Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
FIORENZA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli D'Agostino, Francesco
Cascio e Barbagallo hanno chiesto congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore per le Autonomie locali e la funzione
pubblica
N. 108 - Misure per garantire pari diritti in materia di
trattamento pensionistico ai dipendenti della Regione siciliana
rispetto ai dipendenti statali.
Firmatari: Venturino Antonio; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciancio Gianina; Ciaccio Giorgio; Ferreri Vanessa; Foti
Angela; La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito
Stefano (Con nota prot. n. 14991/IN.16 del 21 marzo 2013 il
Presidente della Regione ha delegato l'Assessore per le autonomie
locali. Nel corso della seduta d'Aula n. 36 del 24 aprile 2013
l'Assemblea ha preso atto della decadenza della firma dell'on.
Troisi dall'atto ispettivo, a seguito alle dimissioni del deputato
stesso).
- da parte dell'Assessore per la Salute
N. 196 - Interventi per la Procreazione Medicalmente Assistita
(PMA) e chiarimenti sul decreto assessoriale di riordino e
razionalizzazione dei centri di PMA nel territorio regionale.
Firmatari: Raia Concetta; Cirone Maria in Di Marco (Con nota prot.
n. 11138 del 27 febbraio 2013, il Presidente della Regione ha
delegato l'Assessore per la salute).
N. 226 - Chiarimenti in merito a quanto disposto dal D.A.
26.10.2012 in tema di riordino e razionalizzazione dei centri di
procreazione medicalmente assistita (PMA) nel territorio della
Regione siciliana.
Firmatari:Foti Angela; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; La
Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Venturino Antonio; Zafarana
Valentina; Zito Stefano
N. 694 - Notizie sul decreto dell'Assessore per la salute del 26
ottobre 2012 e del successivo decreto 734 del 2013 circa la
definizione dei centri di procreazione medicalmente assistita.
Firmatario: D'Asero Antonino (Con nota prot. n. 28364/IN.16 del 6
giugno 2013, il Presidente della Regione ha delegato l'Assessore
per la salute).
N. 1412 - Notizie in merito ai provvedimenti regionali previsti
dall'articolo 8 della l.r. n. 18 del 2010.
Firmatari: Oddo Salvatore; Coltraro Giambattista
N. 1439 - Notizie sul trasferimento dei cani randagi nell'ex
macello comunale di Palermo.
Firmatari:Ciaccio Giorgio; Cancelleri Giovanni Carlo;
Mangiacavallo Matteo; Cappello Francesco; Ciancio Gianina; Ferreri
Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina;
Zito Stefano (Con nota prot. n. 72 del 7 gennaio 2014, l'Assessore
per il territorio ha eccepito la propria incompetenza).
N. 1452 - Notizie sul mancato ripristino del funzionamento della
Tac e sostituzione della macchina per la mammografia in dotazione
all'ospedale Michele Chiello di Piazza Armerina (EN).
Firmatari: Cappello Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo; Ciaccio
Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca
Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Tancredi Sergio;
Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito
Stefano
N. 1482 - Provvedimenti urgenti per gli operatori socio-sanitari
dell'Ospedale Cannizzaro di Catania.
Firmatari: Zito Stefano; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti
Angela; La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana
Valentina
N. 1496 - Iniziative per il mantenimento dei livelli occupazionali
e del contratto di categoria dei lavoratori ausiliari dell'Azienda
ospedaliera Cannizzaro di Catania.
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello; Formica Santi.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 1596 - Interventi presso il Comune di Roccapalumba (PA) allo
scopo di garantirne il corretto funzionamento.
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Cracolici Antonello
N. 1604 - Chiarimenti in merito ai criteri utilizzati per la
redazione della graduatoria di cui all''allegato A' del D.D.G. n.
4500 del 15/10/2013 'Messa in sicurezza delle istituzioni
scolastiche statali, con particolare riferimento a quelle in cui è
stata censita la presenza di amianto'.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatari: Zafarana Valentina; Palmeri Valentina; Zito Stefano;
Cappello Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo; Ciaccio Giorgio; La
Rocca Claudia; Foti Angela; Trizzino Giampiero; Mangiacavallo
Matteo; Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Ferreri Vanessa;
Ciancio Gianina.
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta in Commissione:
N. 1599 - Chiarimenti inerenti i controlli sulla qualità dell'aria
nella città di Messina e sullo stato delle centraline di
monitoraggio ambientale.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatari: Trizzino Giampiero; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Tancredi Sergio; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina;
Zafarana Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa
Salvatore; Foti Angela; Palmeri Valentina; La Rocca Claudia; Zito
Stefano
N. 1603 - Notizie relative al grave ritardo per l'attivazione
dello strumento di risonanza magnetica presso il Presidio
ospedaliero San Giovanni di Dio di Agrigento.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatario: Firetto Calogero.
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo e alle competenti Commissioni.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta scritta:
N. 1597 - Chiarimenti sull'operatività dello S.Pre.S.A.L.
dell'A.S.P. di Siracusa - distretto sanitario di Noto (SR).
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Zito Stefano; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti
Angela; La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana
Valentina
N. 1598 - Interventi utili a rilanciare l'ex Consorzio di bonifica
Paludi Lisimelie del territorio di Siracusa.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
- Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
- Assessore Territorio e Ambiente
- Assessore Economia
Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore Domenico
N. 1600 - Chiarimenti in merito al project financing per le opere
di adeguamento e miglioramento dell'impianto di pubblica
illuminazione del comune di Casteldaccia (PA).
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatari: Siragusa Salvatore; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti
Angela; La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito
Stefano
N. 1601 - Chiarimenti sulle procedure adottate per la
realizzazione di una residenza per l'esecuzione delle misure di
sicurezza sanitaria (REMS) all'interno dell'area della riserva
naturale orientata di Santo Pietro, frazione di Caltagirone (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Salute
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello; Formica Santi
N. 1602 - Chiarimenti in merito alla mancata erogazione del
trattamento di fine rapporto (T.F.R.) ai lavoratori dell'ex
Multiservizi S.p.A., oggi impiegati presso la società 'Servizi
Ausiliari Sicilia'.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatario: Alongi Pietro
N. 1605 - Chiarimenti riguardanti i lavoratori dell'ex 'Emergenza
Palermo'.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatario: Tamajo Edmondo.
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno iscritte
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interpellanze:
N. 159 - Mantenimento e rilancio dell'ospedale 'Madonna dell'Alto'
di Petralia Sottana (PA).
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatario: Lentini Salvatore
N. 160 - Notizie sulla rimodulazione delle tariffe per il Museo
regionale di Messina e sulla destinazione dei proventi derivanti
dalla vendita dei biglietti nei siti di cultura regionali.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
Firmatari: Zafarana Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti
Angela; La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero; Zito
Stefano
N. 161 - Interventi urgenti per il ripristino del regolare
funzionamento dell'E.R.S.U. di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatari: Ciaccio Giorgio; Cancelleri Giovanni Carlo; Zafarana
Valentina; Palmeri Valentina; Cappello Francesco; Tancredi Sergio;
Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Foti Angela; La Rocca Claudia; Zito
Stefano.
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze si
intendono accettate e saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Comunico che é stata presentata la seguente mozione:
numero 274 Interventi urgenti a tutela dei lavoratori ex LSU-ATA
addetti alla pulizia delle scuole , degli onorevoli Palmeri
Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Tancredi
Sergio; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Zafarana Valentina;
Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa Salvatore; Trizzino
Giampiero; Foti Angela; La Rocca Claudia; Zito Stefano, presentata
il 27 febbraio 2014.
Avverto che la mozione testé annunziata sarà demandata, a norma
dell'art. 153 del Regolamento interno, alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari per la determinazione della
relativa data di discussione.
Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Informo che, con nota pervenuta alla Presidenza il 4
marzo 2014, l'onorevole Bandiera ha comunicato di aderire al Gruppo
parlamentare Forza Italia .
Pertanto, a decorrere dal 4 marzo 2014, lo stesso deputato cessa
contestualmente di far parte del Gruppo parlamentare UDC - Unione
di Centro .
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di costituzione di Intergruppi
PRESIDENTE. Comunico che:
- con nota pervenuta alla Presidenza il 25 febbraio 2014 e
protocollata al n. 2503/Ragpg-Aulapg-Sgsqpg del 27 febbraio
successivo, l'on. Venturino, nella qualità di presidente
dell'Intergruppo Giovani e Scuola di Politica , ha reso noto,
trasmettendo annessa e relativa documentazione, che in data 25
febbraio 2014 si è costituito il citato Intergruppo, composto dai
seguenti deputati: on. Venturino, Presidente, on. Gianni,
vicepresidente, on. Cimino, on. Dipasquale, on. Fazio e on. Di
Giacinto, componenti;
- con nota pervenuta alla Presidenza il 27 febbraio 2014 e
protocollata al n. 2543/Aulapg-Ragpg del 28 febbraio successivo,
l'on. Panepinto, nella qualità di presidente dell'Intergruppo
Associazione parlamentare per la promozione dello sviluppo
locale , ha reso noto, trasmettendo annessa e relativa
documentazione, che in data 26 febbraio 2014 si è costituito il
citato Intergruppo, composto dai seguenti deputati: on. Panepinto,
Presidente, on. Anselmo, vicepresidente, on. Alloro, segretario,
on. Assenza, on. Cimino, on. Cordaro, on. D'Asero, on. Maggio, on.
Milazzo Antonella, on. Panarello e on. Vinciullo, componenti;
Copia di tutta la documentazione sopra menzionata, relativa ad
entrambi i neo-costituiti Intergruppi, trovasi depositata presso
il Servizio Lavori d'Aula ed il Servizio Ragioneria di questa
Assemblea regionale.
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, su richiesta del Governo, sospendo la seduta
avvertendo che riprenderà alle ore 17.00.
(La seduta, sospesa alle ore 16.10, è ripresa alle ore 17.27)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, sospendo, ulteriormente, la seduta per pochi
minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17.28, è ripresa alle ore 17.32)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il Governo mi ha fatto pervenire,
in questo momento, un emendamento di riscrittura dell'articolo 7,
sia io che gli uffici ne stiamo prendendo visione soltanto adesso.
Chiedo, pertanto, al Governo se vuole illustrarlo.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Per un richiamo al Regolamento
FALCONE. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, approfitto della
presenza in Aula del Presidente Crocetta per stigmatizzare e per
richiamare l'Assessore Luca Bianchi ad un rispetto della
Commissione Bilancio.
Presidente Crocetta, da 15 giorni il Presidente Dina è costretto a
convocare e ad annullare le sedute della Commissione Bilancio
perché, puntualmente, dopo aver concordato le stesse riunioni con
l'esponente del suo Governo, titolare dell'Assessorato per
l'economia, le stesse vengono disertate per cui la Commissione
Bilancio, da 15 giorni, non si riunisce.
La prego, Presidente Crocetta, che ci sia un rispetto
istituzionale nei confronti della Commissione, ma anche degli
stessi componenti che rappresentano, nella stessa Commissione,
questo Parlamento.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, con molta sincerità e grande franchezza l'assessore
Bianchi, che credo abbia informato anche il Presidente della
Commissione Bilancio, ritiene che il Governo non possa dare tutta
una serie di pareri per la copertura finanziaria per il semplice
motivo che deve essere approvata la manovra bis , manovra che
vorremmo evitare che non fosse concordato con i necessari vertici
istituzionali nazionali per evitare i problemi che ci sono stati
precedentemente.
Fra l'altro, il testo, che vorremmo presentare, deve essere
preventivamente discusso anche con le parti sociali e fino ad oggi
abbiamo già dedicato tre sessioni di Giunta per affrontare la
questione, però riteniamo fondamentali alcuni passaggi sociali,
visto che si tratta di questioni che hanno ripercussioni nei
confronti delle imprese, dei lavoratori.
Credo che, dalla prossima settimana, l'assessore Bianchi potrà
riprendere; fra l'altro, lo stesso è molto impegnato a Roma per
vedere proprio queste questioni e, dunque, dalla prossima
settimana, potrà riprendere il normale lavoro.
In relazione alla riscrittura dell'articolo 7 delle città
metropolitane, il testo recita che in deroga a quanto previsto
dall'articolo 1 della presente legge, laddove dice che non
esistono, praticamente, le città metropolitane, ma esiste il libero
consorzio in tutta la provincia, che si estende a tutti i comuni, i
comuni che sono compresi nei decreti del Presidente della Regione
numeri 228, 299 e 230 del 10 agosto 1995 - sono tre per il semplice
motivo che definiscono le aree metropolitane di Palermo, Catania e
Messina e, quindi, sono specifici, tre decreti differenti,
pubblicati sulla GURS del 21 ottobre n. 54 - costituiscono liberi
consorzi di comuni, denominati città metropolitane.
Questo per rispondere anche alla querelle sulla costituzionalità
delle città metropolitane in Sicilia, laddove sono previsti i
liberi consorzi e, quindi, abbiamo armonizzato la legge costitutiva
con la legge, , con lo Statuto e, quindi, con la Costituzione.
Sono, a tutti gli effetti, dei consorzi per lo Statuto della
Regione siciliana che vengono denominati città metropolitane.
Negli articoli successivi è disciplinata anche la semplice
fuoriuscita, cioè i comuni che sono previsti in quell'area, con
deliberazione a maggioranza assoluta del consiglio comunale,
possono decidere di uscire dal libero consorzio, nel caso in cui,
dalla città metropolitana, per aderire, con semplice delibera,
facilmente, al consorzio della provincia di appartenenza, così come
tutti gli altri comuni, con la semplice deliberazione del consiglio
comunale.
DI MAURO. Non ci vuole la legge regionale?
CROCETTA, presidente della Regione. La legge regionale ha
incardinato 9 consorzi. Le città che fanno parte delle province di
Catania e di Palermo si trovano in una situazione anomala, nel
senso che sono definiti due liberi consorzi per queste aree, quelli
che sono previsti, tutta la provincia così com'era e con l'articolo
7, i consorzi denominati città metropolitane, di cui al decreto del
Presidente della Regione del 1995.
I comuni dell'area metropolitana che non vogliono aderire,
ovviamente, possono farlo, semplicemente, con una delibera di
consiglio comunale a maggioranza semplice, senza referendum,
proprio in conformità all'articolo 1, così come aderiscono
automaticamente per effetto della legge, devono, cioè scegliere
l'opzione.
Successivamente, è prevista, in uno degli articoli seguenti, la
possibilità, anche per le città, per i comuni che non fanno parte
dell'area metropolitana, purché contigui a quell'area, di potere
scegliere di aderire alla città metropolitana. Questo lo possono
fare.
Quindi, abbiamo risposto - con questi emendamenti - a tutta una
serie di perplessità che c'erano su versanti diversi, abbiamo
cercato di rispondere a tutte le richieste dando autonomia e piena
libertà ai comuni di aderire.
Anche le modalità di elezione, magari poi ne discutiamo, magari
quando parliamo delle modalità di elezione, possiamo fare anche una
sospensione per vedere le questioni, per discutere. Noi abbiamo
fatto una ipotesi che è simile a quella prevista per i liberi
consorzi, cioè con una modalità vasta che prevede sindaci,
consiglieri comunali e presidenti delle circoscrizioni delle città
metropolitane.
Ripeto, l'articolo 7 è una norma asciutta, sono poche righe, che
riguarda cioè quali sono i comuni che fanno parte della città
metropolitana.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente
della Regione, ho ascoltato con attenzione l'intervento del
Presidente Crocetta e, devo dire, che è stato anche - almeno per
quello che mi riguarda - abbastanza chiaro nell'impostazione.
Tuttavia, signor Presidente, chiedo e lo faccio sommessamente e
con convinzione, anche rifacendomi ad un pezzo dell'intervento del
Presidente Crocetta, laddove egli ha giustamente affermato che,
circa le modalità di elezioni, magari potrebbe essere necessaria
una sospensione per capire come articolarla e in realtà questa Aula
sta parlando di un emendamento che non è stato ancora distribuito,
siamo certi che va nel senso esplicitato poc'anzi dal Presidente,
però credo che - se anche oggi è il martedì grasso - noi dobbiamo
evitare di fare cose che possono prestarsi ad interpretazioni
carnascialesche .
Siccome preferisco la quaresima al carnevale, vorrei chiedere un
termine appropriato per la valutazione di questo emendamento di
riscrittura che credo non possa essere inferiore a 24 ore. Questo
perché potremmo utilizzare questo termine, Presidente Ardizzone,
anche per fare in modo di tornare in Aula, Presidente Crocetta,
avendo utilizzato queste 24 ore in riunioni operative che ci
portino in Aula, con la possibilità per ciascun gruppo
parlamentare, di produrre gli emendamenti che riterrà di fare visto
che si tratta di una riscrittura che, di fatto, cestina tutto
quanto è stato valutato sino ad ora e nel frattempo avere la
possibilità di trovare una sintesi rispetto a quanto è stato
formulato nell'intervento del Presidente.
Chiedo, rifacendomi alle norme regolamentari, il termine
necessario per potere apprezzare un emendamento che ancora non è
distribuito e poter svolgere in maniera corretta e trasparente la
nostra attività di parlamentari.
PRESIDENTE. Sul Regolamento mi pronuncio io, non è una semplice
riscrittura.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Onorevoli colleghi, pure gli Uffici adesso stanno apprezzando
questo emendamento sostitutivo
E' chiaro che un emendamento sostitutivo arrivato appena adesso
necessita di una riflessione anche da parte degli Uffici.
Per cui se c'è un po' di cortesia da parte di tutti per evitare di
andare avanti alla cieca, mi sembra opportuno nell'interesse
generale di tutti.
Vediamo la determinazione da prendere, dopo avere sentito un po'
l'Aula.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rendo conto,
visto il cammino pregresso di questa norma in Commissione e in
Aula, che l'approdo naturale non poteva essere che il 4 marzo
martedì per l'ultimo colpo di scena.
L'abbiamo, come dire, constatato che tenendo fede a quello che è
stato l'iter di tutta questa riforma anche oggi, ultimo giorno di
carnevale, si è arrivati con un'altra.
CROCETTA, presidente della Regione. Potrei intervenire per fatto
personale sui riferimenti carnevaleschi
FORMICA. Presidente Crocetta, mi spiego meglio: si tratta di un
provvedimento di legge che ha subito, nel corso dell'esame, almeno
venti riproposizioni, venti cambiamenti in corso d'opera
Per non di meno Presidente Ardizzone a norma di Regolamento la
prego, vogliamo la sua attenzione, perché la decisione la deve
prendere lei e non certamente un capo gruppo, ne il governo, ne
altri.
A norma del regolamento, le chiedo che venga concesso ai gruppi
parlamentari e a tutti i deputati la possibilità di esaminare la
riscrittura con i tempi previsti dal Regolamento stesso al fine di
avere cognizione esatta di ciò che si sta proponendo e delle
eventuali modifiche ed emendamenti che si intendono apportare a
norma stretto di Regolamento, Presidente, non possiamo più
continuare a colpi di mano.
Presidente, intendo avere la sua attenzione e le sto chiedendo
formalmente il rispetto del Regolamento.
Noi dobbiamo essere in grado, a norma di Regolamento, di esaminare
la riscrittura e di presentare eventualmente gli emendamenti che
crediamo più opportuni.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con
molta attenzione le parole del Governatore e ho cercato di
interpretare passo dopo passo quali erano, quali fossero le
intenzioni e cosa effettivamente si celava dietro quella
riscrittura.
Devo dirvi colleghi che non mi sono distratto, ho provato a non
distrarmi, magari come qualcuno ha fatto, ma ahimè non ho compreso
quale fosse il senso nei termini così come è stato rappresentato,
non ho intravisto alcun principio attraverso il quale potessero
essere anche lontanamente toccati quei temi che sono stati esposti
dall'opposizioni, proposte in maniera non assolutamente
strumentale, facendo riferimento alla questione della
razionalizzazione, facendo riferimento alla questione del
proliferare dei liberi consorzi e comuni, facendo riferimento alla
questione legata ai dipendenti che è stato il filo conduttore degli
interventi che abbiamo fatto fino a questo momento.
Presidente, considerato che non sono stato distratto, io vado
oltre la richiesta dei colleghi, evidentemente sulla questione
legata ai dipendenti, che è stato il filo conduttore degli
interventi che abbiamo fatto in questo momento, fino a questo
momento, perché da qui a stasera ce ne sarà di tempo per discutere
sulla mancata applicazione di meccanismi di tutela ed entreremo nel
merito della questione dei dipendenti delle province, nella
questione dei dipendenti delle partecipate delle province e ci sarà
modo di inchiodare a delle responsabilità precise, ci sarà modo
Presidente Crocetta, così come lei chiedeva prima di ricevere
ascolto da parte dell'Assemblea, ovviamente Presidente, Presidente
se il Governatore è in Aula, se anche lui volesse dare ascolto a
quello che i deputati hanno da dire al Presidente Crocetta che non
ascolta quello che l'Aula dice al Presidente Crocetta, al
Presidente Crocetta, al Presidente Crocetta
PRESIDENTE. Lei si deve rivolgere al Presidente dell'Assemblea,
non è un dialogo tra lei ed il Presidente Crocetta.
FIGUCCIA. Signor Presidente, volevo dire che su questi temi avremo
modo di parlarne durante la seduta, mentre a lei Presidente
dell'Assemblea formalmente chiedo, con un richiamo al Regolamento,
non soltanto di dare spazio ai gruppi parlamentari di approfondire
questa vicenda, ma soprattutto le chiedo, visto che è stata
puntualmente bypassata la Commissione rispetto ai temi di questa
riforma, visto che ci troviamo di fronte ad una riscrittura, non
soltanto che vengano dati tempi giusti per presentare eventuali sub
emendamenti, ma venga data alla Commissione tempo, modo e spazio
per approfondire questa riscrittura, perché Presidente noi ci siamo
allontanati da quel testo, che aveva trovato ampia condivisione e
che ad esempio sulla questione dei dipendenti aveva fatto
chiarezza.
Quindi, signor Presidente, le chiedo formalmente, a norma del
Regolamento, di dare spazio ai gruppi parlamentari di riunirsi, ai
singoli parlamentari di presentare i sub emendamenti e le chiedo di
fare in modo che il testo possa ritornare in Commissione per avere
i giusti approfondimenti.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è convocata la Conferenza dei
Presidenti dei gruppi parlamentari per decidere il proseguo dei
lavori.
(La seduta è sospesa alle 17.53, è ripresa alle ore 19.03)
La seduta è ripresa.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Comunicazione dell'esito della Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che si è tenuta una
Conferenza dei Capigruppo e penso che i rispettivi capigruppo vi
abbiano riferito - almeno mi auguro - l'esito della decisione, un
po' complessa, comunque una decisione è stata presa: andremo avanti
con i lavori questa sera, almeno per approvare o meglio per mettere
in votazione - per carità - l'articolo 7, che riguarda
l'istituzione delle Città metropolitane, come le definisce la
denominazione.
C'era un emendamento sostitutivo del Governo, sostanzialmente di
riscrittura, che avrebbe creato dei problemi, se non proprio un
dubbio di ammissibilità e già mi erano stati chiesti i termini per
la presentazione di eventuali subemendamenti.
Considerato che nel merito, comunque, vi sono già degli
emendamenti che sono già stati presentati e fanno parte del
fascicolo, e mi riferisco alla questione - lo dico per chi non ha
partecipato ai lavori della Conferenza dei Capigruppo - della
dimensione che deve avere la Città metropolitana.
L'emendamento del Governo prevedeva di estendere la città
metropolitana a quei comuni che già sono stati individuati con un
decreto del 1995 e che costituivano la vecchia area metropolitana,
sostanzialmente.
Al riguardo, comunico che sono stati presentati due emendamenti
con tale contenuto, e sono il 7.52 e il 7.45. Il primo, a firma
degli onorevoli Germanà, D'Asero, Alongi, Cascio Francesco, Fontana
e Vinciullo; il secondo, a firma degli onorevoli Picciolo, Lo
Giudice Salvatore, Tamajo, Greco Marcello e Forzese. Avremmo
convenuto, anche se c'è ancora una questione
IOPPOLO. Signor Presidente, c'è un emendamento del Governo che
l'Aula ancora non conosce.
PRESIDENTE. L'emendamento del Governo non è stato distribuito
perché stasera non sarà in trattazione. Forse non sono stato
sufficientemente chiaro. Saranno in trattazione soltanto gli
emendamenti che fanno parte del fascicolo. L'emendamento del
Governo adesso non è in trattazione.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Sull'ordine dei lavori
IOPPOLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, non l'abbia a male, manca il Governo,
se lei ritiene di potere andare avanti con i nostri lavori in
assenza del Governo, Presidente, credo non si possa fare.
FALCONE. Aspettiamo che rientri il Governo, Presidente.
IOPPOLO Non offendo il Governo, onorevole Falcone, perché è
assente, il Governo si offende da solo.
PRESIDENTE. Onorevole Ioppolo, considerato che lei mi sta ponendo
qualche problema procedurale, la invito a rivolgersi alla
Presidenza.
IOPPOLO. Signor Presidente, allora, vado avanti anche senza la
presenza del Governo che risulta insensibile sia alle questioni di
metodo che alle questioni di merito.
Dicevo che è stato presentato dal Governo, sotto i nostri occhi,
ad inizio di seduta, un emendamento di riscrittura che è stato
perfino spiegato, si fa per dire, dal Presidente della Regione.
Adesso apprendiamo che la Conferenza dei Capigruppo e la stessa
Presidenza da lei rappresentata, ha deciso di non trattare
l'emendamento di riscrittura, l'ennesima riscrittura presentata
oggi dal Governo e di proseguire i nostri lavori con la trattazione
dell'articolo 7. Aggiunge la Presidenza che due emendamenti di
merito sostanzialmente sono analoghi alla riscrittura o simili o
uguali alla riscrittura del Governo.
Al fine dunque di potere verificare, di confrontare i testi, le
chiedo, signor Presidente, l'Aula ha il diritto o no di conoscere
l'emendamento che è stato presentato, sotto i propri occhi, dal
Governo ad apertura di seduta, e che è stato l'oggetto
dell'intervento esplicativo del Presidente della Regione? Anche
solo per averne conoscenza Non mi pare che l'Aula possa essere
trattata in maniera tale da non metterla a conoscenza di un
emendamento che è stato presentato dal Governo
PRESIDENTE. Onorevole Ioppolo, spero di essere chiaro. Lei ha
correttamente posto un problema, però, se avesse ascoltato quanto
io ho detto - ma sicuramente non sono stato chiaro - il Governo
aveva presentato non uno ma più emendamenti sostitutivi e di
riscrittura.
I deputati sono intervenuti correttamente, credo anche lei, per
evidenziare, legittimamente, che avevano bisogno ventiquattro ore o
anche di più o di meno, non so, di un termine per l'esame di questi
emendamenti di riscrittura.
Questo non è obiettivamente possibile. Ho ritenuto opportuno
indire una Conferenza dei Capigruppo in cui ognuno ha espresso le
proprie posizioni.
L'emendamento del Governo, sostanzialmente, siccome non è
ammissibile - ho chiesto ai Capigruppo anche per evitare problemi
procedurali - di non farne oggetto di trattazione in quest'Aula, e
che riguardava l'estensione della città metropolitana che doveva
coincidere con la vecchia area metropolitana. Ci sono già due
emendamenti di questo contenuto. Sono anche più ampi, ma provvederò
a stralciare una parte e rinviarla all'articolo 8, magari da
trattare possibilmente domani.
C'era un altro problema politico aperto - che è bene dire e che
sicuramente uscirà adesso fuori dal dibattito così come c'è stato,
in sintesi, in Conferenza dei Capigruppo - se la città
metropolitana rappresenterebbe una fictio iuris di un consorzio,
oppure una città metropolitana con suoi poteri che sono differenti
dal consorzio, ognuno di noi può avere una propria opinione su
questo. E' intervenuto il Presidente Cracolici, ognuno, durante il
dibattito che si aprirà, avrà possibilità di dire la propria e
votare a favore o contro. Si tratta di questo.
Pertanto, proceduralmente andremo avanti secondo gli emendamenti e
secondo il programma che c'eravamo dati. E' chiaro che, una volta
posto in votazione l'articolo 7, sospenderò i lavori - considerato
che sono stati presentati una serie di emendamenti all'articolo 8 e
9 - perché c'è un problema di coordinamento con gli articoli che
abbiamo già approvato per dare la possibilità agli uffici di un
confronto e per rendere, quanto possibile, questa materia omogenea.
In questo momento, per precisione, sto ricevendo gli emendamenti
del Governo e non li sto distribuendo perché dovrò fare una
valutazione circa la loro ammissibilità o meno.
istituzione liberi consorzi comunali e città metropolitane
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Seguito della discussione del disegno di legge Istituzione dei
liberi consorzi comunali
e delle Città metropolitane (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-
183-219-226-268-
474-542-543-546-613-638-662/A)
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede col seguito della discussione del disegno di legge
Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
metropolitane (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-
474-542-543-546-613-638-662/A), posto al numero 1).
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE . Ne ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo
trattando una norma su cui non è ben chiaro cosa ne faremo del
personale delle vecchie Province; stiamo trattando una norma sulla
quale non è chiara la compensazione che farete sugli altri Comuni
capoluogo, ovvero vi state concentrando - e ve lo dico da cittadino
e consigliere comunale della città di Palermo -, però con
l'orgoglio di essere siciliano, vi dico che stiamo perdendo, state
perdendo troppo tempo sulle città metropolitane e state trascurando
tutta la parte rimanente della Sicilia, che è una Sicilia che
state, non so se in modo cosciente o in modo incosciente,
abbandonando a se stessa. State studiando una riscrittura per
mantenere questo accordo con il Movimento 5 Stelle - diciamocelo
chiaro signor Presidente
Non è un attacco che faccio alle Città metropolitane, perché non
colgo quale ne sia la strategicità, dei trasferimenti che può
attirare, no Ce l'ho ben chiara, signor Presidente, però bisogna
riconoscere una cosa: lo spirito della creazione di una vera Città
metropolitana si è perso nei contenuti e nella strategia.
Io andrei in giro per capire se l'Assemblea è riuscita a fare
trasparire all'esterno quello che stiamo facendo: la confusione più
totale, non lo sappiamo nemmeno noi cosa stiamo approvando.
Ora stiamo ritornando ad una nuova formula che introduce sì la
Città metropolitana, ma con i perimetri della vecchia area
metropolitana, una minestra riscaldata in salsa di questo Governo.
Lo dico chiaro, e lo stavo chiedendo poco prima della sospensione,
con ansia vorrò ascoltare il presidente Cracolici. Io non voglio
ascoltare il Governo, voglio ascoltare il presidente Cracolici che,
nella sua veste di presidente della Commissione Affari
istituzionali, dovrebbe essere l'avvocato dell'Assemblea. Lo sapete
perché dico l'avvocato dell'Assemblea? Perché non oso pensare se il
Commissario dello Stato impugnerà anche qualche articolo di questa
norma. Non oso pensarla questa cosa, possiamo scappare e ci
possiamo dimettere tutti, ci possiamo dimettere tutti perché stiamo
consentendo, con un accordo schizofrenico - io punto su questo il
mio intervento - con il Movimento 5 Stelle, che ha presentato la
mozione di sfiducia al Presidente della Regione.
Sono più coerente io che arrivo qui e, di volta in volta, analizzo
le cose per come stanno, per come sono scritte e per come sono
rappresentate.
Certamente non posso accettare, non posso accettarlo sotto il
profilo politico e sotto il profilo istituzionale, che si consumi
questo accordo, perché è là dove gira questo emendamento, per
mantenere l'accordo con il Movimento 5 Stelle, che ha presentato,
certamente, la mozione di sfiducia, oggi si conferma, così come in
Commissione Affari istituzionali - niente di personale - la
stampella su questa norma, e lo vedremo di qui a poco, salvo
smentite, a meno che il capogruppo del Movimento 5 Stelle non me lo
spieghi. E sarò ben lieto, con tanta umiltà, di ascoltarlo.
Sosterranno questa norma, questo obbrobrio E vorrei ricordare
all'Aula che si è arrivati a questo escamotage di questo
strafalcione di emendamento che si vuole proporre perché il
Movimento 5 Stelle ha azzoppato una parte dell'articolo precedente
che elimina le Città metropolitane.
È un'Assemblea che viaggia a schizofrenia, in base agli umori di
un Gruppo parlamentare che prima sega la riforma, ora ritorniamo ad
accontentarli se riscriviamo la norma in un altro modo, perché se
facciamo le Città metropolitane ed istituiamo i super sindaci,
giustamente, non sta bene e, allora, si tenta di fare una cosa più
mitigata: non ci sono i super sindaci, si fa un mega libero
consorzio, che chiameremo città metropolitana, perché nel caso di
Palermo, mi hanno spiegato, che si andrà da Partinico a Termini,
quindi, i grossi comuni saranno inglobati là, i piccoli comuni
moriranno loro stesso. Il quesito, però, che mi pongo, e concludo,
ma non per fare terrorismo, perché il punto, a questo punto, si
deve porre. Cosa faremo noi delle partecipate della provincia? Cosa
faremo del personale della provincia, dove andrà? E non lo voglio
spiegato dal Presidente della Regione, lo voglio spiegato dal
Presidente della Commissione.
ASSENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, volevo
porre un problema pregiudiziale, o meglio, una questione
procedurale, signor Presidente.
Ritengo che noi, come Assemblea regionale siciliana, oggi, non
possiamo, assolutamente, porre in discussione gli articoli 7, 8 e
9, perché la bocciatura dell'articolo 1 o di quel comma, preclude
che l'Assemblea possa, oggi, intestarsi questa discussione sul
funzionamento di queste fantomatiche città metropolitane, così come
sono diventate nell'evolversi dei vari emendamenti succedutisi ad
horas.
Caro Presidente, lei mi dovrebbe spiegare come noi possiamo
affrontare la discussione dell'articolo 7, che inizia con la
denominazione delle città, quando abbiamo, a maggioranza, approvato
la soppressione dell'istituzione delle città.
Mi dovete spiegare, come dobbiamo parlare dell'organizzazione di
queste città, del funzionamento di queste città, delle adesioni o
delle fuoriuscite da queste città metropolitane, quando, l'articolo
1, signor Presidente, vorrei che lei ed i signori rappresentanti
degli uffici mi seguiste, dettava letteralmente l'inciso: Ciascun
libero consorzio comunale, composto dai comuni appartenenti alle
corrispondenti province regionali, fatta eccezione per i comuni di
Palermo, Catania e Messina, istituiti in città metropolitane .
L'articolo che istituiva le città metropolitane, è l'articolo 1,
comma 2, con quell'inciso. Questo inciso è stato abrogato
dall'Assemblea accogliendo due emendamenti, di cui uno recava, come
primo firmatario, la mia firma. Le città metropolitane, in questo
disegno di legge, sono state già estrapolate, con buona pace di
tutti i soggetti interessati che vogliono sostenere qualcosa di
diverso.
L'articolo 7 che, oggi, vorremmo discutere, ma che, la prego,
signor Presidente, con lo stesso richiamo all'articolo 111 del
nostro Regolamento, lei non può porre più in discussione, perché
andrebbe contro, in contrasto con una pronuncia dell'Assemblea, già
verificatasi nelle giornate precedenti.
L'articolo 7 così recita: I comuni di Palermo, Catania e Messina
assumono la denominazione. etc . Lei non può venire a dire, così
come gli uffici non mi possono sostenere che un articolo che parla
di denominazione, di organismi, la cui istituzione è già stata
preclusa dall'approvazione di quell'emendamento, che era
soppressivo Noi non possiamo ancora tornare sull'argomento,
sarebbe una grave violazione delle nostre norme regolamentari,
oltre a costituire un vulnus, comunque, insuperabile per la
prosecuzione dei lavori e per la promulgazione della legge.
Qualora la decisione di questi uffici, cosa che io non mi auguro,
che ritengo quasi impossibile alla luce di una corretta
applicazione delle norme regolamentari di ciò che è avvenuto in
precedenza, dovesse, invece, ritenere che dobbiamo entrare nel
merito, evidentemente, mi riservo di intervenire sull'articolo 7 in
sede di discussione generale.
PRESIDENTE. Onorevole Assenza, siamo più volte ritornati su questo
argomento. Questa Aula - e quindi anche lei ma non so se a favore o
contro - ha votato l'articolo 1.
Al comma 6 leggo testualmente: Nelle more dell'approvazione della
legge di cui all'articolo 2, i liberi consorzi comunali continuano
ad esercitare le funzioni già attribuite alle province. I liberi
consorzi di Palermo, Catania e Messina, continuano ad esercitare le
funzioni già attribuite alle province regionali anche con
riferimento alle rispettive città metropolitane .
Quindi, un riferimento evidente alle città metropolitane esiste.
Questo discorso è stato chiarito e abbiamo convenuto di andare
avanti e di trattare la questione espressamente sulle città
metropolitane con riferimento all'articolo 7.
Non credo quindi di dover tornare sull'argomento. Se si vogliono
bocciare le città metropolitane - nella malaugurata ipotesi
aggiungo io, per carità, mi posso consentire anche di esprimere un
mio giudizio anche se sono il Presidente dell'Assemblea - si
dovrebbe votare contro l'articolo 7. Per altro, ci sono ancora gli
emendamenti soppressivi, mi ricordano gli Uffici.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Picciolo e Federico hanno
chiesto congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
istituzione liberi consorzi comunali e città metropolitane
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge 642
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
signori Assessori, onorevoli colleghi, avevo sollevato in apertura
di questa seduta un problema che, ribadisco, non essere secondario e
cioè la necessità per l'Assemblea regionale di comprendere appieno
quale fosse il tenore della riscrittura dell'articolo 7 per potere
da parte nostra, gruppo parlamentare di opposizione, esprimere al
meglio il nostro convincimento e dare quel contributo che stiamo
cercando di dare a questo disegno di legge.
Non sempre però compresi nel nostro intendimento, costruttivo e
mai strumentale, dal Governo e dai deputati della maggioranza.
E tuttavia, anche su quanto è venuto fuori dalla Conferenza dei
capigruppo, credo di dovere esprimere un punto di vista che è un
punto di vista mio, ma è il punto di vista del Gruppo che mi onoro
di rappresentare. Aver posto un freno alla ulteriore riscrittura da
parte della Presidenza dell'Assemblea, credo sia soltanto il
rispetto di un principio regolamentare e di questo, e per questo, io
ringrazio il Presidente Ardizzone.
E tuttavia, voler fare riferimento, così come si fa nella
riscrittura dell'articolo 7, alla parte iniziale dell'emendamento
7.52, a firma degli onorevoli Germanà, D'Asero, Alongi ed altri, per
me - ed è questa la mia personalissima interpretazione, ma la
consegno non tanto e non sotanto all'Aula, ma soprattutto ai
siciliani che vivono nelle città di Palermo, Catania e Messina -
potrebbe finire per essere un rimedio peggiore del male.
In realtà, infatti, la prima parte di questo emendamento che
potrebbe diventare norma, così essendo l'intendimento della
maggioranza uscita dalla Conferenza dei capigruppo alla quale noi
non ci opponiamo strumentalmente, Presidente Ardizzone e Presidente
Crocetta, ma accetteremo il verdetto dell'Aula, recita testualmente:
In sede di prima applicazione della presente legge, il territorio
delle città metropolitane coincide con quello delle aree
metropolitane individuate con decreto del Presidente della Regione
legge 10 agosto 1995 e dei rispettivi Comuni .
Ebbene, giusto che i siciliani sappiano che se dovesse passare
questa riformulazione, noi finiremmo - ed è questo il mio fondato
timore che rassegno alla Presidenza della Regione perché ci dia
argomentazioni per convincerci del contrario, perché è giusto che
le argomentazioni siano sottoposte al vaglio del Parlamento e -
perché no - fatte proprie.
Il mio timore, non credo infondato, è che noi, approvando la prima
parte dell'articolo 7, finiremmo per eliminare definitivamente da
questo disegno di legge le città metropolitane, in quanto il
riferimento normativo, che non è soltanto nominale, diventa preciso
perché indicante una norma di attuazione, che ha istituito le aree
metropolitane, e che è appunto la legge del 1995.
Quindi, finiremmo per fare cosa diversa rispetto a quello che
volevamo fare con l'istituzione delle città metropolitane. Non
soltanto sotto il profilo geografico e della formazione stessa
delle aree metropolitane, ma soprattutto per un fatto assai grave
che io temo e ho il dovere di rappresentare, e cioè che la vera
sfida che era quella dell'attrazione dei fondi europei che poteva
svilupparsi e realizzarsi esclusivamente con le istituzioni delle
città metropolitane, venendo meno ciò perché così le città
metropolitane vengono meno, saranno edulcorate, annacquate, in un
concetto diverso peraltro dalla norma rappresentata dalla legge del
1995 delle aree metropolitane, noi finiremmo per perdere quella
sfida e finiremmo, di fatto, per stravolgere la ratio stessa che
voleva fortemente accorpare ad una legge - che avrebbe dovuto
inizialmente riguardare soltanto i liberi consorzi dei Comuni -
anche le città metropolitane.
La finalità era quella di istituirle subito. E approvando questo
emendamento così non sarà, perché istituendole subito si poteva,
appunto, soltanto in questo modo partecipare alla possibilità di
erogazioni di fondi europei per città e per consorzi che certamente
non vivono nell'agiatezza, per cittadini che vivono bisogni reali e
importanti, come i cittadini delle città metropolitane di Palermo,
Catania e Messina.
Il mio è un timore, un timore reale, non un timore gridato, un
timore che io rassegno all'Aula, perché credo che bisognerebbe
avere il coraggio - e lo dico alla maggioranza che è responsabile
certamente più di noi opposizione responsabile - di dire di avere
affossato quella parte dell'articolo 1, che come correttamente ha
detto il collega Assenza, di fatto, già estrapolando da questo
disegno di legge le città metropolitane, abbiate il coraggio come
maggioranza di dire quello che io penso e dico: e cioè che questa
legge la salviamo soltanto se abbiamo il coraggio di rinviarla in
Commissione, perché solo lì sarà possibile ripescare l'incidente
dell'articolo 1 ed istituire fin da subito le città metropolitane.
Tutte le altre soluzioni che noi - ribadisco - non contesteremo,
ma prenderemo atto di quello che l'Aula delibererà, sono e saranno
pannicelli caldi, che rischiano di essere soluzioni peggiori del
male
Rispetto a questo e rispetto a quanto gli Uffici ci hanno detto in
Conferenza dei capigruppo circa i rischi concreti che
un'approvazione di un emendamento siffatto può determinare: e cioè
ben che vada la istituzione delle aree metropolitane insieme ai
liberi consorzi dei Comuni forse fra sei mesi o forse tra un anno,
significa che saremo stati qui, ormai oltre da un mese per fare
qualcosa che non era quello per cui c'eravamo battuti e cioè
l'istituzione di questo disegno di legge e, quindi, significa
ancora una volta aver preparato qualcosa, avendo finito per farne
un'altra.
Temo che la soluzione sia peggiore del male, spero di sbagliarmi,
ma se così non dovesse essere non vorrei ancora una volta essere
stato buon profeta, perché a pagare non sarebbe l'Assemblea
regionale, caro onorevole Milazzo, che già ha i suoi ben buoni
problemi di credibilità, sarebbe tutta la cittadinanza siciliana a
partire da quei cittadini che a Palermo, Catania e Messina in
questo momento soffrono e aspettano risposte semmai da questa
Assemblea regionale.
CROCETTA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, Presidente della Regione. Onorevole Presidente,
onorevoli deputati, intervengo adesso per evitare di ritornare su
questioni che, invece, sono molto chiare.
Il contenuto dell'articolo 7 è completamente differente dalla
parte dell'articolo 1 che è stato eliminato dal testo, perché qui
si fa riferimento alle aree metropolitane, all'area della città
metropolitana che costituisce insieme la città metropolitana,
mentre la parte cassata dell'articolo 1 faceva riferimento al fatto
che le città di Palermo, Catania e Messina venivano denominate
città metropolitane, perché dire che un insieme di città
costituiscono la città metropolitana non è la stessa cosa dire che
la città metropolitana è costituita, invece, da un'area.
Il contenuto è completamente più largo, è vero include anche la
città di Palermo, ma la stessa o qualsiasi altra città teoricamente
hanno il diritto di uscire entro sei mesi.
Non è vero che non ci sono effetti immediati o che non permettono
di intercettare i fondi europei, perché la presentazione formale
del PON, riguardante le città metropolitane, è prevista per
l'ultimo trimestre del 2014, mentre la legge prevede che entro sei
mesi viene definito il percorso delle città metropolitane.
Quindi, se l'approviamo adesso, a settembre saremmo in condizioni
di avere concluso il procedimento e questo non impedisce, se questo
lo fanno prima, ai comuni che fanno parte della città metropolitana
di predisporsi ai bandi già sin da adesso che verranno predisposti
nel settembre del 2014.
Mi sono informato onorevole Cordaro, perché lei mi aveva posto il
problema in Commissione, proprio per rispondere a questa sua
questione, quindi, credo che questo dubbio può essere risolto.
Non vedo alcuna difficoltà nel costituire, in prima applicazione,
tenendo presente che la fuoriuscita è molto semplice, è prevista
una semplice delibera di consiglio comunale a maggioranza semplice,
quindi nessun comune, nessuna città è obbligata a farvi parte.
La città metropolitana, nel disegno di legge del Governo già
approvato in uno dei rami del Parlamento, prevede tutto il
territorio e l'intera provincia, quindi, se questo non dovesse
essere valido per la città, per il territorio del libero consorzio
che assume la forma della città, non sarebbe valido anche per il
resto dell'Italia, quindi, laddove in Sicilia non sono previste
nello Statuto le province, ma sono previsti i liberi consorzi dei
comuni, che corrispondono a quello che in Italia sono le province.
Quindi, non esiste alcuna motivazione formale rispetto
all'opposizione a questo articolo che manifesta la volontà di
istituire le città metropolitane, non ci sono, a meno di non volere
per forza auto rovinarla perché siamo i peggiori propagandisti,
perché questo sarebbe un successo del Parlamento, nè tanto meno si
può dividere su questa questione, la vostra area politica l'ha
bocciato, la vostra maggioranza, ma non abbiamo detto che le
riforme istituzionali si fanno insieme?
Tutti dicono che sono favorevoli alle città metropolitane, però
non siamo d'accordo su questa virgola, su questo comma; un testo di
legge è frutto di un compromesso, sempre, è frutto di una miriade
di compromessi, che si riferiscono ai gruppi, si riferiscono alle
singole volontà.
Il Governo con questo testo, con questa riscrittura non ha fatto
altro che accogliere tecnicamente le osservazioni che sono venute
da più gruppi parlamentari.
Ogni gruppo parlamentare può dire, legittimamente, che non è la
propria legge, ma quando si vuole esprimere una maggioranza nessuno
può rivendicare totalmente la propria legge, neppure il Governo che
presenta, perché fa un'azione e accoglie le istanze, né tanto meno
le numerose riscritture, ma queste tengono conto delle difficoltà
politiche esistenti e se guardate bene questo era il testo che
abbiamo presentato ad aprile, cosa cambia rispetto a questo testo?
La riscrittura tecnica degli articoli consequenziali che ci sono
successivamente; né vale la pena di sottolineare il dissenso
rispetto alle modalità di elezione, perché la lettura consortile
poi determina alcune conseguenze, perché c'è una questione anche
tecnica.
Gli articoli che riguardano le modalità di elezione sono contenuti
nella riscrittura dell'articolo 8 ed è lì che va eventualmente
fatta la battaglia sulle modalità di elezione, perché se io non
sono d'accordo sulle modalità di elezione, ma sono d'accordo sulle
città metropolitane, intanto le voto, poi lo discutiamo dopo quando
si esamina l'articolo.
Questa è la fase in cui la volontà politica, ripeto, si manifesta
nel volere istituire, considerato che non c'è nessun ritardo,
nessun problema, ma c'è soltanto un percorso che sancisce
l'autonomia dei comuni e la democrazia.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Nuovo Centro
Destra nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi Parlamentari ha
dato mandato al Presidente dell'Assemblea di poter proseguire un
percorso che, con la verifica fatta con gli uffici, potrebbe
consentire che l'obiettivo della istituzione o più che istituzione
della definizione delle aree metropolitane possa vedere un momento
concreto di realizzazione.
Sul problema delle aree metropolitane e sulla questione che vede
una nostra particolare attenzione, lo dimostra il fatto che
l'emendamento 7.52, primo firmatario l'onorevole Germanà e tutto il
gruppo del Nuovo Centro Destra, di fatto vedeva come poter
definire, in questa fase di prima applicazione, l'area
metropolitana atteso che un criterio già sancito poteva sicuramente
essere quello della definizione dell'area metropolitana vista, a
suo tempo, con il decreto del Presidente della Regione del 1995.
Questo perché, convinti come siamo che comunque la definizione di
una realtà territoriale che vede, da una parte, il libero consorzio
che, in fase di prima istituzione, viene come area territoriale
vista per tutto il territorio della provincia e, quindi, la nascita
poi di un secondo soggetto giuridico che deve essere definito da un
perimetro che, nella sostanza ,deve creare un momento di chiarezza
e non di confusione.
Il percorso vede da parte nostra una azione positiva perché
riteniamo che si deve prendere atto di quella che è l'evoluzione
reale della normativa locale, nazionale e comunitaria ed in questo
gli obiettivi della strategia dell'Europa del 2014-2020 dove
abbiamo proprio le strategie territoriali integrate, in un momento
in cui noi dobbiamo capire se attraverso questo processo di riforma
si definisce una realtà che ha meno poteri o una realtà che va ad
essere riempita di ulteriori contenuti.
Questo sarà oggetto di dibattito anche in momenti successivi
perché riteniamo che le competenze del territorio e, quindi, della
cosiddetta area vasta devono trovare anche riscontro in quelle
che sono le reali possibilità, concrete di far sì che si realizzi
un obiettivo qualificante per il territorio e non di momenti di
ulteriore confusione.
Il principio dell'investimento territoriale integrato e dei
sistemi territoriali strategici vengono ad essere i nuovi elementi
sui quali si deve cominciare un ragionamento, atteso che in un
momento successivo - ritengo - si debba tornare sul ragionamento
per capire come si deve integrare il percorso fra piccoli comuni e
un territorio in cui gli stessi comuni insistono e le nuove realtà
che nascono, se la evoluzione normativa e i benefici non solo che
la comunità può concedere, ma anche quei benefici che possono
derivare da una riorganizzazione dei sistemi territoriali che
portano a smontare una burocrazia che sta uccidendo forse più della
mafia e dove si deve trovare un sistema fra servizi e
semplificazioni che diventano per il territorio un momento di
grande crescita.
Questo ragionamento è uno degli elementi, come abbiamo in altre
occasioni evidenziato, non una apertura a una posizione di potere
che non c'entra, ma una sfida sulle riforme.
In un momento di crescita per l'aspetto normativo, che mi auguro
trovi anche quell'apporto dei tecnici, una possibilità di
applicazione più semplificata possibile, può essere questo motivo
di crescita di un sistema e una sfida sulle riforme e noi sulla
sfida sulle riforme non dobbiamo che misurarci e su questo ritengo
che si possa determinare, nel rispetto delle posizioni che
rappresentiamo, un momento di contributo verso un percorso che
faccia crescere la Sicilia.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo, secondo il
mio modesto avviso, che la norma si è già chiusa, Presidente
Crocetta, per le motivazioni che mi permetterò di esplicitare da
qui a qualche istante.
Si è già chiusa perché, Presidente Ardizzone, lo voglio dire anche
agli uffici, abbiamo votato un articolo 1 e un articolo 2 il cui
dettato è di chiusura dell'articolo 1 e lo voglio dire in maniera
molto chiara cercando di spiegare anche a chi oggi mi risulta avere
cambiato atteggiamento, così come il collega Milazzo giustamente ha
detto, ha annunciato, in merito ad una votazione precedente, quando
con un voto inaspettato si bocciava parte dell'articolo 1.
Quell'articolo che per la prima volta, per l'unica volta, signor
Presidente, faceva riferimento ad un termine, ad una parola:
istituzione; cassato, con quel voto, quel termine non risulta più
in nessuna parte della norma, quel termine è stato cassato
definitivamente.
Quando il Presidente Cracolici, che dice di essere, Presidente
Gucciardi, un provetto studioso, a mio avviso, rischia di essere
bocciato - come quando si dimise dalla Commissione spending
review - secondo me, in questa Commissione e dopo non potrà che
dimettersi, nel caso in cui, Presidente Ardizzone, questa norma
venisse cassata o impugnata dal Commissario dello Stato, e
spiegherò le ragioni.
Si è votato un comma 2 dell'articolo 1 che recita testualmente:
ciascuno dei 9 liberi consorzi comunali è composto dai comuni
appartenenti agli stessi comuni della provincia e, quindi, dice
una prima norma di principio. I consorzi, assessore Valenti, sono
9, non sono di più di 9.
Al comma 6 dello stesso articolo 1 si dice che nelle more
dell'approvazione di una legge e cosa dice la legge che viene
richiamata all'articolo 2, cosa parla, di istituzione di nuovi
consorzi?
No Dottore Di Gregorio, l'articolo 2, al comma 4, dice che la
legge che il Governo dovrà proporre entro sei mesi a questa
Assemblea ha soltanto un mandato ossia quello di ridefinire i
territori, non di istituire nuovi enti intermedi, l'ente intermedio
è già stato istituito all'articolo 1, con il comma 2 e con il comma
6, laddove si dice, come norma di chiusura, i liberi consorzi di
Palermo, Catania e Messina continuano ad esercitare le funzione già
attribuite alle province regionali anche con riferimento al
territorio delle rispettive città ed è pleonastico - Presidente
Ardizzone lei è un avvocato come me - , è una frase pleonastica .
PRESIDENTE. Lei deve concludere il ragionamento.
FALCONE. Io voglio continuare nel mio ragionamento questa frase
che assolutamente non dice nulla, perché non può dire nulla perché
manca la fonte normativa da cui eventualmente l'articolo 7
trarrebbe ninfa e origine; ecco allora perché la questione
pregiudiziale posta con determinazione e opportunamente
dall'onorevole Assenza ha una sua legittimità, onorevole Ardizzone.
Con l'articolo 1 si è delimitato il numero dei consorzi, con
l'articolo 2 abbiamo dato mandato all'Assemblea di poter, entro sei
mesi proporre, da parte del Governo una legge che ridifenisce i
territori, basta, la legge si è chiusa qua.
Mi fa piacere che il Presidente Ardizzone, giustamente, non ha
voluto introdurre un emendamento di riscrittura che avrebbe, ex
articolo 111 del Regolamento, introdotto materia su cui già questo
Parlamento si è espresso.
Presidente Ardizzone, mi dispiace che lei si sia, in conferenza
dei Presidenti dei gruppi parlamentari, non sottratto da un baglio
che lei, in altri casi e in altri sedi, ha giustamente,
legittimamente effettuato.
Sapete cosa vogliono fare, Presidente Musumeci lo dico a lei, non
a caso, vogliono riproporre l'emendamento Germanà, Picciolo ed
altri e sapete cosa si dice con questo emendamento - ecco perché il
Presidente del mio collega Milazzo dovrebbe approfondire
determinate materie ed essere più cauto nelle sue argomentazioni -
si vuole richiamare un DPR che fu impugnato dal sindaco Bianco nei
confronti del Presidente Musumeci, allora Presidente della
provincia.
Il TAR di Catania rimise la questione alla Consulta e questa
rispose, Presidente Ardizzone, che non era un problema perché non
si istituiva un altro ente intermedio, era infatti un ente senza
organi, e non a caso allora, Presidente Formica, quando poco fa il
Presidente Ardizzone ha chiesto chiarimenti agli uffici, questi
giustamente in Conferenza hanno ribaltato la patata e hanno detto
no, noi chiediamo chiarimenti alla politica, al presidente
Ardizzone, al Governo perché non ci abbiamo più capito nulla,
perché è diventano un ginepraio questa legge .
Voi, Movimento 5 Stelle, come potete sostenere una norma che è
palesemente illegittima o comunque scritta con i piedi Qua c'è un
problema lessicale. Qua c'è un problema di soggetto, predicato e
complemento, sotto un profilo giuridico. Qua siamo alla pazzia. Qua
per portare a casa una norma stiamo facendo un papocchio', una
babele giuridica.
Vorrei ricordare che, tra l'altro, l'articolo 7 denomina soltanto
i comuni di Palermo, Catania e Messina, ma non dice altro; dice che
si denomineranno Città metropolitane.
Il Governo dice che queste città metropolitane, secondo questo
emendamento, dovranno essere valutate come quelle aree, 51 comuni
della provincia di Messina, dell'area metropolitana di Messina; 27
quella di Catania e così via, ma non abbiamo risolto il problema,
Presidente Ardizzone, perché a monte lei ha chiuso con quel voto
d'Aula, si è chiusa la possibilità di istituire le Città
metropolitane che - vorrei ricordarlo - vennero introdotte con la
riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001, ma poi il Governo
nel 2009, con la delega sul federalismo fiscale, diede mandato al
Governo nazionale di disciplinare, entro 36 mesi, questa
l'istituzione delle città metropolitane.
Il Governo non lo fece, introdusse successivamente un decreto
legge che è stato impugnato dinanzi la Consulta, che l'ha bocciato
perché mancavano i caratteri di straordinarietà e di urgenza della
decretazione del decreto legge e, quindi, nulla quaestio.
Oggi c'è un nuovo disegno di legge di rango costituzionale, che è
cosiddetto Del Rio , che porta il numero 1254 ed è stato approvato
per la prima volta alla Camera dei Deputati, dovrà andare al
Senato, poi dovrà ritornare e poi essere approvato definitivamente
col procedimento rafforzato che non sto qua a spiegare.
Tutto ciò dice che le Città metropolitane coincidono con l'intera
provincia e mi fa piacere che il Presidente Crocetta acceda a
questa ed è già è un passo avanti, ma abbiamo contestato la città
metropolitana perché il nostro timore è che la concentrazione delle
risorse su un'area capoluogo - centrica comporterebbe un
depauperamento e un impoverimento progressivo delle aree interne e
delle province che non sono città metropolitane, a meno che - come
dice l'onorevole Bandiera, cui do il benvenuto nel Gruppo - si
debba trovare una compensazione per le aree non metropolitane con
una norma, con un ordine del giorno, assessore Valenti, perché
dobbiamo ridistribuire equamente il tutto.
Non siamo, a priori, contrari, vogliamo fare le cose in maniera
ordinata, assessore Valenti.
Per quanto ci riguarda, la norma, la legge è stata chiusa
all'articolo 6. E' stata chiusa e non va oltre per le motivazioni
che ho esplicitato.
Poi se vogliamo fare dialogare la città metropolitana con
l'ordinamento nazionale, dobbiamo allinearci a quello che è
l'ordinamento nazionale, perché non possiamo dire politicamente che
Forza Italia, qua in Sicilia, fa una cosa diversa rispetto a quello
che fa Forza Italia a Roma.
No, noi vogliamo la medesima cosa e chiediamo al Governo
regionale perché vuole fare una cosa diversa rispetto a Roma.
Mi sorge un dubbio - e mi dispiace che non sia presente il
Presidente Crocetta - che qualcuno nel Partito Democratico voglia
boicottare l'azione di governo del Presidente Crocetta. Lo dico in
maniera sincera, qualcuno si deve assumere le responsabilità
Presidente Ardizzone, lei ha difeso la sovranità e la legittimità
legislativa di questo Parlamento, se malauguratamente andrete
avanti, se avrete i numeri - ci sono anche i grillini, figurarsi -
quella norma a cui fa riferimento il mio collega, Giorgio Assenza,
- Crocetta-Giletti-Cancelleri' io la direi Crocetta-Giletti',
taglierei la parola Cancelleri perché so come tu la pensi, e ci
metterei un'altra parolina - se questa norma, Presidente Ardizzone,
verrà impugnata, lei avrà una responsabilità notevolissima perché
ha consentito di andare oltre l'articolo 7, 8 e 9, cioè gli
articoli che parlano di città metropolitana quando questo
Parlamento con una deliberazione chiara ha inteso non istituirle.
Oggi non potete trovare un refuso con un emendamento, già stato
presentato all'articolo 7 che aveva senso di esistere se legato
all'articolo 1 con quel comma che è stato cassato.
Presidente Ardizzone, auguri Continuate pure
Noi siamo non contrari alle città metropolitane, ma siamo
contrari all'idea di creare delle piccole aggregazioni territoriali
che possano penalizzare altre.
Siamo favorevoli a una città metropolitana che guardi all'intero
territorio provinciale senza penalizzare le aree che non saranno
ritenute, denominate e istituite metropolitane'.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, le abbiamo consentito molti minuti
in più e ha fatto un intervento di un certo livello, forse su
qualche questione di carattere giuridico è andato al di là,
certamente non sarò io a dovere riprendere questo discorso, ma
vorrei sottolineare una questione.
Opportunamente ha richiamato una sentenza della Corte
Costituzionale degli anni 96/97, o giù di lì, che faceva
riferimento ad una contestazione sollevata dal Presidente Musumeci
nei confronti dell'allora sindaco di Catania, Bianco, che
riguardava la perimetrazione delle aree metropolitane - mi correggo
al contrario - ma lei stesso ha ricordato che successivamente è
intervenuto il legislatore nazionale, con la riforma del Titolo V
della Costituzione e all'articolo 14 introduce quell'ente
intermedio che nel 1995 non c'era e, quindi, se noi istituiamo le
città metropolitane, in questo momento, siamo in perfetta sintonia
con la Costituzione.
Per quanto riguarda la questione di carattere procedurale da lei
evidenziata, che noi non potremmo trattare in questo momento il
tema delle città metropolitane perché già cassate dall'Aula, di
questo obiettivamente mi meraviglio perché lei, onorevole Falcone,
ha fatto riferimento a me e chissà quale delitto avremmo commesso
Da un lato, mi dice che è favorevole alle città metropolitane,
invito allora quest'Aula a riparare ad un errore - se c'è stato
nell'articolo 1 - anche se devo ritenere che errore non ce n'è
stato rileggendo l'articolo 1 in cui si disciplinava l'istituzione
dei liberi consorzi e incidentalmente si faceva riferimento alle
città metropolitane e nello stesso articolo, che è stato soppresso,
si diceva fatta eccezione per i comuni di Palermo, Catania e
Messina istituiti in città metropolitane ai sensi dell'articolo 7
che stiamo trattando in questo momento.
Eviterei, pertanto, di creare equivoci su questa materia., stiamo
trattando adesso delle città metropolitane, non abbiamo trattato
l'articolo 1, per cui non c'è alcuna preclusione, che poi si tratti
di una materia complessa, di una materia che si presta a rischio di
impugnative da parte del Commissario dello Stato, tutti ci rendiamo
conto.
Stiamo riscrivendo in questo momento l'ordinamento amministrativo
e l'assetto istituzionale dei nostri enti locali, occorrerebbe che
tutti, se effettivamente vogliamo le città metropolitane - come lei
ha detto e come altri suoi colleghi hanno detto - diano una mano a
questa Presidenza e a questi uffici a fare una buona legge perché
non si può andare avanti a tentoni.
Per cui, vediamo di approvare l'articolo 7, poi ci fermeremo un
momento insieme agli uffici per esaminare la materia, al fine di
renderla omogenea, che sarà discussa e spero approvata domani con
l'eventuale modifica, con quanto già abbiamo approvato.
CAPPELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
cittadini, vorrei ricordare un paio di cose ai colleghi del
centrodestra.
Innanzitutto, onorevole Falcone, noi non siamo grillini ma siamo
i deputati del Movimento 5 Stelle.
Per quanto riguarda, invece, l'onorevole Milazzo Giuseppe, vorrei
dirgli che il Movimento 5 Stelle non prende lezioni di coerenza da
chi non solo non ha proposto la mozione di sfiducia, da chi non
solo non l'ha firmata, ma soprattutto da chi non l'ha nemmeno
votata eppure si trova nel centrodestra e non certo nel Movimento 5
Stelle.
Noi non siamo la stampella del Governo e rivendichiamo la
costituzione delle Città metropolitane secondo la formulazione
dell'articolo 7, perché l'abbiamo voluta in maniera forte e
determinata, più dello stesso Governo. Questo è poco ma sicuro,
anche perché sin dal principio avevamo detto che questa legge non
doveva né poteva servire a costituire Palermo, Messina e Catania
come città monocratiche e città, da sole, metropolitane perché
riteniamo che se la Sicilia avrà l'aspirazione di affacciarsi in
Europa in maniera seria, concreta e determinata non potrà
trascurare o escludere dalla determinazione della Città
metropolitana l'area metropolitane istituita nel 1995, che
costituisce un elenco di Comuni che per continuità territoriale fa
parte della medesima zona e deve essere considerata una città
unica, pur nel rispetto delle municipalità, tanto è vero che
rimangono i sindaci, i consigli comunali, rimane l'identità di
ciascuna città che comporrà, insieme a Palermo, Catania e Messina,
la Città metropolitana o le tre Città metropolitane siciliane.
Noi diciamo che è vero che queste tre città insieme all'area
metropolitana, se così il Parlamento si determinerà, avranno
diritto ad avere delle risorse aggiuntive, ma noi chiediamo al
Governo che le aree interne non vengano escluse dalla
programmazione europea ed abbiano lo stesso diritto e la stessa
dignità di accedere alle stesse risorse, ovviamente secondo quelli
che saranno i criteri della Comunità Europea.
Concludo dicendo che noi voteremo l'emendamento 7.52 o
l'emendamento 7.45 ricordando all'onorevole Milazzo Giuseppe che è
un emendamento a firma Germanà, D'Asero, Alongi, Cascio, Fontana,
Vinciullo e poi l'altro a firma Picciolo, Lo Giudice, Tamajo,
Greco, Forzese e di certo non sono emendamenti del Governo al quale
non intendiamo fare da stampella ma, com'è nello stile del
Movimento 5 Stelle, voteremo le cose buone che condividiamo e
sopprimeremo, e quindi voteremo contro, le cose che non
condividiamo, non certo per i nostri interessi, ma per quello dei
siciliani che siamo onorati di rappresentare in questa sede.
MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. No onorevole Milazzo, non c'è alcuna offesa e, quindi,
alcun fatto personale. Non si è rivolto a lei in maniera
sconveniente e siamo nel merito politico.
MILAZZO GIUSEPPE. Mi deve dare la possibilità di chiarire
PRESIDENTE. Si chiarirà, ma non è un fatto personale. Siamo nel
merito politico. Mi scusi.
(Proteste dell'onorevole Milazzo Giuseppe)
PRESIDENTE. Lei è intervenuto, onorevole Milazzo, nel merito. Ora
mi chiede di parlare per fatto personale...
(Proteste dell'onorevole Milazzo Giuseppe)
PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, lei è intervenuto su questa
materia.
MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, lei è irrispettoso nei
confronti di un parlamentare
PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, la prego, si accomodi.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, ovviamente, non posso intervenire
nelle scelte di questa Presidenza rispetto alla conduzione dei
lavori che, legittimamente, stanno portandosi avanti, ma non posso,
parimenti, non intervenire sulla vicenda che riguarda i rapporti
tra la maggioranza ed il Movimento 5 Stelle, perché vedete, non è
possibile continuare con questa storia che loro votano un
provvedimento o un altro a seconda dei contenuti e, poi, di fatto,
modificano, puntualmente, la loro posizione sugli stessi aspetti di
sostanza; perché è vero, deputati del Movimento 5 Stelle o grillini
o cittadini, voi avevate espresso un voto sulle Città metropolitane
ed adesso noi su quella questione vi stiamo chiamando alle vostre
responsabilità. Non potete dire una volta che la questione sta in
certi termini ed una volta nei termini esattamente contrapposti, a
seconda di come vi gira, perché siamo in Parlamento e non possiamo
dipendere da questo atteggiamento ad intermittenza
Hanno, quindi, fatto bene i miei colleghi a sottolineare questo
aspetto. Bene ha fatto il Gruppo di Forza Italia a definire una
linea di demarcazione tra chi ha un atteggiamento coerente in
questo Parlamento e chi, invece, questo, spesso, finisce col non
farlo.
Ma passiamo al testo. Sul testo devo dire che l'onorevole
Bandiera, prima, ha fatto una sottolineatura di merito, che è
quella legata al meccanismo delle compensazioni tra quei comuni che
fanno parte delle Città metropolitane e quei comuni che, invece,
delle Città metropolitane non fanno parte.
Su questo, credo che presenteremo un ordine del giorno, insieme
all'onorevole Bandiera che, giustamente, è preoccupato rispetto
alla questione delle piccole città o, quantomeno, di quelle città
che non rientrano nelle città metropolitane.
Devo dire, signor Presidente, che voglio affrontare, con grande
rispetto e con grande atteggiamento di responsabilità, la questione
delle città metropolitane.
A lei, signor Presidente, prima, il mio capogruppo, il presidente
Falcone, ha sottoposto alcune questioni che, ovviamente, verranno
valutate sul piano costituzionale, sul piano giuridico e, quindi,
non vorrò riaffrontare quegli aspetti.
Abbiamo, evidentemente, posto delle criticità legate alle
aggregazioni dei comuni rispetti ai liberi consorzi, ma vede,
signor Presidente, non le abbiamo poste in termini strumentali, ma
l'abbiamo fatto perché abbiamo avuto sempre una preoccupazione. La
preoccupazione ruota attorno al personale delle Province ed al
personale delle partecipate.
Quel personale delle partecipate, ed io insisto a portare a titolo
esemplificato la partecipata Palermo Energia della provincia
regionale di Palermo, che avrebbe maturato delle legittime
aspettative, considerando che essi stessi, dipendenti a pieno
titolo della Provincia regionale di Palermo, perché i costi che
riguardano quei dipendenti sono costi che stanno nei bilanci della
Provincia regionale di Palermo, sono quegli stessi dipendenti,
Presidente della Regione Crocetta, dei quali abbiamo parlato più
volte, sono quegli stessi dipendenti che io so che lei
personalmente ha avuto occasione di incontrare all'inizio di questa
legislatura. Dipendenti i quali, devo dire, mi hanno anche
rappresentato da parte sua un atteggiamento di grande rispetto, un
atteggiamento di chi devo dire la verità, come per tutte le
categorie dei dipendenti, fino ad oggi in Sicilia, fatta ahimè
qualche eccezione, la Coinres poteva forse
CROCETTA. Presidente della Regione. Sulla Coinres ci stiamo
lavorando.
FIGUCCIA. Bene, sulla Coinres ci stiamo lavorando. Dicevo, su quei
dipendenti delle partecipate che vennero lei quando questo Governo
si era da poco insediato e le consegnarono un libro, facendole
anche una dedica, Presidente, che io leggo: Dedichiamo questo
libro - lì è scritto - al signor Presidente della Sicilia di tutti
i tempi - scrissero a quel tempo - come simbolo del siciliano di
una meravigliosa Terra che ha salvato con il suo cuore, la sua
tenacia e professionalità, la partecipata pubblica della Provincia
regionale di Palermo, la Palermo Energia , e con essa il futuro
lavorativo di 158 famiglie. Grazie di cuore Presidente Crocetta .
Come vede da parte mia non c'è nessun atteggiamento di chi vuole
fare maggioranza o opposizione; c'è l'atteggiamento di un
parlamentare palermitano che ha solo a cuore che questi dipendenti
vengano tutelati. Per questo, Presidente, ho presentato un ordine
del giorno a firma di tutti i parlamentari del mio Gruppo e che
invito, ovviamente, tutti i deputati a firmare.
Su questo, Presidente, non intendo assumere alcuna paternità se
non che rimandarla al buon senso. Su questo però, signor
Presidente, nel consegnarle questo libro che a suo tempo le diedero
e che io adesso le ridò e che ha il titolo U sicilianu scomodu,
indesiderato italico , le chiedo, Presidente, anche di intervenire,
se possibile, ora stesso dandoci della rassicurazioni e facendoci
comprendere quali sono le vie d'uscita rispetto ad una norma che
stiamo scrivendo adesso e rispetto alla quale vorremmo da parte sua
sentire delle garanzie.
Grazie, Presidente della Regione Crocetta.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, ringrazio
l'onorevole Figuccia per avere posto questa questione che permette
dei chiarimenti.
Capisco che qualsiasi novità introduce speranze ma introduce anche
elementi di preoccupazione. Noi con questa legge non stiamo
stabilendo nessuna cosa che riguarda i trasferimenti di funzioni.
Tra l'altro, abbiamo presentato anche la norma di transizione che
permette la gestione normale di tutte queste cose. Quindi, le
funzioni saranno attribuite con la successiva legge che dobbiamo
presentare entro i sei mesi.
E' ovvio che in quella sede noi dobbiamo partire da una
considerazione. Intanto, che le partecipate hanno una loro
autonomia giuridica cioè hanno un corpo giuridico, hanno uno status
giuridico e quindi noi non li stiamo abolendo con questa legge.
Continuano ad essere incardinate come prima, così come continuerà
in parallelo la gestione commissariale per tutte queste funzioni.
In fase di trasferimento delle funzioni non saremo così matti da
mettere in difficoltà i lavoratori ovviamente. Una parte di
lavoratori saranno trasferiti, i dipendenti della Provincia saranno
trasferiti nei Comuni, saranno trasferiti nei Consorzi, saranno
trasferiti nelle Città metropolitane, saranno trasferiti in
strutture regionali a seconda delle funzioni così come trasferiamo
a seconda delle funzioni i dipendenti.
Per quanto riguarda una partecipata provinciale, occorre vedere
caso per caso. Palermo Energia fornisce servizi a tutti i Comuni
della provincia. Questi Comuni, quando saranno divisi nell'area di
un libero Consorzio, di una Città metropolitana vuol dire che ci
preoccuperemo di stabilire la competenza in quota parte secondo il
numero di abitanti e di questa partecipata a carico delle due
funzioni; oppure stabiliremo un disegno complessivo regionale di
legge per tutte le partecipate. Ma queste cose le vediamo insieme,
partendo dal presupposto che un solo posto di lavoro non deve
essere perduto, perché la scelta netta di questo Governo è la
difesa dei deboli e dei lavoratori.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor presidente, onorevoli colleghi, signori
rappresentanti del Governo, a me dispiace che il disegno di legge
che stiamo esaminando abbia assunto una piega quasi esclusivamente
giuridica.
Signor Presidente, ho ascoltato anche con qualche meraviglia il
suo accorato intervento che ha chiosato quello del collega Falcone
che ha illustrato una tesi che io ritengo di condividere. Questo
disegno di legge doveva, invece, assumere una valenza ben diversa:
una valenza politica, sociale, di rilancio di un ente sul
territorio, di un ente importante, fondamentale. E invece la
confusione che è regnata sovrana sin dalle prime battute della
scrittura di un testo tante volte rimaneggiato, cambiato,
modificato, certo, forse anche, come dice il Presidente Crocetta,
per ragioni varie, per ingraziarsi talvolta un Gruppo parlamentare,
talvolta un altro, per inseguire i desideri di alcuni, è stato
cambiato e modificato.
Però, Presidente dell'Assemblea, è sempre più ricorrente ciò che
si sente dire e si dice: il legislatore non produce buone leggi; il
Parlamento quello nazionale, ma quello regionale, il nostro, non si
sottrae, non produce buone leggi, non sono di facile
interpretazioni, non sono di facile comprensione. Certo, non sono
di facile interpretazione e comprensione, come non lo sarà questa,
ammesso e non concesso che venga alla fine votata, proprio perché
si tenta attraverso una decisione politica di reintrodurre un
istituto, una istituzione, che dalla legge è già stata cacciata
via, e la volontà del legislatore si è formata sul punto delle
Città metropolitane quando si è approvato l'emendamento soppressivo
del comma secondo dell'articolo 1; e c'è poco artifizio da mettere
in atto
Il comma 2 dell'articolo 1, signor presidente dell'Assemblea, cui
ho il dovere di rivolgermi e lo faccio con piacere, è la norma
reggente rispetto ad una norma servente, ad una norma di rinvio a
cui aveva fatto riferimento la norma reggente individuandola
nell'articolo 7. Lei non potrà, nessuno mai potrà considerare
istituite le Città metropolitane, attraverso il ricorso ad un
concetto implicito, perché approvando l'articolo 7 così come è
stato proposto, si darebbe luogo ad una istituzione implicita. Ma
la istituzione non può essere implicita in un corpo normativo, era
il secondo comma dall'articolo 1 che istituiva, e istituire
significa fondare, dare inizio a qualcosa di rilevante dal punto di
vista della pubblica utilità, che sia destinato a durare nel tempo.
Si istituisce un ente, si istituisce, come dice la stessa parola,
un istituto che si fonda, che si origina in quel momento.
Con l'articolo 7 noi non lo istituiamo, se non con un ricorso a
questo artificio che inficia la legge. Perché l'articolo 111,
secondo comma, che è stato richiamato del nostro Regolamento è
chiaro, ma siccome lei, Presidente, ha assunto questa decisione, ha
delibato sul punto, io non voglio tornarci, ma non c'è alcun dubbio
che noi con l'articolo 7 non la istituiamo la Città metropolitana,
noi con l'articolo 7 la denominiamo.
L'articolo 7 contiene la definizione di qualcosa che non è stato
istituito. Né vale a soccorrere contro questa affermazione il
richiamo al sesto comma dell'articolo 1, perché il sesto comma
dell'articolo 1, e non ho bisogno di rileggerlo, ma se lo vogliamo
rileggere un istante forse è utile, ci dice che i liberi Consorzi,
quindi i liberi Consorzi non le Città metropolitane, di Palermo,
Catania e Messina, continuano ad esercitare le funzioni già
attribuite alle Province regionali, anche con riferimento al
territorio delle rispettive Città metropolitane che non sono state
istituite, e quindi come può assumere le funzioni di un ente che
non è stato istituito, e che non potrà essere istituito
Perché il concetto rimane quello: norma reggente norma servente.
Caduta la norma reggente non può rivivere, non può vivere la norma
esplicativa o la norma servente.
Né, signor Presidente, si può fare ricorso a due emendamenti di
merito che hanno come punto di riferimento il decreto 10 agosto
1995, che non istituisce Città metropolitane, ma che individua le
aree metropolitane non in un sistema di liberi Consorzi, ma come
insieme di funzioni attribuite alle Province regionali di Palermo,
di Catania e di Messina.
Su questo non può esservi alcun dubbio. Ecco perché noi non stiamo
rendendo un buon servigio al popolo di Sicilia, che si aspettava
una legge valida dal punto di vista economico, sociale, che
rifunzionalizzasse le Province, che le rendesse ancora maggiormente
interprete del bisogno di buona amministrazione e di buon Governo
che ha la nostra terra ed il nostro popolo, che viene offeso.
Stamattina, con grande meraviglia di tutti noi, abbiamo letto
sulla stampa regionale, forse per la prima volta da un anno e due
mesi, da un anno e tre mesi a questa parte, una sorta di attacco al
Presidente Crocetta, al quale la smentita della Presidenza della
Repubblica dà del millantatore, e io sono convinto che Crocetta non
sia un millantatore. In senso etimologico millantare significa
moltiplicare per mille ciò che si dice o ciò che si fa,
millantatore ha questa radice. Ed io voglio capire, voglio
comprendere, i siciliani vogliono capire e vogliono comprendere, se
quello che è stato l'oggetto della precisazione da parte della
Presidenza della Repubblica in ordine a quella specie di viatico
che era stato conferito a dir di Crocetta da parte del Capo dello
Stato nella sua recente visita a Catania, in ordine a questo
disegno di legge, che aveva bisogno, ovviamente, evidentemente, per
andare avanti, persino dell'imprimatur, dell'incoraggiamento, del
benestare del Presidente della Repubblica.
Allora, io desidero chiarire, desidero che il Presidente
intervenga in quest'Aula per chiarire se conferma quello che il
Presidente Napolitano ebbe a dirgli, ovvero se la precisazione
della Presidenza della Repubblica che dà del millantatore al
Presidente della Regione, siccome il Presidente della Regione è il
primo cittadino dei siciliani e rappresenta i siciliani, noi da
siciliani non lo possiamo consentire, non lo possiamo permettere,
chiarisca quindi il contenuto di quella conversazione, se c'è stata
e, quindi, chiarisca a quest'Aula se quella precisazione non andava
fatta e se lui conferma che il Presidente Napolitano gli aveva dato
il benestare per il varo di questa legge.
MALAFARINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlare dopo
l'onorevole Ioppolo è sicuramente un piacere, anche perché credo
che abbia introdotto in questo dibattito un elemento assolutamente
estraneo che già è stato abbondantemente chiarito e che, come tale,
non merita neanche ulteriori considerazioni.
Invece, quella che io voglio introdurre in questo dibattito è una
valutazione non solo giuridica, ma squisitamente politica, perché
mi sembra che si sia centrato molto, e qualcuno lo ha anche detto,
il dibattito sulla valenza giuridica dell'abolizione del secondo
comma dell'articolo 1. Però, io nel dibattito non ho sentito
nessuno che abbia considerato quelle che sono le esigenze dei
territori, non ho sentito dire il perché si stanno istituendo i
liberi Consorzi di comuni e non ho sentito dire neanche perché si
stanno istituendo le Città metropolitane. E credo che una risposta
a quasi tre milioni di siciliani bisogna pur darla e bisogna pur
spiegare perché questo Parlamento sta dibattendo un argomento che
riguarda direttamente la vita di tanta e tanta gente.
Io vorrei ricordare a quest'Aula un fatto molto semplice, lo dico
all'onorevole Musumeci, all'onorevole Ioppolo e all'onorevole
Falcone che sono di Catania e conoscono bene il territorio di
Catania. Con quale coraggio mi si viene a dire che le città
metropolitane sono istituite per soddisfare le esigenze del
Presidente Crocetta? Come si può dimenticare che Catania ha un
hinterland devastato da anni di speculazione edilizia, dove mancano
addirittura i collegamenti con i canali di gronda, per cui ciò che
piove nella periferia di Catania si riversa in Piazza Duomo e crea
allagamenti? Ma dov'era la Provincia cinque anni fa, dieci anni fa,
quando dovevano collegare delle opere idrauliche importanti e non
le hanno collegate? Dov'era la Provincia o altri enti di
programmazione territoriale quando si dovevano creare delle strade
di collegamento fra una periferia che è un dormitorio e che è stata
solo esclusivamente frutto di speculazione edilizia con gente che
rimane intasata per ore in fila su strade che nessuno riesce a
programmare, che nessuno riesce a sviluppare?
Se si vuole andare a fare demagogia politica la si faccia, però
che i cittadini sappiano che degli enti territoriali si stanno
riprogrammando per dare risposte alle esigenze del vivere
quotidiano, alle esigenze di un pendolarismo che ormai ha visto i
centri delle città svuotate, per dare risposte alla necessità di
ridurre la spesa pubblica costituita da Province che sono state per
lunghi anni inefficienti e con pochissime competenze dove sono
state sprecate tante auto blu ma hanno ottenuto ben pochi
risultati. Mi si deve spiegare perché si vuole estendere alla
provincia un intero territorio di una provincia siciliana
dimenticando che la provincia di Milano, nel corso degli anni, si è
progressivamente ridotta.
Vorrei semplicemente ricordare a quest'Aula che le province di
Milano, Firenze e Bari sono state scorporate; a Milano è stata
creata la provincia di Monza, a Firenze è stata creata la provincia
di Pistoia ed a Bari è stata creata la bat-provincia, cioè
territori che hanno perso della popolazione diventando autonomi,
cosa che non è avvenuta in Sicilia perché aree come il calatino, il
marsalese, la stessa Gela sono rimaste vincolate a delle decisioni
incomprensibili.
La provincia, così com'è costituita in Sicilia, sicuramente, è
anacronistica e fonte di spese. Questa legge non vuole fare
nient'altro che restituire ai territori la loro libertà,
un'iniziativa democratica dove i sindaci possono gestire
collettivamente dei servizi e dove si riconosce a delle aree
densamente popolate come le città metropolitane una programmazione
economica e di struttura che può favorire la mobilità dei
cittadini, lo sviluppo economico e lo sviluppo del territorio.
Non mi si venga a dire solo di cavilli giuridici perché la gente
non vive di cavilli giuridici, ma vive quotidianamente sulle
strade, sui palazzi, in mezzo agli allagamenti, in mezzo a delle
situazioni che, fino ad oggi, non hanno avuto la possibilità di
provare programmazione e neanche le risorse. Stiamo dando delle
risorse europee alle città metropolitane, ben vengano perché sono
risorse per i siciliani che vengono spese per i siciliani e per
l'occupazione dei siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha
facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo arrivati ad
un punto cruciale di questo disegno di legge, in esame oggi in
Aula, perché l'articolo 7 individuerebbe secondo alcuni le città
metropolitane.
Noi sappiamo - e questo è il contributo che vorremmo dare, le
rassegno prima una riflessione e poi le spiego perché -, stiamo
parlando di una riforma che prevede il riassetto del territorio.
Sono stata contraria ed ho manifestato la mia totale contrarietà
all'istituzione o denominazione delle città metropolitane come
città capoluogo di Messina, Catania e provincia, ritenendo che non
si possa frantumare un territorio, che non possa un territorio
diventare periferia della periferia, e che comunque l'assetto
territoriale debba prevedere e coinvolgere tutto il territorio
della Sicilia.
Però, proprio perché vogliamo dare un contributo serio e
responsabile, le chiedo molto sommessamente, signor Presidente, e
le sottopongo questa riflessione, questo quesito e poi le spiego
perché.
Se lei può consentire la trattazione di un argomento e dello
stesso testo di legge che già è stato trattato, mi riferisco
all'articolo 1 comma 2 del disegno di legge, perché se lei dice che
può permettere la trattazione di un argomento che è stato già
trattato andiamo avanti e le spiego perché il nostro contributo e
perché potrebbe essere utile che il testo torni in Commissione.
E mi riallaccio a quanto prevede lo Statuto della nostra Regione.
Lo Statuto della nostra Regione, all'articolo 15, comma 2 - ecco
perché dico se lei ritiene che si debba andare avanti o se, invece,
sarebbe più opportuno che il testo ritorni in Commissione per
evitare che andiamo avanti facendo strafalcioni -, recita
testualmente: L'ordinamento degli enti locali si basa nella
Regione stessa sui comuni e sui liberi consorzi comunali dotati
della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria , non sfugge
pertanto alla vostra attenzione che non vi è menzione o riferimento
alcuno alle città metropolitane che, invece, con l'articolo 7 del
disegno di legge all'esame, si tenta di istituire.
Pertanto, al fine di evitare eventuali impugnative la facoltà di
questo Parlamento si può esplicitare semplicemente con la
denominazione delle aree metropolitane. Il Parlamento regionale con
l'approvazione della legge regionale numero 9/1986, istituzione
della provincia regionale, al titolo 4, aree metropolitane, tentò
di disciplinare la materia, infatti l'articolo 19 definisce le
caratteristiche delle aree metropolitane, l'articolo 20 traccia i
criteri per l'individuazione e la delimitazione delle aree
metropolitane e l'articolo 21 stabilisce le funzione delle aree
metropolitane.
Oggi, l'articolo 7, che stiamo discutendo, non fa altro che
delimitare ed individuare le aree metropolitane in Sicilia ma non
può comportare l'istituzione di un nuovo ente come, invece, si
pensa di fare attraverso il citato articolo 7 del disegno di legge
in discussione, non essendo questo previsto nel nostro Statuto,
quindi, o rivediamo il nostro Statuto con l'istituzione o rivediamo
in Commissione l'istituzione delle città metropolitane, altrimenti,
a mio avviso, non parliamo più di città metropolitane, designiamo,
e il Presidente della Regione, in questo senso, ha avuto delle
perplessità, tant'è che ha proposto la riscrittura, altrimenti
parliamo di aree metropolitane comprendendo e delimitando, così
come è stato previsto nell'emendamento in discussione, firmato
dall'onorevole Germanà ed altri, una parte dei comuni consentendo
poi agli altri di aderire.
Questo secondo me è un nodo da sciogliere, Presidente, ed è un
dubbio, ripeto, per chi come me crede nell'istituzione della città
metropolitana che, comunque, venga delimitata così come era
previsto nel decreto istitutivo delle aree metropolitane, però, a
mio avviso, dobbiamo sciogliere un dubbio, perché se poi decidiamo
e lei decide di trattare così e vogliamo identificare, stabiliamo i
liberi consorzi, è una denominazione di città metropolitane, ma non
è l'istituzione di un'area metropolitana, perché altrimenti
dovremmo parlare di istituzione di aree metropolitane riferendoci a
quel famoso articolo 20 che le istituiva ed allora potrebbe essere
corretto il percorso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, il dibattito di questa sera
sull'argomento importante, fondamentale, delle città metropolitane
testimonia, ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno che
quando questo Parlamento è messo nelle condizioni e, comunque, con
la necessità di approfondire argomenti importanti, questo
Parlamento, come spesso è avvenuto in passato su leggi di riforma
fondamentali che sono servite perfino da apripista a livello
nazionale, ha sempre saputo dare il meglio di sé, però, come le
dicevo, quando questo Parlamento è messo nella condizione di poter
espletare al meglio le proprie prerogative.
Gli interventi che mi hanno preceduto di molti colleghi, cito solo
quello dell'onorevole Cordaro e soprattutto l'intervento
dell'onorevole Falcone e successivamente dell'onorevole Ioppolo,
credo che, senza per questo trascurare gli altri interventi
importanti che ci sono stati, siano da considerare degli interventi
che hanno portato un contributo fondamentale, importante alla
comprensione sui limiti che, a nostro parere, incontra il disegno
di legge che stiamo discutendo e sostanzialmente l'articolo 7.
Ora, signor Presidente, si è detto da più fonti, anche
qualificate, che sia a livello nazionale che regionale il motivo
per cui si vuole istituire questa riforma e si vogliono inserire le
città metropolitane è perché nel prossimo PON sono previsti, cioè
nel prossimo programma operativo nazionale, che riguarda l'utilizzo
dei fondi europei, dei fondi specifici per le città metropolitane.
All'occorrenza, bisogna chiarire che tutti questi fondi previsti
sono 1 miliardo di euro per tutte le città metropolitane.
Vorrei che il presidente Ardizzone ed i colleghi ascoltassero. Se
si vogliono istituire le città metropolitane per cercare di
accaparrarsi questi fondi sorge subito un quesito: non c'è più in
Italia la Costituzione, non ci sono più i cittadini uguali di
fronte alla legge, perché nulla, assolutamente nulla, si è detto
finora, né a livello nazionale - ed io ho letto in lungo ed in
largo il disegno di legge attualmente in discussione a livello
nazionale che, debbo dire, è più obbrobrioso addirittura di quello
in discussione in quest'Aula perché incomprensibile, inconcludente
e non risolvente alcuna delle problematiche che si propone di
risolvere, se non quella di evitare il voto diretto e popolare, ma
questo è un discorso che affronteremo, come sempre abbiamo fatto,
più in là -, nulla si dice per le restanti aree e per i restanti
comuni che non fanno parte di queste istituende aree metropolitane,
come se ci fossero cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Ora, è vero che in tutto il mondo le grandi aree metropolitane
sono disciplinate da un ente territoriale autonomo ed a se stante,
è assolutamente vero, ma è altrettanto vero che, in tutto il mondo,
accanto alle città metropolitane, a questo ente territoriale
specifico per la gestione dei sistemi complessi che sono, appunto,
le grandi aree conurbate, chiamiamole metropolitane, sono previsti
degli enti intermedi dotati di altrettante funzioni delegate che
servono a tutelare costituzionalmente i rimanenti territori.
Qua, invece, si mette in campo la furbata dell'istituzione di aree
metropolitane al solo scopo di accaparrarsi parte dei fondi europei
che altri territori non hanno o, per lo meno, ad oggi nessuno ci ha
spiegato e nessuno ci ha esplicitato come compensare le altre aree
della Sicilia, gli altri Comuni, che non faranno parte delle aree
metropolitane, posto che non è che è detto che le aree
metropolitane, siccome hanno un fondo previsto nel PON, non
potranno attingere alle altre misure previste dai fondi europei. E
siccome noi siamo il Parlamento regionale e siamo deputati
regionali di tutto il territorio siciliano, dobbiamo mettere in
guardia i cittadini siciliani che si sta perpetrando uno scippo
delle risorse, o perlomeno, un accaparramento aggiuntivo di risorse
per le aree metropolitane senza prevedere una compensazione
costituzionalmente corretta per le altre aree che non faranno parte
delle istituende aree metropolitane.
Il tutto, poi, se messo in relazione con il fatto che si tratta di
una norma di spending review, cioè di revisione della spesa, cioè
declinato e tradotto di risparmi da introdurre, ci fa venire il
sospetto che non è più tale ma è la realtà che non essendoci
neppure una sillaba
FERRANDELLI. Basta
FORMICA. Onorevole Ferrandelli, poi interverrà lei e mi smentirà,
intanto da democratico qual è mi consenta di parlare, a meno che le
parole la feriscano - ma non credo - o a meno che non sia
appartenente, come me ed il camerata Malafarina, per antiche
reminiscenze, a meno che non voglia impedire la parola.
Stavo dicendo che appare chiaro, è ormai di tutta evidenza,
siccome non si dice in nessuna parte della legge, non si cita
neppure un rigo, neppure una parola, neppure una frase dedicata al
risparmio, il vero motivo non sia quello di tacitare - a discapito
degli altri - Leoluca Orlando che scalpita per far sciogliere
questa Regione ed il sindaco Bianco che, dal suo lato, brama per
ottenere qualche soldino in più per cercare di porre rimedio a ciò
che, come diceva il presidente Crocetta in una delle sedute
dedicate a questa legge, o forse si trattava di un comunicato
stampa, riferendosi a Orlando, che non è in grado di opporsi ai
crolli ed alla buona gestione del comune di Palermo e attacca la
Regione.
Se il motivo è solo quello di dare qualche soldino in più a questi
comuni sottraendoli alle altre comunità, mi dovete dire come
rispettiamo la Costituzione secondo cui i cittadini sono tutti
uguali di fronte alla legge.
Non c'è un centesimo di risparmio, non è citato in nessun posto,
un centesimo di risparmio.
Ci sono evidenti segni che ci sarà una moltiplicazione della
spesa, come è avvenuto con l'istituzione delle regioni negli anni
'70 e come è avvenuto con tutte le leggi che prevedevano un
decentramento ed una moltiplicazione dei centri di spesa e l'unica
cosa che, alla fine, traspare - a parte quello che ho detto sulle
città metropolitane per accaparrarsi questi fondi previsti nel PON
- è l'abolizione della volontà popolare, il che è inspiegabile.
Per addivenire al dunque ed a ciò che si è discusso, caro
presidente Ardizzone, nella Conferenza dei Capigruppo dove è emerso
in tutta la sua evidenza non solo lo scoramento delle forze
politiche ma lo scoramento degli uffici, i quali interpellati
hanno chiesto aiuto alla politica, caro Presidente, per potere
uscire da questa situazione di grandissima difficoltà.
I miei colleghi hanno spiegato bene l'improcedibilità di parlare
ancora di articolo 7 e di aree metropolitane, dicendo che c'è una
legge perdente a monte, diceva l'onorevole Ioppolo, che supporta
tutti i provvedimenti a valle.
Quello che non ha detto l'onorevole Falcone - glielo dico ora io,
Presidente, ed è rivolto a lei, la capisco e mi trovo d'accordo con
lei, Presidente, che dobbiamo cercare di porre rimedio, in qualche
modo, a quanto è avvenuto durante l'approvazione confusionaria dei
provvedimenti in quest'Aula e non certo per colpa dell'Aula, ma per
la farraginosità dei provvedimenti che, di volta in volta, venivano
proposti.
La vera verità è, presidente Ardizzone, che l'unico modo per porre
rimedio e ripescare, in qualche modo, l'idea originale di cercare
di istituire queste benedette città metropolitane, con i limiti che
ho detto prima, cioè sapendo che sottrarranno risorse alle altre
aree delle province, ebbene, il vero problema è che per porvi
rimedio dobbiamo tornare in Commissione.
E le spiego perché, presidente Ardizzone. Perché, quando lei
richiama il comma 6 dell'articolo 2, omette di fare una
considerazione, quel comma è illegittimo nella parte in cui è stata
votata quella parte che non poteva essere più votata. E lo sa
perché non poteva essere votata, presidente Ardizzone? Perché il
comma 6 dell'articolo 1 che è stato approvato era preesistente alla
bocciatura. Quindi, essendo preesistente alla bocciatura,
coerentemente si raccordava a quanto prevedeva l'articolo. Non ha
efficacia quel comma 6 perché in seguito alla bocciatura non si può
più prendere in discussione, perché non c'è a monte ciò che lo
sostiene. La Presidenza avrebbe dovuto dichiarare improcedibile la
parte del comma 6 che non teneva conto della bocciatura e, quindi,
diventa improcedibile l'articolo 7 e, siccome non vogliamo che ciò
accada, le suggeriamo, ancora una volta, la possibilità di
riprendere il tutto, anche informalmente, rinviando in Commissione
per trovare la soluzione idonea, perché altrimenti un'altra
autorità esterna provvederà a sancire quello che sto dicendo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alongi. Ne ha
facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, presidente
Crocetta, in queste settimane ci siamo affannati, abbiamo
dibattuto, abbiamo ragionato con l'unico intento - almeno da chi
vede la politica del fare, del fare le cose - di lavorare ad una
legge che rivedesse un modo nuovo dell'area vasta delle ex
province.
E, mentre, in questi giorni, ci siamo affannati a ragionare su
province, consorzi, liberi consorzi, abbiamo lavorato...
FORMICA. Renzi, può tenere la mano in tasca, lei no
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, un po' di attenzione, sta parlando
il collega Alongi.
ALONGI. Signor Presidente, vorrei darle un suggerimento:
considerato che le telecamere inquadrano soltanto le nostre nuche,
sarebbe utile, ogni tanto, qualche telecamera che guardi anche da
questa parte.
FALCONE. Per un fatto logistico.
ALONGI. Per un fatto logistico, come dice il collega Falcone. E
aggiungo, non soltanto per questo. Spero di poter recuperare il
tempo perso, per esprimere il mio concetto.
Quindi, ritengo, ripeto, che abbiamo lavorato.
Qual è l'interesse della politica e di noi legislatori in questo
momento? Quello di individuare e di scrivere una legge che dia
risposte a territori che, in questo momento, soffrono e non
riescono a dare risposte ai propri cittadini.
Presidente Crocetta, l'ho ascoltata quando è intervenuto, e lo
voglio ricitare - per me questo è importante ed è la mia unica, e
non solo, è una delle più importanti preoccupazioni - quando si è
detto che in questa legge, chiaramente, qualunque essa sia,
comunque venga approvata, nessun lavoratore, ad alcun livello, né
dell'ente ex ente provincia, anzi dell'attuale provincia, né
lavoratori delle partecipate, costituite al 100 per cento, con...
Capisco di ripetere cose che sono già state dette, ma credo che
sia importante.
Ha ribadito che nessun lavoratore, né delle province attuali né
dei liberi consorzi dove sono costituiti al 100 per cento con
l'azionariato da parte delle attuali province, perderà il suo posto
di lavoro.
E questo, da un punto di vista, mi rasserena, perché il Presidente
della Regione, che è il rappresentante, in questo minuto,
dell'istituzione Regione e, quindi, rappresenta, in questo minuto,
i siciliani tutti, ci mancherebbe, chi l'ha votata e chi non l'ha
votata. Quando noi, qui, votiamo, votiamo anche per quelli che non
ci hanno votato, per essere ancora più chiaro.
Lei, quindi, dice questo. Lo dice ad un microfono aperto, quindi
viene registrato e viene registrato dalle telecamere. Tutto ciò, da
questo punto di vista, mi conforta.
Passiamo al ragionamento delle aree metropolitane.
Presidente Crocetta, lei ha detto una cosa, però, devo dire che
non l'ho compresa e vorrei capirla meglio.
Lei dice: nel momento in cui un comune, che in questo minuto
nella vecchia legge del 10 agosto 1995, decide di non fare parte,
successivamente, dell'area metropolitana, può con una delibera di
consiglio comunale decidere di uscirne ed andare fuori dall'area
metropolitana.
Le devo dire, purtroppo, che non è così. Bisogna aggiungere a
questo una cosa importante: dopo avere approvato il consiglio
comunale, con referendum, perché come è in entrata è in uscita,
perché vorrei dire ai colleghi dell'Aula ed anche a lei -
Presidente Crocetta, la prego, non le sto dicendo queste cose
perché voglio fare polemica, le dico perché voglio arrivare ad un
ragionamento molto più importante alla fine - che questa legge è
partita in una certa maniera, ma lungo il percorso ha perso pezzi,
ha perso carenatura, ha perso la ruota di scorta, ha perso la
freccia, ha perso un fanale, non è più la macchina che lei aveva
pensato e che, probabilmente, l'Aula ha, anche, stravolto in alcuni
suoi passaggi. L'ho sempre sostenuto, l'ho sempre detto.
Questa è un'esperienza dolorosa, dal mio punto di vista, perché
sono convinto che, successivamente, bisognerà riscrivere e
ripensare questa norma, perché sono convinto che, alla fine,
lascerà un po' di danni lungo il percorso.
Questa è, però, una mia convinzione personale, ma non per partito
preso, me ne guarderei bene. Signor Presidente, dico questo anche a
lei, perché rappresenta da quello scranno gli 89 parlamentari che
sono da questa parte.
Mi sia consentito, però: personalmente, da domani mattina, farò
una battaglia e sono convinto che mi verranno dietro i miei
colleghi del partito del Nuovo centro destra.
L'istituenda, poi si capirà se sarà così o meno, area
metropolitana che permetterà, me lo auguro, lo auspico,
nell'interesse delle città e dei cittadini che la vivono, riuscirà
ad ottenere importanti finanziamenti che arrivano da un plafond già
stabilito.
Assessore Valenti, mi auguro, e la talloneremo in questo, saremo
il fiato sul suo collo, suo e del Presidente della Regione, perché
i comuni che rimangono fuori da quell'area metropolitana, ricevano
stesso supporto, stesso aiuto, stessa crescita; in questa Sicilia,
non possiamo permetterci un'area che va ad una velocità e un'area
che va ad una velocità minore, perché ne è l'esempio l'Italia di
oggi: il Meridione che ha avuto una marcia inferiore, non per
incapacità nostra ma per il suo sistema complessivo, non può
essere palla al piede e non possono essere le aree che rimangono
esterne palle al piede.
Sulle aree metropolitane - dal mio punto di vista - bisogna
rivedere un ragionamento un poco più ampio, perché va riscritto, va
rivisto il rapporto di territorialità dell'area vasta col
territorio che rimane all'esterno.
Su questo bisogna fare una battaglia e lo ribadisco, Assessore
Valenti e Presidente Crocetta, per quanto mi riguarda, i prossimi
tre anni, se tre anni resteranno, forse due non so quanto resteremo
ancora qua dentro, per quanto mi riguarda l'impegno è quello che
ogni singolo cittadino, ogni giovane di questa Sicilia abbia la
stessa identica opportunità che ha un ragazzo che cresce a Palermo.
Lo voglio ricordare questo, un ragazzo che cresce nella città di
Blufi o nella città persa in un comune delle Madonie, straordinaria
per bellezza, per natura, per ogni livello, probabilmente, anzi
aggiungo non probabilmente, non ha le stesse opportunità che ha una
persona che cresce in un'area più ricca che non vive
nell'entroterra.
Su questo la battaglia va fatta ed è una battaglia che io mi
auguro e auspico che anche il Presidente Ardizzone si intesti
insieme a noi e qui lasciamo una Sicilia migliore ai nostri figli.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, Presidente della Regione, onorevoli
colleghi, il dibattito odierno cade nel giorno di Carnevale,
giornata, si sa, dedicata allo scherzo. Tuttavia, noi ci chiediamo,
avremmo chiesto persino al Presidente della Regione se avesse avuto
il rispetto per il galateo istituzionale, come si conviene in
questi casi, ma sarebbe come chiedere a un fiume di tornare
indietro; ci chiediamo se si tratta di uno scherzo o degli effetti
devastanti della schizofrenia quando la schizofrenia arriva agli
alti gradi istituzionali.
In questa Sala, si sa, ci sono tanti allievi di Cavour, ci sono
tanti statisti e c'è anche chi, bracciante della politica, si
arrampica tentando di dare una interpretazione autonoma sulla
scorta delle proprie modeste esperienze maturate in altre sedi e
interprete di uno stato d'animo che è sempre più diffuso nella
pubblica opinione.
Signor Presidente, io non mi sforzerò, come bene hanno fatto i
colleghi dell'opposizione ed in particolare i colleghi Ioppolo e
Falcone, di convincere lei e gli uffici della irragionevole norma
che state tentando di volere mettere assieme.
Non ci tento neppure, non ci provo, perché qui, se c'è una
persona convinta e arciconvinta del pasticcio e dell'obbrobrio che
si vuole creare è proprio il Presidente del Parlamento.
Ne è tanto convinto il Presidente del Parlamento che nel momento
in cui l'Aula, con un tradimento operato dai deputati della
maggioranza dell'onorevole Crocetta, ha affossato votando il
secondo comma dell'articolo 1 le città metropolitane, è stato
costretto, dopo qualche momento di sorpresa, a sospendere la seduta
e a riaggiornarla l'indomani.
Signor Presidente, lei è un giurista particolarmente navigato, è
un politico di grande equilibrio, un uomo di grande buon senso per
non capire quanto mostriciattolo' sia questo disegno di legge
venuto fuori nel corso di questo convulso e disordinato dibattito
delle ultime settimane. Ma lei ha un dovere politico, quello di
rispondere alla sua città, a Messina, che è una delle tre città
candidate a diventare metropoli ed io potrei persino essere
accomunato allo stesso destino venendo da una città che è stata
generosissima nei miei confronti, sul piano del consenso oltre che
degli affetti, per spiegare perché io debba essere contro la
elevazione a città metropolitana di Catania, o con lo stesso stato
d'animo di Palermo, città altrettanto generosa nei miei confronti e
verso la quale sento motivi di gratitudine e di debito morale e
politico.
Qui non siamo per fare una mozione di affetti, qui siamo per
prendere atto che c'è una legge assolutamente incapace di reggere
su un filo logico e che, pertanto, bisogna intervenire per salvare
il salvabile. Bene, noi riteniamo che, quella che lei stasera
voglia operare, sia una forzatura, lo diciamo con tutti il rispetto
e Dio sa quanto rispetto io abbia nei suoi confronti, Presidente,
nel linguaggio, negli atteggiamenti e nella condotta mantenuta in
quest'Aula e su questa tribuna. Ma io ho il dovere di dire e di
richiamare la sua attenzione sul fatto che questa forzatura non fa
onore al Parlamento, non fa onore a questa stagione presieduta da
Giovanni Ardizzone, c'è un limite ad ogni cosa, la qualità
giuridica, la qualità legislativa va, comunque, salvaguardata,
sforzandoci tutti di salvare il salvabile anche sul piano politico.
Allora, mi chiedo, come può reggere lo sforzo di denominare un
istituto se quello stesso istituto non è stato istituito? Per
carità, per un colpo di mano, per un momento di debolezza, per il
capriccio di un gruppo della maggioranza, mi rendo conto, ma è
avvenuto, Presidente, e se è avvenuto, che senso ha mettere in
pregiudizio tutta l'impalcatura? Perché appare nella sua evidente
incostituzionalità.
Voglio essere più chiaro, Presidente Ardizzone e Assessore
Valenti, qui l'opposizione non è contraria alle città
metropolitane, glielo dice un uomo che ha subìto l'ingiustizia dei
tre sindaci delle città capoluogo quando era stato chiamato a
gestire le aree metropolitane che erano cosa ben diversa.
Qui stiamo soltanto sforzandoci di chiedere di correggere il tiro.
Così com'è concepita la città metropolitana, non funziona. Ma non
funziona per la logica della opposizione, non funziona per un
principio elementare, Assessore Valenti. Io faccio il bancario
nella vita, non sono come alcuni statisti in quest'Aula esperti di
diritto e non ho nemmeno il dono delle certezze, anzi, mi insegue e
mi divora quotidianamente il dono del dubbio. Ma se io ho vinto il
ricorso di fronte alla Corte Costituzionale perché ho potuto
dimostrare che l'aera metropolitana veniva gestita da un ente già
esistente, tenuto conto che oggi è in discussione la città
metropolitana, che non è concepita dallo Statuto siciliano, né
poteva esserlo nel 1946 ma è una delle articolazioni dello Stato
previsto dopo l'articolo V, se la città metropolitana è un ente
territoriale come fa un ente territoriale a non esser, nelle sue
espressioni di vertice, eletto direttamente dal popolo? Che è una
norma essenziale con una giurisprudenza, e la Corte Costituzionale,
di ben tre sentenze. E, allora, come fate voi ad immaginare la
città metropolitana con l'elezione del Sindaco metropolitano di
secondo grado? Ma santo Dio Il professor Renato D'Amico,
professore straordinario di scienze dell'amministrazione
dell'università di Catania, ha scritto cose assolutamente non
edificanti, Presidente, che non fanno onore a lei, a me e a quanti
avvertiamo il ruolo e il peso della responsabilità.
Preoccupa - dice il professore d'Amico - il decadimento che si va
consumando nella politica siciliana, all'Assemblea regionale
siciliana e il proliferare dei veti incrociati tra singoli
esponenti, con una riforma portata e trattata come se fosse una
riforma qualsiasi . Non lo dice un uomo del Centrodestra o delle
opposizioni, lo dice uno dei maggiori esperti di diritto
amministrativo e costituzionale in Sicilia e parla di elezione di
primo grado per le città metropolitane.
Sulle funzioni noi siamo d'accordo, signor assessore, lo abbiamo
detto mille volte. Serve a razionalizzare i servizi e ad
economicizzare le spese? Va benissimo A patto che i comuni che
devono aderire alla città metropolitana, non capisco perché non si
debba chiamare area metropolitana , a parte che si possono
esprimere con un referendum popolare - non può essere affidato alle
logiche dei partiti o ai soli consiglieri comunali - e a patto che
il sindaco della città metropolitana sia legittimato dalla base,
non può essere automaticamente il sindaco che gode di una posizione
di privilegio a danno dei comuni più piccoli.
Possiamo capire, perfino, il consiglio metropolitano eletto con il
secondo grado ma non può il vertice non essere espressione della
volontà popolare Allora se così è il principio al quale noi
vorremmo si informasse questa legge, vogliamo chiedere: la città
metropolitana è uno strumento di coordinamento o è un governo
unitario?
Ce lo dica l'assessore, perché se è uno strumento di coordinamento
non c'è bisogno di elezione diretta. Basta un'associazione fra
comuni. Ma siccome ho l'impressione che sia uno strumento di
governo, e lei me lo conferma con il suo sguardo, allora è naturale
che se è un ente territoriale il presidente, il sindaco deve essere
eletto direttamente dal popolo. Perché vi ostinate a chiudervi nel
fortino delle certezze? Perché?
Avete avuto garanzie dal Commissario dello Stato? Ma io mi rifiuto
di pensarlo conoscendo la serietà, la preparazione, la compostezza,
il rigore morale del Commissario dello Stato Allora perché volete
affossare questa legge? Per addebitare poi la responsabilità
all'opposizione o a Giovanni Ardizzone che non ha presieduto in
maniera sufficientemente diligente la sera in cui i voltagabbana
all'interno dei gruppi della maggioranza hanno deciso di votare in
senso contrario?
Noi non vogliamo assolutamente essere i becchini di questa legge.
Noi vi chiediamo soltanto di essere realisti.
Assessore Valenti, in Itala le città metropolitane non ci sono.
Spieghiamolo ai colleghi, non esistono in Italia le città
metropolitane se non perché contemplate dalla Costituzione. Ma sul
piano operativo, sul piano attuativo mai una città metropolitana è
riuscita a decollare e lei lo sa.
Da 25 anni si parla di città metropolitane. Proprio perché la
materia è complessa, è articolata, proprio perché la materia
rischia di mettere in competizione la città capoluogo con gli altri
comuni. E di fronte alla legge tutti i comuni, di 200 abitanti o di
4 milioni di abitanti, hanno la stessa dignità
Allora - e concludo signor Presidente, le chiedo scusa se sono
andato oltre il tempo a me assegnato - io vorrei ribadire la
proposta che ha fatto il mio capogruppo, onorevole Formica, e i
colleghi Ioppolo, Falcone ed altri. Votatevi la legge sui liberi
consorzi dei comuni.
Se avete i numeri votatevela questa ignobile mistificazione della
legge sui liberi consorzi dei comuni. Condannate pure i comuni ad
una condizione di assoluta paralisi. E stralciamo il tema città
metropolitane . Parliamone fra un mese, fra due mesi, nel
frattempo, vediamo l'esito del disegno di legge nazionale Delrio ,
apriamo un dibattito con le realtà locali e mettiamo su un disegno
di legge che consenta a maggioranza ed opposizione di trovare un
punto di incontro.
Non si comprende la ragione di questa forzatura anche perché le
risorse comunitarie previste dal PON, da 40 a 60 milioni di euro in
tutti i sei anni - dobbiamo spiegarlo alla gente di che cosa si
tratta - potrebbero essere intercettate entro il 31 dicembre.
Quindi, se ci prendiamo due, tre mesi di pausa, credo che non
pregiudicheremo il diritto delle tre possibili città metropolitane
a partecipare al «PON Metro» come è previsto dalla programmazione
comunitaria.
Questo è il nostro invito, questo è il nostro auspicio, assessore
Valenti e presidente Ardizzone, perché lei che è il garante della
regolarità dei lavori e, in un certo senso, della legittimità degli
atti, per quanto di sua competenza, ha sempre dimostrato grande
senso di responsabilità.
Anche stasera, Presidente, la invitiamo ad un attimo di serenità
perché ne va del prestigio di questo Parlamento.
Salviamo quel che è salvabile. La città metropolitana può
diventare una realtà, se passa, non attraverso un atto di forza,
dall'esito peraltro incerto, ma da una convergenza serena,
responsabile, meditata, sofferta, se vogliamo, fra maggioranza e
opposizione.
ASSENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Si sono conclusi gli interventi. Per dichiarazione di
voto ha chiesto di parlare l'onorevole Assenza.
ASSENZA. Sono già intervenuto per motivi procedurali.
PRESIDENTE. Lei ha sviluppato tutto un ragionamento. Può
intervenire per dichiarazione di voto. La pregiudiziale non è
ammissibile a dibattito aperto e a discussione generale chiusa.
Onorevole Assenza, ha facoltà di parlare per dichiarazione di
voto.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ritengo
assolutamente corretto questo modo di procedere.
Lei ha ritenuto di rigettare la richiesta preliminare che ho fatto
perché secondo me non potevamo entrare nel vivo del dibattito degli
articoli 7, 8 e 9. Lei ha ritenuto diversamente ma mi deve
consentire di esprimere la mia opinione sull'articolo 7, o non può
essere espressa?
PRESIDENTE. Le ho dato la parola per dichiarazione di voto.
ASSENZA. Signor Presidente, la sua decisione mi ha fatto venire in
mente un episodio accaduto ad amici miei tanti anni fa. Aspettavano
un bambino e avevano progettato per questo bambino chissà quale
futuro. Avevano cercato il nome, gli studi da fargli intraprendere
e via dicendo.
Purtroppo, prima della nascita si verificò un aborto spontaneo. I
due amici non si vollero rassegnare a questo. Avevano una bambolina
e diedero a quella bambolina il nome che volevano dare al bambino e
per anni sono vissuti con questa angoscia.
Ecco, voi la bambolina l'avevate perduta con la votazione
sull'articolo 1. Nonostante questo avete rimesso un fantoccio e
pretendete che questo fantoccio prenda vita che non può
assolutamente prendere.
Detto questo, signor Presidente, in merito alle città
metropolitane sono intervenute le anime belle dei primi cittadini
delle grandi città siciliane a gettare strali su questo Parlamento
che avrebbe previsto chissà quale prospettiva per la Sicilia. E noi
saremmo gli assassini del futuro della Sicilia.
Siccome non ritengo di essere fra questi ma mi ritengo una persona
che, al di là delle osservazioni di qualche dioscuro di questa
maggioranza che interviene per criticare i richiami al rispetto
delle regole, come se oggi qui fossimo al bar a discutere
allegramente di qualcosa e non stessimo, invece, redigendo un testo
normativo che deve avere un suo rigore logico, giuridico e di
rispetto dei princìpi costituzionali, prima di tutto, al di là di
tutto questo, ritengo che stiamo allegramente uscendo fuori tema,
perché, lei, signor Presidente, ha ritenuto di citare lucidamente
la sentenza della Corte costituzionale del 1996 ritenendo di poter
superare quel disposto perché ha detto testualmente ma non c'era la
riforma del titolo V della Costituzione. Non c'era l'articolo 114
così come formulato.
Benissimo, signor Presidente. Però, mi perdoni, dimentica che c'è
stata una sentenza della Corte costituzionale recentissima la n.
220 del 2013.
Signor Presidente, questa sentenza della Corte costituzionale ha
detto chiaramente che le città metropolitane, essendo state
istituite dall'articolo 114 della Costituzione, come ente
territoriali intermedi, possono essere istituite e regolamentate
solo attraverso legge costituzionale.
Noi oggi abbiamo questo potere costituente? No e non lo possiamo
nemmeno recepire richiamando l'articolo 15 dello Statuto perché
l'articolo 15 dello Statuto, con buona pace del governatore
Crocetta non prevedeva né poteva prevedere le città metropolitane
Nonostante questo quel fantoccio che già era abortito all'articolo
1 vogliamo nuovamente vivificarlo contravvenendo anche ad un
preciso dettato recentissimo della Corte Costituzionale che ha
bloccato il legislatore nazionale dicendo che con legge ordinaria,
con decreto legge e con legge di conversione voi non potete toccare
questi organismi che sono introdotti e garantiti dalla
Costituzione, né le province né le città metropolitane.
Ma noi continuiamo allegramente su questo dimenticando che, poi,
il legislatore siciliano del passato, purtroppo non quello attuale,
era stato anche in questo senso precursore di modernità perché le
aree metropolitane, com'è stato già ricordato, erano state
introdotte e prevedevano 27 comuni nella provincia di Palermo,
altrettante in quella di Catania, Messina, 51.
Queste aree metropolitane, ricordava il Presidente Musumeci poco
fa, stavano sviluppando le loro funzioni e in quel momento erano
ostacolate anche allora dai sindaci delle grandi città.
E oggi ci vogliono rimproverare, come dicevo all'inizio,
mistificando che attraverso questo nostro atteggiamento faremmo
precludere i finanziamenti europei, cosa assolutamente falsa,
perché le prospettive dei finanziamenti europei è vero che parlano
di aree metropolitane e non tanto di città ma riguardano nel loro
complesso e come linee ispiratorie interventi che riguardano vaste
zone di territorio e popolazioni quanto più numerose possibile,
tant'è vero che una di queste anime belle che ci criticava,
contemporaneamente annunciava la nascita del distretto del sud-est
giustificando questa nascita proprio con la prospettiva di
recuperare, per la zona del catanese, del siracusano e anche del
ragusano la possibilità, attraverso questa invenzione del distretto
del sud- est, di recuperare progetti, di presentare progetti di
vasta portata che potessero attrarre questi finanziamenti europei.
Allora, le aree metropolitane, Presidente - mi perdonerete - non
sono delle scelte da affidare alle maggioranze variabili dei
consigli comunali; le città metropolitane, le aree metropolitane
hanno una giustificazione che parte dal cosiddetto principio della
conurbanizzazione, cioè sono quelle città che si sono allargate a
dismisura e dove comuni dell'hinterland che prima erano dei comuni
autonomi, sono diventati dei comuni dormitorio collegati alle città
metropolitane e quindi uniti dallo stesso interesse, dalle stesse
problematiche, dalle stesse ansie in materia di trasporti, di
servizi e di quant'altro ed è questo che si mette insieme in
comune.
Poi, Presidente, vogliamo continuare in questo esame ma noi
abbiamo approvato quell'articolo 1 che lei ha interpretato nella
maniera che ha voluto interpretare e va bene, ma in quell'articolo
1 noi abbiamo detto che i liberi consorzi dei comuni sono
inizialmente 9 e di questi fanno parte i comuni che facevano
parte per ciascuno delle originarie province, delle attuali
province siciliane. Allora, con l'articolo 7 che vogliamo dire?
Che, invece, alcuni di questi comuni, cioè quelli individuati
dalle leggi istitutive delle aree metropolitane, faranno parte
delle città metropolitane.
Cioè, aggiungiamo contraddizione a contraddizione. Quell'articolo
1 è approvato, è vigente, se verrà approvata la legge in questo
testo, con l'articolo 7 prevediamo una ulteriore inammissibile,
Presidente, contraddizione, non possiamo procedere in questo modo.
Io pongo una questione di principio.
Signor Presidente, l'Aula per procedere dignitosamente nei lavori
deve avere, man mano che si approvano i vari articoli, il testo
così come è stato approvato dall'Assemblea, perché noi non possiamo
continuare ad avere davanti agli occhi i testi che originariamente
sono stati stravolti in sede assembleare, io ho chiesto agli Uffici
e gli Uffici giustamente mi dicono noi abbiamo una bozza e ancora
non possiamo fare . Ma lavorare così significa proprio rischiare
che in ogni articolo noi introduciamo una disposizione che è in
contraddizione con quello che abbiamo approvato in precedenza.
Dopo di che, è evidente - non me ne vogliano gli amici delle
grandi aree - che così facendo introduciamo un rischio di avere due
Sicilie: la Sicilia dei grandi centri, la Sicilia delle piccole
province, della miriade di comuni che, purtroppo, sarà costretta a
rimanere indietro e sempre più emarginata.
Presidente, io pacatamente chiedo veramente, non portiamo avanti
questo disegno di legge, che non so se passerà il vaglio del
Commissario dello Stato ma che, comunque, non passa sicuramente il
vaglio che deve caratterizzare una norma, cioè quella di essere
rigorosa, coerente, logica e soprattutto deve affrontare e
risolvere i problemi dei siciliani.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Assenza.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che ha chiesto congedo, per la seduta
odierna, l'onorevole Vinciullo.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il Seguito della discussione del disegno di legge nn. 642-
31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-
662/A
PRESIDENTE. Onorevole Assenza, lei ha richiamato una recente
sentenza, a supporto del ragionamento che lei ha svolto, che è la
sentenza n. 220 del 2013. Ha detto giustamente che questa sentenza
dichiarava l'incostituzionalità che istituiva le province,
sopprimeva le province, per chiarezza, e quindi un riordino
complessivo anche delle città metropolitane, però, sul presupposto
procedurale che era stato fatto con decreto legge, con una
decretazione di emergenza, non con legge ordinaria.
Noi in questo momento come Regione Sicilia, che abbiamo una
competenza esclusiva, stiamo operando con legge ordinaria. Poi
condivido con lei l'altra questione che occorre un coordinamento,
ma già l'ho detto in Conferenza dei Capigruppo fra l'articolo 1 e
l'articolo 7 che si voterà nel caso in cui si voti perché è giusto
che la legge sia omogenea e su questo, ribadisco, che occorre la
collaborazione di tutta l'Aula perché se l'Aula si pronuncia per
l'istituzione delle città metropolitane, è giusto che tutti si
confrontino ai fini di avere una legge, non dico di ottima qualità,
ma che almeno sia accessibile, di buona qualità, mi suggerisce
l'onorevole Gucciardi.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Milazzo per dichiarazione di
voto.
MILAZZO Giuseppe. Rinuncio. Ormai abbiamo perso tempo
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, volevo soltanto, visto che sono stato anche
sollecitato, primo vorrei ricordare che noi,in realtà,con questa
norma che andremo a votare, stiamo semplicemente restituendo ciò
che da oltre 20 anni in questa Regione si era pensato di fare e non
si è riuscito ad attuare perché l'istituto dell'area metropolitana,
all'interno delle province regionali, fu un istituto introdotto
dalla legge n. 9, ben prima che venisse istituita la città
metropolitana nell'ordinamento dello Stato e, quindi, questa
Regione, ogni tanto, può accampare dei meriti di innovazione
istituzionale avendo previsto un organo di area vasta ma che è
stato previsto sulla carta e che, se dopo 30 anni quell'organo non
ha avuto attuazione, al di là poi di chi ha determinato questo
fatto, se sono stati i sindaci delle grandi città o sono stati i
Presidenti delle province dove operavano le grandi città, il
risultato è che dopo trent'anni siamo stati ad una ipotesi di
scuola che non ha avuto alcuna attuazione.
Con la norma che andremo a fare la Sicilia conoscerà un organo di
area vasta che, all'interno dei liberi consorzi sarà specifico per
le grandi aree urbane di Palermo, Catania e Messina e dei territori
cosiddetti connessi a queste tre grandi aree metropolitane.
Considero questo un successo della legislatura in corso, a
differenza di molti deputati che stanno rappresentando questa legge
- io capisco che si possano avere opinioni contrarie - col livello
di confusione con la quale spesso si da l'idea di una Babele di
parole, una Babele di interpretazioni, di una legge che, in realtà,
è di una semplicità estrema.
Noi abbiamo istituito i liberi consorzi ed abbiamo superato le
province. Piaccia o no, siamo la prima regione in Italia Al di là
dei tanti parolai, e sto parlando nella qualità di chi ha lavorato
in Commissione per portare un testo che tenesse insieme tutto ciò.
La prima questione è che noi stiamo introducendo una novità
istituzionale in un sistema ordinamentale in cui, in questo Paese,
siamo ancora nella nebbia. E secondo, ripeto, stiamo istituendo le
città metropolitane come organo di area vasta.
Qual è tutto questo dibattito? Tra l'altro, questa novità con cui
voteremo, mi auguro, fra qualche minuto è contenuta in alcuni
emendamenti di colleghi di quest'Aula, che sostanzialmente dicono
una cosa ovvia. Il testo prevedeva uno schema: partiamo dalle città
e, nei mesi successivi, integriamo la città metropolitana con i
Comuni del decreto del 1995.
Qui stiamo costruendo una legge sulla base, anche, di un quadro e
di un orizzonte politico.
Abbiamo ribaltato quel modello prevedendo che i comuni previsti
dai decreti del 1995 costituiscono la città metropolitana e, nei
successivi sei mesi, avranno la possibilità di decidere di uscire e
far parte, invece, di un libero consorzio.
Cosa è tutta sta confusione? Cosa si sta rappresentando fuori da
questo dibattito?
Io credo che sia una norma di buon senso, una norma innovativa.
Certo, questo è solo il primo tempo, perché gran parte delle novità
che sarà necessario determinare occorrerà farle con una legge in
cui saranno definite funzioni, saranno precisate le risorse, le
disponibilità umane. Tutto questo è in divenire.
Ma oggi stiamo mettendo su il primo mattone della riforma
dell'ordinamento degli enti locali in Sicilia. E lo dico ai
colleghi, usando una battuta che è stata usata nei miei confronti
qualche giorno fa, non vorrei che continuiamo ancora a sentirci
nella giungla a combattere come gli ultimi Samurai, nel senso che
sta cambiando lo Stato.
Fra qualche mese si discuterà, in questo Paese, di sciogliere il
Senato, così come lo abbiamo conosciuto. E noi, ancora, ci
attardiamo a discutere di un ordinamento dello Stato e
dell'amministrazione come se fossimo prigionieri - onorevole
Falcone io non soltanto non la sento, ma ho difficoltà a
comprenderla -, stiamo cambiando lo Stato, si sta cambiando lo
Stato e noi siamo lì a difendere il passato, come se il passato
fosse un prato verde con i fiorellini rossi e gialli.
Lo Stato che abbiamo ereditato, onorevoli colleghi, compresa
questa Regione che non funziona
Quindi, o la cambiamo noi o saremo cambiati tutti, o saremo
mandati tutti a casa, ecco perché la sfida è cambiare, non
chiudersi a difesa del fortino di un passato che, personalmente,
non ho nulla da difendere.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa all'esame degli
emendamenti presentati all'articolo 7.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, la questione pregiudiziale non è
ammissibile e lei sa perché. La Presidenza si è già determinata nel
merito.
Io capisco l'ostruzionismo, capisco il lavoro dell'opposizione,
però ritorniamo sempre a discutere delle stesse questioni.
Si passa all'esame degli emendamenti presentati all'articolo 7.
Si procede con gli emendamenti soppressivi 7.3, 7.12, 7.46, 7.47 e
7.51, di identico contenuto.
FIGUCCIA Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 7.3
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 7.3.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 71
Maggioranza 36
Favorevoli 17
Contrari 53
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 7.8, dell'onorevole Greco Giovanni.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE . Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, Presidente della Regione,
Assessori, onorevoli colleghi, siccome eravate abituati al fatto
che io intervenivo sempre, presentando un emendamento, mi sembra
corretto che una persona resti fedele al proprio emendamento, anche
perché ho sempre sostenuto che la Sicilia non può avere tre città
metropolitane, perché ci rideranno in faccia.
Vi voglio ricordare che in Europa esistono soltanto dieci città
metropolitane e la sola Sicilia ne prevede tre. Ma perché così
poche? Perché non facciamo pure Enna città metropolitana?
Onorevoli colleghi, stiamo facendo ridere e questo è un
emendamento di buon senso che io vi voglio convincere ad approvare,
e chiedo che venga posto in votazione con scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 7.8
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 7.8.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 73
Maggioranza 37
Favorevoli 20
Contrari 52
Astenuto 1
(Non è approvato)
Onorevoli colleghi, con la massima franchezza, dobbiamo dare atto
all'onorevole Greco che ha posto un problema già sollevato in sede
nazionale, perché nella prima stesura del disegno di legge Delrio -
questo non lo possiamo dimenticare - era prevista una sola città
metropolitana, la città di Palermo.
Debbo dire che questo pericolo è stato congiurato
dall'intervento e dalla convinzione che c'è stata anche in sede
nazionale, ma questo serve anche a rafforzare il ragionamento che
supereremo eventualmente gli ostacoli che sono stati sollevati in
quest'Aula sulla incostituzionalità.
Si passa all'emendamento 7.11, degli onorevoli Alongi ed altri.
Gli uffici mi suggeriscono di aggiungere dopo le parole l'Ente ha
personalità giuridica le parole di diritto pubblico .
Con questa precisazione, lo pongo in votazione. Il parere del
Governo?
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Comunico che sono stati ritirati dai rispettivi firmatari gli
emendamenti 7.1, 7.13, 7.49, 7.6, 7.4, 7.5, 7.26, 7.21, 7.20, 7.22,
7.25, 7.24 e 7.23.
L'Assemblea ne prende atto.
Gli emendamenti 7.48 e 7.50 sono preclusi.
Si passa all'emendamento 7.52, degli onorevoli Germanà ed altri,
di identico contenuto, nella prima parte all'emendamento 7.45,
degli onorevoli Picciolo ed altri.
La II parte degli emendamenti 7.52 e 7.45 che recita Il sindaco
del comune capoluogo assume la denominazione di sindaco
metropolitano e il consiglio metropolitano è costituito dai sindaci
dei comuni appartenenti alla città metropolitana è rinviato
all'articolo 8.
Pongo quindi in votazione la prima parte degli emendamenti citati.
Il parere del Governo?
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 7, così come emendato. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, questa sera sono state poste delle questioni
di coordinamento, delle questioni anche di costituzionalità e gli
Uffici faranno un attento esame. Quello che è chiaro con la
votazione di questa sera è che comunque sono istituite le città
metropolitane.
Il Governo ha presentato, e di questo lo ringrazio anche perché è
venuto incontro già in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari, una serie di emendamenti di riscrittura, ma vedremo
in corso d'opera come bilanciare questi emendamenti con gli
emendamenti che già sono depositati e sono nel fascicolo.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 5
marzo 2014, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
I - Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
metropolitane. (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-2
474-542-543-546-613-638-662/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
2) - Norme transitorie in materia di proroga delle gestioni
commissariali provinciali. (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-1
219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
3) - Ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori dei
liberi consorzi comunali e delle Città metropolitane. (nn. 642-3
132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-
662/A Stralcio II/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
4) - Disposizioni per la riqualificazione dei beni immobili
confiscati alla criminalità organizzata. (nn. 579-607 IV stralci
- 623/A) (Seguito)
Relatore: on. Trizzino
5) - Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
Sicilia. (n. 500/A)
Relatore: on. Di Giacinto
6) - Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35. (nn.
127-30/A)
Relatore: on. Cappello
7) - Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi
derivanti dall'amianto. (nn. 381-3-306-346/A)
Relatore: on. Cascio S.
8) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dell
libertà civili, politiche, economiche e sociali . (n. 223/A)
Relatore: on. Malafarina
9) - Norme relative al funzionamento della forma di governo
regionale, alla nomina ed alla revoca degli assessori, alla
conclusione anticipata della legislatura, in attuazione degli
articoli 9, 10, 41 bis e 8 bis dello Statuto della Regione. (n.
433/A)
Relatore: on. Turano
10) - Osservatorio equità e giustizia nelle filiere agricole e
alimentari . (n. 348/A)
Relatore: on. Alongi
11) - Nuove norme in materia di panificazione . (n. 1/A)
Relatore: on. Lombardo
12) - Norme per la prevenzione delle patologie del cavo orale .
(n. 475/A)
Relatore: on. Picciolo
13) - Anagrafe scolastica regionale . (n. 535/A)
Relatore: on. Greco M.
14) - Istituzione degli ecomusei della Sicilia . (n. 7/A)
Relatore: on. Maggio
15) - Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
528/A)
Relatore: on. Anselmo
La seduta è tolta alle ore 21.46
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO 1
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «Autonomie locali e
Funzione pubblica»
VENTURINO- CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO - FERRERI-
FOTI - LA ROCCA - MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -TRIZZINO -
ZAFARANA - ZITO. - «Al Presidente della Regione, all'Assessore per
l'economia e all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e
il lavoro, premesso che:
con la legge 214 del 22 dicembre 2011, di conversione del decreto-
legge 201 del 6 dicembre 2011, il Governo nazionale ha provveduto
al riassetto dei requisiti per godere del trattamento
pensionistico;
considerato che:
lo stesso Governo nazionale ha provveduto, col decreto-legge 95
del 6 luglio 2012, articolo 22, comma 1, lettera d, a garantire la
posizione dei dipendenti statali in possesso dei requisiti
anagrafici e contributivi che, in base alla disciplina
pensionistica previgente, avrebbero comportato la decorrenza del
trattamento pensionistico nel periodo compreso fra il
ventiquattresimo e il trentaseiesimo mese successivo alla data di
entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011;
visto che analogo provvedimento non risulta esser stato preso nei
confronti dei dipendenti regionali nelle medesime condizioni;
per sapere quali misure intendano adottare il Governo regionale in
materia se non ritengano opportuno sanare questa disparità di
trattamento». (108)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «Con l'interrogazione n. 108, si lamenta il mancato
adeguamento della Amministrazione Regionale al trattamento dei
dipendenti regionali in possesso dei medesimi requisiti dei
dipendenti statali, regolamentati e garantiti dal decreto legge 6
luglio 2012 n. 95.
Ciò premesso, sulla base delle informazioni fornite dal
Dipartimento regionale della Funzione Pubblica e del Personale con
nota 113352, appare utile chiarire quanto segue.
L'art. 24 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con
modificazioni dalla L. 22 dicembre 2011, n. 214, riformando i
requisiti necessari per l'accesso al trattamento di pensione dei
lavoratori dipendenti del settore pubblico e del settore privato, e
dei lavoratori autonomi, prevede nel contempo, al comma 14, una
serie di casi per i quali, in deroga alle nuove disposizioni,
continuano ad applicarsi le norme vigenti prima dell'entrata in
vigore del decreto stesso.
Destinatari di tale deroga sono i lavoratori clic hanno maturato i
requisiti per il diritto a pensione entro il 31.12.2011 e, ancorchè
maturino i requisiti al pensionamento successivamente al
31.12.2011, si trovino nelle condizioni di cui alle lettere da a)
ad e-bis) del citato comma 14.
La possibilità di questi ultimi di accedere al trattamento di
pensione secondo la previgente normativa è comunque limitata da
vincoli finanziari stabiliti al comma 15 dello stesso art. 24.
Successivamente, il comma 2 ter dell'art. 6 del D.L. 29.12.2011,
n. 216, convertito con modificazioni dalla L. 24.2.2012, n. 14,
aggiunge ai destinatari della predetta deroga "i lavoratori il cui
rapporto di lavoro si sia risolto entro il 31 dicembre 2011, in
ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli
articoli 410, 411 e 412 ter del codice di procedura civile, o in
applicazione di accordi collettivi di incentivo al'esodo stipulati
dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello
nazionale, a condizione che ricorrano i seguenti elementi:
...omissis... il lavoratore risulti in possesso dei requisiti
anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina
pensionistica, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento
medesimo entro un periodo non superiore a ventiquattro mesi dalla
data di entrata in vigore del citato decreto legge n. 201 del
2011".
Nel superiore contesto normativo, la disposizione oggetto della
interrogazione de qua interviene esclusivamente e peraltro in
maniera limitata, su quest'ultima previsione, portando il termine
ivi assegnato da ventiquattro a trentasei mesi.
Non risultando che tra i dipendenti regionali siano o siano stati
presenti soggetti nelle condizioni previste dalla norma evocata,
non è dato nel caso rilevare nell'operato dell'Amministrazione
regionale, una disparità di trattamento tra i propri dipendenti e
la generalità dei pubblici dipendenti, compresi gli statali a cui
comunque la norma oggettivamente non sembra essere riferita e,
pertanto non si ravvisa la necessità di adottare alcuna specifica
misura in merito».
L'Assessore
Patrizia Valenti
Rubrica «Salute»
RAIA-CIRONE. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la
salute, premesso che:
l'Assessorato della salute, nel Piano della Salute 2010-2012, al
punto 9.1.4 si occupa dell'attività di procreazione medicalmente
assistita, evidenziando una richiesta di oltre 5.000 cicli di
PMA/anno nella sola Regione siciliana;
a fronte di questa richiesta, attualmente, nella nostra Regione
sono stati eseguiti 3.120 cicli di cui solo 485 (15.5%) in centri
pubblici e 2635 (84,4%) in centri privati;
i restanti 2.000 cicli rappresentano una delle maggiori voci di
mobilità sanitaria extraregionale, soprattutto verso l'Emilia
Romagna (43,2% rispetto al totale dei pazienti trattati), la
Toscana (36,2%) il Lazio, e Lombardia (18,9%), con un impatto
negativo non indifferente sui conti sanitari regionali;
considerato che:
questi dati possono essere sottostimati per l'impossibilità di
censire correttamente tutti i cicli di trattamento erogati
all'estero, specialmente in Belgio, Francia e Spagna;
in Sicilia operano 36 centri di cui 7 pubblici e 29 privati (22,2%
vs 77,8% - Annual Report del Ministero della Salute, luglio 2010);
nell'ambito dei 7 centri pubblici 1 effettua solo tecniche di I
livello (inseminazione semplice) mentre 6 effettuano tecniche di II
e III livello: FIVET, ICSI e tecniche di prelievo chirurgico degli
spermatozoi;
l'impossibilità, quindi, di eseguire un numero più alto di
prestazioni nei centri pubblici siciliani è attribuibile in gran
parte a problemi organizzativi e strutturali;
i centri pubblici e privati di procreazione medicalmente assistita
devono rispettare un accreditamento rigoroso;
gli organismi preposti devono effettuare un'attenta e costante
valutazione del mantenimento dei requisiti di accreditamento da
parte dei centri autorizzati a praticarla, al fine di garantire il
rispetto dei requisiti tecnico-scientifici ed organizzativi delle
strutture, nonché delle caratteristiche del personale in esse
impiegato, definiti ai sensi dell'art. 10 della legge 19 febbraio
2004, n.40;
visto che:
lo stesso Assessorato individua fra le finalità prioritarie del
Piano sanitario regionale, al punto 22, la regolamentazione al fine
d'incrementare di almeno 2.000 cicli/anno le prestazioni rese in
Sicilia per la procreazione medicalmente assistita;
proprio in ragione di tali affermazioni, l'Assessorato ha
costituito un tavolo tecnico finalizzato alla valutazione della
possibilità di inserire le attività di PMA in un DRG Regionale;
a seguito di tale lavoro è stato emesso il Decreto dell'Assessore
per la Sanità del 26 ottobre 2012, pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale della Regione siciliana, parte I, n. 51 del 30.11.2012,
avente ad oggetto il Riordino e razionalizzazione dei centri di
Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) nel territorio della
Regione siciliana;
tale Decreto individua i centri pubblici e privati che dovranno
far parte di un Network e con i quali sarà instaurato un regime di
copayment;
in particolare, i centri privati vengono individuati fra quelli
che svolgono più di 200 cicli l'anno, mentre fra i centri pubblici
ne vengono inclusi anche di nuova creazione che godranno di un
contributo stabilito dall'articolo 8 del decreto il quale
testualmente recita: 'Viene stabilito che, entro i limiti del
finanziamento di cui al predetto art. 7, anche in Sicilia le coppie
infertili debbano avere un sostegno economico da parte
dell'Assessorato della salute e viene fissata la quota di
partecipazione pubblica al costo della tecnica di PMA in un importo
pari a: 1.000.00 per un ciclo di FIVET/ICSI/GIFT/ZIFT/TET,
comprensivo dell'intero percorso assistenziale della tecnica, dal
primo colloquio con una coppia, per la quale è stata formulata
indicazione alla tecnica, fino al trasferimento degli embrioni
(comprensiva delle eventuali tecniche di congelamento di gameti e/o
embrioni) o per la GIFT fino al trasferimento intratubaricodei
gameti; 700 nei casi in cui, pur eseguendo il prelievo ovocitario,
non si recuperino ovociti e quindi non si può completare il ciclo;
1.000.00 nei casi in cui, pur avendo recuperato ovociti, non è
possibile completare il ciclo per mancata fertilizzazione o per
impossibilità ad eseguire il transfer. Questo cofinanziamento da un
canto determinerà la definizione di una tariffa unica per tutti i
cicli e dall'altro parteciperà all'abbattimento del costo della
tariffa stessa per i pazienti, riducendo in tal modo l'onere
economico a carico delle famiglie';
riguardo la tariffazione unica, l'art. 5 del Decreto prevede: 'Le
remunerazioni per le tecniche di PMA sono le seguenti:a. ciclo
completo FIVET/ICSI, dal colloquio iniziale fino al transfer
embrionario: 3.178,00 (questa valorizzazione è comprensiva delle
eventuali tecniche di congelamento di gameti e/o embrioni);b. ciclo
in cui non si esegue il prelievo ovocitario: 850,00;c. ciclo in cui
si esegue il prelievo ovocitario ma non si recuperano ovociti:
1853,00;d. ciclo in cui non avviene la fertilizzazione o non si
esegue il transfer: 2754,00; e. prelievo tratto genitale maschile
ed eventuale congelamento dei gameti: 856,00. Per gli eccezionali
trattamenti di GIFT (fino al trasferimento intratubarico dei
gameti) e ZIFT/TET (fino al transfer embrionario), tecniche queste
da eseguirsi in regime di ricovero. sarà con successivo
provvedimento definito apposito PAC. Per i centri del network di
cui al presente decreto, le predette valorizzazioni per le
prestazioni di cui sopra costituiranno sempre la tariffa , anche
dopo l'esaurimento del finanziamento assegnato per i cicli eseguiti
in copayment';
osservato che:
i fondi stanziati a tal fine sono suddivisi dal decreto nel
seguente modo:
ASP Catania
Strutture pubbliche
-AO Cannizzaro 230.000,00;
-ARNAS Garibaldi 110.000,00;
-AO Policlinico V.E. Presidio Santo Bambino 110.000,00;
-AO Policlinico V.E. Presidio Rodolico 110.000,00 Strutture
private;
-CRA S.r.l. 115.000,00;
-Società Cooperativa UMR 170.000,00;
ASP Palermo
Strutture pubbliche
-Azienda Policlinico P. Giaccone 160.000,00;
-Ospedale Ingrassia 110.000,00;
-AO Villa Sofia-Cervello 100.000,00;
Strutture private
-Centro AMBRA-Nuova Casa di cura Demma 106.000,00
-Centro Andros S.r.l. 142.000,00
-Centro di Biologia della riproduzione 142.000,00;
-Centro Genesy 85.000,00;
ASP Messina
-AO Papardo Piemonte 110.000,00;
ASP Caltanissetta
-AO Sant'Elia 100.000,00
inoltre, il Decreto in oggetto prevede criteri di esclusione
indicati all'art. 6 nel seguente modo:
vengono escluse dall'accesso alle tecniche con partecipazione alla
spesa da parte del SSR;
le pazienti che hanno compiuto 42 anni al momento della
registrazione alfa-numerica progressiva della cartella clinica PMA
del centro;
le pazienti che al tempo del suddetto accesso abbiano un valore di
FSH al 3 giorno del ciclo mestruale maggiore o uguale a 18 mUI/ml
e/o un valore di AMH uguale o inferiore a 0.3 pmol/l
(determinazioni non retrodatanti più di 6 mesi);
le pazienti che abbiano già eseguito tre cicli (anche non
completati) di PMA di II-III livello a carico del SSR in corso di
vigore del presente D.A., o che li abbiano eseguiti nei due anni
precedenti (attestazione di non esecuzione per autocertificazione);
il predetto decreto in tal modo sembra contraddire le finalità,
anche a carattere prioritario individuate dal Piano Sanitario
Regionale e che quest'ultimo, parlando del costo sostenuto dalla
Regione siciliana per compensazione di mobilità regionale
riguardante cicli di PMA, pone alcune problematiche circa la
legittimità di tali compensazioni considerata la non inclusione nei
LEA delle tecniche di PMA;
in particolare una contribuzione pari a circa un terzo del costo
complessivo non sia un sistema efficace per scoraggiare la mobilità
verso altre regioni che prevedono la gratuità dell'intero ciclo e
ciò appare aggravato dalla previsione di una tariffa unica anche
per i cicli esclusi dal copayment particolarmente alta;
inoltre appaiono incongrui, penalizzanti e non sostenuti da
adeguate evidenze scientifiche i criteri di esclusione individuati
dal Decreto;
per sapere:
se non ritengano opportuno riferire quali siano i costi sostenuti
dalla Regione siciliana per compensazioni riguardanti cicli di PMA
eseguiti in altre regioni e se tali costi siano giustificati e
legittimi alla luce della legislazione attuale;
se al tavolo tecnico istituito per l'individuazione del DRG siano
intervenuti esponenti delle Società scientifiche e, comunque, come
si sia proceduto all'individuazione dei soggetti esperti della
materia;
secondo quali criteri sia stata individuata la tariffa e secondo
quali criteri e supporti normativi si sia prevista una tariffa
obbligatoria unica anche per i cicli esclusi dal copayment
regionale;
quali precauzioni e garanzie di professionalità si siano
individuate per i centri pubblici di nuova costituzione e che non
abbiano una pregresso di almeno 200 cicli l'anno come previsto dal
Decreto per i centri privati;
secondo quali criteri ed in base a quali evidenze scientifiche
siano stati individuati i criteri di esclusione;
se non ritengano opportuno riaprire il tavolo tecnico per la
valutazione delle criticità sopra individuate». (196)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione n. 196 dell'onorevole
Concetta Raia avente per oggetto "Interventi per la procreazione
medicalmente assistita e chiarimenti sul decreto assessoriale di
riordino e razionalizzazione dei centri di PMA nel territorio", si
fornisce il D.A. 61 del 29 gennaio 2014 "Integrazione e modifica
del D.A. n. 2283/12 riordino e razionalizzazione del Centri di
Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) sul territorio della
regione siciliana", già pubblicato sul sito dell'Assessorato
regionale per la salute ed in corso di pubblicazione sulla
G.U.R.S».
L'Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
FOTI - CANCELLERI -CAPPELLO-CIACCIO -CIANCIO - FERRERI-LA ROCCA-
MANGIACAVALLO -PALMERI-SIRAGUSA- TRIZZINO-TROISI -VENTURINO-
ZAFARANA -ZITO. - «All'Assessore per la salute, premesso che:
la sentenza della Corte Costituzionale 151/2009 ha riconosciuto
fra i diritti sanciti dalla Costituzione le giuste esigenze della
procreazione;
la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha riconosciuto come il
diritto alla ricerca della genitorialità rientri fra i diritti alla
vita privata e familiare tutelati dall'art. 8 della Convenzione
Europea dei Diritti dell'Uomo;
considerato che:
il Piano Sanitario Regionale 2011-2013 dedica il paragrafo 9.1.4
alla Procreazione Medicalmente Assistita (in acronimo PMA)
esponendo in particolare quanto segue: la sterilità di coppia
rappresenta un problema emergente e di vaste proporzioni con un
importante impatto sociale. Si stima che oltre il 30% delle coppie
abbia difficoltà riproduttive. I dati ufficiali parlano di oltre
40.000 cicli di procreazione medicalmente assistita (PMA)
effettuati in Italia nel 2008 con una richiesta di oltre 5.000
cicli di PMA/anno nella sola Regione Sicilia. A fronte di questa
richiesta, attualmente, vengono effettuati nella nostra Regione
circa 3.000 cicli/anno e precisamente sono stati eseguiti 3.120
cicli di cui solo 485 (15.5%) in centri pubblici e 2635 (84,4%) in
centri privati;
i restanti 2.000 cicli rappresentano una delle maggiori voci di
mobilità sanitaria extraregionale, soprattutto verso l'Emilia
Romagna (43.2% rispetto al totale dei pazienti trattati), la
Toscana (36.2%) il Lazio, e Lombardia (18.9%), con un impatto
negativo non indifferente sui conti sanitari regionali;
è ipotizzabile, tuttavia, che questi dati siano sottostimati per
l'impossibilità di censire correttamente tutti i cicli di
trattamento erogati all'estero, specialmente in Belgio, Francia e
Spagna;
secondo la relazione ministeriale sull'applicazione della legge 40
del 2004 in Italia si apprende come quello dell'infertilità sia
divenuto un autentico problema sociale che coinvolge di anno in
anno un numero maggiore di coppie;
vista la dura presa di posizione di centri medici e coppie
siciliane contro il Decreto dell'Assessore per la salute dello
scorso 26 ottobre 2012, pubblicato sulla GURS del 30 novembre 2012,
con cui si prevede l'istituzione di un network di centri
accreditati di PMA (procreazione medicalmente assistita), con cui
altresì si stanziano per i trattamenti di PMA in copayment
3.800.000 assegnati con vincolo di destinazione alla Regione
siciliana dal Ministero della salute, a norma dell'art.18 della
legge n. 40 del 2004, indicando inoltre una tabella di tariffazione
puntuale delle varie tipologie di trattamento e decretando che tali
tariffe, particolarmente esose, rimarranno invariate anche una
volta esauriti i fondi stanziati, con ciò i pazienti che non
rientreranno tra i beneficiari del sostegno economico stanziato a
dover sostenere un prezzo di fatto imposto e sicuramente maggiore
di quella mediamente praticata dai centri di PMA privati;
considerato che inoltre non sono ben chiari i criteri di
esclusione dal copayment previsti dallo stesso D.A. del 26.10.2012,
ritenuti privi di fondamento scientifico e non corrispondenti alla
legislazione adottata da altre regioni;
per sapere:
quale sia il costo sostenuto dalla Regione per far fronte alla
mobilità di pazienti siciliani verso i centri di PMA di altre
regioni e se tali compensazioni siano giustificate in base alla
legislazione vigente;
se siano state prese in considerazione le contestazioni formulate
da operatori ed utenti e quali provvedimenti si intenda adottare in
proposito;
se non ritenga opportuno ricomporre un tavolo tecnico per
individuare soluzioni più coerenti con le disattese aspettative dei
pazienti e con le finalità individuate dal Piano Sanitario
Regionale». (226)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione n. 226 dell'onorevole
Angela Foti con la quale sono stati chiesti chiarimenti in merito a
quanto disposto con il D.A. 26 ottobre 2012, si fornisce il D.A. 61
del 29 gennaio 2014 "Integrazione e modifica del D.A. n. 2283/12
riordino e razionalizzazione del Centri di Procreazione
Medicalmente Assistita (PMA) sul territorio della regione
siciliana", già pubblicato sul sito dell'Assessorato regionale
della salute ed in corso di pubblicazione sulla G.U.R.S»
L'Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
D'ASERO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la
salute, premesso che con decreto dell'Assessore per la salute del
26 ottobre 2012 'Riordino dei centri di procreazione medicalmente
assistita (PMA) nel territorio della Regione siciliana' pubblicato
nella GURS n. 51 del 30 novembre 2012 - Parte prima, viene definita
la rete dei centri di PMA, quale costituita dai centri in atto
autorizzati, lo stesso decreto organizza un network regionale di
centri accreditati, su due diversi livelli organizzativi (II e III
livello), con standard operativi differenziati, strutturato in 15
unità operative (9 pubbliche e 6 private) utilizzando allo scopo un
finanziamento per 3.800.000 euro di cui alla legge 40 del 2004;
premesso ancora che la procreazione medicalmente assistita è
tutelata dal legislatore, come espressamente scritto al capitolo
9.1.4 del Piano regionale, nel quale si riconosce 'la sterilità di
coppia come un problema emergente e di vaste proporzioni con un
importante impatto sociale. Si stima che oltre il 30% delle coppie
abbia difficoltà riproduttive. I dati ufficiali parlano di oltre
40.000 cicli di procreazione medicalmente assistita (PMA)
effettuati in Italia nel 2008, con una richiesta di oltre 5.000
cicli di PMA/anno nella sola Regione siciliana. A fronte di questa
richiesta, attualmente, vengono erogati nella nostra regione circa
3.000 cicli/anno, i restanti 2.000 cicli rappresentano una
importante voce della mobilità sanitaria extraregionale';
rilevato che nello stesso decreto si legge quanto appresso
indicato: 'il progetto complessivo per l'impiego dei fondi
assegnati dal Ministero che saranno utilizzati (...), alla stregua
di altre regioni italiane, per la definizione di pacchetti
prestazionali, rendendo uniformi le modalità erogative delle
diverse procedure al fine di evitare disparità di trattamento e
limitare, di conseguenza, possibili migrazioni interregionali a ciò
imputabili'. Nello specifico, il tavolo ha formulato le
valorizzazioni, valutando tanto i costi quanto l'utilizzazione di
DRG o tariffe del nomenclatore in atto vigenti nella Regione
siciliana per prestazioni similari e le ha definite. Un esempio su
tutte: un ciclo di FIVET (fecondazione in vitro con trasferimento
embrionale)/ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello
spermatozoo)/GIFT (trasferimento intratubarico di gameti)/ZIFT
trasferimento intratubarico di zigoti)/TET (trasferimento
intratubarico di embrioni) comprensivo dell'intero percorso
assistenziale della tecnica, dal primo colloquio con una coppia,
per la quale è stata formulata indicazione alla tecnica, fino al
trasferimento degli embrioni (comprensiva delle eventuali tecniche
di congelamento di gameti e/o embrioni) o per la GIFT, fino al
trasferimento intratubarico dei gameti, euro 3.178,00;
considerato che nelle strutture pubbliche sinora attive e prima
del decreto autorizzate, lo stesso trattamento veniva erogato con
un costo di DRG pari ad euro 1000.00 triplicando di fatto gli oneri
per la Pubblica amministrazione, va immediatamente evidenziato, per
quanto concerne i costi che la coppia deve sostenere, che essi sono
nettamente superiori a quelli che la stessa coppia pagherebbe in
altre Regioni per la medesima prestazione. Solo a titolo di
esempio, il costo in Toscana è di 500,00 euro, in Piemonte, meno di
100,00 euro e addirittura in Lombardia è gratis, sia nel pubblico
che nel privato convenzionato;
verificato che come si legge ancora nel decreto 'anche in Sicilia
le coppie infertili candidate ad un ciclo di PMA debbano avere un
sostegno economico e che da parte dell'Assessorato viene fissata la
quota di partecipazione pubblica al costo della tecnica di PMA nei
centri del network in un importo
pari a: 1.000,00 per un ciclo di FIVET/ICSI/GIFT/ZIFT/TET,
comprensivo dell'intero percorso assistenziale della tecnica, dal
primo colloquio con una coppia, per la quale è stata formulata
indicazione alla tecnica, fino al trasferimento degli embrioni
(comprensiva delle eventuali tecniche di congelamento di gameti e/o
embrioni) o per la GIFT fino al trasferimento intratubarico dei
gameti', con la conseguenza che la coppia infertile in Sicilia
dovrebbe sborsare alle strutture pubbliche e private la rimanente
parte del nuovo costo del DRG, pari a 2.178,00 euro;
visto che il Piano Regionale della Salute chiaramente individua i
princìpi da rispettare nella riorganizzazione sanitaria ed in
particolare: equità di accesso alle attività di prevenzione,
diagnosi, cura e riabilitazione per tutti i cittadini, comprese le
fasce più vulnerabili, il rispetto della libertà di scelta, il
pluralismo erogativo da parte di strutture pubbliche e private
accreditate e che tali princìpi sono finalizzati alla oggettiva
necessità di garantire sia l'appropriatezza in senso strettamente
clinico, sia nella accezione di erogazione della prestazione più
efficace, al minor consumo di risorse;
osservato che nel Decreto della Regione siciliana si inseriscono
nel network e si assegna loro il relativo budget di spesa coperto
dal Servizio sanitario regionale, centri che non posseggono in
assoluto alcun requisito, in quanto ancora da costituire ('di nuova
istituzione') e quindi in violazione delle stesse norme in esso
richiamate;
ritenuto che disporre l'uso di questa tariffa bloccata, oltre ad
essere incostituzionale, in quanto impedisce l'applicazione di
tariffe più basse a tutti i centri inseriti nel network, non
risponde certamente all'esigenza di calmierare i costi per le
coppie, alla luce dell'aumento sproporzionato della stessa tariffa
rispetto a quanto si pagava prima dell'emanazione del decreto;
accertato infine che il successivo decreto assessoriale D.A.
0734/13 del 15 aprile 2013 Aggiornamento requisiti strutturali,
tecnico-scientifici ed organizzativi delle strutture pubbliche e
private per l'esercizio delle attività sanitarie di procreazione
medicalmente assistita di I, II, III livello e requisiti aggiuntivi
per l'accreditamento' nel definire detti requisiti, dispone il
tempo massimo per l'aggiornamento in appena trenta giorni, di fatto
escludendo tutti i nuovi centri pubblici che, tra gare ed appalti
per la fornitura delle nuove attrezzature previste dal decreto, non
riusciranno mai a farcela in tempo, favorendo in questo modo
soltanto la sanità privata che certamente ha dei tempi di risposta
più immediati, inoltre prevedendo maggiori requisiti, non
indispensabili, rispetto al precedente decreto del 2004, aumentando
i costi necessari al funzionamento;
per sapere se non ritengano opportuno, alla luce di quanto
esposto:
ritirare a modificare in autotutela i decreti dell'Assessore per
la salute del 26 ottobre 2012 ed il successivo, n. 0734/2013,
modificandoli nel senso di:
rivalutare tanto i costi con l'utilizzazione di DRG o tariffe del
nomenclatore nella Regione siciliana, prevedendo un forte
abbattimento del costo per la Regione e per l'utenza, anche
considerando fasce di reddito, portando i costi massimi a carico
della coppia (almeno per i centri pubblici) a valori come quelli
vigenti in Toscana e cioè pari a 500 euro, esenti le coppie con
reddito sotto i 50.000 euro;
escludere dal network - e riassegnare ai centri pubblici (così da
rendere i contributi uguali per tutti i centri pubblici senza
discrepanze) il relativo budget di spesa coperto dal Servizio
sanitario regionale, - quei centri che non posseggono in assoluto
alcun requisito, in quanto ancora da costituire ('di nuova
istituzione') e quindi in violazione delle norme richiamate;
eliminare la tariffa bloccata (trasformarla in tariffa massima),
in modo che si possa comunque dare la possibilità di una
concorrenza al ribasso a parità e qualità di prestazione;
accordare almeno 180 giorni alle strutture pubbliche in modo da
consentire loro di procedere ai bandi pubblici per l'aggiornamento
dei requisiti strutturali, tecnico-scientifici e per i requisiti
aggiuntivi per l'accreditamento». (694)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione n. 694 dell'onorevole
D'Asero con la quale sono state chieste chiarimenti in merito alla
regolamentazione della procreazione medicalmente assistita in
Sicilia, si fornisce il D.A. 61 del 29 gennaio 2014 "Integrazione e
modifica del D.A. n. 2283/12 riordino e razionalizzazione del
Centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) sul territorio
della regione siciliana", già pubblicato sul sito dell'Assessorato
regionale per la salute ed in corso di pubblicazione sulla
G.U.R.S.»
L'Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
ODDO - COLTRARO. - «All'Assessore per le autonomie locali e la
funzione pubblica e all'Assessore per la salute, premesso che:
con la l.r. 18/2010, la Regione siciliana ha provveduto a colmare
un vuoto normativo in materia di cremazione delle salme e di
conservazione, affidamento e/o dispersione delle ceneri;
la suddetta legge prevedeva, con modalità dettagliate, che
l'Assessore regionale competente provvedesse ad emanare, entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore, provvedimenti amministrativi
idonei all'attuazione della normativa regionale per consentire a
tutti i Comuni siciliani di adeguare anche i propri regolamenti e
piani regolatori;
per sapere se siano a conoscenza dei fatti e se non ritengano
opportuno intervenire urgentemente affinché possano essere disposti
i provvedimenti prescritti dalla normativa, volti all'attuazione
della legge citata». (1412)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione parlamentare segnata
in oggetto con la quale sono state chieste notizie in merito ai
provvedimenti regionali previsti dall'art. 8 della legge regionale
17 agosto 2010, n. 18 "Disposizioni in materia di cremazione delle
salme e di conservazione, affidamento e/o dispersione delle ceneri"
si fornisce, per la parte di competenza di questo Assessorato, la
relazione prot. 1047 dell'8 gennaio 2014, resa anche per analogo
atto ispettivo, appositamente predisposta dal competente Servizio 1
"Igiene pubblica" del Dipartimento per le attività sanitarie».
L'Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
CIACCIO - CANCELLERI - MANGIACAVALLO - CAPPELLO - CIANCIO -
FERRERI - FOTI - LA ROCCA - PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO -
TANCREDI - ZAFARANA - ZITO. - «Al Presidente della Regione,
all'Assessore per la salute e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
in data 17 settembre c.a., durante un briefing per stabilire la
gestione dei ricoveri presso il canile muni-cipale, alla presenza
del Presidente dell'Associazione A.D.A., Elisa Rizzo, del dott.
Francaviglia e del dott. Lombardo, la dott.ssa Viola, Dirigente del
Canile Municipale, comunicava la data del nuovo trasferimento di n.
55 cani dal canile di Palermo al canile di San Prospero a Modena,
in Emilia, causa sovra-affollamento e necessità di svuotare la
struttura in vista dell'imminente ristrutturazione;
la data del nuovo trasferimento di n. 55 cani era prevista per il
24 settembre 2013;
senza nessuna comunicazione ai rappresentanti delle varie
associazioni animaliste, che da anni prestano servizio di
volontariato all'interno del canile e che sono legittimate al
controllo del benessere degli animali presenti sul territorio dove
svolgono la propria opera, veniva anticipato il trasferimento dei
n. 55 cani, al 19 settembre c.a.;
il 17 settembre c.a., veniva visitato e ricoverato presso la
struttura di Via Tiro a Segno, un cane fortemente debilitato, con
mucose visibilmente itteriche, oltre ad altri sintomi riscontrabili
generalmente nei casi di leptospirosi;
il 18 settembre c.a. alla seconda visita, nonostante il dubbio
espresso dal veterinario di turno, alla presenza di due operatori
animalisti, addetti all'assistenza veterinaria, che si trattasse di
un possibile caso di leptospirosi, l'animale veniva ricoverato in
isolamento, ma non venivano tuttavia attuati i protocolli previsti
dal regolamento di Polizia Veterinaria del 1954;
giunta la notizia ai volontari della Lega Italiana dei Diritti
dell'Animale sezione di Palermo, questi ultimi si affrettavano a
dare notizia, circa la presenza di un cane presumibilmente infetto,
protocollando una comunicazione presso uffici di competenza del
Comune e dell'ASP, la mattina del 19 settembre c.a., giorno in cui
era prevista la partenza dei n. 55 cani di cui sopra;
il trasferimento dei cani veniva quindi sospeso, in attesa del
risultato delle analisi sulla carcassa dell'animale, deceduto nelle
prime ore del mattino del 19 Settembre c.a.. Per tanto si
richiamavano all'attenzione operatori, personale comunale e ASP,
per attuare d'urgenza le norme previste nei casi di leptospirosi.
La carcassa dell'animale veniva quindi trasferita presso l'Istituto
zooprofilattico di Palermo per le analisi di rito. Nel tardo
pomeriggio, dai primi esiti l'animale risultava positivo alle
leptospire, tuttavia sconosciuta ancora la causa del decesso.
Intorno le 17.00 la responsabile dell'associazione A.D.A., veniva
contattata dal personale comunale di servizio all'interno del
canile, ricevendo comunicazione dell'imminente trasferimento di
altrettanti cani ricoverati nella struttura distaccata del canile
municipale, denominata Ex-macello, per cui era stato espressamente
escluso, dal personale ASP, il minimo rischio di contagio tra gli
animali ricoverati;
il trasferimento di n. 38 cani veniva disposto in gran fretta,
senza coinvolgere i responsabili delle associazioni animaliste, e
dando disposizioni di non fare entrare nessuno durante le fasi di
prelievo, come comunicato dagli operatori del Nucleo Cinofili della
P.M. presenti all'ingresso dell'ex macello e dal personale comunale
di turno. Operatori e volontari fuori dai cancelli, divieto
d'ingresso anche per i rappresentanti di Associazioni animaliste;
solo su insistenza del veterinario presente e dei comunali di
turno si concedeva l'ingresso a due operatori che da circa un anno
e mezzo accudiscono i cani ricoverati al mattatoio e,
successivamente, anche a due rappresentanti di associazioni
animaliste quali Enpa ed Oipa;
i cani sono stati trasferiti, in presenza di testimoni, con le
seguenti modalità:
1. di fretta;
2. senza nessun controllo di rispetto e di benessere psicofisico;
3. senza nessun controllo sanitario precedente, né perizia
comportamentale;
4. identificati attraverso la sola lettura di microchip;
5. rinchiusi in box senza luce;
6. senza rispetto nei confronti dei volontari che da anni
accudiscono i circa 450 cani con amore e dedizione;
7. senza rispetto e considerazione che la maggior parte di essi
avevano passati tristi e violenti e per i quali, quel luogo umido e
freddo era comunque il loro rifugio dalla crudeltà esterna;
per sapere se sappiano:
a chi siano imputabili le annose responsabilità che hanno portato
all'emergenza del trasferimento;
se è in corso un'indagine circa le modalità di prelievo dei n. 38
cani, dalle parvenze di un vero e proprio blitz;
chi sono i dirigenti che hanno disposto il discutibile
provvedimento, nonché chi è il veterinario che ha avuto
atteggiamento omissivo e quindi pericoloso per l'incolumità di
animali e operatori, in quanto durante la visita del cane infetto,
non ha attuato immediatamente i protocolli sanitari previsti in
questi casi;
i motivi che hanno spinto l'amministrazione comunale di Palermo al
trasferimento dei cani senza parere delle associazioni animaliste e
dalle parvenze di un vero e proprio blitz;
ed inoltre:
come l'Assessorato regionale intenda procedere nei confronti
dell'Amministrazione del Comune di Palermo per garantire non solo
il mantenimento, ma anche la tracciabilità e le cure dei cani
presso la struttura di San Prospero a Modena, in Emilia;
come l'Assessorato regionale intenda controllare che i cani,
deportati presso la struttura di San Prospero in Emilia, siano in
buona salute e adottati;
se negli anni l'amministrazione comunale di Palermo abbia
presentato alla Regione Siciliana progetti e richiesto
finanziamenti per la costruzione di un rifugio sanitario/parco
canile che possa risolvere il problema di sovraffollamento e/o
ristrutturazione dell'attuale struttura come previsto dal Decreto
attuativo;
se vi siano richieste di accesso ai fondi regionali stanziati per
il contenimento e la tutela del randagismo e come il Comune li
abbia eventualmente utilizzati». (1439)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione specificata in
oggetto con la quale sono state chieste notizie circa il
trasferimento dei cani randagi dell'ex macello comunale di Palermo,
si fornisce la relazione prot. 13628 del 12 febbraio 2014, con i
relativi allegati, appositamente resa dal Servizio di Sanità
Veterinaria del Dipartimento per le attività sanitarie ed
Osservatorio epidemiologico».
L'Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
CAPPELLO - CANCELLERI - CIACCIO - CIANCIO FERRERI- FOTI - LA ROCCA
- MANGIACAVALLO-PALMERI - TANCREDI- SIRAGUSA - TRIZZINO - ZAFARANA
- ZITO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la
salute, premesso che:
da fonti informali, si è appreso che il macchinario TAC, di cui al
presente atto ispettivo, ha smesso di funzionare l'8 febbraio c.a.
in seguito alla rottura per usura del tubo radiogeno, che è la
fonte di radiazioni della macchina stessa;
a causa del costo elevato per la riparazione della predetta
macchina, pare che l'Amministrazione si sia determinata nella
sostituzione della stessa ed abbia bandito una gara d'appalto che,
celebrata i primi giorni di agosto, è andata deserta;
la macchina per la mammografia è vecchia di 20 anni oltre che
tecnologicamente superata, e pertanto ne è stata assicurata la
sostituzione con una macchina mammografica più moderna, proveniente
dall'Ospedale di Enna che, a quanto pare, sembra essere invece
dotato di ben due macchine;
tale situazione è evidente fonte di disagio per la popolazione
tutta di Piazza Armerina e per tutti gli utenti del comprensorio
limitrofo;
per sapere l'esito della gara, bandita al fine di sostituire la
predetta TAC e se sia vero che è stata all'uopo attivata una
procedura d'urgenza e dunque conoscerne l'eventuale esito ovvero
quali iniziative si intendano intraprendere a tal fine, sia per
quanto riguarda la TAC che la macchina mammografia». (1452)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riferimento all'interrogazione parlamentare
segnata in oggetto con la quale sono state chieste notizie sul
mancato ripristino del funzionamento della TAC e sostituzione della
macchina per la mammografia in dotazione all'Ospedale Michele
Chiello di Piazza Armerina (EN) si trasmettono le relazioni prot.
913 del 23 gennaio 2014 e prot. 2167 del 12 febbraio 2014, rese
dall'Azienda Sanitaria Provinciale di Enna e che fornisce i
chiarimenti sulle problematiche evidenziate nell'atto ispettivo».
L'Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
ZITO - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO- FERRERI - FOTI -
LA ROCCA - MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - TANCREDI
-ZAFARANA. - «All'Assessore per la salute, premesso che:
con sentenza n. 324/2013 il C.G.A. per la Regione siciliana ha
accolto l'appello proposto dalla Co.Lo. Coop, società cooperativa
erogatrice di servizi ausiliari di supporto ai reparti e alle
strutture ospedaliere, avverso gli atti di appalto per
l'affidamento del relativo servizio alla Seriana 2000 Soc. Coop.
aggiudicataria dell'appalto medesimo;
in tale sentenza, è imposto alla Seriana 2000 l'adeguamento al
dispositivo della stessa e quindi il passaggio di consegne da parte
della Seriana 2000, che cessa la gestione dell'appalto, a favore
dell'ATI. Co.Lo. Coop che subentra, invece, nell'esecuzione
dell'appalto medesimo per il rimanente periodo;
considerato che:
il Capitolato Speciale d'Appalto prevedeva, tra le altre cose, il
subentro del personale precedentemente in carico a Seriana 2000 e
che nel mese di agosto c.a., a seguito di incontro tenutosi presso
la Prefettura di Catania, le parti si impegnavano a stipulare tali
contratti di lavoro con l'applicazione del CCNL UNEBA;
nonostante l'impegno a stipulare tali accordi, ad oggi, non sono
state intraprese le suddette azioni che non hanno, quindi, permesso
la soluzione del problema, ma che anzi hanno prorogato e ritardato
sine die, ponendosi in palese contrasto con gli impegni
precedentemente assunti, tant'è che parte del personale è stato
assunto con contratto Multiservizi e non con quello specifico del
settore delle Imprese che svolgono servizi socio-sanitari, con ciò
ingenerando ulteriori problemi di disservizi e malfunzionamenti;
da tale incresciosa situazione è derivata la messa in mora
dell'Azienda ospedaliera, in persona del commissario straordinario
pro tempore nonché del responsabile del procedimento e del
Funzionario tenuti per legge e/o regolamento in relazione ai danni
patiti e patiendi;
visto che il C.S. A. testualmente recita che 'l'impresa
aggiudicataria dovrà assicurare il servizio con personale
qualificato, nel rispetto integrale del vigente CCNL per il
personale dipendente da Imprese esercenti servizi sociosanitari, e
degli accordi territoriali stipulati nell'ambito del suddetto
contratto' e che l'Azienda Ospedaliera, nella sua qualità di
committente non può assolutamente ignorare gli inadempimenti
dell'attuale soggetto gestore, né può comunque derogare a norme di
legge;
per sapere:
se nell'attesa della definizione del contenzioso, attualmente
ancora sub judice, intendano intervenire nella vicenda affinché
venga consentito alla Seriana 2000 Soc. Coop. di proseguire la
gestione del servizio ausiliario di supporto ai reparti ed alle
strutture dell'Azienda ospedaliera per l'emergenza Cannizzaro di
Catania, applicando le medesime condizioni di contratto
precedentemente in essere, nonché di permettere alla medesima
Azienda Ospedaliera il compimento di tutti quegli atti che le
competono al fine di assicurare gli esatti adempimenti di legge a
tutela del servizio, dei pazienti e dei lavoratori coinvolti».
(1482)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione specificata in
oggetto con la quale si chiedono provvedimenti urgenti per gli
operatori socio-sanitari dell'A.O. Cannizzaro di Catania, si
fornisce la relazione prot. 30454 del 20 dicembre 2013 resa dalla
predetta Azienda, su richiesta del Dipartimento per la
pianificazione strategica di questo Assessorato».
L'Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
IOPPOLO - MUSUMECI - FORMICA. - «Al Presidente della Regione e
all'Assessore per la salute, premesso che:
in esecuzione della sentenza del Consiglio di Giustizia
Amministrativa n. 324/2013, il Commissario Straordinario
dell'Azienda Ospedaliera per l'emergenza 'Cannizzaro' di Catania ha
disposto l'affidamento alla A.T.I. Co.Lo.Coop. (Consorzio Lombardo
di Cooperative) del servizio ausiliario di supporto ai reparti e
alle strutture dell'Azienda stessa;
in seguito al disposto subentro, la Co.Lo.Coop non ha inteso
riconoscere ai 340 lavoratori assunti la qualifica di Ausiliari
Socio Sanitari (C.C.N.L. U.N.E.B.A.), precedentemente loro
riconosciuta dalla Seriana 2000, ditta sino ad allora affidataria
del medesimo servizio in questione al pari, peraltro, di quanto
stabilito dal capitolato speciale di gara, applicando invece agli
stessi il C.C.N.L. per il personale di imprese esercenti servizi di
pulizia e servizi integrati;
la Co.Lo.Coop., inoltre, non ha assunto tutto il personale
precedentemente impiegato nell'espletamento del servizio,
lasciando inizialmente disoccupati circa 50 lavoratori;
considerato che:
il fatto, sinteticamente sopra descritto, è stato denunciato dalle
Organizzazioni sindacali al Commissario straordinario dell'Azienda
Ospedaliera il quale chiedeva, a più riprese, l'intervento della
Prefettura di Catania al fine di affrontare e, forse, definire la
vertenza in questione;
in data 26 luglio 2013, l'Ufficio di Gabinetto della Prefettura di
Catania istituiva un apposito tavolo tecnico formato dai
rappresentanti delle parti interessate (Azienda Ospedaliera,
Organizzazioni Sindacali, e Co.Lo.Coop.) al fine di valutare e
decidere la tipologia del contratto di lavoro da applicare ai
dipendenti;
il 29 luglio 2013, la commissione tecnica istituita dalla e presso
la Prefettura deliberava per l'applicazione del C.C.N.L. U.N.E.B.A.
(cioè la tipologia contrattuale sottoscritta a livello nazionale
dalle rappresentanze sindacali e datoriali per l'assunzione dei
lavoratori dei servizi socio sanitari). Il rappresentante della
Co.Lo.Coop dichiarava, in quella sede, il proprio disaccordo nei
confronti di tale determinazione e ribadiva che avrebbe applicato
il CCNL per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di
pulizia e integrati, denominato Multiservizi;
ulteriore riunione fra le parti si teneva in data 5 agosto 2013, a
seguito di richiesta della Prefettura. In tale circostanza, veniva
concordato fra tutte le parti intervenute (Co.Lo.Coop. compresa) la
necessità di applicare il C.C.N.L. U.N.E.B.A. Si conveniva,
inoltre, di dare continuità lavorativa anche al personale
precedentemente assunto con contratto a tempo determinato. Infine,
veniva indicata al 31 agosto 2013 la data ultima entro la quale si
sarebbero dovuti convertire i contratti da Multiservizi in UNEBA;
in seguito a tali accordi, la Co.Lo.Coop convocava i lavoratori
nei giorni 7 e 8 ottobre 2013 per procedere alla modifica
contrattuale. Si verificava, però, che i rappresentanti della
Co.Lo.Coop. proponevano ai lavoratori presentatisi un accordo
conciliativo finalizzato a confermare la vigenza del contratto
Multiservizi, disattendendo in tale modo l'accordo siglato in sede
prefettizia il 5 agosto 2013;
ad oggi, la Co.Lo.Coop. sembra non abbia ancora ottemperato alle
prescrizioni del capitolato speciale d'appalto, ribadito nel
predetto accordo siglato in Prefettura, sia per quanto attiene alla
tipologia contrattuale da applicare ai lavoratori, sia per quanto
riguarda i livelli occupazionali, non avendo ancora assunto 14
unità di personale da impiegare a tempo determinato;
ritenuto che:
il comportamento assunto e perseverato dalla ATI Co.Lo.Coop appare
fortemente lesivo dei diritti dei lavoratori, in quanto agli stessi
non viene riconosciuto il trattamento giuridico ed economico dovuto
in coerenza con le mansioni espletate, oggetto del servizio in
appalto;
non risulta ulteriormente consentibile, anche in ragione della
grave crisi socio-economica attraversata, che non venga garantita
l'occupazione lavorativa a quanti ne hanno buon diritto;
pertanto, la condotta sin qui mantenuta dalla Co.Lo.Coop,
inadempiente rispetto all'obbligo contrattuale di garantire i
livelli occupazionali precedenti, appare assai grave;
per sapere quale urgente e necessaria iniziativa intenda assumere
il Governo della Regione, almeno, affinché:
ai lavoratori ausiliari dell'Azienda Ospedaliera Cannizzaro di
Catania, dipendenti della ATI Co.Lo.Coop, sia riconosciuto e
applicato il C.C.N.L. U.N.E.B.A., così come stabilito dal
capitolato speciale d'appalto e ribadito in apposito tavolo tecnico
istituito presso la Prefettura di Catania, e non venga leso il loro
diritto al riconoscimento giuridico ed economico, quali lavoratori
del comparto socio sanitario;
siano ripristinati i livelli occupazionali precedenti
all'affidamento del servizio alla Co.Lo.Coop assumendo, di
conseguenza, tutte le unità lavorative precedentemente occupate,
compresi i lavoratori a tempo determinato, così come stabilito,
anche in questo caso, sia dal capitolato speciale d'appalto che dal
tavolo tecnico istituito presso la Prefettura di Catania». (1496)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione specificata in
oggetto con la quale si chiede di conoscere le iniziative adottate
dall'AO. Cannizzaro di Catania per il mantenimento dei livelli
occupazionali e del contratto di categoria dei lavoratori ausiliari
impegnati, si fornisce la relazione prot. 30454 del 20 dicembre
2013 resa dalla predetta Azienda, su richiesta del Dipartimento per
la pianificazione strategica di questo Assessorato».
L'Assessore
Dr.ssa Lucia Borsellino
ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE NN. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-
268-474-542-543-546-613-638-662/A - ISTITUZIONE DEI LIBERI
CONSORZI COMUNALI E DELLE CITTà METROPOLITANE.
All'articolo 7
Emendamento 7.11 (con le precisazioni della Presidenza):
Al comma 1 dopo le parole Città metropolitane inserire le
seguenti L'ente ha personalità giuridica di diritto pubblico .
Emendamento 7.52 (limitatamente alla I parte):
Il comma 2 dell'articolo 7 è così sostituito:
2. In sede di prima applicazione della presente legge, il
territorio delle Città metropolitane coincide con quello delle aree
metropolitane individuate con decreto del Presidente della Regione
del 10 agosto 1995 e dei rispettivi comuni.