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Resoconto d'Aula della Seduta n. 121 di venerdì 10 gennaio 2014
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   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   SIRAGUSA,  segretario f.f., dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

            Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute, da parte  dell'Assessore
  per la salute, le risposte scritte alle seguenti interrogazioni:

   N.  557 - Iniziative volte a favorire l'adeguamento del Reparto di
  Chirurgia  generale del P.O. Umberto I di Siracusa e  il  reintegro
  del personale medico anestesista.
   Firmatari:  Zito  Stefano;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello
  Francesco;  Ciaccio Giorgio;  Ciancio  Gianina;   Ferreri  Vanessa;
  Foti  Angela;  La  Rocca  Claudia;  Mangiacavallo  Matteo;  Palmeri
  Valentina;   Siragusa  Salvatore;  Trizzino  Giampiero;   Venturino
  Antonio; Zafarana Valentina;

   N. 1206 - Interventi volti all'attivazione di una nuova postazione
  118 nel comune di Altavilla Milicia (PA).
   Firmatari:  Ioppolo  Giovanni;  Musumeci  Nello;  Formica   Santi;
  Currenti Carmelo.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


      Seguito della discussione del disegno di legge «Bilancio di
                  previsione della Regione siciliana
  per l'anno finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio
                          2014-2016» (669/A)
   e del disegno di legge «Disposizioni programmatiche e correttive
                           per l'anno 2014.
                 Legge di stabilità regionale» (670/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa al II punto all'ordine del giorno:  Seguito
  della  discussione  del  disegno di legge «Bilancio  di  previsione
  della  Regione  siciliana per l'anno finanziario  2014  e  bilancio
  pluriennale  per il triennio 2014-2016» (669/A) e  del  disegno  di
  legge  «Disposizioni programmatiche e correttive per  l'anno  2014.
  Legge di stabilità regionale» (670/A).
   Invito   i   componenti  la  II  Commissione  a   prendere   posto
  nell'apposito banco.

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor presidente, onorevoli colleghi, intervengo
  soltanto  per  chiederle delle notizie riguardanti una  gara  sulla
  vigilanza fatta in questo Palazzo.
   Per  lei  che sicuramente avrà più accesso di me agli  atti  -  ho
  letto  un  po'  le  carte che mi ha dato il suo funzionario,  sulle
  quali  ho  qualche perplessità. Se lei cortesemente ci  potrà  dare
  notizie  magari  in  un'altra seduta, perché,  vede,  ho  letto  la
  relazione  di chi ha preventivamente richiesto questo servizio,  si
  tratta  della vigilanza sulla vigilanza dei lavori fatti in  questo
  Palazzo.
   Io  da  quando  sono un po' che capisco qualche cosa  sui  lavori,
  intanto  una gara su licitazione di cinque ditte di 160  mila  euro
  oltre iva, non so se sia regolare  Però, se lei mi dà delucidazioni
  e mi convince io le accetterò sicuramente.
   Inoltre vorrei chiederle la giustificazione per richiedere  questo
  tipo  di  gara  e  come  mai alla fine si è proceduto  ad  assumere
  quattro  persone che, giustamente, una volta che la  gara  è  stata
  aggiudicata  da una ditta privata non posso entrare nel  merito  di
  come vengono assunte queste persone, ma quanto meno sapere chi sono
  e,  caso  mai, vedere i curricula di queste persone che frequentano
  il Palazzo proprio per quella trasparenza che lei sempre predica  e
  che  ogni  tanto fa qualche show. Perché anche lei fa gli show.  Se
  lei  vuole  le  leggo  la  lettera che mi ha  fatto  avere  il  suo
  funzionario  che si è comportato guardi veramente  in  una  maniera
  splendida.
   L'unica  cosa  che  non  mi piace che debba  andare  dai  deputati
  Questori  a  chiedere le altre notizie, no, se l'ufficio  è  quello
  l'ufficio  mi  deve  dare tutte le notizie,  magari  lui  chiama  i
  Questori e si fa dare le carte.
   Contemporaneamente,  giusto  che ci sono,  chiedo  a  lei,  signor
  Presidente, in modo che resti agli atti, la documentazione di tutte
  le gare che si sono fatte nel 2013. Grazie.

   PRESIDENTE. Onorevole Greco, dal suo intervento emerge, come vede,
  che  gli  Uffici  le  hanno  dato copia  delle  carte  che  lei  ha
  richiesto.

   GRECO. Non tutte quelle che avevo richiesto


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                        Sull'ordine dei lavori

   GIANNI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo di  parlare
  sull'ordine  dei lavori perché parliamo di economia. Stamattina  ho
  letto  con  piacere che abbiamo perso 300 milioni  di  euro  perché
  l'Unicredit  ha  la  sede a Bologna. Ne abbiamo  parlato  ieri,  da
  quando  alcuni  deputati  politici siciliani  si  sono  venduti  le
  banche, abbiamo perso anche queste risorse.
   Assessore,  io  da  tempo  la inseguo chiedendole  gentilmente  di
  verificare come fare ad anticipare l'intervento dell'articolo 37 in
  ordine a tutte le banche, le assicurazioni, la grande distribuzione
  che  vengono in Sicilia, fanno il drenaggio delle nostre risorse  e
  poi vanno via.
   Soltanto  qualche giorno fa ho letto un articolo  del  giornalista
  Fraschilla  che  su   La  Repubblica   ha  ampiamente   parlato   e
  denunziato questa vicenda.
   Onorevoli  colleghi, non può continuare questa storia, perché  qui
  facciamo le pulci anche alla lira, anzi all'euro, quando invece  le
  banche,  le assicurazioni, la grande distribuzione vengono, drenano
  e poi vanno via.
   Allora  io  le chiedo Assessore, di verificare con il  Governo  la
  possibilità   di   intervenire   perché   queste   banche,   queste
  assicurazioni,  questa grande distribuzione  paghino  le  tasse  in
  Sicilia.
   Un  problema di cui parliamo da almeno trent'anni  Oggi, visto che
  tra  l'altro  qualche giorno fa il Governo ha finalmente  messo  in
  moto i meccanismi per consentire che in Sicilia l'articolo 37 trovi
  applicazione.
   Le  sarei  grato  se volesse darmi qualche risposta  in  ordine  a
  questo  interrogativo che potrebbe salvare migliaia  di  artigiani,
  piccole e medie imprese della Sicilia. Perché tra l'altro, non solo
  costoro si portano via le risorse, ma hanno chiuso i cordoni  della
  borsa a tutte le imprese siciliane  Ormai le banche non fanno alcun
  prestito  e  noi  continuiamo  ad avere  problemi  con  i  Forconi,
  problemi con chi si suicida perché non può pagare le tasse o  altre
  situazioni  drammatiche. E su questo mi riprometto  di  intervenire
  più tardi allorquando in finanziaria tratteremo della questione che
  quanto riguarda la SERIT.
   Signor  Presidente,  le  sarei grato se volesse  fornirmi  qualche
  risposta in ordine a quello che le ho detto.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci dobbiamo, però, in qualche modo
  intendere. Sono stati fatti due interventi, entrambi pertinenti per
  quello che riguarda l'uno la conoscenza di atti, l'altro per quello
  che  riguarda  la questione Unicredit, mi sembra più  che  attuale,
  però  siamo  in fase di finanziaria. Sono interventi  da  svolgere,
  eventualmente, a fine discussione ai sensi dell'articolo 83,  comma
  2  del  nostro Regolamento interno. Altrimenti significherebbe,  in
  questo momento, aggravare il procedimento.
   Ribadisco,   interventi  entrambi  pertinenti,   però   siamo   in
  Finanziaria.  Io  pensavo  che mi venisse  chiesta  la  parola  per
  discutere il dibattito dell'articolo 13.

   DI MAURO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. La invito come capogruppo a  darmi  una
  mano per riportare la discussione sulla finanziaria.

   DI  MAURO.  Signor  Presidente, le ricordo che ieri  sera  abbiamo
  chiuso i nostri lavori d'Aula dietro credo sua indicazione al  fine
  di  svolgere una Conferenza dei Capigruppo e stabilire un  percorso
  adeguato alla conclusione di questa finanziaria che auspico avvenga
  entro oggi.

   PRESIDENTE. Grazie onorevole Di Mauro.
   La  seduta  è sospesa fino alle ore 12.00 e convoco immediatamente
  una Conferenza dei Capigruppo in sala lettura deputati.

     (La seduta sospesa alle ore 11.18, è ripresa alle ore 11.57)

                                           Assume  la  Presidente  il
  Vicepresidente Venturino

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Informo che essendo ancora in corso la Conferenza  dei
  Presidenti dei Gruppi parlamentari presso la Sala Rossa, la  seduta
  è sospesa e riprenderà alle ore 13.30.

     (La seduta sospesa alle ore 11.58, è ripresa alle ore 14.20)

                  Presidenza del Presidente Ardizzone

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


       Determinazioni della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
                             parlamentari

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il principio di programmazione dei
  lavori,  e  l'urgenza  di  approvare i documenti  finanziari  della
  Regione  inducono  la  Presidenza dell'Assemblea  a  rassegnare  le
  seguenti  considerazioni  in  ordine all'articolazione  dei  lavori
  dell'Aula.
   Pertanto, nella mia responsabilità istituzionale, ho convocato  la
  Conferenza   dei   Capigruppo  perché,  ai  sensi   del   comma   6
  dell'articolo  121  sexies del Regolamento  interno,  organizzi  la
  discussione contingentata della legge di stabilità regionale.
   A  seguito dell'odierna riunione, il tempo complessivo disponibile
  per  ciascun  Gruppo  parlamentare per la  discussione  di  ciascun
  articolo  della manovra (votazione esclusa) è di cinque minuti  più
  un minuto per ogni deputato facente parte del Gruppo medesimo.

   PD   5 + 19 = 24
   M5S 5 + 14 = 19
   PDL  5 + 10 = 15
   UDC 5 + 10 = 15
   ART. 45 + 8 = 13
   PDS  5 + 6 = 11
   DRS 5 + 5 = 10
   LC   5 + 5 = 10
   GS- PID5 + 4 = 9
   LM   5 + 3 = 8
   MISTO 5 + 6 = 11

   TOT      145 minuti (2 ore e 25 minuti circa)

   Avverto  infine, che per rendere efficace il contingentamento  dei
  tempi di cui sopra si provvederà a staccare automaticamente l'audio
  allo scadere del tempo assegnato.

   Così rimane stabilito.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


      Seguito della discussione del disegno di legge «Bilancio di
                  previsione della Regione siciliana
  per l'anno finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio
                          2014-2016» (669/A)
   e del disegno di legge «Disposizioni programmatiche e correttive
                           per l'anno 2014.
                 Legge di stabilità regionale» (670/A)

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  riprende  il   seguito   della
  discussione  del  disegno di legge «Bilancio  di  previsione  della
  Regione   siciliana  per  l'anno  finanziario   2014   e   bilancio
  pluriennale  per il triennio 2014-2016» (669/A) e  del  disegno  di
  legge  «Disposizioni programmatiche e correttive per  l'anno  2014.
  Legge di stabilità regionale» (670/A).
   Invito   i   componenti  la  II  Commissione  a   prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Comunico che è stato presentato dal governo l'emendamento 13.2GOV,
  sostitutivo degli articoli 13 e 14.
   Assessore,  li può illustrare eventualmente assieme, anche  se  la
  trattazione sarà separata.

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Signor Presidente, onorevoli deputati, l'articolo 13 che viene, tra
  virgolette,  riunificato con l'articolo 14, prevede  l'accorpamento
  dei  consorzi  di bonifica, che attualmente sono  11  in  tutta  la
  Sicilia, in 2 consorzi di bonifica - 1 nella Sicilia orientale e  1
  nella Sicilia occidentale - allo scopo di realizzare delle economie
  di  scala  e  soprattutto  di utilizzare  meglio  e  razionalizzare
  l'utilizzazione  del  personale.  Ricordiamo  che  i  consorzi   di
  bonifica prima del 1995 erano 27, nel 1995 ne furono realizzati  11
  e,  di fatto, non c'è mai stata quella omogeneità di tipo idraulico
  e idrografico richiesta dalla razionalità e dalle norme.
   In   particolar  modo,  nel  2008,  è  stata  approvata  l'impresa
  istituzionale tra lo Stato e le Regioni, ai sensi del decreto legge
  numero  248  del  2007, convertito con legge  numero  31  del  2008
   Criteri per il riordino dei consorzi di bonifica .
   Questo  ci permetterebbe di ottimizzare bene sia la risorsa  umana
  sia   i   fatti  di  carattere  territoriale,  ma  soprattutto   la
  possibilità che i consorzi abbiano quelle entrate  private rispetto
  ad oggi per problemi di efficientamento amministrativo  non vengono
  realizzate. Ricordiamo solo che attualmente gli ettari irrigati  in
  Sicilia sono circa 70 mila; potenzialmente potrebbero diventare 170
  mila, quindi, attraverso delle opere di canalizzazione che si  sono
  avviate  negli ultimi tempi attraverso un programma finanziato  dal
  Ministero,  perché  come tutti ricorderanno, la Sicilia  per  tanti
  anni  ha realizzato le dighe, non ha fatto le canalizzazioni. Oggi,
  ci  ritroviamo invece nella situazione in cui siccome si  fanno  le
  canalizzazioni per aumentare l'efficientamento delle dighe.
   E  su alcuni consorzi, nella fattispecie, nella Sicilia orientale,
  si è verificata la situazione per cui le sorgenti dell'acqua, vedi,
  per  esempio,  la  traversa Ponte Barca Paternò, nel  consorzio  di
  Catania,   il   Lago   di  Lentini  nel  consorzio   di   Siracusa,
  l'interconnessione, ha generato spesso delle problematiche tali che
  non  riuscite a risolvere bene i problemi di efficientamento  delle
  irrigazioni.
   Con  questo articolo, in corso di distribuzione, si vuole  avviare
  questo   problema,  ma  soprattutto  si  vuole  razionalizzare   il
  personale  che diverse norme negli anni hanno inserito  all'interno
  dei  consorzi  di  bonifica. Come spesso rilevato  dal  Commissario
  dello  Stato,  la Regione deve dare un contributo  ai  consorzi  di
  bonifica   e  la  regolazione  del  personale  deve  qui   avvenire
  attraverso  il  contratto collettivo nazionale  che  gli  operatori
  della  bonifica  hanno ben specifico e quindi  questo  articolo  ha
  queste  finalità,  in maniera tale da poter realizzare una migliore
  efficienza.

   PRESIDENTE. Non ci sono iscritti a parlare.
   Prima  di  sospendere  la  seduta  per  due  minuti,  invito   gli
  assistenti  parlamentari  ad evitare ai  nostri  ospiti  di  uscire
  dall'Aula perché sospenderemo probabilmente spesso per problemi  di
  carattere procedurale.
   I  nostri graditi ospiti, quindi, possono rimanere e assistere  ai
  lavori  d'Aula  anche  durante  i momenti  di  sospensione,  quando
  chiaramente la sospensione non è lunga.

     (La seduta sospesa alle ore 14.28, è ripresa alle ore 14.30)

   La seduta è ripresa.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo  che   la
  riscrittura   dell'articolo  13,  necessiti  forse   di   ulteriori
  chiarimenti  e  mi riferisco al comma 5, dove si fa riferimento  al
  fatto  di  trasferire ai Consorzi un ulteriore somma di  otto  mila
  migliaia di euro.
   La  domanda che faccio è che siccome al comma 2 si eliminano e  si
  concentrano  tutti i Consorzi in due soli Consorzi, credo  che  sia
  opportuno  specificare  la  somma per i  due  Consorzi  costituiti,
  perché  così  non  si  capisce  se vengono  trasferite  ai  singoli
  Consorzi o ai Consorzi che in qualche modo vengono costituiti.
   Poi, se era possibile correggere alcuni errori. Sono definiti  gli
  Ambiti territoriali di operatività dei Consorzi, capisco che è  una
  stupidaggine, però credo sia opportuno forse fare delle  correzioni
  anche di ortografia.

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.
   PRESIDENTE: Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
  io   intervengo  per  chiedere  delle  delucidazioni  all'assessore
  Cartabellotta per quanto riguarda i lavoratori.
   Vero  è  che  si  accorpano in due grossi  consorzi,  orientale  e
  occidentale, ma dobbiamo stare attenti però che nella mobilità  dei
  lavoratori  ci  sia  un  organismo che controlli  queste  mobilità,
  perché  lei  sa  che  nei  Consorzi vi sono  diverse  tipologie  di
  personale.
   Assessore Cartabellotta, lei sa che ci sono diverse difficoltà  di
  funzionamento. Noi potremmo avere e dividere acqua a circa duecento
  mila  persone, ma ne dividiamo poca perché lei sa che quell'ufficio
  non funziona tanto.
   Lei sta facendo qualche cosa per riordinare questo Consorzio?

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  questa
  riscrittura è un argomento pesante, come per certi versi  lo  avevo
  appena finito di annunciare ieri, e non affronta il problema.
   Noi, se non continuiamo a rinviare i vari problemi, non credo  che
  facciamo un buon servizio.
   Ieri  ho  parlato  a  tutti gli altri colleghi a  proposito  della
  forestale,  dicendo che noi dobbiamo fare una legge di riforma  del
  sistema  forestale per dire che possiamo riqualificare il  servizio
  che questi lavoratori svolgono.
   Ora,  sul  Consorzio di bonifica mi sembra che  stiamo  procedendo
  così.  Lo  dico  con assoluta franchezza. Con il  Presidente  della
  Commissione  Territorio  e ambiente abbiamo  avuto  il  piacere  di
  ascoltare  funzionari del Ministero che sono venuti a rappresentare
  una  situazione di allarme soprattutto per il trapanese  e  per  il
  catanese, sullo stato di alcune dighe.
   Assessore Cartabellotta, non mi faccia ricordare che lei  è  stato
  nominato direttore la prima volta alla Regione siciliana alla terza
  direzione che si occupava soltanto di bonifica. Perché lei  conosce
  molto bene questi argomenti. Noi accorpiamo i consorzi di bonifica,
  ma   non   interveniamo   in   maniera  strutturale,   cercando   i
  finanziamenti   che  servono  per  garantire  i   servizi   irrigui
  all'agricoltura; un esempio su tutti è la diga Trinità in provincia
  di  Trapani, dove abbiamo il livello dell'acqua che per ora è a  68
  metri.  Il  Ministero ci chiede di mettere in sicurezza la  diga  e
  portarla  a  64  metri, ma per ora abbiamo uno sversamento  di  150
  litri di acqua al secondo.
   Presidente,  io conosco, ahimè, tanti problemi che ancora  non  si
  riescono  a  risolvere e, visto che l'Assessore le  ha  chiesto  di
  seguirmi un attimino con attenzione, vorrei che sul punto ci fosse,
  quanto  meno, l'assunzione della gravità del problema che  sto  per
  rappresentare. E questo discorso che faccio non vale  soltanto  per
  la provincia di Trapani, vale pure per la provincia di Catania.
   Per  ora  sversiamo  nei torrenti più di 150  litri  di  acqua  al
  secondo  -  ne converrà l'assessore Cartabellotta - per mettere  in
  sicurezza la diga Trinità e portarla da un livello di 68 metri a un
  livello  di  64  metri,  sapendo che non  siamo  in  condizioni  di
  garantire  la  campagna  irrigua che deve cominciare  nel  mese  di
  aprile  e  finire  nel mese di agosto, perché il livello  sarà  più
  basso rispetto a quello che serve.
   Peraltro, l'altro ieri c'è stata una riunione in assessorato, e si
  è convenuto di comunicare all'ingegnere competente dell'Assessorato
  dell'energia  il  progetto  di adeguamento  che  già  l'ufficio  ha
  predisposto, però non stiamo trovando la copertura finanziaria  per
  garantire quel servizio.
   Serve,  in questo minuto, dire che piuttosto che nove consorzi  ne
  facciamo  due?  O serve, invece, garantire le opere  indispensabili
  per permettere agli agricoltori di continuare ad avere l'acqua?
   Per  il resto, assessore Cartabellotta, vorrei essere rassicurato.
  Vedo  che  la copertura finanziaria è decrementata nell'arco  degli
  anni  per  una  percentuale  pari al 5  per  cento  annuo.  Il  che
  significa  che  si  è  attivata  una  procedura  di  blocco   delle
  assunzioni che già in verità esiste, ma in un periodo non  è  stata
  mai  rispettata e quindi abbiamo dei pensionamenti certi e possiamo
  garantire  lo  stesso  servizio con minori persone,  oppure  stiamo
  trasferendo  meno  risorse  a  questi  enti  dove  lavorano  queste
  persone.
   Sul  punto  io  credo che ci sia bisogno di una  risposta  chiara,
  perché  se  non sappiamo come procediamo non possiamo valutare  con
  attenzione.
   Detto  questo,  onorevole Presidente della Regione,  la  prego  di
  farsi  carico  di garantire la messa in sicurezza di alcune  dighe,
  perché diversamente corriamo il rischio di dover buttare 150  litri
  di acqua al secondo. Per ora dalla diga Trinità escono 150 litri di
  acqua  al  secondo  e  non possiamo garantire la  campagna  irrigua
  prossima ventura.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
  Regione,  Assessori, credo che questa riscrittura dell'articolo  13
  sia un passo in avanti rispetto a provare a cambiare questa Regione
  che,  chiaramente,  è  un  enorme  elefante  con  anni  e  anni  di
  stratificazione, anche di cattiva gestione delle risorse  pubbliche
  e  dobbiamo  dare  atto  che immaginare la riorganizzazione  di  un
  servizio  fondamentale per l'agricoltura che, oggi più che  mai,  è
  uno  dei pochi settori su cui dovremmo puntare. Voglio chiedere  al
  Presidente e all'assessore se è possibile inserire in questa  norma
  un termine ed un tempo per la relazione della valutazione organica,
  perché  credo che sia importante, rispetto a quello detto e  fatto,
  che la predisposizione, perché le due nuove macro aree, i due nuovi
  grandi  consorzi  possano  stabilire i  tempi  ed  i  modi  per  la
  definizione della dotazione organica.
   Ultimi  due  elementi di valutazione, assessore.  Se  è  possibile
  eliminare anche la tassa sul sotteso, che è una tassa ingiusta  che
  i  proprietari di terreni non irrigui sono costretti a  pagare,  un
  contributo  inutile che da la sensazione di uno  stato  vessatorio,
  anche  se  non  sono  grandi somme però sarebbe  opportuno  che  si
  possano inserirla in questa norma.
   L'ultimo  elemento, assessore, se è possibile immaginare il  piano
  di  irrigazione e di ampliamento dei comprensori irrigui che i  due
  grandi   consorzi  debbano  darsi,  perché  altrimenti   rischiano,
  comunque,  di restare organismi lontani dai produttori  agricoli  e
  dalle produzioni agricole.
   Quindi, per concludere, se può valutare la possibilità di emendare
  ulteriormente  la riscrittura con tempi per la dotazione  organica,
  eliminazione del sottopeso e stabilire i cosiddetti piani triennali
  per   l'utilizzo   delle  risorse  idriche  e   l'ampliamento   dei
  comprensori irrigui.

   BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   non   ho
  pregiudizi,  non  sono contrario alla riscrittura dell'articolo  13
  che  ha  predisposto  il Governo, anche se mi pongo  una  serie  di
  problematiche,   perché  va  bene  che  la  riscrittura   è   posta
  nell'ottica della razionalizzazione della spesa, ma io credo che un
  accorpamento  di  questa  portata debba  prevedere  delle  garanzie
  importanti per i lavoratori.
   Quando  mi  riferisco ai lavoratori, non mi riferisco  soltanto  a
  quelli  previsti in pianta organica ma nei meandri dei Consorzi  di
  bonifica che negli anni sono stati previsti per alcune categorie di
  lavoratori,  contratti a tempo determinato, a tempo  indeterminato,
  proroghe,  non proroghe. Credo che quindi da parte del  Governo  ci
  dovrebbe  essere  una  particolare  chiarezza  su  questo   aspetto
  relativo alle garanzie del personale.
   Un altro aspetto che mi dovrebbe essere chiarito è quello relativo
  ai  trasferimenti e alla mobilità perché un accorpamento di  questo
  tipo,  soprattutto se prevede soltanto due consorzi  per  tutta  la
  Sicilia, comporterà, anche dal punto di vista della mobilità e  dei
  trasferimenti,  una riorganizzazione importante che  è  giusto  che
  debba  essere  tenuta  in  debito conto, perché  dal  tenore  della
  riscrittura non emerge quali debbano essere i criteri anche per  lo
  spostamento e la riorganizzazione del personale.
   L'ultima  annotazione  la  voglio fare con  riferimento  al  comma
  quattro che fa riferimento alla riorganizzazione che è avvenuta nel
  1995,  quando venne nominato un amministratore provvisorio,  ed  io
  credo  che  debba  essere fatta anche particolare  chiarezza  sotto
  questo  profilo,  perché un amministratore  provvisorio  che  possa
  normare  anche questo aspetti ai trasferimenti e alle  carenze  del
  personale credo che possa essere opportuno.

   ALONGI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALONGI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, nulla in contrario
  se   questo   va   in  una  direzione,  e  ne  sono  convinto,   di
  riorganizzazione e migliore funzionalità, e da nove passare  a  due
  credo  che  sia  anche  una  migliore  organizzazione  del  sistema
  complessivo.
   Considerato che entro 120 giorni, con decreto del Presidente della
  Regione,   qui   è  specificato  al  comma  3,  va   riscritta   la
  riorganizzazione complessiva per portarla poi in Giunta, in  questi
  120  giorni  credo sia utile e importante, anche in uno spirito  di
  collaborazione, di condivisione, di progettualità territoriali  una
  serie di passaggi, e quindi, inserire già nell'emendamento  sentita
  la III Commissione , che è la Commissione di riferimento.
   Credo che alla fine i quindici deputati della Commissione vadano a
  dare   un   contributo   affinché,  nella  riorganizzazione   della
  riscrittura,  il  Governo accetterà questa mia  proposta,  che  sia
  quella  di condividere - al di là che sia maggioranza o opposizione
  - scelte di riorganizzazione. Ognuno potrà dare un contributo ed il
  contributo  di  ognuno di noi può essere subordinato alla  migliore
  funzionalità.

   BANDIERA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BANDIERA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessore,
  condivido quella che è l'impostazione e quindi la previsione  della
  legge  finanziaria  di cui all'articolo 16, per  ciò  che  riguarda
  l'opportuna   razionalizzazione  degli  enti  con  la  diminuzione,
  rispetto agli attuali undici consorzi, di portarli a due.  Mi  pare
  un  fatto opportuno, perché da un lato vengono meno figure  apicali
  e, quindi, si creano dei risparmi, ed allo stesso modo, allo stesso
  tempo  ,il diminuire del contributo regionale sarà giusto incentivo
  per  gli enti nel reperire dai privati le risorse che servono  alla
  gestione dello stesso ente.
   Una legge finanziaria, al di là della crudezza dei numeri - perché
  di  numeri stiamo parlando - ha anche un grande pregio: può  essere
  cartina  al tornasole per indicare a chiare lettere, al di  là  dei
  numeri, quelle che sono le politiche che il Governo regionale vuole
  portare avanti su questa materia.
   E  quando  parliamo di acqua, quando parliamo di 170  mila  ettari
  potenzialmente irrigabili, non possiamo non abbinare a questo  tema
  il grande tema del reperimento delle risorse idriche.
   Allora,  assessore,  con  questo intervento  voglio  chiederle  di
  attenzionare e sostenere tutte quelle politiche e quei progetti che
  gli   enti  le  sottoporranno  e  che  vanno  nella  direzione  del
  riutilizzo delle acque reflue, dei depuratori cittadini.  Le  pongo
  il  caso  della mia città, Siracusa, dove tutt'oggi ed  annualmente
  vengono  sversati  nel porto grande dai 10 ai 12 milioni  di  metri
  cubi,  che  inquinano il porto di Siracusa e provocano il  fenomeno
  noto  della eutrofizzazione delle alghe. Peraltro, è un  porto  che
  sta scommettendo sul turismo, sul diporto e sulla croceristica.
   Allora,  Presidente, nel preannunciarle il mio voto  favorevole  e
  nel  chiederle  una  particolare attenzione nel sostegno  a  questi
  progetti,  le  voglio  raccomandare una  particolare  attenzione  e
  sostegno  a  queste tematiche, perché già 2700 anni fa il  filosofo
  greco  Talento  di Mileto ci ricordava che l'acqua è quell'elemento
  fondamentale di cui tutte le cose sono permeate.
   E'  opportuno salvaguardare la risorsa idrica e far sì che  quello
  che  oggi  è  un  rifiuto  e  che è acqua  reflua  possa  diventare
  un'importante  risorsa  per  la nostra agricoltura,  ma  accanto  a
  questa per l'industria che utilizza immense quantità di acqua.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   Governo,
  assessore Cartabellotta, la riscrittura dell'articolo 13  va  nella
  direzione giusta. Però, ci sono due appunti che le voglio fare ed è
  una cosa di cui abbiamo parlato spesso anche in Commissione.
   I  Consorzi  di  bonifica siciliani hanno un'anomalia  rispetto  a
  tutti  quelli  delle altre regioni d'Italia: da  troppo  tempo  non
  vengono fatte le elezioni e sono stati da sempre commissariati.
   Il  comma 4, dove lei scrive che per l'avviamento dei consorzi  di
  bonifica  ci  rifacciamo al comma 2 dell'articolo 6,  non  va  bene
  perché   istituisce   nuovamente  gli  amministratori   provvisori.
  Dobbiamo, invece, andare a scrivere - e questo sarà oggetto  di  un
  sub  emendamento - che, entro 60 giorni, lei indirà le elezioni per
  i Consorzi di bonifica.
   Il  comma 6, invece,  La riscossione dei ruoli di contribuenza dei
  Consorzi  di bonifica è affidata alla Serit , ci sembra  forse  uno
  spiacevole equivoco in questo momento, viste le situazioni  che  ci
  sono.  Io  direi di lasciarle internamente ai Consorzi di  bonifica
  stessi,  che possono andare ad avere una gestione della cura  della
  riscossione del debito da parte di qualcuno che una cura familiare,
  e  non  la  Serit  che più spesso, chiamiamola a livello  nazionale
  Equitalia, che invece non è proprio esattamente il  buon  padre  di
  famiglia  quando deve riscuotere i debiti dei cittadini.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  intervengo per precisare subito questa cosa della  Serit
  così da evita che diventi una discussione.
   Se  per  esempio noi vi diciamo che in alcuni Consorzi,  a  fronte
  dieci  milioni di euro che noi dovremmo ricavare dall'acqua venduta
  realmente, ne sono ricavati due milioni, voi cosa pensate?
   Che  generosamente abbiamo dei funzionari, dei dirigenti,  che  si
  preoccupano  di  non gravare la scure dello Stato  autoritario  per
  fare  pagare  i  contributi, oppure avviene la vendita  clandestina
  dell'acqua,  i  soldi che non vengono versati, e noi  che  dobbiamo
  impinguare.
   La  questione  della  Serit si impone, quindi,  di  fronte  ad  un
  passivo  che  hanno  i  Consorzi  di  bonifica  in  modo  pressoché
  generalizzato,   che  è  legato  ad  una  gestione  incomprensibile
  dell'acqua,  laddove  spesso  addirittura  è  quasi  un  favore  la
  concessione  dell'acqua in alcune realtà, quando  non  avviene  con
  transazioni  non  ufficiali e quando è legata  ad  alcun  recupero,
  perché le forme di recupero sono altre.
   Quindi  per  noi  questa  cosa  della  Serit  è  un  problema   di
  moralizzazione  assoluto  e soprattutto  di  certezza  del  diritto
  dell'agricoltore  ad  avere fornita l'acqua, perché  voglio  vedere
  quale  Consorzio  si rifiuterà di pagare, di dare  l'acqua,  quando
  l'agricoltore  ha  pagato alla Serit ed ha un buono  di  pagamento,
  quindi  come si farà eventualmente a continuare discriminazioni  da
  una parte, e privilegi dall'altra?
   Guardate  che  noi siamo stati molto leggeri sulla  questione  dei
  Consorzi,  ed  anche  sulle questioni legate alla  necessità  della
  spending  review  e  dei risparmi, perché teoricamente  i  Consorzi
  avrebbero bisogno di zero trasferimenti da parte della Regione,  se
  semplicemente ci fosse una gestione corretta.
   Questa  impalcatura  legislativa e  questo  tentativo  di  riforma
  potrebbero   cominciare   a  superare  queste   cose   ed   evitare
  discriminazioni,  abusi  e soprattutto questa  gestione  anche  non
  trasparente delle risorse idriche pubbliche.

   SAMMARTINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SAMMARTINO.  Signor  Presidente,  assessori,  onorevoli  colleghi,
  sicuramente  andiamo con questa riscrittura nel  verso  giusto.  La
  riorganizzazione dei Consorzi di bonifica forse doveva essere fatta
  da  tempo  ed  in  questa legge finanziaria stiamo dando  un  nuovo
  passo, anche con l'amministrazione regionale, per quelle che devono
  essere  le  strutture che organizzano quotidianamente la  vita  dei
  nostri giardini e delle nostre aziende agrumicole.
   Assessore  Cartabellotta, che possa essere  un  momento  anche  di
  riorganizzazione  delle  nuove  piante  organiche,   della   tutela
  giuridica  del  lavoratore,  ma soprattutto  anche  di  tutti  quei
  servizi che magari in questi anni potevano essere migliorati, dalle
  nuove condotte irrigue alla manutenzione.
   Il  lavoratore speriamo possa avere ancora più salvaguardia grazie
  anche  a questo articolo e sicuramente è un passo in avanti  perché
  snellire  la burocrazia e soprattutto snellire quello  che  oggi  è
  diventato  il  mondo agrumicolo può soltanto portare bene  sviluppo
  alla  nostra terra, quindi esprimo il voto favorevole il  movimento
  articolo 4.

   LOMBARDO. Chiedo di parlare

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  non  so  come
  iniziare  questo  intervento, ci siamo  lasciati  ieri  sera,  ieri
  notte,  discutendo di questo articolo e nel giro di poche ore  vedo
  che è cambiato il mondo, mi verrebbe da dire e da chiedere se siamo
  in qualche trasmissione satirica.
   Questo  testo non esisteva fino a poche ore fa, ed oggi  scopriamo
  che  la  riforma più importante che riguarda il sistema irriguo  in
  agricoltura  della Regione siciliana è stata scritta questa  notte,
  sicuramente   sarò  stato  un  lavoro  attento,   con   particolare
  attenzione da parte di tutti e di questo prendo atto.
   Certo,  non  penso che sia né il modo di fare le  riforme,  né  il
  sistema  più appropriato, perché se dobbiamo discutere di  esigenze
  economiche,  si  può accorpare tutto, non c'è bisogno  neanche  che
  ragioniamo più, facciamo una grande norma di accorpamento di tutto:
  le  ASL i Consorzi, le ex ASL, ISI, accorpiamo tutto le partecipate
  e  non  è  un  problema.  Se invece dobbiamo parlare  dei  problemi
  gestionali  delle  cose, come anche il Presidente  Crocetta  faceva
  riferimento,  da qui non si desume nulla, non capiamo  le  garanzie
  per   il  personale  precario  dove  siano  all'interno  di  questo
  riordino,  non  capiamo quali sono i capo fila di  questi  Consorzi
  unificati  e  poi,  signor Presidente, le faccio  un  richiamo  sul
  merito della vicenda.
   Io  non  penso  che  una questione così delicata affrontata  notte
  tempo  non  possa  non  passare e transitare dalla  Commissione  di
  merito, che è la terza Commissione, della quale io mi onoro di  far
  parte perché è una questione troppo delicata.
   Noi  non possiamo affrontarla con un testo di riscrittura arrivato
  all'ultimo  minuto perché mi sembrerebbe una questione posta  male,
  anche perché, Assessore, se non ricordo male, circa sei, sette mesi
  fa,  la  mia  Commissione  -  ma chiederò  conferma  al  Presidente
  Marziano - è stata impegnata proprio su un accorpamento di Consorzi
  di  bonifica che all'epoca non ne prevedeva due, bensì tre ed anche
  perché,  a corredo di quella sua illustrazione e proposta,  vi  era
  tutto  un  meccanismo  di  illustrazioni  legate  a  delle  cartine
  idrografiche  che spiegavano l'utilità e la estrema  necessità  dei
  tre super consorzi.
   Ma  cosa  è successo in queste sei, sette ore? Si sono prosciugati
  dei  fiumi?  Sono  state chiuse delle dighe?  Si  sono  creati  dei
  deserti?  Forse  questi due nuovi super consorzi sono  nati  questa
  notte?  Non si può lavorare così, signor Presidente, ed  io  chiedo
  massima attenzione.
   Mi  ricollego  al  discorso già accennato ieri  sera,  degli  otto
  milioni  di  euro,  e  parliamo delle garanzie occupazionali  della
  legge  9,  articolo 7 del 2012. Ma questi soldi dove  sono?  Perché
  ieri  a  parlato di economia, c'è il super Consorzio, ma per pagare
  queste garanzie occupazionali dove abbiamo trovato le somme? Ancora
  non  lo  riesco  a  desumere  onestamente,  e  dal  discorso  della
  mobilità, prendo atto con dispiacere, Presidente Ardizzone e faccio
  un  ulteriore richiamo al Regolamento Interno per trattare  in  III
  Commissione,  prendo  atto del fatto che  gli  accorpamenti  e  gli
  ordini di settori così delicati si fanno in questo modo, certamente
  ci sarà una gestione errata di questi problemi, forse si recupererà
  qualche migliaia di euro ma certamente non mi sembra il metodo  più
  appropriato per discutere di questi temi così tanto delicati.

   PRESIDENTE. Onorevole Lombardo, ho il dovere di rammentarle che si
  tratta di un articolo di riscrittura che comprende il 2, il 13 e il
  14, quindi nulla di nuovo all'argomento di quest'Aula.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signore Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente
  della  Regione, assessori, noi non siamo contrari a quello  che  il
  Governo  con questo emendamento ha voluto fare, per due  ordini  di
  ragioni, innanzitutto perché il Governo sta dando seguito già  alle
  nostre  richieste  in  Conferenza dei Capi Gruppo  snellendo  e  di
  riducendo  il  numero  degli  articoli,  così  facendo  con  questo
  emendamento  ha ridotto di un articolo, che non è molto  ma  è  già
  qualcosa,  cioè  con questo emendamento il Governo ha  sintetizzato
  sia  la  riforma  dei consorzi di bonifica che  quella  dell'ESA  e
  questo  è  un  fatto già utile; poi però, entrando nel merito,  c'è
  qualcosa  che  noi  vorremmo  segnalare  al  Governo  e,  là   dove
  possibile,  anche  correggere, innanzitutto, sotto  un  profilo  di
  merito noi siamo d'accordo affinché ci sia una riforma dei consorzi
  di  bonifica, non era stata fatta sul primo articolato, con  questa
  riscrittura   abbiamo  due  strutture,  però  io  non   posso   non
  condividere le argomentazioni del collega onorevole Cancelleri, che
  all'articolo   4   ritiene  non  necessaria   la   nomina   di   un
  amministratore provvisorio perché se si fa una riforma, la  riforma
  deve  essere  completa,  i consorzi di bonifica,  per  loro  stessa
  natura, richiedono come rappresentante e come rappresentanza legale
  non la nomina di un amministratore  provvisorio, ma la nomina degli
  organi  così  come  la  legge prevede e noi a  quello  ci  dobbiamo
  attenere.
   Al  comma  6,  poi  noi riteniamo che il Governo debba  essere  un
  attimo  più  attento perché imporre il processo di  esazione  e  di
  riscossione  a Riscossione Sicilia S.p.A. rischia forse  di  essere
  eccessivamente  vincolante,  forse anche  con  qualche  profilo  di
  illegittimità. Però, noi riteniamo che ciò non debba avvenire anche
  alla  luce  del fatto che in questo momento i consorzi di  bonifica
  non hanno posto in essere eventualmente la riscossione, non a causa
  degli organi ma a causa della stessa amministrazione regionale  che
  nomina  il  commissario, e allora, o con questa  norma  il  Governo
  regionale vuole certificare una sua inadempienza perché l'organo di
  amministrazione  straordinaria è profanazione diretta  del  Governo
  regionale  oppure  dobbiamo ipotizzare quasi  una  coercizione  nei
  confronti  degli  stessi utenti quando invece  qualche  ora  fa  il
  Governo aveva proposto, ma lo aveva fatto anche la Commissione,  di
  non  toccare i canoni irrigui, dopo che la Commissione unanimemente
  aveva fatto un altro ragionamento.
   Quindi noi siamo d'accordo per la riscrittura con la soppressione,
  noi non dobbiamo obbligare ad individuare l'ente di riscossione, la
  riscossione  deve essere fatta l'ho capito, ma lo può fare  ma  non
  senza   obbligo.  Noi  diciamo  senza  necessità  di   obbligo   di
  individuazione. Dopo di che abbiamo un emendamento  presentato,  da
  una larga parte del Parlamento, è l'emendamento all'articolo 7.  Il
  Governo ha chiesto e ha detto più volte che si deve trovare  su  un
  riforma. Allora oggi non capiamo il principio per cui i consorzi di
  bonifica  li  possiamo sopprimere e li possiamo  ridurre  a  due  e
  invece  lasciamo  da  parte una battaglia tanto cara  all'onorevole
  Cracolici;  l'anno scorso, due anni fa, tre anni fa,  quattro  anni
  fa..quella  della  soppressione dell'ESA (Ente Sviluppo  Agricolo).
  Noi  chiediamo  che il Governo abbia coraggio, dimostri  che  vuole
  procedere veramente sulla riforma degli enti inutili, noi riteniamo
  che l'ente ESA, l'ente di sviluppo agricolo dopo sessant'anni possa
  finalmente essere soppresso, posto in liquidazione dare dei  giorni
  e  un  periodo molto chiaro al Commissario, che è l'arco del  2014,
  entro  il  quale  deve  procedere con una gestione  stralcio  nella
  verifica  di  tutto il patrimonio immobiliare e non, verificare  il
  personale,  verificare  le posizioni debitorie,  trasferirle  entro
  questo  anno al Dipartimento regionale azienda foreste demaniali  e
  quindi  procedere  in  una chiusura di un ente  che  oggi  alimenta
  soltanto  se stesso. Con questi tre emendamenti noi siamo d'accordo
  affinché  finalmente  inizi quel processo di  riorganizzazione,  di
  razionalizzazione degli enti inutili, delle partecipate, degli enti
  di  vigilanza così come da molto tempo ormai il Presidente Crocetta
  chiede  e da molto tempo il Presidente Crocetta auspica. Noi  siamo
  pronti.  Le  opposizioni  sono pronte a fare  questa  battaglia  di
  razionalizzazione, di revisione di risparmio e assegnare così tutto
  il  patrimonio  immobiliare oltre che il personale al  Dipartimento
  regionale  per  le aziende foreste demaniali. Su  questo  tema  noi
  accogliamo di buon grado quella che è la proposta del Governo e  ci
  confrontiamo in Aula per avere il parere favorevole del  Presidente
  Crocetta, oggi assente, e dell'Assessore Cartabellotta presente  in
  Aula.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,  ormai
  il metodo è chiaro. Il metodo è quello delle province, il metodo  è
  quello  che il Governo utilizza quando, avendo un obiettivo  che  è
  quello  della  militarizzazione della struttura,  sostituisce  ogni
  principio di democraticità, sostituisce ogni funzione per ammettere
  un   uomo   al  comando  che  debba  eseguire  compiti  e  funzioni
  assegnatigli  dal capo. Il metodo è vero, è quello delle  province,
  però  anche in questo caso la posta in palio è alta: gestione corsi
  acqua,  diminuzione dei rischi idraulici, difesa  del  suolo  e  la
  soluzione  dove  la  troviamo?  In una  riscrittura  con  la  quale
  accorpiamo i consorzi di bonifica. Vedete, qui non stiamo  parlando
  e  facendo  conti  soltanto con i numeri. Qui  non  è  che  noi  li
  portiamo  da nove a due e riduciamo i problemi. Le cose non  stanno
  assolutamente in questo modo. Credo che con questa riscrittura  noi
  stiamo  saltando a piè pari una serie di questioni  che  riguardano
  l'organizzazione,  le  funzioni, i  compiti,  l'organizzazione  del
  personale  e  soprattutto  stiamo  ponendo  una  questione  che   è
  gravissima, cioè noi andiamo a fare l'unificazione dei  consorzi  e
  diciamo  che il modo in cui li faremo funzionare lo definiremo  fra
  120 giorni, cioè per ora li tagliamo e poi facciamo uno statuto per
  decidere come funzionano.
   E  no,  io  non credo che le cose debbano essere fatte  in  questo
  modo, prima definiamo come devono funzionare questi liberi consorzi
  di bonifica - li chiamerei - e poi decidiamo come deve essere fatto
  l'accorpamento.
     Assessore Cartabellotta, ieri le avevo detto che si era fatto un
  buon lavoro, tuttavia quel buon lavoro era il frutto di un raccordo
  con il Parlamento e, in effetti, quei 24 emendamenti, quelle cinque
  pagine  di emendamenti erano serviti per arrivare ad un riscrittura
  che  fosse  condivisa,  che  tenesse  conto  delle  questioni   del
  territorio e tutto il resto.
   Purtroppo,  invece,  quando si seguono queste  spinte  in  avanti,
  quando  si dà smania e voce al vizietto di questo Governo di  voler
  fare  le cose con un colpo di spugna quello è il momento in cui  si
  perde.
   Per questo io direi che, assolutamente, a questa riscrittura siamo
  contrari  e mi chiedo, invece, perché se questo lavoro si può  fare
  con  i  consorzi di bonifica non si può avere la stessa  forza,  la
  stessa  responsabilità per eliminare un ente l'ESA che,  così  come
  immaginato - se in effetti se lo si vuole svuotare delle funzioni -
  non    può  funzionare  e che quindi, ripete e ribadisco,  andrebbe
  eliminato.

   ALLORO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io  volevo  alcuni
  chiarimenti  anche  per quanto riguarda la dotazione  organica  del
  personale  perché,  come lei sa, ci sono varie tipologie:  a  tempo
  indeterminato etc., poi ci sono i cinquantunisti, i centunisti etc.
   A  suo  tempo  la  legge  n. 45 del 1995, all'articolo  30,  aveva
  previsto  il passaggio a tempo indeterminato di quegli  operai  che
  nel   triennio  1992-1994  avevano  fatto  una  serie  di  giornate
  lavorative ai fini contributivi, mi pare fossero 400 giornate, 250,
  etc.
   Questa  norma,  che  è  stata applicata in  tutti  i  consorzi  di
  bonifica della Sicilia, mi dicono che non ha avuto piena attuazione
  nel  consorzio  di bonifica di Enna. Quindi, i lavoratori  che,  ai
  sensi  della legge n. 45 del 1995, articolo 30, comma  1,   avevano
  fatto regolarmente la richiesta e maturato quelle giornate, a tempo
  determinato  erano ed a tempo determinato sono rimasti,  quindi  io
  penso che dovremmo  integrare.
   Ho  presentato  un  sub  emendmaento  in  questo  senso,  dovremmo
  integrare facendo presente che nel rispetto di quanto previsto  dal
  contratto collettivo e dalla legge n. 45, per il resto il  discorso
  dell'accorpamento  a me non è che mi convinca tanto  perché  questa
  linea che sta portando alla centralizzazione di tutta una serie  di
  strutture,  a  giudicare  da  quelli che  sono  i  riscontri  sugli
  esperimenti  fatti  dal  Governo e mi  riferisco,  ad  esempio,  al
  problema dell'IRSAP, non hanno dato i risultati sperati anzi  hanno
  prodotto,  al  contrario, una spoliazione delle aree interne  della
  Sicilia   a   vantaggio  di  quelle  che  sono   le   grandi   aree
  metropolitane.
   Quindi  dovremmo anche specificare meglio, Assessore, da un  punto
  di  vista  strutturale  come verranno organizzati  questi  consorzi
  perché,  fermo  restando  che si vanno  a  fare  questi  due  macro
  consorzi,  è  chiaro che nello specifico questi  consorzi  dovranno
  essere  articolati prevedendo una garanzia per quelle che  sono  le
  dotazioni organiche sia di personale di ruolo che di personale  non
  di ruolo.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   Assessore,
  innanzitutto vorrei dire che cercherò di essere sempre  nei  tempi,
  anzi  dimezzeremo  l'impegno del tempo  che  lei  ci  ha  assegnato
  Presidente, e quindi cerchiamo di essere operativi.
   Io dico non bisogna avere paura nel cambiamento, siamo in una fase
  in  cui  c'è bisogno di dimostrare con i fatti come alcuni  segnali
  possano  invertire alcune realtà consolidate, che hanno determinato
  momenti di difficoltà nel rapporto fra costi e servizi.
   Sicuramente  il problema dei consorzi di bonifica, che  hanno  una
  finalità importante per quella che deve essere il servizio al mondo
  dell'agricoltura che più soffre, richiedono un momento  di  svolta,
  ed  io dico che in questo emendamento di riscrittura che il Governo
  propone,   io   ritengo   vada  espresso   un   apprezzamento.   Un
  apprezzamento  purchè  appunto  si  determini  anche  Assessore  un
  equilibrio  in  quelli  che sono i momenti  di  subentro  attivo  e
  passivo,  di quello che è la salvaguardia occupazionale, di  quelli
  che  sono  una serie di elementi caratterizzanti che devono  essere
  punto  fermo,  per poi anche diventare motivo di aggiustamento,  di
  integrazione, di perfezionamento di un percorso.
   Però  il  principio secondo il quale affidare ad  una  realtà  più
  omogenea  una  gestione,  vuol dire sostanzialmente  riprendere  un
  percorso  che secondo me nei consorzi di bonifica si è  interrotto,
  perché  le  aspettative  dell'agricoltore, o dell'agricoltura  sono
  stati  in  quest'ultimo periodo in parte, per  non  dire  anche  in
  alcune realtà anche totalmente disattese.
   Perché c'è una realtà di un'utenza che chiede servizio ed è sempre
  poco,  abbiamo grazie a Dio avuto la generosità del nostro  momento
  meteorologico in cui abbiamo avuto tanta acqua, però abbiamo  avuto
  parallelamente    tanta   sofferenza   nelle    campagne,    quindi
  probabilmente  qualcosa  che  non  va  bene  c'è.  Allora   tentare
  attraverso  un riposizionamento da un punto di vista organizzativo,
  ma  anche  da  un punto di vista della omogeneità territoriale,  un
  percorso  che tende a capire come meglio servire l'agricoltura,  io
  sono  perché appunto in questa direzione, e quindi il nostro gruppo
  il  nuovo centro destra è perché si abbia una sollecitazione ed  un
  incoraggiamento  in  questa  direzione.  Però  allora   io   chiedo
  Assessore,   abbiamo   con   noi   altri   colleghi   del    gruppo
  dell'opposizione,  firmate e portate avanti  anche  un  emendamento
  perché  ci  sia  anche  verso le altre strutture  che  meritano  un
  cambiamento  reale, quindi anche verso l'Esa un riposizionamento  e
  quindi anche una definitiva, come dire, inversione di tendenza.
   Io vedo che per l'unificazione dei due articoli 13 e 14, del comma
  7  e  8  parlano appunto del rifinanziamento della meccanizzazione,
  quindi  di  un fondo che va all'Esa, però io dico se la rivoluzione
  deve  essere positiva, deve essere in tutte le direzioni,  non  può
  esserci  un  percorso  come ho avuto modo  di  dire  a  macchia  di
  leopardo, alcune cose le fermiamo, alcune cose le modifichiamo.
   Io  ritengo  che se bisogna dare un segnale, lo dobbiamo  dare  in
  maniera coerente, quindi Assessore andiamo avanti su questa riforma
  del consorzio di bonifica, con quelle due premesse importanti della
  salvaguardia  occupazionale  e  del subentro  anche  dell'attivo  e
  passivo,  però anche sull'Esa interveniamo in questa direzione  per
  poterla anche chiudere, e quindi riavviare una fase anche in questa
  direzione positiva e innovativa.

   PRESIDENTE.  Grazie  onorevole  D'Asero,  ha  chiesto  di  parlare
  l'onorevole Di Mauro ed a seguire l'onorevole Cimino.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.
   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore avevamo
  detto  nel  corso dei lavori della conferenza dei capi gruppo,  che
  c'era   la   disponibilità  ad  esaminare  articoli   della   Legge
  importanti,  come  quello  dei comuni, dei  precari,  ed  anche  le
  questioni  che  attenevano  alle  refluenze  dell'articolo  18,   a
  proposito  dell'articolo che rifinanzia leggi di spesa, ma  avevamo
  anche  messo  le  mani  avanti dicendo che ci  sono  una  serie  di
  emendamenti in circolazione che ci lasciavano in una preoccupazione
  che  era dovuta al fatto che una serie di riforme importanti,  come
  quella  che  in questo momento viene presentata senza un passaggio,
  Presidente Ardizzone, senza che ci sia un passaggio di un argomento
  così  importante  nelle  relative  commissioni  di  merito,  lascia
  presagire  che  non  è più necessario lavorare o  impegnarsi  nelle
  commissioni  di  merito,  perché  basta  venire  qui,  in  sede  di
  finanziaria, calare dieci, venti, un articolo di riforma importante
  e  rideterminarsi,  in ordine ad alcuni segmenti  importanti  della
  vita di questa regione.
   E   questa  dei  consorzi  di  bonifica  è  certamente  una  norma
  importante,perché vuole da un lato ridurre i consorzi.  Vorrei  che
  ci fosse un momento di chiarezza su questo articolo.
   La prima questione, assessore Caltabellotta ed assessore Bianchi.
   Viene  citata,  qui,  una  norma che  credo  sia  di  abbellimento
  rispetto  all'articolo,  ed è il riferimento  all'articolo  27  del
  decreto legge 248 del 2007, convertito con legge 31/2008.
   Questa  è  una  norma  che stabilisce il riordino,  cioè  c'è  una
  indicazione  da  parte  del  Governo  nazionale  che,  in  sede  di
  Conferenza  Stato-Regioni ha anche recepito questo indirizzo,  cioè
  di  riordino.  Nessuna norma stabilisce il come procedere,  in  che
  numero debbano essere questi nuovi consorzi accorpati.
   Allora, io voglio chiarire che questa scelta di due consorzi,  che
  a  mio  parere  è  molto debole perché rappresenta aree  vaste  del
  territorio,  va  rivista  anche perché se la  accompagniamo  in  un
  discorso  unitario,  come  dice il  comma  uno  a  proposito  della
  omogeneità  idrografica e idraulica del territorio, caro  assessore
  Caltabellotta,  questa è una frase di abbellimento perché  vorrebbe
  dare  il  segnale  che in Sicilia la raccolta della  acque  avviene
  soltanto  attraverso  due  impluvi: uno  che  riguarda  la  Sicilia
  occidentale e uno che riguarda la Sicilia orientale.
   Non  è  così, perché l'approvvigionamento alla rete idrica avviene
  in maniera diversa  Questo per essere molto chiari.
   Lei,  poi, politicamente, assessore, può dire che può essere anche
  uno  solo, ma questo non può trovare giustificazione un una formula
  che  viene indicata dall'articolo uno, dal comma uno  - correggo  -
  che è impropria.
   In Sicilia, tengo a ribadire, non c'è una omogeneità idrografica e
  idraulica in due parti del territorio.
   Terza  questione,  Presidente.  Lei  parla,  al  comma  cinque,  a
  proposito  delle spese di funzionamento. Se io ricordo  bene,  l'ho
  detto ieri sera lo ripeto oggi, noi abbiamo un capitolo di spesa di
  trentaquattromilioni  e  un secondo capitolo  che  è  indicato,  in
  questa  finanziaria,  di  otto  milioni.  Lasciamo  perdere  se  la
  capienza  è  al  cento per cento o meno, ma come è scritta  qui  la
  formula  sembrerebbe  che per tutto - per il  funzionamento  e  per
  quant'altro,  cioè per le spese che sono legate alla  distribuzione
  dell'acqua  degli  operai  che sono lì, cinquantunisti,  centunisti
  quello  che sono - bastassero, Presidente, otto milioni di euro.  E
  non è così.
   Quindi,  qui  la  formulazione, caro assessore, non  è  certamente
  regolare.
   Sul  comma sei non voglio fare ragionamenti particolari, mi  rendo
  conto di quello che dice il Presidente della Regione: è vero che ci
  sono  molti  cittadini morosi, è vero che, forse, i funzionari  dei
  consorzi  di bonifica non fanno il loro dovere, ma, certamente,  da
  lì  a  ricorrere  alla  SERIT significa  mettere  ulteriormente  in
  ginocchio l'agricoltura.
   Quarta questione. Io credo che tutto questo, alla fine, abbia  una
  ragione  politica  che è una sola, che è quella  della  nomina  dei
  commissari. Noi tutto questo lo stiamo facendo perché, alla vigilia
  di  una  scadenza importante delle elezioni, non solo diamo mano  a
  una riforma di natura, mi permetto di dire
       (Durante l'intervento dell'onorevole Di Mauro, viene tolto
                               l'audio).

   PRESIDENTE.  Guardi,  è  il sistema. Sono intervenuti  l'onorevole
  Greco e l'onorevole Lombardo. Insieme a lei avete consumato gli  11
  minuti  a  disposizione. E' in automatico, onorevole Di  Mauro,  la
  prego.

   DI  MAURO.  Signor Presidente, si ricordi che la scelta del  tempo
  per ciascun deputato non è stata fatta in Aula ma dalla Presidenza.

   PRESIDENTE.  Si,  ho  deciso io in assenza di accordo  all'interno
  della  Conferenza dei Capigruppo. E' chiaro, è una  scelta  che  ho
  fatto  io,  perché penso che adesso si stia esagerando, con  questa
  melina  continua.  Allora lei chieda ai membri del  suo  gruppo  di
  intervenire.

   DI  MAURO. Signor Presidente, questa è una importante riforma  che
  riguarda i Consorzi di bonifica non si può farla in Aula senza  che
  sia passata per la Commissione di merito

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessori,  io
  ritengo che questo articolo, sebbene possa  avere una valenza nella
  razionalizzazione dell'attività dei consorzi di bonifica, meriti un
  giusto  e  necessario  approfondimento, e mi  pare  strano  che  un
  articolo come questo venga presentato alla ripresa dei lavori,  nel
  momento  in  cui noi abbiamo un articolo 13 che parla semplicemente
  di  mobilità, rispetto a un articolo che nelle passate legislature,
  Presidente, veniva considerata una riforma di settore da presentare
  con  legge  organica,  e  mi pare strano che  il  Presidente  della
  Commissione   attività  produttive , l'onorevole  Marziano,  su  un
  argomento come questo non solo non prende atto di una situazione di
  forte delegittimazione della Commissione stessa, ma soprattutto  io
  mi  chiedo se i sindacati, le forze sindacali, gli studi  che  sono
  stati  fatti in Assessorato dalle Università siciliane  sui  bacini
  idrografici  sono  stati  tenute in  considerazione  e  sono  state
  apprezzate,  perché  io ricordo che rispetto a  degli  incontri  in
  Assessorato agricoltura con le organizzazioni sindacali  e  con  il
  mondo  universitario  si era parlato di una  razionalizzazione  del
  sistema  idrico non in Sicilia occidentale o Sicilia orientale,  ma
  bensì ascoltando le ragioni tecniche in più comprensori.
   Ma  la  cosa che realmente mi stupisce, Presidente, e richiamo  la
  sua  attenzione,  a  me  pare  che  questo  articolo  non  funzioni
  giuridicamente,  nei  commi 3  e 4, e mi  spiego:  noi,  Presidente
  Crocetta, questo articolo secondo me va approfondito nei commi 3  e
  4,  perché noi da domani istituiamo i due bacini,  ma di  fatto  al
  comma  4, secondo quanto prevede il comma 2 dell'articolo  6  della
  legge n. 45 del 1996, attiviamo le elezioni per i singoli consorzi,
  allora se leggiamo la norma, noi di fatto sciogliamo i consorzi, ma
  facciamo le elezioni per i singoli consorzi, che dopo avere  eletto
  i   singoli  consorzi  i  rappresentanti,  diventeranno  di   fatto
  rappresentanti   di  consorzi  di  Sicilia  orientale   e   Sicilia
  occidentale,  creando un po' di confusione.  Io  penso  che  questo
  articolo,  così  come è scritto, va approfondito soprattutto  nella
  materia  prettamente regolamentare di attuazione, perché da  domani
  noi  ci  troveremmo ad avere che tra il consorzio di Agrigento,  di
  Caltanissetta,  di  Palermo,  di  Gela,  probabilmente  vi   è   la
  confusione  tra le competenze, tra i conti ed anche sulla  gestione
  delle  risorse idriche, rispetto al fatto che entro 120  giorni  il
  Presidente della Regione dovrà nominare i nuovi Regolamenti,  però,
  nel frattempo, bisogna fare l'elezione di Consorzi che non esistono
  più  perché  il  comma 2, dell'articolo 6, prevede,  espressamente,
  elezioni nei singoli Consorzi riprendendo i vecchi Consorzi che noi
  vorremmo abrogare.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi,
  ieri  sera,  a fine Aula, ero intervenuta su questo argomento,  ma,
  brevissimamente, vorrei sottolineare, per chiarezza, qual è la  mia
  posizione.
   Ci troviamo in un momento di grande difficoltà; ho rimproverato al
  Governo   di   non   avere  agito  prima  dell'approvazione   della
  Finanziaria perché, a mio avviso, i Consorzi di bonifica  andavano,
  con  norma,  chiusi e messi in liquidazione prima dell'approvazione
  della Finanziaria.
   Ieri  sera  avevo  auspicato e vado in contro corrente  da  quanto
  sostenuto   da  altri  Deputati,  ma  apprezzo,  invece,  l'impegno
  dell'assessore  Cartabellotta nel portare qui il  riordino  perché,
  badate  bene, i Consorzi di bonifica servono solo ed esclusivamente
  laddove  ci  sono  degli impianti di irrigui, laddove  ci  sono  le
  dighe. Quindi, averne previste due credo che sia più che legittimo.
   Ricordiamo  che  ogni  Consorzio  di  bonifica  ha  un   Direttore
  generale, degli Ingegneri, un Collegio di revisori, delle  sedie  e
  delle spese di funzionamento.
   Credo che in un momento così delicato, in cui mancano i soldi  per
  i  trasporti,  per i disabili, eccetera, mantenere questi  apparati
  sia veramente irriguardoso anche per una Finanziaria che propone il
  Governo e che deve avere come principio le riforme strutturali e di
  contenimento della spesa.
   La  salvaguardia dei livelli occupazionali penso che sia garantita
  perché,  con il riordino della forestale, i dipendenti dei Consorzi
  di  bonifica  possono  andare  ed essere  assorbiti  dalle  Aziende
  foreste  per  la redazione di progetti, per gli studi sui  dissesti
  idrogeologici.
   Quindi,  per  quello che mi riguarda, credo che  il  Governo  vada
  nella  direzione  che era stata già richiesta e  prospettata  dalla
  sottoscritta.

   MARZIANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, più che per fatto
  personale o per intervenire nel merito, intervengo per chiarire.
   Nella Costituzione americana c'è il comma 22 che dice che se uno è
  pazzo non fa il militare, se, però, non vuole fare il militare,  ai
  sensi del comma 22, glielo fanno perché vuol dire che non è pazzo.
   Ora  l'onorevole  Cimino  si chiedeva se,  così  facendo,   veniva
  delegittimata la Terza  Commissione ed io voglio tranquillizzarlo.
   L'assessore  Caltabellotta  ha  più  volte  presentato,  in  Terza
  Commissione, una ipotesi di riforma che era da riformismo forte, ma
  non  era  neanche  da conservatorismo d'acciaio  perché,  noi,  con
  riformismo  forte e conservatorismo d'acciaio non modifichiamo  mai
  niente.  Era una proposta di riforma che non accorpava,  faceva  il
  secondo livello e quant'altro.
   Noi  dicemmo  che,  forse, era meglio,  se  si  voleva  fare,  una
  riforma, una riforma vera.
   Ora  io  concordo con l'onorevole Cimino su un aspetto che, forse,
  l'articolo della Finanziaria non è il modo migliore,  ma che ci sia
  stata una volontà dell'Assessore di proporre un percorso di riforma
  dei Consorzi di bonifica, che lo abbia discusso correttamente nella
  Commissione  attività  produttive  più  e  più  volte,   questo   è
  sicuramente un dato.
   Vorrei  richiamarmi brevemente - e chiudo - all'intervento che  ha
  fatto  il  collega Alongi il quale ha chiesto di  dare  più  tempo,
  forse  120  giorni  per i decreti non sono sufficienti,  diamo  più
  tempo  ai  decreti di attuazione e sottoponiamo, poi,  il  giudizio
  alla Commissione di merito, ma avviamo un percorso che, altrimenti,
  non si avrà mai.
   Teniamo  conto, nei decreti, di tutte le osservazioni  che  stanno
  venendo,  la  garanzia del personale e quant'altro però  non  diamo
  prove di un conservatorismo che ci paralizza.
   Forse  non è lo strumento migliore l'emendamento alla Finanziaria,
  ma  che  questo  sia un mondo dove, come citava  l'Assessore,   c'è
  bisogno  di  integrazione, razionalizzazione,  non  ci  può  essere
  l'acqua  in  un  Consorzio  e il luogo da  erogarlo  in  un  altro,
  contraddizioni
   Abbiamo  impiegato  mesi,  quando  l'Assessore  Cartabellotta  era
  ancora  direttore  e  non  esponente politica,  per  consentire  ad
  un'Azienda industriale del siracusano di realizzare una nuova  rete
  di    distribuzione   a   carico   proprio,   pagando   un   canone
  all'amministrazione  regionale  e  abbiamo  impiegato   mesi    per
  consentirgli di farlo a causa di questo intreccio di competenze.
   Personalmente,   non   l'ho   voluto   dire   perché   l'Assessore
  Caltabellotta, correttamente, porta tutte le ipotesi di riforma, ne
  porteremo  una  al  più  presto, che è la  riforma  dei  centri  di
  ricerca,  perché anche questa, forse l'emendamento alla finanziaria
  non  è  il  modo migliore, ma non possiamo avere tanti nani  e  poi
  viene  il  centro di ricerca della multinazionale  o  della  grande
  compagnia  alimentare  e  si becca tutti i  soldi  perché  noi  non
  riusciamo a reggere la concorrenza.
   Ci  sono  dei  settori nell'agroalimentare in cui è necessario  un
  processo profondo di razionalizzazione, riforme e rilancio.  Perché
  non  ci  può  essere un unico ente di ricerca con due  braccia,  la
  zootecnia  e  l'agroalimentare, attorno  al  concetto  di  born  in
  Sicily, di prodotto siciliano
   Avviamo,  su questi aspetti, un processo e un percorso di  riforme
  che,  come dire, razionalizzi senza tagliare carne viva, senza fare
  macelleria sociale.

   IOPPOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.  Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli
  colleghi,  non credo che si possa assolutamente revocare il  dubbio
  che  i Consorzi di bonifica abbiano bisogno di una seria e concreta
  riforma, anche di un percorso di adeguamento di modernizzazione, di
  migliore  risposta  alle necessità e alle  esigenze  per  le  quali
  nacquero, alcuni decenni fa, quasi un secolo fa, ma non mi pare che
  il   percorso   normativo  possa  essere  quello   dell'emendamento
  dell'ultimo momento.
   Mi  permetto  di  rilevare, Assessore competente per  la  materia,
  competente in tutti e due i sensi, almeno come, fino al 12 dicembre
  di  quest'anno,  cioè  meno di un mese fa, il  Governo  non  avesse
  assolutamente  sentito la necessità di proporre, nell'ambito  della
  manovra    finanziaria,   questa   ristrutturazione    che    porta
  all'accorpamento di 11 Consorzi di bonifica in due  macro  Consorzi
  di bonifica.
   Il 12 di dicembre viene licenziato dal Governo il disegno di legge
  670  e  non  ci si occupa di questo e ci si occupa dei Consorzi  di
  bonifica soltanto per la manovra finanziaria pari a 8 milioni,  che
  era  la  prima  stesura dell'articolo 13, che - in una  fase  nella
  quale bisognava e bisognerebbe dare un impulso ai lavori d'Aula per
  approvare,  entro  termini civili e contingentati,  la  manovra  di
  finanza  - si introduca da parte del Governo una riscrittura  di  2
  norme che, senza alcuna analisi di tipo scientifico, in ordine alla
  distribuzione   dei   bacini   idrici,   senza   nessun   tipo   di
  consultazione, non dico a livello di agricoltori che pur dovrebbero
  essere e sono gli interlocutori principali in una vicenda di questo
  tipo,  ma  nemmeno con la stessa burocrazia che sta alla testa  dei
  consorzi di bonifica.
   Per  quel  che mi riguarda si tenta, invece, un accorpamento  che,
  attenzione,  non comporterà nessun tipo di economia allontanando  i
  centri   decisionali   dalla  base,  cioè  dalla   comunità   degli
  agricoltori,  nel modo e per conto dei quali un tipo  di  strutture
  come quello di cui stiamo parlando si giustifica.
   I  consorzi nascono e nacquero proprio per la gestione diretta  da
  parte degli agricoltori dei propri ambiti. Questo accorpamento,  la
  centralizzazione, invece, in due ambiti, è certamente  il  percorso
  del  tutto  inverso  rispetto ad una maggiore  democrazia,  ad  una
  maggiore partecipazione.
   So  che,  in assessorato, in questi ultimi mesi, in queste  ultime
  settimane, si era presa in considerazione un'altra ipotesi,  quella
  di  due  macro  strutture,  mantenendo, invece,  i  cosiddetti   di
  secondo  livello  - se mi sbaglio, assessore, lei  se  vorrà  potrà
  correggermi - e ciò  avrebbe potuto conciliare, in una  visione  di
  risparmio  della  spesa,  di maggiore organizzazione  dei  servizi,
  entrambe le necessità  ed entrambe le esigenze.
   Mi  limito,  poi, a rilevare come gli ambiti consortili,  che  non
  sono nemmeno la fotografia degli ambiti amministrativi-provinciali,
  spesso,  intersecano  i  loro territori non  soltanto  in  province
  diverse, ma anche in questi ambiti, due ambiti regionali, del tutto
  diversi.
   Mi  pare, poi, di poter essere assolutamente d'accordo con  quanto
  prima rilevava l'onorevole Di Mauro e cioè l'affidamento alla Serit
  Sicilia  delle  eventuali  morosità  degli  agricoltori  che   sono
  flagellati e colpiti da una crisi senza precedenti.
   Alla  Serit, che ha già messo in ginocchio larga parte dei settori
  produttivi  siciliani, dal commercio all'artigianato, alla  piccola
  industria,  mi pare davvero di consegnare questa nostra Terra  alla
  esosità  di una riscossione tributi che è senza precedenti  e  che,
  certamente,  non si concilia con il momento di grave crisi  sociale
  ed economica che attraversa la nostra Isola.

   PRESIDENTE.  L'onorevole Fontana, che aveva  chiesto  di  parlare,
  rinuncia  al  suo intervento. Per una breve replica, do  la  parola
  all'assessore  che  ha potuto prendere visione  dei  subemendamenti
  presentati, alcuni dei quali sono dichiarati  inammissibili.

   CARTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, per lo sviluppo rurale
  e per la pesca mediterranea. Signor Presidente, onorevoli deputati,
  a me dispiace che ho fatto l'intervento quando in tanti non eravate
  presenti  in  Aula perché volevo ribadire che nel 2008,  quando  il
  Parlamento nazionale approvò la norma  di cornice  per il  riordino
  dei  consorzi  di  bonifica,  su  cui  poi  fu  stipulata  l'intesa
  istituzionale  di  programma Stato-Regione, furono  definiti  tutti
  quegli  elementi  che  devono  essere  necessari  al  riordino  dei
  consorzi di bonifica.
   Va accolta la proposta che è venuta sia dalla Commissione Bilancio
  che  dall'onorevole  Cancelleri, se  non  sbaglio,  affinché  venga
  sentita  la  Commissione  Attività  Produttive  prima  del  decreto
  presidenziale   di  adozione,  anche  perché  in   questo   decreto
  presidenziale  di adozione saranno indicati tutti  quegli  elementi
  che  fanno  parte  dalle  funzioni di governo  e  di  gestione,  di
  pianificazione, di organi, in particolare, quella  che  prevede  la
  partecipazione degli agricoltori.
   Voglio  ricordare a tutti che i consorzi di bonifica non sono  del
  pubblico,  ma  sono del privato, nel senso degli agricoltori  e  si
  potrà  valutare, come dice l'intesa istituzionale di programma,  la
  rappresentanza pubblica non l'esclusivo governo pubblico.
   Rispetto a chi pensa che c'è la Diga Trinità, ci sono altre  cose,
  voglio  ricordare che la storia dei consorzi è legata  alla  storia
  dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno, ma  è  legato  anche
  alla  storia di chi una volta, circa 30, 40 anni fa diceva  che  le
  dighe si facevano per levare la fame e non la sete , nel senso  che
  dovevano garantire l'occupazione, dall'assunzione alla pensione.
   Quindi,  oggi ci ritroviamo tante dighe vecchie, perché  le  dighe
  poi invecchiano, rispetto alle quali c'è da pensare sia ad un piano
  straordinario  sui  cui  stiamo lavorando  con  il  Ministero,   ma
  soprattutto  le reti irrigue che si stanno realizzando proprio  per
  portare l'acqua agli agricoltori.
   Il  tema  centrale  in  questi  15  anni,  da  quando  l'Assemblea
  soppresse 27 consorzi di bonifica, e nonostante ci fosse  stato  il
  divieto  di  assunzione, sono entrate all'interno dei  consorzi  di
  bonifica,  rispetto  alla pianta organica iniziale,  più  di  1.025
  persone.
   E'  chiaro che oggi, alla luce anche delle sentenze della Corte di
  Cassazione che ha sostenuto che compito delle regioni è il rispetto
  dei  contratti collettivi del lavoro e le regioni possono  solo  ed
  esclusivamente stabilire il  se' e  quando' rinunciare ai  consorzi
  di bonifica, questo è il percorso che vuole portare, da un lato, ad
  unificare  i  capitoli  per  le  spese  di  funzionamento,  per  il
  personale,  senza  fare  più  quella  distinzione  che  ha   sempre
  caratterizzato,  lo ricordate, l'articolo  110,  4,  5,   perché  è
  stato  quello che ha creato tutta una serie di disparità e, quindi,
  oggi  si  potrà andare alla soluzione definitiva con  il  personale
  assunto  entro il 31 dicembre 2008 all'interno di un  consorzio  di
  bonifica.
   La  seconda  questione è quella dei tributi. Io capisco  che  oggi
  molti  fanno  delle riflessioni sulla SERIT, ma voglio ricordare  a
  tutti che i consorzi di bonifica, che erogano acqua su circa 80mila
  ettari,  attualmente, soltanto per la riscossione di quella tariffa
  minima,  che  è  prevista  intorno  ai  180/200  euro  per  ettaro,
  dovrebbero incassare 16 milioni di euro, che ad aggiungersi  ai  42
  stanziati attualmente tra bilancio e finanziaria porterebbe ad  una
  disponibilità  dei  consorzi di bonifica a 58 milioni  di  euro  e,
  quindi,  nelle condizioni di poter soddisfare tutte le esigenze  di
  manutenzione  straordinaria e di pagamento del  personale.  Oggi  i
  consorzi di bonifica credo che non superano i 5 milioni o 6 milioni
  di incasso.
   Capite  benissimo come questo problema, al di là  dello  strumento
  individuato, sia di fondamentale importanza per il futuro di questi
  enti.  Se il consorzio di bonifica non incassa le somme, se non  ha
  una  governance unica, il fatto che vengano fatti dei  consorzi  di
  bonifica  non  significa  che  dobbiamo  prendere  gli  operai   da
  Agrigento e portarli a Palermo o a Caltanissetta, significa che  la
  governance  di  questi  enti  può  finalmente  rispecchiare  quelle
  esigenze  di razionalità, di funzionalità, di programmazione  e  di
  gestione  che  è  propria dei consorzi di bonifica e  guardare  con
  futuro a quella che è l'irrigazione in Sicilia perché senza l'acqua
  la Sicilia torna nel Medio Evo dei latifondi.
   Sulla riflessione sollevata dall'onorevole Di Mauro. I due sistemi
  irrigui  fondamentali della Sicilia, uno in Sicilia  orientale  che
  parte  dalla  Diga di  Ponte Barca  arriva a Lentini  e  poi  segue
  verso  l'Ogliastro  e,  quindi,  chiude  l'anello  della  Piana  di
  Catania;  l'altro  sistema  si  snoda  attorno  alla  Diga    Mario
  Francese ,  come l'abbiamo ribattezzata, che porta l'acqua  sia  su
  Palermo, sia su Agrigento e sulla Diga  Rosamarina , poi Trapani ha
  le  altre  dighe  e, quindi, non mi pare che dobbiamo  discutere  e
  disquisire  su questa questione del reticolo idrografico  perché  i
  sistemi di irrigazione della Sicilia sono concentrati in quelli che
  una  volta  erano le terre dei Sicani, a occidente, e le terre  dei
  Siculi,  ad  oriente, che altro non è che la divisione che  l'Imera
  meridionale e l'Imera settentrionale fanno in due parti dell'intera
  Sicilia.

   PRESIDENTE.  Comunico   che  sono  stati  presentati  i   seguenti
  subemendamenti:
   dalla Commissione: 13.2GOV.1 e 13.2GOV.2;
   dagli onorevoli Cancelleri ed altri: 13.2GOV.3, 13.2GOV.4;
   dagli onorevoli Barbagallo, Lombardo ed altri:13.2GOV.5;
   dagli onorevoli Alloro, Arancio, Lupo e Cirone: 13.2GOV.6;
   dagli onorevoli Gucciardi e Panepinto: 13.2GOV.7.
   dagli onorevoli Lombardo, Barbagallo, ed altri:13.2GOV.8;
   dall'onorevole Di Mauro: 13.2GOV.9 e 13.2GOV.10;
   dall'onorevole Falcone: 13.2GOV.9;
   dal Governo: 13.2GOV.11;
   dall'onorevole Cancelleri: 13.2GOV.4bis.

   Dichiaro  che non accetterò altri emendamenti e che   alcuni  sono
  inammissibili.
   Si passa al subemendamento 13.2 GOV9.
   Sospendo la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 15.52, è ripresa alle ore 16.01)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.    Si  passa  a  subemendamento  13.2GOV9,   a   firma
  dell'onorevole Di Mauro.

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Signor Presidente, onorevoli deputati, corre l'obbligo di fare  una
  precisazione:  in  questo articolo è inserito  lo  stanziamento  di
  quelle che ad oggi sono state le garanzie occupazionali.
   In  quest'articolo  sono  inserite le garanzie  occupazionali  che
  negli  altri  anni, se vi ricordate,  seguivano sempre  la  vicenda
  della  proroga  dei precari degli enti locali e venivano  attaccate
  sic et simpliciter.
   Quest'anno  inserirle  in  un contesto del  genere  significa  che
  internalizziamo la risorsa all'interno dei consorzi di  bonifica  e
  quindi garantiamo con serenità il futuro di questi lavoratori.

   PRESIDENTE.  Pongo  in votazione il subemendamento  13.2GOV9.   Il
  parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Contrario.

    PRESIDENTE   Chi  è  favorevole si alzi; chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   VINCIULLO. A maggioranza.

   PRESIDENTE.  Va  bene,  a maggioranza, anche per il  proseguo  dei
  lavori.
   Si  passa  al  subemendamento  13.2GOV5,  a  firma  dell'onorevole
  Barbagallo. Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.
                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 13.2GOV1, presentato  dalla
  Commissione.   Dichiaro  inammissibile  la  parte   relativa   alla
  Commissione  Bilancio,  quindi sentita la  Commissione  legislativa
  attività  produttive.  Lo  pongo  in  votazione.  Il  parere  della
  Commissione?

   DINA, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Si passa al subemendamento 13.2GOV11, presentato  dal
  Governo.

   DINA,  presidente della Commissione e relatore di maggioranza.  Lo
  spieghi il Governo.

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Corretto. Chiedo la trattazione congiunta al 4.

   PRESIDENTE.  Che vuol dire al 4? Stiamo discutendo del 13.2.GOV11,
  cioè  che è soppresso il comma 4, presentato da lei, assessore.  La
  Commissione chiede spiegazioni.

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Confesso  di  essere  impantanato nel Regolamento  assembleare  che
  ancora non conosco bene.

   PRESIDENTE. No, va bene, non è un problema.

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Volevo  precisare il concetto. L'onorevole Cancellieri poco  fa  ha
  presentato  un emendamento in cui sostanzialmente si ribadisce  che
  entro  sessanta  giorni  vengono indette  le  elezioni.  E  allora,
  siccome  nell'intesa istituzionale di programma sta scritto  che  è
  nel  Decreto  Presidenziale che si definiranno questi elementi,  il
  Governo  inizialmente voleva regolamentare le  elezioni  attraverso
  l'applicazione della Legge 45.

   PRESIDENTE. Se si approva quello del Governo che sopprime il comma
  4 in automatico decadono quelli riferiti al comma 4.

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Quindi  la materia elettorale verrà definita con il regolamento  di
  cui  ci sarà prima il parere della Commissione Attività Produttive.
  Quindi  il  comma 4 è soppresso. Il comma 4 si sopprime in  maniera
  tale che non vengano disciplinate le elezioni come vent'anni fa,  a
  parte il fatto che in vent'anni non si sono mai fatte, quindi  vuol
  dire  che  l'articolo  forse  non  funzionava  bene,  ma  che  sarà
  determinato  con il Regolamento, sottoposto all'approvazione  della
  Commissione, come si faranno le elezioni.

   CRACOLICI. State facendo confusione.

   CARTABELLOTTA, assessore per le politiche agricole  e  alimentari.
  Onorevole Cracolici, i consorzi bonifica sono un cubo di Rubik due.
  Ieri c'era quella dei forestali, ora c'è quello dei consorzi.

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici

   CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi  è  sembrato
  di  capire poco fa da un breve scambio di battute con il Presidente
  Crocetta,  che  c'era  la  disponibilità entro  sessanta  giorni  a
  volere,   quindi   se   è  così  invito  l'Assessore   a   ritirare
  l'emendamento e a fare proprio quello che abbiamo presentato.

   PRESIDENTE.   Assessore,  mi  fa  comprendere   quello   che   sta
  succedendo?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Signor  Presidente,  è  una  materia,  non  dico  impossibile,   ma
  complessa.

   PRESIDENTE. Dico e ce ne siamo resi conto tutti. Non aiuta  questo
  tipo di  questa affermazione che lei ha fatto guardi che non aiuta,
  no.

   MUSUMECI.  Non fa onore a questo Parlamento. E' una vergogna.  Non
  si può fare una riforma con un emendamento. Ogni cosa ha un limite.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.09, è ripresa alle ore 16.17)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
   Onorevoli colleghi, ricordo a me stesso ancor prima che agli altri
  che oggi, in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari,  si
  è  evidenziato come ormai siamo in forte ritardo nella  manovra  di
  approvazione, perché ritengo che ognuno di noi, come Gruppo e  come
  singolo  deputato,  si  sia  assunto  una  responsabilità,   tutti,
  indistintamente,  di  non andare all'esercizio  provvisorio,  e  ci
  siamo ripromessi di andare avanti il più celermente possibile.
   Oggi  è  stato  evidenziato che  è bene  che  vada  con  tutte  le
  procedure: con il discorso che la finanziaria e il bilancio  devono
  essere  collazionati dagli Uffici, con il fatto che  ci  potrebbero
  essere  impugnative  da parte del Commissario dello  Stato,  questa
  manovra  non  potrà  essere pubblicata prima  del  25   gennaio  in
  Gazzetta  Ufficiale. Significa che si ritardano  i  pagamenti,  non
  solo nella Pubblica amministrazione, mi riferisco agli stipendi per
  tutti  i  regionali e non solo per gli enti vigilati e quant'altro,
  ma  per  la  Pubblica  amministrazione in generale.  O  c'è  questa
  consapevolezza o non andiamo da nessuna parte.
   Ricordo a tutti voi che è pur vero che la Piazza antistante questo
  Palazzo  non  è  gremita,  per fortuna, da  parte  di  persone  che
  protestano,  ma ci stanno osservando, giustamente e legittimamente,
  tutti, la gran parte dei siciliani.
   Ci  siamo  ripromessi, ed era uno dei motivi dell'approvazione  di
  questa  finanziaria,  di  approvarlo  il  prima  possibile  per  la
  questione dei precari. Così non si può continuare. E non accetto da
  parte  di  nessuno - mi sia consentito dire - in precedenza  quello
  che si faceva, quello che non si faceva.
   Abbiamo  stabilito  tutti insieme. Essendo in  una  situazione  di
  emergenza e sapendo che questo bilancio era arrivato in ritardo per
  cause  oggettive  e  non per responsabilità particolari  di  questo
  Governo,  di  questa maggioranza, o in generale delle minoranze,  o
  del  Parlamento, abbiamo detto di andare avanti. Sappiamo tutti che
  ci  sono dei problemi in ordine all'articolo 13 e all'articolo  14.
  Si  tratta di provvedimenti di riscrittura da parte del Governo  e,
  quindi,  il  Parlamento  può approvare o non  approvare  i  singoli
  emendamenti.
   Assessore Cartabellotta, eravamo al comma 4.

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Signor Presidente, onorevoli colleghi, è ritirato il 13.2.GOV11 e i
  60   giorni,   come  riscritto  nell'emendamento  degli   onorevoli
  Cancelleri  e  altri,  il  Gov  4  bis,  sono  entro  i  60  giorni
  dall'approvazione dello statuto.
   Il parere è favorevole.

   CORDARO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà, nell'ambito dei minuti che sono rimasti
  a disposizione del suo Gruppo  e penso che, comunque, ne abbia.

   CORDARO. Credo che siano 9, signor Presidente, nel senso che non è
  intervenuto nessuno.

   PRESIDENTE. Non lo so, non riesco a conteggiare manualmente.

   CORDARO. No, lei ha fatto la tabellina ed io in maniera scrupolosa
  la rispetterò.

   PRESIDENTE. Perfetto.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  Assessori, onorevoli colleghi, noi, come Gruppo parlamentare Grande
  Sud  - PID Cantiere popolare, non abbiamo alcun tipo di ragione per
  non  porci,  rispetto  ad  un articolo,  ad  una  riforma,  ad  una
  rivisitazione  di  questo genere in maniera  preconcetta  e,  tanto
  meno, strumentale.
   Prima di dichiarare il voto, però, desidero fare una premessa.
   Il  fatto che la legge finanziaria, e questo è l'auspicio di tutti
  perché  è  diventato il termine più vicino, possa essere pubblicata
  il 25 di questo mese non c'entra nulla con quello che è accaduto 10
  minuti fa in quest'Aula.
   Tutti  abbiamo  a cuore l'approvazione della finanziaria,  io  per
  primo,  se pur dall'apposizione ho detto che non ero d'accordo,  al
  punto   in   cui  eravamo,  all'esercizio  provvisorio  perché   la
  finanziaria,  a  questo  punto, andava  approvata,  seppur  con  le
  legittime aspettative di ciascun Gruppo parlamentare ma soprattutto
  dell'intera  popolazione  siciliana e,  però,  onorevoli  colleghi,
  dobbiamo darci, secondo me, un indirizzo univoco, dobbiamo darci un
  modus procedendi che sia uguale per tutti.
   Desidero  che l'assessore per le risorse agricole e alimentari  ci
  spieghi,  in  maniera  assolutamente chiara ed inequivocabile,  che
  questa  non  è una riforma partorita nella notte, che  non  ha  una
  genesi, quindi, che deve avere quanto meno i requisiti necessari, i
  requisiti minimi relativamente ad un percorso procedurale che  deve
  averla  portata nelle Commissioni di merito, che deve aver  sentito
  le  categorie, i sindacati, i rappresentanti sindacali. Chiedo che,
  per  quanto  ci  riguarda, l'assessore spieghi  che  questa  è  una
  riforma che ha, ovviamente, un percorso istituzionale corretto.
   Non   sono  intervenuto  in  precedenza  sul  tema  e  non   sarei
  intervenuto  perché  sono convinto che se il percorso  ha  una  sua
  legittimità  e l'Aula lo legittimerà, siccome ancora una  volta,  e
  questa  sì,  è una riforma, non mi nascondo, signor Presidente.  Se
  questa  viene  votata,  diventa una novità  sostanziale,  concreta,
  vera. Non so quali interessi tocchi, se ne tocca ancora meglio,  se
  ne tocca di torbidi, meglio ancora

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cordaro, è il  sistema  che  controlla  il
  tempo, quindi, è stato conteggiato. Prima l'onorevole Cimino e  poi
  l'onorevole Grasso sono intervenuti e fanno parte del suo Gruppo.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, quanto meno per capire cosa devo dire.

   PRESIDENTE. Lo conteggerà il sistema.

   FORMICA.  Noi  non  contestiamo. Se non mi  fanno  parlare  voglio
  recuperare i secondi. Non contestiamo quest'articolo perché  questo
  articolo  va  nel  senso della razionalizzazione e  delle  riforme.
  Quello  che  contestiamo è che, da un lato, si dice che  quando  si
  parla   di  riforme  queste  devono  passare,  giustamente,   dalla
  Commissione  di  merito per dare la possibilità  al  Parlamento  di
  approfondire e si impedisce ai parlamentari di presentare  in  Aula
  documenti di riscrittura o documenti che inseriscono delle  riforme
  e,  dall'altro, però si acconsente che con dei veri e propri  colpi
  di  mano  si  portino in Aula dei provvedimenti di riforma.  Quindi
  sgombriamo  il  campo:  siamo favorevoli anche per questo  tipo  di
  riforma.  Quello che contestiamo, è il merito. E su questo  abbiamo
  pienamente  ragione.  Altra  cosa,  signor  Presidente,  e  qua  mi
  riallaccio  a  quello  che  lei  ha  testé  annunciato,  sui  tempi
  strettissimi  che  abbiamo e in virtù di questi tempi  strettissimi
  che abbiamo, non capisco perché, signor Presidente, lei continui  a
  far  rimanere  accantonati gli articoli basilari e fondamentali  di
  questa finanziaria.
   Mi  riferisco  all'articolo 6 che è il  fondo  per  i  Comuni,  mi
  riferisco  ai precari, mi riferisco alle partecipate. Se lei  vuole
  veramente aiutare il Governo ed evitare tumulti in Aula, cominciamo
  con  questi  articoli,  eliminiamo gli  accantonati.  Sulla  stessa
  scorta  di quello che ho detto prima a proposito di questa riforma,
  non  si  capisce perché, rispetto a ciò che ha chiesto  Falcone,  e
  cioè  l'inserimento  di un'altra riforma che riguardava  l'ESA,  la
  Presidenza  ha  ritenuto  di non accoglierla.  Avremmo  bisogno  di
  spiegazioni in questo senso.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Formica,  il  suo  Gruppo  ha   ancora   a
  disposizione 8 secondi. Se c'è qualcuno che vuole intervenire

   BANDIERA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BANDIERA. No, signor Presidente, è una cosa più importante di  una
  dichiarazione  di  voto, perché si tratta di  tutelare  quelle  che
  ritengo  siano  le legittime prerogative di un deputato  regionale,
  sottoscritto  assieme ad altri 3 onorevoli colleghi: ha  presentato
  un  emendamento al comma 5 ma mi giunge notizia della dichiarazione
  di  non  ammissibilità.  Vorrei  conoscere  le  ragioni  di  questa
  dichiarazione.

   PRESIDENTE. L'inammissibilità è insita nell'emendamento che lei ha
  presentato e non c'è bisogna di alcuna spiegazione. Non c'è bisogno
  di  ragioni, dobbiamo andare avanti. La ringrazio,  lei è  del  mio
  Gruppo e quindi significa che sono al di sopra delle parti.

   BANDIERA. Presidente, a me hanno insegnato che un parere contrario
  va  accompagnato  da  una motivazione, al contrario  di  un  parere
  favorevole.

   PRESIDENTE.  Onorevole Bandiera, proprio  perché  lei  è  un  neo-
  deputato  le  dico:   non possono proporsi  sotto  qualsiasi  forma
  articoli  aggiuntivi  od  emendamenti contrastanti  con  precedenti
  deliberazioni  dell'Assemblea adottate  sull'argomento  o  estranee
  allo   specifico  oggetto  della  discussione .  Il  suo   era   un
  emendamento  aggiuntivo.   Il Presidente  inappellabilmente  decide
  previa lettura .
   Onorevole  Bandiera questo non è un contraddittorio. Trasformi  in
  ordine  del giorno quello che ritiene fare nell'interesse  del  suo
  territorio.
   Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.32, riprende alle ore 16.34)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.    Onorevoli    colleghi,    si    riprende    l'esame
  dell'emendamento 13.2GOV4bis, firmatario l'onorevole Cancelleri.
   Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse agricole  ed  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA.    Presidente   Commissione   bilancio   e   programmazione.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi, pertanto, l'emendamento 13.2GOV4 è assorbito.
  L'emendamento 13.2GOV6 è precluso.
   Si   passa   all'emendamento  13.2GOV8,  a  firma   dell'onorevole
  Lombardo.

   LOMBARDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, c'è  un  po'  di
  confusione   sulla   interpretazione   del   Regolamento   interno.
  Intervengo  brevemente  per  illustrare  il  subemendamento  e  per
  chiederle  notizie  in  merito  al  comma  7)  dell'art.  112   del
  Regolamento interno, proprio in ordine agli emendamenti.
   Il  disordine che si sta creando, se posso permettermi,  è  dovuto
  alla  interpretazione di questo comma 7). Se è detto che i  termini
  di  cui  ai  commi  precedenti, che riguardano la presentazione  di
  emendamenti, non si applicano alla presentazione di emendamenti  da
  parte  del  Governo  e  della Commissione nel  caso  in  cui  siano
  emendamenti  tendenti alla rielaborazione di articoli già  presenti
  in  un  testo,  e  mi  riferisco all'articolo  13  che  parlava  di
  spostamenti  all'interno  dei consorzi e  di  somme  da  dare  alle
  garanzie  occupazionali,  e  noi  abbiamo  presentato  una  riforma
  strutturale di un settore.
   Signor  Presidente, la invito, proprio per evitare quello che  sta
  succedendo  da mezz'ora, da un'ora, da due ore a questa  parte,  un
  gran  disordine,  a  non  ammettere questa  discussione,  se  posso
  permettermi,  onirica  su questo emendamento di riscrittura.
   Io  ho cercato di presentare un emendamento che sia una toppa. Non
  capisco  come  noi  stiamo  facendo confluire  con  questa  riforma
  strutturale due capitoli, uno che riguarda la legge dell'81  e  che
  riguarda  i  lavoratori  a  tempo  indeterminato  dei  consorzi  di
  bonifica, con le garanzie occupazionali dell'art. 7 della legge  n.
  9  del  2012.  Questo creerebbe, secondo me, e ad avviso  di  molti
  deputati,  anche della maggioranza, una confusione sulla erogazione
  di  somme  a  queste due categorie di lavoratori  che  hanno  avuto
  trattamenti contabili divisi, sulle cui ripercussioni, ad oggi,  da
  deputato  regionale e da rappresentate del popolo, non conosco  gli
  effetti  e,  quindi,  nel timore che ciò possa accadere,  cerco  di
  presentare  delle  toppe, e mi scuso con gli  Uffici  se  non  sono
  corretto  dal punto di vista legislativo, ma purtroppo  l'andamento
  dei  lavori  di  quest'Aula mi induce a difendere i  cittadini  che
  rappresento.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 13.2.GOV8.
   Il parere del Governo?

   CROCETTA, presidente della Regione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   LOMBARDO. Chiedo che la votazione avvenga per voto segreto.

   PRESIDENTE.   La  richiesta  non  è  appoggiata   a   termini   di
  regolamento.  Onorevoli colleghi, pongo in votazione  l'emendamento
  13.2GOV 8.
   Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si  passa  al  subemendamento 13.2GOV10 a firma dell'onorevole  Di
  Mauro.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho indicato delle
  somme  assegnate  al  2013 perché l'assessore nel  suo  emendamento
  indica  una  riduzione  di  spesa. Di  che  cosa?  Da  quale  cifra
  partiamo?  Funzionamento  si riferisce al capitolo di 34 milioni  o
  al capitolo degli 8 milioni?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Signor Presidente, onorevoli deputati, pensando che in un consorzio
  di  bonifica ci debba essere chi fa la busta paga e chi deve andare
  a  sistemare il tubo. Stiamo cercando di unificare il tutto in  una
  funzione  di  razionalizzazione dell'irrigazione, di  servizi  agli
  agricoltori  e  continuiamo ad insistere su categorie  che  abbiamo
  creato  illegittimamente nel passato, perché, vi  ricordo,  che  la
  legge  del  '95  diceva che non si poteva assumere, e  invece  sono
  state  assunte  1.200 persone. E ora vogliamo razionalizzare  tutto
  questo e vogliamo dire che è una cosa sbagliata razionalizzare.  Il
  capitolo è unico e ciò ci da la possibilità di dare meglio l'acqua.

                              (Applausi)

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 13.2GOV2, a firma dell'onorevole Vullo.
   Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  al  subemendamento 13.2.GOV7,  a  firma  dell'onorevole
  Gucciardi.

   Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa all'emendamento 13.2GOV di riscrittura dell'articolo 13,
  così come emendato.
   Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevole  Formica  mi rivolgo a Lei perché  mi  rendo  conto  che
  andando  avanti  può  essere che si esasperano  ancora  gli  animi,
  inutilmente, anche perché era questa una esigenza che era emersa in
  Conferenza dei Capi Gruppo e non c'era stata una definizione,.
   Lei  intervenendo  ha  voluto ribadire l'esigenza  prioritaria  di
  affrontare  alcuni  articoli  che  io  ribadisco:  articolo  6,  la
  questione dei precari e la questione delle partecipate.

   MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente l'articolo 35 ha la priorità.

   PRESIDENTE.  Onorevole Milazzo è una questione di ordine  politico
  che  è  stata posta in Conferenza dei Capi Gruppo, che  io  non  mi
  sento di dirimere in questa fase. Quindi sospendo l'aula per cinque
  minuti  per  un  raccordo  fra i Capi  Gruppo  e  il  Governo,  per
  comprendere come dobbiamo procedere.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.44, è ripresa alle ore16.58)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Si riprende dall'articolo 15  Disposizioni concernenti
  il personale dell'ente Acquedotti siciliani .


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                        Sull'ordine dei lavori

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi.   Presidente
  Ardizzone, io l'ho sempre apprezzata come una persona che mai e poi
  mai  si  è  prestata a offrire il fianco a operazioni che  definire
   manciugghia   forse  è  poco. E l'ho sempre  apprezzata  come  una
  persona  che di fronte alla difesa delle istituzioni non  ha  fatto
  mai un passo indietro.
   Ora,  io  non  capisco per quale motivo, a fronte  del  fatto  che
  abbiamo  delle urgenze che si chiamano enti locali, che si chiamano
  precari,  che si chiamano salvaguardia degli equilibri di  bilancio
  come  l'articolo  4,  noi  abbiamo un Governo  che  nicchia.  E  lo
  comprendiamo  che il Governo nicchia, perché il Governo  è  succube
  del  ricatto  della  propria maggioranza che ha una  montagnina  di
  emendamenti di spesa da poter foraggiare e finanziare,  magari  col
  fondo per le autonomie locali.
   Ma  che  lei  si  presti,  Presidente, a questa  vergogna  io  non
  l'accetto  per la stima che ho nei suoi confronti   E  se  lei  non
  addiviene alla decisione di discutere da subito l'articolo  6,  noi
  occuperemo l'Aula

       PRESIDENTE.  Riporto  io  in termini,  magari,  più  calmi  la
  questione posta dall'onorevole Formica. Onorevole Formica, lei  che
  conosce  perfettamente  il  Regolamento pensavo  che  avesse  fatto
  esplicito riferimento all'articolo 110.
      Quindi, nel fare richiamo all'ordine del giorno che sia  l'Aula
  a  pronunciarsi se dobbiamo ripartire dall'articolo  6  -  potremmo
  ripartire  dal 3 e dal 4, ma siccome c'è una questione di carattere
  contabile, ci sono schede, tabelle.
      In  questi  casi, io ho sospeso l'Aula proprio  sulla  base  di
  quello  che  aveva  detto lei nella Conferenza dei  Presidenti  dei
  Gruppi   parlamentari.   Ho  sentito  i   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari  singolarmente, perché non c'era stata  una  decisione
  unanime,  considerato che abbiamo chiuso l'articolo 13 e l'articolo
  14  noi  potremmo  ritornare, da un punto di  vista  regolamentare,
  all'articolo 6 così come potremmo proseguire.
  Considerato  che  abbiamo  esaminato il  13  e  il  14,  in  ordine
  cronologico  potremmo proseguire ma, anche come  ha  posto  lei  la
  questione  è più che corretta, sia l'Aula a pronunciarsi perché  la
  trattazione   dell'articolo  6  implica  questioni   di   carattere
  politico.
      Quindi  sulla sua proposta invito, magari, l'Aula  a  decidere,
  per  alzata  e seduta, a parlare uno a favore e uno contro.Lei  sta
  proponendo all'Aula se ripartire dall'articolo 6, per essere chiari
  per  chi ci ascolta, che riguarda  Trasferimenti ai Comuni , uno  a
  favore e uno contro, ci pronunciamo se ripartire dall'articolo 6  o
  meno.
      Chi  parla  a favore e chi contro? Contro l'onorevole  Dina.  A
  favore? L'onorevole Falcone. Della stessa Commissione.

  FALCONE. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  FALCONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi  io  credo   che
  l'indicazione  e la proposta che è arrivata dall'onorevole  Formica
  sia   assolutamente  di  buon  senso  e  vada,  soprattutto,  nella
  direzione  di  una  ordinata procedura per  l'approvazione  di  una
  legge, innanzitutto, di stabilità e poi, anche, finanziaria.
      Stasera,  è  vero,  si  sta  discutendo  su  alcune  norme  che
  dovrebbero, forse, ritornare o andare nelle Commissioni di  merito.
  Ma  noi,  stasera, siamo chiamati a discutere sulle norme anzitutto
  di  contabilità.  E  quando  l'onorevole  Formica  e  prima  ancora
  l'onorevole   Cordaro   avevano  detto   che   dobbiamo   ripartire
  dall'articolo  3,  cioè dalle disposizioni in materia  dei  residui
  attivi, e quindi continuare con il cuore della legge di stabilità e
  finanziaria  che è l'articolo 4, cioè gli accantonamenti  tributari
  in  materia  di  entrate,  per  continuare  con  gli  enti  locali,
  significa che noi vogliamo anzitutto mettere in sicurezza  i  conti
  di  questa Regione, vogliamo dire a chi oggi ci osserva -  e  siamo
  molto osservati - come vogliamo fare una legge finanziaria ordinata
  responsabile  e contabilmente sicura, dopo di che tutti  gli  altri
  articoli, alcuni dei quali sono articoli di spesa o molti dei quali
  sono articoli di spesa, vedono questo Parlamento come se venisse da
  Marte, come se qui nessuno dalla maggioranza si rendesse conto  del
  grave  momento  che oggi attraversa la Sicilia. Quello  che  chiede
  oggi  la  minoranza  lo dovrebbe chiedere la maggioranza  e  invece
  abbiamo invertito i ruoli.

   FORMICA. Esatto, esatto

   FALCONE   Questa  è  una  cosa che denunciamo,  Presidente,  e  la
  denunciamo  in  maniera  forte,  perché  oggi  l'Assessore  Bianchi
  dovrebbe  dire a questo Parlamento:  iniziamo a mettere in  regola,
  in  sicurezza  i  conti  della Regione, dopo  possiamo  parlare  di
  tutt'altro ,  dopo  possiamo  parlare delle   leggi  mancia ,  dopo
  parliamo  di  tutte quelle norme che servono per  conservare,  così
  come   è   stato  per  l'ESA,  Presidente,  e  lei  ha   dichiarato
  inammissibile un emendamento che io avevo presentato e lei mi aveva
  dichiarato ammissibile all'articolo 14, per conservare privilegi  e
  poter sopprimerne alcuni, conservandone altri.
   Il  Governo  Crocetta deve dire se è un governo per le  riforme  e
  deve guardare a tutti gli enti inutili, o se è un Governo di parte,
  di proclami e di annunci.
   L'Assessore Bianchi stasera deve dire in maniera chiara a tutto il
  Parlamento quali sono gli articoli su cui si vuole scommettere. Noi
  diciamo:  approviamo prima gli articoli che mettono in sicurezza  i
  conti,  dopo  approviamo  gli altri, se  qualcuno  vuole  ricattare
  qualche altro gruppo politico, questo noi non lo ammettiamo, perché
  quello  che  successe  l'ultima mezz'ora in  Commissione  bilancio,
  Presidente  Ardizzone, lei che è il garante di  questo  Parlamento,
  avrebbe  dovuto  stralciare quell'infame  articolo  46,  che  grida
  vendetta, perché in quell'articolo ci sono diversi emendamenti  che
  sono  anticostituzionali  e soprattutto sono  stati  censurati  dal
  Commissario dello Stato.
     Diversamente,  Presidente Ardizzone, lei è  responsabile  di  un
  saccheggio nei confronti di questa Sicilia. Per questo motivo,  noi
  chiediamo  che  il  Parlamento, che i Gruppi di  maggioranza  siano
  responsabili, non si facciano portatori di interessi di  parte,  ma
  anzitutto  si  facciano portatori della stabilità dei conti,  degli
  enti locali, dei precari, dopo di che riusciamo a fare tutto quello
  che  c'è  da  fare. Le leggi di riforma sì, ma di  tutti  gli  enti
  inutili, non di una parte a discapito di altri.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, io non  userò  i
  toni  appassionati  del  collega Falcone  che  su  una  discussione
  sull'ordine  dei  lavori ha tirato dentro tutto e il  contrario  di
  tutto, mettendo insieme valutazioni complessive sulla manovra.
   Stiamo  parlando  semplicemente  di  procedure.  Sta  a  cuore   a
  quest'Aula come lo è stato a cuore alla Commissione di procedere in
  maniera  ordinata.  Procedere  in maniera  ordinata  significa  che
  l'ordine dato  è un ordine di impostazione generale che ha  fissato
  il  Governo nella sua proposta, la Commissione lo ha reso  proprio,
  ma    non    c'è    nessuna   consecutio   temporum    obbligatoria
  dall'impostazione  dell'articolato. Ci sono  scelte  politiche  che
  possono  regolare  le  scelte che quest'Aula potrà  fare  in  piena
  autonomia.  Ed è per questo che non c'è nessuna paura.  La  manovra
  andrà  approvata nel suo complesso, onorevole Falcone. Non ci  sarà
  un  articolo che sarà approvato ed un altro che non sarà approvato,
  sicuramente   per  quello  che  attiene  gli  aspetti   strutturali
  dell'intera manovra, mi riferisco all'articolo 4. E' fuor di dubbio
  che  l'approvazione delle problematiche comuni è  un  articolo  che
  dovrà  essere  approvato a tempo debito, quando ci  sarà  chiara  e
  complessiva   l'intera  manovra.  Questo  non  inficia  sicuramente
  niente,  sono  scelte  che  sono  in  capo  a  quest'Aula,  quindi,
  inviterei la maggioranza a procedere con l'ordine che ci si è dato;
  andiamo  avanti,  dal 13, abbiamo fatto il 13 e il 14,  proseguiamo
  col 15 e poi si ritorna indietro.
   Questa è la proposta che facciamo come Presidente e che non  credo
  che possa inficiare niente.

   PRESIDENTE.  Prima di dare la parola al Governo che  l'ha  chiesta
  espressamente, vorrei fare alcune precisazioni, per rilevare alcune
  inesattezze  all'intervento  dell'onorevole  Falcone,  appassionato
  come sempre perché significa che sente i problemi.
   Questa  Presidenza, ancora, non ha dichiarato né  ammissibile,  né
  inammissibile alcunchè in ordine all'articolo 46; l'ho ripetuto più
  volte.
   Noi  siamo  in  una  situazione di emergenza,  abbiamo  detto  che
  nessuno di noi voleva l'esercizio provvisorio, sappiamo quello  che
  è  successo in II Commissione e sappiamo pure che tanti emendamenti
  che  sono  passati  dalla  Commissione di merito,  non  sono  stati
  trattati dalla II Commissione.
   Ci  siamo  detti,  tutti, con la massima onestà intellettuale  che
  chiedo   anche   a  lei  perché  lei  è  noto  non   per   l'onestà
  intellettuale, glielo dico senza alcun sarcasmo, di evidenziare  il
  percorso  che ci siamo dati, quindi, quando arriveremo al 46  verrà
  affrontato e lei sa come io, non ora che sono Presidente, ma  anche
  in  passato  non ho mai condiviso leggi omnibus, ho sempre  preteso
  leggi che siano leggibili e non è un controsenso quello che le  sto
  dicendo  per cui è un percorso che ci dovrebbe trovare  quanto  più
  uniti possibili.
   Per  quanto riguarda quello che lei ha detto, onorevole Dina, sarà
  l'Aula  a  decidere, non ho sentito, io, solo due semplici Deputati
  era uno a favore ed uno contro, sarà l'Aula ad esprimersi nella sua
  piena autonomia.

   BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi, io ho ascoltato questo lungo dibattito di due giorni  con
  attenzione,  sperando  che,  appunto, anche  la  disponibilità,  la
  necessità dell'approfondimento non perdesse mai di vista l'esigenza
  che  abbiamo di procedere bene e in fretta, affrontando i nodi veri
  di questo progetto di legge finanziaria e di stabilità.
   Troppe  volte,  devo  dire, ho sentito la  premessa  che  dobbiamo
  sbrigarci,  che copriva in realtà tatticismi, dovuti a scariche  di
  responsabilità  su  chi perdeva tempo, chi  non  perdeva  tempo,  e
  quindi vorrei non contribuire a questo ulteriore dibattito, dicendo
  chiaramente che il Governo ha interesse a che si proceda e si  vada
  avanti.  Per  noi, che si ricominci dall'articolo 6 o si  ricominci
  dall'articolo 14 è perfettamente indifferente; però, non posso  non
  sottolineare, onorevole Falcone, che la finanziaria è  un  progetto
  complessivo   Qui non è lei che può dirci quali sono  gli  articoli
  che lei ritiene fondamentali per questa finanziaria; per il Governo
  sono  tutti articoli fondamentali che proponiamo all'Aula,  che  se
  non condivide boccia, responsabilmente, li promuove o li boccia  e,
  nel  frattempo, si ricorda sempre che abbiamo, io adesso ho sentito
  il  Presidente dell'Anci, ho sentito i Comuni, è inutile che io  le
  ricordi le esigenze che abbiamo di fare in fretta.
   Pertanto, se lei è contrario o se alcuni Deputati sono contrari ad
  alcuni  articoli esprimono la loro contrarietà e votano contro,  ma
  noi  lo  abbiamo già deciso in Conferenza dei Presidenti dei gruppi
  parlamentari, io lo confermo: non ci facciamo dettare  l'agenda  da
  nessuno, tanto meno dalla minoranza. E su questa linea procediamo.
   Chiudiamo  qui  l'argomento e procediamo là  da  dove  ripartiamo,
  tolti  gli  articoli  su cui gli allegati  sono  solo  in  fase  di
  completamento, inevitabilmente, per tenere conto delle decisioni in
  corso di dibattito.
   Siamo  quindi perfettamente disponibili a procedere su come l'Aula
  ritenga  più  giusto;  teniamo presente che è utile  andare  avanti
  perché  sono  tutti  pezzi  di  una manovra  complessa,  difficile,
  rigorosa,  che  cerca di dare alcune risposte  a  dei  settori  più
  deboli,  mette  in campo alcune riforme, anche qui è  inutile  fare
  altrismo  ( ), cioè  questa riforma no perché dobbiamo farne  delle
  altre .  Noi ne abbiamo proposte alcune, su questo ci confrontiamo,
  poi,  le  altre  riforme  le proporremo  altrove  e  su  quelle  ci
  confronteremo.
   Ancora una volta, il Governo è apertissimo a dialogare con tutti i
  gruppi,  su  come procedere coon i nostri lavori, però vi  richiamo
  veramente,  vi  invito tutti quanti insieme  a  dare  risposte  nei
  tempi, compatibilmente con una manovra finanziaria che è difficile,
  che  presenterà  degli scogli importanti perché  dovremmo  assumere
  delle  decisioni pesanti che incideranno sulla vita  dei  cittadini
  siciliani, su quelli è chiaro che ci soffermeremo.
     Noi  siamo disposti, in Aula, fuori dall'Aula, a dare  tutte  le
  informazioni  e  i dati disponibili per arrivare ad  una  decisione
  quanto  più consapevole per tutti quanti, però, purtroppo,  non  ci
  possiamo  più permettere di perdere tempo nello scegliere. Dobbiamo
  avere tutti il tempo possibile per decidere.

   PRESIDENTE. Grazie, assessore Bianchi, per il chiarimento.
   Allora,  prendete posto cortesemente. Che ci sia un  voto  chiaro,
  che   nessuno   si  allarmi,  prima  delle  decisione   definitiva,
  conteremo.
   Invito   l'onorevole  Barbagallo  a  svolgere   la   funzione   di
  segretario.  State  seduti cortesemente. Si  voterà  per  alzata  e
  seduta  come  previsto  dal nostro Regolamento  interno.  Onorevole
  Leanza,  il Regolamento prevede per alzata e seduta. La controprova
  si  può  fare;  il  controllo si farà con il sistema  di  votazione
  elettronico, ma non verrà registrato: chi vota a favore e chi  vota
  contro. Spero   che alla fine comunque non ci sia qualcuno  che  si
  allarmerà, che avrà il retropensiero di ritenere che i sistemi sono
  truccati  e quant'altro -  tanto perché non finiamo mai  di  essere
  autolesionisti.  Onorevole Micciché, lei va via nel  momento  della
  votazione?
     Allora: chi è favorevole a ripartire dall'articolo 6 si alzi. Il
  4 è accantonato onorevole Cordaro. Chi si alza e chi si siede dallo
  scranno  della Presidenza si nota.  Ventinove di voi siete  seduti.
  Adesso si alzi chi è per ripartire dall'articolo 15.
   Si  riparte dall'articolo 15. Siamo abbondantemente oltre 34,  35.
  Non  ci  sono  dubbi, onorevole Formica. La decisione è  presa:  si
  riparte dall'articolo 15

                               «Art. 15.
      Disposizioni concernenti il personale dell'Ente acquedotti
                               siciliani

   1. In favore dell'Ente acquedotti siciliani (EAS) in liquidazione,
  ai  sensi dell'articolo 1 della legge regionale 31 maggio 2004,  n.
  9,   è   autorizzata,  a  titolo  di  compartecipazione   destinata
  esclusivamente  agli oneri sostenuti per il personale,  l'ulteriore
  spesa entro i limiti di 14.256 migliaia di euro fino al 31 dicembre
  2014.

   2.  All'Istituto  regionale del vino e  dell'olio  è  concesso  un
  ulteriore  contributo per il concorso al pagamento degli emolumenti
  al  personale  proveniente dall'EAS in liquidazione, ai  sensi  del
  comma  2 quinquies dell'articolo 23 della legge regionale 27 aprile
  1999,  n. 10, nella misura massima di 207 migliaia di euro fino  al
  31 dicembre 2014.

   3.   All'Istituto  regionale  per  lo  sviluppo   delle   attività
  produttive  (IRSAP)  è  concesso un ulteriore  contributo,  per  il
  concorso  al  pagamento  degli emolumenti al personale  proveniente
  dall'EAS   in   liquidazione,  ai  sensi  del  comma  2   quinquies
  dell'articolo 23 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10, entro
  i limiti di 1.107 migliaia di euro fino al 31 dicembre 2014.

   4.  Agli  Enti  regionali per il diritto allo studio universitario
  della  Sicilia  (ERSU) è concesso un ulteriore contributo,  per  il
  concorso  al  pagamento  degli emolumenti al personale  proveniente
  dall'EAS   in   liquidazione,  ai  sensi  del  comma  2   quinquies
  dell'articolo 23 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10, entro
  i limiti di 2.900 migliaia di euro fino al 31 dicembre 2014».

   Si  passa all'emendamento 15.2 dell'onorevole Formica. Lo mantiene
  o  lo ritira?

   FORMICA. Lo mantengo.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi, chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 15. 3, dell'onorevole Formica. Il parere
  del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi, chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.   Si   passa  agli  emendamenti  15.1,  dell'onorevole
  Clemente  ed altri, e 15.7, dell'onorevole Firetto ed  altri.   Gli
  emendamenti  sono rinviati agli aggiuntivi.
   Si  passa all'emendamento 15.4, dell'onorevole Formica.  Il parere
  della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.  Si passa all'emendamento 15.5, a firma dell'onorevole
  Formica.
    Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente della  Commissione e relatore di  maggioranza  .
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.  Si passa all'emendamento 15.6, a firma dell'onorevole
  Formica.
   Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'articolo 15.  Chi  è  favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'articolo 16. Ne do lettura:

                      «EAS - Situazione debitoria

         Per  far  fronte  agli oneri derivanti  dalla  messa  in
     liquidazione dell'EAS nonché per la residua gestione  idrica
     rimasta  a  carico dello stesso  è autorizzato  a  decorrere
     dall'esercizio  finanziario  2014  un  limite  decennale  di
     impegno di 8.000 migliaia di euro».

   Comunico  che è stato presentato dall'onorevole Formica  ed  altri
  l'emendamento soppressivo,  16.2.
      Pongo  in  votazione  il  mantenimento  dell'articolo.  Chi   è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'articolo 17. Ne do lettura:

                               «Art. 17.
                              Dissalatori

         1.  Il  limite di impegno autorizzato dall'articolo  46,
     comma  2,  della  legge regionale 15 maggio  2013,  n.  9  è
     differito all'anno 2015. L'autorizzazione di spesa  prevista
     per  l'anno 2013 dal medesimo comma 2, pari a 5.000 migliaia
     di euro, è differita all'anno 2014».

      Si passa all'emendamento  17.3, a firma dell'onorevole Formica.
  Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 17.2, a firma Falcone.

   FALCONE. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti 17.1 e 17.4.
     Onorevole  Firetto, se può avvicinarsi al podio ed  illustrarli,
  perché sono incomprensibili
     Li  dichiaro inammissibili. E' una questione di oneri, occorreva
  prima la copertura finanziaria.
   Onorevoli  colleghi, scusate, non si può andare avanti  così   Voi
  avete le vostre ragioni perché sono tutte istanze legittime. Io non
  posso entrare nel merito dei singoli provvedimenti.
   Devo seguire una procedura. Ho un emendamento senza copertura. Nel
  momento  in cui si presenta l'emendamento, deve avere la copertura,
  non  posso  essere  io  adesso a chiedere al  Governo  di  dare  la
  copertura    sapendo,  obiettivamente,  le   difficoltà   che   sta
  affrontando in altra sede l'assessore per l'economia,  e  non  vado
  oltre,  per  garantire  un  percorso  celere  all'approvazione  del
  bilancio   Ancora  non ci siamo resi conto dello stato  di  disagio
  economico in cui versano la Sicilia e il nostro  bilancio.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   CIMINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.  Signor Presidente, io non capisco perché lei  voglia  per
  forza arrivare allo scontro con la discussione .

   PRESIDENTE.  Ma  lo scontro con chi? E' un fatto  procedurale   Ma
  stiamo scherzando?

   CIMINO   Visto che c'è l'assessore per l'economia, penso che  egli
  possa   pronunciarsi sull'ammissibilità o meno di questo  articolo.
  Altrimenti potremmo accantonarlo .

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  io  ho  oltre  800  emendamenti
  aggiuntivi. La gran parte sono tutti inammissibili per mancanza  di
  copertura  finanziaria.  Se  già iniziamo  a  discutere  su  questo
  articolo  che già doveva trovare copertura finanziaria nel  momento
  in  cui  è  stato presentato, significa che quando arriveremo  agli
  emendamenti  aggiuntivi  non  ci intenderemo  assolutamente  perché
  ognuno  dirà  la  propria  e  chiamerà  in  causa  l'assessore  per
  l'economia per la copertura. Cosa che diventa impossibile  E lei  è
  stato assessore per l'economia, onorevole Cimino

   FORMICA. Siamo tornati indietro di 30 anni, signor Presidente.

   CIMINO    Signor  Presidente,  le  sto  chiedendo  di  accantonare
  l'articolo  in  modo tale che l'assessore possa fare una  verifica.
  Questo mi pare un ragionamento da buon padre di famiglia

   PRESIDENTE.  Accantoniamo  l'articolo  17  e  poi   si   farà   un
  ragionamento complessivo  Bravo  L'articolo 17 è accantonato.

   FORMICA. Allora inammissibili non ce ne sarebbero mai

   PRESIDENTE.   Onorevole  Formica,  lo  abbiamo  accantonato.   Non
  scaricate le tensioni politiche che ci sono, e sono evidenti, sulla
  Presidenza,  per cortesia  Diventa difficile gestire la  situazione
  in questi termini

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'articolo.

   PRESIDENTE. Ma se l'ho accantonato

   FORMICA.  Chiedo  di  parlare sui motivi  dell'accantonamento   E'
  legittimo no?

   PRESIDENTE. Onorevole Formica, andiamo avanti

   FIRETTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  No,  l'ho  già accantonato  Come  non  do  la  parola
  all'onorevole  Formica  sull'art. 17  non  la  do  neanche  a  lei
  L'onorevole Cimino correttamente ha chiesto l'accantonamento.
   L'art. 17 è già accantonato


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   Si passa all'esame dell'art. 18. Ne do lettura.
   .
                               «Art. 18.
                    Rifinanziamento leggi di spesa

         1.  Per  le finalità di cui alle norme e loro successive
     modifiche  ed  integrazioni  riportate  nell'Allegato  1,  è
     autorizzata  per il triennio 2014-2016 la spesa  complessiva
     di  273.757  migliaia di euro per l'anno 2014  e  di  54.137
     migliaia di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016175.

   PRESIDENTE. E' arrivato il Presidente della Regione. Eventualmente
  ritorniamo sull'art. 17 dopo l'esame dell'art. 18.
   Onorevoli colleghi, andiamo oltre perché l'art. 18  richiama degli
  allegati e quindi deve essere fatto alla fine.

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'articolo.

   PRESIDENTE. Onorevole Formica, lei può intervenire su tutti perché
  ripartono i termini.
   L'articolo 18 è accantonato.
   Si passa all'esame dell'art. 19. Ne do lettura.

                               «Art. 19.
             Contenimento spesa nel settore dei trasporti

  1.  L'autorizzazione di spesa prevista per gli  anni  2014  e  2015
  dall'articolo  51  della legge regionale 15 maggio  2013,  n.  9  è
  rideterminata in 76.200 migliaia di euro.»

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
   - emendamento 19.2;
   - emendamento 19.3.
   - emendamento 19.5;
   - emendamento 19.7;
   - emendamento 19.6.

   Dichiaro inammissibili gli emendamenti 19.2, 19.3 e 19.5.
   Si passa all'emendamento 19.7, a firma del Governo.
   Comunico che  è stato presentato dal Governo l'emendamento 19.7.1,
  di riscrittura dell'emendamento 19.7, a firma del Governo.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   FORMICA. Signor Presidente,  adesso è chiaro a tutti i colleghi il
  motivo   per  cui  non  si  è  voluto  partire  con  l'approvazione
  dell'articolo 6, perché solo non approvando l'articolo 6,  dove  ci
  sono  i soldi per i Comuni e, quindi, per i cittadini, si può  dare
  copertura  a  quegli emendamenti senza copertura che  non  potevano
  entrare  in  Aula  e  che  lei  sta  facendo  entrare  con   questo
  escamotage.

   PRESIDENTE.  Dopo quest'affermazione dell'onorevole  Formica,   io
  sospendo per un'ora i lavori, mi dispiace.

                           (Brusio in Aula)

   Non  è  un  problema di maggioranza o di minoranza. La  Presidenza
  della  Regione e la Presidenza dell'Assemblea Regionale  Siciliana,
  insieme  all'Assessorato al Bilancio, stanno facendo un grandissimo
  sforzo,   insieme   agli  Uffici  del  Bilancio   e   agli   Uffici
  dell'Assemblea Regionale Siciliana per fare quadrare i conti  molto
  più  di  quello  che  appare e l'assessore  al  Bilancio  ha  fatto
  riferimento  a  scogli  che in atto sono  ancora  insuperabili.  Se
  pensiamo  di  continuare a litigare per legittima  aspettativa  del
  territorio  e  scarichiamo  sul bilancio questioni  che  riguardano
  maggiori oneri finanziari, non arriveremo da nessuna parte.

   FORMICA. Bravo.

   PRESIDENTE.  Ora  no,  onorevole Formica,  la  invito  a  sedersi,
  sedetevi  tutti. Dicevo,  se pensate di scaricare sulla  Presidenza
  dell'Assemblea  Regionale Siciliana le tensioni di ordine  politico
  che  esistono, sappiate che non ci riuscirete, significa dimostrare
  irresponsabilità da parte di tutti.
   Si passa al  subemendamento del Governo, 19.7.1 che sostituisce il
  19.7.
   Il parere della Commissione?

   DINA, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI   MAURO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo  che
  l'emendamento sia questo, l'articolo 1, comma 4 della legge 12  del
  2002 è così modificato:
    L'esercizio  e servizio del collegamento marittimo con  le  isole
  minori è regolato da contratti servizio aventi durata non inferiore
  a  tre  anni  e  non superiore a sei anni, compatibilmente  con  le
  risorse disponibili .
   Non è questo l'emendamento?

   PRESIDENTE. Stiamo trattando il subemendamento 19.7.1 del Governo.
   Facciamolo  spiegare  all'Assessore delle infrastrutture  e  della
  mobilità.

   BARTOLOTTA,  Assessore  delle  infrastrutture  e  della  mobilità.
  Signor  Presidente, onorevoli deputati, leggo l'emendamento 19.7.1,
  per  evitare  confusione:  Per le finalità di cui all'articolo  135
  della  legge  23 dicembre 2000, n. 388 è autorizzata per  gli  anni
  2014,  2015 e 2016 la spesa di 4 mila migliaia di euro per  ciascun
  anno . Sostanzialmente, aggiungiamo all'articolo 19 questo tipo  di
  emendamento.
   Se  voi  ricordate precedentemente era stato diminuito il capitolo
  riguardante  il  collegamento  sui  trasporti  aerei,  per   quanto
  riguarda le isole di Lampedusa e Pantelleria dove, come voi sapete,
  la  Regione compartecipa con il 30% al costo complessivo  sostenuto
  anche  dal  Ministero e considerato che a settembre è stata  tenuta
  una  Conferenza dei servizi, attualmente c'è una proroga in atto  e
  il  Ministero  delle infrastrutture, di comune  accordo  con  ENAC,
  effettuerà  delle  gare  d'appalto per  dare  continuità  a  questo
  servizio  e, quindi, la Regione si è già impegnata complessivamente
  per  l'intero  importo, cioè vale a dire per  la  compartecipazione
  pluriennale di 4 milioni di euro. Erano state tolte, dal precedente
  emendamento, 400 mila euro.
   Da  alcuni interventi, tra questi quello dell'onorevole  Cimino  -
  che  vedo  e  che  ovviamente concorda - era stato sottolineato  di
  dover  riposizionare  l'intero importo e, quindi,  il  capitolo  di
  competenza. Questo abbiamo fatto con l'emendamento 19.7.1.
   Quindi, andiamo a ripristinare la regolarità sul rapporto  che  il
  Governo  regionale ha già statuito in Conferenza dei  servizi  alla
  presenza  di ENAC e del Ministero delle infrastrutture.  La  nostra
  parte  è di cofinanziamento per garantire continuità ai servizi  di
  collegamento  aereo  per quanto riguarda le isole  di  Lampedusa  e
  Pantelleria.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  per  capirci,
  quindi,  il primo comma è il trasporto marittimo e il secondo comma
  è la compartecipazione al servizio aereo.
   Ritorno   alla   preoccupazione  di  poc'anzi:  questa   copertura
  finanziaria dove la troviamo? Nell'ambito di quali risorse?

   BARTOLOTTA,  Assessore delle infrastrutture e della  mobilità.  Ci
  riagganciamo, così come abbiamo concordato con l'Assessore  Bianchi
  e  già  verificato  con il ragioniere Pisciotta,  ad  un  ulteriore
  articolo,  che  sarà successivamente trattato  e  che  -  come  voi
  ricorderete  -  prevede  la  costituzione  di  un  fondo   per   la
  riqualificazione dei centri storici che è pari a dieci  milioni  di
  euro  e, quindi, verrà inserito un ulteriore emendamento che riduce
  il fondo.

   DI MAURO. Allora quel capitolo non esiste più?

   BARTOLOTTA,  assessore per l'infrastrutture e  la  mobilità.  Sarà
  ridotto    con   ulteriore   emendamento   che   verrà   agganciato
  successivamente all'articolo di competenza.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, più avanti andiamo
  nei  lavori  e  più  ascoltiamo il Governo e più  rimaniamo  ancora
  convinti, con maggiore forza, delle tesi che sostenevamo e cioè che
  se  non  procediamo sugli aspetti urgenti e qualificanti di  questa
  Finanziaria in ordine di importanza e, quindi, i comuni, i precari,
  i  pilastri   basilari  che interessano l'intera  Regione,  più  ci
  rendiamo  conto  che  si  va avanti allo sbando  e  lei  Presidente
  Ardizzone  ha una grande responsabilità, perché è persona avveduta,
  conosce bene i  regolamenti.
   La   risposta   data  dal  Governo  sulla  copertura   di   questo
  emendamento,  sul  quale siamo d'accordo,  perché  quando  la  tesi
  sostenuta  ieri dall'onorevole Cimino  e cioè che non  si  potevano
  tagliare  i  trasporti per Lampedusa, Linosa ,in  una  Regione  che
  vuole  fare  turismo, siamo d'accordo, ma quando si  va  avanti  in
  maniera  pasticciata  e si ha una risposta  come  quella  data  dal
  Governo che prenderemo i soldi dal capitolo sui centri storici, che
  ha  solo dieci milioni ed è magari una priorità di Crocetta  quella
  della riqualificazione dei centri storici.
   Lei  Presidente deve mettere ordine. Questo intanto doveva  essere
  un  comma aggiuntivo e, invece, non si capiva nulla, abbiamo dovuto
  sollevare  noi  il  problema perché non si  capiva  nulla;  quindi,
  casomai  un  comma  aggiuntivo e poi questo emendamento  presentato
  dopo  significa  solo  che  il Governo ha  fatto  dei  danni  nella
  predisposizione  della  Finanziaria  e  ne  vuole  fare   ulteriori
  cercando   di  mettere  delle  toppe  e  la  responsabilità   sulla
  quantificazione  e qualificazione giuridica delle carte  presentate
  anche dal Governo è sua.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Formica, lei  è  molto  bravo  e  profondo
  conoscitore di questo Parlamento però, obiettivamente,  il  Governo
  ha  riscritto  un subemendamento che è il 19.7, quindi  formalmente
  c'è.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   desidero
  intervenire proprio perché  trattandosi di documenti che  rimangono
  agli  atti  la  confusione era nata proprio da questo, condividendo
  l'intervento  dell'assessore  Bartolotta,  l'errore   di   scrivere
   riscrittura'  significa che assorbe il primo comma, quindi,  direi
  che  è  necessaria per lasciare agli atti, anche per  le  verifiche
  successive, che questo è un subemendamento tale che il primo  comma
  rimane  così  come  è  per il finanziamento al  trasporto  pubblico
  locale, il secondo comma, invece, riguarda il trasporto marittimo e
  va   bene  per quanto riguarda i trasporti per l'isola di Lampedusa
  e Pantelleria.
   Quindi,  non  si  tratta di una riscrittura, ma di un  emendamento
  aggiuntivo che viene fatto come secondo comma all'articolo 19.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente, solo  per  indicare  che  in  questo
  emendamento,  per  il quale  sono favorevole, bisogna  indicare  la
  copertura, non si può rimandare a un successivo articolo, perché se
  poi l'articolo viene bocciato viene meno la copertura.
   Quindi, suggerisco al Governo di aggiungere in questo articolo  la
  somma  e il capitolo da cui prelevare la cifra e risolvere così  il
  problema.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor  Presidente, prevedo  una  nottata  calda,  perché
  nonostante  quest'anno ho deciso di seguire i lavori  in  silenzio,
  vedo  che  sono  costretto  ad intervenire  e  cercherò  di  essere
  telegrafico.
   Ormai l'Aula ha capito il gioco e mi sembra di poter dire che  non
  c'è trippa per gatti .

   FORMICA. Bravo

   TURANO.  Onorevole Formica non le voglio dare ragione,  mi  faccia
  finire il mio ragionamento.

   PRESIDENTE.   Questa   affermazione  ci  permette   di   approvare
  celermente la manovre.

   TURANO. Però dobbiamo tranquillizzare l'Aula  Poiché l'articolo  6
  è   stato   accantonato,  la  prego  sommessamente  di  accantonare
  l'articolo 19, che prevede due diversi canali di finanziamento, uno
  a   favore  dei  trasporti  per  le  isole  minori  e  uno  per  il
  collegamento aereo sempre per le isole minori.
   Quando  sapremo  di  quanto è il risparmio  o  il  sacrificio  che
  chiediamo,  perché non c'è da risparmiare, una persona che  vive  a
  Pantelleria  che  dista  38  miglia  dalla  Tunisia  e   90   dalla
  terraferma, la nostra terraferma, mi creda, non ha motivo per  fare
  ulteriori sacrifici, atteso per altro che paga le stesse tasse  che
  si pagano a Palermo o nella mia città.
   Delle  due  l'una,  vorrei  capire  il  minore  trasferimento  che
  facciamo in favore di queste porzioni di territorio della Sicilia e
  l'accantonamento previsto dal plafond per le autonomie  locali  che
  per  ora  è  di 350 milioni, se quel plafond dovesse diminuire,  in
  favore  di  una maggiore disponibilità per i trasporti marittimi  e
  ferroviari, io sono pronto ad approvare tutto; viceversa se dovesse
  diminuire per altre cose, qua dentro succede l'inferno.
   Siccome  noi  siamo per chiedere minori sacrifici ai  siciliani  e
  fare  più cose, l'interesse quanto più diffuso e generale possibile
  che le persone possono percepire, la prego di sospendere,  mi creda
  non è spesa male, serve per fare chiarezza su una serie di punti, e
  lo dico anche all'Assessore Bianchi.
   Io non voglio ricominciare dall'articolo 6, io voglio capire verso
  dove  andiamo, perché diversamente diventa tutto difficilissimo  da
  governare. Chiedo  di accantonare l'articolo 19, non ho chiesto  di
  votare  di ritornare all'articolo 6, per capire come quanti sono  i
  trasferimenti veri che stiamo dando alle isole minori.

   PRESIDENTE.  Dopo l'intervento dei colleghi deputati, è  opportuno
  che l'Assessore Bartolotta dia qualche risposta di chiarimento.

   BARTOLOTTA,    Assessore   alle   infrastrutture    e    mobilità.
  Personalmente  capisco che tutti noi vogliamo avere le idee  chiare
  sulle  isole  minori, anche perché sono state più volte  affrontate
  queste criticità e le problematiche che assentano appositamente  ai
  collegamenti marittimi sulle isole minori e per questo occorre fare
  ancora una puntualizzazione.
   Vorrei  dire che praticamente l'emendamento 19.7 è una riscrittura
  dell'emendamento  sempre governativo che voi vedrete  nella  pagina
  annessa  all'articolo  19,  quindi  19.7,  che  originariamente   e
  testualmente citava  sostituire la cifra 76,2 con 74 .

   CORDARO. Assessore lo può leggere come viene?

   BARTOLOTTA,    Assessore   alle   infrastrutture    e    mobilità.
  sostanzialmente il Governo ha sostituito questo emendamento con  il
  seguente,  Per le finalità di cui all'articolo 135 della  Legge  23
  dicembre  2000 n. 388 e autorizzata per gli anni 2014-2015-2016  la
  spesa di 4mila migliaia di euro per ciascun anno.
   Se  non  è più un emendamento soppressivo dell'articolo 19,  credo
  che  potrebbe essere un aggiuntivo allo stesso, cioè, vale a  dire,
  l'articolo  19, se verrà votato, torna ad essere di settantaseimila
  e  duecento migliaia di euro e, con l'aggiuntivo, se verrà  votato,
  abbiamo  ripristinato. No, la copertura, se è già stato votato  dal
  bilancio, dal visto di Bianchi, c'è. Poi, sostanzialmente, dove  si
  vada  a  prendere  può  essere, sicuramente,  un  dettaglio  e  una
  specificazione  maggiore. Però è ovvio che, se l'emendamento  viene
  presentato  con  il  visto del Governo, va da sé  che  già  c'è  la
  copertura  del  bilancio, altrimenti non veniva neanche  presentato
  credo.

   PRESIDENTE.  Assessore Bianchi, può dare un chiarimento su  questo
  aspetto sollevato dall'assessore Bartolotta?

   BIANCHI,   Assessore   per  l'Economia.  I   quattromilioni   sono
  un'autorizzazione  di spesa che trova copertura  per  tremilioni  e
  seicentomila  nel bilancio. Quindi, in realtà, con questo  articolo
  la  copertura che si richiede alla manovra complessiva è di  appena
  quattrocentomila euro, che viene dato nella manovra complessiva.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   assessore
  Bartolotta,  ho l'esigenza, insieme a lei e al Governo, di scrivere
  una  Finanziaria  che  sia comprensibile e  che,  soprattutto,  non
  venga,  se  Dio  vuole, impugnata in nessuna parte dal  Commissario
  dello Stato.
   Partiamo   dal  costrutto.  L'articolo  19,  come  originariamente
  redatto,  dice:  L'autorizzazione di spesa prevista  per  gli  anni
  2014-2015   dell'articolo  51  legge  regionale  2013   n.   9,   è
  rideterminata in 76,200 migliaia di euro .
   A  questo  articolo  viene accostato un  emendamento,  il  19.7  :
   Sostituire settantasei con settantaquattro.  Quindi, diventerebbe,
   è rideterminato in settantaquattro mila migliaia di euro .
   Quando lei aggiunge che a questo va sostituito il 19.7.1 io faccio
  un'operazione semplice, lo leggo, così come dovrebbe essere secondo
  il  combinato disposto delle due parti, dopodiché  invito l'Aula  a
  spiegarmi se è un problema mio oppure se anche voi avete problemi a
  comprendere.
   Leggo:   L'autorizzazione di spesa prevista per gli anni 2014-2015
  dell'articolo 51 legge regionale 2013 n. 9, è rideterminata, per le
  finalità  di cui all'articolo 135 della legge 23 dicembre  2000  n.
  388,  è  autorizzata  per  gli  anni  2014-2015-2016  la  spesa  di
  quattromila migliaia di euro per ciascun anno .
   Mi  dite  che vuol dire  Assessore, vi prego, con tutta  la  buona
  volontà, sotto il profilo lessicale non significa niente.  Io  l'ho
  letto,  assessore Bianchi, lei purtroppo è stato  distratto  da  un
  collega.
   Quando  lei  sostituisce,  assessore Bianchi,  i  settantasei  con
  settantaquattro e poi sostituisce il 19.7 con il 19.7.1  faccio  un
  altro  esercizio di lettura semplice,  è costruzione  grammaticale,
  viva  Dio  :   L'autorizzazione di spesa  per  gli  anni  2014-2015
  dell'articolo 51 legge regionale 2013 n. 9, è rideterminata, per le
  finalità  di cui all'articolo 135 della legge 23 dicembre  2000  n.
  388,  è  autorizzata  per  gli  anni  2014-2015-2016  la  spesa  di
  quattromila migliaia di euro per ciascun anno .
   Stiamo  parlando  di  due cose diverse, che  non  stanno  insieme.
  Abbiamo  già  detto  che  siamo  d'accordo  sul  principio,  perché
  riteniamo che ci sia la necessità di aiutare i siciliani che vivono
  nelle  isole, minori o maggiori che siano ,di avere un collegamento
  certo con la Sicilia e comunque con la terraferma.
   Il  problema è grammaticale: non si capisce, è scritto male. Io vi
  chiedo di leggere attentamente, primo.
   Secondo;   Presidente  Ardizzone,  noi  non  possiamo   permettere
  l'approvazione  di  norme  che  anche  per  400mila  euro   abbiano
  copertura in articoli da approvare in un secondo tempo, perché  per
  una  ragione  qualsiasi quell'articolo dovesse essere bocciato,  io
  non  so  quale possa essere  la conseguenza giuridica e finanziaria
  del  collegamento tra qualcosa che oggi non c'è e che  fra  qualche
  ora   potrebbe  non  esserci  di  nuovo  perché  è  stato  bocciato
  l'articolo.
   Presidente Ardizzone, se lei ha la necessità di sospendere,  bene,
  perché  noi  continuando  di  questo  passo  finiamo  per  fare  un
   papocchio'.
   Terzo;  i sospetti del collega Formica sono assolutamente fondati,
  perché  continuiamo a fare riferimento a spese  senza  avere  alcun
  collegamento  con  nessuna  norma di spesa.  Qua  non  c'è  volontà
  strumentale,  lo  abbiamo  dimostrato  sui  consorzi  di  bonifica,
  nessuno si vuole mettere di traverso su nulla, tanto più quando  le
  norme  sono  norme obiettivamente buone, ma aiutateci. Neanche  con
  gli occhi chiusi posso votare una norma così scritta.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, credo che
  quanto  sollevato risulta fondato. Ritengo opportuno, pertanto,  di
  proporle di passare all'altro articolo, sospenderlo, procedere alla
  riscrittura e al chiarimento, e poi ritornare, perché credo che non
  ci  siano  problemi  riguardo all'approvazione, è  semplicemente  e
  soltanto  il  problema  della  descrizione  esatta  e  nient'altro.
  Quindi, la prego, se può passare ad altro articolo, darci il  tempo
  di procedere a una descrizione diversa, così come è avvenuta, forse
  andiamo più celermente.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  Assessori,  io
  credo che dobbiamo evitare di complicarci la vita su cose semplici.
   Questo   emendamento   è  stato  impropriamente   considerato   un
  emendamento  di  riscrittura. Altro non è che un  comma  aggiuntivo
  alla  questione che stiamo discutendo, perché altrimenti ha ragione
  Cordaro, delle due l'una.
   Io  vorrei  sapere,  alla  fine, con  questo  provvedimento,  cosa
  autorizziamo al trasporto previsto dalla legge 15 maggio  2013,  n.
  9, qual è la cifra che stiamo autorizzando?
   Perché  dalla  lettura e dal congegno un po' cervellotico  non  si
  capisce  più  niente.  Se  ho capito bene il  Governo  intenderebbe
  ritirare  l'emendamento  che  riduceva l'autorizzazione  di  spesa,
  quindi   lasciare   a  76mila  e  200mila  euro  il   provvedimento
  autorizzativi,  e in più aggiunge 4 mila migliaia di  euro  per  le
  finalità del 132.
   Se  questo è, poi le coperture le dà il Governo nelle tabelle;  se
  questo è scriviamo così: 76.200 di cui alla legge del 2013 e 4 mila
  migliaia, perché altrimenti qui non si capisce più niente.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  la  riscrittura  di questo emendamento  è  semplicissima
  perché l'equivoco che diceva l'onorevole Cracolici c'è e c'è tutto,
  nel senso che l'emendamento 19.7 è soppresso ed è ritirato, quindi,
  non  esiste più come emendamento integrativo; in realtà,  come  era
  stato  da  lei  posto onorevole Cimino, mancavano allo stanziamento
  400  mila euro, per cui l'emendamento andrebbe riscritto in  questi
  termini:   Allo stanziamento di 76 milioni e 200 sono aggiunti  400
  mila  euro e che, per le finalità di cui alla legge n. 135  del  23
  dicembre  2000, n. 388, negli anni 2014, 2015 e 2016, è autorizzata
  la  spesa  di  4  milioni  di  euro per ciascun  anno  che  gravano
  sull'importo  complessivo di 76.600. Questo è il  senso.  Per  cui,
  siccome credo che si possa fare, lo riscriviamo.

   PRESIDENTE.   Assessore  Bianchi,  allora,   accogliamo   l'invito
  all'accantonamento?

   BIANCHI, assessore per l'Economia. Si, lo riscriviamo.
   PRESIDENTE. L'Articolo 19 è, pertanto, accantonato.
   Si passa all'articolo 20. Ne do lettura.

                             «Articolo 20.
        Integrazione tra servizi sanitari e socio-assistenziali

   1.  Al  fine di assicurare l'effettiva integrazione tra i  servizi
  sanitari  ed i servizi socio-assistenziali, alle Aziende  sanitarie
  provinciali è attribuito, di concerto tra  l'Assessorato  regionale
  della  salute  e   l'Assessorato regionale  della  famiglia,  delle
  politiche sociali e del lavoro,  il 50 per cento delle risorse  del
  Fondo  nazionale  politiche sociali di cui alla  legge  8  novembre
  2000,  n.  328,  assegnate alla Regione. Le  suddette   risorse  si
  aggiungono a quelle destinate a tale finalità nell'ambito del Fondo
  sanitario regionale.

   2.  Le  Aziende sanitarie provinciali, sulla base del Piano socio-
  sanitario  integrato,  assicurano,  in  deroga  al  limite  massimo
  stabilito  dall'articolo  59, comma 1,  della  legge  regionale  18
  maggio  1996,  n. 33, la copertura dei costi integrativi,  di  loro
  competenza, per le prestazioni di cui  all'allegato 1C  del decreto
  del  Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001  e  del
  decreto  interassessoriale  n. 16/2012  dell'Assessorato  regionale
  della  salute  e  dell'Assessorato regionale della famiglia,  delle
  politiche sociali e del lavoro.

   3. Per le suddette finalità le Aziende sanitarie provinciali hanno
  l'obbligo  di  stipulare apposite convenzioni  con  le  Istituzioni
  pubbliche  di assistenza e beneficienza e con gli enti del  privato
  sociale    che   assistono   persone   con   disabilità    o    non
  autosufficienti».

   Onorevoli colleghi, al fine di evitare di ingenerare ulteriori  ed
  inutili  contrapposizioni, gli Assistenti  stanno  distribuendo  un
  emendamento completamente di riscrittura dell'articolo 20.  Quindi,
  sospendo per  5 minuti, anche 10 volendo vista la complessità della
  materia,   per  un  esame  approfondito;  quindi,  10   minuti   di
  sospensione  ma  significa  che  non  ci  muoviamo  dall'Aula  così
  evitiamo contrapposizioni tra Parlamentari e tra Gruppi.
   Ripeto,   è   in  distribuzione  un  emendamento  di   riscrittura
  dell'articolo   20   che   è  abbastanza  complesso,   sui   socio-
  assistenziali,  sospendiamo veramente per 10  minuti  per  dare  la
  possibilità di prendere cognizione, singolarmente e come Gruppo, 10
  minuti ma non ci muoviamo dall'Aula cortesemente.
   La seduta è sospesa.

     (La seduta, sospesa alle ore 18.04, è ripresa alle ore 18.34)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che è stato presentato dal
  Governo  l'emendamento GOV20, sostitutivo dell'articolo 20. Invito,
  pertanto,  l'Assessore  Borsellino ad illustrarlo,  ad  avviare  il
  dibattito  ove necessario, e a presentare eventuali subemendamenti,
  durante il corso della discussione.

   BORSELLINO, assessore per la salute. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  lo  spirito di questa norma - come è  emerso  anche  nel
  corso del dibattito relativo all'articolo 8, che in qualche modo si
  ricollega alle previsioni contenute nell'articolo 20 - è quello  di
  introdurre il principio dell'integrazione dei servizi sanitari  con
  quelli  socio  assistenziali, nella considerazione  che  il  quadro
  normativo nazionale e regionale è parecchio datato, e non ha  visto
  ancora  in  Sicilia,  a differenza di altre regioni  italiane,  una
  piena  integrazione del mondo socio assistenziale con quello  della
  salute.
   E,  nel  momento  in  cui  anche il profilo  epidemiologico  della
  popolazione va sempre più orientandosi verso la multi patologia,  e
  verso  un  incremento della fascia di popolazione  anziana,  nonché
  delle fasce fragili, come per esempio i minori, siano essi disabili
  psichici,   fisici  o  sensoriali,  chiaramente  la  necessità   di
  prestazioni  integrate  sotto il profilo  socio  sanitario,  si  va
  facendo in tutti i servizi sanitari regionali sempre più emergente.
   Quindi,   nell'ottica  anche  dello  spostamento   delle   risorse
  dall'ospedale  al  territorio, e nel territorio quindi  nell'ambito
  dell'integrazione socio sanitaria, riteniamo che  l'inserimento  di
  una  norma  di  questo genere all'interno della legge  finanziaria,
  possa  consentire al servizio sanitario ed al welfare in  generale,
  di operare l'aspirato, il tanto atteso, salto di qualità.
   Per  fare questo naturalmente occorre una programmazione unitaria,
  e   qui   interviene  il  comma  1,  che  intende  operare   questa
  programmazione  unitaria attraverso una piena sinergia  tra  i  due
  rami di amministrazione, salute e famiglia che, attraverso un piano
  socio  sanitario,  approvato  quindi  con  delibera  di  Giunta  su
  proposta   dei  due  Assessori,  dovrà  configurare   l'ambito   di
  integrazione.
   Integrazione  che  per altro è stata già sancita  all'interno  del
  decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2001, che  in
  un allegato tecnico prefigurava quali erano tutte le prestazioni in
  favore  appunto  di disabili, di persone anziane,  di  donne  e  di
  minori   che  necessitano  di  questa  integrazione,  là  dove   la
  componente sociale e sanitaria non è operativamente distinguibile.
   Per questa ragione si è ritenuto col comma 1 dell'articolo 20,  di
  operare normativamente un vincolo di quota parte del fondo  per  le
  politiche  sociali, quota parte che verrà stabilita  congiuntamente
  dai  due  assessorati, all'interno di questo atto di programmazione
  unitaria, in base naturalmente al fabbisogno.
   Attraverso  invece  le  previsioni  contenute  al  comma   2,   si
  identifica nel distretto socio sanitario l'ambito territoriale  nel
  quale   questa   programmazione   unitaria   dovrà   operativamente
  concretizzarsi, e naturalmente le aziende sanitarie continueranno a
  concorrere,   per  la  parte  di  loro  competenza,  all'erogazione
  attraverso  il  fondo  sanitario della quota  sanitaria  che  dovrà
  integrarsi con quella sociale.
   Una  parte  di  questa integrazione è già avvenuta operativamente,
  attraverso  una  sinergica  collaborazione  tra  i  due   rami   di
  amministrazione,  per  quegli  aspetti  che  potevano  essere   già
  ascrivibili  ad  atti  di  normazione  secondaria,  quali   decreti
  assessoriali o delibere di Giunta.
   Voglio ricordare a questo proposito anche il recente trasferimento
  di  un  capitolo  di  spesa  dalla  rubrica  dell'Assessorato  alla
  Famiglia  alla  rubrica dell'Assessorato alla  Salute,  per  quanto
  riguarda le comunità alloggio per disabili psichici. Fatto  questo,
  che  consentirà  attraverso  un  unico  ente  erogatore,  di  poter
  corrispondere  il  cento  per cento della retta  giornaliera,  che,
  finora,  ha visto anticipazioni, o da parte del Comune o  da  parte
  dell'azienda, con esercizio di azione di rivalsa da parte dell'ente
  che è in posizione creditoria.
   Questo  meccanismo, nel tempo, ha creato - come è  stato  detto  -
  parecchi   contenziosi  con  notevole  aggravio  di   spesa   anche
  sull'Erario  pubblico.  In  questo modo,  noi  riteniamo  di  poter
  evitare questo continuo trasferimento e conflitto di competenze, in
  taluni casi e in altri, addirittura, di mancata assistenza. Perché,
  tutto  questo  meccanismo consentirà, non soltanto  un  sistema  di
  accreditamento unitario per tutti quei soggetti che dovranno essere
  destinatari  delle risorse, per poi poter erogare  le  prestazioni,
  ma,  nello  stesso  tempo,  consentirà anche  l'unificazione  della
  tracciabilità   delle  informazioni  che,  attraverso   un   flusso
  informativo  unitario,  potranno consentire  di  individuare  e  di
  tracciare,  non  soltanto  le prestazioni  rese  sotto  il  profilo
  contabile, ma anche i beneficiari.
   Per  quanto riguarda il comma 3 - nel quale si prevedeva anche  la
  possibilità, nell'ottica della valorizzazione del patrimonio  delle
  IPAB,  di  stipulare  delle convenzioni per  il  raggiungimento  di
  queste  finalità,  per  come  è stato formulato  -  il  Governo  ha
  ripensato  anche  al  fatto che, probabilmente,  questa  previsione
  potrebbe essere anche lesiva della libera concorrenza.
   Quindi,   riteniamo,  potendo  rinviare  ad  atti  amministrativi,
  ancorché  di  programmazione,  di poterlo  espungere  dal  contesto
  complessivo della norma.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro. Signor Presidente, onorevoli deputati, a dimostrazione  che
  l'integrazione è già in corso e, di concerto tra l'Assessorato alla
  famiglia  e  alle  politiche sociali e l'Assessorato  alla  salute,
  quindi   l'assessore  Bonafede  e  l'assessore  Borsellino,   hanno
  stabilito  di compiere questo processo di integrazione  attribuendo
  già al fondo destinato dalla 328 alle Politiche sociali, attraverso
  questo  emendamento, un vincolo affinché queste  destinazioni,  che
  non    vengono   sottratte   all'architettura,   e   quindi    alla
  programmazione  dei distretti socio-sanitari, ma  possono  compiere
  quell'obiettivo  che si chiama  sinergia  che realizzi,  veramente,
  la  maggiore efficacia tra le azioni destinate al sociale e  quelle
  destinate al sanitario.
   Proprio  per  questo  riteniamo che il primo  passaggio,  che  noi
  stiamo   in  qualche  modo  determinando,  è  all'insegna  di   una
  integrazione  -  nella  seconda parte  del  primo  comma  questo  è
  specificato - che troverà altre forme di finanziamento.
   Perché non dimentichiamo che non c'è soltanto la 328, c'è il fondo
  destinato  alla  non autosufficienza, c'è il fondo  destinato  alle
  politiche  giovanili, l'integrazione socio-sanitaria  è  una  forma
  complessa e, sicuramente, in divenire di una programmazione  sempre
  più  tesa  a  realizzare  sinergia  e  maggior  efficacia  per   il
  destinatario finale che è l'utente.
   Per  quello che riguarda il comma 3, abbiamo in corso una  riforma
  delle  IPAB  che  porterà, nel tempo, alla identificazione  secondo
  quanto  già  è previsto a livello nazionale dal disposto normativo,
  che  evidenzia  la  possibilità che le  IPAB  possono,  finalmente,
  diventare enti di diritto pubblico.
   Allora sì, sarà possibile inserirle, sapendo che il controllo sarà
  assoluto  da parte della Regione sulla gestione e sulle attività  e
  le politiche promanate dalle stesse IPAB.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al fine di avere
  chiarezza   su   questo   articolo,  che  ritengo   importante,   e
  soprattutto, secondo le dichiarazioni fatte dal Presidente Crocetta
  e dai due assessori, hanno una particolare destinazione nei servizi
  sociali, con riferimento alle comunità alloggio.
   Se  noi guardiamo la descrizione di questo articolo, ed eliminiamo
  il  terzo  comma,  che  prima era scritto in  una  maniera  che  si
  riferiva  ad  Istituzioni pubbliche di assistenza e  beneficenza  e
  altresì  agli  enti del privato sociale che assistono  persone  con
  disabilità  o non autosufficienti, avevamo identificato i  soggetti
  destinatari che sono, sia i soggetti pubblici come le IPAB, sia  le
  comunità alloggio.
   Non  dare una destinazione specifica significa restare nel  libero
  arbitrio,  che possono essere anche i distretti socio-sanitari  che
  non  hanno destinato le risorse alle comunità alloggio - tanto  per
  fare  un esempio calzante - e spesso ci viene invocato dagli stessi
  operatori  del  settore  che,  per  tanti  anni,  non  hanno  visto
  applicato questo D.P.C.M. (Decreto del Presidente del Consiglio dei
  Ministri). Non solo, ma non hanno neanche percepito le risorse  del
  sistema  del  servizio  sanitario per quanto riguarda  l'assistenza
  medica  a coloro i quali avevano bisogno. Adesso, con questa norma,
  noi abbiamo la possibilità di porre rimedio.
   Se  però non destiniamo queste risorse, e ci riallacciamo soltanto
  a  quello che è il D.P.C.M., che è molto generico, e che indica una
  serie   di   soluzioni,  noi  non  abbiamo  dato  una  destinazione
  specifica.  Credo  che  obiettivo del legislatore  regionale  debba
  essere  quello  di andare a coprire un vuoto che in questo  momento
  c'è,  a  proposito  delle  risorse che non vengono  destinate  alle
  comunità alloggio per quanto riguarda il servizio sanitario.
   In  questo  senso, signor Presidente, noi abbiamo presentato  come
  Gruppo  parlamentare due emendamenti. Uno - glielo dico  con  molta
  franchezza  -  visto che l'articolo originario  parlava  di  un  50
  percento  alla  328, rischiamo di depauperare le risorse  che  sono
  destinate  ai comuni, è stato presentato per sopprimere per  intero
  questa  parte; e il secondo è la riduzione del comma 3 che  avevate
  voi previsto nella stesura originaria.
   Questi   due   emendamenti,  noi  come  Gruppo  parlamentare,   li
  presentiamo affinché si abbia, con questo articolo, la capacità  di
  raggiungere  l'obiettivo  per  il quale  voi  spesso  avete  citato
  l'importanza  straordinaria di risparmiare quei  100  milioni  che,
  secondo  me,  non  è un risparmio, ma una destinazione  diversa,  e
  destinarli  ai  servizi socio-assistenziali mi  sembra  importante.
  Consegno  questi  emendamenti con preghiera di  poter  dare  parere
  favorevole.

   DIGIACOMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, cerco
  di  impiegare  pochi  minuti per chiarire una questione  di  grande
  delicatezza.  Qui non è che ci dobbiamo inventare i ricoveri  e  le
  malattie,  qui  abbiamo un quadro definito, tante  asole  quanti  i
  bottoni.
   Seconda  osservazione:  l'integrazione dei servizi  socio-sanitari
  non è un optional, non stiamo passando un piacere, è un obbligo. Un
  obbligo  verso  cui  la Regione siciliana è inadempiente.  Cosa  ha
  comportato il venir meno di quest'obbligo? Una trattenuta sul fondo
  del 3 percento, da valutare in 150 milioni di euro che il Ministero
  non  ci  trasferisce perché non abbiamo integrato i servizi  socio-
  sanitari. Perché il Ministero insiste nell'integrazione e si  tiene
  il   3  percento?  Per  una  ragione  molto  semplice,  perché  noi
  attualmente  spendiamo circa 300 milioni di  euro  in  questa  zona
  grigia,  dove  finisce il servizio sociale e comincia  il  servizio
  sanitario,  ne stiamo risparmiando altri 100 milioni per  integrare
  il  fondo,  e con la modesta cifra di 400 milioni di euro  che  noi
  spendiamo ogni anno, siamo riusciti a far fallire i comuni, a  fare
  fallire  le  cooperative, a non pagare nessuno e ad  innescare  una
  serie  di  contenziosi micidiali tra gli enti locali e  le  aziende
  sanitarie.
   Abbiamo,  insomma,  fatto   tredici  al  contrario,   tombola   al
  contrario,  spendiamo  400  milioni di  euro  e  siamo  riusciti  a
  lasciare  a  piedi  i  bambini disabili dagli  autobus,  perché  un
  servizio  socio  assistenziale  in  capo  alle  province.   Quindi,
  l'urgenza  di questo provvedimento è impellente e, tra l'altro  sta
  provocando un danno grave alle casse della Regione.
   Signor  Presidente, anticipo che abbiamo presentato un emendamento
  volto  a cassare il comma 3, per una ragione molto semplice perché,
  un   atto   gestionale   di  allineamento   delle   strutture   con
  l'accreditamento, non c'entra nulla con una norma.
   Noi,  per  norma,  non  accreditiamo e non disaccreditiamo  nulla,
  anche  per  non  ingenerare una confusione  che,  domani,  potrebbe
  portare  i  direttori  generali  delle  aziende  a  non  dare   una
  prosecuzione ai servizi resi.
   Ho  completato il mio intervento e non ho altri argomenti, quindi,
  la  proposta  di  cassare  il comma 3 è fatta  proprio  per  questa
  ragione,  proprio  per non ingenerare una confusione  che  potrebbe
  portare i direttori sanitari a non stipulare le convenzioni con  le
  strutture dove attualmente ci sono ricoverati i nostri ammalati. Si
  tratta di un atto gestionale sui parametri di accreditamento, e poi
  sarà il Governo a stabilirli.
   Questa  mancata  integrazione, non solo ha  portato  ad  avere  un
  servizio mediocre con un'altra spesa di circa 300 milioni  di  euro
  l'anno  ma, lo dobbiamo dire, ha consacrato una certa categoria  di
  malati  al confino vita natural durante, ed in una Regione  che  si
  rispetti, in una comunità civile, noi non possiamo precostituire  i
  presupposti secondo i quali le famiglie abbandonano un  malato  per
  cinque  anni, per sei anni, per dieci anni, facendo finta  che  non
  esiste più.
   Noi abbiamo anche questo dovere, che è un dovere morale, oltre che
  un  dovere per le ragioni che ho spiegato di carattere procedurale,
  di  carattere  normativo,  quello di  dare  la  sensazione  che  la
  Sicilia, con una certa fatica, ma anche con buona volontà, si vuole
  avvicinare  a  quelle realtà soprattutto, ahimè,  del  centro-nord,
  fortunati loro che questi problemi li hanno già alle spalle.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  la  mia  è  una
  dichiarazione  di voto perché sono fortemente favorevole  a  questo
  emendamento,  e  ho  apprezzato  molto  la  relazione   fatta   sia
  dall'assessore  Borsellino,  che  dall'assessore  Bonafede  perché,
  finalmente, su un argomento così difficile e delicato, si riesce  a
  creare  una  azione  chiara e determinata  di  integrazione  tra  i
  servizi sanitari ed i servizi socio-assistenziali.
   Questa  è  la  riforma  importante per la finanziaria,  ed  è  una
  riforma che è nata con un dibattito e con un apprezzamento, sia  in
  Commissione, con gli Uffici e con le parti sociali, quindi, ritengo
  che  anche l'ulteriore approfondimento, così come è stato  ribadito
  dal  Presidente  della  Commissione, possa  essere  importante,  ma
  questo è un lavoro indispensabile che qualifica questa finanziaria.

   ALLORO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io accolgo con
  grandissimo  favore questa norma. Sono contento che  il  Parlamento
  tutto  sia favorevole, ovviamente per le grandi linee, volevo  solo
  dire una cosa per quanto riguarda il comma 3.
   Io  avevo  accolto  bene  la formulazione originaria,  perché  noi
  rischiamo  di  discriminare le IPAB che, poi, sono delle  strutture
  che   hanno   un   grande  patrimonio,  un  grande  patrimonio   di
  professionalità e, quindi, se il Governo decide di ritirarle  e  di
  ritirare  il  comma  3,  dovrebbe porsi il problema,  poi,  in  via
  amministrativa,  di  non  dare una corsia preferenziale  alle  IPAB
  perché,  sicuramente,  sarebbe discriminatorio  nei  confronti  dei
  soggetti  privati  che  operano, però  di  mettere  le  IPAB  nelle
  condizioni di potere, anch'esse, accreditarsi e di poter concorrere
  a parità degli altri.
   Peraltro,  mi  dicono  che  gli Assessorati  alla  sanità  e  alla
  famiglia avevano già inviato una circolare dove avevano stabilito i
  criteri  per  il preaccreditamento, quindi, se fosse possibile,  in
  via amministrativa, definire questa partita ve ne sarei grato.

   LEANZA. Chiedo di parlare

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo soltanto
  per  esprimere  qualche  perplessità  rispetto  ad  una  norma  che
  condivido assolutamente. L'avevo condivisa in Commissione Bilancio,
  ma  poi mi sono venuti diversi dubbi e, al Presidente della Regione
  e  ai due Assessori integrati, così restiamo nell'argomento, vorrei
  porre qualche piccola domanda.
   Finora   noi   abbiamo  i  cosiddetti  piani   di   zona,   mentre
  l'Assessorato alla salute - Presidente Digiacomo - doveva  avviare,
  da  tempo, iniziative di integrazione socio sanitaria, per  esempio
  l'ADI.  La Sicilia doveva raggiungere il limite di 80 milioni,  non
  so  se  l'ha raggiunto e, quindi, praticamente, già di fatto  stava
  rispettando  questo  processo, quindi al  di  là  delle  cifre,  un
  percorso  è  stato  avviato,  e  mi  ricordo  in  tale  senso   una
  collaborazione interassessoriale nel 2010-2011.
   Ma  allora  mi chiedo, il piano di zona, che fine fa? E lo  chiedo
  dico all'Assessore Bonafede. In questa riscrittura dell'articolo 20
  i  sindaci, l'ANCI, i sindacati, il mondo del sociale, tutti coloro
  che  nella 328 hanno avuto una parte attiva, che fine fanno. Io  so
  che  la 328 non funziona, che il piano di zona non funziona, che  è
  troppo  articolato  quindi  non difendo assolutamente  un  sistema,
  però,  dico  tutto questo che fine fa? Il mondo della  cooperazione
  sociale che in Sicilia è un mondo importantissimo, che fine fa?
   Nell'emendamento di riscrittura, al comma 3 scompare totalmente un
  mondo  vivo del terzo settore, scompare un mondo importante per  la
  nostra  Terra.  Se  oggi  ancora il Welfare esiste,  esiste  perché
  esiste  questo  mondo,  non  perché  esistono  le  istituzioni  che
  stimolano  questo  mondo.  Da qui le mie  perplessità  -  assessore
  Borsellino  -  e, nel dettaglio, sono d'accordo con  il  Presidente
  Digiacomo   sulle  questione  che  lui  ha  posto,   e   cioè   che
  l'integrazione socio-sanitaria si deve fare per obbligo. Ma  questa
  integrazione  socio-sanitaria, siccome  la  zona  grigia  è  troppo
  borderline , non sappiamo in tanti casi dove finisce il  sociale  e
  dove inizia il sanitario.
   E  allora - come ha detto correttamente l'onorevole Digiacomo - in
  questo  momento non abbiamo accontentato nessuno, e paradossalmente
  stiamo  portando sul lastrico tutti, le famiglie,  i  disabili,  le
  persone bisognose, la cooperazione sociale, i Comuni che sono tutti
  in   dissesto  perché,  nella  stragrande  maggioranza,   l'azienda
  sanitaria  provinciale non riconosce la spesa di  compartecipazione
  che, invece, secondo la norma dovrebbe riconoscere.
   Quindi,  rispetto  a  questo, dobbiamo essere  chiari  con  questo
  articolo, dobbiamo stabilire prima chi sono gli enti accreditati  o
  come   si  debbono  accreditare,  e  il  privato  sociale  si  deve
  regolamentare all'accreditamento del sanitario, dobbiamo  stabilire
  se vale l'accreditamento della legge 22. Cioè vorremmo capire prima
  di  votare una legge così importante - perché questa è una norma di
  riforma,  di  una grande riforma - importantissima,  che  coinvolge
  tantissime  risorse  ma, soprattutto, se mi  consentite,  coinvolge
  tantissimi cittadini. Quindi, vorremmo capire, vorremmo entrare più
  nel  dettaglio, lo dico ai due Assessori, molto più nel  dettaglio,
  e,  dopo  di che, attraverso gli emendamenti, cercare di  fare  una
  norma  di  grande  civiltà perché una norma di integrazione  socio-
  sanitaria è una norma di grande civiltà.
   Poco  fa l'onorevole Di Mauro ha ricordato, per esempio, la  parte
  riguardante   i   disabili  psichici:  con  questa   norma,   molto
  probabilmente, non ne parleremmo più ad ogni Finanziaria. Così come
  ritengo  che  vada immediatamente, molto presto, portata,  per  una
  legge  organica,  la riforma delle IPAB, perché  anche  quella  può
  diventare un fatto importante per la nostra comunità.
   Quindi,  sono assolutamente convinto a mantenere questo  articolo,
  la  riscrittura senza il comma 3, fermo restando che vorrei  capire
  più nel dettaglio, assessore Borsellino ed assessore Bonafede, dove
  mettiamo  una concertazione dal basso. Cioè i bisogni non  li  fate
  voi  col  piano sanitario regionale, le grandi linee si  fanno  col
  piano  sanitario regionale ma poi sono i Comuni, sono  i  cittadini
  che,  in  qualche  modo,  ci riconoscono  le  esigenze  dei  propri
  territori  e  dei propri cittadini. Nella stragrande maggioranza  è
  stato  grazie  a  tanti  comuni che si  sono  potuti  dare  servizi
  essenziali.
   La Sicilia, nel campo dei servizi socio-assistenziali, nel 1986 fu
  una  regione precursore di innovazione, di capacità. Fece la famosa
  legge n. 22 del 1986, la legge n. 14, eccetera.
   Io penso che questo Parlamento, lo dico al Presidente Crocetta, ha
  l'esigenza  di  fare  una  legge sul riordino  dei  servizi  socio-
  assistenziali,  perché anche la stessa 328 non è  più  applicabile,
  non  è  più  puntuale,  non è più attuale e, quindi,  noi  dovremmo
  ritornare a fare una legge organica sul riordino dei servizi socio-
  assistenziali in questa benedetta terra.
   Quello dell'integrazione socio-sanitario è un grande passo avanti,
  però,   dobbiamo  entrare  più  nel  dettaglio.  Mi  sembra   molto
  complicato perché citiamo un decreto dell'assessore del  2012  che,
  secondo me, era sulle grandi linee. Cerchiamo, cioè, di entrare più
  sul   dettaglio,  lo  chiedo  all'assessore  Borsellino,  in   modo
  particolare,  perché  centralizza  un  po'  di  più  rispetto  alla
  famiglia.
   Io  vorrei che fosse un rapporto paritario ma un rapporto in  cui,
  finalmente, i cittadini sanno che si rivolgeranno ad una  struttura
  e troveranno le soluzioni dei loro gravi problemi.

   CROCETTA. Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA.  Presidente  della Regione. Signor  Presidente,  signori
  deputati, dagli interventi che io ho ascoltato mi sembra di  capire
  che   la   preoccupazione  maggiore  è  avere  posto   la   vicenda
  sull'articolo  3,  di avere già indirizzato, in qualche  modo,  gli
  affidamenti su alcune cose, che fra l'altro io non so se è  persino
  legittimo.
   Vorrei  evitare  che  il fatto che noi abbiamo individuato  alcune
  strutture  già ci porti ad individuarne altre, così a definire  una
  specie  di  piano di convinzioni in cui, sostanzialmente,  poi  già
  definiamo  persino i destinatari delle risorse.  Per  noi,  quindi,
  l'articolo 3 va soppresso.

   FORMICA. E' il comma 3.

   CROCETTA.  Presidente  della Regione. Il  comma  3,  scusate.  Va,
  quindi,  eliminato dall'articolo 20 il comma 3. Poi vedo una  sorta
  di preoccupazione rispetto alle destinazioni della 328, al problema
  di  incrinare  il  volontariato sociale,  il  privato  sociale,  di
  risorse  che  potrebbero essere spostate dalla 328  verso  le  ASP,
  eccetera.
   Se  tutto questo crea problemi, invece di cominciare a mettere che
  hanno  diritto, il privato sociale, e definiamo tutta una serie  di
  cose, per cui già è una riforma che dobbiamo ancora andare a fare e
  prima  di  farla ci dobbiamo preoccupare di chi sono i beneficiari,
  aboliamo  la  parte che dice  quota parte delle risorse  del  Fondo
  nazionale delle politiche sociali di cui alla legge 8 novembre 2000
  n.  328',  assegnata alla Regione, la togliamo così stabiliamo  che
  parliamo  di risparmi, di nuove risorse e lasciamo questi assessori
  liberi  di  cominciare  a  pensare che ci può  essere  un  servizio
  diverso,  per quanto riguarda i servizi socio-sanitari, rispetto  a
  quelli  che già ci sono, non rompiamo nessuna situazione esistente,
  non  destabilizziamo nessun privato sociale esistente, le famiglie,
  le  comunità alloggio, però, diamo la possibilità all'assessore per
  la  salute  di cominciare a pensare a un piano nuovo e dei  servizi
  nuovi,  perché se noi il nuovo lo dobbiamo pensare nel  quadro  del
  vecchio, è chiaro che non ci sarà nessun nuovo.
   Aboliamo  i  riferimenti alla 328. Se togliamo il terzo  comma  mi
  pare che la legge sia scritta bene, perché introduce elementi.  Non
  è che anche il privato sociale con l'integrazione dei servizi socio-
  sanitari potrà rimanere così com'è  Nessuno penserà, ovviamente, di
  toglierlo.   Perché  lo  dovrebbe  eliminare?   Però,   porterà   a
  riqualificazione  dei servizi, magari se allarga alcune  competenze
  dovrà   avere   figure  che  attualmente  non   ha,   dovrà   avere
  caratteristiche  di  alloggi, di comunità e strutture  che  saranno
  diverse a seconda dei servizi.
   Una  cosa sono i servizi che rimangono così come sono... Però,  se
  questo  dovesse destare la preoccupazione che si sia una intenzione
  di  volere destabilizzare   questo privato sociale, aboliamo la 328
  per  cui  c'è  il  vecchio sistema che continua a  funzionare  così
  com'è,  visto  che  piace  a  tutti, e il  nuovo  che  comincerà  a
  funzionare un po' diversamente, che è quello che piacerebbe fare  a
  noi.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l'articolo  20
  assistiamo,  ancora  una volta, a un tentativo  di  riforma  su  un
  settore  fondamentale, come quello dei servizi socio-assistenziali,
  senza   che  questa  riforma  venga  vagliata,  approfondita  nella
  commissione  di  merito ma, soprattutto, senza che  queste  riforme
  siano oggetto di un apposito disegno di legge
   Ricordo perfettamente che nel 1996, in occasione della prima legge
  che  abbiamo  fatto  nel settore, si è dibattuto  con  un  apposito
  disegno di legge in Commissione  Sanità  e anche per lungo tempo.
   Non  capisco  perché il Governo non solo non scelga questa  strada
  ma,  addirittura,  prima presenta una versione  con  l'articolo  20
  originario, poi la modifica in corso d'opera con una riscrittura  e
  poi,  ancora, propone di togliere da questa riscrittura il comma  3
  che  sarebbe  l'unico comma - mi riferisco al  comma  3  originario
  dell'articolo. 20 - che almeno stabiliva dei requisiti precisi  per
  affidare il servizio.
   Insomma,  è come se il Governo buttasse del fumo negli  occhi  con
  una  prima  stesura del provvedimento, toglie i  soldi  ai  comuni,
  toglie  i soldi per l'assistenza, toglie le regole, dopo di che  si
  presenta  con  una  riscrittura  che  dà  l'impressione  di   voler
  migliorare  la  proposta  che ha fatto e nottetempo  ci  ripensa  e
  toglie  l'unico  vincolo che era nell'articolo 20 e  che  dava  una
  qualche forma di garanzia sulla continuità del servizio stesso.
   Siamo  in  presenza di un Governo che presenta una  riforma  senza
  presentarla  attraverso  un disegno di  legge,  non  passa  per  le
  commissioni  di merito per l'approfondimento e vuole riservare  per
  se  stesso  le modalità di come bisogna erogare questo servizio.  I
  riferimenti  al  DPCM  che  sono contenuti  nella  riscrittura  del
  Governo  è uno specchietto per le allodole perché in quel documento
  non  si  parla  dei soggetti che dovranno erogare il  servizio,  si
  elencano  i  tipi di servizio che dovranno essere erogati,  quindi,
  così  facendo il Governo, con atto amministrativo e scavalcando  il
  Parlamento  stesso, va a modificare persino le previsioni  di  quel
  DPCM a cui dice di volersi richiamare.
   Quindi, ritengo che il comma 3 debba essere mantenuto nella  forma
  originaria  perché almeno il Parlamento deve avere la  garanzia  di
  conoscere  chi  sono gli enti che devono proseguire  nel  servizio,
  perché  altrimenti con un decreto, che non passerà  al  vaglio  del
  Parlamento, il Governo ha le mani libere per affidare il servizio a
  chi vuole.

   GUCCIARDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GUCCIARDI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  se  oggi  il
  Parlamento dovesse approvare, come io auspico, questa norma, seppur
  con  qualche  modifica di cui ora dirò e con  grande  ritardo  allo
  schema  legislativo  nazionale,  realizzerebbe davvero  la  riforma
  concepita sin dal 1992 e non riesco a comprendere le perplessità  e
  i  sospetti  rispetto a ciò che è scritto con estrema chiarezza  in
  questa proposta del Governo; la verità è che in Sicilia i distretti
  socio-sanitari non hanno funzionato perché non sono mai esistiti  e
  lo  dico  assumendomi la responsabilità di ciò che dico, e dico  di
  più,  con  questa  riforma  finalmente e  probabilmente,  assessore
  Borsellino,  si realizzerà la riforma prevista dalla legge  n.  833
  del  1978,  tutt'ora  vigente,  che prevede  che  i  sindaci  siano
  autorità sanitaria locale nel proprio Comune.
   Successivamente l'impalcatura legislativa ha previsto i  distretti
  sanitari,  che  sono diventati in tutto il paese  distretti  socio-
  sanitari,  da  noi,  fino  a qualche anno  fa,  non  erano  neppure
  coincidenti, dal punto di vista territoriale, i distretti  sanitari
  con quelli socio-sanitari.
   Vorrei  quindi  capire  come si poteva applicare  qualunque  legge
  dello  Stato, qualunque tipo di attività socio-assistenziale  nella
  nostra  Regione  e, probabilmente, ancora qualcuno  non  ha  capito
  esattamente  a che cosa servono i distretti sanitari  che  tutt'ora
  esistono  nell'impalcatura regionale del nostro servizio  sanitario
  regionale  rispetto ai distretti socio-sanitari che sono totalmente
  avulsi da questa tipologia di assistenza.
   Qualcuno  chiedeva: come i Comuni possono essere protagonisti?  Io
  dico di più, probabilmente i Comuni non hanno assolto a quello  che
  era  un  loro diritto e una loro prerogativa di essere -  assessore
  Borsellino  e  assessore  Bonafede  -  protagonisti  nei  distretti
  sanitari, nel Comitato di distretto che, probabilmente, non si sono
  mai  riuniti in Sicilia, nei quali i sindaci sono protagonisti, non
  soltanto per quanto riguarda gli aspetti dell'assistenza sociale in
  senso   proprio,  ma  anche  e  soprattutto  per  quanto   riguarda
  l'assistenza  sanitaria rispetto alla quale i Comuni devono  essere
  protagonisti attraverso i loro sindaci e in questi anni credo  che,
  purtroppo, non lo siano stati.
   Avere  perplessità su questa norma di integrazione dell'assistenza
  sanitaria  e  dell'assistenza sociale, che è  scritta  bene  perché
  realizza  esattamente  quella  che  è  l'impalcatura  del   502   e
  successivamente della modifica sostanziale del Decreto  Legislativo
  229  del  1999, davvero mi riempie di dubbi e mi riempie di  grandi
  perplessità.
   Continuare ad ostinarsi a non voler avviare la riforma del sistema
  dell'assistenza socio-sanitaria in Sicilia significa davvero  voler
  negare,  continuare  a  negare dopo oltre  vent'anni  ai  cittadini
  siciliani  una tipologia di assistenza che deve presentare  profili
  di  qualità che in questo momento certamente ancora non sono  stati
  raggiunti.
   Quindi,  il  mio plauso è alla generosità con cui i due  Assessori
  hanno  voluto  costruire  questo percorso  che,  approvando  questa
  legge,   è  semplicemente  all'inizio  perché  tutto  va  costruito
  attraverso  il  piano  regionale che, entro  novanta  giorni,  deve
  essere  adottato dalla Regione, il piano socio-sanitario  regionale
  integrato  che deve dettare le linee guida rispetto  a  quella  che
  sarà  l'assistenza nei distretti socio-sanitari nei  quali  poi  si
  andrà a realizzare.
   Penso, quindi, che il Parlamento oggi debba davvero voltare pagina
  rispetto  a questo non volersi aprire ad una riforma che nel  resto
  d'Italia è arrivata alla decima modifica. E' come quando la Sicilia
  non  riusciva  ad avere il proprio piano sanitario regionale  -  il
  primo  è stato nel 2000 - e in Lombardia eravamo arrivati al terzo,
  al quarto piano sanitario regionale.
   Questo  sospetto,  rispetto ad un processo di  riforme  che  tutti
  diciamo  di  volere  e  che poi, nei fatti,  diventiamo  sospettosi
  quando  si debbono realizzare, credo non possa essere più tollerato
  in questo Parlamento.
   Quanto al comma 3, ritengo che la proposta di soppressione che  ha
  fatto  il  Presidente della VI Commissione legislativa  permanente,
  onorevole  Di Giacomo, sia corretta non perché non c'è condivisione
  rispetto a quello che è l'obiettivo che si prefigge il comma 3,  ma
  perché riteniamo che questo sia un obiettivo da conseguire con atti
  amministrativi, un obiettivo gestionale e per questo io  da  questa
  tribuna chiedo al Governo e agli Assessori competenti, alla  salute
  e alla famiglia, che questo obiettivo venga raggiunto al più presto
  possibile,  cioè  di fare in modo che l'assistenza  socio-sanitaria
  integrata  possa  essere  anche utile a  dare  un  contributo  alla
  soluzione  di  strutture così importanti e così  in  difficoltà  in
  questo momento nella nostra Regione che sono le IPAB.
   Pertanto, annuncio il voto favorevole del mio gruppo al  comma  3,
  dell'emendamento  GOV.20  con  le  precisazioni  e  l'impegno   che
  gradirei che gli Assessori assumessero in quest'Aula rispetto  alle
  IPAB  ed  il voto favorevole all'approvazione dei commi 1  e  2  di
  questo emendamento per le ragioni che abbiamo espresso.

   LOMBARDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, inizierò  subito
  invertendo  l'ordine  delle motivazioni che  mi  portano  a  questo
  intervento,   rispetto  a  quello  precedente   sull'articolo   13,
  dichiarandomi  favorevole  al  principio  che  anche  questa  norma
  enuncia,  perché prima sui consorzi non ero stato  chiaro  e  avevo
  criticato   il  metodo  e  non  avevo  dichiarato  il   fatto   che
  l'accorpamento potrebbe e potrà essere utile se fatto in  un  certo
  modo.
   Parto, quindi, dichiarando il mio intento favorevole, anche perché
  insieme al gruppo del Partito dei Siciliani, con la mozione n. 244,
  abbiamo   chiesto   che   l'assessorato   possa   addivenire   alla
  costituzione di questo fondo unico per i servizi socio-sanitari. E'
  certo  - e lo dico anche in modo chiaro - che io difendo una lobby,
  possiamo  dirlo, visto che anche oggi su un quotidiano nazionale  è
  uscito  fuori  che  si  fa lobbismo all'interno  di  quest'Aula  e,
  soprattutto, all'esterno.
   Lo  dico  chiaramente: io sono a favore anche di quelle  strutture
  che sono le comunità alloggio che vivono in una condizione di fatto
  che  è  illegittima e fuori dal dettato delle leggi  in  quanto  il
  percorso che è stato descritto negli anni dalla legge del 1978,  la
  ricordava l'onorevole Gucciardi, le varie direttive ministeriali ci
  hanno  indotto e ci hanno condotto verso una riforma del settore  e
  l'integrazione di questi servizi
   Però,  vede, signor Presidente, Assessore, noi ci dobbiamo mettere
  d'accordo anche perché quello che diceva il presidente Digiacomo  è
  vero:  il risparmio e la perdita di somme che porta questa  mancata
  riforma,  anzi,  diciamo che il nocumento che porta questa  mancata
  riforma  è  grave per la Sicilia, soprattutto anche alla  luce  dei
  risparmi  che abbiamo realizzato con la legge n. 5 del 2009.  Però,
  vede, è anche qui un problema di  metodo e lo ribadisco, Assessore.
   Abbiamo  una  mozione,  abbiamo un intento,  una  volontà,  questo
  Parlamento vuole fare delle riforme per salvaguardare un servizio e
  per  creare  risparmi  ma non è il metodo per fare  queste  riforma
  venire qui discutere in Finanziaria di queste cose così delicate
   Abbiamo delle Commissioni di merito, abbiamo un Presidente - e  mi
  riferisco  all'onorevole Digiacomo - che  ha  dimostrato  su  tanti
  àmbiti  la sua competenza. Perché? Perché ridurci a concludere  una
  riforma trentennale che certamente, Assessore, la ascriverà  tra  i
  riformatori di questa Regione, all'interno di un disegno  di  legge
  Finanziaria?
   E  mi  riferisco,  infine,  all'intervento  del  Presidente  della
  Regione,  onorevole  Crocetta, si diceva la 328,  io  non  so  più,
  l'Assessore Bianchi prima parlava di interlocuzione con i comuni ma
  il  Fondo per i comuni da 650 milioni ormai abbiamo visto che  è  a
  350  milioni, attacchiamo qualche emendamento che, grazie a Dio,  è
  stato  dichiarato inammissibile, per togliere ulteriori  somme.  La
  328  toglierà  ulteriori  somme, il  Presidente  ora  ci  dice  che
  possiamo anche escludere la 328.
   Ma allora, Presidente Ardizzone, mi scusi, cosa ci fa questa norma
  nella  Finanziaria che serve a regolarizzare, dal  punto  di  vista
  contabile,   il  bilancio  di  questa  Regione  se  togliamo   ogni
  riferimento  al  bilancio di questa Regione.  Perché  anche  questa
  norma rientra all'interno della finanziaria. Perché?
   Tutto  deve  essere trattato in una settimana, secondo  me  non  è
  opportuno, Assessore Borsellino, e la invito francamente a ritirare
  questa  norma  e  a discuterla in un Parlamento che  ha  dimostrato
  grande  responsabilità con i metodi opportuni che prevede il nostro
  Regolamento.
   Infine, il comma 2 descrive le modalità, di fatto demandando tutto
  alla  Giunta e al Governo per carità, nulla quaestio, però, vedete,
  il  comma  3  è indicatore di qualcosa perché si aggiunge,  poi  si
  toglie,  poi  si  mette  una parte, poi le  IPAB,  poi  il  privato
  sociale, poi facciamo tutto noi e non va bene, Assessore.
   Vede,  la Regione siciliana - e lei lo sa bene - dal 2009  a  oggi
  può  sedere  nei  tavoli istituzionali, quale la Conferenza  Stato-
  Regione, perché degli uomini coraggiosi hanno portato il deficit di
  questa  Regione  da un miliardo a più 15 milioni  di  euro  con  la
  chiarezza,  nella  trasparenza, nella legalità  e  nell'opportunità
  degli atti legislativi.
   Non  ritorniamo,  per  favore, a periodi nei  quali  ci  pensa  il
  Governo  e  poi  qualcuno  col  piattino  in  mano  va  a  chiedere
  convenzioni  o  elargizioni  varie, perché  se  no  la  rivoluzione
  potrebbe  essere  intesa come  rivoluzione celeste',  quindi,  come
  rotazione che porta ai punti di partenza di qualche decennio  fa  e
  questo non va bene.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi,  io  ho
  sentito parlare poc'anzi di una legge di riforma.
   La  Regione  Sicilia sta recependo oggi con legge un DPCM  del  14
  febbraio del 2001 e il mancato recepimento di questa norma ha fatto
  si  che la Regione Sicilia perdesse il 3 per cento di quelle  somme
  che  erano destinate proprio per il ricovero dei soggetti disabili,
  disabili psichici, disabili mentali, quindi, vi era da parte  della
  Regione una inadempienza.
   Con  questa  norma noi oggi non stiamo facendo nessuna riforma  ma
  stiamo  semplicemente  applicando un  DPCM  che  se,  fra  l'altro,
  avessimo  recepito  il  decreto del Presidente  del  Consiglio  dei
  Ministri,  quell'atto di indirizzo e coordinamento  in  materia  di
  prestazioni socio-sanitarie pubblicato nella Gazzetta del 6 gennaio
  2001, già non c'era bisogno di fare tutta questa discussione perché
  le funzioni erano chiare.
   Ciò  che,  invece,  a  me non sembra chiaro  in  questa  norma  di
  recepimento è quello che si vuole fare.
   Prendo  atto  che il Presidente della Regione ha detto  che  viene
  eliminata  la  quota parte delle somme destinate  alla  328  perché
  quest'Assemblea  non  può destinare somme che non  appartengono  ai
  dipartimenti regionali.
   Ricordiamo  a  tutti  che  le somme della 328  sono  trasferimenti
  statali  destinati ai distretti socio-sanitari, e  gli  assessorati
  non possono trattenere alcuna somma per destinazione, perché devono
  trasferirle  ai  distretti,  se  poi  sono  stati  bravi,  se   poi
  funzionano,  io  mi auguro che da quest'anno funzioneranno  meglio,
  perché  per  fortuna  si è stabilito il limite di  abitanti.  Però,
  ricordiamo, che tutti i comuni garantiscono tutti i servizi sociali
  attraverso  questo  meccanismo e questo  strumento  e  di  cui  gli
  assessorati e il dipartimento, né il Governo può disporre.
   Quale è il problema che oggi si pone? Il problema che oggi si pone
  è  la  destinazione che noi non possiamo modificare e che  dobbiamo
  stabilire. Perche? Lo spiego: l'Assessore, giustamente, ha fatto un
  accordo   interassessoriale,  il   13   gennaio   del   2012,   tra
  l'Assessorato Regionale alla Famiglia e l'Assessorato alla  Sanità,
  dove dava applicazione al DPCM 14/2/2001, stabilendo che alcuni dei
  servizi indicati nel sopraccitato DPCM, in particolare le strutture
  destinate al ricovero degli anziani, case di riposo, case protette,
  già iscritti all'Albo regionale famiglia di cui alla Legge n. 2286,
  possano   fare   richiesta   all'Assessorato   alla   Sanità,   per
  l'accreditamento   e  relativo  riconoscimento   della   quota   di
  compartecipazione di tali servizi all'Asp.
   Ma  nessuna  menzione è stata fatta rispetto  agli  altri  servizi
  citati   dal  DPCM,  perché  le  comunità  alloggio  per  disabili,
  strutture   di   accoglienza,  l'Assessorato   deve   semplicemente
  compartecipare, così come previsto dal DPCM.
   Qual  è  il problema che vivono oggi gli enti locali? Il  problema
  che  vivono  gli enti locali, è che tutte le comunità  alloggio  si
  rivolgono  -  e questo ve lo dice una persona che fa il  sindaco  -
  agli  enti  locali  per  ricevere il  pagamento  delle  prestazioni
  relative  alle  disabilità,  quindi, del  medico,  dell'infermiere,
  eccetera.
   Se  noi  oggi  non riconosciamo la destinazione di  queste  somme,
  anche  per  le  spese  sostenute da queste comunità  alloggio,  non
  abbiamo  reso un buon servizio e abbiamo lasciato nel limbo  quella
  che, invece, una norma statale ci chiede di regolamentare.
   Pertanto, va precisata la destinazione dei fondi che devono essere
  coperti  con  i  fondi della sanità che ha disposizione  perché  lo
  Stato   glieli  trasferisce,  non  c'è  nessuna  riforma,   nessuna
  rivoluzione; stiamo applicando un DPCM, e lo stiamo applicando  con
  dieci  anni di ritardo e con il rischio di perdere il tre percento,
  quindi, non altro.
   Non  possiamo né togliere somme alla 328, ne escludere o includere
  le  case  alloggio, ma includere tutte quelle comunità che svolgono
  prestazioni,  siano  case alloggio, siano IPAB, siano  quant'altro.
  Grazie.

   ZITO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ZITO.  Signor  Presidente, sarò velocissimo. Più di parlare  della
  norma,  vorrei parlare con l'Assessore Bonafede per quanto riguarda
  gli  effetti  della  norma  e  la  domanda  è  se  questo  articolo
  comporterà  nel primo immediato una revisione dei piani di  riparto
  della  distribuzione  dei  fondi e, quindi,  potrebbe  portare  dei
  ritardi,  ci  sarà un allungamento dei tempi per la predisposizione
  dei piani di zona.
   Quindi,  questa norma nell'immediato comporterà degli allungamenti
  nella nuova predisposizione dei piani di zona? Tutto qui. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zito.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA. Signor presidente, Assessori, onorevoli colleghi,  credo
  che  questo  articolo  in realtà sia un articolo  cruciale  per  la
  storia  di  questa finanziaria, e lo è senz'altro perché entra  nel
  merito  della programmazione di servizi, la cui ricaduta in termini
  di attività per i cittadini siciliani, è assolutamente importante.
   Sicuramente, il principio che viene enunciato attraverso la  legge
  di  riforma dei servizi socio-sanitari che, come sapete, nasce  nel
  2000 e secondo me nasce come una bimbetta gracile che muove, già da
  piccola,  i suoi primi passi con difficoltà, che incontra ulteriori
  rischi  e  difficoltà  nel suo percorso ma  che,  oggi,  attraverso
  questi  tre commi proposti con l'articolo 20, in realtà, non  trova
  via d'uscita rispetto a questa sua condizione di malessere.
   Credo  che  si tratti di una norma che, nel tempo, sia riuscita  a
  creare   radicamento   nel   territorio  attraverso   percorsi   di
  progettazione  partecipata, che hanno coinvolto i distretti  socio-
  sanitari,  che  hanno coinvolto i servizi sociali territoriali  dei
  comuni,  che hanno portato all'elaborazione di piani di  zona,  che
  hanno  diviso  il  territorio e l'ambito di applicazione  per  aree
  tematiche,  dove  azioni  hanno visto luce  rispetto  all'area  dei
  minori,  dei  disabili, dell'immigrazione, della salute  mentale  e
  così via dicendo.
   Una  norma,  peraltro,  che  si  è  ancorata  ad  un'attività   di
  pianificazione  pensata in seno al Ministero e che,  proprio  negli
  ultimi  mesi,  è  arrivata ad una buona connessione  attraverso  il
  piano  di  azione e coesione, quel piano di azione e  coesione  che
  dovrebbe  garantire  l'avvio  di strutture,  quali  asili  nido  ed
  assistenza domiciliare integrata.
   Parliamo di risorse ingenti per la Sicilia, oltre, credo, sessanta
  milioni   di  euro,  Assessore  e  che,  comunque,  sono  destinate
  ulteriormente a crescere, anche attraverso un sistema di premialità
  per quelle regioni che riescono ad utilizzare questo treno.
   Un processo di partecipazione dal basso che, sicuramente, l'ho già
  detto, sta soffrendo e sta soffrendo, soprattutto, in funzione  del
  fatto  che il Fondo Nazionale Politiche Sociali ha subito dei forti
  ridimensionamenti.
   Allora, credo che affermare il principio dell'integrazione  socio-
  sanitaria  sia  affermare un principio sacrosanto.  Tuttavia,  fare
  riferimento alla sanità in senso stretto, cioè delegando alle  ASP,
  che  pur  essendo  antenne sensibili nel territorio,  in  grado  di
  operare  a  fianco dei servizi sociali territoriali dei comuni  che
  svolgono  altrettanta attività importante, non riesce a rendere  il
  senso  dell'integrazione che vogliamo definire. Non riesce a farlo,
  soprattutto,  perché  non  si  può  pretendere  -  ed  è  accaduto,
  purtroppo,  oggi spesso guardando a questa finanziaria -  che,  con
  una  riscrittura, si arrivi non solo a fare sintesi delle  proposte
  di  questo  Parlamento,  che  anche qui aveva  presentato  numerosi
  emendamenti  ma,  addirittura, pretendere di arrivare  a  fare  una
  riforma.  Una  riforma così importante, attesa  da  anni,  che  con
  questi due articoli, ovviamente, non trova l'adeguato spazio.
   Rispetto  al comma tre, di cui si è parecchio parlato, devo  dire,
  Assessore,  che, in effetti, fare riferimento alle IPAB  come  nodo
  cruciale, attraverso il quale riuscire a connettere esperienze così
  diversificate mi sembra, quanto meno, pretenzioso.
   Le   IPAB,  Istituti  di  Assistenza  e  Beneficenza,  sicuramente
  potranno svolgere un ruolo importante, ma mi sembra ingeneroso dare
  spazio  alle  IPAB  non coinvolgendo gli enti  del  terzo  settore.
  Quegli  enti  ai  quali, per anni, abbiamo  spiegato,  in  sede  di
  concertazione,  di tavoli tematici divisi per aree  di  intervento,
  che  dovevano  fare  un  lavoro sulla  programmazione,  che  questo
  sarebbe servito loro per accreditarsi in sede di avvisi di gara  ai
  quali  oggi  diciamo:  Bene - diamo loro un ben  servito  -,  avete
  fatto  un  buon  lavoro,  siete riusciti  a  fare  concertazione  e
  pianificazione  nel  territorio, ma adesso non  servite  più    Non
  servite  più,  perché facciamo l'integrazione  mettendo  al  tavolo
  delle trattative le IPAB, la facciamo dando delega totale alla  ASP
  e  sostituiamo  con  un  colpo di spugna, ancora  una  volta,  quel
  sistema  di democraticità e di partecipazione che la norma, invece.
  tanto vorrebbe.
   Un'altra  considerazione: all'interno di questi due  articoli  non
  c'è   alcun  riferimento  specifico  alle  modalità  con  le  quali
  intendiamo  salvaguardare quei principi tanto cari  alla  legge  di
  riforma,  cioè non c'è spazio alcuno; avremmo potuto  pensare  alla
  gestione  di un sistema di voucher per l'erogazione dei servizi,  a
  favore delle comunità-alloggio per disagio psichico, avremmo potuto
  pensare ad un modo attraverso il quale garantire la continuità  dei
  servizi ai minori che stanno all'interno delle case famiglia e meno
  male  che  quei minori crescono e che, purtroppo, poi,  alla  fine,
  spesso nell'assenza di una norma che regolamenti i rapporti  tra  i
  servizi,  da  quelle case famiglia escono, perché se dovessimo  far
  conto  solo  sull'attività di programmazione,  probabilmente,  quei
  minori  continuerebbero a rimanere dell'altezza con la quale dentro
  quelle strutture sono entrati.
   Quindi,  Assessore, una bimbetta gracile, gracile che  ci  saremmo
  aspettati    potesse   essere   accompagnata   attraverso    questa
  finanziaria,  una  bimbetta  gracile,  gracile  che   rimane   così
  fotografata  in questa sua condizione di malessere ed una  bimbetta
  gracile,  gracile,  quindi, quella della 328, rispetto  alla  quale
  chiediamo  con  fermezza e con il dolore che appartenga,  credo,  a
  qualunque  parlamentare che ha a cuore questo genere di attività  e
  che  lo  fa anche un po' con il cuore dell'operatore sociale  come,
  probabilmente,  tutti noi deputati che facciamo  attività  politica
  nei nostri territori, siamo chiamati a fare.
   Quindi,  chiederò  con  un  emendamento  di  fare  riferimento   e
  richiamare in causa il ruolo del terzo settore, perché ritengo  che
  a  quello bisognerà dare giusto spazio e che, soprattutto,  vengano
  individuate delle priorità a partire, per quanto mi riguarda, visto
  che si tratta soltanto di due commi, in questa fattispecie, a delle
  comunità-alloggio per disagio psichico.
   Poi, mi auspico, ovviamente, che dalla prossima settimana inizi un
  lavoro  incessante che, mi dispiace dirlo, Governo,  non  spetta  a
  voi,  ma è un lavoro che spetterà alle Commissioni di merito -  qui
  in  realtà  c'è  una  vicenda  che  riguarda  le  competenze  delle
  Commissioni  -,  senz'altro  riguarda  la  Commissione  Sanità;  mi
  auspicherei che coinvolgesse anche la I Commissione che  si  occupa
  di  diritti civili ma è, senz'altro, alla sensibilità dei deputati,
  dei   parlamentari,  che  questa  riforma  va  consegnata,   tenuto
  senz'altro conto del parere, delle linee di indirizzo politico  che
  questo Governo vorrà dare.

   CASCIO Salvatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO   Salvatore.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  Assessori, intervengo per cercare, dove possibile, a mio avviso, di
  fare un po' di chiarezza su ciò che stiamo facendo.
   L'articolo  20 non vuole essere una riforma, non vuole  per  nulla
  essere   una   riforma   e   non  vuole  sostituirsi   alla   legge
  sull'integrazione  dei  servizi  sanitari  ed  i   servizi   socio-
  assistenziali.
   L'articolo 20 è un adempimento, lo definirei, è un adempimento cui
  la  Regione  siciliana  è tenuta ad ottemperare  perché  altrimenti
  rischia che non le vengano riconosciute alcune somme che le vengono
  trasferite.
   A  questo  fine  è  stato  fatto questo articolo  20,  tant'è  che
  l'articolo 20 non è innovativo, l'articolo 20 ricalca tutto ciò che
  già nella Regione siciliana c'è. Se analizziamo sia il primo che il
  secondo  comma  è come funziona la Regione siciliana,  attualmente.
  Cioè, in pratica, cosa diciamo nel primo comma?
   Noi   diciamo   che   alcuni  fondi  della  328   sono   destinati
  all'integrazione socio-sanitaria e questo è insito nella legge,  si
  deve  fare  perché è obbligo non perché è optional;  nel  comma  2,
  invece,  facciamo  una  deroga  a  tutto  questo,  all'Assessorato,
  soprattutto,  alla Sanità perché vi era un precedente  decreto  che
  stabiliva  una  soglia  di  500 milioni  di  euro,  quindi,  stiamo
  aumentando questa soglia.
   L'onorevole  Di  Mauro ha posto una questione e la questione  era:
   Non  ci  sono  quantificate  né  somme,  né  percentuali .  Vorrei
  tranquillizzare   l'onorevole  Di  Mauro   perché   non   essendoci
  specificate  né  somme, né percentuali, ciò può  giocare  a  favore
  anche  dei  Comuni.  Mi  preoccuperei, al contrario,  se  vi  erano
  specificate  somme e percentuali perché dà margine  al  Governo  di
  modulare, in base alle esigenze che ritiene opportune, l'azione  da
  intraprendere.
   Vi  sono anche altri aspetti. Qualcuno ha detto:  Il Comune, così,
  viene ad essere depauperato di alcune risorse .
   Allora,  un  attimo,  c'è  un'altra inesattezza,  mi  permetto  di
  correggere l'onorevole Figuccia, che riguarda il terzo settore: noi
  stiamo  votando  l'integrazione tra i  servizi  sanitari  e  socio-
  assistenziali avendo un riferimento che non è il disagio sociale ma
  è  la  patologia  e,  quindi, come tale l'integrazione  è  riferita
  sempre   a  fenomeni  che  concorrono  con  il  servizio  sanitario
  regionale.  Nel momento in cui questa condizione non c'è  il  terzo
  settore, il disagio sociale, non ha niente a che vedere con  questo
  meccanismo,  quella è un'altra legge, stiamo parlando di  due  cose
  diverse,  parliamo,  per capirci, di comunità-alloggio,  faccio  un
  esempio, ma che ricovera pazienti con disabilità psichica.
   Perché   le   comunità-alloggio?  Perché   le   comunità-alloggio,
  purtroppo, questi ricoveri, non sono riconosciuti da Elea, vi  sono
  la  parte di prestazioni sanitarie che viene riconosciuta da  Elea,
  la parte alberghiera che non viene riconosciuta da Elea.
   E  allora, tutto questo e di questo stiamo discutendo, quindi, non
  vuole  essere  una  riforma, semmai vuole  mettere  una  pezza  per
  recuperare ed attrarre risorse alla Regione siciliana e, quindi, la
  vedo di buon occhio, vedo anche di buon occhio il fatto che è stato
  cassato il comma 3 perché individuava una platea di erogatori.
   Cassando il comma 3 non si individua la platea ma non si dice  che
  no  c'è la platea, non si individua per legge, si va con successivo
  provvedimento che è di libera Giunta, che è decreto, che è come  lo
  vogliamo  chiamare lo chiamiamo e si individua quella  platea  dopo
  che  la  Commissione Sanità e qua - mi permetta - Assessore per  la
  salute  ed  assessore Bonafede, avrà dato anche  delle  indicazioni
  perché non possiamo esautorare il ruolo della Commissione Sanità su
  questa materia specifica che è anche di programmazione, là dobbiamo
  intervenire e faccio mia anche un'altra ambascia che è presente  in
  tutti  i componenti della Commissione: siamo fermi al palo  con  la
  riforma,  con  la  legge  del  sistema  socio-sanitario  integrata,
  abbiamo  presentato un disegno di legge ed è stato messo da  parte.
  Mi auguro

   LO SCIUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO  SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei chiedere
  all'assessore  Bonafede,  quando  all'articolo  20  si  dice:    di
  concerto  tra  l'Assessorato regionale della salute e l'Assessorato
  regionale della famiglia , il 50 per cento delle risorse del  Fondo
  nazionale  delle  politiche sociali vengono  assegnate  alle  ASP ,
  siccome,  personalmente,  ritengo che la  328  è  stata  una  legge
  rivoluzionaria nel settore perché ha dato la possibilità ai  Comuni
  di  progettare all'interno di quello che è il proprio fabbisogno e,
  quindi,  di  dare  risposte concrete alle categorie  che  sappiamo,
  allora, con questa legge togliamo risorse ai Comuni? Vorrei  capire
  questa cosa.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro. E' stato soppresso.

   LO SCIUTO. Allora niente, scusate.

   ALONGI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALONGI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  devo  dire  che
  questo è un articolo particolarmente interessante ma vorrei capire,
  anche  da questo articolo, due passaggi che, secondo me, hanno  una
  refluenza sul Bilancio e sulla Finanziaria.
   Per  quanto riguarda il prospetto allegato alla legge Finanziaria,
  al  Bilancio,  l'articolo  6,  comma  9,   Ricovero  ai  minori   e
  l'articolo  6,  comma  10,  Comunità-alloggio  disabili  psichici ,
  assessore Borsellino, prevedeva per il 2015 e il 2016, il  capitolo
  a quota 0 euro, 0 euro.
   Quindi,  queste previsioni a quota 0 euro e 0 euro in  questi  due
  capitoli - è una domanda che pongo al Governo per capire anch'io  e
  farmi  una  mia  idea  su cosa stiamo trattando  -,  è  perché,  in
  previsione  di  questo  emendamento, cioè  voglio  dire  trasferire
  queste  risorse,  poi  sul capitolo della  Sanità?  Era  una  prima
  domanda che volevo fare.
   Secondo  aspetto  non indifferente, da amministratore  quale  sono
  stato e da sindaco di una comunità: oggi ci sono molti sindaci  che
  hanno grandi difficoltà a chiudere il Bilancio perché il costo  del
  ricovero delle rette dei minori e dei disabili psichici, voi me  lo
  insegnate,  influisce fortemente su quello che è  il  bilancio  dei
  Comuni.
   Il  Presidente Crocetta è stato sindaco di un Comune e, quindi, sa
  meglio di me

   CROCETTA,  presidente della Regione. Appunto per questo proponiamo
  questa cosa.

     ALONGI. No, Presidente, mi permetta, quando devo fare un  plauso
  lo  faccio, quando devo fare la critica la faccio, la politica deve
  essere  onesta  e  leale con sé stessa e con  chi  ci  ascolta,  ci
  mancherebbe altro.
   Quindi, dicevo, credo che su questo articolo 20, se riuscissimo  a
  mettere  dentro ed a dare già direttive, sin da adesso,  sul  fatto
  che  questo serve anche a far recuperare una quota agli Enti locali
  ed  ai  Comuni  che,  oggi,   hanno  costi  eccessivi,  che  pesano
  pesantemente  sulla loro gestione per le rette dei  ricoveri  e  le
  rette dei disabili psichici, credo che sia un fatto importante.
   Qui, non vedo, oggi, questa puntualizzazione. Se, però, il Governo
  mi  dicesse,  oggi, che c'è un impegno in questa  programmazione  e
  riprogrammazione ad un risparmio per gli Enti locali -  guardi,  mi
  hanno  chiamato  poc'anzi  due, tre  sindaci,  per  esempio  mi  ha
  chiamato  il  sindaco  di  Camporeale  che  mi  diceva:   Siamo  al
  collasso, spendo 600 mila euro all'anno  -, se questa norma venisse
  approvata e, però, andasse in direzione di un sostegno a quel costo
  che oggi ha l'Ente locale, per noi diventerebbe importante.
   Quindi,  per  noi,  e  per  me  in particolare,  ripeto,  già  due
  rassicurazione sono importanti: 1) questo per gli Enti  locali;  2)
  altra   cosa  non  indifferente,  e  ritirerei  eventualmente   gli
  emendamenti che avevo presentato, che se nei capitoli per il 2015 e
  2016  non sono previste risorse per rette ricovero minori, articolo
  6,  comma  9  e  l'articolo 6, comma 10,  per  quanto  riguarda  le
  comunità-  alloggio disabili psichici vuol dire che, probabilmente,
  con  questa  norma, si vorrà fare fronte negli anni  2015  e  2016.
  Erano due aspetti che mi piaceva chiarire e, comunque, ritengo  che
  questa norma, se va in questa direzione, è una norma importante  ed
  è un vero sostegno che diamo agli Enti locali e ai Comuni.

   IOPPOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli  colleghi,  premesso che,  anche  questa  norma  con  gli
  obiettivi, con le forme, con i contenuti della legge finanziaria di
  stabilità  ha  poco  a  che  vedere,  perché  questa  norma  andava
  promulgata,  andrebbe promulgata, semmai dentro quella  riforma  di
  settore  che  è  all'esame della Commissione Sanità dall'inizio  di
  questa  legislatura  e  che non ha avuto, fino  a  questo  momento,
  l'impulso  che  ci attendevamo tutti i componenti a cominciare  dal
  presidente della commissione, onorevole Di Giacomo, che è il  primo
  firmatario  di  quel  disegno  di  legge,  voglio  rifarmi  proprio
  all'intervento abbastanza chiarificatore, molto chiarificatore, del
  collega  Cascio, il quale ci dice testualmente, o quasi:   guardate
  che  questa  non è una legge, non è una norma, che vuole  riformare
  nulla, è la fotografia di quello che già in Sicilia accade .
   Ha   perfettamente   ragione   Il  primo  ed  il   secondo   comma
  disciplinano una situazione che è una situazione di fatto.  Quindi,
  il  contenuto  innovatore  della norma era  e  sarebbe  ancora,  se
  avessimo  un  sussulto  di  lucidità  all'interno  della  legge  di
  stabilità  regionale, proprio nel terzo comma, perché se approvassi
  soltanto il primo ed il secondo avremmo approvato il  cosa' ma  non
  avremmo detto una parola sul  come'.
   L'integrazione come avviene? E, soprattutto, nei territori  e  sui
  territori  all'interno dei distretti socio-sanitari chi la  metterà
  in pratica? Chi la farà funzionare? Quale soggetto sarà chiamato ad
  applicare, nel concreto, la norma?
   Siamo  davanti  ad una situazione, consentitemi la franchezza,  lo
  dico  con  una  certa  consapevolezza della  gravità  del  termine:
   schizofrenico ,  cioè  duale. Noi  abbiamo  tre  testi  su  questo
  fenomeno.  Il  primo testo, quello del famoso giorno  12  dicembre,
  cioè  la  finanziaria  presentata tanto perché  andava  presentata.
  Perché  quasi  tutte le norme, soprattutto le norme più  importanti
  della  legge di stabilità sono regolarmente riscritte in  Aula  dal
  Governo. Il che significa che il testo del 12 dicembre era un testo
  ipocrita,   fasullo,   presentato  tanto   perché   doveva   essere
  presentato.  Siamo,  quindi, davanti all'ennesima  riscrittura.  Di
  questa riscrittura, ci dice il Presidente della Regione:  guardate,
  cassiamo il terzo comma . Eh, no Presidente
   Lei deve decidere una strada, perché se quella norma contenesse il
  terzo comma la voterei favorevolmente, perché avremmo individuato i
  soggetti  sul territorio che, concretamente, sarebbero chiamati  ad
  applicare  quelle due norme che sono pleonastiche, il primo  ed  il
  secondo,   perché  già  avviene  esattamente  ciò  che   le   norme
  intenderebbero disciplinare.
   Allora  decidiamoci  O qui cambiamo, il Governo  cambia,  opinione
  rispetto  a  qualunque deputato, soprattutto della maggioranza,  si
  alzi  per sostenere una sua tesi, o una certa tesi, oppure c'è  una
  coerenza nell'operato del Governo.
   Ed,  allora,  annunzio personalmente, ma credo di poterlo  dire  a
  nome  del mio Gruppo, che se ci trovassimo davanti alla riscrittura
  completa  primo,  secondo e terzo comma, con la individuazione  dei
  soggetti  che lascia assolutamente alla normazione l'individuazione
  dei soggetti e non alla discrezionalità, potremmo votarla.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole  Alongi
  voleva sapere se, effettivamente, con l'applicazione di questo DPCM
  c'è  un risparmio per gli Enti. Io vorrei chiarire questo: il  DPCM
  già contiene esattamente qual è la quota a carico dei Comuni e che,
  soprattutto,  il  risparmio c'è, nella misura in cui  quelle  somme
  vincolate per la disabilità vengono trasferite ai comuni.
   Quindi,  già  l'applicazione di questo DPCM comporta  un  notevole
  risparmio per quanto riguarda gli Enti locali perché, fino ad  ora,
  è  successo  che i Comuni si sono dovuti fare carico,   quando  non
  c'era l'applicazione del DPCM,  anche della quota della sanità.
   Ora  è  stabilito esattamente quant'è la quota a carico dei Comuni
  che  è  vincolata per il finanziamento che ricevono dalla  Regione,
  perché  i Comuni e gli Enti locali si occupano dei servizi a  basso
  rilievo,  quindi, dei disagi, mentre per quanto riguarda  i  malati
  psichici,  i  malati  mentale, proprio  le  questioni  patologiche,
  questa  parte  viene coperta dall'Assessorato alla  salute,  e  una
  parte è vincolata dalla  328 .
   Quest'anno, per esempio, ai comuni sono stati trasferiti circa 850
  euro  per ogni disabile, quindi, c'è una parte, non ricordo bene  e
  non  vorrei dire cifre assurde, però, nel momento in cui ci sono  e
  sono  state chiarite nel DPCM le quote di compartecipazione, quanto
  a carico del comune, quanto a carico della Regione, quanto è quella
  somma  vincolata che viene destinata per la disabilità dalla  328 .
  Quindi,  non  c'è  discrezionalità. Trattasi di case  alloggio,  di
  IPAB, eccetera, non c'è assoluta discrezionalità.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che  ci  sia
  un  piccolo problema che è quello che il finanziamento per la  328
  in Sicilia quest'anno sarà meno di 17 milioni di euro.
   Questo è un limite rispetto a quelle che sono le buone intenzioni,
  perché  la norma va fatta. Certo, poi, c'è tutta la parte che  deve
  essere  normata bene e, forse, non è il caso di normarla in  questo
  caso.
   Qua, non si tratta di guardare chi sono i soggetti che devono fare
  le  prestazioni; è più importante guardare a quali soggetti  devono
  andare queste prestazioni perché il problema è proprio lì.
   Gli Enti locali hanno usato finora la  328  come sostitutiva delle
  forme  sociali. Gli Enti locali, in questo momento, non hanno forme
  di  finanziamento per l'assistenza sociale. Ci troveremo, anche lì,
  ad avere seri problemi.
   L'altra  questione, signor Assessore per la salute, è che  abbiamo
  messo  100  milioni nell'articolo 8 e non potremo, in questa  fase,
  disporre,  ammesso  che togliamo il 50 per cento,  avremo  circa  8
  milioni per la quota sociale.
   E'  un  fatto  che,  in questa fase, non deve essere  normato.  In
  questa  fase  abbiamo  le  procedure dell'integrazione,  dopodiché,
  dovrà  essere  approfondito  il tema,  dando  anche  possibilità  e
  risposte   ad  alcune  perplessità  che  si  sono  manifestate   in
  quest'Aula.
   Intanto,  diamo  un  avvio, altrimenti,  non  inizieremo  mai,  ma
  bisogna   tener  conto  che  occorrerà  correggere,   rispetto   ai
  finanziamenti, specialmente, per la parte sociale; centomilioni  ci
  sono, devono esserci anche le somme della quota sociale.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.  Signor Presidente, onorevoli deputati, mi sembrava  giusto
  recuperare  alcuni  passaggi  che  sono  fondamentali,  intanto,  a
  chiarire  che  è  proprio   attraverso questo  emendamento  che  si
  realizza, per la prima volta, il percorso autentico di integrazione
  socio-sanitaria,  quello  che  è  auspicato  e,  comunque,   voluto
  all'interno del DPCM 2001 che è stato più volte richiamato.
   Il  DPCM  dice, in poche stringate righe, quello che è il percorso
  obbligato,  quando  parla di assistenza socio-sanitaria  che  viene
  prestata  alle  persone  che  presentano  bisogni  di  salute   che
  richiedono  prestazioni sanitarie ed azioni di protezione  sociale,
  anche di lungo periodo, sulla base di progetti personalizzati. Ed è
  esattamente  quello che io e l'Assessore Borsellino  faremo;  anche
  perché  noi  abbiamo già un tavolo permanente di  concertazione  su
  questi  temi, ed è proprio la ragione per la quale sicuramente  non
  saranno  solo  le  risorse della 328 ad alimentare questo  progetto
  così complesso.
   Volevo rassicurare l'onorevole Leanza che la 328, che devo dire  è
  un'ottima  legge di programmazione, aveva bisogno probabilmente  di
  un  atto  di realizzazione e anche di un cambiamento attraverso  le
  linee guida, che questa Giunta ha adottato, che hanno impresso  una
  variazione anche sulla efficacia di questo sistema; prova ne è  che
  proprio   le   risorse   PAC  che  sono  state   richiamate   prima
  dall'onorevole  Figuccia, quelle destinate alla microinfanzia,  128
  milioni,  e  quelle destinate ad altra associazione,  108  milioni,
  hanno  visto la Sicilia per la prima volta presentare per  tutti  e
  500  distretti  socio-sanitari, nel tempo  che  ci  ha  imposto  il
  Ministero  dell'interno,  tutta  la  documentazione  e   tutta   la
  progettazione in maniera completa dimostrando che non è vero che lo
  strumento normativo non è efficace, probabilmente fino ad adesso  i
  comuni  ed  i distretti socio-sanitari non sono stati adeguatamente
  supportati.  Questa volta la Regione siciliana  e  il  dipartimento
  hanno  seguito  con un'assistenza tecnica che ha affiancato  quella
  già  fornita dal Ministero dell'interno, dimostrando che il sistema
  è efficace.
   A  proposito del vincolo. Il vincolo non diminuisce l'efficacia  e
  neanche sottrae niente all'assessorato della famiglia in favore  di
  un  altro assessorato, bensì destina con un efficacia reale  queste
  somme ad un obiettivo che è comune.
   Il  fondo nazionale politiche sociali, voluto appunto per  la  328
  che  si riduce, bisogna ammettere appunto che c'è una riduzione del
  fondo,  obbliga  la  Regione  ad adoperare  le  risorse  della  328
  seguendo  il  risultato delle intese della Conferenza Stato-Regioni
  e, quindi, della Commissione politiche sociali cosa che sicuramente
  non  ci porterebbe ad adoperare le risorse della 328 secondo  delle
  discrezionalità per quanto possano essere virtuose  che  la  stessa
  integrazione  socio-sanitaria potrebbe determinare. Invece,  è  una
  parte  di  queste  risorse, quella prevista anche  all'interno  dei
  macro  obiettivi voluti proprio dall'intesa Stato-Regioni,  tra  le
  Regioni e il Ministero.
   Abbiamo   voluto   specificare  che  non   si   ferma   alla   328
  l'integrazione socio-sanitaria, perché come ho detto prima ci  sono
  tanti  altri  fondi  che possono contribuire,  anche  quelli  della
  finanza  comunitaria. Non dimentichiamo che la carta di  inclusione
  attiva  che  è  lo  sviluppo ed è l'evoluzione  della  social  card
  destinerà  proprio ai distretti di zona le risorse e  la  carta  di
  inclusione  attiva  non ha niente a che vedere  con  l'integrazione
  socio-sanitaria,   quindi  la  328  finanzia  tante   altre   cose,
  l'integrazione socio-sanitaria è compresa fra queste.

   CROCETTA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   Presidente. Ne ha facoltà.

   CROCETTA.  Presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  noi  su  questo articolo poniamo un  problema  serio:  o
  l'articolo passa così

   IOPPOLO. Compreso il terzo comma

   CROCETTA.   Presidente  della  Regione.  No,  escluso   il   terzo
  comma,;per  le ragioni per cui si presentano poi altri emendamenti:
  le  IPAB o il privato sociale. La legge stabilisce già, nel  nostro
  Paese,  quali sono le modalità e le regole che formano gli appalti,
  gli accreditamenti, eccetera. Quindi, non vogliamo che ogni riforma
  che   facciamo,  ogni  cosa  che  facciamo,  stabiliamo   su   base
  legislativa chi dovranno essere i beneficiari, non gli utenti,  dal
  punto di vista economico della gestione degli utenti. Questo non ci
  interessa
   Per  cui, se il nostro articolo di legge dovesse essere utilizzato
  come  grimaldello per nuove clientele noi ripudiamo  la  legge  che
  presentiamo perché noi vogliamo riformare un sistema.  Dei ricoveri
  delle  aziende,  del privato sociale, convenzionato attraverso  gli
  assessorati alla famiglia, che gestisce il disagio psichico  e  con
  le  ASP compiacenti che riempiono le case famiglia degli amici, noi
  siamo  stanchi quanto tutti i sindaci della Sicilia   Siccome  sono
  stato  sindaco  ed ho subìto questa violenza e la  distruzione  del
  bilancio  comunale  su  queste cose, noi  non  stiamo  mettendo  in
  discussione  niente   Per  cui, il sistema  dell'assessorato  della
  famiglia  è  incardinato sulle leggi. Che senso ha  dire:   possono
  assumere  convenzione? . Chiunque? Perché se li possono assumere  e
  la legge lo prevede, li possono assumere?
   Sul privato sociale o su queste convenzioni socio-assistenziali ci
  sono  i limiti, i tetti, previsti dalla legge che riguardano  oltre
  gli importi che possono essere dati per convenzione e quelli invece
  che   devono  andare  in  gara.  Ma  stiamo  parlando  di   servizi
  assistenziali.
   Quando parliamo di servizi socio-sanitari - e quindi nuovi  -  che
  non  sono  in  discussione rispetto a quelli  attuali,  allora  che
  significa? Che noi per ogni comunità, per esempio, terapeutica  che
  dobbiamo  aprire  o la apre il privato o si fa con  l'IPAB,  oppure
  l'ospedale non la può fare direttamente, continuando a favorire  un
  sistema di ricoveri fasulli?
   Allora, su questo dobbiamo distinguere con molta chiarezza ciò che
  è  gestione - che si fa nel rispetto delle leggi - e ciò che invece
  è indirizzo legislativo.
   L'indirizzo  dice: nascono i servizi socio-assistenziali,  per  la
  parte che non comprometterà gli equilibri sociali esistenti  perché
  nessuno ha intenzione di mettere in discussione le convenzioni  che
  hanno  fatto  i comuni che si sono fatte con la 328, e saremmo  dei
  criminali  se  lo  mettessimo in discussione, ma l'obbiettivo  deve
  essere quello di sgravare i comuni progressivamente di queste spese
  e  di gestirle all'interno della programmazione che è quella socio-
  sanitaria  in   una parte del sistema che è tipico socio-sanitario,
  l'altra parte continua ad essere gestita tipicamente dalla famiglia
  e i servizi assistenziali, perché non è messa in discussione.
   Invece,  noi  vorremmo stabilire questa stasera che  la  parte  di
  risorse nuove che mettiamo in questo servizio deve essere destinato
  al vecchio servizio socio-assistenziale nelle modalità in cui si  è
  fatto  adesso.  Allora, perché dovremmo fare  la  riforma  scusate?
  Tanto vale non farla, non cambiare nulla  Che Dio ci aiuti  Che Dio
  aiuti  questi comuni  Che Dio aiuti i pazienti  Perché se  noi  non
  facciamo  continuare,  anche  nei  servizi  nuovi,  non  immettiamo
  automaticamente   le  cooperative  esistenti,   le   vecchie   IPAB
  esistenti,  senza modificare nulla, e già determinando persino  che
  non ci potranno essere parametri di accreditamento. Su che base  li
  accreditiamo  questi  parametri  di  accreditamento?   Lo   abbiamo
  stabilito. Ma questo è tutta una parte che bisognerà prevedere  nel
  piano, non può essere prestabilita adesso
   Per  cui guardate,  io ve lo dico con estrema sincerità. Se questa
  legge,  questo  articolo di legge, dovesse essere  sconvolto  dagli
  eventi in mente che avevo, il Governo ritira l'articolo. Perché noi
  non vogliamo contribuire a perpetrare un vecchio sistema
   Non  possiamo chiedere all'opposizione di ritirare gli emendamenti
  e  poi  li fa la maggioranza  Perché, o la maggioranza si fida  del
  Governo  a  cui  ha  delegato  e delega  per  legge  il  potere  di
  amministrare  e,  quindi, nel Parlamento c'è il potere  legislativo
  oppure  questa maggioranza non riconosce il Governo almeno  per  la
  riforma dei servizi socio-sanitari.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, iniziamo  a  votare.  Presidente
  Crocetta,  un  po'  di attenzione, anzi molta attenzione  anche  da
  parte dell'assessore Borsellino.

   GUCCIARDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GUCCIARDI.   Signor  Presidente, già  nell'intervento  di  qualche
  minuto  fa  avevo  espresso  il  mio giudizio  sulla  necessità  di
  sopprimere il comma 3 con l'invito al Governo a tenere nella debita
  considerazione   l'obiettivo   anche   nell'ambito   del   circuito
  dell'integrazione socio-sanitaria.
   Tuttavia,  siccome  ritengo  corretto  quello  che  ha  detto   il
  Presidente  della  Regione  nel  suo  ultimo  intervento  per   cui
  qualunque tipo di emendamento, anche il più corretto, anche il  più
  giusto,  rischierebbe  di  vanificare il senso  di  questa  riforma
  straordinaria  in  due  articoli,  io  per  quanto   riguarda   gli
  emendamenti  del  mio  Gruppo, annuncio  che  sono  ritirati  e  mi
  permetto  di invitare, almeno la maggioranza, a ritirare  i  propri
  emendamenti.

   PRESIDENTE.   Pongo   in   votazione  l'emendamento   20.Gov.   5,
  dell'onorevole Di Mauro.
   Il parere del Governo?

   BORSELLINO, assessore per la salute. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 20Gov. 6 della Commissione. La norma è
  sostanziale, mi dicono gli uffici.  Il parere del Governo?

   BORSELLINO, assessore per la salute. Contrario.

   PRESIDENTE. La Commissione insiste o lo ritira?

   DINA,  presidente della Commissione e relatore di maggioranza.  La
  Commissione lo ritira.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si Passa all'emendamento 20Gov. 7, della Commissione.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  L'emendamento  è  ritirato,  con l'impegno  che  nel  piano  socio-
  sanitario  si  tenga  in considerazione la vicenda  delle  comunità
  alloggio per disabili.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 20.Gov.2, dell'onorevole Digiacomo:  Il
  comma 3 dell'articolo Gov. 20 è soppresso . Il parere del Governo?

   BORSELLINO, assessore per la salute.  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Gli emendamenti 20.Gov. 1 e 20.Gov. 4.decadono.
   L'emendamento  20.Gov.8,  degli onorevoli   Leanza  ed  altri,   è
  ritirato.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in  votazione l'emendamento 20 Gov., nel testo  risultante.
  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 21. Ne do lettura:

                             «Articolo 21.
         Valorizzazione del patrimonio immobiliare degli enti
                                parco.

   1.  Gli  enti parco di cui alla legge regionale 6 maggio 1981,  n.
  98,   sono   tenuti  ad  adottare  il  piano  di  utilizzazione   e
  valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare.

   2.  Il  piano di cui al comma 1, adottato dal Consiglio  dell'ente
  prima dell'adozione del bilancio di previsione, tiene conto:

   a) delle zone ove ricade ogni singolo bene;

   b) della destinazione di utilizzo di ogni singolo bene;

   c) di una previsione economica di massima di produttività del bene
  in funzione delle connesse attività che vi si possono svolgere;

   d)   dell'esclusività   del  bene  ai   fini   istituzionali   e/o
  conservativi precluso a forme di concessioni a terzi;

   e) delle modalità di concessione a terzi.

   3.  Il piano di cui al comma 1, altresì, individua anche i servizi
  che  il  parco  intende  attuare per i quali  istituisce  forme  di
  pagamento,  tickets, ovvero affitti, licenze a pagamento  e  canoni
  concessori  anche  di  durata  temporale  limitata,  necessaria  ad
  assicurare  le  entrate  che ogni parco deve  essere  in  grado  di
  generare.

   4.  L'Assessorato  regionale  del territorio  e  dell'ambiente,  a
  partire dal 2015 in fase di assegnazione dei fondi per la gestione,
  tiene conto delle risorse proprie che ciascun ente parco è in grado
  di    produrre.   Il   trasferimento   regionale   è   direttamente
  proporzionato alla capacità dell'ente di autofinanziarsi.

   5.  Il  criterio di assegnazione dei fondi di cui al  comma  4  si
  applica  altresì,  con le medesime modalità  ivi  previste,  per  i
  trasferimenti  e  i  contributi agli  enti  gestori  delle  riserve
  naturali».

   LO  BELLO,  assessore  per il territorio e l'ambiente.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO  BELLO,  assessore  per  il  territorio  e  l'ambiente.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, l'articolo 21  ha  come  obiettivo
  quello di valorizzare il grande patrimonio immobiliare presente nei
  parchi e per questo dà indicazioni, obbligando gli enti parco  alla
  predisposizione  di un piano di utilizzazione e valorizzazione  del
  patrimonio immobiliare.
   Il  primo  comma  è  quello  che dà questo  tipo  di  indicazione:
  l'adozione del piano. Il secondo indica quali saranno gli obiettivi
  legati  all'utilizzazione  dei beni immobiliari.  Il  terzo  comma,
  invece,  parla  di valorizzazioni, e qui sta  la vera  svolta,  nel
  senso  che nel terzo comma vengono introdotti i criteri che possono
  portare  a  introiti, dal punto di vista economico,  per  gli  enti
  parco  attraverso i ticket, gli affitti temporanei,  le  licenze  a
  pagamento così come i canoni concessori.
   Il  quarto comma prevede, infine, che a partire dal 2015 si  terrà
  conto  di quelle che sono le possibilità di autofinanziamento degli
  enti  parco,  ed  è per questo che prevede nella seconda  parte  di
  questo comma anche una sorta di premialità per quei parchi,  i  cui
  enti  gestori,  quindi gli enti parco, avranno studiato  e  avranno
  messo in cantiere tutta questa serie di iniziative.
   Il  quinto comma, infine, estende la possibilità nel trasferimento
  anche  di  questi benefici e di questa premialità anche per  quanto
  riguarda le riserve.
   Devo  dire  che  l'introduzione del ticket, già  con  delibera  di
  Giunta  è  stata  già  decisa.  Di  concerto  con  l'Assessore  per
  l'agricoltura  stiamo redigendo un regolamento  per  l'introduzione
  dei  ticket  anche delle riserve che, come ricordo,  riguardano  sì
  l'Assessorato del territorio e ambiente in termini di gestione  dal
  punto  di  vista  dell'indirizzo, ma che riguardano  sia  l'Aziende
  foreste  che  le  associazioni ambientaliste,  l'Università  e  che
  riguarderanno nel futuro anche i comuni.

   BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io nutro  delle
  forti perplessità sulla stesura dell'articolo 21 così come proposto
  oggi  in  Aula.  Infatti,  le fonti normative,  a  proposito  della
  valorizzazione del patrimonio immobiliare, sono quelle dell'art. 58
  del  decreto legge 112, poi convertito con legge 133 del 2008,  con
  modifiche  a cui hanno fatto riferimento per la valorizzazione  del
  loro patrimonio immobiliare le Regioni i Comuni e gli Enti locali e
  prima  ancora l'articolo 3 bis, del decreto legge 351 del 2001  che
  faceva  riferimento alla valorizzazione del patrimonio  immobiliare
  dello Stato.
   Negli anni queste norme non sono mai state recepite formalmente in
  Sicilia. Si è parlato di un recepimento dinamico perché entrambe le
  norme  convertite in legge facevano riferimento a  delle  norme  di
  carattere economico-finanziario, quindi si sono applicate.
   Non si sono applicate in Sicilia, però, per la parte relativa alla
  conformità  urbanistica  e alla procedura  urbanistica.  Quindi,  è
  accaduto  che in questi anni sia i comuni, sia le province,  quando
  hanno  adottato  questa  delibera  di  valorizzazione  del  proprio
  patrimonio  immobiliare hanno dovuto fare una doppia procedura.  Da
  un  lato,  quella prevista dalla normativa nazionale  e  dall'altro
  quella  prevista  in Sicilia dall'articolo 3, 4  e  seguente  della
  legge regionale 71/78.
   Quindi,  c'è  stato un aggravamento del procedimento, aggravamento
  che  si  riproporrebbe oggi a proposito del patrimonio  immobiliare
  degli enti parco. Quindi, ci sarebbe una doppia procedura.
   La   norma,  quindi,  così  com'è  non  risolve  il  problema  più
  importante.  Faccio l'esempio anche per renderlo più accessibile  a
  tutti i colleghi. Se il parco dell'Etna deve valorizzare un proprio
  fabbricato  che  si  trova  in zona D per  renderlo  accessibile  e
  fruibile  dal  punto di vista turistico e vuole trasformare  quella
  destinazione  da  zona D a zona C turistica si vedrebbe,  comunque,
  costretto  ad attivare le procedure previste dalla legge  regionale
  71/78  e,  quindi,  noi oggi avremmo assolto  altri  obiettivi,  ma
  certamente  non  avremmo assolto l'obiettivo della  semplificazione
  amministrativa a favore del nostro territorio. Resta anche un altro
  problema    quello   della   valorizzazione   sotto   il    profilo
  dell'alienazione  che, a proposito di qualità  della  legislazione,
  credo  che  è  latente  anche  questo  problema,  perché  le  fonti
  normative  a  cui  ho  fatto riferimento prevedevano  espressamente
  l'alienazione  dei  beni.  In  questo  caso  l'alienazione  non   è
  espressamente prevista, ma nello spirito della norma  se  un  parco
  vuole  produrre  reddito e c'è un fabbricato in  disuso  credo  che
  anche questo sia un altro aspetto da affrontare.
   Con  questo  spirito, io annuncio un emendamento  che  è  volto  a
  recepire  in Sicilia l'articolo 58 che non è stato mai  recepito  a
  proposito  della  valorizzazione del patrimonio  immobiliare  ed  è
  volto  anche  a  dare al comma 2 dell'articolo 21, ove  recita   Il
  piano  di  cui  al comma 1, adottato dal Consiglio dell'ente  prima
  dell'adozione  del  bilancio  di  previsione,  tiene  conto    ,che
  costituisce questa delibera varianti urbanistiche perché altrimenti
  non si risolverebbe il tema della semplificazione amministrativa.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il  mio  è  un
  intervento tecnico che cerca di affrontare il problema indicato dal
  comma 5 dell'articolo.
   Assessore,  l'Assessorato che lei rappresenta  agli  enti  gestori
  delle  riserve  non  da soldi se non per il personale.  Faccia  una
  breve  verifica  con  gli  Uffici .Giusto questa  mattina  mi  sono
  occupato di verificare quanti sono i trasferimento che lei assicura
  alla  provincia di Trapani per la gestione delle riserve e,  ahimè,
  all'ente che ho avuto il piacere di rappresentare l'assessorato non
  da assolutamente niente.
   Allora, vorrei che se il parametro del trasferimento

   FIORENZA. Forse, per le riserve sì, ma non per i parchi.

   TURANO.  No   Le  sto  dicendo per le  riserve  perché  parlo  per
  esperienza  personale.  Se  con il quinto  comma  si  introduce  il
  principio  indicato nella valorizzazione ai fini del  trasferimento
  però  finora non si è trasferito niente, è chiaro che non  ci  sarà
  mai  un trasferimento a favore di questi. Quindi, se può riflettere
  un attimino su come congegnare meglio il quinto comma per garantire
  un  effettivo trasferimento per i soggetti gestori delle riserve  e
  risolviamo il problema.
   FIORENZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ho un  dubbio
  che gradirei l'Assessore  riesca a dirimere. Qui si parla nel comma
  3 che individua anche i servizi che il parco intende attuare per il
  quale istituisce forme di pagamento tra i quali il il ticket.  Ora,
  una  cosa  è  che  si  istituisce una forma  di  pagamento  per  la
  fruizione   per l'accesso ad una riserva, cosa che già peraltro  in
  molte  riserve in Sicilia esiste una forma di pagamento,  ma  altra
  cosa è invece istituire una forma di pagamento per l'accesso ad  un
  parco.  Ribadisco, una cosa è chiedere una forma di  pagamento  per
  visitare una riserva e già mi pare che questo in parecchie  riserve
  peraltro  accada, altra cosa è chiedere una forma di pagamento  per
  l'accesso, una forma di ticket per l'accesso ad un parco.
   Come  intende fare, per esempio, per il  parco dell'Etna? Mettiamo
  una  sbarra davanti il parco dell'Etna e fare in modo che chi  deve
  accedere  al  parco debba pagare un ticket? Oppure  chi  decide  di
  andare  a fare una raccolta di funghi deve pagare un ticket? Questo
  è un aspetto che vorrei venisse chiarito.
   Il criterio poi nel comma 4 di assegnazione dei fondi si riferisce
  agli  enti  parco  o  anche alle riserve? E nel caso  come  vengono
  distinte?  Perché alle riserve, quello che accade finora,  mi  pare
  che essendo le riserve date in gestione sostanzialmente a enti, che
  siano essi associazioni private o pubbliche, sono semplicemente per
  l'erogazione del servizio stesso, non vengono dati fondi aggiuntivi
  alle  riserve. Mentre, invece,  agli enti parco vengono dati  fondi
  aggiuntivi. Se c'è una differenza, per favore, me lo chiarisca.

   RAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAGUSA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, noi  ieri
  sera abbiamo discusso l'argomento demanio boschivo.
   Chiedo    all'assessore   Cartabellotta,    in    riferimento    a
  quest'articolo  presentato dal Governo,  ritiene  che  i  rifugi  e
  quindi  tutto  il  patrimonio immobiliare  all'interno  delle  aree
  boschive  possa essere inserito all'interno di questo  ragionamento
  presentato  all'Assessore per il territorio  e  l'ambiente?  Voglio
  dire  se chiarite le posizioni insieme all'assessore Cartabellotta,
  se  all'interno  di  quest'articolo possono essere  inseriti  anche
  tutti i patrimoni immobiliari all'interno delle aree boschive  come
  valorizzazione,  integrato  poi nel discorso  finale,  generale  di
  valorizzazione anche ai fini turistici.
   Quindi,  chiedo  ad  entrambi, in questo  contesto,  se  questo  è
  possibile,  se   si  può  presentare anche  un  subemendamento  per
  inserire anche questi contesti patrimoniali all'interno delle  aree
  boschive.

   PRESIDENTE.  Sono state poste una serie di questioni di  carattere
  tecnico.  Assessore se c'è bisogno di  un minimo  di  concertazione
  con i singoli deputati.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   Governo,
  intervengo   solo   pochi   minuti  per   richiamare   l'attenzione
  dell'Assessore  su  alcuni temi che suscitano  perplessità  come  è
  accaduto anche ai colleghi che mi hanno preceduto.
   Io vivo all'interno del parco dell'Etna e desidero intervenire per
  pochi  minuti per richiamare l'attenzione dell'assessore su  alcuni
  temi  che  suscitano perplessità, come è accaduto anche ai colleghi
  che mi hanno preceduto. Io vivo all'interno del Parco dell'Etna,  e
  credo   di   conoscere  quella  realtà  particolarmente  complessa.
  Intanto,  vorrei dire all'assessore che, sul piano del metodo,  non
  condividiamo  che  un  tentativo di modifica  -  non  la  chiamerei
  riforma  -  di una materia così complessa e delicata, possa  essere
  gestito  con  un  emendamento  o con un  articolo  della  legge  di
  stabilità.  Mi sembra un approccio molto approssimativo e,  almeno,
  privo  del necessario deficit di confronto, di democrazia, con  gli
  enti e con i soggetti che operano all'interno di queste aree.
   Non  snellisce  le procedure - come temo sia nello  spirito  della
  proposta del Governo, anzi, lo diceva il sindaco Barbagallo  -  c'è
  il  serio  pericolo che questa norma finirebbe col creare ulteriori
  intralci  rispetto  agli  enti ed ai soggetti  che  concorrono,  in
  maniera diversa, nella stessa materia.
   Alcune  competenze, previste in questo articolo, sono già affidate
  agli  enti, alle leggi istitutive degli enti parco. E, poi,  quella
  del ticket mi sembra, davvero, un'imprudenza, assessore.
   Noi  abbiamo  bisogno  di  pagare il ticket  ai  turisti,  non  di
  pretendere che gli altri lo paghino agli enti parco, perché se  lei
  volesse  dilettarsi a farsi rassegnare il consuntivo  delle  visite
  alle  riserve ed ai parchi degli ultimi cinque anni, si  renderebbe
  conto   di  come  queste  realtà  siano,  assolutamente,  marginali
  rispetto ai grandi circuiti del turismo naturalistico nella  nostra
  realtà  siciliana.  Un ticket, quindi, così concepito,  in  maniera
  indiscriminata,  non  può  che creare  non  consenso,  vorrei  dire
  dissenso,  non  aggrega, non costituisce un  incentivo  a  visitare
  quelle aree.
   C'è, poi, un aspetto logistico: il Parco dell'Etna comprende oltre
  20  comuni,  immagini  lei,  come si  fa  a  potere  pretendere  il
  pagamento del ticket? Io vivo nella zona C, a 1.200 metri sul Parco
  dell'Etna, quindi significa che se qualcuno viene a casa  mia  deve
  prima  pagare  il  ticket? E se così fosse, vorrei  capire  se  una
  percentuale di quel ticket resterebbe a casa mia, perché  a  questo
  punto io concorro a rendere concreta la legge.
   Temo   che,  al  di  là  della  validità  dell'idea,  sulla  quale
  naturalmente dissento, sul piano razionale e logistico  ci  sia  un
  approccio un po' leggero a questa norma, che noi riteniamo non  sia
  assolutamente utile.
   Se  veramente  vogliamo  risparmiare,  cominciamo  a  togliere  il
  presidente  del  Parco dell'Etna, cominciamo a togliere  le  figure
  politiche  che,  in  queste strutture, non hanno  alcuna  funzione,
  togliamo  i consigli di amministrazione che, per non essere  eletti
  dal popolo, restano nella mani degli apparati dei partiti.
   Affidiamo   la   gestione  delle  riserve  al   Corpo   forestale.
  Utilizziamo  le  strutture della Regione   Utilizziamo  i  20  mila
  forestali  Evitiamo di dare la gestione a soggetti terzi, sulle cui
  competenze e sulle cui capacità nessuno a da ridire, senza entrare,
  naturalmente,  nello specifico. Però, sarebbe, davvero,  quello  un
  gran segnale, assessore.
   Per queste ragioni, la invitiamo a volere ritirare questo articolo
  ed  a  volere aprire un confronto serio con il Parlamento e con  le
  Commissioni   di  merito  per  potere,  finalmente,  accendere   un
  riflettore su una materia, che in questo momento, mi sembra  essere
  stata   e   restare   ancora  marginale   rispetto   al   dibattito
  parlamentare.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, ritengo  che  sia
  necessario fare un minimo di distinzione procedurale - e per questo
  chiedo all'Assessore un po' di attenzione - sul tema concernente la
  valorizzazione  del patrimonio immobiliare degli  Enti  parco,  che
  capisco  e condivido; sul tema delle riserve naturali, perché  così
  mi  pare che per andare all'isola dei conigli a Lampedusa i turisti
  dovranno pagare l'ingresso, o per andare a visitare le macalube  di
  Aragona  dovrebbero pagare l'ingresso. Ritengo che un settore  così
  delicato  vada affrontato, magari separando i parchi e  le  riserve
  naturali,  posto  che  il  mondo delle riserve  naturali  vive  una
  specificità    particolare,   anche   nell'ambito   dell'attrazione
  turistica,  rispetto ai posti dove negli anni si opera  con  grande
  attenzione  nella  valorizzazione di quelle risorse  anche  per  la
  tutela ambientale.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  come   hanno
  specificato  i  colleghi prima e, soprattutto,  come  ha  detto  in
  maniera chiarissima il Presidente Musumeci, ancora una volta  siamo
  in presenza di provvedimenti che definire quanto mento intempestivi
  e approssimativi è dire poco.
   E,  ancora una volta, rispetto alla volontà del Governo di operare
  una  razionalizzazione delle spese, ci troviamo in presenza poi  di
  un'azione che, invece, va in tutt'altra direzione.
   Poco  fa,  signor  Presidente, è successo in  Aula  un  parapiglia
  rispetto  ad un emendamento presentato dal Governo che, alla  fine,
  risultava senza copertura finanziaria, per un ammontare di 400 mila
  euro,  oltre  ai problemi che aveva - come dire - di  presentazione
  stessa, perché non si capiva a cosa si riferiva.
   Vogliamo  veramente che il Governo sia coerente  Quanto costano  i
  comitati   di   gestione,  i  comitati  tecnico   scientifici   che
  comprendono  decine e decine di professionisti, ma non  sempre.  E,
  allora,  se  vogliamo  veramente  razionalizzare,  chiederemmo   al
  Governo  di risparmiare questi 400, 500, 600 mila euro che  costano
  gli organi dei cosiddetti  nominati , che poi non servono a nulla.
   Se  i  provvedimenti che vengono presentati sono di questa natura,
  cioè  incomprensibili, sarebbe utile che il Governo fosse  coerente
  con  ciò  che  si  propone di fare rispetto ai  provvedimenti  che,
  invece, presenta. E non si può, da un lato, venire qui e presentare
  degli  emendamenti  privi  di copertura finanziaria  e,  dall'altro
  lato,  pensare a dei balzelli che sono di assoluta inapplicabilità,
  così  come abbiamo abbondantemente dimostrato e, poi, non procedere
  invece a dei provvedimenti di razionalizzazione vera.
   Razionalizziamo  le  spese, quei 400 mila euro sono  assolutamente
  buttati  al vento, non servono a nulla e non introduciamo  balzelli
  ridicoli.

   CIANCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIANCIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  volevo  solo  un
  chiarimento  dall'assessore. C'è una frase che non mi convince   Il
  trasferimento regionale è direttamente proporzionato alla  capacità
  dell'ente di autofinanziarsi . Io capisco lo spirito che c'è dietro
  la  norma, ovvero di far sì che diventino virtuosi gli enti, e  che
  siano in grado di autofinanziarsi, in un certo senso, e mantenersi,
  però  così si rischia di fare una sorta di corsa di questi  enti  a
  chi  fa  il  biglietto magari più costoso, a chi  emette  prima  il
  biglietto  e si rischia soprattutto - siccome si dice  direttamente
  proporzionato   -  di  dare di più a chi  è  più  virtuoso.  Mentre
  l'intento è esattamente il contrario, cioè se l'intento è quello di
  diminuire e fare automantenere i parchi, se il parco è virtuoso, se
  è direttamente proporzionato, io gli devo dare più soldi.
   Quindi, chiedo di cassare questa frase, perchè comunque prima  c'è
  già  scritto  che il finanziamento della Regione tiene conto  delle
  risorse proprie che ciascun ente può produrre, però se noi mettiamo
  questo direttamente proporzionato può diventare pericoloso.

   PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 20.42, è ripresa alle ore 21.02)

   La seduta è ripresa.

   LO  BELLO,  assessore  per il territorio e l'ambiente.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO  BELLO,  assessore per il territorio e l'ambiente. Ringrazio  i
  deputati  per  il  contributo anche in termini di osservazione  che
  viene dato all'articolo 21.
   Credo,  tuttavia,  di dovere fare delle precisazioni  prima  della
  decisione rispetto all'articolo 21.
   Questo  articolo aveva come obiettivo ed ha come obiettivo  quello
  di  volere mettere a reddito il grande patrimonio che c'è dentro  i
  parchi.
   Rispetto a come farlo probabilmente sono semplicemente l'Italia  e
  la  Sicilia  ad  essere un po' indietro rispetto al  pagamento  dei
  ticket. I ticket nei parchi si pagano perché ci sono delle zone  di
  particolare interesse e proprio per visitarli ci sono dei biglietti
  di  ingresso  in zone specifiche così come per quanto  riguarda  le
  riserve  che possono essere, così come sono, perché gli  indici  di
  presenza  in queste zone turistiche, il turismo verde è un  turismo
  che  si  va sempre più affermando, il turismo che destina e che  ha
  come  obiettivo la visita di zone di particolare pregio come quella
  dei parchi lo è alla stessa maniera.
   Per  quanto riguarda invece il finanziamento, i parchi  hanno  due
  voci che finanziano i parchi, uno è quello della gestione e l'altro
  invece è quella del personale.
   Abbiamo  ritenuto di dover introdurre una norma che  possa  sempre
  più  puntare  ad una sorta di autofinanziamento dei parchi  proprio
  perché riteniamo che il futuro vada proprio in quella direzione.
   La seconda questione, per quanto riguarda invece le riserve, tutte
  le riserve date in gestione alle associazioni ambientaliste mentre,
  invece,  per  quanto riguarda enti gestori come  la  provincia,  il
  rimborso è quello relativo, così come veniva detto, al personale ma
  anche  in quel caso può essere utilizzata l'introduzione del ticket
  anche  ad  interventi che hanno come obiettivo proprio la specifica
  di   una  sorta  di  autogestione  anche  per  quanto  riguarda  il
  personale.
   Per quanto riguarda, invece, le associazioni ambientaliste c'è  un
  contributo che guarda ora alla gestione, ora al personale,  in  una
  sorta di voce unica.
   Crediamo,  tuttavia,  che  la introduzione  che  veniva  fatta  di
  richiesta  di modifica dell'articolo 21 attraverso una introduzione
  di  un altro comma, credo che possiamo demandarla a quello che è in
  itinere  che  è  una legge proprio che guarda i parchi,  alla  loro
  gestione  nella loro interezza e, quindi, come tale, demanderemo  a
  quella  legge  la  introduzione  di criteri  che  vogliono  davvero
  valorizzare  quello  che  è il patrimonio  immobiliare  all'interno
  degli enti parco per cui ritiriamo l'articolo 21.

   PRESIDENTE. Formalmente, solo per un fatto procedurale  l'articolo
  non  si  può  ritirare  perché  è  della  Commissione,  quindi,  la
  soppressione la chiederà lei stessa, assessore Lo Bello.
   Pongo  in votazione l'emendamento soppressivo dell'articolo  21  a
  firma del Governo.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 22. Ne do lettura:

                               «Art. 22.
                 Assegnazione terreni riforma agraria

   1.  Al  fine  di  concludere entro due anni la  definizione  della
  riforma agraria in Sicilia da parte dell'Ente di Sviluppo Agricolo,
  entro  60  giorni  dalla data di entrata in vigore  della  presente
  legge,  il  Presidente  della Regione, previa  deliberazione  della
  Giunta regionale adottata su proposta dell'Assessore regionale  per
  le risorse agricole e alimentari, definisce con decreto le modalità
  e le tariffe di assegnazione dei terreni.

   2.  Le  disposizioni  dell'articolo 39 della legge  regionale   27
  dicembre  1950,  n. 104 e successive modifiche ed  integrazioni  si
  applicano anche ai discendenti entro il quarto grado dell'originale
  assegnatario,  purché abbiano condotto il fondo  da  almeno  cinque
  anni  alla  data di entrata in vigore della presente  legge  e  ciò
  risulti  da  certificazione  di convalida  rilasciata  dall'Ufficio
  fondiario   dell'ESA,   previa  verifica  dei   lotti   interessati
  attraverso il Corpo forestale della Regione siciliana.

   3. Entro 60 giorni dal decreto presidenziale l'ESA di cui al comma
  1  comunica  individualmente agli attuali possessori l'avvio  delle
  procedure  che  dovranno  portare alla definitiva  assegnazione  in
  proprietà  del  bene  oppure  in caso  di  rinuncia  da  parte  del
  possessore al rientro del bene nella disponibilità dell'ESA.

   4. I terreni già appartenenti ai piani di ripartizione di cui alla
  legge   regionale   104/50,  che  hanno  subito  variazioni   nella
  destinazione  d'uso agricola originaria ad opera  di  strumenti  di
  pianificazione   urbanistica  comunale  o  sovra   comunale,   sono
  trasferiti al patrimonio indisponibile dell'ESA.

   5.  Le  somme  derivanti dall'alienazione dei beni  a  conclusione
  delle procedure di cui al comma 3 sono riversate dall'ESA entro  15
  giorni dall'acquisizione in entrata del bilancio della Regione».

   CARTABELLOTTA,   assessore per le risorse agricole  e  alimentari.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARTABELLOTTA.  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Signor   Presidente,  signori  deputati,   l'articolo  22  riguarda
  l'assegnazione dei terreni della riforma agraria, una  vicenda  che
  nasce  nel 1950, quando 103 mila ettari di terreno, dopo una  lunga
  battaglia che era durata almeno cent'anni dall'arrivo di Garibaldi,
  furono  conferiti  all'allora ERAS, Ente  per  la  riforma  agraria
  siciliana,  che poi diventò ESA, per essere assegnati alla  piccola
  proprietà contadina.
   Di  questi  103  mila  ettari, solo 70 mila  hanno  poi  avuto  la
   procedura  del  riscatto , cioè la certezza giuridica  che  le  ha
  portate nella legittima proprietà dell'originale assegnatario.
   Ne restano, invece, più di trentamila che sono stati assegnati, ma
  non riscattati.
   Con   l'articolo  in  questione  che  cosa  si  prevede?  Che   ai
  discendenti  entro  il  quarto grado dell'originario  assegnatario,
  purché  abbiano  condotto  il fondo, risultante  da  certificazione
  dell'ufficio fondiario dell'ESA, possa concludersi la procedura  di
  assegnazione definitiva, in maniera tale da dare una certezza.
   Resterebbero una serie di terreni che non vengono  utilizzati  nel
  senso  che  non saranno dati né agli eredi né ad altri, perché  non
  c'è  la  certificazione  di  possesso originario  e,  quindi,  sono
  detenuti illegittimamente perché, voglio precisare che, per  quanto
  riguarda  i  terreni  della  riforma  agraria  non  c'è  l'Istituto
  giuridico  dell'usucapione,  perché  questi  terreni  erano   stati
   conferiti   all'Ente  per  la riforma agraria  siciliana  per  poi
  essere dati alla proprietà contadina.
   Durante  lo scorso periodo sono stati trovati tutta una  serie  di
  elementi  negativi  attorno ad ingiusti possessi  e  detenzioni  e,
  quindi,  è  finalmente  giunto  il momento  di  chiudere  tutte  le
  procedure  e  da  questo la Regione potrebbe anche  generare  delle
  entrate  dalla procedura di affrancazione, in maniera tale che,  su
  questi  trentamila  ettari, si possa finalmente  mettere  un  punto
  definitivo.

   FIORENZA. E con quelli che non verranno assegnati che cosa si farà
  della quota?

   CARTABELLOTTA.  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Quelli  che non verranno assegnati, confluiranno nella banca  della
  terra che è il successivo articolo.

   BANDIERA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BANDIERA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  annunciare  il  mio voto favorevole a questo provvedimento  e  agli
  articoli successivi che si muovono in  una  direzione importante  e
  moderna   cioè  quella  di  assicurare  alla  proprietà   contadina
  l'ampliamento delle estensioni agricole.
   La  nostra  agricoltura  è  caduta in disgrazia  anche  perché,  a
  seguito di fatti ereditari, la proprietà agricola nei decenni o nei
  secoli  si  è parcellizzata, si è polverizzata, così come  si  dice
  tecnicamente, ed il piccolo soccombe perché non riesce a realizzare
  quelle importanti e necessarie economie di scala che consentono  di
  rendere  proficua,  dal  punto di vista economico,  una  iniziativa
  imprenditoriale, ma lasciatemi dire soprattutto agricola.
   Assessore,  ella  ha  citato opportunamente Garibaldi,  io  voglio
  citare  l'istituto  del   Maso chiuso   da  Manzus,  al  tempo  del
  feudalesimo  indicava proprio quella unità produttiva,  il  terreno
  con la casa del contadino e con le strutture a questo annesse.
   Assessore,  deve pensare, ella saprà che questo istituto,  che  fu
  addirittura soppresso quando nel 1919 in Trentino Alto Adige  venne
  annesso  allo  Stato italiano, istituto di Stato  reintrodotto  non
  appena  il  Trentino Alto Adige è diventato una Regione  a  Statuto
  autonomo e quindi speciale.
   Dico  questo  per sottolineare il fatto importante  che  tutte  le
  iniziative  che  consentono  in questa  epoca  l'ampliamento  della
  proprietà  agricola  sono da sostenere e per  questo  Presidente  e
  Assessore,  nel complimentarmi per questa opportuna iniziativa  del
  Governo confermo e annuncio il mio voto favorevole. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bandiera. Non ci sono altri iscritti
  a parlare. Andiamo avanti con la votazione degli emendamenti.
   Si  passa all'emendamento 22.1. E' inammissibile per questioni  di
  oneri  finanziari.  Non c'è l'onorevole Formica. Onorevole  Ioppolo
  mantiene l'emendamento?

   IOPPOLO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Anche il secondo.
   Si  passa  all'emendamento 22.4 a firma dell'onorevole Falcone  ed
  altri.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, intervengo  per
  una  precisazione:  secondo  me  il  fatto  di  dire   conduzione',
   abbiano condotto' si può prestare a delle interpretazioni di  tipo
  giuridico,    cioè     conduzione'   ha   un   certo    significato
  giuridicamente,   conduzione'  significa  che  bisogna   avere   un
  contratto, invece, quando parliamo di  parenti fino al quarto'  può
  anche  darsi  che questi parenti lo abbiano avuto in  possesso  non
   conducendolo' ma  detenendolo'.
   E'  un  verbo  che crea maggiore elasticità nella possibilità  del
  possesso, potremmo dire alleggerisce il peso del possesso,  quindi,
  conduzione;  chi  conduce  un terreno? Il  terreno  lo  conduce  un
  coltivatore  diretto,  il  terreno lo conduce  colui  che  esercita
  l'attività di imprenditore agricolo o di coltivatore.
   Quindi,  se  noi  quindi diciamo  detenzione',  chi   detiene'  il
  terreno. Lo detiene anche solo chi ha il possesso pur non svolgendo
  alcun  tipo  di  attività  agricola nello stesso,  quindi,  sarebbe
  opportuno che modificassimo questo verbo.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  chiesto  al
  Governo, da lontano, assessore Cartabellotta, se era stato fatto un
  approfondimento  giuridico nel senso  che  qui  si  fa  una  doppia
  operazione: il valore dell'assegnazione, la tariffa sarà  stabilita
  con decreto da parte del Presidente della Regione.
   C'è  una  questione.  Quali sono i parametri per  l'individuazione
  della  tariffa: il valore catastale, il valore economico.  Lo  dico
  perché  non vorrei che l'indeterminatezza sia fattore di  debolezza
  giuridica  della  norma.  E' veramente un quesito  che  pongo,  non
  avendo  un  parametro,  non vorrei che il decreto  sia  impossibile
  farlo.

   FAZIO. Soprattutto potrebbe essere impugnato dal Commissario dello
  Stato

   PRESIDENTE.  Assessore  Cartabellotta, ha facoltà  di  parlare  in
  ordine    al    parere   che   viene   richiesto   sull'emendamento
  dell'onorevole Falcone, conduzione o detenzione, sia in  ordine  al
  quesito posto dall'onorevole Cracolici.

   CARTABELLOTTA, assessore per le risorse agricole e alimentari. Per
  quanto  riguarda l'emendamento il termine  conduzione'  appare  più
  appropriato perché relativo proprio al fatto agricolo, in genere il
  terreno si conduce, anche le certificazioni dell'ESA erano riferite
  alla conduzione piuttosto che alla detenzione del bene.
   Per  quanto riguarda il quesito dell'onorevole Cracolici, è chiaro
  che la tariffazione prevederà un livello differenziato. Una cosa  è
  se il terreno è stato condotto regolarmente da chi c'era nel 1950 a
  chi oggi lo conduce e se è coltivatore, imprenditore agricolo.
   Altra  questione che rientra nei casi di piena  illegittimità'  se
  il   terreno  viene  condotto  senza  nessun  tipo  di  titolo   e,
  soprattutto,  se  il terreno è stato oggetto di  trasformazione  di
  carattere  urbanistico. Sarà oggetto del decreto presidenziale  con
  cui saranno definite le tariffe.
   E'  chiaro  che  una  cosa  è la tariffa che  sarà  applicata  nei
  confronti  dell'agricoltore  e  un'altra  cosa  è  la  tariffa  che
  riguarderà  situazioni diverse. Altre cose sono  le  situazioni  di
  illegittimità  di  detenzione. In quel caso  il  bene  torna  nella
  disponibilità originaria dell'ESA.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore  di minoranza. Intervengo, assessore,  soltanto
  perché il mio emendamento va nello spirito di dismissione di questi
  beni. Cioè se questo articolo serve a consentire la dismissione del
  patrimonio  e noi stringiamo ad un certo punto stiamo sterilizzando
  gli effetti di questo articolo.
   Se   invece  alleggeriamo,  cioè  allarghiamo  la  possibilità  di
  dismettere  il patrimonio noi consentiamo di avere un introito,  di
  dismettere  un  introito  e così andrà.  Parlo  anche  per  l'altro
  emendamento,  nello stesso tempo, quando con il  22.5,  consentiamo
  anche  la  vendita di quei beni eventualmente che,  nel  frattempo,
  sono  diventati  edificabili salvo il fatto  che  li  venderemo  al
  valore di mercato, cioè l'ESA mi ha assegnato un bene, un terreno.
   Nel tempo questo terreno è diventato edificabile, ha acquisito  un
  prezzo,  un  valore che prima non aveva. Io ESA lo posso  lo  posso
  dismettere,  lo  posso  vendere  a  patto  che  il  detentore,   il
  possessore o il conduttore, come dice l'Assessore, debba pagare  un
  prezzo  al  valore di mercato. Ma questo perché la mens  legis,  io
  credo,  io ritengo sia rivolta al raggiungimento dell'obiettivo  di
  dismettere  il  patrimonio  per  fare  cassa,  cioè  per  avere  un
  introito.
   Se  poi  dobbiamo  mettere  pali e  paletti,  lacci  e  lacciuoli,
  rischiamo di sterilizzare tale obiettivo.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente  della Regione. Signor  Presidente,  signori
  deputati,  noi  dovremmo  distinguere  due  tipi  di  detentori.  I
  detentori che lavorano la terra e il detentore che magari  è  erede
  di  qualcuno che negli anni cinquanta faceva il coltivatore e,  nel
  frattempo, è diventato ingegnere, professionista, che è una cosa un
  po'  diversa perché la riforma agraria degli anni cinquanta  si  fa
  per dare la terra ai contadini.
   O  noi  riprendiamo questi terreni nel nostro possesso e,  quindi,
  nella  nostra legittima detenzione, per riassegnarli ad  altri  che
  lavorano,  oppure li alieniamo. Ma, nel momento in cui li vendiamo,
  dobbiamo  fare  due  valutazioni: uno  è  il  prezzo  che  possiamo
  praticare  alle persone che ci lavorano e che quindi  utilizzano  e
  che   dovrà   essere   necessariamente,  deve  essere   un   prezzo
  necessariamente basso e, quindi, a coloro che conducono il terreno.
  Un'altra cosa è se noi questo bene lo vendiamo a coloro che  invece
  ne  potranno  fare  speculazione ed allora lo pagano  a  prezzo  di
  mercato. Semplice.
   La  distinzione  tra  conduttore e detentore è  molto  importante,
  perché   il  conduttore  deve  avere  un  percorso  ed  un   prezzo
  privilegiato perché noi aiutiamo i piccoli contadini. Il detentore,
  invece,  se  vuole  acquistare,  acquista  al  prezzo  riservato  a
  qualsiasi  altro,  perché  non c'è alcuna  legittimità,  parliamoci
  chiaro.
   Il  problema, è che, in realtà, la Regione avrebbe dovuto normare,
  nel  passato,  il passaggio dei terreni ai discendenti.  In  questo
  momento, noi stiamo dando una possibilità ai discendenti di  coloro
  che  hanno  avuto  la  riforma agraria, di  potere  acquisire  quei
  terreni  e di farli entrare nella loro proprietà, non soltanto  nel
  loro possesso.
   Vorremmo,  però, in questa operazione, differenziare il prezzo  di
  acquisto fra coloro che detengono e basta, e coloro che detengono e
  conducono.
   Dovremmo, quindi, chiarire bene questa cosa.

   CRACOLICI. Ma dobbiamo scriverlo, signor Presidente.

   PRESIDENTE.  Onorevole Falcone, ma il suo intervento è conducente,
  penso  che  sia  in  sintonia  con quello  che  ha  detto  pure  il
  Presidente Crocetta.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, volevo dire, ad
  integrazione  di  quello  che abbiamo detto,  siccome  abbiamo  una
  tabella  che, le entrate, da questo articolo dobbiamo  ricavare  15
  milioni di euro.
   Io  sono  d'accordo,  signor Presidente, nel  senso  che,  chi  lo
  detiene,  come  conduzione, dopo la tabella  L),  cioè  esercitando
  un'attività,  è  chiaro che dobbiamo mediare,  lo  dobbiamo  cedere
  aiutando  l'attività agricola di quel signore o di  quei  soggetti;
  chi lo detiene, invece, non in conduzione, ma che nel frattempo, ha
  fatto  anche,  se  vogliamo,  ha avuto  la  possibilità  di  averlo
  trasformato secondo norme urbanistiche, se lo vuole, deve pagare. E
  siccome  l'obiettivo,  a  mio avviso, è quello  della  dismissione,
  della  valorizzazione dei beni della Regione, al fine di  avere  un
  introito, noi dobbiamo raggiungere quota 15 milioni.
   Cerchiamo di trovare una soluzione, Assessore, se c'è necessita di
  riscrittura, eventualmente, lo si può accantonare per un momento  e
  trovare una soluzione che possa conciliare le due esigenze.

   CROCETTA,  Presidente della Regione. Si può  fare  un  emendamento
  aggiuntivo.

   FIORENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIORENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che ci sia,
  signor   Presidente  della  Regione,  un  attimo   di   confusione.
  L'assessore  Cartabellotta  parlava di  conduttore  del  fondo.  Al
  conduttore  del  fondo, cioè a colui che l'ha  condotto  finora,  è
  ammessa  la  possibilità di poterlo avere in  acquisizione,  previo
  pagamento  del dovuto, se parente in linea diretta sino  al  quarto
  grado.
   Giusto,  assessore? Entro il quarto grado gli è  possibile  potere
  avere  la  richiesta  di riscatto. Scusi, Presidente  Crocetta,  il
   detentore  cosa c'entra? Anche se uno ha detenuto il fondo, ma non
  è  né   parente  di quarto grado e non è coltivatore  e  non  è  un
  agricoltore  il  fondo non gli si può dare, onorevole  Falcone.  Il
  fondo,  se  non  rientra nelle due categorie di  coltivatore  e  di
  parentela entro il quarto grado va alla banca di Sicilia. Questo  è
  il concetto. E, allora, questo è chiarito.
   Non  possiamo  parlare di una differenziazione  tra  conduttore  e
  detentore, esiste solo ed esclusivamente il conduttore. Basta.

   IOPPOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Ioppolo, vediamo di  chiarire
  questo dubbio di carattere giuridico tra detentore e conduttore che
  diventa  fondamentale. Probabilmente il dubbio non c'è. Non  voglio
  fare  l'interpretazione  autentica di  quello  che  intendeva  dire
  l'onorevole  Falcone  -  per carità - me  ne  guardo  bene   ma  un
  conduttore, chiaramente un conduttore agricolo a tutti gli effetti,
  se  non  svolge  più l'attività diventa detentore. Che  succede  in
  questo caso?

   IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie, ma io  non
  ho assolutamente la presunzione di chiarire questo piccolo problema
  che   si  è  venuto  a  creare.  Tento  soltanto  di  dare  un  mio
  modestissimo   contributo   perché  la  differenza   che   vorrebbe
  introdurre l'emendamento del collega Falcone non è campata in  aria
  solo  che  il termine non credo che sia quello giusto e in diritto,
  dietro ogni termine c'è un concetto giuridico.
   La  detenzione, come lei mi insegna, Presidente dell'Assemblea,  è
  un  concetto che si attaglia alla res mobile non, invece, ai  fondi
  agricoli.  Non  si può, anche figurativamente  detenere   un  fondo
  agricolo, sarebbe molto scomodo per chi lo volesse fare. Credo  che
  il  concetto  sia quello del possesso, cioè dell'animus  possidendi
  che può essere senza titolo o in buona fede valendo titolo.
   Allora, la differenza che credo sia da introdurre nella norma,  al
  fine  di  differenziare  le condizioni di  vendita  e,  quindi,  di
  trasmissione, visto che dobbiamo - credo - per venire incontro alla
  ratio  della  norma,  creare le condizioni migliori  perché  questo
  patrimonio  poi  venga dimesso e, se creiamo confusione  normativa,
  questo  obiettivo  noi  non  lo raggiungeremo  è  quello  di  dire:
  possessore.  Distinguerà poi l'Assessorato, attraverso le  ricerche
  che  farà,  perchè  ci  può  essere un  fondo   posseduto   e   non
  condotto ,    cioè   non   coltivato,   Assessore.   Deve    essere
  legittimamente posseduto e se è legittimamente posseduto e condotto
  avrà le condizioni che l'Assessorato determinerà. Se è  posseduto e
  non  condotto  avrà le altre determinazioni, se  è  posseduto  sine
  titulo   perché   non   lo   possiede   secondo   una   derivazione
  normativamente prevista e legalmente prevista, non gli si venderà e
  lo si butterà fuori - mi auguro - dal fondo.
   Quindi, il termine è quello del  possesso , non della  detenzione
  o della  conduzione .

   PRESIDENTE.  Grazie,  onorevole Ioppolo. Fra l'altro,  quanto  lei
  dice  viene  riportato  al  comma  3  dove  si  parla  di   attuali
  possessori'.  Siamo d'accordo su questo concetto o ci  sono  ancora
  dubbi?

   CROCETTA,  presidente  della Regione. Signor  Presidente,  signori
  deputati, all'articolo 2 si fa riferimento soltanto ai conduttori ,
  quindi  dando  una  specifica, che siano eredi  di  conduttori  tra
  l'altro,  cioè  non  è che si fa genericamente  ai  conduttori  che
  potrebbero  essere  anche  i  legittimi  possessori,  cioè  si   fa
  riferimento  a coloro che siano conduttori eredi. In  questo  caso,
  spero,  che sia chiaro o no, Assessore? Che sia chiaro che  abbiano
  un  percorso privilegiato, un diritto di prelazione sulla  vendita,
  mi sembra di capire, cioè qual è l'opzione che gli diamo, qual è il
  beneficio che diamo a questi detentori rispetto a tutti gli altri?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  L'acquisto privilegiato.

   CROCETTA,  presidente della Regione. L'acquisto  privilegiato,  il
  resto  mi sembra che sia escluso, quindi, mi pare chiaro da  questo
  punto di vista, sinceramente non vedo, a questo punto, la questione
  di andarsi ad inserire prima del decreto attorno a queste questioni
  che  dovranno  essere  trattate  giuridicamente  e  specificamente,
  quando qui è stabilito che soltanto i conduttori eredi hanno questo
  beneficio,  quindi,  perché complicarci la vita,  in  questa  fase,
  quando invece

   CRACOLICI. Il tema è qual è il valore, i parametri da cui discerne
  la valutazione.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Esatto  Stiamo  disciplinando
  al  conduttore erede di conduttore, ma verrà stabilito con decreto.
  I  parametri  sono  sempre quelli che sono  basati  sul  valore  di
  mercato, sul valore catastale, non è che possiamo trovare parametri
  differenti,  i  valori  che  stabilirà  l'UTE,  l'ufficio   tecnico
  erariale,  cioè non è che potranno essere diversi, però,  è  chiaro
  che  ai conduttori eredi di conduttori praticheremo una tariffa più
  bassa, perché coloro che ce l'hanno, che lo gestiscono da anni, che
  ci  lavorano,  mi  sembrerebbe iniquo darglielo  ad  un  prezzo  di
  mercato quando questi da 50 anni ci lavorano.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  non voglio stabilire il prezzo, voglio però stabilire con chiarezza
  di che cosa questa legge vuole ottenere, se l'ho capita, perché può
  darsi che non l'abbia capita. Questa legge ha l'ambizione di cedere
  in  proprietà non ai conduttori, perché i conduttori già esercitano
  il diritto di proprietà, se lo vogliono, agli eredi dei conduttori,
  ancorché abbiano negli ultimi cinque anni la gestione del fondo, ma
  i  conduttori  hanno già il diritto  Cioè ai sensi  della  104  non
  possono

   IOPPOLO. Se non sei parente entro il quarto grado.

   CRACOLICI. Non c'entra il parente, sto dicendo il conduttore

     CROCETTA, presidente della Regione. Ai conduttori medesimi.  Non
  hanno   il   diritto.  Se  avevano  il  diritto  di  proprietà   lo
  trasmettevano ai loro eredi.

   CRACOLICI.  Forse  non  mi sono spiegato  bene.  Il  titolare  del
  rapporto  di conduzione può esercitare l'acquisizione in  possesso,
  questo - se ho capito bene - in forza della legge vigente dal 1950.
   Il  punto  è: se colui che ha avuto in conduzione nel frattempo  è
  morto  e c'è un erede che ne ha titolo entro il quarto grado e  che
  lo  conduce  come attività agricola, questa norma  ha  solo  questo
  scopo,  cioè  di  riconoscere a quella persona  la  possibilità  di
  acquisirlo in proprietà.

   CROCETTA, presidente della Regione. Ma a prezzo facilitato.

   CRACOLICI.  Facilitato da cosa? Presidente,  mi  preoccupo  se  la
  indeterminatezza del parametro di valutazione metta  a  rischio  la
  sostenibilità  giuridica  della norma. E'  la  mia  preoccupazione,
  dopodiché spero che non sia così.
   Semplicemente  bastava  -  secondo me -  stabilire  un  valore  di
  riferimento a cui il decreto si deve attenere.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Come si fa a stabilirlo?  Una
  cosa  è avere un terreno che non vale niente ed altra cosa è averlo
  sulla costa di Florida.

   BANDIERA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BANDIERA.  Signor  Presidente, la ringrazio  per  avermi  dato  la
  parola.   Intervengo  solo  nel  tentativo,  senza  sbagliare,   di
  contribuire a fare chiarezza.
   Ritengo  che  questa  legge  vada secondo  una  direzione  che  ha
  accompagnato tutte le riforme in materia di assegnazione di terreni
  agricoli, cioè tutta quella normativa che dice che la terra va data
  a chi materialmente e fisicamente la lavora.
   Io  sono un dottore agronomo, sono un po' esperto di dinamiche del
  mondo  agricolo.  In  agricoltura succede che  qualcuno  prende  un
  appezzamento di terreno, lo recinta e dice:  è mio . Se ne  intesta
  la proprietà ma non lo conduce e non lo coltiva.

   MUSUMECI. Non con i fondi dell'ESA

     BANDIERA. Quando la norma dice:  privilegiamo il conduttore , il
  conduttore  è chi esclusivamente lavora la terra. Come  facciamo  a
  capire  chi  è  il possessore e chi è il conduttore? Il  conduttore
  lavora  la  terra, ne fa attività economica, ha un'iscrizione  alla
  Camera di Commercio, presenta delle pratiche da almeno cinque  anni
  agli ispettorati provinciali dell'agricoltura, quindi, dimostra, di
  fatto, di essere l'attuale conduttore della terra nel quinquennio.
   Per   cui,  la  distinzione  che  privilegia,  in  maniera   molto
  opportuna, il conduttore, cioè chi lavora la terra, a mio avviso, è
  questa, non ha equivoci e si muove secondo l'antica direzione che è
  quella  di cedere la terra a chi materialmente la lavora,  aggiungo
  io,  dimostrandolo, carte alla mano - Camera di Commercio,  partita
  IVA, ispettorato dell'agricoltura -, di lavorarla e di condurla  in
  armonia con i principi sanciti dal diritto fiscale e quant'altro.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, penso che ci  siamo  chiariti  le
  idee.   Ci  sono  due  filosofie  a  confronto.  C'è  la  filosofia
  dell'onorevole  Falcone  che  dice:  se  l'interesse  è  quello  di
  incassare  somme,  il  detentore che non è il conduttore  agricolo,
  quindi  gli vendiamo il terreno . L'altra filosofia, che  in  linea
  con  la  riforma agraria, che parte negli anni '50  e  che  ora  ha
  evidenziato molto autorevolmente l'onorevole Bandiera, dice:  diamo
  la  terra solo a chi ha continuato a coltivarla nel corso di questi
  50 anni .
   Il ragionamento che stiamo facendo non è secondario. Assessore,  a
  lei  l'ultima parola: se lei dice che dobbiamo lasciare  conduttore
  lo lasciamo.

   CARTABELLOTTA,  assessore  regionale per  le  risorse  agricole  e
  alimentari.  Nel  1950  la  procedura  prevedeva  il  conferimento,
  l'approvazione  dei  piani di ripartizione, l'individuazione  degli
  assegnatari,  l'assegnazione in proprietà  dei  lotti  e,  poi,  un
  procedimento complesso, con una fase di concessione, tre  anni  per
  l'assegnazione in proprietà del lotto e, poi, i successivi tre anni
  di riscatto.

   MUSUMECI. Questa è la 104

   CARTABELLOTTA. La 104. A causa di questa procedura che  ora  viene
  sostituita da quella procedura più semplice, vogliamo dare certezza
  giuridica a trentamila ettari. Lascerei le cose come stanno.

   PRESIDENTE. Lasciamo le cose come stanno.

   FALCONE. Dichiaro di ritirare l'emendamento.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.  L'onorevole  Ioppolo  ha
  ritirato il 22.3 ed il 22.4.
   Si ritira anche il 22.5?

   FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.

   IOPPOLO. Dichiaro di ritirare anche il 22.8.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto. Ne abbiamo un  altro,  il
  22.9, del Governo che è stato distribuito.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, obiettivamente, anche perché  mi  sono
  confrontato con il collega Vinciullo che è cofirmatario e non posso
  mortificare la sua firma, quindi mi ha ripreso sul mio  accenno  di
  ritiro dell'emendamento 22.5, quindi, devo fare un passo indietro.
   Assessore, voglio dirle che questo emendamento, ma anche il primo,
  serviva  per aprire la platea perché, alla fine, rischiamo  di  non
  raggiungere  l'obiettivo che ci siamo prefissati,  cioè  quello  di
  raggiungere  i  quindici  milioni  in  entrata,  è  un   fatto   di
  contabilità.  Questa è una norma che dovrebbe essere valorizzazione
  del patrimonio della Regione siciliana.
   Noi  dovremo,  con  questa norma - allora sarebbe  giusto  che  il
  Governo  magari  potesse  riscriverla -  trovare  una  formula  per
  arrivare  alla dismissione del patrimonio dell'ESA facendo  pagare,
  ove   necessario  e  giusto,  ad  esempio  dove   c'è   stata   una
  trasformazione  urbanistica di quel terreno, e  quel  terreno  vale
  duecento  euro a metro quadrato, che venga pagato duecento  euro  a
  metro quadrato  Ma lo diciamo questo, però se noi a coloro che  non
  conducono  non  lo  possiamo vendere, laddove il  terreno  è  stato
  trasformato  sotto un profilo urbanistico non lo possiamo  vendere,
  alla fine, questo patrimonio ce lo teniamo sempre noi ed in entrata
  cosa abbiamo guadagnato? Nulla
   Alla  fine,  una norma che è di mera contabilità, che è  meramente
  finanziaria,  cioè  vorrei spiegare all'Assessore  che  non  stiamo
  facendo  una  riforma agraria con questa norma, questa  non  è  una
  norma  di riforma, questa è una norma meramente finanziaria, è  una
  norma  che deve farci incassare soldi. Questo è un modo. Poi,  come
  dobbiamo  trovare  la formula che lo dica il Governo,  la  migliore
  formula  purché, alla fine, il saldo sia quindici milioni di  euro,
  diversamente,  Assessore, appena arriverà  l'assessore  Bianchi  ci
  sgriderà  tutti  perché, alla fine, il bilancio  e  la  finanziaria
  avranno un vulnus ed un deficit di quindici milioni di euro, non  è
  che lo dico io, sono i dati: tanto in entrata quanto in uscita.  Il
  saldo deve essere a pari.
   Quindi,  al  Governo la decisione; mi rimetto alla  decisione  del
  Governo.  Noi  possiamo anche ritirarlo, ma è una scelta  meramente
  finanziaria, non altro.

   TURANO.  Signor  Presidente,  chiedo  di  apporre  la  mia   firma
  all'emendamento dell'onorevole Falcone.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vorrei sembrare
  colui  che vuole creare problemi e difficoltà, però, vorrei  capire
  se  questi emendamenti, presentati dal Governo, sono condivisi  con
  la struttura amministrativa della Regione.
   Per  quanto  riguarda  i  beni  della  Regione  vi  è  un  ufficio
  all'Assessorato  al  bilancio che è l'ufficio  del  patrimonio  che
  prima  veniva gestito unitamente dall'Assessorato alla  Presidenza,
  oggi, Funzione pubblica, e per quanto riguarda i beni immobili,  il
  patrimonio  anche degli enti vigilati - guarda ESA - questa  è  una
  competenza  dell'Assessorato al bilancio che, di fatto, nell'ambito
  delle  procedure  di  valorizzazione dei  beni  immobili,  utilizza
  alcune procedure proprio dell'Assessorato dell bilancio, e vi è una
  legge  regionale  che, di fatto, mette questi beni  dell'ESA,  così
  come anche quelli delle aziende sanitarie, come ospedali dimessi  e
  via  dicendo,  nella  disponibilità  della  pianificazione  che  fa
  l'Assessorato regionale al bilancio. Con questo articolo presentato
  dal  Governo e dall'assessore Bianchi significa che questa attività
  di   vendita   dei  beni  immobili  dell'ESA  la  fa  l'Assessorato
  all'agricoltura.
   Secondo  comma: mi pare che sia in conflitto, rispetto alle  leggi
  precedenti,  di unitarietà e di razionalizzazione nel  ruolo  delle
  entrate e delle uscite dell'Assessorato al bilancio che ha una  sua
  ragioneria generale e ha anche un suo Dipartimento alle finanze.
   Quindi, chiederei al ragioniere generale se questa norma non è  in
  contrasto   rispetto  alle  norme  precedenti  che,  in   tema   di
  patrimonio, danno la competenza all'Assessorato al bilancio per  le
  strutture agli enti vigilati, parlandosi di borghi rurali.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.   Signor   Presidente,  ho  l'impressione   che   negli
  interventi  dei  colleghi  che  mi  hanno  preceduto  non  ci   sia
  un'unanimità di giudizio su questo articolo 22.
   Dobbiamo  chiarire  una  cosa  di fondo.  E'  questa  la  naturale
  conclusione  della legge 104 del 1950? Bene, se  la  filosofia  che
  ispira  l'articolo è questa, allora, è chiaro che i terreni  devono
  essere  concessi solo ed esclusivamente a coloro i quali  sono  gli
  eredi  legittimi di coloro che ottennero dalla riforma  agraria  il
  possesso  di  questi terreni. Se, invece, così  non  è,  allora,  è
  chiaro  che  il voler ricordare, più volte, la legge 104  del  1950
  nasconde  una  mistificazione, cioè si vuole coprire  un'operazione
  esclusivamente finanziaria, cioè la possibilità per la  Regione  di
  incassare  15  milioni  di  euro, dando  l'impressione  che  stiamo
  concludendo un progetto politico, cominciato nel 1950, iniziato nel
  1876 quando Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti vennero in Sicilia
  e  scrissero il famoso volume sull'inchiesta agraria in  Sicilia  e
  che  dibattuto dalla Destra storia e dalla Sinistra storica per  74
  anni  -  anche  perché ho visto che tanti riferimenti storici  poco
  adeguati sono stati fatti -, giunse alla naturale conclusione  solo
  nel  1950  con l'esproprio del latifondo che già nel 1876  Leopoldo
  Franchetti  e  Sonnino  avevano detto essere  la  causa,  il  male,
  dell'economia siciliana.

                              (Applausi)

   Ciò   posto,   ora   dobbiamo  dire,  oggi   vogliamo   concludere
  quell'operazione  politica iniziata dai due  teorici  della  Destra
  storica, oppure vogliamo fare un'operazione di mercato? Perché,  se
  vogliamo concludere quell'operazione è chiaro che chi detiene  oggi
  i  terreni non può entrare in possesso di questi terreni perché non
  è  nelle  condizioni  legittime di dimostrare di  possedere  questi
  terreni.  Se  noi, invece, vogliamo fare una operazione  economica,
  per andare a reperire 15 milioni di euro, togliamo ogni riferimento
  alla  legge  104  del  1950 e diciamo che:  tutti  coloro  i  quali
  detengono, a qualsiasi titolo, ancorché illegittimi, questi terreni
  vengono, li comprano e glieli vendiamo.
   In tutta questa vicenda, però, non si capisce il comma 4. Il comma
  4  cosa  c'entra?  Il comma 4 sono terreni che hanno  un  prezzo  e
  devono essere venduti. Non si capisce il motivo per il quale l'ESA,
  solo  quei  terreni, ha deciso di tenerli per se. Tutto ciò  non  è
  possibile.  Ci  deve essere una coerenza. Se la coerenza  è  quella
  dettata dalla conclusione di un ragionamento politico iniziato  due
  secoli  fa, allora, solo i possessori legittimi possono entrare  in
  possesso  dei  terreni.  Se,  invece, è un'operazione  di  mercato,
  un'operazione finanziaria - ed io sono d'accordo anche per fare ciò
  -,  è  chiaro che tutti i terreni - nessuno escluso - devono essere
  messi sul mercato e devono essere venduti perché non si capisce  il
  motivo  per il quale l'ESA dovrebbe conservare per se, e per  quali
  fini, questi terreni.
   Signor  Presidente,  vede, poco fa, quando l'onorevole  Ioppolo  e
  anche  ancor  prima  l'onorevole Falcone, ma  anche  il  presidente
  Cracolici, hanno sollevato il problema, non è che l'hanno sollevato
  perché  è una questione di lana caprina, lo hanno sollevato  perché
  alla  base  dei loro ragionamenti c'è un convincimento  politico  e
  filosofico ben preciso. E' un'operazione di mercato? Nulla ha a che
  fare  con  la legge 104. E' una operazione politica? Allora,  se  è
  un'operazione politica che porta - dopo 63 anni - a conclusione  il
  progetto iniziato con la riforma agraria in Sicilia nel 1950,  solo
  i  detentori  che posseggono legittimamente questi terreni  possono
  acquisirli.
   Quindi,  lei poco fa aveva posto il problema, credo che il Governo
  si   debba   stasera  definitivamente  pronunciare,  anche   perché
  ricorderà,  Assessore,  che la volta scorsa  le  avevo  detto   che
  questo  era  un  argomento troppo difficile, troppo complicato  per
  poter essere discusso in una seduta di finanziaria perché, se è  un
  problema  che  riguarda la riforma del latifondo e la  riforma  del
  settore  agricolo,  va discussa portandola anche nella  Commissione
  competente,  cioè nella III Commissione  Attività Produttiva',  se,
  invece,   è  solo  ed  esclusivamente  un'operazione  di  bilancio,
  un'operazione economica, la possiamo affrontare questa sera ma  non
  dobbiamo dare copertura ideologica ad un'operazione che è  solo  di
  bottega.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, Governo, onorevoli  colleghi,  è  un
  tema che appassiona ed io credo che il difetto stia nel manico, nel
  senso  che come è stato molto opportunamente richiamato il concetto
  dai  colleghi che mi hanno preceduto, il Governo deve chiarire qual
  è  l'obiettivo  di  questo intervento normativo. Se  l'obiettivo  è
  quello  di incrementare le entrare finanziarie della Regione  o  se
  l'obiettivo è quello di promuovere lo sviluppo dell'agricoltura  e,
  quindi,  il  recupero dei terreni abbandonati, in disuso  ormai  da
  anni.
   Senza  bisogno  di  scomodare la storia ed i  padri  della  Destra
  storica  perché se dovessimo fare un'interpretazione ed una lettura
  serena della storia dovremmo ricordare al collega Vinciullo che  il
  primo  assalto  al latifondo venne dato nel '39 con l'Ente  per  la
  colonizzazione del latifondo siciliano che portò all'espropriazione
  di   ventitremila  ettari  di  terreno  sottratto  all'aristocrazia
  parassitaria e latifondista e che, poi, la guerra vanificò nel  suo
  sforzo definitivo.
   Il  collega  Vinciullo sa che la legge Milazzo salutata  da  tutti
  come  una grande provvidenza si rivelò, poi, un fallimento,  tant'è
  vero  che  dopo  qualche anno gli assegnatari  furono  costretti  a
  lasciare la terra, le case, la città e ad emigrare all'estero o nel
  triangolo  industriale del nord in cerca di  lavoro  perché  quella
  polverizzazione  fondiaria non consentiva  redditività  sufficiente
  alle famiglie per poterne trarne profitto e sostentamento.
   Ma  qui  il  proposito, credo, assessore Cartabellotta, che  possa
  essere   raggiunto  coniugando  i  due  obiettivi.   Da   un   lato
  incrementare  le  risorse  finanziarie,  dall'altro  promuovere  lo
  sviluppo   dell'agricoltura  soprattutto  in   chi,   erede   degli
  assegnatari, ha dimostrato di avere un legame, un attaccamento  per
  aver condotto il fondo negli ultimi cinque anni.
   Ritengo,  e  concludo  signor Presidente,  che  il  Governo  debba
  perseguire i due obiettivi con una leggera differenziazione. Tenuto
  conto che ormai, oggi, le terre agricole, in Sicilia, l'agricoltore
  non  le vorrebbe neanche regalate, per le tante diseconomie  che  è
  costretto ad affrontare e, tenuto conto che dobbiamo incentivare il
  ritorno alla terra, soprattutto dei giovani agricoltori, credo  che
  bisognerebbe  usare due misure diverse, una molto più  incentivante
  per  quanti hanno coltivato il fondo negli ultimi cinque anni,  pur
  non  avendone  pieno  titolo, ma solo perché eredi  dell'originario
  assegnatario  ed un trattamento diverso, ma non oneroso,  per  chi,
  invece,  non  ha  mai  coltivato un fondo ma  quel  fondo  potrebbe
  acquistare  perché  pertinente  alla  propria  città,  al   proprio
  domicilio,  alla propria residenza, perché legato a  quel  luogo  e
  perché, comunque, può essere dedito ad un'attività agricola, magari
  non  primaria ma secondaria, che consente di recuperare tante terre
  abbandonate al patrimonio dell'agricoltura.
   In  questo  senso,  signor  Presidente  dell'Assemblea,  onorevole
  Presidente  della  Regione, saluto con piacere  questa  iniziativa,
  benché  fra  le pieghe di una legge di stabilità, e  siccome  mi  è
  stata  recapitata  copia dell'emendamento relativo  all'alienazione
  dai  borghi  rurali, battaglia questa che ha visto  il  mio  Gruppo
  impegnato  sin  dal primo momento dell'insediamento in  quest'Aula,
  battaglia  condivisa con altrettanta passione da tanti  Gruppi,  da
  tutta  l'Assemblea  che  ha votato una mozione  all'unanimità,  col
  parere  favorevole del Governo, voglio prendere atto  pubblicamente
  del  fatto  che  il  Governo abbia accolto e  condiviso  pienamente
  quella  nostra  iniziativa  e  che consente  all'Ente  di  sviluppo
  agricolo di mettere sul mercato alcuni dei borghi rurali realizzati
  proprio  negli  anni   '40 e '50, anche qui,  per  incrementare  le
  entrate,  da  una  parte,  e  per consentire  il   recupero  di  un
  patrimonio di architettura rurale, assolutamente straordinario, che
  potrebbe  essere  finalizzato al turismo rurale, all'agriturismo  o
  alla semplice agricoltura

   PRESIDENTE. Onorevole Musumeci, è scaduto il tempo a disposizione.
  Ma continui.

   MUSUMECI.  Sono abituato a parlare senza microfono  Ci  tagliavano
  la luce quando eravamo giovani nelle piazze

   CORDARO. Lui può continuare

   PRESIDENTE.  Stiamo facendo un discorso molto serio e pensavo  che
  possiamo  andare fieri di questo Parlamento, se tutto il  dibattito
  si  fosse svolto come si è svolto sull'articolo 22, perché comunque
  ci   determineremo,  posso  dire  che  questi  sono   quegli   atti
  parlamentari che danno la possibilità di interpretare le leggi.
   Prego, onorevole Musumeci.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, stavo per concludere il mio  modesto
  contributo,  per  esprimere il mio compiacimento,  quello  del  mio
  Gruppo,  ma  credo  di  potere interpretare il pensiero  dell'Aula,
  perché  l'alienazione  dei borghi rurali  ci  consente  davvero  di
  potere compiere anche,  assessore Sgarlata, un'operazione culturale
  di grande spessore e di grande valore.
     Dobbiamo  solo  augurarci che soggetti terzi, soggetti  privati,
  investitori,  vogliano guardare con interesse e  con  attenzione  a
  questa   nostra iniziativa perché i nove borghi rurali, disseminati
  nelle  altrettante province siciliane, possano essere recuperati  e
  diventare  quel patrimonio dell'umanità al quale, per tanto  tempo,
  hanno lavorato alcuni progettisti, negli anni '90, senza realizzare
  un obiettivo che, invece, stavolta sembra essere vicino.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

      CORDARO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
  Assessori, onorevoli colleghi,  al di là del presupposto  che  vede
  firmatario o firmatari dell'emendamento in discussione,  che  credo
  sia  il  22.5,  i  colleghi Falcone, Assenza e, comunque,  colleghi
  dell'opposizione - dico al di là di questa ragione  -  non  ravviso
  altra ragione, né politica, né contabile,  né finanziaria che possa
  portare  il  Governo  a  dare parere contrario  all'emendamento  in
  discussione.
   Vorrei l'attenzione dell'Assessore per l'economia e del Presidente
  della  Regione perché credo che la proposta dei colleghi  firmatari
  di  questo  emendamento che, evidentemente, sostengo e  sosterrò  e
  rispetto,  rispetto  al quale chiederò un voto favorevole  a  tutta
  l'Aula preannunciando, evidentemente, il voto favorevole del Gruppo
  parlamentare  Pid-Grande Sud, è un emendamento di  buon  senso,  di
  buona  economia. E' un emendamento che vuole invitare il Governo  a
  stare  attento  rispetto al presupposto che  dovrebbe,  in  teoria,
  incrementare, fare finanza, incrementare le casse della Regione  di
  15  milioni di euro per il 2014 e di 20 milioni di euro per il 2015
  e,  quindi,  deve avere come conseguenza necessaria la  possibilità
  non  di svendere o, addirittura, di  regalare  dei terreni che, nel
  frattempo,  hanno  cambiato destinazione  d'uso  e,  quindi,  hanno
  acquisito  un  valore  ed  un  pregio  diverso  rispetto  a  quello
  precedente, allora lì possono essere trasferiti ai soggetti di  cui
  al  comma 2 ancorché al valore di mercato, credo che sia una  norma
  che  dovrebbe  essere accolta dal Governo perché va  proprio  nella
  direzione  che,  credo, il Governo dovrebbe  auspicare,  cioè  fare
  maggiore cassa piuttosto che il contrario.
   Rispetto a questo comma, che è un comma di buon senso e credo  che
  l'opposizione responsabile, che insieme ad altri colleghi preparati
  ho  l'onore  di rappresentare, abbia dimostrato finora  tanto  buon
  senso,  ecco, chiediamo in questo momento la reciprocità  del  buon
  senso,  chiediamo che il Governo dia parere favorevole e che l'Aula
  la voti così come è stata proposta.

   CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo  rurale  e
  alla pesca mediterranea.  Favorevole.

   PRESIDENTE. Parere della Commissione?

   DINA, Presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto,
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 22.8.

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE.  Si  passa  all'emendamento  22.9.  Il  parere   della
  Commissione?

   DINA, Presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.

   CIMINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è per una chiarezza
  della   norma,  secondo  me  l'Assessorato  al  bilancio,  in   una
  operazione  di questo genere, deve essere sicuramente parte  attiva
  perché  la titolarità del patrimonio regionale sugli enti  vigilati
  anche della Regione è proprio dell'Assessorato all'economia.
   Il  fatto  che  l'assessorato all'agricoltura che ha la  vigilanza
  sugli enti possa autorizzare alla vendita dei borghi rurali che poi
  l'ente  svolge, di fatto, è una procedura che innova rispetto  alla
  precedente  perché l'Assessorato all'economia ha la competenza  del
  patrimonio regionale.
   Ritengo  che  in  questo emendamento, che è firmato dall'assessore
  Bianchi, l'assessorato al patrimonio debba potere avere un ruolo  e
  se rimane così  voto contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  l'articolo   22,   nel   testo
  risultante.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Posso  esprimere la mia soddisfazione per il livello del dibattito
  su  questo  articolo, perché vedete spesso si  da  una  impressione
  diversa del Parlamento.
   Quando gli argomenti sono seri e sono, per carità, sempre seri, ma
  quando c'è gente competente, e in questo Parlamento c'è molta gente
  competente,  voglio citare tutti, dall'onorevole  Bandiera,  che  è
  intervenuto,    all'onorevole   Cimino,    all'onorevole    Turano,
  all'onorevole   Vinciullo,  all'onorevole  Musumeci,  all'onorevole
  Cordaro,  penso  di  non  fare  torto  a  nessuno  e,  chiaramente,
  l'onorevole  Ioppolo  -  la differenza tra detentore  e  conduttore
  chiaramente  su  input  del  Governo,  del  Presidente  Crocetta  e
  dell'assessore Cartabellotta, probabilmente, a distanza di 60  anni
  si  è  chiusa una procedura e devo dire che obiettivamente è  stata
  anche  l'arguzia e la prontezza dell'onorevole Vinciullo a  far  sì
  che venisse approvato questo emendamento.
   Veramente   su   questo   argomento  mi  sarei   aspettato   anche
  l'intervento  del  magistrato Marino come fine esperto  di  diritto
  perché  l'argomento  era importante, però abbiamo  votato  un  buon
  articolo.
   Si passa all'articolo 23.
   Ne do lettura:
                               «Art. 23.
                     Banca della Terra di Sicilia

   1  Per  rafforzare le opportunità occupazionali e di reddito delle
  aree  rurali, procedere alla valorizzazione del patrimonio agricolo
  forestale,  con  particolare  riferimento  a  quello  di  proprietà
  pubblica  e/o privata incolto e/o abbandonato, nonché  al  fine  di
  favorire  il  ricambio   generazionale  nel  comparto  agricolo   è
  istituito l'Albo denominato  Banca della Terra di Sicilia',  elenco
  periodicamente aggiornato dall' Assessorato regionale delle risorse
  agricole  e  alimentari  contenente le informazioni  relative  alla
  consistenza, destinazione e utilizzazione dei beni di cui al  comma
  2  nonché,  in  caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi
  del concessionario, gli estremi, l'oggetto e la durata dell'atto di
  concessione.

   2 . La Banca della Terra di Sicilia comprende:

   a)  i  terreni e gli immobili della riforma agraria che permangono
  nella   disponibilità  dell'Ente  di  sviluppo  agricolo  (ESA)   a
  conclusione della procedura di assegnazione di cui all'articolo 22;

   b) i terreni e gli immobili del demanio forestale non strettamente
  funzionali     all'espletamento     dell'attività     istituzionale
  dell'Amministrazione forestale regionale;

   c)   i  terreni  e  gli  immobili  di  proprietà  dell'Assessorato
  regionale  delle  risorse  agricole  e  alimentari  e  degli   enti
  sottoposti a tutela e vigilanza dello stesso;

   d) i terreni e gli immobili che gli enti locali e/o altri soggetti
  pubblici  o  privati  concedono in uso gratuito all'Amministrazione
  regionale.

   3  Entro  sessanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  della
  presente  legge  il Presidente della Regione, previa  deliberazione
  della   Giunta   regionale,  adottata  su  proposta  dell'Assessore
  regionale per le risorse agricole e alimentari, definisce i  canoni
  concessori nonché le modalità e le procedure per la concessione dei
  beni  inseriti  nella  Banca della Terra di  Sicilia  a  favore  di
  imprenditori agricoli e giovani, che intendano in forma  singola  o
  associata  valorizzarli attraverso progetti di sviluppo innovativi,
  anche di carattere sociale.

   4.  Il  decreto  presidenziale di cui  al  comma  3  individua  la
  percentuale dei beni, non superiore al  20 per cento, da  concedere
  sulla  base  di  apposita  convenzione, a  titolo  gratuito  e  nel
  rispetto dei principi di trasparenza, adeguata pubblicità e  parità
  di  trattamento, a cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre
  1991,   n.  381.  La  convenzione  disciplina  la  durata,   almeno
  decennale,  l'uso  del  bene, le modalità di  controllo  sulla  sua
  utilizzazione, le cause di risoluzione del rapporto e  le  modalità
  del rinnovo.

   5  L'assegnazione  dei  beni di cui al  comma  4  avviene  per  la
  realizzazione  di  finalità solidaristiche e per  il  perseguimento
  almeno dei seguenti obiettivi, tenuto conto della loro vocazione:

   a)  destinazione  gratuita  di  parte  della  produzione  agricola
  realizzata alle mense sociali per soggetti indigenti;

   b)   produzione   energetica  da  fonti   rinnovabili   attraverso
  l'installazione di tettoie fotovoltaiche con oneri a  carico  della
  Regione,  con  destinazione  di parte dell'introito  della  vendita
  dell'energia  al  gestore  della rete  e  la  restante  parte  alla
  cooperativa sociale affidataria come reddito di dignità.

   6.  La  concessione dei beni di cui al presente  articolo  avviene
  esclusivamente attraverso procedure di evidenza pubblica e  con  le
  finalità  dell'articolo 15 del decreto legislativo 18 maggio  2001,
  n. 228, in materia di tutela del territorio.»

   CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo  rurale  e
  alla pesca mediterranea. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo  rurale  e
  alla  pesca  mediterranea. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,
  Governo,  l'articolo  23  definito  Banca  della  Terra   perché  i
  terreni che restano nella disponibilità - perché  ce ne sono  tanti
  terreni che non furono assegnati dall'Ente di sviluppo agricolo - i
  terreni  del  demanio  forestale, i terreni  e  immobili  di  altri
  soggetti  pubblici  o  privati,  che  volessero,  visto  che   sono
  abbandonati,  farli confluire in questa Banca della Terra,  possono
  essere,   attraverso  procedure  di  evidenza  pubblica   messi   a
  disposizione di agricoltori, giovani.
   Quest'articolo   lo   abbiamo  congegnato  assieme   all'assessore
  Scilabra  proprio  perché lo vogliamo collegare alla  progettualità
  del  Piano  Giovani in maniera tale che tutta la disponibilità  che
  questa   Regione  può  avere  dei  beni  pubblici  venga  messa   a
  disposizione di chi voglia sviluppare dei progetti.
   Ho   visto  stasera  che  il  dibattito  sulla  terra  appassiona.
  L'assegnazione di ager publicus ha radici ancor più lontane  con  i
  fratelli Tiberio e Caio Gracco, siamo nell'antica Roma

   CORDARO.  Ecco i miei gioielli  disse la madre.

   CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo  rurale  e
  alla  pesca mediterranea. E ovviamente tutte le procedure che hanno
  guardato  l'assegnazione dei terreni pubblici non hanno  mai  avuto
  grandi  risultati  in questa Regione, sia con la  riforma  agraria,
  qualcuno,  mi  pare  l'onorevole Vinciullo, citò  la  questione  di
  Franchetti e Sonnino. Addirittura ci fu il processo opposto  perché
  ai  tempi della Siccardi la Chiesa dava mangiare ai poveri e poi  i
  terreni della legge Siccardi furono assegnati  .

   MUSUMECI. Poi ci fu l'altra inchiesta del 1800.

     CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo rurale e
  alla pesca mediterranea. Ci auguriamo che con questa norma si possa
  finalmente  mettere a disposizione questi terreni a chi vuole  fare
  dei progetti.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   Governo,
  intervengo  soltanto per precisare, come d'accordo con l'Assessore,
  che ci sono due emendamenti a firma del Movimento cinque stelle per
  andare  ad  aggiustare, tecnicamente, quello che  è  stato  scritto
  nell'articolo perché nella foga della notte in Commissione Bilancio
  c'è  stata  una  trascrizione  errata,  quindi,  si  tratta  di  un
  aggiustamento tecnico.
   Il  primo  riguarda  la parola  non superiore al  20  per  cento',
  l'emendamento cambia da  superiore' ad  inferiore', però  l'accordo
  è  di andare a togliere la percentuale. Dovremmo, quindi, creare un
  subemendamento all'emendamento.
   L'emendamento 23.14, invece, riscrive sostanzialmente i punti a) e
  b)  del  comma  5  dell'articolo che,  come  erano  scritti,  erano
  formulati   in  maniera  errata  perché  veniva  scritto   che   il
  corrispettivo dell'energia venduta andava in parte al gestore della
  rete  elettrica.  In  realtà non è così, viene venduta  energia  al
  gestore della rete elettrica e l'introito va alla Regione.

   MILAZZO ANTONELLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO   ANTONELLA.   Signor  Presidente,  assessori,   onorevoli
  colleghi,  gli  emendamenti a mia firma e di  alcuni  deputati  del
  Partito Democratico, anche questi, hanno lo scopo di aggiustare  la
  norma, che per noi è apprezzabilissima, proprio perché rilancia  la
  necessità  di valorizzare la nostra agricoltura che, nonostante  la
  crisi, rimane uno dei settori di punta.
   Proprio per quello che diceva l'assessore, cioè per la possibilità
  di  agganciarsi  alle  politiche per  la  nuova  politica  agricola
  comunitaria   2014-2020  e per le risorse riservate  da  questa  ai
  giovani,  è  opportuno, però, specificare, per quanto  riguarda  il
  primo  emendamento  che  i  terreni privati  non  vengono  dati  in
  concessione gratuita, ma il privato che li dà in concessione riceva
  un  canone di concessione, perché diversamente questo non  potrebbe
  portare   alla   realizzazione  della  Banca  della  Terra   perché
  chiaramente  i  privati non parteciperebbe all'albo, non  avrebbero
  alcun interesse di conferire i terreni incolti all'albo della Banca
  della  Terra in quanto non riceverebbero alcun vantaggio in cambio;
  mentre i terreni pubblici hanno in cambio il canone di concessione,
  il  privato  non  avrebbe alcun beneficio dal  fatto  di  concedere
  questi  suoi  terreni all'albo e, quindi, a metterli a disposizione
  di chi li vuole mettere a frutto.
   Apprezzabilissima, quindi, l'iniziativa, la finalità che è  quella
  di rinnovare, dal punto di vista generazionale, offrire opportunità
  di  lavoro,  contrastare  il  dissesto idrogeologico,  favorire  il
  ricambio generazionale nell'agricoltura, ma noi crediamo che se  il
  privato  che ha un terreno incolto non ha un canone, così  come  lo
  riceve  l'ente pubblico, non avrebbe interesse ad attribuirlo  alla
  Banca della Terra.
   Per  quanto riguarda l'altro emendamento, sempre per agevolare  la
  coltivazione  delle terre, proponiamo di attribuire la  possibilità
  di  gestire l'albo alle cooperative di conferimento nell'ambito dei
  terreni degli stessi soci delle cooperative.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO.  Signor  Presidente, credo che ci sia un po' di  confusione
  per quanto riguarda l'effetto giuridico della Banca della Terra.
   L'articolo  in  questione precisa che, trattasi,  semplicemente  e
  solamente, di un elenco cognitivo dei terreni disponibili da  parte
  della  Regione che possono essere assegnati sulla base dei  criteri
  che sono successivi.
   L'individuazione  o l'indicazione dell'elenco,  nell'ambito  della
  Banca   della   Terra,  non   ne  costituisce  elemento,   appunto,
  costitutivo,  ma semplicemente e solamente l'elenco, cioè  soggetti
  che hanno interesse possono consultare l'elenco e comprendere se ci
  sono  terreni  che  possono  essere di  loro  interesse  e  possono
  richiederne l'assegnazione.
   Ecco  perché sono compresi anche i  terreni che i soggetti privati
  concedono, a titolo gratuito, alla Pubblica Amministrazione, perché
  altrimenti   sembrerebbe  che, nel momento  in  cui  i  terreni  in
  questione  vengono  ad  essere indicati nella  Banca  della  Terra,
  costituiscono già elemento poi possibilmente di concessione.
   Credo  che  l'Assessore debba chiarire questi  aspetti  perché  mi
  sembrano  di  rilevanza e di importanza, in quanto gli  emendamenti
  che  sono stati presentati, secondo me, creano una confusione a dir
  poco,  una  incertezza in ordine agli obiettivi  che  si  intendono
  raggiungere con l'articolo in questione.

   CARTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e
  la pesca mediterranea. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARTABELLOTTA, Assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e
  la  pesca  mediterranea.  Un  chiarimento  solo  per  quanto  detto
  dall'onorevole Fazio. La Banca della Terra non vuole  essere  altro
  che  uno strumento con cui un bene prezioso, che è la terra, spesso
  abbandonata,  può confluire in  maniera tale che si possa  favorire
  un incontro di terre pubbliche o abbandonate.
   Spesso  ci  sono pure dei privati che hanno queste terre,  non  le
  conducono,  non hanno figli, non hanno nipoti, non  hanno  nulla  o
  pensiamo, per esempio, ai beni della Chiesa.
   Abbiamo  fatto un'esperienza con la missione Speranza e Carità  di
  Biagio  Conte, con la Curia di Monreale, erano terreni abbandonati,
  la Banca della Terra avrà il compito di accoglierli tutti.

   PRESISDENTE. Si passa agli emendamenti  23.7, 23.8 e 23.4, a firma
  dell'onorevole Formica.

   FORMICA. Li ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 23.12, a firma degli onorevoli Gucciardi
  e Milazzo.
  Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA, Assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e
  la pesca mediterranea. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione l'emendamento. Chi è  favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 23.5, a firma dell'onorevole Formica.

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 23.10, a firma dell'onorevole Di Mauro.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO.  Signor Presidente, l'assessore credo che  darà  parere
  favorevole poiché si tratta di un chiarimento  per indicare che non
  è  un  organismo,  ma è un albo sostanzialmente. Dobbiamo  dire  se
  questo  è  un  albo  o  un  altro organismo.  Troviamo  il  termine
  adeguato.

   PRESIDENTE.  Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo  rurale  e
  alla pesca mediterranea. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARTABELLOTTA,  Assessore all'agricoltura, allo sviluppo rurale  e
  alla  pesca  mediterranea.  Io ho accolto  il  suggerimento  quando
  eravamo in Commissione Bilancio e abbiamo rimodulato l'articolo. Al
  comma  1 recita:  E' istituito l'albo denominato  Banca della terra
  di Sicilia .

   DI MAURO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 23.11, a firma degli onorevoli Gucciardi,
  Milazzo.
   Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo  rurale  e
  alla pesca mediterranea. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 23.6, a firma dell'onorevole Formica.

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si   passa   all'emendamento   23.13,   a   firma   dell'onorevole
  Cancelleri.

   CANCELLERI. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 23.3, a  firma dell'onorevole Formica.

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 23.9, a firma dell'onorevole Di Mauro.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO.  Lo voglio spiegare perché questo è un emendamento  che
  comporta,  almeno  per quanto riguarda il punto b),  una  spesa  da
  parte  della  Regione che può determinarsi per la realizzazione  di
  tettoie fotovoltaiche con oneri a carico della Regione, quindi,  la
  Regione installa lì impianti di produzione ed energia e poi  ad  un
  certo punto parte di questa energia viene devoluta alle cooperative
  sociali.
   Credo che sia una cosa quanto meno impropria, cioè un percorso per
  cui la Regione fa l'impianto, paga la rata di mutuo, ovviamente con
  l'Istituto  bancario  che fa il prestito, e  poi  parte  di  questo
  introito li cede alle cooperative sociali.
   Già  il  fatto  che  nella norma è inserito un  comma  che  a  tal
  proposito  concede  a cooperative attraverso un bando  di  evidenza
  pubblica i terreni ad un prezzo assolutamente accessibile credo che
  sia  una  grande  opportunità, ma andare ad installare  le  tettoie
  fotovoltaiche  con  risorse  della  Regione  e  poi  cedere   parte
  dell'introito alle ditte credo che sia una scelta impropria.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor  Presidente, invito  l'onorevole  Di  Mauro  a
  leggere  l'emendamento  23.14 che trova  nella  pagina  successiva,
  perché è di riscrittura, prevede l'utilizzazione dei fondi europei,
  perché nell'assessorato energia il dirigente faceva presente che ci
  sono dei fondi per attività sociali che non sono stati spesi perché
  non hanno trovato il modo per impiegarli.
   In questo modo daremmo, invece la possibilità, chiaramente fino ad
  esaurimento  di quella misura, perché è ovvio che si  esaurirà,  di
  poter  andare  ad installare delle piccole tettoie,  che  non  sono
  delle  grandi  centrali,  chiaramente sono  delle  piccole  tettoie
  fotovoltaiche  che  possono  produrre  energia  elettrica,   questa
  venduta al GSE genera un ricavo, che può essere destinato in  parte
  alla  Regione  come royalties ed in parte alla cooperativa  sociale
  come un piccolo reddito per i soci di quella cooperativa.
   Questa  era sostanzialmente l'idea: l'impianto rimane di proprietà
  della Regione che ne può fare poi negli anni l'uso che vuole  e non
  lo deve chiaramente né regalare né svendere a nessuno.

   CARTABELLOTTA, Assessore all'agricoltura, allo sviluppo  rurale  e
  alla  pesca  mediterranea. L'elemento che va tolto è  con  oneri  a
  carico della Regione , lasciando invece  attraverso l'utilizzazione
  e progettazione di risorse comunitarie .
   Giusto    onorevole    Cancelleri,   va    lasciato     attraverso
  l'installazione di tettoie fotovoltaiche attraverso l'utilizzazione
  delle  apposite misure comunitarie  e non parlando solo  del  2007-
  2013  perché per fortuna è cominciato il 2014. Parliamo di  risorse
  comunitarie in generale.

   PRESIDENTE.  Assessore Cartabellotta, deve essere formalizzato  il
  subemendamento.
   Sospende brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 22.24, è ripresa alle ore 22.30)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, eravamo in  fase  di  discussione
  dell'emendamento soppressivo 23.9. Visto che è stata concordata una
  riscrittura  dell'emendamento 23.14, l'onorevole Di Mauro  dovrebbe
  formalmente ritirare l'emendamento 23.9.

   DI MAURO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Comunico  che  è  stato presentato il subemendamento  23.14.1,  di
  riscrittura all'emendamento 23.14.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   DINA, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'emendamento  23.14,  così  come
  emendato. Il parere della Commissione?

   DINA, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA,  assessore per le risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 23.10 GOV. Lo pongo in votazione. Il
  parere della Commissione?

   DINA, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 23 così come emendato. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'articolo 24. Ne do lettura:

                             «Articolo 24.
                 Cessione di partecipazioni azionarie

   1.  Ai  fini del perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica
  previsti  per l'anno 2014, entro 60 giorni dall'entrata  in  vigore
  della  presente legge sono predisposte dal competente  Dipartimento
  regionale  del  bilancio  e  del tesoro le  procedure  di  evidenza
  pubblica  per  la  cessione  delle partecipazioni  azionarie  della
  Regione non ritenute strategiche.
   2.  Al fine di garantire un congruo prezzo di vendita delle azioni
  di  cui  al  comma  1,  con  decreto dell'Assessore  regionale  per
  l'economia sono fissati i prezzi di riserva al di sotto  dei  quali
  non  si  procede alla vendita. In tal caso IRFIS-FinSicilia  S.p.A.
  può,  a  valere  sulle risorse libere dei fondi a sua disposizione,
  acquistare  le  suddette azioni al valore dei  predetti  prezzi  di
  riserva.

   3.  Dall'attuazione del presente articolo devono derivare  entrate
  non inferiori a 60 milioni di euro»

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati, si tratta della cessione di partecipazioni azionarie  che
  riguarda   azioni  quotate  che  patrimonio  netto  della  Regione.
  L'articolo  prevede una stima prudenziale del valore  delle  azioni
  del  patrimonio  delle  società interessate,  previsto  intorno  ai
  sessanta milioni di euro. Alcune di queste società sono quotate  in
  borsa, come l'Unicredit, poi ci sono altre partecipazioni azionarie
  che riguardano, per esempio, la società Italkali.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  considero
  strategico questo articolo che ritengo, però, vada migliorato sotto
  due diversi aspetti.
   Non  è  prevista  nell'articolato la procedura per la  definizione
  della  valutazione delle quote societarie, e credo che questa  vada
  affidata ad un advisor a sua volta individuato con una procedura di
  evidenza pubblica. Diversamente sarei io, o qualche altro, a capire
  quanto  vale  una  società  e  questo,  secondo  me,  è  un   fatto
  indispensabile per la buona riuscita dell'operazione.
   Inoltre,  al comma 3 viene indicata una stima prudenziale  -  dice
  l'assessore  -  di introito nelle casse della Regione,  pari  a  60
  milioni  di  euro. Poiché non può essere meno di  60  milioni,  non
  viene  indicato  che cosa succede quando non si  arriva  a  questo.
  Allora bisogna scrivere nel bando che, qualora non si arriva ai  60
  milioni,  le procedure sono decadute perché, diversamente,  con  un
  bando  di evidenza pubblica ed un acquirente non si capisce qual  è
  la  funzione  per il mancato raggiungimento dell'obiettivo  dei  60
  milioni.
   Io  ho  presentato gli emendamenti 24.13 I parte e 24.13 II parte,
  che  credo  siano  di buon senso, perché blindano la  procedura  in
  termini  di  valutazione  delle quote e  che  rendono,  come  dire,
  praticabile le intenzioni che il Governo ha espresso con  il  comma
  3, e spero di avere un parere favorevole su entrambi assessore.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io volevo delle
  informazioni  in  ordine  all'ultimo  comma  -  come  diceva  prima
  l'onorevole Turano - e cioè cosa accade laddove non si raggiunge la
  cifra  di  60  milioni  di  euro.  Se  questa,  ovviamente,  è  una
  condizione perentoria o è solamente una cifra del tutto indicativa.
  Ma  -  mi  permetto di evidenziare - come al primo comma il Governo
  intende   individuare   quelle  azioni  che   sono   ritenute   non
  strategiche.
   La   domanda  che  faccio  all'assessore  è  se  non  ritiene   di
  coinvolgere eventualmente, nell'ambito appunto di questa  decisione
  sulla  individuazione  delle  azioni  non  strategiche,  anche   il
  Parlamento o eventualmente la Commissione?
   Credo   che  sia  estremamente  importante  al  riguardo,   perché
  altrimenti  sembra  che il Governo possa decidere  in  maniera  del
  tutto  unilaterale,  laddove in qualche modo l'intervento  non  sia
  strategico alla detenzione dell'azione o della partecipazione.
   Inoltre,  tra  le azioni che lei ritiene - avendone individuato  o
  indicate  alcune  -  sono comprese anche le  azioni  della  Airgest
  comprate  di recente da parte della Regione? E' ovvio che questa  è
  una  domanda  che interessa non solo me ma anche i  deputati  della
  provincia di trapani, e credo anche altri deputati.

   CIACCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  perché
  c'è  anche  un  nostro  emendamento quindi mi  collego  in  maniera
  propositiva a quanto detto dall'onorevole Turano.
   In  questo articolo, praticamente si fa un'operazione finanziaria,
  per quanto riguarda il secondo comma. Da una parte noi chiediamo di
  vendere,  di  cessare  le  azioni delle partecipate  o  quelle  che
  abbiamo  per  far  sì,  quanto  meno, di  ricavare  un'entrata  non
  inferiore  a sessanta milioni. Però, al comma 2, specifichiamo  che
  nel  caso in cui non troviamo l'acquirente, attraverso l'IRFIS, noi
  li acquistiamo.
   Ma  l'IRFIS è sempre una nostra compartecipata ed allora sul fatto
  di  vendere  le  quote siamo favorevoli, anche perché  magari  sono
  società  o  quote  dovevano  essere  vendute,  però  riacquistarle,
  facendo un'operazione finanziaria - io mi sono informato, ed  anche
  a  livello  nazionale spesso questo è accaduto  -  in  questo  caso
  sembra  quasi  che  cerchiamo di recuperare  risorse  e  dall'altro
  saremo  destinati  a sborsarle. Quindi, la parte che  eventualmente
  impegna  l'IRFIS all'acquisto di queste partecipate, noi  chiediamo
  che  venga  cassata  e quindi che il Governo dia parere  favorevole
  all'emendamento che cassa il comma 2.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, credo
  che  cominciamo ad entrare nel tema delle partecipate. Il  Governo,
  attraverso  questo  articolo 24, ci presenta  una  prima  parte  di
  quello che è il tema delle società, distinguendo tra società in cui
  la  Regione intende perseguire un'opera di dismissione, che  non  è
  una  scelta del Governo ma un obbligo che scaturisce da  una  legge
  nazionale  del 2007, se non ricordo male, che determina una  scelta
  da  parte del Governo nazionale di cominciare a dismettere  proprie
  quote azionarie dalle società che non ritiene strategiche.
   Successivamente, con un emendamento aggiuntivo,  sarà  più  avanti
  presentato  l'elenco delle società che il Governo intende  definire
  strategiche  e  utili per lo sviluppo della Sicilia,  e  su  questo
  articolo credo che si può cominciare a definire un percorso che non
  può  non  prescindere  da indicare con questa  norma  un  punto  di
  partenza.  Si inizia un percorso che deve portarci alle dismissioni
  di queste società. Se la volontà della legge nazionale è questa,  e
  trattandosi di una norma finanziaria, io credo che sia in contrasto
  con  il  secondo  comma dello stesso articolo, perché  da  un  lato
  manifesta  una volontà di dismettere che scaturisce  da  una  norma
  nazionale  e  dall'altro lato intende, se per  caso  non  dovessero
  essere raggiunti gli importi indicati in qualche certificazione del
  bilancio,  vendere  questa quota all'IRFIS  che,  ricordo  a  tutti
  quanti,  è  al  100%  della Regione siciliana,  quindi  la  Regione
  venderebbe a sé stessa.
   Credo che sia opportuno avere chiarezza in ordine alla valutazione
  di  queste  quote, che scaturiscano da valutazioni di bilancio,  da
  documentazioni in atto esistenti presso l'assessorato al  bilancio,
  in  cui  c'è  una  quantificazione per il  Banco  di  Sicilia,  una
  valutazione  molto semplice che scaturisce un po'  dagli  esami  di
  bilancio  e  dalle quote azionarie, che un tempo erano  cinquecento
  miliardi  e  poi sono molto svalutate e le seconde  sono  i  valori
  portati nel capitale sociale dalle altre società.
   Allora io credo che il secondo comma debba essere soppresso,perché
  noi dobbiamo cercare di trovare nel mercato persone, soci, soggetti
  o comunque società che sostanzialmente hanno interesse a far sì che
  questo  tipo di iniziative private possano continuare ad  insistere
  sul  territorio  ed  essere ulteriormente valorizzate  e  apportare
  ovviamente opportunità di lavoro ai nostri concittadini. L'idea che
  queste  strutture possano essere vendute all'IRFIS, a  mio  parere,
  vuol  dire  tornare  indietro, aggirare  la  legge  nazionale  che,
  invece, obbliga tassativamente la vendita. Abbiamo tentato di  fare
  questo  già nel 2010, e se non vogliamo che questa norma ci  faccia
  tornare  indietro, sia per il primo comma che per il  terzo  comma,
  sempre   che  lei  Assessore  confermi  l'importo  del  valore   in
  quest'Aula, possiamo andare avanti.
   In  ordine al secondo comma, credo che una riflessione vada fatta,
  e  ritengo  che vada soppresso perché significherebbe  aggirare  la
  legge e vendere a se stesso, cioè sempre alla Regione siciliana.

   LOMBARDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo  articolo
  24  resta  per molti aspetti enigmatico, nel senso che avviare  una
  fase  di  cessione di partecipazione nazionale della Regione  penso
  che sia doveroso e quanto mai opportuno.
   D'altro canto - e già in parte è stato espresso dall'onorevole  Di
  Mauro  e  dai  colleghi che mi hanno preceduto - credo  che  questo
  processo debba avvenire con chiarezza di intenti e soprattutto  con
  trasparenza,  e  penso  che  questa sia un'esigenza.  Innanzitutto,
  perché  si  parla di una cifra piuttosto importante, e lo  si  deve
  fare  anche  per  la valutazione importante che,  per  esempio,  la
  Regione  ha  acquisito  da un anno a questa parte  in  merito  alla
  partecipazione presso Unicredit.
   Sappiamo  infatti che anche all'indomani dell'aumento di  capitale
  effettuato  proprio  dalla stessa banca Unicredit  -  se  non  erro
  intorno  al  novembre, ottobre del 2011 - le azioni,  e  quindi  il
  valore di Unicredit, da un anno e mezzo a questa parte, è aumentato
  notevolmente, motivo per il quale le azioni detenute dalla  Regione
  siciliana  in quest'ultimo anno e mezzo hanno certamente recuperato
  valore, e quindi anche interesse dal punto di vista del mercato.
   Poi,  vi  sono tutte le altre partecipazioni delle quali  vorremmo
  avere  contezza,  sia per quantità, ma soprattutto  per  qualità  e
  appetibilità che possono avere all'interno del mercato,  perché  il
  tema  penso  che  sia,  assessore, proprio questo,  l'appetibilità.
  Comprendere quali tra queste partecipazioni sono appetibili,  quali
  potrebbero  diventare  appetibili - e qui  vengo  al  comma  due  -
  proprio  in  base  alla  qualità di queste partecipazioni,  se  noi
  acquistiamo   con  fondi  dell'IRFIS,  e  i  colleghi   della   III
  Commissione  sanno  bene quanto impegno abbiamo profuso  in  questi
  ultimi  mesi  per  ristrutturare l'assetto  dell'IRFIS,  che  dovrà
  certamente avere una nuova prospettiva.
   Utilizzare i soldi che sono in parte destinati all'impresa, motivo
  per  cui l'IRFIS dovrebbe operare e opererà con più attenzione, per
  comprare  partecipazioni della Regione, in alcuni casi,  purtroppo,
  qualitativamente non di grande interesse e, quindi,  rifiutate  dal
  mercato,  ma acquisite con il prezzo di riserva dall'IRFIS.  Soldi,
  ripeto,  che dovrebbero essere destinati alle imprese siciliane,  e
  penso  che questo non sia opportuno soprattutto oggi, quando questa
  ristrutturazione   sta  invece  cercando  di   utilizzare   sistemi
  creditizi  in  modo  più elastico, più attento, più  opportuno  per
  venire incontro alle esigenze di questi imprenditori.
   Quindi,  la  richiesta  è  sempre  quella,  e  la  sintetizzo:  un
  dettaglio   maggiore,   una   divisione   fra   le   partecipazioni
  qualitativamente appetibili, e non qualitativamente appetibili  dal
  mercato  e  poi,  francamente,  non accettiamo  che  l'IRFIS  possa
  acquisire queste somme con un prezzo di riserva, anche perché  oggi
  la  governance dell'IRFIS - definiamola così - è contraddistinta da
  uomini  di grande impegno nel settore industriale e imprenditoriale
  che,   naturalmente,  sapranno  gestire  al  meglio  questa  nostra
  società,  però  non vorrei che vengano corroborate  quelle  parole,
  molto spesso dette anche senza contezza dei fatti, che vogliono che
  vi  siano degli interessi che naturalmente non ci sono, e  ne  sono
  sicuro,  ma  il  comma 2 potrebbe indurre in errore  chi  pensa  il
  contrario.
   Eliminiamo  e  sgombriamo il campo da qualsiasi  insinuazione  sul
  fatto  che qualcuno o qualche gruppo di persone voglia uscire dalla
  porta  di  un  investimento e uscire dalla finestra per  mezzo  del
  prezzo di riserva.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  questo  articolo
  mostra  grande interesse anche perché può dare realmente un'entrata
  seria,  credibile  al bilancio della Regione.  Però  io  sarei  più
  attento,  come diceva l'onorevole Lombardo, nel definire meglio  il
  comma  1  perché,  nel momento in cui si parla  di  60  giorni  per
  predisporre  un  bando  per mettere in vendita  le  azioni,  voglio
  ricordare che ad esempio che l'Italkali, della quale la Regione  ha
  il  51%  delle  azioni,  è dal 2011 che l'assessorato  al  bilancio
  attiva la procedura per vendere queste azioni. Quindi rischiamo che
  un  articolo così serio per le entrate della Regione diventi poi un
  gigante con i piedi di argilla.
   Pertanto, sarebbe il caso di definire bene quali sono le aree  non
  strategiche, ad esempio l'agroalimentare di Catania, che con il 95%
  delle  quote  della Regione siciliana entra a far parte  di  questo
  piano  di  dismissioni. E se entra a far parte di questo  piano  di
  dismissioni rischiamo che tra 3, 4 anni queste azioni ancora non si
  sono vendute.
   Allora,  se  la  Presidenza lo consente,  vorrei  formalizzare  un
  emendamento  che definisce meglio quali sono le aree  delle  azioni
  che  si mettono in vendita e poi farei un sub emendamento tale  che
  le  nomine  fatte dal Presidente della Regione in questi  organismi
  che cedono e vendono le azioni possano, di fatto, essere sostituite
  con  dirigenti regionali e quindi non con soggetti esterni, ma  con
  l'unica missione che è quella della cessione delle quote. Perché se
  noi lasciamo in questi consigli di amministrazione soggetti esterni
  all'amministrazione regionale, mi pare molto difficile che  vi  sia
  come  missione  quella della cessione delle azioni rispetto  invece
  alla  permanenza  dello  status quo cosi come  stiamo  vivendo  per
  alcune società, dove ancora oggi le azioni, sebbene in vendita, non
  sono state acquisite.
   Questo  articolo,  soprattutto il comma 1, lo  articolerei  meglio
  specificando le azioni che sono in vendita, capisco che  si  tratta
  dell'Italkali,  dell'agroalimentari,  delle  azioni  del  Banco  di
  Sicilia  e  Unicredit,  e  creare  anche  la  possibilità  che   il
  Presidente  della Regione in questi organismi nomini dei  dirigenti
  dell'amministrazione  regionale con quella competenza,  con  quella
  missione  di  accelerare  questo  percorso  di  dismissione  e  noi
  purtroppo conosciamo anche in questa Regione come molte volte,  per
  i  contenziosi legali, i commissariamenti, sono durati tanti anni e
  la  Regione  non  ha  mai potuto vedere le risorse  necessarie  per
  definire un proprio bilancio.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo articolo
  c'è  una profonda contraddizione in termini. A parte quello che  ha
  rilevato  l'onorevole  Di Mauro, ma anche  l'onorevole  Cimino,  io
  vorrei   attirare   l'attenzione   del   Governo   sulla   profonda
  contraddizione  in termini che io intravedo nella  proposizione  di
  quest'articolo.
   Dopo  la scomparsa in Sicilia di un Istituto di credito, cioè  del
  Banco  di Sicilia e della Cassa di Risparmio, questa Regione  si  è
  trovata  priva di un proprio, o comunque di un Istituto di  credito
  siciliano, che potesse assumere le funzioni di dare un supporto, un
  finanziamento alle attività produttive in questa Terra.
   Si è tentato in questi ultimi anni di porre rimedio prevedendo, di
  fatto,  la  nascita  di  un  Istituto  di  credito  nostro  con  la
  trasformazione dell'IRFIS, che può essere un'idea, che  può  essere
  un  surrogato,  che può essere la soluzione soprattutto  in  questi
  anni, dove non c'è più la possibilità da parte delle banche di dare
  credito, perché le nostre imprese non riescono ad avere credito  e,
  quindi,  l'unica valvola di sfogo che possono avere  le  piccole  e
  medie imprese siciliane può essere soddisfatta con la creazione  di
  un nuovo Istituto di credito che è rappresentato dall'IRFIS.
   Se  questa può essere una strada giusta da intraprendere,  non  ha
  senso  fare  una partita di giro come è quella che si  prevede  con
  quest'articolo, e prosciugare le risorse dell'IRFIS che potrebbero,
  e  dovrebbero,  essere  impiegate per fornire credito  direttamente
  alle piccole e medie imprese siciliane, come peraltro è previsto in
  larga  misura  in  tanti altri articoli di questa finanziaria,  che
  prevedono  proprio  l'estensione  dei  poteri  dati  all'IRFIS   in
  agricoltura e in altri settori, se contemporaneamente noi andiamo a
  sequestrare  le somme che sono appostate nell'IRFIS  per  fare  una
  partita di giro.
   Quanto  è  stato sostenuto dai colleghi è giusto, è  perfettamente
  coerente  e  quindi il Governo dovrebbe in qualche  modo  risolvere
  questo  nodo. Delle due l'una, noi pensiamo che può essere  un'idea
  giusta  che il Governo crei nuovamente un nostro Istituto bancario,
  oggi  soprattutto  che non c'è possibilità di  credito,  e  che  le
  nostre imprese sono strozzate dalla mancanza di credito, ma non  si
  può  contestualmente andare a sequestrare le disponibilità,  e  che
  disponibilità,  sessantamilioni di euro, che  in  atto  sono  nella
  disponibilità stessa dell'istituto.
   E'   una  grande  contraddizione  in  termini.  Tutto  questo   va
  modificato  e, soprattutto, non possiamo permetterci  di  prevedere
  norme  che sono una finta privatizzazione, ma una certa partita  di
  giro, una partita di giro certa e certificata.
   Prendiamo in giro le previsioni normative nazionali, ma in  questo
  caso  oltre  al danno c'è la beffa, perché prendiamo  in  giro  noi
  stessi,  e ciò che in qualche articolo prima e in qualche  articolo
  dopo  sosteniamo  in  questa  finanziaria.  O  si  va  spediti  per
  risolvere   un   problema  che  interessa  tutti  i  siciliani   e,
  soprattutto,  il  nostro  comparto  produttivo,  oppure  ci  stiamo
  prendendo in giro con la previsione di determinati articoli, perché
  di  fatto  creiamo  un  ente  fantasma e  poi  lo  svuotiamo  della
  disponibilità economica.
   Quindi,  su  questo  il  Governo dovrebbe  porre  molta  ma  molta
  attenzione,  a parte il fatto che ci sono delle azioni come  quelle
  Unicredit  che nell'ultimo anno sono cresciute molto, ma da  quello
  che leggiamo anche sui giornali continueranno a crescere perché  si
  prevede  che  per questo ulteriore anno continuerà la risalita  dei
  valori di borsa, quindi, al limite, facciamo uno screening stretto,
  serio,  vero, di quelle azioni che possiamo collocare  sul  mercato
  con  una  buona  resa,  ma non obblighiamo l'Irfis  a  svuotare  le
  proprie  disponibilità, perché vuol dire che  abbiamo  scherzato  e
  abbiamo  impedito  una  soluzione che, invece,  potrebbe  risolvere
  tanti problemi della nostra economia.

   FONTANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FONTANA.  Signor Presidente, sarò brevissimo, anche  perché  molte
  cose  sono  state  già  dette dai colleghi e  sono,  assolutamente,
  condivisibili.  Questa  mi  sembra  la  strada  giusta,  intrapresa
  proprio   da  questo  Governo  per la dismissione  azionaria  delle
  società  partecipate.  Questo per obbligo di  legge,  tra  l'altro,
  doveva  già essere fatto dal 2011, dal 2010 o 2011 non ricordo  con
  precisione quando la norma nazionale ha previsto che tutti gli enti
  pubblici   dovessero   in  qualche  modo   uscire   dalle   società
  partecipate. Siamo, quindi, in notevole ritardo.
   Mi  auguro,  però,  che  tutto ciò possa  avvenire  nell'immediato
  futuro  e  che, quindi, la Regione possa uscire dalle  partecipate,
  cedere  le relative azioni, averne anche un beneficio economico  e,
  quindi, procedere immediatamente, tra l'altro, come diceva poco  fa
  l'onorevole  Cimino,  nominare dei direttori o  dei  commissari  ad
  acta,  scelti  fra i dirigenti di questa Regione, per  attivare  le
  procedure  di  cessione,  per far sì che  in  tempi,  assolutamente
  rapidi,  si  possa  avere  la cessione delle  azioni  e,  pertanto,
  risolvere, definitivamente, questo problema.
   Non  so  quante  società partecipate vi sono attualmente.  Ricordo
  l'Unicredit,  l'Italkali,  l'Agroalimentare,  ma  credo  che  siano
  diverse. Credo che  le società siano parecchie, così a memoria,  mi
  vengono  soltanto queste tre e spero che si possa  avviare  al  più
  presto questa procedura.
   Sono,  tra l'altro, firmatario, insieme ad altri colleghi,  di  un
  emendamento che, praticamente, prevede questo iter e mi auguro  che
  l'assessore,  il Governo ed anche la commissione possano  esprimere
  parere favorevole su questo emendamento.

   FIRETTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIRETTO.  Signor Presidente, intervengo brevemente,  intanto,  per
  formulare   l'apprezzamento   nei   confronti   del   Governo   per
  quest'articolo che, finalmente, ci fa fare un passo avanti rispetto
  ad  un'azione che avremmo dovuto condurre, come Regione  siciliana,
  già da prima.
   E' stato ricordato da qualche illustre collega che quest'obbligo a
  noi  discende  in forza di una norma di livello nazionale  e,  qui,
  dovremmo  vedere di fare due cose: intanto, evitare l'impoverimento
  di  quello  che  è  il  tessuto  produttivo  siciliano,  pur  nella
  condizione  di  contabilità  che  pure  deve  occuparci,  cioè   il
  raggiungimento  del  massimo obiettivo di tipo finanziario  per  la
  Regione   e,  nello  stesso  tempo,  analogo  obiettivo,  di   tipo
  produttivo, che non serva ad impoverire, invece, un tessuto, quello
  nostro, che ha bisogno di essere incoraggiato.
   E'  questo  il senso dell'emendamento nostro che è successivo,  il
  24.2,  che tende a garantire la continuità produttiva delle aziende
  le  cui  partecipazioni si dismettono, perché può accadere,  ed  il
  dibattito  non  è  affatto aleatorio, la questione  non  è  affatto
  aleatoria  ma  è  cogente, nel tempo, rispetto  ad  alcune  aziende
  partecipate  della  Regione  che  adesso  vedo  indicate  come  non
  strategiche,   il  dibattito  anche  sindacale,   sociale,   si   è
  appassionato  sul  fatto  che alcune di  queste  società  potessero
  essere acquisite da aziende di oltre confine, con l'unico obiettivo
  di   eliminare  un  fastidioso  competitore  e,  quindi,   bloccare
  l'attività  produttiva stessa, con perdita di posti  di  lavoro  e,
  quindi, di ricchezza produttiva.
   In  secondo luogo, in forza proprio di questa norma nazionale  che
  ci  induce all'uscita da queste partecipate a riconsiderare  l'idea
  di un intervento, di una nostra partecipata, cioè l'IRFIS, poiché -
  e quindi mi sentirei di appoggiare l'emendamento di alcuni colleghi
  -  in ordine alla soppressione del comma 2 poiché obiettivamente il
  comma  2  sembrerebbe proprio elusivo rispetto al dettato normativo
  nella   misura  in cui, comunque, noi interveniamo con  una  nostra
  partecipata.

   BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BIANCHI,  assessore  per  l'economia. Signor  Presidente,  signori
  deputati,  sono  venute fuori molte considerazioni,  di  cui  molte
  largamente  condivisibili. Credo, però, non tutte  risolvibili  per
  via  normativa.  Faccio  riferimento a quanto  detto,  ad  esempio,
  dall'onorevole Turano e dall'onorevole Fazio: prevedere  per  norma
  la  valutazione  da parte dell'advisor e la procedura  di  evidenza
  pubblica,  che  è ovviamente il percorso che va utilizzato  per  la
  cessione  di  quote di partecipazione che, peraltro, è il  percorso
  che  si  stava  seguente su Italkali, che è corretto,  non  si  può
  mettere  per  norma  nel momento in cui abbiamo  le  partecipazioni
  azionarie  quotate in borsa, dove ovviamente quel tipo di  percorso
  non è percorribile.
   Quindi,  in  quel caso, essendoci una larga normativa nazionale  e
  regionale che ci impone, comunque, sia il procedimento di  evidenza
  pubblica che l'advisor, non lo metterei a norma ma è ovviamente  un
  indirizzo che accogliamo ampiamente.
   Secondo  tema. Rispondo anche chiaramente sulle azioni  Airgest  e
  così  rispondo  anche all'onorevole Cimino. Noi non possiamo  anche
  qua   indicare  in  norma  quali  saranno  le  società  da  vendere
  ovviamente.
   L'orientamento  è vendere ai prezzi giusti di mercato  le  società
  non strategiche. Nella valutazione della strategicità va verificato
  anche il  momento. Quindi, ad esempio  nell'operazione Airgest, se,
  da  un lato, è ovvio che la Regione dovrà prima o poi dimettere  la
  quota  azionaria  perché l'intervento fu fatto proprio  a  garanzia
  dell'investimento  che abbiamo quantificato già  come  effetto  del
  2014, quindi potrebbe avvenire negli anni a seguire.
   Dovremmo  seguire i mutamenti del mercato per poi verificare.  Non
  c'è  un orientamento attuale ma ovviamente dovremmo verificare, nel
  corso  del  tempo, quando sarà il momento verificandolo  sia  sulla
  strategicità, sia sulla valutazione economica, sia anche sul  ruolo
  dello  sviluppo  complessivo dell'area che  riveste  l'investimento
  effettuato.
   Terzo  punto.  Sul  ruolo dell'IRFIS. Sia  chiaro  non  c'era  una
  volontà  dietro, l'idea di cedere vuole dire fare un passo indietro
  come  Regione nel ruolo in settori produttivi dove è giusto che  la
  Regione non entri.
   L'unico  motivo per il quale era stato previsto il comma di  IRFIS
  era  esclusivamente  una garanzia sul prezzo  di  vendita  e  sulle
  entrate.
   Quindi,  prendiamo  atto  delle  osservazioni  effettuate  e   già
  anticipo  che  il  Governo  è disponibile  anche  ad  un  eventuale
  emendamento soppressivo del comma 2 che non è l'elemento strategico
  dell'articolo  che, invece, è  proprio quello della  cessione  che,
  però, è chiaro, deve da una parte salvaguardare l'entrata che, come
  vi  dicevo,  è  stata  stimata in valori molto  prudenziali,  anche
  rispetto ai valori semplicemente delle società che vi avevo citato.
  Quindi,  soltanto in quel senso, non c'era assolutamente un intento
  di  ampliamento  in  qualche misura del ruolo pubblico,  oltre  che
  l'IRFIS  è cento per cento regionale. E' ovviamente la Regione  che
  sceglie. Però, non è quello il tema perciò da questo punto di vista
  il  nostro è un approccio molto  laico e disponibile. Spero di aver
  risposto a tutte le osservazioni.

   PRESIDENTE. Sono stati presentati dei subemendamenti.
   Sospendo   brevemente   la   seduta  per   dare   la   possibilità
  all'Assessore   di  valutarli  e  procedere  ad   una   riscrittura
  complessiva,  perché  non  credo che  ci  siano  motivi  di  grande
  divergenza.

     (La seduta, sospesa alle ore 23.11, è ripresa alle ore 23.26)

   La sedute è ripresa.
   Assessore  Bianchi, siamo all'articolo 24, i primi tre emendamenti
  24.4, 24.10, 24.5 sono inammissibili.
   All'emendamento  24.2  è stato presentato  un  subemendamento:  il
  24.2.1. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione il subemendamento  24.2.1.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 24.2, così come subemendato.
   Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 24.9.

   DI MAURO. E' ritirato

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Gli emendamenti 24.6 e 24.11 sono inammissibili.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta sospesa alle ore 23.28, è ripresa alle ore 23.32)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, stiamo andando avanti bene, quindi
  non  c'è alcun motivo di esasperare gli animi, anzi credo che  fino
  ad adesso abbiamo fatto un ottimo lavoro.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, anch'io  ritengo
  che  il  Parlamento tanto vituperato spesso invece -  come  lei  ha
  sottolineato a proposito di qualche articolo fa - ha dato prova  di
  essere capace di imperniare e discutere ad un livello molto alto.
   Bene,  per  la stessa motivazione Signor Presidente, noi  dobbiamo
  essere  messi in grado di capire e di comprendere. Mi pare che  dal
  dibattito che è scaturito intorno all'IRFIS sia apparsa in tutta la
  sua  evidenza la incongruità della previsione di quel comma  2,  in
  ragione  proprio di ciò che buona parte di questa finanziaria  -  e
  abbiamo  detto, lodevolmente - prevede, e cioè quella  di  fare  in
  modo  che l'IRFIS possa diventare per la nostra Terra, per i nostri
  piccoli  artigiani  e  commercianti  che  sono  strangolati   dalla
  mancanza  di  credito, la loro salvezza. Ci sono sette articoli,  e
  forse più, di questa finanziaria, che vanno in quella direzione, ma
  poi,  contestualmente,  si  prevede  con  un  comma  di  andare   a
  prosciugare la liquidità che appostiamo nell'IRFIS per le  finalità
  alte  e  nobili  sulle quali siamo d'accordo, con un'operazione  di
  finta vendita, come quella che è prevista dal comma 2.
   Allora se vengono frapposti dei problemi di copertura finanziaria,
  se  parliamo  di questo Signor Presidente, allora è fin dall'inizio
  che  dovremmo  porre  problemi di copertura  finanziaria  su  tanti
  articoli che sono stati approvati e che verranno approvati.
   Quindi,  non  cerchiamo  di  coprire  con  un  velo  pietoso   una
  giustificazione che non regge. Quel comma 2 non può stare in  piedi
  Signor Presidente. Si deve modificare tutta la filosofia che  viene
  messa in piedi e dispiegata in questa finanziaria, che va tutta  in
  una  direzione,  che  è  lodevole:  creare  attraverso  l'IRFIS  la
  possibilità di fare credito alle piccole e medie imprese. Quindi lo
  mantengo.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO. Io intervengo perché non vorrei che andassimo avanti  a
  zig  zag.  Poc'anzi a proposito dell'articolo 23, che  trattava  la
  vendita  dei  terreni  che a suo tempo fecero parte  della  riforma
  agraria, rappresentavo ad uomo del Governo che la posta in entrata,
  per quest'anno è 15 milioni, per l'anno prossimo sarò 20 milioni.
   E,  rispetto a questo articolo 23, non solo non c'è una  norma  di
  salvaguardia, ma mi auguro - e non voglio usare altre espressioni -
  che questa posta si possa realizzare realmente, invece all'articolo
  24  si.  All'art.  23  non c'è alcuna norma di salvaguardia  per  i
  trentacinque   milioni   relativi  al  bilancio   2014-2015,   sig.
  Segretario generale, è così, c'è una posta indicata a buon fine.
   Relativamente alla posta che noi indichiamo in questo articolo 24,
  mi  permetto  di rappresentare, che qualora la gara dovesse  andare
  deserta,   certamente,   si  andrà  avanti   per   un'altra   gara,
  eventualmente  si  rimoduleranno le poste  che  sono  indicate  nei
  capitolati  d'appalto,  perché lo sforzo del  Governo  deve  essere
  quello di cercare e di fare in modo che in questi bandi di evidenza
  pubblica ci sia qualcuno che, finalmente, accetti di acquistare,  e
  credo che siano anche delle quote appetibili.
   Non  dobbiamo, però, ripetere l'errore che abbiamo fatto  anni  or
  sono  quando, dal 2007, invece di procedere alla vendita attraverso
  bandi  di  evidenza  pubblica, abbiamo solo  perso  tempo,  abbiamo
  attivato  i  meccanismi  e  poi, per una serie  di  motivi,  questi
  meccanismi si sono bloccati.
   Adesso,  punto fermo, andiamo avanti, si inizia un nuovo percorso,
  quello  che stato fatto prima, comprendo che venga messo da  parte,
  si inizia con un nuovo bando di evidenza pubblica, ma non ci devono
  essere  fatti che possono consentire di eludere la norma  nazionale
  che è una norma finanziaria e che deve prevedere la vendita.
   Sotterfugi,  perché  tutto  resta come  è  stato  sempre,  e  come
  continuerà  ad essere sempre, per poi, magari, vendere  le  cose  a
  qualche  privato  che  ci farà la grazia di  acquistare  con  poche
  risorse, non è assolutamente possibile. Il Governo si faccia carico
  responsabilmente  di  fare  in  modo  che  queste   quote   vengano
  acquistate da soggetti che sborsano il denaro.

   PRESIDENTE.  Assessore Bianchi, occorre fare chiarezza  su  questo
  secondo  comma. Secondo gli Uffici, però, ci si rimette al Governo,
  venendo  meno  questa  clausola  di  salvaguardia  non  ci  sarebbe
  certezza    sull'entrata.   Per   questo   c'era    una    presunta
  inammissibilità,  però,  se  il  Governo  ritiene  che  è  comunque
  garantita l'entrata di 60 milioni di euro, si può andare avanti.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  il tema, come sempre, è molto complesso, nel  senso  che
  noi  abbiamo  avuto, come sapete, una impostazione  di  bilancio  -
  permetta onorevole Formica - molto attento sulle entrate,  tanto  è
  vero che non ci sono valorizzazioni di patrimonio immobiliare,  non
  ci   sono   entrate   aleatorie,  l'unica   entrata   straordinaria
  dell'articolo precedente è questa.
   Questa  è  quella  di quantità, di dimensioni  più  rilevanti,  60
  milioni.  Noi  siamo  certi sull'entrata,  ed  ho  specificato  che
  l'orientamento del Governo non è quello di razionalizzare il  ruolo
  dell'IRFIS, viste le osservazioni fatte dalla Ragioneria  generale,
  vi  invito a ritirare l'emendamento, per evitare di dare un  parere
  negativo,  non  per altro, perché non vorrei esporre ulteriormente,
  anche alla luce di questo dibattito, un bilancio che presenta delle
  difficoltà.
   Considerata   la   questione,  infatti,  non   mi   assumerei   la
  responsabilità di dare parere positivo al comma due,  ma  sono  per
  continuare nella direzione della certezza di un bilancio tanto  più
  solido,  pure  in  una situazione così difficile. Invito  ancora  a
  ritirarlo, in ogni caso il nostro parere sarebbe comunque negativo.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  l'emendamento
  24.13  pone fine ad un ragionamento che va in contrasto con  quelle
  che sono le somme indicate nelle tabelle, perché fa chiarezza sulla
  procedura  che  noi  abbiamo messo in atto e  che,  comprendo,  può
  creare qualche difficoltà. Ma è una rappresentazione di quello  che
  deve  essere  il comportamento di una amministrazione  che  intende
  vendere  le quote di alcune società e che non intende ricorrere  ad
  alcun  sotterfugio.  L'emendamento prevede di  aggiungere  dopo  le
  parole    milioni   di   euro ,   le   parole qualora   a   seguito
  dell'espletamento  delle  procedure di  evidenza  pubblica  per  la
  cessione  delle partecipazioni azionarie della Regione non ritenute
  strategiche,  non derivassero, nel loco complesso, entrate  pari  o
  superiori  a  60  milioni  di euro, esse  non  produrranno  nessuna
  efficacia .
   Allora qui dobbiamo stabilire se questa vendita deve avvenire  per
  forza, e quindi sostanzialmente trovarci nelle condizioni di  avere
  una  opportunità che va ad essere realizzata al fine  di  incassare
  queste  somme,  oppure  noi stiamo facendo  le  norme  al  fine  di
  rispettare la legge nazionale e poi, comunque, trovarci con  questi
  60 milioni che non si incasseranno mai.
   Quindi, se noi abbiamo la consapevolezza che questa partita è  una
  partita  di  giro che non realizza alcunché, signor Presidente,  un
  bel  giorno  dovremmo  fare questi bilanci consolidati  e  come  li
  facciamo? Sempre con gli stessi soldi che girano?

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, pongo in votazione  l'emendamento
  24.6. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.

   FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

        (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)

         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 24.6

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 24.6.
   Onorevoli  colleghi, vorrei precisare che l'assessore Bianchi,  in
  una  interlocuzione  con i presentatori di questo  emendamento,  ha
  dato  una  certa disponibilità ad una riconsiderazione  in  termini
  positivi, così come è normale che avvengano le interlocuzioni.  Gli
  Uffici  dell'Assessore  e  anche gli  Uffici  dell'Assemblea  hanno
  grandi  perplessità  per  quanto riguarda  la  realizzazione  delle
  entrate di 60 milioni nel caso in cui venisse soppresso il comma  2
  dell'articolo 24.

         (Proteste in Aula dai banchi di centro e di sinistra)

   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema  il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  72
   Maggioranza         37
   Favorevoli          12
   Contrari            60

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 24.13.

   TURANO.  Signor  Presidente, è stato presentato il  subemendamento
  24.13.2,  che  prevede di aggiungere le parole  ad eccezione  delle
  società quotate in borsa'.

   PRESIDENTE. Onorevole Turano, il subemendamento non è  firmato  da
  un Capogruppo.

   TURANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, si costringono  le
  persone  a votare contro ed io non voglio votare contro. Credo  che
  scrivere  per  legge che dobbiamo individuare uno advisor  con  una
  procedura  di  evidenza pubblica per valutare  le  quote  azionarie
  delle società della Regione è un fatto giusto.
   Faccio  un esempio. La Regione siciliana, meno di un mese  fa,  ha
  comprato  al valore nominale le quote della società Airgest  a  due
  euro  e  cinque centesimi a quota. Ritenete per davvero che  quelle
  quote valgono due euro e cinquanta o forse valgono duecento euro?
   Bene, lo dobbiamo scrivere per che ci vuole un advisor.
   Presidente  Crocetta,  quando  parla  con  me,  usi  la   cortesia
  personale  di  guardarmi in faccia, perché  io  non  ho  niente  da
  nascondere  e  non  ho  interessi  particolari  in  niente.  Vorrei
  soltanto  che si scrivesse che si utilizzano procedure di  evidenza
  pubblica.  Se  il  Governo non è d'accordo,  lo  dica  ed  io  sarò
  costretto a votare in dissenso, perché voglio stare a posto con  la
  mia coscienza.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 24.13, parte prima.
   Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 24.12.

   CIACCIO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto. Si passa  all'emendamento
  24.7.

   FORMICA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   L'emendamento 24.13, seconda parte, è dichiarato inammissibile.
   Si  passa  all'emendamento 24.Gov a firma del Governo.  Il  parere
  della Commissione?

   DINA,  presidente  della  commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 24, così  come  emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   FORMICA.  Signor Presidente, chiedo di sospendere i  lavori  e  di
  rinviare la seduta a domani.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  abbiamo  appena
  votato  l'articolo  24  del  disegno  di  legge  sulla  finanziaria
  regionale, e prima di questo, abbiamo accantonato 5 articoli.
   In  buona sostanza, fino ad ora, abbiamo approvato 19 articoli dei
  49  che  compongono il disegno di legge che ci è  stato  consegnato
  dalla Commissione Bilancio.
   Signor  Presidente, un ruolino di marcia che prevede circa  un'ora
  per  l'approvazione di ogni articolo, e seppure volessimo farci uno
  sconto,  stabilendo che diventiamo bravi ed approviamo un  articolo
  ogni  45 minuti, la matematica dice che abbiamo dinanzi a noi circa
  22  ore di lavoro per concludere gli articoli del disegno di legge,
  al netto degli aggiuntivi.
   Allora,  in  buona sostanza, onorevoli colleghi, noi  arriveremmo,
  senza  intoppi,  alle ore 22 di domani sera senza  avere  fatto  un
  minuto  di  pausa  per concludere gli articoli,  e  dovendo  ancora
  iniziare   gli  emendamenti  aggiuntivi,  alcuni  dei  quali   sono
  importanti e, certamente, verranno apprezzati e valutati dall'Aula.
   Signor  Presidente,  ho  voluto fare questo  ragionamento,  che  è
  assolutamente  matematico, perché, ammesso che vi  fosse  stato  da
  parte  di  qualcuno  intento dilatorio, obiettivamente,  Presidente
  Crocetta, da almeno cinque, sei ore a questa parte stiamo lavorando
  concretamente solo sulle norme perché abbiamo metabolizzato,  anche
  i  colleghi  più  recalcitranti, la volontà di approvare  la  legge
  finanziaria.
   Però,  Presidente, la matematica ci dice che neanche facendo tutta
  la  notte,  e  continuando  no stop, riusciremmo  ad  approvare  la
  finanziaria ed allora un minimo di buon senso, è una richiesta  che
  le faccio e che credo debba trovare accoglimento.
   Sono le ore 24.00, sospendiamo e riprendiamo domattina, anche alle
  ore  10.00. Peraltro, come lei sa, stamattina c'è stata  una  lunga
  Conferenza   dei  Capigruppo,  perché  probabilmente  se   avessimo
  iniziato  alle  ore 10 sarebbe andata meglio, ma  abbiamo  iniziato
  alle  14.00 per responsabilità di alcuno. Ed allora, credo,  signor
  Presidente,  sia arrivato il momento di sospendere per ricominciare
  lucidi  domattina facendo un buon lavoro, o continuando meglio  nel
  buon lavoro che abbiamo fatto finora.

   CIACCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  mi  allaccio  al
  collega   Cordaro,  e  proprio  perché  ha  fatto  un  ragionamento
  matematico, vorrei inserire anche delle variabili, perché più passa
  il  tempo  più  c'è  la stanchezza. Devo fare  un  plauso  a  tutta
  l'Assemblea, che ha lavorato molto bene, però magari la  stanchezza
  porta  ad innervosirsi e, quindi, a non procedere per come  abbiamo
  fatto.
   Quindi,  con  tutto il mio Gruppo parlamentare,  mi  associo  alla
  richiesta  di  sospensione, e chiedo, cortesemente,  di  darci  dei
  tempi certi.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, considerato che abbiamo fatto fino
  adesso  un  buon  lavoro, recuperando il tempo  perso,  soprattutto
  sulla qualità della legislazione, purtroppo, alcuni atteggiamenti e
  alcuni  toni,  in  questo momento, mi fanno sempre  più  convincere
  dell'opportunità di sospendere la seduta.
   Pertanto, sospendo la seduta, avvertendo che riprenderà  alle  ore
  12.00  di  domani, sabato 11 gennaio 2014, alle ore 12.00,  con  lo
  stesso ordine del giorno.

    (la seduta, sospesa alle ore 23.58, è ripresa alle ore 13.18 di
                        sabato 11 gennaio 2014)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
   Si passa all'articolo 25:

                               «Art. 25.
                   Impiego fondi IRCAC inutilizzati

   1.  Al  fine  di  rendere  disponibili le somme  impegnate  e  non
  utilizzate  nel Fondo Unico a Gestione Separata gestito dall'IRCAC,
  attinenti  alla legge regionale 18 agosto 1978, n. 37 e  successive
  modifiche  ed  integrazioni, l'IRCAC procede  entro  trenta  giorni
  dalla    data   di   pubblicazione   della   presente   legge    e,
  successivamente, entro il 31 gennaio di ogni anno, ad una  verifica
  dei  crediti  a medio termine e di esercizio, deliberati  ai  sensi
  della  citata legge regionale, disimpegnando dal citato  Fondo,  le
  somme  relative ai predetti crediti concessi e non erogati da oltre
  due anni e i relativi provvedimenti concessivi, adottati dall'IRCAC
  e/o dalla Regione Siciliana, si intendono revocati.

   2.  Il 50 per cento delle somme disimpegnate ai sensi del comma 1,
  al  netto  di  eventuali  commissioni spettanti  all'IRCAC  per  la
  gestione dei medesimi, è versato, entro trenta giorni in entrata al
  bilancio  regionale per essere destinate  alla copertura  di  nuove
  iniziative  in  materia  di  sviluppo e  occupazione,  a  carattere
  innovativo,   nel  settore  della  cooperazione  mutualistica.   Il
  restante 50 per cento delle somme rientra nella dotazione del Fondo
  unico  di cui all'articolo 63 della legge regionale 7 maggio  1997,
  n.   6,  gestito  dall'IRCAC  ed  è  utilizzato  dallo  stesso  per
  l'attività  ai sensi della propria legge istitutiva  e/o  di  altre
  leggi  speciali la cui dotazione finanziaria faccia riferimento  al
  Fondo Unico a Gestione Separata gestito dall'Istituto.

   3.  Entro  il 31 dicembre di ogni anno con decreto del  Presidente
  della Regione, su proposta dell'Assessore regionale per le attività
  produttive, le disponibilità del fondo  istituito con  il  comma  2
  sono  ripartite e destinate alle medesime finalità stabilite  dalle
  leggi istitutive dei fondi di cui al comma 1».

   Comunico   che  è  stato  presentato  l'emendamento  25.10   dagli
  onorevoli Lentini ed altri.

   LENTINI. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per  dare  la
  giusta  spiegazione a quella che è stata per lunghi anni una storia
  quasi infinita, quella dell'Ircac.
   L'articolo  25,  quindi, e l'emendamento a  mia  firma  che  vuole
  riscrivere  l'articolo,  non fa altro  che  agevolare  il  percorso
  appunto per tutte queste leggi che si sono succedute nel tempo.
   La  riscrittura nasce proprio per questo, per renderla più fluida,
  più  leggibile.  E,  quindi, in sostanza, la cosa  più  importante,
  proprio  per il succo di questo articolo, dell'emendamento,  è  che
  negli  anni scorsi alcune cooperative giovanili della Sicilia hanno
  avuto decretato dall'assessorato un finanziamento.
   L'Ircac,  ai  sensi dell'articolo 63, della legge n. 6  del  1997,
  l'Ircac  ente strumentale della Regione, è autorizzato ad espletare
  questo tipo di servizio, quindi di dare dei finanziamenti, appunto,
  alle  cooperative giovanili per agevolare uno sviluppo, un percorso
  di sviluppo nel territorio siciliano.
   Alcune  cooperative  sono state decretate ed  autorizzate,  quindi
  sono  partiti i primi finanziamenti, altre cooperative, pur  avendo
  anche   loro,  decretato  il  finanziamento  l'IRCAC  si  bloccano.
  Materialmente, signor Presidente, l'IRCAC in questo momento  ha  un
  tesoretto  di  circa  15  milioni di euro,  che  erano  quelli  che
  dovevano  finanziare  queste cooperative, dunque,  possiede  questo
  tesoretto di circa 15 milioni di euro e con questo emendamento  del
  Governo,  che ringrazio, diamo la possibilità intanto  di  dividere
  questa   somma,  di  cui  il  50%  viene  dato  all'Amministrazione
  regionale per impegnarlo per lo sviluppo e l'occupazione in Sicilia
  di  cui  c'è  tanto bisogno e poi l'altro 50% che rimarrebbe  nelle
  casse  dell'IRCAC  in  accordo  con  l'Assessorato  delle  Attività
  produttive  e  renderlo disponibile per quelle  cooperative  che  a
  tutt'oggi  svolgono  attività lavorativa  pagando  bene,  lavorando
  bene,  le  tasse e quant'altro in modo da continuare  ad  agevolare
  tale  percorso che è una delle cose che oggi per le piccole e medie
  imprese  risulta  essere attuale, se noi diamo  questa  possibilità
  ancora  a  queste  coop che lavorano tranquillamente  senza  cadere
  nella  morsa della pubblica Amministrazione. Allo stesso tempo,  la
  pubblica  Amministrazione dà la possibilità attraverso questo  ente
  strumentale di continuare l'attività così come è stata creata.
   Pertanto,  questo  tesoretto  in questo  momento  è  importante  e
  fondamentale  e  quindi  il  50%, mi ripeto,  ritorna  nelle  casse
  regionali e il 50% proprio per sviluppo ed occupazione, l'altro 50%
  continuerà   ad  essere  gestito  dall'IRCAC  appunto  per   queste
  cooperative attive.

   BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    pur
  condividendo lo spirito della norma e l'impostazione che ha dato il
  Governo,  a mio giudizio, però si pone una questione che  è  quella
  relativa  ai  provvedimenti  amministrativi  già  notificati   alle
  cooperative  giovanili  e  ai  procedimenti  amministrativi  ancora
  pendenti.
   Questo  perché  ritengo,  assessore Bianchi,  che  nell'ambito  di
  queste risorse che si potrebbero reperire, vanno salvaguardati  gli
  interessi  contrapposti dei privati che hanno avuto  nel  corso  di
  questi  anni  un  legittimo affidamento a fronte  di  provvedimenti
  amministrativi di concessione di contributi già erogati.
   Da  un  riscontro con l'Ufficio, pare che ci siano una ventina  di
  pratiche già definite, notificate agli interessati che, ovviamente,
  a  mio  giudizio,  non potranno essere revocate e quindi  la  norma
  dovrebbe trovare un apposito limite nei provvedimenti già definiti;
  provvedimenti, si tratta spesso, secondo la dizione della norma,  o
  di  contributi  in  conto capitale o di mutui  quindicennali  o  di
  prestiti agrari. Sono dunque provvedimenti per cui i privati  e  le
  cooperative giovanili hanno maturato un legittimo affidamento e che
  pertanto andrebbero salvaguardati.
   Io a tal riguardo ho presentato anche dei subemendamenti perché mi
  è  sembrato giusto specificare il tenore dell'emendamento  proposto
  dall'onorevole   Lentini  specificando  che  non   si   tratta   di
  procedimenti  giudiziari,  ma  di  procedimenti  amministrativi  ed
  inserendo specificamente la dizione: provvedimenti accessori e  non
  decreti  di  concessioni, perché l'Ufficio dell'IRCAC  esitava  con
  questo tenore gli atti amministrativi.

   MARZIANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARZIANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io  leggendo  il
  testo  dell'emendamento  25.12.GOV,  ritengo  che  non  solo  venga
  esaudito  il contenuto dell'emendamento dell'onorevole Lentini,  ma
  in  più  mi  pare di capire che il Governo ritiene di  potere  fare
  svolgere  quelle attività a sostegno dell'imprenditoria  giovanile,
  femminile e quant'altro alla stessa IRCAC, cioè che non c'è più  la
  norma  sul  versamento del 50% nelle casse della  Regione,  ma  sia
  tutto il fondo ridefinito, diviso al 50 e 50, almeno  così mi  pare
  di capire dalla lettura del 25.12.GOV.
   Allora,  io personalmente sono assolutamente d'accordo  nel  senso
  che  ritengo che questo istituto possa ancora svolgere una funzione
  importante  nel  finanziamento ad una tipologia di impresa,  quella
  cooperativa che per qualche anno ha subito una sorta di stasi e che
  ora potrebbe essere rilanciata.
   Approfitto però della presenza dell'Assessore per l'economia, e lo
  faccio con lo spirito di chi si sente appieno nella maggioranza, di
  chi  condivide lo sforzo riformista che sta facendo il  Governo  in
  alcuni casi, tuttavia, devo semplicemente lamentare, che mentre per
  quanto  riguarda  le  norme  sui consorzi  fidi,  sui  consorzi  di
  bonifica,  anche se non nel testo presentato dal Governo  in  Aula,
  una  discussione  importante si era svolta in Commissione,  per  le
  norme  sull'IRFIS  - la riforma che poi ha portato all'approvazione
  della  legge  in  Aula per il fondo unico per l'agricoltura  -,  la
  Commissione  è  stato il luogo in cui si è sviluppato il  confronto
  fra  Parlamento e Governo, ma ci sono delle norme nella finanziaria
  che   non   sono  transitate  neanche  per  un  minuto  dalla   III
  Commissione.
   Io  lo dico con lo spirito di chi vuole non solo il riformismo, ma
  il  riformismo  forte  che incida sulle situazioni  di  spreco,  di
  parassitismo, sulla razionalizzazione della spesa.
   Invito  quindi il Governo a fare in modo che tutte  le  norme  che
  riguardano  le  partecipate  possano passare  anch'esse  dalla  III
  Commissione,  che  è  la Commissione di merito,  anche  per  questi
  aspetti della vita parlamentare siciliana.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Governo,   un
  intervento molto breve, rapido e veloce.
   Assessore, io sono contrario a questo emendamento, sono  contrario
  se  questi 15 milioni di euro servono a fare in modo che  la  CRIAS
  possa  continuare  a  finanziare  cooperative  edilizie,  sviluppo,
  innovazione  e quindi lavoro. Il momento di crisi che attraversiamo
  è talmente forte che ci deve imporre una lunga riflessione.
   Bene  dice  il  presidente Marziano quando  afferma  che  ci  sono
  argomenti che vanno visti nelle Commissioni.
   Qui,  da qualche giorno, stiamo portando avanti una serie di  temi
  senza che abbiano avuto la riflessione dovuta. Una riflessione  che
  si deve imporre. Già sta diventando inutile il Parlamento perché, a
  parte il Presidente, gli Assessori sono tutti esterni, paghiamo  un
  Parlamento inutilmente perché non serve. Le Commissioni altrettanto
  se  quello che dobbiamo fare in Commissione viene portato qui e non
  c'è,  quindi, una riflessione in cui ciascuno di noi  può  dare  un
  contributo per cercare una soluzione diversa.
   Se  questi 15 milioni devono essere tolti alla CRIAS senza che  ci
  sia  una motivazione, se quello che è stato finanziato nel tempo  e
  se   sono  state  bloccate  tutte  le  cooperative  edilizie  e  le
  cooperative  giovanili,  c'è una motivazione  per  cui  sono  state
  bloccate,  se questa motivazione viene tolta, rimossa e  si  dà  il
  finanziamento, credo che, in un momento come questo, abbiamo  fatto
  un ottimo lavoro.
   Così  come,  e  qui  c'è  un emendamento  che  le  ho  sottoposto,
  Assessore,  un  emendamento che serve a spostare,  a  congelare  di
  cinque  anni  i  debiti  che le aziende hanno,  gli  artigiani,  le
  piccole  e  medie  imprese hanno con la CRIAS, l'IRCAC  e  l'IRFIS.
  Spostarli  di  cinque  anni significa farli  respirare  ed  evitare
  ancora  ulteriori migliaia di fallimenti. Probabilmente, faremo  in
  modo che ci sia anche qualcuno che non si suiciderà, e credo che su
  questo  il  Commissario dello Stato sarà molto attento,  oculato  e
  magari  eviterà  che  ci  siano ancora ulteriori  lutti  in  questa
  Regione.
   Quindi,  se  lei mi chiarisce che questi 15 milioni di euro  tolti
  alla  CRIAS non porteranno difficoltà alla CRIAS per portare avanti
  il   programma   e  consentirà  alle  ditte,  alle  aziende,   sono
  cooperative  giovanili che aspettano da venti anni,  quindi,  credo
  che un intervento sui dirigenti regionali, su chi è occupato a dare
  una  risposta  va  visto, va fatto, perché qui  ci  sono  direttori
  regionali che non agevolano il lavoro degli assessori e del Governo
  e, magari, poi, siamo colpevoli.
   Non  c'entra niente ma glielo voglio dire: un direttore  dei  beni
  culturali il quale fa una gara, poi la sospende, poi ci fa  perdere
  40 milioni di euro in un momento in cui abbiamo bisogno di risorse.
  Blocca almeno 100 persone che dovevano transitare dalla nuova  Musa
  ad  altri  enti  e  non  lavorano da un anno.  Ci  sono  direttori,
  Assessore, che vanno tolti dalla posizione che hanno e non messi  a
  riposo  con  lo  stesso  stipendio.  Bisogna  togliergli  anche  lo
  stipendio.
   Se  qui  alla  CRIAS c'è qualcuno che gioca la partita  contro  le
  cooperative giovanili, contro le cooperative edilizie,  mi  risulta
  che  ci  sono da venti anni persone che aspettano una soluzione  al
  problema  per  il quale chiederò un incontro in Commissione,  credo
  che se guardiamo bene la riscrittura del Governo con la riscrittura
  fatta dal collega Lentini e dagli altri, se lei dà un'occhiata,  si
  renderà  conto  come  sia  puntuale questa  riscrittura  che  potrà
  servire al Governo, alle cooperative ed alla stessa CRIAS.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore  Bianchi
  avevo  chiesto la parola perché desideravo chiedere  a  lei  alcuni
  chiarimenti, soprattutto, in ragione di quanto previsto  nel  primo
  comma  di questo articolo perché, evidentemente, per avere  redatto
  così  questa  norma  avete fatto uno studio preventivo  che  vi  ha
  condotto, appunto,- a questo tipo di redazione.
   Cioè,  immagino che avrete previsto la possibilità  di  recuperare
  tutta  una serie di somme per procedimenti che non si erano avviati
  trascorso il termine che si legge nella norma.
   E,  allora,  vorrei  intanto  chiederle  e  chiedo  al  presidente
  Ardizzone di farlo subito, qual è lo studio sottostante alla  norma
  e,  però,  presidente Ardizzone ed onorevoli colleghi,  vorrei  far
  presente  all'Aula  tutta, ma soprattutto al Governo,  che  abbiamo
  ripreso i lavori con un articolo importante, appunto l'articolo 25,
  sui  fondi  gestiti  dall'IRCAC e ad aprire le  danze  è  stata  la
  maggioranza  che  dovrebbe  sostenere  il  Governo  perché  abbiamo
  assistito, assessore Bianchi, ma vorrei che mi ascoltasse anche  il
  presidente  Crocetta,  a quattro interventi che  sono  tutti  della
  maggioranza  che  sostiene il Governo e che hanno rappresentato  in
  alcune   parti   anche,   certamente,  un  percorso   non   univoco
  nell'interpretazione dell'articolo 25.
   Allora,  assessore Bianchi, mi rendo conto che il Governo  sia  in
  difficoltà  e  che lei avrà difficoltà anche a rispondere  a  tutti
  cercando di accordarli tutti, però, voglio dire, fin da ora e  cioè
  fin dall'inizio dei lavori di questa seduta, che deve essere chiaro
  che l'opposizione sta lavorando perché questa Finanziaria che serve
  alla  Sicilia, vedremo poi in che modo, si faccia prima  possibile,
  mentre  il  problema  mi pare che venga dalla  maggioranza  perché,
  ripeto,  se ad inizio di seduta ci sono quattro interventi e  tutti
  della maggioranza, evidentemente, c'è qualcosa che non funziona.
   Siccome, ieri sera abbiamo concluso dicendo che il tempo medio  di
  approvazione  di  un  articolo era di un'ora,  non  vorrei  che  le
  incomprensioni interne alla maggioranza - non è una provocazione  e
  spero   di  sbagliarmi  -,  dovessero  condurci,  poi,  a  dilatare
  ulteriormente  i tempi perché se questo dovesse accadere  è  chiaro
  che ognuno farà la sua parte, però, certamente, non potrete dire ai
  siciliani  che  l'opposizione allunga i tempi, spiegheremo  che  la
  maggioranza  siccome  spesso  non è d'accordo  con  il  Governo  ha
  bisogno  di avere chiarimenti che avrebbe dovuto avere in una  sede
  diversa  da  questa e cioè nella Commissione Bilancio.  Ciò  non  è
  accaduto, auspichiamo che accada dal prossimo articolo in poi.
     Le  chiedo, signor Presidente, ove lo ritenga, di farmi chiarire
  il primo aspetto che era, poi, la ragione del mio intervento.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Cordaro, magari faremo  intervenire
  il Governo a chiusura degli interventi da parte dei deputati.

   ALONGI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALONGI.  Signor  Presidente,  Assessore,  onorevoli  colleghi  una
  precisazione prima di andare avanti, anche perché ho depositato  un
  emendamento   che   ritengo  possa  essere   utile   ad   integrare
  l'emendamento 25.12 GOV.
     Certo, togliere questi 15 milioni di euro, assessore Bianchi, ad
  un  ente  come  l'IRCAC  che, in questo  minuto,  svolge  un  ruolo
  importante  a sostegno delle cooperative ed anche, mi  permetto  di
  dire,  un  Know  how non indifferente, anche nella  celerità  della
  concessione dei contributi ad oggi, quindi, mi preoccupo del  fatto
  che spostiamo 15 milioni di euro e li togliamo ad un ente che già è
  particolarmente rodato.
   Credo  che  sia un emendamento capestro nel senso che togliamo  10
  milioni  di  euro  all'Ircac che è una società che  ha  una  grande
  capacità  professionale  dimostrata  negli  anni  nello  sviluppare
  iniziative  a  sostegno  della cooperazione,  li  trasferiamo  alla
  Regione  in  un capitolo - che ancora non so dove ed a  chi  -  per
  sviluppare  ulteriori proposte di innovazione ed altro.  Credo  che
  tutto ciò sia un po' fuori luogo ed inopportuno.
   Ma  aggiungo,  ho  fatto  mio  ed ho  presentato  un  emendamento,
  condiviso  dal  Capogruppo  del nuovo centrodestra,  perché  questo
  subemendamento prevede di destinare risorse che vengono  recuperate
  a nuove iniziative in materia di sviluppo occupazionale a carattere
  innovativo, leggo, nel settore della cooperazione mutualistica.
   Io  aggiungo,  è  utile,  secondo  me  e  secondo  noi,  oltre   a
   cooperazione mutualistica  aggiungere  del terzo settore  ed  alle
  cooperative  che  gestiscono aziende agricole e terreni  confiscati
  alla mafia .
   Perché  faccio  questa considerazione? Non la faccio  a  caso,  la
  faccio perché, per mia diretta conoscenza, oggi, le cooperative cui
  vengono assegnate aziende agricole o terreni confiscati alla  mafia
  hanno una grande difficoltà ad operare sulla risorsa dello start up
  iniziale,  perché  il  PON  sicurezza,  a  livello  nazionale,  non
  finanzia  cooperative ma finanzia soltanto enti locali  e,  quindi,
  credo  che  dare  un  messaggio in una terra come  la  nostra  dove
  stabilire un plafond già iniziale per un fondo del genere  potrebbe
  essere utile. E' un buon segnale che arriva alla cooperazione.
   Mi  spiego meglio, le cooperative si mettono insieme, più  giovani
  si  mettono  insieme perché hanno deciso di sfidare il  destino  di
  questa  Terra  ed   avere assegnato dei beni confiscati  e  poi  si
  trovano con un pugno di mosche in mano. E non c'è peggio quando  il
  bene  confiscato  ritorna  ad  essere  abbandonato  e  non  diventa
  produttivo.
   La  migliore  risposta per la Sicilia è quella di far produrre  un
  bene  confiscato  a  Cosa Nostra. Questo credo  che  sia  un  fatto
  importante e per questo ho presentato il subemendamento.
   Approfitto  del  mio  passaggio  su  questo  subemendamento,  ieri
  riflettevo, vado ogni tanto su facebook, presidente Ardizzone, e lì
  leggevo qualche sua riflessione. Sono riflessioni profonde e che mi
  permetto  di dire, ogni tanto, mi turbano. E' chiaro che in  questa
  Terra  si è in  prima linea e si opera, esistono modi e metodi  per
  fermarlo,  ma  non  bisogna mai fermarsi a metodi  che  tentano  di
  frenare, lei sa a cosa mi riferisco, è un dato pubblico, che lei ha
  pubblicato   ieri,  quindi,  mi  sembrava  corretto  darle   questa
  testimonianza e questo segnale per dirle che mi piace quel commento
  che lei ha fatto su facebook e che ho condiviso.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  perché
  ho una forte perplessità a votare questo articolo.
   Siamo  in un momento di grande difficoltà economica per le piccole
  e  medie imprese soprattutto per il mondo delle cooperative.  Ed  è
  vero,  quindi, togliere dei fondi all'Ircac che è l'unico  sostegno
  ed  anche veloce nell'erogazione del finanziamento nei confronti di
  chi  vuole fare intrapresa, di quel mondo giovanile, per  andare  a
  destinarli ad altri progetti e non si capisce quali, perché  se  si
  dovessero  destinare ad altri progetti,  allora  bene,  sarebbe  il
  caso  di stimolare ed incentivare eventualmente l'Ircac  anche  con
  una  campagna pubblicitaria, non so come, un investimento, affinché
  questi fondi vengano riammessi.
   Perché,  in questo momento, si è fermato così come si sono fermati
  chi  vuole  fare?  Questo lo dice una persona che,  comunque,  è  a
  contatto giornalmente con i giovani, anzi che incentiva, che  cerca
  di  incentivare  anche  l'intrapresa.  Perché  c'è  un  momento  di
  scoramento,  cioè  non  c'è fiducia e, quindi,  c'è  questa  grande
  difficoltà.
   Credo  che,  onestamente, in un momento in cui questa  finanziaria
  che è strutturata soltanto con ammortizzatori sociali, parliamo  di
  15  milioni di sussidio, parliamo di cantieri di servizio, si debba
  vedere dove si può risparmiare.
   Se  questo serve per fare cassa e per fare recuperare delle  somme
  non togliamole anche al mondo imprenditoriale. Vi assicuro che qui,
  ieri, si parlava di comunità-alloggio, si parlava di case protette,
  si  parlava di piccole cooperative di servizio che tutti sproniamo,
  anche  i  giovani  a  richiedere  l'accesso  al  credito  ed  anche
  attraverso l'erogazione dell'IRCAC che è semplice.
   Quindi,  onestamente, chiedo al Governo una pausa  di  riflessione
  perché  i  residui, cioè le somme, non è che non sono state  spese;
  non  sono  state spese perché, possibilmente, anche da parte  della
  dirigenza, di chi era all'IRCAC si è un po' arenato, però  ,vedete,
  fatevi  fare  il  resoconto degli ultimi  finanziamenti  che  avete
  fatto,  non  è  un volere difendere l'IRCAC perché la sottoscritta,
  insieme  ad  altri deputati, aveva anche presentato un  disegno  di
  legge che accorpasse l'IRCAC all'IRFIS. Mi sono resa conto, facendo
  due  passi indietro, che avevo sbagliato. Quindi, chiedo al Governo
  di  soffermarsi  e chiedo una pausa di riflessione e  non  togliamo
  somme   che   possono  essere  destinate  alla   produttività,   ad
  incentivare  le imprese, altrimenti, veramente, questa  Finanziaria
  tranne  due, tre articoli abbiamo semplicemente sostenuto  solo  ed
  esclusivamente ammortizzatori sociali, sussidi, ma non è questo  il
  riscatto che vuole la Sicilia.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  Assessori,  in
  effetti,  anch'io  non  ho  potuto non notare,  come  diceva  prima
  l'onorevole  Cordaro, come la maggioranza, i partiti di maggioranza
  in  questa  fase  di  avvio,  non abbiamo  tenuto,  come  dire,  un
  atteggiamento  costruttivo,  rispetto alla  proposta  del  Governo.
  Quindi,  mi  chiedo, Presidente, in effetti, con questo trend  come
  andremo avanti nei lavori.
   Rispetto  all'articolo 25, mi sembra che da una parte si  vogliano
  tenere  queste  somme  per  utilizzare i fondi  all'interno  di  un
  capitolo  unificato che dovrebbero essere gestiti dalla Regione,  e
  dall'altra queste somme, effettivamente, dovrebbero rimanere  forse
  in IRCAC ma non si capisce bene con quali finalità.
   Credo  di poter dire, con grande serenità, che in effetti  bisogna
  prendersi  una  pausa di riflessione rispetto a questo  articolo  e
  bisogna  farlo  perché non ci sono riferimenti certi rispetto  agli
  investimenti. Chi conosce l'attività che l'IRCAC in questo  momento
  sta  facendo,  sa bene che sono sospese una serie di iniziative  ed
  una  serie  di  istanze  da  parte  di  cooperative  giovanili  che
  potrebbero  beneficiare di questo fondo. Probabilmente,  nel  tempo
  l'attività  è  andata  a rilento ma so per certo  che,  proprio  in
  questo  ultimo anno, si sta facendo un'attività abbastanza  rapida,
  abbastanza celere per l'utilizzo delle somme.
   Per   cui,   mi   sembrerebbe,  in  qualche  modo,   di   togliere
  un'opportunità ai giovani che, invece, con questo fondo  potrebbero
  avviare  delle  esperienze, esperienze di attività  produttive  che
  vanno nella logica dello sviluppo.
   Un'altra  considerazione, oltre a queste prime  remore  legate  al
  fatto  che  andiamo affettivamente a togliere delle opportunità  di
  sviluppo   nel  territorio,  togliendo  a  giovani  che  potrebbero
  accedere   a   questo   contributo,  questa  disponibilità,   altra
  perplessità  mi sembra legata al fatto che, in realtà, non  abbiamo
  alcuna certezza di quali siano questi risparmi e non abbiamo alcuna
  certezza perché, in realtà, ovviamente, ci sono alcuni impegni  che
  IRCAC ha gia preso rispetto a delle richieste di finanziamento  che
  sono   state   inoltrate  o  che,  di  fatto,  non  vedono   ancora
  l'erogazione  dei contributi, perplessità legate al  fatto  che  le
  somme  dovute per l'attività di gestione svolte dall'IRCAC rispetto
  alla Regione, non sono state ancora erogate, per cui mi sembra che,
  come spesso si è fatto, in questo Governo si facciano i conti senza
  l'oste,   cioè  si  fa  riferimento  a  delle  entrate   che   sono
  assolutamente  presunte,  si  viene allettati  dall'idea  di  poter
  utilizzare quelle somme, quel fondo, ma quel fondo, di fatto, non è
  assolutamente disponibile.
   Nell'augurarmi,  intanto,  che  la  maggioranza,  in   quest'Aula,
  incominci  a  cambiare  il passo e cominci, effettivamente,  a  non
  volersi sostituire al lavoro che noi di opposizione vorremmo fare e
  che  continueremo  a  fare e sperando, quindi, che  arrivino  delle
  proposte  a sostegno dell'attività del Governo anziché, come  dire,
  un  abbraccio  mortale  che sembra volere  accompagnare  la  nostra
  attività di opposizione - per carità se questa è l'intenzione della
  maggioranza  a  noi  va bene -, e nella speranza,  invece,  che  su
  questo articolo si rifletta in maniera più attenta, preannuncio  un
  parere  negativo,  ma lo affronteremo meglio attraverso  i  singoli
  emendamenti che presenteremo.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire l'assessore Bianchi per dare
  le  giuste  risposte  ai  deputati che  ne  hanno  fatto  legittima
  richiesta.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  intanto  buongiorno  Il dibattito è stato  molto  utile,
  molti degli interventi, sia della maggioranza che dell'opposizione,
  hanno posto osservazioni cui in parte, per alcune, abbiamo risposto
  con la riscrittura che abbiamo fatto.
   Cerco  di spiegare qual è la logica che c'è dietro questa proposta
  che   è  stata  fatta  -  ovviamente  non  viene  da  un'invenzione
  improvvisa  -, alla luce delle informazioni e dei dati che  abbiamo
  avuto proprio dall'IRCAC.
   L'IRCAC   ci  ha  segnalato  la  presenza  consistente  di   fondi
  inutilizzati a valere su leggi, sulle cooperative giovanili che  si
  richiamavano più volte, di 15-20 anni fa, i cui blocchi ed  intoppi
  burocratici intervenuti nel corso del tempo - ci segnala la  stessa
  IRCAC  -   rendono  impossibile erogare quelle risorse,  in  questa
  fase,  a  valere su quella legge anche perché molte delle finalità,
  delle  motivazioni, ovviamente, di una legge scritta negli anni  80
  non sono più attuali rispetto alle esigenze per le cooperative,  in
  termini  di  innovazione,  in termini  di  servizi  innovativi  che
  dovrebbero erogare, che dovrebbero finanziare tramite l'IRCAC.
   L'operazione  che  facciamo, quindi, non  è  quella  di  sottrarre
  risorse,  è  quella di liberare risorse, cioè abbiamo un tesoretto,
  come  diceva  precedentemente l'onorevole  Lentini,  stimato  dalla
  stessa IRCAC tra i 25-30 milioni che sono, attualmente, bloccati  e
  che loro stessi vorrebbero che venissero liberati.
   In  considerazione  di  un  montante di  risorse  così  rilevanti,
  abbiamo  pensato:  facciamo  un  doppio  intervento.  Da  un   lato
  liberiamo  le risorse e le reimmettiamo nel fondo unico  dell'IRCAC
  così   da   alimentare  l'attività  dell'IRCAC  che,  quindi,   può
  riprendere ad erogare perché stiamo parlando di un ente  che  aveva
  indebolito  la sua capacità di intervento  nel corso  degli  ultimi
  anni.  Quindi, col 50 per cento  circa di questo fondo può  erogare
  risorse   e  rimettersi  subito  in  movimento.  Dall'altra   parte
  recuperiamo  risorse al bilancio regionale per attivare  interventi
  di sviluppo e sociali in cui il ruolo delle cooperative è centrale.
  Quindi,  da  un lato finanziamo IRCAC e garantiamo che continui  ad
  operare e si rafforzi, dall'altro finanziamo anche direttamente gli
  interessi e le cooperative.
   Quindi,  ad esempio, nelle cooperative sociali possiamo alimentare
  strumenti   che,   poi,   danno  risorse  ugualmente   al   sistema
  cooperativo.  Quindi, il tipo di operazione non è ad indebolire  il
  sistema  cooperativo, tutt'altro, è a rafforzarlo  e,  allo  stesso
  tempo,  la  necessità di liberare risorse per IRCAC può  alimentare
  anche  lo  stesso  istituto  che, inevitabilmente,  anch'esso  deve
  subire un processo di rafforzamento.
   Ultimo  tema, molto interessante, proposto dall'onorevole  Alongi.
  Ritengo  che qui ci siano due temi interessanti: dobbiamo  chiarire
  il  termine   carattere innovativo , perché  è  chiaro  che  quando
  parliamo di carattere innovativo parliamo di innovazione anche  nei
  settori  tradizionali. Non possiamo negare la possibilità  di  fare
  interventi  nel settore artigiano, quindi, su questo possiamo  fare
  una   riscrittura   sul  carattere  innovativo  che   tenga   conto
  dell'innovazione del settore tradizionale; il secondo tema è questo
  che  accoglierei  senz'altro l'emendamento che fa riferimento  alle
  aziende  agricole  e  terreni confiscati alla  mafia.  Quindi,  con
  queste  due  piccole  correzioni, che se credete  intenderemo  fare
  immediatamente,  manterremo  lo stesso  impianto  della  norma  con
  queste piccole correzioni.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.   Generalmente   dopo  non   si   interviene,   perché
  l'intervento  del  Governo dovrebbe essere a  chiusura..  Onorevoli
  colleghi,  dopo  il buongiorno dell'Assessore pensavo  che  sareste
  stati tutti più buoni, ma non è così. Siccome già avevo chiesto  se
  c'erano   altri  iscritti  a  parlare  e  non  c'è   stata   alcuna
  indicazione. Comunque ha facoltà di parlare l'onorevole Formica.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, non  è,
  mi  creda, per perdere tempo, basti a questo proposito citare   ciò
  che ha detto all'inizio l'onorevole Cordaro. Come lei ha ben visto,
  è  iniziata la seduta, il buon presidente Crocetta non c'era, ma  è
  iniziata con cinque interventi di fila del PD e l'opposizione non è
  intervenuta.

   CRACOLICI. Era per aspettare il presidente Crocetta

   FORMICA. Onorevole Cracolici, non faccia l'avvocato della difesa.
   Qua,  ci  sono  tanti soggetti che, a più riprese, nel  corso  dei
  lavori,  cercano di millantare credito. C'è chi dice  che  dovremmo
  lavorare tutta la notte e magari lo dice quando pensa che gli animi
  siano agitati, per far vedere che c'è; c'è chi si lamenta perché  i
  lavori  vanno a rilento, la maggioranza si lamenta perché i  lavori
  vanno a rilento.
   Ora, a proposito di questa finanziaria, lei ricorderà, che un  po'
  tutta   l'opposizione  ieri  in  Conferenza  dei  Capigruppo  aveva
  lanciato  al  Governo  una  proposta per cercare  di  accelerare  i
  lavori.  Il  Governo ha ritenuto di non accogliere questa proposta.
  Nella  sequela di 5 articoli ci sono, da ieri fino a ora, e che  ci
  arrovelliamo su una serie di articoli, 24-25-26-27-28, che potevano
  essere  benissimo sintetizzati in un solo articolo, perché  se  lei
  avrà  esaminato, come avrà esaminato, il contenuto degli  articoli,
  si parla di IRFIS, di IRCAC, di strumenti finanziari della Regione.
  Bastava  un  articolo  e oggi saremmo molto  ma  molto  più  avanti
  nell'esame  della  finanziaria. Quindi non è l'opposizione  che  fa
  perdere tempo. E' la maggioranza che non si sa per quale motivo per
  esempio non accorpa i cinque o sei articoli e avremmo guadagnato un
  sacco di tempo.
   Dopodiché, su questo articolo 25, sull'emendamento del Governo, ma
  è  talmente chiaro - è un colpo al bilancio - prelevano 15  milioni
  di  euro dall'IRCAC, col gioco delle tre carte tanto famoso e tanto
  conosciuto, per mettere una toppa alle entrate.
   E'  inutile,  persino,  che continuiamo la  discussione.  Quindici
  milioni di euro per le entrate.
   Mi  rifiuto di continuare a parlare del nulla, cioè dell'evidente.
  Signor capo dell'opposizione, ho detto bene?

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO.  Signor presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  la
  legge  37 del 1978 sia stata una delle leggi più scandalose che  la
  Regione siciliana abbia mai approvato.
   Allora,  ricordo, cento miliardi di lire spesi male che non  hanno
  prodotto granché sul piano imprenditoriale.
   Ricordo,  però,  bene tredicimila persone che sono  state  assunte
  dalla  Regione  siciliana,  attraverso  un  meccanismo  che  questa
  Assemblea,  poi, determinò al fine di trasformare un  rapporto  col
  sistema delle cooperative, in un rapporto di pubblico impiego.
   Oggi abbiamo in questa Regione anche dirigenti che lavorano e  che
  sono  stati assunti per tramite di una serie di norme successive  e
  modificative di questa legge del 1978.
   Ritengo  sia  assolutamente necessario distrarre queste  somme  da
  cooperative, ormai, non più esistenti se non addirittura  piene  di
  debiti  che, in certi momenti, hanno visto nella scorsa legislatura
  di  questa  Assemblea approvare emendamenti per  cui  non  venivano
  pagati nemmeno quei pochi e modesti interessi, però debbo fare  due
  riflessioni: se è necessaria l'eliminazione di quindici milioni  da
  questo fondo e qual è la somma residua e vorrei spiegato dalla  sua
  collega,  in  maniera  tale che l'Assemblea abbia,  con  chiarezza,
  identificato  cosa  vuole  intendersi con il  termine   innovativo
  perché non vorrei che i vecchi mestieri che sono molto consueti, in
  questa   nostra  Regione  perché  il  sistema  della   cooperazione
  riguarda, spesso, l'artigianato e il sociale che svolgono attività,
  mi  permetto  di dire, tradizionali, possono comunque attingere  al
  fondo che resta nell'ambito dell'IRCAC.

   GUCCIARDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GUCCIARDI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  pochissimi
  minuti per esprimere al Governo e all'assessore la condivisione  di
  questo metodo che il Governo sta utilizzando nel recuperare risorse
  che erano, sostanzialmente,  inutilizzate da oltre venti anni, come
  ricordava  il Governo stesso, poco fa, all'Aula, quindi, credo  che
  il  Parlamento  dovrebbe fare un plauso ed apprezzare  unanimemente
  questo  nuovo  metodo  che  libera  risorse  e  le  utilizza  nella
  direzione  giusta che è quello dello sviluppo e del rilancio  delle
  iniziative economiche in questa Regione.
   Senza  dilungarmi nell'intervento, credo che questa sia la  strada
  giusta  da  seguire,  quindi, assessore andiamo  avanti  in  questa
  direzione,  liberiamo risorse e facciamo in modo  che  risorse  che
  sono  state dimenticate per troppi anni, nelle pieghe non  soltanto
  del bilancio, oggi, abbiano un utilizzo davvero produttivo.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  assessori,  il
  dibattito su questo articolo, al di là della originaria valutazione
  che può essere di una mera azione positiva di reimpiego di risorse,
  di fatto, diventa un articolo insidioso per un settore che, pur con
  i problemi che realmente ha la cooperazione, va difeso e va aiutato
  a  che  possa  -  attraverso questo soggetto  giuridico,  che  deve
  crescere in Sicilia - esserci un indirizzo positivo e non negativo.
   Assessore Bianchi, l'originaria impostazione dell'articolo  vedeva
  come  sostanzialmente noi, intervenendo sui fondi speciali,  signor
  Presidente  dell'Assemblea regionale, che sono relativi  ad  alcuni
  comporti specifici, la cooperazione con il suo fondo, l'artigianato
  con  il  suo fondo e l'agricoltura con i suoi fondi, nella sostanza
  con  queste  operazioni   raschiamo il  barile,  togliendo  a  quel
  settore  quella possibilità di risorse, quindi, di utilizzo  di  un
  settore specifico, attraverso un fondo che già esiste.
   Nella sostanza stiamo smantellando il fondo di quella che è la sua
  reale  dotazione, con il nobile intento che è quello di  impiegarli
  nello stesso settore, atteso che trattasi di interventi che da  più
  anni  o  che  da  molti  anni non vengono  sostanzialmente  portati
  avanti. E, allora, che cosa dico, signor assessore?
   Con l'emendamento mi permetto di dire che lei ha ancora peggiorato
  la  situazione perché nella sostanza sono soldi che andiamo, signor
  Presidente  della  Regione, a svincolare da un comparto.  Ad   oggi
  questa  ragion  d'essere  delle  tre istituzioni  finanziarie  che,
  comunque, nei comparti specifici hanno dato un contributo, un punto
  di  riferimento, se l'Ircac esiste, esiste perché ha  un  fondo  di
  dotazione. Se questo fondo, al di là della gestione e degli  eventi
  ad   oggi  verificatisi,  lo  andiamo  a  ridurre,  lo  andiamo   a
  smantellare,  questa  piccola  possibilità  di  ammortizzatore,  di
  risorsa,  di  utilizzo  nei  momenti di  emergenza,  di  fatto,  lo
  perdiamo.
   Comprendo  che possono esserci ragioni di bilancio  ma  non  è  in
  questo settore che possiamo intervenire. Quando diciamo che siccome
  esistono  delle risorse bloccate e noi nella sostanza, Governo,  le
  vogliamo sbloccare per reintegrarle in parte nella stessa attività,
  ma  in  parte in altre direzioni, è lì che commettiamo un  atto  di
  ingiustizia verso questo mondo.
   Ed  io,  pertanto, invito il Governo a fare una riflessione perché
  le  risorse, ove le liberiamo, non le liberalizziamo, nel senso che
  le  destiniamo sempre nello stesso settore e, comunque, mi permetto
  dire:  garantiamoli questi fondi  .
   Nella  sostanza lei, con questo emendamento, il 25.1.2  Gov  va  a
  dare  una risposta al sociale che merita pure una risposta, ma  non
  in questi termini, togliendo a Cristo, caro assessore e Presidente,
  e vestendo Maria. Sono molto rispettoso del momento cristiano.

   PRESIDENTE. Gli emendamenti 25.2, degli onorevoli Formica, Ioppolo
  e  Musumeci,  e 25.7 degli onorevoli Di Mauro, Lombardo,  ed  altri
  sono inammissibili perché incidono sulle entrate.

   FORMICA. E' così.

   PRESIDENTE.  Si passa al subemendamento 25.12 GOV.1. Lo  pongo  in
  votazione. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E'  approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 25.10. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)
   L'emendamento 25.3, identico al 25.6, degli onorevoli  Formica  ed
  altri è ritirato.

   LENTINI. Dichiaro di ritirare l'emendamento 25.10.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento del Governo 25.12GOV.
   Comunico  che  è  stato presentato il subemendamento  del  Governo
  25.12 GOV.2.

   LENTINI.    Chiedo    di    parlare   per   alcune    precisazioni
  sull'emendamento a mia firma.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  volevo
  spiegare ai colleghi che l'Ircac ai sensi di un decreto legislativo
  che  è  il numero 385 del 1993 è un ente strumentale della  Regione
  che  gestisce  anche  altri fondi che possono  essere  anche  della
  Comunità  europea.  E  voglio  dire  che  l'Ircac  nasce  solo   ed
  esclusivamente per agevolare i percorsi delle cooperative - non c'è
  la  cooperativa dell'onorevole Lentini o dell'onorevole Alongi  che
  vuole  fare  un  progetto  innovativo o vuole  fare  una  cosa  per
  l'agricoltura  - ma tutte le cooperative che fanno  richiesta.  C'è
  una  Commissione  all'interno  dell'Istituto  Ircac  che  valuta  i
  progetti. Se sono dei progetti innovativi vengono finanziati.
   Sono degli emendamenti assurdi, dei subemendamenti assurdi che non
  servono  a  niente. Se  siamo qua sempre per complicarci  la  vita,
  bene,  chiedo ai deputati di attenzionare quanto meno gli  articoli
  di  questa legge. E' fondamentale che prima che si prenda la parola
  si  abbia  contezza  di  quello che si dice,  perché  possibilmente
  porteremo  danno  a un Ente. Questo voglio dire, quindi  su  questo
  noi,  il  Governo,  abbiamo bisogno di reperire risorse.  Questo  è
  stato il mio intendimento nel recupero di queste risorse per essere
  utilizzate domani per sviluppo e occupazione.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non penso che gli
  interventi  dell'onorevole  Lentini e dell'onorevole  Alongi  siano
  incompatibili,  perché  anche nel campo dei  beni  confiscati  alla
  mafia  ci sono cooperative sociali che svolgono esattamente  voglio
  dire   il  fatto,  però,  onestamente,  che  in  una  legge   venga
  simbolicamente richiamato questo elemento, non può fare  altro  che
  dare prestigio a questo Parlamento che si occupa di un settore dove
  spesso si hanno problemi, quindi, onestamente, noi non possiamo che
  esprimere parere favorevole.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo  porre  un
  quesito  a  lei  in trenta secondi. Devo constatare  con  amarezza,
  ancora   una   volta   che  la  maggioranza  fa   l'opposizione   e
  l'opposizione  continua  ad  essere  responsabile  ma   non   posso
  permettere che accadano certe cose in Aula.
   Allora,  vorrei chiedere al Presidente dell'Assemblea, in  ragione
  di   quanto   correttamente  sottolineato  dal   Presidente   della
  Commissione   Attività produttive , se lei ritiene da ora  in  poi,
  così  sciogliamo  il nodo una volta per tute e andiamo  avanti,  se
  decidiamo di farlo in un modo o in un altro.
   Ieri  ho  posto  l'accento sui consorzi di bonifica.  Mi  è  stato
  spiegato  e  lo  ritengo  degno di fede ho  creduto  al  Presidente
  Marziano, che non è vero che i consorzi di bonifica nella  versione
  che   è   stata  prospettata  all'Aula  non  erano  passati   dalla
  Commissione.
   Ebbene,   mi  sono acquietato. Il Presidente Marziano  stamani  ha
  detto che ci sono alcuni articoli di questa  legge finanziaria  che
  non  sono  passati  dalla  Commissione di merito;  tra  questi  c'è
  l'articolo 25.
   Siccome  credo che non possiamo continuare a fare i  convitati  di
  pietra, chiedo alla Presidenza dell'Assemblea di sciogliere il nodo
  e  di spiegarci se è possibile legiferare ed approvare articoli che
  non   siano  passati  dalla  Commissione  di  merito.  Se  è   così
  favorevolmente il nodo sarà sciolto e l'opposizione responsabile ne
  prenderà atto.

   PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, l'articolo 25 nel testo  originario
  è   comunque  passato  dalla  II  Commissione,  III  e   anche  II.
  L'articolo  25  faceva parte del disegno di legge originario  e  ho
  completato  e  comunque  è passato dalla II Commissione,  che  vuol
  dire?  Che è scontato che è passato dalla III Commissione.
   La questione che ha posto, però, l'onorevole Cordaro è più ampia e
  mi  permette  di  ribadire, perché probabilmente lo  dimentichiamo,
  qual  è  il  percorso  che ci siamo dati: i 46  articoli  che  sono
  arrivati in Aula costituiscono il testo base.
   Ho  detto  e  lo  ripeto  -  in questa sede  lei  me  ne  ha  dato
  l'opportunità - che sono arrivati centinaia di articoli. Non ne  ho
  dichiarato  l'inammissibilità perché sarebbe stato  un  insulto  al
  singolo   parlamentare.  Sappiamo  che  c'è  stata  una   procedura
  accelerata; in corso d'opera vedremo quello che succederà. Non è un
  modo  per  prendere tempo ma un voler dare risposte però  il  testo
  base è rappresentato dai 46 articoli e questo era inserito.
   Stavamo trattando il subemendamento 25.12 GOV.2.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.   Chi è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

   (E' approvato)

   Si  passa al subemendamento 25.12 GOV.3, a firma dell'onorevole Di
  Mauro. Sopprimere le parole  a carattere innovativo .
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BIANCHI,  assessore per l'economia. Dato che abbiamo chiarito  che
   a  carattere  innovativo   non intende i  settori  dell'innovation
  technology  mentre intende un criterio di innovazione del  tipo  di
  proposta  che  viene  fatto, quindi, a questo  punto,  secondo  me,
  svilirebbe, non induce un vincolo ma è un criterio generale per  la
  selezione dei progetti.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  assessore,  i
  fondi dalla legge numero 37 vanno ad incrementare il fondo generale
  per le cooperative.
   Signor Presidente, poiché abbiamo tolto i fondi dalla legge numero
  37  e li abbiamo inseriti nel fondo generale è chiaro che si tratta
  non  più  del vecchio sistema delle cooperative giovanili.  Quindi,
  mettere  carattere innovativo  vuol dire che nell'ambito del  fondo
  generale bisogna avere progetti che abbiamo un carattere innovativo
  e che francamente non riesco a comprendere.
   Quindi,  la  chiarificazione è funzionale acché il fondo  generale
  per  tutto  il  sistema delle cooperative non deve avere  carattere
  particolare in termini progettuali.
   Ecco perché dico  da togliere . E' una frase ultronea rispetto  al
  dettato che prevede l'assegnazione dei fondi di cui al fondo unico.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,  quanto
  sosteneva l'onorevole Di Mauro è assolutamente giusto. Io  dico  di
  più. Se volessi, se io amministrazione, pubblica o privata che sia,
  volessi  escludere qualcuno dai finanziamenti cosa dovrei fare?  Mi
  dovrei  inventare  dei  criteri preselettivi per  giustificare  una
  scelta che poi vado a fare.
   Che  senso ha inserire la parola  di carattere innovativo   su  un
  capitolo di finanziamento che è, invece, di carattere generale?
   Ha  un solo senso che è quello di mettere delle barriere selettive
  che  consentono poi a chi dovrà scegliere chi finanziare o meno  di
  appellarsi    all'innovazione.   E    quali    sono    i    criteri
  dell'innovazione?  Magari  si  propone  di  fare  un  progetto  per
  colorare di blu, anziché di rosso, i pomodori. Ma che senso ha?
   Signor  Presidente,  ritengo che il Governo  -  così  come  diceva
  l'onorevole  Di  Mauro  -  dovrebbe invece  cercare  di  aprire  la
  possibilità che i progetti possano essere facilmente presentati  ed
  approvati  non di creare degli steccati che vanno poi a selezionare
  gli   amici,   gli  amici  degli  amici  e  magari  escludere   dai
  finanziamenti chi non ha Santi in Paradiso.
   Non mi pare che questa sia una strada giusta per un Governo che si
  richiama ad ogni piè sospinto a criteri di trasparenza.
   Quindi,  eliminiamo  barriere inutili e  lasciamo  liberi  perché,
  ripeto, se uno vuole escludere qualcuno chiaramente deve inserire i
  criteri.   E   chi   li   stabilisce?  Ci  sarà   una   Commissione
  sull'innovazione? E di questa Commissione sull'innovazione  chi  ne
  farà parte? E quali criteri userà? Non mi pare che sia un buon modo
  di legiferare.
   Quindi invito il Governo a cassare questa parte.

         VANCHERI,  assessore per le attività produttive.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
  onorevoli  deputati,  volevo semplicemente  chiudere  la  parentesi
  sulla  parola  innovativa.  A mio avviso è  veramente  pleonastica.
  Semplicemente è così come per le cooperative sul settore mafioso  e
  simbolicamente noi diamo l'immagine della modernità anche in questo
  punto.  Ovviamente tutto è incluso quello che avete già  detto  nei
  vostri interventi.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 25.12  GOV.3.  Il
  parere del Governo?

   VANCHERI., assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Pongo  in  votazione  il subemendamento 25.12  GOV,  a  firma  del
  Governo.  Con il parere favorevole della Commissione  lo  pongo  in
  votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E'approvato)

   Decadono  pertanto tutti gli altri emendamenti. Pongo in votazione
  l'articolo 25, nel testo risultante. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 26. Ne do lettura:

                               «Art. 26.
                   Adesione alla convenzione ABI-CDP

   1.  Per  favorire  l'accesso all'abitazione delle giovani  coppie,
  anche  di  fatto, purché coniugate nell'ultimo triennio o  iscritte
  nel  registro  delle unioni civili da almeno un  anno,  nonché  per
  garantire  sostegno  al  settore  dell'edilizia  e  incentivare  lo
  sviluppo di misure volte ad incrementare il risparmio energetico in
  edilizia,  IRFIS-FinSicilia  S.p.A. può,  a  valere  sulle  risorse
  libere  dei  fondi  a  sua  disposizione, integrare,  nel  caso  di
  operazioni  di mutuo aventi oggetto immobili ubicati nel territorio
  siciliano, il contributo fornito dalla Cassa depositi e prestiti ai
  sensi  dell'articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto  legge  31
  agosto  2013, n. 102, convertito con modificazioni dalla  legge  28
  ottobre 2013, n. 124.

   2.  Il  contributo fornito da IRFIS-FinSicilia S.p.A.,  a  seconda
  delle  classi  di  rischio del mutuo agevolato  e  previa  autonoma
  valutazione  del  rischio, può raggiungere  i  100  punti  base  di
  ulteriore  sconto ed è erogato nei tempi e nei modi previsti  dalla
  convenzione ABI-CDP cui IRFIS-FinSicilia S.p.A. stessa aderisce con
  apposito  accordo  da  stipulare entro 30  giorni  dall'entrata  in
  vigore della presente legge».

   PRESIDENTE.   Onorevoli colleghi spesso si parla di qualità  della
  legislazione. Anche il dibattito che si è svolto sul subemendamento
  evidenziato    dall'onorevole   Di   Mauro   e   la    precisazione
  dell'Assessore  Vancheri  dicendo  che  è  pleonastico,   ai   fini
  interpretativi  se dovessero nascere questioni, comunque,  ci  sono
  atti   parlamentari  che  parlano  molto  chiaramente.  Quindi   il
  dibattito   parlamentare  serve  quando  non   è   solo   ai   fini
  ostruzionistici.

   CROCETTA,   presidente  della  Regione.  Chiedo  di  parlare   per
  illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA, presidente della Regione.  Io non credo che ci sia molto
  da  spiegare.  Noi vogliamo favorire le giovani coppie nell'accesso
  all'abitazione.
   Pensiamo  che  questo  abbia  anche  una  fusione  sociale  perché
  risponde  alle  difficoltà  economiche,  soprattutto  che  hanno  i
  giovani,   ma  anche  incida  poi  positivamente   nello   sviluppo
  dell'edilizia  e delle attività edili. Quindi, ritengo  che  questo
  sia  molto chiaro. L'unico elemento che potrebbe sembrare  nuovo  è
  quello  relativo alle coppie di fatto. Qui io non credo che ci  sia
  molto da discutere, anche se qualcuno, per le vie brevi, mi avrebbe
  fatto  osservare  che  mentre  per le coppie  diciamo,  normalmente
  sposate,  come  possiamo dire, normalmente  lo  auto  censuro  come
  parola, legalmente sposate

   MUSUMECI. Si chiamano famiglie.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Guardi onorevole Musumeci  io
  vivo  da  single  e mi considero una famiglia e lei abbia  rispetto
  anche della vita degli altri che sono tutti famiglia. Quindi non  è
  il  tema etico di questa vicenda perché il suo programma elettorale
  l'ho visto  .

   MUSUMECI. Le risponderò dopo.

   CROCETTA,   presidente  della Regione  su queste  cose  lei  si  è
  dichiarato  e anche candidato. persone che esprimono  e  che  hanno
  detto  che  lei  si  proponeva  anche in  campagna  elettorale  una
  risposta  sulle  coppie  di  fatto, ho ancora  gli  articoli  e  il
  candidato suo di Ragusa che ha fatto anche un convegno a Ragusa  su
  questo. Andiamo avanti.  Carta canta
   Non è questa la materia.
   Parliamo  di  coppie  legalmente sposate, e questo  diritto  viene
  esteso  anche alle coppie di fatto che siano iscritte,  nell'ultimo
  anno,  al  registro delle coppie di fatto. Si potrebbe dire  perché
  tre  anni se l'altro è un anno, ma non abbiamo tanti registri delle
  coppie  di  fatto  in  Sicilia; Palermo l'ha registrato  adesso,  e
  quindi  toglie  la  difficoltà reale  che  c'è  una  difformità  di
  trattamento.
   Per chi volesse scomodare problemi etici e morali invito a leggere
  l'intervista  fatta sull'Avvenire, il quotidiano  dei  vescovi,  da
  Monsignor  Mogavero  E' giusto che lo Stato riconosca le coppie  di
  fatto .  Qui non stiamo riconoscendo le coppie di fatto  ma  stiamo
  riconoscendo i titoli, le questioni sociali, le differenze sociali.
   E guardate cosa dice Monsignor Mogavero  Su quali basi la chiesa è
  disposta  a trattare? Su tutto ciò che riguarda la sfera  civile  e
  umanitaria,  si può arrivare ad un accordo, ed è insostenibile  che
  per  legge  il convivente sia un signor nessuno . Le unioni  civili
  riguardano  i  diritti  di persone che nella  relazione  di  coppia
  sociale  chiedono garanzie per il loro vivere quotidiano.  Ciò  non
  significa  che  ha una forma giuridica di famiglia, per  rispondere
  ancora  alla  interruzione  di prima,  di  serie  B,  scimmiottando
  l'istituto matrimoniale, senza equipararlo alle coppie sposate  non
  ci sono state le unioni civili.
   La  legge  deve  riconoscere  e garantire  il  patto  stilato  tra
  conviventi  in  quanto non si oppone all'ordine pubblico,  anzi  lo
  favorisce, e rappresenta il limite giuridico oggettivo. Il rapporto
  di  familiarità  va  al  di la del vincolo matrimoniale,  e  questo
  rispondo  ancora sul concetto di famiglia, va al di la del  vincolo
  matrimoniale,  non  è  qualcosa di più o di meno.  E'  qualcosa  di
  diverso.
   Ho  voluto citare monsignor Mogavero per dire che anche li, chi la
  volesse porre su una questione etica o morale, sappia che è etico e
  morale  dare  la solidarietà a chi vive una condizione  sociale  in
  quanto tale.
   Le  case popolari o gli interventi per il sostegno alla casa fanno
  riferimento  al reddito e non alla questione giuridica  -  se  sono
  sposati  o no - o al dibattito che vogliamo fare - se sono famiglie
  o no - perché non c'entra niente.
   Qui  applichiamo semplicemente l'articolo terzo della Costituzione
  che dice che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge,  e
  quindi  hanno gli stessi diritti. Non riconosciamo la pregnanza  di
  un  diritto  sociale, non stiamo regolamentando  l'introduzione  di
  registri  di  coppie di fatto, ma prendiamo atto di quelli  che  ci
  sono  già,  che  sono autodeterminati, non l'autonomia  degli  enti
  locali  in  cui  ogni  comunità ha il diritto di  autodisciplinarsi
  rispetto alle regole di convivenza che non contrastino con l'ordine
  pubblico.
   Quindi  credo che questa sia una scelta di solidarietà,  anche  di
  civiltà,  che pone fine ad un oscurantismo culturale e sociale  che
  crea  un'ingiustizia e una discriminazione nei confronti di persone
  che   hanno  diritto  di  essere  tutelati  come  tutti  gli  altri
  cittadini.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei richiamare
  l'attenzione  del Governo, prima di entrare nel merito,  perché  io
  condivido  l'approccio  del  Presidente  Crocetta,  con  tutto   il
  rispetto  per  monsignor Mogavero ed anche  per  Sua  Santità  Papa
  Francesco,  che  ha  detto  che oggi ci  sono  sfide  nuove  per  i
  cattolici e per il mondo al quale io sono felice di appartenere.
   Però,  il  tema  non credo sia questo. Ho letto  questo  articolo,
  Presidente  Crocetta, e credo che vada riscritto e  vada  chiarito,
  per   cui   alla   fine   di   questo   mio   intervento   chiederò
  l'accantonamento.
    Per favorire l'accesso alle abitazioni alle giovani coppie, anche
  di  fatto,  purché  coniugate nell'ultimo  triennio ,  per  come  è
  scritto   pare  che  sono   anche  di  fatto,  purché   coniugate .
  Evidentemente  se  sono  di  fatto non  possono  essere  coniugate.
  Continuando a leggere, ci si rende conto in un intreccio che   alle
  giovani   coppie   si  riferisce   coniugate  all'ultimo  triennio
   all'anche  di  fatto  si riferisce  iscritte  nel  registro  delle
  unioni civili . Però, Presidente, credo che una norma non si  possa
  scrivere così.
   Prima  di entrare nel dibattito e nel merito in maniera legittima,
  chiedo  che  quest'articolo venga accantonato e  venga  scritto  in
  maniera un po' più intellegibile.

   PRESIDENTE.  Il  senso è più che evidente, si  può  condividere  o
  meno

   MUSUMECI. Signor Presidente, ma stiamo parlando di una legge.  Non
  è  il  senso  che deve essere evidente. Prima o poi le chiederò  di
  ripristinare il Comitato per la qualità legislativa, che so  essere
  presso la Presidenza.

   PRESIDENTE.  Si  è  una  legge.  Ma  c'è  una  questione  precisa,
  onorevole   Musumeci,  non  equivochiamo,  né  voglio  portare   io
  all'equivoco.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  il  Presidente
  Musumeci  faceva  alcune considerazioni che  io  sintetizzerei  sul
  punto che probabilmente è opportuno ripristinare il Comitato per la
  qualità legislativa presso la Presidenza.
   Non  entrerò  nel  merito ancora, in questa fase, della  questione
  delle coppie di fatto, perché quella va rimandata alla giusta sede,
  che  è  la trattazione dell'articolo 39, e neanche in questo  primo
  articolo  che fa riferimento alle coppie di fatto voglio  esprimere
  giudizi   di  valore  rispetto  a  considerazioni  e  a   posizioni
  assolutamente personali. Però, nel merito di quest'articolo, voglio
  fare un'unica considerazione, perché prima l'assessore che è andato
  via  faceva  riferimento  alla questione di  immagine,  dicendo  di
  inserire il termine  innovativo  perché il termine  innovativo   fa
  immagine ed inserirlo serve a comunicare all'opinione pubblica  che
  stiamo   cambiando  passo,  che  stiamo  facendo   la   rivoluzione
  dell'immagine.
   Allora,  siccome  nel  merito dell'articolo  39  entreremo  quando
  parleremo  dell'articolo 39, ora vorrei chiedere  cosa  c'entra  il
  sostegno al settore dell'edilizia ed il risparmio energetico con le
  coppie  di  fatto?  Non  bastava trattare  l'argomento  all'interno
  dell'articolo 39, che era quello dedicato?
   Ieri, quando abbiamo parlato dell'integrazione socio-sanitaria,  e
  prima   ancora  con  un  articolo  precedente  avevamo  deciso   di
  utilizzare delle somme, i 100 milioni di euro risparmiati, per  una
  scelta   di   immagine ,  abbiamo  fatto  riferimento  ai  soggetti
  autistici  come destinatari di risparmi che in realtà non  sappiamo
  ancora se essere esistenti o meno.
   Qui  mi  sembra che attorno alla questione dell'immagine  vogliamo
  scrivere la finanziaria e lo vogliamo fare dicendo ai siciliani che
  per  aiutare  l'edilizia e fare risparmio energetico è bene  citare
  anche all'interno dell'articolo 39 le coppie di fatto.
   Ma  di  questo,  ripeto, ne parleremo successivamente.  Mi  vorrei
  limitare  a  dire: qual è la visione che ha delle  certezze  questo
  Governo?  Stiamo facendo una serie di iniziative che sono a  tutela
  del  precariato, perché il precariato vogliamo eliminarlo e  mentre
  vogliamo  eliminare  il lavoro precario, vogliamo  dare  precariato
  certo  alle  famiglie, perché purtroppo la certezza di  crescere  i
  figli credo che nella famiglia trovi il giusto ristoro. In una fase
  come  questa  di  crisi del welfare, in cui  la  popolazione  è  ad
  invecchiamento, credo che bisognerebbe dare sostegno alle famiglie,
  dovremmo  incentivare le nascite, ma ripeto,  questo  sarà  oggetto
  dell'articolo 39. In questa fase mi vorrei limitare a richiedere di
  accantonare  questo  articolo  perché evidentemente  vengono  poste
  delle  questioni e messe insieme delle argomentazioni  che  tra  di
  loro,  mi  scusi, non hanno davvero nulla in comune. Le  ribadisco,
  quindi, questa richiesta e spero che venga accolta.

   PRESIDENTE. Mi dispiace non potere accogliere la sua richiesta per
  le  ragioni  dette poc'anzi con riferimento al precedente  articolo
  all'onorevole Cordaro perché fa parte del testo base dei 46 che  ha
  avuto un percorso nelle Commissioni. Poi, possiamo essere d'accordo
  o contrari me questa è un'altra ragione.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il sorrisino  di
  alcuni colleghi la dice lunga sull'approccio con il quale rischiamo
  di  affrontare  questo  testo. Io, intanto,  voglio  ricordare  che
  quest'articolo   integra   ciò  che  già  esiste   nell'ordinamento
  giuridico del nostro Paese, ovvero la norma che consente alla Cassa
  Depositi  e  Prestiti  di  operare col  sistema  bancario  italiano
  affinché  si  incentivi la possibilità di acquisizione della  prima
  casa e della ristrutturazione delle case per gli italiani.
   Questa  norma estende questo beneficio, dà un ulteriore  beneficio
  nel  senso che riduce di 100 punti, ovvero di un punto di tasso  di
  interesse, l'utilizzo del mutuo per l'acquisizione del diritto alla
  casa.  Il  punto è questo: io considero utile questa  norma  in  un
  momento, tra l'altro, in cui da un lato il sistema bancario, come è
  a  tutti noto, è in una fase di collasso, di paralisi. Oggi  potere
  accedere  ad  un mutuo da parte di tante famiglie è  diventata  una
  chimera, perché più è in crisi il sistema, più tende a rinchiudersi
  e dare soldi soltanto a chi ce li ha in maniera preponderante.
   Questa  è,  quindi,  una  norma che cerca,  in  qualche  modo,  di
  incentivare  l'accesso  al mutuo da parte  delle  persone  e  nello
  stesso  tempo  prova  a  sbloccare il  mercato  immobiliare;  anche
  questo, mai come in questo momento, vive una crisi, e basta  andare
  a  vedere  gli atti di compravendita e le transazioni  connesse  al
  mercato finanziario.
   Penso  che  questa  sia  la  norma, e  vorrei  che  su  questo  ci
  concentrassimo, perché il messaggio che dovremmo provare a dire e a
  dare  ai  siciliani è che in Sicilia, in aggiunta a ciò che  esiste
  sul  resto  del territorio nazionale, la Regione, anche  attraverso
  l'IRFIS, vuole favorire la possibilità di acquisizione del  diritto
  alla casa in proprietà per tante famiglie, anche a quelle di fatto.
   La  passione o il solletico culturale che si rischia di  innescare
  sul  concetto  delle  giovani coppie di fatto rischia,  invece,  di
  diventare  l'elemento su cui ci si scontra piuttosto che  discutere
  il  merito  della norma. Siccome non mi voglio sottrarre neanche  a
  questo  tema  -  il  Presidente della regione ha  citato  monsignor
  Mogavero, l'onorevole Cordaro ha citato il Papa, che dal  punto  di
  vista  dell'autorità spirituale è certamente il  numero  uno  -  io
  voglio  usare una frase del Papa, anche se, come tutti  sanno,  non
  sono  tra  quelli  che normalmente cita il Papa per  suffragare  le
  proprie opinioni.
   Credo  però che il Papa uno degli insegnamenti che ci ha  dato  in
  questi  ultimi  mesi del suo pontificato è quando, a  bordo  di  un
  aereo,  con  un  microfono  in mano, parlando  ai  giornalisti,  ha
  detto: Chi  siamo noi per giudicare? . Ecco, io vorrei  chiedere  a
  tutti   noi  di  avere  un  approccio,  una  consapevolezza   della
  relatività di ognuno di noi. Chi siamo noi per negare il diritto ad
  avere  una  casa da parte di chi vuole crearsi una famiglia,  anche
  fuori  dal codice civile? Chi siamo noi? Possiamo giudicare,  e  in
  nome  di questo nostro giudizio limitare un diritto, il diritto  ad
  avere una casa? Io voglio soltanto dire queste cose.
   Spero  che  i  colleghi non affrontino questa discussione  con  un
  pregiudizio,  non  moralistico,  non  c'entra  nulla,  ma   nemmeno
  ideologico,  come dire, di quel tradizionalismo che  spesso  sfocia
  nel   conservatorismo   dove  ci  vogliono   secoli   per   mutare.
  Fortunatamente oggi, citando di nuovo il Papa, siamo dentro un  era
  dove  forse molte di quelle tradizioni conservatrici che sono state
  usate  come clava nella nostra cultura ci sarà un aiuto a spazzarle
  via  grazie  a un approccio del dubbio, non laico: chi  siamo  noi?
  Proprio  perché  ognuno di noi è piccolo e  siamo  qui  a  tutelare
  diritti, io penso che tutelare il diritto alla casa, anche  di  chi
  non  ha celebrato davanti a un Ufficiale di Stato civile il proprio
  matrimonio, sia un diritto sacrosanto che il Parlamento deve  poter
  riconoscere.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,  con
  il  collega  Falcone  avevamo  pensato  di  rispettare  i  tempi  a
  disposizione del nostro Gruppo parlamentare e ci eravamo divisi gli
  interventi.  Il  mio  è  soprattutto un  intervento  dal  contenuto
  politico, giuridico sarà quello del collega Falcone. Io credo, e mi
  dispiace che il Presidente Crocetta sia andato via, che l'argomento
  è impostato in maniera errata.
   Non occorre scomodare né monsignor Mogavero né il Papa, perché  in
  ognuno di noi c'è forte l'insegnamento di Giuseppe Dossetti,  e  ne
  parlavamo poco fa con l'onorevole Gucciardi. Quando il cattolico fa
  politica,  dimentica  la  propria  fede.  I  cattolici  non   siamo
  clericali  prestati alla politica. Se lo fossimo, anziché scegliere
  questo  percorso,  avremmo  anche  noi  intrapreso  la  strada   di
  Dossetti,  ci  saremmo ritirati nel chiuso di qualche convento.  Se
  non  l'abbiamo  fatto, è perché crediamo fortemente  che  l'impegno
  politico va perseguito e rappresenta il nostro agire al di là e  al
  di  sopra di quella che è la nostra convenzione religiosa.  Vedete,
  il credente non può essere clericale quando fa l'amministratore,  e
  noi   del   centrodestra  siamo  qui  a  dire  che  non  intendiamo
  assolutamente  esercitare questo diritto di  essere  clericali  nel
  momento   in  cui  pensiamo  all'interesse  di  tutta  la  Sicilia.
  Pertanto,  ci  è  sembrato fuori luogo il riferimento  a  monsignor
  Mogavero, a cui riconosciamo un valore morale ed etico, ma fuori da
  questa   Assemblea.   Qui  dentro  vale  solo   ed   esclusivamente
  l'insegnamento di Kant e cioè  la legge morale dentro  di  noi;  il
  cielo  stellato sopra di noi , altro non abbiamo noi cattolici  nel
  momento  in  cui  ci  prepariamo  ad  affrontare  una  legge   così
  importante  e  così decisiva per le sorti del nostro  Paese,  della
  nostra Regione, dei nostri giovani.
   Vedete,  che  anche le coppie di fatto abbiano dei  diritti,  così
  come  abbiano  dei  doveri,  è  un  fatto  che  nessuno  mette   in
  discussione. Le leggi non hanno sesso. Non sono destinate  solo  ai
  clericali.
   Le  leggi sono destinate a tutti i cittadini che abitano in questa
  Regione,  che abitano nei confini di questa Isola, che abitano  nei
  nostri comuni.
   Noi  avremmo potuto, se avessimo per un istante avuto  l'idea  che
  solo  il clericale può fare politica e può fare le leggi, applicare
  altri  ragionamenti. Non abbiamo bisogno dell'autorità  morale  del
  Monsignor   Mogavero  o  del  Papa,  per  decidere.   Lo   facciamo
  rispondendo  alla nostra coscienza, secondo quello  che  era  stato
  l'insegnamento di Dossetti.
   A  questo proposito, mi fa anche piacere ricordare un suo pensiero
  che  ispira  molti  di  noi  in  questa  Aula  e  per  cui,  signor
  Presidente,  senza  bisogno di ricorrere  al  voto  segreto  perché
  ognuno  di noi ha il coraggio delle proprie azioni e delle  proprie
  idee, vogliamo affrontare questo argomento e lo vogliamo fare senza
  sorrisi - onorevole Cracolici - perché quando c'è in ballo la  vita
  di  una  famiglia, quando c'è in ballo il destino di figli,  quando
  c'è  in ballo il futuro di uomini e di donne, non c'è sorrisino che
  vale  di fronte agli occhi del legislatore, il quale guarda a tutti
  come se fossero i proprio vicini di casa, i propri figli, i proprio
  parenti.
   Non ci sono categorie di seria  A  e categorie di serie  B .
   Noi  oggi  qui non solleviamo problemi di natura morale ed  etica.
  Non   intendiamo  assolutamente  farlo  perché,  se  lo  facessimo,
  verremmo  meno al giuramento che abbiamo prestato quando  ci  siamo
  insidiati quali deputati di questa Assemblea.
   Faremo   con  l'onorevole  Falcone,  un  ragionamento  di   natura
  giuridica. Noi non vogliamo ghettizzare nessuno, vogliamo  soltanto
  fare una legge che sia rispettosa dei diritti di ognuno di noi.
   Solo  questo  è  l'invito che facciamo. Pertanto, vedete,  fin  da
  adesso vi invito a sorridere di meno, a riflettere molto di più e a
  pensare  che questa legge è la legge a cui, ognuno di  noi,  dà  un
  contributo rispondendo alla propria morale, alla propria coscienza,
  al proprio io e non all'essere clericali.
   Diceva  Giuseppe  Dossetti   restare  assenti  dalla  politica   e
  lasciare,  quindi, campo alle rovinose esperienze dei  disonesti  e
  degli avventurieri, è qualcosa che non va fatto .
   Noi  cattolici  abbiamo  deciso di restare  in  politica.  Abbiamo
  deciso  di impegnarci nella politica. Abbiamo deciso di dare  delle
  risposte  non al nostro essere clericali, ma alla nostra  coscienza
  civile.
   Per  questo motivo, signor Presidente, io le posso assicurare che,
  da  parte  nostra, e spero che nessun altro dopo si alzi e  citi  e
  invochi  maestri, perché il legislatore non ha alcun maestro  fuori
  dalla  propria coscienza, il legislatore risponde solo a sé stesso,
  risponde  solo  al  rigore morale che deve  determinare  il  nostro
  agire.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sto alternando gli interventi: uno
  di  maggioranza  ed  uno di opposizione, per  evitare  discorsi  di
  identico  contenuto.  Siccome, poi, abbiamo  il  sistema  che  deve
  caricare  il  nominativo,  perché stiamo  contingentando  i  tempi,
  fatemi fare il Presidente.

   FERRANDELLI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   FERRANDELLI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  come  ben
  sapete,  questo  è  il primo intervento che faccio  durante  questa
  sessione  di  bilancio  e  questa sessione  di  finanziaria  perché
  ritengo  che  chi  sta in maggioranza può esprimere  correttamente,
  attraverso  gli  organismi ed i compagni  del  proprio  Gruppo,  il
  proprio  pensiero.  Poi, credo che il voto  sia  lo  strumento  più
  chiaro  attraverso  il quale ognuno esprime  il  proprio  punto  di
  vista. Non c'è bisogno di grandi arringhe o di grandi discorsi  per
  essere  puntuali sugli argomenti. Su questo punto, tuttavia,  credo
  che  però  necessiti  un  intervento, necessiti  fare  appello  non
  soltanto alla coscienza, ma anche al senso di realtà che ognuno  di
  noi dovrebbe avere, essendo qui in quest'Aula.
   Voi   sapete   che   lo   scorso  6   febbraio,   a   pochi   mesi
  dall'insediamento  in questa Assemblea, sono stato  presentatore  e
  primo  firmatario  di un disegno di legge che è stato  scritto  con
  tutte  le  associazioni aderenti al Palermo Pride  proprio  per  la
  regolamentazione delle unioni civili, perché riteniamo  che  questi
  diritti vadano estesi non soltanto alla fattispecie specifica, come
  quella  che  stiamo  trattando  qui,  in  questo  articolato  della
  finanziaria,  ma  a  diversi settori come  quelli  dell'assistenza,
  piuttosto  come  a  quelli dell'istruzione e  degli  altri  diritti
  civili.
   Intervengo  perché noto un pericolo qui in quest'Aula,  e  non  lo
  dico  soltanto per fare della facile demagogia, ma di non  guardare
  la  realtà  con  gli  occhi del 2014. Credo che,  indipendentemente
  dall'estrazione  politica  di ognuno di  noi,  e  chi  vi  parla  è
  cresciuto  in  azione cattolica, è cresciuto in  Agesci,  ha  fatto
  scoutismo,  è  un cattolico praticante, ma non credo  che  sia  una
  questione di estrazione politica. Credo, invece, che sia una  serie
  di  realtà  quella che ci deve portare oggi a garantire  diritti  a
  tutti  coloro che decidono di legittimare la propria  vita  con  la
  condivisione con un'altra persona.
   E  chi vi parla è un palermitano, fiero di esserlo, che ha cercato
  anche di rappresentare in maniera più alta tanti palermitani, e chi
  da  palermitano  non sa che uno degli istituti più  antichi,  delle
  famiglie  più  antiche  che si sono costituite  sono  quelli  della
   fuiuta ? La  fuiuta  è il classico esempio di unione di fatto  che
  esista  nella  città  di  Palermo.  Due  persone  che  decidono  di
  convivere  e  di  condividere la prospettiva di una  vita  insieme.
  Riteniamo  che,  chiunque decida di convivere e di  stare  insieme,
  indipendentemente   da  quelli  che  sono  i  propri   orientamenti
  personali,  sentimentali o sessuali, abbia  il  diritto  di  essere
  coperto.  Ed è il motivo per il quale intervengo, chiedendo  grande
  responsabilità a quest'Aula perché quando si norma,  si  norma  per
  tutti.  Il  legislatore norma non guardando la  tendenza  sessuale,
  politica  o  religiosa  o  culturale del  soggetto  che  poi  dovrà
  sottostare a quelle leggi, ma guardando all'interesse generale. Noi
  dobbiamo  guardare all'interesse generale delle persone che  vivono
  nel  2014 e che si ritrovano, troppo spesso, in una situazione  che
  non viene riconosciuta dagli strumenti legislativi che non sono  al
  passo   con   i   tempi   che  non  guardano  la   realtà.   Questo
  significherebbe lasciare senza copertura centinaia  e  centinaia  e
  migliaia  di  cittadini e noi questo non possiamo consentirlo,  per
  cui  invito  l'Aula, non soltanto ad esprimersi con serietà  e  con
  lealtà,  invito anche il Presidente della I Commissione, gli  altri
  componenti  della  I  Commissione  ad  accelerare  l'iter  per   la
  trattazione  e  per  la votazione di questo disegno  di  legge  che
  finalmente,  senza  norme  specifiche, possa  estendere  parità  di
  diritti  a  tutte  le unioni civili, affrontando il  tema  madre  e
  dell'altra  parte preannuncio anche che chiederò il  voto  nominale
  perché  noi  non possiamo subire l'imboscata del voto segreto,  che
  possa    nascondere   la   grettezza   o   talvolta   semplicemente
  l'insensibilità o l'incapacità di dire apertamente come la si pensa
  su determinate questioni.
   Questo è il motivo per il quale ho ritenuto di dovere intervenire.
  Forse  non farò altri interventi in finanziaria, ma su questo punto
  credo di doverci mettere la faccia e di dover chiedere a voi grande
  attenzione e grande considerazione.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessori,
  intervengo  soltanto  perché, secondo me, il  rischio  che  si  sta
  commettendo  è  quello  di anticipare la trattazione  di  un  altro
  articolo,  l'articolo 39 della Finanziaria, che  proprio  parla  di
  coppie di fatto.
   Noi  su  questo articolo, ha detto bene, l'onorevole  Cordaro,  mi
  pare abbia parlato prima, (secondo o il primo intervento), noi  non
  ne  facciamo una questione etica, morale, mi sembra, come  dire,  e
  anche  l'intervento dello stesso Presidente Crocetta credo  andasse
  nella  direzione di volere anticipare un ragionamento  all'articolo
  39.
   Qui noi facciamo un ragionamento di tipo giuridico, discutiamo sui
  contributi  che tramite l'Irfis in Sicilia possono essere  concesse
  alle  coppie  a  integrazione  di quelli  della  Cassa  Depositi  e
  prestiti.  E  dobbiamo capire se questi contributi  possono  essere
  estesi alle coppie di fatto o a quelle coppie che sono iscritte nel
  registro delle Unioni civili dei Comuni da almeno un anno. Questo è
  il concetto.
     Allora  quando viene invocato monsignor Mogavero,  che  dice  un
  concetto  eticamente giusto, condivisibile o meno, ma  voglio  dire
  ineccepibile  sotto un profilo di approccio etico  alla  questione,
  che  dice   non  si può non guardare a questo problema ;  noi  oggi
  dobbiamo  porci  un  altro problema, e non è  tanto  come  dice  il
  collega Cracolici:  chi siamo noi per giudicare , certo, noi  siamo
  nessuno  per  giudicare, ma siamo legislatori, e quando legiferiamo
  dobbiamo  legiferare con etica, coscienza, ma anche  attenendoci  a
  delle normative che hanno una gerarchia di fonti. E la gerarchia di
  fonti è il Codice Civile che all'articolo 143 così recita:  Con  il
  matrimonio  il marito e la moglie acquistano gli stessi  diritti  e
  assumono  i  medesimi  doveri ; cioè  abbiamo  una  unione,  quella
  familiare,  che dà poi dei diritti, il Codice Civile, l'ordinamento
  nostro  italiano,  l'ordinamento giuridico  alla  unione  prevista,
  disciplinata  dalla  norma  che  è  l'articolo  143  fa  discendere
  determinati  diritti, quale quella, ad esempio, di avere  assegnato
  una casa popolare, quale quello di poter accedere a tutti una serie
  di benefici.
     Qui  oggi  cosa  stiamo tentando di fare?  Si  sta  tentando  di
  estendere  un  beneficio che è previsto dalla norma a delle  unioni
  che non sono disciplinati dalla legge, ma che sono di fatto. Allora
  anche  una  unione di fatto deve rientrare in una certa  condizione
  giuridica,  cioè ci sono delle unioni di fatto che sono certificate
  e  fotografate  da  un  certificato di stato di  famiglia,  e  sono
  riconosciute, con delle conseguenze; ci sono delle coppie di  fatto
  che  sono di sesso diverso e hanno quindi, more uxorio, e  hanno  e
  possono  acquisire determinati benefici; ci sono  altre  coppie  di
  fatto che sono di sesso uguale, identico, dello stesso sesso.
   E  quelle coppie  non hanno riconosciuto dei benefici di legge.  E
  nel  momento in cui noi oggi non discipliniamo e non precisiamo  la
  questione,  rischiamo  di fare una norma  che  sarà  sottoposta  in
  seguito alla censura del Commissario dello Stato. E  non voglio qui
  richiamare  il  Commissario dello Stato come  la  clava  che  viene
  richiamata per minacciare qualcuno o qualcosa

   PRESIDENTE. Da taluni viene definito un  legislatore parallelo'

   FALCONE   Non  è  un  legislatore parallelo, il Commissario  dello
  Stato   è   un  legislatore  che  deve  verificare  la  legittimità
  costituzionale  dei  nostri  atti  legislativi,  se  il  Parlamento
  siciliano  nel  momento  in cui legifera,  legifera  in  dissonanza
  rispetto  ad  una  gerarchia di fonti è  chiaro  che  quelle  norme
  saranno impugnate, saranno censurate.
   Ecco  perché  l'articolo in argomento dovrebbe essere  accantonato
  per  una  riscrittura  o  comunque dovrebbe  essere  emendato.  Per
  favorire  l'accesso all'abitazione delle giovani coppie,  anche  di
  fatto. Ma anche di fatto che significa? Anche di fatto dello stesso
  sesso, anche di fatto di sesso diverso, eterosessuali, omosessuali?
  Lo vorremmo capire   purchè coniugate nell'ultimo triennio'. O sono
  di fatto o sono coniugati, non è out out, non è alternativo, anzi è
  alternativo:  o  sono  coniugate e sono di  fatto  o  iscritte  nel
  registro dell'Unione civile da almeno un anno.
   In  più  ci sono coppie di fatto che, come ho detto poco fa,  sono
  certificate  more  uxorio cioè c'è uno stato di famiglia,  ci  sono
  coppie di fatto che sono iscritte in alcuni comuni, in alcuni hanno
  predisposto  registri delle unioni civili, ma anche in questo  caso
  sono  dei  tentativi  localistica che alcuni amministratori  locali
  hanno voluto porre in essere per cercare di fronteggiare in maniera
  alternativa, diversa, ma non sempre corretta un vulnus se  così  lo
  vogliamo  chiamare o una mancata legiferazione a livello nazionale,
  cioè nel momento in cui il Parlamento nazionale dovrebbe legiferare
  in  tal senso ci sono degli amministratori, per accaparrarsi magari
  la  simpatia  di  alcune fasce, di alcuni settori  che  giustamente
  rivendicano  dal  loro punto di vista una disciplina  che  non  può
  arrivare però da un ente locale.
   L'ente  locale è un ente istituzionale che beneficia, destinatario
  cioè di norme che provengono da altre istituzioni quali quella  del
  Governo nazionale.
   Allora,  in  questo senso, noi con questa norma così com'è,  fermo
  restando  che  non stiamo entrando nel merito, Presidente,  io  non
  sono  entrato  nel merito di tutte quelle norme che comportano,  ad
  esempio, entrate sulle quali, lo voglio dire all'onorevole  Formica
  che mi ha detto , su cui io ho seri dubbi su tante norme però è una
  responsabilità che si prende il Governo. Se domani alcune di queste
  norme non troveranno luce, non vedranno luce non saremo noi ad aver
  fatto   opposizione  che  loro  ci  accuserebbero  come   posizione
  socialistica, la responsabilità se la prende il Governo, totalmente
  se  la  deve  prendere, noi l'abbiamo segnalato già in  Commissione
  Bilancio abbondantemente e nella nostra relazione introduttiva.
   Dopo   di  che,  però,  quando  il  Governo  non  mette  mano   ad
  un'articolazione della norma  che se vogliamo è in sintonia

   PRESIDENTE.  Per  evitare equivoci, onorevole Falcone,  quando  io
  parlavo  di  Commissario  dello Stato e  ho  utilizzato  le  parole
   legislatore parallelo', non vuol dire che le condivido,  riportavo
  soltanto  un'espressione ormai in uso tra  gli  addetti  ai  lavori
  perché  purtroppo,  di  fatto, intervenendo spesso  il  Commissario
  dello  Stato  sulle leggi e con il fatto che noi non ci  rivolgiamo
  più alla Corte costituzionale perché rinunciamo a fare ricorso,  di
  fatto,  è diventato un legislatore parallelo  Siamo in sintonia  su
  questo, non è il riconoscimento nella mia funzione che voglio  fare
  al Commissario dello Stato. Tutt'altro

   LEANZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   onorevole
  Presidente  della Regione, volevo semplicemente entrare  in  questo
  articolo  in  maniera  non puntuale dal punto  di  vista  giuridico
  rispetto  alle  cose  che ha detto l'onorevole  Falcone,  né  sulla
  copertura finanziaria, ma voglio ribadire la mia convinta  adesione
  a  questo  articolo, convinta adesione che già ho  fatto  nel  2003
  quando  abbiamo, come Assemblea regionale siciliana,  approvato  la
  legge   n.  10  del  2003,  certamente  all'avanguardia  a  livello
  nazionale.
   Ricordo  che allora votai in qualche modo in disaccordo anche  con
  il  Governo, con il mio partito di allora, perché ero assolutamente
  convinto che ci fosse la necessità di dare garanzie e pari  diritti
  a tutti i cittadini.
   Abbiamo fatto questa legge straordinaria, una legge importante  di
  diversi  articoli.  Addirittura abbiamo poi  fatto  una  legge  per
  intitolare l'assessorato agli enti locali e dargli la denominazione
  di   assessorato alla famiglia'. Proprio perché volevamo fare della
  famiglia un punto centrale.
   Fermo restando che io sono assolutamente convinto che quella legge
  era  la  migliore  legge possibile, mi sarebbe molto  piaciuto,  mi
  piacerebbe che in quella legge dove tutto oggi è quasi per memoria,
  tranne  alcuni  articoli  che  noi come  movimento  abbiamo  voluto
  accolti   dal  Governo  durante  la  Commissione  Bilancio  fossero
  riempiti di contenuti, contenuti economici.
   Una  lunga battaglia fatta anche dall'onorevole Vinciullo, la vita
  nascente, ma sulle giovani coppie, onorevole Vinciullo, se  vediamo
  adesso  nel  capitolo penso che ci sia per memoria o  non  è  stato
  utilizzato.  E  in  quell'articolo, penso  sia  l'articolo  4,  era
  sancito  che  almeno il 20 per cento veniva destinato alle  giovani
  coppie  anche  non  sposate purché un anno prima  in  qualche  modo
  potevano dimostrare che si stavano sposando e, comunque, o  da  tre
  anni in cui sono una coppia regolarmente sposata.
   Forse  noi  oggi con questo articolo facciamo una grossa cortesia,
  forse  senza volerlo il Governo perché purtroppo non c'è  stato  da
  parte  del  Governo un aumento sulla legge n. 10 che,  secondo  me,
  necessitava maggiormente di essere rifinanziata ma rifinanziata nel
  modo  giusto, allora nel 2013 furono messi soltanto due milioni  di
  euro,   io  dico  nulla  la  legge  sulla  famiglia  poteva  essere
  assolutamente  anche  complementare rispetto  a  questa  norma  che
  stiamo discutendo e che ci stiamo accingendo a votare.
   Sono  assolutamente  convinto, quindi, che  c'è  bisogno  di  pari
  diritti.  Siamo in un momento di nuove povertà. Se molti  dei  miei
  colleghi attentissimi andassero più spesso alle Caritas o  verso  i
  luoghi  dove si sente  la fame e la povertà certamente l'approccio,
  può darsi, sarebbe assolutamente diverso.
   Quanti  padri divorziati non hanno il posto dove portare il figlio
  la  domenica e magari convive con un'altra persona che è in  grande
  difficoltà.  Però  sono  coppie  di fatto,  non  sono  regolarmente
  sposati. Cosa facciamo, li ammazziamo? Facciamo penare il bambino o
  gli altri?
   Quante  giovani coppie decidono di non sposarsi ma  si  sposeranno
  fra  tre  anni o quattro anni? E quanti giovani coppie decidono  di
  non  sposarsi perché in questo momento non c'è nessun aiuto per  la
  casa,  non c'è nessun aiuto per l'edilizia convenzionata?  Non  c'è
  alcun aiuto ma sono una coppia, soltanto due persone, un uomo e una
  donna,  due uomini o se vogliamo due donne che comunque in  qualche
  modo  pensano di vivere in uno Stato di diritto e questo  Stato  di
  diritto  gli nega, gli nega assolutamente la possibilità di  essere
  uguali agli altri.
   Ognuno  è  libero  di  scegliere come vuole. Queste  sono  libertà
  civili  e  nelle  libertà  civili  ognuno  fa  quello  che  ritiene
  opportuno,  con  rispetto della sua coscienza,  in  base  alla  sua
  conoscenza  - e se mi consentite - anche in base ad una  conoscenza
  più diretta di quanta sofferenza c'è nella nostra terra.
   Cominciamo ad applicare pari opportunità qualunque sia il reddito,
  il  colore, il sesso; pari opportunità. Questa terra si salverà  se
  ci saranno le pari opportunità.

        MALAFARINA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MALAFARINA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,   posso  anche
  cedere   subito  la  parola  all'onorevole  Musumeci.   Non   siamo
  intervenuti  su nessun articolo della finanziaria per  il  rispetto
  degli accordi che erano stati presi nella Conferenza dei capogruppo
  al  fine di contenere al massimo gli interventi, ma è un tema molto
  delicato  su cui il Movimento Cinque Stelle, chiaramente,  vuole  e
  deve prendere posizione.
     Il  Movimento poi deve prendere posizione perché è una battaglia
  sui   diritti  delle  persone,  sulle  libertà  civili  cui  questa
  Assemblea deve cominciare a dare delle risposte, risposte  che  per
  troppo tempo sono state trascurate.
   Direi un' innovazione nella legislazione regionale che cominciasse
  ad  occupare  di temi di grande dibattito civile, anche  se  questa
  norma  non  vuole avere sicuramente la pretesa di essere  esaustivo
  poiché  da anni tale tema è stato introdotto nel dibattito generale
  della nazione.
   Sicuramente  riconoscere alle coppie di fatto  la  possibilità  di
  godere di  diritti civili, di diritti condivisi e che devono essere
  riconosciuti   è  un  fatto  di civiltà  per  la  quale  credo  sia
  necessario  spendere una parola e soprattutto riconoscere  a  delle
  persone  che  hanno fatto una scelta di vita comune, la possibilità
  di   fruire  degli  stessi  benefici  che  tanti,   che  le  coppie
  regolarmente,  si  dice  tra virgolette  regolarmente',   coniugate
  hanno fatto.
   Voglio solo ricordare che il progresso della civiltà e la modifica
  dei  diritti  definita dalla nostra Costituzione materiale  avviene
  nel corso degli anni e con diverse sensibilità.
   Non  so  se  l'onorevole  Vinciullo e l'onorevole  Falcone  quando
  ricordavano  l'esistenza  di  un Codice  civile  che  riconosce  ai
  coniugi  pari  diritti  e pari opportunità sia  del  tutto  esatto.
  Ricordo  all'onorevole Falcone che il Codice civile ormai risale  a
  tre  quarti di secolo fa, ed era un codice che chiaramente  nasceva
  in  un'altra  epoca, sotto altri regimi, sotto altre problematiche,
  che  non  è  stato  mai  ammodernato in questo  settore.  E  vorrei
  ricordare  che  così  come  accanto alle società  regolamentate  il
  Codice civile regolamenta anche le società di fatto.
   Non vedo perché una società di fatto nell'ambito civilistico debba
  essere  riconosciuta e regolamentata e una famiglia  di  fatto  non
  debba   essere   riconosciuta  e  altrettanto  allo   stesso   modo
  regolamentata.
   Vorrei  anche ricordare molto più semplicemente che il  matrimonio
  antecedentemente  al  1215  era semplicemente  una  promessa  fatta
  pubblicamente  fra due persone davanti ad una collettività  e  come
  tale veniva riconosciuta da quella stessa collettività.
   E che il matrimonio religioso è stato ufficialmente riconosciuto e
  consacrato  nel  1439  nel  Concilio  di  Firenze  agli  inizi  del
  Rinascimento.   Solo  quindi  dal  1439  il  matrimonio   è   stato
  configurato  come  fatto  religioso; solo nel  1439,  cinquant'anni
  prima che si scoprisse l'America, esso divenne sacramento.
   In  tutto questo, sicuramente, quindi le unioni di fatto sono  dei
  comportamenti    diffusi    che    soddisfano    delle    necessita
  imprescindibili di persone che non hanno altro modo  di  soddisfare
  la  propria  di  famiglia  se non quella  del  vivere  assieme,  si
  riferiscono  alle coppie divorziate, alle coppie  che  hanno  forse
  diversi credi religiosi, alle coppie che per varie necessità devono
  e  possono  stare  per  una  loro scelta,  in  una  convivenza  non
  regolamentata  ma  a  cui non è possibile disconoscere   i  diritti
  civili.
        Il  temo  credo  sia  importante e finalmente  quest'Aula  ha
  assunto una compostezza e una attenzione che non c'è stata in altre
  circostanze.  E  credo  quindi sia  un  tema  cui  dare  la  giusta
  attenzione  rimettendo alla libertà e alla coscienza di  ognuno  di
  noi  la propria scelta. Non credo si tratti di una scelta politica,
  ma una scelta di civiltà e di coraggio delle proprie idee.

  MUSUMECI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MUSUMECI. Signor Presidente, io poco fa - non era una osservazione,
  era  una  nota di ilarità  -perché lei aveva assicurato  che  fosse
  dell'alternanza maggioranza-opposizione. Avendo fatto parlare prima
  l'onorevole  Leanza e poi l'onorevole Malafarina avevo desunto  che
  l'onorevole Leanza appartenesse all'opposizione. In effetti  non  è
  andato lontano.
        Con  molta  serenità, chi siamo noi per potere affrontare  un
  tema  così  importante che implica considerazioni anche  di  natura
  etica,   religiosa,  oltre  che  politica  e  sociale?  Noi   siamo
  un'assemblea  parlamentare e come tale l'Assemblea  ha  il  dovere,
  intanto, di obbedire alle norme costituzionali.
      Epperò, io denuncio quanto subdola sia questa norma della legge
  di  stabilità  perché  con  la  demoniaca  volontà  del  Presidente
  Crocetta  si  vuole  aggirare un ostacolo, visto  che  parliamo  di
  Cristo,  di  Chiesa  e  di Papa, il demonio ci  sta  perfettamente,
  perché  -  ripeto - si vuole aggirare l'ostacolo per  far  dire  al
  Presidente  Crocetta,  dopo il voto della legge  di  stabilità,  la
  Sicilia  è  all'avanguardia, per la prima volta ha riconosciuto  le
  coppie  gay, le coppie di fatto, consentiamo loro di acquistare  la
  casa,  siamo  i  primi in Italia ancora una volta    Già  io  posso
  anticipare persino i titoli dei giornali.
      Un Parlamento serio queste cose non le consente, perché il tema
  è  serio,   andava  affrontato in una  sessione  a  parte,  con  un
  approccio  diverso  senza la spinta emotiva della  premura,  perché
  credo  che questa norma andava affrontata dopo l'articolo  39,  che
  invece  andava anticipato, perché in questo dibattito  non  c'entra
  assolutamente   nulla   la  coppia  di  fatto,   dovevamo   parlare
  dell'incentivo  al  risparmio  energetico  in  edilizia;   dovevamo
  parlare  del sostegno alla edilizia, e, invece, inevitabilmente  il
  dibattito  è scivolato su un tema che più appassiona, ma  che  crea
  maggiore  contrasto  tra  due visioni diverse  dell'etica  e  della
  società.
  Noi  con questa norma intanto vogliamo esercitare una pressione sui
  sindaci  affinchè  istituiscano i registri delle unioni  di  fatto
  Molti  sindaci cattolici si rifiutano di farlo, ma con questa norma
  si  induce  la popolazione ad esercitare una pressione sui  sindaci
  per  istituire  i  registri delle unioni  civili   Ecco,  il  primo
  demoniaco obiettivo che si vuole raggiungere.
   Il  secondo  è  quello appunto di equiparare le  coppie  gay  alle
  famiglie.
   Da  cattolico, signor Presidente, onorevoli colleghi e signori del
  Governo,  ho  un  approccio molto laico a  questo  tema  e  non  ho
  difficoltà a sintetizzarlo.
     Per  me  la  famiglia  riposa intanto sul diritto  naturale  fra
  l'unione  di  uomo e di una donna, destinata l'unione  a  procreare
  figli.  Poi  la  famiglia può essere consacrata  dal  matrimonio  e
  assume la sua definizione ufficiale, completa, formale.
   Poi  ci  sono le coppie formate da persone dello stesso  sesso.  E
  sono  coppie  gay  verso le quali nutro il massimo rispetto  perché
  nella  sfera privata ognuno è libero e ha il diritto di  improntare
  la propria vita secondo le proprie sensibilità e secondo le proprie
  esigenze.  Ma  una  coppia di persone gay non può  essere  chiamata
  famiglia.  Sono  due  cose assolutamente  diverse.  Una  coppia  di
  persone  gay merita tutele giuridiche, ma non siamo noi  a  poterle
  riconoscere queste tutele, almeno, non è questa Assemblea.
   Ho  grande  rispetto per le persone gay, alcune le ho avuto  anche
  nelle  mie  liste,  candidate  alle  elezioni  regionali,  molti  a
  dispetto  del  Presidente  Crocetta  sono  miei  elettori,  ma  qui
  parliamo   di  altre  cose,  qui  parliamo  della  possibilità   di
  consentire alle coppie, alle giovani coppie - dice la norma  -,  di
  poter accedere all'appartamento, all'immobile, alla casa che  è  il
  bene primario per chi vuole formare una famiglia.
     Ricordo,  signor Presidente, abbiamo presentato  un  disegno  di
  legge  sul  mutuo  sociale  che affronta in  maniera  specifica  ed
  articolata    questo   tema   e   saremmo   grati   al   Presidente
  dell'Assemblea,  ma  lo  faremo valere col  nostro  Capogruppo,  se
  questo  disegno  di  legge potesse essere  avviato  alle  procedure
  regolamentari.
   Siamo  perché  sul  tema  casa  si  apra  un  serio  dibattito  in
  Parlamento. Siamo per proporre l'abolizione degli Istituti Autonomi
  Case  Popolari che sono venuti meno ormai da anni, da decenni  alla
  loro  funzione  istituzionale. Siamo perché si  apra  un  confronto
  sereno  sulla  carenza  di  alloggi in  Sicilia.  Siamo  perché  si
  utilizzino le migliaia di appartamenti confiscati alla mafia e alle
  organizzazioni criminali che rimangono inutilizzati e in uno  stato
  di  assoluto  abbandono.  Siamo, signor Presidente,  perché  questa
  norma sia modificata.
   Va bene il riconoscimento dei benefici alle famiglie e alle unioni
  civili, ma cominciamo dalle famiglie numerose. Cominciamo da chi ha
  8-10   figli,   determiniamo  una  graduatoria,  determiniamo   una
  priorità,  prima le famiglie con numerosa prole, poi le  coppie  di
  fatto, quelle che convivono da anni, e poi le unioni gay, verso  le
  quali  da  parte nostra non c'è nessun pregiudizio. Ma sarebbe  una
  grave responsabilità di questo Parlamento se si dovessero agevolare
  le  coppie  dello stesso sesso, senza tenere conto che  in  Sicilia
  migliaia  di  famiglie numerose vivono in tuguri,  in  massimo  due
  vani, cosa che non fa onore ad una Terra come la nostra.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   Assessori,
  sebbene  non siamo ancora in sede di dichiarazione di voto,  vorrei
  annunciare  da parte del Movimento Cinque Stelle il voto favorevole
  a  questa  norma,  anche perché innanzitutto è una  norma  -  e  mi
  riferisco all'intervento dell'onorevole Falcone che ha posto alcune
  problematiche di carattere giuridico - che, proprio per il fatto di
  essere inserita in una finanziaria, è una norma che consiste in  un
  intervento economico finanziario. Del resto si parla da un lato  di
  favorire  l'accesso  all'abitazione e dall'altro  di  garantire  il
  sostegno al settore dell'edilizia.
   In  realtà, quindi, credo che nessun problema di ordine  giuridico
  possa  essere  posto  in quanto l'Assemblea regionale  non  intende
  intervenire  in  questo senso sullo status,  sulla  capacità  delle
  persone.
   E'  vero, come diceva l'onorevole Leanza, le pari opportunità sono
  quelle che salveranno la società. Io, a tale proposito, vorrei fare
  una domanda all'Assessore perché non riesco sinceramente a capire e
  vorrei  che  me  lo spiegasse perché le coppie unite in  matrimonio
  hanno  diritto  di  essere favorite nell'accesso all'abitazione  se
  coniugate  nell'ultimo  triennio, mentre  le  coppie  di  fatto  se
  iscritte nel registro delle unioni civili da almeno un anno.
   Penso  che, se di pari opportunità si debba parlare, sia le coppie
  unite  in  matrimonio che quelle di fatto debbano avere gli  stessi
  requisiti: o tutti e due iscritti per un anno o tutti e due sposate
  o  iscritte  per  tre anni. Vorrei, quindi, che questo  quesito  mi
  fosse  chiarito  e  vorrei che non si venisse a creare,  da  questo
  punto    di    vista,   una   discriminazione.   Attendo   risposta
  dall'Assessore.

   D'AGOSTINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'AGOSTINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo  davanti
  ad  un tema che, certamente, è scomodo, un tema particolare ed è un
  tema  che  deve,  giustamente,  appassionare  questa  Assemblea  e,
  sebbene  possa  trovarmi  d'accordo sul fatto  che,  probabilmente,
  avremmo fatto meglio a dedicare all'argomento una sessione a parte,
  è  vero  pure che il Governo ha preferito questa strada e,  allora,
  non  possiamo esimerci dalla discussione, dobbiamo entrare nel tema
  e  qui dobbiamo prendere una posizione. D'altra parte, la questione
  non  è  più  legata  soltanto  al tema specifico  e,  quindi,  alla
  possibilità di fare accedere alle abitazioni, con prezzi popolari o
  convenzionati,  le  giovani coppie siciliane,  ma  è  un  combinato
  disposto  di tre articoli che ritroviamo in questa finanziaria,  ne
  troviamo un'altra parte all'articolo 29 e poi l'articolo 38.
   C'è un tema preciso su cui il Governo impegna quest'Assemblea e su
  questo  tema preciso ci dobbiamo, ovviamente, misurare  e  dobbiamo
  misurare  la capacità che abbiamo di essere nel 2014 e  capire  che
  risulta   incomprensibile  a  tutta  la  gente,   alla   stragrande
  maggioranza  dei cittadini, non solo siciliani, nel  2014,  pensare
  che  la  famiglia  sia  soltanto unita dal vincolo  matrimoniale  o
  dall'unione civile che è sempre matrimonio.

          (Assume la Presidenza il vicepresidente Venturino)

   Credo   che  queste  norme  che  hanno  una  grandissima  capacità
  innovatrice  ci  mettano  davanti alla ipocrisia  dietro  la  quale
  nascondiamo  i  nostri interventi ed i nostri comportamenti  ed  al
  gioco  delle  parti  per  cui  siamo costretti,  troppo  spesso,  a
  recitare dei ruoli che non vorremmo recitare.
   Allora, siamo sicuri che abbiamo fatto bene, fino ad oggi,  a  non
  riconoscere  prima,  perché forse dovevamo  farlo  prima,  che  non
  possono  esserci cittadini di  serie A , e cittadini di  serie  B ?
  Sembra  giusto  a quest'Assemblea, a questi deputati,  che  possano
  esserci   cittadini   che,  soltanto  perché  uniti   dal   vincolo
  matrimoniale,  civile  o  religioso che  esso  sia,  possono  avere
  accesso e diritto a qualcosa cui altri cittadini non possono  avere
  accesso   e,   quindi,   vengono  negati  i  diritti   basilari   e
  fondamentali?  Sembra  questa una posizione,  dal  punto  di  vista
  culturale, non scomodo l'etica e la morale, non siamo nel  tema  di
  etica  o  di morale, ma siamo sul tema del senso di responsabilità,
  di  come  una società si evolve culturalmente, di come la  politica
  deve interpretare l'evoluzione culturale di una società.
   Se  interroghiamo  i  giovani,  se  interroghiamo  soprattutto  le
  giovani generazioni, la stragrande maggioranza di loro dirà che non
  riconoscono   assolutamente   nel   vincolo   matrimoniale,    come
  classicamente e come ipocritamente viene definito, un  elemento  di
  distinzione  tra cittadini, tale da creare categorie  di  cittadini
  privilegiati e cittadini non privilegiati.
   Queste  tre norme, questa prima norma, ha una grandissima capacità
  innovativa.   Ha   detto   bene  il  presidente   Musumeci   prima,
  probabilmente, questa è una norma che, poi, ci porterà alla ribalta
  nazionale,  nel  bene  o nel male, e perché no,  forse  ha  ragione
  l'onorevole Falcone quando dice:  Attenzione, ci stiamo addentrando
  dentro  una  serie  di tematiche che, forse,  dal  punto  di  vista
  giuridico  non sono nella nostra disponibilità . E' vero e,  forse,
  queste norme potranno essere impugnate, è vero anche questo, certo,
  non  ce lo possiamo augurare, sia che le votiamo favorevolmente sia
  che  le votiamo negativamente, però, hanno una loro capacità, oggi,
  di  aprire  un  dibattito  e  di innescare  un  circuito,  io  dico
  virtuoso,  dal punto di vista del contraddittorio; ci vorrebbe  una
  seduta,  ad  hoc, probabilmente, è vero anche questo, ma  oggi,  ha
  detto  prima l'onorevole D'Asero, il Governo ci impegna,  oggi,  su
  questi  argomenti  e su questi argomenti, oggi, dobbiamo  dare  una
  risposta.
   Allora,  ci  dobbiamo porre soltanto il dubbio se non  commettiamo
  un'ingiustizia,  a continuare a negare a tanti cittadini  siciliani
  il  diritto di potere essere cittadini uguali agli altri, al di  là
  della  loro scelta, che possa essere questa religiosa, legata  alle
  consuetudini, di quello che è un matrimonio, che magari tra cento o
  duecento  anni  potrebbe essere una forma superata  all'interno  di
  un'organizzazione  sociale.  Perché  non  dobbiamo   avere   questa
  capacità  di interpretare questi umori nella società e  di  calarli
  all'interno di piccoli provvedimenti che danno risposte concrete  e
  che  permettono,  e qui ha detto bene l'onorevole Leanza,  di  dare
  risposte serie a tante giovani coppie che, ormai, non affrontano il
  matrimonio in senso classico perché  hanno paura del futuro e  che,
  però,  decidono di convivere insieme, decidono di fare una famiglia
  insieme,  si  ritrovano, per tutta una serie di  episodi,  a  stare
  insieme  per una vita? Possiamo escluderli o marginalizzare  queste
  persone   dal  contesto  sociale,  dalla  regolarità  del  contesto
  sociale?  E  perché, che diritto abbiamo noi? E'  al  contrario  la
  domanda, presidente Musumeci, che diritto abbiano noi di escluderli
  dalla  normalità,  considerate che queste sono persone  normali  e,
  quindi, hanno diritto anche loro di potere accedere, come in questo
  caso  la norma proposta, alle agevolazioni sulle abitazioni, queste
  coppie  di fatto, esattamente, come le persone regolarmente sposate
  con unioni civili oppure no.
   Altro tema è quello delle coppie di fatto omosessuali. Quello è un
  altro  tema,  e anche qui credo che dobbiamo avere il  coraggio  di
  fare  un  altro  passo in avanti, e accettare che  esistono  queste
  coppie  di fatto. Non vogliamo usare il termine famiglia, ci sembra
  ancora  culturalmente troppo presto, ma lo utilizziamo,  ma  queste
  coppie  di  fatto  vivono  insieme ed a  volte  il  problema  della
  omosessualità  o  della  eterosessualità o della  sessualità  è  un
  problema relativo, un problema superato, un problema che non c'è.
   Possiamo negare, per principio, a due persone dello stesso  sesso,
  al  di là della componente intima privata, di poter vivere insieme,
  di potersi, in qualche modo, ritenere un consesso familiare?
   Che  diritto  abbiamo?  Che  diritto abbiamo  di  impedire  a  due
  persone,  di qualunque sesso esse siano, di poter vivere insieme  e
  di  poter  avere  i diritti delle famiglie, come noi  le  chiamiamo
  comunemente, regolari?
   Questa  legge ci dà la possibilità, oggi, di rompere  questi  tabù
  però,  signor  Presidente,  ci  costringe  anche  a  fare  un'altra
  operazione  perché,  altrimenti, questa legge  non  funzionerà,  in
  quanto  nei  comuni della Sicilia, questi registri  per  le  unioni
  civili di fatto non esistono.
   Se ci sono ci saranno in pochissimi comuni e, quindi, questa legge
  non  funziona se contemporaneamente, negli enti locali, non  scatta
  un  meccanismo ed è qui la Regione che apre e dà l'esempio e chiede
  ai  comuni  di  istituire questi registri delle  unioni  civili  di
  fatto,  affinché  si  possa accedere a questa  legge,  ai  benefici
  dell'articolo 29, se lo approveremo, e soprattutto dell'articolo 38
  che, poi, a pioggia cadrà e darà la possibilità a tutte le leggi di
  poter  dispiegare  i  loro  effetti a favore  di  tutti  i  nuclei,
  cosiddetti  nuclei  familiari, ovvero di persone sposate  piuttosto
  che conviventi.
   Non  è  un  problema di coscienza, non mettiamolo sul piano  della
  coscienza.  Sbaglieremmo, continueremmo a sbagliare e continueremmo
  ad  impastare il nostro senso e le nostre convinzioni personali con
  quelle  che  sono rispettabilissime convinzioni religiose  che  non
  c'entrano nulla in questa vicenda.
   Deve  esser  il  senso  di  responsabilità  e  di  giustizia,   il
  riconoscimento semplice che certi diritti sono uguali per  tutti  e
  che  se  ci  stiamo  arrivando solo oggi, ci  stiamo  arrivando  in
  ritardo e che, se stiamo risolvendo un problema e stiamo facendo sì
  che  cittadini di serie  B  tornino ad essere cittadini uguali agli
  altri,  stiamo facendo una gran cosa dal punto di vista  culturale,
  dal  punto  di vista sociale e questo credo che sia il  lavoro  che
  spetta  alla  politica perché alla politica spetta il lavoro  della
  sintesi  in  argomenti  particolari,  importanti  e  delicati  come
  questo.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo articolo  è
  un  articolo  che pone sicuramente il Parlamento ad un  momento  di
  dibattito  e di riflessione, ma allo stesso tempo, rischia  di  far
  creare notevoli confusioni ed ipocrisia.
   L'onorevole D'Agostino, in una parte del suo intervento, ha detto:
   certi diritti sono uguali per tutti .
   Bene,  in  questo  articolo 26, chi tutela,  chi  garantisce,  chi
  protegge la famiglia?
   In  questo articolo si parla di coppie secondo il tipico  articolo
  1321  del  Codice Civile, di un accordo tra le parti,  guarda  caso
  nella  forma quell'accordo tra le parti può anche esser  fatto  per
  fatti  concludenti e guarda caso l'ente erogatore del finanziamento
  è l'IRFIS, l'Istituto regionale per l'impresa.
   Quindi,  di  fatto, creiamo le condizioni affinché  si  vengano  a
  stabilire  nuovi  contratti, nuove società e  l'unica  vera  grande
  società  che  è  definita  nell'articolo  29,  primo  comma,  della
  Costituzione, non viene per niente richiamata e riconosciuta.
   L'articolo 29 della Costituzione recita:  la Repubblica  riconosce
  i  diritti della famiglia, come società naturale precostituita  per
  legge .
   Condivido  la  battuta dell'onorevole D'Agostino  i  diritti  sono
  uguali  per  tutti .Se i diritti sono uguali per tutti,  i  diritti
  sono  uguali  anche  per quella società naturale precostituita  per
  legge  che  è  la famiglia ed in questo articolo 26 non  se  ne  fa
  cenno. E a me preoccupa, onorevole D'Agostino, come richiamava lei,
  fare  in  modo  che  tutti i comuni, grazie a questo  articolo,  si
  possano  attivare per creare i vari alvei e le varie iniziative  di
  formalizzazione  di  questi  contratti imprenditoriali  perché,  di
  fatto,   poi,  il  Codice  Civile,  all'articolo  2082,   definisce
  l'imprenditore  -   queste coppie se hanno a che fare  con  l'Irfis
  sono coppie di imprenditori - e non definisce l'impresa.
   Ma,  allo stesso tempo, questi diritti, che sono uguali per tutti,
  ci  fanno  abbandonare  quell'idea delle  famiglie  numerose,  come
  ribadiva  l'onorevole Musumeci, o quelle famiglie  che,  purtroppo,
  hanno   creduto  anche  in  questa  Assemblea,  con   delle   false
  aspettative,  false aspettative che si rischiano  di  creare  anche
  oggi,  con  questo articolo. Vorrei ricordare la falsa  aspettativa
  delle famiglie per il buono scuola, buona scuola finanziato e  mai,
  ancora oggi, erogato.
   E, allora, concludendo, vorrei dire che un tema come questo che  è
  importante in un'Aula parlamentare che è l'unica in Europa ad avere
  un  crocifisso, dovrebbe essere prima trattato nelle Commissioni di
  merito. Ebbene, la I Commissione, onorevole Cracolici, non  ha  mai
  ascoltato alcuno dei rappresentanti delle famiglie numerose,  delle
  unioni  civili, delle unioni di fatto, in modo tale da fare insieme
  un  testo che possa garantire i diritti a tutti e non creare  false
  aspettative come si rischia di creare quest'oggi.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  francamente
  pensavo  che fosse una norma talmente di buon senso che non aprisse
  un  dibattito così sfrenato, rischiando di diventare la sagra o  il
  festival    dell'ipocrisia.  Chiaramente,  è  una  norma   che   dà
  opportunità  a  quelle coppie di fatto, siano  coppie  omosessuali,
  siano  coppie  eterosessuali, e mi pare un tentativo anche  un  po'
  sciocco  allontanarci ancora di più dal comune sentire  dell'Isola,
  del contesto siciliano.
   Io  ho  grande stima dell'onorevole Musumeci, anche nell'accezione
  della  simpatia  greca, così come del mio amico Falcone,  ed  anche
  dell'onorevole  Michele Cimino, che è persona  attenta,  di  quella
  borghesia siciliana capace di cogliere le novità.
   A me sembra che stiamo rischiando di allontanarci ancora di più da
  una  Terra  dove,  qualche anno fa, dieci, quindici  anni  fa,  una
  scrittrice  di  Licata scriveva  Volevo i pantaloni .  Ma  oggi  la
  borghesia  di  rito  cattolico  siciliano  consiglia  ai  figli  la
  convivenza;  la  consiglia per una ragione  morale,  etica,  ma  la
  consiglia anche ai ceti più bassi perché è un modo per aggirare   i
  costi  di  un  matrimonio   e  c'è, in Sicilia,  una  società  così
  avanzata,  da questo punto di vista, che tenere prigioniero  questo
  Parlamento  nei  ricordi  fanfaniani  del 1974,  dà  la  sensazione
  fastidiosa   di  ragionamenti  che,  non  potendosi   appellare   a
  null'altro, vogliono trasformare una banalissima, se mi consentite,
  norma  che  dà  un'opportunità in più per avere una casa  a  quelle
  coppie  di fatto di qualunque genere esse siano e adesso mi  sembra
  che stiamo esagerando un po'.
   Lo  dico  con  la grande stima, ripetuta pubblicamente  e  lontano
  dallo stesso onorevole Musumeci, qui il problema non è se favoriamo
  la  coppia con più figli o la coppia che figli non ne ha o  non  ne
  potrà  mai avere, il problema reale è che rischiamo di allontanarci
  dai temi veri.
   Consentitemi un'ulteriore considerazione: mi sembra di rivedere un
  dibattito che ha tenuto per prigioniero la classe politica italiana
  sui  DICO,  i PAC e su un ragionamento che vide allora  il  governo
  Prodi imbrigliarsi per mesi e mesi.
   Attenzione: questo Parlamento già ha seri problemi per come  viene
  rappresentato da una parte di noi stessi, dai giornali, e se ora ci
  impantaniamo  pure in una discussione di questo  tipo,  lo  dico  a
  parlamentari  molto più autorevoli di me, lo dico ad  esponenti  di
  una destra, consentitemi di dirlo, i cui capi nazionali se non sono
  al  quarto,  sono al quinto matrimonio ed alla settima  convivenza.
  Quindi,   chiudiamo  questa  ipocrisia,  questo   ragionamento   ed
  approviamo questa norma che è una opportunità.
   Esiste una questione di merito e mi rivolgo all'Assessore per  gli
  Enti locali, che è qua in Aula, che è necessario che ciò che da  un
  punto  di vista statutario stanno facendo i Comuni introducendo  le
  unioni  civili  trovi una circolare esplicativa che stabilisca  dei
  paletti  sulla  questione delle unioni civili che i comuni  possono
  istituire   secondo  le  disposizioni  statutarie  ed   il   potere
  statutario; servirebbe lì solo un momento di perimetrazione  di  un
  ragionamento anche per sapere quale modulistica si utilizza,  visto
  il regime formale che esiste, giustamente, negli Uffici dello Stato
  civile.
   Per  cui,  alla  fine, onorevole Musumeci, sempre  per  la  grande
  simpatia  e  grande stima che nutro nei suoi confronti,  immaginare
  una  demoniaca volontà da parte del presidente Crocetta, in  questo
  tema,  è  una battuta e la riprendo come tale, nell'ilarità,  nella
  simpatia del ragionamento; ho l'impressione che, alla fine, volendo
  demolire  una proposta normativa del presidente Crocetta, rischiamo
  di  aprire  un ragionamento sugli aspetti quasi teologici,  quindi,
  gradirei,  e  mi appello all'intelligenza, votiamo questa  norma  e
  votiamo,  come diceva l'onorevole Vinciullo, a scrutinio  palese  e
  non per voto segreto perché lì il rischio, onestamente, è di creare
  semplicemente  lo  scoppiettio finale di un tentativo  di  festival
  delle  ipocrisie che qui già si è avviato e lo si sta facendo anche
  fin troppo seriamente.

                        Sull'ordine dei lavori

   FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  Assessori,  non
  vorrei  che  su questo articolo il Parlamento si possa impantanare.
  Rivolgo  una  domanda  al  Governo: è ipotizzabile,  eventualmente,
  accantonare   questo   articolo?  Fare,  invece,   un   emendamento
  all'articolo  39 se il Governo ritenesse di farlo,  dicendo  che  i
  benefici di cui al comma 1 si applicano per l'articolo 26.

   PRESIDENTE. Credo che ormai il dibattito si sia spinto fin  troppo
  avanti, credo che sia il caso di continuare.

          Riprende l'esame del disegno di legge numero 670/A

   DI GIACOMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACOMO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  Assessori,
  anch'io vorrei fare un veloce riferimento all'ordine dei lavori. Se
  non  altro  credo che questa discussione generale debba comprendere
  anche  i  temi dell'articolo 39, mi pare che stiamo parlando  della
  stessa  cosa,  anzi l'articolo 39, in qualche modo, ingloberebbe  i
  contenuti di questo articolo.
   La  seconda  è che il tema è appassionante, d'altronde,  onorevoli
  colleghi, queste nuove forme di convivenza interessano i parlamenti
  di tutto il mondo, compreso quello italiano e quello siciliano, che
  è il Parlamento più antico d'Europa. Però, mi pare che la cosa stia
  prendendo, nella discussione dell'Aula, una piega che sopravanza  i
  limiti di questa norma.
   Questa norma è di carattere esclusivamente  economico che si  pone
  un  problema:  si  pone il problema di sostenere  alcune  categorie
  sulla  base di un registro da istituire, o solo raramente istituito
  nei  comuni,  quindi, in atto, stiamo travalicando con problemi  di
  carattere anche legislativo, morale, religioso, rispetto invece  ad
  una risposta che dobbiamo dare che è una risposta che è entrata  in
  modo anche molto cruento nelle società di tutto il mondo.
   Le  ragioni  della convivenza non sono legate soltanto al  vecchio
  modo di dire dei francesi:  per spaventare il borghese .
   Oggi le convivenze sono il risultato di disastri matrimoniali  che
  sono  tanti, probabilmente, ci sono più separazioni che  matrimoni,
  sono  progetti  di  vita  sbagliati, sono povertà  che  si  mettono
  insieme.  Io  provengo  da  una  delle  province  più  ricche   del
  Mezzogiorno  d'Italia  che  è  la  provincia  di  Ragusa,  io   non
  immaginavo  mai  né  avevo  visto in  56  anni  tante  persone  che
  rovistano nella spazzatura tutti i giorni, siamo di fronte a  nuovi
  fenomeni di povertà, non vedo all'interno di migliaia e migliaia di
  coppie  questa volontà di agire al di là del bene e del  male,  per
  citare un grande filosofo, vedo delle necessità nuove nella società
  moderna  che  dovrebbe  anche  riflettere  sul  fatto  che  si  sta
  sgretolando  l'istituto della famiglia. Ma noi non siamo  ancora  a
  questo,  noi  stiamo  affrontando un  altro  problema:  in   questa
  tipologia così radicalmente cambiata a prescindere da come voteremo
  noi, vogliamo dare un sostegno di carattere economico oppure no?
   Questo  è  il  punto fondamentale. Quando noi diciamo  no  facendo
  prevalere una dimensione che non è contenuta in questa norma non si
  capisce  a  chi  stiamo  facendo un torto,  non  si  capisce  quale
  principio morale stiamo  affrontando
   Noi siamo ancora al di qua di questo discorso, francamente non  so
  se ne abbiamo titolo per affrontare le problematiche che ho sentito
  dire  anche delle cose molto intelligenti e molto acute da entrambe
  le parti da parte dei colleghi.
   Quindi  se  mi  consentite, se mi consente Signor  Presidente,  io
  conterrei il discorso in questo contesto, in una società in cui  si
  riscoprono  in  modo  ormai  dilagante queste  configurazioni,  noi
  riteniamo che sia utile per l'economia della nostra Regione dare un
  sostegno  economico  oppure no? Questa è la  domanda  che  pone  la
  norma,  non  pone  altro tipo di domande e su questo  io  direi  di
  ricondurre i lavori d'Aula e di procedere insomma. In  ogni caso un
  non   sarebbe   un  no  ad  un  potenziale  elemento  di   sviluppo
  dell'economia siciliana. Tutto il resto manteniamolo al di qua,  mi
  rendo  conto  che  sarà occasione di un dibattito  più  ampio,  più
  profondo e più articolato.

   LO SCIUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, premesso che non
  ho  niente  contro  le  coppie di fatto ma ritengo  che  in  questo
  momento  ci  sono  delle priorità molto più importanti  rispetto  a
  questo   anche  perché  vorrei  capire  come  andiamo  a  coniugare
  l'attivazione di questo articolo con la nostra Costituzione.
   L'articolo 29 della Costituzione riconosce diritti della  famiglia
  come  società  naturale  fondata  sul  matrimonio.  L'articolo   31
  stabilisce  che   lo  Stato agevola con misure economiche  e  altre
  provvidenze le famiglie numerose .
   E, allora vorrei capire come si può conciliare questo articolo con
  la  nostra  Costituzione.  E'  questo il  ragionamento.  In  questo
  momento,  secondo me, forzare la mano su questo punto aprirebbe  un
  contenzioso,  anche di natura culturale e sociale,  che  porterebbe
  questo Parlamento, questa Assemblea, ad avere un momento di stasi.
   Io  ritengo,  invece, che sia opportuno che il Governo  su  questo
  articolo faccia un passo indietro e se eventualmente vogliamo  dare
  veramente  un contributo intanto diamo un contributo alle  famiglie
  numerose  e  poi  -  io dico una cosa -  con questo  articolo  cosa
  diciamo  ai padri separati con figli. Non possono accedere  ad  una
  abitazione?  Ed  alle madri separate con figli  cosa  diciamo   non
  possono accedere ad una abitazione?
   Si  va  ad  aprire, secondo me, un ragionamento che ci  porterebbe
  fuori strada.

   SIRAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SIRAGUSA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Governo,  il
  dibattito è stato molto interessante, approfondito ed ha dimostrato
  che  c'è veramente molto interesse sulla materia. Abbiamo scomodato
  un po' di tutto dal Papa fino all'Inferno.
   Però,  in  realtà questo articolo non scoperchia  nessun  vaso  di
  Pandora,  non  va a toccare chissà quali grandi temi etici.  A  noi
  piacerebbe che questi temi venissero toccati. Anche noi, come il PD
  con  Ferrandelli, abbiamo presentato disegni di legge in tal senso.
  Ma non è questo il caso.
   Qua  stiamo  parlando  semplicemente  di  ampliare  la  platea  di
  cittadini, perché poi si parla di coppie, si parla di famiglie,  ma
  in  fondo sono e siamo tutti cittadini. Quindi con questo articolo,
  e  anche con il seguente il 39, si tratta semplicemente di ampliare
  una platea di cittadini spesso in difficoltà economiche, spesso  in
  difficoltà  familiari  perché molte di queste  coppie  poi  nascono
  anche   per  necessità,  non  nascono  soltanto  per  motivi  anche
  affettivi.  Possiamo  pensare anche a coppie  di  anziani  che  per
  riuscire  a  portare avanti meglio la loro vita decidono  di  stare
  assieme.
   Quindi,  sostanzialmente parliamo di diritti di cittadini. Quindi,
  non  vedo  la  necessità  di impiantare un  dibattito  -  ripeto  -
  ancorché interessante ma basato su temi etici.
   Qua si tratta semplicemente di pensare in una finanziaria che, per
  le  questioni  economiche  di  cui  siamo  a  conoscenza,  è  molto
  ristretta  nel  campo  di  quelle che  possono  essere  attività  o
  sostegni  in favore delle persone più emarginate, di vedere  questo
  articolo  come  un fattore positivo in tal senso,  un  fattore  che
  possa  comunque  dare quel poco che può esserci a  disposizione  in
  questo momento ad una fetta di popolazione che in questo momento ha
  bisogno.
   Per  cui  nel rinnovare il voto positivo del Gruppo del  Movimento
  Cinque  Stelle a questo articolo, e anche al seguente il 39, vorrei
  esortare  il resto del Parlamento a non continuare in una divisione
  sempre  tra guelfi e ghibellini, tra bianchi e neri, ma cercare  di
  vedere nell'interesse comune,in questo caso dei cittadini che  sono
  in  difficoltà e provare a superare quelli che possono anche essere
  i  freni  morali ma pensare ad un bene comune e collettivo  che  in
  questo caso, secondo noi, è superiore.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor  Presidente, Presidente  della  Regione,onorevoli
  colleghi,  assessori,  vorrei innanzitutto  e  preliminarmente,  in
  questo    mio    breve   intervento,   rassicurare    i    colleghi
  dell'opposizione di maggioranza del PD. Li vorrei rassicurare.  qui
  non  c'è  da parte nostra alcuna velleità perché non c'è la volontà
  di  demolire  né un articolo né tantomeno la figura del  Presidente
  della  Regione che dal suo canto con onestà intellettuale  pone  un
  tema.
   A   proposito  di  tema  temo  che  si  voglia  introdurre   nella
  legislazione  regionale  per  via  edilizia  un  principio  che  di
  edilizio ha poco.
   E  allora,  per essere molto chiaro e per esprimere con la  solita
  chiarezza   il  mio punto di vista. Ci sono stati  alcuni  colleghi
  dell'opposizione   di  maggioranza,  come  dicevo   poc'anzi,   che
  parlavano di ipocrisia.
   Il  PD  interviene  almeno con dieci componenti legittimamente  su
  ogni  articolo  quindi  evidentemente fa  l'opposizione,  ma  è  in
  maggioranza  quindi io sto cercando di sintetizzare  una  posizione
  per essere comprensibile all'esterno.
     Ha  parlato  di  ipocrisia dicevo. Ebbene, ma cosa  c'è  di  più
  ipocrita  di  una norma che assegna alcune facoltà, alcuni  diritti
  alle coppie unite in matrimonio almeno da tre anni e alle coppie di
  fatto che stanno insieme da un anno per poi sentirmi dire, come  ha
  spiegato  un  collega  poc'anzi del PD, che la  borghesia,  non  so
  attraverso  quali  canali gli arrivano queste  notizie,  preferisce
  indicare ai propri figli la convivenza piuttosto che il matrimonio,
  dal  ché ne deriva che preferisce la convivenza perché è più facile
  da  sciogliere,  ha  meno inghippi, ha meno  problemi  giuridici  e
  allora  è  una  contraddizione in termini  perché  dovrebbe  essere
  proprio  al  contrario semmai: Visto che è più facile da sciogliere
  ci saremmo aspettati che in questa norma fosse scritto: visto che è
  più  facile  tre  anni di convivenza e un anno di matrimonio  anche
  perché  chi  è  sposato come me sa che gli anni di matrimonio  sono
  esperienze che formano. E allora ipocrisia.
     Signor  Presidente, prima di parlare di ipocrisia vorrei pregare
  tutti  noi  a partire da me stesso a considerare meglio lo  spirito
  della norma e allora io non voglio essere ipocrita.
     Io sono convinto che il tema come ho annunziato all'inizio è  un
  tema  che va trattato in maniera seria perché sono convinto che  la
  sensibilità che nel Paese, non solo in Sicilia,  c'è rispetto ad un
  tema  come  questo  è  molto più seria e più  intensa  dell'attuale
  legislazione e però io temo che questa sia una scorciatoia e quindi
  senza  con  questo volere fare crociate o battaglie ideologiche  io
  così  come è impostata la norma preannuncio il voto negativo mio  e
  del gruppo parlamentare che presiedo.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO.  Signor  Presidente, onorevole colleghi il  dibattito  ha
  dimostrato  che noi abbiamo una capacità di impegnarci su  un  tema
  che  oltre  ad investire la sensibilità e i valori a cui ognuno  di
  noi  si  riferisce perché siamo in una condizione in cui  la  linea
  guida  deve  essere  sempre la nostra stella polare  e  quindi  noi
  essenzialmente  siamo  per la famiglia, siamo  perché  ci  sia  una
  presenza  in cui deve il nucleo, in cui il riferimento, in  cui  il
  principio non solo come cattolici impegnati in politica, perché nel
  condividere  le  considerazioni  che  ha  fatto  prima  il  collega
  Vinciullo  da  cattolici  dobbiamo essere anche  capaci  di  essere
  aperti  e  di  essere anche sensibili verso quella  realtà  che  la
  società rappresenta.
   E   allora  voglio  segnalare,  voglio  evidenziare  come   alcune
  modifiche   vadano   apportate  a  questa  norma,   particolarmente
  un'attenzione  per chi ha la coppia o la famiglia più  numerosa  ma
  anche in questo senso anche per coppie, però io dico e concludo  il
  mio  intervento breve per onorare l'invito e l'impegno assunto, c'è
  bisogno per un argomento del genere, di tanta importanza, di  tanta
  delicatezza, di tanta sensibilità che investe l'animo di ognuno  di
  noi  di  una diversa impostazione, con un argomento che non è  solo
  legato  agli  aspetti dell'edilizia o agli aspetti  dell'intervento
  economico  sociale  della  famiglia ma c'è  anche  un  aspetto  più
  importante  che  è  quello della capacità di  sostenere   in  linea
  morale  anche questo tipo di realtà che la nostra società, accelera
  la  nostra  società, pur in un principio di pari dignità,  di  pari
  diritto.
   Allora,  forse  andava  e  andrà  fatto  un  dibattito  e   quindi
  un'occasione  in  cui l'Assemblea si dedichi in  una  materia  così
  ampia, così articolata ad un approfondimento perché realizzi, e  in
  questo caso si la Sicilia potrà essere in linea di indirizzo di una
  priorità  e di una anche novità, realizzi un'articolata  legge  che
  serva a dare.

   PRESIDENTE. Si passa all'articolo 26. Ne do lettura:

                               «Art. 26
                   Adesione alla convenzione ABI-CDP

   1.  Per  favorire  l'accesso all'abitazione delle giovani  coppie,
  anche  di  fatto, purché coniugate nell'ultimo triennio o  iscritte
  nel  registro  delle unioni civili da almeno un  anno,  nonché  per
  garantire  sostegno  al  settore  dell'edilizia  e  incentivare  lo
  sviluppo di misure volte ad incrementare il risparmio energetico in
  edilizia,  IRFIS-FinSicilia  S.p.A. può,  a  valere  sulle  risorse
  libere  dei  fondi  a  sua  disposizione, integrare,  nel  caso  di
  operazioni  di mutuo aventi oggetto immobili ubicati nel territorio
  siciliano, il contributo fornito dalla Cassa depositi e prestiti ai
  sensi  dell'articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto  legge  31
  agosto  2013, n. 102, convertito con modificazioni dalla  legge  28
  ottobre 2013, n. 124.

   2.  Il  contributo fornito da IRFIS-FinSicilia S.p.A.,  a  seconda
  delle  classi  di  rischio del mutuo agevolato  e  previa  autonoma
  valutazione  del  rischio, può raggiungere  i  100  punti  base  di
  ulteriore  sconto ed è erogato nei tempi e nei modi previsti  dalla
  convenzione ABI-CDP cui IRFIS-FinSicilia S.p.A. stessa aderisce con
  apposito  accordo  da  stipulare entro 30  giorni  dall'entrata  in
  vigore della presente legge».

   Si  passa alla votazione degli emendamenti. Prima si voteranno gli
  emendamenti    soppressivi.   Siccome   sono   arrivati    numerosi
  subemendamenti   gli  Uffici  in  qualche  modo    stanno   facendo
  l'istruttoria, per dare un ordine.
   Abbiamo gli emendamenti 26.1 e  26.7 che sono l'abrogazione intera
  dell'articolo 26; gli emendamenti 26.8 e il 26.2 riguardano solo la
  soppressione  del  primo comma, ma lo stesso equivalenti.  Per  cui
  votando il primo, in automatico, sono assorbiti gli altri.
   Pongo  in  votazione l'emendamento 26.1, a firma  degli  onorevoli
  Formica,  Ioppolo, Musumeci, identico all'emendamento  26.7,  degli
  onorevoli D'Asero, Alongi ed altri.

   FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per appello nominale.

   MILAZZO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

   PRESIDENTE. Il voto segreto prevale sul voto nominale.

   FALCONE. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

       PRESIDENTE. Adesso la ripropone l'onorevole Falcone.
       Si procede alla verifica dei richiedenti.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)

         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 26.1

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 26.1.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti 72
   Votanti 72
   Maggioranza 37
   Favorevoli 24
   Contrari 48

                                                         (L'Assemblea
  non approva)

   Decadono gli emendamenti 26.7, 26.8 e 26.2.
   Comunico  che  è stato presentato dal Governo l'emendamento  26.11
  GOV.
   Comunico,   altresì,  che  sono  stati  presentati  dall'onorevole
  Falcone tre subemendamenti all'emendamento del Governo 26.11 GOV.
   Onorevole Falcone, gli Uffici mi dicono che lei ha presentato  tre
  subemendamenti  al subemendamento del Governo. Ce ne  sono  due  in
  contrasto  tra di loro. Ne deve scegliere uno: il 26.11 GOV2  o  il
  26.11 GOV3.

   FALCONE. Chiedo di parlare per  illustrarli.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto, non  sono
  in  contrasto.  Eventualmente  è una precisazione  che  può  essere
  fatta.  Il  primo  emendamento è tanto caro nella terminologia  nel
   nomine  iuris , tanto caro al Presidente Crocetta; col secondo  ci
  poniamo  l'obiettivo di eliminare lo stesso  nomine iuris ,  coppie
  di  fatto ,  e diciamo  conviventi . Coppia di fatto  è  una  cosa,
  conviventi  è un'altra cosa. Secondo me potrebbero essere  entrambi
  votati.

   PRESIDENTE.   Sospendo   la  seduta  per   consentire   un   breve
  approfondimento.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.20, è ripresa alle ore 16.22)

   I  subemendamenti dell'onorevole Falcone ed altri, 26.11  GOV.2  e
  26.11 GOV.3 sono dichiarati  inammissibili.
   Pongo  in votazione il subemendamento dell'onorevole Falcone 26.11
  GOV.1.
   Il parere della Commissione?

   VINCIULLO, vice presidente della Commissione. Contrario

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario

    PRESIDENTE   Chi  è  favorevole si alzi; chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Pongo  in  votazione  l'emendamento 26.11  GOV.  Il  parere  della
  Commissione?

   VINCIULLO,   vicepresidente   della  Commissione.   Favorevole   a
  maggioranza.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Gli emendamenti 26.4, 26.5 e 26.6 sono assorbiti.
   Pongo   in   votazione  l'emendamento  26.3.   Il   parere   della
  Commissione?

   VINCIULLO,   vicepresidente   della   Commissione.   Contrario   a
  maggioranza.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   L'emendamento 26.9 è assorbito.

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 27. Ne do lettura:

                               «Art. 27
         Interventi per il sostegno al pagamento delle rate di
                          mutuo e di affitto

   1.  Per  i contratti di  mutuo  riferiti  all'acquisto  di   unità
  immobiliari  ubicati  nel  territorio  siciliano,  IRFIS-FinSicilia
  S.p.A.  può,  a  valere  sulle  risorse  libere  dei  fondi  a  sua
  disposizione, integrare le risorse del Fondo di cui all'articolo 2,
  comma   475   della  legge n. 244/2007, per le finalità  e  con  le
  modalità di cui ai commi da 476 a 480 del medesimo articolo.

   2.  E'  istituito  presso l'Assessorato regionale della  famiglia,
  delle  politiche  sociali  e del lavoro  un  Fondo  destinato  agli
  inquilini morosi incolpevoli, con una dotazione pari a 2 milioni di
  euro  per  ciascuno  degli anni 2014 e 2015. Le risorse  del  Fondo
  possono essere utilizzate nei comuni che avviino, entro  120 giorni
  dall'entrata in vigore della presente legge bandi o altre procedure
  amministrative  per  l'erogazione  di  contributi  in   favore   di
  inquilini  morosi incolpevoli. Con decreto dell'Assessore regionale
  per  la  famiglia,  le  politiche sociali e il  lavoro  le  risorse
  assegnate  al  Fondo di cui al primo periodo sono ripartite  tra  i
  comuni  della Regione. Con il  medesimo decreto sono   stabiliti  i
  criteri e le priorità da rispettare nei provvedimenti comunali  che
  definiscono  le  condizioni di morosità incolpevole che  consentono
  l'accesso  ai contributi. Le risorse di cui al presente comma  sono
  assegnate ai comuni che abbiano emanato o emanino, entro i  termini
  di  cui sopra, disposizioni per la riduzione del disagio abitativo,
  che  prevedano  o  abbiano  previsto percorsi   di  accompagnamento
  sociale per i soggetti sottoposti a sfratto».
   BIANCHI,   assessore  per  l'economia.  Chiedo  di   parlare   per
  illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BIANCHI.   Signor   Presidente,  onorevoli  deputati,   l'articolo
  interviene con due commi. Il primo comma. Anche in questo caso,  si
  tratta  di  una  integrazione da parte di IRFIS sull'intervento  di
  sostegno  per i contratti di mutuo di unità immobiliari ubicati  in
  Sicilia, rafforzando appunto il fondo di cui all'articolo 2,  comma
  175 della legge del 2007. Il secondo invece è uno strumento che noi
  riteniamo altamente innovativo perché introduce per la prima  volta
  nella  nostra  Regione  un fondo destinato  agli  inquilini  morosi
  incolpevoli.  Questo  è un tema di grande attualità  di  cui  si  è
  ampliamente discusso anche a livello nazionale in Conferenza  delle
  Regioni, relativo a famiglie che, per effetto dell'aggravarsi della
  crisi  economica,  sono  in difficoltà nel pagare  gli  affitti,  e
  quindi   rischiano   di  avere  procedure  di  sfratto   esecutivo,
  determinando situazioni anche di povertà, di esclusione  sociale  e
  di  particolare gravità. A questo fine si costituisce un  fondo  di
  due  milioni, anche questo, che speriamo di integrare con il tempo,
  sia  in corso d'anno sia nel prossimo anno, che poi con decreto  da
  definire  da  parte  dell'Assessorato per la  famiglia,  verrà  più
  dettagliatamente regolamentato, ma credo che sia  uno  dei  segnali
  forti  che  possiamo dare al sociale, alle famiglie in  particolare
  difficoltà,  proprio sul tema della casa, che come  sapete,  è  una
  delle questioni che può far passare improvvisamente una famiglia da
  una  vita  normale  a uno stato di povertà assoluta,  e  quindi  di
  esclusione sociale.

   LENTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, intanto
  un plauso veramente di cuore al Governo per questo articolo 27, che
  da,   finalmente,   così   come  è  stato   detto   nell'intervento
  dell'assessore Bianchi, la possibilità alle tante famiglie che  per
  problemi  di  lavoro  e  quindi per mancanza di  reddito  diventano
  morosi  incolpevoli. Ecco perché sposo in pieno questa  finanziaria
  sotto  questo aspetto, perché si avvicina sempre di più al  bisogno
  del cittadino, in particolare

   BIANCHI,   assessore  per  l'economia.  Chiedo  di   parlare   per
  illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BIANCHI.   Signor   Presidente,  onorevoli  deputati,   l'articolo
  interviene con due commi. Il primo comma, anche in questo caso,  si
  tratta  di  una  integrazione da parte di IRFIS sull'intervento  di
  sostegno  per i contratti di mutuo di unità immobiliari ubicati  in
  Sicilia, rafforzando appunto il fondo di cui all'articolo 2,  comma
  175 della legge del 2007. Il secondo invece è uno strumento che noi
  riteniamo altamente innovativo, perché introduce per la prima volta
  nella  nostra  Regione  un fondo destinato  agli  inquilini  morosi
  incolpevoli.  Questo  è un tema di grande attualità  di  cui  si  è
  ampliamente discusso anche a livello nazionale in Conferenza  delle
  Regioni, relativo a famiglie che, per effetto dell'aggravarsi della
  crisi  economica,  sono  in difficoltà nel pagare  gli  affitti,  e
  quindi   rischiano   di  avere  procedure  di  sfratto   esecutivo,
  determinando situazioni anche di povertà, di esclusione  sociale  e
  di  particolare gravità. A questo fine si costituisce un  fondo  di
  due  milioni, anche questo, che speriamo di integrare con il tempo,
  sia  in corso d'anno sia nel prossimo anno, che poi con decreto  da
  definire  da  parte  dell'Assessorato per la  famiglia,  verrà  più
  dettagliatamente regolamentato, ma credo che sia  uno  dei  segnali
  forti  che  possiamo dare al sociale, alle famiglie in  particolare
  difficoltà,  proprio sul tema della casa, che come  sapete,  è  una
  delle questioni che può far passare improvvisamente una famiglia da
  una  vita  normale  a uno stato di povertà assoluta,  e  quindi  di
  esclusione sociale.

   LENTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, intanto
  un plauso veramente di cuore al Governo per questo articolo 27, che
  dà,   finalmente,   così   come  è  stato   detto   nell'intervento
  dell'assessore Bianchi, la possibilità alle tante famiglie che  per
  problemi  di  lavoro  e  quindi per mancanza di  reddito  diventano
  morosi  incolpevoli. Ecco perché sposo in pieno questa  finanziaria
  sotto  questo aspetto, perché si avvicina sempre di più al  bisogno
  del cittadino, in particolare al bisognoso.
   Questo  articolo è di fondamentale importanza anche perché  adotta
  la legge Finanziaria nazionale del 2007, con i commi 475, 476 e 480
  che  danno  la  possibilità alle banche  e,  quindi,  ai  cittadini
  morosi,  incolpevoli, la possibilità di bloccare il  mutuo,  almeno
  per  due  volte,  nell'arco di diciotto  mesi.  Questo  è  un  atto
  concreto  di  un Governo che sta svolgendo, fino in fondo,  la  sua
  attività parlamentare e gestionale della Sicilia, nel migliore  dei
  modi.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo essere sincero,
  questo  è  uno  degli articoli dove, effettivamente, dal  punto  di
  vista  concreto, si interviene sul sociale, non a  parole,  ma  nei
  fatti.
   L'esperienza  che  ho  avuto e i dieci anni da  sindaco  mi  hanno
  insegnato moltissimo per quanto riguarda le difficoltà di carattere
  economico  in  cui  moltissime famiglie si  trovano,  dall'oggi  al
  domani,  ed  è  l'impossibilità di poter  onorare  le  obbligazioni
  assunte  e  di  potere  effettuare il pagamento  dell'affitto,  con
  conseguenze che sono facilmente intuibili.
   Al   di   là   della   complessità,  così  come  è  effettivamente
  disciplinata,  credo, assessore, sia opportuno indicare  i  termini
  ben  precisi  in ordine al trasferimento a favore dei comuni  delle
  somme necessarie per effettuare questa tipologia di interventi.
   Per   esperienza  personale,  quando  non  ci  sono  dei  termini,
  l'amministrazione,   specialmente   l'amministrazione    regionale,
  rallenta, ritarda l'erogazione dei Fondi, invece questo è  uno  dei
  Fondi  fondamentali e importanti e, soprattutto, lo  diventa  molto
  più  importante in questo momento storico in cui le famiglie  hanno
  veramente una difficoltà enorme.
   Tantissime  volte  mi  sono trovato in difficoltà,   mettendo,  in
  alcune  occasioni, le mani in tasca, tante volte intervenivamo  nei
  confronti  dei  proprietari,  cercando di  prolungare  l'intervento
  dello sfratto, o addirittura, nei confronti dei magistrati.
   Mi  auguro  che  lei  mantenga, signor assessore,  quello  che  ha
  anticipato e cioè che questo fondo possa essere rimpinguato il  più
  presto possibile.
   Vi  assicuro, dal punto di vista concreto, è il più efficiente  in
  assoluto.  La  gente  non ha bisogno di promesso,  ha  bisogno  che
  quando ha un problema, qualcuno glielo risolva in termini immediati
  e non che passi tantissimo tempo.
   Mi consenta, però, di evidenziare come sarà estremamente complesso
  disciplinare,  dal  punto  di  vista  giuridico,  l'ipotesi   della
  cosiddetta incolpevolezza.
   Anch'io  mi  sono  trovato  in enorme difficoltà  quando  dovevamo
  procedere  all'assegnazione delle abitazioni, eppure  la  normativa
  prevedeva effettivamente una ipotesi analoga a quella che voi avete
  ipotizzato  e  cioè non avere condanni penali e,  soprattutto,  non
  doveva avere occupato abusivamente l'immobile.
   Sapete  che  in  alcune circostanze è veramente  difficile  e  non
  sapevamo  come superare il divieto posto dalla norma, tenuto  conto
  che,   molte  volte,  l'acquisizione  dell'immobile  non   era   un
  capriccio, ma era uno stato di necessità a tutti gli effetti.
   Credo  che ci sarà veramente uno sforzo di fantasia giuridica  per
  immaginare, ovviamente, le fattispecie concrete per poi, in qualche
  modo,  dare applicazione al disposto normativo dal punto  di  vista
  letterale.

   RAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAGUSA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  perché
  questo  articolo, molto importante, va finalmente incontro a quelle
  fasce  deboli  che  oggi non hanno avuto la possibilità  di  potere
  pagare  i  mutui,  e   riguarda la casa,  la  casa  come  punto  di
  riferimento, la casa come famiglia, perché ritengo che la casa  sia
  il  perno centrale di un nucleo che, poi, diventa famiglia,  ed  il
  fatto  che l'assessorato alla famiglia diventi punto di riferimento
  e  di  aiuto e di sostegno, forse, finalmente la politica va  verso
  una  umanizzazione,  la cosiddetta politica di sostegno  che  viene
  richiesta da tutte le parti.
   Si  è fatto, forse, abuso stamattina di richiamare il Papa o meno.
  Devo  dirvi  sinceramente  che vengo colpito  dalle  ultime  parole
  quando lui dice:  Iniziamo dagli ultimi .
   Francamente chi opera nel settore della politica a volte è un  po'
  cinico  e  a  volte un po' presuntuoso e penso che questo  articolo
  raggiunga un obiettivo importante: entrare nel cuore della gente.
   E'  un  articolo  ed  è  una  norma che permetterà  finalmente  di
  guardare chi opera nel settore della politica, se non altro con  un
  occhio  diverso,  con un occhio di colui che pensa  veramente  agli
  altri.
   Per cui ringrazio il Governo, ringrazio colui che lo ha scritto  e
  che   lo  ha  pensato  perché  devo  dirvi  che  finalmente  questa
  Finanziaria prende corpo, prende corpo pensando al momento storico,
  sociale  ed  economico che vive la Nazione e che  vive  la  Regione
  perché  veniamo  sempre  richiamati perché  in  Sicilia  c'è  tanta
  disoccupazione, perché in Sicilia c'è la crisi, perché  in  Sicilia
  non sosteniamo l'agricoltura, perché in Sicilia non si sostiene  la
  piccola  e media impresa, ma io penso che andando avanti di  questo
  passo,  con  questa  Finanziaria mirata nei  vari  strati  sociali,
  possiamo raggiungere obiettivi che puntano all'avvicinamento  verso
  la gente e la gente a sua volta verso il mondo della politica.
   Ritengo  importante un'altra cosa, signor Presidente, e  cioè  che
  questo  articolo  vada incontro a tutti coloro, a quelle  famiglie,
  che  hanno oggi la casa coinvolta nelle aste giudiziarie perché non
  è da sottovalutare questo fattore.
   Dovete sapere che in Sicilia 8.800 cittadini sono coinvolti  nelle
  aste  giudiziarie, mentre nella Lombardia solo 3.200 soggetti, cioè
  vuol dire che in Sicilia la crisi è forte e che le famiglie sono in
  crisi. Quindi, che ben venga. Dico che, non so come si esprimerà il
  Gruppo  a cui appartengo rispetto a questo articolo, ma io, sin  da
  subito, dico che voterò a favore.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  per
  dire  che  anche il Gruppo  Popolo delle Libertà ,  nelle  sue  due
  anime,  è favorevole all'approvazione dell'articolo 27 che  abbiamo
  più  volte perorato in Commissione e, di conseguenza, non  possiamo
  non salutare favorevolmente il fatto che il Governo, per un biennio
  2014-2015, abbia stanziato 2 milioni di euro, per un totale  quindi
  di 4 milioni di euro.
   E' un'azione che avevamo intrapreso da mesi e che giunge adesso  a
  naturale conclusione anche perché non sfugge a nessuno, non solo le
  difficoltà  che vivono le famiglie siciliane, ma soprattutto  anche
  l'atteggiamento rapace che soprattutto le banche, che  operano  nel
  nostro  territorio, stanno adottando negli ultimi anni, in  maniera
  più incisiva e sicuramente molto più cattiva negli ultimi mesi.
   In  questo  modo  la Regione interviene, cerca di venire  incontro
  agli  inquilini morosi, incolpevoli, fra le altre cose. Voi  sapete
  che  non tutti gli inquilini non vogliono pagare, ci sono coloro  i
  quali  hanno  perso  lo  stipendio,  hanno  perso  il  reddito,  di
  conseguenza questo intervento da parte della Regione va  nel  senso
  di venire incontro ai soggetti, a quelle famiglie fragili che hanno
  bisogno dell'intervento, in questo caso, della Regione.
   Un consiglio, o comunque un incitamento ai comuni affinché operino
  nel  rispetto  di  questo articolo, anche perché questi  fondi  non
  arrivano  così  per  caso,  arriveranno solo  in  quei  comuni  che
  emaneranno  disposizioni per la riduzione del disagio  abitativo  e
  che  prevedono  o  abbiano già previsto percorsi di accompagnamento
  sociale  per  i  soggetti sottoposti a sfratto, di conseguenza,  la
  legge, il sostegno ci sarà, ma solo laddove, in maniera razionale e
  in maniera organica, gli enti locali interverranno.

   PRESIDENTE.  Si passa all'emendamento 27.6. a firma dell'onorevole
  Formica.

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 27.4 a firma dell'onorevole Formica.

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 27.3 a firma dell'onorevole Formica.

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Comunico che l'emendamento
  27.7 è inammissibile per mancanza di copertura finanziaria.
   Pongo in votazione l'articolo 27, nel testo risultante.
   Chi è favorevole resti seduto, chi contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo  28. Ne do lettura:

                               «Art. 28.
   Fondo unico regionale per gli aiuti all'agricoltura e alla pesca

   1.  Al  fine  di agevolare e garantire l'accesso al credito  delle
  imprese agricole operanti nel territorio regionale è costituito  un
  Fondo  unico regionale per gli aiuti all'agricoltura e alla  pesca,
  la  cui dotazione iniziale è pari all'ammontare delle somme di  cui
  al  successivo comma 3, destinato prioritariamente alla concessione
  di  anticipazioni o alla prestazione di garanzie a prima richiesta,
  anche  in  deroga  a quanto previsto dal comma 2  dell'articolo  73
  della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2, per il finanziamento  di
  progetti  di innovazione tecnologica in agricoltura nonché  per  il
  finanziamento di crediti di conduzione, fermi restando i  massimali
  fissati  dalla  Commissione Europea per gli aiuti  de  minimis  nel
  settore agricolo e della pesca previsti dalla normativa vigente.

   2.  Le  modalità di utilizzazione del fondo di cui al comma 1,  la
  cui gestione è affidata nel rispetto delle vigenti disposizioni  in
  materia  all'IRFIS-FinSicilia S.p.A, sono disciplinate con  decreto
  del  Presidente della Regione su proposta dell'Assessore  regionale
  per le risorse agricole e alimentari.

   3.  Tutte le disponibilità libere, nonché i rientri, del fondo  di
  rotazione  dell'Ente  di  sviluppo agricolo  (ESA),  istituito  con
  l'articolo  14 della legge regionale 12 maggio 1959,  n.  21,  sono
  versate,  entro venti giorni dalla data di entrata in vigore  della
  presente  legge, direttamente all'IRFIS-FinSicilia  S.p.A.  e  sono
  destinate  esclusivamente alle finalità del Fondo di cui  al  comma
  1.»

   Si  passa  agli  emendamenti 28.1, 28.2,  a  firma  dell'onorevole
  Formica.

   FORMICA. Li ritiro.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 28.5 a firma dell'onorevole Lo Sciuto ed
  altri.
   Il parere della Commissione?

   VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   CARTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e
  la pesca mediterranea. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi, chi è
  contrario rimane seduto.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.  Si  passa  agli  emendamenti  28.3  e  28.4  a  firma
  dell'onorevole Formica.

   FORMICA. Li ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in votazione l'articolo 28. Chi è favorevole resti  seduto,
  chi è contrario si alzi.

                             (E'approvato)

   Si passa all'articolo 29. Ne do lettura:

                               «Art. 29.
           Interventi per favorire l'accesso all'abitazione
                   dei nuclei familiari svantaggiati

   1.  Per  incrementare l'offerta abitativa nei confronti dei nuclei
  famigliari  svantaggiati attraverso il recupero dei centri  storici
  dei  Comuni  siciliani  è istituito presso l'Assessorato  regionale
  delle  infrastrutture   e  della mobilità  un  Fondo  destinato  ad
  attivare  procedure  di  riqualificazione  urbana,  anche  mediante
  cofinanziamento  di  interventi previsti  dal  Piano  di  Azione  e
  Coesione.

   2.  Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente
  legge,  l'Assessore regionale per le infrastrutture e la  mobilità,
  di    concerto  con  l'Assessore  regionale  per  la  famiglia,  le
  politiche  sociali  e il lavoro, con proprio decreto  definisce  le
  modalità  per l'accesso al Fondo di cui al comma 1, dando  comunque
  priorità  ai  Comuni  che  procedono, previa  programmazione  degli
  interventi  ed  espletamento  delle  procedure  espropriative,   al
  recupero  degli  immobili  fortemente degradati  e  dei  rispettivi
  centri  storici  e  li destinino, alla vendita a prezzi  agevolati,
  anche con la modalità dell'affitto con riscatto, alle famiglie  con
  reddito  ISEE  inferiore  ai  20  mila  euro  in  cui  nessuno  dei
  componenti sia proprietario di prima casa.

   3.  Per le finalità di cui al comma 2, l'Assessorato regionale per
  le  infrastrutture,  la  mobilità e i  trasporti  è  autorizzato  a
  stipulare   convenzioni  con  operatori  privati  per   predisporre
  adeguati  strumenti finanziari di supporto ad interventi di  social
  housing.

   4.  Per l'anno 2014 per le finalità di cui al presente articolo  è
  autorizzata la spesa di 10.000 migliaia di euro.

   5. Nell'ambito degli interventi di cui al presente articolo nonché
  all'articolo  5  della legge regionale 3 gennaio 2012,  n.  1,  una
  quota  non  inferiore al 10 per cento delle risorse  complessive  è
  destinata in via prioritaria alla realizzazione di alloggi a canone
  agevolato destinati ai genitori separati o divorziati la  cui  casa
  sia stata assegnata all'altro coniuge, che si trovino in condizione
  di grave difficoltà economica».

   Si  passa  all'emendamento 29.5 a firma degli  onorevoli  Formica,
  Ioppolo e Musumeci.

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessori,
  chiederei  che  il Governo illustrasse bene questo articolo  perché
  ritengo  che  si  tratti di un articolo importante,  peraltro,  una
  continuazione di previsioni di legge a livello nazionale  che  sono
  state  alla  base  del  finanziamento di programmi  per  l'edilizia
  abitativa, soprattutto per il recupero dei centri storici.
   Quindi, non si tratta intanto di una novità in questo settore,  di
  una  semplice riedizione, vorrei che il Governo illustrasse meglio,
  sia  la copertura finanziaria dell'articolo stesso, che mi pare non
  molto  adeguata per i fini che si vuole raggiungere,  sia  l'ambito
  stesso dell'applicazione.
   Personalmente, ritengo che su un articolo importante come  questo,
  che    può    veramente   far   ripartire   l'economia,   prevedere
  l'appostamento  di  solo  10  milioni  di  euro  sia   una   misura
  assolutamente insufficiente.
   Su  questo argomento e, a mio modo di vedere, questo articolo  che
  rappresenta veramente una possibilità di impulso per la crescita  e
  di  ripresa  dell'economia, teso com'è ad intervenire  su  tutti  i
  settori  dell'economia stessa, il Governo dovrebbe investire  molte
  più risorse e, comunque, spiegarci se intende convogliare fonti  di
  finanziamento e quali fondi intende convogliare per la riuscita  di
  questo stesso articolo.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha  facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche in  questo
  caso  intervengo  per  annunciare il  voto  favorevole  del  gruppo
  parlamentare   Partito della Libertà , faccio il mio  intervento  a
  titolo personale.
   Nei  mesi scorsi avevamo sollecitato il Governo ad intervenire per
  favorire  l'accesso alle abitazione da parte dei  nuclei  familiari
  svantaggiati, adesso arriva questo provvedimento.
   In Commissione Bilancio c'era stato un provvedimento che stanziava
  10  milioni  di  euro,  eravamo stati particolarmente  soddisfatti.
  Adesso ci rendiamo conto che il Governo, per aggiustare la manovra,
  è stato costretto a ridurre le somme impegnate a 7.400.000 euro.
   Comunque, rimane sempre una somma importante che dà la possibilità
  a  numerose famiglie di poter avere finalmente facilitato l'accesso
  all'abitazione, l'impegno però che era stato preso e  che,  quindi,
  dovrà  essere  poi rispettato nel momento in cui verranno  fatti  i
  decreti  attuativi,  che  i  nuclei  familiari  svantaggiati  siano
  particolarmente, in questo caso, favoriti.
   Quando  parliamo  di nuclei familiari svantaggiati  è  chiaro  che
  parliamo  di nuclei in cui vi siano  ragazze e ragazzi diversamente
  abili,  in  cui  vi  siano  soggetti fragili,  per  i  quali  vi  è
  l'intervento da parte dei servizi sociali per cercare di  lenire  i
  bisogni di questi soggetti.
   Quello  che chiediamo e, comunque, pretendiamo dal Governo, perché
  su  questo ci sarà una vigilanza attenta da parte nostra, è che  si
  evitino  speculazioni  edilizie o vicende  legate  all'utilizzo  di
  infrastrutture,  soprattutto, nei centri storici  e  si  intervenga
  solo  ed  esclusivamente per venire incontro ai  nuclei  familiari,
  ripeto, fragili e svantaggiati.

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, niente di
  personale  col  collega  Vinciullo che,  certamente,  ha  fatto  un
  ragionamento   condivisibile;  però  c'è  un  aspetto,   Presidente
  Ardizzone, durante i lavori in Commissione Bilancio è venuto  fuori
  un aspetto, non so se l'Assemblea ha ulteriormente letto l'articolo
  e, precisamente, il comma 2:  dando comunque priorità ai comuni che
  procedono,  previa programmazione degli interventi ed  espletamento
  delle   procedure   espropriative,  al  recupero   degli   immobili
  fortemente degradati .
   Ora,  io  non  ho fatto mai il sindaco, sono un umile  consigliere
  comunale  nella  mia  città, ma chi ha fatto  il  sindaco  sa  cosa
  significhi questo in italiano  Che con questi 4 soldi che ci  hanno
  dato,  che non anticiperanno ai sindaci, questi dovranno   fare  la
  procedura  di  espropriazione, che significa soldi, recuperare  gli
  immobili,  che  significa soldi, dopodiché  quando  trasmetterà  la
  propria programmazione, la Regione farà il trasferimento.
   Ma  quale  trasferimento? Ma di quanti soldi stiamo parlando?  Ora
  qualcuno  mi  dirà che ci sarà qualche emendamento che  modificherà
  questa parte. Non basta  Perché la parte che dà priorità, comunque,
  ai  comuni,  e svolge un ruolo di protagonista su questo  articolo,
  comunque  metterà  i comuni a fare la guerra dei  poveri  perché  i
  soldi sono pochi comunque
   Quindi,   se  presentate  un  emendamento  correttivo,  in   senso
  letterale, la Commissione Bilancio ne deve presentare uno sotto  il
  profilo  economico  perché dovete aumentare  la  posta,  altrimenti
  state prendendo in giro i comuni  Questa è la vera verità.
   Inoltre, signor Presidente, mi scusi, qui agevolate tutti.  Io  ho
  visto che dall'articolo 27 agevolate tutti, avete aiutato le coppie
  di  fatto a inserirsi nelle loro dimore, ad unirsi giustamente  con
  tutto  il  rispetto che si deve, però poi all'articolo  28,  quando
  questi vanno a stipularsi il mutuo, voi non li aiutate più, li fate
  morire di fame.
   Il  discorso   è  serio, assessore Bianchi, lei ride,  ma  c'è  da
  piangere  perché se da un lato penso alle famiglie che  dormono  in
  macchina  con  i minori e voi avete quattro soldi e  li  date  alle
  coppie di fatto per sbandierare a destra e a manca che avete  fatto
  la  battaglia  di civiltà, questo avete fatto, poi però  non  siete
  consequenziali  su  tutta  la manovra perché  avete  fatto  e  come
  giustamente avete spiegato a tutti una manovra finanziaria che è un
  impianto che va vista nella sua complessità, ma  se va visto  nella
  sua  complessità,  questi che andranno ad abitare  insieme  saranno
  morosi incolpevoli, così come dice la norma approvata poco fa e voi
  cosa  fate? Niente  Prima li riconoscete e poi non li mettete nelle
  condizioni  di  andare avanti nel prosieguo del  proprio  rapporto.
  Assessore, siete incoerenti
   La  verità è - io lo dico in assoluta serenità, assessore - le  ho
  detto che sarei intervenuto dall'articolo 29, la verità lo sa  qual
  è,  gliela dico in modo spassionato, perché poi i giornalisti  e  i
  colleghi  ridono quando uno preso dall'impeto magari dice una  cosa
  al  contrario,  anziché dire ARSEA dice ESA, e tutti scherzano,  ma
  la  verità  è  che  qui  ci sono parlamentari  che  da  venti  anni
  ricoprono ruoli di comando in questa Regione, a vario titolo  e  in
  vari  organismi, ed hanno contribuito allo sfascio  della  Sicilia.
  Prendono parola, vengono qua a fare i primi della classe. Vergogna
   Non  ridono  di  me i siciliani, ridono di voi,  di  tutti  questi
  sapientoni che hanno fatto queste riforme nel passato disastrose ed
  ora  hanno  il  coraggio di prendere la parola e fare  i  salvatori
  della  Patria. C'erano al tempo di Crocetta, al tempo di  Lombardo,
  al tempo di Cuffaro. Ci sono sempre stati e sono qua a fare i primi
  della classe. Vi dovete vergognare
   E'  inutile  che avete quattro giornalisti che fanno  caso  se  un
  deputato  sbaglia  a  coniugare un verbo o se  sbaglia  un  termine
  rispetto ad un altro. Gli elettori vi guardano per le malefatte che
  sono  state fatte in passato. Andate  giro, girate, anzi non potete
  girare perché vi prenderebbero a sassate. La verità è questa. Avete
  poco  da  scherzare.  Ed  ogni mattina i maggiori  direttori  delle
  testate  giornalistiche siciliane, la carta stampata dicono  che  è
  una  manovra finanziaria indecente. Parlano di rivoluzione mancata,
  ma di cosa parlate  Venite qua a fare i primi della classe.
   Ho  aspettato  dieci articoli per dirvi che è  questa  la  verità.
  Avete  chiamato e richiamato l'onorevole Milazzo ad essere composto
  e ieri, vedetevi le registrazioni, quale spettacolo avete fatto voi
  maestri di questa Assemblea regionale siciliana.
   Concludo,  dicendovi, che prima di guardare a deputati  che  nella
  loro  buona  volontà hanno il coraggio di venire qua e  nelle  loro
  domande  si evince che non sanno una cosa, ma per questo  ci  hanno
  mandato  qua  gli elettori, per sapere quello che voi da  anni  non
  fate sapere perché si deve scoprire e non sapere.
   Sono  altri che devono scoprire le cose che gli combinate da anni,
  da anni e poi arrivano i piani di rientro che tagliano posti letto,
  che  riducono le ore, vi svegliate e vi accorgete che  i  forestali
  avevano  una  indennità chilometrica superiore  a  quella  che  gli
  spettava,  devo  continuare?  Non basterebbe  il  tempo.  Pertanto,
  fatevi un bell'esame di coscienza quando prendete la parola  e  chi
  sale  qua deve sapere, deve essere cosciente di quello che ha fatto
  in passato e di come ha ridotto i siciliani.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    torno
  all'articolo e vorrei suggerire al Governo, visto che ha introdotto
  una  norma  che considero molto importante, al di là degli  aspetti
  finanziari che inevitabilmente sono in questa fase molto marginali,
  anche se la norma fa riferimento al piano di azione e coesione  che
  in  qualche  modo  potrebbe,  dico potrebbe,  però  c'è  una  norma
  importante  che  credo  possa  aiutare  a  disboscare  un   sistema
  paralizzato che è il sistema dell'edilizia residenziale pubblica  e
  del   degrado  che  spesso  questo  patrimonio  rischia  di  essere
  consegnato in Sicilia.
   Il  Governo ha previsto per la prima volta una norma che  consente
  ai  comuni,  l'Assessore ai lavori pubblici mi ascolti  perché  sto
  parlando  con  lei  in  particolare, di poter  alienare  patrimonio
  residenziale a famiglie che abbiano i requisiti, reddito   ISEE,  e
  così  via,   con  il principio della locazione con riscatto  ovvero
  della  possibilità  di utilizzare l'affitto come  anticipazione  di
  riscatto.
   Suggerirei  al  Governo, assessore Bianchi,  di  estendere  questo
  principio,  con  un subemendamento tecnico, al patrimonio  pubblico
  esistente  perché noi viviamo un paradosso: chi oggi  è  sotto  una
  soglia  dei 20.600,00  paga un canone, giustamente, sociale  basso,
  ma che di fatto non ha alcun incentivo ad acquisire in proprietà il
  bene  e,  nello  stesso  tempo, la gestione  pubblica  gestisce  in
  perdita il patrimonio pubblico.
     Interi  quartieri popolari della Sicilia sono consegnati  ad  un
  rischio di degrado assoluto e allora se noi consentiamo anche a chi
  non  ha la possibilità di acquistare la casa, riscattandola secondo
  le   tipologie  oggi  previste,  pagando  il  canone,   il   valore
  dell'immobile  secondo  i  livelli  tabellari   A4  eccetera,    ma
  introducendo il principio del riscatto così come è previsto qui, io
  credo  che  apriamo  una  fase nuova, e forse  facciamo  introitare
  qualche risorsa in più al patrimonio pubblico esistente.
   Mi  sarei  aspettato, visto che ne avevamo parlato, che in  questa
  manovra  entrasse anche il patrimonio non abitativo,  pubblico,  mi
  riferisco  al patrimonio soprattutto ad uso commerciale che  poteva
  essere  alienato e che poteva costituire una fonte di finanziamento
  per  finanziare questa tipologia di intervento. Se noi  vendessimo,
  ad esempio, i tanti magazzini, scantinati, aree, edifici realizzati
  dagli  IACP in giro per la Sicilia ed utilizzassimo queste  risorse
  per  sostenere  questi interventi che servono a riqualificare  e  a
  dare  la casa alla povera gente,  beh, io credo che avremmo dato  a
  questo  intervento  legislativo  un  supporto  dinamico  anche  per
  reperire  risorse attraverso l'alienazione del patrimonio  pubblico
  mummificato che c'è in giro per la Sicilia.

   VENTURINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     VENTURINO. Signor Presidente,  un intervento molto, molto breve,
  non  entro  nel  merito  di  questo articolo  di  cui  apprezzo  le
  finalità.  E' chiaro che attraverso questo articolo non solo  diamo
  la  possibilità ai cittadini di trovare un alloggio,  ma  anche  di
  recuperare  attraverso  la  loro presenza  i  centri  storici  che,
  altrimenti,  andrebbero per sempre perduti. E questa  forse  è  una
  formula, come dire, alternativa alla mancanza in questa finanziaria
  di interventi seri a salvaguardia dei beni monumentali.
        Tuttavia   non  è  di  questo  che  voglio  parlare;   voglio
  semplicemente  chiedere all'onorevole Bianchi  che mi  dispiace  si
  sia  allontanato   no, eccolo lì che sta parlando  con  l'onorevole
  Cracolici ,  se  ci  spiegasse in maniera molto più  chiara  questo
  emendamento modificativo dell'articolo 29, perché si è detto da più
  parti  che  i 10 milioni di euro stanziati sono una cifra piuttosto
  relativa,  ma  qui  addirittura nell'emendamento  che  presenta  il
  Governo,  l'assessore Bianchi, addirittura la cifra viene diminuita
  e portata a sette milioni quattrocento mila.
       La domanda quindi che vorrei fare è  questa: sapere, visto che
  l'emendamento è stato presentato oggi, adesso dove vanno a finire i
  due  milioni  e  seicento mila che vengono tolti nell'appostamento?
  L'onorevole  Vinciullo parlava di aggiustamento; ma l'aggiustamento
  in che direzione e verso quale altro capitolo di spesa è destinato?
  Insomma, vorrei capire esattamente qual è la motivazione di  questa
  decurtazione.
       Sempre  a  proposito degli emendamenti firmati  dall'assessore
  Bianchi,    preannuncio   che   presenterò   un   sub   emendamento
  all'emendamento  29.11, a sua firma, perché  ancora  una  volta  in
  questo  emendamento non si tiene in alcuna considerazione il lavoro
  che invece, secondo me, ha un significato molto importante, e che è
  quello   svolto   nelle  commissioni.  Pertanto,   ripeto,   adesso
  presenterò  un sub emendamento a quello da lei presentato.  Aspetto
  risposta. Grazie.

    FAZIO. Chiedo di parlare.

      PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

         FAZIO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   anch'io
  intervengo  intanto per sostenere questa iniziativa che  mi  sembra
  effettivamente  abbastanza proficua se non ad eccezione  ovviamente
  delle somme che in qualche modo sono destinate.
  Anche qui si interviene nell'ambito del sociale, e consentitemi non
  si  interviene solo nel campo del sociale, perché in prima  istanza
  la  normativa  prevede l'intervento a favore  di  quei  Comuni  che
  procedono  al  recupero  cosiddetto ambientale  di  zone  degradate
  nell'ambito dei centri storici.
     Questa  è  una  normativa che si accompagna  ad  altra  identica
  normativa  già  vigente  e  che consente appunto  il  recupero  dei
  cosiddetti centri storici. E credo che più somme mettiamo più forse
  riusciremo a non vedere quello che effettivamente è sotto i  nostri
  occhi, vale a dire i centri storici degradati e abbandonati. Quanti
  centri storici nelle nostre città sono in condizioni pessime perché
  ovviamente   i  proprietari  li  abbandonano  e  non  fanno   alcun
  intervento di manutenzione né ordinaria nè straordinaria, in cui il
  degrado è abbastanza cospicuo e diffuso?
        Questa normativa, assessore Bianchi, se lei obiettivamente si
  convince  ad incrementarla dal punto di vista prettamente economico
  e  con  qualche  verifica  sotto  l'aspetto  prettamente  attuativo
  potrebbe portare a risultati estremamente interessanti.
         Gli  aspetti  sociali  sono  correlati  agli  interventi  in
  questione perché una volta effettuati i recuperi allora si  proceda
  all'assegnazione alle fasce più deboli che obiettivamente non  sono
  in  grado  di  poter  acquisire un immobile.  E  lo  potranno  fare
  soltanto laddove il costo dello stesso ha un costo minimo.
       Per quanto riguarda gli altri immobili, l'intervento che mi ha
  preceduto,  è l'ampliamento non sono d'accordo. Non sono  d'accordo
  perché credo che  lo IACP dovrebbe sì vendere gli immobili per  uso
  commerciale, e anzi dovrebbe farlo subito, ma per utilizzare queste
  somme   non  per  questa  finalità  ma  per  fare  le  manutenzioni
  ordinarie,  cosa  che non fa nell'ambito degli  immobili  che  sono
  assegnati  agli  inquilini.  Anche  lì  è  un  degrado  continuo  e
  sistematico  che  a  mio avviso necessita di  un  intervento  e  di
  cospicue somme.
        E mi auguro ed invito l'assessore, così come d'altronde aveva
  anticipato  all'inizio dell'anno 2013, si possa addivenire  ad  una
  riforma  integrale degli IACP, che sono istituti che non funzionano
  ed  è  inutile  che  noi immaginiamo  di trasferire  le  competenze
  dell'IACP al costituendo libero consorzio dei comuni come  se   una
  volta  che  lo  trasferiamo al libero consorzio dei comuni,  guarda
  caso,   come   se   fosse  una  bacchetta  magica  da   istituzione
  inefficiente   ed  incapace  di  svolgere  le  proprie   competenze
  diventerebbe invece operativo ed efficiente
        Secondo  me, invece, necessita di una riforma radicale  e  le
  ricordo  che  attualmente è solamente un peso per  la  collettività
  siciliana. Le ricordo anche che vengono rinnovati ogni sei mesi gli
  organi   dell'amministrazione  laddove  la   loro   incapacità   di
  intervento è fin troppo evidente.
        Io  non  so  quanto ancora dovrà durare questa questione.  Mi
  auguro  e  spero  che il Governo regionale si  renda  conto  che  è
  intollerabile  questa situazione e soprattutto che è necessario  un
  intervento immediato.
       Credo che se vogliamo intervenire nel sociale non possiamo non
  procedere  ad  alcune riforme estremamente importanti.  Chi  mi  ha
  preceduto  ha  detto che la casa è di fondamentale  importanza   Ne
  convengo,  ma  necessariamente per potere effettuare  le  cose  che
  dobbiamo  fare  e  che possiamo fare senza perdere  tempo  e  senza
  dilungarci in chiacchiere.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, apprezzando così
  come  ho  fatto  in Commissione una iniziativa legislativa  che  al
  riguardo del tema del centro storico, cosa che per altro noi  nella
  passata  legislatura abbiamo affrontato con riferimento ai  singoli
  cittadini  a proposito di una copertura finanziaria che consentisse
  ai  cittadini di acquistare la casa a interessi zero attraverso una
  procedura  a sportello che in atto molto utilizzata dai  cittadini,
  mi  corre  l'obbligo di segnalare all'assessore che al  di  là  del
  ruolo che in questo momento ricopre, egli è un uomo che nella  vita
  fa  il  dirigente  dello Stato applicato agli Enti Locali,  quindi,
  conosce  alcune questioni di carattere tecnico, fermo restando  che
  poi  l'assessore Bianchi vorrei mi chiarisse la questione dei dieci
  milioni di euro.
   La prima questione che pongo all'assessore per le infrastrutture è
  il   tema   delle   procedure  che  vanno   seguite   a   proposito
  dell'espropriazione.  A me è nota la norma del  Codice  civile  che
  accompagna sempre il tema dell'esproprio. A me è nota la norma  del
  Codice  civile  che  accompagna, sempre, il tema dell'esproprio  al
  tema  della pubblica utilità. Quindi, è fin troppo ovvio che queste
  risorse  hanno  in  parte, non so quanto e non so  quanti  progetti
  verranno  presentati, una destinazione per pagare, ovviamente,  gli
  espropri.
     Perché  se noi pensiamo ad una norma così fatta, le cui  risorse
  sono  destinate per andare a realizzare programmi infrastrutturali,
  non abbiamo compreso, realmente, la portata di questa norma, perché
  questa  norma potrà essere realizzata soltanto quando, con i  fondi
  comunitari o con il piano di coesione, saranno appostate una  serie
  di  risorse importanti che potranno consentire ai singoli comuni di
  poter  attingere ai fondi. In atto, questa appostazione di somme  è
  per avviare un percorso che è quello relativo alla pubblica utilità
  e, quindi, all'esproprio.
   Mi  chiedo, assessore, se non è d'obbligo da parte nostra,  quanto
  meno  se  non  è conveniente da parte nostra sancire, così  come  è
  stato  fatto  con la legge 25 del 1993 - credo sia, l'ho  detto  la
  volta  scorsa in Commissione, l'articolo 124 - , che tutti i centri
  storici  siciliani sono di interesse pubblico e,  quindi,  soggetti
  all'esproprio  per pubblica utilità. Perché, se  noi  non  facciamo
  questo  incorriamo in una serie di ricorsi che, di fatto,  bloccano
  le procedure espropriative.
   Questa è la domanda che le pongo. A lei lo scioglimento del  nodo,
  perché  qualora  lei ritenesse che questo non dovesse  servire,  io
  credo  che  ci  troveremmo dinnanzi, nei comuni, ad  una  serie  di
  contenziosi.
   La   seconda  domanda  che  volevo  porre  all'assessore  era  con
  riferimento alla questione dei dieci milioni.
   Durante  il dibattito è venuto fuori l'utilizzo di quattro milioni
  di  euro  che, da quello che ho capito io, andavano a gravare  -  a
  proposito   del  trasporto  aereo,  dell'integrazione   sollecitata
  dall'emendamento di alcuni colleghi, per primo l'onorevole Cimino -
  sull'articolo  29  Interventi a favore dell'accesso  all'abitazione
  di  nuclei  svantaggiati , e cioè una riduzione da dieci milioni  a
  sei  milioni. E' la tabella dal famoso allegato 2 colonna A,  fermo
  restando   che   nella   colonna  B  c'è  una   riduzione   che   è
  un'autorizzazione  di  spesa,  di  cui  all'articolo  della   legge
  finanziaria, in questo momento, articolo 18.
   Le ho posto queste due questioni, assessore, tenendo conto che nel
  Codice  civile è sancito che ogni forma di espropriazione  non  può
  che avvenire attraverso procedure di pubblica utilità.

   BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli, cercherò di essere anche breve  e  di  dare
  risposte,  per  quanto di mia competenza, ai dubbi che  sono  stati
  sollevati.
   Una piccola premessa che vuole, evidentemente, chiarire che questa
  norma,  che ovviamente è migliorabile, sicuramente, alla  luce  del
  dibattito che si sta seguendo qui in Aula, mira, principalmente,  a
  un  percorso  che  non  ha  soltanto  la  finalità  di  poter  dare
  contributo, aiuto a quelle che sono le famiglie svantaggiate,  però
  porta in sé più finalità.
   Mi  permetto di dire che, con questa norma, si cerca, in un  certo
  senso, di contribuire alla riqualificazione dei centri storici;  in
  seconda  battuta,  si mira, anche, a dare la possibilità  di  poter
  garantire  un'abitazione,  in  questi  centri  storici,  a   nuclei
  familiari  svantaggiati;  ma terzo, e non  ultimo,  io  credo  che,
  questa norma, miri anche a mitigare e a contribuire a diminuire  lo
  spopolamento  dei  nostri centri storici,  principalmente  in  quei
  comuni  che,  sostanzialmente sono collinari o montani,  dove  noi,
  tutti  i giorni, possiamo tranquillamente vedere che esistono molti
  ruderi  danneggiati,  ormai  abbandonati  e,  sicuramente,  c'è  un
  coefficiente di spopolamento importante.
   Quindi sostanzialmente, è ovvio che con un articolo non si risolve
  tutto  il  problema.  Però è un inizio, io credo  che  può  essere,
  sicuramente,  migliorabile e potrà dare il via a delle riflessioni,
  così  come  diceva l'onorevole Formica, anche più profonde  perché,
  sicuramente,  abbiamo  il   Decreto del fare ,  abbiamo  visto  che
  l'esperienza  ministeriale con i seimila  campanili  ha  funzionato
  bene.
   Perché  non dimentichiamo che il tessuto regionale, ma soprattutto
  anche  di qualche provincia, è fatto dai comuni e, soprattutto,  di
  comuni  che sono al di sotto di quindicimila abitanti quindi questo
  era  l'intento  principale. Ovviamente, sono  stati  sollevati  dei
  dubbi e che qui vedo un po' di riassumere.
   In   ordine.   L'onorevole  Vinciullo  ha   fatto,   praticamente,
  riferimento   a   che  queste  riqualificazioni  non  rappresentino
  devastazioni  del  centro storico. La norma  l'abbiamo  scritta  in
  maniera  tale  che  miri  al  recupero  degli  immobili  fortemente
  degradati e dei rispettivi centri storici.
   E'  ovvio che, anche sotto l'aspetto terminologico, recuperare dei
  ruderi  non significa mettere in un centro storico nuova  cubatura,
  quindi  da  questo  punto  di  vista mi  sento  di  tranquillizzare
  l'onorevole Vinciullo, perché proprio l'intento nostro,  di  questo
  Governo  e  di  questo  Assessorato, è quello di  salvaguardare  il
  centro  storico,  ma  sicuramente di  non  lasciarlo  spopolato  o,
  comunque sia, senza vita.
   L'onorevole Milazzo: problematica delle risorse.
   È ovvio che i dieci milioni di euro, come è previsto dall'articolo
  originario,  però, avevamo già preannunciato che con  l'emendamento
  che  poi  sicuramente  avrete già letto, il  29.10  GOV,  il  fondo
  iniziale è ridotto a 7.400 milioni di euro.
   È  ovvio  che  è  una  risorsa che viene prelevata  dalla  manovra
  complessiva del bilancio regionale, quindi risorse regionali, ma  è
  altrettanto  ovvio  che  non miriamo a fare questi  interventi  con
  fondi  regionali.  Abbiamo i fondi del Piano di azione  e  coesione
  che,  come  voi sapete, sono fondi che vanno al di fuori di  quella
  che  è  la  manovra complessiva della Finanziaria  e  del  Bilancio
  proprio della Regione e si agganciano alla Programmazione.
   La vivibilità, la sostenibilità anche della qualità della vita nei
  centri storici, come voi sapete, è tematica importante anche  nella
  nuova  Programmazione, la 2014-2020, quindi l'intenzione di  questo
  Assessorato   del  Governo,  ovviamente  di  concerto   anche   con
  l'Assessorato  della  famiglia è di agganciarci  a  quelle  risorse
  della  nuova  Programmazione  e  se  non  costituiamo  un  capitolo
  iniziale  per cui, dal punto di vista normativo, da quello possiamo
  andare  a  rimpinguare con la nuova programmazione è ovvio  che  la
  misura non potrebbe attuarsi.
   È  ovvio  che  i  7  milioni e 400 mila euro, se  verrà  approvato
  l'emendamento  modificativo, è una piccolissima risorsa  utile  per
  costituire il Fondo e poi sarà incrementato con i nuovi fondi della
  programmazione e con i residui credo, adesso dirà meglio di  me  se
  vuole  l'assessore  Bonafede, con i fondi del  Piano  di  azione  e
  coesione.
   Onorevole  Di  Mauro, sicuramente un interrogativo  che  ci  siamo
  posti nel momento in cui abbiamo elaborato la norma, per quanto  mi
  riguarda, la mia riflessione è aperta al dibattito dell'Aula, credo
  che  andare  a  intervenire  con una  manifestazione  di  interesse
  pubblico,  perché  bene ha detto lei, tutti gli espropri  hanno  un
  requisito,  cioè  l'intervento deve essere preordinato  all'utilità
  pubblica, altrimenti i contenziosi non ci farebbero andare  avanti.
  Però, intervenire con legge che come noi sappiamo la legge è sempre
  in  astratto,  e quindi andare a prevedere con norma  che  tutti  i
  centri    storici   sono   preordinati   all'eventuale   esproprio,
  all'interesse pubblico e quindi all'utilità pubblica è un  qualcosa
  che  non è praticabile perché di fatto, così come prevede la  legge
  urbanistica,  l'esproprio deve essere finalizzato a un  determinato
  intervento e quindi limita anche l'ambito di azione.
   Credo  che  con norme, inserirsi su questo articolo  per  dare  in
  maniera  distinta  una  pubblica utilità, un interesse  pubblico  o
  comunque   sia   un  vincolo  preordinato  all'esproprio   potremmo
  rischiare di andare oltre e sconfinare da quelle che sono le nostre
  competenze.
   Per quanto riguarda le modalità di attuazione, se noi interveniamo
  su  quelli che sono i ruderi esistenti e quindi facciamo un esempio
  pratico, molti di voi sono amministratori, un singolo comune  o  un
  sindaco, tranquillamente può attuare un piano particolareggiato  di
  riqualificazione del proprio centro storico, individuando una serie
  di immobili che sono ruderi, che sono ormai abbandonati, o comunque
  sia  la scelta è del Comune, ebbene non c'è bisogno di una variante
  urbanistica  perché  noi  non cambiamo la destinazione  urbanistica
  dell'immobile   ma  interveniamo  su  quei  ruderi  individuandoli,
  inserendoli   in  un  Piano,  quel  piano  poi  sarà   oggetto   di
  computometrico,   di  una quantificazione, cioè  capire  quanto  ci
  vuole  per ristrutturarlo o per darli alle finalità residenziali  e
  quindi con questo Piano, con questo progetto, parteciperà al  bando
  che verrà posto in essere dall'Assessorato.
   C'è  da  aggiungere qui, che poi il problema si pone anche   nella
  progettazione perché poi ci andiamo a chiedere abbiamo il fondo, ci
  sono  le risorse, non abbiamo, i piccoli e medi comuni soprattutto,
  le risorse per fare il progetto.
   L'intento dell'Assessorato è quello di arrivare a una misura, a un
  avviso  che  preveda  già  una  priorità  verso  i  comuni  e   che
  intervengono  con le finalità e sicuramente in maniera  uniforme  a
  quello  che  prevede  il comma 2 dell'articolo  29  e  che  possono
  attingere,  possono aderire al bando all'avviso anche con  semplice
  progetto preliminare o di stato definitivo, in maniera tale che gli
  stessi  uffici  tecnici possono elaborare il progetto,  in  maniera
  molto  tranquilla, e poi nell'ammissione al finanziamento  dare  la
  copertura finanziaria per la progettazione esecutiva per quello che
  è   poi  il  progetto  vero  e  proprio  avvalendosi  della  stessa
  ammissione al finanziamento. In questo modo, noi in un certo  senso
  andiamo  a  risolvere  la possibilità della carenza  economica  che
  tutti i comuni hanno per la progettazione.
   Pertanto, in un certo senso credo che, ripeto, la norma,  che  può
  essere   sicuramente   migliorata,  che  può   essere   sicuramente
  incrementata  grazie  a quelli che sono poi  i  vostri  contributi,
  viaggi nella direzione giusta, quindi non soltanto riqualificazione
  del  centro storico, ma altresì possibilità di andare incontro alle
  famiglie  bisognose, ma farlo in dei contesti e quindi mi riferisco
  ai  centri  storici, in maniera particolare dei comuni collinari  e
  montani  che  oggi  hanno  un  alto coefficiente  di  spopolamento.
  Grazie.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  L'onorevole Di Mauro chiede  di  parlare  nuovamente,
  risultano  poi  iscritti  gli onorevoli Formica,  Falcone,  Grasso,
  Leanza, Figuccia, Panarello, Laccoto e D'Asero.

   DI MAURO. Signor Presidente, credo che dobbiamo valorizzare questa
  proposta  del  Governo, perché nel tempo passato, soprattutto  dopo
  gli  anni  '60, si è sempre proceduto alla valorizzazione di  parte
  del territorio di ogni città esterno al centro urbano, con aggravio
  di  costi  di  urbanizzazione primaria e  secondaria.  Qui  abbiamo
  l'opportunità  di  utilizzare già il sistema di rete  fognante,  di
  rete  idrica, di gas e di infrastrutture di urbanistiche di secondo
  livello per cui l'iniziativa del Governo si coglie positivamente.
   Lei    quando    nell'emendamento   cita   il   termine     previa
  programmazione   è chiaro che allude, e glielo  dice  chi  è  stato
  sindaco,  ad  un minimo di intervento strutturale di pianificazione
  urbanistica,   che   non  potrà  non  avere   il   consenso   della
  Soprintendenza.
   Io  pertanto non mi preoccuperei di quello che ha detto il collega
  Vinciullo,  perché  la Soprintendenza dice  sì  o  no  e  cita  con
  espressa indicazione  recupero di immobili fortemente degradati nei
  rispettivi centri storici e li destina, mediante alterazione,  alla
  locazione , quindi non c'è un cambio di destinazione. Allora, noi a
  questo  punto per rendere questo provvedimento, me lo  lasci  dire,
  realmente  esecutivo, operativo e senza che ci siano poi fondi  che
  vengono  accantonati e mai utilizzati, cosa succederà? Lei farà  un
  bando,   il   comune  parteciperà,  lei  deve  mettere  una   frase
  incidentale in cui può essere utilizzato il concetto della pubblica
  utilità,  che se caso mai dovesse essere impugnato dal  Commissario
  dello Stato non inficia il testo dell'articolo, in maniera tale che
  quando  il  programma costruttivo sarà ammesso a  finanziamento  il
  comune  avrà il titolo per accedere all'espropriazione per pubblica
  utilità perché ha ottenuto il finanziamento, perché questa norma  o
  è  forte  perché parte forte da una iniziativa di Governo,  da  una
  iniziativa legislativa e non mette i sindaci in difficoltà a dovere
  scucire  soldi con i propri risparmi, che fra l'altro non hanno,  o
  questa norma di fatto diventerà inapplicabile.
   Quindi   la   invito  assessore,  proprio  in   un   rapporto   di
  collaborazione e di sinergia tra Governo e Parlamento,  a  che  lei
  possa  attraverso  la sua interlocuzione, entro lunedì,  riproporre
  questa  norma  con  i  dovuti accorgimenti, tenendo  conto  che  il
  principio della pubblica utilità è essenziale per rendere esecutivo
  ed operativo il programma costruttivo.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono intervenuto
  per  primo  e mi ero espresso favorevolmente alla norma,  ma  avevo
  sollevato  dubbi circa la portata economica ed anche amministrativa
  del provvedimento stesso.
   Siccome,  da  come  si  è sviluppato il dibattito,  è  apparso  in
  maniera  chiara  che,  al  di  là di provvedimenti  spot  che  sono
  contenuti in questa finanziaria - e per provvedimenti spot  intendo
  dire una serie di articoli di legge che mirano solo a poter fare la
  dichiarazione  per  dire  che  noi  stiamo  portando   avanti   una
  finanziaria dai contenuti rivoluzionari, che di rivoluzionario  non
  ha  veramente nulla, se non il titolo, lo spot - questa è una norma
  fondamentale,  è  una norma importante per lo sviluppo  perché  può
  intervenire su tutti i settori della nostra economia coinvolgendoli
  con  una linfa ad una ripresa dell'apparato produttivo, ma ci  deve
  essere la linfa. Qui il problema vero è che sulla norma di sviluppo
  vero che interessa il recupero abitativo, interessa l'ambiente,  dà
  risposta  alla  mancanza  di case, dà la possibilità  alle  imprese
  edilizie  di  riavere  lavoro e, quindi,  di  creare  occasioni  di
  lavoro,  di  sviluppo e di benessere, in sostanza di far  ripartire
  un'economia  che  è  assolutamente morta, su  questo  articolo,  su
  questa  previsione  nella  finanziaria  alla  fine  il  Governo  si
  comporta  come  se fosse una norma spot come tante altre  che  sono
  contenute all'interno di questa finanziaria.
   Allora,  il  lavoro  importante  che  un  Parlamento  deve   fare,
  l'apporto  importante che un Parlamento deve dare è proprio  quello
  di  indirizzare i propri sforzi, la propria attenzione, il  proprio
  approfondimento  per  cercare  di migliorare  le  norme  che  tutti
  riteniamo abbiano una valenza fondamentale. Invece non è così,  sia
  per  la  limitazione del campo d'azione, per esempio,  il  recupero
  urbanistico dei centri storici. Diciamola tutta: questa norma segue
  altre  norme che, invece, sono state già poste in essere  ed  hanno
  avuto  finanziamenti  e  si sono sviluppate,  che  sono  figlie  di
  finanziamenti  e  cofinanziamenti nazionali e  regionali,  come  il
  famoso  programma  quartiere 1 e quartiere 2 , che hanno  avuto  un
  forte  impatto dal punto di vista occupazionale, dal punto di vista
  del  recupero  dei  centri storici e che, comunque,  vedevano  alla
  fonte finanziamenti adeguati e cospicui.
   Perché è inutile - diciamocelo chiaramente, Presidente Ardizzone -
  che  su una norma come questa andiamo a prevedere dieci milioni  di
  partenza che poi si riducono a sette milioni e mezzo, che poi forse
  sono  in  tutto  quattro milioni, ma vogliamo  prenderci  in  giro,
  veramente vogliamo prenderci in giro?
   Qui  abbiamo bisogno di una norma che prevedesse almeno  cinquanta
  milioni  di  euro di partenza a cui aggiungere gli altri  possibili
  cofinanziamenti  perché  allora ci viene  un  sospetto,  un  grande
  sospetto: che si tratti di pochi euro appostati lì per essere poi -
  nell'impossibilità  assoluta  e  totale  di  essere  utilizzate   -
  sfruttati  in  un secondo tempo con una variazione di bilancio  per
  essere spostati altrove. E abbiamo preso in giro i Siciliani, preso
  in  giro  i sindaci facendo balenare l'idea che finalmente c'è  una
  norma  giusta per creare sviluppo, salvo poi, vista l'esiguità  dei
  fondi  e  vista  l'inapplicabilità per certi  versi  di  alzare  le
  braccia ed avere la scusa per recuperare un piccolo gruzzoletto  di
  soldi che è stato messo qui e che verrà poi utilizzato per altro.
   Penso che sia questo l'intento e ritengo che si sbagli - e sbaglia
  di  grosso il Governo se non si concentra su una delle poche  norme
  che  possono  consentire  ai  sindaci  -  che  sono  in  gravissima
  difficoltà  economica  -  di potere far ripartire  un  processo  di
  sviluppo  vero,  atto  da un lato ad avere valenza  ambientale  con
  recupero  dei  centri storici, dall'altro lato a dare impulso  alla
  nostra economia asfittica, alle piccole imprese, all'artigianato e,
  nel tempo stesso, dare una risposta alla fame cronica, alla carenza
  cronica di abitazioni che registriamo.
   Il  Governo  si concentri sulle norme vere, anziché perdere  tempo
  sulle norme che hanno solo il significato di spot ma dietro cui non
  c'è nulla - se non briciole - e non perda tempo, non si attardi con
  improvvisazioni che nulla apporteranno. Questa è una norma vera
   Ritengo  che anche il Governo sia consapevole, la maggioranza  sia
  consapevole  che si tratta di una norma vera ma così come  è  stata
  ridotta,  dal  punto  di  vista delle appostazioni  finanziarie  ed
  economiche, è assolutamente inutile.
   E' inutile che aspettiamo il piano azione e coesione  Arriverà tra
  due anni, troppo tardi

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore di minoranza. Volevo riprendere  un  attimo  il
  ragionamento  che  ha fatto l'Assessore. Volevo riprenderlo  perché
  questa  norma,  al di là di una sua impostazione di  principio,  di
  indirizzo  sicuramente lodevole, a mio avviso temo che si scontrerà
  con la realtà per due ordini di ragioni.
   La  prima  di tipo pratico e procedurale di cui dirò i motivi,  la
  seconda di tipo finanziario.
   Partiamo  dalla seconda. Si partiva da 10 milioni di  euro,  si  è
  arrivati  a  7 milioni e 400 mila  euro e alla fine la norma  è  di
  appena 2 milioni e 400 mila euro perché 5 milioni sono previsti per
  l'articolo 4, tabella B dello stesso, nell'accantonamento negativo.
   Fino  a questo momento è così, Assessore, lo possiamo vedere,  non
  lo dico io, lo dicono le carte a meno che successivamente non venga
  presentato  un  emendamento  modificativo.  Ad  oggi  è  questa  la
  tabella. I numeri sono questi: 5 milioni per cui rimangono appena 2
  milioni e 400 mila euro,  articolo 29.

                Presidenza del Vicepresidente Venturino

   Poi,  subentra  un altro tipo di problema, al di  là  dell'aspetto
  finanziario.  2  milioni  e 400 mila euro significano  meno  di  24
  interventi  in tutta la Sicilia considerato che ciascun  intervento
  dovrebbe costare almeno 100 mila euro e, quindi, noi con 2  milioni
  e 400 mila euro stiamo facendo una grande norma di principio ma che
  di fatto sarebbe rivolta ad appena 24 interventi.
   Transeat su questo, ma se vogliamo fare una norma di indirizzo che
  rimanga  e  che  produca  i suoi effetti  negli  anni  2015,  2016,
  eccetera,   dovremmo   allora  eliminare  totalmente   l'intervento
  finanziario di tipo regionale ed intervenire, invece, come è  stato
  fatto con il Fondo di sviluppo e coesione. Questo sì
   Prevediamo  cioè  di  fare nel Fondo di sviluppo  e  coesione  una
  misura  che  tenga conto degli interventi, per quanto  riguarda  le
  famiglie  svantaggiate, quindi interventi abitativi per le famiglie
  svantaggiate.
   Vorrei  dire  che,  giustamente, il Governo è  ricorso  ai  ripari
  facendo  un emendamento di riscrittura del secondo comma, cambiando
  le  procedure espropriative con il piano di recupero ma anche  qua,
  per un attimo, immaginiamo quale sia la procedura.
   La  Regione farà un bando cui parteciperanno i comuni che dovranno
  presentare un progetto di recupero. Per presentare questi  progetti
  di  recupero ci vorranno almeno da 120-150 giorni, ma è nelle cose
  Un  progetto  di  recupero non si presenta così  in  due  mesi,  ma
  l'immobile va recuperato.
   Attenzione  poi,  Assessore, io dirò alla  fine  una  cosa,  fermo
  restando che sulla linea di principio noi siamo favorevoli.  Stiamo
  andando però a una procedura. Dopodiché cosa succede? La Regione lo
  dovrà  finanziare,  dovrà capire quali sono, dovrà  apprezzarlo  e,
  così via, finanziarlo.
   Noi  diciamo  che, poiché riguarda zone degradate cioè  il  centro
  storico  degradato con il collega Di Giacinto,  ma  anche  con  gli
  altri  colleghi  della  Commissione, abbiamo ritenuto  che  diventa
  limitativo circoscriverlo soltanto ai centri storici. Ci sono molti
  Comuni che hanno non soltanto il centro storico degradato, ma hanno
  anche  dei  quartieri degradati. Ecco perché abbiamo presentato  un
  altro  subemendamento con il quale si dice:  dopo la parola  centro
  storico  aggiungere  o quartieri degradati , in  maniera  tale  che
  consentiamo  alla Regione di poter intervenire proprio  sulle  zone
  che  hanno necessità di essere riqualificate, recuperate  per  dare
  questi immobili alle famiglie svantaggiate.
   Per  cui,  Assessore,  io  cosa dico? Lo voglio  dire  al  Governo
  interamente inteso, alla fine noi faremo tutto un focus su tutte le
  norme  che  in  questa finanziaria stiamo facendo  che  sembra  che
  abbiano  un'immediata refluenza e producano immediatamente effetti,
  ma che noi riteniamo già da subito che sono effetti posticipati, se
  è vero che gli stessi li produrranno.
   Quindi, sotto un profilo di principio tanta buona volontà; poi,  è
  giusto  che questa volontà possa confrontarsi con le cose,  con  le
  procedure,  con  l'efficacia  e  l'efficienza  dell'amministrazione
  regionale  per  poi  vedere  quali sono gli  effetti  che  produrrà
  effettivamente.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, rispetto
  a  tante  altre  norme  che abbiamo esaminato  finora  e  che  sono
  contenute  nella  finanziaria, devo  dire  che  questa  è,  se  non
  l'unica, una delle pochissime norme che dà un impulso all'economia.
  Dà  un impulso all'economia con tutti gli aggiustamenti e con tutte
  le  correzioni  che  si  possono fare. Dà un  impulso  all'economia
  perché  finalmente consentirà di rimettere in moto  l'economia  dei
  piccoli   paesi  o  anche,  se  vogliamo,  delle  periferie   delle
  città,qualora si volesse allargare, e che vengono individuate dagli
  amministratori,   dalle  amministrazioni  locali   come   zone   da
  recuperare e quindi oggetto di un piano particolareggiato.
   Quindi,  consente,  laddove è possibile, il  recupero  dei  centri
  urbani,  senza per questo smembrare, snaturare, il centro  storico,
  perché già nel  centro storico le costruzioni sono vincolate perché
  dettate  appunto dalle prescrizioni esecutive dei piani  regolatori
  generali.
   Riqualificare le periferie, perché, appunto, oggetto di  un  piano
  di  recupero  da parte delle amministrazioni e nello  stesso  tempo
  dare  la  possibilità  a  quelle  famiglie  svantaggiate  di  avere
  un'abitazione.
   Onorevole  Falcone, questa è una buonissima norma,  ma  se  questa
  norma pensiamo o pensa, ma l'assessore questo lo sa bene, che possa
  dare  un  impulso all'economia con i pochi fondi  che  ci  sono  in
  bilancio - immagini 15 milioni di euro che devono coprire tutto  il
  disagio della Sicilia, faccio il paragone - non serve.
   Ma  perché  è importante questa norma? Nei Regolamenti comunitari,
  assessore mi corregga, ed ecco anche l'aggancio alla famiglia,  nei
  Regolamenti  comunitari è prevista una linea di intervento  per  le
  zone, anche per il recupero delle aree interne, per le zone franche
  urbane  che prevede proprio questo, e cioè, da un lato, il recupero
  dell'ambiente  con  un  sistema energetico con  fonti  rinnovabili,
  eccetera e, dall'altro lato, la possibilità di sopperire per quanto
  riguarda le esigenze abitative dei nuclei svantaggiati.
   Quindi,  va  benissimo, anzi è bene che noi  l'approviamo,  ma  il
  Governo deve essere bravo a non perdere l'opportunità; sappiamo che
  la programmazione 2014-2020 comincia già a gennaio e il Governo già
  è  in ritardo perché non sappiamo come sta programmando. Quindi, se
  effettivamente  non si perde tempo, questa potrebbe  non  dare  gli
  effetti immediati, ma entra in un contesto di programmazione.
   Un  altro  appunto. I Comuni non dovranno perdere tempo perché  se
  entra  nelle  linee di intervento della programmazione comunitaria,
  questa  norma potrà fare parte di alcuni dei progetti che i  Comuni
  presentano  con  i PIST, può rientrare in uno di  quelle  linee  di
  intervento  che  hanno e che mettono al sistema un territorio.  Qui
  dovrà  essere  bravo  l'Assessore, ma dovrà essere  bravo  e  dovrà
  essere   attento  il  Governo  se  effettivamente  tiene   a   che,
  finalmente,  si  possa parlare di una spinta in senso  economico  e
  favorevole nei confronti di questa Sicilia.

   LEANZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi con l'assessore
  Bartolotta abbiamo lavorato a questa norma, l'abbiamo molto difesa,
  sin dall'inizio

   FORMICA. L'ha fatta lei

   LEANZA.  Assolutamente, noi abbiamo la possibilità, per le  norme,
  di  prepararle prima rispetto alla minoranza ed è proprio questa la
  grande  ricchezza  e,  quindi, le concordiamo  prima,  le  facciamo
  prima,  c'è un tavolo di maggioranza che funziona dove le facciamo;
  è una cosa seria.
   Quindi,  io ritengo che questa norma è una norma importante  e  mi
  riallaccio  alle  cose  che  diceva sia l'onorevole  Formica  sulla
  importanza di questa norma e quello che diceva l'onorevole  Grasso,
  in  modo  particolare,  perché questa norma  è  importante  perché,
  comunque,   mette  finalmente  la  Sicilia  al  passo   coi   tempi
  soprattutto con la programmazione 2014-2020.
   Allora,   Assessore,  qua  gli  unici  interventi,   e   lo   dico
  all'onorevole  Falcone,  che  hanno rilevanza  immediata  sono  gli
  interventi  a  pioggia, quando c'è una programmazione  non  possono
  avere rilevanza immediata.
   Quindi,  siccome  la programmazione 2014-2020 che sono  tantissime
  risorse  già fatte e mi auguro che il Governo stia programmando  in
  tale  direzione, io ritengo che questa può essere una norma dove  i
  50,  i  60,  i 70 milioni di euro possono essere messi  e  dare  un
  grandissimo  contributo,  ovviamente, ai  nuclei  svantaggiati  ma,
  soprattutto,   fare  partire  anche  l'economia   e   riqualificare
  l'ambiente.
   Quindi,  una  norma  importantissima  che  ritengo  che   con   le
  migliorie,  anche  attraverso i subemendamenti di alcuni  colleghi,
  può essere migliorata ma che deve essere, certamente, apprezzata ed
  approvata.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.   Signor   Presidente,  signori   Assessori,   onorevoli
  colleghi,  bene questa norma, presentata attraverso l'articolo  29,
  bene   il  riferimento  alla  possibilità  di  istituire  un  fondo
  destinato ad attivare procedure di riqualificazione urbana,  perché
  attraverso   questa  proposta  si  dà  spazio   a   interventi   di
  riqualificazione urbana all'interno dei centri storici.
   Tuttavia,  e in funzione del fatto che la destinazione finanziaria
  appare  quanto  meno limitata, e in funzione del fatto che  vengono
  tagliati  fuori  tutta  una  serie di interventi  in  favore  delle
  periferie  e Dio solo sa quanto le aree metropolitane ne avrebbero,
  invece, bisogno, proprio per questo, io dico che, tale norma poteva
  rappresentare una buona opportunità ma, di fatto, alla fine, è  una
  opportunità mancata.
   Come  diceva bene prima l'onorevole Falcone, credo che, con queste
  somme  esigue,  che  sono  poco più  di  2  milioni  di  euro,   si
  arriveranno a fare qualcosa come 24-25 interventi e se immagino che
  nel  territorio  regionale si debba procedere a  gare  di  evidenza
  pubblica, alle quali dovranno poi partecipare i comuni che dovranno
  a loro volta fare i bandi, finiamo, praticamente, con l'avviare una
  macchina infernale, vittima della burocrazia, vittima di una  serie
  di   procedure  che,  di  fatto,  porterà   davvero  a  scarsissimi
  risultati.  In  questo  caso, ancora una  volta,   la  montagna  ha
  partorito un topolino  e il topolino è davvero sottodimensionato.
   Un'annotazione volevo farla, con riferimento all'ultimo comma,  al
  comma  5. Ancora una volta il Governo dà spazio e chiarisce la  sua
  visione di programmazione rispetto alle famiglie siciliane.
   Prima  abbiamo parlato lungamente della questione delle coppie  di
  fatto, con riferimento agli interventi in edilizia, con riferimento
  ad  interventi  che riguardavano il risparmio energetico  che  poco
  c'entravano  con quella emanazione di mero principio, adesso  viene
  fuori ancora una volta quella che è la visione del Governo rispetto
  a temi, ad esempio, come quello della famiglia.
   In  funzione di questo, non capisco perché, ad esempio, si  reciti
  testualmente,  che una quota non inferiore all'x  per  cento  delle
  risorse  complessive,  debba  andare,  e  viene  individuata   come
  priorità,  ai  genitori separati o divorziati, la cui  casa  è  già
  stata  assegnata  all'altro coniuge. Sembra quasi  che  si  voglia,
  ancora  una volta, stimolare il territorio a non tener conto  della
  famiglia, quasi come se fosse un valore aggiunto a tutti  i  costi,
  di voler promuovere la separazione e il divorzio.
   Mi chiedo perché invece, non sia stata pensata una priorità per le
  famiglie  con  figli  disabili, per le  famiglie  numerose,  quelle
  famiglie che non arrivano a fine mese, quelle famiglie numerose che
  chiedono  a  questo Governo, a quest'Assemblea, di  ricevere  degli
  interventi in loro favore.
   Per   questo  presenterò  un  emendamento  che,  appunto,  dà   la
  possibilità alle famiglie numerose di poter beneficiare  di  questi
  contributi  e per questo presenterò anche un subemendamento  ad  un
  emendamento, già presentato al testo, che è relativo  al  comma  3,
  dove  si  fa riferimento alla possibilità, alla volontà  anzi,   di
  agevolare  quelle imprese che stipulino convenzioni  con  operatori
  privati,  per predisporre adeguati strumenti finanziari a  supporto
  di interventi di social housing.
   Ritengo  che  l'housing sociale debba, invece,  essere  inteso  in
  maniera  differente, debba cioè essere inteso nella possibilità  di
  dare  spazio  a famiglie che vivono condizioni di disagio  ed  è  a
  quelle  che  dobbiamo  andare incontro ed è a quelle  che  dobbiamo
  tendere  la mano e non sicuramente, invece, all'impresa che  dietro
  questo  articolato potrebbe insinuare delle forme  di  speculazione
  edilizia.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  chiaramente  la
  norma  solleva  interesse in tutti i deputai, anche  perché  è  una
  norma innovativa che certamente è anche attesa.
   Il  problema che mi pongo, assessore Bartolotta, venendo anche  da
  esperienze amministrative, è quello che bisognerà trovare soluzioni
  idonee,  perché capisco che in questa finanziaria con 6 milioni  di
  euro non possiamo andare oltre.
   C'è  un  problema riguardante due aspetti. Il primo è  che  questa
  norma dovrebbe essere sicuramente concordata con il territorio  per
  la  parte  urbanistica per agevolare quelle che possono  essere  le
  procedure o i piani particolareggiati che chiaramente devono essere
  adottati  in  breve  tempo e il secondo è di  carattere  economico-
  finanziario.
   In   un intervento di quattro anni fa avevo proprio chiesto questo
  che  una  misura  della Comunità Economica Europea  potesse  essere
  quella  della riqualificazione dei centri urbani perché, in  questa
  maniera,  intanto otterremmo immediate ricadute dal punto di  vista
  ambientale,  dal  punto di vista urbanistico, dal  punto  di  vista
  occupazionale  e  in questa fattispecie anche dal  punto  di  vista
  sociale,  perché sulla carta è una belle norma dal punto  di  vista
  pratico  ed  economico  con  6  milioni  di  euro  chiaramente  non
  riusciremmo nemmeno a fare una progettazione di tanti centri.
   Ora, è chiaro che poter dare anche questi alloggi non è che si può
  parlare solo di paesi collinari o montani, ma chiaramente vi è  una
  difficoltà  di alloggi nei centri urbani più grossi che  hanno  più
  esigenze dal punto di vista di questi alloggi.
   Ed allora, la proposta, Assessore, è quella di farsi promotore nel
  momento  in  cui  si  va a fare la nuova programmazione  di  potere
  inserire  una  misura che avrebbe ricadute anche  occupazionali  ed
  economiche immediate, e non già come le grandi opere, d'altronde le
  grandi  opere,  però, avranno ricadute economiche occupazionali  in
  Sicilia fra almeno 10-15 anni.
   In  questo  momento  noi  siamo in  un  momento  di  crisi,  crisi
  economica  ed occupazionale che hanno bisogno di misure adatte  per
  potere dare risultati quasi immediati e questa potrebbe esserne una
  perché  darebbe dal punto di vista sia economico, occupazionale  ma
  anche sociale risultati a breve termine.

   PANARELLO. Chiedo di parlare

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.  Signor Presidente, solo per dire anche  tenendo  conto
  dell'emendamento che ho visto da parte del Governo che recepisce la
  proposta  che  aveva fatto l'onorevole Cracolici, ma anche  per  il
  merito dell'articolato, penso che sia come dire una norma giusta  e
  non  capisco la polemica da parte dei colleghi dell'opposizione che
  ci sono poche risorse.
   Noi  sappiamo il tipo di bilancio che siamo costretti  a  fare  in
  ragione anche dell'articolo che affronteremo successivamente e  non
  capisco  perché  la  difficoltà  a  reperire  risorse  diventa   un
  argomento  per  contestare la bontà della scelta che  ha  fatto  il
  Governo con questa norma.
   Lo  dico  soprattutto ai colleghi che hanno partecipato  ad  altre
  stagioni  politiche  di  quest'Assemblea quando  le  risorse  erano
  consistenti e non hanno mai immaginato, pensato, di destinarli allo
  scopo per cui questo articolo invece pensa di destinarli.
   Quindi,  prendiamo  atto di questo indirizzo .  Speriamo  che  nel
  corso  dei  mesi,  anche  utilizzando i  fondi  PAC  come  è  stato
  ricordato  nell'articolo, si possono determinare le condizioni  per
  dare  un  impulso  a  questo tipo di attività soprattutto  offrendo
  affitti  a  prezzi  agevolati  agli utenti  che  sono  in  maggiore
  difficoltà  ma  anche  come dire partecipando  al  risanamento  dei
  centri storici degradati. L'uno e l'altro obiettivo credo che siano
  molto importanti per una situazione come quella nostra.

   PRESIDENTE.  Si  passa all'esame dell'emendamento   29.5  a  firma
  dell'onorevole Formica.

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'esame dell'emendamento 29.7 a firma  dell'onorevole
  Falcone.

   FALCONE. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'esame dell'emendamento 29.8 a firma  dell'onorevole
  Di Mauro.

   DI MAURO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'esame dell'emendamento  29.4 a firma dell'onorevole
  Formica.

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'esame dell'emendamento 29.6 a firma  dell'onorevole
  Formica.

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento  29.12  a firma della Commissione.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  con  questo
  emendamento  inseriamo al comma 1 oltre ai centri storici  anche  i
  quartieri degradati dei comuni siciliani.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BARTOLOTTA,  assessore  per  le  infrastrutture  e  la   mobilità.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento 29.11 a firma  del  Governo.  A  questo
  emendamento sono stati presentati diversi subemendamenti. Il  primo
  è il 29.11.Gov.1


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente,  intervengo  per  chiedere  se   sui
  subemendamenti  di  riscrittura  del  Governo  possiamo  presentare
  subemendamenti  aggiuntivi. La mia domanda non è casuale.  Possiamo
  presentare   subemendamenti  aggiuntivi?  La  domanda   la   voglio
  rivolgere  alla  Presidenza per capire qual è il metodo  che  viene
  utilizzato nei confronti di tutti i parlamentari.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, se sono subemendamenti del medesimo
  contenuto  che  intervengono  a meglio spiegare  l'emendamento,  in
  questo caso, si può intervenire.
   Pongo  in  votazione il subemendamento 29.11.Gov.1. Il parere  del
  Governo?

   BARTOLOTTA,  assessore  per  le  infrastrutture  e  la   mobilità.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VINCIULLO, vice presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in votazione il subemendamento 29.11.Gov.2.  Il parere  del
  Governo?

   BARTOLOTTA,  assessore  per  le  infrastrutture  e  la   mobilità.
  Contrario  perché  se  andiamo a togliere  l'alienazione  a  prezzo
  agevolato  verrebbe snaturato il principio della legge che  mira  a
  dare abitazioni..

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.  Signor
  Presidente, onorevoli deputati, l'evidenza pubblica è implicita  in
  ogni   procedura  di  alienazione  propria  dell'ente  locale,   in
  generale.

   LENTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LENTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, siccome  al  GOV.
  11,  a  cui  si fa riferimento, c'è scritto  alienazione  a  prezzi
  agevolati .
   A casa mia  alienazione  significa vendita, compra vendita. Quindi
  cosa   dico?  O  cassiamo  queste  due  parole  o  mettiamo   Bando
  pubblico , così siamo a posto.

   BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.  Signor
  Presidente, onorevoli deputati, vorrei che ci si capisse: se questo
  articolo deve creare difficoltà, lo ritiriamo perché è una norma di
  principio per non farci dire sempre, dalla programmazione europea e
  tutto il resto, che ci sono delle risorse che la Sicilia, poi,  non
  riesce  a programmare proprio perché, su determinate misure, ancora
  non ha pianificato e non ha programmato un percorso.
   Questa  è la norma di principio. Ora, premesso che si può ritirare
  se  l'Assemblea non è d'accordo, vorrei dire all'onorevole  Lentini
  che è giusta la sua osservazione. Però, l'evidenza pubblica sta nei
  fatti della procedura amministrativa di alienazione.

   GUCCIARDI. Sta nella legge, assessore.

   BARTOLOTTA,  assessore per le infrastrutture e  la  mobilità.  Per
  quanto  riguarda  il  prezzo agevolato, se noi  riqualifichiamo  un
  immobile  nel  centro  storico  che,  catastalmente,  figura   come
  immobile  ad  uso  residenziale oggi è un rudere,  domani,  con  la
  riqualificazione aumenterà di valore. Se non prevediamo, per legge,
  la   cessione   a  prezzi  agevolati  a  quel  tipo  di   categoria
  svantaggiata  non lo potremo mai alienare. Questo era il  principio
  della norma.

   PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione,  ripeto  per   chiarezza,   il
  subemendamento 29.11GOV.2 . Il parere del Governo?

   BARTOLOTTA,  assessore  per  le  infrastrutture  e  la   mobilità.
  Contrario.

   LENTINI. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa al subemendamento 29.11GOV.5. Lo pongo in votazione.  Il
  parere del Governo?

   BARTOLOTTA,  assessore  per  le  infrastrutture  e  la   mobilità.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VINCIULLO,   vicepresidente   della  Commissione.   Favorevole   a
  maggioranza.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  E' stato già distribuito un altro subemendamento  del
  Governo,  che  va ad integrare un proprio subemendamento  ed  è  il
  29.11GOV.6.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   VINCIULLO,   vicepresidente   della  Commissione.   Favorevole   a
  maggioranza.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Il subemendamento 29.11GOV.4 degli onorevoli Cracolici e Gucciardi
  è dichiarato inammissibile.

   Si  passa  al  subemendamento 29.11GOV. Lo pongo in votazione.  Il
  parere della Commissione?

   VINCIULLO,   vicepresidente   della  Commissione.   Favorevole   a
  maggioranza.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione il 29.11GOV. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                             (È approvato)

   L'emendamento 29.9, degli onorevoli Lo Sciuto, Di Mauro ed  altri,
  è dichiarato inammissibile.
   Gli emendamenti 29.3, 29.2 e 29.1 sono ritirati.
   Si  passa  all'emendamento 29.10GOV. Lo  pongo  in  votazione.  Il
  parere della Commissione?

   VINCIULLO,   vicepresidente  della  Commissione..   Favorevole   a
  maggioranza.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                             (È approvato)

   Si  passa  al subemendamento 29.12 della Commissione. Lo pongo  in
  votazione. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VINCIULLO, vicepresidente Commissione.. Favorevole a maggioranza.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'articolo 29, nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 30. Ne do lettura:

   «Art. 30
             Disposizioni in materia di personale precario

   1.  Al  fine  di  favorire l'assunzione a tempo indeterminato  dei
  lavoratori  di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo
  28  febbraio  2000, n. 81, e di cui all'articolo 3,  comma  1,  del
  decreto   legislativo  7  agosto  1997,  n.  280,   come   recepito
  dall'articolo 4 della legge regionale 26 novembre 2000, n. 24,  che
  alla  data del 31 dicembre 2013 siano titolari di contratto a tempo
  determinato o utilizzati in attività socialmente utili, secondo  le
  disposizioni  recate  dall'articolo 4, comma  9  bis  e  successive
  modifiche e integrazioni, del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101,
  convertito  dalla  legge 30 ottobre 2013, n. 125,  il  Dipartimento
  regionale del lavoro, dell'impiego, dell'orientamento dei servizi e
  delle  attività  formative predispone l'elenco  regionale  previsto
  dall'articolo 4, comma 8, del medesimo decreto legge  n.  101/2013,
  convertito dalla legge n. 125/2013, sulla base dei seguenti criteri
  prioritari:

   a) anzianità di utilizzazione;

   b) in caso di parità maggior carico familiare;

   c) in caso di ulteriore parità anzianità anagrafica.

   2.  I  lavoratori  inseriti nell'elenco di cui al  comma  1  hanno
  diritto  di  precedenza nelle stabilizzazioni effettuate  dall'ente
  presso il quale risultano utilizzati.

   3.  In  coerenza  con le disposizioni di cui  al  comma  9  bis  e
  successive  modifiche e integrazioni dell'articolo  4  del  decreto
  legge  n. 101/2013, convertito dalla legge n. 125/2013, i contratti
  di lavoro subordinato a tempo determinato instaurati dai lavoratori
  di  cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 81/2000
  e  di  cui  all'articolo  3, comma 1, del  decreto  legislativo  n.
  280/1997,  come recepiti dall'articolo 4 della legge  regionale  n.
  24/2000,  possono  essere prorogati sino al 31  dicembre  2016  con
  decorrenza dall'1 gennaio 2014.

   4.  In  deroga  ai  termini  ed ai  vincoli  di  cui  al  comma  9
  dell'articolo  4  del decreto legge n. 101/2013,  convertito  dalla
  legge  n. 125/2013, e nel rispetto di quanto previsto dal  comma  9
  bis e successive modifiche e integrazioni del citato articolo 4, la
  proroga  dei  rapporti  di lavoro a tempo  determinato  può  essere
  disposta  con decorrenza dall'1 gennaio 2014 e fino al 31  dicembre
  2014,  permanendo  il  fabbisogno  organizzativo  e  le  comprovate
  esigenze istituzionali volte ad assicurare i servizi già erogati.

   5. Per le medesime finalità di cui al comma 3 è autorizzata, a far
  data   dall'1  gennaio  2014  e  fino  al  31  dicembre  2016,   la
  prosecuzione delle attività socialmente utili svolte dai lavoratori
  aventi  diritto  all'inserimento nell'elenco  di  cui  al  comma  8
  dell'articolo  4  del decreto legge n. 101/2013,  convertito  dalla
  legge   n.  125/2013.  Per  le  finalità  del  presente   comma   è
  autorizzata,  per il triennio 2014-2016, la spesa annua  di  36.362
  migliaia di euro.

   6.  A decorrere dall'1 gennaio 2014 sono abrogate le norme recanti
  misure  in favore dei lavoratori appartenenti al regime transitorio
  dei  lavori socialmente utili ed in particolare l'articolo 2  della
  legge regionale n. 24/2000, l'articolo 25 della legge regionale  29
  dicembre  2003, n. 21, l'articolo 2, comma 3, della legge regionale
  31  dicembre  2007,  n.  27, l'articolo 12, comma  6,  della  legge
  regionale  21 dicembre 1995, n. 85, gli articoli 4 e 8 della  legge
  regionale  14  aprile 2006, n. 16, l'articolo 41,  comma  1,  della
  legge  regionale 5 novembre 2004, n. 15 e l'articolo 23, comma  14,
  della legge regionale 22 dicembre 2005, n. 19.

   7.  Per compensare gli squilibri finanziari delle autonomie locali
  derivanti dall'applicazione delle disposizioni di cui al comma 6, è
  istituito, presso il Dipartimento regionale delle autonomie locali,
  un  Fondo  straordinario  per la salvaguardia  degli  equilibri  di
  bilancio da ripartire con decreto dell'Assessore regionale  per  le
  autonomie   locali  e  la  funzione  pubblica,  di   concerto   con
  l'Assessore  regionale per la famiglia, le politiche sociali  e  il
  lavoro,  previa  intesa  in  sede di  Conferenza  Regione-Autonomie
  locali,   tenendo   anche  conto,  fermo  restando   la   dotazione
  complessiva  delle  risorse, del contributo già concesso  per  ogni
  singolo lavoratore alla data del 31 dicembre 2013.

   8. Il Fondo di cui al comma 7 è determinato, per il triennio 2014-
  2016,  in misura pari a 180.868 migliaia di euro per l'anno 2014  e
  199.491 migliaia di euro annui per ciascuno degli anni 2015 e 2016.

   9.   Per  compensare  gli  squilibri  finanziari  delle  pubbliche
  amministrazioni,  ivi  comprese le aziende pubbliche  del  servizio
  sanitario   regionale,  con  esclusione  delle  autonomie   locali,
  derivanti dall'applicazione delle disposizioni di cui al comma 6, è
  istituito,   presso   il   Dipartimento   regionale   del   lavoro,
  dell'impiego,  dell'orientamento,  dei  servizi  e  delle  attività
  formative,  un  Fondo  straordinario  per  la  salvaguardia   degli
  equilibri  di  bilancio,  da  ripartire  sulla  base  dei   criteri
  stabiliti con decreto dell'Assessore regionale per la famiglia,  le
  politiche  sociali  e  il  lavoro,  previa  delibera  della  Giunta
  regionale,  tenendo  anche  conto,  fermo  restando  la   dotazione
  complessiva  delle  risorse, del contributo già concesso  per  ogni
  singolo lavoratore alla data del 31 dicembre 2013.

   10. Il Fondo di cui al comma 9 è determinato, per il triennio 2014-
  2016,  in misura pari a 19.124 migliaia di euro per l'anno  2014  e
  27.652 migliaia di euro annui per ciascuno degli anni 2015 e 2016.

   11.  Le  misure finanziarie di cui ai commi 5, 7 e 9 nonché quelle
  previste  dalla  disposizioni di cui al comma 6 e  già  autorizzate
  alla  data  di  entrata  in vigore della  presente  legge,  pari  a
  complessive  290.933  migliaia di euro  per  l'anno  2014,  290.469
  migliaia  di  euro per l'anno 2015 e 264.517 migliaia di  euro  per
  l'anno 2016, secondo le disposizioni recate dall'articolo 4,  comma
  9  bis, e successive modifiche e integrazioni del decreto legge  n.
  101/2013,  convertito dalla legge n. 125/2013, sono  attribuite  in
  misura  pari  ai  risparmi  di spesa realizzati  dalla  Regione,  a
  seguito dell'adozione delle misure di razionalizzazione e revisione
  della    spesa   previste   dalla   presente   legge,   riepilogate
  nell'allegato 3 della presente legge.

   12. Si applicano, fino al 31 dicembre 2013, le disposizioni di cui
  all'articolo  19, comma 4, della legge regionale 1 settembre  1993,
  n.  25, e all'articolo 8 della legge regionale 10 ottobre 1994,  n.
  38 .

           (Riassume la Presidenza il Presidente Ardizzone)
    (La seduta, sospesa alle ore 18.10, è  ripresa alle ore 18.11)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, avendo sentito i  Presidenti  dei
  Gruppi   parlamentari  in  maniera  informale,  si  è  deciso   che
  proseguono  i  lavori.  Vista la necessità  di  accelerare  c'è  la
  volontà, e quindi la determinazione, se non ci sono osservazioni in
  contrario,  di  fare una discussione unificata sugli  articoli  che
  riguardano i precari, dal 30 al 35, con la possibilità di contenere
  l'intervento  di  ciascuno  di voi, mi rendo  conto  che  ognuno  è
  invogliato  ad  intervenire, così evitiamo di  impiegare  il  tempo
  massimo  delle  due  ore e 45 minuti. E quindi poi  procedere  alla
  votazione degli emendamenti.
   Però  quello che vi voglio significare, siccome gli Uffici  stanno
  facendo  un  grandissimo sforzo di compatibilità  tra  emendamenti,
  subemendamenti  ed articolato, oltre la chiusura della  discussione
  generale  non  si  raccoglieranno assolutamente subemendamenti.  Lo
  dico con la massima chiarezza, così evitiamo di creare intralcio ai
  lavori,   perché  la  materia  è  molto  delicata   e   quindi   un
  subemendamento potrebbe,.a patto che il Governo, le  stesse  regole
  valgono per il Governo. Cosa voglio dire? E sarò ancora più chiaro:
  quando finirà la discussione generale metterò in distribuzione  gli
  emendamenti  e  i  subemendamenti sia del Governo sia  dei  singoli
  parlamentari  e da quel momento questa Presidenza non riceverà  più
  subemendamenti perché la materia è molto delicata.
   Per  quello che riguarda il prosieguo dei lavori, poiché  non  c'è
  univocità  di intenti, vedremo in corso d'opera e comunque  non  si
  lavorerà in nottata.
   Abbiamo dimostrato in questi giorni che si può fare un buon lavoro
  se c'è serenità.
   ALLORO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, chiedo  che  alla
  discussione  relativa ai precari sia inserito anche l'articolo  36,
  che  riguarda  il reddito minimo di inserimento ed  i  cantieri  di
  servizio ed i relativi percorsi di stabilizzazione.

   PRESIDENTE.   Non  sorgendo  osservazioni,  dispongo   nel   senso
  richieso.

   GRECO MARCELLO, presidente della Commissione Cultura, formazione e
  lavoro. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Rammento che i tempi sono contingentati. Siccome  vedo
  numerosissimi iscritti a parlare del gruppo del PD sapete  già  che
  vi dovete dividere i minuti a disposizione.

   MILAZZO. Per la Commissione Bilancio?

   PRESIDENTE.   Per   la   Commissione  Bilancio   parla   solamente
  l'onorevole   Vinciullo.  Stanno  parlando  le   due   Commissioni.
  Onorevole  Milazzo, non ci sono eccezioni, se no non avrebbe  avuto
  senso  unificare la materia, quindi, parlano il Presidente della  V
  Commissione ed il Presidente della II Commissione Bilancio.  Questi
  sono e fuori quota.

   GRECO  MARCELLO.  Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  signori
  assessori,  trattiamo  l'argomento  che  riguarda  i  precari,  una
  problematica storica per la Regione Sicilia e finalmente riusciamo,
  con  questo articolo e con questa posizione, a definirla una  volta
  per  tutte.  Finalmente  finisce  lo  stillicidio  delle  proroghe,
  finalmente finisce quella che era l'ansia di ogni finanziaria e  di
  ogni governo.
   E  dobbiamo dire che finisce anche con una regolamentazione chiara
  che  è  quella riguardante proprio l'articolo 30, con l'istituzione
  dell'elenco   regionale  dei  precari  che   vedono   dei   criteri
  prioritari,  quale  quello dell'anzianità di utilizzazione,  quello
  del  maggior  carico  familiare, quello delle ulteriori  parità  di
  anzianità anagrafica.
   E,  quindi,  tutti questi soggetti hanno finalmente il diritto  di
  precedenza  nelle  stabilizzazioni effettuate dall'ente  presso  il
  quale vengono utilizzati.
   Ma  una  proroga  che  finalmente va dal 31 dicembre  2013  al  31
  dicembre  2016 e la creazione di due fondi principali, che  sono  i
  fondi che servono per trovare le risorse economiche - uno istituito
  presso  il  Dipartimento  regionale  delle  autonomie  locali,  che
  prevede  la  possibilità per l'anno 2014 e 2016 di 180  milioni  di
  euro e per gli anni successivi di 199 milioni di euro; l'altro, che
  è   quello  del  fondo  straordinario  per  la  salvaguardia  degli
  equilibri di bilancio, che prevede la possibilità di stabilizzare i
  soggetti interessati.
   E'  finalmente  una riforma definitiva, ed io la  chiamerei  anche
  epocale,  perché si risolve il problema dei precari  nella  Regione
  Sicilia.
   Tutte  le  categorie  e, quindi, i precari  dagli  LSU  agli  ASU,
  vengono  inseriti in questo contesto e per tutti c'è la possibilità
  di  trovare  quelle  risorse che erano  necessarie  al  fine  della
  stabilizzazione.
   Quindi, colleghi, quello che io vi chiedo, soprattutto ai colleghi
  della  maggioranza  che  hanno  presentato  emendamenti  su  questi
  articoli,  dal 30 al 35, è di ritirare gli emendamenti al  fine  di
  procedere celermente ed anche alla salvaguardia di quelli che  sono
  gli   interessi  dei  soggetti  a  cui  si  fa  riferimenti   negli
  emendamenti stessi.
   Questo  perché - sapete benissimo - gli emendamenti in  questione,
  una  volta  inseriti nella finanziaria e, quindi, nel  contesto  di
  questo articolo potrebbero trovare poi le impugnative da parte  del
  Commissario  dello  Stato con la conseguente grave  situazione,  in
  caso  di  impugnativa,  di  esclusione dei  soggetti  a  cui  fanno
  riferimento gli emendamenti in questione, di trovare poi spazio nel
  bacino del precariato.
   Chiedo formalmente al Governo, assessore, di trattare le questioni
  dei  singoli emendamenti successivamente, entro un mese, un mese  e
  mezzo   dall'approvazione   della   finanziaria,   nella   relativa
  Commissione  di merito al fine di potere valutare singolarmente  le
  posizioni,  di  potere anche - se è il caso - fare dei  disegni  di
  legge che possano comprendere questi soggetti che sono già inseriti
  nella   situazione  di  che  trattasi  ma  che  potrebbero  trovare
  successivamente,  in  un  contesto  diverso,  e  nella  Commissione
  parlamentare di merito, la possibilità di trovare delle  normative,
  una normativa migliore o un inserimento migliore.
   Chiedo questo formalmente e chiedo che il Governo su questo punto,
  su questa mia richiesta possa trovare un riscontro.
   Onorevoli  colleghi,  la  necessità di accelerare  i  tempi  sulla
  situazione  del precariato e soprattutto di evitare di  toccare  la
  norma  in  questione,  onde  evitare le  impugnative  che  possano,
  ovviamente,  nuocere  al resto ed anche alle  stesse  categorie  di
  soggetti che hanno richiesto di effettuare degli emendamenti.
   Questo  è  il  contributo  che  il  Presidente  della  Commissione
  parlamentare offre, rimango a disposizione dell'Aula per  qualsiasi
  altro chiarimento.

   PRESIDENTE.  Chiedo  ai  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari  di
  venirmi incontro per quello che riguarda gli interventi dei singoli
  Gruppi,  mi  facciano,  pertanto, avere un  elenco  di  coloro  che
  interverranno.

   CORDARO. Per il nostro Gruppo, interverrà l'onorevole Grasso.

   VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   GRECO MARCELLO presidente della Commissione Cultura, formazione  e
  lavoro..  Chiedo  di  avere  la  risposta  del  Governo  alla   mia
  richiesta.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Vinciullo.

   VINCIULLO,   vicepresidente  della  Commissione.  La   Commissione
  accoglie  la  proposta che ha fatto la Presidenza di unificare  gli
  articoli.  Saremmo però dell'idea che insieme agli  articoli  31-35
  debba essere unificato anche l'articolo 36 che riguarda la materia.

   PRESIDENTE.  Questo  è  già  stato  deciso  dall'Aula,   onorevole
  Vinciullo.

   VINCIULLO,   vicepresidente  della  Commissione.  Di  conseguenza,
  invitiamo  ad  andare  avanti  sull'argomento  ma  ci  sembra   non
  conducente ad una corretta gestione dell'Aula l'idea di non  potere
  riscrivere, nel caso in cui si dovesse presentare la necessità,  un
  testo.
   Ce  lo faremo in maniera limitata però lasciamo a ciascuno di  noi
  la   possibilità  di  potere  intervenire  così  come  prevede   il
  Regolamento.

   PRESIDENTE. Per evitare confusione, su questo ormai si  è  deciso,
  onorevole Vinciullo.
   Ci  sono  due ore di discussione. In queste due ore di discussione
  c'è  il  tempo  necessario  e sufficiente  per  scrivere  eventuali
  emendamenti e sub emendamenti.
   Non  dimentichiamo  che  proprio  in  questo  momento  l'onorevole
  Marcello  Greco, nella qualità di Presidente della Commissione,  ha
  fatto  un  invito all'Aula a ritirare gli emendamenti, lo ha  fatto
  nella sua veste.
   Se  vogliamo  semplificare il percorso  ed  evitare  di  ingolfare
  questa   Presidenza  con  tutta  una  serie  di  subemendamenti   o
  emendamenti  che  potrebbero - alla fine  -  stravolgere  il  senso
  dell'articolato, vi esorto, avendo due ore a disposizione, di  fare
  tutto quanto possibile perché si faccia celermente e con la massima
  chiarezza.

   DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Solo
  per  dire  che  dove  si reputasse la necessità di  riscrivere  gli
  emendamenti,  la Commissione o il Governo dovrebbero  essere  messi
  nella condizione, al di là dei tempi correttamente indicati.

   PRESIDENTE. Onorevole Dina, avevo già detto che, dato che verranno
  riscritti  questi  emendamenti e subemendamenti,  si  sospenderà  -
  dando  possibilità della lettura a tutti i parlamentari, al Governo
  e  alla  Commissione  -  perché si tratta di  materia  complessa  e
  delicata.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   le   chiedo
  attenzione, quando parliamo del decreto legislativo 7 agosto  1997,
  numero 280 ci riferiamo agli ASU, no?

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro. La relazione illustrativa sull'articolo entra nel merito.

   RINALDI.  No, la questione è questa: siccome gli ASU sono regolati
  anche dal 331 del 1999, sono stati lasciati fuori per negligenza o

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.  Assolutamente no, per cui se lei poi mi da la  possibilità
  di  raccontarle il percorso, parliamo degli ASU. La  risposta  alla
  prima domanda è sì.

   RINALDI. I 331 sono compresi del 1999?

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro. Sono compresi, sì.

   RINALDI. Dove?

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro. Ora ci arriviamo.

   RINALDI.  L'altra  questione in trenta secondi.  Essendo  che  noi
  approvando  questa norma eliminiamo tutte le norme  che  tutelavano
  prima   i  lavoratori  precari,  c'è  una  norma  che  li  tutelerà
  successivamente in questo contenitore unico?
   E  la  seconda  cosa che le chiedo, gli orari che sono  svolti  in
  questo  momento  dai precari negli enti locali e negli  altri  enti
  vengono  salvaguardati o poi, siccome qui si  prevede  soltanto  la
  copertura  finanziaria,  il sindaco o chi gestisce  i  precari  può
  ridurre  l'orario?  Dovremmo mettere una norma  che  tuteli  questi
  lavoratori per l'orario che svolgono in questo momento.

   PRESIDENTE. No, però se iniziamo così non andiamo avanti. Fate  le
  domande e il Governo poi interviene di volta in volta.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò anche io  molto
  breve  perché  devo  dividere il mio tempo con altri  colleghi  che
  ovviamente hanno anticipato il loro intervento.
   Io  non  posso  che  complimentarmi con l'iniziativa  del  Governo
  Crocetta  perché credo che, a differenza sicuramente  del  passato,
  forse,  in  maniera  del tutto appropriata, si prende  a  cuore  il
  problema dei precari e lo si affronta.
   Non siamo in grado in questa sede di stabilire se effettivamente è
  risolto  in via definitiva perché credo che è necessario  aspettare
  prima  la  verifica,  il controllo da parte del  Commissario  dello
  Stato e poi la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
   Ma è indubbio che finalmente il problema dei precari è affrontato,
  ed  è  affrontato così come è stato anticipato dall'assessore,  che
  ringrazio, in maniera del tutto completa ed esaustiva.
   Noi,  in  anteprima rispetto ad altri colleghi, abbiamo  avuto  la
  possibilità  di  potere ascoltare l'assessore  e  il  dirigente  in
  Commissione Bilancio e abbiamo fatto una domanda specifica:  se  ci
  sono   fattispecie   di  precariato  che  erano  non   disciplinate
  dall'attuale proposta di legge.
   Una  volta  che c'è stata esclusa questa ipotesi e  che  tutte  le
  diverse   figure,  tipologie  e  situazioni  sono  state   comprese
  nell'ambito  della proposta, credo che obbiettivamente siamo  stati
  abbastanza contenti e quindi non posso che condividere la  proposta
  e addirittura anticipare il mio voto positivo.
   Non  posso, per altro verso, perché credo che questa è una  legge,
  laddove  effettivamente verrà approvata, che prevede alcune deroghe
  e  ringrazio  veramente questa volta il Governo  regionale,  nonché
  anche  il  Governo  centrale e nazionale perché  ha  consentito  di
  potere  in  qualche  modo  adottare alcune  deroghe  rispetto  alla
  normativa ordinaria al fine di consentire la stabilizzazione  e  la
  stipula   dei  contratti  a  tempo  indeterminato  per  moltissimi,
  ovviamente. precari.
   Se  da  un lato, pertanto, noi, forse, in via prioritaria  abbiamo
  risolto  il  problema dei precari, poiché ho svolto  l'attività  di
  sindaco  e per primo ho affrontato il problema dei precari e  forse
  credo   di  essere  stato  l'unico  Sindaco  in  Sicilia  ad  avere
  stabilizzato  i  precari ad esclusione di cinque, non  per  volontà
  dell'Amministrazione, il che significa quanto a cuore mi  stava  la
  loro  situazione che si trascinava da tanti anni e  che  era  stata
  oggetto di sfruttamento di tantissime persone che ne avevano  fatto
  risultati di natura politica.
   E'   indubbio,  però,  che  poiché  la  normativa  per   la   loro
  stabilizzazione prevede le deroghe alle dotazioni  organiche  o  le
  piante  organiche, dobbiamo immaginare che, per  alcuni  anni,  una
  volta  stabilizzati  i  precari che, a mio avviso,  è  un  atto  di
  giustizia  nei  loro confronti, dobbiamo creare alcuni  presupposti
  affinché  quel  turnover  che,  obiettivamente,  andrà  ad   essere
  limitato   e   che   deve   essere   fisiologico   della   Pubblica
  amministrazione, possa essere consentito.
   Quando   ho   fatto  l'intervento  nell'ambito  della  discussione
  generale,    signor   Presidente,   ho   richiamato    l'attenzione
  dell'assessore  Valenti,  non  a caso,  perché  è  giusto  che  voi
  sappiate che  questi  aveva predisposto un disegno di legge ed  una
  proposta che vedeva l'applicazione in Sicilia della cosiddetta  pre
  Fornero ,  cioè  la  possibilità  dell'esodo  anticipato  di  tanti
  dipendenti  affinché,  in qualche modo, potesse  essere  consentito
  quel turnover.
   Alcune   parti  politiche,  devo  essere  sincero,   hanno   fatto
  osservare,  come  è  giusto che sia, che prima  che  possa  trovare
  applicazione  una  proposta del genere, è giusto che  si  verifichi
  qual  è  la  condizione  dei precari per quanto  riguarda  la  loro
  stabilizzazione.
   Condivido   questa  impostazione  e  credo  che,   pertanto,   sia
  necessario  che  venga riproposto quel disegno di legge  una  volta
  stabilizzati  i  precari che, a mio avviso, devono  avere  priorità
  assoluta,  però  non  possiamo dimenticare,  soprattutto,  i  tanti
  giovani   disoccupati.  Questo  consentirebbe  l'espletamento   dei
  concorsi e quel turnover tanto auspicato.
   Assessore,  Governo  regionale,  da quanti anni  sono  bloccati  i
  concorsi?   Da  quanti anni,  obiettivamente, non consentiamo  quel
  turnover  che  significa  l'ingresso di tanti  giovani  nell'ambito
  della Pubblica amministrazione?
   Abbiamo fatto un atto di giustizia, speriamo che riesca quest'atto
  di   giustizia   dei   precari,  ma  non   possiamo   dimenticarci,
  soprattutto,  di tanta gente che ha studiato e che è in  attesa  di
  accedere nella Pubblica Amministrazione.

   ZAFARANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ZAFARANA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   Giunta,
  cittadini,  parlo nel merito sia dell'articolo 30 sia di  tutta  la
  manovra  che  ricomprende il personale precario,  dall'articolo  30
  all'articolo  36,   chiaramente andremo  nel  dettaglio,  perché  è
  importante vedere quale sia l'orizzonte che ci si propone in questo
  momento.
   Sappiamo quali sono le situazioni dei Comuni, sappiamo come,  fino
  adesso,  si  è  anche  abusato nel tempo e si è  fatto  sempre  più
  ricorso  a  queste forme di lavoro flessibile, andando ad  incidere
  nella  vita  di  questi lavoratori che sappiamo, dai Comuni,  dagli
  Enti  locali,  dalle  Amministrazioni, quanto siano  utili,  quanto
  siano  professionali, quale livello di professionalità e di impegno
  abbiano sviluppato e come si prodighino per fare funzionare proprio
  quei Comuni che, ora uno, ora l'altro, non si sa, diciamo,  se  per
  ragioni  esclusivamente  tecniche o anche politiche,  non  vogliono
  sentire  parlare di piante organiche, non vogliono mettere certezze
  nella vita delle persone e si fa in modo che, in ogni Finanziaria -
  almeno  noi  l'abbiamo  vissuta l'anno scorso  e,  chiaramente,  in
  questa  fase, con questo articolato,  c'è una sorta di trepidazione
  un  po'  smorzata  rispetto all'anno scorso - di tenere  sempre  in
  costante apprensione questo personale.
   E' un uso distorto delle forme di lavoro flessibile, ricordiamolo,
  e   anzi,  a  maggior  ragione,  come  sappiamo,  la  circolare  di
  accompagnamento  alla  legge 125 del 2013 ha  proprio  invitato  le
  Amministrazioni  a fare in modo di applicare pienamente  l'articolo
  97  della Costituzione e, oltre a questo, l'articolo 1 e l'articolo
  4,  anche  perché, questa situazione favorisce il  proliferare  del
  contenzioso.
   Che cosa vediamo noi, nella lettura dell'articolo 30, praticamente
  una  proposta  di  proroga, dilazionata per tre anni,  senza  alcun
  vincolo  per i comuni e per gli enti locali e  noi avevamo previsto
  in  Commissione  Quinta,  per fare in modo  di  imporre  ai  comuni
  l'approvazione  delle piante organiche, imporre una  partecipazione
  piena  del  problema, anche allargando la possibilità  di  lavorare
  meno,  ma  di  lavorare tutti - e mi si capisca cosa intendo  -  e,
  quindi, con forme anche part time, una  disposizione  per la  quale
  i  comuni  venissero anche monitorati di anno in anno, perché  come
  sappiamo  nessuna  legge,  senza  una  forma  sanzionatoria  o   di
  controllo, poi può avere un reale effetto.
   Non  dobbiamo prenderci in giro. Noi ci chiediamo, fermo  restando
  il  fatto che questo è un sistema malato, fermo restando che questo
  è  un sistema distorto, creato ad arte dalla politica e non abbiamo
  nessun  problema a sostenerlo, lo dobbiamo risolvere, perché urlano
  vendetta  coloro  che, nella loro professione, impiegano  tutta  la
  loro capacità e le loro competenze.
   Al  tempo stesso diciamo che si tratta sì di una proroga  per  tre
  anni,  non  vincolata  a  nulla, ma  dopo che  succederà?  Lasciamo
  spazio  al  prossimo  Governo, perché magari  ci  saranno  prossime
  elezioni? Oppure non ci sarà più la possibilità di prorogare perché
  Roma  non ascolterà più le esigenze di una Sicilia che non  intende
  programmare.
   A  fronte anche dei trecento milioni bloccati ogni anno,  per  tre
  anni,  noi  vediamo, invece, all'articolo 31, mi pare di  ricordare
  bene,  misure di fuori uscita per le quali si impiegano  un milione
  e  27  mila circa. Quindi di cosa parliamo? L'investimento  dove  è
  fatto?  Come  ci  svincoliamo dalla sacca - mi si  permetta  questo
  termine   -  della  Pubblica  amministrazione,  perché  di   questo
  collocamento  nella  Pubblica amministrazione si  è  abusato  anche
  senza  procedure concorsuali legittime, quindi, noi facciano  tutta
  questa  serie  di  interrogativi  a  questo  Governo  e  chiediamo,
  realmente, se questa sia la soluzione. Grazie.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  presentato  a
  nome   di  molti  colleghi  un  ordine  del  giorno  al  Presidente
  dell'Assemblea  che spero si possa votare, anche in  deroga,  prima
  dell'approvazione della Finanziaria.
   Abbiamo   previsto  che  la  Finanziaria,  ben  che  vada,   verrà
  pubblicata  il 25 di gennaio e vi sono molti comuni che non  avendo
  avuto   direttive,  non  avendo  avuto  coperture  o  un  qualsiasi
  chiarimento,  in questo momento, non hanno prorogato  o  non  hanno
  rinnovato  i contratti ai precari degli enti locali e ciò  crea  un
  grave  problema  dal  punto  di vista  del  disservizio  e   per  i
  lavoratori.
   L'ordine del giorno è stato già presentato, pregherei anche l'Aula
  di  esprimersi,  perché alla fine del percorso dei cinque  articoli
  sul  precariato,  sicuramente, potremmo  dare  indicazioni  con  un
  ordine  del giorno ai due assessori competenti, così come  avvenuto
  l'anno  scorso, per poter dare un chiarimento ai comuni che con  le
  somme  di loro competenza - perché vi sono somme di loro competenza
  -  possano  prorogare almeno per un dodicesimo, quindi, per un mese
  questi  contratti in essere viceversa troveremmo soluzioni che  non
  sono idonee rispetto a questo.
    Inoltre, credo che tutta l'Aula, avendo sentito diversi deputati,
  sia d'accordo su questo e, quindi, è stata trovata una soluzione.
   L'altro problema, Assessore alla famiglia e al lavoro, riguarda il
  fatto  che  l'anno  scorso  avevamo posto,  nella  Finanziaria,  un
  problema   riguardante  gli  ASU  che  sono  alle   dipendenze   di
  cooperative  private e il  problema che si pone è  che  se   queste
  cooperative  non  stabilizzeranno questi lavoratori  non  avrà  più
  senso tenere questi lavoratori senza prospettive.
     Pongo  il problema di dare la possibilità agli enti pubblici  di
  potere  avere  anche  la  possibilità di fare  le  convenzioni  per
  poterli utilizzare negli Enti locali o in altri enti.
   Seguivo  la  polemica della chiusura, per esempio,  dei  musei  la
  domenica;  vi  sono una miriade di possibilità di utilizzazione  di
  questo personale in questi siti, vi è la possibilità di utilizzarlo
  nelle   ASP  e in altri Enti pubblici che hanno bisogno  di  questo
  personale.
   Quindi,  credo che al di là di questo momento contingente  per  il
  quale   siamo  costretti, cari colleghi, a dovere prorogare,  salvo
  poi  a  trovare  soluzioni  idonee,  ritengo  che  vada  svolto  un
  programma a più largo respiro per questi precari.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non vedo cosa  ci
  sia  da  gioire  o da ringraziare il Governo per la  previsione  di
  questa legge.
   Noi  tutti  abbiamo  assistito e assistiamo  alla  difficoltà  che
  questo  provvedimento ha incontrato circa la possibilità  di  avere
  alcune  deroghe  a  livello nazionale al  fine  di  dare  a  questi
  lavoratori  la  tranquillità che essi  meritano  e  dico  che  essi
  meritano  perché  a  mio  parere, su questa vicenda,  l'azione  del
  Governo  regionale  doveva  essere  molto  più  forte,   molto  più
  incisiva, perché aveva dalla sua le buone ragioni che vengono dalla
  logica.
   Qui  non  stiamo parlando dei soliti lavoratori che  di  volta  in
  volta  vengono inseriti nel bacino e nelle  braccia aperte di mamma
  Regione,  a  partire  da quando è iniziato  il  cammino  di  questa
  Regione, cioè a  partire dal 1947, ma siamo in presenza di persone,
  di  lavoratori, alle quali, signor  Presidente,  si è  impedito  di
  sognare,  si è impedito di cercarsi un lavoro alternativo,  ma  non
  ora,  lo si è impedito 20 anni, 25 anni fa, in alcuni casi anche 30
  anni  fa, perché assunti per un anno, di volta in volta, di proroga
  in  proroga, e per molti anni, per cercare di prendere  i  voti  di
  queste  persone, si è prolungato la loro precarietà nel  tempo,  ma
  nel  frattempo  queste  persone sono  diventate  anziane,  si  sono
  sposate, non possono più, malgrado loro, reinserirsi nel mondo  del
  lavoro, quindi, non si tratta di personale avventizio.
    E passiamo all'altra argomentazione. Per le stesse motivazioni e,
  quindi,  il  blocco  delle assunzioni che si è operato  nel  tempo,
  nella  maggior  parte  degli  enti  locali,  queste  persone   sono
  diventate    essenziali   nello   svolgimento     delle    funzioni
  amministrative.
   E'  ormai da tempo che si dice, ma qualcuno fa finta ancora di non
  capire,  che la maggior parte degli Enti Locali siciliani  potrebbe
  chiudere,  non sarebbero in grado di erogare i servizi, di  mandare
  avanti la propria amministrazione se non ci fosse questo personale,
  ma ancora qualcuno fa finta di dimenticarlo ed ecco perché dico che
  il  Governo  regionale, nella trattativa con il Governo  nazionale,
  aveva  più  di  un'arma a disposizione per dimostrare  che  non  si
  trattava di una  cortesia' che si chiedeva, ma che si trattava e si
  tratta  di reclamare un diritto di giustizia tenuto conto  che   si
  tratta di personale che non si può mandare a casa.
   Continuare nella finzione di una proroga triennale, per altro  con
  una  serie  di  paletti che renderanno di difficile  attuazione  la
  successiva  stabilizzazione,  come  tutti  sappiamo,  perché  tutti
  conosciamo  la  situazione degli Enti Locali siciliani,  allora  lì
  bisognava avere la forza, da parte del Governo, di ottenere  quelle
  ulteriori deroghe che potevano finalmente mettere la parola fine  a
  questa vergogna chiamata  precariato'.
   Del  resto è già dal 2006 che ci avevamo provato, con la legge  n.
  16,  che purtroppo negli anni successivi, inspiegabilmente, non  ha
  avuto l'attuazione che si prefiggeva.
   Ecco perché dico che è una toppa che arriva all'ultimo minuto, non
  è  una toppa risolutiva, non è la soluzione definitiva del problema
  e ritengo che bisognerà ancora combattere per cercare di mettere la
  parola fine, ma per davvero, a questa vergognosa vicenda.

   VENTURINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VENTURINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  mi  attengo  a
  quanto  richiesto dal Presidente della mia Commissione, l'onorevole
  Greco,  per  il quale non ho presentato emendamenti, ma quella  dei
  precari è stata una vicenda molto travagliata  in Commissione.
   Personalmente,  non presenterò alcun emendamento perché  a  questo
  punto non c'è motivo, bisogna andare avanti così com'è, però chiedo
  al  Governo che subito dopo questa proroga, perché di questo si sta
  parlando,  non  si  sta  parlando di niente altro,  di  tornare  in
  Commissione  e  cercare veramente di mettere mano a una  legge  che
  finalmente ponga fine al problema del precariato.
   Non  aggiungo  altro  per dare modo al mio collega  di  gruppo  di
  intervenire.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo  esaminando
  l'articolo 30 che dovrebbe regolamentare, e che nelle intenzioni ha
  quella  di regolamentare, stabilizzare, porre fine al problema  del
  precariato.
   Affronto  da amministratore locale, oltre che da deputato,  questa
  problematica che esiste da tanti anni e nutro parecchie perplessità
  rispetto  alla norma presentata dal Governo e sulla quale  non  c'è
  stata  possibilità di interlocuzione per apportare delle  eventuali
  modifiche.
   Le  perplessità nascono dalle discrasie che incontro tra la  norma
  regionale e la norma statale; quando si parla di registro  unico  e
  si  assimilano  tutte le tipologie di precariato  perché  la  norma
  nazionale,  mi  piace richiamarla, al comma 1) del testo  nazionale
  differenzia la collocazione tra gli LSU e i contrattisti, cioè quei
  lavoratori  che  hanno  ottenuto un contratto  di  fuoriuscita,  la
  norma regionale, invece, questo non lo fa.
   Questo  che  cosa comporta? Non differenzia, la nostra  norma,  la
  proroga e la stabilizzazione del personale ASU da quello, di fatto,
  già contrattualizzato a tempo determinato. Si, è così
   La   cosa   che  mi  stupisce  è  che,  quando  prevedete   sempre
  nell'articolo 30, la stabilizzazione dei dipendenti regionali  fate
  la differenziazione, quindi, vi rifate sempre a quelli che erano  i
  criteri  previsti  dalle  norme  previgenti.  Questo,  invece,  non
  succede per quanto riguarda gli enti locali.
   Il  rischio  qual  è?  Che coloro i quali hanno  un  contratto  di
  fuoriuscita  e  che  non sono stati utilizzati  -  perché  l'LSU  è
  utilizzato,  chi ha un contratto di fuoriuscita non è utilizzato  -
  essendo  equiparati in un unico registro, rischierebbero di perdere
  anche l'anzianità di servizio e quei benefici di cui hanno goduto.
   Quindi,  uniformare le due tipologie, proprio all'articolo  30,  a
  mio  avviso, potrebbe rischiare l'impugnativa. Non solo. Per quanto
  riguarda  i  lavoratori ASU, che sono stati utilizzati nei  comuni,
  non  è  prevista  la  priorità. Cosa  succede?  Con  questo  elenco
  regionale il comune di Caprileone, per esempio, se ha dei posti per
  categorie  A  e B, non è previsto da nessuna parte che  quei  posti
  debbano  essere coperti da quei lavoratori che lavorano e,  quindi,
  già  utilizzati  nel  comune e, teoricamente,  potrebbero  arrivare
  anche da altri comuni.
   Il  rischio  qual è? Che questa norma potrebbe essere soggetta  ad
  impugnativa  e  la  preoccupazione nasce dal fatto  che  la   norma
  nazionale  pone  due commi: uno si riferisce agli  LSU,  quindi  ai
  Lavoratori Socialmente Utili, mentre  il comma 9, invece, contempla
  un'altra  previsione e prevede, proprio, quella dei contrattisti  e
  dice:   almeno tre anni di servizio alle dipendenze, la proroga può
  essere disposta in relazione all'effettivo fabbisogno, alle risorse
  finanziarie disponibili, ai posti in dotazione organica vacanti   e
  così via. Queste sono le due ipotesi che voi non avete recepito.
   Tutto  questo  non  solo  può creare una  discriminazione  fra  le
  tipologie   di   lavoratori,   ma  la  cancellazione   e,   quindi,
  l'abrogazione di tutte le norme precedenti, a garanzia delle  varie
  categorie,  fa  venire  meno  non solo  l'anzianità,  ma  anche  la
  preoccupazione  da parte dei lavoratori che poi  resta  nel  libero
  arbitrio delle amministrazioni comunali.
   Voi  sostenete  che  è possibile solo fare la proroga  finalizzata
  alle  stabilizzazioni,  quindi  prevedete  che  le  amministrazioni
  locali,    nel   caso   di   specie,   potranno   procedere    alle
  stabilizzazioni. Sappiamo tutti che vi è una difficoltà legata alle
  piante organiche, ai programmi di fuori uscita.
   Quindi,   non  prevedere  questi  percorsi  anche   per   gli   ex
  contrattisti o per i contrattisti degli enti locali,  così  come  è
  previsto  per  i  precari  degli  enti  regionali,  a  mio  avviso,
  danneggia questa categoria di lavoratori.
   Aggiungo  un'altra  riflessione  per agevolare il  percorso  delle
  stabilizzazioni: la  Regione Valle d'Aosta ha innalzato il tetto di
  spesa, per quanto riguarda il personale, dal cinquanta per cento al
  settanta  per cento e noi  abbiamo proposto un emendamento.  Questo
  consentirebbe,  anche  a  partire  dai  prossimi  mesi,   a   molte
  amministrazioni, che hanno superato la spesa del personale relativa
  al  2009 del cinquanta per cento, di avere un margine in più  nella
  stabilizzazione e nella stipula dei contratti.
   Questo  lo  potremmo fare, così come lo ha fatto la Regione  Valle
  d'Aosta.  Il  Consiglio  dei  Minsitri  ha  proposto  ricorso   per
  illegittimità costituzionale davanti alla Corte Costituzionale e la
  Corte  si  è  pronunciata  stabilendo il  principio  dell'autonomia
  statutaria  della  Valle  d'Aosta e, quindi,  che  rientrava  nelle
  prerogative statutarie della Valle d'Aosta stabilire l'aumento ed è
  una cosa che potremmo fare anche noi.
   Quindi,  la mia proposta è semplice perché ne abbiamo parlato  nei
  giorni  scorsi,  ne ho parlato col Governo, ne  ho  parlato  con  i
  funzionari, ossia  quella di fare la proroga - non vorrei  che  qui
  ci  fosse un sussulto dai sostenitori dell'articolo 30 - per l'anno
  2014  in linea con il Governo nazionale e fare una riforma organica
  perché  così noi andiamo a fare una proroga di tre anni, ma non  ci
  sarà  una  riforma organica e io non vedo la sicurezza  per  questi
  lavoratori.
   Inoltre,  innalzare il tetto che autorizza le amministrazioni  per
  la  spesa  del personale, così ci leviamo il peso della  Corte  dei
  Conti, da 50 a 70  e nelle more, entro un mese, proporre un disegno
  di  legge  organico che tenga conto anche dell'utilizzo  di  queste
  risorse - l'onorevole Laccoto prima richiamava i musei - quindi  un
  disegno  di legge organico che prevede, intanto, così come previsto
  dalle  norme  precedenti,  il  fabbisogno  degli  enti  locali   la
  possibilità  di  assorbire questi lavoratori e  quali  altri  enti,
  invece,  a  partire  dai  musei per tipologia,  potranno  impiegare
  questi lavoratori.
   Finisco, semplicemente, perché ho presentato degli emendamenti. Il
  Governo  invitava  a ritirare gli emendamenti, io  a  tutela  della
  categoria  dei lavoratori penso che se devo procedere - perché  poi
  l'Aula  lo  boccerà  e, quindi, non ha senso  se  l'orientamento  è
  questo   -  invito  il  Governo  a  una  riflessione,  a  mantenere
  quantomeno un emendamento che faccio mio, presentato dall'onorevole
  Turano  e  altri,  che equiparava la categoria dei contrattisti  ai
  precari degli enti regionali, perché questa diversificazione non ha
  senso.
   Vi  suggerisco anche  un altro emendamento, quello che consente ai
  comuni  e  alle  aziende sanitarie locali, che hanno  completato  o
  avviato   le  procedure  di  stabilizzazione,  di  procedere   alle
  stabilizzazioni; non c'è aumento di spesa perchè il contributo è lo
  stesso e questo il Governo lo sa.

   MAGGIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAGGIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso  che  questo
  articolato di norme finalmente possa, con la circolare successiva e
  con i chiarimenti che permetteranno l'applicazione di queste norme,
  richiamandosi a quella che è la legge nazionale - mi  riferisco  al
  decreto 101 che poi è stato trasformato in legge 125 - non solo  di
  dare  tranquillità ai lavoratori che, purtroppo, di  anno  in  anno
  sappiamo  in  quali  condizioni  si  sono  trovati  e  alle  stesse
  amministrazioni che li hanno utilizzati e li utilizzano su  servizi
  fondamentali  e importanti per l'utenza, ma che segni un  passaggio
  fondamentale  che  è  quello  che  la  norma  nazionale,   con   la
  razionalizzazione, prevede in maniera chiara come condizione per la
  stabilizzazione, quindi, per la stessa possibilità di  proroga,  di
  mettere  ordine, sia relativamente agli enti locali che per  quanto
  riguarda i vari settori della Pubblica amministrazione.
   Mi  spiego  meglio. Io sono assolutamente convinta che non  stiamo
  parlando  e  non  dobbiamo parlare solo di  proroga,  anche  se  le
  proroghe  erano  importanti  per  organizzare  tutto  quello   che
  bisognerà che il Governo dall'approvazione di questa legge  in  poi
  dovrà  mettere in atto, che non è assolutamente slegata la  proroga
  da  quelli  che  sono  gli  input  e  soprattutto  le  prescrizioni
  particolari  della  norma nazionale e quindi  degli  organici.  C'è
  necessità  di  fare  chiarezza. La platea degli  organici  che  può
  fruire  di  una  deroga, che è anche quella che implicitamente   il
  Governo  nazionale ci ha dato nel momento in cui possiamo prorogare
  questi contratti, la deroga al patto di stabilità interno, che  non
  significa  andare  oltre quelli che sono i vincoli  naturali  degli
  organici  che  ci  permetterà finalmente di dare la  possibilità  a
  questi  lavoratori  di  essere stabilizzati.  Tra  l'altro.  non  è
  disgiunto  sia l'articolo 30 che i successivi dalla norma nazionale
  perché  vengono richiamati in maniera espressa sia l'articolo  4  e
  l'articolo 9 bis che vincolano la possibilità della proroga proprio
  alla  razionalizzazione  della spesa che il  Governo  regionale  ha
  dovuto dimostrare.
   Detto questo, torno al passaggio precedente. Tutto quello che sarà
  importante e significativo nascerà domani, da quella circolare  che
  il  Governo  regionale dovrà mettere in atto,  dai  bacini  che  si
  dovranno  costituire, diversificando tra i lavoratori  appartenenti
  alle  categorie A e B assimilabili alle assunzioni della  ex  legge
  56,  che potranno essere direttamente assunti e quindi all'impegno,
  dopo avere rideterminato le piante organiche per le amministrazioni
  di  bandire  i concorsi. Solo così, solo se riusciremo  ad  avviare
  questo  processo,  apro  una  parentesi:  io  non  credo  che   noi
  riusciremo  a  stabilizzare  tutti i  lavoratori,  dobbiamo  essere
  onesti, nel momento in cui lo diciamo, durante questi tre anni,  ma
  questi  tre anni secondo me saranno fondamentali ed importanti  per
  come le amministrazioni agiranno e per quelli che saranno gli input
  che  questo  Governo dovrà dare alle amministrazioni, per  fare  in
  modo che questo percorso si avvii.
   C'è  infatti  un altro segnale importante, secondo me,  che  va  a
  sostegno  dell'impianto  complessivo  delle  norme  di  cui  stiamo
  parlando,  quello  relativo al bacino degli ASU.  Anche  da  questo
  punto  di vista noi diamo un minimo di certezza a questi lavoratori
  che  di  anno  in  anno  sentivano il fiato sul  collo  della  loro
  riconferma, ma anche ai PIP.
   E  sui  PIP  voglio  spendere una parola. L'apertura  del  Governo
  regionale  è significativa ed importante, ma non solo perché  viene
  costituito   per  loro  il  bacino,  ma  anche  per  il   passaggio
  fondamentale  che  riguarda il vincolo di un  20  per  cento  delle
  assunzioni  che  si  faranno  presso le amministrazioni  regionali,
  società  di  servizi,  etc.  etc.  Ciò  significa  che  c'è  stata,
  finalmente,  per  me, una grande attenzione da  parte  del  Governo
  regionale,  che  ha trovato un intreccio che è stato  importante  e
  fondamentale  nel  percorso che il Governo nazionale  ha  messo  in
  atto.
      Finalmente  il  Governo  nazionale  si  è  reso  conto  di  una
  particolarità tutta siciliana. E mi stupisce sentir dire da qualche
  mio  collega  che avremmo potuto se avessimo o quanto meno  che  il
  Governo  regionale  se  avesse voluto  avrebbe  potuto  tout  court
  eliminare le migliaia e migliaia di condizioni di precariato in  un
  sol colpo
     Non  voglio  ricordare ai miei colleghi che  questi  migliaia  e
  migliaia  di  precari  purtroppo sono frutto di  scelte  che  hanno
  portato ad una stratificazione dei numeri che naturalmente ha avuto
  come   conseguenza  la  stratificazione  delle  difficoltà,   delle
  incertezze  ed una vita di precari a cui ritengo che finalmente  se
  si  seguirà il percorso che viene in maniera chiara definito con  i
  richiami  di queste norme di cui stiamo discutendo questa sera  con
  l'aggancio alla norma nazionale porre fine.
     Credo anche che se noi riusciremo come Sicilia finalmente a dare
  un  segnale di una gestione sana, di una gestione che davvero vuole
  non  riproporre  condizioni di questo tipo,  forse  fra  tre  anni,
  quando saremo riusciti a stabilizzare tutti i lavoratori, avremo la
  possibilità di un'altra apertura di credito, che invece corriamo il
  rischio che se non avviamo non ci sarà.
   Un  ultimo  passaggio  e  concludo. Se  la  coerenza  la  dobbiamo
  rivendicare,  la  dobbiamo  sollecitare nei  confronti  degli  enti
  locali,  a  maggior  ragione, la dobbiamo  sollecitare  alle  varie
  branche dell'amministrazione regionale.
   Noi    sappiamo   che   abbiamo   parecchi   precari   all'interno
  dell'amministrazione regionale e la maggior parte di questi precari
  appartengono  alle fasce C e D. E' evidente, alla  stessa  maniera,
  che l'amministrazione regionale deve premurarsi a fare le verifiche
  rispetto  ai propri organici e a bandire i concorsi per tutti  quei
  lavoratori che, trovandosi in maniera piena nel requisito stabilito
  dalla  legge  nazionale e, quindi, avendo avuto  dei  contratti  di
  almeno   tre   anni  nell'ultimo  quinquennio,  possano  anch'essi,
  considerato  il  lavoro  che svolgono e le  attività  in  cui  sono
  applicati,  finalmente trovare un percorso che chiuda con  la  loro
  condizione di precarietà.

   TURANO Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   intervengo
  telegraficamente sull'articolo 30 e sugli articoli seguenti  perché
  a  me piace fare un discorso assolutamente franco, per certi versi,
  di una certa preoccupazione.
   Perché  noi  con  questo  articolo  stiamo  soltanto  creando   le
  condizioni per una proroga triennale di tutti i lavoratori precari,
  a  qualunque  titolo  essi  siano, presso  gli  enti  locali  o  le
  amministrazioni  periferiche della Regione. Non è vero  che  stiamo
  definendo  un  percorso  di  stabilizzazione  definitiva.   Sarebbe
  disonesto  non ricordare che già la Sicilia per ben  due  volte  ha
  giocato   questa   partita  e  per  ben  due   volte   ha   fallito
  l'appuntamento.
   E   se   il  Governo  nazionale  ed  il  Ministro  della  pubblica
  amministrazione non avesse con coraggio determinato  una  strategia
  che  permetteva  di  individuare  un  percorso  per  arrivare  alla
  stabilizzazione  di queste persone, oggi ci troveremmo  ancora  più
  incartati di quanto in verità non siamo.
   Perché  il  percorso che si attiva non è un percorso che definisce
  una procedura con la certezza dello sbocco: è un percorso pieno  di
  ostacoli e di imprecisioni.
   Io le uniche cose che vedo con favore sono queste: la certezza per
  tutti della proroga, che non è poco in un momento di profonda crisi
  e  di  disperazione degli enti locali; la possibilità di introdurre
  in  Sicilia un principio che in Sicilia non aveva bisogno di essere
  introdotto  da nessuno, ovvero il principio di certezza,  contenuto
  nella  legge nazionale, che qualora si dovesse avviare in  un  ente
  locale  qualunque o in un'azienda sanitaria qualunque o in un  ente
  che   proceda  alla  stabilizzazione,  il  percorso,  appunto,   di
  stabilizzazione,  non  può  non  tenere  conto  dell'obiettivo   di
  stabilizzare quante più persone possibili  Anche con contratti part-
  time.
   Questo  è  il fine dell'emendamento che io ho presentato,  che  mi
  sembra  di capire sia anche condiviso, e che, alla fine, quando  lo
  tratteremo,  sono pronto a ritirare, in uno spirito di  riscrittura
  del Governo, che introduce in Sicilia non solo il recepimento della
  legge  nazionale,  ma  individua anche  il  cardine,  il  principio
  primario  delle stabilizzazioni per tutti, se ci dovessero  essere,
  poche per tutti, piuttosto che il full-time per pochi.
   E poi, con assoluta franchezza, io credo che la politica  perde il
  pelo   ma   non   il  vizio .  Negli  articoli  che  trattiamo   ho
  l'impressione  che si amplii il bacino del personale  precario  che
  gravita presso la Regione. Non è un segnale incoraggiante  Lo  dico
  con  assoluta franchezza, perché ci sono tantissime altre categorie
  di  lavoratori  che  vivono  momenti  di  profondo  disagio  e,  se
  potessero  trovare  una copertura sotto l'ombrello  della  Regione,
  oggi brinderebbero. Ma non c'è da brindare, non c'è da brindare: né
  per gli uni né per gli altri, né per quelli che non entrano, né per
  quelli  che hanno la fortuna di entrare.  Perché fino a quando  non
  si  definisce  in  maniera scientifica un programma,  non  solo  di
  fuoriuscita  ma  di vero lavoro anche per questi  lavoratori,  loro
  stessi non hanno una prospettiva vera.
   Signor Presidente, credo che la Commissione Lavoro che tanto si  è
  impegnata  in questa materia dovrebbe, da qui a poco, cominciare  a
  fare  una razionalizzazione del personale o delle risorse  che  poi
  deve riguardare anche gli enti locali.
   A   tal   proposito,  il  discorso  che  non  si   possa   entrare
  nell'autonomia di un ente locale quando, in verità, il personale  è
  pagato  dalla Regione, mi sembra una cosa paradossale. Ci  troviamo
  enti  locali  che  hanno mille persone precarie e che  non  vengono
  utilizzate  e  che magari spendono milioni e milioni  di  euro  per
  garantire  i  servizi  ai  cittadini,  i  quali  potrebbero  essere
  garantiti utilizzando proprio quel personale.
   A  me piace essere chiaro, faccio un esempio per tutti - e non  me
  ne  vogliano i lavoratori di quel comune perché potrei essere visto
  come  il paladino che li difende ma che li mette in preoccupazione
  Voglio  difendere il personale precario perché è giusto che  questo
  personale  abbia  la certezza della proroga e la prospettiva  della
  stabilizzazione.   Dobbiamo   essere   altrettanto   ferrei   nella
  definizione  dei parametri e dei concetti in base ai  quali  questo
  personale  deve  svolgere un'attività produttiva  per  l'ente  dove
  lavora. Si può andare in un museo qualunque della Sicilia e trovare
  quindici-diciotto persone sedute attorno ad un tavolo che non fanno
  niente? Si può? Non lo so  Siccome un sistema di questo tipo capita
  in  tutti  gli  enti locali della Sicilia, penso che  è  finita  la
   trippa'  -  non  c'è  trippa per gatti,  come  ho  detto  ieri   a
  proposito  delle risorse economiche della Regione e vedremo  quando
  tratteremo  la  manovra nel suo complesso cosa succederà.  Non  c'è
  neanche  spazio per sacche di clientela che vengono  utilizzate  in
  maniera scientifica per fini elettorali.
   Mi  permetto  di  dire queste cose perché ho la fortuna  di  avere
  tanti  amici  che lavorano nel mondo del precariato e  che  non  mi
  hanno mai sostenuto.
   Con  assoluta  franchezza, questo discorso vale per  tutta  l'Aula
  senza  distinzione alcuna di colore politico perché conosco  sacche
  di  precariato  che  hanno alimentato la destra,  il  centro  e  la
  sinistra  senza  distinzione alcuna e che oggi si  trovano  con  il
  rischio del licenziamento anche per colpa della politica.
   Su  questo,  mi ritrovo a sostenere con entusiasmo  la  norma,  ad
  approvarla,  a definire - onorevole Leanza, noto che non  segue  il
  mio  discorso perché sicuramente è estraneo a questo modo di vedere
  le  cose e siccome so che è un profondo conoscitore dell'argomento,
  la vorrei chiamare in mio aiuto, le faccio un appello: mi aiuti  Mi
  aiuti a risolvere il problema dei tanti precari siciliani, che sono
  sottopagati, che non hanno speranza e che talvolta non  lavorano  e
  non rendono per come dovrebbero.

   CIACCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO.  Signor  Presidente, visto  che  trattiamo  sei  articoli
  insieme,  vorrei sottolineare la questione un po' in  generale  nel
  senso che la questione sicuramente  precari e sussidiati' si presta
  spesso a possibili strumentalizzazioni e a volte a facili illusioni
  di finte prospettive.
   Per  noi  non esiste la questione meramente locale. Ed  in  questo
  caso, mi riferisco a due particolari articoli: il 35 e il 36.
   Per noi le persone svantaggiate sono uguali, sia che essi siano  a
  Palermo, a Catania, a Trapani, in tutta la Sicilia. E per questo si
  dovrebbe  cercare  di, comunque, uniformare e trovare  dei  criteri
  omogenei per tutti, senza distinzione alcuna e senza campanilismi.
   Sono  tutte persone che comunque spesso, se non sempre, sono state
  illuse  dalla politica  Basti pensare a quando sono state create  a
  volte  le  leggi, in procinto di quali elezioni sono state  create.
  Queste  persone  illuse  spesso a volte hanno  anche  costruito  su
  questa illusione la loro vita.
   In  questa ondata di leggi però spesso ad hoc sono entrati  amici,
  figli, parenti, amici di amici, creando ingiustamente a volte delle
  emergenze.
   Per  tali  motivi,  chiediamo al Governo di  fotografare  bene  la
  situazione reale a mani libere, senza compromessi con la  politica,
  di non aprire ad altre nuove assunzioni, proroghe a qualsiasi altro
  di  questi  aspetti e di portare in maniera coerente i ragionamenti
  che si sono seguiti in tutta la finanziaria. E quindi chiediamo  un
  ulteriore  criterio, in particolare negli articoli 35  e  36,  cioè
  quello  di inserire un limite di ISEE portandolo a ventimila  euro.
  Lo  riteniamo un criterio che già precedentemente in questa  stessa
  finanziaria  è  stato adottato. Pertanto, chi ha un ISEE  familiare
  che supera i ventimila euro non è più in emergenza, quindi è giusto
  che debba uscire da qualsiasi tipo di bacino. Ed in particolare,  e
  concludo  così  lascio ai miei colleghi il compito  di  continuare,
  chiedo  di  cassare  il comma 6 e il comma 7 dell'articolo  35  che
  nulla  ha a che fare al contesto in cui sono stati inseriti  questi
  altri,  chiamiamoli bacini o altre persone, o altri lavoratori  che
  con  tutta  la loro dignità, non erano in quel contesto che  devono
  essere  inseriti,  malgrado  qualche  collega  voglia   in  maniera
  forzata inserirli in quella parte di norma.

   MARZIANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARZIANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io  mi  prenderò
  meno del minuto che spetta ad ogni deputato perché non entrerò  nel
  merito  del  provvedimento,  degli  articoli  dal  30  al  36   che
  condivido,  faccio come tutti il plauso al Governo, al partito  che
  di  ha lavorato, alla commissione, sto intervenendo soltanto per un
  aspetto.
   Io  so  cosa  uscirà domani sui giornali; sul fatto che quest'Aula
  sta  lavorando  per immettere ventiduemila persone  nella  pubblica
  amministrazione  E allora, voglio ricordare due numeri.
   La   gran  parte  di  questi  cosiddetti   precari'  sono   frutto
  dell'articolo 23 della legge finanziaria del 1988, cioè persone che
  da  venticinque  anni  sono ormai in modo organico  nella  pubblica
  amministrazione.  Costoro, in questi anni -  vedete,  io  ho  fatto
  l'amministratore e su questo aspetto posso parlare  con  cognizione
  di  causa  - hanno fatto risparmiare una barca di soldi  agli  enti
  locali  perché  a  mano  a mano che se ne andavano  in  pensione  i
  dipendenti di ruolo strutturati, venivano sostituiti dai lavoratori
  precari  ex  articolo  23, tutti lavoratori  part-time,  che  hanno
  garantito   il  funzionamento  della  macchina  amministrativa   in
  Sicilia.
   Allora cosa chiedo io, signor Presidente? Chiedo che si possa fare
  un'operazione  di  informazione corretta, spiegare,  perché  vedete
  fino a stamattina un giornalista, un editorialista di vaglia su  un
  giornale  importante  dei tre siciliani, mentre  apprezzava  alcune
  scelte:  forestali, accorpamenti e cose varie, diceva poi  però  ci
  sono le contraddizioni, la stabilizzazione di 22 mila precari.
   Dobbiamo spiegare, all'editorialista di questo giornale,  che  non
  c'è alcuna nuova immissione nella Pubblica amministrazione, che non
  c'è  nessuno scandalo, semmai lo scandalo è, ma lungi  da  me  fare
  l'elenco  delle responsabilità, lo scandalo è 25 anni di precariato
  che  hanno  messo in condizione di non avere aspettativa di  futuro
  una intera generazione.
   Allora, veramente, assieme all'approvazione di questi articoli  va
  fatta,  da  parte della Presidenza, da parte del Governo, un'azione
  di  corretta informazione perché non ci sia la criminalizzazione di
  un'intera   generazione  di  lavoratori  perché  ormai,    con   le
  contrattualizzazioni,  di  lavoratori  veri  e  propri  si  tratta,
  ancorché a tempo determinato, a tempo parziale.
   Il  mio auspicio è quindi - come hanno detto molti colleghi -  che
  si  possa procedere, finalmente, al percorso di stabilizzazione che
  toglie  la  cappa della decisione politica, di anno in anno,  sulla
  vita di queste persone.

   CIACCIO. Chiedo di parlare per fornire una precisazione.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  correggiamo  il
  verbale perché mi sono confuso con il comma. I commi sono il   7  e
  l'  8  dell'articolo 35 e i criteri che volevo che si  inserissero,
  anche  perché  è   nel  sub-emendamento,  sono  riferiti  solo   ed
  esclusivamente agli articoli 35 e 36.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  io  non  farò
  l'elegìa dei contrattisti o degli altri perché, dobbiamo dirlo  con
  tutta onestà, che si è determinata, per ragioni che sono state  qui
  ricordate, una situazione che, per essere affrontata positivamente,
  obbliga tutti ad uno sforzo notevole.
   Credo  che, oggi, possiamo parlare di questa normativa perché  c'è
  stato  un  concorso  positivo tra il Governo nazionale,  quindi  il
  ministro  D'Alia  che  è  stato  l'artefice,  diciamo  così,  della
  normativa  nazionale sui precari e il Governo della  Regione  e  il
  Parlamento siciliano.
   Oggi, abbiamo la possibilità di offrire un percorso a persone che,
  fino  ad  ieri, anche per ragioni discendenti dal peso  che  queste
  persone  hanno  nella Pubblica amministrazione siciliana  e  per  i
  nuovi  parametri che sono andati avanti nel corso di  questi  anni,
  vorrei  ricordare a qualche collega che soltanto tre  anni  fa,  il
  Ministro del tesoro, l'onorevole Tremonti, sulla base del patto  di
  stabilità  europea, aveva operato perché questi lavoratori  fossero
  mandati  a  casa, tutti quanti. Pertanto, dobbiamo essere  realisti
  ed,  in  questo  senso,  penso  che  dobbiamo  raccogliere,  signor
  Presidente,  la  richiesta che faceva il  presidente  Greco  perché
  questa  materia  non possa essere affrontata, lo  dico  a  tutti  i
  colleghi, con emendamenti che mettono in discussione equilibri  che
  dobbiamo rispettare se vogliamo offrire uno sbocco a queste persone
  e    favorirne   una   progressiva   immissione   nella    Pubblica
  amministrazione.
   Nessuno  pensi di farsi propaganda qui. Qualche eco l'ho  sentita:
   Sottolineamo questo tipo di contrattualizzazione, questa tipologia
  rispetto ad altre ; non funziona.
   Lo  dico,  signor Presidente, e mi auguro che lei ne  tenga  conto
  nella  discussione sui relativi emendamenti perché qui,  l'impianto
  della  legge è stato abbondantemente discusso nella Commissione  di
  merito e credo anche in Commissione bilancio.
   L'impianto  non può essere stravolto perché se usciamo dai  binari
  fissati   dalla   normativa  nazionale,   non   ci   potrà   essere
  un'approvazione  del  progetto di proroga  e,  successivamente,  di
  immissione nella Pubblica amministrazione di queste persone.
   Ho  sentito qualche collega che si lamentava del fatto che  in  un
  ente  territoriale ci può essere il rischio che vengono persone  da
  altri  comuni, ma guardate che c'è scritto, perché è previsto nella
  norma nazionale che la priorità per i contrattualizzati  negli enti
  di appartenenza che hanno la priorità.
   Se  nel  mio  comune  avessi la disponibilità di  immettere  cento
  persone  in servizio, e avessi soltanto 150 precari, non ci sarebbe
  niente di straordinario ad attingere dall'elenco di altri comuni.
   Non  sarebbe  un  problema, il problema  vero  è  come  creare  le
  condizioni  per  offrire nell'arco dei tre anni una prospettiva  di
  immissione in servizio ad un numero consistente di persone,  questo
  è  il  tema  e  per  questo  immagino che  l'assessore  Bonafede  e
  l'assessore  Valenti, anche periodicamente, con  gli  enti  locali,
  facciano  il  punto  per  vedere come realizzare  questo  obiettivo
  difficile,  ma  sul quale è bene che tutte le nostre energie  siano
  rivolte perché venga affrontato.
   Io  sono  a favore affinché siano accolti gli emendamenti  tecnici
  che il Governo ha presentato all'articolo 30 e all'articolo 32, che
  riguardano  i precari della Regione, perché sono in parte  ultronei
  rispetto   all'impianto  della  legge  e  funzionale  a  creare   i
  presupposti   affinché  tutti  i  soggetti  che  sono   in   questo
  condizioni,  che  hanno  maturato i requisiti  per  una  successiva
  stabilizzazione, vengano tutelati e vengano prorogati. Grazie.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.  Grazie  Presidente, volevo dire di avere parlato  con  il
  collega,  onorevole Vinciullo, che mi concederebbe due, tre  minuti
  del  suo  tempo  perché, come Gruppo Misto  abbiamo  poco  tempo  a
  disposizione. Sarò comunque veloce.
   Chiedo  che  la  relazione  al  comma  5,  dell'articolo  32   sia
  depositato, perché fa parte del combinato disposto dell'articolo 32
  a  seguire;  si  tratta della spiegazione per  la  quale  gli  otto
  elementi  dell'Ente  Parco  dei Nebrodi possano  essere  prorogati,
  visto  che esistono le leggi, e le risorse contenute negli articoli
  che in questa relazione accompagna la stessa normativa.
   Devo  ringraziare il Governo regionale, non il Governo  nazionale,
  perché  non mi pare di ricordare abbia fatto qualcosa, anche  se  è
  solo una proroga.
   Noi  abbiamo  due appuntamenti, ormai destinati a  essere  comici,
  quello  dei  forestali e dei precari, ai quali  dobbiamo  garantire
  certamente un futuro.
   Penso  che  questo  futuro  lo  possiamo  fare  semplicemente:  ho
  presentato  un  ordine del giorno che le sottopongo all'attenzione.
  Prevede l'anticipazione dell'utilizzo delle somme dell'articolo 37,
  anziché  dal  2016,  da oggi, con quelle somme  sono  convinto  che
  possiamo pensare veramente a stabilizzare precari e forestali e  ad
  aprire quindi la possibilità per nuove piante organiche e per nuovi
  concorsi.
   Così  come  se stiamo parlando di precari, credo che non  possiamo
  fare  a  meno  di  approvare i 97 restauratori che hanno  fatto  un
  concorso  alla  Regione in quanto sono in graduatoria  e  aspettano
  semplicemente l'immissione in ruolo.
   Anche  i professionisti della protezione civile che hanno lavorato
  per  dieci  anni,  per il Comune di Catania  e  per  il  Comune  di
  Carlentini, dando una grande risposta di professionalità durante  e
  dopo  il terremoto di  S. Lucia', cosiddetto, e che hanno peraltro,
  la  possibilità  di  essere utilizzati, dal dipartimento  regionale
  della protezione civile, atteso che purtroppo, i terremoti non sono
  mai  finiti,  anzi continuano e che sono delle persone delle  quali
  non possiamo fare a meno, risorse e ricchezze di cui questa Regione
  ha bisogno.

   PRESIDENTE.  Do  lettura  degli  iscritti  a  parlare:   Onorevoli
  Falcone,   Leanza,   Barbagallo,   Gucciardi,   Lentini,   Ciancio,
  Cancelleri,  Figuccia, Greco Giovanni, Alloro, Vinciullo,  D'Asero,
  Alongi e Arancio.

   MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Né ha facoltà.

   MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, sarò brevissimo. Io non  farò
  alcuna  valutazione se non la cortesia ad alcuni lavoratori che  mi
  hanno chiesto di  leggere una relazione che mi hanno scritto.
   Con  questa relazione, signor Presidente, io non voglio certamente
  accusare  nessuno e non lo farò nemmeno ironicamente,  voglio  solo
  sensibilizzare l'Aula.
   La  storia di questi lavoratori - e mi riferisco ai PIP  -  inizia
  nel  1999,  quando  il  Comune di Palermo  pubblica  il   bando  di
  disponibilità    all'avviamento   di   inserimento    professionale
   Emergenza Palermo , ossia stage formativi.
   Nel  1999  è  stato  reso pubblico un bando per  la  selezione  di
  disoccupati  appartenenti alle categorie ex detenuti, dei  soggetti
  dimessi dalla comunità o centri di recupero di tossicodipendenza  o
  soggetti  d'alcolismo, da avviare nei cantieri di lavoro  ex  legge
  regionale 12/86.
     Con l'articolo 15 della Legge regionale 24/2000 è stato concesso
  per  l'esercizio  finanziario 2001 un contributo  straordinario  al
  Comune  di Palermo per l'utilizzazione in misure di politica attiva
  e  lavoro  degli ex detenuti di cui ho fatto riferimento  poco  fa,
  ovvero  Emergenza Palermo .
   In seguito, i suddetti lavoratori vennero assegnati a cooperative,
  associazioni per stage di un anno, per un totale di 800 ore e  fino
  al 31/12/2001.
   Tra  scadenze  di  contratto e rinnovo ottenuto all'ultimo  giorno
  disponibile, la società  Italia lavoro S.p.A.  predispone il  piano
  per    l'occupabilità    dei   soggetti   svantaggiati    nell'area
  metropolitana  di  Palermo,  approvato  dalla  Giunta  regionale  e
  successivamente dalla Giunta comunale di Palermo - parlo del 2003 e
  del  2004   -  che  prevede un sistema integrato di interventi  che
  incentivano  forme  di  coordinamento  e  raccordo  tra   operatori
  pubblici e privati, strutturandosi in due fasi: prima disponibilità
  e poi occupabilità.

                Presidenza del vicepresidente Venturino

   La  gestione  di tale progetto è stata affidata da  Italia  lavoro
  S.p.A    ad   una   società  di  scopo  denominata    Servizi   per
  l'occupazione S.r.l .
   Tale disciplina regola gli obblighi dell'ente ospitante, dell'ente
  gestore, le assenze per malattie, assenze per infortunio, eccetera.
   La  Legge  regionale  n.  4  del  febbraio  2006,  e  precisamente
  l'articolo   1,   in  applicazione  all'articolo  8   del   Decreto
  legislativo  468,  viene  applicata per i lavoratori  del  progetto
   Emergenza  Palermo   ovvero  incentivi  in  favore  dei   soggetti
  destinatari del regime transitorio per i lavori socialmente  utili.
   Viene  redatta  una  disciplina  riguardante  l'utilizzo  di  tali
  lavoratori  che  prevede  le  ore da  svolgere  mensili,  100  ore,
  suddivise per settimane secondo le indicazioni degli enti ospitanti
  con  una retribuzione ovvero un sussidio mensile di 516 euro. Ma  a
  questi  lavoratori, quindi, non coincide una retribuzione adeguata,
  né  la  possibilità  di eseguire straordinari o  progetto  Bettini;
  però,  i  PIP  diventano indispensabili per gli  enti  utilizzatori
  anche se di supporto.
   Con  l'articolo 52 della Legge regionale 2010 il bacino  Emergenza
  Palermo ,  da  poco  passato alla gestione  della  Regione  tramite
  Assessorato della famiglia, viene destinata in progetti  triennali.
  Infatti,  il  comma 3 dell'articolo 52, ricorderanno gli  onorevoli
  colleghi, stabilisce che il Dipartimento regionale della famiglia e
  delle  politiche  sociali era autorizzato ad  emanare  un  pubblico
  avviso  per  l'affidamento  di  progetti  triennali  di  lavoro  ai
  soggetti svantaggiati appartenenti al bacino  Emergenza Palermo .
   Intanto,  la  Regione siciliana con delibera 48/2010  stipula  una
  convenzione  con  Sviluppo Italia , società a totale partecipazione
  regionale,  l'assistenza  tecnica e la gestione  del  personale  di
   Emergenza Palermo , convenzione triennale.
   La  convenzione viene interrotta con nota n. 69156 del 17 novembre
  2011 dall'Assessorato del Bilancio. Iniziò la contrattazione presso
  la  sede  regionale tra le parti sociali, l'accordo  che  ne  viene
  fuori   viene   siglato   in  data  13   ottobre   2010   e   portò
  all'applicazione  del  contratto collettivo  nazionale,  ovvero  il
  contratto  Multiservizi a tutti i soggetti appartenenti  al  bacino
  che vennero contrattualizzati attraverso Social Trinacria.
   La  contrattualizzazione a tempo indeterminato avviene in presenza
  delle   autorità   regionali   del   tempo.   Addirittura,   questa
  convenzione,  viene  definita,  ovvero  la  Onlus,  come   la   più
  appropriata strategia di stabilizzazione.
   Invero,  viene  fuori un parere da parte dell'Ufficio  Legislativo
  della  Regione Siciliana, il n. 29538/168 del 2010,  data  in  cui,
  addirittura, leggo la dicitura  non si ignora che la finalità della
  costituzione  della persona giuridica sia l'oggettiva  utilità  per
  codesto  Dipartimento  di  avere una  più  agevole  gestione  della
  condizione dell'iniziativa sociale .
   Concludo, signor Presidente. Sarà sempre l'Assessorato a pagare  i
  lavoratori  tramite bonifici bancari. I pagamenti erano comprensivi
  dello  stipendio  e  dei  contributi  pensionistici.  I  contributi
  vengono  versati  all'INPS,  parliamo  di  un  contratto  a   tempo
  determinato,  vengono  versati dalla Regione Siciliana,  in  questo
  caso   attraverso   pagamenti  diretti  nei  conti   correnti   dei
  lavoratori.  Le  buste paga venivano regolarmente consegnate  dalla
  Social  Trinacria   attraverso lo Studio Morisco, ovvero  trasmesse
  dalla Regione Siciliana.
   Quindi,  questi  lavoratori, a mio modo di vedere,  devono  essere
  inseriti  in  un  percorso di stabilizzazione così come  tutti  gli
  altri, come tutti i precari. Hanno prestato servizio per più di  36
  mesi,  anche frazionati.  Così come certificato in sede europea,  è
  una  legittima aspettativa. Così è anche secondo la norma del 2007,
  secondo  l'articolo  5 del decreto legislativo  del  2001  e  della
  direttiva  n.  199/70  entrata in vigore nel  2001  e  della  legge
  regionale n. 16 del 2006 che è più appropriata per questo  tipo  di
  lavoratori.
   Sarebbe   opportuno   perlomeno,  signor   Presidente,   onorevoli
  colleghi,  dare un minimo di dignità a questi lavoratori.  Mi  sono
  limitato  solo a raccontare la storia. Affido al Governo, all'Aula,
  le  nostre  considerazioni con l'auspicio  che   non   prevalga  il
  pregiudizio e abbia la meglio il buonsenso e anche se il passato  è
  stato  brutto  da un punto di vista politico possiamo ancora  porre
  rimedio,  garantendo a tutti i lavoratori indiscriminatamente  pari
  dignità.
   Pongo  questa domanda all'Assemblea: è più grave averli  creati  o
  oggi  mandarli a casa creando disagio a loro e alle loro  famiglie?
  Io non voglio peccare di presunzione, certamente la risposta non ce
  l'ho, ma di sicuro dobbiamo dimostrare di avere una coscienza e che
  non facciamo leggi solo con la pressione della piazza.

   BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  interverrò
  brevemente per lasciare spazio anche a qualche altro componente del
  mio Gruppo che vuole intervenire.
   Mi  dispiace  che  non sia presente in Aula l'Assessore  Bonafede,
  però  credo che il Governo, a seguito degli articoli contenuti oggi
  in finanziaria, dovrà emettere una circolare esplicativa. Mi auguro
  che   possa  essere  in  tempo  per  togliere  il  blocco  per   il
  declassamento per i precari degli Enti Locali, per gli  ASU  e  per
  gli ex PIP perché la possibilità di declassarsi da  C  a  B  che  è
  stata  tolta  con la circolare del 2007 ha impedito  a  tanti  enti
  locali  virtuosi, io sono uno dei quattro parlamentari che è  anche
  sindaco,  che  ogni  giorni si confronta con  questa  categoria  di
  lavoratori che, con grande dignità, oggi gestisce direttamente  dei
  servizi per conto della pubblica amministrazione.
   Addirittura, ci sono comuni dove i precari sono stati in grado  di
  redigere  i piani regolatori o gestire da soli degli uffici.  Credo
  che siano atti amministrativi di grande dignità e, per questo, vada
  riconosciuto, proprio a questa categoria, un grande merito.
   La  circolare che preveda, di nuovo, la possibilità di declassarsi
  e,  quindi,  accedere  direttamente alla  pubblica  amministrazione
  senza concorso, credo che sia un atto che il Governo potrebbe  fare
  e potrebbe consentire, assessore Bonafede, di sbloccare alcuni casi
  in diversi enti locali.
   L'altra  cosa,  che  mi  auguro venga prevista  in  una  circolare
  esplicativa, è quella della riduzione delle sanzioni per  i  comuni
  che,  in  questi  anni, hanno avuto il coraggio di stabilizzare  un
  certo  numero  di  precari e che si sono trovati a subire  sanzioni
  particolarmente pesanti in relazione al patto di stabilità.
   Io  credo  che  ci  possano essere i margini per  rivedere  queste
  sanzioni e mollare, un po', la presa su queste amministrazioni.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore  di  minoranza.  Signor  Presidente,  onorevoli
  colleghi non mi attarderò, cercherò di essere breve.
     Io faccio alcune considerazioni, fermo restando che questa norma
  deriva    da   quella   applicazione   e   da   quella   attuazione
  dell'intervento  legislativo  che  il  Parlamento,   in   sede   di
  finanziaria ultima, ha potuto porre in essere, attuare.
   E' chiaro che, oggi, noi siamo chiamati ad attuare una norma, così
  come dice il comma 10 dell'articolo 4 così come è stato modificato.
   Io  ho  qualche  tipo di perplessità, fermo restando  che,  forse,
  avremmo  auspicato  una  norma  che immediatamente  recepisse,  che
  attuasse,  il  disposto normativo nazionale  e  rinviare  ad  altro
  momento  una  legge  di riordino; ma, se è questa  la  volontà  del
  Governo, non saremo noi a frapporci rispetto a questa volontà, però
  riteniamo due cose.
   Primo,  la  copertura finanziaria. La copertura  finanziaria,  che
  vediamo alla Tabella B dell'allegato 2 dell'articolo 4 della nostra
  finanziaria,  ci  rendiamo conto che, rispetto ai  236  milioni  di
  euro,  abbiamo  41milioni  di euro che sono  sugli  accantonamenti.
  Cioè,  non  diamo una certezza ai comuni per poter  procedere  alle
  proroghe  e, eventualmente, poi anche alla stabilizzazione,  ove  è
  possibile.
   Seconda  cosa. Al comma 11 prevediamo che l'impegno finanziario  -
  di 290 milioni di euro e 933 che è la sommatoria dei commi 5, 6, 7,
  8  e  9  che  equivalgono e 236 milioni di  euro  più  gli  impegni
  poliennali - non sia adeguatamente specificato.
   Cosa voglio dire? Noi diciamo, al comma 11:  Le misure finanziarie
  di   cui  ai  commi  5,  7,  9  nonché  di  quelle  previste  dalla
  disposizione di cui al comma 6  . Ma il comma 6, nel frattempo,  lo
  stiamo  abrogando; cioè, stiamo abrogando le disposizioni normative
  che ci consentivano di poter stabilizzare questo personale.
   Allora,  forse, sarebbe opportuno che questo comma  11,  assessore
  Bonafede,  venisse,  forse,  riscritto  per  dire  che  le   misure
  finanziarie, di cui ai commi 5, 7, 9 - ma io dico anche 8 - e tutti
  gli   impegni  poliennali,  di  cui  alle  precedenti  disposizioni
  normative già autorizzate che sono circa - leggo qua, mi sono fatto
  dare anche la relazione illustrativa - 54 milioni 579 mila euro che
  poi è il capitolo 31.33.13,  venissero richiamate.
   Voglio   dire,   noi   dobbiamo  fare  una   norma   snella,   non
  particolarmente  snella, ma quanto più chiara possibile.  Questo  è
  l'invito  che  rivolgo al Governo, poi, rinviando ad una  circolare
  esplicativa  che  metta nelle condizioni gli enti locali  di  poter
  procedere alla proroga ma con un'adeguata stabilizzazione.

   ALLORO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  l'eccezionale
  impegno   di   questo   Governo  per   creare   dei   percorsi   di
  stabilizzazione  e  fuoriuscita dal precariato, emerge  chiaramente
  dall'articolato di questa Finanziaria, alla quale vengono  dedicati
  ben  sei  articoli. E non mi riferisco solo all'articolo 30,  ma  a
  tutti  gli altri articoli dove per la prima volta vengono messe  in
  campo  delle  misure  alternative per favorire  stabilizzazione  ed
  integrazione in altri bacini.
   Mi  riferisco all'articolo 36 dove il Governo, quest'anno  per  la
  prima  volta, non ha ritenuto solo di prorogare mettendo i soldi  e
  gli  impegni finanziari, ma creando un regime virtuoso per dare  la
  possibilità   a   questi  lavoratori  delle   province   di   Enna,
  Caltanissetta  e  di  parte di Catania, di trovare  una  strada  di
  fuoriuscita  o  attraverso  le borse di auto-impiego  o  attraverso
  l'inserimento  nei bandi di gara di affidamento di beni  e  servizi
  del  20  per  cento  di riserva o attraverso l'assunzione  a  tempo
  determinato  o  indeterminato, dando i tre anni di  contributo  che
  spettano.
   La cosa che volevo sottoporre al Governo è che per quanto riguarda
  questi lavoratori del decreto legislativo 237 della legge regionale
  5  del 2005, le somme sono insufficienti, perché vengono previsti 6
  milioni e 400 mila euro a fronte di un fabbisogno di 10 milioni  di
  euro.  Per  questo  motivo,  assieme al  collega  Arancio,  abbiamo
  presentato  un  emendamento  che, se  dovesse  essere  accolto  dal
  Governo  e  al  quale  dovesse  essere  data  copertura,  si  potrà
  tranquillamente prevedere la copertura per tutto l'anno.

   CIANCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIANCIO.   Signor   Presidente,  noi  stiamo  affrontando   questa
  Finanziaria   con  una  parola  che  ci  sta  sempre  addosso:   la
  contingenza. Contingenza dei tempi e contingenza per tutto.  Ma  la
  contingenza stride con la rivoluzione, perché la rivoluzione ha una
  coscienza  e  ha  un'anima; la contingenza  invece  si  adegua.  La
  rivoluzione,  se  si vuole fare, ha bisogno di una  programmazione,
  anche  in  maniera graduale, anche che preveda tre  anni,  però  la
  rivoluzione  veramente ha bisogno di sovvertire  quello  che  è  un
  falso ordine.
   Io  capisco  che il Governo si sia trovato tra le mani una  patata
  bollente e capisco anche che per equilibri politici, dettati  dalla
  proprio maggioranza, forse, che ha una forte impronta sindacalista,
  non  abbia  potuto pensare a un percorso diverso. Però, un  Governo
  che  si  definisce rivoluzionario deve avere anche il  coraggio  di
  fare delle scelte e di dire la verità.
   Ad  esempio,  io  veramente non capisco  cosa  vuol   dire  questo
  articolo  30.  E' una semplice proroga? Perché se  è  una  semplice
  proroga  noi  stiamo  tirando a campare per i  prossimi  tre  anni,
  oppure  è  il  percorso previsto dalla normativa nazionale.  Se  il
  percorso  è  quello  previsto dalla normativa nazionale  sono  pure
  d'accordo,  però stiamo mentendo a migliaia di persone,  perché  la
  normativa nazionale prevede dei concorsi e prevede una riserva  del
  50 per cento per le categorie C e D.
   Quindi,  anche  se  noi  diciamo  che  il  bisogno  dei  comuni  è
  effettivamente  quello  che c'è in questo  momento,  cioè  20  mila
  persone, comunque la metà non potrà accedere. Allora, o noi diciamo
  che i comuni hanno bisogno di 40 mila persone e, quindi, le 20 mila
  persone  che  ci  sono servono, oppure stiamo in  entrambi  i  casi
  prendendo in giro la gente.
   Noi  ci  riserviamo di valutare questo articolo, perché ovviamente
  non  è risolutivo e non è quello a cui, ovviamente, avremmo pensato
  noi,  perché  con  le  stesse  risorse si  potevano  trovare  delle
  soluzioni  diverse,  delle  soluzioni veramente  risolutive.  Però,
  ripeto, ci riserviamo di valutarlo.
   Per  il  resto,  siccome  si  trattano  congiuntamente  tutti  gli
  articoli,  chiedo che venga accolto per quanto riguarda  l'articolo
  36  un  mio emendamento che riguarda i cantieri di servizio, perché
  se  questi cantieri di servizio sono nati come RMI  e, quindi, come
  forma  di  sostegno al reddito per personale che  è  in  condizioni
  svantaggiate, chiedo che nell'elenco nuovo che formulerà il Governo
  ci  sia  almeno  il requisito essenziale che era il presupposto  di
  questo  sussidio che non è stato mai verificato da 13 anni a questa
  parte.
   Quindi, se uno strumento di sostegno al reddito deve essere, siamo
  d'accordo,  ma lo deve essere secondo le disposizioni  che  l'hanno
  creato  questo  strumento, quindi chiedo che venga accolto  un  mio
  emendamento che dice semplicemente di verificare ora dopo  anni  la
  sussistenza dei requisiti previsti dal decreto legge che  ha  fatto
  nascere questo personale.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.   Signor  Presidente,  Assessore,  onorevoli   colleghi,
  l'ennesima  bugia a gente stanca di essere strumentalizzata.  Gente
  che,   sia  chiaro,  in realtà non è più amico di  nessuno  che  fa
  attività  politica  perché tutta la politica in  questi  anni  l'ha
  strumentalizzata.
   Purtroppo, per questa gente non arriva la fine ad un interminabile
  stillicidio,  una  proroga  di  tre anni  per  i  contrattisti  che
  svolgono  attività  importanti nelle categorie  C  e  D  e  nessuna
  certezza  per  quella categoria che stasera è stata tanto  evocata,
  che  è  quella dei lavoratori PIP, per i quali non ci sono garanzie
  attraverso questa norma; 3.000 persone rispetto alle quali tra  sei
  mesi saremo punto e a capo.
   Proposte   legate  a  programmi  di  fuoriuscita,  proposte   che,
  evidentemente, si comprende bene erano legate alle proposte  di  un
  Governo nazionale che ha tradito i siciliani, perché ha pensato  ad
  una norma che si riferiva, forse, al territorio del Sud Tirolo,  ma
  non certo a quello della Sicilia e, rispetto alla quale, il Governo
  regionale  doveva venire in soccorso, ma non lo ha fatto, lasciando
  così tanta gente senza alcuna speranza.
   Purtroppo, il tempo che il mio Gruppo ha a disposizione è poco  e,
  quindi,  mi  limiterò  a  fare in questa sede  una  denuncia  forte
  rispetto ad un Governo ancora una volta assente, che non dà  futuro
  ai precari.

   GRECO GIOVANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  GIOVANNI. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
  chi  vi  parla  conosce  la  storia  di  tutti  questi  lavoratori;
  impiegato presso il collocamento di Marineo li ho visti nascere  e,
  quindi, ho visto la sofferenza di queste diverse categorie dal 1988
  ad oggi, e non è finita la loro sofferenza.
     Oggi,  però, grazie alla politica ed alla loro unione, al lavoro
  svolto  da  tutti  i  componenti della Commissione  di  merito,  al
  Presidente della Regione agli assessori qui presenti, si  è  svolto
  un  lavoro  che negli ultimi tempi sembrava una cosa  difficile  da
  risolvere,  grazie  al  poco  interessamento  del  Ministro   della
  funzione  pubblica - lo dico al collega Turano - forse se ci  fosse
  stato  un ministro diverso da D'Alia qualche in cosa in più  queste
  categorie   l'avrebbero   potuto   ottenere.   E   ringrazio    qui
  pubblicamente la dottoressa Anna Rosa Corsello che per  un  mese  è
  stata  a  Roma  a  seguire  da vicino le  problematiche  di  queste
  categorie di lavoratori.
   Non voglio fare polemica. Onorevole Fazio, lei dice che oggi è  la
  prima  volta che si affronta un problema di questo genere. Le posso
  assicurare che nella XV Legislatura tutti i deputati, non  solo  il
  deputato  Greco  Giovanni,  ma tutti i  deputati,  anno  per  anno,
  avevamo  sempre  come primo problema da affrontare la  proroga  per
  questi lavoratori.
   Quindi,  io sono contento che questa sera andiamo ad approvare  un
  provvedimento per la proroga almeno di tre anni e spero di avere la
  possibilità, assieme alla Commissione, di essere un pungolo  dietro
  il   Governo   affinché  questi  lavoratori   trovino   la   giusta
  stabilizzazione sia negli enti locali che in tutte le partecipate e
  negli enti dove sono utilizzati.
   Non  volevo  intervenire, anche perché quando  uno  lavora  non  è
  necessario  venire  a dirlo dal podio; fa il suo  lavoro  perché  è
  stato  eletto  e perché deve essere di servizio alle categorie  più
  deboli ed oggi in Sicilia il primo problema che dobbiamo affrontare
  è finalmente di stabilizzare questi lavoratori . E' vero, onorevole
  Figuccia,  che  è  stato  preso in giro,  ma  non  perché  volevamo
  prenderla  in giro, ma i fondi che occorrono sono molti.  L'impegno
  c'è  stato  e  spero  che  oggi inizi  un  percorso  perché  questi
  lavoratori vengano stabilizzati definitivamente.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
  sull'argomento che vede un dibattito molto attivo, che serve  anche
  a  chiarire  qual  è  la posizione di ognuno  di  noi.  Come  Nuovo
  Centrodestra  noi  riteniamo  che  questo  percorso,  che  è  stato
  sollecitato  in  varie occasioni, io ho avuto modo di  ricordare  a
  quest'Aula diversi percorsi.
     Dall'ottobre  del 2010, quando all'Albergo delle  Povere  veniva
  richiesto  alla  presenza  di  tutti i  sindaci  della  Sicilia  la
  richiesta  di proroga e di deroga al patto di stabilità, perché  si
  proseguisse  nella cosiddetta  proroga , da quel momento  si  avvia
  una  fase  in cui in ogni circostanza, io ed anche altri  colleghi,
  abbiamo  sempre  ribadito che c'è una fase nuova  in  cui  dobbiamo
  pensare  al nuovo corso di stabilizzazione, fra l'altro in presenza
  di una legge che già esiste.
   Però, c'è stato chiaramente un atteggiamento molto rilassato - per
  usare un termine accettabile - nel senso che la Ragioneria generale
  dello Stato ha sempre fatto presente che si doveva avviare una fase
  nuova  perché,  sostanzialmente, il rapporto costo-servizio  doveva
  essere  l'elemento  caratterizzante di un impegno  che,  in  questa
  realtà, dovevamo noi, come enti locali e come nuova filosofia della
  pubblica  amministrazione  che vede una presenza  di  soggetti  che
  concorrono  alle  attività lavorative che producono  e  che  questo
  risultato  sia  commisurato  da una valutazione  che  determina  un
  percorso positivo.
   Le  varie  altre  ricorrenze,  la storica  posizione  nelle  altre
  finanziarie,  nel  precedente Governo, ma anche  con  questo,  dove
  abbiamo detto all'inizio della legislatura che ci aspettavamo da un
  DPEF  che  proponesse  un momento di svolta  nell'utilizzo  diverso
  delle  risorse  umane che questa realtà degli enti locali  possiede
  attraverso  i precari e che - ahimè - abbiamo registrato un'assenza
  di questo tipo di proposta, ci vede oggi finalmente impegnati in un
  momento  in  cui anche la nostra presenza politica ha  concorso,  a
  livello  nazionale, con la presenza del Presidente Schifani  e  del
  sottosegretario  Vicari  a  quella che  fu  la  trattativa  con  il
  Ministero  dell'economia a sostegno di un percorso che consentisse,
  attraverso  aspetti  tecnici compatibili, l'avvio  di  processi  di
  stabilizzazione  nel rispetto della situazione  di  difficoltà  che
  oggi esiste.
   Questo  percorso viene ad essere sancito da questo  nuovo  momento
  che  vede  questa norma che possa avviare, da una parte, finalmente
  una fase, in cui

   PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, il tempo è contingentato, il PDL ha
  usato tutto il tempo a disposizione.

   D'ASERO. L'onorevole Falcone ha parlato in qualità di relatore  di
  minoranza della Commissione  Bilancio'.

   PRESIDENTE.  Onorevole D'Asero, le consento due  minuti  e  stiamo
  attenti a restare nei tempi.
   Anch'io poco fa, ho fatto un intervento brevissimo per lasciare la
  possibilità ai miei colleghi.

   D'ASERO.  Concludo  dicendo  che  c'è  una  fase  che  consentirà,
  attraverso questo nuovo momento, di convincerci fino in  fondo  che
  questa  nuova realtà - dei cosiddetti precari - debba essere  vista
  come una risorsa e non come un peso.
   Siccome  i tempi sono cambiati e sono cambiati per tutti, dobbiamo
  convincerci  che tutti assieme dobbiamo concordare un percorso  che
  porti  ad  un  modello che determina i risultati e  sicuramente  il
  primo  supporto che deve essere stabilito parte dal Governo ma  ove
  il Governo non ci consentirà, in tempi brevi, di potere avere anche
  in   questa  direzione  un  modello  di  riferimento  anche  questo
  Parlamento  si  deve attivare perché comprenda come  contribuire  a
  determinare  un  nuovo percorso che può portare,  probabilmente,  a
  migliorare la Sicilia.

   TAMAJO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TAMAJO.  Signor  Presidente,  Assessori,  onorevoli  colleghi,  la
  questione  che  riguarda  i  PIP,  ossia  i  lavoratori  ex  PIP  -
  QEmergenza Palermo', è una problematica di natura sociale.
   Penso che in un momento di grave crisi economico-finanziaria  come
  quello   che   stiamo   affrontando  in   Sicilia,   non   possiamo
  assolutamente  di  rischiare  una  macelleria  sociale  di   queste
  proporzioni.
   Ricordo  all'Aula  che oggi stiamo trattando il  futuro  di  circa
  2.800 famiglie fra cui ex detenuti, c'è gente diplomata, gente  che
  ha  la  licenza media inferiore ma c'è anche gente laureata,  gente
  che  ha  grande attitudine, grande professionalità ed ogniqualvolta
  l'attività  di  questo bacino si è interrotta per  vari  motivi  le
  scuole,  gli  enti,  gli  Assessorati e la macchina  regionale,  in
  genere,  ha  subito delle ripercussioni negative  che  hanno  avuto
  pesanti     ricadute    sulla    qualità    dei    servizi     resi
  dall'Amministrazione regionale alla collettività.
   Mi  riferisco  alle  scuole sporche, mi riferisco  alla  struttura
  tecnico-amministrativa  bloccata,  mi  riferisco  a  tanti  episodi
  negativi.
   Il  Governo,  è  indubbio, ha affrontato con grande  dedizione  la
  questione assegnando più di sessanta milioni di euro, divisi in tre
  anni, per il pagamento delle retribuzioni di questo bacino.
   Questo  lo  testimonia non soltanto un ragionamento  di  carattere
  economico  ma  anche  il  fatto che la Piazza  Parlamento  è  vuota
  testimonia questa dedizione.
   Non ci sono scioperi, non ci sono manifestazioni
   Questo  vuol  dire che l'atteggiamento da parte  del  Governo  nei
  confronti  dei PIP e dei precari è un atteggiamento che loro  hanno
  capito, più di questo non si può fare.
   Vuol dire che il Governo ha fatto tutto ciò che era possibile fare
  e  che  ci sono delle attenzioni che vanno nella direzione  giusta,
  che è quella di garantire una stabilità economica, una stabilità  e
  un  futuro soprattutto mi riferisco ad un intervento dell'onorevole
  Cracolici  di  un  paio  di giorni fa, non possiamo  noi  a  queste
  persone  togliere  la speranza, il termine speranza  di  un  futuro
  migliore.
   Ma  per far sì che oggi si voti una norma che non lasci spazio  ad
  interpretazioni  discutibili  in  futuro  che  possono   essere   a
  discapito  dei lavoratori, vorrei che lei, assessore o  Presidente,
  potesse  fare  chiarezza su alcuni punti che riguardano  l'impianto
  complessivo della norma.
   Sui giornali si è parlato di una misura di sostegno al reddito  di
  ottocentotrentadue euro più gli assegni familiari.  Io,  assessore,
  per fare chiarezza e non lasciare spazio ad interpretazioni, volevo
  capire  quando inizierà a decorrere questa retribuzione, visto  che
  c'è  una  incongruenza nella scadenza della ASPI, c'è chi  scade  a
  febbraio, c'è chi scade a marzo, c'è chi scade ad aprile.
   Un'altra  domanda che volevo fare a lei Presidente o all'assessore
  competente: per il 2014 ventiquattro milioni di euro che sono stati
  assegnati al bacino bastano per procedere alla chiusura dell'anno?
   Terzo   punto   che   volevo  affrontare:  sono  stati   stanziati
  ventimilioni  di  euro  per  l'anno  2015  e  2016,  cosa   accadrà
  successivamente?  Sarà opportuno rimpinguare  il  fondo  attraverso
  variazioni di bilancio?
   I  punti  che  ho  citato,  Presidente,  sono  importanti,  perché
  riescono  a fare chiarezza, perché i lavoratori aspettano risposte,
  perché oggi finalmente dobbiamo approvare una norma che dia futuro,
  stabilità   e  ripeto  la  parola  speranza  a  questo  bacino   di
  lavoratori.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   Governo,
  parliamo  di  precari,  parliamo di dignità  lavorativa,  o  almeno
  dovremmo   parlare   di  questo,  parliamo   del   miraggio   della
  stabilizzazione, parliamo del miraggio del lavoro.
   Noi  in  questi  mesi abbiamo avuto una posizione impopolare  come
  Movimento  Cinque  Stelle, perché siamo usciti  con  una  posizione
  determinata, dicendo che questa proroga dei precari secondo noi era
  il  bluff  più  grande  che  si  poteva  mettere  in  campo.  Ed  è
  chiaramente  una posizione impopolare tra tutte quelle persone  che
  oggi affollano le file dei precari ma che sono, però, delle persone
  -  perché ce lo hanno detto i sindaci quando li abbiamo incontrati,
  ad esempio - che mandano avanti gli enti locali, sono delle persone
  preparate, qualificate, perché sono precari per modo di dire, visto
  che lavorano all'interno delle loro strutture di appartenenza da 20
  anni, 25 anni, 30 anni e, quindi, oggi che fanno?
   Oggi cercano noi, cercando anche spiegazioni del perché c'è questa
  posizione netta, determinata, rispetto a questa proposta di proroga
  e  di  futura  stabilizzazione. Però,  quando  questa  proposta  si
  scioglierà   come   neve   al  sole  e  vedranno   tutti   che   la
  stabilizzazione  era soltanto una presa in giro perché,  alla  fine
  della  proroga  dei  tre anni, molte di queste  persone  rimarranno
  fuori,  allora,  chi  andranno a cercare? A chi stiamo  postergando
  questo problema fra tre anni? Al futuro Governo della Regione?
   Ora   è   questo  l'interrogativo  che  ci  dobbiamo  porre   come
  opposizione,  insieme ad altri Presidenti dei gruppi  parlamentari,
  abbiamo incontrato una folte schiera di sindaci che ci dicevano che
  erano  contrari  a queste modalità di proroga perché  non  venivano
  date tutte le certezze a queste persone.
   Ed  è  di  pochi  giorni fa, esattamente di  dicembre,  del  4  di
  dicembre, la sentenza del TAR che ha annullato il bando del  comune
  di Caltanissetta, cioè della città dalla quale vengo io, perché?
   Perché il TAR dice che la metà dei posti che vengono messi a bando
  devono  essere destinati a chiunque e non possono essere  destinati
  soltanto  ai  precari  che  ci sono all'interno  dell'Ente  locale,
  questo  significa  che almeno la metà di queste persone  non  potrà
  avere il posto alla fine della proroga. E ancora peggio.
   Vede cosa ci spaventa di più, Presidente?
   Ci  spaventa  di  più la mancanza di programmazione  ed  è  questo
  quello  che abbiamo voluto dire con maggiore forza anche  a  queste
  persone che si aspettano un lavoro, che si aspettano pane,  che  si
  aspettano la speranza per il futuro.
   Abbiamo  voluto dire, con fermezza, che forse la programmazione  a
  medio, a lungo termine doveva essere quella di cominciare a pensare
  di  investire, sì, questi soldi, 300 milioni di euro ogni anno  per
  tre  anni,  sono  900  milioni di euro ma, probabilmente,  dovevamo
  destinarne una parte allo sviluppo economico delle imprese con  dei
  progetti  mirati anche all'assunzione di queste persone nel  bacino
  privato  del  lavoro e questa sarebbe potuta essere  una  possibile
  soluzione  che  avrebbe rilanciato anche il comparto privato  della
  nostra Sicilia e, invece, noi continuiamo a dare queste speranze  a
  delle  persone che, probabilmente, col tempo, invece, si renderanno
  conto che sono state, ancora una volta, prese in giro.
   Ora,    io,   voglio   chiedere   all'Assessore   e,   alla   fine
  dell'intervento,  alla  fine  degli interventi,  quando  poi  vorrà
  rispondere,  vorrò una risposta concreta, però non la  vorrei  come
  quella  che mi ha dato in Commissione che è stata vaga,  io  vorrei
  semplicemente  un  sì o un no, non voglio ragionamenti  articolati,
  non voglio nient'altro che una parola, o sì o no
   Con  questo  articolato che avete messo in piedi,  all'interno  di
  questa  Finanziaria, ci sarà qualcuno che perderà  il  lavoro  alla
  fine della proroga dei tre anni?
   Ecco,   io  vorrei  semplicemente  una  risposta,  o  sì   o   no;
  semplicemente.
   E questo lo gradirei a fronte del fatto che, quando accadrà quello
  che  noi stiamo denunciando adesso, noi poi vorremmo dire a  queste
  persone che verranno sotto il Palazzo della Regione che si dovranno
  accomodare e andare a cercare chi è esattamente il responsabile  di
  questo   gioco  al  massacro  perché  non  siamo  certamente   noi,
  Presidente,  che  abbiamo  questa  posizione  probabilmente   dura,
  probabilmente impopolare ma, come spesso accade, la verità è sempre
  dura e sempre impopolare.

   LEANZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  mi  fa  piacere
  parlare dopo aver ascoltato l'onorevole Cancelleri perché la stessa
  domanda, assessore Bianchi, prima che se ne vada, la pongo pure io:
  cioè  io  sono  convinto,  così come abbiamo  visto  e  chiesto  in
  Commissione, se questo articolato, dell'articolo 30, poteva  essere
  in  qualche  modo emendato o in qualche modo migliorato secondo  le
  nostre   conoscenze,  ci  è   stato  chiesto  -   lo   dico   anche
  all'assessore Bonafede e all'assessore Valenti - di non stravolgere
  minimamente  questo  articolo,  di  non  toccarlo  neanche  di  una
  virgola, di non toccarlo neanche di una virgola.
   Quindi, io, siccome mi fido del Governo ma, mi piacerebbe  che  in
  un'Aula come quella dell'Assemblea regionale siciliana ci fosse  la
  massima chiarezza, se questo mi viene ribadito, io assieme  al  mio
  Gruppo non presenteremo emendamenti inerente la vicenda dei precari
  degli enti locali.
   Per  quanto  riguarda  il  resto, vorrei  invitare  i  colleghi  a
  ritrovarsi  ad  ottobre, assessore Bianchi,  assessore  Bonafede  e
  assessore   Valenti,  quando  con  il  decreto   n.   101   eravamo
  assolutamente  fuori  non dalla speranza  ma  tutta  questa  platea
  veniva assolutamente massacrata e mandata a casa.
   Mi  piacerebbe anche che, ogni tanto, il Movimento Cinque  Stelle,
  anche  su  queste vicende facesse le proposte, che non è  la  borsa
  dell'autoimpiego che non ha avuto nessuna possibilità.
   Volevo ricordare che già nel passato abbiamo fatto questa prova di
  inserimento  dentro le attività produttive e private e,  purtroppo,
  alla  fine,  quelli  che hanno accettato, sono  rimasti  fuori  dal
  bacino  perché alla fine sono stati esclusi perché le  aziende,  in
  qualche modo, o sono fallite o hanno penalizzato questi lavoratori.
   Concordo  in pieno con le cose che ha detto il collega,  onorevole
  Marziano,  rispetto in particolare ad una data, l'articolo  23  del
  1988, non c'eravamo nessuno di noi.

   VINCIULLO. Lei già c'era

   LEANZA.  C'ero, ma non in Parlamento, ero ancora un ragazzo,  sono
  arrivato molto più tardi. Devo dire ai tantissimi colleghi  che  se
  tornano  verso  quella  data del 31 ottobre, quando  in  Parlamento
  nazionale,   pochi  abbiamo  lanciato  l'allarme   che   si   stava
  perpetuando  un  massacro,  un  atto di   macelleria  sociale'  nei
  confronti  della Sicilia, devo dire che poi si sono susseguiti  due
  mesi  virtuosi in cui c'era un ministro che una domenica diceva  in
  un giornale che non occorreva la deroga e poi in un altro giornale,
  sempre siciliano, diceva che la deroga era essenziale.
   Finalmente,  grazie  anche al Governo,  grazie  anche  a  deputati
  nazionale  di  maggioranza e di minoranza, grazie ad  un  gioco  di
  squadra virtuoso, alla fine, certamente è uscita una legge,  la  n.
  125,  che  ci consente primum di  vivere e, nello stesso tempo,  di
  fare  anche una programmazione seria e vera nei confronti di questi
  lavoratori, un atto assolutamente dei piena giustizia.
   Come  diceva  l'onorevole  Marziano: sono  indispensabili,  perché
  hanno  fatto  risparmiare agli enti locali tanti quattrini,  perché
  hanno bloccato, purtroppo anche il turn over, perché noi da 25 anni
  non  facciamo  un concorso in un ente locale, mentre a  Belluno,  a
  Pordenone o a Todi lo fanno.
   Tutto  questo è perché, comunque, in questa storia, la  Sicilia  è
  stata vittima e carnefice.
   Nell'ultimo periodo quando la Ragioneria dello Stato disse che  vi
  era stato parere negativo alla proroga in Sicilia, poi si è accorta
  che c'era stata, negli ultimi tre anni, soltanto la stabilizzazione
  di novemila persone.
   Volevo ricordare che solo con il Governo Lombardo, l'1 gennaio del
  2011,  4.500  persone sono entrate regolarmente,  assunte  a  tempo
  indeterminato nella Regione siciliana.
   Volevo  anche ricordare che oltre 3.800 persone erano entrate  nel
  bacino degli enti locali.
   Voglio   ricordare,  ancora  -  e  l'assessore   Bianchi   lo   sa
  perfettamente  -  che  a partire dal 2015 i trecento  milioni  o  i
  duecentonovanta  o  i  duecentosettanta,  diventeranno  ogni  anno,
  venti,   tre   milioni   meno   se  attiveremo   questa   benedetta
  stabilizzazione.
   Stabilizzazione  di  che  cosa? Poco fa sentivo  una  collega  del
  Movimento Cinque Stelle che proponeva la soluzione mediante il part
  time,  la stragrande maggioranza delle persone fanno il part  time.
  Siamo  quasi  alla  soglia della povertà, se  non  quella  assoluta
  certamente quella relativa, non c'è bisogno di andare indietro, c'è
  bisogno di andare avanti.
   Avanti si va con un piano di stabilizzazione convinto. Non  lo  so
  se  alla fine dei tre anni tutti quanti in quel momento avranno  la
  soluzione precisa.
     Ma  certamente, come diceva Cancelleri, in una programmazione  a
  breve,  a  medio, a lungo termine, le condizioni per capire  e  per
  cambiare lungo il percorso questa norma è per intervenire a livello
  nazionale  se  dovessero  esserci  degli  impedimenti  per  qualche
  migliaio  di  persone,  certamente si può fare  se  uno  non  pensa
  all'ultimo minuto quello che deve fare.
   E  allora,  finiamola  con  la demagogia,  questo  è  un  atto  di
  giustizia.
   Io chiedo soltanto una certezza, una convinzione, se il Governo ha
  fatto  per  intero la propria parte per non fare impugnare  neanche
  una virgola di questo articolo.
   Per  quanto  mi riguarda, qualora la risposta è positiva,  come  è
  stata  in  Commissione  bilancio, noi  non  metteremo,  ovviamente,
  nell'articolato,  nel  comma dell'articolo 30,  relativamente  alla
  vicenda degli Enti locali nessun emendamento.
   Ognuno  si  assume  le  responsabilità, io da  parlamentare  della
  maggioranza mi fido del Governo e, quindi, se voi ci dite che  così
  è noi certamente voteremo questo articolo.
   Ultima   cosa.  L'ordine  del  giorno  di  cui  parlava  poco   fa
  l'onorevole  Laccoto è assolutamente importante, perché  in  questo
  momento in Sicilia, caro Assessore Bianchi e cari Assessori Valenti
  e  Bonafede, ci sono alcuni Comuni che hanno dato la proroga di  un
  mese  fidandosi, altri Comuni ovviamente non l'hanno data, dopo  di
  che  siccome  la legge è retroattiva al primo gennaio, per  evitare
  qualunque  contenzioso,  mi auguro che  attraverso  un  ordine  del
  giorno  e  con l'approvazione immediata non di questo  articolo  ma
  della legge di stabilità possiamo finalmente dare tranquillità agli
  Enti  locali,  ai  lavoratori,  alle  famiglie  dei  lavoratori   e
  garantire   servizi   efficienti   ed   efficaci   nella   pubblica
  Amministrazione.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.  Signor  Presidente, in tre minuti  manifesterò  il  mio
  pensiero  dopo avere registrato come stasera non si sia  riproposto
  il  clima  di  entusiasmo e di euforia che ieri ha accompagnato  la
  proroga dei lavoratori forestali.
   Sembra che il vento della  rivoluzione crocettiana  si sia fermato
  sotto  le  mura  solide,  alte del precariato  in  Sicilia.  Eppure
  qualche  collega  del centro-sinistra si sforza di inventare  anche
  quest'anno  un  miracolo. Ormai da oltre  20  anni  c'è  sempre  un
  miracolo  per  giustificare lo sforzo della  classe  dirigente  nel
  prorogare il contratto dei lavoratori precari.
   Noi  non  crediamo che ci sia  un miracolo. Noi riteniamo  che  la
  politica abbia dovuto prendere atto di una sconfitta su una vicenda
  che  è  anomala, che è atipica, che è unica perché tutta siciliana,
  in  questa  terra  gattopardesca noi abbiamo condannato  decine  di
  migliaia  di persone a privarsi del diritto a programmare  il  loro
  futuro  e lo dico non perché non mi senta coinvolto - e non  potrei
  esserlo  -  in quella classe dirigente che negli anni 80  e  90  ha
  deliberatamente voluto utilizzare il consenso di questa  gente  per
  le campagne elettorali ma perché noi riteniamo che avremmo dovuto e
  potuto,  come Regione siciliana, già da almeno dieci anni, dare  un
  assetto definitivo alle decine di migliaia di persone che in questo
  momento ci guardano con attenzione.
   Mi  resta un minuto, signor Presidente, se posso avere, visto  che
  non  ho parlato, la deroga di un  minuto ancora, io concludo il mio
  concetto  per  dire che noi dobbiamo prendere atto  che  su  questo
  fronte  abbiamo perso e il primo a farlo deve essere il  Presidente
  Crocetta.
    Il collega Leanza scarica la responsabilità sul Governo nazionale
  che  non  aveva previsto o se volete che aveva previsto il  Governo
  nazionale, peraltro del quale voi fate parte, che aveva previsto la
   macelleria sociale  in Sicilia.
     Noi riteniamo che questo gioco a scaricabarile non crei consenso
  e  credibilità  .  Riteniamo che sia doveroso  riconoscere  che  la
  politica siciliana ha commesso un gravissimo errore.
   Abbiamo  il  dovere di rinnovare  il contratto come abbiamo  fatto
  ieri  e  come  gli  altri hanno fatto per una sequela  di  volte  e
  dobbiamo evitare discriminazioni.
   Sento  parlare  di  lavoratori PIP che  fra  sei  mesi  potrebbero
  trovarsi  nell'incertezza,  sento  parlare  dell'articolo  34   dei
  lavoratori della Protezione Civile che verrebbero stabilizzati solo
  per la provincia di Palermo e non per le altre province.
   A  questa  gente  voglio esprimere il mio personale apprezzamento,
  signor  Presidente.  Questi  non sono più  ammortizzatori  sociali,
  queste  sono  professionalità che hanno acquisito  competenze,  che
  hanno  mostrato dedizione, impegno, disponibilità, molta di  questa
  gente  consente  la mattina di aprire le porte dei comuni  e  degli
  enti pubblici, è gente che molto spesso si sostituisce ai dirigenti
  e  ai funzionari, è gente verso la quale dobbiamo guardare non  più
  come  un  peso  ma  come una risorsa, eppure la nostra  risposta  è
  ancora la stessa: niente futuro di certezze, niente stabilità.
   Sono  il  frutto di una stagione di ignobile clientela. I  precari
  non  sono la causa sono l'effetto di questa politica clientelare  e
  assurda. Per questo io mi sento, signor Presidente, di dovere dire,
  nell'esprimere  il nostro voto a favore del rinnovo del  contratto,
  che dobbiamo augurarci tutti assieme  mai più precari vecchi ma mai
  più  precari nuovi  per spiegare ai nostri figli e ai tanti ragazzi
  che  ci  guardano  con disgusto e con critica  che  nella  Pubblica
  Amministrazione  si  entra per concorso  e  non  più  per  chiamata
  diretta in base all'appartenenza partitica.

   MALAFARINA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal  pulpito  è
  molto  facile tirare addosso a Crocetta, non voglio dire  la  croce
  addosso  a  Crocetta  e  al  Governo da lui  presieduto,  ma  avere
  ereditato  una  situazione  con  24.187  precari  siciliani  non  è
  sicuramente in un anno di Governo che si costruiscono.
   Avere ereditato delle situazioni che sono state disattese per anni
  e  anni,  da  una  politica che non è riuscita a trovare  soluzioni
  praticabili per mettere fine a un fenomeno indecente che ha leso  i
  diritti  minimi  dei lavoratori, non credo che  oggi  possa  essere
  frutto e sentimento di osservazioni nei confronti di un Governo che
  non  scarica, caro onorevole Musumeci, le responsabilità addosso  a
  nessuno,  anzi è un Governo che ha avuto per la prima  volta  nella
  storia della Sicilia la capacità di assumersi delle responsabilità.
  E  non solo. Ha avuto la capacità di assumersi delle responsabilità
  ma  quando  la  Sicilia stava per essere trascurata per  l'ennesima
  volta nell'attribuzione di norme e fondi che non avrebbero, invece,
  dovuto  tutelare ben più abbondantemente, si è avuto il coraggio  e
  la  forza di ribadire la necessità di stabilizzare una buona  volta
  per tutte il precariato.
   Non  abbiamo bacchette magiche, non ci sono i fondi necessari, non
  ci  sono  le  risorse, personalmente, mi augurerei che ciascuno  di
  loro potesse trovare un'occupazione stabile e dignitosa.
   Forse  qualcuno ha delle ricette che noi non riusciamo a  trovare.
  Le  proponga  Faccia un emendamento, faccia una legge. Ci dica dove
  si  trovano i fondi necessari. Ci dicano quali siano le aziende che
  dovrebbero   assumere  dei  lavoratori,  ormai  sulla  soglia   dei
  cinquant'anni,  quando i ragazzi a venticinque anni sono  costretti
  ad andare via dalla Sicilia.
   Non  possiamo  predicare  l'impossibile.  Dobbiamo  accontentarci,
  necessariamente, di realizzare ciò che al momento  è  possibile,  e
  tutelare  i  diritti  di quelle persone che oggi,  finalmente  dopo
  tanti  anni,  trovano non la stabilizzazione ma,  sicuramente,  una
  prospettiva  per  un  miglioramento della  loro  qualità  di  vita;
  trovano  una  stabilizzazione triennale, con  una  certezza  che  i
  progetti  prossimi  che  si  possono  sviluppare  porteranno,   non
  all'assorbimento completo di tutti quanti - perché  non  credo  che
  sia  realizzabile - ma, sicuramente, alla stabilizzazione  di  gran
  parte di essi.
   Quindi   questa  maggioranza,  questo  Governo,  non  scarica   le
  responsabilità  addosso a nessuno ma rivendica,  a  gran  voce,  la
  capacità e la forza di essere intervenuti per mettere riparo ad una
  vergogna,  determinata dal clientelismo politico,  che  per  troppi
  anni,  sulla pelle di questa gente, ha negato diritti,  speranze  e
  futuro dando loro un minimo di certezze dignitose e reali.
   Quest'anno, per la prima volta, sotto il Palazzo dei Normanni  non
  ci  sono manifestazioni di precari. Credo che sia indice di  quello
  che  sta  succedendo,  e  che  sia un indice  del  mutamento  della
  capacità e della volontà del Governo regionale.

   VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO,  vicepresidente della Commissione.  Signor  Presidente,
  onorevoli colleghi, assessori, cercherò di svolgere velocemente  il
  mio  intervento. È chiaro che siamo soddisfatti del testo che viene
  portato  in Aula, e lo dico con grande orgoglio perché, finalmente,
  sottraiamo  al  ricatto politico, dopo tanti anni, oltre  ventimila
  precari che - vorrei ricordare che la prima legge, addirittura  del
  21  dicembre del 1995, la numero 85 ogni - ogni anno,  in  fase  di
  approvazione della finanziaria, dovevano venire sotto le  porte  di
  questo Palazzo a pietire la riconferma per l'anno successivo.
   Tutto  ciò  è  stato reso possibile, intanto,  da  una  legge  che
  abbiamo   approvato  nella  scorsa  legislatura,  con  il   Governo
  Lombardo.  Legge  di cui, tra le altre cose, sono  stato  il  primo
  firmatario.
   Una legge importante perché, come ricordava poco fa il l'onorevole
  Leanza, ha dato la possibilità ad oltre cinquemila precari di poter
  essere stabilizzati. Ma quella legge non bastava.
   Per questo motivo, abbiamo sollecitato il Governo nazionale, e  lo
  abbiamo fatto in maniera sistematica, affinché non venisse impedito
  a  noi  siciliani di potere, nei prossimi anni, stabilizzare  gente
  che  da  oltre  vent'anni lavora con grandi sacrifici,  con  grande
  passione,  con  ottimi  risultati, insieme a  nessun  sacrificio  e
  nessun risultato nella pubblica amministrazione.
   Domani  sicuramente,  le tivù, i giornali  nazionali  diranno  che
  stiamo   predisponendo  ulteriori  ventimila  assunzioni.   Non   è
  assolutamente  così  Stiamo, finalmente, correggendo  degli  errori
  che  si sono avuti nel passato. Stiamo, finalmente, dando la giusta
  dignità  a  chi  da anni, da troppi anni, lavora a  servizio  della
  pubblica amministrazione in una situazione di incertezza.
   Per  tre anni abbiamo individuato la copertura, così come la legge
  125  ci  obbliga. In questi tre anni la nostra speranza, il  nostro
  augurio  è  che  gli enti locali possano, tutti,  nessuno  escluso,
  giungere  alla stabilizzazione di questi lavoratori. E  così,  come
  faranno  gli  enti locali, assessore Valenti, credo  che  anche  la
  Regione deve fare lo stesso percorso.
   Mi  riferisco ai seicentodue, o seicentootto, ancora  precari  che
  lavorano   nel  mondo  del  precariato  della  Regione,   in   modo
  particolare  mi  riferisco ai tecnici della  Protezione  civile,  a
  quelli  dell'Ente Parco e ad altri lavoratori che in  questi  anni,
  alle  dipendenze  della Regione, hanno assicurato  uno  svolgimento
  assolutamente indiscusso della loro attività. Ed in particolare, mi
  piace  ricordare i lavoratori della 433, che da Catania  a  Ragusa,
  dopo   il   sisma   di  Santa  Lucia,  hanno  gestito   una   somma
  importantissima, 4 mila 500 miliardi di lire fu la somma che  venne
  stanziata il 31 dicembre 1991 sulla legge 423. Lo dico perché hanno
  unito due cose importanti, correttezza negli atti amministrativi  -
  mai un tecnico della Protezione civile è stato coinvolto in vicende
  poco lusinghiere - e hanno anche assicurato una perfetta esecuzione
  dei lavori. L'ingiustizia qual è? Che quelli che sono stati assunti
  con  i  comuni,  oggi  sono assunti a tempo  indeterminato,  quelli
  invece  che  lavorano alle dipendenze della Regione, non  lo  sono.
  Dobbiamo,  anche  a loro, dare la dignità di dipendenti  di  questa
  Regione.

   DINA, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA,  presidente della Commissione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  non intervengo nel merito dei provvedimenti  legislativi
  dell'articolato,  ma  solo  per  riprendere  il  suggerimento   del
  Presidente  Greco,  trattandosi di legislazione  complessa  che  ha
  avuto  un'attenzione  specifica da parte di tutto  il  Dipartimento
  Lavoro,  in  stretta  correlazione con la  normativa  nazionale  e,
  quindi, con il rischio che qualche emendamento possa inficiare,  in
  modo  sostanziale, l'essenzialità della legge, rinnovo  l'invito  a
  tutti  i  colleghi che lo ritenessero di ritirare  gli  emendamenti
  laddove possibile.
   Inviterei,  altresì,  il  Governo ad approfondire  preliminarmente
  ancor prima di entrare nel merito della discussione degli articoli,
  della  valutazione dell'articolato, di valutare in  un  tavolo  più
  ristretto, e quindi antecedentemente alla discussione in Aula,  gli
  eventuali emendamenti e riscritture presentati dai colleghi e dalla
  Commissione. Chiederei, in questo senso, se il Governo lo  ritiene,
  che  venga  accordato  qualche minuto  di  sospensione  per  questi
  approfondimenti  che  sono indispensabili per la  prosecuzione  dei
  lavori.

            (assume la Presidenza il Presidente Ardizzone)

   CORCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  vorrei  fare  delle considerazioni  generali  attorno  a
  questo articolo, e limitarmi rapidamente a quelle, perché poi sulle
  questioni  di merito ci sono gli assessori competenti che  potranno
  dire la loro.
   Io  vorrei  fare riflettere su questa vicenda. Noi al 31  dicembre
  del 2013, in relazione alle leggi preesistenti, non avevamo nessuna
  possibilità  né  di  proroga,  né  di  stabilizzazione  di   questi
  lavoratori.  Sarebbe  stata una catastrofe sociale  terribile.  Noi
  possiamo anche discutere, e io convengo con coloro che sono critici
  dicendo: ma perché la stabilizzazione e questa misura di sostegno a
  reddito  in  qualche  modo viene limitata a  questi  diciotto  mila
  lavoratori,  e non ventiquattro mila - perché nel frattempo  alcune
  cose  sono  cambiate  in  questi anni - si  tratta  esattamente  di
  diciotto mila 416 lavoratori, di cui 700 della Regione siciliana.
   La   preoccupazione  della  stampa  nazionale  rispetto  a  queste
  stabilizzazioni - credo che dobbiamo sapere spiegare bene le cose -
  non ha motivo di esistere. Infatti, la Regione, in quanto ente,  ci
  guadagna con questa operazione - per essere chiari - perché se  noi
  li  manteniamo nel precariato puro per anni, praticamente  paghiamo
  lo  stesso  le  risorse, e saranno sempre a  carico  del  bilancio,
  invece, favorendo i processi di stabilizzazione presso altri  enti,
  nel giro di tre anni abbiamo chiuso la nostra partita dal punto  di
  vista  delle  spese che gravano sul bilancio regionale,  perché  la
  Regione  ne  deve stabilizzare solo 700, però diamo la  possibilità
  agli enti locali di integrare un personale in gran parte necessario
  e che funzionalmente lavora con gli enti locali.
   Per  cui per noi è un'operazione di risparmio della spesa e non  è
  una  operazione  di  spreco,  quindi  chiaramente  la  Regione   ci
  guadagna. Se poi i grillini li vogliono licenziare tutti,  che  ben
  venga,  così  dividiamo il compenso di questi  18.000  per  qualche
  milione  di disoccupati, ma vedrete che questa risorsa non lo  farà
  il reddito garantito.
   In ogni caso - lo dico a chi parla di rivoluzione - le rivoluzioni
  si  fanno con le gambe del popolo, e si fanno confrontandosi con  i
  problemi  reali, si fanno parlando il linguaggio della realtà.  Noi
  non avremmo fatto mai questa scelta, ce la siamo trovata ed abbiamo
  il  dovere  tutti quanti di dare una risposta sociale. Quando  dico
  noi, ovviamente, non mi voglio riferire solo al Governo, ma anche a
  tutti  voi  che  in gran parte non ci entrate assolutamente  nulla,
  però,  non si sbatte la porta dietro al bisogno sociale, laddove  è
  legittimamente garantito dalle leggi.
   Noi  abbiamo  oggi  una legge nazionale, quindi  non  è  un  fatto
  arbitrario,  non  stiamo normando arbitrariamente,  siamo  normando
  sulla  base di una legge dello Stato che esiste, e che ci dà questa
  possibilità.  Ovviamente  è  anche  una  scelta  decidere  poi   di
  applicarla,  e  noi  siamo  per applicarla  ma  non  vorremmo  che,
  attraverso  il  tentativo di migliorarla,  finissimo  per  renderla
  impugnabile  dal  Commissario  dello  Stato.  Questa  legge  ha  un
  equilibrio  sottilissimo, è concordata con il Governo nazionale,  è
  stata  discussa numerose volte da tutti gli Uffici competenti della
  Regione  siciliana, dall'Avvocatura, quindi, abbiamo affrontato  un
  percorso  che ci rende certi di potere portare avanti il  risultato
  della  stabilizzazione. Non vorrei che a furia -  lo  diceva  anche
  l'onorevole Greco prima - di volerla migliorare, poi si finisce per
  creare un gran pasticcio che la possa rendere non attuabile.
   Colgo  anche l'occasione per dire che questa legge è frutto di  un
  lavoro che abbiamo fatto con gli Uffici, con gli assessori prima di
  tutto,  Valenti,  Bonafede,  Bianchi,  con  i  dirigenti,  come  la
  Monterosso, la Corsello. E lo dico per onore - siccome qualcuno  di
  voi  ha citato - mi permetto di citare i protagonisti - perché  non
  vorrei  che  poi  le citazioni fossero parziali, e fossero  persino
  ingiuste  -  che  hanno  lavorato  in  modo  indefesso  su   questi
  argomenti, insieme alla Presidenza della Regione.
   Voglio  ringraziare  anche il Ministro Delrio,  il  vice  ministro
  Fassina,  il  ministro  D'Alia, voglio  ringraziare  il  presidente
  Schifani  che  ci  ha  dato  una grande mano.  Come  vedete  questo
  Presidente della Regione sa riconoscere agli altri che lavorano  il
  merito delle cose che fanno, il sottosegretario Vicari, il senatore
  Lumia,  l'onorevole Misuraca e l'onorevole Capodicasa, con i  quali
  abbiamo  lavorato, che ci hanno dato una mano, e noi dobbiamo  dire
  con  onestà  queste  cose.  Non dobbiamo avere  il  coraggio  della
  verità, questo è il risultato di un lavoro più complessivo,  perché
  la  legge di stabilizzazione dei precari era stata bocciata in  una
  prima  fase,  ed è stata reintrodotta grazie al lavoro che  abbiamo
  fatto  con il Governo, e con questi parlamentari che ci hanno  dato
  una  mano,  ed anche grazie all'ottimo lavoro che hanno  fatto  gli
  Uffici.
   Possiamo migliorarla? Tutto potrebbe essere migliorabile  e  tutto
  può  essere  peggiorabile. Sono due cozzi infiniti: il bene  ed  il
  male. La possibilità di peggiorare e di migliorare è infinita.
   E'  una legge realistica, che è basata sulle competenze che ci  dà
  lo  Stato,  e  sulla base del fatto che nessuno la  può  impugnare.
  Quindi, un invito alla responsabilità, è d'obbligo.
   Strutturalmente  -  questo lo voglio dire agli  amici  grillini  -
  mentalmente io sono per misure generalizzate, che siano il  salario
  garantito,   che  siano  misure  culturali  per  risolvere   questi
  problemi.  Però, non è il livello della Regione che ci consente  di
  fare  operazioni di questo tipo che richiedono risorse impegnative,
  che  richiedono leggi dello Stato. Noi, anzi, in questa finanziaria
  abbiamo  introdotto  tutta una serie di  criteri  che  vanno  dalla
  possibilità  del  reddito  di  solidarietà,  alla  possibilità   di
  interventi  sulla  casa,  la possibilità  di  interventi  contro  i
  pignoramenti,  tutta una serie di misure sociali  che  -  parlo  il
  linguaggio della solidarietà - in qualche modo introducono elementi
  di giustizia sociale.
   E'  chiaro  che  la direzione non potrà che essere questa  per  il
  futuro,  però  noi  dobbiamo  dire con  chiarezza   stop  e  no  ai
  precari ,  perché  se  questo non lo diciamo, lanciamo  un  segnale
  brutto,  quello che all'infinito questo meccanismo - di  cui  siamo
  stati vittime nel passato - vogliamo continuare a riproporlo, e che
  questa  Sicilia  in fondo non cambia mai perché ci sarà  sempre  un
  gruppo di lavoratori in ogni finanziaria da assumere alla Regione.
   Così  non  può andare e così deve finire. La misura, per  noi,  di
  stabilizzazione dei precari rappresenta lo stop al precariato,  non
  il via libera a nuovi precari.
   In  relazione  ai PIP voglio dire con semplicità,  anche  qui,  di
  lasciare  perdere le questioni demagogiche. Sì,  è  vero  che  quei
  lavoratori  si  erano  creati  un  lavoro  a  tempo  indeterminato,
  attraverso la Trinacria Onlus, ma pensate se tutti i precari  della
  Regione  siciliana  avessero creato lo stesso meccanismo  -  perché
  loro  non  è  che fossero diversi dagli altri - e si  fossero  auto
  assunti  ed  il  Governo avesse trasformato  il  rapporto  a  tempo
  indeterminato, in questi anni, con tanto di contratti. Che  diritto
  avevano questi lavoratori precari rispetto agli altri.
   L'anno  scorso,  quando abbiamo detto che  quella  era  tutta  una
  menzogna,  lo  dicevamo per il loro bene, perché  se  noi  avessimo
  riproposto  quell'assunzione, il Commissario  dello  Stato  avrebbe
  impugnato quel provvedimento, e questi lavoratori PIP, gli 832 euro
  che  assicuriamo al mese, più gli assegni familiari, che  non  sono
  pochi, non li avrebbero.
   Quando   finiscono  l'ASP  scatta  il  meccanismo  del   passaggio
  all'intervento della Regione. Ma questo è per legge,  anche  perché
  ci  sono alcuni che non scadono tutti nello stesso periodo,  e  non
  per  colpa della Regione. Voglio essere chiaro, c'erano quelli  che
  non  si  volevano  scrivere  all'ASP ed  hanno  ritardato  la  loro
  iscrizione, per cui è chiaro che decadono dopo. Esaurito il periodo
  di disoccupazione vengono assorbiti.
   Voglio  rassicurare che l'impegno del Governo è 832 euro  al  mese
  più   gli   assegni  familiari,  ed  in  più  il  loro  inserimento
  lavorativo,  e soprattutto un percorso che permetta attraverso  gli
  appalti   o  incentivi,  anche  favorire  l'inserimento  lavorativo
  soprattutto nel privato.
   Con  questo spirito, vi invito ad una condivisione e sono convinto
  che questa condivisione ci sarà. Non è la legge che piace ad ognuno
  di noi, ma è la legge che ci deve piacere a tutti quanti insieme.

   DINA,   presidente  della  Commissione.  Chiedo   un   minuto   di
  sospensione.

   PRESIDENTE. Sospendo l'Aula per un minuto.

      (La seduta sospesa alle ore 20.52 riprende alle ore 20.53)

   La seduta è ripresa.

   GRECO Marcello. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  Marcello. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  assessore
  Bonafede, avevo chiesto all'inizio ai colleghi deputati di ritirare
  gli  emendamenti,  previa  una sua volontà,  che  fosse  quella  di
  trattare  le  questioni  di  cui agli emendamenti  direttamente  in
  Commissione di merito.
   Era questo l'impegno formale che chiedevo al Governo.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.  Signor  Presidente, onorevoli deputati, in  risposta  alla
  richiesta, che il Governo condivide, successivamente tratteremo  le
  singole questioni nella sede opportuna, che è appunto quella  della
  Commissione.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, c'è, quindi, l'espresso invito  al
  ritiro  degli  emendamenti pervenuto da parte del Presidente  della
  Regione e da parte del Presidente della Commissione.
   L'impegno preso dall'Assessore di competenza è quello di  trattare
  le   questioni   nelle  Commissioni  di  merito.  Gli  emendamenti,
  pertanto, si intendono tutti ritirati eccetto quelli del Governo ed
  eventualmente quelli della Commissione.
   Sospendo l'Aula per un minuto.

      (La seduta sospesa alle ore 20.55 riprende alle ore 20.57)

   La seduta è ripresa.

   ALONGI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALONGI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  intervengo  per
  comunicare il ritiro dell'emendamento 30.15, ma volevo approfittare
  del  ritiro  dell'emendamento per lasciare una traccia,  prima  del
  voto  complessivo dei disegni di legge, per lanciare  un  grido  di
  allarme,  che i lavoratori oggi LSU ed ASU nei Comuni sono pilastro
  portante.
   Oggi,  la  dignità  di  questi  lavoratori  è  congelata,  bisogna
  lavorare  in  questi tre anni per scongelare la dignità  di  questi
  lavoratori, questo è il senso.

   PRESIDENTE.  Si passa all'emendamento 30.26. GOV. Il parere  della
  Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Si  passa  all'emendamento  30.20.  Il  parere  della
  Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Si  passa  all'emendamento  30.21.  Il  parere  della
  Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento GOV 30.25. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   GRASSO.  Signor  Presidente,  io  non  ho  ritirato  l'emendamento
  30.14.1.1.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Grasso,  l'abbiamo  recuperato,   siccome
  abbiamo  fatto l'appello e tutti ritiravano, qualcuno lo  ha  detto
  espressamente,  abbiamo  chiesto  se  c'era  qualcuno  ancora   che
  ritirava,  lei non c'era, davamo per scontato che era ritirato.  Mi
  scusi.
   Si passa all'emendamento 30.14.1.1. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'Economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 30, così  come  emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato un ordine  del
  giorno  che cerco di esplicitare per semplificare, di cui il  primo
  firmatario è l'onorevole Laccoto.
   Leggo  il  dispositivo: chiede l'emanazione di una circolare  così
  come   avvenuto  l'anno  precedente.  Ritengo  che  sia   opportuno
  approvare immediatamente questo ordine del giorno.
   Siamo  alla  fine,  non alla fine della legge finanziaria,  stiamo
  facendo uno strappo, vista l'urgenza, per dare serenità ai Comuni.
   Tutti i deputati presenti in Aula dichiarano di apporvi la firma.
   L'Assemblea ne prende atto.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo firmato un
  emendamento  al  quale  hanno aggiunto la firma  anche  i  colleghi
  D'Asero,  Sammartino  sul  presupposto che,  l'Assessore  al  ramo,
  l'assessore  Bonafede, ha dato il suo parere favorevole,  dopodiché
  siccome  lei, correttamente, siamo in finanziaria, fa esprimere  il
  parere  all'Assessore per l'economia, delle due l'una, o si mettono
  d'accordo gli Assessori oppure, considerato che non c'è aumento  di
  spesa,  chiediamo  che  l'Assessore per l'economia  ci  spieghi  il
  parere contrario.
   Se  lei ritiene di poter recuperare questo emendamento perché  c'è
  stato  un'evidente incomprensione tra i due Assessori, bene. Vorrei
  una risposta adesso.

   PRESIDENTE. La seduta è sospesa per due minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 21.05, è ripresa alle ore 21.10)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  La  parola  all'onorevole  Grasso  che  è  la   prima
  firmataria dell'emendamento 30.14.1.1.

   GRASSO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,   per  chiarezza
  questo  emendamento risolve il problema di tanti Comuni  siciliani,
  credo siano circa 30 che hanno completato in virtù della  legge  24
  e  delle circolari successive le procedure di stabilizzazione,  che
  aspettano semplicemente per sottoscrivere i contratti il decreto di
  finanziamento.
   Tra  le  righe  si legge e non si legge, che sono fatte  salve  le
  procedure però, in realtà, con il registro unico non è così facile,
  ci  vorrebbe  una  circolare. Quindi, siccome i  Comuni  hanno  già
  proceduto ad effettuare tutte le procedure, quindi il programma  di
  fuoriuscita,  non  hanno sforato il patto di  stabilità  e  per  la
  Regione non comporta aumento di spesa, chiariamolo, perché i Comuni
  riceveranno  quel  contributo e c'era stato  il  parere  favorevole
  perché era semplicemente un chiarimento ed una garanzia per evitare
  che  quei lavoratori che avevano già avuto tutte le procedure, sono
  sottoposti  alle  procedure  di  selezione  e  quant'altro  non  si
  rimettessero in gioco.
   Assessore, mi scusi, questo emendamento avrebbe dato garanzia  che
  la proroga finalizzata alla stabilizzazione avrebbe avuto un senso,
  almeno  per  una  fascia  di lavoratori per  cui  erano  state  già
  completate le procedure di stabilizzazione. Siccome, si faranno  le
  circolari  ma la circolare si doveva fare pure nel 2012  ed  ancora
  non  si  è fatta, se sono costretta a ritirare l'emendamento chiedo
  al  Governo  e all'Assessore l'impegno non solo ad inserirlo  nella
  circolare ma a garantire che i Comuni che hanno effettuato tutte le
  procedure secondo le norme vigenti, che non hanno sforato il  patto
  e  che hanno i requisiti, abbiano la possibilità di procedere  alle
  stabilizzazioni.
   Un  impegno  serio preso in Aula che verrà inserito ed esplicitato
  nella circolare.

   PRESIDENTE.   Allora,  con  l'autorizzazione  dell'Aula,   siccome
  crediamo  tutti  all'onestà intellettuale della  ricostruzione  dei
  fatti resa dall'onorevole Grasso, non abbiamo motivo di dubitare e,
  allora, onorevole Grasso, trasformiamo questo emendamento in ordine
  del giorno e lo approviamo subito vista l'importanza e l'urgenza e,
  quindi  è  impegnativo  da  parte dell'intera  Aula  nei  confronti
  dell'Assessore  stesso. Invito, però l'Assessore ad interviene  per
  dare questa sicurezza.
   Ripeto,  quindi,  trasformiamo questo emendamento  in  ordine  del
  giorno e lo approviamo.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le  politiche sociali  e  il
  lavoro. Il Governo accoglie l'invito dell'onorevole Grasso.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'ordine del giorno,  avente  come
  firmatari   gli  onorevoli  Cordaro,  Grasso,  Currenti,   Fontana,
  Sammartino, Lentini, tutta l'Assemblea.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli colleghi, gli ordini del giorno si approvano, come   ben
  sapete,  alla  fine di tutta la discussione, siccome  questo  aveva
  estrema  importanza  e  poi  l'abbiamo  firmato  tutti   e   90   i
  parlamentari, per la circolare che bisogna fare agli  Enti  locali,
  non  vorrei che ciò fosse l'espediente per approvare gli ordini del
  giorno adesso, pregherei i deputati di non fare queste richieste.
   Si passa all'esame dell'articolo 31. Ne do lettura:

                             «Articolo 31
          Borse formative per l'autoimpiego ed incentivi alla
                        fuoriuscita dei precari

   1.  Per le finalità di cui all'articolo 2 della legge regionale 23
  gennaio  1998,  n.  3  e  successive modifiche  e  integrazioni,  è
  autorizzata,  per il triennio 2014-2016, la spesa  annua  di  1.012
  migliaia di euro.

   2. Nel rispetto della vigente normativa comunitaria, l'Assessorato
  regionale  della famiglia, delle politiche sociali e del  lavoro  è
  autorizzato a concedere ai datori di lavoro di cui all'articolo  38
  della  legge  regionale  6 agosto 2009, n.  9  che  procedono  alle
  assunzioni a tempo indeterminato dei lavoratori di cui all'articolo
  30,  in  possesso  dei  requisiti previsti dall'articolo  36  della
  citata  legge  regionale  n. 9/2009, gli incentivi  previsti  dagli
  articoli 37, 38, 39 e 40 della medesima legge regionale n. 9/2009.

   3.  I  contributi di cui al comma 1sono concessi  a  valere  sulle
  risorse finanziarie di cui ai commi 5, 7 e 9 dell'articolo  30  con
  contestuale riduzione di pari importo e comunque non superiore al 5
  per  cento delle rispettive dotazioni delle relative autorizzazioni
  di  spesa.  Il  Ragioniere generale è autorizzato ad  apportare  le
  variazioni  di bilancio discendenti dall'applicazione del  presente
  comma».

   All'articolo 31 non sono stati presentati emendamenti. Lo pongo in
  votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'esame dell'articolo 32. Ne do lettura:

                             «Articolo 32
           Proroghe e stabilizzazioni del personale a tempo
                              determinato
                     in servizio presso la Regione

   1.  L'Amministrazione  regionale,  nel  rispetto  della  dotazione
  organica  del personale non dirigenziale di ruolo, determinata  con
  l'articolo  51  della  legge regionale 12  maggio  2010,  n.  11  e
  successive  modifiche  e integrazioni, nonché della  programmazione
  triennale del fabbisogno di personale di cui all'articolo  5  della
  legge  regionale 15 maggio 2000, n. 10, in armonia con  i  principi
  stabiliti  dal  decreto legge 31 agosto 2013,  n.  101,  convertito
  dalla  legge  30  ottobre  2013, n. 125 e  successive  modifiche  e
  integrazioni,  al fine di valorizzare le professionalità  acquisite
  dal  personale  con contratto di lavoro a tempo  determinato  e  al
  contempo  ridurre  il numero dei contratti a termine,  sino  al  31
  dicembre 2016, è autorizzata:

   a) ad attivare le procedure di reclutamento per assunzioni a tempo
  indeterminato   secondo   i  criteri   e   le   modalità   previste
  dall'articolo 49 della legge regionale 5 novembre 2004,  n.  15  da
  inquadrare nelle categorie A e B dell'ordinamento professionale del
  personale regionale;

   b)  ad  attivare  procedure concorsuali  per  assunzioni  a  tempo
  indeterminato  di  personale non dirigenziale da  inquadrare  nelle
  categorie  C  e  D  dell'ordinamento  professionale  del  personale
  regionale.

   2.  Le  procedure  di cui alle lettere a) e b) del  comma  1  sono
  riservate  esclusivamente  a  coloro  che  sono  in  possesso   dei
  requisiti  di cui all'articolo 1, commi 519 e 558, della  legge  27
  dicembre  2006, n. 296 e all'articolo 3, comma 90, della  legge  24
  dicembre 2007, n. 244 nonché a coloro che alla data del 31  ottobre
  2013  hanno maturato, negli ultimi cinque anni, almeno tre anni  di
  servizio  con  contratto di lavoro subordinato a tempo  determinato
  alle dipendenze dell'Amministrazione regionale, con esclusione,  in
  ogni  caso,  dei  servizi prestati presso  gli  uffici  di  diretta
  collaborazione degli organi politici.

   3.  Con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione
  della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale per le
  autonomie   locali  e  la  funzione  pubblica,  di   concerto   con
  l'Assessore regionale per l'economia, sono individuati i  posti  da
  utilizzare per le procedure di reclutamento speciale nel limite del
  50 per cento dei posti disponibili a garanzia dell'adeguato accesso
  dall'esterno, anche complessivamente considerati per gli anni 2014,
  2015  e  2016,  coerentemente con la programmazione  triennale  del
  fabbisogno di personale.

   4. Nelle more delle procedure di reclutamento speciale transitorio
  e  fino  al  31  dicembre  2016,  in armonia  con  quanto  previsto
  dall'articolo  4,  commi  9  e  9  bis  e  successive  modifiche  e
  integrazioni, del decreto legge n. 101/2013, convertito dalla legge
  n.  125/2013, l'amministrazione regionale è autorizzata a prorogare
  i  contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, in scadenza
  al  31  dicembre 2013, tenuto conto del fabbisogno effettivo, delle
  risorse  finanziarie disponibili e dei posti in dotazione  organica
  in  atto  vacanti, per le esigenze di cui all'articolo 5, comma  1,
  della legge regionale 9 maggio 2012, n. 26 e successive modifiche e
  integrazioni.

   5. Nelle more delle procedure di reclutamento speciale transitorio
  e  fino  al  31  dicembre  2016,  in armonia  con  quanto  previsto
  dall'articolo  4,  commi  9  e  9  bis  e  successive  modifiche  e
  integrazioni, del decreto legge n. 101/2013, convertito dalla legge
  n.  125/2013,  sono prorogati i contratti di lavoro subordinato  di
  cui  all'articolo 7 della legge regionale 8 febbraio  2007,  n.  2,
  all'articolo 4 della legge regionale 29 dicembre 2010, n. 24  e  al
  comma  4 dell'articolo 2 della legge regionale 10 gennaio 2012,  n.
  5.  La  somma  di 320 migliaia di euro annui per il triennio  2014-
  2016,  a valere sulle disponibilità della UPB 12.2.1.3.3 - capitolo
  443305 - , è trasferita dall'Assessorato regionale del territorio e
  dell'ambiente agli enti parco per le finalità del presente comma.

   6.  Per  le  finalità  di  cui al comma 1 è  autorizzata,  per  il
  triennio 2014-2016, la spesa di 28.616 migliaia di euro annui.

   7.  A  decorrere  dall'anno  2014 è  istituito  un  fondo  per  le
  stabilizzazioni  ed il ricambio generazionale e  professionale  con
  una  dotazione finanziaria, per il triennio 2014-2016, pari a 1.000
  migliaia di euro per l'anno 2014, 2.000 migliaia di euro per l'anno
  2015  e  3.000  migliaia  di  euro per  l'anno  2016.  Il  Fondo  è
  annualmente alimentato:

   a)   dall'importo  annuo  delle  retribuzioni  di  anzianità   dei
  dirigenti  comunque cessati dal servizio dall'1 gennaio di  ciascun
  anno;

   b)  dal  50  per  cento delle somme versate da  enti,  aziende  ed
  agenzie  sottoposte  a  tutela e vigilanza della  Regione,  società
  partecipate  dalla stessa nonché aziende private in relazione  agli
  incarichi  espletati da dirigenti regionali la cui  designazione  o
  nomina compete all'Amministrazione regionale».

   Comunico  che  all'articolo 32 sono stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

   -emendamento 32.4 a firma degli onorevoli Turano ed altri;
  -emendamenti 32.2, 32.5  degli onorevoli Lentini ed altri;
  -emendamento 32.1 degli onorevoli Sammartino ed altri;
  -emendamento 32.3 del Governo.

   Onorevoli colleghi, comunico che gli emendamenti 32.4, 32.2,  32.5
  e 32.1 sono ritirati.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 32.3 del Governo.
   Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della commissione e relatore  di  maggioranza..
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 32, così come emendato.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'esame dell'articolo 33. Ne do lettura:

                             «Articolo 33
       Decorrenza delle proroghe dei contratti di lavoro a tempo
                              determinato

   1. La proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato prevista
  dalla presente legge decorre dall'1 gennaio 2014».

   All'articolo 33 non sono stati presentati emendamenti.  Lo   pongo
  in  votazione.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'esame dell'articolo 34. Ne do lettura:

                             «Articolo 34
            Conversione a tempo indeterminato dei contratti

   1.  Il  dipartimento  regionale  della  funzione  pubblica  e  del
  personale,  in attuazione delle disposizioni autorizzative  di  cui
  all'articolo  2, comma 553, della legge 24 dicembre 2007,  n.  244,
  provvede  alla  conversione  a  tempo indeterminato  dei  contratti
  stipulati con il personale individuato dall'articolo 76 della legge
  regionale  1  settembre  1993,  n.  25  e  successive  modifiche  e
  integrazioni.

   2.  Agli oneri discendenti dall'applicazione del comma 1, valutati
  in  4.500 migliaia di euro annui a decorrere dal 2014, si provvede,
  per  ciascun  anno  del triennio 2014-2016, con riduzione  di  pari
  importo  dell'UPB 4.2.1.5.2 capitolo 215704 accantonamento 1003;  a
  decorrere dal 2017, a valere sul Fondo delle stabilizzazioni di cui
  al comma 8 dell'articolo 32».

   Comunico che all'articolo 34 sono stati presentati gli emendamenti
  34.1 e 34.2 a firma degli onorevoli Formica ed altri.

   FORMICA. Dichiaro di ritirarli.

   PRESIDENTE.. L'Assemblea ne prende atto.
   Comunico  che  è stato presentato dalla Commissione  l'emendamento
  34.R. Si tratta di un emendamento di riscrittura.
   Il parere del Governo?
   Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 21.20, è ripresa alle ore 21.26)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                        Sull'ordine dei lavori

   CIACCIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO.  Mi  sono  arrivati al bancone,  come  penso  a  tutti  i
  colleghi, diversi emendamenti a nome della Commissione - ce ne sono
  almeno  due  -, di riscrittura. Siccome presumo che  fino  ad  oggi
  faccio  parte  di questa Commissione e non penso che possiamo  come
  Commissione, cioè ritengo che questi emendanti o sono a  firma  dei
  deputati  e  poi il parere è a maggioranza, perché mi sembra  quasi
  che  stiamo  utilizzando un criterio di riscrittura  a  nome  della
  Commissione,  quando  la  Commissione  in  alcuni  punti,  già   in
  Commissione di merito, aveva trattato l'argomento.
   Ora,  che  si debba fare passare a nome della Commissione  qualche
  cosa che non è ma è solo di alcuni deputati, ebbene, che lo firmino
  i   deputati.  Quattro,  cinque,  quelli  che  sono,   secondo   il
  Regolamento, ma non si passi qualche cosa a nome della  Commissione
  perché faccio parte di questa Commissione.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo sull'emendamento  34RCOMM.

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.

   LENTINI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE.  Si  è già consumato il tempo a sua disposizione,  non
  può  parlare  per  dichiarazione di voto, abbiamo  contingentato  i
  tempi.
   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Onorevole Ciaccio la ringrazio per il suo intervento.
   Pongo in votazione l'articolo 34.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                    Per un richiamo al Regolamento

   DINA,  presidente  della Commissione e relatore  di  maggioranza..
  Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Vorrei  sapere  dove sta la ragione nell'intervento  dell'onorevole
  Ciaccio. Voglio che mi venga spiegato.

   PRESIDENTE. L'onorevole Ciaccio mi ha evidenziato che  gli  stanno
  arrivando  numerosi  emendamenti a firma  della  Commissione  e  la
  Commissione non li ha sottoscritti. Con la massima lealtà. Sarà una
  nuova procedura.

   DINA,  presidente della Commissione e relatore di maggioranza.  Mi
  pare  che, fino ad oggi, la Commissione si sia espressa sempre  con
  il  Presidente per le riscritture. E' cambiato qualcosa? Lo  chiedo
  alla Presidenza dell'Assemblea.

   PRESIDENTE.  Presidente  Dina, non voglio  litigare  con  nessuno,
  tanto meno con lei.

   DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.  Per
  saperci regolare, se è cambiato il Regolamento

   PRESIDENTE.  Siccome  non  c'era  stato,  fino  ad  adesso,  alcun
  intervento  di  un  componente della Commissione  che  mettesse  in
  discussione

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Leggiamo cosa dice il Regolamento

   PRESIDENTE. Andiamo avanti, intanto l'abbiamo bocciato.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Leggiamo  il  Regolamento,  così ci regoliamo  per  il  futuro,  se
  abbiamo agito contro il Regolamento

   PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 21.30, è ripresa alle ore 21.32)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  purtroppo  abbiamo   avuto   un
  problema sollevato da un componente della Commissione, che non si è
  riconosciuto,  ma stiamo attenti perché anche noi, con  la  prassi,
  facciamo pure giurisprudenza, per quello che può significare.
   Per   il  futuro  La  inviterei  di  sentire  i  componenti  della
  Commissione, così evitiamo questi incidenti.
   Non  mi  sembra che l'onorevole Ciaccio sia stato in dissenso,  se
  non  ho compreso male l'onorevole Ciaccio non era a conoscenza.  Mi
  rendo  conto  che  sarà successo in assoluta buona  fede,  però,  è
  chiaro  che  quando c'è un emendamento sottoscritto dal  Presidente
  della  Commissione, fino a prova contraria, è un emendamento  della
  Commissione.
   Per  il  futuro evitiamo che ci siano componenti della Commissione
  che   possano   mettere   in  difficoltà,  legittimamente,   questa
  Presidenza.

   LENTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LENTINI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  a  chiarimento
  della problematica che riguarda l'articolo 34 si parla di personale
  ITALTEL, SIRAP.
   Parliamo di persone, di dipendenti che lavorano per trentasei  ore
  settimanali,  percepiscono  preciso  ed  identico  reddito  di   un
  dipendente regionale ormai da tantissimi anni.
   Questo  personale, appunto chiamato ITALTEL, SIRAP, viene  da  una
  legge  che  ha trasferito questo personale alla Regione  siciliana,
  dal  gruppo  IRI per dei debiti che la Regione aveva nei  confronti
  del gruppo IRI.
   Nell'intera  nazione, allo scioglimento dei  gruppi  che  facevano
  ingegneria, in tutte le regioni d'Italia questo personale  è  stato
  stabilizzato. La Regione siciliana ha usufruito di queste risorse e
  non   ha  mai  ottemperato  all'obbligo  di  legge  nazionale   per
  l'assunzione a tempo indeterminato.
   Questo  personale  usufruisce - lo ripeto - di  trentasei  ore  di
  lavoro  settimanale, di trentasei giorni di ferie,  come  tutto  il
  personale  della  Regione siciliana, ha la tredicesima,  non  manca
  niente.  Questo  personale ha pieno diritto, come  lo  hanno  avuto
  nell'intero Paese.
   Oggi  questo  Governo  -  quando  io  ho  letto  l'articolo  34  -
  finalmente   dà  la  possibilità  e  rende  giustizia  a   sessanta
  dipendenti di questa Regione. Parliamo di persone assunte nel 1998,
  non parliamo di personale che non lavora, parliamo di personale che
  è  stato trasferito dallo Stato nel 1998 ai sensi della 558, ed  io
  vi  posso  fornire una scheda dettagliata che presenterò agli  atti
  del  Parlamento, affinché il Parlamento stesso e gli Uffici possano
  rendersi  conto  che questa è veramente un'opera di  bene  fatta  a
  delle  persone  che  hanno offerto attività  lavorativa  per  circa
  quindici anni.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Chiediamo   l'accantonamento  dell'articolo  34  e   dei   relativi
  emendamenti.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'articolo 34 è accantonato.
   Si passa all'articolo 35. Ne do lettura:

                             «Articolo 35
       Interventi a favore dei lavoratori appartenenti al  bacino
     PIP - Emergenza Palermo,
       del  personale  S.P.O.  e dei soggetti  impegnati  in  ASU
     presso aziende ospedaliere

   1.  Al fine di favorire l'occupazione stabile dei soggetti di  cui
  all'articolo 43, comma 1 della legge regionale  15 maggio 2013,  n.
  9.  appartenenti  al  bacino  dei P.I.P.  -  Emergenza  Palermo,  è
  istituito  presso il Dipartimento regionale della  famiglia,  delle
  politiche   sociali   e   del  lavoro,  l'elenco   alfabetico,   ad
  esaurimento,  dei  lavoratori che non si siano resi  o  si  rendano
  responsabili  di  azioni  contrarie  all'ordine  pubblico  e/o   al
  patrimonio  e/o alle persone, già fruitori di indennità  ASPI  alla
  data  del  31  dicembre  2013 ed utilmente  inseriti  nell'apposito
  listato  anagrafico che presentano istanza entro  30  giorni  dalla
  pubblicazione della presente legge.

   2. La data di scadenza del 31 dicembre 2013 prevista dall'articolo
  43, comma 1, della legge regionale 15 maggio 2013 n. 9, è prorogata
  al 31 dicembre 2016.

   3. Per le finalità di cui al comma 1, l'Amministrazione regionale,
  i  Servizi  Sanitari, le Società Partecipate e gli  Enti  Regionali
  sono  tenuti  ad  inserire nei bandi di gara e/o negli  affidamenti
  diretti  per la fornitura di beni e servizi, apposita clausola  che
  preveda  l'onere di riservare il 20 per cento delle  assunzioni  ai
  lavoratori inseriti nel suddetto elenco. I lavoratori impegnati per
  un  orario  inferiore  a  quello cui  è  commisurato  l'assegno  di
  sostegno  a  reddito, possono essere utilizzati per  un  monte  ore
  integrativo   tale  da  raggiungere  l'ammontare  complessivo   del
  sussidio e mantengono il diritto all'iscrizione nell'elenco.

   4.  L'Amministrazione  regionale, i Servizi Sanitari,  le  Società
  Partecipate  e  gli  Enti  Regionali  possono  utilizzare  per   lo
  svolgimento di attività di interesse pubblico e sociale i soggetti,
  destinatari dell'assegno di sostegno al reddito di cui al  comma  1
  dell'articolo  43 della legge regionale  15 maggio 2013,  n.  9  ed
  inseriti  nell'elenco di cui al comma 1 in coerenza  con  la  ratio
  dell'articolo 43, comma 1 della richiamata legge regionale  9/2013.

   5.  I lavoratori di cui al comma 1 sono definitivamente cancellati
  dall'elenco nelle seguenti ipotesi:

   a)  ingiustificata rinuncia ad una congrua offerta di lavoro  come
  definita  dalle  disposizioni inerenti la perdita  dello  stato  di
  disoccupazione;

   b) assunzione a tempo indeterminato.

   c) volontaria fuoriuscita dal bacino.

   6.  Per  le finalità di cui al presente articolo è autorizzata  la
  spesa  di  24.000  migliaia di euro per l'anno  2014  e  di  20.000
  migliaia  di euro annui per ciascuno degli anni 2015 e  2016.  Alla
  quota  relativa  all'esercizio 2014, si provvede per  l'importo  di
  20.000  migliaia di euro con le risorse destinate  ad    Interventi
  per  il  sostegno  ai  piani  di inserimento  professionali  (PIP)
  nell'ambito del Piano di Azione e Coesione.

   7.   Le   disposizioni  di  cui  al  presente   articolo   trovano
  applicazione anche in favore dei soggetti che abbiano  prestato  la
  propria attività come collaboratori (Co.Co.Pro), per almeno 32 mesi
  alla  data del 30 aprile 2010, nell'ambito del progetto  Piano  per
  l'occupabilità dei soggetti svantaggiati dell'area metropolitana di
  Palermo .

   8.  Le risorse non impegnate del Fondo regionale per l'occupazione
  previste  dalla  legge regionale 26 novembre 2000, n.  24,  possono
  essere  destinate alla contrattualizzazione dei soggetti utilizzati
  in  convenzioni, entro il termine perentorio del 31 dicembre  2008,
  presso le aziende ospedaliere universitarie della Regione ai  sensi
  dell'articolo  30 della legge regionale 7 agosto  1997,  n.  30,  e
  dell'articolo 10, comma 3, del decreto legislativo 1 dicembre 1997,
  n.   468,   finalizzate  alla  stabilizzazione  occupazionale   dei
  lavoratori impegnati, estendendo a questi ultimi i benefici  e  gli
  incentivi  previsti  dall'articolo 1, comma  550,  della  legge  24
  dicembre 2007, n. 244».

   Onorevoli  colleghi,  capisco che si  tratta  di  argomenti  molto
  delicati  e la passione che ognuno di noi mette in questi argomenti
  è  perché si rende conto che dietro ci sono le esigenze di  singoli
  cittadini, di famiglie e quant'altro.
   Noi,  però,  abbiamo un compito, che è quello di fare delle  leggi
  che  possano  resistere dinnanzi ad impugnative che  diano  diritti
  riconosciuti - certamente - ma che siano diritti uguali per tutti i
  siciliani.
   Mi  rendo  conto  che si tratta di argomenti delicati,  ripeto,  e
  questa Presidenza - non voglio parlare per conto del Governo - se a
  volte  nutre delle cautele, lo fa perché le norme possano resistere
  anche dinnanzi alle impugnative.
   Non   ci   liberiamo,  infatti,  la  coscienza   presentando   gli
  emendamenti  agli articoli, lo dico per me stesso, e  così  facendo
  facciamo danno ed di anno in anno rinviamo dei problemi.
   Sui problemi occorre mettere un punto fermo.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cimino,  se  le  sono  rimasti  minuti   a
  disposizione   può  intervenire.  L'onorevole   Lentini   prima   è
  intervenuto  perché ricordava - da attento deputato qual  è  -  che
  aveva  cinque minuti a disposizione e li ha voluti tutti  consumare
  perché sapeva che su quell'articolo aveva tempo a disposizione.
   Onorevoli  colleghi,  chiedo  ai  presentatori  degli  emendamenti
  presentati all'articolo 35 se intendono ritirarli.

   MUSUMECI.  Dichiaro di ritirare gli emendamenti 35.4, 35.2,  35.3,
  35.4, 35.6, 35.7, e 35.9.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Gli emendamento 35.8 e 35.10 sono inammissibili.
   Si passa all'emendamento 35.11.

   D'ASERO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 35.12, a firma degli onorevoli Ciaccio ed
  altri.

   CIACCIO. Chiedo che venga messo in votazione.

   PRESIDENTE.  Il Governo aveva fatto un appello che  riguardava  il
  ritiro di tutti gli emendamenti, comunque lo porremo in votazione.
   Si passa all'emendamento 35.1 degli onorevoli Ciaccio ed altri.
   CIACCIO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Signor  Presidente, la Commissione ha presentato un emendamento  di
  riscrittura.  Chiedo  di  poter convocare la  Commissione  in  Sala
  lettura per discuterne brevemente.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, la seduta  è  sospesa  per  dieci
  minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 21.46, è ripresa alle ore 21.57)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Onorevole Dina, mi può riferire l'esito della riunione
  di Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Signor  Presidente,  la  Commissione ha  votato  a  maggioranza  la
  riscrittura, così come modificata da un subemendamento, che lei  si
  ritrova agli atti, relativo al comma 7.

   PRESIDENTE . Onorevole Dina, questo mi fa molto piacere. Questa  è
  la  legislatura  delle carte in regola, tanto per  richiamare  alla
  memoria Piersanti Mattarella. Mi fa piacere che ci stiamo dando  un
  nuovo indirizzo, perché è pur vero che la prassi andava in un certo
  modo  ma  ci  stiamo disciplinando in maniera diversa per  dare  la
  possibilità  ad ogni componente delle Commissioni e del  Parlamento
  di esprimersi.
   Si torna riprende l'esame dell'articolo 35.
   Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento 35.15  I
  parte.
   Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                          (E' approvato)

   Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento 35.15 II
  parte.
   Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                          (E' approvato)

   Si   passa  all'emendamento  35.16   GOV  bis.  Il  parere   della
  Commissione?

   DINA,  presidente  della Commissione e relatore  di  maggioranza..
  Favorevole

    PRESIDENTE  Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si   passa  all'emendamento  che  l'onorevole  Ciaccio  ha  inteso
  mantenere il 35.12, al comma 5 è aggiunto il seguente punto...  Il
  parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole

   PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 22.03, è ripresa alle ore 22.04)

   La seduta è ripresa.
   Il parere della Commissione sull'emendamento 35.12?

   DINA,  presidente della Commissione e relatore di maggioranza.  La
  Commissione a maggioranza si rimette all'Aula.

    PRESIDENTE  Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi;  chi
  è contrario resti seduto.

   TAMAJO. Si può avere una copia dell'emendamento?

   PRESIDENTE.  L'emendamento è già nel fascicolo. Chi  è  favorevole
  all'emendamento 35.12. resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   L'emendamento 35.8 è ritirato. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 35.13 del Governo. Il comma 7 è
  soppresso.

   DINA,  presidente della Commissione e relatore di maggioranza.  Il
  Governo chiede la soppressione del comma. C'è una riscrittura.

   PRESIDENTE.  Proceduralmente, metto per Regolamento  in  votazione
  prima il soppressivo.

   DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.  Non
  è  automatico,  signor Presidente, mi scusi. Il soppressivo  è  sul
  comma. Ponga in votazione la riscrittura.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Dina, dobbiamo evitare  equivoci.  Lei  sa
  molto  meglio di me che si parte dall'emendamento più  lontano  per
  arrivare a quello più vicino.
   Io  ho  un  emendamento in questo soppressivo che mi  presenta  il
  Governo,  lei ha un emendamento di riscrittura. Io per  Regolamento
  debbo mettere in votazione l'emendamento soppressivo del Governo.

   GRECO  GIOVANNI.  Chiedo che la votazione  avvenga  per  scrutinio
  segreto.

   PRESIDENTE. Onorevole Greco, non sto ancora dichiarando aperta  la
  votazione. Lei si sta prenotando. Scusate, su questo vorrei  essere
  in  sintonia  con la Commissione. Onorevole Dina,  noi  poniamo  in
  votazione con il voto segreto la soppressione del comma 7.
   C'è una richiesta di voto segreto avanzata dall'onorevole Giovanni
  Greco. La richiesta deve essere appoggiata.

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 35.13

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 35.13.
   Chiarisco   il   significato  del  voto:   Chi   vota   a   favore
  dell'emendamento  soppressivo preme il pulsante  verde;   chi  vota
  contro  preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il  pulsante
  bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)
   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  69
   Maggioranza 35
   Favorevoli  39
   Contrari  30

                         (L'Assemblea approva)

   Quindi, è soppresso e viene, quindi, precluso l'emendamento  della
  Commissione ed anche il subemendamento.
   Per  quanto  riguarda  il  comma 8, che è  la  soppressione,  sono
  identici sia l'emendamento 35.9 che il 35.14.
   Il parere della Commissione? Lo presenta il Governo.

   DINA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento  35.14.   Chi   è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 35  così  come  emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 36. Ne do lettura:

                               «Art. 36.
      Interventi per l'occupazione dei lavoratori utilizzati nei
                          Cantieri di Servizi
           già percettori del reddito minimo di inserimento.

   1.   Al  fine  di  favorire  l'occupazione  stabile  dei  soggetti
  utilizzati  nei  Cantieri di Servizio di cui all'articolo  1  della
  legge  regionale  19  maggio  2005, n. 5,  presso  il  Dipartimento
  regionale del lavoro, dell'impiego, dell'orientamento, dei  servizi
  e  delle  attività  formative, è istituito l'elenco  alfabetico  ad
  esaurimento  dei  lavoratori già fruitori  del  reddito  minimo  di
  inserimento  ai  sensi del decreto legislativo 18 giugno  1998,  n.
  237,  che  presentano  istanza entro 30 giorni dalla  pubblicazione
  della presente legge.

   2.  Per  le  finalità  di cui al comma 1, le  Amministrazioni  che
  utilizzano i soggetti iscritti nell'elenco inseriscono in  tutti  i
  bandi  di gara e/o affidamento diretto per la fornitura di  beni  e
  servizi, apposita clausola che preveda l'onere di riservare  il  20
  per cento elle assunzioni ai suddetti lavoratori.

   3.   Il   Dipartimento   regionale   del   lavoro,   dell'impiego,
  dell'orientamento,  dei  servizi e delle attività  formative,   nel
  rispetto  delle  norme comunitarie, è autorizzato  a  concedere  ai
  datori  di lavoro, di cui all'articolo 38 della legge regionale   6
  agosto  2009  n.  9, per le finalità di cui ai commi  1  e  2,  gli
  incentivi previsti dagli articoli 37 e 39 della medesima legge  per
  l'assunzione dei lavoratori,  inseriti nell'elenco di cui al  comma
  1,  rientranti nella casistica di cui all'articolo 36,  lettera b),
  della legge regionale 9/2009.

   4.   Il   Dipartimento   regionale   del   lavoro,   dell'impiego,
  dell'orientamento, dei servizi e delle attività formative, al  fine
  di   favorire  la  fuoriuscita  dal  bacino  di  appartenenza   dei
  lavoratori di cui al comma 1, è autorizzato a concedere,  a  titolo
  di  borsa  autoimpiego,  a coloro che ne fanno  richiesta  l'intero
  ammontare dell'indennità triennale di cui all'articolo 1,  comma  3
  della legge regionale 19 maggio 2005, n. 5.

   5.   Il   Dipartimento   regionale   del   lavoro,   dell'impiego,
  dell'orientamento,  dei  servizi  e  delle  attività  formative  è,
  altresì, autorizzato a concedere, una tantum, alle imprese  private
  che  assumono i lavoratori inseriti nell'elenco di cui al comma  1,
  con  contratto a tempo indeterminato o determinato della durata  di
  anni  3,  l'ammontare  complessivo  del  contributo  spettante  nel
  triennio  ai  lavoratori ai sensi dell'articolo 1,  comma  3  della
  legge regionale 19 maggio 2005, n. 5.

   6.  I lavoratori di cui al comma 1 sono definitivamente cancellati
  dall'elenco nelle seguenti ipotesi:

   a)  ingiustificata rinuncia ad una congrua offerta di lavoro  come
  definita  dalle  disposizioni inerenti la perdita  dello  stato  di
  disoccupazione;

   b) assunzione a tempo indeterminato;

   c) volontaria fuoriuscita dal bacino;
   d)  fruizione dell'anticipazione triennale dell'indennità  per  la
  finalità di cui al comma 4.

   7.  Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata  per
  il  triennio 2014-2016 la spesa annua di 6.400 migliaia di euro. La
  spesa  autorizzata dall'articolo 75, comma 6, della legge regionale
  15  maggio  2013,  n.  9  (U.P.B. 6.3.2.6.2 -  Capitolo  712402)  è
  destinata alle finalità previste dal presente articolo».

   All'articolo  36 ci sono solo emendamenti presentati  dai  singoli
  parlamentari.  C'era  l'appello  iniziale  a  ritirare  tutti   gli
  emendamenti.
   Io  chiamo,  a  scanso di equivoci, ogni parlamentare  perché  poi
  rientra   nella  disponibilità  del  singolo  parlamentare:    36.5
  Formica:  ritirato; 36.8 e 36.9 Formica: ritirato;  36.10  Formica:
  ritirato;  36.6  Formica: ritirato; 36.7 Formica:  ritirato;  36.12
  Ciancio: ritirato; 36.11 D'Asero: ritirato; 36.4 Formica: ritirato;
  36.13 Ciancio. Lo mantiene?

   CIANCIO. C'è un subemendamento

   PRESIDENTE. C'è un subemendamento, ho capito, permane.
   Il 36.3 è inammissibile e il 36.1.
   Abbiamo solo l'emendamento 36.13 con un subemendamento, che è  una
  precisazione. Era un errore materiale.
   Pongo  in votazione l'emendamento 36.13   237 - 1988 è da leggersi
   237 - 1998 . Il parere del Governo?

   CROCETTA, Presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 36  così  come  emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevole Dina, ho una richiesta dell'onorevole Cordaro a trattare
  l'articolo 34. Se siamo pronti

   CORDARO.  No,  io  mi  sono soltanto informato,  non  c'è  nessuna
  richiesta.  Chiedevo se la trattazione dell'articolo 34  è  adesso,
  prima della sospensione della seduta.

   PRESIDENTE. La Commissione è pronta o lo rinviamo?
   Onorevoli  colleghi, gentilmente, convoco una brevissima  riunione
  dei  Capigruppo, ma veramente breve, in Sala lettura per concordare
  la prosecuzione dei lavori.
   Sospendo brevemente la seduta.

      (La seduta sospesa alle ore 22.14, è ripresa alle ore 22.24)

   La seduta è ripresa.
   La  Conferenza  dei Capigruppo all'unanimità si è determinata  nel
  senso di procedere nella trattazione della Finanziaria a partire da
  lunedì,  alle  ore  11.00 con l'impegno che  la  Finanziaria  dovrà
  essere approvata entro lunedì non stop.
   Per  garantire  questo  impegno è stato dato  all'unanimità  pieno
  mandato   al   Presidente  dell'Ars  di  dichiarare   eventualmente
  inammissibili  tutti  gli  emendamenti aggiuntivi  che  sono  stati
  presentati,  nel caso in cui entro le ore 19.00 non  si  riesca  ad
  elaborare   una  sintesi  tecnico-politico  su  questi  emendamenti
  aggiuntivi.
   Il  tempo di domani è necessario a dare la possibilità agli Uffici
  di avviare quell'esame tecnico, anticipare anche l'esame tecnico di
  compatibilità  delle norme che sono tre quarti di  Finanziaria  che
  abbiamo  esitato, con il bilancio già esitato e preparare tutto  il
  lavoro  istruttorio per l'approvazione definitiva  del  bilancio  e
  della legge di stabilità.
   Onorevoli  colleghi,  pertanto, la seduta e sospesa  e  riprenderà
  lunedì, 13 gennaio 2013, alle ore e 11.00.

   (La  seduta, sospesa alle ore 22.27 di sabato 11 gennaio  2014,  è
  ripresa alle ore 12.19 di lunedì 13 gennaio 2014)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ricordo  che  si  era  svolta  la
  discussione congiunta dagli articoli 30 a 36, anche con riferimento
  all'articolo 34, che era stato momentaneamente accantonato; quindi,
  pur   essendosi  svolta  la  discussione  non  era  stato   votato.
  Assessore, Sull'articolo 34 c'è stato l'approfondimento?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Sì, signor Presidente,  abbiamo
  proceduto all'approfondimento e si è convenuti che c'è un  problema
  sul  comma  2  della copertura finanziaria; quindi, si richiede  il
  ritorno in Commissione  Bilancio .

   PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, l'articolo 34 viene inviato
  alla Commissione di merito.

   Si passa all'articolo 37. Ne do lettura:

                             «Articolo 37.
               Nuove iniziative per favorire lo sviluppo

   1.  L'IRFIS-FinSicilia S.p.A. è autorizzato a destinare il 25  per
  cento  della dotazione finanziaria, al 31 dicembre 2013, del  fondo
  di  cui  all'articolo 61 della legge regionale  6/97  e  successive
  modifiche ed integrazioni alla costituzione di un fondo di garanzia
  per  operazioni  di founding per l'acquisizione  delle  risorse  da
  destinare  al  finanziamento, con proprio rischio, di  progetti  di
  investimento  che  il medesimo istituto opererà,  prioritariamente,
  con istituti nazionali ed internazionali pubblici.»

   All'articolo 37 sono stati presentati due emendamenti.
   Si passa all'emendamento 37.1, degli onorevoli Formica, Ioppolo  e
  Musumeci, che decade per assenza dei firmatari..
   Si  passa all'emendamento 37.2, degli  onorevoli Greco Giovanni ed
  altri.

   FORMICA.  Signor  Presidente, non mi pare  corretto  iniziare,  le
  chiedo  di rinviare un quarto d'ora. Non si può fare la finanziaria
  così. Non è corretto  Sospendiamo per  cinque minuti.

   PRESIDENTE.  Onorevole Formica, i deputati erano nel Palazzo,  non
  ci   sono   grosse  difficoltà  su  questi  articoli;  continuiamo,
  cortesemente.

   FORMICA. E' un problema di metodo, non di difficoltà di articoli

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
  nella  sostanza  volevo  esporre lo stesso concetto  dell'onorevole
  Formica,  anche perché il primo firmatario di questo emendamento  è
  l'onorevole Lo Sciuto che, come lei sa, viene da Trapani.
   Pertanto, chiedo cinque minuti di sospensione.

   CIMINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori..

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   assessori,
  francamente  sono contrario alla sospensione perché bisogna  andare
  avanti  perché  dall'orario programmato  per  i  lavori  in  questa
  sessione di bilancio devo dare atto alla Presidenza che anziché  al
  quarto  d'ora  accademico come all'Università,  vi  è  stata  l'ora
  accademica  di ritardo. E' dalle ore 10.45 che diversi parlamentari
  e  anche  lo stesso Governo sono presenti, si vada avanti  con  gli
  emendamenti  e si lavora. Gli emendamenti di chi non è presente  in
  Aula   vengano,   quindi,  dichiarati  decaduti.   Però,   dobbiamo
  accelerare i lavori di questa finanziaria.
   Purtroppo,  questo  non è il primo caso che si verifica,  già  nei
  giorni  scorsi abbiamo sempre iniziato con ritardo per poi chiudere
  con notevole ritardo.

   CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessori,
  apprendo  dal  collega Cimino che è stata istituita  all'università
  l'ora di ritardo. Sapevo che c'era l'ora di diritto del lavoro, ora
  c'è l'ora di ritardo.
   Siccome io non dimentico di essere opposizione responsabile  e  di
  trovarmi,  però,  di  fronte ad una maggioranza irresponsabile,  le
  chiedo di verificare il numero legale, signor Presidente.

   PRESIDENTE.   C'è  una  richiesta  di  sospensione  dell'onorevole
  Giovanni Greco. La seduta è, pertanto, sospesa per 15 minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 12.25, è ripresa alle ore 12.55)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, si riprende l'esame dell'articolo
  37.

   ALONGI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, leggendo l'articolo
  37   Nuove  iniziative per favorire lo sviluppo , significa  quindi
  occupazione, ho pensato per un attimo alla tela di Penelope, perché
  questo  articolo prevederebbe o prevedrà, dipende dall'approvazione
  dell'emendamento  o  meno,  l'utilizzo  del  25  per  cento   della
  dotazione  finanziaria  al  31  dicembre  2013  del  Fondo  di  cui
  all'articolo  61,  IRFIS,  per  sviluppare  iniziative  per  creare
  occupazione.  Credo  che sia questo il senso strategico  di  questo
  articolo.
   E noi un giorno diamo ed un giorno togliamo, perché con l'articolo
  35  abbiamo  approvato, anzi hanno approvato,  coloro  che  l'hanno
  votato,  un emendamento presentato dal Movimento Cinque Stelle  che
  prevedeva  che i lavoratori PIP con un ISEE superiore  a  ventimila
  euro devono essere depennati da questo elenco.
   Credo  che  sia importante in questa Finanziaria, il  ragionamento
  complessivo sull'articolo 37, e fare in modo che questa Finanziaria
  sviluppi  tutta  la sua azione su quello che è  lo  sviluppo  e  la
  crescita  del territorio. Io poi su questo articolo e su  un  altro
  passaggio  mi  riservo di intervenire successivamente,  dopo  avere
  verificato  qualcosa con il Governo e direttamente  col  Presidente
  Crocetta.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei dire  che
  siamo  assolutamente indispettiti per come stanno andando i  lavori
  d'Aula.
   Premesso  che  la  maggior parte dei deputati eravamo  contrari  a
  rinviare a questa mattina i lavori, la Conferenza dei Capigruppo ha
  deciso  diversamente  ed  eravamo rimasti  che  avremmo  cominciato
  stamattina alle 11.00. Siamo partiti dalle zone più impervie  della
  Sicilia  per  essere  qui alle 11.00 ed i lavori  stanno  iniziando
  all'una.
   Pregherei  la  Presidenza di non interrompere più i  lavori  e  di
  andare  fino alla fine perché non possiamo continuare a stare  qui,
  notte  e giorno, aspettando che i colleghi, soprattutto quelli  che
  abitano nei pressi dell'Assemblea regionale siciliana, arrivino con
  due  ore  di  ritardo. Questo non è consentito, ne va della  nostra
  dignità  e  ne va - per essere chiari - del rispetto che ognuno  di
  noi deve avere anche nei confronti di se stesso.
   Avevamo  prospettato alla Presidenza l'esigenza di poter essere  a
  Catania  questo  pomeriggio per una riunione con il Ministro  della
  Sanità,  e  non è stato possibile. Noi siamo qui a fare  il  nostro
  dovere,  com'è  giusto  che  sia, però non  consento  ad  altri  di
  continuare a delegittimare questa Assemblea.
   Stiamo  iniziando con due ore di ritardo e dobbiamo recuperare  il
  tempo  perduto,  anche  perché io alle 11.00  ero  in  Aula  e  per
  arrivare  puntuale da Siracusa mi sono dovuto alzare alle 7.00.  Se
  qualche  collega  si  fosse  alzato qualche  minuto  prima  avremmo
  sicuramente iniziato alle 11.00.
   Pertanto, questo rinvio non l'ho gradito né accettato.

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'articolo 37.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  io  avevo  fatto
  notare  nel  corso  della  discussione  che  riguardava  precedenti
  articoli  sull'IRFIS, che non si capisce qual è  la  strategia  che
  vuole  perseguire  questo  Governo e  - a proposito  della  vendita
  delle  azioni  della Regione - facevo notare che bisognava  cassare
  quella norma che prevedeva la garanzia dell'IRFIS al riacquisto per
  circa 60 milioni di euro.
   Perché  facevo  notare questa, a mio modo di vedere,  incongruenza
  nell'azione di governo? Perché delle due l'una: o si sceglie, e  io
  ritengo  che può essere una scelta giusta di investire  per  creare
  con  l'IRFIS finalmente un polo bancario siciliano che  possa  dare
  risposte   alle  gravissime  condizioni  delle  nostre  piccole   e
  piccolissime imprese che sono strangolate dalle banche per mancanza
  di  credito  e  per  fare questo, ovviamente, bisogna  incrementare
  quanto più possibile il patrimonio, il ponte dell'IRFIS stessa.
   Ora,  già  con quella norma corriamo il rischio che 60 milioni  di
  euro  vengano prelevati dall'IRFIS stessa, con questa norma non  si
  capisce dove si voglia arrivare perché anche qui c'è l'incongruenza
  di fondo rispetto alle scelte della Regione stessa perché toglie un
  altro  25  % dei fondi che ha a disposizione l'IRFIS al 31 dicembre
  2013.
   E'  un strabismo assoluto perché va in contro tendenza rispetto  a
  ciò  che il Governo si prefigge di fare e cioè si è in presenza  di
  una  situazione  come il voler fare le nozze con  i  fichi  secchi,
  sostanzialmente  si  cerca  di  dare,  depauperando  l'unica   vera
  iniziativa  di  sviluppo possibile, l'unico istituto  che  potrebbe
  dare seguito a questo tipo di iniziativa.
   Pertanto,  io ritengo che anziché disperdere le poche risorse  che
  ha  la Regione in tanti rivoli, sarebbe più congruo, più confacente
  per  raggiungere  gli obiettivi se il Governo li vuole  raggiungere
  per  davvero  e  cioè  prefiggersi gli obiettivi  di  sbloccare  la
  situazione  drammatica  in cui versano le nostre  imprese  che  non
  trovano, ripeto, non trovano credito. Allora non ha senso né questo
  articolo  né  una  serie di articoli che sono  stati  approvati  in
  precedenza  e  che  di  fatto polverizzano  le  pochissime  risorse
  impedendo  di  raggiungere tutti gli obiettivi che  il  Governo  si
  prefigge.  E'come dire:  io ho questo fondo, faccio contenti  tanti
  partners,  tanti  obiettivi ,  di  fatto  scontento  tutti   perché
  impedisco con la polverizzazione di raggiungere l'obiettivo stesso.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Governo,   io
  desidero  manifestare  delle perplessità rispetto  alla  norma  che
  stiamo esaminando.
   L'IRFIS  è stata trasformata in un istituto bancario, quindi  oggi
  qui  diciamo che può istituire un fondo perché possa poi provvedere
  anche ad erogare delle somme e quindi l'abbiamo trasformata in  una
  sorta  di  Bancomat,  quindi tutti si rivolgono all'IRFIS.  Diciamo
  dunque  che  quello  che era lo scopo dell'IRFIS  di  sostenere  lo
  sviluppo  delle  imprese,  invece così possono  andare  le  giovani
  coppie  a  chiedere un mutuo e chiunque ha bisogno  di  denaro  può
  andare  all'IRFIS  e  chiedere  soldi in  prestito,  finanziamenti,
  l'IRFIS comprerà quelle azioni che la Regione non potrà vendere.
   Già abbiamo tolto 60 milioni all'IRFIS, però mentre facciamo tutto
  questo  c'è l'IRCAC che sostiene le cooperative e che ha dei  fondi
  che  non  ha  potuto  utilizzare perché una  legge  ormai,  diciamo
  obsoleta  e  non  corrispondente più alle  logiche  di  mercato,  è
  proprio  l'IRCAC  che  chiedeva  al  Governo  e  all'Assessore   di
  rifinanziare  verso  altre  linee  di  intervento  le  cooperative,
  vengono sottratte quelle somme all'IRFIS per essere destinati,  non
  si capisce bene per quali progetti e nello stesso tempo non si dice
  invece  che quelle somme vengono destinate all'IRFIS per  sostenere
  questo  fondo. Quindi voglio dire: qual è lo scopo di questa norma?
  Ritengo  piuttosto  che ci sia un attimo di riflessione  e  che  il
  Governo voglia chiarire, voglia fornirci dei chiarimenti in  quanto
  quant'è  l'ulteriore dotazione che da all'IRFIS o se  quelle  somme
  che ha tolto all'IRCAC le prevede in questo fondo dell'IRFIS. Credo
  - e ho paura che così andando - l'IRFIS finirà per non sostenere le
  imprese, per non sostenere le famiglie e forse neanche per comprare
  le azioni.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  chiesto  la
  parola  perché  approfittando che c'è il Presidente della  Regione.
  Onorevole  Crocetta, vorrei chiarito un po' le dinamiche di  questo
  articolo  37.  Lo dico questo alla luce della lettura dell'articolo
  61  della vecchia legge 6 del 1997 che in parte è stata abrogato da
  una  legge regionale e che prevede in buona sostanza la possibilità
  che  l'IRFIS,  come dice proprio il testo dell'articolo  37,  possa
  essere  destinato una parte di questo fondo dell'IRCAC che a questo
  punto  vede  sempre più assottigliarsi la sua dotazione finanziaria
  in  un  certo momento attraverso l'utilizzo di parte delle  risorse
  della  legge  37/68 si va a potenziare l'IRFIS  per  una  serie  di
  progetti che sono di investimento che il medesimo istituto  opererà
  prioritariamente con istituti nazionali ed internazionali pubblici.
   Siccome  noi  come  opposizione  vorremmo  comprendere  per  anche
  collaborare rispetto ad una norma che parla di investimenti capire,
  assessore  Bianchi e presidente Crocetta, vorremmo  capire  per  un
  momento cosa vuole dire questo articolo. Assessore Bianchi, se  lei
  può  dare  delucidazioni  in  questo senso,  in  maniera  tale  che
  possiamo tutti quanti essere edotti e la vorrei pregare di usare in
  futuro  meno  termini inglesi ma più termini italiani che  sono  di
  maggiore  comprensione e più riconducibili a  quelle  che  sono  le
  conoscenze dei siciliani.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che  questo
  articolo  sia un articolo importante nel momento in cui si  ritiene
  di  poter  dare  l'opportunità alle imprese  siciliane  soprattutto
  anche  di  operare  nell'ambito  dell'internazionalizzazione  delle
  proprie  attività  e soprattutto si riesca anche a  definire  degli
  accordi commerciali come tante regioni del nostro Paese oggi stanno
  facendo.
   Proprio  ieri leggevo sul giornale  Sole 24 ore' come la Lombardia
  ha definito e sta di fatto anche attuando degli accordi commerciali
  con  la  Cina coinvolgendo sia la Regione ma anche le stesse Camere
  di Commercio.
      Penso   che   con  questo  articolo  il  Governo  voglia   dare
  l'opportunità  all'IRFIS, come istituto regionale per finanziamenti
  alle  imprese,  di essere collegato nell'ambito dell'attrazione  di
  investimenti  e  nell'attrazione di risorse per  poi  creare  anche
  opportunità di coinvolgimenti con istituti internazionali pubblici.
  Immagino   quegli   istituti  internazionali  pubblici   che   sono
  professionalmente collegati nell'ambito delle esportazioni e  delle
  internazionalizzazioni delle imprese.
   Una  cosa  chiederei all'assessore Bianchi e al  Presidente  della
  Regione.  Secondo me, in quest'articolo è importante poter inserire
  il  secondo  comma  che  dà all'opportunità, comunque,  al  Governo
  regionale  di dare all'IRFIS l'indirizzo politico sulle  iniziative
  che     si     vogliono    maggiormente    poter    puntare     per
  l'internazionalizzazione della piccola e media impresa.
   In  questo caso, noi creiamo una ottima opportunità ma lasciamo al
  di  fuori  di  questo contesto, invece, un assessorato come  quello
  delle   attività   produttive   che   è   delegato   alla   materia
  dell'internazionalizzazione,  un Assessorato  dell'economia  che  è
  preposto  all'economia  delle nostre imprese,  al  che  il  Governo
  regionale  ad  iniziative  di questo  genere  deve  poter  dare  un
  indirizzo  politico tale da coinvolgere il mondo  dell'agricoltura,
  il  mondo delle categorie produttive che possono ed hanno la  forza
  di poter creare prodotto interno lordo facendo consumare ad esempio
  i  nostri prodotti in terra straniera e non essere noi sempre  quei
  soggetti  colonizzati  da chi viene qui nel nostro  territorio  per
  farci consumare i loro prodotti.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  voglio  sgombrare subito una tesi, cioè  che  si  stanno
  togliendo risorse all'IRFIS.

   DI MAURO. All'IRCAC.

   CROCETTA, presidente della Regione. No, all'IRFIS. Stiamo parlando
  dell'articolo 37?

   DI MAURO. I soldi si toglierebbero all'IRCAC.

   CROCETTA, presidente della Regione . Chi ve l'ha detto?  Quello  è
  un altro articolo.
   Leggo  testualmente l'articolo 37:   L'IRFIS-FinSicilia  S.p.A.  è
  autorizzato   a   destinare  il  25  per  cento   della   dotazione
  finanziaria, al 31 dicembre 2013, del fondo di cui all'articolo  61
  della  legge regionale  6/97 e successive modifiche ed integrazioni
  alla  costituzione  di  un  fondo di  garanzia  per  operazioni  di
  founding  per l'acquisizione delle risorse   . Cosa c'entra  quindi
  l'Ircac?
   Io sto parlando dell'articolo 37 non sto parlando di altri.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per un minuto.

       (La seduta, sospesa alle 13,13, è ripresa alle ore 13,14)

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione.   Dicevo  quindi  nell'ambito
  della  finanza  pubblica  con particolare  riferimento  alla  Banca
  europea  degli investimenti o altre fonti di entrata  pubblica  che
  consentono di finanziare progetti di investimento produttivo.
   Naturalmente siccome più fondi acquisisci a credito,  più  aumenti
  il  rischio, ci è sembrato opportuno destinare una parte del  fondo
  attualmente a disposizione che hanno esattamente il 25 per cento su
  500 milioni di euro destinarlo sostanzialmente alla copertura e  ai
  rischi per nuovi prestiti, quindi con questa operazione si ampliano
  le possibilità di concedere prestiti alle piccole e medie imprese e
  soprattutto mantenendo forme alte di garanzia. C'erano gli  aspetti
  che  sollevavano  alcuni deputati incluso  l'onorevole  Di   Mauro,
  stiamo  vedendo  tecnicamente  e li presentiamo  come  emendamenti.
  Siamo pronti per questi o no Assessore?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BIANCHI, Assessore per l'economia, Buon giorno a tutti, mi  scuso,
  ma   c'è   un   errore  all'articolo,  effettivamente  ha   ragione
  l'onorevole  Di Mauro, per un refuso sempre all'articolo  61  della
  Legge 17/2004, che è proprio la legge che riguarda il fondo già  in
  dotazione IRFIS, quindi non c'è alcuno scambio tra IRCAC  e  IRFIS.
  Sto preparando un emendamento correttivo.

   PRESIDENTE. Per il resto, possiamo andare avanti in attesa che  il
  Governo prepsenti l'emendamento di riscrittura.
   Comunico che è stato presentato l'articolo 37.2 dell'onorevole  Di
  Mauro ed altri.
   Sospendo la seduta per due minuti.

         (La seduta, sospesa alle 13.17, riprende alle 13.18)

   PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il subemendamento  del
  Governo di riscrittura.  Onorevole Di Mauro lei insiste sul 37.2  o
  lo ritira?

   DI MAURO. Lo ritiro.

    PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
     Le  parole   legge  regionale 697'  sono  sostituite  da   legge
  regionale  28/12/2004 n. 17', nel senso indicato dall'onorevole  Di
  Mauro.
   Onorevole Formica, lei è veloce nell'apprendere le cose,  mi rendo
  perfettamente conto, poniamo in votazione l'emendamento del Governo
  che do lettura: le parole  Legge regionale 697' sono sostituite  da
   Legge regionale 28/12/2004 n. 17'.
   Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto,
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

      Pongo  in  votazione l'articolo 37, così come emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'articolo 38. Ne do lettura:

                               «Art. 38.
         Misure per favorire la digitalizzazione delle imprese

   1. Al fine di sostenere l'introduzione e lo sviluppo di tecnologie
  digitali  e  la loro diffusione nel sistema produttivo regionale  è
  concesso  alle  imprese  aventi  sede  legale  e/o  operativa   nel
  territorio della Regione, ivi comprese le start-up, un contributo a
  fondo  perduto per l'acquisto di software, hardware o  servizi  che
  consentano l'ammodernamento aziendale, lo sviluppo di soluzioni  di
  e-commerce, la connettività a banda larga e/o ultralarga, nonché la
  formazione qualificata del personale nel campo ICT.

   2.  Ai  sensi  del  comma 1 per start-up si intendono  le  imprese
  costituite  da  non  oltre tre anni dall'entrata  in  vigore  della
  presente legge.

   3.  Il  contributo di cui al comma 1 è concesso in  regime  di  de
  minimis  nella  misura  massima consentita  in  applicazione  delle
  intensità  di  aiuto  agli  investimenti previste  dalla  normativa
  comunitaria in materia di aiuti di Stato e, per le aree ammissibili
  agli  aiuti  a finalità regionale, di quelle previste  dalla  Carta
  italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2007-2013,
  fino  alla  data di vigenza della stessa e, successivamente,  nella
  misura massima consentita in applicazione delle intensità di  aiuto
  previste dalla Carta italiana degli aiuti a finalità regionale  per
  il   periodo  2014-2020,  subordinatamente  all'approvazione  della
  stessa da parte della Commissione europea.

   4.  Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata  per
  l'esercizio finanziario 2014 la spesa di 1.000 migliaia di euro.

   5. Con decreto dell'Assessore regionale per le attività produttive
  da  adottarsi entro 90 giorni dall'entrata in vigore della presente
  legge  sono stabilite i criteri e le modalità per l'erogazione  del
  contributo di cui al comma 1».

    Comunico che è stato presentato l'emendamento 38.1:  L'articolo è
  soppresso , a firma dell'onorevole Ciaccio ed altri.

   CIACCIO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto visto  che
  non  è  stato spiegato l'articolo in Commissione, nel senso  che  è
  stato  votato però, oggettivamente, abbiamo chiesto che gli  stessi
  fondi  che  attualmente sono a carico del bilancio,  questo  stesso
  asse,  la digitalizzazione, possono essere trovati fondi a  livello
  comunitario europeo, non capiamo perché è inserito qui all'interno.
   Noi,  quindi,  secondo  il  nostro  punto  di  vista,  quello  che
  converrebbe fare è togliere il costo, quindi il milione di euro che
  sicuramente  è  a vantaggio delle imprese, ma non  si  rilancia  in
  questo  modo, come ho detto nel mio primo intervento,  lo  sviluppo
  delle  imprese, e la stessa finalità la graviamo su costi  europei.
  Eventualmente,  quindi,  se  il  Governo  si  prende  l'impegno  di
  ritirarlo, e eventualmente lo stesso asse con altri fondi.

   LEANZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  in  Commissione
  Bilancio  ci  siamo  resi  conto che questa  norma  potesse  essere
  assolutamente  superata, dopo che il Governo faceva  un  minimo  di
  verifica.  In effetti, come dice l'onorevole Ciaccio,  ci  sono  un
  milione di euro per una norma che, ormai, per una misura che  è  in
  tutto  ciò  che  riguarda  il  fondo sociale  europeo,  può  essere
  assolutamente  ritirata.  Votiamo,  quindi,  il  soppressivo  tutti
  d'accordo, e passiamo avanti. Invito il Governo ad accettare.

   CROCETTA, presidente della Regione. Lo sopprimiamo.

   PRESIDENTE. Onorevole Presidente della Regione, siamo d'accordo su
  questa impostazione?

   CROCETTA, presidente della Regione. Sì, sì.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 38.1.  Il  parere
  della Commissione?

   DINA,  presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Lo  pongo in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E'approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'articolo 39. Ne do lettura:

                               «Art. 39.
        Estensione dei benefici regionali alle coppie di fatto

   1.  Le disposizioni previste dall'ordinamento regionale in materia
  di  contribuzioni,  agevolazioni e benefici  previsti  a  qualsiasi
  titolo  per  la  famiglia sono estese anche alle  coppie  di  fatto
  iscritte negli appositi registri istituti dai comuni dell'Isola».

   IOPPOLO. Chiedo di parlare sull'articolo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO. Onorevole Presidente della Regione, non utilizzerò nessun
  appellativo nei suoi confronti.
   Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, Governo,  intervengo  con
  molta consapevolezza sull'articolo 39 intanto per ribadire come  la
  posizione  politica  del  Gruppo al  quale  appartengo,  il  Gruppo
  parlamentare    Lista  Musumeci'  è  stato  ampiamente  illustrata,
  proprio   dal   collega,  onorevole  Musumeci,  allorchè   egli   è
  intervenuto sull'articolo 26.
   Però,  mi pare di potere ancora svolgere, in quest'Assemblea,  che
  mi auguro non voglia essere insensibile alle considerazioni che sto
  per  svolgere,  in relazione ad un profilo che è ancora  di  ordine
  diverso.
   La  norma  che  noi abbiamo già approvato, cioè l'articolo  26,  è
  quella  che  questo Parlamento sta affrontando  e  sulla  quale  si
  accinge a votare, ed è certamente una norma anticostituzionale.
   L'attrito, il conflitto che potrebbe essere sollevato e sono certo
  sarà sollevato, anche dal Commissario dello Stato per conflitto  di
  attribuzione in relazione agli articoli 29 e 31 della Costituzione,
  è  assolutamente  evidente. Consentitemi, peraltro,  di  aggiungere
  come quest'Aula abbia avuto una qualche difficoltà nell'ambito  del
  dibattito sull'articolo 26, a pronunciare un termine che sembra  un
  termine blasfemo, ed è il termine eticità: impostazione etica.
   Vorrei  ricordare che la nostra Costituzione, proprio  allorquando
  parla di rapporti etico-sociali, a cominciare dall'articolo 29, per
  poi  proseguire con gli articoli 30 e 31  Norme di protezione della
  famiglia ,  si attribuisce la possibilità di utilizzare il  termine
  etico.
   E  non  deve sembrare strano che sia io a difendere i lavori della
  Costituzione; io, al quale fu spiegato - quando ero  ragazzo  -  di
  essere    addirittura    fuori   dalla   Costituzione,    dall'arco
  costituzionale;  mentre  i  partiti che  oggi  mostrano  di  essere
  insensibili  a  questi  temi, si arrogavano il  diritto  di  essere
  dentro   la   Costituzione   e   addirittura   sostenitori    della
  Costituzione.
   Il  termine  etico,  dal  latino èthica e dal  greco  ethiké,  non
  significa   altro   che   comportamento,   consuetudine,   costume,
  abitudini.
   La  Costituzione  italiana ha certamente - con  le  sue  norme  di
  protezione,  articoli 29, 30 e 31 - fissato un principio  di  favor
  iuris  nei confronti della famiglia. E se i concetti della famiglia
  possono essere allargati fino alla famiglia di fatto, anche  con  i
  nuovi istituti - che sono gli istituti che si definiscono sotto  il
  contratto  di convivenza, che oggi può essere stipulato e  che  può
  contemplare  il  diritto di abitazione, il  diritto  ai  versamenti
  mensili, il diritto alla comunione dei beni dei conviventi -  certo
  non  può  e  non  potrà  mai  spingersi oltre  il  principio  della
  equiparazione,  almeno quando i due coniugi o i  due  soggetti  che
  danno  vita  alla cosiddetta  famiglia di fatto' o alla  coppia  di
  fatto' non abbiano lo stesso sesso.
   E  non si dica nemmeno in quest'Aula che il Codice civile, essendo
  fermo  al  1942,  è  passato di moda o è addirittura  superato  dai
  tempi  Il fatto che il Codice civile italiano non sia superato  dai
  tempi  lo  dimostra il fatto che non sono bastati 72 anni a  questa
  nostra Repubblica per modificare il Codice civile. Il quale,  però,
  è  stato  aggiornato  Non è assolutamente vero che  siamo  fermi  a
  norme ante seconda guerra mondiale.
   Vorrei ricordare gli aggiornamenti della legge 19 maggio 1975,  n.
  151,  la riforma del diritto di famiglia, che certo non ha previsto
  le  coppie di fatto; la legge 149/2001 sull'adozione e l'affido; la
  legge  40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita. E se  non
  bastasse a qualche collega che parla con l'orologio fermo al  1942,
  la legge 54/2006 sull'affidamento condiviso.
   E  allora, l'approccio sì che deve essere laico, come si  conviene
  ad un Parlamento e ai deputati di un Parlamento, ma non deve essere
  superficiale  e soprattutto non deve servire soltanto  per  qualche
  spot pubblicitario o per qualche intervista televisiva.
   La  verità è - ed è questo l'aspetto che più mi preme sottolineare
  -   che   con  l'articolo  39,  colleghi  dell'Assemblea  regionale
  siciliana, stiamo iniziando l'esame delle norme del Capo VII  della
  legge, quello che va sotto il titolo di Welfare o di stato sociale.
   Si  tratta di tre norme: il 39, il 40 e il 41 come articoli  della
  attuale  legge di stabilità. Sono delle norme senza soldi, soltanto
  due   milioni  per  i  portatori  di  handicap,  nemmeno  un   euro
  all'articolo   41,  nemmeno  un  euro  o  un  centesimo   di   euro
  all'articolo 39.
   Lo  stato sociale, Presidente della Regione, è ben altro  Lo stato
  sociale  è  costituito dagli anziani che non riescono ad acquistare
  un  condizionatore d'aria e che muoiono d'estate per non  avere  un
  deumidificatore.  Lo stato sociale è composto da quei  giovani  che
  cercano  lavoro e non lo trovano, dai disoccupati e tutte le  altre
  categorie che si aspettavano interventi e non li hanno avuti.

   MILAZZO Giuseppe. Chiede di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO  Giuseppe. Signor Presidente, stavolta sono stato  veloce.
  Ero impreparato; lascerò naturalmente tempo ai miei colleghi.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi farò un brevissimo  accenno
  ad  una  serie  di riflessioni, certamente, non in campo  giuridico
  perché  nelle  file  delle  minoranze  abbiamo  bravi  giuristi  di
  altissimo  livello che via via argomenteranno su questa  questione,
  ritengo  però che molto spesso si sia impropriamente richiamata  la
  figura del Papa su questi argomenti.
   La  verità  è  una: che talmente si è abusato di questa  cosa,  in
  questo  dibattito che è nazionale, certamente non è solo a  livello
  regionale, che la Santa Sede attraverso il suo capo ufficio  stampa
  ha sentito il bisogno di ribadire che il Vaticano non avalla questo
  tipo di riconoscimento. Li rispetta, certamente  Chi si adopera  in
  un  cammino di fede non è razzista, non discrimina, ma questo è  un
  altro  aspetto; riconoscerlo, anzi invogliare a disattendere quelli
  che  sono  gli impegni del matrimonio, perché il matrimonio  è  una
  cosa  seria, perché due persone decidono di assumere degli  impegni
  reciprocamente. Perché, infatti, il rito religioso  viene  chiamato
  il matrimonio che celebrano gli sposi stessi? Perché è un assumersi
  reciprocamente delle responsabilità.
   Cosa  fa la coppia di fatto, invece? Domani mattina si costituisce
  una coppia di fatto, con tutto il rispetto che, certamente, si deve
  dare da un punto di vista umano e di garanzia giuridica sotto certi
  aspetti.  Ma  cosa  fa? Non ci sono garanzie contrattuali,  quindi,
  l'altro in qualunque momento può lasciare in mezzo ad una strada il
  proprio  compagno  di vita. Certo, personalmente  sono  per  alcune
  garanzie, non ho difficoltà a portare un esempio e, cioè  il  fatto
  che  una  persona sola si possa ritrovare al suo fianco un compagno
  che  lo  assista  per  tutta la vita, quando  tutti  i  parenti  lo
  disprezzano  perché,  in  una situazione di  malattia,  certamente,
  quando  lui verrà meno, a chi la lascerà la sua casa, per  esempio?
  Ai parenti che lo hanno disprezzato o, invece, alla persona che gli
  ha voluto bene
     Ma,  oggi,  il Governo vuole inserire un altro principio  che  è
  quello  di estendere benefici, non è il riconoscimento di  garanzie
  giuridiche. E, allora, ribadisco, mentre minori dormono in macchina
  con le loro famiglie perché non gli viene garantito il diritto alla
  casa, il diritto all'assistenza, mentre sbandieriamo a destra ed  a
  manca  che  le risorse sono poche, cosa facciamo anziché  garantire
  famiglie che già sono costituite? Andiamo a distrarre, a trasferire
  somme  su  questo tipo di intervento. E' questa la cosa spiacevole,
  signor  Presidente.  Non è il fatto che si vuole  difendere  questo
  tipo di unione. No, nessuno la vuole discriminare, però, penso  che
  la cultura del buon padre di famiglia prevede che quando le risorse
  sono  poche,  certamente,  uno  deve  dirottare  quelle  somme  per
  garantire  le  cose  essenziali. E cosa c'è di più  essenziale,  in
  questo momento, se non garantire le famiglie che hanno dei figli  a
  carico,  signor Presidente, dei figli a carico  Possiamo  dire  che
  quello, in questo momento, può essere elemento di svago, la  coppia
  di fatto
   Garantire i figli che si sono messi al mondo, non è uno  svago;  è
  una  battaglia quotidiana per garantirli. E a chi, quotidianamente,
  sbandiera,  a  destra ed a manca, la figura del  Commissario  dello
  Stato  che  potrebbe  impugnare questo e dice  di  non  presentarlo
  perché  il  Commissario dello Stato, non lo fa passare, chiedo:  ma
  siete  certi,  voi giuristi della maggioranza, che  il  Commissario
  dello  Stato avallerà questa cosa? Siete sicuri? Ma se  fosse  così
  facile  perché questo dibattito a livello nazionale, se fosse  così
  facile regolamentare, così, con un dibattito di 15 minuti a Gruppo.
   L'ho  capito  c'è  la finanziaria, i tempi sono contingentati.  La
  colpa, certamente, non è del Presidente o dei Capigruppo che devono
  consegnare una manovra ai Siciliani.
   Sarebbe  stato, però,  più responsabile, da parte del  Governo,  a
  viso  aperto,  presentare  una legge ad  hoc  in  Aula  e  fare  un
  dibattito  serio,  con tutto il tempo che è dovuto,  attraverso  le
  Commissioni  competenti,  ascoltando  anche  chi  si  occupa  nella
  società civile di queste cose.
   E,   pertanto,  signor  Presidente,  certamente,  il  giudizio   è
  assolutamente  contrario,  così  come  ha  manifestato   anche   il
  segretario nazionale del nuovo centro destra Angelino Alfano.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

   CROCETTA, presidente della Regione. Scusate, così evitiamo  magari
  un  dibattito  su  cose che non sono scritte  nella  legge,  perché
  discutiamo della legge.
   Quando  si dice:  gli interventi per la famiglia , quando  abbiamo
  parlato a proposito dei mutui per le case si è detto che sottraiamo
  risorse  alla famiglia,  invece, è la prima volta, dal  dopoguerra,
  che  in questa Regione si fa una legge per sostenere che le giovani
  coppie possano avere il diritto ad accendere mutui senza interessi.
  Più  misure di questa a favore della famiglia non ne sono mai state
  fatte
   Naturalmente,  il  moralismo dei vizi privati  e  delle  pubbliche
  virtù,  porta  a dire:  Ma, allora anche le coppie  di  fatto?   Ma
  perché, stiamo parlando di che cosa, di un 1, 2, 3, 4, 5 per  cento
  in  più  che  potrà chiedere quella misura rispetto a  coloro  che,
  normalmente,  si  sposano con l'istituto  civile  o  religioso  del
  matrimonio,  come  se quel  2, 3, 4, 5 per cento   cancellasse  una
  misura  che,  invece, nasce per le giovani coppie che  si  sposano,
  regolarmente, in maggioranza in chiesa ed al municipio.  Finiamola,
  quindi, con le finzioni ipocrite, non è questa la materia.
   Andiamo  a  questo  articolo. Quando si parla di:   contribuzioni,
  agevolazioni, benefici previsti a qualsiasi titolo per la famiglia,
  sono  estesi  anche  alle coppie di fatto iscritte  negli  appositi
  registri  istituiti nei comuni dell'Isola. , vorrei dire ma  chi  è
  che  sta  andando  contro i figli? Perché è chiaro  che,   poi,  le
  graduatorie si fanno sulla base dell'ISEE, per legge. Per legge,  e
  più  in  generale,  si  fanno sulla base dell'ISEE.  E  sulla  base
  dell'ISEE  c'è  il  reddito  familiare. Un  RMI,  attualmente,  per
  esempio, che convive e che ha una moglie che, magari, guadagna,  50
  mila  euro  l'anno,  ha  diritto al reddito minimo  di  inserimento
  perché  la  condizione della convivente non serve ad  abbattere  il
  reddito.  Nella  coppia, invece, regolarmente sposata,  il  reddito
  della  moglie  verrà considerato, dal punto di vista  dell'ISEE  e,
  magari  esclude uno che ha una famiglia regolare. Non è vero quello
  il castello in aria fantastico che state costruendo.
   Qui,  si  fa  riferimento, con questa norma, ad  inquadrare  tutto
  nell'ambito del nucleo coabitativo, visto che a qualcuno non  piace
  la parola famiglia, anche se ho fatto le mi ricerche etimologiche e
  la  famiglia  significava il pater familias, che  era  composto  da
  padre,  moglie  e figli e c'erano anche i favuli, i servi,  quindi,
  anche le schiave, le amanti, quindi, tutta questa sacralità storica
  iniziale  non  ce  l'aveva. No, così come  nel  mondo  arabo  anche
  l'harem. Quindi, non ce l'ha mai avuta.
   Andiamo,  quindi,  alla  sostanza: il  nucleo  abitativo  che  sta
  insieme ed è normale che dobbiamo calcolare il reddito, sia per non
  dare  privilegi  a  coloro cui non spettano, sia  per  concedere  i
  diritti.
   E' chiaro che una coppia singola, senza figli, avrà meno titoli di
  una  coppia  che  ha  i figli. Ma questo devo valere  soltanto  per
  coloro  che  sono sposati o anche per coloro che non sono  sposati?
  Già il nostro Codice ha distinto nettamente che non c'è più  alcuna
  differenza tra figli legittimi e figli illegittimi. Quindi,  stiamo
  parlando  veramente  dell'archeologia  politica  e  giuridica   del
  nostro Paese.
   Noi  stiamo dicendo che il valore, dal punto di vista sociale, non
  dal punto di vista etico - e poi entrerò anche nel tema etico -  le
  coppie  sposate  vengono  trattate  esattamente  come  quelle   non
  sposate. Sociale, di contribuzioni  Questo è scritto  Perché,  poi,
  all'interno di questa legge, che è generale, ci sono le altre leggi
  che  dicono  che  per dare la casa popolare si fa punteggio  avendo
  tanti figli e tante persone a carico, puoi avere il nonno, la nonna
  a carico, da chi è composto il nucleo abitativo.
   Vi  porto  un  paradosso, ma i paradossi servono a comprendere  la
  realtà: qui si regola la possibilità che ci sia una coppia di fatto
  che  abbia  quattro,  cinque figli che abbia meno  diritto  di  una
  coppia  regolarmente sposata al municipio o in chiesa  che  non  ha
  figli  e  quindi ha più diritto alla casa popolare.  Se permettete,
  questa  è   l'ingiustizia, non quella che  viene  rappresentata  da
  questa legge.
   Quindi,  è  inutile che mettete in campo i single, le coppie  gay,
  eccetera, perché lo spirito di questa legge non è quello; è  quello
  di  dare  la  possibilità a tutti i nuclei familiari in  difficoltà
  economica e sociale di avere contribuzioni a prescindere dal  fatto
  giuridico del matrimonio.
   Andiamo al fatto etico: chi sono i ministri del matrimonio secondo
  la  religione cristiana? Sono gli sposi, che decidono di  sposarsi.
  Mi  pare  che esistano, all'interno del cristianesimo, per esempio,
  gli  evangelici, i protestanti, che hanno riconosciuto il divorzio,
  mi pare che nella Chiesa valdese è possibile che il pastore sia una
  donna,  mi  pare che la Chiesta valdese riconosca i  matrimoni  fra
  persone  dello stesso sesso, quindi, quando parliamo  di  questioni
  morali, parliamo di questioni che, sotto gli aspetti sia religiosi,
  sia geo-politici, hanno risposte completamente diverse.
   Qui, non stiamo entrando in questa materia. Stiamo dicendo che una
  coppia sposata o non sposata, se ha cinque figli ha esattamente  lo
  stesso  diritto di percentuale e di valutazione per avere una  casa
  popolare uguale e, quindi, è un fatto di giustizia sociale.
   Poi,  avremo  tanti  modi per potere parlare  di  tutte  le  altre
  questioni  etiche; possiamo organizzare dibattiti, fare  tutto  ciò
  che  vogliamo  però,  è  una  norma di  giustizia  e,  persino,  di
  regolamentazione sociale.
   A  questo vorremmo che fosse condotto il dibattito, perché  questo
  consente  anche  di escludere la coppia di fatto da  un  beneficio.
  Perché, lo ripeto, se in una coppia di fatto uno dei coniugi,  o  i
  figli  non  registrati  all'interno della stessa  unione  hanno  un
  reddito,  oggi,  non  viene calcolato e,  quindi,  magari,  abbiamo
  attribuzioni   che   non   spettano.  Quindi,   è   un   fatto   di
  regolamentazione sociale e di equità, e basta.
   Tutto il resto è soltanto ideologia e vorremmo, sinceramente,  che
  la  mettessimo  da parte quando ci sono in gioco  i  diritti  delle
  persone.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il  collega
  Ioppolo  ha  richiamato, con la competenza che ha in questo  campo,
  gli articoli della Costituzione che tutelano la famiglia. Ma dietro
  la  riesamina da lui fatta, con la quale non mi cimento perché  non
  ho  la sua competenza, c'è il riflesso di un suo convincimento, che
  rispetto   ma   che,  ovviamente,  non  può  essere  assunto   come
  riferimento per normare fenomeni sociali che sono sotto  gli  occhi
  di tutti.
   Senza  voler  fare paragoni impropri, vorrei ricordare  che  nella
  Costituzione  non è previsto il divorzio, ovviamente, tenuto  conto
  del  clima  di  allora  e  della traduzione  negli  articoli  della
  Costituzione. Una vicenda che ormai consideriamo preistorica e che,
  oggi,  è considerata, invece, un dato della realtà. Poi, ognuno  ha
  la  propria sensibilità personale, religiosa e la risolve, appunto,
  in rapporto alle convinzioni che ha.
   Questa  norma,  sostanzialmente,  come  ha  ricordato  adesso   il
  Presidente  della  Regione,  tende  a  normare  una  materia   che,
  altrimenti, sarebbe relegata alla clandestinità. Tant'è che si dice
  unioni  civili  e  con  l'iscrizione al registro,  fatto  presso  i
  Comuni,  che  è  regolato anche questo sulla base  di  disposizioni
  normative.
   Paradossalmente,  si  vuole affermare e fare rientrare  nell'alveo
  delle  nuove famiglie, situazioni che sono sostanzialmente relegate
  a non essere riconosciute, anche sanando una contraddizione che c'è
  tra  le  norme generali e le cose che sono riconosciute dal  Codice
  civile.
   Io  penso  che  questa norma al di là, ripeto,  dei  convincimenti
  personali,  di natura religiosa in particolare, non può che  essere
  considerata  una  norma  positiva che,  per  esempio,  consente  in
  un'unione  di fatto di tutelare il soggetto più debole  tra  i  due
  contraenti della convivenza. Anche qui è intervenuto più  volte  il
  Codice  civile per affermare questo principio, che è  un  principio
  costituzionale.
   Credo che questa norma apra la strada alla possibilità che vengano
  tutelate all'interno della coppia di fatto i soggetti più deboli  e
  di normare anche quelle unioni che non sono, allo stato delle cose,
  considerate legali dal punto di vista della norma di legge.
   Quindi,  penso   che  se  non  vogliamo  far  prevalere  i  nostri
  pregiudizi dobbiamo considerare la norma una norma positiva che  fa
  rientrare  nell'alveo  della normalità  di  legge  situazioni  che,
  altrimenti, sarebbero destinate alla clandestinità, comprese quelle
  unioni  tra  persone  dello  stesso sesso  che,  com'è  noto,  sono
  abbastanza diffuse e che, al di là del convincimento che ognuno  di
  noi  ha,  credo  che  meritino di essere  considerate  allo  stesso
  livello degli altri, anche perché l'alternativa alla non  normativa
  in  questo  campo  sarebbe  quella di relegare  alla  clandestinità
  queste  esperienze che ci sono, anche qui, rischiando  di  dare  un
  vantaggio ai soggetti all'interno della coppia che sono più forti e
  determinando  un'ingiustizia  che,  secondo   me,  un   legislatore
  dovrebbe fare di tutto per evitare.
   Noi,  con  questa  norma, non incentiviamo  niente,  semplicemente
  prendiamo  atto di una realtà e cerchiamo di intervenire per  farli
  emergere  da una situazione di clandestinità ed offrire  le  stesse
  opportunità  che  si offrono a tutti coloro che  costituiscono  una
  famiglia.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  sull'articolo  39  certo  che  le mie parole  non  potranno  essere
  fraintese, nulla di ideologico - e mi dispiace che non sia in  Aula
  il  presidente Crocetta -, ma  la volontà di dare un contributo  al
  dibattito  sotto  il profilo della competenza,  ancora  una  volta,
  della  Regione  siciliana e sotto il profilo di  quelle  che  sono,
  ovviamente,  le  conseguenze  che  un  tipo  di  norma  del  genere
  finirebbe per avere sulle famiglie siciliane, quelle famiglie unite
  dal vincolo del matrimonio.
   Ho  detto, quando abbiamo trattato l'articolo 26, che a mio parere
  si  volevano introdurre surrettiziamente dei principi di favore per
  le  coppie di fatto per via edilizia. Era una provocazione e, però,
  evidentemente,  l'articolo 39, in maniera direi  ostinata,  finisce
  per  voler  sottoporre  il Parlamento, a mio  modesto  ma  convinto
  parere,  ad  una  brutta  figura sotto il  profilo  di  quello  che
  dovrebbe essere il rango di un legislatore.
   In  materia  di  welfare  la Regione siciliana non  ha  competenza
  neanche concorrente con le leggi dello Stato, figurarsi se con  una
  norma, Presidente dell'Assemblea regionale  - e credo che bisognava
  forse  fare  un  controllo  più incisivo -,  possiamo  incidere  su
  principi  costituzionali  o  possiamo ragionare  e  legiferare,  in
  realtà, in contrasto con il Codice civile.
   Questo è un dato inoppugnabile perché quando si parla di coppie di
  fatto  non  esiste, ancora, sotto il profilo normativo e giuridico,
  nulla  che individui attraverso una legge che deve essere statuale,
  il concetto di coppie di fatto.
   E, allora, se a questo aggiungiamo che quando un uomo ed una donna
  si uniscono in matrimonio costituiscono, sotto il profilo economico
  e  fiscale, un'impresa familiare che ha un regime fiscale molto più
  stringente  di  quello delle coppie di fatto che, non  unendosi  in
  matrimonio,  finiscono per avere due regimi separati  che,  quindi,
  non  costituiscono  cumulo  e che, quindi,  hanno  uno  sbarramento
  fiscale inferiore, ecco che, quando parliamo di famiglie unite  dal
  vincolo  del matrimonio, dobbiamo, cari colleghi che vi  richiamate
  ad  un credo, fare attenzione non tanto all'ideologia, non tanto al
  nostro  essere  cristiani ma, soprattutto, a  quelle  che  sono  le
  conseguenze, caro amico Gucciardi, di una norma del genere.
   L'89  per  cento  delle  imprese italiane  sono  piccole  e  medie
  imprese,  l'85  per  cento di queste piccole e medie  imprese  sono
  imprese  familiari. Ci troviamo di fronte ad un tema che finirebbe,
  in  Sicilia - ma credo ribadisco che questo non possa accadere  per
  le  ragioni di contrasto normativo di cui alla prima parte del  mio
  intervento  -,  in buona sostanza, a privilegiare  sotto  l'aspetto
  fiscale,  una coppia di fatto nella quale vi sono due soggetti  che
  non  unendosi  in  matrimonio continuano  ad  avere  due  posizioni
  fiscalmente  separate che, quindi, non formano cumulo, rispetto  ad
  una coppia unita in matrimonio che finisce per avere una soglia più
  elevata sotto il profilo della tassazione.
   Allora,  quando  si  vuole  in questo  modo,  in  buona  sostanza,
  spiegare  alle giovani generazioni siciliane che sono già  afflitte
  da   problemi   economici  importanti,  che  gli  conviene,   anche
  economicamente  non sposarsi, non contrarre matrimonio,  credo  che
  non  sia questo che monsignor Mogavero voglia lanciare alle giovani
  coppie della nostra Isola. Sono certo che non è questo il messaggio
  che  Sua  Santità  vuole lanciare alle giovani  coppie  del  nostro
  Paese.
   E,  allora, questo articolo dice:  non sposatevi per due  ragioni.
  La  prima  è  quella del mio amico Panepinto perché, come  dice  la
  borghesia  secondo una notizia che abbiamo appreso  qualche  giorno
  fa,  è  molto  più facile sciogliere il legame; la  seconda  perché
  pagherete meno tasse .
   Non posso accettare questo principio e sono certo che non lo potrà
  accettare chi sovrintende alle nostre leggi ma vorrei che,  con  un
  atto di buon senso e senza nulla di ideologico, così come credo  di
  aver dimostrato in questo mio intervento, tutta l'Aula, soprattutto
  coloro   che   hanno  maggiore  sensibilità  e  che  la  dimostrano
  quotidianamente  con  le  loro azioni,  prendessero  atto  del  mio
  intervento ed invitassero il Presidente, non tanto con un  voto  di
  bocciatura dell'Aula ma con una riflessione di buon senso  -  e  lo
  dico  ai Presidenti dei Gruppi parlamentari della maggioranza -,  a
  ritirare questo articolo ed a farne oggetto di discussione  in  una
  sede che non può essere certamente quella della finanziaria. Se ciò
  non  dovesse  accadere  e si dovesse votare,  il  voto  del  Gruppo
  parlamentare  Grande  Sud - Cantiere Popolare sarebbe  di  assoluta
  contrarietà.

   LA ROCCA Claudia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LA ROCCA Claudia. Signor Presidente, onorevoli colleghi, visto che
  si  è  parlato di Costituzione non voglio ricordare a quest'Aula  i
  principi   di   non   discriminazione   ampiamente   espressi   sia
  nell'articolo  3  della nostra Costituzione, sia  nell'articolo  21
  della  Carta  dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.  E,  in
  particolare,  che è proprio dovere delle istituzioni rimuovere  gli
  ostacoli  che impediscono la piena realizzazione di ogni  individuo
  che,  a  prescindere  dalle  proprie scelte  di  vita,  deve  avere
  garantiti i propri diritti al pari di qualsiasi altra persona.
   Nel  caso  specifico, vorrei ricordare a quest'Aula  l'articolo  2
  della  Costituzione, in cui si legge che la Repubblica riconosce  e
  garantisce  diritti  inviolabili dell'uomo sia  come  singolo,  sia
  nelle  formazioni  sociali  ove si  svolge  la  sua  personalità  e
  richiede  l'adempimento  dei  doveri  inderogabili  di  solidarietà
  politica, economica e sociale.
   In  particolare, ricordo la sentenza della Corte costituzionale n.
  138  del  2010  dove  si  evince che per  formazione  sociale  deve
  intendersi  ogni  forma di comunità semplice o complessa  idonea  a
  consentire e a favorire il libero sviluppo della persona e la  vita
  di  relazione  nel  contesto  di  una  valorizzazione  del  modello
  pluralistico.
   In  tale nozione è da annoverare anche l'unione omosessuale intesa
  come  stabile  convivenza fra due persone dello  stesso  sesso  cui
  spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione
  di  coppia  ottenendone, nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti
  dalla  legge, il riconoscimento giuridico con i connessi diritti  e
  doveri.
   Ma  ricordo, soprattutto, la risoluzione del 16 marzo 2000 con  la
  quale  il  Parlamento europeo chiede agli Stati membri di garantire
  alle  famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie
  dello  stesso sesso, parità di diritti rispetto alle coppie e  alle
  famiglie  tradizionali, in particolare in materia  di  legislazione
  fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali.
   Bene,   sono   passati  ben  14  anni  dalla  risoluzione   appena
  menzionata, per questo crediamo che in Italia e in questo  caso  in
  Sicilia  sia  necessario fare tanti passi in avanti  nei  confronti
  delle coppie di fatto e in materia di diritti civili.
   Riteniamo  che si sia già perso troppo tempo, che qui non  si  sta
  parlando  di  religione  e  delle  rispettabili  opinioni  di  ogni
  deputato;  riteniamo  che  il nostro dovere  come  legislatore  sia
  quello  di  garantire  diritti uguali per tutti  i  cittadini.  Per
  questo il Movimento 5 Stelle voterà favorevolmente all'articolo 39.

   PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare l'onorevole D'Agostino.  Ne  ha
  facoltà.

   D'AGOSTINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessori,
  prendo  la  parola  sull'argomento per  ribadire  il  mio  convinto
  sostegno a questa normativa, ringraziandola per le intuizioni e per
  quello   che   lei   sta  facendo  attraverso  questa   norma   per
  l'avanzamento  culturale e sociale di questa Regione  e  di  questo
  popolo.
   Si tratta, signor Presidente, di un tema scomodo, scomodissimo, un
  tema  che, avendo affrontato avantieri in quest'Aula, abbiamo avuto
  in queste 48 ore il senso anche del riscontro con gli elettori, con
  i   familiari,  con  i  cittadini,  con  gli  amici  che  ci  hanno
  contattato,  alcuni per protestare e devo dire, signor  Presidente,
  moltissimi per dirci che abbiamo fatto bene.
   Voglio  invitare i miei colleghi a riflettere sul  fatto  che  non
  dobbiamo  necessariamente  ascoltare  le  gerarchie  -  e  qua   mi
  riferisco  a  gerarchie  di tutti i livelli  -  dobbiamo  ascoltare
  invece  i  nostri  cittadini e dobbiamo ascoltare anche  il  nostro
  convincimento. Noi non stiamo parlando di un problema che forse  si
  presenterà.  Non  stiamo  parlando  soltanto  di  un  problema   di
  principio  che  già è tanto. Noi stiamo parlando di  situazioni  di
  fatto che esistono e che non possiamo fare finta di non vedere.
   Allora, un tema scomodo che, invece, attiene a questo Parlamento e
  attiene  alla  necessità  di discuterlo proprio  perché  scomodo  e
  proprio  perché attualissimo. Signor Presidente, è  un problema  di
  giustizia,  è  un  problema  di  rimuovere  discriminazioni,  è  un
  problema  di  evitare  ancora che si perpetuino  disuguaglianze  in
  questo Paese e in questa Regione ed è un problema di mettere  tutti
  i  cittadini - come ha detto bene la collega che mi ha preceduto  -
  davanti  alla legge con pari diritti. E se parlassimo di singoli  e
  dei  diritti dei singoli? Non riusciremmo ad avventurarci sul  tema
  della  famiglia.  Ha fatto bene il Presidente a fare  quell'appunto
  dal  punto  di  vista  culturale: la famiglia  non  è  un  problema
  soltanto della cristianità e del nostro essere cristiani in  questa
  comunità.
   Se  fossero  i  singoli, cosa gli facciamo ogni cittadino  singolo
  davanti  alla  legge e davanti ai propri diritti? Gli chiediamo  se
  condivide   il  matrimonio  o  seppure  dovesse  scegliere   altro,
  sceglierebbe di convivere? Gli chiediamo anche quali  sono  le  sue
  tendenze   sessuali?   Al   cittadino  faremmo   questo   tipo   di
  interrogatorio?
      Ecco   perché   diventa  tutto  convenzionale,  diventa   tutto
  pretestuoso,  diventa  tutto legato ai nostri  pregiudizi,  di  cui
  probabilmente   fra  50-100  anni  chi  leggerà  in   questi   atti
  parlamentari  avrà  modo  di ridere di  noi  che  ci  alambicchiamo
  attorno  a  temi  e  concetti  ormai superati  perché  li  possiamo
  definire bigotti, e dobbiamo utilizzare le parole chiare altrimenti
  la gente non ci capisce, soprattutto in argomenti così complicati.
   Perché  è  un problema di ipocrisia. Le coppie di fatto  esistono,
  sono  tantissime e sono sempre di più e anno dopo anno sono  ancora
  di  più e ci vogliono mettere cos'è un evoluzione culturale? O  una
  evoluzione  culturale,  qualcuno vorrà dire  che  una  involuzione;
  bene,  punti  di vista, ma sono sempre di più e negli ultimi  15-20
  anni  sono  decuplicate  anno  su anno.   Facciamo  finta  che  non
  esistono?  Non possiamo fare finta che non esistono  Si  tratta  di
  una evoluzione della società
   Cosa  facciamo, per esempio, delle contaminazioni che noi  abbiamo
  con  tante popolazioni straniere che vengono a vivere in  Italia  e
  hanno  altre  tradizioni, hanno altre usanze,  hanno  altre  leggi,
  hanno  altre  religioni?  Li escludiamo  dalla  legge?  Perché  poi
  finiremmo  al contrario: per loro visto che si tratta di  minoranze
  straniere  finiremmo  con l'avere il massimo della  comprensione  -
  giustamente dico io - mentre per i nostri concittadini no.  Perché?
  Poi lo dico perché no.
   Non  dobbiamo  neppure tenere troppo conto o  fare  l'esegesi,  le
  interpretazioni del Papa, dei sacerdoti, degli intellettuali, non è
  un  problema  religioso. Qui non stiamo discutendo di  un  problema
  religioso e  non impastiamo cose che non ci sono.
   Noi  dobbiamo dare le stesse risposte a tutti. Stiamo parlando  di
  famiglie, perché sono famiglie che sono costituite, che ci sono, di
  padre  e  madri  che hanno figli, a volte anche  tanti  figli,  con
  percorsi  diversi,  che provengono da divorzi,  che  provengono  da
  convivenze  legate  a  nature che noi non possiamo  sapere.  Non  è
  giusto  che  noi  ci  impelaghiamo in  queste  discussioni,  perché
  finiremmo  comunque con il fare torto a qualcuno che ha  diritto  a
  far sì che in un Parlamento prevalga il principio e non l'opinione,
  non il punto di vista non la convenienza a volte anche elettorale.
   E' un grande dibattito questo, Signor Presidente, e se qualcuno ci
  rimprovera come ci ha rimproverati in questi giorni:  ma non  avete
  altro  da  fare? , in questa finanziaria dove ci sono queste  norme
  anche  di  grande  controtendenza culturale, ci  sono  norme  sullo
  sviluppo importantissime. La finanziaria contiene tantissime  norme
  sullo  sviluppo  ed  è un ottima finanziaria  dal  punto  di  vista
  tecnico.  All'interno abbiamo messo una norma che prevede  di  dare
  agevolazioni ai giovani, alle giovani coppie, alle giovani famiglie
  anche costituite come coppie di fatto.
   Ed  ha  ragione il Presidente della Regione, saranno  tutelate  le
  famiglie  o le coppie di fatto chiamiamole come vogliamo che  hanno
  reddito  basso e, quindi, che sono sostanzialmente le  più  povere.
  Vogliamo creare anche la discriminazione della povertà? Facciamolo
  Le  famiglie,  coppie di fatto che hanno figli,  di  questo  stiamo
  parlando  La praticità è questa, il resto sono chiacchiere
   E  qual è lo scoraggiamento del  matrimonio; ma stiamo scherzando?
  Ma  chi è convinto di unirsi in matrimonio continuerà ad unirsi  in
  matrimonio tranquillamente, regolarmente e se ne fregherà altamente
  della volontà di questo Parlamento  Perché il vero problema, signor
  Presidente,  è quello delle adozioni per le coppie omosessuali.  Ma
  stiamo  parlando, per caso, di questo? E' questo il  tema  oggi  in
  discussione? Ma stiamo scherzando? Siamo degli impostori se diciamo
  questo   Questo  tema oggi in questo Parlamento  non  esiste  ed  è
  sbagliato,   scorretto  che  qualcuno  lo  riproponga  per   creare
  turbamenti, per creare incertezze.
   Allora,   non   è  un  problema  di  etica:  è  un   problema   di
  responsabilità, è un problema semmai di comprensione, è un problema
  di  riconoscimento  di  rispetto degli  altri,  è  un  problema  di
  tolleranza, e credo che siano termini che ci appartengono dal punto
  di  vista culturale, ognuno per la propria storia e per la  propria
  tradizione.
   E  proprio perché - mi riferisco alla battuta di un collega che mi
  ha  preceduto - non ci sono garanzie contrattuali per queste coppie
  di  fatto che occorre istituire i registri delle unioni civili  nei
  comuni  che rappresentano la prima bandiera di questa lotta  civile
  che  noi  stiamo  innescando e dobbiamo invocare  -  e  di  questo,
  onorevole Presidente della Regione, se ne deve fare carico - che  a
  livello   nazionale   ci  sia  una  vera  spinta   politica   verso
  l'istituzione in tutti i comuni dei registri per le unioni  civili,
  altrimenti  la  legge non funziona. E questo è  un  grande  segnale
  politico   che   parte  dalla  Sicilia  e  che  deve   arrivare   a
  destinazione.
   Mi  auguro  che  il Commissario dello Stato queste  norme  non  le
  impugni.  Non vedo perchè le debba impugnare, non vedo  qual  è  la
  contraddizione  con la normativa nazionale che, mi rendo  conto,  è
  carente  e,  comunque, rimarrebbe la volontà di  un  Parlamento  di
  occuparsi  di  tematiche che sono vere, che sono  reali,  che  sono
  attuali  e  che hanno bisogno di risposte, non hanno bisogno  della
  testa nascosta sotto la sabbia.
   I  grandi  avanzamenti  sociali avvengono  o  con  le  rivoluzioni
  cruente  - non è questo il caso - o con le rivoluzioni culturali  e
  politiche.  Siamo in questo caso ed in democrazia,  come  oggi  sta
  avvenendo  un grande dibattito democratico, i passi si fanno  anche
  uno alla volta. Questo è un primo grande passo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Lentini.  Ne  ha
  facoltà.

   LENTINI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, avrei  preferito
  che  il  Presidente  della Regione fosse qua ad  ascoltarmi  perché
  questo  è  anch'esso  uno degli articoli più importanti  di  questa
  finanziaria.
   Fermo  restando  le  coppie di fatto e, quindi, su  quest'articolo
  sono  d'accordo  al mille per mille però, un Paese civile  non  può
  adottare leggi per le coppie di fatto. Gli articoli citati 29 e  31
  della   Costituzione  parlano  chiaro.  Intanto,  dare   un   input
  all'intera  Sicilia che il Governo ha intenzione di portare  avanti
  questo  grande  problema che è un problema positivo e  lo  dobbiamo
  risolvere  sotto tutti gli aspetti. Predisporre, però  già,  a  mio
  avviso,  perché quando andiamo ad incidere su quelli che  sono  gli
  articoli  della Costituzione, penso che un disegno  di  legge  voto
  possa  dare  un  indirizzo  al  Governo,  al  Parlamento  nazionale
  affinchè  questo  problema possa essere approvato  anche  da  parte
  loro.  Ed  ecco che la Sicilia dà un'immagine moderna,  un'immagine
  molto   democratica  all'intero  Paese,  andando  così   anche   ad
  intervenire nel Codice civile che non si è mai toccato.
   Ogni volta che mi accingo a prendere parola, nella mia intenzione,
  nella  mia  modesta  intelligenza, c'è sempre  una  piccola  parola
  formata  da  pochissime  lettere. Se un Paese,  un  cittadino,  non
  corrisponde  alla  coerenza è un fatto,  oserei  dire,  per  alcuni
  marginale,  ma se un componente delle istituzioni e di un  Governo,
  di un Parlamento che legifera, in questo momento non attenziona che
  c'è  un  fatto  forte che attanaglia l'intera Isola che  si  chiama
  lavoro,  e  per coerenza non si riesce a fare un lavoro  sacrosanto
  che  possa  coinvolgere tutti, questa non è coerenza ed  il  popolo
  siciliano,  ma  vi  assicuro  qualsiasi  popolo  della  Terra,   si
  dimostrerà  scontento  nei confronti della politica,  come  abbiamo
  visto con l'antipolitica degli ultimi anni.
   Mi  riferisco  alla soppressione del comma 7 e  del  comma  8,  in
  particolare, dell'articolo 35. Per coerenza noi dobbiamo trovare la
  strada  maestra affinché questi lavoratori - parliamo di lavoratori
  -  che  hanno  prestato attività lavorativa e hanno dimostrato  con
  tanta  diligenza di essere attenti al lavoro, dimostrando qualsiasi
  cosa   senza  mai  avere  un  rapporto  sfiduciario  nei  confronti
  dell'ente  che  li  ha accolti, noi  dopo tanti  anni  di  attività
  lavorativa abbiamo estromesso questo personale.
   E  la cosa brutta è che noi - sia nella passata legislatura che in
  questa - abbiamo detto che la macelleria sociale non fa parte della
  nostra   mentalità,  mettendo  pure  una  data  per  la  fine   del
  precariato   Il  31  dicembre del 2008 era  una  data  fondamentale
  affinché  questo  Parlamento sposasse in  pieno  un  metodo  nuovo,
  innovativo e  dando all'intero Paese una lezione di vita
  Da quel giorno, dall'1 gennaio 2009, noi andiamo oltre
   Questo momento non è stato rispettato. Ecco perché la coerenza  La
  coerenza verso cittadini, che a prescindere dalle coppie di fatto -
  che  sono naturali, che sono normali, che ci danno lezioni di vita,
  che  sono davvero una risorsa in seno al popolo italiano, nazionale
  e  internazionale  - anche loro fanno parte di  una  condizione  di
  risorse,  perché alcune risorse vengono allocate per  soddisfare  i
  bisogni delle coppie di fatto. Ci sono delle risorse, perché quando
  noi  le  andiamo  a  inserire nei benefici  della  famiglia  e  del
  matrimonio, ci sono delle risorse da spendere.
   Fermo  restando che tutto questo è giusto, io ricordo uno statista
  democristiano  di sinistra, defunto, il grande onorevole  Moro.  Il
  grande  onorevole Moro diceva nell'Aula del Parlamento, negli  anni
  Settanta  - grillini ascoltatemi - che questo Paese non si salverà;
  la  stagione dei diritti e dei doveri si renderà effimera se non si
  raggiungerà un vero senso del dovere  Queste sono lezioni  di  vita
  date quarant'anni fa
   Oggi  c'è  un  approfitto  morboso nei confronti  di  persone  che
  facciamo  politica,  perché  uno deve andare  contro  l'altro;  non
  funziona  Non funziona
   Io  devo  sposare  il problema di un partito che  non  è  mio,  ma
  siccome  è  un  problema serio, umanamente lo devo sposare   Perché
  l'Italia,  la  Sicilia vivono di valori, di identità   Non  si  può
  vivere così
   Allora,  la  preghiera  da parte di un parlamentare  -  mi  dovete
  credere,  non ho interessi di nessuno, ma se non altro per coerenza
  - è che i problemi che riguardano un lavoratore, quindi una persona
  umana,  devono  essere discussi tutti alla stessa  stregua   Non  è
  possibile  che il Parlamento faccia  caso 1  e  caso 2 ,  cittadini
  di serie A e cittadini di serie B.
   Grazie e scusate lo sfogo, ma è una lezione che servirà prima a me
  stesso per poi trasmetterla a voi tutti, perché tutti abbiamo delle
  famiglie, perché tutti viviamo una condizione di vita, perché tutti
  viviamo le città e i bisogni della gente che si avvicina per dirci.
    dateci una mano di aiuto  .

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare l'onorevole  Sudano.  Ne  ha
  facoltà.

   SUDANO.  Signor  Presidente,  è  complicato  intervenire  dopo  il
  collega  Lentini.Ci tenevo a intervenire su questo articolo proprio
  perché credo che sia sbagliato stare qua a litigare su un tema che,
  in  realtà,  appartiene alle nostre coscienze e non è  un  tema  di
  scontro,  semmai può essere un argomento su cui ognuno di  noi  può
  avere  la sua idea, ma questo non significa che chi la pensa in  un
  modo deve offendere l'altro e viceversa.
   Io  sono  una  cattolica praticante e credo che  questo  tema  non
  c'entri nulla con l'argomento che stiamo trattando, proprio  perché
  noi  qua rappresentiamo i nostri cittadini e non è detto che quando
  legiferiamo dobbiamo legiferare secondo il nostro Credo.
     Proprio  perché sono una donna, credo che le battaglie che  sono
  state  fatte  nel nostro Stato per il divorzio, per  l'aborto,  che
  sicuramente non sono accettate da chi è cattolico, sono state delle
  battaglie  fondamentali per la cultura e l'evoluzione dello  nostro
  Stato,  quindi  mi  dispiace  che si  faccia  ancora  tutta  questa
  discussione su un tema così importante.
   Mi  auguro  che  il  Commissario dello Stato non impugnerà  questa
  norma  perché è vero, come è stato detto da più colleghi,  che  non
  esistono  norme nella nostra Costituzione che parlano  di  famiglia
  come   coppia  di  fatto  e,  tanto  meno,  purtroppo,   il  nostro
  Parlamento  non  ha  mai legiferato su questo argomento,  quindi  è
  possibile  che  il  Commissario dello Stato possa impugnare  queste
  norme che, però, ritengo siano un atto di civiltà.
   All'interno  del  nostro  Gruppo abbiamo  anche  molto  dibattuto,
  proprio  perché, ripeto, è giusto che ognuno abbia il suo  pensiero
  su questo argomento.
   In  un  primo  momento  io per prima ero favorevole  ad  allargare
  questi  diritti  solamente alle coppie omosessuali, proprio  perché
  nella mia testa ritenevo che coloro che liberamente decidono di non
  avere  vincoli,  quindi,  di non avere dovere,  non  debbano  avere
  neanche  dei  diritti  maggiori, proprio perché  a  chi  decide  di
  convivere,  invece, la legge gli da la possibilità di  sposarsi  al
  Municipio, non condividevo questo allargamento di diritti.
   Però,  effettivamente, riflettendo e metabolizzando  il  tema,  ho
  ritenuto che ci sono, esistono tantissime coppie che convivono  che
  magari dopo trent'anni di convivenza si ritrovano senza più niente,
  proprio   perché  le  famiglie  dell'una  o  dell'altro   non   gli
  riconoscono  più  neanche  la casa dove abitavano,  non  esiste  la
  pensione di reversibilità e tutte queste cose, purtroppo, il nostro
  Parlamento non li ha mai tenuto in considerazione.
   Quindi,  se  questo può servire ad aprire il dibattito nel  nostro
  Stato,  anche se dovesse essere impugnata questa norma,  credo  che
  sia una norma di buonsenso.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  più  volte  è  stata   invocata
  l'impugnativa della norma. Io non credo obiettivamente, perché  già
  la Corte costituzionale, in assenza di normativa statale, più volte
  è  intervenuta perché un po' si è disquisito, posso  dire  pura  la
  mia,  pur  mantenendomi super partes. Già era stata  impugnata,  ad
  esempio,  una  norma  della Liguria, l'aveva impugnata  il  Governo
  quando  si  parlava di referente sanitario. Che cos'è il  referente
  sanitario?  Sostanzialmente, una persona che  non  ha  nessuno  può
  indicare  una  terza persona che non sia un familiare diretto,  che
  non  sia sposato, che non sia un parente stretto, al fine, nel caso
  in  cui  ci  sia  una  malattia e debba dare  il  consenso  per  un
  intervento sanitario immediato.
   Ecco,  sono tutte problematiche che sono aperte. Ma anche la Corte
  costituzionale è intervenuta per quello che riguarda l'assegnazione
  dei   beni   degli  Istituti  autonomi  case  popolari.  E'   stato
  riconosciuto   il  diritto  al  convivente  dell'assegnatario   che
  costituiva  comunque  una  famiglia  di  fatto  anche  se  non  era
  coniugato.  Quindi, superiamo la questione della incostituzionalità
  della norma.
   Questo  lo  dico con la massima franchezza, siccome  più  volte  è
  stata invocata, è stata richiamata. Poi, per carità, il Commissario
  dello Stato, nella sua più ampia autonomia e discrezionalità, potrà
  decidere in merito. Ritengo, però, che la Corte costituzionale  più
  volte  è  intervenuta proprio in assenza di una normativa nazionale
  che facesse chiarezza.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo.  Ne  ha
  facoltà.

   DIGIACOMO.   Signor   Presidente,  vorrei  evitare   di   ripetere
  l'intervento già fatto a proposito di una norma precedente, perché,
  in sostanza, stiamo ripetendo le stesse cose.
   Volevo  suggerire al Governo -  so che si è già attivato in questo
  senso  -   di  riscrivere questa norma, estendendo  questi  diritti
  delle  coppie  di  fatto  anche  in  materia  sanitaria.  Non   so,
  francamente,  a  quanto potranno attingere per le casse  asfittiche
  della  Regione,  dello  Stato, in quanto a  benefici  di  carattere
  sociale; però, mi sembra atroce il fatto che  in coppie consolidate
  se  c'è  un  intervento urgente e rischioso da  parte  di  uno  dei
  componenti  della famiglia, praticamente, costui o costei  non  può
  rilasciare, diciamo, il nulla osta per salvare la vita  al  proprio
  compagno o alla propria compagna.
   Così,  come  mi  pare che possa essere opportuna  la  destinazione
  degli  organi  in caso di incidente mortale, tenendo  presente  che
  alla Regione siciliana la preziosa collaborazione dell'ISMETT costa
  circa  100  milioni di euro e molte volte la macchina del trapianto
  rimane ferma  perché non ci sono organi da trapiantare.
   Al  di  là  del  fatto  ideologico, mi permetto  di  suggerire  di
  riscrivere l'articolo perché se passa la norma questo comma, questo
  articolo così integrato rende un fatto di giustizia, tra l'altro di
  buona sanità e di buon impiego di risorse pubbliche.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Di  Mauro.  Ne  ha
  facoltà.

   DI MAURO. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire perché così
  come  è  scritta la norma ritengo che debba essere riveduta.  Anche
  perché  un  argomento di tale  importanza non può essere affrontato
  in  maniera  così,   non  vorrei dire, generica  ma,  comunque,  in
  maniera così striminzita, perché, a mio parere, credo che argomenti
  di  così  fattiva  importanza, anche di natura  culturale,  debbano
  essere  sottoposti  all'esame  di  un  Parlamento  con  una  dovuta
  graduazione  e, soprattutto, tenendo conto degli obiettivi  che  si
  vogliono raggiungere.
   Credo che l'obiettivo del Governo che ha proposto questa norma sia
  quello di regolare le cosiddette coppie di fatte, agganciandolo  ad
  un  sistema  di  contratto  di  convivenza.  Cioè,  qui,  ci  viene
  sottoposta all'esame dell'Assemblea una disposizione, un disegno di
  legge  che vorrebbe, in buona sostanza, riconoscere alle coppie  di
  fatto  una serie di  provvidenze funzionali a far sì che le  coppie
  possano accedere a risorse funzionali alla loro situazione. E credo
  che  questo, che è l'obiettivo principale, senza volere entrare nel
  merito di una serie di disquisizioni, e tenendo conto proprio  che,
  nell'ambito di quelli che sono gli interessi delle coppie di fatto,
  loro  sanno  benissimo che non esiste il sorgere di  diritti  e  di
  doveri  perché questi ultimi trovano fondamento soltanto in  quello
  che è l'ordinamento giuridico italiano.
   Allora,  il  tema  che  oggi  il Governo  vuole  affrontare  nella
  discussione  è  un  tema  di accesso ad una  serie  di  risorse,  è
  l'opportunità che si vuole dare a situazioni che realmente esistono
  nel nostro territorio. Per esempio, le coppie formate da un uomo  e
  una  donna che sono in attesa di divorzio e che sono da tanto tempo
  in una linea di attesa di conoscere un po' se a loro favore possono
  essere previste una serie di tutele.
   E,   qui,  dobbiamo  distinguere  il  campo  d'azione  di   questo
  Parlamento dal campo d'azione del Parlamento nazionale. Lì  possono
  fare  le  modifiche  del Codice civile, qui noi possiamo  prevedere
  soltanto norme che sono indirizzate - lo ripeto ancora una volta  -
  verso  vantaggi che si possono arrecare, o meglio ancora,  vantaggi
  che    si    vogliono    arrecare   alle   famiglie    riconosciute
  dall'ordinamento giuridico.
   Ho  letto  poc'anzi  la legge n. 10 del 1993, che  una  legge  che
  riguarda il sistema della famiglia, che poi, al di là di quella che
  è  stata  l'enfasi  con  la  quale  in  quel  tempo  fu  comunicata
  l'adozione di un disegno di legge sulla famiglia, che per la verità
  aveva  poche  risorse e che non è stato grandemente utilizzato  dai
  Governi che si sono succeduti dal 2003 in poi, prevedeva una  serie
  di  normative che avevano riguardo ad una parte di quella  che  era
  l'edilizia residenziale. Per esempio, il 20 per cento poteva essere
  indirizzato verso le giovani coppie; la questione del buono  socio-
  sanitario;  gli  sportelli  informativi  alle  coppie   di   fatto;
  l'osservatorio permanente sulle coppie di fatto.
   Io   credo  che  se  il  Governo  presentasse  un  emendamento  di
  riscrittura  di  questo  provvedimento, indicando  con  specificità
  quali  sono  i provvedimenti che si vogliono indirizzare  verso  le
  coppie di fatto, oggi potremmo trovare l'unità in questo Parlamento
  senza fare distinzione tra famiglie, coppie di fatto e altro perché
  in  questo  disegno di legge deve esserci certamente una  sorta  di
  libertà  di  coscienza,  ma  con la consapevolezza  che  esiste  un
  problema  che  va  affrontato, e se oggi il  Governo  ce  lo  pone,
  bisogna  essere  onesti con noi stessi, non sfuggire  e  non  tirar
  fuori  dal ragionamento alcune cose che non sono scritte in  questa
  legge.
   In  questa  legge c'è scritto un termine  rapporto di  fatto .  Lo
  vogliamo  equiparare al termine di rapporto di convivenza? Vogliamo
  fare  in  modo  che  ci  siano una serie di provvidenze  come,  per
  esempio,  qualche  collega poc'anzi ha citato  la  questione  della
  reversibilità? Non è argomento di questo Parlamento,  non  possiamo
  legiferare  su  questa  materia. Ma possiamo certamente  legiferare
  sulle   cose   che  ho  detto  io,  sulla  questione  dell'edilizia
  residenziale,  possiamo  legiferare  sull'osservatorio   permanente
  sulla   famiglia,   possiamo   legiferare   sugli   sportelli   per
  l'informativa, su quelle che possono essere le agevolazioni per  le
  coppie  di fatto, possiamo legiferare - lo ripeto - sulla questione
  del  buono socio-sanitario. Quante coppie di fatto hanno  due,  tre
  figli  che  ormai  hanno consacrato nel tempo un rapporto  che  non
  hanno  voluto  legittimare  col matrimonio,  non  hanno  costituito
  ufficialmente, ai sensi del Codice civile, la famiglia, non  hanno,
  quindi, creato le condizioni di tutela dell'ordinamento giuridico?
   Allora, io credo che questa è la questione oggi che viene posta al
  Parlamento  e  su  questa questione, se così formulata,  Presidente
  Crocetta,   ci   potrebbe  essere  l'unanimità   ed   il   consenso
  identificando   i   punti  importanti  che  noi  vogliamo   mettere
  all'attenzione  dei  siciliani  come  interesse  che   la   Regione
  manifesta  verso le coppie di fatto e determinare  un  percorso  di
  ragionevolezza.
   Se  questo  è  l'obiettivo  che vuole  raggiungere  il  Presidente
  Crocetta,  credo che potrà trovare consenso, ripeto, al  di  là  di
  quella  che è la libertà di coscienza che ciascuno di noi mette  in
  campo  in  questo  provvedimento. Non si può liquidare,  Presidente
  Crocetta, questo provvedimento con solo tre righe, perché credo che
  sia offensivo rispetto a un tema così importante, così pressante  e
  così   reale.  Nessuno  pensi  di  sfuggire  a  un  argomento  così
  importante  nascondendosi dietro alcuni atteggiamenti di  facciata.
  C'è  un'evoluzione  nel tempo, c'è una crescita culturale,  c'è  un
  atteggiamento  diverso  rispetto  a  cose  che  un  tempo  venivano
  considerate impensabili.
   Su questo punto, quindi, chiedo al Governo di fare una riscrittura
  cosciente  e consapevole. Non basta indicare, Presidente  Crocetta,
  che  tutti  i  provvedimenti di carattere generale  adottati  dalla
  Regione siciliana per la famiglia possano essere estesi alle coppie
  di fatto; forse ce ne potranno essere anche di più. Io credo che il
  Governo  debba  enuclearle  in  un indice  che  va  trascritto  nel
  dispositivo legislativo e sottoposto realmente e sostanzialmente al
  Parlamento, senza mischiare cose importanti come la famiglia  e  le
  tutele  che  ne  scaturiscono  per  quanto  riguarda  l'ordinamento
  giuridico,  con  le  coppie di fatto, che  hanno  diritto  ad  aver
  riconosciuta una serie di diritti.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare l'onorevole  Cirone.  Ne  ha
  facoltà.

   CIRONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo  che  stiamo
  affrontando  in  termini  congrui e molto  seri  un  dibattito  che
  appassiona da molti anni il nostro Paese e la nostra Regione, e  lo
  stiamo  facendo  mettendo in campo, oltre che la ragione  anche  il
  sentimento  che  ciascuno  di noi porta  nei  confronti  di  questa
  questione.
   Negli  interventi  che  mi  hanno preceduto,  ho  riscontrato  una
  consapevolezza  di un quadro sociale profondamente mutato  dove  la
  famiglia  si è riarticolata e si è modificata rispetto  ad  un'idea
  che noi riteniamo che si sia affermata in maniera sacrale. Ecco, la
  famiglia ha assunto varie forme. Come è accaduto anche nelle storie
  passate,  nei  secoli  passati,  ha  assunto  forme  che  le  hanno
  consentito  di esprimere un dato fondamentale, che è  quello  della
  relazione  sentimentale,  della  relazione  d'amore  tra   persone.
  L'operazione  che stiamo cercando di fare come Regione  Sicilia  dà
  atto di questo, associando al termine famiglia, così come è sancito
  dalla Costituzione, il termine coppia.
   Io   attribuisco   a  questa  innovazione  lessicale   un   grande
  significato. La coppia implica, appunto, una relazione amorosa, una
  relazione  sentimentale forte, poco importa se tra un  uomo  e  una
  donna, o altrettanto può essere tra soggetti dello stesso sesso.
   Stiamo  facendo qualcosa che va contro la nostra Costituzione?  Io
  credo  che noi dobbiamo legittimamente rivendicare, anche in questo
  caso, l'autonomia speciale, perché nello Statuto autonomistico -  e
  aggiungo  argomenti a quanto, in maniera estremamente  appropriata,
  ha sostenuto l'onorevole La Rocca - accanto alla normativa europea,
  alla  norma della Corte Costituzionale a cui faceva riferimento  il
  Presidente,  noi oggi stiamo valorizzando molto l'articolato  dello
  Statuto  speciale.  Gli articoli 14 e 17, infatti,  assegnano  alla
  Istituzione  regionale  compiti specifici  per  quanto  attiene  il
  regime  degli  enti  locali, e qui c'è un  riferimento  preciso  al
  registro  delle  unioni  civili  che  in  molti  comuni  si  stanno
  organizzando,  si  stanno  offrendo alla  collettività  per  venire
  incontro  a  domande  diverse  che  in  quelle  realtà  sociali  si
  approcciano;  l'articolo  17, inoltre, ci  richiama  al  dovere  di
  emanare leggi che riguardino l'organizzazione dei servizi, l'igiene
  e  la  sanità  pubblica,  l'assistenza  sanitaria,  l'istruzione  e
  quant'altro.
   Io  non  credo, quindi, che noi stiamo caricandoci  di  compiti  e
  funzioni che non ci possono essere riconosciuti. Credo, invece, che
  stiamo andando incontro all'orgoglio di avere una Regione a Statuto
  speciale  capace  di  esprimere, attraverso la  propria  autonomia,
  un'impostazione politica, istituzionale e culturale che arricchisce
  il  dibattito  pubblico del nostro Paese, e credo che  oggi  stiamo
  scrivendo  una  pagina  significativa e  lo  stiamo  facendo  senza
  ideologismi.
   Questa  mattina riscontro, differentemente al dibattito che  si  è
  svolto   in   occasione   del  precedente  articolo   a   proposito
  dell'assegnazione delle case alle famiglie e alle coppie di  fatto,
  un'acquisizione del tema sempre più approfondita  che  fa  onore  a
  questa   Assemblea,   perché   non  lo   stiamo   affrontando   con
  superficialità, non lo stiamo affrontando irrigidendoci in steccati
  ideologici che tutti riteniamo, con accenti diversi, debbano essere
  superati,  perché ciò che sta a cuore al Parlamento  siciliano,  ai
  parlamentari siciliani è il rispetto della persona umana,  comunque
  essa  decida  di  dare dignità e forza alla propria vita,  comunque
  essa decida di orientare le proprie scelte.
   Quindi,  una pagina importante di cui io sono grata al  Presidente
  della Regione per una nuova solidarietà e riprendendo quanto diceva
  l'onorevole  Ioppolo - che ascolto sempre con molta attenzione  per
  la  forbitezza  dei suoi interventi - di una nuova eticità,  perché
  eticità  viene  da ethos, e ethos è costume, come  dire  dinamismo.
  Ecco,  registra l'eticità il dinamismo della società  che  noi  non
  possiamo  ingabbiare  preventivamente essendo  la  nostra  funzione
  principale quella di fare leggi che servano alla nostra comunità  e
  che  la  mettano in grado di assolvere, non solo ai propri bisogni,
  ma  -  se  mi  permettete - anche ai propri desideri, alle  proprie
  pulsioni, senza naturalmente cadere nell'anarchia, senza cadere nel
  disordine  culturale, ma avendo la percezione esatta che in  questo
  nostro  Paese, molto maturo, forse molto più maturo di altri  anche
  nostri  vicini, è giunto il momento che anche alle coppie di  fatto
  si  riconosca  il  ruolo e la funzione che esse  svolgono,  essendo
  peraltro  detentori di diritti oltre che detentori  di  doveri  nei
  confronti della società.
   Altra  questione fondamentale che stiamo dibattendo  sull'articolo
  39,  è  quanto questa nuova solidarietà che stiamo costruendo nella
  Regione  Sicilia,  si  prenda carico e  assolva  alla  funzione  di
  interpretare, di piegare la propria attenzione ai figli  che  dalle
  coppie  di  fatto  nascono e hanno bisogno, come peraltro  è  stato
  riconosciuto  recentemente, di essere riconosciuti con  gli  stessi
  diritti e gli stessi doveri che nel resto del Paese.
   Quindi  penso che approvare l'articolo 39 sia segno della  civiltà
  di  questo Parlamento, della civiltà della nostra Regione, che  non
  credo  abbia mai avuto niente da imparare dagli altri ma semmai  ha
  sempre  lanciato  segnali,  anche di  modernità  e  di  costruzione
  positiva all'intero Paese.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Cimino.  Ne  ha
  facoltà.

   CIMINO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, ogni  giorno  nel
  nostro  Paese viviamo situazioni tali che, con uno scalpellino,  si
  cerca di demolire la Costituzione ed anche i diritti fondamentali.
   L'onorevole La Rocca ha citato alcuni articoli interessanti, ma ha
  sottaciuto sicuramente l'articolo 29 della Costituzione, che dà  al
  matrimonio  il  principio cardine come società naturale  costituita
  per  legge. Così come lo stesso articolo 31 della Costituzione, che
  espressamente  tende  a  tutelare le  famiglie  numerose  che  sono
  presenti  nella  nostra  società e che, di  fatto,  agevola  quelle
  famiglie  numerose  che, richiamando e riprendendo  l'articolo  29,
  sono parte nella nostra stessa Costituzione.
   Ma perché non citare l'articolo 16 della Dichiarazione dei diritti
  dell'uomo,  che parla e riprende il concetto stesso del matrimonio?
  L'onorevole Lentini ha citato l'onorevole Moro, a me piace  citare,
  invece,  l'onorevole  De  Gasperi, quando chiaramente  riprende  la
  posizione  di  chi,  da  politico, guarda alle  prossime  elezioni,
  mentre lo statista guarda alle prossime generazioni.
   Quest'Aula  cosa vuole dare alle prossime generazioni? Cosa  vuole
  lasciare?  Di  fatto,  con questo articolo, che  non  ha  avuto  un
  approfondimento in Commissione Affari istituzionali

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cimino,  sono  costretto  a  toglierle  la
  parola, tenuto conto che abbiamo contingentato i tempi d'intervento
  e non posso concedere alcuna deroga.
   Sospendo la seduta per un minuto.

     (La seduta, sospesa alle ore 14.49, è ripresa alle ore 14.50)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giovanni  Greco.  Ne
  ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
  ormai  è di moda cercare di affrontare i problemi perché è di  moda
  parlare delle coppie di fatto, è di moda parlare di antimafia, è di
  moda parlare di vari problemi perché fa notizia.
   Rimprovero  al  presidente  Crocetta di  avere  affrontato  questo
  problema  con  un  articolo sulla finanziaria  perché,  secondo  me
  doveva  prevedere un disegno di legge apposito per le problematiche
  che  ne  derivano.  Una volta che noi facciamo un provvedimento  di
  questo  genere,  sa quanti furbetti nasceranno per approfittare  di
  questo  articoletto in finanziaria che non affronta tutte le  varie
  problematiche? Quanti saranno quelli che si andranno  ad  iscrivere
  nell'apposito registro per ottenere dei vantaggi?
   Io  non lo so, ma siccome sono abituato e conosco un po' la  mente
  del  siciliano,  sono convinto che questi temi non  possono  essere
  affrontati in modo così semplice, in modo così superficiale.
   I  diritti che derivano da questo provvedimento, è chiaro che sono
  dei  diritti  sacrosanti, però questo problema è da affrontare  nel
  modo più completo del termine.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Figuccia.  Ne  ha
  facoltà.

   FIGUCCIA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessori,
  cercherò,  così come assolutamente sento, di tenere  i  toni  bassi
  rispetto ad un tema che non richiede né approcci forti e urlati, né
  tanto  meno  prese  di  posizione che  rischiano  da  una  parte  e
  dall'altra di risultare fuori luogo, ma non perché vengono proposti
  male,  ma  perché  evidentemente stiamo parlando  di  un  tema  che
  riguarda la dimensione più intima e personale di ciascuno di noi.
   E  lo  farò partendo anche da alcune considerazioni che sono state
  fatte  in  questi giorni, in queste ore, a partire da articoli  che
  già  facevano riferimento al tema delle coppie di fatto  in  questa
  finanziaria, per esempio dall'articolo 26.
   In  quella fase chiesi cosa c'entrasse il risparmio energetico con
  le  coppie di fatto, ed effettivamente mi rendevo già allora  conto
  che  si trattava forse più di considerazioni di carattere generale,
  di  enunciazioni  di  principi, che di  aspetti  di  contenuti  che
  riguardavano la finanziaria.
   Poi,  ho  ascoltato  alcune  dichiarazioni  del  Presidente  della
  Regione  con  riferimento  ad  uno di questi  articoli,  e  proprio
  sull'articolo  26  diceva che siamo stati  i  primi  in  Italia  ad
  introdurre, non solo questo principio, ma questo dato,  e  rispetto
  ad  altri  articoli della finanziaria, con riferimento all'articolo
  39,  ha detto che saremo ancora più  scardinanti : ha usato proprio
  il termine  scardinante .
   Vorrei  chiedere al Presidente della Regione, che magari in questo
  momento  è  impegnato su altri aspetti - forse perché è  forte  dei
  numeri e non è interessato al dibattito, perché giustamente poi  si
  va  avanti a colpi di maggioranza -, che bisognerebbe mostrare quel
  giusto  rispetto,  quella giusta tolleranza, quel giusto  approccio
  verso  chi  la  pensa  diversamente.  Siccome  di  questo  aspetto,
  evidentemente, non devo essere io ad avere un atteggiamento di  chi
  vuole insegnare niente a nessuno, continuerò questo mio intervento,
  pur  sapendo di non essere ascoltato e non essere rispettato  nella
  diversità delle mie opinioni rispetto a chi diversamente da  me  la
  pensa.
   Io  chiederei al Presidente Crocetta - che sta lasciando l'Aula  -
   scardinare  rispetto a che cosa?
   E la risposta ce lo già, perché non bisogna pensare all'etimologia
  della  parola per comprendere il significato della famiglia, quello
  è  un  valore  che  hai  o non hai, quella è una  dimensione  della
  quotidianità che vivi o non vivi, senza per questo nulla togliere a
  chi  vive esperienze diverse, senza per questo nulla togliere a chi
  ha un approccio diverso culturalmente e antropologicamente rispetto
  alla vita.
   Io  credo,  senza  volere entrare per forza in  una  questione  di
  carattere  etico-morale, che le coppie le  coppie  omosessuali,  di
  fatto,  non possono procreare, e dicendo questo credo di  non  dire
  nulla  di strano, e probabilmente è vero, ci sono tante esperienze,
  tanti   fatti  della  modernità,  dove  dei  figli  possono  essere
  cresciuti in famiglie diverse da quelle tradizionali, ma quella non
  è la normalità, così come noi siamo abituati ad immaginarla. Non lo
  è  soprattutto  rispetto  a quella che è  l'attività  di  indirizzo
  politico  che,  a mio avviso, un Governo dovrebbe darti.  Ed  entro
  nello specifico.
   In  queste  ora  sono  state  oggetto di  polemica  una  serie  di
  dichiarazioni  fatte  rispetto  alle  scelte  politiche  di  questo
  Governo, un Governo che io ho definito di sinistra radicale  perché
  propone  una  forma  di di mera assistenza rispetto  a  queste  che
  dovrebbero  riguardare forme di sviluppo, di politiche del  lavoro,
  ed invece tratta con tanta naturalezza questo tema.
   Mi  riferisco  all'articolo 35, che riguardava i  lavoratori  PIP,
  rispetto  ai quali il Governo, e con eventuali sostegni dati  anche
  da  alcune  forze  politiche, senza per questo volere  fare  alcuni
  personalismi, perché le scelte che ogni partito fa sono  frutto  di
  un pensiero rispetto al quale prego tutti di non entrare in sterili
  personalismi che non servono a nulla, perché la politica è fatta di
  legittime  contrapposizioni, ma mai deve scendere su considerazioni
  che  riguardano l'attività del singolo parlamentare, perché  questo
  serve  davvero  a poco. Anzi, rispetto a questo credo  che  ci  sia
  sempre  spazio e modo per creare occasioni di confronto e,  ripeto,
  sono dell'idea che bisognerà tenere i toni bassi.
   Tuttavia, in quella scelta del Governo, dove si pone un reddito di
  20 mila euro che quei lavoratori non devono superare.
    Mi chiedo ma di un operatore Pip che è sposato o che ha una mamma
  o  una suocera che vive con lui e che, quindi, supera quel reddito,
  che  cosa  ne facciamo? Ha un famiglia tradizionale e lo  trattiamo
  come una forma di sostegno al reddito. Allora, dobbiamo decidere: o
  abbiamo  delle politiche del lavoro che considerano il lavoro  tale
  oppure  trattiamo alcuni operatori come se fossero  beneficiari  di
  sussidi  e  di  forme  di assistenza. Se la  scelta  è  la  seconda
  comprendo  bene  l'atteggiamento  del  Governo  rispetto  a  questi
  operatori, ma se la scelta vuole essere la prima e vuole essere una
  scelta   che   spieghi  a  questi  lavoratori  che  devono   essere
  produttivi,  che  devono  impegnarsi nel mondo  del  lavoro,  negli
  uffici e nei settori nei quali lavorano, credo che la cosa andrebbe
  gestita diversamente.
   Rispetto  al  tema  delle  coppie  di  fatto.  Vero,  qualcuno  ha
  richiamato l'articolo 3, dicendo che tutti i cittadini sono  uguali
  di  fronte  alla legge, senza distinzione alcuna, ma l'articolo  37
  dice  anche  che  bisogna  dare  un sostegno  alla  famiglia  e  fa
  riferimento, in questo caso, alle famiglie numerose.
   Come  vede, signor Presidente, non sto utilizzando dei toni forti,
  l'ho  detto  all'inizio.  Sono dell'idea che  vada  rispettata  una
  società dove ci sono diversità di opinioni, una società sicuramente
  plurale, ma una società all'interno della quale, dove anche vengano
  rispettate  le  specificità, le identità di ciascuno  di  noi.  Per
  questo, probabilmente, l'invito che è stato già posto rispetto alla
  trattazione del tema non in finanziaria, ma attraverso  una  norma,
  ritengo che sia un tema esatto, ritengo che la richiesta sia  stata
  posta correttamente ed è una richiesta che sostengo anch'io con  il
  mio intervento.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, che  ci
  sia  la  necessità  di  andare a regolare  il  sistema  che  stiamo
  affrontando,  credo, che non ci siano dubbi, lo dimostra  il  fatto
  che, non da oggi, da decenni, esiste una famiglia che è lontana  da
  quella che noi abbiamo immaginato e da quella che è prevista  dalla
  Costituzione.
   Tuttavia,  io  credo sia stato impostato in maniera  non  adeguata
  l'argomento perché, vero è, signor Presidente, che dall'altezza dei
  suoi  studi e della sua esperienza, lei ricordava le vicende legate
  all'Umbria ed alla Toscana, dove nel 2005 vi era stato da parte del
  Governo  l'impugnativa davanti alla Suprema Corte -  e  la  Suprema
  Corte  ha  dato ragione alle varie regioni che avevano  operato  in
  palese  contrasto con la Costituzione. Ma è anche vero  che  lì  le
  regioni,  pur non a Statuto speciale, sono intervenute  in  maniera
  sistematica, affrontando l'argomento ed in maniera tale  da  potere
  dare  una soluzione a tutte le problematiche che vengono affrontate
  dal  welfare  quando si parla di soggetti che non costituiscono  la
  famiglia  così  come  prevista dall'articolo  29,  30  e  31  della
  Costituzione.
   Mi  chiedo,  ad  esempio:  perché le  donne  oggetto  di  violenza
  rimangono  fuori  da  quelli che sono i benefici  che  qui  vengono
  estesi  alle coppie di fatto; per quale motivo le famiglie composte
  da  un  soggetto fragile rimangono estranee invece ai benefici  che
  vegono estesi alle coppie di fatto?
     Secondo me, quindi, l'argomento andava affrontato nelle apposite
  Commissioni   ed  andava  affrontato  in  maniera  sistematica   ed
  organica.  Averlo voluto affrontare, così, passando per strada,  mi
  sembra non sia il metodo ed il modo giusto. Fra le altre cose, vedo
  che  lo  stesso  Presidente sta facendo arrivare  ai  banchi  della
  Commissione  Bilancio, credo anche agli altri deputati,  tutta  una
  serie  di  reiscrizioni, come se una legge così importante  per  la
  Sicilia,  che qualcuno poco fa ha definito qui epocale, può  essere
  scritta strada facendo
   E  allora,  volendo riaffrontare in maniera organica e sistematica
  la  questione, la prima cosa su cui intendo ritornare è ciò  che  è
  stato  detto  ieri  da  parte  mia, quando  ho  rivendicato  per  i
  cattolici  la  possibilità di essere legislatori a prescindere  dal
  proprio credo.
   Perché  qui  si  continua  a  fare  un  errore:  a  voler  creare,
  volutamente, uno steccato. Come se i legislatori che provengono dal
  mondo  cattolico  non fossero sui iuris, ma fossero  alieni  iuris;
  cioè - riprendendo un vecchio brocardo attribuito a Gaio - come  se
  i  legislatori che provengono dal mondo cattolico, per  legiferare,
  avessero   bisogno   dell'autorità  del  maestro   che   dà   delle
  indicazioni.
   Vede,  presidente  Crocetta  -  lo  ribadisco  anche  ai  colleghi
  intervenuti  -,  noi  non  accettiamo  lezioni  da  nessuno  quando
  facciamo  i  legislatori; quando facciamo i legislatori rispondiamo
  solo  alla  nostra  coscienza, come ho ricordato  ieri,  quando  ho
  citato  la  frase di Kant. Allora, per prima cosa rivendichiamo  il
  nostro  diritto  di legiferare a prescindere da  quello  che  è  il
  nostro  credo. E vi prego, non invocate più nessuno che  in  questa
  Aula  possa  dare a noi lezioni e dire come comportarci  su  questo
  argomento.
   La  seconda  cosa su cui mi volevo soffermare brevemente  -  anche
  perché so che devo dividere il tempo con altri - avendo le capacità
  giuridiche di legiferare su questo argomento, c'è il metodo che noi
  non  accettiamo.  Tale  metodo ci porta ad  affrontare  velocemente
  questo  argomento;  ci porta a inserirlo nella Finanziaria  quando,
  invece  -  essendo un argomento che, come dice la Costituzione,  va
  inserito nel Titolo II, quello riferito ai rapporti tra la  società
  e  l'etica - meritava sicuramente una maggiore attenzione da  parte
  di quest'Aula.
   Anche perché - vedete - qualcuno ha detto che il provvedimento non
  è costituzionale, che verrà impugnato dal Commissario; altri dicono
  no,  dobbiamo  applicare l'articolo 2; altri dicono l'articolo  18.
  Bene   Premesso  che,  autorevolmente,  i  colleghi  hanno  parlato
  dell'articolo 2, non so se però l'articolo 2 possa estendersi  alla
  famiglia  così come concepita dalla Costituzione. Qualche altro  ha
  parlato  dell'articolo 18: ma l'articolo 18 non aveva nulla  a  che
  fare  con  problemi  legati  alla famiglia;  semmai  nasceva  dalla
  preoccupazione   che  i  padri  costituenti  avevano   all'indomani
  dell'esperienza  fascista,  che  si potessero  ripetere  esperienze
  politiche   che  potevano  portare  a  sovvertire  le   istituzioni
  democratiche.
   Cosa  dicono  gli  articoli della Costituzione  che  riguardano  i
  rapporti etico-sociali e su cui oggi noi siamo chiamati a dare  una
  risposta?
   Articolo  29:   La Repubblica riconosce i diritti  della  famiglia
  come  società  naturale  fondata sul matrimonio.  Il  matrimonio  è
  ordinato  sull'eguaglianza morale e giuridica dei  coniugi,  con  i
  limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare .
   Ma  non  mi pare che le coppie di fatto possano rispondere  -  per
  così come le vediamo scorrere velocemente su questo articolo 39 - a
  quanto previsto dalla Costituzione.
   Articolo 30:  E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire
  ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio
   Poco  fa  qualcuno  dissertava sul fatto  che  i  figli  nati  dal
  matrimonio erano figli di serie B; già i padri costituenti - stiamo
  parlando  del  secolo scorso - all'indomani del  secondo  conflitto
  mondiale,  riconoscevano  questo  diritto.  Ci  sono  migliaia   di
  sentenze   che   hanno  fatto  sì  che  questi  diritti   venissero
  ulteriormente riconosciuti. Nei casi di incapacità dei genitori  la
  legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
   E  poi  abbiamo - la legge detta le norme ai limiti per la ricerca
  della  paternità - l'articolo 31:  La Repubblica agevola con misure
  economiche  e  altre  provvidenze la formazione  della  famiglia  e
  l'adempimento  dei compiti relativi, con particolare riguardo  alle
  famiglie   numerose,   protegge  la   maternità,   l'infanzia,   la
  gioventù  , favorendo gli studi necessari a tale scopo.
     Bene, non mi sembra assolutamente che l'articolo 39 risponda  ai
  dettami della Costituzione. Perché vero è, qui qualcuno ha invocato
  a lungo le prerogative  statutarie della Regione Sicilia, di questa
  autonoma  importante,  fondamentale per cui  ci  sono  stati  anche
  illustri studiosi che hanno perso la vita, ricordo uno per tutti il
  professore Canepa, ma ciò non significa assolutamente che noi  oggi
  possiamo  legiferare  e  lo  possiamo  fare  in  contrasto  con  la
  Costituzione.
   Altro punto. Quindi capacità nostra di legiferare, metodo, potestà
  e  autorità  che la Regione non ha su questo argomento,  violazione
  dell'autonomia locali. Noi in questo modo, con questa  legge  senza
  scriverlo  stiamo  costringendo tutti  i  Comuni  a  dare  vita  ai
  registri delle unioni civili. Ma lo possiamo fare attraverso questa
  norma?  Non  mi  pare proprio il caso, non possiamo  assolutamente,
  attraverso  questa  norma, dettare regole che riguardino  gli  enti
  locali e riguardino quindi i comuni.
   Per  cui,  vedete,  il rischio che stiamo correndo  è  quello  che
  dietro   uno  slogan  stiamo  andando  a  banalizzare  un  problema
  serissimo,  un problema di grande importanza e mi appresto,  signor
  Presidente,  a  concludere,  un problema  che  andava  discusso  in
  maniera  più  incisiva, che andava discusso  con  un  provvedimento
  legislativo  ad  hoc, che andava prima vissuto attentamente   nella
  prima Commissione e poi portato in Aula perché il dibattito potesse
  essere più efficace possibile

              (L'oratore non conclude il suo intervento)

   FALCONE.  Chiedo  di  parlare almeno 2 minuti  quale  relatore  di
  minoranza.

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, già altri deputati hanno chiesto di
  intervenire  ma  i  tempi erano scaduti. Non è  possibile.  Andiamo
  avanti.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo articolo
  39, a mio avviso, è una norma di buon senso perché finalmente va  a
  dare  la  possibilità di guardare quello che è  lo  specchio  della
  società odierna.
     Le  coppie di fatto sono ormai da considerarsi una cosa ovvia  e
  normale  del nostro vivere quotidiano. Spesso e volentieri sentiamo
  anche  dalle  nostre famiglie che molte persone prima  di  sposarsi
  vogliono  vedere come va e magari poi provano per  qualche  anno  a
  convivere. Molti invece convivono direttamente e semplicemente  per
  il  fatto che o religiosamente non si riconoscono in nessuna  della
  dottrine o semplicemente perché non ne hanno la capacità economica.
   Io  credo che oggi piuttosto che parlare di coppie omosessuali, di
  coppie  di  fatto,  di  coppie normali - che  poi  il  concetto  di
  normalità  vorrei che qualcuno me lo spiegasse bene  perché  questo
  punto di sfugge  -, credo che invece dovremmo parlare di quello che
  realmente  sta a noi a cuore come persone. E secondo  me,  la  cosa
  fondamentale è quella di andare a verificare nel pieno la cosa alla
  quale  ci vogliamo in qualche modo idealizzare, la cosa alla  quale
  ci  vogliamo  ispirare quando andiamo a fare una  norma  di  questo
  tipo.
   Batate  bene:  non  è  una  norma di concetto,  non  è  una  norma
  semplicemente di propaganda, secondo me, è una norma anche di buona
  civiltà  e  anche  di  buona  apertura.  Molti  Paesi  ormai   sono
  all'avanguardia  da questo punto di vista. Ed io credo  che  quello
  che  manchi  in  questa discussione sia il fatto  su  che  cosa  ci
  prefiggiamo quando facciamo i legislatori  A che cosa ci ispiriamo
   Io  voglio apportare alla discussione un piccolo contributo perché
  da  sempre  sono  stato convinto che la cosa nella  quale  dobbiamo
  credere è l'uomo, perché dobbiamo dare per scontato che l'uomo  sia
  una  figura  positiva,  che l'uomo sia  la  figura  alla  quale  ci
  dobbiamo  rivolgere  quando  pensiamo di  non  potere  risolvere  i
  problemi  o  quando  ricerchiamo  le  soluzioni.  Dobbiamo  credere
  nell'uomo.  Il  mio  è  un  approccio,  quindi,  in  qualche  modo,
  positivo.  Vedo nella figura dell'uomo, la vedo, come  qualcosa  di
  buono dalla quale partire. L'uomo nasce buono, poi, magari, diventa
     E voglio leggere, brevemente, a questo proposito, un passo di un
  poeta  turco  che, secondo me, va a concentrare  quello  che  è  il
  concetto  proprio per dare il mio apporto a questa discussione.  Il
  poeta   turco  dice:   Non  vivere  come  un  inquilino,  come   un
  villeggiante nella natura, vivi in questo mondo come  se  fosse  la
  casa  di  tuo padre. Credi al grano, alla terra, al mare, ma  prima
  di  tutto  credi all'uomo. Ama la nube, la macchina, il  libro,  ma
  prima  di tutto ama l'uomo. Senti la tristezza del ramo che  secca,
  del pianeta che si spegne, della bestia che è inferma, ma prima  di
  tutto la tristezza dell'uomo. Che tutti i beni terrestri ti diano a
  piene mani la gioia. Che l'ombra e la luce ti diano a piene mani la
  gioia. Ma prima di tutto, che l'uomo ti dia a piene mani la gioia .
   Ecco, secondo me, se crediamo nell'uomo, non possiamo fermarci  di
  fronte a quella che è ormai la realtà dei nostri giorni. Lo ripeto:
  questa è una norma di buon senso ed è sbagliato, a mio parere,  non
  guardarci intorno e vedere che il mondo ormai sta cambiando, che le
  nostre dottrine religiose non possono impedirci di votare una norma
  del genere.

   GUCCIARDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GUCCIARDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,  credo
  che  su un tema così delicato e complesso, probabilmente, in  tanti
  casi,  si  sia  fatta  confusione.  Lo  diceva  e  lo  ricordava  e
  sottolineava,  anche  stamattina,   il  Presidente  della  Regione.
  Quanta  confusione su un tema così nobile e così  delicato,  quanti
  pasticci ideologici e culturali.
   Io  credevo, e lo dico, così, con grande rispetto, che fosse,  nel
  nostro  tempo, scontato un principio ed un convincimento netto  che
  le  grandi  democrazie nascono da grandi processi  di  separazione;
  soprattutto quando la politica si separa dall'economia,  nella  sua
  autonomia  rispetto all'economia,  e quando la politica  si  separa
  dalla  religione,   in questo rapporto assolutamente  laico  ed  a-
  confessionale che la politica deve avere rispetto alla religione ed
  alle confessioni.
   Ed allora, chi, cattolico come me, si è formato ed orientato ad un
  percorso ed un processo culturale, rispetto al magistero montiniano
  di quel grandissimo Papa che è stato Paolo VI, cioè a quello che  è
  il  magistero  del Concilio ecumenico vaticano II  che,  per  certi
  aspetti, come dire, è come se non fosse celebrato quel Concilio, il
  Concilio ecumenico vaticano II.
   Come se fossimo ancora ai tempi del Concilio di Trento, alla prima
  metà  del  1500, quando ancora c'era una chiusura netta rispetto  a
  questi  temi. Quel Concilio, e gli atti di quel Concilio, gli  atti
  ufficiali  della Chiesa, già nella prima metà degli anni  Sessanta,
  avevano sancito in maniera netta ed inequivocabile, intangibile, il
  principio  della  laicità  della  politica,  dell'autonomia   delle
  istituzioni  pubbliche, rispetto a quelle che sono  le  istituzioni
  religiose confessionali.
   Ed  io,  da cattolico, mi sono sempre ispirato, sono stato formato
  da  questo magistero: cioè un cattolico impegnato nelle istituzioni
  non  può mai, per un attimo soltanto, immaginare di essere soggetto
  a   qualcosa  di  diverso  che  non  sia  la  legge  dell'uomo,  la
  Costituzione  della  Repubblica,  nel  nostro  caso,  e  le   leggi
  dell'ordinamento  giuridico; cioè, nelle istituzioni  il  cattolico
  deve  rispondere  a questi principi che certamente  possono  essere
  mediati  in un contesto storico nel quale si svolgono dai  principi
  etici che orientano la nostra coscienza.
     E  rispetto a questo, vorrei dire, lo rivendico, la nostra Carta
  costituzionale  contiene  - lo citava e li  leggeva  stamattina  la
  collega La Rocca - gli articoli 2 e 3 della Costituzione, che  sono
  articoli che riguardano i principi fondamentali della Costituzione,
  alla   luce  dei  quali  vanno  letti  gli  altri  articoli   della
  Costituzione  medesima, a partire dall'art.  29  che  correttamente
  citava, anche se nelle conclusioni non condivise da me, l'onorevole
  Vinciullo, l'articolo 29 che tratta del matrimonio.
   Gli  articoli 2 e 3 della Costituzione sanciscono (non li  rileggo
  perché  l'ha già fatto la collega La Rocca) il principio  cristiano
  di  solidarietà verso l'altro, verso il prossimo, verso gli ultimi,
  verso  chi  vive  difficoltà e disagio personale  e  sociale,  dice
  l'articolo  2. Ricevono questi principi una nobile ed alta  tutela,
  una  tutela  costituzionale e, quindi, vorrei dire ai cattolici,  a
  chi  ispira  la  propria  vita ai principi  cristiani,  che  questi
  principi  della   nostra  Carta costituzionale  diventano  principi
  della Repubblica, diventano principi e valori di popolo.
   Questo  è quello a cui ognuno di noi deve ispirarsi, è questo  che
  noi  dobbiamo  ricordare rispetto all'articolo 29 che  nei   lavori
  preparatori  della  Costituzione,   nella  stesura  originaria  era
  aggiunto il termine  indissolubile  rispetto al  matrimonio,  e  la
  saggezza e la lungimiranza in quegli anni nel 1948 dei nostri padri
  costituenti ha cassato da quell'articolo il termine  indissolubile
  proprio perché immaginavano che avrebbero in questo  modo compresso
  le  liberta  civili  di un popolo, del popolo  italiano.  Solo  per
  questo  è  stato possibile rendere norma dell'ordinamento la  legge
  sullo    scioglimento   del   matrimonio,   altrimenti   la   Corte
  costituzionale  avrebbe  dovuto  dichiararla  incostituzionale   se
  nell'art.  29  avessero  lasciato i padri costituenti   l'aggettivo
   indissolubile'.
     E  il   mio  ragionamento  potrebbe  chiudersi  qui,  perché  un
  cattolico,  che  ha  il  dovere di venire  incontro,  secondo  quei
  principi cristiani fatti valori della Repubblica e di popolo  nella
  nostra Carta costituzionale, in particolare negli articoli 2  e  3,
  di  difendere  chi  vive  una condizione  sociale  e  personale  di
  difficoltà perché discriminata ed emarginata e non tutelata.
   Allora,  rispetto a questo, credo che chiunque, qualcuno ricordava
  i  sindaci, anche i sindaci hanno l'obbligo di attenersi al dettato
  costituzionale,  di  rimuovere quegli  ostacoli  di  cui  si  parla
  all'articolo 3, secondo comma, della Costituzione, che  in  qualche
  modo  ostacolano il pieno svolgimento della dimensione umana  della
  persona.
   E anche l'Assemblea regionale siciliana, come parlamento di questa
  Regione,  ha il dovere, e con questa norma continuiamo a farlo,  di
  rimuovere  quegli  ostacoli che impediscono il normale  svolgimento
  della vita di una persona.
   E  vorrei  ricordare, seppure nel pochissimo tempo che mi  rimane,
  come in qualche modo qualche intervento è persino anacronistico.
   La  riforma  del diritto di famiglia, l'ultima grande riforma,  ha
  ormai circa 40 anni; 40 anni fa erano stati equiparati i figli nati
  fuori dal matrimonio ai cosiddetti  figli legittimi . Questa odiosa
  discriminazione  tolta dal legislatore almeno  40  anni  fa,  nella
  seconda metà degli anni '70.
   Signor   Presidente,  la  società  è  ancora  vittima  di   troppi
  pregiudizi   e  i  pregiudizi  non  derivano  da  sane  ispirazioni
  religiose,  non derivano da sane evoluzioni della nostra coscienza,
  derivano  da  una  sana  e  matura coscienza  laica.  I  pregiudizi
  derivano soltanto dalla fragilità della coscienza dell'uomo. Ed  io
  sono certo che il Parlamento oggi

              (L'oratore non conclude il suo intervento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                        Sull'ordine dei lavori

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Grazie,  Signor Presidente, anche perché  sarei  l'unico
  Capogruppo  che  non  interviene su  una  norma  fondamentale  come
  questa.  Dura  lex, sed lex, le ho chiesto di intervenire  per  due
  ordini di motivi.
   Io  avevo  chiesto già ieri, se lei ricorda, il voto  a  scrutinio
  palese  nominale. Non a scrutinio segreto. Perché avevo chiesto  il
  voto  a scrutinio palese nominale? Perché sostanzialmente di fronte
  ad una norma di carattere etico come questa non è consentito che ci
  sia  la  richiesta  di  un  voto segreto  perché  ognuno  si  possa
  nascondere dietro questo voto.
     Ma  c'è anche un'altra ragione. Io ritengo che questa norma, per
  le  ragioni che hanno espresso meglio di me sia l'onorevole Ioppolo
  che  l'onorevole  Vinciullo, non poteva entrare  nella  Finanziaria
  oltre  che non doveva entrare nella Finanziaria. Ritengo che questa
  norma  non poteva avere accesso nella Finanziaria perché si  tratta
  di   una  norma  che  va,  in  maniera  palese,  contro  la  nostra
  Costituzione. Lei, signor Presidente, non avrebbe dovuto  ammettere
  la  norma  nella  discussione  sulla  Finanziaria;  avrebbe  dovuto
  stralciarla, perché è una norma assolutamente incostituzionale.
   Non si può dire che non sia una norma che vada contro la famiglia,
  quando la famiglia, che è il pilastro di carattere economico  delle
  nostre  economie  - e lo hanno spiegato bene gli altri  colleghi  i
  motivi di incostituzionalità di cui ho detto prima.
   Io  voglio  qui  intervenire sui motivi  di  carattere  economico,
  perché  la nostra economia, quella italiana per intenderci oltre  a
  quella  giapponese, ci hanno spiegato in tutti i  modi  che  stanno
  superando  la bufera grazie al risparmio delle famiglie; grazie  al
  fatto  che le famiglie hanno potuto accumulare negli anni  tanta  e
  tale  di  quella ricchezza per favorire il prosieguo della  propria
  prole  per  avere  un  avvenire più certo,  meno  procelloso,  meno
  pericoloso,  rispetto  alle difficoltà che  tutti  viviamo.  E  noi
  possiamo oggi consentire che in maniera surrettizia e vergognosa  -
  a mio modo di vedere e concludo, Presidente - si consenta con degli
  artifizi che esulano dal dettato costituzionale senza incrementare,
  come  dice la Costituzione, i fondi per la famiglia ma di estendere
  quegli   stessi  fondi,  quegli  stessi  benefici,  quelle   stesse
  elargizioni che sono assolutamente insufficienti, tutto questo  per
  coprire  la  vanagloria di un Presidente che dovrà pur  parlare,  a
  fronte  di  una  Finanziaria  con  46  articoli,  del  nulla     Lo
  spiegheremo meglio avanti: 46 articoli del nulla, al fine di  poter
  dire che per primi in Italia stiamo avanzando sul ponte dei diritti
  sociali.
   Andiamolo  a chiedere a quei milioni di disoccupati che non  hanno
  di che vivere.

   PRESIDENTE.  Onorevole Formica, lei alla fine poteva dire  in  due
  parole:   chiedo  l'appello  nominale .  Ne  ha  approfittato.   La
  richiesta  di appello nominale deve essere appoggiata a termini  di
  Regolamento.
   I  richiedenti  ci  sono,  però, onorevole  Formica,  un  momento,
  dobbiamo intenderci su cosa stiamo votando così evitiamo problemi.
   All'articolo  39  abbiamo tutta una serie di articoli  soppressivi
  quindi  se intendiamo ritirare questi articoli soppressivi passiamo
  a  discutere gli emendamenti di riscrittura, altrimenti votiamo  il
  soppressivo.

   FORMICA. Votiamo il soppressivo.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'emendamento 39.1.  identico  al
  39.2, 39.3, 39.4, 39.5.
   Si procede alla verifica dei richiedenti.

     (Gli onorevoli Cascio Francesco, Clemente, Di Mauro, Formica,
   Germanà, Ioppolo, Lombardo, Milazzo Giuseppe, Musumeci, Pugliese,
            Savona, Vinciullo si associano alla richiesta)

        Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 39.1

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio   nominale
  dell'emendamento 39.1.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

                      Risultato della votazione.

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti ......64
   Maggioranza .............33
   Favorevoli ...............  19
   Contrari .................... 43
   Astenuti ....................   2

                                                                 (Non
  è approvato)

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Dipasquale e Picciolo  sono
  in congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.

             Discussione del disegno di legge numero 670/A

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
  dal Governo l'emendamento 39.6GOV, di riscrittura dell'articolo 39,
  e  il subemendamento 39.6.GOV.1, 39.6GOV.2 degli onorevoli Falcone,
  Figuccia, Vinciullo e Pogliese; 39.6GOV.3 degli onorevoli Vinciullo
  e altri.
   Invito  i  presentatori  degli emendamenti 39.6.2,  gli  onorevoli
  Falcone  e Vinciullo a volerli ritirare perché non c'entra  con  la
  norma  in  generale  con  la costituzione del  registro  di  fatto.
  Onorevole  Vinciullo,  mi  rendo conto che  lei  ha  parlato  delle
  vittime  di violenza, di soggetti diversamente abili, in  generale,
  però  si cerca di ampliare il raggio d'azione, mentre è stata  data
  la  possibilità  ai Comuni del registro delle unioni  di  fatto  di
  regolarsi.

   VINCIULLO.  Lo  ritiro. Siccome nella riscrittura  presentata  dal
  Presidente c'è scritto:  famiglie monoparentali  è evidente che  le
  donne vittime di violenza sono una famiglia monoparentale.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Perché  le  donne  vittime di violenza? Si  da  per  scontato  che
  vittima  di violenza sia una persona sola. E' questo che non  regge
  se è sola già è una famiglia monoparentale.
   Diamo ai Comuni la possibilità di disciplinarsi.
   C'è un altro emendamento  sono altresì estesi i diritti in materia
  sanitaria previsti dall'ordinamento per la famiglia.
   Pongo in votazione il subemendamento 39.6.1 a firma del Governo.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 39.6, a firma del Governo,  nel
  testo risultante.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, ora  ci  discipliniamo  su  come
  proseguire.  Sono intervenuto brevemente poc'anzi  e  se  non  erro
  proprio  l'onorevole  Leanza nel suo intervento  di  sabato  scorso
  richiamava un disegno di legge che quest'Aula aveva esitato che era
  il disegno di legge sulla famiglia.
   Ero  modestamente il relatore di quel disegno di legge e molti dei
  concetti che sono stati espressi in questo contesto già fanno parte
  di   quel   disegno  di  legge.  Quando  si  parla  delle  famiglie
  monoparentali,  quando si parla delle famiglie con disagio,  quando
  si  parla  dei  figli minori di età, quindi dovrebbe essere  nostro
  compito, eventualmente, finanziare quella legge.
   Ho pure sentito dire:  si è ampliato il concetto sulle famiglie di
  fatto , si è dato per scontato che per famiglie di fatto intendiamo
  le   famiglie,   l'unione   tra   persone   dello   stesso   sesso,
  obiettivamente non è questo perché famiglia di fatto, di norma  può
  essere, anzi è, una famiglia tra persone di sesso diverso non unite
  in matrimonio, indipendentemente se è civile o religioso.
   Sono  stati richiamati gli articoli 2 e 3 della Costituzione  come
  se fossero in contrasto con l'articolo 29 e 31. Non è assolutamente
  così  perché in quel disegno di legge che abbiamo esitato  già  nel
  2003 e possiamo dire datato si richiamavano appunto gli articoli  2
  e 3 della Costituzione.
   Ritengo  che  con  questo emendamento abbiamo fatto  un  ulteriore
  passo  in avanti. Ci siamo imbattuti, probabilmente è questione  di
  ordine  ideologico,  ne avremmo fatto a meno ma  è  chiaro  che  la
  questione, probabilmente da un punto di vista concettuale, è ancora
  aperta ma da un punto di vista sociale stiamo venendo incontro alle
  famiglie  di fatto che nella diversità ideologica comunque esistono
  in Sicilia come nel resto d'Italia.
   Possiamo  continuare ad andare avanti. Vi invito se è possibile  a
  limitare  gli interventi per arrivare ad un momento di  sospensione
  sugli articoli - posso dire così - più pesanti e poi proseguire  in
  base  ad  un  accordo  in  Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari.
   Si passa all'articolo 40. Ne do lettura:

                               «Art. 40.
             Istituzione Fondo regionale per le disabilità

   1.  Per  i  triennio  2014-2016 è istituito  presso  l'Assessorato
  regionale  della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro  il
  fondo per le disabilità dei cittadini siciliani, con l'obiettivo di
  integrare  mezzi e strumenti predisposti dalla normativa  nazionale
  di riferimento.

   2.  Con  decreto  dell'Assessore regionale  per  la  famiglia,  le
  politiche sociali e il lavoro sono definite le modalità e i criteri
  di  accesso  al  fondo  di  cui  al comma  precedente,  nonché  gli
  interventi  di  razionalizzazione e accorpamento  degli  interventi
  regionali già in essere.

   3. Il Fondo di cui al comma 1 ha una dotazione di 2000 migliaia di
  euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016.

   4. In via sperimentale, con regolamento da emanarsi in accordo con
  l'INPS e con almeno 20 Comuni con popolazione inferiore ai 30  mila
  abitanti,  selezionati con apposito bando, sono definite misure  di
  intervento monetario diretto, a valere su predetto fondo, anche  in
  forma  di  voucher,  sostitutive di forniture  di  beni  e  servizi
  erogate anche attraverso la convenzione con soggetti terzi».

   PRESIDENTE.  L'emendamento  soppressivo  lo  mantiene,   onorevole
  Formica?   Istituzione fondo regionale per le disabilità .  C'è  un
  subemendamento. Se l'Assessore lo vuole illustrare  intanto.  Se  è
  possibile   si   presentino  i  subemendamenti  nel   corso   della
  discussione generale.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  l'articolo  introduce un altro  tassello  della  manovra
  relativa  al  rafforzamento delle politiche sociali  della  Regione
  Sicilia e in particolare istituisce, anche qui, con un connotato di
  sperimentalità   dell'intervento  un   fondo   regionale   per   la
  disabilità.  L'obiettivo  è quello di integrare  attraverso  questo
  fondo  anche  interventi  già previsti  dalla  normativa  nazionale
  regionale.
   La dotazione finanziaria è prevista per 2 milioni di euro. Data la
  dotazione  iniziale ancora non completa si prevede  all'articolo  4
  una  forma  sperimentale di avvio dello strumento  con  appunto  un
  regolamento da emanarsi in raccordo con l'INPS che riguarda  alcuni
  Comuni con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti.
   Gli interventi possono prevedere sia formule dirette di intervento
  di erogazione monetaria sia la possibilità di forme di voucher come
  già  utilizzate in alcune Regioni italiane relativi alla  fornitura
  di  servizi  da erogare alle famiglie in cui sono presenti  appunto
  portatori di disabilità.
   Si  tratta - ribadisco - di un fondo che riteniamo abbia un grande
  valore in termini di riqualificazione degli interventi sociali  che
  dobbiamo  inevitabilmente operare in questa Regione che  nel  corso
  della sua sperimentazione potrà trovare ulteriori specificazioni  e
  integrazioni   ma   riteniamo  che  completi  il  complesso   degli
  interventi  che  riteniamo dedicare alle  fasce  più  deboli  della
  nostra popolazione.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori  ,credo
  che  il  fondo  a parte che si tratta di un fondo di duemilioni  di
  euro,  quindi  sicuramente insufficiente rispetto alle aspettative,
  abbia  bisogno al comma 4 di essere rivisto nel senso  che  debbano
  essere  date  solo prestazioni dirette non attraverso terzi  perché
  questo  ancor  di più graverebbe sull'erogazione di questi  servizi
  che a volte hanno anche costi aggiuntivi.
   Per  esperienza diretta nel territorio rispetto alle famiglie  per
  altri  bandi  che sono stati fatti dall'Assessorato della  famiglia
  attraverso  erogazioni  di  servizi, credo  che  il  cittadino,  le
  famiglie  bisognose  abbiano più diritto  ad  avere  un  contributo
  diretto  per una serie di motivi; intanto perché sono famiglie  che
  sicuramente  fanno  dei  sacrifici, che dedicano  totalmente  molte
  volte  giornate intere a queste disabilità.
   Ritengo, quindi, che il Governo dovrebbe accettare l'invito - vi è
  anche  qualche  emendamento in tal senso - di attivarsi  attraverso
  procedure dirette e non attraverso servizi dati da terzi.
   Questo  è in fondo quello che ci chiedono le famiglie e sottopongo
  all'attenzione del Governo questa possibilità di modificare in  tal
  senso il comma 4.
   Sicuramente  così come è scritto il comma 4 non  ha  senso  perché
  anche  se in via sperimentale pensate quanto è complicato  fare  il
  bando  dell'INPS, poi mettersi d'accordo con l'INPS,  poi  fare  un
  bando  per  attivarsi con venti Comuni con popolazione inferiore  a
  trentamila abitanti.
   La  cosa  più  semplice è  come si faceva prima, cioè direttamente
  alle famiglie bisognose.
   Ora  se  farla  attraverso  i Comuni ha un  senso,  ma  attraverso
  modalità farraginose, sicuramente crea grossi problemi.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
  Regione,  assessori, comprendo e condivido lo spirito solidale  che
  la   legge   si  propone,  ovvero  di  dare  un  segnale  ulteriore
  rafforzativo   della  Regione  a  favore  delle   politiche   sulla
  disabilità, assolutamente condivisibile.
   Mi  permetto però di far rilevare che questa norma, non solo  così
  come è congegnata, non avrà mai attuazione, per la semplice ragione
  che  fare  un  regolamento di concerto con l'INPS  e  poi  dovremmo
  andare  al  CGA perché ricordo le procedure regolamentari,  in  una
  materia  che  lo Statuto della Regione assegna alla nostra  Regione
   poteri  complementari a quelli dello Stato e non esclusivi   e  la
  materia  di cui stiamo trattando attiene per la parte sanitaria  ai
  livelli  essenziali di assistenza e per la parte sociale a principi
  universali di monetizzazione della disabilità attraverso l'istituto
  dell'invalidità,  la  percentuale  di  invalidità,  il   contributo
  sull'invalidità. O decidiamo che la Regione affida a dei servizi  e
  dice  ai  Siciliani che hanno problemi di disabilità quali  sono  i
  servizi che la Regione vuole in qualche modo promuovere, oppure una
  forma  cosiddetta  integrativa cos'è? Diamo  oltre  all'assegno  di
  invalidità civile una integrazione all'assegno? Come si vuole fare?
  Devo dire sinceramente la norma così è assolutamente generica,  non
  ha un appiglio di obiettivo; non so che dire.
     La norma a me sembra, come dire una norma che non può andare  da
  nessuna parte. Vorrei evitare che facendo saltare la norma facciamo
  saltare i due milioni per le disabilità. Vediamo come troviamo  una
  soluzione,  però  ripeto,  così come è costruita  la  norma  se  si
  escludono i primi tre commi che sono commi di intenzioni il  quarto
  comma  che poi è quello che dovrebbe rendere operativa questa norma
  è  assolutamente   perché  l'INPS  ricordo  che  eroga  assegni  di
  invalidità,  quindi  noi  cosa  dovremmo  fare  assieme   all'INPS?
  Integrare l'assegno di invalidità, mi permetto di dire che  non  ha
  senso, con tutto il rispetto e con tutta  la stima che si può avere
  per  il  tema  della disabilità,  ma la Regione  non è chiamata  ad
  integrare  l'assegno di invalidità; è chiamata a garantire  servizi
  ai  cittadini  non  a  garantire l'assegno di invalidità  perché  a
  quello ci pensa lo Stato. Così com'è questa norma, secondo me,  non
  ha dove andare.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor  Presidente, Governo, onorevoli colleghi,  il  mio
  intervento è sulla linea degli interventi dei colleghi che mi hanno
  preceduto perché da amministratore locale devo dirvi che  tutte  le
  forme  di assistenza sostitutive rispetto al voucher e quindi tutte
  le  forniture di servizio, immagino quelle che l'anno  scorso  sono
  state  erogate  dalla  legge numero 328,  non  hanno  avuto  alcuna
  ricaduta per quanto riguarda la disabilità.
     Quello della disabilità è un tema particolarmente delicato e  le
  famiglie  che hanno ragazzi, figli  e laddove ci sono portatori  di
  handicap  che hanno bisogno di eseguire della terapia riabilitativa
  diversificata, purtroppo anche l'esperienza attraverso la fornitura
  di servizi e di terzi è stata fallimentare.
   Così come credo che vanificare dei fondi con un accordo con l'INPS
  che  sarebbe farraginoso e che comunque non ha  nulla a che  vedere
  con   l'erogazione  di  servizi  che  dovrebbero  prestare  poi   o
  attraverso gli enti locali o anche attraverso la legge numero  328,
  i tre commi vanno bene. Secondo me bisogna semplicemente sopprimere
  il quarto comma e snellire il quarto comma dicendo che la dotazione
  va erogata attraverso il voucher così effettivamente si può rendere
  un  vero servizio alle famiglie e a quelle persone che sono affette
  da  disabilità  così come ha funzionato per anni  il  famoso  bonus
  socio-sanitario  per  la  famiglia che avesse  un  reddito,  quello
  previsto per legge, aveva diritto ad un bonus e con quel bonus  poi
  ricorreva   alle   prestazioni  che  gli  erano  state   prescritte
  necessarie.
   Così  però  significa andare a disperdere veramente somme,  quindi
  inviterei il Governo a volere fare una riflessione così come diceva
  precedentemente l'onorevole Laccoto a riformulare l'articolo 4  con
  un  finanziamento diretto alle famiglie e il Comune, l'ente  locale
  diventa   solo   il  tramite  dell'erogazione  del  servizio,   del
  destinatario del voucher che, poi, andrà a destinare alle famiglie.

   ARANCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARANCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io penso  che
  il  tramite debba essere il Comune perché facilita notevolmente  il
  compito  e,  poi,  la  Regione deve erogare  servizi  attraverso  i
  voucher  ed  un'altra  cosa importante è, come  diceva  l'onorevole
  Cracolici,  che  già  l'INPS eroga un  ristoro  che  è  un  ristoro
  economico.
   Evitare,  quindi,  che  alle stesse persone  vadano  più  tipi  di
  ristoro,  cioè sia il ristoro economico sia il ristoro dei voucher.
  Bisognerebbe, quindi, stabilire da che livello, da che  percentuale
  di  invalidità  si ha diritto perché per esempio  l'INPS  eroga  un
  assegno  di  invalidità a partire dal 74 per  cento.  Bisognerebbe,
  perché  per  essere invalido basta il 46 per cento  di  invalidità,
  capire  che  percentuale  di invalidità  determina  il  diritto  al
  voucher,  tenendo  conto  che già il 74 per  cento  ha  un  diritto
  economico e per evitare il sovrapporsi di più ristori, bisognerebbe
  tenere  conto di quale sia la platea interessata a ricevere  questi
  voucher. Tenere conto, quindi, della platea.
   Mi  pare  che  già  sia  istituita la Consulta  della  disabilità,
  quindi, si dovrebbe partire sempre dall'analisi dei bisogni  perché
  erogare  così  in modo generico ed indeterminato un servizio  senza
  sapere  di che tipo di servizio ha bisogno la nostra platea,  anche
  questo  è  un  modo molto aleatorio di risolvere le  problematiche.
  Partire,  quindi,  dall'analisi del bisogno  e  poi  indirizzare  i
  vouchers verso quel bisogno e stabilire anche chi ne ha diritto.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   DI   MAURO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessore,
  volendo esaminare con la massima attenzione questo articolo,  credo
  che  ci siano delle condizioni sul piano tecnico che vanno ovviate.
  Ho  presentato  un  emendamento e, poi,  un  subemendamento  che  è
  finalizzato  a creare quanto meno questa sorta di fondo  che,  poi,
  può attingere nel subemendamento anche a fondi comunitari. Per fare
  che cosa?
   Ecco,  questo è il tema: lo stabiliamo ora con legge per fare  che
  cosa?  Dovremmo, cioè, determinarci, facendo riferimento ad  alcune
  disposizioni legislative sul sociale affinchè l'assessore, poi, con
  quei dirigenti possa attivare alcuni processi.
   Giustamente, l'onorevole Cracolici dice che, collegarsi al sistema
  dell'INPS  è  una  cosa che non sta né in piedi  né  in  terra.  Se
  riflettette  un  momentino,  lo  accantonate  qualche   minuto   ed
  immaginate  un  percorso che possa prevedere le  normative  che  ho
  previsto in questo subemendamento  e cioè tutta una serie di  norme
  che  regolano il sistema dei servizi sociali in maniera  tale  che,
  poi,  l'assessore possa indicare un comma successivo, possibilmente
  il  secondo,  che  cosa? Le attività che il Governo  della  Regione
  intende mettere a bando. E, allora, noi cosa vorremmo? Vorremmo  un
  fondo  di  2  milioni  di euro per attivare un capitolo  di  spesa;
  aggiungiamo,  se lo ritiene necessario, importante e  credo  utile,
  altrimenti  questa  norma non ha un senso, da  parte  del  Governo,
  risorse  comunitarie. Da lì, poi, potrebbero partire una  serie  di
  iniziative  che  indicano tutte le leggi perché  altrimenti  questo
  fondo di stabilità che cosa fa?
   Bisogna  dargli un riferimento: chi sono i destinatari ed  in  che
  termini. Su questo, quindi, l'assessore, ovviamente il Governo,  da
  una soluzione e ci attiviamo tutti quanti perché possa essere fatto
  un  fondo  serio,  con destinazione a tutti i  soggetti  che  hanno
  disabilità e soprattutto corposo nel finanziamento.

   PRESIDENTE.  Invito i colleghi, cortesemente, ad allontanarsi  dai
  banchi  del  Governo  e  ad ascoltare gli  atri  interventi  perché
  probabilmente se abbiamo  bisogno di qualche minuto di  sospensione
  per rivedere questo articolo, lo facciamo, ma se lavoriamo così non
  si riesce ad andare avanti.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  assessori,  il
  centrodestra  aveva con forza chiesto che venisse istituito  questo
  fondo  destinato  alla disabilità e ciò anche per  venire  incontro
  alla situazione difficile che sta vivendo la popolazione siciliana,
  come tutta quella del resto del Paese. Il testo così com'è posto si
  apprezza anche perché ha una dotazione di 2 mila migliaia  di  euro
  però  per  quanto riguarda la sua formulazione, noi  chiederemo  al
  Governo   di   cassare  il  comma  4,  in  quanto   il   comma   4,
  oggettivamente, crea difficoltà nell'emanazione del contributo.
   Anche  perché si rimanda ad un accordo con l'INPS, si  coinvolgono
  solo  venti  comuni con popolazione inferiore a 30  mila  abitanti,
  selezionati  con  apposito bando e così via.  Ci  sembra  una  cosa
  eccessivamente   farraginosa,  un  modo   per   non   corrispondere
  immediatamente  e  non  dare  vita a  questo  intervento  monetario
  diretto, come invece credo che sia il caso di fare.
   Per  questo  motivo  -  ripeto  -  credo  che  non  sfuggirà  alla
  sensibilità  della  Giunta  e  dei  colleghi  tutti  dell'Assemblea
  regionale, la necessità di cassare il comma 4, in maniera  tale  da
  poter velocemente arrivare all'approvazione di questo articolo che,
  oggettivamente,  risponde  a  quelle  che  sono  le  esigenze   del
  territorio, ma che merita una maggiore snellezza nelle procedure di
  erogazione dei contributi; anche perché - ripeto - abbiamo  bisogno
  di fare presto, di essere veloci e di evitare di perdere tempo.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Vinciullo e grazie a  tutti  quanti
  per la brevità degli interventi.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei intervenire
  brevemente  per  dire  che  così come è scritto  l'articolo  40,  e
  soprattutto  il  comma  4,  come Gruppo parlamentare  non  ci  vede
  assolutamente d'accordo.
   Intanto  perché, come è stato correttamente rilevato, il  concetto
  di  disabile parte da una percentuale del 46% e arriva fino al 100%
  e  ha  delle  discipline  diverse, pur essendo  inquadrabili  tutti
  nell'alveo   della   disabilità.  In  secondo   luogo   perché   la
  individuazione di venti comuni con popolazione inferiore a 30  mila
  abitanti - noi sappiamo che la Sicilia ha qualche comune in più  di
  venti con popolazione inferiore ai 30 mila abitanti - da affidare a
  un  bando che poi alla fine decide il Governo, mi pare una modalità
  ancora  assolutamente aleatoria, che non credo il Parlamento  abbia
  ragione di intestarsi, dovendolo poi delegare in toto al Comune.
   Ed  ancora: nella scorsa legislatura ci siamo battuti come  Gruppo
  parlamentare per la creazione di un fondo per la disabilità, per la
  creazione  di  una  consulta per la disabilità;  non  vorremmo  che
  questa attività - nella voglia, a volte anche eccessiva, di normare
  su  determinate  materie,  che questo Governo  sta  dimostrando  in
  questa  Finanziaria  - dovesse finire per arrecare  un  danno  alle
  categorie che si vogliono aiutare, piuttosto che un vantaggio.
   E  allora siccome d'altro canto, eliminando il quarto comma - come
  io  credo che in questa formulazione sarebbe corretto fare, per  le
  ragioni  che  ho detto - finisce anche per perdere qualsiasi  senso
  questa  norma,  chiedo un momento di riflessione.  Così  com'è  noi
  voteremmo  contro. Se il Governo lo riscrivesse - e  a  seconda  di
  come  il Governo lo riscrive, sulla base dei rilievi che sono stati
  mossi  -  potremmo anche rivedere la nostra posizione, perché certo
  tutto  vogliamo  fare, tranne che andare contro  la  categoria  dei
  disabili.
   Allora,  io  chiedo che questo articolo 40 venga  accantonato  per
  dare la possibilità all'assessore, se ha avuto modo di ascoltare  i
  rilievi  del  Parlamento,  di adoperarsi  per  renderla  una  norma
  efficace e per scongiurare il rischio, che credo in questo  momento
  ci stia tutto, di creare una norma che più che creare vantaggi crea
  problemi.

   DIGIACOMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DIGIACOMO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessore,
  francamente   devo  dire  che  questa  norma,  che  va   certamente
  apprezzata  come  un  segnale  di attenzione  per  questo  tipo  di
  fragilità, mi pare che abbia un limite cioè quello di prevedere  un
  importo  che,  diviso  sul  territorio regionale,  mettiamola  come
  vogliamo,  rischia  una polverizzazione a catena,  perché  mi  pare
  giusta  l'osservazione  fatta  rispetto  ai  comuni  inferiori   ai
  trentamila  abitanti però due milioni di euro, in  una  Regione  da
  cinque milioni di abitanti con oltre 400 comuni, non vorrei che poi
  alla fine diventasse irrilevante.
   Mi permetterei di suggerire, vista la presenza contestuale in Aula
  dell'assessore Bonafede e dell'assessore Borsellino,  se  a  questo
  proposito non fosse il caso di orientare queste risorse rispetto ad
  un  progetto di legge che in conferenza stampa, almeno, insomma, ha
  avuto  il  plauso  comune che era il progetto  Vita  indipendente ,
  cioè  un  progetto  in cui si dà un sostegno reale  ai  paraplegici
  siciliani, i quali, in sostanza, in quel disegno di legge che  cosa
  chiedono? Chiedono di potere avere una vita indipendente attraverso
  la  selezione  di  alcuni aiuti, alcuni sostegni,  che  li  rendano
  qualche  cosa di maggiormente simile a persone normali, quale  esse
  in  realtà  sono, con qualche privilegio e qualche  luce  superiore
  rispetto alla cosiddetta normalità.
   Ecco,  due milioni di euro per il progetto  Vita indipendente   mi
  sembra   una   cosa  che  può  avere  una  sua  efficacia   sebbene
  sperimentale.
   Polverizzate   in   dieci,  quindici,  venti,   trenta,   quaranta
  interventi  da  cinquanta, quaranta, sessanta mila  euro  ciascuno,
  ammesso che ci arriviamo, mi sembrerebbero abbastanza inefficaci.
   Questo  è  il  mio  suggerimento. Non so  se  il  Governo  intende
  apprezzarlo  però,  ripeto,  la ratio del  ragionamento  è  proprio
  quella  di dare un segnale ben preciso ad una categoria ben precisa
  che   non   ha   alcuna  etichettatura  di  nessun   genere.   Avrà
  l'etichettatura di un percorso di vita sfortunato.

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho molto  apprezzato
  l'intervento  dell'onorevole  Digiacomo.  Siccome  sono  il   primo
  firmatario di questo disegno di legge per l'istituzione della  Vita
  indipendente ,   l'assessore  Lucia   Borsellino   partecipò   alla
  Conferenza stampa nella quale presentammo questo disegno di  legge.
  Peraltro, alcuni rappresentanti di queste categorie di disabili non
  poterono   accedere  in  sala  stampa  perché  questo   Parlamento,
  purtroppo, non consente ai portatori di questo tipo di handicap  di
  potere accedere a questo piano.
   Chiedo  all'assessore Borsellino, a cui mi lega grande stima,  che
  su  questo  tema,  su  cui so lei essere molto  attenta  -  ripeto,
  partecipò  addirittura alla Conferenza stampa di presentazione  del
  disegno  di legge -, faccia un intervento in quest' Aula nel  senso
  di  garantire, rispetto alla richiesta che sto formulando e che  ha
  formulato  anche l'onorevole Digiacomo,  perché questo  disegno  di
  legge   è   impantanato  perché  bisogna  prevedere  una  copertura
  finanziaria.
   Sarebbe   importante   che  il  Governo,   e   questo    riguarda,
  evidentemente, anche l'assessore Bonafede, ci dia garanzie che  una
  parte  di  questo fondo, anche nelle dimensioni del primo anno,  di
  cui ha parlato l'onorevole Di Giacomo, possano essere finalizzate a
  questo progetto di vita indipendente.
   Consentirebbe  di  aprire un'altra bella  pagina.  Vedete,  questo
  bilancio,  che stiamo discutendo quest'anno un bilancio, cosiddetto
  di   lacrime  e  sangue   si sta caratterizzando,  in  queste  ore,
  positivamente per alcune risposte sul versante sociale e di diritti
  civili, come abbiamo visto.
   Credo  che  questo  progetto di vita indipendente,  a  favore  dei
  disabili, sarebbe un altro tassello, non di destra né di centro  né
  di  sinistra, ma assolutamente a favore dei cittadini più disagiati
  e  scriveremmo  un'altra piccola, ma bella  pagina,   della  storia
  politica di questa Regione.

   SUDANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   SUDANO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   intervengo
  brevemente  solo per chiedere al Governo se può accantonare  questo
  articolo  per  riscriverlo, perché credo che,  ognuno  con  un'idea
  diversa  e   comunque  non  si è  d'accordo  su  come  è  impostato
  l'articolo 40.
      Per  quanto  mi  riguarda,  non  condivido  l'impostazione  che
  prospettano  gli onorevoli Oddo e Digiacomo perché  credo,  invece,
  che  questi  fondi debbano passare direttamente dagli enti  locali,
  perché sono loro i primi ad avere i rapporti con i cittadini e  con
  le  problematiche  dei territori e, quindi, non  credo  che  questi
  fondi debbano passare attraverso le associazioni.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, dopo gli interventi  che  abbiamo
  registrato io credo sia necessario ascoltare il Governo.
   Quindi, do la parola all'assessore Bonafede.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.  Signor Presidente, onorevoli deputati, abbiamo pensato  di
  proporre   la   soppressione  del  quarto  comma   ed   introdurre,
  aggiungendo  a seguire il comma 3  la possibilità di  erogare  agli
  aventi  diritto  per  il tramite dei comuni,  secondo  le  modalità
  previste dal comma 2 , le risorse di cui stiamo parlando.
   Mi  corre obbligo, però, informare che la disabilità e, quindi, la
  non autosufficienza sia un tema di grande rilievo ed importanza  in
  una  società  sempre  più globalizzata, ma  di  fatto,  sempre  più
  distante  dai  bisogni  di coloro che non ne possono  usufruire  di
  questa globalità e globalizzazione reale.
   Proprio  per  questa ragione, volevo richiamare, all'onorevole  Di
  Giacomo,  una possibilità che la Regione siciliana, il  Governo  e,
  quindi,  l'assessorato alla famiglia e alle  politiche  sociali  ha
  adoperato,  a  buon fine, partecipando al bando  Vita indipendente
  del Ministero.
   L'avviso  è  stato  proposto a tutti i distretti  di  zona.  Hanno
  partecipato in quattro e si sono aggiudicati, tutti e quattro,  dei
  progetti che sono la prova di come sia necessario essere sempre più
  propositivi e attivi perché, anche a livello ministeriale, i  fondi
  spesso  ci  forniscono  le opportunità di andare  a  colmare  delle
  lacune   che  ci  sono,  soprattutto,  nei  confronti  della   vita
  dipendente,  invece,  quindi  al  contrario,  di  coloro  che  sono
  assolutamente dipendenti.
   Sulla   Vita indipendente  ci sono già, quindi, delle risorse  che
  sono  state destinate e che verranno erogate a breve perché abbiamo
  partecipato  e  vinto al bando ministeriale ed i quattro  distretti
  socio-sanitari ne potranno usufruire.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come avete visto, sono  già  stati
  distribuiti  alcuni  sub-emendamenti di riscrittura  da  parte  del
  Governo.
   Sospendo i lavori dell'Aula per un minuto.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.09, è ripresa alle ore 16.15)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
   Si passa all'emendamento 40.9, a firma dell'onorevole Formica. Non
  essendo presenti in Aula l'emendamento decade.
   Gli emendamenti 40.5 e 40.7 sono di analogo contenuto.

   DI MAURO. Il Governo mi ha già spiegato e quindi lo ritiro.

   GUCCIARDI. Anche noi ritiriamo il nostro.

   PRESIDENTE. L'emendamento 40.8 è assorbito.

   Si passa all'emendamento 40.11, dell'onorevole Panepinto. Diamo il
  tempo   di   distribuire   il   testo.  Passiamo   alla   votazione
  dell'emendamento   dell'onorevole  Panepinto,   che   trovate   nel
  fascicolo.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessore
  Bonafede   ed  assessore  Bianchi.  Nel  2010  è  stato   approvato
  l'articolo  91 per raccogliere la disperazione delle  famiglie  dei
  minori  disabili, perché alcuni servizi non si erano  riconosciuti,
  né  nei  distretti socio-sanitari né nei distretti sanitari,  cioè,
  per esempio, il servizio di logopedia, che è un servizio essenziale
  sia per i disabili di carattere psichico sia per i disabili fisici,
  è  un  servizio  che  la  82' non riconosce e nemmeno  i  distretti
  sanitari riescono a dare, in parte per una carenza di personale  in
  servizio  ed, in parte, per un certo, oserei dire quasi,  fastidio'
  da  parte  delle ASP stesse nel poter erogare sui territori  questo
  servizio.
   Una  famiglia  monoreddito  con un  disabile,   spende  tutto  per
  garantire il costo della logopedia, dello psicomotricista, di tutte
  le  altre  figure  necessarie a dare quella  normalità   ai  minori
  disabili. La cosa ancora più grave è, assessore Bonafede,  che  gli
  uffici  dell'assessorato hanno scritto a questa Assemblea chiedendo
  di  abrogare la norma all'articolo 91, che è un atto di tracotanza,
  cioè  di  banalissimi e grigi burocrati che non hanno mai avuto  la
  sfortuna,  o la ventura, di poter conoscere, come dire  meglio  non
  vivere  il  dramma delle famiglie con minori disabili. Per  cui  io
  chiedo  che  venga  votato, poi questo Parlamento  si  assumerà  la
  responsabilità di bocciare una occasione per dare un sostegno  vero
  e  diretto  a  quelle  famiglie che, oltre al dramma  di  avere  un
  bambino  disabile, hanno un altro problema più serio: non avere  le
  risorse  per  potere  fronteggiare in  quell'attività  terapeutica,
  giornaliera e quotidiana, quella normalità che ogni famiglia per il
  proprio figlio, ancorché disabile, chiede.
   Io  chiedo,  signor Presidente, che lei lo metta  ai  voti  e,  se
  avessi  la  forza,  chiederei  il  voto  nominale  per  constatare,
  esattamente, quante sono le dichiarazioni fatte e come  seguono  le
  azioni concrete.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   assessori,
  intervengo    semplicemente   per   condividere   le   affermazioni
  dell'onorevole  Panepinto e per dire che sottoscrivo l'emendamento,
  perché  effettivamente  quando si parla di  disabilità  -  qualcuno
  chiedeva quali categorie - la disabilità viene ricompresa  in  quel
  decreto  nazionale.  Però alcune prestazioni,  effettivamente,  non
  sono   riconosciute,  quindi  condivido  ampiamente  e  sottoscrivo
  l'emendamento presentato dall'onorevole Panepinto.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  assessori,   mi
  rivolgo  all'assessore Bianchi perché su temi così delicati  vorrei
  che  ci  fosse uno sforzo da parte del Governo, assessore Bonafede,
  non  per dividere il poco che c'è, ma chiedo al Governo uno sforzo,
  supplementare, per trovare delle risorse.
   Onorevole  Panepinto,  io  non sono  dell'idea  che  noi  dobbiamo
  dividere questi due milioni anche per le categorie delle quali  lei
  ha parlato. Io sono dell'idea che noi dobbiamo trovare altri soldi,
  da mettere in un emendamento come questo.
   Allora  vorrei capire dall'assessore Bianchi, comprendendo qual  è
  la  situazione  oggettiva - e mi pare che la nostra  posizione  sia
  stata  di grande responsabilità, fino ad ora - se non sia il  caso,
  condividendo da parte mia e da parte del nostro Gruppo,  così  come
  bene  ha  detto  la  collega  Grasso,  questo  emendamento  noi  lo
  condividiamo  ma  vorremmo che non fosse alla fine  una  lotta  tra
  poveri.  Tra poveri , nel senso del senso della frase fatta,  ossia
  una  lotta  tra categorie disagiate che finiscono poi per dividersi
  quel poco che resta.
   Chiediamo formalmente al Governo di accertare la possibilità di un
  intervento  anche  economico a sostegno, con un'attenzione  precisa
  alle  categorie  di cui al comma che vogliamo inserire,  e  quindi,
  solo  dopo  avere sentito l'assessore Bianchi, noi  esprimeremo  la
  nostra   volontà  definitiva  comunicando,  però,  sin  da  adesso,
  Presidente  Venturino,  che  io  sottoscrivo  l'emendamento   40.11
  dell'onorevole  Panepinto.

   CASCIO SALVATORE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO   SALVATORE.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  assessori. Mi rivolgo all'assessore perché già nella commissione di
  merito   qualche  perplessità  su  questa  vicenda  era  nata.   La
  perplessità era dovuta al fatto che la parola  fondo  a mio  avviso
  risulta  un po' pretenziosa, io penso che era più giusto  chiamarlo
   capitolo   di  intervento. Ed era un capitolo  di  intervento  con
  delle  finalità  ben specificate, quindi bene ha fatto  l'onorevole
  Panepinto  a presentare un emendamento che indirizza, in  un  certo
  senso, anche queste risorse, ma mi aspettavo dall'assessore che  il
  target  dei soggetti beneficiari fosse già ben individuato,  perché
  noi rischiamo, istituendo questo fondo, di voler fare molto per non
  fare nulla, per non dare a nessuno quello di cui ha necessità.
   La  perplessità principale risiede nel fatto che vi sono una serie
  di   interventi  che  si  accavallano  in  questo  fondo;  vi  sono
  interventi  che sono previsti dalla normativa nazionale,  quelli  a
  cui faceva riferimento l'onorevole Cracolici, che sono le indennità
  di  invalidità, di presenza scolastica, di accompagnamento, ecc. Vi
  sono  una  serie  di  interventi che già questo  Parlamento,  o  il
  Servizio  Sanitario Regionale fa attraverso i LEA; vi  sono  alcuni
  interventi che questo Parlamento ha già legiferato all'articolo 20,
  con  l'integrazione dei servizi socio-sanitari, dove  l'altro  ieri
  abbiamo votato un articolo in merito; quindi mi sarei aspettato che
  questo  fondo  -  avrei osato dire questo capitolo -  avesse  delle
  specificità maggiori.
   Oltre  a quello che ha proposto l'onorevole Panepinto, io le porto
  ad  esempio un'altra situazione: noi in Sicilia abbiamo le comunità
  alloggio,  in  cui  vi  è  una  compartecipazione  da  parte  delle
  famiglie.  Questa compartecipazione delle famiglie potrebbe  essere
  alleviata,  se  potessero  accedere a questo  fondo,  perché  molto
  spesso  non  tutte queste famiglie hanno questa capacità  e  questa
  disponibilità economica.
   Quindi   appongo   la  firma  all'emendamento  40.11   ma   invito
  l'assessore a volere allargare la platea, ed individuare meglio  la
  platea dei soggetti interessati.

   LA  ROCCA RUVOLO. Signor Presidente, dichiaro di apporre la  firma
  all'emendamento 40.11.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha  facoltà.  Non utilizzi  i  tredici  minuti  a
  disposizione.

   MILAZZO  GIUSEPPE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non
  esaurirò i tredici minuti del Gruppo. Io certamente appongo la  mia
  firma a questo disegno di legge perché è una buona iniziativa, però
  io una riflessione la voglio fare.
   Noi costituiamo un fondo -  mentre l'assessore Bianchi si consulta
  per  poi darci ulteriori spiegazioni -  per la disabilità.  E'  una
  cosa lodevole.
   Però,  assessore,  siamo al quarantesimo  articolo,  non  tutti  e
  quaranta esaminati,  qualcuno lo abbiamo accantonato, voi,  diciamo
  che  qualche  errore  lo avete commesso, io non  glielo  dirò  qua,
  assessore,  lei lo sa, sono una persona corretta e  so  stare  alle
  regole  del  gioco,  non le dirò l'errore e gli  errori  che  avete
  commesso voi, altrimenti veramente dovrei andarmi a sedere e questa
  volta   ascoltare,  perché  avete  commesso  un  errore  di  queste
  dimensioni,  ma non mi soffermerò su questa cosa. E'  argomento  di
  altro  momento,  anzi  spero che nemmeno in  altro  momento  se  ne
  parlerà  perché  sono certo che il Governo supererà questo  errore,
  troverà la soluzione.
   Ma  certo,  assessore, una proposta gliela voglio fare, ma  perché
  non  avete  proposto un fondo per coloro che perdono  la  fonte  di
  guadagno?  Ed è una riflessione seria. Perché vi trincerate  dietro
  il  Commissario  dello Stato quando uno tenta  di  salvare  quattro
  disperati  che  cercano aiuto e lo  cercano perché la  politica  in
  passato  li  ha  creati, li ha presi in giro e li ha abbandonati  e
  dite,    non si può salvare questa cosa perché il Commissario dello
  Stato,  certamente,  le impugnerebbe  e parlo  di  SPO,  parlo  dei
  lavoratori del policlinico, parlo di quattro lavoratori di Catania,
  per  non  fare  interventi di tipo campanilistico, parlo  di  altri
  lavoratori  a cui è stato negato un riconoscimento, mi pare  che  è
  stato  trattato all'articolo 34, l'onorevole Lentini ha argomentato
  nella scorsa seduta.
   Visto  che  avete  pensato a tutti in questa finanziaria,  perfino
  alle  coppie  di fatto volete dare una mano, vivaddio,  l'Assemblea
  l'ha  riconosciuto, viva la democrazia, sono contento, dirò in giro
  ai  siciliani: è una norma di civiltà. Ma vi sembra che non sia una
  norma  di civiltà aiutare chi ha perso il posto di lavoro  a  vario
  titolo?
   Non  vi  sembra un fatto serio che l'Assemblea si occupi di questi
  lavoratori? Se si  pensasse per loro un progetto di utilità, se  si
  pensasse  per  loro un accompagnamento nelle more che ritrovino  un
  altro lavoro, non sto dicendo infiliamoli tutti da mamma Regione.

   PRESIDENTE. Stiamo parlando di qualcos'altro in questo momento.
   MILAZZO  GIUSEPPE.  Io  sto  parlando  sull'articolo  40,   signor
  Presidente  non me li volevo prendere tutti e tredici minuti,  però
  meglio  parlare due minuti a vario titolo di questo fondo  e  sulla
  compatibilità della costituzione di un altro fondo, o l'ampliamento
  di  questo  fondo  creando un'altra branca, signor Presidente,  per
  rimanere in tema, ma lei non mi costringa a rimanere in tema perché
  parlerei per nove minuti e invece meglio un minuto e mezzo per dare
  sfogo  alla  mia  irrequietezza, perché  tanti  siciliani  che  noi
  chiamiamo,  qua, irrequieti li possiamo chiamare disperati,  invece
  si appigliano a qualcuno che gli possa dare una speranza.
      E  allora, io le sto dicendo una cosa come luogo comune:  posti
  di  lavoro  per  tutti.  No, però avete creato  le  condizioni  per
  aiutare le coppie di fatto, avete creato le condizioni per il fondo
  di  disabilità, ed è giusto. Create un fondo per coloro che perdono
  il  posto di lavoro, perché voi avete vinto la campagna elettorale,
  dicendo,  che non ci sarebbe mai stato più un precario, che non  ci
  sarebbe stato più un bisognoso licenziato in cerca di lavoro.
   Il  Presidente  Crocetta non ha responsabilità  dei  disastri  del
  passato,  però certamente c'è lui ed io a lui mi devo  rivolgere  e
  devo  chiedere. I siciliani irrequieti e disperati chiedono  a  lui
  una  mano,  diremmo  calcisticamente  un  periodo  di  possesso  di
  palla ,  nelle  more  che  una soluzione arrivi,  che  si  sblocchi
  l'occupazione,  che  cambino le normative, e non  è  parlare  fuori
  luogo, signor Presidente.
   Assessore Bianchi, inventatevi qualcosa per sostenere chi ha perso
  la  fonte di guadagno, chi, che facendosi dei conti, mettendosi  il
  mutuo, facendo dei figli, improvvisamente si è trovato in mezzo  ad
  una  strada ed è costretto, mortificandosi secondo me, a rivolgersi
  alla  politica,  quando invece la politica se ne dovrebbe  occupare
  senza che nessuno parlasse.
   Assessore Bianchi, sono certo che lei avrà colto ogni parola ed il
  Presidente della Regione certamente darà spinta propulsiva a queste
  mie istanze.

   PRESIDENTE.  Ha  chiesto  di parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    vorrei
  rappresentare alcune mie perplessità su questo articolo, che  sotto
  un  profilo  di  principio non può che trovare  l'apprezzamento  di
  quest'Aula, ma sotto un profilo pratico temo che avrà difficoltà di
  applicazione.  E  non  sto  qua a dire  tutte  le  motivazioni,  ma
  innanzitutto  per  la  copertura  finanziaria  che  viene  messa  a
  disposizione, che è di due milioni di euro, ma che poi si riduce ad
  un  milione  di  euro,  perché un milione di euro  appartiene  agli
  accantonamenti negativi.
   Quindi, partendo da questo, soltanto da questa prima premessa,  ci
  si rende conto che ha ragione l'onorevole Cascio quando dice che  è
  quasi  una  esagerazione parlare di fondo, perché il fondo  ha  una
  certa  capienza,  una certa copertura e viene  prevista  una  certa
  dotazione finanziaria.
   Inoltre,  il primo comma di questo articolo si pone un  obiettivo,
  non  di  intervenire  nei  confronti del disagio,  sotto  forma  di
  disabilita,  ma  di  integrare  strumenti  nazionali.  Quindi   uno
  strumento  integrativo, uno strumento che va in parallelo  rispetto
  ad  altri interventi, ad altri strumenti che vengono previsti dalle
  normative nazionali di riferimento.
   Allora,  ecco  perché il comma due rappresenta un'altra  debolezza
  dell'articolo, perché nel momento in cui si dice che   con  decreto
  dell'assessore  alla famiglia, politiche sociali e lavoro ,  ma  al
  contempo  non si da una scadenza entro quando poterlo emanare,  noi
  rischiamo  di  diluire eccessivamente i tempi e  di  far  risultare
  questa  norma  sterilizzata ed annullata  per  la  mancanza  di  un
  termine entro cui il decreto dovrebbe essere emanato.
   Io proporrei 60 o 90 giorni al massimo.
   Quando si parla di criteri, dobbiamo capire a chi ci rivolgiamo, e
  sarebbe  bene che nell'emendamento venisse previsto anche un  tempo
  entro cui operare, per esempio novanta giorni, che è un termine che
  io  ritengo  congruo. L'Assessore, sulla scorta di una  norma,  può
  dare attuazione e seguito a quella norma.
   Rispetto  al terzo comma, secondo me potremmo anche immaginare  di
  intervenire   come  per  il  primo  comma,  cioè   come   strumento
  integrativo  ad altre misure, ad esempio con fondi e con  strumenti
  nazionali quali potrebbero essere i PAC, e quindi evitare che da un
  lato diamo uno specchietto per le allodole con l'istituzione di una
  dotazione molto minima, e dall'altro lato, se volessimo intervenire
  in   una  misura  specifica  con  strumenti  nazionali  e  comunque
  extraregionali, poi ci viene precluso tale intervento.
   Invito   il  Governo  a  rivedere  eventualmente  una  riscrittura
  integrante  soprattutto la tempistica e, se è  il  caso,  anche  la
  copertura, perché due milioni di euro mi sembra cosa di poco conto.
  Rischiamo, come per l'articolo 29 concernente gli interventi per le
  misure abitative, di non sortire alcun effetto, perché sul 2014 non
  faremo  un  solo intervento di edilizia abitativa di sostegno  alle
  misure abitative.
   Siccome  il  legislatore  - a mio avviso  -  deve  intervenire  in
  maniera snella, rapida, efficace e puntuale, l'invito che faccio al
  Governo è quello di fare una riscrittura che possa intervenire  con
  questi principi.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  Governo,  so  di
  fare  una  proposta che, se non ascoltata con la vostra  attenzione
  solita,  ma  anche  con l'intelligenza che vi  riconosco,  potrebbe
  essere fraintesa.
   Al   successivo   articolo  41  parleremo  del   reddito   minimo.
  Un'indagine  di  stamattina dell'ISTAT  dice  che  le  famiglie  in
  assoluto  stato di indigenza in Sicilia sono centotrenta  mila.  Se
  volessimo dare a ciascuna di queste famiglie quattrocento  euro  al
  mese ci vorrebbero seicento milioni di euro e noi stiamo prevedendo
  all'articolo  41  quindici milioni di euro, peraltro  vincolati  ad
  alcun criterio.
   Pertanto, propongo di prendere un milione di euro dall'articolo 41
  e   dare   copertura  finanziaria  all'emendamento   dell'onorevole
  Panepinto per finanziare i minori affetti da disabilità.

   LEANZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA.  Signor  Presidente, il milione di euro  si  può  prendere
  dalla  digitalizzazione,  senza toccare altre  povertà,  visto  che
  l'avevamo  risparmiato. Lo dico all'assessore Bianchi,  che  magari
  forse  gli  complica  un pò la vita, però evitiamo  la  guerra  dei
  poveri.

   BONAFEDE,  assessore per le famiglie, le politiche  sociali  e  il
  lavoro. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
     BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali  e  il
  lavoro.  Signor Presidente, onorevoli deputati, intanto mi sembrava
  giusto   ribadire   che  rispetto  all'emendamento   dell'onorevole
  Panepinto  il  Governo  è favorevole, ed è l'occasione  questa  per
  sottolineare  come  questo Parlamento si sta rivelando  ancora  una
  volta  veramente attento alla fragilità sociale, con un livello  di
  coesione  e  di  armonia  che sicuramente non  sfugge  alla  nostra
  soddisfazione,  non  soltanto  come  Governo.  Tutti  i   cittadini
  siciliani  che  ci stanno guardando hanno modo di  verificare  come
  questo  Parlamento  è  proteso  alla fragilità  sociale,  onorevole
  Cordaro,  ed  il  prossimo articolo, che è quello  che  prevede  la
  discussione  sul  SIA,  mi  darà magari la  possibilità  di  potere
  raccontare  al  Parlamento  quello che  potrebbe  diventare  domani
  mattina,  o  domani mattina temporale più esteso,  l'orizzonte  del
  SIA,  quindi quanto è importante lasciare questo fondo  possa  fare
  capire in anticipo come vuole agire la Regione siciliana politica e
  i siciliani, come vogliono accogliere il SIA.
   Voglio   rimanere   invece  all'interno   dell'articolo   40   per
  sottolineare che tutti gli interventi sono meritevoli di attenzione
  e  proprio  per  questo  presenteremo un emendamento  che  dia  una
  temporalità, quindi una scadenza precisa all'emanazione  di  questo
  decreto.  Non  dimentichiamo  che  rispetto  al  fondo  della   non
  autosufficienza,  che  già  si occupa  di  disabilità,  e  rispetto
  comunque anche alla legge 328, che si occupa di tutto quello che  è
  il  campo  delle  disabilità, ci occupiamo con questo  fondo  delle
  disabilità estreme, di quelle ancora più gravi, anche in termini di
  considerazione umana.
   Quindi,  nonostante  tutte le risorse siano sicuramente  risibili,
  questo  fondo  ci  darà la possibilità di aiutare chi  è  veramente
  disperato.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ringrazio gli intervenuti  per  il
  dibattito  molto costruttivo. Quando si parla di buon senso,  siamo
  tutti sulla stessa frequenza.
   Pongo  in  votazione  l'emendamento 40.11, a firma  dell'onorevole
  Panepinto  con  il parere favorevole già espresso dal  Governo.  Il
  parere della Commissione.

   DINA,presidente  della  Commissione  e  relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.44, è ripresa alle ore 16.45)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 40.14 del Governo.
   Comunico  che  è  stato presentato il subemendamento  40.14.1.  Il
  parere della Commissione.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 40.14.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  noi  dobbiamo
  capire  cosa  ci deve essere contenuto in quel decreto,  perché  il
  decreto non è solo uno strumento, ma è una modalità attuativa di un
  indirizzo che viene dato dall'Assemblea.
   Io  ho l'impressione che questa norma, lo dico con grande affetto,
  è   scritta  senza  pensarla  dal  primo  all'ultimo  comma  ed  ho
  l'impressione che non funzionerà.
   Pertanto, invito il Governo a rifletterci un altro po'.

   FALCONE. Dobbiamo avere più fiducia nel Governo

   CRACOLICI.  Non  è questione di fiducia, è una norma  che  non  ha
  possibilità di attuarsi.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, pongo in votazione  l'emendamento
  40.14 GOV, così come emendato. Il parere della Commissione.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 40.13 GOV.

   BIANCHI,   assessore  per  l'economia.  Chiedo  di   parlare   per
  illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  questo  emendamento tiene conto della  soppressione  del
  comma  4.  Quindi nel momento in cui si sopprime  il  comma  4,  si
  aggiunge  alla fine del comma 3 che è semplicemente la modalità  di
  erogazione che verrà effettuata attraverso gli enti locali. Infatti
  si  dirà  che verrà erogata agli aventi diritto per il tramite  dei
  comuni, secondo le modalità previste dal decreto.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore  di  minoranza.  Signor  Presidente,  onorevoli
  colleghi,  io  sono d'accordo, però rischiamo se non diciamo  quali
  sono  i  criteri da cui si parte, chi sono i destinatari e come  ci
  arriviamo, non so se riusciamo a risolvere il problema, e  non  per
  spezzare una lancia a favore dell'onorevole Cracolici.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.  Signor  Presidente, onorevoli deputati,  il  comma  1  già
  distingue quelli che possono essere i limiti con i quali si riduce,
  rispetto  alla infinita gamma di criteri che si dovrebbero adottare
  perché   questi   stessi  devono  essere  armonici  rispetto   agli
  obiettivi, e quindi è lo stesso fondo che vuole integrare  mezzi  e
  strumenti  già predisposti nella normativa nazionale di riferimento
  che è cogente rispetto ai criteri.

   PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'emendamento  40.13.  Il  parere
  della Commissione.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Tutti  gli altri emendamenti all'articolo 40 sono stati dichiarati
  inammissibili.
   Pertanto, pongo in votazione l'articolo 40 così, come emendato.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 41. Ne do lettura:

                               «Art. 41.
                         Reddito minimo (SIA)

   1.  Al  fine  di  garantire un reddito minimo  alle  famiglie  che
  versano  in  condizioni  di disagio socio economico,  qualificabili
  come  povere  secondo l'indicatore ISTAT di povertà  assoluta,  per
  l'anno  2014  e in via sperimentale è istituito il Fondo  siciliano
  per  il  sostegno  all'inclusione attiva (SIA), con  una  dotazione
  finanziaria di 15 milioni di euro.

   2.  Con  decreto  dell'Assessore regionale  per  la  famiglia,  le
  politiche  sociali  e  il  lavoro, da  adottare  entro  120  giorni
  dall'entrata  in  vigore della presente legge e in  conformità  con
  quanto previsto dalla normativa vigente sono definiti i criteri  di
  accesso  al fondo e le modalità di erogazione dell'integrazione  al
  reddito  che,  comunque,  non  può essere  superiore  ai  400  euro
  mensili.

   3.  Il  Fondo  di  cui al comma 1 viene incrementato  dai  ribassi
  d'asta    relativi    a    contratti    di    servizio    stipulati
  dall'Amministrazione regionale.
   4.  Il  Ragioniere generale è autorizzato ad apportare al bilancio
  della  Regione le variazioni derivanti dall'attuazione del presente
  articolo».

   DINA,  Presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA,  Presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Signor  Presidente,  chiedo  che l'articolo  41  venga  accantonato
  stante  che  si  sta  effettuando una riscrittura  dell'emendamento
  41.7, a firma degli onorevoli Lupo e Cracolici.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, su richiesta  della  Commissione,
  l'articolo 41 è accantonato.
   Si passa all'articolo 42. Ne do lettura:

                               CAPO VIII
              Misure per il turismo, i teatri e lo sport

                               «Art. 42.
               Fondo regionale per lo Spettacolo (FORES)

   1.  E'  istituito il Fondo regionale per lo spettacolo  (FO.RE.S.)
  finalizzato  a  sostenere  ed incrementare  le  attività  di  enti,
  associazioni, cooperative e fondazioni che abbiano sede  legale  in
  Sicilia da almeno due anni e siano operanti nei settori del teatro,
  della musica, della danza.

   2.  Le  aliquote  di  ripartizione  del  Fondo  regionale  per  lo
  spettacolo (FO.RE.S.) tra i settori lirico-sinfonico, del teatro di
  prosa, della musica e della danza, sono stabilite annualmente,  con
  decreto  dell'Assessore regionale per il turismo,  lo  sport  e  lo
  spettacolo,  previa delibera della Giunta regionale e acquisito  il
  parere   della   competente  Commissione   legislativa   permanente
  dell'Assemblea   regionale,   da   adottarsi   entro   30    giorni
  dall'approvazione della legge di bilancio. Il Fondo è destinato  in
  misura  non  inferiore al 70 per cento ai soggetti privati  di  cui
  alla legge regionale 5 dicembre 2007, n. 25,  e agli articoli 5 e 6
  della legge regionale 10 dicembre 1985, n. 44.

   3. Con decreto dell'Assessore regionale per il turismo, lo sport e
  lo  spettacolo da emanarsi entro 60 giorni dall'entrata  in  vigore
  della  presente  legge sono stabiliti i criteri e  le  modalità  di
  erogazione  dei  contributi, dando priorità alle  attività  e  alle
  performance  svolte. I predetti criteri possono essere rivisti  con
  cadenza triennale.
   4.  Per l'esercizio finanziario 2014, l'ammontare del Fondo di cui
  al comma 1 è determinato in 500 migliaia di euro».

   Sospendo la seduta per cinque minuti.

     (La seduta è sospesa alle ore 16.53, è ripresa alle ore 17.02)

   La seduta è ripresa.
   PRESIDENTE. Si passa all'esame dell'articolo 42.

   GRECO Marcello. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  Marcello.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  Governo,
  trattiamo   di  questo  fondo  Fores  che  costituisce  sicuramente
  un'altra novità che fa riferimento alla finanziaria regionale,  una
  novità  importante  perché finalmente si mette  la  parola  fine  a
  quelle  che sono le contribuzioni a pioggia, quelle riguardanti  la
  tabella H, questo fondo regionale per lo spettacolo, finalizzato  a
  sostenere  e  ad  incrementare le attività di  enti,  associazioni,
  cooperative e fondazioni.
   E'  un  fondo  importante  soprattutto  perché,  tra  l'altro,  la
  relativa  erogazione  di questo fondo, passa attraverso  il  parere
  della  commissione parlamentare di merito, attribuendo  sicuramente
  alla  commissione un ruolo importante, il giusto ruolo  che  devono
  avere le commissioni parlamentari.
   Si   stabiliscono   anche   i  criteri,  criteri   finalmente   di
  meritocrazia, per quei teatri, quelle associazioni che  possono  ed
  effettivamente lavorano con serietà e con meritocrazia. E questo  è
  certamente  un principio giusto e corretto e debbo dare atto  della
  costituzione di questo fondo all'assessore Stancheris, che bene  ha
  fatto fino ad oggi.
   Voi  dovete pensare che circa sei mesi fa l'Assessorato era  retto
  dal  maestro  della  sicilianità, il cantautore  Battiato  che,  in
  effetti,  era  stato da me più volte criticato per non  aver  posto
  nulla in essere per quel periodo, in quella gestione.
   L'assessore  Stancheris, sicuramente, lei che non è  siciliana  ma
  che  è  acquisita alla sicilianità, sta facendo bene, ha  posto  in
  essere una serie di iniziative e di attività svolte proprio  a  far
  conoscere  la cultura siciliana e la cultura dei teatri. Assessore,
  io  pubblicamente  le dico  brava', continuiamo  su  questa  strada
  perché questa è la strada giusta, è la strada del cambiamento, così
  come  tutta questa finanziaria che sta ponendo in essere dei  fatti
  nuovi, dei fatti epocali. Anche questo è un nuovo modo di gestire e
  di  poter fare pubblica amministrazione e che, sicuramente,  questo
  modo  rende  la  politica più veritiera e più  vicina  alla  gente.
  Grazie.

   LEANZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  intervengo  per
  apprezzare   l'articolo  42,  proposto  dall'assessore  Stancheris,
  perché  in  qualche  modo ci mette al passo con  la  programmazione
  nazionale  e  quella  europea,  fermo  restando  che  noi   abbiamo
  l'esigenza  di  garantire i teatri e tutte le  strutture  culturali
  della  nostra terra, che sono assolutamente indispensabili  per  la
  crescita sociale, civile, culturale, economica della Sicilia.
   Il  medoto  del Fores è un metodo certamente positivo,  perché  su
  questo  Fondo  si potranno, mi auguro, agganciare alcune  ulteriori
  risorse  per  far  sì  che per tutti i teatri  possiamo  finalmente
  lavorare   con  loro,  con  il  principio  del  merito,   principio
  fondamentale della meritocrazia, della capacità di fare  teatro  ad
  altissimo livello, di fare cultura, di fare economia, e di fare  in
  modo,  anche,  che  si  arrivi sempre più all'autosufficienza.  Per
  quanto   ci   riguarda,   quindi,  siamo  assolutamente   d'accordo
  sull'articolo  42.  E'  un'innovazione  e,  come  innovazione,   la
  salutiamo.
   Mi  auguro  che, nel prosieguo, poi possa diventare  un  punto  di
  riferimento  per  la  crescita  culturale  delle  nostre  strutture
  siciliane.

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
  io  debbo  dire  che  sono soddisfatto di questo  articolo  perché,
  finalmente,  troviamo  un Assessore che, con  il  lavoro  svolto  a
  seguito di tutte le audizioni in seno alla V Commissione, ha capito
  qual'era  il problema di questo settore e si sta adoperando,  e  la
  ringrazio  pubblicamente, assessore, per la  collaborazione  perché
  questo articolo mette in risalto il lavoro che si farà assieme alla
  Commissione di merito. Quindi le dico: complimenti.

   ANSELMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ANSELMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del
  Governo,  oggi,  obiettivamente,  grazie  all'assessore  Stancheris
  possiamo dire che in Sicilia si volta pagina.
   L'istituzione del Fores anche mettendoci al passo, come  ricordava
  l'onorevole  Leanza, a livello nazionale, fa sì che  da  oggi,  nel
  2014, per la cultura possa essere veramente una svolta; la cultura,
  attraverso  una collaborazione che io mi auguro ci sia  sempre  più
  stretta   tra  Assessorato  del  Turismo,  sport  e  spettacolo   e
  Assessorato dei beni culturali, i due assessorati strategici per la
  nostra  terra, che possano diventare, veramente, il volàno  per  la
  nostra economia.
   Ricordiamoci,  ce  lo siamo detti più volte,  che  in  Sicilia  di
  cultura non soltanto si può sopravvivere, ma si può vivere,  perché
  la cultura è l'unica attività che non inquina e su cui noi dobbiamo
  puntare il massimo, anche come classe politica.
   Il   lavoro   che  è  stato  fatto  è  un  lavoro   splendido   di
  collaborazione  e  di  concertazione  tra  la  classe  politica   e
  l'Assessorato del turismo.
   Non  posso quindi che fare i complimenti all'assessore Stancheris;
  non   posso   che  augurarmi  che  questo  sia  l'inizio   di   una
  collaborazione,  soprattutto con quel mondo, in particolare  stiamo
  parlando del mondo teatrale e musicale, che fino ad ora è  stato  -
  non  vorrei dire bistrattato - però sicuramente tenuto in un  piano
  un  po' più nascosto, rispetto invece ai meriti che dovrebbe  avere
  questa  classe di lavoratori, che non sono soltanto quei quattro  o
  cinque grandi teatri che abbiamo, ma che è tutta quella pletora  di
  teatri piccoli e privati che danno un grosso contributo alla nostra
  economia.
   Complimenti dunque assessore, noi siamo con lei. Le modifiche agli
  emendamenti  che abbiamo proposto e che abbiamo anche  discusso  in
  Commissione sono fatti soltanto per dare anche il nostro apporto al
  suo lavoro.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori.  Anche
  qui  siamo  in  presenza  di  un  articolo,  il  42,  che  definire
   l'apoteosi  del nulla' è dire poco. E mi fa specie  che  ci  siano
  alcuni  parlamentari che si complimentano con l'assessore,  con  il
  Governo, per la semplice istituzione di un capitolo

   LEANZA. È un metodo, non è un capitolo

   FORMICA.  E'  un metodo, ed è tanto importante il metodo,  che  ci
  sono,  da  un lato, i complimenti dell'istituzione del capitolo,  e
  dall'altro  lato,  quegli stessi deputati, gli stessi  intervenuti,
  che si complimentano con il Governo e con l'assessore, e presentano
  emendamenti  non  per  raddoppiare,  non  per  triplicare,  ma  per
  decuplicare  almeno  il fondo. Tanto è vero che  si  prefiggono  di
  portarlo  da  500  a  4.500 milioni di euro -  ovviamente  una  pia
  illusione  -  come  è una pia illusione la prospettiva  che  questo
  fondo  possa  in  qualche  modo  aiutare,  incidere  sulla  cultura
  siciliana e i teatri siciliani.
   Si  tratta  della  solita presa in giro di una finanziaria  vuota,
  assolutamente   vuota,  priva  di  qualsiasi  provvedimento   dello
  sviluppo,  che non può far altro, da parte dei deputati  di  questa
  maggioranza, che complimentarsi del  nulla'. E siamo qui  costretti
  a  stare ore ed ore a complimentarci a vicenda con il Governo per -
  ripeto - il nulla.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   assessori,
  intervengo  per  chiedere all'assessore una spiegazione  su  questo
  comma 1, dove si parla di teatri e di fondazioni che hanno la  sede
  in Sicilia.
   Io   le   ricordo  che  noi  abbiamo  una  fondazione  a   livello
  internazionale  che  si  chiama INDA, che ha  un  problema:  è  una
  fondazione  fatta  dal  Governo nazionale  e  gestita  dal  Governo
  nazionale.
   Al teatro greco di Siracusa, in Sicilia, i fondi negli ultimi anni
  li  abbiamo  messi  noi,  e questa fondazione  continua  ad  essere
  gestita in maniera maldestra.
   Io  volevo suggerirle, assessore, da un lato, che lei specificasse
  che  fondazioni  come quelle dell'INDA debbano trovare  una  corsia
  preferenziale, e nello stesso tempo, le suggerirei di mettere  mano
  allo  Statuto  e  di chiedere al Ministro di evitare  conflitti  di
  interesse con la Regione siciliana, perché deve potere interloquire
  con il  Governo della Regione per vedere cosa fare. Perché non è  a
  casa  sua  (di  lui), non suo, che la sua è la nostra  e  l'abbiamo
  ospite gradita, assessore.
   Nello stesso tempo, le volevo chiedere, approfittando del capitolo
  che  parla  di  teatro,  più volte ho richiesto  che  ci  fosse  un
  intervento  di  cinquecento mila euro, ma credo  che  forse  adesso
  hanno  qualcosa  in  meno, per completare  il  Teatro  comunale  di
  Siracusa  - che dopo cinquanta anni finalmente lo hanno completato
  - ma che necessita di qualcosa per farlo partire.
   Siccome l'onorevole Anselmo è stata molto puntuale e di questo  la
  ringrazio, perché il teatro non è soltanto un motivo di spettacolo,
  ma  è anche un'attrazione di turismo, un turismo nuovo, d'èlite. Ed
  in  questo caso le chiedo, e con questo concludo il mio intervento,
  anche  un segnale da parte del Governo regionale. E le chiedo anche
  di  rivedere a proposito dell'Inda l'utilizzo del Teatro greco  non
  più  e  soltanto  per  i quaranta giorni delle  tragedie  classiche
  greche,  ma di utilizzarlo anche come possibile sito per fare  cose
  diverse.  Con  la possibilità, ad esempio, di fare lirica  o  altre
  cose  che possano fare in modo che questo teatro sia utilizzato  al
  meglio.
    Mi dicono che l'utilizzo breve è dovuto al fatto che si consumano
  le pietre, che sono antiche, antichissime. Se dovesse essere questa
  la  ragione oggi esistono metodi e scienza che possono essere poste
  a disposizione per evitare tale degrado, magari mettendo sui sedili
  delle   coperture  di  plastica  doppia  o  qualunque  altra  cosa.
  Comunque, però, il tema è che se lo utilizziamo per sei mesi ha una
  valenza  maggiore  che se lo utilizziamo per  quaranta  giorni,  in
  quanto in quest'ultimo caso sono più le spese che le entrate  Ed  è
  un peccato perché ormai il Teatro greco di Siracusa è diventato una
  leggenda a carattere mondiale.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FALCONE,  relatore  di  minoranza. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  io  non vorrei essere una voce fuori dal coro,  però  mi
  rendo  conto  che  forse  questo articolo  che  viene,  come  dire,
  esaltato  come la panacea a tutti i mali, un emendamento  salvifico
  per  l'attività  dello  spettacolo e teoricamente  parrebbe  essere
  tale.  Perché  di fatto cosa diciamo? Istituiamo un  fondo  per  lo
  spettacolo  dal  quale attingere poi con un regolare  bando,  tutti
  quindi non secondo il vecchio sistema, la tabella H e così via, con
  delle,  come  dire,  contribuzioni date e finalizzate  a  tizio,  a
  filano  e a martino, cioè individualizzate, ma facciamo un fondo  a
  cui tutti poi possono partecipare.
   Bene, io mi sarei aspettato però dal Governo, e lo voglio dire qui
  al  Governo,  al Presidente e a tutti i parlamentari,  che  noi  in
  questa  finanziaria si discutesse anche di altre  linee  guida,  di
  come  potere attingere ai fondi extraregionali. Noi infatti  stiamo
  declinando  tutta  una serie di articoli che sotto  il  profilo  di
  principio,  nulla  quaestio, sono giusti, legittimi,  sembrerebbero
  rappresentare un nuovo modo di gestire la cosa pubblica.
   Dall'altro  punto  di  vista, però ci accorgiamo:  a)  la  carenza
  finanziaria;  b)  nessuno parla delle misure extraregionali  a  cui
  dovremmo attingere.
   Nel 2013 è successo un fatto abbastanza importante su cui però  si
  è  parlato soltanto per un aspetto: mi riferisco ai grandi  eventi.
  Abbiamo bloccato, il Governo ha inteso bloccare tutta una serie  di
  misure  dei grandi eventi del passato Governo, ma vicino al  blocco
  di queste attività non si è ipotizzato, non si è immaginato, non si
  è  articolato  una  misura alternativa che  rimettesse  in  moto  e
  rimettesse   nel  circuito  tutte  quelle  risorse  che  ritenevamo
  illegittime,  altri, qualcuno li ritiene anche illecite,  bene  noi
  illegittime  per  mettere in moto un mercato  che  non  è  soltanto
  culturale,  ma  un  mercato  economico, perché  vero,  vicino  alle
  compagnie: ci sono le maestranze, gli artisti, coloro che  lavorano
  in  questo settore e che produce ricchezza e che rappresenta  anche
  un momento di sostentamento per tante famiglie.
   Lei,  signor  Presidente, ne sa qualcosa perché  viene  da  questo
  mondo   importante,   interessante  culturalmente   valido   perché
  trasferisce  un modello civile, sociale, culturale,  quale  modello
  noi vogliamo esportare.
   Allora, quando vedo che da un lato istituiamo un fondo, il  Fores,
  ma  dall'altro lato, assessore, rimangono alcuni capitoli di  spesa
  che  sono  il  378111 il 378112, che vengono prima  richiamati  nel
  bozzone di bilancio con una cifra minima di 20 mila euro ciascuno e
  poi  vengono rimpinguati all'articolo 18 e che poi noi nel comma  2
  prevediamo che dei 500 mila euro il 70% lo stiamo indirizzando  per
  queste  stesse  attività.  Bene, mettiamoci  d'accordo,  delle  due
  l'una.  Facciamo un fondo che esclude tutto il resto, e  da  questo
  fondo si riparte creando quasi una norma unitaria.
   Lo  abbiamo  fatto  per  il precariato.  All'articolo  30  per  il
  precariato,  lo  voglio  dire all'assessore  Bianchi,  al  comma  6
  dell'articolo  3,  noi  abbiamo abolito tutto  quello  che  era  il
  pregresso  per  voltare pagina, per svoltare, come dire,  a  destra
  (direi  dove  siedono  i giusti, ma non lo voglio  dire  presidente
  Musumeci,  sarei eccessivo ), ma voglio dire che  si  è  fatta  una
  inversione  di tendenza su questa materia che mette una pietra  sul
  passato e rivolge verso altro la propria politica di istituzione  e
  amministrativa settoriale.
   Qui  invece creiamo un fondo, ma al contempo lasciamo altri fondi,
  dopo di che c'è stata in questi giorni una grande difesa del teatro
  Massimo di Palermo, del Bellini di Catania, del teatro Stabile,  di
  tutti  i  teatri. Lo abbiamo fatto l'anno scorso, quest'anno  siamo
  riusciti  (all'articolo  18) ad avere una previsione,  però,  anche
  qui,  assessore  Stancheris , noi stiamo rischiando  che  i  nostri
  teatri non siano una industria culturale, ma rappresentino soltanto
  uno stipendificio perché, alla fine, quest'anno stiamo riuscendo  a
  garantire  un  contributo più o meno adeguato, ma l'anno  prossimo?
  Dov'è la programmazione sulle misure comunitarie, per il 2014-2020?
  Noi  non  la stiamo facendo. Dove sono andati a finire i soldi  che
  abbiamo  accantonato per i grandi eventi? Non erano  fondi  nostri;
  erano  fondi comunitari. Allora, noi chiamiamo in causa il Governo,
  chiediamo al Governo una assunzione di responsabilità: da un  lato,
  è   giusto  correggere  ciò  che  non  funziona,  ma  dobbiamo  far
  funzionare la macchina amministrativa.
   Quindi, se da un lato attiviamo un fondo, istituiamo un fondo,  ma
  dall'altro  lato  non  aboliamo quello  che  c'era  in  precedenza,
  creiamo  il  rischio  di istituire un fondo  molto  visibile  nella
  dotazione finanziaria, ma che rimane pur sempre con delle norme  di
  settore.  E  allora  il  rischio sarà che  avremo  creato  soltanto
  confusione,  che  il  fondo  sarà  soltanto  un  pannicello   caldo
  alimentato  con  pochi spiccioli, 500 mila euro per tutta  l'intera
  platea.   La  platea  l'abbiamo, il settore  lirico  sinfonico,  il
  teatro  di  prosa,  la musica, la danza, poi  diciamo  il  fondo  è
  destinato nella misura non inferiore al 70% ai soggetti privati  di
  cui  alla  legge  25  e  44 che sono i capitoli  di  spesa  che  ho
  richiamato  poc'anzi.  In  questo  senso,  qui  abbiamo  creato  un
  ulteriore  stanziamento finanziario che servirà per dare certamente
  più  cinquecento mila euro - non so a cosa potranno essere utili  -
  ma non chiamiamola rivoluzione.
   Non  allarghiamoci o non esaltiamoci troppo altrimenti,  assessore
  Stancheris, alla fine dell'anno noi lo diremo.
   A fine settimana la minoranza farà una conferenza stampa e diremo:
  quali sono le norme che produrranno nel 2014, assessore Bianchi, mi
  rivolgo  anche a lei, degli effetti - che sono validi,  lo  abbiamo
  anche  detto  - e quelli che invece, nonostante le enunciazioni  di
  principio,  purtroppo  non  riusciranno  a  produrre  effetto?   Il
  tentativo  è  apprezzabilissimo - personalmente non  ho  presentato
  emendamenti   -  ma  vorremmo  che  nell'assenso  di   questo   mio
  ragionamento   l'assessore  Stancheris  voglia   ripresentare   una
  riscrittura  o  rivedere  qualche  articolo  al  fine  di  inserire
  qualche,  non  un'integrazione, bensì  un  po'  di  confusione  per
  arrivare alla fine ad una norma che sia snella, che sia efficace  e
  che  abbia  una  ricaduta  reale sul  territorio  anche  in  questo
  settore.
   RAIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, credo  che
  questo articolo 42 sia un tentativo importante di rimettere un  po'
  il  turismo  e  i  teatri dentro un percorso  nuovo,  innovativo  e
  soprattutto dentro un percorso di programmazione, perché di  questo
  si  deve  trattare. Da più parti si sente dire tante volte  che  la
  Sicilia deve vivere di turismo, deve vivere di cultura, deve vivere
  di  tante  cose di cui noi disponiamo. La cultura è una di  queste.
  Penso che una Regione, un Governo si distingua anche da quello  che
  pensa di fare rispetto alla cultura e alle iniziative culturali che
  vuole mettere in campo, e il Fores è un tentativo importante -  non
  è  la  panacea  -  però  è  un tentativo importante  per  dare  una
  programmazione e un sistema alla nostra Regione.
   Credo che però a questo bisogna aggiungere una cosa, Assessore, so
  che  lei  è attenta da questo punto di vista, noi dobbiamo fare  in
  modo  che  i  nostri siti antichi importanti - e ne  abbiamo  tanti
  nella  nostra  Regione  - possano essere aperti  a  tanti  soggetti
  pubblici  come  a chi fa teatro di qualità, a chi fa spettacolo  di
  qualità,  perché c'è distinzione tra fare spettacolo  così,  fatemi
  passare  il  termine,  di paese  e fare spettacolo  di  qualità,  e
  quest'ultimo deve essere preso in considerazione.
   Credo  quindi  che  noi  abbiamo un'opportunità,  l'opportunità  è
  quella  di  fare in modo che ci sia una forte sinergia  tra  i  due
  Assessorati,   un'integrazione   fra   l'Assessorato   turismo    e
  l'Assessorato cultura per ottimizzare le risorse al massimo,  visto
  che  di  risorse  ne  abbiamo poche, e per qualificare  soprattutto
  l'offerta,  in  maniera  tale che il  merito  e  la  qualità  siano
  denominatori importanti per fare in modo che chi ce la fa,  sta  in
  campo, e chi non ce la fa, si mette da parte.
   Noi ne abbiamo tanti nella nostra Regione a partire dai teatri che
  coinvolgono la mia città, il teatro Stabile, i tanti teatri che  ci
  sono,  ma anche il Bellini. Allora il pubblico e il privato insieme
  possono veramente rilanciare un settore importante quale il turismo
  ma anche la cultura. Questo fa la differenza tra un Governo che non
  vuole buttare certamente fumo ma vuole dare qualcosa di concreto in
  maniera più organica, in maniera più sinergica alla nostra Regione.

   CIRONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIRONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo hanno  detto  i
  colleghi  che  mi hanno preceduto, ma  saluto con molta  positività
  l'istituzione del primo fondo regionale per lo spettacolo. Il fondo
  regionale  per  lo spettacolo prende lo spunto dal fondo  nazionale
  per  lo  spettacolo  ed espleterà nei prossimi  anni  una  funzione
  regolatrice,  programmatrice  di  cui  la  Sicilia  ha   fortemente
  bisogno, non solo perché vengono meno le risorse ma perché è giusto
  mettere  al centro della valutazione sulle scelte la qualità  e  il
  merito delle proposte che vengono fatte.
   Aggiungerei  a questo che non è soltanto importante mettere  sotto
  lente  la  qualità  e  il  merito delle proposte  ma  anche  se  mi
  consentite  la  loro territorializzazione. Se, come amministrazione
  regionale, interveniamo a sostegno dei teatri e facciamo cosa buona
  e  giusta,  dobbiamo  tenere conto che il  nostro  intervento  deve
  servire  da  supporto all'intera comunità regionale  e  quindi  non
  soltanto alle grandi città ma anche alle medie, alle piccole  e  ai
  piccoli centri che in Sicilia godono e debbono potere godere di una
  forma di proposta culturale a cui hanno diritto. Quindi se si  deve
  intervenire, come  credo si stia cominciando ad intervenire in modo
  innovativo,  lo si deve avere avendo a cuore il contesto  regionale
  siciliano,  quindi  i  grandi teatri -  venivano  citati  poc'anzi,
  dall'onorevole  Concetta Raia - residenti nelle  grandi  città,  ma
  anche  quelle  sale,  ce ne sono tante, che nel  nostro  territorio
  meritano di offrire una sollecitazione alla nostra collettività.
   Nell'articolo  42,  non soltanto si istituisce  il  fondo  per  lo
  spettacolo  ma  si  recupera  un  metodo  che  è  quello   di   una
  rivisitazione  delle  scelte  attraverso  il  ricorso  anche   alla
  Commissione ad hoc, la Commissione  Cultura, formazione  e  lavoro
  che avrà un ruolo importante sul piano della programmazione, ma  si
  fa anche riferimento a due leggi importanti di cui la Sicilia si  è
  dotata, cioè sono la legge 25 per il teatro di prosa e la danza,  e
  la legge 44 per la musica.
   Averle  citate nell'articolo 42 significa che, come dire, facciamo
  propria,   modernizziamo  la proposta legislativa  avendo  a  cuore
  l'esperienza   che   è   stata  favorevolmente   apprezzata   dalle
  innumerevoli  proposte di spettacolo, di teatro, di  prosa  lirico-
  sinfonica e danza che nel nostro territorio si esprimono, integrano
  l'offerta   dei  teatri  pubblici,  la  innovano  e  molto   spesso
  trattandosi  di teatro sperimentale di cui questa terra  riesce  ad
  esprimere  testimonianze  significative,  creano  cioè  nel  nostro
  territorio per l'antica tradizione che il nostro territorio  ha  di
  legame  con  la cultura teatrale. Basti pensare non solo  alla  mia
  città,  Siracusa,  ma a Taormina e a Segesta per  citare  i  luoghi
  sacri del Teatro Antico.
   Ebbene  questa  tradizione riverbera un po'  in  tutto  il  nostro
  territorio,  quindi è giusto che l'articolo 42 ne tenga  conto.  E'
  evidente  che  le  risorse  postate  in  questo  articolo  42  sono
  simboliche, di una volontà di procedere in modo diverso, che  colgo
  positivamente, però richiamare che questo articolo 42  deve  essere
  visto   con  l'articolo  43,  e  se  mi  consentite,  appunto   con
  l'applicazione delle leggi di settore.
   Aggiungerei,  ma  questa è una proposta che faccio  all'assessore,
  sapendola  sensibile che forse andrebbe introdotto, magari  in  una
  legge  di  riordino, il tema delle agevolazioni  fiscali  per  quei
  privati, società o singoli, che vogliano supportare l'offerta dello
  spettacolo  in Sicilia avendone il vantaggio di pagare  una  minore
  quantità di imposta.
   Mi  sembrerebbe  che  questa messa a quadro fosse  un  riferimento
  utile.

   ALONGI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  farò un intervento
  molto  breve, ma volevo lasciare una testimonianza sul ragionamento
  per  quello che è l'articolo 42, ma anche l'articolo 43 che  c'è  a
  seguire.
   Credo  che questa sia una terra dove il lavoro costante, continuo,
  ci  si confronta, ci si scontra su quelle che sono le visioni delle
  iniziative che si possono fare e  credo che la politica debba avere
  anche  il coraggio di dire quando si fanno delle cose che hanno  un
  inizio positivo e  ritengo che questo articolo 42 apra uno squarcio
  di luce positivo, anche se minimo.
   Mi  rendo  conto, ci rendiamo conto, che è una goccia in  un  mare
  enorme  di quello che è il mondo complessivo a sostegno del teatro,
  della  musica,  della danza in questa terra, però  ritengo  che  la
  Sicilia  sia  una terra particolarmente vocata a quello  che  è  il
  legame  tra  il  turismo,  legato in  modo  particolare  all'evento
  culturale,   teatrale  e  musicale  perché  abbiamo   spazi   anche
  all'aperto  molto importanti che a differenza di  alcuni  posti  si
  possono  utilizzare teatri all'aperto per sei-sette mesi all'anno,a
  differenza di alcuni posti del Nord.
   Riteniamo  che  la valorizzazione di questi luoghi  sia  un  fatto
  importante,    quindi   l'articolo  42,  il  Fores,   che   prevede
  l'erogazione e l'impegno di 500 mila euro in questa direzione è  un
  inizio.
   Chiedo,  invece,  all'assessore Stancheris un impegno.  Credo  sia
  importante sviluppare progettualità che devono rivedere il rapporto
  con la Comunità europea su fondi specifici dove possiamo andare  ad
  attingere  che  non  potremmo  mai  prendere  dal  nostro  bilancio
  regionale ma che in quella direzione possiamo fare.
   E le voglio fare un plauso per il lavoro che lei sta svolgendo; mi
  auguro e spero che questo plauso non soltanto mio ma anche di molti
  altri   colleghi  guardi  ad  uno  stimolo  a  quello  che  è   una
  progettualità che lei deve sviluppare con il suo assessorato.
   Tra l'altro ci rendiamo conto che è un assessorato particolarmente
  difficile,  districato  e complesso, perché  ha  visto  negli  anni
  scorsi una serie di vicende a luci e a ombre fosche particolarmente
  buie.  Bisogna  riaccendere  la luce in  quella  direzione  e,  per
  esempio,  voglio  citare,  non a caso, l'audizione  di  domani  del
  teatro  Vittorio Emanuele di Messina, qui in Commissione   Cultura,
  formazione e lavoro

   PRESIDENTE. Non qui, sarà a Messina.

   ALONGI.  Che  è  prevista  per  domani.  E'  anche  il  segno   di
  un'attenzione   che  speriamo  non  venga  vanificata   perché   le
  aspettative sono tante.
   Quindi,    pur   rendendoci   conto   della   dimensione   ridotta
  dell'importo, è un inizio di idea, anche progetto, nel  recepimento
  di  progettualità con la Comunità europea per trovare  risorse  più
  ampie  a  teatri che hanno particolare nicchia culturale di  quella
  che  è  la nostra storia, la nostra tradizione, la tradizione della
  Sicilia che ha grandi capacità progettuali.

   DIGIACOMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,   non
  so  se lei ha avuto modo durante questa esperienza assessoriale  di
  verificare lo stato di inesorabile declino del teatro siciliano.  E
  quando    parliamo  di  teatro  siciliano,  assessore   Stancheris,
  parliamo  di  Turi Ferro, parliamo di Tuccio Musumeci, parliamo  di
  laboratori  teatrali  e cabarettistici, parliamo  di  Pino  Caruso,
  parliamo  di  Ficarra  e Picone, parliamo di protagonisti  assoluti
  della   vita  teatrale  non  soltanto  siciliana  ma  di   caratura
  nazionale.
   Ma  lei, assessore, pensa che i venti minuti di applauso di Tuccio
  Musumeci  a  Parigi  con il pubblico in piedi per   Il  berretto  a
  sonagli   in quella celebre compagnia dove d'era anche il compianto
  Turi Ferro, dove c'era Mico Magistro, Mariella Lo Giudice... oppure
  pensa  -  ovviamente non è polemico nei suoi confronti, è  un  lei,
  diciamo,  retorico  - che tutto questo sia stato  il  risultato  di
  quello  che hanno fatto i direttori dei teatri, pubblici e privati,
  pubblici soprattutto, in Sicilia negli ultimi anni?
   Le  suggerirei,  assessore Stancheris, di  specificare  meglio  la
  finalità  di  questi fondi e non in  modo generico  dando  priorità
  alle  attività  e  alle performance perché non  vorrei  che  queste
  risorse  finissero,  come  quelle  del  capitolo  successivo,   per
  ripianare i debiti.
   Assessore  Stancheris,  dobbiamo dare le risorse agli  attori,  ai
  registi,  ai  tecnici  che  devono produrre  risultati  in  termini
  culturali  e  in termini di riavvicinamento del pubblico  al  fatto
  teatrale, musicale, lirico e di danza.
   Avevamo un sistema che riusciva a rendere alcune realtà del nostro
  territorio,   Catania   per  esempio,  una   realtà   completamente
  autosufficiente, onorevole Musumeci. Quando metteva  cartellone  il
  Teatro Stabile di Catania si procedeva dai ventimila abbonamenti in
  su  e  quello  che  veniva  per parte pubblica  era  una  sorta  di
  optional, era  zucchero che non guastava bevanda .
   Non  stiamo parlando di un tempo anteriore alla fine della Seconda
  Guerra Mondiale ma stiamo parlando dell'altro ieri.
   E come mai  abbiamo pensato di non sottoporre a valutazioni coloro
  che  hanno  fatto  i  direttori  artistici  di  questi  teatri?  Le
  maestranze  tecniche  del lirico Bellini,  del  Teatro  Bellini  di
  Catania, sono tra le migliori al mondo. I tecnici di scena sono tra
  i migliori al mondo.
   Lei  deve definire questo ambito perché altrimenti queste  risorse
  finiranno per finanziare e continuare a finanziare debiti di  messe
  in  scena  per  i  quattro  amici anziché  invece  ripromuovere  un
  laboratorio, promuovere un ritorno di produzioni che avvicinano  il
  pubblico  alla  scena. E' triste. E' tragico  vedere  che  ci  sono
  generazioni  di  nuovi attori e nuovi registi che  non  riescono  a
  lavorare, a far nulla.
   Quindi,  le  propongo  un emendamento che  definisca  meglio  dove
  confluiranno  queste  risorse.  Devono  confluire  a   mettere   su
  produzioni  nuove  e  a finanziare, soprattutto,  opere  di  autori
  siciliani.
   Ma  da quanto non troviamo sulla scena una bella messa in scena di
  Pirandello, piuttosto che di Brancati, piuttosto che di  Martoglio?
  Da   quando?  Da  quando?  Come  mai  non  ci  siamo  peritati   di
  scimmiottare   produzioni  avanguardistiche   del   centro-nord   a
  spettatori zero?
   Dobbiamo  promuovere anche un ritorno perché è scandaloso  che  in
  Sicilia riescano ad animare per mesi interi, per esempio con Umbria
  jazz  e  noi  che  proponiamo risorse per tre,  quattro  volte  non
  riusciamo a mettere su uno straccio di programma che vada al di  là
  di adesioni poco più che provinciali.
   Assessore,  in un momento di riscrittura dell'articolo o  soltanto
  di   una   sua   parte,  dia  questo  segnale,  cioè   che   questi
  cinquecentomila  euro  non vanno a finanziare  direttori  artistici
  fasulli e compagnie fasulle, ma che si rivolgono nello specifico  a
  compagnie,  attori,  eccetera che abbiano come  fine  precipuo,  un
  ritorno  al prestigio di un'arte in cui eravamo leader, ma  in  cui
  non si capisce oggi quello che siamo.

   BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO.   Signor   presidente,  signor  assessore,   onorevoli
  colleghi,   mi volevo accodare agli interventi di plauso  che  sono
  stati  fatti a favore dell'articolo 42 ed, in particolare, va fatto
  un plauso all'operato dell'assessore Stancheris.
   Credo  che  dietro la stesura dell'articolo 42  ci  sia  un  vento
  importante  di  novità,  di  rinnovamento,  di  freschezza  e   che
  avvicina, sempre di più, la Sicilia al resto d'Italia.
   Il  fondo unico per lo spettacolo é arrivato, a livello nazionale,
  nel  1985 e in altre Regioni come l'Umbria, la Lombardia, la Puglia
  è arrivato negli anni '90. Ci stiamo arrivando adesso, ma credo che
  il  merito  dell'assessore sia evidente,  anche  attorno  a  questa
  impostazione    dell'articolo   42   votato,   soprattutto,    alla
  trasparenza, alla meritocrazia.
   Io  credo  che  sia  una  scelta, non solo di  principio,  ma  che
  speriamo di trovare presto tradotta in atti pratici, concreti e che
  sia  la volta giusta quella in cui, assessore, verranno premiati  i
  migliori.
   Sono  convinto  che abbiamo imboccato la strada  migliore,  quella
  della qualità e della meritocrazia.
   Mi  permetto,  pure, di far notare e spero che questo ragionamento
  venga  presto  tradotto, anche, in un atto amministrativo,  che  in
  altre  Regioni funzionino gli osservatori sulle distribuzioni delle
  risorse dei beni culturali, del teatro, della prosa, delle attività
  di sostegno anche legate al cinema.
   Io  credo  che  anche questo potrebbe essere  un  grande  atto  di
  trasparenza   del   suo  assessorato,  quello   di   istituire   un
  osservatorio   sulla  rendicontazione,  sull'utilizzo   di   queste
  risorse, affinché ogni anno, poi, si riesca a partire con il  piede
  giusto.
   E'  stato ricordato anche prima che in Sicilia, la cultura  ed  il
  turismo hanno e devono avere, soprattutto per il futuro, sempre  di
  più   questo   effetto  trainante,  quindi,  lei  ha   una   grande
  responsabilità,  però è chiaro che questo effetto di  protagonismo,
  di  centralità  di  queste attività, viene  favorito  anche  da  un
  maggiore controllo della spesa che avviene sì con questi bandi, con
  questa trasparenza sui criteri, sui metodi e le scelte, ma anche su
  un controllo a consuntivo con l'osservatorio che potrebbe essere un
  grande  gesto di trasparenza e di un'ottima ed efficiente  attività
  amministrativa.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor  presidente,  onorevoli  colleghi,   desideravo,
  intanto,  chiedere alla Presidenza se era possibile, per quanto  mi
  riguarda,  unificare  la discussione sui due articoli,  il  42  che
  stiamo trattando ed il 43, avendo così il doppio dei minuti che non
  utilizzerò tutti perché parte del tempo, che abbiamo in  dote  come
  Gruppo,  verrà  utilizzato dall'onorevole  Cimino.  Quindi,  vorrei
  rassicurare l'onorevole Cimino sul tempo.
   Assessore,   devo  dire  che  su questi  due  articoli  il  Gruppo
  parlamentare  che  ho  l'onore  di  presiedere  non  ha  presentato
  emendamenti.
   Questo non lo ha fatto perché li riteneva immuni da ragionamenti o
  dalla  possibilità di essere migliorati, ma lo ha fatto  perché  ha
  ritenuto questo primo passaggio un passaggio importante per mettere
  chiarezza all'interno di un mondo che spesso è stato delegato  alle
  volontà,  all'estro  e, perché no, anche alle fantasie  di  qualche
  assessore.
   Non  mi  piace parlare degli assenti - l'ho già fatto parlando  un
  tempo  dell'assessore che l'ha preceduta e, quindi, non  tornerò  a
  farlo;  l'ho  già fatto perché ho ritenuto, in quei tempi,  che  si
  inseguissero  temi  che spesso venivano trattati nelle  fantastiche
  canzoni   che  egli  scriveva:  lo  scivaismo  tantrico  di   stile
  dionisiaco,  e  cose  di  questo tipo, che  hanno  allietato  tanti
  uditori  ma  che,  poi, poco hanno fatto per  il  turismo,  per  il
  teatro,  per  la musica e per la prosa siciliana. Lo  faccio  anche
  perché,  e questo è un auspicio, lei in questo primo quasi anno  di
  assessorato, di partecipazione e di impegno in un settore che dovrà
  diventare strategico - questo è il mio auspicio per la Sicilia -  è
  stata spesso impegnata a fare denunzie, a volte anche assolutamente
  necessarie,  per  quello che era accaduto nei  tempi  scorsi  anche
  abbastanza. Prossimi.
   Lo  faccio  perché auspico che, da quest'anno, dalla  denunzia  si
  passi finalmente alla proposta, alla proposta concreta ed anche  ai
  fatti.
   Questo  perché per un verso si significherebbe che il mal costume,
  che  eventualmente si è annidato nei gangli di quell'assessorato  è
  stato  del  tutto disvelato e, quindi, non c'è bisogno di ulteriori
  denunzie;  lo  faccio  anche perché, spero,  che  finalmente  dalle
  parole, dalle proposte o meglio dai propositi si passi ai fatti.
   Gli  articoli 42 e 43 di questo disegno di legge sulla finanziaria
  sono  per  me  due  fatti  ai quali, però, dobbiamo  dare  seguito.
  Dobbiamo  dare seguito perché questo mondo è un mondo  di  assoluta
  importanza per la Sicilia - è stato già detto, non lo ripeto.
   Se avessimo la capacità di diventare punta di diamante grazie alla
  nostra  presenza logistica al centro del Mediterraneo, grazie  alla
  nostra storia, grazie alle nostre strutture che ci vengono già  dal
  tempo  dei  Greci  e  dei Romani e che dobbiamo  essere  capaci  di
  valorizzare, noi probabilmente risolveremmo tanti problemi.
   La  possibilità  di  rivolgerci ad elementi  di  modernità  io  la
  condivido: penso alla legge voto sui casinò, che secondo  me  è  un
   opportunità però questo è secondario rispetto a tutto  quello  che
  abbiamo e che dobbiamo cercare di valorizzare.
   Allora,  l'articolo 42 è un primo passo ed è un primo pass,  anche
  perché  non soltanto regionale per lo spettacolo, Fores,  ma  anche
  perché con un emendamento del Governo si rivolge ai teatri comunali
  ai  quali  viene finanziata un'attività di start up cheo credo  sia
  altrettanto  importante, per un altro verso, sotto  il  profilo  di
  quella  che  deve  essere  una politica di  concretezza,  che  deve
  guardare  non  soltanto  alla storia ed  alla  tradizione  ma  deve
  guardare anche a chi vuole entrare in un mondo straordinario e deve
  avere,  quando  è  bravo e quando lo merita e attraverso  esclusivi
  criteri di meritocrazia, la possibilità di accedervi, di crescere e
  di fare cultura.
   E   l'articolo  43   lo  legge  in  una  stretta  connessione  con
  l'articolo 42, perché lei ha individuato - e secondo me in  maniera
  oggettiva  per  quanto possa essere il criterio di  una  persona  -
  quelle  che  sono  le  strutture,  le  storie,  le  tradizioni  più
  importanti sotto questo profilo della Sicilia.
   E  non  sono d'accordo con chi le ha chiesto, non per l'Inda,  che
  per  me fa parte di questo patrimonio straordinario, ma con chi  le
  ha chiesto di preferire l'Inda rispetto al teatro Massimo, rispetto
  al Brass Group, rispetto ad un'altra istituzione.
   Sono tutte istituzioni storiche, non dobbiamo fare la gara tra chi
  è  più  storica  l'una dell'altra. Dobbiamo compiacerci  di  averne
  tante  ma  dopo  il  compiacimento, deve venire l'operatività.  Ed,
  allora,   questo   è   un  primo  passo  oggettivo   nella   nostra
  legislazione. Questo fondo non c'er; lo stiamo istituendo. Da parte
  nostra  l'opportunità và raccolta; da parte nostra la  sfida  verrà
  sostenuta.  Saremo  sempre pronti ad assecondare  ragionamenti  che
  hanno  una logica e che possono avere una conducenza nell'interesse
  della  storia  della  traduzione, dello spettacolo  e  del  turismo
  siciliano e, sotto questo profilo,  voteremo a favore di questi due
  articoli  come  Gruppo parlamentare che ho l'onore  di  presiedere,
  facendo  presente, però, che la nostra presenza non  si  fermerà  a
  questa seduta. Sarà una presenza attenta perché siamo certi che lei
  avrà bisogno del contributo di tutti perché questi intenti e questi
  propositi diventino fatti per un reale momento di ripartenza per la
  cultura e per lo spettacolo in Sicilia.

   CIMINO. Chiedo di parlare.
   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.  Signor  Presidente, Governo, onorevoli colleghi,  ritengo
  che questo articolo sia un articolo importante, un articolo che può
  dare delle risposte serie al mondo dello spettacolo, al mondo delle
  attività teatrali e della musica in Sicilia.
   Soprattutto,  penso  che  la volontà del  Governo  sia  quella  di
  attivare,  grazie  a  questa  apertura  di  capitolo  di  bilancio,
  soprattutto i fondi europei e i fondi che non sono proprio solo  ed
  esclusivamente del bilancio della Regione.
   E,  quindi, la somma che è inserita al punto 4 di questo articolo,
  di  500.000  mila  euro, mi preoccupa ben poco, perché  capisco  la
  finalità che l'Assessore ed il Governo vogliono raggiungere con una
  norma di programmazione per far in modo che i fondi 2014-2020 siano
  anche indirizzati ad iniziative di questo genere.
   Riterrei,  comunque,  opportuno che l'Assessore  per  il  turismo,
  l'assessore  Stancheris, con l'Assessore per i  beni  culturali  ed
  anche  l'Assessore  per  il  bilancio possano  attivare  un  tavolo
  tecnico   di   lavoro   per  dare  a  queste   associazioni   anche
  l'opportunità di godere di alcuni beni della Regione abbandonati  o
  in disuso.
   Perché  dico  questo?  Perché, soprattutto  nella  mia  città,  ad
  Agrigento,  abbiamo un ex penitenziario che è un  ex  convento  nel
  centro della città agrigentina, il cosiddetto carcere San Vito, che
  è  abbandonato,  che per legge da tempo il Governo  nazionale  deve
  trasferire  tra i beni della Regione e che devo rappresentare  come
  istituzioni  serie  che sono presenti nella provincia  agrigentina,
  che  operano  nell'ambito  della  cultura  e  dell'associazionismo,
  potrebbero,  di  fatto, averne non solo godimento ma,  soprattutto,
  renderlo  agibile  e  fruibile a chi, in  questi  anni,  lo  visita
  soltanto  per le iniziative lodevoli ed interessanti del Fondo  per
  l'ambiente.  E,  nello  stesso tempo, sempre ad  Agrigento,  sembra
  strano, abbiamo un Palacongressi, che alla Regione è costato  circa
  12  miliardi, che fu finanziato dall'Assessorato al Turismo, chiuso
  per  la  mancanza  di  manutenzione e che,  oggi,  ritengo  con  un
  emendamento firmato da tanti deputati potrebbe avere l'opportunità,
  potrebbe avere l'opportunità di avere una copertura finanziaria che
  scaturisce  direttamente  dai proventi del  Parco  Archeologico  di
  Agrigento,  potrebbe  trovare  una fruizione  ed  una  attività  di
  manutenzione  direttamente dal Parco Archeologico di  Agrigento  e,
  anziché abbandonare una struttura meravigliosa ed importante per la
  Sicilia  Occidentale, dare un segnale che con articoli come  questi
  non  si  pensa  soltanto  ad  un  quantum  economico  dal  bilancio
  regionale - cosa ormai vecchia e difficile da pensare - ma che  con
  articoli come questo si può pensare ad attivare fondi europei e  si
  può  soprattutto  creare le condizioni per  recuperare  quei  beni,
  patrimonio  della  Regione siciliana, iscritti  tra  le  competenze
  dell'assessorato per l'economia e che sono totalmente  abbandonati,
  e  che invece con gente di cultura e di spettacolo, e anche con  le
  associazioni del turismo, potrebbero dare alla nostra Sicilia,  una
  grande  attività  di  attrazione  di  investimenti,  ma  anche   di
  attrazione turistica.

   MAGGIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAGGIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, è chiaro
  che   con  il  FO.RE.S.,  secondo  quello  che  è  l'indirizzo  che
  finalmente  si sta prendendo anche a livello nazionale, con  quello
  che è stato il decreto legge del ministro Bray - che tra l'altro ha
  visto adesso, dal 9 gennaio, la fase attuativa dei vari passaggi  -
  parliamo di valore-cultura.
   Lo  voglio  riprendere perché il FO.RE.S., e l'azione del  Governo
  regionale   che   va   nella  stessa  direzione,   devono   premere
  l'acceleratore, secondo me, su quella che è la programmazione e  la
  qualità della programmazione.
   Parlo  della programmazione per un semplice motivo, perché io  non
  condivido l'emendamento che è stato presentato dal Governo, adesso,
  al comma 3, che fa saltare la triennalità della programmazione.
   Se vogliamo parlare della possibilità di costruire qualche cosa di
  concreto e di serio, dobbiamo parlarne in termini almeno triennali,
  perché  in  un  tempo  inferiore  non  si  riesce,  sicuramente,  a
  programmare in maniera adeguata.
   Se  poi  continuiamo a parlare - io ne sono assolutamente convinta
  che  dobbiamo farlo - di un intreccio forte tra il nostro  percorso
  culturale  -  adesso parliamo dell'attività svolta dai  teatri,  da
  tutte  le  associazioni che lavorano in questo mondo della cultura,
  la  prosa, la lirica - ed il turismo, di certo l'aggancio  non  può
  avvenire  secondo un percorso di annualità. Sappiamo bene  come  va
  avanti tutto il percorso della promozione e del turismo.
   Ed  in  ultimo - sempre riprendendo il decreto legge del  ministro
  Bray  -  c'è  dentro quella norma una rivoluzione che noi  dobbiamo
  cercare  di  agganciare. A che cosa mi riferisco? All'obiettivo  di
  trasformare i 17 teatri stabili in 4 teatri nazionali.
   Io  credo  che la Sicilia abbia un teatro stabile che ha tutte  le
  caratteristiche,  se  riusciamo  naturalmente  ad  incrementare  la
  qualità  della  produzione, per stare dentro questo numero,  almeno
  iniziale, di 4 teatri nazionali.
   Per  fare questo, credo che oltre alle risorse che qui sono  state
  appostate e quello che è il contributo ordinario, dobbiamo fare  in
  modo  che  il  teatro stabile stia dentro i parametri che  verranno
  richiesti.   Mi   riferisco,   non   solo   alla   qualità    della
  programmazione, ma l'avere inserito nell'iniziativa annuale  almeno
  la  presenza  di  due artisti contemporanei, che  vanno  dentro  il
  percorso  della  formazione e del fare  scuola,  non  mi  riferisco
  esclusivamente al numero dei posti.
   Ma io credo a quei criteri che, appunto, con quanto viene definito
  da  questo fondo costituito, noi possiamo sostenere e fare in  modo
  che davvero tutto quanto di positivo, di costruttivo, di quanto sta
  anche  dentro quella che è l'identità del nostro patrimonio,  anche
  su   questo  segmento  della  cultura,  possa  avere  una  adeguata
  valorizzazione.
   Io  credo  che  stiamo partendo davvero con il piede  giusto  però
  bisogna che poi il passo sia un passo cadenzato in senso positivo.

   CIANCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIANCIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non posso  che
  trovarmi  d'accordo  con  quanto poco fa  accennato  dall'onorevole
  Falcone.
   Non  c'è  dubbio  che  questo è l'inizio di un  percorso  virtuoso
  perché   la  creazione  comunque  di  un  FO.RE.S.  che  metta   in
  competizione pubblico e privato è sicuramente un primo passo.  Però
  fino  a  quando noi -  questa è la mia personale opinione  -,   non
  faremo realmente un fondo unico, cioè che mette insieme pubblico  e
  privato  e tutti i finanziamenti rivolti al pubblico e al  privato,
  noi  in  un  certo senso avremmo reso vana l'intenzione  di  questo
  articolo  di legge, perché fino a quando le varie realtà  culturali
  che si occupano di cose assolutamente diverse, il privato si occupa
  di  un  determinato  settore, il pubblico si occupa  di  un  altro,
  entrambi lo fanno in maniera egregia, quindi non esiste cultura  di
  serie A e di serie B, noi non potremmo dire di aver fatto una buona
  cosa  semplicemente perché non avremmo fatto sì che  loro  facciano
  fronte comune per difendere un fondo unico che li preservi tutti.
   Quindi  io  faccio  un  appello, non tanto al  Governo  perché  in
  qualche  modo ci ha provato, però anche ai colleghi della quarta  e
  della  quinta  commissione perché in quest'anno si  possa  rivedere
  questo  fondo  unico e l'anno prossimo fare veramente  qualcosa  di
  serio  che  dia  per  esempio delle percentuali  al  pubblico,  sul
  modello  né  più  né  meno del modello nazionale,  quindi  del  FUS
  nazionale.
   Poi  è  evidente che il FO.RE.S. con questa copertura finanziaria,
  ma già lo hanno detto diversi colleghi, non porta da nessuna parte.
  Cinquecento mila euro in un settore, per esempio l'anno scorso solo
  il  teatro aveva un milione e mezzo, quindi sono veramente briciole
  in  confronto a quello che veramente merita questo settore, però  è
  un  inizio  e  soprattutto noi abbiamo scritto e  presentato  degli
  emendamenti  per  aumentare questo fondo, siamo  disposti  anche  a
  ritirarli solo se, visto che è un percorso transitorio questo verso
  una  riforma più complessa e più ampia, il Governo ci assicura  che
  in  questa  fase transitoria sono finanziate le leggi  di  settore,
  come  ho visto tra alcuni emendamenti aggiuntivi,  per la musica  e
  per  il teatro.  Quindi questo fondo con questa copertura può avere
  un  senso  solo  se  transitorio  per  tutti,  quindi  rimangono  i
  finanziamenti  ai teatri pubblici ma rimane anche  lo  stanziamento
  per le leggi di settore. Soprattutto se vogliamo,  e concludo, dare
  una svolta o comunque un messaggio di cambiamento cominciamo con il
  ridurre  il capitolo dedicato alle iniziative direttamente promosse
  e  per  esempio  parte di questo finanziamento dedicato  proprio  a
  queste  iniziative che, voglio dire, essendo direttamente  promosse
  non  si  sa da chi o da quale parte politica non ci danno  certezza
  della spesa.
   Quindi prendiamo parte di questo finanziamento e utilizziamolo per
  esempio per rimpinguare questo fondo unico.

   FONTANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FONTANA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, volevo  soltanto
  brevemente aggiungere alcune considerazioni alle cose che sono  già
  state dette da altri colleghi e volevo congratularmi con il Governo
  per  questa iniziativa, per avere creato questo fondo regionale per
  lo  spettacolo,  però  mi sembra, francamente,  molto  esiguo  come
  quantità  di  risorse  che sono state messe nel  fondo,  credo  che
  veramente  si tratta di risorse che non soddisferanno, sicuramente,
  le  esigenze del territorio siciliano in considerazione  del  fatto
  che la Sicilia vive prevalentemente di turismo e quindi le attività
  teatrali, lo spettacolo sono una attrattiva non indifferente per lo
  stesso turismo.
   Veda  assessore,   io  sono  nato, ho vissuto  e  vivo  ancora  ad
  Agrigento, che dal punto di vista turistico è una città che gode di
  una  attrazione non indifferente, quindi alla pari di Taormina,  di
  Cefalù.
   La  storia  anche  della  vita  e di  tutto  quello  che  è  stato
  realizzato ad Agrigento, io vorrei ricordare per un attimo soltanto
  quando  negli anni 80' vennero realizzate le  Panatenee' che allora
  erano  gli  spettacoli  di  grande  valore  che  hanno  creato   un
  attrazione turistica non indifferente, ma vorrei ricordare anche le
  tante  iniziative  che  da amministratore locale  sono  riuscito  a
  realizzare.
   Io  nei  dieci  anni  di presidente della Provincia  di  Agrigento
  ricordo  di  avere organizzato tantissime manifestazioni culturali,
  teatrali,  di  spettacolo e mi sono accorto che  attraverso  queste
  iniziative si sviluppava il turismo.
   Considerato che la nostra terra ha la vocazione turistica,  questo
  ormai è  innegabile che la Sicilia ha come sviluppo sostanziale, al
  primo  punto ci sia proprio il turismo, credo che abbiamo il dovere
  di  potenziare quanto più possibile queste attività che sono di  un
  valore   dal   punto   di  vista  culturale,  turistico,   ma   non
  dimentichiamo anche dal punto di vista occupazione.
   Quante  persone dedicano a questo tipo di attività.  Quanta  gente
  oggi  non è in condizione di sopravvivere perché non ha le  risorse
  necessarie per potere andare avanti.
   Questo ha una triplice valenza, una valenza culturale, una valenza
  turistica, ma credo anche una valenza occupazione.
   Oggi   forse   sarebbe  veramente  interessante,   presentare   un
  emendamento  per  ridurre  la  somma  che  già  esigua,  invece  mi
  aspetterei da parte del Governo una iniziativa al contrario, quindi
  cercare  in  qualche  modo  di  incrementare  ulteriormente  questo
  capitolo.
   Concludo il mio ragionamento, stiamo presentando assieme ad  altri
  deputati  agrigentini, un emendamento per dedicare una parte  delle
  risorse  che vengono dall'incasso delle visite al museo e  ai  siti
  archeologici che sono destinati al Comune di Agrigento. Dedicare il
  50%  di queste risorse, alla manutenzione, ristrutturazione e messa
  in  sicurezza  del  Palacongressi  che  da  qualche  anno  è  stato
  abbandonato.  Una  struttura  costata tanti  miliardi,  ricordo  12
  miliardi  delle  vecchie  lire  e che  oggi,  purtroppo,  versa  in
  condizioni  pietose e non è  possibile utilizzare questa  struttura
  importante.
   Se  fosse  possibile da parte del Governo -  tra l'altro  non  c'è
  nessun  aumento  di  spesa -  perché le stesse  somme  che  vengono
  destinate  al  Comune  si  dovrebbe  finalizzarle  per  il  50%  al
  ripristino di questa struttura importante.
   Noi abbiamo presentato questo emendamento e ci aspettiamo da parte
  del Governo un atteggiamento favorevole.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  prima  di   dare   la   parola
  all'assessore   Stancheris,  lasciatemi  esprimere   un   personale
  compiacimento  per  come si è condotta questa discussione  per  due
  ragioni.
   Una,  perché  finalmente questo Parlamento comincia a prendere  in
  seria considerazione quanto importante sia l'industria culturale, e
  lo  dico  come vice presidente di questa Assemblea e lo dico  anche
  come,  giustamente,  ricordava l'onorevole Falcone,   come  attore,
  vengo da quell'ambiente, conosco benissimo le difficoltà.
   Sono  molto  contento  che  finalmente in  Sicilia  si  prenda  in
  considerazione la possibilità di mettere in moto questa industria.
   Non  più tardi di ieri sera ho visto uno spettacolo proprio qui  a
  Palermo,  non  dico  quale,  alla  fine  del  quale  il  capocomico
  sottolineava  come  la  politica deve porre  attenzione  su  questo
  aspetto.
   Noi  siamo  il Parlamento di una terra che si chiama Sicilia,  che
  possiede  un  patrimonio incredibile. Dobbiamo rieducare  i  nostri
  giovani  alla cultura del bello, a questo siamo chiamati.  Io  sono
  felicissimo  che  seppur tra molte difficoltà si stia  parlando  di
  cultura  e spero che  la politica da oggi in avanti sia davvero  di
  aiuto  a  far  ripartire questa industria. Do,  quindi,  la  parola
  all'assessore Stancheris.

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, sport e spettacolo.  Signor
  Presidente,  ringrazio tutti per l'apprezzamento positivo  espresso
  su   questo  articolo,  e  ritornando  alle  parole  dell'onorevole
  Falcone,  non  mi esalto, anzi, sono contenta che  la  cultura  sia
  diventato un tema, forse in maniera trasversale, coinvolge  un  po'
  tutti. Questo non è solo merito mio ma merito del Gruppo che lavora
  con  me, e soprattutto delle persone con cui ho strutturato  questa
  idea  in  questi mesi di gestione del mio assessorato.  L'idea  del
  FO.RE.S. nasce in ambito più complesso di una riforma sulla cultura
  e  teatro e quindi mi piacerebbe metter in atto per il 2015.  Nasce
  proprio in questa doppia presenza sia su legge di settore che  come
  articolo  proprio  per riuscire a dare il tempo alle  strutture  di
  fare  una  riforma  che si aspetta quindi non in maniera  drastica.
  Purtroppo  la presentazione della prima riforma è stata  solo  alla
  fine  di  questo autunno e credo quindi sia troppo precoce  passare
  subito   all'idea  che,  giustamente,  portava  avanti  l'onorevole
  Ciancio, però ho paura che rischieremmo di creare una grossa lacuna
  delle risorse finanziarie per i teatri privati.
     Per  quanto  riguarda l'aspetto meritocratico quello  che  vuole
  nascere su tutte le iniziative che partono dall'assessorato per  il
  turismo,  e  dopo le valutazioni dei primi mesi vorrei  concentrare
  sempre di più sulle attività legate alla cultura.
   Va   detto   che  all'articolo  che  si  legge  ho   aggiunto   un
  subemendamento che sottolinea l'importanza delle tradizioni e  allo
  stesso tempo nell'articolo 3 il passaggio ancora una  volta  presso
  l'Assemblea regionale.
   Per  quanto  riguarda tutti i dubbi sui criteri e sui  particolari
  dell'applicazione  dei fondi sicuramente in  entrambi  i  commi  si
  prevede  un passaggio in Assemblea, quindi, una eventuale  modifica
  del decreto che verrà varato dall'assessore.
   Io  credo  che prima di tutto la cultura sia un dovere  di  questo
  Governo,  quindi, liberi di arrivare ai piccoli teatri comunali  la
  circuitazione di opere anche presso sedi meno centrali come le  vie
  grandi principali delle città.
   Sicuramente questa è la prima idea, l'aspetto più importante  è di
  fare  interloquire  il privato con il pubblico,  non  dico  in  una
  maniera  obbligata ma in una maniera che crei una sinergia  che  ci
  sarà  utile, come ha accennato l'onorevole Cimino, ad una  attività
  europea. Europa Creativa che è il progetto del 2014/2020 avrà  come
  base una partenership pubblico/privati soprattutto l'intenzione  di
  far  collaborare tutti i teatri. Se non iniziamo subito  a  pensare
  quali  sono   le sinergie che possono essere positive rischiamo  di
  arrivare in ritardo nella presentazione dei progetti.
   Come  è stato ripetuto io non credo che sia una conquista ma credo
  sia  un inizio, sicuramente, si vedrà nei prossimi mesi quali  sono
  gli  effetti  di  questa riforma e faccio riferimento  all'articolo
  successivo  che vuole dividere quelli che sono i debiti creati  dal
  passato e quali sono le attività che si possono progettare  per  il
  futuro.  Sul  fatto  di farlo con una impostazione  annuale  e  non
  triennale  vuole essere un primo inizio di utilizzo del  fondo  per
  poi  implementare nella riforma più sostanziale del  prossimo  anno
  tutta quella che è la progettazione triennale.
   Per  chiudere, l'importanza della rendicontazione, della  verifica
  dell'attività  sul  territorio è una cosa che voglio  attivare  non
  solo  per  quanto  riguarda l'attività teatrale di  performance  ma
  anche  per  quello  che  riguarda il finanziamento  delle  attività
  direttamente   promosse.  Si  lavorerà  con   il   territorio   con
  osservatori.
   Allo  stesso  modo,  per quanto riguarda il  teatro,  proprio  per
  gestire  questo FO.RE.S. verrà istituito un tavolo per la  gestione
  dell'attività  teatrale presso il mio assessorato  a  cui  potranno
  partecipare   i  rappresentati dedicati a queste attività  sia  dei
  teatri pubblici che privati.
   Ripeto,  la legge di finanziamento settoriale la chiede  anche  il
  settore perché in comune con altri membri di questa Assemblea, come
  il  settore  degli  stati  generali della  cultura  e  loro  stessi
  chiedono  di avere il rifinanziamento delle leggi ed un cambiamento
  a step verso il Fondo unico dello spettacolo.

   PRESIDENTE.    Onorevoli   colleghi  Si   passa   alla   votazione
  dell'emendamento 42.2.
   Onorevole Formica, lo ritira?

   FORMICA. Non lo ritiro.

   PRESIDENTE. Poniamo in votazione l'emendamento 42.2.
   Il parere del Governo?

   STANCHERIS,  assessore  per il Turismo, sport e  lo  spettacolo  .
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VINCIULLO. Ci rimettiamo all'Aula.

   PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  l'emendamento  42.2.   Chi   è
  favorevole  alla  soppressione si  alzi;   chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.  Quindi anche il comma è assorbito e  viene  soppresso
  anche questo. Gli emendamenti 42.3 e 42.5 sono  assorbiti. Si passa
  alla votazione dell'emendamento 42.12 .GOV.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VINCIULLO. Favorevole.

   PRESIDENTE.   pongo   in   votazione   l'emendamento    42.12.GOV,
  presentato  dal  Governo. Chi è favorevole  resti  seduto;   chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Si  passa agli emendamenti 42.4 e 42.6,   soppressivi
  del comma 2.
   Li  pongo congiuntamente  in votazione. Il parere del Governo?

   STANCHERIS,  assessore   per il turismo, sport  e  lo  spettacolo.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
   VINCIULLO. Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE.   Con  il  parere  contrario  del  Governo   e   della
  Commissione  a  maggioranza, Chi è favorevole alla soppressione  si
  alzi;  chi è contrario resti seduto.

                         (Non sono  approvati)

   PRESIDENTE.  Si  passa all'emendamento 42.7. Lo ritira,  onorevole
  Formica?

   FORMICA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto. Si passa  all'emendamento
  42.1, I parte,  a firma dell'onorevole Anselmo ed altri. Lo ritira?

   ANSELMO. No e chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ANSELMO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per spiegare
  che  questo  emendamento al comma III,  in realtà si  riallaccia  a
  quanto   avevamo  approvato  in  Commissione   bilancio',   laddove
  decidiamo che il 70% va agli enti di cui alle leggi di settore,  la
  44  e la 25, che hanno già dei loro criteri per l'attribuzione  dei
  contributi, di conseguenza per quei soggetti i criteri non  possono
  fare altro che essere quelli delle leggi di settore.
   Ho  visto che il Governo ha anche presentato il subemendamento che
  introduce  il  parere della Commissione, pertanto  supera   l'altra
  parte  che introduceva il parere della Commissione.
   Quindi il punto di questo emendamento è soltanto ribadire che vale
  per  quei  soggetti  di  cui alle leggi di settore:   ovviamente  i
  criteri di attribuzione dei contributi non possono essere altro che
  quelli  delle leggi di settore,  non possono esserci  altri criteri
  rispetto a quanto previsto. Si coordina tutto al comma 2.
   Il  ragionamento è complessivo,  e richiamandomi  a  quanto  detto
  dall'onorevole Ciancio sull'aumento del contributo al FO.RE.S., noi
  siamo  disposti  a  ritirarlo,  perché,  e  rispondo  all'onorevole
  Formica, noi volevamo aumentare questo fondo, perché non erano  più
  state  rifinanziate  le  leggi di settore e  visto,  però,  che  il
  Governo ha sposato chiaramente questa impostazione rendendosi conto
  dell'importanza del rifinanziamento delle leggi di settore, noi non
  abbiamo  più  bisogno  di  rimpinguare  il  FO.RE.S,  e  di  fronte
  all'impegno del Governo al rifinanziamento delle leggi  di  settore
  noi  ritireremo  quelli sull'aumento del FO.RE.S,  e  partiamo  con
  questa sperimentazione.

   CRACOCILI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  visto   che
  l'onorevole  Anselmo  presenta  un emendamento,  assieme  ad  altri
  colleghi,  che,  sostanzialmente,  ribadisce  un  concetto  che   è
  contenuto  nel comma 3 dell'articolo, così come è stato presentato,
  e io avevo chiesto al Governo di presentare un subemendamento che a
  questo  punto  se dovessimo approvarlo,  deve prima votarsi  questo
  rispetto  all'emendamento  Anselmo  per  una  ragione,  perché   si
  ribadisce il principio che con decreto l'assessore fissa i criteri.
   Il  decreto degli assessori non fissa criteri, semmai modalità  di
  attuazione  dei criteri fissati dalla legge, quindi  i  criteri  li
  fissa  la legge non l'assessore perché ancora non abbiamo conferito
  all'assessore   il  potere  legislativo,  ha  un   potere   diciamo
  attuativo.
   Quindi chiedo di precisare che il concetto di decreto riguarda  le
  modalità,  e non i criteri che sono fissati dalla legge.

   PRESIDENTE.  Chiedo  al  governo,  sulla  base  di  quanto  appena
  spiegato  sia dall'onorevole Anselmo che dall'onorevole  Cracolici,
  se intende ritirarlo a questo punto.
   Poniamo in votazione  prima il subemendamento e poi lo applichiamo
  all'emendamento dell'onorevole Anselmo.

   STANCHERIS,  assessore   per il Turismo, sport  e  lo  spettacolo.
  Signor Presidente chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   STANCHERIS,  assessore   per il Turismo, sport  e  lo  spettacolo.
  Nella I parte dell'emendamento di cui si parlava si è presentato il
  subemendamento   per  la  consultazione  dell'Assemblea   regionale
  siciliana   siamo  d'accordo,  nella  seconda  parte  no,    perché
  applicare i criteri utilizzati per la legge di settore che  essendo
  solamente  una  legge per teatri privati, e qui noi dobbiamo  anche
  pensare  agli  enti  pubblici  quindi dovremmo  trovare  dei  nuovi
  criteri  in  consultazione con l'Assemblea regionale a trovare  dei
  criteri  che  siano congrui rispetto ai teatri privati,  ai  teatri
  pubblici.
   Quindi parere contrario a  riutilizzare la legge di settore.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  ribadire
  il concetto che ho espresso poc'anzi e forse non è stato compreso.
   Il  mio  non  è  un vezzo intellettuale. La norma viene  impugnata
  perché   il  potere  di  decretazione  riguarda  le   modalità   di
  attuazione di criteri che sono fissati dalla legge.
   Non  si può con decreto fissare criteri, perché il criterio  è  un
  principio di programmazione connesso alle prerogative della legge.
   Allora,  la  querelle  che  in  questo  momento  l'assessore  pone
  riguarda  la legge sulla musica e la legge sul teatro, il  concetto
  che  pongo io va oltre questa questione,  tant'è che era  posto  al
  testo del Governo ancor prima che fosse messo in discussione quello
  della collega  Anselmo.
   Il punto è che bisogna rimuovere, dal potere di decretazione,  sia
  nel  caso dell'emendamento Anselmo, o nel caso dell'emendamento del
  testo  del Governo il principio del criterio, perché il criterio  è
  affidato alla legge, mentre la modalità di attuazione della spesa è
  compito dell'Assessore.
   Spero  di  essere stato chiaro, cioè non è una scelta che dobbiamo
  fare perché da noi non esiste il potere di decreto-legge, quindi il
  decreto è un atto amministrativo, non è un atto legislativo.

   PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 18.31, è ripresa alle ore 18.40)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 42.1.1 del Governo.
   Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 42.1, I parte. Il parere  della
  Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Gli emendamenti 42.1, II parte, e 42.9 sono inammissibili.
   Si  passa  all'emendamento  42.8  del  Governo.  Il  parere  della
  Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 42 così come emendato.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 43. Ne do lettura:
                               «Art. 43
      Fondo di rotazione per gli interventi straordinari (R.I.S.)

   1. Al fine di fare fronte allo stato di grave crisi del settore  e
  di  pervenire  al  risanamento delle gestioni e al  rilancio  delle
  attività  degli  enti, associazioni e fondazioni  a  partecipazione
  pubblica,  gli  Enti: Teatro di Sicilia Stabile  di  Catania,  Ente
  Autonomo regionale Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania, Ente
  Autonomo   regionale   Teatro   Vittorio   Emanuele   di   Messina,
  Associazione  Teatro  Stabile  di  Palermo,  Fondazione   Orchestra
  Sinfonica   Siciliana,  Fondazione  Teatro  Massimo   di   Palermo,
  Fondazione   Teatro  Pirandello  Valle  dei  Templi  di  Agrigento,
  Istituto  nazionale del dramma antico di Siracusa, Orestiadi,  Ente
  Luglio  musicale trapanese e Fondazione  The Brass group'  che  non
  possano far fronte ai debiti certi ed esigibili da parte dei terzi,
  presentano, un piano di risanamento che intervenga su tutte le voci
  di  bilancio  strutturalmente non compatibili con  la  inderogabile
  necessità  di  assicurare  gli equilibri strutturali  del  bilancio
  stesso,   sia   sotto  il  profilo  patrimoniale   che   economico-
  finanziario,   entro  i  tre  successivi  esercizi  finanziari.   I
  contenuti inderogabili del piano sono:

   a)  la rinegoziazione e ristrutturazione del debito dell'Ente  che
  preveda  uno  stralcio del valore nominale complessivo  del  debito
  esistente al 31 dicembre 2013, comprensivo degli interessi maturati
  e  degli  eventuali interessi di mora, nella misura sufficiente  ad
  assicurare  la sostenibilità del piano di risanamento,  nonché  gli
  equilibri   strutturali  del  bilancio,  sia   sotto   il   profilo
  patrimoniale che economico-finanziario;

   b)  l'indicazione della contribuzione a carico degli enti  diversi
  dalla Regione Siciliana titolari di quote di partecipazione;

   c)  la  razionalizzazione  del  personale  artistico,  tecnico   e
  amministrativo;

   d) il divieto di ricorrere a nuovo indebitamento, per il  triennio
  di  riferimento,  salvo  il  ricorso ai  finanziamenti  di  cui  al
  presente articolo;

   e)  nel  caso  del  ricorso  a  tali finanziamenti,  l'indicazione
  dell'entità,  nella  misura  strettamente  necessaria   a   rendere
  sostenibile il piano di risanamento, nonché le misure di  copertura
  adeguate ad assicurare il rimborso del finanziamento;

   f)  l'individuazione di soluzioni idonee a riportare l'Ente, entro
  i  tre  esercizi finanziari successivi, nelle condizioni di  attivo
  patrimoniale e almeno di equilibrio del conto economico;

   g) la rivisitazione dei contratti integrativi aziendali in vigore,
  che  dovrà  in  ogni  caso  risultare  compatibile  con  i  vincoli
  finanziari stabiliti dal Piano;

   2.  Per  le finalità di cui al comma precedente è istituito presso
  IRFIS-FinSicilia  S.p.A. un fondo rotativo a gestione  separata,  a
  valere  sulle  risorse  libere dei fondi a  sua  disposizione,  con
  dotazione pari a 15.000 migliaia di euro.

   3. L'IRFIS-FinSicilia S.p.A. eroga agli Enti di cui al comma 1,  a
  fronte  della  presentazione del piano,  prestiti  per  una  durata
  massima  di 15 anni a tasso agevolato per le finalità indicate  dal
  piano  di  risanamento presentato ai sensi del comma 1 del presente
  articolo».

   MARZIANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARZIANO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  assessori,  ho
  chiesto di intervenire solo per dichiarare il mio consenso, la  mia
  condivisione, ad una modalità di intervento finalizzata a  superare
  le difficoltà di alcune tra le più importanti istituzioni culturali
  siciliane, che sono quelle individuate nell'articolo.
   Non c'è dubbio che la decurtazione dei contributi che c'è stata in
  questi  anni  per  queste  importanti  istituzioni  culturali,   ha
  determinato  delle situazioni di sofferenza, situazioni  di  crisi,
  stagioni che rischiavano di non cominciare.
   A questo problema si poteva rispondere riaprendo i rubinetti della
  spesa tout cour senza intervenire. Mi sembra di capire, invece -  e
  ne ho la conferma dalla lettura dell'articolo - che in questo modo,
  mentre  si  interviene per risanare le situazioni di difficoltà  di
  queste  undici  istituzioni culturali, al tempo  stesso,  però,  si
  mettono  una  serie  di  condizioni e si stimola  a  trovare  delle
  soluzioni per evitare il ripetersi delle situazioni.
   Mi permetto di suggerire che, tra le strade che bisogna percorrere
  per  arrivare  al pieno risanamento, c'è quella di incrementare  le
  entrate attraverso l'eliminazione di tutte le forme di spreco e  di
  -  come dire - uso non razionale del denaro, attraverso l'incentivo
  ad  un ritorno al teatro da parte dei giovani, quindi stimolando le
  fondazioni, le istituzioni, ad attivare programmi di incentivo  per
  i   giovani   anche  attraverso  la  riduzione  dei   costi   degli
  abbonamenti; insomma non solo una operazione finanziaria, non  solo
  la   possibilità   di  risanare  i  debiti,  ma  un'occasione   per
  razionalizzare   e   rilanciare  le  nostre  maggiori   istituzioni
  culturali.
   Ho  condiviso  l'idea di individuare, tra le tante  -  di  chi  fa
  teatro, fa attività culturali, e svolge attività benemerita  -  una
  serie di istituzioni culturali che avevano, più di altre, risentito
  delle  decurtazioni dei finanziamenti. Averle individuate consente,
  poi,  anche  al  nostro  istituto per lo  sviluppo  delle  attività
  produttive, all'Irfis, di potere concentrare la propria  attenzione
  su queste istituzioni.
   Nel  dichiarare,  allora, il mio consenso  a  questa  modalità  di
  intervento  sulle istituzioni culturali, mi permetto  di  suggerire
  che,  nelle modalità di attuazione, bisogna stimolare le  politiche
  di  riduzione  e  di  razionalizzazione della spesa,  ma  anche  di
  incentivo  delle entrate e, tra queste istituzioni  culturali,  tra
  queste fondazioni, ce ne sono alcune che in questi anni hanno fatto
  un grande sforzo in questa direzione.
   Uno  degli  obiettivi  deve  essere  migliorare  il  rapporto  fra
  contribuzione   pubblica   ed  entrata   propria   attraverso   gli
  abbonamenti da parte degli spettatori.

   PRESIDENTE.    Si    passa   all'emendamento    43.2    presentato
  dall'onorevole Raia, Maggio ed altri.

   RAIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAIA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessore,   ho
  presentato l'emendamento 43.2, soppressivo, perché circa  il  35-40
  percento  dello stipendio dei lavoratori del teatro è  formato  dai
  contratti integrativi aziendali. Questo significa che se ti  toglie
  il   35-40  percento  di  quello  stipendio  -  ai  lavoratori  che
  mediamente prendono 1.200 euro al mese - significa andare a ridurre
  pesantemente i salari di costoro.
   Allora ritengo che sopprimere la lettera g) dell'articolo 43,  sia
  anche un fatto di giustizia e in più è già prevista alla lettera c)
  la   razionalizzazione   del   personale   artistico,   tecnico   e
  amministrativo,  e quindi non possiamo neanche pensare  di  ridurre
  notevolmente il salario di costoro.

   LEANZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, ritengo
  che  il  Governo  debba  esprimere un parere  favorevole  a  questo
  emendamento, considerato che è una norma sostanziale nei  confronti
  dei lavoratori.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 43.2. Il parere della
  Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport  e lo  spettacolo.
  Contrario

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Pongo   in   votazione  l'emendamento  43.3.   Il   parere   della
  Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli colleghi, l'emendamento 43.4 è decaduto. Pongo,  quindi,
  in votazione l'articolo 43 nel testo risultante.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'articolo 44. Ne do lettura:

                             «Articolo 44
             Potenziamento delle attività sportive isolane

   1. Per le finalità di cui all'articolo 12 della legge regionale 16
  maggio 1978, n. 8 è autorizzata per l'esercizio finanziario 2014 la
  spesa di 3.800 migliaia di euro.

   2.   Per  la  concessione  di  contributi  alle  società  sportive
  professionistiche,    semiprofessionistiche   e    dilettantistiche
  partecipanti  a campionati nazionali di serie A, già  previsti  dal
  comma 2 dell'articolo 21 della  legge regionale 17 maggio 1984,  n.
  31,  è autorizzata per l'esercizio finanziario 2014 la spesa di 800
  migliaia di euro».

   POGLIESE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, non vi
  nascondo  che  questo articolo è stato uno dei pochi -  fra  quelli
  inseriti all'interno della finanziaria nella sua stesura originaria
  il 19 dicembre 2013 - che ho colto con grande soddisfazione, perché
  ha  sostanzialmente sancito il cambio di rotta, radicale, da  parte
  del Governo su questo tema dopo l'annus horribilis del 2013.
   L'anno,  per  intenderci, all'interno del quale si è consumato  un
  vero e proprio omicidio nei confronti dello sport siciliano nel suo
  complesso,  determinando  la chiusura di centinaia  di  società  di
  vertice  e  di base della nostra Regione. L'anno in cui sono  stati
  azzerati tutti i contributi per le società sportive.
   Inizialmente,  infatti, nella stesura originaria  del  bilancio  e
  della finanziaria 2013, non erano state individuate le risorse  per
  finanziare  le  leggi 8, 18 e 31, inserite all'interno  del  nostro
  bilancio.  Dopo  un'articolata battaglia parlamentare,  in  maniera
  trasversale, questo Parlamento ha confermato le stesse risorse  del
  2012;  successivamente il Commissario dello Stato, impugnando  l'ex
  Tabella  H,  all'interno della quale erano inseriti i capitoli  per
  finanziare  la  legge 8, la legge 18 e la legge 31  ha,  di  fatto,
  azzerato i capitoli per lo sport siciliano.
   Successivamente,  ci  siamo  ritrovati all'interno  di  quest'Aula
  parlamentare   a   combattere  un'altra   battaglia,   durante   la
  discussione e la successiva approvazione della legge 16, e  durante
  la  discussione  e la successiva approvazione delle  variazioni  di
  bilancio.   E   questo   Parlamento,  all'unanimità,   in   maniera
  trasversale, ha votato un ordine del giorno all'interno  del  quale
  si  vincolava il Governo a stanziare almeno due milioni e centomila
  euro  all'interno  del plafond generale di dodici  milioni  che  il
  Governo  aveva  individuato nei due successivi step per  finanziare
  tutti i capitoli dell'ex tabella H.
   Ebbene,  abbiamo  poi  appreso con grande  stupore  e  con  grande
  delusione,  nel  dicembre  scorso, che  il  Governo  in  realtà  ha
  stanziato  per  la  legge  8  settecentomila  euro,  disattendendo,
  quindi,  quella  che era una precisa volontà,  quello  che  era  un
  preciso indirizzo politico da parte di questo Parlamento.
   Ma  questo ormai è il passato che vogliamo tutti dimenticare, caro
  assessore Stancheris.
   E  quindi  eccoci  al presente. E non possiamo  non  esternare  un
  convinto compiacimento per l'inversione di rotta che il Governo  ha
  sancito   attraverso   la  presentazione  all'interno   del   testo
  originario  dell'articolo 44, dove di fatto venivano  stanziate  le
  medesime  risorse  previste nel bilancio del 2012,  certamente  non
  paragonabili  con  gli oltre dodici milioni di euro  che  nel  2007
  erano inseriti all'interno del bilancio della Regione siciliana, ma
  rispetto a quello che è accaduto nel 2013, ciò ha rappresentato una
  netta inversione di rotta.
   Un  po'  meno  abbiamo  apprezzato - l'ho  detto  già  durante  la
  discussione generale sul bilancio e sulla finanziaria, e lo  voglio
  ribadire  anche l'interno del dibattito sull'articolo 44  -  quello
  che  è accaduto in quella famosa notte fra la domenica e il lunedì,
  fra  il  29  e  il  30  dicembre,  quando  è  stato  presentato  un
  emendamento  modificativo  da parte del Governo,  che  riduceva  di
  oltre  un  milione e ottocentomila euro lo stanziamento complessivo
  per  la  legge 8, ma quell'emendamento non è stato approvato grazie
  ad  un'azione  sinergica della maggioranza  e  dell'opposizione,  e
  ricordo un accorato intervento dell'onorevole Cracolici.
   Successivamente,  siamo  stati anche  in  grado  di  approvare  un
  emendamento aggiuntivo che stanziava risorse significative  per  il
  finanziamento  della  legge  31,  la  legge,  per  intenderci,  che
  finanzia  lo sport di vertice, che nel 2013 non è stata  finanziata
  perché  l'assessorato  regionale non ha provveduto  ad  emanare  il
  relativo bando.
   Ecco  perché  oggi  accogliamo  con  grande  soddisfazione  questo
  articolo,  e  ci  auguriamo che il Governo imbocchi definitivamente
  questa   strada,   con   determinazione  e  con   coerenza,   nella
  consapevolezza  che  lo  sport svolga una molteplice  funzione  dal
  punto  di  vista  pedagogico,  dal punto  di  vista  turistico,  di
  promozione  del  territorio nel suo complesso, dal punto  di  vista
  salutistico  e sanitario, e merita quindi un'articolata  attenzione
  da parte del Parlamento, anche nell'ulteriore consapevolezza che, a
  differenza di moltissime altre Regioni italiane, in Sicilia vi sono
  difficoltà  aggiuntive  nel  reperire risorse  sostanziali  che  si
  sommano a quelle pubbliche.
   Se  è vero come è vero che è praticamente impossibile, oggi più di
  ieri,  reperire risorse aggiuntive attraverso, per esempio, sponsor
  privati,  data  la gravità della crisi economica congiunturale  che
  sta  attraversando l'intero Paese, tutto ciò nella  nostra  Regione
  raggiunge dei picchi ancora più considerevoli e significativi.
   La  Regione  siciliana, quindi, rimane l'unica ancora di  salvezza
  per  lo  sport nel suo complesso, sia di vertice che di base,  dopo
  gli azzeramenti dei contributi pubblici delle Province regionali  e
  degli enti locali.
   Ecco perché, caro assessore, questo vuole essere un invito sincero
  che   rivolgo  a  lei,  e  mi  auguro  che  da  oggi   si   inverta
  definitivamente  la rotta e si dia un'articolata attenzione  ad  un
  comparto,  ad un mondo, che merita una grande attenzione  da  parte
  della  Regione  siciliana  nell'interesse  esclusivo  della  nostra
  Terra.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE: Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho  parlato
  sull'articolo   precedente   e   voglio   invece   qui    esprimere
  all'assessore Stancheris un giudizio positivo sulla sua  tenacia  e
  sulla  sua  caparbietà  per avere introdotto  ciò  che  nel  tempo,
  commettendo  a  mio avviso un errore di fondo, si  era  determinato
  nella  vita di questa Regione per cui lo sport nel suo insieme  era
  diventata  una delle tante misure di sostegno a spot,  di  anno  in
  anno, attraverso la mitica o famigerata tabella  H'.
   Avere  ripristinato  con legge autorizzativa  nel  bilancio  della
  Regione  la pratica sportiva come pratica fondamentale che sostiene
  la  Regione tra i suoi obiettivi, mi permetto di suggerire  -  vedo
  che  non c'è l'assessore per l'economia - di chiedere all'assessore
  Stancheris   e  all'assessore  per  l'economia  che   se   vogliamo
  completarla  l'operazione  e  renderla  per  davvero  un'operazione
  significativa, bisognerebbe dare copertura triennale e non annuale,
  altrimenti  il  prossimo  anno  ricominceremo  daccapo.  Se   fosse
  possibile,  lo  verifichi subito il Governo,  perché  possa  essere
  autorizzata la spesa nel triennio.
   Detto  questo, considerando positivo il fatto che lo  sport  entri
  tra  le  attività fondamentali, dico con altrettanta  nettezza  che
  dobbiamo cambiare completamente passo nel rapporto tra lo  sport  e
  la politica in questa Regione.
   Perché  dico questo? Abbiamo assistito proprio in queste  ore,  in
  questi  giorni,  attorno alla vicenda del  CONI,  una  delle  aspre
  polemiche  che  si  è consumata all'interno dove  è  legittimo  che
  possono esserci conflitti, discussioni nel mondo sportivo, però, il
  paradosso è che l'oggetto dello scontro e stata la Regione: il  suo
  ruolo,  le risorse, secondo la teoria che c'era prima, chi era  più
  bravo  perché drenava più risorse allo sport e adesso  chi  è  meno
  bravo perché non è stato capace di drenare risorse allo sport, alla
  fine  considerando  il  CONI più una  lobby  che  un  ente  per  la
  promozione del diritto sportivo, della pratica sportiva.
   Secondo  un principio lobbistico si giudica il lobbista secondo  i
  risultati che porta a casa.
   Il   CONI  rimane  un  Ente  di  diritto  pubblico,  che  dovrebbe
  promuovere lo sport e non solo raccogliere le risorse e  provare  a
  promuovere  le  risorse disponibili nell'ambito della  Regione,  ma
  essere  anche parte del territorio nazionale e, quindi,  utilizzare
  le   politiche  nazionali  sullo  sport  per  promuovere  lo  sport
  soprattutto  tra coloro che lo praticano a livello amatoriale,  tra
  quelli che lo praticano a livello professionistico ma, soprattutto,
  tra le nuove generazioni per promuovere la cultura sportiva.
   Allora, se dobbiamo mettere un punto - e lo dico all'assessore - è
  evidente che noi dobbiamo ripristinare un principio di autorità.
   La   politica  sportiva  la  fa  la  Regione  attraverso  il   suo
  assessorato. Non c'è qualche lobbista che pensa di sostituirsi alla
  politica.  Nessuno  può  pensare  di  utilizzare  attraverso,   tra
  l'altro,  provvedimenti assai discutibili sul piano amministrativo,
  come quello che con una circolare si è cambiata una legge, la legge
  n.  8 stabilisce i criteri e le modalità con le quali devono essere
  erogati  i  contributi allo sport. Non può essere nessuna circolare
  che cambia la legge.
   Se qualcuno vuole cambiare la legge presenta un disegno di legge e
  si   approvi  un'altra  legge.  Ecco  perché  io  dico  con   molta
  franchezza,  io  sono  contento, forse  avrei  voluto  anch'io  più
  risorse:   tremilioni e otto sono più dell'anno scorso,  sono  meno
  degli anni precedenti, c'è una situazione che è quella che è, ma la
  considero comunque un punto di partenza. Certamente, al di là della
  quantità, dobbiamo stabilire la modalità di erogazione.
   Non  si  può  appaltare a nessuno la gestione di una politica,  la
  politica la gestiscono le istituzioni della politica che rispondono
  ai  cittadini,  ai  propri  elettori  ricordando  che  lo  sport  è
  sostanzialmente un'attività di cui si va a sostenere chi lo pratica
  e non l'evento.
   Lo  sport  non è un film, non è un cinema da mostrare in una  sala
  cinematografica.   Lo  sport  deve  essere  una   pratica   rivolta
  innanzitutto a chi non se lo può permettere e, in questo senso,  la
  politica  della  Regione deve rimuovere gli  ostacoli  affinché  la
  pratica sportiva sia una pratica diffusa e popolare.
   Nell'esprimere   il   plauso  per  questo   articolo   dico   pure
  all'Assessore  Stancheris che bisogna cambiare passo mettendo  mano
  già  ai  provvedimenti amministrativi che governano la modalità  di
  erogazione dei contributi dello sport siciliano.
   Si  ritorni all'autorità dell'Assessorato allo Sport e al  Turismo
  senza pigrizie anche da parte della struttura burocratica che negli
  anni ha pensato bene di prendersi meno responsabilità delegando  ad
  altri le scelte che doveva fare l'amministrazione.
   Spero  di  essere stato comprensibile e chiaro e  credo  si  possa
  riaprire una nuova fase, anche perché nessuno può pensare di  fare,
  sulle spalle della Regione, il lobbista di professione.

   VINCIULLO, vicepresidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO,  vicepresidente della Commissione.  Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi, Assessori, non credo che su  questo  risultato
  bisogna   complimentarsi  col  Governo,  perché   il   Governo   in
  Commissione  bilancio aveva presentato un emendamento che  riduceva
  da 3.800 a 2.000 i contributi che erano destinati allo sport.
   E'  stato  l'impegno e la determinazione dell'opposizione  che  ha
  impedito  al  Governo di ridurre di quasi il 50% il contributo  che
  era stato stanziato a favore dello sport. Sì, è chiaro c'è un clima
  del   vogliamoci bene , siamo tutti amici ma fino ad un certo punto
  e senza mai violentare la verità.
   Prendiamo  atto  che dietro questo provvedimento c'è  la  forte  e
  intransigente  volontà dell'opposizione di riconoscere,  finalmente
  quest'anno,  allo  sport isolano un contributo  importante.  L'anno
  scorso  ricordo  che su questa misura, su questo capitolo  non  era
  stato  previsto nemmeno un euro, siamo ritornati al contributo  del
  2012  e devo anche dire che un riconoscimento sicuramente va  anche
  all'interlocuzione importante e significativa che il CONI ha  avuto
  con  tutte le forze politiche, nessuna esclusa, affinché quest'anno
  si  riparasse  a  questo  torto che negli  anni  scorsi  era  stato
  commesso ai danni dello sport isolano.
   Alcune  cose, però, bisogna anche dirle: con l'articolo  12  della
  legge  regionale 16 maggio 1978, n. 8 viene autorizzata, per questo
  esercizio, questa spesa.
   Assessore  Stancheris, ribadisco quello che altri  colleghi  hanno
  detto  prima di me: non intendiamo assolutamente avere fra i  piedi
  circolari.  C'è  una  legge regionale, questa  legge  regionale  va
  applicata così com'è senza che vi sia possibilità alcuna per il suo
  assessorato di modificare la legge.
   La  legge è istitutiva di questo capitolo, di conseguenza  non  ci
  sono  possibilità per le circolari, che sono, come lei saprà meglio
  di  me,  di  rango  inferiore alla legge, avere la  possibilità  di
  modificare l'orientamento che è pervenuto attraverso questa legge.
   Se  dobbiamo  modificare la legge perché è vecchia, perché  è  una
  legge di 35 anni fa lo facciamo ma, fino a quando sarà in vigore la
  legge  n.  8,  quella  legge va applicata  e  nessuno  può  pensare
  assolutamente  né  di  modificarla,  né  di  stravolgerla,  né   di
  sostituire  quelle che sono le norme e quelli che sono i  requisiti
  necessari  per  poter  ottenere  i  finanziamenti  da  parte  della
  Regione.
   Insieme  ai colleghi Alongi, D'Asero, Cascio, Fontana,  Germanà  e
  Milazzo abbiamo presentato due emendamenti. Questi due emendamenti,
  Assessori,  vanno nella misura di cui, fra le altre cose,  poco  fa
  hanno  parlato  i  colleghi,  cioè nel  senso  di  estendere  anche
  all'anno  2015 e al 2016 l'impegno delle risorse, anche perché  non
  possiamo  ogni  anno ritornare in Aula e approvare  una  norma  che
  stabilisca quante sono le somme destinate allo sport.
   Abbiamo  fatto  questi  due emendamenti  che,  se  ci  fate  caso,
  riguardano  anche  la  concessione di  contributi  per  le  società
  sportive      professionistiche,      semiprofessionistiche       e
  dilettantistiche che partecipano ai campionati nazionali di serie A
  e  che  sono già previsti dal comma 2 dell'articolo 21 della  legge
  regionale  17  maggio  1984, n. 31 e l'abbiamo  fatto  proprio  per
  questo,  cioè per dare continuità e razionalità a quella che  è  la
  volontà  di  questo Parlamento di impegnarsi in maniera  definitiva
  per quanto riguarda la rinascita e il riscatto dello sport isolano.
   Su  questi  due emendamenti, che fin da adesso dico che non  siamo
  assolutamente  disposti a ritirare, chiediamo  che  il  Governo  si
  esprima.
   Mi  pare che sia un fatto naturale che vi sia un impegno triennale
  su  questo  settore;  credo che il Governo e anche  la  Commissione
  dovranno  dare  una  risposta positiva proprio perché  non  si  può
  programmare e non si può intervenire, in un settore così importante
  e  vitale  per  il futuro della nostra Isola, per il  futuro  delle
  nostre  famiglie, per i nostri figli, se non siamo nelle condizioni
  di sapere cosa ci attende per gli anni successivi.
   In  questo modo eviteremo le sorprese che abbiamo avuto per l'anno
  appena  trascorso  dove  nemmeno un euro  è  stato  destinato  alle
  società sportive. Daremo la possibilità a tutte le associazioni che
  operano  di programmare in maniera definitiva e per un triennio  la
  loro   attività,  avremo  fatto  sicuramente  un'opera   importante
  rendendo onore a tanti che in maniera volontaria si impegnano tutti
  i  giorni  affinché  quest'Isola  un  domani  possa  essere  sempre
  migliore.

   LEANZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dare
  pieno   appoggio   a  questo  articolo  e  per  dare   atto   anche
  all'assessore  che  con  questa norma finalmente  fa  uscire  dalla
  tabella  H  una attività prestigiosa, straordinaria, importante, di
  crescita  sociale,  culturale, umana quale è  quella  dello  sport,
  soprattutto lo sport dilettantistico.
   Quindi,  in questa direzione massimo plauso, anche io ritengo  che
  la  norma, se può, deve contenere la copertura più ampia  per  dare
  certezze  in un momento in cui le certezze non ci sono  state.  Con
  questa   norma  finalmente  diamo  certezze  e  sono  assolutamente
  convinto che siamo nella direzione giusta.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  io  sottoscrivo
  l'emendamento   presentato  dall'onorevole   Vinciullo   ed   altri
  ritenendo  che questa Regione, quando guarda allo sport, non  pensi
  solo  alla disputa di una partita di calcio ma a tutte le  attività
  che  sono  connesse  e  legate anche  e  che  svolgono  le  società
  sportive,  soprattutto alle società dilettantistiche ma anche  alle
  altre.
   Pensiamo alle scuole di calcio e quanti bambini, ragazzini vengono
  tolti anche dalla periferie, in una società in cui non ci sono  più
  le  aggregazioni, non ci sono più gli oratori, non ci  sono  più  i
  punti di incontri, lo sport ancora unisce, aggrega e, quindi, credo
  che,  nel momento in cui si sostiene lo sport, si sostiene non solo
  lo  sport  ma si sostengono delle realtà che, a volte,  sono  delle
  realtà marginali ma che contribuiscono anche alla crescita di tanti
  bambini   attraverso  lo  sport.  Quindi,  è  giusto,   credo,   la
  programmazione triennale perché dare dei contributi  una  tantum  e
  non  dando  alle  società la possibilità di programmare,  significa
  forse avere vanificato lo sforzo che quest'anno si fa.
   Quindi, è bene che, per dare la possibilità anche a quelle società
  che  svolgono attività di scuola calcistica, vi faccio un  esempio,
  alcune  squadre  nel mio territorio, vi sono 100 bambini  anche  di
  famiglie disagiate che hanno trovato in questo sport un motivo  per
  eliminare anche la devianza.
   E'  bene  che  il  Governo  si impegni  non  solo  ad  erogare  il
  contributo  annuale ma a far sì che le società possano  programmare
  le  attività  e  prevedere il contributo per la  programmazione  e,
  quindi, il con tributo per il triennio.

   VULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei iniziare  con
  una  battuta  simpatica, ritengo, e ho pensato,  dopo  l'intervento
  dell'onorevole  Vinciullo, che c'era la famosa canzone   Meno  male
  che c'è Riccardo'.
   Dopo l'intervento dell'onorevole Vinciullo di questi giorni oserei
  dire  meno male che abbiamo Vinciullo' perché ha pensato a tutto.
   A  prescindere da questo, assessore, chi ha fatto un po' di sport,
  sia  nella  parte agonistica ma anche come dirigente  sportivo,  si
  rende conto che questa norma è importantissima.
   Hanno  ragione alcuni colleghi che hanno parlato di  alcune  lobby
  che esistono nel mondo dello sport, sicuramente queste lobby non si
  annidano  solo  nel  CONI ma si annidano sicuramente  in  tutte  le
  discipline  sportive che ci sono nell'ambito  dello  sport  sia  lo
  sport dilettantistico che lo sport professionistico.
   Allora,  assessore, chi ha fatto l'amministratore locale si  rende
  conto  che,  molte volte, alcune risposte non si possono  dare.  Il
  sindaco  -  io  la  chiamo così, benevolmente  -  onorevole  Grasso
  sindaco del suo comune, sicuramente ha parlato di scuole calcio  ma
  ci sono una miriade di altre tipologie di sport e di scuole.
   Queste tipologie di sport, purtroppo, le amministrazioni, vista la
  carenza di denaro che c'è, le lasciano purtroppo al loro destino.
   Allora,  la proposta che voglio fare è una proposta concretissima:
  questi  3  milioni e 800 mila euro diamoli un po' a  tutti  ma  non
  diamoli  solo  ed esclusivamente ad una parte di sport  che  è  uno
  sport  sicuramente importante, tipo il calcio con  le  squadre  che
  sono in serie A o quelle squadre che sono in serie  B, però miriamo
  solo  e  soprattutto, Assessore, a quelle società  dilettantistiche
  che  vanno dal come di Castiglione di Sicilia al comune di Marineo,
  queste  grandi  associazioni sportive, di  tutti  gli  sport,  sono
  associazioni  che  fanno veramente sport per  i  cittadini,  per  i
  ragazzi   e  per coloro i quali intendono praticare questa  pratica
  sportiva.
   Io  la invito, nell'ambito di questi 3 milioni e 800 mila euro, di
  salvaguardare queste grandi e piccole società sportive.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando mi riferivo
  alla  società  calcistica  ho fatto un esempio  perché  se  dovessi
  parlare  del  mio  comune  partiamo dal basket,  pallavolo,  calcio
  femminile, abbiamo di tutto e di più.
   Quindi,  quando  parliamo  di società o  calcistiche  o  di  altro
  parliamo  comunque di sport e che agli enti locali, oggi,  è  fatto
  divieto  di dare contributi per cui gli unici contributi che  tutte
  le   associazioni   sportive  che  praticano   tutti   gli   sport,
  naturalmente, soprattutto quelle dilettantistiche ma tutti  i  tipi
  di sport.

   LOMBARDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   ringrazio
  innanzitutto  l'assessore Stancheris per  il  lavoro  che  è  stato
  portato  avanti in questi mesi e per la stesura di questo  articolo
  che certamente, al di là del dato numerico che è importante, se non
  fondamentale  perché  non  si  può  prescindere  da  esso,   perché
  fondamentalmente oggi il grido di allarme che lanciano molte  delle
  associazioni  sportive  è  legato ad una difficoltà  economica  che
  naturalmente la Regione non potrà coprire con queste somme, però, è
  anche  vero  che si inizia di nuovo a rifinanziare  una  legge  che
  riguarda  lo  sport, si ricomincia a tracciare un percorso  per  le
  società  sportive  e di questo prendo atto e non posso  che  essere
  soddisfatto. Preannuncio, quindi, il voto favorevole a questa norma
  da parte mia.
   Quello che chiedo all'assessore, però, chiusa la legge Finanziaria
  e  chiusa questa fase emergenziale che ci ha portato di fatto anche
  ad   una   modifica  di  quello  che  era  prima  l'iter   per   la
  sponsorizzazione di diverse attività sportive che  passavano  dalla
  Tabella H e, quindi, diciamo da una forma di finanziamento, che  di
  fatto  comportava l'inserimento in questo famoso allegato di spesa,
  ad  una nuova forma di finanziamento che, secondo me, secondo  noi,
  secondo  il  Partito  dei Siciliani non potrà che  passare  da  una
  riforma strutturale del finanziamento alle associazioni sportive.
   Cosa  voglio  dire  con questo? Voglio dire  che  ormai  il  campo
  sportivo,  oltre agli importanti risvolti che sono stati citati  da
  alcuni colleghi prima riguardanti il risvolto sociale che hanno  le
  attività  sportive,  che  è indubbio, ma  anche  e  soprattutto  al
  risvolto  che  riguarda  la  sanità e  la  salute  e  quindi  anche
  l'assessore Borsellino.
   Sappiamo oggi quanto l'incidenza delle malattie cardiovascolari  o
  altro abbia sul costo del sistema sanitario e quanto, quindi,  ogni
  anno  la  Regione  proprio  per  carenza  delle  attività  sportive
  dirette,  ma anche indirette di educazione allo sport, comporti  in
  termine di spesa per la sanità.
   Ecco iniziare ad intravedere un percorso che naturalmente riguarda
  l'attività  sociale, l'attività educativa ma anche -  diciamolo  in
  modo  franco  -  un  possibile  guadagno  da  parte  della  Regione
  indirettamente  sulle  spese sanitarie ci fa  aprire  un  orizzonte
  sulle attività sportive che non è più prescindibile.
   Quindi,  l'impegno  è  quello, io avanzerò una  proposta  che  sto
  definendo insieme al mio gruppo parlamentare per avviare  un  fondo
  che  sia  strutturalmente  presente per  finanziare,  naturalmente,
  tutte  quelle attività sportive, quelle società sportive che  fanno
  attività  in modo sano, in modo presente all'interno delle comunità
  e,  soprattutto, che avviano nuova educazione sportiva  e,  quindi,
  legata alla salute dei nostri giovani siciliani.
   Poi  l'ultimo  appello  e appunto le faccio assessore  Stancheris,
  quindi, spero in un coordinamento anche con l'assessore Borsellino,
  le  faccio  l'ultimo  appunto  che non  vuole  essere  naturalmente
  polemico,  anzi,  in  merito  alle  grandi  manifestazione  che  si
  svolgeranno in questa Regione.
   Lei  sa,  assessore,  che  è  stata mia  richiesta  riguardo  agli
  Internazionali  femminili di tennis sul quale ci siamo  confrontati
  in modo simpatico, diciamo così.
   Chiusa la polemica che a me interessava poco - e sono sicuro anche
  a lei - c'è un tema che riguarda i grandi eventi sportivi in questa
  Regione,  non  solo quelli programmati, in previsione,  penso  alla
  pallavolo  ma  anche  ad  altre manifestazioni  importanti  che  si
  dovranno  svolgere  in  Sicilia  ma  anche  a  quelli  che  dovremo
  programmare necessariamente nei prossimi anni perché sì, è vero  si
  può  fare  un  ragionamento  sul turismo,  sull'attività  sportiva,
  quando si è fatto riferimento a fondi che servivano soprattutto  al
  turismo  e  quant'altro, ma bisogna fare un ragionamento anche  che
  riguardi  l'immagine  di questa Regione perché  oggi  l'avvenimento
  sportivo, oltre ad essere un volano turistico, è anche un modo  per
  presentare   una   Regione  che  è  presente,   che   ha   capacità
  organizzative,  lo  stiamo vedendo in queste settimane,  in  questi
  mesi, sull'organizzazione dei mondiali di calcio in Brasile, quanto
  un  Governo  si stia misurando sulla capacità organizzativa,  ancor
  prima  di quella sportiva e, quindi, io penso che la Regione  debba
  necessariamente  avviare  una  programmazione  con  le  federazioni
  nazionali  dei  vari sport, individuare due, tre, quattro,  cinque,
  dieci e se è possibile cento - ma concentriamoci su cinque  dieci -
  grosse  manifestazioni su diverse attività sportive e  dimostriamo,
  una  volta per tutte, che la Regione siciliana è capace, anche  con
  pochi soldi, organizzando le  federazioni regionali, coinvolgendo i
  giovani, riuscendo anche a fare delle manifestazioni di grandissimo
  livello, con pochi soldi, ad essere presente perché il rischio qual
  è? Il rischio è che su questo tema la Regione siciliana non sia più
  presente  ed  essendo  non più presente, all'interno  del  panorama
  nazionale   ed  internazionale  dei  grandi  avvenimenti   sportivi
  purtroppo, faccia venir meno la propria immagine.
   Quindi,  assessore,  buon  lavoro. Non resta  che  collaborare  e,
  insieme  a  tanti  deputati  valorosi,  portare  avanti  lo   sport
  siciliano.

   FORZESE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORZESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il più delle volte
  tento  di  chiedermi, per chi ci ascolta da casa o  all'interno  di
  quest'Aula,  il  perché di quei tanti interventi che,  poi,  mi  fa
  veramente piacere, visto che qualche volta l'assessore Stancheris è
  stata  vittima  di  qualche  polemica  mediatica,  sotto  l'aspetto
  comunicativo.
   Mi  fa piacere che quest'oggi, un po' da parte di tutti, sia dalla
  minoranza  che  dalla  maggioranza, vengano fatti  dei  complimenti
  all'assessore Stancheris
   Anche  per ciò che concerne, in nome e per conto dei DR, non posso
  che  condividere  ciò che sta facendo l'assessore Stancheris,  però
  tenterei,  per un momento, di chiedere espressamente a lei,  signor
  Presidente, perché sono le diciannove e ventisette e non mi  sembra
  nemmeno corretto che ancora manchi un po' di lavoro che dovrà  fare
  quest'Aula  e  da  giorni,  in un modo o  nell'altro,  siamo  stati
  portati,  sotto l'aspetto politico, a dare delle giuste valutazioni
  per  ciò  che  concerne un argomento di tale importanza  che  è  la
  Finanziaria.
   Bisognerebbe,  però, per un momento, tentare di responsabilizzarsi
  o,  più che altro, responsabilizzarci per ciò che concerne qualcosa
  di  concreto perché non mi sembra nemmeno corretto - e  non  vorrei
  utilizzare  della  demagogia politica - per  chi,  ad  esempio,  ci
  ascolta  all'interno di quest'Aula e mi riferisco  ai  non  vedenti
  che,  da  giorni, attendono delle risposte e mi sembra corretto  ed
  anche responsabile che l'Aula possa giungere ad un obiettivo comune
  che  è  quello  di  garantire  e salvaguardare  gli  interessi  dei
  siciliani per chi ascolta fuori da quest'Aula.
   Non  c'è  dubbio,  che  tutti  noi  novanta  parlamentari  abbiamo
  l'interesse di rappresentare questa terra, ma qualche volta, forse,
  non  so  se faccio bene a dirlo, con la riduzione dei parlamentari,
  voluta  dalla  scorsa  legislatura, perché dal  2017,  andremo  sui
  settanta parlamentari e, forse, si ha la fortuna, anziché ascoltare
  novanta parlamentari, se ne ha il coraggio, di ascoltarne settanta,
  ma  mi  sembra giusto che, se uno volesse contribuire a  dare  quel
  messaggio,  così come sto cercando di fare, nell'arco di pochissimi
  minuti,  se  è  così,  come  tutti  noi  diciamo,  che  l'assessore
  Stancheris  sta lavorando bene, spero che per il lavoro  che  dovrà
  essere  fatto, troveremo un po' tutti questa celerità nel dare,  al
  più presto, l'approvazione di questa Finanziaria.

   PRESIDENTE. Onorevole Forzese, mi preme di dire soltanto una cosa:
  se  i lavori si protraggono è per il bene di tutti perché questo  è
  un  parlamento e il dibattito è alla base della democrazia e  delle
  scelte  democratiche. Bisogna adoperare i tempi necessari, in  modo
  che questo parlamento si esprima nel modo migliore.
   Si passa all'emendamento 44.3, soppressivo del comma 1.

   MUSUMECI. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 44.2.

   MUSUMECI. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo in votazione l'emendamento 44.1. Il parere del Governo?

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della commissione?
   DINA,  presidente  della  commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 44.6. Il parere del Governo?

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Contrario..

   PRESIDENTE. Il parere della commissione?

   DINA,  presidente  della  commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 44.1, I parte. Il parere del Governo?

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Gli  emendamenti  44.4  e 44.5 sono dichiarati  inammissibili,  in
  quanto privi di copertura finanziaria.
   Chiedo   all'assessore   Bianchi  di   esprimersi   sui   suddetti
  emendamenti.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  la  ragioneria  non è in  grado  ora  di  assicurare  la
  copertura per gli anni successivi, però assumiamo l'impegno,  visto
  lo sforzo fatto nel 2013, di mantenere lo stanziamento.
   Ma  lo  assumiamo come impegno, come ordine del giorno. In  questo
  momento non siamo in grado di fare diversamente.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Vinciullo,  la  invito  a  ritirare   gli
  emendamenti.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevole colleghi, Assessori, sugli
  emendamenti dei colleghi non intervengo mai.
   Credo   che,  some  Nuovo  Centro  Destra,  siamo  da  soli  nelle
  condizioni di decidere cosa fare.
   Se  il Governo - mi pare che l'onorevole Cascio sia pure d'accordo
  -  si  impegna, attraverso un ordine del giorno, a recepire  quella
  che  è  l'istanza  dei parlamentari del Nuovo Centro  Destra  siamo
  pronti a ritirare gli emendamenti.
   Ma  fin  da  adesso, Assessore, lei deve convenire  ad  un  parere
  favorevole al nostro ordine del giorno.

   PRESIDENTE.  Pertanto gli emendamenti 44.4 e 44.5  sono  ritirati.
  L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo in votazione l'articolo 44, così come emendato.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 45. Ne do lettura:

                               «Art. 45
        Esami per l'iscrizione agli albi per l'esercizio delle
                        Professioni turistiche

   1. Dopo l'articolo  7 della legge regionale 3 maggio 2004, n. 8  è
  inserito il seguente articolo:

    Art. 7 bis - Contributi per spese di organizzazione - 1. A carico
  di  coloro  i quali richiedono di accedere alle verifiche  previste
  per   l'accesso  alle  professioni di cui alla  presente  legge,  è
  previsto  un contributo non superiore ad   150,00 per le  spese  da
  sostenersi  da  parte  dell'Amministrazione  per  le   attività  di
  verifica.

   2.  La  misura  del  contributo è determinata con  i  decreti  che
  approvano   i   relativi  avvisi  pubblici   di   indizione   delle
  verifiche.'.

   2.  Per  le  finalità di cui agli articoli 2, 3, 4, 6  e  7  della
  legge  regionale 3 maggio 2004, n. 8 è autorizzata, per l'esercizio
  finanziario 2014, la  spesa di 100 migliaia di euro».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   -dagli onorevoli D'Asero ed altri: emendamenti 45.1 e 45.2;
  -dagli onorevoli Formica ed altri: emendamenti 45.6, 45.5, 45.3 e
  45.4

   Si passa all'emendamento 45.1.   Il parere del Governo?

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Gli  emendamenti 45.2 e 45.6 sono assorbiti. L'Assemblea ne prende
  atto.
   Si passa all'emendamento 45.5 dell'onorevole Musumeci.

   MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo, così come il 45.3 ed il 45.4.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in votazione l'articolo 45. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per trenta minuti.

     (La seduta sospesa alle ore 19.34 è ripresa alle ore 20.08 )

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Informo che a questo momento non è pervenuta da  parte
  del  governo la sintesi sugli emendamenti aggiuntivi. Pertanto,  in
  considerazione  che  è  stato  chiesto  ulteriore  tempo,  sospende
  ulteriormente  la  seduta  fino alle ore 21.00,  avvertendo  che  a
  quell'orario il governo dovrà dire se è pronta tale sintesi.

       (La seduta sospesa alle ore 20.10  è ripresa alle ore  )

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi comunico, che purtroppo fino  a
  questo  momento  il Governo, nella persona dell'assessore  Bianchi,
  non  mi  ha  dato  la sintesi che era auspicabile sul  piano  degli
  emendamenti cosiddetti  aggiuntivi'.
   Peraltro,  da  un  primo confronto ritengo che non  sia  possibile
  immaginare  un'ulteriore  finanziaria rispetto  agli  articoli  già
  votati  e quelli che ci appresteremo a votare, pertanto, raccomando
  a  tutti un po' più di serietà iniziando, per carità, da me stesso,
  convinto  come sono che tutti assieme abbiamo fatto un buon  lavoro
  sino adesso, possiamo continuare a lavorare e a fare un buon lavoro
  però la sintesi deve essere effettivamente sintesi.
   So  che  l'assessore Bianchi dovrebbe incontrare i Presidenti  dei
  gruppi  parlamentari,  come Assemblea abbiamo cercato di accelerare
  i  tempi  nel senso che ci siamo sostituiti, in parte, alle singole
  Commissioni non per cattiva volontà delle stesse, ma perché  queste
  non sono state messe nelle condizioni di lavorare.
   Ora mi è stato chiesto ulteriore tempo, alle  ore 21.00 il Governo
  mi  dirà  se c'è o non c'è questo momento di sintesi, percependo le
  difficoltà obiettive che l'assessore Bianchi mi ha manifestato.
   Ripeto,  l'assessore  Bianchi  dovrebbe  tentare  un  momento   di
  sintesi, che sia vera sintesi, per essere chiari, e una sintesi che
  alla  fine  raddoppierà  il numero degli articoli  non  può  essere
  considerata  sintesi,  per il rispetto che dobbiamo  avere  per  il
  ruolo che ognuno, ripeto, esercita.
   Pertanto,  in considerazione che è stato chiesto ulteriore  tempo,
  sospendo ulteriormente la seduta fino alle ore 21.00.

     (La seduta, sospesa alle ore 20.10, è ripresa alle ore 23.02)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ripartiamo dall'articolo  3,  che
  avevamo accantonato.

   GRECO  Giovanni..  Signor Presidente, ci  può  comunicare  l'esito
  della riunione dei Capigruppo?

   PRESIDENTE.  Onorevole  Greco, non lo so, io  non  partecipo  alla
  riunione dei Capigruppo.

   GRECO Giovanni. Ci ha fatto interrompere la seduta, e adesso, dopo
  due ore, lei vuole iniziare dall'articolo 3? E' normale?

   PRESIDENTE.  Onorevole  Greco,  dopo  l'articolo  2,  che  abbiamo
  approvato, viene il 3.

   GRECO Giovanni. Ho capito

   PRESIDENTE.    E'   stato   presentato   l'emendamento    3.14.GOV
  modificativo del Governo con la relativa tabella.

   GRECO  Giovanni.  Signor  Presidente, ci  può  fare  avere  questo
  materiale?

   PRESIDENTE. Onorevole Greco, la prego di non gridare.

   GRECO Giovanni. No, io grido perché lei mi fa gridare. Lei non  ci
  mette in condizioni di lavorare e glielo dico seriamente  Adesso ci
  dia il tempo di leggerlo.

   PRESIDENTE.  Assessore Bianchi, per rendere più  intelligibile  la
  lettura  a  tutti i parlamentari, se lei, magari, intende spiegarlo
  ci farebbe cosa gradita.

   BIANCHI,  assessore  per  l'economia. Signor  Presidente,  signori
  deputati,  l'articolo  3 è un articolo ad alto  contenuto  tecnico,
  diciamo  così, che norma in termini di  disposizioni in materia  di
  residui attivi, passivi e perenti di equilibrio di bilancio .
   Mi  soffermo  in  particolare sul 3.14.GOV, perché  interviene  su
  alcuni  punti  essenziali perché è un articolo che troverete  anche
  nelle  finanziarie  degli  anni  precedenti.  Il  fatto  innovativo
  riguarda l'operazione che intendiamo fare - ed è prevista al  comma
  8  -  entro  30  giorni dalla pubblicazione. si  intende  fare  una
  straordinaria operazione di revisione e cancellazione  dei  residui
  passivi   della   Regione.  Ciò  vuol  dire  che  si   vuole   fare
  un'operazione di ripulitura del Bilancio riguardo a tutte le somme,
  diciamo, impegnate, negli anni precedenti che non sono state spese,
  e poi si procede, dopo una verifica, alla cancellazione.
   Questa  operazione di ripulitura del Bilancio è  molto  importante
  perché,  appunto, alleggerisce in tema di residui passivi  che,  in
  qualche misura, risponde anche alla obiezione della Corte dei Conti
  in  relazione a quello che, invece, è il nostro grande problema del
  Bilancio  regionale  che è il quello dei residui  attivi  e  quindi
  l'esigenza di rimpinguare il fondo residui attivi.
   Su  questo  articolo si è discusso molto in Commissione  Bilancio,
  quindi mi soffermo in particolare sulle modifiche. Allora, la prima
  modifica   prevista   dall'emendamento  modificativo   prevede   al
  rafforzamento  dell'operazione di ricontrollo dei residui  passivi,
  anche  una sorta di penalità da parte dei dirigenti che non pongano
  in essere tutte le azioni necessarie finalizzate alla cancellazione
  dei residui passivi.
   Ulteriore  emendamento, poi il secondo comma,  ribadisce  che  gli
  effetti  finanziari  -  discendenti da  questo  comma  -  vanno  ad
  incremento proprio del fondo residui attivi che, dicevo, è il  tema
  posto dalla Corte dei Conti.
   Il  10  bis  e  il  10  ter anche prevedono un altro  elemento  di
  carattere  tecnico e, in particolare, uno, il 10 bis, si  riferisce
  ad  una modifica della norma nazionale; noi avevamo avuto una norma
  nazionale,  un  decreto  legge nazionale,  che  ci  autorizzava  ad
  utilizzare   l'extra   gettito  sanitario   per   funzioni    extra
  sanitarie ,  poi in sede di conversione di legge è stato  destinato
  esclusivamente al finanziamento di trasporto pubblico locale e  dai
  trasporti. In questo senso abbiamo fatto una modifica dell'articolo
  3  per  destinare  le risorse rivenienti esclusivamente  dall'extra
  gettito sanitario, esclusivamente a queste due modalità.
   Ultimo punto: il 10 ter. Questo intervento consente di rimpinguare
  il  fondo  residui attivi. Con questo intervento, sia con ulteriori
  risparmi  sul  Bilancio regionale, sia con la parte di  recupero  -
  appunto  l'extra  gettito sanitario - adeguiamo  il  fondo  residui
  attivi:  dai precedenti 40 milioni lo riportiamo a 100  milioni  di
  euro.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  stiamo
  discutendo  il 3.14.GOV, giusto? Che è la riscrittura dell'articolo
  3.

   PRESIDENTE. Con l'allegata tabella.

   CORDARO. Con l'allegata tabella, infatti. Allora, siccome è  stato
  distribuito  un  minuto  fa,  io le chiedo  magari  tre  minuti  di
  sospensione  per  leggere l'allegata tabella e  per  vedere  quante
  delle  cose  che sono state dette dall'assessore al  Bilancio  sono
  bugie e quante sono verità.
   PRESIDENTE. Addirittura

   CORDARO.  Così cominciamo subito ad intenderci, perché non  vorrei
  che stesse iniziando una  Finanziaria 2 .
   Ci  chiariamo subito le idee, vediamo di capire qual è il percorso
  che riparte da adesso. Io ho bisogno, non avendo alcuna fiducia nel
  lavoro che fin qui è stato fatto, di capire che cosa c'è scritto in
  questa tabella. Le chiedo formalmente cinque minuti di sospensione.

   PRESIDENTE.  Onorevole colleghi, la seduta è  sospesa  per  cinque
  minuti. .

    (La seduta, sospesa alle ore 23.10 , è ripresa alle ore 23.17)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                        Sull'ordine dei lavori

   CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  siamo
  in  una situazione regolamentare quanto meno precaria, e io conosco
  la sua sensibilità su un tema come questo.
   Ci troviamo di fronte da quello che si dice, perché non ne abbiamo
  ancora  consapevolezza,  ad  una  nuova  Finanziaria  che  starebbe
  all'interno  di  una riscrittura di un articolo  che  non  è  stato
  ancora trattato.
   L'opposizione  ha  tenuto  fino  a  questo  momento  una  condotta
  assolutamente seria e responsabile, abbiamo chiare le  ragioni  che
  inducono a fare in fretta, abbiamo chiari i problemi dei siciliani,
  almeno  noi  dell'opposizione, però, Presidente, per questa  stessa
  ragione,  io credo che non sia consentito neanche ad una  assemblea
  di  condominio, figurarsi di un Parlamento, di non essere in  grado
  ancora di conoscere quale norme, da qui a qualche istante, dovremmo
  votare;  noi  vogliamo  fare, tuttavia,  un'ulteriore  apertura  di
  credito  nell'interesse dei siciliani e per questa  ragione  io  le
  chiedo  di  dare  la  possibilità  al  Parlamento  quanto  meno  di
  conoscere le norme che voteremo.
   Concludo chiedendole, dunque, di trattare questa sera gli articoli
  3,   4  e  6  e  di  rinviare  la  discussione,  certamente  quella
  dell'articolo  46,  così come è scritto, come  verrà  riscritto,  a
  domani   mattina  avendo  avuto  la  possibilità  di   consultarlo,
  certamente non è possibile farlo adesso.

   LACCOTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  assessori,  io
  penso  che però si stiano superando tutti i limiti, noi non abbiamo
  lavorato  domenica perché si era detto che entro le  ore  19.00  si
  chiudeva la Finanziaria e il Presidente avrebbe deciso di accettare
  o non accettare gli emendamenti.
   Al  di là di quelli che possono essere gli interessi di parte, c'è
  un  interesse  generale  che  è quello  di  portare  sicuramente  a
  votazione  la Finanziaria fin qui espressa, io credo che così  come
  per  gli altri anni, sia opportuno fermarci alla Finanziaria e fare
  preparare  dei  disegni di legge su tutte le altre norme  che  nono
  possono  essere esitate in una notte o possiamo rischiare  di  fare
  ancora   slittare   l'approvazione   della   Finanziaria   con   la
  pubblicazione.
   Lo  dico  responsabilmente  perchè noi  abbiamo  assistito  ad  un
  balletto di rinvii, di giorno in giorno, di ora in ora, e credo che
  sia  venuto il momento di essere tutti più responsabili.  Tutte  le
  norme,   tranne  quelle  che  sono  indifferibili,  possono  essere
  rinviate  a  disegni di legge successivi. Credo che questa  sia  la
  soluzione per tutta l'Assemblea.
   Vedete,  qui  c'è  in gioco, in effetti, una Sicilia  che  aspetta
  norme  che  sono  di  una urgenza importantissima.  Io  capisco  le
  ragioni  dell'opposizione, ma anche di tutti noi  parlamentari  che
  vogliamo capire bene quali norme, ancora una volta, vengono scritte
  nel chiuso di una stanza.
    Non siamo più disponibili ad accettare questi diktat.

   FORMICA. Chiedo di parlare..

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  noi  siamo  alla
  conclusione, spero, di una maratona estenuante che ha visto  questo
  Parlamento  soprassedere ad una serie di previsioni  di  legge,  di
  regolamento  interno  e  di  Statuto,  pur  di  accedere   ad   una
  approvazione rapida di bilancio e Finanziaria nella consapevolezza,
  Presidente, che c'erano una serie di ragioni, in primis i  precari,
  che  ci  imponevano, nostro malgrado, di soprassedere ad  un  esame
  approfondito   nelle  varie  Commissioni  del  disegno   di   legge
  presentato dal Governo, in fretta e furia all'ultimo minuto,  e  ci
  hanno   condotto   a   stare   qui,   perché   è   nostro   dovere,
  indipendentemente dalle giornate festive o meno.
   Questo  Parlamento  ha  detto  sì e  si  è  detto  disponibile  ad
  approvare le norme che erano state depositate con la Finanziaria il
  15, il 18 dicembre. Questo Parlamento, però, signor Presidente, non
  potrebbe sopportare che, nel giro di qualche ora e nella confusione
  delle  ore  notturne,  si cerchi di introdurre  una  nuova  manovra
  bypassando  questa volta non solo le Commissioni ma  bypassando  lo
  stesso Parlamento, approfittando della confusione, della stanchezza
  dei  deputati,  si  cercherebbe di inserire una intera  Finanziaria
  senza  che  ce ne sia nessun motivo plausibile, senza  che  ci  sia
  alcuna  urgenza plausibile, senza che ci sia alcuna giustificazione
  plausibile. E lei, Presidente, si deve fare garante del  Parlamento
  perché   lei   ha   già  concesso  abbastanza  a   questo   Governo
  soprassedendo ai regolamenti e allo Statuto.
   Quindi,  signor  Presidente, la preghiamo, noi  avevamo  fatto  la
  proposta   già  in  Conferenza  dei  Capigruppo  e  la  rifacciamo:
  chiudiamo  gli articoli che erano in sospeso, il 3, il 4, chiudiamo
  il 6, Presidente, che è un articolo fondamentale, al pari di quello
  sui  precari, e che è l'articolo che riguarda il fondo per gli Enti
  locali,  cioè il fondo per tutti i comuni e, quindi,  per  tutti  i
  cittadini siciliani.
   Dopo  di  che  ci  sono le leggi di settore e Ed abbiamo  un  anno
  davanti  per  affrontarle,  perché  questo  Parlamento  non   potrà
  accettare  ulteriori umiliazioni, non lo merita, non è previsto  da
  nessuna norma, non credo che lei, Presidente, si possa mai prestare
  alla  riscrittura  in  fretta  e  furia  di  tutte  le   tirate  di
  giacchetta' possibili e immaginabili che ci sono in questi momenti.
   Il  Governo  e  la  sua  maggioranza  hanno  tutto  il  tempo  per
  presentare  disegni di legge, per far valere le buone  ragioni  ma,
  soprattutto, per concedere ai 90 parlamentari di poter esaminare le
  norme,  di  poterle  comprendere, di poter capire  di  cosa  stiamo
  parlando,  perché  se  così  non  è  approviamo  le  quattro  norme
  fondamentali, dopo di che diamo il tempo al Parlamento, 12 ore o 24
  ore,  per  poter studiare un'altra Finanziaria o, cosa  ancora  più
  logica:  chiudiamo con l'articolo 6 e rinviamo tutto  il  resto  ai
  disegni di legge, perché altrimenti si tratterebbe di un golpe,  di
  chi  predica  bene  e razzola male  E noi non crediamo  che  questo
  Parlamento possa meritare una simile umiliazione.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo  46,
  mi  ripeto,  visti  gli  interventi precedenti,  è  nuovamente  una
  Finanziaria  nella  Finanziaria,  ha  bisogno  chiaramente  di   un
  approfondimento sui temi, su tutti gli argomenti, per cui mi accodo
  alle  richieste  che  sono  già  pervenute  di  un  rinvio  per  un
  approfondimento  serio  di tutti i 51 commi dell'articolo  46,  che
  sono  tanti   Sono 51 articoli, ognuno rappresenta  quasi  come  se
  fosse veramente un disegno di legge ..

   CORDARO. Si dice che  siano di più

   CANCELLERI.  Si  dice  che siano di più. Ancora  meglio   La  cosa
  fondamentale  è questa, però, signor Presidente, che  non  possiamo
  continuare  ad  andare avanti con una Finanziaria  che,  volta  per
  volta,  si  va  ingrossando  sempre di  più,  andando  ad  inserire
  addirittura  norme come quelle del mutuo per un miliardo  di  euro,
  chiamato per me in maniera tendenziosa, del  salvaimprese ,  quando
  in  realtà  il  debito lo facciamo pagare alle  imprese  stesse,  e
  questa  cosa  credo  che  non  possa  passare  all'interno  di  una
  Finanziaria   che   sta   diventando   praticamente   un    decreto
  onnicomprensivo  di tutte quelle norme che a tutti  piacciono,  che
  tutti in qualche modo vogliono far passare.
   Quello  è un disegno di legge a parte, che deve rimanere a  parte,
  che ha la sua priorità, ma che ha bisogno di un singolare dibattito
  in  Aula e che deve essere affrontato in maniera del tutto autonoma
  e  non  all'interno  di  un comma, di un articolo  di  Finanziaria,
  perché  è  una  cosa molto più grossa, perchè impegna  le  imprese,
  impegna il futuro della Sicilia per i prossimi trenta anni.
   Allora,   mi accodo alla richiesta: rinviamo l'approfondimento  se
  questo   articolo  46  deve  rimanere   con  tutti   questi   commi
  aggiuntivi, diversamente stralciamo questo articolo 46,  stralciamo
  i  commi  che  non  sono  necessari e lasciamo  a  questa  Aula  la
  possibilità di dibattere semplicemente su quello che è lo scheletro
  della  Finanziaria, che è già abbastanza grosso  ed  ingrossato  da
  tutti  gli articoli che sono già arrivati, che le ricordo che  sono
  50.
   Non  ci  stiamo  a  fare  i golpe nella notte,  come  qualcuno  ha
  ricordato, o a fare tutti i dibattiti che vengono praticamente,  in
  qualche  modo, ad accusare della stanchezza dei deputati  in  Aula,
  perché   queste  cose  non  ci  possono  appartenere,  non   devono
  appartenere a questo Parlamento.
   Per  cui le riconfermo che anche dal Gruppo parlamentare Movimento
  Cinque  Stelle  c'è la richiesta di mettere da parte l'articolo  46
  per un approfondito studio e di rinviare l'Aula a domani.

   MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO  Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è  stato
  detto  tutto  da parte dell'onorevole Cordaro, certamente  in  modo
  chiaro, ogni giorno con qualche speranza abbiamo usato grande senso
  di  responsabilità,  abbiamo  collaborato,  oggi  pomeriggio  si  è
  lavorato  bene,  si sono approvati tanti articoli,  improvvisamente
  l'Aula  si  è  fermata  e  per ben due volte,  lei  Presidente,  ha
  manifestato  l'auspicio di un Governo che venisse qua a  comunicare
  la  sintesi,  sintesi che ancora aspettiamo,  perché  si  è  aperta
  l'Aula nell'indifferenza come se niente fosse successo, come se  si
  dovesse  procedere così e ci vediamo presentare tabelle su cui  non
  entro nel merito.
   Certamente, Presidente, sarebbe una buona idea stralciare le parti
  che  non  necessitano  di  provvedimenti  urgenti  e,  quindi,   ci
  rimettiamo  anche  alla sua valutazione e procedere,  invece,  alla
  trattazione dell'articolo 6 che è una cosa molto seria e poi, nella
  sua complessità, il resto va visto in una seconda fase.
   Quindi, Presidente, non mi dilungo.

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi,
  volevo  ricordare  la scena che ha fatto lei col  Presidente  della
  Regione di allora, a maggio del 2012, onorevole Crocetta, lei se la
  ricorda, vero? Quando, tornati da una riunione notturna, ha buttato
  in  aria  tutti i fogli ed è chiaro che quelle scene ancora  le  ho
  presenti.
   Allora,  chiedo scusa ai colleghi del Parlamento per la voce  alta
  con la quale ho espresso la mia contrarietà alla ripresa dei lavori
  come  se niente fosse successo; dopo quattro ore di rinvio per  cui
  il  Presidente ci aveva detto che c'era una riunione dei Presidenti
  dei  Gruppi  parlamentari, ma neanche in un condominio la  riunione
  non viene discussa.
   Presidente, non è che voglio fare il bastian contrario  ma  non  è
  possibile approvare una finanziaria di un'importanza vitale per  le
  sorti  dei siciliani con una leggerezza che lei dimostra e  dicendo
  che lei non partecipa a queste riunioni.
   Lei  vuole apparire come uno che non si interessa e le do  ragione
  perché  lei  deve  essere super partes ma neanche può  impedire  ai
  componenti di questo Parlamento di studiare le carte.
   Mi  sono  letto questa tabella allegata; è possibile avere quattro
  dubbi?
   Se  comincio a chiederle di chiarirmi tutti i dubbi, lei pensa che
  faccio ostruzionismo?
   Allora, per evitare questo, addirittura, sono ancora più drastico:
  ci  dia  la possibilità di aggiornare la seduta a domani e noi,  di
  notte,  studieremo  un  poco queste carte perché,  altrimenti,  non
  facciamo un buon servizio per i siciliani.
   Lei  potrà  prenderlo  come  ostruzionismo;  io  non  sto  facendo
  ostruzionismo, sto chiedendo delle garanzie. Se lei  mette  il  suo
  buon  senso, come ha fatto in certe altre occasioni, penso che  non
  muore nessuno.
   Onorevole  Panarello, è vero quello che dice lei ma  non  possiamo
  addossarci le responsabilità noi; è per colpa nostra che non si può
  procedere   ad  approvare  la  finanziaria?  Non  credo   che   sia
  l'opposizione che, fino ad adesso, ha mostrato tanto buon senso  da
  venire a tutti gli accordi.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   Onorevole Turano, la invito ad essere breve perché i Gruppi stanno
  esponendo la loro posizione che è più che evidente.

   TURANO.  Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,  cercherò
  di  essere telegrafico, non c'è bisogno di svolgere un comizio  per
  indicare le ragioni dell'irrequietezza che si registra negli ultimi
  minuti.
   A  me  sembra  che,  fino ad ora, si sia tenuto  un  atteggiamento
  responsabile  finalizzato  ad  approvare,  in  tempi   rapidi,   un
  documento  contabile, onestamente arrivato in ritardo e che  ancora
  non  vede  la  luce; siamo al 13 gennaio ed abbiamo già  sforato  i
  tempi massimi.
   Da  parte  dell'Aula  e  da buona parte dei  Deputati  sono  stati
  consegnati  al  Governo  piccoli  suggerimenti  che  servivano  per
  definire  un  percorso rapido. Se ciò si traduce in una valutazione
  di appesantimento del Governo della manovra stessa, vuol dire da un
  lato  mortificare  il  lavoro paziente  di  chi  è  rimasto  qui  a
  sostenere le iniziative, approvandole o bocciandole, dall'altro far
  passare  non  più  per  serietà  e  correttezza  istituzionale   il
  comportamento assunto ma quasi per una scolaresca che non sa quello
  che deve fare.
   Signor Presidente, non sono iscritto alla seconda ipotesi, ma alla
  prima.
   Se c'è ragionevolezza e buon senso che serve per recuperare quelle
  piccole iniziative alle quali ognuno di noi ha dato un modestissimo
  contributo - per le cose fattibili che non prevedono un  aumento di
  spesa  -  siamo  tutti  pronti a lavorare. Se si  dovesse,  invece,
  parlare soltanto della seconda ipotesi, non credo che ci sia  tanta
  pazienza  per  continuare,  non  i  lavori  ma,  più  in  generale,
  l'approvazione della manovra.

   LENTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LENTINI.  Signor  Presidente, il mio intervento è  finalizzato  ad
  avere qualche informazione.
   Non vorrei che approvassimo ora questa finanziaria e, poi, per  un
  anno non si facesse più niente.
   Soffermarci su una ventina di punti, rispetto ai sessanta  che  ci
  sono  e  prendere quelli che il Governo riterrà più opportuni,  più
  indispensabili, sarebbe una cosa importante.

   CORDARO. Stiamo parlando sull'articolo 3.

   LENTINI.  Sull'articolo 3 vorrei meglio comprendere una  cosa.  Si
  parla  di  60 milioni di recupero, di cui 28 milioni riguardano  le
  spese  - quindi meno spese - e 32 milioni, sul 10 bis, parliamo  di
  IRPEF,  del  trasporto pubblico locale e dei  collegamenti  con  le
  Isole minori.
   Per ciò che riguarda il trasporto pubblico locale, considerato che
  nel 2012/2013 abbiamo già tagliato del 20 per cento, mi chiedo cosa
  ancora  dobbiamo  tagliare, qual è la cifra?  Un  ulteriore  5  per
  cento?

   PRESIDENTE.  Onorevole Lentini, si era incardinata la  discussione
  sull'ordine  dei lavori, diventa propedeutico il ragionamento,  non
  entriamo nel merito dell'articolo 3.

   LENTINI. Sto parlando del GOV.3.

   PRESIDENTE.  C'era  una  questione iniziale  posta  dall'onorevole
  Cordaro, ho sentito tutti i Gruppi e dobbiamo votare non l'articolo
  3  ma  c'è  una questione procedurale che mi hanno posto all'inizio
  l'onorevole Cordaro, l'onorevole Laccoto.

   LENTINI.  A  me  stanno bene le scelte del Governo,  però,  voglio
  capire qual è la percentuale relativa al trasporto pubblico locale.

   PRESIDENTE. Ma non siamo nel merito dell'articolo 3.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha facoltà. Penso che così abbiamo  chiuso  sulle
  questioni  procedurali. Pertanto, la invito, onorevole Figuccia,  a
  farmi sapere il suo pensiero sul fatto di continuare, rinviare, sul
  maxiemendamento e così via.

   FIGUCCIA.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   onorevole
  Presidente della Regione, Assessori, non credo che il percorso  che
  è  stato  proposto stasera agevoli i lavori d'Aula, credo piuttosto
  che, così come abbiamo assistito in queste giornate, si è assistito
  ad  una  riscrittura  puntuale,  articolo  per  articolo,  fino  ad
  arrivare  ora  a  proporre, finalmente, quello  che  era  la  reale
  intenzione, ovvero una riscrittura della finanziaria rispetto  alla
  quale,  onestamente, mi sento di dire che se dovessimo decidere  di
  procedere così qual è, a questo punto, la funzione che è attribuita
  alle Commissioni, alla Commissione Bilancio in primis, la quale  ha
  lavorato per diversi giorni e diverse notti a questi articoli  che,
  poi,  vengono,  giustamente o meglio ingiustamente, sostituiti  dal
  Governo.
   Per  cui, su questo non c'è alcun dubbio, la proposta è quella  di
  uscire  anzi  di fuggire da questa imboscata che stasera  ci  viene
  proposta  dal Governo, rinviare assolutamente a domani in  modo  da
  poter, effettivamente, verificare quali sono state le proposte  del
  Governo  e,  soprattutto, quali sono state  le  ragioni  che  hanno
  portato alla riscrittura arrivando persino a togliere delle voci di
  spesa  a  singoli Assessori di questo Governo, nel nome di  non  so
  quale   interesse  superiore,  con  il  mal  di  pancia  non   solo
  dell'opposizione.

   VENTURINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. ne ha facoltà.

   VENTURINO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   onorevole
  Presidente  della  Regione, Assessori,  farò  un  intervento  molto
  breve,  perché  sembra  che,  improvvisamente,  siamo  tornati   in
  un'altra  Assemblea. Prima dell'interruzione di ben 3 ore  fa,  che
  ricordo  agli  onorevoli colleghi doveva essere solo  di  mezz'ora,
  siamo  riusciti  a  portare avanti una serie di  articoli  e  siamo
  arrivati  all'articolo 45 con un dibattito che si  è  svolto  nella
  maniera più tranquilla e con il buon senso da parte di tutti. Si  è
  tornati  in  Aula ed è come se questa Assemblea fosse  composta  da
  persone  ben  diverse: da onorevoli che fino a un paio  di  ore  fa
  parlavano degli interessi dei siciliani, dell'importanza  di  dare,
  entro  questa sera, una finanziaria ai siciliani, abbiamo  discusso
  sui  precari,  sui  forestali,  eccetera,  però,  evidentemente,  è
  successo qualcosa in questo intervallo - ripeto non di mezz'ora  ma
  di circa 3 ore - e che porta, in Aula, un fermento tutto nuovo, ben
  diverso  da  quel coro quasi all'unisono che si è  levato  poco  fa
  sulla  necessità di una finanziaria che noi stessi,  in  Conferenza
  dei Capigruppo, ieri,  abbiamo detto di approvare questa sera.
   Allora,  faccio un appello al Presidente della Regione e,  proprio
  per mantenere la promessa che abbiamo fatto ai siciliani e, quindi,
  garantire -come abbiamo letto dai giornali e come abbiamo detto  in
  quest'Aula  più  volte - ai precari la proroga di cui  si  è  tanto
  parlato che, in qualche modo, ha rappresentato un po' una sorta  di
  ricatto nei confronti di questa finanziaria, chiedo formalmente  al
  Governo  di blindare la finanziaria con gli articoli 3  e  4  e  di
  rimandare, invece, tutto quello ha fatto scaturire questo dibattito
  e   questo  acceso  fermento,  di  rimandare  tutto  questo   nelle
  Commissioni  di  competenza, anche per ridare  un  ruolo  a  quelle
  Commissioni   che   durante  quest'anno  sono   state   più   volte
  sottovalutate  o,  forse, non hanno svolto il  loro  lavoro  che  è
  quello di legiferare in modo corretto.
   Allora,   restiamo  su  quell'intesa  che  ha  caratterizzato   il
  dibattito  fino  a  prima  dell'intervallo,  portiamo  a  casa  una
  finanziaria  con alcune iniziative importanti di  cui  si  è  molto
  dibattuto  e rimandiamo tutto ciò che riguarda l'altra finanziaria,
  quella  che  è  venuta  fuori da queste tre  ore  di  dibattito,  e
  rimandiamola  nelle  Commissioni competenti dove,  con  al   dovuta
  calma,  si  potrà  finalmente legiferare  e  cercare  di  dare  una
  risposta seria che non sia frutto di concertazioni anche fin troppo
  frettolose e, quindi, ridare a questo Palazzo la trasparenza di cui
  abbiamo sempre parlato ed a cui tutti dobbiamo tendere.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. ne ha facoltà.

   D'ASERO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  Assessori,  il
  dibattito fin qui portato avanti ha voluto dimostrare come anche da
  parte  del  Nuovo  Centro Destra, da parte di  tutte  le  forze  di
  opposizione,  c'è  stata  la volontà di concorrere  con  impegno  a
  confrontarsi  sugli articoli della finanziaria, a dare  un  proprio
  contributo  e,  quindi, la volontà chiara di  volere  espletare  in
  maniera seria la propria funzione di parlamentare.
   Andare   oltre  un  livello  di  decenza  istituzionale  significa
  offendere  il Parlamento. C'è un momento in cui dobbiamo dimostrare
  di  essere,  così  come abbiamo dimostrato per  le  riforme,  siamo
  convinti  che  c'è  bisogno di dare alcuni segnali  di  cambiamento
  forti  e  chiari, abbiamo contribuito in maniera determinate  anche
  tutti  noi,  però,  abbiamo riscontato una  tendenza  al  rigore  a
  macchia  di leopardo, alcune scelte sono state condivise e  portate
  avanti,  alcune  altre dello stesso tenore, della  stessa  portata,
  invece, sono state escluse.
   Ora,  il  voler  riproporre ad un articolo  che  ha  già  una  sua
  complessità, l'articolo 46, un emendamento aggiuntivo di  oltre  50
  commi, mi permetta, signor Presidente dell'Assemblea, necessita  di
  un  momento  di  riflessione perché è giusto  che  il  parlamentare
  comprenda qual è la portata di ogni argomento che affronta e qual è
  la  refluenza   che  può  avere in termini,  non  solo  di  clamore
  giornalistico  ma  anche  in senso concreto  delle  determinazioni,
  delle ricadute che avrà su ogni azione consequenziale.
   Agli  Uffici chiedo che ci sia un momento di riferimento normativo
  perché è giusto che comprendiamo che cosa andiamo a votare. Quindi,
  signor  Presidente, la invito a far sì che questo Parlamento  possa
  espletare  la sua funzione in maniera chiara, serie e  concreta  e,
  pertanto,  è  opportuno  che si soprassieda  nella  trattazione  di
  questo argomento.

   CROCETTA, presidente della regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  penso  che   al  di là di ogni  considerazione,  siccome
  dell'articolo  46 dovremo parlare quando arriva l'articolo  46,  se
  abbiamo  l'intenzione  di  approvare  velocemente  la  finanziaria.
  Un Aula  che ha intenzione di proseguire nell'essenzialità che  fa?
  Intanto,  esamina gli articoli 3, poi il 4, eccetera, poi,   quando
  arriva  al  46  si  autodetermina. Invece,  trovo  alquanto  strano
  discutere   del   fatto  che,  poi,  ci  sia   questo   emendamento
  dell'articolo 46.
   Guardate  che nell'articolo 46 non c'è la mediazione,  per  essere
  chiari,  di  qualcosa che accontenta, anzi c'è  lo  scontento   Nel
  senso  che, per esempio, continuiamo a rifiutare la questione della
  SPO,  i  vari articoli di assunzione di precari, eccetera.  Quindi,
  probabilmente,  non piace a qualcuno per questo motivo,  però,  c'è
  dentro  tutta  l'abolizione delle partecipate  che per  noi  è  uno
  degli elementi centrali della finanziaria.
   Allora, uno dice:  bene, lo preleviamo e lo trattiamo subito, così
  come  articolo  a  parte  Un Parlamento che  non  intende  bloccare
  l'abolizione delle partecipate. Poi, diventa tutto più semplice.
   C'è  il  pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione,  che
  sono  850  milioni  di  euro,  per  intenderci,  di  liquidità  che
  verrebbero a mancare e che non sono per le imprese del nord, perché
  le  imprese  sono del nord e del sud. E, in ogni caso, o  sono  del
  nord o sono del sud fanno i decreti ingiuntivi e causano i dissesti
  delle Regioni e della Pubblica amministrazione.
   E,  non sono debiti assunti da questo Governo, sono debiti assunti
  dai  governi precedenti, con ben altre composizioni politiche,  per
  essere  chiari.  Sono  deliberazioni che  hanno  assunto  tutte  le
  Regioni italiane. Tutte, di destra  e di sinistra.
   Le uniche tre Regioni che non lo hanno fatto sono la Sicilia ed un
  altro  paio, con la differenza che tutte le altre Regioni lo  hanno
  fatto aumentando l'indebitamento, aumentando le tasse ai cittadini,
  noi  non le abbiamo aumentate. Ricordo che, quest'estate, c'è stata
  pure  una  polemica  con alcune forze politiche,  persino  col  mio
  partito,  su  questa  cosa  e,  poi, abbiamo  chiarito  qual  è  il
  percorso, abbiamo fatto un braccio di ferro col Governo,  ci  siamo
  fatti  fare una legge speciale per la Sicilia, per cui alla Sicilia
  è  consentito fare questo sulla base del risparmio e non sulla base
  del  debito. Quindi, credo che quei debiti vadano pagati  - siccome
  li  dovremo,  comunque,  pagare  perché  le  imprese  poi  fanno  i
  pignoramenti  -,  dopodiché vi assumerete  la  responsabilità,  non
  affrontando questo per esempio del fatto che non si pagheranno  gli
  stipendi perché non avremo la liquidità, eccetera.
   Onorevole Formica, si parla di 850 milioni di euro. In ogni  caso,
  questa  è  la  logica  del   bonus pater  familias ,  che  dovrebbe
  regolare tutta la logica di ogni amministrazione. Io ho i debiti  e
  li debbo pagare; se non ho la cassa e non ho soldi, accendo mutui e
  li  pago con la cassa depositi e prestiti e li divido in vent'anni,
  invece  di  farli gravare in un unico esercizio, come  bisognerebbe
  farli gravare, causando un'inevitabile condanna alla violazione del
  patto di stabilità la Regione siciliana.
   Quindi,  non è un giochetto. Quindi, invito i parlamentari,  anche
  un  po'  più  ingenui, a non farsi prendere - così come è  avvenuto
  l'anno  scorso, gli anni precedenti -, quando si va in Aula insorge
  la  schiera  fitta dei moralisti  che dicono:  No agli  emendamenti
  contrattati, no alle mediazioni .
   A  parte  che  le mediazioni non sono mediazioni, ma  si  chiamano
   politica .  E,  se  voi  ritenete  che  la  politica  sia  un'arte
  ignobile, non capisco perché la facciamo. Io penso che sia  un'arte
  nobile. Laddove si pongono interessi generali, non capisco cosa  ci
  sia  di sbagliato. Perché un deputato non può proporre una cosa  in
  generale? Laddove individuiamo misure ad personam, tese a  favorire
  o  ad  escludere qualcuno, denunciatele e se le ha fatte il Governo
  le  ritirerà,  se  le  ha  fatte  la  Commissione  le  ritirerà  la
  Commissione.
   Questo  è  un  modo leale per procedere. Ma è inutile  mettere  la
  fregola del nervosismo.
   Affrontiamo   gli   articoli  che  dobbiamo   affrontare,   quando
  arriveremo  al  46  lo esamineremo perché non ci vuole  niente.  Se
  perdessimo  meno tempo nelle chiacchiere dicendo:   questo  non  ci
  piace  perché  è ad personam  , oppure  questo non ci piace  perché
  crea  questo  danno , benissimo, lo ritireremmo e procederemmo  con
  velocità.
   Se si ha, invece, intenzione di non far abolire le partecipate con
  questa  scusa,  oppure  non favorire una  cosa  di  cui  ci  accusa
  l'opinione  pubblica  nazionale -  siamo  nelle  prime  pagine  dei
  giornali    perché  siamo  l'unica  Regione  che,  pur  avendo   la
  possibilità  di  farla e di avere un prestito dallo  Stato,  e  non
  dalle  banche, che è mutuabile in qualsiasi momento e che  permette
  di  evitare una condizione terribile di indebitamento della Regione
  siciliana e di quasi sforamento del patto di stabilità - e dobbiamo
  sacrificarlo ai chiacchiericci della politica, no.
   Quindi,  per  noi si dovrebbe procedere con calma e  tranquillità,
  evitando  polemiche  e poi affronteremo, ci vogliono  tre  secondi.
  Chi,  eventualmente, pensa che ha più bisogno di tempo,  magari  ci
  sono  i  più  esperti.  Guardate che non ho trovato  inesperti  nel
  dialogo  che  abbiamo fatto su questi articoli.  Ho  trovato  gente
  espertissima, che sa benissimo, articolo per articolo, di  cosa  si
  tratta e non è vero che è così confusa.

   PRESIDENTE. Allora, se non ho compreso male e penso di  non  avere
  compreso male, da parte di tutti gli interventi che ci sono  stati,
  c'è  una richiesta di approfondimento, non c'è stata la volontà  di
  rallentare,  tutt'altro.  Anzi, è stato evidenziato  il  ruolo  che
  questo   Parlamento  ha  svolto,  nel  corso  di   questi   giorni,
  sull'imminenza  della questione precari che, in  qualche  modo,  ha
  determinato  l'approvazione  di una  finanziaria  ed  ha  impedito,
  almeno, la richiesta, la votazione di esercizio provvisorio.
   Quindi, voglio riappropriarmi di quello spirito di serenità che ci
  ha  condotto  in questi giorni e come più volte è stato richiamato.
  Una cosa garantisco - l'ho sempre detto e ne sono più che convinto,
  si  è  gridato addirittura ad eventuali golpe in nottata  -  non  è
  interesse  di  alcuno fare golpe, forzature,  perché  non  porta  a
  niente  e  andremmo  a  svilire  il grande  risultato  che  abbiamo
  ottenuto  nel  corso  di questi giorni, cioè non  fare  l'esercizio
  provvisorio,  approvare  una  finanziaria  che,  comunque,  si  può
  condividere   o  meno  ma  ognuno  è  stato  libero  di   esprimere
  pubblicamente  nel  Parlamento, in discorsi  probabilmente  che  si
  potevano magari contenere, ma ognuno è stato libero di esprimere la
  propria posizione, sia come Gruppo che come singolo deputato.
   Ho  avuto la richiesta da parte di quasi tutti i Gruppi -  se  non
  erro  proprio  ad iniziare dall'onorevole Cordaro - a rinviare,  ma
  non per prendere tempo, a domani mattina la questione limitatamente
  al   46   e,  aggiungerei  io,  anche  la  questione  relativamente
  all'articolo 18, con un impegno, perché guardate siamo in dirittura
  finale,  pertanto,  se prendiamo l'impegno, in questo  momento,  di
  votare velocemente gli articoli 3, 4 e 6, senza perderci in inutili
  chiacchiere,  perché  lo conoscete alla perfezione,  alla  memoria,
  passiamo a votare gli articoli, domani mattina iniziamo alle ore 10
  e  possiamo  essere fuori sull'articolo 46 perché si può  arrivare,
  pure,  alla  soluzione  che  è  stata  paventata,  che  era  quella
  dell'eventuale  totale  soppressione  dell'articolo  46.  E'  stata
  paventata.
   Dall'altro lato si dice - e il Presidente ha detto - che  ci  sono
  dei  disegni di legge, il  salva imprese  che peraltro è maturo per
  l'Aula,  perché  è  passato dalla Commissione, come  la   questione
  delle partecipate , era una questione sulla quale il Governo si era
  obiettivamente espresso, può essere condivisibile o meno,  è  stata
  cassata dalla Commissione, il Governo giustamente vuole che si apra
  il  dibattito. Chi è a favore può essere a favore, chi è  contrario
  può essere contrario.
   Quindi, direi - e questa può essere una soluzione che potrebbe, in
  qualche modo, ristabilire quel clima di serenità e positivo che c'è
  stato,  non cambia sostanzialmente la questione in ordine ai  tempi
  di  approvazione  - approviamo velocemente, nel giro  di  mezz'ora,
  senza tante discussioni gli articoli 3, 4 e 6, domani mattina  alle
  10  ritorniamo in Aula per approvare l'articolo 18, non so  se  c'è
  pure  l'articolo 17,  e il 46, tenendo presente che il Governo  già
  ci  ha  fatto sapere che riproporrà - Presidente se sbaglio  lei  è
  autorizzato   a   correggermi   -   comunque   le   due   questioni
  caratterizzanti  che  sono  quelle  del  disegno  di  legge   salva
  imprese  che già è passato dalla Commissione per essere inserito in
  Finanziaria e la questione relativa alle  partecipate su questo  il
  Governo   chiederà  un  voto.  Peraltro,  da  un  punto  di   vista
  procedurale,  debbo  dire non si fa nessuna  forzatura,  perché  le
  Commissioni  su  questi  argomenti si  sono  in  qualche  modo  già
  espresse.
   Se  noi  siamo  d'accordo  sul  percorso,  approviamo  questi  tre
  articoli  velocemente e domani alle ore 10.00 ci vediamo sul  resto
  per  approvarlo in mattinata, così ognuno di noi ha la  possibilità
  di  fare  le dichiarazioni di voto, perché questa obiettivamente  è
  una  finanziaria politica a tutti gli effetti, nel  senso  positivo
  del termine.
   Quindi, non sorgendo osservazioni, in contrario procediamo così.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Signor   Presidente,   solo  per  avere  un  chiarimento   la   sua
  impostazione  tiene  conto  mi  pare  dell'intendimento  di   voler
  completare l'articolato tranne il 46 stasera?

   PRESIDENTE. Tranne il 18, e il 46.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Risultano accantonati ancora il 17 ed il 41 questo le volevo dire.

   PRESIDENTE. Se possiamo fare il 17 ed il 41 e non ci sono problemi
  li  facciamo velocemente, ma mi sembra chiaro, io dicevo quelli  di
  carattere politico il 18 ed il 46.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Possiamo farli anche domani, non c'è problema,  se lei lo ritiene.

   PRESIDENTE. Se c'è il clima utile li approviamo stasera.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO.  Signor Presidente, assessore Bianchi, mi scusi comprenderà
  che   la   stanchezza   è   abbastanza  diffusa,   la   riscrittura
  dall'articolo  3  all'articolo 10 bis mi lascia un po'  irrequieto,
  per utilizzare sostanzialmente una frase ormai abbastanza comune in
  quest'Aula, poiché non posso non collegarlo poi all'articolo 19.
   La  domanda  è  questa, e vorrei che effettivamente fosse  chiara,
  poiché individua due leggi fondamentali, una in maniera particolare
  il  trasporto pubblico locale, la seconda il trasporto collegamento
  isole minori, potrebbe determinare una diminuzione delle somme  che
  sono effettivamente stanziate o è eventualmente una previsione  che
  va  ad  incrementare le eventuali somme che sono  state  stanziate?
  Vorrei  che  effettivamente su questo argomento fosse  chiaro,  per
  sgombrare eventualmente dubbi o perplessità al riguardo. La dizione
  che  viene  utilizzata, non è la più felice per farlo  comprendere,
  ovviamente, a chi non è laureato in economia, grazie.

   PRESIDENTE. Onorevole colleghi, diamo una risposta complessiva per
  tutti.  Però,  se i deputati si possono allontanare dal  banco  del
  Governo, semplifichiamo il ragionamento. Onorevole Firetto,  se  dà
  la  possibilità all'onorevole Falcone di fare il suo intervento, in
  maniera tale che possa essere ascoltato da tutti noi, e soprattutto
  dall'Assessore Bianchi.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,   relatore   di  minoranza.  Signor   Presidente,   entro
  immediatamente  nel  merito dell'articolo  3,  così  come  è  stato
  modificato. Chiaramente, l'articolo 3 modifica l'intera impalcatura
  della  finanziaria o una parte sostanziale della stessa, Assessore.
  E  lo dico e lo spiego immediatamente, perché l'articolo 3 cosa  fa
  in  buona  sostanza  al comma 10 bis, ma già con l'inserimento  del
  comma  8  bis?  Con l'8 bis in sostanza cerchiamo di  quantificare,
  sebbene   lo  facciamo  in  maniera  generica,  il  fondo  previsto
  dall'articolo 5 della scorsa finanziaria.
   E'  un  fondo  di garanzia, dei residui e così via,  però  non  lo
  quantifichiamo.  Invece,  inserendo  l'articolo  10   bis,   stiamo
  prevedendo   un'operazione  un  po'  particolare,   di   ingegneria
  contabile a me pare, cercherò di essere preciso.
   Cosa  succede?  Noi quest'anno abbiamo, stiamo prevedendo,  poiché
  l'anno  scorso  al  tavolo  tecnico è  stato  valutato  in  maniera
  decrescente il rientro, sono cose delicate Presidente.  Siccome  in
  maniera  decrescente si è potuto verificare l'apporto al  piano  di
  rientro  e  nel  senso  che  quest'anno abbiamo  potuto  avere  una
  validazione  per  110 milioni in meno rispetto all'apporto  che  la
  Regione  siciliana  avrebbe dovuto offrire  al  piano  di  rientro,
  abbiamo potuto immaginare di utilizzare per altri motivi, per altri
  obiettivi  questa  cifra.  Quindi, dovrebbe  essere  limitata  alla
  stessa.
   Noi  quest'anno stiamo utilizzando, potremmo utilizzare una  parte
  di   quei  famosi  330  milioni  di  euro  che  sono  il  risultato
  dell'addizionali dell'extra gettito, del maggiore prelievo  fiscale
  di  Irap  e Irpef, per altre finalità che non siano sanitari.  Cioè
  noi  così  cosa  stiamo facendo? Stiamo utilizzando una  parte  per
  obiettivi extra sanitari.
   Ma il problema è uno, Presidente Ardizzone, qua lo voglio dire,  e
  cioè  che  noi potremmo utilizzare appena 110 milioni di euro,  non
  218  milioni  di  euro,  così come stiamo utilizzando,  perché  nel
  momento  in cui prevediamo di utilizzare fino alla concorrenza  dei
  218   milioni  di  euro   da  un  lato  ci  stiamo  attenendo  alla
  validazione del tavolo tecnico, ma poi stiamo andando ultra petita,
  cioè  stiamo  utilizzando una parte dell'addizionale  e  la  stiamo
  utilizzando  per  scopi che non ci vengono consentiti  dalla  legge
  perché  noi  possiamo  utilizzare per  la  parte  decrescente  alla
  massimizzazione dell'extra gettito.
   Allora,  cosa  succede,  assessore,  questo  per  quanto  riguarda
  l'applicazione  dell'articolo 2 del comma 80 della 191;  dall'altro
  lato  poi,  stiamo  utilizzando 218 milioni di euro  per  pagare  i
  servizi essenziali, così come ci dice la norma, però questi servizi
  essenziali che nel 2013 erano pari a 263 milioni di euro  significa
  177  milioni  per  il trasporto pubblico locale,  già  epurato  dal
  quinto  d'obbligo, e 86 milioni di euro per il trasporto  marittimo
  pari  a 263 milioni, successivamente in Finanziaria nel disegno  di
  legge  670  diventavano 166 pari a 242, oggi  addirittura  stasera,
  diventano 218 milioni di euro.
   Ma  la  cosa  ancora  più  strana è che  li  prendiamo  dall'extra
  gettito,  io  non  so se questo è possibile. Mi sembra  che  stiamo
  eccedendo, è una forzatura, è una ingegneria contabile, finanziaria
  che  stiamo  facendo perché poi a questo dovremmo anche legare,  se
  andiamo  oltre,   anche il salva-imprese, cioè 218 milioni  più  63
  milioni, voi lo valutate 63, noi in Commissione lo avevamo valutato
  52,  arriviamo a circa 280 milioni; cioè con i soldi dei siciliani,
  qua  lo  dobbiamo dire, non stiamo pagando più il piano di rientro,
  ma  stiamo  pagando  il  trasporto pubblico locale  di  gran  lunga
  ridotto, e il trasporto per marittimo. Questo chiaramente ci lascia
  perplessi, perché questa era un'operazione che avremmo dovuto  fare
  in precedenza, cioè all'origine di questa Finanziaria.
   L'ultima  cosa e concludo per non deviare troppo, ma per dire  che
  su  questo  emendamento dovremmo riflettere, Presidente  Ardizzone,
  altrimenti secondo me possiamo anche commettere una irregolarità.
   Altra cosa. Il fondo ogni anno, ad inizio di anno, viene stabilito
  il  fondo  nazionale per il servizio sanitario  e  viene  stabilito
  dallo  Stato. Quest'anno vale circa 106 milioni di euro. A  cascata
  poi viene assegnato alle varie Regioni. Per la Regione Sicilia vale
  8  miliardi e mezzo di euro. Questi 8 miliardi e mezzo di euro sono
  garantiti  dall'Irpef e dall'Irap, sono garantiti poi dal  concorso
  regionale e poi da un concorso nazionale.
   Nel  momento in cui noi facciamo questa operazione, cioè una parte
  di  questi  soldi  li  stiamo spostando per altri  obiettivi  extra
  sanitari, noi rischiamo di creare un buco nella sanità.
   Allora,  io dico possiamo utilizzarli per finalità extra sanitari;
  però,  attenzione, lo voglio dire anche all'Aula, stiamo rischiando
  di  utilizzare 218 milioni di euro oltre la cifra che  ci  è  stata
  consentita  dal tavolo ministeriale a giugno scorso,  quella  cifra
  che  ci  ha  potuto  consentire, con una norma dell'ultima  manovra
  finanziaria statale, di utilizzare anche per la finalità del  salva
  imprese', ma per quella finalità e limitatamente ai 110 milioni  di
  euro, non per l'intera cifra.
   Per quanta riguarda poi l'articolo 10 ter, all'articolo 10 ter  ci
  rendiamo conto che stiamo ulteriormente riducendo di 60 milioni  di
  euro tutta una serie di interventi. Sotto un profilo politico nulla
  quaestio,  non entro nella scelta discrezionale che sta facendo  il
  Governo,  chiaramente è una scelta che serve a garantire il  famoso
  articolo  5  che al comma 8 rimane genericamente valutato.  Qua  lo
  stiamo rapportando e questa è una misura di contenimento seria  per
  quanto  riguarda  il bilancio regionale. Ma è  una  scelta  che  il
  Governo sta facendo, creando un decremento e creando anche, magari,
  dei  problemi  a tanti interventi di spesa. Questa,  però,   è  una
  scelta su cui il Governo si assume tutte le responsabilità.
   Vorrei,  invece, ricordare al Governo e ribadire che sull'articolo
  10  bis,  secondo me, è una forzatura o una ingegneria  finanziaria
  che  vogliamo fare utilizzando una norma che non si addice a questa
  finalità  se  non  per la parte sino ai 110 milioni  di  euro,  non
  oltre.  Con  questo  rischiamo, addirittura, di non  poter  nemmeno
  utilizzare  l'extra  gettito del salva imprese.  Assessore,  stiamo
  attenti.

   PRESIDENTE. Assessore, se brevemente possiamo rispondere ai  dubbi
  dell'onorevole Falcone.

   BIANCHI,  assessore per l'economia. Signor Presidente, è difficile
  rispondere  brevemente  ai  molti  dubbi  dell'onorevole   Falcone.
  Comincio,    intanto,   a  tranquillizzare  l'onorevole   Fazio   e
  l'onorevole Lentini.
   Qui  non  si interviene minimamente sullo stanziamento riguardante
  trasporto  pubblico  locale e collegamento isole  minori.  Si  dice
  semplicemente  che per quota parte si contribuisce al finanziamento
  dello  stanziamento previsto in altri articoli, che  è  quello  che
  abbiamo  definito cioè 166 più 78 a memoria per quota  parte,  cioè
  per  218  milioni  si  partecipa con l'extra gettito  sanitario,  è
  semplicemente una quota di copertura che viene indicata  in  questo
  articolo. Quindi, questo permette di liberare risorse del  bilancio
  regionale e coprire altro.
   Questo perché lo facciamo? Onorevole Falcone, la prego di seguirmi
  perché  io  l'ho  seguita  con  attenzione.   Anche  lì  la   posso
  tranquillizzare. Noi non solo non facciamo nulla né  di  ardito  né
  tanto   meno  di  illegittimo,  anzi  seguiamo  esattamente  quanto
  previsto  dalla norma nazionale che proprio la Regione  Sicilia  ha
  voluto  che si introducesse nella legislazione nazionale. Cioè,  in
  un  primo tempo il decreto legge ci autorizzava all'utilizzo  delle
  risorse  dell'extra gettito sanitario non necessario alla copertura
  del   budget   sanitario,   per  spese  extra   sanitarie,   diceva
  genericamente. Così abbiamo costruito la finanziaria.
   In  sede  di  manovra finanziaria nazionale è  cambiata  la  norma
  nazionale,  che dice che non possiamo più utilizzarla genericamente
  per  spese extra sanitarie, ma possiamo utilizzare, ad esempio, per
  la compartecipazione alle spese del trasporto pubblico.
   Quindi,  noi  utilizziamo lo stesso esatto  meccanismo  utilizzato
  nella  finanziaria  scorsa;  però,  mentre  l'anno  scorso  dovendo
  utilizzare il meccanismo dell'accantonamento, perché non avevamo la
  norma   nazionale,   in  questo  caso  noi  possiamo   direttamente
  utilizzare  le  risorse che in base ai risultati degli  ultimi  tre
  anni  dei tavoli tecnici sono libere, non sono più da dedicare alla
  sanità,  e la prego poi ne risponderemo noi come Assessorato,  come
  Ragioneria, i conti che abbiamo operato permettono, liberano questi
  218  milioni  sull'extra gettito, che possono essere immediatamente
  utilizzabili,  in  più  abbiamo  la disponibilità  finanziaria  per
  coprire anche il disegno di legge  pagamenti.
   Comunque,  tutti  i conti ed i dati avremo modo di illustrarglieli
  in  separata sede, però tutto il meccanismo anzi come vi dicevo, mi
  dispiace  che  sia intervenuto in sede di emendamento,  però  è  il
  problema che rispetto a quando abbiamo depositato la finanziaria  è
  cambiata   la   norma   nazionale.  Abbiamo  dovuto   fare   questa
  triangolazione sul trasporto pubblico.
   Spero di essere stato rapido, ma chiaro.

   FALCONE, relatore di minoranza.. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. No, onorevole Falcone, basta non è un dialogo. Su  una
  materia del genere è chiaro che l'Assessore non vuole assolutamente
  rischiare.  Lei  ha  fatto  bene a  porre  tutte  le  questioni  di
  carattere  tecnico, gliene dà atto tutto il Parlamento,  perché  il
  suo  intervento serve a chiarire dei dubbi, perché su  una  materia
  così  complessa  e  delicata  i dubbi obiettivamente  ci  sono.  Ma
  l'Assessore  ha  voluto  manifestare la tranquillità  sua  e  degli
  uffici  su una materia così delicata. Stiamo parlando di residui  e
  sappiamo come la Corte dei Conti ci ha messo l'occhio.
   Si passa alla votazione degli emendanti.
   Gli  emendamenti soppressivi sono ritirati. L'Assemblea ne  prende
  atto.
   Pongo in votazione il subemendamento 3.14. GOV. 1. Il parere della
  Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo   in   votazione   l'emendamento  3.14.   GOV,   emendamento
  modificativo dell'articolo 3, così come modificato. Il parere della
  Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 3, nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si riprende l'esame dell'articolo 4, precedentemente accantonato.
   Gli  emendamenti soppressivi sono ritirati. L'Assemblea ne  prende
  atto.
   Si  passa  all'emendamento di riscrittura 4.R. Pongo in  votazione
  l'emendamento  di  riscrittura  dell'articolo  4,  con   l'allegata
  tabella. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Tutti gli altri emendamenti sono superati.
   Si riprende l'esame dell'articolo 6, precedentemente accantonato.
   Sono  stati  presentati un emendamento di riscrittura del  Governo
  più sei subemendamenti.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO. Signor Presidente, ritengo avendo approvato l'articolo  4
  ed  ancora una volta da parte dell'Assemblea c'è un atto  anche  di
  responsabilità,  trattandosi  di una  modifica  all'assetto  ed  al
  quadro  finanziario  che investe, che interessa  le  nostre  future
  strategie, particolarmente delle opere infrastrutturale.
   Io  chiedo  all'Assessore che in questa  sede  possa  assumere  un
  impegno specifico per capire come noi manteniamo in piedi l'assetto
  del   quadro  finanziario  complessivo  che,  in  riferimento  alla
  delibera  del  CIPE 60 e 62, possa sostanzialmente  non  vanificare
  quello che è il quadro di prospettiva che noi abbiamo, perché, cari
  colleghi,  ove  voi non avete guardato con attenzione  noi  abbiamo
  avuto già, l'anno scorso, nella finanziaria scorsa, un impegno  che
  ha  portato a utilizzare queste risorse a garanzia sempre di  fondi
  di  parte  di  bilancio e, quindi, nella sostanza, si è  rallentata
  l'attività di realizzazione e di completamento del percorso per  la
  realizzazione delle opere.
   Oggi, torniamo su questo aspetto. Quindi, assessore Bianchi,  cosa
  ci  dice perché in questa direzione possiamo mettere una parola  di
  certezza   che   consente   di   realizzare   i   programmi    che,
  particolarmente  per  le  grandi  infrastrutture,   attendono   una
  risposta?

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore per le
  autonomie  locali,  io  la prego, come farà  con  tutti  gli  altri
  colleghi,  di  attenzionare  una lettura  veloce  alla  riscrittura
  dell'articolo 6.
   Ovviamente, il Governo, se l'assessore Bianchi mi può seguire,  ha
  scritto  una  norma relativamente al trasferimento ai  Comuni,  gli
  oltre  380  Comuni siciliani, con le disponibilità finanziarie  che
  ha,  quindi, con un decremento del trasferimento rispetto al  2013,
  se  ho riletto bene, la riscrittura di 120 milioni di euro, si pone
  una questione anche di istituzionalizzare. La collega onorevole del
  Movimento  5  Stelle  se  lo  avessero fatto  altri  avrebbero  già
  pubblicato sul sito il colloquio di interruzione dell'attività  del
  Governo,  con la istituzionalizzazione, assessore Bianchi,  di  una
  data  secondo  me  molto  grave cioè dovere  trasferire  la  quarta
  trimestralità  il  28  di febbraio, cosa che è  stata  fatta  nella
  prassi ma che, in realtà, crea non pochi problemi e fino ad  ora  è
  andata  bene  perché  il  termine  ultimo  per  l'approvazione  del
  bilancio  è  stato spostato al 30 novembre, quindi,  in  realtà,  i
  Comuni non approvano bilanci ma consuntivi.
   Io  voglio  attenzionare l'Assessore per  le  Autonomie  locali  e
  l'Assessore per l'Economia su due elementi. E' chiaro che nell'idea
  ormai  li  bruciamo tutti, i Comuni vengono visti  come  luoghi  di
  sprechi,  come luoghi dove non c'è parsimonia, poi c'è chi,  ormai,
  ripete a memoria i tre concetti di cui non ne saprebbe coniugare  o
  declinare il senso, l'efficienza, efficacia ed economicità.
   I  Comuni,  sono soprattutto in quei 200 sotto i 5 mila  abitanti,
  l'unica  istituzione di frontiera dello Stato, sono quelli  che  si
  occupano degli asili nido, sono quelli che si occupano della scuola
  primaria,  sono  quelli  che danno l'assistenza  domiciliare,  sono
  quelli  che si occupano di situazioni di emergenza sociale,  quelli
  che firmano poi i Sindaci il TFO, sono quelli che, alla fine, fanno
  da   promotore  culturale,  da  trattore  turistico,  sui   Comuni,
  l'assessore Bartolotta che ha fatto il Sindaco lo sa meglio di  me,
  sono l'unica istituzione a cui fanno riferimento i cittadini.
   Ora  io,  Assessore,  debbo rassegnarle non la  contestazione  dei
  numeri  che  i  numeri sono quelli possibili,  primo  la  necessità
  urgente  di immaginare quali siano le forme di trasferimento  o  la
  riduzione  delle spese, perché quando si sposta il  termine  al  28
  febbraio,  si  crea  un  elemento di  disequilibrio  nei  pagamenti
  soprattutto con un soggetto pubblico che è l'ENEL forniture energia
  elettrica  che  ha  stabilito,  con un provvedimento  dell'Autorità
  dell'energia,  di  cedere  ad una società,  un  termine  simile  al
  factoring, i crediti per cui il costo dell'energia aumenta di oltre
  il 100 per cento.
   Assessore, credo che dovrebbe proporre di riportare il termine  al
  31  dicembre e non al 28 febbraio perché i comuni pagano  oltre  il
  100 per cento di costi in più all'Enel e gradirei un tavolo tecnico
  che  consentisse di fare risparmiare i comuni che si sono  visti  -
  per  una norma fatta approvare a tutela dell'Enel - centuplicati  i
  costi,  dal  2010  ad ora, della pubblica illuminazione  oltre  una
  serie di necessità di assistere gli enti locali.
   Considerato che da un anno non riusciamo a partorire una  riforma,
  una  rivisitazione del testo sugli enti locali, che si sollecitasse
  l'accorpamento, la fusione dei comuni.
   Devo  dire - ahimè - che ad oggi questo Parlamento non è riuscito,
  non  certo per colpa sua, ma è lei l'Assessore, a produrre qualcosa
  che  attenziona gli enti locali. Solo una permanente emergenza  con
  sindaci  che ormai sono diventati dei precari che occupano  qualche
  luogo,  qualche spazio fisico-istituzionale e per farsi  sentire  -
  magari - diventano più  protestanti' di quelli che ne hanno titolo.
   Assessore,  ho  sentito tante citazioni di statistiche  in  questi
  giorni. Non appartiene alla mia tradizione politica, ma Don  Sturzo
  si  porrebbe  una  domanda: che fine fanno le autonomie  locali  in
  Sicilia, continuando di questo passo?
   Non  c'è futuro  Non per i trasferimenti, ma perché non c'è quella
  visione che Mattarella nel 1979, DC e Partito Comunista, fecero con
  la legge 1/79 che dava respiro e funzione agli enti locali.
   Oggi,  abbiamo una Regione che è centro, una Regione che considera
  un peso e un problema le autonomie locali.
   Dico  questo non per sua responsabilità, Assessore, ma l'Assessore
  è  lei   Tragga  le  conseguenze di questo dato e onestamente  devo
  dire, Assessore, che la Presidenza valuti attentamente il comma  10
  che rappresenta materia di dissesto dei comuni.
   C'è  una parte del Testo unico degli enti locali che lo disciplina
  attentamente - è tardi ma gradirei, Assessore Valenti,  non  perché
  io  sia  sindaco  per  mia fortuna, è la quarta  volta  sempre  per
  elezione  diretta  e  mai  per sorteggio come  avviene  in  qualche
  parlamento  - è un'attenzione particolare, da segretario  comunale,
  non tanto per difendere un'istituzione, perché in questa Terra,  in
  qualche  maniera, la politica così disprezzata ha senso e tutela  i
  soggetti più deboli possibilmente con un rapporto più diretto nelle
  comunità, proprio negli enti locali.
   Quando chiedo l'acqua pubblica, la chiedo perché c'è la tutela che
  arriva  direttamente  da  un  controllo  democratico.  Vale  per  i
  rifiuti,  vale  per qualunque situazione dove c'è il cittadino  che
  alla fine è il vero protagonista di questa democrazia.
   Assessore, la prego di fare il possibile, per essere ricordata lei
  e  questo  Governo  come  il Governo del rilancio  delle  autonomie
  locali. Faccia quello che le è possibile.
   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO. Signor Presidente, spero che sia presente l'Assessore per
  l'economia.  Presidente Crocetta, parlo di un problema  sociale  in
  questo  momento. Presidente, credo che questo sia un argomento  che
  interessi molti cittadini, molte famiglie.
   In  questo articolo 6, non abbiamo previsto le somme arretrate per
  il  trasporto  alunni di famiglie che sicuramente si troveranno  in
  condizioni di disagio economico.
   E'  successo  che  negli anni passati il trasporto  alunni  veniva
  pagato  con  due  anni  di arretrato. Con  questa  noi  abbiamo  un
  problema,  con  l'articolo  6,  non  viene  assolutamente  data  la
  possibilità di avere le somme arretrate per gli anni scorsi per  il
  trasporto  alunni, il che significa che praticamente,  quei  Comuni
  che non possono più pagare il trasporto alunni, saranno costretti a
  far  pagare  lo  stesso  trasporto alunni  alle  famiglie,  e  sono
  famiglie sicuramente disagiate.
   In  questa finanziaria, in cui abbiamo previsto di tutto - abbiamo
  previsto  già un taglio di 60 milioni almeno per gli Enti locali  -
  non  riusciamo  a  trovare  le somme per  finanziare  il  trasporto
  alunni,  e dovremmo recuperare dei due anni, almeno uno per  questo
  servizio.  Ricordiamo  che  le  somme  dell'anno  scorso  erano  25
  milioni, le somme degli anni precedenti erano di 17 milioni  e  per
  potere  recuperare i due anni occorrerebbero almeno 34 milioni.  Io
  penso che sia giusto fare recuperare almeno un anno, o mettendo una
  clausola  di salvaguardia nello stesso articolo 6, oppure  trovando
  soluzioni  alternative, perché, altrimenti, noi creeremo gravissimi
  disagi,  sia agli Enti locali che non hanno le scuole superiori  in
  loco,  sia  alle stesse famiglie che già l'anno scorso hanno  fatto
  una protesta per quanto riguarda il mancato pagamento di somme.
   Così  come  congegnato, l'articolo 6 prevede solo  delle  priorità
  nelle  assegnazioni di questi fondi. Quando si  prevedono  i  fondi
  agli  Enti  locali  già decurtati di 60 milioni,  più  120  milioni
  dell'anno  precedente, chiaramente si crea  un  problema.  E  passi
  questo problema, ma non potere recuperare almeno queste somme  crea
  sicuramente un grave disagio.
   Allora, il mio appello al Governo è di trovare una soluzione anche
  nell'ambito  dell'articolo 6, se questo articolo  passa  così  come
  formulato, noi non abbiamo speranza alcuna di recuperare i due anni
  arretrati,   ma  dobbiamo  trovare  una  soluzione   perché   nella
  ripartizione  non viene data nemmeno la somma dei 25  milioni  agli
  Enti  locali, viene detto che questo è un criterio di ripartizione,
  uno dei tanti criteri di ripartizione.
   Questo  è  molto  pericoloso, perché, tra l'altro,  i  Comuni  nei
  bilanci avevano già messo le somme, perché certi di averle da parte
  della  Regione, così come per il passato. La formulazione di questo
  articolo praticamente toglie la possibilità di recuperarle.
   Altri aspetti sono che noi a volte ci fermiamo a considerare  solo
  le  cose del Palazzo, la verità è che questi Enti locali, in queste
  condizioni, andranno sicuramente al dissesto, tanto vale  fare  una
  politica di programmazione triennale e far capire che non  vi  sono
  più  le  possibilità degli anni passati, ma certamente non possiamo
  tout  court cercare di tagliare questi fondi, perché lei sa  quante
  sono  le  procedure in questo momento per il dissesto di tantissimi
  Comuni,  altri  riescono artificiosamente a non  andare  ancora  in
  dissesto,  ma  sicuramente, se noi continueremo così, li  porteremo
  tutti  al  dissesto.  Il  mio  appello  è  quello  di  trovare  una
  soluzione, almeno per questo trasporto.

   CIACCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo  6  che
  stiamo  trattando introduce un elemento innovativo  per  i  Comuni,
  l'erogazione delle somme agli stessi. Infatti, istituisce un  fondo
  perequativo che, sicuramente, è molto innovativo, anche  perché  si
  basa  su un principio che rende uguali la maggior parte dei Comuni,
  e  su  questo  noi siamo favorevoli. Ci sono però  dei  punti  che,
  secondo il mio Gruppo parlamentare, dovrebbero essere rivisti.
   Anche  nell'emendamento di riscrittura all'articolo 6 c'è  scritto
  al  comma  3)   che  con decreto dell'assessore  regionale  per  le
  autonomie   locali  e  la  funzione  pubblica,  di   concerto   con
  l'assessore regionale all'economia, accenna attraverso dei  criteri
  le  quote  di spettanza per il comune . A seguito di uno studio,  i
  criteri  devono  essere  indicatori o  valori  di  riferimento  ben
  definiti,  non possono essere delle linee guida. Quindi quando  noi
  scriviamo dei punti che - non entro nel merito - possono essere più
  o meno condivisibili, cosa succede?
   Faccio l'esempio che molti colleghi mi hanno sollevato, e cioè  la
  parte   della  copertura  finanziaria  dei  piccoli  Comuni.   Dire
   esigenze  di  limitare le variazioni in aumento o  in  diminuzione
  ecc .. ,  non è un criterio, è una indicazione che lascerà  libertà
  ai Comuni di interpretare questi punti che, ripeto, non sono punti,
  sono delle linee guida, e non vorrei viceversa. Non metto in dubbio
  nè   i   Comuni   nè   i   due  assessori  di   riferimento   sulla
  discrezionalità, e per questo c'erano degli emendamenti a firma  di
  tutto  il  mio  Gruppo parlamentare che tendevano a  modificare,  a
  trasformare,  queste  indicazioni un po'  più  verso  criteri,  non
  vorrei  che  poi  la discrezionalità di questi punti  -  visto  che
  verranno   valutati   dagli  assessori  -  diventasse   prerogativa
  dell'assessore che poi decide a seguito di relazioni.
   Riceverete  390 relazioni dai Comuni, e sarà difficile capire  chi
  dovrà  avere la quota di spettanza. E poi, in relazione a che cosa?
  Questi  punti e queste indicazioni che vengono inserite  in  questa
  norma  non  prevedono  nessun aspetto virtuoso  di  un  Comune.  Ad
  esempio  -  e questo è stato detto anche in Commissione Bilancio  -
  magari  un  Comune ha una gestione rifiuti ottimale, dei  trasporti
  eccellenti,   e  nella  riscrittura  questi  aspetti  non   vengono
  valorizzati, giustamente, perché è un fondo di perequazione e  deve
  uguagliare   tutti.   Invece   in  questo   dovremmo   valorizzare,
  incentivare, spronare i Comuni che hanno operato, e che  opereranno
  in maniera virtuosa.
   Quindi,   il  nostro  intento  è  di  quello  di  evitare   queste
  discrezionalità - e nulla me ne voglia l'assessore, come un  po'  è
  stato  per la Tabella  H  che abbiamo eliminato, abbiamo  fatto  un
  bando  che  è  stato valutato da delle persone, degli assessori  in
  particolare,  e ci ritroviamo per esempio l'Istituto Superiore  del
  Giornalismo  che non forma giornalisti, ma organizza  corsi  per  i
  giornalisti,  questo  è molto aleatorio, e non possiamo  permettere
  una cosa del genere
   Allora,  in  questo  fondo di perequazione, non  vorremmo  che  si
  facesse  lo stesso identico errore. Chiediamo quindi al Governo,  o
  di prendere in considerazione gli emendamenti che abbiamo inserito,
  oppure  di riscrivere i criteri. Basta anche scrivere che i criteri
  saranno  stabiliti successivamente, con decreto dell'assessore.  Ma
  questi, ad oggi, non sono criteri oggettivi.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   GRASSO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi dalla  riscrittura
  dell'articolo  6  emerge  che il Governo ha  comunque,  in  qualche
  maniera,  rivisto la propria posizione iniziale nei  confronti  dei
  Comuni,  nei  confronti dei piccoli Comuni,  rendendosi  conto  che
  l'impostazione  legata  al fondo perequativo,  legato  all'aliquota
  IRPEF,  avrebbe  portato i Comuni al fallimento.  Ma,  sicuramente,
  lascia delle perplessità.
   Questa - abbiamo detto, e dice il Presidente della Regione - è  la
  finanziaria dei siciliani, nell'intento e nello spirito. Purtroppo,
  devo dire, che ancora questo articolo 6 conferma che non è così.
   Intanto,  vi è un criterio che è veramente aleatorio ed  è  quello
  del trasporto interurbano.
   Ricordava  l'onorevole  Laccoto che  ancora  due  anni  precedenti
  devono  essere  corrisposti ai Comuni, e quindi le  famiglie  hanno
  anticipato,  e le somme non ci sono. In tal senso ho presentato  un
  emendamento che vincola - perché non si possono lasciare al  libero
  arbitrio,  in  maniera aleatoria - le somme relative  al  trasporto
  interurbano, quando abbiamo già visto che per il trasporto pubblico
  locale  sono state tolti ventottomilioni di euro. Per cui,  con  un
  subemendamento,  chiediamo che il novanta  per  cento  delle  spese
  sostenute per l'anno precedente, per il trasporto pubblico, per  il
  trasporto interurbano e per gli asili nidi venga garantito.
   Le  altre  discrasie - non me ne vogliano i colleghi -  riguardano
  alcune  riserve  che sono state mantenute. In un momento  di  grave
  difficoltà,  in  cui  mancano  i soldi  per  il  trasporto,  non  è
  possibile  che si possano dare quattromilioni di euro  solo  per  i
  Comuni   che   attivano   procedure  di   riequilibrio   economico-
  finanziario.  Cerchiamo  di fare norme che  siano  generali  e  che
  riguardino tutti.
   Altro  esempio è Ragusa Ibla, mi dispiace ma che venga  cancellata
  la  legge  Formica  per i piccoli Comuni, e che venga  lasciata  la
  riserva per Ragusa Ibla, di quattromilioni di euro di cui una parte
  di  spese correnti, significa cambiare le regole del gioco  e  fare
  disparità di trattamento fra i comuni.
   Abbiamo  letto,  qualche  giorno fa, un articolo  che  vedeva  per
  Ragusa  Ibla  un  finanziamento di tredicimilioni  di  euro,  e  un
  deputato  che ringraziava il Presidente Crocetta per l'impegno.  E'
  ovvio  che  non si possono dare cinquemilioni di euro, di  cui  una
  parte per spese correnti.
   Io  non  sono  per  non tutelare il patrimonio  dell'UNESCO,  però
  queste  somme  bisogna, sicuramente, diminuirle, ma  devono  essere
  destinate  per  lo  scopo per cui sono stanziate,  e  cioè  per  il
  recupero  dei manufatti, o per mantenere la parte storica.  È  bene
  che venga rendicontata la cifra che viene spesa perché, altrimenti,
  significa agevolare un Comune nei confronti di altri.
   Lo  stesso  discorso  vale  per la riserva  relativa  ad  Ortigia.
  Quindi, chiedo per queste due riserve, una pausa di riflessione, ed
  eventualmente una riscrittura.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi intervengo per
  quanto   riguarda  l'articolo  6,  perché  ho  qualche  perplessità
  rispetto  al  comma 10. Per quanto riguarda i Comuni dichiarati  in
  dissesto,  o  in pre-dissesto, in cui, in una parte,  si  legge: In
  caso  di  mancata  approvazione  del  piano  di  riequilibrio,   il
  contributo viene revocato ed acquisito alle entrate del bilancio .
   Vorrei capire come viene concesso il contributo, visto che il  174
  prevede che, prima che sia concesso qualsiasi contributo, deve esse
  approvato  il  piano  di riequilibrio, anche perché  dal  piano  di
  riequilibrio  possiamo vedere quanto è l'importo  da  concedere  ad
  ogni Comune. Per cui ritengo che questa parte va cassata, se non ci
  siano delle difficoltà serie nel concedere il contributo ai Comuni.
   Al  collega Ciaccio volevo dire che l'innovazione non è  il  fondo
  perequativo  che  c'è  stato sempre per i  comuni  fino  a  5  mila
  abitanti.   La   grande   innovazione,   questa   volta,    è    la
  compartecipazione all'IRPEF dei Comuni, e non il fondo perequativo.
   Quindi  se  l'assessore può vedere, ritengo  che  ci  sia  qualche
  perplessità su questo comma.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, io ho
  visto  la riformulazione dell'articolo 6 e mi corre l'obbligo  fare
  delle  osservazioni.  Delle osservazioni che  riguardano  in  buona
  sostanza la ripartizione delle risorse che sono destinate ai Comuni
  a proposito della accessibilità al fondo di perequazione e al fondo
  degli investimenti.
   Mi  sembra  che i punti - credo che siano dal punto A al  punto  I
  indicati - siano dei punti abbastanza complicati ai quali io vorrei
  porre  rimedio - così come è stato per altro negli anni  passati  -
  allorquando,  al famoso fondo per gli enti locali veniva  riservata
  una  quota.  Questo lo dico con molta franchezza, per  snellire  le
  procedure ed evitare che l'accesso a questo fondo sia una sorta  di
  bando  complicato che mette tempo per la accettazione delle domande
  -  questa  è una mia valutazione assessore - e che un criterio  più
  accettabile,  proposto  dal  Governo al  Parlamento,  possa  essere
  quello di un fondo di cui una parte, il 5 percento, il 10 percento,
  quello  che  deve dare il Governo, possa essere gestito in  termini
  discrezionali.
   Io  posso rendermi conto che il Governo prima adottava una formula
  assolutamente valida, e che sul piano politico può consentire ad un
  Governo  di  rendersi  conto di alcune esigenze  che  hanno  alcuni
  Comuni,  e poi magari intervenire dando un limite massimo  che  può
  essere  concesso. Se trattasi di un fondo perequativo, se  trattasi
  di  un  fondo  che  deve  servire ai  Comuni  per  superare  alcune
  condizioni  di  disagio o di marginalità, per esempio  le  isole  a
  proposito  della  raccolta  differenziata,  per  esempio  i  comuni
  montani,  per  esempio un comune che è sull'orlo del  dissesto,  un
  comune  che ha avuto una calamità su una scuola, un comune  che  ha
  bisogno  dell'acquisto di uno scuolabus, non è il caso che  ricorra
  ad  una  sorta  di  partecipazione di bando complicato,  perché  il
  Governo  può  benissimo  - legittimamente  -  auto  accreditarsi  e
  stabilire a monte le risorse da assegnare a quel tale Comune.
   E'  una  norma che vale per questo Governo, che può valere  e  che
  varrà certamente per gli altri Governi che verranno dopo, perché le
  leggi - io sono convinto assessore - che si fanno per il tempo  che
  possono durare, per il tempo che hanno l'appetibilità da parte  dei
  Comuni,  e  nell'interesse dei Comuni che realmente hanno  bisogno,
  che  possono  trovarsi  anche  per una  serie  di  ragioni  non  in
  condizioni di presentare una argomentata istanza all'assessore alla
  funzione pubblica, e credo che questa possa essere considerata  una
  via  trasparente,  una via legittima, una via  concreta,  perché  è
  giusto  che  se  il  Governo si rende conto di  alcune  fattispecie
  particolari,  possa  autodeterminarsi  e  decidere   di   dare   un
  contributo.
   Signor assessore - lo ripeto - questo è un metodo lineare e che si
  propone  al Parlamento con quella che è la trasparenza che  merita,
  diciamo,  un qualsiasi Comune della Sicilia. Al Governo compete  la
  responsabilità  della  scelta ed è giusto  che  lo  faccia.  Questi
  marchingegni,  che  io comprendo essere frutto  di  uno  sforzo  di
  trasparenza,   di  legalità,  che  l'assessore  vuole   mettere   a
  disposizione  della  valutazione  del  Parlamento,  a  mio  modesto
  avviso, non possono che creare una complicazione per i Comuni,  per
  l'Assessore,  per i dirigenti, e comunque è una perdita  di  tempo,
  invece, un procedimento così come è stato prospettato da me ,è  più
  celere e più trasparente. Grazie.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò  brevissimo.
  Noi   seguendo  il  suo  invito,  abbiamo  consentito  una   rapida
  approvazione  degli  articoli  3 e  4  e  stiamo  trattando  adesso
  l'articolo  6.  La riscrittura presentata dal Governo dell'articolo
  6,  ha tenuto conto di alcune proposte di mediazione che sono state
  avanzate anche dalle opposizioni, le quali opposizioni, preoccupate
  per  la  difficoltà  che  l'articolo 6  originario  avrebbe  dovuto
  causare in tantissimi Comuni siciliani, hanno fatto la proposta  al
  Governo  di  inserire alcune modifiche all'articolo 6, proprio  per
  venire  incontro alle preoccupazioni in merito alle finanze  ed  ai
  trasferimenti  per  i  Comuni,  soprattutto  per  quelli  sotto   i
  cinquemila  abitanti,  che con le previsioni del  testo  originario
  rischiavano seriamente di andare in default.
   Il  Governo - devo dire - ha accettato questi suggerimenti, questa
  modifica  che  le opposizioni hanno proposto, e ha  modificato  con
  questa riscrittura l'articolo 6.
   Ora  io, anche al fine di addivenire ad una rapida conclusione del
  dibattito, come auspicato dal Presidente dell'Assemblea,  inviterei
  -  posto  che  si  tratta di una riscrittura, che appunto  accoglie
  anche  una proposta fatta dalle opposizioni, per evitare il default
  dei piccoli Comuni - inviterei i presentatori di alcuni emendamenti
  a  ritirarli,  primo fra tutti quello dell'onorevole  Ciaccio,  che
  riguarda  i  criteri,  come  viene  distribuito  questo  fondo   di
  perequazione. Anche se sono d'accordo con l'onorevole Ciaccio,  che
  è  anacronistico, e a volte farraginoso, comprendere i  motivi  per
  cui  si  inseriscono  dei  criteri che sono  differenti  da  quelli
  nazionali,   noi   potremmo  semplicemente  applicare   i   criteri
  nazionali. Però, siccome questo l'Assessore lo vorrebbe confermare,
  e  alla fine è la conferenza Regione-Autonomie Locali - sulla  base
  delle esigenze portate avanti dai rappresentanti dei Comuni sotto i
  cinquemila  abitanti  -  che distribuirà questo  fondo,  e  siccome
  abbiamo l'esigenza di approvare questa riscrittura, che - ripeto  -
  è  stata condiviso da tutti, si potrebbe portare avanti così. Forse
  è  stato uno degli articoli per i quali le opposizioni tutte  hanno
  fatto pressing sul Governo, per modificare l'originario articolo  6
  che  era  deleterio  per  i  Comuni, perché  oltre  al  taglio  dei
  finanziamenti  rispetto  a  qualche  anno  fa,  si  introduceva  un
  criterio di finanziamento molto ma molto aleatorio e pericoloso con
  i  nuovi  criteri  sull'Irpef,  e  abbiamo  indotto  il  Governo  a
  introdurre queste modifiche che assicurano certezza.
   Se  mai  all'Assessore vorremo dire, che l'introduzione di criteri
  abnormi diversi rispetto a quelli nazionali, potrebbe dare adito  a
  difficoltà. In conferenza Stato-Regione si dovrebbe tenere conto di
  criteri quanto più oggettivi possibili, onde evitare che ci sia  un
  interpretazione dei vari soggetti, e delle varie richieste  che  in
  fondo  è  quello che chiedeva l'onorevole Ciaccio. Quindi, una  sua
  assicurazione in questo senso sarebbe molto tranquillizzante, e  ci
  consentirebbe  anche un'approvazione rapida della riscrittura,  per
  la  quale  -  ripeto - noi siamo d'accordo, perché noi stessi  come
  opposizione  è  stato  uno  dei pochissimi  argomenti  che  abbiamo
  suggerito  al  Governo di modificare, per l'interesse generale  per
  tutti  i Comuni della Sicilia, e per evitare il default dei  Comuni
  stessi.  Quindi,  se  lei  potesse  assicurare  anche,  l'onorevole
  Ciaccio,  che  per quanto riguarda i criteri qui stabiliti  non  si
  tratta  di criteri di massima, ma di criteri alquanto più oggettivi
  possibili,   penso  che  potremmo  andare  avanti  velocemente   ad
  approvare questo articolo 6.

   FOTI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FOTI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  da  una
  lettura sempre più approfondita della riscrittura dell'articolo  6,
  abbiamo potuto apprezzare come, nonostante il passaggio positivo in
  Commissione  Bilancio,  sono  stati depennati  alcuni  criteri  che
  dovevano  essere  una corsia preferenziale per l'accesso  a  questo
  fondo  di perequazione e quindi, quello che viene a determinare  la
  presenza   di   attività  volta  alla  riduzione  dell'inquinamento
  atmosferico,  dell'immissione  di  CO2  in  atmosfera,  quali   car
  sharing,  bike sharing, car pooling e pedibus, che sono un  fattore
  determinante  della  qualità di vita dei  cittadini,  evidentemente
  anche  del  turista che viene in visita nelle nostre città,  non  è
  ritenuto importante da questo Governo; attività qualificanti, quali
  attività  di  raccolta differenziata porta a  porta  puntuale,  una
  politica che aspira a traguardi rifiuti zero, un'espressione  tanto
  utilizzata  dal Presidente durante la campagna elettorale,  ma  che
  evidentemente  per il Governo non è importante, e  ha  ritenuto  di
  dovere depennare anche questa voce.
   Per qualcuno, quindi, si tratta solo di un uso propagandistico,  e
  altro  elemento qualificante, i Comuni che riuscivano ad aggiungere
  una  raccolta  differenziata o una riduzione della  percentuale  di
  rifiuto indifferenziato al di sopra del 70 percento, poteva  essere
  un  altro elemento che poteva indurre i Comuni a migliorare,  ed  è
  stato  totalmente  depennato, come quello di capacità  di  produrre
  energia rinnovabile negli edifici comunali.
   Ripresenteremo  nuovamente in Aula questi emendamenti  aggiuntivi,
  per  provare  a  reintrodurli  e  cercare  di  avere  una  maggiore
  sensibilità almeno da parte dell'Aula, visto che il Governo è stato
  così bravo da depennare il tutto in pochi secondi.

   SIRAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SIRAGUSA.   Signore  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessori,
  anch'io volevo esprimere alcune perplessità sul comma 10 di  questo
  articolo  che appare, più che altro, lo schiaffo a quei  Comuni,  a
  quelle Amministrazioni, che, anche a costo di sacrifici imposti  ai
  cittadini, hanno cercato di fare quadrare i propri bilanci.  E  poi
  magari, invece, di aspettarsi dei meccanismi premiali, appunto, per
  i  comuni  che  riescono a chiudere i bilanci in maniera  corretta,
  vedono  che i premi vanno a quei comuni che sono già in dissesto  o
  sono in predissesto.
   Poi,  peraltro,  analizzando il comma si vede che non  è  previsto
  alcuna  tipologia di criterio per la ripartizione di questi 4  mila
  euro  per i comuni in predissesto e il milione di euro per i comuni
  già  in dissesto; e il tutto addirittura viene assegnato in maniera
  così  puramente soggettiva al decreto dirigenziale del Dipartimento
  della  Regione autonoma: ora tutte queste cose sembrano chiaramente
  in  contrasto  con il Testo Unico degli Enti locali e io,  infatti,
  vorrei  chiedere  alla  Presidenza e agli Uffici,  se  è  possibile
  verificare l'ammissibilità di questo comma, perché, così per com'è,
  il  serio  dubbio  nasce; nasce, oltretutto, un altro  dubbio,  che
  questa   ambiguità  di  questo  comma,  questa   sua   non   chiara
  interpretazione  sia in realtà soltanto un metodo per  dare  questi
  fondi  stabiliti,  perché poi, tra l'altro, non si riesce a  capire
  se è un contributo a fondo perduto, se è un'anticipazione di cassa,
  se  è un prestito, si parla di contributo e basta, a dei comuni,  a
  delle  amministrazioni già identificate, già  ben  definite.  Però,
  rinnovo  la  mia richiesta agli uffici, se siamo sicuri che  questo
  comma è ammissibile e non è in contrasto col testo unico degli enti
  locali.

   FONTANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FONTANA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  io  non  volevo
  intervenire su questo articolo, ma sono stato stimolato dal collega
  Siragusa  che  è appena intervenuto sull'articolo 6 ed  esattamente
  sull'emendamento che lui presenta al comma 10.
   Io   credo  che  questo  è  veramente  un  buon  articolo.  Volevo
  congratularmi con il Governo anche perché ha previsto  delle  somme
  in  favore  dei  comuni  e questo è un fatto  assolutamente  nuovo,
  innovativo, diverso rispetto al passato ed è per questo che io sono
  particolarmente soddisfatto di votare questo articolo.
   Credo che proprio il comma 10 sia uno dei più interessanti, perché
  chi  conosce  bene  gli  enti locali e  sa  qual  è  la  situazione
  economico-finanziaria di questi enti, si rende  conto  come  questo
  articolo è assolutamente indispensabile ed attuale.
   Se  vogliamo  evitare che tanti comuni, nel giro di qualche  anno,
  vadano  tutti in predissesto o addirittura in dissesto,  credo  che
  questo  sia  l'unico modo per evitare, almeno per molti comuni,  il
  dissesto,   proprio  perché  questo  contribuisce  notevolmente   a
  sostenere,  dal  punto  di vista economico-finanziario,  attraverso
  questi  prestiti che possono essere, secondo me, a  fondo  perduto,
  con  un  piano  di 10 anni, per potere in qualche modo  evitare  il
  dissesto.
   Quindi   io,  soprattutto  su  questo  comma,  sono  assolutamente
  d'accordo che non può essere soppresso.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 6, così
  come  da riscrittura, sostanzialmente, dopo aver recepito una serie
  di  indicazioni  che  vanno nella direzione  di  un  incremento  di
  risorse per i piccoli e i medi comuni, vuole anche dare un segno di
  attenzione verso la politica degli enti locali anche se io  ritengo
  che l'Assessore Valenti e l'Assessore Bianchi dovrebbero anche, per
  gli  enti  locali,  oltre  che relazionarci  su  quello  che  è  il
  funzionamento del tavolo tecnico dove con l'IFEL si cerca di capire
  come potere intervenire per tempo nel fronteggiare le patologie del
  bilancio   che  varie  amministrazioni,  in  fase  di  predissesto,
  evidenziano e che, io ritengo, trattasi di una significativa realtà
  di  circa 100 comuni in predissesto nella nostra Isola su  380,  mi
  sembra un dato rilevante.
   Allora,   questa   vuole  essere  l'occasione   anche   per   dire
   interveniamo per dare aiuto, per dare soccorso, per dare  sostegno
  agli enti locali, ai comuni'. Atteso che si introduce un cambio  di
  passo, si deve introdurre necessariamente una nuova filosofia nella
  gestione  degli  enti locali dove c'è bisogno di  capire  come  una
  serie di interventi, pur nel rispetto di un equilibrio in parte  di
  una  spesa  fissa strutturata e incomprimibile che è  rappresentata
  dal  costo del personale, della gestione necessaria, dall'altro c'è
  bisogno  di  una nuova forma che possa consentire, o  di  un  nuovo
  modello  che  possa consentire di capire che dove  esistono  questi
  problemi  c'è bisogno di un supporto e, quindi, di una  innovazione
  che,   attraverso  l'Assessorato  al  bilancio  di   concerto   con
  l'Assessorato agli enti locali sicuramente può essere raggiunta. In
  questo  caso  noi potremmo benissimo dire, un modello che  serve  a
  supportare, ad aiutare e, se mi consentite, forse, a prevenire  che
  poi la patologia diventi un male incurabile.

   PRESIDENTE.    Abbiamo   concluso.   Assessore   Valenti,    vuole
  intervenire?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Signor  Presidente, signori deputati, volevo rispondere  ad  alcune
  osservazioni  che sono state fatte, chiarendo qual è  la  ratio  di
  questo articolo che ha portato all'individuazione del fondo per  le
  autonomie  locali  sulla  base di un primo  passo  sul  federalismo
  fiscale,  per cui cambia il meccanismo, legandolo alla quota  IRPEF
  effettivamente  riscossa nell'anno precedente e compensando  questo
  fondo  con un fondo perequativo che serve proprio per tenere  conto
  di  quelle  che sono le esigenze classiche dei comuni,  quali,  per
  esempio, il trasporto alunni, il contributo per gli asili nido, per
  la   polizia  municipale,  cioè  tutte  quelle  che  nella  vecchia
  formulazione  del  fondo costituivano delle  riserve  e  che  oggi,
  invece,   costituiscono   degli   elementi   di   valutazione   per
  l'attribuzione  del  fondo  di perequazione.  Tra  questi  ci  sono
  alcuni, quali ad esempio la dimensione demografica, che servono per
  evitare  che  i  comuni  troppo piccoli, che  quindi  avrebbero  un
  gettito   IRPEF   troppo  basso,  possano  essere   particolarmente
  penalizzati.
   Volevo   rispondere  ad  alcune  osservazioni  molto   importanti:
  innanzitutto   stavo  appunto  parlando  con  l'onorevole   Ciaccio
  relativamente  a  questi  criteri, che effettivamente  servono  poi
  nella  concertazione in sede di conferenza con le autonomie  locali
  per poter determinarne la quantificazione e soprattutto il peso. E,
  quindi, non è una delega in bianco a noi assessori, ma è una delega
  alla  concertazione  in  conferenza autonomie  locali  proprio  per
  stabilire in base alle esigenze effettive dei comuni qual è il peso
  da attribuire ad ogni singolo criterio.
   Per  quanto riguarda, invece, le osservazioni fatte dall'onorevole
  Panepinto siamo assolutamente consci dell'importanza del ruolo  dei
  comuni  e sicuramente una riforma degli enti locali sarà necessaria
  farla  e  la  faremo  senz'altro di seguito all'approvazione  della
  norma  sulle province, in quanto essa già contiene di per  sé,  nel
  trasferimento  di funzioni, dovrà contenere già di  per  sé,  delle
  modifiche  alle  funzioni attribuite proprio agli  enti  locali  e,
  quindi,   noi,  a  seguito  dell'approvazione  della  norma   sulle
  province,  senz'altro  metteremo mano ad una  proposta  di  riforma
  dell'ordinamento   degli   enti   locali,   che   poi   chiaramente
  sottoporremo  all'Aula. Questo proprio perché  siamo  assolutamente
  consci dell'importanza che ha l'ente locale nel nostro ordinamento.
   Per quanto riguarda poi, invece, quello che diceva l'onorevole  Di
  Giacinto: l'articolo 10 è comunque legato al piano di riequilibrio,
  nel   senso  che  i  comuni  devono  almeno  averlo  presentato   o
  predisposto  il piano di riequilibrio e poi, in base a quello  sarà
  considerato  il  contributo da poter erogare con quello  che  è  un
  fondo che abbiamo pensato proprio per venire incontro alle esigenze
  di  quei  comuni  che  a  volte magari per  problemi  derivanti  da
  amministrazioni  precedenti  si trovano  ad  affrontare.  A  noi  è
  capitato il caso di qualche comune che per un decreto ingiuntivo di
  800  mila  euro, per esempio, ha rischiato il dissesto  perché  non
  aveva  la  liquidità  per poter sopperire al  pagamento  di  questo
  decreto ingiuntivo.
   Per  quanto  riguarda, poi, il fondo discrezionale,  onorevole  Di
  Mauro, certo sarebbe interessante poterlo ripristinare, perché  nel
  corso  dell'anno obiettivamente ci sono sempre delle esigenze molto
  particolari,  quindi,  è  un  problema di  risorse  oggettivamente;
  vorrei  precisare  che  oggi le risorse che  abbiamo  assegnato  ai
  comuni  in  realtà sono in realtà, sono leggermente  superiori  per
  quanto riguarda il fondo ordinario, cioè addirittura abbiamo  quasi
  8  milioni di euro in più tra quote di fondo ordinario e le riserve
  che sono comprese.
   Quelle  che  mancano,  effettivamente, sono le  risorse  in  quote
  investimenti  ma  la  scelta è stata fatta proprio  perché  siccome
  devono  partire  numerosi  programmi di  investimento  che  saranno
  destinate  ai  Comuni, allora è probabile che  da  lì  riusciamo  a
  recuperare   questa  quota  che,  oggi,  rispetto  alla   dotazione
  dell'anno scorso, in effetti, è presente in misura minoritaria.
   Quindi,   lo   sforzo   fatto  è  stato   quello   di   assicurare
  fondamentalmente risorse di parte corrente per il fondo ordinario e
  per  le  riserve ma diminuire un po' la parte investimenti  proprio
  nell'ottica  e  con  l'obiettivo  di  poter  recuperare  in   altri
  programmi  che  dovrebbero partire con il 2014 le quote  necessarie
  per garantire gli investimenti infrastrutturali nei Comuni.

   FONTANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FONTANA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, volevo  chiedere
  all'Assessore, a proposito del comma 10, quali sono i criteri, poi,
  di  assegnazione delle somme, a quali Comuni vanno perché, veda, le
  somme  sono talmente esigue, che è inutile immaginare o pensare  di
  distribuire  risorse  ai  Comuni  che  hanno  disavanzi  che   sono
  sproporzionati; per cui io direi di immettere e di  aggiungere  dei
  criteri  precisi, quindi, o pensiamo ad una tipologia di Comuni  al
  di  sotto dei 10 mila abitanti o, viceversa, credo che diventi  una
  cosa  eccessivamente aleatoria. Lo capisco c'è un  piano  decennale
  però  mi  pare  un ragionamento che, perché se no hanno  ragione  i
  colleghi che dicono che questa cosa è fatta per Bagheria.
   Insomma, spero che questo, comunque, resti al verbale, quindi,  io
  mi auguro che queste norma che noi facciamo sono delle norme aperte
  che vanno in favore dei Comuni che, veramente, si trovano in queste
  condizioni.

   ALONGI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   Però, generalmente, dopo l'Assessore non si interviene  più, le do
  la  parola in via eccezionale considerato che siamo buoni  stasera,
  che c'è questo clima.

   ALONGI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  capisco  l'ora
  tarda,   assessore  Valenti,  un  invito  che  volevo  fare   nella
  possibile  integrazione di un subemendamento che affido al  Governo
  tecnicamente  per  quanto riguarda l'articolo 10,  se  è  possibile
  integrare,  sull'articolo  10  su  un  tema  che  avevo   sollevato
  precedentemente  anche al Presidente Crocetta c'era  stato  un  suo
  impegno  anche in questa direzione cioè che è il seguente: a  volte
  capita  che  alcuni Comuni dove viene rifiutato  l'accesso  per  lo
  scioglimento  per motivi di infiltrazione mafiosa,  il  Comune  non
  viene  sciolto  per  mafia e, quindi, non  può  accedere  al  fondo
  specifico,   però  vengono  date  una  serie  di   prescrizioni   a
  sollevamento  dell'incarico  di molti dirigenti  di  quegli  stessi
  Uffici con grande difficoltà di carattere economico per l'Ente  che
  dovrà  reperire altri dirigenti all'esterno, quindi,  possibilmente
  l'inserimento  nel comma 10 di una specifica dove ci sia  stabilito
  nei 4 milioni di euro, 1 milione di euro una parte che possa essere
  individuata  anche per questi Comuni perché può capitare  nell'arco
  dell'anno, un paio li conosco io nella provincia di Palermo,  o  in
  altre  province dove è successo ciò e poi apprezzo la  riscrittura,
  assessore  Bianchi, per quanto riguarda la triennalità al  comma  9
  per  le comunità alloggio per i disabili psichici dove inizialmente
  non  era stato iscritto in bilancio nei capitoli 0 euro, 0 euro per
  gli   anni  2014-2016  e  la  nuova  riscrittura,  invece,  prevede
  l'impegno  nel  pluriennali di 16.900 milioni di  euro  per  quanto
  riguarda  il  capitolo per il 2014-2016, perché era stata  una  mia
  richiesta specifica e la ringrazio per avere individuato -  insieme
  con  l'Assessore  per  le  autonomie locali  e  la  famiglia  -  la
  riscrittura  con  la liquidazione di questa risorsa  che  dà  anche
  serenità  in  quella  che  è una programmazione  di  emergenza,  in
  particolar modo, nel rapporto con i comuni.

   SIRAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SIRAGUSA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo  soltanto
  ricollegarmi  e  fare  mia anche la proposta  fatta  dall'onorevole
  Fontana. Se il Governo è disposto ad aggiungere, come criterio, che
  il  Fondo va destinato ai comuni sotto i 10.000 abitanti, ritiro il
  subemendamento di abrogazione.

   LACCOTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, annuncio  la  mia
  astensione su questo articolo perché credo che il Governo non abbia
  trovato una soluzione al problema che ho posto e che credo  sia  un
  problema di interesse generale che riguarda migliaia e migliaia  di
  famiglie  del territorio siciliano, riguarda già impegni  presi  da
  parte  degli  enti  locali,  laddove  non  insistono  gli  istituti
  superiori.
   Credo che non sia un modo di potere rapportarsi anche con gli enti
  locali.  Il  taglio netto - senza trovare una soluzione alternativa
  nella  formulazione  dell'articolo 6  -  creerà  sicuramente  gravi
  disagi  non  solo  agli  enti locali ma soprattutto  alle  famiglie
  perché  gli enti locali non coprendo il trasporto alunni troveranno
  difficoltà  a  pagare, naturalmente di tasca propria, il  trasporto
  alunni.
   Ho  già  evidenziato che, così come formulato, non viene garantita
  nemmeno l'intera somma del trasporto alunni per quest'anno perché è
  una delle priorità previste nell'articolato.
   Per questo motivo non posso dare il mio voto favorevole.

   GIANNI. Anche io mi astengo.

   PRESIDENTE.  Si  passa  alla  votazione  dei  subemendamenti.   Il
  subemendamento, a firma dell'onorevole Ciaccio, 6RGOV2 è ritirato.
   Si passa al subemendamento 6RGOV12, a firma dell'onorevole Grasso.
   Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della Commissione e relatore  di  maggioranza..
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è  favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa al subemendamento 6RGOV4, a firma del Governo. Il parere
  della Commissione?

   DINA,  presidente  della Commissione e relatore  di  maggioranza..
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  al  subemendamento  6RGOV8 dell'onorevole  Falcone.  Il
  parere del Governo.
   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della Commissione e relatore  di  maggioranza..
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa al subemendamento 6RGOV13, a firma dell'onorevole  Foti.
   Al   comma  3  è  aggiunta  la  seguente  lettera:  attività   che
  determinano  la  riduzione  dei rifiuti  attraverso  promozioni  di
  protocolli rifiuti zero . Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della Commissione e relatore  di  maggioranza..
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si  passa al subemendamento 6RGOV14, sempre a firma dell'onorevole
  Foti.
   Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 6RGOV15. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 6RGOV16. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 6RGOV17. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si  passa  al  subemendamento 6RGOV6 del Governo. Il parere  della
  Commissione?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                            (E' approvato)

   Si passa al subemendamento 6RGOV9 a firma degli onorevoli Falcone,
  Pogliese, Assenza, Figuccia e Vinciullo. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si  passa  al subemendamento  6RGOV3 presentato dalla Commissione.
  Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente
  della  Regione, assessori, su questa norma, che è una  riserva  sul
  fondo   perequativo   di   350  mila  euro,   voglio   sottolineare
  all'assessore  al  Bilancio e all'assessore alla Funzione  Pubblica
  che   già   esiste  una  norma  nazionale  che  prevede  contributi
  straordinari  per  10 anni per i Comuni che decidono  di  procedere
  alla fusione.
   Questa  ulteriore  risorsa di 350 mila euro,  che  è  una  risorsa
  importante  in  un fondo già esiguo, credo che sia  una  somma  che
  forse  è  opportuno  mettere da parte perché  già  lo  Stato  e  la
  normativa nazionale ha previsto proprio contributi straordinari per
  10 anni. Non è l'ANCI è la fusione dei comuni.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione l'emendamento  6RGOV.1  a  firma
  dell'onoreovole Siragusa.
   Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 6RGOV11 a firma della  Commissione.  Il
  parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto,
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Invito i deputati ad allontanarsi dal banco del Governo.
   Onorevoli  colleghi,  siamo  in  votazione  sul  6.R.GOV.3.  C'era
  un'ipotesi  di riscrittura. Non ho capito bene, tecnicamente,  cosa
  sia accaduto.
   Scusate.  Assessore Bianchi, sull'emendamento 6.R.GOV.3 il  parere
  del  Governo  era già stato espresso ed era favorevole.  Il  parere
  della Commissione era favorevole. Mantenete questo parere?

   DINA,  presidente  della Commissione relatore  di  maggioranza.  A
  maggioranza, la Commissione.

   PRESIDENTE. Il Governo lo mantiene?

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intanto  vorrei
  capire quando finisce questo scherzetto dei subemendamenti che  non
  finiscono mai, anche quando siamo in votazione.
   Poi,  se  le riserve sono state eliminate, giustamente sono  state
  eliminate  tutte  le  riserve, non si capisce  perché  si  vogliono
  regalare 350.000 euro all'ANCI e all'ASEL quando, invece,  ci  sono
  una  serie di bisogni impellenti, anche, di categorie disagiate che
  non trovano accoglimento.
   Quindi,  Presidente, la invito a dichiararlo improponibile  perché
  si  tratta di introdurre due riserve a favore di associazioni e non
  è giusto, non è corretto. Il Governo lo ritiri

   PRESIDENTE.  Sulla base dei rilievi fatti dall'onorevole  Formica,
  se  il Governo potesse spiegare tecnicamente questo articolo, sarei
  grato.

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Signor  Presidente,  il parere favorevole del  Governo  deriva  dal
  fatto che è esattamente la stessa quota che c'era l'anno scorso per
  il   contributo  alle  Associazioni  dei  comuni  che  partecipano,
  fattivamente, nella Conferenza delle autonomie locali.

   FORMICA. Le altre riserve sono state tolte.

   VALENTI Assessore per le autonomie locali e funzione pubblica. Sì,
  però,  un  momento. Le altre riserve è vero che sono  state  tolte,
  però,   col   meccanismo  del  Fondo  di  perequazione,   comunque,
  l'intendimento è quello di assicurare ai comuni, per  le  necessità
  che  hanno, la quota finanziaria di cui loro hanno bisogno, pur non
  avendo la riserva, però, il limite è quello.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.

   CIANCIO.  Signor Presidente, chiedo che la votazione  avvenga  per
  scrutinio nominale.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


     Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 6.R.GOV.3.

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    nominale
  dell'emendamento 6.R.GOV.3.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema  il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  58
   Maggioranza         30
   Favorevoli          25
   Contrari            30
   Astenuti              3

                           (Non è approvato)

   Scusate,  Governo, comunico che è stato presentato  dall'onorevole
  Alongi  il subemendamento 6.R.GOV.19 che così recita:  Al comma  10
  dopo  le  parole   economico-finanziarie'  aggiungere  le  seguenti
  parole    siano   sottoposti  a  procedura  di   scioglimento   per
  infiltrazioni  mafiose con procedimenti disciplinari nei  confronti
  dei dirigenti'
   Onorevole Alongi, la invito al ritiro, cortesemente  Guardate,  mi
  state  mettendo in difficoltà  perché già avevo preannunciato quali
  erano i subemendamenti.

   ALONGI. Dichiara di ritirarlo.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.  Pongo  in  votazione  la
  riscrittura  dell'articolo  6 R.GOV,  così  come  emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi,  così  come  concordato,  l'Aula  è  sospesa,
  riprenderà alle ore 11.00.

   (La seduta, sospesa alle ore 01.38 di martedì 14 gennaio 2014, è
                        ripresa alle ore 11.28)

                Presidenza del Vicepresidente Venturino

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, per consentire lo svolgimento  di
  riunioni  ancora  in  corso,  sospendo  la  seduta  avvertendo  che
  riprenderà alle ore 12.30.

       (la seduta, sospesa alle ore 11.29, è ripresa alle 13.06)

   La seduta è ripresa.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che gli onorevoli  Coltraro,  Di  Pasquale,
  Francesco Cascio ed Assenza sono in congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                        Sull'ordine dei lavori

   GRECO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente Crocetta,
  signori  assessori, intervengo perché secondo me quando mi  lamento
  che gli atti non solo leggibili, quando mi lamento che qualcosa non
  funziona sul funzionamento di questa Assemblea ne ho avuto conferma
  questa  mattina  quando  mi  sono  accorto  che  abbiamo  approvato
  l'articolo 4 senza che abbiamo avuto le tabelle allegate.
   E'  chiaro  che  sono delle tabelle che hanno l'importanza  che  è
  quella   che  è,  ad  esempio  non  mi  sono  accorto  che  avevano
  accantonato 39 milioni dal capitolo della Presidenza dell'Assemblea
  ed è chiaro che saperlo era una cosa, potevamo intervenire, non so.
  Mi  dicono tutti che sono delle partite di giro, ma sono sempre  39
  milioni  e  non sapevamo che il Governo aveva fatto queste tabelle.
  Leggerle nel momento in cui andiamo ad approvare l'articolo è  cosa
  normale,  giusta. Quindi, secondo me, signor Presidente, anche  lei
  si dovrebbe svegliare un poco e farci dare gli atti che approviamo.

   PRESIDENTE.   Dicevano  i  latini   graecum  est,  non   legitur .
  Onorevole   Marcello  Greco,  dicevano  solo  il   graecum    senza
  specificare.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  in  parte  per
  ricollegarmi  a quello che ha detto l'onorevole Greco  sulla  prima
  parte,  non  sulla seconda, me ne guarderei bene,  però  è  chiaro,
  signor  Presidente, ieri c'è stato un momento di imbarazzo,  potrei
  dire,  perché sugli articoli 3 e 4, che poi rappresentano il  cuore
  della  finanziaria, soprattutto l'articolo 4, ci fa piacere  perché
  l'Assessore  finalmente  ci ha dato ragione  sulla  postazione  del
  miliardo  e cinquantatre milioni così come noi dicevamo  più  volte
  nella  relazione introduttiva, però dall'altro lato la tabella  che
  ha  allegato  era  una  tabella che poteva essere  suscettibile  di
  emendamenti  perché ci sono delle voci che possono anche  prevedere
  un  accantonamento  e  ci sono delle voci  che  possono  anche  non
  esigere un accantonamento.
   Sulla   scorta   di  questa  velocizzazione  che  giustamente   la
  Presidenza  ha voluto dare, però quando ci sono degli  articoli  un
  po'  delicati,  così  come sarà l'articolo 18,  signor  Presidente,
  preannuncio  che   dobbiamo  avere  il  tempo  necessario.  Perché?
  Sull'articolo 18 che rappresenta ben 112 interventi di  spesa   non
  possiamo  averlo  da  qui a un minuto prima e poi  pensare,  quindi
  chiedo che la Presidenza inviti il Governo a dare già, a rassegnare
  tale   articolo  rivisto  di  riscrittura,  perché   mi   pare   di
  riscrittura,  visto  che  lo stesso avendo  in  sé  ben  oltre  110
  interventi finanziari è giusto che venga valutato, che venga visto,
  che venga adeguatamente apprezzato.
   Dopodiché, signor Presidente, ribadisco ancora quello che  abbiamo
  detto:  continuiamo in maniera ordinata, cioè il 17, il 18  e  così
  via,  sull'articolo 46 se non c'è un accordo, così come non mi pare
  che ci sia, signor Presidente,  dobbiamo attenerci a quello che lei
  ha  detto  ieri,  cioè  tutto quello che è  affluito  in  Aula  nei
  termini, bene; tutto quello che  è pervenuto oltre il tempo  che  è
  stato  stabilito e oltre, diciamo così, quello che era la  sintesi,
  che  lei chiama sintesi, qualcuno chiama trattative, altri chiamano
  momento  di  confronto, deve essere espunto e quindi  eventualmente
  rinviato a prossima legge che il Parlamento, giustamente, può porre
  in essere nei tempi e nei modi necessari.

   PRESIDENTE.  E allora corretto il suo ragionamento,  almeno  nella
  prima  parte, onorevole Falcone. E' chiaro che ci vuole  tempo  per
  esaminare gli articoli più complessi, così come l'articolo 18,  per
  cui   sarei dell'avviso di andare avanti con il 17,  19 e  41,  che
  non  abbiamo grosse difficoltà. Nelle more il Governo sta scrivendo
  l'articolo  18,  lo distribuisce e farei una discussione  unificata
  sul 18 e il 46, quello che abbiamo.

   FALCONE, componente della Commissione e relatore di minoranza.  Ma
  sono due cose diverse.

   PRESIDENTE.  Onorevole Falcone, ho la necessità  di  contingentare
  nuovamente i tempi nel senso di restringere ulteriormente.  Siccome
  sappiamo  che  per  ogni articolo passano due ore e  quarantacinque
  minuti  perché  ognuno,  giustamente,  per  carità,  parla,   siamo
  arrivati.
   E'  vero quello che dice lei. Io so di un maxiemendamento, non  ho
  capito,  di 90  formalmente non è stato presentato; l'ho dichiarato
  pure   alla   stampa,  nella  mia  posizione,  sono  contrario   ai
  maxiemendamenti. Vediamo, con il Governo, ce lo siamo detti ieri in
  corso  d'opera, arrivati al 46, quale può essere una soluzione  che
  possa  salvaguardare l'immagine di questa finanziaria,  ove  ce  ne
  fosse  bisogno,  perché  fino  adesso,  tutti  assieme,  Governo  e
  Parlamento  nella sua interezza, abbiamo fatto un ottimo  lavoro  e
  non  credo  che arriveremo all'ultimo articolo per litigare  o  per
  compromettere  il  buon  lavoro che è  stato  fatto  nonostante  la
  complessità dei numeri.

   CORDARO. Facciamo il 17?

   PRESIDENTE.  Ribadisco, siccome correttamente l'onorevole  Falcone
  mi  sta  dicendo  non ancora il 18  e obiettivamente il Governo  lo
  sta riscrivendo perché è complesso, allora esaminiamo il 17, il  19
  e  il  41.  Nelle  more  si scrive il 18 e  viene  distribuito.  Se
  dobbiamo sospendere una mezz'ora sul 18 per una riflessione, si fa,
  mi sembra chiaro, però andiamo avanti con i tre articoli.
   Per  cortesia su questi tre articoli, visto che non ci sono grandi
  discussioni,  se  non  forse  sul  41,  vediamo  di  accelerare  le
  procedure.
  Si riprende l'esame dell'articolo 17, in precedenza accantonato.
       L'emendamento 17.3 è ritirato.
  Gli altri emendamenti erano stati dichiarati inammissibili.
  Pongo  in  votazione l'articolo 17. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                                                                  (E'
  approvato)
  Tutti gli altri emendamenti decadono.
  Si riprende l'esame dell'articolo 19, in precedenza accantonato.
  Ne do lettura:

                               «Art. 19
             Contenimento spesa nel settore dei trasporti

   1.  L'autorizzazione di spesa prevista per gli anni  2014  e  2015
  dall'articolo  51  della legge regionale 15 maggio  2013,  n.  9  è
  rideterminata in 76.200 migliaia di euro».

   Abbiamo  un  emendamento di riscrittura, del Governo,  il  19.7.1.
  C'era  stata una questione che abbiamo superato, ritengo. Su quello
  precedente  era intervenuto lei e penso che poi si sia chiarita  la
  questione  di  carattere tecnico. Se ci sono  ancora  questioni  di
  carattere tecnico è bene che si esaminano.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  componente  della Commissione e relatore  di  minoranza.
  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, Governo, siccome l'articolo
  19,  così  come ora è formulato, che tra l'altro integra  il  primo
  comma, deve dialogare con l'articolo 3, perché tale articolo,  così
  come  è  stato  modificato  al 10bis,  prevede  che  la  somma  dei
  collegamenti con le isole minori, con il trasporto pubblico locale,
  sia di 218 milioni di euro.
   Vorremmo che il Governo ce lo spiegasse e lo spiegasse anche  oggi
  visto  che  stiamo parlando di questo. Siamo partiti da una  somma,
  ossia  da  166  milioni per quanto riguarda il  trasporto  pubblico
  locale,  e di 76 milioni per quanto riguarda il trasporto marittimo
  e qui ce ne ritroviamo invece 218 milioni. Poi abbiamo all'articolo
  19 nella prima stesura 76.200 euro in più e successivamente diciamo
  che  si prevedono contratti che abbiamo durata non inferiore a  tre
  anni  e  non  superiore  a sei anni e poi nella  pagina  successiva
  secondo le risorse compatibilmente con le risorse disponibili.
   Vorremmo capire una cosa, assessore Bianchi. Siamo partiti da  una
  somma, da una cifra che nel 213 era 176 milioni per quanto riguarda
  il trasporto pubblico locale e 86 milioni per l'anno 2014/2015 e  a
  seguire il trasporto marittimo.
   Siamo arrivati in Aula un mese fa e avevamo 166 più 76; ieri  sera
  siamo  scesi  a  156  più 70 per arrivare a 218  milioni.  Vorremmo
  capire:  qual  è lo stanziamento preciso per il trasporto  pubblico
  locale?  E  qual  è  lo  stanziamento  esatto  per  i  collegamenti
  marittimi? Il Governo è in dovere di rispondere.

   PRESIDENTE.  Se il Governo, precisamente l'assessore Bartolotta  o
  l'assessore  Bianchi vogliono rispondere? Sono  state  poste  delle
  questioni di carattere tecnico.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  onorevole Falcone, avevo già cercato di spiegarlo  ieri.
  Ho  già  specificato  che l'articolo 3 non definisce  il  complesso
  dello  stanziamento,  definisce  semplicemente  il  concorso   allo
  stanziamento complessivo dell'addizionale sanitaria.
   Quindi gli stanziamenti, come d'altronde rimane in quest'articolo,
  rimangono  166.76.  Per una cifra inferiore per  218,  quant'è,  si
  copre  con  l'addizionale sanitaria, con il resto, con  le  risorse
  proprie del bilancio regionale. Spero di essere stato chiaro.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  componente  della Commissione e relatore  di  minoranza.
  Signor  Presidente, onorevoli deputati, soltanto una  precisazione.
  Assessore,  lei oggi si assume la responsabilità che quel  concorso
  di  218 milioni di euro può essere tutto utilizzato, perché lei  mi
  insegna, ma lo dice la norma, il comma 80, così come oggi  è  stato
  ridefinito:  noi  oggi possiamo utilizzare il  disavanzo  sanitario
  dell'anno che, deve essere tra l'altro, equiparato al biennio.
   Cioè  se  l'anno scorso abbiamo risparmiato 110 milioni  di  euro,
  quest'anno, secondo la norma, potremmo utilizzarne soltanto 110. Se
  lei  ci  da  la  sicurezza  e la garanzia che  possiamo  utilizzare
  l'extra  gettito  sino a 218 milioni di euro senza incorrere  nella
  clava  del Ministero, siamo più sereni, perché e giusto che  glielo
  dica: al momento possiamo utilizzare appena 110 milioni di euro che
  equivale al minore disavanzo creato nell'anno.
   Siccome il disavanzo è stato stabilito dal Ministero e non da noi,
  218  milioni  mi sembrano eccessivi. Ma se lei ci conforta  in  tal
  senso va bene.

   CRACOLICI. Ci sono emendamenti?

   PRESIDENTE. Sì,  sono stati distribuiti.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    richiamo
  l'attenzione  dell'assessore per l'economia, dottore  Bianchi,  per
  quanto riguarda ovviamente le somme che sono state stanziate o  che
  vengono  stanziate per quanto riguarda i trasporti  marittimi,  per
  due  motivi: intanto, perché effettivamente trattasi di  trasporti,
  da  e  per le isole, che già sono estremamente penalizzate  per  un
  problema  di carattere logistico, se poi obiettivamente constatiamo
  che  non  siamo  in  grado di poter assicurare  quella  continuità,
  sicuramente   non   facciamo  una  buona  attività   nell'interesse
  ovviamente, delle isole e degli isolani.,
   Mi  permetto anche di ricordare, assessore Bianchi, il fatto  che,
  laddove i corrispettivi non vengono pagati nei confronti di  coloro
  i  quali  effettuano  il  trasporto, così come  risulta  in  questo
  momento,  la  Regione  è  costretta  ad  effettuare  pagamenti  per
  interessi nella misura dell'8 per cento.
   Lo  trovo  del  tutto  illogico perché a mio avviso  il  ritardato
  pagamento che può essere anche attenzionato molto di più di  quanto
  effettivamente  viene  fatto  in questo  momento,  andrebbe  a  far
  risparmiare alle casse della collettività somme cospicue.
   Basta guardare, effettivamente, qual è il tasso di interesse,  per
  chiedere  un  prestito e immaginare invece che si pagano  interessi
  moratori  nella  misura dell'8 per cento. Mi risulta  che  ci  sono
  anche  dei creditori che già hanno attivato  procedimenti esecutivi
  nei   confronti   della   Regione   per   mancato   pagamento   dei
  corrispettivi.
   Altra  cosa, non so se a voi risulta, ma la normativa attuale,  ed
  ecco  il  motivo  per  cui,  anche  dell'eventuale  subemendamento,
  prevede  è  cosi è stato attuato nel momento in cui  è  scaduto  il
  servizio per quanto riguarda le isole Egadi e soprattutto le  altre
  Isole per un periodo di 2 anni.
   Nella precedente normativa, quella del 2002,  la Regione siciliana
  prevedeva   il  termine  dei bandi in cinque anni.  Stranamente,  a
  partire dall'anno scorso, vengono effettuati  i bandi e per  quanto
  riguarda,  per  esempio, il collegamento delle merci pericolose  da
  Trapani  a Pantelleria, è stato aggiudicato semplicemente  per  due
  anni.  La cosa strana è che alla gara partecipa un solo concorrente
  ed è stranissimo sul punto.
   La  nuova  normativa, per cui si chiede anche  una  modifica,  nel
  momento  in cui prevede la possibilità di poter espletare  la  gara
  per  un periodo di due anni, a mio avviso - e non solo a mio avviso
  - limita e viola uno dei principi della Comunità europea, perché vi
  lascio  immaginare quale è l'imprenditore che effettua investimenti
  talmente  cospicui e rilevanti per poter aggiudicare o aggiudicarsi
  un  servizio per un periodo di due anni, sapendo benissimo  che  ai
  successivi due anni tutto verrà messo in discussione.
   Motivo  per  cui  da  più  parti è stato chiesto  che  la  Regione
  modifichi  ed  intervenga  al  riguardo,  segnatamente  per  quanto
  riguarda  questo  argomento,  dal sindaco  di  Pantelleria  che  ha
  protestato anche in maniera energica nei confronti dell'Assessorato
  -  e  vorrei avere conferma di questo da parte dell'Assessore - per
  quanto riguarda le modalità attuative delle gare di appalto, tenuto
  conto   che  il  periodo  di  due  anni  è  del  tutto  un  periodo
  insufficiente  per  potere in qualche modo garantire  continuità  e
  ordinarietà ad un servizio così delicato e così particolare.
   Nel   richiamarmi  alla  normativa  comunitaria  mi  permetto   di
  segnalare  che  questa  normativa prevede, per  quanto  riguarda  i
  trasporti  marittimi, individua e indica agli stati membri  che  il
  periodo congruo così espressamente recita:  E' da ritenersi  in  un
  minimo di quattro anni ad un massimo di sei anni .
   Ho  visto  che  il  Governo ha presentato  un  emendamento  -  se,
  francamente,  lo conferma - che porta il minimo da tre  anni  e  il
  massimo   a   sei   anni  ma  condiziona   questa   modifica   alla
  disponibilità economica al riguardo.
   Consentitemi,   non  sono  un esperto di natura  contabile,  forse
  sotto  l'aspetto giuridico sì, ma mi sembra del tutto superfluo  se
  non  pleonastico per il fatto che non ho mai visto - e  credo  che,
  obiettivamente, sarebbe del tutto illecito se non illegittimo -  un
  bando  di  gara  che  non  sia  coperto dalle  risorse  finanziarie
  adeguate  in quanto previsti per legge.
   Ritengo,  pertanto, che questa aggiunta che è stata apportata  sia
  del  tutto  superflua  e  del  tutto  pleonastica  ma  laddove,  mi
  riferisco a     e non superiore a sei anni e compatibilmente con le
  risorse  disponibili , non ho mai visto, effettivamente,  una  gara
  d'appalto che non abbia dietro assegnate le risorse disponibili per
  l'espletamento della gara. Ecco perché lo ritengo pleonastico.
   Ma  se  il  Governo, per un problema di garanzia, di  sicurezza  e
  quanto  altro, vuole conservarla  nulla quaestio . Non è questo  il
  problema; il problema è di far partecipare più soggetti possibili e
  non  è questo il modo per poter ampliare la sfera dei partecipanti,
  laddove  in qualche modo una gara di questo tipo, di questo genere,
  viene  espletata per un periodo così minimo di due anni, vi  lascio
  immaginare  quanti soggetti vi partecipano, tanto è  vero  che,  la
  gara  che è stata espletata, è andata deserta e, in questo momento,
  siamo in regime di prorogatio  -  non so per quale motivo e poco mi
  importa  -  credo  che  il  regime  di  prorogatio  sia  un   fatto
  eccezionale e ritengo che sia il frutto del fatto che  le  gare  in
  questione  sono  state  espletate per un periodo  di  due  anni  e,
  quindi,  nessuno ha interesse a parteciparvi tenuto conto che,  per
  potere  erogare il servizio, sono necessari investimenti rilevanti,
  per cui non ne vale la pena.
   Non vorrei che alla scadenza dei sei mesi di prorogatio si dovesse
  intervenire  con un'altra proroga, in questo caso sarebbe oltremodo
  sospetta.
   Invito   il   Governo   a   rivedere,   intanto,   l'operato   ed,
  eventualmente,  a  modificare l'attuale normativa  spostando  a  un
  termine  congruo,  così come indicato dalla Comunità  Europea,  per
  quanto riguarda il servizio in essere.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    questo
  subemendamento   all'emendamento,   presentato   all'articolo   46,
  presenta  almeno due caratteristiche che riconducono ad un  aspetto
  assolutamente anomalo.
   In  prima  battuta mi sembra il gioco delle tre carte,  perché  il
  subemendamento  è  presentato all'articolo  46  -  che  non  stiamo
  trattando - ed è da inserire all'emendamento 19.7.
   In  secondo luogo - come faceva notare prima l'onorevole  Fazio  -
  sembra  di  essere  di  fronte  ad un miraggio,  non  solo  perché,
  probabilmente, non parteciperà nessuno perché non ne vale  la  pena
  ma, anche e soprattutto, perché c'è questa dicitura anomala per cui
  l'esercizio  del servizio di collegamento marittimo  con  le  isole
  minori  è  regolato  da  contratti  di  servizio,  e  via  dicendo,
  compatibilmente  con  le risorse disponibili,  ma   se  le  risorse
  disponibili erano pari, per il trasporto marittimo, a 86 milioni di
  euro  per  il  2014-2015, si è arrivati a 218  milioni  di  euro  e
  quelli utilizzabili sono poco più di 110 milioni di euro, di fatto,
  questo  articolo,  testimonia come stiamo  procedendo,  cioè  senza
  alcuna certezza delle risorse effettivamente disponibili.
   Questo è un fatto gravissimo, fino ad ora, si sta procedendo senza
  avere  accertato la spesa. Questo lo volevo dire prima intervenendo
  sull'ordine dei lavori. D'alta parte, signor Presidente, se  questa
  Aula  era convocata per le ore 11.00 e fino alle ore 13.00  eravamo
  ancora  fermi,  senza  potere iniziare il dibattito,  mi  sorge  il
  dubbio  se questo non fosse effettivamente legato a delle verifiche
  interne  che  gli  uffici stavano facendo insieme  al  Governo  per
  capire se effettivamente era fattibile.

                        Sull'ordine dei lavori

   GIANNI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono convinto  che
  l'Assessore  ha  già posto in essere il problema,  si  parla  della
  continuità territoriale, che si occupa non solo degli aerei che noi
  continuiamo  a  pagare  ad  un  prezzo  molto  alto  rispetto  alla
  Sardegna,  ma anche dei traghetti per le isole minori.
   So  che l'Assessore è  convinto che questo vada trattato in quella
  che è la riunione Stato-Regione perché   nella finanziaria del 2001
  del   Governo  nazionale   c'è   un  accordo  con  la  Regione  che
  cofinanzia,  con  l'articolo 36, questo problema  della  continuità
  territoriale.
   Quindi,  sia per quanto riguarda il trasporto per navi, e  sarebbe
  opportuno che lei facesse riferimento a ciò  per farci sapere anche
  per  i biglietti aerei che ormai non si può più viaggiare, che cosa
  è successo e che cosa intende fare.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


            Riprende l'esame del disegno di legge n. 670/A

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 19.7.1 GOV. Il parere
  della Commissione?

   DINA, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento GOV.19.1, a firma
  dell'onorevole Fazio: dopo le parole  sei anni  cassare  le  parole
   compatibilmente con le risorse disponibili .
   Il parere del Governo?

   BARTOLOTTA,  assessore  regionale  per  le  infrastrutture  e   la
  mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'emendamento 19.GOV,  presentato
  dal Governo.
   Il parere della Commissione?

   DINA, presidente della Commissione. Favorevole.

   MILAZZO GIUSEPPE. E' a firma del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   CRACOLICI. Volevo capire perché è ritirato, è un obbligo di legge.

   MILAZZO GIUSEPPE. L'emendamento è stato ritirato, dobbiamo  essere
  imparziali.

   PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  l'articolo   19,   nel   testo
  risultante.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario di alzi.

                            (E' approvato)

  Si passa all'articolo 41. Ne do lettura:

                               «Art. 41.
                         Reddito minimo (SIA)

   1.  Al  fine  di  garantire un reddito minimo  alle  famiglie  che
  versano  in  condizioni  di disagio socio economico,  qualificabili
  come  povere  secondo l'indicatore ISTAT di povertà  assoluta,  per
  l'anno  2014  e in via sperimentale è istituito il Fondo  siciliano
  per  il  sostegno  all'inclusione attiva (SIA), con  una  dotazione
  finanziaria di 15 milioni di euro.

   2.  Con  decreto  dell'Assessore regionale  per  la  famiglia,  le
  politiche  sociali  e  il  lavoro, da  adottare  entro  120  giorni
  dall'entrata  in  vigore della presente legge e in  conformità  con
  quanto previsto dalla normativa vigente sono definiti i criteri  di
  accesso  al fondo e le modalità di erogazione dell'integrazione  al
  reddito  che,  comunque,  non  può essere  superiore  ai  400  euro
  mensili.

   3.  Il  Fondo  di  cui al comma 1 viene incrementato  dai  ribassi
  d'asta    relativi    a    contratti    di    servizio    stipulati
  dall'Amministrazione regionale.

   4.  Il  Ragioniere generale è autorizzato ad apportare al bilancio
  della  Regione le variazioni derivanti dall'attuazione del presente
  articolo».

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO  GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  volevo
  dire  una  serie  di  cose sull'articolo  41,  intanto  che   sulla
  riscrittura ho presentato alcuni subemendamenti all'emendamento del
  Governo,  nel rispetto del  Regolamento, e lo dico per evitare  che
  qualcuno possa dire che si vuole allargare il bacino, ne approfitto
  per parlare di una serie di cose e così non intervengo nuovamente.
   Qualcuno,   infatti,  potrebbe  pensare  che  ho   presentato   il
  subemendamento  perché voglio  inserire di nuovo  i  dipendenti  ex
  SPO, niente di tutto questo.
   Faccio riferimento a quanto  già detto, ossia, visto che si tratta
  di  un  sostegno al reddito, dare la possibilità di sostenere anche
  queste famiglie non più soggetti lavoratori, ma famiglie.
   Signor  Presidente, i lavoratori Ex SPO  e gli ex  lavoratori  del
  Policlinico,  in  questo sub-emendamento, non sono  più  inquadrati
  come  lavoratori, come possibili aventi diritto all'ingresso in  un
  bacino, niente di tutto questo.
   Si  tratta  di un'altra cosa, visto che l'Assemblea e  il  Governo
  vogliono  prevedere  un  fondo  di  sostegno  al  reddito,  la  mia
  iniziativa  mira a  sostenere coloro che hanno subito  una  perdita
  della  fonte  di  guadagno,  quindi,  è  un'altra  tematica  signor
  Presidente  e Lei si potrebbe rimettere all'Aula per farlo votare.
   Bisogna  tenere  conto che ci sono ben 35 firme dei  colleghi  che
  manifestano una chiara volontà affinché l'Aula si esprima su ciò  e
  lo  voglio  sottolineare  con forza, non  si  tratta  di  inserirli
  nell'articolo 35, si tratta di prevedere nell'articolo 41 un  fondo
  specifico  per coloro che perdono la fonte di guadagno, è  un'altra
  cosa, lo dico con forza.
   Qualora l'Assemblea non dovesse accoglierlo, signor Presidente, su
  quest'articolo 41, visto quanto è stato previsto, lo  dico  chiaro,
  qualora  l'onorevole  Formica  ed altri  ritirassero  l'emendamento
  soppressivo,  non  solo lo farò mio, ma chiederò  il  voto  segreto
  sulla soppressione di quest'articolo che è figlio di un accordo con
  un  gruppo  parlamentare, un accordo stile  vecchio  stampo,  stile
  vecchia  politica,  vecchia  Democrazia Cristiana  senza  offendere
  nessuno .

                           (brusio in Aula)

        lo sto chiarendo, senza offendere i tanti buoni Democristiani
  che  hanno fatto tanto per questo Paese così come avveniva in altri
  partiti che facevano  questi giochetti:  Ti metti l'articolo  e  ti
  voto la finanziaria.
   Non  voglio additare il gruppo parlamentare perché poi, viva  Dio,
  c'è il vittimismo,  ah Milazzo ce l'ha con questo gruppo , però  di
  certo  tutti  voi sapete, colleghi di maggioranza, mi  riferisco  a
  questi,  che  questo è solo la bandierina per dire  che  era  stato
  fatto,  è solo il contentino per un gruppo parlamentare.
   Adesso,   o  si fa una finanziaria seria, e lo si dice a  tutti  i
  gruppi parlamentari o, se ci sono i  saldi di fine stagione  che si
  faccia  un  fondo  serio che riguardi tutte  le  categorie  deboli,
  signor Presidente.

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ho già detto  ieri,
  in  occasione di un altro articolo, che questa Finanziaria  si  sta
  caratterizzando soprattutto sul versante sociale.
   Credo che pur in una stagione economica difficile quale quella che
  attraversa  oggi  la Sicilia, questa Finanziaria sta  dando  alcuni
  segnali  importanti.  Il  gruppo  parlamentare  che  mi  onoro   di
  rappresentare,  il  gruppo   Lista  Crocetta ,   ha  presentato  un
  disegno  di legge, alcuni mesi fa - ed io sono  il primo firmatario
  -  il  cui testo è stato sostanzialmente recepito in toto da questo
  articolo della legge Finanziaria.
   Riteniamo che recepire una normativa come questa, che è  in vigore
  in  molti  Paesi  europei,  non recepita ancora  da  altre  regioni
  italiane, sia un fatto assolutamente significativo.
   E'  evidente che la somma prevista nel bilancio non è una risposta
  ai  problemi del disagio economico della Sicilia, questo ci  sembra
  del  tutto  ovvio  e  comprensibile, ma credo che  sia  un  segnale
  importante a favore degli strati sociali più disagiati  e  che,   a
  mio  parere,  deve  diventare una norma  strutturale  nei  prossimi
  strumenti  finanziari che andremo ad adottare negli anni a  venire,
  cioè  non  un intervento tampone per quant'anno, pur di  dimensioni
  contenute.
   Ritengo  che per quest'anno non si poteva fare molto di più  nelle
  condizioni   di   bilancio  a  noi  conosciute,  però   credo   che
  quest'articolo  41,   dal  punto di vista dell'impatto  sociale,  è
  l'articolo  più rilevante di questa manovra Finanziaria e,  ripeto,
  per  una volta ci pone insieme ai paesi europei più avanzati su una
  frontiera di avanguardia rispetto al disagio economico.
   Mi  auguro   che  dopo l'adozione dello strumento  finanziario  il
  Governo,  in  tempi  anche  celeri,  riuscirà  a  programmare  e  a
  disciplinare  la possibilità che i cittadini possano  usufruire  di
  questi quattrocento euro mensili così come è previsto nella norma.
   Mi   auguro,  altresì,   che  anche  negli  strumenti  pluriennali
  inseriremo un carattere strutturale nel reddito minimo garantito  e
  da questo punto di vista ringrazio il Governo per avere recepito in
  toto il disegno di legge di cui sono il primo firmatario, insieme a
  tutti  i deputati del gruppo parlamentare Lista Crocetta, nel corso
  di questo primo scorcio di legislatura.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, in linea
  di  principio quest'articolo 41 non può che essere condiviso  nella
  misura in cui viene individuato un fondo siciliano per l'inclusione
  e nel momento in cui viene, peraltro, fissato questo reddito per le
  fasce in difficoltà: un reddito di quattrocento euro mensili.
   Tuttavia, al di là delle linee di principio, entrando nel  merito,
  come  spesso  è  accaduto,  anche qui  riscontriamo  una  serie  di
  criticità. La prima riguarda la dotazione finanziaria per la  quale
  si dovrà  friggere con quest'olio  e sicuramente quindicimilioni di
  euro  per  l'intera Sicilia sembrano davvero pochi, ma  saltiamo  a
  piè pari questa vicenda per passare, invece, all'impostazione che è
  di tipo post comunista da parte di questo Governo.
   Dico  ciò  perché  di  fatto  non c'è  alcuna  misura,  presidente
  Crocetta,  che di fatto sostenga politiche attive del lavoro,  cioè
  noi  andiamo  incontro ad una forma di sostegno  al  reddito  senza
  prevedere  in  cambio  di  che cosa le fasce  deboli  devono  poter
  ricevere  questo genere di erogazione e questo articolo  testimonia
  con  quali  finalità sia stato creato il passo  rispetto  a  questa
  Finanziaria.
   Ad  esempio all'articolo 35, anche lì, il Governo aveva parlato di
  sostegno  al  reddito, però di fatto che cosa si è  realizzata  una
  misura  attraverso  la  quale  noi  poniamo  un  tetto  massimo  di
  ventimila euro  per gli operatori che lavorano nel bacino dei PIP.
   Diciamo  ad  un lavoratore che è dentro una determinata categoria,
  che  sta  lavorando da tredici anni - e che secondo me non possiamo
  definire  in quel caso invece come forma di sostegno al  reddito  -
  diciamo  che  la  moglie non può guadagnare più di  ventimila  euro
  oppure  se  ha una suocera o una mamma anziana in casa  che  ha  un
  reddito superiore a ventimila euro, deve metterla fuori casa.
   Questo genere di provvedimenti vanno nella direzione di continuare
  a  promuovere illegalità perché stiamo dicendo a questi  lavoratori
  che   per  superare questo genere di problema dovranno spostare  la
  moglie,  la  suocera  in  altro stato  di  famiglia,  cambiando  la
  residenza.
   Non  ritengo  che dovrebbe essere questo l'approccio che  dovremmo
  seguire nelle politiche attive del lavoro, se politiche attive  del
  lavoro le vogliamo chiamare.
   Sulla  questione  dei PIP evidentemente si vuole  tenere,  invece,
  ancora  un  approccio che è di tipo assistenzialista che non  vuole
  creare lavoro, ma vuole continuare a dare sussidio.
   Per  questo  motivo, presenterò un subemendamento   con  il  quale
  chiedo, così come ho già fatto attraverso un ordine del giorno  che
  temo,   tuttavia,   potrà   essere   accolto   semplicemente   come
  raccomandazione  e  che  continuerò  a  fare  anche  scrivendo   al
  Commissario  dello  Stato  perché questo  genere  di  iniquità  non
  vengano più portate avanti.
   In questo modo stiamo discriminando una categoria e stiamo dicendo
  a  quella categoria che non ci può essere una mobilità sociale, che
  non  può  esserci  una scala sociale perché chi  è  nato  PIP  deve
  continuare  ad  essere  un povero disgraziato  e  non  deve  potere
  continuare ad accedere all'assegno sociale.
   Queste  forme  sono  discriminatorie e su questo  il  Governo  non
  avrebbe   dovuto   cedere  in  concomitanza   con   altri   partiti
  dell'opposizione che, in questo caso, sono venuti  a  sostegno  del
  Governo.

   CROCETTA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  Presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  l'articolo 41 è un articolo molto secco che  prevede  la
  possibilità  di interventi di sostegno al reddito per  persone  più
  povere.
   La  somma sembra insufficiente, però in realtà 15 milioni di  euro
  sono  di  start up e si alimenta in un fondo, anche con i  risparmi
  che   ci   sono  sugli  appalti,  gli  abbattimenti  che   potranno
  incrementare continuamente questo fondo, ed in ogni caso  diventano
  apri  pista  a  proposito delle politiche a fondo sociale  che  noi
  vogliamo fare anche attraverso l'utilizzo di fondi europei.
   Ogni  volta  che  interveniamo  su  questi  aspetti  si  apre  una
  questione  se dobbiamo darli a fronte di un lavoro o  a  in  quanto
  tali.
   L'anno  scorso  abbiamo  inserito  il  reddito  minimo  attraverso
  l'inserimento  nei  cantieri di servizio - spero che  non  sia  lei
  onorevole Figuccia ad avere detto questo - però qualcuno disse  che
  incrementavamo un nuovo precariato, che era una misura  vecchia,  e
  così via.
   Questa volta non ci siamo voluti impelagare in nessun fatto, anche
  perché  ritengo che qualche volta sia giusto chiedere il  lavoro  e
  altre volte no, perché se per esempio il contributo lo diamo ad una
  famiglia  che  deve  trasferirsi a Milano, a Firenze  o  all'estero
  perché  ha il figliolo o la figliola che hanno una malattia rara  e
  non possono lavorare, questo è un aiuto consistente che diamo.
   Quindi,   questo fondo lo regolamenteremo nel modo più  opportuno,
  dicendo  che  questo va a risolvere le condizioni  più  estreme  di
  povertà,   parliamo di povertà assoluta con  condizioni particolari
  di disagio.
   Laddove  è  possibile  utilizzare, anche in  modo  lavorativo  per
  alcuni che lo possono fare, lo si potrà tranquillamente fare  anche
  nell'ambito dei comuni, eccetera, però il senso di questa  legge  è
  un intervento che non sia troppo rigido a sostengo delle povertà  e
  che  può vedere misure diverse a seconda delle caratteristiche  dei
  soggetti,  ma  questo sarà fatto col Regolamento perché  in  alcuni
  casi chiedere il lavoro è sbagliato.
   L'altro giorno, il 6 gennaio per intenderci, sono andato a trovare
  i bambini del reparto oncologia di un ospedale di Palermo e c'erano
  delle  famiglie  che si erano trasferite da mesi a Palermo,  quelle
  persone per mesi non lavorano e non hanno diritto a nessuna  misura
  ed  è   chiaro che dovremmo privilegiare, in un fondo così piccolo,
  le  condizioni  più estreme che non determinano necessariamente  un
  impegno  lavorativo perché in alcuni casi i soggetti  non  sono  in
  condizione di lavorare.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  signori   del
  Governo,  sono  contento per una mera coincidenza  di  fare  questo
  breve  intervento  successivamente alla voce del  Presidente  della
  Regione  e  ne apprezzo lo sforzo quando si cercano di  individuare
  percorsi  che possano garantire un minimo di assistenza, che  ahimè
  non  è  neppure  dignitosa, alle persone che si trovano  in  grande
  difficoltà.
   Però,  signor  Presidente,  si  è  mai  chiesto  quanti  erano   i
  lavoratori  dell'articolo 23 quando si è cominciata  quella  pagina
  che  poi  è  diventata  una pagina dolorosa della  Sicilia  che  ha
  determinato  più  di 20.000 precari? Si è chiesto  quanti  erano  i
  forestali quando si cominciò ad istituire il principio? Non  vorrei
  che  questo strumento diventasse una forma di assistenzialismo  che
  non  risolve il problema. Dare 100 euro a settimana a meno di 3.000
  famiglie in Sicilia non significa risolvere questo problema.
   Personalmente,  con onestà intellettuale, voglio sostenere  quanto
  il  Governo  presenta, però vorrei che si definissero  gli  effetti
  anche  di un provvedimento come questo, perché onestamente mettiamo
  veramente  poco  e  non  garantiamo  a  queste  persone  una   vita
  dignitosa.
   Vorrei  che  il Governo trovasse altre soluzioni, altri  strumenti
  per  fare girare l'economia e per produrre ricchezza e per  cercare
  lavoro e non mi sembra che questa sia la soluzione migliore.

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente
  Crocetta,  signori assessori, pensavo che questo  articolo  dovesse
  essere approvato subito all'unanimità, perché siamo in presenza  di
  un  articolo che finalmente dà voce ad un pensiero verso  la  gente
  che  sta poco bene, povera. Abbiamo sempre la capacità, fra di noi,
  di  mettere  in discussione la qualunque, anche in questo  caso  ci
  stiamo riuscendo.
   Personalmente,   mi  complimento per  questo  articolo  di  legge,
  quello  che,  invece,  critico e chiedo al  Presidente  -  che  sta
  dimostrando che non fa macelleria sociale - di dare un  pensiero  a
  particolari categorie di lavoratori che hanno perso il  lavoro  per
  un'ingiustizia, mi riferisco ai lavoratori della ex  SPO  che,  per
  una mera ingiustizia, sono state delegate e hanno perduto il lavoro
  e  non  si  riesce più a recuperarli perché siamo in un momento  di
  grave crisi economica e non so come Presidente lei può attenzionare
  questo problema, ma io sono convinto che in una riscrittura pensata
  bene,  Assessore  Bonafede, penso che potremmo  anche  cercando  di
  mettere un reddito molto basso, di recuperare in parte una fetta di
  questi  lavoratori. Se facciamo ciò, rendiamo un servizio  anche  a
  quei  lavoratori  che  per una mera ingiustizia  si  trovano  senza
  lavoro.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Gianni.  Ne  ha
  facoltà.

   GIANNI.    Signor   Presidente,   Governo,   onorevoli   colleghi,
  ovviamente  e  senza ombra di dubbio questo articolo  è  opportuno.
  Voterò  per  questo  articolo e sarebbe  ancora  meglio  se  questo
  articolo  anziché  per  tre anni potesse avere  una  copertura  più
  lunga.  E  però, nello stesso tempo, le chiedo, Presidente,  io  ho
  presentato  un  emendamento per congelare i debiti che  le  aziende
  hanno  con  la  CRIAS,  l'IRCAC  e con  l'IRFIS  perché  ai  vecchi
  disoccupati  ne  aggiungiamo di nuovi, perché a  chi  sta  male  ne
  aggiungiamo sempre di più, spesso verifichiamo che ci sono titolari
  di  aziende  che  si  suicidano. C'è, chiaramente,  un  aumento  di
  disoccupazione e di persone che continuano a stare male.
   Ho  chiesto  più volte all'Assessore per l'economia di  verificare
  quale  può essere l'intervento economico che ci vuole per congelare
  i  debiti  che  le  aziende  hanno  con  i  nostri  enti  economici
  regionali;  congelarli  e  spostarli per  cinque  anni,  così  come
  abbiamo previsto nell'articolo 17 per questo fondo di sostegno.
   Io credo che se noi riusciamo a mettere su un elemento come quello
  che  ho suggerito, potremmo dare alle aziende la possibilità anche,
  anziché  di  fallire, di mantenersi sul territorio e di poter  fare
  un'opera  diversa  che è quella di potere assumere  le  persone  e,
  quindi,  consolidasse  a rilanciare il loro aspetto  lavorativo  ed
  economico.
   Per carità, ben venga un aiuto a chi sta male  Ben venga anche  un
  aiuto  attraverso i banchi alimentari. Io partecipo  ogni  tanto  a
  dare  una  mano  a qualche parrocchia e vedo quanto malessere  c'è,
  quante difficoltà, quanti problemi di ogni ordine e grado.
   Onorevole  Presidente,  se lei chiamasse l'Ufficio  dell'Assessore
  per   l'Economia,   per   vedere   di   quantizzare   o   comunque,
  eventualmente,  di mettere anche questi nel ribasso  d'asta  o  nei
  ribassi  delle  gare  di appalto, noi avremmo salvato  migliaia  di
  aziende siciliane e avremmo così potuto dare la possibilità  di  un
  rilancio economico.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  D'asero.  Ne  ha
  facoltà.

   D'ASERO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessori,
  sicuramente  trattiamo  un  argomento  di  particolare  delicatezza
  perché, oltre al grande senso di attenzione che dobbiamo avere  per
  chi  ha  bisogno di sostegno, di solidarietà, c'è anche una precisa
  volontà  da parte, ritengo, di tutte le forze politiche.  Il  nuovo
  centrodestra,  anche con l'onorevole Vinciullo in  Commissione,  ha
  evidenziato  questo problema del sostegno per chi ha veramente  uno
  stato di bisogno di grande necessità.
   Però, io mio domando e chiedo al Governo, Assessore, probabilmente
  andrebbe,  ove lo riteneste opportuno, inserito un emendamento  che
  possa pensare al regolamento del modo come procedere a questa forma
  di  intervento,  perché diversamente se da un canto  lascia  libera
  mano  a  chi può gestire, dall'altro - secondo me - crea anche  una
  forte  tensione,  perché  ove  non esistono  indicazioni  e  regole
  sicuramente  si  crea un disordine che può portare  anche  a  delle
  aspettative non rispondenti a quelli che sono, invece,  i  principi
  ispiratori di questa nostra azione che si vuole portare avanti.
   In  ogni  caso, l'intervento che vede anche un sostegno  al  banco
  alimentare, anche se - come dicevo un momento fa con qualche  altro
  collega - abbiamo visto che il banco alimentare adesso in Sicilia è
  arricchito  anche  da  un'altra struttura che  sicuramente  ha  una
  storia  diversa, però, che comunque tutti coloro che concorrono  ad
  un obiettivo, che è quello di far crescere la realtà sociale, hanno
  sicuramente il merito di essere sostenuti e attenzionati.
   Quindi,  in  questa direzione ritengo che c'è oggi una opportunità
  che  va,  con questo articolo, nella direzione di avviare un  primo
  passo  verso  un percorso che sicuramente merita attenzione  e  che
  sicuramente,  per quelle che sono le risorse, non potrà  essere  di
  grande  intervento. Però, comunque, è un primo passo e  quindi  noi
  siamo d'accordo e lo sosteniamo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Bandiera.  Ne  ha
  facoltà.

   BANDIERA.   Onorevole  Presidente  Crocetta,  Assessore  Bonafede,
  complimenti  Quando nei miei precedenti interventi ho  espresso  la
  mia  opinione nel dire che una legge finanziaria, al  di  là  delle
  quantità di risorse economiche stanziate e andando oltre i  numeri,
  dà  il  segnale di quelle che sono le politiche, di  quella  che  è
  l'idea di governare la Sicilia,  mi riferivo anche a questo caso.
   Al  di  là delle risorse economiche stanziate, 15 milioni di euro,
  che   consideriamo  l'apertura  di  un  conto   che   deve   essere
  implementato  e  che  deve attingere al Fondo sociale  europeo,  il
  messaggio che si manda alla pubblica opinione e ai siciliani è  che
  c'è  un  Governo  che  è  lucido e che  inizia  ad  adoperarsi  per
  fronteggiare quella che è un'emergenza di carattere alimentare.
   A tutti noi in questi mesi e in questi anni credo sia capitato più
  volte di doversi tristemente imbattere in padri e madri di famiglia
  e anziani che rovistano tra i rifiuti o fra i resti dei mercati.
   Non  voglio citare alcun rapporto Caritas sulle nuove povertà,  lo
  conosco; ogni anno qualche amico me ne fa dono. Voglio bensì citare
  un dato che apparentemente, Assessore, non c'entra nulla, ma che mi
  ha  colpito  perché ci dà il segnale dell'emergenza.  Negli  ultimi
  anni gli enti locali e i comuni stanno risparmiando nelle spese dei
  conferimenti in discarica dei rifiuti solidi urbani.
   Che  cosa  c'entra?  C'entra perchè la gente consuma  meno.  Negli
  ultimi  anni  i  tassi di obesità infantile stanno vertiginosamente
  scendendo.  Che  cosa c'entra? C'entra perché  i  bambini  mangiano
  meno.  Allora, questa azione importante vuole essere  anche  l'aver
  colto  l'esigenza morale e politica di dare una risposta  a  questa
  straordinaria e triste emergenza.
   Condivido  il passaggio dell'onorevole Figuccia quando sottoponeva
  un  tema:  a  fronte di cosa dobbiamo riconoscere questo  sussidio,
  questo  bonus,  questa piccola quantità di denaro di  400  euro  al
  mese.  Condivido  sull'ipotesi che c'è la  necessità  di  stimolare
  l'attività  lavorativa  dei beneficiari; e lo  dico  senza  timore,
  anche  perché  ho  il  piacere di raccontarvi per  dirvi  di  quale
  umanità è dotata la Sicilia. A me è capitato di imbattermi in padri
  di  famiglia disoccupati che la mattina si vestono, escono di  casa
  perché avvertono l'esigenza animati da grande orgoglio e dignità di
  far  pensare  ai propri figli che vanno a lavorare, quando  invece,
  poi, a lavorare non vanno.
   Sono  certo che il proporre a chi beneficerà di queste  misure  di
  dover  dare un contributo lavorativo alla nostra comunità, sarà  un
  ulteriore  valore aggiunto e farà risollevare da quella umiliazione
  e  da  quell'incrinare  la  dignità  di  ogni  nostro  concittadino
  proprio su questo tema.
   Ed  allora, bene, Assessore, ottimo il passaggio, proprio in virtù
  della  questione dell'emergenza alimentare che sottolineavo, ottimo
  il passaggio del sostegno ai banchi alimentari.
   Assessore, ci confronteremo sicuramente sul Regolamento attuativo.
  Qui  è importante la capacità di discernimento che dobbiamo mettere
  in campo, perché con poco nelle giuste mani si può fare tantissimo,
  al  contrario,  con tanto in mani sbagliate, vanificheremmo  questo
  tipo di intervento.
   Non  possiamo  non privilegiare quelle associazioni  cattoliche  e
  laiche animate dal grande mondo del volontariato, dalla risorsa  di
  valore  inestimabile  del nostro territorio  ed  è  su  questo  che
  dobbiamo  puntare,  ad associazioni cattoliche e  laiche  che  ogni
  giorno, compreso oggi, sono nel territorio e suppliscono le  enormi
  lacune che la pubblica amministrazione fino ad oggi ha mostrato  di
  avere.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  ci  sono  ancora  altri   dieci
  iscritti a parlare. Intanto, gradirei sapere se il Governo  ha  già
  pronto l'articolo 18, così lo distribuiamo per accelerare i tempi.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Sciuto. Ne ha facoltà.

   LO SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che questo
  articolo  di legge sia un articolo giusto, nel senso che arriva  in
  un momento critico della nostra realtà sociale ed economica. Voglio
  fare  un  plauso  al Governo e all'Assessore per averlo  pensato  e
  scritto.
   Ritengo  che oggi in Sicilia ci siano circa il 20 per cento  delle
  famiglie  rasenti  la povertà; il nostro reddito  pro-capite  è  di
  circa  15, 16 mila euro all'anno. Siamo, addirittura, inferiori  da
  questo punto di vista alla Grecia.
   E' importante, Assessore,  avere fatto questo articolo, ma è anche
  importante stabilire i criteri perché poi toccherà a lei l'atto  di
  gestione  per l'assegnazione dei fondi. Penso, che nel  momento  in
  cui   si   dedicherà  ai  criteri,  sia  importante   che   vengano
  attenzionati i soggetti affetti da gravi patologie che  abitano  da
  soli,  le  famiglie  numerose che non superano  il  minimo  reddito
  vitale, padri e madri con prole disoccupati.
   Dobbiamo  pensare  a queste categorie, perché a  seconda  di  come
  saranno  fatti  i criteri e considerato che in Sicilia  il  20  per
  cento delle famiglie non supera il minimo reddito vitale, essendoci
  una  grande  povertà, rischieremmo di rendere vano lo  sforzo  che,
  giustamente,  questo  Governo  vuole  fare.  Quindi,  è  importante
  individuare i giusti criteri.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Sudano.  Né  ha
  facoltà.

   SUDANO.   Signor  Presidente,  ovviamente,  non  si   può   essere
  pregiudizialmente  contrari a quest'articolo  41,  anche  se  avrei
  preferito  che questi 15 milioni di euro invece di utilizzarli  per
  un  fondo  assistenziale, li avremmo utilizzati per creare maggiore
  occupazione nella nostra Terra, incentivando le imprese, con  degli
  sgravi fiscali per dare la possibilità  e la dignità del lavoro dei
  nostri concittadini, piuttosto che elemosinare 400 euro al mese.
   Intervengo   perché  ritengo,  tra  l'altro,  che  sia   sbagliato
  procedere  con un decreto assessoriale, tra l'altro da  fare  entro
  120  giorni. Non voglio essere maliziosa con questo pensiero,  però
  vorrei  ricordare  a tutti che tra maggio e giugno  ci  saranno  le
  campagne elettorali delle elezioni europee e quindi non vorrei  che
  questo  fondo  diventasse  un bancomat da  utilizzare  in  campagna
  elettorale,  per  questo  ritengo sia meglio  fare  un  regolamento
  attuativo  che passi dalle Commissioni, in modo tale da  avere  dei
  criteri   trasparenti  che  tutti  possiamo  conoscere  e  valutare
  all'interno della Commissione.
   Devo aggiungere che è giusto che la finanziaria sia il frutto   di
  un  confronto  con l'Aula, con la maggioranza e con le opposizioni,
  però  ritengo che sia inaccettabile il comportamento di  una  parte
  dell'opposizione  di  quest'Aula che non fa altro  che  andare  sui
  giornale  o  sui  siti attaccando la finanziaria e ritenendola  una
  porcheria  o  ritenendola  un golpe o un atto  fatto  ad  personam,
  quando  noi,  invece, non facciamo che vedere articoli  interamente
  calati delle battaglie che sono del Movimento 5 Stelle, come questa
  del reddito minimo, come l'articolo 6 nel quale noi abbiamo dato al
  Comune  di Ragusa quattro milioni di euro su spesa corrente  in  un
  momento in cui tutti sappiamo come vivono gli enti locali che  sono
  al collasso, che non hanno più i finanziamenti per gli investimenti
  e  noi,  pur  avendo  ritenuto che tutte  le  leggi  regionali  che
  istituivano dei fondi a carico di enti strumentali o comuni o, come
  ricordiamo  tutti,  l'Unione ciechi, che non abbiamo  più  inserito
  ritenendo  che  oggi siamo in grande difficoltà e  non  si  possono
  mettere  più i nomi e i cognomi e i soldi accanto, invece  noi  per
  tutto  quello  che  riguarda il Movimento 5 Stelle  continuiamo  ad
  accontentarli,  ma  veniamo  continuamente  massacrati   dal   loro
  atteggiamento e dagli insulti nei confronti della classe  politica,
  ritenendosi   loro  cittadini  e  ritenendo   noi  invece    classe
  inferiore.

   RAGUSA. E' iscritto a  parlare l'onorevole Ragusa. Ne ha facoltà.

   RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io condivido questo
  articolo  41,  così come il mio Gruppo dell'UDC, perché  penso  che
  arrivi in un momento molto particolare, di grande crisi economica e
  finanziaria  e  con  tantissime famiglie in difficoltà  e,  quindi,
  questo è un piccolo passo avanti verso coloro che hanno bisogno.
   Assessore,  alcuni Comuni utilizzano i DURC per dare 250  euro  al
  mese ai cittadini che si avvicinano a questa esperienza, quindi  io
  ritengo che queste 400 euro al mese per chi vuole farlo  potrebbero
  essere utilizzati anche all'interno della società per organizzare i
  servizi  nelle  città per il decoro e potrebbe diventare  una  cosa
  utile per tutti, ma non è essenziale e fondamentale. L'importante è
  il  fatto che lei come Assessore per la famiglia abbia pensato agli
  strati  sociali più deboli, perché solitamente quando si  fanno  le
  finanziarie  passa  l'idea  che è una struttura  fredda,  fatta  di
  numeri  e, invece, stavolta penso che stiamo umanizzando la  nostra
  finanziaria e la stiamo rendendo utile per tutti.
   Tra  l'altro, devo dirle che i tabloid sono pieni anche di segnali
  distortivi, se vuole. Si parla di royalties  come se avessimo fatto
  chissà  che  cosa,  quando il 20 per cento  che  non  è  stato  mai
  riscosso  dalla  Regione siciliana. Lo portiamo al  13,  abbassiamo
  tante  altre cose, arriviamo al 15 perché non c'è più la franchigia
  e  nessuno ne parla  Anzi, veniamo attaccati come se avessimo fatto
  chissà che cosa, ma alla fine da qualche parte bisogna iniziare per
  creare occupazione e non penso che tutti inquinano.
   Si  parla  di costi della politica e c'è l'assalto alla notizia  e
  noi  veniamo,  ancora  una volta,  attaccati, penalizzati.  Ma  non
  tutti siamo persone esposte a difficoltà sociale. Cosa voglio dire?
  Voglio dire che una volta tanto, se si pensa al banco alimentare  e
  sarebbe  bene  che i tabloid riprendessero questo  momento,  perché
  questo   Governo  si  sta  caratterizzando  anche  per   fare   una
  finanziaria  che  riguarda in perfetto equilibrio  come  star  bene
  tutti quanti insieme, perché se si pensa ai forestali, ai consorzi,
  all'impresa, agli strati sociali deboli, ma cosa si può fare di più
  rispetto  ai  numeri  che  ci sono oggi e  alle  grosse  difficoltà
  economiche
   La  famiglia  per noi Gruppo dell'UDC è sempre stata  sinonimo  di
  intervento,  di battaglia.  Abbiamo sempre sollecitato  il  Governo
  nazionale,  il Governo regionale per far sì che ci si occupasse  di
  famiglia.
   E'  sempre  stato  un  nostro progetto importante  sociale.  Oggi,
  arriva attraverso l'Assessorato che noi guidiamo in modo importante
  e intelligente il nostro Assessore.
   Per  cui,  come  UDC  non  solo  votiamo  in  modo  positivo,   ma
  auspichiamo che questo intervento nel sociale venga sempre  di  più
  approfondito, perché parliamoci chiaro una volta per  tutte:  passa
  l'idea  che  c'è povertà in Italia e in Sicilia? Passa  l'idea  che
  qualcuno bisogna che si faccia carico di questa povertà? Io  chiedo
  espressamente  all'Assessore di competenza che sia l'Assessore  per
  la famiglia a farsi carico, che sia il mio Gruppo o partito a farsi
  carico  e  quindi  l'UDC, perché noi abbiamo  questo  mandato,  non
  politico,  ma un mandato morale  E' di questo che bisogna  parlare
  Anche  perché, alla fine, restiamo inglobati in una storia negativa
  per quanto riguarda la politica.
   Quindi,   diamo   valore  alle  associazioni,  diamo   valore   e,
  soprattutto, creiamo quella serenità sociale che oggi ha bisogno il
  Governo  italiano  e,  in particolare, ne  ha  bisogno  la  Regione
  Sicilia.
   L'ultima  annotazione su questa storia è la legge su Ibla.  Vorrei
  ricordare  a  tutti coloro che l'hanno votata e che la voteranno  e
  che,  forse, la voteranno l'anno prossimo. La legge su Ibla  non  è
  appannaggio di nessun soggetto politico. La legge su Ibla  è  della
  provincia  di Ragusa ed è patrimonio di questa Assemblea  regionale
  e,  quindi,  è una legge per tutti  Si faccia chiarezza  su  questo
  argomento, perché non ho visto colleghi mai votare contro su questa
  legge.
   Per cui, quando di sono i buoni intenti, quando c'è da valorizzare
  qualche provincia e soprattutto siti tutelati dall'Unesco, che  ben
  venga la volontà politica di partecipazione per rendere sempre  più
  vivibile la nostra Terra, cioè la Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Ciaccio.  Ne  ha
  facoltà.

   CIACCIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi  condividiamo
  questa norma, sia la ratio che l'ha generata e in parte anche  come
  è  stata  scritta. Però, volevo sottoporre all'Assessore, ma  anche
  alla  Presidenza,  le  perplessità  del  comma  3.  Nel  senso  che
  l'incremento di questo fondo nasce dai ribassi d'asta  relativi  ai
  contratti di servizio stipulati dall'Amministrazione regionale.
   Non  vorrei  che,  visto che è scritto in questo  modo  e  non  dà
  certezza  dell'entrata, non è quantificabile, non vorrei che  fosse
  impugnata.  Non  solo: ricordo che a seguito della  parifica  della
  Corte  dei  conti,  abbiamo  fatto  una  norma,  l'assestamento  di
  bilancio con legge n. 13 del 2013, dove già parte del 50 per  cento
  dei  ribassi d'asta veniva impegnato nel fondo di riequilibrio, che
  già  negli anni precedenti era stato azzerato. Poi, nel 2014 stiamo
  prevedendo  -  se non ricordo male - 90 milioni di  euro.  Però,  è
  tutto  non  certo,  non  quantificabile. Quindi,   il  Governo  dia
  chiarezza  e certezza sulla quantificazione di questo  fondo  e  di
  quanto  potrebbe  essere o, eventualmente,  visto  che  non  va  ad
  incidere sul fondo, di cassarlo in toto.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Cordaro.  Ne  ha
  facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento
  sarà  brevissimo. Avevo già fatto un accenno in sede impropriamente
  di  istruttoria,  visto la sede parlamentare, nel  momento  in  cui
  avevamo valutato il tenore della norma e il merito della stessa,  e
  avevo avuto modo di dire di come una indagine, che ha avuto l'esito
  ieri  mattina, dell'Istat  ci diceva che, purtroppo, in Sicilia  le
  famiglie  in stato di indigenza sono 130 mila. Per cui,  il  conto,
  doppiamente, viene presto fatto: se dovessimo assegnare a  ciascuna
  di  queste famiglie 400 euro al mese, ci vorrebbero 600 milioni  di
  euro, ci dice l'Istat.
   Per  questa ragione avevo sollevato delle perplessità.  Però,  noi
  non  riteniamo,  come Gruppo parlamentare, di  poter  far  maturare
  queste  perplessità  al rango di un voto negativo.  Le  perplessità
  sono  sul  quantum, avremmo voluto che ci fosse un  intervento  più
  serio, più massiccio, più concreto, che avesse potuto dare maggiore
  sollievo alle famiglie indigenti siciliane.
   Abbiamo delle perplessità anche sulla modalità con la quale questi
  fondi  verranno distribuiti alle famiglie indigenti. Abbiamo, però,
  una   certezza:  quella  di  affidarci  ad  una  persona   perbene,
  Assessore, cioè a lei. Non tradisca la nostra fiducia, questo è  un
  tema  troppo  delicato e troppo importante sotto il profilo  morale
  prima che politico.
   Per questa ragione voteremo a favore dell'articolo 41.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO,  vicepresidente della Commissione.  Signor  Presidente,
  onorevoli colleghi, Presidente della Regione, assessori, oggi siamo
  chiamati  ad  approvare un altro articolo che  sicuramente  renderà
  giustizia  a  coloro  i  quali, in questi anni,   non  hanno  avuto
  giustizia nella vita di tutti i giorni.
   In pratica, l'Assemblea si sta dotando, finalmente, di un articolo
  attraverso  il quale viene garantito il reddito minimo a  coloro  i
  quali  versano  in una situazione di povertà assoluta.  Non  stiamo
  parlando  di povertà generale, stiamo parlando di povertà  assoluta
  secondo quello che è l'indicatore ISTAT.
   Era  una  proposta che noi, come PDL, avevamo più volte fatto.  Io
  ricordo  che  insieme  al collega Alongi avevamo  presentato  anche
  degli  emendamenti  sul  reddito minimo. In pratica,  adeguiamo  la
  legislazione regionale - e di questo gliene siamo grati,  Assessore
  - alla legislazione nazionale.
   Con  il  decreto  legge 28 gennaio 2013, n. 76,  convertito  nella
  legge  9 agosto 2013, n. 99, il Governo nazionale, di cui il  Nuovo
  Centrodestra  fa  parte  esprimendo il vicepresidente  del  Governo
  nazionale,  ha dettato le norme che garantiscono un reddito  minimo
  alle famiglie che versano in condizioni di disagio economico e  che
  -  come  dicevo poco fa - non solo vengono qualificate come povere,
  ma  secondo  l'indicatore ISTAT vengono indicate  come  oggetto  di
  povertà assoluta.
   Noi,  finalmente,  ci  siamo dotati, anche se  in  via  del  tutto
  sperimentale, di questo fondo siciliano che è rivolto al sostegno e
  all'inclusione (dicono che devo parlare poco perché ci  sono  anche
  gli  altri, lo farò velocemente) attiva delle famiglie diversamente
  abili;  abbiamo questo fondo di 15 milioni di euro, un  milione  di
  euro è destinato - e mi pare più che giusto - alla Fondazione Banco
  alimentare  e  al  Banco dell'opere di carità,  proprio  perché  in
  questo  momento ci occorre una maggiore solidarietà,  una  maggiore
  attenzione nei confronti di coloro i quali soffrono.
   Queste due Fondazioni, il Banco alimentare e il Banco delle  opere
  di  carità  hanno  dimostrato, insieme alla Caritas,  insieme  alle
  parrocchie,  insieme anche ad associazioni laiche, di  svolgere  un
  ruolo importante nel nostro contesto.
   Assessore, noi, come Commissione Bilancio, ci siamo adoperati  per
  presentare due emendamenti, al momento, che sono presentati  non  a
  maggioranza, ma all'unanimità dei componenti della Commissione.  Il
  primo  è  quello di ridurre i 120 giorni che ci sembrano  eccessivi
  per  quanto riguarda l'entrata in vigore del decreto dell'Assessore
  e  l'abbiamo  ridotto  a  60. In questo modo,  sfuggiamo  anche  al
  rischio  che  possiamo arrivare con questo decreto  sotto  campagna
  elettorale.
   Ma  non l'abbiamo fatto perché di qui a qualche mese ci saranno le
  elezioni  europee, assolutamente no  Perché siamo convinti  che  il
  Governo  non  userà quest'arma come un'arma di campagna elettorale.
  Lo  facciamo  per un altro motivo: perché c'è l'emergenza.  Se  noi
  diciamo  che abbiamo la necessità di venire incontro  a  chi  è  in
  stato  di  assoluta indigenza e povertà, non possiamo assolutamente
  attendere i 120 giorni.
   Quindi, la Commissione propone di ridurre il tempo dai 120  ai  60
  giorni.  Poi,  c'era  stato un passaggio  da  parte  della  collega
  Sudano,  che  noi abbiamo ritenuto come Commissione di  accogliere,
  nel  senso  che ci fidiamo dell'Assessore dicendo che  va  bene  il
  decreto,  però preferiremmo che venisse sottoposto, come  è  giusto
  che  sia  per  quanto  riguarda  il Regolamento,  alla  Commissione
  competente.
   Non sfuggirà all'Assessore che questo è un nuovo modo corretto per
  gestire la vicenda.
     Infine, non possiamo non apprezzare e saremmo dell'avviso, però,
  di  trovare  anche ulteriore vie per incrementare le somme,  che  i
  ribassi   d'asta  relativi  ai  contratti  di  servizio   stipulati
  dall'amministrazione  regionale  siano  una  forma  importante  per
  alimentare questo capitolo in un momento di assoluta difficoltà.
   Quindi,  non  posso come centro-destra, come PDL, come opposizione
  tutta,  non  essere soddisfatto del fatto che oggi  votiamo  questo
  articolo  che  fra  le  altre cose è passato dalla  Commissione  di
  merito  e  che  mi  pare di capire che c'è una  unanimità  assoluta
  sull'approvazione dell'articolo. Grazie.

   FONTANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FONTANA.  Signor  Presidente,  io  sarò  velocissimo  proprio  per
  lasciare almeno un minuto al collega.
   Anche  io  esprimo la soddisfazione per questa iniziativa  che  in
  questo   momento  di  grande  difficoltà  cogliamo  veramente   con
  grandissimo  entusiasmo e soddisfazione,  però,  è  chiaro  che  le
  risorse   che   sono  state  previste  in  questo   capitolo   sono
  assolutamente  insufficienti,  da un  conteggio  che  ho  fatto  io
  potrebbero  soddisfare sì e no 3.000- 3.500 famiglie,  non  più  di
  tanto,  ma i numeri sono ben altri. Lo ha detto l'onorevole Cordaro
  poco  fa, si parla di 130 mila famiglie in Sicilia che sono in  una
  condizione di povertà; tra l'altro, di queste 130 mila credo ce  ne
  sono  un  terzo che sono veramente in una condizione di grandissima
  difficoltà.  E  per accontentare un terzo dei 130  mila,  sarebbero
  necessari circa 200 milioni di euro.
   Pertanto, il mio auspicio qual è? Che questo Governo possa  anche,
  nel corso dell'anno in corso, trovare le risorse necessarie, in una
  variazione  di bilancio, per portare ulteriori risorse e soddisfare
  almeno  questa  parte di famiglie che hanno assoluta  necessità  di
  questo contributo. Grazie.

   ALONGI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALONGI.  Signor Presidente, io intervengo soltanto un  minuto  per
  dare un mio contributo e una indicazione anche all'Assessore che so
  che  essere molto sensibile, e che ringrazio per il lavoro che  sta
  facendo.  A  mio  avviso, penso sia importante  la  riscrittura  di
  questo testo che prevede l'inserimento di 1 milione di euro per  il
  banco  alimentare che è importante e, lei sa a cosa  mi  riferisco,
  perché  è stato tagliato precedentemente, E quindi, questo  diventa
  un  elemento  di  integrazione, ma a  questo  aggiungo,  credo  sia
  importante  che lei, che ha grande sensibilità, possa  scrivere  il
  Regolamento  con  un lavoro fianco a fianco con la  Commissione  di
  merito,   in  seno  alla  quale  vi  sono  deputati  che   potranno
  sicuramente  darle  un grande contributo per raccogliere  anche  le
  diverse sensibilità. Inoltre, aggiungo, che non mancherà a  lei  un
  confronto particolare e serrato con le associazioni particolarmente
  sensibili   in  questo  mondo,  in  questa  realtà,  che   potranno
  sicuramente dare anche suggerimenti su quella che è una riscrittura
  complessiva,  per non commettere errori e per arrivare  con  questa
  goccia  d'acqua  realmente in quello che  è .in  questo  mondo  c'è
  grande sete. Quindi, questo è l'invito che le pongo. Grazie di vero
  cuore.

   LENTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha  facoltà.  Onorevoli  colleghi,  comunico  che
  sull'articolo 41 vi sono ancora numerosi iscritti a parlare.

   LENTINI.  Signor Presidente, io penso che ormai con l'articolo  41
  il  sociale, stiamo iniziando un buon percorso. Certo,  le  risorse
  sono  poche e bisogna far sì che questi capitoli siano rimpinguati.
  Ma  pensate che si possano rimpinguare il prossimo anno sempre  non
  incentivando  lo  sviluppo di questa isola? Cioè  se  non  pensiamo
  immediatamente ad investire, se non pensiamo in questo  momento  ai
  tanti  lavoratori  e ai tanti giovani che ci chiedono   cosa  avete
  falle quali  tutti noi dobbiamo responsabilmente rispondere. E  non
  è  facile in questo momento dire  non ti preoccupare, aspetta    No
  gioia  mia. Qui oggi dobbiamo  - a parte il sociale che  devo  dire
  che con diversi articoli hanno veramente dato un'immagine diversa a
  questa  società   -, però ora dobbiamo iniziare a lavorare  per  le
  riforme. Dobbiamo lavorare su nuovi disegni di legge.
   Il  Governo si deve impegnare, il Presidente della Regione si deve
  impegnare perché molte gare d'appalto prima che vengano espletate e
  prima  che iniziano i lavori passano anni. Questa è una delle  cose
  che  è  impensabile. Nei comuni di Palermo e di Agrigento  ci  sono
  tante  gare  appaltate,  ma per iniziare aspettano  l'ira  di  Dio.
  Veramente  è  impossibile, è impensabile. Quindi queste  potrebbero
  essere  anche un momento di energia, che il popolo dia  fiducia  al
  Governo, ad un Parlamento perché  si stanno attivando veramente con
  dati di fatto.
   Certo l'introduzione di quest'articolo 41, Assessore, è importante
  e  le  propongo che se lo riterrà opportuno, ad esempio,  viste  le
  poche risorse che ci sono, iniziare con i genitori disoccupati e  i
  figli  a carico. La composizione di questa famiglia, secondo me,  è
  fondamentale, iniziare  quindi dalla famiglia. Non lo  so  come  si
  organizzerà  per quanto riguarda il pagamento reale nei  fatti,  da
  dove  si inizia e quello che si vuole fare. Questo è, a mio avviso,
  pensare  immediatamente ad una famiglia dove i genitori disoccupati
  con  figli  a  carico secondo me questi devono avere  una  priorità
  rispetto agli altri.
   A   mio  avviso,  urge  anche  un  patto  di  solidarietà  fra  le
  istituzioni  e i cittadini dove immediatamente bisogna  organizzare
  anche  con  le  associazioni di categoria,  con  i  sindacati,  per
  cercare di entrare veramente nel merito della questione. Attraverso
  questi  meccanismi,  attraverso questo  interazione  anche  con  la
  possibilità  che lo Stato mette a disposizione, la Conferenza-Stato
  Regioni che ci mette sicuramente nelle condizioni di arrivare ad un
  risultato.
   Con  la spending review, andiamo oltre i politici, perché ci  sono
  delle nicchie di cui nessuno vuole mai parlare. La politica, con  i
  politici abbiamo iniziato, ora dobbiamo andare oltre.
   Mi devo soffermare perché questo è un problema che sta veramente a
  cuore  di  tutti i parlamentari. Mi accingo a chiudere dicendo  che
  questo  problema  deve  essere  affrontato  immediatamente  con  un
  disegno  di legge di riforma perché i lavoratori devono vivere  con
  dignità.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,  qualche
  minuto  soltanto  per fare alcune considerazioni di  tipo  tecnico,
  Assessore, me ne scuserà.
   Secondo me questo articolo, così come lo abbiamo riscritto,  è  in
  contraddizione.
   Assessore, noi  cosa diciamo:   In armonia con le modalità di  cui
  all'articolo  3,  comma 3 e 4 del decreto n. 76 del  2013'.  Questo
  decreto  non  è altro che una misura che riguarda il  sostegno  nei
  confronti del Mezzogiorno con criteri di inclusione sociale.   Cioè
  non  è una misura di sostegno al reddito per procedere alla povertà
  assoluta, anche, ma si procede a fronteggiare questa situazione  di
  emergenza   sociale  con  diversi  criteri  che  vengono  declinati
  nell'articolo  3 e specificatamente sono tre tipi di misure:  forme
  di  auto  impiego o autoimprenditorialità.  Sono progetti giovanili
  per inserimento nel mondo del lavoro, sono corsi e tirocinio per  i
  cosiddetti  NEET cioè quelli che non studiano più, quelli  che  non
  frequentano  alcun corso di formazione, quelli che non lavorano,  i
  ragazzi e i giovani dall'età di 18 all'età di 29 anni.
   Pertanto,   se  noi  diciamo, da un lato, come  principio  che  in
  armonia a quella norma e poi invece facciamo un reddito minimo  400
  euro  dati  così  sulla povertà rischiamo di  entrare  in  profonda
  contraddizione, ma sulla scorta del richiamo della norma  nazionale
  che    vuole    altro    tipo   di   obiettivo   far    raggiungere
  all'Amministrazione interessata, il Ministero delle  politiche  del
  lavoro  col  Ministero dell'economia erogano, creano  un  fondo  di
  rotazione che viene preso dai fondi del PAC, la legge 183 del 1987

                                       (L'oratore non conclude il suo
  intervento)

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, lei è uno di quelli che ha  parlato
  di  più  in  questa  finanziaria. Purtroppo non posso  fare  alcuna
  eccezione.

   FALCONE.  Signor Presidente, io le chiedo qualche secondo  in  più
  per  completare il mio intervento in quanto stavo fornendo un  dato
  tecnico. Inoltre, in qualità di relatore di minoranza, mi pare  sia
  giusto intervenire più spesso.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   PANEPINTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  assessori,  io
  gradirei solo un minuto.
   Andando  un  po' controcorrente sul dibattito odierno, io  ritengo
  che  questa norma vada ritirata, onorevole assessore, vada ritirata
  perché  mi  pare  che  l'onorevole Cordaro  si  affidava  alla  sua
  correttezza, cosa che faccio anch'io, ma lei non si potrà  occupare
  tutti i giorni di come dare trasparenza all'utilizzo  di questi  15
  milioni  di  euro.  E poi onestamente, questa norma  ripropone   un
  vecchio sistema che nella povertà della Sicilia degli anni '50,  si
  chiamava ECA, ed era una delle cose più volgari che la politica  di
  quei  tempi  tentando di darsi un aspetto caritatevole  metteva  in
  campo.
   Io  penso  che  i  15 milioni di euro, ovviamente,  stabilendo  da
  subito  l'assegnazione dai banchi alimentari vadano  appostati,  ma
  serve  qualcosa  di  più organico. Perché io mi chiedo,  assessore,
  mettendomi nei suoi panni, lei riceverà centinaia di suppliche come
  le  riceveva il Cavaliere Benito Mussolini, il quale poi  concedeva
  qualche  lira alle famiglie più povere, o della logica del  signore
  che  nel  vedere  situazioni di particolare disagio  economico,  di
  grande povertà, consegnava un assegno o un mandato di pagamento.
   I  numeri  così come ce li ha dimostrati l'onorevole  Cordaro  non
  permetteranno  una  diffusa  attuazione  nei  confronti  di  queste
  migliaia  e  migliaia  di  famiglie siciliane  che  sono  sotto  il
  cosiddetto livello di povertà oltre il minimo, per cui rischiamo di
  creare soprattutto  grande sospetto sull'utilizzo di queste somme.
   Siccome  l'assessorato, non lei assessore,  già  nelle  forme  più
  ingenue  ha  erogato i cosiddetti  sussidi di 500 euro   a  chi  ne
  faceva  richiesta, io ritengo e lo dico con molta chiarezza  questo
  approccio  alle questioni della povertà, alle questioni relative  a
  garantire  momenti  di  sussistenza a nuclei familiari  rischia  di
  diventare   uno  strumento  pericoloso  e  di  fare  diventare   le
  situazioni  di povertà strutturalmente uno spazio talmente  fragile
  che  può essere aggredito da chi della povertà ne farà un'occasione
  di consenso politico, detto con molta chiarezza.
   Perché vorrei capire chi dovrà erogare questo contributo? Ci  sarà
  un  ufficio  speciale? Sarà un bancomat? La pesatura delle  povertà
  come avverrà? Chi sarà più povero degli altri?
   Per  non  farla molto lunga, quindi invito il Governo  a  ritirare
  questa  norma  perché  è una norma che crea  il  presupposto  senza
  affrontare  problemi strutturali e senza coinvolgere  l'istituzione
  più vicina ai cittadini, che sono i Comuni.
     Assessore, lo dico anche nel suo interesse, al fine di tutelarla
  da  una  responsabilità oggettiva a cui comunque sarà chiamata  nel
  caso di un uso distorto di queste somme.
   Pertanto,   la invito, Assessore, a ritirare questo emendamento  o
  quanto  meno  a  riscriverlo, perché è una strada  molto  paludosa,
  pericolosa  e  se  mi si consentono i colleghi e il  Governo  è  la
  dimostrazione  di  una resa dell'incapacità del  Parlamento  e  del
  Governo  a  sapere pensare a strumenti più efficaci che  non  a  un
  vecchio sussidio da Ente Comunale di Assistenza (ECA).

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, quest'Aula  sa
  benissimo  come  il  Movimento 5 Stelle tenga particolarmente  alla
  misura del reddito di cittadinanza.
   Siamo stati probabilmente i primi a presentare un disegno di legge
  in  tal senso, per l'istituzione del reddito minimo di dignità. Era
  il  5 febbraio del 2013, la legislatura si era appena avviata, però
  quel  disegno di legge prevedeva la possibilità di dare un  reddito
  di  450  euro, a fronte di un impegno della Regione a  persone  che
  fossero state disoccupate o inoccupate e che dovevano comunque fare
  richiesta   presso  i  Centri  per  l'impiego  che   si   sarebbero
  interfacciati  con  i  Comuni  e nel caso  in  cui  avessero  fatto
  richiesta direttamente alla Regione.
   C'era   un  metodo  e  questo  metodo  ovviamente  preservava   la
  possibilità a chiunque di potere in qualche modo far venire  voglia
  di  creare un bacino di precariato, che è quello che invece secondo
  me  potrà  avvenire  con questa semplificazione,  perché  questa  è
  l'istituzione   di   un   reddito   di   cittadinanza,   Assessore,
  semplificato, manca la parte con la quale decidiamo  quali  sono  i
  criteri di assegnazione, chi potrebbero essere beneficiari, e quale
  sarà  il  motivo per il quale ad un certo punto non ne avranno  più
  beneficio.
   Questa  impostazione, purtroppo, diventa pericolosa perché  rimane
  totalmente  nelle mani di alcune persone. Allora la proposta,  così
  lascio  il  tempo  ai miei colleghi se vorranno intervenire,  la  è
  semplice. Intanto chiediamo di vincolare il fondo che viene  creato
  col  comma  1,  e farlo diventare un fondo vincolato  regionale  da
  utilizzare  a  questa  tematica  e  a  cassare  il  comma  2  e  di
  riscriverlo rimandando ad una norma che faremo immediatamente  dopo
  andando  ad  inserire, quindi con un disegno di legge, criteri  che
  possano  dare  assegnazione, che possano individuare i beneficiari,
  che  possano andare a normare tutte le situazioni del caso  per  le
  quali queste persone potrebbero perdere.
   Perché  non  saranno sempre gli stessi a recepire  questo  reddito
  minimo  di  dignità chiamiamolo così, saranno persone  diverse  nel
  tempo,  perché si spera che gli interessati che ne usufruiscono  in
  prima battuta, poi magari un giorno possano trovare un lavoro e non
  essere soggetti svantaggiati che devono ricevere questo sussidio.
   Per questo motivo, signor Presidente dell'Assemblea, chiedo, se il
  Governo  è  d'accordo su questa possibilità, di sospendere  per  10
  minuti di e dare facoltà di riscrittura del secondo comma e poterlo
  concertare in maniera tale che si possa andare avanti con i  lavori
  d'Aula. Ritengo che si tratti di  una buona norma

          (Interruzione non percepita dell'onorevole Sudano)

   CANCELLERI   E mi dispiace che all'onorevole Sudano  dia  fastidio
  che  il  Governo  prenda, ad esempio, le idee,  le  iniziative  del
  Movimento Cinque stelle   Signora, io non l'ho interrotta, la prego
  di  fare  lo stesso. Dicevo: mi dispiace che dica questo perché  le
  iniziative il Movimento Cinque Stelle le regala come penso  che  le
  regalino  tutti  gli altri partiti a chi c'è al Governo  in  questo
  momento.  Ci  fa  piacere  che  le  nostre  idee  siano  prese   in
  considerazione.  E  prendo atto del fatto che probabilmente  alcune
  delle  nostre idee, non tutte ma alcune, sono ritenute  delle  idee
  positive, propositive, in una parola sono delle idee buone.

   PRESIDENTE.   A   che   titolo  fa  questa  richiesta,   onorevole
  Cancelleri?

   CANCELLERI. A titolo di Capogruppo.

   PRESIDENTE. Siccome lei ha dichiarato che la figura del Capogruppo
  non  è  una  figura  politica  e non ha una  funzione  parlamentare
  riconducibile  ad  un'attività pubblica, lei in questo  momento  da
  Capogruppo,  giustamente, sta dimostrando  di  avere  una  funzione
  pubblica.

   CANCELLERI. No, un attimo. Mi perdoni

   PRESIDENTE.  Se l'è chiamata onorevole Cancelleri. Dichiarare  che
  il Capogruppo non sia una funzione pubblica

   PRESIDENTE. La consideri una battuta.

   CANCELLERI. No, la considero una battuta, però no  Ho una funzione
  politica, ma non ho una funzione pubblica.

   PRESIDENTE  Ma come l'organo parlamento è il gruppo

   CANCELLERI. Non sono un presidente di Commissione

   PRESIDENTE.  Onorevole Cancelleri l'avrebbe  potuto  rilevare  nel
  momento in cui abbiamo approvato la legge sulla spending review. E'
  inutile  ancora farci del male ed essere autolesionisti  su  questa
  materia.

   CANCELLERI. Presidente le ricordo

   PRESIDENTE.  Lei  ha  dichiarato che non è una  funzione  pubblica
  quella del capogruppo.

   CANCELLERI. E lo ripeto  ancora

   PRESIDENTE. Va bene.

   CANCELLERI   E le dico che non potevo dirlo durante l'approvazione
  del  decreto  Monti, della spending review, perché  noi  non  siamo
  all'interno del Consiglio di Presidenza

   PRESIDENTE. Non c'entra. E' stata votata in questa Aula

   CANCELLERI   Ma  se  lo  decidete  all'interno  del  Consiglio  di
  Presidenza come facciamo noi che non ne facciamo parte a  sapere  i
  numeri?

   CASCIO Salvatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO  Salvatore.  Signor  Presidente la  ringrazio  e  ringrazio
  soprattutto  l'onorevole Lentini che mi ha dato la  possibilità  di
  utilizzare il tempo rimasto.
   Io  intanto  volevo  iniziare sgombrando  il  campo  da  qualsiasi
  polemica,  soprattutto tra la collega Sudano e il Movimento  Cinque
  Stelle.
   Io  penso che in questa Aula ci dovrebbero appassionare i  temi  e
  non  tanto  queste querelle che lasciano il tempo  che  trovano.  E
  quindi penso che nella sostanza l'articolo 41, come lo pensa  tutti
  il  gruppo, compreso la collega Sudano, rappresenti sicuramente  un
  fatto  importante. Un fatto importante perché fa da contorno  e  da
  pendant  ad altri articoli che abbiamo approvato e che vanno  tutti
  verso una direzione: verso quel disagio sociale che quotidianamente
  viviamo e quotidianamente riscontriamo nei nostri cittadini  e  nei
  siciliani.
   Ricordo   che   l'articolo  20,  l'integrazione   socio-sanitaria,
  l'articolo  29,  l'aiuto all'emergenza abitativa  per  le  famiglie
  svantaggiate, l'articolo 40, il Fondo di disabilità,  tutti  questi
  articoli fanno si che questa finanziaria abbia finalmente un'anima.
   Io  devo  e  devo  complimentarmi con il  Governo,  e  non  è  per
  piaggeria, perché non mi piace fare piaggeria, che ha un  indirizzo
  ben  preciso questa finanziaria e su questa direzione e  su  questo
  verso va anche l'articolo 41.
   Io capisco le ragioni dell'onorevole Panepinto quando si riferisce
  all'ex  ECA,  a  quell'ente che offriva assistenza e  che  a  volte
  rappresentava  una sorte di scambio clientelare  ed elettorale.  Ma
  oggi  è  chiaro e le viviamo tutti quotidianamente che nelle nostre
  città vi sono cittadini che spontaneamente si organizzano per  dare
  aiuto e ristoro a chi ha bisogno.
   Io  personalmente quando vado a fare la spesa incontro  gruppi  di
  studenti,  delle  parrocchie che chiedono un contributo  alimentare
  proprio per far sì, per andare incontro a queste famiglie, a questi
  nostri amici e a queste famiglie che sono meno fortunate di noi.
   A  questo  punto penso che bisogna anche incrementare il fondo  al
  banco   alimentare  e  a  tal  proposito  abbiamo   presentato   un
  subemendamento per portarlo quantomeno a due milioni di euro.
   Un'altra  proposta che intendiamo fare è quella  di  dire  che  la
  povertà  non  è  una  povertà della provincia di  Palermo  e  della
  provincia  di Catania, è una povertà regionale purtroppo  e  quindi
  chiediamo di distribuire questi fondi su base provinciale.
   A questo proposito, abbiamo presentato anche qui un subemendamento
  che dia conto di questo tipo di spartizione.
   Sono d'accordo anche con l'onorevole Cancellieri, soprattutto  sul
  secondo  comma.  Non ci è molto chiaro qual è e come  verrà  usato,
  ossia  quale  metodo  e  quali  criteri  verranno  utilizzati   per
  dispensare  questo reddito minimo. Pensiamo in  ogni  caso  che  il
  reddito  minimo  vada collegato anche ad una controprestazione  che
  anche seppur minima deve esserci.
   Il  reddito minimo dato così tout court tanto per darlo ci  sembra
  anche  poco  dignitoso per le famiglie e poco dignitoso per  coloro
  che lo ricevono.
   Il nostro voto finale sull'articolo 41 è positivo, come è positivo
  sugli  altri articoli che hanno fatto da pendant a questo articolo.
  Ringrazio  ancora il Governo e vediamo se è possibile di riscrivere
  il  comma  due  per  trovare  le modalità  di  erogazione  di  tale
  contributo.

   TAMAJO. Credo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TAMAJO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, non  entro
  nel  tecnicismo  normativo. Stavo ascoltando con grande  attenzione
  l'intervento dell'onorevole Falcone che, purtroppo, non  ha  potuto
  completare il suo intervento; era interessante e sicuramente  stava
  dando  un  contributo utile e necessario per il  buon  andamento  e
  soprattutto per l'impianto normativo.
   Devo  fare un plauso al Governo per questa norma, per l'attenzione
  con cui è stata posta in esame l'opera del banco alimentare e della
  fondazione banco alimentare. Sono degli enti che operano molto  sul
  territorio  e  soprattutto  riescono  a  dare  sostegno  a  diverse
  famiglie con  notevoli difficoltà. Sono tante oggi le famiglie  che
  vivono in una condizione di difficoltà e sicuramente quel pacco  di
  pasta,  quel  sacchetto della spesa riesce  ad  alimentare  e  dare
  sostegno  quanto meno per una settimana e, per chi fa politica  sul
  territorio e capisce quali sono le esigenze delle famiglie, il  che
  è  importante.  Questo  è  quello che  riescono  a  fare  gli  enti
  accreditati all'interno di AGEA.
      Assessore,  lei  magari successivamente all'approvazione  della
  norma provvederà a dei regolamenti di attuazione, a dei criteri per
  come ripartire queste somme, ma l'unica cosa che io le consiglio di
  fare da politico attento al territorio è quello di vigilare, ovvero
  effettuare  dei  controlli  perché con il  banco  alimentare  molte
  persone   e  centri  aggregativi  delle  associazioni  ne  traggono
  vantaggi solo ed esclusivamente economici. E' diventato per  alcuni
  soggetti un business.
   Dare  mille  sacchi di spesa e farseli pagare non è assolutamente,
  dal punto di vista etico, gratificante
   Dopo che approveremo questa norma,  la invito, successivamente  ai
  criteri  di attuazione con cui verranno ripartite queste somme,  ad
  effettuare controlli sul territorio perché il banco alimentare  non
  deve  diventare business di nessuno e nessuno deve trarre vantaggio
  da questo tipo di attività.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Tancredi.  Ne  ha
  facoltà.

   TANCREDI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  assessori,  su
  questo  punto  noi  del Movimento Cinque Stelle,  siamo  da  sempre
  principali sostenitori di questo tipo di provvedimenti.
   Vorrei  sottolineare  un aspetto molto importante,  in  quanto  il
  sostegno  del reddito che  giustamente stiamo cercando  di  portare
  all'attenzione di tanti soggetti particolarmente svantaggiati punta
  fondamentalmente soltanto al discorso economico.
   Sappiamo benissimo che la cifra è assolutamente minima rispetto  a
  quello che sarebbero le oggettive risorse di cui disporre.
   Noi da tempo, il Governatore lo sa benissimo, abbiamo cominciato a
  portare  anche delle proposte alternative su quello che riguarda  i
  sistemi  complementari  per  il sostegno  al  reddito.  Ne  abbiamo
  parlato diverse volte.
   Sarei  particolarmente felice se si ricominciasse a  discutere  di
  questo  tipo  di  discorso in concorso tra i vari  assessorati  per
  trovare  ulteriori risorse che possano implementare  questo  fondo,
  anche  in maniera creativa, per dare maggiore sostegno a una  larga
  fascia di popolazione che comincia ad essere in grande difficoltà.
   Credo  che  nei  prossimi mesi i poveri in  assoluto  diventeranno
  sempre  di  più.  Soltanto per incrementare il discorso  fatto  dal
  nostro Gruppo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Vullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo dopo aver
  ascoltato un pò tutti i colleghi. Una delle cose che ho ascoltato e
  mi è sembrata molto intelligente e che sicuramente speriamo che non
  avvenga è l'esempio dell'ECA.
   Signor Presidente, lei è un po' anziano, quanto me, e si ricorderà
  sicuramente dell'Ente comunale assistenza, dove arrivavano decine e
  decine  di  famiglie,  dove  magari poi,  possibilmente,  c'era  il
  politico   di  turno  dell'arco  non  pentapartito,  ma   dell'arco
  costituzionale, e arrivava la famiglia Vullo e si decideva:   diamo
  a  questo  un  milione, a questa famiglia trecento mila  lire  e  a
  quest'altra famiglia duecentocinquanta mila lire .
   Questo  penso  che qua, né il Presidente della Regione  né  nessun
  altro deputato voglia che accada.
   Pur  non  essendo  cattolico per alcuni mesi  della  mia  vita  ho
  frequentato  una chiesa cattolica e in questa chiesa cattolica  nel
  quartiere di Librino, ho constatato quella che è oggi la società.
   Vedevo  che  la  gente,  le  famiglie arrivavano  e  arrivavano  a
  prendere per ritirare il pacco che molte volte o i cittadini  o  il
  banco  alimentare  metteva a disposizione dei cittadini  indigenti.
  Una  volta  ho notato che arrivava una famiglia di quattro  perone,
  marito,  moglie,  un bambino di sei anni e una bambina  di  quattro
  anni  e  tutti  e  quattro avevano il telefonino.  Quindi  oggi  la
  società crea questi pseudo-mostri.
   E allora dobbiamo stare attenti, assessore, perché questi quindici
  milioni  di  euro che, sicuramente, sono una goccia d'acqua  in  un
  oceano, possono servire.
   Mi  permetto  di  dirle come li avrei utilizzati  questi  quindici
  milioni di euro, non a lei ma lo dico all'Assessore per il bilancio
  ed  all'Assessore Vancheri, che si potevano utilizzare per dare dei
  posti di lavoro ai laureati.
   Con  quindici milioni di euro si potevano creare almeno 800  posti
  di  lavoro per i laureati, perché oggi se noi andiamo ad analizzare
  le  nostre  aziende, le aziende del Meridione d'Italia  -  è  stata
  fatta  una  statistica - l'85 per cento delle aziende del Meridione
  d'Italia  sono  aziende a conduzione familiare,  sotto  i  quindici
  dipendenti e se lei va a parlare con l'azienda  x  o con  l'azienda
   y   -  di fronte a me c'è un valente commercialista, il Presidente
  del  Gruppo   Il Megafono - Lista Crocetta , che sa  meglio  di  me
  quello  che  sto dicendo - se si parla con qualsiasi azienda  della
  nostra  Regione, dicono tutti  No,  non assumo nessuno;  mi  potete
  dare  X  euro al mese, non sono intenzionato perché non ho lavoro .
   Però,  se   dessimo  800-900  euro al  mese,  un  contributo,  per
  assumere  laureati affinché le nostre aziende si possano  innovare,
  credo  che  potremmo  creare  per 36  mesi  posti  di  lavoro  che,
  sicuramente,  potrebbero diventare posti di lavoro  stabili  in  un
  prossimo futuro.
   Per   questo   dico  di  non  sprecare  denaro,  anche  se  questa
  finanziaria,  come dice qualcuno, è una finanziaria  -  non  me  ne
  vogliano  i  colleghi  del centrodestra - che potrebbe  essere  una
  finanziaria di sinistra, però credo che per la prima volta  bisogna
  mettere  in  moto  un  meccanismo che  possa  essere  utile  per  i
  siciliani.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo.  Ne  ha
  facoltà.

   DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli  colleghi,   credo che nel suo complesso  i  progetti  di
  integrazione  socio-sanitaria,  il  Fondo  per  la  disabilità,  il
  reddito  minimo e le misure a sostegno delle istituzioni  culturali
  vadano  interpretate dall'Aula come un tentativo di  costituire  un
  contenitore  che non tanto va apprezzato per il fondo  che  include
  ma,  parliamoci chiaro, per cominciare a tentare una  utilizzazione
  anche  di altre fonti di finanziamento, comprese quelle comunitarie
  rispetto certamente a problemi complessi, a problemi enormi.
   Tuttavia,  però, volevo rassicurare l'Aula, Signor  Presidente,  a
  questo  proposito  devo  dire  che  essendomi  sentito  con  la  VI
  Commissione,   apponiamo la firma come Commissione  all'emendamento
  della II Commissione relativo alla contrazione del numero di giorni
  per l'emanazione del decreto. E così come per il richiamo che tutto
  questo  deve  poi essere sottoposto al vaglio della Commissione  di
  merito;   la   Commissione   di  merito   si   esprimerà   rispetto
  all'articolazione di questo decreto.
   Ed a proposito di questa finanziaria - utilizzo un termine che già
  ho  utilizzato  un paio di giorni fa - il parere della  Commissione
  non  è un optional, il parere della Commissione di merito è un atto
  parlamentare obbligatorio, anzi, Signor Presidente, le dirò di  più
  che  quando  il  parere  di  merito non è stato  richiesto  abbiamo
  combinato dei disastri.
   Tuttavia,  siccome  credo che sia anche nostro  dovere  quello  di
  costruire  norme che abbiano una propria attendibilità,  anche  per
  dare  prova  di  una  lettura  attenta.  Quando  scriviamo,  signor
  Presidente, che questa norma viene impinguata con i ribassi  d'asta
  sulle  forniture, cosa vuol dire? Signor Presidente, se lei fa  una
  gara sulla manutenzione, sulle pulizie, e la gara è di un milione e
  c'è un ribasso d'asta di 300 mila euro, secondo questa norma lei li
  deve trasferire immediatamente nel fondo?

   CROCETTA, presidente della Regione. Si, certo. E' sbagliato?

   DIGIACOMO.  No, abbiamo scritto questo. Signor Presidente,   pongo
  questo problema perché siccome lei ha fatto il sindaco come me, non
  è  polemica  la  mia, è anche per capire se le cose  che  scriviamo
  hanno  una  loro  ossatura oppure le dobbiamo definire  meglio.  Il
  ribasso  d'asta  viene consolidato nel momento in  cui  diventa  un
  residuo attivo. Perché il ribasso d'asta viene accantonato affinché
  ci  possano essere riserve. Il ribasso d'asta viene accantonato per
  tante ragioni: perché lei apre un padiglione nuovo ed ha bisogno di
  mandare  quelli  delle pulizie e li prende da lì,  ad  esempio.  Se
  lasciamo  in questo modo la norma, è eccellente per quanto riguarda
  il  rimpinguamento  del  fondo ma è disastrosa  per  il  numero  di
  contenziosi che ci mettiamo sul groppone. E lei lo sa benissimo  da
  sindaco  come  me,  l'ha fatto come me, l'ha fatto  meglio  di  me.
  Quindi  questa  norma la aggiusterei proprio per  evitare  che   ci
  carichiamo  di  contenziosi e anche per il fatto che,  francamente,
  data  la natura di alcune forniture, credo che operativamente   non
  la  possiamo fare. Quindi l'assunto è senz'altro positivo.  Esprimo
  delle riserve rispetto alla formulazione del comma.
   Dopo  di  che  i  ragionamenti  vanno  rimandati  alla  produzione
  materiale del decreto. Non si possono fare processi alle intenzioni
  se  prima  non  abbiamo  materialmente  il  decreto  così  come   è
  organizzato.  E noi non consentiremo che si facciano  cose  diverse
  rispetto  a  criteri che abbiano oggettivi riscontri  ed  interessi
  generali,  almeno  fino a quando  staremo in  questo  Parlamento  e
  presidieremo  le  Commissioni  di merito.  Non  sarà  consentito  a
  nessuno  di  avallare, eventualmente, decreti che non abbiano  quei
  requisiti che vengono invocati dall'Aula e che del resto  sono  uno
  dei punti qualificanti dell'azione di questo Governo.
   Lo  dico  per  rassicurare i parlamentari e credo che abbiamo  una
  storia anche documentata alle nostre spalle e che possiamo iniziare
  questa  sperimentazione sicuri, tranquilli che è un atto  d'inizio.
  Del  resto, questo, a conclusione del mio intervento, è rivolto  al
  Presidente  del  Gruppo  del  Movimento  5  stelle,  che  auspicava
  qualcosa  di diverso che non è una forma di sostegno ma  che  è  un
  reddito che costituisce un Governo.
   Attualmente  non  penso proprio che la situazione economica  della
  Regione possa consentirlo.
   Noi  non abbiamo le risorse per un sostegno generale di massa  per
  tutte  le  fasce  di  indigenza  e di disoccupazione  nella  nostra
  Regione siciliana.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ferrandelli.  Ne  ha
  facoltà.

   FERRANDELLI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  sarà   un
  intervento telegrafico, soltanto per segnalare alla cittadinanza  e
  a  chi  ascolta questo dibattito, sicuramente alcune di quelle  che
  saranno le procedure che  vivremo in alcuni quartieri e soprattutto
  nei  quartieri più popolari delle aree metropolitane  della  nostra
  Regione.
   Non voglio esprimere soltanto un giudizio di merito perché ritengo
  che  il  principio attraverso il quale le famiglie  povere  vengono
  sostenute  a  reddito, sia un principio sano  e  sia  un  principio
  etico.  Anche  perfettibile e migliorabile.  Ma  sicuramente  è  un
  principio che trova cittadinanza in questa Finanziaria, per cui  do
  atto  assolutamente al Governo. Metto in allarme però  i  cittadini
  che  aspettano  una  misura  del genere perché  già  sappiamo  cosa
  accadrà  in alcuni quartieri. Ci saranno i famosi centri  raccolta,
  che  saranno  aperti in alcuni quartieri della  città  di  Palermo,
  saranno distribuiti dei moduli e il costo del modulo verosimilmente
  sarà  di  10  euro  a  modulo e, soltanto nella  città  di  Palermo
  arriveranno  circa 300 mila istanze, facendo la  ricchezza  di  chi
  specula  e questo accadrà in contemporanea magari a qualche tornata
  elettorale nella quale ci stiamo accingendo ad andare.
   Su  questo  voglio  dire che ci sarà massimo rigore,  che  bisogna
  vigilare, che bisogna stare attenti perché più si avvicina il tempo
  della  pubblicazione della graduatoria, più i soliti  estorsori  di
  voti  e  di  diritti cercheranno di avvicinarti  per  chiederti  un
  ulteriore    contributo,   come   se   potessero   fare    qualcosa
  nell'individuazione della graduatoria.
   Allora,  grande  attenzione e una misura di sostegno  al  reddito,
  alle  famiglie, ma sulla povertà e sul bisogno qualcuno ci scherza.
  Quindi  occhi e orecchie ben aperti e massimo impegno,  soprattutto
  raccomando  all'Assessorato  della  famiglia,  nella  compilazione,
  nelle  metodologie di compilazione dei moduli perché   non  abbiamo
  centri  di  raccolta, non abbiamo sensali sparsi sul  territorio  e
  soprattutto  non  apriamo  come Regione, ne  sono  sicuro,  nessuna
  compravendita.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Siragusa è  in  congedo  per
  oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


              Discussione del disegno di legge n. 670/A.

   IOPPOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.  Signor  Presidente, Presidente della Regione,  onorevoli
  colleghi,  non certo per far perdere tempo, giunti a  quest'ora  ed
  essendo  ancora nel mezzo del guado della Finanziaria, ma per  dare
  seguito  al  mio  intervento di ieri, quando  prendendo  la  parola
  sull'articolo 39 ebbi a dire che le tre norme sotto il  Titolo  VII
  di  questo  disegno di legge, cioè il welfare o lo  stato  sociale,
  erano tre norme davvero di pochissimo momento.
   Intanto,  forse  pochi si sono accorti che per  poter  accedere  a
  questo  fondo, che è previsto dall'articolo 41, bisogna già  averlo
  un  reddito.  Perché la norma disciplina un sistema di integrazione
  al  reddito. Quindi, un reddito deve già essere percepito. È  stato
  ampiamente  detto  come  l'impegno  finanziario  sia  assolutamente
  irrisorio.  Si tratterebbe di potere aiutare con 400 euro  al  mese
  per  un  anno, appena 3.152 famiglie, su quelle 130 mila  che  sono
  ormai  povere e molte delle quali, almeno il 50 per cento,  in  una
  condizione di povertà assoluta.
   Si  tratta quindi, di una incidenza dello 0,4 per cento secondo  i
  dati  ISTAT.  Presidente della Regione, non è soltanto il  rapporto
  quantitativo  -  non mi ascolta perché parla con un deputato  della
  maggioranza  - è l'approccio al problema che non può  che  lasciare
  fortemente  perplessi. Non è soltanto questa risibile misura  dello
  0,4  per  cento, ma è la mancanza della consapevolezza di che  cosa
  sia  diventata  e stia per diventare e continuerà  a  diventare  la
  povertà   in  Sicilia.  È  l'approccio  assolutamente  carente   di
  approfondimento  socio-culturale. Noi  non  possiamo  -  Parlamento
  siciliano,  Assemblea  regionale siciliana,  abbi  un  sussulto  di
  dignità  -  erogare elemosine, come prima diceva  e  opportunamente
  l'onorevole Panepinto.
     Io  ricordo,  ero ragazzino, al mio paese, l'Ente di  assistenza
  comunale  sostanzialmente  rilasciava  una  specie  di  ticket,  un
  pizzino  di  carta perché la povera madre di famiglia,  la  massaia
  potesse  recarsi  in un negozio di alimentari per  potere  comprare
  qualcosa e potere fare la spesa. Ci siamo ridotti a questo.
   Volete  che la Regione siciliana, una grande Regione, si riduca  a
  questo?  Ad  erogare  elemosina e non vi accorgete  invece  che  il
  popolo  siciliano non vuole elemosina ma opportunità di lavoro,  di
  sviluppo,  di  crescita. E' davvero una offesa;  è  un'offesa  alla
  ragione intanto,  un'offesa ai siciliani,  un'offesa agli uomini  e
  alle  donne  di  buon senso la misura che propone  il  Governo.  E,
  siccome,  al  Governo sono stati rivolti inviti formali  di  ritiro
  della  norma.  Non voglio qui riportarmi, e posso  farlo  e  potrei
  farlo,  a quanto detto dall'onorevole Sudano che segue la linea  di
  pensiero che in parte condivido, che a pensar male si fa peccato ma
  molto  spesso si indovina, non voglio pensare al problema  dei  120
  giorni   ma   potrei   pensare  al  problema  della   distribuzione
  territoriale.  Queste somme, allora, trasferiamole ai  Comuni  e  i
  Comuni le potranno utilizzare nei capitoli dell'assistenza sociale.
  Ma  è  l'approccio  culturale che manca  a  questo  Governo,  è  il
  respiro, è l'analisi. La Sicilia, ripeto e concludo, non ha bisogno
  di elemosina, ha bisogno di lavoro e di sviluppo.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.  Signor  Presidente, onorevoli deputati, intanto  ringrazio
  per   l'interesse  che  è  stato  riservato  all'analisi  e   anche
  attraverso  gli  interventi per il grande apporto. Però,  mi  corre
  obbligo precisare qual è la ratio di questo emendamento e qual è la
  ratio  soprattutto di questa misura. Si chiama SIA perché SIA  vuol
  dire,  appunto,  sostegno  all'inclusione  attiva.  La  distinzione
  fondamentale  parte  dal fatto che non è una  misura  destinata  ad
  interrompere su base individuale lo stato di disoccupazione  oppure
  di  povertà  del  singoli, bensì, appunto, una misura  destinata  a
  prendere in carico tutta la famiglia. Proprio per questo, a livello
  nazionale, la norma di riferimento, onorevole Falcone,  a  cui  lei
  poco  fa  faceva riferimento, appunto, in maniera chiara  parla  di
  sperimentazione  lasciando alle Regioni,  e  in  questo  caso  alle
  Regioni del Mezzogiorno, la possibilità di intervenire però  sempre
  all'interno di criteri che sono quelli stabiliti, primo  fra  tutti
  il  riconoscimento  del nucleo familiare nella  sua  condizione  di
  povertà  assoluta  secondo  quello che è previsto  dall'ISTAT.  C'è
  poco  da  discernere o, quanto meno, discutere su quello che  è  la
  povertà  assoluta; è un indice matematico quindi basta  calcolarlo.
  Dopo  di  che, qual è la vera novità? Rispetto alle altre forme  di
  sostentamento  di  reddito minimo di inserimento  oppure  tutte  le
  forme che fino ad adesso, sì, sono state un obolo.
   La  vera  novità è che prendendo in carico il nucleo  familiare  e
  studiandone anche il regime di emergenza che non è soltanto  dovuto
  alla  mancanza  di  occupazione, infatti  si  fa  riferimento  alla
  disoccupazione  di  lunga  durata.  Entrano  in  campo  a   livello
  nazionale  altri parametri che sono: la mancanza di una  residenza,
  nel  senso  di  una  casa che si abita in maniera continua,  quindi
  l'impossibilità  di adempiere, per esempio, ai  costi  di  affitto,
  quindi  la  mancanza  di  una abitazione; oppure,  all'interno  del
  nucleo  familiare  alcune situazioni particolarmente  critiche  che
  possono nascere dal fatto che ci sono minori, che gli stessi minori
  possono essere disabili.
   Tutti questi elementi diventano parametri. Il che sicuramente,  se
  apparentemente  rende più complesso riuscire  poi  a  pervenire  ad
  un'analisi  finale, invece riduce il margine delle discrezionalità.
  Non  ce  ne sarà assoluta anche perché rispetto al SIA nazionale  e
  alla  carte  di inclusione attiva che è l'evoluzione  della  social
  card,  il  Ministero,  e  quindi il  Governo  centrale,  hanno  già
  stabilito,  avendo  comunque previsto la stessa  norma  all'interno
  della  legge di stabilità che preleva quella dalle pensioni  d'oro,
  che  ci  sia un fondo che venga costantemente rimpinguato e che  lo
  stesso fondo venga adoperato dai comuni e quindi è la risposta alla
  domanda che è stata fatta anche attraverso la strutturazione che  è
  già  in corso e che funziona benissimo che fa riferimento ai  piani
  di zona.
   Interviene  anche il Centro per l'impiego perché la disoccupazione
  di  lunga  durata deve essere comprovata dall'iscrizione  presso  i
  centri per l'impiego.
   Vedete   che   tutti   questi  elementi  non  permettono   né   la
  discrezionalità  né l'utilizzo che non sia non  solo  opportuno  ma
  guidato  delle  risorse.  Però, al  fine  di  rassicurare  tutti  i
  parlamentari ringraziandoli peraltro per avendomi manifestato stima
  definendomi  una  persona perbene, voglio  aggiungere  che  proprio
  perché  questo mi appartiene come definizione e li ringrazio,  come
  diceva  Cartesio,  chi conosce il bene, ignora il male ,  dove  non
  intendeva   sicuramente  solo  categorie   morali,   ma   intendeva
  esattamente  quello che è il bene comune. Non solo  lavoreremo  per
  questo ma metteremo in sinergia tutte queste sperimentazioni.
   Non  dimentichiamo che mentre  parliamo sono in atto finalmente  i
  famosi  cantieri di servizio di lavoro di cui abbiamo  parlato  che
  oggi  esistono, nel senso che sono operativi. Anche  lì  entra  nel
  merito  un'attenta analisi di tutti quelli che sono i parametri  di
  povertà.
   Non  possiamo  intervenire per tutte le famiglie ma istituendo  un
  fondo arriviamo prima rispetto alle altre Regioni d'Italia che sono
  coinvolte dimostrando al Ministero di essere all'avanguardia.
   Ritengo  che - di questo il Parlamento non può che essere contento
  -  e  siccome sono rispettosissima del lavoro delle Commissioni  di
  merito, penso che sarà non opportuno, necessario che nonostante  il
  regolamento  di  attuazione camminerà secondo i  criteri  che  sono
  appunto quelli richiamati nelle normative di riferimento nazionali,
  le  Commissioni potranno non solo intervenire, ma ci sarà una  fase
  di  discussione all'interno delle Commissioni che possa ridurre  al
  minimo qualunque imperfezione nel procedimento.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   FORMICA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   Governo,
  intervengo  per fare alcune brevi considerazioni su  questa  norma.
  Non sono intervenuto prima e non mi posso esimere dal farlo.
   Quando  si vuole risolvere un problema lo si affronta alla  radice
  se  si vuole risolverlo oppure si cerca di mettere una toppa quando
  si  mira  a  che  alcuni  pensino che il problema  sia  risolto  ed
  affrontato.  E in genere quando si predilige questa seconda  strada
  si  cerca  di  presentare  la  falsa  soluzione  come  un  progetto
  innovativo.  Di  progetti  innovativi,  signor  Presidente,  questa
  Regione, in particolare, è testimone diretta da trent'anni, per  lo
  meno,  e  non c'è progetto di sperimentazione che poi  non  si  sia
  perpetuato  nel tempo e sia diventato, sotto diverse  forme,  nuovo
  precariato.
   Era innovativo l'articolo 23. Doveva servire per un anno. Sappiamo
  tutti come è andata a finire.
   Erano  innovativi  i  cantieri  di  servizio,  reddito  minimo  di
  inserimento, nel bacino della provincia di Enna, parte di Catania e
  Caltanissetta e sappiamo come è andata a finire.
   Era  una  sperimentazione che doveva durare un anno e poi, invece,
  ha avuto l'esito che ha avuto.
   Allora il Governo dovrebbe avere il buon senso e il pudore di  non
  presentare soluzioni che non hanno nessuna possibilità di risolvere
  in  qualche  modo  il  problema come soluzioni salvifiche.  Ma  per
  quelle che sono.
   C'è   una   situazione  di  drammaticità,  dal  punto   di   vista
  occupazionale  e  del  reddito, si cerca  come  costante  di  tutta
  l'intera  Finanziaria che abbiamo approvato in tutti e 46 articoli,
  di  mettere  una  toppa qui, una toppina là, un'altra  toppina  là,
  senza  risolvere nessuno dei problemi. Una  Finanziaria  del  nulla
  che,  anche in questo caso, si manifesta per quello che è: il nulla
  assoluto
   L'onorevole Ioppolo, giustamente faceva notare che stiamo parlando
  dello  0,0  rispetto al fabbisogno tremendo i problemi si risolvono
  affrontandoli  alla radice, racimolando tutte le risorse  possibili
  che  ci  sono e concentrandole in una sola unica misura  che  possa
  dare sviluppo. Non è dando una prebenda qua e là che si risolvono i
  problemi.

   PRESIDENTE.  Gradirei un po' di attenzione da  parte  del  Governo
  perché deve iniziare ad esprimere parere in ordine agli emendamenti
  che sono stati presentati.
   Si  passa all'emendamento 41.1 soppressivo a firma degli onorevoli
  Formica, Ioppolo e Musumeci. Onorevole Formica, lo mantiene?

   FORMICA. Lo mantengo.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 41.1

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 41.1.
   Chiarisco  il  significato  del voto:  chi  vota  a  favore  della
  soppressione  dell'articolo 41 prema il pulsante  verde;  chi  vota
  contro  prema il pulsante rosso; chi si astiene prema  il  pulsante
  bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti...................   66
   Votanti....................   65
   Maggioranza ..........   33
   Favorevoli...............   21
   Contrari ..................   44

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento di riscrittura del Governo 41.R.GOV.
   E'  stato  presentato il subemendamento 41.R.GOV.8 degli onorevoli
  Falcone ed altri.

   FALCONE,  relatore di minoranza. Chiedo di parlare per  illustrare
  il subemendamento a mia firma..

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore  di  minoranza.  Signor  Presidente,  onorevoli
  colleghi,  intervengo per dire che io mi attengo a  quello  che  ha
  detto   l'assessore.  Non  è  un  reddito  minimo  è  un   sostegno
  all'inclusione  attiva e allora, in quanto tale, è  giusto  che  il
  titolo   sia  specificato,  sostenga  l'inclusione  attiva,  perché
  altrimenti  rischiamo di far diventare questa  misura  da  politica
  attiva  del lavoro e sostegno all'emergenza sociale, alla  povertà,
  in assistenzialismo.
   Evitiamo  questo termine, questa parola e questo tipo  di  cultura
  per noi negativa. Parliamo di sostegno all'inclusione attiva.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   CROCETTA,  Presidente  della Regione. Signor  Presidente,  signori
  deputati, siccome non vogliamo fare le guerre sulle ideologie sulle
  cose,  ci  convince a condizione poi che questa nostra  distensione
  serva ad approvare l'articolo. Il parere è favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  al  subemendamento 41.R.GOV.5  a  firma  dell'onorevole
  Sudano  ed  altri:  Al comma 1 cassare  di cui  1.000  migliaia   e
  sostituire con  2.000 migliaia .
   Il parere del Governo?

   CROCETTA, Presidente della Regione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si  passa al subemendamento 41.R.GOV.4, a firma degli onorevoli Di
  Mauro, Greco Giovanni, Vullo e Lombardo.

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  desidero
  illustrare   questo  emendamento:  in  poche  parole   con   questo
  emendamento metto dei paletti per evitare quegli scandali  che  già
  sono  avvenuti  in passato e di leggere sul giornale  che  ci  sono
  associazioni che, con questo tipo di servizio, si arricchiscono.
   Evitiamo   i  furbetti  e  dobbiamo  dire  che  quelli  che   sono
  accreditati   all'AGEA  debbono  dare  il  servizio  esclusivamente
  gratuito.   Quindi,  evitiamo  di  fare  scandali  e  sono   sempre
  addebitati  alla politica. Cerchiamo di correggere  qualche  errore
  che abbiamo fatto in buona fede nel passato.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   CROCETTA, Presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole   resti
  seduto;chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa all'emendamento  41.R.GOV.1 a firma degli onorevoli Dina
  ed  altri,  ritengo  la Commissione:  Al secondo  comma  le  parole
   entro 120 giorni' sono sostituite dalle parole  entro 60 giorni' .

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   CROCETTA, Presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento 41.R.GOV.2 a firma  della  Commissione:
  dopo  le  parole   120  giorni' che sono diventate  chiaramente  60
   previo parere della competente commissione legislativa'

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   CROCETTA, Presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si   passa   all'emendamento  41.R.GOV.3  a  firma  dell'onorevole
  Ruggirello ed altri.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   CROCETTA, Presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevole  Falcone,  gli  uffici mi  invitano  a  sollecitarle  un
  possibile ritiro del subemendamento 41.R.GOV.6 per la complessità.
   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore  di minoranza. Signor Presidente,  posso  anche
  ritirare  e  preannuncio  il ritiro, però,  a  una  condizione  che
  l'Assessore Bonafede mi dicesse se, in effetti, i fondi di cui alla
  legge  n. 99 del 2013 dell'agosto scorso, che poi è la norma a  cui
  noi  ci stiamo richiamando nella cornice, se vengono già utilizzati
  dalla Regione e in che misura e con quale finalità.
   Io  avevo  fatto  questo emendamento che serviva per  implementare
  questo  fondo,  anche  con  i fondi ministeriali.  Certamente,  gli
  uffici  si  sono confrontati, hanno delle titubanze sulla  finalità
  delle  stesse perché andremo, come dire, a indirizzare  in  maniera
  molto  rigida  le  finalità del fondo però,  se  già  l'assessorato
  utilizza  questi fondi e vediamo come, noi siamo pronti a  ritirare
  l'emendamento proposto.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  il
  lavoro.  Signor  Presidente, signori  deputati,  come  poco  fa  ho
  appunto riferito, il Governo nazionale, che è l'ideatore del SIA ha
  già stabilito quali sono le regioni che partecipano, che sono otto,
  e  quali  sono le modalità e a breve ci sarà anche il  riparto  che
  tiene  in  considerazione  proprio elementi  di  parametro  di  cui
  abbiamo parlato fino adesso, Quindi, noi ci allineeremo rispetto  a
  quello   che   comunque  già  è  previsto  sull'intero   territorio
  nazionale, le otto regioni di cui ho parlato,  che applicheranno  a
  breve   la   sperimentazione,  quindi,  ci  sarà   sicuramente   un
  allineamento rispetto alla normativa nazionale.

   FALCONE.  relatore di minoranza. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Abbiamo   tre   emendamenti  che  sono   inammissibili   a   firma
  dell'onorevole   Cancelleri  che  rinvia  ad  un'altra   legge   di
  attuazione;  un altro che è abbastanza sostenuto, primo  firmataria
  onorevole Milazzo, ed è inammissibile perché ripropone una  materia
  già  trattata  all'articolo 5 e lo stesso presentato dall'onorevole
  D'Asero. Quindi sono tutte e tre inammissibili.
   Pongo in votazione l'emendamento 41.R.GOV, come modificato. Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi, chiedo al Governo, intanto, se  è  pronta  la
  riscrittura dell'articolo 18.

   CROCETTA,  Presidente  della Regione. Signor Presidente,  dovrebbe
  essere pronto. Adesso faccio un controllo telefonico.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, siccome mi sono stati  chiesti  i
  termini per l'approfondimento dell'articolo 18, ormai siamo,  posso
  dire,  in  dirittura  di  arrivo  con  l'approvazione,  mi  auguro,
  dell'articolo  18  e  46,  per cui possiamo  sospendere  ma  questa
  sospensione  possa servire all'approfondimento, ove  necessario,  e
  riprendiamo subito con la discussione.
   Il  Governo mi riferisce che la riscrittura dell'articolo 18  sarà
  pronta  fra  cinque minuti e verrà messo a disposizione,  anche  se
  l'Aula è sospesa. Invito i deputati a prenderne possesso.
   La  seduta  è  sospesa  sino alle ore 16.30 e  ripartiremo,  senza
  ulteriori sospensioni, fino - si spera - all'approvazione.

     (La seduta, sospesa alle ore 15.44, è ripresa alle ore 16.40)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli colleghi, poiché il Governo ha chiesto un'ulteriore  ora
  di   tempo  per  definire  il  testo  dell'articolo  18   con   una
  riscrittura,  sospendo  ulteriormente  la  seduta,  avvertendo  che
  riprenderà alle ore 17.30.

                Presidenza del Vicepresidente Venturino

     (La seduta, sospesa alle ore 15.41, è ripresa alle ore 17.56)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
   Onorevoli colleghi, ci siamo lasciati, poco fa, per la riscrittura
  dell'articolo  18,  che  è  stato  riscritto,  è  sta  per   essere
  consegnato,  per  essere da voi esaminato, in questo  momento,  sia
  l'articolo 18 che l'emendamento aggiuntivo all'articolo 46.
   In  questo momento stanno per essere fotocopiati, quindi,  tra  un
  attimo  arriveranno in Aula, per cui, visto che da più parti  mi  è
  arrivata la richiesta, più che legittima, di andare a visionare  la
  tabella  che è allegata, soprattutto, parlo dell'articolo  18,  che
  vedrete consta di diverse pagine...

   GRECO Giovanni. E' leggibile o è come i contratti?

   PRESIDENTE. Onorevole Greco, ho fatto notare che tra gli onorevoli
  c'è  qualche  over  settanta, per cui mi hanno  promesso  che  sarà
  leggibile anche per gli over settanta, onorevole Greco.
   Stanno  per  arrivare  in Aula le fotocopie dell'articolo  18  con
  l'allegata tabella, così come dell'aggiuntivo articolo 46.
   Intanto,  mi aveva chiesto di parlare, per una comunicazione,  che
  c'entra  poco  con  la  Finanziaria ma che  credo  sia  importante,
  l'onorevole Vullo. Ne ha facoltà.

    Commemorazione degli onorevoli Antonello Dato e Salvino Fagone

   VULLO. Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola.
   Nelle  settimane scorse è venuto a mancare, purtroppo, nessuno  ha
  fatto,  è  venuto a mancare l'onorevole Antonello Dato. L'onorevole
  Antonello  Dato  è  stato,  a  parte, un  socialista,  ma  è  stato
  vicepresidente  del  Governo  regionale,  un  eminente   professore
  universitario,   un   grande  avvocato  penalista   e   un   ottimo
  vicepresidente del Governo regionale. E' stato deputato della IV  e
  V legislatura.
   Qualche   giorno   fa,  invece,  è  deceduto  un  altro   compagno
  socialista,  è stato per trent'anni sindaco di Palagonia,  è  stato
  per  quattro  legislatura in quest'Assemblea, ha  fatto  parte  dei
  governi  regionali  ed  è  stato anche  vicepresidente,  si  tratta
  dell'onorevole Salvino Fagone che, purtroppo, qualche giorno  fa  è
  deceduto.
   Capisco,  ma  il  mio  non vuole essere un  momento  di  polemica,
  magari, molto più facilmente i democristiani vengono ricordati,  ma
  qualcuno si scorda che anche in questa Sicilia, per tanti anni -  e
  lo  hanno fatto sicuramente in maniera egregia - hanno governato  i
  socialisti.
   Se  non  le  dispiace,  io chiederei un minuto  di  silenzio,  per
  ricordare  questi due personaggi che hanno dato lustro alla  nostra
  Regione. Grazie.

   PRESIDENTE.  Grazie,  onorevole Vullo, assolutamente  sì.  Chiedo,
  quindi, all'Assemblea, di osservare un minuto di silenzio.

     (Tutti i deputati, in piedi, osservano un minuto di silenzio)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                        Sull'ordine dei lavori

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ho  chiesto  di
  intervenire  sull'ordine dei lavori perché proprio in questa  pausa
  di diversi minuti stavo osservando e rivedendo le tabelle che, devo
  dire  la verità, personalmente, questa notte, probabilmente a causa
  di  una  sovraesposizione a cui il Governo ci ha costretti con  una
  continua riscrittura degli articoli prima e, poi, con una richiesta
  di  voto su articoli che, di fatto, erano diversi da quelli che  ci
  si  proponeva  prima, ebbene, qualche minuto fa  mi  accorgevo  del
  fatto che la tabella che abbiamo votato questa notte alle ore 1.00,
  l'allegato all'articolo 4, presenta una serie di errori  sul  piano
  sostanziale  e  riporta un riferimento, devo ancora  verificare  le
  somme,  guardando la riscrittura dell'articolo 18,  ma  sicuramente
  indica degli errori di forma legati al fatto che dà per certi degli
  articoli  che  dovevamo  ancora votare. L'articolo  41  lo  abbiamo
  votato  stamattina  e  la  somma relativa in  tabella  all'articolo
  l'abbiamo  approvata ieri sera. L'articolo 18  lo  dobbiamo  ancora
  votare  e  la  tabella allegata all'articolo 4 l'abbiamo  votata  e
  approvata ieri sera.
   Ora,  signor Presidente, non me la sento di accollarmi le colpe  e
  le  responsabilità di un Governo e di una Presidenza irresponsabile
  che ci ha condotto con questo ritmo a votare alla cieca.
   Allora,  le  cose  sono due: o stiamo votando un  bilancio  che  è
  approvato  a  tavolino  e, allora, se il  Governo  ha  definito  ed
  approvato  a  tavolino  il  bilancio non  c'è  bisogno  che  ce  lo
  sottoponga e questa è una possibilità; oppure si vuole approfittare
  dei   momenti  di  stanchezza  dell'Aula  per  arrivare   a   delle
  riscritture  che  celano  un'attività  di  indirizzo  politico,  la
  definisco  in  questi termini, che non solo non è condivisa  con  i
  Gruppi  parlamentari ma che, a questo punto, non so quali siano  le
  intenzioni e verso quale strada ci voglia portare.
   Quindi,  mi verrebbe da chiedere un accantonamento, ma non  lo  si
  può fare perché il Regolamento non lo concede, però, ci troviamo in
  una  situazione  d'empasse, in una situazione di grande  criticità;
  probabilmente, prima di approvare la tabella che adesso il  Governo
  ci  proporrà  attraverso  l'articolo 18  vorrei  chiederle,  signor
  Presidente,  di  darci il tempo, questa volta, un'ora  almeno,  per
  ragionare singolarmente e con i Gruppi parlamentari per evitare che
  questa  deriva verso la quale questa gestione sta portandoci  possa
  continuare a ripetersi.

   GRECO Giovanni. Rinviamo a lunedì

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  sull'ordine  dei lavori per dire questo: siamo qua da  due  ore  in
  attesa  di  una riscrittura del Governo che è una delle quarantasei
  riscritture  perché,  alla  fine, se  andiamo  a  vedere,  non  c'è
  articolo  che non sia stato riscritto dal Governo, non c'è articolo
  che  non  sia  stato, diciamo così, votato così come  uscito  dalla
  Commissione Bilancio.
   Detto  ciò, dopo due ore è chiaro che nel momento in cui arriverà,
  perché  non arriverà fra qualche minuto ma non prima di  un  quarto
  d'ora,   mi  dicono  dall'altro  lato,  perché  ancora  lo   stanno
  elaborando e definendo, è chiaro che anche il Parlamento deve avere
  un trattamento altrettanto paritario rispetto a quello del Governo.
   Presidente  Venturino,  la  invito a  parlare  con  il  presidente
  Ardizzone  per  stabilire  a  che ora  dobbiamo  chiudere  stasera.
  Sarebbe  giusto  chiudere alle 21.00, dopodiché trattiamo  soltanto
  l'articolo 18, se ci arriviamo. Dopo rinviamo a domani.
   Perché  il  problema è questo: se dobbiamo fare lunghe attese  per
  aspettare  il  Governo,  il  quale ci viene  a  propinare  articoli
  riscritti per farci fare, poi, delle cose avventate, sa, presidente
  Venturino   cosa  succederà  con  l'allegato  2  di   cui   parlava
  l'onorevole Figuccia? Che se non andiamo a correggere col  comma  2
  dell'articolo   117  o  con  l'articolo  18,  ora,   l'allegato   2
  relativamente  all'Assemblea  regionale,  siccome  sono  spese   di
  funzionamento e siccome questi fondi vengono trasferiti mensilmente
  all'Assemblea,  il  Governo, l'Assessorato  al  bilancio,  potrebbe
  anche  decidere  di  trasferirci ogni mese una  quota  pari  ad  un
  dodicesimo  di 149 milioni di euro, epurato del 30 per  cento.  Chi
  non   sarà  pagato?  I  dipendenti?  Chi  non  saranno  pagati?   I
  pensionati?  Chi  non pagheremo? I fornitori? Chi non  paghiamo?  I
  deputati?
   Allora,  rispetto  a questi errori che abbiamo commesso  ieri  per
  accelerare  il  processo  di legiferazione,  stasera  rischiamo  di
  commettere tanti altri errori. Allora, evitiamolo Presidente.
   Noi  dobbiamo procedere in maniera ordinata stasera. Non  possiamo
  commettere  più  errori.  Noi eravamo  già  pronti  a  chiudere  la
  finanziaria sabato notte, se il Governo avesse voluto rinunciare ad
  alcune norme soltanto d'immagine.
   Ora,  al  di là delle norme di immagine, vuole caricare una  nuova
  finanziaria. Noi diciamo:  la vuoi caricare, bene; dacci, però,  il
  tempo per poterla apprezzare e valutare e perché anche noi si possa
  proporre i nostri necessari emendamenti di correzione a delle norme
  che, alla fine, sicuramente non faranno bene alla Sicilia .
   VINCIULLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  innanzitutto,
  dal  momento che l'onorevole Figuccia e poi l'autorevole componente
  della   Commissione  Bilancio  fanno  rilevare  che,   ieri   sera,
  nell'approvazione  dell'allegato 2, vi  sono  stati  oggettivamente
  delle incongruenze, la Commissione non può non prendere atto di ciò
  ed  invita, pertanto, gli uffici dell'Assemblea regionale siciliana
  ad  esaminare tutte le possibili soluzioni previste dal Regolamento
  interno,  anche  perché - mi pare di capire -, ieri  sera,  abbiamo
  operato in aperta violazione del comma 2 dell'articolo 111.
   Vorrei  che  su  questa vicenda gli Uffici si esprimessero,  anche
  perché  non  è possibile proporre, sotto qualsiasi forma,  articoli
  aggiuntivi o emendamenti contrastanti con precedenti deliberazioni,
  così  come,  purtroppo,  ieri sera è  avvenuto.  In  quel  caso  il
  Presidente,  inappellabilmente  dice il Regolamento, decide  previa
  lettura.
   Poi,  l'altra cosa che hanno fatto rilevare poco fa gli  onorevoli
  Falcone  e  Figuccia - è chiaro, l'articolo 18 ieri  sera  non  era
  stato approvato e neanche gli articoli 41 e 46, né le tabelle G  ed
  L  purtroppo  erano  stati  approvate -,  però,  non  concordo  con
  l'onorevole  Falcone laddove dice che stasera ci dobbiamo  fermare.
  Non ci possiamo fermare. Non ci possiamo fermare perché abbiamo  un
  obbligo   morale  nei  confronti  dei  precari  perché,  altrimenti
  rischiamo, di vanificare il lavoro che abbiamo fatto fino ad ora  e
  di fronte a questo esecutivo che, purtroppo, non si sta dimostrando
  all'altezza  del  compito  che  gli hanno  affidato  gli  elettori,
  l'opposizione non può rimanere sulle barricate e far finta che  non
  stia succedendo nulla.
   Noi  staremo qui, onorevole Falcone, questa notte, domani,  domani
  notte,  fino  a  quando non verranno approvati  il  bilancio  e  la
  finanziaria della Regione.
   Abbiamo  commesso  un  errore  gravissimo  sabato  quando  abbiamo
  accettato la proposta dei nostri Capigruppo di andarcene a  casa  e
  il risultato è sotto gli occhi di tutti; se avessimo avuto la forza
  di  resistere,  di  rimanere in Aula fino  a  domenica  mattina  il
  bilancio, oggi, sarebbe già approvato e, invece, così non è stato.
   Non   possiamo  correre  il  rischio  di  continuare  a  rimandare
  l'approvazione  del  bilancio,  di  conseguenza   credo   che   sia
  importante  che  si  vada  avanti e si  vada  fino  alla  fine  con
  l'approvazione  del  bilancio e della finanziaria.  E'  chiaro  che
  abbiamo   bisogno  dei  tempi  previsti  però  su  questo,   signor
  presidente  Venturino,  la  richiamo  anche  in  questo  caso,   al
  Regolamento.
   La  Presidenza non può assolutamente pensare di stabilire i tempi.
  La  Presidenza deve concordare i tempi. Volevo raccogliere l'invito
  dell'onorevole  Greco di poco fa, signor Presidente,  invitando  la
  Presidenza a concordare l'andamento dei lavori col Presidente della
  Commissione  Bilancio.  Quando si è in  fase  di  approvazione  del
  bilancio  il  Presidente dell'Assemblea, seppur autorevole,  seppur
  guida dell'Assemblea, non può pensare di prendere decisioni che non
  concorda col Governo e con la Commissione.
   Mi  pare di capire che, per la seconda volta, la Presidenza  stava
  commettendo  l'errore, gravissimo ed imperdonabile, di  rinviare  i
  lavori  senza  averlo  concordato con questa  Commissione.  Sarebbe
  opportuno  per evitare ulteriori contrasti e per evitare  ulteriori
  cattive  gestioni  dell'Aula,  come è avvenuto  con  l'approvazione
  dell'allegato  2,  che  la  Presidenza  dell'Assemblea   prima   di
  procedere si consultasse, così come prevede il Regolamento, con  la
  Commissione  Bilancio. Dopo aver esperito questa consultazione  col
  Presidente  della Commissione, avere avuto il parere del Presidente
  della   Commissione  che  parla,  evidentemente,   a   nome   della
  Commissione,  la  Presidenza dell'Assemblea può prendere  tutte  le
  decisioni che riterrà utili alla gestione di quest'Aula.
   E'  chiaro  che, in attesa che il Governo ci porti la  riscrittura
  dell'articolo  18, sarebbe anche opportuno che predisponesse  tutti
  gli  altri  atti  in  maniera  tale  che,  una  volta  ultimata  la
  discussione,  l'eventuale  approvazione o bocciatura  dell'articolo
  18,  si  passasse  velocemente ad approvare gli  altri  emendamenti
  ancora in itinere, ricordando al Governo, però, una cosa importante
  che  la Commissione ha dato parere per quanto riguarda gli articoli
  46  fino  al  comma 21 e ci sembra, in questo caso parlo  a  titolo
  personale, eccessivo caricare di altri 56, 57 commi l'articolo  46,
  quindi,  l'invito che viene fatto anche al Presidente  è di evitare
  di  rifare,  di  ripetere una seconda finanziaria e di  accorciare,
  laddove il Governo lo riterrà opportuno, il più possibile il numero
  di  emendamenti e di commi che verranno  ripresentati  in  Aula  e,
  preferibilmente,  evitare  di continuare  a  portare  in  Aula  dei
  provvedimenti manifesto come quelli che abbiamo approvato  fino  ad
  esso.  Per  i  provvedimenti manifesto abbiamo  la  possibilità  di
  legiferare in seguito; non possiamo correre il rischio di  recepire
  velocemente degli articolati o dei veri e propri disegni di legge o
  addirittura leggi proposte dal Governo nazionale che rischiano  con
  la  velocità  ed il poco tempo a nostra disposizione di  creare  un
  vero  e proprio boomerang nei confronti dei cittadini e dell'intera
  Isola.
   Per  questo, signor Presidente, l'invito che le faccio  è  a  nome
  della Commissione di razionalizzare i tempi e gli interventi  e  di
  concordare,  però, tutto oltre che col Governo, come è  giusto  che
  sia,  col  Presidente della Commissione tant'è  che  il  Presidente
  della Commissione Bilancio, in questa fase, ha pari dignità e  pari
  ruolo degli altri due componenti dell'Assemblea.

   MILAZZO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO  Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sappiamo
  che  ci  state  dando la possibilità di parlare per  la  cosiddetta
   tecnica  del  possesso palla , cioè non potendo più sospendere  la
  seduta  - non avete più la faccia di sospendere la seduta -, mentre
  aspettiamo questo emendamento, dice che si stava fotocopiando, sarà
  in aria, sarà in giro per l'Assemblea

   PRESIDENTE  . E' in una fotocopiatrice, perché si fotocopia  nelle
  fotocopiatrici

   MILAZZO  Giuseppe. E' in una fotocopiatrice. Siccome i tetti  sono
  alti,  magari  questo  coso  vola e ancora non  può  atterrare.  Se
  vuole mi metto qua a fargli i segnali

   PRESIDENTE.   La  sua  immaginazione  è  molto  fervida   ma   non
  corrisponde a quanto sta accadendo in questo momento.
   MILAZZO Giuseppe. Se c'è problema di atterrare, mi metto qua e gli
  faccio i segnali.

   PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, vada al dunque. Per favore.

   MILAZZO Giuseppe. Ma stavo parlando, signor Presidente.
   Ancora  siamo in attesa di questo emendamento tecnico,  di  questa
  riscrittura   dell'articolo  18  e,  naturalmente,   ci   date   la
  possibilità di parlare perché l'imperativo è:  Prendere tempo    La
  verità  è questa, signor Presidente. Si cerca di prendere  tempo  e
  non  lo dico, presidente Venturino, a livello personale, perché lei
  non  è iscritto come componente di maggioranza, fra l'altro, le  do
  la mia attestazione di massima stima nello svolgere il suo ruolo di
  imparzialità.  Però, con qualcuno devo parlare e devo  parlare  con
  lei.
   E,  ora,  appena  arriverà questo emendamento, signor  Presidente,
  subito   questo clima conviviale:  parlate, se avete  idee,  dateci
  suggerimenti ,  finirà  tutto.  Vero,  Presidente?  Prenderete   il
  librone   del   Regolamento,  lo   metterete   come   un   giubbino
  antiproiettili  e non darete la possibilità di parlare  ad  alcuno;
  quando alzeremo la mano, il ditino per avere un chiarimento voi  ci
  direte:   Basta, basta, onorevole Milazzo, non ne possiamo più.  E'
  da  dieci  giorni che chiede la parola . E, poi direte  a  Falcone:
  SLei parla sempre .
   A  proposito di Falcone, signor Presidente, sono inesperto d'Aula,
  ma  limitare  i  tempi della Commissione Bilancio o  conteggiare  i
  minuti  dei  componenti della Commissione Bilancio come se  fossero
  componenti  di un Gruppo - mi interesserebbe questo chiarimento  -,
  quando   parlano   l'onorevole  Ciaccio,   l'onorevole   Vinciullo,
  l'onorevole  Falcone,  come  componenti  di  minoranza,  perché  li
  calcolate ai loro Gruppi di appartenenza? Questi deputati parlano a
  supporto dell'Assemblea ed è sbagliato che un deputato di minoranza
  -  e  faccio  questa  riflessione prendendo spunto  dall'intervento
  dell'onorevole   Figuccia  sulle  tabelle  -   perché   quando   un
  parlamentare di minoranza si alza per chiedere chiarimenti e lei (e
  lei  nel  senso  Assemblea, Regolamento e Uffici di Presidenza)  lo
  scala al Gruppo di appartenenza è un errore che si commette, perché
  si  priva  l'Aula del chiarimento di coloro che hanno  lavorato  in
  Commissione  alla  manovra, perché tutti noi deputati  che  abbiamo
  lavorato  sulla  manovra  sappiamo, in base  all'appartenenza  alle
  nostre Commissioni, non conosciamo la manovra nella sua interezza.
   E, allora, dico questo signor Presidente: noi abbiamo l'obbligo di
  approvare  la manovra, perché c'è il problema dei precari,  ma  non
  siamo  noi che abbiamo chiesto sospensioni fiume per prendere tempo
  perché  non si trova una sintesi e perché in un articolo ci  volete
  infilare 53 commi. Non siamo noi  E aggiungo che se fosse  per  me,
  presidente  Venturino - io ho gli ultimi 57  secondi  -,  vi  farei
  approvare la manovra da soli, ora abbandonerei l'Aula  con tutti  i
  componenti  dell'opposizione  e  vi  lascerei  da  soli,  vi  farei
  lavorare  da  soli,  qualunque  cosa  possiate  approvare,  non  ci
  interessa;  vi  lascerei  da soli. Ed è  la  proposta  che  faccio,
  naturalmente a titolo personale, ai Capigruppo della minoranza.  Vi
  abbandonerei  qua  a  lavorare, fate quello che  volete,  tanto  lo
  farete  a  prescindere, tanto troverete il metodo,  e  già  l'avete
  trovato, per raggirarci ed andare di corsa e premura.
   E,  allora,  dico, signor Presidente, concludendo, che  spero  che
  questa  mia riflessione vi faccia veramente pensare che i siciliani
  si  sono  stancati. Glielo dico con serenità perché di qui  a  poco
  quando arriveranno le manovre ci sarà il trabocchetto.

   CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Ascolti, presidente Venturino, il mio è un  appello  non
  rivolto  a lei, ma alla funzione, al ruolo che, in questo  momento,
  sta rivestendo.
   Siamo in Aula credo dal 18, 20, 23, 27, il 30, il 3, il 4, il 7  e
  siamo  in  attesa adesso e, da ultimo, ormai da circa quattro  ore,
  della riscrittura da parte del Governo degli articoli 18 e 46.
   A  me  dispiace che lei abbia accettato di venire in Aula a  dirci
  che  da  un  momento all'altro arriveranno le riscritture di questi
  due  articoli,  perché sa bene che, nel momento  in  cui  dovessero
  arrivare e non sono nelle condizioni di dire arriveranno questi due
  articoli,  lei  dovrebbe dare un congruo termine per permettere  ai
  deputati di leggere questi articoli e, eventualmente, a coloro  che
  lo ritenessero, di predisporre gli adeguati emendamenti.
   Ebbene,  Presidente,  ho ascoltato anche gli interventi  di  tanti
  colleghi che mi hanno preceduto, interventi tutti legittimi ma  che
  finiscono  per  rendere  il  clima che  comincia  a  respirarsi  in
  quest'Aula  e, ahimè, anche al di fuori di quest'Aula,  sempre  più
  pesante.
   Allora, la invito ad interrompere immediatamente questa farsa  che
  rischia  di  diventare una farsa drammatica. La  invito  a  riunire
  l'Ufficio   di  Presidenza,  chiedo  che  l'Ufficio  di  Presidenza
  convochi  con  assoluta immediatezza una Conferenza dei  Presidenti
  dei Gruppi parlamentari, perché venga spiegato ai Capigruppo se  il
  Governo  è  in  condizione di sottoporre all'Aula gli articoli  che
  mancano, in che tempi è in condizione di farlo e la invito  a  fare
  tutto  ciò in  maniera assolutamente repentina anche per sottrarsi,
  personalmente, ad uno spettacolo che non è assolutamente  piacevole
  e che non le appartiene, presidente Venturino.
   Stiamo  creando i presupposti per rendere la conclusione di questo
  processo che deve portare all'approvazione della finanziaria  assai
  sgradevole; si comincia a respirare un sapore amaro e non  sappiamo
  verso dove porti. Fermi immediatamente i lavori e stabiliamo se c'è
  la  possibilità di farlo oggi un percorso, d'altra  parte  sono  le
  18.24,  il  presidente Ardizzone, e lo condivido in  pieno,  ci  ha
  spiegato che non approverà mai finanziarie di notte, però,  siccome
  negli  articoli  18  e 46 si annidano, nel 18 una  tabella  corposa
  perché riguarda il finanziamento di leggi di spesa e l'articolo 46,
  al  di  là  della  riscrittura,  si compone  di  tantissime  norme,
  fermiamo il gioco.
   Invito tutti i colleghi a riacquistare ed a riacquisire quel senso
  di  responsabilità istituzionale che, a partire da me, non  abbiamo
  perso  fino  a  questo  momento e che non  dobbiamo  perdere  ed  a
  ritrovare  le ragioni che devono ricondurci ad una valutazione  che
  ha un solo obiettivo, che può anche non essere piacevole per me che
  non  condivido questa finanziaria, ma che ho il senso delle cose  e
  che  auspico possa ricondurre tutti sotto questo profilo e cioè  la
  necessità di approvare presto una finanziaria per i siciliani.
   La  invito,  Presidente, a farlo subito perché la  deriva  non  mi
  piace.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, le fotocopie sono arrivate. Adesso
  ve  le  faccio distribuire, però, prima di distribuirle  volevo  un
  attimo  disciplinare  ciò che succede. Sono già  qui;  mi  date  un
  minuto così vi spiego come ci siamo disciplinati.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  chiesto  la
  parola  per  una comunicazione che credo corre l'obbligo  dare  per
  primo  al  Parlamento,  essendo  io,  da  quattordici  anni  circa,
  parlamentare  di  questa Regione. Qualche ora  fa  ho  ricevuto  un
  avviso  a comparire davanti la Procura della Repubblica di  Palermo
  per  fatti  che riguardano la mia funzione di Presidente di  Gruppo
  parlamentare nella scorsa legislatura. Essendo un uomo  pubblico  e
  per  evitare qualunque interpretazione che possa, in qualche  modo,
  creare  fatti  di  retroscena, di chissà quale  mistero   si  possa
  connettere  e  collegare  ad  una  vicenda  giudiziaria  che  tutti
  sappiamo si è aperta sul finire della scorsa legislatura e  che  ha
  visto   un   anno  ininterrotto  almeno  di  indagini  sui   Gruppi
  parlamentari,  ho ritenuto giusto dire e dare al Parlamento  questa
  comunicazione e farlo, domani, attraverso una conferenza stampa  in
  cui illustrerò le contestazioni che mi vengono mosse da parte della
  Guardia di Finanza che ha curato le indagini e della Procura che mi
  ha convocato per l'interrogatorio.
   Ho  fatto  questo non per difendere me stesso, ma per una ragione,
  non  so  se  essere contento di questo, non so, in questo  momento,
  come potermi giudicare, tutte le contestazioni che mi vengono mosse
  riguardano la funzione di Presidente di Gruppo parlamentare, non mi
  viene contestato di essermi messo in tasca un euro, non un acquisto
  improprio,  né  mutande; fortunatamente, tutte le attività  che  ho
  avuto  l'onore,  presiedendo  il  Gruppo  parlamentare  del  PD  di
  svolgere   dal   punto  di  vista  amministrativo   sono   attività
  tracciabili,  utilizzando  il metodo della  tracciabilità  bancaria
  propria di un'attività di un Gruppo grosso com'è stato il PD, aveva
  ventinove deputati e, quindi, anche con una sua complessità al  suo
  interno.
   Chiedo scusa al Parlamento se ho fatto una distrazione rispetto al
  tema  che  stiamo trattando, ma ho ritenuto doveroso - per  evitare
  che  ci  siano botti mediatici per i quali si dà notizia di  chissà
  quale  cosa  - informare il Parlamento, domani mattina informerò  i
  siciliani  attraverso  i  media, leggerò  per  intero  l'avviso  di
  garanzia che mi è stato notificato e con il mandato a comparire, ed
  i  siciliani  sapranno quali sono le contestazioni che  mi  vengono
  mosse  nei  cinque anni che ho svolto la funzione di Presidente  di
  Gruppo parlamentare di questo Parlamento.

   PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Cracolici, anche per  l'onestà
  intellettuale che ha mostrato nel portare in Aula la vicenda che la
  riguarda personalmente.
   Torniamo  ai lavori d'Aula. Adesso distribuiamo sia l'articolo  18
  con  la tabella allegata, sia l'aggiuntivo all'articolo 46 e, visto
  che,  onorevole  Vinciullo, lei stesso ha detto:   per  evitare  di
  recepire  velocemente  ha usato queste parole  norme,  articoli   e
  non  avere il tempo di potere, quindi, valutare con serenità  e  la
  dovuta  calma l'intero articolo 18, così com'è stato arricchito  da
  questa tabella, e per dare anche seguito alle parole dell'onorevole
  Figuccia  il  quale,  giustamente, diceva  che,  ieri  sera,  nella
  fretta,  è  stato  probabilmente commesso qualche errore  ma  posso
  rassicurare  l'onorevole Figuccia che abbiamo tutti  gli  strumenti
  per  potere  intervenire, laddove ci sono state delle  irregolarità
  potere  fare  rientrare  tutto nel Regolamento,  nella  correttezza
  della  procedura, e visto che da più parti c'è la necessità chiara,
  lo  diceva anche l'onorevole Cordaro, di non correre, ma di  vedere
  con  calma  i  documenti  che sono stati esitati  dal  Governo  per
  evitare  di  perdere  tempo,  io  chiedo  adesso  all'Assemblea  di
  appoggiare la richiesta della Presidenza di sospensione di  un'ora.
  In  un'ora  abbiamo il tempo di poter valutare con calma l'articolo
  18 nella nuova stesura.
   Scusi un attimo, onorevole Cordaro, è in fase di distribuzione sia
  l'articolo  18 che l'articolo 46. Dobbiamo valutare la  eventualità
  di sospendere i lavori d'Aula di un'ora. Nell'arco di quest'ora, vi
  prego   anche  di  presentare  i  subemendamenti  in  sala  lettura
  deputati, dove è già stata approntata una squadra di funzionari  al
  fine di valutare i relativi emendamenti.
   Pertanto,  sospendo  la  seduta,  avvertendo  che  riprenderà  fra
  un'ora.

     (La seduta, sospesa alle ore 18.32, è ripresa alle ore 19.49)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli colleghi, si riprende dall'articolo 18.
   E'  stato presentato l'emendamento soppressivo 18.1, a firma degli
  onorevoli Formica, Ioppolo e Musumeci.

   MUSUMECI. Lo ritiro.

   MILAZZO.  Presidente, ma queste sono le condizioni per fare  Aula?
  Non mi costringa a chiedere il numero legale

   PRESIDENTE.  Onorevoli  Falcone e Milazzo,  il  numero  legale  si
  chiede laddove si va a fare una votazione.

   FALCONE. E ora dobbiamo votare

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, se cominciamo così, si  presenta  e
  si  preannuncia una nottata molto difficile. Procediamo con  calma.
  Io   ho  semplicemente  riaperto  i  lavori  d'Aula  e,  ripartendo
  dall'articolo 18 ho chiesto all'onorevole Musumeci cosa  intendesse
  fare   circa  l'emendamento  18.1  e  l'onorevole  Musumeci,  molto
  cortesemente .

   MILAZZO Giuseppe. Lo faccio mio, però le chiedo il numero legale.

   PRESIDENTE. Assolutamente lo può fare suo.
   Il Governo ha, intanto, facoltà di intervenire.

   MILAZZO  Giuseppe. L'assessore dovrebbe intervenire per  spiegarci
  tutta la tabella.

   PRESIDENZA. Onorevole Milazzo la invito a prendere posto.  Se  noi
  proseguiamo  con  un certo ordine, è probabile  che  ci  capiamo  e
  riusciamo  anche a portare avanti i lavori con una certa  chiarezza
  per  chi  ci  ascolta  e per gli onorevoli presenti  in  Aula.  Se,
  invece,  cominciamo a mettere insieme diverse cose  senza  dare  un
  ordine alle stesse, finiremo per non capirci più.
   Lei ha fatto proprio l'emendamento 18.1.

   MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO  Giuseppe.  Signor presidente, ho fatto mio  l'emendamento
  per  un semplice motivo. Vogliamo portare indietro la cassetta? Lei
  stava  procedendo  alla  trattazione dell'emendamento  soppressivo.
  Secondo me, invece, visto che si parla di ordine, io accetto il suo
  richiamo  costruttivamente, si dovrebbe partire  con  la  relazione
  dell'assessore   su  questo  articolo  18,  dopo  averlo   spiegato
  l'Assemblea ne assume coscienza, non funziona così?

   PRESIDENTE. No, onorevole Milazzo perché se, per esempio,  andando
  a  votare dopo la richiesta del numero legale si può andare avanti,
  se  dovesse l'articolo 18 essere soppresso tutta questa discussione
  sarebbe  inutile. Allora, cerchiamo di seguire le cose passo  passo
  così ci capiamo.
   Lei ha fatto proprio l'emendamento  .

   MILAZZO Giuseppe. Signor presidente mi scusi ma io insisto.

   PRESIDENTE. Insiste su che?

   MILAZZO  Giuseppe.  L'Assemblea vota  un  emendamento  soppressivo
  perché?  Perché lo ritiene utile o inutile. Se l'assessore  non  ce
  lo  spiega, sulla base di che cosa votano i parlamentari? Anche per
  logica,  secondo me, una persona deve fare le cose, al  di  la  del
  Regolamento
   Io  l'avevo  detto  che,  poi, qui in Aula  ci  sarebbe  stata  la
  premura. Io lo sapevo  Comunque non c'è problema.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   PRESIDENTE. Va bene, la richiesta dell'onorevole Milazzo è accolta
  visto   che   l'assessore   Bianchi  è   presente.   Invito,quindi,
  l'assessore ad illustrare l'articolo 18

   BIANCHI, assessore per l'economia.  L'articolo 18 costituisce  uno
  degli  articoli  più importanti della manovra  e  contiene  al  suo
  interno la tabella con il rifinanziamento delle leggi di spesa.
      L'articolo autorizza una spesa complessiva per 262 milioni  931
  mila euro per il 2014. Questa spesa complessiva viene ripartita tra
  i  diversi capitoli di bilancio che, appunto, attengono a leggi  di
  spesa  già presenti che necessitano di un'autorizzazione  di  spesa
  successiva.
   Il  Governo ha provveduto a ripartire le somme disponibili che,  è
  inutile  negare,  sono  decisamente  inferiori  rispetto  a  quelle
  disponibili degli ultimi anni ed in particolare dello scorso  anno.
  Su  quasi tutti i capitoli di spesa è prevista una riduzione  dello
  stanziamento.  Questo,  appunto, come vi  dicevo,  è  un  ulteriore
  tassello  di una manovra che, come voi sapete, cosa di cui  abbiamo
  discusso    ampliamente   in   questi   ultimi   giorni,   presenta
  quell'operazione di contenimento della spesa che da un  lato  mette
  in sicurezza il bilancio della regione e dall'altro garantisce come
  abbiamo  fatto con l'articolo 30 in poi la proroga dei precari  per
  gli enti locali e per la regione.
   Ovviamente,  permettetemi  se  non mi  metto  ad  illustrare  ogni
  singolo  capitolo della tabella, questo ovviamente avete  avuto  il
  tempo per analizzarlo nella seduta disponibile.
   Quindi, questa è la proposta che il  Governo fa.

   MILAZZO   Giuseppe.   Questa   è  la  relazione   sull'emendamento
  soppressivo dell'articolo 18?

   PRESIDENTE.  Lei  continua a farlo proprio o lo ritira,  onorevole
  Milazzo?

   MILAZZO Giuseppe. Non lo ritiro.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA,  presidente della Commissione e relatore di maggioranza.  E'
  chiaro  che  siamo  nel  mezzo  della conclusione  di  una  manovra
  importante,  che ha  messo sicuramente a dura prova, anche  fisica,
  di  questa Assemblea. E, comunque, non possiamo permettere  che  la
  conclusione  di  questa  manovra così importante  si  svolga  nella
  totale  assenza di diversi Gruppi parlamentari, che sicuramente  si
  stanno  impegnando nell'approfondire un emendamento che è  arrivato
  da  poco,  che  presenta complessità e necessita  di  verifica  dei
  riferimenti   legislativi  importanti  e  fondamentali,   per   cui
  avanzerei,  anche  a  nome della Commissione e anche  chiedendo  il
  conforto  dell'Aula, un ulteriore rinvio per permettere ai deputati
  di  poter partecipare in maniera complessiva, totale nella  maggior
  parte  di  chi  lo  riterrà  opportuno, ma l'assenza  dall'Aula  di
  interi  Gruppi  parlamentari  lascia  intendere  che  un  rinvio  è
  indispensabile e fondamentale.
   Signor  Presidente, si assuma anche la responsabilità di procedere
  in questo senso perché la Commissione lo richiede in maniera chiara
  e puntuale.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore di minoranza. Signor Presidente, mi  associo  a
  quanto  chiesto  dal  presidente Dina,  anche  sulla  scorta  della
  complessità delle due norme , diciamo anche l'articolo 46.
     L'articolo  18  non  può essere licenziato così  sue  due  piedi
  dall'Assessore, anche perché, ad esempio, ci sono delle  norme  che
  rischiano   di  cozzare  tra  di  loro.  E  qua  lo   vorrei   dire
  all'Assessore. Ad esempio, tra il comma 7 dell'articolo 18 e poi  i
  numeri  in tabella. Cioè, da un lato, si consente alle associazioni
  già  beneficiarie  della  legge n. 16,  quindi  ex  tabella  H,  di
  proseguire la propria attività; dall'altro lato, invece, finanziamo
  specificatamente alcuni interventi e alcune realtà associative.
   Sulla  scorta  di  questo, se avessimo il tempo  di  potere  avere
  un'altra  mezzora, secondo me, per poter fare anche un punto  della
  situazione,  anche  col  Governo, per potere  eventualmente  limare
  qualcosa,  fare  un'ulteriore sintesi, penso che  potremo  arrivare
  immediatamente  all'articolo 18, all'approvazione  e,  poi,  se  il
  Governo invece volesse lasciare - ipotizzo - soltanto la riforma  -
  e  qua  lo  voglio dire al presidente Crocetta - sulle partecipate,
  rinviare  molte  cose  e  calendarizzare  già  il  salva-imprese  a
  mercoledì  prossimo  noi potremmo chiudere già stasera  stessa  nel
  giro  di  un'ora. Approviamo l'emendamento secco sulle partecipate,
  calendarizziamo a mercoledì prossimo il salva-imprese con l'impegno
  che  veniamo  qua e lo trattiamo, togliamo tutto il resto  che  c'è
  nell'articolo  46,  oltre  a  quello che  è  arrivato  in  Aula,  e
  approviamo  subito gli articoli 18 e 46. Chiudiamo  stasera  questa
  finanziaria, diamo una buona risposta a chi l'aspetta  ed  evitiamo
  ulteriori speculazioni che, a causa di ciò che è accaduto e che sta
  accadendo  in  queste ultime ore, minuti, nei  confronti  di  tanti
  componenti  di  questo Parlamento, ecco, riusciremo a  trovare  una
  soluzione  e  a  sopire  tante  critiche  a  cui  purtroppo  saremo
  sottoposti  nelle prossime ore.

   BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BIANCHI.  assessore per l'economia.  Signor Presidente,  onorevoli
  deputati, molto brevemente sul tema della motivazione per la  quale
  il  Governo ha insistito e sta insistendo nel porre alla  votazione
  dell'Assemblea, all'interno della finanziaria, il decreto pagamenti
  per le imprese.
   Le   motivazioni  sono:  una  di  ordine  più  generale,  relativa
  all'importanza  -  riteniamo  -  di  un  intervento  che  può  dare
  liquidità al sistema delle imprese, ma più specificamente  che,  in
  qualche misura, questo tipo di intervento contribuisca a rafforzare
  la  struttura finanziaria del nostro pacchetto di bilancio e  legge
  di stabilità, perché va considerata la possibilità di immettere nel
  sistema  nel corso del 2014 una così rilevante quantità di risorse,
  abbiamo già predisposto una relazione tecnica per questo, può avere
  un  effetto  importante sulla dinamica attesa delle entrate  e,  in
  particolare, sulle imposte indirette.
   Abbiamo stimato che una quota consistente di queste risorse  possa
  determinare  un incremento del gettito IVA. Avendo  nel  testo  che
  presentiamo  già  destinato  queste ulteriori  entrate  da  imposte
  indirette  all'incremento del fondo residui attivi,  riteniamo  che
  questo intervento finanziario possa rappresentare, anche alla  luce
  di chi dovrà verificare la stabilità, la congruità, la compattezza,
  la  solidità  della manovra finanziaria, un ulteriore  elemento  di
  rafforzamento.
   Peraltro, ricordo che proprio in Commissione  Bilancio ,  dove  il
  testo   è   stato  ampiamente  analizzato  ed  esitato  in  maniera
  favorevole dalla Commissione  Bilancio , fu proprio sottolineato  e
  proposto  da  molti  deputati,  ricordo  l'onorevole  Falcone,  che
  proponeva  proprio  il  suo inserimento per le  caratteristiche  di
  intervento  di  natura  finanziaria  all'interno  della  legge   di
  stabilità.
   Con  questo intervento in qualche misura veniamo incontro a quanto
  emerso, soprattutto, dall'opposizione in corso di quel dibattito  e
  riteniamo che, proprio perché è un testo ampiamente discusso, non è
  che introduciamo un fatto nuovo di tale rilevanza, introduciamo  un
  elemento  che  è  stato trattenuto più di un  mese  in  Commissione
   Bilancio  con numerosi incontri, sedute e successivi chiarimenti e
  che  proprio  in quella fase fu sottolineato il forte  collegamento
  con la legge di stabilità, proprio perché il sostegno delle imprese
  può  essere  un  volano  in  termini  di  crescita  economica,   ma
  soprattutto  dinamica  delle  entrate  che  può  rappresentare   un
  ulteriore tassello importante della manovra finanziaria.

   PRESIDENTE.  Presidente Crocetta, è arrivato un invito  abbastanza
  chiaro  da  parte delle Commissione di sospendere almeno per  altri
  trenta  minuti  la  seduta, vorrei sapere se  le  condivide  questa
  richiesta che è pervenuta dal presidente Dina.

   CROCETTA. presidente della Regione. La sospensione legata a cosa?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,   avevo   chiesto   una
  sospensione nella considerazione che c'erano diversi Gruppi assenti
  dall'Aula   ed  era  mutuata  anche  dalla  necessità  di   qualche
  approfondimento.  Ma  se siamo pronti, per quel  che  mi  riguarda,
  possiamo andare avanti.

   PRESIDENTE.  Visto  che  il  problema  è  stato  superato  e,  nel
  frattempo,  sono  arrivati anche gli altri deputati,  se  va  bene,
  onorevole Dina

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore  di  minoranza.  Signor  Presidente,  onorevoli
  colleghi,  mi scusi, voglio dire una cosa. Lei aveva già detto  che
  c'era  mezz'ora  e  noi  non  abbiamo ancora  avuto  il  tempo  per
  presentare gli emendamenti.

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, ricordo perfettamente quello che ho
  detto. Ho detto che sospendevo per un'ora e che in quell'ora  c'era
  la  possibilità  di  presentare gli emendamenti  in  Sala  Lettura.
  Un'ora  è  già passata. Onorevole Falcone, sono arrivato  qui  alle
  18.30.

   FALCONE,  relatore di minoranza. Ma in un'ora non c'è  nemmeno  il
  tempo per presentare gli emendamenti perché la norma va studiata

   PRESIDENTE. Avevamo un'ora. Ci siamo lasciati in questo  modo.  Se
  lei,  adesso,  ha  bisogno  ancora di  tempo,  possiamo  nel  corso
  dibattito  continuare ancora a presentare gli  emendamenti  qui  in
  Sala Lettura.

   FALCONE, relatore di minoranza. Signor Presidente, lei non  ci  dà
  questa  facoltà.  Significa,  però,   che  noi  metteremo  ora   in
  votazione  ogni  emendamento  che  presentiamo.  Lei  dice  questo,
  secondo  me  ingorghiamo ulteriormente l'Aula.  Voi  dite  che  c'è
  questa volontà di assoluto deficit di comunicazione quando, invece,
  se  ci sedessimo un attimo e cercassimo di capire perché l'articolo
  18  non è una cosa semplicissima. Dico, però, capiamolo, un attimo,
  modifichiamo qualcosa e si va avanti. Accelerare di qualche  minuto
  non significa, poi, recuperare ore. Questo voglio dire.

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, proprio perché la discussione sarà,
  immagino, piuttosto accesa e molto dibattuta, ho appena detto  che,
  intanto,  sono  stato  molto  chiaro  nel  dire  che  c'era  un'ora
  precedentemente,  abbiamo utilizzato un'ora e  trenta  minuti,  nel
  corso  del  dibattito,  qualora dovessero essere  presentati  altri
  emendamenti,  gli  Uffici  sono in Sala Lettura  per  accogliere  i
  subemendamenti che verranno presentati. Questo proprio  nell'ottica
  di   portare  avanti,  così  come  detto  dal  suo  collega   della
  Commissione, onorevole Vinciullo, cercare di non bloccarci più e di
  non  sospendere  più  l'Aula. La prego, quindi,  di  mantenere  una
  coerenza anche con i componenti del suo stesso Gruppo.

   CIACCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  mi  collego  a
  quanto detto dall'onorevole Falcone, anche perché proprio perché  è
  corposa  la riscrittura, sono 16 pagine, noi con tutto l'impegno  e
  nonostante rappresento anche un Gruppo abbastanza numeroso  con  il
  quale  ci  siamo  suddivisi, abbiamo attualmente  la  necessità  di
  ulteriore tempo per approfondire i vari capitoli.
   Tengo,  comunque, a precisare e faccio un invito  al  Governo  per
  quanto riguarda l'articolo  6 aggiuntivo.
   In particolare, questa anticipazione, il cosiddetto impropriamente
  mutuo  che  chiediamo ma, appunto, sappiamo che è  un'anticipazione
  che  chiediamo allo Stato, ha avuto, come già l'Assessore ha potuto
  sottolineare, ampio dibattito in Commissione. Da questo dibattito è
  nata  realmente  una  divergenza  di  opinioni,  soprattutto  sulla
  copertura,  che  risultano attualmente per  quanto  rappresento  il
  Movimento 5 Stelle, preoccupanti.
   Se  noi  su questo punto limitiamo il dibattito parlamentare  che,
  appunto, è stato complesso solo e faccio un esempio nel nostro caso
  ai  19  minuti  che  ha  a  disposizione il mio  Gruppo,  significa
  attualmente soffocare un dibattito in una tematica, in una  materia
  che  è  molto  delicata. E allora, in nome di tutto il  Gruppo  che
  rappresento, chiedo al Governo di stralciare il mutuo ed io insieme
  a  tutto il Gruppo del Movimento 5 Stelle si impegna, visto  che  è
  già  un  disegno di legge incardinato per l'Aula, ad anticipare  la
  discussione  ed affrontarlo subito la prossima settimana  e  questo
  penso  che  non infici le preoccupazioni di questa finanziaria,  ma
  attualmente significherebbe soffocare un dibattito in una  tematica
  molto  delicata  che impegna, non entro nel merito, per  trent'anni
  tutti i siciliani.
   Ed allora, sminuire questo in neanche un'ora di discussione, penso
  che  il  Governo ne dovrebbe prendere atto e chiedo anche a  questa
  Presidenza  che potrebbe anche su questa questione dare un  proprio
  parere, non dico dichiararlo inammissibile, ma quasi, ma evitare di
  inasprire  e  soffocare un dibattito che ci vedrà coinvolti  tutti,
  imprese,  siciliani,  cittadini, deputati,  tutti  per  i  prossimi
  trent'anni.
   Chiedo,  quindi,  cortesemente al Governo di fare  propria  questa
  istanza  e,  ripeto, il Movimento 5 Stelle, si impegna, alla  prima
  seduta  d'Aula  a chiedere il prelevamento del punto  e  discuterlo
  subito, ma discutiamolo in maniera serena ed approfondita.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA  Presidente  della  Commissione e  relatore  di  maggioranza.
  Signor  Presidente, io mi sentirei di proporre una  sospensione  di
  almeno  un  quarto  d'ora per fare il punto della  situazione,  per
  darci   un  ordine  ed  un'organizzazione  più  conducente  e   più
  efficiente   per   arrivare   nel   più   breve   tempo   possibile
  all'approvazione finale dei due disegni di legge. Per cui,  la  mia
  proposta va in questa direzione.

   VULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VULLO.  Signor  Presidente, oltre ad esprimere il mio  dissenso  a
  questa  sospensione, vorrei rispondere al collega del  Movimento  5
  Stelle  che fa parte della Commissione  Bilancio  che questo  mutuo
  lo  stanno  attendendo  centinaia di migliaia  di  aziende,  quelle
  aziende  che il giorno 16 di ogni mese sono costrette  non  solo  a
  fine  mese  a  pagare gli stipendi, ma sono costrette a  pagare  le
  tasse  e  molte volte, siccome le aziende ospedaliere, i teatri,  i
  Comuni e quant'altro non pagano, ed ha ragione l'assessore Bianchi,
  non  solo  mettiamo  in  campo centinaia di migliaia  di  euro,  ma
  mettiamo  in  campo un ritorno importante che è il pagamento  delle
  tasse;   perché  voi  immaginate  per  un  attimo  che  quando   un
  imprenditore si trova al cospetto del pagare le tasse o pagare  gli
  stipendi al 99 per cento decide di pagare gli stipendi.
   Allora,  io non vorrei che questa sera per accontentare un  Gruppo
  importante,  un  Gruppo  sicuramente  notevole  come   quello   del
  Movimento 5 Stelle noi rinviassimo questo punto.
   Questo  punto mette in moto un'economia, mette in moto sicuramente
  la Sicilia perché nel resto d'Italia - chi fa lavori pubblici lo sa
  benissimo  - le aziende vengono pagate ora a 60 giorni, in  Sicilia
  noi abbiamo questo problema.
   Allora, dal mio punto di vista, questo è il punto più qualificante
  di   questa   finanziaria.   Perciò  non   facciamo,    Commissione
   Bilancio ,  giochetti  su  questo punto  perché  è  il  punto  più
  qualificante in quanto poi questo si riversa sui dipendenti,  sullo
  Stato ed altri. Perciò, non cominciamo a pensare di potere rinviare
  questo punto perché è sbagliato.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo, onorevole Presidente, che è
  pervenuta un'altra richiesta di rinvio di almeno 15 minuti.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi, però non è che ogni volta che affrontiamo il 18  parliamo
  del 46  Quando arriveremo al 46 ne parleremo
   Adesso,  dovremmo  fare il rinvio per il 46;  affrontiamo  il  18,
  visto  che abbiamo avuto un'ora e non si dica che non è uno  spazio
  sufficiente  per  esaminare la materia, e  si  procede,  se  si  ha
  l'intenzione.  Dopo, quando esamineremo il 46, lo  affrontiamo  nel
  merito  perché  anche  lì  troveremo la soluzione,  come  l'abbiamo
  trovata  prima. Però, se ogni volta che discutiamo, discutevamo  il
  41  e parlavamo del 46, ogni volta uno ha la sensazione che non  si
  trovi  di  fronte  a  un comportamento onesto dal  punto  di  vista
  intellettuale, ma che si trovi di fronte a tentativi artificiosi di
  creare una discussione di rinvio laddove non c'è la necessità.
   Affrontiamo  il dibattito sul 18, votiamolo, se poi dobbiamo  fare
  un  punto   di  controllo sulla questione del  46,  un  momento  di
  sintesi, in cinque minuti lo facciamo e chiudiamo la vicenda.
   Però,  sinceramente, ogni volta sento parlare da un mese di questo
  46,   che  doveva  essere  l'omnibus  e  non  è  diventato  affatto
  l'omnibus.  Affrontiamo il 18 e poi ne parliamo.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, vista la reiterata  richiesta  da
  parte  del  Presidente  della Commissione Bilancio,  questo  punto,
  apprezzate le motivazioni della Commissione Bilancio, sospendo  per
  15 minuti con l'impegno di non sospendere più.

     (La seduta, sospesa alle ore 20.15, è ripresa alle ore 20.27)

   La seduta è ripresa.

   LOMBARDO.  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO.  Signor  Presidente,  volevo,  innanzitutto,   fare   un
  richiamo per l'ordine dei lavori, quindi, diciamo questa clava  del
  tempo

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, abbiamo ripreso i  lavori,  scusi
  onorevole  Lombardo, lo faccio anche nel suo interesse, altrimenti,
  non riusciamo a sentire il suo intervento. Blocchiamo il tempo, per
  favore.  Se  cortesemente  o, perlomeno, cerchiamo  di  evitare  di
  formare gruppi di mini assemblee, visto che abbiamo un'Aula grande,
  possiamo  partecipare tutti ad un'unica assemblea,  forse  è  anche
  meglio. Prego, onorevole Lombardo.

   LOMBARDO.  Il  mio  appello è anche rivolto  al  Presidente  della
  Regione  ed  ai  capigruppo. Faccio un  invito  affinché  si  possa
  riunire  urgentemente la Conferenza dei Capigruppo per  cercare  di
  individuare   immediatamente  l'ordine   dei   lavori   che   dovrà
  effettuarsi da qui alle prossime ore,  per la difficoltà che si sta
  avvertendo nella prosecuzione dei lavori, innanzitutto ed anche per
  le   evidenti   discussioni  che  si  sono  ingenerate  all'interno
  dell'Assemblea.
   E,  poi,  chiedo,  a  prescindere  da  questo,  al  buonsenso  del
  Presidente della Regione e dell'assessore Bianchi.
   Vedete,  inserire  il  disegno  di  legge  500  all'interno  della
  finanziaria  non  mi  sembra  né  opportuno,  né  utile.   Non   è,
  certamente,  opportuno  per  le  ragioni  che  hanno  portato  alla
  discussione, oggi, di questo disegno di legge 500.
   Onorevole Presidente Crocetta, credo nel primato della politica  e
  penso creda anche lei nel primato della politica. In queste ore  ed
  in  questi  giorni, stiamo affrontando problemi molto importanti  e
  seri  e  penso  che non sia né serio né che valga il primato  della
  politica  discutere  di  un mutuo che la Regione  dovrà  contrarre,
  equivalente  ad  un  miliardo, sulla scorta di un  articolo  di  un
  giornale  perché, obiettivamente, se è vero come  è  vero  che  qui
  siamo  tutti investiti di un mandato popolare e rappresentiamo  gli
  interessi  di una Regione che conta 5 milioni di abitanti,  io  non
  permetto  ad alcun quotidiano nazionale, internazionale o americano
  di  dettare l'agenda di questo Parlamento. Lo dico chiaramente  Non
  permetto  ad  alcuno  di  imporre i lavori  di  questo  Parlamento.
  Quindi,  chiedo  al Presidente Crocetta, ed all'assessore  Bianchi,
  che  con  grande attenzione e professionalità ha guidato  anche  in
  alcuni  momenti insieme al Presidente Dina i lavori sul disegno  di
  legge  numero  500,  che esso venga riportato  nei  normali  canali
  parlamentari,  che  hanno visto un'approvazione, con  contestazione
  anche da parte delle opposizioni, di questo disegno di legge, e che
  vedrà  uno  sbocco  naturale all'interno di questo  Parlamento  con
  discussioni  ad hoc, non contingentate, su una vicenda che,  voglio
  ricordare  all'Aula,  non riguarda soltanto la  contrazione  di  un
  mutuo di un miliardo, ma anche i suoi effetti per i prossimi trenta
  anni  ed  anche, lo dico anticipando le motivazioni  che  spero  di
  poter  reiterare in separata sede, che non riguarderanno un gettito
  di  imposta in questa Regione. E questo lo dico subito a scanso  di
  equivoci:  il  mutuo  che  noi andremo  a  contrarre,  che  costerà
  sessanta milioni di euro circa all'anno per i prossimi trenta anni,
  e  che  certamente  la  mia  generazione pagherà  in  pieno,  vedrà
  risarcite  e  pagate  imprese  che dovranno  essere  pagate  perché
  creditrici nei confronti della Regione, ma che andranno  a  versare
  le imposte, l'Irpef e l'Irap in altre Regioni. Quindi, questi soldi
  andranno direttamente allo Stato e noi pagheremo un'operazione  che
  frutterà  allo  Stato qualcosa come due, trecento milioni   con  il
  sacrificio e con il sangue delle prossime generazioni.
   Ed  allora, Presidente Crocetta, non le chiedo di non discutere di
  questo,  ognuno si assume le proprie responsabilità e lo  fa  nelle
  proprie posizioni, però le chiedo di affrontare, come è giusto  che
  sia,  in  separata  sede, questo argomento e di non  farsi  dettare
  l'agenda   parlamentare   da   nessun   giornale,   Consiglio    di
  amministrazione  di  gruppo editoriale o membro  esterno  a  questo
  Parlamento.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, invito anche l'Aula
  a  volere  procedere con i lavori perché fuori, da tanto  tempo,  i
  cittadini siciliani aspettano risposte dalla politica e noi  questa
  sera abbiamo il dovere di concludere questa seduta fiume approvando
  o non approvando questa finanziaria.
   Io mi soffermo semplicemente, sono molto critica rispetto a questo
  articolo 18 e rispetto anche ad alcuni contributi nei confronti  di
  enti ed associazioni, ma non voglio - proprio per una questione  di
  rispetto  istituzionale nei confronti dei cittadini e dei siciliani
  -  entrare  nel  merito o criticare in maniera  così  analitica  le
  questioni  che  non  condivido, e sono tanti gli  articoli  che  in
  questa finanziaria ho criticato.
   Però,  devo  anche  fare, fra le critiche, un plauso  al  Governo,
  perché  avevo  segnalato già in sede di variazioni di  bilancio  la
  questione  dei  disabili relativa alle barriere  architettoniche  e
  devo dire che il Presidente della Regione in quella seduta ha fatto
  sì che il capitolo venisse rimpinguato di cinquecentomila euro.
   Oggi  prendo  atto che il Governo ha fatto proprio  l'emendamento,
  anche  se  il  nostro Gruppo lo aveva proposto  per  un  milione  e
  ottocentomila euro, ed ha inserito un milione e duecentomila euro.
   Io  ritengo  che, forse, si sarebbe potuto mantenere quell'impegno
  che noi avevamo chiesto, magari decurtando da altre parti. Comunque
  è  già  un  primo passo perché questo importo servirà a coprire  le
  istanze  che  i  disabili hanno richiesto per l'anno 2010.  Quindi,
  questo  è un contributo importante e penso che l'esempio per  tutti
  sia  la  ragazza di Catania che è stata costretta a fare un appello
  perché potesse avere il contributo.
   Basta  solo questo per avere un po' di sensibilità in più e capire
  quali sono i veri problemi che affliggono i Siciliani.

   TURANO Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, Presidente  della
  Regione,  io  credo che le fibrillazioni che si stanno registrando,
  diffuse  in  buona parte dell'Aula, riguardano ahimè, un  argomento
  particolarmente delicato e quando non si riesce a fare una  sintesi
  politica  o  quando  la politica viene utilizzata  talvolta  -  non
  sempre,  devo dire, nell'arco di questi lavori, ma qualche volta  è
  successo - per fini ostruzionistici, diciamo che non è spesa bene.
   A  fronte  del  disagio che si registra io mi  permetto  -  magari
  sbaglio, dico una castroneria - di suggerire di utilizzare  l'unica
  via che abbiamo a disposizione, che è il Regolamento.
   Credo  di  poter dire che sull'articolo 18 abbiamo  dei  temi  sui
  quali  già  si sono espresse le Commissioni di merito  proprio  sul
  punto, ovverosia sul finanziamento, che non viene dettato da agende
  nazionali  o internazionali, onorevole Lombardo, perché è  soltanto
  una  responsabilità dell'Assemblea pagare i debiti quando si  hanno
  dei debiti.
   Allora,  io  sono  per  dire che sul punto  bisogna  applicare  il
  Regolamento.  Credo che sia l'unico punto ad avere il parere  delle
  Commissioni  e  farebbe  bene il Governo ad  imporre  la  votazione
  all'Assemblea, espungendo dalla trattazione gli altri argomenti che
  arrivano fuori sacco.
   Credo  che  sarebbe un ragionamento di buon senso. Se  c'è  questa
  volontà,  io  sono perché si approvi immediatamente l'articolo  18,
  soprattutto  nella  misura  in  cui si  approva  per  risolvere  il
  problema  delle  imprese,  che  è  un  problema  di  serietà  e  di
  correttezza. Quando si assume un impegno lo si deve portare avanti
   Allora,  Presidente,  se manca l'intesa, si affidi  all'unica  via
  maestra che oggi abbiamo, il Regolamento.
   Devo  essere sincero, io non ho partecipato ai lavori nella  prima
  parte  per  un  fatto  politico che mi piace  ricordare.  Forse  al
  Presidente della Regione è sfuggito che, prima della finanziaria, a
  proposito  della  trattazione del disegno di  legge  sulla  ricerca
  scientifica  in  ambito  sanitario, un  gruppo  di  maggioranza  ha
  chiesto la verifica del numero legale mentre si trattava il disegno
  di  legge  ed io ho deciso di disimpegnarmi da quei lavori  e  sono
  rientrato  in Aula soltanto quando si è incardinata la  finanziaria
  e,  per  una  questione di responsabilità, dopo che si  era  andati
  sotto sul voto per le province.
   Poiché  io  sostengo la maggioranza, e mi piace essere  leale,  ho
  ritenuto che questo atto potesse essere valutato per farmi rivedere
  la  mia  posizione.  Ho  cominciato a  trattare  l'argomento  della
  finanziaria  e  sono qua, nonostante abbia delle perplessità,  però
  con  lealtà  intendo sostenere, come ho appena finito di  dire,  il
  Governo.
   Manca  la  politica?  Se  manca la politica affidiamoci  all'unico
  strumento che abbiamo: il Regolamento. Trattiamo gli argomenti  che
  hanno già il parere delle Commissioni, così non impazziamo più e ce
  ne  usciamo subito e diamo risposte alle imprese per davvero, diamo
  risposte  ai  Comuni  per davvero, diamo risposte  ai  precari  per
  davvero,  diamo risposte alla forestale per davvero, diamo risposte
  a tutti quegli argomenti che sono stati approvati ed a tutti quegli
  argomenti  che  mi  hanno visto, come dire, soccombere  ,perché  ho
  detto  a  chiare lettere che sulle coppie di fatto avrei votato  in
  dissenso  rispetto al Governo. Siccome mi piace  assumermi  le  mie
  responsabilità mi piace, pure, ricordare quando faccio una cosa che
  va contro la maggioranza ma a garanzia della mia coscienza.
   Signor  Presidente, accolga questo invito e veda se può  risolvere
  il  problema  della  definizione della  finanziaria  trattando  gli
  argomenti  che hanno già il parere delle Commissioni. Saranno  uno,
  due,  tre,  quattro,  non  lo  so.  Lo  dico  perché  so  bene  che
  l'argomento  del mutuo ha certamente il parere delle Commissioni  e
  si poteva trattare in Aula.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                          Per fatto personale

   LOMBARDO. Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò brevissimo.
  Volevo,   semplicemente,  ricordare  a  me  stesso  anzitutto,   ed
  all'onorevole Turano, che è sempre foriero di consigli  utili,  che
  la mia richiesta precedente non è indicativa di un consenso o di un
  dissenso rispetto al disegno di legge n. 500, sul quale sono pronto
  a  confrontarmi, ed anche a cambiare opinione, come  è  giusto  che
  sia.
   La  mia  richiesta è diversa perché ho detto più volte che il  mio
  Gruppo  è  anche favorevole a che questi debiti vengano pagati.  La
  richiesta che faccio è diversa, è di tipo procedimentale,  cioè  la
  richiesta  che si possa effettuare, come era opportuno e  previsto,
  in una seduta apposita un tema delicato che riguarda la contrazione
  di un mutuo non da cento milioni ma da un miliardo.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


     Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n.
   670/A «Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014»

   PRESIDENTE. Riprende l'esame del disegno di legge n. 670/A.

   ALLORO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, Presidente  della
  Regione,  assessori, dopo aver letto con attenzione questo articolo
  18  e  l'Allegato  1, mi comincio a convincere sempre  di  più  che
  questo  Governo può essere definito il nemico pubblico  numero  uno
  della provincia di Enna.
   E dico questo perché, dopo che è stata stilata una finanziaria che
  ha  le  connotazioni di una finanziaria Palermo centrica e  Catania
  centrica,  perché  tutti  gli interventi  vengono  dirottati  sulle
  grandi aree metropolitane dell'isola, ci attendevamo che il Governo
  riservasse  un minimo di attenzione anche alle zone interne,  e  mi
  riferisco  ovviamente  alla  provincia  di  Enna,  ma  anche   alla
  provincia di Caltanissetta, andando a sottolineare degli interventi
  in  quelle  che sono delle iniziative di eccellenza che, con  tanti
  sacrifici si è riusciti a mettere in campo.
   Mi riferisco, per esempio, all'Università Kore di Enna, una grande
  realizzazione di questa Regione che è stata, peraltro,  voluta  dal
  Collegio  della  Regione siciliana, tant'è che la  denominazione  è
  Università  regionale e che, rispetto all'anno scorso,  subisce  un
  taglio  orizzontale di quasi il 50% cioè da un  milione  e  900mila
  euro si passa a 900 mila euro.
   Io  capisco  che  sono momenti difficili, che la coperta  stringe,
  però,  devo  dire, guardando poi il raffronto con  le  tabelle  del
  2013,  mi  rendo  conto  che  lo stesso  trattamento  non  è  stato
  destinato    a   tutte   le   istituzioni   universitarie.    Anzi,
  chiacchierando  con lei, mi diceva che dovremo  operare  un  taglio
  orizzontale del 20 per cento su tutto l'allegato 1. Devo  dire  che
  sarebbe stata un'iniziativa intelligente, e nessuno avrebbe  potuto
  lamentarsi perché il criterio utilizzato era quello oggettivo.
   Così  non  è  stato  perché, a fronte di questo taglio  che  viene
  riservato  all'Università di Enna, che da 1.930  migliaia  di  euro
  passa a 1.100, i contributi ai consorzi universitari costituiti  in
  ambito  provinciale passano da 3.880 del 2013  a  4.416  del  2014,
  quindi, con un'implementazione di circa 800 mila euro. E questo non
  basta. Stesso trattamento di implementazione in più viene riservato
  a  tutti  gli  enti  teatrali che subiscono  un'implementazione  di
  diverse  decine,  se non centinaia di migliaia di euro.  Lo  stesso
  autodromo di Pergusa, rispetto al quale devo dire che il Governo ha
  avuto  un minimo di sensibilità con un intervento di 400 mila euro,
  è  sempre  un intervento in meno rispetto a quelli che  sono  stati
  destinati  negli  anni  precedenti. E parliamo  di  interventi  che
  riguardano delle grandi infrastrutture: l'autodromo di Pergusa è il
  più  grande del Meridione d'Italia, da Monza in giù è il più grande
  autodromo, anche più grande di Imola, ed è un autodromo che fa ogni
  anno attività internazionali. Quindi, non sono i 400 mila euro  che
  risolveranno i problemi.
   L'Università  Kore, ad oggi, ha 9.500 studenti  iscritti,  quattro
  facoltà, diciannove corsi di laurea, ha laureato fino ad oggi oltre
  quattro  mila  ragazzi,  ha  delle  facoltà  di  eccellenza   quali
  architettura,   che   ha   avuto  un  riconoscimento   europeo,   e
  giurisprudenza.  Questo vuol dire che gli allievi  di  architettura
  che  si  laureano  alla Kore, per esercitare in  Europa  non  hanno
  bisogno  di  fare  l'esame integrativo ed il Censis  ha  dichiarato
  l'Università   di  Giurisprudenza  come  una  delle  migliori   del
  Meridione d'Italia.
   Dico  questo  perché, a fronte di questi dati, pensavo  che  fosse
  dovuto un intervento diverso nei confronti della provincia di  Enna
  e perché vorrei capire qual è l'idea di sviluppo rispetto alle zone
  interne  che  questo  Governo ha. Se non si  vanno  a  premiare  le
  particolarità, le situazioni di eccellenza delle singole  province,
  non  capisco  quale  sviluppo dobbiamo garantire  a  questa  nostra
  Isola.
   Ma  non  si ferma qui il discorso, e faccio un esempio per  quanto
  riguarda  i  fondi  destinati al reddito minimo di  inserimento  e,
  quindi,  gli  attuali cantieri di servizio, ex  reddito  minimo  di
  inserimento;  anche lì è stata destinata una somma  di  6.400  mila
  euro  che,  come il Governo sa, è assolutamente insufficiente  alla
  copertura  fino  a fine anno. E si tratta di fondi  che  riguardano
  esclusivamente  le  realtà  di Enna e  Caltanissetta  e  l'area  di
  Librino su Catania.
   Ora,  è inutile che mi si dica che risolveremo il problema con  le
  variazioni  di bilancio, perché sono certo che quasi 4  milioni  di
  euro non potranno essere reperiti con le variazioni di bilancio.
   La   stessa   cosa  vale  per  l'ARAS,  l'Associazione   regionale
  allevatori, che in provincia di Enna, così come nelle zone  montane
  e  nelle zone con un forte tessuto di pastorizia, di allevamento  e
  quant'altro,  a fronte di un lavoro forte che svolge nei  confronti
  degli  allevatori, subisce un taglio di 600 mila euro, che sono  in
  meno  rispetto  alla  previsione del 2013 e che  non  consentiranno
  neanche di pagare gli stipendi.
   Rassegno  queste lamentele da deputato debole di questa  Assemblea
  regionale,   perché  capisco  che  quando  ci  sono  problemi   che
  riguardano  le  grandi aree metropolitane si mettono  in  movimento
  venti, venticinque parlamentari, nel caso nostro siamo solo in tre,
  tuttavia  chiedo al Governo di volere rettificare questa tabella  e
  di volere dare un segnale di disponibilità nei confronti di un'area
  difficile quale quella della provincia di Enna.

   MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO  Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gradirei
  in  quest'ultima istanza l'attenzione seria dell'Assemblea per  far
  vedere  le ingiustizie di questo Parlamento. Mi rivolgo soprattutto
  agli  amici-colleghi,  non perché li devo accusare,  ma  la  vostra
  attenzione mi è particolarmente gradita e di aiuto.
   Vedete, le ingiustizie che fa questo Parlamento, i due pesi  e  le
  due  misure - Presidente Cancelleri, non la sto accusando,  non  sa
  nemmeno  di cosa sto parlando -, mi riferisco alla riscrittura  del
  Governo,   l'articolo  18,  comma  5,  che  leggo:   Al  comma   15
  dell'articolo   46  la  parola   quattrocento   e  sostituita   con
   seicento .  Quindi,  al fine di garantire  la  prosecuzione  degli
  interventi di cui al comma 10 dell'articolo 4 della legge regionale
  n.  11  del 2010, l'Assessorato regionale delle autonomie locali  e
  della  funzione  pubblica, autorizzerà a trasferire  al  Comune  di
  Lipari  la somma, non più di quattrocento, seicento mila euro,  per
  l'esercizio  finanziario del 2014. . Faccio  un  approfondimento  e
  vedo che questa problematica affronta il problema di lavoratori  di
  un'impresa   di  quel  luogo  che  è  stato  dichiarato  patrimonio
  dell'UNESCO  e  questi lavoratori hanno perduto il  loro  posto  di
  lavoro.
   Ora, vorrei fare un'analisi seria. Questi erano lavoratori di  una
  ditta privata, esattamente come tutti questi disperati su cui  oggi
  l'Assemblea ha usato un criterio secondo il quale, come  dire,  non
  possiamo  assumere  tutti  La cosa però  fa  male;  certamente  non
  presenterò  un emendamento soppressivo, perché non si fa  giustizia
  sui  lavoratori  ammazzandone  altri, però guardate come sono bravi
  gli  altri  a  salvare  quelli della loro  provincia  e  a  portare
  l'emendamento  in  codice, perché qui non  c'è  scritto  niente,  è
  scritto tutto in codice: legge regionale n. 11 del 2010.
   Certo, i lavoratori di quella provincia sappiano che hanno la  mia
  solidarietà,  come i vigili urbani di Messina, per i  quali  l'anno
  scorso  ho  fatto un intervento favorevole e non un  intervento  di
  appartenenza alla mia città, perché ritengo di fare il parlamentare
  regionale.
   Invece,  cosa ha fatto quest'Assemblea sui lavoratori di  Palermo?
  Ma  tutti  questi  palermitani, cosa  volete?  La  Regione  li  può
  assumere  tutti?  Questi  non li può garantire   E  questi,  in  un
  momento  di  lite  fra  i  Gruppi li  aumentiamo  da  quattrocento,
  seicento mila euro?
   Dopo  questo intervento non farò niente di scandaloso, me ne andrò
  a  casa  perché  per  me  è meno mortificante  andare  a  casa  che
  continuare  a stare qui a subire questi affronti, per il  torto  di
  essere  palermitano.  Questi signori hanno  il  triste  destino  di
  essere  palermitani e di non avere un componente all'interno  della
  maggioranza,  e  mi rivolto ai palermitani della maggioranza:  come
  avete potuto sorvolare su una così tale cosa? E lo sottolineo,  non
  mi  scandalizzo  del  fatto  che si  vogliano  salvare  questi,  mi
  scandalizzo  del  fatto che il Governo, assessore Bianchi,  proprio
  lei, poca fa ha detto che è una cosa che è uscita dalla Commissione
  Bilancio.  Perché SPO e quelli del Policlinico non  venivano  forse
  dalla  Commissione  Bilancio? Cosa avete  fatto  voi  zelanti,  lei
  professore,   che   mi   ha  ripreso  più  volte,   spiegandomi   e
  rispiegandomi ed ha presentato l'emendamento soppressivo?
   Ed,  allora,  provo vergogna per voi, per il tipo  di   macelleria
  sociale ,  una  manovra  che  ha  massacrato  Palermo,  dove  avete
  discriminato le persone che hanno bisogno ed, invece, siccome altre
  proposte vengono da persone che hanno un ruolo più importante di me
  in  questo  Parlamento,  e  non avete  il  coraggio  di  presentare
  l'emendamento soppressivo.
   Io non lo farò, perché non si fa giustizia massacrando altri, però
  siamo  nella fattispecie concreta su cui io mi batto da tre giorni,
  anzi  peggio, perché aumentate di 200 mila euro. Ora, appena io  me
  ne  andrò  perché  non  voglio  neppure  assistere  alle  risposte,
  assessore,  perché non sono intenzionato a subire le sue  prese  in
  giro,  voglio vedere come questo autorevolissimo Parlamento salverà
  la  propri  faccia  di fronte al fatto che, palesemente,  con  voto
  segreto,  con tutti i giri e rigiri, ha più volte negato lo  stesso
  diritto per i lavoratori del Policlinico e della SPO. Questa è  una
  vera vergogna

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
  intanto anticipo che farò la stessa fine dell'onorevole Milazzo, me
  ne andrò a casa
   Però,  per  restare  a  verbale,  volevo  segnalare  una  cosa  al
  professore   ed  una  cosa  all'assessore  che  si   occupa   delle
  partecipate,  non so se è la stessa persona. Voglio  fare  presente
  che, presso la SAS, vi sono circa 60 lavoratori che hanno avuto una
  sentenza di riammissione in servizio e non ho capito perché  questo
  non  è  ancora avvenuto. Per l'ennesima volta, inoltre, voglio  far
  presente  al Parlamento che i lavoratori della ex Multiservizi  non
  hanno  avuto pagato l'Irpef. Ma è possibile sapere dove sono andati
  a  finire  questi soldi? E' possibile che questo professore,  tanto
  portato  e  tanto  amato dal Presidente Crocetta, che  doveva  fare
  delle  cose  meravigliose, non ha fatto altro che il  portatore  di
   pizzini ?  Chiedo  notizie certe su dove sono andati  a  finire  i
  fondi dell'Irpef da parte della ex società Multiservizi.
   E poi, volevo dire che, prima approverete questa finanziaria ed il
  bilancio  e  prima  daremo un segnale di responsabilità  fuori.  Vi
  assicuro che ne abbiamo tanto di bisogno, quindi cercate di  vivere
  questo  momento  pesante. Voi avete letto  già  tutte  le  Agenzie,
  domani  mattina cercate di venire con una corazza di  ferro  perché
  saremo veramente  maciullati , quindi finiamola di scherzare.
   Io  vado via, e non presenterò più quegli emendamenti di cui avevo
  già parlato con l'assessore Bonafede, anche se importanti, ma cerco
  di rinunciare a qualche cosa, l'importante è che questa finanziaria
  finisca

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  per  i
  lavoratori della Pumex, per specificare all'onorevole Milazzo,  che
  se  n'è andato, che si tratta di un problema che abbiamo affrontato
  non ricordo se tre o quattro anni fa - per la motivazione che aveva
  accennato fugacemente lo stesso onorevole Milazzo. Si tratta di una
  situazione   particolare,   nel   senso   che   questi   lavoratori
  appartenevano ad una fabbrica che estraeva la pomice nell'isola  di
  Lipari.  Questo comune, cioè l'isola, è stata dichiarata patrimonio
  dell'Unesco  quindi,  l'autorità nazionale insieme  con  l'autorità
  internazionale  hanno  deciso di chiudere questa  fabbrica.  A  suo
  tempo,  il  Governo  è  stato favorevole  alla  concessione  di  un
  contributo  al comune, affinché questi lavoratori potessero  essere
  utilizzati   per   attività  comunali  che  tuttora   svolgono   e,
  contemporaneamente,  abbiamo stipulato un accordo  -  mi  pare  che
  c'era  l'assessore Leanza - per un accompagnamento alla fuoriuscita
  di  questi lavoratori con un prepensionamento. La somma non è stata
  aumentata,  noi abbiamo stanziato sempre ogni anno 800  mila  euro,
  anzi  quest'anno è stata diminuita di 200 mila anche  se  in  prima
  battuta ce ne erano 400. Chiedo ai colleghi di avere sensibilità  -
  così come è stato fatto finora - per questi lavoratori che, non per
  colpa  loro, hanno perso il lavoro, e ricordo che non era una ditta
  privata,   era  una  fabbrica  che  è  stata  chiusa  dall'autorità
  nazionale.

   LENTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io per correttezza
  e per coerenza difendo i lavoratori della Pumex che precisamente in
  un  anno particolare di 5 anni fa, sono stati licenziati perché, in
  che luogo dove si producevano le pomice - queste pietre che servono
  per   costruire  le  abitazioni  -  l'Unesco  ha  riconosciuto   un
  patrimonio dell'umanità.
   All'onore  del vero, questi lavoratori, ai sensi di una legge  che
  in  questo momento non ricordo, hanno avuto in un primo momento  un
  contributo da parte dello Stato, e poteva continuare ad esserci  se
  il comune di Lipari avesse potuto organizzare ogni anno un progetto
  di  bonifica. Siccome nell'intera area, la Sovrintendenza  ha  dato
  l'imput,  di potere recuperare i luoghi, e allora questi lavoratori
  dovevano  e  devono lavorare al comune di Lipari. C'era un  accordo
  che prevedeva che dovevano essere ridistribuiti per la salvaguardia
  dei  beni  culturali  nelle zone archeologiche,  quindi  utilizzate
  anche  per  il comune stesso, per le varie attività che  il  comune
  svolge.
   Questo  vuol dire che lo Stato elargisce dei fondi a questo scopo,
  e  certamente  i  sindaci e il comune di Lipari sono  a  conoscenza
  della  legge,  perché  allora era così.  Ma  fermo  restando  tutto
  questo,  per  coerenza  e  per coscienza,  questi  sono  lavoratori
  meritevoli,  sono  lavoratori che devono essere  garantiti,  perché
  hanno  offerto l'attività lavorativa per tantissimi anni. Dopo  che
  hanno  superato  una  certa  età non  sono  sicuramente  ghiotti  a
  nessuno, nessuno se li può prendere e nessuno li prenderà mai.
   Ecco perché io, nella scorsa legislatura, ho presentato un disegno
  di  legge,  poi approvato, che riguardava gli over 50, appunto  per
  agevolare  queste persone che erano vecchie per lavorare e  giovani
  per andare in pensione.
   Quindi,  signor Presidente, continuiamo ad aiutare,  ad  agevolare
  questo  percorso,  ma  andiamo a controllare se  effettivamente  il
  comune  è  nelle  condizioni  di  poterli  pagare  o  meno.  Ma   a
  prescindere da questo c'è un progetto di bonifica che ogni anno può
  essere  presentato dal comune, appunto, per beneficiare  di  questo
  condizionamento che ha avuto dalla sovrintendenza.

   CIRONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIRONE.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  mi  rivolgo  al
  Governo in particolare. Nell'articolo 18 si fa riferimento -  e  io
  sono  assolutamente  d'accordo - ad un trasferimento  di  somme  al
  comune  di  Lampedusa, che sappiamo essere ormai la porta  d'Europa
  sul Mediterraneo per l'accoglienza ai migranti.
   Questo,  però, mi dà adito di fare una riflessione  per  la  quale
  richiamo  l'attenzione  dell'assessore  su  tutta  la  vicenda  dei
  migranti che, come si sa, intercetta e interessa tutte le coste,  e
  in  particolare  le  coste  meridionali e  orientali  della  nostra
  Regione.
   Ho  come la sensazione che su questo tema la Regione non riesca ad
  esprimere  una regia che non è tanto mirata ad iniziative  dirette,
  ma  a coordinamento di iniziative che, con i finanziamenti ottenuti
  dallo  Stato, possano meglio essere organizzati in modo da  offrire
  supporti ai territori che sono interessati dagli arrivi. Penso  per
  esempio  alla mia provincia, e in particolare al comune di  Augusta
  che,  in questo momento, si fa carico dell'accoglienza, oppure alla
  provincia di Ragusa.
   Penso,   in   particolare  -  e  questo  è  tema  di   grandissima
  delicatezza,  di  cui  conosco la sensibilità dell'assessore  -  ai
  minori non accompagnati, tema sul quale si sta registrando,  ma  ne
  abbiamo  già  accennato in questa Aula, una particolare propensione
  da   parte   dei  cittadini  siciliani  ad  accogliere,  anche   se
  temporaneamente e transitoriamente, questi minori per  aiutarli  in
  una prima fase.
   Mi  chiedo,  rispetto ad associazioni che stanno  sviluppando  nel
  territorio  questo  importante ruolo e questa importante  funzione,
  sottraendo  i  minori ai rischi che nell'accesso alla nostra  Terra
  possono avere sfuggendo, per esempio, ai controlli o a quant'altro.
  Ecco,  mi  chiedo se non si debba, con una accorta regia, un'azione
  di  coordinamento fatta insieme alle prefetture, insieme agli  enti
  locali, su questo tema sviluppare una azione che sia un attimo  più
  attenta a ciò che sta accadendo spontaneamente, a volte, o talvolta
  in  maniera  generosa e intelligente da parte del privato  sociale,
  dell'associazionismo,  della chiesa,  anche  molto  mobilitata  sul
  tema,   che   però   è   un   tema  da  non  tralasciare   soltanto
  all'iniziativa, peraltro, non sempre efficace dello  Stato,  ma  su
  cui  invece  esercitare  una propria capacità  di  direzione  e  di
  ascolto del territorio.

   ALONGI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALONGI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessori,  ho
  spulciato  l'articolo 18 Gov dove ho avuto modo di individuare  una
  serie di inserimenti, di dati e di numeri che mi convincono in modo
  particolare,  e  spero  ed  auspico - con  un  emendamento  che  ho
  presentato, se sarà dichiarato ammissibile - un aumento al capitolo
  della missione di Biagio Conte  Speranza e carità  di Palermo. Sono
  passati   un   milione  e  duecentomila  euro   per   le   barriere
  architettoniche, duecentosessantamila nel triennio ai  consorzi  di
  sviluppo  e legalità, che sono i quattro consorzi che gestiscono  i
  beni confiscati alla mafia; un milione e mezzo sui buoni scuola;  i
  Fondi  che erano stati tolti per le borse di studio dell'università
  che permettono una specializzazione, che erano a capitolo a zero  e
  che,  su  nostra  sollecitazione, sono stati integrati  con  questa
  somma.  Sono  riflessioni dove voglio guardare al  bicchiere  mezzo
  pieno e non al bicchiere mezzo vuoto.
   Oggi,   però,  assessore  Bianchi,  vorrei  sottoporle   una   mia
  riflessione.   Io  credo  che  la  politica  debba   assumersi   la
  responsabilità  delle  cose, e quando l'Aula, democraticamente,  fa
  una scelta se ne prende atto e se dentro l'Aula non si può fare  la
  battaglia, esistono luoghi diversi dall'Aula dove farla. Io lo dico
  qui all'Aula, con grande onestà intellettuale e politica perché  mi
  piace  pronunciarlo,  e  non per tornare ai milleottocento  PIP  di
  Palermo   che  hanno  un  inserimento  professionale.   Credo   che
  l'emendamento  approvato con leggerezza da un pezzo di  quest'Aula,
  presentato da un Gruppo parlamentare, dal mio punto di vista  è  un
  emendamento  illegittimo e fuori luogo. Questo è  il  mio  pensiero
  personale. Quello dei ventimila euro dell'ISEE sui PIP.
   Siccome sono fortemente convinto di quest'atto, da deputato,  cosa
  posso fare una volta che quell'emendamento è stato votato dall'Aula
  ed ormai ha individuato il suo percorso?
   E' chiaro che il mio sostegno politico, da deputato e parlamentare
  di  questa  Assemblea  regionale,  sarà  quello  di  ingaggiare  un
  ricorso,  che annuncio all'Aula, e spero che alcuni altri  colleghi
  mi  sostengano in questa azione che potrei chiamare  in  gergo  una
   class  action  contro questo articolo che ritengo illegittimo;  ci
  sarà  un terzo che non saremo né io ne i colleghi dell'Aula a  dire
  chi  ha  torto  e  chi  ragione, ma  se  voglio  portare  avanti  e
  difendere,  con convinzione, che i PIP, oggi, a seguito  di  questo
  articolo, subiscono un danno, io ritengo, sia importante presentare
  un ricorso per l'annullamento di questo articolo.
   Dico  con  grande schiettezza che lo farò, ma lo volevo annunciare
  pubblicamente perché, credo, che la politica debba avere due grandi
  equilibri. La democrazia dell'Aula che lo ha votato, ed io rispetto
  la  maggioranza  in  Aula,  che era  un  misto  di  maggioranza  ed
  opposizione,  e  che  ha  deciso di  sostenerlo.  Ma  io  non  l'ho
  sostenuto,  con  altri  miei colleghi, e ci  siamo  battuti  perché
  eravamo  convinti  che fosse un emendamento capestro,  sbagliato  e
  fuori  luogo. Questo non significa che la mia posizione sia  quella
  giusta,  me  ne  guarderei  bene   E  non  significa  neanche   che
  l'emendamento votato da un partito di maggioranza, quella fosse  la
  via giusta.
   Siccome  ritengo che in questa partita un terzo dovrà pronunciarsi
  a  difesa  di  questi  milleottocento  lavoratori,  per  quanto  mi
  riguarda,  insieme ad alcuni deputati di quest'Aula, presenterò  un
  ricorso  affinché  questo  emendamento  venga  cassato  nelle  sedi
  opportune,  perché riteniamo che sia un danno verso  un  gruppo  di
  lavoratori  che  oggi rappresentano un supporto economico,  e  sono
  strumento organico ad uffici e creano anche funzionalità ad  uffici
  importanti.
   Io sono pienamente convinto di quello che dico e mi piaceva, oggi,
  affermare   questo   principio  di  correttezza   democratica,   di
  trasparenza e di confronto democratico, che sia alla base di quello
  che deve essere la democrazia di quest'Aula.
   Questo  credo  che sia il ragionamento che mi piaceva  fare  e  lo
  voglio fare guardando in faccia non il Gruppo che lo ha presentato,
  me ne guarderei bene, ma lo voglio fare come ragionamento politico,
  perché  ritengo  che,  poi,  alla fine  dentro  quest'Aula  bisogna
  cominciare  ad  assumerci la responsabilità, con grande  lealtà  ed
  anche con molto garbo, ed aggiungo anche con un tono pacato, perché
  probabilmente  all'esterno  le  amplificazioni,  spesso,   arrivano
  distorte.

   CIACCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  nel
  merito   dell'articolo  18  che  stiamo  trattando.  Ringrazio   la
  Presidenza  che  ha  dato  il  tempo, anche  se  esiguo,  di  poter
  analizzare  questi  16  pagine,  però  oggettivamente  a   seguito,
  appunto, di un'analisi, di uno studio che è stato fatto, io farò un
  discorso molto generico che è alla base di questa riscrittura.
   L'anno scorso quest'Aula, tutta assieme - chi l'ha sostenuta e chi
  no  -  ha  scelto  un percorso, ed era quello di non  continuare  a
  finanziare  la cosiddetta ex tabella H, quindi tutti gli  enti  che
  erano  compresi in quell'elenco, ma io non voglio,  come  ha  detto
  correttamente  il  collega  Alongi,  che  poi  uscisse  in  maniera
  strumentale una informazione non corretta.
   All'interno  di  quella  tabella, tutto  lo  sanno,  c'erano  enti
  sicuramente,  di  grande valore, enti che forse stridevano  con  un
  finanziamento  pubblico.  Però,  comunque,  in  entrambi  i   casi,
  Governo,  Parlamento,  tutti assieme si è scelto  un  percorso.  Il
  percorso era che, comunque, una parte, circa 8 milioni di euro,  se
  non  ricordo  male,  venivano accantonati e, attraverso  un  bando,
  tutti   gli  enti,  fondazioni,  chiunque,  secondo  i   bandi   di
  appartenenza, presentava una domanda e in base alla  storia  ed  ai
  criteri  che  poi i vari assessori hanno valutato,  sono  stati  in
  parte  finanziati.  Sicuramente non  hanno  ricevuto  i  contributi
  precedenti.
   Oggi  ci  ritroviamo  un  emendamento di riscrittura  -  ripeto  e
  sottolineo  -  chi ha leggi di riferimento e chi  no,  comunque  18
  capitoli  che  vanno a finanziare in maniera diretta quegli  stessi
  enti che - giustamente o non giustamente, io non entro nel merito -
  questo  Parlamento  aveva  scelto di non finanziare  più  così,  di
  utilizzare un'altra strada di finanziamento.
   In  questo  modo non si fa altro che ingiustizia, riceviamo  tanti
  appelli  da  parte di enti che non sono compresi, e non si  capisce
  perché alcuni si ed altri no. Io non li menzionerò, non dirò nulla,
  però  sappiamo, anche perché li ho contati, ci sono 18 capitoli  di
  rifinanziamento di quegli stessi enti. Questo non vuol dire  che  è
  giusto  o  sbagliato.  Però sicuramente un errore  è  stato  fatto,
  perché  se il Presidente sostiene che è stato in parte messo  sotto
  pressione   perché   questi  enti  non  erano   stati   finanziati,
  sicuramente la strada giusta non è rifinanziarli, abbiamo fatto  un
  errore.  Non  abbiamo trovato gli strumenti giusti per  dare  delle
  risposte. Reinserirli oggi in questa riscrittura non il metodo  per
  dare  una  risposta. Tutto il Gruppo del Movimento  Cinque  Stelle,
  chiederemo sicuramente di cassarlo.
   Voglio  sottolineare anche un altro aspetto che per noi è comunque
  grave,  visto  che  parliamo  di  lavoratori,  cerchiamo  cioè   di
  raschiare  anche un po' il barile di questa finanziaria che  è  una
  coperta  ormai  troppo  stretta. Si  sta  prevedendo  di  andare  a
  rifinanziare  i  comandati, e io ricordo bene  che  in  Commissione
  Bilancio  si  era fatta anche una discussione su queste  figure.  I
  comandati sono quelle figure - lo ricordo per primo a me  stesso  -
  chiamate  da  un  ente  che,  ad  esempio,  non  ha  l'ufficio   di
  presidenza, e si affida allora a personale esterno, distaccato.  E'
  come  l'Ufficio di Presidenza di questa Assemblea, come può  essere
  anche  della Regione. Ma bisognerebbe prima fare una cernita  delle
  proprie  figure.  E  siccome stanziamo  diversi  soldi  -  e  siamo
  criticati  in  tutta Italia come la Regione con maggior  numero  di
  dipendenti - io non credo che ancora dobbiamo andare a finanziare i
  comandati. Poi se servono perché dobbiamo fare il regalo  all'amico
  di  turno,  questo è un altro discorso. Ma non mi  sembra  corretto
  inserirli  attualmente qua dentro, non è giusto, non  è  moralmente
  corretto.
   E  sottolineo  anche  un altro aspetto, che  spero  che  tutta  la
  Commissione  Bilancio  abbia  un sussulto  d'orgoglio,  perché  non
  riesco  più a capire quale è l'utilità della Commissione  Bilancio,
  qual  è  l'utilità  di  una Commissione che si  chiama  Bilancio  e
  programmazione quando discutiamo, ci confrontiamo, e abbiamo spesso
  opinioni divergenti.
   Però,  comunque,  facciamo  un lavoro  minimo,  criticato,  ma  un
  lavoro, ed è uno schiaffo a questo lavoro ripresentare in Aula  uno
  stravolgimento,  anche perché, e questo mi riferisco  all'Assessore
  che  spero  ascolti  le mie parole, la strada  ed  il  percorso  in
  Commissione  del  rifinanziamento o non rifinanziamento  di  alcuni
  capitoli era dettato da un contraddittorio, un dibattito, forse una
  motivazione, che lei puntualmente ha sempre spiegato.
   Ad  oggi  sono sedici pagine che in cinque minuti non  si  possono
  rispiegare,   si   possono   dare  solo   delle   scuse   o   delle
  giustificazioni, più o meno ad un operato di un Governo, ma  non  è
  giusto mortificare in questo modo l'intera Commissione Bilancio. Io
  mi  sento mortificato, e chiedo al Governo intero di prenderne atto
  e  di  stralciare  quello che oggettivamente  può  essere  discusso
  successivamente,  con  norme  in materia  ad  hoc,  e  diamo  delle
  risposte  perché, come qualche collega in Commissione  bilancio  ha
  sottolineato, che non è giusto che i disabili vengano sembra  quasi
  a fare la questua ogni finanziaria, dobbiamo dare delle risposte ed
  in questo modo non le diamo. Anche perché poi giustamente fanno dei
  paragoni con i contributi precedenti, con quanto è stato dato,  con
  quanto è giusto.
   Noi  siamo  arrivati al paradosso, ho sentito mettere  sul  piatto
  della  bilancia le disabilità. Un sordo non ha più diritti o doveri
  rispetto  ad  un cieco. Hanno delle disabilità entrambi  e  non  li
  possiamo mettere neanche l'uno contro l'altro, perché non è giusto.
  E anche a queste persone bisogna dare delle risposte, quindi questo
  modo di operare non lo condividiamo, e non lo sosterremo.
   Spero  che queste mie parole vengano assorbite dal Governo, e  che
  faccia  un  passo  indietro,  perché  questo  è  fare  cento  passi
  indietro.

   LOMBARDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono intervenuto
  sull'ordine   dei   lavori,  e  per  fatto  personale,   brevemente
  sull'articolo  18. Accolgo con favore il senso di responsabilità  e
  lo  faccio mio, però mi preme chiedere all'assessore Cartabellotta,
  che  non vedo in questo momento, ed al Presidente, come si vuol far
  fronte  alle  garanzie occupazionali della legge  del  2012  e  dei
  dipendenti dei consorzi di bonifica, la legge 49/95, con le risorse
  previste al capitolo 147303, emendato da me con un più 5 milioni.
   Abbiamo pochi giorni fa effettuato una cosiddetta riforma, che  di
  fatto  è  una riduzione sic et simpliciter degli enti,  ne  abbiamo
  accorpati due, ed ora mi rendo conto che a fronte di 53 milioni  di
  euro  stanziati l'anno scorso per garantire stipendi  a  dipendenti
  dei  consorzi  di  bonifica, quest'anno  mancano qualcosa  come  15
  milioni di euro.
   Ora, non so se il disegno del Governo è quello, come scritto anche
  nella  cosiddetta riforma, di mobilitare i lavoratori dei  consorzi
  da un consorzio dove sono presenti ad un altro dove vi sono carenze
  di  piante organiche, e dove i cosiddetti garantiti delle  garanzie
  occupazionali suppliscono a queste mancanze in pianta organica.  Ma
  non  credo che noi potremmo superare giugno e luglio, che è il mese
  il più caldo della stagione irrigua, con queste risorse, e questa è
  la prima domanda.
   Seconda domanda che rivolgo sempre all'assessore, e chiedo  se  un
  lavoratore  proviene dal consorzio di bonifica di  Ragusa  e  dovrà
  operare, ad esempio, al consorzio di bonifica di Catania,  sarà  in
  grado di orientarsi e di lavorare allo stesso livello di efficienza
  del  lavoratore che conosce, palmo per palmo, le campagne, le pompe
  di sollevamento e quant'altro a livello irriguo?
   Terza domanda: lo scaglionamento del finanziamento, da parte della
  Regione  ai  consorzi,  è  stato  man  mano  ridotto  negli   anni,
  ipotizzando  delle  economie.  Queste  risorse  -  forse   dovremmo
  correggere nella finanziaria l'articolo approvato, l'articolo 13  -
  di  fatto,  ad  oggi, equivalgono all'ottantacinque  per  cento  e,
  quindi,  non  al novantacinque per cento scritto nell'articolo  13.
  Ripeto ottantacinque a fronte del novantacinque.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi solo  per  memoria,
  per ricordare al Governo che, oltre alle proroghe dei precari, e di
  tutte  le  persone  di  cui abbiamo parlato, c'è  un  concorso  per
  novantasette restauratori che è stato completato, di cui c'è  anche
  la graduatoria definitiva, e dovrebbe essere solo attuata.
   Poi ricordo, all'assessore per i beni culturali, che ci sono tutte
  le  persone  della  Nuova Musa  che, oltre ad averci  rubato  quasi
  quaranta milioni di euro, hanno messo in mezzo a una strada un  bel
  po'  di persone che non possono essere sostituite perché sono tutti
  laureati, sono tutti specialisti, parlano diverse lingue.
   Quindi   io   le   chiedo,   assessore,  che   nell'ambito   della
  rivisitazione complessiva - io ho presentato qualche emendamento in
  tal  senso - giusto perché tutto sia fatto in maniera chiara,  alla
  luce  del sole, puntuale e convergente che ci si occupi, anche,  di
  queste  persone che, ormai da un anno, non hanno più  lo  stipendio
  per colpa di un'azienda che ha fatto quello che ha fatto.
   Allora,  in  attesa  che  si  completi  l'iter  giudiziario,   che
  purtroppo in Italia è troppo lungo, queste persone, intanto,  siano
  utilizzate proprio nelle società controllate, perché le risorse nel
  capitolo  ci  sono,  bisogna soltanto proseguire,  perché  era  già
  previsto, nella gara d'appalto che poi è stata bloccata, che queste
  persone   potessero   essere,  come  dire,  contrattualizzate   per
  completare il loro lavoro.

   PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti soppressivi 18.2 e 18.3.

   MUSUMECI. Dichiaro di ritirarli.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea  ne  prende atto.  L'emendamento  18.4  è
  decaduto.
   Si  passa  all'emendamento  del Governo  18.R.GOV  di  riscrittura
  dell'articolo 18 comma 1.
   Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.   Si   passa  all'allegato.  Sono  stati   presentati,
  all'allegato ALL.1.R.GOV.22, una serie di subemendamenti.
   Si  passa  al  subemendamento 1.R.GOV.22, a  firma  dell'onorevole
  Anselmo ed altri, soppressivo del comma 3.
   Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   ALLORO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO.  Signor  Presidente, ho presentato due subemendamenti  che
  non  risultano qui, quindi ci sarà stato un problema. Adesso chiamo
  la persona del gruppo che e ci facciamo dire a chi li ha dati. Sono
  sul Cores e su Aras

   PRESIDENTE.  Va  bene,  però  non  hanno  attinenza   con   questo
  subemendamento   che  stiamo  trattando,  a  firma   dell'onorevole
  Anselmo.
   Pongo  in  votazione  il subemendamento R.Gov.22,  con  il  parere
  favorevole del Governo.
   Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa al subemendamento 18.R.Gov, soppressivo del comma  5,  a
  firma dell'onorevole Falcone.

   FALCONE. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. Lo fa proprio il Movimento Cinque Stelle.
   Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della Commissione e relatore di  maggioranza  .
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
   Chi  è favorevole alla soppressione si alzi; chi è contrario resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Pongo   in   votazione  il  subemendamento   18.R.Gov,   a   firma
  dell'onorevole Falcone. Lo ritira?

   FALCONE,  relatore  di  minoranza. Signor  Presidente,   onorevoli
  colleghi,  lo  vorrei ritirare, però, mi piacerebbe se  il  Governo
  potesse  specificare, anziché  operatività , i  livelli  minimi  di
  occupazione,  perché  dobbiamo capire,  qua  stiamo  aumentando  in
  sostanza,  è  l'articolo  dei dissalatori se  non  sbaglio,  vorrei
  chiamare l'onorevole Firetto magari per spiegarlo, cioè qua  stiamo
  incrementando più di quanto si era detto nella prima fase,  avevamo
  detto 2.000 migliaia di euro, ora stiamo facendo 4.000 migliaia  di
  euro,  era per capire se questo serve per la operatività o se serve
  per  garantire  anche  i minimi occupazionali.  Se  possiamo  anche
  specificarlo in questo senso, nei limiti di 4.000 migliaia di euro,
  al fine di garantire i minimi occupazionali.

   CROCETTA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  Presidente  della Regione. Signor Presidente,   livelli
  minimi  di  operatività   è un'espressione tecnica  e,  ovviamente,
  quando  si  parla  di operatività tecnica di impianti  la  spesa  è
  complessiva,  perché  non  attiene solo al  personale,  ma  attiene
  all'energia elettrica, alle altre spese di manutenzione, quindi,  è
  meglio non specificarlo, però, è inclusa l'occupazione.

   FALCONE, relatore di minoranza. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in  votazione il subemendamento 18.R.Gov,   Il  comma  7  è
  soppresso, sempre a firma dell'onorevole Falcone.

   FALCONE, relatore di minoranza. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in votazione il subemendamento 18.R.Gov, comma 8, sempre  a
  firma dell'onorevole Falcone.

   FALCONE, relatore di minoranza. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in votazione il subemendamento 18.R.Gov, comma 9, sempre  a
  firma dell'onorevole Falcone.

   FALCONE,  relatore  di  minoranza. Signor Presidente,  lo  ritiro,
  però, un invito al Governo: evitiamo di far diventare l'articolo 18
  una  nuova  tabella  H, perché, attenzione,  mi  sa  tanto  che..il
  rischio,  presidente  Crocetta, è che  qua,  sull'articolo  18  noi
  faremo una magra figura.
   Attenzione  lo  ritiro  e  mi rimetto al   Governo  così  come  ho
  preannunciato,  però, il rischio è che noi stiamo  inserendo,  vedo
  che  ci  sono tanti altri emendamenti, che inseriscono tanti  nuovi
  interventi.
   L'invito sarebbe anche ai colleghi, di inserire, eventualmente, di
  presentare,  ordini  del  giorno specifici  e  poi  assegnare  alla
  facoltà   dell'Assessore  al  ramo  e  degli  Assessori  al   ramo,
  interventi  specifici, perché se li inseriamo per  legge  rischiamo
  poi una falcidia. Ritiro l'emendamento.
   L'Assemblea ne prende atto.

   PRESIDENTE. E' stato presentato l'emendamento 1.R.Gov.14  a  firma
  dell'onorevole   Panepinto.  Onorevole  Panepinto,   richiede   una
  copertura   finanziaria,   che  non  c'è,   quindi   è   dichiarato
  inammissibile.

   PANEPINTO.   Nemmeno  l'emendamento  del  Governo   ha   copertura
  finanziaria. Ritiro l'emendamento 1.R.Gov.14.

   PRESIDENTE.  E' stato presentato l'emendamento 18.GOV.1,  a  firma
  dell'onorevole Gianni.
   D'ASERO. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  Assessori,  il
  subemendamento che porta la prima firma dell'onorevole  Gianni,  ma
  che   abbiamo  predisposto  assieme  e,  quindi,  per   questo   io
  intervengo,  vuole essere una iniziativa che tende  a  far  sì  che
  nascano, tra virgolette, nuove povertà.
   Noi  oggi ci siamo impegnati su una serie di iniziative che vedono
  una forma di intervento per alleviare sul sociale le sofferenze  in
  seguito  alla  situazione  economico-finanziaria  e  sociale  molto
  difficile e delicata, però, dobbiamo pur pensare a chi ancora  oggi
  ha la capacità di resistere con la propria attività di microimpresa
  che  porta  avanti  e che, nella sostanza, ha un momento  di  forte
  sofferenza  e,  quindi, lo spirito, l'iniziativa,  l'impegno  -  di
  questo abbiamo avuto modo di parlarne anche con l'Assessore  e  con
  il Presidente - vuole essere quello di creare una condizione perché
  ci  sia  una  moratoria di tutti coloro i quali hanno debiti  verso
  l'IRCAC,  la  CRIAS  e l'IRFIS e che questa moratoria  consenta  di
  riprendere ossigeno, di riprendere fiato per poter far  sì  che  le
  aziende  non  muoiano e restino in attività e, quindi, evitiamo  di
  creare  nuove  povertà,  non  solo per  i  dipendenti  che  vengono
  licenziati,  ma  anche  per le microimprese, gli  imprenditori  che
  hanno e vedono in quest'attività la possibilità di contribuire.
   La portata di questo tipo di intervento è una portata al di là del
  significato  che  immediatamente può dare. Noi  abbiamo  fatto  una
  richiesta affinché ci sia una moratoria per cinque anni, ma  almeno
  per  un anno  Quindi, chiediamo all'Assessore la completa copertura
  finanziaria  e  la possibilità, nella sostanza, di far  sì  che  il
  primo  segnale  serio verso quella attività  di  impresa  e   verso
  quella  microimpresa che dimostra nei fatti di avere una sofferenza
  ma  che  può avere ancora una capacità di produrre e di determinare
  ricadute   positive  sul  mercato,  ma  anche  sotto   il   profilo
  occupazionale,  di  una attività d'impresa  che  sia  produttiva  e
  quindi quell'occupazione che deriva da una spesa produttiva, che  è
  quello a cui dobbiamo tendere.
   Cari  colleghi, non possiamo continuare a parlare, oggi il Governo
  ha  fatto  tutto e il contrario di tutto su una serie di iniziative
  dove  noi abbiamo dato un contributo, però, nella sostanza  abbiamo
  detto  che  è giusto pensare al sociale, ma non è solo dal  sociale
  che  abbisogna  una  spesa concreta che può continuare  ad  esserci
  un'attività di equilibrio economico-finanziario anche nei bilanci.
   Il sociale si sostiene se l'impresa produce e, quindi, questo è un
  momento  importante  perché  si possa  dare  una  possibilità  alla
  microimpresa  che ha sofferenza di avere un momento  di  respiro  e
  quindi continuare a produrre.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei essere un
  po' più chiaro. Il tema è molto semplice. Ci sono molte aziende che
  stanno  fallendo.  Abbiamo  già  assistito  a  diversi  suicidi  di
  titolari  di  impresa.  Già  cinque anni  fa  nella  legge  n.  23,
  all'articolo  8,  noi mettemmo la possibilità, attraverso  i  fondi
  dell'Irfis...  il  tema che abbiamo posto e  questo  emendamento  è
  stato  firmato da 75 parlamentari di questa Assemblea perché  è  un
  problema fortemente sentito, purtroppo, non fa aumentare le entrate
  dell'assessorato regionale al bilancio perché vi sono  mancanze  di
  pagamento di debiti da parte delle imprese alla CRIAS, all'IRCAC  e
  all'IRFIS.  Debiti  che,  comunque, non saranno  pagati,  assessore
  Bianchi, perché le aziende sono asfissiate, non c'è lavoro, c'è  un
  blocco del recupero delle risorse sui lavori fatti, c'è il patto di
  stabilità,  ci  sono  i  comuni che  non  pagano,  c'è  un  sistema
  economico bloccato.
   Allora, anziché far fallire qualche decina di migliaia di imprese,
  che  cosa  chiediamo? Chiediamo che anziché continuare ad avere  un
  niente  sul recupero dei debiti, ci sia un congelamento dei debiti,
  che significa spostiamo da ora a cinque anni, a quattro anni, a due
  anni  la  possibilità di recuperare queste risorse  dalle  aziende,
  dando un po' di respiro.
   La  stessa  cosa  l'ho vista nel Gov aggiuntivo del  Governo.  Voi
  avete  fatto un'operazione per la quale l'articolo 7,  8,  10  e  9
  A.Gov  consentite  alla Serit di spalmare in 10  anni  il  recupero
  delle somme.
   Siccome  non  stiamo  giocando,  signor  assessore,  lei   ha   la
  possibilità,  all'interno  dei  fondi  di  rotazione  della  CRIAS,
  dell'IRCAC  e  dell'IRFIS  di  consentire  alle  aziende  di  poter
  sopravvivere.
     Io credo che questo sia un atto politico serio che può dare alle
  aziende,  agli  artigiani, ai commercianti, agli agricoltori,  alle
  piccole e medie imprese la possibilità di non fallire.
   La  copertura finanziaria è lì nel fondo di rotazione.  Voi  avete
  trovato le risorse per la Serit, potevamo fare una cosa diversa, la
  Serit  avrebbe potuto richiedere solo risorse di capitale, di poter
  fare una parcellizzazione delle entrate attraverso 72 rate, anziché
  fare   questo  prestito  e  spostare  le  risorse  nelle   attività
  produttive. Noi abbiamo bisogno di far lavorare la gente e  non  di
  dare 400 euro di mancia.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore di minoranza. Signor Presidente,  soltanto  per
  dire   che   sono  in  linea  di  principio  favorevole  a   questo
  emendamento, potrei anche apporre la mia firma, però  così  come  è
  articolato  l'emendamento  non so se il Governo  potrà  accoglierlo
  perché mi sembra troppo generico, Presidente Gianni. O troviamo uno
  specifico fondo di rotazione già previsto per determinate finalità
  Il  Governo deve dare la copertura finanziaria, mettiamo un  limite
  di  spesa entro tre-quattro milioni e fronteggiamo veramente questi
  debiti pregressi, diciamo così,  con gli istituti.
   Diversamente potremo pensare di accantonare questo emendamento, di
  rinviarlo   all'articolo  46  ed  eventualmente   cerchiamo   altra
  soluzione, ove fosse possibile con altro intervento.

   RAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAGUSA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo  ascoltato
  di  tutto,  io penso che ormai per i prossimi interventi  bisognerà
  inventarsi  qualcosa  per  salire sul  podio  e  dire  tutto  e  il
  contrario di tutto.
   Io  ritengo  che questo Governo debba fare sintesi  rapidamente  e
  chiedere  alla sua maggioranza, alla maggioranza che  accompagna  e
  condivide  il  percorso di questo Governo, di sostenere  quanto  il
  Governo  ha presentato perché così facendo dilazioniamo i  tempi  e
  non  capisco  quale obiettivo vogliamo cogliere, qual è l'obiettivo
  da cogliere stasera?
   Siamo  nella fase finale? Ci vuole un attimo di coraggio. C'è  una
  maggioranza?  Esiste  in  questo  Parlamento  una  maggioranza  che
  accompagna  questo  Governo?  Bene  chiamiamola  e  votiamo  questa
  Finanziaria, ma facciamolo stasera.
   Ultima  cosa  che volevo dire è che io ho condiviso  l'emendamento
  presentato dall'onorevole Gianni perché, secondo me, dal mio  punto
  di  vista  può essere un momento di energia per quelle aziende  che
  hanno  grosse  difficoltà  a rientrare dai  debiti.  Una  moratoria
  potrebbe essere condivisibile in rispetto di un aiuto alle imprese.
  Certamente,  sulle  mance  che  vengono  qui  richiamate  non  sono
  d'accordo perché è altro aspetto, altra storia e sarebbe  bene  non
  parlare di questo argomento.
   Per cui, io chiedo al Governo di mettere ai voti la Finanziaria.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ho lavorato
  assieme all'onorevole Gianni e agli altri alla scrittura di  questo
  emendamento.
   E' chiaro che è necessario trovare delle risorse aggiuntive perché
  potrebbe  succedere   che  con  lo  stesso  fondo  che  oggi  è   a
  disposizione  di  questi istituti, si blocca poi  il  credito  alle
  imprese per cui che cosa bisogna fare?
   Bisogna  trovare delle risorse aggiuntive. La proposta,  assessore
  Bianchi  potrebbe  essere  quella di trovare  10  milioni  di  euro
  togliendoli dal fondo che stiamo dando alla SERIT e dare 30 milioni
  alla  SERIT  e  10 milioni in questo capitolo che consentirebbe  di
  creare  questo fondo di rotazione e spalmare i debiti delle piccole
  e  medie  imprese  in più anni, non dico 5 anni  così  com'è  stato
  proposto, ma potrebbe esser anche portato a due anni, assessore.
   E'  una  soluzione plausibile? Eventualmente se lo  è  si  fa  con
  l'articolo 46 non c'è nessun problema.

   PRESIDENTE. Gradirei su questo ascoltare l'assessore Bianchi.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi, il tema posto è non solo utile ma come immaginate è molto
  complesso.
   Dato  che nell'articolo 46 era stato previsto un trasferimento  di
  fondi alla CRIAS già stavamo prevedendo una riscrittura che potesse
  prevedere,  tra  le  altre  finalità  anche  quella  proprio  della
  copertura  di  operazioni di sospensione temporanea  del  pagamento
  delle rate.
   Quindi, io direi come Governo, dato che non potrei dare un  parere
  positivo  su  questo emendamento, scriviamo per  l'articolo  46  un
  articolo  che,  partendo  da un emendamento  già  depositato  sulla
  CRIAS, possa tenere conto di quanto espresso da voi.

   PRESIDENTE.  Onorevole Gianni, lei come sa  l'ho  firmato  anch'io
  questo  emendamento, però consultandomi con gli uffici,  visto  che
  c'è condivisione, ritiriamo in questa fase questo emendamento e  ne
  riparleremo all'articolo 46.
   Lo ritira, onorevole?

   GIANNI.   Non   lo  ritiro,  lo  accantoniamo  e  lo   trasferiamo
  all'articolo 46.

   PRESIDENTE.  Onorevole Gianni, lo accantoniamo e   lo  trasferiamo
  all'articolo 46. Grazie, onorevole Gianni.
   Si passa all'allegato 1R.Gov. 16, a firma dell'onorevole Gianni.
   Il parere del Governo?
   Assessore Bianchi, stiamo parlando dell' allegato 1.R.Gov.16.

   GIANNI. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.  Signor  Presidente, io non sono  qui  da  15  giorni  per
   ammugghiare perché minnagghiri'. Devo stare qui perché devo capire
  che cosa vengo a fare.
   Questo  è un emendamento che consente alla legge fatta 6  anni  fa
  che    prevedeva    l'istituzione   della   borsa    internazionale
  dell'industria di potere iniziare la sua attività con un minimo  di
  risorse.
   E' una operazione importante perchè questa Regione deve uscire dal
  sottoprodotto  culturale, deve uscire dal  mendicare,  deve  uscire
  dall'essere  ascaro, deve uscire e per uscire c'è bisogno  di  fare
  cose  serie. Questa è la cosa seria: un milione di euro nella borsa
  integrazione dell'industria serve a rilanciare la Sicilia.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gianni.
   Pongo in votazione l'allegato 1.R.Gov.16. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'1.R.Gov.16. Chi è favorevole  si
  alzi; chi è contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si  passa al subemendamento 18.R.Gov.13 è il punto 27. Ripeto  per
  chiarezza  perché  qua  non  si  legge  bene.  Pongo  in  votazione
  l'emendamento 18.R.Gov.

   SAMMARTINO. Non abbiamo il testo

   PRESIDENTE.  Onorevole Sammartino, dovete capire  che  sono  stati
  presentati diversi emendamenti, stiamo lavorando, gli uffici stanno
  facendo le fotocopie, pensavo fosse stato già distribuito. Dobbiamo
  evitare,  onorevole  Sammartino, di urlare e ricordarci  che  siamo
  all'interno di un'aula. Grazie.
   Mi confermano che sono stati distribuiti gli emendamenti.
   Lo  chiariamo  per tutti. Come vedete alla fine,  stiamo  parlando
  dell'emendamento  18.R.Gov che ho detto  assorbe  il  Gov.13  e  il
  Gov.27  perché l'articolo 38 era stato soppresso. Quindi,  dobbiamo
  chiedere al Governo se queste migliaia di euro servono a finanziare
  e a dare copertura a questi capitoli.
   Detto  questo e chiarito questo aspetto, lo pongo in  votazione  e
  chiedo al Governo di dirci se c'è la copertura.

   BIANCHI, assessore per l'economia. Qual è il numero?

   PRESIDENTE.   Stiamo  parlando  del  18.R.Gov.  Il  subemendamento
  1.R.GOV.10 e il subemendamento 18.R.Gov alla terza pagina.
   Per  chiarirci,  poiché qualcuno non lo sta  trovando,  di  questo
  malloppo di emendamenti, alla pagina 3. Prego, assessore Bianchi.

   BIANCHI,  assessore  per  l'economia. Signor  Presidente,  signori
  deputati,   non  possiamo  dare  copertura  perché   la   copertura
  dell'articolo  38  è  già  andata  a  miglioramento  nella  manovra
  complessiva.

   PRESIDENTE.   E  quindi,  per  quanto  detto  dal   Governo   devo
  dichiararlo inammissibile.
   Si passa all'emendamento 1.R.Gov.6
   Sul subemendamento 1.R.Gov.6. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore all'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto;
  chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)

   Pongo  in  votazione il subemendamento 1.R.Gov.17. Il  parere  del
  Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto;
  chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)
   Il subemendamento 1.R.Gov.25 è dichiarato inammissibile.
   Si passa al subemendamento 1.R.Gov.9. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto;
  chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 1.R.Gov.7. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto;
  chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa al sub emendamento 1.R.Gov.8. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto;
  chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 1.R.Gov.1. Il parere del Governo?

   CANCELLERI. Signor Presidente,  il subemendamento 1.R.Gov.9?

   PRESIDENTE. E' il Gov.1. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore all'economia. Contrario.

   DINA,  presidente  della  commissione e relatore  di  maggioranza.
  Chiedo di parlare.
   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA,  presidente  della  commissione e relatore  di  maggioranza.
  L'emendamento   riguarda  i  carabinieri   del   nucleo   ispettivo
  dell'assessorato  al lavoro, per i quali è prevista  una  copertura
  annua di circa quattro milioni. Lo stanziamento è di due milioni  e
  mezzo, con i 500 mila euro arrivano quasi a metà anno.
   L'invito   al  Governo  è  di  tenere  in  considerazione   questa
  richiesta,  tenuto  conto che la copertura avviene  con  un  taglio
  trasversale  a  tutte le altre voci. Lo 0,02 per  cento  che  viene
  tagliato per garantire questo intervento.

   PRESIDENTE.   Assessore   Bianchi,   ha   ascoltato   l'intervento
  dell'onorevole Dina. Alla luce di quanto ha appena detto, qual è il
  parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Il Governo si rimette all'Aula.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento Gov.31. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto;
  chi è favorevole si alzi.

                          (Non è  approvato)

   Si passa all'emendamento Gov.32 . Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto;
  chi è favorevole si alzi.

                          (Non è  approvato)

   Onorevoli    colleghi,   l'emendamento   Gov.26    è    dichiarato
  inammissibile.
   Si passa all'emendamento Gov.30.  Il parere del Governo?
   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto;
  chi è favorevole si alzi.

                          (Non è  approvato)

   Si passa all'emendamento Gov.4. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO.  Signor  presidente, onorevoli colleghi,  comprendo  che  i
  numeri  sono  elastici  e che, effettivamente,  questo  Governo  li
  modifica ad ogni momento.
   Se   non   vado   errato,  l'intervento  a  favore  dei   consorzi
  universitari era stato quantificato in 4 milioni 800 mila  euro,  a
  favore   di  tutti  i  consorzi  universitari.  Questo,   dopo   un
  emendamento  che  era  stato  esitato,  approvato,  recepito  dalla
  Commissione  Bilancio  e trasmesso all'Aula.
   A  seguito  della  riscrittura della tabella,  ci  troviamo,  cari
  deputati  e  colleghi,  400 mila euro i meno rispetto  ai  consorzi
  universitari.
   Sapete  benissimo  qual è la situazione in cui versano  in  questo
  momento i consorzi universitari e che, a mio avviso, necessitano di
  una attenzione particolare.
   Mi sono permesso, pertanto, di proporre l'emendamento anche perché
  non li vado a togliere ad un ente che fa interventi sul sociale, ma
  semplicemente  e  solamente  seguo  un'operazione  effettuata   dal
  Governo che ha visto, nell'ambito di questa finanziaria, ridurre la
  partecipazione  nell'ambito dei consorzi da nove a  solamente  tre.
  Era  4,8 ed è ridotto a 4. Era 3,8 ed era stato portato a 4,8 ed  è
  ridotto, ancora una volta a 4,4.
   Ritengo, obiettivamente, che sia un'operazione, consentitemi,  che
  non  può non essere condivisa dai parlamentari che hanno a cuore  e
  che  sostengono la cultura decentrata nell'ambito dei territori  di
  appartenenza.
   Chiedo,  pertanto, al Governo di riflettere sul parere  che  verrà
  richiesto.  Idem per quanto riguarda la Commissione. Grazie.  Anche
  perché  era già stato approvato dalla Commissione nella  misura  di
  4,8.

   FONTANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FONTANA.  Signor  Presidente, sarò brevissimo. Vorrei  ringraziare
  l'onorevole Fazio perché, francamente, non mi ero accorto di questa
  manovra all'ultimo momento, il fatto che erano stati tolti 400 mila
  euro  dal  Fondo per le università.  Tra l'altro questo è veramente
  un  golpe,  perché  avevamo fatto battaglie. Assessore,  su  questa
  cosa,  c'eravamo veramente battuti. Avevamo raggiunto un equilibrio
  perché  tanti  deputati  hanno fatto la battaglia  per  i  consorzi
  universitari, e poi all'ultimo momento ci ritroviamo con  400  mila
  euro meno. Insomma, questo credo che vada assolutamente rivisto,  e
  su questo, tra l'altro, chiederò il voto palese.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRSIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, il  finanziamento
  dei   consorzi   universitari  per  le  realtà   che   gli   stessi
  rappresentano sui territori, non credo possa essere messo in dubbio
  dal  Governo il quale certamente sa della congruità della cifra che
  si sta chiedendo.
   Io   devo   essere   sincero.  Ho  qualche   altro   elemento   di
  preoccupazione.  Alla  fine, con l'approvazione  dell'articolo  18,
  secondo  me,  qualche  pezzettino di norma  non  vedrà  la  luce  e
  rappresento   questo   elemento  perché   ho   ascoltato   poc'anzi
  l'intervento   dell'onorevole   Ciaccio   che,   devo    dire    ha
  rappresentato,  se  non  ricordo male, un  fatto  descrivendolo  in
  maniera imprecisa.
   E'  chiaro che con l'approvazione dell'articolo 18 noi, di  fatto,
  stiamo facendo rivivere una ventina di enti della tabella H.
   Io  non entro nel merito della opportunità o meno. Magari, potessi
  farlo  Ne loderei certamente l'attività di tutti, perché sono  enti
  importanti. Ma voglio ricordare all'Aula - assessore Bianchi, è  un
  problema suo questo, mi segua - voglio ricordare all'Aula che non è
  stata l'Aula l'anno scorso, come riferito dall'onorevole Ciaccio, a
  cancellare la tabella H. E' stato il Commissario dello Stato che ha
  impugnato  la  tabella.  Ora, essendovi questo  precedente,  non  è
  possibile percorrere la stessa via e commettere lo stesso errore in
  due anni di diversi.
   Se   l'Assemblea  avesse  sollevato  conflitto  dinanzi  la  Corte
  costituzionale, si sarebbe riappropriata di un pezzo di  competenza
  e  oggi, legittimamente, avrebbe potuto finanziare quegli enti. Se,
  di  contro, non lo fa, il Commissario è costretto ad impugnare  per
  forza  gli  enti che vengono rifinanziati perché, diversamente,  si
  potrebbe  dire  che  l'anno scorso ha deciso  di  impugnare  quella
  tabella perché c'erano degli enti che non gli piacevano.
   Delle  due  l'una:  è  possibile o non  è  possibile  trovare  una
  soluzione tecnica? Perché personalmente io sono a favore di  questi
  enti  perché  li  ritengo  meritevoli,  perché  ritengo  l'ottimità
  meritoria, perché ritengo diano un grande servizio. Ma non è con la
  via  del  finanziamento  diretto che noi  risolviamo  il  problema,
  essendovi questo precedente.
   Allora,  il  Governo  non  dovrebbe trovare  grande  difficoltà  a
  reperire  400  mila  euro per rifinanziare i consorzi  universitari
  atteso che potrebbero liberarsi somme da una eventuale impugnativa.
  Ma  siccome io non ci voglio arrivare, spero soltanto,  e  lo  dico
  perché rimanga agli atti parlamentari, perché chiaramente quando si
  analizza   una   legge  si  fa  un'analisi  attenta   anche   delle
  dichiarazioni,  lo  dico  perché voglio trovare  una  soluzione  in
  favore  degli enti meritori, che possono garantire il servizio  che
  rendono  ai  cittadini,  che  è un servizio  importante,  senza  il
  rischio di ulteriore impugnativa.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  brevemente  io
  sostengo  quanto  affermato dai colleghi che  mi  hanno  preceduto,
  perché è proprio nelle Commissioni di merito era stato sostenuto  e
  affermato che non potevano essere tolti somme destinate ai consorzi
  universitari, quindi qui credo che si è perso un po' il senso o  si
  è  smarrita  la  via. Quindi, è bene che il Governo riveda  un  po'
  parecchie  di quelle tabelle di cui all'articolo 18 e  rimpingui  i
  fondi  che  servono  ai ragazzi, che servono per  la  cultura,  che
  servono per gli studenti.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento Gov.4 . Il parere del
  Governo?

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  solo  una
  brevissima  considerazione perché  pur concordando con i contenuti,
  va  sottolineato che rispetto allo scorso anno questo è  uno  degli
  unici  capitoli che ha subito un incremento: l'anno scorso era  3,8
  quest'anno  è 4,4. Le risorse ovviamente sono spesso insufficienti,
  però  credo che va dato atto al Governo che rispetto a, pure in  un
  contesto  di  riduzione di tutti i capitoli  della  tabella,  si  è
  cercato di garantire per quanto possibile.
   Quindi,  alla  luce  di  ciò non possiamo dare,  pur  condividendo
  sostanzialmente le considerazioni; ribadiamo che è uno dei capitoli
  su  cui  comunque  c'è  stato un impegno aggiuntivo  da  parte  del
  Governo e, quindi, diamo parere negativo.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  Col parere contrario della Commissione e del  Governo
  pongo in votazione l'emendamento Gov.4.

   FONTANA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.

       Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento Gov 4.

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    nominale
  dell'emendamento Gov. 4.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema  il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                           (Brusio in Aula)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ormai questa storia  del  chiuso,
  non chiuso eccetera l'abbiamo spiegata diverse volte

   TURANO. Dichiaro di avere votato verde.

   PRESIDENTE.  L'onorevole  Turano dichiara  che  ha  votato  verde;
  l'onorevole  Vinciullo ha votato verde; l'onorevole  d'Agostino  ha
  votato verde; l'onorevole Firetto ha votato verde,. Dichiaro chiusa
  la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti            52
   Votanti             50
   Maggioranza         26
   Favorevoli          32
   Contrari            15
   Astenuti             3

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento GOV.28.

   DINA,  Presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento GOV.36.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore  di  minoranza.  Signor  Presidente,  onorevoli
  colleghi  sul GOV.36 chiederei al Governo un attimo di  attenzione,
  se  fosse possibile, potendo intervenire, magari, non per  55  mila
  euro ma per 45 mila euro.
   L'anno  scorso  c'erano 194 mila euro. E' un istituto  storico  di
  Catania, l'Istituto Ardizzone Gioeni, è un istituto importante.  Li
  prendiamo,  tra  l'altro, dal fondo che è quello  che  riguarda  la
  legge  16, quindi riguarda tutti. E' previsto già per norma, non  è
  una    Tabella  H ,  come  qualche  altro  intervento.  Se  da  160
  diventasse 150, quindi con un subemendamento 45 mila euro  in  più,
  non  mi sembrano una cosa eccessiva, anzi di buonsenso, equilibrato
  e di ragionevolezza.

   PRESIDENTE.  L'onorevole  Gianni appone la  firma  all'emendamento
  presentato dall'onorevole Falcone.

   BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, invito tutti
  i  deputati alla massima attenzione. Se facciamo emendamenti in cui
  noi   presentiamo,   esclusivamente,  a  chi   diamo   le   risorse
  tralasciando   di  indicare  a  chi  vengono  sottratte,   facciamo
  demagogia, populismo e alteriamo un bilancio che, comunque,  ha  un
  suo  equilibrio.  Quindi,  prego  ogni  deputato  che  propone   un
  emendamento  di illustrare non solo da dove lo prende ma  anche  le
  motivazioni  per  le  quali sottrae risorse  al  singolo  capitolo.
  Perché sennò, questo diventa una operazione in cui ognuno porterà a
  casa  50  mila  euro - ovviamente, in questo caso, una  nobilissima
  motivazione - ma che fa saltare qualunque equilibrio.
   Faccio  riferimento all'emendamento precedente che,  comunque,  ha
  pescato da un capitolo, come i consorzi di bonifica, che è uno  dei
  capitoli  che  ha  avuto la più alta riduzione in questo  allegato.
  Quindi,  dato che saprò che in Commissione  Bilancio ,  per  prima,
  chiameremo subito i rappresentanti dei consorzi di bonifica, che ci
  diranno che mancheranno le risorse per gli stipendi. Questa  è  una
  riflessione che, responsabilmente, io invito ogni deputato a  fare.
  Sennò,   qui,  approviamo  esclusivamente  emendamenti   di   spesa
  trascurando   che,  ad  ogni  emendamento,  c'è  la  corrispondente
  riduzione di spesa.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente della Commissione e relatore di maggioranza.  La
  Commissione lo ritira.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento GOV.11.

   ALLORO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, a maggior ragione,
  alla luce di questo emendamento che è stato approvato, sarebbe  una
  beffa  se il capitolo dei consorzi universitari, che già era  stato
  implementato di quasi 800 mila euro, ulteriormente implementato  di
  altri  500  mila  euro,  se non si desse un segnale  nei  confronti
  dell'Università CORE per le motivazioni che ho detto poc'anzi.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessore
  Bianchi,  ritengo  che  la  richiesta  del  collega  Alloro  meriti
  attenzione,  non perché sia l'istanza che arriva da un parlamentare
  di un territorio, ma perché Kore è la quarta università siciliana e
  vederla  trattata  diversamente può  ingenerare  il  dubbio  di  un
  trattamento diverso, pur sapendo che il Governo e l'assessore anche
  con  l'ultimo  intervento, si muove ed ha difficoltà  a  richiamare
  tutti  al senso di responsabilità. Per la stessa ragione, prego  il
  Governo  di  fare un minuto di valutazione e vedere  di  recuperare
  delle  risorse  che  facciano,  e mi  rivolgo  anche  all'Assessore
  Scilabra,  attenzione  anche  a questo  quarto  polo  universitario
  siciliano, che ha la sua importanza nell'area interna dell'Isola.

   PRESIDENTE. Prima di porre in votazione il GOV.11, gli  Uffici  mi
  fanno  notare che è doveroso da parte mia chiedere al  Governo  se,
  per   quanto   riguarda  questo  emendamento,  c'è  una   copertura
  finanziaria.

   BIANCHI,   assessore  per  l'economia.  No,  non   c'è   copertura
  finanziaria, non possiamo darla.

   PRESIDENTE. L'emendamento  GOV.11 è inammissibile.
   Si   passa  agli  emendamenti  GOV.19  e  GOV.20,  entrambi  fanno
  riferimento  allo stesso capitolo 215704 della tabella,  quindi  lo
  preannuncio al Governo.

   TRIZZINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. ne ha facoltà.

   TRIZZINO. Signor Presidente, sarò brevissimo. I capitoli citati al
  GOV.19  e GOV.20 fanno riferimento alla legge nazionale 152/92  sui
  centri  di  recupero  della  flora selvatica,  recepita  a  livello
  regionale  dalla  legge 33/97. Allora, la legge  regionale  che  ho
  appena  citato qualifica ed individua quelli che sono i  centri  di
  recupero  per la fauna selvatica ed individua un capitolo specifico
  ad  hoc  che  doveva essere finanziato volta per volta  e,  quindi,
  trovare spazio nel bilancio.
   Negli  ultimi due anni lo stanziamento previsto di 400  mila  euro
  non è stato erogato; quest'anno il capitolo è per memoria. E' stata
  presentata   una  richiesta  di  audizione  qualche  mese   fa   in
  Commissione. I direttori dei centri faunistici sono stati ascoltati
  e  la  Commissione  ha  votato all'unanimità una  risoluzione,  con
  l'impegno del Governo di individuare quelli che sono i fondi.
   Mi  rendo  conto che non è questa la collocazione che  deve  avere
  questo capitolo. Questo capitolo, così come è avvenuto per la legge
  8  sullo sport, deve godere di una posizione specifica ed autonoma.
  Noi  siamo contrari a questo sistema di individuazione delle  fonti
  finanziarie.  Per  cui,  ritiriamo  questi  emendamenti,  però  con
  l'impegno che il Governo - quindi presenteremo uno specifico ordine
  del  giorno - si impegna ad individuare gli stanziamenti  necessari
  per  potere  qualificare il finanziamento di queste importantissime
  strutture.

   PRESIDENTE. L'Assemblea prende atto che il GOV.19 e il GOV.20 sono
  ritirati.

   CARTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e
  la  pesca mediterranea. Signor Presidente, il Governo su questo  si
  impegna,  anche perché è un obbligo preciso di legge, quello  della
  gestione della fauna selvatica per farli coesistere nell'ambito del
  sistema,  oggi il Dipartimento sviluppo non è territoriale,  quindi
  ex  Azienda  foreste, in maniera tale che assolviamo a  questo  ben
  preciso obbligo di legge.

   PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  il  GOV.2,   a   firma   della
  Commissione.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Signor  Presidente,  solo per rappresentare  che  il  capitolo  dei
  consorzi è notevolmente sottostimato. Quindi, inviterei il Governo,
  questa   cifra  forse  lo  porterebbe  alla  previsione   dell'anno
  precedente  e  potrebbe essere anche eccessivo in questa  fase.  Ho
  chiesto  aiuto  all'Assessore Cartabellotta  per  quantificare  una
  cifra che consenta di garantire l'essenzialità del funzionamento.

   CARTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e
  la  pesca  mediterranea . C'è la riforma in  corso  che  ovviamente
  andrà  in porto nei prossimi due mesi e ci riserviamo poi,  durante
  la riforma, di valutare le eventuali esigenze supplementari.

   PRESIDENTE. L'emendamento a firma dell'onorevole Dina è ritirato.
   L'emendamento   GOV.12   a   firma  dell'onorevole   Gucciardi   è
  inammissibile.
   Si passa all'emendamento GOV.10.

   FOTI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo emendamento  -
  mi  rivolgo  oltre che all'Assessore per l'economia,  all'Assessore
  Cartabellotta   -    riguarda   un  trasferimento   alla   stazione
  sperimentale  di granicoltura di Caltagirone che abbiamo  avuto  il
  piacere di visitare insieme, perché dobbiamo sapere che abbiamo  un
  vero  e  proprio  tesoro nel cuore della Sicilia, i  grani  antichi
  siciliani che vengono custoditi, coltivati e migliorati, nonché  la
  ricerca  portata avanti con dei risultati straordinari. Sono  anche
  venuti  in  Commissione   Attività  produttive   ad  esporci  delle
  criticità  come  al  solito  legate alle  scarsissime  risorse  che
  ricevono.
   Ho  visto che nel capitolo c'è poco, non ricordo se 60 o  90  mila
  euro.  Avevo visto anche nella bozza che circolava ieri una ipotesi
  di  accorpare tutti i consorzi e unificare i capitoli,  che  poteva
  essere un buon inizio per gestire meglio le economie ed ottimizzare
  la  ricerca,  ma  quell'articolo è  sparito  ed  alla  stazione  di
  granicoltura è segnato un destino che è interrompere la ricerca.  I
  200  mila euro ha indicato di prenderli, non volendo togliere soldi
  all'ESA  o  ad  altri enti benefici che svolgono ruoli  sicuramente
  importanti,   da   un  altro  capitolo  che  riguarda   l'Assessore
  Cartabellotta, quindi si tratterebbe di spostare delle  risorse  da
  un capitolo all'altro.
   Chiaramente,  in  questo momento c'è stato il  colpo  della  scure
  perché in una frazione di secondo ogni pagina di questi emendamenti
  ha  una  storia  dietro, ci sono delle realtà importanti  e  forse,
  anche per via della stanchezza, siamo un po' insensibili, pero,  mi
  rivolgo  agli Assessori, in particolare all'Assessore Cartabellotta
  che,  essendo  materia  sua, potrebbe anche dirci  una  parola.  Il
  parere negativo dell'Assessore Bianchi lo do per scontato perché lo
  sta  dando  quasi  in  automatico, però è un  trasferimento  sempre
  all'interno  delle  politiche agricole. Quindi,  vorrei  il  parere
  positivo  del  Governo ed anche dell'Aula su questo spostamento  di
  somme e ricordo che i ricercatori che svolgono un lavoro alcuni  da
  oltre  dieci  anni, si occupano di analizzare i grani  antichi  che
  abbiamo  proprio intenzione di rilanciare; quindi, io ci metto  una
  buona parola.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento GOV.10. Il parere del
  Governo?

   BIANCHI, Assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  Presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   E'  stato presentato l'emendamento GOV.18 che ha a che fare con lo
  stesso argomento, quindi è ritirato.
   Si passa all'emendamento GOV.33. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   L'emendamento GOV.2.1 è ritirato. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo in votazione l'emendamento GOV.3. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Anche  l'Arpa  risulta tra gli istituti sottodimensionati  per  cui
  un'attenzione del Governo, anche dell'assessore alla Sanità, che  è
  presente,   per  procedere  ad  alcune  integrazioni  dell'attività
  dell'ARPA.

   ALLORO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la cosa curiosa che
  dobbiamo trovare copertura togliendo ad altri, in un contesto  dove
  sappiamo  tutti  che  è  una cosa sbagliata,  perché  l'allegato  è
  talmente striminzito che diventa comunque una scorrettezza,  volevo
  solo  sottolineare all'assessore Cartabellotta, che  conosce  molto
  bene  il problema, che l'Associazione Regionale Allevatori ha avuto
  una copertura che non consentirà neanche di pagare gli stipendi.
   Questo l'Assessore lo sa bene, e a fronte di una Conferenza Stato-
  Regioni che ha stabilito che i controlli in materia di latte, carne
  e  riproduzione andranno dati alle Associazioni allevatori,  volevo
  solo  capire  di  che  stiamo parlando, quale  è  la  tendenza  dei
  finanziamenti. Nel 2009 hanno percepito 9 milioni e  duecento  mila
  euro  tra  contributi nazionali e regionale, nel 2010 9  milioni  e
  seicento mila euro tra contributi nazionali e regionale, nel 2011 7
  milioni  tra nazionali e regionale, nel 2012 6 milioni e  616  mila
  euro, nel 2013 5 milioni di euro. Quest'anno sono solo 1 milione  e
  seicento  mila  euro,  non sono neanche i  due  milioni  che  aveva
  proposto il Governo originariamente.
   Il   Governo   faccia  una  scelta.  Se  ha  deciso  di   chiudere
  l'Associazione allevatori, non ha senso neanche mettere un  milione
  e  seicento  mila euro, perché allora si chiude e si licenziano  le
  persone.  Perché  l'Assessore sa bene  che  con  questo  milione  e
  seicento mila euro non ci faremo assolutamente nulla, oltre  a  non
  garantire i controlli a 3300 allevatori.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ha  ragione
  l'onorevole  Alloro  quando sostiene  che  la  somma  è  del  tutto
  insufficiente  a  coprire tutte le necessità  dell'ARAS.  Però  noi
  questa  sera siamo ad un bivio. Possiamo decidere di non  concedere
  questo contributo all'Associazione Regionale Allevatori, e sappiamo
  quindi  che dalla prossima settimana l'Associazione, con  tutte  le
  sedi  sparse  nelle  nove  province  siciliane  sarà  costretta   a
  chiudere,  oppure accettare questo primo contributo  a  condizione,
  assessore,  che  lo  consideriamo un primo  contributo,  una  prima
  tranche  di  un  secondo contributo di qui alla successiva  manovra
  finanziaria, che sicuramente saremo costretti a fare, e  riusciremo
  ad  individuare  le  somme  per  salvare  l'Associazione  Regionale
  Allevatori.
   Veda, signor Presidente dell'Assemblea, il mio emendamento, da cui
  poi  è  scaturito  questo contributo, prevedeva  due  tranche,  una
  subito ed una successiva. Erano previsti due milioni di euro ed  il
  Governo  l'ha  ridotto  a  1  milione e  seicento  mila  euro.  Noi
  comprendiamo le ragioni del Governo, altrimenti saremmo qui a  fare
  gli  ipocriti e a fare filosofia, a dire che la causa  di  tutti  i
  mali  della Sicilia è solo ed esclusivamente di questo Governo.  Le
  cause,  i  mali  vengono da lontano ed è chiaro  che  l'opposizione
  responsabile  che io rappresento si è posta sempre il  problema  di
  cercare  da  una parte di sanare i conti della Regione e dall'altra
  parte di venire incontro alle legittime attese dei lavoratori.
   L'anno scoro siamo riusciti a trovare nelle pieghe del bilancio le
  somme  necessarie per poter rimpinguare il capitolo. Io non  credo,
  Assessore,  che  fra  i  molti rivoli  del  suo  bilancio  noi  non
  riusciamo a fare neanche questa volta il miracolo, senza bisogno di
  venire in Aula come invece abbiamo fatto la volta scorsa, e trovare
  qualche  capitolo non del tutto utilizzato, soprattutto se trattasi
  di fondi che arrivano dallo Stato e sono destinati alla zootecnica,
  da non poter accostare a questo milione e 600 mila euro.
   Assessore,  rispetto ad altri, è un fortunato perché  è  andato  a
  ricoprire  il  ruolo di assessore tecnico nell'assessorato  dove  è
  stato in passato direttore generale e quindi, a differenza di tutti
  gli altri, conosce nei minimi particolari quelli che sono i segreti
  del  suo  assessorato,  che  ad  altri  assessori  possibilmente  i
  funzionari  non hanno svelato, ma nel caso suo è lei  che  dovrebbe
  svelare a sé stesso quali sono le possibilità che ancora ci sono.
   Per  cui,  nel  contestare oggettivamente la  somma  che  è  stata
  impegnata,  concordo con l'analisi attenta che ha fatto l'onorevole
  Alloro,  ma nello stesso tempo sono abituato a vedere il  bicchiere
  mezzo  pieno  e  non  mezzo vuoto, e siccome da tre,  quattro  anni
  l'associazione  allevatori  è  stata  massacrata  ed  è  stata  una
  battaglia quasi quotidiana riuscire a trovare le somme, io dico  di
  accettare questa prima tranche a condizione, assessore, che lei  ci
  garantisce che alla prossima manovra di assestamento il Governo  si
  impegnerà  a  reperire  le  somme. Su questo  argomento,  comunque,
  presenterò  un  ordine  del  giorno insieme  all'onorevole  Alloro.
  Successivamente,  le  chiedo di assumersi l'impegno  di  vedere  se
  nelle  pieghe del Bilancio riusciamo a trovare ancora delle risorse
  da destinare all'associazione.
   Ma  al di là delle associazioni e delle risorse, si dovrebbe  dare
  la  possibilità  ai  rappresentanti  degli  allevatori  di  potersi
  riunire  e  di  eleggere i loro presidenti perché  questa  gestione
  commissariale imposta da Roma è stata assolutamente negativa.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, era stato  chiesto
  dal  Governo un atto di responsabilità all'opposizione, cioè di non
  caricare  di  emendamenti l'articolo 18. Ormai  l'ora  è  tarda,  è
  passato   quasi   un  mese  da  quando  stiamo  discutendo   questa
  finanziaria e questa legge di bilancio.
   Bene,  ci  sono  degli emendamenti che, a mio  avviso,  dovrebbero
  essere  dichiarati inammissibili dalla Presidenza, emendamenti  che
  danno  ai teatri con tagli orizzontali a tutti, togliendo soldi  al
  Teatro  Massimo di Catania, al Teatro stabile di Catania, al Teatro
  Biondo  di  Palermo, al Teatro di Messina, al FOS, per  dare  soldi
  alla  tabella  H, Con tutto il rispetto per il Brass Group,  che  è
  giusto  che  partecipi  al  bando  della  legge  16,  non  possiamo
  riesumare  dei  capitoli che sono stati impugnati  dal  Commissario
  dello Stato due anni addietro.
   Chiedo  formalmente alla Presidenza che questi emendamenti vengano
  dichiarati  tutti inammissibili, perché se è vero che noi  facciamo
  anche dei passi indietro ed abbiamo ritirato degli emendamenti  che
  riguardano  capitoli tutt'ora vigenti è altrettanto giusto  che  da
  parte  di  componenti  eminentissimi della maggioranza  si  facesse
  altrettanto.
   Voglio  dire, e concludo, che alcuni emendamenti tolgono spese  di
  funzionamento in capitoli strategici, come il Consorzio di bonifica
  e  tra  un mese ci vedremo qua le persone a reclamare lo stipendio,
  assessore Cartabellotta, così come l'ARPA altrettanto e tanti altri
  enti.  Però,  o  qua c'è l'assalto alla diligenza, e  la  freniamo,
  oppure  c'è uno  sbracamento  globale e assoluto da parte di questa
  maggioranza.
   Assessore Bianchi, dia lei una direttiva chiara, rigida e rigorosa
  e  al  contempo  che  non faccia diventare quel  lavoro  buono  che
  abbiamo  fatto  in tutti questi giorni, in un mese  di  lavoro  una
  situazione incresciosa.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  capisco  che  gli   interventi
  accorati a volte possono portarci un po' lontano, però cerchiamo di
  non  perdere  di  vista da dove siamo partiti. Gli emendamenti  che
  vengono dichiarati inammissibili vengono dichiarati tali perché c'è
  un   problema   tecnico.  Non  dobbiamo  confondere  gli   accorati
  interventi  di  natura  politica  con  l'ammissibilità  o  meno  di
  emendamenti.  Se  confondiamo le due  cose,  finiamo  per  dare  un
  messaggio sbagliato all'esterno.

   CALTABELLOTTA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo  rurale  e
  la  pesca  mediterranea.  Signor  Presidente,  onorevoli  deputati,
  comprendo  le  perplessità  di tutti  e  non  ultimo  l'appello  ai
  miracoli fatto dall'onorevole Vinciullo, ma per i miracoli  bisogna
  andare  o  a  Lourdes o a San Giovanni Rotondo. Non ci  sono  altre
  soluzioni
   Il  Governo  ha presentato una ipotesi di lavoro che  ripresenterà
  per  quanto  riguarda  la ricerca ai servizi in  agricoltura,  però
  dobbiamo tenere presente che, a differenza degli altri anni, quando
  con il bilancio si cominciava a lavorare giugno, perché approvato a
  fine  aprile,  quest'anno  abbiamo la  possibilità  di  iniziare  a
  gennaio.  E' chiaro, quindi, che con i processi di riforma  che  si
  porteranno  avanti,  con il grande impegno che  stiamo  mettendo  a
  livello nazionale sia per tornare all'elezione democratica, dopo  4
  anni  di  commissariamenti, ma soprattutto con il  piano  nazionale
  della biodiversità che, a valere sul piano di sviluppo rurale,  sta
  stanziando  circa 100 milioni di euro, credo che le condizioni  che
  degli   onorevoli   Vinciullo  e  Alloro  affinché   l'associazione
  allevatori svolga il proprio lavoro, ci siano tutti.

   PRESIDENTE.  Si passa agli emendamenti GOV 24 e GOV  23,  a  firma
  dell'onorevole Anselmo.

   ANSELMO. Dichiaro di ritirarli.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si    passa   all'emendamento   GOV.21,   che   dovrebbe    essere
  inammissibile.

   CIANCIO. Chiedo di parlare per un chiarimento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIANCIO.    Signor    Presidente,   onorevoli   colleghi    vorrei
  tranquillizzare  l'onorevole Falcone, perché non si  tratta  di  un
  trasferimento di somme da un capitolo ad un altro, ma si tratta  di
  modalità  di  finanziamento. Perché, mentre il  capitolo  215734  è
  quello  relativo  alla  legge 16, cioè quella  che  abbiamo  votato
  l'anno  scorso  tramite avvisi per finanziare  enti,  fondazioni  e
  associazioni, così come avevamo detto l'anno scorso, gli enti e  le
  associazioni  che hanno già una legge di riferimento bisogna  farli
  finanziare con la loro legge di riferimento.
   Io ho trasferito una parte di queste somme ai capitoli relativi le
  attività  concertistiche ed ai teatri, perché questi  due  capitoli
  hanno  già  delle  regole e dei criteri di riferimento.  Quindi  si
  tratta di unificare, non di fare tramite legge e tramite avviso, ma
  di  unificare  e  finanziare con legge, anche  perché  si  potrebbe
  creare confusione. Nell'anno passato le associazioni musicali  sono
  state  finanziate  tramite  avviso, ed è  stata  fatta  confusione,
  perché si sono uniti i criteri del 128 ed i criteri delle leggi  di
  settore.  Se  noi,  quella  parte  che  finanziamo  tramite  avvisi
  speciali,  io  l'ho  quantificata in 1 milione anche  perché  avevo
  considerato l'emendamento iniziale del Governo che era 1 milione  e
  600  mila  euro per il teatro e 1 milione e 300 mila  euro  per  la
  musica, se noi consideriamo questa parte e la mettiamo direttamente
  nelle  leggi di settore, secondo me, facciamo un favore a  tutti  i
  soggetti interessati.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Ciancio, la ringrazio  anche  per  essersi
  accorta  dell'errore  che era stato commesso.  Può  capitare  nella
  fretta degli emendamenti che si susseguono.
   Pongo in votazione l'emendamento GOV.21. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento GOV. 39, dell'onorevole Anselmo.

   ANSELMO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ANSELMO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   farò   una
  discussione congiunta sul GOV.39 e sul GOV.38.
   In  realtà  questi  emendamenti non fanno altro, come  giustamente
  richiamava la collega Ciancio, che riportare lo stanziamento per le
  attività concertistiche e per le attività teatrali a quello che era
  stato  l'originario emendamento presentato dal Presidente Crocetta,
  che  portava il capitolo 378118 a duemilioni di euro ed il capitolo
  473733 ad un milione e trecentomila euro.
   Vorrei   tranquillizzare   l'onorevole   Falcone,   sempre   molto
  accalorato  nei suoi interventi, ma forse dovrebbe leggere  un  po'
  meglio  tra le righe, perché vengono chiesti dei piccoli  sacrifici
  ai  teatri  stabili  proprio  perché ai teatri  stabili  stamattina
  abbiamo  dato ben quindicimilioni di euro per aiutarli a  sanare  i
  bilanci. Di conseguenza credo che sia una questione di giustizia  e
  di  equità riportare anche ai piccoli teatri la somma che voleva il
  Presidente Crocetta.

   CIANCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIANCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo al Governo,
  per  semplificare anche un po', visto che con il  comma  3  abbiamo
  tolto  300  mila euro, non possiamo, al di là della  somma  che  si
  toglie  al  Teatro Massimo, perché su quello per esempio  non  sono
  d'accordo, metterla su quel capitolo?

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, togliere somme  al
  Teatro Massimo, che tra l'altro ha problemi di sopravvivenza  anche
  per  gli stipendi degli orchestrali, non mi sembra una buona  idea.
  Per cui invito il presentatore a ritirare l'emendamento.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non  nascondo
  l'imbarazzo nel votare questo emendamento, perché c'è una sorta  di
  contrasto  fra il cuore e la ragione. Perché è quella  che  si  usa
  definire una guerra fra poveri. Da una parte dovremmo finanziare le
  stagioni  concertistiche,  quindi  giovani  che  si  riuniscono  in
  gruppi, in associazioni, spesso affrontando con grande fantasia  le
  difficoltà  della giornata e che vanno in giro per  la  Sicilia  ed
  anche  fuori dalla Sicilia a fare arte e cultura. Dall'altra parte,
  dovremmo finanziare questa attività togliendo risorse a Teatri  che
  sono  istituzioni da oltre cento anni in questa Isola. E parlo  del
  Teatro  Stabile  di  Catania, del Teatro Massimo  di  Catania,  del
  Teatro di Messina, del Teatro Biondo di Palermo.
   Se  parliamo  con le associazioni concertistiche,  dicono  che  il
  Presidente  Crocetta si è incontrato con loro ed  ha  promesso  che
  avrebbe  confermato  lo stanziamento dello scorso  anno.  Se,  poi,
  andiamo  Catania e parliamo con gli operatori del Teatro Massimo  e
  del  Teatro  Stabile, risponderanno che il Presidente  Crocetta  ha
  promesso che sarà garantito lo stanziamento dello scorso anno.
   Allora, l'Aula si trova in una seria difficoltà, almeno per quanto
  mi  riguarda  questo è lo stato d'animo che provo, perché  vorremmo
  poter accontentare tutte e due le esigenze.
   Questo,  assessore  Stancheris, significa che occorre,  al  di  là
  della  buona  volontà  che ha manifestato  e  dalla  quale  non  ho
  difficoltà a darle atto pubblicamente, una pianificazione  seria  e
  concreta.
   Se  votiamo  per  non togliere ai teatri stabili, finiamo  con  lo
  scontentare le associazioni concertistiche. Viceversa, se  aiutiamo
  le  associazioni concertistiche che, molto spesso,  operano  in  un
  clima  di volontariato, rischiamo di non potere pagare neppure  gli
  stipendi.
   Chiediamo un impegno da parte del Governo, al di là dell'esito  di
  questo  voto e l'impegno è quello che noi potremmo, già  a  partire
  dalla prossima settimana, coordinare una serie di interventi  e  se
  si  rende  necessario, tornare in Aula per una  manovra  correttiva
  perché  le  associazioni concertistiche possano,  attraverso  norme
  chiare,  obiettive  ed  oggettive, senza  scontentare  nessuno,  ma
  privilegiando,  soprattutto  la  qualità,  poter  fare  quello  che
  facevano fino tre, quattro, cinque anni fa.
   Questo  emendamento, però, mi sembra davvero ingiusto  perché  noi
  finiamo  col dover ripristinare uno stato di tensione  che  lei  ha
  dovuto  registrare  e  per  alcuni  aspetti  anche  placare,  nelle
  maggiori istituzioni teatrali dell'isola.
   Noi  chiediamo  che il Governo, prima di votare, possa  esprimersi
  dando  una  indicazione legata ad un dato temporale,  obiettivo  ed
  oggettivo, in modo che l'Assemblea possa evitare questa guerra  dei
  poveri che non fa onore a noi, ma soprattutto, non crea consenso  e
  non produce risultati alla cultura e al mondo dell'arte.

   BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  vorrei  per
  riagganciarmi   all'intervento  dell'onorevole   Musumeci   e   per
  precisare che lo stanziamento previsto in bilancio, come sanno bene
  l'Assessore Bianchi e l'Assessore Stancheris, per il teatro Massimo
  Vincenzo  Bellini di Catania, pari a 14 milioni e  800  mila  euro,
  corrisponde  esattamente  all'importo  previsto  per   pagare   gli
  stipendi.  Voglio  dire con grande serenità che non  sono  previste
  spese  e  somme  per attività teatrali, liriche, per  investire  su
  compagnie  straniere. Sono i soldi contati per pagare gli stipendi.
  Io  credo  che un ente istituito con legge regionale, con la  legge
  16/1996  da un grande Presidente della Regione come Rino  Nicolosi,
  meriti   tutela  almeno  per  pagare  gli  stipendi  e   continuare
  sopravvivere.

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   STANCHERIS,  assessore per il turismo, lo sport e  lo  spettacolo.
  Signor  Presidente,  onorevoli deputati, l'impegno  di  intervenire
  anche a favore del settore privato è sicuramente fatto nostro.  Già
  parte  del fondo che abbiamo in linea generale dato per il Forex  è
  destinato al 70 per cento ad operatori privati.
   Inoltre,  sul  capitolo  che sicuramente interesserà  le  attività
  direttamente  promosse dalla Regione siciliana,  quest'anno  vorrei
  approfittare della grande offerta sul territorio, quindi permettere
  di lavorare agli operatori del settore privato.

   ANSELMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ANSELMO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non  posso  fare
  altro che prendere atto dell'impegno che l'assessore Stancheris  ha
  preso  qui  stasera, non soltanto davanti a questo  Parlamento,  ma
  davanti  alle  associazioni  concertistiche  ed  alle  associazioni
  teatrali.
   Pertanto,  dichiaro di ritirare l'emendamento Gov 39 ed  anche  il
  Gov 38, purché l'assessore rispetti l'impegno preso.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento GOV.34. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento R.29.

   DINA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto. Si passa  all'emendamento
  GOV.35.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vorrei  che  ci
  fosse  qualche interpretazione errata perché in questo  emendamento
  non è prevista spesa.
   Chiedo che una parte delle risorse che sono state individuate  per
  l'INDA   siano  utilizzate  per  l'Accademia  superiore   di   arte
  drammatica, che fa parte della legge approvata 5 anni fa da  questo
  Parlamento, per far partire l'accademia.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento GOV.35. Il parere del
  Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   E' stato presentato dal Governo un emendamento è in distribuzione.
   Onorevoli colleghi, per fare chiarezza, il subemendamento  Gov.  9
  ci  confermano  gli Uffici che non è stato approvato,  e  ringrazio
  l'onorevole Cancelleri per avere chiarito questa situazione.

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE DELL'ASSEMBLEA. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore  di  minoranza.  Signor  Presidente,  onorevoli
  colleghi, abbiamo sempre la coperta corta, abbiamo questo  letto  e
  questa coperta, che non sappiamo se la dobbiamo portare a destra  o
  a  sinistra.  Cioè voglio dire, noi stiamo togliendo 4  milioni  di
  euro  con  tagli orizzontale su tutti i capitoli, quindi  significa
  anche  su quei capitoli - sui quali non voglio ritornare - che  non
  avranno   nemmeno  la  possibilità  di  finanziare  il   cosiddetto
  funzionamento,  e lo stiamo mettendo in questo capitolo  Presidente
  Crocetta,  che  è la legge 16, che servirà a finanziare  tutti  gli
  interventi dell'ex tabella H.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi, l'intervento è necessario per assicurare contribuzione  a
  tutti gli enti, perché 8 milioni di euro per tutti i contributi che
  noi  dovremmo  dare  ad enti ed associazioni sono  pochissimi,  con
  l'emendamento si vuole rimpinguare questo capitolo di 4 milioni  di
  euro.
   Se  ritenete  che  è  inopportuno possiamo anche  ritirarlo,  però
  capite  bene  che  noi non risolveremo il problema dei  contributi,
  mentre il sacrificio per tutti gli altri sarebbe pochissimo.
   Vi  ricordo anche che abbiamo inserito degli emendamenti  per  gli
  ipovedenti, assicurando certe coperture, e quindi 8 milioni di euro
  per   tutto  il  resto  dei  contributi  della  Regione  non   sono
  sufficienti,  ci  sono  anche musei, le istituzioni  culturali,  le
  istituzioni  sociali,  le banche alimentari, c'è  tutta  l'attività
  culturale e sociale che non è meno degna delle altre attività della
  Regione. Per cui noi l'abbiamo proposto, se voi ritenete che questo
  possa  creare problemi non abbiamo difficoltà a ritirarlo. Però  vi
  assicuro che sarebbe un disastro.

   FALCONE, relatore di minoranza, chiedo di parlare.

   PRESIDENTE DELL'ASSEMBLEA. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore  di  minoranza.  Signor  Presidente,  onorevoli
  colleghi,   Presidente  Crocetta,  chiedo  il  ritiro   di   questo
  emendamento  per  un motivo molto semplice. L'anno  scorso  avevamo
  dodicimilioni e seicentomila euro. Quest'anno abbiamo, nel capitolo
  21.57.34 ottomilioni seicentoventottomila euro. In più abbiamo,  in
  cinque  capitoli a parte, finanziato direttamente delle  iniziative
  che venivano da là che sono quattromilionisettecentomila euro.
   Però, siccome l'anno scorso i non vedenti li abbiamo finanziati da
  questo        capitolo,       dodicimilioniseicentomila        meno
  quattromilionisettecentomila: anzi. abbiamo di più  quest'anno.  Io
  ho  anche  ritirato  il mio emendamento per non depauperare  questo
  capitolo.  Se  poi  abbiamo delle esigenze a  maggio  o  a  giugno.
  Presidente, mi creda, avremo tanti problemi. Affrontiamoli.

   CROCETTA,   presidente   della  Regione.  Dichiaro   di   ritirare
  l'emendamento Gov. 42.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo in votazione l'allegato ALL 18.R.GOV, così come emendato. Il
  parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'articolo  18,  col   relativo
  allegato, così come emendato. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Si riprende l'esame dell'articolo 46,  in  precedenza
  accantonato.
   Sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 23.07, è ripresa alle ore 23.12)

   La seduta è ripresa.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  fino  a  questo
  momento  abbiamo proceduto con una serie di rivisitamenti, per  cui
  gli  articoli  spesso  sono  stati  ripresentati  ed  in  sede   di
  votazione,  invece, ci siamo ritrovati con una serie di emendamenti
  che venivano ritirati o spesso dichiarati inammissibili.
   Sull'articolo  46 volevo evidenziare da subito, prima  di  entrare
  nel merito, come abbiamo assistito alla cancellazione totale di  un
  comma  che  era riferito al sostegno, alle start up  in  favore  di
  società   che   riguardano  il  sistema  idrico,  con   particolare
  riferimento ad alcune società, e mi riferisco a quella  che  è  nel
  territorio di questa provincia di Palermo, che coinvolge 52  comuni
  nella gestione del servizio.
   Andare  ad eliminare questo comma significa, non soltanto tagliare
  definitivamente  le  gambe  a  questi  circa  200  operatori  nella
  fattispecie  della PS, ma significa anche porre  una  questione  di
  emergenza  sanitaria  in  termini di  potabilità  delle  acque,  in
  termini  di risorse idriche a 360 gradi. So che era stata appostata
  una somma di 3 milioni di euro per garantire lo start up, so che la
  società  era in attesa di un provvedimento da parte del Governo,  e
  per  questo  erano  seguiti una serie di  incontri,  anche  con  il
  prefetto,  e  mi sembrava che ci fossero garanzie in questo  senso,
  ora non vorrei che si continuasse a procedere con il meccanismo che
  abbiamo  seguito  sino a questo momento, dove sono  entrati  dentro
  comandati,   tutele  singole  e  particolari,  dove  si   è   fatto
  riferimento  a  parchi, ad enti dell'ex tabella H, o al  contrario,
  proprio laddove c'è da garantire un meccanismo legato ad un sistema
  di  garanzie  occupazionali,  legato ad  un  sistema  di  emergenze
  sanitarie,  a questo punto noi facciamo finta che non sia  accaduto
  nulla.  Questo  in barba al lavoro fatto dal Parlamento  in  queste
  settimane, in barba al lavoro fatto non solo dalle Commissioni,  ma
  persino del Governo.
   A  me  dispiace  che  siano andati via i tanti  amici  dell'Unione
  Italiana  Ciechi,  che  fino a dieci minuti  fa,  quando  parlavamo
  dell'articolo 18, erano qui presenti, rispetto ai quali, non me  ne
  vorranno,  devo  dire  delle cose. Però, signor  Presidente,  a  me
  questo  gioco  per  il  quale c'è chi è più disabile  di  un  altro
  disabile, c'è chi ha delle priorità rispetto a degli altri, c'è chi
  deve  emergere attraverso un gioco che è fatto di presenze in  Aula
  con  questo  atteggiamento quasi da lobby, è una  cosa  che  mi  dà
  fastidio.
   Vorrei  che  questi legittimi interessi, questi legittimi  diritti
  non venissero tutelati attraverso questa forma di spartizione delle
  somme  alle  quali  stiamo assistendo questa sera,  ma  vorrei  che
  venissero   interpretati,  rappresentati  e  tutelati  in   maniera
  diversa, perché qui sta andando a finire che chi, in qualche  modo,
  riesce  ad  essere  organizzato,  riceve  attenzione  da  parte  di
  provvedimenti del Governo, chi, invece, da questo punto  di  vista,
  non  ha  alcun  sistema di garanzia, può finire  in  mezzo  ad  una
  strada,  come se ci fossero delle priorità nelle priorità, come  se
  ci  fossero  delle  disabilità che hanno delle  priorità  su  altre
  disabilità.
   Allora, ripeto, non me ne vorranno i miei amici con i quali  anche
  rispetto a loro tante volte mi sono trovato a fare delle battaglie,
  però mi sento di dire a questo Governo che non è questa la modalità
  con la quale noi dobbiamo intervenire in finanziaria per tutelare i
  diritti, perché in questo modo noi stiamo soltanto ridistribuendo e
  spartendo risorse e non tutelando diritti che è una cosa diversa.
   Allora, rispetto all'articolo 46, chiedo al Governo, e sono  certo
  di  incontrare  nella sensibilità dell'Assessore al  ramo,  che  ha
  seguito  sin dall'inizio la questione, qual è stata la  ragione  in
  funzione della quale noi abbiamo tolto questi tre milioni  di  euro
  per  la  start  up  alla società che doveva occuparsi  del  sistema
  idrico,   andando   dinnanzi   ad  una   situazione   assolutamente
  emergenziale e chiedo che, se questo provvedimento è stato fatto in
  maniera  assolutamente  scriteriata e non certo  da  parte  di  chi
  questo  provvedimento lo ha seguito sin dall'inizio, non so  chi  è
  che si possa essere assunto questa responsabilità.
   Chiedo  di  conoscere quali sono le ragioni secondo quel principio
  che lei, Assessore Bianchi, prima ci chiedeva di rispettare.
   Lei diceva  non basta qui andare a levare una posta, una spesa, un
  capitolo  e dire che è priorità, diciamo quali sono le ragioni  per
  cui  stiamo levando quelle somme da quel capitolo , bene adesso  io
  voglio sapere, Assessore, quali sono le ragioni per cui noi abbiamo
  levato  queste  somme da quel capitolo, e voglio sapere  attraverso
  quali  modalità  assolutamente urgenti quelle somme verranno,  sono
  certo, questa sera stessa ripristinate

   CIACCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi  ricollego
  all'intervento precedente e mi aspetto che, su questo articolo  46,
  il  Governo  cerchi di dare al mio Gruppo Parlamentare quanto  meno
  una  risposta. Io, precedentemente, avevo chiesto, impegnando tutto
  il  Gruppo  a  discuterlo successivamente, perché ricordo  che,  in
  particolare l'anticipazione è già calendarizzata, è già  una  norma
  strutturale.
   In  una  finanziaria - spesso molti colleghi lo hanno  giustamente
  criticato - non si può parlare di norme strutturali, siccome questa
  anticipazione  tocca  realmente  tutti  i  siciliani   in   maniera
  indistinta, a volte anche le imprese vengono chiamate in causa  due
  volte,  uno  perché  blocchiamo l'Irap e l'altra perché  blocchiamo
  l'Irpef. Oltre a questo, invito il Governo a ritirarlo.
   Nell'articolo  46  ci  sono  anche altri  passi  indietro,  perché
  torniamo  indietro  sul  discorso delle cave,  e  ci  sono  diversi
  aspetti che non possono essere trattati in maniera così veloce, che
  hanno  bisogno  di  opportuna  analisi  e  di  un  ampio  dibattito
  parlamentare. Per questo motivo, anticipo all'Aula che, siccome  il
  primo  emendamento  a  firma  degli onorevoli  Formica,  Ioppolo  e
  Musumeci  è soppressivo dell'intero articolo 46, se dovesse  essere
  ritirato,  lo  facciamo nostro, ed anticipo che  chiederò  il  voto
  segreto,  per cassare l'articolo 46 e trattarlo opportunamente  per
  il  rispetto  delle norme che vengono citate e per il  rispetto  di
  tutta l'Aula.
   Tra  l'altro,  come la Presidenza può notare, oggi molti  colleghi
  sono  anche  assenti.  Siamo arrivati ad  una  certa  ora,  abbiamo
  lavorato sicuramente molto bene fino ad ora, ognuno con le  proprie
  posizioni,  però,  ripeto, non è possibile in  questo  modo  e  con
  questi commi.

   TRIZZINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TRIZZINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi ricollego alla
  richiesta avanzata dall'onorevole Ciancio, perché l'articolo  46  è
  davvero  un'altra finanziaria. Il problema è che non si  limita  ad
  individuare  delle  norme  programmatiche  di  natura  strettamente
  finanziaria  ed economica, ma entra nel merito e nella sostanza  di
  materie   per  le  quali  è  necessario  investire  le  Commissioni
  legislative competenti.
   Faccio  soltanto  un  esempio  che  riguarda  la  Commissione  che
  presiedo.  Uno  dei  21  commi, il 18,  introdurrebbe,  se  venisse
  approvato,  nell'ordinamento giuridico regionale, il decreto  legge
  70 del 2011, nella specie l'articolo 5. Ora, questo articolo non va
  ad  individuare una norma semplice, senza nessun aspetto  che  deve
  essere  approfondito.  In realtà l'articolo  5  introduce  quindici
  commi   che   vanno  ad  incidere  su  quella  che  è  la   materia
  dell'edilizia   privata,   una  materia   che   necessita   di   un
  approfondimento in Commissione.
   Il  problema  sta nel fatto che materie di questa complessità  non
  possono  non  trovare applicazione all'interno di un Parlamento  in
  modo corale. Questa norma va ad introdurre tutta una serie di norme
  che  incidono  sul permesso di costruire, quando noi  siamo  ancora
  dotati  della  concessione  edilizia, va  ad  introdurre  i  titoli
  abilitativi, che sono modificativi della legge del Testo Unico  380
  del 2001, quando noi nemmeno lo abbiamo recepito.

   RINALDI.  L'articolo  non c'è più nella nuova  riscrittura.  Tutto
  quello che riguarda l'urbanistica è stato tolto.

   TRIZZINO.  Introduce  delle misure che sono state  previste  dalla
  legge  241/90 recepite dalla nostra legge regionale, la  n.  5  del
  2011  ed allo stesso modo va ad inserire delle misure relative alla
  trascrizione dei negozi, per quanto riguarda i diritti edificatori,
  tutta  una serie di aspetti che non contestiamo nella sostanza,  ma
  contestiamo nella modalità di recepimento.
   Questo  tipo  di  atti,  questo tipo di normative,  devono  essere
  analizzate, specificate e strutturate all'interno delle Commissioni
  legislative, altrimenti non hanno motivo di esistere. Per cui,  noi
  non  stiamo  contestando quello che è l'oggetto in sé nella  specie
  del  comma  18, ma è necessario che questo comma, così come  altri,
  vengano  discussi  all'interno delle  Commissioni  sotto  forma  di
  disegni di leggi.
   Pertanto, reitero quanto detto dall'onorevole Ciaccio e chiedo che
  l'articolo 46 venga soppresso e che tutti i 21 commi che  contempla
  vengano trattati nelle Commissioni di merito.

   PRESIDENTE.   Si   passa   agli   emendamenti   46.36,   a   firma
  dell'onorevole Formica ed altri, e 46.36.1, a firma del Movimento 5
  stelle, entrambi soppressivi dell'articolo 46.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Presidente
  della  Regione, poco fa avevamo avuto un breve colloquio,  mi  pare
  che  c'era la possibilità di mettere all'interno di questo articolo
  46  la  razionalizzazione  delle  partecipate  e  di  rimandare   a
  successiva   approvazione   d'Aula,  quindi   ad   una   successiva
  discussione  quello che è stato chiamato il decreto salva  imprese,
  sostanzialmente il mutuo trentennale di un miliardo di euro a  dopo
  la trattazione delle province.
   Questo mi sembrava che era stato un accordo di buon senso che  era
  addivenuto  tra  le parti, e che mi pare aveva trovato  più  di  un
  Gruppo parlamentare d'accordo. E allora perché adesso si sta invece
  andando  in un'altra direzione, vorrei capire che senso  hanno  gli
  accordi che poi in Aula non si portano avanti.

   BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  in riferimento alla richiesta dell'onorevole Cancelleri,
  abbiamo già sottolineato la rilevanza del DL pagamenti. Abbiamo  un
  articolo  con  21  commi  che,  come  ricordava  anche  l'onorevole
  Trizzino, ha degli elementi anche di approfondimento , e mi  sembra
  che  il  problema non è il DL pagamenti, diciamo che è un documento
  approvato  in  Commissione, discusso per tantissimi giorni  quindi,
  sinceramente, procediamo con l'esame degli emendamenti, e  facciamo
  una valutazione complessiva. Per noi il DL pagamenti - anche perché
  proprio  alla  luce  dell'ampio  dibattito  in  Commissione,  della
  rilevanza  finanziaria  -  non  è il principale  elemento  ostativo
  all'approvazione in tempi rapidi.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 46.36.

   CIACCIO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

       Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 46.36.1

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 46.36.1
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema  il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti   60
   Votanti    58
   Maggioranza 30
   Favorevoli  26
   Contrari   32

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.  Si passa all'emendamento 46.3. Comunico che  è  stato
  presentato   il   subemendamento  46.3.1.  a  firma  dell'onorevole
  Firetto.
   Il parere del Governo?

   BARTOLOTTA,  Assessore  per  le  infrastrutture  e  la   mobilità.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA, Presidente della Commissione. Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto,
  chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 46.3.
   Il parere del Governo?

   BARTOLOTTA,  Assessore  per  le  infrastrutture  e  la   mobilità.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA, Presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto,
  chi è favorevole si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 46.45.
   Comunico che è stato presentato il subemendamento 46.45.1, a firma
  dell'onorevole Firetto. Il parere del Governo?

   BARTOLOTTA,  assessore  per  le  infrastrutture  e  la   mobilità.
  Contrario e vorrei anche aggiungere, per fare chiarezza, nonostante
  l'intenzione  da  chi l'ha presentato, quindi da quelli  che  hanno
  presentato  questo  emendamento di  intervenire  per  risolvere  le
  criticità che stanno attraversando in questo particolare momento le
  imprese che svolgono servizio del  trasporto pubblico; c'è da  dire
  che  siamo di fronte a contratti di affidamenti provvisori e  anche
  contratti in essere che scadono nel 2015.
   Quindi,  questo tipo di emendamenti potrebbero apportare criticità
  in  tanti  sui contratti in essere e anche perché c'è in  corso  il
  tentativo  di  un  componimento  bonario  per  quanto  riguarda  le
  riduzioni  che  queste  imprese hanno subito  a  causa  del  quinto
  d'obbligo e del 10% che dal 2012 è stato loro attribuito.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA, Presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto,
  chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE. Si passa alla votazione dell'emendamento 46.45.
   Il parere del Governo?

   BARTOLOTTA,  assessore  per  le  infrastrutture  e  la   mobilità.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA, Presidente della Commissione. Contrario a maggioranza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione il 46.45. Chi è contrario  resti
  seduto, chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE. Si passa alla votazione dell'emendamento  46.8.
   Il parere del Governo?

   BARTOLOTTA,  assessore  per  le  infrastrutture  e  la   mobilità.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA, Presidente della Commissione. Favorevole a maggioranza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione il 46.8.  Chi è contrario  resti
  seduto, chi è favorevole si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento  46.62.
   Comunico che è  stato presentato il sub emendamento 46.62.1.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO. Cosa stiamo votando?

   PRESIDENTE.  Siamo  arrivati  al 46.62;  è   stato  presentato  un
  subemendamento il 46.62.1. Lo pongo in votazione.

   MARINO,  Assessore per l'energia e i servizi di pubblica  utilità.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARINO,  assessore per l'energia e i servizi di pubblica  utilità.
  Parere favorevole.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, io voglio intervenire sull'ordine  dei
  lavori.  Il  Presidente Ardizzone aveva fatto una preghiera,  aveva
  inoltrato un invito all'intero Parlamento e al Governo.  Cercate di
  non fare affluire in Aula materia estranea . Qua stiamo addirittura
  parlando   e  arriva  dal  Governo  questo  emendamento,  assessore
  Bianchi, onorevole Crocetta. Si tratta della materia urbanistica.
   Capisco  che c'è una esigenza, però sono tutte materie su  cui  il
  Parlamento  dovrebbe essere chiamato a legiferare nei tempi  e  nei
  modi. Quando anche il Presidente Venturino li fa arrivare e non  li
  blocca  non  è  perché è una norma che arriva  dal  Governo,  se  è
  materia  estranea  è  materia estranea  o  al  Presidente  Crocetta
  facciamo fare delle magre figure.

   PANEPINTO. Quale emendamento stiamo trattando?

   PRESIDENTE.  Stiamo trattando il 46.62.1. Penso  di  essere  stato
  abbastanza  chiaro.  Si  tratta di  un sub  emendamento  presentato
  dagli onorevoli Lupo, Gucciardi ed altri.

   LOMBARDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO.  Signor  Presidente,  vista  l'ora  tarda  e  vista   la
  stanchezza  sto  per  avere  delle allucinazioni.  E'  arrivato  un
  emendamento del Governo che parla di recepimento di un testo unico.

   CROCETTA, Presidente della Regione. Quello è dopo.

   LOMBARDO. Quello è dopo, perfetto.

   PRESIDENTE. Onorevole Lombardo, la pregherei di trattare  le  cose
  quando  arrivano. Se facciamo così creeremo solo confusione. Quando
  arriveremo a quel punto tratteremo anche quello.

   LOMBARDO.  Non  vanno  distribuiti questi emendamenti.  Non  vanno
  neanche fotocopiati.

   PRESIDENTE. Quando arriveremo a quell'emendamento lei  avrà  tutte
  le ragioni per esprimere la propria opinione, ma non adesso.
   Stiamo trattando l'emendamento  46.62.1.
   Parere del Governo?

   BIANCHI, Assessore all'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Parere della Commissione?

   DINA,  Presidente  della  Commissione  e  relatore.  Favorevole  a
  maggioranza.

   PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione. Chi  è  favorevole  rimanga
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, lei non può correre così. Se continua
  così  mi rifiuto di lavorare. Stanno arrivando tanti emendamenti  e
  non si capisce niente

   PRESIDENTE. Io non sto correndo, onorevole Falcone si calmi.
   E'  da cinque minuti che ripeto che si sta trattando l'emendamento
  46.62.1,  quindi,  facciamo  un  passo  alla  volta  e  nessuno  si
  confonde.
   Si passa all'emendamento 46.57. Il parere del Governo?

   CROCETTA, presidente della Regione. Si stanno trattando  tutta una
  serie  di  emendamenti  che erano ritirati. Prima  di  metterli  in
  votazione, si può vedere se esistono o meno gli emendamenti?

   PRESIDENTE.  Signor  Presidente della  Regione,  sto  seguendo  un
  ordine. Se cominciate ad urlare tutti e create un clima dove non si
  comunica,  non  si  va da nessuna parte. Sto seguendo,  ripeto,  lo
  stesso fascicolo che avete voi e sto seguendo un ordine.

   CROCETTA, presidente della Regione. Non esiste l'emendamento

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente, credo che  data  l'importanza  degli
  argomenti che stiamo per trattare, sia necessaria un po'  di  calma
  da parte di tutti.
   Penso che a quest'ora emendamenti non se ne debbano più presentare
  perché  il Presidente dell'Assemblea aveva preso un impegno e  cioè
  che  dopo  un  certo  momento si chiudeva  la  presentazione  degli
  emendamenti.
   Allo stesso modo, assessore Bianchi, ribadisco quello che ho detto
  in  privato.  Credo che anche il Governo debba  fare  lo  sforzo  e
  ritirare  qualche emendamento dell'articolo 46, in modo  che  tutti
  gli altri ritirino tutti gli emendamenti e si possa andare avanti.
   Signor Presidente dell'Assemblea, la prego, dato il clima che c'è,
  anche  lei  cerchi  di  essere  sereno e  tranquillo,  al  fine  di
  concludere questi lavori per l'esame della Finanziaria.

   PRESIDENTE.  Onorevole Laccoto, capisco che la  stanchezza  faccia
  strani scherzi, ma rivolgere a me questo invito credo che sia fuori
  luogo.
   Signor Presidente della Regione ritira l'emendamento 46.57?

   CROCETTA, presidente della Regione. Era stato ritirato.

   PRESIDENTE.  Onorevole Crocetta, qui non c'è scritto che  è  stato
  ritirato,  dico il numero e lei mi dice che viene ritirato e io  lo
  comunico all'Assemblea.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Onde  evitare che ci possa essere un po' di  confusione,
  l'ora è tarda, possiamo avere cinque minuti di sospensione?

                           (Brusio in Aula)

   PRESIDENTE.  Onorevole Falcone, se lei permette, le  prometto  che
  rallento,  ma  andiamo  avanti, non possiamo  più  fermarci  perché
  stiamo veramente andando oltre con i tempi.
   Onorevole   Crocetta,   posso   chiederle   se   possiamo   essere
  autorizzati,   d'ufficio,   a  ritirare   tutti   gli   emendamenti
  presentati  dal   Governo e presenti nel fascicolo, eccetto  questi
  A.Gov.

   CROCETTA, presidente della Regione. Dichiaro di ritirare tutti gli
  emendamenti.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   MALAFARINA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gradirei  poter
  avere  il  fascicolo  di questi emendamenti per  poterne   prendere
  visione  nel  momento della votazione, fino adesso  io  non  li  ho
  avuti.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Malafarina, il  fascicolo  a  cui  lei  fa
  riferimento,  è  stato   consegnato  a  tutti  quanti  almeno   una
  settimana  fa,  quindi è strano che lei non  ne  sia  in  possesso.
  Andiamo avanti.

   MALAFARINA.  Quindi,  non sono emendamenti presentati  dopo?  Sono
  emendamenti inseriti nel fascicolo?

   PRESIDENTE. Si,  vado avanti col fascicolo.

   MALAFARINA. Non era molto chiaro.

   PRESIDENTE. Va bene, d'accordo. Faccio ammenda che non  era  molto
  chiaro.  Se  invece di andare in giro e parlare, stesse attento  ai
  lavori  d'Aula,  forse alcune cose si potrebbero  evitare.  Andiamo
  avanti.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                        Sull'ordine dei lavori

   FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, quando arriva un emendamento A.Gov.24
  che parla di urbanistica e aggiunge le parole  ad uso residenziale,
  ad uno non residenziale purchè compreso in unità immobiliari

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, l'ho pregata di andare con ordine.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   FALCONE.  Signor Presidente, ma allora  perché fa distribuire  gli
  emendamenti,  non  lo  decido io di  farli   distribuire,    li  fa
  distribuire  il  Presidente Venturino. Se il  Presidente  Venturino
  dice  agli uffici di bloccarli, ci si ferma, non sono io che dirigo
  i lavori.

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, delle  due l'una: a volte  chiedete
  di  accelerare,  a volte chiedete di rallentare, dovreste  mettervi
  d'accordo  con  voi  stessi  prima di  mettervi  d'accordo  con  la
  Presidenza.
   Andiamo   avanti,   da   questo  momento  non  si   distribuiscono
  emendamenti, si va con ordine.
   Si passa all'emendamento 46.25 a firma dell'onorevole Falcone.

   FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.24 a firma dell'onorevole Falcone.

   CRACOLICI. Ritirato.

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, non lo ha firmato Lei. Io  chiedo
  all'onorevole Falcone.

   FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 46.18  a firma dell'onorevole Falcone ed
  altri.

   CRACOLICI. Si è deciso di non trattare la materia pensionistica.

   FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento  46.17, a  firma  di  tutto  il  gruppo
  parlamentare Movimento 5 stelle.

   TANCREDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TANCREDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo visto che
  con  questo  comma che di fatto si tolgono le aliquote che  avevamo
  votato  a  maggio,  cioè  le  togliamo  completamente,   mantenendo
  soltanto  la misura compensativa, che tra l'altro toglie  ulteriori
  risorse ai comuni.
   Quindi,  di  fatto,  ci apprestiamo ad avere una  minore  entrata,
  favorendo   i   cavatori  e  quindi  si  ritorna  alla   situazione
  preesistente  prima  di maggio quando,  di  fatto,  in  Sicilia  si
  pagava nulla per questo tipo di pratica.
   Crediamo  che  sia  una cosa, rispetto anche  alle  altre  regioni
  italiane, praticamente incomprensibile, quindi chiediamo che questo
  comma venga soppresso.

   GUCCIARDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GUCCIARDI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  torniamo  su
  questo  tema  dopo  qualche mese e quello che era stato  anticipato
  qualche  mese  fa  si è puntualmente verificato,  cioè  che  in  un
  settore   strategico  per  l'economia  della  Sicilia,   di   parti
  importanti  della  Sicilia,  che occupa  oltre  5.000  addetti  nel
  settore appunto del materiale lapideo in genere, e soprattutto  del
  materiale  lapideo  di  pregio,  è  stato  introdotto,  in   questo
  Parlamento, con la legge 9 del 2013, con l'articolo 12,  una  norma
  che rischia di far scomparire un intero settore.
   Con  l'articolo 12 è stato introdotto una doppia tassazione,  cioè
  una doppia tassazione perché già con la legge 127 dell'80, la legge
  dello  Stato, tutte le autorizzazioni per l'esercizio  di  attività
  estrattive in Sicilia sono ed erano soggette, a far data dalla data
  di approvazione della legge dello Stato, al versamento di specifici
  oneri  finalizzati  alle opere di recupero a favore  della  Regione
  Siciliana  e,  quindi,  abbiamo caricato un  settore  strategico  -
  dicevo  -  di  un onere che rischia di far scomparire  le  piccole,
  tantissime  piccole  imprese estrattive  dell'area  soprattutto  di
  Custonaci, che ripeto danno lavoro ad oltre 5.000 addetti.
   C'è  di  più,  questa tassa incide su un bacino che non  ha  porti
  sufficienti per poter abbattere i costi del trasporto e se pensiamo
  che  gran  parte  di  queste cave sono destinate all'estrazione  di
  materiale  inerte, che alimenta anche l'industria delle costruzioni
  con  la  produzione  di pietrischi e affini, ci rendiamo  conto  di
  quanto gravi, anche su un altro settore che è quello dell'edilizia,
  fortemente in crisi in Sicilia.
   Da  un calcolo analitico fatto assessore Bianchi,  si è verificato
  che  la  Regione  Siciliana, rispetto a ciò che può  incassare  con
  l'attuale articolo 12, così come vigente, cioè circa 800 mila  euro
  in  un  anno,  parliamo di questa cifra, oltretutto c'è  una  spesa
  enorme  perché non essendo la Regione attrezzata a poter  incassare
  queste  somme,  perché  implicano un meccanismo  di  calcolo  delle
  quantità   complesso  a  cui  la  Regione  evidentemente   non   ha
  provveduto,  praticamente la Regione avrebbe - dicevo -  un  utile,
  cioè  un introito di circa 800 mila euro, tenendo conto che il  60%
  dell'introito andrebbe ad i comuni e che nessun tipo  di  attività,
  di bonifica delle cave, è stato fin ora effettuato.
   Detto questo, raddoppiando la tassa di autorizzazione, vigente  ai
  sensi  della  legge dello Stato, a conti fatti diamo la possibilità
  alla  Regione  di  incassare, Assessore, senza dover  assolutamente
  mettere  su  alcun  tipo  di meccanismo  burocratico  che  vada  ad
  incassare  queste somme, perché già questo meccanismo esiste  e  le
  somme sono già incassate dalla Regione.
   Raddoppiando questa tassa e riducendo, come è giusto che  sia,  il
  trasferimento  ai comuni, addirittura, nel calcolo tecnico,  che  è
  fatto in questa relazione che consegnerò agli atti del Governo,  la
  Regione ha un introito di 820mila  euro.
   Quindi, non una somma uguale a quella che deriva dall'applicazione
  dell'articolo  12,  attualmente vigente,  ma una cifra  addirittura
  superiore.
   Pertanto, non riesco a comprendere l'accanimento verso un  settore
  che  non è fatto di grandi imprese, ma che è fatto di imprese medie
  e  piccole;  di imprese che, se gravate da questo ulteriore  onere,
  non faranno altro che non poter più reggere i livelli occupazionali
  che, in questo momento, reggono.
   Continuando ad applicare l'articolo 12 - che è, ancora,  in  fase,
  peraltro,  di  prima applicazione perché non è stato  applicato  in
  quanto, come dicevo, non è stato messo su il sistema, il meccanismo
  di  riscossione - mettiamo in crisi un porto, che in questo momento
  è  in  fase  di  espansione,  come quello  di  Trapani  e  togliamo
  grandissime  opportunità di lavoro al porto di Palermo,  che  viene
  utilizzato per l'esportazione di questo materiale lapideo, come voi
  ben  sapete,  per  la gran parte è destinato all'esportazione  come
  prodotto  finito:  esportazione in America, nel Medio  oriente,  in
  Estremo oriente.
   Non  si  riesce,  davvero, a comprendere,  ripeto,  quale  sia  la
  ragione  per  la quale ci si ostina a voler colpire  delle  piccole
  imprese  che,  in  questo  settore  nella  nostra  Regione,   danno
  occupazione  ad  oltre  cinquemila  addetti,  un  indotto   davvero
  importante, che alimentano l'esportazione per oltre il  cinque  per
  cento dell'esportazione complessiva della Sicilia, che esportano in
  tutto  il  mondo  un prodotto apprezzato e di pregio  e  che  danno
  grande, grande lavoro a due porti che, tuttavia, sono insufficienti
  e  che alimentano un ulteriore spesa rispetto a queste imprese  che
  sono, appunto, i porti di Palermo e di Trapani.
   Pertanto, chiedo agli onorevoli colleghi che hanno proposto questo
  emendamento  soppressivo  di  riflettere sull'argomento,   non  c'è
  nessuno   spirito  di  contrapposizione,  c'è,  semplicemente,   la
  necessità di approvare una norma giusta nella quale, tra l'altro, è
  previsto  che la parte destinata ai comuni venga spesa, anche,  per
  il recupero dei beni confiscati alla mafia.
   Credo  che,  con l'applicazione di questa norma e la  soppressione
  dell'articolo 12, si faccia una cosa davvero giusta e  sarebbe  una
  norma,  sul serio, indirizzata verso lo sviluppo e a non punire  un
  settore  che,  già,  versa in grave crisi, che alimenta  la  nostra
  esportazione  e  che non merita, davvero, dal Parlamento  siciliano
  questo ingiusto trattamento.

   CIACCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,   non  condivido
  quanto  esposto dal collega che ha parlato prima di me, per diversi
  motivi  in quanto lui parla di una proiezione, uno studio; ma   una
  proiezione o, eventualmente, uno studio deve basarsi su  dei  dati,
  anche se passati.

   GUCCIARDI.  Ho  detto che consegnerò  la relazione agli  atti  del
  Governo

   CIACCIO.  Come non metto in dubbio la sua relazione  con,  magari,
  una proiezione come l'ha definita lei, non devo neanche mettere  in
  dubbio   quanto  detto  dal  Governo  perché,  quando  gli   uffici
  competenti  mi  riferiscono che questa tassazione che  noi,  l'anno
  scorso,  tutto  il  Parlamento  aveva,  semplicemente,  adeguato  a
  livello  nazionale  il  costo  dell'estrazione  e,  come  ha  detto
  benissimo  anche  lei,  non  ha avuto,  forse,  gli  strumenti  per
  verificare  ed incassare tale somma, non  ci sono i dati  effettivi
  per  capire  se,  questa  nuova tassazione  che,  ricordo,  siccome
  qualcuno nel dibattito dell'anno precedente, ha sostenuto  che  era
  eccessiva  adeguarsi  a livello nazionale, si  era  fatto  a  step,
  l'anno  scorso  aumentavamo del 50 per cento  e  nel  2014,  quindi
  ancora la tassazione che ci equipara al nazionale neanche l'abbiamo
  applicata, perché partiva dal 2014. Quindi, bisogna avere dei  dati
  per capire se in un settore si danneggia o meno e siccome non hanno
  mai  pagato  una proiezione su nulla non è neanche una  proiezione,
  non è nulla  E' niente.
   Ripeto,  non metto in dubbio la relazione che ha fatto il collega,
  ma  giustamente  non  posso pensare che gli  uffici  della  Regione
  dichiarino il falso; quindi, delle due l'una.
   Inoltre,   anche  questo  Governo,  che  spero  che  sostenga   la
  soppressione, deve decidere se ogni volta ci dobbiamo equiparare al
  nazionale  o  meno, perché ricordo sulle royalties del petrolio  la
  principale motivazione - che non condividiamo - era che le  regioni
  limitrofe avevano la tassazione minore. Ora, che cosa vuol dire? Là
  ci  adeguiamo  perché magari ci conviene e qua invece  non  c'è  un
  adeguamento? O vale per tutti o vale per nessuno
   Quindi, anche in questo il Governo dovrebbe prendere una posizione
  chiara. Inoltre, l'altro aspetto è per quanto riguarda la parte che
  va ai comuni, perché ci sono stati i tagli, spending review, sempre
  meno,  ed io ricordo che nella norma precedente, che abbiamo  tutti
  assieme votato, era il 60 per cento andava ai comuni ed il 40  alla
  Regione. Adesso, in questa norma c'è scritto che il 20 per cento  è
  posto  dalla Regione a disposizione,  cioè l'anno scorso gli davamo
  il  60,  adesso  mettiamo a disposizione dei comuni  che  ne  fanno
  richiesta,  quindi  ancora meno andrà ai  comuni,  che  poi  devono
  gestire  dei  beni,  perché la seconda parte di questa  norma,  che
  richiama  spesso  un  bene molto sentito - i beni  confiscati  alla
  mafia  -  ma  anche la norma precedente riguardava la stessa  cosa.
  Quindi,  su  questo non c'è nulla di nuovo, anzi  cercare  di  dare
  delle  somme  ai  comuni,  stiamo dando  meno  risorse  per  potere
  ripristinare  quei beni, quegli immobili, quindi questo  non  è  un
  passo indietro, è ancora peggio.
   Quindi,  sottolineo  e  ribadisco che questa  norma  fa  un  danno
  all'entrata  della Regione, ai comuni, fa dei passi  indietro  e  -
  ripeto  -  ad  oggi è come se ci stiamo fasciando  la  testa  senza
  neanche  essere  andati a sbattere, perché nessuno  attualmente  di
  questo  settore, che nessuno vuole perseguire, non  sono  norme  di
  colpevolizzazione  rispetto ad un altro, ma è un'equiparazione,  il
  nostro  territorio, le nostre risorse, come del  resto  in  Italia,
  vanno pagate.
   Quindi,    chiedo   al   Governo   di   sostenere,   all'assessore
  eventualmente di intervenire su qual è questo aspetto ed  anche  un
  altro   piccolo   inciso:   le   somme   che   preventivamente   si
  presupponevano, con l'altra norma, erano comunque come entrate  per
  i  comuni  e  per  la Regione molto maggiori rispetto  a  quanto  è
  previsto  di  un'altra tassazione sui versamenti per  le  opere  di
  recupero  ambientale  a carico degli esercenti  attività  di  cave,
  eccetera,   eccetera.  Quindi,  parliamo  di  somme   che,   seppur
  quantificate  e  certe,  sono  molto  minori  rispetto   a   quanto
  preventivate dalla norma precedente. Quindi, invito ad una reazione
  dell'assessore   competente  e  di  fare   proprio   anche   questo
  emendamento.

   DIGIACOMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DIGIACOMO.  Signor Presidente, francamente a me  ha  convinto  sin
  dall'inizio   la   posizione  del  Governo   quando   ha   valutato
  fallimentari a distanza di alcuni mesi iniziative che hanno teso ad
  alzare  tasse  e  contributi, non avendo avuto  nessun  ritorno  in
  termini  economici, ed avendo avuto invece l'effetto  di  deprimere
  un'economia.
   Quando  noi  parliamo  di queste attività,  collega  Ciaccio,  noi
  parliamo  soprattutto di due zone in Sicilia che sono il  distretto
  lapideo più importante di Italia, credo subito dopo Carrara, se non
  mi  sbaglio,  parliamo di Custonaci, Trapani  e  Comiso.  Parliamo,
  quindi,  di  attività  estrattive che danno  lavoro  a  migliaia  e
  migliaia di persone in condizioni geografiche terrificanti,  perché
  noi  con  un  prodotto  a basso valore aggiunto  dobbiamo  superare
  l'handicap  dell'insularità.  Non è la  stessa  cosa  mantenere  il
  prezzo  ed essere competitivi se io estraggo e lavoro la  pietra  a
  Carrara,  rispetto alla stessa operazione che io faccio a Comiso  o
  che faccio a Custonaci.
   Per  cui,  in  un  contesto complessivo di  una  crisi  micidiale,
  cassare  questa  norma  significa fare un'operazione  politicamente
  intempestiva  e  direi anche  odiosa . E' come un  accanimento  nei
  confronti di un settore che già di per sé è in crisi, che  è  stato
  diversi   anni   in   crisi,  attanagliato   da   una   concorrenza
  internazionale, a cui noi rischiamo di dare una mazzata definitiva.
   Io  ritengo che noi dovremmo ritornare su questo argomento, ma  in
  un contesto diciamo diverso. Sarebbe anche imbarazzante, credo, per
  il  Movimento 5 Stelle, dimostrare tanto accanimento nei  confronti
  di  un settore universalmente riconosciuto come fatto letteralmente
  a pezzi dalla contingenza economica attuale e buttare, diciamo, nel
  panico,  nell'angoscia,  migliaia e migliaia  di  lavoratori  e  di
  piccole aziende.
   Quindi,  credo che con l'impegno di ritornare su questo  argomento
  che   certo   presenta  qualche  problema  ambientale,   non   sono
  esattamente i problemi ambientali i più cruenti nella nostra isola,
  io  inviterei invece il collega parlamentare ad accantonare  questo
  problema, a ritirarlo e a rimandarlo ad una riflessione più serena.
   Quando  noi  riuscissimo  a  superare  gli  handicap  storici,  di
  carattere geografico, per le infrastrutture ed i trasporti, per  la
  capacità  di movimento, per porti, aeroporti, solitamente il  marmo
  non  si trasporta in aereo, ma certamente il gommato si, poi  veda,
  se la norma dovesse passare, coinciderebbe con il venir meno di uno
  degli  strumenti di trasporto principe per trasporti così  pesanti,
  che  è  la ferrovia. Deve sapere che la parte cargo della ferrovia,
  per esempio, nella mia provincia, nella mia città, in Comiso, che è
  un  distretto  non grosso come quello di Custonaci,  ma  certamente
  grossissimo,  è  stato completamente smantellato,  quindi  noi  non
  possiamo  utilizzare  nemmeno questo mezzo  di  trasporto  con  cui
  movimentavamo  milioni  e milioni di metri cubi,  perché  l'aspetto
  cargo  non  ha più interessato le Ferrovie dello Stato e  quindi  è
  venuto meno anche questo mezzo di trasporto a buon mercato.
   Quindi  la  vorrei  invitare, se lei ed il suo Gruppo  lo  ritiene
  opportuno,   a   ritirare  questo  tipo  di   emendamento,   questo
  emendamento che prende una piega abbastanza dolorosa e credo  anche
  un po' imbarazzante.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, qui  è  proprio
  il  caso  di  dire che il Governo dà ed il Governo  toglie.  L'anno
  scorso ci siamo ritrovati in quest'Aula e voglio rinfrescare un po'
  la  memoria  a tutti, non è stato il Movimento 5 Stelle a  proporre
  questa  norma,  l'ha portata il Governo in finanziaria  ed  ora  ci
  ritroviamo con la stessa maggioranza di questo Governo che  riporta
  in Aula un provvedimento per andarla a togliere.
   E  noi  ci  ritroviamo, come nella prima parte, a dire:  guardate,
  una  buona  norma, va bene, magari non dobbiamo essere  eccessivi .
  Allora, se vi ricordate abbiamo scaglionato l'inserimento nei due o
  nei tre anni, se non ricordo male ed ora ci ritroviamo a difenderla
  come  se  fosse una norma che abbiamo proposto noi,  ma  tant'è  la
  riteniamo giusta perché approfondiamo anche, mica ce l'abbiamo - mi
  perdonerà  il  collega Digiacomo - il nostro non è  un  accanimento
  terapeutico semplicemente perché chi ha le cave per noi è brutto  e
  cattivo, è una persona che lavora, però approfondiamo.
   Vedete,  io faccio parte della III Commissione ed insieme  con  un
  vostro  collega,  l'onorevole Bruno Marziano che è  il  Presidente,
  abbiamo incontrato le Camere di Commercio di Stoccarda, di Monaco e
  di  Vienna  che  sono  venute proprio qui a  cercare  di  dare  una
  convenzione per venire a comprare i nostri marmi e le nostre pietre
  perché  sono  più a buon mercato rispetto  al mercato  tradizionale
  che  loro  hanno  in  questo momento che è quello  di  Massa  e  di
  Carrara.  Questo  che significa? Significa che noi  lo  vendiamo  a
  meno.  Significa  che  i nostri produttori se  lo  vendono  a  meno
  evidentemente  avranno  meno tasse da  pagare,  tant'è  che  l'anno
  scorso,  ad  appannaggio di questo ragionamento, lo stesso  Governo
  dice  per introdurre questa norma che si deve cominciare a  normare
  un  settore  nel  quale  in  Sicilia e  credo  che  sia  una  delle
  pochissime regioni non si pagava nulla.
   Ora,  io  posso  abbandonarmi  a tutti  i  ragionamenti  politici?
  Chiaramente  non lo farò. Però, un ragionamento mi permetterete  di
  farlo.  In  questa finanziaria - e ora mi rivolgo ai  colleghi  del
  Partito  Democratico - una cosa di sinistra la volete fare,  invece
  che   mettervi  sempre  contro  le  persone  normali?  Cioè   state
  abbassando  le  tasse ai petrolieri, ai cavatori, ma  una  cosa  di
  sinistra la facciamo o no? Perché diversamente io rimango basito di
  fronte a questa cosa qui  Queste non sono scelte normali. Questa  è
  la  finanziaria  della marcia indietro. A maggio abbiamo  messo  la
  prima  e  poi  ci  siamo resi conto che forse  era  meglio  tornare
  indietro. Ci sono due norme che tornano indietro.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  sicuramente  la
  proposta  che  è  stata  fatta e che mi auguro  l'Aula  approvi,  è
  proprio  di sinistra onorevole Cancelleri. Mi dispiace sconfessarti
  e  mi  dispiace  anche  sconfessare il collega  Ciaccio  che  stimo
  moltissimo. Io non ho detto di essere di sinistra, ma di appoggiare
  tante iniziative di sinistra. Vi posso assicurare che in dieci anni
  e  sei  mesi di sindaco molte cose che ho posto in essere erano  di
  sinistra,  almeno  questo mi è stato detto  e  me  ne  sono  sempre
  vantato.

   CRACOLICI. Hai il torcicollo come tanti

   FAZIO. Non ho il torcicollo, onorevole Cracolici. Le proposte  che
  effettivamente ho sentito si basano su studi fatti a tavolino.
   Io  inviterei, invece, i colleghi a conoscere da vicino la  realtà
  di  Custonaci e la realtà delle cave, forse cambierebbero del tutto
  opinione.  Per  quello che mi riguarda conosco  molto  bene  questa
  realtà  e  vi  assicuro che i colleghi che mi hanno  preceduto  che
  hanno  descritto  la  situazione non l'hanno descritta  nella  loro
  pienezza perché è un comparto che era in crisi e continua ad essere
  in  crisi.  E  questo Governo che l'anno scorso ha  intrapreso  una
  iniziativa a mio avviso improvvida ed era stata oggetto  subito  di
  contestazione, non solo mia ma anche di tantissimi altri  colleghi,
  ciò  nonostante  ha voluto a tutti i costi introdurre  un  tipo  di
  imposta  che  nella  realtà  non solo è risultata  inattuabile  ma,
  consentitemi, anche del tutto iniqua.
   Sfido  io, onorevole Ciaccio, e vorrei vedere il contrario  quando
  il  Governo si  è reso conto appena dopo qualche mese che la  norma
  che  aveva approvato o che aveva fatto approvare risultava talmente
  difficile,  in  ordine  alla sua attuazione  e  soprattutto  iniqua
  nell'ambito dei destinatari.
   E'  ovvio  che  è  addivenuta  ad  una  riflessione  sul  percorso
  intrapreso.  E'  una verifica sulla decisione che in  qualche  modo
  aveva  assunto. Quando ha toccato con mano che le presunte  entrate
  che  aveva  in  qualche modo immaginato non si  sono  concretizzate
  affatto  addirittura obiettivamente era talmente difficile  la  sua
  applicazione che non è riuscita a ricavarne neanche un centesimo.
   E  comunque,  l'intervento normativo non prevede  l'esclusione  in
  ordine  alla  sua  imposizione  perché  la  norma  che  si  intende
  modificare  introduce  una  metodologia  e  un  sistema  molto  più
  adeguato di quello che effettivamente si intende modificare che  è,
  appunto,  il raddoppio dell'imposta che - a mio avviso - non  è  di
  poco   conto   e  che  bene  o  male  determina  quell'obbligo   di
  contribuzione da parte degli utenti nei confronti ovviamente  della
  collettività  dello Stato, fermo restando, così come  d'altronde  è
  stato  anticipato  anche da chi è intervenuto,  che  è  un  settore
  sicuramente   che  va  monitorato,  soprattutto  che   va   aiutato
  nell'ambito, appunto, delle autorizzazioni delle concessioni.
   Non  voglio  dilungarmi perché, obiettivamente, l'ora è  veramente
  tarda,  ma  sfido  io chiunque a vedere qual è la situazione  delle
  concessioni  minerarie in questo momento e che tipo  di  difficoltà
  trovano  gli imprenditori nello svolgimento dell'attività  e  quali
  sono le conseguenze che subiscono ogni giorno.
   E  poi  parlerei di imposizione. Per quello che mi riguarda invito
  l'Aula a bocciare l'emendamento soppressivo che è stato proposto  e
  invito anche gli altri che hanno proposto il medesimo emendamento a
  ritirarlo.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO,   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   io   sarò
  telegrafico

   D'AGOSTINO. E' il club dei trapanesi

   TURANO.  Il  club  dei  trapanesi si distingue  per  sostenere  le
  categorie  che  producono e che fanno arricchire  la  provincia  di
  Trapani, il problema dei cavatori della provincia di Trapani è  che
  si   chiamano   tutti  Salvatore,  Vincenzo,  Giovanni,   lo   dico
  provocatoriamente, nessuno si chiamo JR perché quando il  Movimento
  5  Stelle accosta la tassa sui petrolieri a quella sui cavatori, mi
  sembra  che  fa  un  errore  di  grammatica.  Io  non  conosco   né
  petrolieri,  né  miliardari  a  Custonaci,  conosco  artigiani  che
  lavorano ogni giorno e che sono tartassati da una tassa odiosa  che
  non  viene pagata sull'attività di produzione, ma sull'attività  di
  estrazione,  il che significa che ogni qual volta estraggono  senza
  produrre e capita spesso nelle cave perché la vena della pietra non
  permette di avere lastre di marmo vendibili, non guadagnano,  hanno
  lavorato   e  devono  pure  pagare  una  tassa  sul  lavoro   speso
  inutilmente.
   Ecco  perché  io credo che la pretesa che viene avanzata  è  quasi
  surreale  e  ritengo  che con buon senso dovrebbe  essere  ritirato
  l'emendamento  che  vuole sopprimere l'articolo ed  essere  appunto
  mantenuto l'artico che reintroduce un principio di giustizia.

   RINALDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io voglio fare una
  preghiera ai colleghi, ma anche a lei, Presidente. E' mezzanotte  e
  venti,  noi  ancora  siamo  arrivati al 46.62,  abbiamo  ancora  60
  emendamenti  da  fare  più  gli emendamenti  aggiuntivi  e  più  la
  riscrittura di alcuni emendamenti aggiuntivi.
   Io  capisco,  per carità, le esigenze territoriali  di  tutti,  ma
  pregherei  i  colleghi  e  pregherei  anche  lei  quando  siamo  in
  votazione di non dare più la parola perché qua si farà mattina.  Se
  possiamo  accelerare la pregherei sulle discussioni che interessano
  il  territorio  vediamo di dare anche minor  tempo,  ma  chiedo  la
  sensibilità di tutti i colleghi di procedere in maniera celere  per
  approvare questa benedetta finanziaria, perché vi ricordo che  dopo
  l'approvazione  la Giunta si dovrà riunire per apportare  tutte  le
  modifiche  e  poi  dobbiamo  ritornare  nuovamente  in   Aula   per
  approvare. Quindi, vi chiedo acceleriamo la procedura.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Rinaldi,  mettetevi  d'accordo  perché  se
  accelero mi bacchettate in un modo, se do spazio mi bacchettate  in
  una  altro.  Lavoriamo, cerchiamo di non perdere  tempo  con  altri
  interventi cerchiamo di essere tutti molto più  sintetici.
   Pongo in votazione l'emendamento 46.17. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario maggioranza.

   CANCELLERI.   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per   scrutinio
  nominale.

        Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 46.17

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    nominale
  dell'emendamento 46.17..
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema  il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti            64
   Votanti         .. 62
   Maggioranza         32
   Favorevoli          17
   Contrari            42
   Astenuti              3

                           (Non è approvato)

   L'emendamento 46.26 e l'emendamento 46.34 sono inammissibili.
   Si passa all'emendamento 46.38. Il comma 10 è soppresso. Onorevole
  Musumeci, lo ritira?

   MUSUMECI. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.39dell'onorevole Musumeci..

   MUSUMECI. Lo ritiro.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto. Si passa  all'emendamento
  46.16  a  firma  dell'onorevole Falcone. Il comma 12  è  soppresso.
  Onorevole Falcone?

   FALCONE.  Signor Presidente io chiederei che ci fosse,  come  dire
  siccome  ritengo  che questo sarà un articolo  impugnato,  ora  non
  perché  me  ne  voglia il collega Cracolici. Io  credo  che  questo
  articolo  non  doveva  mai affluire in questa  finanziaria  intanto
  perché  riguarda una norma di tabella H, intervento  specifico  che
  era  stato censurato qualche tempo fa. Siccome io vedo, come  dire,
  l'andazzo  è  quello.  La  maggioranza è  convinta  che  deve  fare
  arrivare in finanziaria qualunque cosa buona o cattiva che sia,  io
  siccome  ritengo che alla fine contrapporsi comunque non serve,  mi
  rimetto alla volontà del Governo, il Governo mi dice di ritirarlo e
  io  lo  ritiro  e  su  questo articolo  io  ho  seri  dubbi,  serie
  perplessità anche di altro tipo.

   PRESIDENTE. L'emendamento 46.16 è ritirato.

   CIACCIO. Il Movimento 5 Stelle lo fa proprio.

   PRESIDENTE. .Pongo in votazione l'emendamento 46.16. Il parere del
  Governo?

   BIANCHI, Assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  Presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contrario maggioranza.

   CIACCIO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 46.16

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 46.16.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema  il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti            62
   Votanti             61
   Maggioranza         31
   Favorevoli          28
   Contrari            31
   Astenuti              2

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 46.46 a firma dell'onorevole Musumeci.

   MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   L'emendamento 46.27 è inammissibile.
   Si   passa  all'emendamento 46.19, a firma dell'onorevole  Falcone
   Il comma 14 è soppresso .

   FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto
   L'emendamento 46.47 è ritirato. L'Assemblea ne prende atto.
   Si   passa   all'emendamento   46.55    a   firma   dell'onorevole
  Cancelleri.

   CANCELLERI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.48  Il comma 15 è soppresso .

   MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.20.

   FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L?Assemblea ne prede atto.
   Gli  emendamenti   46.28 I parte, 46.32 e  46.28  II  parte,  sono
  superati.
   Si  passa  all'emendamento   46.21   Il  comma  16  è  soppresso .
  Onorevole Falcone lo ritira?

   FALCONE. Lo vorrei spiegato dal Governo questo articolo.

   DINA, Presidente della Commissione e relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA,  Presidente della Commissione e relatore. Signor Presidente,
  nel  2012   è  stata  votata  da questo Parlamento  una  norma  che
  impegnava  il  Governo  a rivisitare il divario  tra  i  pensionati
  regionali e il personale in servizio.
   E'  un  divario  che si attesta intorno al 35-45 per  cento  ed  è
  superiore  a  quello  che è ammesso anche dalle  indicazioni  della
  Comunità Economica Europea.
   Pertanto,  questo impegno lo stiamo prolungando  fino  al  2014  e
  stiamo  in  questo momento consentendo di contenere questo  divario
  con un milione di euro per tre anni.

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, ritira l'emendamento 46.21?

   FALCONE. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.49, a firma dell'onorevole Musumeci.

   MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.33, a firma del Movimento 5 Stelle  Il
  comma 16 è soppresso .

   CANCELLERI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.50, a firma dell'onorevole Musumeci.

   MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.52, a firma dell'onorevole Gianni.

   GIANNI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.60, a firma degli onorevoli Milazzo  e
  Gucciardi.

   GUCCIARDI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si   passa   all'emendamento  46.37,   a  firma  degli   onorevoli
  Ruggirello, Cascio S., Currenti, Nicotra, Sudano e Lentini.

   RUGGIRELLO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.35, a firma dell'onorevole Ruggirello.

   BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARTOLOTTA, assessore per le infrastrutture e la mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli deputati, intervengo solo per precisare  che
  l'emendamento prevede l'inserimento del Regolamento attuativo che è
  già previsto, anzi, è già al parere del CGA.

   RUGGIRELLO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. L'emendamento 46, a  firma
  dell'onorevole D'Agostino è stato già votato.
   Si  passa  all'emendamento 46.51, a firma degli onorevoli Formica,
  Ioppolo e Musumeci.

   MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto. Si passa  all'emendamento
  46.55 III parte, a firma del Movimento Cinque Stelle.

   TRIZZINO. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TRIZZINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, torno al discorso
  fatto prima, quando abbiamo aperto il dibattito sull'articolo 46.
   Questa  norma  che verrebbe recepita è l'articolo  5  del  decreto
  legge, poi convertito, 70 del 2011.
   Noi non siamo contrari sulla sostanza della norma perché  cosa  va
  a fare questo articolo?
   Va  a  rinnovare quello che è il testo unico, il 380 del 2011,  in
  materia di edilizia.
   E'  chiaro,  però,  che calare in modo diretto  ed  automatico  la
  normativa nazionale, all'interno di un ordinamento giuridico per il
  quale,  tra  l'altro,  è  previsto,  ai  sensi  dell'articolo   12,
  autonomia statutaria, mi sembra quanto meno frettoloso.
   Perché frettoloso? Perché, cosa va a disciplinare questo articolo?
  Procedure  per  il  rilascio del permesso di costruire  quando,  in
  realtà, in Sicilia si applica ancora la concessione ex articolo  36
  della  legge  71 del 1978; si applica una disciplina specifica  per
  quanto  riguarda  la SCIA, quando già la SCIA, ex articolo  19  del
  procedimento  amministrativo, sul procedimento amministrativo  241,
  già  trova  applicazione  in Sicilia perché,  come  noto,  è  stato
  recepito  dalla  legge 5 del 2011, per cui, anche in  questo  caso,
  dove  sta  la novità? Dobbiamo chiederci, quando andiamo a recepire
  in  modo  diretto una normativa nazionale, quali sono le  migliorie
  che apportiamo.
   Ecco  perché  stiamo sollevando questo dubbio. Altri elementi  che
  portano  ad  interrogarci sull'applicazione  diretta,  sono  quelli
  relativi  all'obbligo  di trascrizione dei negozi,  aventi  diritti
  edificatori.
   Questa  norma va ad incidere sul Codice Civile, che si applica.  I
  commi  dal  9  al  14  parlano  di  misure  di  incentivazione  del
  patrimonio esistente, il cosiddetto Piano casa, ma anche in Sicilia
  esiste  il  Piano casa, in misura diversa, chiaramente,  perché  la
  legge 6 del 2010 lo applicava per gli ampliamenti volumetrici e per
  ogni  cubatura, eccetera, fino al 2014, ma è chiaro che,  comunque,
  una normativa già esiste.
   Ripeto,  non  siamo contrari nella sostanza, ma  nel  metodo.  Una
  norma  tecnica  di  questo livello deve essere  attenzionata  dalla
  Commissione legislativa competente.
   Esiste  una  Commissione legislativa che è la IV  che  è  deputata
  all'analisi  di  una materia delicata come l'urbanistica.  Per  non
  offendere i nostri padri che, negli anni passati, hanno lottato per
  difendere  il  territorio, chiaramente, mi riferisco a  Pier  Santi
  Mattarella, è chiaro che bisogna, quantomeno, onorare il lavoro che
  è  stato fatto per cui, mi sembra doveroso cassare questa  norma  e
  ripresentarla  all'interno della Commissione che,  sicuramente,  si
  occuperà  in  maniera  più approfondita, di tutta  la  questione  e
  attenzione,  e  concludo,  non  dimentichiamoci  che   la   materia
  urbanistica non è soltanto sui titoli abilitativi.
   Il  problema principale in Sicilia è la pianificazione che  manca.
  Prima si pianifica e, poi, si agisce, in secondo luogo.

   SUDANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SUDANO.  Signor Presidente, onorevole colleghi, innanzitutto  devo
  dire  a  quest'Aula  che, nonostante,  il presidente  Trizzino  sia
  presidente della IV Commissione e ci siamo insediati da più  di  un
  anno,  non abbiamo mai trattato in una sola Commissione l'argomento
  che  riguardi l'urbanistica di questa Regione. Quindi, mi  dispiace
  che   dica   che  questi  argomenti  debbano  essere  trattati   in
  Commissione. Se almeno ci avesse dato la possibilità di  trattarli,
  le sarei stata grata.
   Ritengo  che  in  una finanziaria come questa, dove  comunque  non
  stiamo  trattando solo argomenti squisitamente finanziari, ma  dove
  siamo  andati  a  toccare  un po' tutti i temi  che  riguardano  lo
  sviluppo  di questa Terra, non si possono non recepire delle  norme
  che,  comunque in questo momento storico, possono solo agevolare  a
  sburocratizzare la macchina regionale.
   E  tra  questi, vorrei dire all'onorevole Trizzino, che non  trovo
  niente di sconvolgente se attivassimo in Sicilia, che questa  norma
  prevede,  lo  sportello unico per l'edilizia. Perché  lo  sportello
  unico  per  l'edilizia, che viene applicato in tutta  Italia,  leva
  quelle  famose clientele che chiedono al politico di  spostare  una
  pratica da un ufficio all'altro, caro onorevole Trizzino, dando  la
  possibilità  ad ogni cittadino di andare ad uno sportello,  portare
  la  propria  richiesta di concessione, autorizzazione,  e  sarà  lo
  sportello  unico a fare tutto ciò che deve fare: dai  pareri  della
  sovrintendenza,  del  Genio civile, dei  vigili  del  fuoco,  senza
  dovere andare dal politico di turno,
   Quindi, mi dispiace che cose che possono essere innovative  e  che
  possono  essere  utilizzate in tutta Italia,  in  Sicilia  dobbiamo
  rimanere sempre indietro. Così come era importante oggi, in  questa
  finanziaria, inserire il decreto del  Fare'.  Perché il decreto del
   Fare'  prevedeva  una  proroga  a cinque  anni  delle  concessioni
  edilizie.
   Credo  che, in un momento di crisi delle imprese, almeno prorogare
  da  tre  a  cinque  ed  evitare che si  pagassero  ulteriori  oneri
  concessori poteva essere una cosa importante. Non ci trovavo niente
  di  scandaloso e mi dispiace che molti colleghi si siano  ribellati
  ad inserire queste norme.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   condivido
  pienamente  l'iniziativa  del  Governo  in  questo  settore  e   la
  condivido,   caro   onorevole  Presidente  della  Regione   perché,
  purtroppo,  l'autonomia legislativa in materia di  lavori  pubblici
  per la Sicilia è stata ed è una grande palla al piede.
   Noi  perdiamo l'opportunità dei finanziamenti che nel resto  delle
  altre  Regioni d'Italia vi sono grazie al decreto del  Fare' e  che
  l'assessore  Valenti con un proprio disegno di legge di recepimento
  del Testo Unico ha presentato da tempo in I Commissione legislativa
  e che dobbiamo discutere.
   Io   ritengo  che  una  finanziaria  che  debba  mettere  in  moto
  l'economia e debba riuscire a dare risposte ad un territorio, debba
  collegarsi  con  il resto d'Italia. Non è possibile  che  il  Testo
  Unico  possa valere per tutte le Regioni tranne che per la  Sicilia
  perché  ha una autonomia ormai legislativa totalmente fallimentare,
  caro Presidente.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quello che  vale
  volevo  dare  il  mio contributo sull'argomento  perché,  onorevole
  Cimino, quello che ha detto è vero, però, ci andrei con i piedi  di
  piombo e le spiego il perché.
   Il  Testo  Unico, laddove, effettivamente, dovesse essere recepito
  dalla  Regione  siciliana,  annullerebbe  non  so  quanti  anni  di
  autonomia.  Non solo: abbiamo delle norme che, sinceramente,  credo
  ci caratterizzino e che, a mio avviso, non possono essere annullate
  semplicemente  e  solamente con un atto di ricezione  e  basta.  E'
  ovvio  che  l'argomento in questione necessita  di  una  attenzione
  particolare  che  non può essere dedicata, ovviamente  alle  00.30,
  parlando  di  finanziaria.  L'argomento  urbanistica'  in  Sicilia,
  consentitemi,  veramente necessita di una attenzione particolare  e
  di  una riforma particolare. Mi dispiace. Io non sono tra coloro  i
  quali  intende recepire, in maniera supina, la normativa nazionale,
  perché  significa  abdicare e non riconoscere  l'autonomia  che  il
  nostro  legislatore  ci  ha  riconosciuto.  Non  solo,  anche   noi
  riconosciamo forse la nostra incapacità a legiferare in una materia
  così complessa. Mi dispiace non sono d'accordo, non sono tra coloro
  i  quali pensano che, obiettivamente, non siamo in grado di  potere
  legiferare.
   Credo  che  siamo in grado di potere legiferare,  e  forse  meglio
  rispetto al legislatore nazionale; c'è semplicemente un problema di
  volontà di volerlo fare correttamente.
   Per  quanto  riguarda  l'argomento, mi spiace onorevole  Trizzino,
  devo essere sincero, la dizione che in qualche modo viene formulata
  e  introdotta salvaguarda la specificità, tant'è vero che,  bene  o
  male, ti dice espressamente in quanto compatibile, il che significa
  bene   o   male,   salvaguarda   la   specialità,   introduci    la
  semplificazione  come lo sportello unico e,  a  mio  avviso,  è  da
  recepire, non è affatto da annullare.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 46.55 III  parte.  Il
  parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Contraria a maggioranza.

   FERRANDELLI.  Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per   scrutinio
  segreto.

         (La richiesta è appoggiata a termini di Regolamento)

   Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 46.55 III parte

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 46.55 III parte.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema  il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti           62
   Votanti             61
   Maggioranza         31
   Favorevoli          19
   Contrari            42

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 46.43, a firma degli onorevoli Formica,
  Ioppolo e Musumeci.

   MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.54, a firma del Movimento Cinque
  Stelle.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO. Allora, siccome sono il proponente di questo  comma,
  ho  già  concordato  sia  con  l'Assessore  che  con  i  Gruppi  di
  minoranza,  di  inserire questo comma in una semplificazione  sugli
  enti  locali,  sulle norme sugli enti locali, per  cui  sottoscrivo
  anch'io la soppressione del comma Presidente.

   PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'emendamento  46.54.  Il  parere
  della Commissione?

   DINA,  presidente  della  Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Gli emendamenti 46.44, 46.53, 46.56, 46.59, 46.61sono tutti
  preclusi. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
  46.40, a firma degli onorevoli Formica, Ioppolo e Musumeci.

   MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 46.41, a firma degli onorevoli Formica,
  Ioppolo e Musumeci.
   MUSUMECI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all' emendamento 46.58, a firma del Movimento Cinque
  Stelle.

   FOTI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento 46.31, a firma dell'onorevole  D'Asero,
  Alongi, Cascio, Fontana,  Germanà, Milazzo e Vinciullo.

   D'ASERO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Allora, pongo in votazione l'articolo 46, così come emendato.  Chi
  è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                         (L'Assemblea approva)

    Si passa agli emendamenti aggiuntivi. Li stiamo distribuendo.

   LENTINI. Presidente, dica al microfono che ha sbagliato a porre in
  votazione l'articolo 46.

   PRESIDENTE. Non si preoccupi, onorevole Lentini, è tutto regolare.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi le  rubo  pochi
  secondi  per  fare  una domanda, proprio perché non  so  darmi  una
  risposta. Quindi, vorrei un chiarimento. Ma se l'articolo 46,  così
  come  emendato, è stato approvato - queste erano le sue  parole  -,
  gli aggiuntivi a cosa si aggiungono?

   PRESIDENTE. Si aggiungono al 46.

   CANCELLERI. Se è già approvato, non si possono aggiunger.

   PRESIDENTE.  Mi  dicono gli uffici, ed io non  ho  motivo  di  non
  credere  a  ciò  che mi dicono, votato il 46 si  votano,  poi,  gli
  emendamenti aggiuntivi che si aggiungono all'articolo, così come  è
  stato votato.

                        Sull'ordine dei lavori

   CIACCIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, da quello  che  ho
  capito,  quindi, tutti gli aggiuntivi li trattiamo  tutti  assieme.
  Quindi, anche A.GOV va insieme a tutti gli aggiuntivi. Non  è  che,
  adesso,  il  mutuo  di un miliardo viene trattato prima?  Passiamo,
  chiudiamo tutti assieme e vediamo tutti gli aggiuntivi o ho  capito
  male io? Non riesco a capire. O sono aggiuntivi, e vanno insieme  a
  tutti  gli  aggiuntivi e, se non ricordo male, qua  gli  uffici  mi
  dicono  che  c'è un faldone voluminoso, oppure non ho  capito  come
  vengono votati. Vorrei un chiarimento.

   PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.

      (La seduta, sospesa alle ore 0.49, è ripresa alle ore 0.51)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Per chiarezza, proceduralmente non c'è stato niente di
  sbagliato a votare l'articolo 46, perché altrimenti verrebbe  fuori
  un articolo mostruoso con 200 commi o cose del genere.
   Adesso  procediamo  con  l'emendamento  A.GOV  che  è  stato   già
  distribuito,   al  quale  sono  stati  presentati  una   serie   di
  subemendamenti.
   Poi,  il  tutto  verrà  votato all'interno  di  tutta  la  manovra
  finanziaria.

   CIACCIO. Tutti gli emendamenti aggiuntivi sono uguali a questo?

   PRESIDENTE. Per chiarezza: non c'è alcuna anomalia procedurale.

   ZITO. Qual è l'articolo del Regolamento? Così vado a verificare.

   PRESIDENTE. Come dicevo prima, gli Uffici mi spiegavano che è  una
  questione  procedurale. Proceduralmente è previsto  così,  possiamo
  andare avanti.
   E' stato distribuito l'A.GOV. Onorevoli colleghi, stanno arrivando
  ancora altri emendamenti.
   La seduta è sospesa.

      (La seduta, sospesa alle ore 1.04, è ripresa alle ore 1.46)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, Assessori, rientriamo in Aula dopo
  la Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari.

   BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BIANCHI,  assessore per l'economia. Signor, Presidente,  onorevoli
  deputati,  colleghi, alla luce della Conferenza dei Presidenti  dei
  gruppi  parlamentari,  il Governo annuncia di  ritirare  tutti  gli
  emendamenti tranne l'emendamento A.GOV, ed esattamente la parte che
  va  dal  comma  13  al  comma 16, tutto il  resto  è  da  ritenersi
  ritirato.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento A.GOV.33. Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DI GIACINTO, vice presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento A.GOV., dal comma 13 al comma 16.
   Il parere del Governo?

   BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   DI GIACINTO, vice presidente della Commissione. Favorevole.

   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   FALCONE,   relatore   di  minoranza.  Mancano   gli    emendamenti
  riguardanti  APS,  prezziario e fondo  quotativo.  Il  comma  16  è
  approvato secondo la riscrittura dell'assessore Bianchi.

   PRESIDENTE  Pongo in votazione l'emendamento A.Gov.29, col  parere
  favorevole del Governo e della Commissione. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  col parere favorevole del  Governo  e  della
  Commissione l'emendamento A.Gov. 31. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  col parere favorevole del  Governo  e  della
  Commissione  l'emendamento  A. Gov.  32.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.
                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 47. Ne do lettura:

                               TITOLO II
             Effetti della manovra e copertura finanziaria.

                               «Art. 47.
                        Fondi globali e tabelle

   1.  Gli importi da iscrivere nei fondi globali di cui all'articolo
  10  della  legge  regionale  8 luglio  1977,  n.  47  e  successive
  modifiche  ed  integrazioni, per il finanziamento dei provvedimenti
  legislativi  che si perfezionano dopo l'approvazione del  bilancio,
  restano determinati per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016 nelle
  misure  indicate  nelle  tabelle  A' e  B' allegate  alla  presente
  legge,  rispettivamente per il fondo globale destinato  alle  spese
  correnti  e  per  il fondo globale destinato alle  spese  in  conto
  capitale.

   2.  Ai  sensi  dell'articolo 3, comma 2, lettera c),  della  legge
  regionale  27  aprile  1999,  n.  10  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni, le dotazioni da iscrivere in bilancio per l'eventuale
  rifinanziamento, per non più di un anno, di spese in conto capitale
  autorizzate  da  norme  vigenti  e  per  le  quali  nel  precedente
  esercizio  sia  previsto  uno  stanziamento  di  competenza,   sono
  stabilite  negli  importi indicati, per l'anno 2014,  nell'allegata
  tabella  C'.

   3.  Ai  sensi  dell'articolo 3, comma 2, lettera d),  della  legge
  regionale  27  aprile  1999,  n.  10  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni,  le  autorizzazioni  di  spesa  recate  dalle   leggi
  indicate  nell'allegata  tabella  D'  sono  ridotte  degli  importi
  stabiliti, per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, nella tabella
  medesima.

   4.  Ai  sensi  dell'articolo 3, comma 2, lettera e),  della  legge
  regionale  27  aprile  1999,  n.  10  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni,  le  autorizzazioni di spesa  recate  dalle  leggi  a
  carattere  pluriennale  indicate  nell'allegata  tabella   E'  sono
  rimodulate  degli  importi  stabiliti,  per  ciascuno  degli   anni
  finanziari 2014, 2015 e 2016, nella tabella medesima.

   5.  Ai  sensi  dell'articolo 3, comma 2, lettera f),  della  legge
  regionale  27  aprile  1999,  n.  10  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni, le leggi di spesa indicate nella allegata tabella  F'
  sono abrogate.

   6.  Ai  sensi  dell'articolo 3, comma 2, lettera g),  della  legge
  regionale  27  aprile  1999,  n.  10  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni,   gli  stanziamenti  autorizzati   in   relazione   a
  disposizioni di legge la cui quantificazione è demandata alla legge
  finanziaria sono determinati nell'allegata tabella  G'.

   7.  Ai  sensi  dell'articolo 3, comma 2, lettera i),  della  legge
  regionale  27  aprile  1999,  n.  10  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni, le spese autorizzate relative agli interventi di  cui
  all'articolo 200, comma 1, della legge regionale 23 dicembre  2000,
  n.  32  e  successive  modifiche  ed  integrazioni,  sono  indicate
  nell'allegata tabella  I'.

   8.  Ai  sensi  dell'articolo 3, comma 2, lettera l),  della  legge
  regionale  27  aprile  1999,  n.  10  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni, gli importi dei nuovi limiti di impegno per  ciascuno
  degli  anni considerati dal bilancio pluriennale, con l'indicazione
  dell'anno  di  decorrenza e dell'anno terminale,  sono  determinati
  nell'allegata tabella  L'.

   9.  Ai sensi del comma 10 dell'articolo 17 della legge 31 dicembre
  2009,   n.   196   e  successive  modifiche  ed  integrazioni,   le
  disposizioni della presente legge che comportano nuove  o  maggiori
  spese  hanno  effetto  entro  i limiti  della  spesa  espressamente
  autorizzata  dalle  relative  norme finanziarie.  Con  decreto  del
  Ragioniere  generale  della Regione, da pubblicare  nella  Gazzetta
  ufficiale   della   Regione  siciliana,  è   accertato   l'avvenuto
  raggiungimento  dei  predetti  limiti  di  spesa.  Le  disposizioni
  recanti espresse autorizzazioni di spesa cessano di avere efficacia
  a  decorrere dalla data di pubblicazione del decreto per l'anno  in
  corso alla medesima data».

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, io volevo chiedere soltanto  che  in
  sede di coordinamento, visto che all'articolo 46 abbiamo votato  il
  Coppem  che  era una legge già esistente che autorizzava,  diciamo,
  l'Ente, adesso stiamo facendo una legge di autorizzazione di spesa,
  chiedo  che  venga  coordinata  con  l'articolo  18  nella  tabella
  allegata.   Quindi,  questo  è  il  senso  perché  ha   la   stessa
  fattispecie.
   Comunico il ritiro di tutti gli emendamenti soppressivi.
   Pongo  in  votazione l'articolo 47 con la tabella annessa.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   FALCONE, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE,  relatore  di  minoranza.  Signor  Presidente,  onorevoli
  colleghi,  a noi è arrivato un prospetto allegato, ma ieri  abbiamo
  votato l'allegato 2, quello degli accantonamenti.  In sede di  117,
  pregherei la Presidenza che quella parte che riguarda le  spese  di
  funzionamento  dell'ARS,  con il secondo comma  venga  rettificata.
  Questo  è  un impegno che la Presidenza deve prendere con l'accordo
  unanime di tutti.

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, dopo l'articolo 48 voteremo il  117
  e  verranno distribuiti per cui si avrà contezza di quanto  da  lei
  sottolineato.
   Si passa all'articolo 48. Ne do lettura:

                               «Art. 48.
             Effetti della manovra e copertura finanziaria
   1. Gli effetti della manovra finanziaria della presente legge e la
  relativa copertura sono indicati nel prospetto allegato.

   2.  Le  disposizioni  della presente legge si applicano,  ove  non
  diversamente disposto, a decorrere dall'1 gennaio 2014».

   Lo  pongo  in  votazione  con  il  prospetto  riepilogativo  della
  finanziaria..

   CRACOLICI. Con la questione che ho posto.

   PRESIDENTE. Certamente. Onorevoli colleghi. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 49. Ne do lettura:

                               «Art. 49.
                             Norma finale

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno stesso della
  sua pubblicazione.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   FAZIO. Chiedo  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Chiedo due minuti di
  attenzione.  Credo che tutti voi sapete che la legge  di  stabilità
  nazionale  ha  previsto in materia di urbanistica la  durata  della
  concessione  edilizia, che era prevista per tre anni,  peri  cinque
  anni.  Ma  ha  fatto  anche  una  cosa  in  più:  ha  previsto   la
  possibilità,  per i certificati di agibilità e di  abitabilità  che
  possano  essere rilasciati senza necessariamente dover  completare,
  ultimare, le strutture di cui fanno parte purché siano delle  unità
  indipendenti. Avevo presentato un emendamento, e il Governo  lo  ha
  fatto  proprio poiché ha riconosciuto che se non c'è un  intervento
  normativo   di   ricezione  la  normativa   nazionale   non   trova
  applicazione  nella  Regione Siciliana. Credo che  se  facciamo  un
  minimo sforzo e la recepiamo credo che faremmo una cosa molto utile
  ai  siciliani.  Non costa una lira ma i vantaggi  sono  enormi.  In
  questo  caso  penso  che  dovremmo fare il massimo  sforzo.  Invito
  pertanto  il Presidente, tenuto conto che tutti i Capigruppo  erano
  d'accordo  all'inserimento  di questo argomento  nell'ambito  della
  votazione, a sottoporre all'Aula l'emendamento.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo aggiungere
  a  quanto  detto dall'onorevole Fazio che l'autonomia si  manifesta
  con i fatti concreti. Se c'è una norma nazionale che merita solo di
  essere  recepita e con il recepimento consente di dare un  benefico
  per la realtà siciliana, penso che

     PRESIDENTE.   Onorevole D'Asero, lei sa benissimo  che  io  sono
  vincolato  con quello che è stato deciso in conferenza capi  gruppo
  per cui proseguiamo.
   Pongo  in votazione l'articolo 49. Chi è favorevole resti  seduto:
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Prima di passare alla votazione finale dobbiamo votare il 117. Gli
  uffici  mi  richiedono  almeno cinque  minuti  di  sospensione  per
  mettere a posto le carte.
   La seduta è sospesa per cinque minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 2.15,  è ripresa alle ore 02.28)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
   Se  prendete  posto  sta  per  essere distribuito  questo  piccolo
  fascicolo  con  il  117, sono gli aggiustamenti  formali  che  sono
  dovuti dopo la trattazione di tutta la finanziaria.
   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.15. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione l'emendamento 117.1. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 117.3. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.4. Chi è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.5. Chi è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.2. Chi è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.6. Chi è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.7. Chi è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.8. Chi è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.16. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.17. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.9. Chi è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.10. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.11. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.12. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.19. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.18. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.13. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.14. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 117.20. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Comunico   che   a   seguito  della  precisazione   dell'onorevole
  Cracolici,   in  sede  di  coordinamento  formale,  il   comma   12
  dell'articolo  46  sarà inserito nell'allegato 1  all'articolo  18.
  L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


     Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
                             numero 670/A
   «Disposizioni  programmatiche e correttive per l'anno 2014. Legge
                        di stabilità regionale»

   PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio  nominale
  del  disegno di legge  Disposizioni programmatiche e correttive per
  l'anno 2014. Legge di stabilità regionale  (670/A).
   Indìco la votazione per scrutinio palese nominale.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti           63
   Votanti             62
   Maggioranza         32
   Favorevoli          39
   Contrari            22
   Astenuti             1

                         (L'Assemblea approva)

   Onorevoli  colleghi,  sospendo la seduta per dare  la  possibilità
  alla  Giunta  regionale  di  approvare la  nota  di  variazione  al
  bilancio,  così  come  prescritto  dall'articolo  73  quinques  del
  Regolamento  interno:   A seguito di approvazione  del  disegno  di
  legge  finanziaria la Presidenza sospende la seduta per  consentire
  alla  Giunta di Governo di approvare e presentare all'Assemblea  la
  nota  di  variazione  al bilancio di previsione  della  Commissione
  Bilancio e di esprimere il parere sulla medesima nota .
   La seduta è sospesa per cinque minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 02.34, è ripresa alle ore 02.52)

             Assume la Presidenza il presidente Ardizzone

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, pongo in  votazione  la  Nota  di
  variazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

   PRESIDENTE.  Comunico che sono stati presentati i seguenti  ordini
  del giorno:

   -  dal numero 128 al numero 137; il 147; il 155; dal numero158  al
  numero  165;  dal  numero 170 al numero 202; il 204,  il  205;  dal
  numero 207 al numero 239.

   BIANCHI,  assessore  per l'economia. Il Governo  li  accetta  come
  raccomandazione.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   L'onorevole  Laccoto vuole ricordare al Governo la  circolare  che
  deve  essere  emanata  ai  comuni in ordine  alla  questione  della
  possibilità  di  assunzione dei precari, quindi i  comuni  sono  in
  attesa.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


        Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di
                          legge numero 669/A
      «Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
        finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio
                              2014-2016»

   PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio  nominale
  del  disegno  di  legge numero 669/A «Bilancio di previsione  della
  Regione   siciliana  per  l'anno  finanziario   2014   e   bilancio
  pluriennale per il triennio 2014-2016», come modificato dalla  Nota
  di variazione.
   Indìco la votazione per scrutinio nominale.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  66
   Maggioranza         34
   Favorevoli          44
   Contrari            22

                         (L'Assemblea approva)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a giovedì  23
  gennaio 2014, alle ore 11.00, con il seguente ordine dei giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   I  -  Comunicazioni

   II  - Discussione dei disegni di legge:

            1)  -  Promozione della ricerca scientifica in ambito sanitario.
               (n. 494/A) (Seguito)

               Relatore: on. Turano

            2)  -  Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
               Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Nor
               per l'apertura di una casa da gioco nei Comuni di Taormina e
               Palermo'.  (n. 180/A) (Seguito)

               Relatore: on. Rinaldi

            3)  -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
               Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
               dello Statuto, recante 'Modifica dell'articolo 36 dello Statuto
               della Regione, in materia di entrate tributarie'.  (n. 162/A)

               Relatore: on. Cimino

            4)  -  Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35.  (n.
               127-30/A)

               Relatore: on. Cappello

            5)  -  Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi
               derivanti dall'amianto.  (nn. 381-3-306-346/A)

               Relatore: on. Cascio Salvatore

            6)  -  Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
               Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
               Sicilia.  (n. 500/A)

               Relatore: on. Di Giacinto

     La seduta è tolta alle ore 02.56 di mercoledì 15 gennaio 2014

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli
   ALLEGATO 1

                  Risposte scritte ad interrogazioni
                           Rubrica «Salute»

   ZITO  - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO - FERRERI - FOTI
  - LA ROCCA - MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - TROISI
  -  VENTURINO  - ZAFARANA. - «All'Assessore per la salute,  premesso
  che:

   il  Decreto  25  maggio  2010  'Riordino,  rifunzionalizzazione  e
  riconversione  della  rete ospedaliera e territoriale  dell'Azienda
  sanitaria  provinciale  di Siracusa' ha attribuito  alla  Chirurgia
  Generale del Presidio Ospedaliero 'Umberto I' 44 posti letto di cui
  40 ordinari e 4 di Day Hospital;

   in atto la dotazione complessiva è di 36 posti letto, dei quali  4
  vengono  utilizzati come Day Hospital, chiaramente insufficienti  a
  garantire le richieste dell'utenza. In particolare, si verifica che
  pazienti  in  urgenza  vengono costantemente  appoggiati  in  altri
  reparti,  con  inevitabili  difficoltà  sugli  iter  diagnostici  e
  terapeutici;

   questo dato è acclarato dai report del 2012 che hanno visto per la
  Divisione  di  Chirurgia un tasso di utilizzo dei posti  letto  del
  103,61% contro il 70,81% della Chirurgia di Avola o il 73,95% della
  Chirurgia di Augusta o l'89,52 della Chirurgia di Lentini;

   rilevato che i quattro posti letto che dovrebbero essere destinati
  al   Day   Hospital  sono  frequentemente  occupati  dai   pazienti
  ricoverati in urgenza e, pertanto, il turnover dei pazienti di DHDS
  risulterebbe   notevolmente   penalizzato   con   riduzione   delle
  prestazioni;

   preso  atto  che  si  è  passati  da  6  interventi  di  chirurgia
  giornalieri a 3, in quanto l'ASP non avrebbe rinnovato l'incarico a
  3   anestesisti,  ragion  per  cui,  funzionerebbe  solo  una  sala
  operatoria.  Tale  iniziativa pregiudicherebbe il  funzionamento  a
  pieno   regime  del  reparto,  con  plausibile  aumento  dei  tempi
  d'attesa.  Nel 2012, circa 200 pazienti non sono stati operati  per
  l'indisponibilità  dei  posti  letto  e  la  carenza  di  una  sala
  operatoria dedicata alla chirurgia in regime di Day Surgery  o  Day
  Service;

   osservato che:

   nonostante  le  numerose sollecitazioni, anche tramite  la  stampa
  locale,  al fine di attivare i posti letto previsti per  legge,  si
  assiste  all'assoluta  inerzia da parte  della  Direzione  Generale
  dell'Ente;

   a  tutto  questo  va  aggiunta la carenza e l'inadeguatezza  degli
  spazi  di tutte le strutture afferenti alla Chirurgia Generale,  in
  particolare  quelli  dedicati alla degenza che non  rispetterebbero
  gli  standard minimi previsti per legge. I locali del Day Hospital,
  infatti,  presentano un unico e indifferenziato  servizio  igienico
  sia  per  gli  uomini che per le donne e non è idoneo nemmeno  agli
  utenti  diversamente abili e quindi risulta inadeguato  sotto  ogni
  aspetto;

   per  sapere  se  non ritenga opportuno porre in  essere  tutte  le
  iniziative    necessarie   all'adeguamento   nonché    il    giusto
  dimensionamento  dei posti letto del Reparto di Chirurgia  generale
  del  P.O.  Umberto I di Siracusa e al reintegro degli anestesisti».
  (557)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
   Risposta. -«In riferimento all'interrogazione parlamentare  citata
  in  oggetto, con la quale si chiedono iniziative volte  a  favorire
  l'adeguamento del reparto di chirurgia generale del P.O. Umberto  I
  di  Siracusa  ed il reintegro del personale medico anestesista,  si
  trasmette la relazione prot. 27575 del 29 luglio 2013 con la  quale
  la  Direzione aziendale dell'ASP di Siracusa spiega le ragioni  del
  temporaneo  ridimensionamento del predetto  reparto  e  fornisce  i
  chiarimenti  circa la copertura dei posti vacanti della  richiamata
  disciplina.
   Si  fornisce  inoltre la relazione prot. 55054 del 4 luglio  2013,
  resa  anche per analoghi atti ispettivi parlamentari dal competente
  Servizio  del Dipartimento pianificazione strategica, che chiarisce
  l'attuale  scenario  relativo  alle misure  per  il  personale  del
  S.S.R.».

                                                         L'Assessore
                                              Dr.ssa Lucia Borsellino

   (L'  allegato  alla risposta é disponibile presso  l'archivio  del
  Servizio Lavori d'Aula)

   IOPPOLO  -  MUSUMECI - FORMICA - CURRENTI. - «Al Presidente  della
  Regione e all'Assessore per la salute, premesso che:

   il  servizio 118 nasce in Sicilia con il preciso scopo di prestare
  il  primo  soccorso medico in tempi rapidissimi. Per  tale  motivo,
  sono  state  create postazioni di primo intervento,  con  personale
  specializzato  ed  ambulanza  pronti  all'impiego   su   tutto   il
  territorio regionale;

   uno degli obiettivi fondamentali del personale medico e paramedico
  del  118 è di prestare i primi soccorsi entro otto minuti dal  c.d.
  lancio dell'allarme medico;

   considerato che:

   nonostante  tale basilare prerogativa, vi sono ancora alcune  zone
  della  Sicilia che non riescono ad essere coperte dal  servizio  di
  primo soccorso secondo i suddetti parametri;

   nello  specifico, il comune di Altavilla Milicia fa  parte  di  un
  comprensorio di ben 4 Comuni (Trabia
   -  Casteldaccia  -  Altavilla Milicia - Termini Imerese),  con  un
  bacino  di  quasi 45.000 abitanti, di cui 8.000 solo  ad  Altavilla
  Milicia;

   la  postazione  118  più vicina al comune di Altavilla  Milicia  è
  quella  di  Casteldaccia la cui ambulanza, in ordine  ai  tempi  di
  percorrenza, per raggiungere Altavilla Milicia, impiega non meno di
  10  minuti,  soprattutto in estate, periodo in cui sia  la  Statale
  113, sia l'autostrada sono molto trafficate, quindi arriverebbe ben
  oltre  gli  8  minuti fissati, dalle disposizioni in atto  vigenti,
  come tempo massimo per prestare i primi soccorsi medici;

   tenuto conto che:

   la   postazione  di  Casteldaccia,  secondo  alcuni  report  degli
  interventi,  ha  effettuato  presso il  comprensorio  di  Altavilla
  Milicia, circa il 60% degli interventi complessivi;
   la  stessa postazione di Casteldaccia spesso è priva di ambulanza,
  vista  la  propria attività di soccorso svolta lungo la  SS  113  e
  l'autostrada A29, quindi nel comprensorio di Altavilla Milicia e in
  alcuni  casi,  le ambulanze del 118 impiegano oltre 15  minuti  per
  arrivare  sul  posto, con gli evidenti rischi  per  la  pubblica  e
  privata incolumità;

   preso  atto  che, alla luce di quanto sopra, appare  assolutamente
  necessaria  la  creazione di una postazione del 118 nel  Comune  di
  Altavilla  Milicia, considerando anche che lo stesso Comune  ha  un
  locale che è adibito a guardia medica;

   per  sapere  se non ritengano urgente ed indispensabile istituire,
  presso  il comune di Altavilla Milicia, una postazione del servizio
  118, nel periodo estivo, dal mese di giugno al mese di ottobre,  al
  fine  di  garantire  un  pronto  intervento  medico-sanitario  alle
  migliaia di siciliani che vivono nel comprensorio e dei turisti che
  triplicano  la  popolazione nel periodo estivo, arrivando  a  circa
  20.000 abitanti nella sola Altavilla Milicia». (1206)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -«In  riscontro all'interrogazione avente  per  oggetto
   Interventi volti all'attivazione di una nuova postazione  118  nel
  Comune  di  Altavilla  Milizia (PA)  si rappresenta  che,  dopo  il
  complesso   lavoro   svolto   per   la   definizione   della   rete
  dell'emergenza-urgenza delle ambulanze/postazioni del  SUES  118  e
  dei PTE, è stato proposto per il bacino della provincia di Palermo,
  lo spostamento dell'ambulanza postazione di Caltavuturo MSB (h12) -
  con media di n. 5 interventi/mese - ad Altavilla Milizia.
   La  suddetta  proposta  è stata sottoposta al  Comitato  regionale
  dell'emergenza (ex art. 24, comma 8della legge regionale 14  aprile
  2009,  n.  5)  nella riunione tenutasi lo scorso 21 novembre  ed  è
  attualmente  in  discussione presso la VI  Commissione  legislativa
  dell'A.R.S.».

                                                         L'Assessore
                                              Dr.ssa Lucia Borsellino