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Resoconto d'Aula della Seduta n. 135 di martedì 04 marzo 2014
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   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   FIORENZA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che  gli onorevoli   D'Agostino,  Francesco
  Cascio e Barbagallo hanno chiesto congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   -  da  parte dell'Assessore per le Autonomie locali e la  funzione
  pubblica

   N.  108  -  Misure  per  garantire  pari  diritti  in  materia  di
  trattamento  pensionistico ai dipendenti  della  Regione  siciliana
  rispetto ai dipendenti statali.
   Firmatari: Venturino Antonio; Cancelleri Giovanni Carlo;  Cappello
  Francesco; Ciancio Gianina; Ciaccio Giorgio; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;  La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
  Siragusa  Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana  Valentina;  Zito
  Stefano  (Con  nota  prot. n. 14991/IN.16  del  21  marzo  2013  il
  Presidente  della Regione ha delegato l'Assessore per le  autonomie
  locali.  Nel  corso della seduta d'Aula n. 36 del  24  aprile  2013
  l'Assemblea  ha  preso  atto della decadenza della  firma  dell'on.
  Troisi  dall'atto ispettivo, a seguito alle dimissioni del deputato
  stesso).

   - da parte dell'Assessore per la Salute

   N.  196  -  Interventi per la Procreazione Medicalmente  Assistita
  (PMA)  e  chiarimenti  sul  decreto  assessoriale  di  riordino   e
  razionalizzazione dei centri di PMA nel territorio regionale.
   Firmatari: Raia Concetta; Cirone Maria in Di Marco (Con nota prot.
  n.  11138  del  27  febbraio 2013, il Presidente della  Regione  ha
  delegato l'Assessore per la salute).

   N.  226  -  Chiarimenti  in  merito a  quanto  disposto  dal  D.A.
  26.10.2012  in tema di riordino e razionalizzazione dei  centri  di
  procreazione  medicalmente  assistita (PMA)  nel  territorio  della
  Regione siciliana.
   Firmatari:Foti   Angela;  Cancelleri  Giovanni   Carlo;   Cappello
  Francesco;  Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri  Vanessa;  La
  Rocca  Claudia;  Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;  Siragusa
  Salvatore;   Trizzino   Giampiero;  Venturino   Antonio;   Zafarana
  Valentina; Zito Stefano
   N.  694 - Notizie sul decreto dell'Assessore per la salute del  26
  ottobre  2012  e  del  successivo decreto 734  del  2013  circa  la
  definizione dei centri di procreazione medicalmente assistita.
   Firmatario: D'Asero Antonino (Con nota prot. n. 28364/IN.16 del  6
  giugno  2013,  il Presidente della Regione ha delegato  l'Assessore
  per la salute).

   N.  1412  - Notizie in merito ai provvedimenti regionali  previsti
  dall'articolo 8 della l.r. n. 18 del 2010.
   Firmatari: Oddo Salvatore; Coltraro Giambattista

   N.  1439  -  Notizie  sul trasferimento dei cani  randagi  nell'ex
  macello comunale di Palermo.
   Firmatari:Ciaccio    Giorgio;    Cancelleri    Giovanni     Carlo;
  Mangiacavallo Matteo; Cappello Francesco; Ciancio Gianina;  Ferreri
  Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia; Palmeri Valentina; Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina;
  Zito  Stefano (Con nota prot. n. 72 del 7 gennaio 2014, l'Assessore
  per il territorio ha eccepito la propria incompetenza).

   N.  1452 - Notizie sul mancato ripristino del funzionamento  della
  Tac  e  sostituzione della macchina per la mammografia in dotazione
  all'ospedale Michele Chiello di Piazza Armerina (EN).
   Firmatari: Cappello Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo;  Ciaccio
  Giorgio;  Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela;  La  Rocca
  Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Tancredi  Sergio;
  Siragusa  Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana  Valentina;  Zito
  Stefano

   N.  1482  - Provvedimenti urgenti per gli operatori socio-sanitari
  dell'Ospedale Cannizzaro di Catania.
   Firmatari:  Zito  Stefano;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello
  Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;  La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
  Siragusa  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio;  Zafarana
  Valentina

   N. 1496 - Iniziative per il mantenimento dei livelli occupazionali
  e  del contratto di categoria dei lavoratori ausiliari dell'Azienda
  ospedaliera Cannizzaro di Catania.
   Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello; Formica Santi.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   N.  1596  - Interventi presso il Comune di Roccapalumba (PA)  allo
  scopo di garantirne il corretto funzionamento.
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Cracolici Antonello

   N.  1604  -  Chiarimenti in merito ai criteri  utilizzati  per  la
  redazione  della graduatoria di cui all''allegato A' del D.D.G.  n.
  4500   del   15/10/2013  'Messa  in  sicurezza  delle   istituzioni
  scolastiche statali, con particolare riferimento a quelle in cui  è
  stata censita la presenza di amianto'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatari:  Zafarana Valentina; Palmeri Valentina; Zito   Stefano;
  Cappello Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo; Ciaccio Giorgio;  La
  Rocca  Claudia;  Foti  Angela;  Trizzino  Giampiero;  Mangiacavallo
  Matteo;  Siragusa  Salvatore;  Tancredi  Sergio;  Ferreri  Vanessa;
  Ciancio Gianina.

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   N. 1599 - Chiarimenti inerenti i controlli sulla qualità dell'aria
  nella   città  di  Messina  e  sullo  stato  delle  centraline   di
  monitoraggio ambientale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatari: Trizzino Giampiero; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
  Francesco;  Tancredi  Sergio;  Ciaccio  Giorgio;  Ciancio  Gianina;
  Zafarana Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa
  Salvatore;  Foti Angela; Palmeri Valentina; La Rocca Claudia;  Zito
  Stefano

   N.  1603   -  Notizie relative al grave ritardo per  l'attivazione
  dello   strumento  di  risonanza  magnetica  presso   il   Presidio
  ospedaliero San Giovanni di Dio di Agrigento.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Firetto Calogero.

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo e alle competenti Commissioni.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta scritta:

   N.   1597   -   Chiarimenti  sull'operatività  dello  S.Pre.S.A.L.
  dell'A.S.P. di Siracusa - distretto sanitario di Noto (SR).
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatari:  Zito  Stefano;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello
  Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;  La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
  Siragusa  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio;  Zafarana
  Valentina

   N. 1598 - Interventi utili a rilanciare l'ex Consorzio di bonifica
  Paludi Lisimelie del territorio di Siracusa.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   -  Assessore  Agricoltura  sviluppo  rurale  e  pesca mediterranea
   - Assessore Territorio e Ambiente
   - Assessore Economia
   Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore Domenico

   N.  1600 - Chiarimenti in merito al project financing per le opere
  di   adeguamento   e   miglioramento  dell'impianto   di   pubblica
  illuminazione del comune di Casteldaccia (PA).
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatari: Siragusa Salvatore; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
  Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;  La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
  Tancredi  Sergio;  Trizzino  Giampiero;  Zafarana  Valentina;  Zito
  Stefano

   N.   1601   -   Chiarimenti  sulle  procedure  adottate   per   la
  realizzazione  di una residenza per l'esecuzione  delle  misure  di
  sicurezza  sanitaria  (REMS) all'interno  dell'area  della  riserva
  naturale orientata di Santo Pietro, frazione di Caltagirone (CT).
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello; Formica Santi

   N.  1602  -  Chiarimenti  in merito alla  mancata  erogazione  del
  trattamento  di  fine  rapporto  (T.F.R.)  ai  lavoratori   dell'ex
  Multiservizi  S.p.A.,  oggi impiegati presso  la  società  'Servizi
  Ausiliari Sicilia'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Firmatario: Alongi Pietro

   N.  1605 - Chiarimenti riguardanti i lavoratori dell'ex 'Emergenza
  Palermo'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatario: Tamajo Edmondo.

   Avverto  che  le interrogazioni testé annunziate saranno  iscritte
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

                       Annunzio di interpellanze

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interpellanze:

   N. 159 - Mantenimento e rilancio dell'ospedale 'Madonna dell'Alto'
  di Petralia Sottana (PA).
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Lentini Salvatore

   N.  160  - Notizie sulla rimodulazione delle tariffe per il  Museo
  regionale  di  Messina e sulla destinazione dei proventi  derivanti
  dalla vendita dei biglietti nei siti di cultura regionali.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   Firmatari: Zafarana Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
  Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;  La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
  Siragusa  Salvatore;  Tancredi  Sergio;  Trizzino  Giampiero;  Zito
  Stefano

   N.  161  -  Interventi  urgenti per  il  ripristino  del  regolare
  funzionamento dell'E.R.S.U. di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatari:  Ciaccio Giorgio; Cancelleri Giovanni  Carlo;  Zafarana
  Valentina; Palmeri Valentina; Cappello Francesco; Tancredi  Sergio;
  Ciancio  Gianina;  Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo;  Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Foti Angela; La Rocca Claudia;  Zito
  Stefano.
   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze  si
  intendono  accettate e saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                          Annunzio di mozione

   PRESIDENTE. Comunico che é stata presentata la seguente mozione:

   numero  274  Interventi urgenti a tutela dei lavoratori ex LSU-ATA
  addetti   alla  pulizia  delle  scuole ,  degli  onorevoli  Palmeri
  Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;  Tancredi
  Sergio;  Ciaccio  Giorgio;  Ciancio  Gianina;  Zafarana  Valentina;
  Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa Salvatore; Trizzino
  Giampiero;  Foti Angela; La Rocca Claudia; Zito Stefano, presentata
  il 27 febbraio 2014.

   Avverto  che la mozione testé annunziata sarà demandata,  a  norma
  dell'art.   153  del  Regolamento  interno,  alla  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari per la  determinazione  della
  relativa data di discussione.

            Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE. Informo che, con nota pervenuta alla Presidenza  il  4
  marzo 2014, l'onorevole Bandiera ha comunicato di aderire al Gruppo
  parlamentare  Forza Italia .
   Pertanto,  a decorrere dal 4 marzo 2014, lo stesso deputato  cessa
  contestualmente di far parte del Gruppo parlamentare  UDC -  Unione
  di Centro .

   L'Assemblea ne prende atto.

             Comunicazione di costituzione di Intergruppi

   PRESIDENTE. Comunico che:

   -  con  nota  pervenuta  alla Presidenza il  25  febbraio  2014  e
  protocollata  al  n.  2503/Ragpg-Aulapg-Sgsqpg  del   27   febbraio
  successivo,   l'on.   Venturino,  nella  qualità   di    presidente
  dell'Intergruppo   Giovani e Scuola di  Politica ,  ha  reso  noto,
  trasmettendo   annessa e relativa documentazione, che  in  data  25
  febbraio  2014 si è costituito il citato Intergruppo, composto  dai
  seguenti   deputati:   on.  Venturino,  Presidente,   on.   Gianni,
  vicepresidente,  on. Cimino, on. Dipasquale, on.  Fazio  e  on.  Di
  Giacinto, componenti;

   -  con  nota  pervenuta  alla Presidenza il  27  febbraio  2014  e
  protocollata  al  n. 2543/Aulapg-Ragpg del 28 febbraio  successivo,
  l'on.  Panepinto,  nella  qualità  di  presidente  dell'Intergruppo
   Associazione   parlamentare  per  la  promozione  dello   sviluppo
  locale ,   ha   reso   noto,  trasmettendo   annessa   e   relativa
  documentazione,  che in data 26 febbraio 2014 si  è  costituito  il
  citato Intergruppo, composto  dai seguenti deputati: on. Panepinto,
  Presidente,  on.  Anselmo, vicepresidente, on. Alloro,  segretario,
  on.  Assenza, on. Cimino, on. Cordaro, on. D'Asero, on. Maggio, on.
  Milazzo Antonella, on. Panarello e on. Vinciullo, componenti;

   Copia  di  tutta la documentazione sopra menzionata,  relativa  ad
  entrambi  i neo-costituiti Intergruppi, trovasi depositata   presso
  il  Servizio  Lavori  d'Aula ed il Servizio  Ragioneria  di  questa
  Assemblea regionale.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Onorevoli  colleghi, su richiesta del Governo, sospendo la  seduta
  avvertendo che riprenderà alle ore 17.00.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.10, è ripresa alle ore 17.27)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli  colleghi, sospendo, ulteriormente, la seduta per  pochi
  minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 17.28, è ripresa alle ore 17.32)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il Governo mi ha fatto  pervenire,
  in  questo momento, un emendamento di riscrittura dell'articolo  7,
  sia io che gli uffici ne stiamo prendendo visione soltanto adesso.
   Chiedo, pertanto, al Governo se vuole illustrarlo.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                    Per un richiamo al Regolamento

   FALCONE. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, approfitto   della
  presenza  in Aula del Presidente Crocetta per stigmatizzare  e  per
  richiamare   l'Assessore  Luca  Bianchi  ad   un   rispetto   della
  Commissione Bilancio.
   Presidente Crocetta, da 15 giorni il Presidente Dina è costretto a
  convocare  e  ad  annullare  le sedute della  Commissione  Bilancio
  perché,  puntualmente, dopo aver concordato le stesse riunioni  con
  l'esponente   del   suo  Governo,  titolare  dell'Assessorato   per
  l'economia,  le  stesse vengono disertate per  cui  la  Commissione
  Bilancio, da 15 giorni, non si riunisce.
   La   prego,   Presidente  Crocetta,  che  ci   sia   un   rispetto
  istituzionale  nei  confronti  della Commissione,  ma  anche  degli
  stessi  componenti  che  rappresentano, nella  stessa  Commissione,
  questo Parlamento.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  con  molta  sincerità  e grande  franchezza  l'assessore
  Bianchi,  che  credo  abbia  informato anche  il  Presidente  della
  Commissione Bilancio, ritiene che il Governo non possa  dare  tutta
  una  serie  di pareri per la copertura finanziaria per il  semplice
  motivo  che  deve essere approvata la  manovra bis ,  manovra   che
  vorremmo  evitare che non fosse concordato con i necessari  vertici
  istituzionali  nazionali per evitare i problemi che ci  sono  stati
  precedentemente.
   Fra  l'altro,  il  testo,  che vorremmo  presentare,  deve  essere
  preventivamente discusso anche con le parti sociali e  fino ad oggi
  abbiamo  già  dedicato  tre sessioni di Giunta  per  affrontare  la
  questione,  però  riteniamo fondamentali alcuni  passaggi  sociali,
  visto  che  si  tratta  di  questioni che hanno  ripercussioni  nei
  confronti delle imprese, dei lavoratori.
   Credo  che,  dalla prossima settimana, l'assessore  Bianchi  potrà
  riprendere; fra l'altro, lo stesso  è molto impegnato  a  Roma  per
  vedere   proprio   queste  questioni  e,  dunque,  dalla   prossima
  settimana, potrà riprendere il normale lavoro.
   In   relazione  alla  riscrittura  dell'articolo  7  delle   città
  metropolitane,  il  testo recita che  in deroga a  quanto  previsto
  dall'articolo  1  della  presente  legge,  laddove  dice  che   non
  esistono, praticamente, le città metropolitane, ma esiste il libero
  consorzio in tutta la provincia, che si estende a tutti i comuni, i
  comuni  che sono compresi nei decreti del Presidente della  Regione
  numeri 228, 299 e 230 del 10 agosto 1995 - sono tre per il semplice
  motivo che definiscono le aree metropolitane di Palermo, Catania  e
  Messina   e,   quindi,  sono  specifici,  tre  decreti  differenti,
  pubblicati  sulla GURS del 21 ottobre n. 54 - costituiscono  liberi
  consorzi di comuni, denominati città metropolitane.
     Questo per rispondere anche alla querelle sulla costituzionalità
  delle  città  metropolitane in Sicilia,  laddove  sono  previsti  i
  liberi consorzi e, quindi, abbiamo armonizzato la legge costitutiva
  con  la  legge,  ,  con lo Statuto e, quindi, con la  Costituzione.
  Sono,  a  tutti  gli  effetti, dei consorzi per  lo  Statuto  della
  Regione siciliana che vengono denominati  città metropolitane.
   Negli   articoli  successivi  è  disciplinata  anche  la  semplice
  fuoriuscita,  cioè  i comuni che sono previsti in  quell'area,  con
  deliberazione  a  maggioranza  assoluta  del  consiglio   comunale,
  possono  decidere di uscire dal libero consorzio, nel caso in  cui,
  dalla  città  metropolitana, per aderire,  con  semplice  delibera,
  facilmente, al consorzio della provincia di appartenenza, così come
  tutti gli altri comuni, con la semplice deliberazione del consiglio
  comunale.

   DI MAURO. Non ci vuole la legge regionale?

   CROCETTA,   presidente  della  Regione.  La  legge  regionale   ha
  incardinato 9 consorzi. Le città che fanno parte delle province  di
  Catania  e  di  Palermo si trovano in una situazione  anomala,  nel
  senso che sono definiti due liberi consorzi per queste aree, quelli
  che sono previsti, tutta la provincia così com'era e con l'articolo
  7, i consorzi denominati città metropolitane, di cui al decreto del
  Presidente della Regione del 1995.
   I   comuni  dell'area  metropolitana  che  non  vogliono  aderire,
  ovviamente,  possono  farlo, semplicemente,  con  una  delibera  di
  consiglio   comunale  a  maggioranza  semplice,  senza  referendum,
  proprio   in   conformità  all'articolo  1,  così  come  aderiscono
  automaticamente  per  effetto della legge, devono,  cioè  scegliere
  l'opzione.
   Successivamente,  è prevista, in uno degli articoli  seguenti,  la
  possibilità, anche per le città, per i comuni che non  fanno  parte
  dell'area  metropolitana, purché contigui a quell'area,  di  potere
  scegliere  di aderire alla città metropolitana. Questo  lo  possono
  fare.
   Quindi,  abbiamo risposto - con questi emendamenti - a  tutta  una
  serie  di  perplessità  che  c'erano su versanti  diversi,  abbiamo
  cercato di rispondere a tutte le richieste dando autonomia e  piena
  libertà ai comuni di aderire.
   Anche  le  modalità di elezione, magari poi ne discutiamo,  magari
  quando parliamo delle modalità di elezione, possiamo fare anche una
  sospensione  per  vedere le questioni, per discutere.  Noi  abbiamo
  fatto  una  ipotesi  che è simile a quella prevista  per  i  liberi
  consorzi,  cioè  con  una  modalità  vasta  che  prevede   sindaci,
  consiglieri comunali e presidenti delle circoscrizioni delle  città
  metropolitane.
   Ripeto,  l'articolo 7 è una norma asciutta, sono poche righe,  che
  riguarda  cioè  quali  sono i comuni che fanno  parte  della  città
  metropolitana.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente
  della  Regione,  ho  ascoltato  con  attenzione  l'intervento   del
  Presidente  Crocetta e, devo dire, che è stato anche -  almeno  per
  quello che mi riguarda - abbastanza chiaro nell'impostazione.
   Tuttavia,  signor Presidente, chiedo e lo faccio  sommessamente  e
  con  convinzione, anche rifacendomi ad un pezzo dell'intervento del
  Presidente  Crocetta,  laddove egli ha giustamente  affermato  che,
  circa  le  modalità di elezioni, magari potrebbe essere  necessaria
  una sospensione per capire come articolarla e in realtà questa Aula
  sta  parlando di un emendamento che non è stato ancora distribuito,
  siamo  certi  che va nel senso esplicitato poc'anzi dal Presidente,
  però  credo che - se anche oggi è il martedì grasso - noi  dobbiamo
  evitare  di  fare  cose  che possono prestarsi  ad  interpretazioni
   carnascialesche  .
   Siccome  preferisco la quaresima al carnevale, vorrei chiedere  un
  termine  appropriato  per la valutazione di questo  emendamento  di
  riscrittura  che credo non possa essere inferiore a 24 ore.  Questo
  perché  potremmo  utilizzare questo termine, Presidente  Ardizzone,
  anche  per  fare  in modo di tornare in Aula, Presidente  Crocetta,
  avendo  utilizzato  queste  24 ore in  riunioni  operative  che  ci
  portino   in   Aula,   con  la  possibilità  per   ciascun   gruppo
  parlamentare, di produrre gli emendamenti che riterrà di fare visto
  che  si  tratta  di  una riscrittura che, di fatto,  cestina  tutto
  quanto  è  stato  valutato sino ad ora e  nel  frattempo  avere  la
  possibilità  di  trovare  una sintesi rispetto  a  quanto  è  stato
  formulato nell'intervento del Presidente.
   Chiedo,   rifacendomi   alle  norme  regolamentari,   il   termine
  necessario  per potere apprezzare un emendamento che ancora  non  è
  distribuito  e poter svolgere in maniera corretta e trasparente  la
  nostra attività di parlamentari.

   PRESIDENTE.  Sul Regolamento mi pronuncio io, non è  una  semplice
  riscrittura.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   Onorevoli  colleghi,  pure  gli Uffici adesso  stanno  apprezzando
  questo emendamento sostitutivo
   E'  chiaro  che un emendamento sostitutivo arrivato appena  adesso
  necessita di una riflessione anche da parte degli Uffici.
   Per cui se c'è un po' di cortesia da parte di tutti per evitare di
  andare  avanti  alla  cieca,  mi  sembra  opportuno  nell'interesse
  generale di tutti.
   Vediamo la determinazione da prendere, dopo avere sentito  un  po'
  l'Aula.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi  rendo  conto,
  visto  il  cammino  pregresso di questa norma in Commissione  e  in
  Aula,  che  l'approdo naturale non poteva essere  che  il  4  marzo
  martedì per l'ultimo colpo di scena.
   L'abbiamo, come dire, constatato che tenendo fede a quello  che  è
  stato  l'iter di tutta questa riforma anche oggi, ultimo giorno  di
  carnevale, si è arrivati con un'altra.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Potrei intervenire per  fatto
  personale sui riferimenti carnevaleschi

   FORMICA. Presidente Crocetta,  mi spiego meglio: si tratta  di  un
  provvedimento di legge che ha subito, nel corso dell'esame,  almeno
  venti riproposizioni,  venti cambiamenti in corso d'opera
   Per  non  di  meno Presidente Ardizzone a norma di Regolamento  la
  prego,  vogliamo  la sua attenzione, perché la  decisione  la  deve
  prendere  lei  e non certamente un capo gruppo, ne il  governo,  ne
  altri.
   A  norma  del regolamento, le chiedo che venga concesso ai  gruppi
  parlamentari  e a tutti i deputati la possibilità di  esaminare  la
  riscrittura con i tempi previsti dal Regolamento stesso al fine  di
  avere  cognizione  esatta  di ciò che si  sta  proponendo  e  delle
  eventuali  modifiche  ed emendamenti che si intendono  apportare  a
  norma   stretto  di  Regolamento,  Presidente,  non  possiamo   più
  continuare a colpi di mano.
   Presidente,  intendo avere la sua attenzione e  le  sto  chiedendo
  formalmente il rispetto del Regolamento.
   Noi dobbiamo essere in grado, a norma di Regolamento, di esaminare
  la  riscrittura  e di presentare eventualmente gli emendamenti  che
  crediamo più opportuni.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato  con
  molta  attenzione  le  parole  del  Governatore  e  ho  cercato  di
  interpretare  passo  dopo  passo  quali  erano,  quali  fossero  le
  intenzioni   e   cosa  effettivamente  si  celava   dietro   quella
  riscrittura.
   Devo  dirvi colleghi che non mi sono distratto, ho provato  a  non
  distrarmi, magari come qualcuno ha fatto, ma ahimè non ho  compreso
  quale  fosse  il senso nei termini così come è stato rappresentato,
  non  ho  intravisto alcun principio attraverso il  quale  potessero
  essere  anche lontanamente toccati quei temi che sono stati esposti
  dall'opposizioni,    proposte   in   maniera   non    assolutamente
  strumentale,    facendo    riferimento   alla    questione    della
  razionalizzazione,   facendo   riferimento   alla   questione   del
  proliferare dei liberi consorzi e comuni, facendo riferimento  alla
  questione legata ai dipendenti che è stato il filo conduttore degli
  interventi che abbiamo fatto fino a questo momento.
   Presidente,  considerato  che non sono stato  distratto,  io  vado
  oltre  la  richiesta  dei colleghi, evidentemente  sulla  questione
  legata  ai  dipendenti,  che  è  stato  il  filo  conduttore  degli
  interventi  che  abbiamo  fatto in questo momento,  fino  a  questo
  momento, perché da qui a stasera ce  ne sarà di tempo per discutere
  sulla mancata applicazione di meccanismi di tutela ed entreremo nel
  merito  della  questione  dei  dipendenti  delle  province,   nella
  questione dei dipendenti delle partecipate delle province e ci sarà
  modo  di  inchiodare a delle responsabilità precise, ci  sarà  modo
  Presidente  Crocetta,  così  come lei chiedeva  prima  di  ricevere
  ascolto  da parte dell'Assemblea, ovviamente Presidente, Presidente
  se  il  Governatore è in Aula, se anche lui volesse dare ascolto  a
  quello che i deputati hanno da dire al Presidente Crocetta che  non
  ascolta   quello  che  l'Aula  dice  al  Presidente  Crocetta,   al
  Presidente Crocetta, al Presidente Crocetta

   PRESIDENTE.  Lei  si deve rivolgere al Presidente  dell'Assemblea,
  non è un dialogo tra lei ed il Presidente Crocetta.

   FIGUCCIA. Signor Presidente, volevo dire che su questi temi avremo
  modo  di  parlarne  durante  la seduta,  mentre  a  lei  Presidente
  dell'Assemblea formalmente chiedo, con un richiamo al  Regolamento,
  non  soltanto di dare spazio ai gruppi parlamentari di approfondire
  questa  vicenda,  ma  soprattutto le  chiedo,  visto  che  è  stata
  puntualmente  bypassata la Commissione rispetto ai temi  di  questa
  riforma,  visto  che ci troviamo di fronte ad una riscrittura,  non
  soltanto che vengano dati tempi giusti per presentare eventuali sub
  emendamenti,  ma venga data alla Commissione tempo, modo  e  spazio
  per approfondire questa riscrittura, perché Presidente noi ci siamo
  allontanati  da quel testo, che aveva trovato ampia condivisione  e
  che   ad  esempio  sulla  questione  dei  dipendenti  aveva   fatto
  chiarezza.
   Quindi,  signor  Presidente, le chiedo formalmente,  a  norma  del
  Regolamento, di dare spazio ai gruppi parlamentari di riunirsi,  ai
  singoli parlamentari di presentare i sub emendamenti e le chiedo di
  fare  in modo che il testo possa ritornare in Commissione per avere
  i giusti approfondimenti.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, è convocata  la  Conferenza  dei
  Presidenti  dei gruppi parlamentari  per decidere il  proseguo  dei
  lavori.

      (La seduta è sospesa alle 17.53, è ripresa alle ore 19.03)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


     Comunicazione dell'esito della Conferenza dei Presidenti dei
                          Gruppi parlamentari

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico  che  si  è  tenuta  una
  Conferenza  dei Capigruppo e penso che i rispettivi  capigruppo  vi
  abbiano  riferito - almeno mi auguro - l'esito della decisione,  un
  po' complessa, comunque una decisione è stata presa: andremo avanti
  con i lavori questa sera, almeno per approvare o meglio per mettere
  in   votazione   -  per  carità  -  l'articolo  7,   che   riguarda
  l'istituzione  delle  Città metropolitane,  come  le  definisce  la
  denominazione.
   C'era  un emendamento sostitutivo del Governo, sostanzialmente  di
  riscrittura,  che avrebbe creato dei problemi, se  non  proprio  un
  dubbio di ammissibilità e già mi erano stati chiesti i termini  per
  la presentazione di eventuali subemendamenti.
   Considerato   che  nel  merito,  comunque,  vi  sono   già   degli
  emendamenti  che  sono  già  stati presentati  e  fanno  parte  del
  fascicolo, e mi riferisco alla questione - lo dico per chi  non  ha
  partecipato  ai  lavori della  Conferenza dei  Capigruppo  -  della
  dimensione che deve avere la Città metropolitana.
   L'emendamento  del  Governo  prevedeva  di  estendere   la   città
  metropolitana a quei comuni che già sono stati individuati  con  un
  decreto  del 1995 e che costituivano la vecchia area metropolitana,
  sostanzialmente.
   Al  riguardo,  comunico che sono stati presentati due  emendamenti
  con  tale  contenuto, e sono il 7.52 e il 7.45. Il primo,  a  firma
  degli onorevoli Germanà, D'Asero, Alongi, Cascio Francesco, Fontana
  e  Vinciullo;  il  secondo, a firma degli  onorevoli  Picciolo,  Lo
  Giudice  Salvatore,  Tamajo,  Greco  Marcello  e  Forzese.  Avremmo
  convenuto, anche se c'è ancora una questione

   IOPPOLO.  Signor  Presidente, c'è un emendamento del  Governo  che
  l'Aula ancora non conosce.

   PRESIDENTE.  L'emendamento del Governo  non  è  stato  distribuito
  perché  stasera  non  sarà in trattazione.  Forse  non  sono  stato
  sufficientemente  chiaro.  Saranno  in  trattazione  soltanto   gli
  emendamenti  che  fanno  parte  del  fascicolo.  L'emendamento  del
  Governo adesso non è in trattazione.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                        Sull'ordine dei lavori

   IOPPOLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.  Signor Presidente, non l'abbia a male, manca il Governo,
  se  lei  ritiene  di potere andare avanti con i nostri  lavori   in
  assenza del Governo, Presidente, credo non si possa fare.

   FALCONE. Aspettiamo che rientri il Governo, Presidente.
   IOPPOLO   Non  offendo  il Governo, onorevole  Falcone,  perché  è
  assente, il Governo si offende da solo.

   PRESIDENTE. Onorevole Ioppolo, considerato che lei mi sta  ponendo
  qualche   problema  procedurale,  la  invito  a   rivolgersi   alla
  Presidenza.

   IOPPOLO.  Signor Presidente, allora, vado avanti  anche  senza  la
  presenza del Governo che risulta insensibile sia alle questioni  di
  metodo che alle questioni di merito.
   Dicevo  che è stato presentato dal Governo, sotto i nostri  occhi,
  ad  inizio  di seduta, un emendamento di riscrittura  che  è  stato
  perfino spiegato, si fa per dire, dal Presidente della Regione.
   Adesso  apprendiamo che la Conferenza dei Capigruppo e  la  stessa
  Presidenza  da  lei  rappresentata,  ha  deciso  di  non   trattare
  l'emendamento  di  riscrittura, l'ennesima  riscrittura  presentata
  oggi dal Governo e di proseguire i nostri lavori con la trattazione
  dell'articolo  7.  Aggiunge la Presidenza che  due  emendamenti  di
  merito  sostanzialmente sono analoghi alla riscrittura o  simili  o
  uguali alla riscrittura del Governo.
   Al  fine  dunque di potere verificare, di confrontare i testi,  le
  chiedo,  signor Presidente, l'Aula ha il diritto o no di  conoscere
  l'emendamento  che  è stato presentato, sotto i propri  occhi,  dal
  Governo   ad   apertura  di  seduta,  e  che  è   stato   l'oggetto
  dell'intervento  esplicativo del Presidente  della  Regione?  Anche
  solo  per  averne conoscenza  Non mi pare che l'Aula  possa  essere
  trattata  in  maniera  tale  da non metterla  a  conoscenza  di  un
  emendamento che è stato presentato dal Governo

   PRESIDENTE.  Onorevole  Ioppolo, spero di essere  chiaro.  Lei  ha
  correttamente  posto un problema, però, se avesse ascoltato  quanto
  io  ho  detto - ma sicuramente non sono stato chiaro -  il  Governo
  aveva  presentato  non  uno  ma più emendamenti  sostitutivi  e  di
  riscrittura.
     I deputati sono intervenuti correttamente, credo anche lei,  per
  evidenziare, legittimamente, che avevano bisogno ventiquattro ore o
  anche di più o di meno, non so, di un termine per l'esame di questi
  emendamenti di riscrittura.
   Questo  non  è  obiettivamente possibile.  Ho  ritenuto  opportuno
  indire  una Conferenza dei Capigruppo in cui ognuno ha espresso  le
  proprie posizioni.
   L'emendamento   del  Governo,  sostanzialmente,  siccome   non   è
  ammissibile  - ho chiesto ai Capigruppo anche per evitare  problemi
  procedurali - di non farne oggetto di trattazione in quest'Aula,  e
  che   riguardava l'estensione della città metropolitana che  doveva
  coincidere  con  la vecchia area metropolitana.  Ci  sono  già  due
  emendamenti di questo contenuto. Sono anche più ampi, ma provvederò
  a  stralciare  una  parte  e rinviarla all'articolo  8,  magari  da
  trattare possibilmente domani.
   C'era  un altro problema politico aperto - che è bene dire  e  che
  sicuramente uscirà adesso fuori dal dibattito così come c'è  stato,
  in   sintesi,   in  Conferenza  dei  Capigruppo  -  se   la   città
  metropolitana  rappresenterebbe una fictio iuris di  un  consorzio,
  oppure  una città metropolitana con suoi poteri che sono differenti
  dal  consorzio,  ognuno di noi può avere una  propria  opinione  su
  questo. E' intervenuto il Presidente Cracolici, ognuno, durante  il
  dibattito  che  si aprirà, avrà possibilità di dire  la  propria  e
  votare a favore o contro. Si tratta di questo.
   Pertanto, proceduralmente andremo avanti secondo gli emendamenti e
  secondo  il programma che c'eravamo dati. E' chiaro che, una  volta
  posto  in votazione l'articolo 7, sospenderò i lavori - considerato
  che sono stati presentati una serie di emendamenti all'articolo 8 e
  9  -  perché c'è un problema di coordinamento con gli articoli  che
  abbiamo  già  approvato per dare la possibilità agli uffici  di  un
  confronto e per rendere, quanto possibile, questa materia omogenea.
   In  questo  momento, per precisione, sto ricevendo gli emendamenti
  del  Governo  e  non  li  sto distribuendo perché  dovrò  fare  una
  valutazione circa la loro ammissibilità o meno.

   istituzione liberi consorzi comunali e città metropolitane

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


    Seguito della discussione del disegno di legge  Istituzione dei
                       liberi consorzi comunali
   e delle Città metropolitane  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-
                           183-219-226-268-
                    474-542-543-546-613-638-662/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al secondo punto dell'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede  col  seguito della discussione del disegno  di  legge
   Istituzione   dei   liberi  consorzi  comunali   e   delle   Città
  metropolitane  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-
  474-542-543-546-613-638-662/A), posto al numero 1).
   Invito   i   componenti  la  I  Commissione   a   prendere   posto
  nell'apposito banco.

   MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE . Ne ha facoltà.

   MILAZZO  Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  stiamo
  trattando  una  norma su cui non è ben chiaro cosa  ne  faremo  del
  personale delle vecchie Province; stiamo trattando una norma  sulla
  quale  non è chiara la compensazione che farete sugli altri  Comuni
  capoluogo, ovvero vi state concentrando - e ve lo dico da cittadino
  e   consigliere  comunale  della  città  di  Palermo  -,  però  con
  l'orgoglio di essere siciliano, vi dico che stiamo perdendo,  state
  perdendo troppo tempo sulle città metropolitane e state trascurando
  tutta  la  parte  rimanente della Sicilia, che è  una  Sicilia  che
  state,  non  so  se  in  modo  cosciente  o  in  modo  incosciente,
  abbandonando  a  se  stessa. State studiando  una  riscrittura  per
  mantenere  questo accordo con il Movimento 5 Stelle  -  diciamocelo
  chiaro signor Presidente
     Non è un attacco che faccio alle Città metropolitane, perché non
  colgo  quale  ne  sia  la strategicità, dei trasferimenti  che  può
  attirare,  no  Ce l'ho ben chiara, signor Presidente, però  bisogna
  riconoscere una cosa: lo spirito della creazione di una vera  Città
  metropolitana si è perso nei contenuti e nella strategia.
   Io  andrei  in  giro per capire se l'Assemblea è riuscita  a  fare
  trasparire all'esterno quello che stiamo facendo: la confusione più
  totale, non lo sappiamo nemmeno noi cosa stiamo approvando.
   Ora  stiamo  ritornando ad una nuova formula che introduce  sì  la
  Città  metropolitana,  ma  con  i  perimetri  della  vecchia   area
  metropolitana, una minestra riscaldata in salsa di questo Governo.
   Lo dico chiaro, e lo stavo chiedendo poco prima della sospensione,
  con  ansia  vorrò ascoltare il presidente Cracolici. Io non  voglio
  ascoltare il Governo, voglio ascoltare il presidente Cracolici che,
  nella   sua   veste   di   presidente  della   Commissione   Affari
  istituzionali, dovrebbe essere l'avvocato dell'Assemblea. Lo sapete
  perché dico l'avvocato dell'Assemblea? Perché non oso pensare se il
  Commissario dello Stato impugnerà anche qualche articolo di  questa
  norma.  Non  oso  pensarla  questa cosa,  possiamo  scappare  e  ci
  possiamo dimettere tutti, ci possiamo dimettere tutti perché stiamo
  consentendo, con un accordo schizofrenico - io punto su  questo  il
  mio  intervento - con il Movimento 5 Stelle, che ha  presentato  la
  mozione di sfiducia al Presidente della Regione.
   Sono più coerente io che arrivo qui e, di volta in volta, analizzo
  le  cose  per  come stanno, per come sono scritte e per  come  sono
  rappresentate.
   Certamente  non  posso accettare, non posso  accettarlo  sotto  il
  profilo  politico e sotto il profilo istituzionale, che si  consumi
  questo  accordo,  perché  è là dove gira  questo  emendamento,  per
  mantenere  l'accordo con il Movimento 5 Stelle, che ha  presentato,
  certamente, la mozione di sfiducia, oggi si conferma, così come  in
  Commissione  Affari  istituzionali  -  niente  di  personale  -  la
  stampella  su  questa  norma, e lo vedremo di  qui  a  poco,  salvo
  smentite, a meno che il capogruppo del Movimento 5 Stelle non me lo
  spieghi.  E  sarò  ben  lieto,  con tanta  umiltà,  di  ascoltarlo.
  Sosterranno  questa  norma, questo obbrobrio   E  vorrei  ricordare
  all'Aula   che  si  è  arrivati  a  questo  escamotage  di   questo
  strafalcione  di  emendamento  che  si  vuole  proporre  perché  il
  Movimento  5 Stelle ha azzoppato una parte dell'articolo precedente
  che elimina le Città metropolitane.
   È  un'Assemblea che viaggia a schizofrenia, in base agli umori  di
  un Gruppo parlamentare che prima sega la riforma, ora ritorniamo ad
  accontentarli se riscriviamo la norma in un altro modo,  perché  se
  facciamo  le  Città metropolitane ed istituiamo  i  super  sindaci,
  giustamente, non sta bene e, allora, si tenta di fare una cosa  più
  mitigata:  non  ci  sono i super sindaci,  si  fa  un  mega  libero
  consorzio, che chiameremo città metropolitana, perché nel  caso  di
  Palermo,  mi hanno spiegato, che si andrà da Partinico  a  Termini,
  quindi,  i  grossi  comuni saranno inglobati là, i  piccoli  comuni
  moriranno  loro stesso. Il quesito, però, che mi pongo, e concludo,
  ma  non  per fare terrorismo, perché il punto, a questo  punto,  si
  deve porre. Cosa faremo noi delle partecipate della provincia? Cosa
  faremo  del personale della provincia, dove andrà?  E non lo voglio
  spiegato  dal  Presidente della Regione,  lo  voglio  spiegato  dal
  Presidente della Commissione.

   ASSENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi,  volevo
  porre   un   problema  pregiudiziale,  o  meglio,   una   questione
  procedurale, signor Presidente.
   Ritengo  che  noi, come Assemblea regionale siciliana,  oggi,  non
  possiamo, assolutamente, porre in discussione gli articoli 7,  8  e
  9,  perché la bocciatura dell'articolo 1 o di quel comma,  preclude
  che  l'Assemblea  possa,  oggi, intestarsi questa  discussione  sul
  funzionamento di queste fantomatiche città metropolitane, così come
  sono  diventate nell'evolversi dei vari emendamenti succedutisi  ad
  horas.
   Caro  Presidente,  lei  mi  dovrebbe spiegare  come  noi  possiamo
  affrontare  la  discussione dell'articolo  7,  che  inizia  con  la
  denominazione delle città, quando abbiamo, a maggioranza, approvato
  la soppressione dell'istituzione delle città.
   Mi  dovete spiegare, come dobbiamo parlare dell'organizzazione  di
  queste  città, del funzionamento di queste città, delle adesioni  o
  delle fuoriuscite da queste città metropolitane, quando, l'articolo
  1,  signor  Presidente, vorrei che lei ed i signori  rappresentanti
  degli  uffici mi seguiste, dettava letteralmente l'inciso:  Ciascun
  libero  consorzio  comunale, composto dai comuni appartenenti  alle
  corrispondenti province regionali, fatta eccezione per i comuni  di
  Palermo,  Catania  e  Messina, istituiti in  città  metropolitane .
  L'articolo  che istituiva le città metropolitane, è  l'articolo  1,
  comma   2,   con  quell'inciso.  Questo  inciso  è  stato  abrogato
  dall'Assemblea accogliendo due emendamenti, di cui uno recava, come
  primo  firmatario, la mia firma. Le città metropolitane, in  questo
  disegno  di  legge, sono state già estrapolate, con buona  pace  di
  tutti  i  soggetti interessati che vogliono sostenere  qualcosa  di
  diverso.
   L'articolo  7  che, oggi, vorremmo discutere, ma  che,  la  prego,
  signor  Presidente,  con lo stesso richiamo  all'articolo  111  del
  nostro  Regolamento,  lei non può porre più in discussione,  perché
  andrebbe contro, in contrasto con una pronuncia dell'Assemblea, già
  verificatasi nelle giornate precedenti.
   L'articolo 7 così recita:  I comuni di Palermo, Catania e  Messina
  assumono  la denominazione. etc  . Lei non può venire a dire,  così
  come  gli uffici non mi possono sostenere che un articolo che parla
  di  denominazione,  di organismi, la cui istituzione  è  già  stata
  preclusa   dall'approvazione   di   quell'emendamento,   che    era
  soppressivo    Noi  non  possiamo  ancora  tornare  sull'argomento,
  sarebbe  una  grave  violazione delle nostre  norme  regolamentari,
  oltre  a  costituire  un  vulnus,  comunque,  insuperabile  per  la
  prosecuzione dei lavori e per la promulgazione della legge.
   Qualora  la decisione di questi uffici, cosa che io non mi auguro,
  che   ritengo   quasi  impossibile  alla  luce  di   una   corretta
  applicazione  delle norme regolamentari di ciò che  è  avvenuto  in
  precedenza,  dovesse,  invece, ritenere che  dobbiamo  entrare  nel
  merito, evidentemente, mi riservo di intervenire sull'articolo 7 in
  sede di discussione generale.

   PRESIDENTE. Onorevole Assenza, siamo più volte ritornati su questo
  argomento. Questa Aula - e quindi anche lei ma non so se a favore o
  contro -  ha votato l'articolo 1.
   Al comma 6 leggo testualmente:  Nelle more dell'approvazione della
  legge  di cui all'articolo 2, i liberi consorzi comunali continuano
  ad  esercitare le funzioni già attribuite alle province.  I  liberi
  consorzi di Palermo, Catania e Messina, continuano ad esercitare le
  funzioni   già  attribuite  alle  province  regionali   anche   con
  riferimento alle rispettive città metropolitane .
   Quindi,  un riferimento evidente alle città metropolitane  esiste.
  Questo  discorso  è  stato chiarito e abbiamo convenuto  di  andare
  avanti  e  di  trattare  la  questione  espressamente  sulle  città
  metropolitane con riferimento all'articolo 7.
     Non credo quindi di dover tornare sull'argomento. Se si vogliono
  bocciare  le  città  metropolitane  -  nella  malaugurata   ipotesi
  aggiungo io, per carità, mi posso consentire anche di esprimere  un
  mio  giudizio  anche  se  sono il Presidente  dell'Assemblea  -  si
  dovrebbe votare contro l'articolo 7. Per altro, ci sono ancora  gli
  emendamenti soppressivi, mi ricordano gli Uffici.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che gli onorevoli Picciolo e Federico  hanno
  chiesto congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

   istituzione liberi consorzi comunali e città metropolitane

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


    Riprende il seguito della discussione del disegno di legge 642

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor  Presidente,  signor  Presidente  della  Regione,
  signori  Assessori, onorevoli colleghi, avevo sollevato in  apertura
  di questa seduta un problema che, ribadisco, non essere secondario e
  cioè  la  necessità per l'Assemblea regionale di comprendere appieno
  quale  fosse il tenore della riscrittura dell'articolo 7 per  potere
  da  parte  nostra, gruppo parlamentare di opposizione, esprimere  al
  meglio  il  nostro convincimento e dare quel contributo  che  stiamo
  cercando di dare a questo disegno di legge.
   Non  sempre  però compresi nel nostro intendimento,  costruttivo  e
  mai strumentale, dal Governo e dai deputati della maggioranza.
   E  tuttavia,  anche su quanto è venuto fuori dalla  Conferenza  dei
  capigruppo,  credo di dovere esprimere un punto di vista  che  è  un
  punto  di vista mio, ma è il punto di vista del Gruppo che mi  onoro
  di  rappresentare. Aver posto un freno alla ulteriore riscrittura da
  parte  della  Presidenza  dell'Assemblea,  credo  sia  soltanto   il
  rispetto di un principio regolamentare e di questo, e per questo, io
  ringrazio il Presidente Ardizzone.
   E   tuttavia,  voler  fare  riferimento,  così  come  si  fa  nella
  riscrittura  dell'articolo  7, alla parte iniziale  dell'emendamento
  7.52, a firma degli onorevoli Germanà, D'Asero, Alongi ed altri, per
  me  -  ed  è  questa la mia personalissima interpretazione,   ma  la
  consegno  non  tanto  e  non  sotanto all'Aula,  ma  soprattutto  ai
  siciliani  che vivono nelle città di Palermo, Catania  e  Messina  -
  potrebbe finire per essere un rimedio peggiore del male.
   In  realtà,  infatti,  la  prima parte di  questo  emendamento  che
  potrebbe   diventare   norma,  così  essendo  l'intendimento   della
  maggioranza  uscita dalla Conferenza dei capigruppo alla  quale  noi
  non  ci opponiamo strumentalmente, Presidente Ardizzone e Presidente
  Crocetta, ma accetteremo il verdetto dell'Aula, recita testualmente:
   In  sede  di prima applicazione della presente legge, il territorio
  delle   città   metropolitane  coincide  con   quello   delle   aree
  metropolitane  individuate con decreto del Presidente della  Regione
  legge 10 agosto 1995 e dei rispettivi Comuni .
   Ebbene,  giusto  che i siciliani sappiano che se  dovesse  passare
  questa  riformulazione, noi finiremmo - ed è questo il mio  fondato
  timore  che  rassegno alla Presidenza della Regione perché  ci  dia
  argomentazioni per convincerci del contrario, perché è  giusto  che
  le  argomentazioni siano sottoposte al vaglio del  Parlamento  e  -
  perché no - fatte proprie.
   Il mio timore, non credo infondato, è che noi, approvando la prima
  parte  dell'articolo 7, finiremmo per eliminare definitivamente  da
  questo  disegno  di  legge  le città metropolitane,  in  quanto  il
  riferimento normativo, che non è soltanto nominale, diventa preciso
  perché indicante una norma di attuazione, che ha istituito le  aree
  metropolitane, e che è appunto la legge del 1995.
   Quindi,  finiremmo  per fare cosa diversa rispetto  a  quello  che
  volevamo  fare  con  l'istituzione delle città  metropolitane.  Non
  soltanto  sotto  il  profilo geografico e della  formazione  stessa
  delle  aree metropolitane, ma soprattutto per un fatto assai  grave
  che  io  temo e ho il dovere di rappresentare, e cioè che  la  vera
  sfida  che era quella dell'attrazione dei fondi europei che  poteva
  svilupparsi  e realizzarsi esclusivamente con le istituzioni  delle
  città  metropolitane,  venendo  meno   ciò  perché  così  le  città
  metropolitane vengono meno, saranno edulcorate, annacquate,  in  un
  concetto diverso peraltro dalla norma rappresentata dalla legge del
  1995  delle  aree metropolitane, noi finiremmo per  perdere  quella
  sfida  e  finiremmo, di fatto, per stravolgere la ratio stessa  che
  voleva  fortemente  accorpare ad una legge  -  che  avrebbe  dovuto
  inizialmente  riguardare soltanto i liberi consorzi  dei  Comuni  -
  anche le città metropolitane.
   La  finalità era quella di istituirle subito. E approvando  questo
  emendamento  così non sarà, perché istituendole subito  si  poteva,
  appunto,  soltanto in questo modo partecipare alla  possibilità  di
  erogazioni di fondi europei per città e per consorzi che certamente
  non vivono nell'agiatezza, per cittadini che vivono bisogni reali e
  importanti, come i cittadini delle città metropolitane di  Palermo,
  Catania e Messina.
   Il  mio  è  un timore, un timore reale, non un timore gridato,  un
  timore  che  io  rassegno all'Aula, perché credo  che  bisognerebbe
  avere  il  coraggio - e lo dico alla maggioranza che è responsabile
  certamente più di noi opposizione responsabile - di dire  di  avere
  affossato  quella parte dell'articolo 1, che come correttamente  ha
  detto  il  collega  Assenza, di fatto, già estrapolando  da  questo
  disegno  di legge le città metropolitane, abbiate il coraggio  come
  maggioranza di dire quello che io penso e dico: e cioè  che  questa
  legge  la salviamo soltanto se abbiamo il coraggio di rinviarla  in
  Commissione,  perché  solo lì sarà possibile ripescare  l'incidente
  dell'articolo 1 ed istituire fin da subito le città metropolitane.
   Tutte  le  altre soluzioni che noi - ribadisco - non contesteremo,
  ma  prenderemo atto di quello che l'Aula delibererà, sono e saranno
  pannicelli  caldi, che rischiano di essere soluzioni  peggiori  del
  male
   Rispetto a questo e rispetto a quanto gli Uffici ci hanno detto in
  Conferenza   dei   capigruppo   circa   i   rischi   concreti   che
  un'approvazione di un emendamento siffatto può determinare: e  cioè
  ben  che  vada la istituzione delle aree metropolitane  insieme  ai
  liberi consorzi dei Comuni forse fra sei mesi o forse tra un  anno,
  significa  che  saremo stati qui, ormai oltre da un mese  per  fare
  qualcosa  che  non  era  quello per cui c'eravamo  battuti  e  cioè
  l'istituzione  di  questo  disegno di legge  e,  quindi,  significa
  ancora  una volta aver preparato qualcosa, avendo finito per  farne
  un'altra.
   Temo  che la soluzione sia peggiore del male, spero di sbagliarmi,
  ma  se  così non dovesse essere non vorrei ancora una volta  essere
  stato  buon  profeta,  perché  a  pagare  non  sarebbe  l'Assemblea
  regionale,  caro  onorevole Milazzo, che già ha i  suoi  ben  buoni
  problemi di credibilità, sarebbe tutta la cittadinanza siciliana  a
  partire  da  quei  cittadini che a Palermo, Catania  e  Messina  in
  questo  momento  soffrono  e aspettano risposte  semmai  da  questa
  Assemblea regionale.
   CROCETTA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,   Presidente   della  Regione.   Onorevole   Presidente,
  onorevoli  deputati, intervengo adesso per evitare di ritornare  su
  questioni che, invece, sono molto chiare.
   Il  contenuto  dell'articolo  7 è completamente  differente  dalla
  parte  dell'articolo 1 che è stato eliminato dal testo, perché  qui
  si  fa  riferimento alle aree metropolitane, all'area  della  città
  metropolitana  che  costituisce  insieme  la  città  metropolitana,
  mentre la parte cassata dell'articolo 1 faceva riferimento al fatto
  che  le  città  di  Palermo, Catania e Messina venivano  denominate
  città   metropolitane,  perché  dire  che  un  insieme   di   città
  costituiscono la città metropolitana non è la stessa cosa dire  che
  la città metropolitana è costituita, invece, da un'area.
   Il  contenuto è completamente più largo, è vero include  anche  la
  città di Palermo, ma la stessa o qualsiasi altra città teoricamente
  hanno il diritto di uscire entro sei mesi.
   Non  è vero che non ci sono effetti immediati o che non permettono
  di  intercettare  i fondi europei, perché la presentazione  formale
  del  PON,  riguardante  le  città  metropolitane,  è  prevista  per
  l'ultimo trimestre del 2014, mentre la legge prevede che entro  sei
  mesi viene definito il percorso delle città metropolitane.
   Quindi,  se l'approviamo adesso, a settembre saremmo in condizioni
  di avere concluso il procedimento e questo non impedisce, se questo
  lo fanno prima, ai comuni che fanno parte della città metropolitana
  di  predisporsi ai bandi già sin da adesso che verranno predisposti
  nel settembre del 2014.
   Mi  sono informato onorevole Cordaro, perché lei mi aveva posto il
  problema  in  Commissione,  proprio per  rispondere  a  questa  sua
  questione, quindi, credo che questo dubbio può essere risolto.
   Non  vedo alcuna difficoltà nel costituire, in prima applicazione,
  tenendo  presente che la fuoriuscita è molto semplice,  è  prevista
  una semplice delibera di consiglio comunale a maggioranza semplice,
  quindi nessun comune, nessuna città è obbligata a farvi parte.
   La  città  metropolitana, nel disegno di  legge  del  Governo  già
  approvato  in  uno  dei  rami  del  Parlamento,  prevede  tutto  il
  territorio  e  l'intera provincia, quindi, se questo  non   dovesse
  essere  valido per la città, per il territorio del libero consorzio
  che  assume la forma della città, non sarebbe valido anche per   il
  resto  dell'Italia, quindi, laddove in Sicilia  non  sono  previste
  nello  Statuto le province, ma sono previsti i liberi consorzi  dei
  comuni, che corrispondono a quello che in Italia sono le province.
   Quindi,   non   esiste   alcuna   motivazione   formale   rispetto
  all'opposizione  a  questo articolo che  manifesta  la  volontà  di
  istituire le città metropolitane, non ci sono, a meno di non volere
  per  forza  auto  rovinarla perché siamo i peggiori  propagandisti,
  perché questo sarebbe un successo del Parlamento, nè tanto meno  si
  può  dividere  su  questa questione, la vostra area  politica  l'ha
  bocciato,   la  vostra maggioranza, ma  non abbiamo  detto  che  le
  riforme istituzionali si fanno insieme?
   Tutti  dicono  che sono favorevoli alle città metropolitane,  però
  non siamo d'accordo su questa virgola, su questo comma; un testo di
  legge  è  frutto di un compromesso, sempre, è frutto di una miriade
  di  compromessi, che si riferiscono ai gruppi, si riferiscono  alle
  singole volontà.
   Il  Governo con questo testo, con questa riscrittura non ha  fatto
  altro  che accogliere tecnicamente le osservazioni che sono  venute
  da più gruppi parlamentari.
   Ogni  gruppo parlamentare può dire, legittimamente, che non  è  la
  propria legge, ma quando si vuole esprimere una maggioranza nessuno
  può rivendicare totalmente la propria legge, neppure il Governo che
  presenta, perché fa un'azione e accoglie le istanze, né tanto  meno
  le  numerose riscritture, ma queste tengono conto delle  difficoltà
  politiche  esistenti e se guardate bene questo  era  il  testo  che
  abbiamo presentato ad aprile, cosa cambia rispetto a questo testo?
   La  riscrittura tecnica degli articoli consequenziali che ci  sono
  successivamente;   né   vale  la pena di sottolineare  il  dissenso
  rispetto  alle  modalità di elezione, perché la lettura  consortile
  poi  determina alcune conseguenze,  perché c'è una questione  anche
  tecnica.
   Gli articoli che riguardano le modalità di elezione sono contenuti
  nella  riscrittura  dell'articolo 8 ed è lì  che  va  eventualmente
  fatta  la  battaglia sulle modalità di elezione, perché se  io  non
  sono  d'accordo sulle modalità di elezione, ma sono d'accordo sulle
  città metropolitane, intanto le voto, poi lo discutiamo dopo quando
  si esamina l'articolo.
   Questa  è la fase in cui la volontà politica, ripeto, si manifesta
  nel  volere  istituire,  considerato che non  c'è  nessun  ritardo,
  nessun   problema,  ma  c'è  soltanto  un  percorso  che   sancisce
  l'autonomia dei comuni e la democrazia.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il  Nuovo  Centro
  Destra  nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi Parlamentari  ha
  dato  mandato  al Presidente dell'Assemblea di poter proseguire  un
  percorso  che,  con  la  verifica fatta con  gli  uffici,  potrebbe
  consentire  che l'obiettivo della istituzione o più che istituzione
  della  definizione delle aree metropolitane possa vedere un momento
  concreto di realizzazione.
   Sul  problema delle aree metropolitane e sulla questione che  vede
  una  nostra  particolare  attenzione,  lo  dimostra  il  fatto  che
  l'emendamento 7.52, primo firmatario l'onorevole Germanà e tutto il
  gruppo  del  Nuovo  Centro  Destra,  di  fatto  vedeva  come  poter
  definire,   in   questa   fase   di  prima   applicazione,   l'area
  metropolitana atteso che un criterio già sancito poteva sicuramente
  essere  quello della definizione dell'area metropolitana  vista,  a
  suo tempo, con il decreto del Presidente della Regione del 1995.
   Questo perché, convinti come siamo che comunque la definizione  di
  una realtà territoriale che vede, da una parte, il libero consorzio
  che,  in  fase  di prima istituzione, viene come area  territoriale
  vista per tutto il territorio della provincia e, quindi, la nascita
  poi di un secondo soggetto giuridico che deve essere definito da un
  perimetro  che, nella sostanza ,deve creare un momento di chiarezza
  e non di confusione.
   Il  percorso  vede  da  parte nostra una  azione  positiva  perché
  riteniamo  che si deve  prendere atto di quella che è  l'evoluzione
  reale della normativa locale, nazionale e comunitaria ed  in questo
  gli  obiettivi  della  strategia  dell'Europa  del  2014-2020  dove
  abbiamo  proprio le strategie territoriali integrate, in un momento
  in cui noi dobbiamo capire se attraverso questo processo di riforma
  si  definisce una realtà che ha meno poteri o una realtà che va  ad
  essere riempita di ulteriori contenuti.
   Questo  sarà  oggetto  di dibattito anche  in  momenti  successivi
  perché riteniamo che le competenze del territorio e, quindi,  della
  cosiddetta   area vasta  devono trovare anche riscontro  in  quelle
  che  sono  le reali possibilità, concrete di far sì che si realizzi
  un  obiettivo  qualificante per il territorio e non di  momenti  di
  ulteriore confusione.
   Il   principio  dell'investimento  territoriale  integrato  e  dei
  sistemi  territoriali strategici vengono ad essere i nuovi elementi
  sui  quali  si deve  cominciare un ragionamento, atteso che  in  un
  momento  successivo -  ritengo - si debba tornare sul  ragionamento
  per capire come si deve integrare il percorso fra piccoli comuni  e
  un  territorio in cui gli stessi comuni insistono e le nuove realtà
  che  nascono, se  la evoluzione normativa e i benefici non solo che
  la  comunità  può  concedere, ma anche quei  benefici  che  possono
  derivare  da  una  riorganizzazione dei  sistemi  territoriali  che
  portano a smontare una burocrazia che sta uccidendo forse più della
  mafia   e   dove  si  deve   trovare  un  sistema  fra  servizi   e
  semplificazioni  che  diventano per il  territorio  un  momento  di
  grande crescita.
   Questo  ragionamento è uno degli elementi, come abbiamo  in  altre
  occasioni  evidenziato, non una apertura a una posizione di  potere
  che non c'entra, ma una sfida sulle riforme.
   In  un  momento di crescita per l'aspetto normativo, che mi auguro
  trovi   anche   quell'apporto  dei  tecnici,  una  possibilità   di
  applicazione  più semplificata possibile, può essere questo  motivo
  di  crescita  di un sistema e una sfida sulle riforme e  noi  sulla
  sfida  sulle riforme non dobbiamo che misurarci e su questo ritengo
  che   si  possa  determinare,  nel  rispetto  delle  posizioni  che
  rappresentiamo,  un  momento di contributo verso  un  percorso  che
  faccia crescere la Sicilia.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo, secondo  il
  mio  modesto  avviso,  che  la norma si è  già  chiusa,  Presidente
  Crocetta,  per  le motivazioni che mi permetterò di esplicitare  da
  qui a qualche istante.
   Si è già chiusa perché, Presidente Ardizzone, lo voglio dire anche
  agli  uffici, abbiamo votato un articolo 1 e un articolo 2  il  cui
  dettato  è di chiusura dell'articolo 1 e lo voglio dire in  maniera
  molto chiara cercando di spiegare anche a chi oggi mi risulta avere
  cambiato atteggiamento, così come il collega Milazzo giustamente ha
  detto, ha annunciato, in merito ad una votazione precedente, quando
  con un voto inaspettato si bocciava parte dell'articolo 1.
   Quell'articolo che per la prima volta, per l'unica  volta,  signor
  Presidente,  faceva  riferimento ad  un  termine,  ad  una  parola:
  istituzione; cassato, con quel voto, quel termine non  risulta  più
  in  nessuna  parte  della  norma,  quel  termine  è  stato  cassato
  definitivamente.
   Quando  il  Presidente Cracolici, che dice di  essere,  Presidente
  Gucciardi,  un provetto studioso, a mio avviso, rischia  di  essere
  bocciato  -  come  quando  si  dimise dalla  Commissione   spending
  review   - secondo me,  in questa Commissione e dopo non potrà  che
  dimettersi,  nel  caso in cui, Presidente Ardizzone,  questa  norma
  venisse  cassata  o  impugnata  dal  Commissario  dello  Stato,   e
  spiegherò le ragioni.
   Si  è   votato un comma 2 dell'articolo 1 che recita testualmente:
   ciascuno  dei  9  liberi consorzi comunali è composto  dai  comuni
  appartenenti  agli stessi comuni della provincia  e,  quindi,  dice
  una  prima norma di principio. I consorzi, assessore Valenti,  sono
  9, non sono di più di 9.
   Al  comma  6  dello  stesso articolo 1  si  dice  che  nelle  more
  dell'approvazione  di  una legge e cosa dice  la  legge  che  viene
  richiamata  all'articolo  2, cosa parla, di  istituzione  di  nuovi
  consorzi?
   No   Dottore  Di Gregorio, l'articolo 2, al comma 4, dice  che  la
  legge  che  il  Governo  dovrà proporre entro  sei  mesi  a  questa
  Assemblea  ha  soltanto  un mandato ossia quello  di  ridefinire  i
  territori, non di istituire nuovi enti intermedi, l'ente intermedio
  è già stato istituito all'articolo 1, con il comma 2 e con il comma
  6,  laddove  si dice, come norma di chiusura, i liberi consorzi  di
  Palermo, Catania e Messina continuano ad esercitare le funzione già
  attribuite  alle  province  regionali  anche  con  riferimento   al
  territorio  delle  rispettive città ed è pleonastico  -  Presidente
  Ardizzone lei è un avvocato come me - , è una frase pleonastica .

   PRESIDENTE. Lei deve concludere il ragionamento.

   FALCONE.  Io  voglio continuare nel mio ragionamento questa  frase
  che  assolutamente non dice nulla, perché non può dire nulla perché
  manca  la  fonte  normativa  da  cui  eventualmente  l'articolo   7
  trarrebbe   ninfa  e  origine;  ecco  allora  perché  la  questione
  pregiudiziale    posta   con   determinazione    e   opportunamente
  dall'onorevole Assenza ha una sua legittimità, onorevole Ardizzone.
   Con  l'articolo  1  si è delimitato il numero  dei  consorzi,  con
  l'articolo 2 abbiamo dato mandato all'Assemblea di poter, entro sei
  mesi  proporre,  da parte del Governo una legge che  ridifenisce  i
  territori, basta, la legge si è chiusa qua.
   Mi  fa  piacere che il Presidente Ardizzone, giustamente,  non  ha
  voluto  introdurre un emendamento di riscrittura  che  avrebbe,  ex
  articolo 111 del Regolamento, introdotto materia su cui già  questo
  Parlamento si è espresso.
   Presidente  Ardizzone,  mi dispiace che lei si sia, in  conferenza
  dei  Presidenti dei gruppi parlamentari, non sottratto da un baglio
  che   lei,   in  altri  casi  e  in  altri  sedi,  ha  giustamente,
  legittimamente effettuato.
   Sapete cosa vogliono  fare, Presidente Musumeci lo dico a lei, non
  a  caso,  vogliono  riproporre l'emendamento Germanà,  Picciolo  ed
  altri e sapete cosa si dice con questo emendamento - ecco perché il
  Presidente   del   mio   collega  Milazzo  dovrebbe    approfondire
  determinate materie ed essere più cauto nelle sue argomentazioni  -
  si  vuole richiamare un DPR che fu impugnato dal sindaco Bianco nei
  confronti   del   Presidente  Musumeci,  allora  Presidente   della
  provincia.
   Il  TAR  di  Catania  rimise la questione alla Consulta  e  questa
  rispose,  Presidente Ardizzone, che non era un problema perché  non
  si  istituiva un altro ente intermedio, era infatti un  ente  senza
  organi, e non a caso allora, Presidente Formica, quando poco fa  il
  Presidente  Ardizzone ha chiesto chiarimenti  agli  uffici,  questi
  giustamente  in Conferenza hanno ribaltato la patata e hanno  detto
   no,   noi  chiediamo  chiarimenti  alla  politica,  al  presidente
  Ardizzone,  al  Governo  perché non ci abbiamo  più  capito  nulla,
  perché è diventano un ginepraio questa legge .
   Voi,  Movimento 5 Stelle,  come potete sostenere una norma  che  è
  palesemente illegittima o comunque scritta con i piedi  Qua c'è  un
  problema  lessicale. Qua c'è un problema di soggetto,  predicato  e
  complemento, sotto un profilo giuridico. Qua siamo alla pazzia. Qua
  per  portare  a  casa una norma stiamo facendo un  papocchio',  una
  babele giuridica.
   Vorrei  ricordare che, tra l'altro, l'articolo 7 denomina soltanto
  i comuni di Palermo, Catania e Messina, ma non dice altro; dice che
  si denomineranno Città metropolitane.
   Il  Governo   dice che queste città metropolitane, secondo  questo
  emendamento, dovranno essere valutate come quelle aree,  51  comuni
  della provincia di Messina, dell'area metropolitana di Messina;  27
  quella  di Catania e così via, ma  non abbiamo risolto il problema,
  Presidente Ardizzone, perché a  monte lei ha chiuso con  quel  voto
  d'Aula,   si  è  chiusa  la  possibilità  di  istituire  le   Città
  metropolitane che - vorrei ricordarlo - vennero introdotte  con  la
  riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001, ma poi il Governo
  nel  2009, con la delega sul federalismo fiscale, diede mandato  al
  Governo   nazionale  di  disciplinare,  entro   36   mesi,   questa
  l'istituzione delle città  metropolitane.
   Il  Governo  non  lo fece, introdusse successivamente  un  decreto
  legge  che è stato impugnato dinanzi la Consulta, che l'ha bocciato
  perché mancavano i caratteri di straordinarietà e di urgenza  della
  decretazione del decreto legge e, quindi,  nulla quaestio.
   Oggi c'è un nuovo disegno di legge di rango costituzionale, che  è
  cosiddetto  Del Rio , che porta il numero 1254 ed è stato approvato
  per  la  prima  volta  alla Camera dei Deputati,  dovrà  andare  al
  Senato,  poi dovrà ritornare e poi essere approvato definitivamente
  col procedimento rafforzato che non sto qua a spiegare.
   Tutto  ciò dice che le Città metropolitane coincidono con l'intera
  provincia  e   mi  fa piacere che il Presidente Crocetta  acceda  a
  questa  ed è già è un passo avanti, ma abbiamo contestato la  città
  metropolitana perché il nostro timore è che la concentrazione delle
  risorse   su   un'area  capoluogo  -  centrica   comporterebbe   un
  depauperamento e un impoverimento progressivo delle aree interne  e
  delle province che non sono città  metropolitane, a meno che - come
  dice  l'onorevole Bandiera,  cui do il benvenuto nel  Gruppo  -  si
  debba  trovare una compensazione per le aree non metropolitane  con
  una  norma,  con  un ordine del giorno, assessore  Valenti,  perché
  dobbiamo ridistribuire equamente il tutto.
   Non  siamo, a priori,  contrari,  vogliamo fare le cose in maniera
  ordinata, assessore Valenti.
   Per  quanto  ci  riguarda,  la norma,  la  legge  è  stata  chiusa
  all'articolo  6. E' stata chiusa e non va oltre per le  motivazioni
  che ho esplicitato.
   Poi  se  vogliamo  fare  dialogare la   città   metropolitana  con
  l'ordinamento  nazionale,  dobbiamo  allinearci  a  quello  che   è
  l'ordinamento nazionale, perché non possiamo dire politicamente che
  Forza Italia, qua in Sicilia, fa una cosa diversa rispetto a quello
  che fa Forza Italia a Roma.
   No,  noi   vogliamo  la  medesima  cosa  e  chiediamo  al  Governo
  regionale perché  vuole fare una cosa diversa rispetto a Roma.
   Mi  sorge  un  dubbio  - e mi dispiace che  non  sia  presente  il
  Presidente Crocetta -  che qualcuno nel Partito Democratico  voglia
  boicottare l'azione di governo del Presidente Crocetta. Lo dico  in
  maniera sincera, qualcuno si deve assumere le responsabilità
   Presidente  Ardizzone, lei ha difeso la sovranità e la legittimità
  legislativa  di  questo  Parlamento, se   malauguratamente  andrete
  avanti, se avrete i numeri - ci sono anche i grillini, figurarsi  -
  quella  norma a cui fa riferimento il mio collega, Giorgio Assenza,
  -   Crocetta-Giletti-Cancelleri' io  la  direi   Crocetta-Giletti',
  taglierei  la parola Cancelleri perché so come tu la  pensi,  e  ci
  metterei un'altra parolina - se questa norma, Presidente Ardizzone,
  verrà  impugnata, lei avrà una responsabilità notevolissima  perché
  ha  consentito  di andare oltre l'articolo 7,  8  e  9,   cioè  gli
  articoli   che   parlano  di  città  metropolitana  quando   questo
  Parlamento con una deliberazione chiara ha inteso non istituirle.
   Oggi  non  potete trovare un refuso con un emendamento, già  stato
  presentato  all'articolo 7 che aveva senso di  esistere  se  legato
  all'articolo 1 con quel comma che è stato cassato.
   Presidente Ardizzone, auguri  Continuate pure
   Noi  siamo  non  contrari  alle  città  metropolitane,   ma  siamo
  contrari all'idea di creare delle piccole aggregazioni territoriali
  che possano penalizzare altre.
   Siamo  favorevoli a una città metropolitana che guardi  all'intero
  territorio  provinciale senza penalizzare le aree che  non  saranno
  ritenute, denominate e istituite  metropolitane'.

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, le abbiamo consentito molti  minuti
  in  più  e  ha  fatto un intervento di un certo livello,  forse  su
  qualche  questione  di  carattere giuridico  è  andato  al  di  là,
  certamente  non  sarò io a dovere riprendere questo  discorso,   ma
  vorrei sottolineare una questione.
   Opportunamente   ha   richiamato   una   sentenza   della    Corte
  Costituzionale  degli  anni   96/97,  o  giù  di  lì,   che  faceva
  riferimento ad una contestazione sollevata dal Presidente  Musumeci
  nei   confronti  dell'allora  sindaco  di  Catania,   Bianco,   che
  riguardava la perimetrazione delle aree metropolitane - mi correggo
  al  contrario  -  ma lei stesso ha ricordato che successivamente  è
  intervenuto il legislatore nazionale, con la riforma del  Titolo  V
  della   Costituzione   e   all'articolo  14  introduce   quell'ente
  intermedio  che nel 1995 non c'era e, quindi, se noi istituiamo  le
  città  metropolitane, in questo momento, siamo in perfetta sintonia
  con la Costituzione.
   Per  quanto riguarda la questione di carattere procedurale da  lei
  evidenziata,  che  noi non potremmo trattare in questo  momento  il
  tema  delle  città metropolitane perché già cassate  dall'Aula,  di
  questo  obiettivamente mi meraviglio perché lei, onorevole Falcone,
  ha fatto riferimento a me e chissà quale delitto avremmo commesso
   Da  un  lato,  mi  dice che è favorevole alle città metropolitane,
  invito  allora quest'Aula a riparare ad un errore -  se  c'è  stato
  nell'articolo  1  - anche se devo ritenere che errore  non  ce  n'è
  stato  rileggendo l'articolo 1 in cui si disciplinava l'istituzione
  dei  liberi  consorzi e incidentalmente si faceva riferimento  alle
  città metropolitane e nello stesso articolo, che è stato soppresso,
  si  diceva   fatta  eccezione per i comuni di  Palermo,  Catania  e
  Messina istituiti in città metropolitane ai sensi dell'articolo  7
  che stiamo trattando in questo momento.
   Eviterei, pertanto, di creare equivoci su questa materia.,  stiamo
  trattando  adesso  delle città metropolitane, non abbiamo  trattato
  l'articolo 1, per cui non c'è alcuna preclusione, che poi si tratti
  di una materia complessa, di una materia che si presta a rischio di
  impugnative da parte del Commissario dello Stato, tutti ci rendiamo
  conto.
   Stiamo  riscrivendo in questo momento l'ordinamento amministrativo
  e  l'assetto istituzionale dei nostri enti locali, occorrerebbe che
  tutti, se effettivamente vogliamo le città metropolitane - come lei
  ha detto e come altri suoi colleghi hanno detto -  diano una mano a
  questa  Presidenza e a questi uffici a fare una buona legge  perché
  non si può andare avanti a tentoni.
   Per  cui,  vediamo di approvare l'articolo 7, poi ci fermeremo  un
  momento  insieme agli uffici per esaminare la materia, al  fine  di
  renderla  omogenea, che sarà discussa e spero approvata domani  con
  l'eventuale modifica, con quanto già abbiamo approvato.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO.   Signor   Presidente,  Governo,   onorevoli   colleghi,
  cittadini,  vorrei  ricordare  un paio  di  cose  ai  colleghi  del
  centrodestra.
   Innanzitutto, onorevole Falcone, noi non siamo  grillini  ma siamo
  i deputati del Movimento 5 Stelle.
   Per  quanto riguarda, invece, l'onorevole Milazzo Giuseppe, vorrei
  dirgli che il Movimento 5 Stelle non prende lezioni di coerenza  da
  chi  non  solo non ha proposto la mozione di sfiducia, da  chi  non
  solo  non  l'ha  firmata, ma soprattutto da chi  non  l'ha  nemmeno
  votata eppure si trova nel centrodestra e non certo nel Movimento 5
  Stelle.
   Noi  non  siamo  la  stampella  del  Governo  e  rivendichiamo  la
  costituzione  delle  Città metropolitane  secondo  la  formulazione
  dell'articolo  7,  perché  l'abbiamo  voluta  in  maniera  forte  e
  determinata,  più dello stesso Governo. Questo è  poco  ma  sicuro,
  anche  perché sin dal principio avevamo detto che questa legge  non
  doveva  né  poteva servire a costituire Palermo, Messina e  Catania
  come  città  monocratiche  e città, da sole,  metropolitane  perché
  riteniamo  che  se la Sicilia avrà l'aspirazione di affacciarsi  in
  Europa   in  maniera  seria,  concreta  e  determinata  non   potrà
  trascurare   o   escludere   dalla   determinazione   della   Città
  metropolitana   l'area  metropolitane  istituita  nel   1995,   che
  costituisce un elenco di Comuni che per continuità territoriale  fa
  parte  della  medesima  zona e deve essere  considerata  una  città
  unica,  pur  nel  rispetto delle municipalità,  tanto  è  vero  che
  rimangono  i  sindaci,  i consigli comunali, rimane  l'identità  di
  ciascuna  città che comporrà, insieme a Palermo, Catania e Messina,
  la Città metropolitana o le tre Città metropolitane siciliane.
   Noi  diciamo  che  è  vero che queste tre città  insieme  all'area
  metropolitana,  se  così  il  Parlamento  si  determinerà,  avranno
  diritto  ad  avere  delle risorse aggiuntive, ma noi  chiediamo  al
  Governo   che   le   aree   interne  non  vengano   escluse   dalla
  programmazione  europea ed abbiano lo stesso diritto  e  la  stessa
  dignità di accedere alle stesse risorse, ovviamente secondo  quelli
  che saranno i criteri della Comunità Europea.
   Concludo   dicendo   che   noi  voteremo  l'emendamento   7.52   o
  l'emendamento 7.45 ricordando all'onorevole Milazzo Giuseppe che  è
  un  emendamento a firma Germanà, D'Asero, Alongi, Cascio,  Fontana,
  Vinciullo  e  poi  l'altro a firma Picciolo,  Lo  Giudice,  Tamajo,
  Greco, Forzese e di certo non sono emendamenti del Governo al quale
  non  intendiamo  fare  da  stampella  ma,  com'è  nello  stile  del
  Movimento  5  Stelle,  voteremo le cose buone  che  condividiamo  e
  sopprimeremo,   e  quindi  voteremo  contro,  le   cose   che   non
  condividiamo, non certo per i nostri interessi, ma per  quello  dei
  siciliani che siamo onorati di rappresentare in questa sede.

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE. No onorevole Milazzo, non c'è alcuna offesa e, quindi,
  alcun   fatto  personale.  Non  si  è  rivolto  a  lei  in  maniera
  sconveniente e siamo nel merito politico.

   MILAZZO GIUSEPPE. Mi deve dare la possibilità di chiarire

   PRESIDENTE.  Si chiarirà, ma non è un fatto personale.  Siamo  nel
  merito politico. Mi scusi.

              (Proteste dell'onorevole Milazzo Giuseppe)

   PRESIDENTE. Lei è intervenuto, onorevole Milazzo, nel merito.  Ora
  mi chiede di parlare per fatto personale...

              (Proteste dell'onorevole Milazzo Giuseppe)

   PRESIDENTE.  Onorevole  Milazzo,  lei  è  intervenuto  su   questa
  materia.

   MILAZZO  GIUSEPPE.  Signor  Presidente,  lei  è  irrispettoso  nei
  confronti di un parlamentare

   PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, la prego, si accomodi.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor  Presidente, ovviamente, non  posso  intervenire
  nelle  scelte  di  questa Presidenza rispetto alla  conduzione  dei
  lavori che, legittimamente, stanno portandosi avanti, ma non posso,
  parimenti,  non intervenire sulla vicenda che riguarda  i  rapporti
  tra  la maggioranza ed il Movimento 5 Stelle, perché vedete, non  è
  possibile   continuare  con  questa  storia  che  loro  votano   un
  provvedimento o un altro a seconda dei contenuti e, poi, di  fatto,
  modificano, puntualmente, la loro posizione sugli stessi aspetti di
  sostanza; perché è vero, deputati del Movimento 5 Stelle o grillini
  o cittadini, voi avevate espresso un voto sulle Città metropolitane
  ed  adesso noi su quella questione vi stiamo chiamando alle  vostre
  responsabilità. Non potete dire una volta che la questione  sta  in
  certi termini ed una volta nei termini esattamente contrapposti,  a
  seconda  di come vi gira, perché siamo in Parlamento e non possiamo
  dipendere da questo atteggiamento ad intermittenza
   Hanno,  quindi,  fatto bene i miei colleghi a sottolineare  questo
  aspetto.  Bene  ha fatto il Gruppo di Forza Italia a  definire  una
  linea  di  demarcazione  tra  chi ha un atteggiamento  coerente  in
  questo  Parlamento e chi, invece, questo, spesso, finisce  col  non
  farlo.
   Ma  passiamo  al  testo.  Sul  testo  devo  dire  che  l'onorevole
  Bandiera,  prima,  ha fatto una sottolineatura  di  merito,  che  è
  quella legata al meccanismo delle compensazioni tra quei comuni che
  fanno  parte  delle Città metropolitane e quei comuni che,  invece,
  delle Città metropolitane non fanno parte.
   Su  questo,  credo che presenteremo un ordine del giorno,  insieme
  all'onorevole  Bandiera  che, giustamente, è  preoccupato  rispetto
  alla  questione delle piccole città o, quantomeno, di quelle  città
  che non rientrano nelle città  metropolitane.
   Devo  dire, signor Presidente, che voglio affrontare, con   grande
  rispetto e con grande atteggiamento di responsabilità, la questione
  delle città metropolitane.
   A  lei, signor Presidente, prima, il mio capogruppo, il presidente
  Falcone,  ha sottoposto alcune questioni che, ovviamente,  verranno
  valutate  sul piano costituzionale, sul piano giuridico e,  quindi,
  non vorrò riaffrontare quegli aspetti.
   Abbiamo,   evidentemente,  posto  delle  criticità   legate   alle
  aggregazioni  dei  comuni  rispetti ai liberi  consorzi,  ma  vede,
  signor Presidente, non le abbiamo poste in termini strumentali,  ma
  l'abbiamo fatto perché abbiamo avuto sempre una preoccupazione.  La
  preoccupazione  ruota  attorno al personale delle  Province  ed  al
  personale delle partecipate.
   Quel personale delle partecipate, ed io insisto a portare a titolo
  esemplificato  la  partecipata  Palermo  Energia   della  provincia
  regionale   di  Palermo,  che  avrebbe  maturato  delle   legittime
  aspettative,  considerando  che essi  stessi,  dipendenti  a  pieno
  titolo  della Provincia regionale di Palermo, perché  i  costi  che
  riguardano quei dipendenti sono costi che stanno nei bilanci  della
  Provincia  regionale  di  Palermo, sono quegli  stessi  dipendenti,
  Presidente  della Regione Crocetta, dei quali abbiamo  parlato  più
  volte,   sono  quegli  stessi  dipendenti  che  io   so   che   lei
  personalmente ha avuto occasione di incontrare all'inizio di questa
  legislatura.  Dipendenti  i  quali,  devo  dire,  mi  hanno   anche
  rappresentato da parte sua un atteggiamento di grande rispetto,  un
  atteggiamento  di  chi  devo  dire la verità,  come  per  tutte  le
  categorie  dei  dipendenti, fino ad oggi in  Sicilia,  fatta  ahimè
  qualche eccezione, la Coinres poteva forse

   CROCETTA.  Presidente  della  Regione.  Sulla  Coinres  ci  stiamo
  lavorando.

   FIGUCCIA. Bene, sulla Coinres ci stiamo lavorando. Dicevo, su quei
  dipendenti delle partecipate che vennero lei quando questo  Governo
  si  era  da  poco  insediato e le consegnarono un libro,  facendole
  anche  una  dedica,  Presidente, che io leggo:   Dedichiamo  questo
  libro - lì  è scritto - al signor Presidente della Sicilia di tutti
  i  tempi  - scrissero a quel tempo - come simbolo del siciliano  di
  una  meravigliosa  Terra che ha salvato con il suo  cuore,  la  sua
  tenacia  e professionalità, la partecipata pubblica della Provincia
  regionale  di Palermo, la  Palermo Energia , e con essa  il  futuro
  lavorativo di 158 famiglie. Grazie di cuore Presidente Crocetta .
   Come  vede da parte mia non c'è nessun atteggiamento di chi  vuole
  fare   maggioranza  o  opposizione;  c'è  l'atteggiamento   di   un
  parlamentare palermitano che ha solo a cuore che questi  dipendenti
  vengano  tutelati. Per questo, Presidente, ho presentato un  ordine
  del  giorno  a firma di tutti i parlamentari del mio Gruppo  e  che
  invito, ovviamente, tutti i deputati a firmare.
   Su  questo,  Presidente, non intendo assumere alcuna paternità  se
  non   che  rimandarla  al  buon  senso.  Su  questo  però,   signor
  Presidente, nel consegnarle questo libro che a suo tempo le diedero
  e  che  io  adesso le ridò e che ha il titolo  U sicilianu scomodu,
  indesiderato italico , le chiedo, Presidente, anche di intervenire,
  se  possibile, ora stesso dandoci della rassicurazioni e  facendoci
  comprendere  quali sono le vie d'uscita rispetto ad una  norma  che
  stiamo scrivendo adesso e rispetto alla quale vorremmo da parte sua
  sentire delle garanzie.
   Grazie, Presidente della Regione Crocetta.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  ringrazio
  l'onorevole Figuccia per avere posto questa questione che  permette
  dei chiarimenti.
   Capisco che qualsiasi novità introduce speranze ma introduce anche
  elementi  di  preoccupazione.  Noi  con  questa  legge  non  stiamo
  stabilendo  nessuna cosa che riguarda i trasferimenti di  funzioni.
  Tra  l'altro, abbiamo presentato anche la norma di transizione  che
  permette  la  gestione  normale di tutte queste  cose.  Quindi,  le
  funzioni  saranno attribuite con la successiva legge  che  dobbiamo
  presentare entro i sei mesi.
   E'   ovvio  che  in  quella  sede  noi  dobbiamo  partire  da  una
  considerazione.  Intanto,  che  le  partecipate  hanno   una   loro
  autonomia giuridica cioè hanno un corpo giuridico, hanno uno status
  giuridico  e  quindi noi non li stiamo abolendo con  questa  legge.
  Continuano  ad essere incardinate come prima, così come  continuerà
  in parallelo la gestione commissariale per tutte queste funzioni.
   In  fase di trasferimento delle funzioni non saremo così matti  da
  mettere  in  difficoltà  i  lavoratori  ovviamente.  Una  parte  di
  lavoratori saranno trasferiti, i dipendenti della Provincia saranno
  trasferiti  nei  Comuni, saranno trasferiti nei  Consorzi,  saranno
  trasferiti   nelle  Città  metropolitane,  saranno  trasferiti   in
  strutture  regionali a seconda delle funzioni così come trasferiamo
  a seconda delle funzioni i dipendenti.
   Per  quanto  riguarda una partecipata provinciale, occorre  vedere
  caso  per caso.  Palermo Energia  fornisce servizi a tutti i Comuni
  della provincia. Questi Comuni, quando saranno divisi nell'area  di
  un  libero Consorzio, di una Città metropolitana vuol dire  che  ci
  preoccuperemo di stabilire la competenza in quota parte secondo  il
  numero  di  abitanti  e di questa partecipata a  carico  delle  due
  funzioni;  oppure stabiliremo un disegno complessivo  regionale  di
  legge  per tutte le partecipate. Ma queste cose le vediamo insieme,
  partendo  dal  presupposto che un solo posto  di  lavoro  non  deve
  essere  perduto,  perché la scelta netta di  questo  Governo  è  la
  difesa dei deboli e dei lavoratori.

   IOPPOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.   Signor   presidente,   onorevoli   colleghi,    signori
  rappresentanti del Governo, a me dispiace che il disegno  di  legge
  che  stiamo esaminando abbia assunto una piega quasi esclusivamente
  giuridica.
   Signor  Presidente, ho ascoltato anche con qualche  meraviglia  il
  suo  accorato intervento che ha chiosato quello del collega Falcone
  che  ha  illustrato una tesi che io ritengo di condividere.  Questo
  disegno  di legge doveva, invece, assumere una valenza ben diversa:
  una   valenza  politica,  sociale,  di  rilancio  di  un  ente  sul
  territorio,  di  un  ente  importante, fondamentale.  E  invece  la
  confusione  che  è  regnata sovrana sin dalle prime  battute  della
  scrittura   di   un  testo  tante  volte  rimaneggiato,   cambiato,
  modificato,  certo, forse anche, come dice il Presidente  Crocetta,
  per ragioni varie, per ingraziarsi talvolta un Gruppo parlamentare,
  talvolta  un  altro, per inseguire i desideri di  alcuni,  è  stato
  cambiato e modificato.
   Però,  Presidente dell'Assemblea, è sempre più ricorrente ciò  che
  si sente dire e si dice: il legislatore non produce buone leggi; il
  Parlamento quello nazionale, ma quello regionale, il nostro, non si
  sottrae,   non   produce   buone  leggi,   non   sono   di   facile
  interpretazioni, non sono di facile comprensione. Certo,  non  sono
  di  facile interpretazione e comprensione, come non lo sarà questa,
  ammesso  e non concesso che venga alla fine votata, proprio  perché
  si  tenta  attraverso  una decisione politica  di  reintrodurre  un
  istituto,  una  istituzione, che dalla legge è già  stata  cacciata
  via,  e  la  volontà del legislatore si è formata sul  punto  delle
  Città metropolitane quando si è approvato l'emendamento soppressivo
  del  comma secondo dell'articolo 1; e c'è poco artifizio da mettere
  in atto
   Il  comma 2 dell'articolo 1, signor presidente dell'Assemblea, cui
  ho  il  dovere di rivolgermi e lo faccio con piacere,  è  la  norma
  reggente  rispetto ad una norma servente, ad una norma di rinvio  a
  cui  aveva  fatto  riferimento  la  norma  reggente  individuandola
  nell'articolo  7.  Lei  non potrà, nessuno  mai  potrà  considerare
  istituite  le  Città metropolitane, attraverso  il  ricorso  ad  un
  concetto  implicito, perché approvando l'articolo  7  così  come  è
  stato  proposto, si darebbe luogo ad una istituzione implicita.  Ma
  la  istituzione non può essere implicita in un corpo normativo, era
  il  secondo  comma  dall'articolo  1  che  istituiva,  e  istituire
  significa fondare, dare inizio a qualcosa di rilevante dal punto di
  vista della pubblica utilità, che sia destinato a durare nel tempo.
  Si  istituisce un ente, si istituisce, come dice la stessa  parola,
  un istituto che si fonda, che si origina in quel momento.
   Con  l'articolo 7 noi non lo istituiamo, se non con un  ricorso  a
  questo  artificio  che  inficia la legge.  Perché  l'articolo  111,
  secondo  comma,   che è stato richiamato del nostro  Regolamento  è
  chiaro, ma siccome lei, Presidente, ha assunto questa decisione, ha
  delibato sul punto, io non voglio tornarci, ma non c'è alcun dubbio
  che  noi con l'articolo 7 non la istituiamo la Città metropolitana,
  noi con l'articolo 7 la denominiamo.
   L'articolo 7 contiene la definizione di qualcosa che non  è  stato
  istituito.  Né  vale  a  soccorrere contro questa  affermazione  il
  richiamo  al  sesto comma dell'articolo 1, perché  il  sesto  comma
  dell'articolo 1, e non ho bisogno di rileggerlo, ma se lo  vogliamo
  rileggere  un istante forse è utile, ci dice che i liberi Consorzi,
  quindi  i  liberi Consorzi non le Città metropolitane, di  Palermo,
  Catania  e  Messina,  continuano  ad  esercitare  le  funzioni  già
  attribuite  alle  Province  regionali,  anche  con  riferimento  al
  territorio delle rispettive Città metropolitane che non sono  state
  istituite,  e quindi come può assumere le funzioni di un  ente  che
  non è stato istituito, e che non potrà essere istituito
   Perché  il  concetto rimane quello: norma reggente norma servente.
  Caduta la norma reggente non può rivivere, non può vivere la  norma
  esplicativa o la norma servente.
   Né,  signor  Presidente, si può fare ricorso a due emendamenti  di
  merito  che  hanno come punto di riferimento il decreto  10  agosto
  1995,  che non istituisce Città metropolitane, ma che individua  le
  aree  metropolitane non in un sistema di liberi Consorzi,  ma  come
  insieme  di funzioni attribuite alle Province regionali di Palermo,
  di Catania e di Messina.
   Su questo non può esservi alcun dubbio. Ecco perché noi non stiamo
  rendendo  un  buon servigio al popolo di Sicilia, che si  aspettava
  una  legge  valida  dal  punto  di vista  economico,  sociale,  che
  rifunzionalizzasse le Province, che le rendesse ancora maggiormente
  interprete  del bisogno di buona amministrazione e di buon  Governo
  che ha la nostra terra ed il nostro popolo, che viene offeso.
   Stamattina,  con  grande meraviglia di tutti  noi,  abbiamo  letto
  sulla  stampa regionale, forse per la prima volta da un anno e  due
  mesi, da un anno e tre mesi a questa parte, una sorta di attacco al
  Presidente  Crocetta, al quale la smentita della  Presidenza  della
  Repubblica dà del millantatore, e io sono convinto che Crocetta non
  sia  un  millantatore.  In senso etimologico  millantare  significa
  moltiplicare  per  mille  ciò  che  si  dice  o  ciò  che  si   fa,
  millantatore  ha  questa  radice.  Ed  io  voglio  capire,   voglio
  comprendere, i siciliani vogliono capire e vogliono comprendere, se
  quello  che  è  stato l'oggetto della precisazione da  parte  della
  Presidenza  della Repubblica in ordine a quella specie  di  viatico
  che  era stato conferito a dir di Crocetta da parte del Capo  dello
  Stato  nella  sua  recente visita a Catania,  in  ordine  a  questo
  disegno di legge, che aveva bisogno, ovviamente, evidentemente, per
  andare  avanti, persino dell'imprimatur, dell'incoraggiamento,  del
  benestare del Presidente della Repubblica.
   Allora,   io   desidero  chiarire,  desidero  che  il   Presidente
  intervenga  in  quest'Aula per chiarire se conferma quello  che  il
  Presidente  Napolitano  ebbe a dirgli, ovvero  se  la  precisazione
  della  Presidenza  della Repubblica che dà  del   millantatore   al
  Presidente della Regione, siccome il Presidente della Regione è  il
  primo  cittadino  dei siciliani e rappresenta i siciliani,  noi  da
  siciliani  non lo possiamo consentire, non lo possiamo  permettere,
  chiarisca quindi il contenuto di quella conversazione, se c'è stata
  e, quindi, chiarisca a quest'Aula se quella precisazione non andava
  fatta e se lui conferma che il Presidente Napolitano gli aveva dato
  il benestare per il varo di questa legge.

   MALAFARINA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MALAFARINA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  parlare  dopo
  l'onorevole  Ioppolo è sicuramente un piacere, anche  perché  credo
  che  abbia introdotto in questo dibattito un elemento assolutamente
  estraneo che già è stato abbondantemente chiarito e che, come tale,
  non merita neanche ulteriori considerazioni.
   Invece, quella che io voglio introdurre in questo dibattito è  una
  valutazione  non solo giuridica, ma squisitamente politica,  perché
  mi  sembra che si sia centrato molto, e qualcuno lo ha anche detto,
  il  dibattito sulla valenza giuridica dell'abolizione  del  secondo
  comma  dell'articolo  1.  Però, io nel  dibattito  non  ho  sentito
  nessuno  che  abbia  considerato quelle che sono  le  esigenze  dei
  territori,  non  ho sentito dire il perché si stanno  istituendo  i
  liberi  Consorzi di comuni e non ho sentito dire neanche perché  si
  stanno  istituendo le Città metropolitane. E credo che una risposta
  a  quasi  tre milioni di siciliani bisogna pur darla e bisogna  pur
  spiegare  perché questo Parlamento sta dibattendo un argomento  che
  riguarda direttamente la vita di tanta e tanta gente.
   Io  vorrei ricordare a quest'Aula un fatto molto semplice, lo dico
  all'onorevole   Musumeci,  all'onorevole  Ioppolo  e  all'onorevole
  Falcone  che  sono  di Catania e conoscono bene  il  territorio  di
  Catania.  Con  quale  coraggio mi si viene  a  dire  che  le  città
  metropolitane  sono  istituite  per  soddisfare  le  esigenze   del
  Presidente  Crocetta? Come si può dimenticare  che  Catania  ha  un
  hinterland devastato da anni di speculazione edilizia, dove mancano
  addirittura i collegamenti con i canali di gronda, per cui ciò  che
  piove nella periferia di Catania si riversa in Piazza Duomo e  crea
  allagamenti? Ma dov'era la Provincia cinque anni fa, dieci anni fa,
  quando dovevano collegare delle opere idrauliche importanti  e  non
  le   hanno  collegate?  Dov'era  la  Provincia  o  altri  enti   di
  programmazione territoriale quando si dovevano creare delle  strade
  di collegamento fra una periferia che è un dormitorio e che è stata
  solo  esclusivamente frutto di speculazione edilizia con gente  che
  rimane  intasata  per ore in fila su strade che  nessuno  riesce  a
  programmare, che nessuno riesce a sviluppare?
   Se  si  vuole andare a fare demagogia politica la si faccia,  però
  che  i  cittadini  sappiano che degli enti territoriali  si  stanno
  riprogrammando   per  dare  risposte  alle  esigenze   del   vivere
  quotidiano, alle esigenze di un pendolarismo che ormai ha  visto  i
  centri  delle  città svuotate, per dare risposte alla necessità  di
  ridurre la spesa pubblica costituita da Province che sono state per
  lunghi  anni  inefficienti e con pochissime  competenze  dove  sono
  state   sprecate  tante  auto  blu  ma  hanno  ottenuto  ben  pochi
  risultati.  Mi  si  deve spiegare perché si  vuole  estendere  alla
  provincia   un   intero  territorio  di  una  provincia   siciliana
  dimenticando che la provincia di Milano, nel corso degli anni, si è
  progressivamente ridotta.
   Vorrei  semplicemente ricordare a quest'Aula che  le  province  di
  Milano,  Firenze  e Bari sono state scorporate; a  Milano  è  stata
  creata la provincia di Monza, a Firenze è stata creata la provincia
  di  Pistoia  ed  a  Bari  è  stata creata  la  bat-provincia,  cioè
  territori  che  hanno perso della popolazione diventando  autonomi,
  cosa che non è avvenuta in Sicilia perché aree come il calatino, il
  marsalese, la stessa Gela sono rimaste vincolate a delle  decisioni
  incomprensibili.
   La  provincia,  così com'è costituita in Sicilia,  sicuramente,  è
  anacronistica  e  fonte  di  spese. Questa  legge  non  vuole  fare
  nient'altro   che   restituire  ai  territori  la   loro   libertà,
  un'iniziativa   democratica   dove  i   sindaci   possono   gestire
  collettivamente  dei  servizi e dove  si  riconosce  a  delle  aree
  densamente  popolate come le città metropolitane una programmazione
  economica  e  di  struttura  che  può  favorire  la  mobilità   dei
  cittadini, lo sviluppo economico e lo sviluppo del territorio.
   Non  mi si venga a dire solo di cavilli giuridici perché la  gente
  non  vive  di  cavilli  giuridici, ma  vive  quotidianamente  sulle
  strade,  sui palazzi, in mezzo agli allagamenti, in mezzo  a  delle
  situazioni  che,  fino ad oggi, non hanno avuto la  possibilità  di
  provare  programmazione e neanche le risorse.  Stiamo  dando  delle
  risorse  europee alle città metropolitane, ben vengano perché  sono
  risorse  per  i siciliani che vengono spese per i siciliani  e  per
  l'occupazione dei siciliani.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Grasso.  Ne  ha
  facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo arrivati  ad
  un  punto  cruciale di questo disegno di legge, in  esame  oggi  in
  Aula,  perché l'articolo 7 individuerebbe secondo alcuni  le  città
  metropolitane.
   Noi  sappiamo  -  e questo è il contributo che vorremmo  dare,  le
  rassegno  prima  una riflessione e poi le spiego perché  -,  stiamo
  parlando  di  una riforma che prevede il riassetto del  territorio.
  Sono  stata  contraria ed ho manifestato la mia totale  contrarietà
  all'istituzione  o  denominazione delle  città  metropolitane  come
  città capoluogo di Messina, Catania e provincia, ritenendo che  non
  si  possa  frantumare  un territorio, che non possa  un  territorio
  diventare  periferia  della periferia,  e  che  comunque  l'assetto
  territoriale  debba  prevedere e coinvolgere  tutto  il  territorio
  della Sicilia.
   Però,   proprio  perché  vogliamo  dare  un  contributo  serio   e
  responsabile,  le chiedo molto sommessamente, signor Presidente,  e
  le  sottopongo questa riflessione, questo quesito e poi  le  spiego
  perché.
   Se  lei  può  consentire la trattazione di un  argomento  e  dello
  stesso  testo  di  legge  che già è stato  trattato,  mi  riferisco
  all'articolo 1 comma 2 del disegno di legge, perché se lei dice che
  può  permettere  la trattazione di un argomento  che  è  stato  già
  trattato  andiamo avanti e le spiego perché il nostro contributo  e
  perché potrebbe essere utile che il testo torni in Commissione.
   E  mi riallaccio a quanto prevede lo Statuto della nostra Regione.
  Lo  Statuto della nostra Regione, all'articolo 15, comma 2  -  ecco
  perché dico se lei ritiene che si debba andare avanti o se, invece,
  sarebbe  più  opportuno  che il testo ritorni  in  Commissione  per
  evitare   che  andiamo  avanti  facendo  strafalcioni   -,   recita
  testualmente:   L'ordinamento  degli  enti  locali  si  basa  nella
  Regione  stessa  sui comuni e sui liberi consorzi  comunali  dotati
  della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria , non sfugge
  pertanto alla vostra attenzione che non vi è menzione o riferimento
  alcuno alle città metropolitane che, invece, con l'articolo  7  del
  disegno di legge all'esame, si tenta di istituire.
   Pertanto,  al fine di evitare eventuali impugnative la facoltà  di
  questo   Parlamento  si  può  esplicitare  semplicemente   con   la
  denominazione delle aree metropolitane. Il Parlamento regionale con
  l'approvazione  della  legge regionale numero  9/1986,  istituzione
  della  provincia regionale, al titolo 4, aree metropolitane,  tentò
  di  disciplinare  la materia, infatti l'articolo  19  definisce  le
  caratteristiche delle aree metropolitane, l'articolo 20  traccia  i
  criteri   per  l'individuazione  e  la  delimitazione  delle   aree
  metropolitane  e  l'articolo 21 stabilisce le funzione  delle  aree
  metropolitane.
   Oggi,  l'articolo  7,  che stiamo discutendo,  non  fa  altro  che
  delimitare ed individuare  le aree metropolitane in Sicilia ma  non
  può  comportare  l'istituzione di un nuovo ente  come,  invece,  si
  pensa  di fare attraverso il citato articolo 7 del disegno di legge
  in  discussione,  non essendo questo previsto nel  nostro  Statuto,
  quindi, o rivediamo il nostro Statuto con l'istituzione o rivediamo
  in Commissione l'istituzione delle città metropolitane, altrimenti,
  a  mio avviso, non parliamo più di città metropolitane, designiamo,
  e  il  Presidente della Regione, in questo senso,  ha  avuto  delle
  perplessità,  tant'è  che  ha proposto la  riscrittura,  altrimenti
  parliamo  di  aree  metropolitane comprendendo e delimitando,  così
  come  è  stato  previsto nell'emendamento in  discussione,  firmato
  dall'onorevole  Germanà ed altri, una parte dei comuni  consentendo
  poi agli altri di aderire.
   Questo   secondo me è un nodo da sciogliere, Presidente, ed  è  un
  dubbio, ripeto, per chi come me crede nell'istituzione della  città
  metropolitana  che,  comunque,  venga  delimitata  così  come   era
  previsto nel decreto istitutivo delle aree metropolitane,  però,  a
  mio  avviso, dobbiamo sciogliere un dubbio, perché se poi decidiamo
  e lei decide di trattare così e vogliamo identificare, stabiliamo i
  liberi consorzi, è una denominazione di città metropolitane, ma non
  è   l'istituzione  di  un'area  metropolitana,  perché   altrimenti
  dovremmo parlare di istituzione di aree metropolitane riferendoci a
  quel  famoso articolo 20 che le istituiva ed allora potrebbe essere
  corretto il percorso.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

   FORMICA.   Signor  Presidente,   il  dibattito  di   questa   sera
  sull'argomento importante, fondamentale, delle città  metropolitane
  testimonia, ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno che
  quando questo Parlamento è messo nelle condizioni e, comunque,  con
  la   necessità   di   approfondire  argomenti  importanti,   questo
  Parlamento, come spesso è avvenuto in passato su leggi  di  riforma
  fondamentali  che  sono  servite perfino  da  apripista  a  livello
  nazionale,  ha  sempre saputo dare il meglio di sé, però,  come  le
  dicevo, quando questo Parlamento è messo nella condizione di  poter
  espletare al meglio le proprie prerogative.
   Gli interventi che mi hanno preceduto di molti colleghi, cito solo
  quello    dell'onorevole   Cordaro   e   soprattutto   l'intervento
  dell'onorevole  Falcone  e successivamente dell'onorevole  Ioppolo,
  credo  che,  senza  per  questo  trascurare  gli  altri  interventi
  importanti che ci sono stati, siano da considerare degli interventi
  che  hanno  portato  un  contributo fondamentale,  importante  alla
  comprensione sui limiti che, a nostro parere, incontra  il  disegno
  di legge che stiamo discutendo e sostanzialmente l'articolo 7.
   Ora,   signor   Presidente,  si  è  detto  da  più  fonti,   anche
  qualificate,  che sia a livello nazionale che regionale  il  motivo
  per cui si vuole istituire questa riforma e si vogliono inserire le
  città  metropolitane è perché nel prossimo PON sono previsti,  cioè
  nel prossimo programma operativo nazionale, che riguarda l'utilizzo
  dei fondi europei, dei fondi specifici per le città metropolitane.
   All'occorrenza, bisogna chiarire che tutti questi  fondi  previsti
  sono 1 miliardo di euro per tutte le città metropolitane.
   Vorrei che il presidente Ardizzone ed i colleghi ascoltassero.  Se
  si  vogliono  istituire  le  città  metropolitane  per  cercare  di
  accaparrarsi questi fondi sorge subito un quesito: non c'è  più  in
  Italia  la  Costituzione, non ci sono più  i  cittadini  uguali  di
  fronte  alla legge, perché nulla, assolutamente nulla, si  è  detto
  finora,  né  a livello nazionale - ed io ho letto in  lungo  ed  in
  largo  il  disegno  di legge attualmente in discussione  a  livello
  nazionale che, debbo dire, è più obbrobrioso addirittura di  quello
  in  discussione in quest'Aula perché incomprensibile, inconcludente
  e  non  risolvente  alcuna delle problematiche che  si  propone  di
  risolvere, se non quella di evitare il voto diretto e popolare,  ma
  questo  è un discorso che affronteremo, come sempre abbiamo  fatto,
  più  in  là -, nulla si dice per le restanti aree e per i  restanti
  comuni che non fanno parte di queste istituende aree metropolitane,
  come se ci fossero cittadini di serie A e cittadini di serie B.
   Ora,  è  vero  che in tutto il mondo le grandi aree  metropolitane
  sono  disciplinate da un ente territoriale autonomo ed a se stante,
  è assolutamente vero, ma è altrettanto vero che, in tutto il mondo,
  accanto  alle  città  metropolitane,  a  questo  ente  territoriale
  specifico per la gestione dei sistemi complessi che sono,  appunto,
  le  grandi aree conurbate, chiamiamole metropolitane, sono previsti
  degli  enti  intermedi dotati di altrettante funzioni delegate  che
  servono a tutelare costituzionalmente i rimanenti territori.
   Qua, invece, si mette in campo la furbata dell'istituzione di aree
  metropolitane al solo scopo di accaparrarsi parte dei fondi europei
  che altri territori non hanno o, per lo meno, ad oggi nessuno ci ha
  spiegato e nessuno ci ha esplicitato come compensare le altre  aree
  della  Sicilia, gli altri Comuni, che non faranno parte delle  aree
  metropolitane,  posto  che  non  è  che  è  detto   che   le   aree
  metropolitane,  siccome  hanno  un  fondo  previsto  nel  PON,  non
  potranno attingere alle altre misure previste dai fondi europei.  E
  siccome   noi  siamo  il  Parlamento  regionale  e  siamo  deputati
  regionali  di  tutto il territorio siciliano, dobbiamo  mettere  in
  guardia  i  cittadini siciliani che si sta perpetrando  uno  scippo
  delle risorse, o perlomeno, un accaparramento aggiuntivo di risorse
  per   le  aree  metropolitane  senza  prevedere  una  compensazione
  costituzionalmente corretta per le altre aree che non faranno parte
  delle istituende aree metropolitane.
   Il tutto, poi, se messo in relazione con il fatto che si tratta di
  una  norma di spending review, cioè di revisione della spesa,  cioè
  declinato  e  tradotto di risparmi da introdurre, ci fa  venire  il
  sospetto  che  non  è  più tale ma è la realtà  che  non  essendoci
  neppure una sillaba

   FERRANDELLI. Basta

   FORMICA.  Onorevole Ferrandelli, poi interverrà lei e mi smentirà,
  intanto da democratico qual è mi consenta di parlare, a meno che le
  parole  la  feriscano  -  ma non credo -  o  a  meno  che  non  sia
  appartenente,  come  me  ed  il camerata  Malafarina,  per  antiche
  reminiscenze, a meno che non voglia impedire la parola.
   Stavo  dicendo  che  appare  chiaro, è ormai  di  tutta  evidenza,
  siccome  non  si  dice in nessuna parte della legge,  non  si  cita
  neppure un rigo, neppure una parola, neppure una frase dedicata  al
  risparmio, il vero motivo non sia quello di tacitare - a  discapito
  degli  altri  -  Leoluca Orlando che scalpita  per  far  sciogliere
  questa  Regione ed il sindaco Bianco che, dal suo lato,  brama  per
  ottenere qualche soldino in più per cercare di porre rimedio a  ciò
  che,  come  diceva  il  presidente Crocetta  in  una  delle  sedute
  dedicate  a  questa  legge, o forse si trattava  di  un  comunicato
  stampa,  riferendosi a Orlando, che non è in grado  di  opporsi  ai
  crolli  ed  alla buona gestione del comune di Palermo e attacca  la
  Regione.
   Se il motivo è solo quello di dare qualche soldino in più a questi
  comuni  sottraendoli  alle  altre comunità,  mi  dovete  dire  come
  rispettiamo  la  Costituzione secondo cui i  cittadini  sono  tutti
  uguali di fronte alla legge.
   Non  c'è un centesimo di risparmio, non è citato in nessun  posto,
  un centesimo di risparmio.
   Ci  sono  evidenti  segni  che ci sarà una  moltiplicazione  della
  spesa,  come è avvenuto con l'istituzione delle regioni negli  anni
  '70  e  come  è  avvenuto  con tutte le leggi  che  prevedevano  un
  decentramento ed una moltiplicazione dei centri di spesa e  l'unica
  cosa  che, alla fine, traspare - a parte quello che ho detto  sulle
  città metropolitane per accaparrarsi questi fondi previsti nel  PON
  - è l'abolizione della volontà popolare, il che è inspiegabile.
   Per  addivenire  al  dunque  ed a ciò  che  si  è  discusso,  caro
  presidente Ardizzone, nella Conferenza dei Capigruppo dove è emerso
  in  tutta  la  sua  evidenza  non solo lo  scoramento  delle  forze
  politiche   ma  lo  scoramento degli uffici, i  quali  interpellati
  hanno  chiesto  aiuto  alla politica, caro Presidente,  per  potere
  uscire da questa situazione di grandissima difficoltà.
   I  miei  colleghi hanno spiegato bene l'improcedibilità di parlare
  ancora  di articolo 7 e di aree metropolitane, dicendo che c'è  una
  legge  perdente a monte, diceva l'onorevole Ioppolo,  che  supporta
  tutti i provvedimenti a valle.
   Quello che non ha detto l'onorevole Falcone - glielo dico ora  io,
  Presidente, ed è rivolto a lei, la capisco e mi trovo d'accordo con
  lei,  Presidente, che dobbiamo cercare di porre rimedio, in qualche
  modo, a quanto è avvenuto durante l'approvazione confusionaria  dei
  provvedimenti in quest'Aula e non certo per colpa dell'Aula, ma per
  la farraginosità dei provvedimenti che, di volta in volta, venivano
  proposti.
   La vera verità è, presidente Ardizzone, che l'unico modo per porre
  rimedio  e ripescare, in qualche modo, l'idea originale di  cercare
  di istituire queste benedette città metropolitane, con i limiti che
  ho  detto  prima, cioè sapendo che sottrarranno risorse alle  altre
  aree  delle  province, ebbene, il vero problema  è  che  per  porvi
  rimedio dobbiamo tornare in Commissione.
     E  le  spiego perché, presidente Ardizzone. Perché,  quando  lei
  richiama   il  comma  6  dell'articolo  2,  omette  di   fare   una
  considerazione, quel comma è illegittimo nella parte in cui è stata
  votata  quella  parte che non poteva essere più  votata.  E  lo  sa
  perché  non poteva essere votata, presidente Ardizzone?  Perché  il
  comma 6 dell'articolo 1 che è stato approvato era preesistente alla
  bocciatura.   Quindi,   essendo   preesistente   alla   bocciatura,
  coerentemente si raccordava a quanto prevedeva l'articolo.  Non  ha
  efficacia quel comma 6 perché in seguito alla bocciatura non si può
  più  prendere  in discussione, perché non c'è a monte  ciò  che  lo
  sostiene. La Presidenza avrebbe dovuto dichiarare improcedibile  la
  parte  del comma 6 che non teneva conto della bocciatura e, quindi,
  diventa improcedibile l'articolo 7 e, siccome non vogliamo che  ciò
  accada,  le  suggeriamo,  ancora  una  volta,  la  possibilità   di
  riprendere  il tutto, anche informalmente, rinviando in Commissione
  per   trovare  la  soluzione  idonea,  perché  altrimenti  un'altra
  autorità esterna provvederà a sancire quello che sto dicendo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Alongi.  Ne  ha
  facoltà.

   ALONGI.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   presidente
  Crocetta,   in   queste  settimane  ci  siamo  affannati,   abbiamo
  dibattuto,  abbiamo ragionato con l'unico intento - almeno  da  chi
  vede  la politica del fare, del fare le cose - di lavorare  ad  una
  legge  che  rivedesse  un  modo  nuovo  dell'area  vasta  delle  ex
  province.
   E,  mentre,  in questi giorni, ci siamo affannati a  ragionare  su
  province, consorzi, liberi consorzi, abbiamo lavorato...

   FORMICA. Renzi, può tenere la mano in tasca, lei no

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, un po' di attenzione, sta parlando
  il collega Alongi.

   ALONGI.   Signor   Presidente,  vorrei  darle   un   suggerimento:
  considerato che le telecamere inquadrano soltanto le nostre  nuche,
  sarebbe  utile, ogni tanto, qualche telecamera che guardi anche  da
  questa parte.

   FALCONE. Per un fatto logistico.

   ALONGI.  Per un fatto logistico, come dice il collega  Falcone.  E
  aggiungo,  non  soltanto per questo. Spero di poter  recuperare  il
  tempo perso, per esprimere il mio concetto.
   Quindi, ritengo, ripeto, che abbiamo lavorato.
   Qual  è  l'interesse della politica e di noi legislatori in questo
  momento?  Quello  di individuare e di scrivere una  legge  che  dia
  risposte  a  territori  che,  in questo  momento,  soffrono  e  non
  riescono a dare risposte ai propri cittadini.
   Presidente  Crocetta, l'ho ascoltata quando è  intervenuto,  e  lo
  voglio  ricitare - per me questo è importante ed è la mia unica,  e
  non  solo, è una delle più importanti preoccupazioni - quando si  è
  detto  che  in  questa  legge,  chiaramente,  qualunque  essa  sia,
  comunque  venga approvata, nessun lavoratore, ad alcun livello,  né
  dell'ente  ex  ente  provincia,  anzi  dell'attuale  provincia,  né
  lavoratori delle partecipate, costituite al 100 per cento, con...
   Capisco  di ripetere cose che sono già state dette, ma  credo  che
  sia importante.
   Ha  ribadito che nessun lavoratore, né delle province  attuali  né
  dei  liberi  consorzi dove sono costituiti al  100  per  cento  con
  l'azionariato da parte delle attuali province, perderà il suo posto
  di lavoro.
   E questo, da un punto di vista, mi rasserena, perché il Presidente
  della   Regione,  che  è  il  rappresentante,  in  questo   minuto,
  dell'istituzione Regione e, quindi, rappresenta, in questo  minuto,
  i  siciliani tutti, ci mancherebbe, chi l'ha votata e chi non  l'ha
  votata. Quando  noi, qui, votiamo, votiamo anche per quelli che non
  ci hanno votato, per essere ancora più chiaro.
   Lei,  quindi, dice questo. Lo dice ad un microfono aperto,  quindi
  viene registrato e viene registrato dalle telecamere. Tutto ciò, da
  questo punto di vista, mi conforta.
   Passiamo al ragionamento delle aree metropolitane.
   Presidente  Crocetta, lei ha detto una cosa, però, devo  dire  che
  non l'ho compresa e vorrei capirla meglio.
   Lei  dice:  nel  momento in cui un  comune, che in  questo  minuto
  nella  vecchia legge del 10 agosto 1995, decide di non fare  parte,
  successivamente, dell'area metropolitana, può con una  delibera  di
  consiglio  comunale decidere di uscirne ed andare  fuori  dall'area
  metropolitana.
   Le  devo  dire,  purtroppo, che non è così. Bisogna  aggiungere  a
  questo  una  cosa  importante: dopo avere  approvato  il  consiglio
  comunale,  con referendum, perché come è in entrata  è  in  uscita,
  perché  vorrei  dire  ai  colleghi  dell'Aula  ed  anche  a  lei  -
  Presidente  Crocetta,  la  prego, non le sto  dicendo  queste  cose
  perché voglio fare polemica, le dico perché voglio arrivare  ad  un
  ragionamento  molto più importante alla fine - che questa  legge  è
  partita in una certa maniera, ma lungo il percorso ha perso  pezzi,
  ha  perso  carenatura, ha perso la ruota di  scorta,  ha  perso  la
  freccia,  ha perso un fanale, non è più la macchina che  lei  aveva
  pensato e che, probabilmente, l'Aula ha, anche, stravolto in alcuni
  suoi passaggi. L'ho sempre sostenuto, l'ho sempre detto.
   Questa  è  un'esperienza dolorosa, dal mio punto di vista,  perché
  sono   convinto  che,  successivamente,  bisognerà   riscrivere   e
  ripensare  questa  norma,  perché sono  convinto  che,  alla  fine,
  lascerà un po' di danni lungo il percorso.
   Questa  è, però, una mia convinzione personale, ma non per partito
  preso, me ne guarderei bene. Signor Presidente, dico questo anche a
  lei,  perché rappresenta da quello scranno gli 89 parlamentari  che
  sono da questa parte.
   Mi  sia  consentito, però: personalmente, da domani mattina,  farò
  una  battaglia  e  sono  convinto che mi  verranno  dietro  i  miei
  colleghi del partito del Nuovo centro destra.
   L'istituenda,   poi  si  capirà  se  sarà  così   o   meno,   area
  metropolitana   che   permetterà,  me  lo   auguro,   lo   auspico,
  nell'interesse delle città e dei cittadini che la vivono,  riuscirà
  ad ottenere importanti finanziamenti che arrivano da un plafond già
  stabilito.
   Assessore  Valenti, mi auguro, e la talloneremo in questo,  saremo
  il fiato sul suo collo,  suo e del Presidente della Regione, perché
  i  comuni che rimangono fuori da quell'area metropolitana, ricevano
  stesso  supporto, stesso aiuto, stessa crescita; in questa Sicilia,
  non  possiamo permetterci un'area che va ad una velocità e  un'area
  che  va  ad una velocità minore, perché ne è l'esempio l'Italia  di
  oggi:  il  Meridione  che ha avuto una marcia  inferiore,  non  per
  incapacità  nostra  ma  per il suo sistema  complessivo,  non   può
  essere  palla  al piede e non possono essere le aree che  rimangono
  esterne palle al piede.
   Sulle  aree  metropolitane - dal mio punto  di  vista  -   bisogna
  rivedere un ragionamento un poco più ampio, perché va riscritto, va
  rivisto   il  rapporto  di  territorialità  dell'area   vasta   col
  territorio che rimane all'esterno.
   Su  questo  bisogna  fare una battaglia e lo ribadisco,  Assessore
  Valenti  e Presidente Crocetta, per quanto mi riguarda, i  prossimi
  tre anni, se tre anni resteranno, forse due non so quanto resteremo
  ancora  qua  dentro, per quanto mi riguarda l'impegno è quello  che
  ogni  singolo  cittadino, ogni giovane di questa Sicilia  abbia  la
  stessa identica opportunità che ha un ragazzo che cresce a Palermo.
   Lo  voglio ricordare questo, un ragazzo che cresce nella città  di
  Blufi o nella città persa in un comune delle Madonie, straordinaria
  per  bellezza,  per  natura, per ogni livello, probabilmente,  anzi
  aggiungo non probabilmente, non ha le stesse opportunità che ha una
  persona   che   cresce   in  un'area  più  ricca   che   non   vive
  nell'entroterra.
   Su  questo  la  battaglia va fatta ed è una battaglia  che  io  mi
  auguro  e  auspico  che  anche il Presidente Ardizzone  si  intesti
  insieme a noi e qui lasciamo una Sicilia migliore ai nostri figli.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, Presidente della Regione,  onorevoli
  colleghi,  il  dibattito  odierno cade  nel  giorno  di  Carnevale,
  giornata, si sa, dedicata allo scherzo. Tuttavia, noi ci chiediamo,
  avremmo chiesto persino al Presidente della Regione se avesse avuto
  il  rispetto  per  il galateo istituzionale, come  si  conviene  in
  questi  casi,  ma  sarebbe come chiedere  a  un  fiume  di  tornare
  indietro; ci chiediamo se si tratta di uno scherzo o degli  effetti
  devastanti  della schizofrenia quando la schizofrenia  arriva  agli
  alti gradi istituzionali.
   In  questa Sala, si sa, ci sono tanti allievi di Cavour,  ci  sono
  tanti  statisti  e  c'è anche chi, bracciante  della  politica,  si
  arrampica  tentando  di  dare  una interpretazione  autonoma  sulla
  scorta  delle proprie modeste esperienze maturate in altre  sedi  e
  interprete  di  uno  stato d'animo che è sempre più  diffuso  nella
  pubblica opinione.
   Signor  Presidente, io non mi sforzerò, come bene  hanno  fatto  i
  colleghi  dell'opposizione ed in particolare i colleghi  Ioppolo  e
  Falcone,  di convincere lei e gli uffici della irragionevole  norma
  che state tentando di volere mettere assieme.
   Non  ci  tento  neppure, non ci provo, perché   qui,  se  c'è  una
  persona convinta e arciconvinta del pasticcio e dell'obbrobrio  che
  si vuole creare è proprio il Presidente del Parlamento.
   Ne  è  tanto convinto il Presidente del Parlamento che nel momento
  in  cui  l'Aula,  con  un  tradimento operato  dai  deputati  della
  maggioranza  dell'onorevole  Crocetta,  ha  affossato  votando   il
  secondo  comma  dell'articolo  1 le città  metropolitane,  è  stato
  costretto, dopo qualche momento di sorpresa, a sospendere la seduta
  e a riaggiornarla l'indomani.
   Signor  Presidente, lei è un giurista particolarmente navigato,  è
  un  politico di grande equilibrio, un uomo di grande buon senso per
  non  capire  quanto  mostriciattolo' sia questo  disegno  di  legge
  venuto  fuori nel corso di questo convulso e disordinato  dibattito
  delle  ultime  settimane. Ma lei ha un dovere politico,  quello  di
  rispondere  alla  sua città, a Messina, che è una delle  tre  città
  candidate  a  diventare  metropoli  ed  io  potrei  persino  essere
  accomunato  allo stesso destino venendo da una città  che  è  stata
  generosissima nei miei confronti, sul piano del consenso oltre  che
  degli  affetti,  per  spiegare perché io  debba  essere  contro  la
  elevazione a città metropolitana di Catania, o con lo stesso  stato
  d'animo di Palermo, città altrettanto generosa nei miei confronti e
  verso  la  quale sento motivi di gratitudine e di debito  morale  e
  politico.
   Qui  non  siamo  per fare una mozione di affetti,  qui  siamo  per
  prendere  atto che c'è una legge assolutamente incapace di  reggere
  su  un filo logico e che, pertanto, bisogna intervenire per salvare
  il  salvabile.  Bene,  noi riteniamo che, quella  che  lei  stasera
  voglia operare, sia una forzatura, lo diciamo con tutti il rispetto
  e  Dio  sa quanto rispetto io abbia nei suoi confronti, Presidente,
  nel  linguaggio, negli atteggiamenti e nella condotta mantenuta  in
  quest'Aula  e su questa tribuna. Ma io ho il dovere di  dire  e  di
  richiamare la sua attenzione sul fatto che questa forzatura non  fa
  onore  al Parlamento, non fa onore a questa stagione presieduta  da
  Giovanni  Ardizzone,  c'è  un  limite  ad  ogni  cosa,  la  qualità
  giuridica,  la  qualità  legislativa va,  comunque,  salvaguardata,
  sforzandoci tutti di salvare il salvabile anche sul piano politico.
   Allora,  mi  chiedo, come può reggere lo sforzo di  denominare  un
  istituto  se  quello  stesso istituto non è  stato  istituito?  Per
  carità, per un colpo di mano, per un momento di debolezza,  per  il
  capriccio  di  un gruppo della maggioranza, mi rendo  conto,  ma  è
  avvenuto,  Presidente, e se è avvenuto, che  senso  ha  mettere  in
  pregiudizio  tutta l'impalcatura? Perché appare nella sua  evidente
  incostituzionalità.
   Voglio   essere  più  chiaro,  Presidente  Ardizzone  e  Assessore
  Valenti,   qui   l'opposizione   non   è   contraria   alle   città
  metropolitane, glielo dice un uomo che ha subìto l'ingiustizia  dei
  tre  sindaci  delle  città capoluogo quando era  stato  chiamato  a
  gestire le aree metropolitane che erano cosa ben diversa.
   Qui stiamo soltanto sforzandoci di chiedere di correggere il tiro.
  Così  com'è concepita la città metropolitana, non funziona. Ma  non
  funziona  per  la  logica della opposizione, non  funziona  per  un
  principio  elementare,  Assessore Valenti. Io  faccio  il  bancario
  nella vita, non sono come alcuni statisti in quest'Aula esperti  di
  diritto e non ho nemmeno il dono delle certezze, anzi, mi insegue e
  mi  divora quotidianamente il dono del dubbio. Ma se io ho vinto il
  ricorso  di  fronte  alla  Corte Costituzionale  perché  ho  potuto
  dimostrare che l'aera metropolitana veniva gestita da un  ente  già
  esistente,  tenuto  conto  che  oggi  è  in  discussione  la  città
  metropolitana,  che  non è concepita dallo  Statuto  siciliano,  né
  poteva  esserlo nel 1946 ma è una delle articolazioni  dello  Stato
  previsto  dopo l'articolo V, se la città metropolitana  è  un  ente
  territoriale  come fa un ente territoriale a non esser,  nelle  sue
  espressioni di vertice, eletto direttamente dal popolo? Che  è  una
  norma essenziale con una giurisprudenza, e la Corte Costituzionale,
  di  ben  tre  sentenze. E, allora, come fate voi ad  immaginare  la
  città  metropolitana  con l'elezione del Sindaco  metropolitano  di
  secondo   grado?  Ma  santo  Dio   Il  professor  Renato   D'Amico,
  professore    straordinario    di   scienze    dell'amministrazione
  dell'università  di  Catania,  ha scritto  cose  assolutamente  non
  edificanti, Presidente, che non fanno onore a lei, a me e a  quanti
  avvertiamo il ruolo e il peso della responsabilità.
    Preoccupa - dice il professore d'Amico - il decadimento che si va
  consumando   nella  politica  siciliana,  all'Assemblea   regionale
  siciliana  e  il  proliferare  dei  veti  incrociati  tra   singoli
  esponenti,  con una riforma portata e trattata come  se  fosse  una
  riforma  qualsiasi . Non lo dice un uomo del Centrodestra  o  delle
  opposizioni,   lo  dice  uno  dei  maggiori  esperti   di   diritto
  amministrativo e costituzionale in Sicilia e parla di  elezione  di
  primo grado per le città metropolitane.
   Sulle  funzioni noi siamo d'accordo, signor assessore, lo  abbiamo
  detto  mille  volte.  Serve  a  razionalizzare  i  servizi   e   ad
  economicizzare  le spese? Va benissimo  A patto che  i  comuni  che
  devono aderire alla città metropolitana, non capisco perché non  si
  debba  chiamare   area  metropolitana ,  a  parte  che  si  possono
  esprimere con un referendum popolare - non può essere affidato alle
  logiche dei partiti o ai soli consiglieri comunali - e a patto  che
  il  sindaco  della città metropolitana sia legittimato dalla  base,
  non può essere automaticamente il sindaco che gode di una posizione
  di privilegio a danno dei comuni più piccoli.
   Possiamo capire, perfino, il consiglio metropolitano eletto con il
  secondo  grado  ma non può il vertice non essere espressione  della
  volontà  popolare   Allora  se così è il  principio  al  quale  noi
  vorremmo  si informasse questa legge, vogliamo chiedere:  la  città
  metropolitana  è  uno strumento di coordinamento  o  è  un  governo
  unitario?
   Ce lo dica l'assessore, perché se è uno strumento di coordinamento
  non  c'è  bisogno  di  elezione diretta. Basta un'associazione  fra
  comuni.  Ma  siccome  ho l'impressione che  sia  uno  strumento  di
  governo, e lei me lo conferma con il suo sguardo, allora è naturale
  che se è un ente territoriale il presidente, il sindaco deve essere
  eletto direttamente dal popolo. Perché vi ostinate a chiudervi  nel
  fortino delle certezze? Perché?
   Avete avuto garanzie dal Commissario dello Stato? Ma io mi rifiuto
  di pensarlo conoscendo la serietà, la preparazione, la compostezza,
  il  rigore morale del Commissario dello Stato  Allora perché volete
  affossare  questa  legge?  Per  addebitare  poi  la  responsabilità
  all'opposizione  o a Giovanni Ardizzone che non  ha  presieduto  in
  maniera  sufficientemente diligente la sera in cui  i  voltagabbana
  all'interno dei gruppi della maggioranza hanno deciso di votare  in
  senso contrario?
   Noi  non vogliamo assolutamente essere i becchini di questa legge.
  Noi vi chiediamo soltanto di essere realisti.
   Assessore  Valenti, in Itala le città metropolitane non  ci  sono.
  Spieghiamolo  ai  colleghi,  non  esistono  in  Italia   le   città
  metropolitane se non perché contemplate dalla Costituzione. Ma  sul
  piano operativo, sul piano attuativo mai una città metropolitana  è
  riuscita a decollare e lei lo sa.
   Da  25  anni  si parla di città metropolitane. Proprio  perché  la
  materia  è  complessa,  è  articolata, proprio  perché  la  materia
  rischia di mettere in competizione la città capoluogo con gli altri
  comuni. E di fronte alla legge tutti i comuni, di 200 abitanti o di
  4 milioni di abitanti, hanno la stessa dignità
   Allora  -  e concludo signor Presidente, le chiedo scusa  se  sono
  andato  oltre  il  tempo  a me assegnato - io  vorrei  ribadire  la
  proposta  che  ha fatto il mio capogruppo, onorevole Formica,  e  i
  colleghi  Ioppolo, Falcone ed altri. Votatevi la legge  sui  liberi
  consorzi dei comuni.
   Se  avete i numeri votatevela questa ignobile mistificazione della
  legge  sui liberi consorzi dei comuni. Condannate pure i comuni  ad
  una  condizione di assoluta paralisi. E stralciamo il  tema   città
  metropolitane .  Parliamone  fra  un  mese,  fra  due   mesi,   nel
  frattempo, vediamo l'esito del disegno di legge nazionale  Delrio ,
  apriamo  un dibattito con le realtà locali e mettiamo su un disegno
  di  legge  che consenta a maggioranza ed opposizione di trovare  un
  punto di incontro.
   Non  si  comprende la ragione di questa forzatura anche perché  le
  risorse comunitarie previste dal PON, da 40 a 60 milioni di euro in
  tutti  i  sei anni - dobbiamo spiegarlo alla gente di che  cosa  si
  tratta - potrebbero essere intercettate entro il 31 dicembre.
   Quindi,  se  ci  prendiamo due, tre mesi di pausa, credo  che  non
  pregiudicheremo il diritto delle tre possibili città  metropolitane
  a  partecipare  al «PON Metro» come è previsto dalla programmazione
  comunitaria.
   Questo  è il nostro invito, questo è il nostro auspicio, assessore
  Valenti  e presidente Ardizzone, perché lei che è il garante  della
  regolarità dei lavori e, in un certo senso, della legittimità degli
  atti,  per  quanto  di sua competenza, ha sempre dimostrato  grande
  senso di responsabilità.
   Anche  stasera, Presidente, la invitiamo ad un attimo di  serenità
  perché ne va del prestigio di questo Parlamento.
   Salviamo  quel  che  è  salvabile.  La  città  metropolitana   può
  diventare  una realtà, se passa, non attraverso un atto  di  forza,
  dall'esito   peraltro  incerto,  ma  da  una  convergenza   serena,
  responsabile,  meditata, sofferta, se vogliamo, fra  maggioranza  e
  opposizione.

   ASSENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Si sono conclusi gli interventi. Per dichiarazione  di
  voto ha chiesto di parlare l'onorevole Assenza.

   ASSENZA. Sono già intervenuto per motivi procedurali.

   PRESIDENTE.   Lei   ha  sviluppato  tutto  un  ragionamento.   Può
  intervenire  per  dichiarazione di voto.  La  pregiudiziale  non  è
  ammissibile a dibattito aperto e a discussione generale chiusa.
   Onorevole  Assenza,  ha facoltà di parlare  per  dichiarazione  di
  voto.

   ASSENZA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non   ritengo
  assolutamente corretto questo modo di procedere.
   Lei ha ritenuto di rigettare la richiesta preliminare che ho fatto
  perché secondo me non potevamo entrare nel vivo del dibattito degli
  articoli  7,  8  e  9.  Lei  ha ritenuto diversamente  ma  mi  deve
  consentire di esprimere la mia opinione sull'articolo 7, o non  può
  essere espressa?

   PRESIDENTE. Le ho dato la parola per dichiarazione di voto.

   ASSENZA. Signor Presidente, la sua decisione mi ha fatto venire in
  mente un episodio accaduto ad amici miei tanti anni fa. Aspettavano
  un  bambino  e  avevano progettato per questo bambino chissà  quale
  futuro.  Avevano cercato il nome, gli studi da fargli intraprendere
  e via dicendo.
   Purtroppo, prima della nascita si verificò un aborto spontaneo.  I
  due amici non si vollero rassegnare a questo. Avevano una bambolina
  e diedero a quella bambolina il nome che volevano dare al bambino e
  per anni sono vissuti con questa angoscia.
   Ecco,   voi  la  bambolina  l'avevate  perduta  con  la  votazione
  sull'articolo  1. Nonostante questo avete rimesso  un  fantoccio  e
  pretendete   che  questo  fantoccio  prenda  vita   che   non   può
  assolutamente prendere.
   Detto   questo,   signor   Presidente,  in   merito   alle   città
  metropolitane  sono intervenute le anime belle dei primi  cittadini
  delle  grandi città siciliane a gettare strali su questo Parlamento
  che avrebbe previsto chissà quale prospettiva per la Sicilia. E noi
  saremmo gli assassini del futuro della Sicilia.
   Siccome non ritengo di essere fra questi ma mi ritengo una persona
  che,  al  di là delle osservazioni di qualche  dioscuro  di  questa
  maggioranza  che  interviene per criticare i richiami  al  rispetto
  delle  regole,  come  se  oggi  qui  fossimo  al  bar  a  discutere
  allegramente di qualcosa e non stessimo, invece, redigendo un testo
  normativo  che  deve  avere un suo rigore logico,  giuridico  e  di
  rispetto dei princìpi costituzionali, prima di tutto, al di  là  di
  tutto  questo, ritengo che stiamo allegramente uscendo fuori  tema,
  perché,  lei, signor Presidente, ha ritenuto di citare  lucidamente
  la  sentenza della Corte costituzionale del 1996 ritenendo di poter
  superare quel disposto perché ha detto testualmente ma non c'era la
  riforma del titolo V  della Costituzione. Non c'era l'articolo  114
  così come formulato.
   Benissimo, signor Presidente. Però, mi perdoni, dimentica che  c'è
  stata  una sentenza della Corte costituzionale recentissima  la  n.
  220 del 2013.
   Signor  Presidente, questa sentenza della Corte costituzionale  ha
  detto   chiaramente  che  le  città  metropolitane,  essendo  state
  istituite   dall'articolo   114  della  Costituzione,   come   ente
  territoriali  intermedi, possono essere istituite  e  regolamentate
  solo attraverso legge costituzionale.
   Noi  oggi  abbiamo questo potere costituente? No e non lo possiamo
  nemmeno  recepire  richiamando l'articolo 15 dello  Statuto  perché
  l'articolo  15  dello  Statuto,  con  buona  pace  del  governatore
  Crocetta non prevedeva  né poteva prevedere le città metropolitane
   Nonostante questo quel fantoccio che già era abortito all'articolo
  1  vogliamo  nuovamente  vivificarlo  contravvenendo  anche  ad  un
  preciso  dettato  recentissimo della Corte  Costituzionale  che  ha
  bloccato  il legislatore nazionale dicendo che con legge ordinaria,
  con decreto legge e con legge di conversione voi non potete toccare
  questi   organismi   che   sono  introdotti   e   garantiti   dalla
  Costituzione, né le province né le città metropolitane.
   Ma  noi continuiamo allegramente su questo dimenticando che,  poi,
  il legislatore siciliano del passato, purtroppo non quello attuale,
  era  stato anche in questo senso precursore di modernità perché  le
  aree   metropolitane,  com'è  stato  già  ricordato,  erano   state
  introdotte  e  prevedevano 27 comuni nella  provincia  di  Palermo,
  altrettante in quella di Catania, Messina, 51.
   Queste  aree metropolitane, ricordava il Presidente Musumeci  poco
  fa,  stavano sviluppando le loro funzioni e in quel momento   erano
  ostacolate anche allora dai sindaci delle grandi città.
   E   oggi   ci   vogliono  rimproverare,  come  dicevo  all'inizio,
  mistificando  che  attraverso questo nostro  atteggiamento  faremmo
  precludere  i  finanziamenti  europei,  cosa  assolutamente  falsa,
  perché  le prospettive dei finanziamenti europei è vero che parlano
  di  aree metropolitane e non tanto di città ma riguardano nel  loro
  complesso e come linee ispiratorie interventi che riguardano  vaste
  zone  di  territorio  e popolazioni quanto più numerose  possibile,
  tant'è  vero  che  una  di  queste anime belle  che  ci  criticava,
  contemporaneamente annunciava la nascita del distretto del  sud-est
  giustificando   questa  nascita  proprio  con  la  prospettiva   di
  recuperare,  per la zona del catanese, del siracusano e  anche  del
  ragusano la possibilità, attraverso questa invenzione del distretto
  del  sud-  est, di recuperare progetti, di presentare  progetti  di
  vasta portata che potessero attrarre questi finanziamenti europei.
   Allora, le aree metropolitane, Presidente - mi perdonerete  -  non
  sono  delle  scelte  da  affidare alle  maggioranze  variabili  dei
  consigli  comunali;  le città metropolitane, le aree  metropolitane
  hanno  una giustificazione che parte dal cosiddetto principio della
  conurbanizzazione, cioè sono quelle città che si sono  allargate  a
  dismisura e dove comuni dell'hinterland che prima erano dei  comuni
  autonomi, sono diventati dei comuni dormitorio collegati alle città
  metropolitane e quindi uniti dallo stesso interesse,  dalle  stesse
  problematiche,  dalle  stesse ansie in  materia  di  trasporti,  di
  servizi  e  di  quant'altro ed è questo che  si  mette  insieme  in
  comune.
   Poi,  Presidente,  vogliamo continuare  in  questo  esame  ma  noi
  abbiamo  approvato  quell'articolo 1 che lei ha interpretato  nella
  maniera  che ha voluto interpretare e va bene, ma in quell'articolo
  1  noi  abbiamo  detto  che  i  liberi  consorzi  dei  comuni  sono
  inizialmente  9  e  di  questi fanno parte i comuni   che  facevano
  parte   per  ciascuno  delle  originarie  province,  delle  attuali
  province  siciliane. Allora, con l'articolo 7  che  vogliamo  dire?
  Che,  invece,  alcuni  di  questi comuni, cioè  quelli  individuati
  dalle  leggi  istitutive  delle aree metropolitane,  faranno  parte
  delle città metropolitane.
   Cioè, aggiungiamo contraddizione a contraddizione.  Quell'articolo
  1  è  approvato, è vigente, se verrà approvata la legge  in  questo
  testo,  con  l'articolo  7 prevediamo una ulteriore  inammissibile,
  Presidente, contraddizione, non possiamo procedere in questo  modo.
  Io pongo una questione di principio.
   Signor  Presidente, l'Aula per procedere dignitosamente nei lavori
  deve  avere,  man mano che si approvano i vari articoli,  il  testo
  così come è stato approvato dall'Assemblea, perché noi non possiamo
  continuare  ad avere davanti agli occhi i testi che originariamente
  sono stati stravolti in sede assembleare, io ho chiesto agli Uffici
  e  gli Uffici giustamente mi dicono  noi abbiamo una bozza e ancora
  non  possiamo  fare . Ma lavorare così significa proprio  rischiare
  che  in  ogni articolo noi introduciamo una disposizione che  è  in
  contraddizione con quello che abbiamo approvato in precedenza.
   Dopo  di  che,  è  evidente - non me ne vogliano gli  amici  delle
  grandi aree - che così facendo introduciamo un rischio di avere due
  Sicilie:  la  Sicilia dei grandi centri, la Sicilia  delle  piccole
  province, della miriade di comuni che, purtroppo, sarà costretta  a
  rimanere indietro e sempre più emarginata.
   Presidente,  io pacatamente chiedo veramente, non portiamo  avanti
  questo  disegno  di  legge, che non so se  passerà  il  vaglio  del
  Commissario dello Stato ma che, comunque, non passa sicuramente  il
  vaglio  che  deve caratterizzare una norma, cioè quella  di  essere
  rigorosa,   coerente,  logica  e  soprattutto  deve  affrontare   e
  risolvere i problemi dei siciliani.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Assenza.

                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico  che  ha  chiesto  congedo,  per  la  seduta
  odierna, l'onorevole Vinciullo.
   L'Assemblea ne prende atto.

  Riprende il Seguito della discussione del disegno di legge nn. 642-
  31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-
                                 662/A

   PRESIDENTE.  Onorevole  Assenza, lei  ha  richiamato  una  recente
  sentenza, a supporto del ragionamento che lei ha svolto, che  è  la
  sentenza  n. 220 del 2013. Ha detto giustamente che questa sentenza
  dichiarava   l'incostituzionalità  che   istituiva   le   province,
  sopprimeva  le  province,  per  chiarezza,  e  quindi  un  riordino
  complessivo  anche delle città metropolitane, però, sul presupposto
  procedurale  che  era  stato  fatto  con  decreto  legge,  con  una
  decretazione di emergenza, non con legge ordinaria.
   Noi  in  questo  momento  come Regione Sicilia,  che  abbiamo  una
  competenza  esclusiva,  stiamo operando con  legge  ordinaria.  Poi
  condivido  con  lei l'altra questione che occorre un coordinamento,
  ma  già l'ho detto in Conferenza dei Capigruppo fra l'articolo 1  e
  l'articolo 7 che si voterà nel caso in cui si voti perché è  giusto
  che  la  legge sia omogenea e su questo, ribadisco, che occorre  la
  collaborazione di tutta  l'Aula perché se l'Aula si  pronuncia  per
  l'istituzione  delle  città metropolitane, è giusto  che  tutti  si
  confrontino ai fini di avere una legge, non dico di ottima qualità,
  ma  che  almeno  sia accessibile,  di buona qualità, mi  suggerisce
  l'onorevole Gucciardi.
   Ha  facoltà  di  parlare l'onorevole Milazzo per dichiarazione  di
  voto.

   MILAZZO Giuseppe. Rinuncio. Ormai abbiamo perso tempo

   CRACOLICI,  presidente  della Commissione e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI,   presidente  della  Commissione  e  relatore.   Signor
  Presidente,   volevo   soltanto,  visto  che   sono   stato   anche
  sollecitato,  primo vorrei ricordare che noi,in  realtà,con  questa
  norma  che  andremo a votare, stiamo semplicemente restituendo  ciò
  che da oltre 20 anni in questa Regione si era pensato di fare e non
  si è riuscito ad attuare perché l'istituto dell'area metropolitana,
  all'interno  delle  province regionali, fu un  istituto  introdotto
  dalla  legge  n.  9,  ben  prima che  venisse  istituita  la  città
  metropolitana  nell'ordinamento  dello  Stato  e,  quindi,   questa
  Regione,  ogni  tanto,  può  accampare dei  meriti  di  innovazione
  istituzionale  avendo previsto un organo di area  vasta  ma  che  è
  stato previsto sulla carta e che, se dopo 30 anni quell'organo  non
  ha  avuto  attuazione,  al di là poi di chi ha  determinato  questo
  fatto,  se sono stati i sindaci delle grandi città o sono  stati  i
  Presidenti  delle  province  dove operavano  le  grandi  città,  il
  risultato  è  che  dopo trent'anni siamo stati ad  una  ipotesi  di
  scuola che non ha avuto alcuna attuazione.
   Con la norma che andremo a fare la Sicilia conoscerà un organo  di
  area vasta che, all'interno dei liberi consorzi sarà specifico  per
  le grandi aree urbane di Palermo, Catania e Messina e dei territori
  cosiddetti  connessi  a queste tre grandi aree metropolitane.
   Considero  questo  un  successo  della  legislatura  in  corso,  a
  differenza di molti deputati che stanno rappresentando questa legge
  -  io capisco che si possano avere opinioni contrarie - col livello
  di  confusione  con la quale spesso si da l'idea di una  Babele  di
  parole, una Babele di interpretazioni, di una legge che, in realtà,
  è di una semplicità estrema.
   Noi  abbiamo  istituito i liberi consorzi ed abbiamo  superato  le
  province. Piaccia o no, siamo la prima regione in Italia  Al di  là
  dei  tanti parolai, e sto parlando nella qualità di chi ha lavorato
  in Commissione per portare un testo che tenesse insieme tutto ciò.
   La  prima  questione  è  che noi stiamo  introducendo  una  novità
  istituzionale in un sistema ordinamentale in cui, in questo  Paese,
  siamo ancora nella nebbia. E secondo, ripeto, stiamo istituendo  le
   città metropolitane  come organo di area vasta.
   Qual è tutto questo dibattito? Tra l'altro, questa novità con  cui
  voteremo,  mi  auguro,  fra qualche minuto è  contenuta  in  alcuni
  emendamenti  di colleghi di quest'Aula, che sostanzialmente  dicono
  una cosa ovvia. Il testo prevedeva uno schema: partiamo dalle città
  e,  nei  mesi successivi, integriamo la città metropolitana  con  i
  Comuni del decreto del 1995.
   Qui stiamo costruendo una legge sulla base, anche, di un quadro  e
  di un orizzonte politico.
   Abbiamo  ribaltato quel modello prevedendo che i  comuni  previsti
  dai  decreti del 1995 costituiscono la città metropolitana  e,  nei
  successivi sei mesi, avranno la possibilità di decidere di uscire e
  far parte, invece, di un libero consorzio.
   Cosa  è tutta sta confusione? Cosa si sta rappresentando fuori  da
  questo dibattito?
   Io  credo  che sia una norma di buon senso, una norma  innovativa.
  Certo, questo è solo il primo tempo, perché gran parte delle novità
  che  sarà  necessario determinare occorrerà farle con una legge  in
  cui  saranno  definite funzioni, saranno precisate le  risorse,  le
  disponibilità umane. Tutto questo è in divenire.
   Ma  oggi  stiamo  mettendo  su  il  primo  mattone  della  riforma
  dell'ordinamento  degli  enti locali  in  Sicilia.  E  lo  dico  ai
  colleghi,  usando una battuta che è stata usata nei miei  confronti
  qualche  giorno  fa, non vorrei che continuiamo ancora  a  sentirci
  nella  giungla a combattere come gli ultimi Samurai, nel senso  che
  sta cambiando lo Stato.
   Fra  qualche mese si discuterà, in questo Paese, di sciogliere  il
  Senato,  così  come  lo  abbiamo  conosciuto.  E  noi,  ancora,  ci
  attardiamo   a   discutere  di  un  ordinamento   dello   Stato   e
  dell'amministrazione  come  se  fossimo  prigionieri  -   onorevole
  Falcone  io  non  soltanto  non  la  sento,  ma  ho  difficoltà   a
  comprenderla  -,  stiamo cambiando lo Stato, si  sta  cambiando  lo
  Stato  e  noi siamo lì a difendere il passato, come se  il  passato
  fosse un prato verde con i fiorellini rossi e gialli.
   Lo  Stato  che  abbiamo  ereditato, onorevoli  colleghi,  compresa
  questa Regione che non funziona
   Quindi,  o  la  cambiamo  noi o saremo cambiati  tutti,  o  saremo
  mandati  tutti  a  casa,  ecco perché  la  sfida  è  cambiare,  non
  chiudersi  a  difesa del fortino di un passato che,  personalmente,
  non ho nulla da difendere.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  si  passa   all'esame   degli
  emendamenti presentati all'articolo 7.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Onorevole Formica, la questione pregiudiziale  non  è
  ammissibile e lei sa perché. La Presidenza si è già determinata nel
  merito.
   Io  capisco  l'ostruzionismo, capisco il lavoro  dell'opposizione,
  però ritorniamo sempre a discutere delle stesse questioni.
   Si passa all'esame degli emendamenti presentati all'articolo 7.
   Si procede con gli emendamenti soppressivi 7.3, 7.12, 7.46, 7.47 e
  7.51, di identico contenuto.

   FIGUCCIA Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 7.3

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 7.3.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  71
   Maggioranza         36
   Favorevoli          17
   Contrari            53

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 7.8, dell'onorevole Greco Giovanni.

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE . Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni.  Signor  Presidente,  Presidente  della  Regione,
  Assessori,  onorevoli colleghi, siccome eravate abituati  al  fatto
  che  io  intervenivo sempre, presentando un emendamento, mi  sembra
  corretto che una persona resti fedele al proprio emendamento, anche
  perché  ho sempre sostenuto che la Sicilia non può avere tre  città
  metropolitane, perché ci rideranno in faccia.
   Vi  voglio  ricordare che in Europa esistono soltanto dieci  città
  metropolitane  e  la sola Sicilia ne prevede tre.  Ma  perché  così
  poche? Perché non facciamo pure Enna città metropolitana?
   Onorevoli   colleghi,  stiamo  facendo  ridere  e  questo   è   un
  emendamento di buon senso che io vi voglio convincere ad approvare,
  e chiedo che venga posto in votazione con scrutinio segreto.

         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 7.8

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 7.8.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  73
   Maggioranza         37
   Favorevoli          20
   Contrari            52
   Astenuto              1

                           (Non è approvato)

   Onorevoli colleghi, con la massima franchezza, dobbiamo dare  atto
  all'onorevole Greco che ha posto un problema già sollevato in  sede
  nazionale, perché nella prima stesura del disegno di legge Delrio -
  questo  non  lo possiamo dimenticare - era prevista una sola  città
  metropolitana, la città di Palermo.
   Debbo    dire   che   questo    pericolo    è   stato   congiurato
  dall'intervento  e dalla convinzione che c'è stata  anche  in  sede
  nazionale,  ma questo serve anche a rafforzare il ragionamento  che
  supereremo  eventualmente gli ostacoli che sono stati sollevati  in
  quest'Aula sulla incostituzionalità.
   Si  passa  all'emendamento 7.11, degli onorevoli Alongi ed  altri.
  Gli uffici mi suggeriscono di aggiungere dopo le parole  l'Ente  ha
  personalità giuridica  le parole  di diritto pubblico .
   Con  questa  precisazione, lo pongo in votazione.  Il  parere  del
  Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Comunico  che  sono  stati ritirati dai rispettivi  firmatari  gli
  emendamenti 7.1, 7.13, 7.49, 7.6, 7.4, 7.5, 7.26, 7.21, 7.20, 7.22,
  7.25, 7.24 e 7.23.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Gli emendamenti 7.48 e 7.50 sono preclusi.
   Si  passa all'emendamento 7.52, degli onorevoli Germanà ed  altri,
  di  identico  contenuto,  nella prima parte  all'emendamento  7.45,
  degli onorevoli Picciolo ed altri.
   La  II  parte degli emendamenti 7.52 e 7.45 che recita  Il sindaco
  del   comune   capoluogo   assume  la  denominazione   di   sindaco
  metropolitano e il consiglio metropolitano è costituito dai sindaci
  dei  comuni  appartenenti  alla  città  metropolitana   è  rinviato
  all'articolo 8.
   Pongo quindi in votazione la prima parte degli emendamenti citati.
  Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 7,  così  come  emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi, questa sera sono state poste delle  questioni
  di  coordinamento, delle questioni anche di costituzionalità e  gli
  Uffici  faranno  un  attento esame. Quello  che  è  chiaro  con  la
  votazione  di  questa sera è che comunque sono istituite  le  città
  metropolitane.
   Il Governo ha presentato, e di questo lo ringrazio anche perché  è
  venuto  incontro  già  in  Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari, una serie di emendamenti di riscrittura,  ma  vedremo
  in  corso  d'opera  come  bilanciare  questi  emendamenti  con  gli
  emendamenti che già sono depositati e sono nel fascicolo.

   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a domani,  mercoledì  5
  marzo 2014, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   I  -  Comunicazioni

   II  - Discussione dei disegni di legge:

            1)  -  Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
               metropolitane.  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-2
               474-542-543-546-613-638-662/A) (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            2)  -  Norme transitorie in materia di proroga delle gestioni
               commissariali provinciali.  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-1
               219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A Stralcio 1/A) (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            3)  -  Ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori dei
               liberi consorzi comunali e delle Città metropolitane.  (nn. 642-3
               132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-
               662/A Stralcio II/A) (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            4)  -  Disposizioni per la riqualificazione dei beni immobili
               confiscati alla criminalità organizzata.  (nn. 579-607 IV stralci
               - 623/A) (Seguito)

             Relatore: on. Trizzino

            5)  -  Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
               Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
               Sicilia.  (n. 500/A)

               Relatore: on. Di Giacinto

            6)  -  Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35.  (nn.
               127-30/A)

               Relatore: on. Cappello

            7)  -  Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi
               derivanti dall'amianto.  (nn. 381-3-306-346/A)

               Relatore: on. Cascio S.

            8)  -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
               Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
               dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
               siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
               della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dell
               libertà civili, politiche, economiche e sociali . (n. 223/A)

               Relatore: on. Malafarina

            9)  -  Norme relative al funzionamento della forma di governo
               regionale, alla nomina ed alla revoca degli assessori, alla
               conclusione anticipata della legislatura, in attuazione degli
               articoli 9, 10, 41 bis e 8 bis dello Statuto della Regione.  (n.
               433/A)

               Relatore: on. Turano

            10)  -  Osservatorio equità e giustizia nelle filiere agricole e
               alimentari . (n. 348/A)

               Relatore: on. Alongi

            11)  -  Nuove norme in materia di panificazione . (n. 1/A)

               Relatore: on. Lombardo

            12)  -  Norme per la prevenzione delle patologie del cavo orale .
               (n. 475/A)

               Relatore: on. Picciolo

            13)  -  Anagrafe scolastica regionale . (n. 535/A)

               Relatore: on. Greco M.

            14)  -  Istituzione degli ecomusei della Sicilia . (n. 7/A)

               Relatore: on. Maggio

            15)  -  Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
               Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
               528/A)

               Relatore: on. Anselmo

                   La seduta è tolta alle ore 21.46

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli

  ALLEGATO 1

   Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «Autonomie locali e
                          Funzione pubblica»

   VENTURINO-  CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO  -  FERRERI-
  FOTI  -  LA ROCCA - MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -TRIZZINO  -
  ZAFARANA - ZITO. - «Al Presidente della Regione, all'Assessore  per
  l'economia e all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali  e
  il lavoro, premesso che:

   con la legge 214 del 22 dicembre 2011, di conversione del decreto-
  legge  201  del 6 dicembre 2011, il Governo nazionale ha provveduto
  al   riassetto   dei   requisiti   per   godere   del   trattamento
  pensionistico;

   considerato che:

   lo  stesso  Governo nazionale ha provveduto, col decreto-legge  95
  del 6 luglio 2012, articolo 22, comma 1, lettera d, a garantire  la
  posizione   dei  dipendenti  statali  in  possesso  dei   requisiti
  anagrafici   e   contributivi  che,   in   base   alla   disciplina
  pensionistica  previgente, avrebbero comportato la  decorrenza  del
  trattamento   pensionistico   nel   periodo   compreso    fra    il
  ventiquattresimo e il trentaseiesimo mese successivo alla  data  di
  entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011;

   visto che analogo provvedimento non risulta esser stato preso  nei
  confronti dei dipendenti regionali nelle medesime condizioni;

   per sapere quali misure intendano adottare il Governo regionale in
  materia  se  non  ritengano opportuno sanare  questa  disparità  di
  trattamento». (108)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  - «Con l'interrogazione n. 108, si lamenta  il  mancato
  adeguamento  della  Amministrazione Regionale  al  trattamento  dei
  dipendenti  regionali  in  possesso  dei  medesimi  requisiti   dei
  dipendenti statali, regolamentati e garantiti dal decreto  legge  6
  luglio 2012 n. 95.
   Ciò   premesso,   sulla  base  delle  informazioni   fornite   dal
  Dipartimento regionale della Funzione Pubblica e del Personale  con
  nota 113352, appare utile chiarire quanto segue.
   L'art.  24  del  D.L.  6  dicembre 2011, n.  201,  convertito  con
  modificazioni  dalla  L. 22 dicembre 2011,  n.  214,  riformando  i
  requisiti  necessari per l'accesso al trattamento di  pensione  dei
  lavoratori dipendenti del settore pubblico e del settore privato, e
  dei  lavoratori autonomi, prevede nel contempo, al  comma  14,  una
  serie  di  casi  per  i  quali, in deroga alle nuove  disposizioni,
  continuano  ad  applicarsi le norme vigenti prima  dell'entrata  in
  vigore del decreto stesso.
   Destinatari di tale deroga sono i lavoratori clic hanno maturato i
  requisiti per il diritto a pensione entro il 31.12.2011 e, ancorchè
  maturino   i   requisiti   al  pensionamento   successivamente   al
  31.12.2011, si trovino nelle condizioni di cui alle lettere  da  a)
  ad e-bis) del citato comma 14.
   La  possibilità  di  questi ultimi di accedere al  trattamento  di
  pensione  secondo  la previgente normativa è comunque  limitata  da
  vincoli finanziari stabiliti al comma 15 dello stesso art. 24.
   Successivamente,  il comma 2 ter dell'art. 6 del D.L.  29.12.2011,
  n.  216,  convertito con modificazioni dalla L. 24.2.2012,  n.  14,
  aggiunge ai destinatari della predetta deroga "i lavoratori il  cui
  rapporto  di  lavoro si sia risolto entro il 31 dicembre  2011,  in
  ragione  di  accordi individuali sottoscritti anche ai sensi  degli
  articoli  410, 411 e 412 ter del codice di procedura civile,  o  in
  applicazione di accordi collettivi di incentivo al'esodo  stipulati
  dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello
  nazionale,   a  condizione  che  ricorrano  i  seguenti   elementi:
  ...omissis...  il  lavoratore risulti  in  possesso  dei  requisiti
  anagrafici  e contributivi che, in base alla previgente  disciplina
  pensionistica,  avrebbero comportato la decorrenza del  trattamento
  medesimo  entro un periodo non superiore a ventiquattro mesi  dalla
  data  di  entrata  in vigore del citato decreto legge  n.  201  del
  2011".
   Nel  superiore  contesto normativo, la disposizione oggetto  della
  interrogazione  de  qua  interviene esclusivamente  e  peraltro  in
  maniera  limitata, su quest'ultima previsione, portando il  termine
  ivi assegnato da ventiquattro a trentasei mesi.
   Non  risultando che tra i dipendenti regionali siano o siano stati
  presenti  soggetti nelle condizioni previste dalla  norma  evocata,
  non  è  dato  nel  caso  rilevare nell'operato dell'Amministrazione
  regionale,  una disparità di trattamento tra i propri dipendenti  e
  la  generalità dei pubblici dipendenti, compresi gli statali a  cui
  comunque  la  norma  oggettivamente non sembra essere  riferita  e,
  pertanto  non si ravvisa la necessità di adottare alcuna  specifica
  misura in merito».

   L'Assessore

   Patrizia Valenti

                           Rubrica «Salute»

   RAIA-CIRONE. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la
  salute, premesso che:

   l'Assessorato  della salute, nel Piano della Salute 2010-2012,  al
  punto 9.1.4 si occupa dell'attività    di procreazione medicalmente
  assistita,  evidenziando  una richiesta di  oltre  5.000  cicli  di
  PMA/anno nella sola Regione siciliana;

   a  fronte  di questa richiesta, attualmente, nella nostra  Regione
  sono  stati eseguiti 3.120 cicli di cui solo 485 (15.5%) in  centri
  pubblici e 2635 (84,4%) in centri privati;

   i  restanti 2.000 cicli rappresentano una delle maggiori  voci  di
  mobilità   sanitaria  extraregionale,  soprattutto  verso  l'Emilia
  Romagna  (43,2%  rispetto  al  totale dei  pazienti  trattati),  la
  Toscana  (36,2%)  il  Lazio, e Lombardia (18,9%),  con  un  impatto
  negativo non indifferente sui conti sanitari regionali;

   considerato che:

   questi  dati  possono essere sottostimati per  l'impossibilità  di
  censire   correttamente  tutti  i  cicli  di  trattamento   erogati
  all'estero, specialmente in Belgio, Francia e Spagna;

   in Sicilia operano 36 centri di cui 7 pubblici e 29 privati (22,2%
  vs 77,8% - Annual Report del Ministero della Salute, luglio 2010);

   nell'ambito  dei 7 centri pubblici 1 effettua solo tecniche  di  I
  livello (inseminazione semplice) mentre 6 effettuano tecniche di II
  e  III livello: FIVET, ICSI e tecniche di prelievo chirurgico degli
  spermatozoi;

   l'impossibilità,  quindi,  di  eseguire  un  numero  più  alto  di
  prestazioni  nei centri pubblici siciliani è attribuibile  in  gran
  parte a problemi organizzativi e strutturali;
   i centri pubblici e privati di procreazione medicalmente assistita
  devono rispettare un accreditamento rigoroso;

   gli  organismi  preposti devono effettuare un'attenta  e  costante
  valutazione  del  mantenimento dei requisiti di  accreditamento  da
  parte dei centri autorizzati a praticarla, al fine di garantire  il
  rispetto  dei requisiti tecnico-scientifici ed organizzativi  delle
  strutture,  nonché  delle caratteristiche  del  personale  in  esse
  impiegato,  definiti ai sensi dell'art. 10 della legge 19  febbraio
  2004, n.40;

   visto che:

   lo  stesso  Assessorato individua fra le finalità prioritarie  del
  Piano sanitario regionale, al punto 22, la regolamentazione al fine
  d'incrementare  di almeno 2.000 cicli/anno le prestazioni  rese  in
  Sicilia per la procreazione medicalmente assistita;

   proprio   in  ragione  di  tali  affermazioni,  l'Assessorato   ha
  costituito  un  tavolo tecnico finalizzato alla  valutazione  della
  possibilità di inserire le attività di PMA in un DRG Regionale;

   a  seguito di tale lavoro è stato emesso il Decreto dell'Assessore
  per  la  Sanità  del  26  ottobre 2012, pubblicato  sulla  Gazzetta
  Ufficiale  della Regione siciliana, parte I, n. 51 del  30.11.2012,
  avente  ad  oggetto il Riordino e razionalizzazione dei  centri  di
  Procreazione  Medicalmente  Assistita (PMA)  nel  territorio  della
  Regione siciliana;

   tale  Decreto  individua i centri pubblici e privati che  dovranno
  far parte di un Network e con i quali sarà instaurato un regime  di
  copayment;

   in  particolare, i centri privati vengono individuati  fra  quelli
  che  svolgono più di 200 cicli l'anno, mentre fra i centri pubblici
  ne  vengono  inclusi anche di nuova creazione che  godranno  di  un
  contributo   stabilito  dall'articolo  8  del  decreto   il   quale
  testualmente  recita:  'Viene stabilito che,  entro  i  limiti  del
  finanziamento di cui al predetto art. 7, anche in Sicilia le coppie
  infertili   debbano  avere     un  sostegno  economico   da   parte
  dell'Assessorato  della  salute  e  viene  fissata  la   quota   di
  partecipazione pubblica al costo della tecnica di PMA in un importo
  pari   a:   1.000.00  per  un  ciclo  di  FIVET/ICSI/GIFT/ZIFT/TET,
  comprensivo  dell'intero percorso assistenziale della tecnica,  dal
  primo  colloquio  con una coppia, per la quale  è  stata  formulata
  indicazione  alla  tecnica,  fino al trasferimento  degli  embrioni
  (comprensiva delle eventuali tecniche di congelamento di gameti e/o
  embrioni)  o  per  la  GIFT fino al trasferimento  intratubaricodei
  gameti;  700 nei casi in cui, pur eseguendo il prelievo ovocitario,
  non  si recuperino ovociti e quindi non si può completare il ciclo;
  1.000.00  nei  casi in cui, pur avendo recuperato  ovociti,  non  è
  possibile  completare  il ciclo per mancata fertilizzazione  o  per
  impossibilità ad eseguire il transfer. Questo cofinanziamento da un
  canto  determinerà la definizione di una tariffa unica per tutti  i
  cicli  e  dall'altro parteciperà all'abbattimento del  costo  della
  tariffa  stessa  per  i pazienti, riducendo  in  tal  modo  l'onere
  economico a carico delle famiglie';

   riguardo la tariffazione unica, l'art. 5 del Decreto prevede:  'Le
  remunerazioni  per  le  tecniche di PMA sono le  seguenti:a.  ciclo
  completo  FIVET/ICSI,  dal  colloquio  iniziale  fino  al  transfer
  embrionario:  3.178,00 (questa valorizzazione è  comprensiva  delle
  eventuali tecniche di congelamento di gameti e/o embrioni);b. ciclo
  in cui non si esegue il prelievo ovocitario: 850,00;c. ciclo in cui
  si  esegue  il  prelievo ovocitario ma non si  recuperano  ovociti:
  1853,00;d.  ciclo in cui non avviene la fertilizzazione  o  non  si
  esegue  il transfer: 2754,00; e. prelievo tratto genitale  maschile
  ed  eventuale congelamento dei gameti: 856,00. Per gli  eccezionali
  trattamenti  di  GIFT  (fino  al  trasferimento  intratubarico  dei
  gameti) e ZIFT/TET (fino al transfer embrionario), tecniche  queste
  da   eseguirsi   in  regime  di  ricovero.  sarà   con   successivo
  provvedimento  definito apposito PAC. Per i centri del  network  di
  cui  al  presente  decreto,  le  predette  valorizzazioni  per   le
  prestazioni  di cui sopra costituiranno sempre la tariffa  ,  anche
  dopo l'esaurimento del finanziamento assegnato per i cicli eseguiti
  in copayment';

   osservato che:

   i  fondi  stanziati  a  tal fine sono suddivisi  dal  decreto  nel
  seguente modo:

   ASP Catania

   Strutture pubbliche
   -AO Cannizzaro 230.000,00;
   -ARNAS Garibaldi 110.000,00;
   -AO Policlinico V.E. Presidio Santo Bambino 110.000,00;
   -AO   Policlinico  V.E.  Presidio  Rodolico  110.000,00  Strutture
  private;
   -CRA S.r.l. 115.000,00;
   -Società Cooperativa UMR 170.000,00;

   ASP Palermo

   Strutture pubbliche

   -Azienda Policlinico P. Giaccone 160.000,00;
   -Ospedale Ingrassia 110.000,00;
   -AO Villa Sofia-Cervello 100.000,00;

   Strutture private

   -Centro AMBRA-Nuova Casa di cura Demma 106.000,00
   -Centro Andros S.r.l. 142.000,00
   -Centro di Biologia della riproduzione 142.000,00;
   -Centro Genesy 85.000,00;
   ASP Messina
   -AO Papardo Piemonte 110.000,00;
   ASP Caltanissetta
   -AO Sant'Elia 100.000,00

   inoltre,  il  Decreto  in oggetto prevede  criteri  di  esclusione
  indicati all'art. 6 nel seguente modo:

   vengono escluse dall'accesso alle tecniche con partecipazione alla
  spesa da parte del SSR;

   le   pazienti  che  hanno  compiuto  42  anni  al  momento   della
  registrazione alfa-numerica progressiva della cartella clinica  PMA
  del centro;

   le pazienti che al tempo del suddetto accesso abbiano un valore di
  FSH  al 3  giorno del ciclo mestruale maggiore o uguale a 18 mUI/ml
  e/o   un   valore  di  AMH  uguale  o  inferiore   a   0.3   pmol/l
  (determinazioni non retrodatanti più di 6 mesi);

   le  pazienti  che  abbiano  già  eseguito  tre  cicli  (anche  non
  completati) di PMA di II-III livello a carico del SSR in  corso  di
  vigore  del presente D.A., o che li abbiano eseguiti nei  due  anni
  precedenti (attestazione di non esecuzione per autocertificazione);

   il  predetto  decreto in tal modo sembra contraddire le  finalità,
  anche  a  carattere  prioritario individuate  dal  Piano  Sanitario
  Regionale  e  che quest'ultimo, parlando del costo sostenuto  dalla
  Regione   siciliana   per  compensazione  di   mobilità   regionale
  riguardante  cicli  di  PMA,  pone alcune  problematiche  circa  la
  legittimità di tali compensazioni considerata la non inclusione nei
  LEA delle tecniche di PMA;

   in  particolare una contribuzione pari a circa un terzo del  costo
  complessivo non sia un sistema efficace per scoraggiare la mobilità
  verso  altre regioni che prevedono la gratuità dell'intero ciclo  e
  ciò  appare  aggravato dalla previsione di una tariffa unica  anche
  per i cicli esclusi dal copayment particolarmente alta;

   inoltre  appaiono  incongrui,  penalizzanti  e  non  sostenuti  da
  adeguate  evidenze scientifiche i criteri di esclusione individuati
  dal Decreto;

   per sapere:

   se  non ritengano opportuno riferire quali siano i costi sostenuti
  dalla Regione siciliana per compensazioni riguardanti cicli di  PMA
  eseguiti  in  altre  regioni e se tali costi siano  giustificati  e
  legittimi alla luce della legislazione attuale;

   se  al tavolo tecnico istituito per l'individuazione del DRG siano
  intervenuti esponenti delle Società scientifiche e, comunque,  come
  si  sia  proceduto  all'individuazione dei soggetti  esperti  della
  materia;

   secondo  quali criteri sia stata individuata la tariffa e  secondo
  quali  criteri  e  supporti normativi si sia prevista  una  tariffa
  obbligatoria  unica  anche  per  i  cicli  esclusi  dal   copayment
  regionale;

   quali   precauzioni  e  garanzie  di  professionalità   si   siano
  individuate per i centri pubblici di nuova costituzione e  che  non
  abbiano una pregresso di almeno 200 cicli l'anno come previsto  dal
  Decreto per i centri privati;

   secondo  quali  criteri  ed in base a quali evidenze  scientifiche
  siano stati individuati i criteri di esclusione;

   se  non  ritengano  opportuno riaprire il tavolo  tecnico  per  la
  valutazione delle criticità sopra individuate». (196)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta. - «In riscontro all'interrogazione n. 196 dell'onorevole
  Concetta  Raia  avente per oggetto "Interventi per la  procreazione
  medicalmente  assistita e chiarimenti sul decreto  assessoriale  di
  riordino e razionalizzazione dei centri di PMA nel territorio",  si
  fornisce  il D.A. 61 del 29 gennaio 2014 "Integrazione  e  modifica
  del  D.A.  n.  2283/12 riordino e razionalizzazione del  Centri  di
  Procreazione  Medicalmente  Assistita (PMA)  sul  territorio  della
  regione   siciliana",  già  pubblicato  sul  sito  dell'Assessorato
  regionale  per  la  salute  ed  in  corso  di  pubblicazione  sulla
  G.U.R.S».

   L'Assessore

   Dr.ssa Lucia Borsellino

   FOTI  -  CANCELLERI -CAPPELLO-CIACCIO -CIANCIO - FERRERI-LA ROCCA-
  MANGIACAVALLO   -PALMERI-SIRAGUSA-   TRIZZINO-TROISI    -VENTURINO-
  ZAFARANA -ZITO. - «All'Assessore per la salute, premesso che:

   la  sentenza  della Corte Costituzionale 151/2009 ha  riconosciuto
  fra  i  diritti sanciti dalla Costituzione le giuste esigenze della
  procreazione;

   la  Corte  Europea dei Diritti dell'Uomo ha riconosciuto  come  il
  diritto alla ricerca della genitorialità rientri fra i diritti alla
  vita  privata  e  familiare tutelati dall'art. 8 della  Convenzione
  Europea dei Diritti dell'Uomo;

   considerato che:

   il  Piano Sanitario Regionale 2011-2013 dedica il paragrafo  9.1.4
  alla   Procreazione  Medicalmente  Assistita  (in   acronimo   PMA)
  esponendo  in  particolare quanto segue:  la  sterilità  di  coppia
  rappresenta  un  problema emergente e di vaste proporzioni  con  un
  importante impatto sociale. Si stima che oltre il 30% delle  coppie
  abbia  difficoltà riproduttive. I dati ufficiali parlano  di  oltre
  40.000   cicli   di   procreazione  medicalmente  assistita   (PMA)
  effettuati  in  Italia nel 2008 con una richiesta  di  oltre  5.000
  cicli  di  PMA/anno nella sola Regione Sicilia. A fronte di  questa
  richiesta,  attualmente, vengono effettuati  nella  nostra  Regione
  circa  3.000  cicli/anno e precisamente sono stati  eseguiti  3.120
  cicli di cui solo 485 (15.5%) in centri pubblici e 2635 (84,4%)  in
  centri privati;

   i  restanti 2.000 cicli rappresentano una delle maggiori  voci  di
  mobilità   sanitaria  extraregionale,  soprattutto  verso  l'Emilia
  Romagna  (43.2%  rispetto  al  totale dei  pazienti  trattati),  la
  Toscana  (36.2%)  il  Lazio, e Lombardia (18.9%),  con  un  impatto
  negativo non indifferente sui conti sanitari regionali;

   è  ipotizzabile, tuttavia, che questi dati siano sottostimati  per
  l'impossibilità  di  censire  correttamente  tutti   i   cicli   di
  trattamento erogati all'estero, specialmente in Belgio,  Francia  e
  Spagna;

   secondo la relazione ministeriale sull'applicazione della legge 40
  del  2004  in  Italia si apprende come quello dell'infertilità  sia
  divenuto  un autentico problema sociale che coinvolge  di  anno  in
  anno un numero maggiore di coppie;

   vista  la  dura  presa  di  posizione di centri  medici  e  coppie
  siciliane  contro  il Decreto dell'Assessore per  la  salute  dello
  scorso 26 ottobre 2012, pubblicato sulla GURS del 30 novembre 2012,
  con   cui  si  prevede  l'istituzione  di  un  network  di   centri
  accreditati di PMA (procreazione medicalmente assistita),  con  cui
  altresì  si  stanziano  per  i  trattamenti  di  PMA  in  copayment
  3.800.000  assegnati  con  vincolo  di  destinazione  alla  Regione
  siciliana  dal  Ministero della salute, a norma  dell'art.18  della
  legge n. 40 del 2004, indicando inoltre una tabella di tariffazione
  puntuale delle varie tipologie di trattamento e decretando che tali
  tariffe,  particolarmente  esose, rimarranno  invariate  anche  una
  volta  esauriti  i  fondi stanziati, con ciò  i  pazienti  che  non
  rientreranno tra i beneficiari del sostegno economico  stanziato  a
  dover  sostenere un prezzo di fatto imposto e sicuramente  maggiore
  di quella mediamente praticata dai centri di PMA privati;

   considerato  che  inoltre  non  sono  ben  chiari  i  criteri   di
  esclusione dal copayment previsti dallo stesso D.A. del 26.10.2012,
  ritenuti privi di fondamento scientifico e non corrispondenti  alla
  legislazione adottata da altre regioni;

   per sapere:

   quale  sia  il costo sostenuto dalla Regione per far  fronte  alla
  mobilità  di  pazienti siciliani verso i centri  di  PMA  di  altre
  regioni  e  se tali compensazioni siano giustificate in  base  alla
  legislazione vigente;

   se  siano state prese in considerazione le contestazioni formulate
  da operatori ed utenti e quali provvedimenti si intenda adottare in
  proposito;

   se   non  ritenga  opportuno  ricomporre  un  tavolo  tecnico  per
  individuare soluzioni più coerenti con le disattese aspettative dei
  pazienti   e  con  le  finalità  individuate  dal  Piano  Sanitario
  Regionale». (226)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta. - «In riscontro all'interrogazione n. 226 dell'onorevole
  Angela Foti con la quale sono stati chiesti chiarimenti in merito a
  quanto disposto con il D.A. 26 ottobre 2012, si fornisce il D.A. 61
  del  29  gennaio 2014 "Integrazione e modifica del D.A. n.  2283/12
  riordino   e   razionalizzazione   del   Centri   di   Procreazione
  Medicalmente   Assistita   (PMA)  sul  territorio   della   regione
  siciliana",  già  pubblicato  sul sito  dell'Assessorato  regionale
  della salute ed in corso di pubblicazione sulla G.U.R.S»

  L'Assessore

   Dr.ssa Lucia Borsellino

   D'ASERO.  -  «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  la
  salute,  premesso che con decreto dell'Assessore per la salute  del
  26  ottobre  2012 'Riordino dei centri di procreazione medicalmente
  assistita  (PMA) nel territorio della Regione siciliana' pubblicato
  nella GURS n. 51 del 30 novembre 2012 - Parte prima, viene definita
  la  rete  dei  centri di PMA, quale costituita dai centri  in  atto
  autorizzati,  lo stesso decreto organizza un network  regionale  di
  centri accreditati, su due diversi livelli organizzativi (II e  III
  livello), con standard operativi differenziati, strutturato  in  15
  unità operative (9 pubbliche e 6 private) utilizzando allo scopo un
  finanziamento per 3.800.000 euro di cui alla legge 40 del 2004;

   premesso  ancora  che  la  procreazione medicalmente  assistita  è
  tutelata  dal legislatore, come espressamente scritto  al  capitolo
  9.1.4 del Piano regionale, nel quale si riconosce 'la sterilità  di
  coppia  come  un problema emergente e di vaste proporzioni  con  un
  importante impatto sociale. Si stima che oltre il 30% delle  coppie
  abbia  difficoltà riproduttive. I dati ufficiali parlano  di  oltre
  40.000   cicli   di   procreazione  medicalmente  assistita   (PMA)
  effettuati  in  Italia nel 2008, con una richiesta di  oltre  5.000
  cicli  di PMA/anno nella sola Regione siciliana. A fronte di questa
  richiesta, attualmente, vengono erogati nella nostra regione  circa
  3.000   cicli/anno,  i  restanti  2.000  cicli  rappresentano   una
  importante voce della mobilità sanitaria extraregionale';

   rilevato  che  nello  stesso  decreto  si  legge  quanto  appresso
  indicato:   'il  progetto  complessivo  per  l'impiego  dei   fondi
  assegnati dal Ministero che saranno utilizzati (...), alla  stregua
  di   altre  regioni  italiane,  per  la  definizione  di  pacchetti
  prestazionali,  rendendo  uniformi  le  modalità  erogative   delle
  diverse  procedure al fine di evitare disparità  di  trattamento  e
  limitare, di conseguenza, possibili migrazioni interregionali a ciò
  imputabili'.   Nello   specifico,  il  tavolo   ha   formulato   le
  valorizzazioni,  valutando tanto i costi quanto l'utilizzazione  di
  DRG  o  tariffe  del  nomenclatore in atto  vigenti  nella  Regione
  siciliana per prestazioni similari e le ha definite. Un esempio  su
  tutte:  un  ciclo di FIVET (fecondazione in vitro con trasferimento
  embrionale)/ICSI      (iniezione     intracitoplasmatica      dello
  spermatozoo)/GIFT  (trasferimento  intratubarico  di   gameti)/ZIFT
  trasferimento   intratubarico  di      zigoti)/TET   (trasferimento
  intratubarico   di   embrioni)  comprensivo  dell'intero   percorso
  assistenziale  della tecnica, dal primo colloquio con  una  coppia,
  per  la  quale è stata formulata indicazione alla tecnica, fino  al
  trasferimento degli embrioni (comprensiva delle eventuali  tecniche
  di  congelamento  di gameti e/o embrioni) o per la  GIFT,  fino  al
  trasferimento intratubarico dei gameti, euro 3.178,00;

   considerato  che nelle strutture pubbliche sinora attive  e  prima
  del  decreto autorizzate, lo stesso trattamento veniva erogato  con
  un costo di DRG pari ad euro 1000.00 triplicando di fatto gli oneri
  per la Pubblica amministrazione, va immediatamente evidenziato, per
  quanto concerne i costi che la coppia deve sostenere, che essi sono
  nettamente  superiori a quelli che la stessa coppia  pagherebbe  in
  altre  Regioni  per  la  medesima prestazione.  Solo  a  titolo  di
  esempio, il costo in Toscana è di 500,00 euro, in Piemonte, meno di
  100,00  euro e addirittura in Lombardia è gratis, sia nel  pubblico
  che nel privato convenzionato;

   verificato che come si legge ancora nel decreto 'anche in  Sicilia
  le  coppie infertili candidate ad un ciclo di PMA debbano avere  un
  sostegno economico e che da parte dell'Assessorato viene fissata la
  quota di partecipazione pubblica al costo della tecnica di PMA  nei
  centri del network in un importo
   pari   a:  1.000,00  per  un  ciclo  di  FIVET/ICSI/GIFT/ZIFT/TET,
  comprensivo  dell'intero percorso assistenziale della tecnica,  dal
  primo  colloquio  con una coppia, per la quale  è  stata  formulata
  indicazione  alla  tecnica,  fino al trasferimento  degli  embrioni
  (comprensiva delle eventuali tecniche di congelamento di gameti e/o
  embrioni)  o  per  la GIFT fino al trasferimento intratubarico  dei
  gameti',  con  la  conseguenza che la coppia infertile  in  Sicilia
  dovrebbe  sborsare alle strutture pubbliche e private la  rimanente
  parte del nuovo costo del DRG, pari a 2.178,00 euro;

   visto che il Piano Regionale della Salute chiaramente individua  i
  princìpi  da  rispettare  nella riorganizzazione  sanitaria  ed  in
  particolare:  equità  di  accesso  alle  attività  di  prevenzione,
  diagnosi, cura e riabilitazione per tutti i cittadini, comprese  le
  fasce  più  vulnerabili, il rispetto della libertà  di  scelta,  il
  pluralismo  erogativo  da parte di strutture  pubbliche  e  private
  accreditate  e  che tali princìpi sono finalizzati  alla  oggettiva
  necessità  di  garantire sia l'appropriatezza in senso strettamente
  clinico,  sia  nella accezione di erogazione della prestazione  più
  efficace, al minor consumo di risorse;

   osservato  che nel Decreto della Regione siciliana si  inseriscono
  nel  network e si assegna loro il relativo budget di spesa  coperto
  dal  Servizio  sanitario regionale, centri che  non  posseggono  in
  assoluto alcun requisito, in quanto ancora da costituire ('di nuova
  istituzione')  e quindi in violazione delle stesse  norme  in  esso
  richiamate;

   ritenuto  che disporre l'uso di questa tariffa bloccata, oltre  ad
  essere  incostituzionale,  in  quanto impedisce  l'applicazione  di
  tariffe  più  basse  a  tutti i centri inseriti  nel  network,  non
  risponde  certamente  all'esigenza di calmierare  i  costi  per  le
  coppie,  alla luce dell'aumento sproporzionato della stessa tariffa
  rispetto a quanto si pagava prima dell'emanazione del decreto;

   accertato  infine  che  il  successivo decreto  assessoriale  D.A.
  0734/13  del  15 aprile 2013 Aggiornamento  requisiti  strutturali,
  tecnico-scientifici  ed organizzativi delle strutture  pubbliche  e
  private  per  l'esercizio delle attività sanitarie di  procreazione
  medicalmente assistita di I, II, III livello e requisiti aggiuntivi
  per  l'accreditamento'  nel definire detti  requisiti,  dispone  il
  tempo massimo per l'aggiornamento in appena trenta giorni, di fatto
  escludendo  tutti i nuovi centri pubblici che, tra gare ed  appalti
  per la fornitura delle nuove attrezzature previste dal decreto, non
  riusciranno  mai  a  farcela in tempo,  favorendo  in  questo  modo
  soltanto  la sanità privata che certamente ha dei tempi di risposta
  più   immediati,   inoltre  prevedendo  maggiori   requisiti,   non
  indispensabili, rispetto al precedente decreto del 2004, aumentando
  i costi necessari al funzionamento;

   per  sapere  se  non  ritengano opportuno,  alla  luce  di  quanto
  esposto:

   ritirare  a modificare in autotutela i decreti dell'Assessore  per
  la  salute  del  26  ottobre 2012 ed il successivo,  n.  0734/2013,
  modificandoli nel senso di:

   rivalutare tanto i costi con l'utilizzazione di DRG o tariffe  del
  nomenclatore   nella   Regione  siciliana,  prevedendo   un   forte
  abbattimento  del  costo  per  la Regione  e  per  l'utenza,  anche
  considerando  fasce di reddito, portando i costi massimi  a  carico
  della  coppia (almeno per i centri pubblici) a valori  come  quelli
  vigenti  in  Toscana e cioè pari a 500 euro, esenti le  coppie  con
  reddito sotto i 50.000 euro;

   escludere dal network - e riassegnare ai centri pubblici (così  da
  rendere  i  contributi  uguali per tutti i  centri  pubblici  senza
  discrepanze)  il  relativo  budget di spesa  coperto  dal  Servizio
  sanitario  regionale, - quei centri che non posseggono in  assoluto
  alcun   requisito,  in  quanto  ancora  da  costituire  ('di  nuova
  istituzione') e quindi in violazione delle norme richiamate;

   eliminare  la tariffa bloccata (trasformarla in tariffa  massima),
  in   modo  che  si  possa  comunque  dare  la  possibilità  di  una
  concorrenza al ribasso a parità e qualità di prestazione;

   accordare  almeno 180 giorni alle strutture pubbliche in  modo  da
  consentire  loro di procedere ai bandi pubblici per l'aggiornamento
  dei  requisiti strutturali, tecnico-scientifici e per  i  requisiti
  aggiuntivi per l'accreditamento». (694)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

   Risposta. - «In riscontro all'interrogazione n. 694 dell'onorevole
  D'Asero con la quale sono state chieste chiarimenti in merito  alla
  regolamentazione  della  procreazione  medicalmente  assistita   in
  Sicilia, si fornisce il D.A. 61 del 29 gennaio 2014 "Integrazione e
  modifica  del  D.A.  n.  2283/12 riordino e  razionalizzazione  del
  Centri  di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) sul territorio
  della  regione siciliana", già pubblicato sul sito dell'Assessorato
  regionale  per  la  salute  ed  in  corso  di  pubblicazione  sulla
  G.U.R.S.»

   L'Assessore

   Dr.ssa Lucia Borsellino

   ODDO  -  COLTRARO. - «All'Assessore per le autonomie locali  e  la
  funzione pubblica e all'Assessore per la salute, premesso che:

   con  la l.r. 18/2010, la Regione siciliana ha provveduto a colmare
  un  vuoto  normativo  in materia di cremazione  delle  salme  e  di
  conservazione, affidamento e/o dispersione delle ceneri;

   la   suddetta  legge  prevedeva,  con  modalità  dettagliate,  che
  l'Assessore regionale competente provvedesse ad emanare, entro  sei
  mesi  dalla data di entrata in vigore, provvedimenti amministrativi
  idonei  all'attuazione della normativa regionale per  consentire  a
  tutti  i Comuni siciliani di adeguare anche i propri regolamenti  e
  piani regolatori;

   per  sapere  se  siano a conoscenza dei fatti e se  non  ritengano
  opportuno intervenire urgentemente affinché possano essere disposti
  i  provvedimenti  prescritti dalla normativa, volti  all'attuazione
  della legge citata». (1412)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta. - «In riscontro all'interrogazione parlamentare  segnata
  in  oggetto  con la quale sono state chieste notizie in  merito  ai
  provvedimenti regionali previsti dall'art. 8 della legge  regionale
  17  agosto 2010, n. 18 "Disposizioni in materia di cremazione delle
  salme e di conservazione, affidamento e/o dispersione delle ceneri"
  si  fornisce, per la parte di competenza di questo Assessorato,  la
  relazione  prot. 1047 dell'8 gennaio 2014, resa anche  per  analogo
  atto ispettivo, appositamente predisposta dal competente Servizio 1
  "Igiene pubblica" del Dipartimento per le attività sanitarie».

   L'Assessore

   Dr.ssa Lucia Borsellino

   CIACCIO  -  CANCELLERI  - MANGIACAVALLO -  CAPPELLO  -  CIANCIO  -
  FERRERI  -  FOTI  -  LA  ROCCA - PALMERI - SIRAGUSA  -  TRIZZINO  -
  TANCREDI  -  ZAFARANA  -  ZITO.  - «Al  Presidente  della  Regione,
  all'Assessore  per la salute e all'Assessore per  il  territorio  e
  l'ambiente, premesso che:

   in  data  17 settembre c.a., durante un briefing per stabilire  la
  gestione  dei ricoveri presso il canile muni-cipale, alla  presenza
  del  Presidente  dell'Associazione A.D.A., Elisa Rizzo,  del  dott.
  Francaviglia e del dott. Lombardo, la dott.ssa Viola, Dirigente del
  Canile Municipale, comunicava la data del nuovo trasferimento di n.
  55  cani  dal canile di Palermo al canile di San Prospero a Modena,
  in  Emilia,  causa sovra-affollamento e necessità  di  svuotare  la
  struttura in vista dell'imminente ristrutturazione;

   la  data del nuovo trasferimento di n. 55 cani era prevista per il
  24 settembre 2013;

   senza   nessuna  comunicazione  ai  rappresentanti   delle   varie
  associazioni   animaliste,  che  da  anni  prestano   servizio   di
  volontariato  all'interno  del canile e  che  sono  legittimate  al
  controllo del benessere degli animali presenti sul territorio  dove
  svolgono  la propria opera, veniva anticipato il trasferimento  dei
  n. 55 cani, al 19 settembre c.a.;

   il  17  settembre  c.a., veniva visitato e  ricoverato  presso  la
  struttura  di Via Tiro a Segno, un cane fortemente debilitato,  con
  mucose visibilmente itteriche, oltre ad altri sintomi riscontrabili
  generalmente nei casi di leptospirosi;

   il  18  settembre c.a. alla seconda visita, nonostante  il  dubbio
  espresso  dal veterinario di turno, alla presenza di due  operatori
  animalisti, addetti all'assistenza veterinaria, che si trattasse di
  un  possibile caso di leptospirosi, l'animale veniva ricoverato  in
  isolamento, ma non venivano tuttavia attuati i protocolli  previsti
  dal regolamento di Polizia Veterinaria del 1954;

   giunta  la  notizia ai volontari della Lega Italiana  dei  Diritti
  dell'Animale  sezione di Palermo, questi ultimi si  affrettavano  a
  dare notizia, circa la presenza di un cane presumibilmente infetto,
  protocollando  una  comunicazione presso uffici di  competenza  del
  Comune e dell'ASP, la mattina del 19 settembre c.a., giorno in  cui
  era prevista la partenza dei n. 55 cani di cui sopra;

   il  trasferimento dei cani veniva quindi sospeso,  in  attesa  del
  risultato delle analisi sulla carcassa dell'animale, deceduto nelle
  prime  ore  del  mattino  del  19  Settembre  c.a..  Per  tanto  si
  richiamavano  all'attenzione operatori, personale comunale  e  ASP,
  per  attuare  d'urgenza le norme previste nei casi di leptospirosi.
  La carcassa dell'animale veniva quindi trasferita presso l'Istituto
  zooprofilattico  di  Palermo  per le analisi  di  rito.  Nel  tardo
  pomeriggio,  dai  primi  esiti l'animale  risultava  positivo  alle
  leptospire,  tuttavia  sconosciuta ancora  la  causa  del  decesso.
  Intorno  le 17.00 la responsabile dell'associazione A.D.A.,  veniva
  contattata  dal  personale  comunale di  servizio  all'interno  del
  canile,  ricevendo  comunicazione dell'imminente  trasferimento  di
  altrettanti cani ricoverati nella struttura distaccata  del  canile
  municipale,  denominata Ex-macello, per cui era stato espressamente
  escluso, dal personale ASP, il minimo rischio di contagio  tra  gli
  animali ricoverati;

   il  trasferimento di n. 38 cani veniva disposto  in  gran  fretta,
  senza  coinvolgere i responsabili delle associazioni animaliste,  e
  dando  disposizioni di non fare entrare nessuno durante le fasi  di
  prelievo, come comunicato dagli operatori del Nucleo Cinofili della
  P.M. presenti all'ingresso dell'ex macello e dal personale comunale
  di  turno.  Operatori  e  volontari  fuori  dai  cancelli,  divieto
  d'ingresso anche per i rappresentanti di Associazioni animaliste;

   solo  su  insistenza del veterinario presente e  dei  comunali  di
  turno si concedeva l'ingresso a due operatori che da circa un  anno
  e   mezzo   accudiscono   i  cani  ricoverati   al   mattatoio   e,
  successivamente,  anche  a  due  rappresentanti   di   associazioni
  animaliste quali Enpa ed Oipa;

   i  cani  sono stati trasferiti, in presenza di testimoni,  con  le
  seguenti modalità:
   1. di fretta;
   2. senza nessun controllo di rispetto e di benessere psicofisico;
   3.   senza  nessun  controllo  sanitario  precedente,  né  perizia
  comportamentale;
   4. identificati attraverso la sola lettura di microchip;
   5. rinchiusi in box senza luce;
   6.  senza  rispetto  nei  confronti  dei  volontari  che  da  anni
  accudiscono i circa 450 cani con amore e dedizione;
   7.  senza rispetto e considerazione che la maggior parte  di  essi
  avevano passati tristi e violenti e per i quali, quel luogo umido e
  freddo era comunque il loro rifugio dalla crudeltà esterna;

   per sapere se sappiano:

   a  chi siano imputabili le annose responsabilità che hanno portato
  all'emergenza del trasferimento;

   se  è in corso un'indagine circa le modalità di prelievo dei n. 38
  cani, dalle parvenze di un vero e proprio blitz;

   chi   sono   i   dirigenti  che  hanno  disposto  il   discutibile
  provvedimento,   nonché  chi  è  il  veterinario   che   ha   avuto
  atteggiamento  omissivo  e quindi pericoloso  per  l'incolumità  di
  animali  e operatori, in quanto durante la visita del cane infetto,
  non  ha  attuato immediatamente i protocolli sanitari  previsti  in
  questi casi;

   i motivi che hanno spinto l'amministrazione comunale di Palermo al
  trasferimento dei cani senza parere delle associazioni animaliste e
  dalle parvenze di un vero e proprio blitz;

   ed inoltre:

   come  l'Assessorato  regionale  intenda  procedere  nei  confronti
  dell'Amministrazione del Comune di Palermo per garantire  non  solo
  il  mantenimento,  ma anche la tracciabilità e  le  cure  dei  cani
  presso la struttura di San Prospero a Modena, in Emilia;

   come  l'Assessorato  regionale intenda  controllare  che  i  cani,
  deportati presso la struttura di San Prospero in Emilia,  siano  in
  buona salute e adottati;

   se   negli  anni  l'amministrazione  comunale  di  Palermo   abbia
  presentato   alla   Regione   Siciliana   progetti   e    richiesto
  finanziamenti  per  la  costruzione di un  rifugio  sanitario/parco
  canile  che  possa  risolvere il problema di  sovraffollamento  e/o
  ristrutturazione dell'attuale struttura come previsto  dal  Decreto
  attuativo;

   se  vi siano richieste di accesso ai fondi regionali stanziati per
  il  contenimento  e la tutela del randagismo e come  il  Comune  li
  abbia eventualmente utilizzati». (1439)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «In  riscontro  all'interrogazione  specificata   in
  oggetto   con  la  quale  sono  state  chieste  notizie  circa   il
  trasferimento dei cani randagi dell'ex macello comunale di Palermo,
  si  fornisce la relazione prot. 13628 del 12 febbraio 2014,  con  i
  relativi  allegati,  appositamente  resa  dal  Servizio  di  Sanità
  Veterinaria   del  Dipartimento  per  le  attività   sanitarie   ed
  Osservatorio epidemiologico».

   L'Assessore

   Dr.ssa Lucia Borsellino

   CAPPELLO - CANCELLERI - CIACCIO - CIANCIO FERRERI- FOTI - LA ROCCA
  -  MANGIACAVALLO-PALMERI - TANCREDI- SIRAGUSA - TRIZZINO - ZAFARANA
  -  ZITO.  -  «Al  Presidente della Regione e all'Assessore  per  la
  salute, premesso che:

   da fonti informali, si è appreso che il macchinario TAC, di cui al
  presente atto ispettivo, ha smesso di funzionare l'8 febbraio  c.a.
  in  seguito  alla rottura per usura del tubo radiogeno,  che  è  la
  fonte di radiazioni della macchina stessa;

   a  causa  del  costo  elevato  per la riparazione  della  predetta
  macchina,  pare  che  l'Amministrazione si  sia  determinata  nella
  sostituzione della stessa ed abbia bandito una gara d'appalto  che,
  celebrata i primi giorni di agosto, è andata deserta;

   la  macchina  per la mammografia è vecchia di 20  anni  oltre  che
  tecnologicamente  superata, e pertanto ne  è  stata  assicurata  la
  sostituzione con una macchina mammografica più moderna, proveniente
  dall'Ospedale  di  Enna che, a quanto pare,  sembra  essere  invece
  dotato di ben due macchine;

   tale  situazione  è evidente fonte di disagio per  la  popolazione
  tutta  di  Piazza Armerina e per tutti gli utenti del  comprensorio
  limitrofo;

   per  sapere  l'esito della gara, bandita al fine di sostituire  la
  predetta  TAC  e  se  sia  vero che è stata all'uopo  attivata  una
  procedura  d'urgenza e dunque conoscerne l'eventuale  esito  ovvero
  quali  iniziative si intendano intraprendere a tal  fine,  sia  per
  quanto riguarda la TAC che la macchina mammografia». (1452)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.   -   «In  riferimento  all'interrogazione  parlamentare
  segnata  in  oggetto  con la quale sono state chieste  notizie  sul
  mancato ripristino del funzionamento della TAC e sostituzione della
  macchina  per  la  mammografia  in dotazione  all'Ospedale  Michele
  Chiello  di Piazza Armerina (EN) si trasmettono le relazioni  prot.
  913  del  23  gennaio 2014 e prot. 2167 del 12 febbraio 2014,  rese
  dall'Azienda  Sanitaria  Provinciale  di  Enna  e  che  fornisce  i
  chiarimenti sulle problematiche evidenziate nell'atto ispettivo».

   L'Assessore

   Dr.ssa Lucia Borsellino

   ZITO - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO- FERRERI - FOTI -
  LA ROCCA - MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - TANCREDI
  -ZAFARANA. - «All'Assessore per la salute, premesso che:

   con  sentenza  n. 324/2013 il C.G.A. per la Regione  siciliana  ha
  accolto  l'appello proposto dalla Co.Lo. Coop, società  cooperativa
  erogatrice  di  servizi ausiliari di supporto  ai  reparti  e  alle
  strutture   ospedaliere,   avverso  gli   atti   di   appalto   per
  l'affidamento  del relativo servizio alla Seriana 2000  Soc.  Coop.
  aggiudicataria dell'appalto medesimo;

   in  tale  sentenza, è imposto alla Seriana 2000  l'adeguamento  al
  dispositivo della stessa e quindi il passaggio di consegne da parte
  della  Seriana 2000, che cessa la gestione dell'appalto,  a  favore
  dell'ATI.   Co.Lo.  Coop  che  subentra,  invece,   nell'esecuzione
  dell'appalto medesimo per il rimanente periodo;

   considerato che:

   il  Capitolato Speciale d'Appalto prevedeva, tra le altre cose, il
  subentro del personale precedentemente in carico a Seriana  2000  e
  che  nel mese di agosto c.a., a seguito di incontro tenutosi presso
  la  Prefettura di Catania, le parti si impegnavano a stipulare tali
  contratti di lavoro con l'applicazione del CCNL UNEBA;

   nonostante l'impegno a stipulare tali accordi, ad oggi,  non  sono
  state intraprese le suddette azioni che non hanno, quindi, permesso
  la  soluzione del problema, ma che anzi hanno prorogato e ritardato
  sine   die,   ponendosi  in  palese  contrasto  con   gli   impegni
  precedentemente  assunti, tant'è che parte del  personale  è  stato
  assunto  con contratto Multiservizi e non con quello specifico  del
  settore delle Imprese che svolgono servizi socio-sanitari, con  ciò
  ingenerando ulteriori problemi di disservizi e malfunzionamenti;

   da  tale  incresciosa  situazione è  derivata  la  messa  in  mora
  dell'Azienda  ospedaliera, in persona del commissario straordinario
  pro   tempore  nonché  del  responsabile  del  procedimento  e  del
  Funzionario tenuti per legge e/o regolamento in relazione ai  danni
  patiti e patiendi;

   visto   che   il  C.S.  A.  testualmente  recita  che   'l'impresa
  aggiudicataria   dovrà   assicurare  il  servizio   con   personale
  qualificato,  nel  rispetto  integrale  del  vigente  CCNL  per  il
  personale dipendente da Imprese esercenti servizi sociosanitari,  e
  degli  accordi  territoriali  stipulati  nell'ambito  del  suddetto
  contratto'  e  che  l'Azienda Ospedaliera,  nella  sua  qualità  di
  committente   non  può  assolutamente  ignorare  gli  inadempimenti
  dell'attuale soggetto gestore, né può comunque derogare a norme  di
  legge;

   per sapere:

   se  nell'attesa  della  definizione del  contenzioso,  attualmente
  ancora  sub  judice, intendano intervenire nella  vicenda  affinché
  venga  consentito  alla Seriana 2000 Soc. Coop.  di  proseguire  la
  gestione  del  servizio ausiliario di supporto ai reparti  ed  alle
  strutture  dell'Azienda ospedaliera per l'emergenza  Cannizzaro  di
  Catania,   applicando   le   medesime   condizioni   di   contratto
  precedentemente  in  essere,  nonché di  permettere  alla  medesima
  Azienda  Ospedaliera  il compimento di tutti  quegli  atti  che  le
  competono al fine di assicurare gli esatti adempimenti di  legge  a
  tutela  del  servizio,  dei pazienti e dei  lavoratori  coinvolti».
  (1482)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
                                   )
   Risposta.  -  «In  riscontro  all'interrogazione  specificata   in
  oggetto  con  la  quale si chiedono provvedimenti urgenti  per  gli
  operatori  socio-sanitari  dell'A.O.  Cannizzaro  di  Catania,   si
  fornisce  la relazione prot. 30454 del 20 dicembre 2013 resa  dalla
  predetta   Azienda,   su   richiesta  del   Dipartimento   per   la
  pianificazione strategica di questo Assessorato».

   L'Assessore

   Dr.ssa Lucia Borsellino

   IOPPOLO  -  MUSUMECI - FORMICA. - «Al Presidente della  Regione  e
  all'Assessore per la salute, premesso che:

   in   esecuzione   della  sentenza  del  Consiglio   di   Giustizia
  Amministrativa   n.   324/2013,   il   Commissario    Straordinario
  dell'Azienda Ospedaliera per l'emergenza 'Cannizzaro' di Catania ha
  disposto  l'affidamento alla A.T.I. Co.Lo.Coop. (Consorzio Lombardo
  di  Cooperative) del servizio ausiliario di supporto ai  reparti  e
  alle strutture dell'Azienda stessa;

   in  seguito  al  disposto subentro, la Co.Lo.Coop  non  ha  inteso
  riconoscere  ai  340 lavoratori assunti la qualifica  di  Ausiliari
  Socio   Sanitari   (C.C.N.L.  U.N.E.B.A.),   precedentemente   loro
  riconosciuta  dalla Seriana 2000, ditta sino ad allora  affidataria
  del  medesimo  servizio in questione al pari, peraltro,  di  quanto
  stabilito  dal capitolato speciale di gara, applicando invece  agli
  stessi il C.C.N.L. per il personale di imprese esercenti servizi di
  pulizia e servizi integrati;

   la  Co.Lo.Coop.,  inoltre,  non  ha  assunto  tutto  il  personale
  precedentemente   impiegato   nell'espletamento    del    servizio,
  lasciando inizialmente disoccupati circa 50 lavoratori;

   considerato che:

   il fatto, sinteticamente sopra descritto, è stato denunciato dalle
  Organizzazioni sindacali al Commissario straordinario  dell'Azienda
  Ospedaliera  il  quale chiedeva, a più riprese, l'intervento  della
  Prefettura  di Catania al fine di affrontare e, forse, definire  la
  vertenza in questione;

   in data 26 luglio 2013, l'Ufficio di Gabinetto della Prefettura di
  Catania   istituiva   un  apposito  tavolo  tecnico   formato   dai
  rappresentanti   delle  parti  interessate  (Azienda   Ospedaliera,
  Organizzazioni  Sindacali, e Co.Lo.Coop.) al  fine  di  valutare  e
  decidere  la  tipologia  del contratto di lavoro  da  applicare  ai
  dipendenti;

   il 29 luglio 2013, la commissione tecnica istituita dalla e presso
  la Prefettura deliberava per l'applicazione del C.C.N.L. U.N.E.B.A.
  (cioè  la  tipologia contrattuale sottoscritta a livello  nazionale
  dalle  rappresentanze  sindacali e datoriali per  l'assunzione  dei
  lavoratori  dei  servizi socio sanitari). Il  rappresentante  della
  Co.Lo.Coop  dichiarava, in quella sede, il proprio  disaccordo  nei
  confronti  di tale determinazione e ribadiva che avrebbe  applicato
  il CCNL per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di
  pulizia e integrati, denominato Multiservizi;

   ulteriore riunione fra le parti si teneva in data 5 agosto 2013, a
  seguito di richiesta della Prefettura. In tale circostanza,  veniva
  concordato fra tutte le parti intervenute (Co.Lo.Coop. compresa) la
  necessità   di  applicare  il  C.C.N.L.  U.N.E.B.A.  Si  conveniva,
  inoltre,   di   dare  continuità  lavorativa  anche  al   personale
  precedentemente assunto con contratto a tempo determinato.  Infine,
  veniva indicata al 31 agosto 2013 la data ultima entro la quale  si
  sarebbero dovuti convertire i contratti da Multiservizi in UNEBA;

   in  seguito  a tali accordi, la Co.Lo.Coop convocava i  lavoratori
  nei  giorni  7  e  8  ottobre  2013  per  procedere  alla  modifica
  contrattuale.  Si  verificava, però,  che  i  rappresentanti  della
  Co.Lo.Coop.  proponevano  ai  lavoratori  presentatisi  un  accordo
  conciliativo  finalizzato  a confermare la  vigenza  del  contratto
  Multiservizi, disattendendo in tale modo l'accordo siglato in  sede
  prefettizia il 5 agosto 2013;

   ad  oggi, la Co.Lo.Coop. sembra non abbia ancora ottemperato  alle
  prescrizioni  del  capitolato  speciale  d'appalto,  ribadito   nel
  predetto accordo siglato in Prefettura, sia per quanto attiene alla
  tipologia  contrattuale da applicare ai lavoratori, sia per  quanto
  riguarda  i  livelli occupazionali, non avendo  ancora  assunto  14
  unità di personale da impiegare a tempo determinato;

   ritenuto che:

   il comportamento assunto e perseverato dalla ATI Co.Lo.Coop appare
  fortemente lesivo dei diritti dei lavoratori, in quanto agli stessi
  non viene riconosciuto il trattamento giuridico ed economico dovuto
  in  coerenza  con  le mansioni espletate, oggetto del  servizio  in
  appalto;

   non  risulta  ulteriormente consentibile, anche in  ragione  della
  grave  crisi socio-economica attraversata, che non venga  garantita
  l'occupazione lavorativa a quanti ne hanno buon diritto;

   pertanto,   la  condotta  sin  qui  mantenuta  dalla   Co.Lo.Coop,
  inadempiente  rispetto  all'obbligo  contrattuale  di  garantire  i
  livelli occupazionali precedenti, appare assai grave;

   per  sapere quale urgente e necessaria iniziativa intenda assumere
  il Governo della Regione, almeno, affinché:

   ai  lavoratori  ausiliari dell'Azienda Ospedaliera  Cannizzaro  di
  Catania,  dipendenti  della  ATI  Co.Lo.Coop,  sia  riconosciuto  e
  applicato   il   C.C.N.L.  U.N.E.B.A.,  così  come  stabilito   dal
  capitolato speciale d'appalto e ribadito in apposito tavolo tecnico
  istituito presso la Prefettura di Catania, e non venga leso il loro
  diritto  al riconoscimento giuridico ed economico, quali lavoratori
  del comparto socio sanitario;

   siano    ripristinati    i   livelli   occupazionali    precedenti
  all'affidamento   del  servizio  alla  Co.Lo.Coop   assumendo,   di
  conseguenza,  tutte  le unità lavorative precedentemente  occupate,
  compresi  i  lavoratori a tempo determinato, così  come  stabilito,
  anche in questo caso, sia dal capitolato speciale d'appalto che dal
  tavolo tecnico istituito presso la Prefettura di Catania». (1496)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «In  riscontro  all'interrogazione  specificata   in
  oggetto  con la quale si chiede di conoscere le iniziative adottate
  dall'AO.  Cannizzaro  di  Catania per il mantenimento  dei  livelli
  occupazionali e del contratto di categoria dei lavoratori ausiliari
  impegnati,  si  fornisce la relazione prot. 30454 del  20  dicembre
  2013 resa dalla predetta Azienda, su richiesta del Dipartimento per
  la pianificazione strategica di questo Assessorato».

   L'Assessore

   Dr.ssa Lucia Borsellino

        ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO  DELLA SEDUTA

   DISEGNO  DI  LEGGE NN. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-
  268-474-542-543-546-613-638-662/A   -    ISTITUZIONE   DEI   LIBERI
  CONSORZI COMUNALI E DELLE CITTà METROPOLITANE.

     All'articolo 7

   Emendamento 7.11 (con le precisazioni della Presidenza):

   Al  comma  1  dopo  le  parole  Città metropolitane   inserire  le
  seguenti  L'ente ha personalità giuridica di diritto pubblico .

   Emendamento 7.52 (limitatamente alla I parte):

    Il comma 2 dell'articolo 7 è così sostituito:
    2.  In  sede  di  prima  applicazione della  presente  legge,  il
  territorio delle Città metropolitane coincide con quello delle aree
  metropolitane individuate con decreto del Presidente della  Regione
  del 10 agosto 1995 e dei rispettivi comuni.