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Resoconto d'Aula della Seduta n. 126 di giovedì 06 febbraio 2014
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   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, avverto che del processo  verbale
  della seduta precedente, verrà data lettura successivamente.

                    Discussione di disegni di legge

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica del  numero
  legale  (art.  85) ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

   Si  passa al punto II dell'ordine del giorno, che reca discussione
  di disegni di legge.
   In  questa  seduta verranno incardinati i primi cinque disegni  di
  legge  all'ordine del giorno e quello posto al n. 8),  che  recita:
   Schema  di  progetto  di  legge  costituzionale  da  proporre   al
  Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
  dello  Statuto,  recante 'Modifica dell'articolo 36  dello  Statuto
  della  Regione,  in  materia di entrate tributarie'.   (n.  162/A),
  Relatore: on. Cimino.
   Per quanto riguarda i seguenti disegni di legge:
     nn.  494/A,   Promozione  della ricerca  scientifica  in  ambito
  sanitario , relatore: on. Turano,  e  180/A  Disegno di legge  voto
  da   sottoporre   al   Parlamento  della   Repubblica,   ai   sensi
  dell'articolo  18 dello Statuto, recante 'Norme per  l'apertura  di
  una casa da gioco nei Comuni di Taormina e Palermo' , relatore: on.
  Rinaldi,   posti  ai nn.  6) e 7),  si è già svolta la  discussione
  generale e non sono stati presentati emendamenti.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


     Discussione «Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle
                         Città metropolitane»
   (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-
                            613-638-662/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  alla discussione «Istituzione  dei  liberi
  consorzi comunali e delle Città metropolitane» (642-31-132-133-149-
  153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A).
   Invito    i   componenti  la  I  Commissione  a   prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Ha  facoltà di parlare il presidente della Commissione e relatore,
  onorevole Cracolici, per svolgere una relazione unificata sui primi
  tre disegni di legge che riguardano le province.

   CRACOLICI,   presidente  della  Commissione  e  relatore.   Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, mi rimetto al testo delle relazioni
  scritte dei singoli disegni di legge.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  come  è  apparso
  assolutamente  evidente  dalla  discussione  che   c'è   stata   in
  Commissione  di  merito  e dall'esito che  è  uscito  dalla  stessa
  Commissione,  che  l'iter per l'approvazione del disegno  di  legge
  seguito  in  prima Commissione e l'accelerazione che quell'iter  ha
  seguito,  ha  partorito  un disegno di legge  che  è  assolutamente
  ingestibile, incomprensibile, inapplicabile.
   Anche  alla  luce, poi, delle posizioni del Governo, che  sono  in
  assoluto  contrasto con quello che è il disegno  di  legge  esitato
  dalla  Commissione, ritengo sia cosa quanto meno doverosa  rinviare
  il disegno di legge sulle province nuovamente in Commissione perché
  in   quella   sede  si  possa  trovare  la  sintesi  di   ciò   che
  l'accelerazione di quei lavori non ha consentito di fare.
     Pertanto, chiedo formalmente che il disegno di legge ritorni  in
  Commissione.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  in  effetti,
  l'onorevole Formica rimanda ad una esigenza, ad una istanza che era
  stata  già  più volte affrontata e presentata in Prima  Commissione
  che,  devo  dire, non fa soltanto riferimento alla questione  della
  Commissione di merito che ha affrontato già il testo pur arrivando,
  ahimè, alla fine, ad una confusa conclusione che è rappresentata da
  tre diversi testi: uno di nove articoli, in cui all'articolo 9,  ad
  esempio, non si fa riferimento alle funzioni; un altro testo che fa
  riferimento  alle  incompatibilità e  il  terzo  provvedimento  che
  invece  fa riferimento ad una richiesta fondamentalmente di proroga
  del commissariamento.
   Io, in realtà, oltre a sostenere la richiesta già presentata prima
  dall'onorevole Formica, vorrei fare riferimento ad un altro aspetto
  che  è  quello  che  più volte abbiamo affrontato  in  Commissione,
  ovvero quello di avere una relazione tecnica che accompagnasse quel
  testo  e che facesse riferimento agli effetti dei risparmi, laddove
  questi ci dovessero essere.
   Pertanto, la mia richiesta è che la Commissione Bilancio riceva il
  testo  per  fare  un approfondimento e verificare se effettivamente
  questi risparmi ci sono.
   Quindi,  chiedo un rinvio in  Commissione Bilancio  per  valutarne
  l'impatto economico.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervenendo
  sull'ordine dei lavori,  credo che iniziare, immaginare, ipotizzare
  di  iniziare  su una legge di riforma presentando all'Aula  quattro
  disegni di legge, non sia opportuno...Mi si dice tre, a me ne hanno
  fornito  quattro.  Li  ho  sbirciati cercando  di  capire  di  cosa
  parlassero  e  mi  rendo conto che uno parla  della  riforma  delle
  province; un altro parla di istituzione dei consorzi; un  terzo  di
  ineleggibilità;   il   quarto   testo    parla   di   proroga   dei
  commissariamenti.
   Non  mi  pare che si vada verso il migliore percorso, un  percorso
  chiaro, solare, di semplificazione amministrativa e legislativa. E,
  quindi,  se questo è l'inizio il  buongiorno si vede dal  mattino ,
  non sarebbe un buon giorno, ma sarebbe una cattiva giornata.
   Credo  che oggi dovremmo andare coi piedi di piombo e chiedere  al
  Governo  qual è l'idea che ha sulle Province e sulla riforma  delle
  Province,  perché qua in Aula è arrivato un testo licenziato  dalla
  Commissione che è diverso rispetto al testo voluto dal  Governo  in
  Giunta e licenziato dalla Giunta di Governo. In più, a questo testo
  della  Commissione  abbiamo aggiunto altri tre  disegni  di  legge:
  siamo  in una confusione assolutamente plateale, tanto che  qualche
  giornalista,  prendendo spunto dai tre, quattro disegni  di  legge,
  magari  domani  ci spiattellerà su qualche testata giornalistica  -
  non  soltanto regionale, ma anche nazionale - come la  Regione,  il
  Parlamento dei paradossi e dello stato confusionale. Per cui, sulla
  scorta  di  queste  considerazioni, io chiedo  alla  Presidenza  di
  andare   avanti   e   di  votare  sul  Regolamento  dell'Assemblea,
  relativamente  al  recepimento del decreto Monti, che  puntualmente
  abbiamo fatto e su questo nulla quaestio.
   In  Conferenza  dei  Capigruppo si era  anche  chiesto,  da  parte
  dell'onorevole  Cimino,  di incardinare  il  disegno  di  legge  di
  riforma dell'articolo 36 dello Statuto, quindi una legge voto,  una
  legge  costituzionale  che ha un valore pregnante  per  le  risorse
  della  Regione  siciliana.  Su questo  io  chiedo  che  si  proceda
  incardinando e dando i termini per gli emendamenti.
   Sul  disegno  di legge delle Province - lo ha detto  prima  di  me
  l'onorevole  Formica - rimandiamolo in Commissione; si articola  un
  ragionamento  serio, un ragionamento su un disegno di legge  unico,
  per  arrivare in Aula e sapere su cosa votiamo, come votiamo e qual
  è  la riforma istituzionale di questo ente intermedio che riteniamo
  di dover varare in maniera compiuta, ma anche in maniera razionale,
  senza  fare ancora norme spot che poi magari, puntualmente, vengono
  censurate. E allora, anche in quel caso, dovremo poi capire di  chi
  è la responsabilità che ha censurato queste norme, non pensando che
  magari siamo noi a rischiare di essere considerati poco accorti,  e
  in alcuni casi anche scarsi, nel legiferare.
   Per  cui, facciamo le cose in maniera ordinata, senza strafalcioni
  o  errori grossolani che poi vengono puntualmente censurati da  chi
  ha  il controllo, ma anche dai cittadini, che comunque esprimono un
  giudizio nei nostri confronti.

   MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO  Giuseppe. Signor Presidente, è stata fatta una  richiesta
  ed  è  stata  ribadita da diversi parlamentari. In questa  fase  il
  problema di questa Assemblea è, sostanzialmente, di  evitare di far
  uscire  all'esterno di questo Parlamento il fatto  che  l'Assemblea
  non  vuole fare la riforma. E di queste cose ve ne dovete  occupare
  voi  come  Ufficio di Presidenza e i signori capigruppo  di  questa
  Assemblea,  perché il messaggio che ne viene fuori, o che  ne  deve
  venire  fuori, è un messaggio anche pericoloso, perché - sottolineo
  - far emergere da un dibattito di questo tipo che l'Assemblea vuole
  fare arenare una riforma è rischioso.
   Allora,  io  dico che l'Aula si determini, però senza  correre  in
  modo   confuso.  E  certamente  non  mi  rivolgo  alla   conduzione
  dell'Aula, ma alla conduzione politica dell'Aula che non è,  signor
  Presidente, competenza sua.
   Stiamo  attenti  perché abbiamo assunto un  impegno,  è  l'impegno
  mantenuto   in   Commissione  Affari  Istituzionali   anche   dalle
  minoranze, perché è stato chiesto   portiamo il testo in Aula e poi
  il  confronto  politico , la mediazione per una  buona  riforma  si
  trasferisce in Aula.
   Non  vorrei che una volta che questa norma è arrivata, adesso  c'è
  la  fretta di farla a tutti i costi e come è fatta è fatta,  purché
  si faccia, perché questo diventa molto, molto rischioso.
   Auspico  quindi che le parti discutano, per esempio, dell'elezione
  diretta  del  presidente  del  libero  Consorzio,  discutano  delle
  modalità di individuazione del componente del singolo comune presso
  l'Assemblea  del libero Consorzio. In sostanza, signor  Presidente,
  quello  che  mi  piacerebbe  in  questo  percorso  istituzionale  e
  parlamentare è che ci sia meno tatticismo e più merito delle  cose,
  perché  poi  molto  spesso ci perdiamo in tatticismi  per  farla  o
  rinviarla  e  poi non ci occupiamo della legge nel suo  significato
  primario, che è quello di dare un buon servizio al territorio.

   CRACOLICI,  presidente  della Commissione e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI,   presidente  della  Commissione  e  relatore.   Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, assessori, io ho evitato di fare la
  relazione  e  le  ragioni sono contenute  nel  testo  che  è  stato
  depositato,  però  vorrei dire ai colleghi una cosa  perché  è  una
  discussione complicata.
   L'onorevole  Milazzo  ha fatto bene a ricordare  alcuni  passaggi,
  però,  evitiamo di fare  ammuina . Noi abbiamo varato un  testo  in
  ossequio ad una legge del Parlamento che è la n. 7 del 2013, che ha
  stabilito, in maniera chiara, i compiti e i limiti entro i quali la
  nostra seconda legge, cioè quella che sarebbe stata necessaria fare
  entro  il  31  dicembre 2013, i limiti entro i quali  quella  legge
  doveva  agire:  istituire  i liberi Consorzi,  istituire  le  città
  metropolitane, definire la governance di secondo livello.
   In  Commissione,  pur  con  una discussione  -  di  questo  voglio
  ringraziare  tutti i colleghi - ricca di spunti, di  posizioni,  di
  preoccupazioni, si è arrivati ad un punto. Ora, il fatto che  siamo
  a  tre testi non è frutto di un impazzimento, è frutto anche di  un
  ragionamento e di un'intesa.
   Un   testo,  che  è  il  famoso  secondo  stralcio,  riguarda  una
  fattispecie che non può essere disciplinata da una legge  ordinaria
  poiché,   com'è   noto,   le   norme   sulle   incompatibilità    o
  ineleggibilità,   occorre  per  essere  approvate   una   procedura
  rafforzata,  devono  essere votate dalla maggioranza  assoluta  dei
  componenti  dell'Assemblea e possono essere sottoposte a referendum
  da parte dei cittadini.
   Quindi,   non   poteva   essere   contemplata   la   norma   sulle
  ineleggibilità  dei nuovi amministratori che andranno  a  definirsi
  con  le  nuove  governance con una legge ordinaria;  quindi,  tutta
  questa  sceneggiata  che  ci sarebbe confusione,  la  confusione  è
  dettata dalla procedura.
   La seconda questione la voglio qui dire.
   Non  so cosa si è discusso in Conferenza dei capigruppo. E' venuta
  durante   il   dibattito  in  Commissione  l'ipotesi   che   alcuni
  parlamentari, alcune forze politiche, potrebbero su questa norma, e
  in  particolare, sulle governance da determinare nei  nuovi  organi
  che  andremo  a realizzare, prevedere un referendum consultivo,  ai
  sensi  della  legge  del  2004, per far decidere  ai  cittadini  la
  modalità  con  cui eleggere le governance degli organi  di  secondo
  livello.  Procedura  che,  se  si dovesse  attuare,  avrebbe  delle
  conseguenze e per essere attuata occorre un voto del Parlamento.
   La Commissione, di fronte ad una ipotesi di questo tipo ha inteso,
  per  evitare  qualunque equivoco che possano esserci  tentativi  di
  forzare  la  mano, separare la questione del modello  organizzativo
  degli   organi  di  secondo  livello  della  nostra  Regione  dalla
  questione  dei  commissari, prevedendo,  con  apposito  disegno  di
  legge, la possibilità che, qualora l'Assemblea dovesse determinarsi
  per  approvare una procedura referendaria rispetto alla  governance
  sui modelli di secondo livello nella nostra Regione, a quel punto è
  necessario, comunque, avere un provvedimento legislativo che dia un
  supporto di legge alla proroga dei Commissari.
   Quindi,  è  un  modo trasparente di venire incontro  al  dibattito
  parlamentare  in  maniera tale che il confronto in  Parlamento  sia
  sulle  cose  e  non  sugli azzeccagarbugli che,  in  qualche  modo,
  provano a trovare la virgola della norma per bloccare la procedura.
  A me questo premeva sottolinearlo.
   Ripeto: nessuna bizzarria legislativa, semplicemente una procedura
  trasparente,  alcune obbligate e altre che potrebbero obbligarsi  a
  secondo   della  procedura  che  si  segue.  E'  evidente,   signor
  Presidente.  E'  questo  il senso della  proposta  che  io  faccio:
  qualora  l'Aula  dovesse determinarsi per  approvare  il  testo  di
  riordino ai sensi della legge 7 del 2013 e, quindi, di dare corso a
  quanto previsto dalla legge 7, quella norma che è stata stralciata,
  la I/A al testo 662/A, va integrata facendola diventare emendamento
  al testo principale perché si separano solo se uno si ferma, ma nel
  caso  in  cui quello dovesse andare avanti, anche l'altro  potrebbe
  andare, benissimo, a seguire.
   Mi  premeva  sottolineare questo, fermo restando  che  ognuno  può
  avere  le opinioni che ha, è giusto confrontarci, però c'è un tempo
  per la discussione e poi ci sarà un tempo anche per la decisione.

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO Giovanni. Signor Presidente, io intervengo intanto perché, a
  titolo personale, sono a favore del rinvio del disegno di legge  in
  Commissione  perché come lei sa noi, come Gruppo parlamentare,  non
  abbiamo  nessun  componente nella I Commissione e,  partecipando  a
  qualche  seduta, io avevo posto dei problemi sul disegno di  legge;
  ma, poiché questo disegno di legge per noi che stiamo attraversando
  un  momento  critico  come politica, secondo me  dovremmo  avere  e
  dovremmo  dedicare  più  tempo,  anche  se  ad  alcuni  sembrerebbe
  ostruzionistico  questo non è ostruzionismo  perché  credo  che  da
  questo disegno di legge dovrebbe partire quel segnale all'esterno -
  mediaticamente  per noi poverini che siamo bastonati  da  tutte  le
  parti  -  di  fare  un  disegno di legge che dia  veramente  quella
  rivoluzione  che  il Presidente, all'atto della  presentazione  del
  disegno di legge, aveva detto.
   A  me sembra di avere capito che in questo disegno di legge invece
  di  avere le province, abbiamo nove consorzi di comuni e credo  che
  questo messaggio non dia tanto clamore, non è quel messaggio che io
  vorrei  che  avvenisse  in  futuro. Quindi,  chiedo  al  Presidente
  Ardizzone  e  al Presidente Crocetta, che sta arrivando  in  questo
  momento,  di avere una maggiore attenzione, un maggiore momento  di
  riflessione, perché non giochiamo solo nel fare una legge e poi  ci
  andiamo  a  vantare che abbiamo fatto l'abolizione delle  province,
  così non è.
   Io  sono  convinto  che invece delle province avremo  nove  liberi
  consorzi, il che farà ridere sicuramente.

   IOPPOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente  della
  Regione,  Assessori, io non intervengo ovviamente nel merito  della
  questione, perché è assolutamente nota la posizione del mio  Gruppo
  parlamentare in ordine alla sopravvivenza o meno delle province, in
  ordine  alla  sopravvivenza o meno di  quello  che  io  ritengo  un
  risultato  irrinunciabile, una conquista irrinunciabile  che  è  la
  elezione diretta del capo di un'amministrazione, del rappresentante
  legale di un'amministrazione.
   Intervengo, invece, per una questione che, signor Presidente,  più
  che  regolamentale è procedimentale, con riferimento alla efficacia
  in atto della legge n. 7 del 2013.
   L'onorevole  Cracolici  ci  richiama a  non  utilizzare  argomenti
  dilatori,  li ha voluti definire  ammuina , secondo un lessico  più
  che  scritto, parlato, ma nemmeno si possono utilizzare scorciatoie
  che sono assolutamente lontane e distanti dal modo di procedere che
  un  Parlamento degno di tal nome deve assumere, soprattutto in  una
  fase, signor Presidente, nella quale il Parlamento si riunisce  per
  la  prima volta per affrontare argomenti di merito, dopo l'affronto
  che  questo Parlamento ha dovuto subire con la bocciatura massiccia
  della legge di stabilità, della legge finanziaria; io credo, signor
  Presidente dell'Assemblea e Presidente della Regione, che questa  è
  un'onta  ed un affronto a cui il Parlamento siciliano dovrebbe,  in
  compagnia dei propri Uffici, sottrarsi.
   Noi stiamo rischiando di affrontare, onorevole Presidente della  I
  Commissione, un argomento non potendolo assolutamente fare.  E  non
  si  tratta né di ostruzionismo, né di manovra dilatoria. Si  tratta
  della  efficacia  della legge n. 7 del 2013, la quale  efficacia  è
  cessata, signor Presidente, al 31 dicembre del 2013, perché  quella
  legge   aveva   imposto,   consigliava  e  autodeterminava   questo
  Parlamento ad intervenire nella materia e sulla materia entro il 31
  dicembre del 2013. Entro il 31 dicembre 2013 questo Parlamento  non
  è  stato  in  grado o nelle condizioni o non ha voluto innovare  la
  materia.  La  efficacia temporale di quella legge è cessata  al  31
  dicembre  2013  e  nessuna proroga di carattere amministrativo  può
  sostituire la voluntas legis, la volontà del legislatore.
   Ed  allora, qual è la situazione che in questo momento si trova  a
  dover  affrontare questa Assemblea regionale siciliana e si trovano
  ad  affrontare  nove  commissari straordinari delle  nove  Province
  regionali  siciliane?  Quella secondo cui  in  questo  momento  c'è
  assolutamente  carenza  normativa, quella  secondo  cui  in  questo
  momento  gli  stessi  commissari straordinari delle  nove  Province
  regionali siciliane avrebbero soltanto un compito e un dovere  allo
  scattare del termine: convocare i comizi elettorali.
   Non  si  può,  Presidente  -  ed è  questo  quello  che  io  pongo
  all'attenzione  con  molta forza, con molta  determinazione  e  con
  convinzione  -  affrontare una nuova norma se  il  termine  del  31
  dicembre  2013  non  venga  assolutamente  rivisto  con  una  norma
  regionale, con una legge regionale, e spostato in avanti. Quel  che
  manca,  in  sostanza, è la proroga del termine  31  dicembre  2013,
  perché noi abbiamo prorogato i commissari straordinari, non abbiamo
  prorogato  la  efficacia temporale della legge 7 del  2013.  Credo,
  pertanto, che il rinvio in Commissione di questo disegno  di  legge
  non  soltanto  sia utile per un ulteriore approfondimento,  ma  sia
  assolutamente  necessario  perché  sia  la  Commissione  a  dovere,
  anziché  proporre la proroga fino ad ottobre o qualcosa del genere,
  licenziare  un disegno di legge, casomai, per prorogare il  termine
  del 31 dicembre del 2013.

   ASSENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, brevemente  perché
  l'intervento  dell'onorevole Ioppolo ha in  gran  parte  anticipato
  tutte  le  argomentazioni  che io mi volevo  permettere  con  molta
  modestia di sottoporre all'Assemblea.
   Qui  è  venuto  meno il presupposto della norma che è  oggi  stata
  posta,  nonostante questo, all'attenzione del Parlamento. E' venuto
  meno  il  presupposto  perché, come diceva con  estrema  dovizia  e
  grande  acume  giuridico  l'onorevole  Ioppolo,  quella  norma   ha
  esaurito  la sua efficacia al 31 dicembre 2013. Non vi  può  essere
  regolamento  di sorta o circolare assessoriale o presidenziale  che
  possa  sostituire l'efficacia e la cogenza di una  norma  approvata
  dall'Assemblea.
   Allora,  noi  corriamo il rischio - e questo secondo  argomento  è
  stato  giustamente evidenziato - di incorrere in una  nuova  battle
  assembleare,  perché corriamo il rischio di approvare una norma che
  è  carente  del suo presupposto originario, non potrà essere  anche
  questa volta pubblicata dal Commissario dello Stato.
   Ed  è  inutile poi prendersela con lo spettro del Commissario  che
  remerebbe  contro  chissà  cosa, il  Commissario  ha  l'obbligo  di
  intervenire qualora ravvisi dei vizi di costituzionalità.
   In  questo  caso il vizio di costituzionalità è ab origine,  senza
  entrare  poi nel merito della norma, perché non tiene assolutamente
  conto  neppure delle nuove, delle recentissime osservazioni che  la
  Corte  dei  Conti ha a livello nazionale messo per  iscritto  sulla
  normativa  in  corso, all'attenzione del Senato della Repubblica  e
  che  a piè pari può per molti argomenti riproporsi per la normativa
  all'esame  di questa Assemblea. Non tiene conto delle due  sentenze
  della  Corte costituzionale intervenuto al merito, non tiene  conto
  di  una  recentissima sentenza del TAR che si è occupata di  questa
  materia.
   Vogliamo andare nuovamente incontro all'ennesima brutta figura per
  il  Parlamento  siciliano?  La  via  maestra  per  fare  questo   è
  continuare nella fretta, come se stiamo discutendo di introdurre il
  comma  o  l'emendamento  conclusivo ad una  norma  completa  e  non
  stessimo,  invece,  discutendo di una norma che  deve  regolare  le
  autonomie  locali all'interno della nostra Regione per  i  prossimi
  possibilmente decenni.
   La  fretta  non  è  assolutamente auspicabile  in  argomenti  così
  importanti. E' stato dimostrato che l'anno che il Parlamento si era
  dato  per procedere non è stato sufficiente. Non potranno essere  i
  termini  ristretti di qualche giorno che ci potrà dare la  signoria
  vostra   per gli emendamenti per affrontare con l'attenzione  e  la
  serenità  che meritano argomenti di questo genere, perché  in  ogni
  caso,  ribadisco,  non  potrebbe essere  mai  eliminato  il  vulnus
  iniziale  che  stiamo   legiferando in una  materia  per  la  quale
  l'Assemblea non è in questo  momento legittimata se non  attraverso
  un  ripristino  della  scadenza temporale che,  ormai,  è  comunque
  superata.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, proceduralmente mi trovo  dinanzi
  ad  una  richiesta  di  un  Capogruppo,  l'onorevole  Formica,  che
  formalmente  chiede  all'Aula  di rinviare  in  Commissione  i  tre
  disegni di legge.
   Pensavo  che  in  Conferenza  dei Capigruppo  avessimo,  comunque,
  definito  un percorso, perché ci eravamo determinati ad incardinare
  i   tre  disegni  di  legge.  E'  chiaro,  con  posizioni  diverse,
  differenti  da  Gruppo a Gruppo, ma questa era  un'indicazione  ben
  precisa.
   Da   parte   di   questa   Presidenza   c'era   stata,   peraltro,
  un'assicurazione che, su una materia così delicata e complessa  che
  riguarda  l'ordinamento  amministrativo,  non  ci  sarebbero  state
  forzature  di alcun genere in Aula o sul Regolamento. Tutto  quello
  che  è  stato  detto  è  da sottoscrivere  da  un  punto  di  vista
  giuridico,  quello che hanno detto l'onorevole Ioppolo, l'onorevole
  Assenza,  tutti gli interventi che sono stati fatti,  ma  anche  la
  chiarezza con la quale il presidente della Commissione, l'onorevole
  Cracolici, ha espresso le posizioni e il perché dei tre disegni  di
  legge.
   Ora, considerato che ci sono state diverse posizioni, ma che c'era
  un'intesa comunque di  incardinare il disegno di legge, mi  domando
  perché?  Perché, se non esitiamo alcun disegno di legge,  è  chiaro
  che  ci troviamo dinnanzi ad un problema che è quello di andare  di
  corsa  ad elezioni e, comunque, il problema più serio è quello  che
  metteremmo  in  difficoltà  le attuali amministrazioni  provinciali
  perché già sono in prorogatio i commissari.
   Invito  il  presidente  del  Gruppo parlamentare  Lista  Musumeci,
  l'onorevole Formica, a volere riconsiderare la richiesta di  rinvio
  in  Commissione  per  evitare di dividerci  in  Aula.  Non  sarebbe
  obiettivamente  elegante, non sarebbe bello, anche perché  sappiamo
  che,   proprio   dalla  sua  Lista,  dall'onorevole  Musumeci,   in
  Conferenza dei Capigruppo era emersa anche una volontà politica. Ha
  detto:   Ci  possiamo sedere a discuterne . Sono cose normalissime,
  che in politica possono avvenire.
   Per  cui, se il presidente Formica insiste perché l'Aula voti  per
  il  rinvio in Commissione, per carità, l'Aula è sovrana e  deciderà
  per il rinvio in Commissione. Peraltro, tutti gli interventi che ci
  sono  stati, dall'onorevole Falcone all'onorevole  Giovanni  Greco,
  all'onorevole  Milazzo, andavano in tal senso.  Però,  se  noi  non
  diamo termine per la presentazione degli emendamenti, questi giorni
  -   che  ci separano da martedì, dal momento, cioè, in cui comunque
  rinvieremo  l'Aula  senza dare termine per  gli  emendamenti  -  ci
  permetteranno  eventualmente di trovare una sintesi politica,  vuoi
  sul  semplice rinvio, vuoi su un'altra soluzione, eventualmente nel
  caso  massimo di trovare pure una sintesi politica sul  disegno  di
  legge stesso delle Commissioni.
   Per  cui,  onorevole Formica, io le faccio un appello,  così  come
  concordato in Conferenza dei capigruppo. Se lei insiste,  è  chiaro
  che  l'Aula  sarà  chiamata  a votare  per  il  rinvio  o  meno  in
  Commissione, ma questo è l'invito che le faccio di riconsiderare la
  richiesta di rinvio in Commissione.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, lei giustamente ha fatto notare alcune
  difficoltà.  Non  sfuggirà a lei, peraltro, che  l'Aula  si  è  già
  pronunciata su questa vicenda e si è pronunciata in un certo  modo,
  perché a dicembre l'Aula aveva già votato. Pertanto, il fatto  che,
  anche raccogliendo le volontà dell'Aula, io abbia presentato quella
  richiesta, era consequenziale rispetto agli umori dell'Aula stessa.
   Potrei  pure accedere al ritiro, signor Presidente, ma avrà  visto
  che  abbiamo  presentato  già  subito  dopo  questa  votazione   la
  richiesta di improcedibilità dal punto di vista costituzionale,  ai
  sensi dell'articolo 101, comma 2, del Regolamento interno.
   Questo  non  è detto a caso perché, conoscendo la sua preparazione
  in questo campo, le farò avere le risultanze delle audizioni che ci
  sono  state in Commissione dei tre soggetti in rappresentanza delle
  università  siciliana,  tre  esperti di diritto  costituzionale,  i
  quali sul punto specifico sono stati tutti concordi.
   Quando  dico che bisogna approfondire, le farò avere le audizioni,
  perché  non c'è dubbio che la legge sia incostituzionale, e lei  lo
  sa  meglio  di  me, tutto ciò fino a quando non sarà  riformato  il
  Titolo V della Costituzione.
   E' incostituzionale non prevedere le elezioni a suffragio popolare
  e  quindi, quando faccio la richiesta di rinvio in Commissione,  la
  faccio  in  coerenza con quanto avvenuto in quella Commissione.  Si
  può  accelerare  quello che si vuole ma non  si  possono  abbattere
  muri.
   Se  ci  sono dei muri, ogni accelerazione è perduta, è fine  a  se
  stessa. Non è un capriccio avere avanzato la richiesta di rinvio in
  Commissione,  difatti la successiva richiesta che  avanziamo  è  in
  linea con quanto le sto dicendo.
   Se  lei mi chiede di fermarci fino a martedì, come se non ci fosse
  stata discussione generale al disegno di legge siamo d'accordo.

   PRESIDENTE.  Onorevole Formica, la discussione generale  di  fatto
  non è avvenuta.
   Stiamo  discutendo sulla sua proposta di rinviare  il  disegno  di
  legge  in  commissione; la discussione generale, ma già  era  stato
  chiaro  l'onorevole  Cracolici, è stata  rinviata  all'articolo  1,
  peraltro  dei  tre disegni di legge. E' chiaro che  la  discussione
  generale deve essere, comunque, frutto di una sintesi politica, sia
  per  l'eventuale proroga o l'approvazione di una legge o  anche  la
  questione di pregiudizialità che lei opportunamente mi sta ponendo.

   FORMICA.  Signor Presidente, da questo punto di vista  per  me  va
  bene.
   Rinviamo tutto a martedì e resta in piedi, se nel frattempo non si
  addiviene   a   un  punto  di  incontro,  anche  la  richiesta   di
  procedibilità costituzionale.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, resta inteso che  la  discussione
  viene  rinviata a martedì e che abbiamo incardinato tre disegni  di
  legge.  Vedremo prima di martedì prossimo, di trovare una soluzione
  politica  altrimenti l'Aula dovrà determinarsi di  conseguenza  sui
  singoli disegni di legge.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi, credo che quanto avvenuto stamattina con l'arrivo di  una
  busta  di  proiettili  nella  sede  del  Gruppo  dei  DRS,  rivolta
  all'onorevole Forzese, sia di una gravità inaudita.  Si  tratta  di
  due proiettili calibro 38 e nella lettera interna c'era scritto con
  chiarezza:  onorevole Forzese, il prossimo è nella tua testa'.
   Questo  Governo  esprime  una  totale  solidarietà  nei  confronti
  dell'onorevole Forzese e del Gruppo politico nel quale  milita,  ma
  credo  anche di condividere in questo l'indignazione non  solo  del
  Governo  ma anche dell'intero Parlamento e della politica siciliana
  che non può che essere ferma su questi punti che riguardano proprio
  la  sicurezza delle persone, la sicurezza pubblica e lo scontro che
  c'è oggi in Sicilia.
   Io  credo che in situazioni come queste, che sempre continuano  ad
  allarmarci, dobbiamo cominciare a chiederci se le logiche che tutti
  quanti  noi  abbiamo  protese continuamente  alle  differenziazioni
  politiche  siano  logiche che tengono conto della reale  situazione
  della  Regione, e non soltanto dal punto di vista di queste minacce
  che si fanno sempre più frequenti.
   Ricordo  anche  una  serie  di episodi di  minaccia  arrivati  nei
  confronti  del  presidente dell'IRSAP, il dottore Cicero,  e  hanno
  avuto tutti le stesse caratteristiche.
   Gli altri segnali preoccupanti spesso arrivano su questo fronte  e
  credo  che su queste impostazioni, che rifiutano la violenza  e  la
  minaccia, non ci possano essere divisioni.
   Credo  che abbiamo la necessità di fare una riflessione più  ampia
  se  oggi  l'azione complessiva con la quale ci rapportiamo rispetto
  alla  società siciliana abbia consapevolezza della difficoltà della
  situazione,  della  grave  situazione  sociale,  occupazionale,  di
  disgregazione sociale e anche di assenza di coesione sociale che si
  rischia.
   Su questo dovremmo cominciare probabilmente a dialogare di più per
  evitare  che  poi  anche  questi  fenomeni  si  intensifichino,  ma
  soprattutto si intensificano i fenomeni di disperazione sociale.
   Una breve battuta voglio farla anche sulla questione della riforma
  delle Province.
   La  riforma  delle  Province in Italia è un fatto  ormai  scontato
  politicamente  e  istituzionalmente,  perché  quanto   nell'accordo
  politico fra i due principali schieramenti, fra due schieramenti di
  opposizione,  c'è anche la riforma dell'abolizione delle  Province,
  la riforma del Titolo V della Costituzione, noi non possiamo essere
  gli ultimi sostenitori di una battaglia che nel Paese non trova più
  riscontro e che non ha l'adesione delle istituzioni nazionali.
   La nostra autonomia speciale deve essere invocata per anticipare i
  processi  di riforma istituzionale nazionale, non per rappresentare
  l'ultima trincea della conservazione.
   Noi  abbiamo  una  possibilità, quella di fare insieme  una  buona
  legge, e una discussione chiara in cui non si può privilegiare  una
  tesi,  perché qui non c'è chi ha la bacchetta magica o la soluzione
  che  va  bene  per tutti. Quando parliamo di riforme  istituzionali
  parliamo  di  un  terreno di confronto che ci può vedere,  ci  deve
  vedere tutti protagonisti e in cui ognuno ha un pezzo di verità.
   Non si può pensare che la verità stia tutta da una parte
   Abbiamo  visto alcune piccole differenziazioni, alcune sono  state
  fortemente   limate,  per  altre  -  per  la  volontà  di   esitare
  rapidamente  il disegno di legge - si è rinviata la discussione  in
  Aula  per  evitare  che  la  Commissione venisse  bloccata  da  una
  discussione troppo specifica su qualche argomento.
   C'è   stata  una  volontà  unanime  sia  dei  parlamentari   della
  Commissione  sia del Governo di portare questa legge  in  Aula  per
  poterla discutere.
   Oggi, qualcuno, giustamente, eccepisce che in sei, nove giorni  si
  possa esitare questa legge.
   Tutto  è  possibile quando c'è l'intesa, quando  non  ci  sono  le
  intese  tutto  diventa  difficile, ma non è la  linea  del  Governo
  quella  di  non  rispettare il dibattito democratico  che  ci  deve
  essere attorno a questa questione.
   L'altra  volta si è scivolati per un paio di voti sulla  questione
  della  mancata  proroga,  e  questo  crea  un  vulnus.  Mi  rivolgo
  soprattutto  al  centrodestra: veramente siete convinti,  oggi,  in
  questa  situazione di opporci ad una volontà del Paese di riformare
  il sistema delle province? Di cambiarlo?
   Vi  inviterei  a  intraprendere una discussione  generale  con  le
  vostre  forze  politiche, perché non mi pare che siano  questi  gli
  orientamenti  a  Roma, perché a Roma prevale il  discutere  su  una
  legge  elettorale  maggioritaria, il discutere di  cose  che  fanno
  parte  di  un  accordo condiviso, riconosciuto,  in  cui  le  forze
  politiche nazionali si mettono a discutere sul piano delle  riforme
  istituzionali.
   E' l'invito che rivolgo anche qui.
   Berlusconi  non  è andato al Governo con Letta per fare  l'accordo
  sulle  riforme  istituzionali,  ha fatto  l'accordo  sulle  riforme
  istituzionali.
   E'  possibile un terreno di intesa in cui noi capiamo che  abbiamo
  una  tappa  urgente  di  riforme da portare avanti  che  riguardano
  l'organizzazione  di  questa  Regione,  l'organizzazione  del   suo
  territorio. Possiamo cominciare ad eliminare fonti di spesa che non
  hanno più senso e che dobbiamo assolutamente eliminare? Non saranno
  eliminate  immediatamente,  ma  attraverso  un  percorso   verranno
  eliminate, e questo non significa cancellare la democrazia
   Possiamo  trovare strumenti democratici che, però,  non  hanno  un
  costo  e  che  non si può ridurre a dire  eleggiamo e  non  vengono
  pagati   perché se uno svolge a tempo pieno un mandato non può  non
  essere  risarcito  economicamente per  quello  che  svolge,  perché
  altrimenti  o  è  ricco  o  si procura i  soldi  in  un  mondo  non
  certamente lecito.
   E'   negazione   della   democrazia  non   dare   la   possibilità
  dell'esercizio remunerato del mandato che deve essere  controllato,
  equo,  giusto, non deve essere esagerato, non deve sancire  sprechi
  ma  va riconosciuto perché è un lavoro che si svolge a favore della
  collettività?
   Cominciamo, allora, ad individuare i percorsi.
   Se  dobbiamo individuare i percorsi - e qualcuno ha chiesto  anche
  dai  banchi del centro-destra un'apertura in questo senso - non  si
  può procedere a colpi di maggioranza.
   Sono convinto che ci sia una maggioranza per approvare rapidamente
  la  riforma delle province. Ma sono convinto che alla fine il senso
  della  responsabilità  e  il  senso della  necessità  di  dare  una
  risposta  moderna e contemporanea alla Sicilia di  risparmio  viene
  condivisa, ognuno con le proprie posizioni, con più o meno  mal  di
  pancia,  con  il fatto che non si vorrebbe approvare nell'imminenza
  delle elezioni europee.
   Capisco  tutto  questo,  non  sono  estraneo  ai  linguaggi  della
  politica, li conosco e credo dobbiamo coesistere. Se, da  un  lato,
  non  si vuole prorogare quel termine, non si vuole prorogare quella
  legge, non se ne vuole fare un'altra che sancisce almeno una minima
  impalcatura, che ci consenta rapidamente, in 48 ore, di rinviare ad
  un  testo poi più dettagliato, allora la richiesta di confronto  mi
  pare che sia sul nulla.
   Io vi invito sinceramente a considerare questa cosa.
   In  assenza di un accordo di questo tipo, il Governo non  può  che
  essere per affrontare urgentemente la questione, anche per non dare
  un  ulteriore trauma alla Sicilia, perché io non credo che  ci  sia
  oggi una sola forza politica che è predisposta psicologicamente  ad
  affrontare   insieme  le  elezioni  europee   e   le   provinciali,
  confondendo  due terreni anche completamente diversi di  questioni,
  uno  che attiene alle politiche addirittura non solo nazionali,  ma
  che  riguardano  il  rapporto  con l'Europa,  che  tipo  di  Europa
  vogliamo,  le questioni sociali aperte in campo, che cosa  dobbiamo
  negoziare  rispetto  all'Europa; e  poi  questioni  amministrative,
  tutte locali, che hanno una caratteristica completamente diversa  e
  che  non  sarebbero un favore che facciamo alla politica nazionale.
  Su  questo  facciamo una serie e profonda riflessione.  Se  volete,
  possiamo  anche  concordare un confronto più politico  prima  della
  riapertura  dell'Aula,  non  so se ci sarà  una  seduta  nel  primo
  pomeriggio,  però ritengo che su questo possiamo discutere,  su  un
  accordo che non può essere però quello del rinvio alla Commissione,
  perché la Commissione ha lavorato parecchio, per mesi, ha fatto  un
  buon  lavoro e, ad avviso del Governo, vanno modificate solo alcune
  questioni,  ma  potremmo  essere  anche  in  condizione  di   farlo
  rapidamente in Aula.
   Però  su questioni del genere il Governo vorrebbe una condivisione
  larga ed un'intesa molto larga e istituzionale.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi  permetto  di
  prendere  la  parola per rifarmi a quanto ha appena  dichiarato  il
  Presidente  della  Regione e soltanto per la prima  parte.  Non  mi
  permetterei  di  stravolgere la prassi secondo la  quale,  dopo  il
  Presidente  della Regione, nessun altro deputato  è  opportuno  che
  parli.  Avrei  qualcosa da aggiungere, ma lo  farei  solo  se  Lei,
  Presidente, me lo consentisse.
   Anche  io  desidero,  quale  deputato  e  quale  Presidente  della
  Commissione  regionale antimafia, esprimere a nome dei colleghi  la
  piena  e totale solidarietà all'onorevole Forzese per essere  stato
  oggetto  di questo ennesimo, vile atto intimidatorio. E,  tuttavia,
  desidero porre un problema che è di forma e di contenuto.
   L'onorevole Forzese non ha informato formalmente l'Aula del  fatto
  che  da  qualche  settimana egli sia sottoposto ad  una  misura  di
  tutela  e  di  protezione.  Se  questo  provvedimento  fosse  stato
  adottato    a   seguito   di   iniziative,   condotte,   posizioni,
  dichiarazioni  assunte  dall'onorevole  Forzese  al  di  fuori   da
  quest'Aula  ed  estranei alla sua condotta  di  deputato,  noi  non
  saremmo  del tutto legittimati ad entrare nel merito. Poiché,  pare
  che  il  collega Forzese sia stato e continua ad essere oggetto  di
  intimidazioni  e  di  minacce per una specifica  condotta  adottata
  nella  sua  qualità di presidente, allora, della Prima  Commissione
  QAffari istituzionali', abbiamo tutti il dovere di sapere, Lei  per
  primo,  il  dovere-diritto, signor Presidente  dell'Assemblea,  che
  cosa  sta accadendo in quest'Aula ed in particolare per alcuni temi
  specifici che questa Aula, seppure in sede di Commissione e poi qui
  in plenaria, ha ritenuto di affrontare.
   Pertanto,  lo  farò  io  nella  mia qualità  di  presidente  della
  Commissione  antimafia, Lei più di tutti è legittimato  a  farlo  -
  onorevole  Presidente  dell'Assemblea - ed  io  credo  che  occorra
  chiedere un incontro con il Prefetto, che ha presieduto il Comitato
  per  l'ordine  e la sicurezza pubblica, determinando le  misure  di
  protezione,   per  capire  per  quale  ragione,  per   quale   tema
  l'onorevole  Forzese  è  diventato oggetto  di  mire  da  parte  di
  soggetti  ancora,  purtroppo, non identificati  e  speriamo  presto
  identificabili.
   Una  misura di protezione non si assume e non si adotta se non c'è
  la  certezza - lo dico perché purtroppo ci sono passato  per  sette
  anni - se quel soggetto non sia al centro di specifiche attenzioni.
   E'  un'iniziativa, questa, che serve non soltanto  per  dare  luce
  alla  vicenda, che è spiacevole, dolorosa e anche preoccupante,  ma
  serve anche a dare serenità e tranquillità all'Aula, perché abbiamo
  bisogno  di capire quale argomento particolare sia stato  sfiorato,
  quale  nervo  scoperto quest'Aula ha toccato per potere determinare
  queste reazioni.
   Il  secondo  tema - lei mi ha autorizzato con un cenno,  credo  di
  avere  compreso  di  poterne  fare riferimento  -  è  quello  delle
  Province.
   Naturalmente io non oso parlare nel nome e per conto di  tutta  la
  opposizione  del centro destra, e ancor meno della opposizione  del
  Movimento  Cinque Stelle, non ne ho alcun titolo. Mi sia consentito
  per  il  mio  gruppo  -  se avrò licenza dal capogruppo,  onorevole
  Formica  -  e  per  quello che ho interpretato dai  colleghi  della
  opposizione.
   Signor  Presidente della Regione, noi abbiamo tutto l'interesse  a
  trovare  un  punto  di  intesa  su questa  importante  riforma.  Ma
  l'intesa, Presidente Crocetta, non si trova in maniera unilaterale:
  ogni  parte  deve  cedere qualcosa. Se lei pensa di  restare  fermo
  sulla sua cosiddetta  rivoluzione' delle Province è chiaro che  non
  ci incontreremo mai.
   Noi  stamattina  - il capogruppo Formica prima e  il  sottoscritto
  dopo   -   in   Conferenza  dei  Capigruppo  abbiamo  ribadito   la
  disponibilità,  anche  in mezz'ora, anche subito  dopo  quest'Aula,
  dopo  la  sospensione  se  lo  vorrà il  Presidente  Ardizzone,  ad
  incontrarci e trovare un punto di intesa.
   Ma  da  alcuni  punti noi non possiamo derogare,  perché  si  sono
  determinati stranamente due schieramenti. Da una parte un gruppo di
  conservatori  formato  dal centro sinistra,  guidato  da  lei,  che
  vorrebbe  riportare la provincia a 67 anni addietro,  rispolverando
  un  modello,  quello dei liberi consorzi, che fu  concepito  quando
  ancora non erano terminati i bombardamenti in Italia e che pretende
  di  non  far più votare i cittadini. Da un'altra parte c'è, invece,
  un  gruppo riformista, rappresentato dal centro destra, che ritiene
  che   il   diritto  al  voto  dei  siciliani  sia   una   conquista
  assolutamente irrinunciabile. Siamo stati i primi in  Italia,  come
  Regione siciliana, a dare diritto al voto per l'elezione diretta, e
  questo diritto noi vorremo poterlo garantire.
   Che  poi voi vogliate chiamarlo libero consorzio o in altro  modo,
  per  me  e per il mio Gruppo - e credo per l'opposizione di centro-
  destra - è un aspetto marginale.
   Quindi  elezione  diretta del Presidente  della  Provincia  o  del
  libero  consorzio. Il mantenimento di nove liberi consorzi per  non
  aumentare  i centri di spesa e maggiori competenze alle Province  o
  ai  liberi  consorzi. Da questo modello noi non intendiamo  tornare
  indietro di un centimetro.
   Eliminiamo i consiglieri provinciali, se volete, o riduciamoli del
  50  per cento. Eliminiamo gli assessori, o riduciamoli dell'80  per
  cento.   Ma   sulla  elezione  diretta  del  Presidente   dell'Ente
  intermedio non si può assolutamente tornare indietro. La democrazia
  è un valore dal quale non si può prescindere
   Su  questi  temi  ci possiamo incontrare anche tra cinque  minuti,
  Presidente Crocetta.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  presidente   della   Regione,
  assessori, ho già avuto modo di esprimere la solidarietà  di  tutto
  il   Parlamento   una   volta  appresa  la   notizia,   per   bocca
  dell'onorevole Vullo, all'onorevole Forzese, evidenziando  che  c'è
  un  vulnus,  chiaramente che non riguarda solo l'onorevole  Forzese
  perché l'atto è estremamente grave perché si arriva all'interno  di
  questo  Parlamento. Era già successo che un deputato, mi  riferisco
  all'onorevole  Venturino, fosse oggetto  di  minacce,  erano  state
  spedite  dei proiettili all'onorevole Venturino, ma che all'interno
  di  questo Parlamento si arrivi così impunemente, obiettivamente  è
  una  questione  che  fa  riflettere, ed io ho  avuto  modo  già  di
  evidenziare che confidiamo molto nelle indagine. Tutto  quello  che
  questo  Parlamento è doveroso che faccia, sarà fatto perché abbiamo
  tutti  l'interesse  che  si faccia presto  chiarezza,  perché  ogni
  qualvolta viene meno la serenità ad un parlamentare, viene meno  la
  serenità  per l'Istituzione in generale. Ripeto, e vado  al  di  là
  dell'espressione di solidarietà formale, è giusto che il Parlamento
  prenda, cosa che farà, le opportune iniziative.

   CRACOLICI,  presidente  della Commissione e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI,   presidente  della  Commissione  e  relatore.   Signor
  Presidente,   onorevoli  colleghi,  io  non  ero  in  Aula   quando
  l'onorevole  Vullo  ha  dato la notizia, ed ho  apprezzato  che  il
  Presidente  della Regione cogliesse l'occasione per intervenire  su
  questa questione.
   Ho  chiesto di parlare sulla vicenda dell'onorevole Forzese perché
  ha  creato  in questo Parlamento una ferita, ed io in qualche  modo
  sono  il  frutto  di quella ferita, considerato che  ho  sostituito
  l'onorevole Forzese alla guida della I Commissione.

   DI MAURO. Lo può spiegare meglio, non l'ho capito

   CRACOLICI,  presidente della Commissione e relatore. Onorevole  Di
  Mauro,  se  lei non l'ha capito è un problema grave che ha  con  se
  stesso,  e solleciterei i suoi familiari a guardare attentamente  i
  suoi  comportamenti e provvedere di conseguenza, visto che  non  ha
  capito.
   Voglio  dire  che  per  quanto mi riguarda  siamo  qui  in  questo
  Parlamento un po' come una classe di scuola, si vivono cinque anni,
  si sta assieme, ci si chiama per cognome come si ci chiamava quando
  si  era  a  scuola con i compagni. Difficilmente si passa al  nome,
  proprio perché la dimensione è un po' da classe e finisce per avere
  una sua dimensione di comunità, pur avendo opinioni, punti di vista
  diversi, spesso con uno scontro anche duro tra le diverse opinioni.
  Quando  succede  a qualcuno di noi, usiamo questa espressione,  nel
  noi  intendo  dire noi partecipanti alla rappresentanza democratica
  in   questo  Palazzo,  un  po'  si  finisce  per  essere  colti  da
  incredulità, un po' di abitudine, e quindi si tende quasi a rendere
  il tutto come cose ovvie.
   Io  ho  voluto prendere la parola perché credo che questa  vicenda
  Forzese ovvia non sia, e soprattutto non deve essere ovvia,  perché
  è  ripetuto un clima di intimidazione, oserei dire di persecuzione,
  che forse è qualcosa che va oltre l'intimidazione, e credo che a un
  collega,  da qualunque parte politica esso provenga ed in qualunque
  parte politica esso stia non può che darsi la solidarietà senza  se
  e  senza ma. Lo voglio fare proprio perché credo che il Parlamento,
  lei  ha  fatto  bene  a  farlo  come nella  qualità  di  Presidente
  dell'Assemblea, ed ha fatto bene a farlo l'onorevole Musumeci nella
  qualità  di  leader  della  minoranza  di  destra,  come  ha  fatto
  benissimo a farlo il Presidente della Regione, ed io lo sto facendo
  in  questo caso più come Presidente che ha sostituito Forzese nella
  I  Commissione,  perché non ci possono essere dubbi,  la  violenza,
  l'intimidazione,  come metodo se questo è di lotta  politica  è  da
  respingere e da ripudiare.
   Se  oltre ad essere un mezzo ed un metodo di lotta politica  è  un
  tentativo  di intimidazione fisica, è tre volte da ripudiare  e  da
  rifiutare.
   Volevo  dire soltanto queste cose perché credo che le parole  sono
  pietre e, quando si dicono, uno le dice anche perché ci ha pensato.
   Non   sottovaluto  questa  vicenda  e  voglio  fare  arrivare   la
  solidarietà  all'onorevole Forzese, convinto,  come  sono,  che  la
  battaglia  politica,  il  temprarsi nella battaglia  politica,  sia
  l'unica  vera corazzata che ti consente di superare anche i momenti
  più  difficili, quelli che, in qualche modo, ti introducono  dubbi,
  perplessità e, soprattutto, li introducono tra i tuoi familiari.
   Voglio  esortare l'onorevole Forzese a riprendere in pieno la  sua
  funzione di battaglia politica in quest'Aula, in questo Parlamento,
  perché tutti assieme possiamo uscire da questo momento non bello  e
  tutti  assieme  possiamo dire, con l'impegno che ci  mettiamo  ogni
  giorno,  no  ai  violenti  e ai mafiosi, da  qualunque  lato  e  da
  qualunque settore essi provengano.

   PICCIOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PICCIOLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   dopo   gli
  interventi   istituzionali  del  Presidente  della   Regione,   del
  Presidente   Musumeci,  del  Presidente  Cracolici   e   dell'amico
  Crocetta,  non  può  mancare  la  solidarietà  affettuosa,   umana,
  personale  e  amicale mia, nella qualità di Presidente  del  Gruppo
  parlamentare dei Democratici Riformisti per la Sicilia, dei quattro
  colleghi  parlamentari coi quali nell'Aula, nella famiglia  di  cui
  parlava bene Antonello Cracolici - ti ho chiamato Antonello  e  non
  Cracolici -, si è creata un'altra famiglia: la famiglia del  Gruppo
  parlamentare con la quale si convive, si decide e Marco è un  perno
  di   questa  nostra  famiglia  e  quando  uno  dei  fratelli  viene
  minacciato  tutti per uno e uno per tutti .
   Ma  la solidarietà non può essere solo quella istituzionale  ma  è
  quella fraterna di chi vede giornalmente il lavoro che egli svolge,
  la lotta anche al malcostume e noi non indietreggeremo.
   Il  messaggio  che  deve venire come Gruppo parlamentare,  ma  che
  estendo a tutta l'Aula, perché faccio mie le parole che da destra e
  sinistra  sono  venute oggi in quest'Aula, noi non indietreggeremo,
  non  ci  facciamo spaventare e non ci facciamo intimidire.  Andremo
  avanti con forza, con più forza rispetto a prima, per dimostrare ai
  siciliani che guardano a noi come punto di riferimento che la mafia
  fa  schifo,  e non fa schifo a chiacchiere ma nei fatti,  e  questi
  atteggiamenti  mafiosi,  da ovunque essi vengano  e  per  qualsiasi
  motivo siano stati determinati, sono frutto di un tempo che vede la
  politica in una situazione, in un cono d'ombra, molto grave.
   La  politica  deve reagire, la politica deve avere il coraggio,  e
  chi  fa  politica  deve  avere il coraggio di  alzare  la  testa  e
  guardare  la gente un'altra volta negli occhi, questa volta,  però,
  dall'alto verso il basso e non sempre in atteggiamento di difesa. E
  su questo, vi garantisco che andremo avanti con il vostro aiuto.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  a  nome  del
  Gruppo   parlamentare  del  Movimento  Cinque  Stelle  esprimo   la
  solidarietà  al  collega che ha subito questo  atto  grave  e  che,
  chiaramente,  invitiamo a continuare nella sua azione  parlamentare
  la  quale,  a  volte, è fatta anche di incomprensioni,  di  scontri
  nella dialettica politica, ma non deve essere mai ad avallare gesti
  di  questo tipo, che sono da condannare in maniera unanime  e  sono
  soprattutto da combattere in maniera molto forte.
   Se   dobbiamo riscattare l'orgoglio di questa terra, il buon  nome
  di  questa  terra  ed  il  buon  nome  di  una  Regione  che  vuole
  affrancarsi  nei  confronti  di  tutto  il  resto  del   territorio
  nazionale,  con una Regione che sta provando a combattere  fenomeni
  mafiosi  o  fenomeni comunque di intimidazione gravi  come  questo,
  dobbiamo  stringerci  in un coro unanime e  dare,  in  questo  caso
  all'onorevole  Forzese,  la forza per continuare  la  sua  attività
  parlamentare.
   Questo  è  l'augurio che faccio e lo invito a ritornare,  nel  più
  breve  tempo  possibile, a quelle che sono le normali attività  per
  non fare mancare il suo contributo in termini di professionalità  a
  quella  che  è  una  delle  più belle  istituzioni  d'Italia  ed  è
  sicuramente  il punto di riferimento per una Regione siciliana  che
  deve veramente voltare pagina su questo settore.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

            Assume la Presidenza il Vicepresidente Pogliese

   DI  MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento del
  Presidente Crocetta ha aperto una discussione su cui ho avuto  modo
  di  ascoltare  gli interventi dei colleghi che mi hanno  preceduto.
  Non  ho  ben compreso la prima parte dell'intervento dell'onorevole
  Cracolici, ma per quanto ricordava un passaggio che si è svolto  in
  questo  Palazzo,  il passaggio di una sorta di  quasi  mozione  nei
  confronti  di  un  Presidente  di  una  I  Commissione,  un   fatto
  esclusivamente  politico che ha visto poi  eleggere  il  Presidente
  Cracolici, come presidente della I Commissione.
   Ma  credo che si tratti di un fatto politico, di un fatto normale,
  anche  se  è  la prima volta che si è verificato e, per  quanto  mi
  riguarda, non conosco il provvedimento dell'autorità competente che
  ha  sancito  la scorta all'onorevole Forzese, ma un dato  è  certo:
  l'onorevole  Forzese  ha  ricevuto  questi  proiettili  in   questo
  Parlamento  ed è tutto un significato particolare che hanno  voluto
  dare   coloro   i   quali  hanno  assunto  il   convincimento   che
  l'intimidazione  rivolta  all'onorevole Forzese  fosse  inviata  in
  questo  Palazzo,  proprio  a  voler sancire  che  si  trattasse  di
  qualcosa  che  riguardava l'attività che ha messo in  campo,  nelle
  Commissioni   o   in  questo  Palazzo,  attraverso  interrogazioni,
  interpellanze, mozioni o interventi o qualsiasi altra cosa,  perché
  oggi  tocca  all'onorevole Forzese, domani può  toccare  a  qualche
  altra persona.
   In  questo  senso, quindi, credo che l'allarme che  registriamo  è
  intanto sul piano umano, della solidarietà a tutti i livelli che va
  data  all'onorevole  Forzese e bene ha fatto  chi  ha  ritenuto  di
  metterlo sotto scorta, bene dice l'onorevole Musumeci che si tratta
  di  fatti  che  non sono allo stato coperti da decreto istruttorio;
  sarebbe  opportuno  rendere edotto il Parlamento,  perché  non  c'è
  dubbio  che  il  secondo attacco è a questa  Istituzione,  a  tutto
  l'insieme  di  questo Palazzo che lavora, quindi ai  dirigenti,  ai
  funzionari, ai parlamentari che debbono da oggi in poi cominciare a
  temere per la propria incolumità, perché trattasi certamente di  un
  atto che ha lo scopo di intimidire una personalità come l'onorevole
  Forzese,  che è in questo Parlamento, credo, da tre legislature   e
  che  ha  sempre segnato un comportamento distinto, un comportamento
  collaborativo a dare la posizione di maggioranza o di opposizione e
  mai  si  è  lasciato andare ad accuse nei confronti di persone,  di
  categorie,  di associazioni o di società tali da poter pensare  che
  possono esserci stati fatti ben precisi.
   L'invito  che  rivolgeva, quindi, l'onorevole Musumeci  lo  faccio
  anche  mio  ed è giusto che questo invito sia sposato da  tutto  il
  Parlamento  perché  deve essere fatta su questa cosa,  qualora  sia
  possibile,  non  sia  coperta  da particolari  attività  in  questo
  momento  l'attività giudiziaria, perché tutto il  Parlamento  possa
  esserne  edotto  e  invitando  ovviamente  l'onorevole  Forzese   a
  riprendere serenamente l'attività parlamentare perché tutti  quanti
  siamo solidali con lui e pronti a qualsiasi attività di sostegno.

   CRACOLICI. Quindi aveva capito il mio discorso?

   FIRETTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIRETTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non  volevo  far
  mancare,  se  pur brevemente, la voce del mio Gruppo  parlamentare,
  che  si  alza con forza come voce di condanna rispetto ad un  gesto
  che  trae  le sue radici in una triste e annosa storia  che  questa
  Sicilia  ha  vissuto, e che vive anche con una sorta  di  un  baule
  nella testa, e non posso non sottolineare che l'intervento è quanto
  mai  opportuno da parte di tutti i Gruppi parlamentari, e anche  io
  non  posso  fare  altro che esprimere sentimenti  di  vicinanza  al
  collega  Marco  Forzese, che conosciamo, che è stato anche  collega
  del mio Gruppo parlamentare.
   In un tempo in cui l'atto che viene perpetrato si sviluppa con una
  gestualità  che  è obiettivamente sinistra, non è  il  solito  atto
  intimidatorio,  ma come è stato da illustri colleghi  sottolineato,
  si  svolge  con  una  gestualità che ha un doppio  significato,  si
  rivolge  alla persona e certamente si rivolge alla istituzione,  al
  ruolo del parlamentare, avuto conto che il segno di questo atto  si
  è svolto proprio all'interno di questo Palazzo.
   Allora,   penso  che  ci sia qui, al di là del  semplice  atto  di
  vicinanza che può essere pronunciato da ciascuno di noi, da ciascun
  parlamentare, certamente l'esigenza di comprendere di più e meglio,
  perché il ruolo dell'istituzione che siamo chiamati a rappresentare
  possa  svolgersi  in  maniera  serena,  scevra  da  ogni  forma  di
  condizionamento, seppur lontano, poiché questo non fa altro, in  un
  momento   come  quello  che  stiamo  attraversando,  dove  dobbiamo
  contrastare con una serie di emergenze aperte per la nostra  terra,
  aggiungere ancor di più l'ipotesi del condizionamento, di qualunque
  forma  questo condizionamento sia, malavitoso, di lobby o di  altro
  ancora,  penso che non ci fa svolgere il ruolo con quella  serenità
  che  a noi serve per affrontare le questioni che abbiamo davanti  e
  caricarci  anche quello sforzo riformista che ci siamo caricati  di
  portare avanti.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  visto  che
  questa  mattina  eravamo  giù quando è  arrivata  la  busta  con  i
  proiettili  al  collega  Forzese,  esprimo  la  solidarietà  e   la
  vicinanza  per la grave minaccia di cui è stato fatto  oggetto,  in
  nome  mio  e  del Gruppo, e invito il nostro collega  a  proseguire
  nella sua attività e azione politica a testa alta.
   Chi  persegue  la  legalità  e  conduce  la  buona  battaglia  per
  affermarla  non  si  piega alle intimidazioni,  ma  reagisce  dando
  maggiore vigore alla propria azione politica.

   Auspico che una minaccia così grave, che ritengo sia stata fatta a
  tutto  il  Parlamento,  e non soltanto al collega  Forzese,  faccia
  alzare il livello di guardia di questo Parlamento.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  per  il  Gruppo
  parlamentare  dell'UDC ha parlato l'onorevole  Firetto  e  non  c'è
  bisogno  di aggiungere niente. Mi pongo però un problema  e  vorrei
  essere rassicurato dalla Presidenza dell'Assemblea. Non vorrei  che
  oggi  vincessero  i  malfattori che  stanno  turbando  la  serenità
  personale  e politica dell'onorevole Forzese. E dico questo  perché
  mi  dispiacerebbe vedere l'Aula incardinare soltanto cinque disegni
  di legge senza produrre alcuna attività legislativa.
   Vorrei  capire  se  si è deciso di incardinare cinque  disegni  di
  legge  e  basta o se si è deciso di continuare i lavori soprattutto
  con  l'approvazione  dell'unico disegno di legge  che  riguarda  la
  ricerca  scientifica  in ambito sanitario,  che  è  all'ordine  del
  giorno da due  mesi e mezzo, e che ancora non vede la luce. Se così
  è,  che si continua a lavorare approvando quel disegno di legge  al
  quale  non  sono  stati  presentati emendamenti,  se  non  un  solo
  emendamento tecnico - se non ricordo male  - all'articolo 4,  si  è
  già  svolta la discussione generale e può essere esitato  nell'arco
  di  tre  minuti,  questo  vuol  dire che  oggi  non  abbiamo  fatto
  un'attività  legislativa, ma soltanto non abbiamo  prodotto  nulla,
  forse le parole dure talvolta servono.
   E,    allora,   vorrei   essere   rassicurato   dalla   Presidenza
  dell'Assemblea  perché  la solennità degli argomenti  che  si  sono
  trattati   deve  essere  parametrata  alle  risposte   che   questo
  Parlamento deve essere chiamato a dare. E l'unica risposta politica
  e concreta che può dare è produrre leggi, soprattutto se sono leggi
  che  non  impegnano le finanze pubbliche della Regione e che  danno
  prospettive  di   lavoro  alle  nuove generazioni  che  soprattutto
  nell'ambito medico possono produrre ricchezza in termini di ricerca
  scientifica per questa Sicilia.
   Su  questo  vorrei che il Presidente desse una risposta  puntuale,
  ricordando   bene  che è da due mesi  che quella  legge  non  viene
  trattata  per  un  problema  politico che  oggi  è  abbondantemente
  superato.

   PRESIDENTE. Onorevole Turano, si è tenuta, come tutti voi  sapete,
  la  Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari  che  ha
  stabilito un calendario che è vincolante per questa Presidenza.  In
  tal senso, stiamo seguendo l'indicazione pervenuta dalla Conferenza
  stessa.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor Presidente, con assoluta franchezza, la Conferenza
  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari non è il Vangelo. All'ordine
  del   giorno  dell'Assemblea  c'è  un  disegno  di  legge,  la  cui
  discussione  generale è già stata svolta. Si è dato il termine  per
  presentare gli emendamenti, addirittura c'è stata una richiesta  di
  rinvio  in Commissione del disegno di legge su cui si è pronunziata
  l'Aula,  che con un voto solenne ha detto di andare avanti.  Questo
  disegno  di legge non può essere eliminato dall'ordine del  giorno;
  può essere soltanto deciso di rinviarlo perennemente.
   Non  voglio essere iscritto nell'elenco delle persone che rinviano
  sempre,  non  trattano nulla e non decidono niente.  Voglio  essere
  iscritto nell'elenco delle persone che sono qua a lavorare per dare
  risposte.
   Mi farebbe piacere ricordare, ma sono certo che lo farà in maniera
  più  autorevole  di me per il ruolo che svolge il Presidente  della
  Commissione  Sanità,  dicendo  che è l'unico  argomento  che  dalla
  Commissione  è  stato trattato e licenziato e  che  oggi  si  trova
  all'ordine del giorno.
   La  Commissione in questi mesi ha lavorato anche su altri  disegni
  di legge che ancora non vedono la luce in Commissione Bilancio.
   Ora  è una questione di serietà. Si può decidere di fare di tutto,
  ma questo non vuol dire che tutti siamo d'accordo.
   Prego,  quindi, il Presidente dell'Assemblea, qualora  lo  dovesse
  ritenere   possibile,   assumendosi  la   responsabilità   politica
  dell'atto  che  compie  e poiché non c'è un dibattito  politico  in
  termini  di  scontro  su questo argomento, di andare  avanti  e  di
  trattare l'argomento; diversamente oggi abbiamo tenuto una  solenne
  seduta  per incardinare cinque disegni di legge, vedremo  che  fine
  faranno, e per dare la solidarietà all'onorevole Forzese.
   Non  c'era  bisogno di fare una seduta pubblica.  Non  vorrei  che
  questa  seduta ottenesse l'effetto contrario, cioè di fare  parlare
  non della solidarietà che stiamo dando tutti all'onorevole Forzese,
  cosa  sentita, ma di fare parlare dei delinquenti che hanno turbato
  la  serenità dell'onorevole Forzese. Signor Presidente, assuma  con
  coraggio la sua decisione.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                        Sull'ordine dei lavori

   DIGIACOMO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nessuno  obietta
  che siamo tutti a conoscenza dei regolamenti e quindi sappiamo bene
  che  l'ordine  del  giorno  viene stabilito  dalla  Conferenza  dei
  Presidenti dei Gruppi parlamentari, quindi non c'è una obiezione da
  fare,  ma  il problema é stabilire come andare avanti con i  lavori
  dell'Aula.
   Non  possiamo fermarci a ogni incidente che capita a proposito  di
  norme  importanti; potremmo colmare questi vuoti, e  nel  frattempo
  che  si  stabilisca  cosa  fare con le province,  potremmo  portare
  avanti  la legge sull'amianto e la legge sulla ricerca scientifica,
  perché  intanto le persone muoiono e se approvassimo questi disegni
  di  legge,  ivi compreso quello sull'amianto, potremmo sperare  che
  muoiano meno persone.
   Cos'è che impedisce, fermo restando, l'ordine dei lavori stabilito
  dalla  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, che,  nel
  frattempo  delle  interlocuzioni di  carattere  politico,  potremmo
  andare avanti con le altre leggi? Qual è il vantaggio politico,  il
  vantaggio  per la Presidenza, per la sua autorevolezza:  quello  di
  non  portare avanti altri disegni di legge esitati per l'Aula?  Non
  riesco a capirlo.

   PRESIDENTE.  Onorevole Digiacomo, ho già detto che si è  stabilito
  un  calendario, continueremo con l'incardinare altri tre disegni di
  legge in merito a quello che è stato detto dall'onorevole Turano  e
  martedì  l'Aula  si  confronterà su  questo  e  non  credo  che  un
  ulteriore rinvio di solamente tre giorni possa impedire un percorso
  assolutamente virtuoso.

   TURANO.  Chiedo soltanto di procedere con l'esame dei  disegni  di
  legge  all'ordine  del  giorno  tra  cui  quello  dell'amianto,  di
  importanza vitale.

   PRESIDENTE. Onorevole Turano, lei ha già avuto la parola e  questo
  argomento verrà esaminato martedì prossimo.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


         Discussione del disegno di legge «Disposizioni per la
    riqualificazione dei beni immobili confiscati alla criminalità
              organizzata» (579-607 IV stralcio - 623/A)

   PRESIDENTE. Si passa alla discussione del disegno di legge nn. 579-
  607  IV  stralcio-623/A «Disposizioni per la  riqualificazione  dei
  beni immobili confiscati alla criminalità organizzata».
   Invito  i  componenti la IV Commissione a prendere posto al  banco
  alla medesima assegnato.
   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole Trizzino,  Presidente  della
  Commissione e relatore, per svolgere la relazione

   TRIZZINO, presidente della Commissione e relatore, Grazie,  signor
  Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge che presentiamo
  all'Aula   è   stato   trattato  dalla  Commissione    Ambiente   e
  Territorio',  qualche giorno fa ed è passato anche  in  Commissione
  Bilancio, per le sue parti di competenza.
   Sarò  breve nell'esposizione in modo da rendere consapevole l'Aula
  di quello che sarà il testo che dovrà essere votato.
   Il  disegno di legge che è stato trattato in Commissione  permette
  di  rendere utilizzabile il patrimonio immobiliare confiscato  alla
  criminalità  organizzata ed assegnato alle Forze dell'Ordine.  Come
  noto,  l'attuale  codice antimafia prevede  che  i  beni  immobili,
  confiscati  alla mafia, possano essere utilizzati dallo  Stato  per
  finalità  di giustizia, di ordine pubblico e di protezione  civile,
  ovvero  trasferiti  per  finalità  ,  istituzionali,  sociali,   al
  patrimonio  del  Comune o della Provincia o della Regione  nel  cui
  territorio, chiaramente insistono.
   La  ratio  della  norma  che  è stata  esaminata  è  agevolare  la
  restituzione  alla  cittadinanza di beni che per  anni  sono  stati
  espressione  della violenza mafiosa, dando così un forte  e  chiaro
  segnale di affrancazione della società dal fenomeno criminoso.
   In   tale   contesto   si   inserisce  l'intervento   di   riforma
  dell'articolo  3, che poi è la sostanza della materia  di  riforma:
  stiamo  parlando  della legge regionale n. 1 del 2012.  Con  questa
  legge,  la  Regione, ha predisposto e programmato una significativa
  riqualificazione urbanistica del territorio regionale predisponendo
  diversi interventi di edilizia sociale sovvenzionata e agevolata.
   Il disegno in parola intende modificare la norma de qua prevedendo
  la  possibilità di ricomprendere nell'ambito della riqualificazione
  anche   gli   immobili   confiscati,  appunto,   alla   criminalità
  organizzata  e  assegnati  come  alloggi  residenziali  alle  forze
  dell'ordine.
   La  possibilità  di rendere effettiva l'assegnazione  di  immobili
  precedentemente gestiti da esponenti della criminalità  organizzata
  ai  rappresentanti delle forze dell'ordine non può  che  avere,  in
  termini  di  presidio della legalità ed espressione della  presenza
  dello Stato, effetti estremamente positivi.
   Le  risorse necessarie, e qui entriamo nel merito della  questione
  che   è   stata  trattata  in  Commissione  Bilancio,  ai  suddetti
  interventi non graveranno ulteriormente sulle casse della  Regione,
  ma  saranno reperite a seguito di accertamento di economie giacenti
  presso  la  Cassa Depositi e Prestiti secondo quanto già  stabilito
  dalla  stessa  legge  numero 1 del 2012,  previo,  questo  è  stato
  introdotto,   parere   della  Commissione  legislativa   competente
  dell'Assemblea regionale siciliana.
   Inoltre,  è  prevista  l'attivazione  di  un  fondo  di  rotazione
  alimentato dai canoni di affitto degli immobili stessi.
   A  tal  fine,  l'Assessorato Infrastrutture  avrà  il  compito  di
  stipulare  convenzioni  con  le  competenti  amministrazioni  dello
  Stato,  ai  fini  della  costituzione e della Regolamentazione  del
  predetto fondo.

   PRESIDENTE.  Dalla prossima seduta si procederà con la discussione
  generale che è rinviata all'articolo 1.

    Rinvio della discussione del disegno di legge «Disposizioni in
  materia di pagamenti della Pubblica Amministrazione. Anticipazione
         finanziaria alla società Riscossione Sicilia» (500/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa alla discussione del disegno  di  legge  n.
  500/A   «Disposizioni  in  materia  di  pagamenti  della   Pubblica
  Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossione
  Sicilia», posto al numero 5).
   Il  relatore  è  l'onorevole Di Giacinto, che non  vedo  in  Aula,
  quindi si tratterà nella prossima seduta.

   Rinvio della discussione del disegno di legge «Schema di progetto
  di legge costituzionale da proporre al Parlamento della Repubblica
                ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
    dello Statuto, recante 'Modifica dell'articolo 36 dello Statuto
                            della Regione,
              in materia di entrate tributarie'» (162/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa alla discussione del disegno  di  legge  n.
  162/A  «Schema di progetto di legge costituzionale da  proporre  al
  Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
  dello  Statuto,  recante 'Modifica dell'articolo 36  dello  Statuto
  della  Regione, in materia di entrate tributarie'», posto al numero
  8).
   Il relatore è l'onorevole Cimino, che non vedo in Aula.
   Si  provvederà quindi ad affrontare questo disegno di legge  nella
  prossima seduta.

   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a martedì,  11  febbraio
  2014, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   I  -  Comunicazioni

   II  -  Discussione dei disegni di legge:

            1)  -  Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
               metropolitane.  (nn.  642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-
               268-474-542-543-546-613-638-662/A) (Seguito)

            Relatore: on. Cracolici

            2)  -  Norme transitorie in materia di proroga delle gestioni
               commissariali provinciali.  (nn.  642-31-132-133-149-153-164-165-
               183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A)
               (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            3)  -  Ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori dei
               liberi consorzi comunali  e  delle  Città metropolitane.    (nn.
               642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-61
               638-662/A Stralcio     II/A) (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            4)  -  Disposizioni per la riqualificazione dei beni immobili
               confiscati alla criminalità organizzata.  (nn. 579-607 IV stralci
               - 623/A) (Seguito)

               Relatore: on. Trizzino

            5)  -  Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
               Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
               Sicilia.  (n. 500/A)

               Relatore: on. Di Giacinto

            6)  -   Promozione della ricerca scientifica in ambito sanitario.
               (n. 494/A) (Seguito)

               Relatore: on. Turano

            7)  -  Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
               Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Nor
               per l'apertura di una casa da gioco nei Comuni di Taormina e
               Palermo'.  (n. 180/A) (Seguito)

               Relatore: on. Rinaldi

            8)  -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
               Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
               dello Statuto, recante 'Modifica dell'articolo 36 dello Statuto
               della Regione, in materia di entrate tributarie'.  (n. 162/A)

               Relatore: on. Cimino

            9)  -  Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35.  (nn.
               127-30/A)

               Relatore: on. Cappello

            10)  -  Norme per la tutela della salute e del territorio dai
               rischi derivanti dall'amianto.  (nn. 381-3-306-346/A)

               Relatore: on. Cascio S.

            11)  -   Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
               Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
               dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
               siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
               della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dell
               libertà civili, politiche, economiche e sociali . (n. 223/A)

               Relatore: on. Malafarina

            12)  -  Norme relative al funzionamento della forma di governo
               regionale, alla nomina ed alla revoca degli assessori, alla
               conclusione anticipata della legislatura, in attuazione degli
               articoli 9, 10, 41 bis e 8 bis dello Statuto della Regione.  (n.
               433/A)

               Relatore: on. Turano

            13)  -  Osservatorio equità e giustizia nelle filiere agricole e
               alimentari . (n. 348/A)

               Relatore: on. Alongi

            14)  -  Nuove norme in materia di panificazione . (n. 1/A)

               Relatore: on. Lombardo

            15)  -  Norme per la prevenzione delle patologie del cavo orale .
               (n. 475/A)

               Relatore: on. Picciolo

            16)  -  Anagrafe scolastica regionale . (n. 535/A)

               Relatore: on. Greco M.

            17)  -  Istituzione degli ecomusei della Sicilia . (n. 7/A)

               Relatore: on. Maggio

            18)  -  Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
               Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
               528/A)

               Relatore: on. Anselmo

                   La seduta è tolta alle ore 15.00

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli