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Resoconto d'Aula della Seduta n. 128 di mercoledì 12 febbraio 2014
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   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                   La seduta è aperta alle ore 16.18

   LANTIERI,  segretario,  dà lettura del  processo  dà  lettura  del
  processo   verbale  della  seduta  precedente  che,  non   sorgendo
  osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che gli onorevoli Lombardo e Zafarana  hanno
  chiesto congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

      Comunicazione di rettifica di nuove denominazioni di Gruppi
                             parlamentari

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, informo che:

   -  con  nota  pervenuta l'11 febbraio 2014 e  protocollata  al  n.
  1676/Aulapg del 12 febbraio successivo, l'onorevole Formica,  nella
  qualità di Presidente di Gruppo, ha rettificato - con riferimento a
  quanto comunicato nella seduta d'Aula n. 127 dell'11 febbraio  2014
  -  la nuova denominazione del Gruppo parlamentare da lui presieduto
  nella seguente:  Lista Musumeci verso Forza Italia ;

   -  con  nota  pervenuta l'11 febbraio 2014 e  protocollata  al  n.
  1675/Aulapg del 12 febbraio successivo, l'onorevole Cordaro,  nella
  qualità di Presidente di Gruppo, ha rettificato - con riferimento a
  quanto comunicato nella seduta d'Aula n. 127 dell'11 febbraio  2014
  -  la nuova denominazione del Gruppo parlamentare da lui presieduto
  nella   seguente:  Grande Sud - PID Cantiere popolare  verso  Forza
  Italia .

   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunicazione di costituzione di Gruppo parlamentare e di cariche
                                interne

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, informo che, con  nota  pervenuta
  alla Presidenza dell'Assemblea l'11 febbraio 2014 e protocollata al
  n.  1773/Aulapg del 12 febbraio successivo, gli onorevoli Pogliese,
  Falcone,  Assenza, Milazzo Giuseppe e Figuccia hanno comunicato  di
  avere   costituito  il  Gruppo  parlamentare   Forza  Italia    con
  decorrenza 12 febbraio 2014, cessando contestualmente di far  parte
  dei rispettivi Gruppi parlamentari di provenienza.
   Con  la  suddetta  nota sono state altresì comunicate  le  cariche
  interne del neo costituito Gruppo, e precisamente:
   - on. Falcone, Presidente;
   - on. Figuccia, Vice Presidente.
   Invito  pertanto il Gruppo parlamentare  Forza Italia  a procedere
  alla nomina del Segretario  ai sensi dell'art. 25 Reg. int. ARS.

   Informo,  infine,  che  nella medesima nota  di  costituzione  del
  Gruppo  si precisa che qualsiasi altra nota in contrasto con quella
  testé comunicata è da intendersi annullata.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Questa Presidenza si riserva, così come comunicato nella seduta n.
  127  dell'11 febbraio 2014, di intervenire sulla denominazione  del
  Gruppo  parlamentare testé costituito, di intesa con tutti i Gruppi
  parlamentari  interessati,  ove dovesse ingenerarsi  confondibilità
  tra le rispettive denominazioni.

   Comunicazioni delle decisioni della Conferenza dei Presidenti dei
                          Gruppi parlamentari

   PRESIDENTE.  Comunico  che  nella Conferenza  dei  Presidenti  dei
  Gruppi  parlamentari, che si è tenuta stamane, abbiamo preventivato
  di  chiudere la discussione unificata  generale sui tre disegni  di
  legge  sulla  cosiddetta  abolizione delle province  entro  le  ore
  20.00,  dando la possibilità ai singoli parlamentari di  presentare
  gli eventuali emendamenti entro le ore 20.00 e comunque la chiusura
  della  discussione  generale dovrà, per come ci siamo  determinati,
  concludersi entro stasera.
   Devo  comunicare che il Governo - così mi dicono gli Uffici  -  ha
  finalmente trasmesso gli emendamenti relativi ai disegni di legge e
  che  gli  stessi sono stati trasmessi per via telematica ai singoli
  deputati.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                        Sull'ordine dei lavori

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, era proprio su questo punto specifico
  che  volevo  richiamare la sua attenzione e quella del  Parlamento.
  Sulla  vicenda  delle province abbiamo assistito in  questi  giorni
  alla  conclusione  tragicomica di un balletto che  è  iniziato  con
  attori  stonati  che sulla scena non hanno potuto  fare  altro  che
  rendere  di dominio pubblico e di tutta evidenza la loro incapacità
  a recitare quel ruolo.
   Questo,  però, sarebbe poca cosa, signor Presidente, se da  questo
  comportamento  inadeguato e insufficiente  non  ne  discendesse  un
  discredito delle istituzioni e un discredito del Parlamento stesso.
  Per non andare lontano ieri sera abbiamo interrotto  la discussione
  sul  presupposto  che  il  Parlamento, quasi  all'unanimità,  aveva
  manifestato   l'impossibilità  di  procedere   nella   discussione,
  nell'esame e nella presentazione stessa degli emendamenti, dato che
  aveva  appreso da notizie esterne al Parlamento stesso che  in  una
  sede extraparlamentare, al di fuori della Sicilia e, precisamente a
  Roma,  c'era stata - si diceva, abbiamo appreso dalla stampa -  una
  riunione  per concordare le modifiche da apportare alla  legge  che
  abbiamo in discussione in Parlamento.
   Bene,  ieri  sera,  accogliendo la richiesta,  quasi  unanime,  il
  Presidente   dell'Assemblea  ha  concordato  una   Conferenza   dei
  Presidenti  dei Gruppi parlamentari per stamattina  alle  ore  9.30
  nella quale il Governo doveva presentare gli emendamenti, per  dare
  modo  ai deputati di avere contezza dell'accordo raggiunto e  delle
  modifiche  apportate in modo  che  entro le ore 13.00 si  potessero
  presentare  gli emendamenti con cognizione di causa.  Tutto  questo
  stamattina  non  è  avvenuto;  il Governo  non  ha  presentato  gli
  emendamenti   e,   in   Conferenza  dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari,   si  è  limitato  ad  illustrare  genericamente   il
  contenuto di questi emendamenti.
   Il   risultato   della  Conferenza  dei  Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari   è  stato  quello  di  consentire  che   il   Governo
  presentasse  entro  le  ore  13.00  gli  emendamenti  per  dare  la
  possibilità,  coerentemente  con quello che si era  stabilito  ieri
  sera,  a  tutti i Gruppi e ad i  parlamentari di potere  presentare
  gli emendamenti entro la discussione generale.
   Bene,  signor  Presidente, le dico che fino ad  ora,   mentre  sto
  parlando,  non  ci  sono  ancora  gli  emendamenti  presentati  dal
  Governo.
   Questo  al  di  là degli aspetti anche ridicoli e pazzeschi  della
  vicenda  che la dicono lunga sulla incapacità da parte del  Governo
  di  gestire  in  maniera  normale - non oserei  dire,  eccelsa,  in
  maniera giusta, organica, con capacità - la vicenda di questa legge
  elettorale  e  l'insufficienza  a questo  riguardo.  Noi  però  non
  possiamo  consentire che su una legge così importante che a  nostro
  modo  di  vedere è addirittura anticostituzionale e che rappresenta
  un  vero  pericolo  per tutti i 5 milioni di  siciliani   si  possa
  andare  avanti  con  la manifesta incapacità  e  con  la  pervicace
  volontà  di  sopraffare quelli che sono i regolamenti parlamentari.
  E'  una  questione  che investe il prestigio  delle  istituzioni  e
  ritengo che lei, signor Presidente, debba intervenire perché questo
  non è tollerabile.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Formica. Gli Uffici  mi  comunicano
  che  stanno per essere trasmessi sulla posta elettronica di ciascun
  deputato.
   Non  c'è  dubbio che sono stati presentati in ritardo.  Devo  dare
  atto che purtroppo è così, però, visto che prevale la voglia... no,
  scusate,  onorevoli  colleghi, non posso  più  dare  la  parola  su
  questioni  quando  non c'è accordo... siccome ora  dobbiamo  andare
  avanti, abbiamo concordato un percorso in Conferenza dei Presidenti
  dei  Gruppi  parlamentari  ed  ho fatto  intervenire  un  deputato,
  l'onorevole Formica, perché sapevo di cosa si trattava. Gli abbiamo
  dato  atto che purtroppo si sono accumulati dei ritardi ed  abbiamo
  tempo fino a stasera per presentare gli emendamenti.
   E'  chiaro  che  non  si  procederà  stasera  anche  per  dare  la
  possibilità  agli  Uffici di esaminare questi  emendamenti.  Devono
  essere  esaminati  nella maniera dovuta ed eventualmente  spero  si
  possa  iniziare  domani pomeriggio con l'esame  degli  emendamenti.
  Comunque,  sono  a disposizione anche sul cartaceo  ed  invito  gli
  Uffici    ad    effettuarne    la   distribuzione    ai    deputati
  indipendentemente dalla comunicazione per posta elettronica.

   Parlamento sulle norme di apertura di casa da gioco in Sicilia.

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


  Seguito della discussione del «Disegno di legge voto da sottoporre
    al Parlamento della Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello
    Statuto, recante  Norme per l'apertura di una casa da gioco nei
                Comuni di Taormina e Palermo'» (180/A)

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  si  passa  al  secondo   punto
  dell'ordine del giorno: Discussione di disegni di legge.
   Si  procede con il seguito della discussione del  Disegno di legge
  voto  da  sottoporre  al  Parlamento  della  Repubblica,  ai  sensi
  dell'articolo  18 dello Statuto, recante  Norme per  l'apertura  di
  una casa da gioco nei Comuni di Taormina e Palermo'  (180/A), posto
  al numero 6).
   Invito   i   componenti  la  I  Commissione   a   prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:

                               «Art. 1.
        Istituzione di una casa da gioco nei comuni di Taormina
                               e Palermo

   1. Al fine di garantire al settore turistico condizioni analoghe a
  quelle  di  altre  Regioni  e  di altri  Stati  membri  dell'Unione
  europea,  in  deroga agli articoli 718, 719, 720,  721  e  722  del
  Codice penale, nel territorio della Regione siciliana è autorizzata
  l'apertura di una casa da gioco nel comune di Taormina, considerata
  l'alta  vocazione turistica del medesimo comune, e di una  casa  da
  gioco nel comune di Palermo città d'arte.

   2. Con successiva legge regionale saranno individuati:
   a) il procedimento per l'apertura delle case da gioco, autorizzate
  ai  sensi  del comma 1, sentiti i comuni di Taormina e Palermo  per
  l'individuazione  della  sede delle case da  gioco  nel  territorio
  comunale;
   b)  le  modalità  di  gestione delle case  da  gioco,  oggetto  di
  concessioni  amministrativa  ed  affidata  a  società  per   azioni
  individuate secondo procedure di evidenza pubblica;
   c) la durata delle concessioni amministrative;
   d) l'indicazione dei tipi di giochi autorizzati;
   e)  i  giorni di chiusura e gli orari di apertura al pubblico  dei
  locali adibiti al gioco».

   Comunico  che è stato presentato l'emendamento 1.1, a firma  degli
  onorevoli Oddo, Di Giacinto ed altri.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BONAFEDE,  assessore per la famiglia,  le politiche sociali  e  il
  lavoro. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CRACOLICI, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.  Si passa all'emendamento 1.3  Dal comma  1,  dopo  la
  parola  Palermo' aggiungere le seguenti  Agrigento' , a firma degli
  onorevoli Fontana, Alongi.
   Gli  emendamenti sono ritirati, onorevole Fontana? Lei ieri  aveva
  comunicato,  se  non erro, che ritirava tutti gli  emendamenti.  Ho
  capito male?

   FONTANA. L'emendamento 1.3 è ritirato.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Gli  emendamenti 1.4 e 1.2 sono preclusi. Il comma 2, anche questo
  è precluso.

   PRESIDENTE. Ci troviamo dinnanzi ad un solo articolo,  quindi  non
  si  procede  alla votazione per alzata e seduta ma  alla  votazione
  attraverso il sistema elettronico.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


            Annunzio di presentazione di ordine del giorno

   PRESIDENTE.  E'  stato presentato l'ordine del giorno  numero  154
   Istituzione di una casa da gioco in Sicilia , primo firmatario non
  comprendo  se  sia  l'onorevole Leanza o Germanà,  che  impegna  il
  Governo   ad  avviare  in sede di Commissione  paritetica  Stato  -
  Sicilia leader per la emanazione legislativa per l'apertura di casa
  da gioco in Sicilia . Mi sembra corretto.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
  lavoro. Favorevole.

   PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.
                            (E' approvato)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE.  Per  dichiarazione di  voto  sull'articolo  1  che  è
  l'articolo unico del disegno di legge sull'apertura delle  case  da
  gioco, così come è uscito fuori dalla Commissione, a Taormina  e  a
  Palermo.
   Ha facoltà di parlare.

   GRECO  Giovanni.  Signor Presidente, onorevoli  colleghi,   prendo
  spunto  da questa dichiarazione di voto per fare una comunicazione,
  perchè veramente si sta perdendo tutto. Mi deve perdonare, anche se
  non  é un argomento dell'ordine del giorno, ma devo dirlo perché  è
  di una gravità assoluta.
   Non è possibile che non facciamo passare i non vedenti quando sono
  convocati  in audizione, e non li fanno passare perché la  macchina
  non ha il pass.
   Li  fanno  entrare,  la macchina esce, e fanno  accomodare  i  non
  vedenti.
   Queste  sono  cose  non  devono accadere nella  nostra  Assemblea,
  signor Presidente.
   E'  gravissimo  quello  che  è successo  oggi:  un'ora  per  farli
  passare.  Mi dispiace, ma ho trovato l'occasione per dare  sfogo  a
  questa cosa che non mi è piaciuta tantissimo.

   PRESIDENTE. Grazie della comunicazione. Su questo devo darle  atto
  che ha ragione, onorevole Greco. Verificheremo e ha fatto benissimo
  ad evidenziare questo disguido.
   Però, la sua dichiarazione di voto? Penso che lei sia favorevole.

  Votazione finale per scrutinio nominale del «Disegno di legge voto
        da sottoporre al Parlamento della Repubblica, ai sensi
   dell'articolo 18 dello Statuto, recante  Norme per l'apertura di
      una casa da gioco nei Comuni di Taormina e Palermo'»(180/A)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio  nominale
  del   Disegno  di  legge  voto da sottoporre  al  Parlamento  della
  Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante  Norme
  per  l'apertura  di  una casa da gioco nei  Comuni  di  Taormina  e
  Palermo' (180/A).
   Indìco la votazione per scrutinio nominale.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.
                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  55
   Maggioranza         28
   Favorevoli          39
   Contrari            12
   Astenuti              4

                         (L'Assemblea approva)

   Si   da  atto  che  hanno  votato  a  favore  l'onorevole  Turano,
  l'onorevole  Panarello, l'onorevole Ruvolo, l'onorevole  Milazzo  e
  l'onorevole Lo Sciuto.

         Discussione del disegno di legge «Disposizioni per la
    riqualificazione dei beni immobili confiscati alla criminalità
               organizzata» (579-607 IV stralcio-623/A)

   /A inerente la riqualificazione degli immobili confiscati alla mafia.

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


    PRESIDENTE  Si passa al seguito della discussione del disegno  di
  legge  «Disposizioni  per  la riqualificazione  dei  beni  immobili
  confiscati  alla  criminalità organizzata»  (579-607  IV  stralcio-
  623/A), posto al numero 4).
   Comunico  che il termine per la presentazione degli emendamenti  è
  fissato a martedì 18 febbraio 2014, alle ore 12.00.

   città metropolitane, gestione commissariale provinciale e
   ineleggibilità amministratori dei liberi consorzi comunali nn. 642
    e altri/A

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


  Discussione unificata dei disegni di legge «Istituzione dei liberi
  consorzi comunali e delle Città metropolitane» ( 642-31-132-133-149-
  153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A), «Norme
    transitorie in materia di proroga delle gestioni commissariali
   provinciali» (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-
     542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A),  «Ineleggibilità ed
  incompatibilità degli amministratori dei liberi consorzi comunali e
  delle Città metropolitane» (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-
         226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio II/A)

    PRESIDENTE   Si passa alla discussione unificata dei  disegni  di
  legge  «Istituzione  dei  liberi consorzi comunali  e  delle  Città
  metropolitane» ( 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-
  542-543-546-613-638-662/A),  «Norme  transitorie  in   materia   di
  proroga  delle gestioni commissariali provinciali» (642-31-132-133-
  149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A
  Stralcio    1/A),   «Ineleggibilità   ed   incompatibilità    degli
  amministratori  dei  liberi  consorzi  comunali   e   delle   Città
  metropolitane» (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-
  542-543-546-613-638-662/A Stralcio II/A), posti al n. 1), al n.  2)
  e al n. 3) del secondo punto all'ordine del giorno.
   Invito  i  componenti la I Commissione a prendere posto  al  banco
  alla medesima assegnato.
   Dichiaro aperta la discussione generale.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                        Sull'ordine dei lavori

   FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  fare una precisazione. In questo istante è stato recapitato via  e-
  mail  il testo del Governo. Poiché lo stesso cambia e stravolge  un
  po'  l'impalcatura,  chiedo se è possibile  avere  15,  massimo  20
  minuti, per poterlo leggere. La discussione generale cambia tra  il
  vecchio  testo  esitato dalla Commissione  e  il  nuovo  testo  con
  l'emendamento del Governo. Non chiediamo 2 o 3 ore.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Falcone, il  ritardo  della  presentazione
  degli  emendamenti ha comportato questi problemi perché era  questa
  l'intesa  e abbiamo detto di avviare le diplomazie mentre c'era  la
  discussione generale se si può trovare un accordo complessivo.
   Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per dare la possibilità di
  leggere  attentamente  gli  emendamenti presentati  dal  Governo  e
  riprenderà, in maniera puntuale, alle ore 17.15.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.52, è ripresa alle ore 17.19)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Ciaccio ha  chiesto  congedo
  per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   LACCOTO. Signor Presidente, vorrei sapere qual è il tempo  per  la
  presentazione dei sub emendamenti.

   PRESIDENTE. Onorevole Laccoto, anche l'onorevole Rinaldi ha  posto
  questo  problema.   Stasera si presentano gli  emendamenti,  i  sub
  emendamenti,  eventualmente  anche all'emendamento  presentato  dal
  Governo,   e   possono  essere  presentati  entro  domani.   Adesso
  stabiliamo  un  orario  che  sia  però  compatibile  con  il  tempo
  necessario   per   far  sì  che  gli  uffici  svolgano   un   esame
  approfondito, in modo da evitare di presentare sub emendamenti  nel
  corso della discussione.
   La  Presidenza  dispone  che il termine sia  alle  ore  12.00,  di
  domani, giovedì 13 febbraio 2014.

   LACCOTO.  Signor  Presidente, ci sono emendamenti  importanti  che
  devono essere presentati entro stasera

   PRESIDENTE. Gli emendamenti entro stasera, i sub emendamenti

   LACCOTO. Almeno entro le 13.00.

   PRESIDENTE.  No, onorevole Laccoto, dobbiamo dare  la  possibilità
  agli  Uffici  di lavorare sugli emendamenti e sui sub  emendamenti.
  Altrimenti decidiamo di stare qui fino a venerdì, sabato.  Non  c'è
  nessuna difficoltà. Vediamo come va

   /A inerente la riqualificazione degli immobili confiscati alla mafia.

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Chiedo di parlare per illustrare gli emendamenti del Governo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VALENTI, assessore per le autonomie locale e la funzione pubblica.
  Signor  Presidente,  onorevoli deputati, gli emendamenti  che  sono
  stati presentati mirano ad una maggiore definizione di quello che è
  il contenuto del disegno di legge in esame.
     Per quanto riguarda il primo all'articolo 1 sui liberi consorzi,
  si  fa  riferimento specificamente alla necessità,  nell'ambito  di
  questa  che  è una riforma degli assetti istituzionali del  Governo
  del  nostro  territorio, di tenere sempre viva  l'attenzione  sulla
  necessità di razionalizzare le spese.
   Ripeto  per  chi  non  ha  sentito  bene.  Dicevo  che  il   primo
  emendamento vuole mettere in primo paino, nell'ambito di quella che
  è  una  importante  riforma dell'assetto istituzionale  del  nostro
  territorio,  di  tenere  sempre viva e  accesa  l'attenzione  sulla
  necessità  che  tutto quello che viene fatto viene fatto  anche  al
  fine  della  razionalizzazione della spesa, che chiaramente  non  è
  l'unico  obiettivo,   ma  che  è  un principio  fondamentale  della
  riforma    che   dobbiamo   sempre   tenere   presente.   Pertanto,
  l'inserimento, in maniera chiara del riferimento al  risparmio  che
  si  deve conseguire è il fatto che proprio in prima applicazione  i
  consorzi  dei comuni sono individuati e sono istituiti  esattamente
  con  i  comuni  delle attuali province. Mentre vengono  esclusi  da
  questa  prima  identificazione   i comuni  di  Palermo,  Catania  e
  Messina  in  quanto  gli stessi, come vedremo  negli  articoli  più
  avanti, saranno poi istituiti come città metropolitane.
   Dunque  il  primo  emendamento è un emendamento  sostitutivo,  che
  definisce la istituzione di questi liberi consorzi specificando, in
  sede  di prima applicazione dell'entrata in vigore della successiva
  legge  regionale di cui all'art. 2. Questo perché? Perché nel corso
  del testo del disegno di legge si vedrà che nei successivi sei mesi
  dall'entrata  in  vigore  del provvedimento  ciascun  comune  potrà
  scegliere  se  restare  in questo libero  consorzio  in  cui  viene
  posizionato   con   l'approvazione  della  legge,  oppure   aderire
  liberamente  ad un altro libero consorzio purché sia rispettato  il
  principio  della  contiguità territoriale e dei 150  mila  abitanti
  come minimo.
   Pertanto,  in sede di prima applicazione vengono istituiti  questi
  nove consorzi.
   Il primo quindi è un emendamento sostitutivo.
   C'è  poi un altro emendamento all'articolo 1, l'emendamento  1.27,
  aggiuntivo, che specifica alcuni poteri, alcune caratteristiche che
  deve  avere  il libero consorzio. Esso fa riferimento, appunto,  al
  fatto che al libero consorzio si applicano i principi previsti  per
  l'ordinamento  dei comuni, con particolare riguardo non  solo  allo
  status    di    amministratore,   ma   anche   al    personale    e
  all'organizzazione. Si rimanda allo Statuto l'individuazione  delle
  modalità  di  funzionamento  degli  organi  che  vengono  descritti
  successivamente disciplinando poi i rapporti tra gli stessi organi.
     La seconda parte del comma secondo ter è estremamente importante
  per comprendere  la finalità della norma. Come ho detto la finalità
  principale  è  quella  di  raggiungere un risparmio  di  spesa,  ma
  insieme   al  risparmio  di  spesa  dobbiamo  tenere  conto   della
  razionalizzazione  dell'erogazione dei servizi  e  quindi  maggiore
  efficienza   e  maggiore  efficacia  nella  razionalizzazione   dei
  servizi. Diventa quindi un elemento fondamentale  il fatto  che  le
  strutture amministrative dei comuni che fanno parte dei liberi  dei
  consorzi  vengano  messe  insieme per  potere  erogare  funzioni  e
  servizi, in maniera associata, in maniera da razionalizzare sia  il
  personale che le spese necessarie per l'erogazione stesse.
     A  questo fine, quindi, anche le piante organiche dei rispettivi
  comuni vengono messe in comune proprio per favorire la circolazione
  del  personale  che sarà deputato all'erogazione di  quei  servizi.
  Faccio  l'esempio che ripeto sempre dell'ufficio tecnico: se  dieci
  comuni  si  mettono insieme magari mettendo insieme un tecnico  per
  ciascuno   degli   uffici  tecnici  presenti,  potremo   costituire
  all'interno  di  quel consorzio un ufficio tecnico  corposo  dotate
  delle adeguate professionalità per dare risposte al territorio.
   Si  rimanda  poi  ad un successivo decreto dell'Assessore  per  le
  autonomie  locali   l'individuazione proprio dei  criteri  con  cui
  devono  essere  identificati questi servizi e  queste  funzioni  da
  mettere  in comune. Un elemento fondamentale infatti è che  proprio
  per  favorire   la  messa  in comune di servizi  da  erogare  e  di
  funzioni  da espletare, questo sarà un elemento premiale  nel  caso
  di erogazione di risorse finanziarie. Noi intendiamo in questo modo
  dire che cosa? Intendiamo dire: visto che storicamente noi sappiamo
  che  i  nostri comuni hanno una difficoltà a mettersi  insieme  per
  collaborare  -  sì ci sono dei casi di eccellenza, ma  anche  molti
  casi purtroppo di insuccesso -, allora, dando questa possibilità di
  avere   unna valutazione premiale per la messa in comune di servizi
  e  di funzioni, intendiamo incentivare proprio questa nuova formula
  di  operare.  E  questo è sicuramente un elemento di  novità  molto
  importante.
   Per  quanto  riguarda invece l'emendamento 2.12,  esso  disciplina
  l'adesione ad altro libero consorzio di comune dando tempo sei mesi
  a  ciascun  comune  di  potersi staccare dal comune  in  cui  viene
  posizionato con l'eventuale approvazione di questo disegno di legge
  e   poter  aderire  liberamente  ad  altro  consorzio  purché   sia
  rispettata  la  contiguità territoriale e il limite  dei  150  mila
  abitanti.  Ciò vuol dire che  i nuovi consorzi che si costituiranno
  non  potranno essere inferiori a 150 mila abitanti ed essi dovranno
  chiaramente rispettare il principio della contiguità territoriale.
     La  deliberazione per aderire ad un nuovo consorzio deve  essere
  assunta  dal  consiglio comunale in maniera tale che si  abbia  una
  coerenza con l'adesione allo stesso libero consorzio da parte degli
  altri  comuni che intendono farne parte. Ci deve essere dunque  una
  contemporaneità  ed  una  omogeneità nelle deliberazioni  dei  vari
  comuni che vogliono costituire il nuovo libero consorzio.
   L'emendamento 9.3, invece, riguarda le funzioni.
   Questo emendamento nasce dall'impegno assunto dal Governo in  sede
  di  prima  Commissione,  di  definire con  maggiore  precisione  le
  funzioni  dei  liberi  consorzi e delle  città  metropolitane  dopo
  un'attenta  verifica con la coerenza, con l'ordinamento degli  enti
  locali,  con  la  riforma del Titolo V e con  altre  norme  che,  a
  qualsiasi  titolo,  potevano  entrare  in  conflitto  e  dovessero,
  comunque, essere interessate ad essere interessate.
   Ricordo,  infatti, che questo emendamento è stato  già  presentato
  dal   Governo,  ma  che  la  richiesta,  pressoché  unanime   della
  Commissione,  era  stata quella di fare un approfondimento  appunto
  sia  con il collegamento agli enti locali con la riforma del Titolo
  V  e  le  altre  norme   per  avere  certezza  della  sostenibilità
  dell'intervento.
   Fatto questo, e verificato tutta la coerenza, l'abbiamo riproposto
  nei termini che voi vedete.
   Fondamentalmente   si   danno   le  funzioni   di   pianificazione
  territoriale  e  di  coordinamento, di programmazione  di  sviluppo
  economico  e  del  territorio,  la pianificazione  dei  servizi  di
  trasporto, controllo ed indirizzo dei servizi apparenti e  servizio
  di  raccolta  e smaltimento dei rifiuti, controllo ed indirizzo  ed
  approvvigionamento   e   distribuzione   delle   risorse   idriche,
  programmazione  dello  sviluppo  turistico,  più  tutte  le   altre
  funzioni oggi attribuite alle Province.
   Per  cui  questi  consorzi assorbirebbero tutte le  funzioni  oggi
  gestite dalle Province, in più queste che vengono declinate,  fermo
  restando   che,   anche   in   questo   caso,   entro   sei    mesi
  dall'approvazione  della  presente legge,  quindi,  sempre  con  un
  provvedimento  legislativo, che dovrà essere fatto  dopo  che  sarà
  definito il quadro effettivo dell'assetto territoriale, lì potranno
  essere trasferite funzioni delle soppresse province regionali o  ai
  singoli  comuni  o  ai liberi consorzi o alle città  metropolitane,
  perché  solo  a  quel  punto  noi avremo l'assetto  definito,  cioè
  sapremo  effettivamente ogni comune in quale consorzio si posiziona
  o se si posiziona in una città metropolitana.
   Quando   avremo   l'assetto  definitivo,   ci   sarà   l'effettivo
  trasferimento delle funzioni. Lo stesso articolo prevede, al  comma
  3  bis,  che con la stessa legge, la stessa Regione, può trasferire
  liberi consorzi alle città metropolitane delle funzioni proprie.
   Questo  è  un  altro  elemento  qualificante  della  legge  perché
  finalmente  attuiamo il famoso decentramento delle  funzioni  della
  Regione,  finalmente  riusciamo  a  trovare  e  a  codificare   uno
  strumento  nel quale possiamo alleggerire la Regione di  tutta  una
  serie  di  competenze che fino a questo momento, forse  in  maniera
  impropria, la Regione aveva tenuto presso di sé. Ricordiamo che  la
  Regione  avrebbe  dovuto  mantenere  negli  anni  una  funzione  di
  indirizzo, di coordinamento, ma che sempre più si è appesantita con
  aspetti gestionali.
   Con  la  legge  sempre  da  approvare, quindi,  dopo  che  abbiamo
  definito  l'assetto  finale del territorio e  nel  momento  in  cui
  trasferiamo  le funzioni dalle province ai liberi consorzi  o  alle
  città  metropolitane, in quella stessa occasione, la Regione  potrà
  demandare  a  liberi consorzi e città metropolitane  delle  proprie
  funzioni,  facendo  diventare questa norma non  una  riforma  delle
  province,  ma una riforma effettivamente di tutta l'amministrazione
  regionale  dell'ente intermedio e degli stessi enti territoriali  a
  più elevati livelli di sussidiarietà.
   E'  una  riforma che erroneamente viene denominata  riforma  delle
  Province,  ma è una riforma che veramente modifica l'assetto  delle
  competenze  per un più razionale espletamento dei servizi  e  delle
  funzioni.  Detto questo andiamo agli altri emendamenti.
   L'emendamento A6 riguarda  un'attività che già stiamo svolgendo di
  fatto  con  la città di Reggio Calabria poiché, com'è noto,  questa
  città, con legge nazionale, diventa città metropolitana.
   Noi  con  la  nostra legge, istituiamo la città  metropolitana  di
  Messina, ma Messina e Reggio Calabria sono fortemente interessati a
  lavorare  insieme  per  quella che  è un'area  metropolitana  dello
  Stretto,  per creare proprio una città metropolitana dello Stretto,
  in  cui  per  esempio il sistema dei trasporti,  il  sistema  delle
  istruzioni vengono organizzati di comune accordo.
   Quindi, questa è sicuramente una norma programmatica in cui si  dà
  mandato  al  Presidente della Regione di prendere delle  iniziative
  con il Presidente della Regione Calabria per poter studiare insieme
  quali  sono effettivamente gli elementi che possono determinare  in
  questa  area  la nascita di un vero e proprio sistema metropolitano
  pur  con le due realtà di Reggio Calabria e Messina geograficamente
  distanti,  ma  idealmente  collegate  da  un  sistema  di   servizi
  assolutamente unico.
   Per  quanto  riguarda  l'emendamento  A7,  è  ritirato,  l'abbiamo
  rivisto con gli uffici e viene di fatto ritirato.

   ALLORO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo per
  un chiarimento.
   L'articolo   1  prevede,  in  fase  di   prima  applicazione,   la
  costituzione    dei   nuovi   liberi   consorzi   che    coincidono
  sostanzialmente con le ex province regionali.
   Ora  vorrei  capire  se,  ai  sensi  dell'articolo  2,  così  come
  riscritto, entro 6 mesi comuni che appartengono ai liberi consorzi,
  costituiti  ai sensi dell'articolo 1, se ne possono andare.  Faccio
  un'ipotesi: se il libero consorzio di Trapani, per non  parlare  di
  Enna,  è  sotto  la  soglia dei 150 mila  abitanti,  mi  chiedo  se
  permane,  se  rimane  in vita o si scioglie.  Perché  così  come  è
  scritta  la  norma la sensazione che in fase di prima  applicazione
  vengono  istituiti, se poi entro sei mesi permangono  i  requisiti,
  quindi,  la  continuità territoriale e la popolazione rimangono  in
  vita se no, no. Grazie.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, ritengo che preliminarmente all'inizio
  della  discussione, siccome l'avevamo presentato alcune sedute  fa,
  la  settimana  scorsa,  credo che si debba discutere  la  questione
  pregiudiziale che abbiamo presentato, facendo parlare due onorevoli
  a favore e due contrari  e, quindi, il voto d'Aula.

   PRESIDENTE.   Pensavo    che  la  questione  pregiudiziale   fosse
  superata.
   Onorevole Formica, la invito ad illustrarla.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come è ben noto, i
  giudizi,  che  sono stati avanzati durante tutto l'iter  di  questa
  riforma da parte di autorevoli costituzionalisti, che hanno portato
  a   supporto  una  mole  impressionante  di  sentenze  della  Corte
  Costituzionale, lo stesso procedimento intentato dal Governo Monti,
  prima con decreto e stoppato dalla Corte Costituzionale, per quanto
  attiene all'iter approvativo di questa riforma a livello nazionale,
  sono tutti  univoci in un senso, nello stesso senso.
   Noi  non  possiamo  procedere, così come stiamo  procedendo,  alla
  modifica  dell'ente territoriale intermedio con il cambio di  nome,
  ma  con l'attribuzione di funzioni di governance territoriale e  di
  autonomia  finanziaria e gestionale bypassando  il  voto  popolare,
  l'elezione  di  primo  grado, su questo non c'è  un  parere  di  un
  costituzionalista che la pensa in questo modo; su questo  i  pareri
  sono univoci e altrettanto univoche sono le sentenze e  laddove  ci
  sono  sentenze della Corte Costituzionale che vanno  nel  senso  di
  autorizzare,  di  approvare  consorzi  fra  i  comuni,  le   stesse
  specificano, in maniera dettagliata, sia per le regioni  a  statuto
  ordinario  che  per  le  regioni  a statuto  speciale,  che  questi
  consorzi  di comuni possono costituirsi e se ne possono  costituire
  anche  una  infinità,  purché intesi come bracci,  semplici  bracci
  operativi   dei  comuni  stessi,  cioè  non  dotati  di   autonomia
  finanziaria, di funzione e di governo del territorio.
   Per  intenderci:  i  comuni possono fare quanti  ATO  vogliono,  i
  comuni   possono  fare  società,  partecipate,  tutto  quello   che
  vogliono, quello che non possono fare, e quello che la Costituzione
  impedisce  di  fare, è che nasca un ente intermedio  che  abbia  in
  tutto  e per tutto le attribuzioni e le funzioni degli enti  locali
  senza  che  sia previsto, per l'elezione di questo ente intermedio,
  il suffragio popolare e diretto.
   Signor  Presidente,  non è che abbaiamo alla  luna   Semplicemente
  prendiamo  atto  del  fatto che persino il  Governo  nazionale  sta
  tentando  la  riforma mettendo contemporaneamente  in  cantiere  la
  riforma  costituzionale, quindi, è del tutto ovvio  che  a  livello
  nazionale si sono resi conto che se prima non c'è la riforma  della
  Costituzione  con  l'eliminazione  della  parola   province   dalla
  architettura  costituzionale  dello Stato,  non  si  può  procedere
  all'abolizione delle stesse, a livello nazionale il  tentativo  che
  stanno cercando di portare avanti è di ridurre al minimo, annullare
  quasi  le funzioni trasferite alle attuali province - credo che  ne
  prevedano una sola - proprio per tentare di bypassare il vaglio che
  sarà   certamente   severo  e  negativo  da   parte   della   Corte
  costituzionale.
   Vi  è di più. Sul medesimo disegno di legge, che è attualmente  in
  discussione  in Senato, ci sono ben 3330 emendamenti e il  relatore
  ha  addirittura  modificato più volte la sua  posizione  sia  sulle
  città  metropolitane,  con  una prima  apertura  e  una  successiva
  chiusura,  e anche sul fatto che il relatore stesso prevede  che  i
  sindaci   -  o  comunque  i  presidenti  di  queste  nuove   entità
  territoriali - devono percepire un compenso, con questo,  smentendo
  di   fatto   il  tentativo  sbandierato  a  giustificazione   della
  soppressione con il risparmio, non solo non ci saranno risparmi, ma
  addirittura  ci sarà una moltiplicazione delle spese che  ad  horas
  non  è dato prevedere se sarà del doppio, del triplo, del quadruplo
  e  persino  di più rispetto a quanto spendevamo ora, ma  in  questo
  momento la mia analisi si ferma all'aspetto squisitamente di natura
  costituzionale in relazione alla richiesta che abbiamo presentato.
   La  legge  in  discussione è, dal punto di  vista  costituzionale,
  assolutamente incostituzionale, non può essere approvata,  non  può
  essere   valutata  da  questo  Parlamento  perché  contravviene   e
  contraddice i dettati della nostra Costituzione. Pertanto,  ritengo
  che questo  Parlamento debba rigettare, impedire la discussione  su
  questa proposta di legge per le ragioni che ho spiegato poc'anzi.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   PRESIDENTE.  Ai  sensi dell'articolo 101 del  Regolamento  possono
  intervenire due deputati a favore e due contro.
   Hanno  chiesto di intervenire a favore gli onorevoli  Vinciullo  e
  Ioppolo.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Vinciullo.

   VINCIULLO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   signori
  assessori,  credo che il momento sia particolarmente difficile  per
  la  nostra  Regione e stiamo discutendo una cosa  che  potrà  avere
  ripercussioni  per  i  prossimi anni e determinare  la  vita  e  la
  libertà politica della nostra Regione.
   Per  questo  motivo faccio appello alla vostra intelligenza,  alla
  vostra  capacità  di ascolto perché il voto sulle  pregiudiziali  a
  favore  o  contro  non può essere un voto che  scaturisca  solo  ed
  esclusivamente da una appartenenza ad un gruppo politico o  da  una
  appartenenza  ad una coalizione, ma deve essere un  voto  che  deve
  essere   determinato  dal  nostro  libero  arbitrio,  dalla  nostra
  coscienza, perché ognuno di noi deve interrogarsi, innanzitutto con
  se  stesso,  per capire se il disegno di legge, di cui  oggi  siamo
  venuti a conoscenza, con l'emendamento presentato dal Governo  solo
  da  pochi  minuti, può questa sera essere discusso ed  approvato  o
  bocciato.
   Signor  Presidente, non sfugge alla sua intelligenza  e  alla  sua
  capacità  politica che ha dimostrato in tutti questi  anni  che  un
  provvedimento del genere non può essere portato in Aula  all'ultimo
  minuto e non può essere approvato dai deputati senza che vi sia  la
  necessaria  condivisione all'interno dei gruppi parlamentari  e  vi
  sia  la  necessaria condivisione anche all'interno  dei  rispettivi
  partiti - e mi sia consentito dire - anche all'interno delle nostre
  province e dei nostri territori.
   Un   disegno   di   legge  che  non  è  rivoluzionario,   è   solo
  anticostituzionale   perché   se  fosse   un   disegno   di   legge
  rivoluzionario non avremmo difficoltà a parlarne, a  discuterne,  a
  valutarlo, a ragionare, a votare favorevolmente o contrari  e   con
  questo mio dire non voglio assolutamente offendere né il Presidente
  della  Prima  Commissione e i colleghi deputati presenti  né  tanto
  meno l'assessore che ha firmato gli emendamenti.
   Vedete,  quello  che  vi  deve spingere  a  riflettere  è  che  il
  Presidente Crocetta non  ha firmato questi emendamenti e se non  li
  ha firmati nemmeno il Presidente della Regione è la prova che anche
  lui  in  questa vicenda non solo ha paura di incorrere nella  scure
  certa del Commissario dello Stato, ma sa con certezza che non  può,
  dopo  la  vicenda  legata alla finanziaria,  correre  un  ulteriore
  rischio di vedersi impugnato un provvedimento.
   Veda, presidente Cracolici, la cosa non la deve sorprendere perché
  lei,  che  sa  leggere molto più di me, vede che negli emendamenti,
  nella  parte superiore, c'è la firma dell'assessore, ma nella parte
  inferiore c'è lo spazio in bianco per la firma del Presidente della
  Regione

   CRACOLICI. Il Presidente c'è sempre

   VINCIULLO.  Giusto   Il Presidente c'è sempre,  giusto   Però,  in
  questa  occasione dimostra di avere paura o di non  condividere  le
  proposte del suo assessore e mi pare anche di capire che nemmeno il
  Presidente  della  Regione condivide le proposte della  maggioranza
  che,  in una sede estranea al Parlamento, in un luogo estraneo alla
  Sicilia,  si  è  seduta  a Palermo e ha deciso  di  raggiungere  un
  accordo  che, essendo un accordo extra parlamentare, è  un  accordo
  moralmente,  politicamente e legislativamente non corretto,  perché
  le  leggi  si fanno ancora in questo Parlamento, le leggi si  fanno
  nel  più antico Parlamento del mondo, non si fanno a Roma e  quando
  le  leggi si fanno a Roma è perché i deputati, tutti voi che dovete
  votare  questa  legge,  non siete d'accordo e  stanno  cercando  di
  imporvi  da  Roma  una  scelta  che voi  non  condividete,  che  il
  territorio  non condivide, che i vostri elettori non condividono  e
  che i vostri partiti, in sede legale, non condividono.
   Vede,  signor Presidente, si tratta di un provvedimento  non  solo
  immorale dal punto di vista politico, è immorale dal punto di vista
  della legislazione imperante che vuole che le leggi si facciano  in
  questo    Parlamento,    ma   è   un   provvedimento    sicuramente
  anticostituzionale.
    Ancora oggi la Repubblica italiana non ha abolito le province. Vi
  è un provvedimento in questo senso che si sta discutendo al Senato,
  ci sono migliaia di emendamenti, non possiamo assolutamente tentare
  di  precedere  l'approvazione della legge che  farà  il  Parlamento
  nazionale,  del resto mi pare di capire che già sulla vicenda  -  e
  mi  accingo a finire, signor Presidente, le chiedo scusa,  però  in
  tutti questi giorni non ho preso la parola, è la prima volta che lo
  faccio  -  c'è questa pregiudiziale e  ritengo che la  stessa   sia
  fondata.
   Per  questo  motivo, sono a favore e per questo  motivo  chiedo  a
  quest'Assemblea di votare a favore.

   PRESIDENTE. Non vedo deputati che hanno chiesto di parlare  contro
  la pregiudiziale.
   E' iscritto a parlare a favore l'onorevole Ioppolo. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  assessore,  la
  pregiudiziale presentata ed illustrata dall'onorevole Formica è  di
  certo    una   pregiudiziale   di   costituzionalità,    anzi    di
  incostituzionalità assolutamente fondata, argomentata e motivata.
   Si  era  partiti,  si  erano prese le mosse dall'abolizione  delle
  province, così venne detto televisivamente, così venne ribadito più
  solennemente  in  quest'Aula   le  province  saranno  abolite,   le
  province saranno abrogate .
   C'è  voluto  un  anno e il tentativo estremo del presidente  della
  prima  Commissione perché qualcuno si convincesse che  le  province
  non  potevano  essere  abolite, non potevano  essere  abrogate,  le
  competenze non potevano essere smembrate, divise, polverizzate e si
  è corso ai ripari e si corre ai ripari, che sono peggiori del male,
  da settimane, da alcuni mesi affannosamente, affastellando testi su
  testi,  sostituendo norme una dietro l'altra con la velocità  e  lo
  spazio di un mattino.
   Si giunge adesso ad una forma surrogata di provincia di quella che
  in   Sicilia  è  già  libero  consorzio  dei  comuni,  secondo   la
  definizione   normativa  contenuta  all'articolo  1   della   legge
  regionale  n.  9   del 1986, con un testo che è  quello  licenziato
  dalla Prima Commissione, che si è ulteriormente corretto con i  sei
  o sette subemendamenti presentati pochi minuti fa dal Governo.
   La pregiudiziale di costituzionalità è fondata, signor Presidente,
  perché  questa  norma  viola almeno gli  articoli  10  e  48  della
  Costituzione italiana, di quella Costituzione italiana  che  non  è
  vano  richiamare qui dentro, all'interno del Parlamento  siciliano,
  perché  ogni  tentativo  di  superare il  dettato  normativo  della
  Costituzione   italiana  ha,  in  Sicilia,   un   insuperabile   ed
  insormontabile presidio che è rappresentato - piaccia o non piaccia
  -  dal  Commissario dello Stato, che proprio poche settimane fa  ha
  dimostrato  come le norme che venivano presentate dal  Governo  non
  meritavano di passare il suo vaglio.
   L'articolo  10 della Costituzione dice che l'ordinamento  italiano
  si  conforma al diritto internazionale. Bene, ditemi quale  sia  la
  fonte  normativa internazionale che consente di eleggere  organismi
  amministrativi rappresentativi di interessi diffusi sul  territorio
  mediante un moto indiretto, di secondo grado, mediato. Ditemi  come
  possa  superare  il vaglio costituzionale a mente dell'articolo  48
  della  Costituzione, che dice che sono elettori tutti  i  cittadini
  italiani, non i consiglieri comunali eletti in Sicilia o i  sindaci
  eletti  in  Sicilia  per eleggere l'assemblea dei  liberi  consorzi
  secondo  le fantasie del governo Crocetta  Sono cittadini  elettori
  tutti i cittadini
   Basterebbero  questi  due riferimenti, signor  Presidente,  a  due
  norme  assolutamente  insuperabili della nostra  Costituzione,  per
  tacciare già di incostituzionalità l'impianto generale, generico di
  questa norma.
   Nel  momento  in  cui si dovrà votare la pregiudiziale  presentata
  dall'onorevole Formica e sottoscritta da tanti di noi, il  voto  di
  questa  Assemblea regionale siciliana, se vuole salvare la  propria
  dignità,  se  vuole salvare la propria anima di corpo  legislativo,
  non potrà che essere accolta.

   PRESIDENTE.    Pongo    in   votazione   la    pregiudiziale    di
  costituzionalità. che, se accolta,  bloccherebbe la discussione del
  disegno di legge sulle province.
   Chi è favorevole alla pregiudiziale si alzi; chi è contrario resti
  seduto.

                           (Non è approvata)

   /A inerente la riqualificazione degli immobili confiscati alla mafia.

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   Onorevoli  colleghi,  si prosegue, pertanto,  con  la  discussione
  generale  unificata  dei disegni di legge «Istituzione  dei  liberi
  consorzi comunali e delle Città metropolitane» ( 642-31-132-133-149-
  153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A),  «Norme
  transitorie  in  materia  di proroga delle  gestioni  commissariali
  provinciali»   (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-
  542-543-546-613-638-662/A   Stralcio   1/A),   «Ineleggibilità   ed
  incompatibilità degli amministratori dei liberi consorzi comunali e
  delle Città metropolitane» (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-
  226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio II/A), posti  al  n.
  1), al n. 2) e al n. 3) del II punto all'ordine del giorno.
   Comunico  che  sono  iscritti a parlare  gli  onorevoli  Figuccia,
  Alongi,  Vullo,  Laccoto,  Rinaldi, D'Asero,  Barbagallo,  Formica,
  Falcone,   Assenza,  Turano,  Cappello,  Greco  Giovanni,  Ioppolo,
  Panepinto, Di Mauro, Vinciullo, Fontana, Grasso, Alloro,  Musumeci,
  Malafarina, Fazio, Sammartino e Lentini.
   Onorevoli colleghi, vi invito a contenere gli interventi  entro  i
  dieci  minuti,  anche  se per Regolamento la  discussione  generale
  prevede l'intervento per quindici minuti.
   Ha  comunque ragione l'onorevole Formica che siccome il  dibattito
  non  c'è stato, il termine delle ore 20.00 non era perentorio. Fino
  a   quando  non  si  chiude  la  discussione  generale  si  possono
  presentare  gli emendamenti, ma l'importante è che chiudiamo  entro
  questa sera.
   I subemendamenti potranno essere presentati entro domani, alle ore
  12.00, al fine di dare la possibilità agli Uffici di trasmettere il
  fascicolo  con gli emendamenti, evitando di presentare,  così  come
  prevede  il  Regolamento, subemendamenti in corso di votazione  una
  volta  avviata  la discussione dei singoli articoli e  dei  singoli
  emendamenti.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Figuccia. Ne ha facoltà.

            Assume la Presidenza il Vicepresidente Pogliese

   FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato  con
  grande   attenzione  la  relazione  dell'Assessore   Valenti,   una
  relazione  che fa riferimento al testo base, che illustra  numerosi
  emendamenti presentati dal Governo e che in qualche modo entra  nel
  merito di quella che di fatto è un ulteriore riscrittura.
   Qualcuno  prima  diceva che in Senato sono stati presentati  circa
  3.300 emendamenti per verificare il testo che è lì approdato, ma io
  direi  che  poco  manca  in  Sicilia per  arrivare  a  circa  3.300
  riscritture  a partire dal lavoro che è stato fatto in  circa  nove
  mesi in I commissione.
   Vorrei analizzare alcuni di questi emendamenti.
   Il  primo  è un emendamento sostitutivo con il quale si introduce,
  all'articolo  1,  la  trattazione relativa,  oltre  che  ai  liberi
  consorzi dei comuni, anche alle città metropolitane.
   Qui  c'è  evidentemente, da parte del Governo, la prima ammissione
  di colpa nella misura in cui alcun riferimento era fatto alle città
  metropolitane, al primo comma dell'art. 1 e adesso si introduce non
  solo questo principio, ma la trattazione di questo argomento.
   Probabilmente  se  ce  ne fossimo accorti prima,  anziché  farcelo
  suggerire  da Roma, anziché scomodare una Conferenza di  Capigruppo
  di  maggioranza ed una Conferenza che mettesse assieme il punto  di
  vista  di  tutti  i  partiti della maggioranza a  Roma,  su  questa
  vicenda  saremmo  potuti  arrivare a non  presentare  questo  primo
  emendamento sostitutivo.
   Subito  dopo  si  introduce un principio che viene considerato  di
  straordinaria  importanza rispetto a questo testo. Il  principio  è
  quello  secondo  il  quale,  onorevoli  colleghi,  viene  data  una
  premialità a tutti quei comuni che in effetti dimostrano  di  voler
  gestire in rete, o comunque a sistema, una serie di servizi. Ma  io
  mi  chiedo: perché non prevedere direttamente attraverso  la  norma
  che  questi servizi in rete vengano gestiti, anziché ipotizzare  un
  ipotetico  sistema di premialità, qualora qualche libero  consorzio
  dei  comuni  dovesse  alzare l'ingegno ed arrivare  a  definire  la
  possibilità  di  gestire i servizi in rete? Non  era  forse  utile,
  anziché  necessario,  oltre che auspicabile  che  questo  principio
  venisse per l'appunto sancito all'interno del testo?
   L'emendamento   1.27,   non  è  un  emendamento   sostitutivo   ma
  aggiuntivo. Rispetto a questo emendamento mi sembra che venga messo
  l'evidenziatore  su  una sorta di vizietto che  questo  Governo  ha
  nell'appellarsi costantemente ad un richiamo dell'intervento romano
  prima  e  poi al cosiddetto commissariamento. Difatti, si dice  che
   in  caso  di  mancata approvazione del piano, il Presidente  della
  Regione  nomina  un commissario ad acta ; e poi:  entro  30  giorni
  dall'entrata   in   vigore  della  presente  legge,   con   decreto
  dell'Assessore  per le autonomie locali e della funzione  pubblica,
  saranno  fissati  criteri sulla base dei quali saranno  definiti  i
  servizi e le funzioni oggetto di accorpamento .
   Questo  noi, come Parlamento, lo demandiamo ancora una volta  come
  intervento  al Governo. Quindi, anche qui non ci poteva essere  una
  potestà  legislativa,  un impegno da parte del  Parlamento  passato
  attraverso il lunghissimo lavoro fatto in Commissione, ma  facciamo
  una  delega  in  bianco  al  Governo, aspettando  che  possa  darci
  successivamente delle indicazioni in merito.
   Andiamo all'emendamento successivo, l'emendamento 2.12, ancora una
  volta  un  emendamento  sostitutivo con il quale  ci  si  prospetta
  finalmente   l'ipotesi,   l'opportunità   di   arrivare   ad    una
  razionalizzazione  della spesa e questo lo si  fa  introducendo  il
  principio  di diminuire, portando fino a 150 mila gli abitanti  che
  possono  far parte di quel comprensorio attorno al quale  i  liberi
  consorzi dei comuni possono creare un'aggregazione.
   Ma  io  mi  chiedo, con l'ulteriore abbassamento del numero  degli
  abitanti, si avrà un evidente innalzamento del numero dei consorzi,
  perché  basta fare quattro conti per arrivare a comprendere che  si
  passerà  dalle  nove province ad almeno venti province  alle  quali
  diamo un nome nuovo di  liberi consorzi dei comuni . E quindi,  già
  solo per questo, abbiamo, finalmente, razionalizzato
   Per   non  parlare,  onorevoli  colleghi,  del  fatto  che  questa
  razionalizzazione probabilmente non fa i conti con alcuni aspetti e
  tra questi, in primis, quelli legati al personale. Io, come tutti i
  componenti  della I Commissione, in questi giorni ho  ricevuto  una
  richiesta - è passata circa una settimana e quindi probabilmente ci
  sarebbero state le condizioni per poterla accogliere - di audizione
  urgente,  non da una organizzazione sindacale, non dalla CGIL,  non
  dalla  CISL,  non  dalla UIL, non da altri sindacati  autonomi,  ma
  dalle  RSU di tutti i dipendenti delle province di Palermo i  quali
  sono  preoccupati  del  vuoto normativo che si  sta  creando,  sono
  preoccupati   rispetto   al  sistema  di   garanzia   dei   livelli
  occupazionali e lo sono senz'altro per una serie di ragioni.
   Riducendo il numero di abitanti rispetto alle province accade  una
  cosa  semplicissima,  cioè che viene effettivamente  modificato  il
  coefficiente   del  numero  degli  abitanti  con  il   numero   dei
  dipendenti.  Il  consorzio, diversamente da  come  poteva  fare  la
  provincia, non potrà introitare imposte come veniva fatto  prima  e
  soprattutto, qualora si volesse prevedere che i dipendenti  possono
  passare   in   quota  parte  ai  comuni,  vista  la  modifica   del
  coefficiente di riparto e del rapporto tra il numero di  dipendenti
  e il numero degli abitanti, ci scontreremmo con l'idea che i comuni
  non  possono  fare assunzioni. E' evidente che questo  tema  non  è
  stato  affrontato. Da parte di tutte le organizzazioni sindacali  e
  delle RSU di tutte e nove le province è stato avanzato questo grido
  di  allarme  che,  tuttavia,  non si  è  pensato  necessario  dover
  accogliere.
   Andiamo  ancora  avanti con l'emendamento  9.3,  anche  questo  un
  emendamento   sostitutivo,  che  finalmente  fa  riferimento   alle
  funzioni  e,  parlando di città metropolitane,  fa  riferimento  ai
  servizi sociali. Ma se volevano fare una riforma che riguardasse il
  tema delle autonomie locali, perché non introdurre un principio che
  attenesse alla questione del decentramento?
   Signor Presidente, mi rimangono pochi minuti e quindi mi limito  a
  dire che questo testo, così come è stato presentato, è un ulteriore
  testo  di  riscrittura, non soltanto malgrado il  voto  in  Aula  è
  incostituzionale, ma è un testo che lede i principi delle autonomie
  locali fissati dall'articolo 5 della Costituzione che sancisce,  in
  quanto  autonomie locali, il principio secondo il quale  le  stesse
  sono  preesistenti  alla  stessa  Repubblica  e  che  sancisce   il
  principio secondo il quale il voto delle Assemblee dovrebbe  essere
  un voto diretto, libero, uguale e segreto.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Alongi.  Ne  ha
  facoltà.

   ALONGI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, speravo
  che  l'attesa  partorisse degli articoli di riscrittura  di  questo
  testo  con un minimo di buon senso ed invece mi pare che andiamo  a
  peggiorare, e ne spiego le motivazioni, caro assessore.
   Per quanto riguarda l'emendamento 9.3, mi pare poi modificato come
  10.3, ho la sensazione che chi ha scritto questi emendamenti non ha
  l'idea  chiara di cosa fanno le province o probabilmente vuole  non
  parlare di province.
   Mi  spiego  meglio. Le funzioni dei liberi consorzi  prevedono  la
  programmazione  economica  del territorio,  la  programmazione  dei
  servizi  e  dei  trasporti, il controllo di  indirizzo  per  quanto
  riguarda  lo  smaltimento dei rifiuti e le risorse idriche.  Faccio
  l'esempio  della provincia di Palermo: i 2250 chilometri di  strada
  provinciale  che  afferiscono fuori dall'aria  metropolitana  della
  città di Palermo, chi li governa? Questo testo mi dice che verranno
  governati  dall'area metropolitana, quindi l'area metropolitana  di
  Palermo.  Assessore  -  io leggo il testo, poi  se  ci  sono  delle
  modifiche  da  fare,  spero  che  questo  Governo  le  faccia   con
  attenzione  e senza fretta - il testo dice chiaramente che  i  2250
  chilometri di strada provinciale non si sa chi dovrà governarli.
   Da  questo testo mi aspettavo anche una risposta chiara per quanto
  riguarda  quattro quesiti ai quali spero ed auspico che l'assessore
  e  il  Presidente  della  Regione possano  dare  risposta,  non  ai
  deputati  di  questa  Aula  ma ai cittadini  delle  città  e  delle
  province, ai dipendenti delle province.
   Primo:  che  fine fa l'avanzo d'amministrazione delle province  di
  oggi?  Secondo:  dove va a finire il patrimonio  immobiliare  delle
  province? Terzo: dove vanno a finire i mutui che hanno contratto le
  province?  Quarto:  come vengono ripartiti i tributi  che  arrivano
  alle  province attraverso il PRA, l'RC Auto, i rifiuti? Questi sono
  elementi  di  straordinaria importanza ed i  dipendenti  oggi  sono
  terribilmente preoccupati perché hanno compreso che questa legge  è
  una  legge  non  guarda  agli interessi né del  territorio  né  dei
  dipendenti,  guarda  all'interesse esclusivo  di  vendere  fumo  al
  territorio e di fare danno enorme, aggiungo io.
   Assessore, la invito a rivedere una nota della Corte dei Conti, ed
  invito  anche i colleghi ad andare a verificare, in audizione  alla
  Commissione Affari Istituzionali del Senato della Repubblica del 16
  gennaio  2014,  quindi non due o tre anni fa,  dove  la  Corte  dei
  Conti, fortemente preoccupata sulla legge nazionale sulle province,
  dice   la possibilità di estendere le aree metropolitane in maniere
  eccessiva  come area vasta potrebbe essere dannosa e non idonea  ad
  assorbire le azioni strategiche . Qui addirittura ne vogliamo  fare
  tre,  Palermo,  Messina e Catania, mentre in Europa sono  in  tutto
  dieci le città metropolitana.
   Capisco  che il Presidente Crocetta viene da Bruxelles ed  ha  una
  visione  strategica di carattere europeo, ma la Sicilia  non  è  in
  Europa  e  in questa Terra tre aree metropolitane sono eccessive  e
  fuori luogo. Altro aspetto importante riguarda sempre la Corte  dei
  Conti in audizione sul riordino delle province, e la voglio leggere
  perché si coglie l'esigenza di riconoscere un livello di intervento
  intermedio corrispondente alla cosiddetta area vasta che  necessita
  di  un  punto  di riferimento quanto meno amministrativo  al  quale
  viene  attribuito un elenco più ampio di funzioni  anche  operative
  che eccedono le dimensioni comunali.
   La  Corte dei Conti si preoccupa e dice che è una provincia  delle
  aree  metropolitane o, per meglio dire, il riordino delle  province
  come  città  e non come aree metropolitane, per quanto  riguarda  i
  consorzi dei beni comuni, se non hanno competenza si svuotano e non
  hanno  nessun valore, nessun significato e non possono dare  nessun
  servizio  ai cittadini. Questa è la preoccupazione della Corte  dei
  Conti, in audizione al Senato del 16 gennaio di quest'anno,  e  non
  di 10 anni fa.
   Quindi,  assessore,  Presidente della  Regione,  io  mi  auguro  e
  auspico che abbiate un sussulto di responsabilità nei confronti dei
  siciliani  e poi aggiungo che vorrei capire per quanto riguarda  le
  scuole  dei  disabili, le scuole di II grado  nelle  province  dove
  vanno  a finire. Chi gestisce i disabili? A chi forniamo assistenza
  nelle scuole e trasporto agli handicappati? Dove vanno a finire?
   Ed  inoltre, la protezione civile in provincia di Palermo e  nelle
  province della Sicilia dove va a finire?
   Allora, fermiamoci un attimo e abbiamo la dignità e il buon  senso
  di  spiegare  alla  gente che noi non vogliamo  fare  ostracismo  o
  chissà  che  cosa.  Ci sono le dichiarazioni di poco  fa,  una  del
  Segretario  provinciale  della CISL e una del  Segretario  generale
  della  UIL,  Claudio  Barone,  che  è  fortemente  preoccupato   ed
  allarmato per i lavoratori.
   Che fine fanno i 1.400 lavoratori della provincia di Palermo? E se
  poi  si sfora il patto di stabilità? Il passaggio del 20 per  cento
  che  si può fare massimo da un consorzio all'altro sposta anche  il
  personale?  Sono  problemi drammaticamente  importanti  che  questo
  Governo  non ha avuto il coraggio di affrontare perché  è  evidente
  che chi ha scritto questa legge è uno che non capisce e non conosce
  qual è né il ruolo delle province, né il ruolo dei Presidenti delle
  province.  Lo dico con grande foga, non perché ho fatto l'assessore
  provinciale  per  10  anni,  ma perché conosco  la  competenza,  la
  professionalità ed il ruolo delle province.
   Quindi, lo ribadisco nuovamente, Presidente Crocetta, si fermi  un
  attimo, ragioni non soltanto con la sua maggioranza, che non ha, ma
  con  tutta  l'Aula, ragioni con la politica. E poi mi  permetto  di
  dire,  se questo serve soltanto a governare ancora commissari nelle
  province, per gestire a modo proprio la propria bottega, questo non
  mi  sta  bene e non siamo d'accordo. Noi non vogliamo fare soltanto
  opposizione  cruda  ma fuori luogo, vogliamo fare  una  opposizione
  costruttiva che dia risposte, che dia certezza ai dipendenti  e  ai
  cittadini di queste province.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Vullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VULLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  volevo  fare  una
  domanda. Qui ci sono diversi deputati che sono stati Presidenti  di
  Provincia:  l'onorevole Musumeci, l'onorevole  Turano,  l'onorevole
  Federico, l'onorevole Marziano, l'onorevole Fontana non lo sapevo.
   Conoscete il decreto legge 152 del 2006, articoli 197, 214 e  216?
  Io  ho  ascoltato  tutti  gli interventi,  che  sono  meritori,  ma
  appartengo  a  coloro  i  quali  hanno  sostenuto  sempre  che   la
  maggioranza non è una caserma, e per questo, non per forza tutti  i
  deputati della maggioranza devono pensarla allo stesso modo. Ma  in
  questa  legge,  visto che la maggioranza ne fa come  se  fosse  una
  grande battaglia, io mi adeguo e sicuramente la voterò.
   Però,  assessore, questa legge dice che nel campo dei  rifiuti  ci
  sono  una miriade di aziende, che raccolgono la plastica, la carta,
  il  vetro,  i  rottamai,  aziende che si rivolgono  alla  provincia
  perché  il decreto legge che ho citato  dà competenza alle province
  per le autorizzazioni semplificate.
   Che  significa  autorizzazioni semplificate? Queste  tipologie  di
  imprenditori  fanno una domanda senza passare, dico fortunatamente,
  dalle   grinfie  di  alcune  assessorati  regionali  ed  hanno   le
  autorizzazioni e possono iniziare a lavorare.
   Vedo  che  l'onorevole Fontana annuisce, essendo stato  anche  lui
  Presidente di Provincia.
   Questa legge dà solo ed esclusivamente alle Province la facoltà di
  dare queste autorizzazioni semplificate.
   Nei   prossimi   mesi,  man  mano  che  vanno  a  scadere   queste
  autorizzazioni,  siccome sono delle micro imprese,  io  qua  ho  un
  documento  di  Confambiente, de suo presidente ingegnere  Monastri,
  che  dice  che  ci sono in Sicilia 2.500 imprese che  rappresentano
  circa  8  mila  dipendenti  e, man mano che  queste  autorizzazioni
  semplificate vanno a scadere coloro che sono imprenditori ed  hanno
  queste autorizzazioni devono imbattersi con la Regione, con i  suoi
  templi  biblici per dare le autorizzazioni, il VIA o il Via VAS,  e
  noi mettiamo non dico sul lastrico, ma in ginocchio decine di micro
  imprese  che non hanno la capacità di attendere un anno o due  come
  le grandi imprese.
   Tutto questo realizzerà un aumento in più della disoccupazione.
   Assessore, noi non possiamo cambiare il decreto legge 152, però ci
  dobbiamo  attrezzare  affinché queste micro  imprese  ricevano  una
  risposta man mano che gli vanno a scadere le autorizzazioni  quanto
  più celermente possibile. Cosa che mi creda, ci credo poco.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Laccoto.  Ne  ha
  facoltà.

   LACCOTO.  Signor  presidente, onorevoli colleghi, questa  dovrebbe
  essere una legge epocale che dovrebbe segnare questa legislatura.
   Quando un anno fa approvammo la norma che aboliva le Province, con
  un intervento dissi che questa doveva essere un'occasione unica per
  il  Governo  e per questa Assemblea per mettere mano  ad  un  testo
  unico  sugli  enti  locali,  per ridare competenze,  per  accorpare
  servizi, per dare la possibilità di razionalizzare quelle che  sono
  le  funzioni a volte anche confuse e molteplici di molti Enti,  per
  poterle dare in questi nuovi consorzi che dovrebbero sorgere.
   Dobbiamo  dire  che  anche le proteste della minoranza  potrebbero
  avere  un  senso  se questo restasse un testo così  come  definito,
  senza una norma successiva che accorpi le funzioni ma anche che  le
  chiarisca.
   Il  problema  è  che  alcuni  profili  devono  essere  sicuramente
  approfonditi  ed  io  credo che, nell'approntare  questa  norma,  e
  specialmente  questo  emendamento  governativo,  una  norma   fatta
  all'ultimo momento, tanto per farla, dobbiamo dire che, dopo  avere
  commissariato le Province alcune da due anni ed altre da  un  anno,
  non può questa Assemblea tornare indietro rispetto a quella che era
  l'idea  iniziale ma un'idea che nelle intenzioni doveva  essere  di
  largo  respiro, di grande respiro e che potesse mettere  finalmente
  mano  a  quelle  che potevano essere competenze chiare  e  precise.
  Ebbene, nei commi di questo emendamento, sicuramente si riscontrano
  alcune  norme  non ben definite. Quando si parla di  pianificazione
  territoriale,  di  coordinamento per gli aspetti di  competenza,  è
  chiaro  che  queste  devono essere sicuramente individuate  da  una
  norma.
   Quando  ai  commi  1, 27, 28 si dice anche che   con  decreto  del
  Presidente  della  Regione saranno individuate le funzioni ,  credo
  che  queste  funzioni  dovranno essere  preordinate  con  un  testo
  organico e con legge da parte di questa Assemblea regionale.
   E  poi  è  chiaro  che questa norma avrebbe dovuto  accorpare  nei
  consorzi  praticamente le funzioni SRR, le funzioni  degli  ex  ATO
  idrici, non solo come individuazione e come indirizzo ma le diverse
  funzioni.  Il  rischio,  infatti, è  che  naturalmente  si  possono
  praticamente duplicare gli enti di appartenenza. Capisco che  siamo
  presi all'ultimo minuto e all'ultimo secondo perché con l'incidente
  d'Aula non vi é stata la possibilità della proroga dei Commissari.
   Credo,  però, che vada fatta anche una riflessione seria,  serena,
  approfondita  su  quella  che  potrebbe  essere  una  norma   anche
  concordata  nell'Aula per una successiva legge che  ridefinisca  le
  funzioni,  che ridefinisca quelle che possono essere le  competenze
  specifiche  di  questi nuovi consorzi che altro  non  sono  che  le
  vecchie  province  delineate  in forma  diversa,  con  le  modalità
  diverse di elezione.
   E   chiaramente   non   sono  d'accordo  quando   si   dice   così
  perentoriamente  che  si debbano accorpare  i  servizi  degli  enti
  locali.  Perché  è qui che andremmo sicuramente ad incappare  nella
  norma   costituzionale.  E'chiaro  che  i  servizi  possono  essere
  accorpati  ma  non si debbono accorpare obbligatoriamente.  Capisco
  anche  il sistema della premialità ma metterei lì un  possono'  non
   debbono'  essere  accorpati. Certamente  non  possiamo  uscire  da
  questo termine con un nulla di fatto.
   Questa è la spada di Damocle che abbiamo tutti noi.
   Avendo  più  tempo,  avendo la possibilità di approfondire  questi
  temi,  è  chiaro  che  si arriverebbe ad una norma  molto  definita
  rispetto a questa che è solo un tentativo fatto all'ultimo secondo.
  Tra   l'altro,   alcuni  colleghi  hanno  criticato  anche   questa
  espropriazione  da  parte  del  Parlamento  su  un   tavolo   extra
  Assemblea.  Capisco che si doveva arrivare anche ad  un  punto  per
  concordare quelle che possono essere le linee di indirizzo  ma  non
  già  quelle  che devono essere invece le specificità di una  norma,
  che  deve  essere sicuramente norma emanata da quest'Aula,  con  la
  consapevolezza   dell'importanza  delle  norme   che   andiamo   ad
  approvare.
   Allora, la mia proposta è quella che si lasci uno spiraglio ad una
  legge  successiva per un riequilibrio di quelle che possono  essere
  le  funzioni  che  possono  essere date a questi  consorzi,  quella
  semplificazione anche dal punto di vista amministrativo, di  quelle
  che  possono essere sovrintendenze, gli IACP, una serie di enti che
  oggi  diventano  praticamente enti che  molte  volte  soffocano  lo
  sviluppo di questa Sicilia e dei territori.
   E'  una  occasione che non va sprecata. Al di là del  termine  che
  abbiamo tutto questo può essere rivisto e rivisitato attraverso una
  norma consapevole a cui si metta mano immediatamente per ridefinire
  le  funzioni e le competenze. Questa è una proposta che credo  vada
  accolta.

   Non  possono essere norme che provengono solo dal Governo  ma  che
  devono   essere   approfondite,  discusse  nelle   Commissioni   di
  competenza e in quest'Aula.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
  oggi  siamo  chiamati  a discutere e forse anche  ad  approvare  un
  disegno  di  legge  che prevede il riassetto di tutte  le  funzioni
  delegate  alla  provincia regionale. E stiamo distruggendo,  e  non
  possiamo permetterci di distruggere, un ente intermedio che  seppur
  negli  anni precedenti forse ha funzionato male o che è  stato  uno
  scempio  dal punto di vista dei costi. Con la scusa della  spending
  review stiamo qui necessariamente perché c'è stata una norma  spot,
  per  dire  che  oggi  la  Sicilia è la prima Regione  d'Italia  che
  abolisce  le province. Questa norma non può, e spero che quest'Aula
  abbia  la capacità e la forza di tornare indietro rispetto a quella
  famosa  decisione  di  pochi  mesi  fa  e  dico  semplicemente   le
  difficoltà che ci sono... intanto, dobbiamo capire quando si  parla
  di  città metropolitana che cosa si intende. La città metropolitana
  è una vasta area. Messina sarà la più piccola città metropolitana e
  sarà  una  città  monocomunale perché  la  città  metropolitana  di
  Messina dovrebbe comprendere tutta la provincia, così come la città
  di  Reggio  Calabria  comprende  nella  legge  nazionale  tutta  la
  provincia.
   Parlo  della  mia  provincia, quindi, istituiremo  quattro  liberi
  consorzi;  Taormina  andrà con Scaletta, i Nebrodi  saranno  per  i
  fatti propri, 51 etc., quindi, resterebbe la città di Messina e poi
  abbiamo una duplicazione di funzioni.
   Non  dimentichiamo che per trasferire le funzioni è necessario che
  si  trasferiscano le risorse. Una norma del genere non  può  essere
  attuata senza che vi sia una discussione e anche un accordo con  il
  Ministero  perché  non  ci sarebbero le risorse.  Immagino  che  la
  pianificazione del territorio ai liberi consorzi, la pianificazione
  dei  trasporti ai liberi consorzi e poi anche alle province,  ma  i
  liberi   consorzi  con  quali  risorse?  Poi,  diceva  l'assessore,
  risparmiamo  risorse  e quindi devono poi trasferire  le  funzioni.
  Ricordo che il trasferimento delle funzioni è disciplinato  da  una
  legge  nazionale, che è quella che prevede le unioni dei  comuni  e
  già le unioni dei comuni possono trasferire funzioni, ma la Regione
  non ha mai emanato i decreti attuativi.
   Oggi facciamo una norma così come si è fatta quella degli ATO,  ma
  non  ci  hanno insegnato niente gli ATO? Gli ATO che sono stati  un
  fallimento,  che le funzioni sono trasferite agli ATO,  che  poi  i
  comuni si dovevano consorziare per il Piano rifiuti, etc. senza  un
  euro.
   Ancora questa Regione, questi comuni pagano un costo altissimo  di
  una  norma subita dall'alto e non si può continuare su questa scia.
  Due mesi fa si è approvata una legge in cui sono state istituite le
  SRR  ed  erano  tre.  Oggi  vedremmo  una  duplicazione  di  costi,
  soprattutto trasferiremmo funzioni che poi nella carta non  saranno
  mai  trasferite e quindi resteranno nel limbo. Le competenze  delle
  scuole,  le  competenze delle strade, come frazioneremo le  strade,
  chi le sistemerà, poi ci saranno tutti questi problemi pratici.
   Allora,   dico  che dobbiamo fermarci un attimo, perché  prima  di
  fare   una   riforma  bisogna  capire  quali  funzioni  si   devono
  trasferire.  Che  cosa andava fatto? Andavano chiusi  tutti  quegli
  enti  che  ancora  continuano a mantenersi, tutti quegli  enti  che
  costituiscono  il vero spreco della politica, che sono  prebende  e
  che  sono  posti per essere trasferite le competenze in parte  alle
  province  ed  in parte ai comuni e la riforma doveva partire  dalla
  provincia  stessa,   svuotare di alcune  competenza  la  provincia,
  lasciarlo come ente intermedio.
   Fermiamoci  perché, ripeto, non potrò dare mai un  voto  a  questa
  legge che rimette nel caos un'intera Sicilia. E ricordiamoci che  i
  liberi  consorzi  non sono riconosciuti in Italia. Distruggeremo  i
  territori  per  tutte  le  ragioni che  ho  esposto,  perché  prima
  dobbiamo  capire quali competenze trasferiamo ai liberi consorzi  e
  quali  risorse contemporaneamente trasferiamo ai liberi consorzi  e
  ci  dica  il  Governo quante somme ha appostato per trasferirle  ai
  liberi consorzi perché questi funzionino.
   Noi  avremo - e sarà una responsabilità di chi voterà questa legge
  -  che  le  aree  metropolitane  potranno  accedere  ai  contributi
  comunitari e i liberi consorzi e, quindi, tutti i comuni che  fanno
  parte  della  provincia  di  Messina  resteranno  nel  limbo,   nel
  disordine e non solo avremo il fallimento in atto, fra poco, se  si
  continua così, dei comuni ma di tutti i comuni messi insieme.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Rinaldi.  Ne  ha
  facoltà.

   RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  quando
  approvammo  la legge numero 7 nel 2013 qualcuno disse  che  fu  una
  riforma epocale.
   Allora,  da questo pulpito, dissi che avevamo soltanto evitato  di
  rieleggere  il  Presidente ed i consiglieri, poi abbiamo  rimandato
  tutto.  E  ancora oggi siamo alle prese con una legge che tenta  di
  trovare  una  soluzione, probabilmente un iter  di  un'approvazione
  della  legge veloce, che non ci ha consentito di ragionarci  sopra,
  soprattutto non ha consentito neanche alla Commissione, per i tempi
  con  cui  ha  esaminato  i  vari  emendamenti,  la  possibilità  di
  approfondirli.
   L'altro  giorno,  in Commissione, quando abbiamo esaminato  questo
  disegno  di  legge  e poi l'abbiamo esitato, ho evidenziato  alcune
  criticità, alcune perplessità che voglio evidenziare anche  qui  in
  Aula e sottoporre  ai colleghi presenti.
   Intanto,  con  questo disegno di legge diciamo che  istituiamo  le
  città metropolitane, ai sensi dello Statuto e dell'articolo 15,  ma
  nello Statuto e nell'articolo 15 non sono inserite e non credo  che
  con  un  articolo  di  una legge regionale  possiamo  modificare  e
  inserire le città metropolitane nell'articolo dello Statuto.
   La legge prevede un sindaco a Presidente del consorzio, dei liberi
  consorzi e poi una Conferenza dei sindaci che rappresenterebbe l'ex
  Consiglio provinciale.
   Non  so se sarà possibile, ma vedendo già il lavoro che hanno oggi
  i  sindaci  e,  soprattutto,  i  sindaci  delle  città  importanti,
  immaginare  che un sindaco possa svolgere la funzione di Presidente
  del  Consorzio  e,  nello stesso tempo, curare  gli  interessi  del
  proprio territorio, credo sia una cosa impossibile.
   Al  di  là del lavoro immane secondo me c'è anche un conflitto  di
  interessi,  perché  è ovvio che se io amministro  un  consorzio  e,
  nello stesso tempo, prendo delle decisioni sul mio territorio,  che
  comprende  anche  il  mio comune, vi sia una  incompatibilità  così
  evidente  che  sarà  all'attenzione del  Commissario  dello  Stato.
  Peraltro,  nel  disegno di legge, non è prevista  nessuna  elezione
  diretta. Questa per me rappresenta un'altra criticità. Ho detto  in
  Commissione e lo ripeto qui che uno dei due elementi cardini  o  il
  Presidente  del consorzio o la Conferenza degli eletti deve  essere
  eletta  direttamente  dal  popolo. E' necessario  che  ci  sia  una
  rappresentanza diretta del popolo che sia manifestata e così - come
  abbiamo  sempre  fatto in tutti gli enti, comuni, Regione  e  anche
  quartieri  -  anche per le ex province e quindi  in  questi  organi
  sovracomunali  che ci sia un'elezione diretta perché  è  necessario
  che fra i due poli o il Presidente o il Consiglio - io sono per  il
  Consiglio  perché  è meglio rappresentativo chiaramente  anche  del
  territorio,  degli  interessi e che può controllare  l'operato  del
  Presidente, ma anche della Giunta.
   Immaginate una Giunta che è fatta da un sindaco e dai sindaci  del
  territorio.  Ma  come  possono  operare  in  maniera  razionale   e
  obiettiva senza curare e senza avere un richiamo particolare  negli
  interessi del proprio comune?
   Sottopongo  queste  riflessioni ai miei  colleghi  per  capire  se
  effettivamente queste funzioni possono essere svolte  dagli  stessi
  sindaci o se c'è una incompatibilità.
   L'altra criticità che ho evidenziato: non esiste la possibilità di
  sfiduciare  il  Presidente del Consorzio nel caso in cui  l'operato
  non  è  consono  o  comunque  non rispecchia  le  previsioni  e  la
  programmazione  iniziale dell'insediamento del Presidente  e  della
  Giunta.  Quindi, bisogna inserire anche qui una norma che  preveda,
  anche  dopo un periodo di tempo, la sfiducia del Presidente e della
  Giunta se non è consona alla programmazione stabilita all'inizio.
   Questa  è  una criticità che non è stata evidenziata e che  non  è
  stata inserita nella legge. E, poi, le aree metropolitane. Anche lì
  c'è qualche perplessità, qualche criiticità.
   Queste  cose  le dico non perché voglio votare contro  ma  per  un
  contributo  costruttivo affinché nella legge si  possano  apportare
  tutti  quegli  elementi per evitare un'impugnativa del  Commissario
  dello  Stato,  che sarebbe l'ennesima sconfitta di  quest'Aula,  lo
  dico al Governo, lo dico all'Assessore, lo dico ai miei colleghi  e
  sulla  Città metropolitana evidenzio anche un'altra questione.  Qui
  vedevo alcuni emendamenti di riscrittura presentati dal Governo. Ce
  n'è  uno che riguarda soltanto l'area dello Stretto di Messina. Per
  carità,  voglio collaborare con tutti, voglio discutere,  allargare
  il  più  possibile  i  territori, le competenze,  le  funzioni,  ma
  l'emendamento  che  prevede  una  collaborazione  con  la   Regione
  Calabria  può essere soltanto per quello che riguarda  i  trasporti
  marittimi, perché poi per il resto non vedo cosa possiamo  abbinare
  per   quello  che  riguarda  i  distretti  turistici,  i  distretti
  sanitari, le comunicazioni interne.
   Sono  due  aree,  cioè,  distinte  e  distanti,  purtroppo,  e  mi
  piacerebbe  che  ci  fosse  una  continuità  territoriale  ma   non
  essendoci il Ponte sono due realtà che vivono in maniera diversa e,
  tra  l'altro, sotto una forma giuridica diversa,  siamo  a  Statuto
  speciale  ma  quella  è  una  Regione a statuto  ordinario,  quindi
  immagino  che  l'unico modo di collaborare, l'unica iniziativa  che
  possiamo avere è sui trasporti marittimi, che sono l'unica cosa che
  ci collega.
   Su tutte le altre cose che ho esposto così in  maniera sommessa  e
  umile,  dico  all'assessore e dico al Governo  facciamo attenzione
  perché   le  criticità  che  ho  evidenziato  saranno  oggetto   di
  impugnativa del Commissario dello Stato.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Turano.  Ne  ha
  facoltà.

   TURANO.   Signor  Presidente,  Governo,  onorevoli  colleghi,   mi
  permetto  di divagare pochi attimi in un ragionamento politico  che
  non  riguarda  soltanto  il disegno di legge che  stiamo  trattando
  oggi.  Volevo cominciare ringraziando l'Assemblea che per  il  voto
  unanime  che  ieri  è  stato espresso su un disegno  di  legge  che
  riguarda  la ricerca scientifica in ambito sanitario che mi  vedeva
  relatore  e  primo  firmatario e che sviluppato e  approvato  dalla
  Commissione mi ha visto anche avere un duro scontro con  lei  nella
  seduta precedente.
   Perché  faccio  questa  premessa? Perché lo ritengo  doveroso  nei
  confronti dei colleghi e perché lo ricollego ad un episodio che  si
  è   verificato   il  13  dicembre  dell'anno  scorso,   allorquando
  abbandonai l'Aula provocatoriamente e non entrai più fino a  quando
  non  si incardinò il disegno di legge sulla legge finanziaria e  il
  bilancio della Regione.
   Cosa  successe  in quel periodo? Successe che la maggioranza  andò
  sotto  sulla proroga dei Commissari delle province e io che  voglio
  sostenere con lealtà questo Governo mi sentii come dire in colpa  e
  ritornai  in  Aula.  Voglio  dire però al  Governo  che  quando  si
  affrontano  i  problemi con superficialità si  è  costretti  poi  a
  rincorrere per cercare di recuperare. Di cosa voglio parlare? Di un
  episodio  non  lontano  -  onorevole  Formica  -  ma  consumato  in
  quest'Assemblea.
   Quando si trattò per la prima volta, ricordiamo le cose, assessore
  Valenti,  altrimenti poi lei diventa prigioniera di  un  meccanismo
  dove talvolta diventa il capo espiatorio.
   Non  voglio che succeda questo, né nei confronti suoi che è  stata
  indicata  dal partito che oggi rappresento, né per il funzionamento
  dei  suoi  lodevoli  uffici,  né su un argomento  come  questo  che
  considero  una battaglia, la battaglia delle battaglie e, pertanto,
  va sostenuta con entusiasmo e con serietà.
   Quando lei portò in Aula per la prima volta il disegno di legge io
  ebbi  la  sfortuna,  visto  l'esito  del  voto,  di  presentare  un
  emendamento  che  impegnava il Governo  a  fare  la  riforma  delle
  province  entro  il mese di luglio del 2013; l'Assemblea  regionale
  bocciò  quell'emendamento e disse che il termine congruo era quello
  del 31 dicembre 2013.
   Di  fatto  accavallando la riforma delle province e l'approvazione
  della legge finanziaria che hanno determinato? - questi sono fatti,
  Presidente - , la bocciatura del disegno di legge sulla proroga dei
  Commissari  e una impugnativa invasiva della legge finanziaria  che
  ci ha fatto diventare tutti con la faccia rossa.
   Assessore Valenti, segua questi ragionamenti:  la voglio  aiutare,
  mi riservo di intervenire su tutti gli argomenti che lei ha portato
  all'ordine  del  giorno e siccome ho avuto la fortuna  di  fare  il
  Presidente  della Provincia come l'onorevole Musumeci e l'onorevole
  Fontana,  ma  vedo  qua  autorevoli  amministratori,  ho  letto  la
  riscrittura che è stata prodotta.
    Assessore Valenti, lei sa  cos'è il PTP? No, lei non lo sa.
   Il  Piano  territoriale provinciale è uno strumento che è  già  in
  dotazione  alle  province regionali che lei scrive al  primo  punto
  come obiettivo strategico da raggiungere nell'articolo 9.
     Non  c'è  bisogno  perché è così. Non c'è bisogno.  Allora,  non
  scriva  una cosa che già c'è, perché altrimenti corriamo il rischio
  di  fare  -  posso  usare una espressione siciliana?  -   la  terza
  malafiura ,  la prima sui commissari, la seconda sulla finanziaria,
  la   terza  sui  liberi  consorzi.   Tre  malafiure   sono   assai.
  Fermiamoci  a  due,  perché poi al secondo punto  lei  scrive   che
  dovremmo  far  fare alle province la programmazione e  lo  sviluppo
  economico del territorio.
   Lei  sa  cos'è il PISES? Il piano di sviluppo socio-economico  del
  territorio  che è competenza delle province da venticinque  anni  e
  sono gli strumenti che le province dovrebbero approvare e che hanno
  approvato,  quella  di  Trapani,  certamente,  quella  di  Catania,
  certamente, quella di Agrigento, certamente, nell'arco degli ultimi
  anni.
   Sono cose che già ci sono, non sono cose che possiamo dare. E  lei
  sa  cosa vuole dare alle province? La programmazione dello sviluppo
  turistico  che  sono le competenze che aveva l'ATP che  sono  state
  sciolte e assorbite dalla provincia.
   Lei sa cosa vuole dare alle province come linea strategica per far
  vivere questo nuovo meccanismo? Lei vuole dare il monitoraggio  del
  controllo-indirizzo sul sistema dei rifiuti, ma  già  ci  sono  gli
  ATO.  Un  miliardo di debiti hanno prodotto, un miliardo di debiti.
  Un miliardo di debiti che non si sa chi li deve pagare.
   Dopo  di me interverrà l'onorevole Fazio che da sindaco di Trapani
  si  distingueva, portando legittimamente le difese del  suo  comune
  che  ha  brillantemente rappresentato, nell'ATO  idrico  e  se  lei
  chiede  al  sindaco  Fazio quanti lavori abbiamo  prodotto  all'ATO
  idrico,  perché veda, in Sicilia ci sono 9 ATO idrico, ben 6  hanno
  il  gestore  e 3 non ce l'hanno. Non ha il gestore la provincia  di
  Messina, perché un'assemblea composta da 108 sindaci o 103  sindaci
  non è riuscita ad affidare il servizio al gestore. E non ce l'ha la
  provincia  di Trapani perché quell'appalto di 560 milioni  di  euro
  che  era  stato aggiudicato alla ditta Di Vincenzo, il sottoscritto
  lo ha bloccato.
   E  siccome nella pianificazione territoriale di uso irriguo  delle
  acque  fognarie e potabili, giustamente ogni sindaco  aveva  a  che
  ridire difendendo il proprio campanile, se dovessimo riprodurre  di
  nuovo  un'assemblea che si ispira soltanto a quei concetti avremmo,
  nella  sostanza,  un'assemblea che non sempre  fa  l'interesse  del
  territorio diffuso.
     Mi  ricordo  liti  furibonde  a  proposito  della  necessità  di
  finanziarie un adduttore di collegamento tra le arterie  principali
  che  riguardavano il territorio della provincia  di  Trapani  e  la
  legittima rivendicazione del sindaco di Salaparuta o di Val d'Erice
  che chiedeva di fare prima la condotta idrica di un pezzo di strada
  che decadeva in una zona nuova di espansione.
   Allora  chiedo:  un'Assemblea regionale che vuole qualificare  gli
  interventi,  non chiede la questione pregiudiziale, come  ha  fatto
  l'onorevole  Formica, chiede di entrare nel merito e di  migliorare
  il  testo.  Ma  se i miglioramenti del testo sono quelli  che  vedo
  scritti,  mi  creda,  siamo  in  un  vicolo  cieco.  Si  sforzi  di
  confrontarsi con chi ha avuto un'esperienza diretta; si  sforzi  di
  capire  come funziona una provincia e proponga le soluzioni  perché
  noi,  personalmente io e il Gruppo parlamentare, questa riforma  la
  vogliamo.  Chiediamo  soltanto che sia una  riforma  che  abbia  la
  funzione di migliorare la qualità dei servizi ai cittadini.
   Per  esempio, spererei che la Regione con un sussulto di  orgoglio
  decidesse  che gli uffici periferici non vengano più gestiti  dalla
  Regione,  uffici  periferici  che  sono  talvolta  luoghi  dove  si
  impantana tutto.
   E  che  dire della gestione delle Sovrintendenze? E che dire sulla
  Formazione   professionale,  sugli  scandali  che  ci  sono   stati
  piuttosto  perché  non  c'era  un  collegamento  diretto   con   il
  territorio?
   Allora,  la  vorrei  invitare a trovare  una  soluzione  per  dare
  risposte  concrete a chi oggi non si pone con un animo critico,  ma
  vuole  trovare le soluzioni risolutive ai problemi che ha  l'organo
  intermedio.
   Intanto  dobbiamo partire dal presupposto che l'organo  intermedio
  non può scomparire perchè è scritto nell'articolo 15 dello Statuto.
  Ma  noi  ce  lo  siamo chiesti perché in Francia, in  Germania,  in
  Inghilterra,  nel Nord Europa, nel Nord Africa, nelle Americhe  c'è
  sempre   un   organo   intermedio   che   svolge   un'attività   di
  pianificazione  e di gestione di quel territorio? Spero  che  entro
  domani  lei  prenda appunti sui rilievi da me esposti  e  trovi  le
  soluzioni  tecniche per dare una risposta a un deputato  che  vuole
  approvare  la riforma, ma vuole altresì garantire ai cittadini  del
  suo  territorio  una prospettiva in termini di miglioramento  della
  qualità  della  vita  ed  una  ordinata pianificazione.  Il  limite
  inoltre   dei 150 mila abitanti è un limite che soddisfa  necessità
  di pochi e che certamente non può essere mantenuto.

   BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   signor
  Assessore, faccio parte di quella classe dirigente che è  cresciuta
  negli  enti locali, da piccolissimo, a stretto contatto con chi  ha
  amministrato  le  province  e si è sempre  confrontato  con  queste
  realtà.
   Sono  profondamente critico sul disegno di legge  che  oggi  viene
  all'esame dell'Aula anche in considerazione del fatto che c'è stato
  il  tempo  congruo per fare una serie di riflessioni sul territorio
  che, probabilmente, sono mancate.
   In sede di discussione generale, mi corre l'obbligo di snocciolare
  una  serie  di questioni che restano irrisolte  e che  inficiano  i
  precetti della logicità, della ragionevolezza e del buon senso.
   Mi  riferisco innanzitutto al numero delle città metropolitane che
  vengono  previste  in Sicilia. Se consideriamo  il  fatto  che  nel
  disegno  di  legge che sta seguendo l'iter presso il  Senato  della
  Repubblica  sono otto più uno le città metropolitane  previste  nel
  resto d'Italia, assessore Valenti, e nessuna regione ha più di  una
  città  metropolitana,  prevedere solo per la Regione  siciliana  il
  numero  di  tre  città metropolitane, credo sia una previsione  che
  cozza  manifestamente, apertamente, contro quello che era il  primo
  obiettivo   dichiarato   del   Governo   e   cioè   quello    della
  razionalizzazione e del contenimento della spesa.
      Non  possiamo  dire  che  agiamo  per  contenere  la  spesa   e
  proliferiamo le città metropolitane rispetto alle altre  regioni  e
  ne  prevediamo un terzo solo di quelle che sono previste in Italia,
  in  Sicilia. Ritengo questo un ragionamento assorbente e spero  che
  lo  facciano anche altri gruppi politici, in particolare il  gruppo
  del  Movimento  5  Stelle,  che è sempre attento  al  problema  del
  contenimento  dei  costi.  Il numero di  tre  città  metropolitane,
  infatti, mi sembra veramente incongruo.
   Per   questo  annuncio  una  serie  di  emendamenti  che  verranno
  articolati  nella fase della discussione sul testo. Io  non  ho  un
  obiettivo  specifico,  una preferenza per una città  metropolitana,
  insieme agli altri colleghi scegliamone una, ma scegliamo una città
  metropolitana  per la Sicilia altrimenti passeremmo per  la  classe
  dirigente,  per i deputati che hanno fatto le solite  furberie,  le
  incursioni  piratesche e hanno eluso il principio del  contenimento
  della spesa.
   Nella  Commissione di merito -  mi spiace che non sia presente  il
  presidente  Cracolici  -  abbiamo fatto  un'audizione  attenta  dei
  sindaci  delle  città metropolitane ed ognuno ha  avanzato  la  sua
  proposta.  Credo che ci siano sufficienti elementi  per  sceglierne
  una  e  fare  un ragionamento amministrativo che tenga conto  della
  distribuzione della popolazione sul territorio.
   La  seconda questione che vorrei sottoporre è quella della  scelta
  che  andiamo  a fare della distribuzione tra città metropolitana  e
  liberi  consorzi dei comuni. Io credo che una classe dirigente,  un
  Governo  regionale,  dei parlamentari che  facciano  bene  il  loro
  lavoro,   si  debbano  assumere  la  responsabilità  delle  scelte.
  Lasciare  la  scelta della distribuzione degli enti  amministrativi
  sul  territorio  ad un sindaco piuttosto che ad un  altro,  non  mi
  sembra  un ragionamento condivisibile. La politica si deve assumere
  la  responsabilità  e  dire  non solo  quante  città  metropolitane
  insediamo, ma anche come devono essere  distribuite.
   Io  conosco bene la situazione a Catania. E se facciamo  la  città
  metropolitana  di  Catania  -  e  già  il  sindaco  del  comune  di
  Misterbianco ha detto che si farà bruciare in piazza piuttosto  che
  aderire  alla città di Catania - già è una città metropolitana  che
  non  funziona senza i comuni limitrofi. Non possiamo fare una città
  metropolitana zoppa. O a Catania si fa una città metropolitana  che
  preveda espressamente il tessuto metropolitano inserito nella città
  metropolitana,  oppure non facciamo la città  metropolitana.  Credo
  dunque che questo sia un ragionamento che rispetti i precetti della
  logicità  e  del buon senso e che in una fase politica come  questa
  dovrebbero prevalere.
     Non  mi  convince  ancora, assessore Valenti,  l'emendamento  di
  riscrittura   fatto  oggi  e  il  riferimento   che   viene   fatto
  all'accorpamento delle funzioni. Secondo me, ci saranno anche delle
  vicende che il Commissario dello Stato valuterà con attenzione.  Ci
  sono delle prerogative statutarie dei comuni che non possono essere
  lese e a mio giudizio ci dobbiamo muovere.
   Io  credo che il collega Di Giacinto farà anche un emendamento  in
  questo  senso. Parlo non solo da deputato ma anche da  sindaco,  da
  uno  dei  quattro sindaci dell'Assemblea; ci sono delle prerogative
  dei  comuni  che  non possono essere lese, degli  accorpamenti  dei
  comuni   che   devono  passare  sempre  sotto  il   principio,   la
  qualificazione   giuridica  della  facoltà  e   non   dell'obbligo.
  Pertanto,    a   me   sempre  anche  illogica  la  previsione   del
  commissariamento quando devono essere degli accorpamenti  volontari
  e  spontanei di funzioni per non ledere il principio statutari  dei
  comuni che è anche costituzionalmente sancito.
   Mi  lascia  ancora  profondamente perplesso  il  trasferimento  di
  funzioni alla città metropolitana. Ed, in particolare, mentre anche
  dall'intervento che ha fatto prima l'onorevole Laccoto, e credo  ci
  sia  un  sentimento diffuso nel trasferire nei liberi consorzi  dei
  comuni alle città metropolitane il campo delle acque e dei rifiuti,
  a   me   lascia   molto  perplesso  questa  previsione  in   ordine
  all'aspetto urbanistico. Se noi pensiamo che la città di Catania ha
  un  piano  regolatore degli anni Sessanta e in 50  anni  la  classe
  dirigente  a vario titolo non è riuscita a dotarsi di uno strumento
  urbanistico generale, noi ci carichiamo pure l'onere di  sostenerlo
  per  tutta  la città metropolitana e per tutto il comprensorio,  io
  credo  che  la storia abbia dato delle indicazioni chiare   che  le
  funzioni  di  indirizzo  e  controllo della  Regione  siciliana  in
  materia  urbanistica non possono essere lese; e che  l'assetto  del
  territorio in tutte i disegni di legge urbanistici deve restare  in
  capo  alla Regione. E sarebbe un errore la previsione della lettera
  a)  del  comma  1  e  2  nella riscrittura del Governo,  un  errore
  appunto dimostrato dalla storia perché se città di questo tipo  non
  sono  riusciti a darsi un piano regolatore in tanti anni,  insomma,
  credo  che  una  ragione  ci  sarà, l'ultima  vicenda  riguarda  la
  previsione  dei  liberi consorzi dei comuni rispetto  ai  150  mila
  abitanti.
   Io  spero  che  anche sotto questo profilo sia il  Governo  che  i
  colleghi  facciano  una riflessione importante  e  una  previsione,
  onorevole  Musumeci, che lasci fuori il Calatino  se  accorpiamo  i
  comuni  che fanno parte del collegio provinciale n. 7, arriviamo  a
  100 mila, 125 mila. Ma io credo che il buon senso dovrebbe spingere
  in  alcuni  casi, per una deroga motivata può essere il Calatino  o
  qualche altro comprensorio presente in Sicilia. Perché dove ci sono
  comuni  che  hanno  una  medesima  storia,  identità  territoriale,
  culturale e affinità è giusto che sia prevista una deroga.
   E  tornando  al mio discorso iniziale, credo che la  politica,  il
  governo,  l'Assemblea  si  debbano assumere  la  responsabilità  di
  perimetrare  i  liberi consorzi di comuni e la città  metropolitana
  dicendo  espressamente  quali comuni  debbano  far  parte  di  quel
  consorzio e quali i comuni della città metropolitana  sicchè  tutti
  i cittadini oggi, in modo trasparente, abbiano le idee più chiare e
  sappiano  la  nuova  distribuzione  amministrativa  della   Regione
  siciliana.

                     Sulla richiesta di sospensiva

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  è  pervenuta   una   richiesta
  sottoscritta  da  oltre  13  deputati  di  sospensiva,   ai   sensi
  dell'articolo 101 del Regolamento interno.
   Ricordo  all'Assemblea che qualora lo intendessero  fare,  possono
  intervenire non più di due deputati a favore e due contro e poi  si
  procederà  alla  votazione per alzata e seduta.  Onorevole  Formica
  intende intervenire?

   FORMICA. Rinuncio a parlare.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha  facoltà.  Si tratta  della  sospensiva  della
  trattazione del disegno di legge n. 642/A e il relativo rinvio alla
  successiva sessione.

   CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Io non so  con
  quali  procedure  la Presidenza intenda assumere  questa  richiesta
  dopo  avere  calendarizzato i lavori e avendo  previsto  che  entro
  questa  sera,  alle  ore 20.00, sarebbe stata fissata  la  chiusura
  della  discussione  generale e si sarebbe proceduto  a  partire  da
  domani con l'esame degli emendamenti.
   Qui non siamo né in fase di passaggio agli articoli, non c'è stata
  infatti   una  votazione  con cui l'Aula  ha  deciso  il  passaggio
  formale all'esame degli articoli.
   Credo  quindi che la Presidenza debba riflettere su questo, perché
  ciò costituirebbe un blitz in una procedura già definita in sede di
  Conferenza dei Capigruppo.
   Suggerirei al Presidente, ancor prima di assumere delle  decisioni
  al  riguardo,  di  verificare come procedere dal  momento  che  una
  precedente  Conferenza dei Capigruppo aveva  già  calendarizzato  i
  lavori.  Altrimenti, questa sì che sarebbe una  violazione  di  una
  decisione già presa in precedenza.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, il comma  2  dell'articolo  101,
  cito   testualmente, recita:  Iniziata la discussione, la  proposta
  deve  essere avanzata con domanda sottoscritta da almeno 8 deputati
  dal Governo o dalla Commissione .
   In  questo  caso, siamo in presenza di una richiesta di sospensiva
  formalizzata  da  13 parlamentari, dopo l'inizio della  discussione
  generale.   Pertanto,   la  Presidenza  la  ritiene   assolutamente
  ammissibile.

   GUCCIARDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

                  (Interruzione dell'onorevole Greco)

   GUCCIARDI.  Se volete non parlo. Io parlo quando serve,  onorevole
  Greco.
   Signor Presidente, parlo con la Presidenza di questa Assemblea che
  in questa seduta temo si stia nascondendo dietro al Regolamento. Io
  conosco  la  sua  onestà  intellettuale,  Presidente,  per  cui  mi
  permetto  di dire queste cose: nascondendosi dietro al Regolamento,
  si sta tentando un blitz per affossare una riforma che al di là del
  merito, del contenuto e delle prospettive che questa riforma  porrà
  in   essere   affosserebbe  la  legittimazione  morale  di   questo
  Parlamento a poter continuare la legislatura in corso.
   Io  credo che il Presidente, responsabilmente e nel rispetto delle
  regole  scritte e non scritte di questo Parlamento, abbia il dovere
  morale  di  convocare nuovamente la Conferenza  dei  capigruppo  la
  quale  già  stamattina aveva deciso unanimemente  il  percorso  dei
  lavori  che questa sera si sarebbero svolti. E soltanto  in  quella
  sede i Presidenti dei gruppi parlamentari potranno ribadire ciò che
  il Parlamento deve o non deve fare.
   Signor  Presidente, ribadisco la mia contrarietà a questo modo  di
  procedere   in   Aula   e  le  chiedo  formalmente   di   convocare
  immediatamente   la   Conferenza  dei  capigruppo   informando   il
  Presidente dell'Assemblea di quanto sta accadendo in Aula.

   PRESIDENTE. Grazie onorevole Gucciardi.
   Sospendo  la  seduta e convoco immediatamente  la  Conferenza  dei
  capigruppo presso la Sala Rossa.

   FORMICA. Presidente, lei deve mettere in votazione la richiesta di
  sospensiva


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per una veloce
  Conferenza dei capigruppo, dopodiché si discuterà.

     (La seduta, sospesa alle ore 19.16, è ripresa alle ore 20.17)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, alla luce  di  quanto  emerso  in
  Conferenza  dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari,  la  questione
  sospensiva è da intendersi superata.
   Pertanto,  domani, alle ore 16.00, si procederà con la discussione
  generale  sulla riforma delle province. Avverto che il termine  per
  la  presentazione  degli emendamenti scadrà alla conclusione  della
  discussione generale.
   La  seduta è, pertanto, rinviata, a domani 13 febbraio 2014,  alle
  ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   I  -  Comunicazioni

   II -  Discussione dei disegni di legge:

            1)  -  Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
               metropolitane.  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-2
               474-542-543-546-613-638-662/A) (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            2)  -  Norme transitorie in materia di proroga delle gestioni
               commissariali provinciali.  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-1
               219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A) (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            3)  -  Ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori dei
               liberi consorzi comunali e delle Città metropolitane.  (nn. 642-3
               132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-
               662/A Stralcio II/A) (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            4)  -  Disposizioni per la riqualificazione dei beni immobili
               confiscati alla criminalità organizzata.  (nn. 579-607 IV stralci
               - 623/A) (Seguito)

             Relatore: on. Trizzino

            5)  -  Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
               Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
               Sicilia.  (n. 500/A)

               Relatore: on. Di Giacinto

            6)  -   Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35.  (nn.
               127-30/A)

               Relatore: on. Cappello

            7)  -  Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi
               derivanti dall'amianto.  (nn. 381-3-306-346/A)

               Relatore: on. Cascio S.

            8)  -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
               Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
               dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
               siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
               della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dell
               libertà civili, politiche, economiche e sociali . (n. 223/A)

               Relatore: on. Malafarina

            9)  -  Norme relative al funzionamento della forma di governo
               regionale, alla nomina ed alla revoca degli assessori, alla
               conclusione anticipata della legislatura, in attuazione degli
               articoli 9, 10, 41 bis e 8 bis dello Statuto della Regione.  (n.
               433/A)

               Relatore: on. Turano

            10)  -  Osservatorio equità e giustizia nelle filiere agricole e
               alimentari . (n. 348/A)

               Relatore: on. Alongi

            11)  -  Nuove norme in materia di panificazione . (n. 1/A)

               Relatore: on. Lombardo

            12)  -  Norme per la prevenzione delle patologie del cavo orale .
               (n. 475/A)

               Relatore: on. Picciolo

            13)  -  Anagrafe scolastica regionale . (n. 535/A)

               Relatore: on. Greco M.

            14)  -  Istituzione degli ecomusei della Sicilia . (n. 7/A)

               Relatore: on. Maggio

            15)  -  Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
               Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
               528/A)

               Relatore: on. Anselmo

                   La seduta è tolta alle ore 20.20

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli