Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che del processo verbale
della seduta precedente, verrà data lettura successivamente.
Discussione di disegni di legge
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Si passa al punto II dell'ordine del giorno, che reca discussione
di disegni di legge.
In questa seduta verranno incardinati i primi cinque disegni di
legge all'ordine del giorno e quello posto al n. 8), che recita:
Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
dello Statuto, recante 'Modifica dell'articolo 36 dello Statuto
della Regione, in materia di entrate tributarie'. (n. 162/A),
Relatore: on. Cimino.
Per quanto riguarda i seguenti disegni di legge:
nn. 494/A, Promozione della ricerca scientifica in ambito
sanitario , relatore: on. Turano, e 180/A Disegno di legge voto
da sottoporre al Parlamento della Repubblica, ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Norme per l'apertura di
una casa da gioco nei Comuni di Taormina e Palermo' , relatore: on.
Rinaldi, posti ai nn. 6) e 7), si è già svolta la discussione
generale e non sono stati presentati emendamenti.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Discussione «Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle
Città metropolitane»
(642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-
613-638-662/A)
PRESIDENTE. Si passa alla discussione «Istituzione dei liberi
consorzi comunali e delle Città metropolitane» (642-31-132-133-149-
153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A).
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Ha facoltà di parlare il presidente della Commissione e relatore,
onorevole Cracolici, per svolgere una relazione unificata sui primi
tre disegni di legge che riguardano le province.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, mi rimetto al testo delle relazioni
scritte dei singoli disegni di legge.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come è apparso
assolutamente evidente dalla discussione che c'è stata in
Commissione di merito e dall'esito che è uscito dalla stessa
Commissione, che l'iter per l'approvazione del disegno di legge
seguito in prima Commissione e l'accelerazione che quell'iter ha
seguito, ha partorito un disegno di legge che è assolutamente
ingestibile, incomprensibile, inapplicabile.
Anche alla luce, poi, delle posizioni del Governo, che sono in
assoluto contrasto con quello che è il disegno di legge esitato
dalla Commissione, ritengo sia cosa quanto meno doverosa rinviare
il disegno di legge sulle province nuovamente in Commissione perché
in quella sede si possa trovare la sintesi di ciò che
l'accelerazione di quei lavori non ha consentito di fare.
Pertanto, chiedo formalmente che il disegno di legge ritorni in
Commissione.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in effetti,
l'onorevole Formica rimanda ad una esigenza, ad una istanza che era
stata già più volte affrontata e presentata in Prima Commissione
che, devo dire, non fa soltanto riferimento alla questione della
Commissione di merito che ha affrontato già il testo pur arrivando,
ahimè, alla fine, ad una confusa conclusione che è rappresentata da
tre diversi testi: uno di nove articoli, in cui all'articolo 9, ad
esempio, non si fa riferimento alle funzioni; un altro testo che fa
riferimento alle incompatibilità e il terzo provvedimento che
invece fa riferimento ad una richiesta fondamentalmente di proroga
del commissariamento.
Io, in realtà, oltre a sostenere la richiesta già presentata prima
dall'onorevole Formica, vorrei fare riferimento ad un altro aspetto
che è quello che più volte abbiamo affrontato in Commissione,
ovvero quello di avere una relazione tecnica che accompagnasse quel
testo e che facesse riferimento agli effetti dei risparmi, laddove
questi ci dovessero essere.
Pertanto, la mia richiesta è che la Commissione Bilancio riceva il
testo per fare un approfondimento e verificare se effettivamente
questi risparmi ci sono.
Quindi, chiedo un rinvio in Commissione Bilancio per valutarne
l'impatto economico.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervenendo
sull'ordine dei lavori, credo che iniziare, immaginare, ipotizzare
di iniziare su una legge di riforma presentando all'Aula quattro
disegni di legge, non sia opportuno...Mi si dice tre, a me ne hanno
fornito quattro. Li ho sbirciati cercando di capire di cosa
parlassero e mi rendo conto che uno parla della riforma delle
province; un altro parla di istituzione dei consorzi; un terzo di
ineleggibilità; il quarto testo parla di proroga dei
commissariamenti.
Non mi pare che si vada verso il migliore percorso, un percorso
chiaro, solare, di semplificazione amministrativa e legislativa. E,
quindi, se questo è l'inizio il buongiorno si vede dal mattino ,
non sarebbe un buon giorno, ma sarebbe una cattiva giornata.
Credo che oggi dovremmo andare coi piedi di piombo e chiedere al
Governo qual è l'idea che ha sulle Province e sulla riforma delle
Province, perché qua in Aula è arrivato un testo licenziato dalla
Commissione che è diverso rispetto al testo voluto dal Governo in
Giunta e licenziato dalla Giunta di Governo. In più, a questo testo
della Commissione abbiamo aggiunto altri tre disegni di legge:
siamo in una confusione assolutamente plateale, tanto che qualche
giornalista, prendendo spunto dai tre, quattro disegni di legge,
magari domani ci spiattellerà su qualche testata giornalistica -
non soltanto regionale, ma anche nazionale - come la Regione, il
Parlamento dei paradossi e dello stato confusionale. Per cui, sulla
scorta di queste considerazioni, io chiedo alla Presidenza di
andare avanti e di votare sul Regolamento dell'Assemblea,
relativamente al recepimento del decreto Monti, che puntualmente
abbiamo fatto e su questo nulla quaestio.
In Conferenza dei Capigruppo si era anche chiesto, da parte
dell'onorevole Cimino, di incardinare il disegno di legge di
riforma dell'articolo 36 dello Statuto, quindi una legge voto, una
legge costituzionale che ha un valore pregnante per le risorse
della Regione siciliana. Su questo io chiedo che si proceda
incardinando e dando i termini per gli emendamenti.
Sul disegno di legge delle Province - lo ha detto prima di me
l'onorevole Formica - rimandiamolo in Commissione; si articola un
ragionamento serio, un ragionamento su un disegno di legge unico,
per arrivare in Aula e sapere su cosa votiamo, come votiamo e qual
è la riforma istituzionale di questo ente intermedio che riteniamo
di dover varare in maniera compiuta, ma anche in maniera razionale,
senza fare ancora norme spot che poi magari, puntualmente, vengono
censurate. E allora, anche in quel caso, dovremo poi capire di chi
è la responsabilità che ha censurato queste norme, non pensando che
magari siamo noi a rischiare di essere considerati poco accorti, e
in alcuni casi anche scarsi, nel legiferare.
Per cui, facciamo le cose in maniera ordinata, senza strafalcioni
o errori grossolani che poi vengono puntualmente censurati da chi
ha il controllo, ma anche dai cittadini, che comunque esprimono un
giudizio nei nostri confronti.
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, è stata fatta una richiesta
ed è stata ribadita da diversi parlamentari. In questa fase il
problema di questa Assemblea è, sostanzialmente, di evitare di far
uscire all'esterno di questo Parlamento il fatto che l'Assemblea
non vuole fare la riforma. E di queste cose ve ne dovete occupare
voi come Ufficio di Presidenza e i signori capigruppo di questa
Assemblea, perché il messaggio che ne viene fuori, o che ne deve
venire fuori, è un messaggio anche pericoloso, perché - sottolineo
- far emergere da un dibattito di questo tipo che l'Assemblea vuole
fare arenare una riforma è rischioso.
Allora, io dico che l'Aula si determini, però senza correre in
modo confuso. E certamente non mi rivolgo alla conduzione
dell'Aula, ma alla conduzione politica dell'Aula che non è, signor
Presidente, competenza sua.
Stiamo attenti perché abbiamo assunto un impegno, è l'impegno
mantenuto in Commissione Affari Istituzionali anche dalle
minoranze, perché è stato chiesto portiamo il testo in Aula e poi
il confronto politico , la mediazione per una buona riforma si
trasferisce in Aula.
Non vorrei che una volta che questa norma è arrivata, adesso c'è
la fretta di farla a tutti i costi e come è fatta è fatta, purché
si faccia, perché questo diventa molto, molto rischioso.
Auspico quindi che le parti discutano, per esempio, dell'elezione
diretta del presidente del libero Consorzio, discutano delle
modalità di individuazione del componente del singolo comune presso
l'Assemblea del libero Consorzio. In sostanza, signor Presidente,
quello che mi piacerebbe in questo percorso istituzionale e
parlamentare è che ci sia meno tatticismo e più merito delle cose,
perché poi molto spesso ci perdiamo in tatticismi per farla o
rinviarla e poi non ci occupiamo della legge nel suo significato
primario, che è quello di dare un buon servizio al territorio.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, assessori, io ho evitato di fare la
relazione e le ragioni sono contenute nel testo che è stato
depositato, però vorrei dire ai colleghi una cosa perché è una
discussione complicata.
L'onorevole Milazzo ha fatto bene a ricordare alcuni passaggi,
però, evitiamo di fare ammuina . Noi abbiamo varato un testo in
ossequio ad una legge del Parlamento che è la n. 7 del 2013, che ha
stabilito, in maniera chiara, i compiti e i limiti entro i quali la
nostra seconda legge, cioè quella che sarebbe stata necessaria fare
entro il 31 dicembre 2013, i limiti entro i quali quella legge
doveva agire: istituire i liberi Consorzi, istituire le città
metropolitane, definire la governance di secondo livello.
In Commissione, pur con una discussione - di questo voglio
ringraziare tutti i colleghi - ricca di spunti, di posizioni, di
preoccupazioni, si è arrivati ad un punto. Ora, il fatto che siamo
a tre testi non è frutto di un impazzimento, è frutto anche di un
ragionamento e di un'intesa.
Un testo, che è il famoso secondo stralcio, riguarda una
fattispecie che non può essere disciplinata da una legge ordinaria
poiché, com'è noto, le norme sulle incompatibilità o
ineleggibilità, occorre per essere approvate una procedura
rafforzata, devono essere votate dalla maggioranza assoluta dei
componenti dell'Assemblea e possono essere sottoposte a referendum
da parte dei cittadini.
Quindi, non poteva essere contemplata la norma sulle
ineleggibilità dei nuovi amministratori che andranno a definirsi
con le nuove governance con una legge ordinaria; quindi, tutta
questa sceneggiata che ci sarebbe confusione, la confusione è
dettata dalla procedura.
La seconda questione la voglio qui dire.
Non so cosa si è discusso in Conferenza dei capigruppo. E' venuta
durante il dibattito in Commissione l'ipotesi che alcuni
parlamentari, alcune forze politiche, potrebbero su questa norma, e
in particolare, sulle governance da determinare nei nuovi organi
che andremo a realizzare, prevedere un referendum consultivo, ai
sensi della legge del 2004, per far decidere ai cittadini la
modalità con cui eleggere le governance degli organi di secondo
livello. Procedura che, se si dovesse attuare, avrebbe delle
conseguenze e per essere attuata occorre un voto del Parlamento.
La Commissione, di fronte ad una ipotesi di questo tipo ha inteso,
per evitare qualunque equivoco che possano esserci tentativi di
forzare la mano, separare la questione del modello organizzativo
degli organi di secondo livello della nostra Regione dalla
questione dei commissari, prevedendo, con apposito disegno di
legge, la possibilità che, qualora l'Assemblea dovesse determinarsi
per approvare una procedura referendaria rispetto alla governance
sui modelli di secondo livello nella nostra Regione, a quel punto è
necessario, comunque, avere un provvedimento legislativo che dia un
supporto di legge alla proroga dei Commissari.
Quindi, è un modo trasparente di venire incontro al dibattito
parlamentare in maniera tale che il confronto in Parlamento sia
sulle cose e non sugli azzeccagarbugli che, in qualche modo,
provano a trovare la virgola della norma per bloccare la procedura.
A me questo premeva sottolinearlo.
Ripeto: nessuna bizzarria legislativa, semplicemente una procedura
trasparente, alcune obbligate e altre che potrebbero obbligarsi a
secondo della procedura che si segue. E' evidente, signor
Presidente. E' questo il senso della proposta che io faccio:
qualora l'Aula dovesse determinarsi per approvare il testo di
riordino ai sensi della legge 7 del 2013 e, quindi, di dare corso a
quanto previsto dalla legge 7, quella norma che è stata stralciata,
la I/A al testo 662/A, va integrata facendola diventare emendamento
al testo principale perché si separano solo se uno si ferma, ma nel
caso in cui quello dovesse andare avanti, anche l'altro potrebbe
andare, benissimo, a seguire.
Mi premeva sottolineare questo, fermo restando che ognuno può
avere le opinioni che ha, è giusto confrontarci, però c'è un tempo
per la discussione e poi ci sarà un tempo anche per la decisione.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, io intervengo intanto perché, a
titolo personale, sono a favore del rinvio del disegno di legge in
Commissione perché come lei sa noi, come Gruppo parlamentare, non
abbiamo nessun componente nella I Commissione e, partecipando a
qualche seduta, io avevo posto dei problemi sul disegno di legge;
ma, poiché questo disegno di legge per noi che stiamo attraversando
un momento critico come politica, secondo me dovremmo avere e
dovremmo dedicare più tempo, anche se ad alcuni sembrerebbe
ostruzionistico questo non è ostruzionismo perché credo che da
questo disegno di legge dovrebbe partire quel segnale all'esterno -
mediaticamente per noi poverini che siamo bastonati da tutte le
parti - di fare un disegno di legge che dia veramente quella
rivoluzione che il Presidente, all'atto della presentazione del
disegno di legge, aveva detto.
A me sembra di avere capito che in questo disegno di legge invece
di avere le province, abbiamo nove consorzi di comuni e credo che
questo messaggio non dia tanto clamore, non è quel messaggio che io
vorrei che avvenisse in futuro. Quindi, chiedo al Presidente
Ardizzone e al Presidente Crocetta, che sta arrivando in questo
momento, di avere una maggiore attenzione, un maggiore momento di
riflessione, perché non giochiamo solo nel fare una legge e poi ci
andiamo a vantare che abbiamo fatto l'abolizione delle province,
così non è.
Io sono convinto che invece delle province avremo nove liberi
consorzi, il che farà ridere sicuramente.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
Regione, Assessori, io non intervengo ovviamente nel merito della
questione, perché è assolutamente nota la posizione del mio Gruppo
parlamentare in ordine alla sopravvivenza o meno delle province, in
ordine alla sopravvivenza o meno di quello che io ritengo un
risultato irrinunciabile, una conquista irrinunciabile che è la
elezione diretta del capo di un'amministrazione, del rappresentante
legale di un'amministrazione.
Intervengo, invece, per una questione che, signor Presidente, più
che regolamentale è procedimentale, con riferimento alla efficacia
in atto della legge n. 7 del 2013.
L'onorevole Cracolici ci richiama a non utilizzare argomenti
dilatori, li ha voluti definire ammuina , secondo un lessico più
che scritto, parlato, ma nemmeno si possono utilizzare scorciatoie
che sono assolutamente lontane e distanti dal modo di procedere che
un Parlamento degno di tal nome deve assumere, soprattutto in una
fase, signor Presidente, nella quale il Parlamento si riunisce per
la prima volta per affrontare argomenti di merito, dopo l'affronto
che questo Parlamento ha dovuto subire con la bocciatura massiccia
della legge di stabilità, della legge finanziaria; io credo, signor
Presidente dell'Assemblea e Presidente della Regione, che questa è
un'onta ed un affronto a cui il Parlamento siciliano dovrebbe, in
compagnia dei propri Uffici, sottrarsi.
Noi stiamo rischiando di affrontare, onorevole Presidente della I
Commissione, un argomento non potendolo assolutamente fare. E non
si tratta né di ostruzionismo, né di manovra dilatoria. Si tratta
della efficacia della legge n. 7 del 2013, la quale efficacia è
cessata, signor Presidente, al 31 dicembre del 2013, perché quella
legge aveva imposto, consigliava e autodeterminava questo
Parlamento ad intervenire nella materia e sulla materia entro il 31
dicembre del 2013. Entro il 31 dicembre 2013 questo Parlamento non
è stato in grado o nelle condizioni o non ha voluto innovare la
materia. La efficacia temporale di quella legge è cessata al 31
dicembre 2013 e nessuna proroga di carattere amministrativo può
sostituire la voluntas legis, la volontà del legislatore.
Ed allora, qual è la situazione che in questo momento si trova a
dover affrontare questa Assemblea regionale siciliana e si trovano
ad affrontare nove commissari straordinari delle nove Province
regionali siciliane? Quella secondo cui in questo momento c'è
assolutamente carenza normativa, quella secondo cui in questo
momento gli stessi commissari straordinari delle nove Province
regionali siciliane avrebbero soltanto un compito e un dovere allo
scattare del termine: convocare i comizi elettorali.
Non si può, Presidente - ed è questo quello che io pongo
all'attenzione con molta forza, con molta determinazione e con
convinzione - affrontare una nuova norma se il termine del 31
dicembre 2013 non venga assolutamente rivisto con una norma
regionale, con una legge regionale, e spostato in avanti. Quel che
manca, in sostanza, è la proroga del termine 31 dicembre 2013,
perché noi abbiamo prorogato i commissari straordinari, non abbiamo
prorogato la efficacia temporale della legge 7 del 2013. Credo,
pertanto, che il rinvio in Commissione di questo disegno di legge
non soltanto sia utile per un ulteriore approfondimento, ma sia
assolutamente necessario perché sia la Commissione a dovere,
anziché proporre la proroga fino ad ottobre o qualcosa del genere,
licenziare un disegno di legge, casomai, per prorogare il termine
del 31 dicembre del 2013.
ASSENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, brevemente perché
l'intervento dell'onorevole Ioppolo ha in gran parte anticipato
tutte le argomentazioni che io mi volevo permettere con molta
modestia di sottoporre all'Assemblea.
Qui è venuto meno il presupposto della norma che è oggi stata
posta, nonostante questo, all'attenzione del Parlamento. E' venuto
meno il presupposto perché, come diceva con estrema dovizia e
grande acume giuridico l'onorevole Ioppolo, quella norma ha
esaurito la sua efficacia al 31 dicembre 2013. Non vi può essere
regolamento di sorta o circolare assessoriale o presidenziale che
possa sostituire l'efficacia e la cogenza di una norma approvata
dall'Assemblea.
Allora, noi corriamo il rischio - e questo secondo argomento è
stato giustamente evidenziato - di incorrere in una nuova battle
assembleare, perché corriamo il rischio di approvare una norma che
è carente del suo presupposto originario, non potrà essere anche
questa volta pubblicata dal Commissario dello Stato.
Ed è inutile poi prendersela con lo spettro del Commissario che
remerebbe contro chissà cosa, il Commissario ha l'obbligo di
intervenire qualora ravvisi dei vizi di costituzionalità.
In questo caso il vizio di costituzionalità è ab origine, senza
entrare poi nel merito della norma, perché non tiene assolutamente
conto neppure delle nuove, delle recentissime osservazioni che la
Corte dei Conti ha a livello nazionale messo per iscritto sulla
normativa in corso, all'attenzione del Senato della Repubblica e
che a piè pari può per molti argomenti riproporsi per la normativa
all'esame di questa Assemblea. Non tiene conto delle due sentenze
della Corte costituzionale intervenuto al merito, non tiene conto
di una recentissima sentenza del TAR che si è occupata di questa
materia.
Vogliamo andare nuovamente incontro all'ennesima brutta figura per
il Parlamento siciliano? La via maestra per fare questo è
continuare nella fretta, come se stiamo discutendo di introdurre il
comma o l'emendamento conclusivo ad una norma completa e non
stessimo, invece, discutendo di una norma che deve regolare le
autonomie locali all'interno della nostra Regione per i prossimi
possibilmente decenni.
La fretta non è assolutamente auspicabile in argomenti così
importanti. E' stato dimostrato che l'anno che il Parlamento si era
dato per procedere non è stato sufficiente. Non potranno essere i
termini ristretti di qualche giorno che ci potrà dare la signoria
vostra per gli emendamenti per affrontare con l'attenzione e la
serenità che meritano argomenti di questo genere, perché in ogni
caso, ribadisco, non potrebbe essere mai eliminato il vulnus
iniziale che stiamo legiferando in una materia per la quale
l'Assemblea non è in questo momento legittimata se non attraverso
un ripristino della scadenza temporale che, ormai, è comunque
superata.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, proceduralmente mi trovo dinanzi
ad una richiesta di un Capogruppo, l'onorevole Formica, che
formalmente chiede all'Aula di rinviare in Commissione i tre
disegni di legge.
Pensavo che in Conferenza dei Capigruppo avessimo, comunque,
definito un percorso, perché ci eravamo determinati ad incardinare
i tre disegni di legge. E' chiaro, con posizioni diverse,
differenti da Gruppo a Gruppo, ma questa era un'indicazione ben
precisa.
Da parte di questa Presidenza c'era stata, peraltro,
un'assicurazione che, su una materia così delicata e complessa che
riguarda l'ordinamento amministrativo, non ci sarebbero state
forzature di alcun genere in Aula o sul Regolamento. Tutto quello
che è stato detto è da sottoscrivere da un punto di vista
giuridico, quello che hanno detto l'onorevole Ioppolo, l'onorevole
Assenza, tutti gli interventi che sono stati fatti, ma anche la
chiarezza con la quale il presidente della Commissione, l'onorevole
Cracolici, ha espresso le posizioni e il perché dei tre disegni di
legge.
Ora, considerato che ci sono state diverse posizioni, ma che c'era
un'intesa comunque di incardinare il disegno di legge, mi domando
perché? Perché, se non esitiamo alcun disegno di legge, è chiaro
che ci troviamo dinnanzi ad un problema che è quello di andare di
corsa ad elezioni e, comunque, il problema più serio è quello che
metteremmo in difficoltà le attuali amministrazioni provinciali
perché già sono in prorogatio i commissari.
Invito il presidente del Gruppo parlamentare Lista Musumeci,
l'onorevole Formica, a volere riconsiderare la richiesta di rinvio
in Commissione per evitare di dividerci in Aula. Non sarebbe
obiettivamente elegante, non sarebbe bello, anche perché sappiamo
che, proprio dalla sua Lista, dall'onorevole Musumeci, in
Conferenza dei Capigruppo era emersa anche una volontà politica. Ha
detto: Ci possiamo sedere a discuterne . Sono cose normalissime,
che in politica possono avvenire.
Per cui, se il presidente Formica insiste perché l'Aula voti per
il rinvio in Commissione, per carità, l'Aula è sovrana e deciderà
per il rinvio in Commissione. Peraltro, tutti gli interventi che ci
sono stati, dall'onorevole Falcone all'onorevole Giovanni Greco,
all'onorevole Milazzo, andavano in tal senso. Però, se noi non
diamo termine per la presentazione degli emendamenti, questi giorni
- che ci separano da martedì, dal momento, cioè, in cui comunque
rinvieremo l'Aula senza dare termine per gli emendamenti - ci
permetteranno eventualmente di trovare una sintesi politica, vuoi
sul semplice rinvio, vuoi su un'altra soluzione, eventualmente nel
caso massimo di trovare pure una sintesi politica sul disegno di
legge stesso delle Commissioni.
Per cui, onorevole Formica, io le faccio un appello, così come
concordato in Conferenza dei capigruppo. Se lei insiste, è chiaro
che l'Aula sarà chiamata a votare per il rinvio o meno in
Commissione, ma questo è l'invito che le faccio di riconsiderare la
richiesta di rinvio in Commissione.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, lei giustamente ha fatto notare alcune
difficoltà. Non sfuggirà a lei, peraltro, che l'Aula si è già
pronunciata su questa vicenda e si è pronunciata in un certo modo,
perché a dicembre l'Aula aveva già votato. Pertanto, il fatto che,
anche raccogliendo le volontà dell'Aula, io abbia presentato quella
richiesta, era consequenziale rispetto agli umori dell'Aula stessa.
Potrei pure accedere al ritiro, signor Presidente, ma avrà visto
che abbiamo presentato già subito dopo questa votazione la
richiesta di improcedibilità dal punto di vista costituzionale, ai
sensi dell'articolo 101, comma 2, del Regolamento interno.
Questo non è detto a caso perché, conoscendo la sua preparazione
in questo campo, le farò avere le risultanze delle audizioni che ci
sono state in Commissione dei tre soggetti in rappresentanza delle
università siciliana, tre esperti di diritto costituzionale, i
quali sul punto specifico sono stati tutti concordi.
Quando dico che bisogna approfondire, le farò avere le audizioni,
perché non c'è dubbio che la legge sia incostituzionale, e lei lo
sa meglio di me, tutto ciò fino a quando non sarà riformato il
Titolo V della Costituzione.
E' incostituzionale non prevedere le elezioni a suffragio popolare
e quindi, quando faccio la richiesta di rinvio in Commissione, la
faccio in coerenza con quanto avvenuto in quella Commissione. Si
può accelerare quello che si vuole ma non si possono abbattere
muri.
Se ci sono dei muri, ogni accelerazione è perduta, è fine a se
stessa. Non è un capriccio avere avanzato la richiesta di rinvio in
Commissione, difatti la successiva richiesta che avanziamo è in
linea con quanto le sto dicendo.
Se lei mi chiede di fermarci fino a martedì, come se non ci fosse
stata discussione generale al disegno di legge siamo d'accordo.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, la discussione generale di fatto
non è avvenuta.
Stiamo discutendo sulla sua proposta di rinviare il disegno di
legge in commissione; la discussione generale, ma già era stato
chiaro l'onorevole Cracolici, è stata rinviata all'articolo 1,
peraltro dei tre disegni di legge. E' chiaro che la discussione
generale deve essere, comunque, frutto di una sintesi politica, sia
per l'eventuale proroga o l'approvazione di una legge o anche la
questione di pregiudizialità che lei opportunamente mi sta ponendo.
FORMICA. Signor Presidente, da questo punto di vista per me va
bene.
Rinviamo tutto a martedì e resta in piedi, se nel frattempo non si
addiviene a un punto di incontro, anche la richiesta di
procedibilità costituzionale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, resta inteso che la discussione
viene rinviata a martedì e che abbiamo incardinato tre disegni di
legge. Vedremo prima di martedì prossimo, di trovare una soluzione
politica altrimenti l'Aula dovrà determinarsi di conseguenza sui
singoli disegni di legge.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, credo che quanto avvenuto stamattina con l'arrivo di una
busta di proiettili nella sede del Gruppo dei DRS, rivolta
all'onorevole Forzese, sia di una gravità inaudita. Si tratta di
due proiettili calibro 38 e nella lettera interna c'era scritto con
chiarezza: onorevole Forzese, il prossimo è nella tua testa'.
Questo Governo esprime una totale solidarietà nei confronti
dell'onorevole Forzese e del Gruppo politico nel quale milita, ma
credo anche di condividere in questo l'indignazione non solo del
Governo ma anche dell'intero Parlamento e della politica siciliana
che non può che essere ferma su questi punti che riguardano proprio
la sicurezza delle persone, la sicurezza pubblica e lo scontro che
c'è oggi in Sicilia.
Io credo che in situazioni come queste, che sempre continuano ad
allarmarci, dobbiamo cominciare a chiederci se le logiche che tutti
quanti noi abbiamo protese continuamente alle differenziazioni
politiche siano logiche che tengono conto della reale situazione
della Regione, e non soltanto dal punto di vista di queste minacce
che si fanno sempre più frequenti.
Ricordo anche una serie di episodi di minaccia arrivati nei
confronti del presidente dell'IRSAP, il dottore Cicero, e hanno
avuto tutti le stesse caratteristiche.
Gli altri segnali preoccupanti spesso arrivano su questo fronte e
credo che su queste impostazioni, che rifiutano la violenza e la
minaccia, non ci possano essere divisioni.
Credo che abbiamo la necessità di fare una riflessione più ampia
se oggi l'azione complessiva con la quale ci rapportiamo rispetto
alla società siciliana abbia consapevolezza della difficoltà della
situazione, della grave situazione sociale, occupazionale, di
disgregazione sociale e anche di assenza di coesione sociale che si
rischia.
Su questo dovremmo cominciare probabilmente a dialogare di più per
evitare che poi anche questi fenomeni si intensifichino, ma
soprattutto si intensificano i fenomeni di disperazione sociale.
Una breve battuta voglio farla anche sulla questione della riforma
delle Province.
La riforma delle Province in Italia è un fatto ormai scontato
politicamente e istituzionalmente, perché quanto nell'accordo
politico fra i due principali schieramenti, fra due schieramenti di
opposizione, c'è anche la riforma dell'abolizione delle Province,
la riforma del Titolo V della Costituzione, noi non possiamo essere
gli ultimi sostenitori di una battaglia che nel Paese non trova più
riscontro e che non ha l'adesione delle istituzioni nazionali.
La nostra autonomia speciale deve essere invocata per anticipare i
processi di riforma istituzionale nazionale, non per rappresentare
l'ultima trincea della conservazione.
Noi abbiamo una possibilità, quella di fare insieme una buona
legge, e una discussione chiara in cui non si può privilegiare una
tesi, perché qui non c'è chi ha la bacchetta magica o la soluzione
che va bene per tutti. Quando parliamo di riforme istituzionali
parliamo di un terreno di confronto che ci può vedere, ci deve
vedere tutti protagonisti e in cui ognuno ha un pezzo di verità.
Non si può pensare che la verità stia tutta da una parte
Abbiamo visto alcune piccole differenziazioni, alcune sono state
fortemente limate, per altre - per la volontà di esitare
rapidamente il disegno di legge - si è rinviata la discussione in
Aula per evitare che la Commissione venisse bloccata da una
discussione troppo specifica su qualche argomento.
C'è stata una volontà unanime sia dei parlamentari della
Commissione sia del Governo di portare questa legge in Aula per
poterla discutere.
Oggi, qualcuno, giustamente, eccepisce che in sei, nove giorni si
possa esitare questa legge.
Tutto è possibile quando c'è l'intesa, quando non ci sono le
intese tutto diventa difficile, ma non è la linea del Governo
quella di non rispettare il dibattito democratico che ci deve
essere attorno a questa questione.
L'altra volta si è scivolati per un paio di voti sulla questione
della mancata proroga, e questo crea un vulnus. Mi rivolgo
soprattutto al centrodestra: veramente siete convinti, oggi, in
questa situazione di opporci ad una volontà del Paese di riformare
il sistema delle province? Di cambiarlo?
Vi inviterei a intraprendere una discussione generale con le
vostre forze politiche, perché non mi pare che siano questi gli
orientamenti a Roma, perché a Roma prevale il discutere su una
legge elettorale maggioritaria, il discutere di cose che fanno
parte di un accordo condiviso, riconosciuto, in cui le forze
politiche nazionali si mettono a discutere sul piano delle riforme
istituzionali.
E' l'invito che rivolgo anche qui.
Berlusconi non è andato al Governo con Letta per fare l'accordo
sulle riforme istituzionali, ha fatto l'accordo sulle riforme
istituzionali.
E' possibile un terreno di intesa in cui noi capiamo che abbiamo
una tappa urgente di riforme da portare avanti che riguardano
l'organizzazione di questa Regione, l'organizzazione del suo
territorio. Possiamo cominciare ad eliminare fonti di spesa che non
hanno più senso e che dobbiamo assolutamente eliminare? Non saranno
eliminate immediatamente, ma attraverso un percorso verranno
eliminate, e questo non significa cancellare la democrazia
Possiamo trovare strumenti democratici che, però, non hanno un
costo e che non si può ridurre a dire eleggiamo e non vengono
pagati perché se uno svolge a tempo pieno un mandato non può non
essere risarcito economicamente per quello che svolge, perché
altrimenti o è ricco o si procura i soldi in un mondo non
certamente lecito.
E' negazione della democrazia non dare la possibilità
dell'esercizio remunerato del mandato che deve essere controllato,
equo, giusto, non deve essere esagerato, non deve sancire sprechi
ma va riconosciuto perché è un lavoro che si svolge a favore della
collettività?
Cominciamo, allora, ad individuare i percorsi.
Se dobbiamo individuare i percorsi - e qualcuno ha chiesto anche
dai banchi del centro-destra un'apertura in questo senso - non si
può procedere a colpi di maggioranza.
Sono convinto che ci sia una maggioranza per approvare rapidamente
la riforma delle province. Ma sono convinto che alla fine il senso
della responsabilità e il senso della necessità di dare una
risposta moderna e contemporanea alla Sicilia di risparmio viene
condivisa, ognuno con le proprie posizioni, con più o meno mal di
pancia, con il fatto che non si vorrebbe approvare nell'imminenza
delle elezioni europee.
Capisco tutto questo, non sono estraneo ai linguaggi della
politica, li conosco e credo dobbiamo coesistere. Se, da un lato,
non si vuole prorogare quel termine, non si vuole prorogare quella
legge, non se ne vuole fare un'altra che sancisce almeno una minima
impalcatura, che ci consenta rapidamente, in 48 ore, di rinviare ad
un testo poi più dettagliato, allora la richiesta di confronto mi
pare che sia sul nulla.
Io vi invito sinceramente a considerare questa cosa.
In assenza di un accordo di questo tipo, il Governo non può che
essere per affrontare urgentemente la questione, anche per non dare
un ulteriore trauma alla Sicilia, perché io non credo che ci sia
oggi una sola forza politica che è predisposta psicologicamente ad
affrontare insieme le elezioni europee e le provinciali,
confondendo due terreni anche completamente diversi di questioni,
uno che attiene alle politiche addirittura non solo nazionali, ma
che riguardano il rapporto con l'Europa, che tipo di Europa
vogliamo, le questioni sociali aperte in campo, che cosa dobbiamo
negoziare rispetto all'Europa; e poi questioni amministrative,
tutte locali, che hanno una caratteristica completamente diversa e
che non sarebbero un favore che facciamo alla politica nazionale.
Su questo facciamo una serie e profonda riflessione. Se volete,
possiamo anche concordare un confronto più politico prima della
riapertura dell'Aula, non so se ci sarà una seduta nel primo
pomeriggio, però ritengo che su questo possiamo discutere, su un
accordo che non può essere però quello del rinvio alla Commissione,
perché la Commissione ha lavorato parecchio, per mesi, ha fatto un
buon lavoro e, ad avviso del Governo, vanno modificate solo alcune
questioni, ma potremmo essere anche in condizione di farlo
rapidamente in Aula.
Però su questioni del genere il Governo vorrebbe una condivisione
larga ed un'intesa molto larga e istituzionale.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi permetto di
prendere la parola per rifarmi a quanto ha appena dichiarato il
Presidente della Regione e soltanto per la prima parte. Non mi
permetterei di stravolgere la prassi secondo la quale, dopo il
Presidente della Regione, nessun altro deputato è opportuno che
parli. Avrei qualcosa da aggiungere, ma lo farei solo se Lei,
Presidente, me lo consentisse.
Anche io desidero, quale deputato e quale Presidente della
Commissione regionale antimafia, esprimere a nome dei colleghi la
piena e totale solidarietà all'onorevole Forzese per essere stato
oggetto di questo ennesimo, vile atto intimidatorio. E, tuttavia,
desidero porre un problema che è di forma e di contenuto.
L'onorevole Forzese non ha informato formalmente l'Aula del fatto
che da qualche settimana egli sia sottoposto ad una misura di
tutela e di protezione. Se questo provvedimento fosse stato
adottato a seguito di iniziative, condotte, posizioni,
dichiarazioni assunte dall'onorevole Forzese al di fuori da
quest'Aula ed estranei alla sua condotta di deputato, noi non
saremmo del tutto legittimati ad entrare nel merito. Poiché, pare
che il collega Forzese sia stato e continua ad essere oggetto di
intimidazioni e di minacce per una specifica condotta adottata
nella sua qualità di presidente, allora, della Prima Commissione
QAffari istituzionali', abbiamo tutti il dovere di sapere, Lei per
primo, il dovere-diritto, signor Presidente dell'Assemblea, che
cosa sta accadendo in quest'Aula ed in particolare per alcuni temi
specifici che questa Aula, seppure in sede di Commissione e poi qui
in plenaria, ha ritenuto di affrontare.
Pertanto, lo farò io nella mia qualità di presidente della
Commissione antimafia, Lei più di tutti è legittimato a farlo -
onorevole Presidente dell'Assemblea - ed io credo che occorra
chiedere un incontro con il Prefetto, che ha presieduto il Comitato
per l'ordine e la sicurezza pubblica, determinando le misure di
protezione, per capire per quale ragione, per quale tema
l'onorevole Forzese è diventato oggetto di mire da parte di
soggetti ancora, purtroppo, non identificati e speriamo presto
identificabili.
Una misura di protezione non si assume e non si adotta se non c'è
la certezza - lo dico perché purtroppo ci sono passato per sette
anni - se quel soggetto non sia al centro di specifiche attenzioni.
E' un'iniziativa, questa, che serve non soltanto per dare luce
alla vicenda, che è spiacevole, dolorosa e anche preoccupante, ma
serve anche a dare serenità e tranquillità all'Aula, perché abbiamo
bisogno di capire quale argomento particolare sia stato sfiorato,
quale nervo scoperto quest'Aula ha toccato per potere determinare
queste reazioni.
Il secondo tema - lei mi ha autorizzato con un cenno, credo di
avere compreso di poterne fare riferimento - è quello delle
Province.
Naturalmente io non oso parlare nel nome e per conto di tutta la
opposizione del centro destra, e ancor meno della opposizione del
Movimento Cinque Stelle, non ne ho alcun titolo. Mi sia consentito
per il mio gruppo - se avrò licenza dal capogruppo, onorevole
Formica - e per quello che ho interpretato dai colleghi della
opposizione.
Signor Presidente della Regione, noi abbiamo tutto l'interesse a
trovare un punto di intesa su questa importante riforma. Ma
l'intesa, Presidente Crocetta, non si trova in maniera unilaterale:
ogni parte deve cedere qualcosa. Se lei pensa di restare fermo
sulla sua cosiddetta rivoluzione' delle Province è chiaro che non
ci incontreremo mai.
Noi stamattina - il capogruppo Formica prima e il sottoscritto
dopo - in Conferenza dei Capigruppo abbiamo ribadito la
disponibilità, anche in mezz'ora, anche subito dopo quest'Aula,
dopo la sospensione se lo vorrà il Presidente Ardizzone, ad
incontrarci e trovare un punto di intesa.
Ma da alcuni punti noi non possiamo derogare, perché si sono
determinati stranamente due schieramenti. Da una parte un gruppo di
conservatori formato dal centro sinistra, guidato da lei, che
vorrebbe riportare la provincia a 67 anni addietro, rispolverando
un modello, quello dei liberi consorzi, che fu concepito quando
ancora non erano terminati i bombardamenti in Italia e che pretende
di non far più votare i cittadini. Da un'altra parte c'è, invece,
un gruppo riformista, rappresentato dal centro destra, che ritiene
che il diritto al voto dei siciliani sia una conquista
assolutamente irrinunciabile. Siamo stati i primi in Italia, come
Regione siciliana, a dare diritto al voto per l'elezione diretta, e
questo diritto noi vorremo poterlo garantire.
Che poi voi vogliate chiamarlo libero consorzio o in altro modo,
per me e per il mio Gruppo - e credo per l'opposizione di centro-
destra - è un aspetto marginale.
Quindi elezione diretta del Presidente della Provincia o del
libero consorzio. Il mantenimento di nove liberi consorzi per non
aumentare i centri di spesa e maggiori competenze alle Province o
ai liberi consorzi. Da questo modello noi non intendiamo tornare
indietro di un centimetro.
Eliminiamo i consiglieri provinciali, se volete, o riduciamoli del
50 per cento. Eliminiamo gli assessori, o riduciamoli dell'80 per
cento. Ma sulla elezione diretta del Presidente dell'Ente
intermedio non si può assolutamente tornare indietro. La democrazia
è un valore dal quale non si può prescindere
Su questi temi ci possiamo incontrare anche tra cinque minuti,
Presidente Crocetta.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, presidente della Regione,
assessori, ho già avuto modo di esprimere la solidarietà di tutto
il Parlamento una volta appresa la notizia, per bocca
dell'onorevole Vullo, all'onorevole Forzese, evidenziando che c'è
un vulnus, chiaramente che non riguarda solo l'onorevole Forzese
perché l'atto è estremamente grave perché si arriva all'interno di
questo Parlamento. Era già successo che un deputato, mi riferisco
all'onorevole Venturino, fosse oggetto di minacce, erano state
spedite dei proiettili all'onorevole Venturino, ma che all'interno
di questo Parlamento si arrivi così impunemente, obiettivamente è
una questione che fa riflettere, ed io ho avuto modo già di
evidenziare che confidiamo molto nelle indagine. Tutto quello che
questo Parlamento è doveroso che faccia, sarà fatto perché abbiamo
tutti l'interesse che si faccia presto chiarezza, perché ogni
qualvolta viene meno la serenità ad un parlamentare, viene meno la
serenità per l'Istituzione in generale. Ripeto, e vado al di là
dell'espressione di solidarietà formale, è giusto che il Parlamento
prenda, cosa che farà, le opportune iniziative.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, io non ero in Aula quando
l'onorevole Vullo ha dato la notizia, ed ho apprezzato che il
Presidente della Regione cogliesse l'occasione per intervenire su
questa questione.
Ho chiesto di parlare sulla vicenda dell'onorevole Forzese perché
ha creato in questo Parlamento una ferita, ed io in qualche modo
sono il frutto di quella ferita, considerato che ho sostituito
l'onorevole Forzese alla guida della I Commissione.
DI MAURO. Lo può spiegare meglio, non l'ho capito
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Onorevole Di
Mauro, se lei non l'ha capito è un problema grave che ha con se
stesso, e solleciterei i suoi familiari a guardare attentamente i
suoi comportamenti e provvedere di conseguenza, visto che non ha
capito.
Voglio dire che per quanto mi riguarda siamo qui in questo
Parlamento un po' come una classe di scuola, si vivono cinque anni,
si sta assieme, ci si chiama per cognome come si ci chiamava quando
si era a scuola con i compagni. Difficilmente si passa al nome,
proprio perché la dimensione è un po' da classe e finisce per avere
una sua dimensione di comunità, pur avendo opinioni, punti di vista
diversi, spesso con uno scontro anche duro tra le diverse opinioni.
Quando succede a qualcuno di noi, usiamo questa espressione, nel
noi intendo dire noi partecipanti alla rappresentanza democratica
in questo Palazzo, un po' si finisce per essere colti da
incredulità, un po' di abitudine, e quindi si tende quasi a rendere
il tutto come cose ovvie.
Io ho voluto prendere la parola perché credo che questa vicenda
Forzese ovvia non sia, e soprattutto non deve essere ovvia, perché
è ripetuto un clima di intimidazione, oserei dire di persecuzione,
che forse è qualcosa che va oltre l'intimidazione, e credo che a un
collega, da qualunque parte politica esso provenga ed in qualunque
parte politica esso stia non può che darsi la solidarietà senza se
e senza ma. Lo voglio fare proprio perché credo che il Parlamento,
lei ha fatto bene a farlo come nella qualità di Presidente
dell'Assemblea, ed ha fatto bene a farlo l'onorevole Musumeci nella
qualità di leader della minoranza di destra, come ha fatto
benissimo a farlo il Presidente della Regione, ed io lo sto facendo
in questo caso più come Presidente che ha sostituito Forzese nella
I Commissione, perché non ci possono essere dubbi, la violenza,
l'intimidazione, come metodo se questo è di lotta politica è da
respingere e da ripudiare.
Se oltre ad essere un mezzo ed un metodo di lotta politica è un
tentativo di intimidazione fisica, è tre volte da ripudiare e da
rifiutare.
Volevo dire soltanto queste cose perché credo che le parole sono
pietre e, quando si dicono, uno le dice anche perché ci ha pensato.
Non sottovaluto questa vicenda e voglio fare arrivare la
solidarietà all'onorevole Forzese, convinto, come sono, che la
battaglia politica, il temprarsi nella battaglia politica, sia
l'unica vera corazzata che ti consente di superare anche i momenti
più difficili, quelli che, in qualche modo, ti introducono dubbi,
perplessità e, soprattutto, li introducono tra i tuoi familiari.
Voglio esortare l'onorevole Forzese a riprendere in pieno la sua
funzione di battaglia politica in quest'Aula, in questo Parlamento,
perché tutti assieme possiamo uscire da questo momento non bello e
tutti assieme possiamo dire, con l'impegno che ci mettiamo ogni
giorno, no ai violenti e ai mafiosi, da qualunque lato e da
qualunque settore essi provengano.
PICCIOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PICCIOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo gli
interventi istituzionali del Presidente della Regione, del
Presidente Musumeci, del Presidente Cracolici e dell'amico
Crocetta, non può mancare la solidarietà affettuosa, umana,
personale e amicale mia, nella qualità di Presidente del Gruppo
parlamentare dei Democratici Riformisti per la Sicilia, dei quattro
colleghi parlamentari coi quali nell'Aula, nella famiglia di cui
parlava bene Antonello Cracolici - ti ho chiamato Antonello e non
Cracolici -, si è creata un'altra famiglia: la famiglia del Gruppo
parlamentare con la quale si convive, si decide e Marco è un perno
di questa nostra famiglia e quando uno dei fratelli viene
minacciato tutti per uno e uno per tutti .
Ma la solidarietà non può essere solo quella istituzionale ma è
quella fraterna di chi vede giornalmente il lavoro che egli svolge,
la lotta anche al malcostume e noi non indietreggeremo.
Il messaggio che deve venire come Gruppo parlamentare, ma che
estendo a tutta l'Aula, perché faccio mie le parole che da destra e
sinistra sono venute oggi in quest'Aula, noi non indietreggeremo,
non ci facciamo spaventare e non ci facciamo intimidire. Andremo
avanti con forza, con più forza rispetto a prima, per dimostrare ai
siciliani che guardano a noi come punto di riferimento che la mafia
fa schifo, e non fa schifo a chiacchiere ma nei fatti, e questi
atteggiamenti mafiosi, da ovunque essi vengano e per qualsiasi
motivo siano stati determinati, sono frutto di un tempo che vede la
politica in una situazione, in un cono d'ombra, molto grave.
La politica deve reagire, la politica deve avere il coraggio, e
chi fa politica deve avere il coraggio di alzare la testa e
guardare la gente un'altra volta negli occhi, questa volta, però,
dall'alto verso il basso e non sempre in atteggiamento di difesa. E
su questo, vi garantisco che andremo avanti con il vostro aiuto.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del
Gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle esprimo la
solidarietà al collega che ha subito questo atto grave e che,
chiaramente, invitiamo a continuare nella sua azione parlamentare
la quale, a volte, è fatta anche di incomprensioni, di scontri
nella dialettica politica, ma non deve essere mai ad avallare gesti
di questo tipo, che sono da condannare in maniera unanime e sono
soprattutto da combattere in maniera molto forte.
Se dobbiamo riscattare l'orgoglio di questa terra, il buon nome
di questa terra ed il buon nome di una Regione che vuole
affrancarsi nei confronti di tutto il resto del territorio
nazionale, con una Regione che sta provando a combattere fenomeni
mafiosi o fenomeni comunque di intimidazione gravi come questo,
dobbiamo stringerci in un coro unanime e dare, in questo caso
all'onorevole Forzese, la forza per continuare la sua attività
parlamentare.
Questo è l'augurio che faccio e lo invito a ritornare, nel più
breve tempo possibile, a quelle che sono le normali attività per
non fare mancare il suo contributo in termini di professionalità a
quella che è una delle più belle istituzioni d'Italia ed è
sicuramente il punto di riferimento per una Regione siciliana che
deve veramente voltare pagina su questo settore.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Assume la Presidenza il Vicepresidente Pogliese
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento del
Presidente Crocetta ha aperto una discussione su cui ho avuto modo
di ascoltare gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto.
Non ho ben compreso la prima parte dell'intervento dell'onorevole
Cracolici, ma per quanto ricordava un passaggio che si è svolto in
questo Palazzo, il passaggio di una sorta di quasi mozione nei
confronti di un Presidente di una I Commissione, un fatto
esclusivamente politico che ha visto poi eleggere il Presidente
Cracolici, come presidente della I Commissione.
Ma credo che si tratti di un fatto politico, di un fatto normale,
anche se è la prima volta che si è verificato e, per quanto mi
riguarda, non conosco il provvedimento dell'autorità competente che
ha sancito la scorta all'onorevole Forzese, ma un dato è certo:
l'onorevole Forzese ha ricevuto questi proiettili in questo
Parlamento ed è tutto un significato particolare che hanno voluto
dare coloro i quali hanno assunto il convincimento che
l'intimidazione rivolta all'onorevole Forzese fosse inviata in
questo Palazzo, proprio a voler sancire che si trattasse di
qualcosa che riguardava l'attività che ha messo in campo, nelle
Commissioni o in questo Palazzo, attraverso interrogazioni,
interpellanze, mozioni o interventi o qualsiasi altra cosa, perché
oggi tocca all'onorevole Forzese, domani può toccare a qualche
altra persona.
In questo senso, quindi, credo che l'allarme che registriamo è
intanto sul piano umano, della solidarietà a tutti i livelli che va
data all'onorevole Forzese e bene ha fatto chi ha ritenuto di
metterlo sotto scorta, bene dice l'onorevole Musumeci che si tratta
di fatti che non sono allo stato coperti da decreto istruttorio;
sarebbe opportuno rendere edotto il Parlamento, perché non c'è
dubbio che il secondo attacco è a questa Istituzione, a tutto
l'insieme di questo Palazzo che lavora, quindi ai dirigenti, ai
funzionari, ai parlamentari che debbono da oggi in poi cominciare a
temere per la propria incolumità, perché trattasi certamente di un
atto che ha lo scopo di intimidire una personalità come l'onorevole
Forzese, che è in questo Parlamento, credo, da tre legislature e
che ha sempre segnato un comportamento distinto, un comportamento
collaborativo a dare la posizione di maggioranza o di opposizione e
mai si è lasciato andare ad accuse nei confronti di persone, di
categorie, di associazioni o di società tali da poter pensare che
possono esserci stati fatti ben precisi.
L'invito che rivolgeva, quindi, l'onorevole Musumeci lo faccio
anche mio ed è giusto che questo invito sia sposato da tutto il
Parlamento perché deve essere fatta su questa cosa, qualora sia
possibile, non sia coperta da particolari attività in questo
momento l'attività giudiziaria, perché tutto il Parlamento possa
esserne edotto e invitando ovviamente l'onorevole Forzese a
riprendere serenamente l'attività parlamentare perché tutti quanti
siamo solidali con lui e pronti a qualsiasi attività di sostegno.
CRACOLICI. Quindi aveva capito il mio discorso?
FIRETTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIRETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non volevo far
mancare, se pur brevemente, la voce del mio Gruppo parlamentare,
che si alza con forza come voce di condanna rispetto ad un gesto
che trae le sue radici in una triste e annosa storia che questa
Sicilia ha vissuto, e che vive anche con una sorta di un baule
nella testa, e non posso non sottolineare che l'intervento è quanto
mai opportuno da parte di tutti i Gruppi parlamentari, e anche io
non posso fare altro che esprimere sentimenti di vicinanza al
collega Marco Forzese, che conosciamo, che è stato anche collega
del mio Gruppo parlamentare.
In un tempo in cui l'atto che viene perpetrato si sviluppa con una
gestualità che è obiettivamente sinistra, non è il solito atto
intimidatorio, ma come è stato da illustri colleghi sottolineato,
si svolge con una gestualità che ha un doppio significato, si
rivolge alla persona e certamente si rivolge alla istituzione, al
ruolo del parlamentare, avuto conto che il segno di questo atto si
è svolto proprio all'interno di questo Palazzo.
Allora, penso che ci sia qui, al di là del semplice atto di
vicinanza che può essere pronunciato da ciascuno di noi, da ciascun
parlamentare, certamente l'esigenza di comprendere di più e meglio,
perché il ruolo dell'istituzione che siamo chiamati a rappresentare
possa svolgersi in maniera serena, scevra da ogni forma di
condizionamento, seppur lontano, poiché questo non fa altro, in un
momento come quello che stiamo attraversando, dove dobbiamo
contrastare con una serie di emergenze aperte per la nostra terra,
aggiungere ancor di più l'ipotesi del condizionamento, di qualunque
forma questo condizionamento sia, malavitoso, di lobby o di altro
ancora, penso che non ci fa svolgere il ruolo con quella serenità
che a noi serve per affrontare le questioni che abbiamo davanti e
caricarci anche quello sforzo riformista che ci siamo caricati di
portare avanti.
DI GIACINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, visto che
questa mattina eravamo giù quando è arrivata la busta con i
proiettili al collega Forzese, esprimo la solidarietà e la
vicinanza per la grave minaccia di cui è stato fatto oggetto, in
nome mio e del Gruppo, e invito il nostro collega a proseguire
nella sua attività e azione politica a testa alta.
Chi persegue la legalità e conduce la buona battaglia per
affermarla non si piega alle intimidazioni, ma reagisce dando
maggiore vigore alla propria azione politica.
Auspico che una minaccia così grave, che ritengo sia stata fatta a
tutto il Parlamento, e non soltanto al collega Forzese, faccia
alzare il livello di guardia di questo Parlamento.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per il Gruppo
parlamentare dell'UDC ha parlato l'onorevole Firetto e non c'è
bisogno di aggiungere niente. Mi pongo però un problema e vorrei
essere rassicurato dalla Presidenza dell'Assemblea. Non vorrei che
oggi vincessero i malfattori che stanno turbando la serenità
personale e politica dell'onorevole Forzese. E dico questo perché
mi dispiacerebbe vedere l'Aula incardinare soltanto cinque disegni
di legge senza produrre alcuna attività legislativa.
Vorrei capire se si è deciso di incardinare cinque disegni di
legge e basta o se si è deciso di continuare i lavori soprattutto
con l'approvazione dell'unico disegno di legge che riguarda la
ricerca scientifica in ambito sanitario, che è all'ordine del
giorno da due mesi e mezzo, e che ancora non vede la luce. Se così
è, che si continua a lavorare approvando quel disegno di legge al
quale non sono stati presentati emendamenti, se non un solo
emendamento tecnico - se non ricordo male - all'articolo 4, si è
già svolta la discussione generale e può essere esitato nell'arco
di tre minuti, questo vuol dire che oggi non abbiamo fatto
un'attività legislativa, ma soltanto non abbiamo prodotto nulla,
forse le parole dure talvolta servono.
E, allora, vorrei essere rassicurato dalla Presidenza
dell'Assemblea perché la solennità degli argomenti che si sono
trattati deve essere parametrata alle risposte che questo
Parlamento deve essere chiamato a dare. E l'unica risposta politica
e concreta che può dare è produrre leggi, soprattutto se sono leggi
che non impegnano le finanze pubbliche della Regione e che danno
prospettive di lavoro alle nuove generazioni che soprattutto
nell'ambito medico possono produrre ricchezza in termini di ricerca
scientifica per questa Sicilia.
Su questo vorrei che il Presidente desse una risposta puntuale,
ricordando bene che è da due mesi che quella legge non viene
trattata per un problema politico che oggi è abbondantemente
superato.
PRESIDENTE. Onorevole Turano, si è tenuta, come tutti voi sapete,
la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari che ha
stabilito un calendario che è vincolante per questa Presidenza. In
tal senso, stiamo seguendo l'indicazione pervenuta dalla Conferenza
stessa.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, con assoluta franchezza, la Conferenza
dei Presidenti dei Gruppi parlamentari non è il Vangelo. All'ordine
del giorno dell'Assemblea c'è un disegno di legge, la cui
discussione generale è già stata svolta. Si è dato il termine per
presentare gli emendamenti, addirittura c'è stata una richiesta di
rinvio in Commissione del disegno di legge su cui si è pronunziata
l'Aula, che con un voto solenne ha detto di andare avanti. Questo
disegno di legge non può essere eliminato dall'ordine del giorno;
può essere soltanto deciso di rinviarlo perennemente.
Non voglio essere iscritto nell'elenco delle persone che rinviano
sempre, non trattano nulla e non decidono niente. Voglio essere
iscritto nell'elenco delle persone che sono qua a lavorare per dare
risposte.
Mi farebbe piacere ricordare, ma sono certo che lo farà in maniera
più autorevole di me per il ruolo che svolge il Presidente della
Commissione Sanità, dicendo che è l'unico argomento che dalla
Commissione è stato trattato e licenziato e che oggi si trova
all'ordine del giorno.
La Commissione in questi mesi ha lavorato anche su altri disegni
di legge che ancora non vedono la luce in Commissione Bilancio.
Ora è una questione di serietà. Si può decidere di fare di tutto,
ma questo non vuol dire che tutti siamo d'accordo.
Prego, quindi, il Presidente dell'Assemblea, qualora lo dovesse
ritenere possibile, assumendosi la responsabilità politica
dell'atto che compie e poiché non c'è un dibattito politico in
termini di scontro su questo argomento, di andare avanti e di
trattare l'argomento; diversamente oggi abbiamo tenuto una solenne
seduta per incardinare cinque disegni di legge, vedremo che fine
faranno, e per dare la solidarietà all'onorevole Forzese.
Non c'era bisogno di fare una seduta pubblica. Non vorrei che
questa seduta ottenesse l'effetto contrario, cioè di fare parlare
non della solidarietà che stiamo dando tutti all'onorevole Forzese,
cosa sentita, ma di fare parlare dei delinquenti che hanno turbato
la serenità dell'onorevole Forzese. Signor Presidente, assuma con
coraggio la sua decisione.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Sull'ordine dei lavori
DIGIACOMO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nessuno obietta
che siamo tutti a conoscenza dei regolamenti e quindi sappiamo bene
che l'ordine del giorno viene stabilito dalla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari, quindi non c'è una obiezione da
fare, ma il problema é stabilire come andare avanti con i lavori
dell'Aula.
Non possiamo fermarci a ogni incidente che capita a proposito di
norme importanti; potremmo colmare questi vuoti, e nel frattempo
che si stabilisca cosa fare con le province, potremmo portare
avanti la legge sull'amianto e la legge sulla ricerca scientifica,
perché intanto le persone muoiono e se approvassimo questi disegni
di legge, ivi compreso quello sull'amianto, potremmo sperare che
muoiano meno persone.
Cos'è che impedisce, fermo restando, l'ordine dei lavori stabilito
dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, che, nel
frattempo delle interlocuzioni di carattere politico, potremmo
andare avanti con le altre leggi? Qual è il vantaggio politico, il
vantaggio per la Presidenza, per la sua autorevolezza: quello di
non portare avanti altri disegni di legge esitati per l'Aula? Non
riesco a capirlo.
PRESIDENTE. Onorevole Digiacomo, ho già detto che si è stabilito
un calendario, continueremo con l'incardinare altri tre disegni di
legge in merito a quello che è stato detto dall'onorevole Turano e
martedì l'Aula si confronterà su questo e non credo che un
ulteriore rinvio di solamente tre giorni possa impedire un percorso
assolutamente virtuoso.
TURANO. Chiedo soltanto di procedere con l'esame dei disegni di
legge all'ordine del giorno tra cui quello dell'amianto, di
importanza vitale.
PRESIDENTE. Onorevole Turano, lei ha già avuto la parola e questo
argomento verrà esaminato martedì prossimo.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Discussione del disegno di legge «Disposizioni per la
riqualificazione dei beni immobili confiscati alla criminalità
organizzata» (579-607 IV stralcio - 623/A)
PRESIDENTE. Si passa alla discussione del disegno di legge nn. 579-
607 IV stralcio-623/A «Disposizioni per la riqualificazione dei
beni immobili confiscati alla criminalità organizzata».
Invito i componenti la IV Commissione a prendere posto al banco
alla medesima assegnato.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Trizzino, Presidente della
Commissione e relatore, per svolgere la relazione
TRIZZINO, presidente della Commissione e relatore, Grazie, signor
Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge che presentiamo
all'Aula è stato trattato dalla Commissione Ambiente e
Territorio', qualche giorno fa ed è passato anche in Commissione
Bilancio, per le sue parti di competenza.
Sarò breve nell'esposizione in modo da rendere consapevole l'Aula
di quello che sarà il testo che dovrà essere votato.
Il disegno di legge che è stato trattato in Commissione permette
di rendere utilizzabile il patrimonio immobiliare confiscato alla
criminalità organizzata ed assegnato alle Forze dell'Ordine. Come
noto, l'attuale codice antimafia prevede che i beni immobili,
confiscati alla mafia, possano essere utilizzati dallo Stato per
finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile,
ovvero trasferiti per finalità , istituzionali, sociali, al
patrimonio del Comune o della Provincia o della Regione nel cui
territorio, chiaramente insistono.
La ratio della norma che è stata esaminata è agevolare la
restituzione alla cittadinanza di beni che per anni sono stati
espressione della violenza mafiosa, dando così un forte e chiaro
segnale di affrancazione della società dal fenomeno criminoso.
In tale contesto si inserisce l'intervento di riforma
dell'articolo 3, che poi è la sostanza della materia di riforma:
stiamo parlando della legge regionale n. 1 del 2012. Con questa
legge, la Regione, ha predisposto e programmato una significativa
riqualificazione urbanistica del territorio regionale predisponendo
diversi interventi di edilizia sociale sovvenzionata e agevolata.
Il disegno in parola intende modificare la norma de qua prevedendo
la possibilità di ricomprendere nell'ambito della riqualificazione
anche gli immobili confiscati, appunto, alla criminalità
organizzata e assegnati come alloggi residenziali alle forze
dell'ordine.
La possibilità di rendere effettiva l'assegnazione di immobili
precedentemente gestiti da esponenti della criminalità organizzata
ai rappresentanti delle forze dell'ordine non può che avere, in
termini di presidio della legalità ed espressione della presenza
dello Stato, effetti estremamente positivi.
Le risorse necessarie, e qui entriamo nel merito della questione
che è stata trattata in Commissione Bilancio, ai suddetti
interventi non graveranno ulteriormente sulle casse della Regione,
ma saranno reperite a seguito di accertamento di economie giacenti
presso la Cassa Depositi e Prestiti secondo quanto già stabilito
dalla stessa legge numero 1 del 2012, previo, questo è stato
introdotto, parere della Commissione legislativa competente
dell'Assemblea regionale siciliana.
Inoltre, è prevista l'attivazione di un fondo di rotazione
alimentato dai canoni di affitto degli immobili stessi.
A tal fine, l'Assessorato Infrastrutture avrà il compito di
stipulare convenzioni con le competenti amministrazioni dello
Stato, ai fini della costituzione e della Regolamentazione del
predetto fondo.
PRESIDENTE. Dalla prossima seduta si procederà con la discussione
generale che è rinviata all'articolo 1.
Rinvio della discussione del disegno di legge «Disposizioni in
materia di pagamenti della Pubblica Amministrazione. Anticipazione
finanziaria alla società Riscossione Sicilia» (500/A)
PRESIDENTE. Si passa alla discussione del disegno di legge n.
500/A «Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossione
Sicilia», posto al numero 5).
Il relatore è l'onorevole Di Giacinto, che non vedo in Aula,
quindi si tratterà nella prossima seduta.
Rinvio della discussione del disegno di legge «Schema di progetto
di legge costituzionale da proporre al Parlamento della Repubblica
ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
dello Statuto, recante 'Modifica dell'articolo 36 dello Statuto
della Regione,
in materia di entrate tributarie'» (162/A)
PRESIDENTE. Si passa alla discussione del disegno di legge n.
162/A «Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
dello Statuto, recante 'Modifica dell'articolo 36 dello Statuto
della Regione, in materia di entrate tributarie'», posto al numero
8).
Il relatore è l'onorevole Cimino, che non vedo in Aula.
Si provvederà quindi ad affrontare questo disegno di legge nella
prossima seduta.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 11 febbraio
2014, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
I - Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
metropolitane. (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-
268-474-542-543-546-613-638-662/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
2) - Norme transitorie in materia di proroga delle gestioni
commissariali provinciali. (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-
183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A)
(Seguito)
Relatore: on. Cracolici
3) - Ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori dei
liberi consorzi comunali e delle Città metropolitane. (nn.
642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-61
638-662/A Stralcio II/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
4) - Disposizioni per la riqualificazione dei beni immobili
confiscati alla criminalità organizzata. (nn. 579-607 IV stralci
- 623/A) (Seguito)
Relatore: on. Trizzino
5) - Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
Sicilia. (n. 500/A)
Relatore: on. Di Giacinto
6) - Promozione della ricerca scientifica in ambito sanitario.
(n. 494/A) (Seguito)
Relatore: on. Turano
7) - Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Nor
per l'apertura di una casa da gioco nei Comuni di Taormina e
Palermo'. (n. 180/A) (Seguito)
Relatore: on. Rinaldi
8) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
dello Statuto, recante 'Modifica dell'articolo 36 dello Statuto
della Regione, in materia di entrate tributarie'. (n. 162/A)
Relatore: on. Cimino
9) - Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35. (nn.
127-30/A)
Relatore: on. Cappello
10) - Norme per la tutela della salute e del territorio dai
rischi derivanti dall'amianto. (nn. 381-3-306-346/A)
Relatore: on. Cascio S.
11) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dell
libertà civili, politiche, economiche e sociali . (n. 223/A)
Relatore: on. Malafarina
12) - Norme relative al funzionamento della forma di governo
regionale, alla nomina ed alla revoca degli assessori, alla
conclusione anticipata della legislatura, in attuazione degli
articoli 9, 10, 41 bis e 8 bis dello Statuto della Regione. (n.
433/A)
Relatore: on. Turano
13) - Osservatorio equità e giustizia nelle filiere agricole e
alimentari . (n. 348/A)
Relatore: on. Alongi
14) - Nuove norme in materia di panificazione . (n. 1/A)
Relatore: on. Lombardo
15) - Norme per la prevenzione delle patologie del cavo orale .
(n. 475/A)
Relatore: on. Picciolo
16) - Anagrafe scolastica regionale . (n. 535/A)
Relatore: on. Greco M.
17) - Istituzione degli ecomusei della Sicilia . (n. 7/A)
Relatore: on. Maggio
18) - Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
528/A)
Relatore: on. Anselmo
La seduta è tolta alle ore 15.00
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli