da dire e da chiedere se siamo
in qualche trasmissione satirica.
Questo testo non esisteva fino a poche ore fa, ed oggi scopriamo
che la riforma più importante che riguarda il sistema irriguo in
agricoltura della Regione siciliana è stata scritta questa notte,
sicuramente sarò stato un lavoro attento, con particolare
attenzione da parte di tutti e di questo prendo atto.
Certo, non penso che sia né il modo di fare le riforme, né il
sistema più appropriato, perché se dobbiamo discutere di esigenze
economiche, si può accorpare tutto, non c'è bisogno neanche che
ragioniamo più, facciamo una grande norma di accorpamento di tutto:
le ASL i Consorzi, le ex ASL, ISI, accorpiamo tutto le partecipate
e non è un problema. Se invece dobbiamo parlare dei problemi
gestionali delle cose, come anche il Presidente Crocetta faceva
riferimento, da qui non si desume nulla, non capiamo le garanzie
per il personale precario dove siano all'interno di questo
riordino, non capiamo quali sono i capo fila di questi Consorzi
unificati e poi, signor Presidente, le faccio un richiamo sul
merito della vicenda.
Io non penso che una questione così delicata affrontata notte
tempo non possa non passare e transitare dalla Commissione di
merito, che è la terza Commissione, della quale io mi onoro di far
parte perché è una questione troppo delicata.
Noi non possiamo affrontarla con un testo di riscrittura arrivato
all'ultimo minuto perché mi sembrerebbe una questione posta male,
anche perché, Assessore, se non ricordo male, circa sei, sette mesi
fa, la mia Commissione - ma chiederò conferma al Presidente
Marziano - è stata impegnata proprio su un accorpamento di Consorzi
di bonifica che all'epoca non ne prevedeva due, bensì tre ed anche
perché, a corredo di quella sua illustrazione e proposta, vi era
tutto un meccanismo di illustrazioni legate a delle cartine
idrografiche che spiegavano l'utilità e la estrema necessità dei
tre super consorzi.
Ma cosa è successo in queste sei, sette ore? Si sono prosciugati
dei fiumi? Sono state chiuse delle dighe? Si sono creati dei
deserti? Forse questi due nuovi super consorzi sono nati questa
notte? Non si può lavorare così, signor Presidente, ed io chiedo
massima attenzione.
Mi ricollego al discorso già accennato ieri sera, degli otto
milioni di euro, e parliamo delle garanzie occupazionali della
legge 9, articolo 7 del 2012. Ma questi soldi dove sono? Perché
ieri a parlato di economia, c'è il super Consorzio, ma per pagare
queste garanzie occupazionali dove abbiamo trovato le somme? Ancora
non lo riesco a desumere onestamente, e dal discorso della
mobilità, prendo atto con dispiacere, Presidente Ardizzone e faccio
un ulteriore richiamo al Regolamento Interno per trattare in III
Commissione, prendo atto del fatto che gli accorpamenti e gli
ordini di settori così delicati si fanno in questo modo, certamente
ci sarà una gestione errata di questi problemi, forse si recupererà
qualche migliaia di euro ma certamente non mi sembra il metodo più
appropriato per discutere di questi temi così tanto delicati.
PRESIDENTE. Onorevole Lombardo, ho il dovere di rammentarle che si
tratta di un articolo di riscrittura che comprende il 2, il 13 e il
14, quindi nulla di nuovo all'argomento di quest'Aula.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signore Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente
della Regione, assessori, noi non siamo contrari a quello che il
Governo con questo emendamento ha voluto fare, per due ordini di
ragioni, innanzitutto perché il Governo sta dando seguito già alle
nostre richieste in Conferenza dei Capi Gruppo snellendo e di
riducendo il numero degli articoli, così facendo con questo
emendamento ha ridotto di un articolo, che non è molto ma è già
qualcosa, cioè con questo emendamento il Governo ha sintetizzato
sia la riforma dei consorzi di bonifica che quella dell'ESA e
questo è un fatto già utile; poi però, entrando nel merito, c'è
qualcosa che noi vorremmo segnalare al Governo e, là dove
possibile, anche correggere, innanzitutto, sotto un profilo di
merito noi siamo d'accordo affinché ci sia una riforma dei consorzi
di bonifica, non era stata fatta sul primo articolato, con questa
riscrittura abbiamo due strutture, però io non posso non
condividere le argomentazioni del collega onorevole Cancelleri, che
all'articolo 4 ritiene non necessaria la nomina di un
amministratore provvisorio perché se si fa una riforma, la riforma
deve essere completa, i consorzi di bonifica, per loro stessa
natura, richiedono come rappresentante e come rappresentanza legale
non la nomina di un amministratore provvisorio, ma la nomina degli
organi così come la legge prevede e noi a quello ci dobbiamo
attenere.
Al comma 6, poi noi riteniamo che il Governo debba essere un
attimo più attento perché imporre il processo di esazione e di
riscossione a Riscossione Sicilia S.p.A. rischia forse di essere
eccessivamente vincolante, forse anche con qualche profilo di
illegittimità. Però, noi riteniamo che ciò non debba avvenire anche
alla luce del fatto che in questo momento i consorzi di bonifica
non hanno posto in essere eventualmente la riscossione, non a causa
degli organi ma a causa della stessa amministrazione regionale che
nomina il commissario, e allora, o con questa norma il Governo
regionale vuole certificare una sua inadempienza perché l'organo di
amministrazione straordinaria è profanazione diretta del Governo
regionale oppure dobbiamo ipotizzare quasi una coercizione nei
confronti degli stessi utenti quando invece qualche ora fa il
Governo aveva proposto, ma lo aveva fatto anche la Commissione, di
non toccare i canoni irrigui, dopo che la Commissione unanimemente
aveva fatto un altro ragionamento.
Quindi noi siamo d'accordo per la riscrittura con la soppressione,
noi non dobbiamo obbligare ad individuare l'ente di riscossione, la
riscossione deve essere fatta l'ho capito, ma lo può fare ma non
senza obbligo. Noi diciamo senza necessità di obbligo di
individuazione. Dopo di che abbiamo un emendamento presentato, da
una larga parte del Parlamento, è l'emendamento all'articolo 7. Il
Governo ha chiesto e ha detto più volte che si deve trovare su un
riforma. Allora oggi non capiamo il principio per cui i consorzi di
bonifica li possiamo sopprimere e li possiamo ridurre a due e
invece lasciamo da parte una battaglia tanto cara all'onorevole
Cracolici; l'anno scorso, due anni fa, tre anni fa, quattro anni
fa..quella della soppressione dell'ESA (Ente Sviluppo Agricolo).
Noi chiediamo che il Governo abbia coraggio, dimostri che vuole
procedere veramente sulla riforma degli enti inutili, noi riteniamo
che l'ente ESA, l'ente di sviluppo agricolo dopo sessant'anni possa
finalmente essere soppresso, posto in liquidazione dare dei giorni
e un periodo molto chiaro al Commissario, che è l'arco del 2014,
entro il quale deve procedere con una gestione stralcio nella
verifica di tutto il patrimonio immobiliare e non, verificare il
personale, verificare le posizioni debitorie, trasferirle entro
questo anno al Dipartimento regionale azienda foreste demaniali e
quindi procedere in una chiusura di un ente che oggi alimenta
soltanto se stesso. Con questi tre emendamenti noi siamo d'accordo
affinché finalmente inizi quel processo di riorganizzazione, di
razionalizzazione degli enti inutili, delle partecipate, degli enti
di vigilanza così come da molto tempo ormai il Presidente Crocetta
chiede e da molto tempo il Presidente Crocetta auspica. Noi siamo
pronti. Le opposizioni sono pronte a fare questa battaglia di
razionalizzazione, di revisione di risparmio e assegnare così tutto
il patrimonio immobiliare oltre che il personale al Dipartimento
regionale per le aziende foreste demaniali. Su questo tema noi
accogliamo di buon grado quella che è la proposta del Governo e ci
confrontiamo in Aula per avere il parere favorevole del Presidente
Crocetta, oggi assente, e dell'Assessore Cartabellotta presente in
Aula.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, ormai
il metodo è chiaro. Il metodo è quello delle province, il metodo è
quello che il Governo utilizza quando, avendo un obiettivo che è
quello della militarizzazione della struttura, sostituisce ogni
principio di democraticità, sostituisce ogni funzione per ammettere
un uomo al comando che debba eseguire compiti e funzioni
assegnatigli dal capo. Il metodo è vero, è quello delle province,
però anche in questo caso la posta in palio è alta: gestione corsi
acqua, diminuzione dei rischi idraulici, difesa del suolo e la
soluzione dove la troviamo? In una riscrittura con la quale
accorpiamo i consorzi di bonifica. Vedete, qui non stiamo parlando
e facendo conti soltanto con i numeri. Qui non è che noi li
portiamo da nove a due e riduciamo i problemi. Le cose non stanno
assolutamente in questo modo. Credo che con questa riscrittura noi
stiamo saltando a piè pari una serie di questioni che riguardano
l'organizzazione, le funzioni, i compiti, l'organizzazione del
personale e soprattutto stiamo ponendo una questione che è
gravissima, cioè noi andiamo a fare l'unificazione dei consorzi e
diciamo che il modo in cui li faremo funzionare lo definiremo fra
120 giorni, cioè per ora li tagliamo e poi facciamo uno statuto per
decidere come funzionano.
E no, io non credo che le cose debbano essere fatte in questo
modo, prima definiamo come devono funzionare questi liberi consorzi
di bonifica - li chiamerei - e poi decidiamo come deve essere fatto
l'accorpamento.
Assessore Cartabellotta, ieri le avevo detto che si era fatto un
buon lavoro, tuttavia quel buon lavoro era il frutto di un raccordo
con il Parlamento e, in effetti, quei 24 emendamenti, quelle cinque
pagine di emendamenti erano serviti per arrivare ad un riscrittura
che fosse condivisa, che tenesse conto delle questioni del
territorio e tutto il resto.
Purtroppo, invece, quando si seguono queste spinte in avanti,
quando si dà smania e voce al vizietto di questo Governo di voler
fare le cose con un colpo di spugna quello è il momento in cui si
perde.
Per questo io direi che, assolutamente, a questa riscrittura siamo
contrari e mi chiedo, invece, perché se questo lavoro si può fare
con i consorzi di bonifica non si può avere la stessa forza, la
stessa responsabilità per eliminare un ente l'ESA che, così come
immaginato - se in effetti se lo si vuole svuotare delle funzioni -
non può funzionare e che quindi, ripete e ribadisco, andrebbe
eliminato.
ALLORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io volevo alcuni
chiarimenti anche per quanto riguarda la dotazione organica del
personale perché, come lei sa, ci sono varie tipologie: a tempo
indeterminato etc., poi ci sono i cinquantunisti, i centunisti etc.
A suo tempo la legge n. 45 del 1995, all'articolo 30, aveva
previsto il passaggio a tempo indeterminato di quegli operai che
nel triennio 1992-1994 avevano fatto una serie di giornate
lavorative ai fini contributivi, mi pare fossero 400 giornate, 250,
etc.
Questa norma, che è stata applicata in tutti i consorzi di
bonifica della Sicilia, mi dicono che non ha avuto piena attuazione
nel consorzio di bonifica di Enna. Quindi, i lavoratori che, ai
sensi della legge n. 45 del 1995, articolo 30, comma 1, avevano
fatto regolarmente la richiesta e maturato quelle giornate, a tempo
determinato erano ed a tempo determinato sono rimasti, quindi io
penso che dovremmo integrare.
Ho presentato un sub emendmaento in questo senso, dovremmo
integrare facendo presente che nel rispetto di quanto previsto dal
contratto collettivo e dalla legge n. 45, per il resto il discorso
dell'accorpamento a me non è che mi convinca tanto perché questa
linea che sta portando alla centralizzazione di tutta una serie di
strutture, a giudicare da quelli che sono i riscontri sugli
esperimenti fatti dal Governo e mi riferisco, ad esempio, al
problema dell'IRSAP, non hanno dato i risultati sperati anzi hanno
prodotto, al contrario, una spoliazione delle aree interne della
Sicilia a vantaggio di quelle che sono le grandi aree
metropolitane.
Quindi dovremmo anche specificare meglio, Assessore, da un punto
di vista strutturale come verranno organizzati questi consorzi
perché, fermo restando che si vanno a fare questi due macro
consorzi, è chiaro che nello specifico questi consorzi dovranno
essere articolati prevedendo una garanzia per quelle che sono le
dotazioni organiche sia di personale di ruolo che di personale non
di ruolo.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,
innanzitutto vorrei dire che cercherò di essere sempre nei tempi,
anzi dimezzeremo l'impegno del tempo che lei ci ha assegnato
Presidente, e quindi cerchiamo di essere operativi.
Io dico non bisogna avere paura nel cambiamento, siamo in una fase
in cui c'è bisogno di dimostrare con i fatti come alcuni segnali
possano invertire alcune realtà consolidate, che hanno determinato
momenti di difficoltà nel rapporto fra costi e servizi.
Sicuramente il problema dei consorzi di bonifica, che hanno una
finalità importante per quella che deve essere il servizio al mondo
dell'agricoltura che più soffre, richiedono un momento di svolta,
ed io dico che in questo emendamento di riscrittura che il Governo
propone, io ritengo vada espresso un apprezzamento. Un
apprezzamento purchè appunto si determini anche Assessore un
equilibrio in quelli che sono i momenti di subentro attivo e
passivo, di quello che è la salvaguardia occupazionale, di quelli
che sono una serie di elementi caratterizzanti che devono essere
punto fermo, per poi anche diventare motivo di aggiustamento, di
integrazione, di perfezionamento di un percorso.
Però il principio secondo il quale affidare ad una realtà più
omogenea una gestione, vuol dire sostanzialmente riprendere un
percorso che secondo me nei consorzi di bonifica si è interrotto,
perché le aspettative dell'agricoltore, o dell'agricoltura sono
stati in quest'ultimo periodo in parte, per non dire anche in
alcune realtà anche totalmente disattese.
Perché c'è una realtà di un'utenza che chiede servizio ed è sempre
poco, abbiamo grazie a Dio avuto la generosità del nostro momento
meteorologico in cui abbiamo avuto tanta acqua, però abbiamo avuto
parallelamente tanta sofferenza nelle campagne, quindi
probabilmente qualcosa che non va bene c'è. Allora tentare
attraverso un riposizionamento da un punto di vista organizzativo,
ma anche da un punto di vista della omogeneità territoriale, un
percorso che tende a capire come meglio servire l'agricoltura, io
sono perché appunto in questa direzione, e quindi il nostro gruppo
il nuovo centro destra è perché si abbia una sollecitazione ed un
incoraggiamento in questa direzione. Però allora io chiedo
Assessore, abbiamo con noi altri colleghi del gruppo
dell'opposizione, firmate e portate avanti anche un emendamento
perché ci sia anche verso le altre strutture che meritano un
cambiamento reale, quindi anche verso l'Esa un riposizionamento e
quindi anche una definitiva, come dire, inversione di tendenza.
Io vedo che per l'unificazione dei due articoli 13 e 14, del comma
7 e 8 parlano appunto del rifinanziamento della meccanizzazione,
quindi di un fondo che va all'Esa, però io dico se la rivoluzione
deve essere positiva, deve essere in tutte le direzioni, non può
esserci un percorso come ho avuto modo di dire a macchia di
leopardo, alcune cose le fermiamo, alcune cose le modifichiamo.
Io ritengo che se bisogna dare un segnale, lo dobbiamo dare in
maniera coerente, quindi Assessore andiamo avanti su questa riforma
del consorzio di bonifica, con quelle due premesse importanti della
salvaguardia occupazionale e del subentro anche dell'attivo e
passivo, però anche sull'Esa interveniamo in questa direzione per
poterla anche chiudere, e quindi riavviare una fase anche in questa
direzione positiva e innovativa.
PRESIDENTE. Grazie onorevole D'Asero, ha chiesto di parlare
l'onorevole Di Mauro ed a seguire l'onorevole Cimino.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore avevamo
detto nel corso dei lavori della conferenza dei capi gruppo, che
c'era la disponibilità ad esaminare articoli della Legge
importanti, come quello dei comuni, dei precari, ed anche le
questioni che attenevano alle refluenze dell'articolo 18, a
proposito dell'articolo che rifinanzia leggi di spesa, ma avevamo
anche messo le mani avanti dicendo che ci sono una serie di
emendamenti in circolazione che ci lasciavano in una preoccupazione
che era dovuta al fatto che una serie di riforme importanti, come
quella che in questo momento viene presentata senza un passaggio,
Presidente Ardizzone, senza che ci sia un passaggio di un argomento
così importante nelle relative commissioni di merito, lascia
presagire che non è più necessario lavorare o impegnarsi nelle
commissioni di merito, perché basta venire qui, in sede di
finanziaria, calare dieci, venti, un articolo di riforma importante
e rideterminarsi, in ordine ad alcuni segmenti importanti della
vita di questa regione.
E questa dei consorzi di bonifica è certamente una norma
importante,perché vuole da un lato ridurre i consorzi. Vorrei che
ci fosse un momento di chiarezza su questo articolo.
La prima questione, assessore Caltabellotta ed assessore Bianchi.
Viene citata, qui, una norma che credo sia di abbellimento
rispetto all'articolo, ed è il riferimento all'articolo 27 del
decreto legge 248 del 2007, convertito con legge 31/2008.
Questa è una norma che stabilisce il riordino, cioè c'è una
indicazione da parte del Governo nazionale che, in sede di
Conferenza Stato-Regioni ha anche recepito questo indirizzo, cioè
di riordino. Nessuna norma stabilisce il come procedere, in che
numero debbano essere questi nuovi consorzi accorpati.
Allora, io voglio chiarire che questa scelta di due consorzi, che
a mio parere è molto debole perché rappresenta aree vaste del
territorio, va rivista anche perché se la accompagniamo in un
discorso unitario, come dice il comma uno a proposito della
omogeneità idrografica e idraulica del territorio, caro assessore
Caltabellotta, questa è una frase di abbellimento perché vorrebbe
dare il segnale che in Sicilia la raccolta della acque avviene
soltanto attraverso due impluvi: uno che riguarda la Sicilia
occidentale e uno che riguarda la Sicilia orientale.
Non è così, perché l'approvvigionamento alla rete idrica avviene
in maniera diversa Questo per essere molto chiari.
Lei, poi, politicamente, assessore, può dire che può essere anche
uno solo, ma questo non può trovare giustificazione un una formula
che viene indicata dall'articolo uno, dal comma uno - correggo -
che è impropria.
In Sicilia, tengo a ribadire, non c'è una omogeneità idrografica e
idraulica in due parti del territorio.
Terza questione, Presidente. Lei parla, al comma cinque, a
proposito delle spese di funzionamento. Se io ricordo bene, l'ho
detto ieri sera lo ripeto oggi, noi abbiamo un capitolo di spesa di
trentaquattromilioni e un secondo capitolo che è indicato, in
questa finanziaria, di otto milioni. Lasciamo perdere se la
capienza è al cento per cento o meno, ma come è scritta qui la
formula sembrerebbe che per tutto - per il funzionamento e per
quant'altro, cioè per le spese che sono legate alla distribuzione
dell'acqua degli operai che sono lì, cinquantunisti, centunisti
quello che sono - bastassero, Presidente, otto milioni di euro. E
non è così.
Quindi, qui la formulazione, caro assessore, non è certamente
regolare.
Sul comma sei non voglio fare ragionamenti particolari, mi rendo
conto di quello che dice il Presidente della Regione: è vero che ci
sono molti cittadini morosi, è vero che, forse, i funzionari dei
consorzi di bonifica non fanno il loro dovere, ma, certamente, da
lì a ricorrere alla SERIT significa mettere ulteriormente in
ginocchio l'agricoltura.
Quarta questione. Io credo che tutto questo, alla fine, abbia una
ragione politica che è una sola, che è quella della nomina dei
commissari. Noi tutto questo lo stiamo facendo perché, alla vigilia
di una scadenza importante delle elezioni, non solo diamo mano a
una riforma di natura, mi permetto di dire
(Durante l'intervento dell'onorevole Di Mauro, viene tolto
l'audio).
PRESIDENTE. Guardi, è il sistema. Sono intervenuti l'onorevole
Greco e l'onorevole Lombardo. Insieme a lei avete consumato gli 11
minuti a disposizione. E' in automatico, onorevole Di Mauro, la
prego.
DI MAURO. Signor Presidente, si ricordi che la scelta del tempo
per ciascun deputato non è stata fatta in Aula ma dalla Presidenza.
PRESIDENTE. Si, ho deciso io in assenza di accordo all'interno
della Conferenza dei Capigruppo. E' chiaro, è una scelta che ho
fatto io, perché penso che adesso si stia esagerando, con questa
melina continua. Allora lei chieda ai membri del suo gruppo di
intervenire.
DI MAURO. Signor Presidente, questa è una importante riforma che
riguarda i Consorzi di bonifica non si può farla in Aula senza che
sia passata per la Commissione di merito
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, io
ritengo che questo articolo, sebbene possa avere una valenza nella
razionalizzazione dell'attività dei consorzi di bonifica, meriti un
giusto e necessario approfondimento, e mi pare strano che un
articolo come questo venga presentato alla ripresa dei lavori, nel
momento in cui noi abbiamo un articolo 13 che parla semplicemente
di mobilità, rispetto a un articolo che nelle passate legislature,
Presidente, veniva considerata una riforma di settore da presentare
con legge organica, e mi pare strano che il Presidente della
Commissione attività produttive , l'onorevole Marziano, su un
argomento come questo non solo non prende atto di una situazione di
forte delegittimazione della Commissione stessa, ma soprattutto io
mi chiedo se i sindacati, le forze sindacali, gli studi che sono
stati fatti in Assessorato dalle Università siciliane sui bacini
idrografici sono stati tenute in considerazione e sono state
apprezzate, perché io ricordo che rispetto a degli incontri in
Assessorato agricoltura con le organizzazioni sindacali e con il
mondo universitario si era parlato di una razionalizzazione del
sistema idrico non in Sicilia occidentale o Sicilia orientale, ma
bensì ascoltando le ragioni tecniche in più comprensori.
Ma la cosa che realmente mi stupisce, Presidente, e richiamo la
sua attenzione, a me pare che questo articolo non funzioni
giuridicamente, nei commi 3 e 4, e mi spiego: noi, Presidente
Crocetta, questo articolo secondo me va approfondito nei commi 3 e
4, perché noi da domani istituiamo i due bacini, ma di fatto al
comma 4, secondo quanto prevede il comma 2 dell'articolo 6 della
legge n. 45 del 1996, attiviamo le elezioni per i singoli consorzi,
allora se leggiamo la norma, noi di fatto sciogliamo i consorzi, ma
facciamo le elezioni per i singoli consorzi, che dopo avere eletto
i singoli consorzi i rappresentanti, diventeranno di fatto
rappresentanti di consorzi di Sicilia orientale e Sicilia
occidentale, creando un po' di confusione. Io penso che questo
articolo, così come è scritto, va approfondito soprattutto nella
materia prettamente regolamentare di attuazione, perché da domani
noi ci troveremmo ad avere che tra il consorzio di Agrigento, di
Caltanissetta, di Palermo, di Gela, probabilmente vi è la
confusione tra le competenze, tra i conti ed anche sulla gestione
delle risorse idriche, rispetto al fatto che entro 120 giorni il
Presidente della Regione dovrà nominare i nuovi Regolamenti, però,
nel frattempo, bisogna fare l'elezione di Consorzi che non esistono
più perché il comma 2, dell'articolo 6, prevede, espressamente,
elezioni nei singoli Consorzi riprendendo i vecchi Consorzi che noi
vorremmo abrogare.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi,
ieri sera, a fine Aula, ero intervenuta su questo argomento, ma,
brevissimamente, vorrei sottolineare, per chiarezza, qual è la mia
posizione.
Ci troviamo in un momento di grande difficoltà; ho rimproverato al
Governo di non avere agito prima dell'approvazione della
Finanziaria perché, a mio avviso, i Consorzi di bonifica andavano,
con norma, chiusi e messi in liquidazione prima dell'approvazione
della Finanziaria.
Ieri sera avevo auspicato e vado in contro corrente da quanto
sostenuto da altri Deputati, ma apprezzo, invece, l'impegno
dell'assessore Cartabellotta nel portare qui il riordino perché,
badate bene, i Consorzi di bonifica servono solo ed esclusivamente
laddove ci sono degli impianti di irrigui, laddove ci sono le
dighe. Quindi, averne previste due credo che sia più che legittimo.
Ricordiamo che ogni Consorzio di bonifica ha un Direttore
generale, degli Ingegneri, un Collegio di revisori, delle sedie e
delle spese di funzionamento.
Credo che in un momento così delicato, in cui mancano i soldi per
i trasporti, per i disabili, eccetera, mantenere questi apparati
sia veramente irriguardoso anche per una Finanziaria che propone il
Governo e che deve avere come principio le riforme strutturali e di
contenimento della spesa.
La salvaguardia dei livelli occupazionali penso che sia garantita
perché, con il riordino della forestale, i dipendenti dei Consorzi
di bonifica possono andare ed essere assorbiti dalle Aziende
foreste per la redazione di progetti, per gli studi sui dissesti
idrogeologici.
Quindi, per quello che mi riguarda, credo che il Governo vada
nella direzione che era stata già richiesta e prospettata dalla
sottoscritta.
MARZIANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, più che per fatto
personale o per intervenire nel merito, intervengo per chiarire.
Nella Costituzione americana c'è il comma 22 che dice che se uno è
pazzo non fa il militare, se, però, non vuole fare il militare, ai
sensi del comma 22, glielo fanno perché vuol dire che non è pazzo.
Ora l'onorevole Cimino si chiedeva se, così facendo, veniva
delegittimata la Terza Commissione ed io voglio tranquillizzarlo.
L'assessore Caltabellotta ha più volte presentato, in Terza
Commissione, una ipotesi di riforma che era da riformismo forte, ma
non era neanche da conservatorismo d'acciaio perché, noi, con
riformismo forte e conservatorismo d'acciaio non modifichiamo mai
niente. Era una proposta di riforma che non accorpava, faceva il
secondo livello e quant'altro.
Noi dicemmo che, forse, era meglio, se si voleva fare, una
riforma, una riforma vera.
Ora io concordo con l'onorevole Cimino su un aspetto che, forse,
l'articolo della Finanziaria non è il modo migliore, ma che ci sia
stata una volontà dell'Assessore di proporre un percorso di riforma
dei Consorzi di bonifica, che lo abbia discusso correttamente nella
Commissione attività produttive più e più volte, questo è
sicuramente un dato.
Vorrei richiamarmi brevemente - e chiudo - all'intervento che ha
fatto il collega Alongi il quale ha chiesto di dare più tempo,
forse 120 giorni per i decreti non sono sufficienti, diamo più
tempo ai decreti di attuazione e sottoponiamo, poi, il giudizio
alla Commissione di merito, ma avviamo un percorso che, altrimenti,
non si avrà mai.
Teniamo conto, nei decreti, di tutte le osservazioni che stanno
venendo, la garanzia del personale e quant'altro però non diamo
prove di un conservatorismo che ci paralizza.
Forse non è lo strumento migliore l'emendamento alla Finanziaria,
ma che questo sia un mondo dove, come citava l'Assessore, c'è
bisogno di integrazione, razionalizzazione, non ci può essere
l'acqua in un Consorzio e il luogo da erogarlo in un altro,
contraddizioni
Abbiamo impiegato mesi, quando l'Assessore Cartabellotta era
ancora direttore e non esponente politica, per consentire ad
un'Azienda industriale del siracusano di realizzare una nuova rete
di distribuzione a carico proprio, pagando un canone
all'amministrazione regionale e abbiamo impiegato mesi per
consentirgli di farlo a causa di questo intreccio di competenze.
Personalmente, non l'ho voluto dire perché l'Assessore
Caltabellotta, correttamente, porta tutte le ipotesi di riforma, ne
porteremo una al più presto, che è la riforma dei centri di
ricerca, perché anche questa, forse l'emendamento alla finanziaria
non è il modo migliore, ma non possiamo avere tanti nani e poi
viene il centro di ricerca della multinazionale o della grande
compagnia alimentare e si becca tutti i soldi perché noi non
riusciamo a reggere la concorrenza.
Ci sono dei settori nell'agroalimentare in cui è necessario un
processo profondo di razionalizzazione, riforme e rilancio. Perché
non ci può essere un unico ente di ricerca con due braccia, la
zootecnia e l'agroalimentare, attorno al concetto di born in
Sicily, di prodotto siciliano
Avviamo, su questi aspetti, un processo e un percorso di riforme
che, come dire, razionalizzi senza tagliare carne viva, senza fare
macelleria sociale.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli
colleghi, non credo che si possa assolutamente revocare il dubbio
che i Consorzi di bonifica abbiano bisogno di una seria e concreta
riforma, anche di un percorso di adeguamento di modernizzazione, di
migliore risposta alle necessità e alle esigenze per le quali
nacquero, alcuni decenni fa, quasi un secolo fa, ma non mi pare che
il percorso normativo possa essere quello dell'emendamento
dell'ultimo momento.
Mi permetto di rilevare, Assessore competente per la materia,
competente in tutti e due i sensi, almeno come, fino al 12 dicembre
di quest'anno, cioè meno di un mese fa, il Governo non avesse
assolutamente sentito la necessità di proporre, nell'ambito della
manovra finanziaria, questa ristrutturazione che porta
all'accorpamento di 11 Consorzi di bonifica in due macro Consorzi
di bonifica.
Il 12 di dicembre viene licenziato dal Governo il disegno di legge
670 e non ci si occupa di questo e ci si occupa dei Consorzi di
bonifica soltanto per la manovra finanziaria pari a 8 milioni, che
era la prima stesura dell'articolo 13, che - in una fase nella
quale bisognava e bisognerebbe dare un impulso ai lavori d'Aula per
approvare, entro termini civili e contingentati, la manovra di
finanza - si introduca da parte del Governo una riscrittura di 2
norme che, senza alcuna analisi di tipo scientifico, in ordine alla
distribuzione dei bacini idrici, senza nessun tipo di
consultazione, non dico a livello di agricoltori che pur dovrebbero
essere e sono gli interlocutori principali in una vicenda di questo
tipo, ma nemmeno con la stessa burocrazia che sta alla testa dei
consorzi di bonifica.
Per quel che mi riguarda si tenta, invece, un accorpamento che,
attenzione, non comporterà nessun tipo di economia allontanando i
centri decisionali dalla base, cioè dalla comunità degli
agricoltori, nel modo e per conto dei quali un tipo di strutture
come quello di cui stiamo parlando si giustifica.
I consorzi nascono e nacquero proprio per la gestione diretta da
parte degli agricoltori dei propri ambiti. Questo accorpamento, la
centralizzazione, invece, in due ambiti, è certamente il percorso
del tutto inverso rispetto ad una maggiore democrazia, ad una
maggiore partecipazione.
So che, in assessorato, in questi ultimi mesi, in queste ultime
settimane, si era presa in considerazione un'altra ipotesi, quella
di due macro strutture, mantenendo, invece, i cosiddetti di
secondo livello - se mi sbaglio, assessore, lei se vorrà potrà
correggermi - e ciò avrebbe potuto conciliare, in una visione di
risparmio della spesa, di maggiore organizzazione dei servizi,
entrambe le necessità ed entrambe le esigenze.
Mi limito, poi, a rilevare come gli ambiti consortili, che non
sono nemmeno la fotografia degli ambiti amministrativi-provinciali,
spesso, intersecano i loro territori non soltanto in province
diverse, ma anche in questi ambiti, due ambiti regionali, del tutto
diversi.
Mi pare, poi, di poter essere assolutamente d'accordo con quanto
prima rilevava l'onorevole Di Mauro e cioè l'affidamento alla Serit
Sicilia delle eventuali morosità degli agricoltori che sono
flagellati e colpiti da una crisi senza precedenti.
Alla Serit, che ha già messo in ginocchio larga parte dei settori
produttivi siciliani, dal commercio all'artigianato, alla piccola
industria, mi pare davvero di consegnare questa nostra Terra alla
esosità di una riscossione tributi che è senza precedenti e che,
certamente, non si concilia con il momento di grave crisi sociale
ed economica che attraversa la nostra Isola.
PRESIDENTE. L'onorevole Fontana, che aveva chiesto di parlare,
rinuncia al suo intervento. Per una breve replica, do la parola
all'assessore che ha potuto prendere visione dei subemendamenti
presentati, alcuni dei quali sono dichiarati inammissibili.
CARTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, per lo sviluppo rurale
e per la pesca mediterranea. Signor Presidente, onorevoli deputati,
a me dispiace che ho fatto l'intervento quando in tanti non eravate
presenti in Aula perché volevo ribadire che nel 2008, quando il
Parlamento nazionale approvò la norma di cornice per il riordino
dei consorzi di bonifica, su cui poi fu stipulata l'intesa
istituzionale di programma Stato-Regione, furono definiti tutti
quegli elementi che devono essere necessari al riordino dei
consorzi di bonifica.
Va accolta la proposta che è venuta sia dalla Commissione Bilancio
che dall'onorevole Cancelleri, se non sbaglio, affinché venga
sentita la Commissione Attività Produttive prima del decreto
presidenziale di adozione, anche perché in questo decreto
presidenziale di adozione saranno indicati tutti quegli elementi
che fanno parte dalle funzioni di governo e di gestione, di
pianificazione, di organi, in particolare, quella che prevede la
partecipazione degli agricoltori.
Voglio ricordare a tutti che i consorzi di bonifica non sono del
pubblico, ma sono del privato, nel senso degli agricoltori e si
potrà valutare, come dice l'intesa istituzionale di programma, la
rappresentanza pubblica non l'esclusivo governo pubblico.
Rispetto a chi pensa che c'è la Diga Trinità, ci sono altre cose,
voglio ricordare che la storia dei consorzi è legata alla storia
dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno, ma è legato anche
alla storia di chi una volta, circa 30, 40 anni fa diceva che le
dighe si facevano per levare la fame e non la sete , nel senso che
dovevano garantire l'occupazione, dall'assunzione alla pensione.
Quindi, oggi ci ritroviamo tante dighe vecchie, perché le dighe
poi invecchiano, rispetto alle quali c'è da pensare sia ad un piano
straordinario sui cui stiamo lavorando con il Ministero, ma
soprattutto le reti irrigue che si stanno realizzando proprio per
portare l'acqua agli agricoltori.
Il tema centrale in questi 15 anni, da quando l'Assemblea
soppresse 27 consorzi di bonifica, e nonostante ci fosse stato il
divieto di assunzione, sono entrate all'interno dei consorzi di
bonifica, rispetto alla pianta organica iniziale, più di 1.025
persone.
E' chiaro che oggi, alla luce anche delle sentenze della Corte di
Cassazione che ha sostenuto che compito delle regioni è il rispetto
dei contratti collettivi del lavoro e le regioni possono solo ed
esclusivamente stabilire il se' e quando' rinunciare ai consorzi
di bonifica, questo è il percorso che vuole portare, da un lato, ad
unificare i capitoli per le spese di funzionamento, per il
personale, senza fare più quella distinzione che ha sempre
caratterizzato, lo ricordate, l'articolo 110, 4, 5, perché è
stato quello che ha creato tutta una serie di disparità e, quindi,
oggi si potrà andare alla soluzione definitiva con il personale
assunto entro il 31 dicembre 2008 all'interno di un consorzio di
bonifica.
La seconda questione è quella dei tributi. Io capisco che oggi
molti fanno delle riflessioni sulla SERIT, ma voglio ricordare a
tutti che i consorzi di bonifica, che erogano acqua su circa 80mila
ettari, attualmente, soltanto per la riscossione di quella tariffa
minima, che è prevista intorno ai 180/200 euro per ettaro,
dovrebbero incassare 16 milioni di euro, che ad aggiungersi ai 42
stanziati attualmente tra bilancio e finanziaria porterebbe ad una
disponibilità dei consorzi di bonifica a 58 milioni di euro e,
quindi, nelle condizioni di poter soddisfare tutte le esigenze di
manutenzione straordinaria e di pagamento del personale. Oggi i
consorzi di bonifica credo che non superano i 5 milioni o 6 milioni
di incasso.
Capite benissimo come questo problema, al di là dello strumento
individuato, sia di fondamentale importanza per il futuro di questi
enti. Se il consorzio di bonifica non incassa le somme, se non ha
una governance unica, il fatto che vengano fatti dei consorzi di
bonifica non significa che dobbiamo prendere gli operai da
Agrigento e portarli a Palermo o a Caltanissetta, significa che la
governance di questi enti può finalmente rispecchiare quelle
esigenze di razionalità, di funzionalità, di programmazione e di
gestione che è propria dei consorzi di bonifica e guardare con
futuro a quella che è l'irrigazione in Sicilia perché senza l'acqua
la Sicilia torna nel Medio Evo dei latifondi.
Sulla riflessione sollevata dall'onorevole Di Mauro. I due sistemi
irrigui fondamentali della Sicilia, uno in Sicilia orientale che
parte dalla Diga di Ponte Barca arriva a Lentini e poi segue
verso l'Ogliastro e, quindi, chiude l'anello della Piana di
Catania; l'altro sistema si snoda attorno alla Diga Mario
Francese , come l'abbiamo ribattezzata, che porta l'acqua sia su
Palermo, sia su Agrigento e sulla Diga Rosamarina , poi Trapani ha
le altre dighe e, quindi, non mi pare che dobbiamo discutere e
disquisire su questa questione del reticolo idrografico perché i
sistemi di irrigazione della Sicilia sono concentrati in quelli che
una volta erano le terre dei Sicani, a occidente, e le terre dei
Siculi, ad oriente, che altro non è che la divisione che l'Imera
meridionale e l'Imera settentrionale fanno in due parti dell'intera
Sicilia.
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti
subemendamenti:
dalla Commissione: 13.2GOV.1 e 13.2GOV.2;
dagli onorevoli Cancelleri ed altri: 13.2GOV.3, 13.2GOV.4;
dagli onorevoli Barbagallo, Lombardo ed altri:13.2GOV.5;
dagli onorevoli Alloro, Arancio, Lupo e Cirone: 13.2GOV.6;
dagli onorevoli Gucciardi e Panepinto: 13.2GOV.7.
dagli onorevoli Lombardo, Barbagallo, ed altri:13.2GOV.8;
dall'onorevole Di Mauro: 13.2GOV.9 e 13.2GOV.10;
dall'onorevole Falcone: 13.2GOV.9;
dal Governo: 13.2GOV.11;
dall'onorevole Cancelleri: 13.2GOV.4bis.
Dichiaro che non accetterò altri emendamenti e che alcuni sono
inammissibili.
Si passa al subemendamento 13.2 GOV9.
Sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 15.52, è ripresa alle ore 16.01)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Si passa a subemendamento 13.2GOV9, a firma
dell'onorevole Di Mauro.
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Signor Presidente, onorevoli deputati, corre l'obbligo di fare una
precisazione: in questo articolo è inserito lo stanziamento di
quelle che ad oggi sono state le garanzie occupazionali.
In quest'articolo sono inserite le garanzie occupazionali che
negli altri anni, se vi ricordate, seguivano sempre la vicenda
della proroga dei precari degli enti locali e venivano attaccate
sic et simpliciter.
Quest'anno inserirle in un contesto del genere significa che
internalizziamo la risorsa all'interno dei consorzi di bonifica e
quindi garantiamo con serenità il futuro di questi lavoratori.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 13.2GOV9. Il
parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
VINCIULLO. A maggioranza.
PRESIDENTE. Va bene, a maggioranza, anche per il proseguo dei
lavori.
Si passa al subemendamento 13.2GOV5, a firma dell'onorevole
Barbagallo. Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 13.2GOV1, presentato dalla
Commissione. Dichiaro inammissibile la parte relativa alla
Commissione Bilancio, quindi sentita la Commissione legislativa
attività produttive. Lo pongo in votazione. Il parere della
Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 13.2GOV11, presentato dal
Governo.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Lo
spieghi il Governo.
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Corretto. Chiedo la trattazione congiunta al 4.
PRESIDENTE. Che vuol dire al 4? Stiamo discutendo del 13.2.GOV11,
cioè che è soppresso il comma 4, presentato da lei, assessore. La
Commissione chiede spiegazioni.
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Confesso di essere impantanato nel Regolamento assembleare che
ancora non conosco bene.
PRESIDENTE. No, va bene, non è un problema.
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Volevo precisare il concetto. L'onorevole Cancellieri poco fa ha
presentato un emendamento in cui sostanzialmente si ribadisce che
entro sessanta giorni vengono indette le elezioni. E allora,
siccome nell'intesa istituzionale di programma sta scritto che è
nel Decreto Presidenziale che si definiranno questi elementi, il
Governo inizialmente voleva regolamentare le elezioni attraverso
l'applicazione della Legge 45.
PRESIDENTE. Se si approva quello del Governo che sopprime il comma
4 in automatico decadono quelli riferiti al comma 4.
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Quindi la materia elettorale verrà definita con il regolamento di
cui ci sarà prima il parere della Commissione Attività Produttive.
Quindi il comma 4 è soppresso. Il comma 4 si sopprime in maniera
tale che non vengano disciplinate le elezioni come vent'anni fa, a
parte il fatto che in vent'anni non si sono mai fatte, quindi vuol
dire che l'articolo forse non funzionava bene, ma che sarà
determinato con il Regolamento, sottoposto all'approvazione della
Commissione, come si faranno le elezioni.
CRACOLICI. State facendo confusione.
CARTABELLOTTA, assessore per le politiche agricole e alimentari.
Onorevole Cracolici, i consorzi bonifica sono un cubo di Rubik due.
Ieri c'era quella dei forestali, ora c'è quello dei consorzi.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi è sembrato
di capire poco fa da un breve scambio di battute con il Presidente
Crocetta, che c'era la disponibilità entro sessanta giorni a
volere, quindi se è così invito l'Assessore a ritirare
l'emendamento e a fare proprio quello che abbiamo presentato.
PRESIDENTE. Assessore, mi fa comprendere quello che sta
succedendo?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Signor Presidente, è una materia, non dico impossibile, ma
complessa.
PRESIDENTE. Dico e ce ne siamo resi conto tutti. Non aiuta questo
tipo di questa affermazione che lei ha fatto guardi che non aiuta,
no.
MUSUMECI. Non fa onore a questo Parlamento. E' una vergogna. Non
si può fare una riforma con un emendamento. Ogni cosa ha un limite.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 16.09, è ripresa alle ore 16.17)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, ricordo a me stesso ancor prima che agli altri
che oggi, in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, si
è evidenziato come ormai siamo in forte ritardo nella manovra di
approvazione, perché ritengo che ognuno di noi, come Gruppo e come
singolo deputato, si sia assunto una responsabilità, tutti,
indistintamente, di non andare all'esercizio provvisorio, e ci
siamo ripromessi di andare avanti il più celermente possibile.
Oggi è stato evidenziato che è bene che vada con tutte le
procedure: con il discorso che la finanziaria e il bilancio devono
essere collazionati dagli Uffici, con il fatto che ci potrebbero
essere impugnative da parte del Commissario dello Stato, questa
manovra non potrà essere pubblicata prima del 25 gennaio in
Gazzetta Ufficiale. Significa che si ritardano i pagamenti, non
solo nella Pubblica amministrazione, mi riferisco agli stipendi per
tutti i regionali e non solo per gli enti vigilati e quant'altro,
ma per la Pubblica amministrazione in generale. O c'è questa
consapevolezza o non andiamo da nessuna parte.
Ricordo a tutti voi che è pur vero che la Piazza antistante questo
Palazzo non è gremita, per fortuna, da parte di persone che
protestano, ma ci stanno osservando, giustamente e legittimamente,
tutti, la gran parte dei siciliani.
Ci siamo ripromessi, ed era uno dei motivi dell'approvazione di
questa finanziaria, di approvarlo il prima possibile per la
questione dei precari. Così non si può continuare. E non accetto da
parte di nessuno - mi sia consentito dire - in precedenza quello
che si faceva, quello che non si faceva.
Abbiamo stabilito tutti insieme. Essendo in una situazione di
emergenza e sapendo che questo bilancio era arrivato in ritardo per
cause oggettive e non per responsabilità particolari di questo
Governo, di questa maggioranza, o in generale delle minoranze, o
del Parlamento, abbiamo detto di andare avanti. Sappiamo tutti che
ci sono dei problemi in ordine all'articolo 13 e all'articolo 14.
Si tratta di provvedimenti di riscrittura da parte del Governo e,
quindi, il Parlamento può approvare o non approvare i singoli
emendamenti.
Assessore Cartabellotta, eravamo al comma 4.
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, è ritirato il 13.2.GOV11 e i
60 giorni, come riscritto nell'emendamento degli onorevoli
Cancelleri e altri, il Gov 4 bis, sono entro i 60 giorni
dall'approvazione dello statuto.
Il parere è favorevole.
CORDARO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, nell'ambito dei minuti che sono rimasti
a disposizione del suo Gruppo e penso che, comunque, ne abbia.
CORDARO. Credo che siano 9, signor Presidente, nel senso che non è
intervenuto nessuno.
PRESIDENTE. Non lo so, non riesco a conteggiare manualmente.
CORDARO. No, lei ha fatto la tabellina ed io in maniera scrupolosa
la rispetterò.
PRESIDENTE. Perfetto.
CORDARO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
Assessori, onorevoli colleghi, noi, come Gruppo parlamentare Grande
Sud - PID Cantiere popolare, non abbiamo alcun tipo di ragione per
non porci, rispetto ad un articolo, ad una riforma, ad una
rivisitazione di questo genere in maniera preconcetta e, tanto
meno, strumentale.
Prima di dichiarare il voto, però, desidero fare una premessa.
Il fatto che la legge finanziaria, e questo è l'auspicio di tutti
perché è diventato il termine più vicino, possa essere pubblicata
il 25 di questo mese non c'entra nulla con quello che è accaduto 10
minuti fa in quest'Aula.
Tutti abbiamo a cuore l'approvazione della finanziaria, io per
primo, se pur dall'apposizione ho detto che non ero d'accordo, al
punto in cui eravamo, all'esercizio provvisorio perché la
finanziaria, a questo punto, andava approvata, seppur con le
legittime aspettative di ciascun Gruppo parlamentare ma soprattutto
dell'intera popolazione siciliana e, però, onorevoli colleghi,
dobbiamo darci, secondo me, un indirizzo univoco, dobbiamo darci un
modus procedendi che sia uguale per tutti.
Desidero che l'assessore per le risorse agricole e alimentari ci
spieghi, in maniera assolutamente chiara ed inequivocabile, che
questa non è una riforma partorita nella notte, che non ha una
genesi, quindi, che deve avere quanto meno i requisiti necessari, i
requisiti minimi relativamente ad un percorso procedurale che deve
averla portata nelle Commissioni di merito, che deve aver sentito
le categorie, i sindacati, i rappresentanti sindacali. Chiedo che,
per quanto ci riguarda, l'assessore spieghi che questa è una
riforma che ha, ovviamente, un percorso istituzionale corretto.
Non sono intervenuto in precedenza sul tema e non sarei
intervenuto perché sono convinto che se il percorso ha una sua
legittimità e l'Aula lo legittimerà, siccome ancora una volta, e
questa sì, è una riforma, non mi nascondo, signor Presidente. Se
questa viene votata, diventa una novità sostanziale, concreta,
vera. Non so quali interessi tocchi, se ne tocca ancora meglio, se
ne tocca di torbidi, meglio ancora
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, è il sistema che controlla il
tempo, quindi, è stato conteggiato. Prima l'onorevole Cimino e poi
l'onorevole Grasso sono intervenuti e fanno parte del suo Gruppo.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, quanto meno per capire cosa devo dire.
PRESIDENTE. Lo conteggerà il sistema.
FORMICA. Noi non contestiamo. Se non mi fanno parlare voglio
recuperare i secondi. Non contestiamo quest'articolo perché questo
articolo va nel senso della razionalizzazione e delle riforme.
Quello che contestiamo è che, da un lato, si dice che quando si
parla di riforme queste devono passare, giustamente, dalla
Commissione di merito per dare la possibilità al Parlamento di
approfondire e si impedisce ai parlamentari di presentare in Aula
documenti di riscrittura o documenti che inseriscono delle riforme
e, dall'altro, però si acconsente che con dei veri e propri colpi
di mano si portino in Aula dei provvedimenti di riforma. Quindi
sgombriamo il campo: siamo favorevoli anche per questo tipo di
riforma. Quello che contestiamo, è il merito. E su questo abbiamo
pienamente ragione. Altra cosa, signor Presidente, e qua mi
riallaccio a quello che lei ha testé annunciato, sui tempi
strettissimi che abbiamo e in virtù di questi tempi strettissimi
che abbiamo, non capisco perché, signor Presidente, lei continui a
far rimanere accantonati gli articoli basilari e fondamentali di
questa finanziaria.
Mi riferisco all'articolo 6 che è il fondo per i Comuni, mi
riferisco ai precari, mi riferisco alle partecipate. Se lei vuole
veramente aiutare il Governo ed evitare tumulti in Aula, cominciamo
con questi articoli, eliminiamo gli accantonati. Sulla stessa
scorta di quello che ho detto prima a proposito di questa riforma,
non si capisce perché, rispetto a ciò che ha chiesto Falcone, e
cioè l'inserimento di un'altra riforma che riguardava l'ESA, la
Presidenza ha ritenuto di non accoglierla. Avremmo bisogno di
spiegazioni in questo senso.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, il suo Gruppo ha ancora a
disposizione 8 secondi. Se c'è qualcuno che vuole intervenire
BANDIERA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BANDIERA. No, signor Presidente, è una cosa più importante di una
dichiarazione di voto, perché si tratta di tutelare quelle che
ritengo siano le legittime prerogative di un deputato regionale,
sottoscritto assieme ad altri 3 onorevoli colleghi: ha presentato
un emendamento al comma 5 ma mi giunge notizia della dichiarazione
di non ammissibilità. Vorrei conoscere le ragioni di questa
dichiarazione.
PRESIDENTE. L'inammissibilità è insita nell'emendamento che lei ha
presentato e non c'è bisogna di alcuna spiegazione. Non c'è bisogno
di ragioni, dobbiamo andare avanti. La ringrazio, lei è del mio
Gruppo e quindi significa che sono al di sopra delle parti.
BANDIERA. Presidente, a me hanno insegnato che un parere contrario
va accompagnato da una motivazione, al contrario di un parere
favorevole.
PRESIDENTE. Onorevole Bandiera, proprio perché lei è un neo-
deputato le dico: non possono proporsi sotto qualsiasi forma
articoli aggiuntivi od emendamenti contrastanti con precedenti
deliberazioni dell'Assemblea adottate sull'argomento o estranee
allo specifico oggetto della discussione . Il suo era un
emendamento aggiuntivo. Il Presidente inappellabilmente decide
previa lettura .
Onorevole Bandiera questo non è un contraddittorio. Trasformi in
ordine del giorno quello che ritiene fare nell'interesse del suo
territorio.
Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 16.32, riprende alle ore 16.34)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si riprende l'esame
dell'emendamento 13.2GOV4bis, firmatario l'onorevole Cancelleri.
Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole ed alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA. Presidente Commissione bilancio e programmazione.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, pertanto, l'emendamento 13.2GOV4 è assorbito.
L'emendamento 13.2GOV6 è precluso.
Si passa all'emendamento 13.2GOV8, a firma dell'onorevole
Lombardo.
LOMBARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, c'è un po' di
confusione sulla interpretazione del Regolamento interno.
Intervengo brevemente per illustrare il subemendamento e per
chiederle notizie in merito al comma 7) dell'art. 112 del
Regolamento interno, proprio in ordine agli emendamenti.
Il disordine che si sta creando, se posso permettermi, è dovuto
alla interpretazione di questo comma 7). Se è detto che i termini
di cui ai commi precedenti, che riguardano la presentazione di
emendamenti, non si applicano alla presentazione di emendamenti da
parte del Governo e della Commissione nel caso in cui siano
emendamenti tendenti alla rielaborazione di articoli già presenti
in un testo, e mi riferisco all'articolo 13 che parlava di
spostamenti all'interno dei consorzi e di somme da dare alle
garanzie occupazionali, e noi abbiamo presentato una riforma
strutturale di un settore.
Signor Presidente, la invito, proprio per evitare quello che sta
succedendo da mezz'ora, da un'ora, da due ore a questa parte, un
gran disordine, a non ammettere questa discussione, se posso
permettermi, onirica su questo emendamento di riscrittura.
Io ho cercato di presentare un emendamento che sia una toppa. Non
capisco come noi stiamo facendo confluire con questa riforma
strutturale due capitoli, uno che riguarda la legge dell'81 e che
riguarda i lavoratori a tempo indeterminato dei consorzi di
bonifica, con le garanzie occupazionali dell'art. 7 della legge n.
9 del 2012. Questo creerebbe, secondo me, e ad avviso di molti
deputati, anche della maggioranza, una confusione sulla erogazione
di somme a queste due categorie di lavoratori che hanno avuto
trattamenti contabili divisi, sulle cui ripercussioni, ad oggi, da
deputato regionale e da rappresentate del popolo, non conosco gli
effetti e, quindi, nel timore che ciò possa accadere, cerco di
presentare delle toppe, e mi scuso con gli Uffici se non sono
corretto dal punto di vista legislativo, ma purtroppo l'andamento
dei lavori di quest'Aula mi induce a difendere i cittadini che
rappresento.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 13.2.GOV8.
Il parere del Governo?
CROCETTA, presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
LOMBARDO. Chiedo che la votazione avvenga per voto segreto.
PRESIDENTE. La richiesta non è appoggiata a termini di
regolamento. Onorevoli colleghi, pongo in votazione l'emendamento
13.2GOV 8.
Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 13.2GOV10 a firma dell'onorevole Di
Mauro.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho indicato delle
somme assegnate al 2013 perché l'assessore nel suo emendamento
indica una riduzione di spesa. Di che cosa? Da quale cifra
partiamo? Funzionamento si riferisce al capitolo di 34 milioni o
al capitolo degli 8 milioni?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Signor Presidente, onorevoli deputati, pensando che in un consorzio
di bonifica ci debba essere chi fa la busta paga e chi deve andare
a sistemare il tubo. Stiamo cercando di unificare il tutto in una
funzione di razionalizzazione dell'irrigazione, di servizi agli
agricoltori e continuiamo ad insistere su categorie che abbiamo
creato illegittimamente nel passato, perché, vi ricordo, che la
legge del '95 diceva che non si poteva assumere, e invece sono
state assunte 1.200 persone. E ora vogliamo razionalizzare tutto
questo e vogliamo dire che è una cosa sbagliata razionalizzare. Il
capitolo è unico e ciò ci da la possibilità di dare meglio l'acqua.
(Applausi)
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 13.2GOV2, a firma dell'onorevole Vullo.
Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento 13.2.GOV7, a firma dell'onorevole
Gucciardi.
Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 13.2GOV di riscrittura dell'articolo 13,
così come emendato.
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevole Formica mi rivolgo a Lei perché mi rendo conto che
andando avanti può essere che si esasperano ancora gli animi,
inutilmente, anche perché era questa una esigenza che era emersa in
Conferenza dei Capi Gruppo e non c'era stata una definizione,.
Lei intervenendo ha voluto ribadire l'esigenza prioritaria di
affrontare alcuni articoli che io ribadisco: articolo 6, la
questione dei precari e la questione delle partecipate.
MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente l'articolo 35 ha la priorità.
PRESIDENTE. Onorevole Milazzo è una questione di ordine politico
che è stata posta in Conferenza dei Capi Gruppo, che io non mi
sento di dirimere in questa fase. Quindi sospendo l'aula per cinque
minuti per un raccordo fra i Capi Gruppo e il Governo, per
comprendere come dobbiamo procedere.
(La seduta, sospesa alle ore 16.44, è ripresa alle ore16.58)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Si riprende dall'articolo 15 Disposizioni concernenti
il personale dell'ente Acquedotti siciliani .
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Sull'ordine dei lavori
FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi. Presidente
Ardizzone, io l'ho sempre apprezzata come una persona che mai e poi
mai si è prestata a offrire il fianco a operazioni che definire
manciugghia forse è poco. E l'ho sempre apprezzata come una
persona che di fronte alla difesa delle istituzioni non ha fatto
mai un passo indietro.
Ora, io non capisco per quale motivo, a fronte del fatto che
abbiamo delle urgenze che si chiamano enti locali, che si chiamano
precari, che si chiamano salvaguardia degli equilibri di bilancio
come l'articolo 4, noi abbiamo un Governo che nicchia. E lo
comprendiamo che il Governo nicchia, perché il Governo è succube
del ricatto della propria maggioranza che ha una montagnina di
emendamenti di spesa da poter foraggiare e finanziare, magari col
fondo per le autonomie locali.
Ma che lei si presti, Presidente, a questa vergogna io non
l'accetto per la stima che ho nei suoi confronti E se lei non
addiviene alla decisione di discutere da subito l'articolo 6, noi
occuperemo l'Aula
PRESIDENTE. Riporto io in termini, magari, più calmi la
questione posta dall'onorevole Formica. Onorevole Formica, lei che
conosce perfettamente il Regolamento pensavo che avesse fatto
esplicito riferimento all'articolo 110.
Quindi, nel fare richiamo all'ordine del giorno che sia l'Aula
a pronunciarsi se dobbiamo ripartire dall'articolo 6 - potremmo
ripartire dal 3 e dal 4, ma siccome c'è una questione di carattere
contabile, ci sono schede, tabelle.
In questi casi, io ho sospeso l'Aula proprio sulla base di
quello che aveva detto lei nella Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari. Ho sentito i Presidenti dei Gruppi
parlamentari singolarmente, perché non c'era stata una decisione
unanime, considerato che abbiamo chiuso l'articolo 13 e l'articolo
14 noi potremmo ritornare, da un punto di vista regolamentare,
all'articolo 6 così come potremmo proseguire.
Considerato che abbiamo esaminato il 13 e il 14, in ordine
cronologico potremmo proseguire ma, anche come ha posto lei la
questione è più che corretta, sia l'Aula a pronunciarsi perché la
trattazione dell'articolo 6 implica questioni di carattere
politico.
Quindi sulla sua proposta invito, magari, l'Aula a decidere,
per alzata e seduta, a parlare uno a favore e uno contro.Lei sta
proponendo all'Aula se ripartire dall'articolo 6, per essere chiari
per chi ci ascolta, che riguarda Trasferimenti ai Comuni , uno a
favore e uno contro, ci pronunciamo se ripartire dall'articolo 6 o
meno.
Chi parla a favore e chi contro? Contro l'onorevole Dina. A
favore? L'onorevole Falcone. Della stessa Commissione.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi io credo che
l'indicazione e la proposta che è arrivata dall'onorevole Formica
sia assolutamente di buon senso e vada, soprattutto, nella
direzione di una ordinata procedura per l'approvazione di una
legge, innanzitutto, di stabilità e poi, anche, finanziaria.
Stasera, è vero, si sta discutendo su alcune norme che
dovrebbero, forse, ritornare o andare nelle Commissioni di merito.
Ma noi, stasera, siamo chiamati a discutere sulle norme anzitutto
di contabilità. E quando l'onorevole Formica e prima ancora
l'onorevole Cordaro avevano detto che dobbiamo ripartire
dall'articolo 3, cioè dalle disposizioni in materia dei residui
attivi, e quindi continuare con il cuore della legge di stabilità e
finanziaria che è l'articolo 4, cioè gli accantonamenti tributari
in materia di entrate, per continuare con gli enti locali,
significa che noi vogliamo anzitutto mettere in sicurezza i conti
di questa Regione, vogliamo dire a chi oggi ci osserva - e siamo
molto osservati - come vogliamo fare una legge finanziaria ordinata
responsabile e contabilmente sicura, dopo di che tutti gli altri
articoli, alcuni dei quali sono articoli di spesa o molti dei quali
sono articoli di spesa, vedono questo Parlamento come se venisse da
Marte, come se qui nessuno dalla maggioranza si rendesse conto del
grave momento che oggi attraversa la Sicilia. Quello che chiede
oggi la minoranza lo dovrebbe chiedere la maggioranza e invece
abbiamo invertito i ruoli.
FORMICA. Esatto, esatto
FALCONE Questa è una cosa che denunciamo, Presidente, e la
denunciamo in maniera forte, perché oggi l'Assessore Bianchi
dovrebbe dire a questo Parlamento: iniziamo a mettere in regola,
in sicurezza i conti della Regione, dopo possiamo parlare di
tutt'altro , dopo possiamo parlare delle leggi mancia , dopo
parliamo di tutte quelle norme che servono per conservare, così
come è stato per l'ESA, Presidente, e lei ha dichiarato
inammissibile un emendamento che io avevo presentato e lei mi aveva
dichiarato ammissibile all'articolo 14, per conservare privilegi e
poter sopprimerne alcuni, conservandone altri.
Il Governo Crocetta deve dire se è un governo per le riforme e
deve guardare a tutti gli enti inutili, o se è un Governo di parte,
di proclami e di annunci.
L'Assessore Bianchi stasera deve dire in maniera chiara a tutto il
Parlamento quali sono gli articoli su cui si vuole scommettere. Noi
diciamo: approviamo prima gli articoli che mettono in sicurezza i
conti, dopo approviamo gli altri, se qualcuno vuole ricattare
qualche altro gruppo politico, questo noi non lo ammettiamo, perché
quello che successe l'ultima mezz'ora in Commissione bilancio,
Presidente Ardizzone, lei che è il garante di questo Parlamento,
avrebbe dovuto stralciare quell'infame articolo 46, che grida
vendetta, perché in quell'articolo ci sono diversi emendamenti che
sono anticostituzionali e soprattutto sono stati censurati dal
Commissario dello Stato.
Diversamente, Presidente Ardizzone, lei è responsabile di un
saccheggio nei confronti di questa Sicilia. Per questo motivo, noi
chiediamo che il Parlamento, che i Gruppi di maggioranza siano
responsabili, non si facciano portatori di interessi di parte, ma
anzitutto si facciano portatori della stabilità dei conti, degli
enti locali, dei precari, dopo di che riusciamo a fare tutto quello
che c'è da fare. Le leggi di riforma sì, ma di tutti gli enti
inutili, non di una parte a discapito di altri.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, io non userò i
toni appassionati del collega Falcone che su una discussione
sull'ordine dei lavori ha tirato dentro tutto e il contrario di
tutto, mettendo insieme valutazioni complessive sulla manovra.
Stiamo parlando semplicemente di procedure. Sta a cuore a
quest'Aula come lo è stato a cuore alla Commissione di procedere in
maniera ordinata. Procedere in maniera ordinata significa che
l'ordine dato è un ordine di impostazione generale che ha fissato
il Governo nella sua proposta, la Commissione lo ha reso proprio,
ma non c'è nessuna consecutio temporum obbligatoria
dall'impostazione dell'articolato. Ci sono scelte politiche che
possono regolare le scelte che quest'Aula potrà fare in piena
autonomia. Ed è per questo che non c'è nessuna paura. La manovra
andrà approvata nel suo complesso, onorevole Falcone. Non ci sarà
un articolo che sarà approvato ed un altro che non sarà approvato,
sicuramente per quello che attiene gli aspetti strutturali
dell'intera manovra, mi riferisco all'articolo 4. E' fuor di dubbio
che l'approvazione delle problematiche comuni è un articolo che
dovrà essere approvato a tempo debito, quando ci sarà chiara e
complessiva l'intera manovra. Questo non inficia sicuramente
niente, sono scelte che sono in capo a quest'Aula, quindi,
inviterei la maggioranza a procedere con l'ordine che ci si è dato;
andiamo avanti, dal 13, abbiamo fatto il 13 e il 14, proseguiamo
col 15 e poi si ritorna indietro.
Questa è la proposta che facciamo come Presidente e che non credo
che possa inficiare niente.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al Governo che l'ha chiesta
espressamente, vorrei fare alcune precisazioni, per rilevare alcune
inesattezze all'intervento dell'onorevole Falcone, appassionato
come sempre perché significa che sente i problemi.
Questa Presidenza, ancora, non ha dichiarato né ammissibile, né
inammissibile alcunchè in ordine all'articolo 46; l'ho ripetuto più
volte.
Noi siamo in una situazione di emergenza, abbiamo detto che
nessuno di noi voleva l'esercizio provvisorio, sappiamo quello che
è successo in II Commissione e sappiamo pure che tanti emendamenti
che sono passati dalla Commissione di merito, non sono stati
trattati dalla II Commissione.
Ci siamo detti, tutti, con la massima onestà intellettuale che
chiedo anche a lei perché lei è noto non per l'onestà
intellettuale, glielo dico senza alcun sarcasmo, di evidenziare il
percorso che ci siamo dati, quindi, quando arriveremo al 46 verrà
affrontato e lei sa come io, non ora che sono Presidente, ma anche
in passato non ho mai condiviso leggi omnibus, ho sempre preteso
leggi che siano leggibili e non è un controsenso quello che le sto
dicendo per cui è un percorso che ci dovrebbe trovare quanto più
uniti possibili.
Per quanto riguarda quello che lei ha detto, onorevole Dina, sarà
l'Aula a decidere, non ho sentito, io, solo due semplici Deputati
era uno a favore ed uno contro, sarà l'Aula ad esprimersi nella sua
piena autonomia.
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, io ho ascoltato questo lungo dibattito di due giorni con
attenzione, sperando che, appunto, anche la disponibilità, la
necessità dell'approfondimento non perdesse mai di vista l'esigenza
che abbiamo di procedere bene e in fretta, affrontando i nodi veri
di questo progetto di legge finanziaria e di stabilità.
Troppe volte, devo dire, ho sentito la premessa che dobbiamo
sbrigarci, che copriva in realtà tatticismi, dovuti a scariche di
responsabilità su chi perdeva tempo, chi non perdeva tempo, e
quindi vorrei non contribuire a questo ulteriore dibattito, dicendo
chiaramente che il Governo ha interesse a che si proceda e si vada
avanti. Per noi, che si ricominci dall'articolo 6 o si ricominci
dall'articolo 14 è perfettamente indifferente; però, non posso non
sottolineare, onorevole Falcone, che la finanziaria è un progetto
complessivo Qui non è lei che può dirci quali sono gli articoli
che lei ritiene fondamentali per questa finanziaria; per il Governo
sono tutti articoli fondamentali che proponiamo all'Aula, che se
non condivide boccia, responsabilmente, li promuove o li boccia e,
nel frattempo, si ricorda sempre che abbiamo, io adesso ho sentito
il Presidente dell'Anci, ho sentito i Comuni, è inutile che io le
ricordi le esigenze che abbiamo di fare in fretta.
Pertanto, se lei è contrario o se alcuni Deputati sono contrari ad
alcuni articoli esprimono la loro contrarietà e votano contro, ma
noi lo abbiamo già deciso in Conferenza dei Presidenti dei gruppi
parlamentari, io lo confermo: non ci facciamo dettare l'agenda da
nessuno, tanto meno dalla minoranza. E su questa linea procediamo.
Chiudiamo qui l'argomento e procediamo là da dove ripartiamo,
tolti gli articoli su cui gli allegati sono solo in fase di
completamento, inevitabilmente, per tenere conto delle decisioni in
corso di dibattito.
Siamo quindi perfettamente disponibili a procedere su come l'Aula
ritenga più giusto; teniamo presente che è utile andare avanti
perché sono tutti pezzi di una manovra complessa, difficile,
rigorosa, che cerca di dare alcune risposte a dei settori più
deboli, mette in campo alcune riforme, anche qui è inutile fare
altrismo ( ), cioè questa riforma no perché dobbiamo farne delle
altre . Noi ne abbiamo proposte alcune, su questo ci confrontiamo,
poi, le altre riforme le proporremo altrove e su quelle ci
confronteremo.
Ancora una volta, il Governo è apertissimo a dialogare con tutti i
gruppi, su come procedere coon i nostri lavori, però vi richiamo
veramente, vi invito tutti quanti insieme a dare risposte nei
tempi, compatibilmente con una manovra finanziaria che è difficile,
che presenterà degli scogli importanti perché dovremmo assumere
delle decisioni pesanti che incideranno sulla vita dei cittadini
siciliani, su quelli è chiaro che ci soffermeremo.
Noi siamo disposti, in Aula, fuori dall'Aula, a dare tutte le
informazioni e i dati disponibili per arrivare ad una decisione
quanto più consapevole per tutti quanti, però, purtroppo, non ci
possiamo più permettere di perdere tempo nello scegliere. Dobbiamo
avere tutti il tempo possibile per decidere.
PRESIDENTE. Grazie, assessore Bianchi, per il chiarimento.
Allora, prendete posto cortesemente. Che ci sia un voto chiaro,
che nessuno si allarmi, prima delle decisione definitiva,
conteremo.
Invito l'onorevole Barbagallo a svolgere la funzione di
segretario. State seduti cortesemente. Si voterà per alzata e
seduta come previsto dal nostro Regolamento interno. Onorevole
Leanza, il Regolamento prevede per alzata e seduta. La controprova
si può fare; il controllo si farà con il sistema di votazione
elettronico, ma non verrà registrato: chi vota a favore e chi vota
contro. Spero che alla fine comunque non ci sia qualcuno che si
allarmerà, che avrà il retropensiero di ritenere che i sistemi sono
truccati e quant'altro - tanto perché non finiamo mai di essere
autolesionisti. Onorevole Micciché, lei va via nel momento della
votazione?
Allora: chi è favorevole a ripartire dall'articolo 6 si alzi. Il
4 è accantonato onorevole Cordaro. Chi si alza e chi si siede dallo
scranno della Presidenza si nota. Ventinove di voi siete seduti.
Adesso si alzi chi è per ripartire dall'articolo 15.
Si riparte dall'articolo 15. Siamo abbondantemente oltre 34, 35.
Non ci sono dubbi, onorevole Formica. La decisione è presa: si
riparte dall'articolo 15
«Art. 15.
Disposizioni concernenti il personale dell'Ente acquedotti
siciliani
1. In favore dell'Ente acquedotti siciliani (EAS) in liquidazione,
ai sensi dell'articolo 1 della legge regionale 31 maggio 2004, n.
9, è autorizzata, a titolo di compartecipazione destinata
esclusivamente agli oneri sostenuti per il personale, l'ulteriore
spesa entro i limiti di 14.256 migliaia di euro fino al 31 dicembre
2014.
2. All'Istituto regionale del vino e dell'olio è concesso un
ulteriore contributo per il concorso al pagamento degli emolumenti
al personale proveniente dall'EAS in liquidazione, ai sensi del
comma 2 quinquies dell'articolo 23 della legge regionale 27 aprile
1999, n. 10, nella misura massima di 207 migliaia di euro fino al
31 dicembre 2014.
3. All'Istituto regionale per lo sviluppo delle attività
produttive (IRSAP) è concesso un ulteriore contributo, per il
concorso al pagamento degli emolumenti al personale proveniente
dall'EAS in liquidazione, ai sensi del comma 2 quinquies
dell'articolo 23 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10, entro
i limiti di 1.107 migliaia di euro fino al 31 dicembre 2014.
4. Agli Enti regionali per il diritto allo studio universitario
della Sicilia (ERSU) è concesso un ulteriore contributo, per il
concorso al pagamento degli emolumenti al personale proveniente
dall'EAS in liquidazione, ai sensi del comma 2 quinquies
dell'articolo 23 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10, entro
i limiti di 2.900 migliaia di euro fino al 31 dicembre 2014».
Si passa all'emendamento 15.2 dell'onorevole Formica. Lo mantiene
o lo ritira?
FORMICA. Lo mantengo.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi, chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 15. 3, dell'onorevole Formica. Il parere
del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi, chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti 15.1, dell'onorevole
Clemente ed altri, e 15.7, dell'onorevole Firetto ed altri. Gli
emendamenti sono rinviati agli aggiuntivi.
Si passa all'emendamento 15.4, dell'onorevole Formica. Il parere
della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 15.5, a firma dell'onorevole
Formica.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza .
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 15.6, a firma dell'onorevole
Formica.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 15. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 16. Ne do lettura:
«EAS - Situazione debitoria
Per far fronte agli oneri derivanti dalla messa in
liquidazione dell'EAS nonché per la residua gestione idrica
rimasta a carico dello stesso è autorizzato a decorrere
dall'esercizio finanziario 2014 un limite decennale di
impegno di 8.000 migliaia di euro».
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Formica ed altri
l'emendamento soppressivo, 16.2.
Pongo in votazione il mantenimento dell'articolo. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 17. Ne do lettura:
«Art. 17.
Dissalatori
1. Il limite di impegno autorizzato dall'articolo 46,
comma 2, della legge regionale 15 maggio 2013, n. 9 è
differito all'anno 2015. L'autorizzazione di spesa prevista
per l'anno 2013 dal medesimo comma 2, pari a 5.000 migliaia
di euro, è differita all'anno 2014».
Si passa all'emendamento 17.3, a firma dell'onorevole Formica.
Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 17.2, a firma Falcone.
FALCONE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti 17.1 e 17.4.
Onorevole Firetto, se può avvicinarsi al podio ed illustrarli,
perché sono incomprensibili
Li dichiaro inammissibili. E' una questione di oneri, occorreva
prima la copertura finanziaria.
Onorevoli colleghi, scusate, non si può andare avanti così Voi
avete le vostre ragioni perché sono tutte istanze legittime. Io non
posso entrare nel merito dei singoli provvedimenti.
Devo seguire una procedura. Ho un emendamento senza copertura. Nel
momento in cui si presenta l'emendamento, deve avere la copertura,
non posso essere io adesso a chiedere al Governo di dare la
copertura sapendo, obiettivamente, le difficoltà che sta
affrontando in altra sede l'assessore per l'economia, e non vado
oltre, per garantire un percorso celere all'approvazione del
bilancio Ancora non ci siamo resi conto dello stato di disagio
economico in cui versano la Sicilia e il nostro bilancio.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
CIMINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, io non capisco perché lei voglia per
forza arrivare allo scontro con la discussione .
PRESIDENTE. Ma lo scontro con chi? E' un fatto procedurale Ma
stiamo scherzando?
CIMINO Visto che c'è l'assessore per l'economia, penso che egli
possa pronunciarsi sull'ammissibilità o meno di questo articolo.
Altrimenti potremmo accantonarlo .
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io ho oltre 800 emendamenti
aggiuntivi. La gran parte sono tutti inammissibili per mancanza di
copertura finanziaria. Se già iniziamo a discutere su questo
articolo che già doveva trovare copertura finanziaria nel momento
in cui è stato presentato, significa che quando arriveremo agli
emendamenti aggiuntivi non ci intenderemo assolutamente perché
ognuno dirà la propria e chiamerà in causa l'assessore per
l'economia per la copertura. Cosa che diventa impossibile E lei è
stato assessore per l'economia, onorevole Cimino
FORMICA. Siamo tornati indietro di 30 anni, signor Presidente.
CIMINO Signor Presidente, le sto chiedendo di accantonare
l'articolo in modo tale che l'assessore possa fare una verifica.
Questo mi pare un ragionamento da buon padre di famiglia
PRESIDENTE. Accantoniamo l'articolo 17 e poi si farà un
ragionamento complessivo Bravo L'articolo 17 è accantonato.
FORMICA. Allora inammissibili non ce ne sarebbero mai
PRESIDENTE. Onorevole Formica, lo abbiamo accantonato. Non
scaricate le tensioni politiche che ci sono, e sono evidenti, sulla
Presidenza, per cortesia Diventa difficile gestire la situazione
in questi termini
FORMICA. Chiedo di parlare sull'articolo.
PRESIDENTE. Ma se l'ho accantonato
FORMICA. Chiedo di parlare sui motivi dell'accantonamento E'
legittimo no?
PRESIDENTE. Onorevole Formica, andiamo avanti
FIRETTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. No, l'ho già accantonato Come non do la parola
all'onorevole Formica sull'art. 17 non la do neanche a lei
L'onorevole Cimino correttamente ha chiesto l'accantonamento.
L'art. 17 è già accantonato
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Si passa all'esame dell'art. 18. Ne do lettura.
.
«Art. 18.
Rifinanziamento leggi di spesa
1. Per le finalità di cui alle norme e loro successive
modifiche ed integrazioni riportate nell'Allegato 1, è
autorizzata per il triennio 2014-2016 la spesa complessiva
di 273.757 migliaia di euro per l'anno 2014 e di 54.137
migliaia di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016175.
PRESIDENTE. E' arrivato il Presidente della Regione. Eventualmente
ritorniamo sull'art. 17 dopo l'esame dell'art. 18.
Onorevoli colleghi, andiamo oltre perché l'art. 18 richiama degli
allegati e quindi deve essere fatto alla fine.
FORMICA. Chiedo di parlare sull'articolo.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, lei può intervenire su tutti perché
ripartono i termini.
L'articolo 18 è accantonato.
Si passa all'esame dell'art. 19. Ne do lettura.
«Art. 19.
Contenimento spesa nel settore dei trasporti
1. L'autorizzazione di spesa prevista per gli anni 2014 e 2015
dall'articolo 51 della legge regionale 15 maggio 2013, n. 9 è
rideterminata in 76.200 migliaia di euro.»
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- emendamento 19.2;
- emendamento 19.3.
- emendamento 19.5;
- emendamento 19.7;
- emendamento 19.6.
Dichiaro inammissibili gli emendamenti 19.2, 19.3 e 19.5.
Si passa all'emendamento 19.7, a firma del Governo.
Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento 19.7.1,
di riscrittura dell'emendamento 19.7, a firma del Governo.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, adesso è chiaro a tutti i colleghi il
motivo per cui non si è voluto partire con l'approvazione
dell'articolo 6, perché solo non approvando l'articolo 6, dove ci
sono i soldi per i Comuni e, quindi, per i cittadini, si può dare
copertura a quegli emendamenti senza copertura che non potevano
entrare in Aula e che lei sta facendo entrare con questo
escamotage.
PRESIDENTE. Dopo quest'affermazione dell'onorevole Formica, io
sospendo per un'ora i lavori, mi dispiace.
(Brusio in Aula)
Non è un problema di maggioranza o di minoranza. La Presidenza
della Regione e la Presidenza dell'Assemblea Regionale Siciliana,
insieme all'Assessorato al Bilancio, stanno facendo un grandissimo
sforzo, insieme agli Uffici del Bilancio e agli Uffici
dell'Assemblea Regionale Siciliana per fare quadrare i conti molto
più di quello che appare e l'assessore al Bilancio ha fatto
riferimento a scogli che in atto sono ancora insuperabili. Se
pensiamo di continuare a litigare per legittima aspettativa del
territorio e scarichiamo sul bilancio questioni che riguardano
maggiori oneri finanziari, non arriveremo da nessuna parte.
FORMICA. Bravo.
PRESIDENTE. Ora no, onorevole Formica, la invito a sedersi,
sedetevi tutti. Dicevo, se pensate di scaricare sulla Presidenza
dell'Assemblea Regionale Siciliana le tensioni di ordine politico
che esistono, sappiate che non ci riuscirete, significa dimostrare
irresponsabilità da parte di tutti.
Si passa al subemendamento del Governo, 19.7.1 che sostituisce il
19.7.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
l'emendamento sia questo, l'articolo 1, comma 4 della legge 12 del
2002 è così modificato:
L'esercizio e servizio del collegamento marittimo con le isole
minori è regolato da contratti servizio aventi durata non inferiore
a tre anni e non superiore a sei anni, compatibilmente con le
risorse disponibili .
Non è questo l'emendamento?
PRESIDENTE. Stiamo trattando il subemendamento 19.7.1 del Governo.
Facciamolo spiegare all'Assessore delle infrastrutture e della
mobilità.
BARTOLOTTA, Assessore delle infrastrutture e della mobilità.
Signor Presidente, onorevoli deputati, leggo l'emendamento 19.7.1,
per evitare confusione: Per le finalità di cui all'articolo 135
della legge 23 dicembre 2000, n. 388 è autorizzata per gli anni
2014, 2015 e 2016 la spesa di 4 mila migliaia di euro per ciascun
anno . Sostanzialmente, aggiungiamo all'articolo 19 questo tipo di
emendamento.
Se voi ricordate precedentemente era stato diminuito il capitolo
riguardante il collegamento sui trasporti aerei, per quanto
riguarda le isole di Lampedusa e Pantelleria dove, come voi sapete,
la Regione compartecipa con il 30% al costo complessivo sostenuto
anche dal Ministero e considerato che a settembre è stata tenuta
una Conferenza dei servizi, attualmente c'è una proroga in atto e
il Ministero delle infrastrutture, di comune accordo con ENAC,
effettuerà delle gare d'appalto per dare continuità a questo
servizio e, quindi, la Regione si è già impegnata complessivamente
per l'intero importo, cioè vale a dire per la compartecipazione
pluriennale di 4 milioni di euro. Erano state tolte, dal precedente
emendamento, 400 mila euro.
Da alcuni interventi, tra questi quello dell'onorevole Cimino -
che vedo e che ovviamente concorda - era stato sottolineato di
dover riposizionare l'intero importo e, quindi, il capitolo di
competenza. Questo abbiamo fatto con l'emendamento 19.7.1.
Quindi, andiamo a ripristinare la regolarità sul rapporto che il
Governo regionale ha già statuito in Conferenza dei servizi alla
presenza di ENAC e del Ministero delle infrastrutture. La nostra
parte è di cofinanziamento per garantire continuità ai servizi di
collegamento aereo per quanto riguarda le isole di Lampedusa e
Pantelleria.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per capirci,
quindi, il primo comma è il trasporto marittimo e il secondo comma
è la compartecipazione al servizio aereo.
Ritorno alla preoccupazione di poc'anzi: questa copertura
finanziaria dove la troviamo? Nell'ambito di quali risorse?
BARTOLOTTA, Assessore delle infrastrutture e della mobilità. Ci
riagganciamo, così come abbiamo concordato con l'Assessore Bianchi
e già verificato con il ragioniere Pisciotta, ad un ulteriore
articolo, che sarà successivamente trattato e che - come voi
ricorderete - prevede la costituzione di un fondo per la
riqualificazione dei centri storici che è pari a dieci milioni di
euro e, quindi, verrà inserito un ulteriore emendamento che riduce
il fondo.
DI MAURO. Allora quel capitolo non esiste più?
BARTOLOTTA, assessore per l'infrastrutture e la mobilità. Sarà
ridotto con ulteriore emendamento che verrà agganciato
successivamente all'articolo di competenza.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, più avanti andiamo
nei lavori e più ascoltiamo il Governo e più rimaniamo ancora
convinti, con maggiore forza, delle tesi che sostenevamo e cioè che
se non procediamo sugli aspetti urgenti e qualificanti di questa
Finanziaria in ordine di importanza e, quindi, i comuni, i precari,
i pilastri basilari che interessano l'intera Regione, più ci
rendiamo conto che si va avanti allo sbando e lei Presidente
Ardizzone ha una grande responsabilità, perché è persona avveduta,
conosce bene i regolamenti.
La risposta data dal Governo sulla copertura di questo
emendamento, sul quale siamo d'accordo, perché quando la tesi
sostenuta ieri dall'onorevole Cimino e cioè che non si potevano
tagliare i trasporti per Lampedusa, Linosa ,in una Regione che
vuole fare turismo, siamo d'accordo, ma quando si va avanti in
maniera pasticciata e si ha una risposta come quella data dal
Governo che prenderemo i soldi dal capitolo sui centri storici, che
ha solo dieci milioni ed è magari una priorità di Crocetta quella
della riqualificazione dei centri storici.
Lei Presidente deve mettere ordine. Questo intanto doveva essere
un comma aggiuntivo e, invece, non si capiva nulla, abbiamo dovuto
sollevare noi il problema perché non si capiva nulla; quindi,
casomai un comma aggiuntivo e poi questo emendamento presentato
dopo significa solo che il Governo ha fatto dei danni nella
predisposizione della Finanziaria e ne vuole fare ulteriori
cercando di mettere delle toppe e la responsabilità sulla
quantificazione e qualificazione giuridica delle carte presentate
anche dal Governo è sua.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, lei è molto bravo e profondo
conoscitore di questo Parlamento però, obiettivamente, il Governo
ha riscritto un subemendamento che è il 19.7, quindi formalmente
c'è.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
intervenire proprio perché trattandosi di documenti che rimangono
agli atti la confusione era nata proprio da questo, condividendo
l'intervento dell'assessore Bartolotta, l'errore di scrivere
riscrittura' significa che assorbe il primo comma, quindi, direi
che è necessaria per lasciare agli atti, anche per le verifiche
successive, che questo è un subemendamento tale che il primo comma
rimane così come è per il finanziamento al trasporto pubblico
locale, il secondo comma, invece, riguarda il trasporto marittimo e
va bene per quanto riguarda i trasporti per l'isola di Lampedusa
e Pantelleria.
Quindi, non si tratta di una riscrittura, ma di un emendamento
aggiuntivo che viene fatto come secondo comma all'articolo 19.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, solo per indicare che in questo
emendamento, per il quale sono favorevole, bisogna indicare la
copertura, non si può rimandare a un successivo articolo, perché se
poi l'articolo viene bocciato viene meno la copertura.
Quindi, suggerisco al Governo di aggiungere in questo articolo la
somma e il capitolo da cui prelevare la cifra e risolvere così il
problema.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, prevedo una nottata calda, perché
nonostante quest'anno ho deciso di seguire i lavori in silenzio,
vedo che sono costretto ad intervenire e cercherò di essere
telegrafico.
Ormai l'Aula ha capito il gioco e mi sembra di poter dire che non
c'è trippa per gatti .
FORMICA. Bravo
TURANO. Onorevole Formica non le voglio dare ragione, mi faccia
finire il mio ragionamento.
PRESIDENTE. Questa affermazione ci permette di approvare
celermente la manovre.
TURANO. Però dobbiamo tranquillizzare l'Aula Poiché l'articolo 6
è stato accantonato, la prego sommessamente di accantonare
l'articolo 19, che prevede due diversi canali di finanziamento, uno
a favore dei trasporti per le isole minori e uno per il
collegamento aereo sempre per le isole minori.
Quando sapremo di quanto è il risparmio o il sacrificio che
chiediamo, perché non c'è da risparmiare, una persona che vive a
Pantelleria che dista 38 miglia dalla Tunisia e 90 dalla
terraferma, la nostra terraferma, mi creda, non ha motivo per fare
ulteriori sacrifici, atteso per altro che paga le stesse tasse che
si pagano a Palermo o nella mia città.
Delle due l'una, vorrei capire il minore trasferimento che
facciamo in favore di queste porzioni di territorio della Sicilia e
l'accantonamento previsto dal plafond per le autonomie locali che
per ora è di 350 milioni, se quel plafond dovesse diminuire, in
favore di una maggiore disponibilità per i trasporti marittimi e
ferroviari, io sono pronto ad approvare tutto; viceversa se dovesse
diminuire per altre cose, qua dentro succede l'inferno.
Siccome noi siamo per chiedere minori sacrifici ai siciliani e
fare più cose, l'interesse quanto più diffuso e generale possibile
che le persone possono percepire, la prego di sospendere, mi creda
non è spesa male, serve per fare chiarezza su una serie di punti, e
lo dico anche all'Assessore Bianchi.
Io non voglio ricominciare dall'articolo 6, io voglio capire verso
dove andiamo, perché diversamente diventa tutto difficilissimo da
governare. Chiedo di accantonare l'articolo 19, non ho chiesto di
votare di ritornare all'articolo 6, per capire come quanti sono i
trasferimenti veri che stiamo dando alle isole minori.
PRESIDENTE. Dopo l'intervento dei colleghi deputati, è opportuno
che l'Assessore Bartolotta dia qualche risposta di chiarimento.
BARTOLOTTA, Assessore alle infrastrutture e mobilità.
Personalmente capisco che tutti noi vogliamo avere le idee chiare
sulle isole minori, anche perché sono state più volte affrontate
queste criticità e le problematiche che assentano appositamente ai
collegamenti marittimi sulle isole minori e per questo occorre fare
ancora una puntualizzazione.
Vorrei dire che praticamente l'emendamento 19.7 è una riscrittura
dell'emendamento sempre governativo che voi vedrete nella pagina
annessa all'articolo 19, quindi 19.7, che originariamente e
testualmente citava sostituire la cifra 76,2 con 74 .
CORDARO. Assessore lo può leggere come viene?
BARTOLOTTA, Assessore alle infrastrutture e mobilità.
sostanzialmente il Governo ha sostituito questo emendamento con il
seguente, Per le finalità di cui all'articolo 135 della Legge 23
dicembre 2000 n. 388 e autorizzata per gli anni 2014-2015-2016 la
spesa di 4mila migliaia di euro per ciascun anno.
Se non è più un emendamento soppressivo dell'articolo 19, credo
che potrebbe essere un aggiuntivo allo stesso, cioè, vale a dire,
l'articolo 19, se verrà votato, torna ad essere di settantaseimila
e duecento migliaia di euro e, con l'aggiuntivo, se verrà votato,
abbiamo ripristinato. No, la copertura, se è già stato votato dal
bilancio, dal visto di Bianchi, c'è. Poi, sostanzialmente, dove si
vada a prendere può essere, sicuramente, un dettaglio e una
specificazione maggiore. Però è ovvio che, se l'emendamento viene
presentato con il visto del Governo, va da sé che già c'è la
copertura del bilancio, altrimenti non veniva neanche presentato
credo.
PRESIDENTE. Assessore Bianchi, può dare un chiarimento su questo
aspetto sollevato dall'assessore Bartolotta?
BIANCHI, Assessore per l'Economia. I quattromilioni sono
un'autorizzazione di spesa che trova copertura per tremilioni e
seicentomila nel bilancio. Quindi, in realtà, con questo articolo
la copertura che si richiede alla manovra complessiva è di appena
quattrocentomila euro, che viene dato nella manovra complessiva.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore
Bartolotta, ho l'esigenza, insieme a lei e al Governo, di scrivere
una Finanziaria che sia comprensibile e che, soprattutto, non
venga, se Dio vuole, impugnata in nessuna parte dal Commissario
dello Stato.
Partiamo dal costrutto. L'articolo 19, come originariamente
redatto, dice: L'autorizzazione di spesa prevista per gli anni
2014-2015 dell'articolo 51 legge regionale 2013 n. 9, è
rideterminata in 76,200 migliaia di euro .
A questo articolo viene accostato un emendamento, il 19.7 :
Sostituire settantasei con settantaquattro. Quindi, diventerebbe,
è rideterminato in settantaquattro mila migliaia di euro .
Quando lei aggiunge che a questo va sostituito il 19.7.1 io faccio
un'operazione semplice, lo leggo, così come dovrebbe essere secondo
il combinato disposto delle due parti, dopodiché invito l'Aula a
spiegarmi se è un problema mio oppure se anche voi avete problemi a
comprendere.
Leggo: L'autorizzazione di spesa prevista per gli anni 2014-2015
dell'articolo 51 legge regionale 2013 n. 9, è rideterminata, per le
finalità di cui all'articolo 135 della legge 23 dicembre 2000 n.
388, è autorizzata per gli anni 2014-2015-2016 la spesa di
quattromila migliaia di euro per ciascun anno .
Mi dite che vuol dire Assessore, vi prego, con tutta la buona
volontà, sotto il profilo lessicale non significa niente. Io l'ho
letto, assessore Bianchi, lei purtroppo è stato distratto da un
collega.
Quando lei sostituisce, assessore Bianchi, i settantasei con
settantaquattro e poi sostituisce il 19.7 con il 19.7.1 faccio un
altro esercizio di lettura semplice, è costruzione grammaticale,
viva Dio : L'autorizzazione di spesa per gli anni 2014-2015
dell'articolo 51 legge regionale 2013 n. 9, è rideterminata, per le
finalità di cui all'articolo 135 della legge 23 dicembre 2000 n.
388, è autorizzata per gli anni 2014-2015-2016 la spesa di
quattromila migliaia di euro per ciascun anno .
Stiamo parlando di due cose diverse, che non stanno insieme.
Abbiamo già detto che siamo d'accordo sul principio, perché
riteniamo che ci sia la necessità di aiutare i siciliani che vivono
nelle isole, minori o maggiori che siano ,di avere un collegamento
certo con la Sicilia e comunque con la terraferma.
Il problema è grammaticale: non si capisce, è scritto male. Io vi
chiedo di leggere attentamente, primo.
Secondo; Presidente Ardizzone, noi non possiamo permettere
l'approvazione di norme che anche per 400mila euro abbiano
copertura in articoli da approvare in un secondo tempo, perché per
una ragione qualsiasi quell'articolo dovesse essere bocciato, io
non so quale possa essere la conseguenza giuridica e finanziaria
del collegamento tra qualcosa che oggi non c'è e che fra qualche
ora potrebbe non esserci di nuovo perché è stato bocciato
l'articolo.
Presidente Ardizzone, se lei ha la necessità di sospendere, bene,
perché noi continuando di questo passo finiamo per fare un
papocchio'.
Terzo; i sospetti del collega Formica sono assolutamente fondati,
perché continuiamo a fare riferimento a spese senza avere alcun
collegamento con nessuna norma di spesa. Qua non c'è volontà
strumentale, lo abbiamo dimostrato sui consorzi di bonifica,
nessuno si vuole mettere di traverso su nulla, tanto più quando le
norme sono norme obiettivamente buone, ma aiutateci. Neanche con
gli occhi chiusi posso votare una norma così scritta.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, credo che
quanto sollevato risulta fondato. Ritengo opportuno, pertanto, di
proporle di passare all'altro articolo, sospenderlo, procedere alla
riscrittura e al chiarimento, e poi ritornare, perché credo che non
ci siano problemi riguardo all'approvazione, è semplicemente e
soltanto il problema della descrizione esatta e nient'altro.
Quindi, la prego, se può passare ad altro articolo, darci il tempo
di procedere a una descrizione diversa, così come è avvenuta, forse
andiamo più celermente.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, io
credo che dobbiamo evitare di complicarci la vita su cose semplici.
Questo emendamento è stato impropriamente considerato un
emendamento di riscrittura. Altro non è che un comma aggiuntivo
alla questione che stiamo discutendo, perché altrimenti ha ragione
Cordaro, delle due l'una.
Io vorrei sapere, alla fine, con questo provvedimento, cosa
autorizziamo al trasporto previsto dalla legge 15 maggio 2013, n.
9, qual è la cifra che stiamo autorizzando?
Perché dalla lettura e dal congegno un po' cervellotico non si
capisce più niente. Se ho capito bene il Governo intenderebbe
ritirare l'emendamento che riduceva l'autorizzazione di spesa,
quindi lasciare a 76mila e 200mila euro il provvedimento
autorizzativi, e in più aggiunge 4 mila migliaia di euro per le
finalità del 132.
Se questo è, poi le coperture le dà il Governo nelle tabelle; se
questo è scriviamo così: 76.200 di cui alla legge del 2013 e 4 mila
migliaia, perché altrimenti qui non si capisce più niente.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, la riscrittura di questo emendamento è semplicissima
perché l'equivoco che diceva l'onorevole Cracolici c'è e c'è tutto,
nel senso che l'emendamento 19.7 è soppresso ed è ritirato, quindi,
non esiste più come emendamento integrativo; in realtà, come era
stato da lei posto onorevole Cimino, mancavano allo stanziamento
400 mila euro, per cui l'emendamento andrebbe riscritto in questi
termini: Allo stanziamento di 76 milioni e 200 sono aggiunti 400
mila euro e che, per le finalità di cui alla legge n. 135 del 23
dicembre 2000, n. 388, negli anni 2014, 2015 e 2016, è autorizzata
la spesa di 4 milioni di euro per ciascun anno che gravano
sull'importo complessivo di 76.600. Questo è il senso. Per cui,
siccome credo che si possa fare, lo riscriviamo.
PRESIDENTE. Assessore Bianchi, allora, accogliamo l'invito
all'accantonamento?
BIANCHI, assessore per l'Economia. Si, lo riscriviamo.
PRESIDENTE. L'Articolo 19 è, pertanto, accantonato.
Si passa all'articolo 20. Ne do lettura.
«Articolo 20.
Integrazione tra servizi sanitari e socio-assistenziali
1. Al fine di assicurare l'effettiva integrazione tra i servizi
sanitari ed i servizi socio-assistenziali, alle Aziende sanitarie
provinciali è attribuito, di concerto tra l'Assessorato regionale
della salute e l'Assessorato regionale della famiglia, delle
politiche sociali e del lavoro, il 50 per cento delle risorse del
Fondo nazionale politiche sociali di cui alla legge 8 novembre
2000, n. 328, assegnate alla Regione. Le suddette risorse si
aggiungono a quelle destinate a tale finalità nell'ambito del Fondo
sanitario regionale.
2. Le Aziende sanitarie provinciali, sulla base del Piano socio-
sanitario integrato, assicurano, in deroga al limite massimo
stabilito dall'articolo 59, comma 1, della legge regionale 18
maggio 1996, n. 33, la copertura dei costi integrativi, di loro
competenza, per le prestazioni di cui all'allegato 1C del decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 e del
decreto interassessoriale n. 16/2012 dell'Assessorato regionale
della salute e dell'Assessorato regionale della famiglia, delle
politiche sociali e del lavoro.
3. Per le suddette finalità le Aziende sanitarie provinciali hanno
l'obbligo di stipulare apposite convenzioni con le Istituzioni
pubbliche di assistenza e beneficienza e con gli enti del privato
sociale che assistono persone con disabilità o non
autosufficienti».
Onorevoli colleghi, al fine di evitare di ingenerare ulteriori ed
inutili contrapposizioni, gli Assistenti stanno distribuendo un
emendamento completamente di riscrittura dell'articolo 20. Quindi,
sospendo per 5 minuti, anche 10 volendo vista la complessità della
materia, per un esame approfondito; quindi, 10 minuti di
sospensione ma significa che non ci muoviamo dall'Aula così
evitiamo contrapposizioni tra Parlamentari e tra Gruppi.
Ripeto, è in distribuzione un emendamento di riscrittura
dell'articolo 20 che è abbastanza complesso, sui socio-
assistenziali, sospendiamo veramente per 10 minuti per dare la
possibilità di prendere cognizione, singolarmente e come Gruppo, 10
minuti ma non ci muoviamo dall'Aula cortesemente.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 18.04, è ripresa alle ore 18.34)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che è stato presentato dal
Governo l'emendamento GOV20, sostitutivo dell'articolo 20. Invito,
pertanto, l'Assessore Borsellino ad illustrarlo, ad avviare il
dibattito ove necessario, e a presentare eventuali subemendamenti,
durante il corso della discussione.
BORSELLINO, assessore per la salute. Signor Presidente, onorevoli
deputati, lo spirito di questa norma - come è emerso anche nel
corso del dibattito relativo all'articolo 8, che in qualche modo si
ricollega alle previsioni contenute nell'articolo 20 - è quello di
introdurre il principio dell'integrazione dei servizi sanitari con
quelli socio assistenziali, nella considerazione che il quadro
normativo nazionale e regionale è parecchio datato, e non ha visto
ancora in Sicilia, a differenza di altre regioni italiane, una
piena integrazione del mondo socio assistenziale con quello della
salute.
E, nel momento in cui anche il profilo epidemiologico della
popolazione va sempre più orientandosi verso la multi patologia, e
verso un incremento della fascia di popolazione anziana, nonché
delle fasce fragili, come per esempio i minori, siano essi disabili
psichici, fisici o sensoriali, chiaramente la necessità di
prestazioni integrate sotto il profilo socio sanitario, si va
facendo in tutti i servizi sanitari regionali sempre più emergente.
Quindi, nell'ottica anche dello spostamento delle risorse
dall'ospedale al territorio, e nel territorio quindi nell'ambito
dell'integrazione socio sanitaria, riteniamo che l'inserimento di
una norma di questo genere all'interno della legge finanziaria,
possa consentire al servizio sanitario ed al welfare in generale,
di operare l'aspirato, il tanto atteso, salto di qualità.
Per fare questo naturalmente occorre una programmazione unitaria,
e qui interviene il comma 1, che intende operare questa
programmazione unitaria attraverso una piena sinergia tra i due
rami di amministrazione, salute e famiglia che, attraverso un piano
socio sanitario, approvato quindi con delibera di Giunta su
proposta dei due Assessori, dovrà configurare l'ambito di
integrazione.
Integrazione che per altro è stata già sancita all'interno del
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2001, che in
un allegato tecnico prefigurava quali erano tutte le prestazioni in
favore appunto di disabili, di persone anziane, di donne e di
minori che necessitano di questa integrazione, là dove la
componente sociale e sanitaria non è operativamente distinguibile.
Per questa ragione si è ritenuto col comma 1 dell'articolo 20, di
operare normativamente un vincolo di quota parte del fondo per le
politiche sociali, quota parte che verrà stabilita congiuntamente
dai due assessorati, all'interno di questo atto di programmazione
unitaria, in base naturalmente al fabbisogno.
Attraverso invece le previsioni contenute al comma 2, si
identifica nel distretto socio sanitario l'ambito territoriale nel
quale questa programmazione unitaria dovrà operativamente
concretizzarsi, e naturalmente le aziende sanitarie continueranno a
concorrere, per la parte di loro competenza, all'erogazione
attraverso il fondo sanitario della quota sanitaria che dovrà
integrarsi con quella sociale.
Una parte di questa integrazione è già avvenuta operativamente,
attraverso una sinergica collaborazione tra i due rami di
amministrazione, per quegli aspetti che potevano essere già
ascrivibili ad atti di normazione secondaria, quali decreti
assessoriali o delibere di Giunta.
Voglio ricordare a questo proposito anche il recente trasferimento
di un capitolo di spesa dalla rubrica dell'Assessorato alla
Famiglia alla rubrica dell'Assessorato alla Salute, per quanto
riguarda le comunità alloggio per disabili psichici. Fatto questo,
che consentirà attraverso un unico ente erogatore, di poter
corrispondere il cento per cento della retta giornaliera, che,
finora, ha visto anticipazioni, o da parte del Comune o da parte
dell'azienda, con esercizio di azione di rivalsa da parte dell'ente
che è in posizione creditoria.
Questo meccanismo, nel tempo, ha creato - come è stato detto -
parecchi contenziosi con notevole aggravio di spesa anche
sull'Erario pubblico. In questo modo, noi riteniamo di poter
evitare questo continuo trasferimento e conflitto di competenze, in
taluni casi e in altri, addirittura, di mancata assistenza. Perché,
tutto questo meccanismo consentirà, non soltanto un sistema di
accreditamento unitario per tutti quei soggetti che dovranno essere
destinatari delle risorse, per poi poter erogare le prestazioni,
ma, nello stesso tempo, consentirà anche l'unificazione della
tracciabilità delle informazioni che, attraverso un flusso
informativo unitario, potranno consentire di individuare e di
tracciare, non soltanto le prestazioni rese sotto il profilo
contabile, ma anche i beneficiari.
Per quanto riguarda il comma 3 - nel quale si prevedeva anche la
possibilità, nell'ottica della valorizzazione del patrimonio delle
IPAB, di stipulare delle convenzioni per il raggiungimento di
queste finalità, per come è stato formulato - il Governo ha
ripensato anche al fatto che, probabilmente, questa previsione
potrebbe essere anche lesiva della libera concorrenza.
Quindi, riteniamo, potendo rinviare ad atti amministrativi,
ancorché di programmazione, di poterlo espungere dal contesto
complessivo della norma.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, onorevoli deputati, a dimostrazione che
l'integrazione è già in corso e, di concerto tra l'Assessorato alla
famiglia e alle politiche sociali e l'Assessorato alla salute,
quindi l'assessore Bonafede e l'assessore Borsellino, hanno
stabilito di compiere questo processo di integrazione attribuendo
già al fondo destinato dalla 328 alle Politiche sociali, attraverso
questo emendamento, un vincolo affinché queste destinazioni, che
non vengono sottratte all'architettura, e quindi alla
programmazione dei distretti socio-sanitari, ma possono compiere
quell'obiettivo che si chiama sinergia che realizzi, veramente,
la maggiore efficacia tra le azioni destinate al sociale e quelle
destinate al sanitario.
Proprio per questo riteniamo che il primo passaggio, che noi
stiamo in qualche modo determinando, è all'insegna di una
integrazione - nella seconda parte del primo comma questo è
specificato - che troverà altre forme di finanziamento.
Perché non dimentichiamo che non c'è soltanto la 328, c'è il fondo
destinato alla non autosufficienza, c'è il fondo destinato alle
politiche giovanili, l'integrazione socio-sanitaria è una forma
complessa e, sicuramente, in divenire di una programmazione sempre
più tesa a realizzare sinergia e maggior efficacia per il
destinatario finale che è l'utente.
Per quello che riguarda il comma 3, abbiamo in corso una riforma
delle IPAB che porterà, nel tempo, alla identificazione secondo
quanto già è previsto a livello nazionale dal disposto normativo,
che evidenzia la possibilità che le IPAB possono, finalmente,
diventare enti di diritto pubblico.
Allora sì, sarà possibile inserirle, sapendo che il controllo sarà
assoluto da parte della Regione sulla gestione e sulle attività e
le politiche promanate dalle stesse IPAB.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al fine di avere
chiarezza su questo articolo, che ritengo importante, e
soprattutto, secondo le dichiarazioni fatte dal Presidente Crocetta
e dai due assessori, hanno una particolare destinazione nei servizi
sociali, con riferimento alle comunità alloggio.
Se noi guardiamo la descrizione di questo articolo, ed eliminiamo
il terzo comma, che prima era scritto in una maniera che si
riferiva ad Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e
altresì agli enti del privato sociale che assistono persone con
disabilità o non autosufficienti, avevamo identificato i soggetti
destinatari che sono, sia i soggetti pubblici come le IPAB, sia le
comunità alloggio.
Non dare una destinazione specifica significa restare nel libero
arbitrio, che possono essere anche i distretti socio-sanitari che
non hanno destinato le risorse alle comunità alloggio - tanto per
fare un esempio calzante - e spesso ci viene invocato dagli stessi
operatori del settore che, per tanti anni, non hanno visto
applicato questo D.P.C.M. (Decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri). Non solo, ma non hanno neanche percepito le risorse del
sistema del servizio sanitario per quanto riguarda l'assistenza
medica a coloro i quali avevano bisogno. Adesso, con questa norma,
noi abbiamo la possibilità di porre rimedio.
Se però non destiniamo queste risorse, e ci riallacciamo soltanto
a quello che è il D.P.C.M., che è molto generico, e che indica una
serie di soluzioni, noi non abbiamo dato una destinazione
specifica. Credo che obiettivo del legislatore regionale debba
essere quello di andare a coprire un vuoto che in questo momento
c'è, a proposito delle risorse che non vengono destinate alle
comunità alloggio per quanto riguarda il servizio sanitario.
In questo senso, signor Presidente, noi abbiamo presentato come
Gruppo parlamentare due emendamenti. Uno - glielo dico con molta
franchezza - visto che l'articolo originario parlava di un 50
percento alla 328, rischiamo di depauperare le risorse che sono
destinate ai comuni, è stato presentato per sopprimere per intero
questa parte; e il secondo è la riduzione del comma 3 che avevate
voi previsto nella stesura originaria.
Questi due emendamenti, noi come Gruppo parlamentare, li
presentiamo affinché si abbia, con questo articolo, la capacità di
raggiungere l'obiettivo per il quale voi spesso avete citato
l'importanza straordinaria di risparmiare quei 100 milioni che,
secondo me, non è un risparmio, ma una destinazione diversa, e
destinarli ai servizi socio-assistenziali mi sembra importante.
Consegno questi emendamenti con preghiera di poter dare parere
favorevole.
DIGIACOMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, cerco
di impiegare pochi minuti per chiarire una questione di grande
delicatezza. Qui non è che ci dobbiamo inventare i ricoveri e le
malattie, qui abbiamo un quadro definito, tante asole quanti i
bottoni.
Seconda osservazione: l'integrazione dei servizi socio-sanitari
non è un optional, non stiamo passando un piacere, è un obbligo. Un
obbligo verso cui la Regione siciliana è inadempiente. Cosa ha
comportato il venir meno di quest'obbligo? Una trattenuta sul fondo
del 3 percento, da valutare in 150 milioni di euro che il Ministero
non ci trasferisce perché non abbiamo integrato i servizi socio-
sanitari. Perché il Ministero insiste nell'integrazione e si tiene
il 3 percento? Per una ragione molto semplice, perché noi
attualmente spendiamo circa 300 milioni di euro in questa zona
grigia, dove finisce il servizio sociale e comincia il servizio
sanitario, ne stiamo risparmiando altri 100 milioni per integrare
il fondo, e con la modesta cifra di 400 milioni di euro che noi
spendiamo ogni anno, siamo riusciti a far fallire i comuni, a fare
fallire le cooperative, a non pagare nessuno e ad innescare una
serie di contenziosi micidiali tra gli enti locali e le aziende
sanitarie.
Abbiamo, insomma, fatto tredici al contrario, tombola al
contrario, spendiamo 400 milioni di euro e siamo riusciti a
lasciare a piedi i bambini disabili dagli autobus, perché un
servizio socio assistenziale in capo alle province. Quindi,
l'urgenza di questo provvedimento è impellente e, tra l'altro sta
provocando un danno grave alle casse della Regione.
Signor Presidente, anticipo che abbiamo presentato un emendamento
volto a cassare il comma 3, per una ragione molto semplice perché,
un atto gestionale di allineamento delle strutture con
l'accreditamento, non c'entra nulla con una norma.
Noi, per norma, non accreditiamo e non disaccreditiamo nulla,
anche per non ingenerare una confusione che, domani, potrebbe
portare i direttori generali delle aziende a non dare una
prosecuzione ai servizi resi.
Ho completato il mio intervento e non ho altri argomenti, quindi,
la proposta di cassare il comma 3 è fatta proprio per questa
ragione, proprio per non ingenerare una confusione che potrebbe
portare i direttori sanitari a non stipulare le convenzioni con le
strutture dove attualmente ci sono ricoverati i nostri ammalati. Si
tratta di un atto gestionale sui parametri di accreditamento, e poi
sarà il Governo a stabilirli.
Questa mancata integrazione, non solo ha portato ad avere un
servizio mediocre con un'altra spesa di circa 300 milioni di euro
l'anno ma, lo dobbiamo dire, ha consacrato una certa categoria di
malati al confino vita natural durante, ed in una Regione che si
rispetti, in una comunità civile, noi non possiamo precostituire i
presupposti secondo i quali le famiglie abbandonano un malato per
cinque anni, per sei anni, per dieci anni, facendo finta che non
esiste più.
Noi abbiamo anche questo dovere, che è un dovere morale, oltre che
un dovere per le ragioni che ho spiegato di carattere procedurale,
di carattere normativo, quello di dare la sensazione che la
Sicilia, con una certa fatica, ma anche con buona volontà, si vuole
avvicinare a quelle realtà soprattutto, ahimè, del centro-nord,
fortunati loro che questi problemi li hanno già alle spalle.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia è una
dichiarazione di voto perché sono fortemente favorevole a questo
emendamento, e ho apprezzato molto la relazione fatta sia
dall'assessore Borsellino, che dall'assessore Bonafede perché,
finalmente, su un argomento così difficile e delicato, si riesce a
creare una azione chiara e determinata di integrazione tra i
servizi sanitari ed i servizi socio-assistenziali.
Questa è la riforma importante per la finanziaria, ed è una
riforma che è nata con un dibattito e con un apprezzamento, sia in
Commissione, con gli Uffici e con le parti sociali, quindi, ritengo
che anche l'ulteriore approfondimento, così come è stato ribadito
dal Presidente della Commissione, possa essere importante, ma
questo è un lavoro indispensabile che qualifica questa finanziaria.
ALLORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io accolgo con
grandissimo favore questa norma. Sono contento che il Parlamento
tutto sia favorevole, ovviamente per le grandi linee, volevo solo
dire una cosa per quanto riguarda il comma 3.
Io avevo accolto bene la formulazione originaria, perché noi
rischiamo di discriminare le IPAB che, poi, sono delle strutture
che hanno un grande patrimonio, un grande patrimonio di
professionalità e, quindi, se il Governo decide di ritirarle e di
ritirare il comma 3, dovrebbe porsi il problema, poi, in via
amministrativa, di non dare una corsia preferenziale alle IPAB
perché, sicuramente, sarebbe discriminatorio nei confronti dei
soggetti privati che operano, però di mettere le IPAB nelle
condizioni di potere, anch'esse, accreditarsi e di poter concorrere
a parità degli altri.
Peraltro, mi dicono che gli Assessorati alla sanità e alla
famiglia avevano già inviato una circolare dove avevano stabilito i
criteri per il preaccreditamento, quindi, se fosse possibile, in
via amministrativa, definire questa partita ve ne sarei grato.
LEANZA. Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo soltanto
per esprimere qualche perplessità rispetto ad una norma che
condivido assolutamente. L'avevo condivisa in Commissione Bilancio,
ma poi mi sono venuti diversi dubbi e, al Presidente della Regione
e ai due Assessori integrati, così restiamo nell'argomento, vorrei
porre qualche piccola domanda.
Finora noi abbiamo i cosiddetti piani di zona, mentre
l'Assessorato alla salute - Presidente Digiacomo - doveva avviare,
da tempo, iniziative di integrazione socio sanitaria, per esempio
l'ADI. La Sicilia doveva raggiungere il limite di 80 milioni, non
so se l'ha raggiunto e, quindi, praticamente, già di fatto stava
rispettando questo processo, quindi al di là delle cifre, un
percorso è stato avviato, e mi ricordo in tale senso una
collaborazione interassessoriale nel 2010-2011.
Ma allora mi chiedo, il piano di zona, che fine fa? E lo chiedo
dico all'Assessore Bonafede. In questa riscrittura dell'articolo 20
i sindaci, l'ANCI, i sindacati, il mondo del sociale, tutti coloro
che nella 328 hanno avuto una parte attiva, che fine fanno. Io so
che la 328 non funziona, che il piano di zona non funziona, che è
troppo articolato quindi non difendo assolutamente un sistema,
però, dico tutto questo che fine fa? Il mondo della cooperazione
sociale che in Sicilia è un mondo importantissimo, che fine fa?
Nell'emendamento di riscrittura, al comma 3 scompare totalmente un
mondo vivo del terzo settore, scompare un mondo importante per la
nostra Terra. Se oggi ancora il Welfare esiste, esiste perché
esiste questo mondo, non perché esistono le istituzioni che
stimolano questo mondo. Da qui le mie perplessità - assessore
Borsellino - e, nel dettaglio, sono d'accordo con il Presidente
Digiacomo sulle questione che lui ha posto, e cioè che
l'integrazione socio-sanitaria si deve fare per obbligo. Ma questa
integrazione socio-sanitaria, siccome la zona grigia è troppo
borderline , non sappiamo in tanti casi dove finisce il sociale e
dove inizia il sanitario.
E allora - come ha detto correttamente l'onorevole Digiacomo - in
questo momento non abbiamo accontentato nessuno, e paradossalmente
stiamo portando sul lastrico tutti, le famiglie, i disabili, le
persone bisognose, la cooperazione sociale, i Comuni che sono tutti
in dissesto perché, nella stragrande maggioranza, l'azienda
sanitaria provinciale non riconosce la spesa di compartecipazione
che, invece, secondo la norma dovrebbe riconoscere.
Quindi, rispetto a questo, dobbiamo essere chiari con questo
articolo, dobbiamo stabilire prima chi sono gli enti accreditati o
come si debbono accreditare, e il privato sociale si deve
regolamentare all'accreditamento del sanitario, dobbiamo stabilire
se vale l'accreditamento della legge 22. Cioè vorremmo capire prima
di votare una legge così importante - perché questa è una norma di
riforma, di una grande riforma - importantissima, che coinvolge
tantissime risorse ma, soprattutto, se mi consentite, coinvolge
tantissimi cittadini. Quindi, vorremmo capire, vorremmo entrare più
nel dettaglio, lo dico ai due Assessori, molto più nel dettaglio,
e, dopo di che, attraverso gli emendamenti, cercare di fare una
norma di grande civiltà perché una norma di integrazione socio-
sanitaria è una norma di grande civiltà.
Poco fa l'onorevole Di Mauro ha ricordato, per esempio, la parte
riguardante i disabili psichici: con questa norma, molto
probabilmente, non ne parleremmo più ad ogni Finanziaria. Così come
ritengo che vada immediatamente, molto presto, portata, per una
legge organica, la riforma delle IPAB, perché anche quella può
diventare un fatto importante per la nostra comunità.
Quindi, sono assolutamente convinto a mantenere questo articolo,
la riscrittura senza il comma 3, fermo restando che vorrei capire
più nel dettaglio, assessore Borsellino ed assessore Bonafede, dove
mettiamo una concertazione dal basso. Cioè i bisogni non li fate
voi col piano sanitario regionale, le grandi linee si fanno col
piano sanitario regionale ma poi sono i Comuni, sono i cittadini
che, in qualche modo, ci riconoscono le esigenze dei propri
territori e dei propri cittadini. Nella stragrande maggioranza è
stato grazie a tanti comuni che si sono potuti dare servizi
essenziali.
La Sicilia, nel campo dei servizi socio-assistenziali, nel 1986 fu
una regione precursore di innovazione, di capacità. Fece la famosa
legge n. 22 del 1986, la legge n. 14, eccetera.
Io penso che questo Parlamento, lo dico al Presidente Crocetta, ha
l'esigenza di fare una legge sul riordino dei servizi socio-
assistenziali, perché anche la stessa 328 non è più applicabile,
non è più puntuale, non è più attuale e, quindi, noi dovremmo
ritornare a fare una legge organica sul riordino dei servizi socio-
assistenziali in questa benedetta terra.
Quello dell'integrazione socio-sanitario è un grande passo avanti,
però, dobbiamo entrare più nel dettaglio. Mi sembra molto
complicato perché citiamo un decreto dell'assessore del 2012 che,
secondo me, era sulle grandi linee. Cerchiamo, cioè, di entrare più
sul dettaglio, lo chiedo all'assessore Borsellino, in modo
particolare, perché centralizza un po' di più rispetto alla
famiglia.
Io vorrei che fosse un rapporto paritario ma un rapporto in cui,
finalmente, i cittadini sanno che si rivolgeranno ad una struttura
e troveranno le soluzioni dei loro gravi problemi.
CROCETTA. Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA. Presidente della Regione. Signor Presidente, signori
deputati, dagli interventi che io ho ascoltato mi sembra di capire
che la preoccupazione maggiore è avere posto la vicenda
sull'articolo 3, di avere già indirizzato, in qualche modo, gli
affidamenti su alcune cose, che fra l'altro io non so se è persino
legittimo.
Vorrei evitare che il fatto che noi abbiamo individuato alcune
strutture già ci porti ad individuarne altre, così a definire una
specie di piano di convinzioni in cui, sostanzialmente, poi già
definiamo persino i destinatari delle risorse. Per noi, quindi,
l'articolo 3 va soppresso.
FORMICA. E' il comma 3.
CROCETTA. Presidente della Regione. Il comma 3, scusate. Va,
quindi, eliminato dall'articolo 20 il comma 3. Poi vedo una sorta
di preoccupazione rispetto alle destinazioni della 328, al problema
di incrinare il volontariato sociale, il privato sociale, di
risorse che potrebbero essere spostate dalla 328 verso le ASP,
eccetera.
Se tutto questo crea problemi, invece di cominciare a mettere che
hanno diritto, il privato sociale, e definiamo tutta una serie di
cose, per cui già è una riforma che dobbiamo ancora andare a fare e
prima di farla ci dobbiamo preoccupare di chi sono i beneficiari,
aboliamo la parte che dice quota parte delle risorse del Fondo
nazionale delle politiche sociali di cui alla legge 8 novembre 2000
n. 328', assegnata alla Regione, la togliamo così stabiliamo che
parliamo di risparmi, di nuove risorse e lasciamo questi assessori
liberi di cominciare a pensare che ci può essere un servizio
diverso, per quanto riguarda i servizi socio-sanitari, rispetto a
quelli che già ci sono, non rompiamo nessuna situazione esistente,
non destabilizziamo nessun privato sociale esistente, le famiglie,
le comunità alloggio, però, diamo la possibilità all'assessore per
la salute di cominciare a pensare a un piano nuovo e dei servizi
nuovi, perché se noi il nuovo lo dobbiamo pensare nel quadro del
vecchio, è chiaro che non ci sarà nessun nuovo.
Aboliamo i riferimenti alla 328. Se togliamo il terzo comma mi
pare che la legge sia scritta bene, perché introduce elementi. Non
è che anche il privato sociale con l'integrazione dei servizi socio-
sanitari potrà rimanere così com'è Nessuno penserà, ovviamente, di
toglierlo. Perché lo dovrebbe eliminare? Però, porterà a
riqualificazione dei servizi, magari se allarga alcune competenze
dovrà avere figure che attualmente non ha, dovrà avere
caratteristiche di alloggi, di comunità e strutture che saranno
diverse a seconda dei servizi.
Una cosa sono i servizi che rimangono così come sono... Però, se
questo dovesse destare la preoccupazione che si sia una intenzione
di volere destabilizzare questo privato sociale, aboliamo la 328
per cui c'è il vecchio sistema che continua a funzionare così
com'è, visto che piace a tutti, e il nuovo che comincerà a
funzionare un po' diversamente, che è quello che piacerebbe fare a
noi.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l'articolo 20
assistiamo, ancora una volta, a un tentativo di riforma su un
settore fondamentale, come quello dei servizi socio-assistenziali,
senza che questa riforma venga vagliata, approfondita nella
commissione di merito ma, soprattutto, senza che queste riforme
siano oggetto di un apposito disegno di legge
Ricordo perfettamente che nel 1996, in occasione della prima legge
che abbiamo fatto nel settore, si è dibattuto con un apposito
disegno di legge in Commissione Sanità e anche per lungo tempo.
Non capisco perché il Governo non solo non scelga questa strada
ma, addirittura, prima presenta una versione con l'articolo 20
originario, poi la modifica in corso d'opera con una riscrittura e
poi, ancora, propone di togliere da questa riscrittura il comma 3
che sarebbe l'unico comma - mi riferisco al comma 3 originario
dell'articolo. 20 - che almeno stabiliva dei requisiti precisi per
affidare il servizio.
Insomma, è come se il Governo buttasse del fumo negli occhi con
una prima stesura del provvedimento, toglie i soldi ai comuni,
toglie i soldi per l'assistenza, toglie le regole, dopo di che si
presenta con una riscrittura che dà l'impressione di voler
migliorare la proposta che ha fatto e nottetempo ci ripensa e
toglie l'unico vincolo che era nell'articolo 20 e che dava una
qualche forma di garanzia sulla continuità del servizio stesso.
Siamo in presenza di un Governo che presenta una riforma senza
presentarla attraverso un disegno di legge, non passa per le
commissioni di merito per l'approfondimento e vuole riservare per
se stesso le modalità di come bisogna erogare questo servizio. I
riferimenti al DPCM che sono contenuti nella riscrittura del
Governo è uno specchietto per le allodole perché in quel documento
non si parla dei soggetti che dovranno erogare il servizio, si
elencano i tipi di servizio che dovranno essere erogati, quindi,
così facendo il Governo, con atto amministrativo e scavalcando il
Parlamento stesso, va a modificare persino le previsioni di quel
DPCM a cui dice di volersi richiamare.
Quindi, ritengo che il comma 3 debba essere mantenuto nella forma
originaria perché almeno il Parlamento deve avere la garanzia di
conoscere chi sono gli enti che devono proseguire nel servizio,
perché altrimenti con un decreto, che non passerà al vaglio del
Parlamento, il Governo ha le mani libere per affidare il servizio a
chi vuole.
GUCCIARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se oggi il
Parlamento dovesse approvare, come io auspico, questa norma, seppur
con qualche modifica di cui ora dirò e con grande ritardo allo
schema legislativo nazionale, realizzerebbe davvero la riforma
concepita sin dal 1992 e non riesco a comprendere le perplessità e
i sospetti rispetto a ciò che è scritto con estrema chiarezza in
questa proposta del Governo; la verità è che in Sicilia i distretti
socio-sanitari non hanno funzionato perché non sono mai esistiti e
lo dico assumendomi la responsabilità di ciò che dico, e dico di
più, con questa riforma finalmente e probabilmente, assessore
Borsellino, si realizzerà la riforma prevista dalla legge n. 833
del 1978, tutt'ora vigente, che prevede che i sindaci siano
autorità sanitaria locale nel proprio Comune.
Successivamente l'impalcatura legislativa ha previsto i distretti
sanitari, che sono diventati in tutto il paese distretti socio-
sanitari, da noi, fino a qualche anno fa, non erano neppure
coincidenti, dal punto di vista territoriale, i distretti sanitari
con quelli socio-sanitari.
Vorrei quindi capire come si poteva applicare qualunque legge
dello Stato, qualunque tipo di attività socio-assistenziale nella
nostra Regione e, probabilmente, ancora qualcuno non ha capito
esattamente a che cosa servono i distretti sanitari che tutt'ora
esistono nell'impalcatura regionale del nostro servizio sanitario
regionale rispetto ai distretti socio-sanitari che sono totalmente
avulsi da questa tipologia di assistenza.
Qualcuno chiedeva: come i Comuni possono essere protagonisti? Io
dico di più, probabilmente i Comuni non hanno assolto a quello che
era un loro diritto e una loro prerogativa di essere - assessore
Borsellino e assessore Bonafede - protagonisti nei distretti
sanitari, nel Comitato di distretto che, probabilmente, non si sono
mai riuniti in Sicilia, nei quali i sindaci sono protagonisti, non
soltanto per quanto riguarda gli aspetti dell'assistenza sociale in
senso proprio, ma anche e soprattutto per quanto riguarda
l'assistenza sanitaria rispetto alla quale i Comuni devono essere
protagonisti attraverso i loro sindaci e in questi anni credo che,
purtroppo, non lo siano stati.
Avere perplessità su questa norma di integrazione dell'assistenza
sanitaria e dell'assistenza sociale, che è scritta bene perché
realizza esattamente quella che è l'impalcatura del 502 e
successivamente della modifica sostanziale del Decreto Legislativo
229 del 1999, davvero mi riempie di dubbi e mi riempie di grandi
perplessità.
Continuare ad ostinarsi a non voler avviare la riforma del sistema
dell'assistenza socio-sanitaria in Sicilia significa davvero voler
negare, continuare a negare dopo oltre vent'anni ai cittadini
siciliani una tipologia di assistenza che deve presentare profili
di qualità che in questo momento certamente ancora non sono stati
raggiunti.
Quindi, il mio plauso è alla generosità con cui i due Assessori
hanno voluto costruire questo percorso che, approvando questa
legge, è semplicemente all'inizio perché tutto va costruito
attraverso il piano regionale che, entro novanta giorni, deve
essere adottato dalla Regione, il piano socio-sanitario regionale
integrato che deve dettare le linee guida rispetto a quella che
sarà l'assistenza nei distretti socio-sanitari nei quali poi si
andrà a realizzare.
Penso, quindi, che il Parlamento oggi debba davvero voltare pagina
rispetto a questo non volersi aprire ad una riforma che nel resto
d'Italia è arrivata alla decima modifica. E' come quando la Sicilia
non riusciva ad avere il proprio piano sanitario regionale - il
primo è stato nel 2000 - e in Lombardia eravamo arrivati al terzo,
al quarto piano sanitario regionale.
Questo sospetto, rispetto ad un processo di riforme che tutti
diciamo di volere e che poi, nei fatti, diventiamo sospettosi
quando si debbono realizzare, credo non possa essere più tollerato
in questo Parlamento.
Quanto al comma 3, ritengo che la proposta di soppressione che ha
fatto il Presidente della VI Commissione legislativa permanente,
onorevole Di Giacomo, sia corretta non perché non c'è condivisione
rispetto a quello che è l'obiettivo che si prefigge il comma 3, ma
perché riteniamo che questo sia un obiettivo da conseguire con atti
amministrativi, un obiettivo gestionale e per questo io da questa
tribuna chiedo al Governo e agli Assessori competenti, alla salute
e alla famiglia, che questo obiettivo venga raggiunto al più presto
possibile, cioè di fare in modo che l'assistenza socio-sanitaria
integrata possa essere anche utile a dare un contributo alla
soluzione di strutture così importanti e così in difficoltà in
questo momento nella nostra Regione che sono le IPAB.
Pertanto, annuncio il voto favorevole del mio gruppo al comma 3,
dell'emendamento GOV.20 con le precisazioni e l'impegno che
gradirei che gli Assessori assumessero in quest'Aula rispetto alle
IPAB ed il voto favorevole all'approvazione dei commi 1 e 2 di
questo emendamento per le ragioni che abbiamo espresso.
LOMBARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, inizierò subito
invertendo l'ordine delle motivazioni che mi portano a questo
intervento, rispetto a quello precedente sull'articolo 13,
dichiarandomi favorevole al principio che anche questa norma
enuncia, perché prima sui consorzi non ero stato chiaro e avevo
criticato il metodo e non avevo dichiarato il fatto che
l'accorpamento potrebbe e potrà essere utile se fatto in un certo
modo.
Parto, quindi, dichiarando il mio intento favorevole, anche perché
insieme al gruppo del Partito dei Siciliani, con la mozione n. 244,
abbiamo chiesto che l'assessorato possa addivenire alla
costituzione di questo fondo unico per i servizi socio-sanitari. E'
certo - e lo dico anche in modo chiaro - che io difendo una lobby,
possiamo dirlo, visto che anche oggi su un quotidiano nazionale è
uscito fuori che si fa lobbismo all'interno di quest'Aula e,
soprattutto, all'esterno.
Lo dico chiaramente: io sono a favore anche di quelle strutture
che sono le comunità alloggio che vivono in una condizione di fatto
che è illegittima e fuori dal dettato delle leggi in quanto il
percorso che è stato descritto negli anni dalla legge del 1978, la
ricordava l'onorevole Gucciardi, le varie direttive ministeriali ci
hanno indotto e ci hanno condotto verso una riforma del settore e
l'integrazione di questi servizi
Però, vede, signor Presidente, Assessore, noi ci dobbiamo mettere
d'accordo anche perché quello che diceva il presidente Digiacomo è
vero: il risparmio e la perdita di somme che porta questa mancata
riforma, anzi, diciamo che il nocumento che porta questa mancata
riforma è grave per la Sicilia, soprattutto anche alla luce dei
risparmi che abbiamo realizzato con la legge n. 5 del 2009. Però,
vede, è anche qui un problema di metodo e lo ribadisco, Assessore.
Abbiamo una mozione, abbiamo un intento, una volontà, questo
Parlamento vuole fare delle riforme per salvaguardare un servizio e
per creare risparmi ma non è il metodo per fare queste riforma
venire qui discutere in Finanziaria di queste cose così delicate
Abbiamo delle Commissioni di merito, abbiamo un Presidente - e mi
riferisco all'onorevole Digiacomo - che ha dimostrato su tanti
àmbiti la sua competenza. Perché? Perché ridurci a concludere una
riforma trentennale che certamente, Assessore, la ascriverà tra i
riformatori di questa Regione, all'interno di un disegno di legge
Finanziaria?
E mi riferisco, infine, all'intervento del Presidente della
Regione, onorevole Crocetta, si diceva la 328, io non so più,
l'Assessore Bianchi prima parlava di interlocuzione con i comuni ma
il Fondo per i comuni da 650 milioni ormai abbiamo visto che è a
350 milioni, attacchiamo qualche emendamento che, grazie a Dio, è
stato dichiarato inammissibile, per togliere ulteriori somme. La
328 toglierà ulteriori somme, il Presidente ora ci dice che
possiamo anche escludere la 328.
Ma allora, Presidente Ardizzone, mi scusi, cosa ci fa questa norma
nella Finanziaria che serve a regolarizzare, dal punto di vista
contabile, il bilancio di questa Regione se togliamo ogni
riferimento al bilancio di questa Regione. Perché anche questa
norma rientra all'interno della finanziaria. Perché?
Tutto deve essere trattato in una settimana, secondo me non è
opportuno, Assessore Borsellino, e la invito francamente a ritirare
questa norma e a discuterla in un Parlamento che ha dimostrato
grande responsabilità con i metodi opportuni che prevede il nostro
Regolamento.
Infine, il comma 2 descrive le modalità, di fatto demandando tutto
alla Giunta e al Governo per carità, nulla quaestio, però, vedete,
il comma 3 è indicatore di qualcosa perché si aggiunge, poi si
toglie, poi si mette una parte, poi le IPAB, poi il privato
sociale, poi facciamo tutto noi e non va bene, Assessore.
Vede, la Regione siciliana - e lei lo sa bene - dal 2009 a oggi
può sedere nei tavoli istituzionali, quale la Conferenza Stato-
Regione, perché degli uomini coraggiosi hanno portato il deficit di
questa Regione da un miliardo a più 15 milioni di euro con la
chiarezza, nella trasparenza, nella legalità e nell'opportunità
degli atti legislativi.
Non ritorniamo, per favore, a periodi nei quali ci pensa il
Governo e poi qualcuno col piattino in mano va a chiedere
convenzioni o elargizioni varie, perché se no la rivoluzione
potrebbe essere intesa come rivoluzione celeste', quindi, come
rotazione che porta ai punti di partenza di qualche decennio fa e
questo non va bene.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, io ho
sentito parlare poc'anzi di una legge di riforma.
La Regione Sicilia sta recependo oggi con legge un DPCM del 14
febbraio del 2001 e il mancato recepimento di questa norma ha fatto
si che la Regione Sicilia perdesse il 3 per cento di quelle somme
che erano destinate proprio per il ricovero dei soggetti disabili,
disabili psichici, disabili mentali, quindi, vi era da parte della
Regione una inadempienza.
Con questa norma noi oggi non stiamo facendo nessuna riforma ma
stiamo semplicemente applicando un DPCM che se, fra l'altro,
avessimo recepito il decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, quell'atto di indirizzo e coordinamento in materia di
prestazioni socio-sanitarie pubblicato nella Gazzetta del 6 gennaio
2001, già non c'era bisogno di fare tutta questa discussione perché
le funzioni erano chiare.
Ciò che, invece, a me non sembra chiaro in questa norma di
recepimento è quello che si vuole fare.
Prendo atto che il Presidente della Regione ha detto che viene
eliminata la quota parte delle somme destinate alla 328 perché
quest'Assemblea non può destinare somme che non appartengono ai
dipartimenti regionali.
Ricordiamo a tutti che le somme della 328 sono trasferimenti
statali destinati ai distretti socio-sanitari, e gli assessorati
non possono trattenere alcuna somma per destinazione, perché devono
trasferirle ai distretti, se poi sono stati bravi, se poi
funzionano, io mi auguro che da quest'anno funzioneranno meglio,
perché per fortuna si è stabilito il limite di abitanti. Però,
ricordiamo, che tutti i comuni garantiscono tutti i servizi sociali
attraverso questo meccanismo e questo strumento e di cui gli
assessorati e il dipartimento, né il Governo può disporre.
Quale è il problema che oggi si pone? Il problema che oggi si pone
è la destinazione che noi non possiamo modificare e che dobbiamo
stabilire. Perche? Lo spiego: l'Assessore, giustamente, ha fatto un
accordo interassessoriale, il 13 gennaio del 2012, tra
l'Assessorato Regionale alla Famiglia e l'Assessorato alla Sanità,
dove dava applicazione al DPCM 14/2/2001, stabilendo che alcuni dei
servizi indicati nel sopraccitato DPCM, in particolare le strutture
destinate al ricovero degli anziani, case di riposo, case protette,
già iscritti all'Albo regionale famiglia di cui alla Legge n. 2286,
possano fare richiesta all'Assessorato alla Sanità, per
l'accreditamento e relativo riconoscimento della quota di
compartecipazione di tali servizi all'Asp.
Ma nessuna menzione è stata fatta rispetto agli altri servizi
citati dal DPCM, perché le comunità alloggio per disabili,
strutture di accoglienza, l'Assessorato deve semplicemente
compartecipare, così come previsto dal DPCM.
Qual è il problema che vivono oggi gli enti locali? Il problema
che vivono gli enti locali, è che tutte le comunità alloggio si
rivolgono - e questo ve lo dice una persona che fa il sindaco -
agli enti locali per ricevere il pagamento delle prestazioni
relative alle disabilità, quindi, del medico, dell'infermiere,
eccetera.
Se noi oggi non riconosciamo la destinazione di queste somme,
anche per le spese sostenute da queste comunità alloggio, non
abbiamo reso un buon servizio e abbiamo lasciato nel limbo quella
che, invece, una norma statale ci chiede di regolamentare.
Pertanto, va precisata la destinazione dei fondi che devono essere
coperti con i fondi della sanità che ha disposizione perché lo
Stato glieli trasferisce, non c'è nessuna riforma, nessuna
rivoluzione; stiamo applicando un DPCM, e lo stiamo applicando con
dieci anni di ritardo e con il rischio di perdere il tre percento,
quindi, non altro.
Non possiamo né togliere somme alla 328, ne escludere o includere
le case alloggio, ma includere tutte quelle comunità che svolgono
prestazioni, siano case alloggio, siano IPAB, siano quant'altro.
Grazie.
ZITO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZITO. Signor Presidente, sarò velocissimo. Più di parlare della
norma, vorrei parlare con l'Assessore Bonafede per quanto riguarda
gli effetti della norma e la domanda è se questo articolo
comporterà nel primo immediato una revisione dei piani di riparto
della distribuzione dei fondi e, quindi, potrebbe portare dei
ritardi, ci sarà un allungamento dei tempi per la predisposizione
dei piani di zona.
Quindi, questa norma nell'immediato comporterà degli allungamenti
nella nuova predisposizione dei piani di zona? Tutto qui. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zito.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor presidente, Assessori, onorevoli colleghi, credo
che questo articolo in realtà sia un articolo cruciale per la
storia di questa finanziaria, e lo è senz'altro perché entra nel
merito della programmazione di servizi, la cui ricaduta in termini
di attività per i cittadini siciliani, è assolutamente importante.
Sicuramente, il principio che viene enunciato attraverso la legge
di riforma dei servizi socio-sanitari che, come sapete, nasce nel
2000 e secondo me nasce come una bimbetta gracile che muove, già da
piccola, i suoi primi passi con difficoltà, che incontra ulteriori
rischi e difficoltà nel suo percorso ma che, oggi, attraverso
questi tre commi proposti con l'articolo 20, in realtà, non trova
via d'uscita rispetto a questa sua condizione di malessere.
Credo che si tratti di una norma che, nel tempo, sia riuscita a
creare radicamento nel territorio attraverso percorsi di
progettazione partecipata, che hanno coinvolto i distretti socio-
sanitari, che hanno coinvolto i servizi sociali territoriali dei
comuni, che hanno portato all'elaborazione di piani di zona, che
hanno diviso il territorio e l'ambito di applicazione per aree
tematiche, dove azioni hanno visto luce rispetto all'area dei
minori, dei disabili, dell'immigrazione, della salute mentale e
così via dicendo.
Una norma, peraltro, che si è ancorata ad un'attività di
pianificazione pensata in seno al Ministero e che, proprio negli
ultimi mesi, è arrivata ad una buona connessione attraverso il
piano di azione e coesione, quel piano di azione e coesione che
dovrebbe garantire l'avvio di strutture, quali asili nido ed
assistenza domiciliare integrata.
Parliamo di risorse ingenti per la Sicilia, oltre, credo, sessanta
milioni di euro, Assessore e che, comunque, sono destinate
ulteriormente a crescere, anche attraverso un sistema di premialità
per quelle regioni che riescono ad utilizzare questo treno.
Un processo di partecipazione dal basso che, sicuramente, l'ho già
detto, sta soffrendo e sta soffrendo, soprattutto, in funzione del
fatto che il Fondo Nazionale Politiche Sociali ha subito dei forti
ridimensionamenti.
Allora, credo che affermare il principio dell'integrazione socio-
sanitaria sia affermare un principio sacrosanto. Tuttavia, fare
riferimento alla sanità in senso stretto, cioè delegando alle ASP,
che pur essendo antenne sensibili nel territorio, in grado di
operare a fianco dei servizi sociali territoriali dei comuni che
svolgono altrettanta attività importante, non riesce a rendere il
senso dell'integrazione che vogliamo definire. Non riesce a farlo,
soprattutto, perché non si può pretendere - ed è accaduto,
purtroppo, oggi spesso guardando a questa finanziaria - che, con
una riscrittura, si arrivi non solo a fare sintesi delle proposte
di questo Parlamento, che anche qui aveva presentato numerosi
emendamenti ma, addirittura, pretendere di arrivare a fare una
riforma. Una riforma così importante, attesa da anni, che con
questi due articoli, ovviamente, non trova l'adeguato spazio.
Rispetto al comma tre, di cui si è parecchio parlato, devo dire,
Assessore, che, in effetti, fare riferimento alle IPAB come nodo
cruciale, attraverso il quale riuscire a connettere esperienze così
diversificate mi sembra, quanto meno, pretenzioso.
Le IPAB, Istituti di Assistenza e Beneficenza, sicuramente
potranno svolgere un ruolo importante, ma mi sembra ingeneroso dare
spazio alle IPAB non coinvolgendo gli enti del terzo settore.
Quegli enti ai quali, per anni, abbiamo spiegato, in sede di
concertazione, di tavoli tematici divisi per aree di intervento,
che dovevano fare un lavoro sulla programmazione, che questo
sarebbe servito loro per accreditarsi in sede di avvisi di gara ai
quali oggi diciamo: Bene - diamo loro un ben servito -, avete
fatto un buon lavoro, siete riusciti a fare concertazione e
pianificazione nel territorio, ma adesso non servite più Non
servite più, perché facciamo l'integrazione mettendo al tavolo
delle trattative le IPAB, la facciamo dando delega totale alla ASP
e sostituiamo con un colpo di spugna, ancora una volta, quel
sistema di democraticità e di partecipazione che la norma, invece.
tanto vorrebbe.
Un'altra considerazione: all'interno di questi due articoli non
c'è alcun riferimento specifico alle modalità con le quali
intendiamo salvaguardare quei principi tanto cari alla legge di
riforma, cioè non c'è spazio alcuno; avremmo potuto pensare alla
gestione di un sistema di voucher per l'erogazione dei servizi, a
favore delle comunità-alloggio per disagio psichico, avremmo potuto
pensare ad un modo attraverso il quale garantire la continuità dei
servizi ai minori che stanno all'interno delle case famiglia e meno
male che quei minori crescono e che, purtroppo, poi, alla fine,
spesso nell'assenza di una norma che regolamenti i rapporti tra i
servizi, da quelle case famiglia escono, perché se dovessimo far
conto solo sull'attività di programmazione, probabilmente, quei
minori continuerebbero a rimanere dell'altezza con la quale dentro
quelle strutture sono entrati.
Quindi, Assessore, una bimbetta gracile, gracile che ci saremmo
aspettati potesse essere accompagnata attraverso questa
finanziaria, una bimbetta gracile, gracile che rimane così
fotografata in questa sua condizione di malessere ed una bimbetta
gracile, gracile, quindi, quella della 328, rispetto alla quale
chiediamo con fermezza e con il dolore che appartenga, credo, a
qualunque parlamentare che ha a cuore questo genere di attività e
che lo fa anche un po' con il cuore dell'operatore sociale come,
probabilmente, tutti noi deputati che facciamo attività politica
nei nostri territori, siamo chiamati a fare.
Quindi, chiederò con un emendamento di fare riferimento e
richiamare in causa il ruolo del terzo settore, perché ritengo che
a quello bisognerà dare giusto spazio e che, soprattutto, vengano
individuate delle priorità a partire, per quanto mi riguarda, visto
che si tratta soltanto di due commi, in questa fattispecie, a delle
comunità-alloggio per disagio psichico.
Poi, mi auspico, ovviamente, che dalla prossima settimana inizi un
lavoro incessante che, mi dispiace dirlo, Governo, non spetta a
voi, ma è un lavoro che spetterà alle Commissioni di merito - qui
in realtà c'è una vicenda che riguarda le competenze delle
Commissioni -, senz'altro riguarda la Commissione Sanità; mi
auspicherei che coinvolgesse anche la I Commissione che si occupa
di diritti civili ma è, senz'altro, alla sensibilità dei deputati,
dei parlamentari, che questa riforma va consegnata, tenuto
senz'altro conto del parere, delle linee di indirizzo politico che
questo Governo vorrà dare.
CASCIO Salvatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO Salvatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
Assessori, intervengo per cercare, dove possibile, a mio avviso, di
fare un po' di chiarezza su ciò che stiamo facendo.
L'articolo 20 non vuole essere una riforma, non vuole per nulla
essere una riforma e non vuole sostituirsi alla legge
sull'integrazione dei servizi sanitari ed i servizi socio-
assistenziali.
L'articolo 20 è un adempimento, lo definirei, è un adempimento cui
la Regione siciliana è tenuta ad ottemperare perché altrimenti
rischia che non le vengano riconosciute alcune somme che le vengono
trasferite.
A questo fine è stato fatto questo articolo 20, tant'è che
l'articolo 20 non è innovativo, l'articolo 20 ricalca tutto ciò che
già nella Regione siciliana c'è. Se analizziamo sia il primo che il
secondo comma è come funziona la Regione siciliana, attualmente.
Cioè, in pratica, cosa diciamo nel primo comma?
Noi diciamo che alcuni fondi della 328 sono destinati
all'integrazione socio-sanitaria e questo è insito nella legge, si
deve fare perché è obbligo non perché è optional; nel comma 2,
invece, facciamo una deroga a tutto questo, all'Assessorato,
soprattutto, alla Sanità perché vi era un precedente decreto che
stabiliva una soglia di 500 milioni di euro, quindi, stiamo
aumentando questa soglia.
L'onorevole Di Mauro ha posto una questione e la questione era:
Non ci sono quantificate né somme, né percentuali . Vorrei
tranquillizzare l'onorevole Di Mauro perché non essendoci
specificate né somme, né percentuali, ciò può giocare a favore
anche dei Comuni. Mi preoccuperei, al contrario, se vi erano
specificate somme e percentuali perché dà margine al Governo di
modulare, in base alle esigenze che ritiene opportune, l'azione da
intraprendere.
Vi sono anche altri aspetti. Qualcuno ha detto: Il Comune, così,
viene ad essere depauperato di alcune risorse .
Allora, un attimo, c'è un'altra inesattezza, mi permetto di
correggere l'onorevole Figuccia, che riguarda il terzo settore: noi
stiamo votando l'integrazione tra i servizi sanitari e socio-
assistenziali avendo un riferimento che non è il disagio sociale ma
è la patologia e, quindi, come tale l'integrazione è riferita
sempre a fenomeni che concorrono con il servizio sanitario
regionale. Nel momento in cui questa condizione non c'è il terzo
settore, il disagio sociale, non ha niente a che vedere con questo
meccanismo, quella è un'altra legge, stiamo parlando di due cose
diverse, parliamo, per capirci, di comunità-alloggio, faccio un
esempio, ma che ricovera pazienti con disabilità psichica.
Perché le comunità-alloggio? Perché le comunità-alloggio,
purtroppo, questi ricoveri, non sono riconosciuti da Elea, vi sono
la parte di prestazioni sanitarie che viene riconosciuta da Elea,
la parte alberghiera che non viene riconosciuta da Elea.
E allora, tutto questo e di questo stiamo discutendo, quindi, non
vuole essere una riforma, semmai vuole mettere una pezza per
recuperare ed attrarre risorse alla Regione siciliana e, quindi, la
vedo di buon occhio, vedo anche di buon occhio il fatto che è stato
cassato il comma 3 perché individuava una platea di erogatori.
Cassando il comma 3 non si individua la platea ma non si dice che
no c'è la platea, non si individua per legge, si va con successivo
provvedimento che è di libera Giunta, che è decreto, che è come lo
vogliamo chiamare lo chiamiamo e si individua quella platea dopo
che la Commissione Sanità e qua - mi permetta - Assessore per la
salute ed assessore Bonafede, avrà dato anche delle indicazioni
perché non possiamo esautorare il ruolo della Commissione Sanità su
questa materia specifica che è anche di programmazione, là dobbiamo
intervenire e faccio mia anche un'altra ambascia che è presente in
tutti i componenti della Commissione: siamo fermi al palo con la
riforma, con la legge del sistema socio-sanitario integrata,
abbiamo presentato un disegno di legge ed è stato messo da parte.
Mi auguro
LO SCIUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei chiedere
all'assessore Bonafede, quando all'articolo 20 si dice: di
concerto tra l'Assessorato regionale della salute e l'Assessorato
regionale della famiglia , il 50 per cento delle risorse del Fondo
nazionale delle politiche sociali vengono assegnate alle ASP ,
siccome, personalmente, ritengo che la 328 è stata una legge
rivoluzionaria nel settore perché ha dato la possibilità ai Comuni
di progettare all'interno di quello che è il proprio fabbisogno e,
quindi, di dare risposte concrete alle categorie che sappiamo,
allora, con questa legge togliamo risorse ai Comuni? Vorrei capire
questa cosa.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. E' stato soppresso.
LO SCIUTO. Allora niente, scusate.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che
questo è un articolo particolarmente interessante ma vorrei capire,
anche da questo articolo, due passaggi che, secondo me, hanno una
refluenza sul Bilancio e sulla Finanziaria.
Per quanto riguarda il prospetto allegato alla legge Finanziaria,
al Bilancio, l'articolo 6, comma 9, Ricovero ai minori e
l'articolo 6, comma 10, Comunità-alloggio disabili psichici ,
assessore Borsellino, prevedeva per il 2015 e il 2016, il capitolo
a quota 0 euro, 0 euro.
Quindi, queste previsioni a quota 0 euro e 0 euro in questi due
capitoli - è una domanda che pongo al Governo per capire anch'io e
farmi una mia idea su cosa stiamo trattando -, è perché, in
previsione di questo emendamento, cioè voglio dire trasferire
queste risorse, poi sul capitolo della Sanità? Era una prima
domanda che volevo fare.
Secondo aspetto non indifferente, da amministratore quale sono
stato e da sindaco di una comunità: oggi ci sono molti sindaci che
hanno grandi difficoltà a chiudere il Bilancio perché il costo del
ricovero delle rette dei minori e dei disabili psichici, voi me lo
insegnate, influisce fortemente su quello che è il bilancio dei
Comuni.
Il Presidente Crocetta è stato sindaco di un Comune e, quindi, sa
meglio di me
CROCETTA, presidente della Regione. Appunto per questo proponiamo
questa cosa.
ALONGI. No, Presidente, mi permetta, quando devo fare un plauso
lo faccio, quando devo fare la critica la faccio, la politica deve
essere onesta e leale con sé stessa e con chi ci ascolta, ci
mancherebbe altro.
Quindi, dicevo, credo che su questo articolo 20, se riuscissimo a
mettere dentro ed a dare già direttive, sin da adesso, sul fatto
che questo serve anche a far recuperare una quota agli Enti locali
ed ai Comuni che, oggi, hanno costi eccessivi, che pesano
pesantemente sulla loro gestione per le rette dei ricoveri e le
rette dei disabili psichici, credo che sia un fatto importante.
Qui, non vedo, oggi, questa puntualizzazione. Se, però, il Governo
mi dicesse, oggi, che c'è un impegno in questa programmazione e
riprogrammazione ad un risparmio per gli Enti locali - guardi, mi
hanno chiamato poc'anzi due, tre sindaci, per esempio mi ha
chiamato il sindaco di Camporeale che mi diceva: Siamo al
collasso, spendo 600 mila euro all'anno -, se questa norma venisse
approvata e, però, andasse in direzione di un sostegno a quel costo
che oggi ha l'Ente locale, per noi diventerebbe importante.
Quindi, per noi, e per me in particolare, ripeto, già due
rassicurazione sono importanti: 1) questo per gli Enti locali; 2)
altra cosa non indifferente, e ritirerei eventualmente gli
emendamenti che avevo presentato, che se nei capitoli per il 2015 e
2016 non sono previste risorse per rette ricovero minori, articolo
6, comma 9 e l'articolo 6, comma 10, per quanto riguarda le
comunità- alloggio disabili psichici vuol dire che, probabilmente,
con questa norma, si vorrà fare fronte negli anni 2015 e 2016.
Erano due aspetti che mi piaceva chiarire e, comunque, ritengo che
questa norma, se va in questa direzione, è una norma importante ed
è un vero sostegno che diamo agli Enti locali e ai Comuni.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, premesso che, anche questa norma con gli
obiettivi, con le forme, con i contenuti della legge finanziaria di
stabilità ha poco a che vedere, perché questa norma andava
promulgata, andrebbe promulgata, semmai dentro quella riforma di
settore che è all'esame della Commissione Sanità dall'inizio di
questa legislatura e che non ha avuto, fino a questo momento,
l'impulso che ci attendevamo tutti i componenti a cominciare dal
presidente della commissione, onorevole Di Giacomo, che è il primo
firmatario di quel disegno di legge, voglio rifarmi proprio
all'intervento abbastanza chiarificatore, molto chiarificatore, del
collega Cascio, il quale ci dice testualmente, o quasi: guardate
che questa non è una legge, non è una norma, che vuole riformare
nulla, è la fotografia di quello che già in Sicilia accade .
Ha perfettamente ragione Il primo ed il secondo comma
disciplinano una situazione che è una situazione di fatto. Quindi,
il contenuto innovatore della norma era e sarebbe ancora, se
avessimo un sussulto di lucidità all'interno della legge di
stabilità regionale, proprio nel terzo comma, perché se approvassi
soltanto il primo ed il secondo avremmo approvato il cosa' ma non
avremmo detto una parola sul come'.
L'integrazione come avviene? E, soprattutto, nei territori e sui
territori all'interno dei distretti socio-sanitari chi la metterà
in pratica? Chi la farà funzionare? Quale soggetto sarà chiamato ad
applicare, nel concreto, la norma?
Siamo davanti ad una situazione, consentitemi la franchezza, lo
dico con una certa consapevolezza della gravità del termine:
schizofrenico , cioè duale. Noi abbiamo tre testi su questo
fenomeno. Il primo testo, quello del famoso giorno 12 dicembre,
cioè la finanziaria presentata tanto perché andava presentata.
Perché quasi tutte le norme, soprattutto le norme più importanti
della legge di stabilità sono regolarmente riscritte in Aula dal
Governo. Il che significa che il testo del 12 dicembre era un testo
ipocrita, fasullo, presentato tanto perché doveva essere
presentato. Siamo, quindi, davanti all'ennesima riscrittura. Di
questa riscrittura, ci dice il Presidente della Regione: guardate,
cassiamo il terzo comma . Eh, no Presidente
Lei deve decidere una strada, perché se quella norma contenesse il
terzo comma la voterei favorevolmente, perché avremmo individuato i
soggetti sul territorio che, concretamente, sarebbero chiamati ad
applicare quelle due norme che sono pleonastiche, il primo ed il
secondo, perché già avviene esattamente ciò che le norme
intenderebbero disciplinare.
Allora decidiamoci O qui cambiamo, il Governo cambia, opinione
rispetto a qualunque deputato, soprattutto della maggioranza, si
alzi per sostenere una sua tesi, o una certa tesi, oppure c'è una
coerenza nell'operato del Governo.
Ed, allora, annunzio personalmente, ma credo di poterlo dire a
nome del mio Gruppo, che se ci trovassimo davanti alla riscrittura
completa primo, secondo e terzo comma, con la individuazione dei
soggetti che lascia assolutamente alla normazione l'individuazione
dei soggetti e non alla discrezionalità, potremmo votarla.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole Alongi
voleva sapere se, effettivamente, con l'applicazione di questo DPCM
c'è un risparmio per gli Enti. Io vorrei chiarire questo: il DPCM
già contiene esattamente qual è la quota a carico dei Comuni e che,
soprattutto, il risparmio c'è, nella misura in cui quelle somme
vincolate per la disabilità vengono trasferite ai comuni.
Quindi, già l'applicazione di questo DPCM comporta un notevole
risparmio per quanto riguarda gli Enti locali perché, fino ad ora,
è successo che i Comuni si sono dovuti fare carico, quando non
c'era l'applicazione del DPCM, anche della quota della sanità.
Ora è stabilito esattamente quant'è la quota a carico dei Comuni
che è vincolata per il finanziamento che ricevono dalla Regione,
perché i Comuni e gli Enti locali si occupano dei servizi a basso
rilievo, quindi, dei disagi, mentre per quanto riguarda i malati
psichici, i malati mentale, proprio le questioni patologiche,
questa parte viene coperta dall'Assessorato alla salute, e una
parte è vincolata dalla 328 .
Quest'anno, per esempio, ai comuni sono stati trasferiti circa 850
euro per ogni disabile, quindi, c'è una parte, non ricordo bene e
non vorrei dire cifre assurde, però, nel momento in cui ci sono e
sono state chiarite nel DPCM le quote di compartecipazione, quanto
a carico del comune, quanto a carico della Regione, quanto è quella
somma vincolata che viene destinata per la disabilità dalla 328 .
Quindi, non c'è discrezionalità. Trattasi di case alloggio, di
IPAB, eccetera, non c'è assoluta discrezionalità.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che ci sia
un piccolo problema che è quello che il finanziamento per la 328
in Sicilia quest'anno sarà meno di 17 milioni di euro.
Questo è un limite rispetto a quelle che sono le buone intenzioni,
perché la norma va fatta. Certo, poi, c'è tutta la parte che deve
essere normata bene e, forse, non è il caso di normarla in questo
caso.
Qua, non si tratta di guardare chi sono i soggetti che devono fare
le prestazioni; è più importante guardare a quali soggetti devono
andare queste prestazioni perché il problema è proprio lì.
Gli Enti locali hanno usato finora la 328 come sostitutiva delle
forme sociali. Gli Enti locali, in questo momento, non hanno forme
di finanziamento per l'assistenza sociale. Ci troveremo, anche lì,
ad avere seri problemi.
L'altra questione, signor Assessore per la salute, è che abbiamo
messo 100 milioni nell'articolo 8 e non potremo, in questa fase,
disporre, ammesso che togliamo il 50 per cento, avremo circa 8
milioni per la quota sociale.
E' un fatto che, in questa fase, non deve essere normato. In
questa fase abbiamo le procedure dell'integrazione, dopodiché,
dovrà essere approfondito il tema, dando anche possibilità e
risposte ad alcune perplessità che si sono manifestate in
quest'Aula.
Intanto, diamo un avvio, altrimenti, non inizieremo mai, ma
bisogna tener conto che occorrerà correggere, rispetto ai
finanziamenti, specialmente, per la parte sociale; centomilioni ci
sono, devono esserci anche le somme della quota sociale.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, onorevoli deputati, mi sembrava giusto
recuperare alcuni passaggi che sono fondamentali, intanto, a
chiarire che è proprio attraverso questo emendamento che si
realizza, per la prima volta, il percorso autentico di integrazione
socio-sanitaria, quello che è auspicato e, comunque, voluto
all'interno del DPCM 2001 che è stato più volte richiamato.
Il DPCM dice, in poche stringate righe, quello che è il percorso
obbligato, quando parla di assistenza socio-sanitaria che viene
prestata alle persone che presentano bisogni di salute che
richiedono prestazioni sanitarie ed azioni di protezione sociale,
anche di lungo periodo, sulla base di progetti personalizzati. Ed è
esattamente quello che io e l'Assessore Borsellino faremo; anche
perché noi abbiamo già un tavolo permanente di concertazione su
questi temi, ed è proprio la ragione per la quale sicuramente non
saranno solo le risorse della 328 ad alimentare questo progetto
così complesso.
Volevo rassicurare l'onorevole Leanza che la 328, che devo dire è
un'ottima legge di programmazione, aveva bisogno probabilmente di
un atto di realizzazione e anche di un cambiamento attraverso le
linee guida, che questa Giunta ha adottato, che hanno impresso una
variazione anche sulla efficacia di questo sistema; prova ne è che
proprio le risorse PAC che sono state richiamate prima
dall'onorevole Figuccia, quelle destinate alla microinfanzia, 128
milioni, e quelle destinate ad altra associazione, 108 milioni,
hanno visto la Sicilia per la prima volta presentare per tutti e
500 distretti socio-sanitari, nel tempo che ci ha imposto il
Ministero dell'interno, tutta la documentazione e tutta la
progettazione in maniera completa dimostrando che non è vero che lo
strumento normativo non è efficace, probabilmente fino ad adesso i
comuni ed i distretti socio-sanitari non sono stati adeguatamente
supportati. Questa volta la Regione siciliana e il dipartimento
hanno seguito con un'assistenza tecnica che ha affiancato quella
già fornita dal Ministero dell'interno, dimostrando che il sistema
è efficace.
A proposito del vincolo. Il vincolo non diminuisce l'efficacia e
neanche sottrae niente all'assessorato della famiglia in favore di
un altro assessorato, bensì destina con un efficacia reale queste
somme ad un obiettivo che è comune.
Il fondo nazionale politiche sociali, voluto appunto per la 328
che si riduce, bisogna ammettere appunto che c'è una riduzione del
fondo, obbliga la Regione ad adoperare le risorse della 328
seguendo il risultato delle intese della Conferenza Stato-Regioni
e, quindi, della Commissione politiche sociali cosa che sicuramente
non ci porterebbe ad adoperare le risorse della 328 secondo delle
discrezionalità per quanto possano essere virtuose che la stessa
integrazione socio-sanitaria potrebbe determinare. Invece, è una
parte di queste risorse, quella prevista anche all'interno dei
macro obiettivi voluti proprio dall'intesa Stato-Regioni, tra le
Regioni e il Ministero.
Abbiamo voluto specificare che non si ferma alla 328
l'integrazione socio-sanitaria, perché come ho detto prima ci sono
tanti altri fondi che possono contribuire, anche quelli della
finanza comunitaria. Non dimentichiamo che la carta di inclusione
attiva che è lo sviluppo ed è l'evoluzione della social card
destinerà proprio ai distretti di zona le risorse e la carta di
inclusione attiva non ha niente a che vedere con l'integrazione
socio-sanitaria, quindi la 328 finanzia tante altre cose,
l'integrazione socio-sanitaria è compresa fra queste.
CROCETTA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
Presidente. Ne ha facoltà.
CROCETTA. Presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, noi su questo articolo poniamo un problema serio: o
l'articolo passa così
IOPPOLO. Compreso il terzo comma
CROCETTA. Presidente della Regione. No, escluso il terzo
comma,;per le ragioni per cui si presentano poi altri emendamenti:
le IPAB o il privato sociale. La legge stabilisce già, nel nostro
Paese, quali sono le modalità e le regole che formano gli appalti,
gli accreditamenti, eccetera. Quindi, non vogliamo che ogni riforma
che facciamo, ogni cosa che facciamo, stabiliamo su base
legislativa chi dovranno essere i beneficiari, non gli utenti, dal
punto di vista economico della gestione degli utenti. Questo non ci
interessa
Per cui, se il nostro articolo di legge dovesse essere utilizzato
come grimaldello per nuove clientele noi ripudiamo la legge che
presentiamo perché noi vogliamo riformare un sistema. Dei ricoveri
delle aziende, del privato sociale, convenzionato attraverso gli
assessorati alla famiglia, che gestisce il disagio psichico e con
le ASP compiacenti che riempiono le case famiglia degli amici, noi
siamo stanchi quanto tutti i sindaci della Sicilia Siccome sono
stato sindaco ed ho subìto questa violenza e la distruzione del
bilancio comunale su queste cose, noi non stiamo mettendo in
discussione niente Per cui, il sistema dell'assessorato della
famiglia è incardinato sulle leggi. Che senso ha dire: possono
assumere convenzione? . Chiunque? Perché se li possono assumere e
la legge lo prevede, li possono assumere?
Sul privato sociale o su queste convenzioni socio-assistenziali ci
sono i limiti, i tetti, previsti dalla legge che riguardano oltre
gli importi che possono essere dati per convenzione e quelli invece
che devono andare in gara. Ma stiamo parlando di servizi
assistenziali.
Quando parliamo di servizi socio-sanitari - e quindi nuovi - che
non sono in discussione rispetto a quelli attuali, allora che
significa? Che noi per ogni comunità, per esempio, terapeutica che
dobbiamo aprire o la apre il privato o si fa con l'IPAB, oppure
l'ospedale non la può fare direttamente, continuando a favorire un
sistema di ricoveri fasulli?
Allora, su questo dobbiamo distinguere con molta chiarezza ciò che
è gestione - che si fa nel rispetto delle leggi - e ciò che invece
è indirizzo legislativo.
L'indirizzo dice: nascono i servizi socio-assistenziali, per la
parte che non comprometterà gli equilibri sociali esistenti perché
nessuno ha intenzione di mettere in discussione le convenzioni che
hanno fatto i comuni che si sono fatte con la 328, e saremmo dei
criminali se lo mettessimo in discussione, ma l'obbiettivo deve
essere quello di sgravare i comuni progressivamente di queste spese
e di gestirle all'interno della programmazione che è quella socio-
sanitaria in una parte del sistema che è tipico socio-sanitario,
l'altra parte continua ad essere gestita tipicamente dalla famiglia
e i servizi assistenziali, perché non è messa in discussione.
Invece, noi vorremmo stabilire questa stasera che la parte di
risorse nuove che mettiamo in questo servizio deve essere destinato
al vecchio servizio socio-assistenziale nelle modalità in cui si è
fatto adesso. Allora, perché dovremmo fare la riforma scusate?
Tanto vale non farla, non cambiare nulla Che Dio ci aiuti Che Dio
aiuti questi comuni Che Dio aiuti i pazienti Perché se noi non
facciamo continuare, anche nei servizi nuovi, non immettiamo
automaticamente le cooperative esistenti, le vecchie IPAB
esistenti, senza modificare nulla, e già determinando persino che
non ci potranno essere parametri di accreditamento. Su che base li
accreditiamo questi parametri di accreditamento? Lo abbiamo
stabilito. Ma questo è tutta una parte che bisognerà prevedere nel
piano, non può essere prestabilita adesso
Per cui guardate, io ve lo dico con estrema sincerità. Se questa
legge, questo articolo di legge, dovesse essere sconvolto dagli
eventi in mente che avevo, il Governo ritira l'articolo. Perché noi
non vogliamo contribuire a perpetrare un vecchio sistema
Non possiamo chiedere all'opposizione di ritirare gli emendamenti
e poi li fa la maggioranza Perché, o la maggioranza si fida del
Governo a cui ha delegato e delega per legge il potere di
amministrare e, quindi, nel Parlamento c'è il potere legislativo
oppure questa maggioranza non riconosce il Governo almeno per la
riforma dei servizi socio-sanitari.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, iniziamo a votare. Presidente
Crocetta, un po' di attenzione, anzi molta attenzione anche da
parte dell'assessore Borsellino.
GUCCIARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, già nell'intervento di qualche
minuto fa avevo espresso il mio giudizio sulla necessità di
sopprimere il comma 3 con l'invito al Governo a tenere nella debita
considerazione l'obiettivo anche nell'ambito del circuito
dell'integrazione socio-sanitaria.
Tuttavia, siccome ritengo corretto quello che ha detto il
Presidente della Regione nel suo ultimo intervento per cui
qualunque tipo di emendamento, anche il più corretto, anche il più
giusto, rischierebbe di vanificare il senso di questa riforma
straordinaria in due articoli, io per quanto riguarda gli
emendamenti del mio Gruppo, annuncio che sono ritirati e mi
permetto di invitare, almeno la maggioranza, a ritirare i propri
emendamenti.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 20.Gov. 5,
dell'onorevole Di Mauro.
Il parere del Governo?
BORSELLINO, assessore per la salute. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 20Gov. 6 della Commissione. La norma è
sostanziale, mi dicono gli uffici. Il parere del Governo?
BORSELLINO, assessore per la salute. Contrario.
PRESIDENTE. La Commissione insiste o lo ritira?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. La
Commissione lo ritira.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si Passa all'emendamento 20Gov. 7, della Commissione.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
L'emendamento è ritirato, con l'impegno che nel piano socio-
sanitario si tenga in considerazione la vicenda delle comunità
alloggio per disabili.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 20.Gov.2, dell'onorevole Digiacomo: Il
comma 3 dell'articolo Gov. 20 è soppresso . Il parere del Governo?
BORSELLINO, assessore per la salute. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Gli emendamenti 20.Gov. 1 e 20.Gov. 4.decadono.
L'emendamento 20.Gov.8, degli onorevoli Leanza ed altri, è
ritirato.
L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 20 Gov., nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 21. Ne do lettura:
«Articolo 21.
Valorizzazione del patrimonio immobiliare degli enti
parco.
1. Gli enti parco di cui alla legge regionale 6 maggio 1981, n.
98, sono tenuti ad adottare il piano di utilizzazione e
valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare.
2. Il piano di cui al comma 1, adottato dal Consiglio dell'ente
prima dell'adozione del bilancio di previsione, tiene conto:
a) delle zone ove ricade ogni singolo bene;
b) della destinazione di utilizzo di ogni singolo bene;
c) di una previsione economica di massima di produttività del bene
in funzione delle connesse attività che vi si possono svolgere;
d) dell'esclusività del bene ai fini istituzionali e/o
conservativi precluso a forme di concessioni a terzi;
e) delle modalità di concessione a terzi.
3. Il piano di cui al comma 1, altresì, individua anche i servizi
che il parco intende attuare per i quali istituisce forme di
pagamento, tickets, ovvero affitti, licenze a pagamento e canoni
concessori anche di durata temporale limitata, necessaria ad
assicurare le entrate che ogni parco deve essere in grado di
generare.
4. L'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, a
partire dal 2015 in fase di assegnazione dei fondi per la gestione,
tiene conto delle risorse proprie che ciascun ente parco è in grado
di produrre. Il trasferimento regionale è direttamente
proporzionato alla capacità dell'ente di autofinanziarsi.
5. Il criterio di assegnazione dei fondi di cui al comma 4 si
applica altresì, con le medesime modalità ivi previste, per i
trasferimenti e i contributi agli enti gestori delle riserve
naturali».
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 21 ha come obiettivo
quello di valorizzare il grande patrimonio immobiliare presente nei
parchi e per questo dà indicazioni, obbligando gli enti parco alla
predisposizione di un piano di utilizzazione e valorizzazione del
patrimonio immobiliare.
Il primo comma è quello che dà questo tipo di indicazione:
l'adozione del piano. Il secondo indica quali saranno gli obiettivi
legati all'utilizzazione dei beni immobiliari. Il terzo comma,
invece, parla di valorizzazioni, e qui sta la vera svolta, nel
senso che nel terzo comma vengono introdotti i criteri che possono
portare a introiti, dal punto di vista economico, per gli enti
parco attraverso i ticket, gli affitti temporanei, le licenze a
pagamento così come i canoni concessori.
Il quarto comma prevede, infine, che a partire dal 2015 si terrà
conto di quelle che sono le possibilità di autofinanziamento degli
enti parco, ed è per questo che prevede nella seconda parte di
questo comma anche una sorta di premialità per quei parchi, i cui
enti gestori, quindi gli enti parco, avranno studiato e avranno
messo in cantiere tutta questa serie di iniziative.
Il quinto comma, infine, estende la possibilità nel trasferimento
anche di questi benefici e di questa premialità anche per quanto
riguarda le riserve.
Devo dire che l'introduzione del ticket, già con delibera di
Giunta è stata già decisa. Di concerto con l'Assessore per
l'agricoltura stiamo redigendo un regolamento per l'introduzione
dei ticket anche delle riserve che, come ricordo, riguardano sì
l'Assessorato del territorio e ambiente in termini di gestione dal
punto di vista dell'indirizzo, ma che riguardano sia l'Aziende
foreste che le associazioni ambientaliste, l'Università e che
riguarderanno nel futuro anche i comuni.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io nutro delle
forti perplessità sulla stesura dell'articolo 21 così come proposto
oggi in Aula. Infatti, le fonti normative, a proposito della
valorizzazione del patrimonio immobiliare, sono quelle dell'art. 58
del decreto legge 112, poi convertito con legge 133 del 2008, con
modifiche a cui hanno fatto riferimento per la valorizzazione del
loro patrimonio immobiliare le Regioni i Comuni e gli Enti locali e
prima ancora l'articolo 3 bis, del decreto legge 351 del 2001 che
faceva riferimento alla valorizzazione del patrimonio immobiliare
dello Stato.
Negli anni queste norme non sono mai state recepite formalmente in
Sicilia. Si è parlato di un recepimento dinamico perché entrambe le
norme convertite in legge facevano riferimento a delle norme di
carattere economico-finanziario, quindi si sono applicate.
Non si sono applicate in Sicilia, però, per la parte relativa alla
conformità urbanistica e alla procedura urbanistica. Quindi, è
accaduto che in questi anni sia i comuni, sia le province, quando
hanno adottato questa delibera di valorizzazione del proprio
patrimonio immobiliare hanno dovuto fare una doppia procedura. Da
un lato, quella prevista dalla normativa nazionale e dall'altro
quella prevista in Sicilia dall'articolo 3, 4 e seguente della
legge regionale 71/78.
Quindi, c'è stato un aggravamento del procedimento, aggravamento
che si riproporrebbe oggi a proposito del patrimonio immobiliare
degli enti parco. Quindi, ci sarebbe una doppia procedura.
La norma, quindi, così com'è non risolve il problema più
importante. Faccio l'esempio anche per renderlo più accessibile a
tutti i colleghi. Se il parco dell'Etna deve valorizzare un proprio
fabbricato che si trova in zona D per renderlo accessibile e
fruibile dal punto di vista turistico e vuole trasformare quella
destinazione da zona D a zona C turistica si vedrebbe, comunque,
costretto ad attivare le procedure previste dalla legge regionale
71/78 e, quindi, noi oggi avremmo assolto altri obiettivi, ma
certamente non avremmo assolto l'obiettivo della semplificazione
amministrativa a favore del nostro territorio. Resta anche un altro
problema quello della valorizzazione sotto il profilo
dell'alienazione che, a proposito di qualità della legislazione,
credo che è latente anche questo problema, perché le fonti
normative a cui ho fatto riferimento prevedevano espressamente
l'alienazione dei beni. In questo caso l'alienazione non è
espressamente prevista, ma nello spirito della norma se un parco
vuole produrre reddito e c'è un fabbricato in disuso credo che
anche questo sia un altro aspetto da affrontare.
Con questo spirito, io annuncio un emendamento che è volto a
recepire in Sicilia l'articolo 58 che non è stato mai recepito a
proposito della valorizzazione del patrimonio immobiliare ed è
volto anche a dare al comma 2 dell'articolo 21, ove recita Il
piano di cui al comma 1, adottato dal Consiglio dell'ente prima
dell'adozione del bilancio di previsione, tiene conto ,che
costituisce questa delibera varianti urbanistiche perché altrimenti
non si risolverebbe il tema della semplificazione amministrativa.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio è un
intervento tecnico che cerca di affrontare il problema indicato dal
comma 5 dell'articolo.
Assessore, l'Assessorato che lei rappresenta agli enti gestori
delle riserve non da soldi se non per il personale. Faccia una
breve verifica con gli Uffici .Giusto questa mattina mi sono
occupato di verificare quanti sono i trasferimento che lei assicura
alla provincia di Trapani per la gestione delle riserve e, ahimè,
all'ente che ho avuto il piacere di rappresentare l'assessorato non
da assolutamente niente.
Allora, vorrei che se il parametro del trasferimento
FIORENZA. Forse, per le riserve sì, ma non per i parchi.
TURANO. No Le sto dicendo per le riserve perché parlo per
esperienza personale. Se con il quinto comma si introduce il
principio indicato nella valorizzazione ai fini del trasferimento
però finora non si è trasferito niente, è chiaro che non ci sarà
mai un trasferimento a favore di questi. Quindi, se può riflettere
un attimino su come congegnare meglio il quinto comma per garantire
un effettivo trasferimento per i soggetti gestori delle riserve e
risolviamo il problema.
FIORENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ho un dubbio
che gradirei l'Assessore riesca a dirimere. Qui si parla nel comma
3 che individua anche i servizi che il parco intende attuare per il
quale istituisce forme di pagamento tra i quali il il ticket. Ora,
una cosa è che si istituisce una forma di pagamento per la
fruizione per l'accesso ad una riserva, cosa che già peraltro in
molte riserve in Sicilia esiste una forma di pagamento, ma altra
cosa è invece istituire una forma di pagamento per l'accesso ad un
parco. Ribadisco, una cosa è chiedere una forma di pagamento per
visitare una riserva e già mi pare che questo in parecchie riserve
peraltro accada, altra cosa è chiedere una forma di pagamento per
l'accesso, una forma di ticket per l'accesso ad un parco.
Come intende fare, per esempio, per il parco dell'Etna? Mettiamo
una sbarra davanti il parco dell'Etna e fare in modo che chi deve
accedere al parco debba pagare un ticket? Oppure chi decide di
andare a fare una raccolta di funghi deve pagare un ticket? Questo
è un aspetto che vorrei venisse chiarito.
Il criterio poi nel comma 4 di assegnazione dei fondi si riferisce
agli enti parco o anche alle riserve? E nel caso come vengono
distinte? Perché alle riserve, quello che accade finora, mi pare
che essendo le riserve date in gestione sostanzialmente a enti, che
siano essi associazioni private o pubbliche, sono semplicemente per
l'erogazione del servizio stesso, non vengono dati fondi aggiuntivi
alle riserve. Mentre, invece, agli enti parco vengono dati fondi
aggiuntivi. Se c'è una differenza, per favore, me lo chiarisca.
RAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, noi ieri
sera abbiamo discusso l'argomento demanio boschivo.
Chiedo all'assessore Cartabellotta, in riferimento a
quest'articolo presentato dal Governo, ritiene che i rifugi e
quindi tutto il patrimonio immobiliare all'interno delle aree
boschive possa essere inserito all'interno di questo ragionamento
presentato all'Assessore per il territorio e l'ambiente? Voglio
dire se chiarite le posizioni insieme all'assessore Cartabellotta,
se all'interno di quest'articolo possono essere inseriti anche
tutti i patrimoni immobiliari all'interno delle aree boschive come
valorizzazione, integrato poi nel discorso finale, generale di
valorizzazione anche ai fini turistici.
Quindi, chiedo ad entrambi, in questo contesto, se questo è
possibile, se si può presentare anche un subemendamento per
inserire anche questi contesti patrimoniali all'interno delle aree
boschive.
PRESIDENTE. Sono state poste una serie di questioni di carattere
tecnico. Assessore se c'è bisogno di un minimo di concertazione
con i singoli deputati.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
intervengo solo pochi minuti per richiamare l'attenzione
dell'Assessore su alcuni temi che suscitano perplessità come è
accaduto anche ai colleghi che mi hanno preceduto.
Io vivo all'interno del parco dell'Etna e desidero intervenire per
pochi minuti per richiamare l'attenzione dell'assessore su alcuni
temi che suscitano perplessità, come è accaduto anche ai colleghi
che mi hanno preceduto. Io vivo all'interno del Parco dell'Etna, e
credo di conoscere quella realtà particolarmente complessa.
Intanto, vorrei dire all'assessore che, sul piano del metodo, non
condividiamo che un tentativo di modifica - non la chiamerei
riforma - di una materia così complessa e delicata, possa essere
gestito con un emendamento o con un articolo della legge di
stabilità. Mi sembra un approccio molto approssimativo e, almeno,
privo del necessario deficit di confronto, di democrazia, con gli
enti e con i soggetti che operano all'interno di queste aree.
Non snellisce le procedure - come temo sia nello spirito della
proposta del Governo, anzi, lo diceva il sindaco Barbagallo - c'è
il serio pericolo che questa norma finirebbe col creare ulteriori
intralci rispetto agli enti ed ai soggetti che concorrono, in
maniera diversa, nella stessa materia.
Alcune competenze, previste in questo articolo, sono già affidate
agli enti, alle leggi istitutive degli enti parco. E, poi, quella
del ticket mi sembra, davvero, un'imprudenza, assessore.
Noi abbiamo bisogno di pagare il ticket ai turisti, non di
pretendere che gli altri lo paghino agli enti parco, perché se lei
volesse dilettarsi a farsi rassegnare il consuntivo delle visite
alle riserve ed ai parchi degli ultimi cinque anni, si renderebbe
conto di come queste realtà siano, assolutamente, marginali
rispetto ai grandi circuiti del turismo naturalistico nella nostra
realtà siciliana. Un ticket, quindi, così concepito, in maniera
indiscriminata, non può che creare non consenso, vorrei dire
dissenso, non aggrega, non costituisce un incentivo a visitare
quelle aree.
C'è, poi, un aspetto logistico: il Parco dell'Etna comprende oltre
20 comuni, immagini lei, come si fa a potere pretendere il
pagamento del ticket? Io vivo nella zona C, a 1.200 metri sul Parco
dell'Etna, quindi significa che se qualcuno viene a casa mia deve
prima pagare il ticket? E se così fosse, vorrei capire se una
percentuale di quel ticket resterebbe a casa mia, perché a questo
punto io concorro a rendere concreta la legge.
Temo che, al di là della validità dell'idea, sulla quale
naturalmente dissento, sul piano razionale e logistico ci sia un
approccio un po' leggero a questa norma, che noi riteniamo non sia
assolutamente utile.
Se veramente vogliamo risparmiare, cominciamo a togliere il
presidente del Parco dell'Etna, cominciamo a togliere le figure
politiche che, in queste strutture, non hanno alcuna funzione,
togliamo i consigli di amministrazione che, per non essere eletti
dal popolo, restano nella mani degli apparati dei partiti.
Affidiamo la gestione delle riserve al Corpo forestale.
Utilizziamo le strutture della Regione Utilizziamo i 20 mila
forestali Evitiamo di dare la gestione a soggetti terzi, sulle cui
competenze e sulle cui capacità nessuno a da ridire, senza entrare,
naturalmente, nello specifico. Però, sarebbe, davvero, quello un
gran segnale, assessore.
Per queste ragioni, la invitiamo a volere ritirare questo articolo
ed a volere aprire un confronto serio con il Parlamento e con le
Commissioni di merito per potere, finalmente, accendere un
riflettore su una materia, che in questo momento, mi sembra essere
stata e restare ancora marginale rispetto al dibattito
parlamentare.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che sia
necessario fare un minimo di distinzione procedurale - e per questo
chiedo all'Assessore un po' di attenzione - sul tema concernente la
valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti parco, che
capisco e condivido; sul tema delle riserve naturali, perché così
mi pare che per andare all'isola dei conigli a Lampedusa i turisti
dovranno pagare l'ingresso, o per andare a visitare le macalube di
Aragona dovrebbero pagare l'ingresso. Ritengo che un settore così
delicato vada affrontato, magari separando i parchi e le riserve
naturali, posto che il mondo delle riserve naturali vive una
specificità particolare, anche nell'ambito dell'attrazione
turistica, rispetto ai posti dove negli anni si opera con grande
attenzione nella valorizzazione di quelle risorse anche per la
tutela ambientale.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come hanno
specificato i colleghi prima e, soprattutto, come ha detto in
maniera chiarissima il Presidente Musumeci, ancora una volta siamo
in presenza di provvedimenti che definire quanto mento intempestivi
e approssimativi è dire poco.
E, ancora una volta, rispetto alla volontà del Governo di operare
una razionalizzazione delle spese, ci troviamo in presenza poi di
un'azione che, invece, va in tutt'altra direzione.
Poco fa, signor Presidente, è successo in Aula un parapiglia
rispetto ad un emendamento presentato dal Governo che, alla fine,
risultava senza copertura finanziaria, per un ammontare di 400 mila
euro, oltre ai problemi che aveva - come dire - di presentazione
stessa, perché non si capiva a cosa si riferiva.
Vogliamo veramente che il Governo sia coerente Quanto costano i
comitati di gestione, i comitati tecnico scientifici che
comprendono decine e decine di professionisti, ma non sempre. E,
allora, se vogliamo veramente razionalizzare, chiederemmo al
Governo di risparmiare questi 400, 500, 600 mila euro che costano
gli organi dei cosiddetti nominati , che poi non servono a nulla.
Se i provvedimenti che vengono presentati sono di questa natura,
cioè incomprensibili, sarebbe utile che il Governo fosse coerente
con ciò che si propone di fare rispetto ai provvedimenti che,
invece, presenta. E non si può, da un lato, venire qui e presentare
degli emendamenti privi di copertura finanziaria e, dall'altro
lato, pensare a dei balzelli che sono di assoluta inapplicabilità,
così come abbiamo abbondantemente dimostrato e, poi, non procedere
invece a dei provvedimenti di razionalizzazione vera.
Razionalizziamo le spese, quei 400 mila euro sono assolutamente
buttati al vento, non servono a nulla e non introduciamo balzelli
ridicoli.
CIANCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIANCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo solo un
chiarimento dall'assessore. C'è una frase che non mi convince Il
trasferimento regionale è direttamente proporzionato alla capacità
dell'ente di autofinanziarsi . Io capisco lo spirito che c'è dietro
la norma, ovvero di far sì che diventino virtuosi gli enti, e che
siano in grado di autofinanziarsi, in un certo senso, e mantenersi,
però così si rischia di fare una sorta di corsa di questi enti a
chi fa il biglietto magari più costoso, a chi emette prima il
biglietto e si rischia soprattutto - siccome si dice direttamente
proporzionato - di dare di più a chi è più virtuoso. Mentre
l'intento è esattamente il contrario, cioè se l'intento è quello di
diminuire e fare automantenere i parchi, se il parco è virtuoso, se
è direttamente proporzionato, io gli devo dare più soldi.
Quindi, chiedo di cassare questa frase, perchè comunque prima c'è
già scritto che il finanziamento della Regione tiene conto delle
risorse proprie che ciascun ente può produrre, però se noi mettiamo
questo direttamente proporzionato può diventare pericoloso.
PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 20.42, è ripresa alle ore 21.02)
La seduta è ripresa.
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Ringrazio i
deputati per il contributo anche in termini di osservazione che
viene dato all'articolo 21.
Credo, tuttavia, di dovere fare delle precisazioni prima della
decisione rispetto all'articolo 21.
Questo articolo aveva come obiettivo ed ha come obiettivo quello
di volere mettere a reddito il grande patrimonio che c'è dentro i
parchi.
Rispetto a come farlo probabilmente sono semplicemente l'Italia e
la Sicilia ad essere un po' indietro rispetto al pagamento dei
ticket. I ticket nei parchi si pagano perché ci sono delle zone di
particolare interesse e proprio per visitarli ci sono dei biglietti
di ingresso in zone specifiche così come per quanto riguarda le
riserve che possono essere, così come sono, perché gli indici di
presenza in queste zone turistiche, il turismo verde è un turismo
che si va sempre più affermando, il turismo che destina e che ha
come obiettivo la visita di zone di particolare pregio come quella
dei parchi lo è alla stessa maniera.
Per quanto riguarda invece il finanziamento, i parchi hanno due
voci che finanziano i parchi, uno è quello della gestione e l'altro
invece è quella del personale.
Abbiamo ritenuto di dover introdurre una norma che possa sempre
più puntare ad una sorta di autofinanziamento dei parchi proprio
perché riteniamo che il futuro vada proprio in quella direzione.
La seconda questione, per quanto riguarda invece le riserve, tutte
le riserve date in gestione alle associazioni ambientaliste mentre,
invece, per quanto riguarda enti gestori come la provincia, il
rimborso è quello relativo, così come veniva detto, al personale ma
anche in quel caso può essere utilizzata l'introduzione del ticket
anche ad interventi che hanno come obiettivo proprio la specifica
di una sorta di autogestione anche per quanto riguarda il
personale.
Per quanto riguarda, invece, le associazioni ambientaliste c'è un
contributo che guarda ora alla gestione, ora al personale, in una
sorta di voce unica.
Crediamo, tuttavia, che la introduzione che veniva fatta di
richiesta di modifica dell'articolo 21 attraverso una introduzione
di un altro comma, credo che possiamo demandarla a quello che è in
itinere che è una legge proprio che guarda i parchi, alla loro
gestione nella loro interezza e, quindi, come tale, demanderemo a
quella legge la introduzione di criteri che vogliono davvero
valorizzare quello che è il patrimonio immobiliare all'interno
degli enti parco per cui ritiriamo l'articolo 21.
PRESIDENTE. Formalmente, solo per un fatto procedurale l'articolo
non si può ritirare perché è della Commissione, quindi, la
soppressione la chiederà lei stessa, assessore Lo Bello.
Pongo in votazione l'emendamento soppressivo dell'articolo 21 a
firma del Governo.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 22. Ne do lettura:
«Art. 22.
Assegnazione terreni riforma agraria
1. Al fine di concludere entro due anni la definizione della
riforma agraria in Sicilia da parte dell'Ente di Sviluppo Agricolo,
entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, il Presidente della Regione, previa deliberazione della
Giunta regionale adottata su proposta dell'Assessore regionale per
le risorse agricole e alimentari, definisce con decreto le modalità
e le tariffe di assegnazione dei terreni.
2. Le disposizioni dell'articolo 39 della legge regionale 27
dicembre 1950, n. 104 e successive modifiche ed integrazioni si
applicano anche ai discendenti entro il quarto grado dell'originale
assegnatario, purché abbiano condotto il fondo da almeno cinque
anni alla data di entrata in vigore della presente legge e ciò
risulti da certificazione di convalida rilasciata dall'Ufficio
fondiario dell'ESA, previa verifica dei lotti interessati
attraverso il Corpo forestale della Regione siciliana.
3. Entro 60 giorni dal decreto presidenziale l'ESA di cui al comma
1 comunica individualmente agli attuali possessori l'avvio delle
procedure che dovranno portare alla definitiva assegnazione in
proprietà del bene oppure in caso di rinuncia da parte del
possessore al rientro del bene nella disponibilità dell'ESA.
4. I terreni già appartenenti ai piani di ripartizione di cui alla
legge regionale 104/50, che hanno subito variazioni nella
destinazione d'uso agricola originaria ad opera di strumenti di
pianificazione urbanistica comunale o sovra comunale, sono
trasferiti al patrimonio indisponibile dell'ESA.
5. Le somme derivanti dall'alienazione dei beni a conclusione
delle procedure di cui al comma 3 sono riversate dall'ESA entro 15
giorni dall'acquisizione in entrata del bilancio della Regione».
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARTABELLOTTA. assessore per le risorse agricole e alimentari.
Signor Presidente, signori deputati, l'articolo 22 riguarda
l'assegnazione dei terreni della riforma agraria, una vicenda che
nasce nel 1950, quando 103 mila ettari di terreno, dopo una lunga
battaglia che era durata almeno cent'anni dall'arrivo di Garibaldi,
furono conferiti all'allora ERAS, Ente per la riforma agraria
siciliana, che poi diventò ESA, per essere assegnati alla piccola
proprietà contadina.
Di questi 103 mila ettari, solo 70 mila hanno poi avuto la
procedura del riscatto , cioè la certezza giuridica che le ha
portate nella legittima proprietà dell'originale assegnatario.
Ne restano, invece, più di trentamila che sono stati assegnati, ma
non riscattati.
Con l'articolo in questione che cosa si prevede? Che ai
discendenti entro il quarto grado dell'originario assegnatario,
purché abbiano condotto il fondo, risultante da certificazione
dell'ufficio fondiario dell'ESA, possa concludersi la procedura di
assegnazione definitiva, in maniera tale da dare una certezza.
Resterebbero una serie di terreni che non vengono utilizzati nel
senso che non saranno dati né agli eredi né ad altri, perché non
c'è la certificazione di possesso originario e, quindi, sono
detenuti illegittimamente perché, voglio precisare che, per quanto
riguarda i terreni della riforma agraria non c'è l'Istituto
giuridico dell'usucapione, perché questi terreni erano stati
conferiti all'Ente per la riforma agraria siciliana per poi
essere dati alla proprietà contadina.
Durante lo scorso periodo sono stati trovati tutta una serie di
elementi negativi attorno ad ingiusti possessi e detenzioni e,
quindi, è finalmente giunto il momento di chiudere tutte le
procedure e da questo la Regione potrebbe anche generare delle
entrate dalla procedura di affrancazione, in maniera tale che, su
questi trentamila ettari, si possa finalmente mettere un punto
definitivo.
FIORENZA. E con quelli che non verranno assegnati che cosa si farà
della quota?
CARTABELLOTTA. assessore per le risorse agricole e alimentari.
Quelli che non verranno assegnati, confluiranno nella banca della
terra che è il successivo articolo.
BANDIERA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BANDIERA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
annunciare il mio voto favorevole a questo provvedimento e agli
articoli successivi che si muovono in una direzione importante e
moderna cioè quella di assicurare alla proprietà contadina
l'ampliamento delle estensioni agricole.
La nostra agricoltura è caduta in disgrazia anche perché, a
seguito di fatti ereditari, la proprietà agricola nei decenni o nei
secoli si è parcellizzata, si è polverizzata, così come si dice
tecnicamente, ed il piccolo soccombe perché non riesce a realizzare
quelle importanti e necessarie economie di scala che consentono di
rendere proficua, dal punto di vista economico, una iniziativa
imprenditoriale, ma lasciatemi dire soprattutto agricola.
Assessore, ella ha citato opportunamente Garibaldi, io voglio
citare l'istituto del Maso chiuso da Manzus, al tempo del
feudalesimo indicava proprio quella unità produttiva, il terreno
con la casa del contadino e con le strutture a questo annesse.
Assessore, deve pensare, ella saprà che questo istituto, che fu
addirittura soppresso quando nel 1919 in Trentino Alto Adige venne
annesso allo Stato italiano, istituto di Stato reintrodotto non
appena il Trentino Alto Adige è diventato una Regione a Statuto
autonomo e quindi speciale.
Dico questo per sottolineare il fatto importante che tutte le
iniziative che consentono in questa epoca l'ampliamento della
proprietà agricola sono da sostenere e per questo Presidente e
Assessore, nel complimentarmi per questa opportuna iniziativa del
Governo confermo e annuncio il mio voto favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bandiera. Non ci sono altri iscritti
a parlare. Andiamo avanti con la votazione degli emendamenti.
Si passa all'emendamento 22.1. E' inammissibile per questioni di
oneri finanziari. Non c'è l'onorevole Formica. Onorevole Ioppolo
mantiene l'emendamento?
IOPPOLO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Anche il secondo.
Si passa all'emendamento 22.4 a firma dell'onorevole Falcone ed
altri.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, intervengo per
una precisazione: secondo me il fatto di dire conduzione',
abbiano condotto' si può prestare a delle interpretazioni di tipo
giuridico, cioè conduzione' ha un certo significato
giuridicamente, conduzione' significa che bisogna avere un
contratto, invece, quando parliamo di parenti fino al quarto' può
anche darsi che questi parenti lo abbiano avuto in possesso non
conducendolo' ma detenendolo'.
E' un verbo che crea maggiore elasticità nella possibilità del
possesso, potremmo dire alleggerisce il peso del possesso, quindi,
conduzione; chi conduce un terreno? Il terreno lo conduce un
coltivatore diretto, il terreno lo conduce colui che esercita
l'attività di imprenditore agricolo o di coltivatore.
Quindi, se noi quindi diciamo detenzione', chi detiene' il
terreno. Lo detiene anche solo chi ha il possesso pur non svolgendo
alcun tipo di attività agricola nello stesso, quindi, sarebbe
opportuno che modificassimo questo verbo.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto al
Governo, da lontano, assessore Cartabellotta, se era stato fatto un
approfondimento giuridico nel senso che qui si fa una doppia
operazione: il valore dell'assegnazione, la tariffa sarà stabilita
con decreto da parte del Presidente della Regione.
C'è una questione. Quali sono i parametri per l'individuazione
della tariffa: il valore catastale, il valore economico. Lo dico
perché non vorrei che l'indeterminatezza sia fattore di debolezza
giuridica della norma. E' veramente un quesito che pongo, non
avendo un parametro, non vorrei che il decreto sia impossibile
farlo.
FAZIO. Soprattutto potrebbe essere impugnato dal Commissario dello
Stato
PRESIDENTE. Assessore Cartabellotta, ha facoltà di parlare in
ordine al parere che viene richiesto sull'emendamento
dell'onorevole Falcone, conduzione o detenzione, sia in ordine al
quesito posto dall'onorevole Cracolici.
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari. Per
quanto riguarda l'emendamento il termine conduzione' appare più
appropriato perché relativo proprio al fatto agricolo, in genere il
terreno si conduce, anche le certificazioni dell'ESA erano riferite
alla conduzione piuttosto che alla detenzione del bene.
Per quanto riguarda il quesito dell'onorevole Cracolici, è chiaro
che la tariffazione prevederà un livello differenziato. Una cosa è
se il terreno è stato condotto regolarmente da chi c'era nel 1950 a
chi oggi lo conduce e se è coltivatore, imprenditore agricolo.
Altra questione che rientra nei casi di piena illegittimità' se
il terreno viene condotto senza nessun tipo di titolo e,
soprattutto, se il terreno è stato oggetto di trasformazione di
carattere urbanistico. Sarà oggetto del decreto presidenziale con
cui saranno definite le tariffe.
E' chiaro che una cosa è la tariffa che sarà applicata nei
confronti dell'agricoltore e un'altra cosa è la tariffa che
riguarderà situazioni diverse. Altre cose sono le situazioni di
illegittimità di detenzione. In quel caso il bene torna nella
disponibilità originaria dell'ESA.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Intervengo, assessore, soltanto
perché il mio emendamento va nello spirito di dismissione di questi
beni. Cioè se questo articolo serve a consentire la dismissione del
patrimonio e noi stringiamo ad un certo punto stiamo sterilizzando
gli effetti di questo articolo.
Se invece alleggeriamo, cioè allarghiamo la possibilità di
dismettere il patrimonio noi consentiamo di avere un introito, di
dismettere un introito e così andrà. Parlo anche per l'altro
emendamento, nello stesso tempo, quando con il 22.5, consentiamo
anche la vendita di quei beni eventualmente che, nel frattempo,
sono diventati edificabili salvo il fatto che li venderemo al
valore di mercato, cioè l'ESA mi ha assegnato un bene, un terreno.
Nel tempo questo terreno è diventato edificabile, ha acquisito un
prezzo, un valore che prima non aveva. Io ESA lo posso lo posso
dismettere, lo posso vendere a patto che il detentore, il
possessore o il conduttore, come dice l'Assessore, debba pagare un
prezzo al valore di mercato. Ma questo perché la mens legis, io
credo, io ritengo sia rivolta al raggiungimento dell'obiettivo di
dismettere il patrimonio per fare cassa, cioè per avere un
introito.
Se poi dobbiamo mettere pali e paletti, lacci e lacciuoli,
rischiamo di sterilizzare tale obiettivo.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, signori
deputati, noi dovremmo distinguere due tipi di detentori. I
detentori che lavorano la terra e il detentore che magari è erede
di qualcuno che negli anni cinquanta faceva il coltivatore e, nel
frattempo, è diventato ingegnere, professionista, che è una cosa un
po' diversa perché la riforma agraria degli anni cinquanta si fa
per dare la terra ai contadini.
O noi riprendiamo questi terreni nel nostro possesso e, quindi,
nella nostra legittima detenzione, per riassegnarli ad altri che
lavorano, oppure li alieniamo. Ma, nel momento in cui li vendiamo,
dobbiamo fare due valutazioni: uno è il prezzo che possiamo
praticare alle persone che ci lavorano e che quindi utilizzano e
che dovrà essere necessariamente, deve essere un prezzo
necessariamente basso e, quindi, a coloro che conducono il terreno.
Un'altra cosa è se noi questo bene lo vendiamo a coloro che invece
ne potranno fare speculazione ed allora lo pagano a prezzo di
mercato. Semplice.
La distinzione tra conduttore e detentore è molto importante,
perché il conduttore deve avere un percorso ed un prezzo
privilegiato perché noi aiutiamo i piccoli contadini. Il detentore,
invece, se vuole acquistare, acquista al prezzo riservato a
qualsiasi altro, perché non c'è alcuna legittimità, parliamoci
chiaro.
Il problema, è che, in realtà, la Regione avrebbe dovuto normare,
nel passato, il passaggio dei terreni ai discendenti. In questo
momento, noi stiamo dando una possibilità ai discendenti di coloro
che hanno avuto la riforma agraria, di potere acquisire quei
terreni e di farli entrare nella loro proprietà, non soltanto nel
loro possesso.
Vorremmo, però, in questa operazione, differenziare il prezzo di
acquisto fra coloro che detengono e basta, e coloro che detengono e
conducono.
Dovremmo, quindi, chiarire bene questa cosa.
CRACOLICI. Ma dobbiamo scriverlo, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, ma il suo intervento è conducente,
penso che sia in sintonia con quello che ha detto pure il
Presidente Crocetta.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, volevo dire, ad
integrazione di quello che abbiamo detto, siccome abbiamo una
tabella che, le entrate, da questo articolo dobbiamo ricavare 15
milioni di euro.
Io sono d'accordo, signor Presidente, nel senso che, chi lo
detiene, come conduzione, dopo la tabella L), cioè esercitando
un'attività, è chiaro che dobbiamo mediare, lo dobbiamo cedere
aiutando l'attività agricola di quel signore o di quei soggetti;
chi lo detiene, invece, non in conduzione, ma che nel frattempo, ha
fatto anche, se vogliamo, ha avuto la possibilità di averlo
trasformato secondo norme urbanistiche, se lo vuole, deve pagare. E
siccome l'obiettivo, a mio avviso, è quello della dismissione,
della valorizzazione dei beni della Regione, al fine di avere un
introito, noi dobbiamo raggiungere quota 15 milioni.
Cerchiamo di trovare una soluzione, Assessore, se c'è necessita di
riscrittura, eventualmente, lo si può accantonare per un momento e
trovare una soluzione che possa conciliare le due esigenze.
CROCETTA, Presidente della Regione. Si può fare un emendamento
aggiuntivo.
FIORENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIORENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che ci sia,
signor Presidente della Regione, un attimo di confusione.
L'assessore Cartabellotta parlava di conduttore del fondo. Al
conduttore del fondo, cioè a colui che l'ha condotto finora, è
ammessa la possibilità di poterlo avere in acquisizione, previo
pagamento del dovuto, se parente in linea diretta sino al quarto
grado.
Giusto, assessore? Entro il quarto grado gli è possibile potere
avere la richiesta di riscatto. Scusi, Presidente Crocetta, il
detentore cosa c'entra? Anche se uno ha detenuto il fondo, ma non
è né parente di quarto grado e non è coltivatore e non è un
agricoltore il fondo non gli si può dare, onorevole Falcone. Il
fondo, se non rientra nelle due categorie di coltivatore e di
parentela entro il quarto grado va alla banca di Sicilia. Questo è
il concetto. E, allora, questo è chiarito.
Non possiamo parlare di una differenziazione tra conduttore e
detentore, esiste solo ed esclusivamente il conduttore. Basta.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Ioppolo, vediamo di chiarire
questo dubbio di carattere giuridico tra detentore e conduttore che
diventa fondamentale. Probabilmente il dubbio non c'è. Non voglio
fare l'interpretazione autentica di quello che intendeva dire
l'onorevole Falcone - per carità - me ne guardo bene ma un
conduttore, chiaramente un conduttore agricolo a tutti gli effetti,
se non svolge più l'attività diventa detentore. Che succede in
questo caso?
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie, ma io non
ho assolutamente la presunzione di chiarire questo piccolo problema
che si è venuto a creare. Tento soltanto di dare un mio
modestissimo contributo perché la differenza che vorrebbe
introdurre l'emendamento del collega Falcone non è campata in aria
solo che il termine non credo che sia quello giusto e in diritto,
dietro ogni termine c'è un concetto giuridico.
La detenzione, come lei mi insegna, Presidente dell'Assemblea, è
un concetto che si attaglia alla res mobile non, invece, ai fondi
agricoli. Non si può, anche figurativamente detenere un fondo
agricolo, sarebbe molto scomodo per chi lo volesse fare. Credo che
il concetto sia quello del possesso, cioè dell'animus possidendi
che può essere senza titolo o in buona fede valendo titolo.
Allora, la differenza che credo sia da introdurre nella norma, al
fine di differenziare le condizioni di vendita e, quindi, di
trasmissione, visto che dobbiamo - credo - per venire incontro alla
ratio della norma, creare le condizioni migliori perché questo
patrimonio poi venga dimesso e, se creiamo confusione normativa,
questo obiettivo noi non lo raggiungeremo è quello di dire:
possessore. Distinguerà poi l'Assessorato, attraverso le ricerche
che farà, perchè ci può essere un fondo posseduto e non
condotto , cioè non coltivato, Assessore. Deve essere
legittimamente posseduto e se è legittimamente posseduto e condotto
avrà le condizioni che l'Assessorato determinerà. Se è posseduto e
non condotto avrà le altre determinazioni, se è posseduto sine
titulo perché non lo possiede secondo una derivazione
normativamente prevista e legalmente prevista, non gli si venderà e
lo si butterà fuori - mi auguro - dal fondo.
Quindi, il termine è quello del possesso , non della detenzione
o della conduzione .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ioppolo. Fra l'altro, quanto lei
dice viene riportato al comma 3 dove si parla di attuali
possessori'. Siamo d'accordo su questo concetto o ci sono ancora
dubbi?
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, signori
deputati, all'articolo 2 si fa riferimento soltanto ai conduttori ,
quindi dando una specifica, che siano eredi di conduttori tra
l'altro, cioè non è che si fa genericamente ai conduttori che
potrebbero essere anche i legittimi possessori, cioè si fa
riferimento a coloro che siano conduttori eredi. In questo caso,
spero, che sia chiaro o no, Assessore? Che sia chiaro che abbiano
un percorso privilegiato, un diritto di prelazione sulla vendita,
mi sembra di capire, cioè qual è l'opzione che gli diamo, qual è il
beneficio che diamo a questi detentori rispetto a tutti gli altri?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
L'acquisto privilegiato.
CROCETTA, presidente della Regione. L'acquisto privilegiato, il
resto mi sembra che sia escluso, quindi, mi pare chiaro da questo
punto di vista, sinceramente non vedo, a questo punto, la questione
di andarsi ad inserire prima del decreto attorno a queste questioni
che dovranno essere trattate giuridicamente e specificamente,
quando qui è stabilito che soltanto i conduttori eredi hanno questo
beneficio, quindi, perché complicarci la vita, in questa fase,
quando invece
CRACOLICI. Il tema è qual è il valore, i parametri da cui discerne
la valutazione.
CROCETTA, presidente della Regione. Esatto Stiamo disciplinando
al conduttore erede di conduttore, ma verrà stabilito con decreto.
I parametri sono sempre quelli che sono basati sul valore di
mercato, sul valore catastale, non è che possiamo trovare parametri
differenti, i valori che stabilirà l'UTE, l'ufficio tecnico
erariale, cioè non è che potranno essere diversi, però, è chiaro
che ai conduttori eredi di conduttori praticheremo una tariffa più
bassa, perché coloro che ce l'hanno, che lo gestiscono da anni, che
ci lavorano, mi sembrerebbe iniquo darglielo ad un prezzo di
mercato quando questi da 50 anni ci lavorano.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
non voglio stabilire il prezzo, voglio però stabilire con chiarezza
di che cosa questa legge vuole ottenere, se l'ho capita, perché può
darsi che non l'abbia capita. Questa legge ha l'ambizione di cedere
in proprietà non ai conduttori, perché i conduttori già esercitano
il diritto di proprietà, se lo vogliono, agli eredi dei conduttori,
ancorché abbiano negli ultimi cinque anni la gestione del fondo, ma
i conduttori hanno già il diritto Cioè ai sensi della 104 non
possono
IOPPOLO. Se non sei parente entro il quarto grado.
CRACOLICI. Non c'entra il parente, sto dicendo il conduttore
CROCETTA, presidente della Regione. Ai conduttori medesimi. Non
hanno il diritto. Se avevano il diritto di proprietà lo
trasmettevano ai loro eredi.
CRACOLICI. Forse non mi sono spiegato bene. Il titolare del
rapporto di conduzione può esercitare l'acquisizione in possesso,
questo - se ho capito bene - in forza della legge vigente dal 1950.
Il punto è: se colui che ha avuto in conduzione nel frattempo è
morto e c'è un erede che ne ha titolo entro il quarto grado e che
lo conduce come attività agricola, questa norma ha solo questo
scopo, cioè di riconoscere a quella persona la possibilità di
acquisirlo in proprietà.
CROCETTA, presidente della Regione. Ma a prezzo facilitato.
CRACOLICI. Facilitato da cosa? Presidente, mi preoccupo se la
indeterminatezza del parametro di valutazione metta a rischio la
sostenibilità giuridica della norma. E' la mia preoccupazione,
dopodiché spero che non sia così.
Semplicemente bastava - secondo me - stabilire un valore di
riferimento a cui il decreto si deve attenere.
CROCETTA, presidente della Regione. Come si fa a stabilirlo? Una
cosa è avere un terreno che non vale niente ed altra cosa è averlo
sulla costa di Florida.
BANDIERA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BANDIERA. Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la
parola. Intervengo solo nel tentativo, senza sbagliare, di
contribuire a fare chiarezza.
Ritengo che questa legge vada secondo una direzione che ha
accompagnato tutte le riforme in materia di assegnazione di terreni
agricoli, cioè tutta quella normativa che dice che la terra va data
a chi materialmente e fisicamente la lavora.
Io sono un dottore agronomo, sono un po' esperto di dinamiche del
mondo agricolo. In agricoltura succede che qualcuno prende un
appezzamento di terreno, lo recinta e dice: è mio . Se ne intesta
la proprietà ma non lo conduce e non lo coltiva.
MUSUMECI. Non con i fondi dell'ESA
BANDIERA. Quando la norma dice: privilegiamo il conduttore , il
conduttore è chi esclusivamente lavora la terra. Come facciamo a
capire chi è il possessore e chi è il conduttore? Il conduttore
lavora la terra, ne fa attività economica, ha un'iscrizione alla
Camera di Commercio, presenta delle pratiche da almeno cinque anni
agli ispettorati provinciali dell'agricoltura, quindi, dimostra, di
fatto, di essere l'attuale conduttore della terra nel quinquennio.
Per cui, la distinzione che privilegia, in maniera molto
opportuna, il conduttore, cioè chi lavora la terra, a mio avviso, è
questa, non ha equivoci e si muove secondo l'antica direzione che è
quella di cedere la terra a chi materialmente la lavora, aggiungo
io, dimostrandolo, carte alla mano - Camera di Commercio, partita
IVA, ispettorato dell'agricoltura -, di lavorarla e di condurla in
armonia con i principi sanciti dal diritto fiscale e quant'altro.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, penso che ci siamo chiariti le
idee. Ci sono due filosofie a confronto. C'è la filosofia
dell'onorevole Falcone che dice: se l'interesse è quello di
incassare somme, il detentore che non è il conduttore agricolo,
quindi gli vendiamo il terreno . L'altra filosofia, che in linea
con la riforma agraria, che parte negli anni '50 e che ora ha
evidenziato molto autorevolmente l'onorevole Bandiera, dice: diamo
la terra solo a chi ha continuato a coltivarla nel corso di questi
50 anni .
Il ragionamento che stiamo facendo non è secondario. Assessore, a
lei l'ultima parola: se lei dice che dobbiamo lasciare conduttore
lo lasciamo.
CARTABELLOTTA, assessore regionale per le risorse agricole e
alimentari. Nel 1950 la procedura prevedeva il conferimento,
l'approvazione dei piani di ripartizione, l'individuazione degli
assegnatari, l'assegnazione in proprietà dei lotti e, poi, un
procedimento complesso, con una fase di concessione, tre anni per
l'assegnazione in proprietà del lotto e, poi, i successivi tre anni
di riscatto.
MUSUMECI. Questa è la 104
CARTABELLOTTA. La 104. A causa di questa procedura che ora viene
sostituita da quella procedura più semplice, vogliamo dare certezza
giuridica a trentamila ettari. Lascerei le cose come stanno.
PRESIDENTE. Lasciamo le cose come stanno.
FALCONE. Dichiaro di ritirare l'emendamento.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. L'onorevole Ioppolo ha
ritirato il 22.3 ed il 22.4.
Si ritira anche il 22.5?
FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.
IOPPOLO. Dichiaro di ritirare anche il 22.8.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Ne abbiamo un altro, il
22.9, del Governo che è stato distribuito.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, obiettivamente, anche perché mi sono
confrontato con il collega Vinciullo che è cofirmatario e non posso
mortificare la sua firma, quindi mi ha ripreso sul mio accenno di
ritiro dell'emendamento 22.5, quindi, devo fare un passo indietro.
Assessore, voglio dirle che questo emendamento, ma anche il primo,
serviva per aprire la platea perché, alla fine, rischiamo di non
raggiungere l'obiettivo che ci siamo prefissati, cioè quello di
raggiungere i quindici milioni in entrata, è un fatto di
contabilità. Questa è una norma che dovrebbe essere valorizzazione
del patrimonio della Regione siciliana.
Noi dovremo, con questa norma - allora sarebbe giusto che il
Governo magari potesse riscriverla - trovare una formula per
arrivare alla dismissione del patrimonio dell'ESA facendo pagare,
ove necessario e giusto, ad esempio dove c'è stata una
trasformazione urbanistica di quel terreno, e quel terreno vale
duecento euro a metro quadrato, che venga pagato duecento euro a
metro quadrato Ma lo diciamo questo, però se noi a coloro che non
conducono non lo possiamo vendere, laddove il terreno è stato
trasformato sotto un profilo urbanistico non lo possiamo vendere,
alla fine, questo patrimonio ce lo teniamo sempre noi ed in entrata
cosa abbiamo guadagnato? Nulla
Alla fine, una norma che è di mera contabilità, che è meramente
finanziaria, cioè vorrei spiegare all'Assessore che non stiamo
facendo una riforma agraria con questa norma, questa non è una
norma di riforma, questa è una norma meramente finanziaria, è una
norma che deve farci incassare soldi. Questo è un modo. Poi, come
dobbiamo trovare la formula che lo dica il Governo, la migliore
formula purché, alla fine, il saldo sia quindici milioni di euro,
diversamente, Assessore, appena arriverà l'assessore Bianchi ci
sgriderà tutti perché, alla fine, il bilancio e la finanziaria
avranno un vulnus ed un deficit di quindici milioni di euro, non è
che lo dico io, sono i dati: tanto in entrata quanto in uscita. Il
saldo deve essere a pari.
Quindi, al Governo la decisione; mi rimetto alla decisione del
Governo. Noi possiamo anche ritirarlo, ma è una scelta meramente
finanziaria, non altro.
TURANO. Signor Presidente, chiedo di apporre la mia firma
all'emendamento dell'onorevole Falcone.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vorrei sembrare
colui che vuole creare problemi e difficoltà, però, vorrei capire
se questi emendamenti, presentati dal Governo, sono condivisi con
la struttura amministrativa della Regione.
Per quanto riguarda i beni della Regione vi è un ufficio
all'Assessorato al bilancio che è l'ufficio del patrimonio che
prima veniva gestito unitamente dall'Assessorato alla Presidenza,
oggi, Funzione pubblica, e per quanto riguarda i beni immobili, il
patrimonio anche degli enti vigilati - guarda ESA - questa è una
competenza dell'Assessorato al bilancio che, di fatto, nell'ambito
delle procedure di valorizzazione dei beni immobili, utilizza
alcune procedure proprio dell'Assessorato dell bilancio, e vi è una
legge regionale che, di fatto, mette questi beni dell'ESA, così
come anche quelli delle aziende sanitarie, come ospedali dimessi e
via dicendo, nella disponibilità della pianificazione che fa
l'Assessorato regionale al bilancio. Con questo articolo presentato
dal Governo e dall'assessore Bianchi significa che questa attività
di vendita dei beni immobili dell'ESA la fa l'Assessorato
all'agricoltura.
Secondo comma: mi pare che sia in conflitto, rispetto alle leggi
precedenti, di unitarietà e di razionalizzazione nel ruolo delle
entrate e delle uscite dell'Assessorato al bilancio che ha una sua
ragioneria generale e ha anche un suo Dipartimento alle finanze.
Quindi, chiederei al ragioniere generale se questa norma non è in
contrasto rispetto alle norme precedenti che, in tema di
patrimonio, danno la competenza all'Assessorato al bilancio per le
strutture agli enti vigilati, parlandosi di borghi rurali.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, ho l'impressione che negli
interventi dei colleghi che mi hanno preceduto non ci sia
un'unanimità di giudizio su questo articolo 22.
Dobbiamo chiarire una cosa di fondo. E' questa la naturale
conclusione della legge 104 del 1950? Bene, se la filosofia che
ispira l'articolo è questa, allora, è chiaro che i terreni devono
essere concessi solo ed esclusivamente a coloro i quali sono gli
eredi legittimi di coloro che ottennero dalla riforma agraria il
possesso di questi terreni. Se, invece, così non è, allora, è
chiaro che il voler ricordare, più volte, la legge 104 del 1950
nasconde una mistificazione, cioè si vuole coprire un'operazione
esclusivamente finanziaria, cioè la possibilità per la Regione di
incassare 15 milioni di euro, dando l'impressione che stiamo
concludendo un progetto politico, cominciato nel 1950, iniziato nel
1876 quando Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti vennero in Sicilia
e scrissero il famoso volume sull'inchiesta agraria in Sicilia e
che dibattuto dalla Destra storia e dalla Sinistra storica per 74
anni - anche perché ho visto che tanti riferimenti storici poco
adeguati sono stati fatti -, giunse alla naturale conclusione solo
nel 1950 con l'esproprio del latifondo che già nel 1876 Leopoldo
Franchetti e Sonnino avevano detto essere la causa, il male,
dell'economia siciliana.
(Applausi)
Ciò posto, ora dobbiamo dire, oggi vogliamo concludere
quell'operazione politica iniziata dai due teorici della Destra
storica, oppure vogliamo fare un'operazione di mercato? Perché, se
vogliamo concludere quell'operazione è chiaro che chi detiene oggi
i terreni non può entrare in possesso di questi terreni perché non
è nelle condizioni legittime di dimostrare di possedere questi
terreni. Se noi, invece, vogliamo fare una operazione economica,
per andare a reperire 15 milioni di euro, togliamo ogni riferimento
alla legge 104 del 1950 e diciamo che: tutti coloro i quali
detengono, a qualsiasi titolo, ancorché illegittimi, questi terreni
vengono, li comprano e glieli vendiamo.
In tutta questa vicenda, però, non si capisce il comma 4. Il comma
4 cosa c'entra? Il comma 4 sono terreni che hanno un prezzo e
devono essere venduti. Non si capisce il motivo per il quale l'ESA,
solo quei terreni, ha deciso di tenerli per se. Tutto ciò non è
possibile. Ci deve essere una coerenza. Se la coerenza è quella
dettata dalla conclusione di un ragionamento politico iniziato due
secoli fa, allora, solo i possessori legittimi possono entrare in
possesso dei terreni. Se, invece, è un'operazione di mercato,
un'operazione finanziaria - ed io sono d'accordo anche per fare ciò
-, è chiaro che tutti i terreni - nessuno escluso - devono essere
messi sul mercato e devono essere venduti perché non si capisce il
motivo per il quale l'ESA dovrebbe conservare per se, e per quali
fini, questi terreni.
Signor Presidente, vede, poco fa, quando l'onorevole Ioppolo e
anche ancor prima l'onorevole Falcone, ma anche il presidente
Cracolici, hanno sollevato il problema, non è che l'hanno sollevato
perché è una questione di lana caprina, lo hanno sollevato perché
alla base dei loro ragionamenti c'è un convincimento politico e
filosofico ben preciso. E' un'operazione di mercato? Nulla ha a che
fare con la legge 104. E' una operazione politica? Allora, se è
un'operazione politica che porta - dopo 63 anni - a conclusione il
progetto iniziato con la riforma agraria in Sicilia nel 1950, solo
i detentori che posseggono legittimamente questi terreni possono
acquisirli.
Quindi, lei poco fa aveva posto il problema, credo che il Governo
si debba stasera definitivamente pronunciare, anche perché
ricorderà, Assessore, che la volta scorsa le avevo detto che
questo era un argomento troppo difficile, troppo complicato per
poter essere discusso in una seduta di finanziaria perché, se è un
problema che riguarda la riforma del latifondo e la riforma del
settore agricolo, va discussa portandola anche nella Commissione
competente, cioè nella III Commissione Attività Produttiva', se,
invece, è solo ed esclusivamente un'operazione di bilancio,
un'operazione economica, la possiamo affrontare questa sera ma non
dobbiamo dare copertura ideologica ad un'operazione che è solo di
bottega.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, è un
tema che appassiona ed io credo che il difetto stia nel manico, nel
senso che come è stato molto opportunamente richiamato il concetto
dai colleghi che mi hanno preceduto, il Governo deve chiarire qual
è l'obiettivo di questo intervento normativo. Se l'obiettivo è
quello di incrementare le entrare finanziarie della Regione o se
l'obiettivo è quello di promuovere lo sviluppo dell'agricoltura e,
quindi, il recupero dei terreni abbandonati, in disuso ormai da
anni.
Senza bisogno di scomodare la storia ed i padri della Destra
storica perché se dovessimo fare un'interpretazione ed una lettura
serena della storia dovremmo ricordare al collega Vinciullo che il
primo assalto al latifondo venne dato nel '39 con l'Ente per la
colonizzazione del latifondo siciliano che portò all'espropriazione
di ventitremila ettari di terreno sottratto all'aristocrazia
parassitaria e latifondista e che, poi, la guerra vanificò nel suo
sforzo definitivo.
Il collega Vinciullo sa che la legge Milazzo salutata da tutti
come una grande provvidenza si rivelò, poi, un fallimento, tant'è
vero che dopo qualche anno gli assegnatari furono costretti a
lasciare la terra, le case, la città e ad emigrare all'estero o nel
triangolo industriale del nord in cerca di lavoro perché quella
polverizzazione fondiaria non consentiva redditività sufficiente
alle famiglie per poterne trarne profitto e sostentamento.
Ma qui il proposito, credo, assessore Cartabellotta, che possa
essere raggiunto coniugando i due obiettivi. Da un lato
incrementare le risorse finanziarie, dall'altro promuovere lo
sviluppo dell'agricoltura soprattutto in chi, erede degli
assegnatari, ha dimostrato di avere un legame, un attaccamento per
aver condotto il fondo negli ultimi cinque anni.
Ritengo, e concludo signor Presidente, che il Governo debba
perseguire i due obiettivi con una leggera differenziazione. Tenuto
conto che ormai, oggi, le terre agricole, in Sicilia, l'agricoltore
non le vorrebbe neanche regalate, per le tante diseconomie che è
costretto ad affrontare e, tenuto conto che dobbiamo incentivare il
ritorno alla terra, soprattutto dei giovani agricoltori, credo che
bisognerebbe usare due misure diverse, una molto più incentivante
per quanti hanno coltivato il fondo negli ultimi cinque anni, pur
non avendone pieno titolo, ma solo perché eredi dell'originario
assegnatario ed un trattamento diverso, ma non oneroso, per chi,
invece, non ha mai coltivato un fondo ma quel fondo potrebbe
acquistare perché pertinente alla propria città, al proprio
domicilio, alla propria residenza, perché legato a quel luogo e
perché, comunque, può essere dedito ad un'attività agricola, magari
non primaria ma secondaria, che consente di recuperare tante terre
abbandonate al patrimonio dell'agricoltura.
In questo senso, signor Presidente dell'Assemblea, onorevole
Presidente della Regione, saluto con piacere questa iniziativa,
benché fra le pieghe di una legge di stabilità, e siccome mi è
stata recapitata copia dell'emendamento relativo all'alienazione
dai borghi rurali, battaglia questa che ha visto il mio Gruppo
impegnato sin dal primo momento dell'insediamento in quest'Aula,
battaglia condivisa con altrettanta passione da tanti Gruppi, da
tutta l'Assemblea che ha votato una mozione all'unanimità, col
parere favorevole del Governo, voglio prendere atto pubblicamente
del fatto che il Governo abbia accolto e condiviso pienamente
quella nostra iniziativa e che consente all'Ente di sviluppo
agricolo di mettere sul mercato alcuni dei borghi rurali realizzati
proprio negli anni '40 e '50, anche qui, per incrementare le
entrate, da una parte, e per consentire il recupero di un
patrimonio di architettura rurale, assolutamente straordinario, che
potrebbe essere finalizzato al turismo rurale, all'agriturismo o
alla semplice agricoltura
PRESIDENTE. Onorevole Musumeci, è scaduto il tempo a disposizione.
Ma continui.
MUSUMECI. Sono abituato a parlare senza microfono Ci tagliavano
la luce quando eravamo giovani nelle piazze
CORDARO. Lui può continuare
PRESIDENTE. Stiamo facendo un discorso molto serio e pensavo che
possiamo andare fieri di questo Parlamento, se tutto il dibattito
si fosse svolto come si è svolto sull'articolo 22, perché comunque
ci determineremo, posso dire che questi sono quegli atti
parlamentari che danno la possibilità di interpretare le leggi.
Prego, onorevole Musumeci.
MUSUMECI. Signor Presidente, stavo per concludere il mio modesto
contributo, per esprimere il mio compiacimento, quello del mio
Gruppo, ma credo di potere interpretare il pensiero dell'Aula,
perché l'alienazione dei borghi rurali ci consente davvero di
potere compiere anche, assessore Sgarlata, un'operazione culturale
di grande spessore e di grande valore.
Dobbiamo solo augurarci che soggetti terzi, soggetti privati,
investitori, vogliano guardare con interesse e con attenzione a
questa nostra iniziativa perché i nove borghi rurali, disseminati
nelle altrettante province siciliane, possano essere recuperati e
diventare quel patrimonio dell'umanità al quale, per tanto tempo,
hanno lavorato alcuni progettisti, negli anni '90, senza realizzare
un obiettivo che, invece, stavolta sembra essere vicino.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
Assessori, onorevoli colleghi, al di là del presupposto che vede
firmatario o firmatari dell'emendamento in discussione, che credo
sia il 22.5, i colleghi Falcone, Assenza e, comunque, colleghi
dell'opposizione - dico al di là di questa ragione - non ravviso
altra ragione, né politica, né contabile, né finanziaria che possa
portare il Governo a dare parere contrario all'emendamento in
discussione.
Vorrei l'attenzione dell'Assessore per l'economia e del Presidente
della Regione perché credo che la proposta dei colleghi firmatari
di questo emendamento che, evidentemente, sostengo e sosterrò e
rispetto, rispetto al quale chiederò un voto favorevole a tutta
l'Aula preannunciando, evidentemente, il voto favorevole del Gruppo
parlamentare Pid-Grande Sud, è un emendamento di buon senso, di
buona economia. E' un emendamento che vuole invitare il Governo a
stare attento rispetto al presupposto che dovrebbe, in teoria,
incrementare, fare finanza, incrementare le casse della Regione di
15 milioni di euro per il 2014 e di 20 milioni di euro per il 2015
e, quindi, deve avere come conseguenza necessaria la possibilità
non di svendere o, addirittura, di regalare dei terreni che, nel
frattempo, hanno cambiato destinazione d'uso e, quindi, hanno
acquisito un valore ed un pregio diverso rispetto a quello
precedente, allora lì possono essere trasferiti ai soggetti di cui
al comma 2 ancorché al valore di mercato, credo che sia una norma
che dovrebbe essere accolta dal Governo perché va proprio nella
direzione che, credo, il Governo dovrebbe auspicare, cioè fare
maggiore cassa piuttosto che il contrario.
Rispetto a questo comma, che è un comma di buon senso e credo che
l'opposizione responsabile, che insieme ad altri colleghi preparati
ho l'onore di rappresentare, abbia dimostrato finora tanto buon
senso, ecco, chiediamo in questo momento la reciprocità del buon
senso, chiediamo che il Governo dia parere favorevole e che l'Aula
la voti così come è stata proposta.
CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo rurale e
alla pesca mediterranea. Favorevole.
PRESIDENTE. Parere della Commissione?
DINA, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto,
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 22.8.
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 22.9. Il parere della
Commissione?
DINA, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
CIMINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è per una chiarezza
della norma, secondo me l'Assessorato al bilancio, in una
operazione di questo genere, deve essere sicuramente parte attiva
perché la titolarità del patrimonio regionale sugli enti vigilati
anche della Regione è proprio dell'Assessorato all'economia.
Il fatto che l'assessorato all'agricoltura che ha la vigilanza
sugli enti possa autorizzare alla vendita dei borghi rurali che poi
l'ente svolge, di fatto, è una procedura che innova rispetto alla
precedente perché l'Assessorato all'economia ha la competenza del
patrimonio regionale.
Ritengo che in questo emendamento, che è firmato dall'assessore
Bianchi, l'assessorato al patrimonio debba potere avere un ruolo e
se rimane così voto contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 22, nel testo
risultante.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Posso esprimere la mia soddisfazione per il livello del dibattito
su questo articolo, perché vedete spesso si da una impressione
diversa del Parlamento.
Quando gli argomenti sono seri e sono, per carità, sempre seri, ma
quando c'è gente competente, e in questo Parlamento c'è molta gente
competente, voglio citare tutti, dall'onorevole Bandiera, che è
intervenuto, all'onorevole Cimino, all'onorevole Turano,
all'onorevole Vinciullo, all'onorevole Musumeci, all'onorevole
Cordaro, penso di non fare torto a nessuno e, chiaramente,
l'onorevole Ioppolo - la differenza tra detentore e conduttore
chiaramente su input del Governo, del Presidente Crocetta e
dell'assessore Cartabellotta, probabilmente, a distanza di 60 anni
si è chiusa una procedura e devo dire che obiettivamente è stata
anche l'arguzia e la prontezza dell'onorevole Vinciullo a far sì
che venisse approvato questo emendamento.
Veramente su questo argomento mi sarei aspettato anche
l'intervento del magistrato Marino come fine esperto di diritto
perché l'argomento era importante, però abbiamo votato un buon
articolo.
Si passa all'articolo 23.
Ne do lettura:
«Art. 23.
Banca della Terra di Sicilia
1 Per rafforzare le opportunità occupazionali e di reddito delle
aree rurali, procedere alla valorizzazione del patrimonio agricolo
forestale, con particolare riferimento a quello di proprietà
pubblica e/o privata incolto e/o abbandonato, nonché al fine di
favorire il ricambio generazionale nel comparto agricolo è
istituito l'Albo denominato Banca della Terra di Sicilia', elenco
periodicamente aggiornato dall' Assessorato regionale delle risorse
agricole e alimentari contenente le informazioni relative alla
consistenza, destinazione e utilizzazione dei beni di cui al comma
2 nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi
del concessionario, gli estremi, l'oggetto e la durata dell'atto di
concessione.
2 . La Banca della Terra di Sicilia comprende:
a) i terreni e gli immobili della riforma agraria che permangono
nella disponibilità dell'Ente di sviluppo agricolo (ESA) a
conclusione della procedura di assegnazione di cui all'articolo 22;
b) i terreni e gli immobili del demanio forestale non strettamente
funzionali all'espletamento dell'attività istituzionale
dell'Amministrazione forestale regionale;
c) i terreni e gli immobili di proprietà dell'Assessorato
regionale delle risorse agricole e alimentari e degli enti
sottoposti a tutela e vigilanza dello stesso;
d) i terreni e gli immobili che gli enti locali e/o altri soggetti
pubblici o privati concedono in uso gratuito all'Amministrazione
regionale.
3 Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge il Presidente della Regione, previa deliberazione
della Giunta regionale, adottata su proposta dell'Assessore
regionale per le risorse agricole e alimentari, definisce i canoni
concessori nonché le modalità e le procedure per la concessione dei
beni inseriti nella Banca della Terra di Sicilia a favore di
imprenditori agricoli e giovani, che intendano in forma singola o
associata valorizzarli attraverso progetti di sviluppo innovativi,
anche di carattere sociale.
4. Il decreto presidenziale di cui al comma 3 individua la
percentuale dei beni, non superiore al 20 per cento, da concedere
sulla base di apposita convenzione, a titolo gratuito e nel
rispetto dei principi di trasparenza, adeguata pubblicità e parità
di trattamento, a cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre
1991, n. 381. La convenzione disciplina la durata, almeno
decennale, l'uso del bene, le modalità di controllo sulla sua
utilizzazione, le cause di risoluzione del rapporto e le modalità
del rinnovo.
5 L'assegnazione dei beni di cui al comma 4 avviene per la
realizzazione di finalità solidaristiche e per il perseguimento
almeno dei seguenti obiettivi, tenuto conto della loro vocazione:
a) destinazione gratuita di parte della produzione agricola
realizzata alle mense sociali per soggetti indigenti;
b) produzione energetica da fonti rinnovabili attraverso
l'installazione di tettoie fotovoltaiche con oneri a carico della
Regione, con destinazione di parte dell'introito della vendita
dell'energia al gestore della rete e la restante parte alla
cooperativa sociale affidataria come reddito di dignità.
6. La concessione dei beni di cui al presente articolo avviene
esclusivamente attraverso procedure di evidenza pubblica e con le
finalità dell'articolo 15 del decreto legislativo 18 maggio 2001,
n. 228, in materia di tutela del territorio.»
CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo rurale e
alla pesca mediterranea. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo rurale e
alla pesca mediterranea. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
Governo, l'articolo 23 definito Banca della Terra perché i
terreni che restano nella disponibilità - perché ce ne sono tanti
terreni che non furono assegnati dall'Ente di sviluppo agricolo - i
terreni del demanio forestale, i terreni e immobili di altri
soggetti pubblici o privati, che volessero, visto che sono
abbandonati, farli confluire in questa Banca della Terra, possono
essere, attraverso procedure di evidenza pubblica messi a
disposizione di agricoltori, giovani.
Quest'articolo lo abbiamo congegnato assieme all'assessore
Scilabra proprio perché lo vogliamo collegare alla progettualità
del Piano Giovani in maniera tale che tutta la disponibilità che
questa Regione può avere dei beni pubblici venga messa a
disposizione di chi voglia sviluppare dei progetti.
Ho visto stasera che il dibattito sulla terra appassiona.
L'assegnazione di ager publicus ha radici ancor più lontane con i
fratelli Tiberio e Caio Gracco, siamo nell'antica Roma
CORDARO. Ecco i miei gioielli disse la madre.
CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo rurale e
alla pesca mediterranea. E ovviamente tutte le procedure che hanno
guardato l'assegnazione dei terreni pubblici non hanno mai avuto
grandi risultati in questa Regione, sia con la riforma agraria,
qualcuno, mi pare l'onorevole Vinciullo, citò la questione di
Franchetti e Sonnino. Addirittura ci fu il processo opposto perché
ai tempi della Siccardi la Chiesa dava mangiare ai poveri e poi i
terreni della legge Siccardi furono assegnati .
MUSUMECI. Poi ci fu l'altra inchiesta del 1800.
CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo rurale e
alla pesca mediterranea. Ci auguriamo che con questa norma si possa
finalmente mettere a disposizione questi terreni a chi vuole fare
dei progetti.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
intervengo soltanto per precisare, come d'accordo con l'Assessore,
che ci sono due emendamenti a firma del Movimento cinque stelle per
andare ad aggiustare, tecnicamente, quello che è stato scritto
nell'articolo perché nella foga della notte in Commissione Bilancio
c'è stata una trascrizione errata, quindi, si tratta di un
aggiustamento tecnico.
Il primo riguarda la parola non superiore al 20 per cento',
l'emendamento cambia da superiore' ad inferiore', però l'accordo
è di andare a togliere la percentuale. Dovremmo, quindi, creare un
subemendamento all'emendamento.
L'emendamento 23.14, invece, riscrive sostanzialmente i punti a) e
b) del comma 5 dell'articolo che, come erano scritti, erano
formulati in maniera errata perché veniva scritto che il
corrispettivo dell'energia venduta andava in parte al gestore della
rete elettrica. In realtà non è così, viene venduta energia al
gestore della rete elettrica e l'introito va alla Regione.
MILAZZO ANTONELLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO ANTONELLA. Signor Presidente, assessori, onorevoli
colleghi, gli emendamenti a mia firma e di alcuni deputati del
Partito Democratico, anche questi, hanno lo scopo di aggiustare la
norma, che per noi è apprezzabilissima, proprio perché rilancia la
necessità di valorizzare la nostra agricoltura che, nonostante la
crisi, rimane uno dei settori di punta.
Proprio per quello che diceva l'assessore, cioè per la possibilità
di agganciarsi alle politiche per la nuova politica agricola
comunitaria 2014-2020 e per le risorse riservate da questa ai
giovani, è opportuno, però, specificare, per quanto riguarda il
primo emendamento che i terreni privati non vengono dati in
concessione gratuita, ma il privato che li dà in concessione riceva
un canone di concessione, perché diversamente questo non potrebbe
portare alla realizzazione della Banca della Terra perché
chiaramente i privati non parteciperebbe all'albo, non avrebbero
alcun interesse di conferire i terreni incolti all'albo della Banca
della Terra in quanto non riceverebbero alcun vantaggio in cambio;
mentre i terreni pubblici hanno in cambio il canone di concessione,
il privato non avrebbe alcun beneficio dal fatto di concedere
questi suoi terreni all'albo e, quindi, a metterli a disposizione
di chi li vuole mettere a frutto.
Apprezzabilissima, quindi, l'iniziativa, la finalità che è quella
di rinnovare, dal punto di vista generazionale, offrire opportunità
di lavoro, contrastare il dissesto idrogeologico, favorire il
ricambio generazionale nell'agricoltura, ma noi crediamo che se il
privato che ha un terreno incolto non ha un canone, così come lo
riceve l'ente pubblico, non avrebbe interesse ad attribuirlo alla
Banca della Terra.
Per quanto riguarda l'altro emendamento, sempre per agevolare la
coltivazione delle terre, proponiamo di attribuire la possibilità
di gestire l'albo alle cooperative di conferimento nell'ambito dei
terreni degli stessi soci delle cooperative.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, credo che ci sia un po' di confusione
per quanto riguarda l'effetto giuridico della Banca della Terra.
L'articolo in questione precisa che, trattasi, semplicemente e
solamente, di un elenco cognitivo dei terreni disponibili da parte
della Regione che possono essere assegnati sulla base dei criteri
che sono successivi.
L'individuazione o l'indicazione dell'elenco, nell'ambito della
Banca della Terra, non ne costituisce elemento, appunto,
costitutivo, ma semplicemente e solamente l'elenco, cioè soggetti
che hanno interesse possono consultare l'elenco e comprendere se ci
sono terreni che possono essere di loro interesse e possono
richiederne l'assegnazione.
Ecco perché sono compresi anche i terreni che i soggetti privati
concedono, a titolo gratuito, alla Pubblica Amministrazione, perché
altrimenti sembrerebbe che, nel momento in cui i terreni in
questione vengono ad essere indicati nella Banca della Terra,
costituiscono già elemento poi possibilmente di concessione.
Credo che l'Assessore debba chiarire questi aspetti perché mi
sembrano di rilevanza e di importanza, in quanto gli emendamenti
che sono stati presentati, secondo me, creano una confusione a dir
poco, una incertezza in ordine agli obiettivi che si intendono
raggiungere con l'articolo in questione.
CARTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e
la pesca mediterranea. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARTABELLOTTA, Assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e
la pesca mediterranea. Un chiarimento solo per quanto detto
dall'onorevole Fazio. La Banca della Terra non vuole essere altro
che uno strumento con cui un bene prezioso, che è la terra, spesso
abbandonata, può confluire in maniera tale che si possa favorire
un incontro di terre pubbliche o abbandonate.
Spesso ci sono pure dei privati che hanno queste terre, non le
conducono, non hanno figli, non hanno nipoti, non hanno nulla o
pensiamo, per esempio, ai beni della Chiesa.
Abbiamo fatto un'esperienza con la missione Speranza e Carità di
Biagio Conte, con la Curia di Monreale, erano terreni abbandonati,
la Banca della Terra avrà il compito di accoglierli tutti.
PRESISDENTE. Si passa agli emendamenti 23.7, 23.8 e 23.4, a firma
dell'onorevole Formica.
FORMICA. Li ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.12, a firma degli onorevoli Gucciardi
e Milazzo.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, Assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e
la pesca mediterranea. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione l'emendamento. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 23.5, a firma dell'onorevole Formica.
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.10, a firma dell'onorevole Di Mauro.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, l'assessore credo che darà parere
favorevole poiché si tratta di un chiarimento per indicare che non
è un organismo, ma è un albo sostanzialmente. Dobbiamo dire se
questo è un albo o un altro organismo. Troviamo il termine
adeguato.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo rurale e
alla pesca mediterranea. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo rurale e
alla pesca mediterranea. Io ho accolto il suggerimento quando
eravamo in Commissione Bilancio e abbiamo rimodulato l'articolo. Al
comma 1 recita: E' istituito l'albo denominato Banca della terra
di Sicilia .
DI MAURO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.11, a firma degli onorevoli Gucciardi,
Milazzo.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo rurale e
alla pesca mediterranea. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 23.6, a firma dell'onorevole Formica.
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.13, a firma dell'onorevole
Cancelleri.
CANCELLERI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.3, a firma dell'onorevole Formica.
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.9, a firma dell'onorevole Di Mauro.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Lo voglio spiegare perché questo è un emendamento che
comporta, almeno per quanto riguarda il punto b), una spesa da
parte della Regione che può determinarsi per la realizzazione di
tettoie fotovoltaiche con oneri a carico della Regione, quindi, la
Regione installa lì impianti di produzione ed energia e poi ad un
certo punto parte di questa energia viene devoluta alle cooperative
sociali.
Credo che sia una cosa quanto meno impropria, cioè un percorso per
cui la Regione fa l'impianto, paga la rata di mutuo, ovviamente con
l'Istituto bancario che fa il prestito, e poi parte di questo
introito li cede alle cooperative sociali.
Già il fatto che nella norma è inserito un comma che a tal
proposito concede a cooperative attraverso un bando di evidenza
pubblica i terreni ad un prezzo assolutamente accessibile credo che
sia una grande opportunità, ma andare ad installare le tettoie
fotovoltaiche con risorse della Regione e poi cedere parte
dell'introito alle ditte credo che sia una scelta impropria.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, invito l'onorevole Di Mauro a
leggere l'emendamento 23.14 che trova nella pagina successiva,
perché è di riscrittura, prevede l'utilizzazione dei fondi europei,
perché nell'assessorato energia il dirigente faceva presente che ci
sono dei fondi per attività sociali che non sono stati spesi perché
non hanno trovato il modo per impiegarli.
In questo modo daremmo, invece la possibilità, chiaramente fino ad
esaurimento di quella misura, perché è ovvio che si esaurirà, di
poter andare ad installare delle piccole tettoie, che non sono
delle grandi centrali, chiaramente sono delle piccole tettoie
fotovoltaiche che possono produrre energia elettrica, questa
venduta al GSE genera un ricavo, che può essere destinato in parte
alla Regione come royalties ed in parte alla cooperativa sociale
come un piccolo reddito per i soci di quella cooperativa.
Questa era sostanzialmente l'idea: l'impianto rimane di proprietà
della Regione che ne può fare poi negli anni l'uso che vuole e non
lo deve chiaramente né regalare né svendere a nessuno.
CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo rurale e
alla pesca mediterranea. L'elemento che va tolto è con oneri a
carico della Regione , lasciando invece attraverso l'utilizzazione
e progettazione di risorse comunitarie .
Giusto onorevole Cancelleri, va lasciato attraverso
l'installazione di tettoie fotovoltaiche attraverso l'utilizzazione
delle apposite misure comunitarie e non parlando solo del 2007-
2013 perché per fortuna è cominciato il 2014. Parliamo di risorse
comunitarie in generale.
PRESIDENTE. Assessore Cartabellotta, deve essere formalizzato il
subemendamento.
Sospende brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 22.24, è ripresa alle ore 22.30)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, eravamo in fase di discussione
dell'emendamento soppressivo 23.9. Visto che è stata concordata una
riscrittura dell'emendamento 23.14, l'onorevole Di Mauro dovrebbe
formalmente ritirare l'emendamento 23.9.
DI MAURO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che è stato presentato il subemendamento 23.14.1, di
riscrittura all'emendamento 23.14.
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 23.14, così come
emendato. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 23.10 GOV. Lo pongo in votazione. Il
parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 23 così come emendato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 24. Ne do lettura:
«Articolo 24.
Cessione di partecipazioni azionarie
1. Ai fini del perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica
previsti per l'anno 2014, entro 60 giorni dall'entrata in vigore
della presente legge sono predisposte dal competente Dipartimento
regionale del bilancio e del tesoro le procedure di evidenza
pubblica per la cessione delle partecipazioni azionarie della
Regione non ritenute strategiche.
2. Al fine di garantire un congruo prezzo di vendita delle azioni
di cui al comma 1, con decreto dell'Assessore regionale per
l'economia sono fissati i prezzi di riserva al di sotto dei quali
non si procede alla vendita. In tal caso IRFIS-FinSicilia S.p.A.
può, a valere sulle risorse libere dei fondi a sua disposizione,
acquistare le suddette azioni al valore dei predetti prezzi di
riserva.
3. Dall'attuazione del presente articolo devono derivare entrate
non inferiori a 60 milioni di euro»
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, si tratta della cessione di partecipazioni azionarie che
riguarda azioni quotate che patrimonio netto della Regione.
L'articolo prevede una stima prudenziale del valore delle azioni
del patrimonio delle società interessate, previsto intorno ai
sessanta milioni di euro. Alcune di queste società sono quotate in
borsa, come l'Unicredit, poi ci sono altre partecipazioni azionarie
che riguardano, per esempio, la società Italkali.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io considero
strategico questo articolo che ritengo, però, vada migliorato sotto
due diversi aspetti.
Non è prevista nell'articolato la procedura per la definizione
della valutazione delle quote societarie, e credo che questa vada
affidata ad un advisor a sua volta individuato con una procedura di
evidenza pubblica. Diversamente sarei io, o qualche altro, a capire
quanto vale una società e questo, secondo me, è un fatto
indispensabile per la buona riuscita dell'operazione.
Inoltre, al comma 3 viene indicata una stima prudenziale - dice
l'assessore - di introito nelle casse della Regione, pari a 60
milioni di euro. Poiché non può essere meno di 60 milioni, non
viene indicato che cosa succede quando non si arriva a questo.
Allora bisogna scrivere nel bando che, qualora non si arriva ai 60
milioni, le procedure sono decadute perché, diversamente, con un
bando di evidenza pubblica ed un acquirente non si capisce qual è
la funzione per il mancato raggiungimento dell'obiettivo dei 60
milioni.
Io ho presentato gli emendamenti 24.13 I parte e 24.13 II parte,
che credo siano di buon senso, perché blindano la procedura in
termini di valutazione delle quote e che rendono, come dire,
praticabile le intenzioni che il Governo ha espresso con il comma
3, e spero di avere un parere favorevole su entrambi assessore.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io volevo delle
informazioni in ordine all'ultimo comma - come diceva prima
l'onorevole Turano - e cioè cosa accade laddove non si raggiunge la
cifra di 60 milioni di euro. Se questa, ovviamente, è una
condizione perentoria o è solamente una cifra del tutto indicativa.
Ma - mi permetto di evidenziare - come al primo comma il Governo
intende individuare quelle azioni che sono ritenute non
strategiche.
La domanda che faccio all'assessore è se non ritiene di
coinvolgere eventualmente, nell'ambito appunto di questa decisione
sulla individuazione delle azioni non strategiche, anche il
Parlamento o eventualmente la Commissione?
Credo che sia estremamente importante al riguardo, perché
altrimenti sembra che il Governo possa decidere in maniera del
tutto unilaterale, laddove in qualche modo l'intervento non sia
strategico alla detenzione dell'azione o della partecipazione.
Inoltre, tra le azioni che lei ritiene - avendone individuato o
indicate alcune - sono comprese anche le azioni della Airgest
comprate di recente da parte della Regione? E' ovvio che questa è
una domanda che interessa non solo me ma anche i deputati della
provincia di trapani, e credo anche altri deputati.
CIACCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo perché
c'è anche un nostro emendamento quindi mi collego in maniera
propositiva a quanto detto dall'onorevole Turano.
In questo articolo, praticamente si fa un'operazione finanziaria,
per quanto riguarda il secondo comma. Da una parte noi chiediamo di
vendere, di cessare le azioni delle partecipate o quelle che
abbiamo per far sì, quanto meno, di ricavare un'entrata non
inferiore a sessanta milioni. Però, al comma 2, specifichiamo che
nel caso in cui non troviamo l'acquirente, attraverso l'IRFIS, noi
li acquistiamo.
Ma l'IRFIS è sempre una nostra compartecipata ed allora sul fatto
di vendere le quote siamo favorevoli, anche perché magari sono
società o quote dovevano essere vendute, però riacquistarle,
facendo un'operazione finanziaria - io mi sono informato, ed anche
a livello nazionale spesso questo è accaduto - in questo caso
sembra quasi che cerchiamo di recuperare risorse e dall'altro
saremo destinati a sborsarle. Quindi, la parte che eventualmente
impegna l'IRFIS all'acquisto di queste partecipate, noi chiediamo
che venga cassata e quindi che il Governo dia parere favorevole
all'emendamento che cassa il comma 2.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, credo
che cominciamo ad entrare nel tema delle partecipate. Il Governo,
attraverso questo articolo 24, ci presenta una prima parte di
quello che è il tema delle società, distinguendo tra società in cui
la Regione intende perseguire un'opera di dismissione, che non è
una scelta del Governo ma un obbligo che scaturisce da una legge
nazionale del 2007, se non ricordo male, che determina una scelta
da parte del Governo nazionale di cominciare a dismettere proprie
quote azionarie dalle società che non ritiene strategiche.
Successivamente, con un emendamento aggiuntivo, sarà più avanti
presentato l'elenco delle società che il Governo intende definire
strategiche e utili per lo sviluppo della Sicilia, e su questo
articolo credo che si può cominciare a definire un percorso che non
può non prescindere da indicare con questa norma un punto di
partenza. Si inizia un percorso che deve portarci alle dismissioni
di queste società. Se la volontà della legge nazionale è questa, e
trattandosi di una norma finanziaria, io credo che sia in contrasto
con il secondo comma dello stesso articolo, perché da un lato
manifesta una volontà di dismettere che scaturisce da una norma
nazionale e dall'altro lato intende, se per caso non dovessero
essere raggiunti gli importi indicati in qualche certificazione del
bilancio, vendere questa quota all'IRFIS che, ricordo a tutti
quanti, è al 100% della Regione siciliana, quindi la Regione
venderebbe a sé stessa.
Credo che sia opportuno avere chiarezza in ordine alla valutazione
di queste quote, che scaturiscano da valutazioni di bilancio, da
documentazioni in atto esistenti presso l'assessorato al bilancio,
in cui c'è una quantificazione per il Banco di Sicilia, una
valutazione molto semplice che scaturisce un po' dagli esami di
bilancio e dalle quote azionarie, che un tempo erano cinquecento
miliardi e poi sono molto svalutate e le seconde sono i valori
portati nel capitale sociale dalle altre società.
Allora io credo che il secondo comma debba essere soppresso,perché
noi dobbiamo cercare di trovare nel mercato persone, soci, soggetti
o comunque società che sostanzialmente hanno interesse a far sì che
questo tipo di iniziative private possano continuare ad insistere
sul territorio ed essere ulteriormente valorizzate e apportare
ovviamente opportunità di lavoro ai nostri concittadini. L'idea che
queste strutture possano essere vendute all'IRFIS, a mio parere,
vuol dire tornare indietro, aggirare la legge nazionale che,
invece, obbliga tassativamente la vendita. Abbiamo tentato di fare
questo già nel 2010, e se non vogliamo che questa norma ci faccia
tornare indietro, sia per il primo comma che per il terzo comma,
sempre che lei Assessore confermi l'importo del valore in
quest'Aula, possiamo andare avanti.
In ordine al secondo comma, credo che una riflessione vada fatta,
e ritengo che vada soppresso perché significherebbe aggirare la
legge e vendere a se stesso, cioè sempre alla Regione siciliana.
LOMBARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo articolo
24 resta per molti aspetti enigmatico, nel senso che avviare una
fase di cessione di partecipazione nazionale della Regione penso
che sia doveroso e quanto mai opportuno.
D'altro canto - e già in parte è stato espresso dall'onorevole Di
Mauro e dai colleghi che mi hanno preceduto - credo che questo
processo debba avvenire con chiarezza di intenti e soprattutto con
trasparenza, e penso che questa sia un'esigenza. Innanzitutto,
perché si parla di una cifra piuttosto importante, e lo si deve
fare anche per la valutazione importante che, per esempio, la
Regione ha acquisito da un anno a questa parte in merito alla
partecipazione presso Unicredit.
Sappiamo infatti che anche all'indomani dell'aumento di capitale
effettuato proprio dalla stessa banca Unicredit - se non erro
intorno al novembre, ottobre del 2011 - le azioni, e quindi il
valore di Unicredit, da un anno e mezzo a questa parte, è aumentato
notevolmente, motivo per il quale le azioni detenute dalla Regione
siciliana in quest'ultimo anno e mezzo hanno certamente recuperato
valore, e quindi anche interesse dal punto di vista del mercato.
Poi, vi sono tutte le altre partecipazioni delle quali vorremmo
avere contezza, sia per quantità, ma soprattutto per qualità e
appetibilità che possono avere all'interno del mercato, perché il
tema penso che sia, assessore, proprio questo, l'appetibilità.
Comprendere quali tra queste partecipazioni sono appetibili, quali
potrebbero diventare appetibili - e qui vengo al comma due -
proprio in base alla qualità di queste partecipazioni, se noi
acquistiamo con fondi dell'IRFIS, e i colleghi della III
Commissione sanno bene quanto impegno abbiamo profuso in questi
ultimi mesi per ristrutturare l'assetto dell'IRFIS, che dovrà
certamente avere una nuova prospettiva.
Utilizzare i soldi che sono in parte destinati all'impresa, motivo
per cui l'IRFIS dovrebbe operare e opererà con più attenzione, per
comprare partecipazioni della Regione, in alcuni casi, purtroppo,
qualitativamente non di grande interesse e, quindi, rifiutate dal
mercato, ma acquisite con il prezzo di riserva dall'IRFIS. Soldi,
ripeto, che dovrebbero essere destinati alle imprese siciliane, e
penso che questo non sia opportuno soprattutto oggi, quando questa
ristrutturazione sta invece cercando di utilizzare sistemi
creditizi in modo più elastico, più attento, più opportuno per
venire incontro alle esigenze di questi imprenditori.
Quindi, la richiesta è sempre quella, e la sintetizzo: un
dettaglio maggiore, una divisione fra le partecipazioni
qualitativamente appetibili, e non qualitativamente appetibili dal
mercato e poi, francamente, non accettiamo che l'IRFIS possa
acquisire queste somme con un prezzo di riserva, anche perché oggi
la governance dell'IRFIS - definiamola così - è contraddistinta da
uomini di grande impegno nel settore industriale e imprenditoriale
che, naturalmente, sapranno gestire al meglio questa nostra
società, però non vorrei che vengano corroborate quelle parole,
molto spesso dette anche senza contezza dei fatti, che vogliono che
vi siano degli interessi che naturalmente non ci sono, e ne sono
sicuro, ma il comma 2 potrebbe indurre in errore chi pensa il
contrario.
Eliminiamo e sgombriamo il campo da qualsiasi insinuazione sul
fatto che qualcuno o qualche gruppo di persone voglia uscire dalla
porta di un investimento e uscire dalla finestra per mezzo del
prezzo di riserva.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo articolo
mostra grande interesse anche perché può dare realmente un'entrata
seria, credibile al bilancio della Regione. Però io sarei più
attento, come diceva l'onorevole Lombardo, nel definire meglio il
comma 1 perché, nel momento in cui si parla di 60 giorni per
predisporre un bando per mettere in vendita le azioni, voglio
ricordare che ad esempio che l'Italkali, della quale la Regione ha
il 51% delle azioni, è dal 2011 che l'assessorato al bilancio
attiva la procedura per vendere queste azioni. Quindi rischiamo che
un articolo così serio per le entrate della Regione diventi poi un
gigante con i piedi di argilla.
Pertanto, sarebbe il caso di definire bene quali sono le aree non
strategiche, ad esempio l'agroalimentare di Catania, che con il 95%
delle quote della Regione siciliana entra a far parte di questo
piano di dismissioni. E se entra a far parte di questo piano di
dismissioni rischiamo che tra 3, 4 anni queste azioni ancora non si
sono vendute.
Allora, se la Presidenza lo consente, vorrei formalizzare un
emendamento che definisce meglio quali sono le aree delle azioni
che si mettono in vendita e poi farei un sub emendamento tale che
le nomine fatte dal Presidente della Regione in questi organismi
che cedono e vendono le azioni possano, di fatto, essere sostituite
con dirigenti regionali e quindi non con soggetti esterni, ma con
l'unica missione che è quella della cessione delle quote. Perché se
noi lasciamo in questi consigli di amministrazione soggetti esterni
all'amministrazione regionale, mi pare molto difficile che vi sia
come missione quella della cessione delle azioni rispetto invece
alla permanenza dello status quo cosi come stiamo vivendo per
alcune società, dove ancora oggi le azioni, sebbene in vendita, non
sono state acquisite.
Questo articolo, soprattutto il comma 1, lo articolerei meglio
specificando le azioni che sono in vendita, capisco che si tratta
dell'Italkali, dell'agroalimentari, delle azioni del Banco di
Sicilia e Unicredit, e creare anche la possibilità che il
Presidente della Regione in questi organismi nomini dei dirigenti
dell'amministrazione regionale con quella competenza, con quella
missione di accelerare questo percorso di dismissione e noi
purtroppo conosciamo anche in questa Regione come molte volte, per
i contenziosi legali, i commissariamenti, sono durati tanti anni e
la Regione non ha mai potuto vedere le risorse necessarie per
definire un proprio bilancio.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo articolo
c'è una profonda contraddizione in termini. A parte quello che ha
rilevato l'onorevole Di Mauro, ma anche l'onorevole Cimino, io
vorrei attirare l'attenzione del Governo sulla profonda
contraddizione in termini che io intravedo nella proposizione di
quest'articolo.
Dopo la scomparsa in Sicilia di un Istituto di credito, cioè del
Banco di Sicilia e della Cassa di Risparmio, questa Regione si è
trovata priva di un proprio, o comunque di un Istituto di credito
siciliano, che potesse assumere le funzioni di dare un supporto, un
finanziamento alle attività produttive in questa Terra.
Si è tentato in questi ultimi anni di porre rimedio prevedendo, di
fatto, la nascita di un Istituto di credito nostro con la
trasformazione dell'IRFIS, che può essere un'idea, che può essere
un surrogato, che può essere la soluzione soprattutto in questi
anni, dove non c'è più la possibilità da parte delle banche di dare
credito, perché le nostre imprese non riescono ad avere credito e,
quindi, l'unica valvola di sfogo che possono avere le piccole e
medie imprese siciliane può essere soddisfatta con la creazione di
un nuovo Istituto di credito che è rappresentato dall'IRFIS.
Se questa può essere una strada giusta da intraprendere, non ha
senso fare una partita di giro come è quella che si prevede con
quest'articolo, e prosciugare le risorse dell'IRFIS che potrebbero,
e dovrebbero, essere impiegate per fornire credito direttamente
alle piccole e medie imprese siciliane, come peraltro è previsto in
larga misura in tanti altri articoli di questa finanziaria, che
prevedono proprio l'estensione dei poteri dati all'IRFIS in
agricoltura e in altri settori, se contemporaneamente noi andiamo a
sequestrare le somme che sono appostate nell'IRFIS per fare una
partita di giro.
Quanto è stato sostenuto dai colleghi è giusto, è perfettamente
coerente e quindi il Governo dovrebbe in qualche modo risolvere
questo nodo. Delle due l'una, noi pensiamo che può essere un'idea
giusta che il Governo crei nuovamente un nostro Istituto bancario,
oggi soprattutto che non c'è possibilità di credito, e che le
nostre imprese sono strozzate dalla mancanza di credito, ma non si
può contestualmente andare a sequestrare le disponibilità, e che
disponibilità, sessantamilioni di euro, che in atto sono nella
disponibilità stessa dell'istituto.
E' una grande contraddizione in termini. Tutto questo va
modificato e, soprattutto, non possiamo permetterci di prevedere
norme che sono una finta privatizzazione, ma una certa partita di
giro, una partita di giro certa e certificata.
Prendiamo in giro le previsioni normative nazionali, ma in questo
caso oltre al danno c'è la beffa, perché prendiamo in giro noi
stessi, e ciò che in qualche articolo prima e in qualche articolo
dopo sosteniamo in questa finanziaria. O si va spediti per
risolvere un problema che interessa tutti i siciliani e,
soprattutto, il nostro comparto produttivo, oppure ci stiamo
prendendo in giro con la previsione di determinati articoli, perché
di fatto creiamo un ente fantasma e poi lo svuotiamo della
disponibilità economica.
Quindi, su questo il Governo dovrebbe porre molta ma molta
attenzione, a parte il fatto che ci sono delle azioni come quelle
Unicredit che nell'ultimo anno sono cresciute molto, ma da quello
che leggiamo anche sui giornali continueranno a crescere perché si
prevede che per questo ulteriore anno continuerà la risalita dei
valori di borsa, quindi, al limite, facciamo uno screening stretto,
serio, vero, di quelle azioni che possiamo collocare sul mercato
con una buona resa, ma non obblighiamo l'Irfis a svuotare le
proprie disponibilità, perché vuol dire che abbiamo scherzato e
abbiamo impedito una soluzione che, invece, potrebbe risolvere
tanti problemi della nostra economia.
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, sarò brevissimo, anche perché molte
cose sono state già dette dai colleghi e sono, assolutamente,
condivisibili. Questa mi sembra la strada giusta, intrapresa
proprio da questo Governo per la dismissione azionaria delle
società partecipate. Questo per obbligo di legge, tra l'altro,
doveva già essere fatto dal 2011, dal 2010 o 2011 non ricordo con
precisione quando la norma nazionale ha previsto che tutti gli enti
pubblici dovessero in qualche modo uscire dalle società
partecipate. Siamo, quindi, in notevole ritardo.
Mi auguro, però, che tutto ciò possa avvenire nell'immediato
futuro e che, quindi, la Regione possa uscire dalle partecipate,
cedere le relative azioni, averne anche un beneficio economico e,
quindi, procedere immediatamente, tra l'altro, come diceva poco fa
l'onorevole Cimino, nominare dei direttori o dei commissari ad
acta, scelti fra i dirigenti di questa Regione, per attivare le
procedure di cessione, per far sì che in tempi, assolutamente
rapidi, si possa avere la cessione delle azioni e, pertanto,
risolvere, definitivamente, questo problema.
Non so quante società partecipate vi sono attualmente. Ricordo
l'Unicredit, l'Italkali, l'Agroalimentare, ma credo che siano
diverse. Credo che le società siano parecchie, così a memoria, mi
vengono soltanto queste tre e spero che si possa avviare al più
presto questa procedura.
Sono, tra l'altro, firmatario, insieme ad altri colleghi, di un
emendamento che, praticamente, prevede questo iter e mi auguro che
l'assessore, il Governo ed anche la commissione possano esprimere
parere favorevole su questo emendamento.
FIRETTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIRETTO. Signor Presidente, intervengo brevemente, intanto, per
formulare l'apprezzamento nei confronti del Governo per
quest'articolo che, finalmente, ci fa fare un passo avanti rispetto
ad un'azione che avremmo dovuto condurre, come Regione siciliana,
già da prima.
E' stato ricordato da qualche illustre collega che quest'obbligo a
noi discende in forza di una norma di livello nazionale e, qui,
dovremmo vedere di fare due cose: intanto, evitare l'impoverimento
di quello che è il tessuto produttivo siciliano, pur nella
condizione di contabilità che pure deve occuparci, cioè il
raggiungimento del massimo obiettivo di tipo finanziario per la
Regione e, nello stesso tempo, analogo obiettivo, di tipo
produttivo, che non serva ad impoverire, invece, un tessuto, quello
nostro, che ha bisogno di essere incoraggiato.
E' questo il senso dell'emendamento nostro che è successivo, il
24.2, che tende a garantire la continuità produttiva delle aziende
le cui partecipazioni si dismettono, perché può accadere, ed il
dibattito non è affatto aleatorio, la questione non è affatto
aleatoria ma è cogente, nel tempo, rispetto ad alcune aziende
partecipate della Regione che adesso vedo indicate come non
strategiche, il dibattito anche sindacale, sociale, si è
appassionato sul fatto che alcune di queste società potessero
essere acquisite da aziende di oltre confine, con l'unico obiettivo
di eliminare un fastidioso competitore e, quindi, bloccare
l'attività produttiva stessa, con perdita di posti di lavoro e,
quindi, di ricchezza produttiva.
In secondo luogo, in forza proprio di questa norma nazionale che
ci induce all'uscita da queste partecipate a riconsiderare l'idea
di un intervento, di una nostra partecipata, cioè l'IRFIS, poiché -
e quindi mi sentirei di appoggiare l'emendamento di alcuni colleghi
- in ordine alla soppressione del comma 2 poiché obiettivamente il
comma 2 sembrerebbe proprio elusivo rispetto al dettato normativo
nella misura in cui, comunque, noi interveniamo con una nostra
partecipata.
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, signori
deputati, sono venute fuori molte considerazioni, di cui molte
largamente condivisibili. Credo, però, non tutte risolvibili per
via normativa. Faccio riferimento a quanto detto, ad esempio,
dall'onorevole Turano e dall'onorevole Fazio: prevedere per norma
la valutazione da parte dell'advisor e la procedura di evidenza
pubblica, che è ovviamente il percorso che va utilizzato per la
cessione di quote di partecipazione che, peraltro, è il percorso
che si stava seguente su Italkali, che è corretto, non si può
mettere per norma nel momento in cui abbiamo le partecipazioni
azionarie quotate in borsa, dove ovviamente quel tipo di percorso
non è percorribile.
Quindi, in quel caso, essendoci una larga normativa nazionale e
regionale che ci impone, comunque, sia il procedimento di evidenza
pubblica che l'advisor, non lo metterei a norma ma è ovviamente un
indirizzo che accogliamo ampiamente.
Secondo tema. Rispondo anche chiaramente sulle azioni Airgest e
così rispondo anche all'onorevole Cimino. Noi non possiamo anche
qua indicare in norma quali saranno le società da vendere
ovviamente.
L'orientamento è vendere ai prezzi giusti di mercato le società
non strategiche. Nella valutazione della strategicità va verificato
anche il momento. Quindi, ad esempio nell'operazione Airgest, se,
da un lato, è ovvio che la Regione dovrà prima o poi dimettere la
quota azionaria perché l'intervento fu fatto proprio a garanzia
dell'investimento che abbiamo quantificato già come effetto del
2014, quindi potrebbe avvenire negli anni a seguire.
Dovremmo seguire i mutamenti del mercato per poi verificare. Non
c'è un orientamento attuale ma ovviamente dovremmo verificare, nel
corso del tempo, quando sarà il momento verificandolo sia sulla
strategicità, sia sulla valutazione economica, sia anche sul ruolo
dello sviluppo complessivo dell'area che riveste l'investimento
effettuato.
Terzo punto. Sul ruolo dell'IRFIS. Sia chiaro non c'era una
volontà dietro, l'idea di cedere vuole dire fare un passo indietro
come Regione nel ruolo in settori produttivi dove è giusto che la
Regione non entri.
L'unico motivo per il quale era stato previsto il comma di IRFIS
era esclusivamente una garanzia sul prezzo di vendita e sulle
entrate.
Quindi, prendiamo atto delle osservazioni effettuate e già
anticipo che il Governo è disponibile anche ad un eventuale
emendamento soppressivo del comma 2 che non è l'elemento strategico
dell'articolo che, invece, è proprio quello della cessione che,
però, è chiaro, deve da una parte salvaguardare l'entrata che, come
vi dicevo, è stata stimata in valori molto prudenziali, anche
rispetto ai valori semplicemente delle società che vi avevo citato.
Quindi, soltanto in quel senso, non c'era assolutamente un intento
di ampliamento in qualche misura del ruolo pubblico, oltre che
l'IRFIS è cento per cento regionale. E' ovviamente la Regione che
sceglie. Però, non è quello il tema perciò da questo punto di vista
il nostro è un approccio molto laico e disponibile. Spero di aver
risposto a tutte le osservazioni.
PRESIDENTE. Sono stati presentati dei subemendamenti.
Sospendo brevemente la seduta per dare la possibilità
all'Assessore di valutarli e procedere ad una riscrittura
complessiva, perché non credo che ci siano motivi di grande
divergenza.
(La seduta, sospesa alle ore 23.11, è ripresa alle ore 23.26)
La sedute è ripresa.
Assessore Bianchi, siamo all'articolo 24, i primi tre emendamenti
24.4, 24.10, 24.5 sono inammissibili.
All'emendamento 24.2 è stato presentato un subemendamento: il
24.2.1. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 24.2.1. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 24.2, così come subemendato.
Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 24.9.
DI MAURO. E' ritirato
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Gli emendamenti 24.6 e 24.11 sono inammissibili.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta sospesa alle ore 23.28, è ripresa alle ore 23.32)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, stiamo andando avanti bene, quindi
non c'è alcun motivo di esasperare gli animi, anzi credo che fino
ad adesso abbiamo fatto un ottimo lavoro.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io ritengo
che il Parlamento tanto vituperato spesso invece - come lei ha
sottolineato a proposito di qualche articolo fa - ha dato prova di
essere capace di imperniare e discutere ad un livello molto alto.
Bene, per la stessa motivazione Signor Presidente, noi dobbiamo
essere messi in grado di capire e di comprendere. Mi pare che dal
dibattito che è scaturito intorno all'IRFIS sia apparsa in tutta la
sua evidenza la incongruità della previsione di quel comma 2, in
ragione proprio di ciò che buona parte di questa finanziaria - e
abbiamo detto, lodevolmente - prevede, e cioè quella di fare in
modo che l'IRFIS possa diventare per la nostra Terra, per i nostri
piccoli artigiani e commercianti che sono strangolati dalla
mancanza di credito, la loro salvezza. Ci sono sette articoli, e
forse più, di questa finanziaria, che vanno in quella direzione, ma
poi, contestualmente, si prevede con un comma di andare a
prosciugare la liquidità che appostiamo nell'IRFIS per le finalità
alte e nobili sulle quali siamo d'accordo, con un'operazione di
finta vendita, come quella che è prevista dal comma 2.
Allora se vengono frapposti dei problemi di copertura finanziaria,
se parliamo di questo Signor Presidente, allora è fin dall'inizio
che dovremmo porre problemi di copertura finanziaria su tanti
articoli che sono stati approvati e che verranno approvati.
Quindi, non cerchiamo di coprire con un velo pietoso una
giustificazione che non regge. Quel comma 2 non può stare in piedi
Signor Presidente. Si deve modificare tutta la filosofia che viene
messa in piedi e dispiegata in questa finanziaria, che va tutta in
una direzione, che è lodevole: creare attraverso l'IRFIS la
possibilità di fare credito alle piccole e medie imprese. Quindi lo
mantengo.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Io intervengo perché non vorrei che andassimo avanti a
zig zag. Poc'anzi a proposito dell'articolo 23, che trattava la
vendita dei terreni che a suo tempo fecero parte della riforma
agraria, rappresentavo ad uomo del Governo che la posta in entrata,
per quest'anno è 15 milioni, per l'anno prossimo sarò 20 milioni.
E, rispetto a questo articolo 23, non solo non c'è una norma di
salvaguardia, ma mi auguro - e non voglio usare altre espressioni -
che questa posta si possa realizzare realmente, invece all'articolo
24 si. All'art. 23 non c'è alcuna norma di salvaguardia per i
trentacinque milioni relativi al bilancio 2014-2015, sig.
Segretario generale, è così, c'è una posta indicata a buon fine.
Relativamente alla posta che noi indichiamo in questo articolo 24,
mi permetto di rappresentare, che qualora la gara dovesse andare
deserta, certamente, si andrà avanti per un'altra gara,
eventualmente si rimoduleranno le poste che sono indicate nei
capitolati d'appalto, perché lo sforzo del Governo deve essere
quello di cercare e di fare in modo che in questi bandi di evidenza
pubblica ci sia qualcuno che, finalmente, accetti di acquistare, e
credo che siano anche delle quote appetibili.
Non dobbiamo, però, ripetere l'errore che abbiamo fatto anni or
sono quando, dal 2007, invece di procedere alla vendita attraverso
bandi di evidenza pubblica, abbiamo solo perso tempo, abbiamo
attivato i meccanismi e poi, per una serie di motivi, questi
meccanismi si sono bloccati.
Adesso, punto fermo, andiamo avanti, si inizia un nuovo percorso,
quello che stato fatto prima, comprendo che venga messo da parte,
si inizia con un nuovo bando di evidenza pubblica, ma non ci devono
essere fatti che possono consentire di eludere la norma nazionale
che è una norma finanziaria e che deve prevedere la vendita.
Sotterfugi, perché tutto resta come è stato sempre, e come
continuerà ad essere sempre, per poi, magari, vendere le cose a
qualche privato che ci farà la grazia di acquistare con poche
risorse, non è assolutamente possibile. Il Governo si faccia carico
responsabilmente di fare in modo che queste quote vengano
acquistate da soggetti che sborsano il denaro.
PRESIDENTE. Assessore Bianchi, occorre fare chiarezza su questo
secondo comma. Secondo gli Uffici, però, ci si rimette al Governo,
venendo meno questa clausola di salvaguardia non ci sarebbe
certezza sull'entrata. Per questo c'era una presunta
inammissibilità, però, se il Governo ritiene che è comunque
garantita l'entrata di 60 milioni di euro, si può andare avanti.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, il tema, come sempre, è molto complesso, nel senso che
noi abbiamo avuto, come sapete, una impostazione di bilancio -
permetta onorevole Formica - molto attento sulle entrate, tanto è
vero che non ci sono valorizzazioni di patrimonio immobiliare, non
ci sono entrate aleatorie, l'unica entrata straordinaria
dell'articolo precedente è questa.
Questa è quella di quantità, di dimensioni più rilevanti, 60
milioni. Noi siamo certi sull'entrata, ed ho specificato che
l'orientamento del Governo non è quello di razionalizzare il ruolo
dell'IRFIS, viste le osservazioni fatte dalla Ragioneria generale,
vi invito a ritirare l'emendamento, per evitare di dare un parere
negativo, non per altro, perché non vorrei esporre ulteriormente,
anche alla luce di questo dibattito, un bilancio che presenta delle
difficoltà.
Considerata la questione, infatti, non mi assumerei la
responsabilità di dare parere positivo al comma due, ma sono per
continuare nella direzione della certezza di un bilancio tanto più
solido, pure in una situazione così difficile. Invito ancora a
ritirarlo, in ogni caso il nostro parere sarebbe comunque negativo.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento
24.13 pone fine ad un ragionamento che va in contrasto con quelle
che sono le somme indicate nelle tabelle, perché fa chiarezza sulla
procedura che noi abbiamo messo in atto e che, comprendo, può
creare qualche difficoltà. Ma è una rappresentazione di quello che
deve essere il comportamento di una amministrazione che intende
vendere le quote di alcune società e che non intende ricorrere ad
alcun sotterfugio. L'emendamento prevede di aggiungere dopo le
parole milioni di euro , le parole qualora a seguito
dell'espletamento delle procedure di evidenza pubblica per la
cessione delle partecipazioni azionarie della Regione non ritenute
strategiche, non derivassero, nel loco complesso, entrate pari o
superiori a 60 milioni di euro, esse non produrranno nessuna
efficacia .
Allora qui dobbiamo stabilire se questa vendita deve avvenire per
forza, e quindi sostanzialmente trovarci nelle condizioni di avere
una opportunità che va ad essere realizzata al fine di incassare
queste somme, oppure noi stiamo facendo le norme al fine di
rispettare la legge nazionale e poi, comunque, trovarci con questi
60 milioni che non si incasseranno mai.
Quindi, se noi abbiamo la consapevolezza che questa partita è una
partita di giro che non realizza alcunché, signor Presidente, un
bel giorno dovremmo fare questi bilanci consolidati e come li
facciamo? Sempre con gli stessi soldi che girano?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione l'emendamento
24.6. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 24.6
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 24.6.
Onorevoli colleghi, vorrei precisare che l'assessore Bianchi, in
una interlocuzione con i presentatori di questo emendamento, ha
dato una certa disponibilità ad una riconsiderazione in termini
positivi, così come è normale che avvengano le interlocuzioni. Gli
Uffici dell'Assessore e anche gli Uffici dell'Assemblea hanno
grandi perplessità per quanto riguarda la realizzazione delle
entrate di 60 milioni nel caso in cui venisse soppresso il comma 2
dell'articolo 24.
(Proteste in Aula dai banchi di centro e di sinistra)
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 72
Maggioranza 37
Favorevoli 12
Contrari 60
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 24.13.
TURANO. Signor Presidente, è stato presentato il subemendamento
24.13.2, che prevede di aggiungere le parole ad eccezione delle
società quotate in borsa'.
PRESIDENTE. Onorevole Turano, il subemendamento non è firmato da
un Capogruppo.
TURANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si costringono le
persone a votare contro ed io non voglio votare contro. Credo che
scrivere per legge che dobbiamo individuare uno advisor con una
procedura di evidenza pubblica per valutare le quote azionarie
delle società della Regione è un fatto giusto.
Faccio un esempio. La Regione siciliana, meno di un mese fa, ha
comprato al valore nominale le quote della società Airgest a due
euro e cinque centesimi a quota. Ritenete per davvero che quelle
quote valgono due euro e cinquanta o forse valgono duecento euro?
Bene, lo dobbiamo scrivere per che ci vuole un advisor.
Presidente Crocetta, quando parla con me, usi la cortesia
personale di guardarmi in faccia, perché io non ho niente da
nascondere e non ho interessi particolari in niente. Vorrei
soltanto che si scrivesse che si utilizzano procedure di evidenza
pubblica. Se il Governo non è d'accordo, lo dica ed io sarò
costretto a votare in dissenso, perché voglio stare a posto con la
mia coscienza.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 24.13, parte prima.
Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 24.12.
CIACCIO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
24.7.
FORMICA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'emendamento 24.13, seconda parte, è dichiarato inammissibile.
Si passa all'emendamento 24.Gov a firma del Governo. Il parere
della Commissione?
DINA, presidente della commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 24, così come emendato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
FORMICA. Signor Presidente, chiedo di sospendere i lavori e di
rinviare la seduta a domani.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo appena
votato l'articolo 24 del disegno di legge sulla finanziaria
regionale, e prima di questo, abbiamo accantonato 5 articoli.
In buona sostanza, fino ad ora, abbiamo approvato 19 articoli dei
49 che compongono il disegno di legge che ci è stato consegnato
dalla Commissione Bilancio.
Signor Presidente, un ruolino di marcia che prevede circa un'ora
per l'approvazione di ogni articolo, e seppure volessimo farci uno
sconto, stabilendo che diventiamo bravi ed approviamo un articolo
ogni 45 minuti, la matematica dice che abbiamo dinanzi a noi circa
22 ore di lavoro per concludere gli articoli del disegno di legge,
al netto degli aggiuntivi.
Allora, in buona sostanza, onorevoli colleghi, noi arriveremmo,
senza intoppi, alle ore 22 di domani sera senza avere fatto un
minuto di pausa per concludere gli articoli, e dovendo ancora
iniziare gli emendamenti aggiuntivi, alcuni dei quali sono
importanti e, certamente, verranno apprezzati e valutati dall'Aula.
Signor Presidente, ho voluto fare questo ragionamento, che è
assolutamente matematico, perché, ammesso che vi fosse stato da
parte di qualcuno intento dilatorio, obiettivamente, Presidente
Crocetta, da almeno cinque, sei ore a questa parte stiamo lavorando
concretamente solo sulle norme perché abbiamo metabolizzato, anche
i colleghi più recalcitranti, la volontà di approvare la legge
finanziaria.
Però, Presidente, la matematica ci dice che neanche facendo tutta
la notte, e continuando no stop, riusciremmo ad approvare la
finanziaria ed allora un minimo di buon senso, è una richiesta che
le faccio e che credo debba trovare accoglimento.
Sono le ore 24.00, sospendiamo e riprendiamo domattina, anche alle
ore 10.00. Peraltro, come lei sa, stamattina c'è stata una lunga
Conferenza dei Capigruppo, perché probabilmente se avessimo
iniziato alle ore 10 sarebbe andata meglio, ma abbiamo iniziato
alle 14.00 per responsabilità di alcuno. Ed allora, credo, signor
Presidente, sia arrivato il momento di sospendere per ricominciare
lucidi domattina facendo un buon lavoro, o continuando meglio nel
buon lavoro che abbiamo fatto finora.
CIACCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi allaccio al
collega Cordaro, e proprio perché ha fatto un ragionamento
matematico, vorrei inserire anche delle variabili, perché più passa
il tempo più c'è la stanchezza. Devo fare un plauso a tutta
l'Assemblea, che ha lavorato molto bene, però magari la stanchezza
porta ad innervosirsi e, quindi, a non procedere per come abbiamo
fatto.
Quindi, con tutto il mio Gruppo parlamentare, mi associo alla
richiesta di sospensione, e chiedo, cortesemente, di darci dei
tempi certi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, considerato che abbiamo fatto fino
adesso un buon lavoro, recuperando il tempo perso, soprattutto
sulla qualità della legislazione, purtroppo, alcuni atteggiamenti e
alcuni toni, in questo momento, mi fanno sempre più convincere
dell'opportunità di sospendere la seduta.
Pertanto, sospendo la seduta, avvertendo che riprenderà alle ore
12.00 di domani, sabato 11 gennaio 2014, alle ore 12.00, con lo
stesso ordine del giorno.
(la seduta, sospesa alle ore 23.58, è ripresa alle ore 13.18 di
sabato 11 gennaio 2014)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Si passa all'articolo 25:
«Art. 25.
Impiego fondi IRCAC inutilizzati
1. Al fine di rendere disponibili le somme impegnate e non
utilizzate nel Fondo Unico a Gestione Separata gestito dall'IRCAC,
attinenti alla legge regionale 18 agosto 1978, n. 37 e successive
modifiche ed integrazioni, l'IRCAC procede entro trenta giorni
dalla data di pubblicazione della presente legge e,
successivamente, entro il 31 gennaio di ogni anno, ad una verifica
dei crediti a medio termine e di esercizio, deliberati ai sensi
della citata legge regionale, disimpegnando dal citato Fondo, le
somme relative ai predetti crediti concessi e non erogati da oltre
due anni e i relativi provvedimenti concessivi, adottati dall'IRCAC
e/o dalla Regione Siciliana, si intendono revocati.
2. Il 50 per cento delle somme disimpegnate ai sensi del comma 1,
al netto di eventuali commissioni spettanti all'IRCAC per la
gestione dei medesimi, è versato, entro trenta giorni in entrata al
bilancio regionale per essere destinate alla copertura di nuove
iniziative in materia di sviluppo e occupazione, a carattere
innovativo, nel settore della cooperazione mutualistica. Il
restante 50 per cento delle somme rientra nella dotazione del Fondo
unico di cui all'articolo 63 della legge regionale 7 maggio 1997,
n. 6, gestito dall'IRCAC ed è utilizzato dallo stesso per
l'attività ai sensi della propria legge istitutiva e/o di altre
leggi speciali la cui dotazione finanziaria faccia riferimento al
Fondo Unico a Gestione Separata gestito dall'Istituto.
3. Entro il 31 dicembre di ogni anno con decreto del Presidente
della Regione, su proposta dell'Assessore regionale per le attività
produttive, le disponibilità del fondo istituito con il comma 2
sono ripartite e destinate alle medesime finalità stabilite dalle
leggi istitutive dei fondi di cui al comma 1».
Comunico che è stato presentato l'emendamento 25.10 dagli
onorevoli Lentini ed altri.
LENTINI. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per dare la
giusta spiegazione a quella che è stata per lunghi anni una storia
quasi infinita, quella dell'Ircac.
L'articolo 25, quindi, e l'emendamento a mia firma che vuole
riscrivere l'articolo, non fa altro che agevolare il percorso
appunto per tutte queste leggi che si sono succedute nel tempo.
La riscrittura nasce proprio per questo, per renderla più fluida,
più leggibile. E, quindi, in sostanza, la cosa più importante,
proprio per il succo di questo articolo, dell'emendamento, è che
negli anni scorsi alcune cooperative giovanili della Sicilia hanno
avuto decretato dall'assessorato un finanziamento.
L'Ircac, ai sensi dell'articolo 63, della legge n. 6 del 1997,
l'Ircac ente strumentale della Regione, è autorizzato ad espletare
questo tipo di servizio, quindi di dare dei finanziamenti, appunto,
alle cooperative giovanili per agevolare uno sviluppo, un percorso
di sviluppo nel territorio siciliano.
Alcune cooperative sono state decretate ed autorizzate, quindi
sono partiti i primi finanziamenti, altre cooperative, pur avendo
anche loro, decretato il finanziamento l'IRCAC si bloccano.
Materialmente, signor Presidente, l'IRCAC in questo momento ha un
tesoretto di circa 15 milioni di euro, che erano quelli che
dovevano finanziare queste cooperative, dunque, possiede questo
tesoretto di circa 15 milioni di euro e con questo emendamento del
Governo, che ringrazio, diamo la possibilità intanto di dividere
questa somma, di cui il 50% viene dato all'Amministrazione
regionale per impegnarlo per lo sviluppo e l'occupazione in Sicilia
di cui c'è tanto bisogno e poi l'altro 50% che rimarrebbe nelle
casse dell'IRCAC in accordo con l'Assessorato delle Attività
produttive e renderlo disponibile per quelle cooperative che a
tutt'oggi svolgono attività lavorativa pagando bene, lavorando
bene, le tasse e quant'altro in modo da continuare ad agevolare
tale percorso che è una delle cose che oggi per le piccole e medie
imprese risulta essere attuale, se noi diamo questa possibilità
ancora a queste coop che lavorano tranquillamente senza cadere
nella morsa della pubblica Amministrazione. Allo stesso tempo, la
pubblica Amministrazione dà la possibilità attraverso questo ente
strumentale di continuare l'attività così come è stata creata.
Pertanto, questo tesoretto in questo momento è importante e
fondamentale e quindi il 50%, mi ripeto, ritorna nelle casse
regionali e il 50% proprio per sviluppo ed occupazione, l'altro 50%
continuerà ad essere gestito dall'IRCAC appunto per queste
cooperative attive.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur
condividendo lo spirito della norma e l'impostazione che ha dato il
Governo, a mio giudizio, però si pone una questione che è quella
relativa ai provvedimenti amministrativi già notificati alle
cooperative giovanili e ai procedimenti amministrativi ancora
pendenti.
Questo perché ritengo, assessore Bianchi, che nell'ambito di
queste risorse che si potrebbero reperire, vanno salvaguardati gli
interessi contrapposti dei privati che hanno avuto nel corso di
questi anni un legittimo affidamento a fronte di provvedimenti
amministrativi di concessione di contributi già erogati.
Da un riscontro con l'Ufficio, pare che ci siano una ventina di
pratiche già definite, notificate agli interessati che, ovviamente,
a mio giudizio, non potranno essere revocate e quindi la norma
dovrebbe trovare un apposito limite nei provvedimenti già definiti;
provvedimenti, si tratta spesso, secondo la dizione della norma, o
di contributi in conto capitale o di mutui quindicennali o di
prestiti agrari. Sono dunque provvedimenti per cui i privati e le
cooperative giovanili hanno maturato un legittimo affidamento e che
pertanto andrebbero salvaguardati.
Io a tal riguardo ho presentato anche dei subemendamenti perché mi
è sembrato giusto specificare il tenore dell'emendamento proposto
dall'onorevole Lentini specificando che non si tratta di
procedimenti giudiziari, ma di procedimenti amministrativi ed
inserendo specificamente la dizione: provvedimenti accessori e non
decreti di concessioni, perché l'Ufficio dell'IRCAC esitava con
questo tenore gli atti amministrativi.
MARZIANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io leggendo il
testo dell'emendamento 25.12.GOV, ritengo che non solo venga
esaudito il contenuto dell'emendamento dell'onorevole Lentini, ma
in più mi pare di capire che il Governo ritiene di potere fare
svolgere quelle attività a sostegno dell'imprenditoria giovanile,
femminile e quant'altro alla stessa IRCAC, cioè che non c'è più la
norma sul versamento del 50% nelle casse della Regione, ma sia
tutto il fondo ridefinito, diviso al 50 e 50, almeno così mi pare
di capire dalla lettura del 25.12.GOV.
Allora, io personalmente sono assolutamente d'accordo nel senso
che ritengo che questo istituto possa ancora svolgere una funzione
importante nel finanziamento ad una tipologia di impresa, quella
cooperativa che per qualche anno ha subito una sorta di stasi e che
ora potrebbe essere rilanciata.
Approfitto però della presenza dell'Assessore per l'economia, e lo
faccio con lo spirito di chi si sente appieno nella maggioranza, di
chi condivide lo sforzo riformista che sta facendo il Governo in
alcuni casi, tuttavia, devo semplicemente lamentare, che mentre per
quanto riguarda le norme sui consorzi fidi, sui consorzi di
bonifica, anche se non nel testo presentato dal Governo in Aula,
una discussione importante si era svolta in Commissione, per le
norme sull'IRFIS - la riforma che poi ha portato all'approvazione
della legge in Aula per il fondo unico per l'agricoltura -, la
Commissione è stato il luogo in cui si è sviluppato il confronto
fra Parlamento e Governo, ma ci sono delle norme nella finanziaria
che non sono transitate neanche per un minuto dalla III
Commissione.
Io lo dico con lo spirito di chi vuole non solo il riformismo, ma
il riformismo forte che incida sulle situazioni di spreco, di
parassitismo, sulla razionalizzazione della spesa.
Invito quindi il Governo a fare in modo che tutte le norme che
riguardano le partecipate possano passare anch'esse dalla III
Commissione, che è la Commissione di merito, anche per questi
aspetti della vita parlamentare siciliana.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, un
intervento molto breve, rapido e veloce.
Assessore, io sono contrario a questo emendamento, sono contrario
se questi 15 milioni di euro servono a fare in modo che la CRIAS
possa continuare a finanziare cooperative edilizie, sviluppo,
innovazione e quindi lavoro. Il momento di crisi che attraversiamo
è talmente forte che ci deve imporre una lunga riflessione.
Bene dice il presidente Marziano quando afferma che ci sono
argomenti che vanno visti nelle Commissioni.
Qui, da qualche giorno, stiamo portando avanti una serie di temi
senza che abbiano avuto la riflessione dovuta. Una riflessione che
si deve imporre. Già sta diventando inutile il Parlamento perché, a
parte il Presidente, gli Assessori sono tutti esterni, paghiamo un
Parlamento inutilmente perché non serve. Le Commissioni altrettanto
se quello che dobbiamo fare in Commissione viene portato qui e non
c'è, quindi, una riflessione in cui ciascuno di noi può dare un
contributo per cercare una soluzione diversa.
Se questi 15 milioni devono essere tolti alla CRIAS senza che ci
sia una motivazione, se quello che è stato finanziato nel tempo e
se sono state bloccate tutte le cooperative edilizie e le
cooperative giovanili, c'è una motivazione per cui sono state
bloccate, se questa motivazione viene tolta, rimossa e si dà il
finanziamento, credo che, in un momento come questo, abbiamo fatto
un ottimo lavoro.
Così come, e qui c'è un emendamento che le ho sottoposto,
Assessore, un emendamento che serve a spostare, a congelare di
cinque anni i debiti che le aziende hanno, gli artigiani, le
piccole e medie imprese hanno con la CRIAS, l'IRCAC e l'IRFIS.
Spostarli di cinque anni significa farli respirare ed evitare
ancora ulteriori migliaia di fallimenti. Probabilmente, faremo in
modo che ci sia anche qualcuno che non si suiciderà, e credo che su
questo il Commissario dello Stato sarà molto attento, oculato e
magari eviterà che ci siano ancora ulteriori lutti in questa
Regione.
Quindi, se lei mi chiarisce che questi 15 milioni di euro tolti
alla CRIAS non porteranno difficoltà alla CRIAS per portare avanti
il programma e consentirà alle ditte, alle aziende, sono
cooperative giovanili che aspettano da venti anni, quindi, credo
che un intervento sui dirigenti regionali, su chi è occupato a dare
una risposta va visto, va fatto, perché qui ci sono direttori
regionali che non agevolano il lavoro degli assessori e del Governo
e, magari, poi, siamo colpevoli.
Non c'entra niente ma glielo voglio dire: un direttore dei beni
culturali il quale fa una gara, poi la sospende, poi ci fa perdere
40 milioni di euro in un momento in cui abbiamo bisogno di risorse.
Blocca almeno 100 persone che dovevano transitare dalla nuova Musa
ad altri enti e non lavorano da un anno. Ci sono direttori,
Assessore, che vanno tolti dalla posizione che hanno e non messi a
riposo con lo stesso stipendio. Bisogna togliergli anche lo
stipendio.
Se qui alla CRIAS c'è qualcuno che gioca la partita contro le
cooperative giovanili, contro le cooperative edilizie, mi risulta
che ci sono da venti anni persone che aspettano una soluzione al
problema per il quale chiederò un incontro in Commissione, credo
che se guardiamo bene la riscrittura del Governo con la riscrittura
fatta dal collega Lentini e dagli altri, se lei dà un'occhiata, si
renderà conto come sia puntuale questa riscrittura che potrà
servire al Governo, alle cooperative ed alla stessa CRIAS.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore Bianchi
avevo chiesto la parola perché desideravo chiedere a lei alcuni
chiarimenti, soprattutto, in ragione di quanto previsto nel primo
comma di questo articolo perché, evidentemente, per avere redatto
così questa norma avete fatto uno studio preventivo che vi ha
condotto, appunto,- a questo tipo di redazione.
Cioè, immagino che avrete previsto la possibilità di recuperare
tutta una serie di somme per procedimenti che non si erano avviati
trascorso il termine che si legge nella norma.
E, allora, vorrei intanto chiederle e chiedo al presidente
Ardizzone di farlo subito, qual è lo studio sottostante alla norma
e, però, presidente Ardizzone ed onorevoli colleghi, vorrei far
presente all'Aula tutta, ma soprattutto al Governo, che abbiamo
ripreso i lavori con un articolo importante, appunto l'articolo 25,
sui fondi gestiti dall'IRCAC e ad aprire le danze è stata la
maggioranza che dovrebbe sostenere il Governo perché abbiamo
assistito, assessore Bianchi, ma vorrei che mi ascoltasse anche il
presidente Crocetta, a quattro interventi che sono tutti della
maggioranza che sostiene il Governo e che hanno rappresentato in
alcune parti anche, certamente, un percorso non univoco
nell'interpretazione dell'articolo 25.
Allora, assessore Bianchi, mi rendo conto che il Governo sia in
difficoltà e che lei avrà difficoltà anche a rispondere a tutti
cercando di accordarli tutti, però, voglio dire, fin da ora e cioè
fin dall'inizio dei lavori di questa seduta, che deve essere chiaro
che l'opposizione sta lavorando perché questa Finanziaria che serve
alla Sicilia, vedremo poi in che modo, si faccia prima possibile,
mentre il problema mi pare che venga dalla maggioranza perché,
ripeto, se ad inizio di seduta ci sono quattro interventi e tutti
della maggioranza, evidentemente, c'è qualcosa che non funziona.
Siccome, ieri sera abbiamo concluso dicendo che il tempo medio di
approvazione di un articolo era di un'ora, non vorrei che le
incomprensioni interne alla maggioranza - non è una provocazione e
spero di sbagliarmi -, dovessero condurci, poi, a dilatare
ulteriormente i tempi perché se questo dovesse accadere è chiaro
che ognuno farà la sua parte, però, certamente, non potrete dire ai
siciliani che l'opposizione allunga i tempi, spiegheremo che la
maggioranza siccome spesso non è d'accordo con il Governo ha
bisogno di avere chiarimenti che avrebbe dovuto avere in una sede
diversa da questa e cioè nella Commissione Bilancio. Ciò non è
accaduto, auspichiamo che accada dal prossimo articolo in poi.
Le chiedo, signor Presidente, ove lo ritenga, di farmi chiarire
il primo aspetto che era, poi, la ragione del mio intervento.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cordaro, magari faremo intervenire
il Governo a chiusura degli interventi da parte dei deputati.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi una
precisazione prima di andare avanti, anche perché ho depositato un
emendamento che ritengo possa essere utile ad integrare
l'emendamento 25.12 GOV.
Certo, togliere questi 15 milioni di euro, assessore Bianchi, ad
un ente come l'IRCAC che, in questo minuto, svolge un ruolo
importante a sostegno delle cooperative ed anche, mi permetto di
dire, un Know how non indifferente, anche nella celerità della
concessione dei contributi ad oggi, quindi, mi preoccupo del fatto
che spostiamo 15 milioni di euro e li togliamo ad un ente che già è
particolarmente rodato.
Credo che sia un emendamento capestro nel senso che togliamo 10
milioni di euro all'Ircac che è una società che ha una grande
capacità professionale dimostrata negli anni nello sviluppare
iniziative a sostegno della cooperazione, li trasferiamo alla
Regione in un capitolo - che ancora non so dove ed a chi - per
sviluppare ulteriori proposte di innovazione ed altro. Credo che
tutto ciò sia un po' fuori luogo ed inopportuno.
Ma aggiungo, ho fatto mio ed ho presentato un emendamento,
condiviso dal Capogruppo del nuovo centrodestra, perché questo
subemendamento prevede di destinare risorse che vengono recuperate
a nuove iniziative in materia di sviluppo occupazionale a carattere
innovativo, leggo, nel settore della cooperazione mutualistica.
Io aggiungo, è utile, secondo me e secondo noi, oltre a
cooperazione mutualistica aggiungere del terzo settore ed alle
cooperative che gestiscono aziende agricole e terreni confiscati
alla mafia .
Perché faccio questa considerazione? Non la faccio a caso, la
faccio perché, per mia diretta conoscenza, oggi, le cooperative cui
vengono assegnate aziende agricole o terreni confiscati alla mafia
hanno una grande difficoltà ad operare sulla risorsa dello start up
iniziale, perché il PON sicurezza, a livello nazionale, non
finanzia cooperative ma finanzia soltanto enti locali e, quindi,
credo che dare un messaggio in una terra come la nostra dove
stabilire un plafond già iniziale per un fondo del genere potrebbe
essere utile. E' un buon segnale che arriva alla cooperazione.
Mi spiego meglio, le cooperative si mettono insieme, più giovani
si mettono insieme perché hanno deciso di sfidare il destino di
questa Terra ed avere assegnato dei beni confiscati e poi si
trovano con un pugno di mosche in mano. E non c'è peggio quando il
bene confiscato ritorna ad essere abbandonato e non diventa
produttivo.
La migliore risposta per la Sicilia è quella di far produrre un
bene confiscato a Cosa Nostra. Questo credo che sia un fatto
importante e per questo ho presentato il subemendamento.
Approfitto del mio passaggio su questo subemendamento, ieri
riflettevo, vado ogni tanto su facebook, presidente Ardizzone, e lì
leggevo qualche sua riflessione. Sono riflessioni profonde e che mi
permetto di dire, ogni tanto, mi turbano. E' chiaro che in questa
Terra si è in prima linea e si opera, esistono modi e metodi per
fermarlo, ma non bisogna mai fermarsi a metodi che tentano di
frenare, lei sa a cosa mi riferisco, è un dato pubblico, che lei ha
pubblicato ieri, quindi, mi sembrava corretto darle questa
testimonianza e questo segnale per dirle che mi piace quel commento
che lei ha fatto su facebook e che ho condiviso.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo perché
ho una forte perplessità a votare questo articolo.
Siamo in un momento di grande difficoltà economica per le piccole
e medie imprese soprattutto per il mondo delle cooperative. Ed è
vero, quindi, togliere dei fondi all'Ircac che è l'unico sostegno
ed anche veloce nell'erogazione del finanziamento nei confronti di
chi vuole fare intrapresa, di quel mondo giovanile, per andare a
destinarli ad altri progetti e non si capisce quali, perché se si
dovessero destinare ad altri progetti, allora bene, sarebbe il
caso di stimolare ed incentivare eventualmente l'Ircac anche con
una campagna pubblicitaria, non so come, un investimento, affinché
questi fondi vengano riammessi.
Perché, in questo momento, si è fermato così come si sono fermati
chi vuole fare? Questo lo dice una persona che, comunque, è a
contatto giornalmente con i giovani, anzi che incentiva, che cerca
di incentivare anche l'intrapresa. Perché c'è un momento di
scoramento, cioè non c'è fiducia e, quindi, c'è questa grande
difficoltà.
Credo che, onestamente, in un momento in cui questa finanziaria
che è strutturata soltanto con ammortizzatori sociali, parliamo di
15 milioni di sussidio, parliamo di cantieri di servizio, si debba
vedere dove si può risparmiare.
Se questo serve per fare cassa e per fare recuperare delle somme
non togliamole anche al mondo imprenditoriale. Vi assicuro che qui,
ieri, si parlava di comunità-alloggio, si parlava di case protette,
si parlava di piccole cooperative di servizio che tutti sproniamo,
anche i giovani a richiedere l'accesso al credito ed anche
attraverso l'erogazione dell'IRCAC che è semplice.
Quindi, onestamente, chiedo al Governo una pausa di riflessione
perché i residui, cioè le somme, non è che non sono state spese;
non sono state spese perché, possibilmente, anche da parte della
dirigenza, di chi era all'IRCAC si è un po' arenato, però ,vedete,
fatevi fare il resoconto degli ultimi finanziamenti che avete
fatto, non è un volere difendere l'IRCAC perché la sottoscritta,
insieme ad altri deputati, aveva anche presentato un disegno di
legge che accorpasse l'IRCAC all'IRFIS. Mi sono resa conto, facendo
due passi indietro, che avevo sbagliato. Quindi, chiedo al Governo
di soffermarsi e chiedo una pausa di riflessione e non togliamo
somme che possono essere destinate alla produttività, ad
incentivare le imprese, altrimenti, veramente, questa Finanziaria
tranne due, tre articoli abbiamo semplicemente sostenuto solo ed
esclusivamente ammortizzatori sociali, sussidi, ma non è questo il
riscatto che vuole la Sicilia.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, in
effetti, anch'io non ho potuto non notare, come diceva prima
l'onorevole Cordaro, come la maggioranza, i partiti di maggioranza
in questa fase di avvio, non abbiamo tenuto, come dire, un
atteggiamento costruttivo, rispetto alla proposta del Governo.
Quindi, mi chiedo, Presidente, in effetti, con questo trend come
andremo avanti nei lavori.
Rispetto all'articolo 25, mi sembra che da una parte si vogliano
tenere queste somme per utilizzare i fondi all'interno di un
capitolo unificato che dovrebbero essere gestiti dalla Regione, e
dall'altra queste somme, effettivamente, dovrebbero rimanere forse
in IRCAC ma non si capisce bene con quali finalità.
Credo di poter dire, con grande serenità, che in effetti bisogna
prendersi una pausa di riflessione rispetto a questo articolo e
bisogna farlo perché non ci sono riferimenti certi rispetto agli
investimenti. Chi conosce l'attività che l'IRCAC in questo momento
sta facendo, sa bene che sono sospese una serie di iniziative ed
una serie di istanze da parte di cooperative giovanili che
potrebbero beneficiare di questo fondo. Probabilmente, nel tempo
l'attività è andata a rilento ma so per certo che, proprio in
questo ultimo anno, si sta facendo un'attività abbastanza rapida,
abbastanza celere per l'utilizzo delle somme.
Per cui, mi sembrerebbe, in qualche modo, di togliere
un'opportunità ai giovani che, invece, con questo fondo potrebbero
avviare delle esperienze, esperienze di attività produttive che
vanno nella logica dello sviluppo.
Un'altra considerazione, oltre a queste prime remore legate al
fatto che andiamo affettivamente a togliere delle opportunità di
sviluppo nel territorio, togliendo a giovani che potrebbero
accedere a questo contributo, questa disponibilità, altra
perplessità mi sembra legata al fatto che, in realtà, non abbiamo
alcuna certezza di quali siano questi risparmi e non abbiamo alcuna
certezza perché, in realtà, ovviamente, ci sono alcuni impegni che
IRCAC ha gia preso rispetto a delle richieste di finanziamento che
sono state inoltrate o che, di fatto, non vedono ancora
l'erogazione dei contributi, perplessità legate al fatto che le
somme dovute per l'attività di gestione svolte dall'IRCAC rispetto
alla Regione, non sono state ancora erogate, per cui mi sembra che,
come spesso si è fatto, in questo Governo si facciano i conti senza
l'oste, cioè si fa riferimento a delle entrate che sono
assolutamente presunte, si viene allettati dall'idea di poter
utilizzare quelle somme, quel fondo, ma quel fondo, di fatto, non è
assolutamente disponibile.
Nell'augurarmi, intanto, che la maggioranza, in quest'Aula,
incominci a cambiare il passo e cominci, effettivamente, a non
volersi sostituire al lavoro che noi di opposizione vorremmo fare e
che continueremo a fare e sperando, quindi, che arrivino delle
proposte a sostegno dell'attività del Governo anziché, come dire,
un abbraccio mortale che sembra volere accompagnare la nostra
attività di opposizione - per carità se questa è l'intenzione della
maggioranza a noi va bene -, e nella speranza, invece, che su
questo articolo si rifletta in maniera più attenta, preannuncio un
parere negativo, ma lo affronteremo meglio attraverso i singoli
emendamenti che presenteremo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire l'assessore Bianchi per dare
le giuste risposte ai deputati che ne hanno fatto legittima
richiesta.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, intanto buongiorno Il dibattito è stato molto utile,
molti degli interventi, sia della maggioranza che dell'opposizione,
hanno posto osservazioni cui in parte, per alcune, abbiamo risposto
con la riscrittura che abbiamo fatto.
Cerco di spiegare qual è la logica che c'è dietro questa proposta
che è stata fatta - ovviamente non viene da un'invenzione
improvvisa -, alla luce delle informazioni e dei dati che abbiamo
avuto proprio dall'IRCAC.
L'IRCAC ci ha segnalato la presenza consistente di fondi
inutilizzati a valere su leggi, sulle cooperative giovanili che si
richiamavano più volte, di 15-20 anni fa, i cui blocchi ed intoppi
burocratici intervenuti nel corso del tempo - ci segnala la stessa
IRCAC - rendono impossibile erogare quelle risorse, in questa
fase, a valere su quella legge anche perché molte delle finalità,
delle motivazioni, ovviamente, di una legge scritta negli anni 80
non sono più attuali rispetto alle esigenze per le cooperative, in
termini di innovazione, in termini di servizi innovativi che
dovrebbero erogare, che dovrebbero finanziare tramite l'IRCAC.
L'operazione che facciamo, quindi, non è quella di sottrarre
risorse, è quella di liberare risorse, cioè abbiamo un tesoretto,
come diceva precedentemente l'onorevole Lentini, stimato dalla
stessa IRCAC tra i 25-30 milioni che sono, attualmente, bloccati e
che loro stessi vorrebbero che venissero liberati.
In considerazione di un montante di risorse così rilevanti,
abbiamo pensato: facciamo un doppio intervento. Da un lato
liberiamo le risorse e le reimmettiamo nel fondo unico dell'IRCAC
così da alimentare l'attività dell'IRCAC che, quindi, può
riprendere ad erogare perché stiamo parlando di un ente che aveva
indebolito la sua capacità di intervento nel corso degli ultimi
anni. Quindi, col 50 per cento circa di questo fondo può erogare
risorse e rimettersi subito in movimento. Dall'altra parte
recuperiamo risorse al bilancio regionale per attivare interventi
di sviluppo e sociali in cui il ruolo delle cooperative è centrale.
Quindi, da un lato finanziamo IRCAC e garantiamo che continui ad
operare e si rafforzi, dall'altro finanziamo anche direttamente gli
interessi e le cooperative.
Quindi, ad esempio, nelle cooperative sociali possiamo alimentare
strumenti che, poi, danno risorse ugualmente al sistema
cooperativo. Quindi, il tipo di operazione non è ad indebolire il
sistema cooperativo, tutt'altro, è a rafforzarlo e, allo stesso
tempo, la necessità di liberare risorse per IRCAC può alimentare
anche lo stesso istituto che, inevitabilmente, anch'esso deve
subire un processo di rafforzamento.
Ultimo tema, molto interessante, proposto dall'onorevole Alongi.
Ritengo che qui ci siano due temi interessanti: dobbiamo chiarire
il termine carattere innovativo , perché è chiaro che quando
parliamo di carattere innovativo parliamo di innovazione anche nei
settori tradizionali. Non possiamo negare la possibilità di fare
interventi nel settore artigiano, quindi, su questo possiamo fare
una riscrittura sul carattere innovativo che tenga conto
dell'innovazione del settore tradizionale; il secondo tema è questo
che accoglierei senz'altro l'emendamento che fa riferimento alle
aziende agricole e terreni confiscati alla mafia. Quindi, con
queste due piccole correzioni, che se credete intenderemo fare
immediatamente, manterremo lo stesso impianto della norma con
queste piccole correzioni.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Generalmente dopo non si interviene, perché
l'intervento del Governo dovrebbe essere a chiusura.. Onorevoli
colleghi, dopo il buongiorno dell'Assessore pensavo che sareste
stati tutti più buoni, ma non è così. Siccome già avevo chiesto se
c'erano altri iscritti a parlare e non c'è stata alcuna
indicazione. Comunque ha facoltà di parlare l'onorevole Formica.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, non è,
mi creda, per perdere tempo, basti a questo proposito citare ciò
che ha detto all'inizio l'onorevole Cordaro. Come lei ha ben visto,
è iniziata la seduta, il buon presidente Crocetta non c'era, ma è
iniziata con cinque interventi di fila del PD e l'opposizione non è
intervenuta.
CRACOLICI. Era per aspettare il presidente Crocetta
FORMICA. Onorevole Cracolici, non faccia l'avvocato della difesa.
Qua, ci sono tanti soggetti che, a più riprese, nel corso dei
lavori, cercano di millantare credito. C'è chi dice che dovremmo
lavorare tutta la notte e magari lo dice quando pensa che gli animi
siano agitati, per far vedere che c'è; c'è chi si lamenta perché i
lavori vanno a rilento, la maggioranza si lamenta perché i lavori
vanno a rilento.
Ora, a proposito di questa finanziaria, lei ricorderà, che un po'
tutta l'opposizione ieri in Conferenza dei Capigruppo aveva
lanciato al Governo una proposta per cercare di accelerare i
lavori. Il Governo ha ritenuto di non accogliere questa proposta.
Nella sequela di 5 articoli ci sono, da ieri fino a ora, e che ci
arrovelliamo su una serie di articoli, 24-25-26-27-28, che potevano
essere benissimo sintetizzati in un solo articolo, perché se lei
avrà esaminato, come avrà esaminato, il contenuto degli articoli,
si parla di IRFIS, di IRCAC, di strumenti finanziari della Regione.
Bastava un articolo e oggi saremmo molto ma molto più avanti
nell'esame della finanziaria. Quindi non è l'opposizione che fa
perdere tempo. E' la maggioranza che non si sa per quale motivo per
esempio non accorpa i cinque o sei articoli e avremmo guadagnato un
sacco di tempo.
Dopodiché, su questo articolo 25, sull'emendamento del Governo, ma
è talmente chiaro - è un colpo al bilancio - prelevano 15 milioni
di euro dall'IRCAC, col gioco delle tre carte tanto famoso e tanto
conosciuto, per mettere una toppa alle entrate.
E' inutile, persino, che continuiamo la discussione. Quindici
milioni di euro per le entrate.
Mi rifiuto di continuare a parlare del nulla, cioè dell'evidente.
Signor capo dell'opposizione, ho detto bene?
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor presidente, onorevoli colleghi, credo che la
legge 37 del 1978 sia stata una delle leggi più scandalose che la
Regione siciliana abbia mai approvato.
Allora, ricordo, cento miliardi di lire spesi male che non hanno
prodotto granché sul piano imprenditoriale.
Ricordo, però, bene tredicimila persone che sono state assunte
dalla Regione siciliana, attraverso un meccanismo che questa
Assemblea, poi, determinò al fine di trasformare un rapporto col
sistema delle cooperative, in un rapporto di pubblico impiego.
Oggi abbiamo in questa Regione anche dirigenti che lavorano e che
sono stati assunti per tramite di una serie di norme successive e
modificative di questa legge del 1978.
Ritengo sia assolutamente necessario distrarre queste somme da
cooperative, ormai, non più esistenti se non addirittura piene di
debiti che, in certi momenti, hanno visto nella scorsa legislatura
di questa Assemblea approvare emendamenti per cui non venivano
pagati nemmeno quei pochi e modesti interessi, però debbo fare due
riflessioni: se è necessaria l'eliminazione di quindici milioni da
questo fondo e qual è la somma residua e vorrei spiegato dalla sua
collega, in maniera tale che l'Assemblea abbia, con chiarezza,
identificato cosa vuole intendersi con il termine innovativo
perché non vorrei che i vecchi mestieri che sono molto consueti, in
questa nostra Regione perché il sistema della cooperazione
riguarda, spesso, l'artigianato e il sociale che svolgono attività,
mi permetto di dire, tradizionali, possono comunque attingere al
fondo che resta nell'ambito dell'IRCAC.
GUCCIARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pochissimi
minuti per esprimere al Governo e all'assessore la condivisione di
questo metodo che il Governo sta utilizzando nel recuperare risorse
che erano, sostanzialmente, inutilizzate da oltre venti anni, come
ricordava il Governo stesso, poco fa, all'Aula, quindi, credo che
il Parlamento dovrebbe fare un plauso ed apprezzare unanimemente
questo nuovo metodo che libera risorse e le utilizza nella
direzione giusta che è quello dello sviluppo e del rilancio delle
iniziative economiche in questa Regione.
Senza dilungarmi nell'intervento, credo che questa sia la strada
giusta da seguire, quindi, assessore andiamo avanti in questa
direzione, liberiamo risorse e facciamo in modo che risorse che
sono state dimenticate per troppi anni, nelle pieghe non soltanto
del bilancio, oggi, abbiano un utilizzo davvero produttivo.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, il
dibattito su questo articolo, al di là della originaria valutazione
che può essere di una mera azione positiva di reimpiego di risorse,
di fatto, diventa un articolo insidioso per un settore che, pur con
i problemi che realmente ha la cooperazione, va difeso e va aiutato
a che possa - attraverso questo soggetto giuridico, che deve
crescere in Sicilia - esserci un indirizzo positivo e non negativo.
Assessore Bianchi, l'originaria impostazione dell'articolo vedeva
come sostanzialmente noi, intervenendo sui fondi speciali, signor
Presidente dell'Assemblea regionale, che sono relativi ad alcuni
comporti specifici, la cooperazione con il suo fondo, l'artigianato
con il suo fondo e l'agricoltura con i suoi fondi, nella sostanza
con queste operazioni raschiamo il barile, togliendo a quel
settore quella possibilità di risorse, quindi, di utilizzo di un
settore specifico, attraverso un fondo che già esiste.
Nella sostanza stiamo smantellando il fondo di quella che è la sua
reale dotazione, con il nobile intento che è quello di impiegarli
nello stesso settore, atteso che trattasi di interventi che da più
anni o che da molti anni non vengono sostanzialmente portati
avanti. E, allora, che cosa dico, signor assessore?
Con l'emendamento mi permetto di dire che lei ha ancora peggiorato
la situazione perché nella sostanza sono soldi che andiamo, signor
Presidente della Regione, a svincolare da un comparto. Ad oggi
questa ragion d'essere delle tre istituzioni finanziarie che,
comunque, nei comparti specifici hanno dato un contributo, un punto
di riferimento, se l'Ircac esiste, esiste perché ha un fondo di
dotazione. Se questo fondo, al di là della gestione e degli eventi
ad oggi verificatisi, lo andiamo a ridurre, lo andiamo a
smantellare, questa piccola possibilità di ammortizzatore, di
risorsa, di utilizzo nei momenti di emergenza, di fatto, lo
perdiamo.
Comprendo che possono esserci ragioni di bilancio ma non è in
questo settore che possiamo intervenire. Quando diciamo che siccome
esistono delle risorse bloccate e noi nella sostanza, Governo, le
vogliamo sbloccare per reintegrarle in parte nella stessa attività,
ma in parte in altre direzioni, è lì che commettiamo un atto di
ingiustizia verso questo mondo.
Ed io, pertanto, invito il Governo a fare una riflessione perché
le risorse, ove le liberiamo, non le liberalizziamo, nel senso che
le destiniamo sempre nello stesso settore e, comunque, mi permetto
dire: garantiamoli questi fondi .
Nella sostanza lei, con questo emendamento, il 25.1.2 Gov va a
dare una risposta al sociale che merita pure una risposta, ma non
in questi termini, togliendo a Cristo, caro assessore e Presidente,
e vestendo Maria. Sono molto rispettoso del momento cristiano.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 25.2, degli onorevoli Formica, Ioppolo
e Musumeci, e 25.7 degli onorevoli Di Mauro, Lombardo, ed altri
sono inammissibili perché incidono sulle entrate.
FORMICA. E' così.
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 25.12 GOV.1. Lo pongo in
votazione. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 25.10. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
L'emendamento 25.3, identico al 25.6, degli onorevoli Formica ed
altri è ritirato.
LENTINI. Dichiaro di ritirare l'emendamento 25.10.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento del Governo 25.12GOV.
Comunico che è stato presentato il subemendamento del Governo
25.12 GOV.2.
LENTINI. Chiedo di parlare per alcune precisazioni
sull'emendamento a mia firma.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, volevo
spiegare ai colleghi che l'Ircac ai sensi di un decreto legislativo
che è il numero 385 del 1993 è un ente strumentale della Regione
che gestisce anche altri fondi che possono essere anche della
Comunità europea. E voglio dire che l'Ircac nasce solo ed
esclusivamente per agevolare i percorsi delle cooperative - non c'è
la cooperativa dell'onorevole Lentini o dell'onorevole Alongi che
vuole fare un progetto innovativo o vuole fare una cosa per
l'agricoltura - ma tutte le cooperative che fanno richiesta. C'è
una Commissione all'interno dell'Istituto Ircac che valuta i
progetti. Se sono dei progetti innovativi vengono finanziati.
Sono degli emendamenti assurdi, dei subemendamenti assurdi che non
servono a niente. Se siamo qua sempre per complicarci la vita,
bene, chiedo ai deputati di attenzionare quanto meno gli articoli
di questa legge. E' fondamentale che prima che si prenda la parola
si abbia contezza di quello che si dice, perché possibilmente
porteremo danno a un Ente. Questo voglio dire, quindi su questo
noi, il Governo, abbiamo bisogno di reperire risorse. Questo è
stato il mio intendimento nel recupero di queste risorse per essere
utilizzate domani per sviluppo e occupazione.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non penso che gli
interventi dell'onorevole Lentini e dell'onorevole Alongi siano
incompatibili, perché anche nel campo dei beni confiscati alla
mafia ci sono cooperative sociali che svolgono esattamente voglio
dire il fatto, però, onestamente, che in una legge venga
simbolicamente richiamato questo elemento, non può fare altro che
dare prestigio a questo Parlamento che si occupa di un settore dove
spesso si hanno problemi, quindi, onestamente, noi non possiamo che
esprimere parere favorevole.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo porre un
quesito a lei in trenta secondi. Devo constatare con amarezza,
ancora una volta che la maggioranza fa l'opposizione e
l'opposizione continua ad essere responsabile ma non posso
permettere che accadano certe cose in Aula.
Allora, vorrei chiedere al Presidente dell'Assemblea, in ragione
di quanto correttamente sottolineato dal Presidente della
Commissione Attività produttive , se lei ritiene da ora in poi,
così sciogliamo il nodo una volta per tute e andiamo avanti, se
decidiamo di farlo in un modo o in un altro.
Ieri ho posto l'accento sui consorzi di bonifica. Mi è stato
spiegato e lo ritengo degno di fede ho creduto al Presidente
Marziano, che non è vero che i consorzi di bonifica nella versione
che è stata prospettata all'Aula non erano passati dalla
Commissione.
Ebbene, mi sono acquietato. Il Presidente Marziano stamani ha
detto che ci sono alcuni articoli di questa legge finanziaria che
non sono passati dalla Commissione di merito; tra questi c'è
l'articolo 25.
Siccome credo che non possiamo continuare a fare i convitati di
pietra, chiedo alla Presidenza dell'Assemblea di sciogliere il nodo
e di spiegarci se è possibile legiferare ed approvare articoli che
non siano passati dalla Commissione di merito. Se è così
favorevolmente il nodo sarà sciolto e l'opposizione responsabile ne
prenderà atto.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, l'articolo 25 nel testo originario
è comunque passato dalla II Commissione, III e anche II.
L'articolo 25 faceva parte del disegno di legge originario e ho
completato e comunque è passato dalla II Commissione, che vuol
dire? Che è scontato che è passato dalla III Commissione.
La questione che ha posto, però, l'onorevole Cordaro è più ampia e
mi permette di ribadire, perché probabilmente lo dimentichiamo,
qual è il percorso che ci siamo dati: i 46 articoli che sono
arrivati in Aula costituiscono il testo base.
Ho detto e lo ripeto - in questa sede lei me ne ha dato
l'opportunità - che sono arrivati centinaia di articoli. Non ne ho
dichiarato l'inammissibilità perché sarebbe stato un insulto al
singolo parlamentare. Sappiamo che c'è stata una procedura
accelerata; in corso d'opera vedremo quello che succederà. Non è un
modo per prendere tempo ma un voler dare risposte però il testo
base è rappresentato dai 46 articoli e questo era inserito.
Stavamo trattando il subemendamento 25.12 GOV.2.
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento 25.12 GOV.3, a firma dell'onorevole Di
Mauro. Sopprimere le parole a carattere innovativo .
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Dato che abbiamo chiarito che
a carattere innovativo non intende i settori dell'innovation
technology mentre intende un criterio di innovazione del tipo di
proposta che viene fatto, quindi, a questo punto, secondo me,
svilirebbe, non induce un vincolo ma è un criterio generale per la
selezione dei progetti.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, i
fondi dalla legge numero 37 vanno ad incrementare il fondo generale
per le cooperative.
Signor Presidente, poiché abbiamo tolto i fondi dalla legge numero
37 e li abbiamo inseriti nel fondo generale è chiaro che si tratta
non più del vecchio sistema delle cooperative giovanili. Quindi,
mettere carattere innovativo vuol dire che nell'ambito del fondo
generale bisogna avere progetti che abbiamo un carattere innovativo
e che francamente non riesco a comprendere.
Quindi, la chiarificazione è funzionale acché il fondo generale
per tutto il sistema delle cooperative non deve avere carattere
particolare in termini progettuali.
Ecco perché dico da togliere . E' una frase ultronea rispetto al
dettato che prevede l'assegnazione dei fondi di cui al fondo unico.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, quanto
sosteneva l'onorevole Di Mauro è assolutamente giusto. Io dico di
più. Se volessi, se io amministrazione, pubblica o privata che sia,
volessi escludere qualcuno dai finanziamenti cosa dovrei fare? Mi
dovrei inventare dei criteri preselettivi per giustificare una
scelta che poi vado a fare.
Che senso ha inserire la parola di carattere innovativo su un
capitolo di finanziamento che è, invece, di carattere generale?
Ha un solo senso che è quello di mettere delle barriere selettive
che consentono poi a chi dovrà scegliere chi finanziare o meno di
appellarsi all'innovazione. E quali sono i criteri
dell'innovazione? Magari si propone di fare un progetto per
colorare di blu, anziché di rosso, i pomodori. Ma che senso ha?
Signor Presidente, ritengo che il Governo - così come diceva
l'onorevole Di Mauro - dovrebbe invece cercare di aprire la
possibilità che i progetti possano essere facilmente presentati ed
approvati non di creare degli steccati che vanno poi a selezionare
gli amici, gli amici degli amici e magari escludere dai
finanziamenti chi non ha Santi in Paradiso.
Non mi pare che questa sia una strada giusta per un Governo che si
richiama ad ogni piè sospinto a criteri di trasparenza.
Quindi, eliminiamo barriere inutili e lasciamo liberi perché,
ripeto, se uno vuole escludere qualcuno chiaramente deve inserire i
criteri. E chi li stabilisce? Ci sarà una Commissione
sull'innovazione? E di questa Commissione sull'innovazione chi ne
farà parte? E quali criteri userà? Non mi pare che sia un buon modo
di legiferare.
Quindi invito il Governo a cassare questa parte.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
onorevoli deputati, volevo semplicemente chiudere la parentesi
sulla parola innovativa. A mio avviso è veramente pleonastica.
Semplicemente è così come per le cooperative sul settore mafioso e
simbolicamente noi diamo l'immagine della modernità anche in questo
punto. Ovviamente tutto è incluso quello che avete già detto nei
vostri interventi.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 25.12 GOV.3. Il
parere del Governo?
VANCHERI., assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 25.12 GOV, a firma del
Governo. Con il parere favorevole della Commissione lo pongo in
votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E'approvato)
Decadono pertanto tutti gli altri emendamenti. Pongo in votazione
l'articolo 25, nel testo risultante. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 26. Ne do lettura:
«Art. 26.
Adesione alla convenzione ABI-CDP
1. Per favorire l'accesso all'abitazione delle giovani coppie,
anche di fatto, purché coniugate nell'ultimo triennio o iscritte
nel registro delle unioni civili da almeno un anno, nonché per
garantire sostegno al settore dell'edilizia e incentivare lo
sviluppo di misure volte ad incrementare il risparmio energetico in
edilizia, IRFIS-FinSicilia S.p.A. può, a valere sulle risorse
libere dei fondi a sua disposizione, integrare, nel caso di
operazioni di mutuo aventi oggetto immobili ubicati nel territorio
siciliano, il contributo fornito dalla Cassa depositi e prestiti ai
sensi dell'articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto legge 31
agosto 2013, n. 102, convertito con modificazioni dalla legge 28
ottobre 2013, n. 124.
2. Il contributo fornito da IRFIS-FinSicilia S.p.A., a seconda
delle classi di rischio del mutuo agevolato e previa autonoma
valutazione del rischio, può raggiungere i 100 punti base di
ulteriore sconto ed è erogato nei tempi e nei modi previsti dalla
convenzione ABI-CDP cui IRFIS-FinSicilia S.p.A. stessa aderisce con
apposito accordo da stipulare entro 30 giorni dall'entrata in
vigore della presente legge».
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi spesso si parla di qualità della
legislazione. Anche il dibattito che si è svolto sul subemendamento
evidenziato dall'onorevole Di Mauro e la precisazione
dell'Assessore Vancheri dicendo che è pleonastico, ai fini
interpretativi se dovessero nascere questioni, comunque, ci sono
atti parlamentari che parlano molto chiaramente. Quindi il
dibattito parlamentare serve quando non è solo ai fini
ostruzionistici.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare per
illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Io non credo che ci sia molto
da spiegare. Noi vogliamo favorire le giovani coppie nell'accesso
all'abitazione.
Pensiamo che questo abbia anche una fusione sociale perché
risponde alle difficoltà economiche, soprattutto che hanno i
giovani, ma anche incida poi positivamente nello sviluppo
dell'edilizia e delle attività edili. Quindi, ritengo che questo
sia molto chiaro. L'unico elemento che potrebbe sembrare nuovo è
quello relativo alle coppie di fatto. Qui io non credo che ci sia
molto da discutere, anche se qualcuno, per le vie brevi, mi avrebbe
fatto osservare che mentre per le coppie diciamo, normalmente
sposate, come possiamo dire, normalmente lo auto censuro come
parola, legalmente sposate
MUSUMECI. Si chiamano famiglie.
CROCETTA, presidente della Regione. Guardi onorevole Musumeci io
vivo da single e mi considero una famiglia e lei abbia rispetto
anche della vita degli altri che sono tutti famiglia. Quindi non è
il tema etico di questa vicenda perché il suo programma elettorale
l'ho visto .
MUSUMECI. Le risponderò dopo.
CROCETTA, presidente della Regione su queste cose lei si è
dichiarato e anche candidato. persone che esprimono e che hanno
detto che lei si proponeva anche in campagna elettorale una
risposta sulle coppie di fatto, ho ancora gli articoli e il
candidato suo di Ragusa che ha fatto anche un convegno a Ragusa su
questo. Andiamo avanti. Carta canta
Non è questa la materia.
Parliamo di coppie legalmente sposate, e questo diritto viene
esteso anche alle coppie di fatto che siano iscritte, nell'ultimo
anno, al registro delle coppie di fatto. Si potrebbe dire perché
tre anni se l'altro è un anno, ma non abbiamo tanti registri delle
coppie di fatto in Sicilia; Palermo l'ha registrato adesso, e
quindi toglie la difficoltà reale che c'è una difformità di
trattamento.
Per chi volesse scomodare problemi etici e morali invito a leggere
l'intervista fatta sull'Avvenire, il quotidiano dei vescovi, da
Monsignor Mogavero E' giusto che lo Stato riconosca le coppie di
fatto . Qui non stiamo riconoscendo le coppie di fatto ma stiamo
riconoscendo i titoli, le questioni sociali, le differenze sociali.
E guardate cosa dice Monsignor Mogavero Su quali basi la chiesa è
disposta a trattare? Su tutto ciò che riguarda la sfera civile e
umanitaria, si può arrivare ad un accordo, ed è insostenibile che
per legge il convivente sia un signor nessuno . Le unioni civili
riguardano i diritti di persone che nella relazione di coppia
sociale chiedono garanzie per il loro vivere quotidiano. Ciò non
significa che ha una forma giuridica di famiglia, per rispondere
ancora alla interruzione di prima, di serie B, scimmiottando
l'istituto matrimoniale, senza equipararlo alle coppie sposate non
ci sono state le unioni civili.
La legge deve riconoscere e garantire il patto stilato tra
conviventi in quanto non si oppone all'ordine pubblico, anzi lo
favorisce, e rappresenta il limite giuridico oggettivo. Il rapporto
di familiarità va al di la del vincolo matrimoniale, e questo
rispondo ancora sul concetto di famiglia, va al di la del vincolo
matrimoniale, non è qualcosa di più o di meno. E' qualcosa di
diverso.
Ho voluto citare monsignor Mogavero per dire che anche li, chi la
volesse porre su una questione etica o morale, sappia che è etico e
morale dare la solidarietà a chi vive una condizione sociale in
quanto tale.
Le case popolari o gli interventi per il sostegno alla casa fanno
riferimento al reddito e non alla questione giuridica - se sono
sposati o no - o al dibattito che vogliamo fare - se sono famiglie
o no - perché non c'entra niente.
Qui applichiamo semplicemente l'articolo terzo della Costituzione
che dice che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, e
quindi hanno gli stessi diritti. Non riconosciamo la pregnanza di
un diritto sociale, non stiamo regolamentando l'introduzione di
registri di coppie di fatto, ma prendiamo atto di quelli che ci
sono già, che sono autodeterminati, non l'autonomia degli enti
locali in cui ogni comunità ha il diritto di autodisciplinarsi
rispetto alle regole di convivenza che non contrastino con l'ordine
pubblico.
Quindi credo che questa sia una scelta di solidarietà, anche di
civiltà, che pone fine ad un oscurantismo culturale e sociale che
crea un'ingiustizia e una discriminazione nei confronti di persone
che hanno diritto di essere tutelati come tutti gli altri
cittadini.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei richiamare
l'attenzione del Governo, prima di entrare nel merito, perché io
condivido l'approccio del Presidente Crocetta, con tutto il
rispetto per monsignor Mogavero ed anche per Sua Santità Papa
Francesco, che ha detto che oggi ci sono sfide nuove per i
cattolici e per il mondo al quale io sono felice di appartenere.
Però, il tema non credo sia questo. Ho letto questo articolo,
Presidente Crocetta, e credo che vada riscritto e vada chiarito,
per cui alla fine di questo mio intervento chiederò
l'accantonamento.
Per favorire l'accesso alle abitazioni alle giovani coppie, anche
di fatto, purché coniugate nell'ultimo triennio , per come è
scritto pare che sono anche di fatto, purché coniugate .
Evidentemente se sono di fatto non possono essere coniugate.
Continuando a leggere, ci si rende conto in un intreccio che alle
giovani coppie si riferisce coniugate all'ultimo triennio
all'anche di fatto si riferisce iscritte nel registro delle
unioni civili . Però, Presidente, credo che una norma non si possa
scrivere così.
Prima di entrare nel dibattito e nel merito in maniera legittima,
chiedo che quest'articolo venga accantonato e venga scritto in
maniera un po' più intellegibile.
PRESIDENTE. Il senso è più che evidente, si può condividere o
meno
MUSUMECI. Signor Presidente, ma stiamo parlando di una legge. Non
è il senso che deve essere evidente. Prima o poi le chiederò di
ripristinare il Comitato per la qualità legislativa, che so essere
presso la Presidenza.
PRESIDENTE. Si è una legge. Ma c'è una questione precisa,
onorevole Musumeci, non equivochiamo, né voglio portare io
all'equivoco.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Presidente
Musumeci faceva alcune considerazioni che io sintetizzerei sul
punto che probabilmente è opportuno ripristinare il Comitato per la
qualità legislativa presso la Presidenza.
Non entrerò nel merito ancora, in questa fase, della questione
delle coppie di fatto, perché quella va rimandata alla giusta sede,
che è la trattazione dell'articolo 39, e neanche in questo primo
articolo che fa riferimento alle coppie di fatto voglio esprimere
giudizi di valore rispetto a considerazioni e a posizioni
assolutamente personali. Però, nel merito di quest'articolo, voglio
fare un'unica considerazione, perché prima l'assessore che è andato
via faceva riferimento alla questione di immagine, dicendo di
inserire il termine innovativo perché il termine innovativo fa
immagine ed inserirlo serve a comunicare all'opinione pubblica che
stiamo cambiando passo, che stiamo facendo la rivoluzione
dell'immagine.
Allora, siccome nel merito dell'articolo 39 entreremo quando
parleremo dell'articolo 39, ora vorrei chiedere cosa c'entra il
sostegno al settore dell'edilizia ed il risparmio energetico con le
coppie di fatto? Non bastava trattare l'argomento all'interno
dell'articolo 39, che era quello dedicato?
Ieri, quando abbiamo parlato dell'integrazione socio-sanitaria, e
prima ancora con un articolo precedente avevamo deciso di
utilizzare delle somme, i 100 milioni di euro risparmiati, per una
scelta di immagine , abbiamo fatto riferimento ai soggetti
autistici come destinatari di risparmi che in realtà non sappiamo
ancora se essere esistenti o meno.
Qui mi sembra che attorno alla questione dell'immagine vogliamo
scrivere la finanziaria e lo vogliamo fare dicendo ai siciliani che
per aiutare l'edilizia e fare risparmio energetico è bene citare
anche all'interno dell'articolo 39 le coppie di fatto.
Ma di questo, ripeto, ne parleremo successivamente. Mi vorrei
limitare a dire: qual è la visione che ha delle certezze questo
Governo? Stiamo facendo una serie di iniziative che sono a tutela
del precariato, perché il precariato vogliamo eliminarlo e mentre
vogliamo eliminare il lavoro precario, vogliamo dare precariato
certo alle famiglie, perché purtroppo la certezza di crescere i
figli credo che nella famiglia trovi il giusto ristoro. In una fase
come questa di crisi del welfare, in cui la popolazione è ad
invecchiamento, credo che bisognerebbe dare sostegno alle famiglie,
dovremmo incentivare le nascite, ma ripeto, questo sarà oggetto
dell'articolo 39. In questa fase mi vorrei limitare a richiedere di
accantonare questo articolo perché evidentemente vengono poste
delle questioni e messe insieme delle argomentazioni che tra di
loro, mi scusi, non hanno davvero nulla in comune. Le ribadisco,
quindi, questa richiesta e spero che venga accolta.
PRESIDENTE. Mi dispiace non potere accogliere la sua richiesta per
le ragioni dette poc'anzi con riferimento al precedente articolo
all'onorevole Cordaro perché fa parte del testo base dei 46 che ha
avuto un percorso nelle Commissioni. Poi, possiamo essere d'accordo
o contrari me questa è un'altra ragione.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il sorrisino di
alcuni colleghi la dice lunga sull'approccio con il quale rischiamo
di affrontare questo testo. Io, intanto, voglio ricordare che
quest'articolo integra ciò che già esiste nell'ordinamento
giuridico del nostro Paese, ovvero la norma che consente alla Cassa
Depositi e Prestiti di operare col sistema bancario italiano
affinché si incentivi la possibilità di acquisizione della prima
casa e della ristrutturazione delle case per gli italiani.
Questa norma estende questo beneficio, dà un ulteriore beneficio
nel senso che riduce di 100 punti, ovvero di un punto di tasso di
interesse, l'utilizzo del mutuo per l'acquisizione del diritto alla
casa. Il punto è questo: io considero utile questa norma in un
momento, tra l'altro, in cui da un lato il sistema bancario, come è
a tutti noto, è in una fase di collasso, di paralisi. Oggi potere
accedere ad un mutuo da parte di tante famiglie è diventata una
chimera, perché più è in crisi il sistema, più tende a rinchiudersi
e dare soldi soltanto a chi ce li ha in maniera preponderante.
Questa è, quindi, una norma che cerca, in qualche modo, di
incentivare l'accesso al mutuo da parte delle persone e nello
stesso tempo prova a sbloccare il mercato immobiliare; anche
questo, mai come in questo momento, vive una crisi, e basta andare
a vedere gli atti di compravendita e le transazioni connesse al
mercato finanziario.
Penso che questa sia la norma, e vorrei che su questo ci
concentrassimo, perché il messaggio che dovremmo provare a dire e a
dare ai siciliani è che in Sicilia, in aggiunta a ciò che esiste
sul resto del territorio nazionale, la Regione, anche attraverso
l'IRFIS, vuole favorire la possibilità di acquisizione del diritto
alla casa in proprietà per tante famiglie, anche a quelle di fatto.
La passione o il solletico culturale che si rischia di innescare
sul concetto delle giovani coppie di fatto rischia, invece, di
diventare l'elemento su cui ci si scontra piuttosto che discutere
il merito della norma. Siccome non mi voglio sottrarre neanche a
questo tema - il Presidente della regione ha citato monsignor
Mogavero, l'onorevole Cordaro ha citato il Papa, che dal punto di
vista dell'autorità spirituale è certamente il numero uno - io
voglio usare una frase del Papa, anche se, come tutti sanno, non
sono tra quelli che normalmente cita il Papa per suffragare le
proprie opinioni.
Credo però che il Papa uno degli insegnamenti che ci ha dato in
questi ultimi mesi del suo pontificato è quando, a bordo di un
aereo, con un microfono in mano, parlando ai giornalisti, ha
detto: Chi siamo noi per giudicare? . Ecco, io vorrei chiedere a
tutti noi di avere un approccio, una consapevolezza della
relatività di ognuno di noi. Chi siamo noi per negare il diritto ad
avere una casa da parte di chi vuole crearsi una famiglia, anche
fuori dal codice civile? Chi siamo noi? Possiamo giudicare, e in
nome di questo nostro giudizio limitare un diritto, il diritto ad
avere una casa? Io voglio soltanto dire queste cose.
Spero che i colleghi non affrontino questa discussione con un
pregiudizio, non moralistico, non c'entra nulla, ma nemmeno
ideologico, come dire, di quel tradizionalismo che spesso sfocia
nel conservatorismo dove ci vogliono secoli per mutare.
Fortunatamente oggi, citando di nuovo il Papa, siamo dentro un era
dove forse molte di quelle tradizioni conservatrici che sono state
usate come clava nella nostra cultura ci sarà un aiuto a spazzarle
via grazie a un approccio del dubbio, non laico: chi siamo noi?
Proprio perché ognuno di noi è piccolo e siamo qui a tutelare
diritti, io penso che tutelare il diritto alla casa, anche di chi
non ha celebrato davanti a un Ufficiale di Stato civile il proprio
matrimonio, sia un diritto sacrosanto che il Parlamento deve poter
riconoscere.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, con
il collega Falcone avevamo pensato di rispettare i tempi a
disposizione del nostro Gruppo parlamentare e ci eravamo divisi gli
interventi. Il mio è soprattutto un intervento dal contenuto
politico, giuridico sarà quello del collega Falcone. Io credo, e mi
dispiace che il Presidente Crocetta sia andato via, che l'argomento
è impostato in maniera errata.
Non occorre scomodare né monsignor Mogavero né il Papa, perché in
ognuno di noi c'è forte l'insegnamento di Giuseppe Dossetti, e ne
parlavamo poco fa con l'onorevole Gucciardi. Quando il cattolico fa
politica, dimentica la propria fede. I cattolici non siamo
clericali prestati alla politica. Se lo fossimo, anziché scegliere
questo percorso, avremmo anche noi intrapreso la strada di
Dossetti, ci saremmo ritirati nel chiuso di qualche convento. Se
non l'abbiamo fatto, è perché crediamo fortemente che l'impegno
politico va perseguito e rappresenta il nostro agire al di là e al
di sopra di quella che è la nostra convenzione religiosa. Vedete,
il credente non può essere clericale quando fa l'amministratore, e
noi del centrodestra siamo qui a dire che non intendiamo
assolutamente esercitare questo diritto di essere clericali nel
momento in cui pensiamo all'interesse di tutta la Sicilia.
Pertanto, ci è sembrato fuori luogo il riferimento a monsignor
Mogavero, a cui riconosciamo un valore morale ed etico, ma fuori da
questa Assemblea. Qui dentro vale solo ed esclusivamente
l'insegnamento di Kant e cioè la legge morale dentro di noi; il
cielo stellato sopra di noi , altro non abbiamo noi cattolici nel
momento in cui ci prepariamo ad affrontare una legge così
importante e così decisiva per le sorti del nostro Paese, della
nostra Regione, dei nostri giovani.
Vedete, che anche le coppie di fatto abbiano dei diritti, così
come abbiano dei doveri, è un fatto che nessuno mette in
discussione. Le leggi non hanno sesso. Non sono destinate solo ai
clericali.
Le leggi sono destinate a tutti i cittadini che abitano in questa
Regione, che abitano nei confini di questa Isola, che abitano nei
nostri comuni.
Noi avremmo potuto, se avessimo per un istante avuto l'idea che
solo il clericale può fare politica e può fare le leggi, applicare
altri ragionamenti. Non abbiamo bisogno dell'autorità morale del
Monsignor Mogavero o del Papa, per decidere. Lo facciamo
rispondendo alla nostra coscienza, secondo quello che era stato
l'insegnamento di Dossetti.
A questo proposito, mi fa anche piacere ricordare un suo pensiero
che ispira molti di noi in questa Aula e per cui, signor
Presidente, senza bisogno di ricorrere al voto segreto perché
ognuno di noi ha il coraggio delle proprie azioni e delle proprie
idee, vogliamo affrontare questo argomento e lo vogliamo fare senza
sorrisi - onorevole Cracolici - perché quando c'è in ballo la vita
di una famiglia, quando c'è in ballo il destino di figli, quando
c'è in ballo il futuro di uomini e di donne, non c'è sorrisino che
vale di fronte agli occhi del legislatore, il quale guarda a tutti
come se fossero i proprio vicini di casa, i propri figli, i proprio
parenti.
Non ci sono categorie di seria A e categorie di serie B .
Noi oggi qui non solleviamo problemi di natura morale ed etica.
Non intendiamo assolutamente farlo perché, se lo facessimo,
verremmo meno al giuramento che abbiamo prestato quando ci siamo
insidiati quali deputati di questa Assemblea.
Faremo con l'onorevole Falcone, un ragionamento di natura
giuridica. Noi non vogliamo ghettizzare nessuno, vogliamo soltanto
fare una legge che sia rispettosa dei diritti di ognuno di noi.
Solo questo è l'invito che facciamo. Pertanto, vedete, fin da
adesso vi invito a sorridere di meno, a riflettere molto di più e a
pensare che questa legge è la legge a cui, ognuno di noi, dà un
contributo rispondendo alla propria morale, alla propria coscienza,
al proprio io e non all'essere clericali.
Diceva Giuseppe Dossetti restare assenti dalla politica e
lasciare, quindi, campo alle rovinose esperienze dei disonesti e
degli avventurieri, è qualcosa che non va fatto .
Noi cattolici abbiamo deciso di restare in politica. Abbiamo
deciso di impegnarci nella politica. Abbiamo deciso di dare delle
risposte non al nostro essere clericali, ma alla nostra coscienza
civile.
Per questo motivo, signor Presidente, io le posso assicurare che,
da parte nostra, e spero che nessun altro dopo si alzi e citi e
invochi maestri, perché il legislatore non ha alcun maestro fuori
dalla propria coscienza, il legislatore risponde solo a sé stesso,
risponde solo al rigore morale che deve determinare il nostro
agire.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sto alternando gli interventi: uno
di maggioranza ed uno di opposizione, per evitare discorsi di
identico contenuto. Siccome, poi, abbiamo il sistema che deve
caricare il nominativo, perché stiamo contingentando i tempi,
fatemi fare il Presidente.
FERRANDELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
FERRANDELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ben
sapete, questo è il primo intervento che faccio durante questa
sessione di bilancio e questa sessione di finanziaria perché
ritengo che chi sta in maggioranza può esprimere correttamente,
attraverso gli organismi ed i compagni del proprio Gruppo, il
proprio pensiero. Poi, credo che il voto sia lo strumento più
chiaro attraverso il quale ognuno esprime il proprio punto di
vista. Non c'è bisogno di grandi arringhe o di grandi discorsi per
essere puntuali sugli argomenti. Su questo punto, tuttavia, credo
che però necessiti un intervento, necessiti fare appello non
soltanto alla coscienza, ma anche al senso di realtà che ognuno di
noi dovrebbe avere, essendo qui in quest'Aula.
Voi sapete che lo scorso 6 febbraio, a pochi mesi
dall'insediamento in questa Assemblea, sono stato presentatore e
primo firmatario di un disegno di legge che è stato scritto con
tutte le associazioni aderenti al Palermo Pride proprio per la
regolamentazione delle unioni civili, perché riteniamo che questi
diritti vadano estesi non soltanto alla fattispecie specifica, come
quella che stiamo trattando qui, in questo articolato della
finanziaria, ma a diversi settori come quelli dell'assistenza,
piuttosto come a quelli dell'istruzione e degli altri diritti
civili.
Intervengo perché noto un pericolo qui in quest'Aula, e non lo
dico soltanto per fare della facile demagogia, ma di non guardare
la realtà con gli occhi del 2014. Credo che, indipendentemente
dall'estrazione politica di ognuno di noi, e chi vi parla è
cresciuto in azione cattolica, è cresciuto in Agesci, ha fatto
scoutismo, è un cattolico praticante, ma non credo che sia una
questione di estrazione politica. Credo, invece, che sia una serie
di realtà quella che ci deve portare oggi a garantire diritti a
tutti coloro che decidono di legittimare la propria vita con la
condivisione con un'altra persona.
E chi vi parla è un palermitano, fiero di esserlo, che ha cercato
anche di rappresentare in maniera più alta tanti palermitani, e chi
da palermitano non sa che uno degli istituti più antichi, delle
famiglie più antiche che si sono costituite sono quelli della
fuiuta ? La fuiuta è il classico esempio di unione di fatto che
esista nella città di Palermo. Due persone che decidono di
convivere e di condividere la prospettiva di una vita insieme.
Riteniamo che, chiunque decida di convivere e di stare insieme,
indipendentemente da quelli che sono i propri orientamenti
personali, sentimentali o sessuali, abbia il diritto di essere
coperto. Ed è il motivo per il quale intervengo, chiedendo grande
responsabilità a quest'Aula perché quando si norma, si norma per
tutti. Il legislatore norma non guardando la tendenza sessuale,
politica o religiosa o culturale del soggetto che poi dovrà
sottostare a quelle leggi, ma guardando all'interesse generale. Noi
dobbiamo guardare all'interesse generale delle persone che vivono
nel 2014 e che si ritrovano, troppo spesso, in una situazione che
non viene riconosciuta dagli strumenti legislativi che non sono al
passo con i tempi che non guardano la realtà. Questo
significherebbe lasciare senza copertura centinaia e centinaia e
migliaia di cittadini e noi questo non possiamo consentirlo, per
cui invito l'Aula, non soltanto ad esprimersi con serietà e con
lealtà, invito anche il Presidente della I Commissione, gli altri
componenti della I Commissione ad accelerare l'iter per la
trattazione e per la votazione di questo disegno di legge che
finalmente, senza norme specifiche, possa estendere parità di
diritti a tutte le unioni civili, affrontando il tema madre e
dell'altra parte preannuncio anche che chiederò il voto nominale
perché noi non possiamo subire l'imboscata del voto segreto, che
possa nascondere la grettezza o talvolta semplicemente
l'insensibilità o l'incapacità di dire apertamente come la si pensa
su determinate questioni.
Questo è il motivo per il quale ho ritenuto di dovere intervenire.
Forse non farò altri interventi in finanziaria, ma su questo punto
credo di doverci mettere la faccia e di dover chiedere a voi grande
attenzione e grande considerazione.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
intervengo soltanto perché, secondo me, il rischio che si sta
commettendo è quello di anticipare la trattazione di un altro
articolo, l'articolo 39 della Finanziaria, che proprio parla di
coppie di fatto.
Noi su questo articolo, ha detto bene, l'onorevole Cordaro, mi
pare abbia parlato prima, (secondo o il primo intervento), noi non
ne facciamo una questione etica, morale, mi sembra, come dire, e
anche l'intervento dello stesso Presidente Crocetta credo andasse
nella direzione di volere anticipare un ragionamento all'articolo
39.
Qui noi facciamo un ragionamento di tipo giuridico, discutiamo sui
contributi che tramite l'Irfis in Sicilia possono essere concesse
alle coppie a integrazione di quelli della Cassa Depositi e
prestiti. E dobbiamo capire se questi contributi possono essere
estesi alle coppie di fatto o a quelle coppie che sono iscritte nel
registro delle Unioni civili dei Comuni da almeno un anno. Questo è
il concetto.
Allora quando viene invocato monsignor Mogavero, che dice un
concetto eticamente giusto, condivisibile o meno, ma voglio dire
ineccepibile sotto un profilo di approccio etico alla questione,
che dice non si può non guardare a questo problema ; noi oggi
dobbiamo porci un altro problema, e non è tanto come dice il
collega Cracolici: chi siamo noi per giudicare , certo, noi siamo
nessuno per giudicare, ma siamo legislatori, e quando legiferiamo
dobbiamo legiferare con etica, coscienza, ma anche attenendoci a
delle normative che hanno una gerarchia di fonti. E la gerarchia di
fonti è il Codice Civile che all'articolo 143 così recita: Con il
matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e
assumono i medesimi doveri ; cioè abbiamo una unione, quella
familiare, che dà poi dei diritti, il Codice Civile, l'ordinamento
nostro italiano, l'ordinamento giuridico alla unione prevista,
disciplinata dalla norma che è l'articolo 143 fa discendere
determinati diritti, quale quella, ad esempio, di avere assegnato
una casa popolare, quale quello di poter accedere a tutti una serie
di benefici.
Qui oggi cosa stiamo tentando di fare? Si sta tentando di
estendere un beneficio che è previsto dalla norma a delle unioni
che non sono disciplinati dalla legge, ma che sono di fatto. Allora
anche una unione di fatto deve rientrare in una certa condizione
giuridica, cioè ci sono delle unioni di fatto che sono certificate
e fotografate da un certificato di stato di famiglia, e sono
riconosciute, con delle conseguenze; ci sono delle coppie di fatto
che sono di sesso diverso e hanno quindi, more uxorio, e hanno e
possono acquisire determinati benefici; ci sono altre coppie di
fatto che sono di sesso uguale, identico, dello stesso sesso.
E quelle coppie non hanno riconosciuto dei benefici di legge. E
nel momento in cui noi oggi non discipliniamo e non precisiamo la
questione, rischiamo di fare una norma che sarà sottoposta in
seguito alla censura del Commissario dello Stato. E non voglio qui
richiamare il Commissario dello Stato come la clava che viene
richiamata per minacciare qualcuno o qualcosa
PRESIDENTE. Da taluni viene definito un legislatore parallelo'
FALCONE Non è un legislatore parallelo, il Commissario dello
Stato è un legislatore che deve verificare la legittimità
costituzionale dei nostri atti legislativi, se il Parlamento
siciliano nel momento in cui legifera, legifera in dissonanza
rispetto ad una gerarchia di fonti è chiaro che quelle norme
saranno impugnate, saranno censurate.
Ecco perché l'articolo in argomento dovrebbe essere accantonato
per una riscrittura o comunque dovrebbe essere emendato. Per
favorire l'accesso all'abitazione delle giovani coppie, anche di
fatto. Ma anche di fatto che significa? Anche di fatto dello stesso
sesso, anche di fatto di sesso diverso, eterosessuali, omosessuali?
Lo vorremmo capire purchè coniugate nell'ultimo triennio'. O sono
di fatto o sono coniugati, non è out out, non è alternativo, anzi è
alternativo: o sono coniugate e sono di fatto o iscritte nel
registro dell'Unione civile da almeno un anno.
In più ci sono coppie di fatto che, come ho detto poco fa, sono
certificate more uxorio cioè c'è uno stato di famiglia, ci sono
coppie di fatto che sono iscritte in alcuni comuni, in alcuni hanno
predisposto registri delle unioni civili, ma anche in questo caso
sono dei tentativi localistica che alcuni amministratori locali
hanno voluto porre in essere per cercare di fronteggiare in maniera
alternativa, diversa, ma non sempre corretta un vulnus se così lo
vogliamo chiamare o una mancata legiferazione a livello nazionale,
cioè nel momento in cui il Parlamento nazionale dovrebbe legiferare
in tal senso ci sono degli amministratori, per accaparrarsi magari
la simpatia di alcune fasce, di alcuni settori che giustamente
rivendicano dal loro punto di vista una disciplina che non può
arrivare però da un ente locale.
L'ente locale è un ente istituzionale che beneficia, destinatario
cioè di norme che provengono da altre istituzioni quali quella del
Governo nazionale.
Allora, in questo senso, noi con questa norma così com'è, fermo
restando che non stiamo entrando nel merito, Presidente, io non
sono entrato nel merito di tutte quelle norme che comportano, ad
esempio, entrate sulle quali, lo voglio dire all'onorevole Formica
che mi ha detto , su cui io ho seri dubbi su tante norme però è una
responsabilità che si prende il Governo. Se domani alcune di queste
norme non troveranno luce, non vedranno luce non saremo noi ad aver
fatto opposizione che loro ci accuserebbero come posizione
socialistica, la responsabilità se la prende il Governo, totalmente
se la deve prendere, noi l'abbiamo segnalato già in Commissione
Bilancio abbondantemente e nella nostra relazione introduttiva.
Dopo di che, però, quando il Governo non mette mano ad
un'articolazione della norma che se vogliamo è in sintonia
PRESIDENTE. Per evitare equivoci, onorevole Falcone, quando io
parlavo di Commissario dello Stato e ho utilizzato le parole
legislatore parallelo', non vuol dire che le condivido, riportavo
soltanto un'espressione ormai in uso tra gli addetti ai lavori
perché purtroppo, di fatto, intervenendo spesso il Commissario
dello Stato sulle leggi e con il fatto che noi non ci rivolgiamo
più alla Corte costituzionale perché rinunciamo a fare ricorso, di
fatto, è diventato un legislatore parallelo Siamo in sintonia su
questo, non è il riconoscimento nella mia funzione che voglio fare
al Commissario dello Stato. Tutt'altro
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, volevo semplicemente entrare in questo
articolo in maniera non puntuale dal punto di vista giuridico
rispetto alle cose che ha detto l'onorevole Falcone, né sulla
copertura finanziaria, ma voglio ribadire la mia convinta adesione
a questo articolo, convinta adesione che già ho fatto nel 2003
quando abbiamo, come Assemblea regionale siciliana, approvato la
legge n. 10 del 2003, certamente all'avanguardia a livello
nazionale.
Ricordo che allora votai in qualche modo in disaccordo anche con
il Governo, con il mio partito di allora, perché ero assolutamente
convinto che ci fosse la necessità di dare garanzie e pari diritti
a tutti i cittadini.
Abbiamo fatto questa legge straordinaria, una legge importante di
diversi articoli. Addirittura abbiamo poi fatto una legge per
intitolare l'assessorato agli enti locali e dargli la denominazione
di assessorato alla famiglia'. Proprio perché volevamo fare della
famiglia un punto centrale.
Fermo restando che io sono assolutamente convinto che quella legge
era la migliore legge possibile, mi sarebbe molto piaciuto, mi
piacerebbe che in quella legge dove tutto oggi è quasi per memoria,
tranne alcuni articoli che noi come movimento abbiamo voluto
accolti dal Governo durante la Commissione Bilancio fossero
riempiti di contenuti, contenuti economici.
Una lunga battaglia fatta anche dall'onorevole Vinciullo, la vita
nascente, ma sulle giovani coppie, onorevole Vinciullo, se vediamo
adesso nel capitolo penso che ci sia per memoria o non è stato
utilizzato. E in quell'articolo, penso sia l'articolo 4, era
sancito che almeno il 20 per cento veniva destinato alle giovani
coppie anche non sposate purché un anno prima in qualche modo
potevano dimostrare che si stavano sposando e, comunque, o da tre
anni in cui sono una coppia regolarmente sposata.
Forse noi oggi con questo articolo facciamo una grossa cortesia,
forse senza volerlo il Governo perché purtroppo non c'è stato da
parte del Governo un aumento sulla legge n. 10 che, secondo me,
necessitava maggiormente di essere rifinanziata ma rifinanziata nel
modo giusto, allora nel 2013 furono messi soltanto due milioni di
euro, io dico nulla la legge sulla famiglia poteva essere
assolutamente anche complementare rispetto a questa norma che
stiamo discutendo e che ci stiamo accingendo a votare.
Sono assolutamente convinto, quindi, che c'è bisogno di pari
diritti. Siamo in un momento di nuove povertà. Se molti dei miei
colleghi attentissimi andassero più spesso alle Caritas o verso i
luoghi dove si sente la fame e la povertà certamente l'approccio,
può darsi, sarebbe assolutamente diverso.
Quanti padri divorziati non hanno il posto dove portare il figlio
la domenica e magari convive con un'altra persona che è in grande
difficoltà. Però sono coppie di fatto, non sono regolarmente
sposati. Cosa facciamo, li ammazziamo? Facciamo penare il bambino o
gli altri?
Quante giovani coppie decidono di non sposarsi ma si sposeranno
fra tre anni o quattro anni? E quanti giovani coppie decidono di
non sposarsi perché in questo momento non c'è nessun aiuto per la
casa, non c'è nessun aiuto per l'edilizia convenzionata? Non c'è
alcun aiuto ma sono una coppia, soltanto due persone, un uomo e una
donna, due uomini o se vogliamo due donne che comunque in qualche
modo pensano di vivere in uno Stato di diritto e questo Stato di
diritto gli nega, gli nega assolutamente la possibilità di essere
uguali agli altri.
Ognuno è libero di scegliere come vuole. Queste sono libertà
civili e nelle libertà civili ognuno fa quello che ritiene
opportuno, con rispetto della sua coscienza, in base alla sua
conoscenza - e se mi consentite - anche in base ad una conoscenza
più diretta di quanta sofferenza c'è nella nostra terra.
Cominciamo ad applicare pari opportunità qualunque sia il reddito,
il colore, il sesso; pari opportunità. Questa terra si salverà se
ci saranno le pari opportunità.
MALAFARINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, posso anche
cedere subito la parola all'onorevole Musumeci. Non siamo
intervenuti su nessun articolo della finanziaria per il rispetto
degli accordi che erano stati presi nella Conferenza dei capogruppo
al fine di contenere al massimo gli interventi, ma è un tema molto
delicato su cui il Movimento Cinque Stelle, chiaramente, vuole e
deve prendere posizione.
Il Movimento poi deve prendere posizione perché è una battaglia
sui diritti delle persone, sulle libertà civili cui questa
Assemblea deve cominciare a dare delle risposte, risposte che per
troppo tempo sono state trascurate.
Direi un' innovazione nella legislazione regionale che cominciasse
ad occupare di temi di grande dibattito civile, anche se questa
norma non vuole avere sicuramente la pretesa di essere esaustivo
poiché da anni tale tema è stato introdotto nel dibattito generale
della nazione.
Sicuramente riconoscere alle coppie di fatto la possibilità di
godere di diritti civili, di diritti condivisi e che devono essere
riconosciuti è un fatto di civiltà per la quale credo sia
necessario spendere una parola e soprattutto riconoscere a delle
persone che hanno fatto una scelta di vita comune, la possibilità
di fruire degli stessi benefici che tanti, che le coppie
regolarmente, si dice tra virgolette regolarmente', coniugate
hanno fatto.
Voglio solo ricordare che il progresso della civiltà e la modifica
dei diritti definita dalla nostra Costituzione materiale avviene
nel corso degli anni e con diverse sensibilità.
Non so se l'onorevole Vinciullo e l'onorevole Falcone quando
ricordavano l'esistenza di un Codice civile che riconosce ai
coniugi pari diritti e pari opportunità sia del tutto esatto.
Ricordo all'onorevole Falcone che il Codice civile ormai risale a
tre quarti di secolo fa, ed era un codice che chiaramente nasceva
in un'altra epoca, sotto altri regimi, sotto altre problematiche,
che non è stato mai ammodernato in questo settore. E vorrei
ricordare che così come accanto alle società regolamentate il
Codice civile regolamenta anche le società di fatto.
Non vedo perché una società di fatto nell'ambito civilistico debba
essere riconosciuta e regolamentata e una famiglia di fatto non
debba essere riconosciuta e altrettanto allo stesso modo
regolamentata.
Vorrei anche ricordare molto più semplicemente che il matrimonio
antecedentemente al 1215 era semplicemente una promessa fatta
pubblicamente fra due persone davanti ad una collettività e come
tale veniva riconosciuta da quella stessa collettività.
E che il matrimonio religioso è stato ufficialmente riconosciuto e
consacrato nel 1439 nel Concilio di Firenze agli inizi del
Rinascimento. Solo quindi dal 1439 il matrimonio è stato
configurato come fatto religioso; solo nel 1439, cinquant'anni
prima che si scoprisse l'America, esso divenne sacramento.
In tutto questo, sicuramente, quindi le unioni di fatto sono dei
comportamenti diffusi che soddisfano delle necessita
imprescindibili di persone che non hanno altro modo di soddisfare
la propria di famiglia se non quella del vivere assieme, si
riferiscono alle coppie divorziate, alle coppie che hanno forse
diversi credi religiosi, alle coppie che per varie necessità devono
e possono stare per una loro scelta, in una convivenza non
regolamentata ma a cui non è possibile disconoscere i diritti
civili.
Il temo credo sia importante e finalmente quest'Aula ha
assunto una compostezza e una attenzione che non c'è stata in altre
circostanze. E credo quindi sia un tema cui dare la giusta
attenzione rimettendo alla libertà e alla coscienza di ognuno di
noi la propria scelta. Non credo si tratti di una scelta politica,
ma una scelta di civiltà e di coraggio delle proprie idee.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, io poco fa - non era una osservazione,
era una nota di ilarità -perché lei aveva assicurato che fosse
dell'alternanza maggioranza-opposizione. Avendo fatto parlare prima
l'onorevole Leanza e poi l'onorevole Malafarina avevo desunto che
l'onorevole Leanza appartenesse all'opposizione. In effetti non è
andato lontano.
Con molta serenità, chi siamo noi per potere affrontare un
tema così importante che implica considerazioni anche di natura
etica, religiosa, oltre che politica e sociale? Noi siamo
un'assemblea parlamentare e come tale l'Assemblea ha il dovere,
intanto, di obbedire alle norme costituzionali.
Epperò, io denuncio quanto subdola sia questa norma della legge
di stabilità perché con la demoniaca volontà del Presidente
Crocetta si vuole aggirare un ostacolo, visto che parliamo di
Cristo, di Chiesa e di Papa, il demonio ci sta perfettamente,
perché - ripeto - si vuole aggirare l'ostacolo per far dire al
Presidente Crocetta, dopo il voto della legge di stabilità, la
Sicilia è all'avanguardia, per la prima volta ha riconosciuto le
coppie gay, le coppie di fatto, consentiamo loro di acquistare la
casa, siamo i primi in Italia ancora una volta Già io posso
anticipare persino i titoli dei giornali.
Un Parlamento serio queste cose non le consente, perché il tema
è serio, andava affrontato in una sessione a parte, con un
approccio diverso senza la spinta emotiva della premura, perché
credo che questa norma andava affrontata dopo l'articolo 39, che
invece andava anticipato, perché in questo dibattito non c'entra
assolutamente nulla la coppia di fatto, dovevamo parlare
dell'incentivo al risparmio energetico in edilizia; dovevamo
parlare del sostegno alla edilizia, e, invece, inevitabilmente il
dibattito è scivolato su un tema che più appassiona, ma che crea
maggiore contrasto tra due visioni diverse dell'etica e della
società.
Noi con questa norma intanto vogliamo esercitare una pressione sui
sindaci affinchè istituiscano i registri delle unioni di fatto
Molti sindaci cattolici si rifiutano di farlo, ma con questa norma
si induce la popolazione ad esercitare una pressione sui sindaci
per istituire i registri delle unioni civili Ecco, il primo
demoniaco obiettivo che si vuole raggiungere.
Il secondo è quello appunto di equiparare le coppie gay alle
famiglie.
Da cattolico, signor Presidente, onorevoli colleghi e signori del
Governo, ho un approccio molto laico a questo tema e non ho
difficoltà a sintetizzarlo.
Per me la famiglia riposa intanto sul diritto naturale fra
l'unione di uomo e di una donna, destinata l'unione a procreare
figli. Poi la famiglia può essere consacrata dal matrimonio e
assume la sua definizione ufficiale, completa, formale.
Poi ci sono le coppie formate da persone dello stesso sesso. E
sono coppie gay verso le quali nutro il massimo rispetto perché
nella sfera privata ognuno è libero e ha il diritto di improntare
la propria vita secondo le proprie sensibilità e secondo le proprie
esigenze. Ma una coppia di persone gay non può essere chiamata
famiglia. Sono due cose assolutamente diverse. Una coppia di
persone gay merita tutele giuridiche, ma non siamo noi a poterle
riconoscere queste tutele, almeno, non è questa Assemblea.
Ho grande rispetto per le persone gay, alcune le ho avuto anche
nelle mie liste, candidate alle elezioni regionali, molti a
dispetto del Presidente Crocetta sono miei elettori, ma qui
parliamo di altre cose, qui parliamo della possibilità di
consentire alle coppie, alle giovani coppie - dice la norma -, di
poter accedere all'appartamento, all'immobile, alla casa che è il
bene primario per chi vuole formare una famiglia.
Ricordo, signor Presidente, abbiamo presentato un disegno di
legge sul mutuo sociale che affronta in maniera specifica ed
articolata questo tema e saremmo grati al Presidente
dell'Assemblea, ma lo faremo valere col nostro Capogruppo, se
questo disegno di legge potesse essere avviato alle procedure
regolamentari.
Siamo perché sul tema casa si apra un serio dibattito in
Parlamento. Siamo per proporre l'abolizione degli Istituti Autonomi
Case Popolari che sono venuti meno ormai da anni, da decenni alla
loro funzione istituzionale. Siamo perché si apra un confronto
sereno sulla carenza di alloggi in Sicilia. Siamo perché si
utilizzino le migliaia di appartamenti confiscati alla mafia e alle
organizzazioni criminali che rimangono inutilizzati e in uno stato
di assoluto abbandono. Siamo, signor Presidente, perché questa
norma sia modificata.
Va bene il riconoscimento dei benefici alle famiglie e alle unioni
civili, ma cominciamo dalle famiglie numerose. Cominciamo da chi ha
8-10 figli, determiniamo una graduatoria, determiniamo una
priorità, prima le famiglie con numerosa prole, poi le coppie di
fatto, quelle che convivono da anni, e poi le unioni gay, verso le
quali da parte nostra non c'è nessun pregiudizio. Ma sarebbe una
grave responsabilità di questo Parlamento se si dovessero agevolare
le coppie dello stesso sesso, senza tenere conto che in Sicilia
migliaia di famiglie numerose vivono in tuguri, in massimo due
vani, cosa che non fa onore ad una Terra come la nostra.
CAPPELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,
sebbene non siamo ancora in sede di dichiarazione di voto, vorrei
annunciare da parte del Movimento Cinque Stelle il voto favorevole
a questa norma, anche perché innanzitutto è una norma - e mi
riferisco all'intervento dell'onorevole Falcone che ha posto alcune
problematiche di carattere giuridico - che, proprio per il fatto di
essere inserita in una finanziaria, è una norma che consiste in un
intervento economico finanziario. Del resto si parla da un lato di
favorire l'accesso all'abitazione e dall'altro di garantire il
sostegno al settore dell'edilizia.
In realtà, quindi, credo che nessun problema di ordine giuridico
possa essere posto in quanto l'Assemblea regionale non intende
intervenire in questo senso sullo status, sulla capacità delle
persone.
E' vero, come diceva l'onorevole Leanza, le pari opportunità sono
quelle che salveranno la società. Io, a tale proposito, vorrei fare
una domanda all'Assessore perché non riesco sinceramente a capire e
vorrei che me lo spiegasse perché le coppie unite in matrimonio
hanno diritto di essere favorite nell'accesso all'abitazione se
coniugate nell'ultimo triennio, mentre le coppie di fatto se
iscritte nel registro delle unioni civili da almeno un anno.
Penso che, se di pari opportunità si debba parlare, sia le coppie
unite in matrimonio che quelle di fatto debbano avere gli stessi
requisiti: o tutti e due iscritti per un anno o tutti e due sposate
o iscritte per tre anni. Vorrei, quindi, che questo quesito mi
fosse chiarito e vorrei che non si venisse a creare, da questo
punto di vista, una discriminazione. Attendo risposta
dall'Assessore.
D'AGOSTINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AGOSTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo davanti
ad un tema che, certamente, è scomodo, un tema particolare ed è un
tema che deve, giustamente, appassionare questa Assemblea e,
sebbene possa trovarmi d'accordo sul fatto che, probabilmente,
avremmo fatto meglio a dedicare all'argomento una sessione a parte,
è vero pure che il Governo ha preferito questa strada e, allora,
non possiamo esimerci dalla discussione, dobbiamo entrare nel tema
e qui dobbiamo prendere una posizione. D'altra parte, la questione
non è più legata soltanto al tema specifico e, quindi, alla
possibilità di fare accedere alle abitazioni, con prezzi popolari o
convenzionati, le giovani coppie siciliane, ma è un combinato
disposto di tre articoli che ritroviamo in questa finanziaria, ne
troviamo un'altra parte all'articolo 29 e poi l'articolo 38.
C'è un tema preciso su cui il Governo impegna quest'Assemblea e su
questo tema preciso ci dobbiamo, ovviamente, misurare e dobbiamo
misurare la capacità che abbiamo di essere nel 2014 e capire che
risulta incomprensibile a tutta la gente, alla stragrande
maggioranza dei cittadini, non solo siciliani, nel 2014, pensare
che la famiglia sia soltanto unita dal vincolo matrimoniale o
dall'unione civile che è sempre matrimonio.
(Assume la Presidenza il vicepresidente Venturino)
Credo che queste norme che hanno una grandissima capacità
innovatrice ci mettano davanti alla ipocrisia dietro la quale
nascondiamo i nostri interventi ed i nostri comportamenti ed al
gioco delle parti per cui siamo costretti, troppo spesso, a
recitare dei ruoli che non vorremmo recitare.
Allora, siamo sicuri che abbiamo fatto bene, fino ad oggi, a non
riconoscere prima, perché forse dovevamo farlo prima, che non
possono esserci cittadini di serie A , e cittadini di serie B ?
Sembra giusto a quest'Assemblea, a questi deputati, che possano
esserci cittadini che, soltanto perché uniti dal vincolo
matrimoniale, civile o religioso che esso sia, possono avere
accesso e diritto a qualcosa cui altri cittadini non possono avere
accesso e, quindi, vengono negati i diritti basilari e
fondamentali? Sembra questa una posizione, dal punto di vista
culturale, non scomodo l'etica e la morale, non siamo nel tema di
etica o di morale, ma siamo sul tema del senso di responsabilità,
di come una società si evolve culturalmente, di come la politica
deve interpretare l'evoluzione culturale di una società.
Se interroghiamo i giovani, se interroghiamo soprattutto le
giovani generazioni, la stragrande maggioranza di loro dirà che non
riconoscono assolutamente nel vincolo matrimoniale, come
classicamente e come ipocritamente viene definito, un elemento di
distinzione tra cittadini, tale da creare categorie di cittadini
privilegiati e cittadini non privilegiati.
Queste tre norme, questa prima norma, ha una grandissima capacità
innovativa. Ha detto bene il presidente Musumeci prima,
probabilmente, questa è una norma che, poi, ci porterà alla ribalta
nazionale, nel bene o nel male, e perché no, forse ha ragione
l'onorevole Falcone quando dice: Attenzione, ci stiamo addentrando
dentro una serie di tematiche che, forse, dal punto di vista
giuridico non sono nella nostra disponibilità . E' vero e, forse,
queste norme potranno essere impugnate, è vero anche questo, certo,
non ce lo possiamo augurare, sia che le votiamo favorevolmente sia
che le votiamo negativamente, però, hanno una loro capacità, oggi,
di aprire un dibattito e di innescare un circuito, io dico
virtuoso, dal punto di vista del contraddittorio; ci vorrebbe una
seduta, ad hoc, probabilmente, è vero anche questo, ma oggi, ha
detto prima l'onorevole D'Asero, il Governo ci impegna, oggi, su
questi argomenti e su questi argomenti, oggi, dobbiamo dare una
risposta.
Allora, ci dobbiamo porre soltanto il dubbio se non commettiamo
un'ingiustizia, a continuare a negare a tanti cittadini siciliani
il diritto di potere essere cittadini uguali agli altri, al di là
della loro scelta, che possa essere questa religiosa, legata alle
consuetudini, di quello che è un matrimonio, che magari tra cento o
duecento anni potrebbe essere una forma superata all'interno di
un'organizzazione sociale. Perché non dobbiamo avere questa
capacità di interpretare questi umori nella società e di calarli
all'interno di piccoli provvedimenti che danno risposte concrete e
che permettono, e qui ha detto bene l'onorevole Leanza, di dare
risposte serie a tante giovani coppie che, ormai, non affrontano il
matrimonio in senso classico perché hanno paura del futuro e che,
però, decidono di convivere insieme, decidono di fare una famiglia
insieme, si ritrovano, per tutta una serie di episodi, a stare
insieme per una vita? Possiamo escluderli o marginalizzare queste
persone dal contesto sociale, dalla regolarità del contesto
sociale? E perché, che diritto abbiamo noi? E' al contrario la
domanda, presidente Musumeci, che diritto abbiano noi di escluderli
dalla normalità, considerate che queste sono persone normali e,
quindi, hanno diritto anche loro di potere accedere, come in questo
caso la norma proposta, alle agevolazioni sulle abitazioni, queste
coppie di fatto, esattamente, come le persone regolarmente sposate
con unioni civili oppure no.
Altro tema è quello delle coppie di fatto omosessuali. Quello è un
altro tema, e anche qui credo che dobbiamo avere il coraggio di
fare un altro passo in avanti, e accettare che esistono queste
coppie di fatto. Non vogliamo usare il termine famiglia, ci sembra
ancora culturalmente troppo presto, ma lo utilizziamo, ma queste
coppie di fatto vivono insieme ed a volte il problema della
omosessualità o della eterosessualità o della sessualità è un
problema relativo, un problema superato, un problema che non c'è.
Possiamo negare, per principio, a due persone dello stesso sesso,
al di là della componente intima privata, di poter vivere insieme,
di potersi, in qualche modo, ritenere un consesso familiare?
Che diritto abbiamo? Che diritto abbiamo di impedire a due
persone, di qualunque sesso esse siano, di poter vivere insieme e
di poter avere i diritti delle famiglie, come noi le chiamiamo
comunemente, regolari?
Questa legge ci dà la possibilità, oggi, di rompere questi tabù
però, signor Presidente, ci costringe anche a fare un'altra
operazione perché, altrimenti, questa legge non funzionerà, in
quanto nei comuni della Sicilia, questi registri per le unioni
civili di fatto non esistono.
Se ci sono ci saranno in pochissimi comuni e, quindi, questa legge
non funziona se contemporaneamente, negli enti locali, non scatta
un meccanismo ed è qui la Regione che apre e dà l'esempio e chiede
ai comuni di istituire questi registri delle unioni civili di
fatto, affinché si possa accedere a questa legge, ai benefici
dell'articolo 29, se lo approveremo, e soprattutto dell'articolo 38
che, poi, a pioggia cadrà e darà la possibilità a tutte le leggi di
poter dispiegare i loro effetti a favore di tutti i nuclei,
cosiddetti nuclei familiari, ovvero di persone sposate piuttosto
che conviventi.
Non è un problema di coscienza, non mettiamolo sul piano della
coscienza. Sbaglieremmo, continueremmo a sbagliare e continueremmo
ad impastare il nostro senso e le nostre convinzioni personali con
quelle che sono rispettabilissime convinzioni religiose che non
c'entrano nulla in questa vicenda.
Deve esser il senso di responsabilità e di giustizia, il
riconoscimento semplice che certi diritti sono uguali per tutti e
che se ci stiamo arrivando solo oggi, ci stiamo arrivando in
ritardo e che, se stiamo risolvendo un problema e stiamo facendo sì
che cittadini di serie B tornino ad essere cittadini uguali agli
altri, stiamo facendo una gran cosa dal punto di vista culturale,
dal punto di vista sociale e questo credo che sia il lavoro che
spetta alla politica perché alla politica spetta il lavoro della
sintesi in argomenti particolari, importanti e delicati come
questo.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo articolo è
un articolo che pone sicuramente il Parlamento ad un momento di
dibattito e di riflessione, ma allo stesso tempo, rischia di far
creare notevoli confusioni ed ipocrisia.
L'onorevole D'Agostino, in una parte del suo intervento, ha detto:
certi diritti sono uguali per tutti .
Bene, in questo articolo 26, chi tutela, chi garantisce, chi
protegge la famiglia?
In questo articolo si parla di coppie secondo il tipico articolo
1321 del Codice Civile, di un accordo tra le parti, guarda caso
nella forma quell'accordo tra le parti può anche esser fatto per
fatti concludenti e guarda caso l'ente erogatore del finanziamento
è l'IRFIS, l'Istituto regionale per l'impresa.
Quindi, di fatto, creiamo le condizioni affinché si vengano a
stabilire nuovi contratti, nuove società e l'unica vera grande
società che è definita nell'articolo 29, primo comma, della
Costituzione, non viene per niente richiamata e riconosciuta.
L'articolo 29 della Costituzione recita: la Repubblica riconosce
i diritti della famiglia, come società naturale precostituita per
legge .
Condivido la battuta dell'onorevole D'Agostino i diritti sono
uguali per tutti .Se i diritti sono uguali per tutti, i diritti
sono uguali anche per quella società naturale precostituita per
legge che è la famiglia ed in questo articolo 26 non se ne fa
cenno. E a me preoccupa, onorevole D'Agostino, come richiamava lei,
fare in modo che tutti i comuni, grazie a questo articolo, si
possano attivare per creare i vari alvei e le varie iniziative di
formalizzazione di questi contratti imprenditoriali perché, di
fatto, poi, il Codice Civile, all'articolo 2082, definisce
l'imprenditore - queste coppie se hanno a che fare con l'Irfis
sono coppie di imprenditori - e non definisce l'impresa.
Ma, allo stesso tempo, questi diritti, che sono uguali per tutti,
ci fanno abbandonare quell'idea delle famiglie numerose, come
ribadiva l'onorevole Musumeci, o quelle famiglie che, purtroppo,
hanno creduto anche in questa Assemblea, con delle false
aspettative, false aspettative che si rischiano di creare anche
oggi, con questo articolo. Vorrei ricordare la falsa aspettativa
delle famiglie per il buono scuola, buona scuola finanziato e mai,
ancora oggi, erogato.
E, allora, concludendo, vorrei dire che un tema come questo che è
importante in un'Aula parlamentare che è l'unica in Europa ad avere
un crocifisso, dovrebbe essere prima trattato nelle Commissioni di
merito. Ebbene, la I Commissione, onorevole Cracolici, non ha mai
ascoltato alcuno dei rappresentanti delle famiglie numerose, delle
unioni civili, delle unioni di fatto, in modo tale da fare insieme
un testo che possa garantire i diritti a tutti e non creare false
aspettative come si rischia di creare quest'oggi.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, francamente
pensavo che fosse una norma talmente di buon senso che non aprisse
un dibattito così sfrenato, rischiando di diventare la sagra o il
festival dell'ipocrisia. Chiaramente, è una norma che dà
opportunità a quelle coppie di fatto, siano coppie omosessuali,
siano coppie eterosessuali, e mi pare un tentativo anche un po'
sciocco allontanarci ancora di più dal comune sentire dell'Isola,
del contesto siciliano.
Io ho grande stima dell'onorevole Musumeci, anche nell'accezione
della simpatia greca, così come del mio amico Falcone, ed anche
dell'onorevole Michele Cimino, che è persona attenta, di quella
borghesia siciliana capace di cogliere le novità.
A me sembra che stiamo rischiando di allontanarci ancora di più da
una Terra dove, qualche anno fa, dieci, quindici anni fa, una
scrittrice di Licata scriveva Volevo i pantaloni . Ma oggi la
borghesia di rito cattolico siciliano consiglia ai figli la
convivenza; la consiglia per una ragione morale, etica, ma la
consiglia anche ai ceti più bassi perché è un modo per aggirare i
costi di un matrimonio e c'è, in Sicilia, una società così
avanzata, da questo punto di vista, che tenere prigioniero questo
Parlamento nei ricordi fanfaniani del 1974, dà la sensazione
fastidiosa di ragionamenti che, non potendosi appellare a
null'altro, vogliono trasformare una banalissima, se mi consentite,
norma che dà un'opportunità in più per avere una casa a quelle
coppie di fatto di qualunque genere esse siano e adesso mi sembra
che stiamo esagerando un po'.
Lo dico con la grande stima, ripetuta pubblicamente e lontano
dallo stesso onorevole Musumeci, qui il problema non è se favoriamo
la coppia con più figli o la coppia che figli non ne ha o non ne
potrà mai avere, il problema reale è che rischiamo di allontanarci
dai temi veri.
Consentitemi un'ulteriore considerazione: mi sembra di rivedere un
dibattito che ha tenuto per prigioniero la classe politica italiana
sui DICO, i PAC e su un ragionamento che vide allora il governo
Prodi imbrigliarsi per mesi e mesi.
Attenzione: questo Parlamento già ha seri problemi per come viene
rappresentato da una parte di noi stessi, dai giornali, e se ora ci
impantaniamo pure in una discussione di questo tipo, lo dico a
parlamentari molto più autorevoli di me, lo dico ad esponenti di
una destra, consentitemi di dirlo, i cui capi nazionali se non sono
al quarto, sono al quinto matrimonio ed alla settima convivenza.
Quindi, chiudiamo questa ipocrisia, questo ragionamento ed
approviamo questa norma che è una opportunità.
Esiste una questione di merito e mi rivolgo all'Assessore per gli
Enti locali, che è qua in Aula, che è necessario che ciò che da un
punto di vista statutario stanno facendo i Comuni introducendo le
unioni civili trovi una circolare esplicativa che stabilisca dei
paletti sulla questione delle unioni civili che i comuni possono
istituire secondo le disposizioni statutarie ed il potere
statutario; servirebbe lì solo un momento di perimetrazione di un
ragionamento anche per sapere quale modulistica si utilizza, visto
il regime formale che esiste, giustamente, negli Uffici dello Stato
civile.
Per cui, alla fine, onorevole Musumeci, sempre per la grande
simpatia e grande stima che nutro nei suoi confronti, immaginare
una demoniaca volontà da parte del presidente Crocetta, in questo
tema, è una battuta e la riprendo come tale, nell'ilarità, nella
simpatia del ragionamento; ho l'impressione che, alla fine, volendo
demolire una proposta normativa del presidente Crocetta, rischiamo
di aprire un ragionamento sugli aspetti quasi teologici, quindi,
gradirei, e mi appello all'intelligenza, votiamo questa norma e
votiamo, come diceva l'onorevole Vinciullo, a scrutinio palese e
non per voto segreto perché lì il rischio, onestamente, è di creare
semplicemente lo scoppiettio finale di un tentativo di festival
delle ipocrisie che qui già si è avviato e lo si sta facendo anche
fin troppo seriamente.
Sull'ordine dei lavori
FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, non
vorrei che su questo articolo il Parlamento si possa impantanare.
Rivolgo una domanda al Governo: è ipotizzabile, eventualmente,
accantonare questo articolo? Fare, invece, un emendamento
all'articolo 39 se il Governo ritenesse di farlo, dicendo che i
benefici di cui al comma 1 si applicano per l'articolo 26.
PRESIDENTE. Credo che ormai il dibattito si sia spinto fin troppo
avanti, credo che sia il caso di continuare.
Riprende l'esame del disegno di legge numero 670/A
DI GIACOMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,
anch'io vorrei fare un veloce riferimento all'ordine dei lavori. Se
non altro credo che questa discussione generale debba comprendere
anche i temi dell'articolo 39, mi pare che stiamo parlando della
stessa cosa, anzi l'articolo 39, in qualche modo, ingloberebbe i
contenuti di questo articolo.
La seconda è che il tema è appassionante, d'altronde, onorevoli
colleghi, queste nuove forme di convivenza interessano i parlamenti
di tutto il mondo, compreso quello italiano e quello siciliano, che
è il Parlamento più antico d'Europa. Però, mi pare che la cosa stia
prendendo, nella discussione dell'Aula, una piega che sopravanza i
limiti di questa norma.
Questa norma è di carattere esclusivamente economico che si pone
un problema: si pone il problema di sostenere alcune categorie
sulla base di un registro da istituire, o solo raramente istituito
nei comuni, quindi, in atto, stiamo travalicando con problemi di
carattere anche legislativo, morale, religioso, rispetto invece ad
una risposta che dobbiamo dare che è una risposta che è entrata in
modo anche molto cruento nelle società di tutto il mondo.
Le ragioni della convivenza non sono legate soltanto al vecchio
modo di dire dei francesi: per spaventare il borghese .
Oggi le convivenze sono il risultato di disastri matrimoniali che
sono tanti, probabilmente, ci sono più separazioni che matrimoni,
sono progetti di vita sbagliati, sono povertà che si mettono
insieme. Io provengo da una delle province più ricche del
Mezzogiorno d'Italia che è la provincia di Ragusa, io non
immaginavo mai né avevo visto in 56 anni tante persone che
rovistano nella spazzatura tutti i giorni, siamo di fronte a nuovi
fenomeni di povertà, non vedo all'interno di migliaia e migliaia di
coppie questa volontà di agire al di là del bene e del male, per
citare un grande filosofo, vedo delle necessità nuove nella società
moderna che dovrebbe anche riflettere sul fatto che si sta
sgretolando l'istituto della famiglia. Ma noi non siamo ancora a
questo, noi stiamo affrontando un altro problema: in questa
tipologia così radicalmente cambiata a prescindere da come voteremo
noi, vogliamo dare un sostegno di carattere economico oppure no?
Questo è il punto fondamentale. Quando noi diciamo no facendo
prevalere una dimensione che non è contenuta in questa norma non si
capisce a chi stiamo facendo un torto, non si capisce quale
principio morale stiamo affrontando
Noi siamo ancora al di qua di questo discorso, francamente non so
se ne abbiamo titolo per affrontare le problematiche che ho sentito
dire anche delle cose molto intelligenti e molto acute da entrambe
le parti da parte dei colleghi.
Quindi se mi consentite, se mi consente Signor Presidente, io
conterrei il discorso in questo contesto, in una società in cui si
riscoprono in modo ormai dilagante queste configurazioni, noi
riteniamo che sia utile per l'economia della nostra Regione dare un
sostegno economico oppure no? Questa è la domanda che pone la
norma, non pone altro tipo di domande e su questo io direi di
ricondurre i lavori d'Aula e di procedere insomma. In ogni caso un
non sarebbe un no ad un potenziale elemento di sviluppo
dell'economia siciliana. Tutto il resto manteniamolo al di qua, mi
rendo conto che sarà occasione di un dibattito più ampio, più
profondo e più articolato.
LO SCIUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, premesso che non
ho niente contro le coppie di fatto ma ritengo che in questo
momento ci sono delle priorità molto più importanti rispetto a
questo anche perché vorrei capire come andiamo a coniugare
l'attivazione di questo articolo con la nostra Costituzione.
L'articolo 29 della Costituzione riconosce diritti della famiglia
come società naturale fondata sul matrimonio. L'articolo 31
stabilisce che lo Stato agevola con misure economiche e altre
provvidenze le famiglie numerose .
E, allora vorrei capire come si può conciliare questo articolo con
la nostra Costituzione. E' questo il ragionamento. In questo
momento, secondo me, forzare la mano su questo punto aprirebbe un
contenzioso, anche di natura culturale e sociale, che porterebbe
questo Parlamento, questa Assemblea, ad avere un momento di stasi.
Io ritengo, invece, che sia opportuno che il Governo su questo
articolo faccia un passo indietro e se eventualmente vogliamo dare
veramente un contributo intanto diamo un contributo alle famiglie
numerose e poi - io dico una cosa - con questo articolo cosa
diciamo ai padri separati con figli. Non possono accedere ad una
abitazione? Ed alle madri separate con figli cosa diciamo non
possono accedere ad una abitazione?
Si va ad aprire, secondo me, un ragionamento che ci porterebbe
fuori strada.
SIRAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, il
dibattito è stato molto interessante, approfondito ed ha dimostrato
che c'è veramente molto interesse sulla materia. Abbiamo scomodato
un po' di tutto dal Papa fino all'Inferno.
Però, in realtà questo articolo non scoperchia nessun vaso di
Pandora, non va a toccare chissà quali grandi temi etici. A noi
piacerebbe che questi temi venissero toccati. Anche noi, come il PD
con Ferrandelli, abbiamo presentato disegni di legge in tal senso.
Ma non è questo il caso.
Qua stiamo parlando semplicemente di ampliare la platea di
cittadini, perché poi si parla di coppie, si parla di famiglie, ma
in fondo sono e siamo tutti cittadini. Quindi con questo articolo,
e anche con il seguente il 39, si tratta semplicemente di ampliare
una platea di cittadini spesso in difficoltà economiche, spesso in
difficoltà familiari perché molte di queste coppie poi nascono
anche per necessità, non nascono soltanto per motivi anche
affettivi. Possiamo pensare anche a coppie di anziani che per
riuscire a portare avanti meglio la loro vita decidono di stare
assieme.
Quindi, sostanzialmente parliamo di diritti di cittadini. Quindi,
non vedo la necessità di impiantare un dibattito - ripeto -
ancorché interessante ma basato su temi etici.
Qua si tratta semplicemente di pensare in una finanziaria che, per
le questioni economiche di cui siamo a conoscenza, è molto
ristretta nel campo di quelle che possono essere attività o
sostegni in favore delle persone più emarginate, di vedere questo
articolo come un fattore positivo in tal senso, un fattore che
possa comunque dare quel poco che può esserci a disposizione in
questo momento ad una fetta di popolazione che in questo momento ha
bisogno.
Per cui nel rinnovare il voto positivo del Gruppo del Movimento
Cinque Stelle a questo articolo, e anche al seguente il 39, vorrei
esortare il resto del Parlamento a non continuare in una divisione
sempre tra guelfi e ghibellini, tra bianchi e neri, ma cercare di
vedere nell'interesse comune,in questo caso dei cittadini che sono
in difficoltà e provare a superare quelli che possono anche essere
i freni morali ma pensare ad un bene comune e collettivo che in
questo caso, secondo noi, è superiore.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, Presidente della Regione,onorevoli
colleghi, assessori, vorrei innanzitutto e preliminarmente, in
questo mio breve intervento, rassicurare i colleghi
dell'opposizione di maggioranza del PD. Li vorrei rassicurare. qui
non c'è da parte nostra alcuna velleità perché non c'è la volontà
di demolire né un articolo né tantomeno la figura del Presidente
della Regione che dal suo canto con onestà intellettuale pone un
tema.
A proposito di tema temo che si voglia introdurre nella
legislazione regionale per via edilizia un principio che di
edilizio ha poco.
E allora, per essere molto chiaro e per esprimere con la solita
chiarezza il mio punto di vista. Ci sono stati alcuni colleghi
dell'opposizione di maggioranza, come dicevo poc'anzi, che
parlavano di ipocrisia.
Il PD interviene almeno con dieci componenti legittimamente su
ogni articolo quindi evidentemente fa l'opposizione, ma è in
maggioranza quindi io sto cercando di sintetizzare una posizione
per essere comprensibile all'esterno.
Ha parlato di ipocrisia dicevo. Ebbene, ma cosa c'è di più
ipocrita di una norma che assegna alcune facoltà, alcuni diritti
alle coppie unite in matrimonio almeno da tre anni e alle coppie di
fatto che stanno insieme da un anno per poi sentirmi dire, come ha
spiegato un collega poc'anzi del PD, che la borghesia, non so
attraverso quali canali gli arrivano queste notizie, preferisce
indicare ai propri figli la convivenza piuttosto che il matrimonio,
dal ché ne deriva che preferisce la convivenza perché è più facile
da sciogliere, ha meno inghippi, ha meno problemi giuridici e
allora è una contraddizione in termini perché dovrebbe essere
proprio al contrario semmai: Visto che è più facile da sciogliere
ci saremmo aspettati che in questa norma fosse scritto: visto che è
più facile tre anni di convivenza e un anno di matrimonio anche
perché chi è sposato come me sa che gli anni di matrimonio sono
esperienze che formano. E allora ipocrisia.
Signor Presidente, prima di parlare di ipocrisia vorrei pregare
tutti noi a partire da me stesso a considerare meglio lo spirito
della norma e allora io non voglio essere ipocrita.
Io sono convinto che il tema come ho annunziato all'inizio è un
tema che va trattato in maniera seria perché sono convinto che la
sensibilità che nel Paese, non solo in Sicilia, c'è rispetto ad un
tema come questo è molto più seria e più intensa dell'attuale
legislazione e però io temo che questa sia una scorciatoia e quindi
senza con questo volere fare crociate o battaglie ideologiche io
così come è impostata la norma preannuncio il voto negativo mio e
del gruppo parlamentare che presiedo.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevole colleghi il dibattito ha
dimostrato che noi abbiamo una capacità di impegnarci su un tema
che oltre ad investire la sensibilità e i valori a cui ognuno di
noi si riferisce perché siamo in una condizione in cui la linea
guida deve essere sempre la nostra stella polare e quindi noi
essenzialmente siamo per la famiglia, siamo perché ci sia una
presenza in cui deve il nucleo, in cui il riferimento, in cui il
principio non solo come cattolici impegnati in politica, perché nel
condividere le considerazioni che ha fatto prima il collega
Vinciullo da cattolici dobbiamo essere anche capaci di essere
aperti e di essere anche sensibili verso quella realtà che la
società rappresenta.
E allora voglio segnalare, voglio evidenziare come alcune
modifiche vadano apportate a questa norma, particolarmente
un'attenzione per chi ha la coppia o la famiglia più numerosa ma
anche in questo senso anche per coppie, però io dico e concludo il
mio intervento breve per onorare l'invito e l'impegno assunto, c'è
bisogno per un argomento del genere, di tanta importanza, di tanta
delicatezza, di tanta sensibilità che investe l'animo di ognuno di
noi di una diversa impostazione, con un argomento che non è solo
legato agli aspetti dell'edilizia o agli aspetti dell'intervento
economico sociale della famiglia ma c'è anche un aspetto più
importante che è quello della capacità di sostenere in linea
morale anche questo tipo di realtà che la nostra società, accelera
la nostra società, pur in un principio di pari dignità, di pari
diritto.
Allora, forse andava e andrà fatto un dibattito e quindi
un'occasione in cui l'Assemblea si dedichi in una materia così
ampia, così articolata ad un approfondimento perché realizzi, e in
questo caso si la Sicilia potrà essere in linea di indirizzo di una
priorità e di una anche novità, realizzi un'articolata legge che
serva a dare.
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 26. Ne do lettura:
«Art. 26
Adesione alla convenzione ABI-CDP
1. Per favorire l'accesso all'abitazione delle giovani coppie,
anche di fatto, purché coniugate nell'ultimo triennio o iscritte
nel registro delle unioni civili da almeno un anno, nonché per
garantire sostegno al settore dell'edilizia e incentivare lo
sviluppo di misure volte ad incrementare il risparmio energetico in
edilizia, IRFIS-FinSicilia S.p.A. può, a valere sulle risorse
libere dei fondi a sua disposizione, integrare, nel caso di
operazioni di mutuo aventi oggetto immobili ubicati nel territorio
siciliano, il contributo fornito dalla Cassa depositi e prestiti ai
sensi dell'articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto legge 31
agosto 2013, n. 102, convertito con modificazioni dalla legge 28
ottobre 2013, n. 124.
2. Il contributo fornito da IRFIS-FinSicilia S.p.A., a seconda
delle classi di rischio del mutuo agevolato e previa autonoma
valutazione del rischio, può raggiungere i 100 punti base di
ulteriore sconto ed è erogato nei tempi e nei modi previsti dalla
convenzione ABI-CDP cui IRFIS-FinSicilia S.p.A. stessa aderisce con
apposito accordo da stipulare entro 30 giorni dall'entrata in
vigore della presente legge».
Si passa alla votazione degli emendamenti. Prima si voteranno gli
emendamenti soppressivi. Siccome sono arrivati numerosi
subemendamenti gli Uffici in qualche modo stanno facendo
l'istruttoria, per dare un ordine.
Abbiamo gli emendamenti 26.1 e 26.7 che sono l'abrogazione intera
dell'articolo 26; gli emendamenti 26.8 e il 26.2 riguardano solo la
soppressione del primo comma, ma lo stesso equivalenti. Per cui
votando il primo, in automatico, sono assorbiti gli altri.
Pongo in votazione l'emendamento 26.1, a firma degli onorevoli
Formica, Ioppolo, Musumeci, identico all'emendamento 26.7, degli
onorevoli D'Asero, Alongi ed altri.
FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per appello nominale.
MILAZZO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Il voto segreto prevale sul voto nominale.
FALCONE. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Adesso la ripropone l'onorevole Falcone.
Si procede alla verifica dei richiedenti.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 26.1
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 26.1.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 72
Votanti 72
Maggioranza 37
Favorevoli 24
Contrari 48
(L'Assemblea
non approva)
Decadono gli emendamenti 26.7, 26.8 e 26.2.
Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento 26.11
GOV.
Comunico, altresì, che sono stati presentati dall'onorevole
Falcone tre subemendamenti all'emendamento del Governo 26.11 GOV.
Onorevole Falcone, gli Uffici mi dicono che lei ha presentato tre
subemendamenti al subemendamento del Governo. Ce ne sono due in
contrasto tra di loro. Ne deve scegliere uno: il 26.11 GOV2 o il
26.11 GOV3.
FALCONE. Chiedo di parlare per illustrarli.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto, non sono
in contrasto. Eventualmente è una precisazione che può essere
fatta. Il primo emendamento è tanto caro nella terminologia nel
nomine iuris , tanto caro al Presidente Crocetta; col secondo ci
poniamo l'obiettivo di eliminare lo stesso nomine iuris , coppie
di fatto , e diciamo conviventi . Coppia di fatto è una cosa,
conviventi è un'altra cosa. Secondo me potrebbero essere entrambi
votati.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per consentire un breve
approfondimento.
(La seduta, sospesa alle ore 16.20, è ripresa alle ore 16.22)
I subemendamenti dell'onorevole Falcone ed altri, 26.11 GOV.2 e
26.11 GOV.3 sono dichiarati inammissibili.
Pongo in votazione il subemendamento dell'onorevole Falcone 26.11
GOV.1.
Il parere della Commissione?
VINCIULLO, vice presidente della Commissione. Contrario
PRESIDENTE Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 26.11 GOV. Il parere della
Commissione?
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Favorevole a
maggioranza.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Gli emendamenti 26.4, 26.5 e 26.6 sono assorbiti.
Pongo in votazione l'emendamento 26.3. Il parere della
Commissione?
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Contrario a
maggioranza.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
L'emendamento 26.9 è assorbito.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 27. Ne do lettura:
«Art. 27
Interventi per il sostegno al pagamento delle rate di
mutuo e di affitto
1. Per i contratti di mutuo riferiti all'acquisto di unità
immobiliari ubicati nel territorio siciliano, IRFIS-FinSicilia
S.p.A. può, a valere sulle risorse libere dei fondi a sua
disposizione, integrare le risorse del Fondo di cui all'articolo 2,
comma 475 della legge n. 244/2007, per le finalità e con le
modalità di cui ai commi da 476 a 480 del medesimo articolo.
2. E' istituito presso l'Assessorato regionale della famiglia,
delle politiche sociali e del lavoro un Fondo destinato agli
inquilini morosi incolpevoli, con una dotazione pari a 2 milioni di
euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015. Le risorse del Fondo
possono essere utilizzate nei comuni che avviino, entro 120 giorni
dall'entrata in vigore della presente legge bandi o altre procedure
amministrative per l'erogazione di contributi in favore di
inquilini morosi incolpevoli. Con decreto dell'Assessore regionale
per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro le risorse
assegnate al Fondo di cui al primo periodo sono ripartite tra i
comuni della Regione. Con il medesimo decreto sono stabiliti i
criteri e le priorità da rispettare nei provvedimenti comunali che
definiscono le condizioni di morosità incolpevole che consentono
l'accesso ai contributi. Le risorse di cui al presente comma sono
assegnate ai comuni che abbiano emanato o emanino, entro i termini
di cui sopra, disposizioni per la riduzione del disagio abitativo,
che prevedano o abbiano previsto percorsi di accompagnamento
sociale per i soggetti sottoposti a sfratto».
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare per
illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI. Signor Presidente, onorevoli deputati, l'articolo
interviene con due commi. Il primo comma. Anche in questo caso, si
tratta di una integrazione da parte di IRFIS sull'intervento di
sostegno per i contratti di mutuo di unità immobiliari ubicati in
Sicilia, rafforzando appunto il fondo di cui all'articolo 2, comma
175 della legge del 2007. Il secondo invece è uno strumento che noi
riteniamo altamente innovativo perché introduce per la prima volta
nella nostra Regione un fondo destinato agli inquilini morosi
incolpevoli. Questo è un tema di grande attualità di cui si è
ampliamente discusso anche a livello nazionale in Conferenza delle
Regioni, relativo a famiglie che, per effetto dell'aggravarsi della
crisi economica, sono in difficoltà nel pagare gli affitti, e
quindi rischiano di avere procedure di sfratto esecutivo,
determinando situazioni anche di povertà, di esclusione sociale e
di particolare gravità. A questo fine si costituisce un fondo di
due milioni, anche questo, che speriamo di integrare con il tempo,
sia in corso d'anno sia nel prossimo anno, che poi con decreto da
definire da parte dell'Assessorato per la famiglia, verrà più
dettagliatamente regolamentato, ma credo che sia uno dei segnali
forti che possiamo dare al sociale, alle famiglie in particolare
difficoltà, proprio sul tema della casa, che come sapete, è una
delle questioni che può far passare improvvisamente una famiglia da
una vita normale a uno stato di povertà assoluta, e quindi di
esclusione sociale.
LENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, intanto
un plauso veramente di cuore al Governo per questo articolo 27, che
da, finalmente, così come è stato detto nell'intervento
dell'assessore Bianchi, la possibilità alle tante famiglie che per
problemi di lavoro e quindi per mancanza di reddito diventano
morosi incolpevoli. Ecco perché sposo in pieno questa finanziaria
sotto questo aspetto, perché si avvicina sempre di più al bisogno
del cittadino, in particolare
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare per
illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI. Signor Presidente, onorevoli deputati, l'articolo
interviene con due commi. Il primo comma, anche in questo caso, si
tratta di una integrazione da parte di IRFIS sull'intervento di
sostegno per i contratti di mutuo di unità immobiliari ubicati in
Sicilia, rafforzando appunto il fondo di cui all'articolo 2, comma
175 della legge del 2007. Il secondo invece è uno strumento che noi
riteniamo altamente innovativo, perché introduce per la prima volta
nella nostra Regione un fondo destinato agli inquilini morosi
incolpevoli. Questo è un tema di grande attualità di cui si è
ampliamente discusso anche a livello nazionale in Conferenza delle
Regioni, relativo a famiglie che, per effetto dell'aggravarsi della
crisi economica, sono in difficoltà nel pagare gli affitti, e
quindi rischiano di avere procedure di sfratto esecutivo,
determinando situazioni anche di povertà, di esclusione sociale e
di particolare gravità. A questo fine si costituisce un fondo di
due milioni, anche questo, che speriamo di integrare con il tempo,
sia in corso d'anno sia nel prossimo anno, che poi con decreto da
definire da parte dell'Assessorato per la famiglia, verrà più
dettagliatamente regolamentato, ma credo che sia uno dei segnali
forti che possiamo dare al sociale, alle famiglie in particolare
difficoltà, proprio sul tema della casa, che come sapete, è una
delle questioni che può far passare improvvisamente una famiglia da
una vita normale a uno stato di povertà assoluta, e quindi di
esclusione sociale.
LENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, intanto
un plauso veramente di cuore al Governo per questo articolo 27, che
dà, finalmente, così come è stato detto nell'intervento
dell'assessore Bianchi, la possibilità alle tante famiglie che per
problemi di lavoro e quindi per mancanza di reddito diventano
morosi incolpevoli. Ecco perché sposo in pieno questa finanziaria
sotto questo aspetto, perché si avvicina sempre di più al bisogno
del cittadino, in particolare al bisognoso.
Questo articolo è di fondamentale importanza anche perché adotta
la legge Finanziaria nazionale del 2007, con i commi 475, 476 e 480
che danno la possibilità alle banche e, quindi, ai cittadini
morosi, incolpevoli, la possibilità di bloccare il mutuo, almeno
per due volte, nell'arco di diciotto mesi. Questo è un atto
concreto di un Governo che sta svolgendo, fino in fondo, la sua
attività parlamentare e gestionale della Sicilia, nel migliore dei
modi.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo essere sincero,
questo è uno degli articoli dove, effettivamente, dal punto di
vista concreto, si interviene sul sociale, non a parole, ma nei
fatti.
L'esperienza che ho avuto e i dieci anni da sindaco mi hanno
insegnato moltissimo per quanto riguarda le difficoltà di carattere
economico in cui moltissime famiglie si trovano, dall'oggi al
domani, ed è l'impossibilità di poter onorare le obbligazioni
assunte e di potere effettuare il pagamento dell'affitto, con
conseguenze che sono facilmente intuibili.
Al di là della complessità, così come è effettivamente
disciplinata, credo, assessore, sia opportuno indicare i termini
ben precisi in ordine al trasferimento a favore dei comuni delle
somme necessarie per effettuare questa tipologia di interventi.
Per esperienza personale, quando non ci sono dei termini,
l'amministrazione, specialmente l'amministrazione regionale,
rallenta, ritarda l'erogazione dei Fondi, invece questo è uno dei
Fondi fondamentali e importanti e, soprattutto, lo diventa molto
più importante in questo momento storico in cui le famiglie hanno
veramente una difficoltà enorme.
Tantissime volte mi sono trovato in difficoltà, mettendo, in
alcune occasioni, le mani in tasca, tante volte intervenivamo nei
confronti dei proprietari, cercando di prolungare l'intervento
dello sfratto, o addirittura, nei confronti dei magistrati.
Mi auguro che lei mantenga, signor assessore, quello che ha
anticipato e cioè che questo fondo possa essere rimpinguato il più
presto possibile.
Vi assicuro, dal punto di vista concreto, è il più efficiente in
assoluto. La gente non ha bisogno di promesso, ha bisogno che
quando ha un problema, qualcuno glielo risolva in termini immediati
e non che passi tantissimo tempo.
Mi consenta, però, di evidenziare come sarà estremamente complesso
disciplinare, dal punto di vista giuridico, l'ipotesi della
cosiddetta incolpevolezza.
Anch'io mi sono trovato in enorme difficoltà quando dovevamo
procedere all'assegnazione delle abitazioni, eppure la normativa
prevedeva effettivamente una ipotesi analoga a quella che voi avete
ipotizzato e cioè non avere condanni penali e, soprattutto, non
doveva avere occupato abusivamente l'immobile.
Sapete che in alcune circostanze è veramente difficile e non
sapevamo come superare il divieto posto dalla norma, tenuto conto
che, molte volte, l'acquisizione dell'immobile non era un
capriccio, ma era uno stato di necessità a tutti gli effetti.
Credo che ci sarà veramente uno sforzo di fantasia giuridica per
immaginare, ovviamente, le fattispecie concrete per poi, in qualche
modo, dare applicazione al disposto normativo dal punto di vista
letterale.
RAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo perché
questo articolo, molto importante, va finalmente incontro a quelle
fasce deboli che oggi non hanno avuto la possibilità di potere
pagare i mutui, e riguarda la casa, la casa come punto di
riferimento, la casa come famiglia, perché ritengo che la casa sia
il perno centrale di un nucleo che, poi, diventa famiglia, ed il
fatto che l'assessorato alla famiglia diventi punto di riferimento
e di aiuto e di sostegno, forse, finalmente la politica va verso
una umanizzazione, la cosiddetta politica di sostegno che viene
richiesta da tutte le parti.
Si è fatto, forse, abuso stamattina di richiamare il Papa o meno.
Devo dirvi sinceramente che vengo colpito dalle ultime parole
quando lui dice: Iniziamo dagli ultimi .
Francamente chi opera nel settore della politica a volte è un po'
cinico e a volte un po' presuntuoso e penso che questo articolo
raggiunga un obiettivo importante: entrare nel cuore della gente.
E' un articolo ed è una norma che permetterà finalmente di
guardare chi opera nel settore della politica, se non altro con un
occhio diverso, con un occhio di colui che pensa veramente agli
altri.
Per cui ringrazio il Governo, ringrazio colui che lo ha scritto e
che lo ha pensato perché devo dirvi che finalmente questa
Finanziaria prende corpo, prende corpo pensando al momento storico,
sociale ed economico che vive la Nazione e che vive la Regione
perché veniamo sempre richiamati perché in Sicilia c'è tanta
disoccupazione, perché in Sicilia c'è la crisi, perché in Sicilia
non sosteniamo l'agricoltura, perché in Sicilia non si sostiene la
piccola e media impresa, ma io penso che andando avanti di questo
passo, con questa Finanziaria mirata nei vari strati sociali,
possiamo raggiungere obiettivi che puntano all'avvicinamento verso
la gente e la gente a sua volta verso il mondo della politica.
Ritengo importante un'altra cosa, signor Presidente, e cioè che
questo articolo vada incontro a tutti coloro, a quelle famiglie,
che hanno oggi la casa coinvolta nelle aste giudiziarie perché non
è da sottovalutare questo fattore.
Dovete sapere che in Sicilia 8.800 cittadini sono coinvolti nelle
aste giudiziarie, mentre nella Lombardia solo 3.200 soggetti, cioè
vuol dire che in Sicilia la crisi è forte e che le famiglie sono in
crisi. Quindi, che ben venga. Dico che, non so come si esprimerà il
Gruppo a cui appartengo rispetto a questo articolo, ma io, sin da
subito, dico che voterò a favore.
VINCIULLO. Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
dire che anche il Gruppo Popolo delle Libertà , nelle sue due
anime, è favorevole all'approvazione dell'articolo 27 che abbiamo
più volte perorato in Commissione e, di conseguenza, non possiamo
non salutare favorevolmente il fatto che il Governo, per un biennio
2014-2015, abbia stanziato 2 milioni di euro, per un totale quindi
di 4 milioni di euro.
E' un'azione che avevamo intrapreso da mesi e che giunge adesso a
naturale conclusione anche perché non sfugge a nessuno, non solo le
difficoltà che vivono le famiglie siciliane, ma soprattutto anche
l'atteggiamento rapace che soprattutto le banche, che operano nel
nostro territorio, stanno adottando negli ultimi anni, in maniera
più incisiva e sicuramente molto più cattiva negli ultimi mesi.
In questo modo la Regione interviene, cerca di venire incontro
agli inquilini morosi, incolpevoli, fra le altre cose. Voi sapete
che non tutti gli inquilini non vogliono pagare, ci sono coloro i
quali hanno perso lo stipendio, hanno perso il reddito, di
conseguenza questo intervento da parte della Regione va nel senso
di venire incontro ai soggetti, a quelle famiglie fragili che hanno
bisogno dell'intervento, in questo caso, della Regione.
Un consiglio, o comunque un incitamento ai comuni affinché operino
nel rispetto di questo articolo, anche perché questi fondi non
arrivano così per caso, arriveranno solo in quei comuni che
emaneranno disposizioni per la riduzione del disagio abitativo e
che prevedono o abbiano già previsto percorsi di accompagnamento
sociale per i soggetti sottoposti a sfratto, di conseguenza, la
legge, il sostegno ci sarà, ma solo laddove, in maniera razionale e
in maniera organica, gli enti locali interverranno.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 27.6. a firma dell'onorevole
Formica.
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 27.4 a firma dell'onorevole Formica.
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 27.3 a firma dell'onorevole Formica.
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Comunico che l'emendamento
27.7 è inammissibile per mancanza di copertura finanziaria.
Pongo in votazione l'articolo 27, nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto, chi contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 28. Ne do lettura:
«Art. 28.
Fondo unico regionale per gli aiuti all'agricoltura e alla pesca
1. Al fine di agevolare e garantire l'accesso al credito delle
imprese agricole operanti nel territorio regionale è costituito un
Fondo unico regionale per gli aiuti all'agricoltura e alla pesca,
la cui dotazione iniziale è pari all'ammontare delle somme di cui
al successivo comma 3, destinato prioritariamente alla concessione
di anticipazioni o alla prestazione di garanzie a prima richiesta,
anche in deroga a quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 73
della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2, per il finanziamento di
progetti di innovazione tecnologica in agricoltura nonché per il
finanziamento di crediti di conduzione, fermi restando i massimali
fissati dalla Commissione Europea per gli aiuti de minimis nel
settore agricolo e della pesca previsti dalla normativa vigente.
2. Le modalità di utilizzazione del fondo di cui al comma 1, la
cui gestione è affidata nel rispetto delle vigenti disposizioni in
materia all'IRFIS-FinSicilia S.p.A, sono disciplinate con decreto
del Presidente della Regione su proposta dell'Assessore regionale
per le risorse agricole e alimentari.
3. Tutte le disponibilità libere, nonché i rientri, del fondo di
rotazione dell'Ente di sviluppo agricolo (ESA), istituito con
l'articolo 14 della legge regionale 12 maggio 1959, n. 21, sono
versate, entro venti giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, direttamente all'IRFIS-FinSicilia S.p.A. e sono
destinate esclusivamente alle finalità del Fondo di cui al comma
1.»
Si passa agli emendamenti 28.1, 28.2, a firma dell'onorevole
Formica.
FORMICA. Li ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 28.5 a firma dell'onorevole Lo Sciuto ed
altri.
Il parere della Commissione?
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CARTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e
la pesca mediterranea. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi, chi è
contrario rimane seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti 28.3 e 28.4 a firma
dell'onorevole Formica.
FORMICA. Li ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 28. Chi è favorevole resti seduto,
chi è contrario si alzi.
(E'approvato)
Si passa all'articolo 29. Ne do lettura:
«Art. 29.
Interventi per favorire l'accesso all'abitazione
dei nuclei familiari svantaggiati
1. Per incrementare l'offerta abitativa nei confronti dei nuclei
famigliari svantaggiati attraverso il recupero dei centri storici
dei Comuni siciliani è istituito presso l'Assessorato regionale
delle infrastrutture e della mobilità un Fondo destinato ad
attivare procedure di riqualificazione urbana, anche mediante
cofinanziamento di interventi previsti dal Piano di Azione e
Coesione.
2. Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, l'Assessore regionale per le infrastrutture e la mobilità,
di concerto con l'Assessore regionale per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, con proprio decreto definisce le
modalità per l'accesso al Fondo di cui al comma 1, dando comunque
priorità ai Comuni che procedono, previa programmazione degli
interventi ed espletamento delle procedure espropriative, al
recupero degli immobili fortemente degradati e dei rispettivi
centri storici e li destinino, alla vendita a prezzi agevolati,
anche con la modalità dell'affitto con riscatto, alle famiglie con
reddito ISEE inferiore ai 20 mila euro in cui nessuno dei
componenti sia proprietario di prima casa.
3. Per le finalità di cui al comma 2, l'Assessorato regionale per
le infrastrutture, la mobilità e i trasporti è autorizzato a
stipulare convenzioni con operatori privati per predisporre
adeguati strumenti finanziari di supporto ad interventi di social
housing.
4. Per l'anno 2014 per le finalità di cui al presente articolo è
autorizzata la spesa di 10.000 migliaia di euro.
5. Nell'ambito degli interventi di cui al presente articolo nonché
all'articolo 5 della legge regionale 3 gennaio 2012, n. 1, una
quota non inferiore al 10 per cento delle risorse complessive è
destinata in via prioritaria alla realizzazione di alloggi a canone
agevolato destinati ai genitori separati o divorziati la cui casa
sia stata assegnata all'altro coniuge, che si trovino in condizione
di grave difficoltà economica».
Si passa all'emendamento 29.5 a firma degli onorevoli Formica,
Ioppolo e Musumeci.
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
chiederei che il Governo illustrasse bene questo articolo perché
ritengo che si tratti di un articolo importante, peraltro, una
continuazione di previsioni di legge a livello nazionale che sono
state alla base del finanziamento di programmi per l'edilizia
abitativa, soprattutto per il recupero dei centri storici.
Quindi, non si tratta intanto di una novità in questo settore, di
una semplice riedizione, vorrei che il Governo illustrasse meglio,
sia la copertura finanziaria dell'articolo stesso, che mi pare non
molto adeguata per i fini che si vuole raggiungere, sia l'ambito
stesso dell'applicazione.
Personalmente, ritengo che su un articolo importante come questo,
che può veramente far ripartire l'economia, prevedere
l'appostamento di solo 10 milioni di euro sia una misura
assolutamente insufficiente.
Su questo argomento e, a mio modo di vedere, questo articolo che
rappresenta veramente una possibilità di impulso per la crescita e
di ripresa dell'economia, teso com'è ad intervenire su tutti i
settori dell'economia stessa, il Governo dovrebbe investire molte
più risorse e, comunque, spiegarci se intende convogliare fonti di
finanziamento e quali fondi intende convogliare per la riuscita di
questo stesso articolo.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche in questo
caso intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo
parlamentare Partito della Libertà , faccio il mio intervento a
titolo personale.
Nei mesi scorsi avevamo sollecitato il Governo ad intervenire per
favorire l'accesso alle abitazione da parte dei nuclei familiari
svantaggiati, adesso arriva questo provvedimento.
In Commissione Bilancio c'era stato un provvedimento che stanziava
10 milioni di euro, eravamo stati particolarmente soddisfatti.
Adesso ci rendiamo conto che il Governo, per aggiustare la manovra,
è stato costretto a ridurre le somme impegnate a 7.400.000 euro.
Comunque, rimane sempre una somma importante che dà la possibilità
a numerose famiglie di poter avere finalmente facilitato l'accesso
all'abitazione, l'impegno però che era stato preso e che, quindi,
dovrà essere poi rispettato nel momento in cui verranno fatti i
decreti attuativi, che i nuclei familiari svantaggiati siano
particolarmente, in questo caso, favoriti.
Quando parliamo di nuclei familiari svantaggiati è chiaro che
parliamo di nuclei in cui vi siano ragazze e ragazzi diversamente
abili, in cui vi siano soggetti fragili, per i quali vi è
l'intervento da parte dei servizi sociali per cercare di lenire i
bisogni di questi soggetti.
Quello che chiediamo e, comunque, pretendiamo dal Governo, perché
su questo ci sarà una vigilanza attenta da parte nostra, è che si
evitino speculazioni edilizie o vicende legate all'utilizzo di
infrastrutture, soprattutto, nei centri storici e si intervenga
solo ed esclusivamente per venire incontro ai nuclei familiari,
ripeto, fragili e svantaggiati.
MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, niente di
personale col collega Vinciullo che, certamente, ha fatto un
ragionamento condivisibile; però c'è un aspetto, Presidente
Ardizzone, durante i lavori in Commissione Bilancio è venuto fuori
un aspetto, non so se l'Assemblea ha ulteriormente letto l'articolo
e, precisamente, il comma 2: dando comunque priorità ai comuni che
procedono, previa programmazione degli interventi ed espletamento
delle procedure espropriative, al recupero degli immobili
fortemente degradati .
Ora, io non ho fatto mai il sindaco, sono un umile consigliere
comunale nella mia città, ma chi ha fatto il sindaco sa cosa
significhi questo in italiano Che con questi 4 soldi che ci hanno
dato, che non anticiperanno ai sindaci, questi dovranno fare la
procedura di espropriazione, che significa soldi, recuperare gli
immobili, che significa soldi, dopodiché quando trasmetterà la
propria programmazione, la Regione farà il trasferimento.
Ma quale trasferimento? Ma di quanti soldi stiamo parlando? Ora
qualcuno mi dirà che ci sarà qualche emendamento che modificherà
questa parte. Non basta Perché la parte che dà priorità, comunque,
ai comuni, e svolge un ruolo di protagonista su questo articolo,
comunque metterà i comuni a fare la guerra dei poveri perché i
soldi sono pochi comunque
Quindi, se presentate un emendamento correttivo, in senso
letterale, la Commissione Bilancio ne deve presentare uno sotto il
profilo economico perché dovete aumentare la posta, altrimenti
state prendendo in giro i comuni Questa è la vera verità.
Inoltre, signor Presidente, mi scusi, qui agevolate tutti. Io ho
visto che dall'articolo 27 agevolate tutti, avete aiutato le coppie
di fatto a inserirsi nelle loro dimore, ad unirsi giustamente con
tutto il rispetto che si deve, però poi all'articolo 28, quando
questi vanno a stipularsi il mutuo, voi non li aiutate più, li fate
morire di fame.
Il discorso è serio, assessore Bianchi, lei ride, ma c'è da
piangere perché se da un lato penso alle famiglie che dormono in
macchina con i minori e voi avete quattro soldi e li date alle
coppie di fatto per sbandierare a destra e a manca che avete fatto
la battaglia di civiltà, questo avete fatto, poi però non siete
consequenziali su tutta la manovra perché avete fatto e come
giustamente avete spiegato a tutti una manovra finanziaria che è un
impianto che va vista nella sua complessità, ma se va visto nella
sua complessità, questi che andranno ad abitare insieme saranno
morosi incolpevoli, così come dice la norma approvata poco fa e voi
cosa fate? Niente Prima li riconoscete e poi non li mettete nelle
condizioni di andare avanti nel prosieguo del proprio rapporto.
Assessore, siete incoerenti
La verità è - io lo dico in assoluta serenità, assessore - le ho
detto che sarei intervenuto dall'articolo 29, la verità lo sa qual
è, gliela dico in modo spassionato, perché poi i giornalisti e i
colleghi ridono quando uno preso dall'impeto magari dice una cosa
al contrario, anziché dire ARSEA dice ESA, e tutti scherzano, ma
la verità è che qui ci sono parlamentari che da venti anni
ricoprono ruoli di comando in questa Regione, a vario titolo e in
vari organismi, ed hanno contribuito allo sfascio della Sicilia.
Prendono parola, vengono qua a fare i primi della classe. Vergogna
Non ridono di me i siciliani, ridono di voi, di tutti questi
sapientoni che hanno fatto queste riforme nel passato disastrose ed
ora hanno il coraggio di prendere la parola e fare i salvatori
della Patria. C'erano al tempo di Crocetta, al tempo di Lombardo,
al tempo di Cuffaro. Ci sono sempre stati e sono qua a fare i primi
della classe. Vi dovete vergognare
E' inutile che avete quattro giornalisti che fanno caso se un
deputato sbaglia a coniugare un verbo o se sbaglia un termine
rispetto ad un altro. Gli elettori vi guardano per le malefatte che
sono state fatte in passato. Andate giro, girate, anzi non potete
girare perché vi prenderebbero a sassate. La verità è questa. Avete
poco da scherzare. Ed ogni mattina i maggiori direttori delle
testate giornalistiche siciliane, la carta stampata dicono che è
una manovra finanziaria indecente. Parlano di rivoluzione mancata,
ma di cosa parlate Venite qua a fare i primi della classe.
Ho aspettato dieci articoli per dirvi che è questa la verità.
Avete chiamato e richiamato l'onorevole Milazzo ad essere composto
e ieri, vedetevi le registrazioni, quale spettacolo avete fatto voi
maestri di questa Assemblea regionale siciliana.
Concludo, dicendovi, che prima di guardare a deputati che nella
loro buona volontà hanno il coraggio di venire qua e nelle loro
domande si evince che non sanno una cosa, ma per questo ci hanno
mandato qua gli elettori, per sapere quello che voi da anni non
fate sapere perché si deve scoprire e non sapere.
Sono altri che devono scoprire le cose che gli combinate da anni,
da anni e poi arrivano i piani di rientro che tagliano posti letto,
che riducono le ore, vi svegliate e vi accorgete che i forestali
avevano una indennità chilometrica superiore a quella che gli
spettava, devo continuare? Non basterebbe il tempo. Pertanto,
fatevi un bell'esame di coscienza quando prendete la parola e chi
sale qua deve sapere, deve essere cosciente di quello che ha fatto
in passato e di come ha ridotto i siciliani.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, torno
all'articolo e vorrei suggerire al Governo, visto che ha introdotto
una norma che considero molto importante, al di là degli aspetti
finanziari che inevitabilmente sono in questa fase molto marginali,
anche se la norma fa riferimento al piano di azione e coesione che
in qualche modo potrebbe, dico potrebbe, però c'è una norma
importante che credo possa aiutare a disboscare un sistema
paralizzato che è il sistema dell'edilizia residenziale pubblica e
del degrado che spesso questo patrimonio rischia di essere
consegnato in Sicilia.
Il Governo ha previsto per la prima volta una norma che consente
ai comuni, l'Assessore ai lavori pubblici mi ascolti perché sto
parlando con lei in particolare, di poter alienare patrimonio
residenziale a famiglie che abbiano i requisiti, reddito ISEE, e
così via, con il principio della locazione con riscatto ovvero
della possibilità di utilizzare l'affitto come anticipazione di
riscatto.
Suggerirei al Governo, assessore Bianchi, di estendere questo
principio, con un subemendamento tecnico, al patrimonio pubblico
esistente perché noi viviamo un paradosso: chi oggi è sotto una
soglia dei 20.600,00 paga un canone, giustamente, sociale basso,
ma che di fatto non ha alcun incentivo ad acquisire in proprietà il
bene e, nello stesso tempo, la gestione pubblica gestisce in
perdita il patrimonio pubblico.
Interi quartieri popolari della Sicilia sono consegnati ad un
rischio di degrado assoluto e allora se noi consentiamo anche a chi
non ha la possibilità di acquistare la casa, riscattandola secondo
le tipologie oggi previste, pagando il canone, il valore
dell'immobile secondo i livelli tabellari A4 eccetera, ma
introducendo il principio del riscatto così come è previsto qui, io
credo che apriamo una fase nuova, e forse facciamo introitare
qualche risorsa in più al patrimonio pubblico esistente.
Mi sarei aspettato, visto che ne avevamo parlato, che in questa
manovra entrasse anche il patrimonio non abitativo, pubblico, mi
riferisco al patrimonio soprattutto ad uso commerciale che poteva
essere alienato e che poteva costituire una fonte di finanziamento
per finanziare questa tipologia di intervento. Se noi vendessimo,
ad esempio, i tanti magazzini, scantinati, aree, edifici realizzati
dagli IACP in giro per la Sicilia ed utilizzassimo queste risorse
per sostenere questi interventi che servono a riqualificare e a
dare la casa alla povera gente, beh, io credo che avremmo dato a
questo intervento legislativo un supporto dinamico anche per
reperire risorse attraverso l'alienazione del patrimonio pubblico
mummificato che c'è in giro per la Sicilia.
VENTURINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VENTURINO. Signor Presidente, un intervento molto, molto breve,
non entro nel merito di questo articolo di cui apprezzo le
finalità. E' chiaro che attraverso questo articolo non solo diamo
la possibilità ai cittadini di trovare un alloggio, ma anche di
recuperare attraverso la loro presenza i centri storici che,
altrimenti, andrebbero per sempre perduti. E questa forse è una
formula, come dire, alternativa alla mancanza in questa finanziaria
di interventi seri a salvaguardia dei beni monumentali.
Tuttavia non è di questo che voglio parlare; voglio
semplicemente chiedere all'onorevole Bianchi che mi dispiace si
sia allontanato no, eccolo lì che sta parlando con l'onorevole
Cracolici , se ci spiegasse in maniera molto più chiara questo
emendamento modificativo dell'articolo 29, perché si è detto da più
parti che i 10 milioni di euro stanziati sono una cifra piuttosto
relativa, ma qui addirittura nell'emendamento che presenta il
Governo, l'assessore Bianchi, addirittura la cifra viene diminuita
e portata a sette milioni quattrocento mila.
La domanda quindi che vorrei fare è questa: sapere, visto che
l'emendamento è stato presentato oggi, adesso dove vanno a finire i
due milioni e seicento mila che vengono tolti nell'appostamento?
L'onorevole Vinciullo parlava di aggiustamento; ma l'aggiustamento
in che direzione e verso quale altro capitolo di spesa è destinato?
Insomma, vorrei capire esattamente qual è la motivazione di questa
decurtazione.
Sempre a proposito degli emendamenti firmati dall'assessore
Bianchi, preannuncio che presenterò un sub emendamento
all'emendamento 29.11, a sua firma, perché ancora una volta in
questo emendamento non si tiene in alcuna considerazione il lavoro
che invece, secondo me, ha un significato molto importante, e che è
quello svolto nelle commissioni. Pertanto, ripeto, adesso
presenterò un sub emendamento a quello da lei presentato. Aspetto
risposta. Grazie.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io
intervengo intanto per sostenere questa iniziativa che mi sembra
effettivamente abbastanza proficua se non ad eccezione ovviamente
delle somme che in qualche modo sono destinate.
Anche qui si interviene nell'ambito del sociale, e consentitemi non
si interviene solo nel campo del sociale, perché in prima istanza
la normativa prevede l'intervento a favore di quei Comuni che
procedono al recupero cosiddetto ambientale di zone degradate
nell'ambito dei centri storici.
Questa è una normativa che si accompagna ad altra identica
normativa già vigente e che consente appunto il recupero dei
cosiddetti centri storici. E credo che più somme mettiamo più forse
riusciremo a non vedere quello che effettivamente è sotto i nostri
occhi, vale a dire i centri storici degradati e abbandonati. Quanti
centri storici nelle nostre città sono in condizioni pessime perché
ovviamente i proprietari li abbandonano e non fanno alcun
intervento di manutenzione né ordinaria nè straordinaria, in cui il
degrado è abbastanza cospicuo e diffuso?
Questa normativa, assessore Bianchi, se lei obiettivamente si
convince ad incrementarla dal punto di vista prettamente economico
e con qualche verifica sotto l'aspetto prettamente attuativo
potrebbe portare a risultati estremamente interessanti.
Gli aspetti sociali sono correlati agli interventi in
questione perché una volta effettuati i recuperi allora si proceda
all'assegnazione alle fasce più deboli che obiettivamente non sono
in grado di poter acquisire un immobile. E lo potranno fare
soltanto laddove il costo dello stesso ha un costo minimo.
Per quanto riguarda gli altri immobili, l'intervento che mi ha
preceduto, è l'ampliamento non sono d'accordo. Non sono d'accordo
perché credo che lo IACP dovrebbe sì vendere gli immobili per uso
commerciale, e anzi dovrebbe farlo subito, ma per utilizzare queste
somme non per questa finalità ma per fare le manutenzioni
ordinarie, cosa che non fa nell'ambito degli immobili che sono
assegnati agli inquilini. Anche lì è un degrado continuo e
sistematico che a mio avviso necessita di un intervento e di
cospicue somme.
E mi auguro ed invito l'assessore, così come d'altronde aveva
anticipato all'inizio dell'anno 2013, si possa addivenire ad una
riforma integrale degli IACP, che sono istituti che non funzionano
ed è inutile che noi immaginiamo di trasferire le competenze
dell'IACP al costituendo libero consorzio dei comuni come se una
volta che lo trasferiamo al libero consorzio dei comuni, guarda
caso, come se fosse una bacchetta magica da istituzione
inefficiente ed incapace di svolgere le proprie competenze
diventerebbe invece operativo ed efficiente
Secondo me, invece, necessita di una riforma radicale e le
ricordo che attualmente è solamente un peso per la collettività
siciliana. Le ricordo anche che vengono rinnovati ogni sei mesi gli
organi dell'amministrazione laddove la loro incapacità di
intervento è fin troppo evidente.
Io non so quanto ancora dovrà durare questa questione. Mi
auguro e spero che il Governo regionale si renda conto che è
intollerabile questa situazione e soprattutto che è necessario un
intervento immediato.
Credo che se vogliamo intervenire nel sociale non possiamo non
procedere ad alcune riforme estremamente importanti. Chi mi ha
preceduto ha detto che la casa è di fondamentale importanza Ne
convengo, ma necessariamente per potere effettuare le cose che
dobbiamo fare e che possiamo fare senza perdere tempo e senza
dilungarci in chiacchiere.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, apprezzando così
come ho fatto in Commissione una iniziativa legislativa che al
riguardo del tema del centro storico, cosa che per altro noi nella
passata legislatura abbiamo affrontato con riferimento ai singoli
cittadini a proposito di una copertura finanziaria che consentisse
ai cittadini di acquistare la casa a interessi zero attraverso una
procedura a sportello che in atto molto utilizzata dai cittadini,
mi corre l'obbligo di segnalare all'assessore che al di là del
ruolo che in questo momento ricopre, egli è un uomo che nella vita
fa il dirigente dello Stato applicato agli Enti Locali, quindi,
conosce alcune questioni di carattere tecnico, fermo restando che
poi l'assessore Bianchi vorrei mi chiarisse la questione dei dieci
milioni di euro.
La prima questione che pongo all'assessore per le infrastrutture è
il tema delle procedure che vanno seguite a proposito
dell'espropriazione. A me è nota la norma del Codice civile che
accompagna sempre il tema dell'esproprio. A me è nota la norma del
Codice civile che accompagna, sempre, il tema dell'esproprio al
tema della pubblica utilità. Quindi, è fin troppo ovvio che queste
risorse hanno in parte, non so quanto e non so quanti progetti
verranno presentati, una destinazione per pagare, ovviamente, gli
espropri.
Perché se noi pensiamo ad una norma così fatta, le cui risorse
sono destinate per andare a realizzare programmi infrastrutturali,
non abbiamo compreso, realmente, la portata di questa norma, perché
questa norma potrà essere realizzata soltanto quando, con i fondi
comunitari o con il piano di coesione, saranno appostate una serie
di risorse importanti che potranno consentire ai singoli comuni di
poter attingere ai fondi. In atto, questa appostazione di somme è
per avviare un percorso che è quello relativo alla pubblica utilità
e, quindi, all'esproprio.
Mi chiedo, assessore, se non è d'obbligo da parte nostra, quanto
meno se non è conveniente da parte nostra sancire, così come è
stato fatto con la legge 25 del 1993 - credo sia, l'ho detto la
volta scorsa in Commissione, l'articolo 124 - , che tutti i centri
storici siciliani sono di interesse pubblico e, quindi, soggetti
all'esproprio per pubblica utilità. Perché, se noi non facciamo
questo incorriamo in una serie di ricorsi che, di fatto, bloccano
le procedure espropriative.
Questa è la domanda che le pongo. A lei lo scioglimento del nodo,
perché qualora lei ritenesse che questo non dovesse servire, io
credo che ci troveremmo dinnanzi, nei comuni, ad una serie di
contenziosi.
La seconda domanda che volevo porre all'assessore era con
riferimento alla questione dei dieci milioni.
Durante il dibattito è venuto fuori l'utilizzo di quattro milioni
di euro che, da quello che ho capito io, andavano a gravare - a
proposito del trasporto aereo, dell'integrazione sollecitata
dall'emendamento di alcuni colleghi, per primo l'onorevole Cimino -
sull'articolo 29 Interventi a favore dell'accesso all'abitazione
di nuclei svantaggiati , e cioè una riduzione da dieci milioni a
sei milioni. E' la tabella dal famoso allegato 2 colonna A, fermo
restando che nella colonna B c'è una riduzione che è
un'autorizzazione di spesa, di cui all'articolo della legge
finanziaria, in questo momento, articolo 18.
Le ho posto queste due questioni, assessore, tenendo conto che nel
Codice civile è sancito che ogni forma di espropriazione non può
che avvenire attraverso procedure di pubblica utilità.
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, onorevoli, cercherò di essere anche breve e di dare
risposte, per quanto di mia competenza, ai dubbi che sono stati
sollevati.
Una piccola premessa che vuole, evidentemente, chiarire che questa
norma, che ovviamente è migliorabile, sicuramente, alla luce del
dibattito che si sta seguendo qui in Aula, mira, principalmente, a
un percorso che non ha soltanto la finalità di poter dare
contributo, aiuto a quelle che sono le famiglie svantaggiate, però
porta in sé più finalità.
Mi permetto di dire che, con questa norma, si cerca, in un certo
senso, di contribuire alla riqualificazione dei centri storici; in
seconda battuta, si mira, anche, a dare la possibilità di poter
garantire un'abitazione, in questi centri storici, a nuclei
familiari svantaggiati; ma terzo, e non ultimo, io credo che,
questa norma, miri anche a mitigare e a contribuire a diminuire lo
spopolamento dei nostri centri storici, principalmente in quei
comuni che, sostanzialmente sono collinari o montani, dove noi,
tutti i giorni, possiamo tranquillamente vedere che esistono molti
ruderi danneggiati, ormai abbandonati e, sicuramente, c'è un
coefficiente di spopolamento importante.
Quindi sostanzialmente, è ovvio che con un articolo non si risolve
tutto il problema. Però è un inizio, io credo che può essere,
sicuramente, migliorabile e potrà dare il via a delle riflessioni,
così come diceva l'onorevole Formica, anche più profonde perché,
sicuramente, abbiamo il Decreto del fare , abbiamo visto che
l'esperienza ministeriale con i seimila campanili ha funzionato
bene.
Perché non dimentichiamo che il tessuto regionale, ma soprattutto
anche di qualche provincia, è fatto dai comuni e, soprattutto, di
comuni che sono al di sotto di quindicimila abitanti quindi questo
era l'intento principale. Ovviamente, sono stati sollevati dei
dubbi e che qui vedo un po' di riassumere.
In ordine. L'onorevole Vinciullo ha fatto, praticamente,
riferimento a che queste riqualificazioni non rappresentino
devastazioni del centro storico. La norma l'abbiamo scritta in
maniera tale che miri al recupero degli immobili fortemente
degradati e dei rispettivi centri storici.
E' ovvio che, anche sotto l'aspetto terminologico, recuperare dei
ruderi non significa mettere in un centro storico nuova cubatura,
quindi da questo punto di vista mi sento di tranquillizzare
l'onorevole Vinciullo, perché proprio l'intento nostro, di questo
Governo e di questo Assessorato, è quello di salvaguardare il
centro storico, ma sicuramente di non lasciarlo spopolato o,
comunque sia, senza vita.
L'onorevole Milazzo: problematica delle risorse.
È ovvio che i dieci milioni di euro, come è previsto dall'articolo
originario, però, avevamo già preannunciato che con l'emendamento
che poi sicuramente avrete già letto, il 29.10 GOV, il fondo
iniziale è ridotto a 7.400 milioni di euro.
È ovvio che è una risorsa che viene prelevata dalla manovra
complessiva del bilancio regionale, quindi risorse regionali, ma è
altrettanto ovvio che non miriamo a fare questi interventi con
fondi regionali. Abbiamo i fondi del Piano di azione e coesione
che, come voi sapete, sono fondi che vanno al di fuori di quella
che è la manovra complessiva della Finanziaria e del Bilancio
proprio della Regione e si agganciano alla Programmazione.
La vivibilità, la sostenibilità anche della qualità della vita nei
centri storici, come voi sapete, è tematica importante anche nella
nuova Programmazione, la 2014-2020, quindi l'intenzione di questo
Assessorato del Governo, ovviamente di concerto anche con
l'Assessorato della famiglia è di agganciarci a quelle risorse
della nuova Programmazione e se non costituiamo un capitolo
iniziale per cui, dal punto di vista normativo, da quello possiamo
andare a rimpinguare con la nuova programmazione è ovvio che la
misura non potrebbe attuarsi.
È ovvio che i 7 milioni e 400 mila euro, se verrà approvato
l'emendamento modificativo, è una piccolissima risorsa utile per
costituire il Fondo e poi sarà incrementato con i nuovi fondi della
programmazione e con i residui credo, adesso dirà meglio di me se
vuole l'assessore Bonafede, con i fondi del Piano di azione e
coesione.
Onorevole Di Mauro, sicuramente un interrogativo che ci siamo
posti nel momento in cui abbiamo elaborato la norma, per quanto mi
riguarda, la mia riflessione è aperta al dibattito dell'Aula, credo
che andare a intervenire con una manifestazione di interesse
pubblico, perché bene ha detto lei, tutti gli espropri hanno un
requisito, cioè l'intervento deve essere preordinato all'utilità
pubblica, altrimenti i contenziosi non ci farebbero andare avanti.
Però, intervenire con legge che come noi sappiamo la legge è sempre
in astratto, e quindi andare a prevedere con norma che tutti i
centri storici sono preordinati all'eventuale esproprio,
all'interesse pubblico e quindi all'utilità pubblica è un qualcosa
che non è praticabile perché di fatto, così come prevede la legge
urbanistica, l'esproprio deve essere finalizzato a un determinato
intervento e quindi limita anche l'ambito di azione.
Credo che con norme, inserirsi su questo articolo per dare in
maniera distinta una pubblica utilità, un interesse pubblico o
comunque sia un vincolo preordinato all'esproprio potremmo
rischiare di andare oltre e sconfinare da quelle che sono le nostre
competenze.
Per quanto riguarda le modalità di attuazione, se noi interveniamo
su quelli che sono i ruderi esistenti e quindi facciamo un esempio
pratico, molti di voi sono amministratori, un singolo comune o un
sindaco, tranquillamente può attuare un piano particolareggiato di
riqualificazione del proprio centro storico, individuando una serie
di immobili che sono ruderi, che sono ormai abbandonati, o comunque
sia la scelta è del Comune, ebbene non c'è bisogno di una variante
urbanistica perché noi non cambiamo la destinazione urbanistica
dell'immobile ma interveniamo su quei ruderi individuandoli,
inserendoli in un Piano, quel piano poi sarà oggetto di
computometrico, di una quantificazione, cioè capire quanto ci
vuole per ristrutturarlo o per darli alle finalità residenziali e
quindi con questo Piano, con questo progetto, parteciperà al bando
che verrà posto in essere dall'Assessorato.
C'è da aggiungere qui, che poi il problema si pone anche nella
progettazione perché poi ci andiamo a chiedere abbiamo il fondo, ci
sono le risorse, non abbiamo, i piccoli e medi comuni soprattutto,
le risorse per fare il progetto.
L'intento dell'Assessorato è quello di arrivare a una misura, a un
avviso che preveda già una priorità verso i comuni e che
intervengono con le finalità e sicuramente in maniera uniforme a
quello che prevede il comma 2 dell'articolo 29 e che possono
attingere, possono aderire al bando all'avviso anche con semplice
progetto preliminare o di stato definitivo, in maniera tale che gli
stessi uffici tecnici possono elaborare il progetto, in maniera
molto tranquilla, e poi nell'ammissione al finanziamento dare la
copertura finanziaria per la progettazione esecutiva per quello che
è poi il progetto vero e proprio avvalendosi della stessa
ammissione al finanziamento. In questo modo, noi in un certo senso
andiamo a risolvere la possibilità della carenza economica che
tutti i comuni hanno per la progettazione.
Pertanto, in un certo senso credo che, ripeto, la norma, che può
essere sicuramente migliorata, che può essere sicuramente
incrementata grazie a quelli che sono poi i vostri contributi,
viaggi nella direzione giusta, quindi non soltanto riqualificazione
del centro storico, ma altresì possibilità di andare incontro alle
famiglie bisognose, ma farlo in dei contesti e quindi mi riferisco
ai centri storici, in maniera particolare dei comuni collinari e
montani che oggi hanno un alto coefficiente di spopolamento.
Grazie.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. L'onorevole Di Mauro chiede di parlare nuovamente,
risultano poi iscritti gli onorevoli Formica, Falcone, Grasso,
Leanza, Figuccia, Panarello, Laccoto e D'Asero.
DI MAURO. Signor Presidente, credo che dobbiamo valorizzare questa
proposta del Governo, perché nel tempo passato, soprattutto dopo
gli anni '60, si è sempre proceduto alla valorizzazione di parte
del territorio di ogni città esterno al centro urbano, con aggravio
di costi di urbanizzazione primaria e secondaria. Qui abbiamo
l'opportunità di utilizzare già il sistema di rete fognante, di
rete idrica, di gas e di infrastrutture di urbanistiche di secondo
livello per cui l'iniziativa del Governo si coglie positivamente.
Lei quando nell'emendamento cita il termine previa
programmazione è chiaro che allude, e glielo dice chi è stato
sindaco, ad un minimo di intervento strutturale di pianificazione
urbanistica, che non potrà non avere il consenso della
Soprintendenza.
Io pertanto non mi preoccuperei di quello che ha detto il collega
Vinciullo, perché la Soprintendenza dice sì o no e cita con
espressa indicazione recupero di immobili fortemente degradati nei
rispettivi centri storici e li destina, mediante alterazione, alla
locazione , quindi non c'è un cambio di destinazione. Allora, noi a
questo punto per rendere questo provvedimento, me lo lasci dire,
realmente esecutivo, operativo e senza che ci siano poi fondi che
vengono accantonati e mai utilizzati, cosa succederà? Lei farà un
bando, il comune parteciperà, lei deve mettere una frase
incidentale in cui può essere utilizzato il concetto della pubblica
utilità, che se caso mai dovesse essere impugnato dal Commissario
dello Stato non inficia il testo dell'articolo, in maniera tale che
quando il programma costruttivo sarà ammesso a finanziamento il
comune avrà il titolo per accedere all'espropriazione per pubblica
utilità perché ha ottenuto il finanziamento, perché questa norma o
è forte perché parte forte da una iniziativa di Governo, da una
iniziativa legislativa e non mette i sindaci in difficoltà a dovere
scucire soldi con i propri risparmi, che fra l'altro non hanno, o
questa norma di fatto diventerà inapplicabile.
Quindi la invito assessore, proprio in un rapporto di
collaborazione e di sinergia tra Governo e Parlamento, a che lei
possa attraverso la sua interlocuzione, entro lunedì, riproporre
questa norma con i dovuti accorgimenti, tenendo conto che il
principio della pubblica utilità è essenziale per rendere esecutivo
ed operativo il programma costruttivo.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono intervenuto
per primo e mi ero espresso favorevolmente alla norma, ma avevo
sollevato dubbi circa la portata economica ed anche amministrativa
del provvedimento stesso.
Siccome, da come si è sviluppato il dibattito, è apparso in
maniera chiara che, al di là di provvedimenti spot che sono
contenuti in questa finanziaria - e per provvedimenti spot intendo
dire una serie di articoli di legge che mirano solo a poter fare la
dichiarazione per dire che noi stiamo portando avanti una
finanziaria dai contenuti rivoluzionari, che di rivoluzionario non
ha veramente nulla, se non il titolo, lo spot - questa è una norma
fondamentale, è una norma importante per lo sviluppo perché può
intervenire su tutti i settori della nostra economia coinvolgendoli
con una linfa ad una ripresa dell'apparato produttivo, ma ci deve
essere la linfa. Qui il problema vero è che sulla norma di sviluppo
vero che interessa il recupero abitativo, interessa l'ambiente, dà
risposta alla mancanza di case, dà la possibilità alle imprese
edilizie di riavere lavoro e, quindi, di creare occasioni di
lavoro, di sviluppo e di benessere, in sostanza di far ripartire
un'economia che è assolutamente morta, su questo articolo, su
questa previsione nella finanziaria alla fine il Governo si
comporta come se fosse una norma spot come tante altre che sono
contenute all'interno di questa finanziaria.
Allora, il lavoro importante che un Parlamento deve fare,
l'apporto importante che un Parlamento deve dare è proprio quello
di indirizzare i propri sforzi, la propria attenzione, il proprio
approfondimento per cercare di migliorare le norme che tutti
riteniamo abbiano una valenza fondamentale. Invece non è così, sia
per la limitazione del campo d'azione, per esempio, il recupero
urbanistico dei centri storici. Diciamola tutta: questa norma segue
altre norme che, invece, sono state già poste in essere ed hanno
avuto finanziamenti e si sono sviluppate, che sono figlie di
finanziamenti e cofinanziamenti nazionali e regionali, come il
famoso programma quartiere 1 e quartiere 2 , che hanno avuto un
forte impatto dal punto di vista occupazionale, dal punto di vista
del recupero dei centri storici e che, comunque, vedevano alla
fonte finanziamenti adeguati e cospicui.
Perché è inutile - diciamocelo chiaramente, Presidente Ardizzone -
che su una norma come questa andiamo a prevedere dieci milioni di
partenza che poi si riducono a sette milioni e mezzo, che poi forse
sono in tutto quattro milioni, ma vogliamo prenderci in giro,
veramente vogliamo prenderci in giro?
Qui abbiamo bisogno di una norma che prevedesse almeno cinquanta
milioni di euro di partenza a cui aggiungere gli altri possibili
cofinanziamenti perché allora ci viene un sospetto, un grande
sospetto: che si tratti di pochi euro appostati lì per essere poi -
nell'impossibilità assoluta e totale di essere utilizzate -
sfruttati in un secondo tempo con una variazione di bilancio per
essere spostati altrove. E abbiamo preso in giro i Siciliani, preso
in giro i sindaci facendo balenare l'idea che finalmente c'è una
norma giusta per creare sviluppo, salvo poi, vista l'esiguità dei
fondi e vista l'inapplicabilità per certi versi di alzare le
braccia ed avere la scusa per recuperare un piccolo gruzzoletto di
soldi che è stato messo qui e che verrà poi utilizzato per altro.
Penso che sia questo l'intento e ritengo che si sbagli - e sbaglia
di grosso il Governo se non si concentra su una delle poche norme
che possono consentire ai sindaci - che sono in gravissima
difficoltà economica - di potere far ripartire un processo di
sviluppo vero, atto da un lato ad avere valenza ambientale con
recupero dei centri storici, dall'altro lato a dare impulso alla
nostra economia asfittica, alle piccole imprese, all'artigianato e,
nel tempo stesso, dare una risposta alla fame cronica, alla carenza
cronica di abitazioni che registriamo.
Il Governo si concentri sulle norme vere, anziché perdere tempo
sulle norme che hanno solo il significato di spot ma dietro cui non
c'è nulla - se non briciole - e non perda tempo, non si attardi con
improvvisazioni che nulla apporteranno. Questa è una norma vera
Ritengo che anche il Governo sia consapevole, la maggioranza sia
consapevole che si tratta di una norma vera ma così come è stata
ridotta, dal punto di vista delle appostazioni finanziarie ed
economiche, è assolutamente inutile.
E' inutile che aspettiamo il piano azione e coesione Arriverà tra
due anni, troppo tardi
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Volevo riprendere un attimo il
ragionamento che ha fatto l'Assessore. Volevo riprenderlo perché
questa norma, al di là di una sua impostazione di principio, di
indirizzo sicuramente lodevole, a mio avviso temo che si scontrerà
con la realtà per due ordini di ragioni.
La prima di tipo pratico e procedurale di cui dirò i motivi, la
seconda di tipo finanziario.
Partiamo dalla seconda. Si partiva da 10 milioni di euro, si è
arrivati a 7 milioni e 400 mila euro e alla fine la norma è di
appena 2 milioni e 400 mila euro perché 5 milioni sono previsti per
l'articolo 4, tabella B dello stesso, nell'accantonamento negativo.
Fino a questo momento è così, Assessore, lo possiamo vedere, non
lo dico io, lo dicono le carte a meno che successivamente non venga
presentato un emendamento modificativo. Ad oggi è questa la
tabella. I numeri sono questi: 5 milioni per cui rimangono appena 2
milioni e 400 mila euro, articolo 29.
Presidenza del Vicepresidente Venturino
Poi, subentra un altro tipo di problema, al di là dell'aspetto
finanziario. 2 milioni e 400 mila euro significano meno di 24
interventi in tutta la Sicilia considerato che ciascun intervento
dovrebbe costare almeno 100 mila euro e, quindi, noi con 2 milioni
e 400 mila euro stiamo facendo una grande norma di principio ma che
di fatto sarebbe rivolta ad appena 24 interventi.
Transeat su questo, ma se vogliamo fare una norma di indirizzo che
rimanga e che produca i suoi effetti negli anni 2015, 2016,
eccetera, dovremmo allora eliminare totalmente l'intervento
finanziario di tipo regionale ed intervenire, invece, come è stato
fatto con il Fondo di sviluppo e coesione. Questo sì
Prevediamo cioè di fare nel Fondo di sviluppo e coesione una
misura che tenga conto degli interventi, per quanto riguarda le
famiglie svantaggiate, quindi interventi abitativi per le famiglie
svantaggiate.
Vorrei dire che, giustamente, il Governo è ricorso ai ripari
facendo un emendamento di riscrittura del secondo comma, cambiando
le procedure espropriative con il piano di recupero ma anche qua,
per un attimo, immaginiamo quale sia la procedura.
La Regione farà un bando cui parteciperanno i comuni che dovranno
presentare un progetto di recupero. Per presentare questi progetti
di recupero ci vorranno almeno da 120-150 giorni, ma è nelle cose
Un progetto di recupero non si presenta così in due mesi, ma
l'immobile va recuperato.
Attenzione poi, Assessore, io dirò alla fine una cosa, fermo
restando che sulla linea di principio noi siamo favorevoli. Stiamo
andando però a una procedura. Dopodiché cosa succede? La Regione lo
dovrà finanziare, dovrà capire quali sono, dovrà apprezzarlo e,
così via, finanziarlo.
Noi diciamo che, poiché riguarda zone degradate cioè il centro
storico degradato con il collega Di Giacinto, ma anche con gli
altri colleghi della Commissione, abbiamo ritenuto che diventa
limitativo circoscriverlo soltanto ai centri storici. Ci sono molti
Comuni che hanno non soltanto il centro storico degradato, ma hanno
anche dei quartieri degradati. Ecco perché abbiamo presentato un
altro subemendamento con il quale si dice: dopo la parola centro
storico aggiungere o quartieri degradati , in maniera tale che
consentiamo alla Regione di poter intervenire proprio sulle zone
che hanno necessità di essere riqualificate, recuperate per dare
questi immobili alle famiglie svantaggiate.
Per cui, Assessore, io cosa dico? Lo voglio dire al Governo
interamente inteso, alla fine noi faremo tutto un focus su tutte le
norme che in questa finanziaria stiamo facendo che sembra che
abbiano un'immediata refluenza e producano immediatamente effetti,
ma che noi riteniamo già da subito che sono effetti posticipati, se
è vero che gli stessi li produrranno.
Quindi, sotto un profilo di principio tanta buona volontà; poi, è
giusto che questa volontà possa confrontarsi con le cose, con le
procedure, con l'efficacia e l'efficienza dell'amministrazione
regionale per poi vedere quali sono gli effetti che produrrà
effettivamente.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, rispetto
a tante altre norme che abbiamo esaminato finora e che sono
contenute nella finanziaria, devo dire che questa è, se non
l'unica, una delle pochissime norme che dà un impulso all'economia.
Dà un impulso all'economia con tutti gli aggiustamenti e con tutte
le correzioni che si possono fare. Dà un impulso all'economia
perché finalmente consentirà di rimettere in moto l'economia dei
piccoli paesi o anche, se vogliamo, delle periferie delle
città,qualora si volesse allargare, e che vengono individuate dagli
amministratori, dalle amministrazioni locali come zone da
recuperare e quindi oggetto di un piano particolareggiato.
Quindi, consente, laddove è possibile, il recupero dei centri
urbani, senza per questo smembrare, snaturare, il centro storico,
perché già nel centro storico le costruzioni sono vincolate perché
dettate appunto dalle prescrizioni esecutive dei piani regolatori
generali.
Riqualificare le periferie, perché, appunto, oggetto di un piano
di recupero da parte delle amministrazioni e nello stesso tempo
dare la possibilità a quelle famiglie svantaggiate di avere
un'abitazione.
Onorevole Falcone, questa è una buonissima norma, ma se questa
norma pensiamo o pensa, ma l'assessore questo lo sa bene, che possa
dare un impulso all'economia con i pochi fondi che ci sono in
bilancio - immagini 15 milioni di euro che devono coprire tutto il
disagio della Sicilia, faccio il paragone - non serve.
Ma perché è importante questa norma? Nei Regolamenti comunitari,
assessore mi corregga, ed ecco anche l'aggancio alla famiglia, nei
Regolamenti comunitari è prevista una linea di intervento per le
zone, anche per il recupero delle aree interne, per le zone franche
urbane che prevede proprio questo, e cioè, da un lato, il recupero
dell'ambiente con un sistema energetico con fonti rinnovabili,
eccetera e, dall'altro lato, la possibilità di sopperire per quanto
riguarda le esigenze abitative dei nuclei svantaggiati.
Quindi, va benissimo, anzi è bene che noi l'approviamo, ma il
Governo deve essere bravo a non perdere l'opportunità; sappiamo che
la programmazione 2014-2020 comincia già a gennaio e il Governo già
è in ritardo perché non sappiamo come sta programmando. Quindi, se
effettivamente non si perde tempo, questa potrebbe non dare gli
effetti immediati, ma entra in un contesto di programmazione.
Un altro appunto. I Comuni non dovranno perdere tempo perché se
entra nelle linee di intervento della programmazione comunitaria,
questa norma potrà fare parte di alcuni dei progetti che i Comuni
presentano con i PIST, può rientrare in uno di quelle linee di
intervento che hanno e che mettono al sistema un territorio. Qui
dovrà essere bravo l'Assessore, ma dovrà essere bravo e dovrà
essere attento il Governo se effettivamente tiene a che,
finalmente, si possa parlare di una spinta in senso economico e
favorevole nei confronti di questa Sicilia.
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi con l'assessore
Bartolotta abbiamo lavorato a questa norma, l'abbiamo molto difesa,
sin dall'inizio
FORMICA. L'ha fatta lei
LEANZA. Assolutamente, noi abbiamo la possibilità, per le norme,
di prepararle prima rispetto alla minoranza ed è proprio questa la
grande ricchezza e, quindi, le concordiamo prima, le facciamo
prima, c'è un tavolo di maggioranza che funziona dove le facciamo;
è una cosa seria.
Quindi, io ritengo che questa norma è una norma importante e mi
riallaccio alle cose che diceva sia l'onorevole Formica sulla
importanza di questa norma e quello che diceva l'onorevole Grasso,
in modo particolare, perché questa norma è importante perché,
comunque, mette finalmente la Sicilia al passo coi tempi
soprattutto con la programmazione 2014-2020.
Allora, Assessore, qua gli unici interventi, e lo dico
all'onorevole Falcone, che hanno rilevanza immediata sono gli
interventi a pioggia, quando c'è una programmazione non possono
avere rilevanza immediata.
Quindi, siccome la programmazione 2014-2020 che sono tantissime
risorse già fatte e mi auguro che il Governo stia programmando in
tale direzione, io ritengo che questa può essere una norma dove i
50, i 60, i 70 milioni di euro possono essere messi e dare un
grandissimo contributo, ovviamente, ai nuclei svantaggiati ma,
soprattutto, fare partire anche l'economia e riqualificare
l'ambiente.
Quindi, una norma importantissima che ritengo che con le
migliorie, anche attraverso i subemendamenti di alcuni colleghi,
può essere migliorata ma che deve essere, certamente, apprezzata ed
approvata.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli
colleghi, bene questa norma, presentata attraverso l'articolo 29,
bene il riferimento alla possibilità di istituire un fondo
destinato ad attivare procedure di riqualificazione urbana, perché
attraverso questa proposta si dà spazio a interventi di
riqualificazione urbana all'interno dei centri storici.
Tuttavia, e in funzione del fatto che la destinazione finanziaria
appare quanto meno limitata, e in funzione del fatto che vengono
tagliati fuori tutta una serie di interventi in favore delle
periferie e Dio solo sa quanto le aree metropolitane ne avrebbero,
invece, bisogno, proprio per questo, io dico che, tale norma poteva
rappresentare una buona opportunità ma, di fatto, alla fine, è una
opportunità mancata.
Come diceva bene prima l'onorevole Falcone, credo che, con queste
somme esigue, che sono poco più di 2 milioni di euro, si
arriveranno a fare qualcosa come 24-25 interventi e se immagino che
nel territorio regionale si debba procedere a gare di evidenza
pubblica, alle quali dovranno poi partecipare i comuni che dovranno
a loro volta fare i bandi, finiamo, praticamente, con l'avviare una
macchina infernale, vittima della burocrazia, vittima di una serie
di procedure che, di fatto, porterà davvero a scarsissimi
risultati. In questo caso, ancora una volta, la montagna ha
partorito un topolino e il topolino è davvero sottodimensionato.
Un'annotazione volevo farla, con riferimento all'ultimo comma, al
comma 5. Ancora una volta il Governo dà spazio e chiarisce la sua
visione di programmazione rispetto alle famiglie siciliane.
Prima abbiamo parlato lungamente della questione delle coppie di
fatto, con riferimento agli interventi in edilizia, con riferimento
ad interventi che riguardavano il risparmio energetico che poco
c'entravano con quella emanazione di mero principio, adesso viene
fuori ancora una volta quella che è la visione del Governo rispetto
a temi, ad esempio, come quello della famiglia.
In funzione di questo, non capisco perché, ad esempio, si reciti
testualmente, che una quota non inferiore all'x per cento delle
risorse complessive, debba andare, e viene individuata come
priorità, ai genitori separati o divorziati, la cui casa è già
stata assegnata all'altro coniuge. Sembra quasi che si voglia,
ancora una volta, stimolare il territorio a non tener conto della
famiglia, quasi come se fosse un valore aggiunto a tutti i costi,
di voler promuovere la separazione e il divorzio.
Mi chiedo perché invece, non sia stata pensata una priorità per le
famiglie con figli disabili, per le famiglie numerose, quelle
famiglie che non arrivano a fine mese, quelle famiglie numerose che
chiedono a questo Governo, a quest'Assemblea, di ricevere degli
interventi in loro favore.
Per questo presenterò un emendamento che, appunto, dà la
possibilità alle famiglie numerose di poter beneficiare di questi
contributi e per questo presenterò anche un subemendamento ad un
emendamento, già presentato al testo, che è relativo al comma 3,
dove si fa riferimento alla possibilità, alla volontà anzi, di
agevolare quelle imprese che stipulino convenzioni con operatori
privati, per predisporre adeguati strumenti finanziari a supporto
di interventi di social housing.
Ritengo che l'housing sociale debba, invece, essere inteso in
maniera differente, debba cioè essere inteso nella possibilità di
dare spazio a famiglie che vivono condizioni di disagio ed è a
quelle che dobbiamo andare incontro ed è a quelle che dobbiamo
tendere la mano e non sicuramente, invece, all'impresa che dietro
questo articolato potrebbe insinuare delle forme di speculazione
edilizia.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiaramente la
norma solleva interesse in tutti i deputai, anche perché è una
norma innovativa che certamente è anche attesa.
Il problema che mi pongo, assessore Bartolotta, venendo anche da
esperienze amministrative, è quello che bisognerà trovare soluzioni
idonee, perché capisco che in questa finanziaria con 6 milioni di
euro non possiamo andare oltre.
C'è un problema riguardante due aspetti. Il primo è che questa
norma dovrebbe essere sicuramente concordata con il territorio per
la parte urbanistica per agevolare quelle che possono essere le
procedure o i piani particolareggiati che chiaramente devono essere
adottati in breve tempo e il secondo è di carattere economico-
finanziario.
In un intervento di quattro anni fa avevo proprio chiesto questo
che una misura della Comunità Economica Europea potesse essere
quella della riqualificazione dei centri urbani perché, in questa
maniera, intanto otterremmo immediate ricadute dal punto di vista
ambientale, dal punto di vista urbanistico, dal punto di vista
occupazionale e in questa fattispecie anche dal punto di vista
sociale, perché sulla carta è una belle norma dal punto di vista
pratico ed economico con 6 milioni di euro chiaramente non
riusciremmo nemmeno a fare una progettazione di tanti centri.
Ora, è chiaro che poter dare anche questi alloggi non è che si può
parlare solo di paesi collinari o montani, ma chiaramente vi è una
difficoltà di alloggi nei centri urbani più grossi che hanno più
esigenze dal punto di vista di questi alloggi.
Ed allora, la proposta, Assessore, è quella di farsi promotore nel
momento in cui si va a fare la nuova programmazione di potere
inserire una misura che avrebbe ricadute anche occupazionali ed
economiche immediate, e non già come le grandi opere, d'altronde le
grandi opere, però, avranno ricadute economiche occupazionali in
Sicilia fra almeno 10-15 anni.
In questo momento noi siamo in un momento di crisi, crisi
economica ed occupazionale che hanno bisogno di misure adatte per
potere dare risultati quasi immediati e questa potrebbe esserne una
perché darebbe dal punto di vista sia economico, occupazionale ma
anche sociale risultati a breve termine.
PANARELLO. Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, solo per dire anche tenendo conto
dell'emendamento che ho visto da parte del Governo che recepisce la
proposta che aveva fatto l'onorevole Cracolici, ma anche per il
merito dell'articolato, penso che sia come dire una norma giusta e
non capisco la polemica da parte dei colleghi dell'opposizione che
ci sono poche risorse.
Noi sappiamo il tipo di bilancio che siamo costretti a fare in
ragione anche dell'articolo che affronteremo successivamente e non
capisco perché la difficoltà a reperire risorse diventa un
argomento per contestare la bontà della scelta che ha fatto il
Governo con questa norma.
Lo dico soprattutto ai colleghi che hanno partecipato ad altre
stagioni politiche di quest'Assemblea quando le risorse erano
consistenti e non hanno mai immaginato, pensato, di destinarli allo
scopo per cui questo articolo invece pensa di destinarli.
Quindi, prendiamo atto di questo indirizzo . Speriamo che nel
corso dei mesi, anche utilizzando i fondi PAC come è stato
ricordato nell'articolo, si possono determinare le condizioni per
dare un impulso a questo tipo di attività soprattutto offrendo
affitti a prezzi agevolati agli utenti che sono in maggiore
difficoltà ma anche come dire partecipando al risanamento dei
centri storici degradati. L'uno e l'altro obiettivo credo che siano
molto importanti per una situazione come quella nostra.
PRESIDENTE. Si passa all'esame dell'emendamento 29.5 a firma
dell'onorevole Formica.
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'esame dell'emendamento 29.7 a firma dell'onorevole
Falcone.
FALCONE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'esame dell'emendamento 29.8 a firma dell'onorevole
Di Mauro.
DI MAURO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'esame dell'emendamento 29.4 a firma dell'onorevole
Formica.
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'esame dell'emendamento 29.6 a firma dell'onorevole
Formica.
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 29.12 a firma della Commissione.
DI GIACINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo
emendamento inseriamo al comma 1 oltre ai centri storici anche i
quartieri degradati dei comuni siciliani.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 29.11 a firma del Governo. A questo
emendamento sono stati presentati diversi subemendamenti. Il primo
è il 29.11.Gov.1
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, intervengo per chiedere se sui
subemendamenti di riscrittura del Governo possiamo presentare
subemendamenti aggiuntivi. La mia domanda non è casuale. Possiamo
presentare subemendamenti aggiuntivi? La domanda la voglio
rivolgere alla Presidenza per capire qual è il metodo che viene
utilizzato nei confronti di tutti i parlamentari.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, se sono subemendamenti del medesimo
contenuto che intervengono a meglio spiegare l'emendamento, in
questo caso, si può intervenire.
Pongo in votazione il subemendamento 29.11.Gov.1. Il parere del
Governo?
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VINCIULLO, vice presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 29.11.Gov.2. Il parere del
Governo?
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Contrario perché se andiamo a togliere l'alienazione a prezzo
agevolato verrebbe snaturato il principio della legge che mira a
dare abitazioni..
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, onorevoli deputati, l'evidenza pubblica è implicita in
ogni procedura di alienazione propria dell'ente locale, in
generale.
LENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siccome al GOV.
11, a cui si fa riferimento, c'è scritto alienazione a prezzi
agevolati .
A casa mia alienazione significa vendita, compra vendita. Quindi
cosa dico? O cassiamo queste due parole o mettiamo Bando
pubblico , così siamo a posto.
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, onorevoli deputati, vorrei che ci si capisse: se questo
articolo deve creare difficoltà, lo ritiriamo perché è una norma di
principio per non farci dire sempre, dalla programmazione europea e
tutto il resto, che ci sono delle risorse che la Sicilia, poi, non
riesce a programmare proprio perché, su determinate misure, ancora
non ha pianificato e non ha programmato un percorso.
Questa è la norma di principio. Ora, premesso che si può ritirare
se l'Assemblea non è d'accordo, vorrei dire all'onorevole Lentini
che è giusta la sua osservazione. Però, l'evidenza pubblica sta nei
fatti della procedura amministrativa di alienazione.
GUCCIARDI. Sta nella legge, assessore.
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Per
quanto riguarda il prezzo agevolato, se noi riqualifichiamo un
immobile nel centro storico che, catastalmente, figura come
immobile ad uso residenziale oggi è un rudere, domani, con la
riqualificazione aumenterà di valore. Se non prevediamo, per legge,
la cessione a prezzi agevolati a quel tipo di categoria
svantaggiata non lo potremo mai alienare. Questo era il principio
della norma.
PRESIDENTE. Pongo in votazione, ripeto per chiarezza, il
subemendamento 29.11GOV.2 . Il parere del Governo?
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Contrario.
LENTINI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa al subemendamento 29.11GOV.5. Lo pongo in votazione. Il
parere del Governo?
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Favorevole a
maggioranza.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. E' stato già distribuito un altro subemendamento del
Governo, che va ad integrare un proprio subemendamento ed è il
29.11GOV.6.
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Favorevole a
maggioranza.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Il subemendamento 29.11GOV.4 degli onorevoli Cracolici e Gucciardi
è dichiarato inammissibile.
Si passa al subemendamento 29.11GOV. Lo pongo in votazione. Il
parere della Commissione?
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Favorevole a
maggioranza.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il 29.11GOV. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(È approvato)
L'emendamento 29.9, degli onorevoli Lo Sciuto, Di Mauro ed altri,
è dichiarato inammissibile.
Gli emendamenti 29.3, 29.2 e 29.1 sono ritirati.
Si passa all'emendamento 29.10GOV. Lo pongo in votazione. Il
parere della Commissione?
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione.. Favorevole a
maggioranza.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(È approvato)
Si passa al subemendamento 29.12 della Commissione. Lo pongo in
votazione. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VINCIULLO, vicepresidente Commissione.. Favorevole a maggioranza.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 29, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 30. Ne do lettura:
«Art. 30
Disposizioni in materia di personale precario
1. Al fine di favorire l'assunzione a tempo indeterminato dei
lavoratori di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo
28 febbraio 2000, n. 81, e di cui all'articolo 3, comma 1, del
decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 280, come recepito
dall'articolo 4 della legge regionale 26 novembre 2000, n. 24, che
alla data del 31 dicembre 2013 siano titolari di contratto a tempo
determinato o utilizzati in attività socialmente utili, secondo le
disposizioni recate dall'articolo 4, comma 9 bis e successive
modifiche e integrazioni, del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101,
convertito dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, il Dipartimento
regionale del lavoro, dell'impiego, dell'orientamento dei servizi e
delle attività formative predispone l'elenco regionale previsto
dall'articolo 4, comma 8, del medesimo decreto legge n. 101/2013,
convertito dalla legge n. 125/2013, sulla base dei seguenti criteri
prioritari:
a) anzianità di utilizzazione;
b) in caso di parità maggior carico familiare;
c) in caso di ulteriore parità anzianità anagrafica.
2. I lavoratori inseriti nell'elenco di cui al comma 1 hanno
diritto di precedenza nelle stabilizzazioni effettuate dall'ente
presso il quale risultano utilizzati.
3. In coerenza con le disposizioni di cui al comma 9 bis e
successive modifiche e integrazioni dell'articolo 4 del decreto
legge n. 101/2013, convertito dalla legge n. 125/2013, i contratti
di lavoro subordinato a tempo determinato instaurati dai lavoratori
di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 81/2000
e di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo n.
280/1997, come recepiti dall'articolo 4 della legge regionale n.
24/2000, possono essere prorogati sino al 31 dicembre 2016 con
decorrenza dall'1 gennaio 2014.
4. In deroga ai termini ed ai vincoli di cui al comma 9
dell'articolo 4 del decreto legge n. 101/2013, convertito dalla
legge n. 125/2013, e nel rispetto di quanto previsto dal comma 9
bis e successive modifiche e integrazioni del citato articolo 4, la
proroga dei rapporti di lavoro a tempo determinato può essere
disposta con decorrenza dall'1 gennaio 2014 e fino al 31 dicembre
2014, permanendo il fabbisogno organizzativo e le comprovate
esigenze istituzionali volte ad assicurare i servizi già erogati.
5. Per le medesime finalità di cui al comma 3 è autorizzata, a far
data dall'1 gennaio 2014 e fino al 31 dicembre 2016, la
prosecuzione delle attività socialmente utili svolte dai lavoratori
aventi diritto all'inserimento nell'elenco di cui al comma 8
dell'articolo 4 del decreto legge n. 101/2013, convertito dalla
legge n. 125/2013. Per le finalità del presente comma è
autorizzata, per il triennio 2014-2016, la spesa annua di 36.362
migliaia di euro.
6. A decorrere dall'1 gennaio 2014 sono abrogate le norme recanti
misure in favore dei lavoratori appartenenti al regime transitorio
dei lavori socialmente utili ed in particolare l'articolo 2 della
legge regionale n. 24/2000, l'articolo 25 della legge regionale 29
dicembre 2003, n. 21, l'articolo 2, comma 3, della legge regionale
31 dicembre 2007, n. 27, l'articolo 12, comma 6, della legge
regionale 21 dicembre 1995, n. 85, gli articoli 4 e 8 della legge
regionale 14 aprile 2006, n. 16, l'articolo 41, comma 1, della
legge regionale 5 novembre 2004, n. 15 e l'articolo 23, comma 14,
della legge regionale 22 dicembre 2005, n. 19.
7. Per compensare gli squilibri finanziari delle autonomie locali
derivanti dall'applicazione delle disposizioni di cui al comma 6, è
istituito, presso il Dipartimento regionale delle autonomie locali,
un Fondo straordinario per la salvaguardia degli equilibri di
bilancio da ripartire con decreto dell'Assessore regionale per le
autonomie locali e la funzione pubblica, di concerto con
l'Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro, previa intesa in sede di Conferenza Regione-Autonomie
locali, tenendo anche conto, fermo restando la dotazione
complessiva delle risorse, del contributo già concesso per ogni
singolo lavoratore alla data del 31 dicembre 2013.
8. Il Fondo di cui al comma 7 è determinato, per il triennio 2014-
2016, in misura pari a 180.868 migliaia di euro per l'anno 2014 e
199.491 migliaia di euro annui per ciascuno degli anni 2015 e 2016.
9. Per compensare gli squilibri finanziari delle pubbliche
amministrazioni, ivi comprese le aziende pubbliche del servizio
sanitario regionale, con esclusione delle autonomie locali,
derivanti dall'applicazione delle disposizioni di cui al comma 6, è
istituito, presso il Dipartimento regionale del lavoro,
dell'impiego, dell'orientamento, dei servizi e delle attività
formative, un Fondo straordinario per la salvaguardia degli
equilibri di bilancio, da ripartire sulla base dei criteri
stabiliti con decreto dell'Assessore regionale per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, previa delibera della Giunta
regionale, tenendo anche conto, fermo restando la dotazione
complessiva delle risorse, del contributo già concesso per ogni
singolo lavoratore alla data del 31 dicembre 2013.
10. Il Fondo di cui al comma 9 è determinato, per il triennio 2014-
2016, in misura pari a 19.124 migliaia di euro per l'anno 2014 e
27.652 migliaia di euro annui per ciascuno degli anni 2015 e 2016.
11. Le misure finanziarie di cui ai commi 5, 7 e 9 nonché quelle
previste dalla disposizioni di cui al comma 6 e già autorizzate
alla data di entrata in vigore della presente legge, pari a
complessive 290.933 migliaia di euro per l'anno 2014, 290.469
migliaia di euro per l'anno 2015 e 264.517 migliaia di euro per
l'anno 2016, secondo le disposizioni recate dall'articolo 4, comma
9 bis, e successive modifiche e integrazioni del decreto legge n.
101/2013, convertito dalla legge n. 125/2013, sono attribuite in
misura pari ai risparmi di spesa realizzati dalla Regione, a
seguito dell'adozione delle misure di razionalizzazione e revisione
della spesa previste dalla presente legge, riepilogate
nell'allegato 3 della presente legge.
12. Si applicano, fino al 31 dicembre 2013, le disposizioni di cui
all'articolo 19, comma 4, della legge regionale 1 settembre 1993,
n. 25, e all'articolo 8 della legge regionale 10 ottobre 1994, n.
38 .
(Riassume la Presidenza il Presidente Ardizzone)
(La seduta, sospesa alle ore 18.10, è ripresa alle ore 18.11)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avendo sentito i Presidenti dei
Gruppi parlamentari in maniera informale, si è deciso che
proseguono i lavori. Vista la necessità di accelerare c'è la
volontà, e quindi la determinazione, se non ci sono osservazioni in
contrario, di fare una discussione unificata sugli articoli che
riguardano i precari, dal 30 al 35, con la possibilità di contenere
l'intervento di ciascuno di voi, mi rendo conto che ognuno è
invogliato ad intervenire, così evitiamo di impiegare il tempo
massimo delle due ore e 45 minuti. E quindi poi procedere alla
votazione degli emendamenti.
Però quello che vi voglio significare, siccome gli Uffici stanno
facendo un grandissimo sforzo di compatibilità tra emendamenti,
subemendamenti ed articolato, oltre la chiusura della discussione
generale non si raccoglieranno assolutamente subemendamenti. Lo
dico con la massima chiarezza, così evitiamo di creare intralcio ai
lavori, perché la materia è molto delicata e quindi un
subemendamento potrebbe,.a patto che il Governo, le stesse regole
valgono per il Governo. Cosa voglio dire? E sarò ancora più chiaro:
quando finirà la discussione generale metterò in distribuzione gli
emendamenti e i subemendamenti sia del Governo sia dei singoli
parlamentari e da quel momento questa Presidenza non riceverà più
subemendamenti perché la materia è molto delicata.
Per quello che riguarda il prosieguo dei lavori, poiché non c'è
univocità di intenti, vedremo in corso d'opera e comunque non si
lavorerà in nottata.
Abbiamo dimostrato in questi giorni che si può fare un buon lavoro
se c'è serenità.
ALLORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo che alla
discussione relativa ai precari sia inserito anche l'articolo 36,
che riguarda il reddito minimo di inserimento ed i cantieri di
servizio ed i relativi percorsi di stabilizzazione.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, dispongo nel senso
richieso.
GRECO MARCELLO, presidente della Commissione Cultura, formazione e
lavoro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Rammento che i tempi sono contingentati. Siccome vedo
numerosissimi iscritti a parlare del gruppo del PD sapete già che
vi dovete dividere i minuti a disposizione.
MILAZZO. Per la Commissione Bilancio?
PRESIDENTE. Per la Commissione Bilancio parla solamente
l'onorevole Vinciullo. Stanno parlando le due Commissioni.
Onorevole Milazzo, non ci sono eccezioni, se no non avrebbe avuto
senso unificare la materia, quindi, parlano il Presidente della V
Commissione ed il Presidente della II Commissione Bilancio. Questi
sono e fuori quota.
GRECO MARCELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori
assessori, trattiamo l'argomento che riguarda i precari, una
problematica storica per la Regione Sicilia e finalmente riusciamo,
con questo articolo e con questa posizione, a definirla una volta
per tutte. Finalmente finisce lo stillicidio delle proroghe,
finalmente finisce quella che era l'ansia di ogni finanziaria e di
ogni governo.
E dobbiamo dire che finisce anche con una regolamentazione chiara
che è quella riguardante proprio l'articolo 30, con l'istituzione
dell'elenco regionale dei precari che vedono dei criteri
prioritari, quale quello dell'anzianità di utilizzazione, quello
del maggior carico familiare, quello delle ulteriori parità di
anzianità anagrafica.
E, quindi, tutti questi soggetti hanno finalmente il diritto di
precedenza nelle stabilizzazioni effettuate dall'ente presso il
quale vengono utilizzati.
Ma una proroga che finalmente va dal 31 dicembre 2013 al 31
dicembre 2016 e la creazione di due fondi principali, che sono i
fondi che servono per trovare le risorse economiche - uno istituito
presso il Dipartimento regionale delle autonomie locali, che
prevede la possibilità per l'anno 2014 e 2016 di 180 milioni di
euro e per gli anni successivi di 199 milioni di euro; l'altro, che
è quello del fondo straordinario per la salvaguardia degli
equilibri di bilancio, che prevede la possibilità di stabilizzare i
soggetti interessati.
E' finalmente una riforma definitiva, ed io la chiamerei anche
epocale, perché si risolve il problema dei precari nella Regione
Sicilia.
Tutte le categorie e, quindi, i precari dagli LSU agli ASU,
vengono inseriti in questo contesto e per tutti c'è la possibilità
di trovare quelle risorse che erano necessarie al fine della
stabilizzazione.
Quindi, colleghi, quello che io vi chiedo, soprattutto ai colleghi
della maggioranza che hanno presentato emendamenti su questi
articoli, dal 30 al 35, è di ritirare gli emendamenti al fine di
procedere celermente ed anche alla salvaguardia di quelli che sono
gli interessi dei soggetti a cui si fa riferimenti negli
emendamenti stessi.
Questo perché - sapete benissimo - gli emendamenti in questione,
una volta inseriti nella finanziaria e, quindi, nel contesto di
questo articolo potrebbero trovare poi le impugnative da parte del
Commissario dello Stato con la conseguente grave situazione, in
caso di impugnativa, di esclusione dei soggetti a cui fanno
riferimento gli emendamenti in questione, di trovare poi spazio nel
bacino del precariato.
Chiedo formalmente al Governo, assessore, di trattare le questioni
dei singoli emendamenti successivamente, entro un mese, un mese e
mezzo dall'approvazione della finanziaria, nella relativa
Commissione di merito al fine di potere valutare singolarmente le
posizioni, di potere anche - se è il caso - fare dei disegni di
legge che possano comprendere questi soggetti che sono già inseriti
nella situazione di che trattasi ma che potrebbero trovare
successivamente, in un contesto diverso, e nella Commissione
parlamentare di merito, la possibilità di trovare delle normative,
una normativa migliore o un inserimento migliore.
Chiedo questo formalmente e chiedo che il Governo su questo punto,
su questa mia richiesta possa trovare un riscontro.
Onorevoli colleghi, la necessità di accelerare i tempi sulla
situazione del precariato e soprattutto di evitare di toccare la
norma in questione, onde evitare le impugnative che possano,
ovviamente, nuocere al resto ed anche alle stesse categorie di
soggetti che hanno richiesto di effettuare degli emendamenti.
Questo è il contributo che il Presidente della Commissione
parlamentare offre, rimango a disposizione dell'Aula per qualsiasi
altro chiarimento.
PRESIDENTE. Chiedo ai Presidenti dei Gruppi parlamentari di
venirmi incontro per quello che riguarda gli interventi dei singoli
Gruppi, mi facciano, pertanto, avere un elenco di coloro che
interverranno.
CORDARO. Per il nostro Gruppo, interverrà l'onorevole Grasso.
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Chiedo di parlare.
GRECO MARCELLO presidente della Commissione Cultura, formazione e
lavoro.. Chiedo di avere la risposta del Governo alla mia
richiesta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Vinciullo.
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. La Commissione
accoglie la proposta che ha fatto la Presidenza di unificare gli
articoli. Saremmo però dell'idea che insieme agli articoli 31-35
debba essere unificato anche l'articolo 36 che riguarda la materia.
PRESIDENTE. Questo è già stato deciso dall'Aula, onorevole
Vinciullo.
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Di conseguenza,
invitiamo ad andare avanti sull'argomento ma ci sembra non
conducente ad una corretta gestione dell'Aula l'idea di non potere
riscrivere, nel caso in cui si dovesse presentare la necessità, un
testo.
Ce lo faremo in maniera limitata però lasciamo a ciascuno di noi
la possibilità di potere intervenire così come prevede il
Regolamento.
PRESIDENTE. Per evitare confusione, su questo ormai si è deciso,
onorevole Vinciullo.
Ci sono due ore di discussione. In queste due ore di discussione
c'è il tempo necessario e sufficiente per scrivere eventuali
emendamenti e sub emendamenti.
Non dimentichiamo che proprio in questo momento l'onorevole
Marcello Greco, nella qualità di Presidente della Commissione, ha
fatto un invito all'Aula a ritirare gli emendamenti, lo ha fatto
nella sua veste.
Se vogliamo semplificare il percorso ed evitare di ingolfare
questa Presidenza con tutta una serie di subemendamenti o
emendamenti che potrebbero - alla fine - stravolgere il senso
dell'articolato, vi esorto, avendo due ore a disposizione, di fare
tutto quanto possibile perché si faccia celermente e con la massima
chiarezza.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Solo
per dire che dove si reputasse la necessità di riscrivere gli
emendamenti, la Commissione o il Governo dovrebbero essere messi
nella condizione, al di là dei tempi correttamente indicati.
PRESIDENTE. Onorevole Dina, avevo già detto che, dato che verranno
riscritti questi emendamenti e subemendamenti, si sospenderà -
dando possibilità della lettura a tutti i parlamentari, al Governo
e alla Commissione - perché si tratta di materia complessa e
delicata.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le chiedo
attenzione, quando parliamo del decreto legislativo 7 agosto 1997,
numero 280 ci riferiamo agli ASU, no?
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. La relazione illustrativa sull'articolo entra nel merito.
RINALDI. No, la questione è questa: siccome gli ASU sono regolati
anche dal 331 del 1999, sono stati lasciati fuori per negligenza o
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Assolutamente no, per cui se lei poi mi da la possibilità
di raccontarle il percorso, parliamo degli ASU. La risposta alla
prima domanda è sì.
RINALDI. I 331 sono compresi del 1999?
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Sono compresi, sì.
RINALDI. Dove?
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Ora ci arriviamo.
RINALDI. L'altra questione in trenta secondi. Essendo che noi
approvando questa norma eliminiamo tutte le norme che tutelavano
prima i lavoratori precari, c'è una norma che li tutelerà
successivamente in questo contenitore unico?
E la seconda cosa che le chiedo, gli orari che sono svolti in
questo momento dai precari negli enti locali e negli altri enti
vengono salvaguardati o poi, siccome qui si prevede soltanto la
copertura finanziaria, il sindaco o chi gestisce i precari può
ridurre l'orario? Dovremmo mettere una norma che tuteli questi
lavoratori per l'orario che svolgono in questo momento.
PRESIDENTE. No, però se iniziamo così non andiamo avanti. Fate le
domande e il Governo poi interviene di volta in volta.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò anche io molto
breve perché devo dividere il mio tempo con altri colleghi che
ovviamente hanno anticipato il loro intervento.
Io non posso che complimentarmi con l'iniziativa del Governo
Crocetta perché credo che, a differenza sicuramente del passato,
forse, in maniera del tutto appropriata, si prende a cuore il
problema dei precari e lo si affronta.
Non siamo in grado in questa sede di stabilire se effettivamente è
risolto in via definitiva perché credo che è necessario aspettare
prima la verifica, il controllo da parte del Commissario dello
Stato e poi la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Ma è indubbio che finalmente il problema dei precari è affrontato,
ed è affrontato così come è stato anticipato dall'assessore, che
ringrazio, in maniera del tutto completa ed esaustiva.
Noi, in anteprima rispetto ad altri colleghi, abbiamo avuto la
possibilità di potere ascoltare l'assessore e il dirigente in
Commissione Bilancio e abbiamo fatto una domanda specifica: se ci
sono fattispecie di precariato che erano non disciplinate
dall'attuale proposta di legge.
Una volta che c'è stata esclusa questa ipotesi e che tutte le
diverse figure, tipologie e situazioni sono state comprese
nell'ambito della proposta, credo che obbiettivamente siamo stati
abbastanza contenti e quindi non posso che condividere la proposta
e addirittura anticipare il mio voto positivo.
Non posso, per altro verso, perché credo che questa è una legge,
laddove effettivamente verrà approvata, che prevede alcune deroghe
e ringrazio veramente questa volta il Governo regionale, nonché
anche il Governo centrale e nazionale perché ha consentito di
potere in qualche modo adottare alcune deroghe rispetto alla
normativa ordinaria al fine di consentire la stabilizzazione e la
stipula dei contratti a tempo indeterminato per moltissimi,
ovviamente. precari.
Se da un lato, pertanto, noi, forse, in via prioritaria abbiamo
risolto il problema dei precari, poiché ho svolto l'attività di
sindaco e per primo ho affrontato il problema dei precari e forse
credo di essere stato l'unico Sindaco in Sicilia ad avere
stabilizzato i precari ad esclusione di cinque, non per volontà
dell'Amministrazione, il che significa quanto a cuore mi stava la
loro situazione che si trascinava da tanti anni e che era stata
oggetto di sfruttamento di tantissime persone che ne avevano fatto
risultati di natura politica.
E' indubbio, però, che poiché la normativa per la loro
stabilizzazione prevede le deroghe alle dotazioni organiche o le
piante organiche, dobbiamo immaginare che, per alcuni anni, una
volta stabilizzati i precari che, a mio avviso, è un atto di
giustizia nei loro confronti, dobbiamo creare alcuni presupposti
affinché quel turnover che, obiettivamente, andrà ad essere
limitato e che deve essere fisiologico della Pubblica
amministrazione, possa essere consentito.
Quando ho fatto l'intervento nell'ambito della discussione
generale, signor Presidente, ho richiamato l'attenzione
dell'assessore Valenti, non a caso, perché è giusto che voi
sappiate che questi aveva predisposto un disegno di legge ed una
proposta che vedeva l'applicazione in Sicilia della cosiddetta pre
Fornero , cioè la possibilità dell'esodo anticipato di tanti
dipendenti affinché, in qualche modo, potesse essere consentito
quel turnover.
Alcune parti politiche, devo essere sincero, hanno fatto
osservare, come è giusto che sia, che prima che possa trovare
applicazione una proposta del genere, è giusto che si verifichi
qual è la condizione dei precari per quanto riguarda la loro
stabilizzazione.
Condivido questa impostazione e credo che, pertanto, sia
necessario che venga riproposto quel disegno di legge una volta
stabilizzati i precari che, a mio avviso, devono avere priorità
assoluta, però non possiamo dimenticare, soprattutto, i tanti
giovani disoccupati. Questo consentirebbe l'espletamento dei
concorsi e quel turnover tanto auspicato.
Assessore, Governo regionale, da quanti anni sono bloccati i
concorsi? Da quanti anni, obiettivamente, non consentiamo quel
turnover che significa l'ingresso di tanti giovani nell'ambito
della Pubblica amministrazione?
Abbiamo fatto un atto di giustizia, speriamo che riesca quest'atto
di giustizia dei precari, ma non possiamo dimenticarci,
soprattutto, di tanta gente che ha studiato e che è in attesa di
accedere nella Pubblica Amministrazione.
ZAFARANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFARANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Giunta,
cittadini, parlo nel merito sia dell'articolo 30 sia di tutta la
manovra che ricomprende il personale precario, dall'articolo 30
all'articolo 36, chiaramente andremo nel dettaglio, perché è
importante vedere quale sia l'orizzonte che ci si propone in questo
momento.
Sappiamo quali sono le situazioni dei Comuni, sappiamo come, fino
adesso, si è anche abusato nel tempo e si è fatto sempre più
ricorso a queste forme di lavoro flessibile, andando ad incidere
nella vita di questi lavoratori che sappiamo, dai Comuni, dagli
Enti locali, dalle Amministrazioni, quanto siano utili, quanto
siano professionali, quale livello di professionalità e di impegno
abbiano sviluppato e come si prodighino per fare funzionare proprio
quei Comuni che, ora uno, ora l'altro, non si sa, diciamo, se per
ragioni esclusivamente tecniche o anche politiche, non vogliono
sentire parlare di piante organiche, non vogliono mettere certezze
nella vita delle persone e si fa in modo che, in ogni Finanziaria -
almeno noi l'abbiamo vissuta l'anno scorso e, chiaramente, in
questa fase, con questo articolato, c'è una sorta di trepidazione
un po' smorzata rispetto all'anno scorso - di tenere sempre in
costante apprensione questo personale.
E' un uso distorto delle forme di lavoro flessibile, ricordiamolo,
e anzi, a maggior ragione, come sappiamo, la circolare di
accompagnamento alla legge 125 del 2013 ha proprio invitato le
Amministrazioni a fare in modo di applicare pienamente l'articolo
97 della Costituzione e, oltre a questo, l'articolo 1 e l'articolo
4, anche perché, questa situazione favorisce il proliferare del
contenzioso.
Che cosa vediamo noi, nella lettura dell'articolo 30, praticamente
una proposta di proroga, dilazionata per tre anni, senza alcun
vincolo per i comuni e per gli enti locali e noi avevamo previsto
in Commissione Quinta, per fare in modo di imporre ai comuni
l'approvazione delle piante organiche, imporre una partecipazione
piena del problema, anche allargando la possibilità di lavorare
meno, ma di lavorare tutti - e mi si capisca cosa intendo - e,
quindi, con forme anche part time, una disposizione per la quale
i comuni venissero anche monitorati di anno in anno, perché come
sappiamo nessuna legge, senza una forma sanzionatoria o di
controllo, poi può avere un reale effetto.
Non dobbiamo prenderci in giro. Noi ci chiediamo, fermo restando
il fatto che questo è un sistema malato, fermo restando che questo
è un sistema distorto, creato ad arte dalla politica e non abbiamo
nessun problema a sostenerlo, lo dobbiamo risolvere, perché urlano
vendetta coloro che, nella loro professione, impiegano tutta la
loro capacità e le loro competenze.
Al tempo stesso diciamo che si tratta sì di una proroga per tre
anni, non vincolata a nulla, ma dopo che succederà? Lasciamo
spazio al prossimo Governo, perché magari ci saranno prossime
elezioni? Oppure non ci sarà più la possibilità di prorogare perché
Roma non ascolterà più le esigenze di una Sicilia che non intende
programmare.
A fronte anche dei trecento milioni bloccati ogni anno, per tre
anni, noi vediamo, invece, all'articolo 31, mi pare di ricordare
bene, misure di fuori uscita per le quali si impiegano un milione
e 27 mila circa. Quindi di cosa parliamo? L'investimento dove è
fatto? Come ci svincoliamo dalla sacca - mi si permetta questo
termine - della Pubblica amministrazione, perché di questo
collocamento nella Pubblica amministrazione si è abusato anche
senza procedure concorsuali legittime, quindi, noi facciano tutta
questa serie di interrogativi a questo Governo e chiediamo,
realmente, se questa sia la soluzione. Grazie.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho presentato a
nome di molti colleghi un ordine del giorno al Presidente
dell'Assemblea che spero si possa votare, anche in deroga, prima
dell'approvazione della Finanziaria.
Abbiamo previsto che la Finanziaria, ben che vada, verrà
pubblicata il 25 di gennaio e vi sono molti comuni che non avendo
avuto direttive, non avendo avuto coperture o un qualsiasi
chiarimento, in questo momento, non hanno prorogato o non hanno
rinnovato i contratti ai precari degli enti locali e ciò crea un
grave problema dal punto di vista del disservizio e per i
lavoratori.
L'ordine del giorno è stato già presentato, pregherei anche l'Aula
di esprimersi, perché alla fine del percorso dei cinque articoli
sul precariato, sicuramente, potremmo dare indicazioni con un
ordine del giorno ai due assessori competenti, così come avvenuto
l'anno scorso, per poter dare un chiarimento ai comuni che con le
somme di loro competenza - perché vi sono somme di loro competenza
- possano prorogare almeno per un dodicesimo, quindi, per un mese
questi contratti in essere viceversa troveremmo soluzioni che non
sono idonee rispetto a questo.
Inoltre, credo che tutta l'Aula, avendo sentito diversi deputati,
sia d'accordo su questo e, quindi, è stata trovata una soluzione.
L'altro problema, Assessore alla famiglia e al lavoro, riguarda il
fatto che l'anno scorso avevamo posto, nella Finanziaria, un
problema riguardante gli ASU che sono alle dipendenze di
cooperative private e il problema che si pone è che se queste
cooperative non stabilizzeranno questi lavoratori non avrà più
senso tenere questi lavoratori senza prospettive.
Pongo il problema di dare la possibilità agli enti pubblici di
potere avere anche la possibilità di fare le convenzioni per
poterli utilizzare negli Enti locali o in altri enti.
Seguivo la polemica della chiusura, per esempio, dei musei la
domenica; vi sono una miriade di possibilità di utilizzazione di
questo personale in questi siti, vi è la possibilità di utilizzarlo
nelle ASP e in altri Enti pubblici che hanno bisogno di questo
personale.
Quindi, credo che al di là di questo momento contingente per il
quale siamo costretti, cari colleghi, a dovere prorogare, salvo
poi a trovare soluzioni idonee, ritengo che vada svolto un
programma a più largo respiro per questi precari.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vedo cosa ci
sia da gioire o da ringraziare il Governo per la previsione di
questa legge.
Noi tutti abbiamo assistito e assistiamo alla difficoltà che
questo provvedimento ha incontrato circa la possibilità di avere
alcune deroghe a livello nazionale al fine di dare a questi
lavoratori la tranquillità che essi meritano e dico che essi
meritano perché a mio parere, su questa vicenda, l'azione del
Governo regionale doveva essere molto più forte, molto più
incisiva, perché aveva dalla sua le buone ragioni che vengono dalla
logica.
Qui non stiamo parlando dei soliti lavoratori che di volta in
volta vengono inseriti nel bacino e nelle braccia aperte di mamma
Regione, a partire da quando è iniziato il cammino di questa
Regione, cioè a partire dal 1947, ma siamo in presenza di persone,
di lavoratori, alle quali, signor Presidente, si è impedito di
sognare, si è impedito di cercarsi un lavoro alternativo, ma non
ora, lo si è impedito 20 anni, 25 anni fa, in alcuni casi anche 30
anni fa, perché assunti per un anno, di volta in volta, di proroga
in proroga, e per molti anni, per cercare di prendere i voti di
queste persone, si è prolungato la loro precarietà nel tempo, ma
nel frattempo queste persone sono diventate anziane, si sono
sposate, non possono più, malgrado loro, reinserirsi nel mondo del
lavoro, quindi, non si tratta di personale avventizio.
E passiamo all'altra argomentazione. Per le stesse motivazioni e,
quindi, il blocco delle assunzioni che si è operato nel tempo,
nella maggior parte degli enti locali, queste persone sono
diventate essenziali nello svolgimento delle funzioni
amministrative.
E' ormai da tempo che si dice, ma qualcuno fa finta ancora di non
capire, che la maggior parte degli Enti Locali siciliani potrebbe
chiudere, non sarebbero in grado di erogare i servizi, di mandare
avanti la propria amministrazione se non ci fosse questo personale,
ma ancora qualcuno fa finta di dimenticarlo ed ecco perché dico che
il Governo regionale, nella trattativa con il Governo nazionale,
aveva più di un'arma a disposizione per dimostrare che non si
trattava di una cortesia' che si chiedeva, ma che si trattava e si
tratta di reclamare un diritto di giustizia tenuto conto che si
tratta di personale che non si può mandare a casa.
Continuare nella finzione di una proroga triennale, per altro con
una serie di paletti che renderanno di difficile attuazione la
successiva stabilizzazione, come tutti sappiamo, perché tutti
conosciamo la situazione degli Enti Locali siciliani, allora lì
bisognava avere la forza, da parte del Governo, di ottenere quelle
ulteriori deroghe che potevano finalmente mettere la parola fine a
questa vergogna chiamata precariato'.
Del resto è già dal 2006 che ci avevamo provato, con la legge n.
16, che purtroppo negli anni successivi, inspiegabilmente, non ha
avuto l'attuazione che si prefiggeva.
Ecco perché dico che è una toppa che arriva all'ultimo minuto, non
è una toppa risolutiva, non è la soluzione definitiva del problema
e ritengo che bisognerà ancora combattere per cercare di mettere la
parola fine, ma per davvero, a questa vergognosa vicenda.
VENTURINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VENTURINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi attengo a
quanto richiesto dal Presidente della mia Commissione, l'onorevole
Greco, per il quale non ho presentato emendamenti, ma quella dei
precari è stata una vicenda molto travagliata in Commissione.
Personalmente, non presenterò alcun emendamento perché a questo
punto non c'è motivo, bisogna andare avanti così com'è, però chiedo
al Governo che subito dopo questa proroga, perché di questo si sta
parlando, non si sta parlando di niente altro, di tornare in
Commissione e cercare veramente di mettere mano a una legge che
finalmente ponga fine al problema del precariato.
Non aggiungo altro per dare modo al mio collega di gruppo di
intervenire.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo esaminando
l'articolo 30 che dovrebbe regolamentare, e che nelle intenzioni ha
quella di regolamentare, stabilizzare, porre fine al problema del
precariato.
Affronto da amministratore locale, oltre che da deputato, questa
problematica che esiste da tanti anni e nutro parecchie perplessità
rispetto alla norma presentata dal Governo e sulla quale non c'è
stata possibilità di interlocuzione per apportare delle eventuali
modifiche.
Le perplessità nascono dalle discrasie che incontro tra la norma
regionale e la norma statale; quando si parla di registro unico e
si assimilano tutte le tipologie di precariato perché la norma
nazionale, mi piace richiamarla, al comma 1) del testo nazionale
differenzia la collocazione tra gli LSU e i contrattisti, cioè quei
lavoratori che hanno ottenuto un contratto di fuoriuscita, la
norma regionale, invece, questo non lo fa.
Questo che cosa comporta? Non differenzia, la nostra norma, la
proroga e la stabilizzazione del personale ASU da quello, di fatto,
già contrattualizzato a tempo determinato. Si, è così
La cosa che mi stupisce è che, quando prevedete sempre
nell'articolo 30, la stabilizzazione dei dipendenti regionali fate
la differenziazione, quindi, vi rifate sempre a quelli che erano i
criteri previsti dalle norme previgenti. Questo, invece, non
succede per quanto riguarda gli enti locali.
Il rischio qual è? Che coloro i quali hanno un contratto di
fuoriuscita e che non sono stati utilizzati - perché l'LSU è
utilizzato, chi ha un contratto di fuoriuscita non è utilizzato -
essendo equiparati in un unico registro, rischierebbero di perdere
anche l'anzianità di servizio e quei benefici di cui hanno goduto.
Quindi, uniformare le due tipologie, proprio all'articolo 30, a
mio avviso, potrebbe rischiare l'impugnativa. Non solo. Per quanto
riguarda i lavoratori ASU, che sono stati utilizzati nei comuni,
non è prevista la priorità. Cosa succede? Con questo elenco
regionale il comune di Caprileone, per esempio, se ha dei posti per
categorie A e B, non è previsto da nessuna parte che quei posti
debbano essere coperti da quei lavoratori che lavorano e, quindi,
già utilizzati nel comune e, teoricamente, potrebbero arrivare
anche da altri comuni.
Il rischio qual è? Che questa norma potrebbe essere soggetta ad
impugnativa e la preoccupazione nasce dal fatto che la norma
nazionale pone due commi: uno si riferisce agli LSU, quindi ai
Lavoratori Socialmente Utili, mentre il comma 9, invece, contempla
un'altra previsione e prevede, proprio, quella dei contrattisti e
dice: almeno tre anni di servizio alle dipendenze, la proroga può
essere disposta in relazione all'effettivo fabbisogno, alle risorse
finanziarie disponibili, ai posti in dotazione organica vacanti e
così via. Queste sono le due ipotesi che voi non avete recepito.
Tutto questo non solo può creare una discriminazione fra le
tipologie di lavoratori, ma la cancellazione e, quindi,
l'abrogazione di tutte le norme precedenti, a garanzia delle varie
categorie, fa venire meno non solo l'anzianità, ma anche la
preoccupazione da parte dei lavoratori che poi resta nel libero
arbitrio delle amministrazioni comunali.
Voi sostenete che è possibile solo fare la proroga finalizzata
alle stabilizzazioni, quindi prevedete che le amministrazioni
locali, nel caso di specie, potranno procedere alle
stabilizzazioni. Sappiamo tutti che vi è una difficoltà legata alle
piante organiche, ai programmi di fuori uscita.
Quindi, non prevedere questi percorsi anche per gli ex
contrattisti o per i contrattisti degli enti locali, così come è
previsto per i precari degli enti regionali, a mio avviso,
danneggia questa categoria di lavoratori.
Aggiungo un'altra riflessione per agevolare il percorso delle
stabilizzazioni: la Regione Valle d'Aosta ha innalzato il tetto di
spesa, per quanto riguarda il personale, dal cinquanta per cento al
settanta per cento e noi abbiamo proposto un emendamento. Questo
consentirebbe, anche a partire dai prossimi mesi, a molte
amministrazioni, che hanno superato la spesa del personale relativa
al 2009 del cinquanta per cento, di avere un margine in più nella
stabilizzazione e nella stipula dei contratti.
Questo lo potremmo fare, così come lo ha fatto la Regione Valle
d'Aosta. Il Consiglio dei Minsitri ha proposto ricorso per
illegittimità costituzionale davanti alla Corte Costituzionale e la
Corte si è pronunciata stabilendo il principio dell'autonomia
statutaria della Valle d'Aosta e, quindi, che rientrava nelle
prerogative statutarie della Valle d'Aosta stabilire l'aumento ed è
una cosa che potremmo fare anche noi.
Quindi, la mia proposta è semplice perché ne abbiamo parlato nei
giorni scorsi, ne ho parlato col Governo, ne ho parlato con i
funzionari, ossia quella di fare la proroga - non vorrei che qui
ci fosse un sussulto dai sostenitori dell'articolo 30 - per l'anno
2014 in linea con il Governo nazionale e fare una riforma organica
perché così noi andiamo a fare una proroga di tre anni, ma non ci
sarà una riforma organica e io non vedo la sicurezza per questi
lavoratori.
Inoltre, innalzare il tetto che autorizza le amministrazioni per
la spesa del personale, così ci leviamo il peso della Corte dei
Conti, da 50 a 70 e nelle more, entro un mese, proporre un disegno
di legge organico che tenga conto anche dell'utilizzo di queste
risorse - l'onorevole Laccoto prima richiamava i musei - quindi un
disegno di legge organico che prevede, intanto, così come previsto
dalle norme precedenti, il fabbisogno degli enti locali la
possibilità di assorbire questi lavoratori e quali altri enti,
invece, a partire dai musei per tipologia, potranno impiegare
questi lavoratori.
Finisco, semplicemente, perché ho presentato degli emendamenti. Il
Governo invitava a ritirare gli emendamenti, io a tutela della
categoria dei lavoratori penso che se devo procedere - perché poi
l'Aula lo boccerà e, quindi, non ha senso se l'orientamento è
questo - invito il Governo a una riflessione, a mantenere
quantomeno un emendamento che faccio mio, presentato dall'onorevole
Turano e altri, che equiparava la categoria dei contrattisti ai
precari degli enti regionali, perché questa diversificazione non ha
senso.
Vi suggerisco anche un altro emendamento, quello che consente ai
comuni e alle aziende sanitarie locali, che hanno completato o
avviato le procedure di stabilizzazione, di procedere alle
stabilizzazioni; non c'è aumento di spesa perchè il contributo è lo
stesso e questo il Governo lo sa.
MAGGIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGGIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che questo
articolato di norme finalmente possa, con la circolare successiva e
con i chiarimenti che permetteranno l'applicazione di queste norme,
richiamandosi a quella che è la legge nazionale - mi riferisco al
decreto 101 che poi è stato trasformato in legge 125 - non solo di
dare tranquillità ai lavoratori che, purtroppo, di anno in anno
sappiamo in quali condizioni si sono trovati e alle stesse
amministrazioni che li hanno utilizzati e li utilizzano su servizi
fondamentali e importanti per l'utenza, ma che segni un passaggio
fondamentale che è quello che la norma nazionale, con la
razionalizzazione, prevede in maniera chiara come condizione per la
stabilizzazione, quindi, per la stessa possibilità di proroga, di
mettere ordine, sia relativamente agli enti locali che per quanto
riguarda i vari settori della Pubblica amministrazione.
Mi spiego meglio. Io sono assolutamente convinta che non stiamo
parlando e non dobbiamo parlare solo di proroga, anche se le
proroghe erano importanti per organizzare tutto quello che
bisognerà che il Governo dall'approvazione di questa legge in poi
dovrà mettere in atto, che non è assolutamente slegata la proroga
da quelli che sono gli input e soprattutto le prescrizioni
particolari della norma nazionale e quindi degli organici. C'è
necessità di fare chiarezza. La platea degli organici che può
fruire di una deroga, che è anche quella che implicitamente il
Governo nazionale ci ha dato nel momento in cui possiamo prorogare
questi contratti, la deroga al patto di stabilità interno, che non
significa andare oltre quelli che sono i vincoli naturali degli
organici che ci permetterà finalmente di dare la possibilità a
questi lavoratori di essere stabilizzati. Tra l'altro. non è
disgiunto sia l'articolo 30 che i successivi dalla norma nazionale
perché vengono richiamati in maniera espressa sia l'articolo 4 e
l'articolo 9 bis che vincolano la possibilità della proroga proprio
alla razionalizzazione della spesa che il Governo regionale ha
dovuto dimostrare.
Detto questo, torno al passaggio precedente. Tutto quello che sarà
importante e significativo nascerà domani, da quella circolare che
il Governo regionale dovrà mettere in atto, dai bacini che si
dovranno costituire, diversificando tra i lavoratori appartenenti
alle categorie A e B assimilabili alle assunzioni della ex legge
56, che potranno essere direttamente assunti e quindi all'impegno,
dopo avere rideterminato le piante organiche per le amministrazioni
di bandire i concorsi. Solo così, solo se riusciremo ad avviare
questo processo, apro una parentesi: io non credo che noi
riusciremo a stabilizzare tutti i lavoratori, dobbiamo essere
onesti, nel momento in cui lo diciamo, durante questi tre anni, ma
questi tre anni secondo me saranno fondamentali ed importanti per
come le amministrazioni agiranno e per quelli che saranno gli input
che questo Governo dovrà dare alle amministrazioni, per fare in
modo che questo percorso si avvii.
C'è infatti un altro segnale importante, secondo me, che va a
sostegno dell'impianto complessivo delle norme di cui stiamo
parlando, quello relativo al bacino degli ASU. Anche da questo
punto di vista noi diamo un minimo di certezza a questi lavoratori
che di anno in anno sentivano il fiato sul collo della loro
riconferma, ma anche ai PIP.
E sui PIP voglio spendere una parola. L'apertura del Governo
regionale è significativa ed importante, ma non solo perché viene
costituito per loro il bacino, ma anche per il passaggio
fondamentale che riguarda il vincolo di un 20 per cento delle
assunzioni che si faranno presso le amministrazioni regionali,
società di servizi, etc. etc. Ciò significa che c'è stata,
finalmente, per me, una grande attenzione da parte del Governo
regionale, che ha trovato un intreccio che è stato importante e
fondamentale nel percorso che il Governo nazionale ha messo in
atto.
Finalmente il Governo nazionale si è reso conto di una
particolarità tutta siciliana. E mi stupisce sentir dire da qualche
mio collega che avremmo potuto se avessimo o quanto meno che il
Governo regionale se avesse voluto avrebbe potuto tout court
eliminare le migliaia e migliaia di condizioni di precariato in un
sol colpo
Non voglio ricordare ai miei colleghi che questi migliaia e
migliaia di precari purtroppo sono frutto di scelte che hanno
portato ad una stratificazione dei numeri che naturalmente ha avuto
come conseguenza la stratificazione delle difficoltà, delle
incertezze ed una vita di precari a cui ritengo che finalmente se
si seguirà il percorso che viene in maniera chiara definito con i
richiami di queste norme di cui stiamo discutendo questa sera con
l'aggancio alla norma nazionale porre fine.
Credo anche che se noi riusciremo come Sicilia finalmente a dare
un segnale di una gestione sana, di una gestione che davvero vuole
non riproporre condizioni di questo tipo, forse fra tre anni,
quando saremo riusciti a stabilizzare tutti i lavoratori, avremo la
possibilità di un'altra apertura di credito, che invece corriamo il
rischio che se non avviamo non ci sarà.
Un ultimo passaggio e concludo. Se la coerenza la dobbiamo
rivendicare, la dobbiamo sollecitare nei confronti degli enti
locali, a maggior ragione, la dobbiamo sollecitare alle varie
branche dell'amministrazione regionale.
Noi sappiamo che abbiamo parecchi precari all'interno
dell'amministrazione regionale e la maggior parte di questi precari
appartengono alle fasce C e D. E' evidente, alla stessa maniera,
che l'amministrazione regionale deve premurarsi a fare le verifiche
rispetto ai propri organici e a bandire i concorsi per tutti quei
lavoratori che, trovandosi in maniera piena nel requisito stabilito
dalla legge nazionale e, quindi, avendo avuto dei contratti di
almeno tre anni nell'ultimo quinquennio, possano anch'essi,
considerato il lavoro che svolgono e le attività in cui sono
applicati, finalmente trovare un percorso che chiuda con la loro
condizione di precarietà.
TURANO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
telegraficamente sull'articolo 30 e sugli articoli seguenti perché
a me piace fare un discorso assolutamente franco, per certi versi,
di una certa preoccupazione.
Perché noi con questo articolo stiamo soltanto creando le
condizioni per una proroga triennale di tutti i lavoratori precari,
a qualunque titolo essi siano, presso gli enti locali o le
amministrazioni periferiche della Regione. Non è vero che stiamo
definendo un percorso di stabilizzazione definitiva. Sarebbe
disonesto non ricordare che già la Sicilia per ben due volte ha
giocato questa partita e per ben due volte ha fallito
l'appuntamento.
E se il Governo nazionale ed il Ministro della pubblica
amministrazione non avesse con coraggio determinato una strategia
che permetteva di individuare un percorso per arrivare alla
stabilizzazione di queste persone, oggi ci troveremmo ancora più
incartati di quanto in verità non siamo.
Perché il percorso che si attiva non è un percorso che definisce
una procedura con la certezza dello sbocco: è un percorso pieno di
ostacoli e di imprecisioni.
Io le uniche cose che vedo con favore sono queste: la certezza per
tutti della proroga, che non è poco in un momento di profonda crisi
e di disperazione degli enti locali; la possibilità di introdurre
in Sicilia un principio che in Sicilia non aveva bisogno di essere
introdotto da nessuno, ovvero il principio di certezza, contenuto
nella legge nazionale, che qualora si dovesse avviare in un ente
locale qualunque o in un'azienda sanitaria qualunque o in un ente
che proceda alla stabilizzazione, il percorso, appunto, di
stabilizzazione, non può non tenere conto dell'obiettivo di
stabilizzare quante più persone possibili Anche con contratti part-
time.
Questo è il fine dell'emendamento che io ho presentato, che mi
sembra di capire sia anche condiviso, e che, alla fine, quando lo
tratteremo, sono pronto a ritirare, in uno spirito di riscrittura
del Governo, che introduce in Sicilia non solo il recepimento della
legge nazionale, ma individua anche il cardine, il principio
primario delle stabilizzazioni per tutti, se ci dovessero essere,
poche per tutti, piuttosto che il full-time per pochi.
E poi, con assoluta franchezza, io credo che la politica perde il
pelo ma non il vizio . Negli articoli che trattiamo ho
l'impressione che si amplii il bacino del personale precario che
gravita presso la Regione. Non è un segnale incoraggiante Lo dico
con assoluta franchezza, perché ci sono tantissime altre categorie
di lavoratori che vivono momenti di profondo disagio e, se
potessero trovare una copertura sotto l'ombrello della Regione,
oggi brinderebbero. Ma non c'è da brindare, non c'è da brindare: né
per gli uni né per gli altri, né per quelli che non entrano, né per
quelli che hanno la fortuna di entrare. Perché fino a quando non
si definisce in maniera scientifica un programma, non solo di
fuoriuscita ma di vero lavoro anche per questi lavoratori, loro
stessi non hanno una prospettiva vera.
Signor Presidente, credo che la Commissione Lavoro che tanto si è
impegnata in questa materia dovrebbe, da qui a poco, cominciare a
fare una razionalizzazione del personale o delle risorse che poi
deve riguardare anche gli enti locali.
A tal proposito, il discorso che non si possa entrare
nell'autonomia di un ente locale quando, in verità, il personale è
pagato dalla Regione, mi sembra una cosa paradossale. Ci troviamo
enti locali che hanno mille persone precarie e che non vengono
utilizzate e che magari spendono milioni e milioni di euro per
garantire i servizi ai cittadini, i quali potrebbero essere
garantiti utilizzando proprio quel personale.
A me piace essere chiaro, faccio un esempio per tutti - e non me
ne vogliano i lavoratori di quel comune perché potrei essere visto
come il paladino che li difende ma che li mette in preoccupazione
Voglio difendere il personale precario perché è giusto che questo
personale abbia la certezza della proroga e la prospettiva della
stabilizzazione. Dobbiamo essere altrettanto ferrei nella
definizione dei parametri e dei concetti in base ai quali questo
personale deve svolgere un'attività produttiva per l'ente dove
lavora. Si può andare in un museo qualunque della Sicilia e trovare
quindici-diciotto persone sedute attorno ad un tavolo che non fanno
niente? Si può? Non lo so Siccome un sistema di questo tipo capita
in tutti gli enti locali della Sicilia, penso che è finita la
trippa' - non c'è trippa per gatti, come ho detto ieri a
proposito delle risorse economiche della Regione e vedremo quando
tratteremo la manovra nel suo complesso cosa succederà. Non c'è
neanche spazio per sacche di clientela che vengono utilizzate in
maniera scientifica per fini elettorali.
Mi permetto di dire queste cose perché ho la fortuna di avere
tanti amici che lavorano nel mondo del precariato e che non mi
hanno mai sostenuto.
Con assoluta franchezza, questo discorso vale per tutta l'Aula
senza distinzione alcuna di colore politico perché conosco sacche
di precariato che hanno alimentato la destra, il centro e la
sinistra senza distinzione alcuna e che oggi si trovano con il
rischio del licenziamento anche per colpa della politica.
Su questo, mi ritrovo a sostenere con entusiasmo la norma, ad
approvarla, a definire - onorevole Leanza, noto che non segue il
mio discorso perché sicuramente è estraneo a questo modo di vedere
le cose e siccome so che è un profondo conoscitore dell'argomento,
la vorrei chiamare in mio aiuto, le faccio un appello: mi aiuti Mi
aiuti a risolvere il problema dei tanti precari siciliani, che sono
sottopagati, che non hanno speranza e che talvolta non lavorano e
non rendono per come dovrebbero.
CIACCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, visto che trattiamo sei articoli
insieme, vorrei sottolineare la questione un po' in generale nel
senso che la questione sicuramente precari e sussidiati' si presta
spesso a possibili strumentalizzazioni e a volte a facili illusioni
di finte prospettive.
Per noi non esiste la questione meramente locale. Ed in questo
caso, mi riferisco a due particolari articoli: il 35 e il 36.
Per noi le persone svantaggiate sono uguali, sia che essi siano a
Palermo, a Catania, a Trapani, in tutta la Sicilia. E per questo si
dovrebbe cercare di, comunque, uniformare e trovare dei criteri
omogenei per tutti, senza distinzione alcuna e senza campanilismi.
Sono tutte persone che comunque spesso, se non sempre, sono state
illuse dalla politica Basti pensare a quando sono state create a
volte le leggi, in procinto di quali elezioni sono state create.
Queste persone illuse spesso a volte hanno anche costruito su
questa illusione la loro vita.
In questa ondata di leggi però spesso ad hoc sono entrati amici,
figli, parenti, amici di amici, creando ingiustamente a volte delle
emergenze.
Per tali motivi, chiediamo al Governo di fotografare bene la
situazione reale a mani libere, senza compromessi con la politica,
di non aprire ad altre nuove assunzioni, proroghe a qualsiasi altro
di questi aspetti e di portare in maniera coerente i ragionamenti
che si sono seguiti in tutta la finanziaria. E quindi chiediamo un
ulteriore criterio, in particolare negli articoli 35 e 36, cioè
quello di inserire un limite di ISEE portandolo a ventimila euro.
Lo riteniamo un criterio che già precedentemente in questa stessa
finanziaria è stato adottato. Pertanto, chi ha un ISEE familiare
che supera i ventimila euro non è più in emergenza, quindi è giusto
che debba uscire da qualsiasi tipo di bacino. Ed in particolare, e
concludo così lascio ai miei colleghi il compito di continuare,
chiedo di cassare il comma 6 e il comma 7 dell'articolo 35 che
nulla ha a che fare al contesto in cui sono stati inseriti questi
altri, chiamiamoli bacini o altre persone, o altri lavoratori che
con tutta la loro dignità, non erano in quel contesto che devono
essere inseriti, malgrado qualche collega voglia in maniera
forzata inserirli in quella parte di norma.
MARZIANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi prenderò
meno del minuto che spetta ad ogni deputato perché non entrerò nel
merito del provvedimento, degli articoli dal 30 al 36 che
condivido, faccio come tutti il plauso al Governo, al partito che
di ha lavorato, alla commissione, sto intervenendo soltanto per un
aspetto.
Io so cosa uscirà domani sui giornali; sul fatto che quest'Aula
sta lavorando per immettere ventiduemila persone nella pubblica
amministrazione E allora, voglio ricordare due numeri.
La gran parte di questi cosiddetti precari' sono frutto
dell'articolo 23 della legge finanziaria del 1988, cioè persone che
da venticinque anni sono ormai in modo organico nella pubblica
amministrazione. Costoro, in questi anni - vedete, io ho fatto
l'amministratore e su questo aspetto posso parlare con cognizione
di causa - hanno fatto risparmiare una barca di soldi agli enti
locali perché a mano a mano che se ne andavano in pensione i
dipendenti di ruolo strutturati, venivano sostituiti dai lavoratori
precari ex articolo 23, tutti lavoratori part-time, che hanno
garantito il funzionamento della macchina amministrativa in
Sicilia.
Allora cosa chiedo io, signor Presidente? Chiedo che si possa fare
un'operazione di informazione corretta, spiegare, perché vedete
fino a stamattina un giornalista, un editorialista di vaglia su un
giornale importante dei tre siciliani, mentre apprezzava alcune
scelte: forestali, accorpamenti e cose varie, diceva poi però ci
sono le contraddizioni, la stabilizzazione di 22 mila precari.
Dobbiamo spiegare, all'editorialista di questo giornale, che non
c'è alcuna nuova immissione nella Pubblica amministrazione, che non
c'è nessuno scandalo, semmai lo scandalo è, ma lungi da me fare
l'elenco delle responsabilità, lo scandalo è 25 anni di precariato
che hanno messo in condizione di non avere aspettativa di futuro
una intera generazione.
Allora, veramente, assieme all'approvazione di questi articoli va
fatta, da parte della Presidenza, da parte del Governo, un'azione
di corretta informazione perché non ci sia la criminalizzazione di
un'intera generazione di lavoratori perché ormai, con le
contrattualizzazioni, di lavoratori veri e propri si tratta,
ancorché a tempo determinato, a tempo parziale.
Il mio auspicio è quindi - come hanno detto molti colleghi - che
si possa procedere, finalmente, al percorso di stabilizzazione che
toglie la cappa della decisione politica, di anno in anno, sulla
vita di queste persone.
CIACCIO. Chiedo di parlare per fornire una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, correggiamo il
verbale perché mi sono confuso con il comma. I commi sono il 7 e
l' 8 dell'articolo 35 e i criteri che volevo che si inserissero,
anche perché è nel sub-emendamento, sono riferiti solo ed
esclusivamente agli articoli 35 e 36.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non farò
l'elegìa dei contrattisti o degli altri perché, dobbiamo dirlo con
tutta onestà, che si è determinata, per ragioni che sono state qui
ricordate, una situazione che, per essere affrontata positivamente,
obbliga tutti ad uno sforzo notevole.
Credo che, oggi, possiamo parlare di questa normativa perché c'è
stato un concorso positivo tra il Governo nazionale, quindi il
ministro D'Alia che è stato l'artefice, diciamo così, della
normativa nazionale sui precari e il Governo della Regione e il
Parlamento siciliano.
Oggi, abbiamo la possibilità di offrire un percorso a persone che,
fino ad ieri, anche per ragioni discendenti dal peso che queste
persone hanno nella Pubblica amministrazione siciliana e per i
nuovi parametri che sono andati avanti nel corso di questi anni,
vorrei ricordare a qualche collega che soltanto tre anni fa, il
Ministro del tesoro, l'onorevole Tremonti, sulla base del patto di
stabilità europea, aveva operato perché questi lavoratori fossero
mandati a casa, tutti quanti. Pertanto, dobbiamo essere realisti
ed, in questo senso, penso che dobbiamo raccogliere, signor
Presidente, la richiesta che faceva il presidente Greco perché
questa materia non possa essere affrontata, lo dico a tutti i
colleghi, con emendamenti che mettono in discussione equilibri che
dobbiamo rispettare se vogliamo offrire uno sbocco a queste persone
e favorirne una progressiva immissione nella Pubblica
amministrazione.
Nessuno pensi di farsi propaganda qui. Qualche eco l'ho sentita:
Sottolineamo questo tipo di contrattualizzazione, questa tipologia
rispetto ad altre ; non funziona.
Lo dico, signor Presidente, e mi auguro che lei ne tenga conto
nella discussione sui relativi emendamenti perché qui, l'impianto
della legge è stato abbondantemente discusso nella Commissione di
merito e credo anche in Commissione bilancio.
L'impianto non può essere stravolto perché se usciamo dai binari
fissati dalla normativa nazionale, non ci potrà essere
un'approvazione del progetto di proroga e, successivamente, di
immissione nella Pubblica amministrazione di queste persone.
Ho sentito qualche collega che si lamentava del fatto che in un
ente territoriale ci può essere il rischio che vengono persone da
altri comuni, ma guardate che c'è scritto, perché è previsto nella
norma nazionale che la priorità per i contrattualizzati negli enti
di appartenenza che hanno la priorità.
Se nel mio comune avessi la disponibilità di immettere cento
persone in servizio, e avessi soltanto 150 precari, non ci sarebbe
niente di straordinario ad attingere dall'elenco di altri comuni.
Non sarebbe un problema, il problema vero è come creare le
condizioni per offrire nell'arco dei tre anni una prospettiva di
immissione in servizio ad un numero consistente di persone, questo
è il tema e per questo immagino che l'assessore Bonafede e
l'assessore Valenti, anche periodicamente, con gli enti locali,
facciano il punto per vedere come realizzare questo obiettivo
difficile, ma sul quale è bene che tutte le nostre energie siano
rivolte perché venga affrontato.
Io sono a favore affinché siano accolti gli emendamenti tecnici
che il Governo ha presentato all'articolo 30 e all'articolo 32, che
riguardano i precari della Regione, perché sono in parte ultronei
rispetto all'impianto della legge e funzionale a creare i
presupposti affinché tutti i soggetti che sono in questo
condizioni, che hanno maturato i requisiti per una successiva
stabilizzazione, vengano tutelati e vengano prorogati. Grazie.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Grazie Presidente, volevo dire di avere parlato con il
collega, onorevole Vinciullo, che mi concederebbe due, tre minuti
del suo tempo perché, come Gruppo Misto abbiamo poco tempo a
disposizione. Sarò comunque veloce.
Chiedo che la relazione al comma 5, dell'articolo 32 sia
depositato, perché fa parte del combinato disposto dell'articolo 32
a seguire; si tratta della spiegazione per la quale gli otto
elementi dell'Ente Parco dei Nebrodi possano essere prorogati,
visto che esistono le leggi, e le risorse contenute negli articoli
che in questa relazione accompagna la stessa normativa.
Devo ringraziare il Governo regionale, non il Governo nazionale,
perché non mi pare di ricordare abbia fatto qualcosa, anche se è
solo una proroga.
Noi abbiamo due appuntamenti, ormai destinati a essere comici,
quello dei forestali e dei precari, ai quali dobbiamo garantire
certamente un futuro.
Penso che questo futuro lo possiamo fare semplicemente: ho
presentato un ordine del giorno che le sottopongo all'attenzione.
Prevede l'anticipazione dell'utilizzo delle somme dell'articolo 37,
anziché dal 2016, da oggi, con quelle somme sono convinto che
possiamo pensare veramente a stabilizzare precari e forestali e ad
aprire quindi la possibilità per nuove piante organiche e per nuovi
concorsi.
Così come se stiamo parlando di precari, credo che non possiamo
fare a meno di approvare i 97 restauratori che hanno fatto un
concorso alla Regione in quanto sono in graduatoria e aspettano
semplicemente l'immissione in ruolo.
Anche i professionisti della protezione civile che hanno lavorato
per dieci anni, per il Comune di Catania e per il Comune di
Carlentini, dando una grande risposta di professionalità durante e
dopo il terremoto di S. Lucia', cosiddetto, e che hanno peraltro,
la possibilità di essere utilizzati, dal dipartimento regionale
della protezione civile, atteso che purtroppo, i terremoti non sono
mai finiti, anzi continuano e che sono delle persone delle quali
non possiamo fare a meno, risorse e ricchezze di cui questa Regione
ha bisogno.
PRESIDENTE. Do lettura degli iscritti a parlare: Onorevoli
Falcone, Leanza, Barbagallo, Gucciardi, Lentini, Ciancio,
Cancelleri, Figuccia, Greco Giovanni, Alloro, Vinciullo, D'Asero,
Alongi e Arancio.
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Né ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, sarò brevissimo. Io non farò
alcuna valutazione se non la cortesia ad alcuni lavoratori che mi
hanno chiesto di leggere una relazione che mi hanno scritto.
Con questa relazione, signor Presidente, io non voglio certamente
accusare nessuno e non lo farò nemmeno ironicamente, voglio solo
sensibilizzare l'Aula.
La storia di questi lavoratori - e mi riferisco ai PIP - inizia
nel 1999, quando il Comune di Palermo pubblica il bando di
disponibilità all'avviamento di inserimento professionale
Emergenza Palermo , ossia stage formativi.
Nel 1999 è stato reso pubblico un bando per la selezione di
disoccupati appartenenti alle categorie ex detenuti, dei soggetti
dimessi dalla comunità o centri di recupero di tossicodipendenza o
soggetti d'alcolismo, da avviare nei cantieri di lavoro ex legge
regionale 12/86.
Con l'articolo 15 della Legge regionale 24/2000 è stato concesso
per l'esercizio finanziario 2001 un contributo straordinario al
Comune di Palermo per l'utilizzazione in misure di politica attiva
e lavoro degli ex detenuti di cui ho fatto riferimento poco fa,
ovvero Emergenza Palermo .
In seguito, i suddetti lavoratori vennero assegnati a cooperative,
associazioni per stage di un anno, per un totale di 800 ore e fino
al 31/12/2001.
Tra scadenze di contratto e rinnovo ottenuto all'ultimo giorno
disponibile, la società Italia lavoro S.p.A. predispone il piano
per l'occupabilità dei soggetti svantaggiati nell'area
metropolitana di Palermo, approvato dalla Giunta regionale e
successivamente dalla Giunta comunale di Palermo - parlo del 2003 e
del 2004 - che prevede un sistema integrato di interventi che
incentivano forme di coordinamento e raccordo tra operatori
pubblici e privati, strutturandosi in due fasi: prima disponibilità
e poi occupabilità.
Presidenza del vicepresidente Venturino
La gestione di tale progetto è stata affidata da Italia lavoro
S.p.A ad una società di scopo denominata Servizi per
l'occupazione S.r.l .
Tale disciplina regola gli obblighi dell'ente ospitante, dell'ente
gestore, le assenze per malattie, assenze per infortunio, eccetera.
La Legge regionale n. 4 del febbraio 2006, e precisamente
l'articolo 1, in applicazione all'articolo 8 del Decreto
legislativo 468, viene applicata per i lavoratori del progetto
Emergenza Palermo ovvero incentivi in favore dei soggetti
destinatari del regime transitorio per i lavori socialmente utili.
Viene redatta una disciplina riguardante l'utilizzo di tali
lavoratori che prevede le ore da svolgere mensili, 100 ore,
suddivise per settimane secondo le indicazioni degli enti ospitanti
con una retribuzione ovvero un sussidio mensile di 516 euro. Ma a
questi lavoratori, quindi, non coincide una retribuzione adeguata,
né la possibilità di eseguire straordinari o progetto Bettini;
però, i PIP diventano indispensabili per gli enti utilizzatori
anche se di supporto.
Con l'articolo 52 della Legge regionale 2010 il bacino Emergenza
Palermo , da poco passato alla gestione della Regione tramite
Assessorato della famiglia, viene destinata in progetti triennali.
Infatti, il comma 3 dell'articolo 52, ricorderanno gli onorevoli
colleghi, stabilisce che il Dipartimento regionale della famiglia e
delle politiche sociali era autorizzato ad emanare un pubblico
avviso per l'affidamento di progetti triennali di lavoro ai
soggetti svantaggiati appartenenti al bacino Emergenza Palermo .
Intanto, la Regione siciliana con delibera 48/2010 stipula una
convenzione con Sviluppo Italia , società a totale partecipazione
regionale, l'assistenza tecnica e la gestione del personale di
Emergenza Palermo , convenzione triennale.
La convenzione viene interrotta con nota n. 69156 del 17 novembre
2011 dall'Assessorato del Bilancio. Iniziò la contrattazione presso
la sede regionale tra le parti sociali, l'accordo che ne viene
fuori viene siglato in data 13 ottobre 2010 e portò
all'applicazione del contratto collettivo nazionale, ovvero il
contratto Multiservizi a tutti i soggetti appartenenti al bacino
che vennero contrattualizzati attraverso Social Trinacria.
La contrattualizzazione a tempo indeterminato avviene in presenza
delle autorità regionali del tempo. Addirittura, questa
convenzione, viene definita, ovvero la Onlus, come la più
appropriata strategia di stabilizzazione.
Invero, viene fuori un parere da parte dell'Ufficio Legislativo
della Regione Siciliana, il n. 29538/168 del 2010, data in cui,
addirittura, leggo la dicitura non si ignora che la finalità della
costituzione della persona giuridica sia l'oggettiva utilità per
codesto Dipartimento di avere una più agevole gestione della
condizione dell'iniziativa sociale .
Concludo, signor Presidente. Sarà sempre l'Assessorato a pagare i
lavoratori tramite bonifici bancari. I pagamenti erano comprensivi
dello stipendio e dei contributi pensionistici. I contributi
vengono versati all'INPS, parliamo di un contratto a tempo
determinato, vengono versati dalla Regione Siciliana, in questo
caso attraverso pagamenti diretti nei conti correnti dei
lavoratori. Le buste paga venivano regolarmente consegnate dalla
Social Trinacria attraverso lo Studio Morisco, ovvero trasmesse
dalla Regione Siciliana.
Quindi, questi lavoratori, a mio modo di vedere, devono essere
inseriti in un percorso di stabilizzazione così come tutti gli
altri, come tutti i precari. Hanno prestato servizio per più di 36
mesi, anche frazionati. Così come certificato in sede europea, è
una legittima aspettativa. Così è anche secondo la norma del 2007,
secondo l'articolo 5 del decreto legislativo del 2001 e della
direttiva n. 199/70 entrata in vigore nel 2001 e della legge
regionale n. 16 del 2006 che è più appropriata per questo tipo di
lavoratori.
Sarebbe opportuno perlomeno, signor Presidente, onorevoli
colleghi, dare un minimo di dignità a questi lavoratori. Mi sono
limitato solo a raccontare la storia. Affido al Governo, all'Aula,
le nostre considerazioni con l'auspicio che non prevalga il
pregiudizio e abbia la meglio il buonsenso e anche se il passato è
stato brutto da un punto di vista politico possiamo ancora porre
rimedio, garantendo a tutti i lavoratori indiscriminatamente pari
dignità.
Pongo questa domanda all'Assemblea: è più grave averli creati o
oggi mandarli a casa creando disagio a loro e alle loro famiglie?
Io non voglio peccare di presunzione, certamente la risposta non ce
l'ho, ma di sicuro dobbiamo dimostrare di avere una coscienza e che
non facciamo leggi solo con la pressione della piazza.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, interverrò
brevemente per lasciare spazio anche a qualche altro componente del
mio Gruppo che vuole intervenire.
Mi dispiace che non sia presente in Aula l'Assessore Bonafede,
però credo che il Governo, a seguito degli articoli contenuti oggi
in finanziaria, dovrà emettere una circolare esplicativa. Mi auguro
che possa essere in tempo per togliere il blocco per il
declassamento per i precari degli Enti Locali, per gli ASU e per
gli ex PIP perché la possibilità di declassarsi da C a B che è
stata tolta con la circolare del 2007 ha impedito a tanti enti
locali virtuosi, io sono uno dei quattro parlamentari che è anche
sindaco, che ogni giorni si confronta con questa categoria di
lavoratori che, con grande dignità, oggi gestisce direttamente dei
servizi per conto della pubblica amministrazione.
Addirittura, ci sono comuni dove i precari sono stati in grado di
redigere i piani regolatori o gestire da soli degli uffici. Credo
che siano atti amministrativi di grande dignità e, per questo, vada
riconosciuto, proprio a questa categoria, un grande merito.
La circolare che preveda, di nuovo, la possibilità di declassarsi
e, quindi, accedere direttamente alla pubblica amministrazione
senza concorso, credo che sia un atto che il Governo potrebbe fare
e potrebbe consentire, assessore Bonafede, di sbloccare alcuni casi
in diversi enti locali.
L'altra cosa, che mi auguro venga prevista in una circolare
esplicativa, è quella della riduzione delle sanzioni per i comuni
che, in questi anni, hanno avuto il coraggio di stabilizzare un
certo numero di precari e che si sono trovati a subire sanzioni
particolarmente pesanti in relazione al patto di stabilità.
Io credo che ci possano essere i margini per rivedere queste
sanzioni e mollare, un po', la presa su queste amministrazioni.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi non mi attarderò, cercherò di essere breve.
Io faccio alcune considerazioni, fermo restando che questa norma
deriva da quella applicazione e da quella attuazione
dell'intervento legislativo che il Parlamento, in sede di
finanziaria ultima, ha potuto porre in essere, attuare.
E' chiaro che, oggi, noi siamo chiamati ad attuare una norma, così
come dice il comma 10 dell'articolo 4 così come è stato modificato.
Io ho qualche tipo di perplessità, fermo restando che, forse,
avremmo auspicato una norma che immediatamente recepisse, che
attuasse, il disposto normativo nazionale e rinviare ad altro
momento una legge di riordino; ma, se è questa la volontà del
Governo, non saremo noi a frapporci rispetto a questa volontà, però
riteniamo due cose.
Primo, la copertura finanziaria. La copertura finanziaria, che
vediamo alla Tabella B dell'allegato 2 dell'articolo 4 della nostra
finanziaria, ci rendiamo conto che, rispetto ai 236 milioni di
euro, abbiamo 41milioni di euro che sono sugli accantonamenti.
Cioè, non diamo una certezza ai comuni per poter procedere alle
proroghe e, eventualmente, poi anche alla stabilizzazione, ove è
possibile.
Seconda cosa. Al comma 11 prevediamo che l'impegno finanziario -
di 290 milioni di euro e 933 che è la sommatoria dei commi 5, 6, 7,
8 e 9 che equivalgono e 236 milioni di euro più gli impegni
poliennali - non sia adeguatamente specificato.
Cosa voglio dire? Noi diciamo, al comma 11: Le misure finanziarie
di cui ai commi 5, 7, 9 nonché di quelle previste dalla
disposizione di cui al comma 6 . Ma il comma 6, nel frattempo, lo
stiamo abrogando; cioè, stiamo abrogando le disposizioni normative
che ci consentivano di poter stabilizzare questo personale.
Allora, forse, sarebbe opportuno che questo comma 11, assessore
Bonafede, venisse, forse, riscritto per dire che le misure
finanziarie, di cui ai commi 5, 7, 9 - ma io dico anche 8 - e tutti
gli impegni poliennali, di cui alle precedenti disposizioni
normative già autorizzate che sono circa - leggo qua, mi sono fatto
dare anche la relazione illustrativa - 54 milioni 579 mila euro che
poi è il capitolo 31.33.13, venissero richiamate.
Voglio dire, noi dobbiamo fare una norma snella, non
particolarmente snella, ma quanto più chiara possibile. Questo è
l'invito che rivolgo al Governo, poi, rinviando ad una circolare
esplicativa che metta nelle condizioni gli enti locali di poter
procedere alla proroga ma con un'adeguata stabilizzazione.
ALLORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'eccezionale
impegno di questo Governo per creare dei percorsi di
stabilizzazione e fuoriuscita dal precariato, emerge chiaramente
dall'articolato di questa Finanziaria, alla quale vengono dedicati
ben sei articoli. E non mi riferisco solo all'articolo 30, ma a
tutti gli altri articoli dove per la prima volta vengono messe in
campo delle misure alternative per favorire stabilizzazione ed
integrazione in altri bacini.
Mi riferisco all'articolo 36 dove il Governo, quest'anno per la
prima volta, non ha ritenuto solo di prorogare mettendo i soldi e
gli impegni finanziari, ma creando un regime virtuoso per dare la
possibilità a questi lavoratori delle province di Enna,
Caltanissetta e di parte di Catania, di trovare una strada di
fuoriuscita o attraverso le borse di auto-impiego o attraverso
l'inserimento nei bandi di gara di affidamento di beni e servizi
del 20 per cento di riserva o attraverso l'assunzione a tempo
determinato o indeterminato, dando i tre anni di contributo che
spettano.
La cosa che volevo sottoporre al Governo è che per quanto riguarda
questi lavoratori del decreto legislativo 237 della legge regionale
5 del 2005, le somme sono insufficienti, perché vengono previsti 6
milioni e 400 mila euro a fronte di un fabbisogno di 10 milioni di
euro. Per questo motivo, assieme al collega Arancio, abbiamo
presentato un emendamento che, se dovesse essere accolto dal
Governo e al quale dovesse essere data copertura, si potrà
tranquillamente prevedere la copertura per tutto l'anno.
CIANCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIANCIO. Signor Presidente, noi stiamo affrontando questa
Finanziaria con una parola che ci sta sempre addosso: la
contingenza. Contingenza dei tempi e contingenza per tutto. Ma la
contingenza stride con la rivoluzione, perché la rivoluzione ha una
coscienza e ha un'anima; la contingenza invece si adegua. La
rivoluzione, se si vuole fare, ha bisogno di una programmazione,
anche in maniera graduale, anche che preveda tre anni, però la
rivoluzione veramente ha bisogno di sovvertire quello che è un
falso ordine.
Io capisco che il Governo si sia trovato tra le mani una patata
bollente e capisco anche che per equilibri politici, dettati dalla
proprio maggioranza, forse, che ha una forte impronta sindacalista,
non abbia potuto pensare a un percorso diverso. Però, un Governo
che si definisce rivoluzionario deve avere anche il coraggio di
fare delle scelte e di dire la verità.
Ad esempio, io veramente non capisco cosa vuol dire questo
articolo 30. E' una semplice proroga? Perché se è una semplice
proroga noi stiamo tirando a campare per i prossimi tre anni,
oppure è il percorso previsto dalla normativa nazionale. Se il
percorso è quello previsto dalla normativa nazionale sono pure
d'accordo, però stiamo mentendo a migliaia di persone, perché la
normativa nazionale prevede dei concorsi e prevede una riserva del
50 per cento per le categorie C e D.
Quindi, anche se noi diciamo che il bisogno dei comuni è
effettivamente quello che c'è in questo momento, cioè 20 mila
persone, comunque la metà non potrà accedere. Allora, o noi diciamo
che i comuni hanno bisogno di 40 mila persone e, quindi, le 20 mila
persone che ci sono servono, oppure stiamo in entrambi i casi
prendendo in giro la gente.
Noi ci riserviamo di valutare questo articolo, perché ovviamente
non è risolutivo e non è quello a cui, ovviamente, avremmo pensato
noi, perché con le stesse risorse si potevano trovare delle
soluzioni diverse, delle soluzioni veramente risolutive. Però,
ripeto, ci riserviamo di valutarlo.
Per il resto, siccome si trattano congiuntamente tutti gli
articoli, chiedo che venga accolto per quanto riguarda l'articolo
36 un mio emendamento che riguarda i cantieri di servizio, perché
se questi cantieri di servizio sono nati come RMI e, quindi, come
forma di sostegno al reddito per personale che è in condizioni
svantaggiate, chiedo che nell'elenco nuovo che formulerà il Governo
ci sia almeno il requisito essenziale che era il presupposto di
questo sussidio che non è stato mai verificato da 13 anni a questa
parte.
Quindi, se uno strumento di sostegno al reddito deve essere, siamo
d'accordo, ma lo deve essere secondo le disposizioni che l'hanno
creato questo strumento, quindi chiedo che venga accolto un mio
emendamento che dice semplicemente di verificare ora dopo anni la
sussistenza dei requisiti previsti dal decreto legge che ha fatto
nascere questo personale.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,
l'ennesima bugia a gente stanca di essere strumentalizzata. Gente
che, sia chiaro, in realtà non è più amico di nessuno che fa
attività politica perché tutta la politica in questi anni l'ha
strumentalizzata.
Purtroppo, per questa gente non arriva la fine ad un interminabile
stillicidio, una proroga di tre anni per i contrattisti che
svolgono attività importanti nelle categorie C e D e nessuna
certezza per quella categoria che stasera è stata tanto evocata,
che è quella dei lavoratori PIP, per i quali non ci sono garanzie
attraverso questa norma; 3.000 persone rispetto alle quali tra sei
mesi saremo punto e a capo.
Proposte legate a programmi di fuoriuscita, proposte che,
evidentemente, si comprende bene erano legate alle proposte di un
Governo nazionale che ha tradito i siciliani, perché ha pensato ad
una norma che si riferiva, forse, al territorio del Sud Tirolo, ma
non certo a quello della Sicilia e, rispetto alla quale, il Governo
regionale doveva venire in soccorso, ma non lo ha fatto, lasciando
così tanta gente senza alcuna speranza.
Purtroppo, il tempo che il mio Gruppo ha a disposizione è poco e,
quindi, mi limiterò a fare in questa sede una denuncia forte
rispetto ad un Governo ancora una volta assente, che non dà futuro
ai precari.
GRECO GIOVANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO GIOVANNI. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
chi vi parla conosce la storia di tutti questi lavoratori;
impiegato presso il collocamento di Marineo li ho visti nascere e,
quindi, ho visto la sofferenza di queste diverse categorie dal 1988
ad oggi, e non è finita la loro sofferenza.
Oggi, però, grazie alla politica ed alla loro unione, al lavoro
svolto da tutti i componenti della Commissione di merito, al
Presidente della Regione agli assessori qui presenti, si è svolto
un lavoro che negli ultimi tempi sembrava una cosa difficile da
risolvere, grazie al poco interessamento del Ministro della
funzione pubblica - lo dico al collega Turano - forse se ci fosse
stato un ministro diverso da D'Alia qualche in cosa in più queste
categorie l'avrebbero potuto ottenere. E ringrazio qui
pubblicamente la dottoressa Anna Rosa Corsello che per un mese è
stata a Roma a seguire da vicino le problematiche di queste
categorie di lavoratori.
Non voglio fare polemica. Onorevole Fazio, lei dice che oggi è la
prima volta che si affronta un problema di questo genere. Le posso
assicurare che nella XV Legislatura tutti i deputati, non solo il
deputato Greco Giovanni, ma tutti i deputati, anno per anno,
avevamo sempre come primo problema da affrontare la proroga per
questi lavoratori.
Quindi, io sono contento che questa sera andiamo ad approvare un
provvedimento per la proroga almeno di tre anni e spero di avere la
possibilità, assieme alla Commissione, di essere un pungolo dietro
il Governo affinché questi lavoratori trovino la giusta
stabilizzazione sia negli enti locali che in tutte le partecipate e
negli enti dove sono utilizzati.
Non volevo intervenire, anche perché quando uno lavora non è
necessario venire a dirlo dal podio; fa il suo lavoro perché è
stato eletto e perché deve essere di servizio alle categorie più
deboli ed oggi in Sicilia il primo problema che dobbiamo affrontare
è finalmente di stabilizzare questi lavoratori . E' vero, onorevole
Figuccia, che è stato preso in giro, ma non perché volevamo
prenderla in giro, ma i fondi che occorrono sono molti. L'impegno
c'è stato e spero che oggi inizi un percorso perché questi
lavoratori vengano stabilizzati definitivamente.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
sull'argomento che vede un dibattito molto attivo, che serve anche
a chiarire qual è la posizione di ognuno di noi. Come Nuovo
Centrodestra noi riteniamo che questo percorso, che è stato
sollecitato in varie occasioni, io ho avuto modo di ricordare a
quest'Aula diversi percorsi.
Dall'ottobre del 2010, quando all'Albergo delle Povere veniva
richiesto alla presenza di tutti i sindaci della Sicilia la
richiesta di proroga e di deroga al patto di stabilità, perché si
proseguisse nella cosiddetta proroga , da quel momento si avvia
una fase in cui in ogni circostanza, io ed anche altri colleghi,
abbiamo sempre ribadito che c'è una fase nuova in cui dobbiamo
pensare al nuovo corso di stabilizzazione, fra l'altro in presenza
di una legge che già esiste.
Però, c'è stato chiaramente un atteggiamento molto rilassato - per
usare un termine accettabile - nel senso che la Ragioneria generale
dello Stato ha sempre fatto presente che si doveva avviare una fase
nuova perché, sostanzialmente, il rapporto costo-servizio doveva
essere l'elemento caratterizzante di un impegno che, in questa
realtà, dovevamo noi, come enti locali e come nuova filosofia della
pubblica amministrazione che vede una presenza di soggetti che
concorrono alle attività lavorative che producono e che questo
risultato sia commisurato da una valutazione che determina un
percorso positivo.
Le varie altre ricorrenze, la storica posizione nelle altre
finanziarie, nel precedente Governo, ma anche con questo, dove
abbiamo detto all'inizio della legislatura che ci aspettavamo da un
DPEF che proponesse un momento di svolta nell'utilizzo diverso
delle risorse umane che questa realtà degli enti locali possiede
attraverso i precari e che - ahimè - abbiamo registrato un'assenza
di questo tipo di proposta, ci vede oggi finalmente impegnati in un
momento in cui anche la nostra presenza politica ha concorso, a
livello nazionale, con la presenza del Presidente Schifani e del
sottosegretario Vicari a quella che fu la trattativa con il
Ministero dell'economia a sostegno di un percorso che consentisse,
attraverso aspetti tecnici compatibili, l'avvio di processi di
stabilizzazione nel rispetto della situazione di difficoltà che
oggi esiste.
Questo percorso viene ad essere sancito da questo nuovo momento
che vede questa norma che possa avviare, da una parte, finalmente
una fase, in cui
PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, il tempo è contingentato, il PDL ha
usato tutto il tempo a disposizione.
D'ASERO. L'onorevole Falcone ha parlato in qualità di relatore di
minoranza della Commissione Bilancio'.
PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, le consento due minuti e stiamo
attenti a restare nei tempi.
Anch'io poco fa, ho fatto un intervento brevissimo per lasciare la
possibilità ai miei colleghi.
D'ASERO. Concludo dicendo che c'è una fase che consentirà,
attraverso questo nuovo momento, di convincerci fino in fondo che
questa nuova realtà - dei cosiddetti precari - debba essere vista
come una risorsa e non come un peso.
Siccome i tempi sono cambiati e sono cambiati per tutti, dobbiamo
convincerci che tutti assieme dobbiamo concordare un percorso che
porti ad un modello che determina i risultati e sicuramente il
primo supporto che deve essere stabilito parte dal Governo ma ove
il Governo non ci consentirà, in tempi brevi, di potere avere anche
in questa direzione un modello di riferimento anche questo
Parlamento si deve attivare perché comprenda come contribuire a
determinare un nuovo percorso che può portare, probabilmente, a
migliorare la Sicilia.
TAMAJO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TAMAJO. Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, la
questione che riguarda i PIP, ossia i lavoratori ex PIP -
QEmergenza Palermo', è una problematica di natura sociale.
Penso che in un momento di grave crisi economico-finanziaria come
quello che stiamo affrontando in Sicilia, non possiamo
assolutamente di rischiare una macelleria sociale di queste
proporzioni.
Ricordo all'Aula che oggi stiamo trattando il futuro di circa
2.800 famiglie fra cui ex detenuti, c'è gente diplomata, gente che
ha la licenza media inferiore ma c'è anche gente laureata, gente
che ha grande attitudine, grande professionalità ed ogniqualvolta
l'attività di questo bacino si è interrotta per vari motivi le
scuole, gli enti, gli Assessorati e la macchina regionale, in
genere, ha subito delle ripercussioni negative che hanno avuto
pesanti ricadute sulla qualità dei servizi resi
dall'Amministrazione regionale alla collettività.
Mi riferisco alle scuole sporche, mi riferisco alla struttura
tecnico-amministrativa bloccata, mi riferisco a tanti episodi
negativi.
Il Governo, è indubbio, ha affrontato con grande dedizione la
questione assegnando più di sessanta milioni di euro, divisi in tre
anni, per il pagamento delle retribuzioni di questo bacino.
Questo lo testimonia non soltanto un ragionamento di carattere
economico ma anche il fatto che la Piazza Parlamento è vuota
testimonia questa dedizione.
Non ci sono scioperi, non ci sono manifestazioni
Questo vuol dire che l'atteggiamento da parte del Governo nei
confronti dei PIP e dei precari è un atteggiamento che loro hanno
capito, più di questo non si può fare.
Vuol dire che il Governo ha fatto tutto ciò che era possibile fare
e che ci sono delle attenzioni che vanno nella direzione giusta,
che è quella di garantire una stabilità economica, una stabilità e
un futuro soprattutto mi riferisco ad un intervento dell'onorevole
Cracolici di un paio di giorni fa, non possiamo noi a queste
persone togliere la speranza, il termine speranza di un futuro
migliore.
Ma per far sì che oggi si voti una norma che non lasci spazio ad
interpretazioni discutibili in futuro che possono essere a
discapito dei lavoratori, vorrei che lei, assessore o Presidente,
potesse fare chiarezza su alcuni punti che riguardano l'impianto
complessivo della norma.
Sui giornali si è parlato di una misura di sostegno al reddito di
ottocentotrentadue euro più gli assegni familiari. Io, assessore,
per fare chiarezza e non lasciare spazio ad interpretazioni, volevo
capire quando inizierà a decorrere questa retribuzione, visto che
c'è una incongruenza nella scadenza della ASPI, c'è chi scade a
febbraio, c'è chi scade a marzo, c'è chi scade ad aprile.
Un'altra domanda che volevo fare a lei Presidente o all'assessore
competente: per il 2014 ventiquattro milioni di euro che sono stati
assegnati al bacino bastano per procedere alla chiusura dell'anno?
Terzo punto che volevo affrontare: sono stati stanziati
ventimilioni di euro per l'anno 2015 e 2016, cosa accadrà
successivamente? Sarà opportuno rimpinguare il fondo attraverso
variazioni di bilancio?
I punti che ho citato, Presidente, sono importanti, perché
riescono a fare chiarezza, perché i lavoratori aspettano risposte,
perché oggi finalmente dobbiamo approvare una norma che dia futuro,
stabilità e ripeto la parola speranza a questo bacino di
lavoratori.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
parliamo di precari, parliamo di dignità lavorativa, o almeno
dovremmo parlare di questo, parliamo del miraggio della
stabilizzazione, parliamo del miraggio del lavoro.
Noi in questi mesi abbiamo avuto una posizione impopolare come
Movimento Cinque Stelle, perché siamo usciti con una posizione
determinata, dicendo che questa proroga dei precari secondo noi era
il bluff più grande che si poteva mettere in campo. Ed è
chiaramente una posizione impopolare tra tutte quelle persone che
oggi affollano le file dei precari ma che sono, però, delle persone
- perché ce lo hanno detto i sindaci quando li abbiamo incontrati,
ad esempio - che mandano avanti gli enti locali, sono delle persone
preparate, qualificate, perché sono precari per modo di dire, visto
che lavorano all'interno delle loro strutture di appartenenza da 20
anni, 25 anni, 30 anni e, quindi, oggi che fanno?
Oggi cercano noi, cercando anche spiegazioni del perché c'è questa
posizione netta, determinata, rispetto a questa proposta di proroga
e di futura stabilizzazione. Però, quando questa proposta si
scioglierà come neve al sole e vedranno tutti che la
stabilizzazione era soltanto una presa in giro perché, alla fine
della proroga dei tre anni, molte di queste persone rimarranno
fuori, allora, chi andranno a cercare? A chi stiamo postergando
questo problema fra tre anni? Al futuro Governo della Regione?
Ora è questo l'interrogativo che ci dobbiamo porre come
opposizione, insieme ad altri Presidenti dei gruppi parlamentari,
abbiamo incontrato una folte schiera di sindaci che ci dicevano che
erano contrari a queste modalità di proroga perché non venivano
date tutte le certezze a queste persone.
Ed è di pochi giorni fa, esattamente di dicembre, del 4 di
dicembre, la sentenza del TAR che ha annullato il bando del comune
di Caltanissetta, cioè della città dalla quale vengo io, perché?
Perché il TAR dice che la metà dei posti che vengono messi a bando
devono essere destinati a chiunque e non possono essere destinati
soltanto ai precari che ci sono all'interno dell'Ente locale,
questo significa che almeno la metà di queste persone non potrà
avere il posto alla fine della proroga. E ancora peggio.
Vede cosa ci spaventa di più, Presidente?
Ci spaventa di più la mancanza di programmazione ed è questo
quello che abbiamo voluto dire con maggiore forza anche a queste
persone che si aspettano un lavoro, che si aspettano pane, che si
aspettano la speranza per il futuro.
Abbiamo voluto dire, con fermezza, che forse la programmazione a
medio, a lungo termine doveva essere quella di cominciare a pensare
di investire, sì, questi soldi, 300 milioni di euro ogni anno per
tre anni, sono 900 milioni di euro ma, probabilmente, dovevamo
destinarne una parte allo sviluppo economico delle imprese con dei
progetti mirati anche all'assunzione di queste persone nel bacino
privato del lavoro e questa sarebbe potuta essere una possibile
soluzione che avrebbe rilanciato anche il comparto privato della
nostra Sicilia e, invece, noi continuiamo a dare queste speranze a
delle persone che, probabilmente, col tempo, invece, si renderanno
conto che sono state, ancora una volta, prese in giro.
Ora, io, voglio chiedere all'Assessore e, alla fine
dell'intervento, alla fine degli interventi, quando poi vorrà
rispondere, vorrò una risposta concreta, però non la vorrei come
quella che mi ha dato in Commissione che è stata vaga, io vorrei
semplicemente un sì o un no, non voglio ragionamenti articolati,
non voglio nient'altro che una parola, o sì o no
Con questo articolato che avete messo in piedi, all'interno di
questa Finanziaria, ci sarà qualcuno che perderà il lavoro alla
fine della proroga dei tre anni?
Ecco, io vorrei semplicemente una risposta, o sì o no;
semplicemente.
E questo lo gradirei a fronte del fatto che, quando accadrà quello
che noi stiamo denunciando adesso, noi poi vorremmo dire a queste
persone che verranno sotto il Palazzo della Regione che si dovranno
accomodare e andare a cercare chi è esattamente il responsabile di
questo gioco al massacro perché non siamo certamente noi,
Presidente, che abbiamo questa posizione probabilmente dura,
probabilmente impopolare ma, come spesso accade, la verità è sempre
dura e sempre impopolare.
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi fa piacere
parlare dopo aver ascoltato l'onorevole Cancelleri perché la stessa
domanda, assessore Bianchi, prima che se ne vada, la pongo pure io:
cioè io sono convinto, così come abbiamo visto e chiesto in
Commissione, se questo articolato, dell'articolo 30, poteva essere
in qualche modo emendato o in qualche modo migliorato secondo le
nostre conoscenze, ci è stato chiesto - lo dico anche
all'assessore Bonafede e all'assessore Valenti - di non stravolgere
minimamente questo articolo, di non toccarlo neanche di una
virgola, di non toccarlo neanche di una virgola.
Quindi, io, siccome mi fido del Governo ma, mi piacerebbe che in
un'Aula come quella dell'Assemblea regionale siciliana ci fosse la
massima chiarezza, se questo mi viene ribadito, io assieme al mio
Gruppo non presenteremo emendamenti inerente la vicenda dei precari
degli enti locali.
Per quanto riguarda il resto, vorrei invitare i colleghi a
ritrovarsi ad ottobre, assessore Bianchi, assessore Bonafede e
assessore Valenti, quando con il decreto n. 101 eravamo
assolutamente fuori non dalla speranza ma tutta questa platea
veniva assolutamente massacrata e mandata a casa.
Mi piacerebbe anche che, ogni tanto, il Movimento Cinque Stelle,
anche su queste vicende facesse le proposte, che non è la borsa
dell'autoimpiego che non ha avuto nessuna possibilità.
Volevo ricordare che già nel passato abbiamo fatto questa prova di
inserimento dentro le attività produttive e private e, purtroppo,
alla fine, quelli che hanno accettato, sono rimasti fuori dal
bacino perché alla fine sono stati esclusi perché le aziende, in
qualche modo, o sono fallite o hanno penalizzato questi lavoratori.
Concordo in pieno con le cose che ha detto il collega, onorevole
Marziano, rispetto in particolare ad una data, l'articolo 23 del
1988, non c'eravamo nessuno di noi.
VINCIULLO. Lei già c'era
LEANZA. C'ero, ma non in Parlamento, ero ancora un ragazzo, sono
arrivato molto più tardi. Devo dire ai tantissimi colleghi che se
tornano verso quella data del 31 ottobre, quando in Parlamento
nazionale, pochi abbiamo lanciato l'allarme che si stava
perpetuando un massacro, un atto di macelleria sociale' nei
confronti della Sicilia, devo dire che poi si sono susseguiti due
mesi virtuosi in cui c'era un ministro che una domenica diceva in
un giornale che non occorreva la deroga e poi in un altro giornale,
sempre siciliano, diceva che la deroga era essenziale.
Finalmente, grazie anche al Governo, grazie anche a deputati
nazionale di maggioranza e di minoranza, grazie ad un gioco di
squadra virtuoso, alla fine, certamente è uscita una legge, la n.
125, che ci consente primum di vivere e, nello stesso tempo, di
fare anche una programmazione seria e vera nei confronti di questi
lavoratori, un atto assolutamente dei piena giustizia.
Come diceva l'onorevole Marziano: sono indispensabili, perché
hanno fatto risparmiare agli enti locali tanti quattrini, perché
hanno bloccato, purtroppo anche il turn over, perché noi da 25 anni
non facciamo un concorso in un ente locale, mentre a Belluno, a
Pordenone o a Todi lo fanno.
Tutto questo è perché, comunque, in questa storia, la Sicilia è
stata vittima e carnefice.
Nell'ultimo periodo quando la Ragioneria dello Stato disse che vi
era stato parere negativo alla proroga in Sicilia, poi si è accorta
che c'era stata, negli ultimi tre anni, soltanto la stabilizzazione
di novemila persone.
Volevo ricordare che solo con il Governo Lombardo, l'1 gennaio del
2011, 4.500 persone sono entrate regolarmente, assunte a tempo
indeterminato nella Regione siciliana.
Volevo anche ricordare che oltre 3.800 persone erano entrate nel
bacino degli enti locali.
Voglio ricordare, ancora - e l'assessore Bianchi lo sa
perfettamente - che a partire dal 2015 i trecento milioni o i
duecentonovanta o i duecentosettanta, diventeranno ogni anno,
venti, tre milioni meno se attiveremo questa benedetta
stabilizzazione.
Stabilizzazione di che cosa? Poco fa sentivo una collega del
Movimento Cinque Stelle che proponeva la soluzione mediante il part
time, la stragrande maggioranza delle persone fanno il part time.
Siamo quasi alla soglia della povertà, se non quella assoluta
certamente quella relativa, non c'è bisogno di andare indietro, c'è
bisogno di andare avanti.
Avanti si va con un piano di stabilizzazione convinto. Non lo so
se alla fine dei tre anni tutti quanti in quel momento avranno la
soluzione precisa.
Ma certamente, come diceva Cancelleri, in una programmazione a
breve, a medio, a lungo termine, le condizioni per capire e per
cambiare lungo il percorso questa norma è per intervenire a livello
nazionale se dovessero esserci degli impedimenti per qualche
migliaio di persone, certamente si può fare se uno non pensa
all'ultimo minuto quello che deve fare.
E allora, finiamola con la demagogia, questo è un atto di
giustizia.
Io chiedo soltanto una certezza, una convinzione, se il Governo ha
fatto per intero la propria parte per non fare impugnare neanche
una virgola di questo articolo.
Per quanto mi riguarda, qualora la risposta è positiva, come è
stata in Commissione bilancio, noi non metteremo, ovviamente,
nell'articolato, nel comma dell'articolo 30, relativamente alla
vicenda degli Enti locali nessun emendamento.
Ognuno si assume le responsabilità, io da parlamentare della
maggioranza mi fido del Governo e, quindi, se voi ci dite che così
è noi certamente voteremo questo articolo.
Ultima cosa. L'ordine del giorno di cui parlava poco fa
l'onorevole Laccoto è assolutamente importante, perché in questo
momento in Sicilia, caro Assessore Bianchi e cari Assessori Valenti
e Bonafede, ci sono alcuni Comuni che hanno dato la proroga di un
mese fidandosi, altri Comuni ovviamente non l'hanno data, dopo di
che siccome la legge è retroattiva al primo gennaio, per evitare
qualunque contenzioso, mi auguro che attraverso un ordine del
giorno e con l'approvazione immediata non di questo articolo ma
della legge di stabilità possiamo finalmente dare tranquillità agli
Enti locali, ai lavoratori, alle famiglie dei lavoratori e
garantire servizi efficienti ed efficaci nella pubblica
Amministrazione.
MUSUMECI. Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, in tre minuti manifesterò il mio
pensiero dopo avere registrato come stasera non si sia riproposto
il clima di entusiasmo e di euforia che ieri ha accompagnato la
proroga dei lavoratori forestali.
Sembra che il vento della rivoluzione crocettiana si sia fermato
sotto le mura solide, alte del precariato in Sicilia. Eppure
qualche collega del centro-sinistra si sforza di inventare anche
quest'anno un miracolo. Ormai da oltre 20 anni c'è sempre un
miracolo per giustificare lo sforzo della classe dirigente nel
prorogare il contratto dei lavoratori precari.
Noi non crediamo che ci sia un miracolo. Noi riteniamo che la
politica abbia dovuto prendere atto di una sconfitta su una vicenda
che è anomala, che è atipica, che è unica perché tutta siciliana,
in questa terra gattopardesca noi abbiamo condannato decine di
migliaia di persone a privarsi del diritto a programmare il loro
futuro e lo dico non perché non mi senta coinvolto - e non potrei
esserlo - in quella classe dirigente che negli anni 80 e 90 ha
deliberatamente voluto utilizzare il consenso di questa gente per
le campagne elettorali ma perché noi riteniamo che avremmo dovuto e
potuto, come Regione siciliana, già da almeno dieci anni, dare un
assetto definitivo alle decine di migliaia di persone che in questo
momento ci guardano con attenzione.
Mi resta un minuto, signor Presidente, se posso avere, visto che
non ho parlato, la deroga di un minuto ancora, io concludo il mio
concetto per dire che noi dobbiamo prendere atto che su questo
fronte abbiamo perso e il primo a farlo deve essere il Presidente
Crocetta.
Il collega Leanza scarica la responsabilità sul Governo nazionale
che non aveva previsto o se volete che aveva previsto il Governo
nazionale, peraltro del quale voi fate parte, che aveva previsto la
macelleria sociale in Sicilia.
Noi riteniamo che questo gioco a scaricabarile non crei consenso
e credibilità . Riteniamo che sia doveroso riconoscere che la
politica siciliana ha commesso un gravissimo errore.
Abbiamo il dovere di rinnovare il contratto come abbiamo fatto
ieri e come gli altri hanno fatto per una sequela di volte e
dobbiamo evitare discriminazioni.
Sento parlare di lavoratori PIP che fra sei mesi potrebbero
trovarsi nell'incertezza, sento parlare dell'articolo 34 dei
lavoratori della Protezione Civile che verrebbero stabilizzati solo
per la provincia di Palermo e non per le altre province.
A questa gente voglio esprimere il mio personale apprezzamento,
signor Presidente. Questi non sono più ammortizzatori sociali,
queste sono professionalità che hanno acquisito competenze, che
hanno mostrato dedizione, impegno, disponibilità, molta di questa
gente consente la mattina di aprire le porte dei comuni e degli
enti pubblici, è gente che molto spesso si sostituisce ai dirigenti
e ai funzionari, è gente verso la quale dobbiamo guardare non più
come un peso ma come una risorsa, eppure la nostra risposta è
ancora la stessa: niente futuro di certezze, niente stabilità.
Sono il frutto di una stagione di ignobile clientela. I precari
non sono la causa sono l'effetto di questa politica clientelare e
assurda. Per questo io mi sento, signor Presidente, di dovere dire,
nell'esprimere il nostro voto a favore del rinnovo del contratto,
che dobbiamo augurarci tutti assieme mai più precari vecchi ma mai
più precari nuovi per spiegare ai nostri figli e ai tanti ragazzi
che ci guardano con disgusto e con critica che nella Pubblica
Amministrazione si entra per concorso e non più per chiamata
diretta in base all'appartenenza partitica.
MALAFARINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal pulpito è
molto facile tirare addosso a Crocetta, non voglio dire la croce
addosso a Crocetta e al Governo da lui presieduto, ma avere
ereditato una situazione con 24.187 precari siciliani non è
sicuramente in un anno di Governo che si costruiscono.
Avere ereditato delle situazioni che sono state disattese per anni
e anni, da una politica che non è riuscita a trovare soluzioni
praticabili per mettere fine a un fenomeno indecente che ha leso i
diritti minimi dei lavoratori, non credo che oggi possa essere
frutto e sentimento di osservazioni nei confronti di un Governo che
non scarica, caro onorevole Musumeci, le responsabilità addosso a
nessuno, anzi è un Governo che ha avuto per la prima volta nella
storia della Sicilia la capacità di assumersi delle responsabilità.
E non solo. Ha avuto la capacità di assumersi delle responsabilità
ma quando la Sicilia stava per essere trascurata per l'ennesima
volta nell'attribuzione di norme e fondi che non avrebbero, invece,
dovuto tutelare ben più abbondantemente, si è avuto il coraggio e
la forza di ribadire la necessità di stabilizzare una buona volta
per tutte il precariato.
Non abbiamo bacchette magiche, non ci sono i fondi necessari, non
ci sono le risorse, personalmente, mi augurerei che ciascuno di
loro potesse trovare un'occupazione stabile e dignitosa.
Forse qualcuno ha delle ricette che noi non riusciamo a trovare.
Le proponga Faccia un emendamento, faccia una legge. Ci dica dove
si trovano i fondi necessari. Ci dicano quali siano le aziende che
dovrebbero assumere dei lavoratori, ormai sulla soglia dei
cinquant'anni, quando i ragazzi a venticinque anni sono costretti
ad andare via dalla Sicilia.
Non possiamo predicare l'impossibile. Dobbiamo accontentarci,
necessariamente, di realizzare ciò che al momento è possibile, e
tutelare i diritti di quelle persone che oggi, finalmente dopo
tanti anni, trovano non la stabilizzazione ma, sicuramente, una
prospettiva per un miglioramento della loro qualità di vita;
trovano una stabilizzazione triennale, con una certezza che i
progetti prossimi che si possono sviluppare porteranno, non
all'assorbimento completo di tutti quanti - perché non credo che
sia realizzabile - ma, sicuramente, alla stabilizzazione di gran
parte di essi.
Quindi questa maggioranza, questo Governo, non scarica le
responsabilità addosso a nessuno ma rivendica, a gran voce, la
capacità e la forza di essere intervenuti per mettere riparo ad una
vergogna, determinata dal clientelismo politico, che per troppi
anni, sulla pelle di questa gente, ha negato diritti, speranze e
futuro dando loro un minimo di certezze dignitose e reali.
Quest'anno, per la prima volta, sotto il Palazzo dei Normanni non
ci sono manifestazioni di precari. Credo che sia indice di quello
che sta succedendo, e che sia un indice del mutamento della
capacità e della volontà del Governo regionale.
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, assessori, cercherò di svolgere velocemente il
mio intervento. È chiaro che siamo soddisfatti del testo che viene
portato in Aula, e lo dico con grande orgoglio perché, finalmente,
sottraiamo al ricatto politico, dopo tanti anni, oltre ventimila
precari che - vorrei ricordare che la prima legge, addirittura del
21 dicembre del 1995, la numero 85 ogni - ogni anno, in fase di
approvazione della finanziaria, dovevano venire sotto le porte di
questo Palazzo a pietire la riconferma per l'anno successivo.
Tutto ciò è stato reso possibile, intanto, da una legge che
abbiamo approvato nella scorsa legislatura, con il Governo
Lombardo. Legge di cui, tra le altre cose, sono stato il primo
firmatario.
Una legge importante perché, come ricordava poco fa il l'onorevole
Leanza, ha dato la possibilità ad oltre cinquemila precari di poter
essere stabilizzati. Ma quella legge non bastava.
Per questo motivo, abbiamo sollecitato il Governo nazionale, e lo
abbiamo fatto in maniera sistematica, affinché non venisse impedito
a noi siciliani di potere, nei prossimi anni, stabilizzare gente
che da oltre vent'anni lavora con grandi sacrifici, con grande
passione, con ottimi risultati, insieme a nessun sacrificio e
nessun risultato nella pubblica amministrazione.
Domani sicuramente, le tivù, i giornali nazionali diranno che
stiamo predisponendo ulteriori ventimila assunzioni. Non è
assolutamente così Stiamo, finalmente, correggendo degli errori
che si sono avuti nel passato. Stiamo, finalmente, dando la giusta
dignità a chi da anni, da troppi anni, lavora a servizio della
pubblica amministrazione in una situazione di incertezza.
Per tre anni abbiamo individuato la copertura, così come la legge
125 ci obbliga. In questi tre anni la nostra speranza, il nostro
augurio è che gli enti locali possano, tutti, nessuno escluso,
giungere alla stabilizzazione di questi lavoratori. E così, come
faranno gli enti locali, assessore Valenti, credo che anche la
Regione deve fare lo stesso percorso.
Mi riferisco ai seicentodue, o seicentootto, ancora precari che
lavorano nel mondo del precariato della Regione, in modo
particolare mi riferisco ai tecnici della Protezione civile, a
quelli dell'Ente Parco e ad altri lavoratori che in questi anni,
alle dipendenze della Regione, hanno assicurato uno svolgimento
assolutamente indiscusso della loro attività. Ed in particolare, mi
piace ricordare i lavoratori della 433, che da Catania a Ragusa,
dopo il sisma di Santa Lucia, hanno gestito una somma
importantissima, 4 mila 500 miliardi di lire fu la somma che venne
stanziata il 31 dicembre 1991 sulla legge 423. Lo dico perché hanno
unito due cose importanti, correttezza negli atti amministrativi -
mai un tecnico della Protezione civile è stato coinvolto in vicende
poco lusinghiere - e hanno anche assicurato una perfetta esecuzione
dei lavori. L'ingiustizia qual è? Che quelli che sono stati assunti
con i comuni, oggi sono assunti a tempo indeterminato, quelli
invece che lavorano alle dipendenze della Regione, non lo sono.
Dobbiamo, anche a loro, dare la dignità di dipendenti di questa
Regione.
DINA, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA, presidente della Commissione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, non intervengo nel merito dei provvedimenti legislativi
dell'articolato, ma solo per riprendere il suggerimento del
Presidente Greco, trattandosi di legislazione complessa che ha
avuto un'attenzione specifica da parte di tutto il Dipartimento
Lavoro, in stretta correlazione con la normativa nazionale e,
quindi, con il rischio che qualche emendamento possa inficiare, in
modo sostanziale, l'essenzialità della legge, rinnovo l'invito a
tutti i colleghi che lo ritenessero di ritirare gli emendamenti
laddove possibile.
Inviterei, altresì, il Governo ad approfondire preliminarmente
ancor prima di entrare nel merito della discussione degli articoli,
della valutazione dell'articolato, di valutare in un tavolo più
ristretto, e quindi antecedentemente alla discussione in Aula, gli
eventuali emendamenti e riscritture presentati dai colleghi e dalla
Commissione. Chiederei, in questo senso, se il Governo lo ritiene,
che venga accordato qualche minuto di sospensione per questi
approfondimenti che sono indispensabili per la prosecuzione dei
lavori.
(assume la Presidenza il Presidente Ardizzone)
CORCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, vorrei fare delle considerazioni generali attorno a
questo articolo, e limitarmi rapidamente a quelle, perché poi sulle
questioni di merito ci sono gli assessori competenti che potranno
dire la loro.
Io vorrei fare riflettere su questa vicenda. Noi al 31 dicembre
del 2013, in relazione alle leggi preesistenti, non avevamo nessuna
possibilità né di proroga, né di stabilizzazione di questi
lavoratori. Sarebbe stata una catastrofe sociale terribile. Noi
possiamo anche discutere, e io convengo con coloro che sono critici
dicendo: ma perché la stabilizzazione e questa misura di sostegno a
reddito in qualche modo viene limitata a questi diciotto mila
lavoratori, e non ventiquattro mila - perché nel frattempo alcune
cose sono cambiate in questi anni - si tratta esattamente di
diciotto mila 416 lavoratori, di cui 700 della Regione siciliana.
La preoccupazione della stampa nazionale rispetto a queste
stabilizzazioni - credo che dobbiamo sapere spiegare bene le cose -
non ha motivo di esistere. Infatti, la Regione, in quanto ente, ci
guadagna con questa operazione - per essere chiari - perché se noi
li manteniamo nel precariato puro per anni, praticamente paghiamo
lo stesso le risorse, e saranno sempre a carico del bilancio,
invece, favorendo i processi di stabilizzazione presso altri enti,
nel giro di tre anni abbiamo chiuso la nostra partita dal punto di
vista delle spese che gravano sul bilancio regionale, perché la
Regione ne deve stabilizzare solo 700, però diamo la possibilità
agli enti locali di integrare un personale in gran parte necessario
e che funzionalmente lavora con gli enti locali.
Per cui per noi è un'operazione di risparmio della spesa e non è
una operazione di spreco, quindi chiaramente la Regione ci
guadagna. Se poi i grillini li vogliono licenziare tutti, che ben
venga, così dividiamo il compenso di questi 18.000 per qualche
milione di disoccupati, ma vedrete che questa risorsa non lo farà
il reddito garantito.
In ogni caso - lo dico a chi parla di rivoluzione - le rivoluzioni
si fanno con le gambe del popolo, e si fanno confrontandosi con i
problemi reali, si fanno parlando il linguaggio della realtà. Noi
non avremmo fatto mai questa scelta, ce la siamo trovata ed abbiamo
il dovere tutti quanti di dare una risposta sociale. Quando dico
noi, ovviamente, non mi voglio riferire solo al Governo, ma anche a
tutti voi che in gran parte non ci entrate assolutamente nulla,
però, non si sbatte la porta dietro al bisogno sociale, laddove è
legittimamente garantito dalle leggi.
Noi abbiamo oggi una legge nazionale, quindi non è un fatto
arbitrario, non stiamo normando arbitrariamente, siamo normando
sulla base di una legge dello Stato che esiste, e che ci dà questa
possibilità. Ovviamente è anche una scelta decidere poi di
applicarla, e noi siamo per applicarla ma non vorremmo che,
attraverso il tentativo di migliorarla, finissimo per renderla
impugnabile dal Commissario dello Stato. Questa legge ha un
equilibrio sottilissimo, è concordata con il Governo nazionale, è
stata discussa numerose volte da tutti gli Uffici competenti della
Regione siciliana, dall'Avvocatura, quindi, abbiamo affrontato un
percorso che ci rende certi di potere portare avanti il risultato
della stabilizzazione. Non vorrei che a furia - lo diceva anche
l'onorevole Greco prima - di volerla migliorare, poi si finisce per
creare un gran pasticcio che la possa rendere non attuabile.
Colgo anche l'occasione per dire che questa legge è frutto di un
lavoro che abbiamo fatto con gli Uffici, con gli assessori prima di
tutto, Valenti, Bonafede, Bianchi, con i dirigenti, come la
Monterosso, la Corsello. E lo dico per onore - siccome qualcuno di
voi ha citato - mi permetto di citare i protagonisti - perché non
vorrei che poi le citazioni fossero parziali, e fossero persino
ingiuste - che hanno lavorato in modo indefesso su questi
argomenti, insieme alla Presidenza della Regione.
Voglio ringraziare anche il Ministro Delrio, il vice ministro
Fassina, il ministro D'Alia, voglio ringraziare il presidente
Schifani che ci ha dato una grande mano. Come vedete questo
Presidente della Regione sa riconoscere agli altri che lavorano il
merito delle cose che fanno, il sottosegretario Vicari, il senatore
Lumia, l'onorevole Misuraca e l'onorevole Capodicasa, con i quali
abbiamo lavorato, che ci hanno dato una mano, e noi dobbiamo dire
con onestà queste cose. Non dobbiamo avere il coraggio della
verità, questo è il risultato di un lavoro più complessivo, perché
la legge di stabilizzazione dei precari era stata bocciata in una
prima fase, ed è stata reintrodotta grazie al lavoro che abbiamo
fatto con il Governo, e con questi parlamentari che ci hanno dato
una mano, ed anche grazie all'ottimo lavoro che hanno fatto gli
Uffici.
Possiamo migliorarla? Tutto potrebbe essere migliorabile e tutto
può essere peggiorabile. Sono due cozzi infiniti: il bene ed il
male. La possibilità di peggiorare e di migliorare è infinita.
E' una legge realistica, che è basata sulle competenze che ci dà
lo Stato, e sulla base del fatto che nessuno la può impugnare.
Quindi, un invito alla responsabilità, è d'obbligo.
Strutturalmente - questo lo voglio dire agli amici grillini -
mentalmente io sono per misure generalizzate, che siano il salario
garantito, che siano misure culturali per risolvere questi
problemi. Però, non è il livello della Regione che ci consente di
fare operazioni di questo tipo che richiedono risorse impegnative,
che richiedono leggi dello Stato. Noi, anzi, in questa finanziaria
abbiamo introdotto tutta una serie di criteri che vanno dalla
possibilità del reddito di solidarietà, alla possibilità di
interventi sulla casa, la possibilità di interventi contro i
pignoramenti, tutta una serie di misure sociali che - parlo il
linguaggio della solidarietà - in qualche modo introducono elementi
di giustizia sociale.
E' chiaro che la direzione non potrà che essere questa per il
futuro, però noi dobbiamo dire con chiarezza stop e no ai
precari , perché se questo non lo diciamo, lanciamo un segnale
brutto, quello che all'infinito questo meccanismo - di cui siamo
stati vittime nel passato - vogliamo continuare a riproporlo, e che
questa Sicilia in fondo non cambia mai perché ci sarà sempre un
gruppo di lavoratori in ogni finanziaria da assumere alla Regione.
Così non può andare e così deve finire. La misura, per noi, di
stabilizzazione dei precari rappresenta lo stop al precariato, non
il via libera a nuovi precari.
In relazione ai PIP voglio dire con semplicità, anche qui, di
lasciare perdere le questioni demagogiche. Sì, è vero che quei
lavoratori si erano creati un lavoro a tempo indeterminato,
attraverso la Trinacria Onlus, ma pensate se tutti i precari della
Regione siciliana avessero creato lo stesso meccanismo - perché
loro non è che fossero diversi dagli altri - e si fossero auto
assunti ed il Governo avesse trasformato il rapporto a tempo
indeterminato, in questi anni, con tanto di contratti. Che diritto
avevano questi lavoratori precari rispetto agli altri.
L'anno scorso, quando abbiamo detto che quella era tutta una
menzogna, lo dicevamo per il loro bene, perché se noi avessimo
riproposto quell'assunzione, il Commissario dello Stato avrebbe
impugnato quel provvedimento, e questi lavoratori PIP, gli 832 euro
che assicuriamo al mese, più gli assegni familiari, che non sono
pochi, non li avrebbero.
Quando finiscono l'ASP scatta il meccanismo del passaggio
all'intervento della Regione. Ma questo è per legge, anche perché
ci sono alcuni che non scadono tutti nello stesso periodo, e non
per colpa della Regione. Voglio essere chiaro, c'erano quelli che
non si volevano scrivere all'ASP ed hanno ritardato la loro
iscrizione, per cui è chiaro che decadono dopo. Esaurito il periodo
di disoccupazione vengono assorbiti.
Voglio rassicurare che l'impegno del Governo è 832 euro al mese
più gli assegni familiari, ed in più il loro inserimento
lavorativo, e soprattutto un percorso che permetta attraverso gli
appalti o incentivi, anche favorire l'inserimento lavorativo
soprattutto nel privato.
Con questo spirito, vi invito ad una condivisione e sono convinto
che questa condivisione ci sarà. Non è la legge che piace ad ognuno
di noi, ma è la legge che ci deve piacere a tutti quanti insieme.
DINA, presidente della Commissione. Chiedo un minuto di
sospensione.
PRESIDENTE. Sospendo l'Aula per un minuto.
(La seduta sospesa alle ore 20.52 riprende alle ore 20.53)
La seduta è ripresa.
GRECO Marcello. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Marcello. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore
Bonafede, avevo chiesto all'inizio ai colleghi deputati di ritirare
gli emendamenti, previa una sua volontà, che fosse quella di
trattare le questioni di cui agli emendamenti direttamente in
Commissione di merito.
Era questo l'impegno formale che chiedevo al Governo.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, onorevoli deputati, in risposta alla
richiesta, che il Governo condivide, successivamente tratteremo le
singole questioni nella sede opportuna, che è appunto quella della
Commissione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, c'è, quindi, l'espresso invito al
ritiro degli emendamenti pervenuto da parte del Presidente della
Regione e da parte del Presidente della Commissione.
L'impegno preso dall'Assessore di competenza è quello di trattare
le questioni nelle Commissioni di merito. Gli emendamenti,
pertanto, si intendono tutti ritirati eccetto quelli del Governo ed
eventualmente quelli della Commissione.
Sospendo l'Aula per un minuto.
(La seduta sospesa alle ore 20.55 riprende alle ore 20.57)
La seduta è ripresa.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
comunicare il ritiro dell'emendamento 30.15, ma volevo approfittare
del ritiro dell'emendamento per lasciare una traccia, prima del
voto complessivo dei disegni di legge, per lanciare un grido di
allarme, che i lavoratori oggi LSU ed ASU nei Comuni sono pilastro
portante.
Oggi, la dignità di questi lavoratori è congelata, bisogna
lavorare in questi tre anni per scongelare la dignità di questi
lavoratori, questo è il senso.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 30.26. GOV. Il parere della
Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 30.20. Il parere della
Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 30.21. Il parere della
Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento GOV 30.25. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
GRASSO. Signor Presidente, io non ho ritirato l'emendamento
30.14.1.1.
PRESIDENTE. Onorevole Grasso, l'abbiamo recuperato, siccome
abbiamo fatto l'appello e tutti ritiravano, qualcuno lo ha detto
espressamente, abbiamo chiesto se c'era qualcuno ancora che
ritirava, lei non c'era, davamo per scontato che era ritirato. Mi
scusi.
Si passa all'emendamento 30.14.1.1. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'Economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 30, così come emendato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato un ordine del
giorno che cerco di esplicitare per semplificare, di cui il primo
firmatario è l'onorevole Laccoto.
Leggo il dispositivo: chiede l'emanazione di una circolare così
come avvenuto l'anno precedente. Ritengo che sia opportuno
approvare immediatamente questo ordine del giorno.
Siamo alla fine, non alla fine della legge finanziaria, stiamo
facendo uno strappo, vista l'urgenza, per dare serenità ai Comuni.
Tutti i deputati presenti in Aula dichiarano di apporvi la firma.
L'Assemblea ne prende atto.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo firmato un
emendamento al quale hanno aggiunto la firma anche i colleghi
D'Asero, Sammartino sul presupposto che, l'Assessore al ramo,
l'assessore Bonafede, ha dato il suo parere favorevole, dopodiché
siccome lei, correttamente, siamo in finanziaria, fa esprimere il
parere all'Assessore per l'economia, delle due l'una, o si mettono
d'accordo gli Assessori oppure, considerato che non c'è aumento di
spesa, chiediamo che l'Assessore per l'economia ci spieghi il
parere contrario.
Se lei ritiene di poter recuperare questo emendamento perché c'è
stato un'evidente incomprensione tra i due Assessori, bene. Vorrei
una risposta adesso.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per due minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 21.05, è ripresa alle ore 21.10)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. La parola all'onorevole Grasso che è la prima
firmataria dell'emendamento 30.14.1.1.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per chiarezza
questo emendamento risolve il problema di tanti Comuni siciliani,
credo siano circa 30 che hanno completato in virtù della legge 24
e delle circolari successive le procedure di stabilizzazione, che
aspettano semplicemente per sottoscrivere i contratti il decreto di
finanziamento.
Tra le righe si legge e non si legge, che sono fatte salve le
procedure però, in realtà, con il registro unico non è così facile,
ci vorrebbe una circolare. Quindi, siccome i Comuni hanno già
proceduto ad effettuare tutte le procedure, quindi il programma di
fuoriuscita, non hanno sforato il patto di stabilità e per la
Regione non comporta aumento di spesa, chiariamolo, perché i Comuni
riceveranno quel contributo e c'era stato il parere favorevole
perché era semplicemente un chiarimento ed una garanzia per evitare
che quei lavoratori che avevano già avuto tutte le procedure, sono
sottoposti alle procedure di selezione e quant'altro non si
rimettessero in gioco.
Assessore, mi scusi, questo emendamento avrebbe dato garanzia che
la proroga finalizzata alla stabilizzazione avrebbe avuto un senso,
almeno per una fascia di lavoratori per cui erano state già
completate le procedure di stabilizzazione. Siccome, si faranno le
circolari ma la circolare si doveva fare pure nel 2012 ed ancora
non si è fatta, se sono costretta a ritirare l'emendamento chiedo
al Governo e all'Assessore l'impegno non solo ad inserirlo nella
circolare ma a garantire che i Comuni che hanno effettuato tutte le
procedure secondo le norme vigenti, che non hanno sforato il patto
e che hanno i requisiti, abbiano la possibilità di procedere alle
stabilizzazioni.
Un impegno serio preso in Aula che verrà inserito ed esplicitato
nella circolare.
PRESIDENTE. Allora, con l'autorizzazione dell'Aula, siccome
crediamo tutti all'onestà intellettuale della ricostruzione dei
fatti resa dall'onorevole Grasso, non abbiamo motivo di dubitare e,
allora, onorevole Grasso, trasformiamo questo emendamento in ordine
del giorno e lo approviamo subito vista l'importanza e l'urgenza e,
quindi è impegnativo da parte dell'intera Aula nei confronti
dell'Assessore stesso. Invito, però l'Assessore ad interviene per
dare questa sicurezza.
Ripeto, quindi, trasformiamo questo emendamento in ordine del
giorno e lo approviamo.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Il Governo accoglie l'invito dell'onorevole Grasso.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno, avente come
firmatari gli onorevoli Cordaro, Grasso, Currenti, Fontana,
Sammartino, Lentini, tutta l'Assemblea.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, gli ordini del giorno si approvano, come ben
sapete, alla fine di tutta la discussione, siccome questo aveva
estrema importanza e poi l'abbiamo firmato tutti e 90 i
parlamentari, per la circolare che bisogna fare agli Enti locali,
non vorrei che ciò fosse l'espediente per approvare gli ordini del
giorno adesso, pregherei i deputati di non fare queste richieste.
Si passa all'esame dell'articolo 31. Ne do lettura:
«Articolo 31
Borse formative per l'autoimpiego ed incentivi alla
fuoriuscita dei precari
1. Per le finalità di cui all'articolo 2 della legge regionale 23
gennaio 1998, n. 3 e successive modifiche e integrazioni, è
autorizzata, per il triennio 2014-2016, la spesa annua di 1.012
migliaia di euro.
2. Nel rispetto della vigente normativa comunitaria, l'Assessorato
regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro è
autorizzato a concedere ai datori di lavoro di cui all'articolo 38
della legge regionale 6 agosto 2009, n. 9 che procedono alle
assunzioni a tempo indeterminato dei lavoratori di cui all'articolo
30, in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 36 della
citata legge regionale n. 9/2009, gli incentivi previsti dagli
articoli 37, 38, 39 e 40 della medesima legge regionale n. 9/2009.
3. I contributi di cui al comma 1sono concessi a valere sulle
risorse finanziarie di cui ai commi 5, 7 e 9 dell'articolo 30 con
contestuale riduzione di pari importo e comunque non superiore al 5
per cento delle rispettive dotazioni delle relative autorizzazioni
di spesa. Il Ragioniere generale è autorizzato ad apportare le
variazioni di bilancio discendenti dall'applicazione del presente
comma».
All'articolo 31 non sono stati presentati emendamenti. Lo pongo in
votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'esame dell'articolo 32. Ne do lettura:
«Articolo 32
Proroghe e stabilizzazioni del personale a tempo
determinato
in servizio presso la Regione
1. L'Amministrazione regionale, nel rispetto della dotazione
organica del personale non dirigenziale di ruolo, determinata con
l'articolo 51 della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11 e
successive modifiche e integrazioni, nonché della programmazione
triennale del fabbisogno di personale di cui all'articolo 5 della
legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, in armonia con i principi
stabiliti dal decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito
dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125 e successive modifiche e
integrazioni, al fine di valorizzare le professionalità acquisite
dal personale con contratto di lavoro a tempo determinato e al
contempo ridurre il numero dei contratti a termine, sino al 31
dicembre 2016, è autorizzata:
a) ad attivare le procedure di reclutamento per assunzioni a tempo
indeterminato secondo i criteri e le modalità previste
dall'articolo 49 della legge regionale 5 novembre 2004, n. 15 da
inquadrare nelle categorie A e B dell'ordinamento professionale del
personale regionale;
b) ad attivare procedure concorsuali per assunzioni a tempo
indeterminato di personale non dirigenziale da inquadrare nelle
categorie C e D dell'ordinamento professionale del personale
regionale.
2. Le procedure di cui alle lettere a) e b) del comma 1 sono
riservate esclusivamente a coloro che sono in possesso dei
requisiti di cui all'articolo 1, commi 519 e 558, della legge 27
dicembre 2006, n. 296 e all'articolo 3, comma 90, della legge 24
dicembre 2007, n. 244 nonché a coloro che alla data del 31 ottobre
2013 hanno maturato, negli ultimi cinque anni, almeno tre anni di
servizio con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato
alle dipendenze dell'Amministrazione regionale, con esclusione, in
ogni caso, dei servizi prestati presso gli uffici di diretta
collaborazione degli organi politici.
3. Con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione
della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale per le
autonomie locali e la funzione pubblica, di concerto con
l'Assessore regionale per l'economia, sono individuati i posti da
utilizzare per le procedure di reclutamento speciale nel limite del
50 per cento dei posti disponibili a garanzia dell'adeguato accesso
dall'esterno, anche complessivamente considerati per gli anni 2014,
2015 e 2016, coerentemente con la programmazione triennale del
fabbisogno di personale.
4. Nelle more delle procedure di reclutamento speciale transitorio
e fino al 31 dicembre 2016, in armonia con quanto previsto
dall'articolo 4, commi 9 e 9 bis e successive modifiche e
integrazioni, del decreto legge n. 101/2013, convertito dalla legge
n. 125/2013, l'amministrazione regionale è autorizzata a prorogare
i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, in scadenza
al 31 dicembre 2013, tenuto conto del fabbisogno effettivo, delle
risorse finanziarie disponibili e dei posti in dotazione organica
in atto vacanti, per le esigenze di cui all'articolo 5, comma 1,
della legge regionale 9 maggio 2012, n. 26 e successive modifiche e
integrazioni.
5. Nelle more delle procedure di reclutamento speciale transitorio
e fino al 31 dicembre 2016, in armonia con quanto previsto
dall'articolo 4, commi 9 e 9 bis e successive modifiche e
integrazioni, del decreto legge n. 101/2013, convertito dalla legge
n. 125/2013, sono prorogati i contratti di lavoro subordinato di
cui all'articolo 7 della legge regionale 8 febbraio 2007, n. 2,
all'articolo 4 della legge regionale 29 dicembre 2010, n. 24 e al
comma 4 dell'articolo 2 della legge regionale 10 gennaio 2012, n.
5. La somma di 320 migliaia di euro annui per il triennio 2014-
2016, a valere sulle disponibilità della UPB 12.2.1.3.3 - capitolo
443305 - , è trasferita dall'Assessorato regionale del territorio e
dell'ambiente agli enti parco per le finalità del presente comma.
6. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata, per il
triennio 2014-2016, la spesa di 28.616 migliaia di euro annui.
7. A decorrere dall'anno 2014 è istituito un fondo per le
stabilizzazioni ed il ricambio generazionale e professionale con
una dotazione finanziaria, per il triennio 2014-2016, pari a 1.000
migliaia di euro per l'anno 2014, 2.000 migliaia di euro per l'anno
2015 e 3.000 migliaia di euro per l'anno 2016. Il Fondo è
annualmente alimentato:
a) dall'importo annuo delle retribuzioni di anzianità dei
dirigenti comunque cessati dal servizio dall'1 gennaio di ciascun
anno;
b) dal 50 per cento delle somme versate da enti, aziende ed
agenzie sottoposte a tutela e vigilanza della Regione, società
partecipate dalla stessa nonché aziende private in relazione agli
incarichi espletati da dirigenti regionali la cui designazione o
nomina compete all'Amministrazione regionale».
Comunico che all'articolo 32 sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
-emendamento 32.4 a firma degli onorevoli Turano ed altri;
-emendamenti 32.2, 32.5 degli onorevoli Lentini ed altri;
-emendamento 32.1 degli onorevoli Sammartino ed altri;
-emendamento 32.3 del Governo.
Onorevoli colleghi, comunico che gli emendamenti 32.4, 32.2, 32.5
e 32.1 sono ritirati.
L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 32.3 del Governo.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della commissione e relatore di maggioranza..
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 32, così come emendato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'esame dell'articolo 33. Ne do lettura:
«Articolo 33
Decorrenza delle proroghe dei contratti di lavoro a tempo
determinato
1. La proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato prevista
dalla presente legge decorre dall'1 gennaio 2014».
All'articolo 33 non sono stati presentati emendamenti. Lo pongo
in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'esame dell'articolo 34. Ne do lettura:
«Articolo 34
Conversione a tempo indeterminato dei contratti
1. Il dipartimento regionale della funzione pubblica e del
personale, in attuazione delle disposizioni autorizzative di cui
all'articolo 2, comma 553, della legge 24 dicembre 2007, n. 244,
provvede alla conversione a tempo indeterminato dei contratti
stipulati con il personale individuato dall'articolo 76 della legge
regionale 1 settembre 1993, n. 25 e successive modifiche e
integrazioni.
2. Agli oneri discendenti dall'applicazione del comma 1, valutati
in 4.500 migliaia di euro annui a decorrere dal 2014, si provvede,
per ciascun anno del triennio 2014-2016, con riduzione di pari
importo dell'UPB 4.2.1.5.2 capitolo 215704 accantonamento 1003; a
decorrere dal 2017, a valere sul Fondo delle stabilizzazioni di cui
al comma 8 dell'articolo 32».
Comunico che all'articolo 34 sono stati presentati gli emendamenti
34.1 e 34.2 a firma degli onorevoli Formica ed altri.
FORMICA. Dichiaro di ritirarli.
PRESIDENTE.. L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che è stato presentato dalla Commissione l'emendamento
34.R. Si tratta di un emendamento di riscrittura.
Il parere del Governo?
Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 21.20, è ripresa alle ore 21.26)
La seduta è ripresa.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Sull'ordine dei lavori
CIACCIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Mi sono arrivati al bancone, come penso a tutti i
colleghi, diversi emendamenti a nome della Commissione - ce ne sono
almeno due -, di riscrittura. Siccome presumo che fino ad oggi
faccio parte di questa Commissione e non penso che possiamo come
Commissione, cioè ritengo che questi emendanti o sono a firma dei
deputati e poi il parere è a maggioranza, perché mi sembra quasi
che stiamo utilizzando un criterio di riscrittura a nome della
Commissione, quando la Commissione in alcuni punti, già in
Commissione di merito, aveva trattato l'argomento.
Ora, che si debba fare passare a nome della Commissione qualche
cosa che non è ma è solo di alcuni deputati, ebbene, che lo firmino
i deputati. Quattro, cinque, quelli che sono, secondo il
Regolamento, ma non si passi qualche cosa a nome della Commissione
perché faccio parte di questa Commissione.
PRESIDENTE. Il parere del Governo sull'emendamento 34RCOMM.
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
LENTINI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Si è già consumato il tempo a sua disposizione, non
può parlare per dichiarazione di voto, abbiamo contingentato i
tempi.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(Non è approvato)
Onorevole Ciaccio la ringrazio per il suo intervento.
Pongo in votazione l'articolo 34.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Per un richiamo al Regolamento
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza..
Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Vorrei sapere dove sta la ragione nell'intervento dell'onorevole
Ciaccio. Voglio che mi venga spiegato.
PRESIDENTE. L'onorevole Ciaccio mi ha evidenziato che gli stanno
arrivando numerosi emendamenti a firma della Commissione e la
Commissione non li ha sottoscritti. Con la massima lealtà. Sarà una
nuova procedura.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Mi
pare che, fino ad oggi, la Commissione si sia espressa sempre con
il Presidente per le riscritture. E' cambiato qualcosa? Lo chiedo
alla Presidenza dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Presidente Dina, non voglio litigare con nessuno,
tanto meno con lei.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Per
saperci regolare, se è cambiato il Regolamento
PRESIDENTE. Siccome non c'era stato, fino ad adesso, alcun
intervento di un componente della Commissione che mettesse in
discussione
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Leggiamo cosa dice il Regolamento
PRESIDENTE. Andiamo avanti, intanto l'abbiamo bocciato.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Leggiamo il Regolamento, così ci regoliamo per il futuro, se
abbiamo agito contro il Regolamento
PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 21.30, è ripresa alle ore 21.32)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, purtroppo abbiamo avuto un
problema sollevato da un componente della Commissione, che non si è
riconosciuto, ma stiamo attenti perché anche noi, con la prassi,
facciamo pure giurisprudenza, per quello che può significare.
Per il futuro La inviterei di sentire i componenti della
Commissione, così evitiamo questi incidenti.
Non mi sembra che l'onorevole Ciaccio sia stato in dissenso, se
non ho compreso male l'onorevole Ciaccio non era a conoscenza. Mi
rendo conto che sarà successo in assoluta buona fede, però, è
chiaro che quando c'è un emendamento sottoscritto dal Presidente
della Commissione, fino a prova contraria, è un emendamento della
Commissione.
Per il futuro evitiamo che ci siano componenti della Commissione
che possano mettere in difficoltà, legittimamente, questa
Presidenza.
LENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a chiarimento
della problematica che riguarda l'articolo 34 si parla di personale
ITALTEL, SIRAP.
Parliamo di persone, di dipendenti che lavorano per trentasei ore
settimanali, percepiscono preciso ed identico reddito di un
dipendente regionale ormai da tantissimi anni.
Questo personale, appunto chiamato ITALTEL, SIRAP, viene da una
legge che ha trasferito questo personale alla Regione siciliana,
dal gruppo IRI per dei debiti che la Regione aveva nei confronti
del gruppo IRI.
Nell'intera nazione, allo scioglimento dei gruppi che facevano
ingegneria, in tutte le regioni d'Italia questo personale è stato
stabilizzato. La Regione siciliana ha usufruito di queste risorse e
non ha mai ottemperato all'obbligo di legge nazionale per
l'assunzione a tempo indeterminato.
Questo personale usufruisce - lo ripeto - di trentasei ore di
lavoro settimanale, di trentasei giorni di ferie, come tutto il
personale della Regione siciliana, ha la tredicesima, non manca
niente. Questo personale ha pieno diritto, come lo hanno avuto
nell'intero Paese.
Oggi questo Governo - quando io ho letto l'articolo 34 -
finalmente dà la possibilità e rende giustizia a sessanta
dipendenti di questa Regione. Parliamo di persone assunte nel 1998,
non parliamo di personale che non lavora, parliamo di personale che
è stato trasferito dallo Stato nel 1998 ai sensi della 558, ed io
vi posso fornire una scheda dettagliata che presenterò agli atti
del Parlamento, affinché il Parlamento stesso e gli Uffici possano
rendersi conto che questa è veramente un'opera di bene fatta a
delle persone che hanno offerto attività lavorativa per circa
quindici anni.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Chiediamo l'accantonamento dell'articolo 34 e dei relativi
emendamenti.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'articolo 34 è accantonato.
Si passa all'articolo 35. Ne do lettura:
«Articolo 35
Interventi a favore dei lavoratori appartenenti al bacino
PIP - Emergenza Palermo,
del personale S.P.O. e dei soggetti impegnati in ASU
presso aziende ospedaliere
1. Al fine di favorire l'occupazione stabile dei soggetti di cui
all'articolo 43, comma 1 della legge regionale 15 maggio 2013, n.
9. appartenenti al bacino dei P.I.P. - Emergenza Palermo, è
istituito presso il Dipartimento regionale della famiglia, delle
politiche sociali e del lavoro, l'elenco alfabetico, ad
esaurimento, dei lavoratori che non si siano resi o si rendano
responsabili di azioni contrarie all'ordine pubblico e/o al
patrimonio e/o alle persone, già fruitori di indennità ASPI alla
data del 31 dicembre 2013 ed utilmente inseriti nell'apposito
listato anagrafico che presentano istanza entro 30 giorni dalla
pubblicazione della presente legge.
2. La data di scadenza del 31 dicembre 2013 prevista dall'articolo
43, comma 1, della legge regionale 15 maggio 2013 n. 9, è prorogata
al 31 dicembre 2016.
3. Per le finalità di cui al comma 1, l'Amministrazione regionale,
i Servizi Sanitari, le Società Partecipate e gli Enti Regionali
sono tenuti ad inserire nei bandi di gara e/o negli affidamenti
diretti per la fornitura di beni e servizi, apposita clausola che
preveda l'onere di riservare il 20 per cento delle assunzioni ai
lavoratori inseriti nel suddetto elenco. I lavoratori impegnati per
un orario inferiore a quello cui è commisurato l'assegno di
sostegno a reddito, possono essere utilizzati per un monte ore
integrativo tale da raggiungere l'ammontare complessivo del
sussidio e mantengono il diritto all'iscrizione nell'elenco.
4. L'Amministrazione regionale, i Servizi Sanitari, le Società
Partecipate e gli Enti Regionali possono utilizzare per lo
svolgimento di attività di interesse pubblico e sociale i soggetti,
destinatari dell'assegno di sostegno al reddito di cui al comma 1
dell'articolo 43 della legge regionale 15 maggio 2013, n. 9 ed
inseriti nell'elenco di cui al comma 1 in coerenza con la ratio
dell'articolo 43, comma 1 della richiamata legge regionale 9/2013.
5. I lavoratori di cui al comma 1 sono definitivamente cancellati
dall'elenco nelle seguenti ipotesi:
a) ingiustificata rinuncia ad una congrua offerta di lavoro come
definita dalle disposizioni inerenti la perdita dello stato di
disoccupazione;
b) assunzione a tempo indeterminato.
c) volontaria fuoriuscita dal bacino.
6. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la
spesa di 24.000 migliaia di euro per l'anno 2014 e di 20.000
migliaia di euro annui per ciascuno degli anni 2015 e 2016. Alla
quota relativa all'esercizio 2014, si provvede per l'importo di
20.000 migliaia di euro con le risorse destinate ad Interventi
per il sostegno ai piani di inserimento professionali (PIP)
nell'ambito del Piano di Azione e Coesione.
7. Le disposizioni di cui al presente articolo trovano
applicazione anche in favore dei soggetti che abbiano prestato la
propria attività come collaboratori (Co.Co.Pro), per almeno 32 mesi
alla data del 30 aprile 2010, nell'ambito del progetto Piano per
l'occupabilità dei soggetti svantaggiati dell'area metropolitana di
Palermo .
8. Le risorse non impegnate del Fondo regionale per l'occupazione
previste dalla legge regionale 26 novembre 2000, n. 24, possono
essere destinate alla contrattualizzazione dei soggetti utilizzati
in convenzioni, entro il termine perentorio del 31 dicembre 2008,
presso le aziende ospedaliere universitarie della Regione ai sensi
dell'articolo 30 della legge regionale 7 agosto 1997, n. 30, e
dell'articolo 10, comma 3, del decreto legislativo 1 dicembre 1997,
n. 468, finalizzate alla stabilizzazione occupazionale dei
lavoratori impegnati, estendendo a questi ultimi i benefici e gli
incentivi previsti dall'articolo 1, comma 550, della legge 24
dicembre 2007, n. 244».
Onorevoli colleghi, capisco che si tratta di argomenti molto
delicati e la passione che ognuno di noi mette in questi argomenti
è perché si rende conto che dietro ci sono le esigenze di singoli
cittadini, di famiglie e quant'altro.
Noi, però, abbiamo un compito, che è quello di fare delle leggi
che possano resistere dinnanzi ad impugnative che diano diritti
riconosciuti - certamente - ma che siano diritti uguali per tutti i
siciliani.
Mi rendo conto che si tratta di argomenti delicati, ripeto, e
questa Presidenza - non voglio parlare per conto del Governo - se a
volte nutre delle cautele, lo fa perché le norme possano resistere
anche dinnanzi alle impugnative.
Non ci liberiamo, infatti, la coscienza presentando gli
emendamenti agli articoli, lo dico per me stesso, e così facendo
facciamo danno ed di anno in anno rinviamo dei problemi.
Sui problemi occorre mettere un punto fermo.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Cimino, se le sono rimasti minuti a
disposizione può intervenire. L'onorevole Lentini prima è
intervenuto perché ricordava - da attento deputato qual è - che
aveva cinque minuti a disposizione e li ha voluti tutti consumare
perché sapeva che su quell'articolo aveva tempo a disposizione.
Onorevoli colleghi, chiedo ai presentatori degli emendamenti
presentati all'articolo 35 se intendono ritirarli.
MUSUMECI. Dichiaro di ritirare gli emendamenti 35.4, 35.2, 35.3,
35.4, 35.6, 35.7, e 35.9.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Gli emendamento 35.8 e 35.10 sono inammissibili.
Si passa all'emendamento 35.11.
D'ASERO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 35.12, a firma degli onorevoli Ciaccio ed
altri.
CIACCIO. Chiedo che venga messo in votazione.
PRESIDENTE. Il Governo aveva fatto un appello che riguardava il
ritiro di tutti gli emendamenti, comunque lo porremo in votazione.
Si passa all'emendamento 35.1 degli onorevoli Ciaccio ed altri.
CIACCIO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Signor Presidente, la Commissione ha presentato un emendamento di
riscrittura. Chiedo di poter convocare la Commissione in Sala
lettura per discuterne brevemente.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per dieci
minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 21.46, è ripresa alle ore 21.57)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevole Dina, mi può riferire l'esito della riunione
di Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Signor Presidente, la Commissione ha votato a maggioranza la
riscrittura, così come modificata da un subemendamento, che lei si
ritrova agli atti, relativo al comma 7.
PRESIDENTE . Onorevole Dina, questo mi fa molto piacere. Questa è
la legislatura delle carte in regola, tanto per richiamare alla
memoria Piersanti Mattarella. Mi fa piacere che ci stiamo dando un
nuovo indirizzo, perché è pur vero che la prassi andava in un certo
modo ma ci stiamo disciplinando in maniera diversa per dare la
possibilità ad ogni componente delle Commissioni e del Parlamento
di esprimersi.
Si torna riprende l'esame dell'articolo 35.
Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento 35.15 I
parte.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento 35.15 II
parte.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 35.16 GOV bis. Il parere della
Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza..
Favorevole
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento che l'onorevole Ciaccio ha inteso
mantenere il 35.12, al comma 5 è aggiunto il seguente punto... Il
parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole
PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 22.03, è ripresa alle ore 22.04)
La seduta è ripresa.
Il parere della Commissione sull'emendamento 35.12?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. La
Commissione a maggioranza si rimette all'Aula.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi
è contrario resti seduto.
TAMAJO. Si può avere una copia dell'emendamento?
PRESIDENTE. L'emendamento è già nel fascicolo. Chi è favorevole
all'emendamento 35.12. resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 35.8 è ritirato. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 35.13 del Governo. Il comma 7 è
soppresso.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Il
Governo chiede la soppressione del comma. C'è una riscrittura.
PRESIDENTE. Proceduralmente, metto per Regolamento in votazione
prima il soppressivo.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Non
è automatico, signor Presidente, mi scusi. Il soppressivo è sul
comma. Ponga in votazione la riscrittura.
PRESIDENTE. Onorevole Dina, dobbiamo evitare equivoci. Lei sa
molto meglio di me che si parte dall'emendamento più lontano per
arrivare a quello più vicino.
Io ho un emendamento in questo soppressivo che mi presenta il
Governo, lei ha un emendamento di riscrittura. Io per Regolamento
debbo mettere in votazione l'emendamento soppressivo del Governo.
GRECO GIOVANNI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
PRESIDENTE. Onorevole Greco, non sto ancora dichiarando aperta la
votazione. Lei si sta prenotando. Scusate, su questo vorrei essere
in sintonia con la Commissione. Onorevole Dina, noi poniamo in
votazione con il voto segreto la soppressione del comma 7.
C'è una richiesta di voto segreto avanzata dall'onorevole Giovanni
Greco. La richiesta deve essere appoggiata.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 35.13
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 35.13.
Chiarisco il significato del voto: Chi vota a favore
dell'emendamento soppressivo preme il pulsante verde; chi vota
contro preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il pulsante
bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 69
Maggioranza 35
Favorevoli 39
Contrari 30
(L'Assemblea approva)
Quindi, è soppresso e viene, quindi, precluso l'emendamento della
Commissione ed anche il subemendamento.
Per quanto riguarda il comma 8, che è la soppressione, sono
identici sia l'emendamento 35.9 che il 35.14.
Il parere della Commissione? Lo presenta il Governo.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 35.14. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 35 così come emendato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 36. Ne do lettura:
«Art. 36.
Interventi per l'occupazione dei lavoratori utilizzati nei
Cantieri di Servizi
già percettori del reddito minimo di inserimento.
1. Al fine di favorire l'occupazione stabile dei soggetti
utilizzati nei Cantieri di Servizio di cui all'articolo 1 della
legge regionale 19 maggio 2005, n. 5, presso il Dipartimento
regionale del lavoro, dell'impiego, dell'orientamento, dei servizi
e delle attività formative, è istituito l'elenco alfabetico ad
esaurimento dei lavoratori già fruitori del reddito minimo di
inserimento ai sensi del decreto legislativo 18 giugno 1998, n.
237, che presentano istanza entro 30 giorni dalla pubblicazione
della presente legge.
2. Per le finalità di cui al comma 1, le Amministrazioni che
utilizzano i soggetti iscritti nell'elenco inseriscono in tutti i
bandi di gara e/o affidamento diretto per la fornitura di beni e
servizi, apposita clausola che preveda l'onere di riservare il 20
per cento elle assunzioni ai suddetti lavoratori.
3. Il Dipartimento regionale del lavoro, dell'impiego,
dell'orientamento, dei servizi e delle attività formative, nel
rispetto delle norme comunitarie, è autorizzato a concedere ai
datori di lavoro, di cui all'articolo 38 della legge regionale 6
agosto 2009 n. 9, per le finalità di cui ai commi 1 e 2, gli
incentivi previsti dagli articoli 37 e 39 della medesima legge per
l'assunzione dei lavoratori, inseriti nell'elenco di cui al comma
1, rientranti nella casistica di cui all'articolo 36, lettera b),
della legge regionale 9/2009.
4. Il Dipartimento regionale del lavoro, dell'impiego,
dell'orientamento, dei servizi e delle attività formative, al fine
di favorire la fuoriuscita dal bacino di appartenenza dei
lavoratori di cui al comma 1, è autorizzato a concedere, a titolo
di borsa autoimpiego, a coloro che ne fanno richiesta l'intero
ammontare dell'indennità triennale di cui all'articolo 1, comma 3
della legge regionale 19 maggio 2005, n. 5.
5. Il Dipartimento regionale del lavoro, dell'impiego,
dell'orientamento, dei servizi e delle attività formative è,
altresì, autorizzato a concedere, una tantum, alle imprese private
che assumono i lavoratori inseriti nell'elenco di cui al comma 1,
con contratto a tempo indeterminato o determinato della durata di
anni 3, l'ammontare complessivo del contributo spettante nel
triennio ai lavoratori ai sensi dell'articolo 1, comma 3 della
legge regionale 19 maggio 2005, n. 5.
6. I lavoratori di cui al comma 1 sono definitivamente cancellati
dall'elenco nelle seguenti ipotesi:
a) ingiustificata rinuncia ad una congrua offerta di lavoro come
definita dalle disposizioni inerenti la perdita dello stato di
disoccupazione;
b) assunzione a tempo indeterminato;
c) volontaria fuoriuscita dal bacino;
d) fruizione dell'anticipazione triennale dell'indennità per la
finalità di cui al comma 4.
7. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata per
il triennio 2014-2016 la spesa annua di 6.400 migliaia di euro. La
spesa autorizzata dall'articolo 75, comma 6, della legge regionale
15 maggio 2013, n. 9 (U.P.B. 6.3.2.6.2 - Capitolo 712402) è
destinata alle finalità previste dal presente articolo».
All'articolo 36 ci sono solo emendamenti presentati dai singoli
parlamentari. C'era l'appello iniziale a ritirare tutti gli
emendamenti.
Io chiamo, a scanso di equivoci, ogni parlamentare perché poi
rientra nella disponibilità del singolo parlamentare: 36.5
Formica: ritirato; 36.8 e 36.9 Formica: ritirato; 36.10 Formica:
ritirato; 36.6 Formica: ritirato; 36.7 Formica: ritirato; 36.12
Ciancio: ritirato; 36.11 D'Asero: ritirato; 36.4 Formica: ritirato;
36.13 Ciancio. Lo mantiene?
CIANCIO. C'è un subemendamento
PRESIDENTE. C'è un subemendamento, ho capito, permane.
Il 36.3 è inammissibile e il 36.1.
Abbiamo solo l'emendamento 36.13 con un subemendamento, che è una
precisazione. Era un errore materiale.
Pongo in votazione l'emendamento 36.13 237 - 1988 è da leggersi
237 - 1998 . Il parere del Governo?
CROCETTA, Presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 36 così come emendato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevole Dina, ho una richiesta dell'onorevole Cordaro a trattare
l'articolo 34. Se siamo pronti
CORDARO. No, io mi sono soltanto informato, non c'è nessuna
richiesta. Chiedevo se la trattazione dell'articolo 34 è adesso,
prima della sospensione della seduta.
PRESIDENTE. La Commissione è pronta o lo rinviamo?
Onorevoli colleghi, gentilmente, convoco una brevissima riunione
dei Capigruppo, ma veramente breve, in Sala lettura per concordare
la prosecuzione dei lavori.
Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta sospesa alle ore 22.14, è ripresa alle ore 22.24)
La seduta è ripresa.
La Conferenza dei Capigruppo all'unanimità si è determinata nel
senso di procedere nella trattazione della Finanziaria a partire da
lunedì, alle ore 11.00 con l'impegno che la Finanziaria dovrà
essere approvata entro lunedì non stop.
Per garantire questo impegno è stato dato all'unanimità pieno
mandato al Presidente dell'Ars di dichiarare eventualmente
inammissibili tutti gli emendamenti aggiuntivi che sono stati
presentati, nel caso in cui entro le ore 19.00 non si riesca ad
elaborare una sintesi tecnico-politico su questi emendamenti
aggiuntivi.
Il tempo di domani è necessario a dare la possibilità agli Uffici
di avviare quell'esame tecnico, anticipare anche l'esame tecnico di
compatibilità delle norme che sono tre quarti di Finanziaria che
abbiamo esitato, con il bilancio già esitato e preparare tutto il
lavoro istruttorio per l'approvazione definitiva del bilancio e
della legge di stabilità.
Onorevoli colleghi, pertanto, la seduta e sospesa e riprenderà
lunedì, 13 gennaio 2013, alle ore e 11.00.
(La seduta, sospesa alle ore 22.27 di sabato 11 gennaio 2014, è
ripresa alle ore 12.19 di lunedì 13 gennaio 2014)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che si era svolta la
discussione congiunta dagli articoli 30 a 36, anche con riferimento
all'articolo 34, che era stato momentaneamente accantonato; quindi,
pur essendosi svolta la discussione non era stato votato.
Assessore, Sull'articolo 34 c'è stato l'approfondimento?
BIANCHI, assessore per l'economia. Sì, signor Presidente, abbiamo
proceduto all'approfondimento e si è convenuti che c'è un problema
sul comma 2 della copertura finanziaria; quindi, si richiede il
ritorno in Commissione Bilancio .
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, l'articolo 34 viene inviato
alla Commissione di merito.
Si passa all'articolo 37. Ne do lettura:
«Articolo 37.
Nuove iniziative per favorire lo sviluppo
1. L'IRFIS-FinSicilia S.p.A. è autorizzato a destinare il 25 per
cento della dotazione finanziaria, al 31 dicembre 2013, del fondo
di cui all'articolo 61 della legge regionale 6/97 e successive
modifiche ed integrazioni alla costituzione di un fondo di garanzia
per operazioni di founding per l'acquisizione delle risorse da
destinare al finanziamento, con proprio rischio, di progetti di
investimento che il medesimo istituto opererà, prioritariamente,
con istituti nazionali ed internazionali pubblici.»
All'articolo 37 sono stati presentati due emendamenti.
Si passa all'emendamento 37.1, degli onorevoli Formica, Ioppolo e
Musumeci, che decade per assenza dei firmatari..
Si passa all'emendamento 37.2, degli onorevoli Greco Giovanni ed
altri.
FORMICA. Signor Presidente, non mi pare corretto iniziare, le
chiedo di rinviare un quarto d'ora. Non si può fare la finanziaria
così. Non è corretto Sospendiamo per cinque minuti.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, i deputati erano nel Palazzo, non
ci sono grosse difficoltà su questi articoli; continuiamo,
cortesemente.
FORMICA. E' un problema di metodo, non di difficoltà di articoli
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
nella sostanza volevo esporre lo stesso concetto dell'onorevole
Formica, anche perché il primo firmatario di questo emendamento è
l'onorevole Lo Sciuto che, come lei sa, viene da Trapani.
Pertanto, chiedo cinque minuti di sospensione.
CIMINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori..
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
francamente sono contrario alla sospensione perché bisogna andare
avanti perché dall'orario programmato per i lavori in questa
sessione di bilancio devo dare atto alla Presidenza che anziché al
quarto d'ora accademico come all'Università, vi è stata l'ora
accademica di ritardo. E' dalle ore 10.45 che diversi parlamentari
e anche lo stesso Governo sono presenti, si vada avanti con gli
emendamenti e si lavora. Gli emendamenti di chi non è presente in
Aula vengano, quindi, dichiarati decaduti. Però, dobbiamo
accelerare i lavori di questa finanziaria.
Purtroppo, questo non è il primo caso che si verifica, già nei
giorni scorsi abbiamo sempre iniziato con ritardo per poi chiudere
con notevole ritardo.
CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
apprendo dal collega Cimino che è stata istituita all'università
l'ora di ritardo. Sapevo che c'era l'ora di diritto del lavoro, ora
c'è l'ora di ritardo.
Siccome io non dimentico di essere opposizione responsabile e di
trovarmi, però, di fronte ad una maggioranza irresponsabile, le
chiedo di verificare il numero legale, signor Presidente.
PRESIDENTE. C'è una richiesta di sospensione dell'onorevole
Giovanni Greco. La seduta è, pertanto, sospesa per 15 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12.25, è ripresa alle ore 12.55)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si riprende l'esame dell'articolo
37.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, leggendo l'articolo
37 Nuove iniziative per favorire lo sviluppo , significa quindi
occupazione, ho pensato per un attimo alla tela di Penelope, perché
questo articolo prevederebbe o prevedrà, dipende dall'approvazione
dell'emendamento o meno, l'utilizzo del 25 per cento della
dotazione finanziaria al 31 dicembre 2013 del Fondo di cui
all'articolo 61, IRFIS, per sviluppare iniziative per creare
occupazione. Credo che sia questo il senso strategico di questo
articolo.
E noi un giorno diamo ed un giorno togliamo, perché con l'articolo
35 abbiamo approvato, anzi hanno approvato, coloro che l'hanno
votato, un emendamento presentato dal Movimento Cinque Stelle che
prevedeva che i lavoratori PIP con un ISEE superiore a ventimila
euro devono essere depennati da questo elenco.
Credo che sia importante in questa Finanziaria, il ragionamento
complessivo sull'articolo 37, e fare in modo che questa Finanziaria
sviluppi tutta la sua azione su quello che è lo sviluppo e la
crescita del territorio. Io poi su questo articolo e su un altro
passaggio mi riservo di intervenire successivamente, dopo avere
verificato qualcosa con il Governo e direttamente col Presidente
Crocetta.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei dire che
siamo assolutamente indispettiti per come stanno andando i lavori
d'Aula.
Premesso che la maggior parte dei deputati eravamo contrari a
rinviare a questa mattina i lavori, la Conferenza dei Capigruppo ha
deciso diversamente ed eravamo rimasti che avremmo cominciato
stamattina alle 11.00. Siamo partiti dalle zone più impervie della
Sicilia per essere qui alle 11.00 ed i lavori stanno iniziando
all'una.
Pregherei la Presidenza di non interrompere più i lavori e di
andare fino alla fine perché non possiamo continuare a stare qui,
notte e giorno, aspettando che i colleghi, soprattutto quelli che
abitano nei pressi dell'Assemblea regionale siciliana, arrivino con
due ore di ritardo. Questo non è consentito, ne va della nostra
dignità e ne va - per essere chiari - del rispetto che ognuno di
noi deve avere anche nei confronti di se stesso.
Avevamo prospettato alla Presidenza l'esigenza di poter essere a
Catania questo pomeriggio per una riunione con il Ministro della
Sanità, e non è stato possibile. Noi siamo qui a fare il nostro
dovere, com'è giusto che sia, però non consento ad altri di
continuare a delegittimare questa Assemblea.
Stiamo iniziando con due ore di ritardo e dobbiamo recuperare il
tempo perduto, anche perché io alle 11.00 ero in Aula e per
arrivare puntuale da Siracusa mi sono dovuto alzare alle 7.00. Se
qualche collega si fosse alzato qualche minuto prima avremmo
sicuramente iniziato alle 11.00.
Pertanto, questo rinvio non l'ho gradito né accettato.
FORMICA. Chiedo di parlare sull'articolo 37.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io avevo fatto
notare nel corso della discussione che riguardava precedenti
articoli sull'IRFIS, che non si capisce qual è la strategia che
vuole perseguire questo Governo e - a proposito della vendita
delle azioni della Regione - facevo notare che bisognava cassare
quella norma che prevedeva la garanzia dell'IRFIS al riacquisto per
circa 60 milioni di euro.
Perché facevo notare questa, a mio modo di vedere, incongruenza
nell'azione di governo? Perché delle due l'una: o si sceglie, e io
ritengo che può essere una scelta giusta di investire per creare
con l'IRFIS finalmente un polo bancario siciliano che possa dare
risposte alle gravissime condizioni delle nostre piccole e
piccolissime imprese che sono strangolate dalle banche per mancanza
di credito e per fare questo, ovviamente, bisogna incrementare
quanto più possibile il patrimonio, il ponte dell'IRFIS stessa.
Ora, già con quella norma corriamo il rischio che 60 milioni di
euro vengano prelevati dall'IRFIS stessa, con questa norma non si
capisce dove si voglia arrivare perché anche qui c'è l'incongruenza
di fondo rispetto alle scelte della Regione stessa perché toglie un
altro 25 % dei fondi che ha a disposizione l'IRFIS al 31 dicembre
2013.
E' un strabismo assoluto perché va in contro tendenza rispetto a
ciò che il Governo si prefigge di fare e cioè si è in presenza di
una situazione come il voler fare le nozze con i fichi secchi,
sostanzialmente si cerca di dare, depauperando l'unica vera
iniziativa di sviluppo possibile, l'unico istituto che potrebbe
dare seguito a questo tipo di iniziativa.
Pertanto, io ritengo che anziché disperdere le poche risorse che
ha la Regione in tanti rivoli, sarebbe più congruo, più confacente
per raggiungere gli obiettivi se il Governo li vuole raggiungere
per davvero e cioè prefiggersi gli obiettivi di sbloccare la
situazione drammatica in cui versano le nostre imprese che non
trovano, ripeto, non trovano credito. Allora non ha senso né questo
articolo né una serie di articoli che sono stati approvati in
precedenza e che di fatto polverizzano le pochissime risorse
impedendo di raggiungere tutti gli obiettivi che il Governo si
prefigge. E'come dire: io ho questo fondo, faccio contenti tanti
partners, tanti obiettivi , di fatto scontento tutti perché
impedisco con la polverizzazione di raggiungere l'obiettivo stesso.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, io
desidero manifestare delle perplessità rispetto alla norma che
stiamo esaminando.
L'IRFIS è stata trasformata in un istituto bancario, quindi oggi
qui diciamo che può istituire un fondo perché possa poi provvedere
anche ad erogare delle somme e quindi l'abbiamo trasformata in una
sorta di Bancomat, quindi tutti si rivolgono all'IRFIS. Diciamo
dunque che quello che era lo scopo dell'IRFIS di sostenere lo
sviluppo delle imprese, invece così possono andare le giovani
coppie a chiedere un mutuo e chiunque ha bisogno di denaro può
andare all'IRFIS e chiedere soldi in prestito, finanziamenti,
l'IRFIS comprerà quelle azioni che la Regione non potrà vendere.
Già abbiamo tolto 60 milioni all'IRFIS, però mentre facciamo tutto
questo c'è l'IRCAC che sostiene le cooperative e che ha dei fondi
che non ha potuto utilizzare perché una legge ormai, diciamo
obsoleta e non corrispondente più alle logiche di mercato, è
proprio l'IRCAC che chiedeva al Governo e all'Assessore di
rifinanziare verso altre linee di intervento le cooperative,
vengono sottratte quelle somme all'IRFIS per essere destinati, non
si capisce bene per quali progetti e nello stesso tempo non si dice
invece che quelle somme vengono destinate all'IRFIS per sostenere
questo fondo. Quindi voglio dire: qual è lo scopo di questa norma?
Ritengo piuttosto che ci sia un attimo di riflessione e che il
Governo voglia chiarire, voglia fornirci dei chiarimenti in quanto
quant'è l'ulteriore dotazione che da all'IRFIS o se quelle somme
che ha tolto all'IRCAC le prevede in questo fondo dell'IRFIS. Credo
- e ho paura che così andando - l'IRFIS finirà per non sostenere le
imprese, per non sostenere le famiglie e forse neanche per comprare
le azioni.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto la
parola perché approfittando che c'è il Presidente della Regione.
Onorevole Crocetta, vorrei chiarito un po' le dinamiche di questo
articolo 37. Lo dico questo alla luce della lettura dell'articolo
61 della vecchia legge 6 del 1997 che in parte è stata abrogato da
una legge regionale e che prevede in buona sostanza la possibilità
che l'IRFIS, come dice proprio il testo dell'articolo 37, possa
essere destinato una parte di questo fondo dell'IRCAC che a questo
punto vede sempre più assottigliarsi la sua dotazione finanziaria
in un certo momento attraverso l'utilizzo di parte delle risorse
della legge 37/68 si va a potenziare l'IRFIS per una serie di
progetti che sono di investimento che il medesimo istituto opererà
prioritariamente con istituti nazionali ed internazionali pubblici.
Siccome noi come opposizione vorremmo comprendere per anche
collaborare rispetto ad una norma che parla di investimenti capire,
assessore Bianchi e presidente Crocetta, vorremmo capire per un
momento cosa vuole dire questo articolo. Assessore Bianchi, se lei
può dare delucidazioni in questo senso, in maniera tale che
possiamo tutti quanti essere edotti e la vorrei pregare di usare in
futuro meno termini inglesi ma più termini italiani che sono di
maggiore comprensione e più riconducibili a quelle che sono le
conoscenze dei siciliani.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che questo
articolo sia un articolo importante nel momento in cui si ritiene
di poter dare l'opportunità alle imprese siciliane soprattutto
anche di operare nell'ambito dell'internazionalizzazione delle
proprie attività e soprattutto si riesca anche a definire degli
accordi commerciali come tante regioni del nostro Paese oggi stanno
facendo.
Proprio ieri leggevo sul giornale Sole 24 ore' come la Lombardia
ha definito e sta di fatto anche attuando degli accordi commerciali
con la Cina coinvolgendo sia la Regione ma anche le stesse Camere
di Commercio.
Penso che con questo articolo il Governo voglia dare
l'opportunità all'IRFIS, come istituto regionale per finanziamenti
alle imprese, di essere collegato nell'ambito dell'attrazione di
investimenti e nell'attrazione di risorse per poi creare anche
opportunità di coinvolgimenti con istituti internazionali pubblici.
Immagino quegli istituti internazionali pubblici che sono
professionalmente collegati nell'ambito delle esportazioni e delle
internazionalizzazioni delle imprese.
Una cosa chiederei all'assessore Bianchi e al Presidente della
Regione. Secondo me, in quest'articolo è importante poter inserire
il secondo comma che dà all'opportunità, comunque, al Governo
regionale di dare all'IRFIS l'indirizzo politico sulle iniziative
che si vogliono maggiormente poter puntare per
l'internazionalizzazione della piccola e media impresa.
In questo caso, noi creiamo una ottima opportunità ma lasciamo al
di fuori di questo contesto, invece, un assessorato come quello
delle attività produttive che è delegato alla materia
dell'internazionalizzazione, un Assessorato dell'economia che è
preposto all'economia delle nostre imprese, al che il Governo
regionale ad iniziative di questo genere deve poter dare un
indirizzo politico tale da coinvolgere il mondo dell'agricoltura,
il mondo delle categorie produttive che possono ed hanno la forza
di poter creare prodotto interno lordo facendo consumare ad esempio
i nostri prodotti in terra straniera e non essere noi sempre quei
soggetti colonizzati da chi viene qui nel nostro territorio per
farci consumare i loro prodotti.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
deputati, voglio sgombrare subito una tesi, cioè che si stanno
togliendo risorse all'IRFIS.
DI MAURO. All'IRCAC.
CROCETTA, presidente della Regione. No, all'IRFIS. Stiamo parlando
dell'articolo 37?
DI MAURO. I soldi si toglierebbero all'IRCAC.
CROCETTA, presidente della Regione . Chi ve l'ha detto? Quello è
un altro articolo.
Leggo testualmente l'articolo 37: L'IRFIS-FinSicilia S.p.A. è
autorizzato a destinare il 25 per cento della dotazione
finanziaria, al 31 dicembre 2013, del fondo di cui all'articolo 61
della legge regionale 6/97 e successive modifiche ed integrazioni
alla costituzione di un fondo di garanzia per operazioni di
founding per l'acquisizione delle risorse . Cosa c'entra quindi
l'Ircac?
Io sto parlando dell'articolo 37 non sto parlando di altri.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per un minuto.
(La seduta, sospesa alle 13,13, è ripresa alle ore 13,14)
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Dicevo quindi nell'ambito
della finanza pubblica con particolare riferimento alla Banca
europea degli investimenti o altre fonti di entrata pubblica che
consentono di finanziare progetti di investimento produttivo.
Naturalmente siccome più fondi acquisisci a credito, più aumenti
il rischio, ci è sembrato opportuno destinare una parte del fondo
attualmente a disposizione che hanno esattamente il 25 per cento su
500 milioni di euro destinarlo sostanzialmente alla copertura e ai
rischi per nuovi prestiti, quindi con questa operazione si ampliano
le possibilità di concedere prestiti alle piccole e medie imprese e
soprattutto mantenendo forme alte di garanzia. C'erano gli aspetti
che sollevavano alcuni deputati incluso l'onorevole Di Mauro,
stiamo vedendo tecnicamente e li presentiamo come emendamenti.
Siamo pronti per questi o no Assessore?
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI, Assessore per l'economia, Buon giorno a tutti, mi scuso,
ma c'è un errore all'articolo, effettivamente ha ragione
l'onorevole Di Mauro, per un refuso sempre all'articolo 61 della
Legge 17/2004, che è proprio la legge che riguarda il fondo già in
dotazione IRFIS, quindi non c'è alcuno scambio tra IRCAC e IRFIS.
Sto preparando un emendamento correttivo.
PRESIDENTE. Per il resto, possiamo andare avanti in attesa che il
Governo prepsenti l'emendamento di riscrittura.
Comunico che è stato presentato l'articolo 37.2 dell'onorevole Di
Mauro ed altri.
Sospendo la seduta per due minuti.
(La seduta, sospesa alle 13.17, riprende alle 13.18)
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il subemendamento del
Governo di riscrittura. Onorevole Di Mauro lei insiste sul 37.2 o
lo ritira?
DI MAURO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Le parole legge regionale 697' sono sostituite da legge
regionale 28/12/2004 n. 17', nel senso indicato dall'onorevole Di
Mauro.
Onorevole Formica, lei è veloce nell'apprendere le cose, mi rendo
perfettamente conto, poniamo in votazione l'emendamento del Governo
che do lettura: le parole Legge regionale 697' sono sostituite da
Legge regionale 28/12/2004 n. 17'.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto,
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 37, così come emendato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 38. Ne do lettura:
«Art. 38.
Misure per favorire la digitalizzazione delle imprese
1. Al fine di sostenere l'introduzione e lo sviluppo di tecnologie
digitali e la loro diffusione nel sistema produttivo regionale è
concesso alle imprese aventi sede legale e/o operativa nel
territorio della Regione, ivi comprese le start-up, un contributo a
fondo perduto per l'acquisto di software, hardware o servizi che
consentano l'ammodernamento aziendale, lo sviluppo di soluzioni di
e-commerce, la connettività a banda larga e/o ultralarga, nonché la
formazione qualificata del personale nel campo ICT.
2. Ai sensi del comma 1 per start-up si intendono le imprese
costituite da non oltre tre anni dall'entrata in vigore della
presente legge.
3. Il contributo di cui al comma 1 è concesso in regime di de
minimis nella misura massima consentita in applicazione delle
intensità di aiuto agli investimenti previste dalla normativa
comunitaria in materia di aiuti di Stato e, per le aree ammissibili
agli aiuti a finalità regionale, di quelle previste dalla Carta
italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2007-2013,
fino alla data di vigenza della stessa e, successivamente, nella
misura massima consentita in applicazione delle intensità di aiuto
previste dalla Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per
il periodo 2014-2020, subordinatamente all'approvazione della
stessa da parte della Commissione europea.
4. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata per
l'esercizio finanziario 2014 la spesa di 1.000 migliaia di euro.
5. Con decreto dell'Assessore regionale per le attività produttive
da adottarsi entro 90 giorni dall'entrata in vigore della presente
legge sono stabilite i criteri e le modalità per l'erogazione del
contributo di cui al comma 1».
Comunico che è stato presentato l'emendamento 38.1: L'articolo è
soppresso , a firma dell'onorevole Ciaccio ed altri.
CIACCIO. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto visto che
non è stato spiegato l'articolo in Commissione, nel senso che è
stato votato però, oggettivamente, abbiamo chiesto che gli stessi
fondi che attualmente sono a carico del bilancio, questo stesso
asse, la digitalizzazione, possono essere trovati fondi a livello
comunitario europeo, non capiamo perché è inserito qui all'interno.
Noi, quindi, secondo il nostro punto di vista, quello che
converrebbe fare è togliere il costo, quindi il milione di euro che
sicuramente è a vantaggio delle imprese, ma non si rilancia in
questo modo, come ho detto nel mio primo intervento, lo sviluppo
delle imprese, e la stessa finalità la graviamo su costi europei.
Eventualmente, quindi, se il Governo si prende l'impegno di
ritirarlo, e eventualmente lo stesso asse con altri fondi.
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in Commissione
Bilancio ci siamo resi conto che questa norma potesse essere
assolutamente superata, dopo che il Governo faceva un minimo di
verifica. In effetti, come dice l'onorevole Ciaccio, ci sono un
milione di euro per una norma che, ormai, per una misura che è in
tutto ciò che riguarda il fondo sociale europeo, può essere
assolutamente ritirata. Votiamo, quindi, il soppressivo tutti
d'accordo, e passiamo avanti. Invito il Governo ad accettare.
CROCETTA, presidente della Regione. Lo sopprimiamo.
PRESIDENTE. Onorevole Presidente della Regione, siamo d'accordo su
questa impostazione?
CROCETTA, presidente della Regione. Sì, sì.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 38.1. Il parere
della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E'approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 39. Ne do lettura:
«Art. 39.
Estensione dei benefici regionali alle coppie di fatto
1. Le disposizioni previste dall'ordinamento regionale in materia
di contribuzioni, agevolazioni e benefici previsti a qualsiasi
titolo per la famiglia sono estese anche alle coppie di fatto
iscritte negli appositi registri istituti dai comuni dell'Isola».
IOPPOLO. Chiedo di parlare sull'articolo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Onorevole Presidente della Regione, non utilizzerò nessun
appellativo nei suoi confronti.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, intervengo con
molta consapevolezza sull'articolo 39 intanto per ribadire come la
posizione politica del Gruppo al quale appartengo, il Gruppo
parlamentare Lista Musumeci' è stato ampiamente illustrata,
proprio dal collega, onorevole Musumeci, allorchè egli è
intervenuto sull'articolo 26.
Però, mi pare di potere ancora svolgere, in quest'Assemblea, che
mi auguro non voglia essere insensibile alle considerazioni che sto
per svolgere, in relazione ad un profilo che è ancora di ordine
diverso.
La norma che noi abbiamo già approvato, cioè l'articolo 26, è
quella che questo Parlamento sta affrontando e sulla quale si
accinge a votare, ed è certamente una norma anticostituzionale.
L'attrito, il conflitto che potrebbe essere sollevato e sono certo
sarà sollevato, anche dal Commissario dello Stato per conflitto di
attribuzione in relazione agli articoli 29 e 31 della Costituzione,
è assolutamente evidente. Consentitemi, peraltro, di aggiungere
come quest'Aula abbia avuto una qualche difficoltà nell'ambito del
dibattito sull'articolo 26, a pronunciare un termine che sembra un
termine blasfemo, ed è il termine eticità: impostazione etica.
Vorrei ricordare che la nostra Costituzione, proprio allorquando
parla di rapporti etico-sociali, a cominciare dall'articolo 29, per
poi proseguire con gli articoli 30 e 31 Norme di protezione della
famiglia , si attribuisce la possibilità di utilizzare il termine
etico.
E non deve sembrare strano che sia io a difendere i lavori della
Costituzione; io, al quale fu spiegato - quando ero ragazzo - di
essere addirittura fuori dalla Costituzione, dall'arco
costituzionale; mentre i partiti che oggi mostrano di essere
insensibili a questi temi, si arrogavano il diritto di essere
dentro la Costituzione e addirittura sostenitori della
Costituzione.
Il termine etico, dal latino èthica e dal greco ethiké, non
significa altro che comportamento, consuetudine, costume,
abitudini.
La Costituzione italiana ha certamente - con le sue norme di
protezione, articoli 29, 30 e 31 - fissato un principio di favor
iuris nei confronti della famiglia. E se i concetti della famiglia
possono essere allargati fino alla famiglia di fatto, anche con i
nuovi istituti - che sono gli istituti che si definiscono sotto il
contratto di convivenza, che oggi può essere stipulato e che può
contemplare il diritto di abitazione, il diritto ai versamenti
mensili, il diritto alla comunione dei beni dei conviventi - certo
non può e non potrà mai spingersi oltre il principio della
equiparazione, almeno quando i due coniugi o i due soggetti che
danno vita alla cosiddetta famiglia di fatto' o alla coppia di
fatto' non abbiano lo stesso sesso.
E non si dica nemmeno in quest'Aula che il Codice civile, essendo
fermo al 1942, è passato di moda o è addirittura superato dai
tempi Il fatto che il Codice civile italiano non sia superato dai
tempi lo dimostra il fatto che non sono bastati 72 anni a questa
nostra Repubblica per modificare il Codice civile. Il quale, però,
è stato aggiornato Non è assolutamente vero che siamo fermi a
norme ante seconda guerra mondiale.
Vorrei ricordare gli aggiornamenti della legge 19 maggio 1975, n.
151, la riforma del diritto di famiglia, che certo non ha previsto
le coppie di fatto; la legge 149/2001 sull'adozione e l'affido; la
legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita. E se non
bastasse a qualche collega che parla con l'orologio fermo al 1942,
la legge 54/2006 sull'affidamento condiviso.
E allora, l'approccio sì che deve essere laico, come si conviene
ad un Parlamento e ai deputati di un Parlamento, ma non deve essere
superficiale e soprattutto non deve servire soltanto per qualche
spot pubblicitario o per qualche intervista televisiva.
La verità è - ed è questo l'aspetto che più mi preme sottolineare
- che con l'articolo 39, colleghi dell'Assemblea regionale
siciliana, stiamo iniziando l'esame delle norme del Capo VII della
legge, quello che va sotto il titolo di Welfare o di stato sociale.
Si tratta di tre norme: il 39, il 40 e il 41 come articoli della
attuale legge di stabilità. Sono delle norme senza soldi, soltanto
due milioni per i portatori di handicap, nemmeno un euro
all'articolo 41, nemmeno un euro o un centesimo di euro
all'articolo 39.
Lo stato sociale, Presidente della Regione, è ben altro Lo stato
sociale è costituito dagli anziani che non riescono ad acquistare
un condizionatore d'aria e che muoiono d'estate per non avere un
deumidificatore. Lo stato sociale è composto da quei giovani che
cercano lavoro e non lo trovano, dai disoccupati e tutte le altre
categorie che si aspettavano interventi e non li hanno avuti.
MILAZZO Giuseppe. Chiede di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, stavolta sono stato veloce.
Ero impreparato; lascerò naturalmente tempo ai miei colleghi.
Signor Presidente, onorevoli colleghi farò un brevissimo accenno
ad una serie di riflessioni, certamente, non in campo giuridico
perché nelle file delle minoranze abbiamo bravi giuristi di
altissimo livello che via via argomenteranno su questa questione,
ritengo però che molto spesso si sia impropriamente richiamata la
figura del Papa su questi argomenti.
La verità è una: che talmente si è abusato di questa cosa, in
questo dibattito che è nazionale, certamente non è solo a livello
regionale, che la Santa Sede attraverso il suo capo ufficio stampa
ha sentito il bisogno di ribadire che il Vaticano non avalla questo
tipo di riconoscimento. Li rispetta, certamente Chi si adopera in
un cammino di fede non è razzista, non discrimina, ma questo è un
altro aspetto; riconoscerlo, anzi invogliare a disattendere quelli
che sono gli impegni del matrimonio, perché il matrimonio è una
cosa seria, perché due persone decidono di assumere degli impegni
reciprocamente. Perché, infatti, il rito religioso viene chiamato
il matrimonio che celebrano gli sposi stessi? Perché è un assumersi
reciprocamente delle responsabilità.
Cosa fa la coppia di fatto, invece? Domani mattina si costituisce
una coppia di fatto, con tutto il rispetto che, certamente, si deve
dare da un punto di vista umano e di garanzia giuridica sotto certi
aspetti. Ma cosa fa? Non ci sono garanzie contrattuali, quindi,
l'altro in qualunque momento può lasciare in mezzo ad una strada il
proprio compagno di vita. Certo, personalmente sono per alcune
garanzie, non ho difficoltà a portare un esempio e, cioè il fatto
che una persona sola si possa ritrovare al suo fianco un compagno
che lo assista per tutta la vita, quando tutti i parenti lo
disprezzano perché, in una situazione di malattia, certamente,
quando lui verrà meno, a chi la lascerà la sua casa, per esempio?
Ai parenti che lo hanno disprezzato o, invece, alla persona che gli
ha voluto bene
Ma, oggi, il Governo vuole inserire un altro principio che è
quello di estendere benefici, non è il riconoscimento di garanzie
giuridiche. E, allora, ribadisco, mentre minori dormono in macchina
con le loro famiglie perché non gli viene garantito il diritto alla
casa, il diritto all'assistenza, mentre sbandieriamo a destra ed a
manca che le risorse sono poche, cosa facciamo anziché garantire
famiglie che già sono costituite? Andiamo a distrarre, a trasferire
somme su questo tipo di intervento. E' questa la cosa spiacevole,
signor Presidente. Non è il fatto che si vuole difendere questo
tipo di unione. No, nessuno la vuole discriminare, però, penso che
la cultura del buon padre di famiglia prevede che quando le risorse
sono poche, certamente, uno deve dirottare quelle somme per
garantire le cose essenziali. E cosa c'è di più essenziale, in
questo momento, se non garantire le famiglie che hanno dei figli a
carico, signor Presidente, dei figli a carico Possiamo dire che
quello, in questo momento, può essere elemento di svago, la coppia
di fatto
Garantire i figli che si sono messi al mondo, non è uno svago; è
una battaglia quotidiana per garantirli. E a chi, quotidianamente,
sbandiera, a destra ed a manca, la figura del Commissario dello
Stato che potrebbe impugnare questo e dice di non presentarlo
perché il Commissario dello Stato, non lo fa passare, chiedo: ma
siete certi, voi giuristi della maggioranza, che il Commissario
dello Stato avallerà questa cosa? Siete sicuri? Ma se fosse così
facile perché questo dibattito a livello nazionale, se fosse così
facile regolamentare, così, con un dibattito di 15 minuti a Gruppo.
L'ho capito c'è la finanziaria, i tempi sono contingentati. La
colpa, certamente, non è del Presidente o dei Capigruppo che devono
consegnare una manovra ai Siciliani.
Sarebbe stato, però, più responsabile, da parte del Governo, a
viso aperto, presentare una legge ad hoc in Aula e fare un
dibattito serio, con tutto il tempo che è dovuto, attraverso le
Commissioni competenti, ascoltando anche chi si occupa nella
società civile di queste cose.
E, pertanto, signor Presidente, certamente, il giudizio è
assolutamente contrario, così come ha manifestato anche il
segretario nazionale del nuovo centro destra Angelino Alfano.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
CROCETTA, presidente della Regione. Scusate, così evitiamo magari
un dibattito su cose che non sono scritte nella legge, perché
discutiamo della legge.
Quando si dice: gli interventi per la famiglia , quando abbiamo
parlato a proposito dei mutui per le case si è detto che sottraiamo
risorse alla famiglia, invece, è la prima volta, dal dopoguerra,
che in questa Regione si fa una legge per sostenere che le giovani
coppie possano avere il diritto ad accendere mutui senza interessi.
Più misure di questa a favore della famiglia non ne sono mai state
fatte
Naturalmente, il moralismo dei vizi privati e delle pubbliche
virtù, porta a dire: Ma, allora anche le coppie di fatto? Ma
perché, stiamo parlando di che cosa, di un 1, 2, 3, 4, 5 per cento
in più che potrà chiedere quella misura rispetto a coloro che,
normalmente, si sposano con l'istituto civile o religioso del
matrimonio, come se quel 2, 3, 4, 5 per cento cancellasse una
misura che, invece, nasce per le giovani coppie che si sposano,
regolarmente, in maggioranza in chiesa ed al municipio. Finiamola,
quindi, con le finzioni ipocrite, non è questa la materia.
Andiamo a questo articolo. Quando si parla di: contribuzioni,
agevolazioni, benefici previsti a qualsiasi titolo per la famiglia,
sono estesi anche alle coppie di fatto iscritte negli appositi
registri istituiti nei comuni dell'Isola. , vorrei dire ma chi è
che sta andando contro i figli? Perché è chiaro che, poi, le
graduatorie si fanno sulla base dell'ISEE, per legge. Per legge, e
più in generale, si fanno sulla base dell'ISEE. E sulla base
dell'ISEE c'è il reddito familiare. Un RMI, attualmente, per
esempio, che convive e che ha una moglie che, magari, guadagna, 50
mila euro l'anno, ha diritto al reddito minimo di inserimento
perché la condizione della convivente non serve ad abbattere il
reddito. Nella coppia, invece, regolarmente sposata, il reddito
della moglie verrà considerato, dal punto di vista dell'ISEE e,
magari esclude uno che ha una famiglia regolare. Non è vero quello
il castello in aria fantastico che state costruendo.
Qui, si fa riferimento, con questa norma, ad inquadrare tutto
nell'ambito del nucleo coabitativo, visto che a qualcuno non piace
la parola famiglia, anche se ho fatto le mi ricerche etimologiche e
la famiglia significava il pater familias, che era composto da
padre, moglie e figli e c'erano anche i favuli, i servi, quindi,
anche le schiave, le amanti, quindi, tutta questa sacralità storica
iniziale non ce l'aveva. No, così come nel mondo arabo anche
l'harem. Quindi, non ce l'ha mai avuta.
Andiamo, quindi, alla sostanza: il nucleo abitativo che sta
insieme ed è normale che dobbiamo calcolare il reddito, sia per non
dare privilegi a coloro cui non spettano, sia per concedere i
diritti.
E' chiaro che una coppia singola, senza figli, avrà meno titoli di
una coppia che ha i figli. Ma questo devo valere soltanto per
coloro che sono sposati o anche per coloro che non sono sposati?
Già il nostro Codice ha distinto nettamente che non c'è più alcuna
differenza tra figli legittimi e figli illegittimi. Quindi, stiamo
parlando veramente dell'archeologia politica e giuridica del
nostro Paese.
Noi stiamo dicendo che il valore, dal punto di vista sociale, non
dal punto di vista etico - e poi entrerò anche nel tema etico - le
coppie sposate vengono trattate esattamente come quelle non
sposate. Sociale, di contribuzioni Questo è scritto Perché, poi,
all'interno di questa legge, che è generale, ci sono le altre leggi
che dicono che per dare la casa popolare si fa punteggio avendo
tanti figli e tante persone a carico, puoi avere il nonno, la nonna
a carico, da chi è composto il nucleo abitativo.
Vi porto un paradosso, ma i paradossi servono a comprendere la
realtà: qui si regola la possibilità che ci sia una coppia di fatto
che abbia quattro, cinque figli che abbia meno diritto di una
coppia regolarmente sposata al municipio o in chiesa che non ha
figli e quindi ha più diritto alla casa popolare. Se permettete,
questa è l'ingiustizia, non quella che viene rappresentata da
questa legge.
Quindi, è inutile che mettete in campo i single, le coppie gay,
eccetera, perché lo spirito di questa legge non è quello; è quello
di dare la possibilità a tutti i nuclei familiari in difficoltà
economica e sociale di avere contribuzioni a prescindere dal fatto
giuridico del matrimonio.
Andiamo al fatto etico: chi sono i ministri del matrimonio secondo
la religione cristiana? Sono gli sposi, che decidono di sposarsi.
Mi pare che esistano, all'interno del cristianesimo, per esempio,
gli evangelici, i protestanti, che hanno riconosciuto il divorzio,
mi pare che nella Chiesa valdese è possibile che il pastore sia una
donna, mi pare che la Chiesta valdese riconosca i matrimoni fra
persone dello stesso sesso, quindi, quando parliamo di questioni
morali, parliamo di questioni che, sotto gli aspetti sia religiosi,
sia geo-politici, hanno risposte completamente diverse.
Qui, non stiamo entrando in questa materia. Stiamo dicendo che una
coppia sposata o non sposata, se ha cinque figli ha esattamente lo
stesso diritto di percentuale e di valutazione per avere una casa
popolare uguale e, quindi, è un fatto di giustizia sociale.
Poi, avremo tanti modi per potere parlare di tutte le altre
questioni etiche; possiamo organizzare dibattiti, fare tutto ciò
che vogliamo però, è una norma di giustizia e, persino, di
regolamentazione sociale.
A questo vorremmo che fosse condotto il dibattito, perché questo
consente anche di escludere la coppia di fatto da un beneficio.
Perché, lo ripeto, se in una coppia di fatto uno dei coniugi, o i
figli non registrati all'interno della stessa unione hanno un
reddito, oggi, non viene calcolato e, quindi, magari, abbiamo
attribuzioni che non spettano. Quindi, è un fatto di
regolamentazione sociale e di equità, e basta.
Tutto il resto è soltanto ideologia e vorremmo, sinceramente, che
la mettessimo da parte quando ci sono in gioco i diritti delle
persone.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il collega
Ioppolo ha richiamato, con la competenza che ha in questo campo,
gli articoli della Costituzione che tutelano la famiglia. Ma dietro
la riesamina da lui fatta, con la quale non mi cimento perché non
ho la sua competenza, c'è il riflesso di un suo convincimento, che
rispetto ma che, ovviamente, non può essere assunto come
riferimento per normare fenomeni sociali che sono sotto gli occhi
di tutti.
Senza voler fare paragoni impropri, vorrei ricordare che nella
Costituzione non è previsto il divorzio, ovviamente, tenuto conto
del clima di allora e della traduzione negli articoli della
Costituzione. Una vicenda che ormai consideriamo preistorica e che,
oggi, è considerata, invece, un dato della realtà. Poi, ognuno ha
la propria sensibilità personale, religiosa e la risolve, appunto,
in rapporto alle convinzioni che ha.
Questa norma, sostanzialmente, come ha ricordato adesso il
Presidente della Regione, tende a normare una materia che,
altrimenti, sarebbe relegata alla clandestinità. Tant'è che si dice
unioni civili e con l'iscrizione al registro, fatto presso i
Comuni, che è regolato anche questo sulla base di disposizioni
normative.
Paradossalmente, si vuole affermare e fare rientrare nell'alveo
delle nuove famiglie, situazioni che sono sostanzialmente relegate
a non essere riconosciute, anche sanando una contraddizione che c'è
tra le norme generali e le cose che sono riconosciute dal Codice
civile.
Io penso che questa norma al di là, ripeto, dei convincimenti
personali, di natura religiosa in particolare, non può che essere
considerata una norma positiva che, per esempio, consente in
un'unione di fatto di tutelare il soggetto più debole tra i due
contraenti della convivenza. Anche qui è intervenuto più volte il
Codice civile per affermare questo principio, che è un principio
costituzionale.
Credo che questa norma apra la strada alla possibilità che vengano
tutelate all'interno della coppia di fatto i soggetti più deboli e
di normare anche quelle unioni che non sono, allo stato delle cose,
considerate legali dal punto di vista della norma di legge.
Quindi, penso che se non vogliamo far prevalere i nostri
pregiudizi dobbiamo considerare la norma una norma positiva che fa
rientrare nell'alveo della normalità di legge situazioni che,
altrimenti, sarebbero destinate alla clandestinità, comprese quelle
unioni tra persone dello stesso sesso che, com'è noto, sono
abbastanza diffuse e che, al di là del convincimento che ognuno di
noi ha, credo che meritino di essere considerate allo stesso
livello degli altri, anche perché l'alternativa alla non normativa
in questo campo sarebbe quella di relegare alla clandestinità
queste esperienze che ci sono, anche qui, rischiando di dare un
vantaggio ai soggetti all'interno della coppia che sono più forti e
determinando un'ingiustizia che, secondo me, un legislatore
dovrebbe fare di tutto per evitare.
Noi, con questa norma, non incentiviamo niente, semplicemente
prendiamo atto di una realtà e cerchiamo di intervenire per farli
emergere da una situazione di clandestinità ed offrire le stesse
opportunità che si offrono a tutti coloro che costituiscono una
famiglia.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sull'articolo 39 certo che le mie parole non potranno essere
fraintese, nulla di ideologico - e mi dispiace che non sia in Aula
il presidente Crocetta -, ma la volontà di dare un contributo al
dibattito sotto il profilo della competenza, ancora una volta,
della Regione siciliana e sotto il profilo di quelle che sono,
ovviamente, le conseguenze che un tipo di norma del genere
finirebbe per avere sulle famiglie siciliane, quelle famiglie unite
dal vincolo del matrimonio.
Ho detto, quando abbiamo trattato l'articolo 26, che a mio parere
si volevano introdurre surrettiziamente dei principi di favore per
le coppie di fatto per via edilizia. Era una provocazione e, però,
evidentemente, l'articolo 39, in maniera direi ostinata, finisce
per voler sottoporre il Parlamento, a mio modesto ma convinto
parere, ad una brutta figura sotto il profilo di quello che
dovrebbe essere il rango di un legislatore.
In materia di welfare la Regione siciliana non ha competenza
neanche concorrente con le leggi dello Stato, figurarsi se con una
norma, Presidente dell'Assemblea regionale - e credo che bisognava
forse fare un controllo più incisivo -, possiamo incidere su
principi costituzionali o possiamo ragionare e legiferare, in
realtà, in contrasto con il Codice civile.
Questo è un dato inoppugnabile perché quando si parla di coppie di
fatto non esiste, ancora, sotto il profilo normativo e giuridico,
nulla che individui attraverso una legge che deve essere statuale,
il concetto di coppie di fatto.
E, allora, se a questo aggiungiamo che quando un uomo ed una donna
si uniscono in matrimonio costituiscono, sotto il profilo economico
e fiscale, un'impresa familiare che ha un regime fiscale molto più
stringente di quello delle coppie di fatto che, non unendosi in
matrimonio, finiscono per avere due regimi separati che, quindi,
non costituiscono cumulo e che, quindi, hanno uno sbarramento
fiscale inferiore, ecco che, quando parliamo di famiglie unite dal
vincolo del matrimonio, dobbiamo, cari colleghi che vi richiamate
ad un credo, fare attenzione non tanto all'ideologia, non tanto al
nostro essere cristiani ma, soprattutto, a quelle che sono le
conseguenze, caro amico Gucciardi, di una norma del genere.
L'89 per cento delle imprese italiane sono piccole e medie
imprese, l'85 per cento di queste piccole e medie imprese sono
imprese familiari. Ci troviamo di fronte ad un tema che finirebbe,
in Sicilia - ma credo ribadisco che questo non possa accadere per
le ragioni di contrasto normativo di cui alla prima parte del mio
intervento -, in buona sostanza, a privilegiare sotto l'aspetto
fiscale, una coppia di fatto nella quale vi sono due soggetti che
non unendosi in matrimonio continuano ad avere due posizioni
fiscalmente separate che, quindi, non formano cumulo, rispetto ad
una coppia unita in matrimonio che finisce per avere una soglia più
elevata sotto il profilo della tassazione.
Allora, quando si vuole in questo modo, in buona sostanza,
spiegare alle giovani generazioni siciliane che sono già afflitte
da problemi economici importanti, che gli conviene, anche
economicamente non sposarsi, non contrarre matrimonio, credo che
non sia questo che monsignor Mogavero voglia lanciare alle giovani
coppie della nostra Isola. Sono certo che non è questo il messaggio
che Sua Santità vuole lanciare alle giovani coppie del nostro
Paese.
E, allora, questo articolo dice: non sposatevi per due ragioni.
La prima è quella del mio amico Panepinto perché, come dice la
borghesia secondo una notizia che abbiamo appreso qualche giorno
fa, è molto più facile sciogliere il legame; la seconda perché
pagherete meno tasse .
Non posso accettare questo principio e sono certo che non lo potrà
accettare chi sovrintende alle nostre leggi ma vorrei che, con un
atto di buon senso e senza nulla di ideologico, così come credo di
aver dimostrato in questo mio intervento, tutta l'Aula, soprattutto
coloro che hanno maggiore sensibilità e che la dimostrano
quotidianamente con le loro azioni, prendessero atto del mio
intervento ed invitassero il Presidente, non tanto con un voto di
bocciatura dell'Aula ma con una riflessione di buon senso - e lo
dico ai Presidenti dei Gruppi parlamentari della maggioranza -, a
ritirare questo articolo ed a farne oggetto di discussione in una
sede che non può essere certamente quella della finanziaria. Se ciò
non dovesse accadere e si dovesse votare, il voto del Gruppo
parlamentare Grande Sud - Cantiere Popolare sarebbe di assoluta
contrarietà.
LA ROCCA Claudia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA ROCCA Claudia. Signor Presidente, onorevoli colleghi, visto che
si è parlato di Costituzione non voglio ricordare a quest'Aula i
principi di non discriminazione ampiamente espressi sia
nell'articolo 3 della nostra Costituzione, sia nell'articolo 21
della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. E, in
particolare, che è proprio dovere delle istituzioni rimuovere gli
ostacoli che impediscono la piena realizzazione di ogni individuo
che, a prescindere dalle proprie scelte di vita, deve avere
garantiti i propri diritti al pari di qualsiasi altra persona.
Nel caso specifico, vorrei ricordare a quest'Aula l'articolo 2
della Costituzione, in cui si legge che la Repubblica riconosce e
garantisce diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo, sia
nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e
richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà
politica, economica e sociale.
In particolare, ricordo la sentenza della Corte costituzionale n.
138 del 2010 dove si evince che per formazione sociale deve
intendersi ogni forma di comunità semplice o complessa idonea a
consentire e a favorire il libero sviluppo della persona e la vita
di relazione nel contesto di una valorizzazione del modello
pluralistico.
In tale nozione è da annoverare anche l'unione omosessuale intesa
come stabile convivenza fra due persone dello stesso sesso cui
spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione
di coppia ottenendone, nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti
dalla legge, il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e
doveri.
Ma ricordo, soprattutto, la risoluzione del 16 marzo 2000 con la
quale il Parlamento europeo chiede agli Stati membri di garantire
alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie
dello stesso sesso, parità di diritti rispetto alle coppie e alle
famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione
fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali.
Bene, sono passati ben 14 anni dalla risoluzione appena
menzionata, per questo crediamo che in Italia e in questo caso in
Sicilia sia necessario fare tanti passi in avanti nei confronti
delle coppie di fatto e in materia di diritti civili.
Riteniamo che si sia già perso troppo tempo, che qui non si sta
parlando di religione e delle rispettabili opinioni di ogni
deputato; riteniamo che il nostro dovere come legislatore sia
quello di garantire diritti uguali per tutti i cittadini. Per
questo il Movimento 5 Stelle voterà favorevolmente all'articolo 39.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Agostino. Ne ha
facoltà.
D'AGOSTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
prendo la parola sull'argomento per ribadire il mio convinto
sostegno a questa normativa, ringraziandola per le intuizioni e per
quello che lei sta facendo attraverso questa norma per
l'avanzamento culturale e sociale di questa Regione e di questo
popolo.
Si tratta, signor Presidente, di un tema scomodo, scomodissimo, un
tema che, avendo affrontato avantieri in quest'Aula, abbiamo avuto
in queste 48 ore il senso anche del riscontro con gli elettori, con
i familiari, con i cittadini, con gli amici che ci hanno
contattato, alcuni per protestare e devo dire, signor Presidente,
moltissimi per dirci che abbiamo fatto bene.
Voglio invitare i miei colleghi a riflettere sul fatto che non
dobbiamo necessariamente ascoltare le gerarchie - e qua mi
riferisco a gerarchie di tutti i livelli - dobbiamo ascoltare
invece i nostri cittadini e dobbiamo ascoltare anche il nostro
convincimento. Noi non stiamo parlando di un problema che forse si
presenterà. Non stiamo parlando soltanto di un problema di
principio che già è tanto. Noi stiamo parlando di situazioni di
fatto che esistono e che non possiamo fare finta di non vedere.
Allora, un tema scomodo che, invece, attiene a questo Parlamento e
attiene alla necessità di discuterlo proprio perché scomodo e
proprio perché attualissimo. Signor Presidente, è un problema di
giustizia, è un problema di rimuovere discriminazioni, è un
problema di evitare ancora che si perpetuino disuguaglianze in
questo Paese e in questa Regione ed è un problema di mettere tutti
i cittadini - come ha detto bene la collega che mi ha preceduto -
davanti alla legge con pari diritti. E se parlassimo di singoli e
dei diritti dei singoli? Non riusciremmo ad avventurarci sul tema
della famiglia. Ha fatto bene il Presidente a fare quell'appunto
dal punto di vista culturale: la famiglia non è un problema
soltanto della cristianità e del nostro essere cristiani in questa
comunità.
Se fossero i singoli, cosa gli facciamo ogni cittadino singolo
davanti alla legge e davanti ai propri diritti? Gli chiediamo se
condivide il matrimonio o seppure dovesse scegliere altro,
sceglierebbe di convivere? Gli chiediamo anche quali sono le sue
tendenze sessuali? Al cittadino faremmo questo tipo di
interrogatorio?
Ecco perché diventa tutto convenzionale, diventa tutto
pretestuoso, diventa tutto legato ai nostri pregiudizi, di cui
probabilmente fra 50-100 anni chi leggerà in questi atti
parlamentari avrà modo di ridere di noi che ci alambicchiamo
attorno a temi e concetti ormai superati perché li possiamo
definire bigotti, e dobbiamo utilizzare le parole chiare altrimenti
la gente non ci capisce, soprattutto in argomenti così complicati.
Perché è un problema di ipocrisia. Le coppie di fatto esistono,
sono tantissime e sono sempre di più e anno dopo anno sono ancora
di più e ci vogliono mettere cos'è un evoluzione culturale? O una
evoluzione culturale, qualcuno vorrà dire che una involuzione;
bene, punti di vista, ma sono sempre di più e negli ultimi 15-20
anni sono decuplicate anno su anno. Facciamo finta che non
esistono? Non possiamo fare finta che non esistono Si tratta di
una evoluzione della società
Cosa facciamo, per esempio, delle contaminazioni che noi abbiamo
con tante popolazioni straniere che vengono a vivere in Italia e
hanno altre tradizioni, hanno altre usanze, hanno altre leggi,
hanno altre religioni? Li escludiamo dalla legge? Perché poi
finiremmo al contrario: per loro visto che si tratta di minoranze
straniere finiremmo con l'avere il massimo della comprensione -
giustamente dico io - mentre per i nostri concittadini no. Perché?
Poi lo dico perché no.
Non dobbiamo neppure tenere troppo conto o fare l'esegesi, le
interpretazioni del Papa, dei sacerdoti, degli intellettuali, non è
un problema religioso. Qui non stiamo discutendo di un problema
religioso e non impastiamo cose che non ci sono.
Noi dobbiamo dare le stesse risposte a tutti. Stiamo parlando di
famiglie, perché sono famiglie che sono costituite, che ci sono, di
padre e madri che hanno figli, a volte anche tanti figli, con
percorsi diversi, che provengono da divorzi, che provengono da
convivenze legate a nature che noi non possiamo sapere. Non è
giusto che noi ci impelaghiamo in queste discussioni, perché
finiremmo comunque con il fare torto a qualcuno che ha diritto a
far sì che in un Parlamento prevalga il principio e non l'opinione,
non il punto di vista non la convenienza a volte anche elettorale.
E' un grande dibattito questo, Signor Presidente, e se qualcuno ci
rimprovera come ci ha rimproverati in questi giorni: ma non avete
altro da fare? , in questa finanziaria dove ci sono queste norme
anche di grande controtendenza culturale, ci sono norme sullo
sviluppo importantissime. La finanziaria contiene tantissime norme
sullo sviluppo ed è un ottima finanziaria dal punto di vista
tecnico. All'interno abbiamo messo una norma che prevede di dare
agevolazioni ai giovani, alle giovani coppie, alle giovani famiglie
anche costituite come coppie di fatto.
Ed ha ragione il Presidente della Regione, saranno tutelate le
famiglie o le coppie di fatto chiamiamole come vogliamo che hanno
reddito basso e, quindi, che sono sostanzialmente le più povere.
Vogliamo creare anche la discriminazione della povertà? Facciamolo
Le famiglie, coppie di fatto che hanno figli, di questo stiamo
parlando La praticità è questa, il resto sono chiacchiere
E qual è lo scoraggiamento del matrimonio; ma stiamo scherzando?
Ma chi è convinto di unirsi in matrimonio continuerà ad unirsi in
matrimonio tranquillamente, regolarmente e se ne fregherà altamente
della volontà di questo Parlamento Perché il vero problema, signor
Presidente, è quello delle adozioni per le coppie omosessuali. Ma
stiamo parlando, per caso, di questo? E' questo il tema oggi in
discussione? Ma stiamo scherzando? Siamo degli impostori se diciamo
questo Questo tema oggi in questo Parlamento non esiste ed è
sbagliato, scorretto che qualcuno lo riproponga per creare
turbamenti, per creare incertezze.
Allora, non è un problema di etica: è un problema di
responsabilità, è un problema semmai di comprensione, è un problema
di riconoscimento di rispetto degli altri, è un problema di
tolleranza, e credo che siano termini che ci appartengono dal punto
di vista culturale, ognuno per la propria storia e per la propria
tradizione.
E proprio perché - mi riferisco alla battuta di un collega che mi
ha preceduto - non ci sono garanzie contrattuali per queste coppie
di fatto che occorre istituire i registri delle unioni civili nei
comuni che rappresentano la prima bandiera di questa lotta civile
che noi stiamo innescando e dobbiamo invocare - e di questo,
onorevole Presidente della Regione, se ne deve fare carico - che a
livello nazionale ci sia una vera spinta politica verso
l'istituzione in tutti i comuni dei registri per le unioni civili,
altrimenti la legge non funziona. E questo è un grande segnale
politico che parte dalla Sicilia e che deve arrivare a
destinazione.
Mi auguro che il Commissario dello Stato queste norme non le
impugni. Non vedo perchè le debba impugnare, non vedo qual è la
contraddizione con la normativa nazionale che, mi rendo conto, è
carente e, comunque, rimarrebbe la volontà di un Parlamento di
occuparsi di tematiche che sono vere, che sono reali, che sono
attuali e che hanno bisogno di risposte, non hanno bisogno della
testa nascosta sotto la sabbia.
I grandi avanzamenti sociali avvengono o con le rivoluzioni
cruente - non è questo il caso - o con le rivoluzioni culturali e
politiche. Siamo in questo caso ed in democrazia, come oggi sta
avvenendo un grande dibattito democratico, i passi si fanno anche
uno alla volta. Questo è un primo grande passo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lentini. Ne ha
facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avrei preferito
che il Presidente della Regione fosse qua ad ascoltarmi perché
questo è anch'esso uno degli articoli più importanti di questa
finanziaria.
Fermo restando le coppie di fatto e, quindi, su quest'articolo
sono d'accordo al mille per mille però, un Paese civile non può
adottare leggi per le coppie di fatto. Gli articoli citati 29 e 31
della Costituzione parlano chiaro. Intanto, dare un input
all'intera Sicilia che il Governo ha intenzione di portare avanti
questo grande problema che è un problema positivo e lo dobbiamo
risolvere sotto tutti gli aspetti. Predisporre, però già, a mio
avviso, perché quando andiamo ad incidere su quelli che sono gli
articoli della Costituzione, penso che un disegno di legge voto
possa dare un indirizzo al Governo, al Parlamento nazionale
affinchè questo problema possa essere approvato anche da parte
loro. Ed ecco che la Sicilia dà un'immagine moderna, un'immagine
molto democratica all'intero Paese, andando così anche ad
intervenire nel Codice civile che non si è mai toccato.
Ogni volta che mi accingo a prendere parola, nella mia intenzione,
nella mia modesta intelligenza, c'è sempre una piccola parola
formata da pochissime lettere. Se un Paese, un cittadino, non
corrisponde alla coerenza è un fatto, oserei dire, per alcuni
marginale, ma se un componente delle istituzioni e di un Governo,
di un Parlamento che legifera, in questo momento non attenziona che
c'è un fatto forte che attanaglia l'intera Isola che si chiama
lavoro, e per coerenza non si riesce a fare un lavoro sacrosanto
che possa coinvolgere tutti, questa non è coerenza ed il popolo
siciliano, ma vi assicuro qualsiasi popolo della Terra, si
dimostrerà scontento nei confronti della politica, come abbiamo
visto con l'antipolitica degli ultimi anni.
Mi riferisco alla soppressione del comma 7 e del comma 8, in
particolare, dell'articolo 35. Per coerenza noi dobbiamo trovare la
strada maestra affinché questi lavoratori - parliamo di lavoratori
- che hanno prestato attività lavorativa e hanno dimostrato con
tanta diligenza di essere attenti al lavoro, dimostrando qualsiasi
cosa senza mai avere un rapporto sfiduciario nei confronti
dell'ente che li ha accolti, noi dopo tanti anni di attività
lavorativa abbiamo estromesso questo personale.
E la cosa brutta è che noi - sia nella passata legislatura che in
questa - abbiamo detto che la macelleria sociale non fa parte della
nostra mentalità, mettendo pure una data per la fine del
precariato Il 31 dicembre del 2008 era una data fondamentale
affinché questo Parlamento sposasse in pieno un metodo nuovo,
innovativo e dando all'intero Paese una lezione di vita
Da quel giorno, dall'1 gennaio 2009, noi andiamo oltre
Questo momento non è stato rispettato. Ecco perché la coerenza La
coerenza verso cittadini, che a prescindere dalle coppie di fatto -
che sono naturali, che sono normali, che ci danno lezioni di vita,
che sono davvero una risorsa in seno al popolo italiano, nazionale
e internazionale - anche loro fanno parte di una condizione di
risorse, perché alcune risorse vengono allocate per soddisfare i
bisogni delle coppie di fatto. Ci sono delle risorse, perché quando
noi le andiamo a inserire nei benefici della famiglia e del
matrimonio, ci sono delle risorse da spendere.
Fermo restando che tutto questo è giusto, io ricordo uno statista
democristiano di sinistra, defunto, il grande onorevole Moro. Il
grande onorevole Moro diceva nell'Aula del Parlamento, negli anni
Settanta - grillini ascoltatemi - che questo Paese non si salverà;
la stagione dei diritti e dei doveri si renderà effimera se non si
raggiungerà un vero senso del dovere Queste sono lezioni di vita
date quarant'anni fa
Oggi c'è un approfitto morboso nei confronti di persone che
facciamo politica, perché uno deve andare contro l'altro; non
funziona Non funziona
Io devo sposare il problema di un partito che non è mio, ma
siccome è un problema serio, umanamente lo devo sposare Perché
l'Italia, la Sicilia vivono di valori, di identità Non si può
vivere così
Allora, la preghiera da parte di un parlamentare - mi dovete
credere, non ho interessi di nessuno, ma se non altro per coerenza
- è che i problemi che riguardano un lavoratore, quindi una persona
umana, devono essere discussi tutti alla stessa stregua Non è
possibile che il Parlamento faccia caso 1 e caso 2 , cittadini
di serie A e cittadini di serie B.
Grazie e scusate lo sfogo, ma è una lezione che servirà prima a me
stesso per poi trasmetterla a voi tutti, perché tutti abbiamo delle
famiglie, perché tutti viviamo una condizione di vita, perché tutti
viviamo le città e i bisogni della gente che si avvicina per dirci.
dateci una mano di aiuto .
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Sudano. Ne ha
facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, è complicato intervenire dopo il
collega Lentini.Ci tenevo a intervenire su questo articolo proprio
perché credo che sia sbagliato stare qua a litigare su un tema che,
in realtà, appartiene alle nostre coscienze e non è un tema di
scontro, semmai può essere un argomento su cui ognuno di noi può
avere la sua idea, ma questo non significa che chi la pensa in un
modo deve offendere l'altro e viceversa.
Io sono una cattolica praticante e credo che questo tema non
c'entri nulla con l'argomento che stiamo trattando, proprio perché
noi qua rappresentiamo i nostri cittadini e non è detto che quando
legiferiamo dobbiamo legiferare secondo il nostro Credo.
Proprio perché sono una donna, credo che le battaglie che sono
state fatte nel nostro Stato per il divorzio, per l'aborto, che
sicuramente non sono accettate da chi è cattolico, sono state delle
battaglie fondamentali per la cultura e l'evoluzione dello nostro
Stato, quindi mi dispiace che si faccia ancora tutta questa
discussione su un tema così importante.
Mi auguro che il Commissario dello Stato non impugnerà questa
norma perché è vero, come è stato detto da più colleghi, che non
esistono norme nella nostra Costituzione che parlano di famiglia
come coppia di fatto e, tanto meno, purtroppo, il nostro
Parlamento non ha mai legiferato su questo argomento, quindi è
possibile che il Commissario dello Stato possa impugnare queste
norme che, però, ritengo siano un atto di civiltà.
All'interno del nostro Gruppo abbiamo anche molto dibattuto,
proprio perché, ripeto, è giusto che ognuno abbia il suo pensiero
su questo argomento.
In un primo momento io per prima ero favorevole ad allargare
questi diritti solamente alle coppie omosessuali, proprio perché
nella mia testa ritenevo che coloro che liberamente decidono di non
avere vincoli, quindi, di non avere dovere, non debbano avere
neanche dei diritti maggiori, proprio perché a chi decide di
convivere, invece, la legge gli da la possibilità di sposarsi al
Municipio, non condividevo questo allargamento di diritti.
Però, effettivamente, riflettendo e metabolizzando il tema, ho
ritenuto che ci sono, esistono tantissime coppie che convivono che
magari dopo trent'anni di convivenza si ritrovano senza più niente,
proprio perché le famiglie dell'una o dell'altro non gli
riconoscono più neanche la casa dove abitavano, non esiste la
pensione di reversibilità e tutte queste cose, purtroppo, il nostro
Parlamento non li ha mai tenuto in considerazione.
Quindi, se questo può servire ad aprire il dibattito nel nostro
Stato, anche se dovesse essere impugnata questa norma, credo che
sia una norma di buonsenso.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, più volte è stata invocata
l'impugnativa della norma. Io non credo obiettivamente, perché già
la Corte costituzionale, in assenza di normativa statale, più volte
è intervenuta perché un po' si è disquisito, posso dire pura la
mia, pur mantenendomi super partes. Già era stata impugnata, ad
esempio, una norma della Liguria, l'aveva impugnata il Governo
quando si parlava di referente sanitario. Che cos'è il referente
sanitario? Sostanzialmente, una persona che non ha nessuno può
indicare una terza persona che non sia un familiare diretto, che
non sia sposato, che non sia un parente stretto, al fine, nel caso
in cui ci sia una malattia e debba dare il consenso per un
intervento sanitario immediato.
Ecco, sono tutte problematiche che sono aperte. Ma anche la Corte
costituzionale è intervenuta per quello che riguarda l'assegnazione
dei beni degli Istituti autonomi case popolari. E' stato
riconosciuto il diritto al convivente dell'assegnatario che
costituiva comunque una famiglia di fatto anche se non era
coniugato. Quindi, superiamo la questione della incostituzionalità
della norma.
Questo lo dico con la massima franchezza, siccome più volte è
stata invocata, è stata richiamata. Poi, per carità, il Commissario
dello Stato, nella sua più ampia autonomia e discrezionalità, potrà
decidere in merito. Ritengo, però, che la Corte costituzionale più
volte è intervenuta proprio in assenza di una normativa nazionale
che facesse chiarezza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo. Ne ha
facoltà.
DIGIACOMO. Signor Presidente, vorrei evitare di ripetere
l'intervento già fatto a proposito di una norma precedente, perché,
in sostanza, stiamo ripetendo le stesse cose.
Volevo suggerire al Governo - so che si è già attivato in questo
senso - di riscrivere questa norma, estendendo questi diritti
delle coppie di fatto anche in materia sanitaria. Non so,
francamente, a quanto potranno attingere per le casse asfittiche
della Regione, dello Stato, in quanto a benefici di carattere
sociale; però, mi sembra atroce il fatto che in coppie consolidate
se c'è un intervento urgente e rischioso da parte di uno dei
componenti della famiglia, praticamente, costui o costei non può
rilasciare, diciamo, il nulla osta per salvare la vita al proprio
compagno o alla propria compagna.
Così, come mi pare che possa essere opportuna la destinazione
degli organi in caso di incidente mortale, tenendo presente che
alla Regione siciliana la preziosa collaborazione dell'ISMETT costa
circa 100 milioni di euro e molte volte la macchina del trapianto
rimane ferma perché non ci sono organi da trapiantare.
Al di là del fatto ideologico, mi permetto di suggerire di
riscrivere l'articolo perché se passa la norma questo comma, questo
articolo così integrato rende un fatto di giustizia, tra l'altro di
buona sanità e di buon impiego di risorse pubbliche.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha
facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire perché così
come è scritta la norma ritengo che debba essere riveduta. Anche
perché un argomento di tale importanza non può essere affrontato
in maniera così, non vorrei dire, generica ma, comunque, in
maniera così striminzita, perché, a mio parere, credo che argomenti
di così fattiva importanza, anche di natura culturale, debbano
essere sottoposti all'esame di un Parlamento con una dovuta
graduazione e, soprattutto, tenendo conto degli obiettivi che si
vogliono raggiungere.
Credo che l'obiettivo del Governo che ha proposto questa norma sia
quello di regolare le cosiddette coppie di fatte, agganciandolo ad
un sistema di contratto di convivenza. Cioè, qui, ci viene
sottoposta all'esame dell'Assemblea una disposizione, un disegno di
legge che vorrebbe, in buona sostanza, riconoscere alle coppie di
fatto una serie di provvidenze funzionali a far sì che le coppie
possano accedere a risorse funzionali alla loro situazione. E credo
che questo, che è l'obiettivo principale, senza volere entrare nel
merito di una serie di disquisizioni, e tenendo conto proprio che,
nell'ambito di quelli che sono gli interessi delle coppie di fatto,
loro sanno benissimo che non esiste il sorgere di diritti e di
doveri perché questi ultimi trovano fondamento soltanto in quello
che è l'ordinamento giuridico italiano.
Allora, il tema che oggi il Governo vuole affrontare nella
discussione è un tema di accesso ad una serie di risorse, è
l'opportunità che si vuole dare a situazioni che realmente esistono
nel nostro territorio. Per esempio, le coppie formate da un uomo e
una donna che sono in attesa di divorzio e che sono da tanto tempo
in una linea di attesa di conoscere un po' se a loro favore possono
essere previste una serie di tutele.
E, qui, dobbiamo distinguere il campo d'azione di questo
Parlamento dal campo d'azione del Parlamento nazionale. Lì possono
fare le modifiche del Codice civile, qui noi possiamo prevedere
soltanto norme che sono indirizzate - lo ripeto ancora una volta -
verso vantaggi che si possono arrecare, o meglio ancora, vantaggi
che si vogliono arrecare alle famiglie riconosciute
dall'ordinamento giuridico.
Ho letto poc'anzi la legge n. 10 del 1993, che una legge che
riguarda il sistema della famiglia, che poi, al di là di quella che
è stata l'enfasi con la quale in quel tempo fu comunicata
l'adozione di un disegno di legge sulla famiglia, che per la verità
aveva poche risorse e che non è stato grandemente utilizzato dai
Governi che si sono succeduti dal 2003 in poi, prevedeva una serie
di normative che avevano riguardo ad una parte di quella che era
l'edilizia residenziale. Per esempio, il 20 per cento poteva essere
indirizzato verso le giovani coppie; la questione del buono socio-
sanitario; gli sportelli informativi alle coppie di fatto;
l'osservatorio permanente sulle coppie di fatto.
Io credo che se il Governo presentasse un emendamento di
riscrittura di questo provvedimento, indicando con specificità
quali sono i provvedimenti che si vogliono indirizzare verso le
coppie di fatto, oggi potremmo trovare l'unità in questo Parlamento
senza fare distinzione tra famiglie, coppie di fatto e altro perché
in questo disegno di legge deve esserci certamente una sorta di
libertà di coscienza, ma con la consapevolezza che esiste un
problema che va affrontato, e se oggi il Governo ce lo pone,
bisogna essere onesti con noi stessi, non sfuggire e non tirar
fuori dal ragionamento alcune cose che non sono scritte in questa
legge.
In questa legge c'è scritto un termine rapporto di fatto . Lo
vogliamo equiparare al termine di rapporto di convivenza? Vogliamo
fare in modo che ci siano una serie di provvidenze come, per
esempio, qualche collega poc'anzi ha citato la questione della
reversibilità? Non è argomento di questo Parlamento, non possiamo
legiferare su questa materia. Ma possiamo certamente legiferare
sulle cose che ho detto io, sulla questione dell'edilizia
residenziale, possiamo legiferare sull'osservatorio permanente
sulla famiglia, possiamo legiferare sugli sportelli per
l'informativa, su quelle che possono essere le agevolazioni per le
coppie di fatto, possiamo legiferare - lo ripeto - sulla questione
del buono socio-sanitario. Quante coppie di fatto hanno due, tre
figli che ormai hanno consacrato nel tempo un rapporto che non
hanno voluto legittimare col matrimonio, non hanno costituito
ufficialmente, ai sensi del Codice civile, la famiglia, non hanno,
quindi, creato le condizioni di tutela dell'ordinamento giuridico?
Allora, io credo che questa è la questione oggi che viene posta al
Parlamento e su questa questione, se così formulata, Presidente
Crocetta, ci potrebbe essere l'unanimità ed il consenso
identificando i punti importanti che noi vogliamo mettere
all'attenzione dei siciliani come interesse che la Regione
manifesta verso le coppie di fatto e determinare un percorso di
ragionevolezza.
Se questo è l'obiettivo che vuole raggiungere il Presidente
Crocetta, credo che potrà trovare consenso, ripeto, al di là di
quella che è la libertà di coscienza che ciascuno di noi mette in
campo in questo provvedimento. Non si può liquidare, Presidente
Crocetta, questo provvedimento con solo tre righe, perché credo che
sia offensivo rispetto a un tema così importante, così pressante e
così reale. Nessuno pensi di sfuggire a un argomento così
importante nascondendosi dietro alcuni atteggiamenti di facciata.
C'è un'evoluzione nel tempo, c'è una crescita culturale, c'è un
atteggiamento diverso rispetto a cose che un tempo venivano
considerate impensabili.
Su questo punto, quindi, chiedo al Governo di fare una riscrittura
cosciente e consapevole. Non basta indicare, Presidente Crocetta,
che tutti i provvedimenti di carattere generale adottati dalla
Regione siciliana per la famiglia possano essere estesi alle coppie
di fatto; forse ce ne potranno essere anche di più. Io credo che il
Governo debba enuclearle in un indice che va trascritto nel
dispositivo legislativo e sottoposto realmente e sostanzialmente al
Parlamento, senza mischiare cose importanti come la famiglia e le
tutele che ne scaturiscono per quanto riguarda l'ordinamento
giuridico, con le coppie di fatto, che hanno diritto ad aver
riconosciuta una serie di diritti.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Cirone. Ne ha
facoltà.
CIRONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che stiamo
affrontando in termini congrui e molto seri un dibattito che
appassiona da molti anni il nostro Paese e la nostra Regione, e lo
stiamo facendo mettendo in campo, oltre che la ragione anche il
sentimento che ciascuno di noi porta nei confronti di questa
questione.
Negli interventi che mi hanno preceduto, ho riscontrato una
consapevolezza di un quadro sociale profondamente mutato dove la
famiglia si è riarticolata e si è modificata rispetto ad un'idea
che noi riteniamo che si sia affermata in maniera sacrale. Ecco, la
famiglia ha assunto varie forme. Come è accaduto anche nelle storie
passate, nei secoli passati, ha assunto forme che le hanno
consentito di esprimere un dato fondamentale, che è quello della
relazione sentimentale, della relazione d'amore tra persone.
L'operazione che stiamo cercando di fare come Regione Sicilia dà
atto di questo, associando al termine famiglia, così come è sancito
dalla Costituzione, il termine coppia.
Io attribuisco a questa innovazione lessicale un grande
significato. La coppia implica, appunto, una relazione amorosa, una
relazione sentimentale forte, poco importa se tra un uomo e una
donna, o altrettanto può essere tra soggetti dello stesso sesso.
Stiamo facendo qualcosa che va contro la nostra Costituzione? Io
credo che noi dobbiamo legittimamente rivendicare, anche in questo
caso, l'autonomia speciale, perché nello Statuto autonomistico - e
aggiungo argomenti a quanto, in maniera estremamente appropriata,
ha sostenuto l'onorevole La Rocca - accanto alla normativa europea,
alla norma della Corte Costituzionale a cui faceva riferimento il
Presidente, noi oggi stiamo valorizzando molto l'articolato dello
Statuto speciale. Gli articoli 14 e 17, infatti, assegnano alla
Istituzione regionale compiti specifici per quanto attiene il
regime degli enti locali, e qui c'è un riferimento preciso al
registro delle unioni civili che in molti comuni si stanno
organizzando, si stanno offrendo alla collettività per venire
incontro a domande diverse che in quelle realtà sociali si
approcciano; l'articolo 17, inoltre, ci richiama al dovere di
emanare leggi che riguardino l'organizzazione dei servizi, l'igiene
e la sanità pubblica, l'assistenza sanitaria, l'istruzione e
quant'altro.
Io non credo, quindi, che noi stiamo caricandoci di compiti e
funzioni che non ci possono essere riconosciuti. Credo, invece, che
stiamo andando incontro all'orgoglio di avere una Regione a Statuto
speciale capace di esprimere, attraverso la propria autonomia,
un'impostazione politica, istituzionale e culturale che arricchisce
il dibattito pubblico del nostro Paese, e credo che oggi stiamo
scrivendo una pagina significativa e lo stiamo facendo senza
ideologismi.
Questa mattina riscontro, differentemente al dibattito che si è
svolto in occasione del precedente articolo a proposito
dell'assegnazione delle case alle famiglie e alle coppie di fatto,
un'acquisizione del tema sempre più approfondita che fa onore a
questa Assemblea, perché non lo stiamo affrontando con
superficialità, non lo stiamo affrontando irrigidendoci in steccati
ideologici che tutti riteniamo, con accenti diversi, debbano essere
superati, perché ciò che sta a cuore al Parlamento siciliano, ai
parlamentari siciliani è il rispetto della persona umana, comunque
essa decida di dare dignità e forza alla propria vita, comunque
essa decida di orientare le proprie scelte.
Quindi, una pagina importante di cui io sono grata al Presidente
della Regione per una nuova solidarietà e riprendendo quanto diceva
l'onorevole Ioppolo - che ascolto sempre con molta attenzione per
la forbitezza dei suoi interventi - di una nuova eticità, perché
eticità viene da ethos, e ethos è costume, come dire dinamismo.
Ecco, registra l'eticità il dinamismo della società che noi non
possiamo ingabbiare preventivamente essendo la nostra funzione
principale quella di fare leggi che servano alla nostra comunità e
che la mettano in grado di assolvere, non solo ai propri bisogni,
ma - se mi permettete - anche ai propri desideri, alle proprie
pulsioni, senza naturalmente cadere nell'anarchia, senza cadere nel
disordine culturale, ma avendo la percezione esatta che in questo
nostro Paese, molto maturo, forse molto più maturo di altri anche
nostri vicini, è giunto il momento che anche alle coppie di fatto
si riconosca il ruolo e la funzione che esse svolgono, essendo
peraltro detentori di diritti oltre che detentori di doveri nei
confronti della società.
Altra questione fondamentale che stiamo dibattendo sull'articolo
39, è quanto questa nuova solidarietà che stiamo costruendo nella
Regione Sicilia, si prenda carico e assolva alla funzione di
interpretare, di piegare la propria attenzione ai figli che dalle
coppie di fatto nascono e hanno bisogno, come peraltro è stato
riconosciuto recentemente, di essere riconosciuti con gli stessi
diritti e gli stessi doveri che nel resto del Paese.
Quindi penso che approvare l'articolo 39 sia segno della civiltà
di questo Parlamento, della civiltà della nostra Regione, che non
credo abbia mai avuto niente da imparare dagli altri ma semmai ha
sempre lanciato segnali, anche di modernità e di costruzione
positiva all'intero Paese.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha
facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ogni giorno nel
nostro Paese viviamo situazioni tali che, con uno scalpellino, si
cerca di demolire la Costituzione ed anche i diritti fondamentali.
L'onorevole La Rocca ha citato alcuni articoli interessanti, ma ha
sottaciuto sicuramente l'articolo 29 della Costituzione, che dà al
matrimonio il principio cardine come società naturale costituita
per legge. Così come lo stesso articolo 31 della Costituzione, che
espressamente tende a tutelare le famiglie numerose che sono
presenti nella nostra società e che, di fatto, agevola quelle
famiglie numerose che, richiamando e riprendendo l'articolo 29,
sono parte nella nostra stessa Costituzione.
Ma perché non citare l'articolo 16 della Dichiarazione dei diritti
dell'uomo, che parla e riprende il concetto stesso del matrimonio?
L'onorevole Lentini ha citato l'onorevole Moro, a me piace citare,
invece, l'onorevole De Gasperi, quando chiaramente riprende la
posizione di chi, da politico, guarda alle prossime elezioni,
mentre lo statista guarda alle prossime generazioni.
Quest'Aula cosa vuole dare alle prossime generazioni? Cosa vuole
lasciare? Di fatto, con questo articolo, che non ha avuto un
approfondimento in Commissione Affari istituzionali
PRESIDENTE. Onorevole Cimino, sono costretto a toglierle la
parola, tenuto conto che abbiamo contingentato i tempi d'intervento
e non posso concedere alcuna deroga.
Sospendo la seduta per un minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 14.49, è ripresa alle ore 14.50)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giovanni Greco. Ne
ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
ormai è di moda cercare di affrontare i problemi perché è di moda
parlare delle coppie di fatto, è di moda parlare di antimafia, è di
moda parlare di vari problemi perché fa notizia.
Rimprovero al presidente Crocetta di avere affrontato questo
problema con un articolo sulla finanziaria perché, secondo me
doveva prevedere un disegno di legge apposito per le problematiche
che ne derivano. Una volta che noi facciamo un provvedimento di
questo genere, sa quanti furbetti nasceranno per approfittare di
questo articoletto in finanziaria che non affronta tutte le varie
problematiche? Quanti saranno quelli che si andranno ad iscrivere
nell'apposito registro per ottenere dei vantaggi?
Io non lo so, ma siccome sono abituato e conosco un po' la mente
del siciliano, sono convinto che questi temi non possono essere
affrontati in modo così semplice, in modo così superficiale.
I diritti che derivano da questo provvedimento, è chiaro che sono
dei diritti sacrosanti, però questo problema è da affrontare nel
modo più completo del termine.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Figuccia. Ne ha
facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
cercherò, così come assolutamente sento, di tenere i toni bassi
rispetto ad un tema che non richiede né approcci forti e urlati, né
tanto meno prese di posizione che rischiano da una parte e
dall'altra di risultare fuori luogo, ma non perché vengono proposti
male, ma perché evidentemente stiamo parlando di un tema che
riguarda la dimensione più intima e personale di ciascuno di noi.
E lo farò partendo anche da alcune considerazioni che sono state
fatte in questi giorni, in queste ore, a partire da articoli che
già facevano riferimento al tema delle coppie di fatto in questa
finanziaria, per esempio dall'articolo 26.
In quella fase chiesi cosa c'entrasse il risparmio energetico con
le coppie di fatto, ed effettivamente mi rendevo già allora conto
che si trattava forse più di considerazioni di carattere generale,
di enunciazioni di principi, che di aspetti di contenuti che
riguardavano la finanziaria.
Poi, ho ascoltato alcune dichiarazioni del Presidente della
Regione con riferimento ad uno di questi articoli, e proprio
sull'articolo 26 diceva che siamo stati i primi in Italia ad
introdurre, non solo questo principio, ma questo dato, e rispetto
ad altri articoli della finanziaria, con riferimento all'articolo
39, ha detto che saremo ancora più scardinanti : ha usato proprio
il termine scardinante .
Vorrei chiedere al Presidente della Regione, che magari in questo
momento è impegnato su altri aspetti - forse perché è forte dei
numeri e non è interessato al dibattito, perché giustamente poi si
va avanti a colpi di maggioranza -, che bisognerebbe mostrare quel
giusto rispetto, quella giusta tolleranza, quel giusto approccio
verso chi la pensa diversamente. Siccome di questo aspetto,
evidentemente, non devo essere io ad avere un atteggiamento di chi
vuole insegnare niente a nessuno, continuerò questo mio intervento,
pur sapendo di non essere ascoltato e non essere rispettato nella
diversità delle mie opinioni rispetto a chi diversamente da me la
pensa.
Io chiederei al Presidente Crocetta - che sta lasciando l'Aula -
scardinare rispetto a che cosa?
E la risposta ce lo già, perché non bisogna pensare all'etimologia
della parola per comprendere il significato della famiglia, quello
è un valore che hai o non hai, quella è una dimensione della
quotidianità che vivi o non vivi, senza per questo nulla togliere a
chi vive esperienze diverse, senza per questo nulla togliere a chi
ha un approccio diverso culturalmente e antropologicamente rispetto
alla vita.
Io credo, senza volere entrare per forza in una questione di
carattere etico-morale, che le coppie le coppie omosessuali, di
fatto, non possono procreare, e dicendo questo credo di non dire
nulla di strano, e probabilmente è vero, ci sono tante esperienze,
tanti fatti della modernità, dove dei figli possono essere
cresciuti in famiglie diverse da quelle tradizionali, ma quella non
è la normalità, così come noi siamo abituati ad immaginarla. Non lo
è soprattutto rispetto a quella che è l'attività di indirizzo
politico che, a mio avviso, un Governo dovrebbe darti. Ed entro
nello specifico.
In queste ora sono state oggetto di polemica una serie di
dichiarazioni fatte rispetto alle scelte politiche di questo
Governo, un Governo che io ho definito di sinistra radicale perché
propone una forma di di mera assistenza rispetto a queste che
dovrebbero riguardare forme di sviluppo, di politiche del lavoro,
ed invece tratta con tanta naturalezza questo tema.
Mi riferisco all'articolo 35, che riguardava i lavoratori PIP,
rispetto ai quali il Governo, e con eventuali sostegni dati anche
da alcune forze politiche, senza per questo volere fare alcuni
personalismi, perché le scelte che ogni partito fa sono frutto di
un pensiero rispetto al quale prego tutti di non entrare in sterili
personalismi che non servono a nulla, perché la politica è fatta di
legittime contrapposizioni, ma mai deve scendere su considerazioni
che riguardano l'attività del singolo parlamentare, perché questo
serve davvero a poco. Anzi, rispetto a questo credo che ci sia
sempre spazio e modo per creare occasioni di confronto e, ripeto,
sono dell'idea che bisognerà tenere i toni bassi.
Tuttavia, in quella scelta del Governo, dove si pone un reddito di
20 mila euro che quei lavoratori non devono superare.
Mi chiedo ma di un operatore Pip che è sposato o che ha una mamma
o una suocera che vive con lui e che, quindi, supera quel reddito,
che cosa ne facciamo? Ha un famiglia tradizionale e lo trattiamo
come una forma di sostegno al reddito. Allora, dobbiamo decidere: o
abbiamo delle politiche del lavoro che considerano il lavoro tale
oppure trattiamo alcuni operatori come se fossero beneficiari di
sussidi e di forme di assistenza. Se la scelta è la seconda
comprendo bene l'atteggiamento del Governo rispetto a questi
operatori, ma se la scelta vuole essere la prima e vuole essere una
scelta che spieghi a questi lavoratori che devono essere
produttivi, che devono impegnarsi nel mondo del lavoro, negli
uffici e nei settori nei quali lavorano, credo che la cosa andrebbe
gestita diversamente.
Rispetto al tema delle coppie di fatto. Vero, qualcuno ha
richiamato l'articolo 3, dicendo che tutti i cittadini sono uguali
di fronte alla legge, senza distinzione alcuna, ma l'articolo 37
dice anche che bisogna dare un sostegno alla famiglia e fa
riferimento, in questo caso, alle famiglie numerose.
Come vede, signor Presidente, non sto utilizzando dei toni forti,
l'ho detto all'inizio. Sono dell'idea che vada rispettata una
società dove ci sono diversità di opinioni, una società sicuramente
plurale, ma una società all'interno della quale, dove anche vengano
rispettate le specificità, le identità di ciascuno di noi. Per
questo, probabilmente, l'invito che è stato già posto rispetto alla
trattazione del tema non in finanziaria, ma attraverso una norma,
ritengo che sia un tema esatto, ritengo che la richiesta sia stata
posta correttamente ed è una richiesta che sostengo anch'io con il
mio intervento.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, che ci
sia la necessità di andare a regolare il sistema che stiamo
affrontando, credo, che non ci siano dubbi, lo dimostra il fatto
che, non da oggi, da decenni, esiste una famiglia che è lontana da
quella che noi abbiamo immaginato e da quella che è prevista dalla
Costituzione.
Tuttavia, io credo sia stato impostato in maniera non adeguata
l'argomento perché, vero è, signor Presidente, che dall'altezza dei
suoi studi e della sua esperienza, lei ricordava le vicende legate
all'Umbria ed alla Toscana, dove nel 2005 vi era stato da parte del
Governo l'impugnativa davanti alla Suprema Corte - e la Suprema
Corte ha dato ragione alle varie regioni che avevano operato in
palese contrasto con la Costituzione. Ma è anche vero che lì le
regioni, pur non a Statuto speciale, sono intervenute in maniera
sistematica, affrontando l'argomento ed in maniera tale da potere
dare una soluzione a tutte le problematiche che vengono affrontate
dal welfare quando si parla di soggetti che non costituiscono la
famiglia così come prevista dall'articolo 29, 30 e 31 della
Costituzione.
Mi chiedo, ad esempio: perché le donne oggetto di violenza
rimangono fuori da quelli che sono i benefici che qui vengono
estesi alle coppie di fatto; per quale motivo le famiglie composte
da un soggetto fragile rimangono estranee invece ai benefici che
vegono estesi alle coppie di fatto?
Secondo me, quindi, l'argomento andava affrontato nelle apposite
Commissioni ed andava affrontato in maniera sistematica ed
organica. Averlo voluto affrontare, così, passando per strada, mi
sembra non sia il metodo ed il modo giusto. Fra le altre cose, vedo
che lo stesso Presidente sta facendo arrivare ai banchi della
Commissione Bilancio, credo anche agli altri deputati, tutta una
serie di reiscrizioni, come se una legge così importante per la
Sicilia, che qualcuno poco fa ha definito qui epocale, può essere
scritta strada facendo
E allora, volendo riaffrontare in maniera organica e sistematica
la questione, la prima cosa su cui intendo ritornare è ciò che è
stato detto ieri da parte mia, quando ho rivendicato per i
cattolici la possibilità di essere legislatori a prescindere dal
proprio credo.
Perché qui si continua a fare un errore: a voler creare,
volutamente, uno steccato. Come se i legislatori che provengono dal
mondo cattolico non fossero sui iuris, ma fossero alieni iuris;
cioè - riprendendo un vecchio brocardo attribuito a Gaio - come se
i legislatori che provengono dal mondo cattolico, per legiferare,
avessero bisogno dell'autorità del maestro che dà delle
indicazioni.
Vede, presidente Crocetta - lo ribadisco anche ai colleghi
intervenuti -, noi non accettiamo lezioni da nessuno quando
facciamo i legislatori; quando facciamo i legislatori rispondiamo
solo alla nostra coscienza, come ho ricordato ieri, quando ho
citato la frase di Kant. Allora, per prima cosa rivendichiamo il
nostro diritto di legiferare a prescindere da quello che è il
nostro credo. E vi prego, non invocate più nessuno che in questa
Aula possa dare a noi lezioni e dire come comportarci su questo
argomento.
La seconda cosa su cui mi volevo soffermare brevemente - anche
perché so che devo dividere il tempo con altri - avendo le capacità
giuridiche di legiferare su questo argomento, c'è il metodo che noi
non accettiamo. Tale metodo ci porta ad affrontare velocemente
questo argomento; ci porta a inserirlo nella Finanziaria quando,
invece - essendo un argomento che, come dice la Costituzione, va
inserito nel Titolo II, quello riferito ai rapporti tra la società
e l'etica - meritava sicuramente una maggiore attenzione da parte
di quest'Aula.
Anche perché - vedete - qualcuno ha detto che il provvedimento non
è costituzionale, che verrà impugnato dal Commissario; altri dicono
no, dobbiamo applicare l'articolo 2; altri dicono l'articolo 18.
Bene Premesso che, autorevolmente, i colleghi hanno parlato
dell'articolo 2, non so se però l'articolo 2 possa estendersi alla
famiglia così come concepita dalla Costituzione. Qualche altro ha
parlato dell'articolo 18: ma l'articolo 18 non aveva nulla a che
fare con problemi legati alla famiglia; semmai nasceva dalla
preoccupazione che i padri costituenti avevano all'indomani
dell'esperienza fascista, che si potessero ripetere esperienze
politiche che potevano portare a sovvertire le istituzioni
democratiche.
Cosa dicono gli articoli della Costituzione che riguardano i
rapporti etico-sociali e su cui oggi noi siamo chiamati a dare una
risposta?
Articolo 29: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia
come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è
ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i
limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare .
Ma non mi pare che le coppie di fatto possano rispondere - per
così come le vediamo scorrere velocemente su questo articolo 39 - a
quanto previsto dalla Costituzione.
Articolo 30: E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire
ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio
Poco fa qualcuno dissertava sul fatto che i figli nati dal
matrimonio erano figli di serie B; già i padri costituenti - stiamo
parlando del secolo scorso - all'indomani del secondo conflitto
mondiale, riconoscevano questo diritto. Ci sono migliaia di
sentenze che hanno fatto sì che questi diritti venissero
ulteriormente riconosciuti. Nei casi di incapacità dei genitori la
legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
E poi abbiamo - la legge detta le norme ai limiti per la ricerca
della paternità - l'articolo 31: La Repubblica agevola con misure
economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e
l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle
famiglie numerose, protegge la maternità, l'infanzia, la
gioventù , favorendo gli studi necessari a tale scopo.
Bene, non mi sembra assolutamente che l'articolo 39 risponda ai
dettami della Costituzione. Perché vero è, qui qualcuno ha invocato
a lungo le prerogative statutarie della Regione Sicilia, di questa
autonoma importante, fondamentale per cui ci sono stati anche
illustri studiosi che hanno perso la vita, ricordo uno per tutti il
professore Canepa, ma ciò non significa assolutamente che noi oggi
possiamo legiferare e lo possiamo fare in contrasto con la
Costituzione.
Altro punto. Quindi capacità nostra di legiferare, metodo, potestà
e autorità che la Regione non ha su questo argomento, violazione
dell'autonomia locali. Noi in questo modo, con questa legge senza
scriverlo stiamo costringendo tutti i Comuni a dare vita ai
registri delle unioni civili. Ma lo possiamo fare attraverso questa
norma? Non mi pare proprio il caso, non possiamo assolutamente,
attraverso questa norma, dettare regole che riguardino gli enti
locali e riguardino quindi i comuni.
Per cui, vedete, il rischio che stiamo correndo è quello che
dietro uno slogan stiamo andando a banalizzare un problema
serissimo, un problema di grande importanza e mi appresto, signor
Presidente, a concludere, un problema che andava discusso in
maniera più incisiva, che andava discusso con un provvedimento
legislativo ad hoc, che andava prima vissuto attentamente nella
prima Commissione e poi portato in Aula perché il dibattito potesse
essere più efficace possibile
(L'oratore non conclude il suo intervento)
FALCONE. Chiedo di parlare almeno 2 minuti quale relatore di
minoranza.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, già altri deputati hanno chiesto di
intervenire ma i tempi erano scaduti. Non è possibile. Andiamo
avanti.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo articolo
39, a mio avviso, è una norma di buon senso perché finalmente va a
dare la possibilità di guardare quello che è lo specchio della
società odierna.
Le coppie di fatto sono ormai da considerarsi una cosa ovvia e
normale del nostro vivere quotidiano. Spesso e volentieri sentiamo
anche dalle nostre famiglie che molte persone prima di sposarsi
vogliono vedere come va e magari poi provano per qualche anno a
convivere. Molti invece convivono direttamente e semplicemente per
il fatto che o religiosamente non si riconoscono in nessuna della
dottrine o semplicemente perché non ne hanno la capacità economica.
Io credo che oggi piuttosto che parlare di coppie omosessuali, di
coppie di fatto, di coppie normali - che poi il concetto di
normalità vorrei che qualcuno me lo spiegasse bene perché questo
punto di sfugge -, credo che invece dovremmo parlare di quello che
realmente sta a noi a cuore come persone. E secondo me, la cosa
fondamentale è quella di andare a verificare nel pieno la cosa alla
quale ci vogliamo in qualche modo idealizzare, la cosa alla quale
ci vogliamo ispirare quando andiamo a fare una norma di questo
tipo.
Batate bene: non è una norma di concetto, non è una norma
semplicemente di propaganda, secondo me, è una norma anche di buona
civiltà e anche di buona apertura. Molti Paesi ormai sono
all'avanguardia da questo punto di vista. Ed io credo che quello
che manchi in questa discussione sia il fatto su che cosa ci
prefiggiamo quando facciamo i legislatori A che cosa ci ispiriamo
Io voglio apportare alla discussione un piccolo contributo perché
da sempre sono stato convinto che la cosa nella quale dobbiamo
credere è l'uomo, perché dobbiamo dare per scontato che l'uomo sia
una figura positiva, che l'uomo sia la figura alla quale ci
dobbiamo rivolgere quando pensiamo di non potere risolvere i
problemi o quando ricerchiamo le soluzioni. Dobbiamo credere
nell'uomo. Il mio è un approccio, quindi, in qualche modo,
positivo. Vedo nella figura dell'uomo, la vedo, come qualcosa di
buono dalla quale partire. L'uomo nasce buono, poi, magari, diventa
E voglio leggere, brevemente, a questo proposito, un passo di un
poeta turco che, secondo me, va a concentrare quello che è il
concetto proprio per dare il mio apporto a questa discussione. Il
poeta turco dice: Non vivere come un inquilino, come un
villeggiante nella natura, vivi in questo mondo come se fosse la
casa di tuo padre. Credi al grano, alla terra, al mare, ma prima
di tutto credi all'uomo. Ama la nube, la macchina, il libro, ma
prima di tutto ama l'uomo. Senti la tristezza del ramo che secca,
del pianeta che si spegne, della bestia che è inferma, ma prima di
tutto la tristezza dell'uomo. Che tutti i beni terrestri ti diano a
piene mani la gioia. Che l'ombra e la luce ti diano a piene mani la
gioia. Ma prima di tutto, che l'uomo ti dia a piene mani la gioia .
Ecco, secondo me, se crediamo nell'uomo, non possiamo fermarci di
fronte a quella che è ormai la realtà dei nostri giorni. Lo ripeto:
questa è una norma di buon senso ed è sbagliato, a mio parere, non
guardarci intorno e vedere che il mondo ormai sta cambiando, che le
nostre dottrine religiose non possono impedirci di votare una norma
del genere.
GUCCIARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, credo
che su un tema così delicato e complesso, probabilmente, in tanti
casi, si sia fatta confusione. Lo diceva e lo ricordava e
sottolineava, anche stamattina, il Presidente della Regione.
Quanta confusione su un tema così nobile e così delicato, quanti
pasticci ideologici e culturali.
Io credevo, e lo dico, così, con grande rispetto, che fosse, nel
nostro tempo, scontato un principio ed un convincimento netto che
le grandi democrazie nascono da grandi processi di separazione;
soprattutto quando la politica si separa dall'economia, nella sua
autonomia rispetto all'economia, e quando la politica si separa
dalla religione, in questo rapporto assolutamente laico ed a-
confessionale che la politica deve avere rispetto alla religione ed
alle confessioni.
Ed allora, chi, cattolico come me, si è formato ed orientato ad un
percorso ed un processo culturale, rispetto al magistero montiniano
di quel grandissimo Papa che è stato Paolo VI, cioè a quello che è
il magistero del Concilio ecumenico vaticano II che, per certi
aspetti, come dire, è come se non fosse celebrato quel Concilio, il
Concilio ecumenico vaticano II.
Come se fossimo ancora ai tempi del Concilio di Trento, alla prima
metà del 1500, quando ancora c'era una chiusura netta rispetto a
questi temi. Quel Concilio, e gli atti di quel Concilio, gli atti
ufficiali della Chiesa, già nella prima metà degli anni Sessanta,
avevano sancito in maniera netta ed inequivocabile, intangibile, il
principio della laicità della politica, dell'autonomia delle
istituzioni pubbliche, rispetto a quelle che sono le istituzioni
religiose confessionali.
Ed io, da cattolico, mi sono sempre ispirato, sono stato formato
da questo magistero: cioè un cattolico impegnato nelle istituzioni
non può mai, per un attimo soltanto, immaginare di essere soggetto
a qualcosa di diverso che non sia la legge dell'uomo, la
Costituzione della Repubblica, nel nostro caso, e le leggi
dell'ordinamento giuridico; cioè, nelle istituzioni il cattolico
deve rispondere a questi principi che certamente possono essere
mediati in un contesto storico nel quale si svolgono dai principi
etici che orientano la nostra coscienza.
E rispetto a questo, vorrei dire, lo rivendico, la nostra Carta
costituzionale contiene - lo citava e li leggeva stamattina la
collega La Rocca - gli articoli 2 e 3 della Costituzione, che sono
articoli che riguardano i principi fondamentali della Costituzione,
alla luce dei quali vanno letti gli altri articoli della
Costituzione medesima, a partire dall'art. 29 che correttamente
citava, anche se nelle conclusioni non condivise da me, l'onorevole
Vinciullo, l'articolo 29 che tratta del matrimonio.
Gli articoli 2 e 3 della Costituzione sanciscono (non li rileggo
perché l'ha già fatto la collega La Rocca) il principio cristiano
di solidarietà verso l'altro, verso il prossimo, verso gli ultimi,
verso chi vive difficoltà e disagio personale e sociale, dice
l'articolo 2. Ricevono questi principi una nobile ed alta tutela,
una tutela costituzionale e, quindi, vorrei dire ai cattolici, a
chi ispira la propria vita ai principi cristiani, che questi
principi della nostra Carta costituzionale diventano principi
della Repubblica, diventano principi e valori di popolo.
Questo è quello a cui ognuno di noi deve ispirarsi, è questo che
noi dobbiamo ricordare rispetto all'articolo 29 che nei lavori
preparatori della Costituzione, nella stesura originaria era
aggiunto il termine indissolubile rispetto al matrimonio, e la
saggezza e la lungimiranza in quegli anni nel 1948 dei nostri padri
costituenti ha cassato da quell'articolo il termine indissolubile
proprio perché immaginavano che avrebbero in questo modo compresso
le liberta civili di un popolo, del popolo italiano. Solo per
questo è stato possibile rendere norma dell'ordinamento la legge
sullo scioglimento del matrimonio, altrimenti la Corte
costituzionale avrebbe dovuto dichiararla incostituzionale se
nell'art. 29 avessero lasciato i padri costituenti l'aggettivo
indissolubile'.
E il mio ragionamento potrebbe chiudersi qui, perché un
cattolico, che ha il dovere di venire incontro, secondo quei
principi cristiani fatti valori della Repubblica e di popolo nella
nostra Carta costituzionale, in particolare negli articoli 2 e 3,
di difendere chi vive una condizione sociale e personale di
difficoltà perché discriminata ed emarginata e non tutelata.
Allora, rispetto a questo, credo che chiunque, qualcuno ricordava
i sindaci, anche i sindaci hanno l'obbligo di attenersi al dettato
costituzionale, di rimuovere quegli ostacoli di cui si parla
all'articolo 3, secondo comma, della Costituzione, che in qualche
modo ostacolano il pieno svolgimento della dimensione umana della
persona.
E anche l'Assemblea regionale siciliana, come parlamento di questa
Regione, ha il dovere, e con questa norma continuiamo a farlo, di
rimuovere quegli ostacoli che impediscono il normale svolgimento
della vita di una persona.
E vorrei ricordare, seppure nel pochissimo tempo che mi rimane,
come in qualche modo qualche intervento è persino anacronistico.
La riforma del diritto di famiglia, l'ultima grande riforma, ha
ormai circa 40 anni; 40 anni fa erano stati equiparati i figli nati
fuori dal matrimonio ai cosiddetti figli legittimi . Questa odiosa
discriminazione tolta dal legislatore almeno 40 anni fa, nella
seconda metà degli anni '70.
Signor Presidente, la società è ancora vittima di troppi
pregiudizi e i pregiudizi non derivano da sane ispirazioni
religiose, non derivano da sane evoluzioni della nostra coscienza,
derivano da una sana e matura coscienza laica. I pregiudizi
derivano soltanto dalla fragilità della coscienza dell'uomo. Ed io
sono certo che il Parlamento oggi
(L'oratore non conclude il suo intervento)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Sull'ordine dei lavori
FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Grazie, Signor Presidente, anche perché sarei l'unico
Capogruppo che non interviene su una norma fondamentale come
questa. Dura lex, sed lex, le ho chiesto di intervenire per due
ordini di motivi.
Io avevo chiesto già ieri, se lei ricorda, il voto a scrutinio
palese nominale. Non a scrutinio segreto. Perché avevo chiesto il
voto a scrutinio palese nominale? Perché sostanzialmente di fronte
ad una norma di carattere etico come questa non è consentito che ci
sia la richiesta di un voto segreto perché ognuno si possa
nascondere dietro questo voto.
Ma c'è anche un'altra ragione. Io ritengo che questa norma, per
le ragioni che hanno espresso meglio di me sia l'onorevole Ioppolo
che l'onorevole Vinciullo, non poteva entrare nella Finanziaria
oltre che non doveva entrare nella Finanziaria. Ritengo che questa
norma non poteva avere accesso nella Finanziaria perché si tratta
di una norma che va, in maniera palese, contro la nostra
Costituzione. Lei, signor Presidente, non avrebbe dovuto ammettere
la norma nella discussione sulla Finanziaria; avrebbe dovuto
stralciarla, perché è una norma assolutamente incostituzionale.
Non si può dire che non sia una norma che vada contro la famiglia,
quando la famiglia, che è il pilastro di carattere economico delle
nostre economie - e lo hanno spiegato bene gli altri colleghi i
motivi di incostituzionalità di cui ho detto prima.
Io voglio qui intervenire sui motivi di carattere economico,
perché la nostra economia, quella italiana per intenderci oltre a
quella giapponese, ci hanno spiegato in tutti i modi che stanno
superando la bufera grazie al risparmio delle famiglie; grazie al
fatto che le famiglie hanno potuto accumulare negli anni tanta e
tale di quella ricchezza per favorire il prosieguo della propria
prole per avere un avvenire più certo, meno procelloso, meno
pericoloso, rispetto alle difficoltà che tutti viviamo. E noi
possiamo oggi consentire che in maniera surrettizia e vergognosa -
a mio modo di vedere e concludo, Presidente - si consenta con degli
artifizi che esulano dal dettato costituzionale senza incrementare,
come dice la Costituzione, i fondi per la famiglia ma di estendere
quegli stessi fondi, quegli stessi benefici, quelle stesse
elargizioni che sono assolutamente insufficienti, tutto questo per
coprire la vanagloria di un Presidente che dovrà pur parlare, a
fronte di una Finanziaria con 46 articoli, del nulla Lo
spiegheremo meglio avanti: 46 articoli del nulla, al fine di poter
dire che per primi in Italia stiamo avanzando sul ponte dei diritti
sociali.
Andiamolo a chiedere a quei milioni di disoccupati che non hanno
di che vivere.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, lei alla fine poteva dire in due
parole: chiedo l'appello nominale . Ne ha approfittato. La
richiesta di appello nominale deve essere appoggiata a termini di
Regolamento.
I richiedenti ci sono, però, onorevole Formica, un momento,
dobbiamo intenderci su cosa stiamo votando così evitiamo problemi.
All'articolo 39 abbiamo tutta una serie di articoli soppressivi
quindi se intendiamo ritirare questi articoli soppressivi passiamo
a discutere gli emendamenti di riscrittura, altrimenti votiamo il
soppressivo.
FORMICA. Votiamo il soppressivo.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 39.1. identico al
39.2, 39.3, 39.4, 39.5.
Si procede alla verifica dei richiedenti.
(Gli onorevoli Cascio Francesco, Clemente, Di Mauro, Formica,
Germanà, Ioppolo, Lombardo, Milazzo Giuseppe, Musumeci, Pugliese,
Savona, Vinciullo si associano alla richiesta)
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 39.1
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'emendamento 39.1.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Risultato della votazione.
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti ......64
Maggioranza .............33
Favorevoli ............... 19
Contrari .................... 43
Astenuti .................... 2
(Non
è approvato)
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Dipasquale e Picciolo sono
in congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Discussione del disegno di legge numero 670/A
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
dal Governo l'emendamento 39.6GOV, di riscrittura dell'articolo 39,
e il subemendamento 39.6.GOV.1, 39.6GOV.2 degli onorevoli Falcone,
Figuccia, Vinciullo e Pogliese; 39.6GOV.3 degli onorevoli Vinciullo
e altri.
Invito i presentatori degli emendamenti 39.6.2, gli onorevoli
Falcone e Vinciullo a volerli ritirare perché non c'entra con la
norma in generale con la costituzione del registro di fatto.
Onorevole Vinciullo, mi rendo conto che lei ha parlato delle
vittime di violenza, di soggetti diversamente abili, in generale,
però si cerca di ampliare il raggio d'azione, mentre è stata data
la possibilità ai Comuni del registro delle unioni di fatto di
regolarsi.
VINCIULLO. Lo ritiro. Siccome nella riscrittura presentata dal
Presidente c'è scritto: famiglie monoparentali è evidente che le
donne vittime di violenza sono una famiglia monoparentale.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Perché le donne vittime di violenza? Si da per scontato che
vittima di violenza sia una persona sola. E' questo che non regge
se è sola già è una famiglia monoparentale.
Diamo ai Comuni la possibilità di disciplinarsi.
C'è un altro emendamento sono altresì estesi i diritti in materia
sanitaria previsti dall'ordinamento per la famiglia.
Pongo in votazione il subemendamento 39.6.1 a firma del Governo.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 39.6, a firma del Governo, nel
testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ora ci discipliniamo su come
proseguire. Sono intervenuto brevemente poc'anzi e se non erro
proprio l'onorevole Leanza nel suo intervento di sabato scorso
richiamava un disegno di legge che quest'Aula aveva esitato che era
il disegno di legge sulla famiglia.
Ero modestamente il relatore di quel disegno di legge e molti dei
concetti che sono stati espressi in questo contesto già fanno parte
di quel disegno di legge. Quando si parla delle famiglie
monoparentali, quando si parla delle famiglie con disagio, quando
si parla dei figli minori di età, quindi dovrebbe essere nostro
compito, eventualmente, finanziare quella legge.
Ho pure sentito dire: si è ampliato il concetto sulle famiglie di
fatto , si è dato per scontato che per famiglie di fatto intendiamo
le famiglie, l'unione tra persone dello stesso sesso,
obiettivamente non è questo perché famiglia di fatto, di norma può
essere, anzi è, una famiglia tra persone di sesso diverso non unite
in matrimonio, indipendentemente se è civile o religioso.
Sono stati richiamati gli articoli 2 e 3 della Costituzione come
se fossero in contrasto con l'articolo 29 e 31. Non è assolutamente
così perché in quel disegno di legge che abbiamo esitato già nel
2003 e possiamo dire datato si richiamavano appunto gli articoli 2
e 3 della Costituzione.
Ritengo che con questo emendamento abbiamo fatto un ulteriore
passo in avanti. Ci siamo imbattuti, probabilmente è questione di
ordine ideologico, ne avremmo fatto a meno ma è chiaro che la
questione, probabilmente da un punto di vista concettuale, è ancora
aperta ma da un punto di vista sociale stiamo venendo incontro alle
famiglie di fatto che nella diversità ideologica comunque esistono
in Sicilia come nel resto d'Italia.
Possiamo continuare ad andare avanti. Vi invito se è possibile a
limitare gli interventi per arrivare ad un momento di sospensione
sugli articoli - posso dire così - più pesanti e poi proseguire in
base ad un accordo in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Si passa all'articolo 40. Ne do lettura:
«Art. 40.
Istituzione Fondo regionale per le disabilità
1. Per i triennio 2014-2016 è istituito presso l'Assessorato
regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro il
fondo per le disabilità dei cittadini siciliani, con l'obiettivo di
integrare mezzi e strumenti predisposti dalla normativa nazionale
di riferimento.
2. Con decreto dell'Assessore regionale per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro sono definite le modalità e i criteri
di accesso al fondo di cui al comma precedente, nonché gli
interventi di razionalizzazione e accorpamento degli interventi
regionali già in essere.
3. Il Fondo di cui al comma 1 ha una dotazione di 2000 migliaia di
euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016.
4. In via sperimentale, con regolamento da emanarsi in accordo con
l'INPS e con almeno 20 Comuni con popolazione inferiore ai 30 mila
abitanti, selezionati con apposito bando, sono definite misure di
intervento monetario diretto, a valere su predetto fondo, anche in
forma di voucher, sostitutive di forniture di beni e servizi
erogate anche attraverso la convenzione con soggetti terzi».
PRESIDENTE. L'emendamento soppressivo lo mantiene, onorevole
Formica? Istituzione fondo regionale per le disabilità . C'è un
subemendamento. Se l'Assessore lo vuole illustrare intanto. Se è
possibile si presentino i subemendamenti nel corso della
discussione generale.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, l'articolo introduce un altro tassello della manovra
relativa al rafforzamento delle politiche sociali della Regione
Sicilia e in particolare istituisce, anche qui, con un connotato di
sperimentalità dell'intervento un fondo regionale per la
disabilità. L'obiettivo è quello di integrare attraverso questo
fondo anche interventi già previsti dalla normativa nazionale
regionale.
La dotazione finanziaria è prevista per 2 milioni di euro. Data la
dotazione iniziale ancora non completa si prevede all'articolo 4
una forma sperimentale di avvio dello strumento con appunto un
regolamento da emanarsi in raccordo con l'INPS che riguarda alcuni
Comuni con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti.
Gli interventi possono prevedere sia formule dirette di intervento
di erogazione monetaria sia la possibilità di forme di voucher come
già utilizzate in alcune Regioni italiane relativi alla fornitura
di servizi da erogare alle famiglie in cui sono presenti appunto
portatori di disabilità.
Si tratta - ribadisco - di un fondo che riteniamo abbia un grande
valore in termini di riqualificazione degli interventi sociali che
dobbiamo inevitabilmente operare in questa Regione che nel corso
della sua sperimentazione potrà trovare ulteriori specificazioni e
integrazioni ma riteniamo che completi il complesso degli
interventi che riteniamo dedicare alle fasce più deboli della
nostra popolazione.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori ,credo
che il fondo a parte che si tratta di un fondo di duemilioni di
euro, quindi sicuramente insufficiente rispetto alle aspettative,
abbia bisogno al comma 4 di essere rivisto nel senso che debbano
essere date solo prestazioni dirette non attraverso terzi perché
questo ancor di più graverebbe sull'erogazione di questi servizi
che a volte hanno anche costi aggiuntivi.
Per esperienza diretta nel territorio rispetto alle famiglie per
altri bandi che sono stati fatti dall'Assessorato della famiglia
attraverso erogazioni di servizi, credo che il cittadino, le
famiglie bisognose abbiano più diritto ad avere un contributo
diretto per una serie di motivi; intanto perché sono famiglie che
sicuramente fanno dei sacrifici, che dedicano totalmente molte
volte giornate intere a queste disabilità.
Ritengo, quindi, che il Governo dovrebbe accettare l'invito - vi è
anche qualche emendamento in tal senso - di attivarsi attraverso
procedure dirette e non attraverso servizi dati da terzi.
Questo è in fondo quello che ci chiedono le famiglie e sottopongo
all'attenzione del Governo questa possibilità di modificare in tal
senso il comma 4.
Sicuramente così come è scritto il comma 4 non ha senso perché
anche se in via sperimentale pensate quanto è complicato fare il
bando dell'INPS, poi mettersi d'accordo con l'INPS, poi fare un
bando per attivarsi con venti Comuni con popolazione inferiore a
trentamila abitanti.
La cosa più semplice è come si faceva prima, cioè direttamente
alle famiglie bisognose.
Ora se farla attraverso i Comuni ha un senso, ma attraverso
modalità farraginose, sicuramente crea grossi problemi.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
Regione, assessori, comprendo e condivido lo spirito solidale che
la legge si propone, ovvero di dare un segnale ulteriore
rafforzativo della Regione a favore delle politiche sulla
disabilità, assolutamente condivisibile.
Mi permetto però di far rilevare che questa norma, non solo così
come è congegnata, non avrà mai attuazione, per la semplice ragione
che fare un regolamento di concerto con l'INPS e poi dovremmo
andare al CGA perché ricordo le procedure regolamentari, in una
materia che lo Statuto della Regione assegna alla nostra Regione
poteri complementari a quelli dello Stato e non esclusivi e la
materia di cui stiamo trattando attiene per la parte sanitaria ai
livelli essenziali di assistenza e per la parte sociale a principi
universali di monetizzazione della disabilità attraverso l'istituto
dell'invalidità, la percentuale di invalidità, il contributo
sull'invalidità. O decidiamo che la Regione affida a dei servizi e
dice ai Siciliani che hanno problemi di disabilità quali sono i
servizi che la Regione vuole in qualche modo promuovere, oppure una
forma cosiddetta integrativa cos'è? Diamo oltre all'assegno di
invalidità civile una integrazione all'assegno? Come si vuole fare?
Devo dire sinceramente la norma così è assolutamente generica, non
ha un appiglio di obiettivo; non so che dire.
La norma a me sembra, come dire una norma che non può andare da
nessuna parte. Vorrei evitare che facendo saltare la norma facciamo
saltare i due milioni per le disabilità. Vediamo come troviamo una
soluzione, però ripeto, così come è costruita la norma se si
escludono i primi tre commi che sono commi di intenzioni il quarto
comma che poi è quello che dovrebbe rendere operativa questa norma
è assolutamente perché l'INPS ricordo che eroga assegni di
invalidità, quindi noi cosa dovremmo fare assieme all'INPS?
Integrare l'assegno di invalidità, mi permetto di dire che non ha
senso, con tutto il rispetto e con tutta la stima che si può avere
per il tema della disabilità, ma la Regione non è chiamata ad
integrare l'assegno di invalidità; è chiamata a garantire servizi
ai cittadini non a garantire l'assegno di invalidità perché a
quello ci pensa lo Stato. Così com'è questa norma, secondo me, non
ha dove andare.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, il mio
intervento è sulla linea degli interventi dei colleghi che mi hanno
preceduto perché da amministratore locale devo dirvi che tutte le
forme di assistenza sostitutive rispetto al voucher e quindi tutte
le forniture di servizio, immagino quelle che l'anno scorso sono
state erogate dalla legge numero 328, non hanno avuto alcuna
ricaduta per quanto riguarda la disabilità.
Quello della disabilità è un tema particolarmente delicato e le
famiglie che hanno ragazzi, figli e laddove ci sono portatori di
handicap che hanno bisogno di eseguire della terapia riabilitativa
diversificata, purtroppo anche l'esperienza attraverso la fornitura
di servizi e di terzi è stata fallimentare.
Così come credo che vanificare dei fondi con un accordo con l'INPS
che sarebbe farraginoso e che comunque non ha nulla a che vedere
con l'erogazione di servizi che dovrebbero prestare poi o
attraverso gli enti locali o anche attraverso la legge numero 328,
i tre commi vanno bene. Secondo me bisogna semplicemente sopprimere
il quarto comma e snellire il quarto comma dicendo che la dotazione
va erogata attraverso il voucher così effettivamente si può rendere
un vero servizio alle famiglie e a quelle persone che sono affette
da disabilità così come ha funzionato per anni il famoso bonus
socio-sanitario per la famiglia che avesse un reddito, quello
previsto per legge, aveva diritto ad un bonus e con quel bonus poi
ricorreva alle prestazioni che gli erano state prescritte
necessarie.
Così però significa andare a disperdere veramente somme, quindi
inviterei il Governo a volere fare una riflessione così come diceva
precedentemente l'onorevole Laccoto a riformulare l'articolo 4 con
un finanziamento diretto alle famiglie e il Comune, l'ente locale
diventa solo il tramite dell'erogazione del servizio, del
destinatario del voucher che, poi, andrà a destinare alle famiglie.
ARANCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARANCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io penso che
il tramite debba essere il Comune perché facilita notevolmente il
compito e, poi, la Regione deve erogare servizi attraverso i
voucher ed un'altra cosa importante è, come diceva l'onorevole
Cracolici, che già l'INPS eroga un ristoro che è un ristoro
economico.
Evitare, quindi, che alle stesse persone vadano più tipi di
ristoro, cioè sia il ristoro economico sia il ristoro dei voucher.
Bisognerebbe, quindi, stabilire da che livello, da che percentuale
di invalidità si ha diritto perché per esempio l'INPS eroga un
assegno di invalidità a partire dal 74 per cento. Bisognerebbe,
perché per essere invalido basta il 46 per cento di invalidità,
capire che percentuale di invalidità determina il diritto al
voucher, tenendo conto che già il 74 per cento ha un diritto
economico e per evitare il sovrapporsi di più ristori, bisognerebbe
tenere conto di quale sia la platea interessata a ricevere questi
voucher. Tenere conto, quindi, della platea.
Mi pare che già sia istituita la Consulta della disabilità,
quindi, si dovrebbe partire sempre dall'analisi dei bisogni perché
erogare così in modo generico ed indeterminato un servizio senza
sapere di che tipo di servizio ha bisogno la nostra platea, anche
questo è un modo molto aleatorio di risolvere le problematiche.
Partire, quindi, dall'analisi del bisogno e poi indirizzare i
vouchers verso quel bisogno e stabilire anche chi ne ha diritto.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
volendo esaminare con la massima attenzione questo articolo, credo
che ci siano delle condizioni sul piano tecnico che vanno ovviate.
Ho presentato un emendamento e, poi, un subemendamento che è
finalizzato a creare quanto meno questa sorta di fondo che, poi,
può attingere nel subemendamento anche a fondi comunitari. Per fare
che cosa?
Ecco, questo è il tema: lo stabiliamo ora con legge per fare che
cosa? Dovremmo, cioè, determinarci, facendo riferimento ad alcune
disposizioni legislative sul sociale affinchè l'assessore, poi, con
quei dirigenti possa attivare alcuni processi.
Giustamente, l'onorevole Cracolici dice che, collegarsi al sistema
dell'INPS è una cosa che non sta né in piedi né in terra. Se
riflettette un momentino, lo accantonate qualche minuto ed
immaginate un percorso che possa prevedere le normative che ho
previsto in questo subemendamento e cioè tutta una serie di norme
che regolano il sistema dei servizi sociali in maniera tale che,
poi, l'assessore possa indicare un comma successivo, possibilmente
il secondo, che cosa? Le attività che il Governo della Regione
intende mettere a bando. E, allora, noi cosa vorremmo? Vorremmo un
fondo di 2 milioni di euro per attivare un capitolo di spesa;
aggiungiamo, se lo ritiene necessario, importante e credo utile,
altrimenti questa norma non ha un senso, da parte del Governo,
risorse comunitarie. Da lì, poi, potrebbero partire una serie di
iniziative che indicano tutte le leggi perché altrimenti questo
fondo di stabilità che cosa fa?
Bisogna dargli un riferimento: chi sono i destinatari ed in che
termini. Su questo, quindi, l'assessore, ovviamente il Governo, da
una soluzione e ci attiviamo tutti quanti perché possa essere fatto
un fondo serio, con destinazione a tutti i soggetti che hanno
disabilità e soprattutto corposo nel finanziamento.
PRESIDENTE. Invito i colleghi, cortesemente, ad allontanarsi dai
banchi del Governo e ad ascoltare gli atri interventi perché
probabilmente se abbiamo bisogno di qualche minuto di sospensione
per rivedere questo articolo, lo facciamo, ma se lavoriamo così non
si riesce ad andare avanti.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, il
centrodestra aveva con forza chiesto che venisse istituito questo
fondo destinato alla disabilità e ciò anche per venire incontro
alla situazione difficile che sta vivendo la popolazione siciliana,
come tutta quella del resto del Paese. Il testo così com'è posto si
apprezza anche perché ha una dotazione di 2 mila migliaia di euro
però per quanto riguarda la sua formulazione, noi chiederemo al
Governo di cassare il comma 4, in quanto il comma 4,
oggettivamente, crea difficoltà nell'emanazione del contributo.
Anche perché si rimanda ad un accordo con l'INPS, si coinvolgono
solo venti comuni con popolazione inferiore a 30 mila abitanti,
selezionati con apposito bando e così via. Ci sembra una cosa
eccessivamente farraginosa, un modo per non corrispondere
immediatamente e non dare vita a questo intervento monetario
diretto, come invece credo che sia il caso di fare.
Per questo motivo - ripeto - credo che non sfuggirà alla
sensibilità della Giunta e dei colleghi tutti dell'Assemblea
regionale, la necessità di cassare il comma 4, in maniera tale da
poter velocemente arrivare all'approvazione di questo articolo che,
oggettivamente, risponde a quelle che sono le esigenze del
territorio, ma che merita una maggiore snellezza nelle procedure di
erogazione dei contributi; anche perché - ripeto - abbiamo bisogno
di fare presto, di essere veloci e di evitare di perdere tempo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vinciullo e grazie a tutti quanti
per la brevità degli interventi.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei intervenire
brevemente per dire che così come è scritto l'articolo 40, e
soprattutto il comma 4, come Gruppo parlamentare non ci vede
assolutamente d'accordo.
Intanto perché, come è stato correttamente rilevato, il concetto
di disabile parte da una percentuale del 46% e arriva fino al 100%
e ha delle discipline diverse, pur essendo inquadrabili tutti
nell'alveo della disabilità. In secondo luogo perché la
individuazione di venti comuni con popolazione inferiore a 30 mila
abitanti - noi sappiamo che la Sicilia ha qualche comune in più di
venti con popolazione inferiore ai 30 mila abitanti - da affidare a
un bando che poi alla fine decide il Governo, mi pare una modalità
ancora assolutamente aleatoria, che non credo il Parlamento abbia
ragione di intestarsi, dovendolo poi delegare in toto al Comune.
Ed ancora: nella scorsa legislatura ci siamo battuti come Gruppo
parlamentare per la creazione di un fondo per la disabilità, per la
creazione di una consulta per la disabilità; non vorremmo che
questa attività - nella voglia, a volte anche eccessiva, di normare
su determinate materie, che questo Governo sta dimostrando in
questa Finanziaria - dovesse finire per arrecare un danno alle
categorie che si vogliono aiutare, piuttosto che un vantaggio.
E allora siccome d'altro canto, eliminando il quarto comma - come
io credo che in questa formulazione sarebbe corretto fare, per le
ragioni che ho detto - finisce anche per perdere qualsiasi senso
questa norma, chiedo un momento di riflessione. Così com'è noi
voteremmo contro. Se il Governo lo riscrivesse - e a seconda di
come il Governo lo riscrive, sulla base dei rilievi che sono stati
mossi - potremmo anche rivedere la nostra posizione, perché certo
tutto vogliamo fare, tranne che andare contro la categoria dei
disabili.
Allora, io chiedo che questo articolo 40 venga accantonato per
dare la possibilità all'assessore, se ha avuto modo di ascoltare i
rilievi del Parlamento, di adoperarsi per renderla una norma
efficace e per scongiurare il rischio, che credo in questo momento
ci stia tutto, di creare una norma che più che creare vantaggi crea
problemi.
DIGIACOMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
francamente devo dire che questa norma, che va certamente
apprezzata come un segnale di attenzione per questo tipo di
fragilità, mi pare che abbia un limite cioè quello di prevedere un
importo che, diviso sul territorio regionale, mettiamola come
vogliamo, rischia una polverizzazione a catena, perché mi pare
giusta l'osservazione fatta rispetto ai comuni inferiori ai
trentamila abitanti però due milioni di euro, in una Regione da
cinque milioni di abitanti con oltre 400 comuni, non vorrei che poi
alla fine diventasse irrilevante.
Mi permetterei di suggerire, vista la presenza contestuale in Aula
dell'assessore Bonafede e dell'assessore Borsellino, se a questo
proposito non fosse il caso di orientare queste risorse rispetto ad
un progetto di legge che in conferenza stampa, almeno, insomma, ha
avuto il plauso comune che era il progetto Vita indipendente ,
cioè un progetto in cui si dà un sostegno reale ai paraplegici
siciliani, i quali, in sostanza, in quel disegno di legge che cosa
chiedono? Chiedono di potere avere una vita indipendente attraverso
la selezione di alcuni aiuti, alcuni sostegni, che li rendano
qualche cosa di maggiormente simile a persone normali, quale esse
in realtà sono, con qualche privilegio e qualche luce superiore
rispetto alla cosiddetta normalità.
Ecco, due milioni di euro per il progetto Vita indipendente mi
sembra una cosa che può avere una sua efficacia sebbene
sperimentale.
Polverizzate in dieci, quindici, venti, trenta, quaranta
interventi da cinquanta, quaranta, sessanta mila euro ciascuno,
ammesso che ci arriviamo, mi sembrerebbero abbastanza inefficaci.
Questo è il mio suggerimento. Non so se il Governo intende
apprezzarlo però, ripeto, la ratio del ragionamento è proprio
quella di dare un segnale ben preciso ad una categoria ben precisa
che non ha alcuna etichettatura di nessun genere. Avrà
l'etichettatura di un percorso di vita sfortunato.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho molto apprezzato
l'intervento dell'onorevole Digiacomo. Siccome sono il primo
firmatario di questo disegno di legge per l'istituzione della Vita
indipendente , l'assessore Lucia Borsellino partecipò alla
Conferenza stampa nella quale presentammo questo disegno di legge.
Peraltro, alcuni rappresentanti di queste categorie di disabili non
poterono accedere in sala stampa perché questo Parlamento,
purtroppo, non consente ai portatori di questo tipo di handicap di
potere accedere a questo piano.
Chiedo all'assessore Borsellino, a cui mi lega grande stima, che
su questo tema, su cui so lei essere molto attenta - ripeto,
partecipò addirittura alla Conferenza stampa di presentazione del
disegno di legge -, faccia un intervento in quest' Aula nel senso
di garantire, rispetto alla richiesta che sto formulando e che ha
formulato anche l'onorevole Digiacomo, perché questo disegno di
legge è impantanato perché bisogna prevedere una copertura
finanziaria.
Sarebbe importante che il Governo, e questo riguarda,
evidentemente, anche l'assessore Bonafede, ci dia garanzie che una
parte di questo fondo, anche nelle dimensioni del primo anno, di
cui ha parlato l'onorevole Di Giacomo, possano essere finalizzate a
questo progetto di vita indipendente.
Consentirebbe di aprire un'altra bella pagina. Vedete, questo
bilancio, che stiamo discutendo quest'anno un bilancio, cosiddetto
di lacrime e sangue si sta caratterizzando, in queste ore,
positivamente per alcune risposte sul versante sociale e di diritti
civili, come abbiamo visto.
Credo che questo progetto di vita indipendente, a favore dei
disabili, sarebbe un altro tassello, non di destra né di centro né
di sinistra, ma assolutamente a favore dei cittadini più disagiati
e scriveremmo un'altra piccola, ma bella pagina, della storia
politica di questa Regione.
SUDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente solo per chiedere al Governo se può accantonare questo
articolo per riscriverlo, perché credo che, ognuno con un'idea
diversa e comunque non si è d'accordo su come è impostato
l'articolo 40.
Per quanto mi riguarda, non condivido l'impostazione che
prospettano gli onorevoli Oddo e Digiacomo perché credo, invece,
che questi fondi debbano passare direttamente dagli enti locali,
perché sono loro i primi ad avere i rapporti con i cittadini e con
le problematiche dei territori e, quindi, non credo che questi
fondi debbano passare attraverso le associazioni.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dopo gli interventi che abbiamo
registrato io credo sia necessario ascoltare il Governo.
Quindi, do la parola all'assessore Bonafede.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, onorevoli deputati, abbiamo pensato di
proporre la soppressione del quarto comma ed introdurre,
aggiungendo a seguire il comma 3 la possibilità di erogare agli
aventi diritto per il tramite dei comuni, secondo le modalità
previste dal comma 2 , le risorse di cui stiamo parlando.
Mi corre obbligo, però, informare che la disabilità e, quindi, la
non autosufficienza sia un tema di grande rilievo ed importanza in
una società sempre più globalizzata, ma di fatto, sempre più
distante dai bisogni di coloro che non ne possono usufruire di
questa globalità e globalizzazione reale.
Proprio per questa ragione, volevo richiamare, all'onorevole Di
Giacomo, una possibilità che la Regione siciliana, il Governo e,
quindi, l'assessorato alla famiglia e alle politiche sociali ha
adoperato, a buon fine, partecipando al bando Vita indipendente
del Ministero.
L'avviso è stato proposto a tutti i distretti di zona. Hanno
partecipato in quattro e si sono aggiudicati, tutti e quattro, dei
progetti che sono la prova di come sia necessario essere sempre più
propositivi e attivi perché, anche a livello ministeriale, i fondi
spesso ci forniscono le opportunità di andare a colmare delle
lacune che ci sono, soprattutto, nei confronti della vita
dipendente, invece, quindi al contrario, di coloro che sono
assolutamente dipendenti.
Sulla Vita indipendente ci sono già, quindi, delle risorse che
sono state destinate e che verranno erogate a breve perché abbiamo
partecipato e vinto al bando ministeriale ed i quattro distretti
socio-sanitari ne potranno usufruire.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come avete visto, sono già stati
distribuiti alcuni sub-emendamenti di riscrittura da parte del
Governo.
Sospendo i lavori dell'Aula per un minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 16.09, è ripresa alle ore 16.15)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Si passa all'emendamento 40.9, a firma dell'onorevole Formica. Non
essendo presenti in Aula l'emendamento decade.
Gli emendamenti 40.5 e 40.7 sono di analogo contenuto.
DI MAURO. Il Governo mi ha già spiegato e quindi lo ritiro.
GUCCIARDI. Anche noi ritiriamo il nostro.
PRESIDENTE. L'emendamento 40.8 è assorbito.
Si passa all'emendamento 40.11, dell'onorevole Panepinto. Diamo il
tempo di distribuire il testo. Passiamo alla votazione
dell'emendamento dell'onorevole Panepinto, che trovate nel
fascicolo.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore
Bonafede ed assessore Bianchi. Nel 2010 è stato approvato
l'articolo 91 per raccogliere la disperazione delle famiglie dei
minori disabili, perché alcuni servizi non si erano riconosciuti,
né nei distretti socio-sanitari né nei distretti sanitari, cioè,
per esempio, il servizio di logopedia, che è un servizio essenziale
sia per i disabili di carattere psichico sia per i disabili fisici,
è un servizio che la 82' non riconosce e nemmeno i distretti
sanitari riescono a dare, in parte per una carenza di personale in
servizio ed, in parte, per un certo, oserei dire quasi, fastidio'
da parte delle ASP stesse nel poter erogare sui territori questo
servizio.
Una famiglia monoreddito con un disabile, spende tutto per
garantire il costo della logopedia, dello psicomotricista, di tutte
le altre figure necessarie a dare quella normalità ai minori
disabili. La cosa ancora più grave è, assessore Bonafede, che gli
uffici dell'assessorato hanno scritto a questa Assemblea chiedendo
di abrogare la norma all'articolo 91, che è un atto di tracotanza,
cioè di banalissimi e grigi burocrati che non hanno mai avuto la
sfortuna, o la ventura, di poter conoscere, come dire meglio non
vivere il dramma delle famiglie con minori disabili. Per cui io
chiedo che venga votato, poi questo Parlamento si assumerà la
responsabilità di bocciare una occasione per dare un sostegno vero
e diretto a quelle famiglie che, oltre al dramma di avere un
bambino disabile, hanno un altro problema più serio: non avere le
risorse per potere fronteggiare in quell'attività terapeutica,
giornaliera e quotidiana, quella normalità che ogni famiglia per il
proprio figlio, ancorché disabile, chiede.
Io chiedo, signor Presidente, che lei lo metta ai voti e, se
avessi la forza, chiederei il voto nominale per constatare,
esattamente, quante sono le dichiarazioni fatte e come seguono le
azioni concrete.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
intervengo semplicemente per condividere le affermazioni
dell'onorevole Panepinto e per dire che sottoscrivo l'emendamento,
perché effettivamente quando si parla di disabilità - qualcuno
chiedeva quali categorie - la disabilità viene ricompresa in quel
decreto nazionale. Però alcune prestazioni, effettivamente, non
sono riconosciute, quindi condivido ampiamente e sottoscrivo
l'emendamento presentato dall'onorevole Panepinto.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, mi
rivolgo all'assessore Bianchi perché su temi così delicati vorrei
che ci fosse uno sforzo da parte del Governo, assessore Bonafede,
non per dividere il poco che c'è, ma chiedo al Governo uno sforzo,
supplementare, per trovare delle risorse.
Onorevole Panepinto, io non sono dell'idea che noi dobbiamo
dividere questi due milioni anche per le categorie delle quali lei
ha parlato. Io sono dell'idea che noi dobbiamo trovare altri soldi,
da mettere in un emendamento come questo.
Allora vorrei capire dall'assessore Bianchi, comprendendo qual è
la situazione oggettiva - e mi pare che la nostra posizione sia
stata di grande responsabilità, fino ad ora - se non sia il caso,
condividendo da parte mia e da parte del nostro Gruppo, così come
bene ha detto la collega Grasso, questo emendamento noi lo
condividiamo ma vorremmo che non fosse alla fine una lotta tra
poveri. Tra poveri , nel senso del senso della frase fatta, ossia
una lotta tra categorie disagiate che finiscono poi per dividersi
quel poco che resta.
Chiediamo formalmente al Governo di accertare la possibilità di un
intervento anche economico a sostegno, con un'attenzione precisa
alle categorie di cui al comma che vogliamo inserire, e quindi,
solo dopo avere sentito l'assessore Bianchi, noi esprimeremo la
nostra volontà definitiva comunicando, però, sin da adesso,
Presidente Venturino, che io sottoscrivo l'emendamento 40.11
dell'onorevole Panepinto.
CASCIO SALVATORE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO SALVATORE. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
assessori. Mi rivolgo all'assessore perché già nella commissione di
merito qualche perplessità su questa vicenda era nata. La
perplessità era dovuta al fatto che la parola fondo a mio avviso
risulta un po' pretenziosa, io penso che era più giusto chiamarlo
capitolo di intervento. Ed era un capitolo di intervento con
delle finalità ben specificate, quindi bene ha fatto l'onorevole
Panepinto a presentare un emendamento che indirizza, in un certo
senso, anche queste risorse, ma mi aspettavo dall'assessore che il
target dei soggetti beneficiari fosse già ben individuato, perché
noi rischiamo, istituendo questo fondo, di voler fare molto per non
fare nulla, per non dare a nessuno quello di cui ha necessità.
La perplessità principale risiede nel fatto che vi sono una serie
di interventi che si accavallano in questo fondo; vi sono
interventi che sono previsti dalla normativa nazionale, quelli a
cui faceva riferimento l'onorevole Cracolici, che sono le indennità
di invalidità, di presenza scolastica, di accompagnamento, ecc. Vi
sono una serie di interventi che già questo Parlamento, o il
Servizio Sanitario Regionale fa attraverso i LEA; vi sono alcuni
interventi che questo Parlamento ha già legiferato all'articolo 20,
con l'integrazione dei servizi socio-sanitari, dove l'altro ieri
abbiamo votato un articolo in merito; quindi mi sarei aspettato che
questo fondo - avrei osato dire questo capitolo - avesse delle
specificità maggiori.
Oltre a quello che ha proposto l'onorevole Panepinto, io le porto
ad esempio un'altra situazione: noi in Sicilia abbiamo le comunità
alloggio, in cui vi è una compartecipazione da parte delle
famiglie. Questa compartecipazione delle famiglie potrebbe essere
alleviata, se potessero accedere a questo fondo, perché molto
spesso non tutte queste famiglie hanno questa capacità e questa
disponibilità economica.
Quindi appongo la firma all'emendamento 40.11 ma invito
l'assessore a volere allargare la platea, ed individuare meglio la
platea dei soggetti interessati.
LA ROCCA RUVOLO. Signor Presidente, dichiaro di apporre la firma
all'emendamento 40.11.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Non utilizzi i tredici minuti a
disposizione.
MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non
esaurirò i tredici minuti del Gruppo. Io certamente appongo la mia
firma a questo disegno di legge perché è una buona iniziativa, però
io una riflessione la voglio fare.
Noi costituiamo un fondo - mentre l'assessore Bianchi si consulta
per poi darci ulteriori spiegazioni - per la disabilità. E' una
cosa lodevole.
Però, assessore, siamo al quarantesimo articolo, non tutti e
quaranta esaminati, qualcuno lo abbiamo accantonato, voi, diciamo
che qualche errore lo avete commesso, io non glielo dirò qua,
assessore, lei lo sa, sono una persona corretta e so stare alle
regole del gioco, non le dirò l'errore e gli errori che avete
commesso voi, altrimenti veramente dovrei andarmi a sedere e questa
volta ascoltare, perché avete commesso un errore di queste
dimensioni, ma non mi soffermerò su questa cosa. E' argomento di
altro momento, anzi spero che nemmeno in altro momento se ne
parlerà perché sono certo che il Governo supererà questo errore,
troverà la soluzione.
Ma certo, assessore, una proposta gliela voglio fare, ma perché
non avete proposto un fondo per coloro che perdono la fonte di
guadagno? Ed è una riflessione seria. Perché vi trincerate dietro
il Commissario dello Stato quando uno tenta di salvare quattro
disperati che cercano aiuto e lo cercano perché la politica in
passato li ha creati, li ha presi in giro e li ha abbandonati e
dite, non si può salvare questa cosa perché il Commissario dello
Stato, certamente, le impugnerebbe e parlo di SPO, parlo dei
lavoratori del policlinico, parlo di quattro lavoratori di Catania,
per non fare interventi di tipo campanilistico, parlo di altri
lavoratori a cui è stato negato un riconoscimento, mi pare che è
stato trattato all'articolo 34, l'onorevole Lentini ha argomentato
nella scorsa seduta.
Visto che avete pensato a tutti in questa finanziaria, perfino
alle coppie di fatto volete dare una mano, vivaddio, l'Assemblea
l'ha riconosciuto, viva la democrazia, sono contento, dirò in giro
ai siciliani: è una norma di civiltà. Ma vi sembra che non sia una
norma di civiltà aiutare chi ha perso il posto di lavoro a vario
titolo?
Non vi sembra un fatto serio che l'Assemblea si occupi di questi
lavoratori? Se si pensasse per loro un progetto di utilità, se si
pensasse per loro un accompagnamento nelle more che ritrovino un
altro lavoro, non sto dicendo infiliamoli tutti da mamma Regione.
PRESIDENTE. Stiamo parlando di qualcos'altro in questo momento.
MILAZZO GIUSEPPE. Io sto parlando sull'articolo 40, signor
Presidente non me li volevo prendere tutti e tredici minuti, però
meglio parlare due minuti a vario titolo di questo fondo e sulla
compatibilità della costituzione di un altro fondo, o l'ampliamento
di questo fondo creando un'altra branca, signor Presidente, per
rimanere in tema, ma lei non mi costringa a rimanere in tema perché
parlerei per nove minuti e invece meglio un minuto e mezzo per dare
sfogo alla mia irrequietezza, perché tanti siciliani che noi
chiamiamo, qua, irrequieti li possiamo chiamare disperati, invece
si appigliano a qualcuno che gli possa dare una speranza.
E allora, io le sto dicendo una cosa come luogo comune: posti
di lavoro per tutti. No, però avete creato le condizioni per
aiutare le coppie di fatto, avete creato le condizioni per il fondo
di disabilità, ed è giusto. Create un fondo per coloro che perdono
il posto di lavoro, perché voi avete vinto la campagna elettorale,
dicendo, che non ci sarebbe mai stato più un precario, che non ci
sarebbe stato più un bisognoso licenziato in cerca di lavoro.
Il Presidente Crocetta non ha responsabilità dei disastri del
passato, però certamente c'è lui ed io a lui mi devo rivolgere e
devo chiedere. I siciliani irrequieti e disperati chiedono a lui
una mano, diremmo calcisticamente un periodo di possesso di
palla , nelle more che una soluzione arrivi, che si sblocchi
l'occupazione, che cambino le normative, e non è parlare fuori
luogo, signor Presidente.
Assessore Bianchi, inventatevi qualcosa per sostenere chi ha perso
la fonte di guadagno, chi, che facendosi dei conti, mettendosi il
mutuo, facendo dei figli, improvvisamente si è trovato in mezzo ad
una strada ed è costretto, mortificandosi secondo me, a rivolgersi
alla politica, quando invece la politica se ne dovrebbe occupare
senza che nessuno parlasse.
Assessore Bianchi, sono certo che lei avrà colto ogni parola ed il
Presidente della Regione certamente darà spinta propulsiva a queste
mie istanze.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
rappresentare alcune mie perplessità su questo articolo, che sotto
un profilo di principio non può che trovare l'apprezzamento di
quest'Aula, ma sotto un profilo pratico temo che avrà difficoltà di
applicazione. E non sto qua a dire tutte le motivazioni, ma
innanzitutto per la copertura finanziaria che viene messa a
disposizione, che è di due milioni di euro, ma che poi si riduce ad
un milione di euro, perché un milione di euro appartiene agli
accantonamenti negativi.
Quindi, partendo da questo, soltanto da questa prima premessa, ci
si rende conto che ha ragione l'onorevole Cascio quando dice che è
quasi una esagerazione parlare di fondo, perché il fondo ha una
certa capienza, una certa copertura e viene prevista una certa
dotazione finanziaria.
Inoltre, il primo comma di questo articolo si pone un obiettivo,
non di intervenire nei confronti del disagio, sotto forma di
disabilita, ma di integrare strumenti nazionali. Quindi uno
strumento integrativo, uno strumento che va in parallelo rispetto
ad altri interventi, ad altri strumenti che vengono previsti dalle
normative nazionali di riferimento.
Allora, ecco perché il comma due rappresenta un'altra debolezza
dell'articolo, perché nel momento in cui si dice che con decreto
dell'assessore alla famiglia, politiche sociali e lavoro , ma al
contempo non si da una scadenza entro quando poterlo emanare, noi
rischiamo di diluire eccessivamente i tempi e di far risultare
questa norma sterilizzata ed annullata per la mancanza di un
termine entro cui il decreto dovrebbe essere emanato.
Io proporrei 60 o 90 giorni al massimo.
Quando si parla di criteri, dobbiamo capire a chi ci rivolgiamo, e
sarebbe bene che nell'emendamento venisse previsto anche un tempo
entro cui operare, per esempio novanta giorni, che è un termine che
io ritengo congruo. L'Assessore, sulla scorta di una norma, può
dare attuazione e seguito a quella norma.
Rispetto al terzo comma, secondo me potremmo anche immaginare di
intervenire come per il primo comma, cioè come strumento
integrativo ad altre misure, ad esempio con fondi e con strumenti
nazionali quali potrebbero essere i PAC, e quindi evitare che da un
lato diamo uno specchietto per le allodole con l'istituzione di una
dotazione molto minima, e dall'altro lato, se volessimo intervenire
in una misura specifica con strumenti nazionali e comunque
extraregionali, poi ci viene precluso tale intervento.
Invito il Governo a rivedere eventualmente una riscrittura
integrante soprattutto la tempistica e, se è il caso, anche la
copertura, perché due milioni di euro mi sembra cosa di poco conto.
Rischiamo, come per l'articolo 29 concernente gli interventi per le
misure abitative, di non sortire alcun effetto, perché sul 2014 non
faremo un solo intervento di edilizia abitativa di sostegno alle
misure abitative.
Siccome il legislatore - a mio avviso - deve intervenire in
maniera snella, rapida, efficace e puntuale, l'invito che faccio al
Governo è quello di fare una riscrittura che possa intervenire con
questi principi.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, so di
fare una proposta che, se non ascoltata con la vostra attenzione
solita, ma anche con l'intelligenza che vi riconosco, potrebbe
essere fraintesa.
Al successivo articolo 41 parleremo del reddito minimo.
Un'indagine di stamattina dell'ISTAT dice che le famiglie in
assoluto stato di indigenza in Sicilia sono centotrenta mila. Se
volessimo dare a ciascuna di queste famiglie quattrocento euro al
mese ci vorrebbero seicento milioni di euro e noi stiamo prevedendo
all'articolo 41 quindici milioni di euro, peraltro vincolati ad
alcun criterio.
Pertanto, propongo di prendere un milione di euro dall'articolo 41
e dare copertura finanziaria all'emendamento dell'onorevole
Panepinto per finanziare i minori affetti da disabilità.
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, il milione di euro si può prendere
dalla digitalizzazione, senza toccare altre povertà, visto che
l'avevamo risparmiato. Lo dico all'assessore Bianchi, che magari
forse gli complica un pò la vita, però evitiamo la guerra dei
poveri.
BONAFEDE, assessore per le famiglie, le politiche sociali e il
lavoro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, onorevoli deputati, intanto mi sembrava
giusto ribadire che rispetto all'emendamento dell'onorevole
Panepinto il Governo è favorevole, ed è l'occasione questa per
sottolineare come questo Parlamento si sta rivelando ancora una
volta veramente attento alla fragilità sociale, con un livello di
coesione e di armonia che sicuramente non sfugge alla nostra
soddisfazione, non soltanto come Governo. Tutti i cittadini
siciliani che ci stanno guardando hanno modo di verificare come
questo Parlamento è proteso alla fragilità sociale, onorevole
Cordaro, ed il prossimo articolo, che è quello che prevede la
discussione sul SIA, mi darà magari la possibilità di potere
raccontare al Parlamento quello che potrebbe diventare domani
mattina, o domani mattina temporale più esteso, l'orizzonte del
SIA, quindi quanto è importante lasciare questo fondo possa fare
capire in anticipo come vuole agire la Regione siciliana politica e
i siciliani, come vogliono accogliere il SIA.
Voglio rimanere invece all'interno dell'articolo 40 per
sottolineare che tutti gli interventi sono meritevoli di attenzione
e proprio per questo presenteremo un emendamento che dia una
temporalità, quindi una scadenza precisa all'emanazione di questo
decreto. Non dimentichiamo che rispetto al fondo della non
autosufficienza, che già si occupa di disabilità, e rispetto
comunque anche alla legge 328, che si occupa di tutto quello che è
il campo delle disabilità, ci occupiamo con questo fondo delle
disabilità estreme, di quelle ancora più gravi, anche in termini di
considerazione umana.
Quindi, nonostante tutte le risorse siano sicuramente risibili,
questo fondo ci darà la possibilità di aiutare chi è veramente
disperato.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ringrazio gli intervenuti per il
dibattito molto costruttivo. Quando si parla di buon senso, siamo
tutti sulla stessa frequenza.
Pongo in votazione l'emendamento 40.11, a firma dell'onorevole
Panepinto con il parere favorevole già espresso dal Governo. Il
parere della Commissione.
DINA,presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 16.44, è ripresa alle ore 16.45)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 40.14 del Governo.
Comunico che è stato presentato il subemendamento 40.14.1. Il
parere della Commissione.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 40.14.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi dobbiamo
capire cosa ci deve essere contenuto in quel decreto, perché il
decreto non è solo uno strumento, ma è una modalità attuativa di un
indirizzo che viene dato dall'Assemblea.
Io ho l'impressione che questa norma, lo dico con grande affetto,
è scritta senza pensarla dal primo all'ultimo comma ed ho
l'impressione che non funzionerà.
Pertanto, invito il Governo a rifletterci un altro po'.
FALCONE. Dobbiamo avere più fiducia nel Governo
CRACOLICI. Non è questione di fiducia, è una norma che non ha
possibilità di attuarsi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione l'emendamento
40.14 GOV, così come emendato. Il parere della Commissione.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 40.13 GOV.
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare per
illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, questo emendamento tiene conto della soppressione del
comma 4. Quindi nel momento in cui si sopprime il comma 4, si
aggiunge alla fine del comma 3 che è semplicemente la modalità di
erogazione che verrà effettuata attraverso gli enti locali. Infatti
si dirà che verrà erogata agli aventi diritto per il tramite dei
comuni, secondo le modalità previste dal decreto.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, io sono d'accordo, però rischiamo se non diciamo quali
sono i criteri da cui si parte, chi sono i destinatari e come ci
arriviamo, non so se riusciamo a risolvere il problema, e non per
spezzare una lancia a favore dell'onorevole Cracolici.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, onorevoli deputati, il comma 1 già
distingue quelli che possono essere i limiti con i quali si riduce,
rispetto alla infinita gamma di criteri che si dovrebbero adottare
perché questi stessi devono essere armonici rispetto agli
obiettivi, e quindi è lo stesso fondo che vuole integrare mezzi e
strumenti già predisposti nella normativa nazionale di riferimento
che è cogente rispetto ai criteri.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 40.13. Il parere
della Commissione.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Tutti gli altri emendamenti all'articolo 40 sono stati dichiarati
inammissibili.
Pertanto, pongo in votazione l'articolo 40 così, come emendato.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 41. Ne do lettura:
«Art. 41.
Reddito minimo (SIA)
1. Al fine di garantire un reddito minimo alle famiglie che
versano in condizioni di disagio socio economico, qualificabili
come povere secondo l'indicatore ISTAT di povertà assoluta, per
l'anno 2014 e in via sperimentale è istituito il Fondo siciliano
per il sostegno all'inclusione attiva (SIA), con una dotazione
finanziaria di 15 milioni di euro.
2. Con decreto dell'Assessore regionale per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, da adottare entro 120 giorni
dall'entrata in vigore della presente legge e in conformità con
quanto previsto dalla normativa vigente sono definiti i criteri di
accesso al fondo e le modalità di erogazione dell'integrazione al
reddito che, comunque, non può essere superiore ai 400 euro
mensili.
3. Il Fondo di cui al comma 1 viene incrementato dai ribassi
d'asta relativi a contratti di servizio stipulati
dall'Amministrazione regionale.
4. Il Ragioniere generale è autorizzato ad apportare al bilancio
della Regione le variazioni derivanti dall'attuazione del presente
articolo».
DINA, Presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA, Presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Signor Presidente, chiedo che l'articolo 41 venga accantonato
stante che si sta effettuando una riscrittura dell'emendamento
41.7, a firma degli onorevoli Lupo e Cracolici.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, su richiesta della Commissione,
l'articolo 41 è accantonato.
Si passa all'articolo 42. Ne do lettura:
CAPO VIII
Misure per il turismo, i teatri e lo sport
«Art. 42.
Fondo regionale per lo Spettacolo (FORES)
1. E' istituito il Fondo regionale per lo spettacolo (FO.RE.S.)
finalizzato a sostenere ed incrementare le attività di enti,
associazioni, cooperative e fondazioni che abbiano sede legale in
Sicilia da almeno due anni e siano operanti nei settori del teatro,
della musica, della danza.
2. Le aliquote di ripartizione del Fondo regionale per lo
spettacolo (FO.RE.S.) tra i settori lirico-sinfonico, del teatro di
prosa, della musica e della danza, sono stabilite annualmente, con
decreto dell'Assessore regionale per il turismo, lo sport e lo
spettacolo, previa delibera della Giunta regionale e acquisito il
parere della competente Commissione legislativa permanente
dell'Assemblea regionale, da adottarsi entro 30 giorni
dall'approvazione della legge di bilancio. Il Fondo è destinato in
misura non inferiore al 70 per cento ai soggetti privati di cui
alla legge regionale 5 dicembre 2007, n. 25, e agli articoli 5 e 6
della legge regionale 10 dicembre 1985, n. 44.
3. Con decreto dell'Assessore regionale per il turismo, lo sport e
lo spettacolo da emanarsi entro 60 giorni dall'entrata in vigore
della presente legge sono stabiliti i criteri e le modalità di
erogazione dei contributi, dando priorità alle attività e alle
performance svolte. I predetti criteri possono essere rivisti con
cadenza triennale.
4. Per l'esercizio finanziario 2014, l'ammontare del Fondo di cui
al comma 1 è determinato in 500 migliaia di euro».
Sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta è sospesa alle ore 16.53, è ripresa alle ore 17.02)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Si passa all'esame dell'articolo 42.
GRECO Marcello. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Marcello. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
trattiamo di questo fondo Fores che costituisce sicuramente
un'altra novità che fa riferimento alla finanziaria regionale, una
novità importante perché finalmente si mette la parola fine a
quelle che sono le contribuzioni a pioggia, quelle riguardanti la
tabella H, questo fondo regionale per lo spettacolo, finalizzato a
sostenere e ad incrementare le attività di enti, associazioni,
cooperative e fondazioni.
E' un fondo importante soprattutto perché, tra l'altro, la
relativa erogazione di questo fondo, passa attraverso il parere
della commissione parlamentare di merito, attribuendo sicuramente
alla commissione un ruolo importante, il giusto ruolo che devono
avere le commissioni parlamentari.
Si stabiliscono anche i criteri, criteri finalmente di
meritocrazia, per quei teatri, quelle associazioni che possono ed
effettivamente lavorano con serietà e con meritocrazia. E questo è
certamente un principio giusto e corretto e debbo dare atto della
costituzione di questo fondo all'assessore Stancheris, che bene ha
fatto fino ad oggi.
Voi dovete pensare che circa sei mesi fa l'Assessorato era retto
dal maestro della sicilianità, il cantautore Battiato che, in
effetti, era stato da me più volte criticato per non aver posto
nulla in essere per quel periodo, in quella gestione.
L'assessore Stancheris, sicuramente, lei che non è siciliana ma
che è acquisita alla sicilianità, sta facendo bene, ha posto in
essere una serie di iniziative e di attività svolte proprio a far
conoscere la cultura siciliana e la cultura dei teatri. Assessore,
io pubblicamente le dico brava', continuiamo su questa strada
perché questa è la strada giusta, è la strada del cambiamento, così
come tutta questa finanziaria che sta ponendo in essere dei fatti
nuovi, dei fatti epocali. Anche questo è un nuovo modo di gestire e
di poter fare pubblica amministrazione e che, sicuramente, questo
modo rende la politica più veritiera e più vicina alla gente.
Grazie.
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
apprezzare l'articolo 42, proposto dall'assessore Stancheris,
perché in qualche modo ci mette al passo con la programmazione
nazionale e quella europea, fermo restando che noi abbiamo
l'esigenza di garantire i teatri e tutte le strutture culturali
della nostra terra, che sono assolutamente indispensabili per la
crescita sociale, civile, culturale, economica della Sicilia.
Il medoto del Fores è un metodo certamente positivo, perché su
questo Fondo si potranno, mi auguro, agganciare alcune ulteriori
risorse per far sì che per tutti i teatri possiamo finalmente
lavorare con loro, con il principio del merito, principio
fondamentale della meritocrazia, della capacità di fare teatro ad
altissimo livello, di fare cultura, di fare economia, e di fare in
modo, anche, che si arrivi sempre più all'autosufficienza. Per
quanto ci riguarda, quindi, siamo assolutamente d'accordo
sull'articolo 42. E' un'innovazione e, come innovazione, la
salutiamo.
Mi auguro che, nel prosieguo, poi possa diventare un punto di
riferimento per la crescita culturale delle nostre strutture
siciliane.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
io debbo dire che sono soddisfatto di questo articolo perché,
finalmente, troviamo un Assessore che, con il lavoro svolto a
seguito di tutte le audizioni in seno alla V Commissione, ha capito
qual'era il problema di questo settore e si sta adoperando, e la
ringrazio pubblicamente, assessore, per la collaborazione perché
questo articolo mette in risalto il lavoro che si farà assieme alla
Commissione di merito. Quindi le dico: complimenti.
ANSELMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANSELMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del
Governo, oggi, obiettivamente, grazie all'assessore Stancheris
possiamo dire che in Sicilia si volta pagina.
L'istituzione del Fores anche mettendoci al passo, come ricordava
l'onorevole Leanza, a livello nazionale, fa sì che da oggi, nel
2014, per la cultura possa essere veramente una svolta; la cultura,
attraverso una collaborazione che io mi auguro ci sia sempre più
stretta tra Assessorato del Turismo, sport e spettacolo e
Assessorato dei beni culturali, i due assessorati strategici per la
nostra terra, che possano diventare, veramente, il volàno per la
nostra economia.
Ricordiamoci, ce lo siamo detti più volte, che in Sicilia di
cultura non soltanto si può sopravvivere, ma si può vivere, perché
la cultura è l'unica attività che non inquina e su cui noi dobbiamo
puntare il massimo, anche come classe politica.
Il lavoro che è stato fatto è un lavoro splendido di
collaborazione e di concertazione tra la classe politica e
l'Assessorato del turismo.
Non posso quindi che fare i complimenti all'assessore Stancheris;
non posso che augurarmi che questo sia l'inizio di una
collaborazione, soprattutto con quel mondo, in particolare stiamo
parlando del mondo teatrale e musicale, che fino ad ora è stato -
non vorrei dire bistrattato - però sicuramente tenuto in un piano
un po' più nascosto, rispetto invece ai meriti che dovrebbe avere
questa classe di lavoratori, che non sono soltanto quei quattro o
cinque grandi teatri che abbiamo, ma che è tutta quella pletora di
teatri piccoli e privati che danno un grosso contributo alla nostra
economia.
Complimenti dunque assessore, noi siamo con lei. Le modifiche agli
emendamenti che abbiamo proposto e che abbiamo anche discusso in
Commissione sono fatti soltanto per dare anche il nostro apporto al
suo lavoro.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori. Anche
qui siamo in presenza di un articolo, il 42, che definire
l'apoteosi del nulla' è dire poco. E mi fa specie che ci siano
alcuni parlamentari che si complimentano con l'assessore, con il
Governo, per la semplice istituzione di un capitolo
LEANZA. È un metodo, non è un capitolo
FORMICA. E' un metodo, ed è tanto importante il metodo, che ci
sono, da un lato, i complimenti dell'istituzione del capitolo, e
dall'altro lato, quegli stessi deputati, gli stessi intervenuti,
che si complimentano con il Governo e con l'assessore, e presentano
emendamenti non per raddoppiare, non per triplicare, ma per
decuplicare almeno il fondo. Tanto è vero che si prefiggono di
portarlo da 500 a 4.500 milioni di euro - ovviamente una pia
illusione - come è una pia illusione la prospettiva che questo
fondo possa in qualche modo aiutare, incidere sulla cultura
siciliana e i teatri siciliani.
Si tratta della solita presa in giro di una finanziaria vuota,
assolutamente vuota, priva di qualsiasi provvedimento dello
sviluppo, che non può far altro, da parte dei deputati di questa
maggioranza, che complimentarsi del nulla'. E siamo qui costretti
a stare ore ed ore a complimentarci a vicenda con il Governo per -
ripeto - il nulla.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
intervengo per chiedere all'assessore una spiegazione su questo
comma 1, dove si parla di teatri e di fondazioni che hanno la sede
in Sicilia.
Io le ricordo che noi abbiamo una fondazione a livello
internazionale che si chiama INDA, che ha un problema: è una
fondazione fatta dal Governo nazionale e gestita dal Governo
nazionale.
Al teatro greco di Siracusa, in Sicilia, i fondi negli ultimi anni
li abbiamo messi noi, e questa fondazione continua ad essere
gestita in maniera maldestra.
Io volevo suggerirle, assessore, da un lato, che lei specificasse
che fondazioni come quelle dell'INDA debbano trovare una corsia
preferenziale, e nello stesso tempo, le suggerirei di mettere mano
allo Statuto e di chiedere al Ministro di evitare conflitti di
interesse con la Regione siciliana, perché deve potere interloquire
con il Governo della Regione per vedere cosa fare. Perché non è a
casa sua (di lui), non suo, che la sua è la nostra e l'abbiamo
ospite gradita, assessore.
Nello stesso tempo, le volevo chiedere, approfittando del capitolo
che parla di teatro, più volte ho richiesto che ci fosse un
intervento di cinquecento mila euro, ma credo che forse adesso
hanno qualcosa in meno, per completare il Teatro comunale di
Siracusa - che dopo cinquanta anni finalmente lo hanno completato
- ma che necessita di qualcosa per farlo partire.
Siccome l'onorevole Anselmo è stata molto puntuale e di questo la
ringrazio, perché il teatro non è soltanto un motivo di spettacolo,
ma è anche un'attrazione di turismo, un turismo nuovo, d'èlite. Ed
in questo caso le chiedo, e con questo concludo il mio intervento,
anche un segnale da parte del Governo regionale. E le chiedo anche
di rivedere a proposito dell'Inda l'utilizzo del Teatro greco non
più e soltanto per i quaranta giorni delle tragedie classiche
greche, ma di utilizzarlo anche come possibile sito per fare cose
diverse. Con la possibilità, ad esempio, di fare lirica o altre
cose che possano fare in modo che questo teatro sia utilizzato al
meglio.
Mi dicono che l'utilizzo breve è dovuto al fatto che si consumano
le pietre, che sono antiche, antichissime. Se dovesse essere questa
la ragione oggi esistono metodi e scienza che possono essere poste
a disposizione per evitare tale degrado, magari mettendo sui sedili
delle coperture di plastica doppia o qualunque altra cosa.
Comunque, però, il tema è che se lo utilizziamo per sei mesi ha una
valenza maggiore che se lo utilizziamo per quaranta giorni, in
quanto in quest'ultimo caso sono più le spese che le entrate Ed è
un peccato perché ormai il Teatro greco di Siracusa è diventato una
leggenda a carattere mondiale.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, io non vorrei essere una voce fuori dal coro, però mi
rendo conto che forse questo articolo che viene, come dire,
esaltato come la panacea a tutti i mali, un emendamento salvifico
per l'attività dello spettacolo e teoricamente parrebbe essere
tale. Perché di fatto cosa diciamo? Istituiamo un fondo per lo
spettacolo dal quale attingere poi con un regolare bando, tutti
quindi non secondo il vecchio sistema, la tabella H e così via, con
delle, come dire, contribuzioni date e finalizzate a tizio, a
filano e a martino, cioè individualizzate, ma facciamo un fondo a
cui tutti poi possono partecipare.
Bene, io mi sarei aspettato però dal Governo, e lo voglio dire qui
al Governo, al Presidente e a tutti i parlamentari, che noi in
questa finanziaria si discutesse anche di altre linee guida, di
come potere attingere ai fondi extraregionali. Noi infatti stiamo
declinando tutta una serie di articoli che sotto il profilo di
principio, nulla quaestio, sono giusti, legittimi, sembrerebbero
rappresentare un nuovo modo di gestire la cosa pubblica.
Dall'altro punto di vista, però ci accorgiamo: a) la carenza
finanziaria; b) nessuno parla delle misure extraregionali a cui
dovremmo attingere.
Nel 2013 è successo un fatto abbastanza importante su cui però si
è parlato soltanto per un aspetto: mi riferisco ai grandi eventi.
Abbiamo bloccato, il Governo ha inteso bloccare tutta una serie di
misure dei grandi eventi del passato Governo, ma vicino al blocco
di queste attività non si è ipotizzato, non si è immaginato, non si
è articolato una misura alternativa che rimettesse in moto e
rimettesse nel circuito tutte quelle risorse che ritenevamo
illegittime, altri, qualcuno li ritiene anche illecite, bene noi
illegittime per mettere in moto un mercato che non è soltanto
culturale, ma un mercato economico, perché vero, vicino alle
compagnie: ci sono le maestranze, gli artisti, coloro che lavorano
in questo settore e che produce ricchezza e che rappresenta anche
un momento di sostentamento per tante famiglie.
Lei, signor Presidente, ne sa qualcosa perché viene da questo
mondo importante, interessante culturalmente valido perché
trasferisce un modello civile, sociale, culturale, quale modello
noi vogliamo esportare.
Allora, quando vedo che da un lato istituiamo un fondo, il Fores,
ma dall'altro lato, assessore, rimangono alcuni capitoli di spesa
che sono il 378111 il 378112, che vengono prima richiamati nel
bozzone di bilancio con una cifra minima di 20 mila euro ciascuno e
poi vengono rimpinguati all'articolo 18 e che poi noi nel comma 2
prevediamo che dei 500 mila euro il 70% lo stiamo indirizzando per
queste stesse attività. Bene, mettiamoci d'accordo, delle due
l'una. Facciamo un fondo che esclude tutto il resto, e da questo
fondo si riparte creando quasi una norma unitaria.
Lo abbiamo fatto per il precariato. All'articolo 30 per il
precariato, lo voglio dire all'assessore Bianchi, al comma 6
dell'articolo 3, noi abbiamo abolito tutto quello che era il
pregresso per voltare pagina, per svoltare, come dire, a destra
(direi dove siedono i giusti, ma non lo voglio dire presidente
Musumeci, sarei eccessivo ), ma voglio dire che si è fatta una
inversione di tendenza su questa materia che mette una pietra sul
passato e rivolge verso altro la propria politica di istituzione e
amministrativa settoriale.
Qui invece creiamo un fondo, ma al contempo lasciamo altri fondi,
dopo di che c'è stata in questi giorni una grande difesa del teatro
Massimo di Palermo, del Bellini di Catania, del teatro Stabile, di
tutti i teatri. Lo abbiamo fatto l'anno scorso, quest'anno siamo
riusciti (all'articolo 18) ad avere una previsione, però, anche
qui, assessore Stancheris , noi stiamo rischiando che i nostri
teatri non siano una industria culturale, ma rappresentino soltanto
uno stipendificio perché, alla fine, quest'anno stiamo riuscendo a
garantire un contributo più o meno adeguato, ma l'anno prossimo?
Dov'è la programmazione sulle misure comunitarie, per il 2014-2020?
Noi non la stiamo facendo. Dove sono andati a finire i soldi che
abbiamo accantonato per i grandi eventi? Non erano fondi nostri;
erano fondi comunitari. Allora, noi chiamiamo in causa il Governo,
chiediamo al Governo una assunzione di responsabilità: da un lato,
è giusto correggere ciò che non funziona, ma dobbiamo far
funzionare la macchina amministrativa.
Quindi, se da un lato attiviamo un fondo, istituiamo un fondo, ma
dall'altro lato non aboliamo quello che c'era in precedenza,
creiamo il rischio di istituire un fondo molto visibile nella
dotazione finanziaria, ma che rimane pur sempre con delle norme di
settore. E allora il rischio sarà che avremo creato soltanto
confusione, che il fondo sarà soltanto un pannicello caldo
alimentato con pochi spiccioli, 500 mila euro per tutta l'intera
platea. La platea l'abbiamo, il settore lirico sinfonico, il
teatro di prosa, la musica, la danza, poi diciamo il fondo è
destinato nella misura non inferiore al 70% ai soggetti privati di
cui alla legge 25 e 44 che sono i capitoli di spesa che ho
richiamato poc'anzi. In questo senso, qui abbiamo creato un
ulteriore stanziamento finanziario che servirà per dare certamente
più cinquecento mila euro - non so a cosa potranno essere utili -
ma non chiamiamola rivoluzione.
Non allarghiamoci o non esaltiamoci troppo altrimenti, assessore
Stancheris, alla fine dell'anno noi lo diremo.
A fine settimana la minoranza farà una conferenza stampa e diremo:
quali sono le norme che produrranno nel 2014, assessore Bianchi, mi
rivolgo anche a lei, degli effetti - che sono validi, lo abbiamo
anche detto - e quelli che invece, nonostante le enunciazioni di
principio, purtroppo non riusciranno a produrre effetto? Il
tentativo è apprezzabilissimo - personalmente non ho presentato
emendamenti - ma vorremmo che nell'assenso di questo mio
ragionamento l'assessore Stancheris voglia ripresentare una
riscrittura o rivedere qualche articolo al fine di inserire
qualche, non un'integrazione, bensì un po' di confusione per
arrivare alla fine ad una norma che sia snella, che sia efficace e
che abbia una ricaduta reale sul territorio anche in questo
settore.
RAIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, credo che
questo articolo 42 sia un tentativo importante di rimettere un po'
il turismo e i teatri dentro un percorso nuovo, innovativo e
soprattutto dentro un percorso di programmazione, perché di questo
si deve trattare. Da più parti si sente dire tante volte che la
Sicilia deve vivere di turismo, deve vivere di cultura, deve vivere
di tante cose di cui noi disponiamo. La cultura è una di queste.
Penso che una Regione, un Governo si distingua anche da quello che
pensa di fare rispetto alla cultura e alle iniziative culturali che
vuole mettere in campo, e il Fores è un tentativo importante - non
è la panacea - però è un tentativo importante per dare una
programmazione e un sistema alla nostra Regione.
Credo che però a questo bisogna aggiungere una cosa, Assessore, so
che lei è attenta da questo punto di vista, noi dobbiamo fare in
modo che i nostri siti antichi importanti - e ne abbiamo tanti
nella nostra Regione - possano essere aperti a tanti soggetti
pubblici come a chi fa teatro di qualità, a chi fa spettacolo di
qualità, perché c'è distinzione tra fare spettacolo così, fatemi
passare il termine, di paese e fare spettacolo di qualità, e
quest'ultimo deve essere preso in considerazione.
Credo quindi che noi abbiamo un'opportunità, l'opportunità è
quella di fare in modo che ci sia una forte sinergia tra i due
Assessorati, un'integrazione fra l'Assessorato turismo e
l'Assessorato cultura per ottimizzare le risorse al massimo, visto
che di risorse ne abbiamo poche, e per qualificare soprattutto
l'offerta, in maniera tale che il merito e la qualità siano
denominatori importanti per fare in modo che chi ce la fa, sta in
campo, e chi non ce la fa, si mette da parte.
Noi ne abbiamo tanti nella nostra Regione a partire dai teatri che
coinvolgono la mia città, il teatro Stabile, i tanti teatri che ci
sono, ma anche il Bellini. Allora il pubblico e il privato insieme
possono veramente rilanciare un settore importante quale il turismo
ma anche la cultura. Questo fa la differenza tra un Governo che non
vuole buttare certamente fumo ma vuole dare qualcosa di concreto in
maniera più organica, in maniera più sinergica alla nostra Regione.
CIRONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo hanno detto i
colleghi che mi hanno preceduto, ma saluto con molta positività
l'istituzione del primo fondo regionale per lo spettacolo. Il fondo
regionale per lo spettacolo prende lo spunto dal fondo nazionale
per lo spettacolo ed espleterà nei prossimi anni una funzione
regolatrice, programmatrice di cui la Sicilia ha fortemente
bisogno, non solo perché vengono meno le risorse ma perché è giusto
mettere al centro della valutazione sulle scelte la qualità e il
merito delle proposte che vengono fatte.
Aggiungerei a questo che non è soltanto importante mettere sotto
lente la qualità e il merito delle proposte ma anche se mi
consentite la loro territorializzazione. Se, come amministrazione
regionale, interveniamo a sostegno dei teatri e facciamo cosa buona
e giusta, dobbiamo tenere conto che il nostro intervento deve
servire da supporto all'intera comunità regionale e quindi non
soltanto alle grandi città ma anche alle medie, alle piccole e ai
piccoli centri che in Sicilia godono e debbono potere godere di una
forma di proposta culturale a cui hanno diritto. Quindi se si deve
intervenire, come credo si stia cominciando ad intervenire in modo
innovativo, lo si deve avere avendo a cuore il contesto regionale
siciliano, quindi i grandi teatri - venivano citati poc'anzi,
dall'onorevole Concetta Raia - residenti nelle grandi città, ma
anche quelle sale, ce ne sono tante, che nel nostro territorio
meritano di offrire una sollecitazione alla nostra collettività.
Nell'articolo 42, non soltanto si istituisce il fondo per lo
spettacolo ma si recupera un metodo che è quello di una
rivisitazione delle scelte attraverso il ricorso anche alla
Commissione ad hoc, la Commissione Cultura, formazione e lavoro
che avrà un ruolo importante sul piano della programmazione, ma si
fa anche riferimento a due leggi importanti di cui la Sicilia si è
dotata, cioè sono la legge 25 per il teatro di prosa e la danza, e
la legge 44 per la musica.
Averle citate nell'articolo 42 significa che, come dire, facciamo
propria, modernizziamo la proposta legislativa avendo a cuore
l'esperienza che è stata favorevolmente apprezzata dalle
innumerevoli proposte di spettacolo, di teatro, di prosa lirico-
sinfonica e danza che nel nostro territorio si esprimono, integrano
l'offerta dei teatri pubblici, la innovano e molto spesso
trattandosi di teatro sperimentale di cui questa terra riesce ad
esprimere testimonianze significative, creano cioè nel nostro
territorio per l'antica tradizione che il nostro territorio ha di
legame con la cultura teatrale. Basti pensare non solo alla mia
città, Siracusa, ma a Taormina e a Segesta per citare i luoghi
sacri del Teatro Antico.
Ebbene questa tradizione riverbera un po' in tutto il nostro
territorio, quindi è giusto che l'articolo 42 ne tenga conto. E'
evidente che le risorse postate in questo articolo 42 sono
simboliche, di una volontà di procedere in modo diverso, che colgo
positivamente, però richiamare che questo articolo 42 deve essere
visto con l'articolo 43, e se mi consentite, appunto con
l'applicazione delle leggi di settore.
Aggiungerei, ma questa è una proposta che faccio all'assessore,
sapendola sensibile che forse andrebbe introdotto, magari in una
legge di riordino, il tema delle agevolazioni fiscali per quei
privati, società o singoli, che vogliano supportare l'offerta dello
spettacolo in Sicilia avendone il vantaggio di pagare una minore
quantità di imposta.
Mi sembrerebbe che questa messa a quadro fosse un riferimento
utile.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, farò un intervento
molto breve, ma volevo lasciare una testimonianza sul ragionamento
per quello che è l'articolo 42, ma anche l'articolo 43 che c'è a
seguire.
Credo che questa sia una terra dove il lavoro costante, continuo,
ci si confronta, ci si scontra su quelle che sono le visioni delle
iniziative che si possono fare e credo che la politica debba avere
anche il coraggio di dire quando si fanno delle cose che hanno un
inizio positivo e ritengo che questo articolo 42 apra uno squarcio
di luce positivo, anche se minimo.
Mi rendo conto, ci rendiamo conto, che è una goccia in un mare
enorme di quello che è il mondo complessivo a sostegno del teatro,
della musica, della danza in questa terra, però ritengo che la
Sicilia sia una terra particolarmente vocata a quello che è il
legame tra il turismo, legato in modo particolare all'evento
culturale, teatrale e musicale perché abbiamo spazi anche
all'aperto molto importanti che a differenza di alcuni posti si
possono utilizzare teatri all'aperto per sei-sette mesi all'anno,a
differenza di alcuni posti del Nord.
Riteniamo che la valorizzazione di questi luoghi sia un fatto
importante, quindi l'articolo 42, il Fores, che prevede
l'erogazione e l'impegno di 500 mila euro in questa direzione è un
inizio.
Chiedo, invece, all'assessore Stancheris un impegno. Credo sia
importante sviluppare progettualità che devono rivedere il rapporto
con la Comunità europea su fondi specifici dove possiamo andare ad
attingere che non potremmo mai prendere dal nostro bilancio
regionale ma che in quella direzione possiamo fare.
E le voglio fare un plauso per il lavoro che lei sta svolgendo; mi
auguro e spero che questo plauso non soltanto mio ma anche di molti
altri colleghi guardi ad uno stimolo a quello che è una
progettualità che lei deve sviluppare con il suo assessorato.
Tra l'altro ci rendiamo conto che è un assessorato particolarmente
difficile, districato e complesso, perché ha visto negli anni
scorsi una serie di vicende a luci e a ombre fosche particolarmente
buie. Bisogna riaccendere la luce in quella direzione e, per
esempio, voglio citare, non a caso, l'audizione di domani del
teatro Vittorio Emanuele di Messina, qui in Commissione Cultura,
formazione e lavoro
PRESIDENTE. Non qui, sarà a Messina.
ALONGI. Che è prevista per domani. E' anche il segno di
un'attenzione che speriamo non venga vanificata perché le
aspettative sono tante.
Quindi, pur rendendoci conto della dimensione ridotta
dell'importo, è un inizio di idea, anche progetto, nel recepimento
di progettualità con la Comunità europea per trovare risorse più
ampie a teatri che hanno particolare nicchia culturale di quella
che è la nostra storia, la nostra tradizione, la tradizione della
Sicilia che ha grandi capacità progettuali.
DIGIACOMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, non
so se lei ha avuto modo durante questa esperienza assessoriale di
verificare lo stato di inesorabile declino del teatro siciliano. E
quando parliamo di teatro siciliano, assessore Stancheris,
parliamo di Turi Ferro, parliamo di Tuccio Musumeci, parliamo di
laboratori teatrali e cabarettistici, parliamo di Pino Caruso,
parliamo di Ficarra e Picone, parliamo di protagonisti assoluti
della vita teatrale non soltanto siciliana ma di caratura
nazionale.
Ma lei, assessore, pensa che i venti minuti di applauso di Tuccio
Musumeci a Parigi con il pubblico in piedi per Il berretto a
sonagli in quella celebre compagnia dove d'era anche il compianto
Turi Ferro, dove c'era Mico Magistro, Mariella Lo Giudice... oppure
pensa - ovviamente non è polemico nei suoi confronti, è un lei,
diciamo, retorico - che tutto questo sia stato il risultato di
quello che hanno fatto i direttori dei teatri, pubblici e privati,
pubblici soprattutto, in Sicilia negli ultimi anni?
Le suggerirei, assessore Stancheris, di specificare meglio la
finalità di questi fondi e non in modo generico dando priorità
alle attività e alle performance perché non vorrei che queste
risorse finissero, come quelle del capitolo successivo, per
ripianare i debiti.
Assessore Stancheris, dobbiamo dare le risorse agli attori, ai
registi, ai tecnici che devono produrre risultati in termini
culturali e in termini di riavvicinamento del pubblico al fatto
teatrale, musicale, lirico e di danza.
Avevamo un sistema che riusciva a rendere alcune realtà del nostro
territorio, Catania per esempio, una realtà completamente
autosufficiente, onorevole Musumeci. Quando metteva cartellone il
Teatro Stabile di Catania si procedeva dai ventimila abbonamenti in
su e quello che veniva per parte pubblica era una sorta di
optional, era zucchero che non guastava bevanda .
Non stiamo parlando di un tempo anteriore alla fine della Seconda
Guerra Mondiale ma stiamo parlando dell'altro ieri.
E come mai abbiamo pensato di non sottoporre a valutazioni coloro
che hanno fatto i direttori artistici di questi teatri? Le
maestranze tecniche del lirico Bellini, del Teatro Bellini di
Catania, sono tra le migliori al mondo. I tecnici di scena sono tra
i migliori al mondo.
Lei deve definire questo ambito perché altrimenti queste risorse
finiranno per finanziare e continuare a finanziare debiti di messe
in scena per i quattro amici anziché invece ripromuovere un
laboratorio, promuovere un ritorno di produzioni che avvicinano il
pubblico alla scena. E' triste. E' tragico vedere che ci sono
generazioni di nuovi attori e nuovi registi che non riescono a
lavorare, a far nulla.
Quindi, le propongo un emendamento che definisca meglio dove
confluiranno queste risorse. Devono confluire a mettere su
produzioni nuove e a finanziare, soprattutto, opere di autori
siciliani.
Ma da quanto non troviamo sulla scena una bella messa in scena di
Pirandello, piuttosto che di Brancati, piuttosto che di Martoglio?
Da quando? Da quando? Come mai non ci siamo peritati di
scimmiottare produzioni avanguardistiche del centro-nord a
spettatori zero?
Dobbiamo promuovere anche un ritorno perché è scandaloso che in
Sicilia riescano ad animare per mesi interi, per esempio con Umbria
jazz e noi che proponiamo risorse per tre, quattro volte non
riusciamo a mettere su uno straccio di programma che vada al di là
di adesioni poco più che provinciali.
Assessore, in un momento di riscrittura dell'articolo o soltanto
di una sua parte, dia questo segnale, cioè che questi
cinquecentomila euro non vanno a finanziare direttori artistici
fasulli e compagnie fasulle, ma che si rivolgono nello specifico a
compagnie, attori, eccetera che abbiano come fine precipuo, un
ritorno al prestigio di un'arte in cui eravamo leader, ma in cui
non si capisce oggi quello che siamo.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor presidente, signor assessore, onorevoli
colleghi, mi volevo accodare agli interventi di plauso che sono
stati fatti a favore dell'articolo 42 ed, in particolare, va fatto
un plauso all'operato dell'assessore Stancheris.
Credo che dietro la stesura dell'articolo 42 ci sia un vento
importante di novità, di rinnovamento, di freschezza e che
avvicina, sempre di più, la Sicilia al resto d'Italia.
Il fondo unico per lo spettacolo é arrivato, a livello nazionale,
nel 1985 e in altre Regioni come l'Umbria, la Lombardia, la Puglia
è arrivato negli anni '90. Ci stiamo arrivando adesso, ma credo che
il merito dell'assessore sia evidente, anche attorno a questa
impostazione dell'articolo 42 votato, soprattutto, alla
trasparenza, alla meritocrazia.
Io credo che sia una scelta, non solo di principio, ma che
speriamo di trovare presto tradotta in atti pratici, concreti e che
sia la volta giusta quella in cui, assessore, verranno premiati i
migliori.
Sono convinto che abbiamo imboccato la strada migliore, quella
della qualità e della meritocrazia.
Mi permetto, pure, di far notare e spero che questo ragionamento
venga presto tradotto, anche, in un atto amministrativo, che in
altre Regioni funzionino gli osservatori sulle distribuzioni delle
risorse dei beni culturali, del teatro, della prosa, delle attività
di sostegno anche legate al cinema.
Io credo che anche questo potrebbe essere un grande atto di
trasparenza del suo assessorato, quello di istituire un
osservatorio sulla rendicontazione, sull'utilizzo di queste
risorse, affinché ogni anno, poi, si riesca a partire con il piede
giusto.
E' stato ricordato anche prima che in Sicilia, la cultura ed il
turismo hanno e devono avere, soprattutto per il futuro, sempre di
più questo effetto trainante, quindi, lei ha una grande
responsabilità, però è chiaro che questo effetto di protagonismo,
di centralità di queste attività, viene favorito anche da un
maggiore controllo della spesa che avviene sì con questi bandi, con
questa trasparenza sui criteri, sui metodi e le scelte, ma anche su
un controllo a consuntivo con l'osservatorio che potrebbe essere un
grande gesto di trasparenza e di un'ottima ed efficiente attività
amministrativa.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor presidente, onorevoli colleghi, desideravo,
intanto, chiedere alla Presidenza se era possibile, per quanto mi
riguarda, unificare la discussione sui due articoli, il 42 che
stiamo trattando ed il 43, avendo così il doppio dei minuti che non
utilizzerò tutti perché parte del tempo, che abbiamo in dote come
Gruppo, verrà utilizzato dall'onorevole Cimino. Quindi, vorrei
rassicurare l'onorevole Cimino sul tempo.
Assessore, devo dire che su questi due articoli il Gruppo
parlamentare che ho l'onore di presiedere non ha presentato
emendamenti.
Questo non lo ha fatto perché li riteneva immuni da ragionamenti o
dalla possibilità di essere migliorati, ma lo ha fatto perché ha
ritenuto questo primo passaggio un passaggio importante per mettere
chiarezza all'interno di un mondo che spesso è stato delegato alle
volontà, all'estro e, perché no, anche alle fantasie di qualche
assessore.
Non mi piace parlare degli assenti - l'ho già fatto parlando un
tempo dell'assessore che l'ha preceduta e, quindi, non tornerò a
farlo; l'ho già fatto perché ho ritenuto, in quei tempi, che si
inseguissero temi che spesso venivano trattati nelle fantastiche
canzoni che egli scriveva: lo scivaismo tantrico di stile
dionisiaco, e cose di questo tipo, che hanno allietato tanti
uditori ma che, poi, poco hanno fatto per il turismo, per il
teatro, per la musica e per la prosa siciliana. Lo faccio anche
perché, e questo è un auspicio, lei in questo primo quasi anno di
assessorato, di partecipazione e di impegno in un settore che dovrà
diventare strategico - questo è il mio auspicio per la Sicilia - è
stata spesso impegnata a fare denunzie, a volte anche assolutamente
necessarie, per quello che era accaduto nei tempi scorsi anche
abbastanza. Prossimi.
Lo faccio perché auspico che, da quest'anno, dalla denunzia si
passi finalmente alla proposta, alla proposta concreta ed anche ai
fatti.
Questo perché per un verso si significherebbe che il mal costume,
che eventualmente si è annidato nei gangli di quell'assessorato è
stato del tutto disvelato e, quindi, non c'è bisogno di ulteriori
denunzie; lo faccio anche perché, spero, che finalmente dalle
parole, dalle proposte o meglio dai propositi si passi ai fatti.
Gli articoli 42 e 43 di questo disegno di legge sulla finanziaria
sono per me due fatti ai quali, però, dobbiamo dare seguito.
Dobbiamo dare seguito perché questo mondo è un mondo di assoluta
importanza per la Sicilia - è stato già detto, non lo ripeto.
Se avessimo la capacità di diventare punta di diamante grazie alla
nostra presenza logistica al centro del Mediterraneo, grazie alla
nostra storia, grazie alle nostre strutture che ci vengono già dal
tempo dei Greci e dei Romani e che dobbiamo essere capaci di
valorizzare, noi probabilmente risolveremmo tanti problemi.
La possibilità di rivolgerci ad elementi di modernità io la
condivido: penso alla legge voto sui casinò, che secondo me è un
opportunità però questo è secondario rispetto a tutto quello che
abbiamo e che dobbiamo cercare di valorizzare.
Allora, l'articolo 42 è un primo passo ed è un primo pass, anche
perché non soltanto regionale per lo spettacolo, Fores, ma anche
perché con un emendamento del Governo si rivolge ai teatri comunali
ai quali viene finanziata un'attività di start up cheo credo sia
altrettanto importante, per un altro verso, sotto il profilo di
quella che deve essere una politica di concretezza, che deve
guardare non soltanto alla storia ed alla tradizione ma deve
guardare anche a chi vuole entrare in un mondo straordinario e deve
avere, quando è bravo e quando lo merita e attraverso esclusivi
criteri di meritocrazia, la possibilità di accedervi, di crescere e
di fare cultura.
E l'articolo 43 lo legge in una stretta connessione con
l'articolo 42, perché lei ha individuato - e secondo me in maniera
oggettiva per quanto possa essere il criterio di una persona -
quelle che sono le strutture, le storie, le tradizioni più
importanti sotto questo profilo della Sicilia.
E non sono d'accordo con chi le ha chiesto, non per l'Inda, che
per me fa parte di questo patrimonio straordinario, ma con chi le
ha chiesto di preferire l'Inda rispetto al teatro Massimo, rispetto
al Brass Group, rispetto ad un'altra istituzione.
Sono tutte istituzioni storiche, non dobbiamo fare la gara tra chi
è più storica l'una dell'altra. Dobbiamo compiacerci di averne
tante ma dopo il compiacimento, deve venire l'operatività. Ed,
allora, questo è un primo passo oggettivo nella nostra
legislazione. Questo fondo non c'er; lo stiamo istituendo. Da parte
nostra l'opportunità và raccolta; da parte nostra la sfida verrà
sostenuta. Saremo sempre pronti ad assecondare ragionamenti che
hanno una logica e che possono avere una conducenza nell'interesse
della storia della traduzione, dello spettacolo e del turismo
siciliano e, sotto questo profilo, voteremo a favore di questi due
articoli come Gruppo parlamentare che ho l'onore di presiedere,
facendo presente, però, che la nostra presenza non si fermerà a
questa seduta. Sarà una presenza attenta perché siamo certi che lei
avrà bisogno del contributo di tutti perché questi intenti e questi
propositi diventino fatti per un reale momento di ripartenza per la
cultura e per lo spettacolo in Sicilia.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, ritengo
che questo articolo sia un articolo importante, un articolo che può
dare delle risposte serie al mondo dello spettacolo, al mondo delle
attività teatrali e della musica in Sicilia.
Soprattutto, penso che la volontà del Governo sia quella di
attivare, grazie a questa apertura di capitolo di bilancio,
soprattutto i fondi europei e i fondi che non sono proprio solo ed
esclusivamente del bilancio della Regione.
E, quindi, la somma che è inserita al punto 4 di questo articolo,
di 500.000 mila euro, mi preoccupa ben poco, perché capisco la
finalità che l'Assessore ed il Governo vogliono raggiungere con una
norma di programmazione per far in modo che i fondi 2014-2020 siano
anche indirizzati ad iniziative di questo genere.
Riterrei, comunque, opportuno che l'Assessore per il turismo,
l'assessore Stancheris, con l'Assessore per i beni culturali ed
anche l'Assessore per il bilancio possano attivare un tavolo
tecnico di lavoro per dare a queste associazioni anche
l'opportunità di godere di alcuni beni della Regione abbandonati o
in disuso.
Perché dico questo? Perché, soprattutto nella mia città, ad
Agrigento, abbiamo un ex penitenziario che è un ex convento nel
centro della città agrigentina, il cosiddetto carcere San Vito, che
è abbandonato, che per legge da tempo il Governo nazionale deve
trasferire tra i beni della Regione e che devo rappresentare come
istituzioni serie che sono presenti nella provincia agrigentina,
che operano nell'ambito della cultura e dell'associazionismo,
potrebbero, di fatto, averne non solo godimento ma, soprattutto,
renderlo agibile e fruibile a chi, in questi anni, lo visita
soltanto per le iniziative lodevoli ed interessanti del Fondo per
l'ambiente. E, nello stesso tempo, sempre ad Agrigento, sembra
strano, abbiamo un Palacongressi, che alla Regione è costato circa
12 miliardi, che fu finanziato dall'Assessorato al Turismo, chiuso
per la mancanza di manutenzione e che, oggi, ritengo con un
emendamento firmato da tanti deputati potrebbe avere l'opportunità,
potrebbe avere l'opportunità di avere una copertura finanziaria che
scaturisce direttamente dai proventi del Parco Archeologico di
Agrigento, potrebbe trovare una fruizione ed una attività di
manutenzione direttamente dal Parco Archeologico di Agrigento e,
anziché abbandonare una struttura meravigliosa ed importante per la
Sicilia Occidentale, dare un segnale che con articoli come questi
non si pensa soltanto ad un quantum economico dal bilancio
regionale - cosa ormai vecchia e difficile da pensare - ma che con
articoli come questo si può pensare ad attivare fondi europei e si
può soprattutto creare le condizioni per recuperare quei beni,
patrimonio della Regione siciliana, iscritti tra le competenze
dell'assessorato per l'economia e che sono totalmente abbandonati,
e che invece con gente di cultura e di spettacolo, e anche con le
associazioni del turismo, potrebbero dare alla nostra Sicilia, una
grande attività di attrazione di investimenti, ma anche di
attrazione turistica.
MAGGIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGGIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, è chiaro
che con il FO.RE.S., secondo quello che è l'indirizzo che
finalmente si sta prendendo anche a livello nazionale, con quello
che è stato il decreto legge del ministro Bray - che tra l'altro ha
visto adesso, dal 9 gennaio, la fase attuativa dei vari passaggi -
parliamo di valore-cultura.
Lo voglio riprendere perché il FO.RE.S., e l'azione del Governo
regionale che va nella stessa direzione, devono premere
l'acceleratore, secondo me, su quella che è la programmazione e la
qualità della programmazione.
Parlo della programmazione per un semplice motivo, perché io non
condivido l'emendamento che è stato presentato dal Governo, adesso,
al comma 3, che fa saltare la triennalità della programmazione.
Se vogliamo parlare della possibilità di costruire qualche cosa di
concreto e di serio, dobbiamo parlarne in termini almeno triennali,
perché in un tempo inferiore non si riesce, sicuramente, a
programmare in maniera adeguata.
Se poi continuiamo a parlare - io ne sono assolutamente convinta
che dobbiamo farlo - di un intreccio forte tra il nostro percorso
culturale - adesso parliamo dell'attività svolta dai teatri, da
tutte le associazioni che lavorano in questo mondo della cultura,
la prosa, la lirica - ed il turismo, di certo l'aggancio non può
avvenire secondo un percorso di annualità. Sappiamo bene come va
avanti tutto il percorso della promozione e del turismo.
Ed in ultimo - sempre riprendendo il decreto legge del ministro
Bray - c'è dentro quella norma una rivoluzione che noi dobbiamo
cercare di agganciare. A che cosa mi riferisco? All'obiettivo di
trasformare i 17 teatri stabili in 4 teatri nazionali.
Io credo che la Sicilia abbia un teatro stabile che ha tutte le
caratteristiche, se riusciamo naturalmente ad incrementare la
qualità della produzione, per stare dentro questo numero, almeno
iniziale, di 4 teatri nazionali.
Per fare questo, credo che oltre alle risorse che qui sono state
appostate e quello che è il contributo ordinario, dobbiamo fare in
modo che il teatro stabile stia dentro i parametri che verranno
richiesti. Mi riferisco, non solo alla qualità della
programmazione, ma l'avere inserito nell'iniziativa annuale almeno
la presenza di due artisti contemporanei, che vanno dentro il
percorso della formazione e del fare scuola, non mi riferisco
esclusivamente al numero dei posti.
Ma io credo a quei criteri che, appunto, con quanto viene definito
da questo fondo costituito, noi possiamo sostenere e fare in modo
che davvero tutto quanto di positivo, di costruttivo, di quanto sta
anche dentro quella che è l'identità del nostro patrimonio, anche
su questo segmento della cultura, possa avere una adeguata
valorizzazione.
Io credo che stiamo partendo davvero con il piede giusto però
bisogna che poi il passo sia un passo cadenzato in senso positivo.
CIANCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIANCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non posso che
trovarmi d'accordo con quanto poco fa accennato dall'onorevole
Falcone.
Non c'è dubbio che questo è l'inizio di un percorso virtuoso
perché la creazione comunque di un FO.RE.S. che metta in
competizione pubblico e privato è sicuramente un primo passo. Però
fino a quando noi - questa è la mia personale opinione -, non
faremo realmente un fondo unico, cioè che mette insieme pubblico e
privato e tutti i finanziamenti rivolti al pubblico e al privato,
noi in un certo senso avremmo reso vana l'intenzione di questo
articolo di legge, perché fino a quando le varie realtà culturali
che si occupano di cose assolutamente diverse, il privato si occupa
di un determinato settore, il pubblico si occupa di un altro,
entrambi lo fanno in maniera egregia, quindi non esiste cultura di
serie A e di serie B, noi non potremmo dire di aver fatto una buona
cosa semplicemente perché non avremmo fatto sì che loro facciano
fronte comune per difendere un fondo unico che li preservi tutti.
Quindi io faccio un appello, non tanto al Governo perché in
qualche modo ci ha provato, però anche ai colleghi della quarta e
della quinta commissione perché in quest'anno si possa rivedere
questo fondo unico e l'anno prossimo fare veramente qualcosa di
serio che dia per esempio delle percentuali al pubblico, sul
modello né più né meno del modello nazionale, quindi del FUS
nazionale.
Poi è evidente che il FO.RE.S. con questa copertura finanziaria,
ma già lo hanno detto diversi colleghi, non porta da nessuna parte.
Cinquecento mila euro in un settore, per esempio l'anno scorso solo
il teatro aveva un milione e mezzo, quindi sono veramente briciole
in confronto a quello che veramente merita questo settore, però è
un inizio e soprattutto noi abbiamo scritto e presentato degli
emendamenti per aumentare questo fondo, siamo disposti anche a
ritirarli solo se, visto che è un percorso transitorio questo verso
una riforma più complessa e più ampia, il Governo ci assicura che
in questa fase transitoria sono finanziate le leggi di settore,
come ho visto tra alcuni emendamenti aggiuntivi, per la musica e
per il teatro. Quindi questo fondo con questa copertura può avere
un senso solo se transitorio per tutti, quindi rimangono i
finanziamenti ai teatri pubblici ma rimane anche lo stanziamento
per le leggi di settore. Soprattutto se vogliamo, e concludo, dare
una svolta o comunque un messaggio di cambiamento cominciamo con il
ridurre il capitolo dedicato alle iniziative direttamente promosse
e per esempio parte di questo finanziamento dedicato proprio a
queste iniziative che, voglio dire, essendo direttamente promosse
non si sa da chi o da quale parte politica non ci danno certezza
della spesa.
Quindi prendiamo parte di questo finanziamento e utilizziamolo per
esempio per rimpinguare questo fondo unico.
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo soltanto
brevemente aggiungere alcune considerazioni alle cose che sono già
state dette da altri colleghi e volevo congratularmi con il Governo
per questa iniziativa, per avere creato questo fondo regionale per
lo spettacolo, però mi sembra, francamente, molto esiguo come
quantità di risorse che sono state messe nel fondo, credo che
veramente si tratta di risorse che non soddisferanno, sicuramente,
le esigenze del territorio siciliano in considerazione del fatto
che la Sicilia vive prevalentemente di turismo e quindi le attività
teatrali, lo spettacolo sono una attrattiva non indifferente per lo
stesso turismo.
Veda assessore, io sono nato, ho vissuto e vivo ancora ad
Agrigento, che dal punto di vista turistico è una città che gode di
una attrazione non indifferente, quindi alla pari di Taormina, di
Cefalù.
La storia anche della vita e di tutto quello che è stato
realizzato ad Agrigento, io vorrei ricordare per un attimo soltanto
quando negli anni 80' vennero realizzate le Panatenee' che allora
erano gli spettacoli di grande valore che hanno creato un
attrazione turistica non indifferente, ma vorrei ricordare anche le
tante iniziative che da amministratore locale sono riuscito a
realizzare.
Io nei dieci anni di presidente della Provincia di Agrigento
ricordo di avere organizzato tantissime manifestazioni culturali,
teatrali, di spettacolo e mi sono accorto che attraverso queste
iniziative si sviluppava il turismo.
Considerato che la nostra terra ha la vocazione turistica, questo
ormai è innegabile che la Sicilia ha come sviluppo sostanziale, al
primo punto ci sia proprio il turismo, credo che abbiamo il dovere
di potenziare quanto più possibile queste attività che sono di un
valore dal punto di vista culturale, turistico, ma non
dimentichiamo anche dal punto di vista occupazione.
Quante persone dedicano a questo tipo di attività. Quanta gente
oggi non è in condizione di sopravvivere perché non ha le risorse
necessarie per potere andare avanti.
Questo ha una triplice valenza, una valenza culturale, una valenza
turistica, ma credo anche una valenza occupazione.
Oggi forse sarebbe veramente interessante, presentare un
emendamento per ridurre la somma che già esigua, invece mi
aspetterei da parte del Governo una iniziativa al contrario, quindi
cercare in qualche modo di incrementare ulteriormente questo
capitolo.
Concludo il mio ragionamento, stiamo presentando assieme ad altri
deputati agrigentini, un emendamento per dedicare una parte delle
risorse che vengono dall'incasso delle visite al museo e ai siti
archeologici che sono destinati al Comune di Agrigento. Dedicare il
50% di queste risorse, alla manutenzione, ristrutturazione e messa
in sicurezza del Palacongressi che da qualche anno è stato
abbandonato. Una struttura costata tanti miliardi, ricordo 12
miliardi delle vecchie lire e che oggi, purtroppo, versa in
condizioni pietose e non è possibile utilizzare questa struttura
importante.
Se fosse possibile da parte del Governo - tra l'altro non c'è
nessun aumento di spesa - perché le stesse somme che vengono
destinate al Comune si dovrebbe finalizzarle per il 50% al
ripristino di questa struttura importante.
Noi abbiamo presentato questo emendamento e ci aspettiamo da parte
del Governo un atteggiamento favorevole.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di dare la parola
all'assessore Stancheris, lasciatemi esprimere un personale
compiacimento per come si è condotta questa discussione per due
ragioni.
Una, perché finalmente questo Parlamento comincia a prendere in
seria considerazione quanto importante sia l'industria culturale, e
lo dico come vice presidente di questa Assemblea e lo dico anche
come, giustamente, ricordava l'onorevole Falcone, come attore,
vengo da quell'ambiente, conosco benissimo le difficoltà.
Sono molto contento che finalmente in Sicilia si prenda in
considerazione la possibilità di mettere in moto questa industria.
Non più tardi di ieri sera ho visto uno spettacolo proprio qui a
Palermo, non dico quale, alla fine del quale il capocomico
sottolineava come la politica deve porre attenzione su questo
aspetto.
Noi siamo il Parlamento di una terra che si chiama Sicilia, che
possiede un patrimonio incredibile. Dobbiamo rieducare i nostri
giovani alla cultura del bello, a questo siamo chiamati. Io sono
felicissimo che seppur tra molte difficoltà si stia parlando di
cultura e spero che la politica da oggi in avanti sia davvero di
aiuto a far ripartire questa industria. Do, quindi, la parola
all'assessore Stancheris.
STANCHERIS, assessore per il turismo, sport e spettacolo. Signor
Presidente, ringrazio tutti per l'apprezzamento positivo espresso
su questo articolo, e ritornando alle parole dell'onorevole
Falcone, non mi esalto, anzi, sono contenta che la cultura sia
diventato un tema, forse in maniera trasversale, coinvolge un po'
tutti. Questo non è solo merito mio ma merito del Gruppo che lavora
con me, e soprattutto delle persone con cui ho strutturato questa
idea in questi mesi di gestione del mio assessorato. L'idea del
FO.RE.S. nasce in ambito più complesso di una riforma sulla cultura
e teatro e quindi mi piacerebbe metter in atto per il 2015. Nasce
proprio in questa doppia presenza sia su legge di settore che come
articolo proprio per riuscire a dare il tempo alle strutture di
fare una riforma che si aspetta quindi non in maniera drastica.
Purtroppo la presentazione della prima riforma è stata solo alla
fine di questo autunno e credo quindi sia troppo precoce passare
subito all'idea che, giustamente, portava avanti l'onorevole
Ciancio, però ho paura che rischieremmo di creare una grossa lacuna
delle risorse finanziarie per i teatri privati.
Per quanto riguarda l'aspetto meritocratico quello che vuole
nascere su tutte le iniziative che partono dall'assessorato per il
turismo, e dopo le valutazioni dei primi mesi vorrei concentrare
sempre di più sulle attività legate alla cultura.
Va detto che all'articolo che si legge ho aggiunto un
subemendamento che sottolinea l'importanza delle tradizioni e allo
stesso tempo nell'articolo 3 il passaggio ancora una volta presso
l'Assemblea regionale.
Per quanto riguarda tutti i dubbi sui criteri e sui particolari
dell'applicazione dei fondi sicuramente in entrambi i commi si
prevede un passaggio in Assemblea, quindi, una eventuale modifica
del decreto che verrà varato dall'assessore.
Io credo che prima di tutto la cultura sia un dovere di questo
Governo, quindi, liberi di arrivare ai piccoli teatri comunali la
circuitazione di opere anche presso sedi meno centrali come le vie
grandi principali delle città.
Sicuramente questa è la prima idea, l'aspetto più importante è di
fare interloquire il privato con il pubblico, non dico in una
maniera obbligata ma in una maniera che crei una sinergia che ci
sarà utile, come ha accennato l'onorevole Cimino, ad una attività
europea. Europa Creativa che è il progetto del 2014/2020 avrà come
base una partenership pubblico/privati soprattutto l'intenzione di
far collaborare tutti i teatri. Se non iniziamo subito a pensare
quali sono le sinergie che possono essere positive rischiamo di
arrivare in ritardo nella presentazione dei progetti.
Come è stato ripetuto io non credo che sia una conquista ma credo
sia un inizio, sicuramente, si vedrà nei prossimi mesi quali sono
gli effetti di questa riforma e faccio riferimento all'articolo
successivo che vuole dividere quelli che sono i debiti creati dal
passato e quali sono le attività che si possono progettare per il
futuro. Sul fatto di farlo con una impostazione annuale e non
triennale vuole essere un primo inizio di utilizzo del fondo per
poi implementare nella riforma più sostanziale del prossimo anno
tutta quella che è la progettazione triennale.
Per chiudere, l'importanza della rendicontazione, della verifica
dell'attività sul territorio è una cosa che voglio attivare non
solo per quanto riguarda l'attività teatrale di performance ma
anche per quello che riguarda il finanziamento delle attività
direttamente promosse. Si lavorerà con il territorio con
osservatori.
Allo stesso modo, per quanto riguarda il teatro, proprio per
gestire questo FO.RE.S. verrà istituito un tavolo per la gestione
dell'attività teatrale presso il mio assessorato a cui potranno
partecipare i rappresentati dedicati a queste attività sia dei
teatri pubblici che privati.
Ripeto, la legge di finanziamento settoriale la chiede anche il
settore perché in comune con altri membri di questa Assemblea, come
il settore degli stati generali della cultura e loro stessi
chiedono di avere il rifinanziamento delle leggi ed un cambiamento
a step verso il Fondo unico dello spettacolo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi Si passa alla votazione
dell'emendamento 42.2.
Onorevole Formica, lo ritira?
FORMICA. Non lo ritiro.
PRESIDENTE. Poniamo in votazione l'emendamento 42.2.
Il parere del Governo?
STANCHERIS, assessore per il Turismo, sport e lo spettacolo .
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VINCIULLO. Ci rimettiamo all'Aula.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 42.2. Chi è
favorevole alla soppressione si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Quindi anche il comma è assorbito e viene soppresso
anche questo. Gli emendamenti 42.3 e 42.5 sono assorbiti. Si passa
alla votazione dell'emendamento 42.12 .GOV.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VINCIULLO. Favorevole.
PRESIDENTE. pongo in votazione l'emendamento 42.12.GOV,
presentato dal Governo. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti 42.4 e 42.6, soppressivi
del comma 2.
Li pongo congiuntamente in votazione. Il parere del Governo?
STANCHERIS, assessore per il turismo, sport e lo spettacolo.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VINCIULLO. Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Con il parere contrario del Governo e della
Commissione a maggioranza, Chi è favorevole alla soppressione si
alzi; chi è contrario resti seduto.
(Non sono approvati)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 42.7. Lo ritira, onorevole
Formica?
FORMICA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
42.1, I parte, a firma dell'onorevole Anselmo ed altri. Lo ritira?
ANSELMO. No e chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANSELMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per spiegare
che questo emendamento al comma III, in realtà si riallaccia a
quanto avevamo approvato in Commissione bilancio', laddove
decidiamo che il 70% va agli enti di cui alle leggi di settore, la
44 e la 25, che hanno già dei loro criteri per l'attribuzione dei
contributi, di conseguenza per quei soggetti i criteri non possono
fare altro che essere quelli delle leggi di settore.
Ho visto che il Governo ha anche presentato il subemendamento che
introduce il parere della Commissione, pertanto supera l'altra
parte che introduceva il parere della Commissione.
Quindi il punto di questo emendamento è soltanto ribadire che vale
per quei soggetti di cui alle leggi di settore: ovviamente i
criteri di attribuzione dei contributi non possono essere altro che
quelli delle leggi di settore, non possono esserci altri criteri
rispetto a quanto previsto. Si coordina tutto al comma 2.
Il ragionamento è complessivo, e richiamandomi a quanto detto
dall'onorevole Ciancio sull'aumento del contributo al FO.RE.S., noi
siamo disposti a ritirarlo, perché, e rispondo all'onorevole
Formica, noi volevamo aumentare questo fondo, perché non erano più
state rifinanziate le leggi di settore e visto, però, che il
Governo ha sposato chiaramente questa impostazione rendendosi conto
dell'importanza del rifinanziamento delle leggi di settore, noi non
abbiamo più bisogno di rimpinguare il FO.RE.S, e di fronte
all'impegno del Governo al rifinanziamento delle leggi di settore
noi ritireremo quelli sull'aumento del FO.RE.S, e partiamo con
questa sperimentazione.
CRACOCILI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, visto che
l'onorevole Anselmo presenta un emendamento, assieme ad altri
colleghi, che, sostanzialmente, ribadisce un concetto che è
contenuto nel comma 3 dell'articolo, così come è stato presentato,
e io avevo chiesto al Governo di presentare un subemendamento che a
questo punto se dovessimo approvarlo, deve prima votarsi questo
rispetto all'emendamento Anselmo per una ragione, perché si
ribadisce il principio che con decreto l'assessore fissa i criteri.
Il decreto degli assessori non fissa criteri, semmai modalità di
attuazione dei criteri fissati dalla legge, quindi i criteri li
fissa la legge non l'assessore perché ancora non abbiamo conferito
all'assessore il potere legislativo, ha un potere diciamo
attuativo.
Quindi chiedo di precisare che il concetto di decreto riguarda le
modalità, e non i criteri che sono fissati dalla legge.
PRESIDENTE. Chiedo al governo, sulla base di quanto appena
spiegato sia dall'onorevole Anselmo che dall'onorevole Cracolici,
se intende ritirarlo a questo punto.
Poniamo in votazione prima il subemendamento e poi lo applichiamo
all'emendamento dell'onorevole Anselmo.
STANCHERIS, assessore per il Turismo, sport e lo spettacolo.
Signor Presidente chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STANCHERIS, assessore per il Turismo, sport e lo spettacolo.
Nella I parte dell'emendamento di cui si parlava si è presentato il
subemendamento per la consultazione dell'Assemblea regionale
siciliana siamo d'accordo, nella seconda parte no, perché
applicare i criteri utilizzati per la legge di settore che essendo
solamente una legge per teatri privati, e qui noi dobbiamo anche
pensare agli enti pubblici quindi dovremmo trovare dei nuovi
criteri in consultazione con l'Assemblea regionale a trovare dei
criteri che siano congrui rispetto ai teatri privati, ai teatri
pubblici.
Quindi parere contrario a riutilizzare la legge di settore.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ribadire
il concetto che ho espresso poc'anzi e forse non è stato compreso.
Il mio non è un vezzo intellettuale. La norma viene impugnata
perché il potere di decretazione riguarda le modalità di
attuazione di criteri che sono fissati dalla legge.
Non si può con decreto fissare criteri, perché il criterio è un
principio di programmazione connesso alle prerogative della legge.
Allora, la querelle che in questo momento l'assessore pone
riguarda la legge sulla musica e la legge sul teatro, il concetto
che pongo io va oltre questa questione, tant'è che era posto al
testo del Governo ancor prima che fosse messo in discussione quello
della collega Anselmo.
Il punto è che bisogna rimuovere, dal potere di decretazione, sia
nel caso dell'emendamento Anselmo, o nel caso dell'emendamento del
testo del Governo il principio del criterio, perché il criterio è
affidato alla legge, mentre la modalità di attuazione della spesa è
compito dell'Assessore.
Spero di essere stato chiaro, cioè non è una scelta che dobbiamo
fare perché da noi non esiste il potere di decreto-legge, quindi il
decreto è un atto amministrativo, non è un atto legislativo.
PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 18.31, è ripresa alle ore 18.40)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 42.1.1 del Governo.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 42.1, I parte. Il parere della
Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Gli emendamenti 42.1, II parte, e 42.9 sono inammissibili.
Si passa all'emendamento 42.8 del Governo. Il parere della
Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 42 così come emendato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 43. Ne do lettura:
«Art. 43
Fondo di rotazione per gli interventi straordinari (R.I.S.)
1. Al fine di fare fronte allo stato di grave crisi del settore e
di pervenire al risanamento delle gestioni e al rilancio delle
attività degli enti, associazioni e fondazioni a partecipazione
pubblica, gli Enti: Teatro di Sicilia Stabile di Catania, Ente
Autonomo regionale Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania, Ente
Autonomo regionale Teatro Vittorio Emanuele di Messina,
Associazione Teatro Stabile di Palermo, Fondazione Orchestra
Sinfonica Siciliana, Fondazione Teatro Massimo di Palermo,
Fondazione Teatro Pirandello Valle dei Templi di Agrigento,
Istituto nazionale del dramma antico di Siracusa, Orestiadi, Ente
Luglio musicale trapanese e Fondazione The Brass group' che non
possano far fronte ai debiti certi ed esigibili da parte dei terzi,
presentano, un piano di risanamento che intervenga su tutte le voci
di bilancio strutturalmente non compatibili con la inderogabile
necessità di assicurare gli equilibri strutturali del bilancio
stesso, sia sotto il profilo patrimoniale che economico-
finanziario, entro i tre successivi esercizi finanziari. I
contenuti inderogabili del piano sono:
a) la rinegoziazione e ristrutturazione del debito dell'Ente che
preveda uno stralcio del valore nominale complessivo del debito
esistente al 31 dicembre 2013, comprensivo degli interessi maturati
e degli eventuali interessi di mora, nella misura sufficiente ad
assicurare la sostenibilità del piano di risanamento, nonché gli
equilibri strutturali del bilancio, sia sotto il profilo
patrimoniale che economico-finanziario;
b) l'indicazione della contribuzione a carico degli enti diversi
dalla Regione Siciliana titolari di quote di partecipazione;
c) la razionalizzazione del personale artistico, tecnico e
amministrativo;
d) il divieto di ricorrere a nuovo indebitamento, per il triennio
di riferimento, salvo il ricorso ai finanziamenti di cui al
presente articolo;
e) nel caso del ricorso a tali finanziamenti, l'indicazione
dell'entità, nella misura strettamente necessaria a rendere
sostenibile il piano di risanamento, nonché le misure di copertura
adeguate ad assicurare il rimborso del finanziamento;
f) l'individuazione di soluzioni idonee a riportare l'Ente, entro
i tre esercizi finanziari successivi, nelle condizioni di attivo
patrimoniale e almeno di equilibrio del conto economico;
g) la rivisitazione dei contratti integrativi aziendali in vigore,
che dovrà in ogni caso risultare compatibile con i vincoli
finanziari stabiliti dal Piano;
2. Per le finalità di cui al comma precedente è istituito presso
IRFIS-FinSicilia S.p.A. un fondo rotativo a gestione separata, a
valere sulle risorse libere dei fondi a sua disposizione, con
dotazione pari a 15.000 migliaia di euro.
3. L'IRFIS-FinSicilia S.p.A. eroga agli Enti di cui al comma 1, a
fronte della presentazione del piano, prestiti per una durata
massima di 15 anni a tasso agevolato per le finalità indicate dal
piano di risanamento presentato ai sensi del comma 1 del presente
articolo».
MARZIANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, ho
chiesto di intervenire solo per dichiarare il mio consenso, la mia
condivisione, ad una modalità di intervento finalizzata a superare
le difficoltà di alcune tra le più importanti istituzioni culturali
siciliane, che sono quelle individuate nell'articolo.
Non c'è dubbio che la decurtazione dei contributi che c'è stata in
questi anni per queste importanti istituzioni culturali, ha
determinato delle situazioni di sofferenza, situazioni di crisi,
stagioni che rischiavano di non cominciare.
A questo problema si poteva rispondere riaprendo i rubinetti della
spesa tout cour senza intervenire. Mi sembra di capire, invece - e
ne ho la conferma dalla lettura dell'articolo - che in questo modo,
mentre si interviene per risanare le situazioni di difficoltà di
queste undici istituzioni culturali, al tempo stesso, però, si
mettono una serie di condizioni e si stimola a trovare delle
soluzioni per evitare il ripetersi delle situazioni.
Mi permetto di suggerire che, tra le strade che bisogna percorrere
per arrivare al pieno risanamento, c'è quella di incrementare le
entrate attraverso l'eliminazione di tutte le forme di spreco e di
- come dire - uso non razionale del denaro, attraverso l'incentivo
ad un ritorno al teatro da parte dei giovani, quindi stimolando le
fondazioni, le istituzioni, ad attivare programmi di incentivo per
i giovani anche attraverso la riduzione dei costi degli
abbonamenti; insomma non solo una operazione finanziaria, non solo
la possibilità di risanare i debiti, ma un'occasione per
razionalizzare e rilanciare le nostre maggiori istituzioni
culturali.
Ho condiviso l'idea di individuare, tra le tante - di chi fa
teatro, fa attività culturali, e svolge attività benemerita - una
serie di istituzioni culturali che avevano, più di altre, risentito
delle decurtazioni dei finanziamenti. Averle individuate consente,
poi, anche al nostro istituto per lo sviluppo delle attività
produttive, all'Irfis, di potere concentrare la propria attenzione
su queste istituzioni.
Nel dichiarare, allora, il mio consenso a questa modalità di
intervento sulle istituzioni culturali, mi permetto di suggerire
che, nelle modalità di attuazione, bisogna stimolare le politiche
di riduzione e di razionalizzazione della spesa, ma anche di
incentivo delle entrate e, tra queste istituzioni culturali, tra
queste fondazioni, ce ne sono alcune che in questi anni hanno fatto
un grande sforzo in questa direzione.
Uno degli obiettivi deve essere migliorare il rapporto fra
contribuzione pubblica ed entrata propria attraverso gli
abbonamenti da parte degli spettatori.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 43.2 presentato
dall'onorevole Raia, Maggio ed altri.
RAIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, ho
presentato l'emendamento 43.2, soppressivo, perché circa il 35-40
percento dello stipendio dei lavoratori del teatro è formato dai
contratti integrativi aziendali. Questo significa che se ti toglie
il 35-40 percento di quello stipendio - ai lavoratori che
mediamente prendono 1.200 euro al mese - significa andare a ridurre
pesantemente i salari di costoro.
Allora ritengo che sopprimere la lettera g) dell'articolo 43, sia
anche un fatto di giustizia e in più è già prevista alla lettera c)
la razionalizzazione del personale artistico, tecnico e
amministrativo, e quindi non possiamo neanche pensare di ridurre
notevolmente il salario di costoro.
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, ritengo
che il Governo debba esprimere un parere favorevole a questo
emendamento, considerato che è una norma sostanziale nei confronti
dei lavoratori.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 43.2. Il parere della
Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Contrario
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 43.3. Il parere della
Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, l'emendamento 43.4 è decaduto. Pongo, quindi,
in votazione l'articolo 43 nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 44. Ne do lettura:
«Articolo 44
Potenziamento delle attività sportive isolane
1. Per le finalità di cui all'articolo 12 della legge regionale 16
maggio 1978, n. 8 è autorizzata per l'esercizio finanziario 2014 la
spesa di 3.800 migliaia di euro.
2. Per la concessione di contributi alle società sportive
professionistiche, semiprofessionistiche e dilettantistiche
partecipanti a campionati nazionali di serie A, già previsti dal
comma 2 dell'articolo 21 della legge regionale 17 maggio 1984, n.
31, è autorizzata per l'esercizio finanziario 2014 la spesa di 800
migliaia di euro».
POGLIESE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, non vi
nascondo che questo articolo è stato uno dei pochi - fra quelli
inseriti all'interno della finanziaria nella sua stesura originaria
il 19 dicembre 2013 - che ho colto con grande soddisfazione, perché
ha sostanzialmente sancito il cambio di rotta, radicale, da parte
del Governo su questo tema dopo l'annus horribilis del 2013.
L'anno, per intenderci, all'interno del quale si è consumato un
vero e proprio omicidio nei confronti dello sport siciliano nel suo
complesso, determinando la chiusura di centinaia di società di
vertice e di base della nostra Regione. L'anno in cui sono stati
azzerati tutti i contributi per le società sportive.
Inizialmente, infatti, nella stesura originaria del bilancio e
della finanziaria 2013, non erano state individuate le risorse per
finanziare le leggi 8, 18 e 31, inserite all'interno del nostro
bilancio. Dopo un'articolata battaglia parlamentare, in maniera
trasversale, questo Parlamento ha confermato le stesse risorse del
2012; successivamente il Commissario dello Stato, impugnando l'ex
Tabella H, all'interno della quale erano inseriti i capitoli per
finanziare la legge 8, la legge 18 e la legge 31 ha, di fatto,
azzerato i capitoli per lo sport siciliano.
Successivamente, ci siamo ritrovati all'interno di quest'Aula
parlamentare a combattere un'altra battaglia, durante la
discussione e la successiva approvazione della legge 16, e durante
la discussione e la successiva approvazione delle variazioni di
bilancio. E questo Parlamento, all'unanimità, in maniera
trasversale, ha votato un ordine del giorno all'interno del quale
si vincolava il Governo a stanziare almeno due milioni e centomila
euro all'interno del plafond generale di dodici milioni che il
Governo aveva individuato nei due successivi step per finanziare
tutti i capitoli dell'ex tabella H.
Ebbene, abbiamo poi appreso con grande stupore e con grande
delusione, nel dicembre scorso, che il Governo in realtà ha
stanziato per la legge 8 settecentomila euro, disattendendo,
quindi, quella che era una precisa volontà, quello che era un
preciso indirizzo politico da parte di questo Parlamento.
Ma questo ormai è il passato che vogliamo tutti dimenticare, caro
assessore Stancheris.
E quindi eccoci al presente. E non possiamo non esternare un
convinto compiacimento per l'inversione di rotta che il Governo ha
sancito attraverso la presentazione all'interno del testo
originario dell'articolo 44, dove di fatto venivano stanziate le
medesime risorse previste nel bilancio del 2012, certamente non
paragonabili con gli oltre dodici milioni di euro che nel 2007
erano inseriti all'interno del bilancio della Regione siciliana, ma
rispetto a quello che è accaduto nel 2013, ciò ha rappresentato una
netta inversione di rotta.
Un po' meno abbiamo apprezzato - l'ho detto già durante la
discussione generale sul bilancio e sulla finanziaria, e lo voglio
ribadire anche l'interno del dibattito sull'articolo 44 - quello
che è accaduto in quella famosa notte fra la domenica e il lunedì,
fra il 29 e il 30 dicembre, quando è stato presentato un
emendamento modificativo da parte del Governo, che riduceva di
oltre un milione e ottocentomila euro lo stanziamento complessivo
per la legge 8, ma quell'emendamento non è stato approvato grazie
ad un'azione sinergica della maggioranza e dell'opposizione, e
ricordo un accorato intervento dell'onorevole Cracolici.
Successivamente, siamo stati anche in grado di approvare un
emendamento aggiuntivo che stanziava risorse significative per il
finanziamento della legge 31, la legge, per intenderci, che
finanzia lo sport di vertice, che nel 2013 non è stata finanziata
perché l'assessorato regionale non ha provveduto ad emanare il
relativo bando.
Ecco perché oggi accogliamo con grande soddisfazione questo
articolo, e ci auguriamo che il Governo imbocchi definitivamente
questa strada, con determinazione e con coerenza, nella
consapevolezza che lo sport svolga una molteplice funzione dal
punto di vista pedagogico, dal punto di vista turistico, di
promozione del territorio nel suo complesso, dal punto di vista
salutistico e sanitario, e merita quindi un'articolata attenzione
da parte del Parlamento, anche nell'ulteriore consapevolezza che, a
differenza di moltissime altre Regioni italiane, in Sicilia vi sono
difficoltà aggiuntive nel reperire risorse sostanziali che si
sommano a quelle pubbliche.
Se è vero come è vero che è praticamente impossibile, oggi più di
ieri, reperire risorse aggiuntive attraverso, per esempio, sponsor
privati, data la gravità della crisi economica congiunturale che
sta attraversando l'intero Paese, tutto ciò nella nostra Regione
raggiunge dei picchi ancora più considerevoli e significativi.
La Regione siciliana, quindi, rimane l'unica ancora di salvezza
per lo sport nel suo complesso, sia di vertice che di base, dopo
gli azzeramenti dei contributi pubblici delle Province regionali e
degli enti locali.
Ecco perché, caro assessore, questo vuole essere un invito sincero
che rivolgo a lei, e mi auguro che da oggi si inverta
definitivamente la rotta e si dia un'articolata attenzione ad un
comparto, ad un mondo, che merita una grande attenzione da parte
della Regione siciliana nell'interesse esclusivo della nostra
Terra.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho parlato
sull'articolo precedente e voglio invece qui esprimere
all'assessore Stancheris un giudizio positivo sulla sua tenacia e
sulla sua caparbietà per avere introdotto ciò che nel tempo,
commettendo a mio avviso un errore di fondo, si era determinato
nella vita di questa Regione per cui lo sport nel suo insieme era
diventata una delle tante misure di sostegno a spot, di anno in
anno, attraverso la mitica o famigerata tabella H'.
Avere ripristinato con legge autorizzativa nel bilancio della
Regione la pratica sportiva come pratica fondamentale che sostiene
la Regione tra i suoi obiettivi, mi permetto di suggerire - vedo
che non c'è l'assessore per l'economia - di chiedere all'assessore
Stancheris e all'assessore per l'economia che se vogliamo
completarla l'operazione e renderla per davvero un'operazione
significativa, bisognerebbe dare copertura triennale e non annuale,
altrimenti il prossimo anno ricominceremo daccapo. Se fosse
possibile, lo verifichi subito il Governo, perché possa essere
autorizzata la spesa nel triennio.
Detto questo, considerando positivo il fatto che lo sport entri
tra le attività fondamentali, dico con altrettanta nettezza che
dobbiamo cambiare completamente passo nel rapporto tra lo sport e
la politica in questa Regione.
Perché dico questo? Abbiamo assistito proprio in queste ore, in
questi giorni, attorno alla vicenda del CONI, una delle aspre
polemiche che si è consumata all'interno dove è legittimo che
possono esserci conflitti, discussioni nel mondo sportivo, però, il
paradosso è che l'oggetto dello scontro e stata la Regione: il suo
ruolo, le risorse, secondo la teoria che c'era prima, chi era più
bravo perché drenava più risorse allo sport e adesso chi è meno
bravo perché non è stato capace di drenare risorse allo sport, alla
fine considerando il CONI più una lobby che un ente per la
promozione del diritto sportivo, della pratica sportiva.
Secondo un principio lobbistico si giudica il lobbista secondo i
risultati che porta a casa.
Il CONI rimane un Ente di diritto pubblico, che dovrebbe
promuovere lo sport e non solo raccogliere le risorse e provare a
promuovere le risorse disponibili nell'ambito della Regione, ma
essere anche parte del territorio nazionale e, quindi, utilizzare
le politiche nazionali sullo sport per promuovere lo sport
soprattutto tra coloro che lo praticano a livello amatoriale, tra
quelli che lo praticano a livello professionistico ma, soprattutto,
tra le nuove generazioni per promuovere la cultura sportiva.
Allora, se dobbiamo mettere un punto - e lo dico all'assessore - è
evidente che noi dobbiamo ripristinare un principio di autorità.
La politica sportiva la fa la Regione attraverso il suo
assessorato. Non c'è qualche lobbista che pensa di sostituirsi alla
politica. Nessuno può pensare di utilizzare attraverso, tra
l'altro, provvedimenti assai discutibili sul piano amministrativo,
come quello che con una circolare si è cambiata una legge, la legge
n. 8 stabilisce i criteri e le modalità con le quali devono essere
erogati i contributi allo sport. Non può essere nessuna circolare
che cambia la legge.
Se qualcuno vuole cambiare la legge presenta un disegno di legge e
si approvi un'altra legge. Ecco perché io dico con molta
franchezza, io sono contento, forse avrei voluto anch'io più
risorse: tremilioni e otto sono più dell'anno scorso, sono meno
degli anni precedenti, c'è una situazione che è quella che è, ma la
considero comunque un punto di partenza. Certamente, al di là della
quantità, dobbiamo stabilire la modalità di erogazione.
Non si può appaltare a nessuno la gestione di una politica, la
politica la gestiscono le istituzioni della politica che rispondono
ai cittadini, ai propri elettori ricordando che lo sport è
sostanzialmente un'attività di cui si va a sostenere chi lo pratica
e non l'evento.
Lo sport non è un film, non è un cinema da mostrare in una sala
cinematografica. Lo sport deve essere una pratica rivolta
innanzitutto a chi non se lo può permettere e, in questo senso, la
politica della Regione deve rimuovere gli ostacoli affinché la
pratica sportiva sia una pratica diffusa e popolare.
Nell'esprimere il plauso per questo articolo dico pure
all'Assessore Stancheris che bisogna cambiare passo mettendo mano
già ai provvedimenti amministrativi che governano la modalità di
erogazione dei contributi dello sport siciliano.
Si ritorni all'autorità dell'Assessorato allo Sport e al Turismo
senza pigrizie anche da parte della struttura burocratica che negli
anni ha pensato bene di prendersi meno responsabilità delegando ad
altri le scelte che doveva fare l'amministrazione.
Spero di essere stato comprensibile e chiaro e credo si possa
riaprire una nuova fase, anche perché nessuno può pensare di fare,
sulle spalle della Regione, il lobbista di professione.
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, Assessori, non credo che su questo risultato
bisogna complimentarsi col Governo, perché il Governo in
Commissione bilancio aveva presentato un emendamento che riduceva
da 3.800 a 2.000 i contributi che erano destinati allo sport.
E' stato l'impegno e la determinazione dell'opposizione che ha
impedito al Governo di ridurre di quasi il 50% il contributo che
era stato stanziato a favore dello sport. Sì, è chiaro c'è un clima
del vogliamoci bene , siamo tutti amici ma fino ad un certo punto
e senza mai violentare la verità.
Prendiamo atto che dietro questo provvedimento c'è la forte e
intransigente volontà dell'opposizione di riconoscere, finalmente
quest'anno, allo sport isolano un contributo importante. L'anno
scorso ricordo che su questa misura, su questo capitolo non era
stato previsto nemmeno un euro, siamo ritornati al contributo del
2012 e devo anche dire che un riconoscimento sicuramente va anche
all'interlocuzione importante e significativa che il CONI ha avuto
con tutte le forze politiche, nessuna esclusa, affinché quest'anno
si riparasse a questo torto che negli anni scorsi era stato
commesso ai danni dello sport isolano.
Alcune cose, però, bisogna anche dirle: con l'articolo 12 della
legge regionale 16 maggio 1978, n. 8 viene autorizzata, per questo
esercizio, questa spesa.
Assessore Stancheris, ribadisco quello che altri colleghi hanno
detto prima di me: non intendiamo assolutamente avere fra i piedi
circolari. C'è una legge regionale, questa legge regionale va
applicata così com'è senza che vi sia possibilità alcuna per il suo
assessorato di modificare la legge.
La legge è istitutiva di questo capitolo, di conseguenza non ci
sono possibilità per le circolari, che sono, come lei saprà meglio
di me, di rango inferiore alla legge, avere la possibilità di
modificare l'orientamento che è pervenuto attraverso questa legge.
Se dobbiamo modificare la legge perché è vecchia, perché è una
legge di 35 anni fa lo facciamo ma, fino a quando sarà in vigore la
legge n. 8, quella legge va applicata e nessuno può pensare
assolutamente né di modificarla, né di stravolgerla, né di
sostituire quelle che sono le norme e quelli che sono i requisiti
necessari per poter ottenere i finanziamenti da parte della
Regione.
Insieme ai colleghi Alongi, D'Asero, Cascio, Fontana, Germanà e
Milazzo abbiamo presentato due emendamenti. Questi due emendamenti,
Assessori, vanno nella misura di cui, fra le altre cose, poco fa
hanno parlato i colleghi, cioè nel senso di estendere anche
all'anno 2015 e al 2016 l'impegno delle risorse, anche perché non
possiamo ogni anno ritornare in Aula e approvare una norma che
stabilisca quante sono le somme destinate allo sport.
Abbiamo fatto questi due emendamenti che, se ci fate caso,
riguardano anche la concessione di contributi per le società
sportive professionistiche, semiprofessionistiche e
dilettantistiche che partecipano ai campionati nazionali di serie A
e che sono già previsti dal comma 2 dell'articolo 21 della legge
regionale 17 maggio 1984, n. 31 e l'abbiamo fatto proprio per
questo, cioè per dare continuità e razionalità a quella che è la
volontà di questo Parlamento di impegnarsi in maniera definitiva
per quanto riguarda la rinascita e il riscatto dello sport isolano.
Su questi due emendamenti, che fin da adesso dico che non siamo
assolutamente disposti a ritirare, chiediamo che il Governo si
esprima.
Mi pare che sia un fatto naturale che vi sia un impegno triennale
su questo settore; credo che il Governo e anche la Commissione
dovranno dare una risposta positiva proprio perché non si può
programmare e non si può intervenire, in un settore così importante
e vitale per il futuro della nostra Isola, per il futuro delle
nostre famiglie, per i nostri figli, se non siamo nelle condizioni
di sapere cosa ci attende per gli anni successivi.
In questo modo eviteremo le sorprese che abbiamo avuto per l'anno
appena trascorso dove nemmeno un euro è stato destinato alle
società sportive. Daremo la possibilità a tutte le associazioni che
operano di programmare in maniera definitiva e per un triennio la
loro attività, avremo fatto sicuramente un'opera importante
rendendo onore a tanti che in maniera volontaria si impegnano tutti
i giorni affinché quest'Isola un domani possa essere sempre
migliore.
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dare
pieno appoggio a questo articolo e per dare atto anche
all'assessore che con questa norma finalmente fa uscire dalla
tabella H una attività prestigiosa, straordinaria, importante, di
crescita sociale, culturale, umana quale è quella dello sport,
soprattutto lo sport dilettantistico.
Quindi, in questa direzione massimo plauso, anche io ritengo che
la norma, se può, deve contenere la copertura più ampia per dare
certezze in un momento in cui le certezze non ci sono state. Con
questa norma finalmente diamo certezze e sono assolutamente
convinto che siamo nella direzione giusta.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sottoscrivo
l'emendamento presentato dall'onorevole Vinciullo ed altri
ritenendo che questa Regione, quando guarda allo sport, non pensi
solo alla disputa di una partita di calcio ma a tutte le attività
che sono connesse e legate anche e che svolgono le società
sportive, soprattutto alle società dilettantistiche ma anche alle
altre.
Pensiamo alle scuole di calcio e quanti bambini, ragazzini vengono
tolti anche dalla periferie, in una società in cui non ci sono più
le aggregazioni, non ci sono più gli oratori, non ci sono più i
punti di incontri, lo sport ancora unisce, aggrega e, quindi, credo
che, nel momento in cui si sostiene lo sport, si sostiene non solo
lo sport ma si sostengono delle realtà che, a volte, sono delle
realtà marginali ma che contribuiscono anche alla crescita di tanti
bambini attraverso lo sport. Quindi, è giusto, credo, la
programmazione triennale perché dare dei contributi una tantum e
non dando alle società la possibilità di programmare, significa
forse avere vanificato lo sforzo che quest'anno si fa.
Quindi, è bene che, per dare la possibilità anche a quelle società
che svolgono attività di scuola calcistica, vi faccio un esempio,
alcune squadre nel mio territorio, vi sono 100 bambini anche di
famiglie disagiate che hanno trovato in questo sport un motivo per
eliminare anche la devianza.
E' bene che il Governo si impegni non solo ad erogare il
contributo annuale ma a far sì che le società possano programmare
le attività e prevedere il contributo per la programmazione e,
quindi, il con tributo per il triennio.
VULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei iniziare con
una battuta simpatica, ritengo, e ho pensato, dopo l'intervento
dell'onorevole Vinciullo, che c'era la famosa canzone Meno male
che c'è Riccardo'.
Dopo l'intervento dell'onorevole Vinciullo di questi giorni oserei
dire meno male che abbiamo Vinciullo' perché ha pensato a tutto.
A prescindere da questo, assessore, chi ha fatto un po' di sport,
sia nella parte agonistica ma anche come dirigente sportivo, si
rende conto che questa norma è importantissima.
Hanno ragione alcuni colleghi che hanno parlato di alcune lobby
che esistono nel mondo dello sport, sicuramente queste lobby non si
annidano solo nel CONI ma si annidano sicuramente in tutte le
discipline sportive che ci sono nell'ambito dello sport sia lo
sport dilettantistico che lo sport professionistico.
Allora, assessore, chi ha fatto l'amministratore locale si rende
conto che, molte volte, alcune risposte non si possono dare. Il
sindaco - io la chiamo così, benevolmente - onorevole Grasso
sindaco del suo comune, sicuramente ha parlato di scuole calcio ma
ci sono una miriade di altre tipologie di sport e di scuole.
Queste tipologie di sport, purtroppo, le amministrazioni, vista la
carenza di denaro che c'è, le lasciano purtroppo al loro destino.
Allora, la proposta che voglio fare è una proposta concretissima:
questi 3 milioni e 800 mila euro diamoli un po' a tutti ma non
diamoli solo ed esclusivamente ad una parte di sport che è uno
sport sicuramente importante, tipo il calcio con le squadre che
sono in serie A o quelle squadre che sono in serie B, però miriamo
solo e soprattutto, Assessore, a quelle società dilettantistiche
che vanno dal come di Castiglione di Sicilia al comune di Marineo,
queste grandi associazioni sportive, di tutti gli sport, sono
associazioni che fanno veramente sport per i cittadini, per i
ragazzi e per coloro i quali intendono praticare questa pratica
sportiva.
Io la invito, nell'ambito di questi 3 milioni e 800 mila euro, di
salvaguardare queste grandi e piccole società sportive.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando mi riferivo
alla società calcistica ho fatto un esempio perché se dovessi
parlare del mio comune partiamo dal basket, pallavolo, calcio
femminile, abbiamo di tutto e di più.
Quindi, quando parliamo di società o calcistiche o di altro
parliamo comunque di sport e che agli enti locali, oggi, è fatto
divieto di dare contributi per cui gli unici contributi che tutte
le associazioni sportive che praticano tutti gli sport,
naturalmente, soprattutto quelle dilettantistiche ma tutti i tipi
di sport.
LOMBARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio
innanzitutto l'assessore Stancheris per il lavoro che è stato
portato avanti in questi mesi e per la stesura di questo articolo
che certamente, al di là del dato numerico che è importante, se non
fondamentale perché non si può prescindere da esso, perché
fondamentalmente oggi il grido di allarme che lanciano molte delle
associazioni sportive è legato ad una difficoltà economica che
naturalmente la Regione non potrà coprire con queste somme, però, è
anche vero che si inizia di nuovo a rifinanziare una legge che
riguarda lo sport, si ricomincia a tracciare un percorso per le
società sportive e di questo prendo atto e non posso che essere
soddisfatto. Preannuncio, quindi, il voto favorevole a questa norma
da parte mia.
Quello che chiedo all'assessore, però, chiusa la legge Finanziaria
e chiusa questa fase emergenziale che ci ha portato di fatto anche
ad una modifica di quello che era prima l'iter per la
sponsorizzazione di diverse attività sportive che passavano dalla
Tabella H e, quindi, diciamo da una forma di finanziamento, che di
fatto comportava l'inserimento in questo famoso allegato di spesa,
ad una nuova forma di finanziamento che, secondo me, secondo noi,
secondo il Partito dei Siciliani non potrà che passare da una
riforma strutturale del finanziamento alle associazioni sportive.
Cosa voglio dire con questo? Voglio dire che ormai il campo
sportivo, oltre agli importanti risvolti che sono stati citati da
alcuni colleghi prima riguardanti il risvolto sociale che hanno le
attività sportive, che è indubbio, ma anche e soprattutto al
risvolto che riguarda la sanità e la salute e quindi anche
l'assessore Borsellino.
Sappiamo oggi quanto l'incidenza delle malattie cardiovascolari o
altro abbia sul costo del sistema sanitario e quanto, quindi, ogni
anno la Regione proprio per carenza delle attività sportive
dirette, ma anche indirette di educazione allo sport, comporti in
termine di spesa per la sanità.
Ecco iniziare ad intravedere un percorso che naturalmente riguarda
l'attività sociale, l'attività educativa ma anche - diciamolo in
modo franco - un possibile guadagno da parte della Regione
indirettamente sulle spese sanitarie ci fa aprire un orizzonte
sulle attività sportive che non è più prescindibile.
Quindi, l'impegno è quello, io avanzerò una proposta che sto
definendo insieme al mio gruppo parlamentare per avviare un fondo
che sia strutturalmente presente per finanziare, naturalmente,
tutte quelle attività sportive, quelle società sportive che fanno
attività in modo sano, in modo presente all'interno delle comunità
e, soprattutto, che avviano nuova educazione sportiva e, quindi,
legata alla salute dei nostri giovani siciliani.
Poi l'ultimo appello e appunto le faccio assessore Stancheris,
quindi, spero in un coordinamento anche con l'assessore Borsellino,
le faccio l'ultimo appunto che non vuole essere naturalmente
polemico, anzi, in merito alle grandi manifestazione che si
svolgeranno in questa Regione.
Lei sa, assessore, che è stata mia richiesta riguardo agli
Internazionali femminili di tennis sul quale ci siamo confrontati
in modo simpatico, diciamo così.
Chiusa la polemica che a me interessava poco - e sono sicuro anche
a lei - c'è un tema che riguarda i grandi eventi sportivi in questa
Regione, non solo quelli programmati, in previsione, penso alla
pallavolo ma anche ad altre manifestazioni importanti che si
dovranno svolgere in Sicilia ma anche a quelli che dovremo
programmare necessariamente nei prossimi anni perché sì, è vero si
può fare un ragionamento sul turismo, sull'attività sportiva,
quando si è fatto riferimento a fondi che servivano soprattutto al
turismo e quant'altro, ma bisogna fare un ragionamento anche che
riguardi l'immagine di questa Regione perché oggi l'avvenimento
sportivo, oltre ad essere un volano turistico, è anche un modo per
presentare una Regione che è presente, che ha capacità
organizzative, lo stiamo vedendo in queste settimane, in questi
mesi, sull'organizzazione dei mondiali di calcio in Brasile, quanto
un Governo si stia misurando sulla capacità organizzativa, ancor
prima di quella sportiva e, quindi, io penso che la Regione debba
necessariamente avviare una programmazione con le federazioni
nazionali dei vari sport, individuare due, tre, quattro, cinque,
dieci e se è possibile cento - ma concentriamoci su cinque dieci -
grosse manifestazioni su diverse attività sportive e dimostriamo,
una volta per tutte, che la Regione siciliana è capace, anche con
pochi soldi, organizzando le federazioni regionali, coinvolgendo i
giovani, riuscendo anche a fare delle manifestazioni di grandissimo
livello, con pochi soldi, ad essere presente perché il rischio qual
è? Il rischio è che su questo tema la Regione siciliana non sia più
presente ed essendo non più presente, all'interno del panorama
nazionale ed internazionale dei grandi avvenimenti sportivi
purtroppo, faccia venir meno la propria immagine.
Quindi, assessore, buon lavoro. Non resta che collaborare e,
insieme a tanti deputati valorosi, portare avanti lo sport
siciliano.
FORZESE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORZESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il più delle volte
tento di chiedermi, per chi ci ascolta da casa o all'interno di
quest'Aula, il perché di quei tanti interventi che, poi, mi fa
veramente piacere, visto che qualche volta l'assessore Stancheris è
stata vittima di qualche polemica mediatica, sotto l'aspetto
comunicativo.
Mi fa piacere che quest'oggi, un po' da parte di tutti, sia dalla
minoranza che dalla maggioranza, vengano fatti dei complimenti
all'assessore Stancheris
Anche per ciò che concerne, in nome e per conto dei DR, non posso
che condividere ciò che sta facendo l'assessore Stancheris, però
tenterei, per un momento, di chiedere espressamente a lei, signor
Presidente, perché sono le diciannove e ventisette e non mi sembra
nemmeno corretto che ancora manchi un po' di lavoro che dovrà fare
quest'Aula e da giorni, in un modo o nell'altro, siamo stati
portati, sotto l'aspetto politico, a dare delle giuste valutazioni
per ciò che concerne un argomento di tale importanza che è la
Finanziaria.
Bisognerebbe, però, per un momento, tentare di responsabilizzarsi
o, più che altro, responsabilizzarci per ciò che concerne qualcosa
di concreto perché non mi sembra nemmeno corretto - e non vorrei
utilizzare della demagogia politica - per chi, ad esempio, ci
ascolta all'interno di quest'Aula e mi riferisco ai non vedenti
che, da giorni, attendono delle risposte e mi sembra corretto ed
anche responsabile che l'Aula possa giungere ad un obiettivo comune
che è quello di garantire e salvaguardare gli interessi dei
siciliani per chi ascolta fuori da quest'Aula.
Non c'è dubbio, che tutti noi novanta parlamentari abbiamo
l'interesse di rappresentare questa terra, ma qualche volta, forse,
non so se faccio bene a dirlo, con la riduzione dei parlamentari,
voluta dalla scorsa legislatura, perché dal 2017, andremo sui
settanta parlamentari e, forse, si ha la fortuna, anziché ascoltare
novanta parlamentari, se ne ha il coraggio, di ascoltarne settanta,
ma mi sembra giusto che, se uno volesse contribuire a dare quel
messaggio, così come sto cercando di fare, nell'arco di pochissimi
minuti, se è così, come tutti noi diciamo, che l'assessore
Stancheris sta lavorando bene, spero che per il lavoro che dovrà
essere fatto, troveremo un po' tutti questa celerità nel dare, al
più presto, l'approvazione di questa Finanziaria.
PRESIDENTE. Onorevole Forzese, mi preme di dire soltanto una cosa:
se i lavori si protraggono è per il bene di tutti perché questo è
un parlamento e il dibattito è alla base della democrazia e delle
scelte democratiche. Bisogna adoperare i tempi necessari, in modo
che questo parlamento si esprima nel modo migliore.
Si passa all'emendamento 44.3, soppressivo del comma 1.
MUSUMECI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 44.2.
MUSUMECI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 44.1. Il parere del Governo?
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della commissione?
DINA, presidente della commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 44.6. Il parere del Governo?
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Contrario..
PRESIDENTE. Il parere della commissione?
DINA, presidente della commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 44.1, I parte. Il parere del Governo?
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Gli emendamenti 44.4 e 44.5 sono dichiarati inammissibili, in
quanto privi di copertura finanziaria.
Chiedo all'assessore Bianchi di esprimersi sui suddetti
emendamenti.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, la ragioneria non è in grado ora di assicurare la
copertura per gli anni successivi, però assumiamo l'impegno, visto
lo sforzo fatto nel 2013, di mantenere lo stanziamento.
Ma lo assumiamo come impegno, come ordine del giorno. In questo
momento non siamo in grado di fare diversamente.
PRESIDENTE. Onorevole Vinciullo, la invito a ritirare gli
emendamenti.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevole colleghi, Assessori, sugli
emendamenti dei colleghi non intervengo mai.
Credo che, some Nuovo Centro Destra, siamo da soli nelle
condizioni di decidere cosa fare.
Se il Governo - mi pare che l'onorevole Cascio sia pure d'accordo
- si impegna, attraverso un ordine del giorno, a recepire quella
che è l'istanza dei parlamentari del Nuovo Centro Destra siamo
pronti a ritirare gli emendamenti.
Ma fin da adesso, Assessore, lei deve convenire ad un parere
favorevole al nostro ordine del giorno.
PRESIDENTE. Pertanto gli emendamenti 44.4 e 44.5 sono ritirati.
L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 44, così come emendato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 45. Ne do lettura:
«Art. 45
Esami per l'iscrizione agli albi per l'esercizio delle
Professioni turistiche
1. Dopo l'articolo 7 della legge regionale 3 maggio 2004, n. 8 è
inserito il seguente articolo:
Art. 7 bis - Contributi per spese di organizzazione - 1. A carico
di coloro i quali richiedono di accedere alle verifiche previste
per l'accesso alle professioni di cui alla presente legge, è
previsto un contributo non superiore ad 150,00 per le spese da
sostenersi da parte dell'Amministrazione per le attività di
verifica.
2. La misura del contributo è determinata con i decreti che
approvano i relativi avvisi pubblici di indizione delle
verifiche.'.
2. Per le finalità di cui agli articoli 2, 3, 4, 6 e 7 della
legge regionale 3 maggio 2004, n. 8 è autorizzata, per l'esercizio
finanziario 2014, la spesa di 100 migliaia di euro».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
-dagli onorevoli D'Asero ed altri: emendamenti 45.1 e 45.2;
-dagli onorevoli Formica ed altri: emendamenti 45.6, 45.5, 45.3 e
45.4
Si passa all'emendamento 45.1. Il parere del Governo?
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Gli emendamenti 45.2 e 45.6 sono assorbiti. L'Assemblea ne prende
atto.
Si passa all'emendamento 45.5 dell'onorevole Musumeci.
MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo, così come il 45.3 ed il 45.4.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 45. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per trenta minuti.
(La seduta sospesa alle ore 19.34 è ripresa alle ore 20.08 )
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Informo che a questo momento non è pervenuta da parte
del governo la sintesi sugli emendamenti aggiuntivi. Pertanto, in
considerazione che è stato chiesto ulteriore tempo, sospende
ulteriormente la seduta fino alle ore 21.00, avvertendo che a
quell'orario il governo dovrà dire se è pronta tale sintesi.
(La seduta sospesa alle ore 20.10 è ripresa alle ore )
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi comunico, che purtroppo fino a
questo momento il Governo, nella persona dell'assessore Bianchi,
non mi ha dato la sintesi che era auspicabile sul piano degli
emendamenti cosiddetti aggiuntivi'.
Peraltro, da un primo confronto ritengo che non sia possibile
immaginare un'ulteriore finanziaria rispetto agli articoli già
votati e quelli che ci appresteremo a votare, pertanto, raccomando
a tutti un po' più di serietà iniziando, per carità, da me stesso,
convinto come sono che tutti assieme abbiamo fatto un buon lavoro
sino adesso, possiamo continuare a lavorare e a fare un buon lavoro
però la sintesi deve essere effettivamente sintesi.
So che l'assessore Bianchi dovrebbe incontrare i Presidenti dei
gruppi parlamentari, come Assemblea abbiamo cercato di accelerare
i tempi nel senso che ci siamo sostituiti, in parte, alle singole
Commissioni non per cattiva volontà delle stesse, ma perché queste
non sono state messe nelle condizioni di lavorare.
Ora mi è stato chiesto ulteriore tempo, alle ore 21.00 il Governo
mi dirà se c'è o non c'è questo momento di sintesi, percependo le
difficoltà obiettive che l'assessore Bianchi mi ha manifestato.
Ripeto, l'assessore Bianchi dovrebbe tentare un momento di
sintesi, che sia vera sintesi, per essere chiari, e una sintesi che
alla fine raddoppierà il numero degli articoli non può essere
considerata sintesi, per il rispetto che dobbiamo avere per il
ruolo che ognuno, ripeto, esercita.
Pertanto, in considerazione che è stato chiesto ulteriore tempo,
sospendo ulteriormente la seduta fino alle ore 21.00.
(La seduta, sospesa alle ore 20.10, è ripresa alle ore 23.02)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ripartiamo dall'articolo 3, che
avevamo accantonato.
GRECO Giovanni.. Signor Presidente, ci può comunicare l'esito
della riunione dei Capigruppo?
PRESIDENTE. Onorevole Greco, non lo so, io non partecipo alla
riunione dei Capigruppo.
GRECO Giovanni. Ci ha fatto interrompere la seduta, e adesso, dopo
due ore, lei vuole iniziare dall'articolo 3? E' normale?
PRESIDENTE. Onorevole Greco, dopo l'articolo 2, che abbiamo
approvato, viene il 3.
GRECO Giovanni. Ho capito
PRESIDENTE. E' stato presentato l'emendamento 3.14.GOV
modificativo del Governo con la relativa tabella.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, ci può fare avere questo
materiale?
PRESIDENTE. Onorevole Greco, la prego di non gridare.
GRECO Giovanni. No, io grido perché lei mi fa gridare. Lei non ci
mette in condizioni di lavorare e glielo dico seriamente Adesso ci
dia il tempo di leggerlo.
PRESIDENTE. Assessore Bianchi, per rendere più intelligibile la
lettura a tutti i parlamentari, se lei, magari, intende spiegarlo
ci farebbe cosa gradita.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, signori
deputati, l'articolo 3 è un articolo ad alto contenuto tecnico,
diciamo così, che norma in termini di disposizioni in materia di
residui attivi, passivi e perenti di equilibrio di bilancio .
Mi soffermo in particolare sul 3.14.GOV, perché interviene su
alcuni punti essenziali perché è un articolo che troverete anche
nelle finanziarie degli anni precedenti. Il fatto innovativo
riguarda l'operazione che intendiamo fare - ed è prevista al comma
8 - entro 30 giorni dalla pubblicazione. si intende fare una
straordinaria operazione di revisione e cancellazione dei residui
passivi della Regione. Ciò vuol dire che si vuole fare
un'operazione di ripulitura del Bilancio riguardo a tutte le somme,
diciamo, impegnate, negli anni precedenti che non sono state spese,
e poi si procede, dopo una verifica, alla cancellazione.
Questa operazione di ripulitura del Bilancio è molto importante
perché, appunto, alleggerisce in tema di residui passivi che, in
qualche misura, risponde anche alla obiezione della Corte dei Conti
in relazione a quello che, invece, è il nostro grande problema del
Bilancio regionale che è il quello dei residui attivi e quindi
l'esigenza di rimpinguare il fondo residui attivi.
Su questo articolo si è discusso molto in Commissione Bilancio,
quindi mi soffermo in particolare sulle modifiche. Allora, la prima
modifica prevista dall'emendamento modificativo prevede al
rafforzamento dell'operazione di ricontrollo dei residui passivi,
anche una sorta di penalità da parte dei dirigenti che non pongano
in essere tutte le azioni necessarie finalizzate alla cancellazione
dei residui passivi.
Ulteriore emendamento, poi il secondo comma, ribadisce che gli
effetti finanziari - discendenti da questo comma - vanno ad
incremento proprio del fondo residui attivi che, dicevo, è il tema
posto dalla Corte dei Conti.
Il 10 bis e il 10 ter anche prevedono un altro elemento di
carattere tecnico e, in particolare, uno, il 10 bis, si riferisce
ad una modifica della norma nazionale; noi avevamo avuto una norma
nazionale, un decreto legge nazionale, che ci autorizzava ad
utilizzare l'extra gettito sanitario per funzioni extra
sanitarie , poi in sede di conversione di legge è stato destinato
esclusivamente al finanziamento di trasporto pubblico locale e dai
trasporti. In questo senso abbiamo fatto una modifica dell'articolo
3 per destinare le risorse rivenienti esclusivamente dall'extra
gettito sanitario, esclusivamente a queste due modalità.
Ultimo punto: il 10 ter. Questo intervento consente di rimpinguare
il fondo residui attivi. Con questo intervento, sia con ulteriori
risparmi sul Bilancio regionale, sia con la parte di recupero -
appunto l'extra gettito sanitario - adeguiamo il fondo residui
attivi: dai precedenti 40 milioni lo riportiamo a 100 milioni di
euro.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, stiamo
discutendo il 3.14.GOV, giusto? Che è la riscrittura dell'articolo
3.
PRESIDENTE. Con l'allegata tabella.
CORDARO. Con l'allegata tabella, infatti. Allora, siccome è stato
distribuito un minuto fa, io le chiedo magari tre minuti di
sospensione per leggere l'allegata tabella e per vedere quante
delle cose che sono state dette dall'assessore al Bilancio sono
bugie e quante sono verità.
PRESIDENTE. Addirittura
CORDARO. Così cominciamo subito ad intenderci, perché non vorrei
che stesse iniziando una Finanziaria 2 .
Ci chiariamo subito le idee, vediamo di capire qual è il percorso
che riparte da adesso. Io ho bisogno, non avendo alcuna fiducia nel
lavoro che fin qui è stato fatto, di capire che cosa c'è scritto in
questa tabella. Le chiedo formalmente cinque minuti di sospensione.
PRESIDENTE. Onorevole colleghi, la seduta è sospesa per cinque
minuti. .
(La seduta, sospesa alle ore 23.10 , è ripresa alle ore 23.17)
La seduta è ripresa.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Sull'ordine dei lavori
CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, siamo
in una situazione regolamentare quanto meno precaria, e io conosco
la sua sensibilità su un tema come questo.
Ci troviamo di fronte da quello che si dice, perché non ne abbiamo
ancora consapevolezza, ad una nuova Finanziaria che starebbe
all'interno di una riscrittura di un articolo che non è stato
ancora trattato.
L'opposizione ha tenuto fino a questo momento una condotta
assolutamente seria e responsabile, abbiamo chiare le ragioni che
inducono a fare in fretta, abbiamo chiari i problemi dei siciliani,
almeno noi dell'opposizione, però, Presidente, per questa stessa
ragione, io credo che non sia consentito neanche ad una assemblea
di condominio, figurarsi di un Parlamento, di non essere in grado
ancora di conoscere quale norme, da qui a qualche istante, dovremmo
votare; noi vogliamo fare, tuttavia, un'ulteriore apertura di
credito nell'interesse dei siciliani e per questa ragione io le
chiedo di dare la possibilità al Parlamento quanto meno di
conoscere le norme che voteremo.
Concludo chiedendole, dunque, di trattare questa sera gli articoli
3, 4 e 6 e di rinviare la discussione, certamente quella
dell'articolo 46, così come è scritto, come verrà riscritto, a
domani mattina avendo avuto la possibilità di consultarlo,
certamente non è possibile farlo adesso.
LACCOTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, io
penso che però si stiano superando tutti i limiti, noi non abbiamo
lavorato domenica perché si era detto che entro le ore 19.00 si
chiudeva la Finanziaria e il Presidente avrebbe deciso di accettare
o non accettare gli emendamenti.
Al di là di quelli che possono essere gli interessi di parte, c'è
un interesse generale che è quello di portare sicuramente a
votazione la Finanziaria fin qui espressa, io credo che così come
per gli altri anni, sia opportuno fermarci alla Finanziaria e fare
preparare dei disegni di legge su tutte le altre norme che nono
possono essere esitate in una notte o possiamo rischiare di fare
ancora slittare l'approvazione della Finanziaria con la
pubblicazione.
Lo dico responsabilmente perchè noi abbiamo assistito ad un
balletto di rinvii, di giorno in giorno, di ora in ora, e credo che
sia venuto il momento di essere tutti più responsabili. Tutte le
norme, tranne quelle che sono indifferibili, possono essere
rinviate a disegni di legge successivi. Credo che questa sia la
soluzione per tutta l'Assemblea.
Vedete, qui c'è in gioco, in effetti, una Sicilia che aspetta
norme che sono di una urgenza importantissima. Io capisco le
ragioni dell'opposizione, ma anche di tutti noi parlamentari che
vogliamo capire bene quali norme, ancora una volta, vengono scritte
nel chiuso di una stanza.
Non siamo più disponibili ad accettare questi diktat.
FORMICA. Chiedo di parlare..
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi siamo alla
conclusione, spero, di una maratona estenuante che ha visto questo
Parlamento soprassedere ad una serie di previsioni di legge, di
regolamento interno e di Statuto, pur di accedere ad una
approvazione rapida di bilancio e Finanziaria nella consapevolezza,
Presidente, che c'erano una serie di ragioni, in primis i precari,
che ci imponevano, nostro malgrado, di soprassedere ad un esame
approfondito nelle varie Commissioni del disegno di legge
presentato dal Governo, in fretta e furia all'ultimo minuto, e ci
hanno condotto a stare qui, perché è nostro dovere,
indipendentemente dalle giornate festive o meno.
Questo Parlamento ha detto sì e si è detto disponibile ad
approvare le norme che erano state depositate con la Finanziaria il
15, il 18 dicembre. Questo Parlamento, però, signor Presidente, non
potrebbe sopportare che, nel giro di qualche ora e nella confusione
delle ore notturne, si cerchi di introdurre una nuova manovra
bypassando questa volta non solo le Commissioni ma bypassando lo
stesso Parlamento, approfittando della confusione, della stanchezza
dei deputati, si cercherebbe di inserire una intera Finanziaria
senza che ce ne sia nessun motivo plausibile, senza che ci sia
alcuna urgenza plausibile, senza che ci sia alcuna giustificazione
plausibile. E lei, Presidente, si deve fare garante del Parlamento
perché lei ha già concesso abbastanza a questo Governo
soprassedendo ai regolamenti e allo Statuto.
Quindi, signor Presidente, la preghiamo, noi avevamo fatto la
proposta già in Conferenza dei Capigruppo e la rifacciamo:
chiudiamo gli articoli che erano in sospeso, il 3, il 4, chiudiamo
il 6, Presidente, che è un articolo fondamentale, al pari di quello
sui precari, e che è l'articolo che riguarda il fondo per gli Enti
locali, cioè il fondo per tutti i comuni e, quindi, per tutti i
cittadini siciliani.
Dopo di che ci sono le leggi di settore e Ed abbiamo un anno
davanti per affrontarle, perché questo Parlamento non potrà
accettare ulteriori umiliazioni, non lo merita, non è previsto da
nessuna norma, non credo che lei, Presidente, si possa mai prestare
alla riscrittura in fretta e furia di tutte le tirate di
giacchetta' possibili e immaginabili che ci sono in questi momenti.
Il Governo e la sua maggioranza hanno tutto il tempo per
presentare disegni di legge, per far valere le buone ragioni ma,
soprattutto, per concedere ai 90 parlamentari di poter esaminare le
norme, di poterle comprendere, di poter capire di cosa stiamo
parlando, perché se così non è approviamo le quattro norme
fondamentali, dopo di che diamo il tempo al Parlamento, 12 ore o 24
ore, per poter studiare un'altra Finanziaria o, cosa ancora più
logica: chiudiamo con l'articolo 6 e rinviamo tutto il resto ai
disegni di legge, perché altrimenti si tratterebbe di un golpe, di
chi predica bene e razzola male E noi non crediamo che questo
Parlamento possa meritare una simile umiliazione.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 46,
mi ripeto, visti gli interventi precedenti, è nuovamente una
Finanziaria nella Finanziaria, ha bisogno chiaramente di un
approfondimento sui temi, su tutti gli argomenti, per cui mi accodo
alle richieste che sono già pervenute di un rinvio per un
approfondimento serio di tutti i 51 commi dell'articolo 46, che
sono tanti Sono 51 articoli, ognuno rappresenta quasi come se
fosse veramente un disegno di legge ..
CORDARO. Si dice che siano di più
CANCELLERI. Si dice che siano di più. Ancora meglio La cosa
fondamentale è questa, però, signor Presidente, che non possiamo
continuare ad andare avanti con una Finanziaria che, volta per
volta, si va ingrossando sempre di più, andando ad inserire
addirittura norme come quelle del mutuo per un miliardo di euro,
chiamato per me in maniera tendenziosa, del salvaimprese , quando
in realtà il debito lo facciamo pagare alle imprese stesse, e
questa cosa credo che non possa passare all'interno di una
Finanziaria che sta diventando praticamente un decreto
onnicomprensivo di tutte quelle norme che a tutti piacciono, che
tutti in qualche modo vogliono far passare.
Quello è un disegno di legge a parte, che deve rimanere a parte,
che ha la sua priorità, ma che ha bisogno di un singolare dibattito
in Aula e che deve essere affrontato in maniera del tutto autonoma
e non all'interno di un comma, di un articolo di Finanziaria,
perché è una cosa molto più grossa, perchè impegna le imprese,
impegna il futuro della Sicilia per i prossimi trenta anni.
Allora, mi accodo alla richiesta: rinviamo l'approfondimento se
questo articolo 46 deve rimanere con tutti questi commi
aggiuntivi, diversamente stralciamo questo articolo 46, stralciamo
i commi che non sono necessari e lasciamo a questa Aula la
possibilità di dibattere semplicemente su quello che è lo scheletro
della Finanziaria, che è già abbastanza grosso ed ingrossato da
tutti gli articoli che sono già arrivati, che le ricordo che sono
50.
Non ci stiamo a fare i golpe nella notte, come qualcuno ha
ricordato, o a fare tutti i dibattiti che vengono praticamente, in
qualche modo, ad accusare della stanchezza dei deputati in Aula,
perché queste cose non ci possono appartenere, non devono
appartenere a questo Parlamento.
Per cui le riconfermo che anche dal Gruppo parlamentare Movimento
Cinque Stelle c'è la richiesta di mettere da parte l'articolo 46
per un approfondito studio e di rinviare l'Aula a domani.
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato
detto tutto da parte dell'onorevole Cordaro, certamente in modo
chiaro, ogni giorno con qualche speranza abbiamo usato grande senso
di responsabilità, abbiamo collaborato, oggi pomeriggio si è
lavorato bene, si sono approvati tanti articoli, improvvisamente
l'Aula si è fermata e per ben due volte, lei Presidente, ha
manifestato l'auspicio di un Governo che venisse qua a comunicare
la sintesi, sintesi che ancora aspettiamo, perché si è aperta
l'Aula nell'indifferenza come se niente fosse successo, come se si
dovesse procedere così e ci vediamo presentare tabelle su cui non
entro nel merito.
Certamente, Presidente, sarebbe una buona idea stralciare le parti
che non necessitano di provvedimenti urgenti e, quindi, ci
rimettiamo anche alla sua valutazione e procedere, invece, alla
trattazione dell'articolo 6 che è una cosa molto seria e poi, nella
sua complessità, il resto va visto in una seconda fase.
Quindi, Presidente, non mi dilungo.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi,
volevo ricordare la scena che ha fatto lei col Presidente della
Regione di allora, a maggio del 2012, onorevole Crocetta, lei se la
ricorda, vero? Quando, tornati da una riunione notturna, ha buttato
in aria tutti i fogli ed è chiaro che quelle scene ancora le ho
presenti.
Allora, chiedo scusa ai colleghi del Parlamento per la voce alta
con la quale ho espresso la mia contrarietà alla ripresa dei lavori
come se niente fosse successo; dopo quattro ore di rinvio per cui
il Presidente ci aveva detto che c'era una riunione dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari, ma neanche in un condominio la riunione
non viene discussa.
Presidente, non è che voglio fare il bastian contrario ma non è
possibile approvare una finanziaria di un'importanza vitale per le
sorti dei siciliani con una leggerezza che lei dimostra e dicendo
che lei non partecipa a queste riunioni.
Lei vuole apparire come uno che non si interessa e le do ragione
perché lei deve essere super partes ma neanche può impedire ai
componenti di questo Parlamento di studiare le carte.
Mi sono letto questa tabella allegata; è possibile avere quattro
dubbi?
Se comincio a chiederle di chiarirmi tutti i dubbi, lei pensa che
faccio ostruzionismo?
Allora, per evitare questo, addirittura, sono ancora più drastico:
ci dia la possibilità di aggiornare la seduta a domani e noi, di
notte, studieremo un poco queste carte perché, altrimenti, non
facciamo un buon servizio per i siciliani.
Lei potrà prenderlo come ostruzionismo; io non sto facendo
ostruzionismo, sto chiedendo delle garanzie. Se lei mette il suo
buon senso, come ha fatto in certe altre occasioni, penso che non
muore nessuno.
Onorevole Panarello, è vero quello che dice lei ma non possiamo
addossarci le responsabilità noi; è per colpa nostra che non si può
procedere ad approvare la finanziaria? Non credo che sia
l'opposizione che, fino ad adesso, ha mostrato tanto buon senso da
venire a tutti gli accordi.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Onorevole Turano, la invito ad essere breve perché i Gruppi stanno
esponendo la loro posizione che è più che evidente.
TURANO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, cercherò
di essere telegrafico, non c'è bisogno di svolgere un comizio per
indicare le ragioni dell'irrequietezza che si registra negli ultimi
minuti.
A me sembra che, fino ad ora, si sia tenuto un atteggiamento
responsabile finalizzato ad approvare, in tempi rapidi, un
documento contabile, onestamente arrivato in ritardo e che ancora
non vede la luce; siamo al 13 gennaio ed abbiamo già sforato i
tempi massimi.
Da parte dell'Aula e da buona parte dei Deputati sono stati
consegnati al Governo piccoli suggerimenti che servivano per
definire un percorso rapido. Se ciò si traduce in una valutazione
di appesantimento del Governo della manovra stessa, vuol dire da un
lato mortificare il lavoro paziente di chi è rimasto qui a
sostenere le iniziative, approvandole o bocciandole, dall'altro far
passare non più per serietà e correttezza istituzionale il
comportamento assunto ma quasi per una scolaresca che non sa quello
che deve fare.
Signor Presidente, non sono iscritto alla seconda ipotesi, ma alla
prima.
Se c'è ragionevolezza e buon senso che serve per recuperare quelle
piccole iniziative alle quali ognuno di noi ha dato un modestissimo
contributo - per le cose fattibili che non prevedono un aumento di
spesa - siamo tutti pronti a lavorare. Se si dovesse, invece,
parlare soltanto della seconda ipotesi, non credo che ci sia tanta
pazienza per continuare, non i lavori ma, più in generale,
l'approvazione della manovra.
LENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, il mio intervento è finalizzato ad
avere qualche informazione.
Non vorrei che approvassimo ora questa finanziaria e, poi, per un
anno non si facesse più niente.
Soffermarci su una ventina di punti, rispetto ai sessanta che ci
sono e prendere quelli che il Governo riterrà più opportuni, più
indispensabili, sarebbe una cosa importante.
CORDARO. Stiamo parlando sull'articolo 3.
LENTINI. Sull'articolo 3 vorrei meglio comprendere una cosa. Si
parla di 60 milioni di recupero, di cui 28 milioni riguardano le
spese - quindi meno spese - e 32 milioni, sul 10 bis, parliamo di
IRPEF, del trasporto pubblico locale e dei collegamenti con le
Isole minori.
Per ciò che riguarda il trasporto pubblico locale, considerato che
nel 2012/2013 abbiamo già tagliato del 20 per cento, mi chiedo cosa
ancora dobbiamo tagliare, qual è la cifra? Un ulteriore 5 per
cento?
PRESIDENTE. Onorevole Lentini, si era incardinata la discussione
sull'ordine dei lavori, diventa propedeutico il ragionamento, non
entriamo nel merito dell'articolo 3.
LENTINI. Sto parlando del GOV.3.
PRESIDENTE. C'era una questione iniziale posta dall'onorevole
Cordaro, ho sentito tutti i Gruppi e dobbiamo votare non l'articolo
3 ma c'è una questione procedurale che mi hanno posto all'inizio
l'onorevole Cordaro, l'onorevole Laccoto.
LENTINI. A me stanno bene le scelte del Governo, però, voglio
capire qual è la percentuale relativa al trasporto pubblico locale.
PRESIDENTE. Ma non siamo nel merito dell'articolo 3.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Penso che così abbiamo chiuso sulle
questioni procedurali. Pertanto, la invito, onorevole Figuccia, a
farmi sapere il suo pensiero sul fatto di continuare, rinviare, sul
maxiemendamento e così via.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, Assessori, non credo che il percorso che
è stato proposto stasera agevoli i lavori d'Aula, credo piuttosto
che, così come abbiamo assistito in queste giornate, si è assistito
ad una riscrittura puntuale, articolo per articolo, fino ad
arrivare ora a proporre, finalmente, quello che era la reale
intenzione, ovvero una riscrittura della finanziaria rispetto alla
quale, onestamente, mi sento di dire che se dovessimo decidere di
procedere così qual è, a questo punto, la funzione che è attribuita
alle Commissioni, alla Commissione Bilancio in primis, la quale ha
lavorato per diversi giorni e diverse notti a questi articoli che,
poi, vengono, giustamente o meglio ingiustamente, sostituiti dal
Governo.
Per cui, su questo non c'è alcun dubbio, la proposta è quella di
uscire anzi di fuggire da questa imboscata che stasera ci viene
proposta dal Governo, rinviare assolutamente a domani in modo da
poter, effettivamente, verificare quali sono state le proposte del
Governo e, soprattutto, quali sono state le ragioni che hanno
portato alla riscrittura arrivando persino a togliere delle voci di
spesa a singoli Assessori di questo Governo, nel nome di non so
quale interesse superiore, con il mal di pancia non solo
dell'opposizione.
VENTURINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. ne ha facoltà.
VENTURINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, Assessori, farò un intervento molto
breve, perché sembra che, improvvisamente, siamo tornati in
un'altra Assemblea. Prima dell'interruzione di ben 3 ore fa, che
ricordo agli onorevoli colleghi doveva essere solo di mezz'ora,
siamo riusciti a portare avanti una serie di articoli e siamo
arrivati all'articolo 45 con un dibattito che si è svolto nella
maniera più tranquilla e con il buon senso da parte di tutti. Si è
tornati in Aula ed è come se questa Assemblea fosse composta da
persone ben diverse: da onorevoli che fino a un paio di ore fa
parlavano degli interessi dei siciliani, dell'importanza di dare,
entro questa sera, una finanziaria ai siciliani, abbiamo discusso
sui precari, sui forestali, eccetera, però, evidentemente, è
successo qualcosa in questo intervallo - ripeto non di mezz'ora ma
di circa 3 ore - e che porta, in Aula, un fermento tutto nuovo, ben
diverso da quel coro quasi all'unisono che si è levato poco fa
sulla necessità di una finanziaria che noi stessi, in Conferenza
dei Capigruppo, ieri, abbiamo detto di approvare questa sera.
Allora, faccio un appello al Presidente della Regione e, proprio
per mantenere la promessa che abbiamo fatto ai siciliani e, quindi,
garantire -come abbiamo letto dai giornali e come abbiamo detto in
quest'Aula più volte - ai precari la proroga di cui si è tanto
parlato che, in qualche modo, ha rappresentato un po' una sorta di
ricatto nei confronti di questa finanziaria, chiedo formalmente al
Governo di blindare la finanziaria con gli articoli 3 e 4 e di
rimandare, invece, tutto quello ha fatto scaturire questo dibattito
e questo acceso fermento, di rimandare tutto questo nelle
Commissioni di competenza, anche per ridare un ruolo a quelle
Commissioni che durante quest'anno sono state più volte
sottovalutate o, forse, non hanno svolto il loro lavoro che è
quello di legiferare in modo corretto.
Allora, restiamo su quell'intesa che ha caratterizzato il
dibattito fino a prima dell'intervallo, portiamo a casa una
finanziaria con alcune iniziative importanti di cui si è molto
dibattuto e rimandiamo tutto ciò che riguarda l'altra finanziaria,
quella che è venuta fuori da queste tre ore di dibattito, e
rimandiamola nelle Commissioni competenti dove, con al dovuta
calma, si potrà finalmente legiferare e cercare di dare una
risposta seria che non sia frutto di concertazioni anche fin troppo
frettolose e, quindi, ridare a questo Palazzo la trasparenza di cui
abbiamo sempre parlato ed a cui tutti dobbiamo tendere.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, il
dibattito fin qui portato avanti ha voluto dimostrare come anche da
parte del Nuovo Centro Destra, da parte di tutte le forze di
opposizione, c'è stata la volontà di concorrere con impegno a
confrontarsi sugli articoli della finanziaria, a dare un proprio
contributo e, quindi, la volontà chiara di volere espletare in
maniera seria la propria funzione di parlamentare.
Andare oltre un livello di decenza istituzionale significa
offendere il Parlamento. C'è un momento in cui dobbiamo dimostrare
di essere, così come abbiamo dimostrato per le riforme, siamo
convinti che c'è bisogno di dare alcuni segnali di cambiamento
forti e chiari, abbiamo contribuito in maniera determinate anche
tutti noi, però, abbiamo riscontato una tendenza al rigore a
macchia di leopardo, alcune scelte sono state condivise e portate
avanti, alcune altre dello stesso tenore, della stessa portata,
invece, sono state escluse.
Ora, il voler riproporre ad un articolo che ha già una sua
complessità, l'articolo 46, un emendamento aggiuntivo di oltre 50
commi, mi permetta, signor Presidente dell'Assemblea, necessita di
un momento di riflessione perché è giusto che il parlamentare
comprenda qual è la portata di ogni argomento che affronta e qual è
la refluenza che può avere in termini, non solo di clamore
giornalistico ma anche in senso concreto delle determinazioni,
delle ricadute che avrà su ogni azione consequenziale.
Agli Uffici chiedo che ci sia un momento di riferimento normativo
perché è giusto che comprendiamo che cosa andiamo a votare. Quindi,
signor Presidente, la invito a far sì che questo Parlamento possa
espletare la sua funzione in maniera chiara, serie e concreta e,
pertanto, è opportuno che si soprassieda nella trattazione di
questo argomento.
CROCETTA, presidente della regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, penso che al di là di ogni considerazione, siccome
dell'articolo 46 dovremo parlare quando arriva l'articolo 46, se
abbiamo l'intenzione di approvare velocemente la finanziaria.
Un Aula che ha intenzione di proseguire nell'essenzialità che fa?
Intanto, esamina gli articoli 3, poi il 4, eccetera, poi, quando
arriva al 46 si autodetermina. Invece, trovo alquanto strano
discutere del fatto che, poi, ci sia questo emendamento
dell'articolo 46.
Guardate che nell'articolo 46 non c'è la mediazione, per essere
chiari, di qualcosa che accontenta, anzi c'è lo scontento Nel
senso che, per esempio, continuiamo a rifiutare la questione della
SPO, i vari articoli di assunzione di precari, eccetera. Quindi,
probabilmente, non piace a qualcuno per questo motivo, però, c'è
dentro tutta l'abolizione delle partecipate che per noi è uno
degli elementi centrali della finanziaria.
Allora, uno dice: bene, lo preleviamo e lo trattiamo subito, così
come articolo a parte Un Parlamento che non intende bloccare
l'abolizione delle partecipate. Poi, diventa tutto più semplice.
C'è il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, che
sono 850 milioni di euro, per intenderci, di liquidità che
verrebbero a mancare e che non sono per le imprese del nord, perché
le imprese sono del nord e del sud. E, in ogni caso, o sono del
nord o sono del sud fanno i decreti ingiuntivi e causano i dissesti
delle Regioni e della Pubblica amministrazione.
E, non sono debiti assunti da questo Governo, sono debiti assunti
dai governi precedenti, con ben altre composizioni politiche, per
essere chiari. Sono deliberazioni che hanno assunto tutte le
Regioni italiane. Tutte, di destra e di sinistra.
Le uniche tre Regioni che non lo hanno fatto sono la Sicilia ed un
altro paio, con la differenza che tutte le altre Regioni lo hanno
fatto aumentando l'indebitamento, aumentando le tasse ai cittadini,
noi non le abbiamo aumentate. Ricordo che, quest'estate, c'è stata
pure una polemica con alcune forze politiche, persino col mio
partito, su questa cosa e, poi, abbiamo chiarito qual è il
percorso, abbiamo fatto un braccio di ferro col Governo, ci siamo
fatti fare una legge speciale per la Sicilia, per cui alla Sicilia
è consentito fare questo sulla base del risparmio e non sulla base
del debito. Quindi, credo che quei debiti vadano pagati - siccome
li dovremo, comunque, pagare perché le imprese poi fanno i
pignoramenti -, dopodiché vi assumerete la responsabilità, non
affrontando questo per esempio del fatto che non si pagheranno gli
stipendi perché non avremo la liquidità, eccetera.
Onorevole Formica, si parla di 850 milioni di euro. In ogni caso,
questa è la logica del bonus pater familias , che dovrebbe
regolare tutta la logica di ogni amministrazione. Io ho i debiti e
li debbo pagare; se non ho la cassa e non ho soldi, accendo mutui e
li pago con la cassa depositi e prestiti e li divido in vent'anni,
invece di farli gravare in un unico esercizio, come bisognerebbe
farli gravare, causando un'inevitabile condanna alla violazione del
patto di stabilità la Regione siciliana.
Quindi, non è un giochetto. Quindi, invito i parlamentari, anche
un po' più ingenui, a non farsi prendere - così come è avvenuto
l'anno scorso, gli anni precedenti -, quando si va in Aula insorge
la schiera fitta dei moralisti che dicono: No agli emendamenti
contrattati, no alle mediazioni .
A parte che le mediazioni non sono mediazioni, ma si chiamano
politica . E, se voi ritenete che la politica sia un'arte
ignobile, non capisco perché la facciamo. Io penso che sia un'arte
nobile. Laddove si pongono interessi generali, non capisco cosa ci
sia di sbagliato. Perché un deputato non può proporre una cosa in
generale? Laddove individuiamo misure ad personam, tese a favorire
o ad escludere qualcuno, denunciatele e se le ha fatte il Governo
le ritirerà, se le ha fatte la Commissione le ritirerà la
Commissione.
Questo è un modo leale per procedere. Ma è inutile mettere la
fregola del nervosismo.
Affrontiamo gli articoli che dobbiamo affrontare, quando
arriveremo al 46 lo esamineremo perché non ci vuole niente. Se
perdessimo meno tempo nelle chiacchiere dicendo: questo non ci
piace perché è ad personam , oppure questo non ci piace perché
crea questo danno , benissimo, lo ritireremmo e procederemmo con
velocità.
Se si ha, invece, intenzione di non far abolire le partecipate con
questa scusa, oppure non favorire una cosa di cui ci accusa
l'opinione pubblica nazionale - siamo nelle prime pagine dei
giornali perché siamo l'unica Regione che, pur avendo la
possibilità di farla e di avere un prestito dallo Stato, e non
dalle banche, che è mutuabile in qualsiasi momento e che permette
di evitare una condizione terribile di indebitamento della Regione
siciliana e di quasi sforamento del patto di stabilità - e dobbiamo
sacrificarlo ai chiacchiericci della politica, no.
Quindi, per noi si dovrebbe procedere con calma e tranquillità,
evitando polemiche e poi affronteremo, ci vogliono tre secondi.
Chi, eventualmente, pensa che ha più bisogno di tempo, magari ci
sono i più esperti. Guardate che non ho trovato inesperti nel
dialogo che abbiamo fatto su questi articoli. Ho trovato gente
espertissima, che sa benissimo, articolo per articolo, di cosa si
tratta e non è vero che è così confusa.
PRESIDENTE. Allora, se non ho compreso male e penso di non avere
compreso male, da parte di tutti gli interventi che ci sono stati,
c'è una richiesta di approfondimento, non c'è stata la volontà di
rallentare, tutt'altro. Anzi, è stato evidenziato il ruolo che
questo Parlamento ha svolto, nel corso di questi giorni,
sull'imminenza della questione precari che, in qualche modo, ha
determinato l'approvazione di una finanziaria ed ha impedito,
almeno, la richiesta, la votazione di esercizio provvisorio.
Quindi, voglio riappropriarmi di quello spirito di serenità che ci
ha condotto in questi giorni e come più volte è stato richiamato.
Una cosa garantisco - l'ho sempre detto e ne sono più che convinto,
si è gridato addirittura ad eventuali golpe in nottata - non è
interesse di alcuno fare golpe, forzature, perché non porta a
niente e andremmo a svilire il grande risultato che abbiamo
ottenuto nel corso di questi giorni, cioè non fare l'esercizio
provvisorio, approvare una finanziaria che, comunque, si può
condividere o meno ma ognuno è stato libero di esprimere
pubblicamente nel Parlamento, in discorsi probabilmente che si
potevano magari contenere, ma ognuno è stato libero di esprimere la
propria posizione, sia come Gruppo che come singolo deputato.
Ho avuto la richiesta da parte di quasi tutti i Gruppi - se non
erro proprio ad iniziare dall'onorevole Cordaro - a rinviare, ma
non per prendere tempo, a domani mattina la questione limitatamente
al 46 e, aggiungerei io, anche la questione relativamente
all'articolo 18, con un impegno, perché guardate siamo in dirittura
finale, pertanto, se prendiamo l'impegno, in questo momento, di
votare velocemente gli articoli 3, 4 e 6, senza perderci in inutili
chiacchiere, perché lo conoscete alla perfezione, alla memoria,
passiamo a votare gli articoli, domani mattina iniziamo alle ore 10
e possiamo essere fuori sull'articolo 46 perché si può arrivare,
pure, alla soluzione che è stata paventata, che era quella
dell'eventuale totale soppressione dell'articolo 46. E' stata
paventata.
Dall'altro lato si dice - e il Presidente ha detto - che ci sono
dei disegni di legge, il salva imprese che peraltro è maturo per
l'Aula, perché è passato dalla Commissione, come la questione
delle partecipate , era una questione sulla quale il Governo si era
obiettivamente espresso, può essere condivisibile o meno, è stata
cassata dalla Commissione, il Governo giustamente vuole che si apra
il dibattito. Chi è a favore può essere a favore, chi è contrario
può essere contrario.
Quindi, direi - e questa può essere una soluzione che potrebbe, in
qualche modo, ristabilire quel clima di serenità e positivo che c'è
stato, non cambia sostanzialmente la questione in ordine ai tempi
di approvazione - approviamo velocemente, nel giro di mezz'ora,
senza tante discussioni gli articoli 3, 4 e 6, domani mattina alle
10 ritorniamo in Aula per approvare l'articolo 18, non so se c'è
pure l'articolo 17, e il 46, tenendo presente che il Governo già
ci ha fatto sapere che riproporrà - Presidente se sbaglio lei è
autorizzato a correggermi - comunque le due questioni
caratterizzanti che sono quelle del disegno di legge salva
imprese che già è passato dalla Commissione per essere inserito in
Finanziaria e la questione relativa alle partecipate su questo il
Governo chiederà un voto. Peraltro, da un punto di vista
procedurale, debbo dire non si fa nessuna forzatura, perché le
Commissioni su questi argomenti si sono in qualche modo già
espresse.
Se noi siamo d'accordo sul percorso, approviamo questi tre
articoli velocemente e domani alle ore 10.00 ci vediamo sul resto
per approvarlo in mattinata, così ognuno di noi ha la possibilità
di fare le dichiarazioni di voto, perché questa obiettivamente è
una finanziaria politica a tutti gli effetti, nel senso positivo
del termine.
Quindi, non sorgendo osservazioni, in contrario procediamo così.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Signor Presidente, solo per avere un chiarimento la sua
impostazione tiene conto mi pare dell'intendimento di voler
completare l'articolato tranne il 46 stasera?
PRESIDENTE. Tranne il 18, e il 46.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Risultano accantonati ancora il 17 ed il 41 questo le volevo dire.
PRESIDENTE. Se possiamo fare il 17 ed il 41 e non ci sono problemi
li facciamo velocemente, ma mi sembra chiaro, io dicevo quelli di
carattere politico il 18 ed il 46.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Possiamo farli anche domani, non c'è problema, se lei lo ritiene.
PRESIDENTE. Se c'è il clima utile li approviamo stasera.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, assessore Bianchi, mi scusi comprenderà
che la stanchezza è abbastanza diffusa, la riscrittura
dall'articolo 3 all'articolo 10 bis mi lascia un po' irrequieto,
per utilizzare sostanzialmente una frase ormai abbastanza comune in
quest'Aula, poiché non posso non collegarlo poi all'articolo 19.
La domanda è questa, e vorrei che effettivamente fosse chiara,
poiché individua due leggi fondamentali, una in maniera particolare
il trasporto pubblico locale, la seconda il trasporto collegamento
isole minori, potrebbe determinare una diminuzione delle somme che
sono effettivamente stanziate o è eventualmente una previsione che
va ad incrementare le eventuali somme che sono state stanziate?
Vorrei che effettivamente su questo argomento fosse chiaro, per
sgombrare eventualmente dubbi o perplessità al riguardo. La dizione
che viene utilizzata, non è la più felice per farlo comprendere,
ovviamente, a chi non è laureato in economia, grazie.
PRESIDENTE. Onorevole colleghi, diamo una risposta complessiva per
tutti. Però, se i deputati si possono allontanare dal banco del
Governo, semplifichiamo il ragionamento. Onorevole Firetto, se dà
la possibilità all'onorevole Falcone di fare il suo intervento, in
maniera tale che possa essere ascoltato da tutti noi, e soprattutto
dall'Assessore Bianchi.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, entro
immediatamente nel merito dell'articolo 3, così come è stato
modificato. Chiaramente, l'articolo 3 modifica l'intera impalcatura
della finanziaria o una parte sostanziale della stessa, Assessore.
E lo dico e lo spiego immediatamente, perché l'articolo 3 cosa fa
in buona sostanza al comma 10 bis, ma già con l'inserimento del
comma 8 bis? Con l'8 bis in sostanza cerchiamo di quantificare,
sebbene lo facciamo in maniera generica, il fondo previsto
dall'articolo 5 della scorsa finanziaria.
E' un fondo di garanzia, dei residui e così via, però non lo
quantifichiamo. Invece, inserendo l'articolo 10 bis, stiamo
prevedendo un'operazione un po' particolare, di ingegneria
contabile a me pare, cercherò di essere preciso.
Cosa succede? Noi quest'anno abbiamo, stiamo prevedendo, poiché
l'anno scorso al tavolo tecnico è stato valutato in maniera
decrescente il rientro, sono cose delicate Presidente. Siccome in
maniera decrescente si è potuto verificare l'apporto al piano di
rientro e nel senso che quest'anno abbiamo potuto avere una
validazione per 110 milioni in meno rispetto all'apporto che la
Regione siciliana avrebbe dovuto offrire al piano di rientro,
abbiamo potuto immaginare di utilizzare per altri motivi, per altri
obiettivi questa cifra. Quindi, dovrebbe essere limitata alla
stessa.
Noi quest'anno stiamo utilizzando, potremmo utilizzare una parte
di quei famosi 330 milioni di euro che sono il risultato
dell'addizionali dell'extra gettito, del maggiore prelievo fiscale
di Irap e Irpef, per altre finalità che non siano sanitari. Cioè
noi così cosa stiamo facendo? Stiamo utilizzando una parte per
obiettivi extra sanitari.
Ma il problema è uno, Presidente Ardizzone, qua lo voglio dire, e
cioè che noi potremmo utilizzare appena 110 milioni di euro, non
218 milioni di euro, così come stiamo utilizzando, perché nel
momento in cui prevediamo di utilizzare fino alla concorrenza dei
218 milioni di euro da un lato ci stiamo attenendo alla
validazione del tavolo tecnico, ma poi stiamo andando ultra petita,
cioè stiamo utilizzando una parte dell'addizionale e la stiamo
utilizzando per scopi che non ci vengono consentiti dalla legge
perché noi possiamo utilizzare per la parte decrescente alla
massimizzazione dell'extra gettito.
Allora, cosa succede, assessore, questo per quanto riguarda
l'applicazione dell'articolo 2 del comma 80 della 191; dall'altro
lato poi, stiamo utilizzando 218 milioni di euro per pagare i
servizi essenziali, così come ci dice la norma, però questi servizi
essenziali che nel 2013 erano pari a 263 milioni di euro significa
177 milioni per il trasporto pubblico locale, già epurato dal
quinto d'obbligo, e 86 milioni di euro per il trasporto marittimo
pari a 263 milioni, successivamente in Finanziaria nel disegno di
legge 670 diventavano 166 pari a 242, oggi addirittura stasera,
diventano 218 milioni di euro.
Ma la cosa ancora più strana è che li prendiamo dall'extra
gettito, io non so se questo è possibile. Mi sembra che stiamo
eccedendo, è una forzatura, è una ingegneria contabile, finanziaria
che stiamo facendo perché poi a questo dovremmo anche legare, se
andiamo oltre, anche il salva-imprese, cioè 218 milioni più 63
milioni, voi lo valutate 63, noi in Commissione lo avevamo valutato
52, arriviamo a circa 280 milioni; cioè con i soldi dei siciliani,
qua lo dobbiamo dire, non stiamo pagando più il piano di rientro,
ma stiamo pagando il trasporto pubblico locale di gran lunga
ridotto, e il trasporto per marittimo. Questo chiaramente ci lascia
perplessi, perché questa era un'operazione che avremmo dovuto fare
in precedenza, cioè all'origine di questa Finanziaria.
L'ultima cosa e concludo per non deviare troppo, ma per dire che
su questo emendamento dovremmo riflettere, Presidente Ardizzone,
altrimenti secondo me possiamo anche commettere una irregolarità.
Altra cosa. Il fondo ogni anno, ad inizio di anno, viene stabilito
il fondo nazionale per il servizio sanitario e viene stabilito
dallo Stato. Quest'anno vale circa 106 milioni di euro. A cascata
poi viene assegnato alle varie Regioni. Per la Regione Sicilia vale
8 miliardi e mezzo di euro. Questi 8 miliardi e mezzo di euro sono
garantiti dall'Irpef e dall'Irap, sono garantiti poi dal concorso
regionale e poi da un concorso nazionale.
Nel momento in cui noi facciamo questa operazione, cioè una parte
di questi soldi li stiamo spostando per altri obiettivi extra
sanitari, noi rischiamo di creare un buco nella sanità.
Allora, io dico possiamo utilizzarli per finalità extra sanitari;
però, attenzione, lo voglio dire anche all'Aula, stiamo rischiando
di utilizzare 218 milioni di euro oltre la cifra che ci è stata
consentita dal tavolo ministeriale a giugno scorso, quella cifra
che ci ha potuto consentire, con una norma dell'ultima manovra
finanziaria statale, di utilizzare anche per la finalità del salva
imprese', ma per quella finalità e limitatamente ai 110 milioni di
euro, non per l'intera cifra.
Per quanta riguarda poi l'articolo 10 ter, all'articolo 10 ter ci
rendiamo conto che stiamo ulteriormente riducendo di 60 milioni di
euro tutta una serie di interventi. Sotto un profilo politico nulla
quaestio, non entro nella scelta discrezionale che sta facendo il
Governo, chiaramente è una scelta che serve a garantire il famoso
articolo 5 che al comma 8 rimane genericamente valutato. Qua lo
stiamo rapportando e questa è una misura di contenimento seria per
quanto riguarda il bilancio regionale. Ma è una scelta che il
Governo sta facendo, creando un decremento e creando anche, magari,
dei problemi a tanti interventi di spesa. Questa, però, è una
scelta su cui il Governo si assume tutte le responsabilità.
Vorrei, invece, ricordare al Governo e ribadire che sull'articolo
10 bis, secondo me, è una forzatura o una ingegneria finanziaria
che vogliamo fare utilizzando una norma che non si addice a questa
finalità se non per la parte sino ai 110 milioni di euro, non
oltre. Con questo rischiamo, addirittura, di non poter nemmeno
utilizzare l'extra gettito del salva imprese. Assessore, stiamo
attenti.
PRESIDENTE. Assessore, se brevemente possiamo rispondere ai dubbi
dell'onorevole Falcone.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, è difficile
rispondere brevemente ai molti dubbi dell'onorevole Falcone.
Comincio, intanto, a tranquillizzare l'onorevole Fazio e
l'onorevole Lentini.
Qui non si interviene minimamente sullo stanziamento riguardante
trasporto pubblico locale e collegamento isole minori. Si dice
semplicemente che per quota parte si contribuisce al finanziamento
dello stanziamento previsto in altri articoli, che è quello che
abbiamo definito cioè 166 più 78 a memoria per quota parte, cioè
per 218 milioni si partecipa con l'extra gettito sanitario, è
semplicemente una quota di copertura che viene indicata in questo
articolo. Quindi, questo permette di liberare risorse del bilancio
regionale e coprire altro.
Questo perché lo facciamo? Onorevole Falcone, la prego di seguirmi
perché io l'ho seguita con attenzione. Anche lì la posso
tranquillizzare. Noi non solo non facciamo nulla né di ardito né
tanto meno di illegittimo, anzi seguiamo esattamente quanto
previsto dalla norma nazionale che proprio la Regione Sicilia ha
voluto che si introducesse nella legislazione nazionale. Cioè, in
un primo tempo il decreto legge ci autorizzava all'utilizzo delle
risorse dell'extra gettito sanitario non necessario alla copertura
del budget sanitario, per spese extra sanitarie, diceva
genericamente. Così abbiamo costruito la finanziaria.
In sede di manovra finanziaria nazionale è cambiata la norma
nazionale, che dice che non possiamo più utilizzarla genericamente
per spese extra sanitarie, ma possiamo utilizzare, ad esempio, per
la compartecipazione alle spese del trasporto pubblico.
Quindi, noi utilizziamo lo stesso esatto meccanismo utilizzato
nella finanziaria scorsa; però, mentre l'anno scorso dovendo
utilizzare il meccanismo dell'accantonamento, perché non avevamo la
norma nazionale, in questo caso noi possiamo direttamente
utilizzare le risorse che in base ai risultati degli ultimi tre
anni dei tavoli tecnici sono libere, non sono più da dedicare alla
sanità, e la prego poi ne risponderemo noi come Assessorato, come
Ragioneria, i conti che abbiamo operato permettono, liberano questi
218 milioni sull'extra gettito, che possono essere immediatamente
utilizzabili, in più abbiamo la disponibilità finanziaria per
coprire anche il disegno di legge pagamenti.
Comunque, tutti i conti ed i dati avremo modo di illustrarglieli
in separata sede, però tutto il meccanismo anzi come vi dicevo, mi
dispiace che sia intervenuto in sede di emendamento, però è il
problema che rispetto a quando abbiamo depositato la finanziaria è
cambiata la norma nazionale. Abbiamo dovuto fare questa
triangolazione sul trasporto pubblico.
Spero di essere stato rapido, ma chiaro.
FALCONE, relatore di minoranza.. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. No, onorevole Falcone, basta non è un dialogo. Su una
materia del genere è chiaro che l'Assessore non vuole assolutamente
rischiare. Lei ha fatto bene a porre tutte le questioni di
carattere tecnico, gliene dà atto tutto il Parlamento, perché il
suo intervento serve a chiarire dei dubbi, perché su una materia
così complessa e delicata i dubbi obiettivamente ci sono. Ma
l'Assessore ha voluto manifestare la tranquillità sua e degli
uffici su una materia così delicata. Stiamo parlando di residui e
sappiamo come la Corte dei Conti ci ha messo l'occhio.
Si passa alla votazione degli emendanti.
Gli emendamenti soppressivi sono ritirati. L'Assemblea ne prende
atto.
Pongo in votazione il subemendamento 3.14. GOV. 1. Il parere della
Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 3.14. GOV, emendamento
modificativo dell'articolo 3, così come modificato. Il parere della
Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 3, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si riprende l'esame dell'articolo 4, precedentemente accantonato.
Gli emendamenti soppressivi sono ritirati. L'Assemblea ne prende
atto.
Si passa all'emendamento di riscrittura 4.R. Pongo in votazione
l'emendamento di riscrittura dell'articolo 4, con l'allegata
tabella. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Tutti gli altri emendamenti sono superati.
Si riprende l'esame dell'articolo 6, precedentemente accantonato.
Sono stati presentati un emendamento di riscrittura del Governo
più sei subemendamenti.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, ritengo avendo approvato l'articolo 4
ed ancora una volta da parte dell'Assemblea c'è un atto anche di
responsabilità, trattandosi di una modifica all'assetto ed al
quadro finanziario che investe, che interessa le nostre future
strategie, particolarmente delle opere infrastrutturale.
Io chiedo all'Assessore che in questa sede possa assumere un
impegno specifico per capire come noi manteniamo in piedi l'assetto
del quadro finanziario complessivo che, in riferimento alla
delibera del CIPE 60 e 62, possa sostanzialmente non vanificare
quello che è il quadro di prospettiva che noi abbiamo, perché, cari
colleghi, ove voi non avete guardato con attenzione noi abbiamo
avuto già, l'anno scorso, nella finanziaria scorsa, un impegno che
ha portato a utilizzare queste risorse a garanzia sempre di fondi
di parte di bilancio e, quindi, nella sostanza, si è rallentata
l'attività di realizzazione e di completamento del percorso per la
realizzazione delle opere.
Oggi, torniamo su questo aspetto. Quindi, assessore Bianchi, cosa
ci dice perché in questa direzione possiamo mettere una parola di
certezza che consente di realizzare i programmi che,
particolarmente per le grandi infrastrutture, attendono una
risposta?
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore per le
autonomie locali, io la prego, come farà con tutti gli altri
colleghi, di attenzionare una lettura veloce alla riscrittura
dell'articolo 6.
Ovviamente, il Governo, se l'assessore Bianchi mi può seguire, ha
scritto una norma relativamente al trasferimento ai Comuni, gli
oltre 380 Comuni siciliani, con le disponibilità finanziarie che
ha, quindi, con un decremento del trasferimento rispetto al 2013,
se ho riletto bene, la riscrittura di 120 milioni di euro, si pone
una questione anche di istituzionalizzare. La collega onorevole del
Movimento 5 Stelle se lo avessero fatto altri avrebbero già
pubblicato sul sito il colloquio di interruzione dell'attività del
Governo, con la istituzionalizzazione, assessore Bianchi, di una
data secondo me molto grave cioè dovere trasferire la quarta
trimestralità il 28 di febbraio, cosa che è stata fatta nella
prassi ma che, in realtà, crea non pochi problemi e fino ad ora è
andata bene perché il termine ultimo per l'approvazione del
bilancio è stato spostato al 30 novembre, quindi, in realtà, i
Comuni non approvano bilanci ma consuntivi.
Io voglio attenzionare l'Assessore per le Autonomie locali e
l'Assessore per l'Economia su due elementi. E' chiaro che nell'idea
ormai li bruciamo tutti, i Comuni vengono visti come luoghi di
sprechi, come luoghi dove non c'è parsimonia, poi c'è chi, ormai,
ripete a memoria i tre concetti di cui non ne saprebbe coniugare o
declinare il senso, l'efficienza, efficacia ed economicità.
I Comuni, sono soprattutto in quei 200 sotto i 5 mila abitanti,
l'unica istituzione di frontiera dello Stato, sono quelli che si
occupano degli asili nido, sono quelli che si occupano della scuola
primaria, sono quelli che danno l'assistenza domiciliare, sono
quelli che si occupano di situazioni di emergenza sociale, quelli
che firmano poi i Sindaci il TFO, sono quelli che, alla fine, fanno
da promotore culturale, da trattore turistico, sui Comuni,
l'assessore Bartolotta che ha fatto il Sindaco lo sa meglio di me,
sono l'unica istituzione a cui fanno riferimento i cittadini.
Ora io, Assessore, debbo rassegnarle non la contestazione dei
numeri che i numeri sono quelli possibili, primo la necessità
urgente di immaginare quali siano le forme di trasferimento o la
riduzione delle spese, perché quando si sposta il termine al 28
febbraio, si crea un elemento di disequilibrio nei pagamenti
soprattutto con un soggetto pubblico che è l'ENEL forniture energia
elettrica che ha stabilito, con un provvedimento dell'Autorità
dell'energia, di cedere ad una società, un termine simile al
factoring, i crediti per cui il costo dell'energia aumenta di oltre
il 100 per cento.
Assessore, credo che dovrebbe proporre di riportare il termine al
31 dicembre e non al 28 febbraio perché i comuni pagano oltre il
100 per cento di costi in più all'Enel e gradirei un tavolo tecnico
che consentisse di fare risparmiare i comuni che si sono visti -
per una norma fatta approvare a tutela dell'Enel - centuplicati i
costi, dal 2010 ad ora, della pubblica illuminazione oltre una
serie di necessità di assistere gli enti locali.
Considerato che da un anno non riusciamo a partorire una riforma,
una rivisitazione del testo sugli enti locali, che si sollecitasse
l'accorpamento, la fusione dei comuni.
Devo dire - ahimè - che ad oggi questo Parlamento non è riuscito,
non certo per colpa sua, ma è lei l'Assessore, a produrre qualcosa
che attenziona gli enti locali. Solo una permanente emergenza con
sindaci che ormai sono diventati dei precari che occupano qualche
luogo, qualche spazio fisico-istituzionale e per farsi sentire -
magari - diventano più protestanti' di quelli che ne hanno titolo.
Assessore, ho sentito tante citazioni di statistiche in questi
giorni. Non appartiene alla mia tradizione politica, ma Don Sturzo
si porrebbe una domanda: che fine fanno le autonomie locali in
Sicilia, continuando di questo passo?
Non c'è futuro Non per i trasferimenti, ma perché non c'è quella
visione che Mattarella nel 1979, DC e Partito Comunista, fecero con
la legge 1/79 che dava respiro e funzione agli enti locali.
Oggi, abbiamo una Regione che è centro, una Regione che considera
un peso e un problema le autonomie locali.
Dico questo non per sua responsabilità, Assessore, ma l'Assessore
è lei Tragga le conseguenze di questo dato e onestamente devo
dire, Assessore, che la Presidenza valuti attentamente il comma 10
che rappresenta materia di dissesto dei comuni.
C'è una parte del Testo unico degli enti locali che lo disciplina
attentamente - è tardi ma gradirei, Assessore Valenti, non perché
io sia sindaco per mia fortuna, è la quarta volta sempre per
elezione diretta e mai per sorteggio come avviene in qualche
parlamento - è un'attenzione particolare, da segretario comunale,
non tanto per difendere un'istituzione, perché in questa Terra, in
qualche maniera, la politica così disprezzata ha senso e tutela i
soggetti più deboli possibilmente con un rapporto più diretto nelle
comunità, proprio negli enti locali.
Quando chiedo l'acqua pubblica, la chiedo perché c'è la tutela che
arriva direttamente da un controllo democratico. Vale per i
rifiuti, vale per qualunque situazione dove c'è il cittadino che
alla fine è il vero protagonista di questa democrazia.
Assessore, la prego di fare il possibile, per essere ricordata lei
e questo Governo come il Governo del rilancio delle autonomie
locali. Faccia quello che le è possibile.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, spero che sia presente l'Assessore per
l'economia. Presidente Crocetta, parlo di un problema sociale in
questo momento. Presidente, credo che questo sia un argomento che
interessi molti cittadini, molte famiglie.
In questo articolo 6, non abbiamo previsto le somme arretrate per
il trasporto alunni di famiglie che sicuramente si troveranno in
condizioni di disagio economico.
E' successo che negli anni passati il trasporto alunni veniva
pagato con due anni di arretrato. Con questa noi abbiamo un
problema, con l'articolo 6, non viene assolutamente data la
possibilità di avere le somme arretrate per gli anni scorsi per il
trasporto alunni, il che significa che praticamente, quei Comuni
che non possono più pagare il trasporto alunni, saranno costretti a
far pagare lo stesso trasporto alunni alle famiglie, e sono
famiglie sicuramente disagiate.
In questa finanziaria, in cui abbiamo previsto di tutto - abbiamo
previsto già un taglio di 60 milioni almeno per gli Enti locali -
non riusciamo a trovare le somme per finanziare il trasporto
alunni, e dovremmo recuperare dei due anni, almeno uno per questo
servizio. Ricordiamo che le somme dell'anno scorso erano 25
milioni, le somme degli anni precedenti erano di 17 milioni e per
potere recuperare i due anni occorrerebbero almeno 34 milioni. Io
penso che sia giusto fare recuperare almeno un anno, o mettendo una
clausola di salvaguardia nello stesso articolo 6, oppure trovando
soluzioni alternative, perché, altrimenti, noi creeremo gravissimi
disagi, sia agli Enti locali che non hanno le scuole superiori in
loco, sia alle stesse famiglie che già l'anno scorso hanno fatto
una protesta per quanto riguarda il mancato pagamento di somme.
Così come congegnato, l'articolo 6 prevede solo delle priorità
nelle assegnazioni di questi fondi. Quando si prevedono i fondi
agli Enti locali già decurtati di 60 milioni, più 120 milioni
dell'anno precedente, chiaramente si crea un problema. E passi
questo problema, ma non potere recuperare almeno queste somme crea
sicuramente un grave disagio.
Allora, il mio appello al Governo è di trovare una soluzione anche
nell'ambito dell'articolo 6, se questo articolo passa così come
formulato, noi non abbiamo speranza alcuna di recuperare i due anni
arretrati, ma dobbiamo trovare una soluzione perché nella
ripartizione non viene data nemmeno la somma dei 25 milioni agli
Enti locali, viene detto che questo è un criterio di ripartizione,
uno dei tanti criteri di ripartizione.
Questo è molto pericoloso, perché, tra l'altro, i Comuni nei
bilanci avevano già messo le somme, perché certi di averle da parte
della Regione, così come per il passato. La formulazione di questo
articolo praticamente toglie la possibilità di recuperarle.
Altri aspetti sono che noi a volte ci fermiamo a considerare solo
le cose del Palazzo, la verità è che questi Enti locali, in queste
condizioni, andranno sicuramente al dissesto, tanto vale fare una
politica di programmazione triennale e far capire che non vi sono
più le possibilità degli anni passati, ma certamente non possiamo
tout court cercare di tagliare questi fondi, perché lei sa quante
sono le procedure in questo momento per il dissesto di tantissimi
Comuni, altri riescono artificiosamente a non andare ancora in
dissesto, ma sicuramente, se noi continueremo così, li porteremo
tutti al dissesto. Il mio appello è quello di trovare una
soluzione, almeno per questo trasporto.
CIACCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 6 che
stiamo trattando introduce un elemento innovativo per i Comuni,
l'erogazione delle somme agli stessi. Infatti, istituisce un fondo
perequativo che, sicuramente, è molto innovativo, anche perché si
basa su un principio che rende uguali la maggior parte dei Comuni,
e su questo noi siamo favorevoli. Ci sono però dei punti che,
secondo il mio Gruppo parlamentare, dovrebbero essere rivisti.
Anche nell'emendamento di riscrittura all'articolo 6 c'è scritto
al comma 3) che con decreto dell'assessore regionale per le
autonomie locali e la funzione pubblica, di concerto con
l'assessore regionale all'economia, accenna attraverso dei criteri
le quote di spettanza per il comune . A seguito di uno studio, i
criteri devono essere indicatori o valori di riferimento ben
definiti, non possono essere delle linee guida. Quindi quando noi
scriviamo dei punti che - non entro nel merito - possono essere più
o meno condivisibili, cosa succede?
Faccio l'esempio che molti colleghi mi hanno sollevato, e cioè la
parte della copertura finanziaria dei piccoli Comuni. Dire
esigenze di limitare le variazioni in aumento o in diminuzione
ecc .. , non è un criterio, è una indicazione che lascerà libertà
ai Comuni di interpretare questi punti che, ripeto, non sono punti,
sono delle linee guida, e non vorrei viceversa. Non metto in dubbio
nè i Comuni nè i due assessori di riferimento sulla
discrezionalità, e per questo c'erano degli emendamenti a firma di
tutto il mio Gruppo parlamentare che tendevano a modificare, a
trasformare, queste indicazioni un po' più verso criteri, non
vorrei che poi la discrezionalità di questi punti - visto che
verranno valutati dagli assessori - diventasse prerogativa
dell'assessore che poi decide a seguito di relazioni.
Riceverete 390 relazioni dai Comuni, e sarà difficile capire chi
dovrà avere la quota di spettanza. E poi, in relazione a che cosa?
Questi punti e queste indicazioni che vengono inserite in questa
norma non prevedono nessun aspetto virtuoso di un Comune. Ad
esempio - e questo è stato detto anche in Commissione Bilancio -
magari un Comune ha una gestione rifiuti ottimale, dei trasporti
eccellenti, e nella riscrittura questi aspetti non vengono
valorizzati, giustamente, perché è un fondo di perequazione e deve
uguagliare tutti. Invece in questo dovremmo valorizzare,
incentivare, spronare i Comuni che hanno operato, e che opereranno
in maniera virtuosa.
Quindi, il nostro intento è di quello di evitare queste
discrezionalità - e nulla me ne voglia l'assessore, come un po' è
stato per la Tabella H che abbiamo eliminato, abbiamo fatto un
bando che è stato valutato da delle persone, degli assessori in
particolare, e ci ritroviamo per esempio l'Istituto Superiore del
Giornalismo che non forma giornalisti, ma organizza corsi per i
giornalisti, questo è molto aleatorio, e non possiamo permettere
una cosa del genere
Allora, in questo fondo di perequazione, non vorremmo che si
facesse lo stesso identico errore. Chiediamo quindi al Governo, o
di prendere in considerazione gli emendamenti che abbiamo inserito,
oppure di riscrivere i criteri. Basta anche scrivere che i criteri
saranno stabiliti successivamente, con decreto dell'assessore. Ma
questi, ad oggi, non sono criteri oggettivi.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi dalla riscrittura
dell'articolo 6 emerge che il Governo ha comunque, in qualche
maniera, rivisto la propria posizione iniziale nei confronti dei
Comuni, nei confronti dei piccoli Comuni, rendendosi conto che
l'impostazione legata al fondo perequativo, legato all'aliquota
IRPEF, avrebbe portato i Comuni al fallimento. Ma, sicuramente,
lascia delle perplessità.
Questa - abbiamo detto, e dice il Presidente della Regione - è la
finanziaria dei siciliani, nell'intento e nello spirito. Purtroppo,
devo dire, che ancora questo articolo 6 conferma che non è così.
Intanto, vi è un criterio che è veramente aleatorio ed è quello
del trasporto interurbano.
Ricordava l'onorevole Laccoto che ancora due anni precedenti
devono essere corrisposti ai Comuni, e quindi le famiglie hanno
anticipato, e le somme non ci sono. In tal senso ho presentato un
emendamento che vincola - perché non si possono lasciare al libero
arbitrio, in maniera aleatoria - le somme relative al trasporto
interurbano, quando abbiamo già visto che per il trasporto pubblico
locale sono state tolti ventottomilioni di euro. Per cui, con un
subemendamento, chiediamo che il novanta per cento delle spese
sostenute per l'anno precedente, per il trasporto pubblico, per il
trasporto interurbano e per gli asili nidi venga garantito.
Le altre discrasie - non me ne vogliano i colleghi - riguardano
alcune riserve che sono state mantenute. In un momento di grave
difficoltà, in cui mancano i soldi per il trasporto, non è
possibile che si possano dare quattromilioni di euro solo per i
Comuni che attivano procedure di riequilibrio economico-
finanziario. Cerchiamo di fare norme che siano generali e che
riguardino tutti.
Altro esempio è Ragusa Ibla, mi dispiace ma che venga cancellata
la legge Formica per i piccoli Comuni, e che venga lasciata la
riserva per Ragusa Ibla, di quattromilioni di euro di cui una parte
di spese correnti, significa cambiare le regole del gioco e fare
disparità di trattamento fra i comuni.
Abbiamo letto, qualche giorno fa, un articolo che vedeva per
Ragusa Ibla un finanziamento di tredicimilioni di euro, e un
deputato che ringraziava il Presidente Crocetta per l'impegno. E'
ovvio che non si possono dare cinquemilioni di euro, di cui una
parte per spese correnti.
Io non sono per non tutelare il patrimonio dell'UNESCO, però
queste somme bisogna, sicuramente, diminuirle, ma devono essere
destinate per lo scopo per cui sono stanziate, e cioè per il
recupero dei manufatti, o per mantenere la parte storica. È bene
che venga rendicontata la cifra che viene spesa perché, altrimenti,
significa agevolare un Comune nei confronti di altri.
Lo stesso discorso vale per la riserva relativa ad Ortigia.
Quindi, chiedo per queste due riserve, una pausa di riflessione, ed
eventualmente una riscrittura.
DI GIACINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi intervengo per
quanto riguarda l'articolo 6, perché ho qualche perplessità
rispetto al comma 10. Per quanto riguarda i Comuni dichiarati in
dissesto, o in pre-dissesto, in cui, in una parte, si legge: In
caso di mancata approvazione del piano di riequilibrio, il
contributo viene revocato ed acquisito alle entrate del bilancio .
Vorrei capire come viene concesso il contributo, visto che il 174
prevede che, prima che sia concesso qualsiasi contributo, deve esse
approvato il piano di riequilibrio, anche perché dal piano di
riequilibrio possiamo vedere quanto è l'importo da concedere ad
ogni Comune. Per cui ritengo che questa parte va cassata, se non ci
siano delle difficoltà serie nel concedere il contributo ai Comuni.
Al collega Ciaccio volevo dire che l'innovazione non è il fondo
perequativo che c'è stato sempre per i comuni fino a 5 mila
abitanti. La grande innovazione, questa volta, è la
compartecipazione all'IRPEF dei Comuni, e non il fondo perequativo.
Quindi se l'assessore può vedere, ritengo che ci sia qualche
perplessità su questo comma.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, io ho
visto la riformulazione dell'articolo 6 e mi corre l'obbligo fare
delle osservazioni. Delle osservazioni che riguardano in buona
sostanza la ripartizione delle risorse che sono destinate ai Comuni
a proposito della accessibilità al fondo di perequazione e al fondo
degli investimenti.
Mi sembra che i punti - credo che siano dal punto A al punto I
indicati - siano dei punti abbastanza complicati ai quali io vorrei
porre rimedio - così come è stato per altro negli anni passati -
allorquando, al famoso fondo per gli enti locali veniva riservata
una quota. Questo lo dico con molta franchezza, per snellire le
procedure ed evitare che l'accesso a questo fondo sia una sorta di
bando complicato che mette tempo per la accettazione delle domande
- questa è una mia valutazione assessore - e che un criterio più
accettabile, proposto dal Governo al Parlamento, possa essere
quello di un fondo di cui una parte, il 5 percento, il 10 percento,
quello che deve dare il Governo, possa essere gestito in termini
discrezionali.
Io posso rendermi conto che il Governo prima adottava una formula
assolutamente valida, e che sul piano politico può consentire ad un
Governo di rendersi conto di alcune esigenze che hanno alcuni
Comuni, e poi magari intervenire dando un limite massimo che può
essere concesso. Se trattasi di un fondo perequativo, se trattasi
di un fondo che deve servire ai Comuni per superare alcune
condizioni di disagio o di marginalità, per esempio le isole a
proposito della raccolta differenziata, per esempio i comuni
montani, per esempio un comune che è sull'orlo del dissesto, un
comune che ha avuto una calamità su una scuola, un comune che ha
bisogno dell'acquisto di uno scuolabus, non è il caso che ricorra
ad una sorta di partecipazione di bando complicato, perché il
Governo può benissimo - legittimamente - auto accreditarsi e
stabilire a monte le risorse da assegnare a quel tale Comune.
E' una norma che vale per questo Governo, che può valere e che
varrà certamente per gli altri Governi che verranno dopo, perché le
leggi - io sono convinto assessore - che si fanno per il tempo che
possono durare, per il tempo che hanno l'appetibilità da parte dei
Comuni, e nell'interesse dei Comuni che realmente hanno bisogno,
che possono trovarsi anche per una serie di ragioni non in
condizioni di presentare una argomentata istanza all'assessore alla
funzione pubblica, e credo che questa possa essere considerata una
via trasparente, una via legittima, una via concreta, perché è
giusto che se il Governo si rende conto di alcune fattispecie
particolari, possa autodeterminarsi e decidere di dare un
contributo.
Signor assessore - lo ripeto - questo è un metodo lineare e che si
propone al Parlamento con quella che è la trasparenza che merita,
diciamo, un qualsiasi Comune della Sicilia. Al Governo compete la
responsabilità della scelta ed è giusto che lo faccia. Questi
marchingegni, che io comprendo essere frutto di uno sforzo di
trasparenza, di legalità, che l'assessore vuole mettere a
disposizione della valutazione del Parlamento, a mio modesto
avviso, non possono che creare una complicazione per i Comuni, per
l'Assessore, per i dirigenti, e comunque è una perdita di tempo,
invece, un procedimento così come è stato prospettato da me ,è più
celere e più trasparente. Grazie.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò brevissimo.
Noi seguendo il suo invito, abbiamo consentito una rapida
approvazione degli articoli 3 e 4 e stiamo trattando adesso
l'articolo 6. La riscrittura presentata dal Governo dell'articolo
6, ha tenuto conto di alcune proposte di mediazione che sono state
avanzate anche dalle opposizioni, le quali opposizioni, preoccupate
per la difficoltà che l'articolo 6 originario avrebbe dovuto
causare in tantissimi Comuni siciliani, hanno fatto la proposta al
Governo di inserire alcune modifiche all'articolo 6, proprio per
venire incontro alle preoccupazioni in merito alle finanze ed ai
trasferimenti per i Comuni, soprattutto per quelli sotto i
cinquemila abitanti, che con le previsioni del testo originario
rischiavano seriamente di andare in default.
Il Governo - devo dire - ha accettato questi suggerimenti, questa
modifica che le opposizioni hanno proposto, e ha modificato con
questa riscrittura l'articolo 6.
Ora io, anche al fine di addivenire ad una rapida conclusione del
dibattito, come auspicato dal Presidente dell'Assemblea, inviterei
- posto che si tratta di una riscrittura, che appunto accoglie
anche una proposta fatta dalle opposizioni, per evitare il default
dei piccoli Comuni - inviterei i presentatori di alcuni emendamenti
a ritirarli, primo fra tutti quello dell'onorevole Ciaccio, che
riguarda i criteri, come viene distribuito questo fondo di
perequazione. Anche se sono d'accordo con l'onorevole Ciaccio, che
è anacronistico, e a volte farraginoso, comprendere i motivi per
cui si inseriscono dei criteri che sono differenti da quelli
nazionali, noi potremmo semplicemente applicare i criteri
nazionali. Però, siccome questo l'Assessore lo vorrebbe confermare,
e alla fine è la conferenza Regione-Autonomie Locali - sulla base
delle esigenze portate avanti dai rappresentanti dei Comuni sotto i
cinquemila abitanti - che distribuirà questo fondo, e siccome
abbiamo l'esigenza di approvare questa riscrittura, che - ripeto -
è stata condiviso da tutti, si potrebbe portare avanti così. Forse
è stato uno degli articoli per i quali le opposizioni tutte hanno
fatto pressing sul Governo, per modificare l'originario articolo 6
che era deleterio per i Comuni, perché oltre al taglio dei
finanziamenti rispetto a qualche anno fa, si introduceva un
criterio di finanziamento molto ma molto aleatorio e pericoloso con
i nuovi criteri sull'Irpef, e abbiamo indotto il Governo a
introdurre queste modifiche che assicurano certezza.
Se mai all'Assessore vorremo dire, che l'introduzione di criteri
abnormi diversi rispetto a quelli nazionali, potrebbe dare adito a
difficoltà. In conferenza Stato-Regione si dovrebbe tenere conto di
criteri quanto più oggettivi possibili, onde evitare che ci sia un
interpretazione dei vari soggetti, e delle varie richieste che in
fondo è quello che chiedeva l'onorevole Ciaccio. Quindi, una sua
assicurazione in questo senso sarebbe molto tranquillizzante, e ci
consentirebbe anche un'approvazione rapida della riscrittura, per
la quale - ripeto - noi siamo d'accordo, perché noi stessi come
opposizione è stato uno dei pochissimi argomenti che abbiamo
suggerito al Governo di modificare, per l'interesse generale per
tutti i Comuni della Sicilia, e per evitare il default dei Comuni
stessi. Quindi, se lei potesse assicurare anche, l'onorevole
Ciaccio, che per quanto riguarda i criteri qui stabiliti non si
tratta di criteri di massima, ma di criteri alquanto più oggettivi
possibili, penso che potremmo andare avanti velocemente ad
approvare questo articolo 6.
FOTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, da una
lettura sempre più approfondita della riscrittura dell'articolo 6,
abbiamo potuto apprezzare come, nonostante il passaggio positivo in
Commissione Bilancio, sono stati depennati alcuni criteri che
dovevano essere una corsia preferenziale per l'accesso a questo
fondo di perequazione e quindi, quello che viene a determinare la
presenza di attività volta alla riduzione dell'inquinamento
atmosferico, dell'immissione di CO2 in atmosfera, quali car
sharing, bike sharing, car pooling e pedibus, che sono un fattore
determinante della qualità di vita dei cittadini, evidentemente
anche del turista che viene in visita nelle nostre città, non è
ritenuto importante da questo Governo; attività qualificanti, quali
attività di raccolta differenziata porta a porta puntuale, una
politica che aspira a traguardi rifiuti zero, un'espressione tanto
utilizzata dal Presidente durante la campagna elettorale, ma che
evidentemente per il Governo non è importante, e ha ritenuto di
dovere depennare anche questa voce.
Per qualcuno, quindi, si tratta solo di un uso propagandistico, e
altro elemento qualificante, i Comuni che riuscivano ad aggiungere
una raccolta differenziata o una riduzione della percentuale di
rifiuto indifferenziato al di sopra del 70 percento, poteva essere
un altro elemento che poteva indurre i Comuni a migliorare, ed è
stato totalmente depennato, come quello di capacità di produrre
energia rinnovabile negli edifici comunali.
Ripresenteremo nuovamente in Aula questi emendamenti aggiuntivi,
per provare a reintrodurli e cercare di avere una maggiore
sensibilità almeno da parte dell'Aula, visto che il Governo è stato
così bravo da depennare il tutto in pochi secondi.
SIRAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIRAGUSA. Signore Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
anch'io volevo esprimere alcune perplessità sul comma 10 di questo
articolo che appare, più che altro, lo schiaffo a quei Comuni, a
quelle Amministrazioni, che, anche a costo di sacrifici imposti ai
cittadini, hanno cercato di fare quadrare i propri bilanci. E poi
magari, invece, di aspettarsi dei meccanismi premiali, appunto, per
i comuni che riescono a chiudere i bilanci in maniera corretta,
vedono che i premi vanno a quei comuni che sono già in dissesto o
sono in predissesto.
Poi, peraltro, analizzando il comma si vede che non è previsto
alcuna tipologia di criterio per la ripartizione di questi 4 mila
euro per i comuni in predissesto e il milione di euro per i comuni
già in dissesto; e il tutto addirittura viene assegnato in maniera
così puramente soggettiva al decreto dirigenziale del Dipartimento
della Regione autonoma: ora tutte queste cose sembrano chiaramente
in contrasto con il Testo Unico degli Enti locali e io, infatti,
vorrei chiedere alla Presidenza e agli Uffici, se è possibile
verificare l'ammissibilità di questo comma, perché, così per com'è,
il serio dubbio nasce; nasce, oltretutto, un altro dubbio, che
questa ambiguità di questo comma, questa sua non chiara
interpretazione sia in realtà soltanto un metodo per dare questi
fondi stabiliti, perché poi, tra l'altro, non si riesce a capire
se è un contributo a fondo perduto, se è un'anticipazione di cassa,
se è un prestito, si parla di contributo e basta, a dei comuni, a
delle amministrazioni già identificate, già ben definite. Però,
rinnovo la mia richiesta agli uffici, se siamo sicuri che questo
comma è ammissibile e non è in contrasto col testo unico degli enti
locali.
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non volevo
intervenire su questo articolo, ma sono stato stimolato dal collega
Siragusa che è appena intervenuto sull'articolo 6 ed esattamente
sull'emendamento che lui presenta al comma 10.
Io credo che questo è veramente un buon articolo. Volevo
congratularmi con il Governo anche perché ha previsto delle somme
in favore dei comuni e questo è un fatto assolutamente nuovo,
innovativo, diverso rispetto al passato ed è per questo che io sono
particolarmente soddisfatto di votare questo articolo.
Credo che proprio il comma 10 sia uno dei più interessanti, perché
chi conosce bene gli enti locali e sa qual è la situazione
economico-finanziaria di questi enti, si rende conto come questo
articolo è assolutamente indispensabile ed attuale.
Se vogliamo evitare che tanti comuni, nel giro di qualche anno,
vadano tutti in predissesto o addirittura in dissesto, credo che
questo sia l'unico modo per evitare, almeno per molti comuni, il
dissesto, proprio perché questo contribuisce notevolmente a
sostenere, dal punto di vista economico-finanziario, attraverso
questi prestiti che possono essere, secondo me, a fondo perduto,
con un piano di 10 anni, per potere in qualche modo evitare il
dissesto.
Quindi io, soprattutto su questo comma, sono assolutamente
d'accordo che non può essere soppresso.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 6, così
come da riscrittura, sostanzialmente, dopo aver recepito una serie
di indicazioni che vanno nella direzione di un incremento di
risorse per i piccoli e i medi comuni, vuole anche dare un segno di
attenzione verso la politica degli enti locali anche se io ritengo
che l'Assessore Valenti e l'Assessore Bianchi dovrebbero anche, per
gli enti locali, oltre che relazionarci su quello che è il
funzionamento del tavolo tecnico dove con l'IFEL si cerca di capire
come potere intervenire per tempo nel fronteggiare le patologie del
bilancio che varie amministrazioni, in fase di predissesto,
evidenziano e che, io ritengo, trattasi di una significativa realtà
di circa 100 comuni in predissesto nella nostra Isola su 380, mi
sembra un dato rilevante.
Allora, questa vuole essere l'occasione anche per dire
interveniamo per dare aiuto, per dare soccorso, per dare sostegno
agli enti locali, ai comuni'. Atteso che si introduce un cambio di
passo, si deve introdurre necessariamente una nuova filosofia nella
gestione degli enti locali dove c'è bisogno di capire come una
serie di interventi, pur nel rispetto di un equilibrio in parte di
una spesa fissa strutturata e incomprimibile che è rappresentata
dal costo del personale, della gestione necessaria, dall'altro c'è
bisogno di una nuova forma che possa consentire, o di un nuovo
modello che possa consentire di capire che dove esistono questi
problemi c'è bisogno di un supporto e, quindi, di una innovazione
che, attraverso l'Assessorato al bilancio di concerto con
l'Assessorato agli enti locali sicuramente può essere raggiunta. In
questo caso noi potremmo benissimo dire, un modello che serve a
supportare, ad aiutare e, se mi consentite, forse, a prevenire che
poi la patologia diventi un male incurabile.
PRESIDENTE. Abbiamo concluso. Assessore Valenti, vuole
intervenire?
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Signor Presidente, signori deputati, volevo rispondere ad alcune
osservazioni che sono state fatte, chiarendo qual è la ratio di
questo articolo che ha portato all'individuazione del fondo per le
autonomie locali sulla base di un primo passo sul federalismo
fiscale, per cui cambia il meccanismo, legandolo alla quota IRPEF
effettivamente riscossa nell'anno precedente e compensando questo
fondo con un fondo perequativo che serve proprio per tenere conto
di quelle che sono le esigenze classiche dei comuni, quali, per
esempio, il trasporto alunni, il contributo per gli asili nido, per
la polizia municipale, cioè tutte quelle che nella vecchia
formulazione del fondo costituivano delle riserve e che oggi,
invece, costituiscono degli elementi di valutazione per
l'attribuzione del fondo di perequazione. Tra questi ci sono
alcuni, quali ad esempio la dimensione demografica, che servono per
evitare che i comuni troppo piccoli, che quindi avrebbero un
gettito IRPEF troppo basso, possano essere particolarmente
penalizzati.
Volevo rispondere ad alcune osservazioni molto importanti:
innanzitutto stavo appunto parlando con l'onorevole Ciaccio
relativamente a questi criteri, che effettivamente servono poi
nella concertazione in sede di conferenza con le autonomie locali
per poter determinarne la quantificazione e soprattutto il peso. E,
quindi, non è una delega in bianco a noi assessori, ma è una delega
alla concertazione in conferenza autonomie locali proprio per
stabilire in base alle esigenze effettive dei comuni qual è il peso
da attribuire ad ogni singolo criterio.
Per quanto riguarda, invece, le osservazioni fatte dall'onorevole
Panepinto siamo assolutamente consci dell'importanza del ruolo dei
comuni e sicuramente una riforma degli enti locali sarà necessaria
farla e la faremo senz'altro di seguito all'approvazione della
norma sulle province, in quanto essa già contiene di per sé, nel
trasferimento di funzioni, dovrà contenere già di per sé, delle
modifiche alle funzioni attribuite proprio agli enti locali e,
quindi, noi, a seguito dell'approvazione della norma sulle
province, senz'altro metteremo mano ad una proposta di riforma
dell'ordinamento degli enti locali, che poi chiaramente
sottoporremo all'Aula. Questo proprio perché siamo assolutamente
consci dell'importanza che ha l'ente locale nel nostro ordinamento.
Per quanto riguarda poi, invece, quello che diceva l'onorevole Di
Giacinto: l'articolo 10 è comunque legato al piano di riequilibrio,
nel senso che i comuni devono almeno averlo presentato o
predisposto il piano di riequilibrio e poi, in base a quello sarà
considerato il contributo da poter erogare con quello che è un
fondo che abbiamo pensato proprio per venire incontro alle esigenze
di quei comuni che a volte magari per problemi derivanti da
amministrazioni precedenti si trovano ad affrontare. A noi è
capitato il caso di qualche comune che per un decreto ingiuntivo di
800 mila euro, per esempio, ha rischiato il dissesto perché non
aveva la liquidità per poter sopperire al pagamento di questo
decreto ingiuntivo.
Per quanto riguarda, poi, il fondo discrezionale, onorevole Di
Mauro, certo sarebbe interessante poterlo ripristinare, perché nel
corso dell'anno obiettivamente ci sono sempre delle esigenze molto
particolari, quindi, è un problema di risorse oggettivamente;
vorrei precisare che oggi le risorse che abbiamo assegnato ai
comuni in realtà sono in realtà, sono leggermente superiori per
quanto riguarda il fondo ordinario, cioè addirittura abbiamo quasi
8 milioni di euro in più tra quote di fondo ordinario e le riserve
che sono comprese.
Quelle che mancano, effettivamente, sono le risorse in quote
investimenti ma la scelta è stata fatta proprio perché siccome
devono partire numerosi programmi di investimento che saranno
destinate ai Comuni, allora è probabile che da lì riusciamo a
recuperare questa quota che, oggi, rispetto alla dotazione
dell'anno scorso, in effetti, è presente in misura minoritaria.
Quindi, lo sforzo fatto è stato quello di assicurare
fondamentalmente risorse di parte corrente per il fondo ordinario e
per le riserve ma diminuire un po' la parte investimenti proprio
nell'ottica e con l'obiettivo di poter recuperare in altri
programmi che dovrebbero partire con il 2014 le quote necessarie
per garantire gli investimenti infrastrutturali nei Comuni.
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo chiedere
all'Assessore, a proposito del comma 10, quali sono i criteri, poi,
di assegnazione delle somme, a quali Comuni vanno perché, veda, le
somme sono talmente esigue, che è inutile immaginare o pensare di
distribuire risorse ai Comuni che hanno disavanzi che sono
sproporzionati; per cui io direi di immettere e di aggiungere dei
criteri precisi, quindi, o pensiamo ad una tipologia di Comuni al
di sotto dei 10 mila abitanti o, viceversa, credo che diventi una
cosa eccessivamente aleatoria. Lo capisco c'è un piano decennale
però mi pare un ragionamento che, perché se no hanno ragione i
colleghi che dicono che questa cosa è fatta per Bagheria.
Insomma, spero che questo, comunque, resti al verbale, quindi, io
mi auguro che queste norma che noi facciamo sono delle norme aperte
che vanno in favore dei Comuni che, veramente, si trovano in queste
condizioni.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Però, generalmente, dopo l'Assessore non si interviene più, le do
la parola in via eccezionale considerato che siamo buoni stasera,
che c'è questo clima.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, capisco l'ora
tarda, assessore Valenti, un invito che volevo fare nella
possibile integrazione di un subemendamento che affido al Governo
tecnicamente per quanto riguarda l'articolo 10, se è possibile
integrare, sull'articolo 10 su un tema che avevo sollevato
precedentemente anche al Presidente Crocetta c'era stato un suo
impegno anche in questa direzione cioè che è il seguente: a volte
capita che alcuni Comuni dove viene rifiutato l'accesso per lo
scioglimento per motivi di infiltrazione mafiosa, il Comune non
viene sciolto per mafia e, quindi, non può accedere al fondo
specifico, però vengono date una serie di prescrizioni a
sollevamento dell'incarico di molti dirigenti di quegli stessi
Uffici con grande difficoltà di carattere economico per l'Ente che
dovrà reperire altri dirigenti all'esterno, quindi, possibilmente
l'inserimento nel comma 10 di una specifica dove ci sia stabilito
nei 4 milioni di euro, 1 milione di euro una parte che possa essere
individuata anche per questi Comuni perché può capitare nell'arco
dell'anno, un paio li conosco io nella provincia di Palermo, o in
altre province dove è successo ciò e poi apprezzo la riscrittura,
assessore Bianchi, per quanto riguarda la triennalità al comma 9
per le comunità alloggio per i disabili psichici dove inizialmente
non era stato iscritto in bilancio nei capitoli 0 euro, 0 euro per
gli anni 2014-2016 e la nuova riscrittura, invece, prevede
l'impegno nel pluriennali di 16.900 milioni di euro per quanto
riguarda il capitolo per il 2014-2016, perché era stata una mia
richiesta specifica e la ringrazio per avere individuato - insieme
con l'Assessore per le autonomie locali e la famiglia - la
riscrittura con la liquidazione di questa risorsa che dà anche
serenità in quella che è una programmazione di emergenza, in
particolar modo, nel rapporto con i comuni.
SIRAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo soltanto
ricollegarmi e fare mia anche la proposta fatta dall'onorevole
Fontana. Se il Governo è disposto ad aggiungere, come criterio, che
il Fondo va destinato ai comuni sotto i 10.000 abitanti, ritiro il
subemendamento di abrogazione.
LACCOTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, annuncio la mia
astensione su questo articolo perché credo che il Governo non abbia
trovato una soluzione al problema che ho posto e che credo sia un
problema di interesse generale che riguarda migliaia e migliaia di
famiglie del territorio siciliano, riguarda già impegni presi da
parte degli enti locali, laddove non insistono gli istituti
superiori.
Credo che non sia un modo di potere rapportarsi anche con gli enti
locali. Il taglio netto - senza trovare una soluzione alternativa
nella formulazione dell'articolo 6 - creerà sicuramente gravi
disagi non solo agli enti locali ma soprattutto alle famiglie
perché gli enti locali non coprendo il trasporto alunni troveranno
difficoltà a pagare, naturalmente di tasca propria, il trasporto
alunni.
Ho già evidenziato che, così come formulato, non viene garantita
nemmeno l'intera somma del trasporto alunni per quest'anno perché è
una delle priorità previste nell'articolato.
Per questo motivo non posso dare il mio voto favorevole.
GIANNI. Anche io mi astengo.
PRESIDENTE. Si passa alla votazione dei subemendamenti. Il
subemendamento, a firma dell'onorevole Ciaccio, 6RGOV2 è ritirato.
Si passa al subemendamento 6RGOV12, a firma dell'onorevole Grasso.
Il parere del Governo?
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza..
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento 6RGOV4, a firma del Governo. Il parere
della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza..
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento 6RGOV8 dell'onorevole Falcone. Il
parere del Governo.
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza..
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento 6RGOV13, a firma dell'onorevole Foti.
Al comma 3 è aggiunta la seguente lettera: attività che
determinano la riduzione dei rifiuti attraverso promozioni di
protocolli rifiuti zero . Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza..
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 6RGOV14, sempre a firma dell'onorevole
Foti.
Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 6RGOV15. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 6RGOV16. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 6RGOV17. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 6RGOV6 del Governo. Il parere della
Commissione?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento 6RGOV9 a firma degli onorevoli Falcone,
Pogliese, Assenza, Figuccia e Vinciullo. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 6RGOV3 presentato dalla Commissione.
Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente
della Regione, assessori, su questa norma, che è una riserva sul
fondo perequativo di 350 mila euro, voglio sottolineare
all'assessore al Bilancio e all'assessore alla Funzione Pubblica
che già esiste una norma nazionale che prevede contributi
straordinari per 10 anni per i Comuni che decidono di procedere
alla fusione.
Questa ulteriore risorsa di 350 mila euro, che è una risorsa
importante in un fondo già esiguo, credo che sia una somma che
forse è opportuno mettere da parte perché già lo Stato e la
normativa nazionale ha previsto proprio contributi straordinari per
10 anni. Non è l'ANCI è la fusione dei comuni.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 6RGOV.1 a firma
dell'onoreovole Siragusa.
Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 6RGOV11 a firma della Commissione. Il
parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto,
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Invito i deputati ad allontanarsi dal banco del Governo.
Onorevoli colleghi, siamo in votazione sul 6.R.GOV.3. C'era
un'ipotesi di riscrittura. Non ho capito bene, tecnicamente, cosa
sia accaduto.
Scusate. Assessore Bianchi, sull'emendamento 6.R.GOV.3 il parere
del Governo era già stato espresso ed era favorevole. Il parere
della Commissione era favorevole. Mantenete questo parere?
DINA, presidente della Commissione relatore di maggioranza. A
maggioranza, la Commissione.
PRESIDENTE. Il Governo lo mantiene?
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto vorrei
capire quando finisce questo scherzetto dei subemendamenti che non
finiscono mai, anche quando siamo in votazione.
Poi, se le riserve sono state eliminate, giustamente sono state
eliminate tutte le riserve, non si capisce perché si vogliono
regalare 350.000 euro all'ANCI e all'ASEL quando, invece, ci sono
una serie di bisogni impellenti, anche, di categorie disagiate che
non trovano accoglimento.
Quindi, Presidente, la invito a dichiararlo improponibile perché
si tratta di introdurre due riserve a favore di associazioni e non
è giusto, non è corretto. Il Governo lo ritiri
PRESIDENTE. Sulla base dei rilievi fatti dall'onorevole Formica,
se il Governo potesse spiegare tecnicamente questo articolo, sarei
grato.
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Signor Presidente, il parere favorevole del Governo deriva dal
fatto che è esattamente la stessa quota che c'era l'anno scorso per
il contributo alle Associazioni dei comuni che partecipano,
fattivamente, nella Conferenza delle autonomie locali.
FORMICA. Le altre riserve sono state tolte.
VALENTI Assessore per le autonomie locali e funzione pubblica. Sì,
però, un momento. Le altre riserve è vero che sono state tolte,
però, col meccanismo del Fondo di perequazione, comunque,
l'intendimento è quello di assicurare ai comuni, per le necessità
che hanno, la quota finanziaria di cui loro hanno bisogno, pur non
avendo la riserva, però, il limite è quello.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
CIANCIO. Signor Presidente, chiedo che la votazione avvenga per
scrutinio nominale.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 6.R.GOV.3.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'emendamento 6.R.GOV.3.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 58
Maggioranza 30
Favorevoli 25
Contrari 30
Astenuti 3
(Non è approvato)
Scusate, Governo, comunico che è stato presentato dall'onorevole
Alongi il subemendamento 6.R.GOV.19 che così recita: Al comma 10
dopo le parole economico-finanziarie' aggiungere le seguenti
parole siano sottoposti a procedura di scioglimento per
infiltrazioni mafiose con procedimenti disciplinari nei confronti
dei dirigenti'
Onorevole Alongi, la invito al ritiro, cortesemente Guardate, mi
state mettendo in difficoltà perché già avevo preannunciato quali
erano i subemendamenti.
ALONGI. Dichiara di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Pongo in votazione la
riscrittura dell'articolo 6 R.GOV, così come emendato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, così come concordato, l'Aula è sospesa,
riprenderà alle ore 11.00.
(La seduta, sospesa alle ore 01.38 di martedì 14 gennaio 2014, è
ripresa alle ore 11.28)
Presidenza del Vicepresidente Venturino
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per consentire lo svolgimento di
riunioni ancora in corso, sospendo la seduta avvertendo che
riprenderà alle ore 12.30.
(la seduta, sospesa alle ore 11.29, è ripresa alle 13.06)
La seduta è ripresa.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Coltraro, Di Pasquale,
Francesco Cascio ed Assenza sono in congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Sull'ordine dei lavori
GRECO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente Crocetta,
signori assessori, intervengo perché secondo me quando mi lamento
che gli atti non solo leggibili, quando mi lamento che qualcosa non
funziona sul funzionamento di questa Assemblea ne ho avuto conferma
questa mattina quando mi sono accorto che abbiamo approvato
l'articolo 4 senza che abbiamo avuto le tabelle allegate.
E' chiaro che sono delle tabelle che hanno l'importanza che è
quella che è, ad esempio non mi sono accorto che avevano
accantonato 39 milioni dal capitolo della Presidenza dell'Assemblea
ed è chiaro che saperlo era una cosa, potevamo intervenire, non so.
Mi dicono tutti che sono delle partite di giro, ma sono sempre 39
milioni e non sapevamo che il Governo aveva fatto queste tabelle.
Leggerle nel momento in cui andiamo ad approvare l'articolo è cosa
normale, giusta. Quindi, secondo me, signor Presidente, anche lei
si dovrebbe svegliare un poco e farci dare gli atti che approviamo.
PRESIDENTE. Dicevano i latini graecum est, non legitur .
Onorevole Marcello Greco, dicevano solo il graecum senza
specificare.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in parte per
ricollegarmi a quello che ha detto l'onorevole Greco sulla prima
parte, non sulla seconda, me ne guarderei bene, però è chiaro,
signor Presidente, ieri c'è stato un momento di imbarazzo, potrei
dire, perché sugli articoli 3 e 4, che poi rappresentano il cuore
della finanziaria, soprattutto l'articolo 4, ci fa piacere perché
l'Assessore finalmente ci ha dato ragione sulla postazione del
miliardo e cinquantatre milioni così come noi dicevamo più volte
nella relazione introduttiva, però dall'altro lato la tabella che
ha allegato era una tabella che poteva essere suscettibile di
emendamenti perché ci sono delle voci che possono anche prevedere
un accantonamento e ci sono delle voci che possono anche non
esigere un accantonamento.
Sulla scorta di questa velocizzazione che giustamente la
Presidenza ha voluto dare, però quando ci sono degli articoli un
po' delicati, così come sarà l'articolo 18, signor Presidente,
preannuncio che dobbiamo avere il tempo necessario. Perché?
Sull'articolo 18 che rappresenta ben 112 interventi di spesa non
possiamo averlo da qui a un minuto prima e poi pensare, quindi
chiedo che la Presidenza inviti il Governo a dare già, a rassegnare
tale articolo rivisto di riscrittura, perché mi pare di
riscrittura, visto che lo stesso avendo in sé ben oltre 110
interventi finanziari è giusto che venga valutato, che venga visto,
che venga adeguatamente apprezzato.
Dopodiché, signor Presidente, ribadisco ancora quello che abbiamo
detto: continuiamo in maniera ordinata, cioè il 17, il 18 e così
via, sull'articolo 46 se non c'è un accordo, così come non mi pare
che ci sia, signor Presidente, dobbiamo attenerci a quello che lei
ha detto ieri, cioè tutto quello che è affluito in Aula nei
termini, bene; tutto quello che è pervenuto oltre il tempo che è
stato stabilito e oltre, diciamo così, quello che era la sintesi,
che lei chiama sintesi, qualcuno chiama trattative, altri chiamano
momento di confronto, deve essere espunto e quindi eventualmente
rinviato a prossima legge che il Parlamento, giustamente, può porre
in essere nei tempi e nei modi necessari.
PRESIDENTE. E allora corretto il suo ragionamento, almeno nella
prima parte, onorevole Falcone. E' chiaro che ci vuole tempo per
esaminare gli articoli più complessi, così come l'articolo 18, per
cui sarei dell'avviso di andare avanti con il 17, 19 e 41, che
non abbiamo grosse difficoltà. Nelle more il Governo sta scrivendo
l'articolo 18, lo distribuisce e farei una discussione unificata
sul 18 e il 46, quello che abbiamo.
FALCONE, componente della Commissione e relatore di minoranza. Ma
sono due cose diverse.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, ho la necessità di contingentare
nuovamente i tempi nel senso di restringere ulteriormente. Siccome
sappiamo che per ogni articolo passano due ore e quarantacinque
minuti perché ognuno, giustamente, per carità, parla, siamo
arrivati.
E' vero quello che dice lei. Io so di un maxiemendamento, non ho
capito, di 90 formalmente non è stato presentato; l'ho dichiarato
pure alla stampa, nella mia posizione, sono contrario ai
maxiemendamenti. Vediamo, con il Governo, ce lo siamo detti ieri in
corso d'opera, arrivati al 46, quale può essere una soluzione che
possa salvaguardare l'immagine di questa finanziaria, ove ce ne
fosse bisogno, perché fino adesso, tutti assieme, Governo e
Parlamento nella sua interezza, abbiamo fatto un ottimo lavoro e
non credo che arriveremo all'ultimo articolo per litigare o per
compromettere il buon lavoro che è stato fatto nonostante la
complessità dei numeri.
CORDARO. Facciamo il 17?
PRESIDENTE. Ribadisco, siccome correttamente l'onorevole Falcone
mi sta dicendo non ancora il 18 e obiettivamente il Governo lo
sta riscrivendo perché è complesso, allora esaminiamo il 17, il 19
e il 41. Nelle more si scrive il 18 e viene distribuito. Se
dobbiamo sospendere una mezz'ora sul 18 per una riflessione, si fa,
mi sembra chiaro, però andiamo avanti con i tre articoli.
Per cortesia su questi tre articoli, visto che non ci sono grandi
discussioni, se non forse sul 41, vediamo di accelerare le
procedure.
Si riprende l'esame dell'articolo 17, in precedenza accantonato.
L'emendamento 17.3 è ritirato.
Gli altri emendamenti erano stati dichiarati inammissibili.
Pongo in votazione l'articolo 17. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E'
approvato)
Tutti gli altri emendamenti decadono.
Si riprende l'esame dell'articolo 19, in precedenza accantonato.
Ne do lettura:
«Art. 19
Contenimento spesa nel settore dei trasporti
1. L'autorizzazione di spesa prevista per gli anni 2014 e 2015
dall'articolo 51 della legge regionale 15 maggio 2013, n. 9 è
rideterminata in 76.200 migliaia di euro».
Abbiamo un emendamento di riscrittura, del Governo, il 19.7.1.
C'era stata una questione che abbiamo superato, ritengo. Su quello
precedente era intervenuto lei e penso che poi si sia chiarita la
questione di carattere tecnico. Se ci sono ancora questioni di
carattere tecnico è bene che si esaminano.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, componente della Commissione e relatore di minoranza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, siccome l'articolo
19, così come ora è formulato, che tra l'altro integra il primo
comma, deve dialogare con l'articolo 3, perché tale articolo, così
come è stato modificato al 10bis, prevede che la somma dei
collegamenti con le isole minori, con il trasporto pubblico locale,
sia di 218 milioni di euro.
Vorremmo che il Governo ce lo spiegasse e lo spiegasse anche oggi
visto che stiamo parlando di questo. Siamo partiti da una somma,
ossia da 166 milioni per quanto riguarda il trasporto pubblico
locale, e di 76 milioni per quanto riguarda il trasporto marittimo
e qui ce ne ritroviamo invece 218 milioni. Poi abbiamo all'articolo
19 nella prima stesura 76.200 euro in più e successivamente diciamo
che si prevedono contratti che abbiamo durata non inferiore a tre
anni e non superiore a sei anni e poi nella pagina successiva
secondo le risorse compatibilmente con le risorse disponibili.
Vorremmo capire una cosa, assessore Bianchi. Siamo partiti da una
somma, da una cifra che nel 213 era 176 milioni per quanto riguarda
il trasporto pubblico locale e 86 milioni per l'anno 2014/2015 e a
seguire il trasporto marittimo.
Siamo arrivati in Aula un mese fa e avevamo 166 più 76; ieri sera
siamo scesi a 156 più 70 per arrivare a 218 milioni. Vorremmo
capire: qual è lo stanziamento preciso per il trasporto pubblico
locale? E qual è lo stanziamento esatto per i collegamenti
marittimi? Il Governo è in dovere di rispondere.
PRESIDENTE. Se il Governo, precisamente l'assessore Bartolotta o
l'assessore Bianchi vogliono rispondere? Sono state poste delle
questioni di carattere tecnico.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, onorevole Falcone, avevo già cercato di spiegarlo ieri.
Ho già specificato che l'articolo 3 non definisce il complesso
dello stanziamento, definisce semplicemente il concorso allo
stanziamento complessivo dell'addizionale sanitaria.
Quindi gli stanziamenti, come d'altronde rimane in quest'articolo,
rimangono 166.76. Per una cifra inferiore per 218, quant'è, si
copre con l'addizionale sanitaria, con il resto, con le risorse
proprie del bilancio regionale. Spero di essere stato chiaro.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, componente della Commissione e relatore di minoranza.
Signor Presidente, onorevoli deputati, soltanto una precisazione.
Assessore, lei oggi si assume la responsabilità che quel concorso
di 218 milioni di euro può essere tutto utilizzato, perché lei mi
insegna, ma lo dice la norma, il comma 80, così come oggi è stato
ridefinito: noi oggi possiamo utilizzare il disavanzo sanitario
dell'anno che, deve essere tra l'altro, equiparato al biennio.
Cioè se l'anno scorso abbiamo risparmiato 110 milioni di euro,
quest'anno, secondo la norma, potremmo utilizzarne soltanto 110. Se
lei ci da la sicurezza e la garanzia che possiamo utilizzare
l'extra gettito sino a 218 milioni di euro senza incorrere nella
clava del Ministero, siamo più sereni, perché e giusto che glielo
dica: al momento possiamo utilizzare appena 110 milioni di euro che
equivale al minore disavanzo creato nell'anno.
Siccome il disavanzo è stato stabilito dal Ministero e non da noi,
218 milioni mi sembrano eccessivi. Ma se lei ci conforta in tal
senso va bene.
CRACOLICI. Ci sono emendamenti?
PRESIDENTE. Sì, sono stati distribuiti.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, richiamo
l'attenzione dell'assessore per l'economia, dottore Bianchi, per
quanto riguarda ovviamente le somme che sono state stanziate o che
vengono stanziate per quanto riguarda i trasporti marittimi, per
due motivi: intanto, perché effettivamente trattasi di trasporti,
da e per le isole, che già sono estremamente penalizzate per un
problema di carattere logistico, se poi obiettivamente constatiamo
che non siamo in grado di poter assicurare quella continuità,
sicuramente non facciamo una buona attività nell'interesse
ovviamente, delle isole e degli isolani.,
Mi permetto anche di ricordare, assessore Bianchi, il fatto che,
laddove i corrispettivi non vengono pagati nei confronti di coloro
i quali effettuano il trasporto, così come risulta in questo
momento, la Regione è costretta ad effettuare pagamenti per
interessi nella misura dell'8 per cento.
Lo trovo del tutto illogico perché a mio avviso il ritardato
pagamento che può essere anche attenzionato molto di più di quanto
effettivamente viene fatto in questo momento, andrebbe a far
risparmiare alle casse della collettività somme cospicue.
Basta guardare, effettivamente, qual è il tasso di interesse, per
chiedere un prestito e immaginare invece che si pagano interessi
moratori nella misura dell'8 per cento. Mi risulta che ci sono
anche dei creditori che già hanno attivato procedimenti esecutivi
nei confronti della Regione per mancato pagamento dei
corrispettivi.
Altra cosa, non so se a voi risulta, ma la normativa attuale, ed
ecco il motivo per cui, anche dell'eventuale subemendamento,
prevede è cosi è stato attuato nel momento in cui è scaduto il
servizio per quanto riguarda le isole Egadi e soprattutto le altre
Isole per un periodo di 2 anni.
Nella precedente normativa, quella del 2002, la Regione siciliana
prevedeva il termine dei bandi in cinque anni. Stranamente, a
partire dall'anno scorso, vengono effettuati i bandi e per quanto
riguarda, per esempio, il collegamento delle merci pericolose da
Trapani a Pantelleria, è stato aggiudicato semplicemente per due
anni. La cosa strana è che alla gara partecipa un solo concorrente
ed è stranissimo sul punto.
La nuova normativa, per cui si chiede anche una modifica, nel
momento in cui prevede la possibilità di poter espletare la gara
per un periodo di due anni, a mio avviso - e non solo a mio avviso
- limita e viola uno dei principi della Comunità europea, perché vi
lascio immaginare quale è l'imprenditore che effettua investimenti
talmente cospicui e rilevanti per poter aggiudicare o aggiudicarsi
un servizio per un periodo di due anni, sapendo benissimo che ai
successivi due anni tutto verrà messo in discussione.
Motivo per cui da più parti è stato chiesto che la Regione
modifichi ed intervenga al riguardo, segnatamente per quanto
riguarda questo argomento, dal sindaco di Pantelleria che ha
protestato anche in maniera energica nei confronti dell'Assessorato
- e vorrei avere conferma di questo da parte dell'Assessore - per
quanto riguarda le modalità attuative delle gare di appalto, tenuto
conto che il periodo di due anni è del tutto un periodo
insufficiente per potere in qualche modo garantire continuità e
ordinarietà ad un servizio così delicato e così particolare.
Nel richiamarmi alla normativa comunitaria mi permetto di
segnalare che questa normativa prevede, per quanto riguarda i
trasporti marittimi, individua e indica agli stati membri che il
periodo congruo così espressamente recita: E' da ritenersi in un
minimo di quattro anni ad un massimo di sei anni .
Ho visto che il Governo ha presentato un emendamento - se,
francamente, lo conferma - che porta il minimo da tre anni e il
massimo a sei anni ma condiziona questa modifica alla
disponibilità economica al riguardo.
Consentitemi, non sono un esperto di natura contabile, forse
sotto l'aspetto giuridico sì, ma mi sembra del tutto superfluo se
non pleonastico per il fatto che non ho mai visto - e credo che,
obiettivamente, sarebbe del tutto illecito se non illegittimo - un
bando di gara che non sia coperto dalle risorse finanziarie
adeguate in quanto previsti per legge.
Ritengo, pertanto, che questa aggiunta che è stata apportata sia
del tutto superflua e del tutto pleonastica ma laddove, mi
riferisco a e non superiore a sei anni e compatibilmente con le
risorse disponibili , non ho mai visto, effettivamente, una gara
d'appalto che non abbia dietro assegnate le risorse disponibili per
l'espletamento della gara. Ecco perché lo ritengo pleonastico.
Ma se il Governo, per un problema di garanzia, di sicurezza e
quanto altro, vuole conservarla nulla quaestio . Non è questo il
problema; il problema è di far partecipare più soggetti possibili e
non è questo il modo per poter ampliare la sfera dei partecipanti,
laddove in qualche modo una gara di questo tipo, di questo genere,
viene espletata per un periodo così minimo di due anni, vi lascio
immaginare quanti soggetti vi partecipano, tanto è vero che, la
gara che è stata espletata, è andata deserta e, in questo momento,
siamo in regime di prorogatio - non so per quale motivo e poco mi
importa - credo che il regime di prorogatio sia un fatto
eccezionale e ritengo che sia il frutto del fatto che le gare in
questione sono state espletate per un periodo di due anni e,
quindi, nessuno ha interesse a parteciparvi tenuto conto che, per
potere erogare il servizio, sono necessari investimenti rilevanti,
per cui non ne vale la pena.
Non vorrei che alla scadenza dei sei mesi di prorogatio si dovesse
intervenire con un'altra proroga, in questo caso sarebbe oltremodo
sospetta.
Invito il Governo a rivedere, intanto, l'operato ed,
eventualmente, a modificare l'attuale normativa spostando a un
termine congruo, così come indicato dalla Comunità Europea, per
quanto riguarda il servizio in essere.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
subemendamento all'emendamento, presentato all'articolo 46,
presenta almeno due caratteristiche che riconducono ad un aspetto
assolutamente anomalo.
In prima battuta mi sembra il gioco delle tre carte, perché il
subemendamento è presentato all'articolo 46 - che non stiamo
trattando - ed è da inserire all'emendamento 19.7.
In secondo luogo - come faceva notare prima l'onorevole Fazio -
sembra di essere di fronte ad un miraggio, non solo perché,
probabilmente, non parteciperà nessuno perché non ne vale la pena
ma, anche e soprattutto, perché c'è questa dicitura anomala per cui
l'esercizio del servizio di collegamento marittimo con le isole
minori è regolato da contratti di servizio, e via dicendo,
compatibilmente con le risorse disponibili, ma se le risorse
disponibili erano pari, per il trasporto marittimo, a 86 milioni di
euro per il 2014-2015, si è arrivati a 218 milioni di euro e
quelli utilizzabili sono poco più di 110 milioni di euro, di fatto,
questo articolo, testimonia come stiamo procedendo, cioè senza
alcuna certezza delle risorse effettivamente disponibili.
Questo è un fatto gravissimo, fino ad ora, si sta procedendo senza
avere accertato la spesa. Questo lo volevo dire prima intervenendo
sull'ordine dei lavori. D'alta parte, signor Presidente, se questa
Aula era convocata per le ore 11.00 e fino alle ore 13.00 eravamo
ancora fermi, senza potere iniziare il dibattito, mi sorge il
dubbio se questo non fosse effettivamente legato a delle verifiche
interne che gli uffici stavano facendo insieme al Governo per
capire se effettivamente era fattibile.
Sull'ordine dei lavori
GIANNI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono convinto che
l'Assessore ha già posto in essere il problema, si parla della
continuità territoriale, che si occupa non solo degli aerei che noi
continuiamo a pagare ad un prezzo molto alto rispetto alla
Sardegna, ma anche dei traghetti per le isole minori.
So che l'Assessore è convinto che questo vada trattato in quella
che è la riunione Stato-Regione perché nella finanziaria del 2001
del Governo nazionale c'è un accordo con la Regione che
cofinanzia, con l'articolo 36, questo problema della continuità
territoriale.
Quindi, sia per quanto riguarda il trasporto per navi, e sarebbe
opportuno che lei facesse riferimento a ciò per farci sapere anche
per i biglietti aerei che ormai non si può più viaggiare, che cosa
è successo e che cosa intende fare.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Riprende l'esame del disegno di legge n. 670/A
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 19.7.1 GOV. Il parere
della Commissione?
DINA, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento GOV.19.1, a firma
dell'onorevole Fazio: dopo le parole sei anni cassare le parole
compatibilmente con le risorse disponibili .
Il parere del Governo?
BARTOLOTTA, assessore regionale per le infrastrutture e la
mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 19.GOV, presentato
dal Governo.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione. Favorevole.
MILAZZO GIUSEPPE. E' a firma del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
CRACOLICI. Volevo capire perché è ritirato, è un obbligo di legge.
MILAZZO GIUSEPPE. L'emendamento è stato ritirato, dobbiamo essere
imparziali.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 19, nel testo
risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario di alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 41. Ne do lettura:
«Art. 41.
Reddito minimo (SIA)
1. Al fine di garantire un reddito minimo alle famiglie che
versano in condizioni di disagio socio economico, qualificabili
come povere secondo l'indicatore ISTAT di povertà assoluta, per
l'anno 2014 e in via sperimentale è istituito il Fondo siciliano
per il sostegno all'inclusione attiva (SIA), con una dotazione
finanziaria di 15 milioni di euro.
2. Con decreto dell'Assessore regionale per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, da adottare entro 120 giorni
dall'entrata in vigore della presente legge e in conformità con
quanto previsto dalla normativa vigente sono definiti i criteri di
accesso al fondo e le modalità di erogazione dell'integrazione al
reddito che, comunque, non può essere superiore ai 400 euro
mensili.
3. Il Fondo di cui al comma 1 viene incrementato dai ribassi
d'asta relativi a contratti di servizio stipulati
dall'Amministrazione regionale.
4. Il Ragioniere generale è autorizzato ad apportare al bilancio
della Regione le variazioni derivanti dall'attuazione del presente
articolo».
MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo
dire una serie di cose sull'articolo 41, intanto che sulla
riscrittura ho presentato alcuni subemendamenti all'emendamento del
Governo, nel rispetto del Regolamento, e lo dico per evitare che
qualcuno possa dire che si vuole allargare il bacino, ne approfitto
per parlare di una serie di cose e così non intervengo nuovamente.
Qualcuno, infatti, potrebbe pensare che ho presentato il
subemendamento perché voglio inserire di nuovo i dipendenti ex
SPO, niente di tutto questo.
Faccio riferimento a quanto già detto, ossia, visto che si tratta
di un sostegno al reddito, dare la possibilità di sostenere anche
queste famiglie non più soggetti lavoratori, ma famiglie.
Signor Presidente, i lavoratori Ex SPO e gli ex lavoratori del
Policlinico, in questo sub-emendamento, non sono più inquadrati
come lavoratori, come possibili aventi diritto all'ingresso in un
bacino, niente di tutto questo.
Si tratta di un'altra cosa, visto che l'Assemblea e il Governo
vogliono prevedere un fondo di sostegno al reddito, la mia
iniziativa mira a sostenere coloro che hanno subito una perdita
della fonte di guadagno, quindi, è un'altra tematica signor
Presidente e Lei si potrebbe rimettere all'Aula per farlo votare.
Bisogna tenere conto che ci sono ben 35 firme dei colleghi che
manifestano una chiara volontà affinché l'Aula si esprima su ciò e
lo voglio sottolineare con forza, non si tratta di inserirli
nell'articolo 35, si tratta di prevedere nell'articolo 41 un fondo
specifico per coloro che perdono la fonte di guadagno, è un'altra
cosa, lo dico con forza.
Qualora l'Assemblea non dovesse accoglierlo, signor Presidente, su
quest'articolo 41, visto quanto è stato previsto, lo dico chiaro,
qualora l'onorevole Formica ed altri ritirassero l'emendamento
soppressivo, non solo lo farò mio, ma chiederò il voto segreto
sulla soppressione di quest'articolo che è figlio di un accordo con
un gruppo parlamentare, un accordo stile vecchio stampo, stile
vecchia politica, vecchia Democrazia Cristiana senza offendere
nessuno .
(brusio in Aula)
lo sto chiarendo, senza offendere i tanti buoni Democristiani
che hanno fatto tanto per questo Paese così come avveniva in altri
partiti che facevano questi giochetti: Ti metti l'articolo e ti
voto la finanziaria.
Non voglio additare il gruppo parlamentare perché poi, viva Dio,
c'è il vittimismo, ah Milazzo ce l'ha con questo gruppo , però di
certo tutti voi sapete, colleghi di maggioranza, mi riferisco a
questi, che questo è solo la bandierina per dire che era stato
fatto, è solo il contentino per un gruppo parlamentare.
Adesso, o si fa una finanziaria seria, e lo si dice a tutti i
gruppi parlamentari o, se ci sono i saldi di fine stagione che si
faccia un fondo serio che riguardi tutte le categorie deboli,
signor Presidente.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho già detto ieri,
in occasione di un altro articolo, che questa Finanziaria si sta
caratterizzando soprattutto sul versante sociale.
Credo che pur in una stagione economica difficile quale quella che
attraversa oggi la Sicilia, questa Finanziaria sta dando alcuni
segnali importanti. Il gruppo parlamentare che mi onoro di
rappresentare, il gruppo Lista Crocetta , ha presentato un
disegno di legge, alcuni mesi fa - ed io sono il primo firmatario
- il cui testo è stato sostanzialmente recepito in toto da questo
articolo della legge Finanziaria.
Riteniamo che recepire una normativa come questa, che è in vigore
in molti Paesi europei, non recepita ancora da altre regioni
italiane, sia un fatto assolutamente significativo.
E' evidente che la somma prevista nel bilancio non è una risposta
ai problemi del disagio economico della Sicilia, questo ci sembra
del tutto ovvio e comprensibile, ma credo che sia un segnale
importante a favore degli strati sociali più disagiati e che, a
mio parere, deve diventare una norma strutturale nei prossimi
strumenti finanziari che andremo ad adottare negli anni a venire,
cioè non un intervento tampone per quant'anno, pur di dimensioni
contenute.
Ritengo che per quest'anno non si poteva fare molto di più nelle
condizioni di bilancio a noi conosciute, però credo che
quest'articolo 41, dal punto di vista dell'impatto sociale, è
l'articolo più rilevante di questa manovra Finanziaria e, ripeto,
per una volta ci pone insieme ai paesi europei più avanzati su una
frontiera di avanguardia rispetto al disagio economico.
Mi auguro che dopo l'adozione dello strumento finanziario il
Governo, in tempi anche celeri, riuscirà a programmare e a
disciplinare la possibilità che i cittadini possano usufruire di
questi quattrocento euro mensili così come è previsto nella norma.
Mi auguro, altresì, che anche negli strumenti pluriennali
inseriremo un carattere strutturale nel reddito minimo garantito e
da questo punto di vista ringrazio il Governo per avere recepito in
toto il disegno di legge di cui sono il primo firmatario, insieme a
tutti i deputati del gruppo parlamentare Lista Crocetta, nel corso
di questo primo scorcio di legislatura.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, in linea
di principio quest'articolo 41 non può che essere condiviso nella
misura in cui viene individuato un fondo siciliano per l'inclusione
e nel momento in cui viene, peraltro, fissato questo reddito per le
fasce in difficoltà: un reddito di quattrocento euro mensili.
Tuttavia, al di là delle linee di principio, entrando nel merito,
come spesso è accaduto, anche qui riscontriamo una serie di
criticità. La prima riguarda la dotazione finanziaria per la quale
si dovrà friggere con quest'olio e sicuramente quindicimilioni di
euro per l'intera Sicilia sembrano davvero pochi, ma saltiamo a
piè pari questa vicenda per passare, invece, all'impostazione che è
di tipo post comunista da parte di questo Governo.
Dico ciò perché di fatto non c'è alcuna misura, presidente
Crocetta, che di fatto sostenga politiche attive del lavoro, cioè
noi andiamo incontro ad una forma di sostegno al reddito senza
prevedere in cambio di che cosa le fasce deboli devono poter
ricevere questo genere di erogazione e questo articolo testimonia
con quali finalità sia stato creato il passo rispetto a questa
Finanziaria.
Ad esempio all'articolo 35, anche lì, il Governo aveva parlato di
sostegno al reddito, però di fatto che cosa si è realizzata una
misura attraverso la quale noi poniamo un tetto massimo di
ventimila euro per gli operatori che lavorano nel bacino dei PIP.
Diciamo ad un lavoratore che è dentro una determinata categoria,
che sta lavorando da tredici anni - e che secondo me non possiamo
definire in quel caso invece come forma di sostegno al reddito -
diciamo che la moglie non può guadagnare più di ventimila euro
oppure se ha una suocera o una mamma anziana in casa che ha un
reddito superiore a ventimila euro, deve metterla fuori casa.
Questo genere di provvedimenti vanno nella direzione di continuare
a promuovere illegalità perché stiamo dicendo a questi lavoratori
che per superare questo genere di problema dovranno spostare la
moglie, la suocera in altro stato di famiglia, cambiando la
residenza.
Non ritengo che dovrebbe essere questo l'approccio che dovremmo
seguire nelle politiche attive del lavoro, se politiche attive del
lavoro le vogliamo chiamare.
Sulla questione dei PIP evidentemente si vuole tenere, invece,
ancora un approccio che è di tipo assistenzialista che non vuole
creare lavoro, ma vuole continuare a dare sussidio.
Per questo motivo, presenterò un subemendamento con il quale
chiedo, così come ho già fatto attraverso un ordine del giorno che
temo, tuttavia, potrà essere accolto semplicemente come
raccomandazione e che continuerò a fare anche scrivendo al
Commissario dello Stato perché questo genere di iniquità non
vengano più portate avanti.
In questo modo stiamo discriminando una categoria e stiamo dicendo
a quella categoria che non ci può essere una mobilità sociale, che
non può esserci una scala sociale perché chi è nato PIP deve
continuare ad essere un povero disgraziato e non deve potere
continuare ad accedere all'assegno sociale.
Queste forme sono discriminatorie e su questo il Governo non
avrebbe dovuto cedere in concomitanza con altri partiti
dell'opposizione che, in questo caso, sono venuti a sostegno del
Governo.
CROCETTA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, Presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, l'articolo 41 è un articolo molto secco che prevede la
possibilità di interventi di sostegno al reddito per persone più
povere.
La somma sembra insufficiente, però in realtà 15 milioni di euro
sono di start up e si alimenta in un fondo, anche con i risparmi
che ci sono sugli appalti, gli abbattimenti che potranno
incrementare continuamente questo fondo, ed in ogni caso diventano
apri pista a proposito delle politiche a fondo sociale che noi
vogliamo fare anche attraverso l'utilizzo di fondi europei.
Ogni volta che interveniamo su questi aspetti si apre una
questione se dobbiamo darli a fronte di un lavoro o a in quanto
tali.
L'anno scorso abbiamo inserito il reddito minimo attraverso
l'inserimento nei cantieri di servizio - spero che non sia lei
onorevole Figuccia ad avere detto questo - però qualcuno disse che
incrementavamo un nuovo precariato, che era una misura vecchia, e
così via.
Questa volta non ci siamo voluti impelagare in nessun fatto, anche
perché ritengo che qualche volta sia giusto chiedere il lavoro e
altre volte no, perché se per esempio il contributo lo diamo ad una
famiglia che deve trasferirsi a Milano, a Firenze o all'estero
perché ha il figliolo o la figliola che hanno una malattia rara e
non possono lavorare, questo è un aiuto consistente che diamo.
Quindi, questo fondo lo regolamenteremo nel modo più opportuno,
dicendo che questo va a risolvere le condizioni più estreme di
povertà, parliamo di povertà assoluta con condizioni particolari
di disagio.
Laddove è possibile utilizzare, anche in modo lavorativo per
alcuni che lo possono fare, lo si potrà tranquillamente fare anche
nell'ambito dei comuni, eccetera, però il senso di questa legge è
un intervento che non sia troppo rigido a sostengo delle povertà e
che può vedere misure diverse a seconda delle caratteristiche dei
soggetti, ma questo sarà fatto col Regolamento perché in alcuni
casi chiedere il lavoro è sbagliato.
L'altro giorno, il 6 gennaio per intenderci, sono andato a trovare
i bambini del reparto oncologia di un ospedale di Palermo e c'erano
delle famiglie che si erano trasferite da mesi a Palermo, quelle
persone per mesi non lavorano e non hanno diritto a nessuna misura
ed è chiaro che dovremmo privilegiare, in un fondo così piccolo,
le condizioni più estreme che non determinano necessariamente un
impegno lavorativo perché in alcuni casi i soggetti non sono in
condizione di lavorare.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del
Governo, sono contento per una mera coincidenza di fare questo
breve intervento successivamente alla voce del Presidente della
Regione e ne apprezzo lo sforzo quando si cercano di individuare
percorsi che possano garantire un minimo di assistenza, che ahimè
non è neppure dignitosa, alle persone che si trovano in grande
difficoltà.
Però, signor Presidente, si è mai chiesto quanti erano i
lavoratori dell'articolo 23 quando si è cominciata quella pagina
che poi è diventata una pagina dolorosa della Sicilia che ha
determinato più di 20.000 precari? Si è chiesto quanti erano i
forestali quando si cominciò ad istituire il principio? Non vorrei
che questo strumento diventasse una forma di assistenzialismo che
non risolve il problema. Dare 100 euro a settimana a meno di 3.000
famiglie in Sicilia non significa risolvere questo problema.
Personalmente, con onestà intellettuale, voglio sostenere quanto
il Governo presenta, però vorrei che si definissero gli effetti
anche di un provvedimento come questo, perché onestamente mettiamo
veramente poco e non garantiamo a queste persone una vita
dignitosa.
Vorrei che il Governo trovasse altre soluzioni, altri strumenti
per fare girare l'economia e per produrre ricchezza e per cercare
lavoro e non mi sembra che questa sia la soluzione migliore.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente
Crocetta, signori assessori, pensavo che questo articolo dovesse
essere approvato subito all'unanimità, perché siamo in presenza di
un articolo che finalmente dà voce ad un pensiero verso la gente
che sta poco bene, povera. Abbiamo sempre la capacità, fra di noi,
di mettere in discussione la qualunque, anche in questo caso ci
stiamo riuscendo.
Personalmente, mi complimento per questo articolo di legge,
quello che, invece, critico e chiedo al Presidente - che sta
dimostrando che non fa macelleria sociale - di dare un pensiero a
particolari categorie di lavoratori che hanno perso il lavoro per
un'ingiustizia, mi riferisco ai lavoratori della ex SPO che, per
una mera ingiustizia, sono state delegate e hanno perduto il lavoro
e non si riesce più a recuperarli perché siamo in un momento di
grave crisi economica e non so come Presidente lei può attenzionare
questo problema, ma io sono convinto che in una riscrittura pensata
bene, Assessore Bonafede, penso che potremmo anche cercando di
mettere un reddito molto basso, di recuperare in parte una fetta di
questi lavoratori. Se facciamo ciò, rendiamo un servizio anche a
quei lavoratori che per una mera ingiustizia si trovano senza
lavoro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gianni. Ne ha
facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
ovviamente e senza ombra di dubbio questo articolo è opportuno.
Voterò per questo articolo e sarebbe ancora meglio se questo
articolo anziché per tre anni potesse avere una copertura più
lunga. E però, nello stesso tempo, le chiedo, Presidente, io ho
presentato un emendamento per congelare i debiti che le aziende
hanno con la CRIAS, l'IRCAC e con l'IRFIS perché ai vecchi
disoccupati ne aggiungiamo di nuovi, perché a chi sta male ne
aggiungiamo sempre di più, spesso verifichiamo che ci sono titolari
di aziende che si suicidano. C'è, chiaramente, un aumento di
disoccupazione e di persone che continuano a stare male.
Ho chiesto più volte all'Assessore per l'economia di verificare
quale può essere l'intervento economico che ci vuole per congelare
i debiti che le aziende hanno con i nostri enti economici
regionali; congelarli e spostarli per cinque anni, così come
abbiamo previsto nell'articolo 17 per questo fondo di sostegno.
Io credo che se noi riusciamo a mettere su un elemento come quello
che ho suggerito, potremmo dare alle aziende la possibilità anche,
anziché di fallire, di mantenersi sul territorio e di poter fare
un'opera diversa che è quella di potere assumere le persone e,
quindi, consolidasse a rilanciare il loro aspetto lavorativo ed
economico.
Per carità, ben venga un aiuto a chi sta male Ben venga anche un
aiuto attraverso i banchi alimentari. Io partecipo ogni tanto a
dare una mano a qualche parrocchia e vedo quanto malessere c'è,
quante difficoltà, quanti problemi di ogni ordine e grado.
Onorevole Presidente, se lei chiamasse l'Ufficio dell'Assessore
per l'Economia, per vedere di quantizzare o comunque,
eventualmente, di mettere anche questi nel ribasso d'asta o nei
ribassi delle gare di appalto, noi avremmo salvato migliaia di
aziende siciliane e avremmo così potuto dare la possibilità di un
rilancio economico.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'asero. Ne ha
facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
sicuramente trattiamo un argomento di particolare delicatezza
perché, oltre al grande senso di attenzione che dobbiamo avere per
chi ha bisogno di sostegno, di solidarietà, c'è anche una precisa
volontà da parte, ritengo, di tutte le forze politiche. Il nuovo
centrodestra, anche con l'onorevole Vinciullo in Commissione, ha
evidenziato questo problema del sostegno per chi ha veramente uno
stato di bisogno di grande necessità.
Però, io mio domando e chiedo al Governo, Assessore, probabilmente
andrebbe, ove lo riteneste opportuno, inserito un emendamento che
possa pensare al regolamento del modo come procedere a questa forma
di intervento, perché diversamente se da un canto lascia libera
mano a chi può gestire, dall'altro - secondo me - crea anche una
forte tensione, perché ove non esistono indicazioni e regole
sicuramente si crea un disordine che può portare anche a delle
aspettative non rispondenti a quelli che sono, invece, i principi
ispiratori di questa nostra azione che si vuole portare avanti.
In ogni caso, l'intervento che vede anche un sostegno al banco
alimentare, anche se - come dicevo un momento fa con qualche altro
collega - abbiamo visto che il banco alimentare adesso in Sicilia è
arricchito anche da un'altra struttura che sicuramente ha una
storia diversa, però, che comunque tutti coloro che concorrono ad
un obiettivo, che è quello di far crescere la realtà sociale, hanno
sicuramente il merito di essere sostenuti e attenzionati.
Quindi, in questa direzione ritengo che c'è oggi una opportunità
che va, con questo articolo, nella direzione di avviare un primo
passo verso un percorso che sicuramente merita attenzione e che
sicuramente, per quelle che sono le risorse, non potrà essere di
grande intervento. Però, comunque, è un primo passo e quindi noi
siamo d'accordo e lo sosteniamo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bandiera. Ne ha
facoltà.
BANDIERA. Onorevole Presidente Crocetta, Assessore Bonafede,
complimenti Quando nei miei precedenti interventi ho espresso la
mia opinione nel dire che una legge finanziaria, al di là delle
quantità di risorse economiche stanziate e andando oltre i numeri,
dà il segnale di quelle che sono le politiche, di quella che è
l'idea di governare la Sicilia, mi riferivo anche a questo caso.
Al di là delle risorse economiche stanziate, 15 milioni di euro,
che consideriamo l'apertura di un conto che deve essere
implementato e che deve attingere al Fondo sociale europeo, il
messaggio che si manda alla pubblica opinione e ai siciliani è che
c'è un Governo che è lucido e che inizia ad adoperarsi per
fronteggiare quella che è un'emergenza di carattere alimentare.
A tutti noi in questi mesi e in questi anni credo sia capitato più
volte di doversi tristemente imbattere in padri e madri di famiglia
e anziani che rovistano tra i rifiuti o fra i resti dei mercati.
Non voglio citare alcun rapporto Caritas sulle nuove povertà, lo
conosco; ogni anno qualche amico me ne fa dono. Voglio bensì citare
un dato che apparentemente, Assessore, non c'entra nulla, ma che mi
ha colpito perché ci dà il segnale dell'emergenza. Negli ultimi
anni gli enti locali e i comuni stanno risparmiando nelle spese dei
conferimenti in discarica dei rifiuti solidi urbani.
Che cosa c'entra? C'entra perchè la gente consuma meno. Negli
ultimi anni i tassi di obesità infantile stanno vertiginosamente
scendendo. Che cosa c'entra? C'entra perché i bambini mangiano
meno. Allora, questa azione importante vuole essere anche l'aver
colto l'esigenza morale e politica di dare una risposta a questa
straordinaria e triste emergenza.
Condivido il passaggio dell'onorevole Figuccia quando sottoponeva
un tema: a fronte di cosa dobbiamo riconoscere questo sussidio,
questo bonus, questa piccola quantità di denaro di 400 euro al
mese. Condivido sull'ipotesi che c'è la necessità di stimolare
l'attività lavorativa dei beneficiari; e lo dico senza timore,
anche perché ho il piacere di raccontarvi per dirvi di quale
umanità è dotata la Sicilia. A me è capitato di imbattermi in padri
di famiglia disoccupati che la mattina si vestono, escono di casa
perché avvertono l'esigenza animati da grande orgoglio e dignità di
far pensare ai propri figli che vanno a lavorare, quando invece,
poi, a lavorare non vanno.
Sono certo che il proporre a chi beneficerà di queste misure di
dover dare un contributo lavorativo alla nostra comunità, sarà un
ulteriore valore aggiunto e farà risollevare da quella umiliazione
e da quell'incrinare la dignità di ogni nostro concittadino
proprio su questo tema.
Ed allora, bene, Assessore, ottimo il passaggio, proprio in virtù
della questione dell'emergenza alimentare che sottolineavo, ottimo
il passaggio del sostegno ai banchi alimentari.
Assessore, ci confronteremo sicuramente sul Regolamento attuativo.
Qui è importante la capacità di discernimento che dobbiamo mettere
in campo, perché con poco nelle giuste mani si può fare tantissimo,
al contrario, con tanto in mani sbagliate, vanificheremmo questo
tipo di intervento.
Non possiamo non privilegiare quelle associazioni cattoliche e
laiche animate dal grande mondo del volontariato, dalla risorsa di
valore inestimabile del nostro territorio ed è su questo che
dobbiamo puntare, ad associazioni cattoliche e laiche che ogni
giorno, compreso oggi, sono nel territorio e suppliscono le enormi
lacune che la pubblica amministrazione fino ad oggi ha mostrato di
avere.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci sono ancora altri dieci
iscritti a parlare. Intanto, gradirei sapere se il Governo ha già
pronto l'articolo 18, così lo distribuiamo per accelerare i tempi.
E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Sciuto. Ne ha facoltà.
LO SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che questo
articolo di legge sia un articolo giusto, nel senso che arriva in
un momento critico della nostra realtà sociale ed economica. Voglio
fare un plauso al Governo e all'Assessore per averlo pensato e
scritto.
Ritengo che oggi in Sicilia ci siano circa il 20 per cento delle
famiglie rasenti la povertà; il nostro reddito pro-capite è di
circa 15, 16 mila euro all'anno. Siamo, addirittura, inferiori da
questo punto di vista alla Grecia.
E' importante, Assessore, avere fatto questo articolo, ma è anche
importante stabilire i criteri perché poi toccherà a lei l'atto di
gestione per l'assegnazione dei fondi. Penso, che nel momento in
cui si dedicherà ai criteri, sia importante che vengano
attenzionati i soggetti affetti da gravi patologie che abitano da
soli, le famiglie numerose che non superano il minimo reddito
vitale, padri e madri con prole disoccupati.
Dobbiamo pensare a queste categorie, perché a seconda di come
saranno fatti i criteri e considerato che in Sicilia il 20 per
cento delle famiglie non supera il minimo reddito vitale, essendoci
una grande povertà, rischieremmo di rendere vano lo sforzo che,
giustamente, questo Governo vuole fare. Quindi, è importante
individuare i giusti criteri.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Sudano. Né ha
facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, ovviamente, non si può essere
pregiudizialmente contrari a quest'articolo 41, anche se avrei
preferito che questi 15 milioni di euro invece di utilizzarli per
un fondo assistenziale, li avremmo utilizzati per creare maggiore
occupazione nella nostra Terra, incentivando le imprese, con degli
sgravi fiscali per dare la possibilità e la dignità del lavoro dei
nostri concittadini, piuttosto che elemosinare 400 euro al mese.
Intervengo perché ritengo, tra l'altro, che sia sbagliato
procedere con un decreto assessoriale, tra l'altro da fare entro
120 giorni. Non voglio essere maliziosa con questo pensiero, però
vorrei ricordare a tutti che tra maggio e giugno ci saranno le
campagne elettorali delle elezioni europee e quindi non vorrei che
questo fondo diventasse un bancomat da utilizzare in campagna
elettorale, per questo ritengo sia meglio fare un regolamento
attuativo che passi dalle Commissioni, in modo tale da avere dei
criteri trasparenti che tutti possiamo conoscere e valutare
all'interno della Commissione.
Devo aggiungere che è giusto che la finanziaria sia il frutto di
un confronto con l'Aula, con la maggioranza e con le opposizioni,
però ritengo che sia inaccettabile il comportamento di una parte
dell'opposizione di quest'Aula che non fa altro che andare sui
giornale o sui siti attaccando la finanziaria e ritenendola una
porcheria o ritenendola un golpe o un atto fatto ad personam,
quando noi, invece, non facciamo che vedere articoli interamente
calati delle battaglie che sono del Movimento 5 Stelle, come questa
del reddito minimo, come l'articolo 6 nel quale noi abbiamo dato al
Comune di Ragusa quattro milioni di euro su spesa corrente in un
momento in cui tutti sappiamo come vivono gli enti locali che sono
al collasso, che non hanno più i finanziamenti per gli investimenti
e noi, pur avendo ritenuto che tutte le leggi regionali che
istituivano dei fondi a carico di enti strumentali o comuni o, come
ricordiamo tutti, l'Unione ciechi, che non abbiamo più inserito
ritenendo che oggi siamo in grande difficoltà e non si possono
mettere più i nomi e i cognomi e i soldi accanto, invece noi per
tutto quello che riguarda il Movimento 5 Stelle continuiamo ad
accontentarli, ma veniamo continuamente massacrati dal loro
atteggiamento e dagli insulti nei confronti della classe politica,
ritenendosi loro cittadini e ritenendo noi invece classe
inferiore.
RAGUSA. E' iscritto a parlare l'onorevole Ragusa. Ne ha facoltà.
RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io condivido questo
articolo 41, così come il mio Gruppo dell'UDC, perché penso che
arrivi in un momento molto particolare, di grande crisi economica e
finanziaria e con tantissime famiglie in difficoltà e, quindi,
questo è un piccolo passo avanti verso coloro che hanno bisogno.
Assessore, alcuni Comuni utilizzano i DURC per dare 250 euro al
mese ai cittadini che si avvicinano a questa esperienza, quindi io
ritengo che queste 400 euro al mese per chi vuole farlo potrebbero
essere utilizzati anche all'interno della società per organizzare i
servizi nelle città per il decoro e potrebbe diventare una cosa
utile per tutti, ma non è essenziale e fondamentale. L'importante è
il fatto che lei come Assessore per la famiglia abbia pensato agli
strati sociali più deboli, perché solitamente quando si fanno le
finanziarie passa l'idea che è una struttura fredda, fatta di
numeri e, invece, stavolta penso che stiamo umanizzando la nostra
finanziaria e la stiamo rendendo utile per tutti.
Tra l'altro, devo dirle che i tabloid sono pieni anche di segnali
distortivi, se vuole. Si parla di royalties come se avessimo fatto
chissà che cosa, quando il 20 per cento che non è stato mai
riscosso dalla Regione siciliana. Lo portiamo al 13, abbassiamo
tante altre cose, arriviamo al 15 perché non c'è più la franchigia
e nessuno ne parla Anzi, veniamo attaccati come se avessimo fatto
chissà che cosa, ma alla fine da qualche parte bisogna iniziare per
creare occupazione e non penso che tutti inquinano.
Si parla di costi della politica e c'è l'assalto alla notizia e
noi veniamo, ancora una volta, attaccati, penalizzati. Ma non
tutti siamo persone esposte a difficoltà sociale. Cosa voglio dire?
Voglio dire che una volta tanto, se si pensa al banco alimentare e
sarebbe bene che i tabloid riprendessero questo momento, perché
questo Governo si sta caratterizzando anche per fare una
finanziaria che riguarda in perfetto equilibrio come star bene
tutti quanti insieme, perché se si pensa ai forestali, ai consorzi,
all'impresa, agli strati sociali deboli, ma cosa si può fare di più
rispetto ai numeri che ci sono oggi e alle grosse difficoltà
economiche
La famiglia per noi Gruppo dell'UDC è sempre stata sinonimo di
intervento, di battaglia. Abbiamo sempre sollecitato il Governo
nazionale, il Governo regionale per far sì che ci si occupasse di
famiglia.
E' sempre stato un nostro progetto importante sociale. Oggi,
arriva attraverso l'Assessorato che noi guidiamo in modo importante
e intelligente il nostro Assessore.
Per cui, come UDC non solo votiamo in modo positivo, ma
auspichiamo che questo intervento nel sociale venga sempre di più
approfondito, perché parliamoci chiaro una volta per tutte: passa
l'idea che c'è povertà in Italia e in Sicilia? Passa l'idea che
qualcuno bisogna che si faccia carico di questa povertà? Io chiedo
espressamente all'Assessore di competenza che sia l'Assessore per
la famiglia a farsi carico, che sia il mio Gruppo o partito a farsi
carico e quindi l'UDC, perché noi abbiamo questo mandato, non
politico, ma un mandato morale E' di questo che bisogna parlare
Anche perché, alla fine, restiamo inglobati in una storia negativa
per quanto riguarda la politica.
Quindi, diamo valore alle associazioni, diamo valore e,
soprattutto, creiamo quella serenità sociale che oggi ha bisogno il
Governo italiano e, in particolare, ne ha bisogno la Regione
Sicilia.
L'ultima annotazione su questa storia è la legge su Ibla. Vorrei
ricordare a tutti coloro che l'hanno votata e che la voteranno e
che, forse, la voteranno l'anno prossimo. La legge su Ibla non è
appannaggio di nessun soggetto politico. La legge su Ibla è della
provincia di Ragusa ed è patrimonio di questa Assemblea regionale
e, quindi, è una legge per tutti Si faccia chiarezza su questo
argomento, perché non ho visto colleghi mai votare contro su questa
legge.
Per cui, quando di sono i buoni intenti, quando c'è da valorizzare
qualche provincia e soprattutto siti tutelati dall'Unesco, che ben
venga la volontà politica di partecipazione per rendere sempre più
vivibile la nostra Terra, cioè la Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ciaccio. Ne ha
facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi condividiamo
questa norma, sia la ratio che l'ha generata e in parte anche come
è stata scritta. Però, volevo sottoporre all'Assessore, ma anche
alla Presidenza, le perplessità del comma 3. Nel senso che
l'incremento di questo fondo nasce dai ribassi d'asta relativi ai
contratti di servizio stipulati dall'Amministrazione regionale.
Non vorrei che, visto che è scritto in questo modo e non dà
certezza dell'entrata, non è quantificabile, non vorrei che fosse
impugnata. Non solo: ricordo che a seguito della parifica della
Corte dei conti, abbiamo fatto una norma, l'assestamento di
bilancio con legge n. 13 del 2013, dove già parte del 50 per cento
dei ribassi d'asta veniva impegnato nel fondo di riequilibrio, che
già negli anni precedenti era stato azzerato. Poi, nel 2014 stiamo
prevedendo - se non ricordo male - 90 milioni di euro. Però, è
tutto non certo, non quantificabile. Quindi, il Governo dia
chiarezza e certezza sulla quantificazione di questo fondo e di
quanto potrebbe essere o, eventualmente, visto che non va ad
incidere sul fondo, di cassarlo in toto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento
sarà brevissimo. Avevo già fatto un accenno in sede impropriamente
di istruttoria, visto la sede parlamentare, nel momento in cui
avevamo valutato il tenore della norma e il merito della stessa, e
avevo avuto modo di dire di come una indagine, che ha avuto l'esito
ieri mattina, dell'Istat ci diceva che, purtroppo, in Sicilia le
famiglie in stato di indigenza sono 130 mila. Per cui, il conto,
doppiamente, viene presto fatto: se dovessimo assegnare a ciascuna
di queste famiglie 400 euro al mese, ci vorrebbero 600 milioni di
euro, ci dice l'Istat.
Per questa ragione avevo sollevato delle perplessità. Però, noi
non riteniamo, come Gruppo parlamentare, di poter far maturare
queste perplessità al rango di un voto negativo. Le perplessità
sono sul quantum, avremmo voluto che ci fosse un intervento più
serio, più massiccio, più concreto, che avesse potuto dare maggiore
sollievo alle famiglie indigenti siciliane.
Abbiamo delle perplessità anche sulla modalità con la quale questi
fondi verranno distribuiti alle famiglie indigenti. Abbiamo, però,
una certezza: quella di affidarci ad una persona perbene,
Assessore, cioè a lei. Non tradisca la nostra fiducia, questo è un
tema troppo delicato e troppo importante sotto il profilo morale
prima che politico.
Per questa ragione voteremo a favore dell'articolo 41.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha
facoltà.
VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, Presidente della Regione, assessori, oggi siamo
chiamati ad approvare un altro articolo che sicuramente renderà
giustizia a coloro i quali, in questi anni, non hanno avuto
giustizia nella vita di tutti i giorni.
In pratica, l'Assemblea si sta dotando, finalmente, di un articolo
attraverso il quale viene garantito il reddito minimo a coloro i
quali versano in una situazione di povertà assoluta. Non stiamo
parlando di povertà generale, stiamo parlando di povertà assoluta
secondo quello che è l'indicatore ISTAT.
Era una proposta che noi, come PDL, avevamo più volte fatto. Io
ricordo che insieme al collega Alongi avevamo presentato anche
degli emendamenti sul reddito minimo. In pratica, adeguiamo la
legislazione regionale - e di questo gliene siamo grati, Assessore
- alla legislazione nazionale.
Con il decreto legge 28 gennaio 2013, n. 76, convertito nella
legge 9 agosto 2013, n. 99, il Governo nazionale, di cui il Nuovo
Centrodestra fa parte esprimendo il vicepresidente del Governo
nazionale, ha dettato le norme che garantiscono un reddito minimo
alle famiglie che versano in condizioni di disagio economico e che
- come dicevo poco fa - non solo vengono qualificate come povere,
ma secondo l'indicatore ISTAT vengono indicate come oggetto di
povertà assoluta.
Noi, finalmente, ci siamo dotati, anche se in via del tutto
sperimentale, di questo fondo siciliano che è rivolto al sostegno e
all'inclusione (dicono che devo parlare poco perché ci sono anche
gli altri, lo farò velocemente) attiva delle famiglie diversamente
abili; abbiamo questo fondo di 15 milioni di euro, un milione di
euro è destinato - e mi pare più che giusto - alla Fondazione Banco
alimentare e al Banco dell'opere di carità, proprio perché in
questo momento ci occorre una maggiore solidarietà, una maggiore
attenzione nei confronti di coloro i quali soffrono.
Queste due Fondazioni, il Banco alimentare e il Banco delle opere
di carità hanno dimostrato, insieme alla Caritas, insieme alle
parrocchie, insieme anche ad associazioni laiche, di svolgere un
ruolo importante nel nostro contesto.
Assessore, noi, come Commissione Bilancio, ci siamo adoperati per
presentare due emendamenti, al momento, che sono presentati non a
maggioranza, ma all'unanimità dei componenti della Commissione. Il
primo è quello di ridurre i 120 giorni che ci sembrano eccessivi
per quanto riguarda l'entrata in vigore del decreto dell'Assessore
e l'abbiamo ridotto a 60. In questo modo, sfuggiamo anche al
rischio che possiamo arrivare con questo decreto sotto campagna
elettorale.
Ma non l'abbiamo fatto perché di qui a qualche mese ci saranno le
elezioni europee, assolutamente no Perché siamo convinti che il
Governo non userà quest'arma come un'arma di campagna elettorale.
Lo facciamo per un altro motivo: perché c'è l'emergenza. Se noi
diciamo che abbiamo la necessità di venire incontro a chi è in
stato di assoluta indigenza e povertà, non possiamo assolutamente
attendere i 120 giorni.
Quindi, la Commissione propone di ridurre il tempo dai 120 ai 60
giorni. Poi, c'era stato un passaggio da parte della collega
Sudano, che noi abbiamo ritenuto come Commissione di accogliere,
nel senso che ci fidiamo dell'Assessore dicendo che va bene il
decreto, però preferiremmo che venisse sottoposto, come è giusto
che sia per quanto riguarda il Regolamento, alla Commissione
competente.
Non sfuggirà all'Assessore che questo è un nuovo modo corretto per
gestire la vicenda.
Infine, non possiamo non apprezzare e saremmo dell'avviso, però,
di trovare anche ulteriore vie per incrementare le somme, che i
ribassi d'asta relativi ai contratti di servizio stipulati
dall'amministrazione regionale siano una forma importante per
alimentare questo capitolo in un momento di assoluta difficoltà.
Quindi, non posso come centro-destra, come PDL, come opposizione
tutta, non essere soddisfatto del fatto che oggi votiamo questo
articolo che fra le altre cose è passato dalla Commissione di
merito e che mi pare di capire che c'è una unanimità assoluta
sull'approvazione dell'articolo. Grazie.
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, io sarò velocissimo proprio per
lasciare almeno un minuto al collega.
Anche io esprimo la soddisfazione per questa iniziativa che in
questo momento di grande difficoltà cogliamo veramente con
grandissimo entusiasmo e soddisfazione, però, è chiaro che le
risorse che sono state previste in questo capitolo sono
assolutamente insufficienti, da un conteggio che ho fatto io
potrebbero soddisfare sì e no 3.000- 3.500 famiglie, non più di
tanto, ma i numeri sono ben altri. Lo ha detto l'onorevole Cordaro
poco fa, si parla di 130 mila famiglie in Sicilia che sono in una
condizione di povertà; tra l'altro, di queste 130 mila credo ce ne
sono un terzo che sono veramente in una condizione di grandissima
difficoltà. E per accontentare un terzo dei 130 mila, sarebbero
necessari circa 200 milioni di euro.
Pertanto, il mio auspicio qual è? Che questo Governo possa anche,
nel corso dell'anno in corso, trovare le risorse necessarie, in una
variazione di bilancio, per portare ulteriori risorse e soddisfare
almeno questa parte di famiglie che hanno assoluta necessità di
questo contributo. Grazie.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, io intervengo soltanto un minuto per
dare un mio contributo e una indicazione anche all'Assessore che so
che essere molto sensibile, e che ringrazio per il lavoro che sta
facendo. A mio avviso, penso sia importante la riscrittura di
questo testo che prevede l'inserimento di 1 milione di euro per il
banco alimentare che è importante e, lei sa a cosa mi riferisco,
perché è stato tagliato precedentemente, E quindi, questo diventa
un elemento di integrazione, ma a questo aggiungo, credo sia
importante che lei, che ha grande sensibilità, possa scrivere il
Regolamento con un lavoro fianco a fianco con la Commissione di
merito, in seno alla quale vi sono deputati che potranno
sicuramente darle un grande contributo per raccogliere anche le
diverse sensibilità. Inoltre, aggiungo, che non mancherà a lei un
confronto particolare e serrato con le associazioni particolarmente
sensibili in questo mondo, in questa realtà, che potranno
sicuramente dare anche suggerimenti su quella che è una riscrittura
complessiva, per non commettere errori e per arrivare con questa
goccia d'acqua realmente in quello che è .in questo mondo c'è
grande sete. Quindi, questo è l'invito che le pongo. Grazie di vero
cuore.
LENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevoli colleghi, comunico che
sull'articolo 41 vi sono ancora numerosi iscritti a parlare.
LENTINI. Signor Presidente, io penso che ormai con l'articolo 41
il sociale, stiamo iniziando un buon percorso. Certo, le risorse
sono poche e bisogna far sì che questi capitoli siano rimpinguati.
Ma pensate che si possano rimpinguare il prossimo anno sempre non
incentivando lo sviluppo di questa isola? Cioè se non pensiamo
immediatamente ad investire, se non pensiamo in questo momento ai
tanti lavoratori e ai tanti giovani che ci chiedono cosa avete
falle quali tutti noi dobbiamo responsabilmente rispondere. E non
è facile in questo momento dire non ti preoccupare, aspetta No
gioia mia. Qui oggi dobbiamo - a parte il sociale che devo dire
che con diversi articoli hanno veramente dato un'immagine diversa a
questa società -, però ora dobbiamo iniziare a lavorare per le
riforme. Dobbiamo lavorare su nuovi disegni di legge.
Il Governo si deve impegnare, il Presidente della Regione si deve
impegnare perché molte gare d'appalto prima che vengano espletate e
prima che iniziano i lavori passano anni. Questa è una delle cose
che è impensabile. Nei comuni di Palermo e di Agrigento ci sono
tante gare appaltate, ma per iniziare aspettano l'ira di Dio.
Veramente è impossibile, è impensabile. Quindi queste potrebbero
essere anche un momento di energia, che il popolo dia fiducia al
Governo, ad un Parlamento perché si stanno attivando veramente con
dati di fatto.
Certo l'introduzione di quest'articolo 41, Assessore, è importante
e le propongo che se lo riterrà opportuno, ad esempio, viste le
poche risorse che ci sono, iniziare con i genitori disoccupati e i
figli a carico. La composizione di questa famiglia, secondo me, è
fondamentale, iniziare quindi dalla famiglia. Non lo so come si
organizzerà per quanto riguarda il pagamento reale nei fatti, da
dove si inizia e quello che si vuole fare. Questo è, a mio avviso,
pensare immediatamente ad una famiglia dove i genitori disoccupati
con figli a carico secondo me questi devono avere una priorità
rispetto agli altri.
A mio avviso, urge anche un patto di solidarietà fra le
istituzioni e i cittadini dove immediatamente bisogna organizzare
anche con le associazioni di categoria, con i sindacati, per
cercare di entrare veramente nel merito della questione. Attraverso
questi meccanismi, attraverso questo interazione anche con la
possibilità che lo Stato mette a disposizione, la Conferenza-Stato
Regioni che ci mette sicuramente nelle condizioni di arrivare ad un
risultato.
Con la spending review, andiamo oltre i politici, perché ci sono
delle nicchie di cui nessuno vuole mai parlare. La politica, con i
politici abbiamo iniziato, ora dobbiamo andare oltre.
Mi devo soffermare perché questo è un problema che sta veramente a
cuore di tutti i parlamentari. Mi accingo a chiudere dicendo che
questo problema deve essere affrontato immediatamente con un
disegno di legge di riforma perché i lavoratori devono vivere con
dignità.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, qualche
minuto soltanto per fare alcune considerazioni di tipo tecnico,
Assessore, me ne scuserà.
Secondo me questo articolo, così come lo abbiamo riscritto, è in
contraddizione.
Assessore, noi cosa diciamo: In armonia con le modalità di cui
all'articolo 3, comma 3 e 4 del decreto n. 76 del 2013'. Questo
decreto non è altro che una misura che riguarda il sostegno nei
confronti del Mezzogiorno con criteri di inclusione sociale. Cioè
non è una misura di sostegno al reddito per procedere alla povertà
assoluta, anche, ma si procede a fronteggiare questa situazione di
emergenza sociale con diversi criteri che vengono declinati
nell'articolo 3 e specificatamente sono tre tipi di misure: forme
di auto impiego o autoimprenditorialità. Sono progetti giovanili
per inserimento nel mondo del lavoro, sono corsi e tirocinio per i
cosiddetti NEET cioè quelli che non studiano più, quelli che non
frequentano alcun corso di formazione, quelli che non lavorano, i
ragazzi e i giovani dall'età di 18 all'età di 29 anni.
Pertanto, se noi diciamo, da un lato, come principio che in
armonia a quella norma e poi invece facciamo un reddito minimo 400
euro dati così sulla povertà rischiamo di entrare in profonda
contraddizione, ma sulla scorta del richiamo della norma nazionale
che vuole altro tipo di obiettivo far raggiungere
all'Amministrazione interessata, il Ministero delle politiche del
lavoro col Ministero dell'economia erogano, creano un fondo di
rotazione che viene preso dai fondi del PAC, la legge 183 del 1987
(L'oratore non conclude il suo
intervento)
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, lei è uno di quelli che ha parlato
di più in questa finanziaria. Purtroppo non posso fare alcuna
eccezione.
FALCONE. Signor Presidente, io le chiedo qualche secondo in più
per completare il mio intervento in quanto stavo fornendo un dato
tecnico. Inoltre, in qualità di relatore di minoranza, mi pare sia
giusto intervenire più spesso.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, io
gradirei solo un minuto.
Andando un po' controcorrente sul dibattito odierno, io ritengo
che questa norma vada ritirata, onorevole assessore, vada ritirata
perché mi pare che l'onorevole Cordaro si affidava alla sua
correttezza, cosa che faccio anch'io, ma lei non si potrà occupare
tutti i giorni di come dare trasparenza all'utilizzo di questi 15
milioni di euro. E poi onestamente, questa norma ripropone un
vecchio sistema che nella povertà della Sicilia degli anni '50, si
chiamava ECA, ed era una delle cose più volgari che la politica di
quei tempi tentando di darsi un aspetto caritatevole metteva in
campo.
Io penso che i 15 milioni di euro, ovviamente, stabilendo da
subito l'assegnazione dai banchi alimentari vadano appostati, ma
serve qualcosa di più organico. Perché io mi chiedo, assessore,
mettendomi nei suoi panni, lei riceverà centinaia di suppliche come
le riceveva il Cavaliere Benito Mussolini, il quale poi concedeva
qualche lira alle famiglie più povere, o della logica del signore
che nel vedere situazioni di particolare disagio economico, di
grande povertà, consegnava un assegno o un mandato di pagamento.
I numeri così come ce li ha dimostrati l'onorevole Cordaro non
permetteranno una diffusa attuazione nei confronti di queste
migliaia e migliaia di famiglie siciliane che sono sotto il
cosiddetto livello di povertà oltre il minimo, per cui rischiamo di
creare soprattutto grande sospetto sull'utilizzo di queste somme.
Siccome l'assessorato, non lei assessore, già nelle forme più
ingenue ha erogato i cosiddetti sussidi di 500 euro a chi ne
faceva richiesta, io ritengo e lo dico con molta chiarezza questo
approccio alle questioni della povertà, alle questioni relative a
garantire momenti di sussistenza a nuclei familiari rischia di
diventare uno strumento pericoloso e di fare diventare le
situazioni di povertà strutturalmente uno spazio talmente fragile
che può essere aggredito da chi della povertà ne farà un'occasione
di consenso politico, detto con molta chiarezza.
Perché vorrei capire chi dovrà erogare questo contributo? Ci sarà
un ufficio speciale? Sarà un bancomat? La pesatura delle povertà
come avverrà? Chi sarà più povero degli altri?
Per non farla molto lunga, quindi invito il Governo a ritirare
questa norma perché è una norma che crea il presupposto senza
affrontare problemi strutturali e senza coinvolgere l'istituzione
più vicina ai cittadini, che sono i Comuni.
Assessore, lo dico anche nel suo interesse, al fine di tutelarla
da una responsabilità oggettiva a cui comunque sarà chiamata nel
caso di un uso distorto di queste somme.
Pertanto, la invito, Assessore, a ritirare questo emendamento o
quanto meno a riscriverlo, perché è una strada molto paludosa,
pericolosa e se mi si consentono i colleghi e il Governo è la
dimostrazione di una resa dell'incapacità del Parlamento e del
Governo a sapere pensare a strumenti più efficaci che non a un
vecchio sussidio da Ente Comunale di Assistenza (ECA).
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quest'Aula sa
benissimo come il Movimento 5 Stelle tenga particolarmente alla
misura del reddito di cittadinanza.
Siamo stati probabilmente i primi a presentare un disegno di legge
in tal senso, per l'istituzione del reddito minimo di dignità. Era
il 5 febbraio del 2013, la legislatura si era appena avviata, però
quel disegno di legge prevedeva la possibilità di dare un reddito
di 450 euro, a fronte di un impegno della Regione a persone che
fossero state disoccupate o inoccupate e che dovevano comunque fare
richiesta presso i Centri per l'impiego che si sarebbero
interfacciati con i Comuni e nel caso in cui avessero fatto
richiesta direttamente alla Regione.
C'era un metodo e questo metodo ovviamente preservava la
possibilità a chiunque di potere in qualche modo far venire voglia
di creare un bacino di precariato, che è quello che invece secondo
me potrà avvenire con questa semplificazione, perché questa è
l'istituzione di un reddito di cittadinanza, Assessore,
semplificato, manca la parte con la quale decidiamo quali sono i
criteri di assegnazione, chi potrebbero essere beneficiari, e quale
sarà il motivo per il quale ad un certo punto non ne avranno più
beneficio.
Questa impostazione, purtroppo, diventa pericolosa perché rimane
totalmente nelle mani di alcune persone. Allora la proposta, così
lascio il tempo ai miei colleghi se vorranno intervenire, la è
semplice. Intanto chiediamo di vincolare il fondo che viene creato
col comma 1, e farlo diventare un fondo vincolato regionale da
utilizzare a questa tematica e a cassare il comma 2 e di
riscriverlo rimandando ad una norma che faremo immediatamente dopo
andando ad inserire, quindi con un disegno di legge, criteri che
possano dare assegnazione, che possano individuare i beneficiari,
che possano andare a normare tutte le situazioni del caso per le
quali queste persone potrebbero perdere.
Perché non saranno sempre gli stessi a recepire questo reddito
minimo di dignità chiamiamolo così, saranno persone diverse nel
tempo, perché si spera che gli interessati che ne usufruiscono in
prima battuta, poi magari un giorno possano trovare un lavoro e non
essere soggetti svantaggiati che devono ricevere questo sussidio.
Per questo motivo, signor Presidente dell'Assemblea, chiedo, se il
Governo è d'accordo su questa possibilità, di sospendere per 10
minuti di e dare facoltà di riscrittura del secondo comma e poterlo
concertare in maniera tale che si possa andare avanti con i lavori
d'Aula. Ritengo che si tratti di una buona norma
(Interruzione non percepita dell'onorevole Sudano)
CANCELLERI E mi dispiace che all'onorevole Sudano dia fastidio
che il Governo prenda, ad esempio, le idee, le iniziative del
Movimento Cinque stelle Signora, io non l'ho interrotta, la prego
di fare lo stesso. Dicevo: mi dispiace che dica questo perché le
iniziative il Movimento Cinque Stelle le regala come penso che le
regalino tutti gli altri partiti a chi c'è al Governo in questo
momento. Ci fa piacere che le nostre idee siano prese in
considerazione. E prendo atto del fatto che probabilmente alcune
delle nostre idee, non tutte ma alcune, sono ritenute delle idee
positive, propositive, in una parola sono delle idee buone.
PRESIDENTE. A che titolo fa questa richiesta, onorevole
Cancelleri?
CANCELLERI. A titolo di Capogruppo.
PRESIDENTE. Siccome lei ha dichiarato che la figura del Capogruppo
non è una figura politica e non ha una funzione parlamentare
riconducibile ad un'attività pubblica, lei in questo momento da
Capogruppo, giustamente, sta dimostrando di avere una funzione
pubblica.
CANCELLERI. No, un attimo. Mi perdoni
PRESIDENTE. Se l'è chiamata onorevole Cancelleri. Dichiarare che
il Capogruppo non sia una funzione pubblica
PRESIDENTE. La consideri una battuta.
CANCELLERI. No, la considero una battuta, però no Ho una funzione
politica, ma non ho una funzione pubblica.
PRESIDENTE Ma come l'organo parlamento è il gruppo
CANCELLERI. Non sono un presidente di Commissione
PRESIDENTE. Onorevole Cancelleri l'avrebbe potuto rilevare nel
momento in cui abbiamo approvato la legge sulla spending review. E'
inutile ancora farci del male ed essere autolesionisti su questa
materia.
CANCELLERI. Presidente le ricordo
PRESIDENTE. Lei ha dichiarato che non è una funzione pubblica
quella del capogruppo.
CANCELLERI. E lo ripeto ancora
PRESIDENTE. Va bene.
CANCELLERI E le dico che non potevo dirlo durante l'approvazione
del decreto Monti, della spending review, perché noi non siamo
all'interno del Consiglio di Presidenza
PRESIDENTE. Non c'entra. E' stata votata in questa Aula
CANCELLERI Ma se lo decidete all'interno del Consiglio di
Presidenza come facciamo noi che non ne facciamo parte a sapere i
numeri?
CASCIO Salvatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO Salvatore. Signor Presidente la ringrazio e ringrazio
soprattutto l'onorevole Lentini che mi ha dato la possibilità di
utilizzare il tempo rimasto.
Io intanto volevo iniziare sgombrando il campo da qualsiasi
polemica, soprattutto tra la collega Sudano e il Movimento Cinque
Stelle.
Io penso che in questa Aula ci dovrebbero appassionare i temi e
non tanto queste querelle che lasciano il tempo che trovano. E
quindi penso che nella sostanza l'articolo 41, come lo pensa tutti
il gruppo, compreso la collega Sudano, rappresenti sicuramente un
fatto importante. Un fatto importante perché fa da contorno e da
pendant ad altri articoli che abbiamo approvato e che vanno tutti
verso una direzione: verso quel disagio sociale che quotidianamente
viviamo e quotidianamente riscontriamo nei nostri cittadini e nei
siciliani.
Ricordo che l'articolo 20, l'integrazione socio-sanitaria,
l'articolo 29, l'aiuto all'emergenza abitativa per le famiglie
svantaggiate, l'articolo 40, il Fondo di disabilità, tutti questi
articoli fanno si che questa finanziaria abbia finalmente un'anima.
Io devo e devo complimentarmi con il Governo, e non è per
piaggeria, perché non mi piace fare piaggeria, che ha un indirizzo
ben preciso questa finanziaria e su questa direzione e su questo
verso va anche l'articolo 41.
Io capisco le ragioni dell'onorevole Panepinto quando si riferisce
all'ex ECA, a quell'ente che offriva assistenza e che a volte
rappresentava una sorte di scambio clientelare ed elettorale. Ma
oggi è chiaro e le viviamo tutti quotidianamente che nelle nostre
città vi sono cittadini che spontaneamente si organizzano per dare
aiuto e ristoro a chi ha bisogno.
Io personalmente quando vado a fare la spesa incontro gruppi di
studenti, delle parrocchie che chiedono un contributo alimentare
proprio per far sì, per andare incontro a queste famiglie, a questi
nostri amici e a queste famiglie che sono meno fortunate di noi.
A questo punto penso che bisogna anche incrementare il fondo al
banco alimentare e a tal proposito abbiamo presentato un
subemendamento per portarlo quantomeno a due milioni di euro.
Un'altra proposta che intendiamo fare è quella di dire che la
povertà non è una povertà della provincia di Palermo e della
provincia di Catania, è una povertà regionale purtroppo e quindi
chiediamo di distribuire questi fondi su base provinciale.
A questo proposito, abbiamo presentato anche qui un subemendamento
che dia conto di questo tipo di spartizione.
Sono d'accordo anche con l'onorevole Cancellieri, soprattutto sul
secondo comma. Non ci è molto chiaro qual è e come verrà usato,
ossia quale metodo e quali criteri verranno utilizzati per
dispensare questo reddito minimo. Pensiamo in ogni caso che il
reddito minimo vada collegato anche ad una controprestazione che
anche seppur minima deve esserci.
Il reddito minimo dato così tout court tanto per darlo ci sembra
anche poco dignitoso per le famiglie e poco dignitoso per coloro
che lo ricevono.
Il nostro voto finale sull'articolo 41 è positivo, come è positivo
sugli altri articoli che hanno fatto da pendant a questo articolo.
Ringrazio ancora il Governo e vediamo se è possibile di riscrivere
il comma due per trovare le modalità di erogazione di tale
contributo.
TAMAJO. Credo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TAMAJO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, non entro
nel tecnicismo normativo. Stavo ascoltando con grande attenzione
l'intervento dell'onorevole Falcone che, purtroppo, non ha potuto
completare il suo intervento; era interessante e sicuramente stava
dando un contributo utile e necessario per il buon andamento e
soprattutto per l'impianto normativo.
Devo fare un plauso al Governo per questa norma, per l'attenzione
con cui è stata posta in esame l'opera del banco alimentare e della
fondazione banco alimentare. Sono degli enti che operano molto sul
territorio e soprattutto riescono a dare sostegno a diverse
famiglie con notevoli difficoltà. Sono tante oggi le famiglie che
vivono in una condizione di difficoltà e sicuramente quel pacco di
pasta, quel sacchetto della spesa riesce ad alimentare e dare
sostegno quanto meno per una settimana e, per chi fa politica sul
territorio e capisce quali sono le esigenze delle famiglie, il che
è importante. Questo è quello che riescono a fare gli enti
accreditati all'interno di AGEA.
Assessore, lei magari successivamente all'approvazione della
norma provvederà a dei regolamenti di attuazione, a dei criteri per
come ripartire queste somme, ma l'unica cosa che io le consiglio di
fare da politico attento al territorio è quello di vigilare, ovvero
effettuare dei controlli perché con il banco alimentare molte
persone e centri aggregativi delle associazioni ne traggono
vantaggi solo ed esclusivamente economici. E' diventato per alcuni
soggetti un business.
Dare mille sacchi di spesa e farseli pagare non è assolutamente,
dal punto di vista etico, gratificante
Dopo che approveremo questa norma, la invito, successivamente ai
criteri di attuazione con cui verranno ripartite queste somme, ad
effettuare controlli sul territorio perché il banco alimentare non
deve diventare business di nessuno e nessuno deve trarre vantaggio
da questo tipo di attività.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tancredi. Ne ha
facoltà.
TANCREDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, su
questo punto noi del Movimento Cinque Stelle, siamo da sempre
principali sostenitori di questo tipo di provvedimenti.
Vorrei sottolineare un aspetto molto importante, in quanto il
sostegno del reddito che giustamente stiamo cercando di portare
all'attenzione di tanti soggetti particolarmente svantaggiati punta
fondamentalmente soltanto al discorso economico.
Sappiamo benissimo che la cifra è assolutamente minima rispetto a
quello che sarebbero le oggettive risorse di cui disporre.
Noi da tempo, il Governatore lo sa benissimo, abbiamo cominciato a
portare anche delle proposte alternative su quello che riguarda i
sistemi complementari per il sostegno al reddito. Ne abbiamo
parlato diverse volte.
Sarei particolarmente felice se si ricominciasse a discutere di
questo tipo di discorso in concorso tra i vari assessorati per
trovare ulteriori risorse che possano implementare questo fondo,
anche in maniera creativa, per dare maggiore sostegno a una larga
fascia di popolazione che comincia ad essere in grande difficoltà.
Credo che nei prossimi mesi i poveri in assoluto diventeranno
sempre di più. Soltanto per incrementare il discorso fatto dal
nostro Gruppo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vullo. Ne ha
facoltà.
VULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo dopo aver
ascoltato un pò tutti i colleghi. Una delle cose che ho ascoltato e
mi è sembrata molto intelligente e che sicuramente speriamo che non
avvenga è l'esempio dell'ECA.
Signor Presidente, lei è un po' anziano, quanto me, e si ricorderà
sicuramente dell'Ente comunale assistenza, dove arrivavano decine e
decine di famiglie, dove magari poi, possibilmente, c'era il
politico di turno dell'arco non pentapartito, ma dell'arco
costituzionale, e arrivava la famiglia Vullo e si decideva: diamo
a questo un milione, a questa famiglia trecento mila lire e a
quest'altra famiglia duecentocinquanta mila lire .
Questo penso che qua, né il Presidente della Regione né nessun
altro deputato voglia che accada.
Pur non essendo cattolico per alcuni mesi della mia vita ho
frequentato una chiesa cattolica e in questa chiesa cattolica nel
quartiere di Librino, ho constatato quella che è oggi la società.
Vedevo che la gente, le famiglie arrivavano e arrivavano a
prendere per ritirare il pacco che molte volte o i cittadini o il
banco alimentare metteva a disposizione dei cittadini indigenti.
Una volta ho notato che arrivava una famiglia di quattro perone,
marito, moglie, un bambino di sei anni e una bambina di quattro
anni e tutti e quattro avevano il telefonino. Quindi oggi la
società crea questi pseudo-mostri.
E allora dobbiamo stare attenti, assessore, perché questi quindici
milioni di euro che, sicuramente, sono una goccia d'acqua in un
oceano, possono servire.
Mi permetto di dirle come li avrei utilizzati questi quindici
milioni di euro, non a lei ma lo dico all'Assessore per il bilancio
ed all'Assessore Vancheri, che si potevano utilizzare per dare dei
posti di lavoro ai laureati.
Con quindici milioni di euro si potevano creare almeno 800 posti
di lavoro per i laureati, perché oggi se noi andiamo ad analizzare
le nostre aziende, le aziende del Meridione d'Italia - è stata
fatta una statistica - l'85 per cento delle aziende del Meridione
d'Italia sono aziende a conduzione familiare, sotto i quindici
dipendenti e se lei va a parlare con l'azienda x o con l'azienda
y - di fronte a me c'è un valente commercialista, il Presidente
del Gruppo Il Megafono - Lista Crocetta , che sa meglio di me
quello che sto dicendo - se si parla con qualsiasi azienda della
nostra Regione, dicono tutti No, non assumo nessuno; mi potete
dare X euro al mese, non sono intenzionato perché non ho lavoro .
Però, se dessimo 800-900 euro al mese, un contributo, per
assumere laureati affinché le nostre aziende si possano innovare,
credo che potremmo creare per 36 mesi posti di lavoro che,
sicuramente, potrebbero diventare posti di lavoro stabili in un
prossimo futuro.
Per questo dico di non sprecare denaro, anche se questa
finanziaria, come dice qualcuno, è una finanziaria - non me ne
vogliano i colleghi del centrodestra - che potrebbe essere una
finanziaria di sinistra, però credo che per la prima volta bisogna
mettere in moto un meccanismo che possa essere utile per i
siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo. Ne ha
facoltà.
DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, credo che nel suo complesso i progetti di
integrazione socio-sanitaria, il Fondo per la disabilità, il
reddito minimo e le misure a sostegno delle istituzioni culturali
vadano interpretate dall'Aula come un tentativo di costituire un
contenitore che non tanto va apprezzato per il fondo che include
ma, parliamoci chiaro, per cominciare a tentare una utilizzazione
anche di altre fonti di finanziamento, comprese quelle comunitarie
rispetto certamente a problemi complessi, a problemi enormi.
Tuttavia, però, volevo rassicurare l'Aula, Signor Presidente, a
questo proposito devo dire che essendomi sentito con la VI
Commissione, apponiamo la firma come Commissione all'emendamento
della II Commissione relativo alla contrazione del numero di giorni
per l'emanazione del decreto. E così come per il richiamo che tutto
questo deve poi essere sottoposto al vaglio della Commissione di
merito; la Commissione di merito si esprimerà rispetto
all'articolazione di questo decreto.
Ed a proposito di questa finanziaria - utilizzo un termine che già
ho utilizzato un paio di giorni fa - il parere della Commissione
non è un optional, il parere della Commissione di merito è un atto
parlamentare obbligatorio, anzi, Signor Presidente, le dirò di più
che quando il parere di merito non è stato richiesto abbiamo
combinato dei disastri.
Tuttavia, siccome credo che sia anche nostro dovere quello di
costruire norme che abbiano una propria attendibilità, anche per
dare prova di una lettura attenta. Quando scriviamo, signor
Presidente, che questa norma viene impinguata con i ribassi d'asta
sulle forniture, cosa vuol dire? Signor Presidente, se lei fa una
gara sulla manutenzione, sulle pulizie, e la gara è di un milione e
c'è un ribasso d'asta di 300 mila euro, secondo questa norma lei li
deve trasferire immediatamente nel fondo?
CROCETTA, presidente della Regione. Si, certo. E' sbagliato?
DIGIACOMO. No, abbiamo scritto questo. Signor Presidente, pongo
questo problema perché siccome lei ha fatto il sindaco come me, non
è polemica la mia, è anche per capire se le cose che scriviamo
hanno una loro ossatura oppure le dobbiamo definire meglio. Il
ribasso d'asta viene consolidato nel momento in cui diventa un
residuo attivo. Perché il ribasso d'asta viene accantonato affinché
ci possano essere riserve. Il ribasso d'asta viene accantonato per
tante ragioni: perché lei apre un padiglione nuovo ed ha bisogno di
mandare quelli delle pulizie e li prende da lì, ad esempio. Se
lasciamo in questo modo la norma, è eccellente per quanto riguarda
il rimpinguamento del fondo ma è disastrosa per il numero di
contenziosi che ci mettiamo sul groppone. E lei lo sa benissimo da
sindaco come me, l'ha fatto come me, l'ha fatto meglio di me.
Quindi questa norma la aggiusterei proprio per evitare che ci
carichiamo di contenziosi e anche per il fatto che, francamente,
data la natura di alcune forniture, credo che operativamente non
la possiamo fare. Quindi l'assunto è senz'altro positivo. Esprimo
delle riserve rispetto alla formulazione del comma.
Dopo di che i ragionamenti vanno rimandati alla produzione
materiale del decreto. Non si possono fare processi alle intenzioni
se prima non abbiamo materialmente il decreto così come è
organizzato. E noi non consentiremo che si facciano cose diverse
rispetto a criteri che abbiano oggettivi riscontri ed interessi
generali, almeno fino a quando staremo in questo Parlamento e
presidieremo le Commissioni di merito. Non sarà consentito a
nessuno di avallare, eventualmente, decreti che non abbiano quei
requisiti che vengono invocati dall'Aula e che del resto sono uno
dei punti qualificanti dell'azione di questo Governo.
Lo dico per rassicurare i parlamentari e credo che abbiamo una
storia anche documentata alle nostre spalle e che possiamo iniziare
questa sperimentazione sicuri, tranquilli che è un atto d'inizio.
Del resto, questo, a conclusione del mio intervento, è rivolto al
Presidente del Gruppo del Movimento 5 stelle, che auspicava
qualcosa di diverso che non è una forma di sostegno ma che è un
reddito che costituisce un Governo.
Attualmente non penso proprio che la situazione economica della
Regione possa consentirlo.
Noi non abbiamo le risorse per un sostegno generale di massa per
tutte le fasce di indigenza e di disoccupazione nella nostra
Regione siciliana.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ferrandelli. Ne ha
facoltà.
FERRANDELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarà un
intervento telegrafico, soltanto per segnalare alla cittadinanza e
a chi ascolta questo dibattito, sicuramente alcune di quelle che
saranno le procedure che vivremo in alcuni quartieri e soprattutto
nei quartieri più popolari delle aree metropolitane della nostra
Regione.
Non voglio esprimere soltanto un giudizio di merito perché ritengo
che il principio attraverso il quale le famiglie povere vengono
sostenute a reddito, sia un principio sano e sia un principio
etico. Anche perfettibile e migliorabile. Ma sicuramente è un
principio che trova cittadinanza in questa Finanziaria, per cui do
atto assolutamente al Governo. Metto in allarme però i cittadini
che aspettano una misura del genere perché già sappiamo cosa
accadrà in alcuni quartieri. Ci saranno i famosi centri raccolta,
che saranno aperti in alcuni quartieri della città di Palermo,
saranno distribuiti dei moduli e il costo del modulo verosimilmente
sarà di 10 euro a modulo e, soltanto nella città di Palermo
arriveranno circa 300 mila istanze, facendo la ricchezza di chi
specula e questo accadrà in contemporanea magari a qualche tornata
elettorale nella quale ci stiamo accingendo ad andare.
Su questo voglio dire che ci sarà massimo rigore, che bisogna
vigilare, che bisogna stare attenti perché più si avvicina il tempo
della pubblicazione della graduatoria, più i soliti estorsori di
voti e di diritti cercheranno di avvicinarti per chiederti un
ulteriore contributo, come se potessero fare qualcosa
nell'individuazione della graduatoria.
Allora, grande attenzione e una misura di sostegno al reddito,
alle famiglie, ma sulla povertà e sul bisogno qualcuno ci scherza.
Quindi occhi e orecchie ben aperti e massimo impegno, soprattutto
raccomando all'Assessorato della famiglia, nella compilazione,
nelle metodologie di compilazione dei moduli perché non abbiamo
centri di raccolta, non abbiamo sensali sparsi sul territorio e
soprattutto non apriamo come Regione, ne sono sicuro, nessuna
compravendita.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Siragusa è in congedo per
oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Discussione del disegno di legge n. 670/A.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, Presidente della Regione, onorevoli
colleghi, non certo per far perdere tempo, giunti a quest'ora ed
essendo ancora nel mezzo del guado della Finanziaria, ma per dare
seguito al mio intervento di ieri, quando prendendo la parola
sull'articolo 39 ebbi a dire che le tre norme sotto il Titolo VII
di questo disegno di legge, cioè il welfare o lo stato sociale,
erano tre norme davvero di pochissimo momento.
Intanto, forse pochi si sono accorti che per poter accedere a
questo fondo, che è previsto dall'articolo 41, bisogna già averlo
un reddito. Perché la norma disciplina un sistema di integrazione
al reddito. Quindi, un reddito deve già essere percepito. È stato
ampiamente detto come l'impegno finanziario sia assolutamente
irrisorio. Si tratterebbe di potere aiutare con 400 euro al mese
per un anno, appena 3.152 famiglie, su quelle 130 mila che sono
ormai povere e molte delle quali, almeno il 50 per cento, in una
condizione di povertà assoluta.
Si tratta quindi, di una incidenza dello 0,4 per cento secondo i
dati ISTAT. Presidente della Regione, non è soltanto il rapporto
quantitativo - non mi ascolta perché parla con un deputato della
maggioranza - è l'approccio al problema che non può che lasciare
fortemente perplessi. Non è soltanto questa risibile misura dello
0,4 per cento, ma è la mancanza della consapevolezza di che cosa
sia diventata e stia per diventare e continuerà a diventare la
povertà in Sicilia. È l'approccio assolutamente carente di
approfondimento socio-culturale. Noi non possiamo - Parlamento
siciliano, Assemblea regionale siciliana, abbi un sussulto di
dignità - erogare elemosine, come prima diceva e opportunamente
l'onorevole Panepinto.
Io ricordo, ero ragazzino, al mio paese, l'Ente di assistenza
comunale sostanzialmente rilasciava una specie di ticket, un
pizzino di carta perché la povera madre di famiglia, la massaia
potesse recarsi in un negozio di alimentari per potere comprare
qualcosa e potere fare la spesa. Ci siamo ridotti a questo.
Volete che la Regione siciliana, una grande Regione, si riduca a
questo? Ad erogare elemosina e non vi accorgete invece che il
popolo siciliano non vuole elemosina ma opportunità di lavoro, di
sviluppo, di crescita. E' davvero una offesa; è un'offesa alla
ragione intanto, un'offesa ai siciliani, un'offesa agli uomini e
alle donne di buon senso la misura che propone il Governo. E,
siccome, al Governo sono stati rivolti inviti formali di ritiro
della norma. Non voglio qui riportarmi, e posso farlo e potrei
farlo, a quanto detto dall'onorevole Sudano che segue la linea di
pensiero che in parte condivido, che a pensar male si fa peccato ma
molto spesso si indovina, non voglio pensare al problema dei 120
giorni ma potrei pensare al problema della distribuzione
territoriale. Queste somme, allora, trasferiamole ai Comuni e i
Comuni le potranno utilizzare nei capitoli dell'assistenza sociale.
Ma è l'approccio culturale che manca a questo Governo, è il
respiro, è l'analisi. La Sicilia, ripeto e concludo, non ha bisogno
di elemosina, ha bisogno di lavoro e di sviluppo.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, onorevoli deputati, intanto ringrazio
per l'interesse che è stato riservato all'analisi e anche
attraverso gli interventi per il grande apporto. Però, mi corre
obbligo precisare qual è la ratio di questo emendamento e qual è la
ratio soprattutto di questa misura. Si chiama SIA perché SIA vuol
dire, appunto, sostegno all'inclusione attiva. La distinzione
fondamentale parte dal fatto che non è una misura destinata ad
interrompere su base individuale lo stato di disoccupazione oppure
di povertà del singoli, bensì, appunto, una misura destinata a
prendere in carico tutta la famiglia. Proprio per questo, a livello
nazionale, la norma di riferimento, onorevole Falcone, a cui lei
poco fa faceva riferimento, appunto, in maniera chiara parla di
sperimentazione lasciando alle Regioni, e in questo caso alle
Regioni del Mezzogiorno, la possibilità di intervenire però sempre
all'interno di criteri che sono quelli stabiliti, primo fra tutti
il riconoscimento del nucleo familiare nella sua condizione di
povertà assoluta secondo quello che è previsto dall'ISTAT. C'è
poco da discernere o, quanto meno, discutere su quello che è la
povertà assoluta; è un indice matematico quindi basta calcolarlo.
Dopo di che, qual è la vera novità? Rispetto alle altre forme di
sostentamento di reddito minimo di inserimento oppure tutte le
forme che fino ad adesso, sì, sono state un obolo.
La vera novità è che prendendo in carico il nucleo familiare e
studiandone anche il regime di emergenza che non è soltanto dovuto
alla mancanza di occupazione, infatti si fa riferimento alla
disoccupazione di lunga durata. Entrano in campo a livello
nazionale altri parametri che sono: la mancanza di una residenza,
nel senso di una casa che si abita in maniera continua, quindi
l'impossibilità di adempiere, per esempio, ai costi di affitto,
quindi la mancanza di una abitazione; oppure, all'interno del
nucleo familiare alcune situazioni particolarmente critiche che
possono nascere dal fatto che ci sono minori, che gli stessi minori
possono essere disabili.
Tutti questi elementi diventano parametri. Il che sicuramente, se
apparentemente rende più complesso riuscire poi a pervenire ad
un'analisi finale, invece riduce il margine delle discrezionalità.
Non ce ne sarà assoluta anche perché rispetto al SIA nazionale e
alla carte di inclusione attiva che è l'evoluzione della social
card, il Ministero, e quindi il Governo centrale, hanno già
stabilito, avendo comunque previsto la stessa norma all'interno
della legge di stabilità che preleva quella dalle pensioni d'oro,
che ci sia un fondo che venga costantemente rimpinguato e che lo
stesso fondo venga adoperato dai comuni e quindi è la risposta alla
domanda che è stata fatta anche attraverso la strutturazione che è
già in corso e che funziona benissimo che fa riferimento ai piani
di zona.
Interviene anche il Centro per l'impiego perché la disoccupazione
di lunga durata deve essere comprovata dall'iscrizione presso i
centri per l'impiego.
Vedete che tutti questi elementi non permettono né la
discrezionalità né l'utilizzo che non sia non solo opportuno ma
guidato delle risorse. Però, al fine di rassicurare tutti i
parlamentari ringraziandoli peraltro per avendomi manifestato stima
definendomi una persona perbene, voglio aggiungere che proprio
perché questo mi appartiene come definizione e li ringrazio, come
diceva Cartesio, chi conosce il bene, ignora il male , dove non
intendeva sicuramente solo categorie morali, ma intendeva
esattamente quello che è il bene comune. Non solo lavoreremo per
questo ma metteremo in sinergia tutte queste sperimentazioni.
Non dimentichiamo che mentre parliamo sono in atto finalmente i
famosi cantieri di servizio di lavoro di cui abbiamo parlato che
oggi esistono, nel senso che sono operativi. Anche lì entra nel
merito un'attenta analisi di tutti quelli che sono i parametri di
povertà.
Non possiamo intervenire per tutte le famiglie ma istituendo un
fondo arriviamo prima rispetto alle altre Regioni d'Italia che sono
coinvolte dimostrando al Ministero di essere all'avanguardia.
Ritengo che - di questo il Parlamento non può che essere contento
- e siccome sono rispettosissima del lavoro delle Commissioni di
merito, penso che sarà non opportuno, necessario che nonostante il
regolamento di attuazione camminerà secondo i criteri che sono
appunto quelli richiamati nelle normative di riferimento nazionali,
le Commissioni potranno non solo intervenire, ma ci sarà una fase
di discussione all'interno delle Commissioni che possa ridurre al
minimo qualunque imperfezione nel procedimento.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
FORMICA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
intervengo per fare alcune brevi considerazioni su questa norma.
Non sono intervenuto prima e non mi posso esimere dal farlo.
Quando si vuole risolvere un problema lo si affronta alla radice
se si vuole risolverlo oppure si cerca di mettere una toppa quando
si mira a che alcuni pensino che il problema sia risolto ed
affrontato. E in genere quando si predilige questa seconda strada
si cerca di presentare la falsa soluzione come un progetto
innovativo. Di progetti innovativi, signor Presidente, questa
Regione, in particolare, è testimone diretta da trent'anni, per lo
meno, e non c'è progetto di sperimentazione che poi non si sia
perpetuato nel tempo e sia diventato, sotto diverse forme, nuovo
precariato.
Era innovativo l'articolo 23. Doveva servire per un anno. Sappiamo
tutti come è andata a finire.
Erano innovativi i cantieri di servizio, reddito minimo di
inserimento, nel bacino della provincia di Enna, parte di Catania e
Caltanissetta e sappiamo come è andata a finire.
Era una sperimentazione che doveva durare un anno e poi, invece,
ha avuto l'esito che ha avuto.
Allora il Governo dovrebbe avere il buon senso e il pudore di non
presentare soluzioni che non hanno nessuna possibilità di risolvere
in qualche modo il problema come soluzioni salvifiche. Ma per
quelle che sono.
C'è una situazione di drammaticità, dal punto di vista
occupazionale e del reddito, si cerca come costante di tutta
l'intera Finanziaria che abbiamo approvato in tutti e 46 articoli,
di mettere una toppa qui, una toppina là, un'altra toppina là,
senza risolvere nessuno dei problemi. Una Finanziaria del nulla
che, anche in questo caso, si manifesta per quello che è: il nulla
assoluto
L'onorevole Ioppolo, giustamente faceva notare che stiamo parlando
dello 0,0 rispetto al fabbisogno tremendo i problemi si risolvono
affrontandoli alla radice, racimolando tutte le risorse possibili
che ci sono e concentrandole in una sola unica misura che possa
dare sviluppo. Non è dando una prebenda qua e là che si risolvono i
problemi.
PRESIDENTE. Gradirei un po' di attenzione da parte del Governo
perché deve iniziare ad esprimere parere in ordine agli emendamenti
che sono stati presentati.
Si passa all'emendamento 41.1 soppressivo a firma degli onorevoli
Formica, Ioppolo e Musumeci. Onorevole Formica, lo mantiene?
FORMICA. Lo mantengo.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 41.1
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 41.1.
Chiarisco il significato del voto: chi vota a favore della
soppressione dell'articolo 41 prema il pulsante verde; chi vota
contro prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il pulsante
bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti................... 66
Votanti.................... 65
Maggioranza .......... 33
Favorevoli............... 21
Contrari .................. 44
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento di riscrittura del Governo 41.R.GOV.
E' stato presentato il subemendamento 41.R.GOV.8 degli onorevoli
Falcone ed altri.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare per illustrare
il subemendamento a mia firma..
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, intervengo per dire che io mi attengo a quello che ha
detto l'assessore. Non è un reddito minimo è un sostegno
all'inclusione attiva e allora, in quanto tale, è giusto che il
titolo sia specificato, sostenga l'inclusione attiva, perché
altrimenti rischiamo di far diventare questa misura da politica
attiva del lavoro e sostegno all'emergenza sociale, alla povertà,
in assistenzialismo.
Evitiamo questo termine, questa parola e questo tipo di cultura
per noi negativa. Parliamo di sostegno all'inclusione attiva.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CROCETTA, Presidente della Regione. Signor Presidente, signori
deputati, siccome non vogliamo fare le guerre sulle ideologie sulle
cose, ci convince a condizione poi che questa nostra distensione
serva ad approvare l'articolo. Il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento 41.R.GOV.5 a firma dell'onorevole
Sudano ed altri: Al comma 1 cassare di cui 1.000 migliaia e
sostituire con 2.000 migliaia .
Il parere del Governo?
CROCETTA, Presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 41.R.GOV.4, a firma degli onorevoli Di
Mauro, Greco Giovanni, Vullo e Lombardo.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
illustrare questo emendamento: in poche parole con questo
emendamento metto dei paletti per evitare quegli scandali che già
sono avvenuti in passato e di leggere sul giornale che ci sono
associazioni che, con questo tipo di servizio, si arricchiscono.
Evitiamo i furbetti e dobbiamo dire che quelli che sono
accreditati all'AGEA debbono dare il servizio esclusivamente
gratuito. Quindi, evitiamo di fare scandali e sono sempre
addebitati alla politica. Cerchiamo di correggere qualche errore
che abbiamo fatto in buona fede nel passato.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CROCETTA, Presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto;chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 41.R.GOV.1 a firma degli onorevoli Dina
ed altri, ritengo la Commissione: Al secondo comma le parole
entro 120 giorni' sono sostituite dalle parole entro 60 giorni' .
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CROCETTA, Presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 41.R.GOV.2 a firma della Commissione:
dopo le parole 120 giorni' che sono diventate chiaramente 60
previo parere della competente commissione legislativa'
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CROCETTA, Presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 41.R.GOV.3 a firma dell'onorevole
Ruggirello ed altri.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CROCETTA, Presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevole Falcone, gli uffici mi invitano a sollecitarle un
possibile ritiro del subemendamento 41.R.GOV.6 per la complessità.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, posso anche
ritirare e preannuncio il ritiro, però, a una condizione che
l'Assessore Bonafede mi dicesse se, in effetti, i fondi di cui alla
legge n. 99 del 2013 dell'agosto scorso, che poi è la norma a cui
noi ci stiamo richiamando nella cornice, se vengono già utilizzati
dalla Regione e in che misura e con quale finalità.
Io avevo fatto questo emendamento che serviva per implementare
questo fondo, anche con i fondi ministeriali. Certamente, gli
uffici si sono confrontati, hanno delle titubanze sulla finalità
delle stesse perché andremo, come dire, a indirizzare in maniera
molto rigida le finalità del fondo però, se già l'assessorato
utilizza questi fondi e vediamo come, noi siamo pronti a ritirare
l'emendamento proposto.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, signori deputati, come poco fa ho
appunto riferito, il Governo nazionale, che è l'ideatore del SIA ha
già stabilito quali sono le regioni che partecipano, che sono otto,
e quali sono le modalità e a breve ci sarà anche il riparto che
tiene in considerazione proprio elementi di parametro di cui
abbiamo parlato fino adesso, Quindi, noi ci allineeremo rispetto a
quello che comunque già è previsto sull'intero territorio
nazionale, le otto regioni di cui ho parlato, che applicheranno a
breve la sperimentazione, quindi, ci sarà sicuramente un
allineamento rispetto alla normativa nazionale.
FALCONE. relatore di minoranza. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Abbiamo tre emendamenti che sono inammissibili a firma
dell'onorevole Cancelleri che rinvia ad un'altra legge di
attuazione; un altro che è abbastanza sostenuto, primo firmataria
onorevole Milazzo, ed è inammissibile perché ripropone una materia
già trattata all'articolo 5 e lo stesso presentato dall'onorevole
D'Asero. Quindi sono tutte e tre inammissibili.
Pongo in votazione l'emendamento 41.R.GOV, come modificato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, chiedo al Governo, intanto, se è pronta la
riscrittura dell'articolo 18.
CROCETTA, Presidente della Regione. Signor Presidente, dovrebbe
essere pronto. Adesso faccio un controllo telefonico.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, siccome mi sono stati chiesti i
termini per l'approfondimento dell'articolo 18, ormai siamo, posso
dire, in dirittura di arrivo con l'approvazione, mi auguro,
dell'articolo 18 e 46, per cui possiamo sospendere ma questa
sospensione possa servire all'approfondimento, ove necessario, e
riprendiamo subito con la discussione.
Il Governo mi riferisce che la riscrittura dell'articolo 18 sarà
pronta fra cinque minuti e verrà messo a disposizione, anche se
l'Aula è sospesa. Invito i deputati a prenderne possesso.
La seduta è sospesa sino alle ore 16.30 e ripartiremo, senza
ulteriori sospensioni, fino - si spera - all'approvazione.
(La seduta, sospesa alle ore 15.44, è ripresa alle ore 16.40)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, poiché il Governo ha chiesto un'ulteriore ora
di tempo per definire il testo dell'articolo 18 con una
riscrittura, sospendo ulteriormente la seduta, avvertendo che
riprenderà alle ore 17.30.
Presidenza del Vicepresidente Venturino
(La seduta, sospesa alle ore 15.41, è ripresa alle ore 17.56)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, ci siamo lasciati, poco fa, per la riscrittura
dell'articolo 18, che è stato riscritto, è sta per essere
consegnato, per essere da voi esaminato, in questo momento, sia
l'articolo 18 che l'emendamento aggiuntivo all'articolo 46.
In questo momento stanno per essere fotocopiati, quindi, tra un
attimo arriveranno in Aula, per cui, visto che da più parti mi è
arrivata la richiesta, più che legittima, di andare a visionare la
tabella che è allegata, soprattutto, parlo dell'articolo 18, che
vedrete consta di diverse pagine...
GRECO Giovanni. E' leggibile o è come i contratti?
PRESIDENTE. Onorevole Greco, ho fatto notare che tra gli onorevoli
c'è qualche over settanta, per cui mi hanno promesso che sarà
leggibile anche per gli over settanta, onorevole Greco.
Stanno per arrivare in Aula le fotocopie dell'articolo 18 con
l'allegata tabella, così come dell'aggiuntivo articolo 46.
Intanto, mi aveva chiesto di parlare, per una comunicazione, che
c'entra poco con la Finanziaria ma che credo sia importante,
l'onorevole Vullo. Ne ha facoltà.
Commemorazione degli onorevoli Antonello Dato e Salvino Fagone
VULLO. Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola.
Nelle settimane scorse è venuto a mancare, purtroppo, nessuno ha
fatto, è venuto a mancare l'onorevole Antonello Dato. L'onorevole
Antonello Dato è stato, a parte, un socialista, ma è stato
vicepresidente del Governo regionale, un eminente professore
universitario, un grande avvocato penalista e un ottimo
vicepresidente del Governo regionale. E' stato deputato della IV e
V legislatura.
Qualche giorno fa, invece, è deceduto un altro compagno
socialista, è stato per trent'anni sindaco di Palagonia, è stato
per quattro legislatura in quest'Assemblea, ha fatto parte dei
governi regionali ed è stato anche vicepresidente, si tratta
dell'onorevole Salvino Fagone che, purtroppo, qualche giorno fa è
deceduto.
Capisco, ma il mio non vuole essere un momento di polemica,
magari, molto più facilmente i democristiani vengono ricordati, ma
qualcuno si scorda che anche in questa Sicilia, per tanti anni - e
lo hanno fatto sicuramente in maniera egregia - hanno governato i
socialisti.
Se non le dispiace, io chiederei un minuto di silenzio, per
ricordare questi due personaggi che hanno dato lustro alla nostra
Regione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vullo, assolutamente sì. Chiedo,
quindi, all'Assemblea, di osservare un minuto di silenzio.
(Tutti i deputati, in piedi, osservano un minuto di silenzio)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Sull'ordine dei lavori
FIGUCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
intervenire sull'ordine dei lavori perché proprio in questa pausa
di diversi minuti stavo osservando e rivedendo le tabelle che, devo
dire la verità, personalmente, questa notte, probabilmente a causa
di una sovraesposizione a cui il Governo ci ha costretti con una
continua riscrittura degli articoli prima e, poi, con una richiesta
di voto su articoli che, di fatto, erano diversi da quelli che ci
si proponeva prima, ebbene, qualche minuto fa mi accorgevo del
fatto che la tabella che abbiamo votato questa notte alle ore 1.00,
l'allegato all'articolo 4, presenta una serie di errori sul piano
sostanziale e riporta un riferimento, devo ancora verificare le
somme, guardando la riscrittura dell'articolo 18, ma sicuramente
indica degli errori di forma legati al fatto che dà per certi degli
articoli che dovevamo ancora votare. L'articolo 41 lo abbiamo
votato stamattina e la somma relativa in tabella all'articolo
l'abbiamo approvata ieri sera. L'articolo 18 lo dobbiamo ancora
votare e la tabella allegata all'articolo 4 l'abbiamo votata e
approvata ieri sera.
Ora, signor Presidente, non me la sento di accollarmi le colpe e
le responsabilità di un Governo e di una Presidenza irresponsabile
che ci ha condotto con questo ritmo a votare alla cieca.
Allora, le cose sono due: o stiamo votando un bilancio che è
approvato a tavolino e, allora, se il Governo ha definito ed
approvato a tavolino il bilancio non c'è bisogno che ce lo
sottoponga e questa è una possibilità; oppure si vuole approfittare
dei momenti di stanchezza dell'Aula per arrivare a delle
riscritture che celano un'attività di indirizzo politico, la
definisco in questi termini, che non solo non è condivisa con i
Gruppi parlamentari ma che, a questo punto, non so quali siano le
intenzioni e verso quale strada ci voglia portare.
Quindi, mi verrebbe da chiedere un accantonamento, ma non lo si
può fare perché il Regolamento non lo concede, però, ci troviamo in
una situazione d'empasse, in una situazione di grande criticità;
probabilmente, prima di approvare la tabella che adesso il Governo
ci proporrà attraverso l'articolo 18 vorrei chiederle, signor
Presidente, di darci il tempo, questa volta, un'ora almeno, per
ragionare singolarmente e con i Gruppi parlamentari per evitare che
questa deriva verso la quale questa gestione sta portandoci possa
continuare a ripetersi.
GRECO Giovanni. Rinviamo a lunedì
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sull'ordine dei lavori per dire questo: siamo qua da due ore in
attesa di una riscrittura del Governo che è una delle quarantasei
riscritture perché, alla fine, se andiamo a vedere, non c'è
articolo che non sia stato riscritto dal Governo, non c'è articolo
che non sia stato, diciamo così, votato così come uscito dalla
Commissione Bilancio.
Detto ciò, dopo due ore è chiaro che nel momento in cui arriverà,
perché non arriverà fra qualche minuto ma non prima di un quarto
d'ora, mi dicono dall'altro lato, perché ancora lo stanno
elaborando e definendo, è chiaro che anche il Parlamento deve avere
un trattamento altrettanto paritario rispetto a quello del Governo.
Presidente Venturino, la invito a parlare con il presidente
Ardizzone per stabilire a che ora dobbiamo chiudere stasera.
Sarebbe giusto chiudere alle 21.00, dopodiché trattiamo soltanto
l'articolo 18, se ci arriviamo. Dopo rinviamo a domani.
Perché il problema è questo: se dobbiamo fare lunghe attese per
aspettare il Governo, il quale ci viene a propinare articoli
riscritti per farci fare, poi, delle cose avventate, sa, presidente
Venturino cosa succederà con l'allegato 2 di cui parlava
l'onorevole Figuccia? Che se non andiamo a correggere col comma 2
dell'articolo 117 o con l'articolo 18, ora, l'allegato 2
relativamente all'Assemblea regionale, siccome sono spese di
funzionamento e siccome questi fondi vengono trasferiti mensilmente
all'Assemblea, il Governo, l'Assessorato al bilancio, potrebbe
anche decidere di trasferirci ogni mese una quota pari ad un
dodicesimo di 149 milioni di euro, epurato del 30 per cento. Chi
non sarà pagato? I dipendenti? Chi non saranno pagati? I
pensionati? Chi non pagheremo? I fornitori? Chi non paghiamo? I
deputati?
Allora, rispetto a questi errori che abbiamo commesso ieri per
accelerare il processo di legiferazione, stasera rischiamo di
commettere tanti altri errori. Allora, evitiamolo Presidente.
Noi dobbiamo procedere in maniera ordinata stasera. Non possiamo
commettere più errori. Noi eravamo già pronti a chiudere la
finanziaria sabato notte, se il Governo avesse voluto rinunciare ad
alcune norme soltanto d'immagine.
Ora, al di là delle norme di immagine, vuole caricare una nuova
finanziaria. Noi diciamo: la vuoi caricare, bene; dacci, però, il
tempo per poterla apprezzare e valutare e perché anche noi si possa
proporre i nostri necessari emendamenti di correzione a delle norme
che, alla fine, sicuramente non faranno bene alla Sicilia .
VINCIULLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto,
dal momento che l'onorevole Figuccia e poi l'autorevole componente
della Commissione Bilancio fanno rilevare che, ieri sera,
nell'approvazione dell'allegato 2, vi sono stati oggettivamente
delle incongruenze, la Commissione non può non prendere atto di ciò
ed invita, pertanto, gli uffici dell'Assemblea regionale siciliana
ad esaminare tutte le possibili soluzioni previste dal Regolamento
interno, anche perché - mi pare di capire -, ieri sera, abbiamo
operato in aperta violazione del comma 2 dell'articolo 111.
Vorrei che su questa vicenda gli Uffici si esprimessero, anche
perché non è possibile proporre, sotto qualsiasi forma, articoli
aggiuntivi o emendamenti contrastanti con precedenti deliberazioni,
così come, purtroppo, ieri sera è avvenuto. In quel caso il
Presidente, inappellabilmente dice il Regolamento, decide previa
lettura.
Poi, l'altra cosa che hanno fatto rilevare poco fa gli onorevoli
Falcone e Figuccia - è chiaro, l'articolo 18 ieri sera non era
stato approvato e neanche gli articoli 41 e 46, né le tabelle G ed
L purtroppo erano stati approvate -, però, non concordo con
l'onorevole Falcone laddove dice che stasera ci dobbiamo fermare.
Non ci possiamo fermare. Non ci possiamo fermare perché abbiamo un
obbligo morale nei confronti dei precari perché, altrimenti
rischiamo, di vanificare il lavoro che abbiamo fatto fino ad ora e
di fronte a questo esecutivo che, purtroppo, non si sta dimostrando
all'altezza del compito che gli hanno affidato gli elettori,
l'opposizione non può rimanere sulle barricate e far finta che non
stia succedendo nulla.
Noi staremo qui, onorevole Falcone, questa notte, domani, domani
notte, fino a quando non verranno approvati il bilancio e la
finanziaria della Regione.
Abbiamo commesso un errore gravissimo sabato quando abbiamo
accettato la proposta dei nostri Capigruppo di andarcene a casa e
il risultato è sotto gli occhi di tutti; se avessimo avuto la forza
di resistere, di rimanere in Aula fino a domenica mattina il
bilancio, oggi, sarebbe già approvato e, invece, così non è stato.
Non possiamo correre il rischio di continuare a rimandare
l'approvazione del bilancio, di conseguenza credo che sia
importante che si vada avanti e si vada fino alla fine con
l'approvazione del bilancio e della finanziaria. E' chiaro che
abbiamo bisogno dei tempi previsti però su questo, signor
presidente Venturino, la richiamo anche in questo caso, al
Regolamento.
La Presidenza non può assolutamente pensare di stabilire i tempi.
La Presidenza deve concordare i tempi. Volevo raccogliere l'invito
dell'onorevole Greco di poco fa, signor Presidente, invitando la
Presidenza a concordare l'andamento dei lavori col Presidente della
Commissione Bilancio. Quando si è in fase di approvazione del
bilancio il Presidente dell'Assemblea, seppur autorevole, seppur
guida dell'Assemblea, non può pensare di prendere decisioni che non
concorda col Governo e con la Commissione.
Mi pare di capire che, per la seconda volta, la Presidenza stava
commettendo l'errore, gravissimo ed imperdonabile, di rinviare i
lavori senza averlo concordato con questa Commissione. Sarebbe
opportuno per evitare ulteriori contrasti e per evitare ulteriori
cattive gestioni dell'Aula, come è avvenuto con l'approvazione
dell'allegato 2, che la Presidenza dell'Assemblea prima di
procedere si consultasse, così come prevede il Regolamento, con la
Commissione Bilancio. Dopo aver esperito questa consultazione col
Presidente della Commissione, avere avuto il parere del Presidente
della Commissione che parla, evidentemente, a nome della
Commissione, la Presidenza dell'Assemblea può prendere tutte le
decisioni che riterrà utili alla gestione di quest'Aula.
E' chiaro che, in attesa che il Governo ci porti la riscrittura
dell'articolo 18, sarebbe anche opportuno che predisponesse tutti
gli altri atti in maniera tale che, una volta ultimata la
discussione, l'eventuale approvazione o bocciatura dell'articolo
18, si passasse velocemente ad approvare gli altri emendamenti
ancora in itinere, ricordando al Governo, però, una cosa importante
che la Commissione ha dato parere per quanto riguarda gli articoli
46 fino al comma 21 e ci sembra, in questo caso parlo a titolo
personale, eccessivo caricare di altri 56, 57 commi l'articolo 46,
quindi, l'invito che viene fatto anche al Presidente è di evitare
di rifare, di ripetere una seconda finanziaria e di accorciare,
laddove il Governo lo riterrà opportuno, il più possibile il numero
di emendamenti e di commi che verranno ripresentati in Aula e,
preferibilmente, evitare di continuare a portare in Aula dei
provvedimenti manifesto come quelli che abbiamo approvato fino ad
esso. Per i provvedimenti manifesto abbiamo la possibilità di
legiferare in seguito; non possiamo correre il rischio di recepire
velocemente degli articolati o dei veri e propri disegni di legge o
addirittura leggi proposte dal Governo nazionale che rischiano con
la velocità ed il poco tempo a nostra disposizione di creare un
vero e proprio boomerang nei confronti dei cittadini e dell'intera
Isola.
Per questo, signor Presidente, l'invito che le faccio è a nome
della Commissione di razionalizzare i tempi e gli interventi e di
concordare, però, tutto oltre che col Governo, come è giusto che
sia, col Presidente della Commissione tant'è che il Presidente
della Commissione Bilancio, in questa fase, ha pari dignità e pari
ruolo degli altri due componenti dell'Assemblea.
MILAZZO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sappiamo
che ci state dando la possibilità di parlare per la cosiddetta
tecnica del possesso palla , cioè non potendo più sospendere la
seduta - non avete più la faccia di sospendere la seduta -, mentre
aspettiamo questo emendamento, dice che si stava fotocopiando, sarà
in aria, sarà in giro per l'Assemblea
PRESIDENTE . E' in una fotocopiatrice, perché si fotocopia nelle
fotocopiatrici
MILAZZO Giuseppe. E' in una fotocopiatrice. Siccome i tetti sono
alti, magari questo coso vola e ancora non può atterrare. Se
vuole mi metto qua a fargli i segnali
PRESIDENTE. La sua immaginazione è molto fervida ma non
corrisponde a quanto sta accadendo in questo momento.
MILAZZO Giuseppe. Se c'è problema di atterrare, mi metto qua e gli
faccio i segnali.
PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, vada al dunque. Per favore.
MILAZZO Giuseppe. Ma stavo parlando, signor Presidente.
Ancora siamo in attesa di questo emendamento tecnico, di questa
riscrittura dell'articolo 18 e, naturalmente, ci date la
possibilità di parlare perché l'imperativo è: Prendere tempo La
verità è questa, signor Presidente. Si cerca di prendere tempo e
non lo dico, presidente Venturino, a livello personale, perché lei
non è iscritto come componente di maggioranza, fra l'altro, le do
la mia attestazione di massima stima nello svolgere il suo ruolo di
imparzialità. Però, con qualcuno devo parlare e devo parlare con
lei.
E, ora, appena arriverà questo emendamento, signor Presidente,
subito questo clima conviviale: parlate, se avete idee, dateci
suggerimenti , finirà tutto. Vero, Presidente? Prenderete il
librone del Regolamento, lo metterete come un giubbino
antiproiettili e non darete la possibilità di parlare ad alcuno;
quando alzeremo la mano, il ditino per avere un chiarimento voi ci
direte: Basta, basta, onorevole Milazzo, non ne possiamo più. E'
da dieci giorni che chiede la parola . E, poi direte a Falcone:
SLei parla sempre .
A proposito di Falcone, signor Presidente, sono inesperto d'Aula,
ma limitare i tempi della Commissione Bilancio o conteggiare i
minuti dei componenti della Commissione Bilancio come se fossero
componenti di un Gruppo - mi interesserebbe questo chiarimento -,
quando parlano l'onorevole Ciaccio, l'onorevole Vinciullo,
l'onorevole Falcone, come componenti di minoranza, perché li
calcolate ai loro Gruppi di appartenenza? Questi deputati parlano a
supporto dell'Assemblea ed è sbagliato che un deputato di minoranza
- e faccio questa riflessione prendendo spunto dall'intervento
dell'onorevole Figuccia sulle tabelle - perché quando un
parlamentare di minoranza si alza per chiedere chiarimenti e lei (e
lei nel senso Assemblea, Regolamento e Uffici di Presidenza) lo
scala al Gruppo di appartenenza è un errore che si commette, perché
si priva l'Aula del chiarimento di coloro che hanno lavorato in
Commissione alla manovra, perché tutti noi deputati che abbiamo
lavorato sulla manovra sappiamo, in base all'appartenenza alle
nostre Commissioni, non conosciamo la manovra nella sua interezza.
E, allora, dico questo signor Presidente: noi abbiamo l'obbligo di
approvare la manovra, perché c'è il problema dei precari, ma non
siamo noi che abbiamo chiesto sospensioni fiume per prendere tempo
perché non si trova una sintesi e perché in un articolo ci volete
infilare 53 commi. Non siamo noi E aggiungo che se fosse per me,
presidente Venturino - io ho gli ultimi 57 secondi -, vi farei
approvare la manovra da soli, ora abbandonerei l'Aula con tutti i
componenti dell'opposizione e vi lascerei da soli, vi farei
lavorare da soli, qualunque cosa possiate approvare, non ci
interessa; vi lascerei da soli. Ed è la proposta che faccio,
naturalmente a titolo personale, ai Capigruppo della minoranza. Vi
abbandonerei qua a lavorare, fate quello che volete, tanto lo
farete a prescindere, tanto troverete il metodo, e già l'avete
trovato, per raggirarci ed andare di corsa e premura.
E, allora, dico, signor Presidente, concludendo, che spero che
questa mia riflessione vi faccia veramente pensare che i siciliani
si sono stancati. Glielo dico con serenità perché di qui a poco
quando arriveranno le manovre ci sarà il trabocchetto.
CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Ascolti, presidente Venturino, il mio è un appello non
rivolto a lei, ma alla funzione, al ruolo che, in questo momento,
sta rivestendo.
Siamo in Aula credo dal 18, 20, 23, 27, il 30, il 3, il 4, il 7 e
siamo in attesa adesso e, da ultimo, ormai da circa quattro ore,
della riscrittura da parte del Governo degli articoli 18 e 46.
A me dispiace che lei abbia accettato di venire in Aula a dirci
che da un momento all'altro arriveranno le riscritture di questi
due articoli, perché sa bene che, nel momento in cui dovessero
arrivare e non sono nelle condizioni di dire arriveranno questi due
articoli, lei dovrebbe dare un congruo termine per permettere ai
deputati di leggere questi articoli e, eventualmente, a coloro che
lo ritenessero, di predisporre gli adeguati emendamenti.
Ebbene, Presidente, ho ascoltato anche gli interventi di tanti
colleghi che mi hanno preceduto, interventi tutti legittimi ma che
finiscono per rendere il clima che comincia a respirarsi in
quest'Aula e, ahimè, anche al di fuori di quest'Aula, sempre più
pesante.
Allora, la invito ad interrompere immediatamente questa farsa che
rischia di diventare una farsa drammatica. La invito a riunire
l'Ufficio di Presidenza, chiedo che l'Ufficio di Presidenza
convochi con assoluta immediatezza una Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari, perché venga spiegato ai Capigruppo se il
Governo è in condizione di sottoporre all'Aula gli articoli che
mancano, in che tempi è in condizione di farlo e la invito a fare
tutto ciò in maniera assolutamente repentina anche per sottrarsi,
personalmente, ad uno spettacolo che non è assolutamente piacevole
e che non le appartiene, presidente Venturino.
Stiamo creando i presupposti per rendere la conclusione di questo
processo che deve portare all'approvazione della finanziaria assai
sgradevole; si comincia a respirare un sapore amaro e non sappiamo
verso dove porti. Fermi immediatamente i lavori e stabiliamo se c'è
la possibilità di farlo oggi un percorso, d'altra parte sono le
18.24, il presidente Ardizzone, e lo condivido in pieno, ci ha
spiegato che non approverà mai finanziarie di notte, però, siccome
negli articoli 18 e 46 si annidano, nel 18 una tabella corposa
perché riguarda il finanziamento di leggi di spesa e l'articolo 46,
al di là della riscrittura, si compone di tantissime norme,
fermiamo il gioco.
Invito tutti i colleghi a riacquistare ed a riacquisire quel senso
di responsabilità istituzionale che, a partire da me, non abbiamo
perso fino a questo momento e che non dobbiamo perdere ed a
ritrovare le ragioni che devono ricondurci ad una valutazione che
ha un solo obiettivo, che può anche non essere piacevole per me che
non condivido questa finanziaria, ma che ho il senso delle cose e
che auspico possa ricondurre tutti sotto questo profilo e cioè la
necessità di approvare presto una finanziaria per i siciliani.
La invito, Presidente, a farlo subito perché la deriva non mi
piace.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, le fotocopie sono arrivate. Adesso
ve le faccio distribuire, però, prima di distribuirle volevo un
attimo disciplinare ciò che succede. Sono già qui; mi date un
minuto così vi spiego come ci siamo disciplinati.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto la
parola per una comunicazione che credo corre l'obbligo dare per
primo al Parlamento, essendo io, da quattordici anni circa,
parlamentare di questa Regione. Qualche ora fa ho ricevuto un
avviso a comparire davanti la Procura della Repubblica di Palermo
per fatti che riguardano la mia funzione di Presidente di Gruppo
parlamentare nella scorsa legislatura. Essendo un uomo pubblico e
per evitare qualunque interpretazione che possa, in qualche modo,
creare fatti di retroscena, di chissà quale mistero si possa
connettere e collegare ad una vicenda giudiziaria che tutti
sappiamo si è aperta sul finire della scorsa legislatura e che ha
visto un anno ininterrotto almeno di indagini sui Gruppi
parlamentari, ho ritenuto giusto dire e dare al Parlamento questa
comunicazione e farlo, domani, attraverso una conferenza stampa in
cui illustrerò le contestazioni che mi vengono mosse da parte della
Guardia di Finanza che ha curato le indagini e della Procura che mi
ha convocato per l'interrogatorio.
Ho fatto questo non per difendere me stesso, ma per una ragione,
non so se essere contento di questo, non so, in questo momento,
come potermi giudicare, tutte le contestazioni che mi vengono mosse
riguardano la funzione di Presidente di Gruppo parlamentare, non mi
viene contestato di essermi messo in tasca un euro, non un acquisto
improprio, né mutande; fortunatamente, tutte le attività che ho
avuto l'onore, presiedendo il Gruppo parlamentare del PD di
svolgere dal punto di vista amministrativo sono attività
tracciabili, utilizzando il metodo della tracciabilità bancaria
propria di un'attività di un Gruppo grosso com'è stato il PD, aveva
ventinove deputati e, quindi, anche con una sua complessità al suo
interno.
Chiedo scusa al Parlamento se ho fatto una distrazione rispetto al
tema che stiamo trattando, ma ho ritenuto doveroso - per evitare
che ci siano botti mediatici per i quali si dà notizia di chissà
quale cosa - informare il Parlamento, domani mattina informerò i
siciliani attraverso i media, leggerò per intero l'avviso di
garanzia che mi è stato notificato e con il mandato a comparire, ed
i siciliani sapranno quali sono le contestazioni che mi vengono
mosse nei cinque anni che ho svolto la funzione di Presidente di
Gruppo parlamentare di questo Parlamento.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Cracolici, anche per l'onestà
intellettuale che ha mostrato nel portare in Aula la vicenda che la
riguarda personalmente.
Torniamo ai lavori d'Aula. Adesso distribuiamo sia l'articolo 18
con la tabella allegata, sia l'aggiuntivo all'articolo 46 e, visto
che, onorevole Vinciullo, lei stesso ha detto: per evitare di
recepire velocemente ha usato queste parole norme, articoli e
non avere il tempo di potere, quindi, valutare con serenità e la
dovuta calma l'intero articolo 18, così com'è stato arricchito da
questa tabella, e per dare anche seguito alle parole dell'onorevole
Figuccia il quale, giustamente, diceva che, ieri sera, nella
fretta, è stato probabilmente commesso qualche errore ma posso
rassicurare l'onorevole Figuccia che abbiamo tutti gli strumenti
per potere intervenire, laddove ci sono state delle irregolarità
potere fare rientrare tutto nel Regolamento, nella correttezza
della procedura, e visto che da più parti c'è la necessità chiara,
lo diceva anche l'onorevole Cordaro, di non correre, ma di vedere
con calma i documenti che sono stati esitati dal Governo per
evitare di perdere tempo, io chiedo adesso all'Assemblea di
appoggiare la richiesta della Presidenza di sospensione di un'ora.
In un'ora abbiamo il tempo di poter valutare con calma l'articolo
18 nella nuova stesura.
Scusi un attimo, onorevole Cordaro, è in fase di distribuzione sia
l'articolo 18 che l'articolo 46. Dobbiamo valutare la eventualità
di sospendere i lavori d'Aula di un'ora. Nell'arco di quest'ora, vi
prego anche di presentare i subemendamenti in sala lettura
deputati, dove è già stata approntata una squadra di funzionari al
fine di valutare i relativi emendamenti.
Pertanto, sospendo la seduta, avvertendo che riprenderà fra
un'ora.
(La seduta, sospesa alle ore 18.32, è ripresa alle ore 19.49)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, si riprende dall'articolo 18.
E' stato presentato l'emendamento soppressivo 18.1, a firma degli
onorevoli Formica, Ioppolo e Musumeci.
MUSUMECI. Lo ritiro.
MILAZZO. Presidente, ma queste sono le condizioni per fare Aula?
Non mi costringa a chiedere il numero legale
PRESIDENTE. Onorevoli Falcone e Milazzo, il numero legale si
chiede laddove si va a fare una votazione.
FALCONE. E ora dobbiamo votare
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, se cominciamo così, si presenta e
si preannuncia una nottata molto difficile. Procediamo con calma.
Io ho semplicemente riaperto i lavori d'Aula e, ripartendo
dall'articolo 18 ho chiesto all'onorevole Musumeci cosa intendesse
fare circa l'emendamento 18.1 e l'onorevole Musumeci, molto
cortesemente .
MILAZZO Giuseppe. Lo faccio mio, però le chiedo il numero legale.
PRESIDENTE. Assolutamente lo può fare suo.
Il Governo ha, intanto, facoltà di intervenire.
MILAZZO Giuseppe. L'assessore dovrebbe intervenire per spiegarci
tutta la tabella.
PRESIDENZA. Onorevole Milazzo la invito a prendere posto. Se noi
proseguiamo con un certo ordine, è probabile che ci capiamo e
riusciamo anche a portare avanti i lavori con una certa chiarezza
per chi ci ascolta e per gli onorevoli presenti in Aula. Se,
invece, cominciamo a mettere insieme diverse cose senza dare un
ordine alle stesse, finiremo per non capirci più.
Lei ha fatto proprio l'emendamento 18.1.
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor presidente, ho fatto mio l'emendamento
per un semplice motivo. Vogliamo portare indietro la cassetta? Lei
stava procedendo alla trattazione dell'emendamento soppressivo.
Secondo me, invece, visto che si parla di ordine, io accetto il suo
richiamo costruttivamente, si dovrebbe partire con la relazione
dell'assessore su questo articolo 18, dopo averlo spiegato
l'Assemblea ne assume coscienza, non funziona così?
PRESIDENTE. No, onorevole Milazzo perché se, per esempio, andando
a votare dopo la richiesta del numero legale si può andare avanti,
se dovesse l'articolo 18 essere soppresso tutta questa discussione
sarebbe inutile. Allora, cerchiamo di seguire le cose passo passo
così ci capiamo.
Lei ha fatto proprio l'emendamento .
MILAZZO Giuseppe. Signor presidente mi scusi ma io insisto.
PRESIDENTE. Insiste su che?
MILAZZO Giuseppe. L'Assemblea vota un emendamento soppressivo
perché? Perché lo ritiene utile o inutile. Se l'assessore non ce
lo spiega, sulla base di che cosa votano i parlamentari? Anche per
logica, secondo me, una persona deve fare le cose, al di la del
Regolamento
Io l'avevo detto che, poi, qui in Aula ci sarebbe stata la
premura. Io lo sapevo Comunque non c'è problema.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
PRESIDENTE. Va bene, la richiesta dell'onorevole Milazzo è accolta
visto che l'assessore Bianchi è presente. Invito,quindi,
l'assessore ad illustrare l'articolo 18
BIANCHI, assessore per l'economia. L'articolo 18 costituisce uno
degli articoli più importanti della manovra e contiene al suo
interno la tabella con il rifinanziamento delle leggi di spesa.
L'articolo autorizza una spesa complessiva per 262 milioni 931
mila euro per il 2014. Questa spesa complessiva viene ripartita tra
i diversi capitoli di bilancio che, appunto, attengono a leggi di
spesa già presenti che necessitano di un'autorizzazione di spesa
successiva.
Il Governo ha provveduto a ripartire le somme disponibili che, è
inutile negare, sono decisamente inferiori rispetto a quelle
disponibili degli ultimi anni ed in particolare dello scorso anno.
Su quasi tutti i capitoli di spesa è prevista una riduzione dello
stanziamento. Questo, appunto, come vi dicevo, è un ulteriore
tassello di una manovra che, come voi sapete, cosa di cui abbiamo
discusso ampliamente in questi ultimi giorni, presenta
quell'operazione di contenimento della spesa che da un lato mette
in sicurezza il bilancio della regione e dall'altro garantisce come
abbiamo fatto con l'articolo 30 in poi la proroga dei precari per
gli enti locali e per la regione.
Ovviamente, permettetemi se non mi metto ad illustrare ogni
singolo capitolo della tabella, questo ovviamente avete avuto il
tempo per analizzarlo nella seduta disponibile.
Quindi, questa è la proposta che il Governo fa.
MILAZZO Giuseppe. Questa è la relazione sull'emendamento
soppressivo dell'articolo 18?
PRESIDENTE. Lei continua a farlo proprio o lo ritira, onorevole
Milazzo?
MILAZZO Giuseppe. Non lo ritiro.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. E'
chiaro che siamo nel mezzo della conclusione di una manovra
importante, che ha messo sicuramente a dura prova, anche fisica,
di questa Assemblea. E, comunque, non possiamo permettere che la
conclusione di questa manovra così importante si svolga nella
totale assenza di diversi Gruppi parlamentari, che sicuramente si
stanno impegnando nell'approfondire un emendamento che è arrivato
da poco, che presenta complessità e necessita di verifica dei
riferimenti legislativi importanti e fondamentali, per cui
avanzerei, anche a nome della Commissione e anche chiedendo il
conforto dell'Aula, un ulteriore rinvio per permettere ai deputati
di poter partecipare in maniera complessiva, totale nella maggior
parte di chi lo riterrà opportuno, ma l'assenza dall'Aula di
interi Gruppi parlamentari lascia intendere che un rinvio è
indispensabile e fondamentale.
Signor Presidente, si assuma anche la responsabilità di procedere
in questo senso perché la Commissione lo richiede in maniera chiara
e puntuale.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, mi associo a
quanto chiesto dal presidente Dina, anche sulla scorta della
complessità delle due norme , diciamo anche l'articolo 46.
L'articolo 18 non può essere licenziato così sue due piedi
dall'Assessore, anche perché, ad esempio, ci sono delle norme che
rischiano di cozzare tra di loro. E qua lo vorrei dire
all'Assessore. Ad esempio, tra il comma 7 dell'articolo 18 e poi i
numeri in tabella. Cioè, da un lato, si consente alle associazioni
già beneficiarie della legge n. 16, quindi ex tabella H, di
proseguire la propria attività; dall'altro lato, invece, finanziamo
specificatamente alcuni interventi e alcune realtà associative.
Sulla scorta di questo, se avessimo il tempo di potere avere
un'altra mezzora, secondo me, per poter fare anche un punto della
situazione, anche col Governo, per potere eventualmente limare
qualcosa, fare un'ulteriore sintesi, penso che potremo arrivare
immediatamente all'articolo 18, all'approvazione e, poi, se il
Governo invece volesse lasciare - ipotizzo - soltanto la riforma -
e qua lo voglio dire al presidente Crocetta - sulle partecipate,
rinviare molte cose e calendarizzare già il salva-imprese a
mercoledì prossimo noi potremmo chiudere già stasera stessa nel
giro di un'ora. Approviamo l'emendamento secco sulle partecipate,
calendarizziamo a mercoledì prossimo il salva-imprese con l'impegno
che veniamo qua e lo trattiamo, togliamo tutto il resto che c'è
nell'articolo 46, oltre a quello che è arrivato in Aula, e
approviamo subito gli articoli 18 e 46. Chiudiamo stasera questa
finanziaria, diamo una buona risposta a chi l'aspetta ed evitiamo
ulteriori speculazioni che, a causa di ciò che è accaduto e che sta
accadendo in queste ultime ore, minuti, nei confronti di tanti
componenti di questo Parlamento, ecco, riusciremo a trovare una
soluzione e a sopire tante critiche a cui purtroppo saremo
sottoposti nelle prossime ore.
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI. assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, molto brevemente sul tema della motivazione per la quale
il Governo ha insistito e sta insistendo nel porre alla votazione
dell'Assemblea, all'interno della finanziaria, il decreto pagamenti
per le imprese.
Le motivazioni sono: una di ordine più generale, relativa
all'importanza - riteniamo - di un intervento che può dare
liquidità al sistema delle imprese, ma più specificamente che, in
qualche misura, questo tipo di intervento contribuisca a rafforzare
la struttura finanziaria del nostro pacchetto di bilancio e legge
di stabilità, perché va considerata la possibilità di immettere nel
sistema nel corso del 2014 una così rilevante quantità di risorse,
abbiamo già predisposto una relazione tecnica per questo, può avere
un effetto importante sulla dinamica attesa delle entrate e, in
particolare, sulle imposte indirette.
Abbiamo stimato che una quota consistente di queste risorse possa
determinare un incremento del gettito IVA. Avendo nel testo che
presentiamo già destinato queste ulteriori entrate da imposte
indirette all'incremento del fondo residui attivi, riteniamo che
questo intervento finanziario possa rappresentare, anche alla luce
di chi dovrà verificare la stabilità, la congruità, la compattezza,
la solidità della manovra finanziaria, un ulteriore elemento di
rafforzamento.
Peraltro, ricordo che proprio in Commissione Bilancio , dove il
testo è stato ampiamente analizzato ed esitato in maniera
favorevole dalla Commissione Bilancio , fu proprio sottolineato e
proposto da molti deputati, ricordo l'onorevole Falcone, che
proponeva proprio il suo inserimento per le caratteristiche di
intervento di natura finanziaria all'interno della legge di
stabilità.
Con questo intervento in qualche misura veniamo incontro a quanto
emerso, soprattutto, dall'opposizione in corso di quel dibattito e
riteniamo che, proprio perché è un testo ampiamente discusso, non è
che introduciamo un fatto nuovo di tale rilevanza, introduciamo un
elemento che è stato trattenuto più di un mese in Commissione
Bilancio con numerosi incontri, sedute e successivi chiarimenti e
che proprio in quella fase fu sottolineato il forte collegamento
con la legge di stabilità, proprio perché il sostegno delle imprese
può essere un volano in termini di crescita economica, ma
soprattutto dinamica delle entrate che può rappresentare un
ulteriore tassello importante della manovra finanziaria.
PRESIDENTE. Presidente Crocetta, è arrivato un invito abbastanza
chiaro da parte delle Commissione di sospendere almeno per altri
trenta minuti la seduta, vorrei sapere se le condivide questa
richiesta che è pervenuta dal presidente Dina.
CROCETTA. presidente della Regione. La sospensione legata a cosa?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo chiesto una
sospensione nella considerazione che c'erano diversi Gruppi assenti
dall'Aula ed era mutuata anche dalla necessità di qualche
approfondimento. Ma se siamo pronti, per quel che mi riguarda,
possiamo andare avanti.
PRESIDENTE. Visto che il problema è stato superato e, nel
frattempo, sono arrivati anche gli altri deputati, se va bene,
onorevole Dina
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, mi scusi, voglio dire una cosa. Lei aveva già detto che
c'era mezz'ora e noi non abbiamo ancora avuto il tempo per
presentare gli emendamenti.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, ricordo perfettamente quello che ho
detto. Ho detto che sospendevo per un'ora e che in quell'ora c'era
la possibilità di presentare gli emendamenti in Sala Lettura.
Un'ora è già passata. Onorevole Falcone, sono arrivato qui alle
18.30.
FALCONE, relatore di minoranza. Ma in un'ora non c'è nemmeno il
tempo per presentare gli emendamenti perché la norma va studiata
PRESIDENTE. Avevamo un'ora. Ci siamo lasciati in questo modo. Se
lei, adesso, ha bisogno ancora di tempo, possiamo nel corso
dibattito continuare ancora a presentare gli emendamenti qui in
Sala Lettura.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, lei non ci dà
questa facoltà. Significa, però, che noi metteremo ora in
votazione ogni emendamento che presentiamo. Lei dice questo,
secondo me ingorghiamo ulteriormente l'Aula. Voi dite che c'è
questa volontà di assoluto deficit di comunicazione quando, invece,
se ci sedessimo un attimo e cercassimo di capire perché l'articolo
18 non è una cosa semplicissima. Dico, però, capiamolo, un attimo,
modifichiamo qualcosa e si va avanti. Accelerare di qualche minuto
non significa, poi, recuperare ore. Questo voglio dire.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, proprio perché la discussione sarà,
immagino, piuttosto accesa e molto dibattuta, ho appena detto che,
intanto, sono stato molto chiaro nel dire che c'era un'ora
precedentemente, abbiamo utilizzato un'ora e trenta minuti, nel
corso del dibattito, qualora dovessero essere presentati altri
emendamenti, gli Uffici sono in Sala Lettura per accogliere i
subemendamenti che verranno presentati. Questo proprio nell'ottica
di portare avanti, così come detto dal suo collega della
Commissione, onorevole Vinciullo, cercare di non bloccarci più e di
non sospendere più l'Aula. La prego, quindi, di mantenere una
coerenza anche con i componenti del suo stesso Gruppo.
CIACCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi collego a
quanto detto dall'onorevole Falcone, anche perché proprio perché è
corposa la riscrittura, sono 16 pagine, noi con tutto l'impegno e
nonostante rappresento anche un Gruppo abbastanza numeroso con il
quale ci siamo suddivisi, abbiamo attualmente la necessità di
ulteriore tempo per approfondire i vari capitoli.
Tengo, comunque, a precisare e faccio un invito al Governo per
quanto riguarda l'articolo 6 aggiuntivo.
In particolare, questa anticipazione, il cosiddetto impropriamente
mutuo che chiediamo ma, appunto, sappiamo che è un'anticipazione
che chiediamo allo Stato, ha avuto, come già l'Assessore ha potuto
sottolineare, ampio dibattito in Commissione. Da questo dibattito è
nata realmente una divergenza di opinioni, soprattutto sulla
copertura, che risultano attualmente per quanto rappresento il
Movimento 5 Stelle, preoccupanti.
Se noi su questo punto limitiamo il dibattito parlamentare che,
appunto, è stato complesso solo e faccio un esempio nel nostro caso
ai 19 minuti che ha a disposizione il mio Gruppo, significa
attualmente soffocare un dibattito in una tematica, in una materia
che è molto delicata. E allora, in nome di tutto il Gruppo che
rappresento, chiedo al Governo di stralciare il mutuo ed io insieme
a tutto il Gruppo del Movimento 5 Stelle si impegna, visto che è
già un disegno di legge incardinato per l'Aula, ad anticipare la
discussione ed affrontarlo subito la prossima settimana e questo
penso che non infici le preoccupazioni di questa finanziaria, ma
attualmente significherebbe soffocare un dibattito in una tematica
molto delicata che impegna, non entro nel merito, per trent'anni
tutti i siciliani.
Ed allora, sminuire questo in neanche un'ora di discussione, penso
che il Governo ne dovrebbe prendere atto e chiedo anche a questa
Presidenza che potrebbe anche su questa questione dare un proprio
parere, non dico dichiararlo inammissibile, ma quasi, ma evitare di
inasprire e soffocare un dibattito che ci vedrà coinvolti tutti,
imprese, siciliani, cittadini, deputati, tutti per i prossimi
trent'anni.
Chiedo, quindi, cortesemente al Governo di fare propria questa
istanza e, ripeto, il Movimento 5 Stelle, si impegna, alla prima
seduta d'Aula a chiedere il prelevamento del punto e discuterlo
subito, ma discutiamolo in maniera serena ed approfondita.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA Presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Signor Presidente, io mi sentirei di proporre una sospensione di
almeno un quarto d'ora per fare il punto della situazione, per
darci un ordine ed un'organizzazione più conducente e più
efficiente per arrivare nel più breve tempo possibile
all'approvazione finale dei due disegni di legge. Per cui, la mia
proposta va in questa direzione.
VULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VULLO. Signor Presidente, oltre ad esprimere il mio dissenso a
questa sospensione, vorrei rispondere al collega del Movimento 5
Stelle che fa parte della Commissione Bilancio che questo mutuo
lo stanno attendendo centinaia di migliaia di aziende, quelle
aziende che il giorno 16 di ogni mese sono costrette non solo a
fine mese a pagare gli stipendi, ma sono costrette a pagare le
tasse e molte volte, siccome le aziende ospedaliere, i teatri, i
Comuni e quant'altro non pagano, ed ha ragione l'assessore Bianchi,
non solo mettiamo in campo centinaia di migliaia di euro, ma
mettiamo in campo un ritorno importante che è il pagamento delle
tasse; perché voi immaginate per un attimo che quando un
imprenditore si trova al cospetto del pagare le tasse o pagare gli
stipendi al 99 per cento decide di pagare gli stipendi.
Allora, io non vorrei che questa sera per accontentare un Gruppo
importante, un Gruppo sicuramente notevole come quello del
Movimento 5 Stelle noi rinviassimo questo punto.
Questo punto mette in moto un'economia, mette in moto sicuramente
la Sicilia perché nel resto d'Italia - chi fa lavori pubblici lo sa
benissimo - le aziende vengono pagate ora a 60 giorni, in Sicilia
noi abbiamo questo problema.
Allora, dal mio punto di vista, questo è il punto più qualificante
di questa finanziaria. Perciò non facciamo, Commissione
Bilancio , giochetti su questo punto perché è il punto più
qualificante in quanto poi questo si riversa sui dipendenti, sullo
Stato ed altri. Perciò, non cominciamo a pensare di potere rinviare
questo punto perché è sbagliato.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo, onorevole Presidente, che è
pervenuta un'altra richiesta di rinvio di almeno 15 minuti.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, però non è che ogni volta che affrontiamo il 18 parliamo
del 46 Quando arriveremo al 46 ne parleremo
Adesso, dovremmo fare il rinvio per il 46; affrontiamo il 18,
visto che abbiamo avuto un'ora e non si dica che non è uno spazio
sufficiente per esaminare la materia, e si procede, se si ha
l'intenzione. Dopo, quando esamineremo il 46, lo affrontiamo nel
merito perché anche lì troveremo la soluzione, come l'abbiamo
trovata prima. Però, se ogni volta che discutiamo, discutevamo il
41 e parlavamo del 46, ogni volta uno ha la sensazione che non si
trovi di fronte a un comportamento onesto dal punto di vista
intellettuale, ma che si trovi di fronte a tentativi artificiosi di
creare una discussione di rinvio laddove non c'è la necessità.
Affrontiamo il dibattito sul 18, votiamolo, se poi dobbiamo fare
un punto di controllo sulla questione del 46, un momento di
sintesi, in cinque minuti lo facciamo e chiudiamo la vicenda.
Però, sinceramente, ogni volta sento parlare da un mese di questo
46, che doveva essere l'omnibus e non è diventato affatto
l'omnibus. Affrontiamo il 18 e poi ne parliamo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vista la reiterata richiesta da
parte del Presidente della Commissione Bilancio, questo punto,
apprezzate le motivazioni della Commissione Bilancio, sospendo per
15 minuti con l'impegno di non sospendere più.
(La seduta, sospesa alle ore 20.15, è ripresa alle ore 20.27)
La seduta è ripresa.
LOMBARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, volevo, innanzitutto, fare un
richiamo per l'ordine dei lavori, quindi, diciamo questa clava del
tempo
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, abbiamo ripreso i lavori, scusi
onorevole Lombardo, lo faccio anche nel suo interesse, altrimenti,
non riusciamo a sentire il suo intervento. Blocchiamo il tempo, per
favore. Se cortesemente o, perlomeno, cerchiamo di evitare di
formare gruppi di mini assemblee, visto che abbiamo un'Aula grande,
possiamo partecipare tutti ad un'unica assemblea, forse è anche
meglio. Prego, onorevole Lombardo.
LOMBARDO. Il mio appello è anche rivolto al Presidente della
Regione ed ai capigruppo. Faccio un invito affinché si possa
riunire urgentemente la Conferenza dei Capigruppo per cercare di
individuare immediatamente l'ordine dei lavori che dovrà
effettuarsi da qui alle prossime ore, per la difficoltà che si sta
avvertendo nella prosecuzione dei lavori, innanzitutto ed anche per
le evidenti discussioni che si sono ingenerate all'interno
dell'Assemblea.
E, poi, chiedo, a prescindere da questo, al buonsenso del
Presidente della Regione e dell'assessore Bianchi.
Vedete, inserire il disegno di legge 500 all'interno della
finanziaria non mi sembra né opportuno, né utile. Non è,
certamente, opportuno per le ragioni che hanno portato alla
discussione, oggi, di questo disegno di legge 500.
Onorevole Presidente Crocetta, credo nel primato della politica e
penso creda anche lei nel primato della politica. In queste ore ed
in questi giorni, stiamo affrontando problemi molto importanti e
seri e penso che non sia né serio né che valga il primato della
politica discutere di un mutuo che la Regione dovrà contrarre,
equivalente ad un miliardo, sulla scorta di un articolo di un
giornale perché, obiettivamente, se è vero come è vero che qui
siamo tutti investiti di un mandato popolare e rappresentiamo gli
interessi di una Regione che conta 5 milioni di abitanti, io non
permetto ad alcun quotidiano nazionale, internazionale o americano
di dettare l'agenda di questo Parlamento. Lo dico chiaramente Non
permetto ad alcuno di imporre i lavori di questo Parlamento.
Quindi, chiedo al Presidente Crocetta, ed all'assessore Bianchi,
che con grande attenzione e professionalità ha guidato anche in
alcuni momenti insieme al Presidente Dina i lavori sul disegno di
legge numero 500, che esso venga riportato nei normali canali
parlamentari, che hanno visto un'approvazione, con contestazione
anche da parte delle opposizioni, di questo disegno di legge, e che
vedrà uno sbocco naturale all'interno di questo Parlamento con
discussioni ad hoc, non contingentate, su una vicenda che, voglio
ricordare all'Aula, non riguarda soltanto la contrazione di un
mutuo di un miliardo, ma anche i suoi effetti per i prossimi trenta
anni ed anche, lo dico anticipando le motivazioni che spero di
poter reiterare in separata sede, che non riguarderanno un gettito
di imposta in questa Regione. E questo lo dico subito a scanso di
equivoci: il mutuo che noi andremo a contrarre, che costerà
sessanta milioni di euro circa all'anno per i prossimi trenta anni,
e che certamente la mia generazione pagherà in pieno, vedrà
risarcite e pagate imprese che dovranno essere pagate perché
creditrici nei confronti della Regione, ma che andranno a versare
le imposte, l'Irpef e l'Irap in altre Regioni. Quindi, questi soldi
andranno direttamente allo Stato e noi pagheremo un'operazione che
frutterà allo Stato qualcosa come due, trecento milioni con il
sacrificio e con il sangue delle prossime generazioni.
Ed allora, Presidente Crocetta, non le chiedo di non discutere di
questo, ognuno si assume le proprie responsabilità e lo fa nelle
proprie posizioni, però le chiedo di affrontare, come è giusto che
sia, in separata sede, questo argomento e di non farsi dettare
l'agenda parlamentare da nessun giornale, Consiglio di
amministrazione di gruppo editoriale o membro esterno a questo
Parlamento.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, invito anche l'Aula
a volere procedere con i lavori perché fuori, da tanto tempo, i
cittadini siciliani aspettano risposte dalla politica e noi questa
sera abbiamo il dovere di concludere questa seduta fiume approvando
o non approvando questa finanziaria.
Io mi soffermo semplicemente, sono molto critica rispetto a questo
articolo 18 e rispetto anche ad alcuni contributi nei confronti di
enti ed associazioni, ma non voglio - proprio per una questione di
rispetto istituzionale nei confronti dei cittadini e dei siciliani
- entrare nel merito o criticare in maniera così analitica le
questioni che non condivido, e sono tanti gli articoli che in
questa finanziaria ho criticato.
Però, devo anche fare, fra le critiche, un plauso al Governo,
perché avevo segnalato già in sede di variazioni di bilancio la
questione dei disabili relativa alle barriere architettoniche e
devo dire che il Presidente della Regione in quella seduta ha fatto
sì che il capitolo venisse rimpinguato di cinquecentomila euro.
Oggi prendo atto che il Governo ha fatto proprio l'emendamento,
anche se il nostro Gruppo lo aveva proposto per un milione e
ottocentomila euro, ed ha inserito un milione e duecentomila euro.
Io ritengo che, forse, si sarebbe potuto mantenere quell'impegno
che noi avevamo chiesto, magari decurtando da altre parti. Comunque
è già un primo passo perché questo importo servirà a coprire le
istanze che i disabili hanno richiesto per l'anno 2010. Quindi,
questo è un contributo importante e penso che l'esempio per tutti
sia la ragazza di Catania che è stata costretta a fare un appello
perché potesse avere il contributo.
Basta solo questo per avere un po' di sensibilità in più e capire
quali sono i veri problemi che affliggono i Siciliani.
TURANO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
Regione, io credo che le fibrillazioni che si stanno registrando,
diffuse in buona parte dell'Aula, riguardano ahimè, un argomento
particolarmente delicato e quando non si riesce a fare una sintesi
politica o quando la politica viene utilizzata talvolta - non
sempre, devo dire, nell'arco di questi lavori, ma qualche volta è
successo - per fini ostruzionistici, diciamo che non è spesa bene.
A fronte del disagio che si registra io mi permetto - magari
sbaglio, dico una castroneria - di suggerire di utilizzare l'unica
via che abbiamo a disposizione, che è il Regolamento.
Credo di poter dire che sull'articolo 18 abbiamo dei temi sui
quali già si sono espresse le Commissioni di merito proprio sul
punto, ovverosia sul finanziamento, che non viene dettato da agende
nazionali o internazionali, onorevole Lombardo, perché è soltanto
una responsabilità dell'Assemblea pagare i debiti quando si hanno
dei debiti.
Allora, io sono per dire che sul punto bisogna applicare il
Regolamento. Credo che sia l'unico punto ad avere il parere delle
Commissioni e farebbe bene il Governo ad imporre la votazione
all'Assemblea, espungendo dalla trattazione gli altri argomenti che
arrivano fuori sacco.
Credo che sarebbe un ragionamento di buon senso. Se c'è questa
volontà, io sono perché si approvi immediatamente l'articolo 18,
soprattutto nella misura in cui si approva per risolvere il
problema delle imprese, che è un problema di serietà e di
correttezza. Quando si assume un impegno lo si deve portare avanti
Allora, Presidente, se manca l'intesa, si affidi all'unica via
maestra che oggi abbiamo, il Regolamento.
Devo essere sincero, io non ho partecipato ai lavori nella prima
parte per un fatto politico che mi piace ricordare. Forse al
Presidente della Regione è sfuggito che, prima della finanziaria, a
proposito della trattazione del disegno di legge sulla ricerca
scientifica in ambito sanitario, un gruppo di maggioranza ha
chiesto la verifica del numero legale mentre si trattava il disegno
di legge ed io ho deciso di disimpegnarmi da quei lavori e sono
rientrato in Aula soltanto quando si è incardinata la finanziaria
e, per una questione di responsabilità, dopo che si era andati
sotto sul voto per le province.
Poiché io sostengo la maggioranza, e mi piace essere leale, ho
ritenuto che questo atto potesse essere valutato per farmi rivedere
la mia posizione. Ho cominciato a trattare l'argomento della
finanziaria e sono qua, nonostante abbia delle perplessità, però
con lealtà intendo sostenere, come ho appena finito di dire, il
Governo.
Manca la politica? Se manca la politica affidiamoci all'unico
strumento che abbiamo: il Regolamento. Trattiamo gli argomenti che
hanno già il parere delle Commissioni, così non impazziamo più e ce
ne usciamo subito e diamo risposte alle imprese per davvero, diamo
risposte ai Comuni per davvero, diamo risposte ai precari per
davvero, diamo risposte alla forestale per davvero, diamo risposte
a tutti quegli argomenti che sono stati approvati ed a tutti quegli
argomenti che mi hanno visto, come dire, soccombere ,perché ho
detto a chiare lettere che sulle coppie di fatto avrei votato in
dissenso rispetto al Governo. Siccome mi piace assumermi le mie
responsabilità mi piace, pure, ricordare quando faccio una cosa che
va contro la maggioranza ma a garanzia della mia coscienza.
Signor Presidente, accolga questo invito e veda se può risolvere
il problema della definizione della finanziaria trattando gli
argomenti che hanno già il parere delle Commissioni. Saranno uno,
due, tre, quattro, non lo so. Lo dico perché so bene che
l'argomento del mutuo ha certamente il parere delle Commissioni e
si poteva trattare in Aula.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Per fatto personale
LOMBARDO. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò brevissimo.
Volevo, semplicemente, ricordare a me stesso anzitutto, ed
all'onorevole Turano, che è sempre foriero di consigli utili, che
la mia richiesta precedente non è indicativa di un consenso o di un
dissenso rispetto al disegno di legge n. 500, sul quale sono pronto
a confrontarmi, ed anche a cambiare opinione, come è giusto che
sia.
La mia richiesta è diversa perché ho detto più volte che il mio
Gruppo è anche favorevole a che questi debiti vengano pagati. La
richiesta che faccio è diversa, è di tipo procedimentale, cioè la
richiesta che si possa effettuare, come era opportuno e previsto,
in una seduta apposita un tema delicato che riguarda la contrazione
di un mutuo non da cento milioni ma da un miliardo.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n.
670/A «Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014»
PRESIDENTE. Riprende l'esame del disegno di legge n. 670/A.
ALLORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
Regione, assessori, dopo aver letto con attenzione questo articolo
18 e l'Allegato 1, mi comincio a convincere sempre di più che
questo Governo può essere definito il nemico pubblico numero uno
della provincia di Enna.
E dico questo perché, dopo che è stata stilata una finanziaria che
ha le connotazioni di una finanziaria Palermo centrica e Catania
centrica, perché tutti gli interventi vengono dirottati sulle
grandi aree metropolitane dell'isola, ci attendevamo che il Governo
riservasse un minimo di attenzione anche alle zone interne, e mi
riferisco ovviamente alla provincia di Enna, ma anche alla
provincia di Caltanissetta, andando a sottolineare degli interventi
in quelle che sono delle iniziative di eccellenza che, con tanti
sacrifici si è riusciti a mettere in campo.
Mi riferisco, per esempio, all'Università Kore di Enna, una grande
realizzazione di questa Regione che è stata, peraltro, voluta dal
Collegio della Regione siciliana, tant'è che la denominazione è
Università regionale e che, rispetto all'anno scorso, subisce un
taglio orizzontale di quasi il 50% cioè da un milione e 900mila
euro si passa a 900 mila euro.
Io capisco che sono momenti difficili, che la coperta stringe,
però, devo dire, guardando poi il raffronto con le tabelle del
2013, mi rendo conto che lo stesso trattamento non è stato
destinato a tutte le istituzioni universitarie. Anzi,
chiacchierando con lei, mi diceva che dovremo operare un taglio
orizzontale del 20 per cento su tutto l'allegato 1. Devo dire che
sarebbe stata un'iniziativa intelligente, e nessuno avrebbe potuto
lamentarsi perché il criterio utilizzato era quello oggettivo.
Così non è stato perché, a fronte di questo taglio che viene
riservato all'Università di Enna, che da 1.930 migliaia di euro
passa a 1.100, i contributi ai consorzi universitari costituiti in
ambito provinciale passano da 3.880 del 2013 a 4.416 del 2014,
quindi, con un'implementazione di circa 800 mila euro. E questo non
basta. Stesso trattamento di implementazione in più viene riservato
a tutti gli enti teatrali che subiscono un'implementazione di
diverse decine, se non centinaia di migliaia di euro. Lo stesso
autodromo di Pergusa, rispetto al quale devo dire che il Governo ha
avuto un minimo di sensibilità con un intervento di 400 mila euro,
è sempre un intervento in meno rispetto a quelli che sono stati
destinati negli anni precedenti. E parliamo di interventi che
riguardano delle grandi infrastrutture: l'autodromo di Pergusa è il
più grande del Meridione d'Italia, da Monza in giù è il più grande
autodromo, anche più grande di Imola, ed è un autodromo che fa ogni
anno attività internazionali. Quindi, non sono i 400 mila euro che
risolveranno i problemi.
L'Università Kore, ad oggi, ha 9.500 studenti iscritti, quattro
facoltà, diciannove corsi di laurea, ha laureato fino ad oggi oltre
quattro mila ragazzi, ha delle facoltà di eccellenza quali
architettura, che ha avuto un riconoscimento europeo, e
giurisprudenza. Questo vuol dire che gli allievi di architettura
che si laureano alla Kore, per esercitare in Europa non hanno
bisogno di fare l'esame integrativo ed il Censis ha dichiarato
l'Università di Giurisprudenza come una delle migliori del
Meridione d'Italia.
Dico questo perché, a fronte di questi dati, pensavo che fosse
dovuto un intervento diverso nei confronti della provincia di Enna
e perché vorrei capire qual è l'idea di sviluppo rispetto alle zone
interne che questo Governo ha. Se non si vanno a premiare le
particolarità, le situazioni di eccellenza delle singole province,
non capisco quale sviluppo dobbiamo garantire a questa nostra
Isola.
Ma non si ferma qui il discorso, e faccio un esempio per quanto
riguarda i fondi destinati al reddito minimo di inserimento e,
quindi, gli attuali cantieri di servizio, ex reddito minimo di
inserimento; anche lì è stata destinata una somma di 6.400 mila
euro che, come il Governo sa, è assolutamente insufficiente alla
copertura fino a fine anno. E si tratta di fondi che riguardano
esclusivamente le realtà di Enna e Caltanissetta e l'area di
Librino su Catania.
Ora, è inutile che mi si dica che risolveremo il problema con le
variazioni di bilancio, perché sono certo che quasi 4 milioni di
euro non potranno essere reperiti con le variazioni di bilancio.
La stessa cosa vale per l'ARAS, l'Associazione regionale
allevatori, che in provincia di Enna, così come nelle zone montane
e nelle zone con un forte tessuto di pastorizia, di allevamento e
quant'altro, a fronte di un lavoro forte che svolge nei confronti
degli allevatori, subisce un taglio di 600 mila euro, che sono in
meno rispetto alla previsione del 2013 e che non consentiranno
neanche di pagare gli stipendi.
Rassegno queste lamentele da deputato debole di questa Assemblea
regionale, perché capisco che quando ci sono problemi che
riguardano le grandi aree metropolitane si mettono in movimento
venti, venticinque parlamentari, nel caso nostro siamo solo in tre,
tuttavia chiedo al Governo di volere rettificare questa tabella e
di volere dare un segnale di disponibilità nei confronti di un'area
difficile quale quella della provincia di Enna.
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gradirei
in quest'ultima istanza l'attenzione seria dell'Assemblea per far
vedere le ingiustizie di questo Parlamento. Mi rivolgo soprattutto
agli amici-colleghi, non perché li devo accusare, ma la vostra
attenzione mi è particolarmente gradita e di aiuto.
Vedete, le ingiustizie che fa questo Parlamento, i due pesi e le
due misure - Presidente Cancelleri, non la sto accusando, non sa
nemmeno di cosa sto parlando -, mi riferisco alla riscrittura del
Governo, l'articolo 18, comma 5, che leggo: Al comma 15
dell'articolo 46 la parola quattrocento e sostituita con
seicento . Quindi, al fine di garantire la prosecuzione degli
interventi di cui al comma 10 dell'articolo 4 della legge regionale
n. 11 del 2010, l'Assessorato regionale delle autonomie locali e
della funzione pubblica, autorizzerà a trasferire al Comune di
Lipari la somma, non più di quattrocento, seicento mila euro, per
l'esercizio finanziario del 2014. . Faccio un approfondimento e
vedo che questa problematica affronta il problema di lavoratori di
un'impresa di quel luogo che è stato dichiarato patrimonio
dell'UNESCO e questi lavoratori hanno perduto il loro posto di
lavoro.
Ora, vorrei fare un'analisi seria. Questi erano lavoratori di una
ditta privata, esattamente come tutti questi disperati su cui oggi
l'Assemblea ha usato un criterio secondo il quale, come dire, non
possiamo assumere tutti La cosa però fa male; certamente non
presenterò un emendamento soppressivo, perché non si fa giustizia
sui lavoratori ammazzandone altri, però guardate come sono bravi
gli altri a salvare quelli della loro provincia e a portare
l'emendamento in codice, perché qui non c'è scritto niente, è
scritto tutto in codice: legge regionale n. 11 del 2010.
Certo, i lavoratori di quella provincia sappiano che hanno la mia
solidarietà, come i vigili urbani di Messina, per i quali l'anno
scorso ho fatto un intervento favorevole e non un intervento di
appartenenza alla mia città, perché ritengo di fare il parlamentare
regionale.
Invece, cosa ha fatto quest'Assemblea sui lavoratori di Palermo?
Ma tutti questi palermitani, cosa volete? La Regione li può
assumere tutti? Questi non li può garantire E questi, in un
momento di lite fra i Gruppi li aumentiamo da quattrocento,
seicento mila euro?
Dopo questo intervento non farò niente di scandaloso, me ne andrò
a casa perché per me è meno mortificante andare a casa che
continuare a stare qui a subire questi affronti, per il torto di
essere palermitano. Questi signori hanno il triste destino di
essere palermitani e di non avere un componente all'interno della
maggioranza, e mi rivolto ai palermitani della maggioranza: come
avete potuto sorvolare su una così tale cosa? E lo sottolineo, non
mi scandalizzo del fatto che si vogliano salvare questi, mi
scandalizzo del fatto che il Governo, assessore Bianchi, proprio
lei, poca fa ha detto che è una cosa che è uscita dalla Commissione
Bilancio. Perché SPO e quelli del Policlinico non venivano forse
dalla Commissione Bilancio? Cosa avete fatto voi zelanti, lei
professore, che mi ha ripreso più volte, spiegandomi e
rispiegandomi ed ha presentato l'emendamento soppressivo?
Ed, allora, provo vergogna per voi, per il tipo di macelleria
sociale , una manovra che ha massacrato Palermo, dove avete
discriminato le persone che hanno bisogno ed, invece, siccome altre
proposte vengono da persone che hanno un ruolo più importante di me
in questo Parlamento, e non avete il coraggio di presentare
l'emendamento soppressivo.
Io non lo farò, perché non si fa giustizia massacrando altri, però
siamo nella fattispecie concreta su cui io mi batto da tre giorni,
anzi peggio, perché aumentate di 200 mila euro. Ora, appena io me
ne andrò perché non voglio neppure assistere alle risposte,
assessore, perché non sono intenzionato a subire le sue prese in
giro, voglio vedere come questo autorevolissimo Parlamento salverà
la propri faccia di fronte al fatto che, palesemente, con voto
segreto, con tutti i giri e rigiri, ha più volte negato lo stesso
diritto per i lavoratori del Policlinico e della SPO. Questa è una
vera vergogna
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
intanto anticipo che farò la stessa fine dell'onorevole Milazzo, me
ne andrò a casa
Però, per restare a verbale, volevo segnalare una cosa al
professore ed una cosa all'assessore che si occupa delle
partecipate, non so se è la stessa persona. Voglio fare presente
che, presso la SAS, vi sono circa 60 lavoratori che hanno avuto una
sentenza di riammissione in servizio e non ho capito perché questo
non è ancora avvenuto. Per l'ennesima volta, inoltre, voglio far
presente al Parlamento che i lavoratori della ex Multiservizi non
hanno avuto pagato l'Irpef. Ma è possibile sapere dove sono andati
a finire questi soldi? E' possibile che questo professore, tanto
portato e tanto amato dal Presidente Crocetta, che doveva fare
delle cose meravigliose, non ha fatto altro che il portatore di
pizzini ? Chiedo notizie certe su dove sono andati a finire i
fondi dell'Irpef da parte della ex società Multiservizi.
E poi, volevo dire che, prima approverete questa finanziaria ed il
bilancio e prima daremo un segnale di responsabilità fuori. Vi
assicuro che ne abbiamo tanto di bisogno, quindi cercate di vivere
questo momento pesante. Voi avete letto già tutte le Agenzie,
domani mattina cercate di venire con una corazza di ferro perché
saremo veramente maciullati , quindi finiamola di scherzare.
Io vado via, e non presenterò più quegli emendamenti di cui avevo
già parlato con l'assessore Bonafede, anche se importanti, ma cerco
di rinunciare a qualche cosa, l'importante è che questa finanziaria
finisca
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per i
lavoratori della Pumex, per specificare all'onorevole Milazzo, che
se n'è andato, che si tratta di un problema che abbiamo affrontato
non ricordo se tre o quattro anni fa - per la motivazione che aveva
accennato fugacemente lo stesso onorevole Milazzo. Si tratta di una
situazione particolare, nel senso che questi lavoratori
appartenevano ad una fabbrica che estraeva la pomice nell'isola di
Lipari. Questo comune, cioè l'isola, è stata dichiarata patrimonio
dell'Unesco quindi, l'autorità nazionale insieme con l'autorità
internazionale hanno deciso di chiudere questa fabbrica. A suo
tempo, il Governo è stato favorevole alla concessione di un
contributo al comune, affinché questi lavoratori potessero essere
utilizzati per attività comunali che tuttora svolgono e,
contemporaneamente, abbiamo stipulato un accordo - mi pare che
c'era l'assessore Leanza - per un accompagnamento alla fuoriuscita
di questi lavoratori con un prepensionamento. La somma non è stata
aumentata, noi abbiamo stanziato sempre ogni anno 800 mila euro,
anzi quest'anno è stata diminuita di 200 mila anche se in prima
battuta ce ne erano 400. Chiedo ai colleghi di avere sensibilità -
così come è stato fatto finora - per questi lavoratori che, non per
colpa loro, hanno perso il lavoro, e ricordo che non era una ditta
privata, era una fabbrica che è stata chiusa dall'autorità
nazionale.
LENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io per correttezza
e per coerenza difendo i lavoratori della Pumex che precisamente in
un anno particolare di 5 anni fa, sono stati licenziati perché, in
che luogo dove si producevano le pomice - queste pietre che servono
per costruire le abitazioni - l'Unesco ha riconosciuto un
patrimonio dell'umanità.
All'onore del vero, questi lavoratori, ai sensi di una legge che
in questo momento non ricordo, hanno avuto in un primo momento un
contributo da parte dello Stato, e poteva continuare ad esserci se
il comune di Lipari avesse potuto organizzare ogni anno un progetto
di bonifica. Siccome nell'intera area, la Sovrintendenza ha dato
l'imput, di potere recuperare i luoghi, e allora questi lavoratori
dovevano e devono lavorare al comune di Lipari. C'era un accordo
che prevedeva che dovevano essere ridistribuiti per la salvaguardia
dei beni culturali nelle zone archeologiche, quindi utilizzate
anche per il comune stesso, per le varie attività che il comune
svolge.
Questo vuol dire che lo Stato elargisce dei fondi a questo scopo,
e certamente i sindaci e il comune di Lipari sono a conoscenza
della legge, perché allora era così. Ma fermo restando tutto
questo, per coerenza e per coscienza, questi sono lavoratori
meritevoli, sono lavoratori che devono essere garantiti, perché
hanno offerto l'attività lavorativa per tantissimi anni. Dopo che
hanno superato una certa età non sono sicuramente ghiotti a
nessuno, nessuno se li può prendere e nessuno li prenderà mai.
Ecco perché io, nella scorsa legislatura, ho presentato un disegno
di legge, poi approvato, che riguardava gli over 50, appunto per
agevolare queste persone che erano vecchie per lavorare e giovani
per andare in pensione.
Quindi, signor Presidente, continuiamo ad aiutare, ad agevolare
questo percorso, ma andiamo a controllare se effettivamente il
comune è nelle condizioni di poterli pagare o meno. Ma a
prescindere da questo c'è un progetto di bonifica che ogni anno può
essere presentato dal comune, appunto, per beneficiare di questo
condizionamento che ha avuto dalla sovrintendenza.
CIRONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rivolgo al
Governo in particolare. Nell'articolo 18 si fa riferimento - e io
sono assolutamente d'accordo - ad un trasferimento di somme al
comune di Lampedusa, che sappiamo essere ormai la porta d'Europa
sul Mediterraneo per l'accoglienza ai migranti.
Questo, però, mi dà adito di fare una riflessione per la quale
richiamo l'attenzione dell'assessore su tutta la vicenda dei
migranti che, come si sa, intercetta e interessa tutte le coste, e
in particolare le coste meridionali e orientali della nostra
Regione.
Ho come la sensazione che su questo tema la Regione non riesca ad
esprimere una regia che non è tanto mirata ad iniziative dirette,
ma a coordinamento di iniziative che, con i finanziamenti ottenuti
dallo Stato, possano meglio essere organizzati in modo da offrire
supporti ai territori che sono interessati dagli arrivi. Penso per
esempio alla mia provincia, e in particolare al comune di Augusta
che, in questo momento, si fa carico dell'accoglienza, oppure alla
provincia di Ragusa.
Penso, in particolare - e questo è tema di grandissima
delicatezza, di cui conosco la sensibilità dell'assessore - ai
minori non accompagnati, tema sul quale si sta registrando, ma ne
abbiamo già accennato in questa Aula, una particolare propensione
da parte dei cittadini siciliani ad accogliere, anche se
temporaneamente e transitoriamente, questi minori per aiutarli in
una prima fase.
Mi chiedo, rispetto ad associazioni che stanno sviluppando nel
territorio questo importante ruolo e questa importante funzione,
sottraendo i minori ai rischi che nell'accesso alla nostra Terra
possono avere sfuggendo, per esempio, ai controlli o a quant'altro.
Ecco, mi chiedo se non si debba, con una accorta regia, un'azione
di coordinamento fatta insieme alle prefetture, insieme agli enti
locali, su questo tema sviluppare una azione che sia un attimo più
attenta a ciò che sta accadendo spontaneamente, a volte, o talvolta
in maniera generosa e intelligente da parte del privato sociale,
dell'associazionismo, della chiesa, anche molto mobilitata sul
tema, che però è un tema da non tralasciare soltanto
all'iniziativa, peraltro, non sempre efficace dello Stato, ma su
cui invece esercitare una propria capacità di direzione e di
ascolto del territorio.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, ho
spulciato l'articolo 18 Gov dove ho avuto modo di individuare una
serie di inserimenti, di dati e di numeri che mi convincono in modo
particolare, e spero ed auspico - con un emendamento che ho
presentato, se sarà dichiarato ammissibile - un aumento al capitolo
della missione di Biagio Conte Speranza e carità di Palermo. Sono
passati un milione e duecentomila euro per le barriere
architettoniche, duecentosessantamila nel triennio ai consorzi di
sviluppo e legalità, che sono i quattro consorzi che gestiscono i
beni confiscati alla mafia; un milione e mezzo sui buoni scuola; i
Fondi che erano stati tolti per le borse di studio dell'università
che permettono una specializzazione, che erano a capitolo a zero e
che, su nostra sollecitazione, sono stati integrati con questa
somma. Sono riflessioni dove voglio guardare al bicchiere mezzo
pieno e non al bicchiere mezzo vuoto.
Oggi, però, assessore Bianchi, vorrei sottoporle una mia
riflessione. Io credo che la politica debba assumersi la
responsabilità delle cose, e quando l'Aula, democraticamente, fa
una scelta se ne prende atto e se dentro l'Aula non si può fare la
battaglia, esistono luoghi diversi dall'Aula dove farla. Io lo dico
qui all'Aula, con grande onestà intellettuale e politica perché mi
piace pronunciarlo, e non per tornare ai milleottocento PIP di
Palermo che hanno un inserimento professionale. Credo che
l'emendamento approvato con leggerezza da un pezzo di quest'Aula,
presentato da un Gruppo parlamentare, dal mio punto di vista è un
emendamento illegittimo e fuori luogo. Questo è il mio pensiero
personale. Quello dei ventimila euro dell'ISEE sui PIP.
Siccome sono fortemente convinto di quest'atto, da deputato, cosa
posso fare una volta che quell'emendamento è stato votato dall'Aula
ed ormai ha individuato il suo percorso?
E' chiaro che il mio sostegno politico, da deputato e parlamentare
di questa Assemblea regionale, sarà quello di ingaggiare un
ricorso, che annuncio all'Aula, e spero che alcuni altri colleghi
mi sostengano in questa azione che potrei chiamare in gergo una
class action contro questo articolo che ritengo illegittimo; ci
sarà un terzo che non saremo né io ne i colleghi dell'Aula a dire
chi ha torto e chi ragione, ma se voglio portare avanti e
difendere, con convinzione, che i PIP, oggi, a seguito di questo
articolo, subiscono un danno, io ritengo, sia importante presentare
un ricorso per l'annullamento di questo articolo.
Dico con grande schiettezza che lo farò, ma lo volevo annunciare
pubblicamente perché, credo, che la politica debba avere due grandi
equilibri. La democrazia dell'Aula che lo ha votato, ed io rispetto
la maggioranza in Aula, che era un misto di maggioranza ed
opposizione, e che ha deciso di sostenerlo. Ma io non l'ho
sostenuto, con altri miei colleghi, e ci siamo battuti perché
eravamo convinti che fosse un emendamento capestro, sbagliato e
fuori luogo. Questo non significa che la mia posizione sia quella
giusta, me ne guarderei bene E non significa neanche che
l'emendamento votato da un partito di maggioranza, quella fosse la
via giusta.
Siccome ritengo che in questa partita un terzo dovrà pronunciarsi
a difesa di questi milleottocento lavoratori, per quanto mi
riguarda, insieme ad alcuni deputati di quest'Aula, presenterò un
ricorso affinché questo emendamento venga cassato nelle sedi
opportune, perché riteniamo che sia un danno verso un gruppo di
lavoratori che oggi rappresentano un supporto economico, e sono
strumento organico ad uffici e creano anche funzionalità ad uffici
importanti.
Io sono pienamente convinto di quello che dico e mi piaceva, oggi,
affermare questo principio di correttezza democratica, di
trasparenza e di confronto democratico, che sia alla base di quello
che deve essere la democrazia di quest'Aula.
Questo credo che sia il ragionamento che mi piaceva fare e lo
voglio fare guardando in faccia non il Gruppo che lo ha presentato,
me ne guarderei bene, ma lo voglio fare come ragionamento politico,
perché ritengo che, poi, alla fine dentro quest'Aula bisogna
cominciare ad assumerci la responsabilità, con grande lealtà ed
anche con molto garbo, ed aggiungo anche con un tono pacato, perché
probabilmente all'esterno le amplificazioni, spesso, arrivano
distorte.
CIACCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo nel
merito dell'articolo 18 che stiamo trattando. Ringrazio la
Presidenza che ha dato il tempo, anche se esiguo, di poter
analizzare questi 16 pagine, però oggettivamente a seguito,
appunto, di un'analisi, di uno studio che è stato fatto, io farò un
discorso molto generico che è alla base di questa riscrittura.
L'anno scorso quest'Aula, tutta assieme - chi l'ha sostenuta e chi
no - ha scelto un percorso, ed era quello di non continuare a
finanziare la cosiddetta ex tabella H, quindi tutti gli enti che
erano compresi in quell'elenco, ma io non voglio, come ha detto
correttamente il collega Alongi, che poi uscisse in maniera
strumentale una informazione non corretta.
All'interno di quella tabella, tutto lo sanno, c'erano enti
sicuramente, di grande valore, enti che forse stridevano con un
finanziamento pubblico. Però, comunque, in entrambi i casi,
Governo, Parlamento, tutti assieme si è scelto un percorso. Il
percorso era che, comunque, una parte, circa 8 milioni di euro, se
non ricordo male, venivano accantonati e, attraverso un bando,
tutti gli enti, fondazioni, chiunque, secondo i bandi di
appartenenza, presentava una domanda e in base alla storia ed ai
criteri che poi i vari assessori hanno valutato, sono stati in
parte finanziati. Sicuramente non hanno ricevuto i contributi
precedenti.
Oggi ci ritroviamo un emendamento di riscrittura - ripeto e
sottolineo - chi ha leggi di riferimento e chi no, comunque 18
capitoli che vanno a finanziare in maniera diretta quegli stessi
enti che - giustamente o non giustamente, io non entro nel merito -
questo Parlamento aveva scelto di non finanziare più così, di
utilizzare un'altra strada di finanziamento.
In questo modo non si fa altro che ingiustizia, riceviamo tanti
appelli da parte di enti che non sono compresi, e non si capisce
perché alcuni si ed altri no. Io non li menzionerò, non dirò nulla,
però sappiamo, anche perché li ho contati, ci sono 18 capitoli di
rifinanziamento di quegli stessi enti. Questo non vuol dire che è
giusto o sbagliato. Però sicuramente un errore è stato fatto,
perché se il Presidente sostiene che è stato in parte messo sotto
pressione perché questi enti non erano stati finanziati,
sicuramente la strada giusta non è rifinanziarli, abbiamo fatto un
errore. Non abbiamo trovato gli strumenti giusti per dare delle
risposte. Reinserirli oggi in questa riscrittura non il metodo per
dare una risposta. Tutto il Gruppo del Movimento Cinque Stelle,
chiederemo sicuramente di cassarlo.
Voglio sottolineare anche un altro aspetto che per noi è comunque
grave, visto che parliamo di lavoratori, cerchiamo cioè di
raschiare anche un po' il barile di questa finanziaria che è una
coperta ormai troppo stretta. Si sta prevedendo di andare a
rifinanziare i comandati, e io ricordo bene che in Commissione
Bilancio si era fatta anche una discussione su queste figure. I
comandati sono quelle figure - lo ricordo per primo a me stesso -
chiamate da un ente che, ad esempio, non ha l'ufficio di
presidenza, e si affida allora a personale esterno, distaccato. E'
come l'Ufficio di Presidenza di questa Assemblea, come può essere
anche della Regione. Ma bisognerebbe prima fare una cernita delle
proprie figure. E siccome stanziamo diversi soldi - e siamo
criticati in tutta Italia come la Regione con maggior numero di
dipendenti - io non credo che ancora dobbiamo andare a finanziare i
comandati. Poi se servono perché dobbiamo fare il regalo all'amico
di turno, questo è un altro discorso. Ma non mi sembra corretto
inserirli attualmente qua dentro, non è giusto, non è moralmente
corretto.
E sottolineo anche un altro aspetto, che spero che tutta la
Commissione Bilancio abbia un sussulto d'orgoglio, perché non
riesco più a capire quale è l'utilità della Commissione Bilancio,
qual è l'utilità di una Commissione che si chiama Bilancio e
programmazione quando discutiamo, ci confrontiamo, e abbiamo spesso
opinioni divergenti.
Però, comunque, facciamo un lavoro minimo, criticato, ma un
lavoro, ed è uno schiaffo a questo lavoro ripresentare in Aula uno
stravolgimento, anche perché, e questo mi riferisco all'Assessore
che spero ascolti le mie parole, la strada ed il percorso in
Commissione del rifinanziamento o non rifinanziamento di alcuni
capitoli era dettato da un contraddittorio, un dibattito, forse una
motivazione, che lei puntualmente ha sempre spiegato.
Ad oggi sono sedici pagine che in cinque minuti non si possono
rispiegare, si possono dare solo delle scuse o delle
giustificazioni, più o meno ad un operato di un Governo, ma non è
giusto mortificare in questo modo l'intera Commissione Bilancio. Io
mi sento mortificato, e chiedo al Governo intero di prenderne atto
e di stralciare quello che oggettivamente può essere discusso
successivamente, con norme in materia ad hoc, e diamo delle
risposte perché, come qualche collega in Commissione bilancio ha
sottolineato, che non è giusto che i disabili vengano sembra quasi
a fare la questua ogni finanziaria, dobbiamo dare delle risposte ed
in questo modo non le diamo. Anche perché poi giustamente fanno dei
paragoni con i contributi precedenti, con quanto è stato dato, con
quanto è giusto.
Noi siamo arrivati al paradosso, ho sentito mettere sul piatto
della bilancia le disabilità. Un sordo non ha più diritti o doveri
rispetto ad un cieco. Hanno delle disabilità entrambi e non li
possiamo mettere neanche l'uno contro l'altro, perché non è giusto.
E anche a queste persone bisogna dare delle risposte, quindi questo
modo di operare non lo condividiamo, e non lo sosterremo.
Spero che queste mie parole vengano assorbite dal Governo, e che
faccia un passo indietro, perché questo è fare cento passi
indietro.
LOMBARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono intervenuto
sull'ordine dei lavori, e per fatto personale, brevemente
sull'articolo 18. Accolgo con favore il senso di responsabilità e
lo faccio mio, però mi preme chiedere all'assessore Cartabellotta,
che non vedo in questo momento, ed al Presidente, come si vuol far
fronte alle garanzie occupazionali della legge del 2012 e dei
dipendenti dei consorzi di bonifica, la legge 49/95, con le risorse
previste al capitolo 147303, emendato da me con un più 5 milioni.
Abbiamo pochi giorni fa effettuato una cosiddetta riforma, che di
fatto è una riduzione sic et simpliciter degli enti, ne abbiamo
accorpati due, ed ora mi rendo conto che a fronte di 53 milioni di
euro stanziati l'anno scorso per garantire stipendi a dipendenti
dei consorzi di bonifica, quest'anno mancano qualcosa come 15
milioni di euro.
Ora, non so se il disegno del Governo è quello, come scritto anche
nella cosiddetta riforma, di mobilitare i lavoratori dei consorzi
da un consorzio dove sono presenti ad un altro dove vi sono carenze
di piante organiche, e dove i cosiddetti garantiti delle garanzie
occupazionali suppliscono a queste mancanze in pianta organica. Ma
non credo che noi potremmo superare giugno e luglio, che è il mese
il più caldo della stagione irrigua, con queste risorse, e questa è
la prima domanda.
Seconda domanda che rivolgo sempre all'assessore, e chiedo se un
lavoratore proviene dal consorzio di bonifica di Ragusa e dovrà
operare, ad esempio, al consorzio di bonifica di Catania, sarà in
grado di orientarsi e di lavorare allo stesso livello di efficienza
del lavoratore che conosce, palmo per palmo, le campagne, le pompe
di sollevamento e quant'altro a livello irriguo?
Terza domanda: lo scaglionamento del finanziamento, da parte della
Regione ai consorzi, è stato man mano ridotto negli anni,
ipotizzando delle economie. Queste risorse - forse dovremmo
correggere nella finanziaria l'articolo approvato, l'articolo 13 -
di fatto, ad oggi, equivalgono all'ottantacinque per cento e,
quindi, non al novantacinque per cento scritto nell'articolo 13.
Ripeto ottantacinque a fronte del novantacinque.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi solo per memoria,
per ricordare al Governo che, oltre alle proroghe dei precari, e di
tutte le persone di cui abbiamo parlato, c'è un concorso per
novantasette restauratori che è stato completato, di cui c'è anche
la graduatoria definitiva, e dovrebbe essere solo attuata.
Poi ricordo, all'assessore per i beni culturali, che ci sono tutte
le persone della Nuova Musa che, oltre ad averci rubato quasi
quaranta milioni di euro, hanno messo in mezzo a una strada un bel
po' di persone che non possono essere sostituite perché sono tutti
laureati, sono tutti specialisti, parlano diverse lingue.
Quindi io le chiedo, assessore, che nell'ambito della
rivisitazione complessiva - io ho presentato qualche emendamento in
tal senso - giusto perché tutto sia fatto in maniera chiara, alla
luce del sole, puntuale e convergente che ci si occupi, anche, di
queste persone che, ormai da un anno, non hanno più lo stipendio
per colpa di un'azienda che ha fatto quello che ha fatto.
Allora, in attesa che si completi l'iter giudiziario, che
purtroppo in Italia è troppo lungo, queste persone, intanto, siano
utilizzate proprio nelle società controllate, perché le risorse nel
capitolo ci sono, bisogna soltanto proseguire, perché era già
previsto, nella gara d'appalto che poi è stata bloccata, che queste
persone potessero essere, come dire, contrattualizzate per
completare il loro lavoro.
PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti soppressivi 18.2 e 18.3.
MUSUMECI. Dichiaro di ritirarli.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. L'emendamento 18.4 è
decaduto.
Si passa all'emendamento del Governo 18.R.GOV di riscrittura
dell'articolo 18 comma 1.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'allegato. Sono stati presentati,
all'allegato ALL.1.R.GOV.22, una serie di subemendamenti.
Si passa al subemendamento 1.R.GOV.22, a firma dell'onorevole
Anselmo ed altri, soppressivo del comma 3.
Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
ALLORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, ho presentato due subemendamenti che
non risultano qui, quindi ci sarà stato un problema. Adesso chiamo
la persona del gruppo che e ci facciamo dire a chi li ha dati. Sono
sul Cores e su Aras
PRESIDENTE. Va bene, però non hanno attinenza con questo
subemendamento che stiamo trattando, a firma dell'onorevole
Anselmo.
Pongo in votazione il subemendamento R.Gov.22, con il parere
favorevole del Governo.
Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento 18.R.Gov, soppressivo del comma 5, a
firma dell'onorevole Falcone.
FALCONE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. Lo fa proprio il Movimento Cinque Stelle.
Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza .
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole alla soppressione si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 18.R.Gov, a firma
dell'onorevole Falcone. Lo ritira?
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, lo vorrei ritirare, però, mi piacerebbe se il Governo
potesse specificare, anziché operatività , i livelli minimi di
occupazione, perché dobbiamo capire, qua stiamo aumentando in
sostanza, è l'articolo dei dissalatori se non sbaglio, vorrei
chiamare l'onorevole Firetto magari per spiegarlo, cioè qua stiamo
incrementando più di quanto si era detto nella prima fase, avevamo
detto 2.000 migliaia di euro, ora stiamo facendo 4.000 migliaia di
euro, era per capire se questo serve per la operatività o se serve
per garantire anche i minimi occupazionali. Se possiamo anche
specificarlo in questo senso, nei limiti di 4.000 migliaia di euro,
al fine di garantire i minimi occupazionali.
CROCETTA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, Presidente della Regione. Signor Presidente, livelli
minimi di operatività è un'espressione tecnica e, ovviamente,
quando si parla di operatività tecnica di impianti la spesa è
complessiva, perché non attiene solo al personale, ma attiene
all'energia elettrica, alle altre spese di manutenzione, quindi, è
meglio non specificarlo, però, è inclusa l'occupazione.
FALCONE, relatore di minoranza. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione il subemendamento 18.R.Gov, Il comma 7 è
soppresso, sempre a firma dell'onorevole Falcone.
FALCONE, relatore di minoranza. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione il subemendamento 18.R.Gov, comma 8, sempre a
firma dell'onorevole Falcone.
FALCONE, relatore di minoranza. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione il subemendamento 18.R.Gov, comma 9, sempre a
firma dell'onorevole Falcone.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, lo ritiro,
però, un invito al Governo: evitiamo di far diventare l'articolo 18
una nuova tabella H, perché, attenzione, mi sa tanto che..il
rischio, presidente Crocetta, è che qua, sull'articolo 18 noi
faremo una magra figura.
Attenzione lo ritiro e mi rimetto al Governo così come ho
preannunciato, però, il rischio è che noi stiamo inserendo, vedo
che ci sono tanti altri emendamenti, che inseriscono tanti nuovi
interventi.
L'invito sarebbe anche ai colleghi, di inserire, eventualmente, di
presentare, ordini del giorno specifici e poi assegnare alla
facoltà dell'Assessore al ramo e degli Assessori al ramo,
interventi specifici, perché se li inseriamo per legge rischiamo
poi una falcidia. Ritiro l'emendamento.
L'Assemblea ne prende atto.
PRESIDENTE. E' stato presentato l'emendamento 1.R.Gov.14 a firma
dell'onorevole Panepinto. Onorevole Panepinto, richiede una
copertura finanziaria, che non c'è, quindi è dichiarato
inammissibile.
PANEPINTO. Nemmeno l'emendamento del Governo ha copertura
finanziaria. Ritiro l'emendamento 1.R.Gov.14.
PRESIDENTE. E' stato presentato l'emendamento 18.GOV.1, a firma
dell'onorevole Gianni.
D'ASERO. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, il
subemendamento che porta la prima firma dell'onorevole Gianni, ma
che abbiamo predisposto assieme e, quindi, per questo io
intervengo, vuole essere una iniziativa che tende a far sì che
nascano, tra virgolette, nuove povertà.
Noi oggi ci siamo impegnati su una serie di iniziative che vedono
una forma di intervento per alleviare sul sociale le sofferenze in
seguito alla situazione economico-finanziaria e sociale molto
difficile e delicata, però, dobbiamo pur pensare a chi ancora oggi
ha la capacità di resistere con la propria attività di microimpresa
che porta avanti e che, nella sostanza, ha un momento di forte
sofferenza e, quindi, lo spirito, l'iniziativa, l'impegno - di
questo abbiamo avuto modo di parlarne anche con l'Assessore e con
il Presidente - vuole essere quello di creare una condizione perché
ci sia una moratoria di tutti coloro i quali hanno debiti verso
l'IRCAC, la CRIAS e l'IRFIS e che questa moratoria consenta di
riprendere ossigeno, di riprendere fiato per poter far sì che le
aziende non muoiano e restino in attività e, quindi, evitiamo di
creare nuove povertà, non solo per i dipendenti che vengono
licenziati, ma anche per le microimprese, gli imprenditori che
hanno e vedono in quest'attività la possibilità di contribuire.
La portata di questo tipo di intervento è una portata al di là del
significato che immediatamente può dare. Noi abbiamo fatto una
richiesta affinché ci sia una moratoria per cinque anni, ma almeno
per un anno Quindi, chiediamo all'Assessore la completa copertura
finanziaria e la possibilità, nella sostanza, di far sì che il
primo segnale serio verso quella attività di impresa e verso
quella microimpresa che dimostra nei fatti di avere una sofferenza
ma che può avere ancora una capacità di produrre e di determinare
ricadute positive sul mercato, ma anche sotto il profilo
occupazionale, di una attività d'impresa che sia produttiva e
quindi quell'occupazione che deriva da una spesa produttiva, che è
quello a cui dobbiamo tendere.
Cari colleghi, non possiamo continuare a parlare, oggi il Governo
ha fatto tutto e il contrario di tutto su una serie di iniziative
dove noi abbiamo dato un contributo, però, nella sostanza abbiamo
detto che è giusto pensare al sociale, ma non è solo dal sociale
che abbisogna una spesa concreta che può continuare ad esserci
un'attività di equilibrio economico-finanziario anche nei bilanci.
Il sociale si sostiene se l'impresa produce e, quindi, questo è un
momento importante perché si possa dare una possibilità alla
microimpresa che ha sofferenza di avere un momento di respiro e
quindi continuare a produrre.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei essere un
po' più chiaro. Il tema è molto semplice. Ci sono molte aziende che
stanno fallendo. Abbiamo già assistito a diversi suicidi di
titolari di impresa. Già cinque anni fa nella legge n. 23,
all'articolo 8, noi mettemmo la possibilità, attraverso i fondi
dell'Irfis... il tema che abbiamo posto e questo emendamento è
stato firmato da 75 parlamentari di questa Assemblea perché è un
problema fortemente sentito, purtroppo, non fa aumentare le entrate
dell'assessorato regionale al bilancio perché vi sono mancanze di
pagamento di debiti da parte delle imprese alla CRIAS, all'IRCAC e
all'IRFIS. Debiti che, comunque, non saranno pagati, assessore
Bianchi, perché le aziende sono asfissiate, non c'è lavoro, c'è un
blocco del recupero delle risorse sui lavori fatti, c'è il patto di
stabilità, ci sono i comuni che non pagano, c'è un sistema
economico bloccato.
Allora, anziché far fallire qualche decina di migliaia di imprese,
che cosa chiediamo? Chiediamo che anziché continuare ad avere un
niente sul recupero dei debiti, ci sia un congelamento dei debiti,
che significa spostiamo da ora a cinque anni, a quattro anni, a due
anni la possibilità di recuperare queste risorse dalle aziende,
dando un po' di respiro.
La stessa cosa l'ho vista nel Gov aggiuntivo del Governo. Voi
avete fatto un'operazione per la quale l'articolo 7, 8, 10 e 9
A.Gov consentite alla Serit di spalmare in 10 anni il recupero
delle somme.
Siccome non stiamo giocando, signor assessore, lei ha la
possibilità, all'interno dei fondi di rotazione della CRIAS,
dell'IRCAC e dell'IRFIS di consentire alle aziende di poter
sopravvivere.
Io credo che questo sia un atto politico serio che può dare alle
aziende, agli artigiani, ai commercianti, agli agricoltori, alle
piccole e medie imprese la possibilità di non fallire.
La copertura finanziaria è lì nel fondo di rotazione. Voi avete
trovato le risorse per la Serit, potevamo fare una cosa diversa, la
Serit avrebbe potuto richiedere solo risorse di capitale, di poter
fare una parcellizzazione delle entrate attraverso 72 rate, anziché
fare questo prestito e spostare le risorse nelle attività
produttive. Noi abbiamo bisogno di far lavorare la gente e non di
dare 400 euro di mancia.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, soltanto per
dire che sono in linea di principio favorevole a questo
emendamento, potrei anche apporre la mia firma, però così come è
articolato l'emendamento non so se il Governo potrà accoglierlo
perché mi sembra troppo generico, Presidente Gianni. O troviamo uno
specifico fondo di rotazione già previsto per determinate finalità
Il Governo deve dare la copertura finanziaria, mettiamo un limite
di spesa entro tre-quattro milioni e fronteggiamo veramente questi
debiti pregressi, diciamo così, con gli istituti.
Diversamente potremo pensare di accantonare questo emendamento, di
rinviarlo all'articolo 46 ed eventualmente cerchiamo altra
soluzione, ove fosse possibile con altro intervento.
RAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo ascoltato
di tutto, io penso che ormai per i prossimi interventi bisognerà
inventarsi qualcosa per salire sul podio e dire tutto e il
contrario di tutto.
Io ritengo che questo Governo debba fare sintesi rapidamente e
chiedere alla sua maggioranza, alla maggioranza che accompagna e
condivide il percorso di questo Governo, di sostenere quanto il
Governo ha presentato perché così facendo dilazioniamo i tempi e
non capisco quale obiettivo vogliamo cogliere, qual è l'obiettivo
da cogliere stasera?
Siamo nella fase finale? Ci vuole un attimo di coraggio. C'è una
maggioranza? Esiste in questo Parlamento una maggioranza che
accompagna questo Governo? Bene chiamiamola e votiamo questa
Finanziaria, ma facciamolo stasera.
Ultima cosa che volevo dire è che io ho condiviso l'emendamento
presentato dall'onorevole Gianni perché, secondo me, dal mio punto
di vista può essere un momento di energia per quelle aziende che
hanno grosse difficoltà a rientrare dai debiti. Una moratoria
potrebbe essere condivisibile in rispetto di un aiuto alle imprese.
Certamente, sulle mance che vengono qui richiamate non sono
d'accordo perché è altro aspetto, altra storia e sarebbe bene non
parlare di questo argomento.
Per cui, io chiedo al Governo di mettere ai voti la Finanziaria.
DI GIACINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ho lavorato
assieme all'onorevole Gianni e agli altri alla scrittura di questo
emendamento.
E' chiaro che è necessario trovare delle risorse aggiuntive perché
potrebbe succedere che con lo stesso fondo che oggi è a
disposizione di questi istituti, si blocca poi il credito alle
imprese per cui che cosa bisogna fare?
Bisogna trovare delle risorse aggiuntive. La proposta, assessore
Bianchi potrebbe essere quella di trovare 10 milioni di euro
togliendoli dal fondo che stiamo dando alla SERIT e dare 30 milioni
alla SERIT e 10 milioni in questo capitolo che consentirebbe di
creare questo fondo di rotazione e spalmare i debiti delle piccole
e medie imprese in più anni, non dico 5 anni così com'è stato
proposto, ma potrebbe esser anche portato a due anni, assessore.
E' una soluzione plausibile? Eventualmente se lo è si fa con
l'articolo 46 non c'è nessun problema.
PRESIDENTE. Gradirei su questo ascoltare l'assessore Bianchi.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, il tema posto è non solo utile ma come immaginate è molto
complesso.
Dato che nell'articolo 46 era stato previsto un trasferimento di
fondi alla CRIAS già stavamo prevedendo una riscrittura che potesse
prevedere, tra le altre finalità anche quella proprio della
copertura di operazioni di sospensione temporanea del pagamento
delle rate.
Quindi, io direi come Governo, dato che non potrei dare un parere
positivo su questo emendamento, scriviamo per l'articolo 46 un
articolo che, partendo da un emendamento già depositato sulla
CRIAS, possa tenere conto di quanto espresso da voi.
PRESIDENTE. Onorevole Gianni, lei come sa l'ho firmato anch'io
questo emendamento, però consultandomi con gli uffici, visto che
c'è condivisione, ritiriamo in questa fase questo emendamento e ne
riparleremo all'articolo 46.
Lo ritira, onorevole?
GIANNI. Non lo ritiro, lo accantoniamo e lo trasferiamo
all'articolo 46.
PRESIDENTE. Onorevole Gianni, lo accantoniamo e lo trasferiamo
all'articolo 46. Grazie, onorevole Gianni.
Si passa all'allegato 1R.Gov. 16, a firma dell'onorevole Gianni.
Il parere del Governo?
Assessore Bianchi, stiamo parlando dell' allegato 1.R.Gov.16.
GIANNI. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, io non sono qui da 15 giorni per
ammugghiare perché minnagghiri'. Devo stare qui perché devo capire
che cosa vengo a fare.
Questo è un emendamento che consente alla legge fatta 6 anni fa
che prevedeva l'istituzione della borsa internazionale
dell'industria di potere iniziare la sua attività con un minimo di
risorse.
E' una operazione importante perchè questa Regione deve uscire dal
sottoprodotto culturale, deve uscire dal mendicare, deve uscire
dall'essere ascaro, deve uscire e per uscire c'è bisogno di fare
cose serie. Questa è la cosa seria: un milione di euro nella borsa
integrazione dell'industria serve a rilanciare la Sicilia.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gianni.
Pongo in votazione l'allegato 1.R.Gov.16. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'1.R.Gov.16. Chi è favorevole si
alzi; chi è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 18.R.Gov.13 è il punto 27. Ripeto per
chiarezza perché qua non si legge bene. Pongo in votazione
l'emendamento 18.R.Gov.
SAMMARTINO. Non abbiamo il testo
PRESIDENTE. Onorevole Sammartino, dovete capire che sono stati
presentati diversi emendamenti, stiamo lavorando, gli uffici stanno
facendo le fotocopie, pensavo fosse stato già distribuito. Dobbiamo
evitare, onorevole Sammartino, di urlare e ricordarci che siamo
all'interno di un'aula. Grazie.
Mi confermano che sono stati distribuiti gli emendamenti.
Lo chiariamo per tutti. Come vedete alla fine, stiamo parlando
dell'emendamento 18.R.Gov che ho detto assorbe il Gov.13 e il
Gov.27 perché l'articolo 38 era stato soppresso. Quindi, dobbiamo
chiedere al Governo se queste migliaia di euro servono a finanziare
e a dare copertura a questi capitoli.
Detto questo e chiarito questo aspetto, lo pongo in votazione e
chiedo al Governo di dirci se c'è la copertura.
BIANCHI, assessore per l'economia. Qual è il numero?
PRESIDENTE. Stiamo parlando del 18.R.Gov. Il subemendamento
1.R.GOV.10 e il subemendamento 18.R.Gov alla terza pagina.
Per chiarirci, poiché qualcuno non lo sta trovando, di questo
malloppo di emendamenti, alla pagina 3. Prego, assessore Bianchi.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, signori
deputati, non possiamo dare copertura perché la copertura
dell'articolo 38 è già andata a miglioramento nella manovra
complessiva.
PRESIDENTE. E quindi, per quanto detto dal Governo devo
dichiararlo inammissibile.
Si passa all'emendamento 1.R.Gov.6
Sul subemendamento 1.R.Gov.6. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore all'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto;
chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 1.R.Gov.17. Il parere del
Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto;
chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Il subemendamento 1.R.Gov.25 è dichiarato inammissibile.
Si passa al subemendamento 1.R.Gov.9. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto;
chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 1.R.Gov.7. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto;
chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Si passa al sub emendamento 1.R.Gov.8. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto;
chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 1.R.Gov.1. Il parere del Governo?
CANCELLERI. Signor Presidente, il subemendamento 1.R.Gov.9?
PRESIDENTE. E' il Gov.1. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore all'economia. Contrario.
DINA, presidente della commissione e relatore di maggioranza.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA, presidente della commissione e relatore di maggioranza.
L'emendamento riguarda i carabinieri del nucleo ispettivo
dell'assessorato al lavoro, per i quali è prevista una copertura
annua di circa quattro milioni. Lo stanziamento è di due milioni e
mezzo, con i 500 mila euro arrivano quasi a metà anno.
L'invito al Governo è di tenere in considerazione questa
richiesta, tenuto conto che la copertura avviene con un taglio
trasversale a tutte le altre voci. Lo 0,02 per cento che viene
tagliato per garantire questo intervento.
PRESIDENTE. Assessore Bianchi, ha ascoltato l'intervento
dell'onorevole Dina. Alla luce di quanto ha appena detto, qual è il
parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Il Governo si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento Gov.31. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto;
chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento Gov.32 . Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto;
chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Onorevoli colleghi, l'emendamento Gov.26 è dichiarato
inammissibile.
Si passa all'emendamento Gov.30. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto;
chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento Gov.4. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor presidente, onorevoli colleghi, comprendo che i
numeri sono elastici e che, effettivamente, questo Governo li
modifica ad ogni momento.
Se non vado errato, l'intervento a favore dei consorzi
universitari era stato quantificato in 4 milioni 800 mila euro, a
favore di tutti i consorzi universitari. Questo, dopo un
emendamento che era stato esitato, approvato, recepito dalla
Commissione Bilancio e trasmesso all'Aula.
A seguito della riscrittura della tabella, ci troviamo, cari
deputati e colleghi, 400 mila euro i meno rispetto ai consorzi
universitari.
Sapete benissimo qual è la situazione in cui versano in questo
momento i consorzi universitari e che, a mio avviso, necessitano di
una attenzione particolare.
Mi sono permesso, pertanto, di proporre l'emendamento anche perché
non li vado a togliere ad un ente che fa interventi sul sociale, ma
semplicemente e solamente seguo un'operazione effettuata dal
Governo che ha visto, nell'ambito di questa finanziaria, ridurre la
partecipazione nell'ambito dei consorzi da nove a solamente tre.
Era 4,8 ed è ridotto a 4. Era 3,8 ed era stato portato a 4,8 ed è
ridotto, ancora una volta a 4,4.
Ritengo, obiettivamente, che sia un'operazione, consentitemi, che
non può non essere condivisa dai parlamentari che hanno a cuore e
che sostengono la cultura decentrata nell'ambito dei territori di
appartenenza.
Chiedo, pertanto, al Governo di riflettere sul parere che verrà
richiesto. Idem per quanto riguarda la Commissione. Grazie. Anche
perché era già stato approvato dalla Commissione nella misura di
4,8.
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, sarò brevissimo. Vorrei ringraziare
l'onorevole Fazio perché, francamente, non mi ero accorto di questa
manovra all'ultimo momento, il fatto che erano stati tolti 400 mila
euro dal Fondo per le università. Tra l'altro questo è veramente
un golpe, perché avevamo fatto battaglie. Assessore, su questa
cosa, c'eravamo veramente battuti. Avevamo raggiunto un equilibrio
perché tanti deputati hanno fatto la battaglia per i consorzi
universitari, e poi all'ultimo momento ci ritroviamo con 400 mila
euro meno. Insomma, questo credo che vada assolutamente rivisto, e
su questo, tra l'altro, chiederò il voto palese.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRSIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il finanziamento
dei consorzi universitari per le realtà che gli stessi
rappresentano sui territori, non credo possa essere messo in dubbio
dal Governo il quale certamente sa della congruità della cifra che
si sta chiedendo.
Io devo essere sincero. Ho qualche altro elemento di
preoccupazione. Alla fine, con l'approvazione dell'articolo 18,
secondo me, qualche pezzettino di norma non vedrà la luce e
rappresento questo elemento perché ho ascoltato poc'anzi
l'intervento dell'onorevole Ciaccio che, devo dire ha
rappresentato, se non ricordo male, un fatto descrivendolo in
maniera imprecisa.
E' chiaro che con l'approvazione dell'articolo 18 noi, di fatto,
stiamo facendo rivivere una ventina di enti della tabella H.
Io non entro nel merito della opportunità o meno. Magari, potessi
farlo Ne loderei certamente l'attività di tutti, perché sono enti
importanti. Ma voglio ricordare all'Aula - assessore Bianchi, è un
problema suo questo, mi segua - voglio ricordare all'Aula che non è
stata l'Aula l'anno scorso, come riferito dall'onorevole Ciaccio, a
cancellare la tabella H. E' stato il Commissario dello Stato che ha
impugnato la tabella. Ora, essendovi questo precedente, non è
possibile percorrere la stessa via e commettere lo stesso errore in
due anni di diversi.
Se l'Assemblea avesse sollevato conflitto dinanzi la Corte
costituzionale, si sarebbe riappropriata di un pezzo di competenza
e oggi, legittimamente, avrebbe potuto finanziare quegli enti. Se,
di contro, non lo fa, il Commissario è costretto ad impugnare per
forza gli enti che vengono rifinanziati perché, diversamente, si
potrebbe dire che l'anno scorso ha deciso di impugnare quella
tabella perché c'erano degli enti che non gli piacevano.
Delle due l'una: è possibile o non è possibile trovare una
soluzione tecnica? Perché personalmente io sono a favore di questi
enti perché li ritengo meritevoli, perché ritengo l'ottimità
meritoria, perché ritengo diano un grande servizio. Ma non è con la
via del finanziamento diretto che noi risolviamo il problema,
essendovi questo precedente.
Allora, il Governo non dovrebbe trovare grande difficoltà a
reperire 400 mila euro per rifinanziare i consorzi universitari
atteso che potrebbero liberarsi somme da una eventuale impugnativa.
Ma siccome io non ci voglio arrivare, spero soltanto, e lo dico
perché rimanga agli atti parlamentari, perché chiaramente quando si
analizza una legge si fa un'analisi attenta anche delle
dichiarazioni, lo dico perché voglio trovare una soluzione in
favore degli enti meritori, che possono garantire il servizio che
rendono ai cittadini, che è un servizio importante, senza il
rischio di ulteriore impugnativa.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, brevemente io
sostengo quanto affermato dai colleghi che mi hanno preceduto,
perché è proprio nelle Commissioni di merito era stato sostenuto e
affermato che non potevano essere tolti somme destinate ai consorzi
universitari, quindi qui credo che si è perso un po' il senso o si
è smarrita la via. Quindi, è bene che il Governo riveda un po'
parecchie di quelle tabelle di cui all'articolo 18 e rimpingui i
fondi che servono ai ragazzi, che servono per la cultura, che
servono per gli studenti.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento Gov.4 . Il parere del
Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, solo una
brevissima considerazione perché pur concordando con i contenuti,
va sottolineato che rispetto allo scorso anno questo è uno degli
unici capitoli che ha subito un incremento: l'anno scorso era 3,8
quest'anno è 4,4. Le risorse ovviamente sono spesso insufficienti,
però credo che va dato atto al Governo che rispetto a, pure in un
contesto di riduzione di tutti i capitoli della tabella, si è
cercato di garantire per quanto possibile.
Quindi, alla luce di ciò non possiamo dare, pur condividendo
sostanzialmente le considerazioni; ribadiamo che è uno dei capitoli
su cui comunque c'è stato un impegno aggiuntivo da parte del
Governo e, quindi, diamo parere negativo.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Col parere contrario della Commissione e del Governo
pongo in votazione l'emendamento Gov.4.
FONTANA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento Gov 4.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'emendamento Gov. 4.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
(Brusio in Aula)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ormai questa storia del chiuso,
non chiuso eccetera l'abbiamo spiegata diverse volte
TURANO. Dichiaro di avere votato verde.
PRESIDENTE. L'onorevole Turano dichiara che ha votato verde;
l'onorevole Vinciullo ha votato verde; l'onorevole d'Agostino ha
votato verde; l'onorevole Firetto ha votato verde,. Dichiaro chiusa
la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 52
Votanti 50
Maggioranza 26
Favorevoli 32
Contrari 15
Astenuti 3
(E' approvato)
Si passa all'emendamento GOV.28.
DINA, Presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento GOV.36.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi sul GOV.36 chiederei al Governo un attimo di attenzione,
se fosse possibile, potendo intervenire, magari, non per 55 mila
euro ma per 45 mila euro.
L'anno scorso c'erano 194 mila euro. E' un istituto storico di
Catania, l'Istituto Ardizzone Gioeni, è un istituto importante. Li
prendiamo, tra l'altro, dal fondo che è quello che riguarda la
legge 16, quindi riguarda tutti. E' previsto già per norma, non è
una Tabella H , come qualche altro intervento. Se da 160
diventasse 150, quindi con un subemendamento 45 mila euro in più,
non mi sembrano una cosa eccessiva, anzi di buonsenso, equilibrato
e di ragionevolezza.
PRESIDENTE. L'onorevole Gianni appone la firma all'emendamento
presentato dall'onorevole Falcone.
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, invito tutti
i deputati alla massima attenzione. Se facciamo emendamenti in cui
noi presentiamo, esclusivamente, a chi diamo le risorse
tralasciando di indicare a chi vengono sottratte, facciamo
demagogia, populismo e alteriamo un bilancio che, comunque, ha un
suo equilibrio. Quindi, prego ogni deputato che propone un
emendamento di illustrare non solo da dove lo prende ma anche le
motivazioni per le quali sottrae risorse al singolo capitolo.
Perché sennò, questo diventa una operazione in cui ognuno porterà a
casa 50 mila euro - ovviamente, in questo caso, una nobilissima
motivazione - ma che fa saltare qualunque equilibrio.
Faccio riferimento all'emendamento precedente che, comunque, ha
pescato da un capitolo, come i consorzi di bonifica, che è uno dei
capitoli che ha avuto la più alta riduzione in questo allegato.
Quindi, dato che saprò che in Commissione Bilancio , per prima,
chiameremo subito i rappresentanti dei consorzi di bonifica, che ci
diranno che mancheranno le risorse per gli stipendi. Questa è una
riflessione che, responsabilmente, io invito ogni deputato a fare.
Sennò, qui, approviamo esclusivamente emendamenti di spesa
trascurando che, ad ogni emendamento, c'è la corrispondente
riduzione di spesa.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. La
Commissione lo ritira.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento GOV.11.
ALLORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a maggior ragione,
alla luce di questo emendamento che è stato approvato, sarebbe una
beffa se il capitolo dei consorzi universitari, che già era stato
implementato di quasi 800 mila euro, ulteriormente implementato di
altri 500 mila euro, se non si desse un segnale nei confronti
dell'Università CORE per le motivazioni che ho detto poc'anzi.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore
Bianchi, ritengo che la richiesta del collega Alloro meriti
attenzione, non perché sia l'istanza che arriva da un parlamentare
di un territorio, ma perché Kore è la quarta università siciliana e
vederla trattata diversamente può ingenerare il dubbio di un
trattamento diverso, pur sapendo che il Governo e l'assessore anche
con l'ultimo intervento, si muove ed ha difficoltà a richiamare
tutti al senso di responsabilità. Per la stessa ragione, prego il
Governo di fare un minuto di valutazione e vedere di recuperare
delle risorse che facciano, e mi rivolgo anche all'Assessore
Scilabra, attenzione anche a questo quarto polo universitario
siciliano, che ha la sua importanza nell'area interna dell'Isola.
PRESIDENTE. Prima di porre in votazione il GOV.11, gli Uffici mi
fanno notare che è doveroso da parte mia chiedere al Governo se,
per quanto riguarda questo emendamento, c'è una copertura
finanziaria.
BIANCHI, assessore per l'economia. No, non c'è copertura
finanziaria, non possiamo darla.
PRESIDENTE. L'emendamento GOV.11 è inammissibile.
Si passa agli emendamenti GOV.19 e GOV.20, entrambi fanno
riferimento allo stesso capitolo 215704 della tabella, quindi lo
preannuncio al Governo.
TRIZZINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. ne ha facoltà.
TRIZZINO. Signor Presidente, sarò brevissimo. I capitoli citati al
GOV.19 e GOV.20 fanno riferimento alla legge nazionale 152/92 sui
centri di recupero della flora selvatica, recepita a livello
regionale dalla legge 33/97. Allora, la legge regionale che ho
appena citato qualifica ed individua quelli che sono i centri di
recupero per la fauna selvatica ed individua un capitolo specifico
ad hoc che doveva essere finanziato volta per volta e, quindi,
trovare spazio nel bilancio.
Negli ultimi due anni lo stanziamento previsto di 400 mila euro
non è stato erogato; quest'anno il capitolo è per memoria. E' stata
presentata una richiesta di audizione qualche mese fa in
Commissione. I direttori dei centri faunistici sono stati ascoltati
e la Commissione ha votato all'unanimità una risoluzione, con
l'impegno del Governo di individuare quelli che sono i fondi.
Mi rendo conto che non è questa la collocazione che deve avere
questo capitolo. Questo capitolo, così come è avvenuto per la legge
8 sullo sport, deve godere di una posizione specifica ed autonoma.
Noi siamo contrari a questo sistema di individuazione delle fonti
finanziarie. Per cui, ritiriamo questi emendamenti, però con
l'impegno che il Governo - quindi presenteremo uno specifico ordine
del giorno - si impegna ad individuare gli stanziamenti necessari
per potere qualificare il finanziamento di queste importantissime
strutture.
PRESIDENTE. L'Assemblea prende atto che il GOV.19 e il GOV.20 sono
ritirati.
CARTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e
la pesca mediterranea. Signor Presidente, il Governo su questo si
impegna, anche perché è un obbligo preciso di legge, quello della
gestione della fauna selvatica per farli coesistere nell'ambito del
sistema, oggi il Dipartimento sviluppo non è territoriale, quindi
ex Azienda foreste, in maniera tale che assolviamo a questo ben
preciso obbligo di legge.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il GOV.2, a firma della
Commissione.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Signor Presidente, solo per rappresentare che il capitolo dei
consorzi è notevolmente sottostimato. Quindi, inviterei il Governo,
questa cifra forse lo porterebbe alla previsione dell'anno
precedente e potrebbe essere anche eccessivo in questa fase. Ho
chiesto aiuto all'Assessore Cartabellotta per quantificare una
cifra che consenta di garantire l'essenzialità del funzionamento.
CARTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e
la pesca mediterranea . C'è la riforma in corso che ovviamente
andrà in porto nei prossimi due mesi e ci riserviamo poi, durante
la riforma, di valutare le eventuali esigenze supplementari.
PRESIDENTE. L'emendamento a firma dell'onorevole Dina è ritirato.
L'emendamento GOV.12 a firma dell'onorevole Gucciardi è
inammissibile.
Si passa all'emendamento GOV.10.
FOTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo emendamento -
mi rivolgo oltre che all'Assessore per l'economia, all'Assessore
Cartabellotta - riguarda un trasferimento alla stazione
sperimentale di granicoltura di Caltagirone che abbiamo avuto il
piacere di visitare insieme, perché dobbiamo sapere che abbiamo un
vero e proprio tesoro nel cuore della Sicilia, i grani antichi
siciliani che vengono custoditi, coltivati e migliorati, nonché la
ricerca portata avanti con dei risultati straordinari. Sono anche
venuti in Commissione Attività produttive ad esporci delle
criticità come al solito legate alle scarsissime risorse che
ricevono.
Ho visto che nel capitolo c'è poco, non ricordo se 60 o 90 mila
euro. Avevo visto anche nella bozza che circolava ieri una ipotesi
di accorpare tutti i consorzi e unificare i capitoli, che poteva
essere un buon inizio per gestire meglio le economie ed ottimizzare
la ricerca, ma quell'articolo è sparito ed alla stazione di
granicoltura è segnato un destino che è interrompere la ricerca. I
200 mila euro ha indicato di prenderli, non volendo togliere soldi
all'ESA o ad altri enti benefici che svolgono ruoli sicuramente
importanti, da un altro capitolo che riguarda l'Assessore
Cartabellotta, quindi si tratterebbe di spostare delle risorse da
un capitolo all'altro.
Chiaramente, in questo momento c'è stato il colpo della scure
perché in una frazione di secondo ogni pagina di questi emendamenti
ha una storia dietro, ci sono delle realtà importanti e forse,
anche per via della stanchezza, siamo un po' insensibili, pero, mi
rivolgo agli Assessori, in particolare all'Assessore Cartabellotta
che, essendo materia sua, potrebbe anche dirci una parola. Il
parere negativo dell'Assessore Bianchi lo do per scontato perché lo
sta dando quasi in automatico, però è un trasferimento sempre
all'interno delle politiche agricole. Quindi, vorrei il parere
positivo del Governo ed anche dell'Aula su questo spostamento di
somme e ricordo che i ricercatori che svolgono un lavoro alcuni da
oltre dieci anni, si occupano di analizzare i grani antichi che
abbiamo proprio intenzione di rilanciare; quindi, io ci metto una
buona parola.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento GOV.10. Il parere del
Governo?
BIANCHI, Assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, Presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
E' stato presentato l'emendamento GOV.18 che ha a che fare con lo
stesso argomento, quindi è ritirato.
Si passa all'emendamento GOV.33. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
L'emendamento GOV.2.1 è ritirato. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento GOV.3. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Anche l'Arpa risulta tra gli istituti sottodimensionati per cui
un'attenzione del Governo, anche dell'assessore alla Sanità, che è
presente, per procedere ad alcune integrazioni dell'attività
dell'ARPA.
ALLORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la cosa curiosa che
dobbiamo trovare copertura togliendo ad altri, in un contesto dove
sappiamo tutti che è una cosa sbagliata, perché l'allegato è
talmente striminzito che diventa comunque una scorrettezza, volevo
solo sottolineare all'assessore Cartabellotta, che conosce molto
bene il problema, che l'Associazione Regionale Allevatori ha avuto
una copertura che non consentirà neanche di pagare gli stipendi.
Questo l'Assessore lo sa bene, e a fronte di una Conferenza Stato-
Regioni che ha stabilito che i controlli in materia di latte, carne
e riproduzione andranno dati alle Associazioni allevatori, volevo
solo capire di che stiamo parlando, quale è la tendenza dei
finanziamenti. Nel 2009 hanno percepito 9 milioni e duecento mila
euro tra contributi nazionali e regionale, nel 2010 9 milioni e
seicento mila euro tra contributi nazionali e regionale, nel 2011 7
milioni tra nazionali e regionale, nel 2012 6 milioni e 616 mila
euro, nel 2013 5 milioni di euro. Quest'anno sono solo 1 milione e
seicento mila euro, non sono neanche i due milioni che aveva
proposto il Governo originariamente.
Il Governo faccia una scelta. Se ha deciso di chiudere
l'Associazione allevatori, non ha senso neanche mettere un milione
e seicento mila euro, perché allora si chiude e si licenziano le
persone. Perché l'Assessore sa bene che con questo milione e
seicento mila euro non ci faremo assolutamente nulla, oltre a non
garantire i controlli a 3300 allevatori.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ha ragione
l'onorevole Alloro quando sostiene che la somma è del tutto
insufficiente a coprire tutte le necessità dell'ARAS. Però noi
questa sera siamo ad un bivio. Possiamo decidere di non concedere
questo contributo all'Associazione Regionale Allevatori, e sappiamo
quindi che dalla prossima settimana l'Associazione, con tutte le
sedi sparse nelle nove province siciliane sarà costretta a
chiudere, oppure accettare questo primo contributo a condizione,
assessore, che lo consideriamo un primo contributo, una prima
tranche di un secondo contributo di qui alla successiva manovra
finanziaria, che sicuramente saremo costretti a fare, e riusciremo
ad individuare le somme per salvare l'Associazione Regionale
Allevatori.
Veda, signor Presidente dell'Assemblea, il mio emendamento, da cui
poi è scaturito questo contributo, prevedeva due tranche, una
subito ed una successiva. Erano previsti due milioni di euro ed il
Governo l'ha ridotto a 1 milione e seicento mila euro. Noi
comprendiamo le ragioni del Governo, altrimenti saremmo qui a fare
gli ipocriti e a fare filosofia, a dire che la causa di tutti i
mali della Sicilia è solo ed esclusivamente di questo Governo. Le
cause, i mali vengono da lontano ed è chiaro che l'opposizione
responsabile che io rappresento si è posta sempre il problema di
cercare da una parte di sanare i conti della Regione e dall'altra
parte di venire incontro alle legittime attese dei lavoratori.
L'anno scoro siamo riusciti a trovare nelle pieghe del bilancio le
somme necessarie per poter rimpinguare il capitolo. Io non credo,
Assessore, che fra i molti rivoli del suo bilancio noi non
riusciamo a fare neanche questa volta il miracolo, senza bisogno di
venire in Aula come invece abbiamo fatto la volta scorsa, e trovare
qualche capitolo non del tutto utilizzato, soprattutto se trattasi
di fondi che arrivano dallo Stato e sono destinati alla zootecnica,
da non poter accostare a questo milione e 600 mila euro.
Assessore, rispetto ad altri, è un fortunato perché è andato a
ricoprire il ruolo di assessore tecnico nell'assessorato dove è
stato in passato direttore generale e quindi, a differenza di tutti
gli altri, conosce nei minimi particolari quelli che sono i segreti
del suo assessorato, che ad altri assessori possibilmente i
funzionari non hanno svelato, ma nel caso suo è lei che dovrebbe
svelare a sé stesso quali sono le possibilità che ancora ci sono.
Per cui, nel contestare oggettivamente la somma che è stata
impegnata, concordo con l'analisi attenta che ha fatto l'onorevole
Alloro, ma nello stesso tempo sono abituato a vedere il bicchiere
mezzo pieno e non mezzo vuoto, e siccome da tre, quattro anni
l'associazione allevatori è stata massacrata ed è stata una
battaglia quasi quotidiana riuscire a trovare le somme, io dico di
accettare questa prima tranche a condizione, assessore, che lei ci
garantisce che alla prossima manovra di assestamento il Governo si
impegnerà a reperire le somme. Su questo argomento, comunque,
presenterò un ordine del giorno insieme all'onorevole Alloro.
Successivamente, le chiedo di assumersi l'impegno di vedere se
nelle pieghe del Bilancio riusciamo a trovare ancora delle risorse
da destinare all'associazione.
Ma al di là delle associazioni e delle risorse, si dovrebbe dare
la possibilità ai rappresentanti degli allevatori di potersi
riunire e di eleggere i loro presidenti perché questa gestione
commissariale imposta da Roma è stata assolutamente negativa.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, era stato chiesto
dal Governo un atto di responsabilità all'opposizione, cioè di non
caricare di emendamenti l'articolo 18. Ormai l'ora è tarda, è
passato quasi un mese da quando stiamo discutendo questa
finanziaria e questa legge di bilancio.
Bene, ci sono degli emendamenti che, a mio avviso, dovrebbero
essere dichiarati inammissibili dalla Presidenza, emendamenti che
danno ai teatri con tagli orizzontali a tutti, togliendo soldi al
Teatro Massimo di Catania, al Teatro stabile di Catania, al Teatro
Biondo di Palermo, al Teatro di Messina, al FOS, per dare soldi
alla tabella H, Con tutto il rispetto per il Brass Group, che è
giusto che partecipi al bando della legge 16, non possiamo
riesumare dei capitoli che sono stati impugnati dal Commissario
dello Stato due anni addietro.
Chiedo formalmente alla Presidenza che questi emendamenti vengano
dichiarati tutti inammissibili, perché se è vero che noi facciamo
anche dei passi indietro ed abbiamo ritirato degli emendamenti che
riguardano capitoli tutt'ora vigenti è altrettanto giusto che da
parte di componenti eminentissimi della maggioranza si facesse
altrettanto.
Voglio dire, e concludo, che alcuni emendamenti tolgono spese di
funzionamento in capitoli strategici, come il Consorzio di bonifica
e tra un mese ci vedremo qua le persone a reclamare lo stipendio,
assessore Cartabellotta, così come l'ARPA altrettanto e tanti altri
enti. Però, o qua c'è l'assalto alla diligenza, e la freniamo,
oppure c'è uno sbracamento globale e assoluto da parte di questa
maggioranza.
Assessore Bianchi, dia lei una direttiva chiara, rigida e rigorosa
e al contempo che non faccia diventare quel lavoro buono che
abbiamo fatto in tutti questi giorni, in un mese di lavoro una
situazione incresciosa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, capisco che gli interventi
accorati a volte possono portarci un po' lontano, però cerchiamo di
non perdere di vista da dove siamo partiti. Gli emendamenti che
vengono dichiarati inammissibili vengono dichiarati tali perché c'è
un problema tecnico. Non dobbiamo confondere gli accorati
interventi di natura politica con l'ammissibilità o meno di
emendamenti. Se confondiamo le due cose, finiamo per dare un
messaggio sbagliato all'esterno.
CALTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e
la pesca mediterranea. Signor Presidente, onorevoli deputati,
comprendo le perplessità di tutti e non ultimo l'appello ai
miracoli fatto dall'onorevole Vinciullo, ma per i miracoli bisogna
andare o a Lourdes o a San Giovanni Rotondo. Non ci sono altre
soluzioni
Il Governo ha presentato una ipotesi di lavoro che ripresenterà
per quanto riguarda la ricerca ai servizi in agricoltura, però
dobbiamo tenere presente che, a differenza degli altri anni, quando
con il bilancio si cominciava a lavorare giugno, perché approvato a
fine aprile, quest'anno abbiamo la possibilità di iniziare a
gennaio. E' chiaro, quindi, che con i processi di riforma che si
porteranno avanti, con il grande impegno che stiamo mettendo a
livello nazionale sia per tornare all'elezione democratica, dopo 4
anni di commissariamenti, ma soprattutto con il piano nazionale
della biodiversità che, a valere sul piano di sviluppo rurale, sta
stanziando circa 100 milioni di euro, credo che le condizioni che
degli onorevoli Vinciullo e Alloro affinché l'associazione
allevatori svolga il proprio lavoro, ci siano tutti.
PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti GOV 24 e GOV 23, a firma
dell'onorevole Anselmo.
ANSELMO. Dichiaro di ritirarli.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento GOV.21, che dovrebbe essere
inammissibile.
CIANCIO. Chiedo di parlare per un chiarimento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIANCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi vorrei
tranquillizzare l'onorevole Falcone, perché non si tratta di un
trasferimento di somme da un capitolo ad un altro, ma si tratta di
modalità di finanziamento. Perché, mentre il capitolo 215734 è
quello relativo alla legge 16, cioè quella che abbiamo votato
l'anno scorso tramite avvisi per finanziare enti, fondazioni e
associazioni, così come avevamo detto l'anno scorso, gli enti e le
associazioni che hanno già una legge di riferimento bisogna farli
finanziare con la loro legge di riferimento.
Io ho trasferito una parte di queste somme ai capitoli relativi le
attività concertistiche ed ai teatri, perché questi due capitoli
hanno già delle regole e dei criteri di riferimento. Quindi si
tratta di unificare, non di fare tramite legge e tramite avviso, ma
di unificare e finanziare con legge, anche perché si potrebbe
creare confusione. Nell'anno passato le associazioni musicali sono
state finanziate tramite avviso, ed è stata fatta confusione,
perché si sono uniti i criteri del 128 ed i criteri delle leggi di
settore. Se noi, quella parte che finanziamo tramite avvisi
speciali, io l'ho quantificata in 1 milione anche perché avevo
considerato l'emendamento iniziale del Governo che era 1 milione e
600 mila euro per il teatro e 1 milione e 300 mila euro per la
musica, se noi consideriamo questa parte e la mettiamo direttamente
nelle leggi di settore, secondo me, facciamo un favore a tutti i
soggetti interessati.
PRESIDENTE. Onorevole Ciancio, la ringrazio anche per essersi
accorta dell'errore che era stato commesso. Può capitare nella
fretta degli emendamenti che si susseguono.
Pongo in votazione l'emendamento GOV.21. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento GOV. 39, dell'onorevole Anselmo.
ANSELMO. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANSELMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, farò una
discussione congiunta sul GOV.39 e sul GOV.38.
In realtà questi emendamenti non fanno altro, come giustamente
richiamava la collega Ciancio, che riportare lo stanziamento per le
attività concertistiche e per le attività teatrali a quello che era
stato l'originario emendamento presentato dal Presidente Crocetta,
che portava il capitolo 378118 a duemilioni di euro ed il capitolo
473733 ad un milione e trecentomila euro.
Vorrei tranquillizzare l'onorevole Falcone, sempre molto
accalorato nei suoi interventi, ma forse dovrebbe leggere un po'
meglio tra le righe, perché vengono chiesti dei piccoli sacrifici
ai teatri stabili proprio perché ai teatri stabili stamattina
abbiamo dato ben quindicimilioni di euro per aiutarli a sanare i
bilanci. Di conseguenza credo che sia una questione di giustizia e
di equità riportare anche ai piccoli teatri la somma che voleva il
Presidente Crocetta.
CIANCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIANCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo al Governo,
per semplificare anche un po', visto che con il comma 3 abbiamo
tolto 300 mila euro, non possiamo, al di là della somma che si
toglie al Teatro Massimo, perché su quello per esempio non sono
d'accordo, metterla su quel capitolo?
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, togliere somme al
Teatro Massimo, che tra l'altro ha problemi di sopravvivenza anche
per gli stipendi degli orchestrali, non mi sembra una buona idea.
Per cui invito il presentatore a ritirare l'emendamento.
MUSUMECI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non nascondo
l'imbarazzo nel votare questo emendamento, perché c'è una sorta di
contrasto fra il cuore e la ragione. Perché è quella che si usa
definire una guerra fra poveri. Da una parte dovremmo finanziare le
stagioni concertistiche, quindi giovani che si riuniscono in
gruppi, in associazioni, spesso affrontando con grande fantasia le
difficoltà della giornata e che vanno in giro per la Sicilia ed
anche fuori dalla Sicilia a fare arte e cultura. Dall'altra parte,
dovremmo finanziare questa attività togliendo risorse a Teatri che
sono istituzioni da oltre cento anni in questa Isola. E parlo del
Teatro Stabile di Catania, del Teatro Massimo di Catania, del
Teatro di Messina, del Teatro Biondo di Palermo.
Se parliamo con le associazioni concertistiche, dicono che il
Presidente Crocetta si è incontrato con loro ed ha promesso che
avrebbe confermato lo stanziamento dello scorso anno. Se, poi,
andiamo Catania e parliamo con gli operatori del Teatro Massimo e
del Teatro Stabile, risponderanno che il Presidente Crocetta ha
promesso che sarà garantito lo stanziamento dello scorso anno.
Allora, l'Aula si trova in una seria difficoltà, almeno per quanto
mi riguarda questo è lo stato d'animo che provo, perché vorremmo
poter accontentare tutte e due le esigenze.
Questo, assessore Stancheris, significa che occorre, al di là
della buona volontà che ha manifestato e dalla quale non ho
difficoltà a darle atto pubblicamente, una pianificazione seria e
concreta.
Se votiamo per non togliere ai teatri stabili, finiamo con lo
scontentare le associazioni concertistiche. Viceversa, se aiutiamo
le associazioni concertistiche che, molto spesso, operano in un
clima di volontariato, rischiamo di non potere pagare neppure gli
stipendi.
Chiediamo un impegno da parte del Governo, al di là dell'esito di
questo voto e l'impegno è quello che noi potremmo, già a partire
dalla prossima settimana, coordinare una serie di interventi e se
si rende necessario, tornare in Aula per una manovra correttiva
perché le associazioni concertistiche possano, attraverso norme
chiare, obiettive ed oggettive, senza scontentare nessuno, ma
privilegiando, soprattutto la qualità, poter fare quello che
facevano fino tre, quattro, cinque anni fa.
Questo emendamento, però, mi sembra davvero ingiusto perché noi
finiamo col dover ripristinare uno stato di tensione che lei ha
dovuto registrare e per alcuni aspetti anche placare, nelle
maggiori istituzioni teatrali dell'isola.
Noi chiediamo che il Governo, prima di votare, possa esprimersi
dando una indicazione legata ad un dato temporale, obiettivo ed
oggettivo, in modo che l'Assemblea possa evitare questa guerra dei
poveri che non fa onore a noi, ma soprattutto, non crea consenso e
non produce risultati alla cultura e al mondo dell'arte.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei per
riagganciarmi all'intervento dell'onorevole Musumeci e per
precisare che lo stanziamento previsto in bilancio, come sanno bene
l'Assessore Bianchi e l'Assessore Stancheris, per il teatro Massimo
Vincenzo Bellini di Catania, pari a 14 milioni e 800 mila euro,
corrisponde esattamente all'importo previsto per pagare gli
stipendi. Voglio dire con grande serenità che non sono previste
spese e somme per attività teatrali, liriche, per investire su
compagnie straniere. Sono i soldi contati per pagare gli stipendi.
Io credo che un ente istituito con legge regionale, con la legge
16/1996 da un grande Presidente della Regione come Rino Nicolosi,
meriti tutela almeno per pagare gli stipendi e continuare
sopravvivere.
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STANCHERIS, assessore per il turismo, lo sport e lo spettacolo.
Signor Presidente, onorevoli deputati, l'impegno di intervenire
anche a favore del settore privato è sicuramente fatto nostro. Già
parte del fondo che abbiamo in linea generale dato per il Forex è
destinato al 70 per cento ad operatori privati.
Inoltre, sul capitolo che sicuramente interesserà le attività
direttamente promosse dalla Regione siciliana, quest'anno vorrei
approfittare della grande offerta sul territorio, quindi permettere
di lavorare agli operatori del settore privato.
ANSELMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANSELMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non posso fare
altro che prendere atto dell'impegno che l'assessore Stancheris ha
preso qui stasera, non soltanto davanti a questo Parlamento, ma
davanti alle associazioni concertistiche ed alle associazioni
teatrali.
Pertanto, dichiaro di ritirare l'emendamento Gov 39 ed anche il
Gov 38, purché l'assessore rispetti l'impegno preso.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento GOV.34. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento R.29.
DINA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
GOV.35.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vorrei che ci
fosse qualche interpretazione errata perché in questo emendamento
non è prevista spesa.
Chiedo che una parte delle risorse che sono state individuate per
l'INDA siano utilizzate per l'Accademia superiore di arte
drammatica, che fa parte della legge approvata 5 anni fa da questo
Parlamento, per far partire l'accademia.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento GOV.35. Il parere del
Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
E' stato presentato dal Governo un emendamento è in distribuzione.
Onorevoli colleghi, per fare chiarezza, il subemendamento Gov. 9
ci confermano gli Uffici che non è stato approvato, e ringrazio
l'onorevole Cancelleri per avere chiarito questa situazione.
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE DELL'ASSEMBLEA. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, abbiamo sempre la coperta corta, abbiamo questo letto e
questa coperta, che non sappiamo se la dobbiamo portare a destra o
a sinistra. Cioè voglio dire, noi stiamo togliendo 4 milioni di
euro con tagli orizzontale su tutti i capitoli, quindi significa
anche su quei capitoli - sui quali non voglio ritornare - che non
avranno nemmeno la possibilità di finanziare il cosiddetto
funzionamento, e lo stiamo mettendo in questo capitolo Presidente
Crocetta, che è la legge 16, che servirà a finanziare tutti gli
interventi dell'ex tabella H.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, l'intervento è necessario per assicurare contribuzione a
tutti gli enti, perché 8 milioni di euro per tutti i contributi che
noi dovremmo dare ad enti ed associazioni sono pochissimi, con
l'emendamento si vuole rimpinguare questo capitolo di 4 milioni di
euro.
Se ritenete che è inopportuno possiamo anche ritirarlo, però
capite bene che noi non risolveremo il problema dei contributi,
mentre il sacrificio per tutti gli altri sarebbe pochissimo.
Vi ricordo anche che abbiamo inserito degli emendamenti per gli
ipovedenti, assicurando certe coperture, e quindi 8 milioni di euro
per tutto il resto dei contributi della Regione non sono
sufficienti, ci sono anche musei, le istituzioni culturali, le
istituzioni sociali, le banche alimentari, c'è tutta l'attività
culturale e sociale che non è meno degna delle altre attività della
Regione. Per cui noi l'abbiamo proposto, se voi ritenete che questo
possa creare problemi non abbiamo difficoltà a ritirarlo. Però vi
assicuro che sarebbe un disastro.
FALCONE, relatore di minoranza, chiedo di parlare.
PRESIDENTE DELL'ASSEMBLEA. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, Presidente Crocetta, chiedo il ritiro di questo
emendamento per un motivo molto semplice. L'anno scorso avevamo
dodicimilioni e seicentomila euro. Quest'anno abbiamo, nel capitolo
21.57.34 ottomilioni seicentoventottomila euro. In più abbiamo, in
cinque capitoli a parte, finanziato direttamente delle iniziative
che venivano da là che sono quattromilionisettecentomila euro.
Però, siccome l'anno scorso i non vedenti li abbiamo finanziati da
questo capitolo, dodicimilioniseicentomila meno
quattromilionisettecentomila: anzi. abbiamo di più quest'anno. Io
ho anche ritirato il mio emendamento per non depauperare questo
capitolo. Se poi abbiamo delle esigenze a maggio o a giugno.
Presidente, mi creda, avremo tanti problemi. Affrontiamoli.
CROCETTA, presidente della Regione. Dichiaro di ritirare
l'emendamento Gov. 42.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'allegato ALL 18.R.GOV, così come emendato. Il
parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 18, col relativo
allegato, così come emendato. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si riprende l'esame dell'articolo 46, in precedenza
accantonato.
Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 23.07, è ripresa alle ore 23.12)
La seduta è ripresa.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, fino a questo
momento abbiamo proceduto con una serie di rivisitamenti, per cui
gli articoli spesso sono stati ripresentati ed in sede di
votazione, invece, ci siamo ritrovati con una serie di emendamenti
che venivano ritirati o spesso dichiarati inammissibili.
Sull'articolo 46 volevo evidenziare da subito, prima di entrare
nel merito, come abbiamo assistito alla cancellazione totale di un
comma che era riferito al sostegno, alle start up in favore di
società che riguardano il sistema idrico, con particolare
riferimento ad alcune società, e mi riferisco a quella che è nel
territorio di questa provincia di Palermo, che coinvolge 52 comuni
nella gestione del servizio.
Andare ad eliminare questo comma significa, non soltanto tagliare
definitivamente le gambe a questi circa 200 operatori nella
fattispecie della PS, ma significa anche porre una questione di
emergenza sanitaria in termini di potabilità delle acque, in
termini di risorse idriche a 360 gradi. So che era stata appostata
una somma di 3 milioni di euro per garantire lo start up, so che la
società era in attesa di un provvedimento da parte del Governo, e
per questo erano seguiti una serie di incontri, anche con il
prefetto, e mi sembrava che ci fossero garanzie in questo senso,
ora non vorrei che si continuasse a procedere con il meccanismo che
abbiamo seguito sino a questo momento, dove sono entrati dentro
comandati, tutele singole e particolari, dove si è fatto
riferimento a parchi, ad enti dell'ex tabella H, o al contrario,
proprio laddove c'è da garantire un meccanismo legato ad un sistema
di garanzie occupazionali, legato ad un sistema di emergenze
sanitarie, a questo punto noi facciamo finta che non sia accaduto
nulla. Questo in barba al lavoro fatto dal Parlamento in queste
settimane, in barba al lavoro fatto non solo dalle Commissioni, ma
persino del Governo.
A me dispiace che siano andati via i tanti amici dell'Unione
Italiana Ciechi, che fino a dieci minuti fa, quando parlavamo
dell'articolo 18, erano qui presenti, rispetto ai quali, non me ne
vorranno, devo dire delle cose. Però, signor Presidente, a me
questo gioco per il quale c'è chi è più disabile di un altro
disabile, c'è chi ha delle priorità rispetto a degli altri, c'è chi
deve emergere attraverso un gioco che è fatto di presenze in Aula
con questo atteggiamento quasi da lobby, è una cosa che mi dà
fastidio.
Vorrei che questi legittimi interessi, questi legittimi diritti
non venissero tutelati attraverso questa forma di spartizione delle
somme alle quali stiamo assistendo questa sera, ma vorrei che
venissero interpretati, rappresentati e tutelati in maniera
diversa, perché qui sta andando a finire che chi, in qualche modo,
riesce ad essere organizzato, riceve attenzione da parte di
provvedimenti del Governo, chi, invece, da questo punto di vista,
non ha alcun sistema di garanzia, può finire in mezzo ad una
strada, come se ci fossero delle priorità nelle priorità, come se
ci fossero delle disabilità che hanno delle priorità su altre
disabilità.
Allora, ripeto, non me ne vorranno i miei amici con i quali anche
rispetto a loro tante volte mi sono trovato a fare delle battaglie,
però mi sento di dire a questo Governo che non è questa la modalità
con la quale noi dobbiamo intervenire in finanziaria per tutelare i
diritti, perché in questo modo noi stiamo soltanto ridistribuendo e
spartendo risorse e non tutelando diritti che è una cosa diversa.
Allora, rispetto all'articolo 46, chiedo al Governo, e sono certo
di incontrare nella sensibilità dell'Assessore al ramo, che ha
seguito sin dall'inizio la questione, qual è stata la ragione in
funzione della quale noi abbiamo tolto questi tre milioni di euro
per la start up alla società che doveva occuparsi del sistema
idrico, andando dinnanzi ad una situazione assolutamente
emergenziale e chiedo che, se questo provvedimento è stato fatto in
maniera assolutamente scriteriata e non certo da parte di chi
questo provvedimento lo ha seguito sin dall'inizio, non so chi è
che si possa essere assunto questa responsabilità.
Chiedo di conoscere quali sono le ragioni secondo quel principio
che lei, Assessore Bianchi, prima ci chiedeva di rispettare.
Lei diceva non basta qui andare a levare una posta, una spesa, un
capitolo e dire che è priorità, diciamo quali sono le ragioni per
cui stiamo levando quelle somme da quel capitolo , bene adesso io
voglio sapere, Assessore, quali sono le ragioni per cui noi abbiamo
levato queste somme da quel capitolo, e voglio sapere attraverso
quali modalità assolutamente urgenti quelle somme verranno, sono
certo, questa sera stessa ripristinate
CIACCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi ricollego
all'intervento precedente e mi aspetto che, su questo articolo 46,
il Governo cerchi di dare al mio Gruppo Parlamentare quanto meno
una risposta. Io, precedentemente, avevo chiesto, impegnando tutto
il Gruppo a discuterlo successivamente, perché ricordo che, in
particolare l'anticipazione è già calendarizzata, è già una norma
strutturale.
In una finanziaria - spesso molti colleghi lo hanno giustamente
criticato - non si può parlare di norme strutturali, siccome questa
anticipazione tocca realmente tutti i siciliani in maniera
indistinta, a volte anche le imprese vengono chiamate in causa due
volte, uno perché blocchiamo l'Irap e l'altra perché blocchiamo
l'Irpef. Oltre a questo, invito il Governo a ritirarlo.
Nell'articolo 46 ci sono anche altri passi indietro, perché
torniamo indietro sul discorso delle cave, e ci sono diversi
aspetti che non possono essere trattati in maniera così veloce, che
hanno bisogno di opportuna analisi e di un ampio dibattito
parlamentare. Per questo motivo, anticipo all'Aula che, siccome il
primo emendamento a firma degli onorevoli Formica, Ioppolo e
Musumeci è soppressivo dell'intero articolo 46, se dovesse essere
ritirato, lo facciamo nostro, ed anticipo che chiederò il voto
segreto, per cassare l'articolo 46 e trattarlo opportunamente per
il rispetto delle norme che vengono citate e per il rispetto di
tutta l'Aula.
Tra l'altro, come la Presidenza può notare, oggi molti colleghi
sono anche assenti. Siamo arrivati ad una certa ora, abbiamo
lavorato sicuramente molto bene fino ad ora, ognuno con le proprie
posizioni, però, ripeto, non è possibile in questo modo e con
questi commi.
TRIZZINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRIZZINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi ricollego alla
richiesta avanzata dall'onorevole Ciancio, perché l'articolo 46 è
davvero un'altra finanziaria. Il problema è che non si limita ad
individuare delle norme programmatiche di natura strettamente
finanziaria ed economica, ma entra nel merito e nella sostanza di
materie per le quali è necessario investire le Commissioni
legislative competenti.
Faccio soltanto un esempio che riguarda la Commissione che
presiedo. Uno dei 21 commi, il 18, introdurrebbe, se venisse
approvato, nell'ordinamento giuridico regionale, il decreto legge
70 del 2011, nella specie l'articolo 5. Ora, questo articolo non va
ad individuare una norma semplice, senza nessun aspetto che deve
essere approfondito. In realtà l'articolo 5 introduce quindici
commi che vanno ad incidere su quella che è la materia
dell'edilizia privata, una materia che necessita di un
approfondimento in Commissione.
Il problema sta nel fatto che materie di questa complessità non
possono non trovare applicazione all'interno di un Parlamento in
modo corale. Questa norma va ad introdurre tutta una serie di norme
che incidono sul permesso di costruire, quando noi siamo ancora
dotati della concessione edilizia, va ad introdurre i titoli
abilitativi, che sono modificativi della legge del Testo Unico 380
del 2001, quando noi nemmeno lo abbiamo recepito.
RINALDI. L'articolo non c'è più nella nuova riscrittura. Tutto
quello che riguarda l'urbanistica è stato tolto.
TRIZZINO. Introduce delle misure che sono state previste dalla
legge 241/90 recepite dalla nostra legge regionale, la n. 5 del
2011 ed allo stesso modo va ad inserire delle misure relative alla
trascrizione dei negozi, per quanto riguarda i diritti edificatori,
tutta una serie di aspetti che non contestiamo nella sostanza, ma
contestiamo nella modalità di recepimento.
Questo tipo di atti, questo tipo di normative, devono essere
analizzate, specificate e strutturate all'interno delle Commissioni
legislative, altrimenti non hanno motivo di esistere. Per cui, noi
non stiamo contestando quello che è l'oggetto in sé nella specie
del comma 18, ma è necessario che questo comma, così come altri,
vengano discussi all'interno delle Commissioni sotto forma di
disegni di leggi.
Pertanto, reitero quanto detto dall'onorevole Ciaccio e chiedo che
l'articolo 46 venga soppresso e che tutti i 21 commi che contempla
vengano trattati nelle Commissioni di merito.
PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti 46.36, a firma
dell'onorevole Formica ed altri, e 46.36.1, a firma del Movimento 5
stelle, entrambi soppressivi dell'articolo 46.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente
della Regione, poco fa avevamo avuto un breve colloquio, mi pare
che c'era la possibilità di mettere all'interno di questo articolo
46 la razionalizzazione delle partecipate e di rimandare a
successiva approvazione d'Aula, quindi ad una successiva
discussione quello che è stato chiamato il decreto salva imprese,
sostanzialmente il mutuo trentennale di un miliardo di euro a dopo
la trattazione delle province.
Questo mi sembrava che era stato un accordo di buon senso che era
addivenuto tra le parti, e che mi pare aveva trovato più di un
Gruppo parlamentare d'accordo. E allora perché adesso si sta invece
andando in un'altra direzione, vorrei capire che senso hanno gli
accordi che poi in Aula non si portano avanti.
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, in riferimento alla richiesta dell'onorevole Cancelleri,
abbiamo già sottolineato la rilevanza del DL pagamenti. Abbiamo un
articolo con 21 commi che, come ricordava anche l'onorevole
Trizzino, ha degli elementi anche di approfondimento , e mi sembra
che il problema non è il DL pagamenti, diciamo che è un documento
approvato in Commissione, discusso per tantissimi giorni quindi,
sinceramente, procediamo con l'esame degli emendamenti, e facciamo
una valutazione complessiva. Per noi il DL pagamenti - anche perché
proprio alla luce dell'ampio dibattito in Commissione, della
rilevanza finanziaria - non è il principale elemento ostativo
all'approvazione in tempi rapidi.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 46.36.
CIACCIO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 46.36.1
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 46.36.1
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 60
Votanti 58
Maggioranza 30
Favorevoli 26
Contrari 32
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 46.3. Comunico che è stato
presentato il subemendamento 46.3.1. a firma dell'onorevole
Firetto.
Il parere del Governo?
BARTOLOTTA, Assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, Presidente della Commissione. Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto,
chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 46.3.
Il parere del Governo?
BARTOLOTTA, Assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto,
chi è favorevole si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 46.45.
Comunico che è stato presentato il subemendamento 46.45.1, a firma
dell'onorevole Firetto. Il parere del Governo?
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Contrario e vorrei anche aggiungere, per fare chiarezza, nonostante
l'intenzione da chi l'ha presentato, quindi da quelli che hanno
presentato questo emendamento di intervenire per risolvere le
criticità che stanno attraversando in questo particolare momento le
imprese che svolgono servizio del trasporto pubblico; c'è da dire
che siamo di fronte a contratti di affidamenti provvisori e anche
contratti in essere che scadono nel 2015.
Quindi, questo tipo di emendamenti potrebbero apportare criticità
in tanti sui contratti in essere e anche perché c'è in corso il
tentativo di un componimento bonario per quanto riguarda le
riduzioni che queste imprese hanno subito a causa del quinto
d'obbligo e del 10% che dal 2012 è stato loro attribuito.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, Presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto,
chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione dell'emendamento 46.45.
Il parere del Governo?
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, Presidente della Commissione. Contrario a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione il 46.45. Chi è contrario resti
seduto, chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione dell'emendamento 46.8.
Il parere del Governo?
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, Presidente della Commissione. Favorevole a maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione il 46.8. Chi è contrario resti
seduto, chi è favorevole si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 46.62.
Comunico che è stato presentato il sub emendamento 46.62.1.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Cosa stiamo votando?
PRESIDENTE. Siamo arrivati al 46.62; è stato presentato un
subemendamento il 46.62.1. Lo pongo in votazione.
MARINO, Assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO, assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità.
Parere favorevole.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, io voglio intervenire sull'ordine dei
lavori. Il Presidente Ardizzone aveva fatto una preghiera, aveva
inoltrato un invito all'intero Parlamento e al Governo. Cercate di
non fare affluire in Aula materia estranea . Qua stiamo addirittura
parlando e arriva dal Governo questo emendamento, assessore
Bianchi, onorevole Crocetta. Si tratta della materia urbanistica.
Capisco che c'è una esigenza, però sono tutte materie su cui il
Parlamento dovrebbe essere chiamato a legiferare nei tempi e nei
modi. Quando anche il Presidente Venturino li fa arrivare e non li
blocca non è perché è una norma che arriva dal Governo, se è
materia estranea è materia estranea o al Presidente Crocetta
facciamo fare delle magre figure.
PANEPINTO. Quale emendamento stiamo trattando?
PRESIDENTE. Stiamo trattando il 46.62.1. Penso di essere stato
abbastanza chiaro. Si tratta di un sub emendamento presentato
dagli onorevoli Lupo, Gucciardi ed altri.
LOMBARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, vista l'ora tarda e vista la
stanchezza sto per avere delle allucinazioni. E' arrivato un
emendamento del Governo che parla di recepimento di un testo unico.
CROCETTA, Presidente della Regione. Quello è dopo.
LOMBARDO. Quello è dopo, perfetto.
PRESIDENTE. Onorevole Lombardo, la pregherei di trattare le cose
quando arrivano. Se facciamo così creeremo solo confusione. Quando
arriveremo a quel punto tratteremo anche quello.
LOMBARDO. Non vanno distribuiti questi emendamenti. Non vanno
neanche fotocopiati.
PRESIDENTE. Quando arriveremo a quell'emendamento lei avrà tutte
le ragioni per esprimere la propria opinione, ma non adesso.
Stiamo trattando l'emendamento 46.62.1.
Parere del Governo?
BIANCHI, Assessore all'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Parere della Commissione?
DINA, Presidente della Commissione e relatore. Favorevole a
maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole rimanga
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, lei non può correre così. Se continua
così mi rifiuto di lavorare. Stanno arrivando tanti emendamenti e
non si capisce niente
PRESIDENTE. Io non sto correndo, onorevole Falcone si calmi.
E' da cinque minuti che ripeto che si sta trattando l'emendamento
46.62.1, quindi, facciamo un passo alla volta e nessuno si
confonde.
Si passa all'emendamento 46.57. Il parere del Governo?
CROCETTA, presidente della Regione. Si stanno trattando tutta una
serie di emendamenti che erano ritirati. Prima di metterli in
votazione, si può vedere se esistono o meno gli emendamenti?
PRESIDENTE. Signor Presidente della Regione, sto seguendo un
ordine. Se cominciate ad urlare tutti e create un clima dove non si
comunica, non si va da nessuna parte. Sto seguendo, ripeto, lo
stesso fascicolo che avete voi e sto seguendo un ordine.
CROCETTA, presidente della Regione. Non esiste l'emendamento
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, credo che data l'importanza degli
argomenti che stiamo per trattare, sia necessaria un po' di calma
da parte di tutti.
Penso che a quest'ora emendamenti non se ne debbano più presentare
perché il Presidente dell'Assemblea aveva preso un impegno e cioè
che dopo un certo momento si chiudeva la presentazione degli
emendamenti.
Allo stesso modo, assessore Bianchi, ribadisco quello che ho detto
in privato. Credo che anche il Governo debba fare lo sforzo e
ritirare qualche emendamento dell'articolo 46, in modo che tutti
gli altri ritirino tutti gli emendamenti e si possa andare avanti.
Signor Presidente dell'Assemblea, la prego, dato il clima che c'è,
anche lei cerchi di essere sereno e tranquillo, al fine di
concludere questi lavori per l'esame della Finanziaria.
PRESIDENTE. Onorevole Laccoto, capisco che la stanchezza faccia
strani scherzi, ma rivolgere a me questo invito credo che sia fuori
luogo.
Signor Presidente della Regione ritira l'emendamento 46.57?
CROCETTA, presidente della Regione. Era stato ritirato.
PRESIDENTE. Onorevole Crocetta, qui non c'è scritto che è stato
ritirato, dico il numero e lei mi dice che viene ritirato e io lo
comunico all'Assemblea.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Onde evitare che ci possa essere un po' di confusione,
l'ora è tarda, possiamo avere cinque minuti di sospensione?
(Brusio in Aula)
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, se lei permette, le prometto che
rallento, ma andiamo avanti, non possiamo più fermarci perché
stiamo veramente andando oltre con i tempi.
Onorevole Crocetta, posso chiederle se possiamo essere
autorizzati, d'ufficio, a ritirare tutti gli emendamenti
presentati dal Governo e presenti nel fascicolo, eccetto questi
A.Gov.
CROCETTA, presidente della Regione. Dichiaro di ritirare tutti gli
emendamenti.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
MALAFARINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gradirei poter
avere il fascicolo di questi emendamenti per poterne prendere
visione nel momento della votazione, fino adesso io non li ho
avuti.
PRESIDENTE. Onorevole Malafarina, il fascicolo a cui lei fa
riferimento, è stato consegnato a tutti quanti almeno una
settimana fa, quindi è strano che lei non ne sia in possesso.
Andiamo avanti.
MALAFARINA. Quindi, non sono emendamenti presentati dopo? Sono
emendamenti inseriti nel fascicolo?
PRESIDENTE. Si, vado avanti col fascicolo.
MALAFARINA. Non era molto chiaro.
PRESIDENTE. Va bene, d'accordo. Faccio ammenda che non era molto
chiaro. Se invece di andare in giro e parlare, stesse attento ai
lavori d'Aula, forse alcune cose si potrebbero evitare. Andiamo
avanti.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Sull'ordine dei lavori
FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, quando arriva un emendamento A.Gov.24
che parla di urbanistica e aggiunge le parole ad uso residenziale,
ad uno non residenziale purchè compreso in unità immobiliari
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, l'ho pregata di andare con ordine.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
FALCONE. Signor Presidente, ma allora perché fa distribuire gli
emendamenti, non lo decido io di farli distribuire, li fa
distribuire il Presidente Venturino. Se il Presidente Venturino
dice agli uffici di bloccarli, ci si ferma, non sono io che dirigo
i lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, delle due l'una: a volte chiedete
di accelerare, a volte chiedete di rallentare, dovreste mettervi
d'accordo con voi stessi prima di mettervi d'accordo con la
Presidenza.
Andiamo avanti, da questo momento non si distribuiscono
emendamenti, si va con ordine.
Si passa all'emendamento 46.25 a firma dell'onorevole Falcone.
FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.24 a firma dell'onorevole Falcone.
CRACOLICI. Ritirato.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, non lo ha firmato Lei. Io chiedo
all'onorevole Falcone.
FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.18 a firma dell'onorevole Falcone ed
altri.
CRACOLICI. Si è deciso di non trattare la materia pensionistica.
FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.17, a firma di tutto il gruppo
parlamentare Movimento 5 stelle.
TANCREDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TANCREDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo visto che
con questo comma che di fatto si tolgono le aliquote che avevamo
votato a maggio, cioè le togliamo completamente, mantenendo
soltanto la misura compensativa, che tra l'altro toglie ulteriori
risorse ai comuni.
Quindi, di fatto, ci apprestiamo ad avere una minore entrata,
favorendo i cavatori e quindi si ritorna alla situazione
preesistente prima di maggio quando, di fatto, in Sicilia si
pagava nulla per questo tipo di pratica.
Crediamo che sia una cosa, rispetto anche alle altre regioni
italiane, praticamente incomprensibile, quindi chiediamo che questo
comma venga soppresso.
GUCCIARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, torniamo su
questo tema dopo qualche mese e quello che era stato anticipato
qualche mese fa si è puntualmente verificato, cioè che in un
settore strategico per l'economia della Sicilia, di parti
importanti della Sicilia, che occupa oltre 5.000 addetti nel
settore appunto del materiale lapideo in genere, e soprattutto del
materiale lapideo di pregio, è stato introdotto, in questo
Parlamento, con la legge 9 del 2013, con l'articolo 12, una norma
che rischia di far scomparire un intero settore.
Con l'articolo 12 è stato introdotto una doppia tassazione, cioè
una doppia tassazione perché già con la legge 127 dell'80, la legge
dello Stato, tutte le autorizzazioni per l'esercizio di attività
estrattive in Sicilia sono ed erano soggette, a far data dalla data
di approvazione della legge dello Stato, al versamento di specifici
oneri finalizzati alle opere di recupero a favore della Regione
Siciliana e, quindi, abbiamo caricato un settore strategico -
dicevo - di un onere che rischia di far scomparire le piccole,
tantissime piccole imprese estrattive dell'area soprattutto di
Custonaci, che ripeto danno lavoro ad oltre 5.000 addetti.
C'è di più, questa tassa incide su un bacino che non ha porti
sufficienti per poter abbattere i costi del trasporto e se pensiamo
che gran parte di queste cave sono destinate all'estrazione di
materiale inerte, che alimenta anche l'industria delle costruzioni
con la produzione di pietrischi e affini, ci rendiamo conto di
quanto gravi, anche su un altro settore che è quello dell'edilizia,
fortemente in crisi in Sicilia.
Da un calcolo analitico fatto assessore Bianchi, si è verificato
che la Regione Siciliana, rispetto a ciò che può incassare con
l'attuale articolo 12, così come vigente, cioè circa 800 mila euro
in un anno, parliamo di questa cifra, oltretutto c'è una spesa
enorme perché non essendo la Regione attrezzata a poter incassare
queste somme, perché implicano un meccanismo di calcolo delle
quantità complesso a cui la Regione evidentemente non ha
provveduto, praticamente la Regione avrebbe - dicevo - un utile,
cioè un introito di circa 800 mila euro, tenendo conto che il 60%
dell'introito andrebbe ad i comuni e che nessun tipo di attività,
di bonifica delle cave, è stato fin ora effettuato.
Detto questo, raddoppiando la tassa di autorizzazione, vigente ai
sensi della legge dello Stato, a conti fatti diamo la possibilità
alla Regione di incassare, Assessore, senza dover assolutamente
mettere su alcun tipo di meccanismo burocratico che vada ad
incassare queste somme, perché già questo meccanismo esiste e le
somme sono già incassate dalla Regione.
Raddoppiando questa tassa e riducendo, come è giusto che sia, il
trasferimento ai comuni, addirittura, nel calcolo tecnico, che è
fatto in questa relazione che consegnerò agli atti del Governo, la
Regione ha un introito di 820mila euro.
Quindi, non una somma uguale a quella che deriva dall'applicazione
dell'articolo 12, attualmente vigente, ma una cifra addirittura
superiore.
Pertanto, non riesco a comprendere l'accanimento verso un settore
che non è fatto di grandi imprese, ma che è fatto di imprese medie
e piccole; di imprese che, se gravate da questo ulteriore onere,
non faranno altro che non poter più reggere i livelli occupazionali
che, in questo momento, reggono.
Continuando ad applicare l'articolo 12 - che è, ancora, in fase,
peraltro, di prima applicazione perché non è stato applicato in
quanto, come dicevo, non è stato messo su il sistema, il meccanismo
di riscossione - mettiamo in crisi un porto, che in questo momento
è in fase di espansione, come quello di Trapani e togliamo
grandissime opportunità di lavoro al porto di Palermo, che viene
utilizzato per l'esportazione di questo materiale lapideo, come voi
ben sapete, per la gran parte è destinato all'esportazione come
prodotto finito: esportazione in America, nel Medio oriente, in
Estremo oriente.
Non si riesce, davvero, a comprendere, ripeto, quale sia la
ragione per la quale ci si ostina a voler colpire delle piccole
imprese che, in questo settore nella nostra Regione, danno
occupazione ad oltre cinquemila addetti, un indotto davvero
importante, che alimentano l'esportazione per oltre il cinque per
cento dell'esportazione complessiva della Sicilia, che esportano in
tutto il mondo un prodotto apprezzato e di pregio e che danno
grande, grande lavoro a due porti che, tuttavia, sono insufficienti
e che alimentano un ulteriore spesa rispetto a queste imprese che
sono, appunto, i porti di Palermo e di Trapani.
Pertanto, chiedo agli onorevoli colleghi che hanno proposto questo
emendamento soppressivo di riflettere sull'argomento, non c'è
nessuno spirito di contrapposizione, c'è, semplicemente, la
necessità di approvare una norma giusta nella quale, tra l'altro, è
previsto che la parte destinata ai comuni venga spesa, anche, per
il recupero dei beni confiscati alla mafia.
Credo che, con l'applicazione di questa norma e la soppressione
dell'articolo 12, si faccia una cosa davvero giusta e sarebbe una
norma, sul serio, indirizzata verso lo sviluppo e a non punire un
settore che, già, versa in grave crisi, che alimenta la nostra
esportazione e che non merita, davvero, dal Parlamento siciliano
questo ingiusto trattamento.
CIACCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non condivido
quanto esposto dal collega che ha parlato prima di me, per diversi
motivi in quanto lui parla di una proiezione, uno studio; ma una
proiezione o, eventualmente, uno studio deve basarsi su dei dati,
anche se passati.
GUCCIARDI. Ho detto che consegnerò la relazione agli atti del
Governo
CIACCIO. Come non metto in dubbio la sua relazione con, magari,
una proiezione come l'ha definita lei, non devo neanche mettere in
dubbio quanto detto dal Governo perché, quando gli uffici
competenti mi riferiscono che questa tassazione che noi, l'anno
scorso, tutto il Parlamento aveva, semplicemente, adeguato a
livello nazionale il costo dell'estrazione e, come ha detto
benissimo anche lei, non ha avuto, forse, gli strumenti per
verificare ed incassare tale somma, non ci sono i dati effettivi
per capire se, questa nuova tassazione che, ricordo, siccome
qualcuno nel dibattito dell'anno precedente, ha sostenuto che era
eccessiva adeguarsi a livello nazionale, si era fatto a step,
l'anno scorso aumentavamo del 50 per cento e nel 2014, quindi
ancora la tassazione che ci equipara al nazionale neanche l'abbiamo
applicata, perché partiva dal 2014. Quindi, bisogna avere dei dati
per capire se in un settore si danneggia o meno e siccome non hanno
mai pagato una proiezione su nulla non è neanche una proiezione,
non è nulla E' niente.
Ripeto, non metto in dubbio la relazione che ha fatto il collega,
ma giustamente non posso pensare che gli uffici della Regione
dichiarino il falso; quindi, delle due l'una.
Inoltre, anche questo Governo, che spero che sostenga la
soppressione, deve decidere se ogni volta ci dobbiamo equiparare al
nazionale o meno, perché ricordo sulle royalties del petrolio la
principale motivazione - che non condividiamo - era che le regioni
limitrofe avevano la tassazione minore. Ora, che cosa vuol dire? Là
ci adeguiamo perché magari ci conviene e qua invece non c'è un
adeguamento? O vale per tutti o vale per nessuno
Quindi, anche in questo il Governo dovrebbe prendere una posizione
chiara. Inoltre, l'altro aspetto è per quanto riguarda la parte che
va ai comuni, perché ci sono stati i tagli, spending review, sempre
meno, ed io ricordo che nella norma precedente, che abbiamo tutti
assieme votato, era il 60 per cento andava ai comuni ed il 40 alla
Regione. Adesso, in questa norma c'è scritto che il 20 per cento è
posto dalla Regione a disposizione, cioè l'anno scorso gli davamo
il 60, adesso mettiamo a disposizione dei comuni che ne fanno
richiesta, quindi ancora meno andrà ai comuni, che poi devono
gestire dei beni, perché la seconda parte di questa norma, che
richiama spesso un bene molto sentito - i beni confiscati alla
mafia - ma anche la norma precedente riguardava la stessa cosa.
Quindi, su questo non c'è nulla di nuovo, anzi cercare di dare
delle somme ai comuni, stiamo dando meno risorse per potere
ripristinare quei beni, quegli immobili, quindi questo non è un
passo indietro, è ancora peggio.
Quindi, sottolineo e ribadisco che questa norma fa un danno
all'entrata della Regione, ai comuni, fa dei passi indietro e -
ripeto - ad oggi è come se ci stiamo fasciando la testa senza
neanche essere andati a sbattere, perché nessuno attualmente di
questo settore, che nessuno vuole perseguire, non sono norme di
colpevolizzazione rispetto ad un altro, ma è un'equiparazione, il
nostro territorio, le nostre risorse, come del resto in Italia,
vanno pagate.
Quindi, chiedo al Governo di sostenere, all'assessore
eventualmente di intervenire su qual è questo aspetto ed anche un
altro piccolo inciso: le somme che preventivamente si
presupponevano, con l'altra norma, erano comunque come entrate per
i comuni e per la Regione molto maggiori rispetto a quanto è
previsto di un'altra tassazione sui versamenti per le opere di
recupero ambientale a carico degli esercenti attività di cave,
eccetera, eccetera. Quindi, parliamo di somme che, seppur
quantificate e certe, sono molto minori rispetto a quanto
preventivate dalla norma precedente. Quindi, invito ad una reazione
dell'assessore competente e di fare proprio anche questo
emendamento.
DIGIACOMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIGIACOMO. Signor Presidente, francamente a me ha convinto sin
dall'inizio la posizione del Governo quando ha valutato
fallimentari a distanza di alcuni mesi iniziative che hanno teso ad
alzare tasse e contributi, non avendo avuto nessun ritorno in
termini economici, ed avendo avuto invece l'effetto di deprimere
un'economia.
Quando noi parliamo di queste attività, collega Ciaccio, noi
parliamo soprattutto di due zone in Sicilia che sono il distretto
lapideo più importante di Italia, credo subito dopo Carrara, se non
mi sbaglio, parliamo di Custonaci, Trapani e Comiso. Parliamo,
quindi, di attività estrattive che danno lavoro a migliaia e
migliaia di persone in condizioni geografiche terrificanti, perché
noi con un prodotto a basso valore aggiunto dobbiamo superare
l'handicap dell'insularità. Non è la stessa cosa mantenere il
prezzo ed essere competitivi se io estraggo e lavoro la pietra a
Carrara, rispetto alla stessa operazione che io faccio a Comiso o
che faccio a Custonaci.
Per cui, in un contesto complessivo di una crisi micidiale,
cassare questa norma significa fare un'operazione politicamente
intempestiva e direi anche odiosa . E' come un accanimento nei
confronti di un settore che già di per sé è in crisi, che è stato
diversi anni in crisi, attanagliato da una concorrenza
internazionale, a cui noi rischiamo di dare una mazzata definitiva.
Io ritengo che noi dovremmo ritornare su questo argomento, ma in
un contesto diciamo diverso. Sarebbe anche imbarazzante, credo, per
il Movimento 5 Stelle, dimostrare tanto accanimento nei confronti
di un settore universalmente riconosciuto come fatto letteralmente
a pezzi dalla contingenza economica attuale e buttare, diciamo, nel
panico, nell'angoscia, migliaia e migliaia di lavoratori e di
piccole aziende.
Quindi, credo che con l'impegno di ritornare su questo argomento
che certo presenta qualche problema ambientale, non sono
esattamente i problemi ambientali i più cruenti nella nostra isola,
io inviterei invece il collega parlamentare ad accantonare questo
problema, a ritirarlo e a rimandarlo ad una riflessione più serena.
Quando noi riuscissimo a superare gli handicap storici, di
carattere geografico, per le infrastrutture ed i trasporti, per la
capacità di movimento, per porti, aeroporti, solitamente il marmo
non si trasporta in aereo, ma certamente il gommato si, poi veda,
se la norma dovesse passare, coinciderebbe con il venir meno di uno
degli strumenti di trasporto principe per trasporti così pesanti,
che è la ferrovia. Deve sapere che la parte cargo della ferrovia,
per esempio, nella mia provincia, nella mia città, in Comiso, che è
un distretto non grosso come quello di Custonaci, ma certamente
grossissimo, è stato completamente smantellato, quindi noi non
possiamo utilizzare nemmeno questo mezzo di trasporto con cui
movimentavamo milioni e milioni di metri cubi, perché l'aspetto
cargo non ha più interessato le Ferrovie dello Stato e quindi è
venuto meno anche questo mezzo di trasporto a buon mercato.
Quindi la vorrei invitare, se lei ed il suo Gruppo lo ritiene
opportuno, a ritirare questo tipo di emendamento, questo
emendamento che prende una piega abbastanza dolorosa e credo anche
un po' imbarazzante.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, qui è proprio
il caso di dire che il Governo dà ed il Governo toglie. L'anno
scorso ci siamo ritrovati in quest'Aula e voglio rinfrescare un po'
la memoria a tutti, non è stato il Movimento 5 Stelle a proporre
questa norma, l'ha portata il Governo in finanziaria ed ora ci
ritroviamo con la stessa maggioranza di questo Governo che riporta
in Aula un provvedimento per andarla a togliere.
E noi ci ritroviamo, come nella prima parte, a dire: guardate,
una buona norma, va bene, magari non dobbiamo essere eccessivi .
Allora, se vi ricordate abbiamo scaglionato l'inserimento nei due o
nei tre anni, se non ricordo male ed ora ci ritroviamo a difenderla
come se fosse una norma che abbiamo proposto noi, ma tant'è la
riteniamo giusta perché approfondiamo anche, mica ce l'abbiamo - mi
perdonerà il collega Digiacomo - il nostro non è un accanimento
terapeutico semplicemente perché chi ha le cave per noi è brutto e
cattivo, è una persona che lavora, però approfondiamo.
Vedete, io faccio parte della III Commissione ed insieme con un
vostro collega, l'onorevole Bruno Marziano che è il Presidente,
abbiamo incontrato le Camere di Commercio di Stoccarda, di Monaco e
di Vienna che sono venute proprio qui a cercare di dare una
convenzione per venire a comprare i nostri marmi e le nostre pietre
perché sono più a buon mercato rispetto al mercato tradizionale
che loro hanno in questo momento che è quello di Massa e di
Carrara. Questo che significa? Significa che noi lo vendiamo a
meno. Significa che i nostri produttori se lo vendono a meno
evidentemente avranno meno tasse da pagare, tant'è che l'anno
scorso, ad appannaggio di questo ragionamento, lo stesso Governo
dice per introdurre questa norma che si deve cominciare a normare
un settore nel quale in Sicilia e credo che sia una delle
pochissime regioni non si pagava nulla.
Ora, io posso abbandonarmi a tutti i ragionamenti politici?
Chiaramente non lo farò. Però, un ragionamento mi permetterete di
farlo. In questa finanziaria - e ora mi rivolgo ai colleghi del
Partito Democratico - una cosa di sinistra la volete fare, invece
che mettervi sempre contro le persone normali? Cioè state
abbassando le tasse ai petrolieri, ai cavatori, ma una cosa di
sinistra la facciamo o no? Perché diversamente io rimango basito di
fronte a questa cosa qui Queste non sono scelte normali. Questa è
la finanziaria della marcia indietro. A maggio abbiamo messo la
prima e poi ci siamo resi conto che forse era meglio tornare
indietro. Ci sono due norme che tornano indietro.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sicuramente la
proposta che è stata fatta e che mi auguro l'Aula approvi, è
proprio di sinistra onorevole Cancelleri. Mi dispiace sconfessarti
e mi dispiace anche sconfessare il collega Ciaccio che stimo
moltissimo. Io non ho detto di essere di sinistra, ma di appoggiare
tante iniziative di sinistra. Vi posso assicurare che in dieci anni
e sei mesi di sindaco molte cose che ho posto in essere erano di
sinistra, almeno questo mi è stato detto e me ne sono sempre
vantato.
CRACOLICI. Hai il torcicollo come tanti
FAZIO. Non ho il torcicollo, onorevole Cracolici. Le proposte che
effettivamente ho sentito si basano su studi fatti a tavolino.
Io inviterei, invece, i colleghi a conoscere da vicino la realtà
di Custonaci e la realtà delle cave, forse cambierebbero del tutto
opinione. Per quello che mi riguarda conosco molto bene questa
realtà e vi assicuro che i colleghi che mi hanno preceduto che
hanno descritto la situazione non l'hanno descritta nella loro
pienezza perché è un comparto che era in crisi e continua ad essere
in crisi. E questo Governo che l'anno scorso ha intrapreso una
iniziativa a mio avviso improvvida ed era stata oggetto subito di
contestazione, non solo mia ma anche di tantissimi altri colleghi,
ciò nonostante ha voluto a tutti i costi introdurre un tipo di
imposta che nella realtà non solo è risultata inattuabile ma,
consentitemi, anche del tutto iniqua.
Sfido io, onorevole Ciaccio, e vorrei vedere il contrario quando
il Governo si è reso conto appena dopo qualche mese che la norma
che aveva approvato o che aveva fatto approvare risultava talmente
difficile, in ordine alla sua attuazione e soprattutto iniqua
nell'ambito dei destinatari.
E' ovvio che è addivenuta ad una riflessione sul percorso
intrapreso. E' una verifica sulla decisione che in qualche modo
aveva assunto. Quando ha toccato con mano che le presunte entrate
che aveva in qualche modo immaginato non si sono concretizzate
affatto addirittura obiettivamente era talmente difficile la sua
applicazione che non è riuscita a ricavarne neanche un centesimo.
E comunque, l'intervento normativo non prevede l'esclusione in
ordine alla sua imposizione perché la norma che si intende
modificare introduce una metodologia e un sistema molto più
adeguato di quello che effettivamente si intende modificare che è,
appunto, il raddoppio dell'imposta che - a mio avviso - non è di
poco conto e che bene o male determina quell'obbligo di
contribuzione da parte degli utenti nei confronti ovviamente della
collettività dello Stato, fermo restando, così come d'altronde è
stato anticipato anche da chi è intervenuto, che è un settore
sicuramente che va monitorato, soprattutto che va aiutato
nell'ambito, appunto, delle autorizzazioni delle concessioni.
Non voglio dilungarmi perché, obiettivamente, l'ora è veramente
tarda, ma sfido io chiunque a vedere qual è la situazione delle
concessioni minerarie in questo momento e che tipo di difficoltà
trovano gli imprenditori nello svolgimento dell'attività e quali
sono le conseguenze che subiscono ogni giorno.
E poi parlerei di imposizione. Per quello che mi riguarda invito
l'Aula a bocciare l'emendamento soppressivo che è stato proposto e
invito anche gli altri che hanno proposto il medesimo emendamento a
ritirarlo.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO, Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sarò
telegrafico
D'AGOSTINO. E' il club dei trapanesi
TURANO. Il club dei trapanesi si distingue per sostenere le
categorie che producono e che fanno arricchire la provincia di
Trapani, il problema dei cavatori della provincia di Trapani è che
si chiamano tutti Salvatore, Vincenzo, Giovanni, lo dico
provocatoriamente, nessuno si chiamo JR perché quando il Movimento
5 Stelle accosta la tassa sui petrolieri a quella sui cavatori, mi
sembra che fa un errore di grammatica. Io non conosco né
petrolieri, né miliardari a Custonaci, conosco artigiani che
lavorano ogni giorno e che sono tartassati da una tassa odiosa che
non viene pagata sull'attività di produzione, ma sull'attività di
estrazione, il che significa che ogni qual volta estraggono senza
produrre e capita spesso nelle cave perché la vena della pietra non
permette di avere lastre di marmo vendibili, non guadagnano, hanno
lavorato e devono pure pagare una tassa sul lavoro speso
inutilmente.
Ecco perché io credo che la pretesa che viene avanzata è quasi
surreale e ritengo che con buon senso dovrebbe essere ritirato
l'emendamento che vuole sopprimere l'articolo ed essere appunto
mantenuto l'artico che reintroduce un principio di giustizia.
RINALDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io voglio fare una
preghiera ai colleghi, ma anche a lei, Presidente. E' mezzanotte e
venti, noi ancora siamo arrivati al 46.62, abbiamo ancora 60
emendamenti da fare più gli emendamenti aggiuntivi e più la
riscrittura di alcuni emendamenti aggiuntivi.
Io capisco, per carità, le esigenze territoriali di tutti, ma
pregherei i colleghi e pregherei anche lei quando siamo in
votazione di non dare più la parola perché qua si farà mattina. Se
possiamo accelerare la pregherei sulle discussioni che interessano
il territorio vediamo di dare anche minor tempo, ma chiedo la
sensibilità di tutti i colleghi di procedere in maniera celere per
approvare questa benedetta finanziaria, perché vi ricordo che dopo
l'approvazione la Giunta si dovrà riunire per apportare tutte le
modifiche e poi dobbiamo ritornare nuovamente in Aula per
approvare. Quindi, vi chiedo acceleriamo la procedura.
PRESIDENTE. Onorevole Rinaldi, mettetevi d'accordo perché se
accelero mi bacchettate in un modo, se do spazio mi bacchettate in
una altro. Lavoriamo, cerchiamo di non perdere tempo con altri
interventi cerchiamo di essere tutti molto più sintetici.
Pongo in votazione l'emendamento 46.17. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario maggioranza.
CANCELLERI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale.
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 46.17
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'emendamento 46.17..
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 64
Votanti .. 62
Maggioranza 32
Favorevoli 17
Contrari 42
Astenuti 3
(Non è approvato)
L'emendamento 46.26 e l'emendamento 46.34 sono inammissibili.
Si passa all'emendamento 46.38. Il comma 10 è soppresso. Onorevole
Musumeci, lo ritira?
MUSUMECI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.39dell'onorevole Musumeci..
MUSUMECI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
46.16 a firma dell'onorevole Falcone. Il comma 12 è soppresso.
Onorevole Falcone?
FALCONE. Signor Presidente io chiederei che ci fosse, come dire
siccome ritengo che questo sarà un articolo impugnato, ora non
perché me ne voglia il collega Cracolici. Io credo che questo
articolo non doveva mai affluire in questa finanziaria intanto
perché riguarda una norma di tabella H, intervento specifico che
era stato censurato qualche tempo fa. Siccome io vedo, come dire,
l'andazzo è quello. La maggioranza è convinta che deve fare
arrivare in finanziaria qualunque cosa buona o cattiva che sia, io
siccome ritengo che alla fine contrapporsi comunque non serve, mi
rimetto alla volontà del Governo, il Governo mi dice di ritirarlo e
io lo ritiro e su questo articolo io ho seri dubbi, serie
perplessità anche di altro tipo.
PRESIDENTE. L'emendamento 46.16 è ritirato.
CIACCIO. Il Movimento 5 Stelle lo fa proprio.
PRESIDENTE. .Pongo in votazione l'emendamento 46.16. Il parere del
Governo?
BIANCHI, Assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, Presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario maggioranza.
CIACCIO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 46.16
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 46.16.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 62
Votanti 61
Maggioranza 31
Favorevoli 28
Contrari 31
Astenuti 2
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 46.46 a firma dell'onorevole Musumeci.
MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'emendamento 46.27 è inammissibile.
Si passa all'emendamento 46.19, a firma dell'onorevole Falcone
Il comma 14 è soppresso .
FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto
L'emendamento 46.47 è ritirato. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.55 a firma dell'onorevole
Cancelleri.
CANCELLERI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.48 Il comma 15 è soppresso .
MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.20.
FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L?Assemblea ne prede atto.
Gli emendamenti 46.28 I parte, 46.32 e 46.28 II parte, sono
superati.
Si passa all'emendamento 46.21 Il comma 16 è soppresso .
Onorevole Falcone lo ritira?
FALCONE. Lo vorrei spiegato dal Governo questo articolo.
DINA, Presidente della Commissione e relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA, Presidente della Commissione e relatore. Signor Presidente,
nel 2012 è stata votata da questo Parlamento una norma che
impegnava il Governo a rivisitare il divario tra i pensionati
regionali e il personale in servizio.
E' un divario che si attesta intorno al 35-45 per cento ed è
superiore a quello che è ammesso anche dalle indicazioni della
Comunità Economica Europea.
Pertanto, questo impegno lo stiamo prolungando fino al 2014 e
stiamo in questo momento consentendo di contenere questo divario
con un milione di euro per tre anni.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, ritira l'emendamento 46.21?
FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.49, a firma dell'onorevole Musumeci.
MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.33, a firma del Movimento 5 Stelle Il
comma 16 è soppresso .
CANCELLERI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.50, a firma dell'onorevole Musumeci.
MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.52, a firma dell'onorevole Gianni.
GIANNI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.60, a firma degli onorevoli Milazzo e
Gucciardi.
GUCCIARDI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.37, a firma degli onorevoli
Ruggirello, Cascio S., Currenti, Nicotra, Sudano e Lentini.
RUGGIRELLO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.35, a firma dell'onorevole Ruggirello.
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, onorevoli deputati, intervengo solo per precisare che
l'emendamento prevede l'inserimento del Regolamento attuativo che è
già previsto, anzi, è già al parere del CGA.
RUGGIRELLO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. L'emendamento 46, a firma
dell'onorevole D'Agostino è stato già votato.
Si passa all'emendamento 46.51, a firma degli onorevoli Formica,
Ioppolo e Musumeci.
MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
46.55 III parte, a firma del Movimento Cinque Stelle.
TRIZZINO. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRIZZINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, torno al discorso
fatto prima, quando abbiamo aperto il dibattito sull'articolo 46.
Questa norma che verrebbe recepita è l'articolo 5 del decreto
legge, poi convertito, 70 del 2011.
Noi non siamo contrari sulla sostanza della norma perché cosa va
a fare questo articolo?
Va a rinnovare quello che è il testo unico, il 380 del 2011, in
materia di edilizia.
E' chiaro, però, che calare in modo diretto ed automatico la
normativa nazionale, all'interno di un ordinamento giuridico per il
quale, tra l'altro, è previsto, ai sensi dell'articolo 12,
autonomia statutaria, mi sembra quanto meno frettoloso.
Perché frettoloso? Perché, cosa va a disciplinare questo articolo?
Procedure per il rilascio del permesso di costruire quando, in
realtà, in Sicilia si applica ancora la concessione ex articolo 36
della legge 71 del 1978; si applica una disciplina specifica per
quanto riguarda la SCIA, quando già la SCIA, ex articolo 19 del
procedimento amministrativo, sul procedimento amministrativo 241,
già trova applicazione in Sicilia perché, come noto, è stato
recepito dalla legge 5 del 2011, per cui, anche in questo caso,
dove sta la novità? Dobbiamo chiederci, quando andiamo a recepire
in modo diretto una normativa nazionale, quali sono le migliorie
che apportiamo.
Ecco perché stiamo sollevando questo dubbio. Altri elementi che
portano ad interrogarci sull'applicazione diretta, sono quelli
relativi all'obbligo di trascrizione dei negozi, aventi diritti
edificatori.
Questa norma va ad incidere sul Codice Civile, che si applica. I
commi dal 9 al 14 parlano di misure di incentivazione del
patrimonio esistente, il cosiddetto Piano casa, ma anche in Sicilia
esiste il Piano casa, in misura diversa, chiaramente, perché la
legge 6 del 2010 lo applicava per gli ampliamenti volumetrici e per
ogni cubatura, eccetera, fino al 2014, ma è chiaro che, comunque,
una normativa già esiste.
Ripeto, non siamo contrari nella sostanza, ma nel metodo. Una
norma tecnica di questo livello deve essere attenzionata dalla
Commissione legislativa competente.
Esiste una Commissione legislativa che è la IV che è deputata
all'analisi di una materia delicata come l'urbanistica. Per non
offendere i nostri padri che, negli anni passati, hanno lottato per
difendere il territorio, chiaramente, mi riferisco a Pier Santi
Mattarella, è chiaro che bisogna, quantomeno, onorare il lavoro che
è stato fatto per cui, mi sembra doveroso cassare questa norma e
ripresentarla all'interno della Commissione che, sicuramente, si
occuperà in maniera più approfondita, di tutta la questione e
attenzione, e concludo, non dimentichiamoci che la materia
urbanistica non è soltanto sui titoli abilitativi.
Il problema principale in Sicilia è la pianificazione che manca.
Prima si pianifica e, poi, si agisce, in secondo luogo.
SUDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, onorevole colleghi, innanzitutto devo
dire a quest'Aula che, nonostante, il presidente Trizzino sia
presidente della IV Commissione e ci siamo insediati da più di un
anno, non abbiamo mai trattato in una sola Commissione l'argomento
che riguardi l'urbanistica di questa Regione. Quindi, mi dispiace
che dica che questi argomenti debbano essere trattati in
Commissione. Se almeno ci avesse dato la possibilità di trattarli,
le sarei stata grata.
Ritengo che in una finanziaria come questa, dove comunque non
stiamo trattando solo argomenti squisitamente finanziari, ma dove
siamo andati a toccare un po' tutti i temi che riguardano lo
sviluppo di questa Terra, non si possono non recepire delle norme
che, comunque in questo momento storico, possono solo agevolare a
sburocratizzare la macchina regionale.
E tra questi, vorrei dire all'onorevole Trizzino, che non trovo
niente di sconvolgente se attivassimo in Sicilia, che questa norma
prevede, lo sportello unico per l'edilizia. Perché lo sportello
unico per l'edilizia, che viene applicato in tutta Italia, leva
quelle famose clientele che chiedono al politico di spostare una
pratica da un ufficio all'altro, caro onorevole Trizzino, dando la
possibilità ad ogni cittadino di andare ad uno sportello, portare
la propria richiesta di concessione, autorizzazione, e sarà lo
sportello unico a fare tutto ciò che deve fare: dai pareri della
sovrintendenza, del Genio civile, dei vigili del fuoco, senza
dovere andare dal politico di turno,
Quindi, mi dispiace che cose che possono essere innovative e che
possono essere utilizzate in tutta Italia, in Sicilia dobbiamo
rimanere sempre indietro. Così come era importante oggi, in questa
finanziaria, inserire il decreto del Fare'. Perché il decreto del
Fare' prevedeva una proroga a cinque anni delle concessioni
edilizie.
Credo che, in un momento di crisi delle imprese, almeno prorogare
da tre a cinque ed evitare che si pagassero ulteriori oneri
concessori poteva essere una cosa importante. Non ci trovavo niente
di scandaloso e mi dispiace che molti colleghi si siano ribellati
ad inserire queste norme.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido
pienamente l'iniziativa del Governo in questo settore e la
condivido, caro onorevole Presidente della Regione perché,
purtroppo, l'autonomia legislativa in materia di lavori pubblici
per la Sicilia è stata ed è una grande palla al piede.
Noi perdiamo l'opportunità dei finanziamenti che nel resto delle
altre Regioni d'Italia vi sono grazie al decreto del Fare' e che
l'assessore Valenti con un proprio disegno di legge di recepimento
del Testo Unico ha presentato da tempo in I Commissione legislativa
e che dobbiamo discutere.
Io ritengo che una finanziaria che debba mettere in moto
l'economia e debba riuscire a dare risposte ad un territorio, debba
collegarsi con il resto d'Italia. Non è possibile che il Testo
Unico possa valere per tutte le Regioni tranne che per la Sicilia
perché ha una autonomia ormai legislativa totalmente fallimentare,
caro Presidente.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quello che vale
volevo dare il mio contributo sull'argomento perché, onorevole
Cimino, quello che ha detto è vero, però, ci andrei con i piedi di
piombo e le spiego il perché.
Il Testo Unico, laddove, effettivamente, dovesse essere recepito
dalla Regione siciliana, annullerebbe non so quanti anni di
autonomia. Non solo: abbiamo delle norme che, sinceramente, credo
ci caratterizzino e che, a mio avviso, non possono essere annullate
semplicemente e solamente con un atto di ricezione e basta. E'
ovvio che l'argomento in questione necessita di una attenzione
particolare che non può essere dedicata, ovviamente alle 00.30,
parlando di finanziaria. L'argomento urbanistica' in Sicilia,
consentitemi, veramente necessita di una attenzione particolare e
di una riforma particolare. Mi dispiace. Io non sono tra coloro i
quali intende recepire, in maniera supina, la normativa nazionale,
perché significa abdicare e non riconoscere l'autonomia che il
nostro legislatore ci ha riconosciuto. Non solo, anche noi
riconosciamo forse la nostra incapacità a legiferare in una materia
così complessa. Mi dispiace non sono d'accordo, non sono tra coloro
i quali pensano che, obiettivamente, non siamo in grado di potere
legiferare.
Credo che siamo in grado di potere legiferare, e forse meglio
rispetto al legislatore nazionale; c'è semplicemente un problema di
volontà di volerlo fare correttamente.
Per quanto riguarda l'argomento, mi spiace onorevole Trizzino,
devo essere sincero, la dizione che in qualche modo viene formulata
e introdotta salvaguarda la specificità, tant'è vero che, bene o
male, ti dice espressamente in quanto compatibile, il che significa
bene o male, salvaguarda la specialità, introduci la
semplificazione come lo sportello unico e, a mio avviso, è da
recepire, non è affatto da annullare.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 46.55 III parte. Il
parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contraria a maggioranza.
FERRANDELLI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
(La richiesta è appoggiata a termini di Regolamento)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 46.55 III parte
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 46.55 III parte.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 62
Votanti 61
Maggioranza 31
Favorevoli 19
Contrari 42
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 46.43, a firma degli onorevoli Formica,
Ioppolo e Musumeci.
MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.54, a firma del Movimento Cinque
Stelle.
DI GIACINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Allora, siccome sono il proponente di questo comma,
ho già concordato sia con l'Assessore che con i Gruppi di
minoranza, di inserire questo comma in una semplificazione sugli
enti locali, sulle norme sugli enti locali, per cui sottoscrivo
anch'io la soppressione del comma Presidente.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 46.54. Il parere
della Commissione?
DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Gli emendamenti 46.44, 46.53, 46.56, 46.59, 46.61sono tutti
preclusi. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
46.40, a firma degli onorevoli Formica, Ioppolo e Musumeci.
MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.41, a firma degli onorevoli Formica,
Ioppolo e Musumeci.
MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all' emendamento 46.58, a firma del Movimento Cinque
Stelle.
FOTI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 46.31, a firma dell'onorevole D'Asero,
Alongi, Cascio, Fontana, Germanà, Milazzo e Vinciullo.
D'ASERO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Allora, pongo in votazione l'articolo 46, così come emendato. Chi
è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(L'Assemblea approva)
Si passa agli emendamenti aggiuntivi. Li stiamo distribuendo.
LENTINI. Presidente, dica al microfono che ha sbagliato a porre in
votazione l'articolo 46.
PRESIDENTE. Non si preoccupi, onorevole Lentini, è tutto regolare.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi le rubo pochi
secondi per fare una domanda, proprio perché non so darmi una
risposta. Quindi, vorrei un chiarimento. Ma se l'articolo 46, così
come emendato, è stato approvato - queste erano le sue parole -,
gli aggiuntivi a cosa si aggiungono?
PRESIDENTE. Si aggiungono al 46.
CANCELLERI. Se è già approvato, non si possono aggiunger.
PRESIDENTE. Mi dicono gli uffici, ed io non ho motivo di non
credere a ciò che mi dicono, votato il 46 si votano, poi, gli
emendamenti aggiuntivi che si aggiungono all'articolo, così come è
stato votato.
Sull'ordine dei lavori
CIACCIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, da quello che ho
capito, quindi, tutti gli aggiuntivi li trattiamo tutti assieme.
Quindi, anche A.GOV va insieme a tutti gli aggiuntivi. Non è che,
adesso, il mutuo di un miliardo viene trattato prima? Passiamo,
chiudiamo tutti assieme e vediamo tutti gli aggiuntivi o ho capito
male io? Non riesco a capire. O sono aggiuntivi, e vanno insieme a
tutti gli aggiuntivi e, se non ricordo male, qua gli uffici mi
dicono che c'è un faldone voluminoso, oppure non ho capito come
vengono votati. Vorrei un chiarimento.
PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 0.49, è ripresa alle ore 0.51)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Per chiarezza, proceduralmente non c'è stato niente di
sbagliato a votare l'articolo 46, perché altrimenti verrebbe fuori
un articolo mostruoso con 200 commi o cose del genere.
Adesso procediamo con l'emendamento A.GOV che è stato già
distribuito, al quale sono stati presentati una serie di
subemendamenti.
Poi, il tutto verrà votato all'interno di tutta la manovra
finanziaria.
CIACCIO. Tutti gli emendamenti aggiuntivi sono uguali a questo?
PRESIDENTE. Per chiarezza: non c'è alcuna anomalia procedurale.
ZITO. Qual è l'articolo del Regolamento? Così vado a verificare.
PRESIDENTE. Come dicevo prima, gli Uffici mi spiegavano che è una
questione procedurale. Proceduralmente è previsto così, possiamo
andare avanti.
E' stato distribuito l'A.GOV. Onorevoli colleghi, stanno arrivando
ancora altri emendamenti.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 1.04, è ripresa alle ore 1.46)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, Assessori, rientriamo in Aula dopo
la Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari.
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor, Presidente, onorevoli
deputati, colleghi, alla luce della Conferenza dei Presidenti dei
gruppi parlamentari, il Governo annuncia di ritirare tutti gli
emendamenti tranne l'emendamento A.GOV, ed esattamente la parte che
va dal comma 13 al comma 16, tutto il resto è da ritenersi
ritirato.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento A.GOV.33. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DI GIACINTO, vice presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento A.GOV., dal comma 13 al comma 16.
Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
DI GIACINTO, vice presidente della Commissione. Favorevole.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
FALCONE, relatore di minoranza. Mancano gli emendamenti
riguardanti APS, prezziario e fondo quotativo. Il comma 16 è
approvato secondo la riscrittura dell'assessore Bianchi.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento A.Gov.29, col parere
favorevole del Governo e della Commissione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione col parere favorevole del Governo e della
Commissione l'emendamento A.Gov. 31. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione col parere favorevole del Governo e della
Commissione l'emendamento A. Gov. 32. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 47. Ne do lettura:
TITOLO II
Effetti della manovra e copertura finanziaria.
«Art. 47.
Fondi globali e tabelle
1. Gli importi da iscrivere nei fondi globali di cui all'articolo
10 della legge regionale 8 luglio 1977, n. 47 e successive
modifiche ed integrazioni, per il finanziamento dei provvedimenti
legislativi che si perfezionano dopo l'approvazione del bilancio,
restano determinati per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016 nelle
misure indicate nelle tabelle A' e B' allegate alla presente
legge, rispettivamente per il fondo globale destinato alle spese
correnti e per il fondo globale destinato alle spese in conto
capitale.
2. Ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera c), della legge
regionale 27 aprile 1999, n. 10 e successive modifiche ed
integrazioni, le dotazioni da iscrivere in bilancio per l'eventuale
rifinanziamento, per non più di un anno, di spese in conto capitale
autorizzate da norme vigenti e per le quali nel precedente
esercizio sia previsto uno stanziamento di competenza, sono
stabilite negli importi indicati, per l'anno 2014, nell'allegata
tabella C'.
3. Ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera d), della legge
regionale 27 aprile 1999, n. 10 e successive modifiche ed
integrazioni, le autorizzazioni di spesa recate dalle leggi
indicate nell'allegata tabella D' sono ridotte degli importi
stabiliti, per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, nella tabella
medesima.
4. Ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera e), della legge
regionale 27 aprile 1999, n. 10 e successive modifiche ed
integrazioni, le autorizzazioni di spesa recate dalle leggi a
carattere pluriennale indicate nell'allegata tabella E' sono
rimodulate degli importi stabiliti, per ciascuno degli anni
finanziari 2014, 2015 e 2016, nella tabella medesima.
5. Ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera f), della legge
regionale 27 aprile 1999, n. 10 e successive modifiche ed
integrazioni, le leggi di spesa indicate nella allegata tabella F'
sono abrogate.
6. Ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera g), della legge
regionale 27 aprile 1999, n. 10 e successive modifiche ed
integrazioni, gli stanziamenti autorizzati in relazione a
disposizioni di legge la cui quantificazione è demandata alla legge
finanziaria sono determinati nell'allegata tabella G'.
7. Ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera i), della legge
regionale 27 aprile 1999, n. 10 e successive modifiche ed
integrazioni, le spese autorizzate relative agli interventi di cui
all'articolo 200, comma 1, della legge regionale 23 dicembre 2000,
n. 32 e successive modifiche ed integrazioni, sono indicate
nell'allegata tabella I'.
8. Ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera l), della legge
regionale 27 aprile 1999, n. 10 e successive modifiche ed
integrazioni, gli importi dei nuovi limiti di impegno per ciascuno
degli anni considerati dal bilancio pluriennale, con l'indicazione
dell'anno di decorrenza e dell'anno terminale, sono determinati
nell'allegata tabella L'.
9. Ai sensi del comma 10 dell'articolo 17 della legge 31 dicembre
2009, n. 196 e successive modifiche ed integrazioni, le
disposizioni della presente legge che comportano nuove o maggiori
spese hanno effetto entro i limiti della spesa espressamente
autorizzata dalle relative norme finanziarie. Con decreto del
Ragioniere generale della Regione, da pubblicare nella Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana, è accertato l'avvenuto
raggiungimento dei predetti limiti di spesa. Le disposizioni
recanti espresse autorizzazioni di spesa cessano di avere efficacia
a decorrere dalla data di pubblicazione del decreto per l'anno in
corso alla medesima data».
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, io volevo chiedere soltanto che in
sede di coordinamento, visto che all'articolo 46 abbiamo votato il
Coppem che era una legge già esistente che autorizzava, diciamo,
l'Ente, adesso stiamo facendo una legge di autorizzazione di spesa,
chiedo che venga coordinata con l'articolo 18 nella tabella
allegata. Quindi, questo è il senso perché ha la stessa
fattispecie.
Comunico il ritiro di tutti gli emendamenti soppressivi.
Pongo in votazione l'articolo 47 con la tabella annessa. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, a noi è arrivato un prospetto allegato, ma ieri abbiamo
votato l'allegato 2, quello degli accantonamenti. In sede di 117,
pregherei la Presidenza che quella parte che riguarda le spese di
funzionamento dell'ARS, con il secondo comma venga rettificata.
Questo è un impegno che la Presidenza deve prendere con l'accordo
unanime di tutti.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, dopo l'articolo 48 voteremo il 117
e verranno distribuiti per cui si avrà contezza di quanto da lei
sottolineato.
Si passa all'articolo 48. Ne do lettura:
«Art. 48.
Effetti della manovra e copertura finanziaria
1. Gli effetti della manovra finanziaria della presente legge e la
relativa copertura sono indicati nel prospetto allegato.
2. Le disposizioni della presente legge si applicano, ove non
diversamente disposto, a decorrere dall'1 gennaio 2014».
Lo pongo in votazione con il prospetto riepilogativo della
finanziaria..
CRACOLICI. Con la questione che ho posto.
PRESIDENTE. Certamente. Onorevoli colleghi. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 49. Ne do lettura:
«Art. 49.
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno stesso della
sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Chiedo due minuti di
attenzione. Credo che tutti voi sapete che la legge di stabilità
nazionale ha previsto in materia di urbanistica la durata della
concessione edilizia, che era prevista per tre anni, peri cinque
anni. Ma ha fatto anche una cosa in più: ha previsto la
possibilità, per i certificati di agibilità e di abitabilità che
possano essere rilasciati senza necessariamente dover completare,
ultimare, le strutture di cui fanno parte purché siano delle unità
indipendenti. Avevo presentato un emendamento, e il Governo lo ha
fatto proprio poiché ha riconosciuto che se non c'è un intervento
normativo di ricezione la normativa nazionale non trova
applicazione nella Regione Siciliana. Credo che se facciamo un
minimo sforzo e la recepiamo credo che faremmo una cosa molto utile
ai siciliani. Non costa una lira ma i vantaggi sono enormi. In
questo caso penso che dovremmo fare il massimo sforzo. Invito
pertanto il Presidente, tenuto conto che tutti i Capigruppo erano
d'accordo all'inserimento di questo argomento nell'ambito della
votazione, a sottoporre all'Aula l'emendamento.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo aggiungere
a quanto detto dall'onorevole Fazio che l'autonomia si manifesta
con i fatti concreti. Se c'è una norma nazionale che merita solo di
essere recepita e con il recepimento consente di dare un benefico
per la realtà siciliana, penso che
PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, lei sa benissimo che io sono
vincolato con quello che è stato deciso in conferenza capi gruppo
per cui proseguiamo.
Pongo in votazione l'articolo 49. Chi è favorevole resti seduto:
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Prima di passare alla votazione finale dobbiamo votare il 117. Gli
uffici mi richiedono almeno cinque minuti di sospensione per
mettere a posto le carte.
La seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 2.15, è ripresa alle ore 02.28)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Se prendete posto sta per essere distribuito questo piccolo
fascicolo con il 117, sono gli aggiustamenti formali che sono
dovuti dopo la trattazione di tutta la finanziaria.
Pongo in votazione l'emendamento 117.15. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.1. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.3. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.4. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.5. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.2. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.6. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.7. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.8. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.16. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.17. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.9. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.10. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.11. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.12. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.19. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.18. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.13. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.14. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.20. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che a seguito della precisazione dell'onorevole
Cracolici, in sede di coordinamento formale, il comma 12
dell'articolo 46 sarà inserito nell'allegato 1 all'articolo 18.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
numero 670/A
«Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014. Legge
di stabilità regionale»
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio nominale
del disegno di legge Disposizioni programmatiche e correttive per
l'anno 2014. Legge di stabilità regionale (670/A).
Indìco la votazione per scrutinio palese nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 63
Votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 39
Contrari 22
Astenuti 1
(L'Assemblea approva)
Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per dare la possibilità
alla Giunta regionale di approvare la nota di variazione al
bilancio, così come prescritto dall'articolo 73 quinques del
Regolamento interno: A seguito di approvazione del disegno di
legge finanziaria la Presidenza sospende la seduta per consentire
alla Giunta di Governo di approvare e presentare all'Assemblea la
nota di variazione al bilancio di previsione della Commissione
Bilancio e di esprimere il parere sulla medesima nota .
La seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 02.34, è ripresa alle ore 02.52)
Assume la Presidenza il presidente Ardizzone
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione la Nota di
variazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini
del giorno:
- dal numero 128 al numero 137; il 147; il 155; dal numero158 al
numero 165; dal numero 170 al numero 202; il 204, il 205; dal
numero 207 al numero 239.
BIANCHI, assessore per l'economia. Il Governo li accetta come
raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'onorevole Laccoto vuole ricordare al Governo la circolare che
deve essere emanata ai comuni in ordine alla questione della
possibilità di assunzione dei precari, quindi i comuni sono in
attesa.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di
legge numero 669/A
«Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio
2014-2016»
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio nominale
del disegno di legge numero 669/A «Bilancio di previsione della
Regione siciliana per l'anno finanziario 2014 e bilancio
pluriennale per il triennio 2014-2016», come modificato dalla Nota
di variazione.
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 66
Maggioranza 34
Favorevoli 44
Contrari 22
(L'Assemblea approva)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a giovedì 23
gennaio 2014, alle ore 11.00, con il seguente ordine dei giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
I - Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Promozione della ricerca scientifica in ambito sanitario.
(n. 494/A) (Seguito)
Relatore: on. Turano
2) - Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Nor
per l'apertura di una casa da gioco nei Comuni di Taormina e
Palermo'. (n. 180/A) (Seguito)
Relatore: on. Rinaldi
3) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
dello Statuto, recante 'Modifica dell'articolo 36 dello Statuto
della Regione, in materia di entrate tributarie'. (n. 162/A)
Relatore: on. Cimino
4) - Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35. (n.
127-30/A)
Relatore: on. Cappello
5) - Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi
derivanti dall'amianto. (nn. 381-3-306-346/A)
Relatore: on. Cascio Salvatore
6) - Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
Sicilia. (n. 500/A)
Relatore: on. Di Giacinto
La seduta è tolta alle ore 02.56 di mercoledì 15 gennaio 2014
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO 1
Risposte scritte ad interrogazioni
Rubrica «Salute»
ZITO - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO - FERRERI - FOTI
- LA ROCCA - MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - TROISI
- VENTURINO - ZAFARANA. - «All'Assessore per la salute, premesso
che:
il Decreto 25 maggio 2010 'Riordino, rifunzionalizzazione e
riconversione della rete ospedaliera e territoriale dell'Azienda
sanitaria provinciale di Siracusa' ha attribuito alla Chirurgia
Generale del Presidio Ospedaliero 'Umberto I' 44 posti letto di cui
40 ordinari e 4 di Day Hospital;
in atto la dotazione complessiva è di 36 posti letto, dei quali 4
vengono utilizzati come Day Hospital, chiaramente insufficienti a
garantire le richieste dell'utenza. In particolare, si verifica che
pazienti in urgenza vengono costantemente appoggiati in altri
reparti, con inevitabili difficoltà sugli iter diagnostici e
terapeutici;
questo dato è acclarato dai report del 2012 che hanno visto per la
Divisione di Chirurgia un tasso di utilizzo dei posti letto del
103,61% contro il 70,81% della Chirurgia di Avola o il 73,95% della
Chirurgia di Augusta o l'89,52 della Chirurgia di Lentini;
rilevato che i quattro posti letto che dovrebbero essere destinati
al Day Hospital sono frequentemente occupati dai pazienti
ricoverati in urgenza e, pertanto, il turnover dei pazienti di DHDS
risulterebbe notevolmente penalizzato con riduzione delle
prestazioni;
preso atto che si è passati da 6 interventi di chirurgia
giornalieri a 3, in quanto l'ASP non avrebbe rinnovato l'incarico a
3 anestesisti, ragion per cui, funzionerebbe solo una sala
operatoria. Tale iniziativa pregiudicherebbe il funzionamento a
pieno regime del reparto, con plausibile aumento dei tempi
d'attesa. Nel 2012, circa 200 pazienti non sono stati operati per
l'indisponibilità dei posti letto e la carenza di una sala
operatoria dedicata alla chirurgia in regime di Day Surgery o Day
Service;
osservato che:
nonostante le numerose sollecitazioni, anche tramite la stampa
locale, al fine di attivare i posti letto previsti per legge, si
assiste all'assoluta inerzia da parte della Direzione Generale
dell'Ente;
a tutto questo va aggiunta la carenza e l'inadeguatezza degli
spazi di tutte le strutture afferenti alla Chirurgia Generale, in
particolare quelli dedicati alla degenza che non rispetterebbero
gli standard minimi previsti per legge. I locali del Day Hospital,
infatti, presentano un unico e indifferenziato servizio igienico
sia per gli uomini che per le donne e non è idoneo nemmeno agli
utenti diversamente abili e quindi risulta inadeguato sotto ogni
aspetto;
per sapere se non ritenga opportuno porre in essere tutte le
iniziative necessarie all'adeguamento nonché il giusto
dimensionamento dei posti letto del Reparto di Chirurgia generale
del P.O. Umberto I di Siracusa e al reintegro degli anestesisti».
(557)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. -«In riferimento all'interrogazione parlamentare citata
in oggetto, con la quale si chiedono iniziative volte a favorire
l'adeguamento del reparto di chirurgia generale del P.O. Umberto I
di Siracusa ed il reintegro del personale medico anestesista, si
trasmette la relazione prot. 27575 del 29 luglio 2013 con la quale
la Direzione aziendale dell'ASP di Siracusa spiega le ragioni del
temporaneo ridimensionamento del predetto reparto e fornisce i
chiarimenti circa la copertura dei posti vacanti della richiamata
disciplina.
Si fornisce inoltre la relazione prot. 55054 del 4 luglio 2013,
resa anche per analoghi atti ispettivi parlamentari dal competente
Servizio del Dipartimento pianificazione strategica, che chiarisce
l'attuale scenario relativo alle misure per il personale del
S.S.R.».
L'Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
(L' allegato alla risposta é disponibile presso l'archivio del
Servizio Lavori d'Aula)
IOPPOLO - MUSUMECI - FORMICA - CURRENTI. - «Al Presidente della
Regione e all'Assessore per la salute, premesso che:
il servizio 118 nasce in Sicilia con il preciso scopo di prestare
il primo soccorso medico in tempi rapidissimi. Per tale motivo,
sono state create postazioni di primo intervento, con personale
specializzato ed ambulanza pronti all'impiego su tutto il
territorio regionale;
uno degli obiettivi fondamentali del personale medico e paramedico
del 118 è di prestare i primi soccorsi entro otto minuti dal c.d.
lancio dell'allarme medico;
considerato che:
nonostante tale basilare prerogativa, vi sono ancora alcune zone
della Sicilia che non riescono ad essere coperte dal servizio di
primo soccorso secondo i suddetti parametri;
nello specifico, il comune di Altavilla Milicia fa parte di un
comprensorio di ben 4 Comuni (Trabia
- Casteldaccia - Altavilla Milicia - Termini Imerese), con un
bacino di quasi 45.000 abitanti, di cui 8.000 solo ad Altavilla
Milicia;
la postazione 118 più vicina al comune di Altavilla Milicia è
quella di Casteldaccia la cui ambulanza, in ordine ai tempi di
percorrenza, per raggiungere Altavilla Milicia, impiega non meno di
10 minuti, soprattutto in estate, periodo in cui sia la Statale
113, sia l'autostrada sono molto trafficate, quindi arriverebbe ben
oltre gli 8 minuti fissati, dalle disposizioni in atto vigenti,
come tempo massimo per prestare i primi soccorsi medici;
tenuto conto che:
la postazione di Casteldaccia, secondo alcuni report degli
interventi, ha effettuato presso il comprensorio di Altavilla
Milicia, circa il 60% degli interventi complessivi;
la stessa postazione di Casteldaccia spesso è priva di ambulanza,
vista la propria attività di soccorso svolta lungo la SS 113 e
l'autostrada A29, quindi nel comprensorio di Altavilla Milicia e in
alcuni casi, le ambulanze del 118 impiegano oltre 15 minuti per
arrivare sul posto, con gli evidenti rischi per la pubblica e
privata incolumità;
preso atto che, alla luce di quanto sopra, appare assolutamente
necessaria la creazione di una postazione del 118 nel Comune di
Altavilla Milicia, considerando anche che lo stesso Comune ha un
locale che è adibito a guardia medica;
per sapere se non ritengano urgente ed indispensabile istituire,
presso il comune di Altavilla Milicia, una postazione del servizio
118, nel periodo estivo, dal mese di giugno al mese di ottobre, al
fine di garantire un pronto intervento medico-sanitario alle
migliaia di siciliani che vivono nel comprensorio e dei turisti che
triplicano la popolazione nel periodo estivo, arrivando a circa
20.000 abitanti nella sola Altavilla Milicia». (1206)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. -«In riscontro all'interrogazione avente per oggetto
Interventi volti all'attivazione di una nuova postazione 118 nel
Comune di Altavilla Milizia (PA) si rappresenta che, dopo il
complesso lavoro svolto per la definizione della rete
dell'emergenza-urgenza delle ambulanze/postazioni del SUES 118 e
dei PTE, è stato proposto per il bacino della provincia di Palermo,
lo spostamento dell'ambulanza postazione di Caltavuturo MSB (h12) -
con media di n. 5 interventi/mese - ad Altavilla Milizia.
La suddetta proposta è stata sottoposta al Comitato regionale
dell'emergenza (ex art. 24, comma 8della legge regionale 14 aprile
2009, n. 5) nella riunione tenutasi lo scorso 21 novembre ed è
attualmente in discussione presso la VI Commissione legislativa
dell'A.R.S.».
L'Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino