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Resoconto d'Aula della Seduta n. 129 di giovedì 13 febbraio 2014
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   Presidenza del Presidente Ardizzone


   LANTIERI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Forzese, Raia,  Trizzino  e
  Zafarana hanno chiesto congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.

           Comunicazione relativa all'interrogazione n. 1446

   PRESIDENTE. Preciso che l'interrogazione n. 1446, annunziata nella
  seduta  n.  105  del 13 dicembre 2013, è da intendersi  indirizzata
  esclusivamente  al  Presidente  della  Regione,  all'Assessore  per
  l'energia  e i servizi di pubblica utilità e all'Assessore  per  le
  autonomie locali e la funzione pubblica.

   Onorevoli  colleghi,  su  richiesta  dei  Presidenti  dei   Gruppi
  parlamentari, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 18.00.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.37, è ripresa alle ore 18.35)

                  Presidenza del Presidente Ardizzone

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
   Onorevoli  colleghi,  siamo  in fase  di  discussione  generale  e
  ricordo  che erano già intervenuti gli onorevoli Figuccia,  Alongi,
  Vullo, Laccoto, Grasso, Rinaldi, Turano e Barbagallo.
   Riprendiamo sulla base dell'elenco fatto ieri, ma è chiaro che  ci
  sono  degli  assenti  che  non  verranno  dichiarati  decaduti  per
  l'assenza momentanea, sulla base dei presenti.

                        Sull'ordine dei lavori


   Presidenza del Presidente Ardizzone


   IOPPOLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al di là del fatto
  che  in  questo momento è assente il Governo e, quindi,  la  seduta
  potrebbe, da parte sua, essere ulteriormente sospesa e rinviata, mi
  pongo   un  problema  di  carattere  generale  e  politico,  signor
  Presidente.
   È  risaputo, fatto assolutamente noto e notorio, che almeno  dalle
  ore 13.00 di stamane, esponenti di questa Assemblea siano riuniti -
  soprattutto  esponenti  della maggioranza e, anche,  rappresentanti
  del  Governo  -  ed è stato appreso, si apprende  dagli  organi  di
  stampa,  come  vi  sia  la possibilità della presentazione  di  una
  ulteriore  riscrittura  di  uno o più  articoli  o  di  uno  o  più
  emendamenti.
   Signor  Presidente,  le chiedo, prima di riprendere  il  dibattito
  sulla  discussione generale, di mettere quest'Aula nella condizione
  di  sapere  qual è il testo sul quale stiamo lavorando, qual  è  il
  testo  su  cui, singolarmente e come Gruppi parlamentari,  dobbiamo
  intervenire,  quali  siano i profili che si delineano  per  portare
  avanti  e  poi giungere, possibilmente, alla conclusione di  questo
  stucchevole dibattito.
   Non  credo  che in questo momento l'Assemblea sia nella condizione
  di  riprendere il dibattito generale sull'articolato  e  chiedo  di
  sapere, quindi, dal Governo - assente in questo momento - se  vi  è
  la  volontà di rimanere ancorati ai testi che abbiamo ricevuto ieri
  o   vi   è   in   preparazione  un  nuovo  testo  parzialmente,   o
  completamente, diverso rispetto a quello che conosciamo.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che  quanto
  detto dall'onorevole Ioppolo sia assolutamente condivisibile se non
  altro  perché  c'è  stato  un incontro,  convocato  dal  Presidente
  Crocetta,  al  quale erano stati invitati i Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari  di  opposizione  ai  quali,  ritenevamo,  si  dovesse
  chiedere  quali  erano  le  proposte che le  opposizioni  volessero
  eventualmente formulare, articolare, per arrivare ad  una  proposta
  condivisa dell'intero testo.
   Ho  partecipato  sino ad un certo punto all'incontro,  fin  quando
  c'era  stato,  prima,  un  piccolo diverbio  nella  maggioranza,  a
  seguito del quale si è sospeso e si è rinviato; successivamente, ho
  partecipato  fin  quando  c'è  stata  una  proposta,  fatta  da  un
  componente di quel consesso, e a un certo punto ha preso la  parola
  il  Presidente Crocetta facendo e articolando alcune riflessioni ma
  senza arrivare mai ad alcuna proposta o a recepire le proposte  che
  le opposizioni volessero manifestare.
   Detto  questo mi pare che non ci sia stato un accordo sostanziale;
  siamo  ritornati  forse  indietro rispetto  a  ieri  e  non  perché
  l'opposizione  non  volesse  creare o  proporre  alcune  iniziative
  migliorative  al  testo, ma perché forse ancora  riteniamo  che  la
  maggioranza  o  il  Governo  non hanno intenzione  o  interesse  di
  avviare  un  serio confronto. Ne è la prova stasera  l'assenza  del
  Governo;  stiamo  parlando  alla  Presidenza  ma  non  abbiamo   un
  interlocuzione che poi è il Presidente o l'assessore Valenti  o  il
  Governo,   per  cui  faccio  questa  premessa  per  chiedere   alla
  Presidenza   di   potere  rinviare  alla  settimana   prossima   la
  continuazione della discussione generale perché vogliamo capire  se
  c'è  una  ulteriore proposta formulata rispetto alle due precedenti
  oppure se si rimane a quanto deciso o formulato ieri, in assenza di
  una  linea chiara e sarebbe stato opportuno che il Governo  venisse
  in Aula a riferire dopo gli incontri avuti.
   Penso   che   sarebbe  bene  rinviare  alla  settimana   prossima,
  continuando, se non ci saranno ulteriori proposte, discuteremo  sui
  testi  che  sono  arrivati ieri in Aula  e,  se  ci  saranno  altre
  proposte,  rifletteremo  sulle nuove proposte  e  manifesteremo  le
  ulteriori nostre determinazioni.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,   avrei  anche
  voluto  evitare di fare questo intervento, tuttavia il  problema  è
  che  ad  oggi  non  abbiamo degli elementi su cui discutere.  Erano
  stati  dati termini per gli emendamenti al testo base, erano  stati
  dati  termini  per gli emendamenti e la riscrittura  da  parte  del
  Governo; poi era stata sospesa l'Aula proprio perché una Conferenza
  dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari avrebbe dovuto  chiarire  i
  contenuti  del testo. Quella Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari si è trasformata in una setta segreta dove  in  realtà
  neanche  i Presidenti dei Gruppi parlamentari hanno potuto dire  la
  propria perché, in realtà, nelle segrete stanze, il Governatore  da
  solo  doveva definire i dictat che erano stati dati in altre  sedi,
  sicuramente  non  in  quella della Conferenza  dei  Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari né tanto meno quella del Parlamento.
   Ora  ci  ritroviamo  -  come  si  era  detto  -  alle  ore  18.00,
  all'apertura dei lavori d'Aula e di fatto ancora alcuna nuova viene
  rispetto  al  testo, un testo che sono certo non  subirà  ulteriori
  modifiche rispetto a quello che è stato fatto finora, un testo  che
  conferma  che  le idee non sono assolutamente chiare, sono  davvero
  magmatiche.
   Stamattina  ho voluto fare un salto alla sede della  Provincia  di
  Palermo; tra i dipendenti c'è una situazione di caos, di diffidenza
  e  di  paura perché le RSU hanno mostrato preoccupazione ma non  mi
  sembra  che  ci sia alcun atteggiamento di cura o di attenzione  da
  parte del Governo rispetto a questi temi.
   Bene,  è arrivato il Presidente Crocetta. non so se con lui arriva
  anche  il testo che stavamo aspettando e quindi mi riservo di  fare
  un  ulteriore intervento, una valutazione in funzione del testo che
  forse  sarà arrivato e ci sarà presentato, anche se su questo nutro
  dei forti dubbi.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  sono  davvero
  preoccupato  perché  assisto da  un po'  di  tempo  ad  un  attacco
  forsennato  e  da  più  parti per tentare di  delegittimare  questa
  Assemblea, questo Parlamento.
   Dico che assisto da alcuni giorni ad un attacco, che viene da  più
  parti,  nel tentativo di delegittimare il Parlamento perché osservo
  più  azioni  confluenti  in  questa direzione,  in  primis,  quella
  portata avanti dal Governo, prima sulla finanziaria e poi su questo
  importante  disegno di legge di riforma dell'assetto  istituzionale
  della nostra Regione.
   Signor  Presidente, quando da più parti, durante  i  lavori  della
  finanziaria,  abbiamo  fatto  notare al  Governo  i  ritardi  nella
  presentazione  del  documento  e, successivamente,  la  irritualità
  delle procedure parlamentari eseguite nell'iter previsto dal nostro
  Regolamento  e dalle leggi nell'approvazione della finanziaria,  il
  Governo  ha continuato a tirare dritto per la sua strada, esponendo
  poi  il  Parlamento, se stesso prima e, successivamente, a  stretto
  giro,  il Parlamento, in quella rovinosa caduta che, comunque,  noi
  parlamentari   ed   i   nostri   uffici   avevano   abbondantemente
  preannunciato.
   Ora  la  stessa  procedura e lo stesso film li  stiamo  vedendo  a
  proposito   dell'approvazione   di  questa   riforma   dell'assetto
  istituzionale  delle  nostre province e della  nostra  Regione,  in
  buona  sostanza,  dunque, delle ricadute che  tutto  ciò  avrà  sui
  cittadini siciliani, i quali sono trascinati, da oltre due mesi, in
  uno  sterile  dibattito: se ci debbano essere le  province,  se  si
  debbano  chiamare  province oppure consorzi e  se  questi  consorzi
  debbano avere delle funzioni o meno.
   E,  prima, in Commissione, la prego signor Presidente di prestarmi
  ascolto,  e  poi,  successivamente, in Aula, abbiamo  assistito  al
  Governo  che,  a fronte dell'annuncio fatto, ha cambiato  posizione
  cento  volte,  non mettendo in condizione il Parlamento  stesso  di
  discutere della questione.
   Ora,   signor  Presidente,   non  possiamo  continuare  in  questo
  balletto che cerca di lasciare il cerino, alla fine, nelle mani  di
  qualcuno,  specie  se   abbiamo la consapevolezza  che  non  è  del
  Parlamento la colpa se non può esaminare un disegno di legge, ma  è
  delle mutevoli condizioni che il Governo ha proposto e ritirato  di
  volta in volta.
   Voglio  ricordare, signor Presidente, che ieri, con una  forzatura
  bestiale,  per  tentare  di  non creare  ostacoli  al  Governo,  la
  Presidenza  dell'Assemblea ha interrotto  un  voto,  ha  interrotto
  un'operazione   di  voto.  Dopodiché  la  Conferenza   dei   Gruppi
  parlamentari ha avuto l'esito di aggiornare ad oggi i  lavori,  nel
  tentativo di trovare una mediazione.
   Signor  Presidente,   abbiamo assistito, in  questo  tentativo  di
  mediazione, ad una scena surreale, molto surreale, in cui non c'era
  una proposta di base, in cui non si è discusso di proposte avanzate
  da  questo,  da  quel  Gruppo politico o dal Governo  stesso.  Ecco
  perché  dico  che  il  Governo  vuole  mettere  in  difficoltà   un
  Parlamento  che non ha nessuna colpa, signor Presidente,  ma  si  è
  assistito  ad un vociare disordinato delle proposte più strampalate
  e,   soprattutto,   di   interventi  che,  di   volta   in   volta,
  interrompevano  ogni  minimo  accenno  di  discussione   reale   e,
  comunque,   sensata  e  ragionevole  su  un  accenno  di   proposta
  qualsiasi.  Appena  accennato, c'era  subito  l'intervento  di  chi
  parlava d'altro. A questo balletto, che è durato ore ed ore, signor
  Presidente,  ad  un  certo punto, alcuni di noi per  dignità  hanno
  rinunciato  e  si  sono  allontanati  da  questa  pseudo   riunione
  condominiale.
   Ora,  per evitare che questo che, invece, è un Parlamento,  signor
  Presidente,  e  che  venga  additato,  essendo  il  Governo   nella
  difficoltà  di  tenere fede all'annuncio che aveva fatto,  come  il
  responsabile  della mancata approvazione di una proposta  di  legge
  che  non  c'è,  che non c'è mai stata, perché il luogo  adatto  per
  discuterla era la Commissione, dalla Commissione è uscito un  testo
  che  è  stato stravolto e nella Commissione stessa i deputati della
  maggioranza, nel votare quel testo, hanno dichiarato che, comunque,
  avrebbero  presentato in Aula emendamenti tendenti a  riportare  in
  auge il voto diretto e popolare.
     Poi, abbiamo assistito ai giorni, come lei ben sa, alle mutevoli
  posizioni  di  questo  Governo; oggi,  non  si  può  scaricare  sul
  Parlamento,  ad un giorno dalla scadenza, il tentativo  confuso  di
  scrollarsi  di  dosso  le responsabilità  che  ha.  Il  Governo  ha
  annunciato che voleva abolire le province; non è stato in grado  di
  proporre  un  testo; poi, se continuerà la discussione, spiegheremo
  il perché dell'assurdità delle mutevoli proposte che nel tempo sono
  state  avanzate da un non Governo, perché non è stato in  grado  di
  tenere fede alle promesse che aveva fatto in TV e il Parlamento non
  può  essere  chiamato  a discutere del nulla,  sequestrato  qui  di
  fronte alle mutevoli condizioni e ai mutevoli atteggiamenti di  chi
  non ha una proposta ma vuole solo un annuncio.
   Bene,  il  Parlamento non può essere utilizzato  né  per  annunci,
  signor  Presidente, né per essere il terminale sul quale  scaricare
  le proprie incapacità.
   La  prego, quindi, di consentire a questo Parlamento di affrontare
  i  disegni di legge, ancora più se sono disegni di legge di  questa
  portata, con l'approfondimento ed il tempo necessario. Lei non  può
  consentire che dopo quarantotto ore di rinvii continui  e  non  per
  colpa del Parlamento ancora oggi siamo in questi minuti in presenza
  di una ulteriore proposta.
   Stiamo  parlando dell'assetto istituzionale, signor Presidente,  e
  lei  non può consentire questo scarica barile. Il Governo si assuma
  la  responsabilità dei propri errori. Il Parlamento ha corretto  la
  finanziaria, perché, altrimenti, l'impugnativa sarebbe stata ancora
  maggiore.  Il Parlamento, se è in grado di farlo, può  esitare  una
  buona  legge, ma non certo con le riunioni nei sottoscala e neppure
  con le proposte dell'ultimo secondo.
   Qui  c'è  gente preparata, qui c'è gente che si assume le  proprie
  responsabilità;  lo  ha sempre fatto e non c'è  gente  che  intende
  assumersi  la incapacità di chi non è in grado di governare  questa
  Regione,  né  tanto meno può essere questa prestigiosa  Istituzione
  che poi viene chiamata in causa.
   Noi  a  questo  gioco  non ci stiamo e,  se  sarà  il  caso  e  se
  continuerà la melina, non solo utilizzeremo tutti gli strumenti che
  abbiamo,  ma occuperemo pure l'Aula per impedire che questa  stessa
  Aula venga mortificata.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  ci  sono  numerosi  iscritti  a
  parlare  sull'ordine dei lavori ma ci dobbiamo intendere e gradirei
  che il Presidente Crocetta prestasse un po' di attenzione.
   Noi,  da  più  giorni, abbiamo rinviato, di  volta  in  volta,  la
  chiusura della discussione generale.
   Ieri,   ci  eravamo  ripromessi  di  chiudere  entro  stasera   la
  discussione generale e presentare i relativi emendamenti. Da  parte
  di   singoli   deputati,  ma  anche  da  parte  di  alcuni   Gruppi
  parlamentari, si chiede al sottoscritto quando dovremmo iniziare  a
  votare.
   Rassicuro subito che non ci saranno nottate perché ne sto sentendo
  di  tutti  i  colori. E' inutile che ci giriamo intorno.  Peraltro,
  ritengo  che questo tempo non sia stato inutile. Non credo  neanche
  che  si sia trattato di riunioni in sottoscala, come le ha definite
  l'onorevole Formica.
   Le   intese,  le  riunioni  politiche  sono  cose  normali  in  un
  procedimento democratico di formazione delle decisioni per  cui,  a
  questo  punto,  gradirei che il Presidente della Commissione  o,  a
  maggior  ragione, il Governo, facessero il punto della  situazione,
  partendo  dal  presupposto - attenzione -  che  siamo  in  sede  di
  discussione generale e, ancora, in sede di discussione generale, si
  possono presentare emendamenti.
   Questo  ce  lo  siamo detti. Mi sembra più che evidente.  Gradire,
  quindi,   che  qualcuno  della maggioranza - e,  possibilmente,  il
  Governo  - ci dicesse,  a questo punto, dove siamo, a quale momento
  si  è  arrivati, se c'è una riscrittura complessiva da  distribuire
  perché  mi sembra chiaro che c'è la necessità da parte di tutti  di
  dialogare su documenti ben definiti.
   Se  ancora  non  c'è lo si dica chiaramente e si continua  con  la
  discussione generale; non ci trovo nulla di male.
   Gli  Uffici  mi  dicono  che, in questo  momento,  è  arrivata  la
  riscrittura.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  sarò brevissimo. Intervengo semplicemente per dire  che,
  in  questi  giorni, c'è stata una discussione che ha  consentito  a
  tutti  quanti  di  approfondire il testo e anche di  avvicinare  le
  posizioni.  Tra  l'altro, penso che il Governo  -  e,  soprattutto,
  voglio  esaltare  il  lavoro che ha fatto  la  Commissione   Affari
  istituzionali   -  hanno coinvolto in qualche modo tutte  le  forze
  politiche.
   Chiaramente, ci sono questioni che attengono alle varie linee  che
  sono, credo, tutte rispettabili, che fanno parte del principio  del
  pluralismo democratico sancito dalla nostra Costituzione con valore
  in ogni caso massimo che bisogna sempre tutelare.
   Il  Governo  ha  una  sua  posizione  che  questa  volta  è  stata
  abbastanza confrontata e discussa. Ha presentato un emendamento  di
  riscrittura  del  testo  poco fa, come ha informato  il  Presidente
  Ardizzone  e  credo  che questo possa essere  la  base  per  potere
  votare, per quel che ci riguarda, procedendo ad un rapido esame del
  disegno di legge. Rapido non significa superficiale. Assolutamente,
  anche  perché  la  meditazione e la discussione  attorno  a  questa
  vicenda avvengono da quattro mesi, dal mese di aprile.
   Tutti  quanti sappiamo di che cosa discutiamo: un testo,  in  gran
  parte,  di  mediazione,  la  legge quadro  che  rinvia  poi  ad  un
  ulteriore  approfondimento, soprattutto per ciò  che  attiene  alle
  funzioni  ma che consente di avviare un grande processo democratico
  di   trasformazione  della  società  siciliana  che   avvicina   le
  istituzioni ai cittadini.

   PRESIDENTE.  Allora,  io  so già quello che  mi  chiederanno  vari
  deputati, cioè del tempo per esaminare questi emendamenti.
   Scusate, noi abbiamo detto che - scusi onorevole Cracolici -  fino
  alla chiusura della discussione generale si possono presentare  gli
  emendamenti. Un chiarimento che dovrebbe dare il Governo, assessore
  Valenti, se questo termine del 15 febbraio - del quale si  è  tanto
  discusso,  o  meno  - è perentorio o comporta problemi?  Perché  ci
  dobbiamo adeguare di conseguenza.

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  No, signor Presidente, non è perentorio. Nel senso che lunedì scade
  il mandato dei Commissari che avevamo nominato per 45 giorni e dopo
  di  che  abbiamo  il  termine di qualche  giorno  ancora  prima  di
  decidere appunto cosa dobbiamo fare. Pertanto, se la legge  dovesse
  essere  approvata  per esplicito nei primi giorni  della  settimana
  prossima siamo comunque in tempo per incardinarla ed andare  avanti
  nel processo di riforma. Non è quindi un termine perentorio.

   PRESIDENTE.  Assessore, questo ci dà più serenità per  quello  che
  riguarda  l'organizzazione dei lavori. Ecco, vi dico  subito,  così
  prevengo  gli  interventi,  nel senso che  noi  stasera,  se  siamo
  d'accordo,  chiudiamo la discussione generale sulla  quale  abbiamo
  parlato  tantissimo.  Sono  stati  presentati  gli  emendamenti  di
  riscrittura - mi evidenzia il Presidente della Commissione  stessa,
  l'onorevole  Cracolici - quindi essendo emendamenti di riscrittura,
  quindi  sul  testo che già si sapeva e considerato che  i  deputati
  possono presentare  Stanno arrivando  Scusate, fatemi completare un
  ragionamento.
   Onorevole  Alloro,  mi scusi  La discussione generale  si  fa  sul
  testo  base esitato dalla Commissione, non si fa sugli emendamenti,
  punto  Su questo non c'è dubbio alcuno  La discussione generale  si
  fa  sul  testo  base esitato dalla Commissione  Abbiamo  detto  più
  volte  ed  avete  detto che si tratta di un disegno  di  legge  che
  riguarda l'assetto amministrativo, il nuovo assetto amministrativo.
  Si  è  parlato di una  legge cornice .  Abbiamo più volte convocato
  la Conferenza dei Capigruppo, per cui ritengo che sarebbe opportuno
  stasera  chiudere la discussione generale e rinviare alla  prossima
  settimana  -  chiusa  la  discussione  generale  -  l'inizio  della
  votazione  sugli  articoli  e  c'è  la  possibilità  di  presentare
  eventuali subemendamenti agli emendamenti che si devono depositare,
  comunque, entro stasera.
   Non  credo  che  sia  nulla di nuovo e nulla  di  eccezionale.  Il
  discorso  è  di  concordare  se rinviare  a  lunedì  pomeriggio  o,
  eventualmente,  a martedì mattina. Su questo dobbiamo intenderci.

   ALLORO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO.  Signor Presidente, francamente, questo modo di  procedere
  mi  sembra  lesivo  della  dignità del  Parlamento,  perché  non  è
  pensabile che noi  affrontiamo una discussione generale su un testo
  base  che sappiamo bene essere cambiato già per tre volte   Abbiamo
  una   stesura   romana,  abbiamo  una  stesura   originaria   della
  Commissione  di  merito ed abbiamo l'ultima  stesura  che  sappiamo
  essere  fatta stasera. Lei ci chiede di discutere su un  testo  che
  non  esiste  più,  e  non  è  -  mi consenta  Presidente  -  non  è
  assolutamente pensabile. Questo disegno di legge è un provvedimento
  che  è  nato male e mi pare che stia andando avanti peggio.  Diceva
  Bismarck  che  ci sono due cose che i cittadini non devono  sapere:
   come  si fa la salsiccia e come si fanno le leggi . E mi pare  che
  mai sia stato più sintomatico di questa vicenda perché altrimenti i
  cittadini perdono il sonno.
   Ora,  siccome rischiamo di perdere il sonno noi, lei  non  ci  può
  dare  i termini per gli emendamenti se ancora non abbiamo il testo.
  Le  leggi,  signor Presidente, lei mi insegna, le fa il Parlamento,
  non  le  fanno  né i summit romani e neanche quelli pseudo-politici
  che   si  riuniscono  nelle  sale.  Vorremmo  essere  messi   nelle
  condizioni di conoscere il testo, avere il tempo per studiarlo, per
  presentare gli emendamenti.

                           (Brusìo in Aula)

   PRESIDENTE. Onorevole Figuccia, lei è già intervenuto. Attenzione
  Scusate,  se  il  problema posto dall'onorevole Alloro  -  che  può
  essere condivisibile nella seconda parte, perché nella prima  parte
  per quello che riguarda la discussione generale la stessa si svolge
  sul  disegno  di  legge uscito fuori dalla Commissione   Mi  scusi,
  senza alcun infingimento, sappiamo tutti che c'è una rielaborazione
  portata avanti prima dal gruppo di maggioranza, si cercava  non  ho
  capito  bene  se c'è stata una nuova sintesi con la  minoranza  una
  parte della minoranza non l'ho compreso, il Governo ha detto che ha
  presentato  degli  emendamenti  di  riscrittura,  se  il   problema
  dell'onorevole  Alloro  è  quello  del  tempo  per  presentare  gli
  emendamenti,  nulla osta che noi stasera chiudiamo  la  discussione
  generale,   e   posticipiamo  la  presentazione  degli  emendamenti
  eventualmente fino a domani alle ore 12:00 alle ore 16:00, dico non
  possiamo  noi  tirare ancora aperta la discussione generale  perché
  dalla  prossima settimana bisogna iniziare a votare,  questo  è  il
  punto.
   No,   tutti  sull'ordine  dei  lavori,  ma  tutti  su  che   cosa,
  sull'ordine  dei lavori, onorevole Leanza ed a seguire  l'onorevole
  Cordaro.  No,  perché  siamo  in  discussione  generale.  Onorevole
  Leanza.  Onorevole  Greco  ha  ragione.  Allora,  onorevole  Greco,
  onorevole  Venturino, ed a seguire l'onorevole Leanza e l'onorevole
  Cordaro.  Però,  scusate, c'è questa confusione  non  si  riesce  a
  seguire così, non è modo di fare
   Scusate,  ma  se siamo sull'ordine dei lavori, ed uno  decide  già
  quello  che  fare, onorevole Greco prego. No, è che  tutti  debbono
  intervenire sull'ordine dei lavori, se è un modo per posticipare la
  discussione  generale dico non mi sembra che sia giusto.  Onorevole
  Greco, prego. Non era riferito a lei, onorevole Greco.

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  lo  sa
  perché io intervengo sull'ordine dei lavori? Perché ho preso parola
  sull'ordine  dei  lavori Presidente? Vede,   lei  ha  due  aspetti:
  l'aspetto  quando fa il Presidente dell'Assemblea garantendo  tutti
  con  il  regolamento in mano, l'aspetto quando si veste da Federico
  II,  glielo  dico perché è una materia che io me ne sto  occupando.
  Lei  deve  dare la possibilità a tutti noi di potere discutere  gli
  emendamenti,   perché   se  lo  ricorda  la   finanziaria,   quante
  riscritture  hanno  fatto?  Lei  è  stato  testimone   di   quattro
  riscritture,  lei addirittura è impazzito e se n'è andato,  proprio
  per tutte quelle riscritture. Quindi ora noi pretendiamo da lei  il
  regolamento  alla mano, e potere studiare noi tutte le  riscritture
  che hanno fatto, grazie Presidente.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per un minuto.

       (La seduta, sospesa alle ore 19.09, è ripresa alle 19.10)

   La seduta è ripresa.
   Onorevoli colleghi, dopo l'intervento dell'onorevole Greco che  ha
  posto  il problema anche in modo simpatico,  sollevando la esigenza
  di  essere messo a conoscenza degli atti, debbo dire che  questa  è
  un'esigenza  che  più  volte ha manifestato  questa  Presidenza,  e
  allora siccome le cose sono conciliabili, stiamo per distribuire il
  testo degli emendamenti di riscrittura chiamatelo voi, sottoscritti
  direttamente dal Presidente della Regione e dall'Assessore  per  le
  autonomie locali, dottoressa Valenti.
   Chiudiamo  stasera  la  discussione generale.  Non  chiuderemo  il
  termine  per  la  presentazione degli  emendamenti  e  concorderemo
  quando chiudere la presentazione per gli emendamenti, possibilmente
  entro  domani  pomeriggio, per dare la possibilità agli  uffici  di
  trasmetterli in via telematica ai singoli deputati e di  presentare
  i  subemendamenti,  prima  che  ricominci  l'Aula  e  passare  alla
  discussione e all'approvazione dei singoli articoli.
   Vi  pregherei  di  continuare  gli  interventi  sulla  discussione
  generale del disegno di legge che riguarda le province in generale,
  poi ognuno può avere una propria idea.

   città metropolitane, gestione commissariale provinciale e
   ineleggibilità amministratori dei liberi consorzi comunali nn. 642
    e altri/A

   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Seguito   della  discussione  unificata  dei  disegni  di   legge:
   Istituzione   dei   liberi  consorzi  comunali   e   delle   Città
  metropolitane  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-
  474-542-543-546-613-638-662/A);  Norme transitorie  in  materia  di
  proroga  delle gestioni commissariali provinciali  (nn. 642-31-132-
  133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A
  Stralcio    1/A);    Ineleggibilità   ed   incompatibilità    degli
  amministratori  dei  liberi  consorzi  comunali   e   delle   Città
  metropolitane  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-
  474-542-543-546-613-638-662/A-StralcioII/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al secondo punto dell'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede col seguito della discussione unificata dei disegni di
  legge:   Istituzione  dei liberi consorzi comunali  e  delle  Città
  metropolitane  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-
  474-542-543-546-613-638-662/A),  posto   al   numero   1);    Norme
  transitorie  in  materia  di proroga delle  gestioni  commissariali
  provinciali   (nn.  642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-
  474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A),  posto  al  numero  2;
   Ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori dei  liberi
  consorzi comunali e delle Città metropolitane  (nn. 642-31-132-133-
  149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A-
  StralcioII/A), posto al numero 3).

   VENTURINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VENTURINO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   Governo,
  utilizzerò pochissimo tempo, semplicemente anche per dare seguito a
  quanto appena dichiarato a mezzo stampa.
   Come  ricorderete,  io  quando  si  parlò  di  soppressione  delle
  province   per  passare  ai  liberi  consorzi  votai   in   maniera
  favorevole,  perché  sicuramente,  una  riforma  di  questo  genere
  rappresenta  un  cambiamento rivoluzionario  importante  ed  essere
  ancora una volta come Parlamento i primi a livello nazionale, poter
  portare avanti una riforma di questo genere, questo mi inorgogliva.
   Questa  riforma  è la legge 6 che da me fu votata perché,  ripeto,
  rappresentava in quel momento un momento importante di cambiamento,
  di svolta.
   Sono trascorsi undici mesi e ci siamo trovati, non certo per colpa
  di  nessuno,  ma  ci  siamo  trovati  all'ultimo  momento  con  una
  Commissione,  la prima, che ha lavorato, ripeto non  per  colpa  di
  nessuno,  ma  in  maniera un po' a singhiozzo, per i  problemi  che
  sappiamo  tutti e che l'hanno bloccata per un lungo  periodo  e  ci
  siamo  trovati  all'ultimo minuto con una proposta;  ieri  sera  ho
  avuto modo di seguire l'intervento dell'Assessore Valenti, anche se
  mi trovavo fuori, grazie alla diretta streaming,  francamente mi ha
  lasciato molto perplesso.
   Devo   essere  sincero  con  lei  assessore,  non  mi  è  sembrata
  convincente  come  altre  volte  nel  suo  intervento,  la  trovavo
  titubante man mano che andava leggendo il documento non riusciva  a
  convincermi.
   Lei  sa benissimo, assessore, che in più occasioni mi sono trovato
  a  difendere questa riforma; non più tardi di un paio  di  mesi  fa
  eravamo  insieme alla presenza dei commissari ed altri e  ho  avuto
  modo  di  apprezzare  il  lavoro  che  in  quel  momento  si  stava
  svolgendo, però un lavoro che è arrivato stranamente confuso  nelle
  nostre mani.
   I  disegni  di legge che ho avuto modo di vedere non rappresentano
  una   soluzione,  non  danno  delle  garanzie  e    sono   un   po'
  confusionarie, probabilmente non è colpa di nessuno, ma  non  credo
  sia  il caso con questo tipo di riforma che è stata presentata  con
  questo  tipo di disegno di legge, di andare oltre, perché per  come
  la  vedo  io,  chiaramente  una valutazione  del  tutto  personale,
  finiremo  con  aggiungere  confusione ad  altra  confusione  in  un
  momento   in   cui,  in  questo  Parlamento  dobbiamo  riguadagnare
  credibilità, perché conosciamo tutti gli attacchi che  avvengono  a
  questo  Parlamento  e  anche  il  Governo  recentemente  sottoposto
  attraverso  media,  dobbiamo riconquistare credibilità  e  se  oggi
  usciamo   con  un  disegno  di  legge  che  solo  perché  l'abbiamo
  annunciato  giustamente come una rivoluzione deve  essere  comunque
  portato  avanti, senza tener conto dell'eventuale,  a  mio  parere,
   danno' , che andremmo oggi a creare, credo che forse vale la  pena
  di  soprassedere  e  - pur mantenendo fede a  qual  punto  che  lei
  sottolineava  ieri come primo, come cardine, come importante:  cioè
  quello  della riduzione dei costi - probabilmente intervenire  solo
  su  quell'aspetto  Ma lasciare in questa fase  il mondo come  sta',
  come  si  dice  dalle mie parti, senza rinunciare  assolutamente  a
  mettere mano a una riforma che deve essere fatta, ma non la si  può
  fare in questo modo: non la si può fare all'ultimo momento, con  un
  disegno di legge che continuamente cambia, con un disegno di  legge
  che   continuamente  è  soggetto  a  trattative  di  cui  noi   poi
  conosceremo qualcosa forse tra un attimo.
   Io,  che  ho  pur  votato e ho fiducia nel Governo  e  nel  nostro
  Governatore,  oggi non mi sento - e lo dichiaro  adesso,  così  non
  avrò modo di intervenire di nuovo e togliere altro tempo agli altri
  colleghi,  perché credo che di tempo su questa riforma  se  ne  sta
  impegnando sin troppo: è da un anno che abbiamo lanciato  l'idea  e
  siamo ancora qui e ci sono tanti altri temi che dobbiamo affrontare
  immediatamente  - ne approfitto, oggi, per dire  che personalmente,
  con molto rammarico, in questa fase, non mi sento di appoggiare  il
  Governo, con questo tipo di riforma.
   La  riforma va fatta, ma va ponderata, va portata avanti  in  modo
  che  anche  chi la dovrà subire - e parlo delle tante  migliaia  di
  unità  che  lavorano  per  conto delle Province,  di  tutte  quelle
  persone  che  oggi  sono  confuse,  che  non  sanno  come  verranno
  ridisposte, come verranno riutilizzate, se le loro mansioni, se  le
  loro  capacità professionali verranno garantite. Senza parlare  poi
  dei  problemi delle partecipate, dei debiti delle Province,  a  chi
  andranno,  a  chi  non  andranno ecc. Una serie  di  problemi  che,
  probabilmente,  meritano una valutazione e una  considerazione  più
  attenta.
   Quindi  io  oggi  non  mi sento - e ripeto,  con  rammarico  -  di
  appoggiare  una riforma che arriva in maniera troppo confusionaria,
  con una precipitosità, all'ultimo momento, il che non va bene.
   Una riforma del genere, epocale, rivoluzionaria - come giustamente
  più  volte  ha  avuto modo di dire il Governatore - ha  bisogno  di
  un'analisi più attenta e soprattutto della condivisione, se non  di
  tutto  il  Parlamento, della maggior parte del Parlamento.  Non  ci
  sono, da quello che posso osservare, queste condizioni, per cui  io
  oggi  non  mi  sento di appoggiare e annuncio sin  da  adesso  che,
  quando  si  tratterà di votare, io non voterò questa  riforma  così
  come  è  stata  all'ultimo momento portata in Aula.  Grazie  signor
  Presidente.

   PRESIDENTE.  Noi dobbiamo proseguire, rispetto all'ordine di ieri,
  sulla  discussione  generale.  Nell'ordine  è  iscritto  a  parlare
  l'onorevole Cappello.

            (Proteste in Aula dai banchi dell'opposizione)

   Scusate,  ci  sono  alcuni  che sono intervenuti  sull'ordine  dei
  lavori e ora ribadisco qual è intenzione di questa Presidenza.
   Chiudiamo  stasera  la  discussione  generale.  Non  chiudiamo  il
  termine per la presentazione degli emendamenti

   FORMICA. Né il passaggio agli articoli?

   PRESIDENTE.  Né  il  passaggio agli articoli, è chiaro   Onorevole
  Formica,  stasera chiudiamo la discussione generale. Si può  votare
  il  passaggio  agli articoli. Quando inizieremo la prossima  volta,
  inizieremo  con  il passaggio agli articoli per  alzata  e  seduta.
  Sostanzialmente non cambia.
   Stasera chiudiamo la discussione generale. Gli emendamenti, quelli
  del  Governo, sono in fase di distribuzione se già non  sono  stati
  distribuiti.
   Stasera  non  chiudiamo  il  termine per  la  presentazione  degli
  emendamenti.
     Il  termine  per  la presentazione degli emendamenti  si  chiude
  domani  alle  ore 12.00, avendo ciascuno di voi la  possibilità  di
  presentare gli emendamenti nuovi, insieme a quelli del Governo.

       (Reiterate proteste in Aula dai banchi dell'opposizione)

   Sospendo la seduta per qualche minuto.

    (La seduta,  sospesa alle ore 19.17, è ripresa alle ore 19.28)

   La seduta è ripresa.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, Presidente della Regione,  assessori,
  onorevoli  colleghi,  considerato che l'ultimo  testo  redatto  dal
  Governo,  mi assicura la Presidenza, è già in distribuzione,  senza
  con questo rischiare di stupire i colleghi, voglio dire che non  ho
  bisogno  di leggerlo perché la decisione che ha assunto  il  Gruppo
  parlamentare che ho l'onore di rappresentare, è una decisione che è
  maturata,  signor Presidente e onorevoli colleghi, alla conclusione
  della  riunione  che  si  è  tenuta questo  pomeriggio  insieme  ai
  colleghi  capigruppo, con il Presidente della  Regione,  al  quale,
  certamente,  non  possiamo  non dare atto  della  disponibilità  di
  ascolto.  È  evidente, però, che la disponibilità all'ascolto,  per
  quanto   mi  riguarda,  non  basta.  Non  basta  perché  all'inizio
  dell'incontro  che  doveva, comunque, determinare  un  percorso  ho
  sottoposto  al Presidente della Regione tre quesiti che è  corretto
  riproporre all'Aula.
   Ho  chiesto,  innanzitutto, se da parte del Governo  vi  fosse  la
  volontà  di  trovare una soluzione mediana e, quindi,  ragionata  e
  confrontata  anche  e  soprattutto  con  l'opposizione,  circa   un
  principio che per me e per noi resta irrinunciabile. Ed è questa la
  ragione  principale  per  la quale io non  ho  bisogno  di  leggere
  l'ennesima  riscrittura del Governo: e cioè noi non siamo  disposti
  ad  abdicare al principio democratico che deve prevedere, in questo
  contesto,  e  cioè  nel contesto di quelle che  si  chiamano  o  si
  chiameranno   province ,  si  chiamano  o  si  chiameranno   liberi
  consorzi   dei  comuni ,  si  chiamano  o  si  chiameranno    città
  metropolitane   o   aree  metropolitane   e  quant'altro,  noi  non
  potremmo, per quanto ci riguarda, mai accettare la possibilità  che
  venga   negato  ai  cittadini  il  diritto  di  eleggere  i  propri
  rappresentanti, anche nei consorzi di area vasta.
   Rispetto a questo tema tutto il resto diventa secondario.
   Per noi è un punto di principio irrinunciabile, e poco importa  se
  ad  eleggere  i liberi consorzi dei comuni saranno i  sindaci  e  i
  consiglieri  comunali in quota parte e in un sistema ponderato;  se
  ad  eleggere  i  sindaci  e  ad eleggere i  presidenti  dei  liberi
  consorzi  saranno tutti i consigli comunali di tutti i paesi  e  di
  tutti  i comuni, così come era stato proposto in un secondo  luogo,
  perché il dato di principio che non muta è quello relativo al fatto
  che,  comunque, nell'idea del Governo erano, e rimangono,  elezioni
  di secondo grado e, quindi, elezioni indirette.
   Il  secondo  quesito che era stato posto era quello  che  ha,  per
  quanto mi riguarda, che avrebbe, anzi, potuto dare una ragione a me
  di riflessione e cioè la possibilità che, siccome una delle ragioni
  che  era  stata  proclamata  era quella della  necessaria  spending
  review,  che  non si potesse neanche lontanamente ventilare  che  a
  fronte di 9 Province noi dovessimo rischiare, anche solo rischiare,
  di  trovarci  30 liberi Consorzi dei Comuni, e cioè la possibilità,
  per  quanto mi riguarda  - secondo principio irrinunciabile  -  che
  rispetto  a  9 centri di spesa con una soglia minima  di  150  mila
  abitanti  di  dar  vita a un libero Consorzio  dei  Comuni,  se  la
  matematica  non  è  un opinione al netto degli abitanti  delle  tre
  Città metropolitane, (Palermo, Messina e Catania) 150 mila sta a  3
  milioni e mezzo circa 22-23 volte.
   Ed  allora,  il  rischio, quanto meno il rischio  concreto  e  non
  smentito,  mai smentito, è che rispetto a 9 centri di spesa  ce  ne
  ritroveremo  domani 20-22-23 rispetto a questo e  anche  in  questo
  caso non è arrivata una risposta chiara.
   Così  come  non è arrivata una risposta chiara rispetto  al  terzo
  quesito  che  mi  sono  permesso di sottoporre  all'attenzione  del
  Governo,  e  cioè,  considerato che le  funzioni  costituiscono  un
  momento fondamentale di snodo rispetto a quelli che devono essere i
  nuovi  liberi  Consorzi dei Comuni, qualora  dovessero  passare  al
  vaglio  di  questo  Parlamento, il Governo è  pronto  e,  comunque,
  ritiene  di  avere  una  maggioranza  necessaria  per  riempire  di
  contenuti  e  di competenze questi liberi Consorzi  dei  Comuni?  O
  forse  non  è meglio in questa prima fase disegnare la cornice  del
  provvedimento legislativo e riempirla in maniera un po' più oculata
  anche  in  considerazione di quello che accadrà molto probabilmente
  da  qui a poco al Parlamento nazionale, dove vi è una spinta  netta
  verso  l'abolizione delle Province, per capire che fine  faranno  a
  livello nazionale le competenze che hanno avuto o che hanno tuttora
  le  Province,  posto  che a livello nazionale  ancora  le  Province
  esistono.
   Rispetto  a  questi tre temi che sono rimasti appesi,  io  non  ho
  necessità di leggere l'ennesima riscrittura e con questo non voglio
  distanziarmi  di  un centimetro dalla ragioni che  le  opposizioni,
  tutte  responsabili,  di  quest'Aula hanno  sostenuto  prima  nella
  Conferenza dei Capigruppo e dopo nell'incontro col Presidente della
  Regione  e  adesso in Aula, però mi pare che il percorso  disegnato
  dal  Presidente Ardizzone sia un percorso di buon senso, perché  in
  sostanza, alla fine, dà la possibilità al Parlamento, al netto  dei
  ritardi,  dei  ripensamenti  e delle riscritture  del  Governo,  di
  potersi  esprimere in maniera compiuta perché noi adesso svolgeremo
  la  discussione  generale e chi ha la volontà di  leggere  l'ultimo
  elaborato  lo  potrà fare, come lo sta facendo  in  questi  minuti,
  perché  avremo  l'agibilità parlamentare di poter presentare  degli
  emendamenti  fino  a domani alle 12.00, avendo letto  compiutamente
  l'ultimo testo, e perché mi pare che al netto della chiusura  della
  discussione generale che io auspico, fermo restando che  credo  che
  il  Presidente,  sempre per un fatto di buon  senso  prima  che  di
  Regolamento,  può  anche  non fare votare oggi  il  passaggio  agli
  articoli e lo faremo alla prossima seduta utile.
   Io  credo che ripartire martedì pomeriggio per chiudere la partita
  nella  settimana  prossima,  dopo le  rassicurazioni  delle  quali,
  ovviamente,  l'assessore Valenti si assume la responsabilità  sulla
  non perentorietà del termine dei commissariamenti, credo che sia un
  percorso assolutamente fattibile.
   È chiaro che siccome non voglio neanche dare l'impressione di fare
  melina e sono convinto d'altro canto che la partita si deciderà qua
  e si deciderà al momento del voto, io preannuncio sin da adesso che
  dopo  questo mio intervento di insoddisfazione rispetto al percorso
  e  quindi di contrarietà rispetto al disegno di legge che ci  viene
  proposto,  io  non interverrò più per alcuno degli emendamenti  che
  verranno sottoposti all'Aula.
   Interverrò  alla  fine del percorso per fare una dichiarazione  di
  voto  sul disegno di legge nel suo complesso perché, al netto delle
  schermaglie,  se  il  Presidente Crocetta ha  una  maggioranza  che
  sostiene  la  legge o non ce l'ha, lo vedremo andando  al  voto  e,
  quindi, io sono fortemente interessato al voto di quest'Aula, della
  quale  ho  colto  dubbi, perplessità, certezze  negative  che  sono
  assolutamente trasversali.
   Non  ho la sicurezza del Governo sull'esito di questa  riformina',
  tra  virgolette;  ho la curiosità di chi sa di doversi  confrontare
  con  i  numeri, che sono elementi testardi. Quindi, avendo espresso
  la mia assoluta contrarietà all'impostazione ed al disegno di legge
  che  oggi  il  Governo propone all'Aula, attendo  il  voto  e  sono
  convinto  della bontà del percorso che il Presidente dell'Assemblea
  ha  disegnato  per  vedere,  non per portare  a  compimento  questo
  disegno  di legge, ma per vedere, dalla settimana prossima in  poi,
  quale sarà l'esito di queste votazioni.

   MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. No, sull'ordine dei lavori no, onorevole Milazzo.  Lei
  interviene  sulla  discussione generale. Ormai abbiamo  già  deciso
  l'ordine dei lavori.

   MILAZZO Giuseppe. No, lei mi deve consentire di intervenire

   PRESIDENTE. No, sull'ordine dei lavori, io dopo avere sentito

   MILAZZO Giuseppe. Mi deve consentire

   PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, l'ordine dei lavori è già stato

   MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE.  Quale  richiamo  al Regolamento?  Siamo  in  fase  di
  discussione   generale.  Se  lei  interviene,  onorevole   Milazzo,
  onorevole Milazzo

   MILAZZO  Giuseppe.  Signor  Presidente,  mi  deve  consentire   di
  parlare, l'ha fatto con tutti. Ci sono stati interventi inutili  Mi
  deve dare la possibilità

   PRESIDENTE.   Onorevole   Milazzo,  già   ci   siamo   determinati
  sull'ordine dei lavori.
   Sospendo la seduta per due minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 19.38, è ripresa alle ore 19.43)

   La seduta è ripresa.
   Onorevoli  colleghi,  con un po' d'ordine parleranno  tutti,  però
  occorre un po' d'ordine.
   Allora,  siamo  in  discussione generale, ricordo  che  ieri  sono
  intervenuti  sulla  discussione generale  gli  onorevoli  Figuccia,
  Alongi,  Vullo,  Laccoto,  Grasso, Rinaldi,  Turano  e  Barbagallo,
  stasera Cordaro e gli altri che sono intervenuti.
   Ho   iscritti   nell'ordine:  l'onorevole  Cappello,   l'onorevole
  Giovanni  Greco,  che  era intervenuto prima però  sull'ordine  dei
  lavori  e non sulla discussione generale e quindi ha il diritto  di
  intervenire,   lo  sto  dicendo  a  precisazione  che   poi   vengo
  richiamato, l'onorevole Ioppolo che era intervenuto sull'ordine dei
  lavori   e   non   era  intervenuto  sulla  discussione   generale,
  l'onorevole  Panepinto, l'onorevole Vinciullo, l'onorevole  Alloro,
  l'onorevole Musumeci, l'onorevole Sammartino e l'onorevole Lentini.
   Sto dicendo quelli che erano iscritti ieri. Adesso chiedo di farmi
  cenno a chi è intende iscriversi a parlare.

   MILAZZO Giuseppe. Io posso porre una questione pregiudiziale?

   PRESIDENTE. No

   MILAZZO Giuseppe. Perché?

   PRESIDENTE.  L'onorevole  Figuccia già è  intervenuto  ieri  sulla
  discussione  generale. L'onorevole Di Mauro,  l'onorevole  Fontana,
  l'onorevole  Assenza,  l'onorevole  Leanza,  l'onorevole   Formica,
  l'onorevole Gucciardi, l'onorevole Lo Sciuto, l'onorevole  D'Asero,
  l'onorevole Falcone.

   MILAZZO  Giuseppe.  Per porre una questione pregiudiziale  mi  può
  dare la parola?

   FIGUCCIA. Quanti sono gli iscritti a parlare?

   PRESIDENTE. Diciotto.

   MILAZZO  Giuseppe. Quando si può porre la questione pregiudiziale,
  me lo dice per favore?

   PRESIDENTE. Se lei si iscrive a parlare, sostanzialmente quando ha
  diritto a parlare sulla discussione generale.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cappello. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO.   Signor  Presidente,  assessori,  onorevoli   colleghi,
  cittadini, beh, io devo fare un esercizio di onestà

          (Proteste da parte dell'onorevole Milazzo Giuseppe)

   PRESIDENTE. Onorevole Milazzo

   MILAZZO   Giuseppe.  Chiedo  di  parlare  per   un   richiamo   al
  Regolamento. Devo porre la questione pregiudiziale.

   PRESIDENTE.  Onorevole Milazzo, il suo intento  ostruzionistico  è
  evidente  perché  in  pochi  minuti mi ha  chiesto  di  intervenire
  sull'ordine  dei  lavori, per richiamo al  Regolamento  e  per  una
  questione pregiudiziale. Si metta d'accordo con se stesso

   MILAZZO  Giuseppe.  Signor  Presidente,  perché  non  applica   il
  Regolamento?

   PRESIDENTE. Lei può intervenire sulla discussione generale.

              (Proteste da parte dell'onorevole Milazzo)

   Invito  i  deputati Questori ad allontanare dall'Aula  l'onorevole
  Milazzo Giuseppe.

   MILAZZO Giuseppe. Lei deve applicare il Regolamento  Le ho chiesto
  la parola per porre la questione pregiudiziale

   PRESIDENTE.  Invito  i deputati Questori ad allontanare  dall'Aula
  l'onorevole Milazzo Giuseppe fino a quando si calma

   MILAZZO Giuseppe. Questa è mancanza di rispetto

   PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cappello. Prego può continuare  il
  suo intervento.

   CAPPELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  mentirei  a  me
  stesso  se  dicessi che questa era, ed è, la riforma che  vuole  il
  Movimento 5 Stelle.
   In   Commissione   Affari  istituzionali   abbiamo  condotto   una
  battaglia   perché  è  nel  nostro  programma  l'abolizione   delle
  Province. Noi siamo contro gli enti intermedi e, in tal senso, si è
  orientata   la  nostra  azione  politica  nell'ambito  della   sede
  istituzionale quale  è stata,  appunto,  la I Commissione.
   Tuttavia,  proprio  in  quella Commissione l'esito  di  un  nostro
  emendamento  che tendeva, sostanzialmente, a far sì  che  i  liberi
  Consorzi  fossero  degli enti pubblici non  territoriali,  è  stata
  cassata  proprio quella parte è stata dichiarata inammissibile  per
  contrarietà  allo  Statuto  siciliano. Di  questo,  ovviamente,  ne
  abbiamo  preso atto e da buoni parlamentari quali noi ci  riteniamo
  siamo  andati avanti cercando di contribuire positivamente a questa
  riforma.
   Noi  abbiamo un timore a tale proposito e cioè che questa  riforma
  nasconda   una   trappola  che  è  quella   relativa   alle   città
  metropolitane.
   Noi  avevamo condiviso l'impostazione originaria del Governo,  che
  era  una  impostazione  europea che andava  nella  direzione  della
  spending review e che doveva essere anche quella che questo disegno
  di legge avrebbe dovuto avere e dare praticamente ai siciliani.
   Il   Censis   dice  che  tre  città  metropolitane  sono   troppe.
  Probabilmente, proporzionalmente a quelle che sono state  istituite
  in  Italia, tre città metropolitane per cinque milioni di abitanti,
  forse, sono davvero troppe.
   Tre  città metropolitane che non incorporano i comuni che  possono
  poi aderirvi e, quindi, costituire una città unica non crediamo che
  realizzi  la  spending review che è la direzione  nella  quale  noi
  vogliamo  andare. Però, capiamo anche che vi è una   programmazione
  europea  sulla  quale state lavorando, ma questo non giustifica  il
  fatto  che  tre città metropolitane siano l'esatto numero  che  noi
  vorremmo.
   Bene,  noi non siamo per la moltiplicazione dei pani e dei  pesci;
  noi  siamo  sì  contro leggi intermedie. Noi non  eravamo  affinché
  fossero  soltanto  nove  o che restassero soltanto  nove  i  liberi
  Consorzi,  ma  allo  stesso  tempo non  vogliamo  che  aumentino  a
  dismisura  e  per  questo cercheremo di imporre dei  meccanismi  di
  correzione a quella che può essere una distorsione del numero degli
  stessi.
   Vogliamo che sia, però, una riforma a costo zero. Vogliamo che gli
  amministratori  futuri di questi enti che per  noi  debbono  essere
  soltanto  di  gestione di servizi e non organi  che  decidono,  non
  organi più sovracomunali come sono stati le Province, ma organi che
  integrino tutti i servizi che i Comuni oggi, praticamente, sono  in
  grado  di erogare per le proprie comunità nell'ambito, appunto,  di
  quella  che  è  un'area vasta. E' per questo che  questa  che  deve
  essere  una  cornice, poi deve essere completata da una  legge  che
  integri  e  semplifichi tutti quegli organismi di  cui  oggi  fanno
  parte i sindaci e ne fanno parte sempre nella qualità di sindaco ma
  a  vario titolo, una volta dell'ATI, una volta dell'ARO, una  volta
  del  Distretto turistico, una volta del GAC, una volta  del  GAL  e
  compagnia bella. Tutto questo, ovviamente, non è possibile.
   Accanto   a   questo   chiediamo  al   Governo,   ovviamente,   di
  salvaguardare  i  posti di lavoro. Ci sono migliaia  di  dipendenti
  provinciali  che  oggi  sono in uno stato confusionale  perché  non
  conoscono quale sarà il loro destino e questo non è possibile.
   La  verità è che siamo profondamente in ritardo su questa riforma.
  Sono passati mesi, mesi e mesi. Ci rammarichiamo del fatto che, pur
  essendo  rimasti  in  Commissione   Affari  Istituzionali ,  perché
  questi tre disegni di legge avevano una logica ed hanno una logica,
  perché  ci  eravamo lasciati anche sul fatto - e  fu  una  proposta
  dell'onorevole  Panepinto, ma è più reiterata, poi vedremo  insomma
  se  sugli  emendamenti in tal senso è stata fatta una proposta  del
  genere  -  ed  era quella di chiedere ai cittadini le  modalità  di
  elezione,  di fare questo referendum consultivo e di fare  decidere
  praticamente   loro.   Ecco  perché  la  proroga   dei   Commissari
  Straordinari  è  stata  stralciata dal testo  che  inizialmente  lo
  conteneva.
   Però,  siamo consapevoli che le Province, le ex Province, e quindi
  i  futuri  liberi Consorzi, hanno bisogno di essere governati  ora,
  subito  Non possiamo attendere altri mesi e mesi come abbiamo fatto
  durante questo periodo.
   Occorre,  appunto,  che questa Assemblea dei sindaci,  insieme  ai
  Consiglieri comunali, se così la norma sarà approvata, che si formi
  la  Giunta, che venga eletto un Presidente, che prenda le redini di
  questi  territori che in questo momento sono stati affidati  a  dei
  Commissari straordinari che, nel bene o nel male, hanno tentato  di
  colmare il vuoto che la politica nella buona sostanza ha lasciato.
   Io l'ho detto in Commissione  Affari Istituzionali  e lo ribadisco
  anche  in questa sede: non è la riforma che ci piace, ma siamo  qui
  in Aula per modificarla nella direzione dei cittadini.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Greco Giovanni.  Ne
  ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi,
  io intervengo perché volevo capire intanto se il Movimento 5 Stelle
  è  del  parere che abbiamo abolito le Province. Se legge l'articolo
  1,  leggerà  che  al  posto  delle vecchie  Province  abbiamo  nove
  Consorzi di liberi comuni. Quindi, non è che andiamo a fare  quella
  rivoluzione che il Presidente Crocetta in tutte le sedi,  in  tutte
  le   televisioni,  ha  detto   Andiamo  a  moltiplicare   i   pani
  Addirittura, in questo disegno di legge è l'unica regione d'Italia,
  l'unica,  che va a deliberare tre città metropolitane o addirittura
  in  un  emendamento  prevede di fare un gemellaggio  normativo  con
  Reggio Calabria  Facciamoci un gemellaggio, perché dobbiamo fare un
  articolo per questi rapporti tra Messina e Reggio Calabria?  Forse,
  Accorinti  le  ha  chiesto questa cosa?  Penso  che  sia  una  cosa
  sbagliata
   Io  avevo  intrapreso  una mia iniziativa,  cioè  quella  di  fare
  veramente  una  rivoluzione. In un primo momento il  Governo  aveva
  fatto trapelare un documento che abolendo tutte le Province dava il
  passaggio  delle  funzioni sia ai Comuni che  alla  Regione,  e  si
  aboliva tutto  Si aboliva tutto  Questa era la rivoluzione  Noi che
  manchiamo in modo di comunicazione, di atti che facciamo in  questa
  Assemblea dove fanno risalire il prestigio di questa Assemblea, con
  questo  atto,  Presidente, noi non facciamo altro che  fare  ridere
  tutti  Innanzitutto per queste tre città metropolitane, ne dobbiamo
  fare  una,  ed  io in cercherò di presentare degli  emendamenti  in
  questa direzione.
   Secondo:  ma  con  tutti questi consiglieri di circoscrizione,  mi
  dite  dov'è il risparmio, dov'è la spending review? Io voglio  fare
  un  provvedimento di rivoluzione, ma debbono vedere all'esterno che
  sia  un provvedimento di rivoluzione  Questo è un provvedimento che
  rideranno tutti  Quindi, io invito i colleghi deputati a riflettere
  finchè   siamo   in  tempo,  la  riflessione  porterà   sicuramente
  all'elaborazione  di  un testo che sarà più  giusto,  che  ci  darà
  prestigio fuori.
   Lei  sa  che questa riscrittura, Presidente, che ci hanno  portato
  adesso,  c'è  un comunicato stampa su cui è scritto che addirittura
  il Presidente della I Commissione ha stracciato delle carte, io non
  lo  so  come  e  in  che misura, e lei sa che la prima  riscrittura
  l'hanno  scritta a Roma e che quando hanno fatta la  riscrittura  a
  Roma  diversi componenti della maggioranza si sono alzati e neanche
  hanno partecipato a quella riscrittura.
   Io faccio un appello a quest'Aula: cerchiamo di elaborare un testo
  che  ci  faccia risollevare un po' dopo tutto quello che è accaduto
  in  questi  ultimi tempi, non possiamo fare un testo di legge  dove
  rideranno tutti. Già lo stesso fatto che il Movimento 5 Stelle  con
  un  comunicato  dice  che è d'accordo a questo  disegno  di  legge
  Forse,  tutti quelli del Movimento 5 Stelle non gli daranno più  il
  voto,  non  gli  daranno più il voto  Perché oltre ai  nove  liberi
  consorzi  ci  saranno  altri venti liberi consorzi  e  arriveranno,
  guarda caso, a 150 mila abitanti. Una cosa è importante: perché  lo
  fanno e perché ci mettono questo limite di 150 mila abitanti.  Gela
  quanti ne fa? 80 mila. Licata quanti ne fa? E lo levano a te,  caro
  capogruppo, che sei d'accordo a questo disegno di legge. Io ti dico
  che  i  tuoi  deputati, che tu dirigi come Presidente,  sono  tutti
  contrari e, quindi, ravvediti e cerca di votare come voteremo noi

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Ioppolo.  Ne  ha
  facoltà.

   IOPPOLO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  rappresentanti
  gentili  del Governo, io stasera devo rassegnare uno stato  d'animo
  davvero  contrariato e anche improntato ad amarezza per quello  che
  accade in quest'Aula, anche talvolta per i toni accesi, per qualche
  sorrisino  di  troppo,  per una sorta di superficialità  diffusa  e
  dilagante  in ragione della rilevanza e dell'importanza  di  quello
  che stiamo facendo, di quello che stiamo tentando di fare.
   Credo  che  stasera il Parlamento siciliano stia per scrivere  una
  delle pagine più tristi della sua storia, una pagina che certamente
  non  rende  onore all'importanza, alla rilevanza, al prestigio  del
  Parlamento siciliano.
   Non  so  quanti  di  voi, dentro il Governo e  dentro  quest'Aula,
  abbiano avuto modo di leggere i lavori preparatori della legge n. 9
  del  1986; certamente non avranno avuto il tempo impegnati in tante
  riunioni  e  in  tanti  adempimenti;  l'assessore,  che   ieri   ha
  rassegnato  la  relanzioncina a questo Parlamento,  avrebbe  dovuto
  leggerli  quei  lavori preparatori per comprendere e per  stimolare
  ognuno di noi ad essere un pò più responsabile, un pò più cauto, un
  pò più prudente.
   Si  istituì  assessore, lei non lo saprà di certo, durante  la  IX
  legislatura,   una  Commissione  speciale  per  la   programmazione
  regionale e la riforma dell'ordinamento degli enti locali,  la  cui
  presidenza  fu  affidata all'onorevole Giuseppe Campione,  che  poi
  sarebbe  diventato Presidente della Regione ed assessore agli  enti
  locali, l'onorevole Parisi.
   Intervenivano  su  quella riforma continuamente, approfonditamente
  deputati  che  rispondevano al nome di Michelangelo Russo,  Adriana
  Laudari, Pippo Tricoli, Vito Cusimano.
   Quella   riforma  aveva  risolto  il  problema  costituzionale   e
  statutario rispetto all'articolo 15 del nostro Statuto, immaginando
  una  riforma  che  ha  regolamentato un ente intermedio  per  tutti
  questi anni.
   Quando  si riforma una legge si dovrebbe poter pensare alla durata
  della riforma, e questa è una riforma che, ammesso che sarà varata,
  durerà soltanto lo spazio di questa legislatura, perché quelli  che
  verranno  dopo  si  accorgeranno che un ente intermedio  non  potrà
  certamente  reggersi  su un sistema di Presidenza  e  di  selezione
  della classe dirigente degli amministratori, che non sia supportato
  dal   suffragio  universale  diretto,  perché  non  avranno   alcun
  prestigio,  non  avranno  alcuna  forza  propria  coloro  i   quali
  dipenderanno  per  la  loro funzione, per  l'esercizio  della  loro
  funzione, da altri amministratori eletti per avere altri mandati.
   Non dica, assessore, con assoluta genericità e approssimazione che
  abbiamo ancora qualche giorno, ci dica quanti giorni.
   Lo  dirò  io quanti giorni abbiamo. Abbiamo il tempo assolutamente
  sufficiente e necessario, 45 giorni precedenti per la indizione dei
  comizi elettorali, rispetto al termine che va dal 15 aprile  al  15
  di  giugno  per l'elezione in Sicilia degli Enti locali. Quindi  lo
  spauracchio del 15 di febbraio è soltanto una sorta di novella,  di
  fiaba   al lupo, al lupo , perché abbiamo il termine perentorio  da
  rispettare.
   Il Governo dovrebbe sapere e forse sa, che noi stiamo costringendo
  le  province  regionali siciliane ad una condizione di  illegalità,
  almeno  dal  primo  di  gennaio fino a  questo  momento,  perché  i
  Commissari,  non solo non potevano essere prorogati, ma soprattutto
  non  potevano esserne nominati di nuovi. E ne sono stati  nominati,
  tra i nove in Sicilia, almeno due.
   E  quindi la proroga amministrativa è già vulnerata ed illegittima
  da  un  Governo - signor Presidente, me lo lasci dire - che stasera
  ripresenta un malloppo, un corpo normativo, che è ancora più  denso
  e  abbondante  del  testo che quest'Aula ha ricevuto  soltanto  nel
  tardo pomeriggio di ieri, e che ha costretto ognuno di noi, singoli
  parlamentari  di quest'Assemblea regionale, a dover presentare  gli
  emendamenti.
   Faccio  soltanto  un  esempio  a  questo  riguardo:  l'emendamento
  sostitutivo  che  abbiamo avuto ieri sera  all'articolo  1   Liberi
  consorzi  dei  Comuni   era  composto  soltanto  da  un  comma.  La
  riscrittura che ci è stata presentata stasera è composta invece  da
  sette  commi.  E'  davvero  un  modo di  procedere  cervellotico  e
  schizofrenico, esattamente come è stato per la legge di  stabilità.
  Le continue riscritture hanno portato poi ad adottare una legge che
  meritava  di essere impugnata così massicciamente, come avevamo  da
  questi banchi preannunciato, e come è regolarmente avvenuto.
   Questa  riforma, qualcuno ha detto, è nata male e si è  sviluppata
  peggio.  E'  nata  malissimo  Perché noi  non  abbiamo  davanti  il
  disegno  di  legge iniziale del Governo e - mi dispiace  dirlo  per
  l'onorevole Cracolici, tanto volenteroso - nemmeno quello  che  era
  uscito dalla Commissione e che aveva preso il suo nome visto che ne
  era   relatore.   Di   quel  disegno  di  legge   non   è   rimasto
  sostanzialmente più nulla.
   Non  si  possono  abolire le Province moltiplicando  le  Province,
  amici  e colleghi del Movimento Cinque Stelle. Se appena il  60%  -
  come  voi  dite - dei vostri informatori, corrispondenti, cittadini
  che  con voi comunicano vi hanno consigliato di votare a favore  di
  questa  riforma,  significa che il 40% non è d'accordo.  Ma  non  è
  soltanto  un  dato  numerico  Significa che c'è  molta  confusione.
  Significa  che forse non è stato ben chiarito, e non è  ancora  ben
  chiaro,  che  alle nove province regionali si tenta di  sostituirne
  una ventina, più le Città metropolitane.
   Ed  è  questo il disegno che non funziona, colleghi del  Movimento
  Cinque  Stelle, perché l'istituzione di tre Città metropolitane  in
  Sicilia   condannerà  tre  quarti  del  territorio  della   Regione
  siciliana   alla   disperazione  ed  alla  povertà,   all'abbandono
  trascurato.   Certo,  ci  sarà  la  corsa   e   la   rincorsa   dei
  finanziamenti,  dei  fondi infrastrutturali, degli  investimenti  a
  favore di quelle aree che sono e diventeranno fatalmente più forti.
  Le  Città  metropolitane ed i Comuni che aderiranno o che  vorranno
  aderire alla Città metropolitana, costituiranno sostanzialmente  un
  supersindaco,  che  sarà  anche  il sindaco  titolare  della  Città
  metropolitana,  il  quale,  ovviamente -  rispetto  ai  Comuni  più
  piccoli,  che  pure  penseranno di aderire -  farà  il  gigante  in
  termini  politici,  in  termini sociali, e quando  poi  verranno  i
  momenti elettorali, anche in termini elettorali.
   E  gli  altri territori? E la Sicilia interna? E la Sicilia  della
  sofferenza?  E la Sicilia delle strade abbandonate?  E  la  Sicilia
  degli   istituti  scolastici  cadenti?  E  la  Sicilia  che   viene
  massacrata  quotidianamente da speculatori di  ogni  risma  e  che,
  invece,  avrebbe  bisogno  di essere difesa,  garantita,  tutelata,
  cadrà nell'oblio e nel dimenticatoio?
   Ecco perché questa riforma nasce male e si sviluppa peggio. Perché
  è  una riforma squilibrata, che creerà almeno due Sicilie: una  che
  tenterà  di  superare, ed è minoritaria, le difficoltà  in  cui  la
  Regione dibatte e l'altra, invece, che rimarrà fanalino di  coda  e
  non sarà inferiore a tre quarti per popolazione e per territorio.
   Invece  bisognava incidere, come abbiamo proposto dal primo giorno
  di questa legislatura, sulle competenze della provincia, dimagrendo
  le  competenze  e  smaltendo  quelle  della  Regione  che  dovrebbe
  legiferare, programmare e pianificare e non gestire servizi lontano
  dal cittadino.
   Quando  noi abbiamo proposto quel disegno di legge, salvaguardando
  l'elezione  diretta del Presidente - una conquista di democrazia  e
  di  libertà,  una conquista di civiltà non soltanto elettorale  ma,
  soprattutto,  politica  -,  quando abbiamo  difeso  l'elezione  dei
  consiglieri  provinciali, diminuendone il numero e  diminuendo  gli
  appannaggi, i rimborsi e tutto quello che ci sta d'intorno, avevamo
  individuato la strada maestra per andare avanti. Ed era  quella  la
  strada  maestra,  ed  io  mi  auguro che ancora,  quando  passeremo
  all'esame  degli emendamenti, quest'Aula possa avere quel  sussulto
  di  dignità  per consegnare a chi leggerà questi atti  parlamentari
  tra  qualche  anno  di  non  sorridere, di  non  considerarci  così
  sconsiderati e scriteriati.
   Nel  1986  si risolse, come dicevo, la questione quando si  disse:
   In  Sicilia  i  liberi  consorzi dei comuni si  chiamano  Province
  regionali  siciliane ,  con le competenze  che  sono  fissate  agli
  articoli  12,  13  e 14 di quella legge  Adesso stiamo  facendo  il
  percorso  all'inverso: le Province regionali, che non saranno  nove
  ma saranno quindici, venti o trenta si chiamano  liberi consorzi .
   E  questi liberi consorzi li vogliamo affidare a chi non  avrà  la
  legittimazione    popolare   a   suffragio   universale    diretto,
  contrastando  -  e sta qui la incostituzionalità  del  disegno  del
  Governo  -l'articolo 51 della Costituzione, che assicura il diritto
  di  elettorato  passivo  a  tutti  i  cittadini,  non  soltanto  ai
  consiglieri  comunali  o  ai  sindaci.  E  basterebbe  già   questo
  riferimento   per   consigliare  di  fermarci,  di   ragionare   e,
  soprattutto,  di  non adottare una legge che sarà  uno  scempio  di
  democrazia, di libertà e di buon senso.

   CRACOLICI,  presidente  della Commissione e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI,   presidente  della  Commissione  e  relatore.   Signor
  Presidente,   onorevoli  colleghi  ho  chiesto   di   parlare   per
  contribuire, se è possibile, a chiarire un po' il senso  di  questo
  confronto,    relativamente   agli   emendamenti   di    cosiddetta
  riscrittura.
   E' prassi parlamentare che il Governo e la Commissione presentino,
  appunto,  emendamenti di riscrittura ma, in questo caso,  cos'è  la
  riscrittura?
   Noi  abbiamo  chiesto  al  Governo,  in  sede  di  Conferenza  dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari,  di  depositare,  prima  che
  scadessero  i  termini  per  i deputati,  le  proprie  proposte  di
  modifica.  Tra l'altro, queste proposte di modifica erano  connesse
  ad  un  evento, che è stato raccontato dai media, di un  cosiddetto
  accordo di maggioranza che si è consolidato in una riunione romana.
   Ora,  io  non  sto qui a discutere quell'evento,  sto  soltanto  a
  ricordare  a  me  stesso  e  all'Aula  che  il  Governo,  ieri,  ha
  depositato  alcuni  emendamenti ed in particolare  due  emendamenti
  all'articolo  1, ed un emendamento all'articolo 2, nonché  l'intera
  riscrittura  dell'articolo 10, di cui alcuni erano il frutto,  come
  il primo comma dell'articolo 2, dell'intesa romana. Per capirci,  è
  la  questione  dei centocinquantamila abitanti,  oltre  i  quali  è
  possibile fare nuovi liberi consorzi.
   Ma,  sia  all'articolo  10  le funzioni , sia  all'articolo  1   i
  principi , essendo stati depositati ora il Governo ha semplicemente
  riscritto non nuovi emendamenti, ma ha integrato quegli emendamenti
  -  sono  quattro  -  con  il testo che era  stato  elaborato  dalla
  Commissione di merito.
   La  politica è l'arte della fantasia ed ognuno può interpretare  i
  fatti  come  meglio ritiene però, ad onor del vero,  il  testo  che
  stiamo trattando sta sostanzialmente innovando nella direzione che,
  oltre  ai liberi consorzi previsti dall'articolo 1, sarà possibile,
  se approveremo questa norma, aprire nel corso dei prossimi sei mesi
  la possibilità di creare nuovi liberi consorzi.
   La  riscrittura  cui  si  fa riferimento è  una  riscrittura  che,
  sostanzialmente, aiuta il Parlamento ad avere una  visione  ed  una
  lettura d'insieme.
   C'è un'altra novità che la Commissione stessa, quando ha elaborato
  il  testo,  ha rinviato all'Aula la decisione finale, la  questione
  della  governance, ovvero il tema che più probabilmente divideva  i
  parlamentari, e forse li divide ancora. Ma la scelta avanzata dalla
  maggioranza - in questo caso non dal Governo - e fatta ai  colleghi
  della  minoranza, ha inteso raccogliere in parte  una  istanza  che
  veniva  sollecitata dai colleghi della minoranza interpretando,  in
  coerenza comunque con la legge 7 del 2013, la possibilità di  avere
  una  platea  più  larga  possibile, fermo restando  i  principi  di
  elezione  di secondo livello, e quindi per consentire a  tutti  gli
  eletti che agiscono - quando dico tutti gli eletti dico a tutti gli
  eletti  dei  comuni,  cioè  consiglieri  comunali,  consiglieri  di
  circoscrizione,  sindaci  e  presidenti  di  circoscrizione  -   di
  contribuire  alla  decisione sugli assetti di  governance  sia  dei
  liberi  consorzi sia delle città metropolitane. Questa è la  novità
  vera  che il Parlamento sarà chiamato a valutare sulla base di  una
  proposta che la maggioranza ha fatto, che è stata fatta propria dal
  Governo  con  un emendamento che è stato depositato, con  tutte  le
  conseguenze agli articoli 5 e 6, ma quelli sono aspetti tecnici.
   Lo  voglio dire perché se questa discussione, piuttosto che essere
  una sorta di  torcicollo permanente , si concentrasse su questi due
  aspetti  che  sono  sostanzialmente quelli di  novità  rispetto  al
  lavoro  fatto  in  Commissione, forse anche il dibattito  dell'Aula
  potrebbe ulteriormente contribuire a far approvare questa legge. Io
  sono  sempre stato convinto che una legge di riforma così complessa
  -  perché non stiamo facendo una legge semplice, stiamo affrontando
  questioni  che  riguardano  rapporti  giuridici  preesistenti,  che
  riguardano identità, culture, cose assolutamente complicate -  vada
  affrontata  al meglio, e noi da una discussione vera, di  merito  e
  non  pregiudiziale possiamo uscire con la miglior  legge  possibile
  nelle condizioni date.
   Lo  voglio dire anche perché il fatto che i colleghi del Movimento
  Cinque  stelle  hanno  maturato la decisione di  appoggiare  questa
  legge,  anche  se  già per la verità - ed io di  questo  li  voglio
  ringraziare - in Commissione hanno, non solo contribuito, ma  anche
  votato l'atto favorendo la possibilità di uscire dalla Commissione,
  pur mantenendo elementi di criticità.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, questi non sono argomenti  che
  aiutano il dibattito.

   CRACOLICI,  presidente  della Commissione  e  relatore.  Onorevole
  Greco, lei sa che mi sta simpatico, ma non esageri
   Credo  di  potere  dire che la norma che stiamo  trattando  ed  il
  confronto  potranno  farci fare quel salto in avanti,  sapendo  che
  oggi  facciamo solo un primo tempo della riforma, perché il secondo
  tempo,  piaccia o no, al di là delle demagogie, perché non può  che
  essere  così,  il  secondo tempo ci sarà non  appena  ci  sarà  una
  dislocazione  dei  territori definita e  le  funzioni  che  saranno
  assegnate con risorse e col personale, solo allora la riforma  sarà
  compiuta.  Ma  oggi  questo inizio è necessario  per  avviare  quel
  processo  di riforma che comunque io penso -ed anche il  referendum
  dei  grillini  lo conferma- la Sicilia si attende, che  in  qualche
  modo  cambino  le cose a partire dalle province ma non  solo  sulle
  province.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Milazzo Giuseppe. Ne
  ha facoltà.

   MILAZZO  Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intanto
  vorrei  precisare  che lei poc'anzi non mi ha  cacciato  dall'Aula,
  come ho letto in qualche articolo di stampa, perché non mi pare che
  abbia le prerogative di cacciare i deputati, lei mi ha invitato  ad
  allontanarmi ed a farmi prendere posto.
   Onorevoli  colleghi,  una norma certamente va  fatta,  perché  non
  farla  è  un brutto segnale, ma va fatta bene, perché qua  non  c'è
  solo  il  rischio  di  impugnativa da parte del  Commissario  dello
  Stato,  qua c'è il pericolo che, se le forze politiche presenti  in
  questo Parlamento non si parlano per bene e non trovano un percorso
  condiviso nell'interesse del territorio concreto, ne viene fuori un
  pasticcio aberrante.
   La  mia  proposta, quella che avrei voluto farle  sull'ordine  dei
  lavori, e non era certamente mia volontà farle perdere tempo, anche
  perché  alla fine ne abbiamo perso di più costringendomi a occupare
  questo  pulpito, era questa: visto che lei riconvocherà l'Aula  per
  martedì e darà la possibilità ai deputati di presentare emendamenti
  fino  a  lunedì, non sarebbe stato più utile, anziché  costringerci
  oggi a farci del male fino a tarda notte, riconvocare l'Aula lunedì
  e  chiudere lunedì stesso la discussione generale, e già da martedì
  si ripartiva con l'esame degli articoli?
   Avrebbe  dato così la possibilità ai deputati di non fare  ora  le
  corse   e  fare  interventi  solo  per  parlare,  come  l'onorevole
  Cracolici, che doveva dare un contributo e vorrei sapere  su  quale
  articolo è entrato nel merito per supportare l'Aula.
   Tutto  rispetto per il Presidente che ha svolto un ottimo  lavoro,
  ma  mi dica se è entrato nel merito di qualche perplessità parlando
  di  elezioni di primo grado, dell'utilità delle elezioni di secondo
  grado,  dell'utilità di coinvolgere i consigli comunali. Niente  di
  tutto questo
   Ha   citato   forse  qualche  sentenza  del  TAR  o  della   Corte
  Costituzionale, per chiarire ai deputati che magari hanno fatto  un
  intervento ed erano fuori strada, qualcosa? Niente di tutto questo,
  signor Presidente
   Si faranno interventi per cercare di prolungare i tempi, perché ci
  costringerete  a parlare tutti, perché la democrazia  qua  si  deve
  affermare,  e  purtroppo oggi lo spettacolo  che  è  stato  dato  è
  questo; purtroppo si deve affermare con la forza delle parole e non
  dei  fatti  concreti che vanno nella direzione degli interessi  dei
  cittadini.
   E  la mia proposta andava oltre, perché rinviando l'Aula a lunedì,
  la  discussione  generale si chiudeva lunedì ed il termine  per  la
  presentazione  degli  emendamenti  restava  fissato   per   lunedì.
  Martedì,  quindi, si procedeva con l'articolato, si  dava  apertura
  alle  minoranze, che l'hanno chiesto a gran voce, di prolungare  il
  dibattito.  Ed invece, cosa farà l'onorevole Milazzo,  che  avrebbe
  parlato poco fa per un minuto? Mi costringete, e vi prometto che lo
  farò, a parlare su tutti gli emendamenti e subemendamenti, perché è
  così che si deve affermare la democrazia.
   Invece,  una  discussione più moderata, con  più  confronto,  cosa
  avrebbe   cambiato?   Sempre   lunedì   dobbiamo   presentare   gli
  emendamenti. Certamente non penso che sarà il mio intervento a fare
  slittare  una  norma.  Signor  Presidente,  la  Commissione  ne   è
  testimone, checché ne voglia dire, o ne possa dire qualche deputata
  che  mi  ha  gridato   vergogna , ed io ero in  Commissione  Affari
  istituzionali, ed il Presidente Cracolici lo sa, perché la migliore
  opposizione che uno vi può fare è farvi fare le cose.
   Io,  in  finanziaria, ho detto di rimanere a votare e  qualcuno  è
  rimasto  a  votare,  qualcuno  ha  voluto  che  in  finanziaria  si
  infilasse  qualche punto condiviso e, quindi, nessuno, nessuno  può
  dire di non saperne niente della finanziaria. Tanti esponenti delle
  minoranze  hanno  guidato anche il percorso del disastro  ed  hanno
  fatto convincere la maggioranza che era nel giusto.
   Io  non avrei partecipato al voto, e la cosa più utile che uno  vi
  può  far fare, nell'interesse delle minoranze, è proprio di farvela
  fare  questa  legge,  per come la volete fare   Il  territorio  poi
  giudicherà l'impatto.
   Presidente Cracolici, segua ogni tanto, sia un po' più democratico
  ed ascolti anche le opinioni di chi è in minoranza.
   Una cosa per tutte, signor Presidente, spacchettando questi liberi
  consorzi, io avrei fatto, e lei lo sa, i nove liberi consorzi e  le
  tre città metropolitane. E non ho fatto terrorismo.
   Sono stato alla Provincia regionale di Palermo ed i dipendenti  mi
  hanno  manifestato che erano preoccupati. Io ritengo di avere avuto
  un  atteggiamento corretto dicendo che non c'è alcun  terrorismo  e
  che il personale non deve preoccuparsi di niente.
   Oggi  vi  chiedo,  e  lo  chiedo  all'onorevole  Cracolici,  nella
  Provincia  regionale di Palermo si faranno quattro liberi consorzi;
  ma  come  organizzerete questo personale? Fate  il  sorteggio?  Chi
  andrà  al  libero consorzio 1, al libero consorzio 2 ed  al  libero
  consorzio  3? Qui, sì che sono preoccupato questa volta  Una  norma
  nasce per fare ordine, non disordine.
   Ho  anche condiviso il testo in Commissione, il testo base, perché
  nel  suo  criterio stabiliva un organismo di secondo  livello.  Una
  chiosa, signor Presidente: l'Aula non ometta, e ricordi per  coloro
  che  non  sono in Commissione Affari istituzionali, il Movimento  5
  Stelle  ha  presentato un emendamento che è il cuore di quello  che
  stiamo discutendo, bocciato, che voleva trasformare le aree vaste o
  gli  organismi  territoriali  in  organismi  gestori  solamente  di
  servizi strumentali.
   La Commissione ha affermato un principio bocciando la proposta del
  Movimento Cinque Stelle che certamente, qualunque sia la norma, era
  orientata  a  mantenere  quella  esclusività  di  area  vasta,   di
  organismo territoriale e non organismo che gestirà solo servizi.
   Questo  vi invita a fare una riflessione che è la seguente: perché
  non  mantenere  il  principio almeno dell'elezione  diretta  di  un
  presidente  di libero consorzio, non con l'indennità economica  del
  vecchio presidente della provincia, perché alla fine stiamo facendo
  questa  norma,  lo sappiamo tutti, lo ha annunciato  il  Presidente
  della  Regione, e io sono anche d'accordo, perché la politica  deve
  costare meno e deve funzionare meglio.
   Ed  allora  la  verità  è  un'altra: se deve  costare  meno,  devi
  tagliare, se deve funzionare meglio, devi fare chiarezza. Per  fare
  chiarezza  devi  fare  un presidente di libero  consorzio  che  sia
  autorevole quando riunirà i suoi componenti.
   Ma  con questa proposta del Governo, e non è ostruzionismo, signor
  Presidente, ma è entrare nel merito, all'emendamento 2 Gov. lettera
  B   si  potranno costituire consorzi, purché siano non inferiori  a
  centocinquantamila abitanti , e così ci sarà il caos.
   E  poi  i  componenti  diventeranno dei condomini  litigiosissimi,
  ammesso che poi si riuscirà a trovare un accordo, ed io lo dico per
  esperienza  personale: qua ci sono componenti di  questa  Assemblea
  che  vantano  tante legislature ed hanno grande esperienza.  Io  ho
  esordito  nella  circoscrizione, ho fatto anche  il  presidente  di
  circoscrizione, e ci voleva la maggioranza di otto  consiglieri,  e
  per  arrivare  a otto consiglieri ci vogliono mesi e  mesi  in  una
  elezione di secondo grado.
   Voi, nella scorsa legislatura, avete approvato una norma, guardate
  il   controsenso  di  un'Assemblea  legislativa,  trasformando   le
  elezioni  dei  consigli  di circoscrizione,  nel  caso  di  Palermo
  quindici,  da elezione che eleggeva nel suo seno il presidente,  in
  elezione   diretta   ed   avete   aumentato   un   consigliere   di
  circoscrizione  in  più  perché  avete  dimenticato,  quando  avete
  previsto   il  presidente  eletto  direttamente,  di  togliere   un
  consigliere  di  circoscrizione. Quindi  a  Palermo,  io  ho  fatto
  presentare  anche  ricorso al CGA, perché  prima  c'erano  quindici
  consiglieri che eleggevano un presidente, ora ce n'è sedici con  un
  presidente  eletto  direttamente  dai  cittadini.  Quindi  per  una
  circoscrizione chiamate ottantasettemila abitanti, per esempio, per
  una  delle  circoscrizioni di Palermo perché  la  media  è  quella,
  chiamate il corpo elettorale a votare.
   Lo  sapete per legge cosa gestiscono le circoscrizioni? Nulla.  La
  vecchia  legislatura  non ha avuto nemmeno l'ardire,  l'ingegno  di
  demandare per legge alcune funzioni, ha rafforzato la figura di  un
  presidente di circoscrizione che guadagna mille e cinquecento  euro
  al mese.

   DI MAURO. Ma questo cosa c'entra?

   MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, forse l'onorevole Di Mauro ha
  premura, ma io sto facendo un confronto con un'altra legge, e siamo
  in discussione generale.
   Io  sono componente della Commissione Affari Istituzionali,  e  mi
  pare   che   sto  apportando  un  contributo  maggiore  di   quello
  dell'onorevole  Cracolici, che non ha portato  nessun  esempio  per
  fare confronti, per chiarire le idee ai deputati.
   Certo,  chi non viene dal territorio e non capisce nulla  di  enti
  locali,  è  chi  da  vent'anni ha contribuito  allo  sfascio  della
  Sicilia,  certamente, si può sentire infastidito. Per uno  come  me
  che  si  è sempre candidato e viene dagli enti locali, e li conosce
  benissimo,  vi dice che è una vergogna spendere per 16  consiglieri
  17  mila  euro al mese solo di indennità, per non calcolare  poi  i
  rimborsi delle aziende che deve pagare il Comune. Sono la media  di
  50  mila  euro  al  mese  per  otto faccia  lei  il  conto,  signor
  Presidente.
   Questa  stessa Assemblea che, invece - per entrare nel merito  del
  disegno di legge - nella finanziaria, Presidente Ardizzone, dopo la
  mediazione  dell'opposizione ha dato ulteriori soldi alle  province
  per farle vivere, per mantenere i servizi essenziali.
   Abbiamo,  quindi,  dimostrato, in finanziaria  -  e  non  è  stato
  impugnato  dal Commissario dello Stato - che le province gestiscono
  qualcosa,  al  contrario, per esempio, delle  circoscrizioni,  alle
  quali  voi  non avete messo mano, e cosa facciamo? No, le  province
  sono inutili. Dobbiamo fare un miscuglio.
   E allora, signor Presidente, se noi veramente la vogliamo fare una
  norma - ed io non voglio fare opposizione - dovete convincervi  che
  alcune  cose vanno modificate. Queste quarantotto ore di tempo  che
  volevo prendere - che non bloccheranno la norma - serviranno ad  un
  confronto  utile per modificare alcune cose, perché noi  siamo  sul
  territorio, siamo parlamentari non nominati con il Porcellum, siamo
  eletti con le preferenze e conosciamo il territorio.
   Quindi,  entrando nel merito, cerchiamo di fare solo  nove  liberi
  consorzi   e   tre  Città  metropolitane,  votiamo   ed   eleggiamo
  direttamente.
   L'onorevole Panepinto aveva fatto una proposta bellissima,  quella
  di chiedere ai siciliani come vogliono eleggere il Presidente della
  provincia. Ma cosa c'era di male? Io certamente ho preso  atto  che
  c'è  l'accordo,  la  norma la farete, andrete  avanti  a  colpi  di
  maggioranza, e adesso ci sono anche i colleghi del Movimento Cinque
  Stelle,  sicuramente gli è stato infilato qualche articolo  che  li
  rappresenta, non è in termini di bottega, è in termine  di  visione
  politica.  Certamente non vi voglio accusare di nulla,  è  solo  un
  patto, voi siete riusciti a trovare la mediazione con il Governo  e
  voterete la legge. Noi no
   E,  allora,  concludo  con questo monito,  signor  Presidente,  la
  migliore opposizione è quella di non farvela. Però io vi dico  oggi
  il  Commissario  dello Stato vi ha impugnato la finanziaria,  e  si
  ritorna qua, domani, se il Commissario dello Stato non vi impugnerà
  questa norma, alla fine vi scoppierà in mano .
   Signor  assessore, sono entrato nel merito di alcuni punti,  e  la
  parte   sulle   circoscrizioni  è  utile,  ma   almeno   a   queste
  circoscrizione  date  un  compito  per  non  diventare  e  rimanere
  stipendifici.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che gli onorevoli Lombardo e Federico  hanno
  chiesto congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.

         Riprende il seguito della discussione  unificata dei
         disegni di legge nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-
        183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A ed altri

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  dall'intervento  dell'onorevole
  Milazzo  non  vorrei che si fosse creata un po' di  confusione  sul
  termine   per   la   presentazione   degli   emendamenti   e    dei
  subemendamenti.
   Gli  emendamenti  si possono presentare fino  alle  ore  12.00  di
  domani, venerdì, i subemendamenti fino a lunedì, perché gli  Uffici
  provvederanno  a trasmettere per via telematica gli emendamenti  di
  tutti  i  parlamentari, così evitiamo in corso d'Aula di presentare
  subemendamenti.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI   MAURO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessore,
  avevamo  già  nel corso della precedente legislatura presentato  un
  disegno  di  legge che prevedeva lo scioglimento delle  province  e
  l'indicazione, nello stesso disegno di legge, della attivazione dei
  cosiddetti  liberi Consorzi, ai sensi dello Statuto  della  Regione
  Siciliana. Qual era la ragione? La ragione è che ritenevamo la fase
  della  costituzione  delle  Province  superata,  e  l'idea  che   i
  territori  potessero mettersi d'accordo tra di loro per  competenza
  territoriale,  per esigenze che risalivano a quelle  che  erano  le
  attività   principali,  per  quella  che  era  la  morfologia   del
  territorio,  per  quelle che comunque potevano ravvisarsi  come  le
  caratteristiche generali di una parte del territorio  siciliano  da
  costituirsi  in liberi Consorzi, e quindi dare vita ad un  progetto
  innovativo, rispetto al progetto delle Province, che ci sembrava  -
  come ho detto poc'anzi - ormai superato.
   E l'idea nostra era quella di dare ai Consorzi competenze, di fare
  in  modo che i Consorzi potessero essere un soggetto attrattore  di
  risorse,  e  vedere  la  Regione siciliana  finalmente  riuscire  a
  dimagrire nella sua competenza, così come è previsto dallo Statuto,
  e  delegare  ai  liberi  Consorzi una  serie  di  attività,  perché
  potesse, dal basso, decidersi il destino di un territorio.
   Era  un'idea,  un  progetto, e ci auguravamo che  questo  progetto
  potesse essere ripreso anche in questa legislatura. E per la verità
  il  Presidente  della Regione, sin dall'inizio, ha insistito  sullo
  scioglimento delle Province, ha immaginato l'istituzione di  questi
  liberi  Consorzi. Però il coraggio è mancato, nel senso che  l'idea
  originaria di dare più risorse ai Consorzi è venuta meno, e  adesso
  ci  si  propina una continuità dell'attività, che era quella  delle
  province,  e  si accenna all'articolo 10, ad alcune competenze  che
  verrebbero ad essere indicate in questo momento, rinviando dopo  un
  anno di riflessione da parte del Governo - ma lo devo dire anche da
  parte del Commissario di studi che il Governo stesso ha insediato -
  per  dare vita ad un disegno di legge, che oserei definire  ponte ,
  ma  oltre  che   ponte , lo definirei anche  un  disegno  di  legge
   sospetto .  Qui,  infatti,  si  sospettano  chissà  quali  ragioni
  politiche  nascoste in questo disegno di legge, e  chissà  a  quali
  liberi Consorzi si darà luogo nell'interesse ora di questo partito,
  ora di quell'altro.
   Credo  che  sia  anche questa una cosa abbastanza  complicata  nel
  senso  che  già  nell'attività legislativa che fu definita  con  la
  legge  9 del 1986, era prevista una norma che consentiva ai  comuni
  di  costituirsi in liberi consorzi - o al tempo province  -  purché
  raggiungessero 180 mila abitanti, così come per altro è  in  questo
  momento  la  Provincia di Enna. Bene, dal 1986 ad  oggi  non  si  è
  costituito nessun ente provincia, e credo che difficilmente avverrà
  in  questa legislatura. Lo dico perché il tempo che ha indicato  il
  Governo nell'emendamento appositamente presentato di sei mesi,  non
  credo  che  sortirà  grandi  effetti,  e  comunque  il  Governo   -
  giustamente  - ha messo una norma di salvaguardia, o meglio  ancora
  regolamentare, perché poi verrà presentato al Parlamento un disegno
  di  legge  per  comprendere se il libero consorzio rientra  in  una
  fattispecie  strategica  di sviluppo  di  un  territorio,  o  se  è
  soltanto  una  risposta ad una esigenza di carattere  politico  che
  vede una circostanza momentanea e temporanea, per dare vita ad  una
  iniziativa politica proprio in questo senso.
   Allora,  io  credo  che la soluzione che ha  portato  il  Governo,
  ripeto,  è  una soluzione intermedia che definisce la cornice,  che
  più  che  altro  ha  un obiettivo soltanto: riuscire  a  trovare  i
  contenuti   tecnici   affinché  la  proroga  dei  commissariamenti,
  restando  un  mancato  accordo sulle cose  da  fare  con  i  liberi
  consorzi,  potesse  reggere  all'esame  del  Parlamento   e   anche
  all'esame di altri organi che sono chiamati all'uopo ad esaminare i
  testi delle delibere legislative adottate dal Parlamento.
   E'  questo quello che si è svolto in queste ore, in questi  ultimi
  giorni,  nessun sotterfugio, nessuna cosa particolare,  ma  un'idea
  che  comincia  a balenare di libero consorzio, che potrebbe  essere
  una risposta politica, tenendo conto di che cosa? Di una evoluzione
  che  in  questo momento c'è nell'attività legislativa  del  Governo
  nazionale,  che  credo se non è oggi, domani si  dimetterà,  ma  in
  quello  nuovo un'idea che ormai comincia a prendere corpo, è quella
  di   eliminare   le   province  rispetto   all'architettura   delle
  istituzioni,  ed  a mio parere anche la riduzione delle  competenze
  delle Regioni.
   Allora,  l'attesa  che  si  vuole  immaginare  in  questo  momento
  rispetto  a  quelle che saranno le decisioni del Governo nazionale,
  credo  che sia una scelta, in un certo senso di responsabilità,  da
  parte del Governo, da parte del Parlamento, senza per questo andare
  incontro a scelte definitive.
   Certo, qualora il Governo nazionale dovesse lasciare l'impalcatura
  della  provincia,  allora  credo che il Parlamento  potrà  rivedere
  meglio  le  sue  opportunità. Ma credo  che  la  scelta  a  livello
  nazionale sia ormai stata definita, e l'idea nostra di ricorrere ai
  liberi  consorzi  potrà  essere sostenibile  nella  misura  in  cui
  riusciremo  a  riempire  ulteriormente di contenuti  questi  liberi
  consorzi.
   Perché  questa è la scommessa che noi dobbiamo fare, la  scommessa
  che  noi  dobbiamo  mettere in campo,  ed  è  la  scommessa  che  i
  siciliani  si  attendono, altrimenti penseranno che abbiamo  creato
  una  struttura  per  mantenere un certo numero  di  impiegati,  che
  continuano  a  fare  un'attività cosiddetta di  programmazione.  Se
  riusciamo  a  dare  più contenuti a questo disegno  di  legge,  che
  sorgerà tra sei mesi, io credo che l'atteggiamento, almeno da parte
  nostra,  così  come  credo  anche da parte dell'opposizione,  potrà
  essere  più  responsabile. E' chiaro che  se  il  libero  consorzio
  dovesse  essere  riempito di contenuti, e dovesse  essere  riempito
  anche  di  risorse  finanziarie, che a  cascata  dovrebbero  essere
  assegnate alla Regione, sono convinto che il sistema elettorale che
  lo  deve  accompagnare deve essere opportunamente  sostenuto,  cioè
  deve  essere  un  sistema elettorale che preveda  un  consenso  del
  territorio. Ma se si tratta di un disegno di legge che tiene  conto
  di un ruolo prettamente programmatorio, allora non siamo d'accordo.
   Quindi,  per  noi,  è una posizione di attesa  rispetto  a  questo
  disegno di legge, e ci auguriamo che in questi mesi il tempo  potrà
  portare al Governo buoni consigli, e che una legislazione nazionale
  possa supportarci in questo senso.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,  vero
  è  che solo gli asini non cambiano idea perché hanno la testa dura,
  ma ho l'impressione che qui il Governo cambi in continuazione idea,
  e  quindi il fatto che cambi in continuazione idea, in questo caso,
  non  è  simbolo  d'intelligenza, ma semmai di  non  avere  le  idee
  chiare.
   Siamo alla riscrittura della riscrittura della riscrittura, e dopo
  il testo che era stato presentato in Commissione, sul quale avevamo
  dibattuto  e  trovato una soluzione condivisa, c'è stato  un  altro
  testo  presentato dal Governo. Un testo, una riscrittura,  che  non
  riuscendo  a  venire alla luce in Sicilia, si era pensato  di  dare
  vita  a  questo viaggio romano, a questa vacanza romana  per  poter
  cercare di portare a casa un testo finalmente condiviso.
   Nemmeno queste vacanze romane sono riuscite a risolvere i problemi
  che  ci  sono  all'interno della maggioranza, e  quindi  stamattina
  abbiamo la terza riscrittura.
   Ha ragione il Presidente della I Commissione quando dice che non è
  stato  riscritto  interamente  il  testo  però,  senza  voler  fare
  polemica, ricordo che è stato riscritto l'articolo 1, l'articolo 2,
  l'articolo  4, i commi 1 e 2 dell'articolo 5, e potremmo continuare
  e  facilmente  potremmo smentire il Presidente della I  Commissione
  dimostrando  che si tratta di una riscrittura ex-novo, sicché  sono
  condivisibili  le  lamentele da parte dei colleghi  appartenenti  a
  tutti   i   partiti  rispettosi  di  questa  Assemblea   i   quali,
  giustamente, hanno chiesto il tempo per presentare gli  emendamenti
  dopo aver prima capito cosa era scritto in questa riscrittura, e mi
  pare  anche  di comprendere che non sia condivisa dalla maggioranza
  dei deputati.
   Io  a differenza del Governo che ha cambiato idea spesso, continuo
  a  essere  dell'idea  che il disegno di legge migliore  che  poteva
  essere  approvato  da  questa Assemblea, era il  disegno  di  legge
  numero  31  presentato il 13 dicembre del 2012,  a  mia  firma.  E'
  chiaro  che ognuno di noi è convinto che le proprie cose  siano  le
  migliori.  Ma  perché il mio disegno di legge era  il  migliore  e,
  personalmente, continua a esserlo, perché risponde alle motivazioni
  che stanno alla base di questa riforma.
   Si  vuole dire - e qui lo hanno detto in tanti, lo ha detto  anche
  l'assessore, che apprezzo per l'intervento di ieri - che  si  vuole
  dare  vita ad una spending review, cioè a risparmiare. L'unico modo
  per  risparmiare non è quello di sottrarre la libertà ai  cittadini
  di scegliere i propri rappresentanti, ma l'unico modo era quello di
  sopprimere i posti di sottogoverno, che appesantiscono la  macchina
  amministrativa e la rendono pressoché invisa ai cittadini.
   Potrei leggervi una serie di messaggi che mi stanno arrivando,  di
  cittadini  che  contestano questo disegno di legge e affermano  con
  assoluta unanimità di giudizio che questa è una legge che la  casta
  sta cercando di approvare per preservare se stessa.
   L'idea  che  noi  stiamo  dando ai cittadini  è  che  le  province
  rimangono, ma viene sottratto ai cittadini il diritto di  scegliere
  i  propri rappresentanti, perché mi pare di capire che le province,
  anziché  nove, potenzialmente potrebbero diventare almeno venti,  e
  non  saranno  più i cittadini ad eleggerle, ma saranno  i  consigli
  comunali e i sindaci, di conseguenza il cittadino viene espropriato
  di un proprio diritto.
   Abbiamo un diritto sancito dalla Costituzione, e che qui dentro si
  vuole  violare,  cioè di sottrarre agli elettori la possibilità  di
  eleggere  e giudicare coloro i quali li devono rappresentare  e  li
  devono amministrare.
   Ma   tornando   al  mio  disegno  di  legge,  esso  prevedeva   la
  soppressione di tutti gli enti che fanno parte e appesantiscono  la
  macchina  amministrativa,  e  che  soprattutto  pesano  in  maniera
  vergognosa  sui  cittadini,  chiedevo di  sopprimere  gli  Istituti
  autonomi  case  popolari e di passare le competenze alle  province,
  chiedevo  di  sopprimere i numerosi consorzi  universitari  -  solo
  nella  mia  provincia ve ne sono tre, con tanto di  presidenti,  di
  direttori,  di  consiglio di amministrazione - e di passare  queste
  competenze  esclusivamente alle province, chiedevo di sopprimere  i
  Gal - in provincia di Siracusa ce ne sono cinque - e passare queste
  competenze  alle province. Questo volevo fare, dare cioè finalmente
  un  valore  aggiunto a una struttura intermedia fra i comuni  e  le
  Regioni  che fino a oggi hanno dimostrato, laddove hanno avuto  dei
  buoni  amministratori, di essere un momento  importante,  non  solo
  all'interno  del dibattito politico, ma soprattutto  dove  si  sono
  occupati dell'amministrazione della cosa pubblica.
   Questo disegno di legge invece, tutto fa, tranne che rispondere  a
  due  principi,  quello delle libertà garantite  dalla  Costituzione
  che, appunto, tutela il voto dei cittadini, e quello della corretta
  amministrazione. Vorrei chiedere all'assessore quanti  saranno  gli
  ingegneri capo che, di qui a qualche mese, avremo in Sicilia?  Nove
  come  adesso, o venticinque. Quanti saranno i ragionieri  capo  che
  avremo in Sicilia, nove come adesso o venticinque. Quanti saranno i
  direttori  generali,  quanti  saranno i  comandanti  delle  polizie
  provinciali, i segretari ed il personale? Il personale  che  non  è
  dirigente, il personale che non è qualificato, i lavoratori  ancora
  precari  in alcune province. Qualcuno ha pensato, in questa  legge,
  quale  sarà  il loro futuro? Come verranno scelti, come  sarà  data
  loro  la possibilità di andare in un libero consorzio oppure in  un
  altro?
   Nessuno  ha  pensato a tutto ciò  Ognuno ha pensato, ha immaginato
  una  riscrittura  di  queste piccole province avendo  in  testa  la
  propria città, il proprio paese natio, avendo a portata di mano non
  fatti  concreti, ma quelli che sono gli interessi di  bottega,  per
  andare a consolidare il proprio feudo elettorale.
   Noi  non  possiamo  consentire a nessuno  di  ritornare  all'epoca
  feudale.   E  per  questo  motivo  ci  opporremo  tutti  i   giorni
  all'approvazione   di   questo   disegno   di    legge,    che    è
  anticostituzionale, perché non è previsto in nessun posto  il  voto
  di  secondo grado. In Sicilia lo abbiamo eliminato nel '69 e stiamo
  tornando indietro.
   Questa è una legge che non garantisce i lavoratori, ed è una legge
  che  non  si  raccorda con lo Stato. Quante Prefetture  avremo  nei
  prossimi  anni  in  Sicilia? Sempre nove, o le Prefetture  verranno
  moltiplicate così come verranno moltiplicati i liberi  consorzi?  E
  quanti comandi provinciali dei Carabinieri? Quanti Questori? Quante
  sedi  del Catasto? Quanti comandi provinciali dei Vigili del Fuoco?
  Qualcuno  ha  mai  pensato a come lo Stato  dovrà  organizzarsi  in
  queste strutture?
   E  lo dico al mio amico onorevole Malafarina, che è un esperto del
  settore; come faranno i Carabinieri da oggi in poi a controllare le
  province, il territorio? Continueranno a parlare del Comando, della
  Compagnia provinciale di dove?
   Perché  una  legge del genere non poteva mai essere presentata  se
  non  c'era il dovuto, necessario raccordo e riscontro con lo Stato.
  Invece  si è voluto rispondere ad un'operazione spot, fatta su  una
  trasmissione televisiva, ed in forza di quella intervista si  vuole
  continuare, a danno dei siciliani, ad approvare una legge  che  non
  ha  né testa né coda, una legge insensata, una legge che affida  al
  caso la gestione della Sicilia.
   Perché,  veda signor Presidente Ardizzone - e mi riferisco  a  lei
  che  è  un fine giurista - noi possiamo così, ad libitum, istituire
  tutti  i  liberi  consorzi che vogliamo, così come c'è  scritto  in
  questa  legge,  possiamo  pensare che  istituiamo  prima  i  liberi
  consorzi all'interno delle province e poi, nei successivi sei mesi,
  anziché  pensare  ad  amministrare la cosa pubblica,  cominciamo  a
  trattare  col  Comune limitrofo per vedere se posso abbandonare  il
  libero  consorzio  di  cui faccio parte, per aderire  ad  un  altro
  vicino,  forse  perché  non  ho avuto la  possibilità  di  fare  il
  Presidente,  e  nell'altro libero consorzio che vado  a  costituire
  potrò fare il Presidente.
   Una  legge  insensata, cervellotica, che non  tiene  assolutamente
  conto di quelli che sono i problemi dei ragazzi diversamente abili:
  chi  penserà  ai  ragazzi  delle scuole medie  superiori  che  oggi
  vengono  gestite  dalle Province? Su chi graverà il  compito  della
  loro  assistenza?  E  chi si occuperà delle scuole?  Oggi  c'è  una
  centralità  che  fa  in  modo che tutte le scuole  superiori  siano
  concentrate all'interno di una provincia. E la provincia opera  per
  tutti i Comuni.
   Quando  ciò  non  accadrà più, come si potranno  adeguare  i  vari
  istituti  scolastici a quelle che sono le esigenze di  quei  Comuni
  che  non  faranno  più  parte  dei  liberi  consorzi?  Ognuno  farà
  prevalere l'egoismo di parte ed i ragazzi che non faranno più parte
  di  quel  libero  consorzio saranno costretti ad  andare  in  altre
  scuole molto più lontane perché il rispettivo Consiglio comunale ha
  deciso  che  il libero consorzio non deve essere più quello  vicino
  alla  scuola di appartenenza, come è adesso, ma deve essere  quello
  ancora  più  lontano,  perché in questo modo  il  Sindaco  di  quei
  ragazzi farà il Presidente.
   Onorevole Ardizzone, lei che ha sempre tutelato e difeso la  città
  di   Messina,   ma  l'ultimo  articolo  le  sembra  conducibile   a
  correttezza giuridica, quello che parla del gemellaggio,  come  con
  grande  finezza lo ha definito l'onorevole Greco, fra la  città  di
  Messina e la città di Reggio Calabria
   La città di Messina, quando andremo a togliere tutto il retroterra
  e tutti i comuni che stanno attorno ad essa, come farà a resistere,
  da  una  parte,  all'invadenza della città di  Reggio  Calabria  e,
  dall'altra parte, alla concorrenza spietata che ci sarà  delle  due
  città  metropolitane di Catania e di Palermo che saranno più ricche
  perché  avranno più abitanti e perché, oggettivamente, sono portate
  ad  avere  un  territorio molto più vasto rispetto  alla  città  di
  Messina.
   Con  questo  disegno  di legge, fra le altre cose,  si  vuole  qui
  sancire la morte della terza città di Sicilia. Una legge beffa  per
  la  città di Messina, se a questa  non viene dato un territorio  ed
  una popolazione tale da poter affrontare una dinamica, sia interna,
  con  le  altre  due  città metropolitane, sia esterna,  rispetto  a
  quella  che, al di là dello stretto, fronteggia la nostra città  di
  Messina.
   E'  insopportabile, signor Presidente, che oggi si arrivi a questo
  disegno di legge, un disegno di legge che nasce e muore nel giro di
  qualche  minuto  perché si cerca di assecondare le aspettative  dei
  singoli   deputati  che  pensano,  attraverso  questa   legge,   di
  garantirsi  la rielezione o si pensa di assecondare i vari  sindaci
  che hanno portato qui, o sperano di riportare qui, deputati che non
  sono  più  i  rappresentanti dell'intera provincia, ma diventano  i
  rappresentanti   di   una  parte  della  provincia,   diventano   i
  rappresentanti di questi liberi consorzi che saranno una lobby  che
  andrà  a  stroncare ed a soffocare la libertà, all'interno di  ogni
  territorio.
   Per  questo motivo, signor Presidente, le annuncio, non  solo,  il
  mio  voto  contrario, ma che mi opporrò in tutti i  modi  possibili
  affinché questa legge venga portata alla sua approvazione,  nemmeno
  sui  tempi  sono  più sicuro che siano quelli  che  il  Governo  ha
  assicurato poco fa.
   I  comizi  andavano indetti da qui a qualche ora,  non  da  qui  a
  qualche  giorno,  il  Governo si sta assumendo  una  responsabilità
  gravissima  -  le chiedo scusa, signor Presidente e  mi  accingo  a
  chiudere  -  che  porterà, ancora una volta, questo  Parlamento  ad
  essere mortificato dal Commissario dello Stato.
   I  punti  che  sono contro la Costituzione sono numerosissimi,  ma
  voi  pensate  che mentre il Senato della Repubblica sta legiferando
  sullo  stesso  argomento  e, possibilmente,  arriverà  a  soluzioni
  opposte  a  quelle di questa Assemblea, il Commissario dello  Stato
  non riterrà giusto ed opportuno impugnare il provvedimento e quando
  questi  verrà  impugnato  e verrà, ancora una  volta,  cassato  dal
  Commissario dello Stato potrà mai passare nei cittadini l'idea  che
  siamo,  non solo, una casta che, attraverso questa legge, cerca  di
  preservare se stesso e strappando ai cittadini il diritto di  voto,
  ma   siamo  anche  degli  ignoranti  che,  pur  di  raggiungere  un
  risultato, mortifichiamo  la Costituzione.
   Mi   appello  a  lei,  signor  Presidente,  mi   appello  al  vice
  presidente  della  Commissione, l'onorevole Alice  Anselmo,  che  è
  docente  apprezzata  di  diritto  amministrativo,  affinché  faccia
  valere  le sue conoscenze in questo disegno di legge, non  possiamo
  continuare  ad  andare avanti portando sempre a casa risultati  che
  fanno, purtroppo, ridere i cittadini.
   Per  questo, signor Presidente, le chiedo, ancora una  volta,  che
  lei, in qualità di Presidente del più antico parlamento del mondo e
  di  garante  delle  guarentigie costituzionali  che  la  Regione  è
  riuscita  a  strappare allo Stato, garantisca non solo un  percorso
  equo,  come  sta  facendo  e di questo  le  siamo  grati,  ma  che,
  soprattutto,  garantisca che venga fuori una legge che  risponda  a
  quelle che sono le norme che i nostri Padri si sono dati.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Fontana.  Ne  ha
  facoltà.

   FONTANA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ci  tengo   a
  prendere la parola su questo dibattito perché credo che oggi si sta
  discutendo  un disegno di legge importantissimo che  è  quello  che
  riguarda  la  morte delle Province e fino a qui non  mi  meraviglia
  perché   poi,  in  questo  mondo,  tutte  le  cose  finiscono,   ma
  l'importante   è   che  le  cose  che  nascono,   magari,   possano
  rappresentare  un  superamento delle cose che,  invece,  passano  e
  vanno via.
   Del  resto,  noi  come Nuovo Centrodestra non siamo  assolutamente
  arroccati  alle Province, alle questioni che, comunque, sono  ormai
  nel   tempo   consolidate,  noi  siamo  pronti  ad  affrontare   il
  cambiamento,   siamo  pronti  all'innovazione,  siamo   pronti   ad
  affrontare  nuovi ragionamenti e, quindi, anche i  liberi  consorzi
  che,  peraltro, per la Sicilia non sono una novità,  l'hanno  detto
  parecchi parlamentari che mi hanno preceduto in questo dibattito  e
  la  legge n. 9 del 1986 proprio recita questo  la costituzione  dei
  liberi  consorzi e le province regionali non sono altro che  liberi
  consorzi  dei  comuni . Quindi, anche questa creazione  dei  liberi
  consorzi non rappresenta assolutamente la novità.
   E'   chiaro,   però,   che   i  liberi   consorzi   devono   avere
  un'organizzazione assolutamente chiara perché il governo di un'area
  vasta  deve  essere,  per noi che abbiamo  fatto  i  presidenti  di
  Provincia,  lo abbiamo fatto per tanti anni, per 10 anni,  sappiamo
  bene qual è la funzione di un ente di area vasta, le competenze che
  ha, le varie attività che svolge nel territorio, il coordinamento e
  tutte queste attività sono importanti.
   Questa  legge  è  fatta di pochi articoli e, credo,  alcuni  anche
  confusi, dove non si capisce bene quali sono le vere competenze  di
  questi  liberi consorzi, peraltro anche l'elezione del  presidente,
  che  non  mi  pare risponda assolutamente a dei criteri di  equità,
  soprattutto  per  il  tempo che noi viviamo e  mi  meraviglia,  tra
  l'altro,  che  il Movimento Cinque Stelle oggi dichiara  di  essere
  assolutamente d'accordo e, però, accetta anche questa impostazione,
  questo  disegno  di legge che allontana ancora di più  i  cittadini
  dagli  enti  e  li  allontana  perché si tratta di  un'elezione  di
  secondo  grado,  quindi,  ancora  una  volta  i  cittadini  vengono
  espropriati  di  una loro prerogativa che è quella di  eleggere  un
  presidente che poi governerà questi liberi consorzi.
   Ebbene,   immaginavamo che questo Governo e questa maggioranza  e,
  peraltro,  abbiamo  colto, anche dal dibattito  di  questi  giorni,
  anche  dell'opposizione,  l'onorevole  Rinaldi  ieri  ha  fatto  un
  intervento che ho condiviso dall'inizio alla fine perché ha parlato
  di   elezioni  di  primo  grado  almeno  per  quanto  riguarda   il
  presidente,  ha  parlato di una soglia che è troppo bassa,  dicendo
  50.000,  perché  noi  conosciamo la Sicilia ed  i  siciliani,  caro
  Presidente,  caro  assessore e siamo  convinti  che,  nel  giro  di
  qualche anno, la Sicilia si ritroverà da 20 a 30 liberi consorzi  e
  di   questo ne sono certo: nascerà il consorzio di Gela, nascerà il
  consorzio  di  Marsala, di Termini Imerese, di  Caltagirone,  della
  provincia di Messina, avremo tantissimi consorzi.
   Ebbene,  mi  chiedo  dove stia  il risparmio a  questo  punto;  mi
  chiedo  se  questa è una legge che si pone come primo obiettivo,  e
  del  resto  la  politica ha questo compito,  soprattutto  oggi,  di
  risparmiare  e  di  rendere  gli  enti  sempre  più  efficienti  ed
  efficaci.  Non stiamo facendo altro che spendere di più  e  rendere
  sempre meno efficienti gli enti.
   Mi  chiedo  quali saranno le competenze di questi enti; Assessore,
  io  ho  letto, in un articolo, tutta una serie di nuove competenze,
  che  lei  dice  aggiuntive, ma mi chiedo  di  quali  competenze  si
  tratta;   di   controllo  e  programmazione   di   varie   attività
  territoriali   A  me  sembrano, francamente, aria  fritta,  non  mi
  sembrano  competenze  che rispondono a determinate  esigenze   o  a
  determinati  criteri  che  la Provincia ha  avuto  in  passato,  mi
  sembra un'elencazione di tutta una serie di voci, di programmazione
  e  di  controllo che non hanno nulla a che vedere con  le  esigenze
  vere del territorio.
   Credo, quindi, che queste cose vadano assolutamente riviste,  così
  come  per  le  Aree Metropolitane, lo diceva bene ieri  l'onorevole
  Alongi.
   In  Europa  vi sono soltanto dieci Città Metropolitane, credo  che
  nel nostro Paese sono previste sei o sette Città Metropolitane e in
  Sicilia  ne faremo tre. Questa sembra la Terra degli eccessi  dove,
  per accontentare Tizio, piuttosto che Caio, si allargano sempre  le
  possibilità  per dare poi risposte ai singoli e non per  rispondere
  realmente alle vere esigenze del territorio.
   Mi  sembra  la  stessa  questione degli ATO  idrici,  ricordo  che
  all'inizio  la  legge aveva previsto due Ambiti  Territoriali,  due
  bacini   importanti,  della  Sicilia  Orientale  e  della   Sicilia
  Occidentale.  Dopo  un  po'  il  Parlamento  rivide  anche   questa
  organizzazione decidendo di istituirne   anziché due, cinque e alla
  fine  l'accordo,  Assessore,  è stata la nascita  di   nove  Ambiti
  Territoriali,  perché erano nove le Province  e,  quindi,  l'Ambito
  Ottimale  non  era più il vero Ambito Ottimale di  bacino,  ma  era
  l'Ambito  dei  vari  deputati, perché ogni Provincia  doveva  avere
  comunque  il  suo Ambito Territoriale e non la vera  ottimizzazione
  del sistema.
   Mi  chiedo  che fine faranno i CUPA, che fine faranno  i  Consorzi
  Universitari  che noi faticosamente abbiamo costruito  negli  anni
  Nella nostra Provincia ci siamo veramente dedicati alla crescita di
  un  Consorzio  Universitario che negli anni è  diventato  il  primo
  Consorzio  Universitario del Mezzogiorno d'Italia per qualità,  per
  offerta formativa e che  fine faranno? Dove andranno a finire?  Non
  c'è un accenno su questo disegno di legge.
   Lo  stesso  me  lo chiedo per gli istituti musicali, gli  istituti
  linguistici  di  Agrigento,  di  Caltanissetta,  di  Catania   Come
  finiranno  questi  istituti? Cosa diremo  a  tutti  i  giovani  che
  frequentano  questi istituti? A tutte le famiglie che  da  anni  si
  sacrificano  per  portare  i  propri  figli  a  frequentare  questi
  istituti?  Cosa diremo: non si potrà più frequentare  un  istituto,
  andate a casa
   Credo  che  anche queste situazioni vadano assolutamente  riviste,
  noi  siamo pronti a votare questo disegno di legge, caro Assessore,
  siamo  pronti, ma a condizione che si rivedano alcune cose che  per
  noi   sono   irrinunciabili:   l'elezione   del   Presidente,   una
  rivisitazione   per   quanto  riguarda  la  soglia   minima   della
  costituzione  dei  Liberi  Consorzi  e  riempire,  soprattutto,  di
  contenuti e di competenze.
   Abbiamo parlato dell'Istituto Autonomo Case Popolari, che  non  ha
  senso, dei tanti uffici territoriali della Regione, periferici, che
  potrebbero  essere attribuiti ai  Liberi Consorzi, ma di tantissime
  altre   strutture.   Cosa  dire  del  personale,   del   patrimonio
  immobiliare,  dei  mutui,  della  ripartizione  dei  tributi,   del
  trasferimento  delle  risorse  che  lo  Stato  ha  garantito   alle
  Province,  delle  risorse  che sono accantonate  negli  enti,  alla
  Provincia, che non hanno potuto spendere per il patto di stabilità,
  dove   finiranno  queste  risorse?  Saranno  trasferite  ai  Liberi
  Consorzi e in che modo se mutano i confini dei Consorzi stessi
   Credo  che  queste  sono tutte delle questioni che  devono  essere
  assolutamente valutate e approfondite perché altrimenti  faremo  un
  disegno   di   legge  che  sarà  un'accozzaglia  di  articoli   che
  peggiorerà, certamente, la situazione attuale che abbiamo avuto con
  le Province e i cittadini non ne trarranno assolutamente beneficio.
   Mi auguro che in questo Parlamento, nella sua autonomia, perché ho
  visto  tantissime  posizioni di colleghi dell'opposizione  che  non
  condividono questa impostazione, prevalga questo spirito autonomo e
  che  possa,  attraverso  il voto, mutare  almeno  in  parte  questo
  disegno   di   legge  per  dare  alla  Sicilia   e   ai   cittadini
  un'organizzazione che può essere più efficiente e più efficace.

                Presidenza del Vicepresidente Venturino

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Alloro.  Ne  ha
  facoltà.
   ALLORO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   ha   ragione
  l'onorevole  Fontana  quando dice che il  problema  non  sta  nella
  denominazione  liberi consorzi .
   I  liberi consorzi li conosciamo bene, l'articolo 15 dello Statuto
  della Regione siciliana li previde già da allora, statuendo che  in
  Sicilia  l'ordinamento amministrativo degli enti locali si basasse,
  appunto, su comuni e liberi consorzi.
   In  forza  dell'articolo 15 dello Statuto della Regione siciliana,
  il  decreto  legislativo 6/1955, l'articolo  17  previde  i  liberi
  consorzi   quali   enti  che  dovevano  attuare  il   decentramento
  amministrativo  e  già la Corte Costituzionale nel  1997  diede  un
  interpretazione  di  bilanciamento,  rispetto  a  quella  che   era
  l'articolazione  del resto d'Italia, dicendo che i liberi  consorzi
  in  Sicilia dovevano essere ritenuti come un istituzione necessaria
  e,  quindi  ,quale ente pubblico territoriale e non  come  ente  di
  natura  consortile. Questo è un passaggio importante perché  quella
  sentenza   della  Corte  Costituzionale  rimetteva  in   linea   la
  peculiarità  dei liberi consorzi con le province che esistevano  in
  Italia.
   Per  arrivare,   infine, alla legge 9 che previde  l'articolazione
  delle  autonomie  territoriali  in comuni  e  liberi  consorzi  che
  vennero denominati appunto come  province regionali .
   Una legge nuova,  come disse il collega Ioppolo, la legge nove che
  fu  importante,  una  legge  che diede grandi  competenze  all'ente
  intermedio  di Governo di aria vasta; venivano previste  tutte  una
  serie di competenze: turismo, trasporti, istruzione e, persino,  la
  formazione professionale.
   Quindi,  non era una cattiva legge, anzi, era un'ottima legge  che
  però, come spesso accade in Sicilia, non fu attuata nel suo pieno e
  mi  permetto di dire cosa sarebbe successo se le province  avessero
  gestito  la  formazione  professionale, probabilmente  non  sarebbe
  successo lo sconcio a cui abbiamo assistito in questi tempi.
   Si arriva a questa legge che abbiamo fatto noi, la legge 7, che  è
  una  legge che precede la legge 14 del 2012, due  leggi simili  che
  non  decidono di modificare l'assetto istituzionale delle province,
  ma non fanno altro che rimandare

   VINCIULLO.  Signor Presidente, le volevo fare notare che  non  c'è
  nessuno in Aula.

   PRESIDENTE. Onorevole Vinciullo, siamo pochi, ma buoni  Lei  prima
  ha  parlato  e  il  problema non l'ha sollevato  nessuno,  lasciamo
  finire l'onorevole Alloro.
   La pregherei di ascoltare quello che ha da dirci. Grazie.

   ALLORO.  Come dicevo, una  legge, la numero 14, che  non  andò  da
  nessuna parte perché poi ci fu lo scioglimento del Parlamento e  la
  legge  7  che  nella sostanza stabilì due cose: l'eliminazione  del
  suffragio   diretto   universale  e   l'istituzione   delle   città
  metropolitane,  ambedue  cose  che,  a  mio  avviso,  rilevano  dei
  marcati  profili di incostituzionalità  se non altro per  il  fatto
  che  le città metropolitane non sono neanche previste dallo Statuto
  della  Regione, quindi, questo è assolutamente un problema  che  si
  porrà.
   E'  una  legge  che allora fu fatta sull'onda di  quello  che  era
  l'onda  nazionale, che bisognava ridurre i costi, ci siamo accorti,
  poi,  andando avanti, che le province in effetti era una legge  che
  costava  di  meno,  104 milioni in tutta Italia, come  costi  della
  politica, a fronte di 550 milioni dello Stato, di 800 milioni delle
  Regione, di 550 milioni dei Comuni.
   Quindi,  anche quello non era vero, semplicemente si è  deciso  di
  svuotare di competenze un ente che, invece, poteva avere una grande
  funzione.
   Stamattina sono andato all'assessorato al territorio per  chiedere
  a  che punto fosse una pratica di autorizzazione di rifornimento di
  benzina, pratica presentata un mese fa e mi è stato risposto che la
  pratica verrà esitata nel migliore delle ipotesi fra due anni,  non
  lo  sto dicendo io, lo ha detto il dirigente preposto perché  hanno
  poco  personale ed hanno circa mille pratiche  complessivamente  di
  VIA VAS.
   L'anno  scorso  sono stato all'assessorato al territorio  per  una
  pratica  di una  cava, era  al trentaseiesimo posto, è  passato  un
  è passato un anno e abbiamo appreso che adesso è al trentesimo posto.
   Lo  dico  per dire che noi abbiamo perso una grande occasione  che
  era  quella  di fare dell'ente provincia un ente che effettivamente
  potesse gestire le competenze di questa elefantiaca struttura che è
  la Regione siciliana, quello avrebbe consentito sì di snellire e di
  dare  risposte, non abbiamo colto questa grande opportunità  e  non
  abbiamo  colto  neanche  l'opportunità  di  andare  all'elezione  a
  suffragio universale.
   Personalmente,   sulla  legge 7 votai  contro  proprio  su  questo
  perché  ritenevo che non fosse giusto espropriare i  cittadini  del
  proprio diritto di voto, stiamo creando un ulteriore mostro  che  è
  quello di dare in capo ai sindaci, ai consiglieri comunali anche le
  competenze delle province; prima gli abbiamo dato quelle sugli Ato,
  poi  quelle  sulle  SRR, adesso gli diamo pure le competenze  delle
  province e fra qualche giorno gli daremo le competenze del  Senato,
  creando  un  mostro;  questi sindaci, che hanno  già  delle  grandi
  difficoltà  a dovere amministrare i propri comuni con i  tempi  che
  corrono, si trovano a dovere gestire questa mole di lavoro.
   Badate  bene anche la legge nazionale ha previsto delle  forme  di
  elezione,  la  legge nazionale prevede, infatti,  che  sia  per   i
  liberi  consorzi sia per le città metropolitane gli statuti possano
  prevedere la possibilità di elezione diretta.
   Quindi, lo Stato lo fa, noi in Sicilia che come al solito siamo  3
  o 33, invece, andiamo direttamente all'elezione di secondo livello.
   Penso  che  questa legge, così come viene proposta,  non  darà  le
  risposte che noi ci aspettiamo, è verosimile una proliferazione dei
  centri  di costo, perché è verosimile una proliferazione dei liberi
  consorzi stessi; ci sono degli elementi apprezzabili, il fatto  che
  vengano  garantiti   i  9  liberi consorzi  iniziali,  cioè  quelli
  coincidenti  con le province, mi sembra un fatto giusto  anche  dal
  punto di vista di storia e di omologazione dei territori.
   Mi  auguro,  quindi,  che questa legge possa nel  corso  dell'iter
  subire delle modifiche, soprattutto per quanto riguarda il problema
  dell'elezione   diretta,  quantomeno  del  Presidente,   anche   le
  competenze  sono  assolutamente insufficienti, si parla  di  cinque
  competenze  di  programmazione, io  penso,  invece,  che  bisognava
  caricava  tutta  una serie di cose soprattutto per quanto  riguarda
  l'edilizia sovvenzionata, per quanto riguarda le autorizzazioni  in
  materia  ambientale, per quanto riguarda anche  le  competenze  che
  riguardano   l'Eas   e,  quindi,  la  motorizzazione   agricola   e
  quant'altro.
   Poteva  essere  un'occasione per snellire una serie di  competenze
  della  Regione  e  trasferirle alle province,  mi  auguro  che  nel
  dibattito  che  si avrà in questi giorni  e dagli  emendamenti  che
  verranno  presentati possa uscire fuori un miglioramento di  questa
  norma.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   signori
  Assessori,   questo disegno di legge costituisce un oltraggio  alla
  dignità legislativa di questo Parlamento e lo dico assumendomi  per
  intero la responsabilità morale e politica di quello che dico.
   Se  i  mugugni,  se  i  silenzi, se le perplessità  avessero  voce
  sarebbe  un coro di proteste, dentro e fuori da questo Palazzo,  su
  un  disegno  di legge che è il frutto di un capriccio estemporaneo,
  di  un  trastullo  domenicale del Governatore di questa  Terra  ed,
  invece,  doveva  rappresentare  il  frutto  meditato,  consapevole,
  responsabile di un processo evolutivo al quale nessuna  istituzione
  pubblica può e deve sottrarsi.
   I  colleghi Formica e Ioppolo, del mio Gruppo parlamentare,  hanno
  abbondantemente e molto meglio di me dimostrato, in termini tecnici
  e politici, l'inconsistenza di questo disegno di legge.
   Tutti  siamo  consapevoli che occorre ricercare un  nuovo  modello
  organizzativo, soprattutto noi, assessore Valenti,  -  noi  che  da
  mesi sosteniamo la necessità di avviare una grande e ampia stagione
  di riforme.
   Abbiamo   lanciato  da  questa  tribuna  un  appello  formale   al
  Presidente Crocetta affinché si intestasse una stagione di  riforme
  che  a cominciare dai consigli circoscrizionali passasse dai comuni
  alle  province e dalle province alla Regione, con la  necessità  di
  revisionare  lo  Statuto siciliano, con la  necessità  di  adeguare
  l'autonomia ai mutati rapporti con lo Stato - anche in forza  della
  riforma del Titolo V della Costituzione -, con la necessità di fare
  di  questa  Regione, sempre più delegittimata anche  attraverso  un
  preciso  proditorio  disegno,  una Regione  di  respiro  europeo  e
  Mediterraeneo.
   Questo abbiamo chiesto fin dal nostro insediamento ed,  invece, ci
  ritroviamo  di  fronte ad una specie di riforma che  sembra  essere
  diventata  il mezzo e non il fine e mentre tutti, invece,  sappiamo
  che la riforma è soltanto lo strumento per arrivare a che cosa,  ad
  un  Governo del territorio che possa consentire rapporti funzionali
  fra gli attori istituzionali e non, presenti su quel territorio  in
  termini di efficienza ed efficacia.
   Mi  chiedo  se la teoria del risparmio dei costi delle  spese  può
  legittimare, da sola, una riforma come quella che voi avete pensato
  di sbandierare  Lei stessa, Assessore, ha detto, nel suo intervento
  di ieri pomeriggio, che si impone la necessità di razionalizzare le
  spese. Bene  Mi chiedo quale razionalizzazione delle spese
   Vi  siete chiesti gli effetti che questa pseudo-riforma avrebbe in
  termini  di  costi, con l'aumento in termini di  diseconomia  e  di
  scala  e, quindi, a causa del frazionamento dei contratti esistenti
  in  capo ad un unico soggetto erogatore di servizi dopo che  avrete
  moltiplicati i centri di spesa e le centrali di committenza?
   Vi   siete  chiesti  quali  saranno  le  spese  maggiori  con   la
  sottrazione  di competenza alle province siciliane e  l'affidamento
  di altri compiti ai comuni? In Sicilia 150-200 milioni almeno
   Vi siete chiesti quanto, nel campo dell'edilizia scolastica, potrà
  determinare il frazionamento dei contratti global service  con  una
  spesa maggiore di almeno 60 milioni di euro nella nostra Regione?
   Vi  siete chiesti quali effetti avrà questa riforma in termini  di
  livelli  di  servizi,  cioè il trasferimento  di  funzioni  rese  a
  livello  qualitativo unitario delle province, e ora che  dovrebbero
  passare  ai  comuni verrebbe imposto un aggravio  aggiuntivo  delle
  competenze? A parte i maggiori costi per le diseconomie fiscali con
  effetti negativi sui servizi stessi.
   Vi siete chiesti quale effetto avrà sul patto di stabilità interno
  dei  comuni? L'incremento della spesa corrente di quella  in  conto
  capitale  verrebbe a gravare sui comuni in maniera devastante,  con
  effetti  imprevedibili sulla gestione degli  equilibri  dei  comuni
  stessi.
   Vi  siete chiesti quali effetti devastanti avrebbe questa  riforma
  sul  patrimonio?  Sul patrimonio che dalle province  dovrà  passare
  inevitabilmente ai comuni, anche per quei beni immobili  che  hanno
  una ricaduta e una valenza di carattere sovracomunale? Come faranno
  i   comuni  a  dividere  le  spese?  E  non  sono  solo  spese   di
  mantenimento,  ma  sono anche spese legate alla funzionalità  delle
  strutture stesse.
   Vi    siete   chiesti   quali   effetti   avrà   questa    riforma
  sull'indebitamento? Al trasferimento di enti diversi del patrimonio
  immobiliare    deve,   infatti,   conseguentemente   arrivare    il
  trasferimento   degli  oneri  in  essere  per  l'ammortamento   dei
  contratti,  contratti  sottoscritti  per  l'acquisto   o   per   la
  costruzione  degli immobili. Come faranno i comuni a pagare  questi
  debiti? In Sicilia, solo per le province, sono di oltre un miliardo
  e  500 milioni di euro. Ve lo siete chiesti? Come farebbe il comune
  trovandosi  nella impossibilità di contrarre - peraltro se  dovesse
  pagare queste rate - altre mutui per assecondare gli obiettivi  del
  territorio comunale?
   Vi  siete  chiesti quale effetti avrebbe sul personale - non  solo
  dal punto di vista morale - se le funzioni delle province dovessero
  passare  ai dipendenti  e i dipendenti dovrebbero passare  in  capo
  alle  regioni  per gli aumenti contrattuali previsti, tra  l'altro,
  dal contratto di lavoro dei dipendenti regionali? E se i dipendenti
  dovessero  restare attribuiti ai comuni per una serie  di  ragioni?
  Perché  l'aumento  per  il  comune del comparto  di  spesa  per  il
  personale  farebbe ampiamente superare il limite massimo  di  spesa
  consentito  dalle  leggi  nazionali e, quindi,  la  possibilità  di
  sforare il patto di stabilità.
   Ve  le  siete  chieste queste cose? Come si fa  a  presentare  per
  riforma una iniziativa così estemporanea, così improvvisata   Quale
  risparmio, se l'obiettivo è quello di potere tacere qualche collega
  deputato   o  qualche  ras  del  territorio  provinciale   dandogli
  l'illusione di una mini provincia con un libero consorzio di comuni
  al  punto  tale  che,  secondo la vostra previsione  di  legge,  in
  Sicilia  ne  potremmo avere tra sei mesi anche 10,  12,  20  liberi
  consorzi  di  comuni  E se moltiplicate i centri  di  spesa,  e  se
  moltiplicate  i  centri di committenza della  spesa,  come  fate  a
  parlare di risparmi? Ma con quale ardore potete pensare di farlo
   Ci  troviamo di fronte a due schieramenti: uno conservatore e  uno
  riformista.  Paradossalmente  lo  schieramento  conservatore  è  il
  centrosinistra,  guida comunista, e lo schieramento riformista è il
  centrodestra. Voi che volete riportare la provincia indietro di  60
  anni quando non votavano i cittadini e decidevano gli apparati  dei
  partiti  attraverso i consiglieri comunali e noi che  riteniamo  la
  elezione diretta una conquista della democrazia. La Sicilia è stata
  la   prima  in  Italia,  Assessore  Valenti,  a  introdurre  questo
  principio  e  lo  vogliamo  difendere  tagliando  le  unghie   alla
  partitocrazia e ridando protagonismo ai cittadini.
   Ecco perché si vuole riportare indietro di 60 anni la macchina del
  tempo:   perché  volete  togliere  ai  cittadini  il   diritto   di
  esprimersi. Avete paura del confronto elettorale  Volete riproporre
  una  formula di autorità gerarchica che vede nel cittadino  non  un
  protagonista  della politica, ma un suddito. Un suddito  del  gioco
  del potere e dei partiti.
   Signor  Presidente, chiedo perdono, ma sono costretto a  chiederle
  qualche altro minuto perché io non parlo mai; ma questo è un  tema,
  lei  sa,  anche  per la mia storia personale, che mi appassiona  in
  modo particolare. La ringrazio per la concessione.
   Questa è una norma incostituzionale e lei, Assessore, lo sa. E' un
  tecnico, ci ha lavorato in questo Palazzo. Lei sa benissimo che  un
  soggetto intermedio non può consentire l'elezione di secondo grado.
  C'è una giurisprudenza consolidata, da questo punto di vista, della
  Corte  costituzionale.  La  natura di  ente  territoriale  comporta
  necessariamente  la elezione diretta. Perché state  andando  avanti
  quando  sapete  quale sarà la sorte? Perché? Quale  piacere  volete
  passare?
   Peraltro, se i liberi consorzi dei comuni dovessero essere gestiti
  da   organismi  formati  dai  sindaci  sapete  benissimo   che   si
  determinerebbe una sorta di sistema di veto incrociato,  perché  il
  sindaco obbedisce al consenso della propria città; e di fronte alla
  programmazione,  perché  anche di programmazione  voi  parlate,  di
  strutture  sovracomunali, chi garantisce i piccoli comuni  rispetto
  alle  pretese  altrettanto legittime dei gangli dei grossi  comuni?
  Come  si  fa  a  potere tagliar fuori il vincolo che lega  l'eletto
  all'elettore  e  viceversa?  Come  si  può  salvare  la  democrazia
  deliberativa con questa formula facendo finta di non mortificare  e
  massacrare  la  democrazia  rappresentativa?  Non  ci  può   essere
  democrazia   deliberativa   se  non   coniugata   alla   democrazia
  rappresentativa. E voi, invece, avete deciso di mettere fuori gioco
  il cittadino. E' l'unico attore assente in questo progetto
   Ma  vi  rendete conto nel momento in cui la gente chiede di essere
  protagonista, di partecipare, nel momento in cui cresce la distanza
  tra  Palazzo e piazza, voi tenete fuori il cittadino e date  spazio
  ai  partiti? Se  togliete il diritto al voto ai  cittadini  e  agli
  elettori chi garantisce, assessore Valenti, l'essenziale binomio di
  condizione  di  autorità, cioè dell'esercizio di un  potere  su  un
  qualcosa  e  l'assunzione  di  responsabilità,  cioè  l'obbligo  di
  rispondere  della propria azione? E come si risponde della  propria
  azione  se  si  recide  il  rapporto tra  eletto  e  consenso,  fra
  preventivo  e consuntivo? La norma che il Mortati ha consacrato  in
  un suo testo già negli anni '50  Norme elementarissime
     Come  potete far passare per innovazione la città metropolitana?
  Come  potete,  in  nome  di una linea di finanziamento  dell'Unione
  europea?  Ho chiesto perché le città metropolitane? Perché arrivano
  i  fondi dell'Unione europea  Vergogna  E un progetto istituzionale
  si  fa cogliendo la contingenza di una opportunità finanziaria?  Un
  progetto istituzionale si crea per resistere nel tempo, per  essere
  utile  al  territorio,  per determinare sviluppo,  per  determinare
  economia.  E se le città metropolitane debbono attingere  ai  fondi
  dell'Unione europea, quale sorte avranno le aree interne, il 92 per
  cento  del  territorio siciliano  Come potete  dare  priorità  alla
  città   metropolitana   per  attingere  l'opportunità   dei   fondi
  strutturali  e  non  compensare  con  un   altrettanto  prioritario
  intervento  per le aree più degradate che sono quelle  dell'interno
  dove  i  tassi  di disoccupazione superano, lambiscono  il  50  per
  cento   Come  fate  a giustificarlo  Nelle aree pedemontane,  nelle
  aree interne, nelle aree costiere  Come fate
   La città metropolitana, l'ho detto - e mi si consenta il termine -
  è  una porcheria  Farà ridere l'Europa  Non potete rispondere  alle
  sollecitazioni  dei  campanilismi  che  sono  superati  perché   lo
  suggerisce  la  drammatica  condizione  economica  oltre   che   il
  buonsenso
   E allora, la riforma vera si poteva fare e noi l'abbiamo proposta,
  il   nostro   Gruppo  e  sostanzialmente  tutto  il   centrodestra:
  modificare   la   Provincia.  Se  il  cancro  è  il   costo   della
  rappresentanza  democratica  e  la  democrazia  costa   perché   la
  democrazia  è frutto di un impegno comune che i nostri padri  hanno
  consacrato.
   Io  credo  che  andava  modificata la Provincia,  certo,  maggiori
  competenze. Riduciamo i costi, riduciamo i consiglieri provinciali,
  riduciamo  gli  assessori del 50, del 70 per  cento,  riduciamo  le
  indennità  al  Presidente della Provincia; però,  la  Provincia  ha
  bisogno  di  alleggerire la Regione, perché se la Provincia  finora
  non  ha  funzionato  con  la legge 9 del 1986  non  è  colpa  della
  Provincia  che è inutile, ma è colpa della Regione che è arraffona,
  e non lo dico io, l'ha detto lei, assessore proprio ieri:  dobbiamo
  alleggerire  la Regione di tutta una serie di competenze   -  leggo
  testualmente  -   che  fino  a questo  momento,  forse  in  maniera
  impropria,  la  Regione  aveva  tenuto  per  sé .  Ecco  perché  la
  Provincia  non ha avuto efficacia ed efficienza. Per un  furto  con
  destrezza,  compiuto dalla Regione, non perché la  Provincia  è  un
  ente  inutile. Lo ha detto il Governo, sono soddisfatto per  questa
  confessione
   Ed  allora,  se  la  Provincia è un ente utile,  perché  lo  state
  devastando? Perché non togliete alcune funzioni alla Regione  e  la
  lasciate   soltanto   per  legiferare,  per   controllare   e   per
  pianificare? Perché non aboliamo l'Istituto Case Popolari  e  diamo
  le  competenze  alle Province? Perché non aboliamo  i  consorzi  di
  bonifica  e diamo le competenze alle Province? Perché non  facciamo
  approvare  alle Province il Piano regolatore generale  dei  Comuni,
  invece  di  condannare  gli  enti locali  ad  attese  estenuanti  e
  assolutamente incompatibili con la legale gestione del  territorio?
  Perché  non diamo le competenze della motorizzazione alle Province?
  Perché  non  diamo  gli  ATO  rifiuti  alle  Province?  Perché  non
  affidiamo  l'ATO  acqua  alle Province?  Perché  non  affidiamo  le
  competenze del commercio, del turismo alle Province? Perché, se era
  questo il nostro progetto  Riduciamo i costi invece di moltiplicare
  i centri di spesa
   Vi  siete resi conto che su questa vostra riforma non c'è una sola
  voce  favorevole  al di là del vostro capriccioso  Governatore?  Vi
  rendete  conto?  I  sindaci  hanno fatto  la  levata  di  scudi,  i
  dipendenti  provinciali sono in agitazione  da  mesi,  i  segretari
  generali  delle  Province hanno varato un documento  di  fuoco.  Le
  organizzazioni  sindacali  - è di ieri l'ultimo  comunicato  -  gli
  esperti   del  diritto  costituzionale  e  lo  hanno   detto   alla
  Commissione I quello che pensavano, l'ANCI Sicilia non ne  parliamo
  quello  che  è  uscito  fuori. Ed  allora,  perché?  Perché  questa
  forzatura  se  nessuno è d'accordo a questo tipo di  riforma  e  se
  tutti  siamo d'accordo, invece, ad una riforma globale,  ma  serena
  che  imponga  una  Commissione di studio, che faccia  riflettere  i
  Gruppi  parlamentari,  che si confronti con le  università   Perché
  questa fretta? Che senso ha?
   Ecco  perché noi presenteremo decine di emendamenti già a  partire
  dalle  prossime ore per impedire che si arrivi all'approvazione  di
  un  testo  così  devastante, così contraddittorio  che  offende  la
  tradizione  legislativa di questo Parlamento. State  informando  la
  vostra  azione a principi surreali, siete in perfetta coerenza  con
  il  Presidente  della I Commissione, il quale ha  dichiarato  -  il
  deputato Cracolici - qualche ora fa che la politica è l'arte  della
  fantasia. No, signor Presidente, no signori Assessori, no  colleghi
  deputati.  La politica non è l'arte della fantasia. La  politica  è
  l'arte del possibile, perché è l'arte del Governo dei popoli. E  il
  Governo   dei  popoli  significa  crescita,  sviluppo,   progresso,
  benessere. Questo disegno di legge che voi state portando avanti  è
  la negazione di ognuno di questi obiettivi. Assumetevene per intero
  la  vostra  responsabilità,  confidando  invece  noi  nell'autonomo
  giudizio di una parte, mi auguro la gran parte, di quest'Aula.

   PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Figuccia, in  qualità
  di componente della Commissione. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA, Vicepresidente della Commissione. Signor Presidente,  io
  ho  chiesto di parlare perché, in effetti, noi ci troviamo dinnanzi
  ad  un nuovo testo. Ieri ero già intervenuto durante la discussione
  generale   e,  quindi,  se  il  testo  fosse  rimasto  lo   stesso,
  ovviamente, avrei evitato di tediare ulteriormente l'Aula.
   Tuttavia,  mi rendo conto che le carte in tavola sono cambiate  e,
  per  ritornare  alle  parole  del Presidente  Musumeci,  ahimè,  il
  tentativo  di introdurre l'arte della fantasia da parte  di  questo
  Governo questa sera, ancora una volta, viene attuato.
   Di  questo,  ovviamente, me ne rammarico, ma non me  ne  rammarico
  certo sul piano personale né sul piano politico, ma me ne rammarico
  invece  sul  piano delle ricadute che tutto questo ha  rispetto  ai
  cittadini.
   Io  stamattina ho fatto un giorno, una visita istituzionale presso
  la  sede  della Provincia regionale di Palermo e ho avuto  modo  di
  ascoltare la voce di tanti dipendenti di quella Provincia;  non  so
  se  nelle  altre  Province la situazione  è  differente,  ma  posso
  garantirvi  che  ho  trovato un clima di grande preoccupazione,  un
  clima  di chi non riceve certezze dalla politica, un clima  di  chi
  non  avverte la consapevolezza di un indirizzo chiaro da  parte  di
  chi  dovrebbe  darlo  e che, quindi, si trova  costretto  a  subire
  quelle  che  percepisce  alla fine come vere  e  proprie  angherie.
  Perché  angherie  sono  quelle  da  parte  di  questo  Governo  che
  sottopone  i  dipendente,  per quanto mi riguarda  della  Provincia
  regionale di Palermo, ma sono certo di poter dire che la situazione
  è  la  stessa in tutte le Province, angherie sono quelle a cui sono
  sottoposti questi lavoratori. E lo sono sottoposti non in  funzione
  di  una  percezione soltanto che io oggi ho, ma lo  sono  anche  in
  funzione di alcune note che abbiamo ricevuto come I Commissione  in
  questi giorni.
   Fino  alla scorsa settimana una nota urgentissima citava  la  nota
  stessa  una  richiesta di riduzione urgentissima per affrontare  le
  questioni legate alle cautele e ai diritti di questi lavoratori  ai
  livelli  occupazionali dei dipendenti della Provincia che  mi  sono
  anche  state spiegate. Loro dicono: in questo momento la  Provincia
  regionale di Palermo fa riferimento ad un territorio con  oltre  un
  milione  di  abitanti, la nuova struttura crea dei liberi  consorzi
  dei comuni che possono fare riferimento ad un numero anche legato a
  150 mila abitanti, evidentemente cambia il coefficiente che lega il
  numero dei dipendenti al numero degli abitanti e, quindi, in questo
  caso,  viene  messo in discussione anche in funzione del  patto  di
  stabilità la certezza per questo personale.
   E questa è soltanto una questione che riguarda fino ad ora abbiamo
  citato  i dipendenti della Provincia rispetto ai quali, devo  dire,
  questa   volta   questo   testo  ha  seguito  probabilmente   delle
  sollecitazioni di questi giorni in qualche modo usa dei correttivi.
   Alcun  correttivo, tuttavia, utilizza rispetto alle questioni  che
  sono  state  già  citate, ad esempio, i consorzi  universitari,  ad
  esempio  le  partecipate, ad esempio quelle partecipate  in  house,
  come,  ad esempio, nel territorio della Provincia di Palermo accade
  nel caso della Palermo Energia, i quali soggetti dipendenti vengono
  come  dipendenti  di serie B pur essendo essi stessi  soggetti  che
  fino  al  31 dicembre invece, erano beneficiari di somme che  erano
  inserite  nello  stesso  bilancio  della  Provincia  regionale   di
  Palermo.
   Gli stessi dipendenti mi chiedono quale sia stata la logica che ha
  portato  a  questa  razionalizzazione, gli stessi  mi  chiedono  se
  effettivamente  dei  risparmi  ci  siano  ed  evidentemente  no  ne
  intravedono l'ombra, e gli stessi evidentemente mi chiedono se  sia
  stato  rispettato quel principio legato al rispetto della autonomie
  locali   che   viene   sancito  anche  dalla  nostra   Costituzione
  all'articolo  5  e  che  definisce, ovviamente,  che  le  autonomie
  locali,  le  province, quindi, siano preesistenti alle  Regioni  e,
  pertanto,  dovrebbero essere espressione della volontà di assemblee
  elette con un voto libero e segreto.
   Io  ho  l'onore  di  avere  il ruolo di vicepresidente  di  questa
  Commissione  e,  ahimè, devo dire che mi sono  trovato,  per  buona
  parte  dei  lavori della Commissione, in accordo  con  il  percorso
  svolto.  Tuttavia,  devo dire che le dichiarazioni  fatte  oggi  da
  esponenti   della   Commissione  determinano  una   condizione   di
  disaccordo.
   Oggi  stesso ho assistito a due serie di dietrofront. Oggi  stesso
  ho  assistito a dei cambi di marcia, mi sembrava che,  in  effetti,
  non  ci  fosse  l'accordo  e  poi, invece,  quell'accordo  è  stato
  ritrovato  con  buona  pace, non soltanto,  dell'articolo  5  della
  Costituzione,  ma  anche  con  buona pace  dell'articolo  51  della
  Costituzione,  rispetto  al quale, anche lì,  era  stata  posta  la
  questione di costituzionalità, rispetto al quale anche lì si  vuole
  negare quel diritto di elettorato passivo che spetterebbe a tutti i
  cittadini.
   Io  la  ringrazio  per avermi dato la parola.  Evidentemente,  lei
  riconosce  che  il  testo  è  un altro e,  quindi,  la  discussione
  generale  che stiamo affrontando, si confronta con una  riscrittura
  ancora,  con  un emendamento sostitutivo all'articolo 1  che  parla
  dell'idea  che ciascuno dei liberi consorzi comunali e consorzi  di
  comuni  appartenenti alle corrispondenti Province regionali,  fatte
  eccezione per i comuni di Palermo, Catania e Messina, istituite  in
  città metropolitane che non erano, invece, citate nella riscrittura
  alla  quale  eravamo arrivati ieri. Con un emendamento  sostitutivo
  all'articolo 2 che fa riferimento alla continuità territoriale  fra
  i  comuni  aderenti o ad una popolazione non inferiore a  150  mila
  abitanti.
   Io  ricordo,  però, che in prima Commissione la  questione  legata
  alla  continuità  territoriale era stata affrontata  e  ci  eravamo
  chiesti: qualora  un  comune non può essere garantito  dal  sistema
  della continuità territoriale perché il comune accanto non aderisce
  al  libero  consorzio del comune, quel comune  che  fine  farà?  Si
  consorzierà con chi, se non c'è la continuità territoriale?
   Avevamo,  poi, posto un vincolo che era quello del 20  per  cento,
  per cui si poteva uscire dal libero consorzio dei comuni purché non
  si svuotasse di oltre il 20 per cento il numero di abitanti.
   Questo mi sembrava a garanzia di tenere il tetto, seppur minimo  e
  già  di  per sé atipico, di 150 mila abitanti, saltando il  vincolo
  del  20 per cento potremo arrivare a costituire liberi consorzi  di
  comuni, pure di 150 mila abitanti perché oggi nascono con 150  mila
  abitanti  e fra un anno saranno di 60 o 50 mila abitanti. Metteremo
  insieme  tre  piccoli comuni che saranno portatori di interessi  di
  liberi consorzi, con buona pace per le identità territoriali.
   Così  potrei continuare, signor Presidente, sulle aberrazioni  che
  vengono  offerte  all'articolo 4, con una serie di avvitamenti.  25
  consiglieri  nei liberi consorzi con popolazione fino  a  200  mila
  abitanti,  35 consiglieri con popolazione fino a 350 mila abitanti,
  45 consiglieri negli altri liberi consorzi dei comuni.
   Mi chiedo in quali istanze e con il contributo di quali matematici
  questa norma sia stata scritta. Altro che arte della fantasia   Qui
  siamo davvero all'arrampicarsi sugli specchi, qui siamo davvero  al
  desiderio  di  offrire,  a  tutti  costi,  un'idea  che  si   regge
  assolutamente sul nulla. Fino ad arrivare a prevedere che nel  caso
  in  cui nessun sindaco ottenga la maggioranza indicata al comma  1,
  si  proceda al ballottaggio tra i due sindaci che abbiano  ottenuto
  il maggior numero di voti. Si prevede, davvero, l'imprevedibile  Si
  prevede quello che accade soltanto nel mondo della fantasia.
   Signor  Presidente  io  credo che questo testo,  davvero,  non  lo
  voglia  nessuno. Lo ha immaginato, ipotizzato, scritto, pensato  ed
  imposto  il  presidente Crocetta a questo Parlamento  senza  alcuna
  maggioranza  e  questo lo testimoniano i banchi vuoti  di  tutti  i
  partiti  di  maggioranza  che hanno abbandonato  il  Presidente  in
  questa  sua  condizione  di isolamento costringendo  l'opposizione,
  qui, a tenere il numero tra i banchi e mortificando così un Governo
  che non ha maggioranza numerica.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lentini. Non essendo
  presente in Aula, decade l'iscrizione a parlare.
    E' iscritto a parlare l'onorevole Assenza. Ne ha facoltà.

   ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi avevo chiesto
  di  intervenire  nuovamente sull'ordine dei lavori,  il  presidente
  Ardizzone ha ritenuto di non darmi la parola, per carità.
   Volevo  intervenire proprio per evidenziare che, a fronte  di  una
  riscrittura  composta  anche dal punto  di  vista  della  corposità
  cartacea,  di 13 pagine, a fronte delle sole quattro paginette  che
  prevedeva il testo uscito dalla Commissione, parlare di riscrittura
  mi sembra veramente fuori luogo.
   Però,  le  regole  in questa Assemblea regionale vengono,  spesso,
  interpretate ad usum delphini e, quindi, la pur legittima richiesta
  della  opposizione  di  avere il termine, il tempo  necessario  per
  approfondire  questo  nuovo testo normativo, perché  di  questo  si
  tratta, non ha trovato accoglimento negli Uffici di Presidenza.
   Ed,  allora, ci tocca intervenire in sede di discussione generale.
  Io,  all'epoca,  quando ci siamo attardati nell'approvazione  della
  legge  regionale  n.  7  del  2013, ho  cercato  in  tutti  i  modi
  argomentando, sia pur nei limiti delle mie modeste capacità,  sulla
  irragionevolezza  di quella legge che da me fu definita  la   legge
  Giletti-Crocetta-Cancelleri .
   L'approfondimento e la prosecuzione dei lavori mi avevano convinto
  che, ad un certo punto, uno dei padri di questa norma si fosse reso
  conto dell'abnormità del risultato cui si stava andando a parare  e
  si  fosse  dissociato  da  questa pseudo paternità  e  mi  riferivo
  all'onorevole  Cancelleri  o,  comunque,  meglio,  al  Movimento  5
  Stelle,  perché l'approdo finale di questa norma, così come  appare
  nella  riscrittura  governativa, raggiunge il risultato  opposto  a
  quello che si prefigurava il Movimento 5 Stelle.
   Quando  è  intervenuto  l'onorevole  Cracolici,  poco  fa,  io  da
  ingenuo, da novizio dell'Aula parlamentare, mi aspettavo che avesse
  annunciato  formalmente le sue dimissioni  da  presidente  della  I
  Commissione,   stante l'assoluta inutilità dei lavori  condotti  in
  Commissione in questi mesi.
   Se  i  lavori  della Commissione devono essere  sostituiti  da  un
  incontro  in un albergo, o in una bettola romana, di rappresentanti
  che  in questo Parlamento non hanno ingresso perché non legittimati
  dalla volontà popolare e dal voto dei cittadini siciliani, e questa
  ulteriore riscrittura romana, che è stata - mi dicono, io  non  ero
  presente  - stracciata letteralmente dall'onorevole Cracolici  alla
  presenza del Presidente della Regione, in quanto agli uffici  della
  Commissione ne avevano accertato l'assoluta irragionevolezza, oltre
  che  la palese illegittimità ed incostituzionalità, venire poi  qui
  ad alzarsi e a dire che tutto sommato questa riscrittura non faceva
  altro  che  chiarire alcuni punti del lavoro della Commissione,  mi
  sembra veramente il gioco delle tre carte.
   Allora, siccome io invece sono coerente con le osservazioni che ho
  fatto  mesi fa, che ho cercato di fare in quelle pochissime  sedute
  in  cui  sono stato membro della I Commissione, ribadisco tutta  la
  ferma  contrarietà a questa norma che, se andrà  in  porto,  ma  mi
  auguro che non riesca ad andare in porto, e gli interventi di tutti
  i  colleghi della pseudo maggioranza che finora si sono avvicendati
  su questo podio mi confortano in questa speranza, perché ancora una
  voce  favorevole a questo impianto normativo non sono  riuscito  ad
  ascoltarla, allora mi appello alla vostra capacità di discernimento
  ed alla vostra autonomia di pensiero.
   Non si può, per ordine di scuderia, votare una legge che voi tutti
  non  condividete  e che sapete sarà devastante per l organizzazione
  della Pubblica Amministrazione e degli enti locali in Sicilia.
   Dicevo,  signor  Presidente,  qui  ci  sono  due  vulnus  iniziali
  insuperati ed insuperabili. In primo luogo la legge 7 del 2013, che
  fissava  un  termine inderogabile, il 31 dicembre  2013,  e  nessun
  intervento  successivo  o  suppletivo  può  sanare  questo  difetto
  iniziale,  per  cui  il  2  gennaio si  dovevano  indire  i  comizi
  elettorali.  Sulla  base di quella norma, che era  ormai  priva  di
  efficacia  perché  quel termine era scaduto  e  non  poteva  essere
  prorogato  in  alcun modo, noi abbiamo impiantato  una  discussione
  surreale.   Nel   frattempo   abbiamo  attuato   l'ennesima   norma
  incostituzionale   prorogando  ancora  i   commissariamenti   delle
  province  e  per  due  province siamo  al  terzo  commissariamento,
  sforando sinanco le leggi della gravità e del buon senso oltre  che
  quelle del diritto.
   Ed  oggi  siamo costretti, in un'Aula deserta, il che dimostra  il
  grande  interesse del Parlamento siciliano, ed io  sono  vergognato
  per   questo   atteggiamento  dei  colleghi,  ad  intervenire   per
  evidenziare  qualcosa  che  anche  l'ultimo  scolaretto  di  scuola
  elementare potrebbe ben capire.
   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   o   noi   aderivamo
  all'impostazione  del  Movimento Cinque Stelle  -  e  spero  che  i
  colleghi del Movimento Cinque Stelle mi ascoltino - che era  quello
  di affidare a questi organismi solo dei compiti di riorganizzazione
  dei servizi, ed allora questo si poteva fare con legge ordinaria, o
  altrimenti  - e quindi senza rappresentanza e senza voto  qualsiasi
  di suffragio diretto - noi ricadiamo nel principio dell'articolo 51
  della  Carta Costituzionale, che prevede espressamente  che  per  i
  casi   delle   autonomie  locali  il  principio  di  rappresentanza
  democratica è invalicabile
   E'  inutile che ci giriamo attorno. E' inutile che fra un mese poi
  ce  la prendiamo col Commissario dello Stato, brutto e cattivo, che
  ci  impugna le leggi, quando non riflettiamo nemmeno sulle  nozioni
  elementari che devono regolare questa materia.
   Mi  riservo  di intervenire successivamente sui vari articoli,  ma
  qui  cogliendo  da  fiore in fiore ci sarebbe da fare  nottata.  La
  moltiplicazione  dei pani e dei pesci la fece  nostro  Signore,  la
  moltiplicazione dei consorzi, o meglio delle province camuffate,  e
  denominate  liberi  consorzi, la fa il buon Crocetta,  raggiungendo
  così  quel  suo  sogno  di  trasformare  la  sua  città  natale  in
  provincia, sia pure chiamata come capoluogo dei liberi consorzi.
   Ma  questo  ci  costerebbe poco, ci costerà  molto  invece  perché
  questi liberi consorzi potrebbero diventare e diventeranno ventidue
  in  Sicilia,  con la moltiplicazione delle spese.  Cari  amici  del
  Movimento 5 Stelle, riflettete anche su questo. Questo era  l'altro
  cavallo  di  battaglia che voi vi prefiggevate, bel  risultato  che
  state ottenendo insieme a questo Governo moltiplicando i centri  di
  spesa, e trasportandoli da nove a ventidue.
   E  non  è  finita, perché c'è l'altro capolavoro di questa  pseudo
  riforma: le tre città metropolitane. In Europa ne abbiamo dieci, in
  Sicilia  ne  creiamo  tre.  Nel  progetto  di  riforma  attualmente
  all'esame  del  Parlamento, in tutta Italia ne sono previste  otto,
  per alcune Regioni nessuna, per le Regioni più fortunate una, e noi
  che siamo sempre più bravi degli altri, ne prevediamo tre.
   Allora, onorevoli colleghi, io vi dico fermiamoci, colleghi  della
  maggioranza che avete parlato, onorevole Alloro, onorevole Rinaldi,
  onorevole  Vullo,  sarebbe  lungo  enumerarvi  perché  tutti  avete
  dichiarato  cose forse ripetibili, forse peggiori delle  nostre  in
  riferimento  a questa pseudo riforma, io vi chiedo di fermarci,  di
  riflettere.  Per  andare  appresso  ad  uno  spot  televisivo   non
  distruggiamo  definitivamente un organizzazione importante  per  la
  vita dei nostri concittadini.

   PRESIDENTE.  Non  sono  presenti in Aula  gli  onorevoli  Firetto,
  Picciolo, Lo Sciuto, Formica, Gucciardi, D'Asero. Dichiaro decaduta
  la loro iscrizione a parlare.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, con me si  chiude
  stasera  la  discussione generale, nella completa  indifferenza,  e
  quasi  in una tensione di sufficienza che questo Parlamento, ma  io
  direi  soprattutto la maggioranza, manifesta nei  confronti  di  un
  testo di legge al quale non crede.
   E  lo  testimonia  l'assenza, innanzi tutto del  Presidente  della
  Regione  Rosario Crocetta, perché quella che doveva essere  la  sua
  norma, il suo vessillo della rivoluzione, non è stato assolutamente
  attuato.  E  non è stato attuato proprio perché sa che non  si  può
  attuare, proprio perché sa che quello che oggi si sta discutendo  è
  un   testo   raffazzonato,  rivisto,  riorganizzato,   risistemato,
  reintegrato,  ma  comunque  un  testo  molto  carente.   Noi   come
  opposizione  avevamo  anche dato un'apertura a  questo  disegno  di
  legge,  e  lo  avevamo  fatto  su  tre  principi  fondamentali,  il
  principio che era quello che ha esplicitato in maniera esemplare il
  Presidente  Musumeci,  che  era quella  dell'elezione  diretta  del
  Presidente dei liberi consorzi.
   Il  secondo  era  quello di fissare il numero dei liberi  consorzi
  nello  stesso numero delle province attuali e, come terza questione
  che  noi  abbiamo  chiesto, c'era quella  di  non  prevedere  città
  metropolitane  e  non  soltanto per  le  considerazioni  che  testé
  l'onorevole  Assenza  ha  esplicitato, ma  anche  perché  la  città
  metropolitana rischia di compromettere, di comprimere ulteriormente
  le aree interne della nostra Sicilia.
   E  non  erano  queste le condizioni per cui noi  avevamo  dato  la
  disponibilità al Presidente Crocetta quando oggi ci ha chiamati. Ci
  siamo   andati,  abbiamo  assistito  veramente  ad  una  situazione
  deplorevole, che non stiamo qua a raccontare, lo hanno raccontato i
  mass  media,  ma  quello  che noi vogliamo  stasera  evidenziare  è
  l'assoluta incongruenza di questo disegno di legge, che non si basa
  sull'efficienza  dei  servizi e sulla riduzione  dei  costi,  e  lo
  voglio dire ai colleghi del Movimento Cinque Stelle: l'avete  letto
  veramente?  Avete  letto  l'articolo  4,  laddove  viene   prevista
  l'assemblea  dei liberi consorzi? Avete visto di quanti  componenti
  si formeranno i liberi consorzi?
   Vi  do  soltanto un dato: nel caso in cui rimanessero nove  liberi
  consorzi,  e  probabilmente  così non  sarà,  ci  saranno  ben  390
  componenti  e,  con  i  sindaci  in  più,  ci  saranno  altri   315
  componenti,  che  sono  gli  eletti consiglieri  comunali,  poi  ci
  sarebbero altri 45 consiglieri in ciascuna città metropolitana  per
  un  totale  di  850 componenti di queste assemblee, che  dovrebbero
  rappresentare  cosa? La spartizione dei giochi di  Palazzo?  Perché
  questa claudicante se non sgangherata, se non impazzita maggioranza
  deve  cercare  di affidare ai propri proseliti non potendo  fornire
  alcunché,  questa  politica fallimentare di Crocetta  e  di  questo
  Governo che dovrebbe andare a casa.
   E  lo  vogliamo dimostrare ancora quando si dice, all'articolo  3,
  che le nomine sono a titolo gratuito. Possono anche essere a titolo
  gratuito,  ma al contempo si dice che le spese di missione  sono  a
  carico   degli   stessi  comuni  di  appartenenza,  e  soprattutto,
  l'assistenza  agli  organi,  perché ogni  consigliere,  ogni  nuovo
  Presidente,  ogni  nuovo componente della Giunta di  questi  liberi
  consorzi  o delle città metropolitane necessita di nuovi assistenti
  agli  organi, di nuovo personale, e quindi, a parte la  gratuità  è
  bene  considerare  quanto incide il costo che  l'incarico  comporta
  nella  esplicitazione  di  questo stesso  ruolo,  nell'espletamento
  della funzione che ciascuno deve porre in essere.
   Parliamo  di una norma che non ha ne capo ne coda, una  norma  che
  serve   soltanto  per  dare  la  facciata,  per  dire  che  abbiamo
  rivoluzionato  le  province,  ed  invece  no:  avete  distrutto  le
  province  E lo ha detto bene l'onorevole Fontana dicendo  che  ogni
  cosa inizia e deve finire, ma le cose nascono, la vita continua,  e
  tra la vita e la morte c'è la nascita, c'è la vita, ma la vita deve
  nascere  bene, e noi stiamo facendo nascere un bambino claudicante,
  un  bambino con delle malformazioni e queste malformazioni  saranno
  gravi, gravissime.
   Ecco  perché noi preannunciamo già da subito numerosi emendamenti,
  assessore,  numerosi emendamenti perché a lei non serve  portare  a
  casa  una  riforma  inutile, nociva, dannosa per i  territori,  una
  riforma  che  rappresenterà  la morte dei  territori  e  di  questa
  Sicilia.
   E  lo  voglio  dire al Movimento Cinque Stelle, perché  voi  avete
  detto  che  siete  contro gli organi intermedi, e dovreste  esserlo
  fino  alla fine. Ha ragione l'onorevole Assenza quando dice che  la
  vergogna di questa norma porta anche la vostra firma e la porta  in
  maniera  spregiudicata, la porta in maniera molto  chiara.  Ma  ciò
  nonostante  noi  la  contrasteremo e facciamo  appello  a  tutti  i
  deputati, a tutti i componenti anche di maggioranza, di buon  senso
  a  cui  rimane  ancora  un  minimo di  dignità  ma  soprattutto  di
  coscienza.
   Ed ha fatto bene il Presidente Musumeci a richiamarlo.
   La  coscienza  che  bisogna legiferare non per l'interesse  di  un
  partito,  non  per  l'interesse di un leader, non  soprattutto  per
  ingraziarsi un Presidente di Regione che in questo momento non è  a
  favore  di questa Regione ma anzi la contrasta e contrasta i propri
  cittadini,  i  siciliani che oggi si vedono mortificati  da  questo
  modo scellerato, da questo modo impazzito di operare.
   Ecco  perché temiamo il proliferare di liberi consorzi, Assessore,
  con la riscrittura dell'articolo 2 avete inserito la possibilità di
  creare  fino  a  venti-ventidue liberi  consorzi,  con  altrettanta
  moltiplicazione  di pane e di pesci, che sono i  consiglieri  delle
  assemblee, i presidenti, i componenti delle giunte. Ci saranno  più
  componenti  di  giunta  in  questi  liberi  consorzi,   che   nelle
  precedenti soppresse province. Questo è il risultato  Un  risultato
  veramente aberrante
   Come  si riorganizzeranno poi quando prolifereranno questi  liberi
  consorzi?
   L'ordinamento statale, le prefetture - come  ha detto  l'onorevole
  Vinciullo  -  le  questure, gli uffici provinciali  della  pubblica
  istruzione,  e l'ordinamento regionale, gli uffici provinciali  del
  lavoro e così la motorizzazione, il Genio civile.
   Ritorneremo comunque su questo tema e sull'articolato.
   Presidente Cracolici, a voi lasceremo quella vanagloria di  potere
  forse continuare in un percorso che è soltanto di fumo, di aria, ma
  di arrosto non c'è niente, e i siciliani lo sanno.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, dichiaro chiusa  la  discussione
  generale  e  pongo  in  votazione  il  passaggio  all'esame   degli
  articoli.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Ricordo  che  il termine per la presentazione degli emendamenti  è
  fissato  per domani, venerdì 14 febbraio 2014, alle ore 12.00.  Gli
  Uffici  faranno pervenire gli emendamenti presentati  ai  deputati,
  cosicché   si   avrà   il  tempo  necessario   per   presentare   i
  subemendamenti, il cui termine scadrà lunedì, 17 febbraio 2014 alle
  ore 12.00.
   La  seduta è rinviata a martedì 18 febbraio 2014, alle ore  16.00,
  con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone


   I  -Comunicazioni

   II  - Discussione dei disegni di legge:

            1)  -  Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
               metropolitane.  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-2
               474-542-543-546-613-638-662/A) (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            2)  -  Norme transitorie in materia di proroga delle gestioni
               commissariali provinciali.  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-1
               219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A) (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            3)  -  Ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori dei
               liberi consorzi comunali e delle Città metropolitane.  (nn. 642-3
               132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-
               662/A Stralcio II/A) (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            4)  -  Disposizioni per la riqualificazione dei beni immobili
               confiscati alla criminalità organizzata.  (nn. 579-607 IV stralci
               - 623/A) (Seguito)

             Relatore: on. Trizzino

            5)  -  Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
               Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
               Sicilia.  (n. 500/A)

               Relatore: on. Di Giacinto

            6)  -  Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35.  (nn.
               127-30/A)

               Relatore: on. Cappello

            7)  -  Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi
               derivanti dall'amianto.  (nn. 381-3-306-346/A)

               Relatore: on. Cascio S.

            8)  -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
               Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
               dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
               siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
               della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dell
               libertà civili, politiche, economiche e sociali . (n. 223/A)

               Relatore: on. Malafarina

            9)  -  Norme relative al funzionamento della forma di governo
               regionale, alla nomina ed alla revoca degli assessori, alla
               conclusione anticipata della legislatura, in attuazione degli
               articoli 9, 10, 41 bis e 8 bis dello Statuto della Regione.  (n.
               433/A)

               Relatore: on. Turano

            10)  -  Osservatorio equità e giustizia nelle filiere agricole e
               alimentari . (n. 348/A)

               Relatore: on. Alongi

            11)  -  Nuove norme in materia di panificazione . (n. 1/A)

               Relatore: on. Lombardo

            12)  -  Norme per la prevenzione delle patologie del cavo orale .
               (n. 475/A)

               Relatore: on. Picciolo

            13)  -  Anagrafe scolastica regionale . (n. 535/A)

               Relatore: on. Greco M.

            14)  -  Istituzione degli ecomusei della Sicilia . (n. 7/A)

               Relatore: on. Maggio

            15)  -  Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
               Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
               528/A)

               Relatore: on. Anselmo

                   La seduta è tolta alle ore 22.21

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli