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Resoconto d'Aula della Seduta n. 138 di martedì 11 marzo 2014
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   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

   CIRONE,  segretario  f.f., dà lettura del processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli La Rocca Ruvolo e Lo Sciuto
  hanno chiesto congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   -  da  parte  dell'Assessore  per i Beni  Culturali  e  l'Identità
  Siciliana

   N.  509  -  Avvio  del progetto di consolidamento della  struttura
  muraria del Rivellino Quintana di Augusta (SR).
   Firmatari: Marziano Bruno; Cirone Maria in Di Marco

   N. 817 - Misure volte all'ottimizzazione e valorizzazione dei beni
  culturali in Sicilia.
   Firmatari:   La  Rocca  Claudia;  Zafarana  Valentina;  Cancelleri
  Giovanni  Carlo;  Trizzino  Giampiero; Mangiacavallo  Matteo;  Zito
  Stefano;  Ciaccio  Giorgio;  Siragusa Salvatore;  Tancredi  Sergio;
  Ciancio  Gianina; Foti Angela; Ferreri Vanessa; Palmeri  Valentina;
  Cappello Francesco

   N. 1304 - Chiarimenti sulla presunta speculazione edilizia in atto
  a Siracusa.
   Firmatari:  Zito  Stefano;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello
  Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;  La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
  Siragusa  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio;  Zafarana
  Valentina

   N.  1463  -  Notizie  circa la nomina dei sovrintendenti  ai  beni
  culturali e ambientali della Regione.
   Firmatari:   Firetto   Calogero;  La  Rocca   Ruvolo   Margherita;
  D'Agostino  Nicola;  Anselmo  Alice; Miccichè  Gianluca  Antonello;
  Sorbello  Giuseppe; Ragusa Orazio; Turano Girolamo; Dina  Antonino;
  Vinciullo Vincenzo

   N. 1466 - Chiarimenti in merito allo stato di riqualificazione dei
  locali occupati dell'ex centro sociale EXPERIA di Catania.
   Firmatari:   Pogliese   Salvatore  Domenico;   Cascio   Francesco;
  Vinciullo  Vincenzo;  Assenza  Giorgio;  Milazzo  Giuseppe;  Alongi
  Pietro
   N. 1475 - Interventi  finalizzati  alla  prevista costituzione del
  Comitato  tecnico scientifico del Parco archeologico di  Selinunte,
  in attuazione della l.r. n. 20 del 2000.
   Firmatario: Lo Sciuto Giovanni

   N.  1488  -  Interventi per la riapertura nei giorni  festivi  del
  Parco archeologico di Selinunte (TP).
   Firmatari: Palmeri Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo;  Cappello
  Francesco;  Tancredi  Sergio;  Ciaccio  Giorgio;  Ciancio  Gianina;
  Zafarana Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Foti Angela; La Rocca Claudia;  Zito
  Stefano.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   N. 1618 - Notizie in merito all'elenco degli aspiranti alla nomina
  di  direttore  generale delle aziende sanitarie provinciali,  delle
  aziende  ospedaliere  ed  ospedaliero/universitarie  della  Regione
  siciliana.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Di Mauro Giovanni

   N.   1619  -  Notizie  in  merito  alla  revoca  e  mancata  nuova
  designazione dell'Autorità Garante delle persone con disabilità  in
  Sicilia.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatari:   Di  Mauro  Giovanni;  Lombardo  Salvatore   Federico;
  Federico  Giuseppe;  Fiorenza  Dino;  Lo  Sciuto  Giovanni;   Greco
  Giovanni; Figuccia Vincenzo

   N.   1620  -  Interventi  urgenti  per  assicurare  la  continuità
  produttiva, l'occupazione e lo sviluppo del polo tecnologico STM di
  Catania.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive

   Firmatario: Leanza Nicola

   N.  1623 - Azioni da intraprendere in relazione al conferimento  e
  alla  successiva proroga di incarichi a tempo determinato del ruolo
  dirigenziale, tecnico ed
   amministrativo, da parte dell'ARNAS Civico-Benfratelli di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatari: Sudano Valeria; Sammartino Luca

   Avverto  che  le interrogazioni testé annunziate saranno  iscritte
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico  che  è  stata presentata la seguente interrogazione  con
  richiesta di risposta in Commissione:
   N.  1617 - Notizie sulla mancanza di condizioni per la garanzia di
  funzionalità  dell'UOC di Neurologia del Presidio  ospedaliero  San
  Giovanni di Dio di Agrigento.
   - Assessore Salute
   Firmatari: Firetto Calogero; Turano Girolamo; D'Agostino Nicola.

   Avverto  che  la interrogazione testé annunziata sarà  inviata  al
  Governo e alla competente Commissione.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta scritta:

   N.  1621 - Iniziative urgenti della Regione in merito alla vendita
  delle  quote  azionarie  della  ST Microelectronics  da  parte  del
  Governo nazionale ed alla nuova programmazione europea destinata al
  settore dell'hi tech.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità

   Firmatari:  Pogliese Salvatore Domenico; Assenza Giorgio;  Falcone
  Marco; Vinciullo Vincenzo; Alongi Pietro; Milazzo Giuseppe

   N. 1622 - Chiarimenti sul servizio di cardiologia e della relativa
  U.O.C. dell 'ospedale Umberto I di Siracusa.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatari:  Zito  Stefano;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello
  Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;  Foti
  Angela;  La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
  Siragusa  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio;  Zafarana
  Valentina

   N.  1624 - Notizie sui ritardi concernenti la mancata liquidazione
  delle aziende autonome regionali di Sciacca (AG) ed Acireale (CT).
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia

   Firmatari:   Mangiacavallo  Matteo;  Cancelleri  Giovanni   Carlo;
  Cappello  Francesco;  Ciaccio  Giorgio;  Ciancio  Gianina;  Ferreri
  Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia; Palmeri Valentina; Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina;
  Zito Stefano

   N.  1625  -  Notizie  in merito al decreto di  approvazione  della
  convenzione tra la Regione siciliana e l'Ente di sviluppo  agricolo
  in  tema di coordinamento e potenziamento del sistema regionale  di
  protezione civile.
   - Presidente Regione
   - Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Firmatari:   Mangiacavallo  Matteo;  Cancelleri  Giovanni   Carlo;
  Cappello  Francesco;  Ciaccio  Giorgio;  Ciancio  Gianina;  Ferreri
  Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia; Palmeri Valentina; Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina;
  Zito Stefano

   N. 1626 - Notizie in merito alla mancata nomina del Garante per la
  tutela dei diritti fondamentali dei detenuti.
   - Presidente Regione
   Firmatari:   Mangiacavallo  Matteo;  Cancelleri  Giovanni   Carlo;
  Cappello  Francesco;  Ciaccio  Giorgio;  Ciancio  Gianina;  Ferreri
  Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia; Palmeri Valentina; Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina;
  Zito Stefano.

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo.

                       Annunzio di interpellanze

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interpellanze:

   N. 162 - Verifica  dell'attività  della  Commissione regionale per
  l'emersione del lavoro non regolare.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   - Assessore Istruzione e Formazione
   - Assessore  Agricoltura  sviluppo  rurale  e  pesca mediterranea
   - Assessore Economia
   - Assessore Attività produttive
   Firmatari: Maggio Maria Leonarda; Milazzo Antonella Maria

   N.  163  -  Interventi  concernenti il  depuratore  consortile  di
  Acireale (CT).
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   Firmatari:   Foti  Angela;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;   Palmeri
  Valentina;  Mangiacavallo  Matteo;  Cappello  Francesco;   Tancredi
  Sergio;  Ciaccio  Giorgio; Zito Stefano; Ciancio Gianina;  Zafarana
  Valentina; Ferreri Vanessa; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero;
  La Rocca Claudia.

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze  si
  intendono  accettate e saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   numero  275  Adozione del Piano regionale per i minori stranieri ,
  degli  onorevoli Coltraro Giambattista; Oddo Salvatore; Di Giacinto
  Giovanni; Dipasquale Emanuele, presentata il 5 marzo 2014;

   numero  276  Iniziative per fronteggiare l'emergenza in cui  versa
  l'edilizia scolastica , degli onorevoli Coltraro Giambattista; Oddo
  Salvatore; Di Giacinto Giovanni; Dipasquale Emanuele, presentata il
  5 marzo 2014.

   Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
  dell'art.   153  del  Regolamento  interno,  alla  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari per la  determinazione  della
  relativa data di discussione.
      Comunicazione di dimissioni di componente dell'Intergruppo
     Associazione parlamentare per il dialogo interculturale con i
                             Paesi arabi

   PRESIDENTE. Comunico che, come da verbale d'assemblea del 6  marzo
  2014  dell'Intergruppo  Associazione parlamentare  per  il  dialogo
  interculturale con i Paesi arabi , pervenuto a questa Presidenza il
  6  marzo 2014 e protocollato al n. 3058/AulaPG-RagPg dell'11  marzo
  successivo,  l'onorevole Giuseppe Lupo ha rassegnato le  dimissioni
  da Presidente del suddetto Intergruppo, e che al posto di questi  è
  stata quindi eletta nella carica l'onorevole Marika Cirone.
   L'Assemblea ne prende atto.

   'Istituzione di liberi consorzi comunali e città metropolitane'

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


    Seguito della discussione del disegno di legge  Istituzione dei
  liberi consorzi comunali e delle Città metropolitane  (642-31-132-
   133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A

   PRESIDENTE.  Si  passa  al secondo punto dell'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede  col  seguito della discussione del disegno  di  legge
   Istituzione   dei   liberi  consorzi  comunali   e   delle   Città
  metropolitane  (nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-
  474-542-543-546-613-638-662/A), posto al numero 1).
   Invito i componenti la I Commissione legislativa a prendere  posto
  nell'apposito banco.
   Onorevoli  colleghi,  così  come ho  avuto  modo  di  informare  i
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari,  almeno  quelli  che   erano
  presenti  all'incontro di oggi, sono stati presentati, anche  sulla
  base  del  mandato  che  mi  ha  dato  quest'Aula,  una  serie   di
  emendamenti, ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno.
   Gli emendamenti sono stati presentati dal Governo e, in particolar
  modo,  dall'assessore  Valenti,  all'articolo  1,  all'articolo  2,
  all'articolo  3,  all'articolo 5, all'articolo 6,  all'articolo  7,
  all'articolo  8,   all'articolo  9,  prima  dell'articolo  12   che
  riguarda  Disposizioni transitorie e finali .
   C'è un ulteriore emendamento che ha più natura politica - questo a
  scanso  di  equivoci, per la  massima chiarezza - che  riguarda  la
  determinazione  delle condizioni dei distacchi da libero  consorzio
  della Città metropolitana. Più volte se ne è parlato in quest'Aula.
  Nel  caso  in  cui ci si distacchi da una provincia per  creare  un
  libero consorzio, non si può andare al di sotto di una certa soglia
  per  quello  che  riguarda la popolazione.  Comunque,  deve  essere
  assicurata la continuità territoriale.
   Sappiamo  che  era stato stabilito un numero non inferiore  a  180
  mila  abitanti.  Si era discusso se era opportuno  portarlo  a  150
  mila.  Questo  può  essere  oggetto di  discussione  perché  questo
  appartiene  alla  sfera politica e, ribadisco,  non  siamo  proprio
  nell'ambito  dell'articolo  117 del  Regolamento,  con  la  massima
  chiarezza.
   Ciò  non  toglie che su questo l'Aula, senza alcuna forzatura,  si
  possa pronunciare.
   Allora, così come convenuto, gli assistenti stanno distribuendo il
  fascicolo degli emendamenti.
   Avrete  modo di vedere e spero di apprezzare almeno per  la  prima
  volta  e,  per  questo, devo ringraziare gli Uffici  dell'Assemblea
  perché, in allegato all'emendamento ai sensi dell'articolo 117  del
  Regolamento,  c'è  il  testo approvato e  in  neretto  è  riportata
  l'aggiunta, la modifica sulla base, appunto, dell'articolo 117.
   Questo  ci da la possibilità di avere con più immediatezza  e  con
  più  chiarezza le sostituzioni, le integrazioni e le modifiche  che
  sono  state  apportate e che saranno apportate a seguito  del  voto
  d'Aula.
   Così  come  convenuto, quindi, in attesa che venga distribuito  il
  fascicolo  degli  emendamenti  ai  sensi  dell'articolo   117   del
  Regolamento, sospendo i lavori, per dare la possibilità a  tutti  i
  parlamentari  di  prendere  visione  degli  emendamenti   allegati,
  avvertendo che l'Aula riprenderà alle ore 17.15.
     (La seduta, sospesa alle ore 16.22, è ripresa alle ore 17.24)

   La seduta è ripresa.

      Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
        «Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle Città
        metropolitane» (642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-
                226-268-474-542-543-546-613-638-662/A)

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, si  riprende  con  il  II  punto
  dell'ordine  del  giorno  e, segnatamente,  con  il  seguito  della
  discussione  del disegno di legge «Istituzione dei liberi  consorzi
  comunali  e delle Città metropolitane» (642-31-132-133-149-153-164-
  165-183-219-26-268-474-542-543-546-613-638-662/A),   iscritto    al
  numero 1.

   GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, intervengo soltanto per  dirle
  che la seduta di oggi è iniziata con la presentazione del carteggio
  che  ci  è  stato  fornito,  e questa sarà  certamente  una  seduta
  particolare, perché entra nel merito di alcuni articoli già  votati
  e  sui quali l'Assemblea si è già espressa e che, a mio parere, con
  il  117  non può tornarci. Aggiungo, che c'è un articolo aggiuntivo
  per  il  quale  -  ritengo  - debba essere trovata  una  mediazione
  politica.
   Signor  Presidente, quando un articolo è già votato,  non  si  può
  tornare  sullo  stesso articolo, perché su  di  esso  è  già  stata
  operata una votazione a scrutinio segreto e, di conseguenza, l'Aula
  si  è  già  espressa con il risultato della votazione,  secondo  il
  quale  risultato il numero minimo di abitanti del  consorzio  è  di
  180mila  abitanti. Quindi, l'articolo in questione non  può  essere
  più ripreso, Presidente
   Inoltre,  volevo  farle  notare  che  in  Aula  non  vi  sono   nè
  rappresentanti  del Governo né componenti della Prima  Commissione.
  Le  chiederei,  pertanto, di sospendere la seduta  ed  iniziare  la
  seduta con tutti i sacrosanti crismi, con l'Assemblea al completo e
  con la presenza dei rappresentati del Governo.

   PRESIDENTE. Onorevole Greco, per onestà intellettuale, la seduta è
  ripresa su sollecitazione dei deputati.
     Per  quello  che riguarda l'emendamento aggiuntivo,  mi  dia  la
  possibilità, onorevole Greco, di ribadire un concetto: la questione
  di  ordine  politico è limitata al numero della  popolazione.  Cosa
  significa?  Che  a norma dell'articolo 117 del Regolamento  interno
  dobbiamo  rendere  compatibili gli articoli così  come  sono  stati
  votati.
   E' vero quanto da lei affermato e cioè che, a scrutinio segreto, è
  stato  votato un limite di  180mila abitanti' al di sotto del quale
  non  si  può  costituire un consorzio. Occorre, però, prevedere  il
  parallelismo  con quel nucleo, quell'accorpamento  dei  comuni  che
  rimangono  costituenti la vecchia provincia. Si  è  parlato  sempre
  facendo  riferimento ad Enna, che non si può andare al di sotto  di
  un  limite   Si  poteva  fare, per parametrare  sempre  a   180mila
  abitanti',  oppure  dare  maggiore  possibilità,   ma  questo   sta
  all'iniziativa dell'Aula, e su questo si può aprire  un  dibattito:
  abbassare questo limite a  150mila'. In breve, si tratta di questo.
   Il  principio  di  carattere generale  ci  sta  tutto  per  quanto
  riguarda  il  117,  ma io lo avevo già detto, e peraltro  anche  ai
  Presidenti  dei  gruppi parlamentari, che la  questione  di  ordine
  politico:  180mila  o  150mila,  obiettivamente  si  pone.   Quando
  discuteremo   di   quell'articolo  aggiuntivo,  l'argomento   verrà
  trattato.
   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor  Presidente,  intervengo  anche  in  assenza  del
  Governo perché sono convinto che questa fase - quella del 117 - non
  abbisogni della presenza dei rappresentanti del Governo; è un fatto
  interno all'Assemblea e, per questa ragione, entrerò nel merito del
  117,  e  lo  farò, avendo letto con estrema attenzione, quelle  che
  sono  state le modifiche operate in sede di collazione del  disegno
  di legge che oggi giunge in Aula per la votazione finale.
   Preannuncio  il  voto favorevole del Gruppo,  che  ho  l'onore  di
  rappresentare,  del  Cantiere popolare -  Grande  Sud  verso  Forza
  Italia,   perché   credo  che  le  modifiche  che   la   Presidenza
  dell'Assemblea  insieme agli uffici hanno elaborato sono  modifiche
  che  si  muovono  in  maniera  assolutamente  corretta  all'interno
  dell'alveo previsto dal 117.
   Lo  dico, pur rimanendo fortemente critico nei confronti di questa
  legge, legge che noi non voteremo perché esprimeremo voto contrario
  però  lo  dico perché non soltanto i 117 che riguardano  i  singoli
  articoli  ma  anche  l'aggiuntivo  è  un  articolo  che  di   fatto
  ripercorre la ratio della legge e modifica non tanto la soglia  dei
  180.000  abitanti, con riferimento alla creazione di  nuovi  liberi
  consorzi, ma vuole introdurre o meglio vuole precisare una clausola
  di  salvaguardia con riferimento ai liberi consorzi già costituiti,
  perché  la  corsa  a formare nuovi liberi consorzi  deve  avere  un
  limite giuridico, ma anche un limite di buon senso. Quindi non  può
  prevedere che quelli precedentemente in vita possano scendere al di
  sotto della soglia dei 150.000 abitanti.
   La  norma  che  noi abbiamo approvato e che prevede il  numero  di
  180.000  abitanti per la creazione di nuovi liberi  consorzi  resta
  assolutamente  intatta,  così come resta  applicata  la  norma  che
  riguarda i due terzi, e quindi la maggioranza qualificata,  per  un
  consiglio  comunale per decidere il distacco da un libero consorzio
  e   l'adesione   ad   un  altro,  così  come  resta   assolutamente
  impregiudicata, ma è migliorata nella forma, la norma  che  prevede
  il referendum confermativo.
   Io  non  amo la piaggeria, ma devo ringraziare gli uffici, che  in
  questo   pastrocchio  che  in  queste  settimane   abbiamo   dovuto
  affrontare, hanno cercato - e lo hanno fatto a mio parere bene - di
  collazionare una legge davvero incollazionabile, se mi  passate  il
  termine per questa volta.
   Per questa ragione, e quindi per ragioni esclusivamente tecniche e
  giuridiche,  noi  voteremo  favorevolmente  tutti  gli  emendamenti
  presentati all'articolo 117 del Regolamento interno, che sono stati
  proposti  dal  Presidente dell'Assemblea,  fermo  restando  che  il
  nostro  parere  sulla  legge resta fortemente  critico,  ma  questo
  avremo tempo di dirlo quando faremo le dichiarazioni di voto.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cordaro, la ringrazio  per  l'apprezzamento
  che ha voluto riservare agli uffici, cosa che io avevo già fatto in
  precedenza.  Devo  dire  che questi due  giorni  sono  serviti  per
  elaborare  un  testo coordinato, e quando noi parliamo  di  qualità
  delle leggi il nostro dovere è quello, con il concorso di tutti, di
  dare il massimo apporto.

   FIGUCCIA. Chiedo di palare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  a  memoria  con
  riferimento  a  quest'anno trascorso, ma anche con  riferimento  ai
  colloqui  con i colleghi parlamentari, non ricordo che  sono  stati
  mai  presentati  21  emendamenti ai  sensi  dell'articolo  117  del
  Regolamento interno.
   Noi  abbiamo sulla sinistra l'articolato così come era presentato,
  e  sulla  destra, in grassetto, tutti i riferimenti. Qui mi  sembra
  che  non  abbiamo un articolo 117, ma abbiamo ben ventuno  articoli
  117. Abbiamo un intervento che stravolge completamente quello che è
  il   senso   della   norma  e  che  lo  fa  puntualmente   partendo
  dall'articolo 1, facendo riferimento ai liberi consorzi dei comuni,
  cambiando  la  modifica,  al  comma 6 dell'articolo  1,  e  facendo
  riferimento al mantenimento della titolarità dei relativi  rapporti
  giuridici.  All'articolo  2,  comma  3  dello  stesso  articolo  si
  richiama   al  referendum  confermativo,  che  viene  semplicemente
  cambiato di posto; al comma 6 si fa riferimento all'adesione  e  al
  distacco  dei  comuni  dalle  città  metropolitane;  al   comma   4
  dell'articolo  3  si  fa riferimento alle modalità  previste  dalla
  legge di cui al comma 5 dell'articolo 2; all'articolo 5 al comma  9
  si  fa  riferimento  all'esercizio delle funzioni  del  commissario
  nominato  dall'assessore regionale per le autonomie locali,  e  non
  più  soltanto  dal  vicepresidente, con  una  ulteriore  smania  di
  tornare ad affermare un principio di commissariamento, un principio
  di  smilitarizzazione che, peraltro, è stato posto in essere quando
  è  stata  immaginata questa norma, e che continua ad essere portato
  in Aula.
   Lo  abbiamo con un articolo 117 che, all'articolo 7, comma  1,  fa
  riferimento  in maniera completamente diversa ai lavori  che  erano
  stati   svolti   in   quest'Aula,  con   riferimento   alle   Città
  metropolitane di Palermo, Catania e Messina. E ripeto, non  per  un
  articolo 117, ma per ben ventuno articoli 117.
   Signor Presidente, al di là di questa mitragliatrice, al di là  di
  questo  costante  voler sovvertire l'ordine dei fattori  di  questo
  testo,  rispetto  al quale il risultato non cambia,  io  credo  che
  l'apoteosi, l'opera maggiore, la massima espressione artistica  del
  lavoro   non   fatto  con  questo  articolo  117,  fa   riferimento
  all'emendamento aggiuntivo, l'A.20, dove si sancisce un  principio,
  quello  secondo il quale  tutto cambia per non cambiare nulla ,  un
  principio  secondo il quale altro che Gattopardo. Noi  qui  diciamo
  che   non  è  possibile costituire un libero consorzio  qualora  la
  popolazione risulti inferiore a 150 mila abitanti ovvero - si dice,
  Presidente - qualora si interrompa la continuità territoriale tra i
  comuni che ne fanno parte .
   Ma  è  normale che, facendo riferimento ad esempio alla  provincia
  regionale  di  Palermo, dove abbiamo tutta una serie di  comuni  in
  continuità   territoriale,  per  cui  Bagheria  fino  ad   arrivare
  all'ultimo  paese  della  provincia regionale  di  Palermo  che  si
  affaccia  sul  mare, ovviamente quando dovesse venir  meno  uno  di
  questi comuni che si affacciano sulla costa, che cosa facciamo, non
  possiamo  costituire  il libero consorzio dei comuni  perché  viene
  meno uno dei comuni?
   Quindi  condanniamo  tutti  i  comuni  a  rimanere  dentro  questa
  struttura, nessuna possibilità, nessun arbitrio dato a ciascuno  di
  poter  aderire ad una struttura o ad un'altra. Quindi, tutto cambia
  per non cambiare nulla, con l'unica certezza che nessuna tutela  in
  più  viene  posta rispetto al principio di democrazia  diretta  ma,
  soprattutto,  rispetto  al  principio  che  dovrebbe  garantire  un
  sistema di tutela per i dipendenti delle nove province regionali di
  Palermo, per i dipendenti delle partecipate, rispetto alle quali il
  mio  Gruppo parlamentare, Forza Italia, ha presentato un ordine del
  giorno.
   Rispetto  a quello c'è un impegno del Presidente della Regione  e,
  quindi, sono certo che questo ordine del giorno, che fa riferimento
  alle  società partecipate al cento per cento, ma che fa riferimento
  anche  a  tutti  i dipendenti delle nove province regionali,  potrà
  trovare accoglimento.

   PRESIDENTE.  Onorevole Figuccia, la inviterei ad evitare  discorsi
  strumentali con riferimento all'articolo 117, perché siamo  proprio
  nell'ambito del Regolamento.
   Vorrei  solo  evidenziarle una questione:  rispetto  proprio  alle
  partecipate ed ai dipendenti delle province, io la invito a  votare
  l'emendamento  117  dove  si  dice  mantenendo  la  titolarità  dei
  relativi  rapporti  giuridici .  Perché  gli  Uffici,  insieme   al
  Governo,  hanno  cercato  di  rendere chiara  quella  che  è  stata
  l'indicazione dell'Aula e, ritengo, anche la sua.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Alloro.

   ALLORO.  Signor Presidente, rinuncio perché condivido l'intervento
  dell'onorevole Cordaro.

   ASSENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  signori   del
  Governo, io ho apprezzato il lavoro degli Uffici e, per gran parte,
  le  previsioni presentate ai sensi dell'articolo 117, sono conformi
  al  dettato, si tratta cioè di semplici correzioni, in alcuni  casi
  di  forma,  in alcuni casi un po' più velate anche di sostanza  ma,
  tutto  sommato,  rientranti nell'ambito della previsione  normativa
  dell'articolo 117.
   Certo, presentare 21 emendamenti all'articolo 117, significa  dare
  effettivamente ragione a tutte le critiche mosse all'impianto della
  norma  così  come presentato in Assemblea, e ancor  peggio,  uscito
  dopo gli emendamenti e i lavori assembleari.
   Però  ci sono tre punti che, onestamente, voler far rientrare  nel
  117, mi sembra una vera forzatura. Signor Presidente, io mi appello
  al  suo  senso  delle  Istituzioni  perché  i  limiti  invalicabili
  dell'articolo 117 - sia pure sotto la previsione del secondo comma,
  che  prevede anche la possibilità di rettifica - non possono essere
  assolutamente travalicati.
   Sulle  antinomie, che comunque permangono nella norma, mi  riservo
  poi  di  intervenire in sede di discussione finale,  perché  io  ho
  dedicato  la mia domenica a rileggere questo impianto normativo,  e
  le  debbo  dire  che,  solo all'articolo  1,  ci  sono  sei  palesi
  contraddizioni.  Ma  di  questo parleremo in  sede  di  discussione
  finale.
   Le  antinomie  che io voglio rilevare ai sensi dell'articolo  117,
  sono  la  soppressione indicata alla fine dell'articolo 1, dove  si
  intende  sopprimere le parole  i liberi consorzi hanno  personalità
  giuridica  di  diritto  pubblico . Questo, signor  Presidente,  era
  stato oggetto di un emendamento specifico presentato dall'onorevole
  Alongi,  che  l'Assemblea aveva approvato.  Intervenire  su  questo
  significa  andare  contro  la  volontà  dell'Assemblea  liberamente
  espressa,  e  non  ritengo assolutamente che  si  possa  perpetuare
  questo disegno.
   Altro  elemento che non ritengo possa ammettersi è  la  previsione
  dell'articolo   7,   che   riguarda   l'istituzione   delle   Città
  Metropolitane.  Noi  avevamo  sempre  sostenuto  che,   a   seguito
  dell'approvazione di quell'emendamento che cancellava l'istituzione
  all'articolo  1  delle  Città metropolitane, qualunque  discussione
  futura  fosse  stata  preclusa. Lei ha ritenuto diversamente,  però
  oggi  ci  dà  ragione, attraverso l'operato degli Uffici,  dove  si
  mette all'articolo 7 il numero 1, in cui si dice espressamente   il
  presente    Capo   disciplina   la   costituzione    delle    Città
  Metropolitane , cioè quella che era una semplice denominazione, qui
  diventa una costituzione.
   Qui  non  è  errore  di  forma, signor Presidente,  questa  non  è
  rettifica,   questa   è   modifica   sostanziale   della    volontà
  dell'Assemblea  che era stata chiaramente espressa all'articolo  1.
  Su  questo  punto non si può continuare a tergiversare e a  giocare
  con gli artifizi retorici - in questo caso anche di ausilio tecnico
  - perché è la sostanza della norma e della volontà dell'Assemblea.
   Altro  discorso riguarda l'emendamento aggiuntivo, che può  essere
  utile  per  salvare qualche provincia esistente, ma che l'Assemblea
  aveva  ritenuto  di superare riportando il tetto  delle  quote  dei
  cittadini   compresi  in  questi  liberi  consorzi  in  180   mila.
  Introdurre  di  nuovo  questo  limite  dei  150  mila,   sia   pure
  limitatamente  ai  fini della fuoriuscita di un  libero  consorzio,
  introduce  una  antinomia  che  non  è  consentita  dalla  rigorosa
  applicazione del nostro Regolamento.
   Sugli   altri   emendamenti  presentati   all'articolo   117   del
  Regolamento  interno non ho nulla da eccepire,  ma  su  questi  tre
  punti,  che  sono  di sostanziale modifica, non sono  assolutamente
  d'accordo e chiedo alla Presidenza di determinarsi in questo senso,
  altrimenti  alle  tante riscritture cui ci ha abituato  il  Governo
  nell'iter   normativo   molto   travagliato   di   questa    legge,
  aggiungeremmo  una  ulteriore  riscrittura  sostanziale  attraverso
  queste tre ulteriori modifiche.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, con riferimento all'articolo 7  ho
  il  dovere di precisare che non si tratta di una riscrittura o  del
  tentativo  di  reinserimento  di  un  concetto  che  l'Aula   aveva
   abrogato   con  la  soppressione del comma 2 dell'articolo  1,  ma
  tutt'altro.
   Siccome in corso d'opera, durante l'iter parlamentare, si è deciso
  di  non fare coincidere comunque la città metropolitana con le  tre
  città  di  Catania, Messina e Palermo e quello che è  uscito  fuori
  dall'Aula  è  che  comunque si deve trattare di organismi  di  aria
  vasta, è chiaro che non può più essere omogeneo il vecchio articolo
  7,  dove  si  diceva  che il comuni di Palermo, Catania  e  Messina
  assumono  comunque la denominazione di città metropolitana.  Questo
  non  è possibile proprio per rendere omogeneo l'articolo con quello
  che  noi  abbiamo approvato successivamente, che fa  coincidere  le
  città  metropolitane in sede di prima applicazione con  le  vecchie
  aree metropolitane delimitate con il decreto del 1995.
   Onorevoli  colleghi,  colgo l'occasione  per  porgere  gli  auguri
  all'onorevole  Giovanni  Barbagallo, che è  stato  parlamentare  di
  questo Parlamento e sindaco di Trecastagni, e che, abbiamo appreso,
  almeno  per  qualche  mese, sarà rappresentante  della  Sicilia  al
  Parlamento Europeo.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo  più  volte
  sottolineato,  e glielo avevo fatto notare, che la Presidenza,  nel
  corso di questa legislatura, trasbordando, superando, andando oltre
  il  ruolo  imparziale  che  deve avere,  esercitava  una  impropria
  attività  di  supporto rispetto alle manchevolezze, o  comunque  ai
  percorsi,  non certo lineari, dei provvedimenti di legge presentati
  dal  Governo.  Anche  questa volta debbo  dire,  e  mi  debbo  anzi
  complimentare con lei, presidente Ardizzone, che non ha mancato  di
  continuare a fare il supporto a questo Governo.

   PRESIDENTE.  E' frutto dell'Aula onorevole Formica, è  l'Aula  che
  sta esitando questa legge.

   FORMICA. Signor Presidente, capirà lei ed anche l'Aula quello  che
  sto  dicendo perché, come lei sa, sono abituato a dire le cose come
  stanno e non solo ad enunciarle ma a cercare di esplicitarle, anche
  per  appartenenza politica, oserei dire a proposito dei  bravissimi
  funzionari e dirigenti di questa Assemblea e parafrasando il  detto
   meno  male che Silvio c'è . Qui, meno male che abbiamo una  classe
  dirigente  all'interno di questa Assemblea e di  questo  Parlamento
  siciliano  che veramente ci onoriamo della competenza che  mette  a
  disposizione di questo Parlamento, supportando spesso e  volentieri
  il lavoro che il Parlamento stesso svolge.
   In  effetti, signor Presidente, gli interventi proposti  ai  sensi
  dell'articolo 117 del Regolamento interno, sono previsti dal  primo
  e  dal  secondo  comma del medesimo articolo,  laddove  è  prevista
  un'azione,  un'attività  di coordinamento ed  una  liberatoria  nei
  confronti  dell'Aula  di  potere  intervenire  laddove  nel   corso
  dell'approvazione dei disegni di legge vi siano  degli  articoli  o
  degli  emendamenti  che  siano  in contrasti  con  articoli  o  con
  emendamenti  precedentemente approvati.  E'  vero  che  c'è  questa
  facoltà  di  intervento, però, signor Presidente, gli Uffici  hanno
  fatto un lavoro straordinario se questa legge, come noi abbiamo più
  volte  denunciato  nel  corso  dei  nostri  interventi,  nel  corso
  dell'iter   parlamentare,  era  contemporaneamente   un   obbrobrio
  giuridico  bicefalo,  o un mostro con mille teste  e  nello  stesso
  tempo  una scatola vuota che demandava ad una successiva  norma  da
  approvare.
   Ed  è  la terza volta che ci accade con gli emendamenti che stiamo
  per approvare ai sensi dell'articolo 117, perché non facciamo altro
  che  eliminare  qualsiasi validità alla norma in  esame,  non  solo
  rafforzando  il  concetto che bisognerà intervenire con  successiva
  legge,  ma  blindando di fatto anche lo status  quo  degli  attuali
  consorzi che corrisponderanno alle 9 province già previste.  Nessun
  nuovo  consorzio  potrà nascere con questi emendamenti  proposti  e
  nessuno può uscire dall'area metropolitana, il che ha anche una sua
  logica  dal punto di vista di chi si è proposto di proporre  questo
  mostro,  ma  almeno  con  il  corpo normativo  che  si  propone  di
  approvare  un  dato è certo, non stiamo facendo una legge,  ma  una
  semplice cornice, e contestualmente stiamo impedendo veramente  che
  ci  possa  essere  la moltiplicazione dei pani  e  dei  pesci,  che
  anziché  andare  verso  un prevedibile risparmio,  sarebbe  andato,
  invece, verso una moltiplicazione indefinita della spesa.
   Mi  complimento  con  gli  Uffici che sono  riusciti,  con  questa
  attività  di coordinamento, e finisco perché mi riservo di  entrare
  nel  merito  nella dichiarazione di voto, con pochi correttivi,  ad
  evitare disastri certi.

   PRESIDENTE. Onorevole Formica anche questo è il nostro compito,  e
  soprattutto degli Uffici, cioè il coordinamento delle norme

   FORMICA. Lei agevola il Governo.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Formica,  io  non  ho  agevolato,  io   ho
  l'interesse che ci sia una legge chiara, leggibile, quando parliamo
  di  qualità delle leggi, mi riferisco proprio a questo. Poi si  può
  condividere o no, ma questo lo dirà lei in dichiarazione  di  voto,
  come ha preannunciato.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  oggi
  per  la  prima  volta  mi capita, dopo circa sette  anni  ormai  di
  attività parlamentare, di trovarmi in questa Assemblea e di  vedere
  la  conclusione  di un iter legislativo per l'approvazione  di  una
  norma,  e  trovarmi  dinnanzi a così tante e consistenti  modifiche
  normative al testo.
   Io  mi  sono permesso di rileggere - così come hanno fatto  alcuni
  zelanti  colleghi  -  l'articolo 117 del  nostro  Regolamento,  che
  consta  di  due commi. Il primo - era un articolo che  noi  avevamo
  sempre  invocato in sede finale di coordinamento di norme -  quello
  della correzione della forma della legge. Mai il legislatore,  alla
  fine  di  un  iter  parlamentare, aveva pensato di poter  cambiare,
  stravolgendo di fatto, come sta avvenendo per le cose che dirò,  il
  tenore ed il senso di una norma.
   L'articolo  117, comma 2, però, al Parlamento garantisce  qualcosa
  di   più,   cioè  garantisce  la  possibilità  di  intervenire   su
  emendamenti già approvati che sembrano inconciliabili con lo  scopo
  della legge.
   Noi,   allora,  su  questo  ci  dovremmo  soffermare,   Presidente
  Ardizzone,  perché  a lei abbiamo assegnato il  compito  di  essere
  garante  di questo Parlamento, della maggioranza e della  minoranza
  che  rappresentiamo  in questa sede, ma la rappresentiamo  a  pieno
  titolo anche fuori da questa Aula.
   Qua, invece, ci accorgiamo - come hanno detto già altri colleghi -
  che  questa norma viene modificata, non in ventuno parti, ma in ben
  ventidue   parti  più  un  emendamento  aggiuntivo  che   stravolge
  completamente il senso di un deliberato precedentemente  effettuato
  da questa Assemblea.
   Dobbiamo  partire  da  questo principio,  signor  Presidente,  per
  comprendere la legittimità di questi atti. L'ho detto agli  Uffici,
  in  separata  sede,  io  non li condivido questi  emendamenti.  Non
  condivido  la  sostanza,  non condivido il  metodo  di  come  si  è
  pervenuti a questa proposta, che non arriva da un parlamentare, che
  non arriva dalla Commissione, che non arriva dal Governo. Ma non si
  sa da chi arriva signor Presidente.

   PRESIDENTE. Dal Governo.

   FALCONE.   E'   firmato  dal  Governo,  ma  viene   fatto   dietro
  suggerimento degli Uffici, che si rendono conto, ad un certo punto,
  che  questa è la peggiore legge che sia stata fatta dal dopo guerra
  ad oggi, sotto un profilo lessicale oltre che giuridico.
   Lei,  avvocato  Ardizzone,  ne è consapevolissimo  di  questo;  di
  questo  articolato  che  dice tutto non dicendo  nulla,  di  questo
  articolato che ha infranto la principale regola della logicità, c'è
  il soggetto, c'è il predicato verbale, c'è il complemento. Questo è
  l'A, B, C del lessico giuridico di una norma che parte dai principi
  per essere poi declinata via via.
   Andiamo  allora  al concreto. Dobbiamo capire se  queste  proposte
  riescano  a  sovvertire  o  a  rendere  invece  conciliabili  e   a
  conciliare lo spirito finale della norma.
   Si  passa  allora  all'emendamento  ai  sensi  dell'articolo  117,
  all'articolo  2,  quando si dice  il Comune con maggior  numero  di
  abitanti  assumerà  il  ruolo  di  capo  fila  di  ciascun   libero
  consorzio .
   Signor  Presidente, mi prenderò due minuti in più perché  poi  del
  mio Gruppo parlamentare non parlerà più nessuno.

   PRESIDENTE. Lei può parlare  anche dopo, in sede di votazione.

   FALCONE.  Al comma 2 dell'articolo 2, l'Assemblea aveva deliberato
  che  nella  nuova formulazione dei liberi consorzi  il  Comune  più
  popoloso divenisse Comune capoluogo.
   Piaccia  o  non  piaccia, se in qualche Provincia, qualche  Comune
  aveva   una  popolazione  superiore  rispetto  al  vecchio   Comune
  capoluogo  della  Provincia quello era un fatto chiaro,  stabilito,
  per  cui  se Caltanissetta ha il Comune di Gela che era  ed  è  più
  popoloso  del  Comune  capoluogo  dobbiamo attenerci  allo  spirito
  della norma. Non possiamo stravolgere.
   Altro  stravolgimento lo abbiamo fatto quando, all'articolo 7,  lo
  ha detto chi è intervenuto prima di me, la legge cosa dice? Che non
  possiamo  rientrare all'articolo 111. Il Regolamento  sostiene  che
  non possiamo su deliberati in cui già l'Assemblea si è espressa.
   Bene,  non  soltanto stiamo rientrando, stiamo ritornando;  signor
  Presidente, ma lei con questo articolo 117 sta cercando  di  sanare
  una situazione insanabile.
   Quest'Aula  aveva  votato per l'abolizione dell'istituzione  delle
  Città metropolitane. Lei, invece, con una forzatura, ha voluto  far
  votare  su  questa  norma,  non capendo  o  capendo  benissimo  che
  l'articolo 7, così come era immaginato e scritto, non dialogava con
  l'articolo 1 e con i successivi articoli.
   Ecco  perché,  nonostante questo, lei oggi ha consentito  di  fare
  arrivare   in  Aula  la  modifica  dell'articolo  7.   La  modifica
  dell'articolo  7 con la quale, quando si dice che il presente  capo
  disciplina  la  costituzione,  lei  ha  cambiato  completamente  la
  norma?,
     Lei ha cercato di regolarizzare, di sanare una norma insanabile,
  inconciliabile, una norma che non parlava con le norme precedenti?
   Così  facendo  lei  ha  introdotto un nuovo  articolo,  Presidente
  Ardizzone?
    Ma la cosa grave

   PRESIDENTE. La invito a concludere, onorevole Falcone.

   FALCONE.  Sì,  concludo, signor Presidente, ma con l'amarezza  che
  lei  sta introducendo una prassi parlamentare, un precedente di una
  gravità inaudita.
   Signor  Presidente, lo dico con molta amarezza, ma con altrettanta
  serenità:  lei  non ha fatto il garante, perché il  garante  doveva
  farlo  prima  e  doveva  acconsentire a questo  Parlamento  che  si
  esprimesse liberamente, durante l'iter parlamentare, non alla fine,
  non oggi.
   Concludo ma vedo che lei, quando sollecita

   PRESIDENTE:  Lei  ha  superato  abbondantemente  i  minuti  a  sua
  disposizione.

   FALCONE. Si, ma 23 proposte di cambiamento non si erano mai viste,
  signor Presidente.
   Il Governo e questa Presidenza che ha dimostrato assoluta prosegua
  arroganza  nelle  forzature che oggi sta  introducendo  con  questa
  norma. Una norma che è contro la Sicilia, una norma che non abbassa
  i  costi,  una norma che aggraverà il peso finanziario  degli  enti
  intermedi,  una  norma che si pone in contrasto con l'interesse  di
  tanti siciliani.

   PRESIDENTE: Grazie, onorevole Falcone, ribadisco quanto  ho  avuto
  già  modo  di dire in sede dell'intervento dell'onorevole  Assenza.
  Con  l'articolo 7 non cambiamo assolutamente niente, ma,  in  forza
  del  secondo comma dell'emendamento ai sensi dell'articolo 117, che
  testualmente  recita:   sopra gli emendamenti  già  approvati,  che
  sembrino   inconciliabili   con   lo   scopo   dell'oggetto   della
  deliberazione .  Quest'Aula si è pronunciata in maniera  inequivoca
  che  le Città metropolitane non possono coincidere con i comuni  di
  Messina, Catania e Palermo.
   Di  questo  si  tratta e su questo c'è l'intervento  dell'articolo
  117, quindi sono stato garante delle buone leggi; non si tratta  di
  essere garante di maggioranza o di minoranza.

   MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, le concedo la parola, anche  se  il
  Presidente del suo Gruppo parlamentare ha detto che si prendeva più
  minuti  perché interveniva solo lui per conto del Gruppo di   Forza
  Italia .
   Considerato  che  si  tratta proprio dell'onorevole  Milazzo,  non
  vorrei  che qualcuno pensasse che c'è qualche pregiudizio nei  suoi
  confronti per non farlo intervenire, quindi le do la parola, a meno
  che  non interviene in dissenso all'onorevole Falcone, e quindi  il
  suo intervento è giustificato.

   MILAZZO  Giuseppe. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
  va  bene,  se  è necessario dirlo, sono in dissenso con l'onorevole
  Falcone.
   Allora,  signor Presidente, intanto il primo appunto che faccio  è
  perché   togliete   i  vicepresidenti;  questa   è   una   modifica
  sostanziale,  non  è  un errore per cui l'Assemblea  è  chiamata  a
  correre,  perché  togliete  i  vice  presidenti  e  ci  mettete  il
  commissario.
   Ma  questo  obbligo  normativo  dov'è?  Dov'è  scritto?  Se  è  un
  organismo  di  secondo livello e viene meno il  Presidente  per  un
  qualunque motivo, esercita le funzioni momentanee; fra l'altro,  la
  norma,  voluta  dall'onorevole  Cracolici,  impone  che  in   tempi
  brevissimi si proceda all'elezione del Presidente.
   Si perderà più tempo a fare il decreto per nominare il commissario
  e  non  a dire al vicepresidente  assumi la presidenza temporanea .
  Cioè  è  un  non senso, Assessore; è una modifica che l'Ufficio  di
  Presidenza  non  può  certamente  accogliere.  E  non  è  un  fatto
  politico;  è  un  fatto, diciamo tecnicamente, di  inammissibilità.
  Dov'è l'errore dell'Assemblea?
   L'Assemblea aveva stabilito con voto che assumeva la presidenza il
  vicepresidente,  stringendo tra l'altro i  tempi  oltre,  mi  pare,
  quindici giorni e il decimo giorno, insomma, aveva stabilito  anche
  una  tempistica  entro la quale il libero consorzio  è  chiamato  a
  votare, ad eleggere il presidente.
   Non penso che lei, Assessore, possa smentirmi in questo senso. Poi
  devo  dire  la  verità  - mi riferisco agli statuti  -,  Presidente
  Ardizzone, mi supporti lei che è giurista autorevole ed  anche  gli
  uffici  -, se parliamo di statuti, di organismi di secondo livello,
  signor  Presidente, non penso che non debbano essere  sottoposti  a
  verifica da parte dell'assessorato alle Autonomie locali.
   A  che  cosa  mi riferisco? Alla parte dei referendum che,  quando
  parla  di  regolamentazione dei referendum, demanda  agli  appositi
  statuti di questi organismi.
   Ma  lo  statuto  del libero consorzio, ovvero  lo  statuto  di  un
  organismo di secondo livello, non è paragonabile allo statuto di un
  comune, che è eletto con elezione di primo livello.
   Certamente,  così  come  le opere pie, le quali  sono  chiamate  a
  sottoporre ogni qualvolta fanno modifiche agli statuti, ad inviarlo
  per    una    ulteriore   approvazione   o   verifica   da    parte
  dell'Assessorato,  se l'organismo di secondo  livello  modifica  lo
  statuto,  o  approva un principio referendario che deve  avere  una
  conformità  regionale, non è che nel libero consorzio, diciamo  del
  palermitano,  ci può essere una regolamentazione sul referendum,  e
  quello  che  fa  riferimento  al catanese  rispetto  a  quello  del
  messinese può essere diverso.
   Mi  pare  che queste norme devono essere inderogabili,  Assessore,
  quindi sono delle cose che ci tengo a dire.
   Signor  Presidente,  se poi le mi concede di  andare  fuori  tema,
  vorrei  spendere  una  parola in favore di quest'Assemblea,  ma  in
  favore  del Presidente, dei deputati, dei dipendenti tutti,  perché
  ho  assistito - e glielo dico con forza e determinazione  -  ad  un
  linciaggio   mediatico   di  molte  trasmissioni   che,   in   modo
  approssimativo,  vogliono  affrontare  la  tematica  dell'Assemblea
  regionale   siciliana,  organismo  istituzionale,   costituzionale,
  complesso  nella sua articolazione, con cinque minuti di dibattito,
  liquidandolo come uno stipendificio pazzo, indiscriminato,  facendo
  dei  paragoni con dipendenti di altre amministrazioni che  svolgono
  tutt'altre mansioni, con tutt'altri orari.
   Vorrei  semplicemente dire una cosa: com'è possibile fare paragoni
  con  altre  Regioni e, vivaddio, non vuole entrare nella  testa  di
   questi  signori   che noi - e lei lo ha detto  più  volte,  signor
  Presidente,  in  occasione di norme di settore - ci carichiamo  del
  sistema  previdenziale,  ci  siamo  adeguati  alle  altre  Regioni,
  abbiamo  dei  dipendenti che fanno tutt'altro  lavoro  rispetto  ai
  dipendenti che alle ore 14.00 timbrano e se ne vanno a casa.
   Ma  come è possibile assistere alla indifferenza più totale  e  al
  linciaggio  più totale e sento dire - e nessuno assume posizioni  -
  dai  soggetti nazionali che sono siciliani, qualcuno ha detto anche
  che si dovrebbe commissariare la Regione siciliana, che l'autonomia
  è un danno.
   Dico  vergogna  a tutti i politici, di qualunque partito, che  non
  difende   l'autonomia   di  questa  Regione   e   la   dignità   di
  quest'Assemblea.
   Signor Presidente, ci tenevo a dirlo perché è una cosa importante.
  E' un aspetto brutto quando si comincia a insinuare questa moda del
  commissariamento, commissariamo tutti e lo stiamo vedendo  come  si
  migliora con il commissariamento.
   Quindi,  signor  Presidente, il mio è un invito e spero  che  vada
  all'esterno,  ai  politici che ci devono  rappresentare  a  livello
  romano.
   Certamente,  la  sobrietà  è una cosa importante.  Non   guardare,
  però,  quello  che questa Assemblea, dal Presidente all'ultimo  dei
  dipendenti, ha fatto come sforzo, in questo periodo, è una cosa  di
  ingratitudine più totale.

   PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, con riferimento al suo intervento e
  in  particolar modo all'emendamento 117.4, che riguarda la modifica
  al  testo  con  un  emendamento  ai  sensi  dell'articolo  117  del
  Regolamento,  quando  inseriamo  che  le  relative  funzioni   sono
  esercitate da un commissario nominato dall'assessore regionale  per
  le  autonomie locali e la funzione pubblica, è per rendere omogeneo
  il  comma  5  dell'articolo  5, dove si  diceva  che,  in  caso  di
  cessazione   della   carica  del  sindaco,  le  funzioni   venivano
  esercitate  da  un  commissario  nominato  dall'assessore  per   le
  autonomie locali e la funzione pubblica, con il comma 9, dove, caso
  strano,  nella fretta di approvare gli emendamenti, si  diceva  che
  fino all'elezione venivano esercitate da un vicepresidente. Per cui
  logicamente  non  si comprendeva questa difformità.  Di  questo  si
  tratta e su questo si è intervenuto.
   Lei mi potrebbe dire  e allora lo esercita il vicepresidente anche
  nell'altro caso . Considerato, però, che cronologicamente  è  stato
  votato  prima  il  comma 5, dobbiamo dare una  certa  linearità  al
  disegno di legge. Di questo si tratta.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,  desidero
  soffermarmi  su  quelli  che sono gli aspetti  pratici,  anche  con
  riferimento,  perché  ho dei dubbi e desidero  che  il  Governo  li
  chiarisca,  anche a seguito degli aggiustamenti e del coordinamento
  delle norme ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno.
   Prima,  faccio una premessa: la lacuna maggiore di questo  disegno
  di  legge  consiste  nel fatto che non sono  state  individuate  le
  funzioni.
   Vi  sono sei mesi di tempo perché quei comuni  e fortunatamente un
  emendamento  che ha presentato il Gruppo Grande Sud - PID  Cantiere
  Popolare  verso Forza Italia ha limitato in qualche  modo  i  danni
  perché  piuttosto  che  siano i comuni ad entrare,  in  cinquantuno
  comuni  della  legge  istitutiva delle  Città  metropolitane  nella
  provincia di Messina, ottantuno a Palermo, fanno parte della  Città
  metropolitana  e  gli altri con la continuità territoriale  possono
  entrare.
   Abbiamo  cercato di evitare il danno che ci sarebbe stato  con  la
  proliferazione dei consorzi, con la frantumazione dei  territori  e
  con la sola costituzione delle tre Città metropolitane.
   Mi  chiedo: ci sono sei mesi di tempo perché i liberi consorzi  e,
  quindi,  quei  comuni  che  non fanno  parte  dei  comuni  aderenti
  all'area  metropolitana, dovranno decidere di costituire un  libero
  consorzio o aderire alla città metropolitana.
   Come  pensate di accompagnare i comuni? Quali saranno le funzioni,
  le   ragioni  vere,  per  cui  questi  comuni  possono  liberamente
  scegliere, liberamente perché saranno costretti a formare un libero
  consorzio, perché non siamo più.
   Quindi quali funzioni avranno? Quali funzioni verranno trasferite?
   Sappiamo   bene  che  le  Città  metropolitane,  le   vaste   aree
  metropolitane   non   si  occupano  soltanto   o   sono   solamente
  destinatarie  di  risorse comunitarie ma implementeranno  tutte  le
  infrastrutture,   i   trasporti,  la  rete   infrastrutturale,   la
  ristrutturazione e quant'altro.
   I  liberi consorzi cosa faranno? E per fare questo, quali  risorse
  avranno?  Come faranno per l'assunzione dei dipendenti? Una  parte,
  infatti,  di  questi  dipendenti della Provincia  transiteranno  ai
  liberi consorzi con i limiti assunzionali che vi sono e quindi  con
  le  piante  organiche  e con i limiti dei Patti  di  stabilità  dei
  comuni.
   Questo  è bene che il Governo non lo dica fra sei mesi ma  che  lo
  dica nei quindici giorni successivi all'approvazione della legge  e
  che  ci  sia  un  processo,  che  ci  siano  degli  esperti,  delle
  convenzioni   con   l'Università   e   quant'altro   che    possano
  accompagnare, in questo processo di trasformazione, i comuni.
   Queste sono tutte le perplessità e alcune delle lacune, perché non
  le  voglio dire tutte. Poi c'è un problema, a mio avviso,  pratico.
  Oggi,  in  tema  di  finanza  statale, nel  momento  in  cui  verrà
  promulgata la legge - e  questo non lo leggo ma sarà un mio  errore
  -  all'articolo  1, anche con il 117, è disciplinata  l'istituzione
  dei  nuovi liberi consorzi che coincidono con le province regionali
  di  Agrigento,  Caltanissetta ecc., e poi  l'emendamento  ai  sensi
  dell'articolo 117 dice che continueranno a svolgere le funzioni.
   Si  sono individuate le Città metropolitane che in questi sei mesi
  continueranno a svolgere le funzioni attribuite alle province.
   A livello nazionale, le province non ci saranno più. La Ragioneria
  centrale dello Stato, domani mattina, non riconoscendo e non avendo
  più  le  province,  non  essendoci più le province,  trasferirà  le
  risorse?
   I  commissari delle province saranno autorizzati ad incamerare  le
  tasse relative alle trascrizioni automobilistiche e quant'altro?
   Il  Governo  ha condiviso tutto questo processo con il  Ministero?
  Nell'emanare  le  direttive, i commissari saranno commissari  della
  provincia fino a giugno o saranno commissari dei liberi consorzi?
   Se saranno commissari dei liberi consorzi vi è un dramma, vi è una
  preoccupazione.
   L'Assessore  per  le  infrastrutture sa  bene  che  la  Ragioneria
  centrale  dello  Stato, di fatto,  riguardo  alla  questione  delle
  immatricolazione, con il processo telematico, non ha  più  inviato,
  non  ha  più  trasmesso quanto di competenza  della  Regione  e  la
  Regione dal 2008 ha perso 50 milioni di euro.
   Abbiamo la certezza che questo non avvenga domani, dopodomani, con
  la promulgazione della legge?
   Mi  preoccupo di questo perché già la Sicilia è in default;  siamo
  in una situazione di dissesto.
   Vorrei  su  questo  rassicurazioni da parte dell'Assessore  e  dal
  Governo.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Greco Giovanni.  Ne
  ha  facoltà. Ci sono altri iscritti a parlare ai sull'articolo  117
  oppure rinviate l'intervento per dichiarazione di voto?

   GRECO  Giovanni.  Signor Presidente, Governo, onorevoli  colleghi,
  intervengo  solo  per  un  minuto  perché  ho  letto  l'emendamento
  aggiuntivo e volevo entrare nel merito un minuto. Può darsi che  il
  mio  concetto  sia  sbagliato ma penso di no. Se lei  mette  questo
  articolo  20  e  mette centocinquantamila abitanti,  va  contro  un
  articolo  che   abbiamo  approvato  sulla  formazione  dei   liberi
  consorzi  che prevede che il minimo deve essere di centoottantamila
  abitanti.
   Se,  ad  esempio, alla città di Caltanissetta si leva un  paese  e
  scende  sotto centottantamila abitanti, ho l'impressione che questa
  leggo disegno di legge non funziona rispetto a quello che dice lei.
  Insisto su questo, signor Presidente.

   PRESIDENTE.  Le ribadisco un concetto anche sul sistema  di  voto.
  Mentre  gli  emendamenti ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento
  interno si votano per alzata e seduta, lo avevo detto prima, questo
  è  un  emendamento aggiuntivo e ho detto, altresì,  che  è  l'unico
  elemento  di  carattere  politico.  Lo  avevo  precisato   sia   in
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari sia in  Aula,  in
  apertura.  Il suo intervento, quindi,  mi permette di  ribadire  un
  concetto: è importante mettere una norma di coordinamento  fra  ciò
  che  abbiamo  votato, i centottantamila abitanti, e  la  continuità
  territoriale  che comunque deve essere garantita.  In  effetti,  la
  soglia di centocinquantamila abitanti l'abbiamo inserita qua, ma  è
  una  valutazione di carattere politico, pensando di raccogliere  le
  indicazioni dell'Aula.

   GRECO   Giovanni.  Signor  Presidente,  secondo  me,  lei   doveva
  prevedere centottantamila abitanti.

   PRESIDENTE.   Se  l'Aula  si  orienta  diversamente,   invece   di
  centocinquantamila  abitanti, ritiene di  lasciare  centottantamila
  abitanti, che ben venga il voto dell'Aula.

   GRECO  Giovanni.  E  qua sta la difficoltà  che  c'è  tra  la  sua
  interpretazione e la mia. Se l'Aula già si è espressa

   PRESIDENTE. No

   GRECO Giovanni. Come no?

   PRESIDENTE. L'Aula si è espressa su un'altra fattispecie, cioè per
  costituire un consorzio occorrono almeno centottantamila  abitanti.
  Qua si dice, sostanzialmente, che se te ne vai dalla provincia

   GRECO  Giovanni.  E'  normale  che  non  deve  scendere  sotto   i
  centottantamila abitanti; non può andare mai,  secondo me.

   PRESIDENTE. Non è scritto questo, perché paradossalmente

   GRECO Giovanni. E' normale

   PRESIDNETE. Ma non è normale; stiamo scrivendo una legge qua.

   GRECO Giovanni. E la legge deve essere consequenziale.

   PRESIDENTE.  Non  è  previsto neanche il principio  di  continuità
  territoriale; lo stiamo inserendo. Se poi lei mi dice che invece di
  centocinquantamila  abitanti scriviamo  che  comunque  non  si  può
  andare  sempre  al di sotto dei centottantamila abitanti  l'Aula  è
  sovrana e si determinerà di conseguenza.

   GRECO  Giovanni.  Secondo me, lo dovrebbe fare già  lei  scrivendo
  questo.

   PRESIDENTE. Non io; non posso essere io. Quando saranno  posti  in
  votazione   gli   emendamenti  ai  sensi  dell'articolo   117   del
  Regolamento interno che si votano per alzata e seduta, questo è  un
  emendamento  aggiuntivo  che  ha  un'implicanza  politica,  però  è
  necessario perché deve garantire la continuità territoriale  poiché
  questo principio non era stato sancito.

   GRECO Giovanni. E sono d'accordo.

   PRESIDENTE.  E deve comunque prevedere un limite al di  sotto  del
  quale non si può andare. Di questo si tratta.

   GRECO Giovanni. Che è di centottantamila abitanti.

   PRESIDENTE.  Pensando  di raccogliere le istanze  che  provenivano
  dalla provincia di Enna, andiamo a tradurre perché si era messa  in
  discussione  la  provincia di Enna, si è  pensato,  se  questa  era
  l'indicazione  dell'Aula, di portare il limite a centocinquantamila
  abitanti. Poi, se l'Aula ritiene questi centocinquantamila abitanti
  di  portarli  a  centottantamila legittimo  è  uno  e  legittimo  è
  l'altro, ma l'Aula comunque sarà sovrana.
   Significa  che  se  si  presenta  un  subemendamento  che  prevede
  centocinquantamila  abitanti  può  pure  diventare  centottantamila
  abitanti,  ma c'è un motivo di contrapposizione su questi argomenti
  se si era fatta una questione su Enna. Di questo si sta parlando.

   GRECO Giovanni. E' una garanzia per Enna e Caltanissetta.

   PRESIDENTE. Capisco perfettamente.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.  Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,   vorrei
  sondare  qualche  crinale  diverso  dell'articolo  117  che   viene
  proposto rispetto alle tante interessanti cose che sono state dette
  e sostenute dai colleghi che mi hanno preceduto.
   Signor Presidente, converrà con me: il corpo di questo disegno  di
  legge  era molto rachitico - e questo lo sapevamo tutti -, incerto,
  indeciso,  un  fanciullo che non riesce a stare in piedi,  che  non
  riesce  a  muovere i primi passi e le dosi massive di articolo  117
  che  vengono immesse nel corpo così fragile e rachitico della norma
  ne sono la confessione, il riconoscimento.
   Senza le dosi massicce di 117, questo disegno di legge davvero era
  incomprensibile.
   Il problema, però, signor Presidente, è per una parte la legittima
  invocazione dell'articolo 117 e per altra parte anche la  legittima
  applicazione dell'articolo 117, comma 2.
   Signor  Presidente, le vorrei proporre - siamo, peraltro, in  fase
  di  discussione, perché l'articolo 117 fa parte di  quel  capo  del
  Regolamento interno dell'Assemblea regionale che ancora regolamenta
  la  discussione...  l'articolo 117 stesso,  al  comma  2,  presenta
  qualche   problema   interpretativo   e,   come   sempre   avviene,
  l'interpretazione  può  essere  di  carattere  restrittivo   o   di
  carattere   estensivo  ed  il  Governo  e  lei,  che  ha   ritenuto
  ammissibili queste dosi massicce di 117, che l'interpretazione  più
  adatta  sia quella estensiva, ma non è così, signor Presidente,  se
  ha  la bontà di ascoltarmi, anche se non pretendo che il Presidente
  Crocetta non la distragga.
   L'articolo 117, comma 2, Presidente Ardizzone, quando - e  lei  lo
  ha  letto  poco fa, richiamandolo alla nostra memoria, alla  nostra
  attenzione  -  dice  che sopra gli emendamenti già  approvati,  che
  sembrino   inconciliabili   con   lo   scopo   dell'oggetto   della
  deliberazione presenta un problema interpretativo già  al  comma  2
  dell'articolo 117.
   Che  cos'è la deliberazione? Certamente la deliberazione non è  la
  legge, perché ancora di legge  non possiamo parlare, perché  non  è
  legge quella di cui stiamo discutendo, è un disegno di legge.
   La  deliberazione è l'emendamento stesso che appare  incompatibile
  con  lo  scopo  di  se  stesso e disciplina  l'articolo  117,  così
  correttamente   letto,   una  ipotesi  di  contraddizione   interna
  dell'emendamento   e,   quindi,   è   possibile    la    correzione
  dell'emendamento la cui lettera, il cui testo sembri inconciliabile
  con  lo scopo dell'emendamento stesso, non di una deliberazione che
  ancora  non  è  deliberazione, tanto è  vero  che  in  una  lettura
  sistematica  e  completa  del  nostro Regolamento  d'Assemblea,  lo
  stesso definisce quando vuole disegno di legge il disegno di legge,
  deliberazione  diversamente dal disegno di legge quando  si  tratta
  dell'emendamento.
   Allora,  per  fare  l'esempio,  che  a  me  sembra  l'esempio  più
  eclatante  e,  al  tempo  stesso, quello  più  inquietante,  che  è
  riferito  alle  Città metropolitane, che è stato durante  tutto  il
  dibattito di quest'Aula, il vero nodo della questione, almeno  dopo
  un certo voto che venne espresso dall'Assemblea regionale.
   Signor  Presidente, intanto, viene introdotto  un  capo,  il  capo
  secondo  della legge, che viene intitolato alle Città metropolitane
  e  già  questo  è un fuor d'opera rispetto all'interpretazione  più
  corretta  dell'articolo  117, è un esondare,  un  esorbitare  dalla
  disciplina dell'articolo 117.
   E vorrei anche comprendere come possa essere corretto il testo che
  ha  approvato  l'Assemblea, che testualmente recita   i  comuni  di
  Palermo,  Catania  e  Messina assumono la  denominazione  di  Città
  metropolitane   -  che  poi non è Città metropolitane  ma  è  città
  Metropolitana perché si riferisce ad ognuna delle tre Città  -  con
  quello  invece  sostituito  che, così  recita:   Il  presente  Capo
  disciplina la costituzione  .
   Il  II  comma,  signor  Presidente, da  lei  invocato  perché  lei
  giustamente sta chiosando quasi tutti gli interventi dei  colleghi,
  che   faceva  riferimento  alla  prima  applicazione  della  legge,
  certamente,  non  fa alcun riferimento alla costituzione,  ma  alla
  delimitazione  delle Città Metropolitane, e non si  può  delimitare
  ciò che non è stato precedentemente costituito.
   La  verità  è  che noi, signor Presidente - questo  è  il  rilievo
  politico  e  concludo  - non stiamo varando una  legge  sui  Liberi
  Consorzi,  noi  stiamo  varando  una  legge  che  modifica   talune
  denominazioni  perché  tutto rimanga esattamente  com'è,  nel  puro
  stile  gattopardesco che è siciliano e che è  del  Governo  che  in
  questo momento rappresenta la Sicilia.
   Un  esempio per tutti:   In sede di prima applicazione,  le  Città
  Metropolitane  saranno costituite come le Aree Metropolitane,  cioè
  secondo il decreto dell'agosto del 1995 .
   Per  uscire  fuori,  ognuna  di queste Città,  e  concludo,  dovrà
  ricorrere ad una maggioranza, diciamo così, ultra qualificata,  dei
  due  terzi. Vorrei interrogare i cittadini, per esempio - lo  dissi
  in  un  mio  passato  intervento -  delle  città  di  Acireale,  di
  Misterbianco,  e  di Paternò, nella mia Provincia di  Catania,  per
  sapere esattamente come la pensano e per sapere esattamente come la
  penserebbero se fossero stati lasciati liberi di aderire o no  alla
  Città Metropolitana di Catania. Ma di questo parleremo nelle piazze
  di Acireale, di Paternò e di Misterbianco.

   D'AGOSTINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'AGOSTINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi. Io  intervengo
  per rivolgere al Governo una domanda tecnica e cercare di avere una
  soluzione  ad  un  problema che mi sono posto, però  meglio  essere
  chiari  ed  eventualmente approfittare di  questi  emendamenti  per
  chiarire  la fattispecie. Rispondendo al collega Ioppolo e  citando
  Acireale, che ovviamente mi preme in maniera particolare, dico  che
  avremmo  preferito  che  non  ci  fosse  una  Area  e  una    Città
  Metropolitana,  precostituita. E le posso  dire  che  il  Consiglio
  comunale  di  Acireale voterà massicciamente per uscire  da  questa
  Città Metropolitana,  e quindi il problema non si porrà.

   FORMICA. Non lo può fare

   D'AGOSTINO.  Lo può fare, con i due terzi. Quindi detto  questo  -
  ovviamente non abbiamo gradito questo tipo di intervento  -  ma  se
  c'è  la possibilità di uscire, e con voto qualificato si esce dalle
  Città  Metropolitane,  se non si accetta di  restarci,  mi  chiedo,
  signor  Presidente,  e  mi rivolgo anche all'onorevole   Presidente
  della Regione e all'assessore Valenti: nel caso di Catania, Messina
  e  Palermo, visto che si creeranno i tre Liberi Consorzi denominati
  Città  Metropolitane che avranno come capofila i  comuni  Capoluogo
  attuali, quindi di Catania, Messina e Palermo, chi saranno i comuni
  capofila  del  Libero  Consorzio residuale? Le  città  con  maggior
  numero di popolazione?
   Io  credo  che  sia  evidentemente così,  però  lo  vorrei  detto,
  espressamente,  dall'assessore  Valenti  e  dal  Presidente   della
  Regione,  perché  sia  chiaro che, una volta  costituiti  i  Liberi
  Consorzi  denominati  Città Metropolitane  di  Catania,  Messina  e
  Palermo,  in  queste  ex  Province, i comuni  che  residueranno  si
  organizzeranno  in Libero Consorzio e avranno un  Comune  capofila.
  Sarà  il  comune  con  il  maggior numero  di  abitanti  ad  essere
  capofila?  E'  una  domanda alla quale vorrei si desse  subito  una
  risposta.

   PRESIDENTE.  Onorevole D'Agostino, il Governo potrà  farlo  subito
  dopo le dichiarazioni di voto.
   Onorevoli colleghi, gli emendamenti ai sensi dell'art. 117 vengono
  votati  per  alzata e seduta. L'ultimo è un emendamento aggiuntivo.
  Mi  riferisco  a quello che tratta di 150 e 180 mila  abitanti.  Su
  questo,  se  vuole,  può intervenire il Governo.  Non  ci  si   può
  innamorare  della propria tesi e io non mi innamoro della  mia.  Si
  cerca di fare sintesi ma non sempre ci si riesce.
   Si passa all'emendamento n. 117.1 Il parere della Commissione?

   CRACOLICI, presidente della commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

     (E' approvato con il voto contrario degli onorevoli Falcone e
                               Formica)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 117.2.

   ANSELMO, vicepresidente della commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

     (E' approvato con il voto contrario degli onorevoli Falcone e
                               Formica)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 117.3.

   ANSELMO, vicepresidente della commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VALENTI,    assessore  per  le  autonomie  locali  e  la  funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

     (E' approvato con il voto contrario degli onorevoli Falcone e
                               Formica)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 117.4.

   ANSELMO, vicepresidente della commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

     (E' approvato con il voto contrario degli onorevoli Falcone e
                               Formica)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 117.5.

   ANSELMO, vicepresidente della commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

     (E' approvato con il voto contrario degli onorevoli Falcone e
                               Formica)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 117.6.

   ANSELMO, vicepresidente della commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.
   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

     (E' approvato con il voto contrario degli onorevoli Falcone e
                               Formica)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 117.7.

   ANSELMO, vicepresidente della commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

     (E' approvato con il voto contrario degli onorevoli Falcone e
                               Formica)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 117.8.

   ANSELMO, vicepresidente della commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

     (E' approvato con il voto contrario degli onorevoli Falcone e
                               Formica)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 117.9

   ANSELMO, vicepresidente della commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

     (E' approvato con il voto contrario degli onorevoli Falcone e
                               Formica)

   Si  passa all'emendamento. A.20. Qui si tratta della questione  di
  ordine  politico che è stata posta. 150 o 180 mila abitanti? Questo
  è  un  emendamento  aggiuntivo. Si deve votare.  Il  Governo  vuole
  intervenire  a  sostegno di   150  o si ritorna a   180 ?  L'una  o
  l'altra soluzione da un punto di vista giuridico tengono.

   GRECO GIOVANNI. E' la prima volta che succede una cosa del genere.

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Figuccia, Falcone ed  altri
  hanno presentato il subemendamento A.20.1
   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CRACOLICI, presidente della commissione e relatore. Favorevole.

   FALCONE. Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

   CIANCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIANCIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non  capisco  il
  senso  di  votare un aggiuntivo dopo la votazione  dei   117 .  Non
  capisco  il  senso della prima parte dell'emendamento  A.20  quando
  all'art. 2

   PRESIDENTE. Onorevole Ciancio, l'ho ripetuto tante volte.  Occorre
  un  principio  che va inserito in questa legge  ed è  quello  della
  continuità territoriale che ancora non c'è e l'abbiamo inserito con
  questo  emendamento aggiuntivo perché non se ne  era  assolutamente
  parlato.  Non  si  può  pensare ad una città  metropolitana,  a  un
  consorzio  costituito  tra  comuni  che  tra  di  loro  non   hanno
  continuità  territoriale.  Poi più volte  ho  detto,  iniziando  da
  stamattina...

   CIANCIO.  Signor  Presidente, questa è la  seconda  parte  non  la
  prima.  Sono  due  cose  diverse. La seconda  parte  poteva  essere
  trattata come  117 . La prima parte invece

   PRESIDENTE. Questo poi lo vediamo.

   CIANCIO.  No,  noi  chiederemo la trattazione separata  delle  due
  parti dell'emendamento. La prima e la seconda. Anche perché, signor
  Presidente,  dicevo  che  non capisco perché  è  stata  specificata
  questa  cosa  quando  all'art. 2 si dice che possono  esprimere  la
  volontà di costruire in aggiunta a quelli previsti dall'articolo 1,
  ulteriori liberi consorzi che abbiano i seguenti requisiti,  quindi
  i requisiti dei 180 mila abitanti

   PRESIDENTE.  E' la cifra minima per costituire i nuovi consorzi.

   CIANCIO.  Se  è  per costituire i nuovi consorzi  non  capisco  la
  specificazione

   PRESIDENTE.  Perché  province come  Enna  -   andiamo  al  sodo  -
  sarebbero ingessate è come se questa norma non ci fosse, per cui io
  non  mi  innamoro di 150 mila  o 180 mila, se si deve ritornare  ai
  180 mila abitanti  si ritorna...

   CIANCIO.  Signor Presidente, secondo l'articolo 2 è in aggiunta  a
  quelli  già  costituiti  che sono quelli all'articolo  1  che  sono
  quelli  corrispondenti alle province attuali,  quindi  non  capisco
  questa  ulteriore specificazione che non fa altro  che  vietare  ai
  comuni   che   vogliono  andare  via  da  qualsiasi  consorzio   di
  consorziarsi con nuovi comuni.  Questa specificazione non ha  senso
  perché le ex Province rimangono come Liberi consorzi,  all'articolo
  1,  poi  in  aggiunta, all'articolo 2,  si dice che se  ne  possono
  costituire altri, e il limite dei 180 mila abitanti si riferisce  a
  quelli di nuova costituzione,  non a quelli all'articolo 1.

   PRESIDENTE.   Onorevole Ciancio, il ragionamento è uno,  io  posso
  costituire  un  consorzio  con  300  mila  abitanti  ma  non  posso
  permettere  che ci sia un consorzio costituito da un comune  con  5
  mila  abitanti,  io  al di sotto dei 150 mila abitanti   non  posso
  andare, questo significa.

   GRECO Giovanni. Si faceva riferimento,   al di sotto dei 180  mila
  abitanti abitanti' .

   PRESIDENTE. Il ragionamento si pone su 150 mila o 180 mila, ma  su
  questo  è  l'Aula che può pronunciarsi,  su questo si  presenta  un
  subemendamento e si vota.

   CIANCIO. Quando l'Aula si è pronunciata all'articolo 2 dicendo che
  erano   in  aggiunta' quelli che si dovevano considerare  erano  in
  aggiunta a quelli già esistenti.

   PRESIDENTE.  Ma  non  ci possono essere consorzi  di  area  vasta,
  sostanzialmente,  se vai al di sotto di un limite, è  un  principio
  di  illogicità  questo è il punto, noi possiamo  discutere  se  può
  essere 180 mila o 150 mila, ma non si può pensare che ci può essere
  un  comune che da solo mi costituisce un consorzio di comuni, o  un
  consorzio costituito da comuni che sono di 60 mila abitanti.

   CIANCIO.  Io  concludo, questa è una valutazione che  secondo  noi
  andava fatta agli articoli 1 e  2.
   La legge dovrebbe essere astratta e generale quindi non può essere
  fatta  su misura dell'esistente, quindi noi decidiamo cosa vogliamo
  fare  se  mantenere l'esistente o creare del nuovo, che,  comunque,
  ripeto per così com'è formulata il disegno di legge  già  tutela.

   PRESIDENTE.  Onorevole Ciancio io la ringrazio del suo  intervento
  perché mi permette di ribadire un concetto:  lei per costituire  un
  nuovo consorzio di comuni non può avere una popolazione inferiore a
  180  mila abitanti, però se si stacca non si può andare al di sotto
  di  150 mila abitanti, di questo si tratta, ora il discorso  è  150
  mila o 180 mila? Sarà l'Aula a decidere non posso certamente essere
  io, c'è un subemendamento e si vota.
   Il   principio  di  continuità  territorialità  che  deve   essere
  mantenuto, noi non possiamo pensare che ci possono essere  consorzi
  di  comuni che non abbiano la continuità territoriale  tra di loro,
  questo è un dato fondamentale.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.   Signor  Presidente,   nulla  quaestio  sulla  continuità
  territoriale   io   mi   sono   astenuto   dall'intervenire   sulla
  formulazione delle riscrittura più o meno tecniche per stendere  un
  velo pietoso

   PRESIDENTE.   Non pietoso onorevole Turano,  perché  è  un  lavoro
  egregio che hanno fatto gli Uffici per la prima volta,  ogni  volta
  c'è  qualcuno che gioisce se il Commissario dello Stato impugna  le
  leggi.

   TURANO. Signor  Presidente,  l'esatto contrario.

   PRESIDENTE.  Mi scusi io debbo dare merito agli Uffici  che  hanno
  fatto  un  lavoro  egregio  ed è il lavoro  cui  sono  chiamati  ad
  adempiere.

   TURANO.  Signor Presidente dopo la batosta della finanziaria,  che
  ben  venga  un'operazione come quella di oggi che fa funzionare  la
  legge, però la prego di seguire il ragionamento sull'articolo  117.
   Mi  rifiuto  di pensare che noi possiamo apprezzare con l'articolo
  117  un  subemendamento all'emendamento,  quando l'Aula  già  si  è
  pronunciata.

   PRESIDENTE.  Non è l'articolo 117, onorevole lei deve  essere  più
  attento  Io ho parlato dei 117 che si votavano per alzata e seduta.
  Ho  detto  che  c'è  una  forzatura  su  questo  per  garantire  la
  continuità  territoriale  e  siamo ancora  in  fase  di  votazione.
  L'emendamento A.20 non si vota ai sensi  dell'articolo 117.

   TURANO. Bene, ho allora la necessità di rappresentare agli Uffici,
  che  hanno  cercato,  per così dire, di correggere  formalmente  il
  testo,  che  su una votazione di un articolo, diciamo,  aggiuntivo,
  dopo che si sono votati i 117, ci vuole il consenso dell'Aula.
     Mi  faccia parlare. Io sono per non sollevare questioni, l'unica
  cosa  che chiedo è che si ripristini il ragionamento che l'Aula  ha
  fatto sulla soglia dei 180 mila abitanti. E allora le chiedo non di
  votare  il subemendamento che innalza la soglia da 150 mila  a  180
  mila  abitanti, ma di correggere questo testo portando la soglia  a
  180  mila  abitanti. Non è un discorso di forma, è un  discorso  di
  sostanza  che  rimane agli atti parlamentari  e  che  creerebbe  un
  precedente molto grave.

   PRESIDENTE.  Corretto. Da questo punto di vista il ragionamento  è
  molto corretto.
   Scusate, non possiamo riaprire discussioni.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Mi faccia ultimare e le darò la parola.
   Onorevoli  colleghi, portando la popolazione a 150 mila  abitanti,
  onorevole  Turano, si cercava di venire incontro alle  popolazioni,
  in  generale, nella possibilità di autodeterminarsi. Certo,  al  di
  sotto  di  150  mila abitanti non si può assolutamente  andare,  un
  limite  occorre. Si può pure riparametrare a 180 mila abitanti  per
  avere  omogeneità, però, correttamente, siccome  non  mi  sento  di
  prendere una decisione che appartiene all'Aula...

   TURANO. Ma signor Presidente chi l'ha firmato questo emendamento?

   PRESIDENTE. L'ha firmato il Governo.

   CRACOLICI,  presidente della Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI,  presidente della Commissione  e relatore.  Onorevoli
  colleghi questa norma è necessaria. Vorrei non ci impuntassimo  sul
  numero  degli  abitanti. Il problema è uno. Noi abbiamo  istituito,
  con  l'articolo  2, una soglia per costituire un libero  consorzio.
  Con  l'articolo  1  non avevamo previsto alcuna  soglia,  l'abbiamo
  fatto in base ad una  storicità'.
   Ricordo  ai  colleghi che già la legge 9 prevede due tipologie  di
  numeri di abitanti necessari per una provincia regionale, 220  mila
  abitanti,   e  per  condizioni speciali, storiche,  culturali  quel
  limite era 180 mila abitanti. Avendo votato 180 mila abitanti,  una
  cosa  è  certa:  le province costituite, ai sensi dell'articolo  1,
  non possono essere al di sotto di 180 mila abitanti.
   Il  punto è: poiché la norma esercita un principio di libertà  dei
  comuni,  noi  ragionando  sì in maniera astratta,  ma  non  facendo
  venire  meno  la  dimensione storica dei nostri territori,  se  non
  mettiamo una soglia che consenta la possibilità, la facoltà  ad  un
  comune   che  abbia  i  requisiti,  pur  garantendo  la  continuità
  territoriale, garantendo la natura del libero consorzio costituito,
  impedire a un comune di esercitare il loro diritto a passare ad  un
  altro libero consorzio, è motivo di incostituzionalità.
   Signor  Presidente ho riflettuto su questa questione, non  si  può
  fare  180  mila, si può fare 170, si può fare 160, ma  non  ci  può
  essere  una  soglia che già sappiamo impedirebbe  a  un  territorio
  organizzato  in Provincia regionale, ad esercitare il diritto,  che
  con  questa legge definiamo per tutti i comuni, di potere scegliere
  nell'arco dei 6 mesi.
   Ecco  perché, se c'è un emendamento che prevede 180 mila abitanti,
  chiedo  ai  colleghi  -  non  so chi  lo  abbia  presentato  -   di
  trasformare la cifra in 170 mila,  eventualmente, ma certamente non
  può essere la stessa soglia fissata a  180 mila.
   Fermo  restando che i 150 mila che era stato proposto in  sede  di
  articolo,  può essere anche ragionevole. Ma io non mi  impicco  sul
  numero  degli abitanti, mi pongo il problema della differenziazione
  di  entrata e di uscita'.

   PRESIDENTE.  Onorevole Figuccia,  lei è il  primo  firmatario  del
  subemendamento A.20.1, si esprima.

   FIGUCCIA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   accolgo
  positivamente quanto dichiarato dal presidente Cracolici.
   In  effetti  questo era il senso dell'emendamento.  Una  norma  di
  salvaguardia, al fine di garantire che ci fosse omogeneità rispetto
  alla  norma, facendo in modo che i nuovi liberi consorzi e i comuni
  avessero caratteristiche uguali rispetto ai precostituiti.
   Per cui se l'accordo lo si trova su 170 mila  anziché su 180 mila,
  va benissimo.

   PRESIDENTE. Bene lei modifica il suo emendamento, da  180  a  170,
  venendo   incontro  al  principio  di  storicità   delle   province
  esistenti.
   Quindi il subemendamento si deve intendere non 180, ma 170.

   LACCOTO Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

   LACCOTO. Signor presidente, onorevoli colleghi, io vorrei  per  un
  attimo  che  noi  ci  fermassimo  a  valutare  che  quando  abbiamo
  approvato   la norma che prevedeva il numero di  180 mila abitanti,
  non  esistevano   le  aree metropolitane così come  previste  dalla
  legge del '95.
   Ma in quella fase, avevamo parlato di Città metropolitane.
   Faccio   un  esempio,  signor  Presidente,  lei  che  conosce   il
  territorio  di  Messina,  noi abbiamo  un  grosso  problema:   area
  metropolitana  fino  a  Barcellona  Pozzo  di  Gotto,  la  restante
  popolazione 180 mila e forse meno. Nessun comune potrà chiedere  di
  aderire a Falcone, addirittura, siamo lì, meno di 180 mila.
   Nessun Comune potrà chiedere di aderire o all'area metropolitana o
  di spostarsi in altro consorzio.
   Questo impedisce la libertà di un Comune di potere fare questo.
   Quindi  io dico che non è assolutamente proponibile l'idea di  180
  mila,  perché  il  disegno  di  legge ha  congegnato  che  le  aree
  metropolitane non sono più città metropolitane.
   Ricordo  ai  colleghi che la votazione di  180 mila'  a  scrutinio
  segreto, fu fatto solo quando esistevano città metropolitane.
   In  questa  situazione  noi imbalsamiamo,  praticamente,  tutti  i
  comuni  anche  piccoli comuni limitrofi  a non poter  far  parte  e
  nemmeno e di chiedere l'adesione alle aree metropolitane.Questo non
  credo sia opportuno.
   Quindi,   quando  si  discute  di aree  metropolitane,  quando  si
  discute di consorzi o di abitanti, è chiaro che non può essere  180
  mila  il  dato,  ma  non  già perché vi è un  problema  per  alcune
  province  piccole, c'è il problema anche per il consorzio  restante
  nella provincia di Messina.
   Questo per metterlo all'attenzione della Presidenza, degli Uffici,
  perché  è  chiaro  che  noi  andiamo in questa  maniera  a  rischio
  impugnativa.
   Noi non possiamo costringere un comune, anche piccolo e limitrofo,
  a  non partecipare all'area metropolitana, per esempio, di Messina,
  perché questo succederebbe con questo subemendamento a 170 o a 180.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, c'è un sub emendamento, sulla base
  dell'intervento   dell'onorevole  Cracolici,   nella   qualità   di
  presidente  della Commissione, che ha ricostruito la storicità  del
  perché  di questo emendamento, e, quindi, risulta inferiore  a  170
  mila.
   L'onorevole Figuccia, intervenendo, quale primo sottoscrittore, ha
  detto che è da leggersi 170 mila, cioè inferiore a 170 mila.
   Sul   discorso   della   storicità   delle   province   di   Enna,
  Caltanissetta, ed altre.
   Per quanto riguarda la questione posta dall'onorevole Laccoto,  io
  debbo  rammentare a me stesso, che i comuni facenti parti dell'area
  metropolitana,   possono   pure   decidere,   se   c'è   continuità
  territoriale,  ad aderire al consorzio, quindi il problema  non  si
  pone, l'importante è che ci sia la continuità territoriale.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati, guardate che la differenziazione dei numeri  in uscita ed
   in entrata', ha una sua logicità nella impalcatura del disegno  di
  legge.
   Perché  noi  cosa  stiamo  dicendo:    i  comuni  sono  liberi  di
  associarsi  in  liberi consorzi di comuni , però  per  fare  questo
  abbiamo  messo tutta una serie di vincoli, popolazione superiore  a
  170  mila  abitanti, delibera di due terzi del consiglio  comunale,
  referendum confermativo.
   Mentre  ci  sono  una  serie di norme di garanzia,  precostituite,
  rispetto   ai  liberi  consorzi  corrispondenti  alle  ex  province
  regionali.
   In  sostanza, ex lege, Caltanissetta, Trapani, Palermo,  eccetera,
  tutte  le  province  regionali esistenti  costituiscono  un  libero
  consorzio di comuni.
   Ora  che  senso ha dire:  anche per questi noi dobbiamo assicurare
  180 mila eccetera, se no che succede? Che non lo diventano più, che
  i comuni sono obbligati a stare dentro, comunque,  queste province,
  questi liberi consorzi che abbiamo imposto per legge?
   Allora  il  ragionamento:  a mio avviso, addirittura,   la  soglia
  andrebbe  abbattuta  proprio  perché   noi  abbiamo  fatto   questa
  forzatura,   e di assicurare per ragioni storicizzate  le  province
  esistenti, trasformarle in liberi consorzi di comuni, e avere messo
  questa  norma  di  garanzia addirittura il   limite  dei  150  mila
  abitanti,  se  si vuole essere equi, in questo caso,  andrebbe  non
  elevato, ma ulteriormente abbattuto, cioè portato ragionevolmente a
  numeri più bassi, tipo 120 mila.
   Pertanto, queste proposte al rialzo non le capisco proprio  perché
  a  questi comuni rispetto a questi consorzi, rispetto ad altri  che
  si  devono  costituire abbiamo dato una costituzione automatica  di
  legge  e  quindi  non  possiamo bloccare il libero  sviluppo  della
  democrazia.
   Quindi, la proposta del Governo dei 150mila abitanti va in  questa
  direzione.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, sospendo per  cinque  minuti,  al
  fine  di  trovare un'intesa, in vista anche del fatto  che  c'è  un
  ulteriore  sub emendamento del Movimento cinque stelle che  abbassa
  la soglia a 120mila e per un confronto con gli uffici perché si dia
  un'organicità  a  questo balletto di numeri onde  evitare  di  dire
  tutto e il contrario di tutto.
   Finora  posso  dire  che abbiamo esitato  una  legge  a  prova  di
  impugnativa.  Andando  avanti  con  questo  sistema,  si  creeranno
  ulteriori problemi. Ho bisogno dunque di riflettere un momento  con
  gli  uffici  perché nel caso in cui  noi abbassassimo ulteriormente
  la soglia, ci troveremmo dinnanzi a un ulteriore problema.
   Sospendo per cinque minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 19.01, è ripresa alle ore 19.12)

   PRESIDENTE.  Si passa all'emendamento aggiuntivo A  20.  Onorevole
  Figuccia lo ritira?

   FIGUCCIA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   ARANCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. E a seguire l'onorevole Formica.

   ARANCIO.  Signor  Presidente, Governo, onorevoli  colleghi,  avevo
  chiesto   di   intervenire  molto  prima,  poi  è  stato   spiegato
  egregiamente  da  lei e dall'onorevole Cracolici il  mio  pensiero,
  però, ne approfitto perché sta passando un altro emendamento in cui
  si abbassa il tetto a 120mila abitanti. Se l'emendamento è ritirato
  non ha senso il mio intervento.

   CIACCIO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,  io  così
  come  avevo  detto nell'intervento a proposito degli  articoli  sul
  117,  quelli canonici, perché questo come lei ha ben spiegato è  un
  articolo  117  particolare, almeno sulla modalità di  voto,  signor
  Presidente,  me  lo  conceda  di dire che  è  diverso  dagli  altri
  articoli 117.
   Allora,  come avevo avuto modo di dire nell'intervento  che  avevo
  fatto  prima, noi stiamo facendo una legge che, di fatto, mummifica
  le  situazioni  così  come  sono,  cioè  impediamo  ai  comuni  che
  volessero entrare a far parte dell'area della Città metropolitana e
  di uscire a quelli dentro, e soprattutto ai comuni che sono fuori e
  che  vogliono entrare, di fatto, stiamo impedendo che ciò  avvenga,
  in  difformità con tutto ciò che è avvenuto e che sta  avvenendo  a
  livello  nazionale. Laddove, invece, e sarebbe  stato  più  logico,
  laddove ci sono le Città metropolitane, queste comprendano l'intera
  provincia. Perché così, con legge, stiamo facendo sì che  si  operi
  una   discrasia,  una  disparità  di  trattamento,  avuto  riguardo
  soprattutto all'accesso ai finanziamenti europei, che nella  stessa
  provincia,  laddove insistono aree metropolitane, ci sono i  comuni
  dentro  l'area  che  possono  accedere  a  questa  fattispecie   di
  finanziamenti, quelli fuori ne sono esclusi. In più se per i comuni
  dentro  l'area,  per  un  motivo  qualsiasi,  vogliono  uscire   da
  quell'area, da quella forzatura, da quella gabbia che imponiamo non
  possono farlo.
   Se  questa  è una legge, io mi rifiuto di continuare a partecipare
  ai  lavori preparatori di questa legge, mi vergogno, perché  stiamo
  proponendo un mostro che è la conseguenza di tutto ciò che  abbiamo
  detto durante l'iter, prima in Commissione  e poi in Aula.
   Mi auguro che queste mostruosità non passino e che si impedisca lo
  scempio,  perché è incostituzionale, due tipi di cittadini  non  ci
  possono essere.

   PRESIDENTE. I sub emendamenti sono ritirati, quello dell'onorevole
  Figuccia, dell'onorevole Cappello e dell'onorevole Grasso.
   Pongo in votazione l'emendamento A20. Il parere della Commissione?

   CRACOLICI, presidente della Commissione  e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VALENTI,  assessore  per le autonomie locali  e  per  la  funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Informo che l'emendamento soppressivo, onorevole Assenza, non  era
  ammissibile  perché, siccome c'è un solo articolo,  si  può  votare
  contrario. Quando c'è un solo articolo si vota contro, non  c'è  la
  soppressione.
   Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:

                          «Entrata in vigore

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno stesso della
  pubblicazione.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto,  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini del giorno:

   -   numero  243   Rinnovo  dei  contratti  per  il  personale   di
   doposcuolista'  della  Provincia  regionale  di  Catania ,   degli
  onorevoli Barbagallo, D'Asero, Falcone, Sudano, Vullo e Raia;

   -  numero 244  Continuità dei rapporti di lavoro presso le società
  in  atto  interamente partecipate dalle Province regionali ,  degli
  onorevoli  Cordaro, D'Asero, Falcone, Micciché,  Ioppolo,  Lentini,
  Siragusa, Greco G., Cracolici ed altri;

   - numero 245  Salvaguardia del personale delle Province regionali,
  di  quelli  delle società da esse partecipate, sovente  in  maniera
  esclusiva,  dei consorzi universitari e degli istituti musicali  da
  esse   dipendenti ,  degli  onorevoli  Fontana,  Ioppolo,   Alongi,
  Falcone, F. Cascio;

   -  numero  246   garanzia dei livelli occupazionali del  personale
  delle  attuali  Province regionali e delle relative partecipate  in
  house , degli onorevoli Figuccia, Falcone, Pogliese, Assenza  e  G.
  Milazzo;

   -  numero 247    , degli onorevoli Bandiera, Falcone, Milazzo  G.,
  Lantieri, Assenza, Ioppolo, Figuccia, Musumeci, Di Mauro;

   - numero 248    , degli onorevoli Fazio, Gucciardi, Dipasquale, F.
  Cascio, Maggio, Di Mauro, Malafarina, Venturino, Assenza, Figuccia,
  Falcone,  Vinciullo,  Ruggirello,  Sudano,  Di  Giacinto,   Alloro,
  Sammartino,  Lo  Sciuto, Currenti, Laccoto, G.  Milazzo,  Lantieri,
  Cirone, A. Milazzo, Bandiera, Panepinto, Palmeri, Fontana, Lentini,
  Ioppolo, Cordaro, Alongi, Ciancio.

   -  numero 249  Misure urgenti a tutela degli Istituti superiori di
  studi  musicali di Caltanissetta, Catania e Ribera , dell'onorevole
  Mangiacavallo e di tutti i deputati del Movimento Cinque Stelle.

   Si passa all'ordine del giorno n. 243, dell'onorevole  Barbagallo.
   Appongono  la  firma  gli  onorevoli  Picciolo,  Marcello   Greco,
  Forzese,  Lo Giudice e Rinaldi.
   Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Il Governo lo accetta come raccomandazione.

   PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno n. 244:  Continuità dei
  rapporti   di   lavoro  presso  le  società  in  atto   interamente
  partecipate dalle Province regionali , degli onorevoli  Cordaro  ed
  altri.
   Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Il Governo lo accetta come raccomandazione.

   PRESIDENTE.  Si  passa all'ordine del giorno n. 245   Salvaguardia
  del personale delle Province regionali, di quelli delle società  da
  esse   partecipate  sovente  in  maniera  esclusiva,  dei  consorzi
  universitari e degli istituti  musicali da esse dipendenti ,  degli
  onorevoli Fontana ed altri
   Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Il Governo lo accetta come raccomandazione.

   PRESIDENTE.  Si passa all'ordine del giorno n. 246   Garanzia  dei
  livelli   occupazionali  del  personale  delle   attuali   Province
  regionali  e delle relative partecipate in house , degli  onorevoli
  Figuccia ed altri.  Appone la firma l'onorevole Giovanni Greco.  Il
  parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Il Governo lo accetta come raccomandazione.

   PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno n. 247 che  impegna  il
  Governo regionale ad individuare ed applicare per tutte le aree non
  rientranti  negli  ambiti  metropolitani  azioni  di  compensazione
  economica.

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Chiedo di parlare per un chiarimento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  A questo proposito, forse vale la pena fare un attimo di chiarezza,
  perché nel corso del dibattito della legge abbiamo sempre detto che
  le  Città  Metropolitane  godono  effettivamente  di  un  programma
  specifico, di un PON, che si chiama  Città Metropolitane .
   In  realtà,  la  programmazione comunitaria ha  già  previsto  dei
  meccanismi di compensazione per le altre aree, in quanto  le  città
  medio-piccole  e le aree rurali sono destinatarie degli  interventi
  dei programmi regionali, quindi dei cosiddetti POR, o del Piano  di
  Sviluppo Rurale.
   Quindi, questa compensazione tra le Città Metropolitane e le altre
  aree  in  realtà  è insito nell'impianto della nuova programmazione
  2014-2020. La differenza è che se non avessimo approvato  le  Città
  Metropolitane, non avremmo avuto accesso ai fondi di quel PON  che,
  appunto,  essendo  un PON (Programma Operativo Nazionale),  dunque,
  non vincolato al nostro territorio, ma alla finalità del programma.
  Ecco  perché  per potere aderire al PON è necessario  istituire  le
  Città   Metropolitane,  mentre  la  compensazione  è   già   insita
  nell'impianto   stesso  della  programmazione,  con   i   programmi
  regionali e con il PSR.
   Quindi  il Governo lo accetta come raccomandazione, perché  è  già
  previsto nella programmazione.

   PRESIDENTE.  Si passa all'ordine del giorno n. 248, dell'onorevole
  Fazio   che   impegna  il  Governo  della  Regione  ad  intervenire
  tempestivamente nei confronti del Commissario Straordinario
   Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Il Governo lo accetta come raccomandazione.

   PRESIDENTE.  Si  passa all'ordine del giorno n.  249,  che  tratta
  della  continuità  degli istituti musicali, a firma  dell'onorevole
  Ciancio.

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Lo accetto come raccomandazione.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  l'ordine  del  giorno  a  firma
  dell'onorevole   Vullo  viene  trasmesso  all'assessore   per   una
  successiva valutazione, ma l'Aula su questo non si pronuncia.

   VULLO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Onorevole Vullo, gli ordini del giorno si spiegano  da
  soli, non si illustrano. L'ho formalmente consegnato al Governo.
   Si  passa  alle  dichiarazioni di voto sul  disegno  di  legge  in
  trattazione.

   CORDARO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei   che
  intervenisse  per  scongiurare questo clima  da  scampagnata.  Sono
  certo  che  il  collega onorevole Picciolo non  si  perderebbe  per
  nessuna ragione il mio intervento e mi vorrà ascoltare così come  è
  suo  costume  fare tutte le volte che parlo. Un po' diverso  è  per
  l'onorevole D'Agostino, che, invece, tende  sempre a distrarsi,  ma
  siccome  parla  con  il  deputato segretario  garantirà  anche  lui
  l'ordine in Aula.
   Fatte  queste brevi premesse, comunque, conterrò il mio intervento
  nei  5  minuti, perché è evidente che considerato l'iter di  questa
  legge  e  considerato il modus che ci ha visti  operare  in  alcuni
  frangenti  per migliorarla, in altri, per contestare  un   percorso
  che noi non condividiamo, non lo abbiamo condiviso sin dall'inizio,
  adesso  andiamo alla dichiarazione di voto che, per quanto riguarda
  me  ed  il  gruppo  che rappresento, è di voto contrario  a  questa
  legge.
     Vorrei che non ci fossero fraintendimenti. L'aver dato la nostra
  disponibilità  ad  un  voto favorevole sugli  emendamenti  a  norma
  dell'articolo  117  del  nostro  Regolamento  non  ha   avuto   una
  spiegazione  chiara.  E  cioè  quella  di  evitare  questo   aborto
  normativo  che era venuto fuori dalla prova muscolare -  devo  dire
  muscoli  molto  rinsecchiti per la verità -,  da  parte  di  questa
  maggioranza  che  stasera esulta in quanto finalmente,  in  qualche
  modo, non sappiamo ancora come, andrà alla votazione finale.
   Il  nostro  auspicio è che questa legge venga  bocciata,  in  ogni
  caso,  così  chiuderà una fase e finalmente avremo il  rimpasto,  i
  siciliani torneranno a poter mangiare, torneranno ad avere  di  che
  sfamarsi, perché avremo il rimpasto
   Lo dico soprattutto ai colleghi del PD, che da tanti mesi pressano
  il Presidente Crocetta su questo tema. Avete ingoiato una legge che
  in  condizioni politiche di serenità non vi sareste mai sognati non
  di  votare, ma neanche di apprezzare  Avete fatto riunioni  romane,
  palermitane,  isolane,  avete  fatto di  tutto,  finalmente  questa
  grande  montagna  partorisce  qualche  cosa  di  indefinibile.  Noi
  abbiamo  contestato in maniera sempre costruttiva l'intero percorso
  e  non  possiamo  acquietarci ad un principio, che è  quello  della
  abolizione  del voto diretto. Per noi questo resta un principio  di
  democrazia  non negoziabile e, rispetto a questa vostra volontà  di
  impedire  le libere elezioni e quindi il libero esercizio del  voto
  da   parte   dei   cittadini,  per  noi  questo  è  drammaticamente
  sufficiente  per  far sì che il nostro voto non  possa  che  essere
  contrario.
   E d'altra parte, quando si vuole nascondere dietro ad una spending
  review  -  che  non  si  comprende neanche  in  che  termini  potrà
  estrinsecarsi,  considerato  che potenzialmente  potremmo  trovarci
  dinanzi  alla  creazione di minimo venti nuovi liberi consorzi  dei
  comuni - che viene poi affidata ad una legge ancora da fare, quando
  si  vuole nascondere dietro a temi assolutamente fantasiosi  e  non
  collegati  alla  realtà  l'unica vera  volontà,  che  è  quella  di
  eliminare  un  principio  di  democrazia  diretta,  allora  l'unica
  risposta che può dare un'opposizione responsabile è quella del voto
  contrario.
   Rispetto a questa nebulosa che noi oggi, nonostante i sacrifici  e
  nonostante  l'opera meritoria degli uffici, ci troviamo  a  votare,
  non  ci  resta che confermare il nostro indirizzo esprimendo semmai
  una  soddisfazione.  Il nostro auspicio è -  ed  è  questo  l'unico
  motivo  di soddisfazione - che da domani, Presidente della Regione,
  Governo  si  torni  a  parlare  dei reali  problema  dei  cittadini
  siciliani   attraverso  questa  finanziaria  bis,  che   non   sarà
  certamente  la panacea ma che ci vedrà pronti a ragionare  su  cose
  concrete  che  possano servire a migliorare il futuro prossimo  dei
  cittadini siciliani. Su quello siamo pronti a ragionare, su  questo
  obbrobrio, pastrocchio o definitelo come volete, per come è nato  e
  per  come  viene  esitato, assolutamente no, il  nostro  voto  sarà
  contrario.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  sono  iscritti  a  parlare  per
  dichiarazione  di  voto gli onorevoli D'Asero,  Assenza,  Musumeci,
  Greco  Giovanni,  Lo Giudice, Anselmo, Siragusa,  Di  Giacinto,  Di
  Mauro, Falcone, Formica e Alongi.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Asero.

   D'ASERO. Signor Presidente. onorevoli colleghi, dopo questo  lungo
  periodo  in  cui  l'Aula  è stata impegnata  su  un  argomento  che
  sicuramente aveva un obiettivo ambizioso, che era quello di  vedere
  come  produrre  una norma che potesse dare risultati  positivi,  io
  ritengo  che oggi dobbiamo, con molta consapevolezza, ma anche  con
  molta  amarezza, constatare che probabilmente questa  Aula,  questa
  maggioranza   non   è   riuscita  nell'intento   e   nell'obiettivo
  prestabilito.
   Noi,  dal 18 febbraio ad oggi, abbiamo impegnato il Parlamento  in
  questo  importante dibattito, ma io dico che dobbiamo avere  sempre
  chiaro l'obiettivo, quale deve essere la stella polare che ci debba
  sempre  guidare  nella  nostra  azione  di  parlamentare,   polare
  proprio  perché  sia  un  polo  di  luce,  onorevole  Di  Mauro,  e
  probabilmente  deve  essere  quella di  un  consapevolezza  che  il
  risultato deve portare a delle ricadute positive.
   Io  mi  chiedo  se questa legge che il Parlamento  si  accinge  ad
  approvare è una legge che migliora le condizioni che fino  ad  oggi
  hanno  determinato la gestione della realtà del territorio  tramite
  le  Province.  O  forse,  da  un  punto  di  vista  amministrativo,
  evidenziamo  sicuramente un caos esponenziale. Qual è realmente  il
  profilo  che  l'organizzazione, che la burocrazia,  in  riferimento
  alla   semplificazione,  ai  servizi  ai  cittadini,   alla   nuova
  determinazione  che  sul  territorio  debba  avere  atto?  Qual   è
  realmente    l'interrogativo   e   qual   è   la    risposta    che
  all'interrogativo, che noi poniamo, possiamo dare?
   Sicuramente, sotto l'aspetto amministrativo, ritengo  non  c'è  un
  risultato che possa farci valutare positivamente questo percorso. E
  poi, noi siamo chiamati anche ad evidenziare quello che è l'aspetto
  politico di questo contesto e quindi di questa norma.
   Ritengo   che  sotto  l'aspetto  politico  c'è  anche  una   grave
  negatività. Attraverso questa norma, priviamo i cittadini di quella
  prerogativa  di  democrazia  che  è  il  voto  popolare.  Noi,  con
  l'elezione  diretta, volevamo dare un contributo, così  come,  come
  Nuovo  Centro Destra, abbiamo sempre cercato di fare e  di  operare
  nel ruolo di opposizione che ci siamo dati, ma che veramente ci  ha
  dato  l'elettorato.  Abbiamo sempre detto che non  intendiamo  fare
  muro  contro  muro, ma che intendiamo contribuire e, dove  è  stato
  possibile, dove ci è stato anche consentito, abbiamo dato il nostro
  modesto contributo.
   Su questo momento, a mio avviso di grande confronto, c'è stata una
  chiusura netta che intendo stigmatizzare in quest'Aula, che intendo
  denunziare  a quest'Aula, dove non si è voluto, ad esempio,  almeno
  sull'elezione   diretta  del  Presidente   dei   liberi   Consorzi,
  consentire una possibilità che desse ai cittadini quella dignità di
  impegno ma anche di espressione, di vicinanza verso le Istituzioni.
   Sicuramente  si  compie  un  passo  che  allontana  ancor  più  il
  cittadino  dalle Istituzioni, perché l'elezione di  secondo  grado,
  onorevoli colleghi, Governo, è un momento forse antidemocratico,  è
  un  momento in cui si procede ad una nomina, è un'elezione  tramite
  altri  soggetti  che, pur essendo espressione di  un  libero  voto,
  sicuramente hanno una dimensione, un livello di democrazia diversa.
   Poi mi chiederei anche, visto che il problema era del  costo della
  politica ,  qual è stato e quale sarà il vero risparmio  di  questa
  riforma.
   Probabilmente,  andava  anche  valutato  il  senso  del  confronto
  democratico,  il  senso di una razionalità che deve  essere  sempre
  presente  nella nostra azione e che doveva portarci anche a  capire
  cosa  sta maturando a livello nazionale. Il Governo è impegnato  in
  una  riforma che vede appunto il nuovo corso sulle province, ed  io
  ritengo  che, pur essendo la Sicilia una regione a statuto speciale
  e  deve  avere  una capacità di autodeterminarsi,  però  in  alcune
  direzioni  non  può  subire  una ipotesi  che  può  determinare  un
  risultato  su cui poi, probabilmente, dovremmo nuovamente  tornare,
  perché sarà un risultato di scarso livello.
   Il  problema, allora, è che alla fine, al di là dei clamori, al di
  là  del  risultato  che  ad ogni occasione si vuole  stigmatizzare,
  evidenziare, amplificare come risultato che la Sicilia è la regione
  che ha abolito le province ma che, probabilmente, ha determinato un
  rimedio  peggiore  del male, se il male erano le vecchie  province,
  dico  che  il  vero male che oggi affligge la nostra  realtà  è  la
  burocrazia, è la mancanza di risposte ai cittadini sui problemi che
  in  termine  tecnico   disfrizziano   i  cittadini.  Perché  non  è
  possibile  che  questo momento di burocrazia asfissiante  venga  da
  noi,  per così dire, ignorato. Questo deve essere, invece, il  vero
  momento  di  impegno  comune per capire come dare  risposta  ad  un
  sistema   che   sta,  di  fatto,  asfissiando  la   nostra   realtà
  democratica, le nostre micro imprese, la nostra società.
   Concludo dicendo, signor Presidente, che il nostro voto,  il  voto
  del Nuovo Centro Destra sulla legge è un voto negativo, ma voteremo
  contro  col  convincimento che io ho voluto  qua  evidenziare,  con
  l'augurio  che  possa  esserci invece una soluzione  nei  sei  mesi
  successivi,  perché  noi  nella sostanza  concludiamo  dicendo  che
  abbiamo determinato per legge che faremo una altra legge.
   Ci  sarà un giudizio sospeso perché, nella nuova legge che andremo
  a fare, mi auguro che il vuoto, le incongruenze, e tutto ciò che in
  questa norma non è stato affrontato in senso positivo, possa essere
  motivo  di  riflessione  perché ci sia  anche  una  possibilità  di
  recupero.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Assenza.  Ne  ha
  facoltà.

   ASSENZA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  è  l'ennesimo
  intervento che svolgo in Aula su questa legge.
   Sono  stato sin dall'inizio profondamente convinto delle  storture
  che questo impianto normativo propinava alla popolazione siciliana,
  alla    organizzazione   amministrativa   siciliana,   alla   buona
  amministrazione, così sempre più rara che in Sicilia  c'è  e  della
  quale  qualche Provincia, debbo dire tra le quali la mia,  è  stata
  una notevole eccezione.
   Sono  intervenuto in tutti i modi anche per cercare di evidenziare
  quelle  che  erano le macroscopiche dichiarazioni più emblematiche.
  In  alcuni  casi,  i miei suggerimenti modesti sono  stati  accolti
  dall'Aula, spesso con voto segreto.
   Ho   accolto   il  suo  invito  durante  l'ultimo  intervento   di
  collaborare   per   vedere  nei  limiti  delle   mie   modestissime
  possibilità di trovare una possibilità di sistemazione un  po'  più
  dignitosa  di  questa  norma  ed  ho  dedicato  tutta  la  domenica
  pomeriggio  a questo, ma onestamente devo dire che il  risultato  è
  stato  infausto,  perché  se ci soffermiamo  solo  all'articolo  1,
  abbiamo  già  diverse contraddizioni fondamentali, a partire  dallo
  status  dei dipendenti che il comma 3 riserva ai Comuni, mentre  il
  comma  8  ,successivamente, lo conferma con  riferimento  a  quello
  delle Province regionali.
   Per  non  dire delle risorse finanziare, che nello stesso articolo
  sono  da  un  lato demandate ai Comuni, dall'altro alle Province  e
  dall'altro  ancora  all'articolo  11,  a  questa  famigerata  legge
  prevista  dall'articolo 2, comma quinto che poi vedremo  in  verità
  trattarsi di ben altro. Ma questa norma, che idealmente viene vista
  come una norma salvifica, una norma che dovrebbe giustificare tutto
  l'apparato che abbiamo messo in scena in questi mesi per nascondere
  dolore e tragedie che assillano il popolo siciliano, in realtà  non
  serve  a nulla se non alla previsione dell'articolo 11, alla  quale
  farò riferimento in conclusione del mio intervento.
   Dicevo  anche dell'approvvigionamento finanziario a questa  legge,
  previsto dall'articolo 11. In pratica il rinvio sine die, un rinvio
  alla  dea bendata, perché come sostenere questo impianto normativo,
  con  quali  risorse, ancora non si è capito, e la legge  si  guarda
  bene dal precisarlo.
   Abbiamo cercato, in verità, anche di porre dei limiti agli effetti
  più  devastanti,  ai pericoli più insidiosi di  questa  norma,  uno
  quello   della   proliferazione  incontrollata  di  questi   liberi
  consorzi,  che  in  pratica  non sono altro  che  le  Province  che
  continuano  ad  esistere  con  buona  pace  del  Governo  Crocetta,
  camuffate sotto altra denominazione.
   L'altra, che è la battaglia principale, quella che doveva comunque
  dare  voce alla popolazione, al corpo elettorale, ai cittadini  che
  avevano  diritto  di  far sentire la loro  voce,  di  eleggere  col
  proprio voto i rappresentati in questi organismi, sono stati ancora
  una  volta mortificati da questa pseudo elezione di secondo  grado,
  che  si trasformerà in un ricatto perenne tra i sindaci che faranno
  parte  dell'assemblea di questi comuni, che evidentemente,  se  non
  verranno  soddisfatte le loro aspettative egoistiche e  particolari
  del  loro  territorio, non ci penseranno due volte a sfiduciare  il
  Presidente  loro  collega sindaco, che in un primo momento  avevano
  eletto a questa importante carica.
   Per  non  parlare  ancora dell'insanabile, oltre che  accantonata,
  contraddizione delle province di Messina, Palermo e Catania, per un
  totale  di  105 comuni che, contemporaneamente, fanno  parte  delle
  aree metropolitane e delle province, e vedremo con buona pace degli
  interventi del Presidente Cracolici e del legislatore Crocetta,  se
  quel  referendum o le decisioni dovranno adattarle per uscire dalla
  città e aderire al consorzio, o viceversa, perché questo ancora non
  si  è  capito,  perché sono ancora con due piedi in una  scarpa.  E
  questo,   nemmeno   l'ardire  di  questi   emendamenti   ai   sensi
  dell'articolo 117 allargato a dismisura, è riuscito a  raggiungerlo
  e a modificarlo.
   Signor   Presidente,  con  buona  pace  di   tutte   le   speranze
  riformatrici  di questa norma, che poteva costituire veramente  una
  chiave  di volta per la Sicilia, che poteva essere l'occasione  per
  decentrare  questo  apparato regionale sempre  più  elefantiaco  ed
  immobile,  ed  in  alcuni casi anche poco trasparente,  che  poteva
  centrare molte di queste sue funzioni in questi organismi molto più
  snelli,  il  vero  scopo  era solo quello di arrivare  all'ennesimo
  commissariamento.  All'articolo 12, comma 1,  quello  che  non  era
  riuscito  col  disegno  di  legge  presentato  il  30  dicembre  in
  quest'Aula,  riesce  con  questa norma  contrabbandata  come  norma
  epocale.
   Nelle more di tutto ciò, di questa legge istitutiva che poi non  è
  altro  che la legge che si dovrebbe limitare a determinare la nuova
  configurazione dei territori, le funzioni continueranno  ad  essere
  esercitate,  fino  al 31 ottobre 2014, da commissari  straordinari.
  Abbiamo  commissariato  la democrazia siciliana  per  due  anni,  e
  questo  è  assurdo, incostituzionale, illegittimo, e soprattutto  -
  consentitemelo - immorale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Musumeci.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSUMECI.  Signor  Presidente, assessori, onorevoli  colleghi,  le
  leggi  sono  destinate al popolo, ma questa legge è destinata  solo
  alle  prime  pagine  dei  giornali.  E  questo  succede  quando  la
  irragionevolezza  e la smania di protagonismo, si trasferisce  agli
  alti gradi delle istituzioni.
   Eppure,  da  parte dei giornali, non arrivano notizie compiacenti,
  apprezzamenti benevoli nei confronti di questa annunciata legge.
   Proprio  ieri  il  quotidiano   La Sicilia ,  fra  i  più  diffusi
  dell'Isola, scriveva nel suo editoriale del direttore  l'abolizione
  delle province sembrava una urgente medicina, ma è solo una pillola
  per illudere l'ammalato Sicilia .
   La  soppressione  delle province, lo abbiamo  detto,  è  solo  una
  trovata inventata per la politica spettacolo, una trovata che serve
  a  Crocetta  per dire:  vedete, facciamo sul serio la  rivoluzione,
  noi non giochiamo mica .
   Quando  si fa una legge, assessore Valenti, si fa prima un'analisi
  di impatto che giustifichi l'obiettivo che si vuole raggiungere con
  quella  riforma,  un'analisi  di  valutazione  socio-economica,  di
  efficienza, di efficacia, di equilibrio e di armonia istituzionale.
   Invece,  questa riforma è voluta e giustificata per  la  riduzione
  delle  spese,  senza  fare mai un cenno alla  qualità  dei  servizi
  pubblici  in  termini  anche  di modernizzazione.  E  dove  sta  il
  risparmio, ci chiediamo noi?
   Se  tutto  viene  trasferito dalle province  ai  liberi  consorzi,
  immobili,  personale, debiti, funzioni, come si  fa  a  parlare  di
  risparmio?   Dove  sta  la  convenienza  sul  piano   economico   e
  finanziario?
   Questo  mostro  giuridico  è figlio di  molti  padri  e  tenuto  a
  battesimo  da  alcuni  consulenti  quaquaraqua   del  diritto,  che
  pretendono di imporre l'equazione  riforma uguale efficienza
   Le  conseguenze  sono  che  si  smantelleranno  le  circoscrizioni
  amministrative  provinciali  rispetto  a  quelle  prefettizie,   si
  creeranno  i veti incrociati fra i comuni più grossi, si lasceranno
  i   piccoli   comuni  abbandonati  alle  pretese  dei  grandi,   si
  scaricheranno  sui  comuni  i debiti accumulati  dalle  province  e
  l'adempimento dei compiti impossibili, si complicheranno i congegni
  per rendere ingovernabili le assemblee dei sindaci.
   E  vi pare poco? Le province, si è detto, sono enti inutili; ce lo
  ha   detto  lei,  assessore  Valenti,  in  un  momento  di  sincera
  confessione. Sono enti derubati da competenze e funzioni trattenute
  dalla  Regione,  una  sorta  di appropriazione  indebita,  insomma,
  operata  negli  anni per continuare a gestire poteri,  clientele  e
  inefficienze.
   Ecco,  dunque, svelata la verità della causa del fallimento  della
  prova:  le province sono utili, ma la Regione le ha volute  rendere
  inutili   per   crearsi  l'alibi.  Non  decollano   le   tre   aree
  metropolitane e la colpa viene addebitata alle province, quando poi
  sappiamo che è stata la Regione a rifiutarsi di applicare le  norme
  di attuazione.
   Avete voluto smantellare un'istituzione che per oltre un secolo  e
  mezzo ha garantito l'equilibrio fra i comuni da un lato, e lo Stato
  e le regioni dall'altro. Avete smantellato l'istituzione provincia,
  in una furia cieca e giacobina, senza però sapere come sostituirla.
   Chi  pagherà,  Governo Crocetta, signori del centro  sinistra,  le
  conseguenze di questa vostra scelta scellerata? Saranno i cittadini
  per  primi, i sindaci dopo, quando fra otto, dieci mesi  i  sindaci
  dell'isola  non potranno più contenere l'ira dei cittadini,  perché
  nessuno ripara più la strada provinciale, perché nessuno fa più  la
  manutenzione alla scuola superiore, perché nessuno assicura più  il
  trasporto degli alunni disabili.
   Quando si comprenderà che l'incremento delle spese correnti  e  in
  conto capitale verrà a gravare nei bilanci dei comuni, avrà effetti
  devastanti   sugli   equilibri  gestionali   rispetto   al   limite
  invalicabile del patto di stabilità interno.
   Quando  si  capirà  che  le spese di mantenimento  del  patrimonio
  provinciale,   che   verrà  suddiviso  fra  i  comuni,   comporterà
  l'acquisizione di debiti assolutamente insostenibili per  i  comuni
  stessi,  quando nessuno garantirà più l'assistenza agli  audiolesi,
  quando  i  sindaci  verranno a consegnare  le  fasce  tricolori  al
  dirimpettaio  Palazzo  d'Orleans, solo  allora  apparirà  chiaro  e
  lampante  l'imbroglio di questa legge. Ma nulla importa,  bisognerà
  poter far dire al presidente Crocetta, davanti alle telecamere, che
  la  rivoluzione è fatta, che le vecchie e costose province  non  ci
  sono  più,  che  i  costi sono stati largamente  ridotti,  che  gli
  oppositori  del  centro destra sono i conservatori nemici  di  ogni
  riforma,  quelli  che  vogliono che  nulla  cambi,  che  il  centro
  sinistra  è  sinonimo  di riformismo, di novità,  di  crescita,  di
  progresso.
   E  poi, dopo le televisioni locali, il presidente Crocetta dirà le
  stesse  cose nello studio romano di Giletti, con la stessa  enfasi,
  con  la  coscienza presa a prestito come si fa per una maschera  di
  carnevale.
   Se aveste avuto un minimo di umiltà, avreste potuto fare vostre le
  proposte  di riforma contenute nei vari disegni di legge presentati
  dai  Gruppi  del centro destra, minori costi e maggiori  competenze
  per le province.
   Sarebbe  bastato,  da un lato, ridurre il numero  dei  consiglieri
  provinciali e degli assessori ed eliminare ogni forma di  indennità
  e,  dall'altro trasferire alle province competenze e  funzioni  che
  impropriamente   continua  a  detenere   la   Regione   con   costi
  onerosissimi. Tutto questo senza sacrificare il diritto al voto  di
  milioni  di siciliani che, d'ora in poi, non potranno più scegliere
  chi dovrà governare il loro territorio di area vasta.
   Perfino  le  aree metropolitane delle tre maggiori città  potevano
  essere garantite con la sola piena applicazione degli articoli  19,
  20  e  21  della  legge regionale n. 9 del 1986, tutt'ora  vigente.
  Avreste evitato un conflitto perenne fra i comuni ed avreste potuto
  partecipare lo stesso ai bandi comunitari, PON città metropolitane,
  perché   la   legge  parla  di  città  metropolitane  o   di   aree
  metropolitane, e non è detto che l'area metropolitana  non  potesse
  essere candidata a gestire e a partecipare ai fondi comunitari.
   I  fondi  - va detto una volta per sempre, per sconfessare  questo
  mito  che è stato realizzato in questi mesi - ammontano a circa  80
  milioni  di  euro per tutti i sei anni del PON città metropolitane.
  Significa  40 milioni in meno di quanto abbia dato il Governo  alla
  città  di Catania per evitare il dissesto, 122 milioni in  meno  di
  quanto  abbia  dato alla città di Palermo e 40 milioni  in  più  di
  quelli  che aveva promesso  alla città di Messina e che non ha  mai
  dato.
   Avete  cancellato in un solo colpo la più importante e  innovativa
  riforma   elettorale   della  Sicilia:   l'elezione   diretta   dei
  rappresentanti dell'ente intermedio. Avete catapultato  la  Sicilia
  indietro di sessant'anni, onorevole Cracolici, quando con la  legge
  regionale  n.  16  del  1957 si stabiliva che i  vertici  dell'ente
  intermedio venissero eletti col sistema di secondo grado.
   Sessant'anni  indietro  Altro che progressisti   Alla  faccia  del
  riformismo,  della democrazia e della partecipazione  popolare   Se
  fossimo   animati  da  cinismo,  potremmo  dire  ai   deputati   di
  centrosinistra:  bravi. Continuate così  Siete  i  nostri  migliori
  alleati
   Il  partito  democratico è al Governo di questa Regione  ormai  da
  oltre  quattro anni, tre anni con il Governo Lombardo ed un anno  e
  mezzo  con Crocetta, ed avrebbe potuto promuovere un vasto progetto
  di  riforma istituzionale. Ed invece, dopo essere da oltre  quattro
  anni al Governo della Regione, subisce l'iniziativa estemporanea di
  un  Governatore  e si riduce a fare da paciere e  mediatore  fra  i
  capricci di Crocetta e l'esuberanza incontenibile di Cracolici.
   E  l'UDC,  il  partito  che avrebbe dovuto richiamare  la  propria
  azione  al  pensiero  sturziano,  all'autonomismo  municipale,   al
  protagonismo del cittadino elettore, arranca stancamente e  con  il
  fiatone, ansimante sui tornanti di una riforma destinata a  fallire
  prima ancora di nascere.
   I colleghi del Movimento Cinque Stelle contrari da sempre all'ente
  intermedio e perciò meritevoli di apprezzamento - anche  se  non  è
  condiviso  il  loro progetto - potrebbero mai votare  a  favore  di
  questo  disegno  di  legge  che moltiplica  gli  enti  intermedi  e
  moltiplica i centri di costo?
   Io  mi  rifiuto  di  pensare che i colleghi del  Movimento  Cinque
  Stelle possano prestarsi a questa ignobile manovra.
   Questa  legge è condannata all'orfanotrofio  Sarà una legge  senza
  padri  quando,  fra  qualche mese, chi  l'avrà  oggi  votata,  sarà
  costretto  a  prenderne  le  distanze,  a  disconoscerla  per   non
  assumersi la responsabilità degli effetti devastanti che produrrà.
   Questa  maggioranza parlamentare di centrosinistra  si  accinge  a
  votare sotto il ricatto di Crocetta. Il duplice ricatto, quello del
  rimpasto in Giunta e quello della nomina dei direttori sanitari.
   Nulla di nuovo sotto il sole - mi verrebbe da dire - sotto il sole
  di  una  finta  rivoluzione che diventa  l'alibi  per  la  peggiore
  politica clientelare che questa Regione abbia mai conosciuto  nella
  sua settantennale storia autonomistica.
   Assumetevi la responsabilità di ciò che fate, ma non condannate il
  popolo siciliano ad ulteriori, indicibili sacrifici.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Greco Giovanni.Ne ha
  facoltà.

   GRECO  GIOVANNI.  Signor Presidente, Governo, onorevoli  colleghi,
  parlare  dopo l'onorevole Musumeci non è facile, però,  lascerò  il
  mio intuito alla mia pancia nel dire qualche cosa.
   Vede,  Presidente Musumeci, lei rimprovera al Presidente  Crocetta
  di  fare la politica degli annunci, ma io le debbo dire che  fa  il
  suo lavoro, perché è chiaro che nessuno gli può dire come deve fare
  la  sua politica: alla fine dei cinque anni troverà i risultati che
  merita.
   Ma  il guaio che io, invece, le voglio fare rilevare è che ci sono
  le altre istituzioni che gli danno spago.

                Presidenza del Vicepresidente Venturino

   Come  fa  un  Presidente  di Assemblea a dare  la  possibilità  al
  Governo  di  presentare un emendamento dopo che l'intero articolato
  era  stato  approvato? Ma come si fa? Presidente  Ardizzone,  è  la
  brutta copia del precedente Presidente dell'Assemblea
   Stasera si è consumato, io non so, andrò a vedere le carte, se  si
  era  mai verificato presentare un emendamento dopo che l'articolato
  era  stato  approvato.  Mi ha detto che si  faceva  una  trattativa
  politica.  Ebbene,  nella trattativa politica quando  c'è  un  voto
  contrario quell'emendamento non viene accettato, perché c'è uno che
  è contrario.
   Poteva  benissimo il Presidente Venturino prendere una  decisione,
  forse  l'avrebbe presa con più distanza tra le due  parti,  fra  un
  Parlamento   che  aveva  votato  una  cosa  e  che  il   Presidente
  dell'Assemblea ce l'ha fatta rivotare. E guardate che non  è  stato
  il  primo atto che ha fatto in questa maniera. Avevamo approvato un
  articolo  senza i compiti delle Province e dei liberi Consorzi  dei
  Comuni,  se ne sono accorti, vanno dal Presidente dell'Assemblea  e
  propinano  un  altro emendamento, cercando di venire incontro  alle
  esigenze del Governo.
   Ma  che lo faccia la maggioranza  Ma non lo può fare un Presidente
  di  Assemblea  Lo abbiamo eletto, gli abbiamo dato la  fiducia  per
  essere super partes
   E io che avevo abbandonato momentaneamente tutti gli argomenti che
  quanto  prima prenderò di nuovo e li butterò di nuovo qua in mezzo,
  perché  io  faccio  di  tutto  per  non  buttare  fango  su  questo
  Parlamento e lui - non dico la parola brutta, non la voglio dire  -
  non   può   prendere  decisioni  che  mortificano  una  parte   del
  Parlamento.
   Noi  abbiamo votato quell'emendamento presentato dal Governo, solo
  che  il Governo ci ha ripensato, in questo caso ci ha ripensato  il
  Presidente  Crocetta.  Però, il Presidente  Crocetta  ha  fatto  un
  errore  gravissimo:  si è fatto impallinare in  questo  emendamento
  aggiuntivo,  perché  quello  che lui vuole  fare,  fare  un  libero
  Consorzio  dei Comuni dove il capofila è Gela, gli verrà difficile,
  gli verrà ancora più difficile.
   Quindi,  lascio  al mio capogruppo il compito di  dichiarare  come
  voterà il Gruppo Partito dei siciliani - MPA.
   Vi  debbo  dire  che da questa legge sono rimasto  scontentissimo.
  Potevamo  fare  veramente una rivoluzione, lasciando  solo  le  tre
  Città  metropolitane  e,  quindi,  approvando  una  legge  dove  la
  spending review veniva effettivamente fatta.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Giudice.  Ne  ha
  facoltà.

   LO  GIUDICE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti
  del   Governo,   il   disegno   di  legge   numero   642   relativo
  all'istituzione  dei  liberi Consorzi  dei  Comuni  e  delle  Città
  metropolitane  che oggi ci apprestiamo a votare  è  un  disegno  di
  legge che sicuramente presenta a tutt'oggi le sue criticità.
   Il lavoro fin qui svolto da tutti, e penso in particolare a quello
  svolto  dalla  Commissione di competenza, è  stato,  purtroppo,  un
  percorso  caratterizzato da tante insidie,  ma  siamo  arrivati  al
  momento  decisivo:  o seguiamo, seppur con qualche  incertezza,  lo
  spirito certamente riformatore che questo disegno  di legge  ha  in
  luce o ci ritroveremo sempre nell'immobilismo più assoluto che  non
  è di certo foriero di sviluppo e di cambiamenti.
   Come  ho già detto, questo in questione è un disegno di legge  che
  ha  le  sue  criticità e, nonostante la sua riscrittura  e  le  sue
  ultime  correzioni, che, peraltro, ritengo opportune, è un  disegno
  di legge che sicuramente potrebbe essere ancora migliorato e non  è
  detto  che  non  possa essere fatto nel prossimo  futuro.  Ma,  del
  resto,  quale  disegno di legge è perfetto ed  ha  mai  trovato  in
  qualsiasi  punto tutti d'accordo? Credo che ciò faccia parte  anche
  dell'agire  di  un  Parlamento, di un organo che,  per  sua  stessa
  natura,  è un organo collegiale e dove ci si trova sempre  a  dover
  ricercare la giusta sintesi tra differenti punti di vista.
   Ogni legge, del resto, che regola oggi la nostra vita è frutto  di
  una  sintesi tra chi la pensa in maniera diversa e vedrà  sempre  i
  denigratori e gli insoddisfatti.
   Il  disegno di legge che ci apprestiamo a votare, però, sono certo
  che  rappresenta un momento importante della politica  di  spending
  review  che  ha  caratterizzato il percorso  politico  del  Governo
  regionale.
   E'  sicuramente un disegno di legge che consentirà  una  riduzione
  dei  costi  della pubblica amministrazione senza, però, dimenticare
  che  sarà necessario operare nel breve termine affinchè la  riforma
  stessa   non   crei  inefficienze  organizzative  e  conflitti   di
  competenza  e  che non metta assolutamente a rischio  il  posto  di
  lavoro di tanti cittadini.
   Sull'abolizione o meno delle Province, peraltro,  è  in  gioco  la
  credibilità  ed  il valore dell'autonomia, intesa come  fattore  di
  innovazione, che consente alla Sicilia di precorrere i tempi di una
  riforma  che,  comunque, sarà una delle priorità e prerogative  del
  Governo nazionale.
   Noi  dei DRS siamo ancora una volta schierati a fianco del Governo
  perché è la Sicilia e sono i siciliani che chiedono questa riforma,
  una  Sicilia  che  o  avvia un reale percorso di  cambiamento  o  è
  destinata ad una lenta ma inesorabile involuzione.
   Il Gruppo dei DRS è stato, peraltro, e questo lo rivendichiamo con
  orgoglio,  il  primo  Gruppo  che ha presentato  l'emendamento  che
  estende  il  perimetro  delle  Città  metropolitane,  riproponendo,
  quindi,  il  concetto  di  area vasta,  tanto  caro  alla  Comunità
  economica  europea ed alle altri Città metropolitane istituite  con
  legge   nazionale.  E  ciò  dà  dignità  alle   nostre   tre   aree
  metropolitane,  quelle  di  Palermo,  Messina  e  Catania  e  rende
  possibile  un  serio  dialogo fra territori equipollenti,  sia  per
  l'estensione territoriale sia per la popolazione.
   Noi dei Democratici riformisti, quindi, vogliamo fare un appello -
  lo   faccio   io,  me  lo  consenta  Presidente,   e   mi   rivolgo
  principalmente a me stesso ed a tutti i miei colleghi - affinchè si
  possa  realmente  trasformare quest'Aula da  luogo  in  cui  troppo
  spesso  si sono consumati sterili scontri tra Governo e Parlamento,
  tra  maggioranza  e  opposizione, tra  chi  vuole  innovare  e  chi
  conservare,  al luogo dove, anche attraverso il leale e costruttivo
  dialogo  e  confronto,  si  possano  fare  le  riforme  giuste  per
  rilanciare la nostra Sicilia.
   Per  la  maggioranza è arrivato il momento di ricompattarsi  e  di
  dimostrare  di non essere, come qualche giorno fa l'ha definita  un
  collega parlamentare, una maggioranza  raffazzonata .
   Per  dirla in termini calcistici, occorre oggi un colpo  di  reni,
  per ricominciare quel percorso che deve portare alle grandi riforme
  che hanno come obiettivo quello di cambiare il volto di una Sicilia
  che  oggi  è in ginocchio, affossata da anni ed anni di immobilismo
  politico e di mala gestione. Ed è proprio in tale direzione che noi
  dei  DRS  vogliamo lavorare, cominciando proprio dal confermare  il
  nostro  appoggio al Governo e votando favorevolmente il disegno  di
  legge  con  il  quale,  oggi, ci apprestiamo  a  fare  una  riforma
  importante per la Sicilia e per tutti i siciliani.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a parlare l'onorevole  Anselmo.  Ne  ha
  facoltà.

   ANSELMO.  Signor  Presidente, Governo,  onorevoli  colleghi,  oggi
  finalmente con questa norma diamo attuazione ai principi  stabiliti
  dall'articolo 15 del nostro Statuto e, in ossequio alla legge 7 del
  2013  approvata da questo Parlamento, muoviamo il primo passo verso
  l'obiettivo della razionalizzazione dei servizi al cittadino.
   Ciò  comporterà quell'auspicata riduzione dei costi della Pubblica
  Amministrazione  da  tutti percepita e richiesta  e  consentirà  al
  Governo  della  Regione  di  reperire  quelle  risorse  idonee   da
  destinare  ad  opere  infrastrutturali e di rilancio  dell'economia
  siciliana.
   La  possibilità  poi  prevista,  in  modo  premiale,  di  favorire
  l'incremento  dei livelli di efficacia e di efficienza  dell'azione
  amministrativa  degli  enti  coinvolti, comporterà  sicuramente  un
  miglioramento   dei  rapporti  tra  i  cittadini  e   la   Pubblica
  Amministrazione, e questo in ossequio ed in attuazione dei principi
  contenuti nella nostra Carta costituzionale.
   L'ulteriore   scommessa  e  sfida,  Assessore,  è   quella   della
  determinazione dei criteri sulla base dei quali saranno definiti  i
  servizi   e   le  funzioni  oggetto  di  accorpamento,  così   come
  testualmente recita la normativa che ci apprestiamo a votare.
   Il  risultato  ottenuto, dopo un iter che dire  travagliato  è  un
  eufemismo, porta la nostra Regione all'avanguardia e all'attenzione
  della  politica nazionale. La Sicilia si conferma ancora una  volta
  il laboratorio d'Italia.
   Questo risultato è stato raggiunto con l'apporto di tutti,  sia  i
  componenti  della  maggioranza,  ma  anche,  in  particolare,   con
  l'efficace  stimolo e pungolo delle opposizioni che,  nonostante  i
  proclami di aborto e di istigazione ai colpi di Stato, da un  canto
  hanno  costretto  il Governo ad una migliore elaborazione  testuale
  della norma, e dell'altro, ha costretto noi, maggioranza, ad un più
  efficace  apporto di idee e di soluzioni innovative  e,  per  certi
  versi,  anche  rivoluzionarie, del precedente  assetto  degli  enti
  coinvolti.
   In  tal senso, mi sento di esprimere a livello personale, un  vivo
  ringraziamento a tutta l'Assemblea per il lavoro fatto  fin  qui  e
  che  porterà  sicuramente  al  miglioramento  dei  rapporti  tra  i
  cittadini siciliani e la Pubblica Amministrazione.
   La  rivoluzione,  che  è  iniziata in Sicilia  nell'ottobre  2012,
  continua    ad   esplicare   lentamente,   ma   coerentemente    ed
  inesorabilmente, i suoi risultati positivi.
   Dobbiamo impegnarci, certamente, ulteriormente per proseguire  nel
  percorso  intrapreso, ognuno nel proprio ruolo, ma  ognuno  con  il
  fine ultimo di perseguire il benessere della collettività, e questo
  per riportare fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni
  e della politica tutta e per far percepire, altresì, che il cammino
  intrapreso è finalizzato al solo scopo di riportare la politica  al
  servizio  dei  cittadini e non per gestione di poteri impropri  che
  non le competono.
   Per  questo,  confermo il voto favorevole, mio  e  del  Gruppo  di
  Articolo 4 al disegno di legge sui liberi Consorzi.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Siragusa.  Ne  ha
  facoltà.

   SIRAGUSA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  rappresentanti
  del  Governo,  dopo  un  anno,  forse  poco  più,  dall'annuncio  a
   Domenica  In   da  parte  del Presidente Crocetta  dell'abolizione
  delle  Province, riusciamo finalmente ad arrivare  a  un  voto  che
  mette un primo punto a questa importante riforma.
   Probabilmente, la prima vera riforma che questo Parlamento  compie
  nella  sua  legislatura,  che va a toccare  direttamente  e  va  ad
  incidere  sulla vita dei cittadini. Una riforma che il Movimento  5
  Stelle ha fortemente  voluto, ha fortemente contribuito a portare a
  compimento ed in porto. Una riforma che nasce nel nostro  programma
  e  nasce  dalla convinzione e dalla coerenza che durante  tutte  le
  fasi  di  questo anno, iniziando con la legge numero 7 e terminando
  con  i  lavori in Commissione per questa legge e per  il lavoro  in
  Aula per quello che stiamo facendo in questi giorni, il Movimento 5
  Stelle  ha  contribuito in maniera determinante  al  risultato  che
  stiamo ottenendo.
   Lo abbiamo fatto con i mezzi che l'Aula ci consente, ovvero con il
  voto,   determinando  in  tal  senso  l'introduzione  di   principi
  importanti  come  quello del referendum confermativo,  come  quello
  dell'estensione  della Città metropolitana non soltanto  al  Comune
  capoluogo,  ma  all'area  metropolitana  così  come  disegnata  dal
  decreto presidenziale del 1995.
   Sono tutti elementi su cui non abbiamo mai cambiato idea nè mai ci
  siamo  posti  come stampella del Governo. Noi abbiamo coerentemente
  seguito quello che era scritto nel nostro programma e quello che  i
  nostri  attivisti ci hanno imposto con il loro voto  on  line.  Per
  cui,  rivendichiamo come nostra la partecipazione a questo  disegno
  di legge.
   Un  altro  elemento importante che è uscito da questo  anno  e  da
  questo  dibattito  in  Aula è l'assoluta  insipienza,  certe  volte
  l'incostanza del Governo, nel saper presentare sia a quest'Aula che
  ai  cittadini una prospettiva di visione futura di quello  che  può
  essere  l'assetto  dell'ente di secondo livello.  Spesso,  è  vero,
  bisogna  ammetterlo, è trapelata l'impressione  che  al  Presidente
  Crocetta  interessasse  soltanto  poter  continuare  a  fare   spot
  televisivi o continuare a mantenere i commissari all'interno  delle
  ex Province.
     Manca ancora un tassello importante per completare questa  legge
  che  è quello delle competenze. E'il tassello più importante perché
  si  riuscirà a capire che cosa in futuro potranno fare queste Città
  metropolitane, questi liberi Consorzi.
   L'invito  che  formuliamo in maniera ferma e  forte  è  quello  di
  iniziare fin da domani a lavorare a questa legge e non come è stato
  fatto dopo la legge numero 7  del marzo 2013 a presentarsi quasi  a
  scadenza del 31 dicembre con la nuova legge.
   Quindi, l'invito è fermo in questo senso ed è quello di presentare
  al  più  presto, almeno ai lavori della Commissione  ed  ai  Gruppi
  parlamentari,  quali sono le idee e le basi su cui poter  costruire
  in futuro le competenze di questi liberi Consorzi.
   In conclusione, il nostro voto sarà favorevole; sarà favorevole  a
  questo   disegno  di  legge  appunto  perché  è  un  nostro   punto
  programmatico   e   appunto   perché  riteniamo   fondamentale   la
  partecipazione del Movimento 5 Stelle alla stesura di questa legge.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Dipasquale.  Ne  ha
  facoltà.

   DIPASQUALE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  rappresentati
  del  Governo, penso che siano trascorsi quasi quattro settimane che
  hanno visto impegnata quest'Aula su questa importante riforma e  vi
  dico  che  con non poche difficoltà chi ama la politica e  chi  ama
  intervenire  nelle questioni della politica e si  è  trovato  nella
  maggioranza  ed  ha  fatto la scelta di stare in  silenzio  pur  di
  agevolare  i  lavori d'Aula, qualche sacrificio l'ha fatto.  Questo
  l'ha   fatto  il  sottoscritto,  ma  anche  qualche  altro  collega
  deputato.
   Ora  siamo  arrivati  al  voto finale.  Ovviamente,  io  non  farò
  dichiarazioni  di  voto  per  conto del  mio  Gruppo,  lo  farà  il
  capogruppo, però ci tenevo ad intervenire alla fine di questo  mese
  di lavoro per fare due riflessioni veloci.
   Innanzitutto, esprimere quella che è la soddisfazione di chi  vede
  una propria opinione e un proprio pensiero definirsi. Io sono stato
  contrario alle Province già da sindaco della città di Ragusa  e  da
  ex  presidente del Consiglio provinciale. Sono stato anche accusato
  di  cortigianeria   in  questa  Aula perché  ho  sostenuto  la  mia
  opinione  di  contrarietà versa quella forma di Provincia   per  me
  superata e la ripeto con altrettanta determinazione proprio  perché
  non  solo  accusa quanto più infondata  non possa esistere  proprio
  perché   le   dichiarazioni  mie  contro   quell'apparato,   contro
  l'improduttività   delle   Province  risalivano   a   molto   prima
  dell'impegno  politico  assunto  con  il  Presidente   Crocetta   e
  sostenuto e legittimato dai miei elettori.
   Quindi,   sono  contento,  ci  credevo  prima  e  oggi  a   questa
  opportunità: l'opportunità di votare per questa riforma.
   Prima è intervenuto l'onorevole Siragusa dicendo:  noi abbiamo una
  paternità  su tutta questa vicenda . Come no  Voi avete  svolto  un
  ruolo  importante,  perché  non  dobbiamo  dimenticare  che  questo
  Governo  non ha, purtroppo, una maggioranza parlamentare in  quanto
  gli elettori e questo sistema elettorale non l'hanno determinata e,
  nonostante   questo,  questo  Presidente  della   Regione,   questa
  Assemblea e questa maggioranza, perché, attenzione, oggi non  è  la
  vittoria  e il risultato del Presidente della Regione: oggi,  è  il
  risultato  di questo Parlamento, di questa maggioranza e di  coloro
  che  hanno  contributo a fare questa riforma, perché questa  è  una
  riforma che è possibile averla e farla solamente perché l'ha voluta
  questo Parlamento e non un uomo solo chiunque esso sia o Presidente
  della Regione o Presidente dell'Assemblea.
   Oggi,  c'è  stata una maggioranza che dopo un mese di  lavoro,  di
  impegno,  insieme  ad altri colleghi ha determinato  e  determinerà
  questo  importante risultato. E credetemi  riforme così  importanti
  forse non venivano fatte  da almeno vent'anni. Il ricordo che io ho
  è  quello della riforma del sindaco, quella che ha visto l'elezione
  diretta dei sindaci, ma dopodiché quest'Aula è da decenni ferma per
  quanto riguarda la politica e i risultati parlamentari.
   Io  due  cose  soltanto  voglio dire a  chi  è  intervenuto  e  ha
  ribadito:    no  , perché, caro Presidente, io non sono intervenuto
  neanche una volta per quattro settimane e ho ascoltato tutti, forse
  sono  uno dei pochi parlamentari che ha votato e ha ascoltato tutti
  gli interventi.
   Quindi,  qualcuno  da  questo podio diceva:   Fra  dieci  mesi  ci
  renderemo  conto  dell'imbroglio; fra dieci mesi  l'imbroglio  sarà
  svelato .  Amici miei, ma il Presidente Crocetta non è  prossimo  a
  scadenze,   a fughe o  dimissioni o no so a che cosa  Questo  è  un
  Presidente della Regione  che vuole governare e vuole governare per
  tutto  il mandato. Quindi, mi sembra davvero riduttivo portare  qui
  un'argomentazione tale che veda un Presidente della  Regione  e  la
  sua  maggioranza rivolto a fare questo colpaccio e  poi  fra  dieci
  mesi  ci  renderemo conto tutti che era un bluff. La  buonafede  di
  questo intervento legislativo è piena, perché il primo a sapere che
  dovrà dare conto e ragione è proprio il presidente Crocetta che non
  scomparirà fra dieci mesi, ma che resterà per altri quattro anni e,
  quindi, è pronto ad assumere tutte le responsabilità nel caso ce ne
  dovessero essere. Ma non è questo il problema. Noi abbiamo  creduto
  e crediamo in questa riforma.
   Concludo  ringraziandola di questi due minuti  che  mi  ha  voluto
  concedere.
   Un'altra  cosa:  non  si può salire qui sopra  per  sostenere  che
  rappresenta uno scandalo che i poveri siciliani non potranno votare
  il  presidente  della  Provincia. Ci avete  tolto  il  piacere,  il
  diritto  di votare per i nostri parlamentari, per i nostri senatori
  e  ci  venite  a raccontare, da qui, che dobbiamo essere  sconvolti
  perché ci avete tolto il piacere di votare, perché stiamo togliendo
  il  piacere di votare per il presidente della Provincia  E' davvero
  ridicolo  E' davvero ridicolo  Questa classe politica ha  fatto  lo
  scempio  e  il furto più grave all'Italia e agli italiani  ed  oggi
  venite qui a darci lezione su quali sono i furti che abbiamo  fatto
  ai  nostri  cittadini che si trovano spogliati del voto democratico
  del presidente della Provincia

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Di  Mauro.  Ne  ha
  facoltà.

   DI   MAURO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   avevamo
  sostenuto,  nel corso della passata legislatura ma, per la  verità,
  abbiamo  continuato  a  farlo  anche in  questa,  la  necessità  di
  eliminare  le  Province e volendo essere coerenti  con  quello  che
  avevamo  detto a suo tempo e abbiamo, ripeto, riproposto in  questa
  legislatura,  credo  che  l'idea dei  liberi  Consorzi,  almeno  la
  nostra, era un'idea assolutamente diversa rispetto a quello  che  è
  stato  lo  svolgimento del dibattito ed il dispositivo  legislativo
  che  viene  fuori da queste lunghe giornate in cui  si  è  discusso
  questo nuovo disegno di legge.
     Dico questo perché, in verità, mi fa piacere che c'è l'Assessore
  qui  presente,  non  si è mai parlato di quale  dovesse  essere  il
  contenuto dei liberi Consorzi e credo che sia lo spirito con cui  è
  nato l'articolo dello Statuto.
   Se  si  voleva  rispettare  il dettato dello  Statuto,  credo  che
  avremmo dovuto svolgere e forse anche accapigliarci, su quelli  che
  dovevano  essere  i valori, le idee, i progetti  attorno  ai  quali
  dovevano formularsi i liberi Consorzi.
   E  quando  dico  questo,  mi  riferisco soprattutto  all'idea  che
  porzioni  di  territorio,  per  valore  paesaggistico,  per  valore
  ambientale, per fatti culturali, per prospettive di sviluppo e  per
  quant'altro   si   ritenesse   necessario,   potessero    esprimere
  autonomamente l'idea, il progetto ed una porzione di territorio per
  dar  vita ad un libero Consorzio. Da questo, far nascere una  serie
  di  suggerimenti al Governo regionale ed al Governo  nazionale  con
  cui  mettere  in  campo iniziative che potessero  avere  da  parte,
  ripeto,  di chi governa in questo momento a Palermo ed a  Roma,  le
  giuste attenzioni e quindi i giusti impegni di spesa.
   Tutto questo non si è svolto. Ci si è limitati ad accapigliarci su
  quella  che  doveva essere da un lato una sorta di spending  review
  che  poneva  la  questione politica della riduzione  dei  costi  e,
  quindi,  l'eliminazione  della Provincia  come  se  questa  non  si
  potesse  fare  con  la riduzione dei consiglieri  provinciali,  dei
  componenti della giunta, con la riduzione di quello che è l'impegno
  di  spesa  in  favore  di  costoro  e  la  riduzione  delle  piante
  organiche,  senza  parlare di quella che è, in questo  momento,  la
  geografia in cui vengono individuati i territori che interessano le
  Province  e  da  quello  che  posso capire,  secondo  l'emendamento
  aggiuntivo  che  è  stato proposto dal Governo, credo  che,  ahimè,
  questi resteranno liberi Consorzi e così andrà avanti per il futuro
  la  Regione  siciliana. Non faremo altro che,  in  buona  sostanza,
  cambiare  la tabella che, invece di chiamarsi Provincia  regionale,
  si chiamerà libero Consorzio.
   Credo che a tutto questo si sia aggiunto, nel corso del dibattito,
  anche l'intervento del Governo nazionale, perché quando Renzi nelle
  sue dichiarazioni programmatiche, ma poi lo ha detto più volte,  ha
  detto  che  deve  eliminare il Senato perché non  è  più  opportuno
  questo  doppio  passaggio  nel  Parlamento  delle  leggi  ai   fini
  dell'approvazione, non è più opportuno tenere in campo  un  livello
  istituzionale, che è la Provincia regionale, io credo che di  fatto
  si  è  arenato  qualsiasi disegno di sviluppo o di  rivoluzione  di
  questo  disegno di legge, tant'è che a proposito delle  funzioni  e
  delle   competenze,  di  fatto,  si  sono  appena  elencati  alcuni
  obiettivi molto genericamente per potere, anche con questo  disegno
  di  legge,  creare  il presupposto, da un lato, la  possibilità  di
  continuare a nominare i commissari, dall'altro, avere una pezza  di
  appoggio  per potere riprendere il discorso non appena  il  Governo
  nazionale   o,   meglio  ancora,  il  Parlamento   nazionale   avrà
  legiferato.
   Siamo dinanzi ad un ulteriore passaggio legislativo che, di fatto,
  non  legifera  alcunché  su  quello che dovranno  essere  i  liberi
  consorzi.
   Non avendo colto il Parlamento l'appello che è quello di stabilire
  qual è il significato che bisogna dare al libero consorzio, noi, di
  fatto, sospendiamo ogni giudizio.
   Dico  questo  proprio ricordando una trasmissione, che  si  faceva
  negli anni '50,  Non è mai troppo tardi , mi auguro che non sia mai
  troppo   tardi  per  questo  Governo  formulare  una  proposta   al
  Parlamento  che  sia sostanzialmente all'altezza di  quello  che  è
  stato   il  significato  che  hanno  voluto  dare  i  nostri  padri
  costituenti,  quando hanno stabilito che nell'ambito dello  Statuto
  dovesse essere indicata la possibilità per i siciliani di dare vita
  ai liberi consorzi.
   Noi   sospendiamo  ogni  giudizio,  ci  asteniamo  dal  voto   nel
  presupposto  che questo Governo, al prossimo disegno di  legge  che
  presenterà, avrà modo e maniera di concepire qualcosa che interessi
  realmente  i siciliani e non interessi, più che altro, un  semplice
  fatto  di  comunicazione o, quanto meno, portarsi l'orpello,  prima
  che  lo  faccia il Governo nazionale, della eliminazione cosiddetta
   apparente' delle province.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Di Mauro.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, per dichiarazione
  di voto, Forza Italia.
   Io  credo  che questa legge, alla fine di un travagliato percorso,
  debba suggerire qualche considerazione.
   Qualche  riflessione sui risultati, sulla ricaduta che  la  stessa
  potrà  avere  nel  futuro immediato e in un futuro,  diciamo  così,
  negli anni a venire.
   Nel  futuro immediato è una norma che, di fatto, non cambia nulla,
  non riforma nulla.
   E'  una  norma  che  potremmo  dire  quasi   farlocca',  assessore
  Valenti.
   Spiego  anche  il  motivo. Perché di fatto è  una  norma  che  non
  stabilisce  le  funzioni, sebbene ne preveda qualcuna  all'articolo
  10.  Ma  rinvia, sostanzialmente, ad una nuova legge  che  si  dice
  essere  istitutiva,  quando  invece  è  questa  stessa  una   legge
  istitutiva dei liberi consorzi.
   E' una norma che doveva apportare un risultato che qualche collega
  ha detto di spending review, cioè di contenimento di spesa.
   Avremo  dovuto  avere,  a seguito di questa norma,  una  relazione
  tecnico-finanziaria per capire, in effetti, quali erano i  risparmi
  che la stessa dovrebbe portare.
   Non  l'abbiamo avuta, assessore Valenti, non c'è una  scheda,  non
  c'è  una  relazione tecnica, non abbiamo detto da dove si parte  o,
  meglio, lo sappiamo ma non abbiamo mai descritto dove arriveremo.
   Quale  sarà  il  costo  dei servizi, quei  servizi  che  i  liberi
  consorzi, assieme alle città metropolitane, dovranno effettuare  in
  nome e per conto di 5 milioni di siciliani?
   Non è stato detto, non abbiamo capito come vorremmo ottimizzare  i
  servizi  razionalizzando la spesa, non abbiamo detto quali  sono  i
  servizi fondamentali e strategici che vorremmo mantenere in capo ai
  liberi  consorzi  e  quali, invece, sono  i  servizi  che  vorremmo
  decentrare ai comuni o assegnare alla Regione.
   Non abbiamo detto quali sono gli enti, che dovremmo sopprimere per
  accentrare  le  funzioni  in  capo a questi  liberi  consorzi,  per
  demolire quell'apparato di partecipate, di enti, di sottobosco,  di
  sottogoverno, a cui aveva fatto riferimento il Presidente Crocetta.
   Nulla  di tutto questo, questa è una norma bluff, è una buffonata.
  E  lo  diremo  non nell'immediato, ma lo vedremo nel futuro,  negli
  anni  a  venire, quando i siciliani si sveglieranno, e  non  perché
  Crocetta  si  dovrà  sottoporre  al  giudizio  dei  siciliani,  no,
  assolutamente.
   Lo  vedranno  i  siciliani in maniera molto serena, perché  quando
  chiederanno  la  manutenzione delle strade, la  manutenzione  degli
  edifici  scolastici, il miglioramento del servizio per i  disabili,
  quando  chiederanno una burocrazia più efficace, quando chiederanno
  una  interazione  tra Governo locale, enti intermedi  e  Regione  e
  questa  non avverrà, bene, in quel momento, là sarà certificato  il
  fallimento di questo accordo, caro onorevole Siragusa, che è  stato
  fatto  tra  il Pd, tutta quella, poi, maggioranza raccattata  e  il
  Movimento Cinque Stelle.
   Lì,  cari amici del Movimento Cinque Stelle, andrete ad attestare,
  a  certificare,  a mettere il bollo, come voi sarete,  come  siete,
  responsabili del decadimento della Regione siciliana.
   Altro che riforma, onorevole Siragusa  Ma di cosa parlate  Parlate
  del nulla. Non avete compreso alcunché dopo essere qua da un anno e
  mezzo.
   Allora,  ecco perché Forza Italia è contraria, e non  è  contraria
  come qualcuno, luminare del diritto, vuole dire siamo conservatori;
  noi  siamo conservatori di che cosa? Delle buone prassi, noi  siamo
  conservatori delle tradizioni più nobili ma noi, al contempo, siamo
  in  contrasto  con  un  Governo  che contrasta  gli  interessi  dei
  siciliani.  E  lo diciamo in maniera molto chiara,  lo  diciamo  in
  maniera  molto  franca.  Una legge che ha  dovuto  essere  vista  e
  rivista, una legge che è stata  la mediazione di vari incontri,  di
  vari confronti, di vari scontri.
   Una  legge  che  ha  un  grande risultato, e  lo  voglio  dire  al
  capogruppo  del partito Democratico, a cui mi lega un  rapporto  di
  stima  e  di  grande  lealtà, è una legge che  mette  in  mano  uno
  strumento  a  tanti raccattati di questo Parlamento,  che  si  sono
  uniti  alla  corte  di  Crocetta, per andare poi  a  chiedere,  per
  portare all'incasso una vergognosa riforma, che di riforma  non  ha
  nulla.
   Ecco,  allora,  ci saremmo aspettati noi altro, come  aveva  detto
  l'Udc  quando  diceva: noi chiediamo che ci sia l'abolizione  delle
  province,  come hanno fatto altri nel nord Italia, una  legge  voto
  che  abolisce  l'ente intermedio, con una legge voto,  ma  è  altra
  cosa.
   Qua,  invece,  il  risultato che hanno  ottenuto,  alcuni  partiti
  raccoglitrici  di questa maggioranza, di andare domani  dal  signor
  Presidente  della  Regione  siciliana  col  cappello  in   mano   e
  dimostrare   chi  ha  certificato,  chi  ha  evidenziato   maggiore
  affidabilità, maggiore fedeltà, per poi avere questo o  quell'altro
  ruolo nel Governo regionale, questo o quell'altro ruolo all'interno
  di  un  settore strategico per la vecchia politica, che è la sanità
  siciliana.
   Ecco  perché, Presidente e concludo, mi dia qualche altro  minuto,
  la  prego, qualche altro secondo per poter dire che questa  riforma
  mi   ricorda  tanto  la  riforma  che  certo  Governo  col  Partito
  Democratico volle fare sulle aree di sviluppo industriale.
   Quella riforma doveva rappresentare la panacea allo sviluppo della
  Sicilia. Vi ricordate Confindustria cosa diceva?
   Vi  ricordate, cari colleghi, che eravate presenti? Ed è stato  il
  più   grande  fallimento  degli  ultimi  vent'anni  della   Regione
  siciliana.
   Quest'altra  norma, quest'altro disegno di legge  che,  da  qui  a
  qualche momento, arriverà al varo grazie soltanto a coloro  che  la
  voteranno, ecco perché chiederemo il voto palese nominale per  dire
  e  sottolineare chi è contro e chi è a favore, per  poter  dire  in
  maniera  chiara chi è che contrasta gli interessi dei  siciliani  e
  chi,  invece,  in  maniera anche solitaria è ancora  orgoglioso  di
  poter  difendere le proprie idee, le proprie posizioni  contro  una
  cultura generalizzata di recarsi alla corte del principe.
   Ecco   perché  qualcuno  poi  si  autodefinisce  da  questo  podio
   cortigiano'.  Non  siamo noi, excusatio non  petita,  se  qualcuno
  vuole  autocertificarsi  e crearsi qualche  etichetta,  bene,  sono
  affari propri.
   Ecco  perché  noi votiamo no contro questa norma - e ho  concluso,
  caro Presidente - nella convinzione e nella consapevolezza che  non
  risolverà nulla, che non creerà alcun tipo di risparmio che andrà a
  ingarbugliare   ulteriormente,   che   creerà   ulteriori   pastoie
  burocratiche     lasciando    magari    nell'ansia,    nell'attesa,
  nell'aspettativa  di  quel giorno che non  verrà  mai  che  sono  i
  problemi  dei  siciliani  che ancora rimangono  tutti  nel  tappeto
  certificati  da  una  grande manifestazione  odierna  che  dimostra
  l'inefficacia, il fallimento di questo Governo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, pensavo  che  una
  delle pagine più buie che questo Parlamento glorioso avesse scritto
  fosse stata quella dell'ultima finanziaria.
   Purtroppo,  signor  Presidente  e  onorevoli  colleghi,  mi   devo
  ricredere  perché  con  l'approvazione  di  questo  obbrobrio   che
  chiamano   riforma delle province' si è superata quella  norma  che
  pur aveva raggiunto l'apice.
    Ma mentre quella norma e cioè la finanziaria non era stata figlia
  del  Parlamento, non era stata figlia con emendamenti da parte  dei
  parlamentari, non era stata stravolta dal Parlamento, ma era  stata
  figlia  della  protervia, della pervicacia di  un  governatore  che
  aveva insistito per andare a far sbattere la Regione, qua siamo  in
  presenza  di  una  norma  che  è  stata  proposta  dal  governatore
  Crocetta,  ma che è stata portata avanti con valido ed appassionato
  supporto da parte della maggioranza che lo sostiene.
   Veda,  oserei  dire  che,  dopo più di nove  mesi  di  gestazione,
  durante i quali ci sono state diverse minacce di aborto per  l'iter
  parlamentare di questa legge, diverse e numerose minacce  d'aborto,
  basti  pensare  al  voto  d'Aula che ha  bocciato  la  proposta  di
  rinnovare il commissariamento delle province avvenuta non più tardi
  di qualche mese fa, per non parlare del percorso di questa legge in
  Commissione,  dove abbiamo assistito al paradosso di un  presidente
  di commissione, autorevole esponente della maggioranza che sostiene
  questo  Governo  -  e  mi riferisco all'onorevole  Cracolici  -  ha
  incardinato  una  sua proposta di legge alla quale  il  Governo  ha
  presentato  una  serie  di  emendamenti  che,  uno  dopo   l'altro,
  smontavano  quella proposta di legge presentata dal  Presidente  di
  Commissione appartenente alla sua stessa maggioranza.
   Abbiamo  dovuto  assistere pure alla condotta del  Governo  stesso
  che, di volta in volta, ritirava quegli emendamenti e che, di volta
  in  volta, rispetto a proposte emendative ha dichiarato tutto e  il
  contrario   di   tutto,  essendo  riuscito  financo  a   dichiarare
   approviamo qualsiasi cosa pur di arrivare in Aula  .
   E perché approviamo qualsiasi cosa pur di arrivare in Aula?
   Perché arrivare in Aula?
   Si  vuole  fare  una riforma innovativa per il bene  della  nostra
  Sicilia  o  si  voleva e si vuole dare, un supporto  legislativo  -
  senza  offesa per la parola  legislativo' - alle dichiarazioni  che
  incautamente sono state di volta in volta rilasciate dal Presidente
  Crocetta ai vari giornali e nei vari salotti televisivi.
   L'iter  parlamentare  della legge non può  che  confermare  questa
  seconda versione
   Al  Presidente Crocetta e alla sua raffazzonata maggioranza,  come
  l'ha  definita  l'onorevole  Falcone.  Ma,  onorevole  Falcone,  si
  riferiva a saltimbanco?

   FALCONE. Più o meno.

   FORMICA. Più o meno saltimbanco? Saltafossi? Anche saltafossi? Con
  i vari sinonimi. Gli interventi che ascoltiamo in Aula, Presidente,
  ci danno la stura per proporre altre cose.
   Il  percorso  in Aula di questa variopinta norma  -  non  so  come
  definirla  in  altro modo - che ha visto il Governo soccombere  più
  volte  sotto i colpi dei voti segreti che hanno testimoniato,  come
  alla  fine,  i veri supporter di questa riforma, e per motivi  loro
  ideali che nulla hanno a che vedere con la realtà di ciò che  si  è
  approvato,  è stato il Movimento Cinque Stelle che, per Statuto,  è
  contro le province.
   Hanno  dovuto  sopportare, penso loro malgrado, una porcheria  che
  chiamano riforma ma che tale non è.
   Ma  ogniqualvolta  che  è  mancato  quel  supporto,  la  larga   e
  raccogliticcia  maggioranza a supporto  di  questo  Governo  non  è
  esistita  più e si è squagliata. Signor Presidente, sono Presidente
  di Gruppo mi dia qualche minuto in più, non ho parlato

   CORDARO. Ha parlato solo sette volte

   PRESIDENTE. Onorevole Formica, la invito a concludere.

   FORMICA.  Dicevo che di quella larga maggioranza non esisteva  più
  nulla e si è sciolta, di volta in volta, come neve al sole.
   Si  è  arrivati  all'unica conclusione possibile a cui  si  poteva
  arrivare, Presidente, cioè togliere il voto ai cittadini,  impedire
  ai  cittadini  di  esprimere  con il proprio  voto  da  quale  ente
  vogliono essere governati e amministrati.
   Abbiamo proposto, di volta in volta, una serie di emendamenti  che
  avrebbero quasi azzerato il costo degli organi politici in ossequio
  a  quella che chiamano  spending review' che poi è revisione  della
  spesa.
   Ci siamo trovati davanti ad un vero e proprio muro di gomma.
   Ci  hanno  detto  che erano disposti a trattare  su  tutto  e  sul
  contrario  di  tutto  ma non sull'elezione  diretta  da  parte  dei
  cittadini.
   Distruggono l'ente intermedio  Impediscono che i cittadini possano
  ricevere  servizi  efficienti  e adeguati  con  il  solo  scopo  di
  impedire  la  democrazia  per potere  dare  sfogo  alla  nomina  di
   trombati'   o,   nella   migliore  delle  ipotesi,   alla   libera
  contrattazione, baratto, ricatto fra vari sindaci per potere essere
  nominati  tramite contrattazione - ognuno capisca ciò  che  intendo
  dire - presidenti di questi fantomatici consorzi.
   Ma vi è ancora di più. Alla fine, tra le varie contraddizioni -  e
  finisco signor Presidente - dei vari articoli che si sono approvati
  di  tutto  e  il  contrario di tutto lungo l'iter  parlamentare  di
  questa  legge  si è fatta addirittura una  non legge' perché  siamo
  alla terza edizione di una legge cornice che ha avuto il solo scopo
  di  consentire il prolungamento sine die dei commissariamenti senza
  nessun  controllo  popolare  su  come  operano,  su  quali  servizi
  erogano, su quante somme spendono e come li spendono.
   Questo  è  il  brillante  risultato  che  questa  maggioranza,  in
  ossequio  ad  un Presidente che tutto vuole tranne che governare  e
  legiferare  per  il  bene  dei cittadini,  ma  semplicemente  poter
  dichiarare  sui  giornali o nei salotti televisivi  sono  stato  il
  primo .
   Noi  non  vogliamo essere i primi - e finisco - a  distruggere  la
  Sicilia.  Cerchiamo di opporci a questa norma che  farà  fallire  i
  comuni  e  impedirà ai cittadini di eleggere liberamente  i  propri
  rappresentanti  e di avere i servizi efficienti.  Il  nostro  no  è
  totale, completo, motivato.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


                        Sull'ordine dei lavori

   CASCIO Francesco. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO Francesco. Signor Presidente, intervengo soltanto un minuto
  sull'ordine dei lavori per farle una preghiera, anzi due preghiere:
  siccome siamo chiusi qua dentro da più di un mese a parlare  sempre
  delle  stesse cose, io le manifesto che ho la nausea di parlare  di
  questo argomento, non ne posso più.
   Le  posizioni in campo sono abbastanza definite. Capisco  che  lei
  non può tarpare le ali al dibattito, non è nelle sue facoltà, ma le
  chiedo, a nome mio, di molta gente presente in Aula e dei siciliani
  che  non  ne possono più, di far rispettare quanto meno il tempo  a
  disposizione  per  i deputati e di non accettare più  iscrizioni  a
  parlare.  Chi si è iscritto si è iscritto, ma per chi non ha  fatto
  ancora  l'iscrizione a parlare, per favore, chiuda  l'iscrizione  a
  parlare.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   Riprende il seguito del disegno di legge nn. 642-31-132-133-149-
       153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A

   PRESIDENTE.  Adesso  chiederemo  all'Assemblea  se  è   d'accordo.
  Onorevole,  lei  sa benissimo che io devo rimettermi  alla  volontà
  dell'Assemblea  perché non è previsto, siamo  in  dichiarazione  di
  voto,  però,  accolgo  la  richiesta fatta  dall'onorevole  Cascio,
  quindi, se non vi sono altre richieste, se l'Assemblea è d'accordo,
  dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare.
   E'  iscritto a parlare l'onorevole Alongi. Ne ha facoltà. La prego
  di contenere il suo intervento entro i cinque minuti.

   ALONGI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio  intervento
  sarà  sotto  i  cinque minuti. In queste quattro  settimane  e  per
  quanto  mi  riguarda,  basta controllare il  voto  elettronico,  ho
  sempre  votato  ogni emendamento, ogni subemendamento  e  non  sono
  stato mai assente, sono stato rispettoso dell'Aula e di quello  che
  era questa norma e questa legge.
   Onorevole Presidente, assessore, mi sarei aspettato e avrei votato
  volentieri una legge innovativa che non lo è stata e non lo è,  una
  legge  innovativa che guardava una gestione dei rifiuti in  maniera
  diversa, che avesse fatto risparmiare i cittadini delle varie  aree
  chiamiamole metropolitane delle ex province, una migliore  gestione
  del  servizio, con un minor costo e una migliore utilizzazione  del
  servizio  idrico complessivo, una gestione dei beni  monumentali  e
  storici, una gestione scolastica di secondo grado, una manutenzione
  delle  scuole, una migliore legge che guardasse alla  gestione  dei
  trasporti,  una  legge  che  guardasse alla  gestione  dei  servizi
  assistenziali.
   Ma  in  questa  legge,  di tutto questo che ho  appena  detto,  mi
  permetto  di dire, non ne vedo assolutamente traccia,  non  ce  n'è
  alcuna.
   Vede,  mi  rivolgo al Presidente Crocetta che in questo momento  è
  assente,  ma quello che le dico sono sicuro che poi dagli  atti  lo
  potrà  rilevare, il Presidente Crocetta la seduta scorsa,  lo  dico
  per  qualcuno  che  probabilmente era un po' disattento,  ha  fatto
  un'affermazione particolarmente grave, delicata e importante  e  io
  la voglio sottolineare e puntualizzare nuovamente.
   Il Presidente Crocetta - ci sono atti che parlano - ha detto che i
  costi  sui  servizi socio-assistenziali nelle varie  province  sono
  sproporzionati e diversi da una provincia all'altra.
   Presidente Crocetta, io le dico con molta onestà, che mi aspetto e
  sono  certo  che lei aprirà un'indagine e convocherà i  commissari,
  affinché,  se esistono sperperi, zone di omissione o zone  d'ombra,
  denunci alla Procura della Repubblica chi ha commesso danni, ma per
  colpa  di  qualcuno  che ha sbagliato tutti quanti  possono  essere
  responsabili.
   Questo  è  troppo comodo e a me non sta bene, non sta bene  perché
  difendo l'integrità di tanti, onesti lavoratori delle province  che
  hanno  sempre  svolto  il  loro lavoro con grande  impegno,  grande
  correttezza istituzionale e morale.
   Ho  ascoltato gli interventi di tutti, non mi sono mai  mosso  dal
  mio  posto,  e avete usato tutti, dall'altro lato, una  parola  che
  finisce  in   ione : rivoluzione, riduzione dei costi, innovazione.
  Io  aggiungerei  a queste tre parole: confusione, finisce  pure  in
   ione ,  mi  creda - non si preoccupi Presidente - e questa  è  una
  legge  che ha creato tanta, tanta confusione in quest'Aula ed anche
  tra  la  gente, tra i cittadini e tra i dipendenti delle  province,
  questo lo dico con grande schiettezza e con grande chiarezza.
   Le  lancio una sfida, assessore, se lei l'accetta, la conosco  per
  la  sua integrità politica e sono sicuro che la sfida che le lancio
  la accetterà.
   Però,  le parole volano, troppo spesso diciamo le cose e poi vanno
  via,  le  parole volano nell'aria. Io spero, e mi auguro,  che  lei
  assessore  faccia un report dove scriva e ci dica i costi  di  oggi
  delle province e i costi di domani dei liberi consorzi e delle aree
  metropolitane, qual è la differenza, quanto abbiamo risparmiato  in
  Sicilia e quanto hanno risparmiato i Siciliani.
   Questa  è la morale della politica, di chi fa innovazione, di  chi
  fa riduzione, di chi fa una politica nuova e trasparente.
   Quindi,  io  mi  auguro,  caro Assessore e  caro  Presidente  -  e
  concludo - che questa legge, io ne sono convinto, i danni che  farà
  saranno  inquantificabili  ed irreparabili  ma,  purtroppo,  ahimè,
  quando  scriveremo  questa  pagina buia  e  triste  della  Sicilia,
  saranno  passati  almeno due, tre anni, perché mentre  avete  detto
  l'altro  giorno  che  i commissari resteranno  in  carica  fino  ad
  ottobre  come  proroga, le preannuncio, e sono certo,  che  dovrete
  nominare altri commissari e passerà ancora qualche anno e  mezzo  e
  lascerete  le province, mi permetto di dire, ancora in balia  delle
  onde,  su  una barca che non ha remi, che non ha timone  e  non  ha
  percorso lucido e chiaro.
   Questo  è  un  danno inquantificabile ed irreparabili,  vi  dovete
  assumere la responsabilità di questi costi, che sono costi ingenti,
  costi che pagheranno i Siciliani e che pagheranno i nostri figli  e
  questa Terra.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Fontana.  Ne  ha
  facoltà.

   FONTANA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  sarò
  brevissimo,  fra  l'altro,  anche in  ossequio  a  quanto  detto  e
  affermato   dall'onorevole   Cascio  ed   anche   il   sottoscritto
  francamente  è  abbastanza stanco di trattare  questa  materia  che
  viene dibattuta da più di un mese.
   Ma  io non me la sento, questa sera non me la sono sentito di  non
  prendere  la  parola su un argomento così importante, perché  credo
  che  oggi  si consumi un passaggio veramente triste per  il  popolo
  siciliano e per la Sicilia.
   Noi  abbiamo  tentato   in tutti i modi di trovare  -  perché  con
  grande disponibilità ed anche con grande senso di  responsabilità e
  collaborazione  -  le  abbiamo  tentate  tutte  per  modificare   e
  migliorare  questo  disegno di legge ma, purtroppo,  non  ci  siamo
  riusciti  perché  ci siamo trovati di fronte un muro,  un  muro  di
  gomma  che non ha consentito assolutamente alcun dialogo ed  alcuna
  discussione.
   Ma credo che oggi veramente noi scriviamo una pagina tristissima.
   Quando  nasce  qualcosa  si gioisce, oggi  dovremmo  essere  tutti
  contenti  per la nascita dei liberi Consorzi e, invece, oggi  siamo
  francamente  molto  tristi  perché  assistiamo  al  funerale  delle
  province  e  alla  nascita, purtroppo, di un libero  Consorzio,  di
  liberi  Consorzi che sono dei mostri, dei mostri che non  hanno  né
  una  testa né una coda, che non hanno i piedi per camminare, che  è
  solo una accozzaglia di norme confuse dove non si capisce nulla.
   Tra l'altro anche i cittadini saranno privati della possibilità di
  eleggere  i propri presidenti e, quindi, questo è un passo indietro
  rispetto  a  quello  che  noi vogliamo e  a  quello  che  vogliono,
  soprattutto, i cittadini.
   I  cittadini oggi si vogliono sentire protagonisti e, invece, oggi
  li  abbiamo privati del voto, del libero voto, di potersi scegliere
  i  propri amministratori, di potersi scegliere i propri governatori
  e  noi abbiamo tolto anche questa possibilità; abbiamo anche creato
  una  condizione  terribile, a mio parere, quella  di  creare  altri
  Consorzi, quindi, dopo la prima applicazione con una soglia che noi
  speravamo di elevare a 250 mila, altri 100 mila abitanti e, invece,
  siamo  riusciti,  devo  dire, grazie al voto del  Movimento  Cinque
  Stelle ad elevarlo solo di 30 mila abitanti, quindi di portarla  da
  150 a 180 mila, e questo purtroppo creerà anche la nascita di altri
  liberi  Consorzi   non rispondendo più a quel criterio  che  ci  ha
  spinti  a  modificare queste province, cioè quella  della  spending
  review,  quindi,  al contenimento della spesa  e  ad  una  migliore
  efficienza ed efficacia dello stesso ente.
   Tra  l'altro  non  si  capisce quali sono le  competenze,  non  si
  capisce  quali  sono le vere competenze di questi  nuovi  enti  che
  stanno   per   nascere,  dove  si  parla  soltanto  di   controllo,
  programmazione, si parla solo di aria fritta, ma chi  penserà  alla
  manutenzione  delle  strade? Chi penserà alle scuole?  Chi  penserà
  alla  bonifica  delle  aree extraurbane? Chi  penserà  al  CUPA?  A
  sostenere i Consorzi universitari che sono nati nelle province? Chi
  penserà a sostenere gli Istituti musicali e linguistici?
   Non  si fa nessun cenno a tutto questo, tranne qualche vago ordine
  del  giorno che noi abbiamo voluto e che è stato votato, ma  ora  a
  cosa serve questo ordine del giorno?
   Credo  che  non  serve proprio a nulla considerato  che  purtroppo
  questo  Presidente  e  questo Governo non danno  ascolto  a  quanto
  suggerito  e a quanto noi, con forza, diciamo da tanto tempo  e  da
  tanti giorni.
   Veda,  assessore,  lei tra l'altro sarà quella che  firmerà  anche
  questo disegno di legge, lei si è assunta una grande responsabilità
  nei  confronti  della  Sicilia e dei  siciliani  perché  resterà  a
  memoria  di  questa  Sicilia che questo Governo  ha  modificato  le
  province  creando  questi liberi Consorzi che sono  sostanzialmente
  dei   contenitori  vuoti,  sono  dei  contenitori  vuoti  che   non
  serviranno  a  nulla,  che  non daranno assolutamente  risposte  ai
  cittadini e ai siciliani e che, anzi, aggraveranno ulteriormente il
  peso  dei  costi per quanto riguarda la creazione di questi  liberi
  Consorzi  che  lei, vedrà, non saranno 9, ma saranno molti  di  più
  perché  lieviteranno  e ognuno cercherà nella  propria  città,  nel
  proprio  territorio di creare ulteriori liberi Consorzi per  magari
  chissà    distribuire    incarichi,   Presidenze,    Consigli    di
  Amministrazione e quant'altro.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Ragusa.  Ne  ha
  facoltà.

   RAGUSA.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   assessore,
  intervengo  per  dichiarazione di voto, il   gruppo  dell'UDC  vota
  favorevole questa norma perché riteniamo sia partito il treno delle
  riforme,  perché ci vede impegnati in quest'Aula,  con  un  accordo
  politico fatta nella campagna elettorale passata, nel cui programma
  c'erano le riforme.
   Abbiamo vinto questa tornata elettorale e abbiamo il dovere morale
  di governare i processi di rinnovamento in Sicilia e con il PD, cui
  noi  teniamo  in  modo  particolare per  il  nostro  buon  rapporto
  politico, siamo pronti a scommettere sul nostro futuro.
   A chi dice che l'UDC è stanco e ansimante nelle curve rispondo che
  l'UDC  è  pronto a spendersi per le riforme che faranno  bene  alla
  Sicilia.
   Mi dispiace che alcuni colleghi di Forza Italia dimenticano quello
  che  sta  facendo Berlusconi a Roma, sta sostenendo  Renzi  per  le
  riforme  importanti dello Stato italiano, perché  è  bene  che  voi
  queste  cose  le  ricordiate, perché rischiate di  fare  l'ennesima
  cattiva figura in Sicilia, perché avete fatto un PDL - Italia e  un
  PDL - Sicilia che ha travolto il centro destra in Sicilia.
   Prima  di  parlare,  riflettete, riflettete a lungo,  e  non  sono
  certamente  buffonate, questa è una riforma importante nella  quale
  crediamo,  perché  se  va  via  il Senato,  ed  è  d'accordo  anche
  Berlusconi  -  visto  che  tu sei di Forza  Italia  -  noi  abbiamo
  iniziato  un percorso importante, a livello nazionale e  regionale,
  per  cui noi andremo avanti per le nostre strade e non dimenticate,
  colleghi,  che  oggi là fuori c'erano i forestali,  i  consorzi  di
  bonifica,  le  famiglie  che hanno bisogno,  è  di  questo  che  ci
  dobbiamo  occupare, non dobbiamo certamente frenare le riforme  che
  in Sicilia servono per andare avanti.
   Per  cui  io dico, signore Presidente, che l'UDC voterà a  favore,
  leale con questo Governo, col quale condividiamo il percorso.

   PRESIDENTE.  Grazie,  onorevole  Ragusa.  E'  iscritto  a  parlare
  l'onorevole Di Giacinto. Ne ha facoltà.

   DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, per
  un mese mi sono sorbito gli interventi del centro destra, vi chiedo
  di sopportare me per due - tre minuti.
   Mi  sia  consentito, prima di fare le mie dichiarazioni di voto  -
  che come tutti sapete, a nome mio e del mio Gruppo saranno a favore
  dell'approvazione  di questa norma - di fare una premessa  rispetto
  al  silenzio  di  quest'Aula  su quello  che  è  successo  ieri  al
  Presidente  della  Regione. Credo che  ci  sia  stato  un  silenzio
  assordante di quest'Aula.

   PRESIDENTE. Onorevole Di Giacinto, le ricordo che siamo  stati  in
  tanti ad esprimere la nostra solidarietà.

   DI  GIACINTO.  Credo che una cosa sia la solidarietà  personale  e
  cosa diversa quella espressa tramite i giornali. Mi sarei aspettato
  che questa fosse venuta da tutti i Gruppi parlamentari presenti  in
  questa  Assemblea,  perché non è una cosa  ordinaria,  di  tutti  i
  giorni, che possa arrivare un proiettile carico al Presidente della
  Regione

   FALCONE. Ne ha una collezione.

   DI GIACINTO. Il fatto che ne abbia una collezione non autorizza  a
  non esprimere la vicinanza e la solidarietà al Presidente Crocetta,
  che  a  nome  mio  e  del  Gruppo parlamentare  dò,  dicendogli  di
  continuare  nel  lavoro  che  sta facendo,  perché  credo  che  non
  soltanto il mio Gruppo, ma l'intero Parlamento sia vicino a lui.
   Rispetto  alla  legge sulle province, in questi giorni,  ho  letto
  quasi  tutte le dichiarazioni di leader nazionali rispetto a quella
  che  è l'eliminazione delle province, non quello che si sta facendo
  qui  da  noi, perché da noi purtroppo lo Statuto ci impone i liberi
  consorzi di comuni e mi è sembrato e mi sembra strano che il centro
  destra sia rimasto quale ultimo baluardo, come l'ultimo giapponese,
  a  difendere  una posizione - mi sia consentito -  che  non  è  più
  difendibile.
   Ho ascoltato lei, onorevole Di Mauro, con piacere, ho ascoltato il
  Presidente  Musumeci, con piacere, ma non ricordo  purtroppo,  caro
  Presidente  Musumeci, quel tipo di provincia che dà  quei  servizi,
  che dà quelle manutenzioni delle strade, che dà ciò che doveva dare
  la  provincia, ecco perché la ritengo superata, la ritengo superata
  perché  oramai  la provincia per quanto mi riguarda  e  per  quanto
  riguarda  la  provincia di Palermo, non faceva altro che  la  festa
  della  provincia e la provincia non si può ridurre a fare la  festa
  della  provincia, a spendere soldi per mandare cantanti nei  comuni
  delle  province  a  cui fa riferimento. Questa era  attualmente  la
  provincia regionale.
   C'è  una  visione diversa, una visione che non poteva  e  non  può
  essere, credo, contrattata, perché da un lato c'è chi non vede  più
  le  province perché il libero consorzio non lo vede come  provincia
  e,  dall'altro  lato, c'è chi ancora immagina il  libero  consorzio
  quale  una  provincia,  per cui non ci può essere  un  dialogo,  un
  ragionamento.
   Questa  è una riforma finalmente vera, piaccia o non piaccia,  che
  sia  la  prima regione la Sicilia, o che sia l'ultima, questo  poco
  importa, questa è una riforma vera, è una riforma che mette mano al
  sistema degli enti locali, è una riforma che non fa spesa per cui i
  colleghi che hanno parlato prima non si preoccupino delle spese che
  potranno  avere  questi liberi consorzi perchè questi  saranno  dei
  consorzi soprattutto di programmazione, non saranno di spesa,  ecco
  perché  non ci preoccupa il fatto di poter essere più dei  consorzi
  che sono oggi vigenti, quali le province regionali.
   Concludo nel dichiarare il voto favorevole del mio Gruppo rispetto
  alla riforma delle province.

   PRESIDENTE.  La  ringrazio  per avere  sottolineato  quanto  detto
  prima,  ma  sono  certo di poter esprimere il sentimento  di  tutta
  l'Assemblea nell'essere solidali al Presidente, già ieri  molti  di
  noi  hanno  ovviamente  fatto pervenire la propria  solidarietà  al
  Presidente,  comunque  ha  fatto bene a ricordarlo,  è  chiaro  che
  questo Parlamento non può tollerare atteggiamenti del genere  ed  è
  chiaro che tutti insieme siamo solidali con il Presidente Crocetta.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Firetto.  Ne  ha
  facoltà.

   FIRETTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, per il Gruppo  ha
  parlato  l'onorevole Ragusa, ha annunciato il voto  favorevole  del
  nostro  Gruppo, volevo semplicemente, molto velocemente,  fare  una
  brevissima  riflessione visto che nel corso di  questo  lunghissimo
  dibattito ricco e per certi versi, per alcuni annoiante, per  altri
  potrebbe apparire affascinante.

                  PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ARDIZZONE

   FIRETTO.  Mi  pareva  d'uopo portare un contributo  semplicissimo,
  penso  che  questa  sia  una riforma che non ha  singoli  genitori,
  questa  è una riforma figlia di un dibattito ampio che si è svolto,
  sia nell'ambito nostro Parlamentare, sia extraparlamentare ed in un
  momento in cui sembrava che sulla vicenda della riforma degli  enti
  di  area  vasta  si fosse giunti ad una condizione  di  impasse,  è
  risultato  utilissimo il ruolo della Prima Commissione; è risultato
  utilissimo  -  io  credo  -  il  ruolo  del  Presidente  di  quella
  Commissione,  al quale va il giusto riconoscimento  per  avere  con
  pazienza  tentato di portare a sintesi una larghezza di opinioni  e
  di vedute.
   Per  cui, oggi, questa non è la riforma che io personalmente avrei
  voluto fosse partorita, così come non è la riforma che ciascuno  di
  noi,  singolarmente,  avrebbe voluto  fosse  partorita,  ma   è  la
  riforma figlia appunto di una sintesi vasta, utile.
   Ci  si  era accusati in una prima battuta - e questa era  l'accusa
  che veniva rivolta al Governo - di proporre una riforma destinata a
  durare, destinata ad incidere profondamente nell'azione del Governo
  periferico  e  che non poteva essere scritta con un annuncio  -  si
  disse  -  fatto  in  televisione da Giletti, fatto  dal  Presidente
  Crocetta, fatto dal capo di un Governo, ma  ci fu detto,  da  vasti
  settori del centro destra, che le riforme si scrivono insieme  e  a
  noi è parso di vedere, invece, nel lungo dibattito e nel lungo iter
  che  questa riforma ha avuto, momenti anche distonici da parte  del
  centro destra, qualche volta sembrava che si volesse fare un  passo
  avanti,  qualche  volta uno indietro e qualche volta  ne  è  venuto
  fuori  uno di lato. Si giunge però a sintesi e  questa è la sintesi
  che si porta dinanzi ai Siciliani.
   E'  certo  che  -  si voglia o non si voglia -  siamo  i  primi  e
  rappresentiamo una sorta di laboratorio, ma  qui non è la primazia,
  l'essere  primi  nel  portare una riforma;   siamo  quelli  che  in
  qualche  misura  abbiamo  visto, a giusta  ragione,  forti  di  uno
  Statuto  speciale, la necessità di muoversi lungo  una  direttrice,
  che  è quella che oggi viene disegnata dal Governo nazionale  e  lo
  fa  con fermezza e si giunge ad una sintesi che certamente avrà  un
  ruolo  fondamentale.  Non è qui la necessità  di  distinguersi  tra
  restauratori e progressisti.
   Certo  è  che qui noi non ci sentiamo tra quelli ansimanti  né  ci
  sentiamo   tra  quelli  che  in  qualche  modo,  rispetto  all'idea
  sturziana,  vedono  in  questa riforma la sua  negazione.   Vediamo
  anzi,  rispetto all'idea sturziana, l'esaltazione di quel  pensiero
  perché consentirà di rendere ancor di più i Comuni protagonisti  di
  quello  che  è  l'animazione dello sviluppo  locale,  che  oggi  in
  qualche  modo,  guardando  quello che  -  Presidente  Musumeci,  ti
  rispetto  tantissimo  -  sono  i  flussi  del  rapporto  spesa   di
  investimenti  e  spesa  corrente, che  nel  tempo  hanno  avuto  le
  Province e a me pare di poter dire che, invece, in prospettiva  noi
  questa   distonicità  di  flussi  e  di  rapporto  tra   spesa   di
  investimento,  tra spesa in conto capitale e spesa corrente,  debba
  essere  riproporzionata e  lo debba essere in  meglio,  perché  una
  delle difficoltà che oggi - e il tuo intervento lo sottolinea, mi è
  parso di capire - hanno le amministrazioni locali è quella di  fare
  centrifuga  delle risorse e  questa riforma può essere  individuata
  come una sorta di centrifuga delle risorse.
   E'  - per carità - un work in progres,; è una riforma in progress,
  che sarà riempita di contenuti e di dettagli più avanti, ma è certo
  che  renderà ancor più protagoniste le amministrazioni  locali,  le
  autonomie  locali,  le  municipalità dei propri  destini,  evitando
  doppioni nelle competenze, doppioni che oggi ci sono nel ciclo  dei
  rifiuti, doppioni nelle competenze, che ci sono oggi, nella vicenda
  della gestione delle risorse idriche.
   Pertanto,   il nostro voto - onorevole Presidente - a conferma  di
  quello che l'amico Ragusa ha detto, è un voto convinto, un voto che
  punta  a scommettere su una riforma che - ribadisco - non ha  tanti
  padri, ma ha questa Aula protagonista, qualunque sia la espressione
  che in tutti e noi 90 si abbia con l'esito finale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi.  Ne  ha
  facoltà.

   GUCCIARDI.  Grazie  Presidente.  Onorevoli  colleghi,  debbo  dire
  onestamente che mi sarei aspettato di più dal dibattito  di  queste
  settimane  in  questa  Aula  ed  invece  abbiamo  assistito  ad  un
  dibattito  che  per  lunghi  tratti ha ignorato  lo  Statuto,  cioè
  proprio   quello  strumento  che  legittima  questa  Aula   ed   in
  particolare  ha  ignorato  quell'articolo  15  che  ha  normato  in
  Sicilia,  oltre  68 anni fa, un ente intermedio diverso  dal  resto
  d'Italia, proprio in omaggio della specialità e di una costituzione
  repubblicana che ancora non c'era, cioè quel libero consorzio che a
  distanza di 70 anni questo Parlamento sta provando ad istituire  in
  concreto,  cioè  di quell'ente - e peso e misuro le  parole  -  che
  deriva  dai comuni consorziati per la gestione di servizi  di  area
  sovracomunale, oggi diremmo di area vasta.
   Infatti, è opinione ormai fin troppo diffusa - e qui va detto  per
  onestà intellettuale - che la tanto decantata legge regionale 9 del
  1986,  che è ancora tuttora vigente, ha introdotto invece  un  ente
  intermedio  con  una fictio iuris - e sono elegante nell'utilizzare
  questo  termine - un ente intermedio che nulla aveva ed  ha  a  che
  fare  con  quanto contenuto nell'articolo 15 dello Statuto,  avendo
  istituito  un libero consorzio tale solo nel nome iuris, mentre  di
  fatto sono rimaste le vecchie province.
   Quindi, la legge regionale n. 9 del 1986 nessuno lo ha detto,   mi
  assumo  la responsabilità di dirlo,  per giurisprudenza e  dottrina
  ormai   diffusa,  potrebbe  non  andare  esente   da   censure   di
  costituzionalità,  perché  ha sostanzialmente  disciplinato  l'ente
  provincia  in  contrasto proprio con l'articolo 15  dello  Statuto,
  prevedendolo alla stregua di un ente elettivo della collettività di
  riferimento e quante parole sull'ente elettivo
   Qui  va  chiarito  un  altro  equivoco:  in  una  parola  è  ormai
  assolutamente pacifico che la diretta elettività degli organi della
  provincia  non  è  munita di alcuna copertura costituzionale,  come
  peraltro  sottolineato senza equivoci da quel giudice delle  leggi,
  da  quel  giudice costituzionale tanto evocato in questa  Aula,  in
  queste  settimane, con la sentenza n. 286 del 1997, che con  grande
  chiarezza,  e  senza equivoco, ha rilevato come e cito testualmente
   non vi è alcun principio costituzionale per cui i servizi pubblici
  debbano  essere  erogati solo da soggetti che siano  rappresentanti
  diretti della collettività servita .
   Inoltre  a  chi  anche da questa tribuna ha fornito  ricostruzioni
  prive   di   qualsiasi  fondamento  delle  decisioni  della   Corte
  Costituzionale,  mi  preme ricordare che ancora  il  Giudice  delle
  leggi, molto prima del 1997, con la sentenza n. 96 del 1968,  aveva
  messo  un punto fermo sulla interpretazione dell'articolo 15  dello
  Statuto  -  l'ho  detto da questa tribuna qualche giorno  fa  e  lo
  ribadisco  - enunciando letteralmente che  la provincia è  per  sua
  natura un ente territoriale e lo è anche la provincia siciliana, ma
  -  continua il Giudice costituzionale - la provincia siciliana,  la
  quale,   sia   pure   con  l'attuale  regime   di   amministrazione
  straordinaria - ed è la Corte Costituzionale che lo dice nel 1968 -
  sopravvive,  dice la Corte Costituzionale,  fino a quando  verranno
  creati  i  liberi consorzi di comuni in Sicilia . Questa  la  Corte
  Costituzionale, non un partito, una parte politica
   Fin  qui  la Corte, io aggiungo,  che fino a quando non sarà  resa
  concreta  la  libertà  dei Comuni, la libertà  tanto  declamata  ed
  evocata  in quest'Aula, la libertà delle autonomie locali,  fino  a
  quando  non sarà reso concreto attraverso l'istituzione dei  liberi
  consorzi e, quindi, attraverso l'attuazione dell'articolo 15  dello
  Statuto,  fino  a  quando questo non accadrà non  ci  sarà  davvero
  attuazione  concreta  della  libertà del  sistema  delle  autonomie
  locali  di  questa  Regione, dice lo Statuto, fondata  sui  Comuni;
  altro,  signor  Presidente e onorevoli colleghi, che lesione  delle
  autonomie  locali,  altro  che lesione  costituzionale  con  questa
  legge.
   La verità è che dietro questa opposizione che non ho compreso, che
  rispetto  profondamente,  ma  non ho compreso  per  lunghi  tratti,
  probabilmente si cela la solita paura del nuovo, la  paura  di  una
  riforma   che  in  quest'Aula,  evidentemente,  purtroppo,   spesso
  continua a serpeggiare.
   Mi avvio alla conclusione, onorevole Cordaro.
   Questa  è  una buona legge, signor Presidente, Governo e onorevoli
  colleghi.  È una buona legge che garantisce, e lo voglio  dire  con
  grande  chiarezza, il personale e lo voglio fare  in  concreto:  il
  comma  3  dell'articolo 1 che prevede che  ai dipendenti dei  nuovi
  liberi  consorzi  si  applicano i principi  per  l'ordinamento  dei
  Comuni ,  cioè ai dipendenti delle ex Province, lo dico citando  la
  legge che stiamo per approvare:  i liberi consorzi continueranno ad
  utilizzare  le  risorse umane già di spettanza delle Province ,  lo
  cito  testualmente  così  evitiamo  ogni  strumentalizzazione   sul
  personale delle Province regionali che sono totalmente garantite da
  questo  testo  di  legge,  il comma 8 dell'articolo  1  recita   al
  personale  dei  liberi consorzi è confermato lo  status  giuridico,
  economico già in godimento presso le Province regionali  ed  è  una
  norma  anche di razionalizzazione, di rafforzamento dell'efficienza
  ed efficacia.
   Si   parla  anche  di  risparmi  nel  senso  di  un  risparmio  di
  un'attività    amministrativa,   di   quel   risparmio    che    la
  modernizzazione dell'ordinamento, cominciata all'inizio degli  anni
  '90,  ha  portato nell'ordinamento giuridico del Paese ed anche  di
  questa  Regione; di razionalizzazione attraverso l'accorpamento  di
  funzioni dei Comuni che si accorpano liberamente in liberi consorzi
  e  di  risparmi perché per la prima volta si parla di  soppressione
  degli enti.
   L'articolo  11 di questo disegno di legge, che nessuno  in  questi
  giorni  ha  citato, prevede, Assessore, la soppressione degli  enti
  per evitare duplicati di funzioni che, purtroppo, condannano questo
  Paese e questa Regione a sprechi davvero inaccettabili.
   È  chiaro ad ognuno di noi che questo è soltanto l'inizio  di  una
  nuova  governance delle autonomie perché le autonomie, il  disastro
  finanziario  dei  Comuni  che è in atto e  di  questa  Regione,  si
  salvano  soltanto  se  questo Parlamento  continuerà  ad  avere  il
  coraggio di perseguire nella sua azione riformatrice.
   Diceva  Pirandello,  signor  Presidente,  e  concludo,   la   vera
  solitudine  è in un luogo che vive per se . Personalmente,  non  mi
  rassegnerò  mai  ad  immaginare che il luogo della  solitudine  sia
  questo  Parlamento  che viva soltanto per sè  non  ascoltando,  per
  queste  pareti  troppo  spesse, ciò che  si  dice  fuori:  fuori  i
  cittadini  chiedono altro, certamente nessuno  ha  chiesto  di  far
  sopravvivere  le  Province  che, in questi  anni,  non  sono  state
  certamente  esempio di buona amministrazione,  di  efficacia  e  di
  efficienza  della pubblica amministrazione della nostra  Regione  e
  del nostro Paese.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI,  presidente  della Commissione  e  relatore.  Io,  come
  l'onorevole Cascio Francesco, dico che finalmente siamo quasi  alla
  fine. Ormai mancano pochi secondi per chiudere una delle leggi  più
  travagliate   che,  almeno  a  mia  memoria,  ricordo   in   questo
  Parlamento.
   Devo  dire  che sono state sprecate una montagna di parole.  Anche
  stasera  ho sentito giudizi come  obbrobrio ,  mostro , definizioni
  trancianti che in realtà fanno il paio con quello che è stato,  con
  ciò che ha alimentato il dibattito su questa legge.
   Questa  legge si è rappresentata all'esterno alimentando le paure,
  le  paure di chi lavora nelle amministrazioni provinciali, le paure
  di   chi,  in  qualche  modo,  ritiene  messa  in  discussione  una
  prospettiva  politica  di collocazione, le  paure  che  in  Sicilia
  l'unica riforma che bisogna fare è quella di non fare nulla.
   Poi  ho sentito altri giudizi, ovvero il giudizio che questa è una
  legge  che  non  cambia nulla, che lascia tutto così  com'è.  Si  è
  oscillato in questa rappresentazione di opposti radicalismi,  senza
  interrogarsi del perché è cresciuta nell'opinione pubblica,  e  non
  in   questo   Parlamento   ma  fuori  da  questo   Parlamento,   la
  consapevolezza che le province, quelle che abbiamo conosciuto  fino
  ad   oggi,   sono  considerate  dai  cittadini,  nella   stragrande
  maggioranza, degli enti inutili.
   Allora, piuttosto che interrogarci su questo, noi abbiamo ritenuto
  di   discutere  facendo  una  lotta  a  volte  senza  quartiere  ma
  nascondendo il merito delle questioni. Io provo a dire una cosa  su
  cui vorrei seriamente aprire una riflessione ed un confronto con la
  minoranza e con questo Parlamento. Se ci interroghiamo bene,  negli
  ultimi  20  anni  la  politica ha pensato  di  affrontare  il  tema
  dell'efficienza  istituzionale attorno  alla  questione  della  sua
  governance.  Abbiamo  introdotto l'elezione  diretta  del  sindaco,
  abbiamo introdotto l'elezione diretta del Presidente della Regione,
  abbiamo  ridotto  il  numero  di consiglieri  nei  comuni  e  nelle
  province,  abbiamo  fatto  le  nomine  delle  Giunte,  abbiamo  poi
  introdotto  la  nomina  di Giunte, dove  è  previsto  anche  per  i
  consiglieri provinciali e comunali. La politica, questo Parlamento,
  si   è   dedicato  prevalentemente  al  tema  degli  assetti  della
  governance degli enti locali. Ci possiamo interrogare per una volta
  a  cosa  devono  servire  questi enti, e  soprattutto  ci  possiamo
  consentire  un modello istituzionale fondato sul modello replicante
  in cui tutti fanno tutto e nessuno risponde di nulla.
   Stasera ho sentito parole importanti su un tema molto vissuto  dai
  cittadini, il problema della viabilità e si è raccontata una storia
  come se il tema della viabilità viene minacciato perché ci sono  le
  strade perfette, efficienti, funzionali e adesso, con questa legge,
  non si sa chi si occuperà da domani delle strade. Ora, al di là del
  fatto,  come  ha detto già l'onorevole Gucciardi, che questa  legge
  tutto  fa  tranne lasciare zone vuote, è possibile che non vogliamo
  affrontare  il  tema che in questi anni via via, le amministrazioni
  provinciali, un po' facendo anche leva sulle difficoltà finanziarie
  generali,  hanno finito per trasformarsi sempre di  più  in  luoghi
  replicanti che già sono i comuni.
   Allora,  se  tutto  questo  non ha  effetto  poi  nella  vita  dei
  cittadini, nel giudizio che i cittadini danno, nel fatto che in  un
  tempo  di  crisi del rapporto tra cittadino e politica, le province
  sono i luoghi istituzionali dove c'è la più bassa partecipazione al
  voto  da  parte  dei  cittadini nel momento in cui  si  andavano  a
  rinnovare gli organi istituzionali.
   Ed  allora,  piuttosto  che  parlare di  questo,  interrogarci  su
  questo, essere all'altezza di questi problemi che non riguarda solo
  il   tema  della   governance   ma  riguardano  principalmente   le
  funzioni,  a  che  cosa  devono servire questi  enti  e  se  devono
  servire?
   Parliamoci   chiaro,   noi   questi   enti   li   stiamo   tenendo
  prevalentemente in virtù del vincolo statutario che abbiamo, perché
  se  non  ci fosse stato l'articolo 15 dello Statuto, non c'è dubbio
  che  la parola più chiara che questo Parlamento poteva scrivere  in
  una  legge era quello di azzerare le province così come le  abbiamo
  conosciute.
   Non  c'è dubbio che questa era la vera ragione di affrontare  alla
  radice un problema di inefficienza e di inefficacia.
   Siamo  vincolati  da un sistema, ma credo che il vincolo  che  c'è
  dato   dallo   Statuto   ci   consente  comunque   di   provare   a
  razionalizzare,  e  soprattutto a specializzare,  la  funzione  dei
  liberi consorzi.
   Infine, ai colleghi che pensano che qui stasera non stiamo facendo
  nulla o stiamo semplicemente facendo  obbrobri  o lasciamo le  cose
  come  stanno, vorrei ricordare che in questo Paese si dibatte delle
  province da molti anni e fino ad oggi.
   Questa è la Regione, comunque, che fa una legge che non azzera  le
  province  ma le supera e nello stesso tempo è la prima  Regione  in
  Italia,  ancor  prima  del  Parlamento  nazionale,  che  avvia   le
  procedure per costituire le città metropolitane.
   Io non giudico il Parlamento siciliano per i primati, però non c'è
  dubbio  che  ogni tanto dovremmo essere orgogliosi - piuttosto  che
  essere  noi i peggiori nemici di noi stessi - del fatto che  questo
  Parlamento si misura su un tema dell'assetto istituzionale  di  una
  grande  questione, che l'onorevole Formica non conosce perché  vive
  in  un piccolo paesino, che la dimensione metropolitana è il vivere
  in una grande area.
   Lo dico a chi, come me, vive ed è cresciuto in una grande città  e
  sa  che  negli  ultimi vent'anni Palermo ha perso  oltre  centomila
  persone  che non si sono trasferite al Nord, qualcuno pure,  ma  si
  sono  trasferite a Carini, a Bagheria, in un sistema di  hinterland
  dove i cittadini si sono mossi ma i servizi sono rimasti quelli  di
  vent'anni prima.
   Ed  allora, o ci poniamo il problema di come la politica definisce
  gli  assetti  funzionali  a garantire la  qualità  della  vita  dei
  cittadini  o, altrimenti, la politica non serve, è politichezza,  è
  politicismo.
   Ecco perché noi oggi facciamo una legge che non ha risolto tutti i
  problemi,  ma  che  avvia quel processo di cambiamento  di  cui  la
  Sicilia deve vivere con orgoglio e con speranza il fatto che questa
  Terra può cambiare.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


   Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge nn.
  642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-
                               638-662/A

   PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio  nominale
  del  disegno di legge «Istituzione dei liberi consorzi  comunali  e
  delle Città metropolitane» ((nn. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-
  219-226-268-474-542-543-546-613-638-662/A)
   Indìco la votazione per scrutinio nominale.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì prema il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  78
   Maggioranza         40
   Favorevoli          62
   Contrari            14
   Astenuti              2

                         (L'Assemblea approva)

                              (Applausi)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, mi sento di esprimere,  prima  di
  dare   la   parola   al  Presidente  della  Regione,   una   grande
  soddisfazione  per  il  lavoro che questo Parlamento,  maggioranza,
  minoranza, opposizione, ha fatto. Ringrazio il Parlamento nella sua
  interezza, anche per il metodo che noi stasera abbiamo introdotto.
   Da alcuni parlamentari in parte è stato contestato - e mi dispiace
  se  qualcuno ha pensato che si sia trattato di forzature -  ma  più
  volte  si  è parlato di qualità delle leggi. Quello che mi  premeva
  sottolineare  ed  evidenziare era la necessità  che,  comunque,  ci
  fosse una legge chiara, leggibile; una legge che potesse essere  di
  immediata  applicazione.  Si può condividere  o  meno  nel  merito,
  comunque io credo che tutti assieme abbiamo fatto un buon lavoro.
   Di  questo voglio ringraziare gli uffici dell'Assemblea regionale,
  che hanno dato la massima disponibilità, ed è la dimostrazione che,
  quando  non  ci  facciamo prendere dalla premura, dalla  fretta  di
  legiferare - anzi forse siamo andati avanti troppo piano,  a  volte
  abbiamo  esagerato nelle discussioni - alla fine è uscito fuori  un
  ottimo  disegno  di  legge,  che ha bisogno  del  suo  percorso  di
  maturazione nel territorio.
   Debbo  dare  atto al Governo che, rispetto ad un primo disegno  di
  legge iniziale, quando si parlava di città metropolitane - perché è
  da  lì  che  siamo  partiti - e di municipalità,  che  sembrava  un
  disegno  di  legge  quasi  forzato,  di  imposizione  dall'alto  ai
  territori, abbiamo fatto un notevole passo in avanti.
   Da  domani  si avvia un percorso serio, ed è chiaro che da  questa
  sera in Sicilia, comunque vada, non si parlerà più di province,  ma
  si parlerà di liberi consorzi e di città metropolitane.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  un  sentito  ringraziamento  all'intero  Parlamento  per
  l'approvazione  del  disegno  di legge esitato.  Un  ringraziamento
  perché  il  voto  è  stato  un voto anche  significativo,  con  una
  maggioranza  ampia, che legittima un cambiamento, se vogliamo,  che
  passa alla storia della Sicilia.
   Dobbiamo  avere  la  consapevolezza che il disegno  di  legge  che
  abbiamo esitato non è un testo di legge normale, ma è un testo  che
  modifica  l'assetto delle istituzioni della Sicilia e  che  passerà
  alla  storia della Sicilia come l'introduzione dell'autonomia, come
  quando  sono stati creati i comuni e adesso si sperimenta un  nuovo
  modello di democrazia, che è diretta, che è partecipata, che  evita
  enti  intermedi  inutili  e  la replicazione  -  come  diceva  bene
  l'onorevole  Cracolici  - di funzioni che, invece,  debbono  essere
  chiaramente attribuite soltanto ad un ente e soltanto ad  uno,  per
  evitare che abbiamo una duplicazione delle competenze e persino  il
  caos delle competenze.
   E'  solo  l'inizio, perché è chiaro che via facendo  dovrà  essere
  affinata  la  legge,  dovrà  avvenire  soprattutto  quel  confronto
  democratico  coi sindaci, ma anche coi funzionari,  coi  dirigenti,
  col  personale delle province, che deve stare tranquillo, e che  in
  questo Parlamento, tutto il Parlamento ha assunto la decisione, non
  solo di volere confermare nel lavoro, ma addirittura di valorizzare
  nuove  funzioni in un cammino che modifica profondamente la  storia
  di questa Sicilia. Insieme alle altre cose, è chiaro che nessuno si
  può attribuire meriti singoli, sarebbe scorretto farlo.
   Voglio   ringraziare  il  relatore  della  Commissione,  onorevole
  Cracolici,   e   tutti  i  componenti  della  Commissione    Affari
  Istituzionali   per  il  lavoro svolto e tutti  i  parlamentari,  a
  prescindere da come si siano collocati in questa vicenda, perché la
  democrazia  è  fatta  di pensiero frugale e di opinioni  che  vanno
  tutte rispettate.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


      Ai sensi dell'articolo 83, comma 2 del Regolamento interno

   GRASSO. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2,  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.    Signor    Presidente,   onorevoli   colleghi,    vorrei
  semplicemente precisare che sono arrivata in ritardo alla votazione
  del  disegno  di legge, e quindi risultavo assente. Ma,  così  come
  annunciato dal mio capogruppo, il mio voto alla legge è contrario.

   TURANO. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2,  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercavo l'assessore
  Cartabellotta,   che  ho  visto  poc'anzi  in  Aula.   In   maniera
  telegrafica  sono a rappresentare una emergenza che riguarda  buona
  parte  del  territorio siciliano ed in particolare la provincia  di
  Trapani.
   Io non ho perso il vizio di fare politica e l'unica cosa che posso
  fare è parlare con le persone.
   Stranamente  è  crollato il prezzo d'acquisto  del  mosto  che  le
  cantine  sociali hanno nei magazzini ed il crollo  è  pari  al  70%
  rispetto  all'anno  scorso:  l'anno scorso  si  acquistava  a  5,30
  ettolitro, quest'anno si acquista a 2,10. Un crollo del 70%  non  è
  giustificato  da  un andamento di mercato se non  da  un  cartello,
  onorevole Presidente, che ne condiziona il prezzo.
   A   me   serve  poco  che  i  colleghi  vadano  via,  a  me  serve
  rappresentare il disagio che vivono alcune realtà della Sicilia.
   A questo si aggiunge che l'Assessore all'agricoltura ha emanato un
  bando dove, da 10 punti percentuali, chi è in grado di garantire la
  filiera della distribuzione, ed io ho il sospetto che dietro questa
  distribuzione  vi  sia il vantaggio delle grandi  cantine  vinicole
  siciliane a svantaggio, chiaramente, dei Consorziati delle  cantine
  sociali.
   Sono  qua  a rappresentare un fatto delicato, mi rendo  conto  che
  l'Aula  è  stanca per affrontare questo argomento però,  poiché  il
  bando  scade  il  28 marzo e l'assessore per l'Agricoltura  non  si
  preoccupa di chiarire con estrema precisione quali sono gli effetti
  di  questo  punteggio,  che  andrebbe a  favore  di  alcune  grandi
  cantine, io ho il dovere di rappresentarlo e di chiederne domani la
  risposta qualora questa sera non dovesse arrivare.

   PRESIDENTE.   Sono  sicuro  che  il  Presidente  Crocetta   si   è
  mimetizzato  nei  banchi  insieme al Gruppo  del  Movimento  Cinque
  Stelle,  quindi è stata ascoltata ai massimi livelli, e le  daranno
  risposta.
   Onorevoli colleghi, debbo comunicare che a seguito della votazione
  finale  del  disegno  di  legge  n. 642/A   Istituzione  di  liberi
  Consorzi comunali e delle città metropolitane , il disegno di legge
  n.  642 stralcio IA  Norme transitorie in materie di proroga  delle
  gestione  commissariale  provinciali  è da  intendersi  superato  a
  seguito dell'approvazione dell'articolo 12. Pertanto, verrà espunto
  dall'ordine del giorno dell'Assemblea, così come già comunicato.

   Non sorgendo osservazioni, così rimane stabilito.

   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a domani,  mercoledì  12
  marzo 2014, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino


  I   - Comunicazioni

  II   - Discussione dei disegni di legge:

            1)  -   Ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori dei
               liberi consorzi comunali e delle Città metropolitane.  (nn. 642-3
               132-133-149-153-164-165-183-219-226-268-474-542-543-546-613-638-
               662/A Stralcio II/A) (Seguito)

               Relatore: on. Cracolici

            2)  -  Disposizioni per la riqualificazione dei beni immobili
               confiscati alla criminalità organizzata.  (nn. 579-607 IV stralci
               - 623/A) (Seguito)

             Relatore: on. Trizzino

            3)  -  Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
               Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
               Sicilia.  (n. 500/A)

               Relatore: on. Di Giacinto

            4)  -  Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35.  (nn.
               127-30/A)

               Relatore: on. Cappello

            5)  -  Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi
               derivanti dall'amianto.  (nn. 381-3-306-346/A)

               Relatore: on. Cascio S.

            6)  -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
               Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
               dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
               siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
               della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dell
               libertà civili, politiche, economiche e sociali . (n. 223/A)

               Relatore: on. Malafarina

            7)  -  Norme relative al funzionamento della forma di governo
               regionale, alla nomina ed alla revoca degli assessori, alla
               conclusione anticipata della legislatura, in attuazione degli
               articoli 9, 10, 41 bis e 8 bis dello Statuto della Regione.  (n.
               433/A)

               Relatore: on. Turano

            8)  -  Osservatorio equità e giustizia nelle filiere agricole e
               alimentari . (n. 348/A)

               Relatore: on. Alongi

            9)  -  Nuove norme in materia di panificazione . (n. 1/A)

               Relatore: on. Lombardo

            10)  -  Norme per la prevenzione delle patologie del cavo orale .
               (n. 475/A)

               Relatore: on. Picciolo

            11)  -  Anagrafe scolastica regionale . (n. 535/A)

               Relatore: on. Greco M.

            12)  -  Istituzione degli ecomusei della Sicilia . (n. 7/A)

               Relatore: on. Maggio

            13)  -  Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
               Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
               528/A)

               Relatore: on. Anselmo

                   La seduta è tolta alle ore 21.51

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli

  ALLEGATO

                  Risposte scritte ad interrogazioni
            Rubrica «Beni culturali ed Identità siciliana»

   MARZIANO  -  CIRONE.  -  «All'Assessore per  i  beni  culturali  e
  l'identità siciliana, premesso che:

   nei  giorni scorsi, una parte significativa del muro di una  delle
  pareti del Rivellino è crollata determinando anche la caduta di  un
  lampione    dell'illuminazione   pubblica   ed    un    conseguente
  cortocircuito;

   a  seguito del crollo, sono intervenuti i vigili del fuoco  e  gli
  uffici  tecnici  comunali  che  hanno  sottolineato  quanto  l'area
  interessata fosse già da tempo a rischio crollo;

   l'associazione  Italia  Nostra ha presentato  alla  Procura  della
  Repubblica   di  Siracusa  un  esposto-denuncia  per  chiedere   di
  accertare i fatti, valutare gli atti ed i comportamenti adottati ed
  eventualmente, se penalmente rilevanti, di procedere nei  confronti
  dei soggetti responsabili;

   considerato che:

   l'antico  Rivellino Quintana è un'opera realizzata dagli  spagnoli
  negli  ultimi  anni del XVI sec., nell'ambito di una operazione  di
  difesa dell'isola dalle frequenti incursioni barbaresche;

   l'opera  in  oggetto costituisce un pezzo importante del  numeroso
  patrimonio  storico-culturale della città di  Augusta  ed  è  parte
  qualificante  del  paesaggio urbano, così come tutto  il  complesso
  delle    fortificazioni   d'epoca   spagnola   poste   all'ingresso
  dell'Isola;

   rilevato  che da notizie di stampa si apprende di un  progetto  di
  consolidamento  di tutto il vecchio ponte che unisce  Augusta-Isola
  alla  terraferma che verrà presentato dalla Sovrintendenza ai  Beni
  Culturali di Siracusa alla Regione;

   per sapere:

   se  risponda  al  vero che sia stato già redatto  un  progetto  di
  consolidamento  ed  eventualmente in quale  fase  si  trovi  l'iter
  procedurale;

   se   non   ritenga  opportuno,  alla  luce  dei  rilievi  tecnici,
  intervenire rapidamente allo scopo di dare avvio concreto alla fase
  progettuale  e alle conseguenti opere di consolidamento  del  ponte
  Rivellino   garantendo   in  tal  modo  l'incolumità   pubblica   e
  contestualmente  la  salvaguardia del patrimonio  storico-culturale
  della provincia aretusea». (509)

   Risposta. - «Facendo seguito all'interrogazione e alla mozione  di
  cui all'oggetto, si trasmette la risposta richiesta.
   Con  comunicazione n. 12944/2013 da parte del Comune  di  Augusta,
  veniva segnalato il parziale cedimento di una porzione angolare del
  c.d.   rivellino  Quintana , in seguito al quale personale  tecnico
  della  Soprintendenza per i BB.CC.AA. di Siracusa, esperiva  idoneo
  sopralluogo per accertare la reale entità del dissesto, i cui esiti
  furono riportati nel verbale del 5.03.2013.
   Con   nota   4819   dello  08.04.2013,  la  stessa  Soprintendenza
  comunicava  al  Comune di Augusta le risultanze del  sopralluogo  e
  degli   accertamenti  compiuti;  ad  essa  sono  seguiti  ulteriori
  approfondimenti,  che  hanno messo in evidenza  gli  interventi  di
  trasformazione e modifica della originaria configurazione,  cui  si
  deve   l'alterazione   della  primigenia  consistenza,   oltre   la
  determinazione delle dimensioni attuali, frutto dell'esecuzione  di
  un  intervento  di  allargamento delle sponde  in  occasione  della
  moderna sistemazione.
   E'stata  poi  eseguita  la  verifica della  titolarità  del  bene,
  orientata all'accertamento delle proprietà demaniali. Come indicato
  anche  nella  succitata nota 4819, la particella 20  identificativa
  del  sito  denominato   rivellino Quintana  interessato  al  crollo
  parziale, non risulta tra quelle trasferite dal Demanio dello Stato
  alla Regione Siciliana, ramo storico-artistico: ne consegue che  il
  bene  non è nella disponibilità di questa amministrazione e che  il
  crollo  verificatosi  nel manufatto di cui  trattasi  investe  solo
  marginalmente le competenze di questo Assessorato.
   Purtuttavia,  lo  scorso  10 maggio la  scrivente,  unitamente  ai
  responsabili  della  Soprintendenza  BB.CC.AA.  di  Siracusa  e  ai
  tecnici  del Comune di Augusta effettuava un sopralluogo presso  le
  mura,  per  verificare lo stato del  rivellino Quintana  e  avviare
  immediatamente rapporti con la Commissione straordinaria del Comune
  di Augusta.
   Conseguentemente  da  quest'ultima  è  stata  formulata   apposita
  istanza a questo Assessorato, con la richiesta di un intervento che
  evitasse l'aggravarsi del danno.
   Condividendo   la   necessità   di   un'azione   di   recupero   e
  consolidamento   della   struttura,  questo   Assessorato,   avendo
  provveduto all'impinguamento del competente capitolo di spesa, dopo
  l'approvazione  del bilancio, potrà programmare, oltre  a  numerosi
  altri, un intervento che riguardi il bene in oggetto.
   Con  l'auspicio di avere esaurientemente precisato il tema oggetto
  dell'interrogazione  rivolta,  si resta  a  disposizione  per  ogni
  chiarimento fosse ritenuto necessario.
   Con osservanza».

   L'Assessore

   Mariarita Sgarlata

   LA ROCCA - ZAFARANA - CANCELLERI - TRIZZINO - MANGIACAVALLO - ZITO
  -CIACCIO-SIRAGUSA-TANCREDI-CIANCIO-FOTI-FERRERI PALMERI-CAPPELLO -.
  «Al Presidente della Regione, all'Assessore per i beni culturali  e
  l'identità siciliana, all'Assessore per il turismo, lo sport  e  lo
  spettacolo,  premesso  che  oggi, più che  mai,  appare  necessario
  rimettere   in  moto  l'economia  italiana  nonché  della   Regione
  siciliana    e   che   pertanto   è   necessario   partire    dalla
  riorganizzazione   e  conseguenziale  valorizzazione   del   nostro
  patrimonio culturale;

   rilevato  che  nessuna  rappresentanza  dei  musei  della  Regione
  siciliana  ha  partecipato alla Giornata internazionale  dei  Musei
  2013  dello scorso 18 maggio, durante la quale si è svolto  inoltre
  l'evento europeo 'La notte dei musei';

   la  medesima  assenza  si  è registrata in  occasione  dell'evento
  Invasioni  digitali', tenutosi nella settimana fra il 20  e  il  28
  Aprile  2013,  nel quale era prevista l'organizzazione  di  diversi
  mini-eventi  (invasioni)  presso musei e  luoghi  d'arte  italiani;
  iniziativa   principalmente   rivolta   a   blogger,   instagramer,
  appassionati di fotografia e a qualsiasi persona attiva sui  social
  media  ed  il  cui  obiettivo è quello  di  diffondere  la  cultura
  dell'utilizzo  di internet e dei social media per la  promozione  e
  diffusione del nostro patrimonio culturale;

   dal  dicembre dell'anno 2008 è accessibile online un prototipo  di
  sito  web, www.europeana.eu, nonché una biblioteca digitale europea
  che garantisce l'accesso a circa 2 milioni di oggetti digitali;
   considerato che le risorse digitali del sopra citato portale  sono
  selezionate  tra quelle già digitalizzate nell'ambito  di  archivi,
  biblioteche, musei e archivi audiovisivi;

   preso atto delle proposte nate nel corso del primo Forum siciliano
  sul turismo, tenutosi lunedì 20 maggio presso l'Ars;

   per sapere se non ritengano opportuno:

   adottare le misure necessarie al fine di ottimizzare e valorizzare
  i  beni culturali, prendendo parte ad iniziative locali, nazionali,
  internazionali;

   organizzare   percorsi   (che uniscano enogastronomia,  cultura  e
  spettacoli) ed iniziative in maniera organica e pianificata in modo
  sia  di  creare  sinergie  fra pubblico  e  privato,  sia  di  fare
  un'adeguata  promozione  degli  eventi,  anche  al  di  fuori   del
  territorio siciliano;

   realizzare degli archivi digitali con l'ausilio di stagisti;

   ampliare  gli orari e le giornate di apertura dei beni  culturali,
  adeguandoli  in  maniera congrua alle reali necessità  turistiche».
  (817)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «In riferimento all'interrogazione  in  oggetto,  si
  comunica quanto segue.
   Considerate  le  osservazioni  espresse  in  premessa   dall'on.le
  interrogante, si riferisce che la Scrivente sin dall'inizio del suo
  mandato  ha  orientato  l'operato di questo  Assessorato  ritenendo
  un'assoluta   priorità  la  promozione  e  la  valorizzazione   del
  patrimonio culturale siciliano.
   Avendo  riscontrato  nel  testo  dell'interrogazione  informazioni
  fallaci, si ritiene necessario fare alcune puntualizzazioni.
   La   notizia   della   mancata  adesione  di  questo   Assessorato
  all'iniziativa #INVASIONIDIGITALI è erronea. Le invasioni digitali,
  coordinate  dalla  dott.ssa  Elisa  Bonacini,  si  sono  svolte  in
  Sicilia,   in  tutto  33,  anche  con  il  patrocinio   di   questo
  Assessorato.  E'  stato  così  possibile  effettuare  alcune  delle
  invasioni   organizzate  presso  musei  e   parchi   di   proprietà
  regionale,   aperti   per  la  prima  volta   per   iniziative   di
  comunicazione  e  valorizzazione del patrimonio culturale.  Per  la
  prossima  edizione  #invasionidigitali/2014, la  Scrivente  intende
  promuovere  ulteriormente  l'evento  sul  territorio,  in  modo  da
  garantire un'adesione quanto più consistente possibile.
   In  merito  al  punto 1) dell'interrogazione  de  qua,  si  invita
  l'onorevole  interrogante  ad apprezzare  la  recente  riforma  del
  Dipartimento,  operata da questo Assessorato  proprio  al  fine  di
  migliorare  l'offerta  culturale attraverso  una  razionalizzazione
  delle risorse e dei costi nel rispetto della spending review e  del
  principio  di  efficienza  e di economicità.  L'assetto  del  2010,
  costituito   da   270  unità  operative,  a  causa   dell'eccessiva
  parcellizzazione  della  struttura, ha finito  per  frammentare  la
  gestione  della  spesa  comunitaria e  incrinare  la  presenza  sul
  territorio delle Soprintendenze, indebolendone non poco la capacità
  di  controllo  e l'operatività. La riforma consentirà un  immediato
  rilancio  dei  beni  culturali  per una  loro  corretta  fruizione,
  valorizzazione e gestione.
   Per  quanto  attiene alle misure relative alla valorizzazione  dei
  beni culturali, con particolare riferimento alla partecipazione  ad
  iniziative  locali,  nazionali  e  internazionali  come   richiesto
  dall'onorevole  interrogante, si rammenta che  questo  Assessorato,
  anche  attraverso le diverse articolazioni territoriali ha promosso
  numerose iniziative di valorizzazione e fruizione innovativa,  come
  percorsi  culturali,  mostre e rassegne,  anche  al  di  fuori  del
  territorio  siciliano.  Va  considerata,  peraltro,  la  scelta  di
  avvalersi di attività musicali, teatrali e cinematografiche per  la
  valorizzazione  dei siti culturali regionali, con il  risultato  di
  raggiungere  un  pubblico  sempre più vasto  ed  eterogeneo  e  con
  l'obiettivo  finale  di  far crescere nei  cittadini  un  interesse
  diffuso per la cultura.
   Tuttavia,  la  genericità  e  l'ampiezza  dei  quesiti  posti  non
  consente  una  elencazione  dettagliata  di  tutte  le  iniziative,
  eventualmente individuabili nei siti web di Musei, Gallerie, Parchi
  e   ogni  altro  organismo  posto  sotto  il  controllo  di  questo
  Assessorato.
   La  Scrivente  ha inoltre provveduto a riproporre il  decreto  che
  individua  i  beni  inamovibili  e contestualmente  regolamenta  il
  principio della reciprocità dei prestiti (DA 1771/2013). Il decreto
  indica  le  modalità e limita, se necessario, l'esportazione  e  il
  prestito dei beni culturali fuori dalla Sicilia. Inoltre, nei  casi
  di  prestito  si  prevede il pagamento di un canone  calcolato  con
  riferimento   al   valore   assicurativo  dell'opera.   A   seguito
  dell'attuazione   del   principio   di   reciprocità,   considerata
  l'esiguità  dei fondi di cui può disporre questo Assessorato,  sono
  state  programmate mostre di rilevanza internazionale. Tra  le  più
  ragguardevoli   Antonello da Messina  presso la Galleria  Abatellis
  di  Palermo e  Caravaggio e i Caravaggeschi , in programmazione per
  il 2015 presso il Museo Bellomo di Siracusa.
   Infine,  questo Assessorato ha aderito all'iniziativa Bibliopride,
  promossa dalla Associazione Italiana Biblioteche. Si è ritenuto  di
  dover   promuovere  ogni  possibile  attività  da  svolgere   sotto
  l'insegna  del  Bibliopride,  presso le  biblioteche  dipendenti  o
  tutelate dall'Assessorato, al fine di ampliare la conoscenza  delle
  stesse  e  dei servizi resi al pubblico. I Dirigenti degli istituti
  hanno  proposto  iniziative di apertura straordinaria,  esposizione
  del  patrimonio,  visita dei locali, incontri con autori  e  quanto
  altro  possibile, anche in sinergia con gli operatori della filiera
  editoriale-libraria.
   Per  quanto  attiene ai quesiti posti ai punti 2)  e  4),  è  bene
  premettere  che  i  dati  sulle presenze dei  visitatori  nei  siti
  regionali,  a  seguito di un'accurata ricognizione  disposta  dalla
  Scrivente,    hanno   mostrato   una   distribuzione   sbilanciata,
  caratterizzata da una pressione a tratti eccessiva su alcuni siti e
  dalla  quasi  totale mancanza di conoscenza di altri. La  Scrivente
  intende  ovviare  a questa situazione cercando di  incrementare  la
  conoscenza  e la diffusione di informazioni sui secondi,  favorendo
  la   valorizzazione  del   patrimonio  diffuso'  che   caratterizza
  l'isola.  Questa  attività  può  avere  successo  anche  grazie  al
  partenariato  con enti locali e istituzioni no profit  che  possono
  contribuire  valorizzando i siti minori. Si  prevede,  inoltre,  di
  introdurre  una  serie di strumenti per facilitare questo  processo
  anche attraverso la collaborazione con altri assessorati (in primis
  l'Assessorato Turismo e Spettacolo).
   E  ancora, si invita l'onorevole interrogante a considerare che la
  Scrivente dopo avere disposto una puntuale ricognizione dello stato
  complessivo di siti, musei, aree archeologiche, parchi di tutta  la
  Sicilia, alla luce degli elementi acquisiti, ha dato avvio a tavoli
  tecnici con i capi d'istituto di nuova nomina, nonché con le OO.SS.
  al fine di:
   concordare una migliore distribuzione/utilizzazione del  personale
  di  custodia  e  vigilanza,  anche al fine  di  rimodulare  e,  ove
  possibile, ampliare gli orari di apertura e chiusura dei siti;
   intervenire con installazione di videocamere;
   automatizzare la biglietteria con installazione di dispositivi per
  l'emissione automatica di biglietti;
   attuare  la  prevendita tramite operatori turistici, tabaccai,  on
  line ecc;
   coinvolgere gli Enti locali nella fruibilità dei siti, utilizzando
  anche personale comunale in convenzione;
   stipulare   convenzioni  con:  Siciliantica,  Archeoclub,   Unuci,
  Carabinieri in pensione, ecc..
   Quanto  svolto consentirà, utilizzando al meglio le risorse  umane
  disponibili  e  mettendo  in  campo  le  professionalità  che  ogni
  territorio   esprime,  di  ampliare  l'offerta   culturale   e   la
  valorizzazione  dei  siti a dispetto della consistente  contrazione
  delle risorse disponibili. Inoltre, l'Assessorato deve assumere  un
  ruolo  attivo  nella  partecipazione a bandi  su  fondi  europei  e
  internazionali  nonché  nell'utilizzo  delle  risorse  comunitarie.
  Questa  attività  risulta trasversale rispetto  alle  altre  perché
  consente  di  finanziare  attività legate  ai  vari  obiettivi  che
  l'Assessorato   intende  raggiungere  (tutela   e   valorizzazione,
  diffusione di nuove tecnologie, efficienza ed efficacia dell'azione
  della pubblica amministrazione, ecc ).
   In  merito  al  quesito  posto al punto 3),  si  comunica  che  la
  Segreteria Tecnica della Scrivente ha recentemente dato impulso  ad
  una  approfondita ricognizione dello stato di fatto delle forme  di
  comunicazione, fruizione e valorizzazione del patrimonio  culturale
  messe  in campo dagli uffici periferici, al fine di pervenire  alla
  creazione  di  una banca dati - finora inesistente - delle  risorse
  digitali  di  questo Assessorato. Quindi, si procederà avviando  un
  piano  attuativo  mirato  alla valorizzazione  dei  beni  culturali
  attraverso adeguate strategie di marketing e comunicazione. I  dati
  risultanti da tale censimento saranno oggetto di una o più giornate
  tematiche,  specificamente  rivolte a  tutto  il  personale,  sugli
  argomenti  web,  social network, nuove tecnologie per  la  cultura,
  marketing culturale, economia culturale etc.
   L'Assessorato mira a sfruttare le nuove tecnologie per  diffondere
  la  conoscenza del patrimonio tangibile e intangibile siciliano fra
  la  comunità locale e i visitatori potenziali e attuali.  A  questo
  fine,   si   propone  di  adottare  tutti  i  possibili  strumenti,
  direttamente   e/o   in  collaborazione  con  istituzioni   esterne
  all'Assessorato e con competenze specifiche nel settore.
   Alla luce della situazione economica generale caratterizzata dalla
  riduzione dei fondi pubblici disponibili per il settore culturale e
  dalle  sempre  crescenti  necessità che caratterizzano  la  tutela,
  gestione,  e  valorizzazione del nostro patrimonio, la Scrivente  è
  consapevole   delle   potenzialità   che   possono   derivare   dal
  partenariato  pubblico-privato (PPP).  Per  questo  motivo  intende
  introdurre   regole  chiare  che  possano  assicurare  il   massimo
  beneficio per le parti coinvolte.
   Inoltre,  al  portale  aggregatore europeo di  contenuti  digitali
  EUROPEANA,  cui fa cenno l'onorevole interrogante, il MiBATC  e  le
  strutture regionali periferiche contribuiscono con la fornitura  di
  materiale  digitale  per  i  portali  ministeriali  (a  loro  volta
  aggregatori  per Europeana) come CulturaItalia (portale  unico  del
  patrimonio  italiano,  basato  sul principio  dell'interoperabilità
  delle banche dati esistenti) e Musei D-Italia. Per la Sicilia  sono
  presenti   2360   risultati  digitali,  forniti   dalle   strutture
  periferiche di questo Assessorato. Spin-off di CulturaItalia  è  il
  progetto   Musei  D-Italia,  una  piattaforma  sui  musei  digitali
  italiani,  interna alla piattaforma di CulturaItalia,  avviata  dal
  MiBAC.  Per la Sicilia sono presenti le schede di 88 musei, 6  beni
  archeologici,  4 beni architettonici e 4 parchi e riserve,  forniti
  dalle strutture  periferiche di questo Assessorato.
      Occorre  rammentare  che  l'Assessorato  è  presente  anche  su
  Facebook  e  ospita  nella propria pagina  schede,  Google  Maps  e
  virtual   tour  di  Musei,  Parchi  e  siti  archeologici,   nonchè
  approfondimenti  tematici, immagini e video. Ad essi  si  integrano
  numerosi portali gestiti da Soprintendenze, Parchi, Musei, Gallerie
  e  Biblioteche,  dedicati  ai turisti, ma  anche  a  ricercatori  e
  operatori del settore.
   Alla  luce di quanto sopra comunicato, risulta evidente che questo
  Assessorato,  dall'insediamento della Scrivente,  ha  concretamente
  dato impulso a numerose iniziative di valorizzazione del patrimonio
  culturale  siciliano  anche attraverso strumenti  di  comunicazione
  innovativi  e  operando  in sinergia con le principali  istituzioni
  culturali locali, nazionali e internazionali, in perfetta  coerenza
  con la linea fortemente voluta dal Presidente Crocetta».

   L'Assessore

   Mariarita Sgarlata

   ZITO  - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO - FERRERI - FOTI
  -  LA  ROCCA  -  MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA  -  TRIZZINO  -
  TANCREDI  - ZAFARANA. - «Al Presidente della Regione, all'Assessore
  per il territorio e l'ambiente e all'Assessore per i beni culturali
  e l'identità siciliana, premesso che:

   alcuni  Articoli  del settimanale 'Magma', diretto  dal  Dott.  La
  Rocca, ed alcune segnalazioni fatte allo scrivente primo firmatario
  dell'interrogazione su alcune anomalie che sono avvenute  e  stanno
  continuando a perpetrarsi a Siracusa hanno attirato l'attenzione su
  possibili fenomeni edilizi speculativi;

   il  primo spunto viene dal n. 9 della rivista Magma del 20  aprile
  2013  dal  titolo  'La  cementificazione una  città.  Il  Sacco  di
  Siracusa'.  Nell'articolo  si legge: 'Siamo  alla  vigilia  di  una
  immensa  cementificazione che stravolgerà l'identità di  una  città
  unica  al  mondo,  di  una  città definita  dall'Unesco  Patrimonio
  dell'umanità.  Il nuovo Piano regolatore prevede la costruzione  di
  due  porti  turistici, di otto villaggi turistici e  di  decine  di
  condomini a schiera che prenderanno il posto dei resti archeologici
  e  della  natura incontaminata». Enzo Maiorca non aveva  dubbi.  Il
  nuovo  strumento  urbanistico di Siracusa - approvato  nel  2007  -
  devasterà   un  territorio  pieno  di  testimonianze   storiche   e
  naturalistiche  tra le più importanti del pianeta. L'ex  primatista
  del   mondo  di  immersioni  in  apnea  ha  denunciato  i  politici
  invischiati in un «affaire» che frutterà ai cementificatori  decine
  di  milioni  di  euro.  Chi  sono?  L'ex  sindaco  di  centrodestra
  Giovanbattista 'Titti' Bufardeci, primo degli eletti  in  provincia
  alle  ultime  regionali con oltre 17mila voti, fino a due  anni  fa
  vicepresidente  della  Giunta  regionale  presieduta  da   Raffaele
  Lombardo,  e  l'ex sindaco Roberto Visentin, spalleggiati,  secondo
  Maiorca, dall'ex ministro Stefania Prestigiacomo che quando c'è  da
  spezzare   una   lancia,   la   spezza   sempre   a   favore    dei
  cementificatori';

   'Dietro  al  nuovo  'sacco' di Siracusa - dopo  quello  perpetrato
  negli  anni  Settanta  - si scorge l'ombra di  Cosa  Nostra.  E  si
  registrano  anche  le  minacce a un cronista di  settantatre  anni,
  Salvatore  Maiorca. Questo Piano regolatore - spiega  Maiorca  -  è
  stato  redatto su delle stime di crescita completamente errate:  un
  sovradimensionamento  di popolazione che  a  Siracusa  non  esiste.
  Siccome  devono  giustificare  una dissennata  colata  di  cemento,
  succede anche questo';

   tali  stime  vengono riportate in un altro numero,  il  10,  della
  rivista  Magma dove vi è un articolo dell'arch. Patti che  riguarda
  il PRG di Siracusa (PRG Gabrielli) e le linee guida stravolte dalla
  politica siracusana. Ad un certo punto dell'articolo si legge:  'Il
  Piano  regolatore redatto dal prof. Bruno Gabrielli, nominato dalla
  giunta  Fatuzzo,  era  unanimemente  riconosciuto  validissimo  per
  risolvere  le  criticità del tessuto urbanistico  di  Siracusa,  ma
  subisce degli stravolgimenti sostanziali sia nelle linee guida  sia
  nelle  disposizioni successive dettate dal consiglio comunale.   Le
  previsioni  dell'amministrazione Bufardeci prevedevano l'incremento
  di  40.000  abitanti nei 10 anni di attuazione del  Prg,  per  tale
  motivo il fabbisogno abitativo fu calcolato in 25 milioni di  metri
  quadri. Questa previsione era smentita dalle previsioni del Cresme,
  il  più  importante istituto di ricerca in ambito edilizio, la  cui
  previsione era di 12milioni di metri quadri, e da quanto  avvenuto:
  nessun  incremento di popolazione si è registrato a Siracusa  negli
  ultimi  10 anni. A cosa servivano tutti questi metri quadri, ripeto
  più del 50% del fabbisogno necessario, è facile intuirlo, gli oneri
  di  urbanizzazione  che il comune ipoteticamente avrebbe  incassato
  per  il  rilascio delle concessioni edilizie sarebbero serviti  per
  coprire la spesa corrente del comune, inoltre il territorio divenne
  merce  di scambio elettorale, quindi è facile affermare che chi  ha
  amministrato  Siracusa in quegli anni ha sbagliato  tutto,  non  ha
  rispettato   i  cittadini  e  ha  consentito  una  cementificazione
  selvaggia  del  territorio.  Quando il  Prg  è  stato  discusso  in
  consiglio   comunale   lo  strumento  fu  aggredito   con   logiche
  clientelari da parte dei consiglieri della maggioranza';

   in  questa  logica speculativa ed antieconomica si sta  andando  a
  costruire  in  aree  prossime, se non direttamente  sopra,  a  siti
  archeologici  importanti come le mura Dionigiane, le  catacombe  di
  Santa  Lucia, alcuni resti archeologici sulla balza di  Acradina  e
  altre aree dalla forte rilevanza storica;

   nel  n. 15 del citato 'MAGMA', alla pag. 20, sono pubblicate  foto
  che  attestano  un  primo già evidente cedimento strutturale  della
  prima  palazzina  quasi  ultimata.  Le  foto  mostrano  l'immediato
  intervento  riparatore fatto dalla ditta costruttrice;

   considerato che:

   un   esposto   consegnato  all'attenzione  della   Procura   della
  Repubblica  evidenzierebbe alcune irregolarità su delle costruzioni
  che  si  stanno erigendo nella prossimità delle catacombe di  Santa
  Lucia.  L'esposto  depositato  parte  da  un'iniziativa  di  alcuni
  cittadini del posto che non si sono tappati gli occhi e la bocca ma
  hanno avuto il coraggio di segnalare l'anomalia.

   Nell'esposto  si  legge  che: 'In Siracusa, all'interno  dell'area
  delimitata  da  via  Pordenone e via Napoli,  all'interno  di  aree
  sottoposte   a  vincolo  archeologico  e  paesaggistico,   tutelate
  dall'art.142  Decreto legislativo 22 gennaio 2004 n.  42,  sono  in
  corso interventi di movimento terra, misurazioni e tracciamento  di
  fondazioni di opere edilizie. In prossimità dei luoghi non è ancora
  stato  apposto alcun cartello dal quale sia possibile  appurare  il
  nome  della  ditta che sta realizzando gli interventi, né  la  loro
  natura, né tanto meno se siano stati regolarmente autorizzati dalle
  autorità competenti. Si fa presente che la scorsa primavera, in una
  parte  dell'area in questione, sono stati effettuati dei lavori  di
  scavo,  oggetto  di  probabile edificazione, subito  sospesi  dalla
  Soprintendenza   per  il  rinvenimento  di  reperti   archeologici,
  peraltro  visibili  ad  occhio nudo: riteniamo  che  tali  reperti,
  costituiti  prevalentemente  da mura,  possano  prolungarsi   anche
  nell'area  oggetto  dei  summenzionati  interventi  ed  esserne  di
  conseguenza danneggiati irreparabilmente.
     Il  terreno ha inoltre manifestato dei cedimenti per la presenza
  di  grotte  sottostanti, probabilmente collegate alle Catacombe  di
  Santa Lucia. Sempre in riferimento all'area in questione, era stato
  precedentemente  approntato da parte di un comitato  siracusano  un
  progetto di parco/giardino urbano realizzabile a basso costo.  Tale
  progetto  avrebbe  dato  l'opportunità al  quartiere  S.  Lucia  di
  riqualificare  l'area ed usufruire di un utile  polmone  verde  con
  servizi   relativi,   valorizzando  la  realtà   archeologica   del
  quartiere.
   Si  sottolinea  infine  che  nel  Piano  Paesistico  di  imminente
  applicazione  la  zona  in  oggetto appartiene  alla  categoria  S1
  (attrezzature  per  l'istruzione dell'obbligo).  Effettivamente  un
  luogo  simile  potrebbe essere utilizzato come  polmone  verde  con
  relativi  servizi,  parco giochi fruibile anche dai  ragazzi  degli
  Istituti scolastici limitrofi';

   sempre  sul n.9 della rivista Magma si legge: 'l'impresa Gecos  di
  Floridia  che  inizia  a costruire un palazzo  che  è  ormai  quasi
  ultimato,  e già accanto a esso ci sono le fondamenta di un  altro.
  Corri  a  vedere le carte e, sì, secondo il Prg in vigore  all'atto
  dell'acquisto,  l'area  era  classificata  come  S1,  che   sarebbe
  attrezzature per l'istruzione e, comunque, area attrezzata a verde.
  E'  il febbraio del 2012, più di un anno fa, quando il quartiere si
  attrezza   per   aggredire   l'abuso   con   raccolte   di   firme,
  segnalazioni al prefetto.
   Coinvolgendo, ovviamente, le istituzioni di palazzo Vermexio.  Era
  arrivato  persino un segnale chiaro: stop ai lavori perché  durante
  gli  scavi  era  stata trovata una tomba di epoca tarda.  Ma  anche
  resti  di  una strada antica. Che poi non era neppure  una  novità,
  perché  oggetti  simili  erano  stati  trovati  anche  nel  terreno
  adiacente  a quello in questione e un'altra impresa intenzionata  a
  costruire  aveva già dovuto sospendere tutto. Poi il libera  tutti»
  della soprintendenza';

   'Nel  conto vanno messe anche le ombre sulla concessione  edilizia
  data (con la messa in scena di
   commedie dell'equivoco) alla Ge.co.s che, tranquillamente,continua
  a   costruire.  Nel  conto  ci  sarebbe  un'altra  segnalazione  in
  prefettura  giacché  la  zona  è  a rischio  sismico  (nella  parte
  sottostante  al  terreno in questione ci sono le  grotte  di  Santa
  Lucia):  anche  in questo caso, finora inutili le sollecitazioni  a
  fornire qualche dettaglio';

   la  Ge.co.s Immobiliare s.r.l di Gaetano Sala con una nota diretta
  alla  Soprintendenza di Siracusa, depositata in data 20 marzo  2012
  prot. n. 4628, evince come la concessione edilizia, la n. 306/11, è
  stata rilasciata dal comune di Siracusa in data 27 ottobre 2011. In
  funzione  del  Codice  Urbani sui beni culturali  (D.Lgs.  24/2004)
  l'area  in esame è classificata come sito di interesse archeologico
  ex  art. 142, lettera m. Nella stessa nota, la Ge.co.s si oppone  a
  tale classificazione, ex art. 143, comma 1, lettera c;

   per sapere se non ritengano:

   di  verificare  se  gli interventi illustrati  in  premessa  siano
  conformi  alle leggi vigenti in materia urbanistica, di tutela  del
  patrimonio  culturale e alle prescrizioni in materia di tutela  dei
  beni  paesaggistici,  vincolati ai sensi e per  gli  effetti  delle
  leggi  n.  1497 e 1089 del 1939, oggi trasfuse nel D.lgs n.  42/04,
  Codice dei Beni culturali e Ambientali (Codice Urbani);

   in  caso di irregolarità degli interventi, svolti gli accertamenti
  ritenuti  necessari,  di  adottare i provvedimenti  necessari  alla
  tutela  dell'area, nonché di intervenire in ordine  alle  eventuali
  condotte  illecite  individuabili  nei  fatti  sopra  esposti;   di
  eseguire dei sondaggi e delle prove geologiche sul terreno in esame
  per  definire quale sia la consistenza dello stesso e se vi sia  la
  presenza  di  grotte  o  cavità  che  potrebbero  compromettere  la
  stabilità degli edifici in caso di sisma;

   una  relazione sulla cronistoria delle autorizzazioni date in aree
  importanti dal punto di vista storico e culturale, specificando  il
  perchè di alcune decisioni prese e poi rimesse in discussione dalla
  Soprintendenza e dal Comune di Siracusa». (1304)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «Facendo seguito all'interrogazione in  oggetto,  si
  trasmette la risposta richiesta.
   L'interrogazione fa riferimento ad alcuni articoli pubblicati  sui
  nn. 9, 10 e 15 della rivista MAGMA (anno 2013), relativi a presunte
  edificazioni  irregolari nell'area urbana di Siracusa compresa  tra
  Via Pordenone e Via Napoli.
   Verificati  gli  atti  in  possesso  dell'amministrazione,  si   è
  accertato   che  la  Ditta  Edilkabb  s.r.l.  ha  presentato   alla
  Soprintendenza  BB.CC.AA. di Siracusa, in data 03.02.2011,  istanza
  di  autorizzazione  per la realizzazione di  Un complesso  edilizio
  composto da una palazzina, sei ville a schiera e una villa  singola
  da erigersi in un lotto di terreno sito in Via Milano, parallela di
  Via Napoli (F. 46, plle 480, 65, 321, 453, 488, 487) .
   Il   progetto   non   interessa  un'area  sottoposta   a   formale
  provvedimento  di vincolo archeologico: purtuttavia ricade  in  una
  zona  (Cda  S. Giuliano) per la quale è nota la presenza di  ipogei
  ellenistici  e  necropoli  tardo-romane.  Pertanto,  la  U.O.  Beni
  Archeologici  ha  formalmente  richiesto  la  verifica   preventiva
  dell'interesse archeologico, eseguita dalla Ditta a proprie  spese,
  nell'area di sedime dei fabbricati in progetto.
   A   seguito   di  tali  verifiche,  condotte  da  uno  specialista
  archeologo,  è  stata accertata esclusivamente la presenza  di  una
  piccola  latomia  di superficie in prossimità dell'area  ovest  del
  lotto. La Ditta Edilkabb s.r.l. ha pertanto presentato una proposta
  di  variante che prevede la modifica della destinazione d'uso della
  zona  interessata dai rinvenimenti (da ZCV, zona di  concentrazione
  volumetrica,  a S3, zona di pertinenza), in modo da  consentire  la
  salvaguardia e fruizione di manufatti archeologici messi in luce.
   Atteso  che  la  nuova destinazione a S3 dell'area su  cui  ricade
  l'antica  latomia consente una sua conservazione e  musealizzazione
  in  loco, la Soprintendenza, con parere congiunto delle UU.OO. Beni
  archeologici  e  Beni paesaggistici, ha espresso parere  favorevole
  alla nuova distribuzione delle aree edificabili.
   Con  delibera n. 23 del 2012 il Consiglio Comunale di Siracusa  ha
  approvato  le   Modifiche  delle prescrizioni  indicative  del  sub
  comparto  d'intervento  a80b  di  Via  Napoli,  non  incidenti  sui
  contenuti prescrittivi della scheda norma .
   L'area  assentita  in  variante per la  traslazione  dell'edificio
  risulta essere già compromessa in misura radicale (abbassamento  di
  quota  in  alcuni  punti fico alla roccia) dalle  fondazioni  delle
  preesistenti   costruzioni,  riferibili  agli  anni   Cinquanta   -
  Sessanta,  non  completate, motivo per cui l'area è stata  a  lungo
  utilizzata  come  discarica  e  in  ogni  caso  qualunque  elemento
  archeologico originariamente presente è stato asportato  nel  corso
  dei lavori di quegli anni.
   Relativamente  alla  Ditta GECOS s.r.l., si è verificato  che,  in
  qualità  di titolare della C.E. n. 306/11 rilasciata dal Comune  di
  Siracusa, ai sensi dell'art. 4 delle NTA del vigente PRG,  ha  dato
  comunicazione  scritta a questo Ufficio dell'inizio lavori.  L'area
  oggetto di intervento, a nord della proprietà Edilkabb s.r.l.,  non
  è sottoposta a formale provvedimento di vincolo archeologico.
   A  seguito di sopralluogo, è stata accertata la presenza nell'area
  oggetto dei lavori del piano roccioso di una latomia di superficie,
  molto   eroso  e  mal  conservato  per  la  cattiva  qualità  della
  calcarenite,  costituente  lembo  terminale  della  vicina  latomia
  (ricadente sui terreni di proprietà della Ditta Edilkabb s.r.l.).
   La  Ditta,  sotto  la sorveglianza del personale della  U.O.  Beni
  archeologici,  ha proceduto alla pulitura del banco roccioso  e  al
  rilievo  di  dettaglio  dei  tagli della  latomia.  Riscontrata  la
  presenza di due blocchi, al fine della loro salvaguardia, la Ditta,
  su  richiesta  della  Soprintendenza,  ha  presentato  proposta  di
  variante al progetto dell'edificio sud.
   Alla variante, che ha comportato una lieve rotazione dell'edificio
  in progetto, la Soprintendenza ha espresso parere favorevole.
   La  Soprintendenza ha, in conclusione, evidenziato che  l'area  di
  che  trattasi,  compresa tra Via Napoli e  Via  Pordenone,  non  ha
  alcuna  relazione con le Catacombe di S. Lucia, poste  notevolmente
  più  a  sud, e che dalle indagini effettuate nessuna tomba di epoca
  tarda  insiste  sulla stessa area, come erroneamente riportato  nei
  succitati articoli di stampa.
   Va,  infine,  aggiunto  che  nel corso  dei  lavori  (seguiti,  si
  ribadisce,  dai  responsabili della Soprintendenza con  particolare
  attenzione,  dato il clima surriscaldato dall'attenzione  mediatica
  attivata  dalle  proteste dei residenti nelle  aree  immediatamente
  confinanti e a seguito delle segnalazioni stampa allarmistiche  già
  menzionate),   gli   atti  della  pratica,  compresa   di   verbali
  dell'attività dell'Ufficio, sono stati acquisiti dall'A.G., che  ha
  richiesto  l'audizione dei funzionari e ha concluso, non ravvisando
  alcun  elemento  di  irregolarità,  il  procedimento,  con  la  sua
  archiviazione.
   Con  l'auspicio di avere esaurientemente precisato il tema oggetto
  dell'interrogazione  rivolta,  si resta  a  disposizione  per  ogni
  chiarimento fosse ritenuto necessario.
   Con osservanza».

                                                         L'Assessore
                                                            Mariarita
  Sgarlata

   FIRETTO - LA ROCCA - D'AGOSTINO - ANSELMO - MICCICHE'- SORBELLO  -
  RAGUSA  - TURANO - DINA - VINCIULLO. - «Al Presidente della Regione
  e  all'Assessore  per  i  beni culturali  e  l'identità  siciliana,
  premesso che:

   risulta   che  l'Assessore  per  i  beni  culturali  e  l'identità
  siciliana  -  dopo lunga e riservata riflessione - ha provveduto  a
  nominare i vertici delle Sovrintendenze della Regione;

   tali   nomine  sono  state  adottate,  secondo  quanto  dichiarato
  dall'Assessore    Sgarlata    agli    organi    di    informazione,
  'compatibilmente con le qualifiche di dirigenti di seconda e  terza
  fascia'  ed  avendo  guardato  'finalmente  ai  curricula'  ed  'al
  merito';

   non  si  comprendono, e dovrebbero essere meglio  esplicitate,  le
  dichiarazioni rese dall'assessore e riportate dalla stampa relative
  alla  'scelta  dei  migliori'  e la resistenza  al  pressing  della
  politica;

   proprio   dai   titoli   e   dalle   professionalità   individuate
  dall'Assessore Sgarlata si rileva che la scelta si è  orientata  su
  archeologi,   architetti  ed  antropologi,  senza   uno   specifico
  principio  di  unitarietà delle professionalità che avrebbe  dovuto
  ispirare l'individuazione e la nomina;

   non  si  comprende  quindi, attesa tale difformità  delle  diverse
  professionalità incaricate, quali siano stati i criteri  che  hanno
  ispirato le scelte effettuate dall'Assessore;

   il   contratto  relativo  all'incarico  della  Sovrintendenza   di
  Siracusa sarebbe dovuto scadere nel 2014 ed è stato quindi rescisso
  anticipatamente per consentire la nomina del nuovo Sovrintendente;

   atteso  che  ben  altre  ragioni  rispetto  a  quelle  evidenziate
  dall'Assessore Sgarlata sembrerebbero avere ispirato l'attività  di
  nomina  dei  responsabili  delle Sovrintendenze,  e  per  le  quali
  l'Assessore  ha  espresso  il  suo  ringraziamento  al   Presidente
  Crocetta;

   per    sapere   quali   siano   stati,   indipendentemente   dalle
  dichiarazioni  dell'Assessore  Sgarlata,  i  criteri  che   abbiano
  ispirato le nomine dei Sovrintendenti e quali pressioni l'Assessore
  abbia  ricevuto e da chi nonché la ragione per cui si sia proceduto
  alla  nomina  del  nuovo  Sovrintendente di  Siracusa,  rescindendo
  anticipatamente il precedente contratto». (1463)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «Facendo seguito all'interrogazione in  oggetto,  si
  trasmette la risposta richiesta.
   In   merito  ai  criteri  di  nomina  dei  Soprintendenti,  questa
  Amministrazione ha operato sulla base dei criteri generali  per  il
  conferimento degli incarichi dirigenziali di cui al D.D.G. n.  1512
  del 9.07.2010 e successive modifiche e integrazioni, procedendo  ad
  una  valutazione  comparata dei curricula  allegati  alle  suddette
  istanze,  al  fine  di  verificare che le attitudini,  le  capacità
  professionali,  le  precedenti esperienze  dirigenziali,  i  titoli
  posseduti  risultassero  congrui  rispetto  alle  competenze  e  ai
  programmi propri del Servizio da attribuire.
   Ai  fini  della  valutazione  delle attitudini  e  delle  capacità
  professionali, sono state privilegiate le esperienze  maturate  nel
  tempo  in  incarichi  di direzione svolti presso  l'Amministrazione
  regionale dei beni culturali, tenendo altresì conto della fascia di
  appartenenza;  inoltre, tra i dirigenti in tal  senso  individuati,
  sono  stati considerati i risultati conseguiti con riferimento agli
  obiettivi   prefissati  e  alle  relative  valutazioni   conseguite
  nell'ultimo  triennio;  in  via immediatamente  successiva,  tra  i
  dirigenti  individuati in forza dei criteri di cui ai  punti  sopra
  esposti,  è  stata  valutata l'attinenza tra il  titolo  di  studio
  posseduto   e   l'eventuale  specializzazione,  e   l'incarico   da
  ricoprire.
   Sul  secondo quesito, premesso che con il DDG 2372 del  26  agosto
  2013,  così come modificato dal DDG 2890 del 27 settembre 2013,  in
  attuazione del D.P. Reg. 7 agosto 2013, n. 237 in esecuzione  della
  Deliberazione della Giunta regionale n. 260 del 17 luglio  2013,  è
  stato definito il nuovo assetto organizzativo del Dipartimento  dei
  Beni Culturali e dell'Identità siciliana.
   Le  fasi  successive  hanno sinteticamente riguardato  il  formale
  avvio  del  procedimento di revoca degli incarichi di  preposizione
  dirigenziale  precedentemente conferiti ai  Soprintendenti  di  cui
  all'interrogazione in oggetto, ovvero al Soprintendente per i  Beni
  Culturali  di Caltanissetta, al Soprintendente per i Beni Culturali
  di  Siracusa, al Soprintendente per i Beni Culturali di  Trapani  e
  al  Soprintendente per i Beni Culturali del Mare, in  conformità  a
  quanto  disposto  dall'art. 41, comma 1,  lett.  A)  del  CCRL  del
  personale con qualifica dirigenziale della Regione, sussistendo  le
  motivate ragioni organizzative e gestionali ivi previste.
   I  provvedimenti  di revoca, preceduti dalla notifica  ai  diretti
  interessati  dell'avvio del procedimento, sono stati  adottati  nel
  pieno  rispetto del CCRL dell'area della dirigenza vigente. Infatti
  il  riassetto organizzativo del Dipartimento dei Beni  Culturali  e
  dell'Identità  siciliana, di cui al DDG 2372/2013  ha  determinato,
  oltre  ad  una  riorganizzazione interna, una modifica  sostanziale
  delle   competenze  di  varie  strutture  intermedie  dello  stesso
  dipartimento, tra le quali le quattro Soprintendenze sopra citate.
   Sussistono pertanto le motivate ragioni organizzative e gestionali
  che  hanno  comportato la revoca degli incarichi  in  conformità  a
  quanto previsto dalla sopracitata norma del CCRL della dirigenza.
   Con  l'auspicio di avere esaurientemente precisato il tema oggetto
  dell'interrogazione  rivolta,  si resta  a  disposizione  per  ogni
  chiarimento fosse ritenuto necessario.
   Con osservanza».

                                       L'Assessore
                                                            Mariarita
  Sgarlata

   POGLIESE - CASCIO F. - VINCIULLO - ASSENZA -MILAZZO G. - ALONGI. -
  «Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali e
  l'identità siciliana, premesso che:

   il D.P.R. n. 246 del 1985, (articoli 2 e 11), stabilisce che tutti
  gli  immobili  ex  sedi della GIL (Gioventù del  Littorio)  vengano
  trasferiti  alle Regioni che, a loro volta, devono destinarli  agli
  Enti Regionali per il diritto allo studio universitario (ERSU);

   nel  comune di Catania, in via del Plebiscito n. 782,  è  sito  un
  vasto  immobile  di  rilevante valore storico e  architettonico  di
  proprietà della Regione siciliana che, per circa 20 anni,  è  stato
  illegittimamente  e  abusivamente  occupato  dal   centro   sociale
  Experia;

   l'immobile,  già  sede  dell'ente  della  Gioventù  Italiana   del
  Littorio,  è stato trasferito in proprietà della Regione  in  forza
  degli artt. 2 e 11 del richiamato DPR 246/85;

   il 30 ottobre 2009, le forze dell'ordine, dopo infinite polemiche,
  sgomberarono i locali occupati dal centro sociale Experia;

   i suddetti locali versano in condizioni fatiscenti;

   già  nel  2009,  la Soprintendenza dei beni culturali  di  Catania
  stabilì  che  la  riqualificazione dei locali sarebbe  avvenuta  in
  maniera  tempestiva, fissando la data di consegna  dei  lavori  non
  oltre la fine del 2010, per una spesa complessiva di 500 mila euro;

   per  sapere  quali  iniziative il Governo  della  Regione  intenda
  adottare  per accelerare i tempi di riqualificazione dell'immobile,
  affinché  l'ERSU  di Catania possa finalmente entrare  in  possesso
  dell'immobile come previsto dal D.P.R n.246 del 1985  e  destinarlo
  così agli studenti universitari dell'ateneo di Catania». (1466)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «Facendo seguito all'interrogazione in  oggetto,  si
  trasmette la risposta richiesta.
   Dagli  atti fornitici dalla Soprintendenza di Catania si riscontra
  quanto segue:
   la   stessa,  nel  mese  di  novembre  2009,  ha  costituito   con
  professionalità  interne  un gruppo di progettazione  (incarico  in
  data  11.11.2009, prot. n. 3361) per la redazione del  progetto  di
   Rifunzionalizzazione dei locali dell'ex GIL (già teatro  educativo
  della Casa del Balilla).
   In  data  16 aprile 2010, prot. 909 è stato trasmesso il  progetto
  definitivo  al  Dipartimento  Regionale  BB.CC.  e  I.S.,  con   la
  richiesta di accesso ai finanziamenti PO FESR 2007-2013.
   In  data 24.05.2011 con D.D.G. 785 è stato inserito fra i progetti
  ammessi  a  finanziamento per un importo pari ad    3.035.000,00  e
  successivamente, in data 20.03.2013, con D.D.G 618, (registr.  alla
  Corte  dei  Conti  il  15.05.2013) è stato  emesso  il  decreto  di
  approvazione finale per il medesimo importo.
   Pubblicato  il  bando nella Gazzetta n. 12 in data 09.08.2013,  il
  successivo 14.10.2013 si è insediata la commissione di gara  presso
  U.R.E.G.A.,  che  ha  aggiudicato  (aggiudicazione  provvisoria)  i
  lavori al Cons. Ciro Menotti, con sede a Ravenna.
   Nella  considerazione che l'impresa aggiudicataria, oltre ai tempi
  necessari previsti per l'aggiudicazione definitiva e sottoscrizione
  del  contratto, ha tra i suoi oneri la predisposizione del progetto
  esecutivo,   si  presume  che  i  lavori  potranno  ragionevolmente
  iniziare non prima di aprile/maggio 2014.
   Con  l'auspicio di avere esaurientemente precisato il tema oggetto
  dell'interrogazione  rivolta,  si resta  a  disposizione  per  ogni
  chiarimento fosse ritenuto necessario.
   Con osservanza».

   L'Assessore
                                                            Mariarita
  Sgarlata

   LO  SCIUTO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  i
  beni culturali e l'identità siciliana, premesso che:

   con  decreto  dell'Assessore regionale  per  i  beni  culturali  e
  l'identità siciliana, del 19.04.2013, n.994, pubblicato sulla  GURS
  il   12.07.2013,  è  stato  costituito  il  parco  archeologico  di
  Selinunte in attuazione della l.r. 20/2000;

   ai  sensi dell'art. 23 della citata l. r. 20/2000, entro 60 giorni
  della  costituzione  del Parco, l'Assessore regionale  per  i  beni
  culturali  deve  nominare il comitato tecnico scientifico  composto
  dal  sovrintendente per i beni culturali ed ambientali con funzione
  di  presidente, dai sindaci dei comuni interessati,  dagli  esperti
  nominati  dall'Assessore e da un esperto designato dai sindaci  dei
  comuni interessati;

   la   gestione   autonoma  del  parco  archeologico  di   Selinunte
  rappresenta  un volano per il rilancio socio-economico e  culturale
  del territorio selinuntino;

   per sapere:

   quali  siano  le  motivazioni per le quali ancora dopo  circa  100
  giorni,  non  sia stato costituito il comitato tecnico  scientifico
  del Parco archeologico di Selinunte;

   se  tale ritardo sia da imputare a negligenza amministrativa degli
  uffici   preposti   se  non  ritengano  di  attivare   i   percorsi
  amministrativi per la costituzione del comitato tecnico scientifico
  come previsto dall'art. 23 della citata l.r.. 20/2000». (1475)

        (L'interrogante richiede risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «Con riferimento all'interrogazione in  oggetto,  si
  comunica   che   questo  Assessorato  ha  già   completato   l'iter
  amministrativo propedeutico alla costituzione del Comitato tecnico-
  scientifico  del Parco archeologico di Selinunte e  Cave  di  Cusa,
  come  previsto dall'art. 21 della L.R. n.20/2000 che individua  gli
  organi del Parco archeologico.
   Con  D.A.  n.  118  del 23/01/2014, la Scrivente ha  decretato  la
  costituzione del Comitato tecnico-scientifico composto come segue:
   Presidente:
   Arch.  Paola  Misuraca,  Soprintendente pro  tempore  per  i  Beni
  Culturali e Ambientali di Trapani;
   Componenti:
   Avv.  Felice  J. Errante, nella qualità di Sindaco del  Comune  di
  Castelvetrano-Selinunte;
   Dott.ssa    Esther   Mammano,   nella   qualità   di   Commissario
  straordinario del Comune di Campobello di Mazara;
   Prof. Maurizio Carta, ordinario di Urbanistica presso l'Università
  degli Studi di Palermo;
   Arch.   Giuseppe  Salluzzo,  presidente  del  Circolo  Legambiente
  Crimiso  e  direttore  dell'Associazione Rete  Museale  e  Naturale
  belicina;
   Dott.  Nicolò  Miceli,  individuato dal Comune  di  Castelvetrano-
  Selinunte  di concerto con la Commissione straordinaria del  Comune
  di   Campobello   di  Mazara,  presidente  del   Club   UNESCO   di
  Castelvetrano-Selinunte.
   Auspicando   di   essere  stata  sufficientemente  esaustiva,   la
  Scrivente   resta  a  disposizione  per  ogni  eventuale  ulteriore
  chiarimento».

   L'Assessore

   Mariarita Sgarlata

   PALMERI  - CANCELLERI - CAPPELLO - TANCREDI - CIACCIO - CIANCIO  -
  ZAFARANA - FERRERI - MANGIACAVALLO - SIRAGUSA - TRIZZINO -  FOTI  -
  LA ROCCA - ZITO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per
  i beni culturali e l'identità siciliana, premesso che:

   l'antica  colonia greca di Selinunte in Sicilia è una  delle  zone
  archeologiche  tra  le più importanti d'Europa, per  estensione  ed
  imponenza;

   la  città  di Selinunte ha avuto un ruolo di grande rilievo  nella
  storia  dell'antica  Grecia,  infatti,  secondo  Deodoro,  i  primi
  abitanti  di  Selinunte furono i Fenici, scacciati i  quali  vi  si
  stanziarono  i  Megaresi,  che  costruirono  altari  arcaici,   poi
  distrutti nell'epoca di costruzione dei Templi;

   la  stessa Selinunte, provando a fare un paragone con il  concetto
  odierno di città, può essere considerata come una tra le più grandi
  metropoli dell'universo ellenico;

   la  città  di  Selinunte infatti controllava il  vasto  territorio
  della  Valle del Belice, territorio che ricomprendeva anche Mazara,
  Sciacca  ed  Eraclea  Minoa, Castelvetrano,  Campobello,  Partanna,
  S.Margherita e Sambuca per un'estensione di circa 2100 Km quadrati,
  proporzioni  non  molto diverse da quelle che ricadevano  sotto  il
  controllo di Sparta e Atene in quel tempo;

   Selinunte si contraddistingueva per una florida agricoltura e  per
  la  grande  produzione di grano, circostanze che hanno  sicuramente
  facilitato  la  sua notevole espansione, e che ci è  oggi  visibile
  grazie   a   quelle  formidabili  costruzioni  templari  che   sono
  testimonianza di quel periodo di splendore fino ai giorni nostri;

   considerato che:

   Selinunte rappresenta una delle più interessanti città marittime e
  di frontiera, aperta agli influssi punici, elimi e sicani;

   il  suo  assetto  urbanistico,  realizzato  tra  409  e  250  a.C.
  perfettamente  conservato,  con  la  cinta  muraria  dello   stesso
  periodo,  integra, alcuni tra i templi più significativi del  mondo
  greco per dimensioni (tempio G dedicato a Giove) e purezza di forme
  (tempio E dedicato ad Era), per numero di templi, per continuità di
  testimonianze scultoree (le metope di Selinunte) e per  vastità  ed
  eterogeneità di necropoli;

   Selinunte rappresentata una delle più interessanti città marittime
  e  di  frontiera,  che storicamente è stata aperta a  numerosissimi
  influssi culturali;

   Selinunte  costituisce  uno dei centri di maggiore  interesse  per
  studiosi,    archeologi   e   visitatori,   fornendo   nel    campo
  dell'urbanistica,   dell'architettura  militare   templare,   della
  scultura  e  dell'arte  funeraria una  testimonianza  ed  un  ruolo
  insostituibile nella storia e nell'archeologia del mondo antico;

   rilevato che:

   dagli organi di stampa si è recentemente appreso che è entrato  in
  vigore  l'orario  invernale ed i cancelli del Parco  di  Selinunte,
  proprio  durante  la  domenica pomeriggio che è  il  momento  della
  settimana  in  cui sarebbe più facilmente fruibile dai  visitatori,
  rimangono chiusi;

   ciò  ha  generato  vibranti proteste da parte delle  centinaia  di
  turisti che avevano percorso svariati chilometri per raggiungere la
  nota località del trapanese e sono rimasti davanti ai cancelli;

   peraltro,  la  serrata  pomeridiana  non  era  prevista  sul  sito
  istituzionale  del  Parco, per cui numerosi  tour-operator  avevano
  organizzato la visita al Parco archeologico del tutto ignari  della
  spiacevole sorpresa che si sarebbero trovati davanti;

   la  giustificazione del responsabile di turno è stata quella della
  razionalizzazione  dei turni di lavoro fuori dal  periodo  di  alta
  stagione al fine di contenere le spese in tempi di spending review:
  insomma con pochi fondi, sarebbe difficile riuscire a tenere aperto
  il  Parco, ed il motivo sarebbe riconducibile ai continui tagli del
  Governo Crocetta;

   per   sapere  se  non  intendano  intraprendere  azioni  concrete,
  affinché  venga  garantita la fruibilità del Parco archeologico  di
  Selinunte nei giorni festivi, che a rigor di logica sono quelli  in
  cui vi è un maggior numero di visitatori». (1488)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «Facendo seguito all'interrogazione in  oggetto,  si
  trasmette la risposta richiesta.
   Come  si  rileva  dalla documentazione agli atti,  dall'anno  2012
  l'orario  di  fruizione invernale dell'area in oggetto  prevede  la
  chiusura  pomeridiana nei giorni festivi, in  concomitanza  con  il
  ripristino  e  per l'intera durata dell'entrata in vigore  dell'ora
  solare,  criterio che ha consentito di distribuire meglio nei  mesi
  di  massimo  flusso turistico e coincidenti con il periodo  di  più
  lunga  illuminazione naturale quotidiana (condizione indispensabile
  per   la   visita   di  siti  all'aperto  privi  di   illuminazione
  artificiale)  la quota annuale contrattuale prevista  per  i  turni
  festivi.
   Con  una  accurata e parsimoniosa gestione dei turni di  servizio,
  limitando le unità utilizzate, si è arrivati a garantire, fino alla
  metà  del  mese  di ottobre, la possibilità di fruizione  dei  siti
  anche  nei  festivi,  assicurandone la  apertura,  anche  in  forma
  volontaria,  al fine di non compromettere la fruizione al  pubblico
  con conseguente danno all'erario.
   Raggiunta la soglia di 1/3 delle giornate festive (art. 37,  comma
  D  del  vigente CCRL), si è adottato il provvedimento  di  chiusura
  pomeridiana   invernale   nei   giorni   festivi,   dandone   ampia
  comunicazione  attraverso avvisi affissi alle  biglietterie,  sulla
  pagina  Facebook  del  Parco  e  la  pubblicazione  sul  sito   del
  dipartimento.
   Si  è  ricorsi  a  tale  misura  ritenendo  che  contemperasse  la
  necessità di mantenere l'area archeologica aperta in orario diurno,
  in  modo  da  rispondere alla domanda turistica  persistente  anche
  nella  stagione  invernale  (che in ogni  caso,  dalle  rilevazioni
  statistiche,  non  risulta, come viene erroneamente  affermato,  il
  momento della settimana in cui la fruizione sarebbe maggiore) e  di
  non  incorrere in danno all'erario, con l'esigenza di contenere  le
  spese relative alle turnazioni festive.
   Atteso  ciò, come ampiamente riportato dagli organi di stampa,  si
  stanno  avviando  una serie di provvedimenti che  permetteranno  di
  ampliare la fruizione in tutti i siti regionali: si sta provvedendo
  ad  una più razionale distribuzione del personale di custodia,  per
  il  quale, inoltre, con una trattativa sindacale che è in corso, si
  potrà arrivare ad una deroga dal limite posto dal CCLR, fino al 50%
  delle giornate festive.
   Inoltre,  con  una  serie  di accordi e  convenzioni  che  si  sta
  provvedendo a stipulare con associazioni (Archeoclub, Siciliantica,
  FAI,  Federanziani ed altre), si darà un indirizzo  unico  su  base
  regionale ad iniziative, che in sinergia pure con Comuni e Proloco,
  consentiranno di potenziare la gestione dei siti minori.
   Quanto  sopra  esposto si ritiene pertanto che  possa  portare  al
  raggiungimento dell'obiettivo di una più ampia fruizione dei  siti,
  e  tra  questi il Parco archeologico di Selinunte e delle  Cave  di
  Cusa,  pur  con il contenimento della spesa imposto dalla  spending
  review.
   Con  l'auspicio di avere esaurientemente precisato il tema oggetto
  dell'interrogazione  rivolta,  si resta  a  disposizione  per  ogni
  chiarimento fosse ritenuto necessario.
   Con osservanza».

                                        L'Assessore
                                                    Mariarita
                                                  Sgarlata

        ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO  DELLA SEDUTA

   DISEGNO  DI  LEGGE NN. 642-31-132-133-149-153-164-165-183-219-226-
  268-474-542-543-546-613-638-662/A   -    ISTITUZIONE   DEI   LIBERI
  CONSORZI COMUNALI E DELLE CITTà METROPOLITANE.

     Emendamenti ai sensi dell'art. 117 R.I.

   Emendamento 117.1

   1) Prima dell'art. 1 inserire  Capo I - Liberi Consorzi

   2) All'articolo 1 sono apportate le seguenti modifiche:

   a)  al  comma 1, sostituire le parole,  nove liberi consorzi che,
  con     nove liberi Consorzi comunali, di seguito liberi  Consorzi,
  che, ;  sostituire la parola  assumendo  con:  le quali  assumono ;
  sopprimere le parole  I liberi consorzi hanno personalità giuridica
  di diritto pubblico.

   b)  al comma 6, primo periodo, dopo le parole  province regionali
  aggiungere    mantenendo  la  titolarità  dei   relativi   rapporti
  giuridici. .

   Emendamento 117.2

   All'art.2:

   a)   sostituire  la  rubrica  con  la  seguente:   Norme  per   la
  costituzione e l'adesione a liberi consorzi

   b)   al   comma   1   sopprimere   da  sottoporre   a   referendum
  confermativo ;

   c)   al  comma  3  (ex  comma  2)  sopprimere   L'efficacia  della
  deliberazione  è subordinata all'esito favorevole di un  referendum
  confermativo, cui parteciperanno i cittadini iscritti  nelle  liste
  elettorali di quel Comune, che dovrà avvenire entro sessanta giorni
  dalla delibera. ;

   d)  aggiungere  il  seguente  comma:   3  bis.  L'efficacia  della
  deliberazione di cui al comma 1 e quella della deliberazione di cui
  al  comma  3  è  subordinata all'esito favorevole di un  referendum
  confermativo,  da  svolgersi entro sessanta giorni  dalla  data  di
  approvazione  della  delibera secondo  le  modalità  stabilite  nei
  rispettivi  statuti  comunali,  al  quale  possono  partecipare   i
  cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune. .

   e)  al  comma  4  sostituire le parole  al presente articolo   con
   alla presente legge ;

   f)  al comma 6 sostituire le parole  adesione di comuni alle   con
   adesione o distacco di comuni dalle ;

   g)  al  comma  2 bis introdotto con l'emd 2 Gov. R 25  premettere:
   Nel  caso  di  costituzione  di  ulteriori  liberi  consorzi,    e
  sostituire le parole  di ciascun  con  del .
   Emendamento 117.3

   All'articolo 3, comma 4, dopo le parole  sono a carico dei  comuni
  di  appartenenza.  sono aggiunte le seguenti:  secondo le  modalità
  previste dalla legge di cui al comma 5 dell'articolo 2 .

   Emendamento 117.4

   All'art. 5, comma 9 apportare le seguenti modifiche:

   a) sostituire  entro trenta giorni  con  entro sessanta giorni ;

   b)   sostituire    le  relative  funzioni  sono   esercitate   dal
  Vicepresidente.   con  le relative funzioni sono esercitate  da  un
  Commissario  nominato  dall'Assessore regionale  per  le  autonomie
  locali e la funzione pubblica. .

   Emendamento 117.5

   All'art.  6, comma 2, sostituire le parole  nel libero  consorzio
  con  nella giunta del libero consorzio .

   Emendamento 117.6

  1)   Prima   dell'  articolo  7  premettere:   Capo  II   -   Città
    metropolitane
  2) All'art. 7 sono apportate le seguenti modifiche:
   a)  il  comma 1 è così sostituito:  1. Il presente Capo disciplina
  la  costituzione  delle Città metropolitane di Palermo,  Catania  e
  Messina.

   b)  al comma 2 dopo le parole  presente legge,  inserire  ai  fini
  del procedimento di cui all'articolo 9, ; sostituire le parole  con
  quello  delle  aree  metropolitane  individuate  con  decreto   del
  Presidente  della  Regione  del 10 agosto  1995  e  dei  rispettivi
  comuni.   con  le seguenti:  con quello dei comuni  compresi  nelle
  rispettive   aree   metropolitane  individuate  dai   decreti   del
  Presidente  della Regione del 10 agosto 1995 pubblicati nella  GURS
  n. 54 del 21 ottobre 1995. .

   Emendamento 117.7

   All'articolo 8, comma 2, sopprimere le parole  Nel caso in cui  la
  Città  metropolitana  coincida con il  comune  di  riferimento,  il
  sindaco,  il consiglio comunale e la giunta comunale mantengono  la
  denominazione  di sindaco metropolitano, consiglio metropolitano  e
  giunta  metropolitana e continuano ad esercitare le  funzioni  loro
  attribuite.

   Emendamento 117.8

   All'art. 9 sono apportate le seguenti modifiche:

   a)  la rubrica è sostituita dalla seguente:  Norme per il distacco
  e l'adesione alle Città metropolitane ;

   b)  al  comma  2, sostituire le parole  al presente articolo   con
   alla presente legge

   c)  al  comma  3,  come  sostituito dall'emd  9.8  seconda  parte,
  sostituire   le   parole    prevedendo   le   eventuali   modifiche
  territoriali  conseguenti all'adesione  dei  comuni  ai  sensi  del
  presente   articolo.    con   prevedendo  le  eventuali   modifiche
  territoriali conseguenti all'applicazione delle disposizioni  della
  presente legge. .

   Emendamento 117.9

   Prima  dell'articolo  12  inserire  :   Capo  III  -  Disposizioni
  transitorie e finali

   All'emd  A.gov.R  è aggiunta la seguente rubrica:   Promozione  di
  accordi  con lo Stato, la Regione Calabria e la Città metropolitana
  di Reggio Calabria.

     Emendamento aggiuntivo

   Emendamento A.20

   Aggiungere il seguente articolo:

           Condizioni per il distacco dal libero consorzio o
                       dalla città metropolitana

         1.  Non  è  ammessa  la  costituzione  di  un  libero
     consorzio   ai   sensi  del  comma  1  dell'articolo   2,
     l'adesione  di  un  comune ad altro libero  consorzio  ai
     sensi   del  comma  3  del  predetto  articolo  2  ovvero
     l'adesione di un comune alla città metropolitana ai sensi
     dell'articolo  9, qualora, per effetto del distacco,  nel
     libero  consorzio  di provenienza la popolazione  risulti
     inferiore  a  150.000 abitanti ovvero  si  interrompa  la
     continuità territoriale tra i comuni che ne fanno  parte.
     Al  fine di assicurare il rispetto delle disposizioni  di
     cui  al presente comma, si tiene conto dell'ordine  delle
     delibere quale risultante dall'elenco di cui al  comma  4
     dell'articolo 2, formato secondo il criterio cronologico.

         2. Non è ammesso il distacco di un comune dalle città
     metropolitane  di  Palermo, Catania e Messina,  ai  sensi
     dell'articolo 9, qualora, per effetto del distacco, nelle
     predette  città metropolitane si interrompa la continuità
     territoriale o venga meno la dimensione sovracomunale. Al
     fine di assicurare il rispetto delle disposizioni di  cui
     al  presente  comma,  si  tiene conto  dell'ordine  delle
     delibere quale risultante dall'elenco di cui al  comma  2
     dell'articolo 9, formato secondo il criterio cronologico.