Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
La seduta è aperta alle ore 16.18
LANTIERI, segretario, dà lettura del processo dà lettura del
processo verbale della seduta precedente che, non sorgendo
osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Lombardo e Zafarana hanno
chiesto congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di rettifica di nuove denominazioni di Gruppi
parlamentari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, informo che:
- con nota pervenuta l'11 febbraio 2014 e protocollata al n.
1676/Aulapg del 12 febbraio successivo, l'onorevole Formica, nella
qualità di Presidente di Gruppo, ha rettificato - con riferimento a
quanto comunicato nella seduta d'Aula n. 127 dell'11 febbraio 2014
- la nuova denominazione del Gruppo parlamentare da lui presieduto
nella seguente: Lista Musumeci verso Forza Italia ;
- con nota pervenuta l'11 febbraio 2014 e protocollata al n.
1675/Aulapg del 12 febbraio successivo, l'onorevole Cordaro, nella
qualità di Presidente di Gruppo, ha rettificato - con riferimento a
quanto comunicato nella seduta d'Aula n. 127 dell'11 febbraio 2014
- la nuova denominazione del Gruppo parlamentare da lui presieduto
nella seguente: Grande Sud - PID Cantiere popolare verso Forza
Italia .
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di costituzione di Gruppo parlamentare e di cariche
interne
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, informo che, con nota pervenuta
alla Presidenza dell'Assemblea l'11 febbraio 2014 e protocollata al
n. 1773/Aulapg del 12 febbraio successivo, gli onorevoli Pogliese,
Falcone, Assenza, Milazzo Giuseppe e Figuccia hanno comunicato di
avere costituito il Gruppo parlamentare Forza Italia con
decorrenza 12 febbraio 2014, cessando contestualmente di far parte
dei rispettivi Gruppi parlamentari di provenienza.
Con la suddetta nota sono state altresì comunicate le cariche
interne del neo costituito Gruppo, e precisamente:
- on. Falcone, Presidente;
- on. Figuccia, Vice Presidente.
Invito pertanto il Gruppo parlamentare Forza Italia a procedere
alla nomina del Segretario ai sensi dell'art. 25 Reg. int. ARS.
Informo, infine, che nella medesima nota di costituzione del
Gruppo si precisa che qualsiasi altra nota in contrasto con quella
testé comunicata è da intendersi annullata.
L'Assemblea ne prende atto.
Questa Presidenza si riserva, così come comunicato nella seduta n.
127 dell'11 febbraio 2014, di intervenire sulla denominazione del
Gruppo parlamentare testé costituito, di intesa con tutti i Gruppi
parlamentari interessati, ove dovesse ingenerarsi confondibilità
tra le rispettive denominazioni.
Comunicazioni delle decisioni della Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari
PRESIDENTE. Comunico che nella Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari, che si è tenuta stamane, abbiamo preventivato
di chiudere la discussione unificata generale sui tre disegni di
legge sulla cosiddetta abolizione delle province entro le ore
20.00, dando la possibilità ai singoli parlamentari di presentare
gli eventuali emendamenti entro le ore 20.00 e comunque la chiusura
della discussione generale dovrà, per come ci siamo determinati,
concludersi entro stasera.
Devo comunicare che il Governo - così mi dicono gli Uffici - ha
finalmente trasmesso gli emendamenti relativi ai disegni di legge e
che gli stessi sono stati trasmessi per via telematica ai singoli
deputati.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Sull'ordine dei lavori
FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, era proprio su questo punto specifico
che volevo richiamare la sua attenzione e quella del Parlamento.
Sulla vicenda delle province abbiamo assistito in questi giorni
alla conclusione tragicomica di un balletto che è iniziato con
attori stonati che sulla scena non hanno potuto fare altro che
rendere di dominio pubblico e di tutta evidenza la loro incapacità
a recitare quel ruolo.
Questo, però, sarebbe poca cosa, signor Presidente, se da questo
comportamento inadeguato e insufficiente non ne discendesse un
discredito delle istituzioni e un discredito del Parlamento stesso.
Per non andare lontano ieri sera abbiamo interrotto la discussione
sul presupposto che il Parlamento, quasi all'unanimità, aveva
manifestato l'impossibilità di procedere nella discussione,
nell'esame e nella presentazione stessa degli emendamenti, dato che
aveva appreso da notizie esterne al Parlamento stesso che in una
sede extraparlamentare, al di fuori della Sicilia e, precisamente a
Roma, c'era stata - si diceva, abbiamo appreso dalla stampa - una
riunione per concordare le modifiche da apportare alla legge che
abbiamo in discussione in Parlamento.
Bene, ieri sera, accogliendo la richiesta, quasi unanime, il
Presidente dell'Assemblea ha concordato una Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari per stamattina alle ore 9.30
nella quale il Governo doveva presentare gli emendamenti, per dare
modo ai deputati di avere contezza dell'accordo raggiunto e delle
modifiche apportate in modo che entro le ore 13.00 si potessero
presentare gli emendamenti con cognizione di causa. Tutto questo
stamattina non è avvenuto; il Governo non ha presentato gli
emendamenti e, in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari, si è limitato ad illustrare genericamente il
contenuto di questi emendamenti.
Il risultato della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari è stato quello di consentire che il Governo
presentasse entro le ore 13.00 gli emendamenti per dare la
possibilità, coerentemente con quello che si era stabilito ieri
sera, a tutti i Gruppi e ad i parlamentari di potere presentare
gli emendamenti entro la discussione generale.
Bene, signor Presidente, le dico che fino ad ora, mentre sto
parlando, non ci sono ancora gli emendamenti presentati dal
Governo.
Questo al di là degli aspetti anche ridicoli e pazzeschi della
vicenda che la dicono lunga sulla incapacità da parte del Governo
di gestire in maniera normale - non oserei dire, eccelsa, in
maniera giusta, organica, con capacità - la vicenda di questa legge
elettorale e l'insufficienza a questo riguardo. Noi però non
possiamo consentire che su una legge così importante che a nostro
modo di vedere è addirittura anticostituzionale e che rappresenta
un vero pericolo per tutti i 5 milioni di siciliani si possa
andare avanti con la manifesta incapacità e con la pervicace
volontà di sopraffare quelli che sono i regolamenti parlamentari.
E' una questione che investe il prestigio delle istituzioni e
ritengo che lei, signor Presidente, debba intervenire perché questo
non è tollerabile.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Formica. Gli Uffici mi comunicano
che stanno per essere trasmessi sulla posta elettronica di ciascun
deputato.
Non c'è dubbio che sono stati presentati in ritardo. Devo dare
atto che purtroppo è così, però, visto che prevale la voglia... no,
scusate, onorevoli colleghi, non posso più dare la parola su
questioni quando non c'è accordo... siccome ora dobbiamo andare
avanti, abbiamo concordato un percorso in Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari ed ho fatto intervenire un deputato,
l'onorevole Formica, perché sapevo di cosa si trattava. Gli abbiamo
dato atto che purtroppo si sono accumulati dei ritardi ed abbiamo
tempo fino a stasera per presentare gli emendamenti.
E' chiaro che non si procederà stasera anche per dare la
possibilità agli Uffici di esaminare questi emendamenti. Devono
essere esaminati nella maniera dovuta ed eventualmente spero si
possa iniziare domani pomeriggio con l'esame degli emendamenti.
Comunque, sono a disposizione anche sul cartaceo ed invito gli
Uffici ad effettuarne la distribuzione ai deputati
indipendentemente dalla comunicazione per posta elettronica.
Parlamento sulle norme di apertura di casa da gioco in Sicilia.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Seguito della discussione del «Disegno di legge voto da sottoporre
al Parlamento della Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, recante Norme per l'apertura di una casa da gioco nei
Comuni di Taormina e Palermo'» (180/A)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al secondo punto
dell'ordine del giorno: Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del Disegno di legge
voto da sottoporre al Parlamento della Repubblica, ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, recante Norme per l'apertura di
una casa da gioco nei Comuni di Taormina e Palermo' (180/A), posto
al numero 6).
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
«Art. 1.
Istituzione di una casa da gioco nei comuni di Taormina
e Palermo
1. Al fine di garantire al settore turistico condizioni analoghe a
quelle di altre Regioni e di altri Stati membri dell'Unione
europea, in deroga agli articoli 718, 719, 720, 721 e 722 del
Codice penale, nel territorio della Regione siciliana è autorizzata
l'apertura di una casa da gioco nel comune di Taormina, considerata
l'alta vocazione turistica del medesimo comune, e di una casa da
gioco nel comune di Palermo città d'arte.
2. Con successiva legge regionale saranno individuati:
a) il procedimento per l'apertura delle case da gioco, autorizzate
ai sensi del comma 1, sentiti i comuni di Taormina e Palermo per
l'individuazione della sede delle case da gioco nel territorio
comunale;
b) le modalità di gestione delle case da gioco, oggetto di
concessioni amministrativa ed affidata a società per azioni
individuate secondo procedure di evidenza pubblica;
c) la durata delle concessioni amministrative;
d) l'indicazione dei tipi di giochi autorizzati;
e) i giorni di chiusura e gli orari di apertura al pubblico dei
locali adibiti al gioco».
Comunico che è stato presentato l'emendamento 1.1, a firma degli
onorevoli Oddo, Di Giacinto ed altri.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CRACOLICI, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.3 Dal comma 1, dopo la
parola Palermo' aggiungere le seguenti Agrigento' , a firma degli
onorevoli Fontana, Alongi.
Gli emendamenti sono ritirati, onorevole Fontana? Lei ieri aveva
comunicato, se non erro, che ritirava tutti gli emendamenti. Ho
capito male?
FONTANA. L'emendamento 1.3 è ritirato.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Gli emendamenti 1.4 e 1.2 sono preclusi. Il comma 2, anche questo
è precluso.
PRESIDENTE. Ci troviamo dinnanzi ad un solo articolo, quindi non
si procede alla votazione per alzata e seduta ma alla votazione
attraverso il sistema elettronico.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Annunzio di presentazione di ordine del giorno
PRESIDENTE. E' stato presentato l'ordine del giorno numero 154
Istituzione di una casa da gioco in Sicilia , primo firmatario non
comprendo se sia l'onorevole Leanza o Germanà, che impegna il
Governo ad avviare in sede di Commissione paritetica Stato -
Sicilia leader per la emanazione legislativa per l'apertura di casa
da gioco in Sicilia . Mi sembra corretto.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BONAFEDE, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Per dichiarazione di voto sull'articolo 1 che è
l'articolo unico del disegno di legge sull'apertura delle case da
gioco, così come è uscito fuori dalla Commissione, a Taormina e a
Palermo.
Ha facoltà di parlare.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo
spunto da questa dichiarazione di voto per fare una comunicazione,
perchè veramente si sta perdendo tutto. Mi deve perdonare, anche se
non é un argomento dell'ordine del giorno, ma devo dirlo perché è
di una gravità assoluta.
Non è possibile che non facciamo passare i non vedenti quando sono
convocati in audizione, e non li fanno passare perché la macchina
non ha il pass.
Li fanno entrare, la macchina esce, e fanno accomodare i non
vedenti.
Queste sono cose non devono accadere nella nostra Assemblea,
signor Presidente.
E' gravissimo quello che è successo oggi: un'ora per farli
passare. Mi dispiace, ma ho trovato l'occasione per dare sfogo a
questa cosa che non mi è piaciuta tantissimo.
PRESIDENTE. Grazie della comunicazione. Su questo devo darle atto
che ha ragione, onorevole Greco. Verificheremo e ha fatto benissimo
ad evidenziare questo disguido.
Però, la sua dichiarazione di voto? Penso che lei sia favorevole.
Votazione finale per scrutinio nominale del «Disegno di legge voto
da sottoporre al Parlamento della Repubblica, ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, recante Norme per l'apertura di
una casa da gioco nei Comuni di Taormina e Palermo'»(180/A)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio nominale
del Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante Norme
per l'apertura di una casa da gioco nei Comuni di Taormina e
Palermo' (180/A).
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 55
Maggioranza 28
Favorevoli 39
Contrari 12
Astenuti 4
(L'Assemblea approva)
Si da atto che hanno votato a favore l'onorevole Turano,
l'onorevole Panarello, l'onorevole Ruvolo, l'onorevole Milazzo e
l'onorevole Lo Sciuto.
Discussione del disegno di legge «Disposizioni per la
riqualificazione dei beni immobili confiscati alla criminalità
organizzata» (579-607 IV stralcio-623/A)
/A inerente la riqualificazione degli immobili confiscati alla mafia.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
PRESIDENTE Si passa al seguito della discussione del disegno di
legge «Disposizioni per la riqualificazione dei beni immobili
confiscati alla criminalità organizzata» (579-607 IV stralcio-
623/A), posto al numero 4).
Comunico che il termine per la presentazione degli emendamenti è
fissato a martedì 18 febbraio 2014, alle ore 12.00.
città metropolitane, gestione commissariale provinciale e
ineleggibilità amministratori dei liberi consorzi comunali nn. 642
e altri/A
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Discussione unificata dei disegni di legge «Istituzione dei liberi
consorzi comunali e delle Città metropolitane» ( 642-31-132-133-149-
153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A), «Norme
transitorie in materia di proroga delle gestioni commissariali
provinciali» (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-
542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A), «Ineleggibilità ed
incompatibilità degli amministratori dei liberi consorzi comunali e
delle Città metropolitane» (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-
226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio II/A)
PRESIDENTE Si passa alla discussione unificata dei disegni di
legge «Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
metropolitane» ( 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-
542-543-546-613-638-662/A), «Norme transitorie in materia di
proroga delle gestioni commissariali provinciali» (642-31-132-133-
149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A
Stralcio 1/A), «Ineleggibilità ed incompatibilità degli
amministratori dei liberi consorzi comunali e delle Città
metropolitane» (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-
542-543-546-613-638-662/A Stralcio II/A), posti al n. 1), al n. 2)
e al n. 3) del secondo punto all'ordine del giorno.
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto al banco
alla medesima assegnato.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Sull'ordine dei lavori
FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
fare una precisazione. In questo istante è stato recapitato via e-
mail il testo del Governo. Poiché lo stesso cambia e stravolge un
po' l'impalcatura, chiedo se è possibile avere 15, massimo 20
minuti, per poterlo leggere. La discussione generale cambia tra il
vecchio testo esitato dalla Commissione e il nuovo testo con
l'emendamento del Governo. Non chiediamo 2 o 3 ore.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, il ritardo della presentazione
degli emendamenti ha comportato questi problemi perché era questa
l'intesa e abbiamo detto di avviare le diplomazie mentre c'era la
discussione generale se si può trovare un accordo complessivo.
Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per dare la possibilità di
leggere attentamente gli emendamenti presentati dal Governo e
riprenderà, in maniera puntuale, alle ore 17.15.
(La seduta, sospesa alle ore 16.52, è ripresa alle ore 17.19)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Ciaccio ha chiesto congedo
per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
LACCOTO. Signor Presidente, vorrei sapere qual è il tempo per la
presentazione dei sub emendamenti.
PRESIDENTE. Onorevole Laccoto, anche l'onorevole Rinaldi ha posto
questo problema. Stasera si presentano gli emendamenti, i sub
emendamenti, eventualmente anche all'emendamento presentato dal
Governo, e possono essere presentati entro domani. Adesso
stabiliamo un orario che sia però compatibile con il tempo
necessario per far sì che gli uffici svolgano un esame
approfondito, in modo da evitare di presentare sub emendamenti nel
corso della discussione.
La Presidenza dispone che il termine sia alle ore 12.00, di
domani, giovedì 13 febbraio 2014.
LACCOTO. Signor Presidente, ci sono emendamenti importanti che
devono essere presentati entro stasera
PRESIDENTE. Gli emendamenti entro stasera, i sub emendamenti
LACCOTO. Almeno entro le 13.00.
PRESIDENTE. No, onorevole Laccoto, dobbiamo dare la possibilità
agli Uffici di lavorare sugli emendamenti e sui sub emendamenti.
Altrimenti decidiamo di stare qui fino a venerdì, sabato. Non c'è
nessuna difficoltà. Vediamo come va
/A inerente la riqualificazione degli immobili confiscati alla mafia.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Chiedo di parlare per illustrare gli emendamenti del Governo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTI, assessore per le autonomie locale e la funzione pubblica.
Signor Presidente, onorevoli deputati, gli emendamenti che sono
stati presentati mirano ad una maggiore definizione di quello che è
il contenuto del disegno di legge in esame.
Per quanto riguarda il primo all'articolo 1 sui liberi consorzi,
si fa riferimento specificamente alla necessità, nell'ambito di
questa che è una riforma degli assetti istituzionali del Governo
del nostro territorio, di tenere sempre viva l'attenzione sulla
necessità di razionalizzare le spese.
Ripeto per chi non ha sentito bene. Dicevo che il primo
emendamento vuole mettere in primo paino, nell'ambito di quella che
è una importante riforma dell'assetto istituzionale del nostro
territorio, di tenere sempre viva e accesa l'attenzione sulla
necessità che tutto quello che viene fatto viene fatto anche al
fine della razionalizzazione della spesa, che chiaramente non è
l'unico obiettivo, ma che è un principio fondamentale della
riforma che dobbiamo sempre tenere presente. Pertanto,
l'inserimento, in maniera chiara del riferimento al risparmio che
si deve conseguire è il fatto che proprio in prima applicazione i
consorzi dei comuni sono individuati e sono istituiti esattamente
con i comuni delle attuali province. Mentre vengono esclusi da
questa prima identificazione i comuni di Palermo, Catania e
Messina in quanto gli stessi, come vedremo negli articoli più
avanti, saranno poi istituiti come città metropolitane.
Dunque il primo emendamento è un emendamento sostitutivo, che
definisce la istituzione di questi liberi consorzi specificando, in
sede di prima applicazione dell'entrata in vigore della successiva
legge regionale di cui all'art. 2. Questo perché? Perché nel corso
del testo del disegno di legge si vedrà che nei successivi sei mesi
dall'entrata in vigore del provvedimento ciascun comune potrà
scegliere se restare in questo libero consorzio in cui viene
posizionato con l'approvazione della legge, oppure aderire
liberamente ad un altro libero consorzio purché sia rispettato il
principio della contiguità territoriale e dei 150 mila abitanti
come minimo.
Pertanto, in sede di prima applicazione vengono istituiti questi
nove consorzi.
Il primo quindi è un emendamento sostitutivo.
C'è poi un altro emendamento all'articolo 1, l'emendamento 1.27,
aggiuntivo, che specifica alcuni poteri, alcune caratteristiche che
deve avere il libero consorzio. Esso fa riferimento, appunto, al
fatto che al libero consorzio si applicano i principi previsti per
l'ordinamento dei comuni, con particolare riguardo non solo allo
status di amministratore, ma anche al personale e
all'organizzazione. Si rimanda allo Statuto l'individuazione delle
modalità di funzionamento degli organi che vengono descritti
successivamente disciplinando poi i rapporti tra gli stessi organi.
La seconda parte del comma secondo ter è estremamente importante
per comprendere la finalità della norma. Come ho detto la finalità
principale è quella di raggiungere un risparmio di spesa, ma
insieme al risparmio di spesa dobbiamo tenere conto della
razionalizzazione dell'erogazione dei servizi e quindi maggiore
efficienza e maggiore efficacia nella razionalizzazione dei
servizi. Diventa quindi un elemento fondamentale il fatto che le
strutture amministrative dei comuni che fanno parte dei liberi dei
consorzi vengano messe insieme per potere erogare funzioni e
servizi, in maniera associata, in maniera da razionalizzare sia il
personale che le spese necessarie per l'erogazione stesse.
A questo fine, quindi, anche le piante organiche dei rispettivi
comuni vengono messe in comune proprio per favorire la circolazione
del personale che sarà deputato all'erogazione di quei servizi.
Faccio l'esempio che ripeto sempre dell'ufficio tecnico: se dieci
comuni si mettono insieme magari mettendo insieme un tecnico per
ciascuno degli uffici tecnici presenti, potremo costituire
all'interno di quel consorzio un ufficio tecnico corposo dotate
delle adeguate professionalità per dare risposte al territorio.
Si rimanda poi ad un successivo decreto dell'Assessore per le
autonomie locali l'individuazione proprio dei criteri con cui
devono essere identificati questi servizi e queste funzioni da
mettere in comune. Un elemento fondamentale infatti è che proprio
per favorire la messa in comune di servizi da erogare e di
funzioni da espletare, questo sarà un elemento premiale nel caso
di erogazione di risorse finanziarie. Noi intendiamo in questo modo
dire che cosa? Intendiamo dire: visto che storicamente noi sappiamo
che i nostri comuni hanno una difficoltà a mettersi insieme per
collaborare - sì ci sono dei casi di eccellenza, ma anche molti
casi purtroppo di insuccesso -, allora, dando questa possibilità di
avere unna valutazione premiale per la messa in comune di servizi
e di funzioni, intendiamo incentivare proprio questa nuova formula
di operare. E questo è sicuramente un elemento di novità molto
importante.
Per quanto riguarda invece l'emendamento 2.12, esso disciplina
l'adesione ad altro libero consorzio di comune dando tempo sei mesi
a ciascun comune di potersi staccare dal comune in cui viene
posizionato con l'eventuale approvazione di questo disegno di legge
e poter aderire liberamente ad altro consorzio purché sia
rispettata la contiguità territoriale e il limite dei 150 mila
abitanti. Ciò vuol dire che i nuovi consorzi che si costituiranno
non potranno essere inferiori a 150 mila abitanti ed essi dovranno
chiaramente rispettare il principio della contiguità territoriale.
La deliberazione per aderire ad un nuovo consorzio deve essere
assunta dal consiglio comunale in maniera tale che si abbia una
coerenza con l'adesione allo stesso libero consorzio da parte degli
altri comuni che intendono farne parte. Ci deve essere dunque una
contemporaneità ed una omogeneità nelle deliberazioni dei vari
comuni che vogliono costituire il nuovo libero consorzio.
L'emendamento 9.3, invece, riguarda le funzioni.
Questo emendamento nasce dall'impegno assunto dal Governo in sede
di prima Commissione, di definire con maggiore precisione le
funzioni dei liberi consorzi e delle città metropolitane dopo
un'attenta verifica con la coerenza, con l'ordinamento degli enti
locali, con la riforma del Titolo V e con altre norme che, a
qualsiasi titolo, potevano entrare in conflitto e dovessero,
comunque, essere interessate ad essere interessate.
Ricordo, infatti, che questo emendamento è stato già presentato
dal Governo, ma che la richiesta, pressoché unanime della
Commissione, era stata quella di fare un approfondimento appunto
sia con il collegamento agli enti locali con la riforma del Titolo
V e le altre norme per avere certezza della sostenibilità
dell'intervento.
Fatto questo, e verificato tutta la coerenza, l'abbiamo riproposto
nei termini che voi vedete.
Fondamentalmente si danno le funzioni di pianificazione
territoriale e di coordinamento, di programmazione di sviluppo
economico e del territorio, la pianificazione dei servizi di
trasporto, controllo ed indirizzo dei servizi apparenti e servizio
di raccolta e smaltimento dei rifiuti, controllo ed indirizzo ed
approvvigionamento e distribuzione delle risorse idriche,
programmazione dello sviluppo turistico, più tutte le altre
funzioni oggi attribuite alle Province.
Per cui questi consorzi assorbirebbero tutte le funzioni oggi
gestite dalle Province, in più queste che vengono declinate, fermo
restando che, anche in questo caso, entro sei mesi
dall'approvazione della presente legge, quindi, sempre con un
provvedimento legislativo, che dovrà essere fatto dopo che sarà
definito il quadro effettivo dell'assetto territoriale, lì potranno
essere trasferite funzioni delle soppresse province regionali o ai
singoli comuni o ai liberi consorzi o alle città metropolitane,
perché solo a quel punto noi avremo l'assetto definito, cioè
sapremo effettivamente ogni comune in quale consorzio si posiziona
o se si posiziona in una città metropolitana.
Quando avremo l'assetto definitivo, ci sarà l'effettivo
trasferimento delle funzioni. Lo stesso articolo prevede, al comma
3 bis, che con la stessa legge, la stessa Regione, può trasferire
liberi consorzi alle città metropolitane delle funzioni proprie.
Questo è un altro elemento qualificante della legge perché
finalmente attuiamo il famoso decentramento delle funzioni della
Regione, finalmente riusciamo a trovare e a codificare uno
strumento nel quale possiamo alleggerire la Regione di tutta una
serie di competenze che fino a questo momento, forse in maniera
impropria, la Regione aveva tenuto presso di sé. Ricordiamo che la
Regione avrebbe dovuto mantenere negli anni una funzione di
indirizzo, di coordinamento, ma che sempre più si è appesantita con
aspetti gestionali.
Con la legge sempre da approvare, quindi, dopo che abbiamo
definito l'assetto finale del territorio e nel momento in cui
trasferiamo le funzioni dalle province ai liberi consorzi o alle
città metropolitane, in quella stessa occasione, la Regione potrà
demandare a liberi consorzi e città metropolitane delle proprie
funzioni, facendo diventare questa norma non una riforma delle
province, ma una riforma effettivamente di tutta l'amministrazione
regionale dell'ente intermedio e degli stessi enti territoriali a
più elevati livelli di sussidiarietà.
E' una riforma che erroneamente viene denominata riforma delle
Province, ma è una riforma che veramente modifica l'assetto delle
competenze per un più razionale espletamento dei servizi e delle
funzioni. Detto questo andiamo agli altri emendamenti.
L'emendamento A6 riguarda un'attività che già stiamo svolgendo di
fatto con la città di Reggio Calabria poiché, com'è noto, questa
città, con legge nazionale, diventa città metropolitana.
Noi con la nostra legge, istituiamo la città metropolitana di
Messina, ma Messina e Reggio Calabria sono fortemente interessati a
lavorare insieme per quella che è un'area metropolitana dello
Stretto, per creare proprio una città metropolitana dello Stretto,
in cui per esempio il sistema dei trasporti, il sistema delle
istruzioni vengono organizzati di comune accordo.
Quindi, questa è sicuramente una norma programmatica in cui si dà
mandato al Presidente della Regione di prendere delle iniziative
con il Presidente della Regione Calabria per poter studiare insieme
quali sono effettivamente gli elementi che possono determinare in
questa area la nascita di un vero e proprio sistema metropolitano
pur con le due realtà di Reggio Calabria e Messina geograficamente
distanti, ma idealmente collegate da un sistema di servizi
assolutamente unico.
Per quanto riguarda l'emendamento A7, è ritirato, l'abbiamo
rivisto con gli uffici e viene di fatto ritirato.
ALLORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo per
un chiarimento.
L'articolo 1 prevede, in fase di prima applicazione, la
costituzione dei nuovi liberi consorzi che coincidono
sostanzialmente con le ex province regionali.
Ora vorrei capire se, ai sensi dell'articolo 2, così come
riscritto, entro 6 mesi comuni che appartengono ai liberi consorzi,
costituiti ai sensi dell'articolo 1, se ne possono andare. Faccio
un'ipotesi: se il libero consorzio di Trapani, per non parlare di
Enna, è sotto la soglia dei 150 mila abitanti, mi chiedo se
permane, se rimane in vita o si scioglie. Perché così come è
scritta la norma la sensazione che in fase di prima applicazione
vengono istituiti, se poi entro sei mesi permangono i requisiti,
quindi, la continuità territoriale e la popolazione rimangono in
vita se no, no. Grazie.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, ritengo che preliminarmente all'inizio
della discussione, siccome l'avevamo presentato alcune sedute fa,
la settimana scorsa, credo che si debba discutere la questione
pregiudiziale che abbiamo presentato, facendo parlare due onorevoli
a favore e due contrari e, quindi, il voto d'Aula.
PRESIDENTE. Pensavo che la questione pregiudiziale fosse
superata.
Onorevole Formica, la invito ad illustrarla.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come è ben noto, i
giudizi, che sono stati avanzati durante tutto l'iter di questa
riforma da parte di autorevoli costituzionalisti, che hanno portato
a supporto una mole impressionante di sentenze della Corte
Costituzionale, lo stesso procedimento intentato dal Governo Monti,
prima con decreto e stoppato dalla Corte Costituzionale, per quanto
attiene all'iter approvativo di questa riforma a livello nazionale,
sono tutti univoci in un senso, nello stesso senso.
Noi non possiamo procedere, così come stiamo procedendo, alla
modifica dell'ente territoriale intermedio con il cambio di nome,
ma con l'attribuzione di funzioni di governance territoriale e di
autonomia finanziaria e gestionale bypassando il voto popolare,
l'elezione di primo grado, su questo non c'è un parere di un
costituzionalista che la pensa in questo modo; su questo i pareri
sono univoci e altrettanto univoche sono le sentenze e laddove ci
sono sentenze della Corte Costituzionale che vanno nel senso di
autorizzare, di approvare consorzi fra i comuni, le stesse
specificano, in maniera dettagliata, sia per le regioni a statuto
ordinario che per le regioni a statuto speciale, che questi
consorzi di comuni possono costituirsi e se ne possono costituire
anche una infinità, purché intesi come bracci, semplici bracci
operativi dei comuni stessi, cioè non dotati di autonomia
finanziaria, di funzione e di governo del territorio.
Per intenderci: i comuni possono fare quanti ATO vogliono, i
comuni possono fare società, partecipate, tutto quello che
vogliono, quello che non possono fare, e quello che la Costituzione
impedisce di fare, è che nasca un ente intermedio che abbia in
tutto e per tutto le attribuzioni e le funzioni degli enti locali
senza che sia previsto, per l'elezione di questo ente intermedio,
il suffragio popolare e diretto.
Signor Presidente, non è che abbaiamo alla luna Semplicemente
prendiamo atto del fatto che persino il Governo nazionale sta
tentando la riforma mettendo contemporaneamente in cantiere la
riforma costituzionale, quindi, è del tutto ovvio che a livello
nazionale si sono resi conto che se prima non c'è la riforma della
Costituzione con l'eliminazione della parola province dalla
architettura costituzionale dello Stato, non si può procedere
all'abolizione delle stesse, a livello nazionale il tentativo che
stanno cercando di portare avanti è di ridurre al minimo, annullare
quasi le funzioni trasferite alle attuali province - credo che ne
prevedano una sola - proprio per tentare di bypassare il vaglio che
sarà certamente severo e negativo da parte della Corte
costituzionale.
Vi è di più. Sul medesimo disegno di legge, che è attualmente in
discussione in Senato, ci sono ben 3330 emendamenti e il relatore
ha addirittura modificato più volte la sua posizione sia sulle
città metropolitane, con una prima apertura e una successiva
chiusura, e anche sul fatto che il relatore stesso prevede che i
sindaci - o comunque i presidenti di queste nuove entità
territoriali - devono percepire un compenso, con questo, smentendo
di fatto il tentativo sbandierato a giustificazione della
soppressione con il risparmio, non solo non ci saranno risparmi, ma
addirittura ci sarà una moltiplicazione delle spese che ad horas
non è dato prevedere se sarà del doppio, del triplo, del quadruplo
e persino di più rispetto a quanto spendevamo ora, ma in questo
momento la mia analisi si ferma all'aspetto squisitamente di natura
costituzionale in relazione alla richiesta che abbiamo presentato.
La legge in discussione è, dal punto di vista costituzionale,
assolutamente incostituzionale, non può essere approvata, non può
essere valutata da questo Parlamento perché contravviene e
contraddice i dettati della nostra Costituzione. Pertanto, ritengo
che questo Parlamento debba rigettare, impedire la discussione su
questa proposta di legge per le ragioni che ho spiegato poc'anzi.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento possono
intervenire due deputati a favore e due contro.
Hanno chiesto di intervenire a favore gli onorevoli Vinciullo e
Ioppolo.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Vinciullo.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori
assessori, credo che il momento sia particolarmente difficile per
la nostra Regione e stiamo discutendo una cosa che potrà avere
ripercussioni per i prossimi anni e determinare la vita e la
libertà politica della nostra Regione.
Per questo motivo faccio appello alla vostra intelligenza, alla
vostra capacità di ascolto perché il voto sulle pregiudiziali a
favore o contro non può essere un voto che scaturisca solo ed
esclusivamente da una appartenenza ad un gruppo politico o da una
appartenenza ad una coalizione, ma deve essere un voto che deve
essere determinato dal nostro libero arbitrio, dalla nostra
coscienza, perché ognuno di noi deve interrogarsi, innanzitutto con
se stesso, per capire se il disegno di legge, di cui oggi siamo
venuti a conoscenza, con l'emendamento presentato dal Governo solo
da pochi minuti, può questa sera essere discusso ed approvato o
bocciato.
Signor Presidente, non sfugge alla sua intelligenza e alla sua
capacità politica che ha dimostrato in tutti questi anni che un
provvedimento del genere non può essere portato in Aula all'ultimo
minuto e non può essere approvato dai deputati senza che vi sia la
necessaria condivisione all'interno dei gruppi parlamentari e vi
sia la necessaria condivisione anche all'interno dei rispettivi
partiti - e mi sia consentito dire - anche all'interno delle nostre
province e dei nostri territori.
Un disegno di legge che non è rivoluzionario, è solo
anticostituzionale perché se fosse un disegno di legge
rivoluzionario non avremmo difficoltà a parlarne, a discuterne, a
valutarlo, a ragionare, a votare favorevolmente o contrari e con
questo mio dire non voglio assolutamente offendere né il Presidente
della Prima Commissione e i colleghi deputati presenti né tanto
meno l'assessore che ha firmato gli emendamenti.
Vedete, quello che vi deve spingere a riflettere è che il
Presidente Crocetta non ha firmato questi emendamenti e se non li
ha firmati nemmeno il Presidente della Regione è la prova che anche
lui in questa vicenda non solo ha paura di incorrere nella scure
certa del Commissario dello Stato, ma sa con certezza che non può,
dopo la vicenda legata alla finanziaria, correre un ulteriore
rischio di vedersi impugnato un provvedimento.
Veda, presidente Cracolici, la cosa non la deve sorprendere perché
lei, che sa leggere molto più di me, vede che negli emendamenti,
nella parte superiore, c'è la firma dell'assessore, ma nella parte
inferiore c'è lo spazio in bianco per la firma del Presidente della
Regione
CRACOLICI. Il Presidente c'è sempre
VINCIULLO. Giusto Il Presidente c'è sempre, giusto Però, in
questa occasione dimostra di avere paura o di non condividere le
proposte del suo assessore e mi pare anche di capire che nemmeno il
Presidente della Regione condivide le proposte della maggioranza
che, in una sede estranea al Parlamento, in un luogo estraneo alla
Sicilia, si è seduta a Palermo e ha deciso di raggiungere un
accordo che, essendo un accordo extra parlamentare, è un accordo
moralmente, politicamente e legislativamente non corretto, perché
le leggi si fanno ancora in questo Parlamento, le leggi si fanno
nel più antico Parlamento del mondo, non si fanno a Roma e quando
le leggi si fanno a Roma è perché i deputati, tutti voi che dovete
votare questa legge, non siete d'accordo e stanno cercando di
imporvi da Roma una scelta che voi non condividete, che il
territorio non condivide, che i vostri elettori non condividono e
che i vostri partiti, in sede legale, non condividono.
Vede, signor Presidente, si tratta di un provvedimento non solo
immorale dal punto di vista politico, è immorale dal punto di vista
della legislazione imperante che vuole che le leggi si facciano in
questo Parlamento, ma è un provvedimento sicuramente
anticostituzionale.
Ancora oggi la Repubblica italiana non ha abolito le province. Vi
è un provvedimento in questo senso che si sta discutendo al Senato,
ci sono migliaia di emendamenti, non possiamo assolutamente tentare
di precedere l'approvazione della legge che farà il Parlamento
nazionale, del resto mi pare di capire che già sulla vicenda - e
mi accingo a finire, signor Presidente, le chiedo scusa, però in
tutti questi giorni non ho preso la parola, è la prima volta che lo
faccio - c'è questa pregiudiziale e ritengo che la stessa sia
fondata.
Per questo motivo, sono a favore e per questo motivo chiedo a
quest'Assemblea di votare a favore.
PRESIDENTE. Non vedo deputati che hanno chiesto di parlare contro
la pregiudiziale.
E' iscritto a parlare a favore l'onorevole Ioppolo. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, la
pregiudiziale presentata ed illustrata dall'onorevole Formica è di
certo una pregiudiziale di costituzionalità, anzi di
incostituzionalità assolutamente fondata, argomentata e motivata.
Si era partiti, si erano prese le mosse dall'abolizione delle
province, così venne detto televisivamente, così venne ribadito più
solennemente in quest'Aula le province saranno abolite, le
province saranno abrogate .
C'è voluto un anno e il tentativo estremo del presidente della
prima Commissione perché qualcuno si convincesse che le province
non potevano essere abolite, non potevano essere abrogate, le
competenze non potevano essere smembrate, divise, polverizzate e si
è corso ai ripari e si corre ai ripari, che sono peggiori del male,
da settimane, da alcuni mesi affannosamente, affastellando testi su
testi, sostituendo norme una dietro l'altra con la velocità e lo
spazio di un mattino.
Si giunge adesso ad una forma surrogata di provincia di quella che
in Sicilia è già libero consorzio dei comuni, secondo la
definizione normativa contenuta all'articolo 1 della legge
regionale n. 9 del 1986, con un testo che è quello licenziato
dalla Prima Commissione, che si è ulteriormente corretto con i sei
o sette subemendamenti presentati pochi minuti fa dal Governo.
La pregiudiziale di costituzionalità è fondata, signor Presidente,
perché questa norma viola almeno gli articoli 10 e 48 della
Costituzione italiana, di quella Costituzione italiana che non è
vano richiamare qui dentro, all'interno del Parlamento siciliano,
perché ogni tentativo di superare il dettato normativo della
Costituzione italiana ha, in Sicilia, un insuperabile ed
insormontabile presidio che è rappresentato - piaccia o non piaccia
- dal Commissario dello Stato, che proprio poche settimane fa ha
dimostrato come le norme che venivano presentate dal Governo non
meritavano di passare il suo vaglio.
L'articolo 10 della Costituzione dice che l'ordinamento italiano
si conforma al diritto internazionale. Bene, ditemi quale sia la
fonte normativa internazionale che consente di eleggere organismi
amministrativi rappresentativi di interessi diffusi sul territorio
mediante un moto indiretto, di secondo grado, mediato. Ditemi come
possa superare il vaglio costituzionale a mente dell'articolo 48
della Costituzione, che dice che sono elettori tutti i cittadini
italiani, non i consiglieri comunali eletti in Sicilia o i sindaci
eletti in Sicilia per eleggere l'assemblea dei liberi consorzi
secondo le fantasie del governo Crocetta Sono cittadini elettori
tutti i cittadini
Basterebbero questi due riferimenti, signor Presidente, a due
norme assolutamente insuperabili della nostra Costituzione, per
tacciare già di incostituzionalità l'impianto generale, generico di
questa norma.
Nel momento in cui si dovrà votare la pregiudiziale presentata
dall'onorevole Formica e sottoscritta da tanti di noi, il voto di
questa Assemblea regionale siciliana, se vuole salvare la propria
dignità, se vuole salvare la propria anima di corpo legislativo,
non potrà che essere accolta.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la pregiudiziale di
costituzionalità. che, se accolta, bloccherebbe la discussione del
disegno di legge sulle province.
Chi è favorevole alla pregiudiziale si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvata)
/A inerente la riqualificazione degli immobili confiscati alla mafia.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Onorevoli colleghi, si prosegue, pertanto, con la discussione
generale unificata dei disegni di legge «Istituzione dei liberi
consorzi comunali e delle Città metropolitane» ( 642-31-132-133-149-
153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A), «Norme
transitorie in materia di proroga delle gestioni commissariali
provinciali» (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-
542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A), «Ineleggibilità ed
incompatibilità degli amministratori dei liberi consorzi comunali e
delle Città metropolitane» (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-
226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio II/A), posti al n.
1), al n. 2) e al n. 3) del II punto all'ordine del giorno.
Comunico che sono iscritti a parlare gli onorevoli Figuccia,
Alongi, Vullo, Laccoto, Rinaldi, D'Asero, Barbagallo, Formica,
Falcone, Assenza, Turano, Cappello, Greco Giovanni, Ioppolo,
Panepinto, Di Mauro, Vinciullo, Fontana, Grasso, Alloro, Musumeci,
Malafarina, Fazio, Sammartino e Lentini.
Onorevoli colleghi, vi invito a contenere gli interventi entro i
dieci minuti, anche se per Regolamento la discussione generale
prevede l'intervento per quindici minuti.
Ha comunque ragione l'onorevole Formica che siccome il dibattito
non c'è stato, il termine delle ore 20.00 non era perentorio. Fino
a quando non si chiude la discussione generale si possono
presentare gli emendamenti, ma l'importante è che chiudiamo entro
questa sera.
I subemendamenti potranno essere presentati entro domani, alle ore
12.00, al fine di dare la possibilità agli Uffici di trasmettere il
fascicolo con gli emendamenti, evitando di presentare, così come
prevede il Regolamento, subemendamenti in corso di votazione una
volta avviata la discussione dei singoli articoli e dei singoli
emendamenti.
E' iscritto a parlare l'onorevole Figuccia. Ne ha facoltà.
Assume la Presidenza il Vicepresidente Pogliese
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con
grande attenzione la relazione dell'Assessore Valenti, una
relazione che fa riferimento al testo base, che illustra numerosi
emendamenti presentati dal Governo e che in qualche modo entra nel
merito di quella che di fatto è un ulteriore riscrittura.
Qualcuno prima diceva che in Senato sono stati presentati circa
3.300 emendamenti per verificare il testo che è lì approdato, ma io
direi che poco manca in Sicilia per arrivare a circa 3.300
riscritture a partire dal lavoro che è stato fatto in circa nove
mesi in I commissione.
Vorrei analizzare alcuni di questi emendamenti.
Il primo è un emendamento sostitutivo con il quale si introduce,
all'articolo 1, la trattazione relativa, oltre che ai liberi
consorzi dei comuni, anche alle città metropolitane.
Qui c'è evidentemente, da parte del Governo, la prima ammissione
di colpa nella misura in cui alcun riferimento era fatto alle città
metropolitane, al primo comma dell'art. 1 e adesso si introduce non
solo questo principio, ma la trattazione di questo argomento.
Probabilmente se ce ne fossimo accorti prima, anziché farcelo
suggerire da Roma, anziché scomodare una Conferenza di Capigruppo
di maggioranza ed una Conferenza che mettesse assieme il punto di
vista di tutti i partiti della maggioranza a Roma, su questa
vicenda saremmo potuti arrivare a non presentare questo primo
emendamento sostitutivo.
Subito dopo si introduce un principio che viene considerato di
straordinaria importanza rispetto a questo testo. Il principio è
quello secondo il quale, onorevoli colleghi, viene data una
premialità a tutti quei comuni che in effetti dimostrano di voler
gestire in rete, o comunque a sistema, una serie di servizi. Ma io
mi chiedo: perché non prevedere direttamente attraverso la norma
che questi servizi in rete vengano gestiti, anziché ipotizzare un
ipotetico sistema di premialità, qualora qualche libero consorzio
dei comuni dovesse alzare l'ingegno ed arrivare a definire la
possibilità di gestire i servizi in rete? Non era forse utile,
anziché necessario, oltre che auspicabile che questo principio
venisse per l'appunto sancito all'interno del testo?
L'emendamento 1.27, non è un emendamento sostitutivo ma
aggiuntivo. Rispetto a questo emendamento mi sembra che venga messo
l'evidenziatore su una sorta di vizietto che questo Governo ha
nell'appellarsi costantemente ad un richiamo dell'intervento romano
prima e poi al cosiddetto commissariamento. Difatti, si dice che
in caso di mancata approvazione del piano, il Presidente della
Regione nomina un commissario ad acta ; e poi: entro 30 giorni
dall'entrata in vigore della presente legge, con decreto
dell'Assessore per le autonomie locali e della funzione pubblica,
saranno fissati criteri sulla base dei quali saranno definiti i
servizi e le funzioni oggetto di accorpamento .
Questo noi, come Parlamento, lo demandiamo ancora una volta come
intervento al Governo. Quindi, anche qui non ci poteva essere una
potestà legislativa, un impegno da parte del Parlamento passato
attraverso il lunghissimo lavoro fatto in Commissione, ma facciamo
una delega in bianco al Governo, aspettando che possa darci
successivamente delle indicazioni in merito.
Andiamo all'emendamento successivo, l'emendamento 2.12, ancora una
volta un emendamento sostitutivo con il quale ci si prospetta
finalmente l'ipotesi, l'opportunità di arrivare ad una
razionalizzazione della spesa e questo lo si fa introducendo il
principio di diminuire, portando fino a 150 mila gli abitanti che
possono far parte di quel comprensorio attorno al quale i liberi
consorzi dei comuni possono creare un'aggregazione.
Ma io mi chiedo, con l'ulteriore abbassamento del numero degli
abitanti, si avrà un evidente innalzamento del numero dei consorzi,
perché basta fare quattro conti per arrivare a comprendere che si
passerà dalle nove province ad almeno venti province alle quali
diamo un nome nuovo di liberi consorzi dei comuni . E quindi, già
solo per questo, abbiamo, finalmente, razionalizzato
Per non parlare, onorevoli colleghi, del fatto che questa
razionalizzazione probabilmente non fa i conti con alcuni aspetti e
tra questi, in primis, quelli legati al personale. Io, come tutti i
componenti della I Commissione, in questi giorni ho ricevuto una
richiesta - è passata circa una settimana e quindi probabilmente ci
sarebbero state le condizioni per poterla accogliere - di audizione
urgente, non da una organizzazione sindacale, non dalla CGIL, non
dalla CISL, non dalla UIL, non da altri sindacati autonomi, ma
dalle RSU di tutti i dipendenti delle province di Palermo i quali
sono preoccupati del vuoto normativo che si sta creando, sono
preoccupati rispetto al sistema di garanzia dei livelli
occupazionali e lo sono senz'altro per una serie di ragioni.
Riducendo il numero di abitanti rispetto alle province accade una
cosa semplicissima, cioè che viene effettivamente modificato il
coefficiente del numero degli abitanti con il numero dei
dipendenti. Il consorzio, diversamente da come poteva fare la
provincia, non potrà introitare imposte come veniva fatto prima e
soprattutto, qualora si volesse prevedere che i dipendenti possono
passare in quota parte ai comuni, vista la modifica del
coefficiente di riparto e del rapporto tra il numero di dipendenti
e il numero degli abitanti, ci scontreremmo con l'idea che i comuni
non possono fare assunzioni. E' evidente che questo tema non è
stato affrontato. Da parte di tutte le organizzazioni sindacali e
delle RSU di tutte e nove le province è stato avanzato questo grido
di allarme che, tuttavia, non si è pensato necessario dover
accogliere.
Andiamo ancora avanti con l'emendamento 9.3, anche questo un
emendamento sostitutivo, che finalmente fa riferimento alle
funzioni e, parlando di città metropolitane, fa riferimento ai
servizi sociali. Ma se volevano fare una riforma che riguardasse il
tema delle autonomie locali, perché non introdurre un principio che
attenesse alla questione del decentramento?
Signor Presidente, mi rimangono pochi minuti e quindi mi limito a
dire che questo testo, così come è stato presentato, è un ulteriore
testo di riscrittura, non soltanto malgrado il voto in Aula è
incostituzionale, ma è un testo che lede i principi delle autonomie
locali fissati dall'articolo 5 della Costituzione che sancisce, in
quanto autonomie locali, il principio secondo il quale le stesse
sono preesistenti alla stessa Repubblica e che sancisce il
principio secondo il quale il voto delle Assemblee dovrebbe essere
un voto diretto, libero, uguale e segreto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alongi. Ne ha
facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, speravo
che l'attesa partorisse degli articoli di riscrittura di questo
testo con un minimo di buon senso ed invece mi pare che andiamo a
peggiorare, e ne spiego le motivazioni, caro assessore.
Per quanto riguarda l'emendamento 9.3, mi pare poi modificato come
10.3, ho la sensazione che chi ha scritto questi emendamenti non ha
l'idea chiara di cosa fanno le province o probabilmente vuole non
parlare di province.
Mi spiego meglio. Le funzioni dei liberi consorzi prevedono la
programmazione economica del territorio, la programmazione dei
servizi e dei trasporti, il controllo di indirizzo per quanto
riguarda lo smaltimento dei rifiuti e le risorse idriche. Faccio
l'esempio della provincia di Palermo: i 2250 chilometri di strada
provinciale che afferiscono fuori dall'aria metropolitana della
città di Palermo, chi li governa? Questo testo mi dice che verranno
governati dall'area metropolitana, quindi l'area metropolitana di
Palermo. Assessore - io leggo il testo, poi se ci sono delle
modifiche da fare, spero che questo Governo le faccia con
attenzione e senza fretta - il testo dice chiaramente che i 2250
chilometri di strada provinciale non si sa chi dovrà governarli.
Da questo testo mi aspettavo anche una risposta chiara per quanto
riguarda quattro quesiti ai quali spero ed auspico che l'assessore
e il Presidente della Regione possano dare risposta, non ai
deputati di questa Aula ma ai cittadini delle città e delle
province, ai dipendenti delle province.
Primo: che fine fa l'avanzo d'amministrazione delle province di
oggi? Secondo: dove va a finire il patrimonio immobiliare delle
province? Terzo: dove vanno a finire i mutui che hanno contratto le
province? Quarto: come vengono ripartiti i tributi che arrivano
alle province attraverso il PRA, l'RC Auto, i rifiuti? Questi sono
elementi di straordinaria importanza ed i dipendenti oggi sono
terribilmente preoccupati perché hanno compreso che questa legge è
una legge non guarda agli interessi né del territorio né dei
dipendenti, guarda all'interesse esclusivo di vendere fumo al
territorio e di fare danno enorme, aggiungo io.
Assessore, la invito a rivedere una nota della Corte dei Conti, ed
invito anche i colleghi ad andare a verificare, in audizione alla
Commissione Affari Istituzionali del Senato della Repubblica del 16
gennaio 2014, quindi non due o tre anni fa, dove la Corte dei
Conti, fortemente preoccupata sulla legge nazionale sulle province,
dice la possibilità di estendere le aree metropolitane in maniere
eccessiva come area vasta potrebbe essere dannosa e non idonea ad
assorbire le azioni strategiche . Qui addirittura ne vogliamo fare
tre, Palermo, Messina e Catania, mentre in Europa sono in tutto
dieci le città metropolitana.
Capisco che il Presidente Crocetta viene da Bruxelles ed ha una
visione strategica di carattere europeo, ma la Sicilia non è in
Europa e in questa Terra tre aree metropolitane sono eccessive e
fuori luogo. Altro aspetto importante riguarda sempre la Corte dei
Conti in audizione sul riordino delle province, e la voglio leggere
perché si coglie l'esigenza di riconoscere un livello di intervento
intermedio corrispondente alla cosiddetta area vasta che necessita
di un punto di riferimento quanto meno amministrativo al quale
viene attribuito un elenco più ampio di funzioni anche operative
che eccedono le dimensioni comunali.
La Corte dei Conti si preoccupa e dice che è una provincia delle
aree metropolitane o, per meglio dire, il riordino delle province
come città e non come aree metropolitane, per quanto riguarda i
consorzi dei beni comuni, se non hanno competenza si svuotano e non
hanno nessun valore, nessun significato e non possono dare nessun
servizio ai cittadini. Questa è la preoccupazione della Corte dei
Conti, in audizione al Senato del 16 gennaio di quest'anno, e non
di 10 anni fa.
Quindi, assessore, Presidente della Regione, io mi auguro e
auspico che abbiate un sussulto di responsabilità nei confronti dei
siciliani e poi aggiungo che vorrei capire per quanto riguarda le
scuole dei disabili, le scuole di II grado nelle province dove
vanno a finire. Chi gestisce i disabili? A chi forniamo assistenza
nelle scuole e trasporto agli handicappati? Dove vanno a finire?
Ed inoltre, la protezione civile in provincia di Palermo e nelle
province della Sicilia dove va a finire?
Allora, fermiamoci un attimo e abbiamo la dignità e il buon senso
di spiegare alla gente che noi non vogliamo fare ostracismo o
chissà che cosa. Ci sono le dichiarazioni di poco fa, una del
Segretario provinciale della CISL e una del Segretario generale
della UIL, Claudio Barone, che è fortemente preoccupato ed
allarmato per i lavoratori.
Che fine fanno i 1.400 lavoratori della provincia di Palermo? E se
poi si sfora il patto di stabilità? Il passaggio del 20 per cento
che si può fare massimo da un consorzio all'altro sposta anche il
personale? Sono problemi drammaticamente importanti che questo
Governo non ha avuto il coraggio di affrontare perché è evidente
che chi ha scritto questa legge è uno che non capisce e non conosce
qual è né il ruolo delle province, né il ruolo dei Presidenti delle
province. Lo dico con grande foga, non perché ho fatto l'assessore
provinciale per 10 anni, ma perché conosco la competenza, la
professionalità ed il ruolo delle province.
Quindi, lo ribadisco nuovamente, Presidente Crocetta, si fermi un
attimo, ragioni non soltanto con la sua maggioranza, che non ha, ma
con tutta l'Aula, ragioni con la politica. E poi mi permetto di
dire, se questo serve soltanto a governare ancora commissari nelle
province, per gestire a modo proprio la propria bottega, questo non
mi sta bene e non siamo d'accordo. Noi non vogliamo fare soltanto
opposizione cruda ma fuori luogo, vogliamo fare una opposizione
costruttiva che dia risposte, che dia certezza ai dipendenti e ai
cittadini di queste province.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vullo. Ne ha
facoltà.
VULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo fare una
domanda. Qui ci sono diversi deputati che sono stati Presidenti di
Provincia: l'onorevole Musumeci, l'onorevole Turano, l'onorevole
Federico, l'onorevole Marziano, l'onorevole Fontana non lo sapevo.
Conoscete il decreto legge 152 del 2006, articoli 197, 214 e 216?
Io ho ascoltato tutti gli interventi, che sono meritori, ma
appartengo a coloro i quali hanno sostenuto sempre che la
maggioranza non è una caserma, e per questo, non per forza tutti i
deputati della maggioranza devono pensarla allo stesso modo. Ma in
questa legge, visto che la maggioranza ne fa come se fosse una
grande battaglia, io mi adeguo e sicuramente la voterò.
Però, assessore, questa legge dice che nel campo dei rifiuti ci
sono una miriade di aziende, che raccolgono la plastica, la carta,
il vetro, i rottamai, aziende che si rivolgono alla provincia
perché il decreto legge che ho citato dà competenza alle province
per le autorizzazioni semplificate.
Che significa autorizzazioni semplificate? Queste tipologie di
imprenditori fanno una domanda senza passare, dico fortunatamente,
dalle grinfie di alcune assessorati regionali ed hanno le
autorizzazioni e possono iniziare a lavorare.
Vedo che l'onorevole Fontana annuisce, essendo stato anche lui
Presidente di Provincia.
Questa legge dà solo ed esclusivamente alle Province la facoltà di
dare queste autorizzazioni semplificate.
Nei prossimi mesi, man mano che vanno a scadere queste
autorizzazioni, siccome sono delle micro imprese, io qua ho un
documento di Confambiente, de suo presidente ingegnere Monastri,
che dice che ci sono in Sicilia 2.500 imprese che rappresentano
circa 8 mila dipendenti e, man mano che queste autorizzazioni
semplificate vanno a scadere coloro che sono imprenditori ed hanno
queste autorizzazioni devono imbattersi con la Regione, con i suoi
templi biblici per dare le autorizzazioni, il VIA o il Via VAS, e
noi mettiamo non dico sul lastrico, ma in ginocchio decine di micro
imprese che non hanno la capacità di attendere un anno o due come
le grandi imprese.
Tutto questo realizzerà un aumento in più della disoccupazione.
Assessore, noi non possiamo cambiare il decreto legge 152, però ci
dobbiamo attrezzare affinché queste micro imprese ricevano una
risposta man mano che gli vanno a scadere le autorizzazioni quanto
più celermente possibile. Cosa che mi creda, ci credo poco.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Laccoto. Ne ha
facoltà.
LACCOTO. Signor presidente, onorevoli colleghi, questa dovrebbe
essere una legge epocale che dovrebbe segnare questa legislatura.
Quando un anno fa approvammo la norma che aboliva le Province, con
un intervento dissi che questa doveva essere un'occasione unica per
il Governo e per questa Assemblea per mettere mano ad un testo
unico sugli enti locali, per ridare competenze, per accorpare
servizi, per dare la possibilità di razionalizzare quelle che sono
le funzioni a volte anche confuse e molteplici di molti Enti, per
poterle dare in questi nuovi consorzi che dovrebbero sorgere.
Dobbiamo dire che anche le proteste della minoranza potrebbero
avere un senso se questo restasse un testo così come definito,
senza una norma successiva che accorpi le funzioni ma anche che le
chiarisca.
Il problema è che alcuni profili devono essere sicuramente
approfonditi ed io credo che, nell'approntare questa norma, e
specialmente questo emendamento governativo, una norma fatta
all'ultimo momento, tanto per farla, dobbiamo dire che, dopo avere
commissariato le Province alcune da due anni ed altre da un anno,
non può questa Assemblea tornare indietro rispetto a quella che era
l'idea iniziale ma un'idea che nelle intenzioni doveva essere di
largo respiro, di grande respiro e che potesse mettere finalmente
mano a quelle che potevano essere competenze chiare e precise.
Ebbene, nei commi di questo emendamento, sicuramente si riscontrano
alcune norme non ben definite. Quando si parla di pianificazione
territoriale, di coordinamento per gli aspetti di competenza, è
chiaro che queste devono essere sicuramente individuate da una
norma.
Quando ai commi 1, 27, 28 si dice anche che con decreto del
Presidente della Regione saranno individuate le funzioni , credo
che queste funzioni dovranno essere preordinate con un testo
organico e con legge da parte di questa Assemblea regionale.
E poi è chiaro che questa norma avrebbe dovuto accorpare nei
consorzi praticamente le funzioni SRR, le funzioni degli ex ATO
idrici, non solo come individuazione e come indirizzo ma le diverse
funzioni. Il rischio, infatti, è che naturalmente si possono
praticamente duplicare gli enti di appartenenza. Capisco che siamo
presi all'ultimo minuto e all'ultimo secondo perché con l'incidente
d'Aula non vi é stata la possibilità della proroga dei Commissari.
Credo, però, che vada fatta anche una riflessione seria, serena,
approfondita su quella che potrebbe essere una norma anche
concordata nell'Aula per una successiva legge che ridefinisca le
funzioni, che ridefinisca quelle che possono essere le competenze
specifiche di questi nuovi consorzi che altro non sono che le
vecchie province delineate in forma diversa, con le modalità
diverse di elezione.
E chiaramente non sono d'accordo quando si dice così
perentoriamente che si debbano accorpare i servizi degli enti
locali. Perché è qui che andremmo sicuramente ad incappare nella
norma costituzionale. E'chiaro che i servizi possono essere
accorpati ma non si debbono accorpare obbligatoriamente. Capisco
anche il sistema della premialità ma metterei lì un possono' non
debbono' essere accorpati. Certamente non possiamo uscire da
questo termine con un nulla di fatto.
Questa è la spada di Damocle che abbiamo tutti noi.
Avendo più tempo, avendo la possibilità di approfondire questi
temi, è chiaro che si arriverebbe ad una norma molto definita
rispetto a questa che è solo un tentativo fatto all'ultimo secondo.
Tra l'altro, alcuni colleghi hanno criticato anche questa
espropriazione da parte del Parlamento su un tavolo extra
Assemblea. Capisco che si doveva arrivare anche ad un punto per
concordare quelle che possono essere le linee di indirizzo ma non
già quelle che devono essere invece le specificità di una norma,
che deve essere sicuramente norma emanata da quest'Aula, con la
consapevolezza dell'importanza delle norme che andiamo ad
approvare.
Allora, la mia proposta è quella che si lasci uno spiraglio ad una
legge successiva per un riequilibrio di quelle che possono essere
le funzioni che possono essere date a questi consorzi, quella
semplificazione anche dal punto di vista amministrativo, di quelle
che possono essere sovrintendenze, gli IACP, una serie di enti che
oggi diventano praticamente enti che molte volte soffocano lo
sviluppo di questa Sicilia e dei territori.
E' una occasione che non va sprecata. Al di là del termine che
abbiamo tutto questo può essere rivisto e rivisitato attraverso una
norma consapevole a cui si metta mano immediatamente per ridefinire
le funzioni e le competenze. Questa è una proposta che credo vada
accolta.
Non possono essere norme che provengono solo dal Governo ma che
devono essere approfondite, discusse nelle Commissioni di
competenza e in quest'Aula.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
oggi siamo chiamati a discutere e forse anche ad approvare un
disegno di legge che prevede il riassetto di tutte le funzioni
delegate alla provincia regionale. E stiamo distruggendo, e non
possiamo permetterci di distruggere, un ente intermedio che seppur
negli anni precedenti forse ha funzionato male o che è stato uno
scempio dal punto di vista dei costi. Con la scusa della spending
review stiamo qui necessariamente perché c'è stata una norma spot,
per dire che oggi la Sicilia è la prima Regione d'Italia che
abolisce le province. Questa norma non può, e spero che quest'Aula
abbia la capacità e la forza di tornare indietro rispetto a quella
famosa decisione di pochi mesi fa e dico semplicemente le
difficoltà che ci sono... intanto, dobbiamo capire quando si parla
di città metropolitana che cosa si intende. La città metropolitana
è una vasta area. Messina sarà la più piccola città metropolitana e
sarà una città monocomunale perché la città metropolitana di
Messina dovrebbe comprendere tutta la provincia, così come la città
di Reggio Calabria comprende nella legge nazionale tutta la
provincia.
Parlo della mia provincia, quindi, istituiremo quattro liberi
consorzi; Taormina andrà con Scaletta, i Nebrodi saranno per i
fatti propri, 51 etc., quindi, resterebbe la città di Messina e poi
abbiamo una duplicazione di funzioni.
Non dimentichiamo che per trasferire le funzioni è necessario che
si trasferiscano le risorse. Una norma del genere non può essere
attuata senza che vi sia una discussione e anche un accordo con il
Ministero perché non ci sarebbero le risorse. Immagino che la
pianificazione del territorio ai liberi consorzi, la pianificazione
dei trasporti ai liberi consorzi e poi anche alle province, ma i
liberi consorzi con quali risorse? Poi, diceva l'assessore,
risparmiamo risorse e quindi devono poi trasferire le funzioni.
Ricordo che il trasferimento delle funzioni è disciplinato da una
legge nazionale, che è quella che prevede le unioni dei comuni e
già le unioni dei comuni possono trasferire funzioni, ma la Regione
non ha mai emanato i decreti attuativi.
Oggi facciamo una norma così come si è fatta quella degli ATO, ma
non ci hanno insegnato niente gli ATO? Gli ATO che sono stati un
fallimento, che le funzioni sono trasferite agli ATO, che poi i
comuni si dovevano consorziare per il Piano rifiuti, etc. senza un
euro.
Ancora questa Regione, questi comuni pagano un costo altissimo di
una norma subita dall'alto e non si può continuare su questa scia.
Due mesi fa si è approvata una legge in cui sono state istituite le
SRR ed erano tre. Oggi vedremmo una duplicazione di costi,
soprattutto trasferiremmo funzioni che poi nella carta non saranno
mai trasferite e quindi resteranno nel limbo. Le competenze delle
scuole, le competenze delle strade, come frazioneremo le strade,
chi le sistemerà, poi ci saranno tutti questi problemi pratici.
Allora, dico che dobbiamo fermarci un attimo, perché prima di
fare una riforma bisogna capire quali funzioni si devono
trasferire. Che cosa andava fatto? Andavano chiusi tutti quegli
enti che ancora continuano a mantenersi, tutti quegli enti che
costituiscono il vero spreco della politica, che sono prebende e
che sono posti per essere trasferite le competenze in parte alle
province ed in parte ai comuni e la riforma doveva partire dalla
provincia stessa, svuotare di alcune competenza la provincia,
lasciarlo come ente intermedio.
Fermiamoci perché, ripeto, non potrò dare mai un voto a questa
legge che rimette nel caos un'intera Sicilia. E ricordiamoci che i
liberi consorzi non sono riconosciuti in Italia. Distruggeremo i
territori per tutte le ragioni che ho esposto, perché prima
dobbiamo capire quali competenze trasferiamo ai liberi consorzi e
quali risorse contemporaneamente trasferiamo ai liberi consorzi e
ci dica il Governo quante somme ha appostato per trasferirle ai
liberi consorzi perché questi funzionino.
Noi avremo - e sarà una responsabilità di chi voterà questa legge
- che le aree metropolitane potranno accedere ai contributi
comunitari e i liberi consorzi e, quindi, tutti i comuni che fanno
parte della provincia di Messina resteranno nel limbo, nel
disordine e non solo avremo il fallimento in atto, fra poco, se si
continua così, dei comuni ma di tutti i comuni messi insieme.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Rinaldi. Ne ha
facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, quando
approvammo la legge numero 7 nel 2013 qualcuno disse che fu una
riforma epocale.
Allora, da questo pulpito, dissi che avevamo soltanto evitato di
rieleggere il Presidente ed i consiglieri, poi abbiamo rimandato
tutto. E ancora oggi siamo alle prese con una legge che tenta di
trovare una soluzione, probabilmente un iter di un'approvazione
della legge veloce, che non ci ha consentito di ragionarci sopra,
soprattutto non ha consentito neanche alla Commissione, per i tempi
con cui ha esaminato i vari emendamenti, la possibilità di
approfondirli.
L'altro giorno, in Commissione, quando abbiamo esaminato questo
disegno di legge e poi l'abbiamo esitato, ho evidenziato alcune
criticità, alcune perplessità che voglio evidenziare anche qui in
Aula e sottoporre ai colleghi presenti.
Intanto, con questo disegno di legge diciamo che istituiamo le
città metropolitane, ai sensi dello Statuto e dell'articolo 15, ma
nello Statuto e nell'articolo 15 non sono inserite e non credo che
con un articolo di una legge regionale possiamo modificare e
inserire le città metropolitane nell'articolo dello Statuto.
La legge prevede un sindaco a Presidente del consorzio, dei liberi
consorzi e poi una Conferenza dei sindaci che rappresenterebbe l'ex
Consiglio provinciale.
Non so se sarà possibile, ma vedendo già il lavoro che hanno oggi
i sindaci e, soprattutto, i sindaci delle città importanti,
immaginare che un sindaco possa svolgere la funzione di Presidente
del Consorzio e, nello stesso tempo, curare gli interessi del
proprio territorio, credo sia una cosa impossibile.
Al di là del lavoro immane secondo me c'è anche un conflitto di
interessi, perché è ovvio che se io amministro un consorzio e,
nello stesso tempo, prendo delle decisioni sul mio territorio, che
comprende anche il mio comune, vi sia una incompatibilità così
evidente che sarà all'attenzione del Commissario dello Stato.
Peraltro, nel disegno di legge, non è prevista nessuna elezione
diretta. Questa per me rappresenta un'altra criticità. Ho detto in
Commissione e lo ripeto qui che uno dei due elementi cardini o il
Presidente del consorzio o la Conferenza degli eletti deve essere
eletta direttamente dal popolo. E' necessario che ci sia una
rappresentanza diretta del popolo che sia manifestata e così - come
abbiamo sempre fatto in tutti gli enti, comuni, Regione e anche
quartieri - anche per le ex province e quindi in questi organi
sovracomunali che ci sia un'elezione diretta perché è necessario
che fra i due poli o il Presidente o il Consiglio - io sono per il
Consiglio perché è meglio rappresentativo chiaramente anche del
territorio, degli interessi e che può controllare l'operato del
Presidente, ma anche della Giunta.
Immaginate una Giunta che è fatta da un sindaco e dai sindaci del
territorio. Ma come possono operare in maniera razionale e
obiettiva senza curare e senza avere un richiamo particolare negli
interessi del proprio comune?
Sottopongo queste riflessioni ai miei colleghi per capire se
effettivamente queste funzioni possono essere svolte dagli stessi
sindaci o se c'è una incompatibilità.
L'altra criticità che ho evidenziato: non esiste la possibilità di
sfiduciare il Presidente del Consorzio nel caso in cui l'operato
non è consono o comunque non rispecchia le previsioni e la
programmazione iniziale dell'insediamento del Presidente e della
Giunta. Quindi, bisogna inserire anche qui una norma che preveda,
anche dopo un periodo di tempo, la sfiducia del Presidente e della
Giunta se non è consona alla programmazione stabilita all'inizio.
Questa è una criticità che non è stata evidenziata e che non è
stata inserita nella legge. E, poi, le aree metropolitane. Anche lì
c'è qualche perplessità, qualche criiticità.
Queste cose le dico non perché voglio votare contro ma per un
contributo costruttivo affinché nella legge si possano apportare
tutti quegli elementi per evitare un'impugnativa del Commissario
dello Stato, che sarebbe l'ennesima sconfitta di quest'Aula, lo
dico al Governo, lo dico all'Assessore, lo dico ai miei colleghi e
sulla Città metropolitana evidenzio anche un'altra questione. Qui
vedevo alcuni emendamenti di riscrittura presentati dal Governo. Ce
n'è uno che riguarda soltanto l'area dello Stretto di Messina. Per
carità, voglio collaborare con tutti, voglio discutere, allargare
il più possibile i territori, le competenze, le funzioni, ma
l'emendamento che prevede una collaborazione con la Regione
Calabria può essere soltanto per quello che riguarda i trasporti
marittimi, perché poi per il resto non vedo cosa possiamo abbinare
per quello che riguarda i distretti turistici, i distretti
sanitari, le comunicazioni interne.
Sono due aree, cioè, distinte e distanti, purtroppo, e mi
piacerebbe che ci fosse una continuità territoriale ma non
essendoci il Ponte sono due realtà che vivono in maniera diversa e,
tra l'altro, sotto una forma giuridica diversa, siamo a Statuto
speciale ma quella è una Regione a statuto ordinario, quindi
immagino che l'unico modo di collaborare, l'unica iniziativa che
possiamo avere è sui trasporti marittimi, che sono l'unica cosa che
ci collega.
Su tutte le altre cose che ho esposto così in maniera sommessa e
umile, dico all'assessore e dico al Governo facciamo attenzione
perché le criticità che ho evidenziato saranno oggetto di
impugnativa del Commissario dello Stato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Turano. Ne ha
facoltà.
TURANO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, mi
permetto di divagare pochi attimi in un ragionamento politico che
non riguarda soltanto il disegno di legge che stiamo trattando
oggi. Volevo cominciare ringraziando l'Assemblea che per il voto
unanime che ieri è stato espresso su un disegno di legge che
riguarda la ricerca scientifica in ambito sanitario che mi vedeva
relatore e primo firmatario e che sviluppato e approvato dalla
Commissione mi ha visto anche avere un duro scontro con lei nella
seduta precedente.
Perché faccio questa premessa? Perché lo ritengo doveroso nei
confronti dei colleghi e perché lo ricollego ad un episodio che si
è verificato il 13 dicembre dell'anno scorso, allorquando
abbandonai l'Aula provocatoriamente e non entrai più fino a quando
non si incardinò il disegno di legge sulla legge finanziaria e il
bilancio della Regione.
Cosa successe in quel periodo? Successe che la maggioranza andò
sotto sulla proroga dei Commissari delle province e io che voglio
sostenere con lealtà questo Governo mi sentii come dire in colpa e
ritornai in Aula. Voglio dire però al Governo che quando si
affrontano i problemi con superficialità si è costretti poi a
rincorrere per cercare di recuperare. Di cosa voglio parlare? Di un
episodio non lontano - onorevole Formica - ma consumato in
quest'Assemblea.
Quando si trattò per la prima volta, ricordiamo le cose, assessore
Valenti, altrimenti poi lei diventa prigioniera di un meccanismo
dove talvolta diventa il capo espiatorio.
Non voglio che succeda questo, né nei confronti suoi che è stata
indicata dal partito che oggi rappresento, né per il funzionamento
dei suoi lodevoli uffici, né su un argomento come questo che
considero una battaglia, la battaglia delle battaglie e, pertanto,
va sostenuta con entusiasmo e con serietà.
Quando lei portò in Aula per la prima volta il disegno di legge io
ebbi la sfortuna, visto l'esito del voto, di presentare un
emendamento che impegnava il Governo a fare la riforma delle
province entro il mese di luglio del 2013; l'Assemblea regionale
bocciò quell'emendamento e disse che il termine congruo era quello
del 31 dicembre 2013.
Di fatto accavallando la riforma delle province e l'approvazione
della legge finanziaria che hanno determinato? - questi sono fatti,
Presidente - , la bocciatura del disegno di legge sulla proroga dei
Commissari e una impugnativa invasiva della legge finanziaria che
ci ha fatto diventare tutti con la faccia rossa.
Assessore Valenti, segua questi ragionamenti: la voglio aiutare,
mi riservo di intervenire su tutti gli argomenti che lei ha portato
all'ordine del giorno e siccome ho avuto la fortuna di fare il
Presidente della Provincia come l'onorevole Musumeci e l'onorevole
Fontana, ma vedo qua autorevoli amministratori, ho letto la
riscrittura che è stata prodotta.
Assessore Valenti, lei sa cos'è il PTP? No, lei non lo sa.
Il Piano territoriale provinciale è uno strumento che è già in
dotazione alle province regionali che lei scrive al primo punto
come obiettivo strategico da raggiungere nell'articolo 9.
Non c'è bisogno perché è così. Non c'è bisogno. Allora, non
scriva una cosa che già c'è, perché altrimenti corriamo il rischio
di fare - posso usare una espressione siciliana? - la terza
malafiura , la prima sui commissari, la seconda sulla finanziaria,
la terza sui liberi consorzi. Tre malafiure sono assai.
Fermiamoci a due, perché poi al secondo punto lei scrive che
dovremmo far fare alle province la programmazione e lo sviluppo
economico del territorio.
Lei sa cos'è il PISES? Il piano di sviluppo socio-economico del
territorio che è competenza delle province da venticinque anni e
sono gli strumenti che le province dovrebbero approvare e che hanno
approvato, quella di Trapani, certamente, quella di Catania,
certamente, quella di Agrigento, certamente, nell'arco degli ultimi
anni.
Sono cose che già ci sono, non sono cose che possiamo dare. E lei
sa cosa vuole dare alle province? La programmazione dello sviluppo
turistico che sono le competenze che aveva l'ATP che sono state
sciolte e assorbite dalla provincia.
Lei sa cosa vuole dare alle province come linea strategica per far
vivere questo nuovo meccanismo? Lei vuole dare il monitoraggio del
controllo-indirizzo sul sistema dei rifiuti, ma già ci sono gli
ATO. Un miliardo di debiti hanno prodotto, un miliardo di debiti.
Un miliardo di debiti che non si sa chi li deve pagare.
Dopo di me interverrà l'onorevole Fazio che da sindaco di Trapani
si distingueva, portando legittimamente le difese del suo comune
che ha brillantemente rappresentato, nell'ATO idrico e se lei
chiede al sindaco Fazio quanti lavori abbiamo prodotto all'ATO
idrico, perché veda, in Sicilia ci sono 9 ATO idrico, ben 6 hanno
il gestore e 3 non ce l'hanno. Non ha il gestore la provincia di
Messina, perché un'assemblea composta da 108 sindaci o 103 sindaci
non è riuscita ad affidare il servizio al gestore. E non ce l'ha la
provincia di Trapani perché quell'appalto di 560 milioni di euro
che era stato aggiudicato alla ditta Di Vincenzo, il sottoscritto
lo ha bloccato.
E siccome nella pianificazione territoriale di uso irriguo delle
acque fognarie e potabili, giustamente ogni sindaco aveva a che
ridire difendendo il proprio campanile, se dovessimo riprodurre di
nuovo un'assemblea che si ispira soltanto a quei concetti avremmo,
nella sostanza, un'assemblea che non sempre fa l'interesse del
territorio diffuso.
Mi ricordo liti furibonde a proposito della necessità di
finanziarie un adduttore di collegamento tra le arterie principali
che riguardavano il territorio della provincia di Trapani e la
legittima rivendicazione del sindaco di Salaparuta o di Val d'Erice
che chiedeva di fare prima la condotta idrica di un pezzo di strada
che decadeva in una zona nuova di espansione.
Allora chiedo: un'Assemblea regionale che vuole qualificare gli
interventi, non chiede la questione pregiudiziale, come ha fatto
l'onorevole Formica, chiede di entrare nel merito e di migliorare
il testo. Ma se i miglioramenti del testo sono quelli che vedo
scritti, mi creda, siamo in un vicolo cieco. Si sforzi di
confrontarsi con chi ha avuto un'esperienza diretta; si sforzi di
capire come funziona una provincia e proponga le soluzioni perché
noi, personalmente io e il Gruppo parlamentare, questa riforma la
vogliamo. Chiediamo soltanto che sia una riforma che abbia la
funzione di migliorare la qualità dei servizi ai cittadini.
Per esempio, spererei che la Regione con un sussulto di orgoglio
decidesse che gli uffici periferici non vengano più gestiti dalla
Regione, uffici periferici che sono talvolta luoghi dove si
impantana tutto.
E che dire della gestione delle Sovrintendenze? E che dire sulla
Formazione professionale, sugli scandali che ci sono stati
piuttosto perché non c'era un collegamento diretto con il
territorio?
Allora, la vorrei invitare a trovare una soluzione per dare
risposte concrete a chi oggi non si pone con un animo critico, ma
vuole trovare le soluzioni risolutive ai problemi che ha l'organo
intermedio.
Intanto dobbiamo partire dal presupposto che l'organo intermedio
non può scomparire perchè è scritto nell'articolo 15 dello Statuto.
Ma noi ce lo siamo chiesti perché in Francia, in Germania, in
Inghilterra, nel Nord Europa, nel Nord Africa, nelle Americhe c'è
sempre un organo intermedio che svolge un'attività di
pianificazione e di gestione di quel territorio? Spero che entro
domani lei prenda appunti sui rilievi da me esposti e trovi le
soluzioni tecniche per dare una risposta a un deputato che vuole
approvare la riforma, ma vuole altresì garantire ai cittadini del
suo territorio una prospettiva in termini di miglioramento della
qualità della vita ed una ordinata pianificazione. Il limite
inoltre dei 150 mila abitanti è un limite che soddisfa necessità
di pochi e che certamente non può essere mantenuto.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor
Assessore, faccio parte di quella classe dirigente che è cresciuta
negli enti locali, da piccolissimo, a stretto contatto con chi ha
amministrato le province e si è sempre confrontato con queste
realtà.
Sono profondamente critico sul disegno di legge che oggi viene
all'esame dell'Aula anche in considerazione del fatto che c'è stato
il tempo congruo per fare una serie di riflessioni sul territorio
che, probabilmente, sono mancate.
In sede di discussione generale, mi corre l'obbligo di snocciolare
una serie di questioni che restano irrisolte e che inficiano i
precetti della logicità, della ragionevolezza e del buon senso.
Mi riferisco innanzitutto al numero delle città metropolitane che
vengono previste in Sicilia. Se consideriamo il fatto che nel
disegno di legge che sta seguendo l'iter presso il Senato della
Repubblica sono otto più uno le città metropolitane previste nel
resto d'Italia, assessore Valenti, e nessuna regione ha più di una
città metropolitana, prevedere solo per la Regione siciliana il
numero di tre città metropolitane, credo sia una previsione che
cozza manifestamente, apertamente, contro quello che era il primo
obiettivo dichiarato del Governo e cioè quello della
razionalizzazione e del contenimento della spesa.
Non possiamo dire che agiamo per contenere la spesa e
proliferiamo le città metropolitane rispetto alle altre regioni e
ne prevediamo un terzo solo di quelle che sono previste in Italia,
in Sicilia. Ritengo questo un ragionamento assorbente e spero che
lo facciano anche altri gruppi politici, in particolare il gruppo
del Movimento 5 Stelle, che è sempre attento al problema del
contenimento dei costi. Il numero di tre città metropolitane,
infatti, mi sembra veramente incongruo.
Per questo annuncio una serie di emendamenti che verranno
articolati nella fase della discussione sul testo. Io non ho un
obiettivo specifico, una preferenza per una città metropolitana,
insieme agli altri colleghi scegliamone una, ma scegliamo una città
metropolitana per la Sicilia altrimenti passeremmo per la classe
dirigente, per i deputati che hanno fatto le solite furberie, le
incursioni piratesche e hanno eluso il principio del contenimento
della spesa.
Nella Commissione di merito - mi spiace che non sia presente il
presidente Cracolici - abbiamo fatto un'audizione attenta dei
sindaci delle città metropolitane ed ognuno ha avanzato la sua
proposta. Credo che ci siano sufficienti elementi per sceglierne
una e fare un ragionamento amministrativo che tenga conto della
distribuzione della popolazione sul territorio.
La seconda questione che vorrei sottoporre è quella della scelta
che andiamo a fare della distribuzione tra città metropolitana e
liberi consorzi dei comuni. Io credo che una classe dirigente, un
Governo regionale, dei parlamentari che facciano bene il loro
lavoro, si debbano assumere la responsabilità delle scelte.
Lasciare la scelta della distribuzione degli enti amministrativi
sul territorio ad un sindaco piuttosto che ad un altro, non mi
sembra un ragionamento condivisibile. La politica si deve assumere
la responsabilità e dire non solo quante città metropolitane
insediamo, ma anche come devono essere distribuite.
Io conosco bene la situazione a Catania. E se facciamo la città
metropolitana di Catania - e già il sindaco del comune di
Misterbianco ha detto che si farà bruciare in piazza piuttosto che
aderire alla città di Catania - già è una città metropolitana che
non funziona senza i comuni limitrofi. Non possiamo fare una città
metropolitana zoppa. O a Catania si fa una città metropolitana che
preveda espressamente il tessuto metropolitano inserito nella città
metropolitana, oppure non facciamo la città metropolitana. Credo
dunque che questo sia un ragionamento che rispetti i precetti della
logicità e del buon senso e che in una fase politica come questa
dovrebbero prevalere.
Non mi convince ancora, assessore Valenti, l'emendamento di
riscrittura fatto oggi e il riferimento che viene fatto
all'accorpamento delle funzioni. Secondo me, ci saranno anche delle
vicende che il Commissario dello Stato valuterà con attenzione. Ci
sono delle prerogative statutarie dei comuni che non possono essere
lese e a mio giudizio ci dobbiamo muovere.
Io credo che il collega Di Giacinto farà anche un emendamento in
questo senso. Parlo non solo da deputato ma anche da sindaco, da
uno dei quattro sindaci dell'Assemblea; ci sono delle prerogative
dei comuni che non possono essere lese, degli accorpamenti dei
comuni che devono passare sempre sotto il principio, la
qualificazione giuridica della facoltà e non dell'obbligo.
Pertanto, a me sempre anche illogica la previsione del
commissariamento quando devono essere degli accorpamenti volontari
e spontanei di funzioni per non ledere il principio statutari dei
comuni che è anche costituzionalmente sancito.
Mi lascia ancora profondamente perplesso il trasferimento di
funzioni alla città metropolitana. Ed, in particolare, mentre anche
dall'intervento che ha fatto prima l'onorevole Laccoto, e credo ci
sia un sentimento diffuso nel trasferire nei liberi consorzi dei
comuni alle città metropolitane il campo delle acque e dei rifiuti,
a me lascia molto perplesso questa previsione in ordine
all'aspetto urbanistico. Se noi pensiamo che la città di Catania ha
un piano regolatore degli anni Sessanta e in 50 anni la classe
dirigente a vario titolo non è riuscita a dotarsi di uno strumento
urbanistico generale, noi ci carichiamo pure l'onere di sostenerlo
per tutta la città metropolitana e per tutto il comprensorio, io
credo che la storia abbia dato delle indicazioni chiare che le
funzioni di indirizzo e controllo della Regione siciliana in
materia urbanistica non possono essere lese; e che l'assetto del
territorio in tutte i disegni di legge urbanistici deve restare in
capo alla Regione. E sarebbe un errore la previsione della lettera
a) del comma 1 e 2 nella riscrittura del Governo, un errore
appunto dimostrato dalla storia perché se città di questo tipo non
sono riusciti a darsi un piano regolatore in tanti anni, insomma,
credo che una ragione ci sarà, l'ultima vicenda riguarda la
previsione dei liberi consorzi dei comuni rispetto ai 150 mila
abitanti.
Io spero che anche sotto questo profilo sia il Governo che i
colleghi facciano una riflessione importante e una previsione,
onorevole Musumeci, che lasci fuori il Calatino se accorpiamo i
comuni che fanno parte del collegio provinciale n. 7, arriviamo a
100 mila, 125 mila. Ma io credo che il buon senso dovrebbe spingere
in alcuni casi, per una deroga motivata può essere il Calatino o
qualche altro comprensorio presente in Sicilia. Perché dove ci sono
comuni che hanno una medesima storia, identità territoriale,
culturale e affinità è giusto che sia prevista una deroga.
E tornando al mio discorso iniziale, credo che la politica, il
governo, l'Assemblea si debbano assumere la responsabilità di
perimetrare i liberi consorzi di comuni e la città metropolitana
dicendo espressamente quali comuni debbano far parte di quel
consorzio e quali i comuni della città metropolitana sicchè tutti
i cittadini oggi, in modo trasparente, abbiano le idee più chiare e
sappiano la nuova distribuzione amministrativa della Regione
siciliana.
Sulla richiesta di sospensiva
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è pervenuta una richiesta
sottoscritta da oltre 13 deputati di sospensiva, ai sensi
dell'articolo 101 del Regolamento interno.
Ricordo all'Assemblea che qualora lo intendessero fare, possono
intervenire non più di due deputati a favore e due contro e poi si
procederà alla votazione per alzata e seduta. Onorevole Formica
intende intervenire?
FORMICA. Rinuncio a parlare.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Si tratta della sospensiva della
trattazione del disegno di legge n. 642/A e il relativo rinvio alla
successiva sessione.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Io non so con
quali procedure la Presidenza intenda assumere questa richiesta
dopo avere calendarizzato i lavori e avendo previsto che entro
questa sera, alle ore 20.00, sarebbe stata fissata la chiusura
della discussione generale e si sarebbe proceduto a partire da
domani con l'esame degli emendamenti.
Qui non siamo né in fase di passaggio agli articoli, non c'è stata
infatti una votazione con cui l'Aula ha deciso il passaggio
formale all'esame degli articoli.
Credo quindi che la Presidenza debba riflettere su questo, perché
ciò costituirebbe un blitz in una procedura già definita in sede di
Conferenza dei Capigruppo.
Suggerirei al Presidente, ancor prima di assumere delle decisioni
al riguardo, di verificare come procedere dal momento che una
precedente Conferenza dei Capigruppo aveva già calendarizzato i
lavori. Altrimenti, questa sì che sarebbe una violazione di una
decisione già presa in precedenza.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, il comma 2 dell'articolo 101,
cito testualmente, recita: Iniziata la discussione, la proposta
deve essere avanzata con domanda sottoscritta da almeno 8 deputati
dal Governo o dalla Commissione .
In questo caso, siamo in presenza di una richiesta di sospensiva
formalizzata da 13 parlamentari, dopo l'inizio della discussione
generale. Pertanto, la Presidenza la ritiene assolutamente
ammissibile.
GUCCIARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
(Interruzione dell'onorevole Greco)
GUCCIARDI. Se volete non parlo. Io parlo quando serve, onorevole
Greco.
Signor Presidente, parlo con la Presidenza di questa Assemblea che
in questa seduta temo si stia nascondendo dietro al Regolamento. Io
conosco la sua onestà intellettuale, Presidente, per cui mi
permetto di dire queste cose: nascondendosi dietro al Regolamento,
si sta tentando un blitz per affossare una riforma che al di là del
merito, del contenuto e delle prospettive che questa riforma porrà
in essere affosserebbe la legittimazione morale di questo
Parlamento a poter continuare la legislatura in corso.
Io credo che il Presidente, responsabilmente e nel rispetto delle
regole scritte e non scritte di questo Parlamento, abbia il dovere
morale di convocare nuovamente la Conferenza dei capigruppo la
quale già stamattina aveva deciso unanimemente il percorso dei
lavori che questa sera si sarebbero svolti. E soltanto in quella
sede i Presidenti dei gruppi parlamentari potranno ribadire ciò che
il Parlamento deve o non deve fare.
Signor Presidente, ribadisco la mia contrarietà a questo modo di
procedere in Aula e le chiedo formalmente di convocare
immediatamente la Conferenza dei capigruppo informando il
Presidente dell'Assemblea di quanto sta accadendo in Aula.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Gucciardi.
Sospendo la seduta e convoco immediatamente la Conferenza dei
capigruppo presso la Sala Rossa.
FORMICA. Presidente, lei deve mettere in votazione la richiesta di
sospensiva
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per una veloce
Conferenza dei capigruppo, dopodiché si discuterà.
(La seduta, sospesa alle ore 19.16, è ripresa alle ore 20.17)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, alla luce di quanto emerso in
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, la questione
sospensiva è da intendersi superata.
Pertanto, domani, alle ore 16.00, si procederà con la discussione
generale sulla riforma delle province. Avverto che il termine per
la presentazione degli emendamenti scadrà alla conclusione della
discussione generale.
La seduta è, pertanto, rinviata, a domani 13 febbraio 2014, alle
ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
I - Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
metropolitane. (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-2
474-542-543-546-613-638-662/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
2) - Norme transitorie in materia di proroga delle gestioni
commissariali provinciali. (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-1
219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
3) - Ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori dei
liberi consorzi comunali e delle Città metropolitane. (nn. 642-3
132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-
662/A Stralcio II/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
4) - Disposizioni per la riqualificazione dei beni immobili
confiscati alla criminalità organizzata. (nn. 579-607 IV stralci
- 623/A) (Seguito)
Relatore: on. Trizzino
5) - Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
Sicilia. (n. 500/A)
Relatore: on. Di Giacinto
6) - Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35. (nn.
127-30/A)
Relatore: on. Cappello
7) - Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi
derivanti dall'amianto. (nn. 381-3-306-346/A)
Relatore: on. Cascio S.
8) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dell
libertà civili, politiche, economiche e sociali . (n. 223/A)
Relatore: on. Malafarina
9) - Norme relative al funzionamento della forma di governo
regionale, alla nomina ed alla revoca degli assessori, alla
conclusione anticipata della legislatura, in attuazione degli
articoli 9, 10, 41 bis e 8 bis dello Statuto della Regione. (n.
433/A)
Relatore: on. Turano
10) - Osservatorio equità e giustizia nelle filiere agricole e
alimentari . (n. 348/A)
Relatore: on. Alongi
11) - Nuove norme in materia di panificazione . (n. 1/A)
Relatore: on. Lombardo
12) - Norme per la prevenzione delle patologie del cavo orale .
(n. 475/A)
Relatore: on. Picciolo
13) - Anagrafe scolastica regionale . (n. 535/A)
Relatore: on. Greco M.
14) - Istituzione degli ecomusei della Sicilia . (n. 7/A)
Relatore: on. Maggio
15) - Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
528/A)
Relatore: on. Anselmo
La seduta è tolta alle ore 20.20
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli