Presidenza del Presidente Ardizzone
LANTIERI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Forzese, Raia, Trizzino e
Zafarana hanno chiesto congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione relativa all'interrogazione n. 1446
PRESIDENTE. Preciso che l'interrogazione n. 1446, annunziata nella
seduta n. 105 del 13 dicembre 2013, è da intendersi indirizzata
esclusivamente al Presidente della Regione, all'Assessore per
l'energia e i servizi di pubblica utilità e all'Assessore per le
autonomie locali e la funzione pubblica.
Onorevoli colleghi, su richiesta dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 18.00.
(La seduta, sospesa alle ore 16.37, è ripresa alle ore 18.35)
Presidenza del Presidente Ardizzone
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, siamo in fase di discussione generale e
ricordo che erano già intervenuti gli onorevoli Figuccia, Alongi,
Vullo, Laccoto, Grasso, Rinaldi, Turano e Barbagallo.
Riprendiamo sulla base dell'elenco fatto ieri, ma è chiaro che ci
sono degli assenti che non verranno dichiarati decaduti per
l'assenza momentanea, sulla base dei presenti.
Sull'ordine dei lavori
Presidenza del Presidente Ardizzone
IOPPOLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al di là del fatto
che in questo momento è assente il Governo e, quindi, la seduta
potrebbe, da parte sua, essere ulteriormente sospesa e rinviata, mi
pongo un problema di carattere generale e politico, signor
Presidente.
È risaputo, fatto assolutamente noto e notorio, che almeno dalle
ore 13.00 di stamane, esponenti di questa Assemblea siano riuniti -
soprattutto esponenti della maggioranza e, anche, rappresentanti
del Governo - ed è stato appreso, si apprende dagli organi di
stampa, come vi sia la possibilità della presentazione di una
ulteriore riscrittura di uno o più articoli o di uno o più
emendamenti.
Signor Presidente, le chiedo, prima di riprendere il dibattito
sulla discussione generale, di mettere quest'Aula nella condizione
di sapere qual è il testo sul quale stiamo lavorando, qual è il
testo su cui, singolarmente e come Gruppi parlamentari, dobbiamo
intervenire, quali siano i profili che si delineano per portare
avanti e poi giungere, possibilmente, alla conclusione di questo
stucchevole dibattito.
Non credo che in questo momento l'Assemblea sia nella condizione
di riprendere il dibattito generale sull'articolato e chiedo di
sapere, quindi, dal Governo - assente in questo momento - se vi è
la volontà di rimanere ancorati ai testi che abbiamo ricevuto ieri
o vi è in preparazione un nuovo testo parzialmente, o
completamente, diverso rispetto a quello che conosciamo.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che quanto
detto dall'onorevole Ioppolo sia assolutamente condivisibile se non
altro perché c'è stato un incontro, convocato dal Presidente
Crocetta, al quale erano stati invitati i Presidenti dei Gruppi
parlamentari di opposizione ai quali, ritenevamo, si dovesse
chiedere quali erano le proposte che le opposizioni volessero
eventualmente formulare, articolare, per arrivare ad una proposta
condivisa dell'intero testo.
Ho partecipato sino ad un certo punto all'incontro, fin quando
c'era stato, prima, un piccolo diverbio nella maggioranza, a
seguito del quale si è sospeso e si è rinviato; successivamente, ho
partecipato fin quando c'è stata una proposta, fatta da un
componente di quel consesso, e a un certo punto ha preso la parola
il Presidente Crocetta facendo e articolando alcune riflessioni ma
senza arrivare mai ad alcuna proposta o a recepire le proposte che
le opposizioni volessero manifestare.
Detto questo mi pare che non ci sia stato un accordo sostanziale;
siamo ritornati forse indietro rispetto a ieri e non perché
l'opposizione non volesse creare o proporre alcune iniziative
migliorative al testo, ma perché forse ancora riteniamo che la
maggioranza o il Governo non hanno intenzione o interesse di
avviare un serio confronto. Ne è la prova stasera l'assenza del
Governo; stiamo parlando alla Presidenza ma non abbiamo un
interlocuzione che poi è il Presidente o l'assessore Valenti o il
Governo, per cui faccio questa premessa per chiedere alla
Presidenza di potere rinviare alla settimana prossima la
continuazione della discussione generale perché vogliamo capire se
c'è una ulteriore proposta formulata rispetto alle due precedenti
oppure se si rimane a quanto deciso o formulato ieri, in assenza di
una linea chiara e sarebbe stato opportuno che il Governo venisse
in Aula a riferire dopo gli incontri avuti.
Penso che sarebbe bene rinviare alla settimana prossima,
continuando, se non ci saranno ulteriori proposte, discuteremo sui
testi che sono arrivati ieri in Aula e, se ci saranno altre
proposte, rifletteremo sulle nuove proposte e manifesteremo le
ulteriori nostre determinazioni.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avrei anche
voluto evitare di fare questo intervento, tuttavia il problema è
che ad oggi non abbiamo degli elementi su cui discutere. Erano
stati dati termini per gli emendamenti al testo base, erano stati
dati termini per gli emendamenti e la riscrittura da parte del
Governo; poi era stata sospesa l'Aula proprio perché una Conferenza
dei Presidenti dei Gruppi parlamentari avrebbe dovuto chiarire i
contenuti del testo. Quella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari si è trasformata in una setta segreta dove in realtà
neanche i Presidenti dei Gruppi parlamentari hanno potuto dire la
propria perché, in realtà, nelle segrete stanze, il Governatore da
solo doveva definire i dictat che erano stati dati in altre sedi,
sicuramente non in quella della Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari né tanto meno quella del Parlamento.
Ora ci ritroviamo - come si era detto - alle ore 18.00,
all'apertura dei lavori d'Aula e di fatto ancora alcuna nuova viene
rispetto al testo, un testo che sono certo non subirà ulteriori
modifiche rispetto a quello che è stato fatto finora, un testo che
conferma che le idee non sono assolutamente chiare, sono davvero
magmatiche.
Stamattina ho voluto fare un salto alla sede della Provincia di
Palermo; tra i dipendenti c'è una situazione di caos, di diffidenza
e di paura perché le RSU hanno mostrato preoccupazione ma non mi
sembra che ci sia alcun atteggiamento di cura o di attenzione da
parte del Governo rispetto a questi temi.
Bene, è arrivato il Presidente Crocetta. non so se con lui arriva
anche il testo che stavamo aspettando e quindi mi riservo di fare
un ulteriore intervento, una valutazione in funzione del testo che
forse sarà arrivato e ci sarà presentato, anche se su questo nutro
dei forti dubbi.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono davvero
preoccupato perché assisto da un po' di tempo ad un attacco
forsennato e da più parti per tentare di delegittimare questa
Assemblea, questo Parlamento.
Dico che assisto da alcuni giorni ad un attacco, che viene da più
parti, nel tentativo di delegittimare il Parlamento perché osservo
più azioni confluenti in questa direzione, in primis, quella
portata avanti dal Governo, prima sulla finanziaria e poi su questo
importante disegno di legge di riforma dell'assetto istituzionale
della nostra Regione.
Signor Presidente, quando da più parti, durante i lavori della
finanziaria, abbiamo fatto notare al Governo i ritardi nella
presentazione del documento e, successivamente, la irritualità
delle procedure parlamentari eseguite nell'iter previsto dal nostro
Regolamento e dalle leggi nell'approvazione della finanziaria, il
Governo ha continuato a tirare dritto per la sua strada, esponendo
poi il Parlamento, se stesso prima e, successivamente, a stretto
giro, il Parlamento, in quella rovinosa caduta che, comunque, noi
parlamentari ed i nostri uffici avevano abbondantemente
preannunciato.
Ora la stessa procedura e lo stesso film li stiamo vedendo a
proposito dell'approvazione di questa riforma dell'assetto
istituzionale delle nostre province e della nostra Regione, in
buona sostanza, dunque, delle ricadute che tutto ciò avrà sui
cittadini siciliani, i quali sono trascinati, da oltre due mesi, in
uno sterile dibattito: se ci debbano essere le province, se si
debbano chiamare province oppure consorzi e se questi consorzi
debbano avere delle funzioni o meno.
E, prima, in Commissione, la prego signor Presidente di prestarmi
ascolto, e poi, successivamente, in Aula, abbiamo assistito al
Governo che, a fronte dell'annuncio fatto, ha cambiato posizione
cento volte, non mettendo in condizione il Parlamento stesso di
discutere della questione.
Ora, signor Presidente, non possiamo continuare in questo
balletto che cerca di lasciare il cerino, alla fine, nelle mani di
qualcuno, specie se abbiamo la consapevolezza che non è del
Parlamento la colpa se non può esaminare un disegno di legge, ma è
delle mutevoli condizioni che il Governo ha proposto e ritirato di
volta in volta.
Voglio ricordare, signor Presidente, che ieri, con una forzatura
bestiale, per tentare di non creare ostacoli al Governo, la
Presidenza dell'Assemblea ha interrotto un voto, ha interrotto
un'operazione di voto. Dopodiché la Conferenza dei Gruppi
parlamentari ha avuto l'esito di aggiornare ad oggi i lavori, nel
tentativo di trovare una mediazione.
Signor Presidente, abbiamo assistito, in questo tentativo di
mediazione, ad una scena surreale, molto surreale, in cui non c'era
una proposta di base, in cui non si è discusso di proposte avanzate
da questo, da quel Gruppo politico o dal Governo stesso. Ecco
perché dico che il Governo vuole mettere in difficoltà un
Parlamento che non ha nessuna colpa, signor Presidente, ma si è
assistito ad un vociare disordinato delle proposte più strampalate
e, soprattutto, di interventi che, di volta in volta,
interrompevano ogni minimo accenno di discussione reale e,
comunque, sensata e ragionevole su un accenno di proposta
qualsiasi. Appena accennato, c'era subito l'intervento di chi
parlava d'altro. A questo balletto, che è durato ore ed ore, signor
Presidente, ad un certo punto, alcuni di noi per dignità hanno
rinunciato e si sono allontanati da questa pseudo riunione
condominiale.
Ora, per evitare che questo che, invece, è un Parlamento, signor
Presidente, e che venga additato, essendo il Governo nella
difficoltà di tenere fede all'annuncio che aveva fatto, come il
responsabile della mancata approvazione di una proposta di legge
che non c'è, che non c'è mai stata, perché il luogo adatto per
discuterla era la Commissione, dalla Commissione è uscito un testo
che è stato stravolto e nella Commissione stessa i deputati della
maggioranza, nel votare quel testo, hanno dichiarato che, comunque,
avrebbero presentato in Aula emendamenti tendenti a riportare in
auge il voto diretto e popolare.
Poi, abbiamo assistito ai giorni, come lei ben sa, alle mutevoli
posizioni di questo Governo; oggi, non si può scaricare sul
Parlamento, ad un giorno dalla scadenza, il tentativo confuso di
scrollarsi di dosso le responsabilità che ha. Il Governo ha
annunciato che voleva abolire le province; non è stato in grado di
proporre un testo; poi, se continuerà la discussione, spiegheremo
il perché dell'assurdità delle mutevoli proposte che nel tempo sono
state avanzate da un non Governo, perché non è stato in grado di
tenere fede alle promesse che aveva fatto in TV e il Parlamento non
può essere chiamato a discutere del nulla, sequestrato qui di
fronte alle mutevoli condizioni e ai mutevoli atteggiamenti di chi
non ha una proposta ma vuole solo un annuncio.
Bene, il Parlamento non può essere utilizzato né per annunci,
signor Presidente, né per essere il terminale sul quale scaricare
le proprie incapacità.
La prego, quindi, di consentire a questo Parlamento di affrontare
i disegni di legge, ancora più se sono disegni di legge di questa
portata, con l'approfondimento ed il tempo necessario. Lei non può
consentire che dopo quarantotto ore di rinvii continui e non per
colpa del Parlamento ancora oggi siamo in questi minuti in presenza
di una ulteriore proposta.
Stiamo parlando dell'assetto istituzionale, signor Presidente, e
lei non può consentire questo scarica barile. Il Governo si assuma
la responsabilità dei propri errori. Il Parlamento ha corretto la
finanziaria, perché, altrimenti, l'impugnativa sarebbe stata ancora
maggiore. Il Parlamento, se è in grado di farlo, può esitare una
buona legge, ma non certo con le riunioni nei sottoscala e neppure
con le proposte dell'ultimo secondo.
Qui c'è gente preparata, qui c'è gente che si assume le proprie
responsabilità; lo ha sempre fatto e non c'è gente che intende
assumersi la incapacità di chi non è in grado di governare questa
Regione, né tanto meno può essere questa prestigiosa Istituzione
che poi viene chiamata in causa.
Noi a questo gioco non ci stiamo e, se sarà il caso e se
continuerà la melina, non solo utilizzeremo tutti gli strumenti che
abbiamo, ma occuperemo pure l'Aula per impedire che questa stessa
Aula venga mortificata.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci sono numerosi iscritti a
parlare sull'ordine dei lavori ma ci dobbiamo intendere e gradirei
che il Presidente Crocetta prestasse un po' di attenzione.
Noi, da più giorni, abbiamo rinviato, di volta in volta, la
chiusura della discussione generale.
Ieri, ci eravamo ripromessi di chiudere entro stasera la
discussione generale e presentare i relativi emendamenti. Da parte
di singoli deputati, ma anche da parte di alcuni Gruppi
parlamentari, si chiede al sottoscritto quando dovremmo iniziare a
votare.
Rassicuro subito che non ci saranno nottate perché ne sto sentendo
di tutti i colori. E' inutile che ci giriamo intorno. Peraltro,
ritengo che questo tempo non sia stato inutile. Non credo neanche
che si sia trattato di riunioni in sottoscala, come le ha definite
l'onorevole Formica.
Le intese, le riunioni politiche sono cose normali in un
procedimento democratico di formazione delle decisioni per cui, a
questo punto, gradirei che il Presidente della Commissione o, a
maggior ragione, il Governo, facessero il punto della situazione,
partendo dal presupposto - attenzione - che siamo in sede di
discussione generale e, ancora, in sede di discussione generale, si
possono presentare emendamenti.
Questo ce lo siamo detti. Mi sembra più che evidente. Gradire,
quindi, che qualcuno della maggioranza - e, possibilmente, il
Governo - ci dicesse, a questo punto, dove siamo, a quale momento
si è arrivati, se c'è una riscrittura complessiva da distribuire
perché mi sembra chiaro che c'è la necessità da parte di tutti di
dialogare su documenti ben definiti.
Se ancora non c'è lo si dica chiaramente e si continua con la
discussione generale; non ci trovo nulla di male.
Gli Uffici mi dicono che, in questo momento, è arrivata la
riscrittura.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, sarò brevissimo. Intervengo semplicemente per dire che,
in questi giorni, c'è stata una discussione che ha consentito a
tutti quanti di approfondire il testo e anche di avvicinare le
posizioni. Tra l'altro, penso che il Governo - e, soprattutto,
voglio esaltare il lavoro che ha fatto la Commissione Affari
istituzionali - hanno coinvolto in qualche modo tutte le forze
politiche.
Chiaramente, ci sono questioni che attengono alle varie linee che
sono, credo, tutte rispettabili, che fanno parte del principio del
pluralismo democratico sancito dalla nostra Costituzione con valore
in ogni caso massimo che bisogna sempre tutelare.
Il Governo ha una sua posizione che questa volta è stata
abbastanza confrontata e discussa. Ha presentato un emendamento di
riscrittura del testo poco fa, come ha informato il Presidente
Ardizzone e credo che questo possa essere la base per potere
votare, per quel che ci riguarda, procedendo ad un rapido esame del
disegno di legge. Rapido non significa superficiale. Assolutamente,
anche perché la meditazione e la discussione attorno a questa
vicenda avvengono da quattro mesi, dal mese di aprile.
Tutti quanti sappiamo di che cosa discutiamo: un testo, in gran
parte, di mediazione, la legge quadro che rinvia poi ad un
ulteriore approfondimento, soprattutto per ciò che attiene alle
funzioni ma che consente di avviare un grande processo democratico
di trasformazione della società siciliana che avvicina le
istituzioni ai cittadini.
PRESIDENTE. Allora, io so già quello che mi chiederanno vari
deputati, cioè del tempo per esaminare questi emendamenti.
Scusate, noi abbiamo detto che - scusi onorevole Cracolici - fino
alla chiusura della discussione generale si possono presentare gli
emendamenti. Un chiarimento che dovrebbe dare il Governo, assessore
Valenti, se questo termine del 15 febbraio - del quale si è tanto
discusso, o meno - è perentorio o comporta problemi? Perché ci
dobbiamo adeguare di conseguenza.
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
No, signor Presidente, non è perentorio. Nel senso che lunedì scade
il mandato dei Commissari che avevamo nominato per 45 giorni e dopo
di che abbiamo il termine di qualche giorno ancora prima di
decidere appunto cosa dobbiamo fare. Pertanto, se la legge dovesse
essere approvata per esplicito nei primi giorni della settimana
prossima siamo comunque in tempo per incardinarla ed andare avanti
nel processo di riforma. Non è quindi un termine perentorio.
PRESIDENTE. Assessore, questo ci dà più serenità per quello che
riguarda l'organizzazione dei lavori. Ecco, vi dico subito, così
prevengo gli interventi, nel senso che noi stasera, se siamo
d'accordo, chiudiamo la discussione generale sulla quale abbiamo
parlato tantissimo. Sono stati presentati gli emendamenti di
riscrittura - mi evidenzia il Presidente della Commissione stessa,
l'onorevole Cracolici - quindi essendo emendamenti di riscrittura,
quindi sul testo che già si sapeva e considerato che i deputati
possono presentare Stanno arrivando Scusate, fatemi completare un
ragionamento.
Onorevole Alloro, mi scusi La discussione generale si fa sul
testo base esitato dalla Commissione, non si fa sugli emendamenti,
punto Su questo non c'è dubbio alcuno La discussione generale si
fa sul testo base esitato dalla Commissione Abbiamo detto più
volte ed avete detto che si tratta di un disegno di legge che
riguarda l'assetto amministrativo, il nuovo assetto amministrativo.
Si è parlato di una legge cornice . Abbiamo più volte convocato
la Conferenza dei Capigruppo, per cui ritengo che sarebbe opportuno
stasera chiudere la discussione generale e rinviare alla prossima
settimana - chiusa la discussione generale - l'inizio della
votazione sugli articoli e c'è la possibilità di presentare
eventuali subemendamenti agli emendamenti che si devono depositare,
comunque, entro stasera.
Non credo che sia nulla di nuovo e nulla di eccezionale. Il
discorso è di concordare se rinviare a lunedì pomeriggio o,
eventualmente, a martedì mattina. Su questo dobbiamo intenderci.
ALLORO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, francamente, questo modo di procedere
mi sembra lesivo della dignità del Parlamento, perché non è
pensabile che noi affrontiamo una discussione generale su un testo
base che sappiamo bene essere cambiato già per tre volte Abbiamo
una stesura romana, abbiamo una stesura originaria della
Commissione di merito ed abbiamo l'ultima stesura che sappiamo
essere fatta stasera. Lei ci chiede di discutere su un testo che
non esiste più, e non è - mi consenta Presidente - non è
assolutamente pensabile. Questo disegno di legge è un provvedimento
che è nato male e mi pare che stia andando avanti peggio. Diceva
Bismarck che ci sono due cose che i cittadini non devono sapere:
come si fa la salsiccia e come si fanno le leggi . E mi pare che
mai sia stato più sintomatico di questa vicenda perché altrimenti i
cittadini perdono il sonno.
Ora, siccome rischiamo di perdere il sonno noi, lei non ci può
dare i termini per gli emendamenti se ancora non abbiamo il testo.
Le leggi, signor Presidente, lei mi insegna, le fa il Parlamento,
non le fanno né i summit romani e neanche quelli pseudo-politici
che si riuniscono nelle sale. Vorremmo essere messi nelle
condizioni di conoscere il testo, avere il tempo per studiarlo, per
presentare gli emendamenti.
(Brusìo in Aula)
PRESIDENTE. Onorevole Figuccia, lei è già intervenuto. Attenzione
Scusate, se il problema posto dall'onorevole Alloro - che può
essere condivisibile nella seconda parte, perché nella prima parte
per quello che riguarda la discussione generale la stessa si svolge
sul disegno di legge uscito fuori dalla Commissione Mi scusi,
senza alcun infingimento, sappiamo tutti che c'è una rielaborazione
portata avanti prima dal gruppo di maggioranza, si cercava non ho
capito bene se c'è stata una nuova sintesi con la minoranza una
parte della minoranza non l'ho compreso, il Governo ha detto che ha
presentato degli emendamenti di riscrittura, se il problema
dell'onorevole Alloro è quello del tempo per presentare gli
emendamenti, nulla osta che noi stasera chiudiamo la discussione
generale, e posticipiamo la presentazione degli emendamenti
eventualmente fino a domani alle ore 12:00 alle ore 16:00, dico non
possiamo noi tirare ancora aperta la discussione generale perché
dalla prossima settimana bisogna iniziare a votare, questo è il
punto.
No, tutti sull'ordine dei lavori, ma tutti su che cosa,
sull'ordine dei lavori, onorevole Leanza ed a seguire l'onorevole
Cordaro. No, perché siamo in discussione generale. Onorevole
Leanza. Onorevole Greco ha ragione. Allora, onorevole Greco,
onorevole Venturino, ed a seguire l'onorevole Leanza e l'onorevole
Cordaro. Però, scusate, c'è questa confusione non si riesce a
seguire così, non è modo di fare
Scusate, ma se siamo sull'ordine dei lavori, ed uno decide già
quello che fare, onorevole Greco prego. No, è che tutti debbono
intervenire sull'ordine dei lavori, se è un modo per posticipare la
discussione generale dico non mi sembra che sia giusto. Onorevole
Greco, prego. Non era riferito a lei, onorevole Greco.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo sa
perché io intervengo sull'ordine dei lavori? Perché ho preso parola
sull'ordine dei lavori Presidente? Vede, lei ha due aspetti:
l'aspetto quando fa il Presidente dell'Assemblea garantendo tutti
con il regolamento in mano, l'aspetto quando si veste da Federico
II, glielo dico perché è una materia che io me ne sto occupando.
Lei deve dare la possibilità a tutti noi di potere discutere gli
emendamenti, perché se lo ricorda la finanziaria, quante
riscritture hanno fatto? Lei è stato testimone di quattro
riscritture, lei addirittura è impazzito e se n'è andato, proprio
per tutte quelle riscritture. Quindi ora noi pretendiamo da lei il
regolamento alla mano, e potere studiare noi tutte le riscritture
che hanno fatto, grazie Presidente.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per un minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 19.09, è ripresa alle 19.10)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, dopo l'intervento dell'onorevole Greco che ha
posto il problema anche in modo simpatico, sollevando la esigenza
di essere messo a conoscenza degli atti, debbo dire che questa è
un'esigenza che più volte ha manifestato questa Presidenza, e
allora siccome le cose sono conciliabili, stiamo per distribuire il
testo degli emendamenti di riscrittura chiamatelo voi, sottoscritti
direttamente dal Presidente della Regione e dall'Assessore per le
autonomie locali, dottoressa Valenti.
Chiudiamo stasera la discussione generale. Non chiuderemo il
termine per la presentazione degli emendamenti e concorderemo
quando chiudere la presentazione per gli emendamenti, possibilmente
entro domani pomeriggio, per dare la possibilità agli uffici di
trasmetterli in via telematica ai singoli deputati e di presentare
i subemendamenti, prima che ricominci l'Aula e passare alla
discussione e all'approvazione dei singoli articoli.
Vi pregherei di continuare gli interventi sulla discussione
generale del disegno di legge che riguarda le province in generale,
poi ognuno può avere una propria idea.
città metropolitane, gestione commissariale provinciale e
ineleggibilità amministratori dei liberi consorzi comunali nn. 642
e altri/A
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione unificata dei disegni di legge:
Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
metropolitane (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-
474-542-543-546-613-638-662/A); Norme transitorie in materia di
proroga delle gestioni commissariali provinciali (nn. 642-31-132-
133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A
Stralcio 1/A); Ineleggibilità ed incompatibilità degli
amministratori dei liberi consorzi comunali e delle Città
metropolitane (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-
474-542-543-546-613-638-662/A-StralcioII/A)
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede col seguito della discussione unificata dei disegni di
legge: Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
metropolitane (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-
474-542-543-546-613-638-662/A), posto al numero 1); Norme
transitorie in materia di proroga delle gestioni commissariali
provinciali (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-
474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A), posto al numero 2;
Ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori dei liberi
consorzi comunali e delle Città metropolitane (nn. 642-31-132-133-
149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A-
StralcioII/A), posto al numero 3).
VENTURINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VENTURINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
utilizzerò pochissimo tempo, semplicemente anche per dare seguito a
quanto appena dichiarato a mezzo stampa.
Come ricorderete, io quando si parlò di soppressione delle
province per passare ai liberi consorzi votai in maniera
favorevole, perché sicuramente, una riforma di questo genere
rappresenta un cambiamento rivoluzionario importante ed essere
ancora una volta come Parlamento i primi a livello nazionale, poter
portare avanti una riforma di questo genere, questo mi inorgogliva.
Questa riforma è la legge 6 che da me fu votata perché, ripeto,
rappresentava in quel momento un momento importante di cambiamento,
di svolta.
Sono trascorsi undici mesi e ci siamo trovati, non certo per colpa
di nessuno, ma ci siamo trovati all'ultimo momento con una
Commissione, la prima, che ha lavorato, ripeto non per colpa di
nessuno, ma in maniera un po' a singhiozzo, per i problemi che
sappiamo tutti e che l'hanno bloccata per un lungo periodo e ci
siamo trovati all'ultimo minuto con una proposta; ieri sera ho
avuto modo di seguire l'intervento dell'Assessore Valenti, anche se
mi trovavo fuori, grazie alla diretta streaming, francamente mi ha
lasciato molto perplesso.
Devo essere sincero con lei assessore, non mi è sembrata
convincente come altre volte nel suo intervento, la trovavo
titubante man mano che andava leggendo il documento non riusciva a
convincermi.
Lei sa benissimo, assessore, che in più occasioni mi sono trovato
a difendere questa riforma; non più tardi di un paio di mesi fa
eravamo insieme alla presenza dei commissari ed altri e ho avuto
modo di apprezzare il lavoro che in quel momento si stava
svolgendo, però un lavoro che è arrivato stranamente confuso nelle
nostre mani.
I disegni di legge che ho avuto modo di vedere non rappresentano
una soluzione, non danno delle garanzie e sono un po'
confusionarie, probabilmente non è colpa di nessuno, ma non credo
sia il caso con questo tipo di riforma che è stata presentata con
questo tipo di disegno di legge, di andare oltre, perché per come
la vedo io, chiaramente una valutazione del tutto personale,
finiremo con aggiungere confusione ad altra confusione in un
momento in cui, in questo Parlamento dobbiamo riguadagnare
credibilità, perché conosciamo tutti gli attacchi che avvengono a
questo Parlamento e anche il Governo recentemente sottoposto
attraverso media, dobbiamo riconquistare credibilità e se oggi
usciamo con un disegno di legge che solo perché l'abbiamo
annunciato giustamente come una rivoluzione deve essere comunque
portato avanti, senza tener conto dell'eventuale, a mio parere,
danno' , che andremmo oggi a creare, credo che forse vale la pena
di soprassedere e - pur mantenendo fede a qual punto che lei
sottolineava ieri come primo, come cardine, come importante: cioè
quello della riduzione dei costi - probabilmente intervenire solo
su quell'aspetto Ma lasciare in questa fase il mondo come sta',
come si dice dalle mie parti, senza rinunciare assolutamente a
mettere mano a una riforma che deve essere fatta, ma non la si può
fare in questo modo: non la si può fare all'ultimo momento, con un
disegno di legge che continuamente cambia, con un disegno di legge
che continuamente è soggetto a trattative di cui noi poi
conosceremo qualcosa forse tra un attimo.
Io, che ho pur votato e ho fiducia nel Governo e nel nostro
Governatore, oggi non mi sento - e lo dichiaro adesso, così non
avrò modo di intervenire di nuovo e togliere altro tempo agli altri
colleghi, perché credo che di tempo su questa riforma se ne sta
impegnando sin troppo: è da un anno che abbiamo lanciato l'idea e
siamo ancora qui e ci sono tanti altri temi che dobbiamo affrontare
immediatamente - ne approfitto, oggi, per dire che personalmente,
con molto rammarico, in questa fase, non mi sento di appoggiare il
Governo, con questo tipo di riforma.
La riforma va fatta, ma va ponderata, va portata avanti in modo
che anche chi la dovrà subire - e parlo delle tante migliaia di
unità che lavorano per conto delle Province, di tutte quelle
persone che oggi sono confuse, che non sanno come verranno
ridisposte, come verranno riutilizzate, se le loro mansioni, se le
loro capacità professionali verranno garantite. Senza parlare poi
dei problemi delle partecipate, dei debiti delle Province, a chi
andranno, a chi non andranno ecc. Una serie di problemi che,
probabilmente, meritano una valutazione e una considerazione più
attenta.
Quindi io oggi non mi sento - e ripeto, con rammarico - di
appoggiare una riforma che arriva in maniera troppo confusionaria,
con una precipitosità, all'ultimo momento, il che non va bene.
Una riforma del genere, epocale, rivoluzionaria - come giustamente
più volte ha avuto modo di dire il Governatore - ha bisogno di
un'analisi più attenta e soprattutto della condivisione, se non di
tutto il Parlamento, della maggior parte del Parlamento. Non ci
sono, da quello che posso osservare, queste condizioni, per cui io
oggi non mi sento di appoggiare e annuncio sin da adesso che,
quando si tratterà di votare, io non voterò questa riforma così
come è stata all'ultimo momento portata in Aula. Grazie signor
Presidente.
PRESIDENTE. Noi dobbiamo proseguire, rispetto all'ordine di ieri,
sulla discussione generale. Nell'ordine è iscritto a parlare
l'onorevole Cappello.
(Proteste in Aula dai banchi dell'opposizione)
Scusate, ci sono alcuni che sono intervenuti sull'ordine dei
lavori e ora ribadisco qual è intenzione di questa Presidenza.
Chiudiamo stasera la discussione generale. Non chiudiamo il
termine per la presentazione degli emendamenti
FORMICA. Né il passaggio agli articoli?
PRESIDENTE. Né il passaggio agli articoli, è chiaro Onorevole
Formica, stasera chiudiamo la discussione generale. Si può votare
il passaggio agli articoli. Quando inizieremo la prossima volta,
inizieremo con il passaggio agli articoli per alzata e seduta.
Sostanzialmente non cambia.
Stasera chiudiamo la discussione generale. Gli emendamenti, quelli
del Governo, sono in fase di distribuzione se già non sono stati
distribuiti.
Stasera non chiudiamo il termine per la presentazione degli
emendamenti.
Il termine per la presentazione degli emendamenti si chiude
domani alle ore 12.00, avendo ciascuno di voi la possibilità di
presentare gli emendamenti nuovi, insieme a quelli del Governo.
(Reiterate proteste in Aula dai banchi dell'opposizione)
Sospendo la seduta per qualche minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 19.17, è ripresa alle ore 19.28)
La seduta è ripresa.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, Presidente della Regione, assessori,
onorevoli colleghi, considerato che l'ultimo testo redatto dal
Governo, mi assicura la Presidenza, è già in distribuzione, senza
con questo rischiare di stupire i colleghi, voglio dire che non ho
bisogno di leggerlo perché la decisione che ha assunto il Gruppo
parlamentare che ho l'onore di rappresentare, è una decisione che è
maturata, signor Presidente e onorevoli colleghi, alla conclusione
della riunione che si è tenuta questo pomeriggio insieme ai
colleghi capigruppo, con il Presidente della Regione, al quale,
certamente, non possiamo non dare atto della disponibilità di
ascolto. È evidente, però, che la disponibilità all'ascolto, per
quanto mi riguarda, non basta. Non basta perché all'inizio
dell'incontro che doveva, comunque, determinare un percorso ho
sottoposto al Presidente della Regione tre quesiti che è corretto
riproporre all'Aula.
Ho chiesto, innanzitutto, se da parte del Governo vi fosse la
volontà di trovare una soluzione mediana e, quindi, ragionata e
confrontata anche e soprattutto con l'opposizione, circa un
principio che per me e per noi resta irrinunciabile. Ed è questa la
ragione principale per la quale io non ho bisogno di leggere
l'ennesima riscrittura del Governo: e cioè noi non siamo disposti
ad abdicare al principio democratico che deve prevedere, in questo
contesto, e cioè nel contesto di quelle che si chiamano o si
chiameranno province , si chiamano o si chiameranno liberi
consorzi dei comuni , si chiamano o si chiameranno città
metropolitane o aree metropolitane e quant'altro, noi non
potremmo, per quanto ci riguarda, mai accettare la possibilità che
venga negato ai cittadini il diritto di eleggere i propri
rappresentanti, anche nei consorzi di area vasta.
Rispetto a questo tema tutto il resto diventa secondario.
Per noi è un punto di principio irrinunciabile, e poco importa se
ad eleggere i liberi consorzi dei comuni saranno i sindaci e i
consiglieri comunali in quota parte e in un sistema ponderato; se
ad eleggere i sindaci e ad eleggere i presidenti dei liberi
consorzi saranno tutti i consigli comunali di tutti i paesi e di
tutti i comuni, così come era stato proposto in un secondo luogo,
perché il dato di principio che non muta è quello relativo al fatto
che, comunque, nell'idea del Governo erano, e rimangono, elezioni
di secondo grado e, quindi, elezioni indirette.
Il secondo quesito che era stato posto era quello che ha, per
quanto mi riguarda, che avrebbe, anzi, potuto dare una ragione a me
di riflessione e cioè la possibilità che, siccome una delle ragioni
che era stata proclamata era quella della necessaria spending
review, che non si potesse neanche lontanamente ventilare che a
fronte di 9 Province noi dovessimo rischiare, anche solo rischiare,
di trovarci 30 liberi Consorzi dei Comuni, e cioè la possibilità,
per quanto mi riguarda - secondo principio irrinunciabile - che
rispetto a 9 centri di spesa con una soglia minima di 150 mila
abitanti di dar vita a un libero Consorzio dei Comuni, se la
matematica non è un opinione al netto degli abitanti delle tre
Città metropolitane, (Palermo, Messina e Catania) 150 mila sta a 3
milioni e mezzo circa 22-23 volte.
Ed allora, il rischio, quanto meno il rischio concreto e non
smentito, mai smentito, è che rispetto a 9 centri di spesa ce ne
ritroveremo domani 20-22-23 rispetto a questo e anche in questo
caso non è arrivata una risposta chiara.
Così come non è arrivata una risposta chiara rispetto al terzo
quesito che mi sono permesso di sottoporre all'attenzione del
Governo, e cioè, considerato che le funzioni costituiscono un
momento fondamentale di snodo rispetto a quelli che devono essere i
nuovi liberi Consorzi dei Comuni, qualora dovessero passare al
vaglio di questo Parlamento, il Governo è pronto e, comunque,
ritiene di avere una maggioranza necessaria per riempire di
contenuti e di competenze questi liberi Consorzi dei Comuni? O
forse non è meglio in questa prima fase disegnare la cornice del
provvedimento legislativo e riempirla in maniera un po' più oculata
anche in considerazione di quello che accadrà molto probabilmente
da qui a poco al Parlamento nazionale, dove vi è una spinta netta
verso l'abolizione delle Province, per capire che fine faranno a
livello nazionale le competenze che hanno avuto o che hanno tuttora
le Province, posto che a livello nazionale ancora le Province
esistono.
Rispetto a questi tre temi che sono rimasti appesi, io non ho
necessità di leggere l'ennesima riscrittura e con questo non voglio
distanziarmi di un centimetro dalla ragioni che le opposizioni,
tutte responsabili, di quest'Aula hanno sostenuto prima nella
Conferenza dei Capigruppo e dopo nell'incontro col Presidente della
Regione e adesso in Aula, però mi pare che il percorso disegnato
dal Presidente Ardizzone sia un percorso di buon senso, perché in
sostanza, alla fine, dà la possibilità al Parlamento, al netto dei
ritardi, dei ripensamenti e delle riscritture del Governo, di
potersi esprimere in maniera compiuta perché noi adesso svolgeremo
la discussione generale e chi ha la volontà di leggere l'ultimo
elaborato lo potrà fare, come lo sta facendo in questi minuti,
perché avremo l'agibilità parlamentare di poter presentare degli
emendamenti fino a domani alle 12.00, avendo letto compiutamente
l'ultimo testo, e perché mi pare che al netto della chiusura della
discussione generale che io auspico, fermo restando che credo che
il Presidente, sempre per un fatto di buon senso prima che di
Regolamento, può anche non fare votare oggi il passaggio agli
articoli e lo faremo alla prossima seduta utile.
Io credo che ripartire martedì pomeriggio per chiudere la partita
nella settimana prossima, dopo le rassicurazioni delle quali,
ovviamente, l'assessore Valenti si assume la responsabilità sulla
non perentorietà del termine dei commissariamenti, credo che sia un
percorso assolutamente fattibile.
È chiaro che siccome non voglio neanche dare l'impressione di fare
melina e sono convinto d'altro canto che la partita si deciderà qua
e si deciderà al momento del voto, io preannuncio sin da adesso che
dopo questo mio intervento di insoddisfazione rispetto al percorso
e quindi di contrarietà rispetto al disegno di legge che ci viene
proposto, io non interverrò più per alcuno degli emendamenti che
verranno sottoposti all'Aula.
Interverrò alla fine del percorso per fare una dichiarazione di
voto sul disegno di legge nel suo complesso perché, al netto delle
schermaglie, se il Presidente Crocetta ha una maggioranza che
sostiene la legge o non ce l'ha, lo vedremo andando al voto e,
quindi, io sono fortemente interessato al voto di quest'Aula, della
quale ho colto dubbi, perplessità, certezze negative che sono
assolutamente trasversali.
Non ho la sicurezza del Governo sull'esito di questa riformina',
tra virgolette; ho la curiosità di chi sa di doversi confrontare
con i numeri, che sono elementi testardi. Quindi, avendo espresso
la mia assoluta contrarietà all'impostazione ed al disegno di legge
che oggi il Governo propone all'Aula, attendo il voto e sono
convinto della bontà del percorso che il Presidente dell'Assemblea
ha disegnato per vedere, non per portare a compimento questo
disegno di legge, ma per vedere, dalla settimana prossima in poi,
quale sarà l'esito di queste votazioni.
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. No, sull'ordine dei lavori no, onorevole Milazzo. Lei
interviene sulla discussione generale. Ormai abbiamo già deciso
l'ordine dei lavori.
MILAZZO Giuseppe. No, lei mi deve consentire di intervenire
PRESIDENTE. No, sull'ordine dei lavori, io dopo avere sentito
MILAZZO Giuseppe. Mi deve consentire
PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, l'ordine dei lavori è già stato
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Quale richiamo al Regolamento? Siamo in fase di
discussione generale. Se lei interviene, onorevole Milazzo,
onorevole Milazzo
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, mi deve consentire di
parlare, l'ha fatto con tutti. Ci sono stati interventi inutili Mi
deve dare la possibilità
PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, già ci siamo determinati
sull'ordine dei lavori.
Sospendo la seduta per due minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 19.38, è ripresa alle ore 19.43)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, con un po' d'ordine parleranno tutti, però
occorre un po' d'ordine.
Allora, siamo in discussione generale, ricordo che ieri sono
intervenuti sulla discussione generale gli onorevoli Figuccia,
Alongi, Vullo, Laccoto, Grasso, Rinaldi, Turano e Barbagallo,
stasera Cordaro e gli altri che sono intervenuti.
Ho iscritti nell'ordine: l'onorevole Cappello, l'onorevole
Giovanni Greco, che era intervenuto prima però sull'ordine dei
lavori e non sulla discussione generale e quindi ha il diritto di
intervenire, lo sto dicendo a precisazione che poi vengo
richiamato, l'onorevole Ioppolo che era intervenuto sull'ordine dei
lavori e non era intervenuto sulla discussione generale,
l'onorevole Panepinto, l'onorevole Vinciullo, l'onorevole Alloro,
l'onorevole Musumeci, l'onorevole Sammartino e l'onorevole Lentini.
Sto dicendo quelli che erano iscritti ieri. Adesso chiedo di farmi
cenno a chi è intende iscriversi a parlare.
MILAZZO Giuseppe. Io posso porre una questione pregiudiziale?
PRESIDENTE. No
MILAZZO Giuseppe. Perché?
PRESIDENTE. L'onorevole Figuccia già è intervenuto ieri sulla
discussione generale. L'onorevole Di Mauro, l'onorevole Fontana,
l'onorevole Assenza, l'onorevole Leanza, l'onorevole Formica,
l'onorevole Gucciardi, l'onorevole Lo Sciuto, l'onorevole D'Asero,
l'onorevole Falcone.
MILAZZO Giuseppe. Per porre una questione pregiudiziale mi può
dare la parola?
FIGUCCIA. Quanti sono gli iscritti a parlare?
PRESIDENTE. Diciotto.
MILAZZO Giuseppe. Quando si può porre la questione pregiudiziale,
me lo dice per favore?
PRESIDENTE. Se lei si iscrive a parlare, sostanzialmente quando ha
diritto a parlare sulla discussione generale.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cappello. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
cittadini, beh, io devo fare un esercizio di onestà
(Proteste da parte dell'onorevole Milazzo Giuseppe)
PRESIDENTE. Onorevole Milazzo
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare per un richiamo al
Regolamento. Devo porre la questione pregiudiziale.
PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, il suo intento ostruzionistico è
evidente perché in pochi minuti mi ha chiesto di intervenire
sull'ordine dei lavori, per richiamo al Regolamento e per una
questione pregiudiziale. Si metta d'accordo con se stesso
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, perché non applica il
Regolamento?
PRESIDENTE. Lei può intervenire sulla discussione generale.
(Proteste da parte dell'onorevole Milazzo)
Invito i deputati Questori ad allontanare dall'Aula l'onorevole
Milazzo Giuseppe.
MILAZZO Giuseppe. Lei deve applicare il Regolamento Le ho chiesto
la parola per porre la questione pregiudiziale
PRESIDENTE. Invito i deputati Questori ad allontanare dall'Aula
l'onorevole Milazzo Giuseppe fino a quando si calma
MILAZZO Giuseppe. Questa è mancanza di rispetto
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cappello. Prego può continuare il
suo intervento.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mentirei a me
stesso se dicessi che questa era, ed è, la riforma che vuole il
Movimento 5 Stelle.
In Commissione Affari istituzionali abbiamo condotto una
battaglia perché è nel nostro programma l'abolizione delle
Province. Noi siamo contro gli enti intermedi e, in tal senso, si è
orientata la nostra azione politica nell'ambito della sede
istituzionale quale è stata, appunto, la I Commissione.
Tuttavia, proprio in quella Commissione l'esito di un nostro
emendamento che tendeva, sostanzialmente, a far sì che i liberi
Consorzi fossero degli enti pubblici non territoriali, è stata
cassata proprio quella parte è stata dichiarata inammissibile per
contrarietà allo Statuto siciliano. Di questo, ovviamente, ne
abbiamo preso atto e da buoni parlamentari quali noi ci riteniamo
siamo andati avanti cercando di contribuire positivamente a questa
riforma.
Noi abbiamo un timore a tale proposito e cioè che questa riforma
nasconda una trappola che è quella relativa alle città
metropolitane.
Noi avevamo condiviso l'impostazione originaria del Governo, che
era una impostazione europea che andava nella direzione della
spending review e che doveva essere anche quella che questo disegno
di legge avrebbe dovuto avere e dare praticamente ai siciliani.
Il Censis dice che tre città metropolitane sono troppe.
Probabilmente, proporzionalmente a quelle che sono state istituite
in Italia, tre città metropolitane per cinque milioni di abitanti,
forse, sono davvero troppe.
Tre città metropolitane che non incorporano i comuni che possono
poi aderirvi e, quindi, costituire una città unica non crediamo che
realizzi la spending review che è la direzione nella quale noi
vogliamo andare. Però, capiamo anche che vi è una programmazione
europea sulla quale state lavorando, ma questo non giustifica il
fatto che tre città metropolitane siano l'esatto numero che noi
vorremmo.
Bene, noi non siamo per la moltiplicazione dei pani e dei pesci;
noi siamo sì contro leggi intermedie. Noi non eravamo affinché
fossero soltanto nove o che restassero soltanto nove i liberi
Consorzi, ma allo stesso tempo non vogliamo che aumentino a
dismisura e per questo cercheremo di imporre dei meccanismi di
correzione a quella che può essere una distorsione del numero degli
stessi.
Vogliamo che sia, però, una riforma a costo zero. Vogliamo che gli
amministratori futuri di questi enti che per noi debbono essere
soltanto di gestione di servizi e non organi che decidono, non
organi più sovracomunali come sono stati le Province, ma organi che
integrino tutti i servizi che i Comuni oggi, praticamente, sono in
grado di erogare per le proprie comunità nell'ambito, appunto, di
quella che è un'area vasta. E' per questo che questa che deve
essere una cornice, poi deve essere completata da una legge che
integri e semplifichi tutti quegli organismi di cui oggi fanno
parte i sindaci e ne fanno parte sempre nella qualità di sindaco ma
a vario titolo, una volta dell'ATI, una volta dell'ARO, una volta
del Distretto turistico, una volta del GAC, una volta del GAL e
compagnia bella. Tutto questo, ovviamente, non è possibile.
Accanto a questo chiediamo al Governo, ovviamente, di
salvaguardare i posti di lavoro. Ci sono migliaia di dipendenti
provinciali che oggi sono in uno stato confusionale perché non
conoscono quale sarà il loro destino e questo non è possibile.
La verità è che siamo profondamente in ritardo su questa riforma.
Sono passati mesi, mesi e mesi. Ci rammarichiamo del fatto che, pur
essendo rimasti in Commissione Affari Istituzionali , perché
questi tre disegni di legge avevano una logica ed hanno una logica,
perché ci eravamo lasciati anche sul fatto - e fu una proposta
dell'onorevole Panepinto, ma è più reiterata, poi vedremo insomma
se sugli emendamenti in tal senso è stata fatta una proposta del
genere - ed era quella di chiedere ai cittadini le modalità di
elezione, di fare questo referendum consultivo e di fare decidere
praticamente loro. Ecco perché la proroga dei Commissari
Straordinari è stata stralciata dal testo che inizialmente lo
conteneva.
Però, siamo consapevoli che le Province, le ex Province, e quindi
i futuri liberi Consorzi, hanno bisogno di essere governati ora,
subito Non possiamo attendere altri mesi e mesi come abbiamo fatto
durante questo periodo.
Occorre, appunto, che questa Assemblea dei sindaci, insieme ai
Consiglieri comunali, se così la norma sarà approvata, che si formi
la Giunta, che venga eletto un Presidente, che prenda le redini di
questi territori che in questo momento sono stati affidati a dei
Commissari straordinari che, nel bene o nel male, hanno tentato di
colmare il vuoto che la politica nella buona sostanza ha lasciato.
Io l'ho detto in Commissione Affari Istituzionali e lo ribadisco
anche in questa sede: non è la riforma che ci piace, ma siamo qui
in Aula per modificarla nella direzione dei cittadini.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Greco Giovanni. Ne
ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi,
io intervengo perché volevo capire intanto se il Movimento 5 Stelle
è del parere che abbiamo abolito le Province. Se legge l'articolo
1, leggerà che al posto delle vecchie Province abbiamo nove
Consorzi di liberi comuni. Quindi, non è che andiamo a fare quella
rivoluzione che il Presidente Crocetta in tutte le sedi, in tutte
le televisioni, ha detto Andiamo a moltiplicare i pani
Addirittura, in questo disegno di legge è l'unica regione d'Italia,
l'unica, che va a deliberare tre città metropolitane o addirittura
in un emendamento prevede di fare un gemellaggio normativo con
Reggio Calabria Facciamoci un gemellaggio, perché dobbiamo fare un
articolo per questi rapporti tra Messina e Reggio Calabria? Forse,
Accorinti le ha chiesto questa cosa? Penso che sia una cosa
sbagliata
Io avevo intrapreso una mia iniziativa, cioè quella di fare
veramente una rivoluzione. In un primo momento il Governo aveva
fatto trapelare un documento che abolendo tutte le Province dava il
passaggio delle funzioni sia ai Comuni che alla Regione, e si
aboliva tutto Si aboliva tutto Questa era la rivoluzione Noi che
manchiamo in modo di comunicazione, di atti che facciamo in questa
Assemblea dove fanno risalire il prestigio di questa Assemblea, con
questo atto, Presidente, noi non facciamo altro che fare ridere
tutti Innanzitutto per queste tre città metropolitane, ne dobbiamo
fare una, ed io in cercherò di presentare degli emendamenti in
questa direzione.
Secondo: ma con tutti questi consiglieri di circoscrizione, mi
dite dov'è il risparmio, dov'è la spending review? Io voglio fare
un provvedimento di rivoluzione, ma debbono vedere all'esterno che
sia un provvedimento di rivoluzione Questo è un provvedimento che
rideranno tutti Quindi, io invito i colleghi deputati a riflettere
finchè siamo in tempo, la riflessione porterà sicuramente
all'elaborazione di un testo che sarà più giusto, che ci darà
prestigio fuori.
Lei sa che questa riscrittura, Presidente, che ci hanno portato
adesso, c'è un comunicato stampa su cui è scritto che addirittura
il Presidente della I Commissione ha stracciato delle carte, io non
lo so come e in che misura, e lei sa che la prima riscrittura
l'hanno scritta a Roma e che quando hanno fatta la riscrittura a
Roma diversi componenti della maggioranza si sono alzati e neanche
hanno partecipato a quella riscrittura.
Io faccio un appello a quest'Aula: cerchiamo di elaborare un testo
che ci faccia risollevare un po' dopo tutto quello che è accaduto
in questi ultimi tempi, non possiamo fare un testo di legge dove
rideranno tutti. Già lo stesso fatto che il Movimento 5 Stelle con
un comunicato dice che è d'accordo a questo disegno di legge
Forse, tutti quelli del Movimento 5 Stelle non gli daranno più il
voto, non gli daranno più il voto Perché oltre ai nove liberi
consorzi ci saranno altri venti liberi consorzi e arriveranno,
guarda caso, a 150 mila abitanti. Una cosa è importante: perché lo
fanno e perché ci mettono questo limite di 150 mila abitanti. Gela
quanti ne fa? 80 mila. Licata quanti ne fa? E lo levano a te, caro
capogruppo, che sei d'accordo a questo disegno di legge. Io ti dico
che i tuoi deputati, che tu dirigi come Presidente, sono tutti
contrari e, quindi, ravvediti e cerca di votare come voteremo noi
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti
gentili del Governo, io stasera devo rassegnare uno stato d'animo
davvero contrariato e anche improntato ad amarezza per quello che
accade in quest'Aula, anche talvolta per i toni accesi, per qualche
sorrisino di troppo, per una sorta di superficialità diffusa e
dilagante in ragione della rilevanza e dell'importanza di quello
che stiamo facendo, di quello che stiamo tentando di fare.
Credo che stasera il Parlamento siciliano stia per scrivere una
delle pagine più tristi della sua storia, una pagina che certamente
non rende onore all'importanza, alla rilevanza, al prestigio del
Parlamento siciliano.
Non so quanti di voi, dentro il Governo e dentro quest'Aula,
abbiano avuto modo di leggere i lavori preparatori della legge n. 9
del 1986; certamente non avranno avuto il tempo impegnati in tante
riunioni e in tanti adempimenti; l'assessore, che ieri ha
rassegnato la relanzioncina a questo Parlamento, avrebbe dovuto
leggerli quei lavori preparatori per comprendere e per stimolare
ognuno di noi ad essere un pò più responsabile, un pò più cauto, un
pò più prudente.
Si istituì assessore, lei non lo saprà di certo, durante la IX
legislatura, una Commissione speciale per la programmazione
regionale e la riforma dell'ordinamento degli enti locali, la cui
presidenza fu affidata all'onorevole Giuseppe Campione, che poi
sarebbe diventato Presidente della Regione ed assessore agli enti
locali, l'onorevole Parisi.
Intervenivano su quella riforma continuamente, approfonditamente
deputati che rispondevano al nome di Michelangelo Russo, Adriana
Laudari, Pippo Tricoli, Vito Cusimano.
Quella riforma aveva risolto il problema costituzionale e
statutario rispetto all'articolo 15 del nostro Statuto, immaginando
una riforma che ha regolamentato un ente intermedio per tutti
questi anni.
Quando si riforma una legge si dovrebbe poter pensare alla durata
della riforma, e questa è una riforma che, ammesso che sarà varata,
durerà soltanto lo spazio di questa legislatura, perché quelli che
verranno dopo si accorgeranno che un ente intermedio non potrà
certamente reggersi su un sistema di Presidenza e di selezione
della classe dirigente degli amministratori, che non sia supportato
dal suffragio universale diretto, perché non avranno alcun
prestigio, non avranno alcuna forza propria coloro i quali
dipenderanno per la loro funzione, per l'esercizio della loro
funzione, da altri amministratori eletti per avere altri mandati.
Non dica, assessore, con assoluta genericità e approssimazione che
abbiamo ancora qualche giorno, ci dica quanti giorni.
Lo dirò io quanti giorni abbiamo. Abbiamo il tempo assolutamente
sufficiente e necessario, 45 giorni precedenti per la indizione dei
comizi elettorali, rispetto al termine che va dal 15 aprile al 15
di giugno per l'elezione in Sicilia degli Enti locali. Quindi lo
spauracchio del 15 di febbraio è soltanto una sorta di novella, di
fiaba al lupo, al lupo , perché abbiamo il termine perentorio da
rispettare.
Il Governo dovrebbe sapere e forse sa, che noi stiamo costringendo
le province regionali siciliane ad una condizione di illegalità,
almeno dal primo di gennaio fino a questo momento, perché i
Commissari, non solo non potevano essere prorogati, ma soprattutto
non potevano esserne nominati di nuovi. E ne sono stati nominati,
tra i nove in Sicilia, almeno due.
E quindi la proroga amministrativa è già vulnerata ed illegittima
da un Governo - signor Presidente, me lo lasci dire - che stasera
ripresenta un malloppo, un corpo normativo, che è ancora più denso
e abbondante del testo che quest'Aula ha ricevuto soltanto nel
tardo pomeriggio di ieri, e che ha costretto ognuno di noi, singoli
parlamentari di quest'Assemblea regionale, a dover presentare gli
emendamenti.
Faccio soltanto un esempio a questo riguardo: l'emendamento
sostitutivo che abbiamo avuto ieri sera all'articolo 1 Liberi
consorzi dei Comuni era composto soltanto da un comma. La
riscrittura che ci è stata presentata stasera è composta invece da
sette commi. E' davvero un modo di procedere cervellotico e
schizofrenico, esattamente come è stato per la legge di stabilità.
Le continue riscritture hanno portato poi ad adottare una legge che
meritava di essere impugnata così massicciamente, come avevamo da
questi banchi preannunciato, e come è regolarmente avvenuto.
Questa riforma, qualcuno ha detto, è nata male e si è sviluppata
peggio. E' nata malissimo Perché noi non abbiamo davanti il
disegno di legge iniziale del Governo e - mi dispiace dirlo per
l'onorevole Cracolici, tanto volenteroso - nemmeno quello che era
uscito dalla Commissione e che aveva preso il suo nome visto che ne
era relatore. Di quel disegno di legge non è rimasto
sostanzialmente più nulla.
Non si possono abolire le Province moltiplicando le Province,
amici e colleghi del Movimento Cinque Stelle. Se appena il 60% -
come voi dite - dei vostri informatori, corrispondenti, cittadini
che con voi comunicano vi hanno consigliato di votare a favore di
questa riforma, significa che il 40% non è d'accordo. Ma non è
soltanto un dato numerico Significa che c'è molta confusione.
Significa che forse non è stato ben chiarito, e non è ancora ben
chiaro, che alle nove province regionali si tenta di sostituirne
una ventina, più le Città metropolitane.
Ed è questo il disegno che non funziona, colleghi del Movimento
Cinque Stelle, perché l'istituzione di tre Città metropolitane in
Sicilia condannerà tre quarti del territorio della Regione
siciliana alla disperazione ed alla povertà, all'abbandono
trascurato. Certo, ci sarà la corsa e la rincorsa dei
finanziamenti, dei fondi infrastrutturali, degli investimenti a
favore di quelle aree che sono e diventeranno fatalmente più forti.
Le Città metropolitane ed i Comuni che aderiranno o che vorranno
aderire alla Città metropolitana, costituiranno sostanzialmente un
supersindaco, che sarà anche il sindaco titolare della Città
metropolitana, il quale, ovviamente - rispetto ai Comuni più
piccoli, che pure penseranno di aderire - farà il gigante in
termini politici, in termini sociali, e quando poi verranno i
momenti elettorali, anche in termini elettorali.
E gli altri territori? E la Sicilia interna? E la Sicilia della
sofferenza? E la Sicilia delle strade abbandonate? E la Sicilia
degli istituti scolastici cadenti? E la Sicilia che viene
massacrata quotidianamente da speculatori di ogni risma e che,
invece, avrebbe bisogno di essere difesa, garantita, tutelata,
cadrà nell'oblio e nel dimenticatoio?
Ecco perché questa riforma nasce male e si sviluppa peggio. Perché
è una riforma squilibrata, che creerà almeno due Sicilie: una che
tenterà di superare, ed è minoritaria, le difficoltà in cui la
Regione dibatte e l'altra, invece, che rimarrà fanalino di coda e
non sarà inferiore a tre quarti per popolazione e per territorio.
Invece bisognava incidere, come abbiamo proposto dal primo giorno
di questa legislatura, sulle competenze della provincia, dimagrendo
le competenze e smaltendo quelle della Regione che dovrebbe
legiferare, programmare e pianificare e non gestire servizi lontano
dal cittadino.
Quando noi abbiamo proposto quel disegno di legge, salvaguardando
l'elezione diretta del Presidente - una conquista di democrazia e
di libertà, una conquista di civiltà non soltanto elettorale ma,
soprattutto, politica -, quando abbiamo difeso l'elezione dei
consiglieri provinciali, diminuendone il numero e diminuendo gli
appannaggi, i rimborsi e tutto quello che ci sta d'intorno, avevamo
individuato la strada maestra per andare avanti. Ed era quella la
strada maestra, ed io mi auguro che ancora, quando passeremo
all'esame degli emendamenti, quest'Aula possa avere quel sussulto
di dignità per consegnare a chi leggerà questi atti parlamentari
tra qualche anno di non sorridere, di non considerarci così
sconsiderati e scriteriati.
Nel 1986 si risolse, come dicevo, la questione quando si disse:
In Sicilia i liberi consorzi dei comuni si chiamano Province
regionali siciliane , con le competenze che sono fissate agli
articoli 12, 13 e 14 di quella legge Adesso stiamo facendo il
percorso all'inverso: le Province regionali, che non saranno nove
ma saranno quindici, venti o trenta si chiamano liberi consorzi .
E questi liberi consorzi li vogliamo affidare a chi non avrà la
legittimazione popolare a suffragio universale diretto,
contrastando - e sta qui la incostituzionalità del disegno del
Governo -l'articolo 51 della Costituzione, che assicura il diritto
di elettorato passivo a tutti i cittadini, non soltanto ai
consiglieri comunali o ai sindaci. E basterebbe già questo
riferimento per consigliare di fermarci, di ragionare e,
soprattutto, di non adottare una legge che sarà uno scempio di
democrazia, di libertà e di buon senso.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi ho chiesto di parlare per
contribuire, se è possibile, a chiarire un po' il senso di questo
confronto, relativamente agli emendamenti di cosiddetta
riscrittura.
E' prassi parlamentare che il Governo e la Commissione presentino,
appunto, emendamenti di riscrittura ma, in questo caso, cos'è la
riscrittura?
Noi abbiamo chiesto al Governo, in sede di Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari, di depositare, prima che
scadessero i termini per i deputati, le proprie proposte di
modifica. Tra l'altro, queste proposte di modifica erano connesse
ad un evento, che è stato raccontato dai media, di un cosiddetto
accordo di maggioranza che si è consolidato in una riunione romana.
Ora, io non sto qui a discutere quell'evento, sto soltanto a
ricordare a me stesso e all'Aula che il Governo, ieri, ha
depositato alcuni emendamenti ed in particolare due emendamenti
all'articolo 1, ed un emendamento all'articolo 2, nonché l'intera
riscrittura dell'articolo 10, di cui alcuni erano il frutto, come
il primo comma dell'articolo 2, dell'intesa romana. Per capirci, è
la questione dei centocinquantamila abitanti, oltre i quali è
possibile fare nuovi liberi consorzi.
Ma, sia all'articolo 10 le funzioni , sia all'articolo 1 i
principi , essendo stati depositati ora il Governo ha semplicemente
riscritto non nuovi emendamenti, ma ha integrato quegli emendamenti
- sono quattro - con il testo che era stato elaborato dalla
Commissione di merito.
La politica è l'arte della fantasia ed ognuno può interpretare i
fatti come meglio ritiene però, ad onor del vero, il testo che
stiamo trattando sta sostanzialmente innovando nella direzione che,
oltre ai liberi consorzi previsti dall'articolo 1, sarà possibile,
se approveremo questa norma, aprire nel corso dei prossimi sei mesi
la possibilità di creare nuovi liberi consorzi.
La riscrittura cui si fa riferimento è una riscrittura che,
sostanzialmente, aiuta il Parlamento ad avere una visione ed una
lettura d'insieme.
C'è un'altra novità che la Commissione stessa, quando ha elaborato
il testo, ha rinviato all'Aula la decisione finale, la questione
della governance, ovvero il tema che più probabilmente divideva i
parlamentari, e forse li divide ancora. Ma la scelta avanzata dalla
maggioranza - in questo caso non dal Governo - e fatta ai colleghi
della minoranza, ha inteso raccogliere in parte una istanza che
veniva sollecitata dai colleghi della minoranza interpretando, in
coerenza comunque con la legge 7 del 2013, la possibilità di avere
una platea più larga possibile, fermo restando i principi di
elezione di secondo livello, e quindi per consentire a tutti gli
eletti che agiscono - quando dico tutti gli eletti dico a tutti gli
eletti dei comuni, cioè consiglieri comunali, consiglieri di
circoscrizione, sindaci e presidenti di circoscrizione - di
contribuire alla decisione sugli assetti di governance sia dei
liberi consorzi sia delle città metropolitane. Questa è la novità
vera che il Parlamento sarà chiamato a valutare sulla base di una
proposta che la maggioranza ha fatto, che è stata fatta propria dal
Governo con un emendamento che è stato depositato, con tutte le
conseguenze agli articoli 5 e 6, ma quelli sono aspetti tecnici.
Lo voglio dire perché se questa discussione, piuttosto che essere
una sorta di torcicollo permanente , si concentrasse su questi due
aspetti che sono sostanzialmente quelli di novità rispetto al
lavoro fatto in Commissione, forse anche il dibattito dell'Aula
potrebbe ulteriormente contribuire a far approvare questa legge. Io
sono sempre stato convinto che una legge di riforma così complessa
- perché non stiamo facendo una legge semplice, stiamo affrontando
questioni che riguardano rapporti giuridici preesistenti, che
riguardano identità, culture, cose assolutamente complicate - vada
affrontata al meglio, e noi da una discussione vera, di merito e
non pregiudiziale possiamo uscire con la miglior legge possibile
nelle condizioni date.
Lo voglio dire anche perché il fatto che i colleghi del Movimento
Cinque stelle hanno maturato la decisione di appoggiare questa
legge, anche se già per la verità - ed io di questo li voglio
ringraziare - in Commissione hanno, non solo contribuito, ma anche
votato l'atto favorendo la possibilità di uscire dalla Commissione,
pur mantenendo elementi di criticità.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, questi non sono argomenti che
aiutano il dibattito.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Onorevole
Greco, lei sa che mi sta simpatico, ma non esageri
Credo di potere dire che la norma che stiamo trattando ed il
confronto potranno farci fare quel salto in avanti, sapendo che
oggi facciamo solo un primo tempo della riforma, perché il secondo
tempo, piaccia o no, al di là delle demagogie, perché non può che
essere così, il secondo tempo ci sarà non appena ci sarà una
dislocazione dei territori definita e le funzioni che saranno
assegnate con risorse e col personale, solo allora la riforma sarà
compiuta. Ma oggi questo inizio è necessario per avviare quel
processo di riforma che comunque io penso -ed anche il referendum
dei grillini lo conferma- la Sicilia si attende, che in qualche
modo cambino le cose a partire dalle province ma non solo sulle
province.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Milazzo Giuseppe. Ne
ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto
vorrei precisare che lei poc'anzi non mi ha cacciato dall'Aula,
come ho letto in qualche articolo di stampa, perché non mi pare che
abbia le prerogative di cacciare i deputati, lei mi ha invitato ad
allontanarmi ed a farmi prendere posto.
Onorevoli colleghi, una norma certamente va fatta, perché non
farla è un brutto segnale, ma va fatta bene, perché qua non c'è
solo il rischio di impugnativa da parte del Commissario dello
Stato, qua c'è il pericolo che, se le forze politiche presenti in
questo Parlamento non si parlano per bene e non trovano un percorso
condiviso nell'interesse del territorio concreto, ne viene fuori un
pasticcio aberrante.
La mia proposta, quella che avrei voluto farle sull'ordine dei
lavori, e non era certamente mia volontà farle perdere tempo, anche
perché alla fine ne abbiamo perso di più costringendomi a occupare
questo pulpito, era questa: visto che lei riconvocherà l'Aula per
martedì e darà la possibilità ai deputati di presentare emendamenti
fino a lunedì, non sarebbe stato più utile, anziché costringerci
oggi a farci del male fino a tarda notte, riconvocare l'Aula lunedì
e chiudere lunedì stesso la discussione generale, e già da martedì
si ripartiva con l'esame degli articoli?
Avrebbe dato così la possibilità ai deputati di non fare ora le
corse e fare interventi solo per parlare, come l'onorevole
Cracolici, che doveva dare un contributo e vorrei sapere su quale
articolo è entrato nel merito per supportare l'Aula.
Tutto rispetto per il Presidente che ha svolto un ottimo lavoro,
ma mi dica se è entrato nel merito di qualche perplessità parlando
di elezioni di primo grado, dell'utilità delle elezioni di secondo
grado, dell'utilità di coinvolgere i consigli comunali. Niente di
tutto questo
Ha citato forse qualche sentenza del TAR o della Corte
Costituzionale, per chiarire ai deputati che magari hanno fatto un
intervento ed erano fuori strada, qualcosa? Niente di tutto questo,
signor Presidente
Si faranno interventi per cercare di prolungare i tempi, perché ci
costringerete a parlare tutti, perché la democrazia qua si deve
affermare, e purtroppo oggi lo spettacolo che è stato dato è
questo; purtroppo si deve affermare con la forza delle parole e non
dei fatti concreti che vanno nella direzione degli interessi dei
cittadini.
E la mia proposta andava oltre, perché rinviando l'Aula a lunedì,
la discussione generale si chiudeva lunedì ed il termine per la
presentazione degli emendamenti restava fissato per lunedì.
Martedì, quindi, si procedeva con l'articolato, si dava apertura
alle minoranze, che l'hanno chiesto a gran voce, di prolungare il
dibattito. Ed invece, cosa farà l'onorevole Milazzo, che avrebbe
parlato poco fa per un minuto? Mi costringete, e vi prometto che lo
farò, a parlare su tutti gli emendamenti e subemendamenti, perché è
così che si deve affermare la democrazia.
Invece, una discussione più moderata, con più confronto, cosa
avrebbe cambiato? Sempre lunedì dobbiamo presentare gli
emendamenti. Certamente non penso che sarà il mio intervento a fare
slittare una norma. Signor Presidente, la Commissione ne è
testimone, checché ne voglia dire, o ne possa dire qualche deputata
che mi ha gridato vergogna , ed io ero in Commissione Affari
istituzionali, ed il Presidente Cracolici lo sa, perché la migliore
opposizione che uno vi può fare è farvi fare le cose.
Io, in finanziaria, ho detto di rimanere a votare e qualcuno è
rimasto a votare, qualcuno ha voluto che in finanziaria si
infilasse qualche punto condiviso e, quindi, nessuno, nessuno può
dire di non saperne niente della finanziaria. Tanti esponenti delle
minoranze hanno guidato anche il percorso del disastro ed hanno
fatto convincere la maggioranza che era nel giusto.
Io non avrei partecipato al voto, e la cosa più utile che uno vi
può far fare, nell'interesse delle minoranze, è proprio di farvela
fare questa legge, per come la volete fare Il territorio poi
giudicherà l'impatto.
Presidente Cracolici, segua ogni tanto, sia un po' più democratico
ed ascolti anche le opinioni di chi è in minoranza.
Una cosa per tutte, signor Presidente, spacchettando questi liberi
consorzi, io avrei fatto, e lei lo sa, i nove liberi consorzi e le
tre città metropolitane. E non ho fatto terrorismo.
Sono stato alla Provincia regionale di Palermo ed i dipendenti mi
hanno manifestato che erano preoccupati. Io ritengo di avere avuto
un atteggiamento corretto dicendo che non c'è alcun terrorismo e
che il personale non deve preoccuparsi di niente.
Oggi vi chiedo, e lo chiedo all'onorevole Cracolici, nella
Provincia regionale di Palermo si faranno quattro liberi consorzi;
ma come organizzerete questo personale? Fate il sorteggio? Chi
andrà al libero consorzio 1, al libero consorzio 2 ed al libero
consorzio 3? Qui, sì che sono preoccupato questa volta Una norma
nasce per fare ordine, non disordine.
Ho anche condiviso il testo in Commissione, il testo base, perché
nel suo criterio stabiliva un organismo di secondo livello. Una
chiosa, signor Presidente: l'Aula non ometta, e ricordi per coloro
che non sono in Commissione Affari istituzionali, il Movimento 5
Stelle ha presentato un emendamento che è il cuore di quello che
stiamo discutendo, bocciato, che voleva trasformare le aree vaste o
gli organismi territoriali in organismi gestori solamente di
servizi strumentali.
La Commissione ha affermato un principio bocciando la proposta del
Movimento Cinque Stelle che certamente, qualunque sia la norma, era
orientata a mantenere quella esclusività di area vasta, di
organismo territoriale e non organismo che gestirà solo servizi.
Questo vi invita a fare una riflessione che è la seguente: perché
non mantenere il principio almeno dell'elezione diretta di un
presidente di libero consorzio, non con l'indennità economica del
vecchio presidente della provincia, perché alla fine stiamo facendo
questa norma, lo sappiamo tutti, lo ha annunciato il Presidente
della Regione, e io sono anche d'accordo, perché la politica deve
costare meno e deve funzionare meglio.
Ed allora la verità è un'altra: se deve costare meno, devi
tagliare, se deve funzionare meglio, devi fare chiarezza. Per fare
chiarezza devi fare un presidente di libero consorzio che sia
autorevole quando riunirà i suoi componenti.
Ma con questa proposta del Governo, e non è ostruzionismo, signor
Presidente, ma è entrare nel merito, all'emendamento 2 Gov. lettera
B si potranno costituire consorzi, purché siano non inferiori a
centocinquantamila abitanti , e così ci sarà il caos.
E poi i componenti diventeranno dei condomini litigiosissimi,
ammesso che poi si riuscirà a trovare un accordo, ed io lo dico per
esperienza personale: qua ci sono componenti di questa Assemblea
che vantano tante legislature ed hanno grande esperienza. Io ho
esordito nella circoscrizione, ho fatto anche il presidente di
circoscrizione, e ci voleva la maggioranza di otto consiglieri, e
per arrivare a otto consiglieri ci vogliono mesi e mesi in una
elezione di secondo grado.
Voi, nella scorsa legislatura, avete approvato una norma, guardate
il controsenso di un'Assemblea legislativa, trasformando le
elezioni dei consigli di circoscrizione, nel caso di Palermo
quindici, da elezione che eleggeva nel suo seno il presidente, in
elezione diretta ed avete aumentato un consigliere di
circoscrizione in più perché avete dimenticato, quando avete
previsto il presidente eletto direttamente, di togliere un
consigliere di circoscrizione. Quindi a Palermo, io ho fatto
presentare anche ricorso al CGA, perché prima c'erano quindici
consiglieri che eleggevano un presidente, ora ce n'è sedici con un
presidente eletto direttamente dai cittadini. Quindi per una
circoscrizione chiamate ottantasettemila abitanti, per esempio, per
una delle circoscrizioni di Palermo perché la media è quella,
chiamate il corpo elettorale a votare.
Lo sapete per legge cosa gestiscono le circoscrizioni? Nulla. La
vecchia legislatura non ha avuto nemmeno l'ardire, l'ingegno di
demandare per legge alcune funzioni, ha rafforzato la figura di un
presidente di circoscrizione che guadagna mille e cinquecento euro
al mese.
DI MAURO. Ma questo cosa c'entra?
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, forse l'onorevole Di Mauro ha
premura, ma io sto facendo un confronto con un'altra legge, e siamo
in discussione generale.
Io sono componente della Commissione Affari Istituzionali, e mi
pare che sto apportando un contributo maggiore di quello
dell'onorevole Cracolici, che non ha portato nessun esempio per
fare confronti, per chiarire le idee ai deputati.
Certo, chi non viene dal territorio e non capisce nulla di enti
locali, è chi da vent'anni ha contribuito allo sfascio della
Sicilia, certamente, si può sentire infastidito. Per uno come me
che si è sempre candidato e viene dagli enti locali, e li conosce
benissimo, vi dice che è una vergogna spendere per 16 consiglieri
17 mila euro al mese solo di indennità, per non calcolare poi i
rimborsi delle aziende che deve pagare il Comune. Sono la media di
50 mila euro al mese per otto faccia lei il conto, signor
Presidente.
Questa stessa Assemblea che, invece - per entrare nel merito del
disegno di legge - nella finanziaria, Presidente Ardizzone, dopo la
mediazione dell'opposizione ha dato ulteriori soldi alle province
per farle vivere, per mantenere i servizi essenziali.
Abbiamo, quindi, dimostrato, in finanziaria - e non è stato
impugnato dal Commissario dello Stato - che le province gestiscono
qualcosa, al contrario, per esempio, delle circoscrizioni, alle
quali voi non avete messo mano, e cosa facciamo? No, le province
sono inutili. Dobbiamo fare un miscuglio.
E allora, signor Presidente, se noi veramente la vogliamo fare una
norma - ed io non voglio fare opposizione - dovete convincervi che
alcune cose vanno modificate. Queste quarantotto ore di tempo che
volevo prendere - che non bloccheranno la norma - serviranno ad un
confronto utile per modificare alcune cose, perché noi siamo sul
territorio, siamo parlamentari non nominati con il Porcellum, siamo
eletti con le preferenze e conosciamo il territorio.
Quindi, entrando nel merito, cerchiamo di fare solo nove liberi
consorzi e tre Città metropolitane, votiamo ed eleggiamo
direttamente.
L'onorevole Panepinto aveva fatto una proposta bellissima, quella
di chiedere ai siciliani come vogliono eleggere il Presidente della
provincia. Ma cosa c'era di male? Io certamente ho preso atto che
c'è l'accordo, la norma la farete, andrete avanti a colpi di
maggioranza, e adesso ci sono anche i colleghi del Movimento Cinque
Stelle, sicuramente gli è stato infilato qualche articolo che li
rappresenta, non è in termini di bottega, è in termine di visione
politica. Certamente non vi voglio accusare di nulla, è solo un
patto, voi siete riusciti a trovare la mediazione con il Governo e
voterete la legge. Noi no
E, allora, concludo con questo monito, signor Presidente, la
migliore opposizione è quella di non farvela. Però io vi dico oggi
il Commissario dello Stato vi ha impugnato la finanziaria, e si
ritorna qua, domani, se il Commissario dello Stato non vi impugnerà
questa norma, alla fine vi scoppierà in mano .
Signor assessore, sono entrato nel merito di alcuni punti, e la
parte sulle circoscrizioni è utile, ma almeno a queste
circoscrizione date un compito per non diventare e rimanere
stipendifici.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Lombardo e Federico hanno
chiesto congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il seguito della discussione unificata dei
disegni di legge nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-
183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A ed altri
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dall'intervento dell'onorevole
Milazzo non vorrei che si fosse creata un po' di confusione sul
termine per la presentazione degli emendamenti e dei
subemendamenti.
Gli emendamenti si possono presentare fino alle ore 12.00 di
domani, venerdì, i subemendamenti fino a lunedì, perché gli Uffici
provvederanno a trasmettere per via telematica gli emendamenti di
tutti i parlamentari, così evitiamo in corso d'Aula di presentare
subemendamenti.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
avevamo già nel corso della precedente legislatura presentato un
disegno di legge che prevedeva lo scioglimento delle province e
l'indicazione, nello stesso disegno di legge, della attivazione dei
cosiddetti liberi Consorzi, ai sensi dello Statuto della Regione
Siciliana. Qual era la ragione? La ragione è che ritenevamo la fase
della costituzione delle Province superata, e l'idea che i
territori potessero mettersi d'accordo tra di loro per competenza
territoriale, per esigenze che risalivano a quelle che erano le
attività principali, per quella che era la morfologia del
territorio, per quelle che comunque potevano ravvisarsi come le
caratteristiche generali di una parte del territorio siciliano da
costituirsi in liberi Consorzi, e quindi dare vita ad un progetto
innovativo, rispetto al progetto delle Province, che ci sembrava -
come ho detto poc'anzi - ormai superato.
E l'idea nostra era quella di dare ai Consorzi competenze, di fare
in modo che i Consorzi potessero essere un soggetto attrattore di
risorse, e vedere la Regione siciliana finalmente riuscire a
dimagrire nella sua competenza, così come è previsto dallo Statuto,
e delegare ai liberi Consorzi una serie di attività, perché
potesse, dal basso, decidersi il destino di un territorio.
Era un'idea, un progetto, e ci auguravamo che questo progetto
potesse essere ripreso anche in questa legislatura. E per la verità
il Presidente della Regione, sin dall'inizio, ha insistito sullo
scioglimento delle Province, ha immaginato l'istituzione di questi
liberi Consorzi. Però il coraggio è mancato, nel senso che l'idea
originaria di dare più risorse ai Consorzi è venuta meno, e adesso
ci si propina una continuità dell'attività, che era quella delle
province, e si accenna all'articolo 10, ad alcune competenze che
verrebbero ad essere indicate in questo momento, rinviando dopo un
anno di riflessione da parte del Governo - ma lo devo dire anche da
parte del Commissario di studi che il Governo stesso ha insediato -
per dare vita ad un disegno di legge, che oserei definire ponte ,
ma oltre che ponte , lo definirei anche un disegno di legge
sospetto . Qui, infatti, si sospettano chissà quali ragioni
politiche nascoste in questo disegno di legge, e chissà a quali
liberi Consorzi si darà luogo nell'interesse ora di questo partito,
ora di quell'altro.
Credo che sia anche questa una cosa abbastanza complicata nel
senso che già nell'attività legislativa che fu definita con la
legge 9 del 1986, era prevista una norma che consentiva ai comuni
di costituirsi in liberi consorzi - o al tempo province - purché
raggiungessero 180 mila abitanti, così come per altro è in questo
momento la Provincia di Enna. Bene, dal 1986 ad oggi non si è
costituito nessun ente provincia, e credo che difficilmente avverrà
in questa legislatura. Lo dico perché il tempo che ha indicato il
Governo nell'emendamento appositamente presentato di sei mesi, non
credo che sortirà grandi effetti, e comunque il Governo -
giustamente - ha messo una norma di salvaguardia, o meglio ancora
regolamentare, perché poi verrà presentato al Parlamento un disegno
di legge per comprendere se il libero consorzio rientra in una
fattispecie strategica di sviluppo di un territorio, o se è
soltanto una risposta ad una esigenza di carattere politico che
vede una circostanza momentanea e temporanea, per dare vita ad una
iniziativa politica proprio in questo senso.
Allora, io credo che la soluzione che ha portato il Governo,
ripeto, è una soluzione intermedia che definisce la cornice, che
più che altro ha un obiettivo soltanto: riuscire a trovare i
contenuti tecnici affinché la proroga dei commissariamenti,
restando un mancato accordo sulle cose da fare con i liberi
consorzi, potesse reggere all'esame del Parlamento e anche
all'esame di altri organi che sono chiamati all'uopo ad esaminare i
testi delle delibere legislative adottate dal Parlamento.
E' questo quello che si è svolto in queste ore, in questi ultimi
giorni, nessun sotterfugio, nessuna cosa particolare, ma un'idea
che comincia a balenare di libero consorzio, che potrebbe essere
una risposta politica, tenendo conto di che cosa? Di una evoluzione
che in questo momento c'è nell'attività legislativa del Governo
nazionale, che credo se non è oggi, domani si dimetterà, ma in
quello nuovo un'idea che ormai comincia a prendere corpo, è quella
di eliminare le province rispetto all'architettura delle
istituzioni, ed a mio parere anche la riduzione delle competenze
delle Regioni.
Allora, l'attesa che si vuole immaginare in questo momento
rispetto a quelle che saranno le decisioni del Governo nazionale,
credo che sia una scelta, in un certo senso di responsabilità, da
parte del Governo, da parte del Parlamento, senza per questo andare
incontro a scelte definitive.
Certo, qualora il Governo nazionale dovesse lasciare l'impalcatura
della provincia, allora credo che il Parlamento potrà rivedere
meglio le sue opportunità. Ma credo che la scelta a livello
nazionale sia ormai stata definita, e l'idea nostra di ricorrere ai
liberi consorzi potrà essere sostenibile nella misura in cui
riusciremo a riempire ulteriormente di contenuti questi liberi
consorzi.
Perché questa è la scommessa che noi dobbiamo fare, la scommessa
che noi dobbiamo mettere in campo, ed è la scommessa che i
siciliani si attendono, altrimenti penseranno che abbiamo creato
una struttura per mantenere un certo numero di impiegati, che
continuano a fare un'attività cosiddetta di programmazione. Se
riusciamo a dare più contenuti a questo disegno di legge, che
sorgerà tra sei mesi, io credo che l'atteggiamento, almeno da parte
nostra, così come credo anche da parte dell'opposizione, potrà
essere più responsabile. E' chiaro che se il libero consorzio
dovesse essere riempito di contenuti, e dovesse essere riempito
anche di risorse finanziarie, che a cascata dovrebbero essere
assegnate alla Regione, sono convinto che il sistema elettorale che
lo deve accompagnare deve essere opportunamente sostenuto, cioè
deve essere un sistema elettorale che preveda un consenso del
territorio. Ma se si tratta di un disegno di legge che tiene conto
di un ruolo prettamente programmatorio, allora non siamo d'accordo.
Quindi, per noi, è una posizione di attesa rispetto a questo
disegno di legge, e ci auguriamo che in questi mesi il tempo potrà
portare al Governo buoni consigli, e che una legislazione nazionale
possa supportarci in questo senso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha
facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, vero
è che solo gli asini non cambiano idea perché hanno la testa dura,
ma ho l'impressione che qui il Governo cambi in continuazione idea,
e quindi il fatto che cambi in continuazione idea, in questo caso,
non è simbolo d'intelligenza, ma semmai di non avere le idee
chiare.
Siamo alla riscrittura della riscrittura della riscrittura, e dopo
il testo che era stato presentato in Commissione, sul quale avevamo
dibattuto e trovato una soluzione condivisa, c'è stato un altro
testo presentato dal Governo. Un testo, una riscrittura, che non
riuscendo a venire alla luce in Sicilia, si era pensato di dare
vita a questo viaggio romano, a questa vacanza romana per poter
cercare di portare a casa un testo finalmente condiviso.
Nemmeno queste vacanze romane sono riuscite a risolvere i problemi
che ci sono all'interno della maggioranza, e quindi stamattina
abbiamo la terza riscrittura.
Ha ragione il Presidente della I Commissione quando dice che non è
stato riscritto interamente il testo però, senza voler fare
polemica, ricordo che è stato riscritto l'articolo 1, l'articolo 2,
l'articolo 4, i commi 1 e 2 dell'articolo 5, e potremmo continuare
e facilmente potremmo smentire il Presidente della I Commissione
dimostrando che si tratta di una riscrittura ex-novo, sicché sono
condivisibili le lamentele da parte dei colleghi appartenenti a
tutti i partiti rispettosi di questa Assemblea i quali,
giustamente, hanno chiesto il tempo per presentare gli emendamenti
dopo aver prima capito cosa era scritto in questa riscrittura, e mi
pare anche di comprendere che non sia condivisa dalla maggioranza
dei deputati.
Io a differenza del Governo che ha cambiato idea spesso, continuo
a essere dell'idea che il disegno di legge migliore che poteva
essere approvato da questa Assemblea, era il disegno di legge
numero 31 presentato il 13 dicembre del 2012, a mia firma. E'
chiaro che ognuno di noi è convinto che le proprie cose siano le
migliori. Ma perché il mio disegno di legge era il migliore e,
personalmente, continua a esserlo, perché risponde alle motivazioni
che stanno alla base di questa riforma.
Si vuole dire - e qui lo hanno detto in tanti, lo ha detto anche
l'assessore, che apprezzo per l'intervento di ieri - che si vuole
dare vita ad una spending review, cioè a risparmiare. L'unico modo
per risparmiare non è quello di sottrarre la libertà ai cittadini
di scegliere i propri rappresentanti, ma l'unico modo era quello di
sopprimere i posti di sottogoverno, che appesantiscono la macchina
amministrativa e la rendono pressoché invisa ai cittadini.
Potrei leggervi una serie di messaggi che mi stanno arrivando, di
cittadini che contestano questo disegno di legge e affermano con
assoluta unanimità di giudizio che questa è una legge che la casta
sta cercando di approvare per preservare se stessa.
L'idea che noi stiamo dando ai cittadini è che le province
rimangono, ma viene sottratto ai cittadini il diritto di scegliere
i propri rappresentanti, perché mi pare di capire che le province,
anziché nove, potenzialmente potrebbero diventare almeno venti, e
non saranno più i cittadini ad eleggerle, ma saranno i consigli
comunali e i sindaci, di conseguenza il cittadino viene espropriato
di un proprio diritto.
Abbiamo un diritto sancito dalla Costituzione, e che qui dentro si
vuole violare, cioè di sottrarre agli elettori la possibilità di
eleggere e giudicare coloro i quali li devono rappresentare e li
devono amministrare.
Ma tornando al mio disegno di legge, esso prevedeva la
soppressione di tutti gli enti che fanno parte e appesantiscono la
macchina amministrativa, e che soprattutto pesano in maniera
vergognosa sui cittadini, chiedevo di sopprimere gli Istituti
autonomi case popolari e di passare le competenze alle province,
chiedevo di sopprimere i numerosi consorzi universitari - solo
nella mia provincia ve ne sono tre, con tanto di presidenti, di
direttori, di consiglio di amministrazione - e di passare queste
competenze esclusivamente alle province, chiedevo di sopprimere i
Gal - in provincia di Siracusa ce ne sono cinque - e passare queste
competenze alle province. Questo volevo fare, dare cioè finalmente
un valore aggiunto a una struttura intermedia fra i comuni e le
Regioni che fino a oggi hanno dimostrato, laddove hanno avuto dei
buoni amministratori, di essere un momento importante, non solo
all'interno del dibattito politico, ma soprattutto dove si sono
occupati dell'amministrazione della cosa pubblica.
Questo disegno di legge invece, tutto fa, tranne che rispondere a
due principi, quello delle libertà garantite dalla Costituzione
che, appunto, tutela il voto dei cittadini, e quello della corretta
amministrazione. Vorrei chiedere all'assessore quanti saranno gli
ingegneri capo che, di qui a qualche mese, avremo in Sicilia? Nove
come adesso, o venticinque. Quanti saranno i ragionieri capo che
avremo in Sicilia, nove come adesso o venticinque. Quanti saranno i
direttori generali, quanti saranno i comandanti delle polizie
provinciali, i segretari ed il personale? Il personale che non è
dirigente, il personale che non è qualificato, i lavoratori ancora
precari in alcune province. Qualcuno ha pensato, in questa legge,
quale sarà il loro futuro? Come verranno scelti, come sarà data
loro la possibilità di andare in un libero consorzio oppure in un
altro?
Nessuno ha pensato a tutto ciò Ognuno ha pensato, ha immaginato
una riscrittura di queste piccole province avendo in testa la
propria città, il proprio paese natio, avendo a portata di mano non
fatti concreti, ma quelli che sono gli interessi di bottega, per
andare a consolidare il proprio feudo elettorale.
Noi non possiamo consentire a nessuno di ritornare all'epoca
feudale. E per questo motivo ci opporremo tutti i giorni
all'approvazione di questo disegno di legge, che è
anticostituzionale, perché non è previsto in nessun posto il voto
di secondo grado. In Sicilia lo abbiamo eliminato nel '69 e stiamo
tornando indietro.
Questa è una legge che non garantisce i lavoratori, ed è una legge
che non si raccorda con lo Stato. Quante Prefetture avremo nei
prossimi anni in Sicilia? Sempre nove, o le Prefetture verranno
moltiplicate così come verranno moltiplicati i liberi consorzi? E
quanti comandi provinciali dei Carabinieri? Quanti Questori? Quante
sedi del Catasto? Quanti comandi provinciali dei Vigili del Fuoco?
Qualcuno ha mai pensato a come lo Stato dovrà organizzarsi in
queste strutture?
E lo dico al mio amico onorevole Malafarina, che è un esperto del
settore; come faranno i Carabinieri da oggi in poi a controllare le
province, il territorio? Continueranno a parlare del Comando, della
Compagnia provinciale di dove?
Perché una legge del genere non poteva mai essere presentata se
non c'era il dovuto, necessario raccordo e riscontro con lo Stato.
Invece si è voluto rispondere ad un'operazione spot, fatta su una
trasmissione televisiva, ed in forza di quella intervista si vuole
continuare, a danno dei siciliani, ad approvare una legge che non
ha né testa né coda, una legge insensata, una legge che affida al
caso la gestione della Sicilia.
Perché, veda signor Presidente Ardizzone - e mi riferisco a lei
che è un fine giurista - noi possiamo così, ad libitum, istituire
tutti i liberi consorzi che vogliamo, così come c'è scritto in
questa legge, possiamo pensare che istituiamo prima i liberi
consorzi all'interno delle province e poi, nei successivi sei mesi,
anziché pensare ad amministrare la cosa pubblica, cominciamo a
trattare col Comune limitrofo per vedere se posso abbandonare il
libero consorzio di cui faccio parte, per aderire ad un altro
vicino, forse perché non ho avuto la possibilità di fare il
Presidente, e nell'altro libero consorzio che vado a costituire
potrò fare il Presidente.
Una legge insensata, cervellotica, che non tiene assolutamente
conto di quelli che sono i problemi dei ragazzi diversamente abili:
chi penserà ai ragazzi delle scuole medie superiori che oggi
vengono gestite dalle Province? Su chi graverà il compito della
loro assistenza? E chi si occuperà delle scuole? Oggi c'è una
centralità che fa in modo che tutte le scuole superiori siano
concentrate all'interno di una provincia. E la provincia opera per
tutti i Comuni.
Quando ciò non accadrà più, come si potranno adeguare i vari
istituti scolastici a quelle che sono le esigenze di quei Comuni
che non faranno più parte dei liberi consorzi? Ognuno farà
prevalere l'egoismo di parte ed i ragazzi che non faranno più parte
di quel libero consorzio saranno costretti ad andare in altre
scuole molto più lontane perché il rispettivo Consiglio comunale ha
deciso che il libero consorzio non deve essere più quello vicino
alla scuola di appartenenza, come è adesso, ma deve essere quello
ancora più lontano, perché in questo modo il Sindaco di quei
ragazzi farà il Presidente.
Onorevole Ardizzone, lei che ha sempre tutelato e difeso la città
di Messina, ma l'ultimo articolo le sembra conducibile a
correttezza giuridica, quello che parla del gemellaggio, come con
grande finezza lo ha definito l'onorevole Greco, fra la città di
Messina e la città di Reggio Calabria
La città di Messina, quando andremo a togliere tutto il retroterra
e tutti i comuni che stanno attorno ad essa, come farà a resistere,
da una parte, all'invadenza della città di Reggio Calabria e,
dall'altra parte, alla concorrenza spietata che ci sarà delle due
città metropolitane di Catania e di Palermo che saranno più ricche
perché avranno più abitanti e perché, oggettivamente, sono portate
ad avere un territorio molto più vasto rispetto alla città di
Messina.
Con questo disegno di legge, fra le altre cose, si vuole qui
sancire la morte della terza città di Sicilia. Una legge beffa per
la città di Messina, se a questa non viene dato un territorio ed
una popolazione tale da poter affrontare una dinamica, sia interna,
con le altre due città metropolitane, sia esterna, rispetto a
quella che, al di là dello stretto, fronteggia la nostra città di
Messina.
E' insopportabile, signor Presidente, che oggi si arrivi a questo
disegno di legge, un disegno di legge che nasce e muore nel giro di
qualche minuto perché si cerca di assecondare le aspettative dei
singoli deputati che pensano, attraverso questa legge, di
garantirsi la rielezione o si pensa di assecondare i vari sindaci
che hanno portato qui, o sperano di riportare qui, deputati che non
sono più i rappresentanti dell'intera provincia, ma diventano i
rappresentanti di una parte della provincia, diventano i
rappresentanti di questi liberi consorzi che saranno una lobby che
andrà a stroncare ed a soffocare la libertà, all'interno di ogni
territorio.
Per questo motivo, signor Presidente, le annuncio, non solo, il
mio voto contrario, ma che mi opporrò in tutti i modi possibili
affinché questa legge venga portata alla sua approvazione, nemmeno
sui tempi sono più sicuro che siano quelli che il Governo ha
assicurato poco fa.
I comizi andavano indetti da qui a qualche ora, non da qui a
qualche giorno, il Governo si sta assumendo una responsabilità
gravissima - le chiedo scusa, signor Presidente e mi accingo a
chiudere - che porterà, ancora una volta, questo Parlamento ad
essere mortificato dal Commissario dello Stato.
I punti che sono contro la Costituzione sono numerosissimi, ma
voi pensate che mentre il Senato della Repubblica sta legiferando
sullo stesso argomento e, possibilmente, arriverà a soluzioni
opposte a quelle di questa Assemblea, il Commissario dello Stato
non riterrà giusto ed opportuno impugnare il provvedimento e quando
questi verrà impugnato e verrà, ancora una volta, cassato dal
Commissario dello Stato potrà mai passare nei cittadini l'idea che
siamo, non solo, una casta che, attraverso questa legge, cerca di
preservare se stesso e strappando ai cittadini il diritto di voto,
ma siamo anche degli ignoranti che, pur di raggiungere un
risultato, mortifichiamo la Costituzione.
Mi appello a lei, signor Presidente, mi appello al vice
presidente della Commissione, l'onorevole Alice Anselmo, che è
docente apprezzata di diritto amministrativo, affinché faccia
valere le sue conoscenze in questo disegno di legge, non possiamo
continuare ad andare avanti portando sempre a casa risultati che
fanno, purtroppo, ridere i cittadini.
Per questo, signor Presidente, le chiedo, ancora una volta, che
lei, in qualità di Presidente del più antico parlamento del mondo e
di garante delle guarentigie costituzionali che la Regione è
riuscita a strappare allo Stato, garantisca non solo un percorso
equo, come sta facendo e di questo le siamo grati, ma che,
soprattutto, garantisca che venga fuori una legge che risponda a
quelle che sono le norme che i nostri Padri si sono dati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fontana. Ne ha
facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci tengo a
prendere la parola su questo dibattito perché credo che oggi si sta
discutendo un disegno di legge importantissimo che è quello che
riguarda la morte delle Province e fino a qui non mi meraviglia
perché poi, in questo mondo, tutte le cose finiscono, ma
l'importante è che le cose che nascono, magari, possano
rappresentare un superamento delle cose che, invece, passano e
vanno via.
Del resto, noi come Nuovo Centrodestra non siamo assolutamente
arroccati alle Province, alle questioni che, comunque, sono ormai
nel tempo consolidate, noi siamo pronti ad affrontare il
cambiamento, siamo pronti all'innovazione, siamo pronti ad
affrontare nuovi ragionamenti e, quindi, anche i liberi consorzi
che, peraltro, per la Sicilia non sono una novità, l'hanno detto
parecchi parlamentari che mi hanno preceduto in questo dibattito e
la legge n. 9 del 1986 proprio recita questo la costituzione dei
liberi consorzi e le province regionali non sono altro che liberi
consorzi dei comuni . Quindi, anche questa creazione dei liberi
consorzi non rappresenta assolutamente la novità.
E' chiaro, però, che i liberi consorzi devono avere
un'organizzazione assolutamente chiara perché il governo di un'area
vasta deve essere, per noi che abbiamo fatto i presidenti di
Provincia, lo abbiamo fatto per tanti anni, per 10 anni, sappiamo
bene qual è la funzione di un ente di area vasta, le competenze che
ha, le varie attività che svolge nel territorio, il coordinamento e
tutte queste attività sono importanti.
Questa legge è fatta di pochi articoli e, credo, alcuni anche
confusi, dove non si capisce bene quali sono le vere competenze di
questi liberi consorzi, peraltro anche l'elezione del presidente,
che non mi pare risponda assolutamente a dei criteri di equità,
soprattutto per il tempo che noi viviamo e mi meraviglia, tra
l'altro, che il Movimento Cinque Stelle oggi dichiara di essere
assolutamente d'accordo e, però, accetta anche questa impostazione,
questo disegno di legge che allontana ancora di più i cittadini
dagli enti e li allontana perché si tratta di un'elezione di
secondo grado, quindi, ancora una volta i cittadini vengono
espropriati di una loro prerogativa che è quella di eleggere un
presidente che poi governerà questi liberi consorzi.
Ebbene, immaginavamo che questo Governo e questa maggioranza e,
peraltro, abbiamo colto, anche dal dibattito di questi giorni,
anche dell'opposizione, l'onorevole Rinaldi ieri ha fatto un
intervento che ho condiviso dall'inizio alla fine perché ha parlato
di elezioni di primo grado almeno per quanto riguarda il
presidente, ha parlato di una soglia che è troppo bassa, dicendo
50.000, perché noi conosciamo la Sicilia ed i siciliani, caro
Presidente, caro assessore e siamo convinti che, nel giro di
qualche anno, la Sicilia si ritroverà da 20 a 30 liberi consorzi e
di questo ne sono certo: nascerà il consorzio di Gela, nascerà il
consorzio di Marsala, di Termini Imerese, di Caltagirone, della
provincia di Messina, avremo tantissimi consorzi.
Ebbene, mi chiedo dove stia il risparmio a questo punto; mi
chiedo se questa è una legge che si pone come primo obiettivo, e
del resto la politica ha questo compito, soprattutto oggi, di
risparmiare e di rendere gli enti sempre più efficienti ed
efficaci. Non stiamo facendo altro che spendere di più e rendere
sempre meno efficienti gli enti.
Mi chiedo quali saranno le competenze di questi enti; Assessore,
io ho letto, in un articolo, tutta una serie di nuove competenze,
che lei dice aggiuntive, ma mi chiedo di quali competenze si
tratta; di controllo e programmazione di varie attività
territoriali A me sembrano, francamente, aria fritta, non mi
sembrano competenze che rispondono a determinate esigenze o a
determinati criteri che la Provincia ha avuto in passato, mi
sembra un'elencazione di tutta una serie di voci, di programmazione
e di controllo che non hanno nulla a che vedere con le esigenze
vere del territorio.
Credo, quindi, che queste cose vadano assolutamente riviste, così
come per le Aree Metropolitane, lo diceva bene ieri l'onorevole
Alongi.
In Europa vi sono soltanto dieci Città Metropolitane, credo che
nel nostro Paese sono previste sei o sette Città Metropolitane e in
Sicilia ne faremo tre. Questa sembra la Terra degli eccessi dove,
per accontentare Tizio, piuttosto che Caio, si allargano sempre le
possibilità per dare poi risposte ai singoli e non per rispondere
realmente alle vere esigenze del territorio.
Mi sembra la stessa questione degli ATO idrici, ricordo che
all'inizio la legge aveva previsto due Ambiti Territoriali, due
bacini importanti, della Sicilia Orientale e della Sicilia
Occidentale. Dopo un po' il Parlamento rivide anche questa
organizzazione decidendo di istituirne anziché due, cinque e alla
fine l'accordo, Assessore, è stata la nascita di nove Ambiti
Territoriali, perché erano nove le Province e, quindi, l'Ambito
Ottimale non era più il vero Ambito Ottimale di bacino, ma era
l'Ambito dei vari deputati, perché ogni Provincia doveva avere
comunque il suo Ambito Territoriale e non la vera ottimizzazione
del sistema.
Mi chiedo che fine faranno i CUPA, che fine faranno i Consorzi
Universitari che noi faticosamente abbiamo costruito negli anni
Nella nostra Provincia ci siamo veramente dedicati alla crescita di
un Consorzio Universitario che negli anni è diventato il primo
Consorzio Universitario del Mezzogiorno d'Italia per qualità, per
offerta formativa e che fine faranno? Dove andranno a finire? Non
c'è un accenno su questo disegno di legge.
Lo stesso me lo chiedo per gli istituti musicali, gli istituti
linguistici di Agrigento, di Caltanissetta, di Catania Come
finiranno questi istituti? Cosa diremo a tutti i giovani che
frequentano questi istituti? A tutte le famiglie che da anni si
sacrificano per portare i propri figli a frequentare questi
istituti? Cosa diremo: non si potrà più frequentare un istituto,
andate a casa
Credo che anche queste situazioni vadano assolutamente riviste,
noi siamo pronti a votare questo disegno di legge, caro Assessore,
siamo pronti, ma a condizione che si rivedano alcune cose che per
noi sono irrinunciabili: l'elezione del Presidente, una
rivisitazione per quanto riguarda la soglia minima della
costituzione dei Liberi Consorzi e riempire, soprattutto, di
contenuti e di competenze.
Abbiamo parlato dell'Istituto Autonomo Case Popolari, che non ha
senso, dei tanti uffici territoriali della Regione, periferici, che
potrebbero essere attribuiti ai Liberi Consorzi, ma di tantissime
altre strutture. Cosa dire del personale, del patrimonio
immobiliare, dei mutui, della ripartizione dei tributi, del
trasferimento delle risorse che lo Stato ha garantito alle
Province, delle risorse che sono accantonate negli enti, alla
Provincia, che non hanno potuto spendere per il patto di stabilità,
dove finiranno queste risorse? Saranno trasferite ai Liberi
Consorzi e in che modo se mutano i confini dei Consorzi stessi
Credo che queste sono tutte delle questioni che devono essere
assolutamente valutate e approfondite perché altrimenti faremo un
disegno di legge che sarà un'accozzaglia di articoli che
peggiorerà, certamente, la situazione attuale che abbiamo avuto con
le Province e i cittadini non ne trarranno assolutamente beneficio.
Mi auguro che in questo Parlamento, nella sua autonomia, perché ho
visto tantissime posizioni di colleghi dell'opposizione che non
condividono questa impostazione, prevalga questo spirito autonomo e
che possa, attraverso il voto, mutare almeno in parte questo
disegno di legge per dare alla Sicilia e ai cittadini
un'organizzazione che può essere più efficiente e più efficace.
Presidenza del Vicepresidente Venturino
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alloro. Ne ha
facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ha ragione
l'onorevole Fontana quando dice che il problema non sta nella
denominazione liberi consorzi .
I liberi consorzi li conosciamo bene, l'articolo 15 dello Statuto
della Regione siciliana li previde già da allora, statuendo che in
Sicilia l'ordinamento amministrativo degli enti locali si basasse,
appunto, su comuni e liberi consorzi.
In forza dell'articolo 15 dello Statuto della Regione siciliana,
il decreto legislativo 6/1955, l'articolo 17 previde i liberi
consorzi quali enti che dovevano attuare il decentramento
amministrativo e già la Corte Costituzionale nel 1997 diede un
interpretazione di bilanciamento, rispetto a quella che era
l'articolazione del resto d'Italia, dicendo che i liberi consorzi
in Sicilia dovevano essere ritenuti come un istituzione necessaria
e, quindi ,quale ente pubblico territoriale e non come ente di
natura consortile. Questo è un passaggio importante perché quella
sentenza della Corte Costituzionale rimetteva in linea la
peculiarità dei liberi consorzi con le province che esistevano in
Italia.
Per arrivare, infine, alla legge 9 che previde l'articolazione
delle autonomie territoriali in comuni e liberi consorzi che
vennero denominati appunto come province regionali .
Una legge nuova, come disse il collega Ioppolo, la legge nove che
fu importante, una legge che diede grandi competenze all'ente
intermedio di Governo di aria vasta; venivano previste tutte una
serie di competenze: turismo, trasporti, istruzione e, persino, la
formazione professionale.
Quindi, non era una cattiva legge, anzi, era un'ottima legge che
però, come spesso accade in Sicilia, non fu attuata nel suo pieno e
mi permetto di dire cosa sarebbe successo se le province avessero
gestito la formazione professionale, probabilmente non sarebbe
successo lo sconcio a cui abbiamo assistito in questi tempi.
Si arriva a questa legge che abbiamo fatto noi, la legge 7, che è
una legge che precede la legge 14 del 2012, due leggi simili che
non decidono di modificare l'assetto istituzionale delle province,
ma non fanno altro che rimandare
VINCIULLO. Signor Presidente, le volevo fare notare che non c'è
nessuno in Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Vinciullo, siamo pochi, ma buoni Lei prima
ha parlato e il problema non l'ha sollevato nessuno, lasciamo
finire l'onorevole Alloro.
La pregherei di ascoltare quello che ha da dirci. Grazie.
ALLORO. Come dicevo, una legge, la numero 14, che non andò da
nessuna parte perché poi ci fu lo scioglimento del Parlamento e la
legge 7 che nella sostanza stabilì due cose: l'eliminazione del
suffragio diretto universale e l'istituzione delle città
metropolitane, ambedue cose che, a mio avviso, rilevano dei
marcati profili di incostituzionalità se non altro per il fatto
che le città metropolitane non sono neanche previste dallo Statuto
della Regione, quindi, questo è assolutamente un problema che si
porrà.
E' una legge che allora fu fatta sull'onda di quello che era
l'onda nazionale, che bisognava ridurre i costi, ci siamo accorti,
poi, andando avanti, che le province in effetti era una legge che
costava di meno, 104 milioni in tutta Italia, come costi della
politica, a fronte di 550 milioni dello Stato, di 800 milioni delle
Regione, di 550 milioni dei Comuni.
Quindi, anche quello non era vero, semplicemente si è deciso di
svuotare di competenze un ente che, invece, poteva avere una grande
funzione.
Stamattina sono andato all'assessorato al territorio per chiedere
a che punto fosse una pratica di autorizzazione di rifornimento di
benzina, pratica presentata un mese fa e mi è stato risposto che la
pratica verrà esitata nel migliore delle ipotesi fra due anni, non
lo sto dicendo io, lo ha detto il dirigente preposto perché hanno
poco personale ed hanno circa mille pratiche complessivamente di
VIA VAS.
L'anno scorso sono stato all'assessorato al territorio per una
pratica di una cava, era al trentaseiesimo posto, è passato un
è passato un anno e abbiamo appreso che adesso è al trentesimo posto.
Lo dico per dire che noi abbiamo perso una grande occasione che
era quella di fare dell'ente provincia un ente che effettivamente
potesse gestire le competenze di questa elefantiaca struttura che è
la Regione siciliana, quello avrebbe consentito sì di snellire e di
dare risposte, non abbiamo colto questa grande opportunità e non
abbiamo colto neanche l'opportunità di andare all'elezione a
suffragio universale.
Personalmente, sulla legge 7 votai contro proprio su questo
perché ritenevo che non fosse giusto espropriare i cittadini del
proprio diritto di voto, stiamo creando un ulteriore mostro che è
quello di dare in capo ai sindaci, ai consiglieri comunali anche le
competenze delle province; prima gli abbiamo dato quelle sugli Ato,
poi quelle sulle SRR, adesso gli diamo pure le competenze delle
province e fra qualche giorno gli daremo le competenze del Senato,
creando un mostro; questi sindaci, che hanno già delle grandi
difficoltà a dovere amministrare i propri comuni con i tempi che
corrono, si trovano a dovere gestire questa mole di lavoro.
Badate bene anche la legge nazionale ha previsto delle forme di
elezione, la legge nazionale prevede, infatti, che sia per i
liberi consorzi sia per le città metropolitane gli statuti possano
prevedere la possibilità di elezione diretta.
Quindi, lo Stato lo fa, noi in Sicilia che come al solito siamo 3
o 33, invece, andiamo direttamente all'elezione di secondo livello.
Penso che questa legge, così come viene proposta, non darà le
risposte che noi ci aspettiamo, è verosimile una proliferazione dei
centri di costo, perché è verosimile una proliferazione dei liberi
consorzi stessi; ci sono degli elementi apprezzabili, il fatto che
vengano garantiti i 9 liberi consorzi iniziali, cioè quelli
coincidenti con le province, mi sembra un fatto giusto anche dal
punto di vista di storia e di omologazione dei territori.
Mi auguro, quindi, che questa legge possa nel corso dell'iter
subire delle modifiche, soprattutto per quanto riguarda il problema
dell'elezione diretta, quantomeno del Presidente, anche le
competenze sono assolutamente insufficienti, si parla di cinque
competenze di programmazione, io penso, invece, che bisognava
caricava tutta una serie di cose soprattutto per quanto riguarda
l'edilizia sovvenzionata, per quanto riguarda le autorizzazioni in
materia ambientale, per quanto riguarda anche le competenze che
riguardano l'Eas e, quindi, la motorizzazione agricola e
quant'altro.
Poteva essere un'occasione per snellire una serie di competenze
della Regione e trasferirle alle province, mi auguro che nel
dibattito che si avrà in questi giorni e dagli emendamenti che
verranno presentati possa uscire fuori un miglioramento di questa
norma.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori
Assessori, questo disegno di legge costituisce un oltraggio alla
dignità legislativa di questo Parlamento e lo dico assumendomi per
intero la responsabilità morale e politica di quello che dico.
Se i mugugni, se i silenzi, se le perplessità avessero voce
sarebbe un coro di proteste, dentro e fuori da questo Palazzo, su
un disegno di legge che è il frutto di un capriccio estemporaneo,
di un trastullo domenicale del Governatore di questa Terra ed,
invece, doveva rappresentare il frutto meditato, consapevole,
responsabile di un processo evolutivo al quale nessuna istituzione
pubblica può e deve sottrarsi.
I colleghi Formica e Ioppolo, del mio Gruppo parlamentare, hanno
abbondantemente e molto meglio di me dimostrato, in termini tecnici
e politici, l'inconsistenza di questo disegno di legge.
Tutti siamo consapevoli che occorre ricercare un nuovo modello
organizzativo, soprattutto noi, assessore Valenti, - noi che da
mesi sosteniamo la necessità di avviare una grande e ampia stagione
di riforme.
Abbiamo lanciato da questa tribuna un appello formale al
Presidente Crocetta affinché si intestasse una stagione di riforme
che a cominciare dai consigli circoscrizionali passasse dai comuni
alle province e dalle province alla Regione, con la necessità di
revisionare lo Statuto siciliano, con la necessità di adeguare
l'autonomia ai mutati rapporti con lo Stato - anche in forza della
riforma del Titolo V della Costituzione -, con la necessità di fare
di questa Regione, sempre più delegittimata anche attraverso un
preciso proditorio disegno, una Regione di respiro europeo e
Mediterraeneo.
Questo abbiamo chiesto fin dal nostro insediamento ed, invece, ci
ritroviamo di fronte ad una specie di riforma che sembra essere
diventata il mezzo e non il fine e mentre tutti, invece, sappiamo
che la riforma è soltanto lo strumento per arrivare a che cosa, ad
un Governo del territorio che possa consentire rapporti funzionali
fra gli attori istituzionali e non, presenti su quel territorio in
termini di efficienza ed efficacia.
Mi chiedo se la teoria del risparmio dei costi delle spese può
legittimare, da sola, una riforma come quella che voi avete pensato
di sbandierare Lei stessa, Assessore, ha detto, nel suo intervento
di ieri pomeriggio, che si impone la necessità di razionalizzare le
spese. Bene Mi chiedo quale razionalizzazione delle spese
Vi siete chiesti gli effetti che questa pseudo-riforma avrebbe in
termini di costi, con l'aumento in termini di diseconomia e di
scala e, quindi, a causa del frazionamento dei contratti esistenti
in capo ad un unico soggetto erogatore di servizi dopo che avrete
moltiplicati i centri di spesa e le centrali di committenza?
Vi siete chiesti quali saranno le spese maggiori con la
sottrazione di competenza alle province siciliane e l'affidamento
di altri compiti ai comuni? In Sicilia 150-200 milioni almeno
Vi siete chiesti quanto, nel campo dell'edilizia scolastica, potrà
determinare il frazionamento dei contratti global service con una
spesa maggiore di almeno 60 milioni di euro nella nostra Regione?
Vi siete chiesti quali effetti avrà questa riforma in termini di
livelli di servizi, cioè il trasferimento di funzioni rese a
livello qualitativo unitario delle province, e ora che dovrebbero
passare ai comuni verrebbe imposto un aggravio aggiuntivo delle
competenze? A parte i maggiori costi per le diseconomie fiscali con
effetti negativi sui servizi stessi.
Vi siete chiesti quale effetto avrà sul patto di stabilità interno
dei comuni? L'incremento della spesa corrente di quella in conto
capitale verrebbe a gravare sui comuni in maniera devastante, con
effetti imprevedibili sulla gestione degli equilibri dei comuni
stessi.
Vi siete chiesti quali effetti devastanti avrebbe questa riforma
sul patrimonio? Sul patrimonio che dalle province dovrà passare
inevitabilmente ai comuni, anche per quei beni immobili che hanno
una ricaduta e una valenza di carattere sovracomunale? Come faranno
i comuni a dividere le spese? E non sono solo spese di
mantenimento, ma sono anche spese legate alla funzionalità delle
strutture stesse.
Vi siete chiesti quali effetti avrà questa riforma
sull'indebitamento? Al trasferimento di enti diversi del patrimonio
immobiliare deve, infatti, conseguentemente arrivare il
trasferimento degli oneri in essere per l'ammortamento dei
contratti, contratti sottoscritti per l'acquisto o per la
costruzione degli immobili. Come faranno i comuni a pagare questi
debiti? In Sicilia, solo per le province, sono di oltre un miliardo
e 500 milioni di euro. Ve lo siete chiesti? Come farebbe il comune
trovandosi nella impossibilità di contrarre - peraltro se dovesse
pagare queste rate - altre mutui per assecondare gli obiettivi del
territorio comunale?
Vi siete chiesti quale effetti avrebbe sul personale - non solo
dal punto di vista morale - se le funzioni delle province dovessero
passare ai dipendenti e i dipendenti dovrebbero passare in capo
alle regioni per gli aumenti contrattuali previsti, tra l'altro,
dal contratto di lavoro dei dipendenti regionali? E se i dipendenti
dovessero restare attribuiti ai comuni per una serie di ragioni?
Perché l'aumento per il comune del comparto di spesa per il
personale farebbe ampiamente superare il limite massimo di spesa
consentito dalle leggi nazionali e, quindi, la possibilità di
sforare il patto di stabilità.
Ve le siete chieste queste cose? Come si fa a presentare per
riforma una iniziativa così estemporanea, così improvvisata Quale
risparmio, se l'obiettivo è quello di potere tacere qualche collega
deputato o qualche ras del territorio provinciale dandogli
l'illusione di una mini provincia con un libero consorzio di comuni
al punto tale che, secondo la vostra previsione di legge, in
Sicilia ne potremmo avere tra sei mesi anche 10, 12, 20 liberi
consorzi di comuni E se moltiplicate i centri di spesa, e se
moltiplicate i centri di committenza della spesa, come fate a
parlare di risparmi? Ma con quale ardore potete pensare di farlo
Ci troviamo di fronte a due schieramenti: uno conservatore e uno
riformista. Paradossalmente lo schieramento conservatore è il
centrosinistra, guida comunista, e lo schieramento riformista è il
centrodestra. Voi che volete riportare la provincia indietro di 60
anni quando non votavano i cittadini e decidevano gli apparati dei
partiti attraverso i consiglieri comunali e noi che riteniamo la
elezione diretta una conquista della democrazia. La Sicilia è stata
la prima in Italia, Assessore Valenti, a introdurre questo
principio e lo vogliamo difendere tagliando le unghie alla
partitocrazia e ridando protagonismo ai cittadini.
Ecco perché si vuole riportare indietro di 60 anni la macchina del
tempo: perché volete togliere ai cittadini il diritto di
esprimersi. Avete paura del confronto elettorale Volete riproporre
una formula di autorità gerarchica che vede nel cittadino non un
protagonista della politica, ma un suddito. Un suddito del gioco
del potere e dei partiti.
Signor Presidente, chiedo perdono, ma sono costretto a chiederle
qualche altro minuto perché io non parlo mai; ma questo è un tema,
lei sa, anche per la mia storia personale, che mi appassiona in
modo particolare. La ringrazio per la concessione.
Questa è una norma incostituzionale e lei, Assessore, lo sa. E' un
tecnico, ci ha lavorato in questo Palazzo. Lei sa benissimo che un
soggetto intermedio non può consentire l'elezione di secondo grado.
C'è una giurisprudenza consolidata, da questo punto di vista, della
Corte costituzionale. La natura di ente territoriale comporta
necessariamente la elezione diretta. Perché state andando avanti
quando sapete quale sarà la sorte? Perché? Quale piacere volete
passare?
Peraltro, se i liberi consorzi dei comuni dovessero essere gestiti
da organismi formati dai sindaci sapete benissimo che si
determinerebbe una sorta di sistema di veto incrociato, perché il
sindaco obbedisce al consenso della propria città; e di fronte alla
programmazione, perché anche di programmazione voi parlate, di
strutture sovracomunali, chi garantisce i piccoli comuni rispetto
alle pretese altrettanto legittime dei gangli dei grossi comuni?
Come si fa a potere tagliar fuori il vincolo che lega l'eletto
all'elettore e viceversa? Come si può salvare la democrazia
deliberativa con questa formula facendo finta di non mortificare e
massacrare la democrazia rappresentativa? Non ci può essere
democrazia deliberativa se non coniugata alla democrazia
rappresentativa. E voi, invece, avete deciso di mettere fuori gioco
il cittadino. E' l'unico attore assente in questo progetto
Ma vi rendete conto nel momento in cui la gente chiede di essere
protagonista, di partecipare, nel momento in cui cresce la distanza
tra Palazzo e piazza, voi tenete fuori il cittadino e date spazio
ai partiti? Se togliete il diritto al voto ai cittadini e agli
elettori chi garantisce, assessore Valenti, l'essenziale binomio di
condizione di autorità, cioè dell'esercizio di un potere su un
qualcosa e l'assunzione di responsabilità, cioè l'obbligo di
rispondere della propria azione? E come si risponde della propria
azione se si recide il rapporto tra eletto e consenso, fra
preventivo e consuntivo? La norma che il Mortati ha consacrato in
un suo testo già negli anni '50 Norme elementarissime
Come potete far passare per innovazione la città metropolitana?
Come potete, in nome di una linea di finanziamento dell'Unione
europea? Ho chiesto perché le città metropolitane? Perché arrivano
i fondi dell'Unione europea Vergogna E un progetto istituzionale
si fa cogliendo la contingenza di una opportunità finanziaria? Un
progetto istituzionale si crea per resistere nel tempo, per essere
utile al territorio, per determinare sviluppo, per determinare
economia. E se le città metropolitane debbono attingere ai fondi
dell'Unione europea, quale sorte avranno le aree interne, il 92 per
cento del territorio siciliano Come potete dare priorità alla
città metropolitana per attingere l'opportunità dei fondi
strutturali e non compensare con un altrettanto prioritario
intervento per le aree più degradate che sono quelle dell'interno
dove i tassi di disoccupazione superano, lambiscono il 50 per
cento Come fate a giustificarlo Nelle aree pedemontane, nelle
aree interne, nelle aree costiere Come fate
La città metropolitana, l'ho detto - e mi si consenta il termine -
è una porcheria Farà ridere l'Europa Non potete rispondere alle
sollecitazioni dei campanilismi che sono superati perché lo
suggerisce la drammatica condizione economica oltre che il
buonsenso
E allora, la riforma vera si poteva fare e noi l'abbiamo proposta,
il nostro Gruppo e sostanzialmente tutto il centrodestra:
modificare la Provincia. Se il cancro è il costo della
rappresentanza democratica e la democrazia costa perché la
democrazia è frutto di un impegno comune che i nostri padri hanno
consacrato.
Io credo che andava modificata la Provincia, certo, maggiori
competenze. Riduciamo i costi, riduciamo i consiglieri provinciali,
riduciamo gli assessori del 50, del 70 per cento, riduciamo le
indennità al Presidente della Provincia; però, la Provincia ha
bisogno di alleggerire la Regione, perché se la Provincia finora
non ha funzionato con la legge 9 del 1986 non è colpa della
Provincia che è inutile, ma è colpa della Regione che è arraffona,
e non lo dico io, l'ha detto lei, assessore proprio ieri: dobbiamo
alleggerire la Regione di tutta una serie di competenze - leggo
testualmente - che fino a questo momento, forse in maniera
impropria, la Regione aveva tenuto per sé . Ecco perché la
Provincia non ha avuto efficacia ed efficienza. Per un furto con
destrezza, compiuto dalla Regione, non perché la Provincia è un
ente inutile. Lo ha detto il Governo, sono soddisfatto per questa
confessione
Ed allora, se la Provincia è un ente utile, perché lo state
devastando? Perché non togliete alcune funzioni alla Regione e la
lasciate soltanto per legiferare, per controllare e per
pianificare? Perché non aboliamo l'Istituto Case Popolari e diamo
le competenze alle Province? Perché non aboliamo i consorzi di
bonifica e diamo le competenze alle Province? Perché non facciamo
approvare alle Province il Piano regolatore generale dei Comuni,
invece di condannare gli enti locali ad attese estenuanti e
assolutamente incompatibili con la legale gestione del territorio?
Perché non diamo le competenze della motorizzazione alle Province?
Perché non diamo gli ATO rifiuti alle Province? Perché non
affidiamo l'ATO acqua alle Province? Perché non affidiamo le
competenze del commercio, del turismo alle Province? Perché, se era
questo il nostro progetto Riduciamo i costi invece di moltiplicare
i centri di spesa
Vi siete resi conto che su questa vostra riforma non c'è una sola
voce favorevole al di là del vostro capriccioso Governatore? Vi
rendete conto? I sindaci hanno fatto la levata di scudi, i
dipendenti provinciali sono in agitazione da mesi, i segretari
generali delle Province hanno varato un documento di fuoco. Le
organizzazioni sindacali - è di ieri l'ultimo comunicato - gli
esperti del diritto costituzionale e lo hanno detto alla
Commissione I quello che pensavano, l'ANCI Sicilia non ne parliamo
quello che è uscito fuori. Ed allora, perché? Perché questa
forzatura se nessuno è d'accordo a questo tipo di riforma e se
tutti siamo d'accordo, invece, ad una riforma globale, ma serena
che imponga una Commissione di studio, che faccia riflettere i
Gruppi parlamentari, che si confronti con le università Perché
questa fretta? Che senso ha?
Ecco perché noi presenteremo decine di emendamenti già a partire
dalle prossime ore per impedire che si arrivi all'approvazione di
un testo così devastante, così contraddittorio che offende la
tradizione legislativa di questo Parlamento. State informando la
vostra azione a principi surreali, siete in perfetta coerenza con
il Presidente della I Commissione, il quale ha dichiarato - il
deputato Cracolici - qualche ora fa che la politica è l'arte della
fantasia. No, signor Presidente, no signori Assessori, no colleghi
deputati. La politica non è l'arte della fantasia. La politica è
l'arte del possibile, perché è l'arte del Governo dei popoli. E il
Governo dei popoli significa crescita, sviluppo, progresso,
benessere. Questo disegno di legge che voi state portando avanti è
la negazione di ognuno di questi obiettivi. Assumetevene per intero
la vostra responsabilità, confidando invece noi nell'autonomo
giudizio di una parte, mi auguro la gran parte, di quest'Aula.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Figuccia, in qualità
di componente della Commissione. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA, Vicepresidente della Commissione. Signor Presidente, io
ho chiesto di parlare perché, in effetti, noi ci troviamo dinnanzi
ad un nuovo testo. Ieri ero già intervenuto durante la discussione
generale e, quindi, se il testo fosse rimasto lo stesso,
ovviamente, avrei evitato di tediare ulteriormente l'Aula.
Tuttavia, mi rendo conto che le carte in tavola sono cambiate e,
per ritornare alle parole del Presidente Musumeci, ahimè, il
tentativo di introdurre l'arte della fantasia da parte di questo
Governo questa sera, ancora una volta, viene attuato.
Di questo, ovviamente, me ne rammarico, ma non me ne rammarico
certo sul piano personale né sul piano politico, ma me ne rammarico
invece sul piano delle ricadute che tutto questo ha rispetto ai
cittadini.
Io stamattina ho fatto un giorno, una visita istituzionale presso
la sede della Provincia regionale di Palermo e ho avuto modo di
ascoltare la voce di tanti dipendenti di quella Provincia; non so
se nelle altre Province la situazione è differente, ma posso
garantirvi che ho trovato un clima di grande preoccupazione, un
clima di chi non riceve certezze dalla politica, un clima di chi
non avverte la consapevolezza di un indirizzo chiaro da parte di
chi dovrebbe darlo e che, quindi, si trova costretto a subire
quelle che percepisce alla fine come vere e proprie angherie.
Perché angherie sono quelle da parte di questo Governo che
sottopone i dipendente, per quanto mi riguarda della Provincia
regionale di Palermo, ma sono certo di poter dire che la situazione
è la stessa in tutte le Province, angherie sono quelle a cui sono
sottoposti questi lavoratori. E lo sono sottoposti non in funzione
di una percezione soltanto che io oggi ho, ma lo sono anche in
funzione di alcune note che abbiamo ricevuto come I Commissione in
questi giorni.
Fino alla scorsa settimana una nota urgentissima citava la nota
stessa una richiesta di riduzione urgentissima per affrontare le
questioni legate alle cautele e ai diritti di questi lavoratori ai
livelli occupazionali dei dipendenti della Provincia che mi sono
anche state spiegate. Loro dicono: in questo momento la Provincia
regionale di Palermo fa riferimento ad un territorio con oltre un
milione di abitanti, la nuova struttura crea dei liberi consorzi
dei comuni che possono fare riferimento ad un numero anche legato a
150 mila abitanti, evidentemente cambia il coefficiente che lega il
numero dei dipendenti al numero degli abitanti e, quindi, in questo
caso, viene messo in discussione anche in funzione del patto di
stabilità la certezza per questo personale.
E questa è soltanto una questione che riguarda fino ad ora abbiamo
citato i dipendenti della Provincia rispetto ai quali, devo dire,
questa volta questo testo ha seguito probabilmente delle
sollecitazioni di questi giorni in qualche modo usa dei correttivi.
Alcun correttivo, tuttavia, utilizza rispetto alle questioni che
sono state già citate, ad esempio, i consorzi universitari, ad
esempio le partecipate, ad esempio quelle partecipate in house,
come, ad esempio, nel territorio della Provincia di Palermo accade
nel caso della Palermo Energia, i quali soggetti dipendenti vengono
come dipendenti di serie B pur essendo essi stessi soggetti che
fino al 31 dicembre invece, erano beneficiari di somme che erano
inserite nello stesso bilancio della Provincia regionale di
Palermo.
Gli stessi dipendenti mi chiedono quale sia stata la logica che ha
portato a questa razionalizzazione, gli stessi mi chiedono se
effettivamente dei risparmi ci siano ed evidentemente no ne
intravedono l'ombra, e gli stessi evidentemente mi chiedono se sia
stato rispettato quel principio legato al rispetto della autonomie
locali che viene sancito anche dalla nostra Costituzione
all'articolo 5 e che definisce, ovviamente, che le autonomie
locali, le province, quindi, siano preesistenti alle Regioni e,
pertanto, dovrebbero essere espressione della volontà di assemblee
elette con un voto libero e segreto.
Io ho l'onore di avere il ruolo di vicepresidente di questa
Commissione e, ahimè, devo dire che mi sono trovato, per buona
parte dei lavori della Commissione, in accordo con il percorso
svolto. Tuttavia, devo dire che le dichiarazioni fatte oggi da
esponenti della Commissione determinano una condizione di
disaccordo.
Oggi stesso ho assistito a due serie di dietrofront. Oggi stesso
ho assistito a dei cambi di marcia, mi sembrava che, in effetti,
non ci fosse l'accordo e poi, invece, quell'accordo è stato
ritrovato con buona pace, non soltanto, dell'articolo 5 della
Costituzione, ma anche con buona pace dell'articolo 51 della
Costituzione, rispetto al quale, anche lì, era stata posta la
questione di costituzionalità, rispetto al quale anche lì si vuole
negare quel diritto di elettorato passivo che spetterebbe a tutti i
cittadini.
Io la ringrazio per avermi dato la parola. Evidentemente, lei
riconosce che il testo è un altro e, quindi, la discussione
generale che stiamo affrontando, si confronta con una riscrittura
ancora, con un emendamento sostitutivo all'articolo 1 che parla
dell'idea che ciascuno dei liberi consorzi comunali e consorzi di
comuni appartenenti alle corrispondenti Province regionali, fatte
eccezione per i comuni di Palermo, Catania e Messina, istituite in
città metropolitane che non erano, invece, citate nella riscrittura
alla quale eravamo arrivati ieri. Con un emendamento sostitutivo
all'articolo 2 che fa riferimento alla continuità territoriale fra
i comuni aderenti o ad una popolazione non inferiore a 150 mila
abitanti.
Io ricordo, però, che in prima Commissione la questione legata
alla continuità territoriale era stata affrontata e ci eravamo
chiesti: qualora un comune non può essere garantito dal sistema
della continuità territoriale perché il comune accanto non aderisce
al libero consorzio del comune, quel comune che fine farà? Si
consorzierà con chi, se non c'è la continuità territoriale?
Avevamo, poi, posto un vincolo che era quello del 20 per cento,
per cui si poteva uscire dal libero consorzio dei comuni purché non
si svuotasse di oltre il 20 per cento il numero di abitanti.
Questo mi sembrava a garanzia di tenere il tetto, seppur minimo e
già di per sé atipico, di 150 mila abitanti, saltando il vincolo
del 20 per cento potremo arrivare a costituire liberi consorzi di
comuni, pure di 150 mila abitanti perché oggi nascono con 150 mila
abitanti e fra un anno saranno di 60 o 50 mila abitanti. Metteremo
insieme tre piccoli comuni che saranno portatori di interessi di
liberi consorzi, con buona pace per le identità territoriali.
Così potrei continuare, signor Presidente, sulle aberrazioni che
vengono offerte all'articolo 4, con una serie di avvitamenti. 25
consiglieri nei liberi consorzi con popolazione fino a 200 mila
abitanti, 35 consiglieri con popolazione fino a 350 mila abitanti,
45 consiglieri negli altri liberi consorzi dei comuni.
Mi chiedo in quali istanze e con il contributo di quali matematici
questa norma sia stata scritta. Altro che arte della fantasia Qui
siamo davvero all'arrampicarsi sugli specchi, qui siamo davvero al
desiderio di offrire, a tutti costi, un'idea che si regge
assolutamente sul nulla. Fino ad arrivare a prevedere che nel caso
in cui nessun sindaco ottenga la maggioranza indicata al comma 1,
si proceda al ballottaggio tra i due sindaci che abbiano ottenuto
il maggior numero di voti. Si prevede, davvero, l'imprevedibile Si
prevede quello che accade soltanto nel mondo della fantasia.
Signor Presidente io credo che questo testo, davvero, non lo
voglia nessuno. Lo ha immaginato, ipotizzato, scritto, pensato ed
imposto il presidente Crocetta a questo Parlamento senza alcuna
maggioranza e questo lo testimoniano i banchi vuoti di tutti i
partiti di maggioranza che hanno abbandonato il Presidente in
questa sua condizione di isolamento costringendo l'opposizione,
qui, a tenere il numero tra i banchi e mortificando così un Governo
che non ha maggioranza numerica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lentini. Non essendo
presente in Aula, decade l'iscrizione a parlare.
E' iscritto a parlare l'onorevole Assenza. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi avevo chiesto
di intervenire nuovamente sull'ordine dei lavori, il presidente
Ardizzone ha ritenuto di non darmi la parola, per carità.
Volevo intervenire proprio per evidenziare che, a fronte di una
riscrittura composta anche dal punto di vista della corposità
cartacea, di 13 pagine, a fronte delle sole quattro paginette che
prevedeva il testo uscito dalla Commissione, parlare di riscrittura
mi sembra veramente fuori luogo.
Però, le regole in questa Assemblea regionale vengono, spesso,
interpretate ad usum delphini e, quindi, la pur legittima richiesta
della opposizione di avere il termine, il tempo necessario per
approfondire questo nuovo testo normativo, perché di questo si
tratta, non ha trovato accoglimento negli Uffici di Presidenza.
Ed, allora, ci tocca intervenire in sede di discussione generale.
Io, all'epoca, quando ci siamo attardati nell'approvazione della
legge regionale n. 7 del 2013, ho cercato in tutti i modi
argomentando, sia pur nei limiti delle mie modeste capacità, sulla
irragionevolezza di quella legge che da me fu definita la legge
Giletti-Crocetta-Cancelleri .
L'approfondimento e la prosecuzione dei lavori mi avevano convinto
che, ad un certo punto, uno dei padri di questa norma si fosse reso
conto dell'abnormità del risultato cui si stava andando a parare e
si fosse dissociato da questa pseudo paternità e mi riferivo
all'onorevole Cancelleri o, comunque, meglio, al Movimento 5
Stelle, perché l'approdo finale di questa norma, così come appare
nella riscrittura governativa, raggiunge il risultato opposto a
quello che si prefigurava il Movimento 5 Stelle.
Quando è intervenuto l'onorevole Cracolici, poco fa, io da
ingenuo, da novizio dell'Aula parlamentare, mi aspettavo che avesse
annunciato formalmente le sue dimissioni da presidente della I
Commissione, stante l'assoluta inutilità dei lavori condotti in
Commissione in questi mesi.
Se i lavori della Commissione devono essere sostituiti da un
incontro in un albergo, o in una bettola romana, di rappresentanti
che in questo Parlamento non hanno ingresso perché non legittimati
dalla volontà popolare e dal voto dei cittadini siciliani, e questa
ulteriore riscrittura romana, che è stata - mi dicono, io non ero
presente - stracciata letteralmente dall'onorevole Cracolici alla
presenza del Presidente della Regione, in quanto agli uffici della
Commissione ne avevano accertato l'assoluta irragionevolezza, oltre
che la palese illegittimità ed incostituzionalità, venire poi qui
ad alzarsi e a dire che tutto sommato questa riscrittura non faceva
altro che chiarire alcuni punti del lavoro della Commissione, mi
sembra veramente il gioco delle tre carte.
Allora, siccome io invece sono coerente con le osservazioni che ho
fatto mesi fa, che ho cercato di fare in quelle pochissime sedute
in cui sono stato membro della I Commissione, ribadisco tutta la
ferma contrarietà a questa norma che, se andrà in porto, ma mi
auguro che non riesca ad andare in porto, e gli interventi di tutti
i colleghi della pseudo maggioranza che finora si sono avvicendati
su questo podio mi confortano in questa speranza, perché ancora una
voce favorevole a questo impianto normativo non sono riuscito ad
ascoltarla, allora mi appello alla vostra capacità di discernimento
ed alla vostra autonomia di pensiero.
Non si può, per ordine di scuderia, votare una legge che voi tutti
non condividete e che sapete sarà devastante per l organizzazione
della Pubblica Amministrazione e degli enti locali in Sicilia.
Dicevo, signor Presidente, qui ci sono due vulnus iniziali
insuperati ed insuperabili. In primo luogo la legge 7 del 2013, che
fissava un termine inderogabile, il 31 dicembre 2013, e nessun
intervento successivo o suppletivo può sanare questo difetto
iniziale, per cui il 2 gennaio si dovevano indire i comizi
elettorali. Sulla base di quella norma, che era ormai priva di
efficacia perché quel termine era scaduto e non poteva essere
prorogato in alcun modo, noi abbiamo impiantato una discussione
surreale. Nel frattempo abbiamo attuato l'ennesima norma
incostituzionale prorogando ancora i commissariamenti delle
province e per due province siamo al terzo commissariamento,
sforando sinanco le leggi della gravità e del buon senso oltre che
quelle del diritto.
Ed oggi siamo costretti, in un'Aula deserta, il che dimostra il
grande interesse del Parlamento siciliano, ed io sono vergognato
per questo atteggiamento dei colleghi, ad intervenire per
evidenziare qualcosa che anche l'ultimo scolaretto di scuola
elementare potrebbe ben capire.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, o noi aderivamo
all'impostazione del Movimento Cinque Stelle - e spero che i
colleghi del Movimento Cinque Stelle mi ascoltino - che era quello
di affidare a questi organismi solo dei compiti di riorganizzazione
dei servizi, ed allora questo si poteva fare con legge ordinaria, o
altrimenti - e quindi senza rappresentanza e senza voto qualsiasi
di suffragio diretto - noi ricadiamo nel principio dell'articolo 51
della Carta Costituzionale, che prevede espressamente che per i
casi delle autonomie locali il principio di rappresentanza
democratica è invalicabile
E' inutile che ci giriamo attorno. E' inutile che fra un mese poi
ce la prendiamo col Commissario dello Stato, brutto e cattivo, che
ci impugna le leggi, quando non riflettiamo nemmeno sulle nozioni
elementari che devono regolare questa materia.
Mi riservo di intervenire successivamente sui vari articoli, ma
qui cogliendo da fiore in fiore ci sarebbe da fare nottata. La
moltiplicazione dei pani e dei pesci la fece nostro Signore, la
moltiplicazione dei consorzi, o meglio delle province camuffate, e
denominate liberi consorzi, la fa il buon Crocetta, raggiungendo
così quel suo sogno di trasformare la sua città natale in
provincia, sia pure chiamata come capoluogo dei liberi consorzi.
Ma questo ci costerebbe poco, ci costerà molto invece perché
questi liberi consorzi potrebbero diventare e diventeranno ventidue
in Sicilia, con la moltiplicazione delle spese. Cari amici del
Movimento 5 Stelle, riflettete anche su questo. Questo era l'altro
cavallo di battaglia che voi vi prefiggevate, bel risultato che
state ottenendo insieme a questo Governo moltiplicando i centri di
spesa, e trasportandoli da nove a ventidue.
E non è finita, perché c'è l'altro capolavoro di questa pseudo
riforma: le tre città metropolitane. In Europa ne abbiamo dieci, in
Sicilia ne creiamo tre. Nel progetto di riforma attualmente
all'esame del Parlamento, in tutta Italia ne sono previste otto,
per alcune Regioni nessuna, per le Regioni più fortunate una, e noi
che siamo sempre più bravi degli altri, ne prevediamo tre.
Allora, onorevoli colleghi, io vi dico fermiamoci, colleghi della
maggioranza che avete parlato, onorevole Alloro, onorevole Rinaldi,
onorevole Vullo, sarebbe lungo enumerarvi perché tutti avete
dichiarato cose forse ripetibili, forse peggiori delle nostre in
riferimento a questa pseudo riforma, io vi chiedo di fermarci, di
riflettere. Per andare appresso ad uno spot televisivo non
distruggiamo definitivamente un organizzazione importante per la
vita dei nostri concittadini.
PRESIDENTE. Non sono presenti in Aula gli onorevoli Firetto,
Picciolo, Lo Sciuto, Formica, Gucciardi, D'Asero. Dichiaro decaduta
la loro iscrizione a parlare.
E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con me si chiude
stasera la discussione generale, nella completa indifferenza, e
quasi in una tensione di sufficienza che questo Parlamento, ma io
direi soprattutto la maggioranza, manifesta nei confronti di un
testo di legge al quale non crede.
E lo testimonia l'assenza, innanzi tutto del Presidente della
Regione Rosario Crocetta, perché quella che doveva essere la sua
norma, il suo vessillo della rivoluzione, non è stato assolutamente
attuato. E non è stato attuato proprio perché sa che non si può
attuare, proprio perché sa che quello che oggi si sta discutendo è
un testo raffazzonato, rivisto, riorganizzato, risistemato,
reintegrato, ma comunque un testo molto carente. Noi come
opposizione avevamo anche dato un'apertura a questo disegno di
legge, e lo avevamo fatto su tre principi fondamentali, il
principio che era quello che ha esplicitato in maniera esemplare il
Presidente Musumeci, che era quella dell'elezione diretta del
Presidente dei liberi consorzi.
Il secondo era quello di fissare il numero dei liberi consorzi
nello stesso numero delle province attuali e, come terza questione
che noi abbiamo chiesto, c'era quella di non prevedere città
metropolitane e non soltanto per le considerazioni che testé
l'onorevole Assenza ha esplicitato, ma anche perché la città
metropolitana rischia di compromettere, di comprimere ulteriormente
le aree interne della nostra Sicilia.
E non erano queste le condizioni per cui noi avevamo dato la
disponibilità al Presidente Crocetta quando oggi ci ha chiamati. Ci
siamo andati, abbiamo assistito veramente ad una situazione
deplorevole, che non stiamo qua a raccontare, lo hanno raccontato i
mass media, ma quello che noi vogliamo stasera evidenziare è
l'assoluta incongruenza di questo disegno di legge, che non si basa
sull'efficienza dei servizi e sulla riduzione dei costi, e lo
voglio dire ai colleghi del Movimento Cinque Stelle: l'avete letto
veramente? Avete letto l'articolo 4, laddove viene prevista
l'assemblea dei liberi consorzi? Avete visto di quanti componenti
si formeranno i liberi consorzi?
Vi do soltanto un dato: nel caso in cui rimanessero nove liberi
consorzi, e probabilmente così non sarà, ci saranno ben 390
componenti e, con i sindaci in più, ci saranno altri 315
componenti, che sono gli eletti consiglieri comunali, poi ci
sarebbero altri 45 consiglieri in ciascuna città metropolitana per
un totale di 850 componenti di queste assemblee, che dovrebbero
rappresentare cosa? La spartizione dei giochi di Palazzo? Perché
questa claudicante se non sgangherata, se non impazzita maggioranza
deve cercare di affidare ai propri proseliti non potendo fornire
alcunché, questa politica fallimentare di Crocetta e di questo
Governo che dovrebbe andare a casa.
E lo vogliamo dimostrare ancora quando si dice, all'articolo 3,
che le nomine sono a titolo gratuito. Possono anche essere a titolo
gratuito, ma al contempo si dice che le spese di missione sono a
carico degli stessi comuni di appartenenza, e soprattutto,
l'assistenza agli organi, perché ogni consigliere, ogni nuovo
Presidente, ogni nuovo componente della Giunta di questi liberi
consorzi o delle città metropolitane necessita di nuovi assistenti
agli organi, di nuovo personale, e quindi, a parte la gratuità è
bene considerare quanto incide il costo che l'incarico comporta
nella esplicitazione di questo stesso ruolo, nell'espletamento
della funzione che ciascuno deve porre in essere.
Parliamo di una norma che non ha ne capo ne coda, una norma che
serve soltanto per dare la facciata, per dire che abbiamo
rivoluzionato le province, ed invece no: avete distrutto le
province E lo ha detto bene l'onorevole Fontana dicendo che ogni
cosa inizia e deve finire, ma le cose nascono, la vita continua, e
tra la vita e la morte c'è la nascita, c'è la vita, ma la vita deve
nascere bene, e noi stiamo facendo nascere un bambino claudicante,
un bambino con delle malformazioni e queste malformazioni saranno
gravi, gravissime.
Ecco perché noi preannunciamo già da subito numerosi emendamenti,
assessore, numerosi emendamenti perché a lei non serve portare a
casa una riforma inutile, nociva, dannosa per i territori, una
riforma che rappresenterà la morte dei territori e di questa
Sicilia.
E lo voglio dire al Movimento Cinque Stelle, perché voi avete
detto che siete contro gli organi intermedi, e dovreste esserlo
fino alla fine. Ha ragione l'onorevole Assenza quando dice che la
vergogna di questa norma porta anche la vostra firma e la porta in
maniera spregiudicata, la porta in maniera molto chiara. Ma ciò
nonostante noi la contrasteremo e facciamo appello a tutti i
deputati, a tutti i componenti anche di maggioranza, di buon senso
a cui rimane ancora un minimo di dignità ma soprattutto di
coscienza.
Ed ha fatto bene il Presidente Musumeci a richiamarlo.
La coscienza che bisogna legiferare non per l'interesse di un
partito, non per l'interesse di un leader, non soprattutto per
ingraziarsi un Presidente di Regione che in questo momento non è a
favore di questa Regione ma anzi la contrasta e contrasta i propri
cittadini, i siciliani che oggi si vedono mortificati da questo
modo scellerato, da questo modo impazzito di operare.
Ecco perché temiamo il proliferare di liberi consorzi, Assessore,
con la riscrittura dell'articolo 2 avete inserito la possibilità di
creare fino a venti-ventidue liberi consorzi, con altrettanta
moltiplicazione di pane e di pesci, che sono i consiglieri delle
assemblee, i presidenti, i componenti delle giunte. Ci saranno più
componenti di giunta in questi liberi consorzi, che nelle
precedenti soppresse province. Questo è il risultato Un risultato
veramente aberrante
Come si riorganizzeranno poi quando prolifereranno questi liberi
consorzi?
L'ordinamento statale, le prefetture - come ha detto l'onorevole
Vinciullo - le questure, gli uffici provinciali della pubblica
istruzione, e l'ordinamento regionale, gli uffici provinciali del
lavoro e così la motorizzazione, il Genio civile.
Ritorneremo comunque su questo tema e sull'articolato.
Presidente Cracolici, a voi lasceremo quella vanagloria di potere
forse continuare in un percorso che è soltanto di fumo, di aria, ma
di arrosto non c'è niente, e i siciliani lo sanno.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la discussione
generale e pongo in votazione il passaggio all'esame degli
articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Ricordo che il termine per la presentazione degli emendamenti è
fissato per domani, venerdì 14 febbraio 2014, alle ore 12.00. Gli
Uffici faranno pervenire gli emendamenti presentati ai deputati,
cosicché si avrà il tempo necessario per presentare i
subemendamenti, il cui termine scadrà lunedì, 17 febbraio 2014 alle
ore 12.00.
La seduta è rinviata a martedì 18 febbraio 2014, alle ore 16.00,
con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
I -Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
metropolitane. (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-2
474-542-543-546-613-638-662/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
2) - Norme transitorie in materia di proroga delle gestioni
commissariali provinciali. (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-1
219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
3) - Ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori dei
liberi consorzi comunali e delle Città metropolitane. (nn. 642-3
132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-
662/A Stralcio II/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
4) - Disposizioni per la riqualificazione dei beni immobili
confiscati alla criminalità organizzata. (nn. 579-607 IV stralci
- 623/A) (Seguito)
Relatore: on. Trizzino
5) - Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
Sicilia. (n. 500/A)
Relatore: on. Di Giacinto
6) - Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35. (nn.
127-30/A)
Relatore: on. Cappello
7) - Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi
derivanti dall'amianto. (nn. 381-3-306-346/A)
Relatore: on. Cascio S.
8) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dell
libertà civili, politiche, economiche e sociali . (n. 223/A)
Relatore: on. Malafarina
9) - Norme relative al funzionamento della forma di governo
regionale, alla nomina ed alla revoca degli assessori, alla
conclusione anticipata della legislatura, in attuazione degli
articoli 9, 10, 41 bis e 8 bis dello Statuto della Regione. (n.
433/A)
Relatore: on. Turano
10) - Osservatorio equità e giustizia nelle filiere agricole e
alimentari . (n. 348/A)
Relatore: on. Alongi
11) - Nuove norme in materia di panificazione . (n. 1/A)
Relatore: on. Lombardo
12) - Norme per la prevenzione delle patologie del cavo orale .
(n. 475/A)
Relatore: on. Picciolo
13) - Anagrafe scolastica regionale . (n. 535/A)
Relatore: on. Greco M.
14) - Istituzione degli ecomusei della Sicilia . (n. 7/A)
Relatore: on. Maggio
15) - Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
528/A)
Relatore: on. Anselmo
La seduta è tolta alle ore 22.21
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli