Presidenza del vicepresidente Venturino
LO GIUDICE, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli:
- Alloro, Panarello, D'Agostino, Federico, Tamajo, Picciolo e
Grasso per oggi;
- Arancio per oggi e domani.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore per le Attività produttive
N. 1593 - Interventi urgenti in merito alla profonda crisi che
investe l'artigianato siciliano.
Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Falcone Marco (Con nota prot. n.
3014 del 21 maggio 2014, l'Assessore per la Famiglia ha eccepito
la propria incompetenza).
N. 1679 - Chiarimenti circa l'insufficiente stanziamento di fondi
per la riqualificazione del centro sociale e servizi consultivi
del nucleo industriale M. di Lentini - Centro fieristico e borsa
merci - nell'ambito delle risorse del P.O. F.E.S.R. 2007/2013 -
Obiettivo operativo 5.1.2.
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 1870 - Notizie relative all'introduzione di una
regolamentazione delle principali attività produttive in Sicilia
al fine di arginare il fenomeno dell'abusivismo.
Firmatario: Figuccia Vincenzo
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Onorevoli colleghi, essendo in corso la Commissione per la
verifica dei poteri, sospendo la seduta avvertendo che riprenderà
alle ore 18.00.
(La seduta, sospesa alle re 16.12, è ripresa alle ore 18.08)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle
dimissioni dell'onorevole Salvatore Pogliese
dalla carica di deputato regionale
PRESIDENTE. Si passa al I punto all'ordine del giorno:
«Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle
dimissioni dell'onorevole Salvatore Pogliese dalla carica di
deputato regionale».
Comunico che, ai fini dell'attribuzione del seggio resosi
vacante a seguito delle dimissioni dell'onorevole
Pogliese dalla carica di deputato regionale,
proclamato eletto nel collegio circoscrizionale di Catania (per la
lista avente la denominazione Il Popolo della libertà - Musumeci
Presidente ), la Commissione per la verifica dei poteri, ai sensi
del combinato disposto dell'art. 4, parte seconda, dello Statuto
della Regione e della sezione IV del Capo V del Titolo II del
Regolamento interno dell'Assemblea, nella riunione tenutasi il 2
luglio 2014, dopo aver proceduto ai necessari accertamenti, ha
deliberato, all'unanimità, ai sensi dell'articolo 60 della legge
regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive modifiche ed
integrazioni (legge elettorale siciliana), di attribuire il seggio
lasciato vacante dall'onorevole Pogliese al candidato Alfio
Papale, che, primo dei non eletti della medesima lista provinciale
e nel medesimo collegio elettorale in cui era stato eletto
l'onorevole Pogliese, segue immediatamente - con voti 7.202 -
l'ultimo dei proclamati eletti, onorevole Falcone.
Non sorgendo osservazioni, l'Assemblea prende atto delle
conclusioni della Commissione per la verifica dei poteri.
Proclamo, quindi, eletto deputato dell'Assemblea regionale
siciliana il candidato Alfio Papale, salva la sussistenza di
motivi di ineleggibilità o di incompatibilità preesistenti e non
conosciuti fino a questo momento.
Avverto che da oggi decorre il termine di 20 giorni per la
presentazione di eventuali proteste o reclami, ai sensi
dell'articolo 61, comma 3, della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29 e successive modificazioni.
Presidenza del vicepresidente Venturino
(L'onorevole Alfio Papale entra in Aula)
PRESIDENTE. Poiché l'onorevole Papale è presente in Aula, lo
invito a prestare il giuramento di rito.
Do lettura della formula del giuramento prevista dall'articolo 6
delle Norme di attuazione' dello Statuto siciliano:
«Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana ed al suo Capo,
di osservare lealmente le leggi dello Stato e della Regione e di
esercitare con coscienza le funzioni inerenti al mio ufficio al
solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione
siciliana».
(L'onorevole Papale pronuncia a voce alta le parole: Lo giuro )
PRESIDENTE. Dichiaro immesso l'onorevole Alfio Papale nelle
funzioni di deputato all'Assemblea regionale siciliana.
(Applausi)
PRESIDENTE. Comunico che martedì 8 luglio 2014 sarà convocata la
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, successivamente
vi comunicherò anche l'orario.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Trizzino ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
alimentari'
Presidenza del vicepresidente Venturino
Seguito della discussione generale del disegno di legge
Osservatorio equità
e giustizia nelle filiere agricole e alimentari . (n. 348/A)
Onorevoli colleghi, si procede col seguito della discussione
generale del disegno di legge posto al n. 1) del III punto
all'ordine del giorno: Osservatorio equità e giustizia nelle
filiere agricole e alimentari (n. 348/A).
Invito, pertanto, i componenti la III Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Ricordo che ieri si è votato il passaggio agli articoli e si è
chiusa la discussione generale.
Il termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto alle
ore 12.00 di oggi.
Si passa all'art. 1. Ne do lettura:
«Art. 1.
Istituzione dell'Osservatorio equità e giustizia
nelle filiere agricole e alimentari
1. E' istituito, presso l'Assessorato regionale delle risorse
agricole e alimentari, l'Osservatorio equità e giustizia nelle
filiere agricole e alimentari, presieduto dall'Assessore regionale
per le risorse agricole e alimentari e composto da:
a) il dirigente generale del dipartimento regionale degli
interventi strutturali in agricoltura;
b) un dirigente in servizio presso il dipartimento regionale degli
interventi strutturali in agricoltura, designato dal dirigente
generale del medesimo dipartimento, che espleta le funzioni di
segretario;
c) un esperto designato dall'Assessore regionale per le risorse
agricole e alimentari;
d) un rappresentante della Federazione degli ordini dei dottori
agronomi e dottori forestali della Regione siciliana;
e) un rappresentante per ciascuna organizzazione professionale
degli agricoltori maggiormente rappresentativa a livello regionale.
2. L'Osservatorio equità e giustizia nelle filiere agricole e
alimentari svolge i seguenti compiti:
a) vigilare sul rispetto degli accordi di filiera di cui
all'articolo 82 della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11;
b) individuare le prassi commerciali scorrette con particolare
riferimento ai ritardi nei pagamenti e all'imposizione della forza
contrattuale sotto la minaccia della cancellazione dalla lista dei
fornitori;
c) individuare l'illegalità dei sistemi di transazione delle
produzioni agricole;
d) individuare l'uso improprio a fini pubblicitari dell'immagine e
dei valori dell'agricoltura siciliana;
e) individuare le azioni di agro-pirateria e contraffazione dei
prodotti derivanti dalle risorse genetiche Born in Sicily di cui
alla delibera legislativa approvata dall'Assemblea regionale
siciliana nella seduta n. 91 del 6 novembre 2013 in danno dei
produttori agricoli e dei consumatori;
f) istituire uno sportello telematico sul sito web
dell'Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari per
le segnalazioni di azioni illecite e improprie perpetrate ai danni
degli agricoltori e delle risorse genetiche Born in Sicily di cui
alla delibera legislativa approvata dall'Assemblea regionale
siciliana nella seduta n. 91 del 6 novembre 2013.
3. Le eventuali irregolarità individuate dall'Osservatorio sono
comunicate, mediante apposita informativa, agli organi preposti in
materia di tutela della qualità dei prodotti agricoli e di
contrasto al fenomeno dell'agro-pirateria e della contraffazione
agro-alimentare.»
Comunico che all'art. 1 sono stati presentati gli emendamenti
1.2, 1.1, che sono in distribuzione.
IOPPOLO. Chiedo di parlare sull'emendamento 1.2 per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del
Governo, ho chiesto di intervenire per illustrare l'emendamento
sottoscritto dal Gruppo Lista Musumeci e che mi vede primo
firmatario anche se, probabilmente, l'emendamento nella sua
chiarezza si espone da sé.
Nella previsione del disegno di legge licenziato dalla
Commissione ed, in particolare, al comma 2 dell'articolo 1, non
vedo menzionata, tra le attività di verificazione e di controllo
quella relativa alla gestione dei mercati all'ingrosso dei prodotti
dell'ortofrutta che, come certamente saprà l'illustre
rappresentante del Governo, sono luoghi nei quali è assolutamente
necessario, ritengo indispensabile, esercitare, invece - visto
che la normativa che l'Assemblea si accinge ad approvare lo può
consentire - un'attività di controllo e di vigilanza.
Tutti noi sappiamo come gli ambienti frequentati dai mercati
ortofrutticoli, oltre ad essere segnati e connotati da tanta gente
per bene, da tanti produttori, agricoltori, può anche - e talvolta
è accaduto e accade - prestarsi all'inquinamento, all'insediamento
di personaggi e addirittura di organizzazioni che del malcostume o
del malaffare ne fanno una regola.
Non è assolutamente da escludere che all'interno della gestione
dei mercati ortofrutticoli - in Sicilia ve ne sono diversi, nella
Sicilia orientale ve ne sono tanti - importanti come quello di
Vittoria, come il MAAS di Catania, vi possono essere, e vi sono
stati, fenomeni di pericoloso e grave inquinamento anche di
carattere mafioso. I condizionamenti, l'imposizione di prezzi,
l'imposizione nel settore dei trasporti, i ricatti, le minacce, le
estorsioni.
Io credo che sia assolutamente opportuno integrare il disegno di
legge che è in questo momento al nostro esame con l'emendamento che
abbiamo proposto ed anzi credo che quando la normativa diventasse
davvero operativa e applicabile l'assessorato regionale dovrebbe
particolarmente interessarsi dell'attività di controllo e di
vigilanza all'interno dei mercati all'ingrosso per i prodotti
dell'ortofrutta siciliani.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho letto il disegno
di legge che mi sembra utile e vorrei che l'assessore
all'agricoltura mi prestasse pochi attimi di attenzione.
Credo che vada scritto nel disegno di legge che all'osservatorio
possono fare ricorso anche i singoli cittadini, in forma singola o
associata se vogliamo. Me lo chiedo perché io che sono uno che gira
tutto il territorio e trovo spesso parecchi agricoltori che
lamentano che nel mercato, soprattutto nel settore vitivinicolo,
ci siano una serie di disfunzione o diciamo di interferenze.
Specificare che anche ogni singolo agricoltore può mandare una nota
scritta informando l'osservatorio delle anomalie che lui
riscontra, credo che sia un principio di democrazia.
Quindi, se il Governo è d'accordo chiederei un tempo brevissimo,
pochi secondi, per formalizzare l'emendamento.
PRESIDENTE. Si passa emendamento 1.2. Lo pongo in votazione. Il
parere del Governo?
REALE, assessore per l'agricoltura, per lo sviluppo rurale e per
la pesca mediterranea. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
ALONGI, relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.1, della Commissione. Lo
pongo in votazione.
Il parere del Governo?
REALE, assessore per l'agricoltura, per lo sviluppo rurale e per
la pesca mediterranea. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 1, così come emendato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'esame dell'art. 2. Ne do lettura:
«Art. 2.
Norma attuativa
1. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente
legge, con decreto dell'Assessore regionale per le risorse agricole
e alimentari, si provvede alla costituzione dell'Osservatorio di
cui all'articolo 1 senza oneri aggiuntivi per il bilancio della
Regione. Con successivo decreto dell'Assessore regionale per le
risorse agricole e alimentari sono disciplinate le modalità
attuative della presente legge.»
Comunico che è stato presentato dalla Commissione l'emendamento
2.1, interamente sostitutivo.
LENTINI, vicepresidente della Commissione Abbiamo presentato un
subemendamento all'emendamento 2.1: anziché sessanta giorni,
centoventi giorni.
PRESIDENTE. Onorevole Lentini, lo faccia avere alla Presidenza,
così ne diamo lettura.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Congedi
Comunico che l'onorevole Figuccia ha chiesto congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
alimentari'
Presidenza del vicepresidente Venturino
Si riprende la discussione del disegno di legge n. 348/A
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Commissione ha presentato il
subemendamento 2.1.1. L'emendamento 2.1 viene così modificato:
entro centoventi giorni anziché sessanta giorni .
Onorevole Alongi mi deve fare una cortesia dobbiamo seguire con
calma i lavori d'Aula perché se ognuno fa una domanda ci
confondiamo. Avete presentato un subemendamento lo sto mettendo ai
voti. Lei cosa ha chiesto l'1.1? Abbiamo già votato l'articolo.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
REALE, assessore per l'agricoltura, per lo sviluppo rurale e per
la pesca mediterranea. Il parere del Governo è favorevole perché
mentre prima era previsto un decreto per cui sarebbero stati
sufficienti sessanta giorni per l'attuazione, la forma
regolamentare richiede più tempo e quindi il Governo dà parere
favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 2.1 così come modificato. Il
parere del Governo?
REALE, assessore per l'agricoltura, per lo sviluppo rurale e per
la pesca mediterranea. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
«Art. 3.
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione.»
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Informo che l'onorevole Alongi aveva apposto la firma
all'emendamento 1.1.
Le chiedo scusa, onorevole Alongi, ma se non utilizzate il
microfono non riesco a sentirvi, posso cogliere il labiale ma non
riesco sempre ad interpretarlo.
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Osservatorio equità e giustizia nelle filiere agricole e
alimentari » (348/A)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio nominale
del disegno di legge «Osservatorio equità e giustizia nelle filiere
agricole e alimentari» (348/A).
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci sono dei problemi. Ripetiamo
la votazione.
MUSUMECI. Se c'è un difetto tecnico, si annota la votazione
verbale.
PRESIDENTE. Ormai la ripetiamo perché l'hanno azzerata. Onorevole
Musumeci, lei ha ragione.
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 48
Maggioranza 25
Favorevoli 41
Contrari 0
Astenuti 7
(L'Assemblea approva)
LA ROCCA RUVOLO. Signor Presidente, ho votato favorevolmente
PRESIDENTE. L'onorevole La Rocca Ruvolo dichiara di avere votato
favorevole. Invito gli Uffici a prendere nota.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Discussione della mozione n. 244 Attuazione del protocollo
d'intesa approvato con D.P.Reg. del 23 dicembre 2011 e istituzione
di un fondo unico per tutte le attività socio-sanitarie
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, essendo presente in Aula
l'assessore per la salute, dottoressa Borsellino, si passa al V
punto all'ordine del giorno: Discussione della mozione n. 244
"Attuazione del protocollo d'intesa approvato con D.P.Reg. del 23
dicembre 2011 e istituzione di un fondo unico per tutte le attività
socio-sanitarie", a firma degli onorevoli Lombardo, Di Mauro,
Figuccia, Greco G., Federico, Fiorenza, Lo Sciuto ed altri.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
le comunità alloggio per disagio psichico sono state introdotte a
seguito dell'emanazione della l. n. 180 del 1978, con la quale si
è stabilito il graduale superamento degli ospedali psichiatrici;
le comunità alloggio sono state annoverate, fin dalla legge
regionale n. 22 del 1986 tra i servizi socio-assistenziali, che ha
conferito loro il mandato sociale di ospitare ed assistere i
pazienti dimessi dagli ospedali psichiatrici, operando in
integrazione con i Dipartimenti di salute mentale territoriali;
le Linee di indirizzo nazionali per la salute mentale, redatte
nel 2008 ad opera del Ministero della Salute, riconoscono
l'importanza per la cura del paziente psichiatrico del sostegno
abitativo e degli interventi di residenzialità: queste svolgono un
ruolo di natura prettamente socio-sanitario, erogando prestazioni
ad elevata integrazione sanitaria, così come pacificamente
riconosciuto da più soggetti istituzionali e dal quadro normativo
e regolamentare vigente;
RITENUTO che:
le comunità alloggio per disagio psichico, secondo i dati
risultanti dall'albo regionale delle istituzioni assistenziali di
cui all'art. 26 della l. reg. n. 22 del 1986, aggiornati a
febbraio 2013, sono circa 200, ospitano oltre 2000 pazienti ed
impiegano circa 1800 operatori;
il ruolo delle comunità alloggio non è più limitato alla sola
attività assistenziale ma è incentrato sulla cura e la
riabilitazione psico-sociale delle persone affette da un disturbo
psichico. Infatti, se inizialmente tali strutture ospitavano
pazienti provenienti dagli ex ospedali psichiatrici, oggi l'utenza
è primariamente composta da uomini e donne molto giovani, spesso
con un alto livello culturale e di scolarizzazione portatori di
bisogni e patologie complesse, caratterizzate dalla dimensione
multifattoriale; e, cioè, patologie psichiatriche spesso correlate
all'abuso di sostanze psicotrope (disturbi con doppia diagnosi) o
a gravi disturbi di personalità che esitano in disturbi
psichiatrici a causa di eventi di vita non elaborati (morte dei
genitori, perdita del lavoro, separazione dal coniuge, etc.). La
tipologia di utenza appena descritta necessita, come è evidente,
di risposte complesse, appropriate e diversificate;
le comunità alloggio operano in stretta collaborazione con i
dipartimenti di salute mentale; l'inserimento di un paziente
presso la comunità e la pianificazione di idonea terapia
farmacologica, la cui somministrazione viene affidata alla stessa
comunità, è seguito e predisposto da uno psichiatra. Vengono
progettati in sinergia interventi di cura, riabilitazione ed
inclusione sociale personalizzati, secondo Piani Terapeutici
Individualizzati per ogni singolo paziente;
VISTO che:
il DPCM del 29 novembre 2001 n. 19854, con il quale sono stati
definiti i Livelli Essenziali di Assistenza, include l'attività
riabilitativa sanitaria, socio-sanitaria rivolta alle persone con
disabilità psichica tra questi, stabilendo al contempo che tali
prestazioni di assistenza sono garantite dal Servizio sanitario;
il DPCM del 14.02.2001 'Atto di indirizzo e coordinamento in
materia di prestazioni sociosanitarie', in linea con quanto
stabilito nell'art. 3 septies della l. n. 502/1992, rubricato
'Integrazione socio-sanitaria', demanda alle regioni, nell'ambito
della programmazione degli interventi socio-sanitari, di
determinare gli obiettivi, le funzioni, i criteri di erogazione
delle prestazioni socio-sanitarie, ivi compresi i criteri di
finanziamento, sottolineando che la programmazione degli
interventi socio-sanitari avviene secondo principi di
sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità,
omogeneità, copertura finanziaria e patrimoniale, nonché di
continuità assistenziale;
l'art. 2 della legge regionale n. 5 del 2009,'Norme per il
riordino del Servizio sanitario regionale', prevede che 'La
Regione esercita funzioni di programmazione, di indirizzo, di
coordinamento, di controllo e di supporto nei confronti delle
Aziende del Servizio sanitario regionale, degli enti del settore e
di tutti i soggetti, pubblici e privati, che svolgono attività
sanitarie e socio-assistenziali di rilievo sanitario ed a cui
compete l'attuazione degli obiettivi definiti nella programmazione
sanitaria regionale';
l'art. 3 della citata legge regionale 5/2009 prevede che: 'Il
Servizio sanitario regionale: (...) f) rende effettiva
l'integrazione socio-sanitaria, ai sensi della legge 8 novembre
2000, n. 328 e dell'articolo 2 del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 14 febbraio 2001';
l'art. 20 L.R. 5/2009 prevede che: 'l'Assessore regionale per la
sanità determina, sentite le organizzazioni di categoria
maggiormente rappresentative, le condizioni e le modalità secondo
le quali si stabiliscono gli accordi e i contratti con gli
erogatori privati, nel rispetto: a) dei vincoli e dei principi
dettati dalla normativa vigente con particolare riferimento alle
materie di autorizzazione all'esercizio di attività sanitarie e
socio-sanitarie, di accreditamento istituzionale, di accordi
contrattuali e di remunerazione degli erogatori privati secondo la
tipologia delle strutture e la qualità delle prestazioni erogate';
la Regione siciliana ha approvato, con D.P.R.S. del 18.07.2011,
'il Piano sanitario regionale 'Piano della salute 2011- 2013', nel
quale, al paragrafo 4.2, si definiscono 'attività ad alta
integrazione sanitaria' quelle svolte all'interno di strutture
come le RSA e le comunità alloggio, confermando la necessità per
queste strutture della definizione di standard e criteri di
accreditamento nell'ambito di una programmazione congiunta;
il D.P.R.S. del 23 dicembre 2011, approvato il protocollo
d'intesa per l'attuazione del sistema regionale integrato socio-
sanitario in Sicilia, con il quale si da atto della necessità di
'introdurre azioni trasversali sinergiche per la realizzazione di
un sistema integrato di interventi e servizi sanitari e sociali
che, nel rispetto delle rispettive e specifiche competenze
dell'Assessorato della salute e dell'Assessorato della famiglia,
delle politiche sociali e del lavoro, superi la frammentarietà dei
due ambiti e fornisca indirizzi unitari per la programmazione,
organizzazione e gestione degli interventi in materia di
integrazione socio-sanitaria'. Nel corpo di tale protocollo
d'intesa si richiama espressamente il DPCM 14.02.2001 e la
definizione dei LEA e si stabilisce che gli stessi sono di
competenza del S.S.R.. Tra le azioni prioritarie, per le strutture
residenziali, semi-residenziali e di lungo assistenza, vengono
previste: - 'ridefinizione delle tipologie delle strutture
residenziali / semiresidenziali a carattere socio-assistenziale e
socio-sanitario; - armonizzazione di criteri e procedure di
accreditamento; - definizione quantitativa delle rette a carico
dei comuni e a carico delle ASP in ottemperanza ai DPCM 14
febbraio 2001 e 29 novembre 2001';
il decreto assessoriale del 27 aprile 2012 ha approvato il 'Piano
Strategico per la Salute Mentale', nel quale si afferma: 'La
residenzialità terapeutica domiciliare, come quella espressa dal
modello del gruppo-appartamento, delle case protette e delle
comunità alloggio rappresenta un modello di integrazione socio-
sanitaria altamente efficace' e ancora 'Le strutture residenziali
(a gestione pubblica, privata o mista) partecipano alla
costituzione della rete dei servizi che concorrono alla
realizzazione del piani terapeutici individualizzati, la cui
titolarità è necessariamente demandata al DSM. La rete dei servizi
residenziali sarà utilizzata nei percorsi di presa in carico in
maniera dinamica a seconda delle condizione cliniche di base del
paziente e della fase evolutiva dei sintomi, evitando gli
inserimenti a tempo indeterminato che rischiano di configurare
nuove forme di istituzionalizzazione. La residenzialità
terapeutica extra-domiciliare deve garantire un lavoro clinico
altamente specializzato e deve essere orientata al raggiungimento
dei migliori livelli possibili di adattamento e alla restituzione
del paziente ai suoi abituali contesti di vita' (cfr. Piano
Strategico per la Salute Mentale, cap. 6, par. 1/II, pag. 15);
CONSIDERATO che:
purtroppo, ad oggi, l'Amministrazione regionale non ha dato
attuazione, almeno in relazione alle comunità alloggio, al citato
quadro normativo e regolamentare ed ai richiamati indirizzi
programmatici in merito alla necessaria integrazione socio-
sanitaria del settore;
le comunità alloggio sono costrette ad operare ancora secondo le
direttive e lo schema di convenzione adottati con D.P.R.S. del
04.06.1996, in cui si fa riferimento alle sole attività di
risocializzazione e di reinserimento, ben distanti dal percorso di
integrazione socio-sanitario previsto;
alle attività poste in essere dalle comunità alloggio, ben più
complesse di quelle indicate nelle direttive del 1996, vengono
riconosciuti gli stessi corrispettivi indicati nello schema di
convenzione tipo approvati in quell'anno;
tali corrispettivi sono oramai incontrovertibilmente inadeguati,
considerato che non tengono conto degli oneri effettivamente
sostenuti dagli enti gestori e dei mutati costi connessi alle
sempre più complesse prestazioni ad elevata integrazione sanitaria
rese dalle comunità alloggio. Basti pensare che, da un lato, la
retta riconosciuta, pari a circa euro 70 al giorno, è la più bassa
d'Italia e, dall'altro, le comunità alloggio, sono costrette a far
fronte, nei rapporti con gli enti locali, ad enormi difficoltà
legate alla mancanza di fondi da parte di questi ultimi;
ciò ha determinato, nella prassi, la tendenza delle
Amministrazioni comunali a non disporre i pur necessari ricoveri
nelle strutture in questione per tanti soggetti che hanno la
necessità di seguire un percorso socio-sanitario riabilitativo;
il quadro da ultimo delineato ha determinato, oltre ad un chiaro
disagio per coloro che hanno bisogno di risposte terapeutiche, un
considerevole dispendio economico per la Regione siciliana in
ragione dell'incremento dell'uso dei farmaci pschiatrici, nonché
dei ricoveri presso gli S.P.D.C. le case di cura specializzate,
che hanno rette che variano dai 300 ai 500 euro al giorno. In
altri termini, la mancata attuazione del sistema regionale
integrato socio-sanitario e il mancato adeguamento agli standard
nazionali per le comunità alloggio per disagio psichico è anche
causa di un ingente danno erariale per l'Amministrazione regionale
e per i Comuni,
impegna il Governo della Regione e per esso l'assessore per la
salute e l'assessore
per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro
ad adottare quanto necessario a dare urgente attuazione agli
indirizzi programmatici derivanti dal quadro normativo e
regolamentare vigente e agli atti di programmazione emanati, tra
cui il protocollo d'intesa approvato con il D.P.R.S. del 23
dicembre 2011, perchè si realizzi il sistema regionale integrato
socio-sanitario per le comunità alloggio per disagio psichico;
ad adottare, conseguentemente, ogni atto utile finalizzato alla
creazione di un fondo unico per tutte le attività socio-sanitarie,
strumento indispensabile per il miglioramento della qualità dei
servizi e della loro programmazione;
ad adottare ogni provvedimento necessario al fine di consentire
l'accreditamento delle strutture presso l'Assessorato Salute con
criteri imparziali, e coinvolgendo l'Assemblea regionale siciliana
nella definizione dei relativi criteri». (244)
Dichiaro aperta la discussione sulla mozione n. 244.
Onorevoli colleghi, nessuno interviene per illustrare la mozione?
Ho citato tutti i firmatari: l'onorevole Figuccia oggi è in
congedo, l'onorevole Currenti., Cimino, l'onorevole La Rocca
Ruvolo, l'onorevole Falcone, Musumeci, l'onorevole Vinciullo,
l'onorevole Vullo, l'onorevole Marziano, l'onorevole Anselmo.
Onorevole Lentini, la pregherei di non suggerire, penso di essere
in grado di potere gestire l'Aula.
Ha facoltà di parlare l'assessore per la salute, dottoressa
Borsellino.
BORSELLINO, assessore per la salute. Signor Presidente, onorevoli
deputati, la mozione affronta il tema dell'integrazione socio-
sanitaria. Un tema che ha visto, in Sicilia, ancora una non piena
attuazione della legge numero 328 del 2000, che poneva le basi
normative e programmatiche per una effettiva integrazione fra i
servizi sociali e sanitari.
In particolare, la mozione si sofferma sul tema delle comunità
alloggio per disabili psichici minori che, sicuramente, tra le
categorie che necessitano di prestazione ad alta integrazione socio-
sanitaria rappresentano le categorie tra le più fragili.
In questo momento, la normativa regionale - per quanto antesignana
rispetto a questo tema, facciamo riferimento alla legge regionale
numero 22 del 1986 - ha consolidato, nel tempo, alcune procedure
operative anche tra Aziende sanitarie e comuni che sono i
principali enti attori di questo percorso che, nel tempo, si sono
rivelati poco adeguati al principio dello snellimento, intanto,
delle procedure amministrative ancorché le rette relative alle
prestazioni erogate da queste strutture residenziali vanno
compartecipate tra sanità e sociale.
L'anticipazione del valore della retta da parte di uno di questi
enti, che poi poteva esercitare il diritto di rivalsa presso
l'altro ente, si è rivelato, pertanto, nel tempo, assai farraginoso
e, quindi, necessita di un aggiustamento anche sul piano normativo
che possa consentire poi, in fase di programmazione e attuazione,
una maggiore integrazione effettiva dei servizi senza duplicazioni
o, peggio, frammentazioni di risorse.
E' per questa ragione che, in sede di predisposizione della
manovra ter finanziaria, il Governo ha introdotto nel testo, che
presto verrà trattato in Aula, una norma che intende riproporre
quanto era stato già previsto nella precedente manovra ancorché
oggetto di impugnativa da parte del Commissario dello Stato, con
degli aggiustamenti che intendono fare tesoro dei suggerimenti dati
dallo stesso Commissario dello Stato perché si possano superare
quelle criticità che, in un primo momento, avevano determinato un
ostacolo alla definizione di questa norma.
La norma, sostanzialmente, introduce proprio il principio
richiesto dalla mozione, ovvero l'istituzione di un fondo unico per
l'integrazione socio-sanitaria che andrà implementato proprio con
risorse provenienti da fonti diverse dal fondo sanitario,
integrate, naturalmente, con le risorse di fondo sanitario, per la
remunerazione di tutte quelle prestazioni che richiedono un'alta
integrazione socio-sanitaria per le quali, appunto, il limite di
demarcazione tra sanità e sociale risulta di assai difficile
definizione.
Questo consentirà ai due rami dell'Amministrazione, famiglia,
politiche sociali e lavoro e salute dall'altra parte, di potere
attuare, attraverso la definizione di un piano integrato socio-
sanitario come strumento di programmazione, quelle che sono tutte
le prestazioni e le categorie fragili cui tali prestazioni sono
rivolte perché si possa superare questa fase di frammentazione che,
in questo momento, caratterizza il sistema socio-assistenziale.
La norma, che è stata proposta in piena condivisione con
l'Assessore per la famiglia, è stata proposta quindi in questi
termini, prevedendo anche la possibilità, una volta approvata, di
definire un regime unico di accreditamento per queste strutture.
Essendo, infatti, delle strutture che ricevono finanziamenti in
parte dal Fondo sanitario e in parte da altre fonti finanziarie,
necessitano naturalmente di un accreditamento unico che possa
uniformare anche il sistema dei controlli, specie in strutture che
ospitano minori e che, più di altre, necessitano di avere
continuamente un monitoraggio circa le condizioni e i requisiti di
tipo strutturale e organizzativo.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la mozione numero 244. Il parere
del Governo?
BORSELLINO, assessore per la salute. Naturalmente favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvata)
PRESIDENTE. Informo che l'onorevole Ferrandelli ci ha fatto sapere
che è arrivato leggermente in ritardo per la votazione ma, qualora
avesse votato per il disegno dia legge numero 348/A, avrebbe votato
favorevolmente. Lo stesso vale per l'onorevole Maggio.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Discussione della mozione "Iniziative in favore delle strutture
private accreditate che erogano prestazioni di medicina di
laboratorio" (287)
PRESIDENTE. Si passa all'ottavo punto dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione n. 287 "Iniziative in favore delle
strutture private accreditate che erogano prestazioni di medicina
di laboratorio", degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Cirone e Alloro.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
con sentenza del TAR Palermo, è stato disposto l'annullamento
degli artt. 3 e 7 del D.A. Salute n. 1629 del 9 agosto 2012,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del 31
agosto 2012;
l'art. 3 del suddetto decreto aveva introdottouna soglia minima
di prestazioni per l'accreditamento e la contrattualizzazione
della medicina di laboratorio erogata da laboratori privati
convenzionati;
tale soglia era fissata in 100.000 prestazioni annue per il
biennio 2013-2015 ed in 200.000 a partire dal 2015;
l'art. 7 legava al raggiungimento, entro il 31 dicembre 2012,
della suddetta soglia minima di prestazioni la possibilità per i
laboratori di essere contrattualizzati e, quindi, di erogare
prestazioni per conto del SSR;
tali disposizioni venivano adottate ai fini dell'attuazione
dell'accordo tra il Governo e le Regioni sui 'Criteri per la
riorganizzazione delle reti di offerta di diagnostica di
laboratorio' del 23 marzo 2011;
CONSIDERATO che:
il suddetto accordo, ravvisata la necessità di adottare efficaci
strumenti di governo dell'attività di diagnostica di laboratorio
al fine di garantire la qualità e l'appropriatezza delle
prestazioni, sancisce l'obiettivo del superamento della
frammentazione delle attività di laboratorio attraverso
'meccanismi di reale aggregazione' fra strutture;
tutto ciò, tuttavia, 'ferma restando l'autonomia delle singole
Regioni alla traduzione operativa degli stessi ritenuta più
consona alle specifiche realtà territoriali';
l'accordo, pertanto, indica un percorso, quello dell'accorpamento
tra strutture, senza, tuttavia, imporre dall'alto scelte che le
Regioni sono chiamate ad adottare in piena autonomia;
viceversa, il suddetto D.A. Salute n. 1629 del 9 agosto 2012 ha
introdotto un meccanismo di accorpamento forzoso entro un lasso di
tempo molto ristretto pena, addirittura, l'espulsione dal sistema;
é evidente che tali disposizioni, qualora non fossero state
oggetto di annullamento da parte del giudice amministrativo,
avrebbero favorito la creazione di posizioni dominanti
pregiudizievoli dei principi di libera concorrenza, di autonomia
privata e della libera iniziativa imprenditoriale, senza peraltro
alcun apprezzabile vantaggio in termini di risparmio di spesa o
efficientamento del sistema;
RICORDATO che:
col D.A. 16.09.2009, n. 1933, contenente il Piano per la
riorganizzazione della rete di laboratori privati, è stato
disciplinato il processo di aggregazione funzionale e giuridica
delle strutture, con la possibilità di utilizzare un laboratorio
comune centralizzato e la trasformazione delle sedi originarie in
punti prelievo;
lo stesso D.A. ha previsto, inoltre, la possibilità per i
titolari delle singole strutture che avevano scelto di aggregarsi
di esercitare il diritto di recesso entro due anni
dall'aggregazione, con il diritto a riappropriarsi del codice di
struttura;
le aggregazioni, pertanto, dovrebbero avvenire esclusivamente su
base volontaria, lasciando gli operatori liberi di mantenere la
propria autonomia giuridica e funzionale;
RITENUTO che:
non è in alcun modo dimostrato che gli accorpamenti tra i
laboratori privati comportino una diminuzione della spesa
sanitaria, anzi il sistema di incentivi economici per favorirli ha
finito per farla aumentare;
infatti, sin dal 2009 si è avuto, in virtù della premialità
annualmente prevista per gli accorpamenti, un aumento di spesa
per l'aggregato dedicato alla patologia clinica di ben 3 milioni
di euro all'anno;
i costi di produzione dei laboratori privati sono mediamente
inferiori del di 5 - 6 volte rispetto alle strutture pubbliche e
le prestazioni sono rese senza liste d'attesa; il servizio dei
laboratori privati, pertanto, è più efficiente ed economico di
quello erogato dai laboratori pubblici;
in un sistema che vede la sanità pubblica non in grado di
assicurare tempestivamente l'erogazione delle prestazioni
sanitarie, l'obbligo di accorpamento dei laboratori può
compromettere il diritto alla salute ed il diritto di libera
scelta dei cittadini-utenti;
la distribuzione dei laboratori nel territorio regionale, anche
in considerazione della particolare orografia della Regione, della
rete viaria e della composizione demografica della popolazione, ha
garantito un servizio capillare e qualificato che ha colmato le
carenze della rete di strutture pubbliche di diagnostica di
laboratorio;
la trasformazione dei laboratori in punti prelievo e il trasporto
dei campioni biologici alla struttura centralizzata non è in grado
di garantire sufficiente sicurezza poiché la circolazione di
provette sul territorio comporta un rischio non azzerabile di
confusione, smarrimento, ed errore oltre che di corretta
conservazione della matrice biologica da analizzare;
appare concreto, pertanto, il rischio di un abbassamento della
qualità delle prestazioni rese, poiché esistono tipologie di esami
clinici, quali la glicemia, l'emocromo, la coagulazione ecc. che
debbono essere eseguiti in tempo reale dal prelievo, pena la loro
veridicità;
i costi per la conservazione ed il trasporto del campione
biologico costituiscono pesanti oneri che non permettono alcun
risparmio di spesa; viceversa, in caso di errore, lo stesso esame
andrà ripetuto con evidente aggravio economico;
il modello di un accorpamento strutturale obbligatorio, pertanto,
non solo non permette di raggiungere gli obiettivi prefissati, ma
addirittura rischia di rendere il servizio economicamente più
oneroso e qualitativamente più scadente;
CONSIDERATO, inoltre, che:
l'accorpamento, specie se imposto, rischia di alterare
pesantemente il mercato, costringendo le strutture con minori
capacità prestazionali a cedere il proprio patrimonio
professionale costruito anno dopo anno a strutture che già
superano la soglia annua richiesta e che, pertanto, non hanno
alcun bisogno di aggregarsi: nella posizione di contraente debole,
le piccole strutture, del tutto sprovviste di protezione, sono, di
fatto, assorbite con conseguente perdita di posti di lavoro per
personale altamente qualificato;
nel 2007 si è concluso il procedimento di accreditamento
istituzionale dei laboratori convenzionati, così come si è
concluso il procedimento di verifica triennale in ordine al
mantenimento dei requisiti richiesti per l'accreditamento;
l'accreditamento istituzionale ha comportato l'adeguamento delle
strutture sanitarie secondo rigorosi requisiti organizzativi,
strutturali e tecnologici che hanno comportato gravosi
investimenti, per cui le strutture convenzionate avevano fatto
legittimo affidamento in ordine alla possibilità di continuare ad
erogare prestazioni a carico del Sistema sanitario regionale;
l'art. 25 della legge regionale n. 5 del 2009 dispone che le
risorse relative alla specialistica ambulatoriale esterna vadano
attribuite alle strutture accreditate e contrattualizzate, al
momento dell'entrata in vigore della legge;
la suddetta legge regionale n. 5 del 2009 prevede espressamente
che il sistema sanitario sia strutturato sul fabbisogno del
cittadino al quale deve essere garantita un'offerta capillare a
partire dal territorio e dall'integrazione sociosanitaria,puntando
sulla deospedalizzazione e sul potenziamento dei servizi
territoriali, per cui l'azzeramento dei tanti presidi sanitari
disseminati nel territorio siciliano comporterebbe una sicura
lesione del predetto principio contenuto nella legge regionale n.
5 del 2009;
l'accordo tra il Governo e le Regioni del 23 marzo 2011, nel
disciplinare le modalità di aggregazione, ha previsto sistemi
elastici e che consentono il mantenimento di una certa autonomia
delle singole strutture aggregate, facendo riferimento
espressamente a società cooperative, consortili oppure ATI;
PREMESSO, inoltre, che:
l'accordo Stato - Regioni del 23 marzo 2011 puntualizza che, nel
procedere alla riorganizzazione della rete di laboratori, debbano
essere previsti programmi specifici di controllo interno di
qualità e di valutazione esterna di qualità (VEQ), quali
'presupposti indispensabili per dare oggettiva dimostrazione del
le performance analitiche e quindi della qualità dei servizi
erogati';
le modalità con le quali tali programmi sono svolti sono definite
dalle Regioni, cui è raccomandato che i programmi VEQ abbiano
'valenza sovra regionale, nazionale o internazionale' e che siano
gestiti 'da soggetti terzi e non da aziende produttrici o
distributrici di prodotti del settore e servizi della diagnostica
di laboratorio';
l'art. 6 del decreto assessoriale 9 agosto 2012 dispone, a tal
proposito, che è adottato come ulteriore requisito di
accreditamento e contrattualizzazione per l'attività specialisti
ca ambulatoriale di medicina di laboratorio la registrazione al
CRQ (Centro regionale di qualità) e la partecipazione obbligatoria
alle VEQ (valutazione esterna di qualità) regionali;
nella Regione, la VEQ è gestita dal 'Centro regionale per
l'implementazione, l'assicurazione ed il controllo della qualità
nella rete laboratoristica pubblica e privata', incardinato presso
l'Assessorato regionale della salute e meglio conosciuto come CRQ,
istituito con decreto assessoriale n. 3253 del 30 dicembre 2010;
in una prima fase, tuttavia, non vi era da parte delle strutture
private alcun obbligo di usufruire degli servizi del CRQ;
il CRQ opera con il supporto dell'Azienda ospedaliera
universitaria Paolo Giaccone di Palermo, la quale, tramite l'unità
operativa controllo qualità dei laboratori e rischio chimico
(CQRC), si occupa principalmente degli aspetti tecnico -
operativi, nonché dell'Azienda ospedali riuniti Villa Sofia -
Cervello per una piccola parte;
la creazione di tale organismo presta il fianco a numerosi dubbi;
in primo luogo perché si sono introdotti nuovi ed ulteriori
requisiti per l'accreditamento e la contrattualizzazione in
violazione della normativa sull'accreditamento istituzionale e
della legge regionale n. 5 del 2009;
appare violato il principio della parità tra il settore privato e
quello pubblico: quest'ultimo ha potuto mantenere i contratti di
verifica in corso, mentre il settore privato ha dovuto
obbligatoriamente accedere ai controlli regionali con la
cessazione dei contratti in corso;
l'obbligo di eseguire la VEQ con il CRQ cozza con la scelta nel
libero mercato, e, dunque, con la possibilità, per l'utente, di
scegliere chi, a parità di servizio e qualità, fornisca un prezzo
migliore, o, comunque, concorrenziale;
sono riconosciuti ed imposti soltanto i controlli effettuati da
enti accreditati con la Regione siciliana, discriminando aziende
che sono accreditate con il Ministero della Salute o con altre
Regioni;
tale situazione ha portato alla creazione di un cartello di
aziende che pratica prezzi da 4 a 6 volte superiori a quelli
praticati dalle ditte non accreditate;
il tariffario applicato dal CRQ, con costi a carico delle
strutture private, prevede la cifra di circa 4.000 euro a fronte
dei circa 1.000 euro richiesti da enti quali il San Raffaele di
Milano o il Careggi di Firenze, per un numero di analiti uguale o
addirittura superiore a quelli programmati dal CRQ;
imporre il CRQ con l'Azienda universitaria Paolo Giaccone (che
non è un ente terzo come richiesto dall'Accordo Stato Regioni del
23 marzo 2011) quale ente titolato ad effettuare le VEQ, appare
legittimo soltanto qualora tale servizio fosse svolto a titolo
gratuito;
appare, inoltre, violato il principio consensuale nei controlli
di qualità stabilito dagli artt. 8 quinquies e 8 octies del D.Lgs.
n. 502 del 1992, nonché l'art. 25 della l.r. 5/09 che prevede la
previa concertazione con le OO.SS. di categoria maggiormente
rappresentative nella determinazione di condizioni e modalità con
le quali si stabiliscono gli accordi e i contratti con gli
erogatori privati,
impegna il Governo della Regione e per esso l'Assessore per la
salute
a rivedere, nel rispetto degli impegni assunti con lo Stato nel
Piano di rientro 2007-2009 e nei successivi programmi operativi
per la prosecuzione del Piano, nonché previa concertazione con le
Organizzazioni sindacali di categoria maggiormente
rappresentative, la disciplina dei rapporti con le strutture
private accreditate che erogano prestazioni di medicina di
laboratorio ribadendo, una volta e per tutte, il principio secondo
il quale il processo di razionalizzazione della rete va associato
al principio di volontarietà e spontaneità delle aggregazioni fra
strutture senza obbligo di raggiungimento di soglie minime di
prestazioni, e con diritto di dissociazione senza limiti di tempo
e riapproprio del codice di struttura, fermo restando il possesso
dei requisiti per l'accreditamento;
a modificare la normativa sulle VEQ, consentendo alle strutture
accreditate la libera scelta tra enti di livello nazionale o
sovranazionale che, a parità di standard qualitativi, praticano
prezzi più bassi ad un numero sufficientemente rappresentativo di
analiti;
ad adottare tutti i provvedimenti ritenuti idonei ai fini della
salvaguardia di un settore produttivo, e delle relative
professionalità, che continua a svolgere un ruolo rilevante
nell'economia regionale e nella erogazione di servizi sanitari al
cittadino, colmando le evidenti carenze del Servizio sanitario
pubblico a costi inferiori;
ad adottare, in particolare, i seguenti provvedimenti, di
concerto con le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative:
1. applicazione del budget per branca e non per struttura, al
fine di rendere effettivo il principio di libera scelta del
cittadino;
2. ripartizione dell'aggregato finanziario nel rispetto della
quota pro-capite, la più bassa sul territorio nazionale, ad
invarianza di spesa;
3. implementazione per le strutture libere o associate che la
richiedano, nel rispetto dell'art. 41 della Costituzione e dei
principi di derivazione comunitaria sulla libera concorrenza;
4. possibilità di effettuare 'service' per tutte la strutture
accreditate, libere o associate, che lo richiedano, relativamente
ad esami specialistici e ormonali, previa comunicazione alle
aziende sanitarie di appartenenza;
5. applicazione di un tariffario adeguato alla copertura dei
costi e alla remunerazione della prestazione». (287)
Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno n. 309 "Linee
guida sulla programmazione 2014-2020 dei fondi comunitari", a firma
dell'onorevole Ruggirello.
Comunico, altresì, che gli onorevoli Anselmo, Currenti e Vinciullo
hanno chiesto di apporre la firma all'ordine del giorno.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare per illustrare la mozione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione che
oggi si trova all'ordine del giorno trae origine da una
problematica che ha assunto proporzioni importanti a seguito di un
pronunciamento del TAR Palermo con cui è stato disposto
l'annullamento degli articoli 3 e 7 del decreto dell'Assessorato
regionale alla salute n. 1629 del 9 agosto 2012.
Gli articoli che sono stati annullati da parte del TAR Palermo
prevedevano, l'articolo 3 in particolare, una soglia minima che
consentiva l'accreditamento e la contrattualizzazione delle
strutture per la medicina di laboratorio e l'articolo 7 che mirava
al raggiungimento, entro il 31 dicembre 2012, della suddetta soglia
minima di prestazioni per dare la possibilità ai lavoratori di
essere contrattualizzati e, quindi, di erogare prestazioni per
conto del Servizio sanitario nazionale.
Questi due articoli - sia l'articolo 3 sia l'articolo 7 - traevano
origine da questo accordo sancito il 23 marzo 2011 tra il Governo e
le Regioni denominato Criteri per la riorganizzazione e le reti di
offerte diagnostica e di laboratorio .
A giudizio del sottoscritto e dei colleghi che hanno sottoscritto
la mozione, l'accordo, però, non imponeva un atteggiamento
perentorio da parte del Governo regionale ma lasciava delle
possibilità di scelte autonome in capo alla Regione siciliana,
fermo restando il raggiungimento degli obiettivi che si era
prefisso il Governo nazionale.
Quindi, noi nella mozione vorremmo impegnare il Governo a rivedere
- alla luce di questo pronunciamento del TAR Palermo - la
disciplina che prevede l'accreditamento a favore di queste
strutture private che erogano prestazioni di medicina di
laboratorio e a rivedere la normativa in modo che venga garantita
la possibilità che le discipline dei rapporti con le strutture di
laboratorio non prevedono una soglia minima per l'accreditamento e
vengono fondate sul principio di volontarietà e di spontaneità
delle aggregazioni fra le strutture senza alcun obbligo specifico
di raggiungimento di soglie minime di prestazioni anche perché,
nell'ottica della sussidiarietà, del rispetto del principio di
uguaglianza, nell'ambito della Regione siciliana, ci possono essere
zone che sono particolarmente colpite e altre che versano in
situazioni di difficoltà e, quindi, una soglia minima leverebbe
anche questo aspetto e questo principio della concorrenza.
Nel dettagli, quindi, chiediamo che il Governo si impegni ad
applicare un budget per branche e non per strutture al fine di
rendere effettivo il principio di libera scelta del cittadino; la
ripartizione all'aggregato finanziario nel rispetto della quota pro-
capite, la più bassa sul territorio nazionale ad invarianza di
spesa; l'implementazione per le strutture libere o associate che la
richiedano, nel rispetto dell'articolo 41 della Costituzione e dei
principi di delimitazione comunitaria sulla libera concorrenza; la
possibilità, di concerto con le organizzazioni sindacali, di
effettuare service per le strutture accreditate libere o associate
che lo richiedano relativamente ad esami specialistici ormonali,
previa comunicazione alle aziende sanitarie di appartenenza e
l'applicazione interessata e adeguata alla copertura dei costi e
alla remunerazione della prestazione.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo,
onorevoli deputati, potrei limitarmi a dichiarare di volere
sottoscrivere, così come intendo sottoscrivere, la mozione
presentata dai colleghi, ma approfitto anche della occasione della
discussione che questa mozione ci offre per ricordare, non certo
all'Assessore e ai componenti la Commissione Salute, ma credo di
potere dire a tutti i colleghi dell'Assemblea regionale siciliana
come questo sia stato uno dei primi argomenti che ha impegnato la
Commissione Salute sin dal suo insediamento.
Si tratta, ovviamente, del settore dei laboratori per le analisi
biologiche, per gli esami radiologici e così via dicendo, che
avevano visto promulgare allo scadere della legislatura scorsa,
esattamente il 9 agosto del 2012, in piena estate, un decreto
fortemente penalizzante, non tanto e non solo delle strutture in
quanto tali, ma anche e soprattutto, il che più rileva, della
professionalità e della esperienza acquisita da tanti
professionisti nei vari settori della diagnostica.
Si aggiungeva al numero delle prestazioni, quindi alle limitazioni
previste con il decreto del 9 agosto del 2012, un'altra mannaia
voluta da uno dei decreti Balduzzi con riferimento alle tariffe che
in quel torno di tempo venivano fissate. Insomma, il disegno era
chiaro e rimane chiaro: costringere centinaia di questi laboratori
e studi professionali a chiudere nel nome della legge dei grandi
numeri, dei potentati professionali, mortificando e svilendo le
professionalità che nel settore sono state nel tempo acquisite e
maturate.
Credo che il Parlamento siciliano non possa e non debba consentire
un simile percorso e adesso che, finalmente, l'argomento giunge in
Aula, dopo essere stato varie volte affrontato in sede di
Commissione legislativa, credo che con l'atto di indirizzo che
l'Assemblea mi auguro si appresti a votare alla unanimità o
comunque a larghissima maggioranza, il Governo finalmente voglia e
possa incidere su questo settore e su questo argomento per tutelare
le strutture esistenti, per tutelare i livelli occupazionali che le
strutture esistenti assicurano anche come risposta alla crisi
sociale ed economica in cui versa la nostra Regione e si dica
finalmente una parola di chiarezza, sia con riferimento al numero
minimo delle prestazioni che anche e soprattutto con riferimento
alle tariffe da applicare.
PRESIDENTE. L'Assemblea prende atto che l'onorevole Ioppolo appone
la propria firma alla mozione.
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola,
questa sera, in Aula, su una mozione che ritengo importantissima
per la Sicilia, non solo per la Sicilia ma credo per la sanità
siciliana e per tutti i professionisti che, da anni, lavorano nel
settore della sanità e che meritano attenzione oltre che rispetto.
Credo proprio che il Governo precedente aveva lavorato per
distruggere completamente tutte le strutture dei laboratori di
analisi della Sicilia, proprio per creare, come ha detto poco fa
l'onorevole Ioppolo, e regalare alle holding tutto quello che si
era negli anni, tutta l'esperienza, la professionalità, la
dedizione di tanti professionisti che, per tanti anni, si erano
dedicati a quest'attività. Ebbene, tutta una serie di situazioni,
compresa la revisione delle tariffe e quant'altro, hanno messo in
ginocchio tantissimi professionisti e tutti i laboratori d'analisi
della Sicilia.
Questo è stato un argomento che con il presidente Digiacomo, ma
con l'intera Commissione, abbiamo, tante volte, con la presenza
dell'assessore che, peraltro, spesso, ha condiviso anche questa
impostazione, ne abbiamo discusso, ne abbiamo parlato e, purtroppo,
anche le ultime sentenze che ci sono state hanno ulteriormente
complicato tutto il processo.
Ora, l'ultima richiesta, quella del rientro delle risorse, delle
somme, è stata un'altra mannaia addosso a questi professionisti
che, peraltro, si trovano in grandissima difficoltà perché
percepiscono, per quanto riguarda le tariffe, delle tariffe,
appunto, che non riescono neppure a coprire le spese e, peraltro,
oggi, sono stati messi nelle condizioni di dovere restituire delle
ingenti somme, per cui rischiamo veramente di mettere in ginocchio
un intero settore e di creare veramente un grandissimo disservizio.
Pertanto, condivido perfettamente la mozione dell'onorevole
Barbagallo che intendo assolutamente condividere e sottoscrivere e
voglio sperare che, comunque, il Governo, l'assessore si impegnino
ulteriormente per salvare un'intera categoria di professionisti
che, oggi, sono, sinceramente, in grossissima difficoltà.
Assessore, ho visto piangere dei colleghi che sono davvero in
grande difficoltà, che non sanno come fare, non solo ma la chiusura
di questi laboratori significa anche la perdita di tanti posti di
lavoro, perché chiudere i laboratori significa perdere in Sicilia
tantissimi posti di lavoro e questo noi non ce lo possiamo
assolutamente consentire. E' giusto, quindi, fare ogni sforzo per
potere salvare la categoria.
PRESIDENTE. Hanno chiesto di apporre la propria firma alla mozione
gli onorevoli Fazio, Mangiacavallo, Rinaldi, Leanza, Sammartino,
Musumeci, Cascio S., Sudano. Tutta l'Aula, all'unanimità, appone la
propria firma alla mozione.
E' stato presentato un altro ordine del giorno, il numero 310, a
firma dell'onorevole Mangiacavallo.
ZITO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZITO. Signor Presidente onorevoli colleghi, intanto, anche noi del
Movimento Cinque Stelle apponiamo la firma a questa mozione; lo
volevo dire anche in maniera ufficiale.
Questa mozione è molto interessante, ma viene anche dopo una serie
di atti parlamentari fatti non solo dal mio Gruppo, che ha
presentato due interrogazioni, di cui, non ultima, una presentata,
qualche mese fa, dove si chiedevano chiarimenti in Commissione, ma
non c'è modo di poter discutere di queste criticità e, poi, una,
vorrei ricordare soprattutto a me stesso e a quest'Aula, che è
stata votata anche un'altra mozione per quanto riguarda i
laboratori d'analisi nell'ottobre del 2013.
Ma a quella mozione, ove si chiedevano cose semplici, come una
legge-quadro che regolamentasse il comparto, non è stato dato
seguito.
Non sono un amante - l'ho sempre detto - della sanità, che essa
sia privata o sia privata convenzionata, però, devo dire che,
stavolta, ci sono dei motivi di preoccupazione abbastanza
particolari perchè l'accorpamento, ad esempio, che è stato imposto,
comunque sia, dall'assessorato viola quello che è il principio di
volontarietà e sembra come se fosse una forzatura imposta, indotta
dall'assessorato.
E, non solo. Questo è uno dei principi ma c'era prima il decreto
numero 24059 del 1997 che cercava di superare quello che era il
tariffario Bindi , perché erano delle tariffe effettivamente basse
e c'è stata l'introduzione di questo nuovo tariffario.
Successivamente, queste sono state dichiarate illegittime e,
quindi, con il decreto numero 170 del 2013, si è avviata la
procedura per riavere indietro le somme non dovute dal 2008 al
2013.
Cosa sta succedendo adesso? Con l'applicazione del nuovo
tariffario Balduzzi , che è un tariffario che abbatte, rispetto al
decreto del 1997, le tariffe, e con il recupero delle somme
pregresse, caro Assessore, mettiamo in crisi tutto il sistema dei
laboratori di analisi.
Ma qual è la mia sensazione? Ci tengo a sottolineare che è solo
una sensazione. Sembra che si vada verso il fallimento di questi
laboratori di analisi.
Perché? Facendoli fallire, e ce ne sono tantissimi piccoli
laboratori di analisi, si liberano tanti di questi budget. Mettiamo
caso che, un giorno, arriva un colosso che si occupa di analisi e
comincia a fare la spesa in Sicilia a bassissimo prezzo, nel senso
che, per esempio, ci sono una decina di laboratori di analisi che
hanno un budget di centomila euro - faccio una ipotesi, per
assurdo - questi falliscono perché non possono lavorare con questi
tariffari così bassi e in più ridare i soldi indietro alla Regione
e, quindi, chiudono i battenti, arriva il grande colosso e dice
invece di chiudere i battenti, ti metto a disposizione questa
cifra e tu rimani a lavorare con me ma io assorbo il laboratorio .
Avremo, quindi, i colossi che verranno qui a fare acquisti, a fare
spesa, in pieni saldi. Questa è la sensazione che abbiamo perché
non si capisce la ragione per la quale si sta prendendo questa
direzione, quando, negli altri paesi europei come Francia,
Germania, lo Stato non vessa le imprese ma cerca di aiutarle.
Questa è, invece, la sensazione che si ha: andare verso un
percorso per fare fallire molti di questi laboratori. Cosa che ci
preoccupa.
In questa mozione, si parla sempre del C, del Q e della Vec. Non
c'è, ad esempio, il Libertas perché sarà il CRQ che, poi, prenderà
i finanziamenti pubblici e privati. So, però, che, rispetto a
quando le Vec venivano fatte, quando si potevano scegliere i
laboratori, ora possono due, tre, quattro volte in più, nonostante
il C e il Q riesca ad avere anche i finanziamenti pubblici. Mi
raccontavano che c'è stata una riunione, due o tre venerdì fa - non
ricordo esattamente - e qualcuno dei presenti mi ha raccontato
che, quando si è parlato dei sieri utilizzati per la verifica della
qualità, questi non avevano valori ben definiti ma per quest'anno
si sarebbe utilizzato un valore medio che sarebbe stato il
risultato dei vari risultati dei singoli laboratori, quando,
invece, di solito, si manda il siero e l'azienda che fa la verifica
già sa il risultato e verifica se effettivamente il risultato che
viene dal laboratorio corrisponde a quello già accertato. Qua,
però, si fa con una media, una gaussiana, e poi si fa valere quello
più esatto; noi andiamo a tentoni.
Caro Assessore, concludo dicendo che dobbiamo stare attenti perché
così, secondo me, stiamo andando a fare un regalo, perché poi il
budget è sempre lo stesso. Mi hanno detto che c'è un altro decreto
che dovrebbe uscire venerdì che prevede che se non si riescono a
fare centomila prestazioni ma se ne fanno novantanovemila si devono
restituire anche quelle che si sono fatte perché non ha raggiunto
le centomila prestazioni. Mi sembra un po' strano. Ripeto, non
vorrei che fosse un regalo a qualche grosso colosso di analisi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, devo fare una precisazione.
Dall'analisi del voto della legge votata poc'anzi, si rileva che
c'era stato un malfunzionamento della tessera dell'onorevole
Barbagallo il quale dichiara di avere votato favorevolmente.
L'Assemblea ne prende atto..
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo stesso argomento
riguarda e mi riguarda. Ho fatto la verifica e non risulta,
ovviamente, che ero presente, quando invece ero presente in Aula.
Chiedo, pertanto, che si prenda atto che, non solo ero presente in
Aula, ma che mi sono astenuto.
PRESIDENTE. L'Assemblea prende atto di quanto lei ha appena
dichiarato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alongi, a seguire l'onorevole Di
Giacomo e, se non ci sono osservazioni, dopo l'onorevole Di
Giacomo, dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido la
mozione e chiedo di apporre anche la mia firma, ma lei lo aveva già
registrato quando ho sollevato la mano.
Volevo riflettere su due informazioni che mi sono arrivate da
alcuni operatori di laboratori di analisi.
La preoccupazione che sollevava l'onorevole, che è intervenuto
prima di me, del Movimento Cinque Stelle, sulla probabile e
strisciante organizzazione di multinazionali, le posso dire che va
oltre.
Mi dicono che esiste già in corso, a livello nazionale,
un'operazione che prevede la possibilità di legarsi ad una
struttura molto ampia che permetta la realizzazione dell'analisi
del laboratorio anche nelle farmacie. Questo è un percorso che è
individuato all'orizzonte.
Cosa voglio dire con questo, caro collega?
E rafforzo il tuo ragionamento e mi preoccupa paurosamente perché
oggi i laboratori di analisi su cui spariamo spesso, ed è come
sparare sulla Croce Rossa, svolgono, io aggiungo, un lavoro
importante di prima linea e spesso sostituiscono, egregiamente e in
maniera di alta professionalità, le strutture pubbliche.
Credo di conoscere ed anzi le chiedo, signor assessore, un numero
che per noi è importante, se può farci sapere a quanto ammonta
l'importo dello stanziamento dei fondi della sanità regionale per
pagare i laboratori di analisi e quanto ci costano le analisi che
svolgiamo nelle strutture pubbliche.
Questa piccola differenza, cioè quanto è la percentuale di budget
sulle analisi che utilizziamo per laboratori pubblici e per le
strutture private.
Per questo motivo, credo sia importante farlo sapere ai cittadini
siciliani. Aggiungo a questo che se è vero quanto mi è stato
riferito, cioè che, a livello nazionale, organizzazioni e colossi
internazionali, stiano realizzando il franchising, dove nei
laboratori di farmacia si possono effettuare analisi di
laboratorio, questo mi preoccupa ancora di più.
Se questo è il quadro, credo che dobbiamo essere, in questo,
protagonisti, da subito, nell'alzare una barra diritta, affinché un
sistema fragile e delicato, come quello del sistema a garanzia dei
cittadini, possa diventare monopolio di pochi o di alcuni.
DIGIACOMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIGIACOMO. Signor presidente, onorevoli colleghi, assessore, ho
ascoltato con attenzione gli interventi che si sono susseguiti e
devo dire che sono quasi tutti elementi di verità, però, credo che
anziché fare facile demagogia su questo argomento o problema,
bisognerebbe inaugurare un'era di maturità nuova.
Tutto questo è figlio della cosiddetta notte degli
accreditamenti , una notte in cui, contemporaneamente, sono stati
fatti centinaia e forse qualche migliaio di accreditamenti.
E' un sistema, quindi, che si poggia in gran parte per la tenuta
degli equilibri contabili sull'economia di scala.
Ha trovato un budget assolutamente polverizzato, con poca capacità
contrattuale nei confronti dei fornitori e, certamente, un corso
crescente di spese di esercizio.
Ora, noi dobbiamo andare incontro a questa categoria, dobbiamo
trovare la forma adatta; però è chiaro che promettere che
cancelliamo il debito, promettere che innalziamo le tariffe in
controtendenza, non si capisce poi con quali fondi di bilancio,
credo che sia un'operazione che prenda in giro la gente. Noi tutto
dobbiamo fare fuorché prendere in giro le persone
Abbiamo bisogno di fare un tavolo permanente; abbiamo bisogno di
chiedere a questa categoria processi aggregativi e non disgreganti;
dobbiamo trovare delle formule che vengano validate dal Governo
nazionale e dal Ministero della Salute. Purtroppo, non abbiamo
autonomia in merito. Non possiamo dire, come Regione siciliana, che
in controtendenza a quello che avviene a tutte le altre d'Italia
paghiamo di più alcune prestazioni, ne risponderemmo
patrimonialmente.
Le categorie sanno benissimo che le cose stanno in questo modo,
tanto è vero che questo argomento è entrato e rientrato in
quest'Aula e nelle Commissioni decine e decine di volte e non siamo
riusciti a riprendere il bandolo della matassa.
Se questa classe dirigente vuole fare veramente un'operazione, per
così dire, pro una categoria che è esattamente quella che i
colleghi hanno descritto, non è certamente con azioni demagogiche
che noi raggiungeremo questo obiettivo, perché altrimenti vorrebbe
dire che un ordine del giorno e una mozione sono come un ricorso al
TAR, che è diventato un caffè che non si nega a nessuno. Un ordine
del giorno e una mozione, allora, li votiamo volentieri e apponiamo
tutti le firme, ma non avremmo combinato alcunché.
Se, invece, vogliamo essere interlocutori forti ed autorevoli nei
confronti del Governo nazionale che ci dovrebbe consentire una
deroga, e pensare oggi ad una deroga è già, di per sè,
un'operazione un po' avventurosa, noi dobbiamo formulare una
proposta che abbia una propria fondatezza e che veda le due parti
sedersi attorno ad un tavolo in modo unitario e ad unisono, allora
sì possiamo avere una via d'uscita.
D'altronde, signor Presidente, le devo dire che, purtroppo, questa
categoria storicamente non ha mai trovato un punto di sintesi di
rappresentanza sindacale. Deve sapere che a rappresentare la
categoria dei laboratori privati sono una miriade di sigle
purtroppo, molte volte, l'una contro l'altra armata, perché chi
possiede un grosso aggregato ha, ovviamente, più margine per potere
tirare il suo bilancio; chi possiede un piccolo aggregato combatte
un mercato un po' come lo può combattere si ricorda il vecchio
riparatore di biciclette? Il vecchio riparatore di auto? Nell'era
in cui mette uno spinotto e nel video compare la diagnosi della
sua auto, deve sapere che ci sono alcuni operatori che combattono
il mercato con le esili armi di un piccolo budget.
Concludo il mio intervento dicendo che l'aggregato di per sé non è
diminuito; i milioni di euro che servono per pagare i laboratori di
analisi private sono ancora tutti lì e mi pare un po' di
retroguardia, tra l'altro condivido anche parte dell'intervento
dell'onorevole Alongi, però questa comparazione pubblica e privata,
quanto costa il privato? Quanto costa il pubblico? La considererei
leggermente di retroguardia perché le due cose non funzionano se
non vanno insieme. E' inutile dire la sanità pubblica e la sanità
privata. La sanità pubblica da sola non ce la può fare, la sanità
privata da sola non ce la può fare. Quanto costa un'ora di lezione
privata del nostro figliolo e quanto costa un'ora di lezione del
professore che fa la stessa lezione a scuola.
Non credo che un discorso del genere costruisca molto per la
portata del problema che noi abbiamo.
Mi avvicino velocemente verso la conclusione. E' stato toccato un
tasto molto particolare che è quello di multinazionali che
raccatterebbero aggregati e li comprerebbero e quant'altro. Se non
fossimo in Sicilia potremmo farci una risata, ma in Sicilia non
dobbiamo sottovalutare nulla. Purtroppo, abbiamo constatato come, a
volte, operazioni di compravendita anche abbastanza delicate siano
passate sulla testa dell'Assessorato e siano andate fuori
controllo. Queste sono cose che verificheremo subito perché gli
onorevoli colleghi e il signor Presidente devono sapere che non si
può vendere alcunché in sanità se prima non è autorizzato dal
sistema sanitario regionale, dall'Assessorato e dai suoi uffici
periferici. Quindi, quello che voi dite non può matematicamente
accadere e credo che sarà anche la risposta dell'Assessore; ma non
dobbiamo escludere che le antenne vanno drizzate perché - ripeto -
in Sicilia, purtroppo, anche questo può succedere.
CASCIO Salvatore. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO Salvatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io
dichiaro il mio voto favorevole, però volevo meglio specificare
alcune questioni che sono sorte in questa discussione.
Chiaramente, il problema dei laboratori di analisi è un problema
che viviamo da qualche anno e abbiamo fatto numerose audizioni a
tal proposito e alla fine non si trova mai una conclusione. Da un
lato, perché vi è una diversità di atteggiamento da parte delle
varie sigle sindacali, dall'altro perché ci vuole un terzo
interlocutore, signor Assessore e il terzo interlocutore è lo
Stato.
Qua bisogna rivedere chiaramente l'accordo che l'Assessorato della
sanità ha fatto in merito alla riduzione o meglio alla
pianificazione dei laboratori d'analisi, perché vi sono alcune
norme che io giudico altamente restrittive.
E' vero quello che ha detto l'onorevole Digiacomo. Oggi, è un
mercato molto competitivo e il piccolo è destinato a soccombere o a
dare prestazioni di minore qualità. E' anche vero che noi abbiamo
una peculiarità nella nostra Terra. Abbiamo una Sicilia molto
diffusa geograficamente e l'accessibilità alle cure è un diritto
prioritario. Questa rete di laboratori che sono presenti anche in
comuni piccoli dà questo valore aggiunto, dà il valore aggiunto
della facile fruibilità delle prestazioni, della facile
accessibilità alle prestazioni.
Allorquando si accorpano i laboratori di analisi e si riducono
alcuni ad un punto prelievo si ottengono due aspetti negativi. Il
primo è che viene meno la qualità della prestazione perché già il
trasporto del campione stesso diminuisce il valore dell'esame,
dall'altro viene meno una forza lavoro che è diffusa nel nostro
territorio.
Allora, il nostro obiettivo è di salvaguardare ambedue le cose. Da
una lato la salute, l'accessibilità e la fruibilità delle cure del
cittadino, dall'altro l'impresa, cioè i laboratori, coloro che
hanno investito, che in seguito a delle norme sull'accreditamento
hanno fatto investimenti importanti e che ogni giorno vengono
verificati.
Io, quindi, sono d'accordo sulla mozione come principio, nel senso
che bisogna lavorare assieme ad un tavolo tecnico per risolvere la
problematica. Non sono d'accordo su alcuni aspetti e mi riferisco
soprattutto al collega, al vicepresidente della Commissione sanità,
facendo riferimento alla verifica esterna di qualità.
Io penso che se la Sicilia ha il diritto come ente e l'Assessorato
in particolare che eroga prestazioni sanitarie di verificare la
qualità delle prestazioni e questa qualità delle prestazioni l'ente
verificatore è l'ente fiduciario del Governo, è l'ente fiduciario
dell'Assessorato, è l'ente fiduciario dell'Assessorato della
salute. Nel momento in cui apriamo all'esterno la verifica esterna
di qualità, si crea un mercato, non c'è quell'ente terzo,
quell'ente di mia fiducia che verifica se tu fai bene il tuo
lavoro. Semmai il problema è al contrario: va bene l'ente terzo, ma
l'ente terzo di fiducia del Governo deve adeguarsi nel prezziario,
deve adeguarsi alle altre strutture che sono competitive sul
mercato. E allora, su questo è chiaro che dobbiamo fare una
battaglia e dobbiamo tendere ad avere gli stessi prezzi che fa il
San Raffaele o che fanno altre strutture. Però, io reputo un
errore, come diciamo terzietà, come oggettività che io non posso
verificare le strutture a cui do i soldi.
D'altronde, è stata sempre una battaglia giusta, che ho sempre
condiviso quella col Movimento Cinque Stelle, quella di verificare
i soldi come vanno spesi, i soldi come vanno dati, la qualità della
prestazione. E quale migliore entro di uno di mia fiducia per
verificare questo meccanismo, invece di lasciarlo al libero
mercato Perché oggi, anzi ieri, la vicenda era completamente
diversa. Ogni laboratorio si faceva un contratto privato per una
verifica esterna di qualità.
Io non voglio lanciare dubbi ma è chiaro che nel momento in cui io
vado a contrattare un prezzo per verificare me stesso qualche
sospetto mi può nascere. E se io Regione invece questo lo tolgo a
priori, quindi riesco a dare qualità alle prestazioni e riesco a
dare risposte adeguate ai cittadini. Quindi, io su Lavetti non
andrei molto diciamo su questa linea; andrei sulla linea del
prezzo, del tariffario, di adeguarlo al tariffario del mercato che
c'è.
Detto questo, Assessore, è urgente, a mio avviso riunire un tavolo
tecnico e riunire un tavolo tecnico e trovare una sintesi, e fare
una proposta seria che possa essere condivida a livello nazionale,
perché sono in questo modo si potrà arrivare, diciamo alla
eliminazione di questo contenzioso che ormai dura da quattro,
cinque anni.
L'ultima cosa che ho da dire non per inveire contro il suo
predecessore, ma ho trovato di cattivo gusto che ad agosto del 2012
l'assessore Russo, a Camere sciolte, ad Assemblea sciolta, ha fatto
un decreto che diciamo poteva quanto meno aspettare l'inizio della
nuova legislatura e concordarlo col nuovo Assessore, col nuovo
Governo e col nuovo Parlamento.
BORSELLINO, assessore per la salute. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORSELLINO, assessore per la salute. Signor Presidente, onorevoli
deputati, mi scuserete se nel mio intervento sarò un po' più lunga
del previsto, ma era necessario sulla base della complessità anche
della mozione stessa e degli effetti che questa problematica ha
determinato nel tempo fin dall'inizio del mio mandato, nonché
l'impegno profuso e dall'Amministrazione ma anche in seno alla
Commissione legislativa, dove la materia è stata più volte trattata
ed è stata oggetto di audizione, mi corre l'obbligo di fare talune
precisazioni, essendo anche di elevato contenuto tecnico vorrei
essere quanto più precisa possibile e, quindi, leggervi anche una
relazione che ho provveduto ad articolare proprio per fare un
excursus dell'intero percorso che ha portato all'attuale situazione
che oggi qui viene descritta.
Ricorderete come l'accordo Stato-Regioni del marzo 2011 abbia
definito alcuni criteri che hanno forza di legge, quindi non sono
negoziabili, per i quali le Regione sono state chiamate - per
quanto chiaramente nel rispetto dell'autonomia e della flessibilità
organizzativa di ciascuna di esse - a rispettare gradualmente,
quindi, all'allineamento a tali standard, ancorché definiti in
maniera univoca a livello nazionale.
In particolare, un passaggio dell'accordo Stato-Regioni, che ha
come fine non quello di un risparmi fine a se stesso, ma quello di
garantire la qualità e l'appropriatezza delle prestazioni erogate
e, naturalmente, contestualmente incrementare l'efficienza
nell'utilizzo delle risorse pubbliche, dice espressamente che le
Regioni non sono tenute a rispettare i criteri per la
riorganizzazione delle attività di laboratorio - ferma restando,
chiaramente, la singola autonomia delle stesse - in particolare
quelle che hanno già avviato il processo di razionalizzazione della
rete delle strutture di laboratorio alla traduzione operativa degli
stessi ritenuta più consona alle specifiche realtà territoriali.
E' proprio sulla base di questo principio che quest'Aula, ancor
prima in sede di dibattito del problema all'interno della
Commissione è stato chiesto che il percorso avesse una natura
volontaristica e, quindi, non obbligatoria.
Mi permetto di dire anche l'attuale Governo ha imposto un
inversione del trend che, in qualche modo, era stato determinato
dal Governo precedente ancorché da subito si è mostrato disponibile
a rivedere le posizioni assunte dal precedente Governo ed a fare
una scelta politica anche forte, in quanto abbiamo ritenuto
assolutamente coerente con la necessità del rispetto del principio
della libera concorrenza, far sì che questo percorso aggregativo
nel settore privato fosse reso spontaneo.
Poiché in questa sede, negli interventi che mi hanno preceduto, è
stato sollevato più volte il tema della differenziazione nel
trattamento del pubblico piuttosto che del privato, sia in termini
di costi che in termini di programmazione, vengo a dire, da subito,
che il settore pubblico, a differenza di quello privato, è stato
obbligato, in quel caso sì, coercitivamente ad avviare un percorso
di aggregazione ed è stata la stessa amministrazione ad imporre
alle aziende quali laboratori andassero aggregati. Questo perché
nel pubblico la possibilità di intervento diretto non lede il
principio di libera concorrenza e proprio perché nel pubblico si
possono realizzare significative economie di sistema, laddove il
sistema di remunerazione delle prestazioni nel pubblico e nel
privato è totalmente differente.
Nel privato noi paghiamo prestazioni sulla base di un tariffario,
nel pubblico paghiamo i fattori produttivi, paghiamo il personale,
paghiamo reagenti, paghiamo l'organizzazione intera, ma soprattutto
paghiamo la continuità del servizio che nel settore privato è
limitato alle ore, non dico d'ufficio, ma sicuramente è contenuto
nelle ore diurne della giornata.
Detto questo, lo stesso accordo Stato-Regioni prevede
obbligatoriamente l'adesione a programmi specifici di controllo
interno di qualità, nonché la partecipazione a schemi di
valutazione esterna di qualità, presupposti indispensabili per dare
oggettiva dimostrazione delle performance analitiche e, quindi,
della qualità dei servizi erogati. Lo stesso accordo stabilisce
come criterio, ai fini dell'accreditamento, l'adesione ai programmi
VEQ, laddove esistono, a quelli regionali.
Ancora voglio precisare un altro aspetto non negoziabile dello
stesso accordo Stato-Regioni che riguarda la soglia minima di
attività, anche questa criterio indispensabile ai fini
dell'accreditamento introdotto per la prima volta nel 2011, quindi,
non presente al momento dell'accreditamento di queste strutture
che, come è stato ricordato in un intervento che mi ha preceduto, è
stato avviato ben prima del 2011 e concluso nel 2007.
La soglia minima di attività ha previsto, addirittura a livello
nazionale, il conseguimento della soglia minima di esami annuo di
200 mila attraverso però il cui raggiungimento dovrebbe avvenire
attraverso uno step intermedio di 100 mila prestazioni anno.
L'oggetto dell'impugnativa da parte del TAR Palermo del decreto
dell'agosto 2012 riguarda proprio l'aspetto non legato ai criteri
fissato dallo Stato-Regioni ai fini dell'accreditamento in quanto,
evidenzio ancora, non negoziabili, quanto piuttosto ai tempi che
erano stati previsti dallo stesso decreto ai fini del
raggiungimento del valore soglia che, a dire il vero, a prescindere
dalla pronuncia del giudice amministrativo anche questo Governo ha
ritenuto assolutamente non adeguati perché le strutture potessero
allinearsi senza che questo potesse non provocare effetti anche sui
livelli occupazionali.
E' questa la ragione che ha portato il Governo, oltre al fatto che
era obbligato a farlo, a dare immediata esecuzione alla sentenza,
sospendendo gli effetti dell'articolo 3 e dello stesso
provvedimento adottato dal Governo precedente.
Una evidenza che va data in questa sede, rispetto alle notizie già
disponibili a questo Parlamento e alla Commissione legislativa di
merito, è che è proprio di questi giorni, da parte
dell'amministrazione che ho l'onore di dirigere, un nuovo
provvedimento che, proprio in ossequio alla pronuncia del Tar,
conferisce un tempo più adeguato per l'allineamento delle strutture
ai valori soglia in termini di volumi di prestazioni anno, dando la
possibilità del raggiungimento delle centomila prestazioni anno a
partire dall'1 gennaio 2016.
Quindi, stiamo parlando di un lasso di tempo che consentirà
certamente alle strutture, attraverso processi aggregativi
sottolineo spontanei, perché abbiamo ben chiaro il fatto che non è
possibile ancorché il valor soglia diventi un requisito per
l'accreditamento imporre un obbligo alle aggregazioni, ma
certamente i tempi che vengono assegnati sono di gran lunga più
consoni rispetto a quelli assai stringenti dati dal decreto
precedente e parliamo dello step intermedio.
Se poi parliamo delle 200 mila prestazioni che, invece, è il
valore assolutamente ritenuto imprescindibile ai fini di un
accreditamento definitivo, il raggiungimento di tale ultimo valore
è stato ritenuto possibile a partire dall'1 gennaio 2018.
Ritengo che questi tempi siano assolutamente compatibili con una
esigenza di efficientamento e miglioramento della rete
laboratoristica in Sicilia, senza per questo volere comprimere i
livelli occupazionali o pensare alla distruzione di un comparto che
mi pare sia rimasto assolutamente intonso nella considerazione che
le aggregazioni spontanee hanno determinato nell'arco di ben tre
anni soltanto una contrazione del numero complessivo dei laboratori
da 663 a 440.
A questo voglio aggiungere quanto è stato detto da qualche
intervento precedente che l'aggregato per la medicina di
laboratorio non è stato ridotto nel tempo, è stato mantenuto tale
a fronte dell'entrata in vigore di un tariffario che potenzialmente
poteva ridurre il valore delle prestazioni di circa il 40 per cento
e che, quindi, avrebbe potuto contrarre gli introiti delle
strutture.
Ebbene, l'aggregato dei laboratori di analisi ammonta a 110
milioni di euro, un terzo del valore della manovra finanziaria che
tra poco questa Aula tratterà, il che significa - e vi posso dire
anche qual è l'esito di un anno pieno di entrata in vigore del
tariffario Balduzzi - che nel 2013 sono state liquidate prestazioni
per un valore complessivo di 90 milioni a fronte di un aggregato di
110.
Questo significa che il tariffario Balduzzi ha determinato una
contrazione della spesa, essendo stato ridotto il valore delle
prestazioni, meno del 20 per cento rispetto alla potenziale
riduzione del 40 per cento che ci si aspettava dalla applicazione
del tariffario Balduzzi, il che significa che le strutture hanno
aumentato la capacità erogativa dei loro budget assorbendo quella
quota differenziale che era stata presuntivamente prevista come
mancato introito di circa il 50 per cento.
Quindi, le preoccupazioni che legittimamente inizialmente avevano
sicuramente informato l'operato di ciascuno di noi circa la
possibilità che queste strutture potessero avere un detrimento in
termini di budget e, quindi, di entrata credo che oggi possa essere
in parte fugata anche dai risultati di un anno pieno di
applicazione del tariffario.
Un altro presupposto che sta alla base dell'accordo Stato-Regioni
è certamente il principio che l'aumento della casistica e del
volume delle prestazioni crea expertise e crea anche maggiore
qualità. Non sfuggirà a nessuno di noi l'intervista fatta da
Striscia la notizia ad alcuni laboratori di analisi e le
risultanze prodotte da quel giornalismo di inchiesta circa
l'inappropriatezza di alcune prestazioni erogate dai laboratori
con riferimento alle analisi batteriologiche.
La potenziale inappropriatezza di questo tipologia di analisi è
assai pericolosa non soltanto ai fini poi della prescrizione di una
corretta terapia al paziente, ma perché una analisi non
correttamente refertata può dar luogo alla prescrizione di terapie
antibiotiche che, laddove non necessarie, determinano batterio-
resistenza con ulteriore spreco di risorse oltre che un
abbassamento anche della capacità di risposta immunologica da parte
del soggetto che abusa chiaramente in quel caso di terapie non
specificamente necessarie.
Altra questione mossa dalla mozione è il tema della VEQ. Come vi
dicevo uno dei passaggi dello Stato-Regioni prevede che l'adesione
alla Valutazione Esterna di Qualità sia elemento imprescindibile ai
fini della garanzia della qualità del servizio.
La stessa Stato-Regioni, chiaramente, non preclude le Regioni di
potersi autodeterminare in quanto a sistemi VEQ locali, cosa che la
Regione ha fatto già dal 2010 individuando nell'azienda ospedaliera
Policlinico l'istituzione di un Centro regionale di qualità che
potesse assolvere a questo tipo di esigenza.
A questo voglio aggiungere che, sulla base di quanto riferitomi
dallo stesso Centro, il valore delle attività dallo stesso
prodotte, al fine delle adesione alle valutazioni ai programma
esterni di qualità, sono state assolutamente rispondenti alle
attese, ma, soprattutto, con l'ultimo decreto che verrà pubblicato
venerdì di questa settimana si è operata una ulteriore riduzione
del 15 per cento del costo del servizio reso dal centro regionale
di qualità che con questa ulteriore riduzione si appalesa essere
inferiore del 45 per cento rispetto ai tariffari degli altri
provider pubblici esistenti in Italia.
Altra questione sollevata dalla mozione riguarda la possibilità di
potere attuare i service anche per i laboratori che non sono
aggregati.
Quest'ultimo decreto non fa alcuna distinzione circa la
possibilità di attivazione dei service per i laboratori siano essi
aggregati o non aggregati, quindi riteniamo che in questo passaggio
l'ultimo provvedimento adottato da questo Governo possa rispondere
a questo punto della mozione.
E' anche vero, però, che il service può essere attuato soltanto
per alcune tipologie di esami che sono state specificamente
indicate nello stesso provvedimento, perché quelle possono essere
suscettibili proprio di questo tipo di servizio senza che ci siano
alterazioni rispetto alla qualità delle analisi.
Con quest'ultimo decreto, quindi, si afferma ulteriormente da un
lato l'imprescindibilità dell'attuazione di questi criteri per
quanto in un tempo adeguatamente più consono all'esigenza di
riallineamento da parte di queste strutture in termini di esigenze
organizzative piuttosto che di investimento tecnologico. Nello
stesso tempo, però, non si pone alcun obbligo alle procedure di
aggregazione e si rende meno sperequativo il sistema proprio perché
si dà la possibilità di poter non eludere intanto il principio di
libera concorrenza e di dare anche delle agevolazioni per quanto
concerne la possibilità dell'adesione al programma VEQ regionale.
Io credo di essere stata esaustiva, in ogni caso se dovessero
esserci ulteriori chiarimenti io posso depositare in questa sede la
relazione tecnica che abbiamo definito, anche dando ulteriori
precisazioni che potranno essere oggetto di una direttiva che potrà
essere anche momento di condivisione con le organizzazioni
sindacali di categoria.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la mozione n. 287. Il parere del
Governo?
BORSELLINO, assessore per la salute. Il parere del Governo è
positivo per quanto riguarda il primo punto della mozione, ovvero
l'applicazione del budget per branca
PRESIDENTE. Assessore, la mozione è unica, la n. 287, io su quella
devo chiedere un parere: o è favorevole o è contraria.
BORSELLINO, assessore per la salute. Mi rimetto all'Aula, perché
la mozione contiene dei punti specifici che vanno trattati
diversamente.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvata)
Presidenza del vicepresidente Venturino
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono stati presentati l'ordine del
giorno n. 309 Linee guida sulla programmazione 2014-2020 dei fondi
comunitari , dell'onorevole Ruggirello e l'ordine del giorno n.
310 Azioni urgenti per far fronte alle criticità dell'Ospedale
Giovanni Paolo II' di Sciacca , degli onorevole Mangiacavallo ed
altri.
Nel frattempo che vengono distribuiti, mi fanno notare gli uffici
che è meglio procedere, visto che abbiamo discusso la mozione sulla
sanità, con l'ordine del giorno n. 310, in quanto è inerente la
materia appena trattata nella mozione.
Visto che abbiamo trattato una mozione che riguarda la sanità,
proseguiamo con l'ordine del giorno che è aderente all'argomento
appena trattato, cioè la sanità.
Si passa all'ordine del giorno 310, a firma dell'onorevole
Mangiacavallo.
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, parliamo proprio dell'ospedale di
Sciacca.
Io, a tal proposito, volevo ricordare all'assessore che questo è
un ospedale che ha, tra l'altro, delle tradizioni piuttosto antiche
di efficienza, di professionalità, di figure che hanno dato sempre
una risposta sanitaria di livello, e che adesso si trova veramente
in grandissima difficoltà.
Le difficoltà sono ormai diffuse in tutti gli ospedali, perché non
è solo Sciacca a registrare carenza di organico, carenza di
medici, di infermieri e quant'altro, ma voglio dire che
nell'ospedale di Sciacca, purtroppo, i tagli che sono stati fatti
sono stati eccessivi, per cui c'è una struttura in ginocchio che
non riesce assolutamente a dare ai cittadini le risposte che
meritano.
Ecco perché io sono assolutamente d'accordo con l'ordine del
giorno presentato dall'onorevole Mangiacavallo. Del resto, su
questo tema abbiamo anche discusso in Commissione, abbiamo chiesto
di audire sia il neo direttore generale dell'ASP sia i direttori
sanitari e alcune delegazioni di medici per renderci meglio conto
di qual è la situazione oggi nell'ospedale di Sciacca.
Peraltro, vorrei anche dire che un movimento dei consiglieri
comunali, dello stesso sindaco della città hanno addirittura,
assieme ai sindacati e ai rappresentanti di categoria, organizzato
un consiglio straordinario su questo tema e quando abbiamo parlato
di rete ospedaliera, considerato che col presidente Digiacomo e
tutta la Commissione, alla presenza dell'assessore, abbiamo girato
un po' tutta la Sicilia, siamo stati pure a Sciacca, anche
l'assessore ricorderà che ci sono stati degli impegni precisi che
ha assunto in Consiglio comunale.
Io pregherei l'assessore di rivedere un pochino la situazione che
riguarda l'ospedale di Sciacca per dare maggiore attenzione e
certamente maggiore speranza ai cittadini per un'assistenza che sia
sempre più efficiente ed adeguata.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, signori assessori, colleghi, desidero
anche io condividere nello spirito e nella sostanza l'ordine del
giorno del collega Mangiacavallo e della integrazione in termini di
notizie fornita dal collega Fontana.
L'occasione mi è propizia perché la presenza dell'assessore
Borsellino mi consente di integrare con l'ospedale di Sciacca
almeno una decina di nosocomi minori - e voglio essere generoso -
che vivono nella assoluta incertezza, vivono alla giornata senza
una prospettiva.
Questo clima di incertezza crea demotivazione nel personale
sanitario e nel personale parasanitario e crea sfiducia nei
confronti dei cittadini utenti, convinti come sono legittimamente
che il diritto alla salute sia un diritto fisiologico prima ancora
che costituzionale.
Il problema dell'ospedale di Sciacca si accomuna ed è analogo a
quello dell'ospedale di Acireale, per fare un esempio nella mia
provincia, o di Giarre o di Militello in Val di Catania, la mia
città di nascita. E vorrei permettermi di annotare un comportamento
deontologicamente di galateo istituzionale poco rispettoso
dell'assessore Borsellino nei confronti delle autorità
istituzionali.
L'assessore Borsellino, per tre volte di seguito, ha promesso una
visita all'ospedale di Militello, lo ha promesso a due deputati
regionali e lo ha promesso al sindaco della città che è venuto a
trovarla in veste ufficiale.
Assessore Borsellino, il suo nome non le consente assolutamente di
non avere rispetto alcuno per le autorità che rappresentano
qualunque tipo di istituzione pubblica. Glielo dico perché sono
sufficientemente paziente nei suoi confronti. Quando un sindaco
viene a chiederle una visita e lei molto opportunamente
LEANZA. Che c'entra il nome
MUSUMECI. Ha qualcosa da dire onorevole Leanza? Avrei voluto dire
all'onorevole Leanza che non accetto lezioni di galateo da nessuno,
tantomeno dall'onorevole Leanza, sia chiaro.
E se in quest'Aula chi può fare quel nome, certamente credo di
poter essere anch'io.
Allora, niente avvocati difensori e lasciatemi parlare, per
cortesia. Sto difendendo la dignità e il prestigio delle
istituzioni. Vorrei spiegare all'assessore Borsellino che quando un
sindaco viene a invitarla formalmente a visitare un nosocomio,
indipendentemente dal fatto che sia accompagnato da due deputati, e
l'assessore concorda una data con grande disponibilità, può anche
capitare che quell'impegno non possa essere onorato. Lo si comunica
formalmente e si chiede scusa al primo cittadino e quindi alla
comunità che l'aspetta.
Se viene riconvocata la riunione per la seconda volta e all'ultimo
momento, due ore prima, si fa sapere che l'assessore non può
venire, si chiede scusa pubblicamente al sindaco e alla comunità,
non ai due deputati. Se per la terza volta, all'ultimo momento, non
si può partecipare alla visita, o ci si dimette o si ha il coraggio
di mettersi sulla macchina e, inaspettata ospite, si va in quel
comune e si chiede al sindaco di essere incontrati per scusarsi
formalmente e pubblicamente con la comunità, non importa se formata
da duecento persone o da duecentomila persone.
Lei, forse, è adusa molto più alle faccende amministrative che ai
rapporti istituzionali, non è a conoscenza di questa che non è una
prassi, ma si chiama galateo istituzionale, che non è scritto ma
che deve essere vissuto giorno dopo giorno.
Ecco perché le dico formalmente e in Aula che lei intanto ha il
dovere nei confronti del sottoscritto e del collega Ioppolo di
scusarsi per essere venuta meno ad un impegno assunto.
Io sconti non ne faccio a nessuno perché, come lei sa, assessore
Borsellino, credo di poter essere in quest'Aula fra quelli che con
serenità possono dire di non fare anticamera negli assessorati e di
on essere scritto nel libro paga di nessuno.
Lo sa anche l'assessore Reale, al quale mi sono permesso di
rendere visita istituzionale quando è stato nominato, è vero
assessore Reale? E gli ho augurato buon lavoro.
Ecco perché la vicenda Sciacca, la vicenda Militello, la vicenda
Acireale, Bronte, Biancavilla e mille altri ospedali minori,
Mussomeli, io credo che rientrino, signor Presidente - e quindi
torno al tema della discussione e credo di non essere andato fuori
tema perché ho richiamato il Governo ad una condotta che ritengo
assolutamente lecita e normale nei confronti dei sindaci prima
ancora che dei parlamentari regionali -, credo che la vicenda
Sciacca debba richiedere un apposito dibattito, anche perché il
programma predisposto dal Ministero della sanità cozza col Piano
regionale predisposto dal Governo Crocetta e ci si chiede quindi
quale dei due avrà la prevalenza, quello nazionale che appare molto
penalizzante e restrittivo e in base al quale in Sicilia dovrebbero
chiudere decine di ospedali minori o quello del Governo regionale
che con l'assessore Borsellino prevede una riorganizzazione dei
nosocomi che comunque mantiene la presenza della sanità sul
territorio. E' una domanda alla quale credo che il Governo dovrebbe
dare una risposta.
BORSELLINO, assessore per la salute. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORSELLINO, assessore per la salute. Onorevole Musumeci, le
rispondo subito perché ho il dovere di farlo, prima ancora di
entrare nel merito dell'ordine del giorno che mi è stato
sottoposto.
Chiedo scusa a lei, chiedo scusa al Parlamento, chiedo scusa al
sindaco laddove le mie scuse non siano già pervenute, alla comunità
rispetto alla quale non ho potuto mantenere un impegno non certo
perché abbia preferito fare altro.
E' sotto gli occhi di tutti che il mio ramo di amministrazione,
sin dall'inizio del mio mandato, sia stato sicuramente tra i più
coinvolti nell'azione di Governo per via della complessità della
materia che gestisce e credo che rispetto anche a questioni assai
difficili che hanno interessato l'intero Parlamento, questo
Assessore non si sia tirato indietro.
Mi dispiace soltanto che le giuste accuse che mi sono state
rivolte abbiano sempre come premessa il mio cognome perché,
credetemi, questa è qualcosa, lo dico anche sul piano personale, mi
comincia a stancare anche perché credo che ognuno di noi abbia il
dovere di assumere determinati comportamenti indipendentemente dal
cognome che porta.
Detto questo, entro subito nel merito delle questioni che sono
state poste, prima in quelle di carattere generale e è poi nel
particolare.
Per quanto riguarda le questioni di carattere generale che
attengono alla rete ospedaliera territoriale della regione, questo
Governo si è impegnato, anche avviando - consentitemi di dire - un
tavolo di negoziazione con il Ministero nazionale, ha pensato di
individuare nel modello degli ospedali riuniti una possibile
soluzione alla necessità di dovere mantenere in una Regione che ha
particolari e peculiari caratteristiche sotto il profilo
orografico, dei piccoli ospedali per i quali il precedente percorso
di pianificazione ospedaliera che ne aveva previsto la totale
disattivazione in taluni casi o la totale o parziale riconversione
in altri, aveva determinato in realtà un depauperamento di queste
strutture rendendole ancor più pericolose di quanto non si volesse
ammettere che fossero all'inizio di questo piano di efficientamento
della rete ospedaliera.
Devo dire che non è stato un percorso facile perché, come avete
visto, gli orientamenti che si andavano consolidando a livello
nazionale vertevano addirittura a far scomparire i piccoli ospedali
con meno di 120 posti letto, o meglio di disattivarne le funzioni
di acuzie per una totale riconversione in post acuzie o addirittura
in strutture territoriali. Per cui la sfida si è intesa anche fare
mostrando una certa credibilità rispetto a quelli che dovevano
essere i presupposti per la definizione di un ospedale riunito.
Adesso la rete ospedaliera territoriale è in fase di avanzata
definizione e sta per essere sottoposta al vaglio della Giunta per
potere acquisire il parere da parte della Commissione di merito.
In questa occasione vi dico qual è lo stato di avanzamento.
Stiamo acquisendo il parere obbligatorio previsto dalla legge 5 di
riforma del Servizio sanitario regionale da parte della Conferenza
dei Sindaci, abbiamo avuto la totale approvazione, all'unanimità,
di tutte le conferenze dei sindaci provinciali, ad eccezione di
Enna e di Siracusa. Credo che questo sia un risultato straordinario
non soltanto per tutti gli attori che sono coinvolti in questo
complesso percorso. Ci ripromettiamo anche per le due province per
le quali il parere non è stato unanimemente positivo se non
addirittura negativo di condividere un ulteriore momento di
confronto ancorché il parere sia obbligatorio e non vincolante.
Quindi, questo dovrebbe in qualche modo avere già consolidato una
certa serenità dei territori, non fosse altro, perché i
rappresentanti di queste comunità hanno già dato parere positivo.
Mi auguro, quindi, che in una rete di informazioni corrette e
coerenti con una programmazione partecipata, gli stessi
rappresentanti delle comunità locali diano anche questa capillare
informazione sui territori, trasferendo lì quali sono gli esiti di
questa programmazione che ha visto queste comunità partecipare in
prima persona, anche attraverso la nostra presenza, insieme con la
commissione di merito, che ha preferito fare lì delle sedute
operative, proprio in quei luoghi che si caratterizzavano per una
maggiore criticità in quanto sedi di nosocomi con un basso volume
di attività e numero di posti letto.
Andando all'ospedale di Sciacca, ricordo, e non mancheremo di
assolvere agli impegni che abbiamo assunto in quella sede, per cui
anche le disfunzioni e i disservizi che vengono evidenziati in
questo ordine del giorno, sarà nostra cura rimuoverli, nella misura
in cui la maggior parte di essi attengono alle procedure di
reclutamento del personale a tempo indeterminato, attraverso la
riapertura o il completamento delle procedure concorsuali.
Ho detto anche in questa sede come la tematica relativa alle
politiche sul personale, sia stata una delle complessità, rispetto
alla quale questo governo ha dovuto trovare delle soluzione,
nonostante la Corte dei Conti abbia, in relazione agli effetti
derivanti dalle precedenti politiche attuate sul personale, inteso
porre un veto circa la possibilità di avviare procedure concorsuali
a tempo indeterminato se prima non si fosse consolidato il
provvedimento di pianificazione della rete ospedaliera.
Adesso siamo in dirittura di arrivo, quindi ci saranno
assolutamente le condizioni per non agire in deroga, ma per agire
in maniera ordinaria.
Presidenza del vicepresidente Venturino
D'ASERO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, al di
là della questione specifica sulla quale ritengo giustificata,
anche perché l'intervento dell'onorevole Vincenzo Fontana ha voluto
puntualizzare un'approvazione circa un consenso verso un'iniziativa
che vuole mettere in evidenza un atteggiamento a cui, appunto,
l'assessore ha cercato di dare una risposta.
Io intervengo per dichiarazione di voto e prima della
dichiarazione di voto, colgo l'occasione, vista la presenza
dell'assessore e anche nella mia qualità di capogruppo del Nuovo
centro-destra, di voler chiedere in riferimento a quello che è
l'andamento della tanta vessata questione dei direttori generali,
come mai e perché, a tutt'oggi su Catania i direttori generali..
PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, l'avevo pregata di non aprire un
altro tipo di dibattito.
D'ASERO siccome ieri era una data in cui venivano insediati i
direttori generali, Catania non ha visto i direttori generali del
Policlinico, del Cannizzaro e del Garibaldi, insediati.
Giustamente, la preoccupazione perché portiamo avanti le istanze
del territorio, chiedo all'assessore una spiegazione del perché di
una questione che, di fatto, blocca una situazione attesa da tanto
tempo perché la questione dei direttori generali è stata una
questione che ha tanto preoccupato il contesto sotto il contesto,
non solo gestionale, ma anche organizzativo della sanità a Catania.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole D'Asero ha posto una
domanda. Molto brevemente diamo la possibilità di dare una risposta
dall'assessore e dopo passiamo alla votazione dell'ordine del
giorno.
RUGGIRELLO Se era sulla dichiarazione di voto, che risposta deve
dare l'assessore?
PRESIDENTE. Onorevole Ruggirello perdiamo più tempo nel fare
questa serie di osservazioni.
BORSELLINO, assessore per la salute. Confermo che i direttori
generali si sono insediati in data di ieri e soltanto per quanto
riguarda l'Azienda Policlinico universitaria di Catania, l'Azienda
Garibaldi e l'Azienda Cannizzaro c'è stato un differimento di
un'altra settimana legato al fatto che la dottoressa Ida Grossi,
nominata direttore dell'Azienda di Caltanissetta, aveva necessità
di esperire di una settimana il suo insediamento, dovendo
concludere una procedura concorsuale che la vedeva partecipe.
Questo ha, quindi, determinato, a sua volta, la non possibilità di
insediamento del dottor Santonocito al Garibaldi e quindi,
conseguentemente, si è slittata di una settimana tanto la nomina
dello stesso, quanto quella del dottore Cantaro.
E' un tema che, comunque, è ormai un fatto di assoluta
risoluzione.
PRESIDENTE. Si torna all'ordine del giorno 310.
Mi era sembrato di capire, assessore Borsellino, che lo accettava
come raccomandazione, ma se l'Aula insiste a votare l'ordine del
giorno si passa alla votazione, a meno che non accettiamo la
proposta dell'assessore che, ripeto, lo accetta come
raccomandazione.
Pertanto, l'ordine del giorno viene accettato come
raccomandazione.
Si passa all'ordine del giorno 309, a firma dell'onorevole
Ruggirello.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
REALE, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca
mediterranea. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì,
9 luglio, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Venturino
I - Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Nuove norme in materia di panificazione . (n. 1/A)
Relatore: on. Lombardo
2) - Norme per la prevenzione delle patologie del cavo orale .
(n. 475/A)
Relatore: on. Picciolo
3) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comm
dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, de
libertà civili, politiche, economiche e sociali . (n. 223/A)
Relatore: on. Malafarina
4) - Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (
528/A)
Relatore: on. Anselmo
5) - Modifiche della legge regionale n. 29/1951 in materia di
elezione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana e del
Presidente della Regione . (nn. 428-186-194-210-234-411-421-436
Relatore: on. Savona
III - Discussione unificata delle mozioni:
N. 300 - Impegno del Governo della Regione in ordine al
diniego di autorizzazioni di ricerca e prelievo di
idrocarburi e coltivazione di campi geotermici sul
territorio regionale nonché alla revoca di quelle
già rilasciate.
(6 maggio 2014)
PALMERI - CANCELLERI - CAPPELLO - TANCREDI -
CIACCIO - CIANCIO - ZAFARANA - FERRERI -
MANGIACAVALLO - SIRAGUSA - TRIZZINO - FOTI -
LA ROCCA- ZITO
N. 312 - Salvaguardia dell'ecosistema e delle attività
produttive nell'area del Canale di Sicilia.
(4 giugno 2014)
FOTI - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -
CIANCIO - FERRERI - LA ROCCA - MANGIACAVALLO
- PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - TANCREDI -
ZAFARANA - ZITO
IV - Discussione della mozione:
N. 156 - Interventi urgenti per assicurare la corretta
applicazione dello Statuto siciliano in materia di
rapporti finanziari con lo Stato.
(24 luglio 2013)
GIANNI - CORDARO - MICCICHE' - CLEMENTE -
ANSELMO - GERMANA'
V - Discussione della mozione:
N. 294 - Iniziative urgenti per una corretta gestione dei
flussi migratori verso la Sicilia.
(23 aprile 2014)
GIANNI - VENTURINO - CIMINO - MARZIANO -
RAGUSA - CIRONE
VI - Discussione della mozione:
N. 233 - Opportune iniziative concernenti il complesso
immobiliare sito a Palermo, in via Ingegneros 31.
(25 novembre 2013)
MILAZZO G. - D'ASERO - CASCIO F. - VINCIULLO
VII - Seguito della discussione della mozione:
N. 178 - Verifica del rapporto che intercorre tra il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la
concessionaria che si occupa della gestione delle
autostrade siciliane con eventuale adozione di
misure alternative.
(19 settembre 2013)
GRASSO - LANTIERI - CORDARO - CIMINO -
CLEMENTE
La seduta è tolta alle ore 19.52
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO 1
Risposte scritte ad interrogazioni
Rubrica «Attività produttive»
POGLIESE - VINCIULLO - FALCONE - «Al Presidente della Regione,
all'Assessore per le attività produttive e all'Assessore per la
famiglia le politiche sociali e il lavoro, premesso che:
tra le 271 Regioni dell'UE, la Regione siciliana risulta avere il
terzultimo tasso di occupazione della popolazione tra i 15 e 64
anni (42,6%);
nei prossimi 10 anni sono a rischio di estinzione molte
professioni manuali dell'artigianato che potrebbero comportare la
perdita di almeno 385.000 posti di lavoro;
considerato che:
anche nel settore delle costruzioni si sono persi oltre 50 mila
posti in meno di 4 anni e più di 1.500 dall'inizio del 2013; ai
cantieri fermi si aggiunge il peggioramento del mercato delle nuove
infrastrutture, registrato nei primi 4 mesi di quest'anno: rispetto
allo stesso periodo del 2012, é stato posto in gara il 30% in meno
di opere per un importo più che dimezzato (56,84);
il Governo nazionale ha messo a disposizione delle Regioni oltre
2,200 mld di euro per i pagamenti alle aziende e la Regione
siciliana, per poter usufruire della sua quota, dovrà accendere un
prestito con il Ministero dell'Economia;
per sapere:
quali iniziative il Governo della Regione intenda intraprendere
per cercare di porre un freno alla grave crisi che sta colpendo
l'artigianato siciliano;
se il Governo della Regione abbia intenzione di usufruire delle
risorse messe a disposizione dal Governo nazionale tramite
l'accensione di un prestito con il Ministero dell'Economia». (1593)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «Con riferimento alla interrogazione n. 01539 - On.le
Salvatore Pogliese: Interventi urgenti in merito alla profonda
crisi che investe l'artigianato siciliano , si rappresenta che le
iniziative intraprese da questo Assessorato regionale al fine di
agevolare le attività artigianali, dal punto di vista normativo,
sono rintracciabili nell'ambito del disegno di legge denominato
Testo Unico Attività Produttive , attualmente in discussione
presso le competenti commissioni legislative dell'ARS.
Nel testo vengono previste molteplici innovazioni introdotte dalla
normativa sia comunitaria che nazionale che, invero, hanno
introdotto non pochi vincoli alla potestà normativa regionale,
anche delle Regioni a Statuto speciale, in ragione della tutela
della concorrenza rimessa, com'è noto, alla esclusiva competenza
statale. Innovazioni costantemente condivise con tutte le parti
sociali, datoriali, imprenditoriali e sindacali.
La proposta di Legge, in applicazione della normativa ormai da
tempo adottata a livello nazionale, come l'iniziativa e l'attività
economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è
espressamente vietato dalla presente legge ovvero da altre leggi
nazionali e regionali . Tale principio ha un evidente carattere
dirompente. Tuttavia, proprio in ragione di tale significativa
rilevanza, lo stesso testo unico propone alcune misure che
consentono di raccordare il principio in esame con la necessaria
regolamentazione del territorio al fine di garantire un armonico e
coordinato sviluppo delle attività produttive.
La nuova norma prevede: la definizione di programmi triennali di
politica regionale sull'artigianato come l'individuazione delle
diverse linee di intervento (credito agevolato, contributi,
garanzie, etc.); la tutela dei consorzi fidi quali strumento
indispensabile per lo sviluppo delle attività artigiane; la
regolamentazione dei servizi di informazione e assistenza alle
imprese, prevedendo la diffusione delle informazioni sui sistemi
d'aiuto nonché la promozione dei centri di assistenza tecnica;
l'istituzione di un servizio studi per l'artigianato presso
l'assessorato attività produttive; norme in tema di abusivismo e
sanzioni e, in particolare, l'inasprimento di queste per l'utilizzo
della qualifica di artigiano senza i requisiti; norme in materia di
artigianato artistico e tipico; la tutela della professionalità,
l'origine delle produzioni e la valorizzazione di quelle storiche;
la valorizzazione e la promozione dell'artigianato esistente.
La nuova proposta legislativa prevede altresì nuovi dettami
normativi in materia di artigianato di eccellenza, con il
riconoscimento di tale qualifica tramite procedure definite
dall'Assessorato regionale delle attività produttive; introduce e
tutela la bottega scuola al fine di favorire la formazione degli
artigiani; l'istituzione della figura del c.d. maestro artigiano ,
titolo questo rilasciato ai titolari ovvero a soci di imprese
dell'eccellenza artigiana.
Inoltre verrà innovata la regolamentazione relativa al settore
della panificazione ed in particolare l'esercizio della stessa che
dovrà garantire elevati standard qualitativi, da una parte, e il
corretto svolgimento dell'attività, dall'altra parte.
Attualmente, con riguardo agli aiuti d'ordine finanziario, a
valere sui fondi comunitari del PO FESR 2007/13, è in fase di
espletamento un bando a graduatoria, dove sono appostati 50milioni
di euro, di cui 28milioni già concessi a 60 imprese utilmente
collocate, di cui 5,6milioni già erogati. Recentemente si è
concluso un bando a sportello che, attraverso aiuti per un massimo
di 25mila euro, ha consentito di pagare 17,7milioni di euro a ben
1.117 imprese artigiane.
Altri aiuti, nell'ambito dei fondi comunitari sono concessi
attraverso lo strumento Jeremie, con il quale finora sono state
agevolate 57 imprese che hanno ricevuto microcredito fino a 25mila
euro, per un totale pari a 1,3milioni.
Resta in fase di predisposizione, con individuazione degli
obiettivi, il nuovo programma operativo comunitario 2014/20.
Inoltre l'IRSAP, su indicazione di questo Assessorato, in sede di
approvazione del programma triennale OO.PP. 2013 - 2015, giusta
delibera del Commissario Straordinario con i poteri del Consiglio
d'Amministrazione n. 12 del 12/09/2013, ha deliberato a dato
mandato ai R.U.P. di ogni singolo progetto inserito in detto
programma triennale, in cui sono previste lavorazioni di
rivestimento e arredo urbano, di provvedere a fare inserire negli
stessi interventi l'utilizzo di ceramiche artigianali, con decori
tipici siciliani caratterizzanti ciascun territorio».
L'Assessore
Linda Vancheri
VINCIULLO - «Al Presidente della Regione, all'Assessore per le
attività produttive e all'Assessore per l'economia, premesso che:
sulla Gazzetta Ufficiale della Regione del 4 ottobre 2013 è stata
pubblicata la graduatoria definitiva per la selezione e
finanziamento delle istanze di realizzazione di nuove
infrastrutture e servizi nelle aree di sviluppo industriali della
Sicilia, da finanziare a valere sulle risorse del PO FESR 2007/2013
destinate al Piano di salvaguardia-obiettivo operativo 5.1.2.;
il Decreto del 25 luglio 2013 pone al ventunesimo posto la
riqualificazione del centro sociale e servizi consultivi del nucleo
industriale M. di Lentini - Centro fieristico e borsa merci - per
un importo di 8.480.000 euro;
preso atto che la disponibilità finanziaria per la graduatoria
definitiva dei progetti ammessi e finanziabili di cui al bando
approvato con D.D.G. 3102 del 18 luglio 2011, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 39 del 16 settembre
2001, è pari a 46.345.099,31 euro;
accertato che i progetti inseriti nel decreto sono finanziabili
fino al raggiungimento della dotazione finanziaria disponibile,
come detto pari a 46.345.099, 31 euro del citato Piano di
salvaguardia e, pertanto, fino all'intervento contrassegnato dal
numero progressivo 21;
tenuto conto che i progetti ammessi a finanziamento sono 25 e che
l'importo totale dei medesimi è pari a 67.948.342,82 euro;
visto che sei progetti, nonostante siano stati giudicati idonei,
non potranno essere finanziati per carenza di disponibilità da
parte dell'Assessorato;
valutato che i progetti potrebbero essere finanziati incrementando
di ulteriori 20 milioni le somme già assegnate per il citato Piano
di salvaguardia;
preso atto che tutti i progetti sono forniti di tutte le
autorizzazioni previste dalla legge e che quindi i lavori
potrebbero iniziare nel breve volgere di qualche mese;
considerato che i progetti sono distribuiti in maniera reticolare
in tutto il territorio della Regione,
per sapere se:
siano a conoscenza di quanto sopra denunciato;
non ritengano urgente e indispensabile incrementare di ulteriori
20 milioni di euro il capitolo relativo al finanziamento delle
istanze di realizzazione di nuove infrastrutture e servizi nelle
aree di sviluppo industriale della Sicilia, da finanziarsi a valere
sulle risorse PO FESR 2007/2013». (1679)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 1679 e ad
integrazione dell'interrogazione n. 1459, già riscontrata con nota
assessoriale prot. n. 1371 del 26 marzo 2014, dell'On.le Vinciullo
Vincenzo, vertenti medesima materia, si rimette in allegato quanto
rappresentato dal Dipartimento Regionale delle Attività Produttive
con nota prot. n. 29008 del 20 maggio 2014, trasmessa in data 28
maggio 2014, prot. n. 30855».
L'Assessore
Linda
Vancheri
(Gli allegati alla risposta sono disponibili presso l'archivio del
Servizio Lavori d'Aula)
FIGUCCIA - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le
attività produttive, premesso che a seguito dell'iniziativa
organizzata e promossa dal Club 'Forza Silvio Palermo' sabato 1
marzo, che ha visto scendere in piazza decine di volontari, è stata
data la possibilità all'intera cittadinanza di segnalare
inefficienze e problematiche registrate nella città di Palermo;
considerato che fra i temi segnalati è emerso un particolare
disagio relativamente al fenomeno dell'abusivismo, che se da un
lato rappresenta una sorta di 'ammortizzatore sociale' per tutte
quelle categorie che, in un momento di crisi come quello che
l'intero Paese sta attraversando, dall'altro diventa, per tutti
quei commercianti ed artigiani che operano nella legalità e
garantiscono la qualità dei prodotti che utilizzano, tutelando la
salute dei consumatori, motivo di concorrenza sleale;
ritenuto encomiabile il lavoro svolto dalle Forze dell'ordine
negli ultimi giorni, che ha visto mettere in atto decine di
accertamenti che hanno condotto alla chiusura, in 13 casi, delle
attività che i titolari esercitavano senza autorizzazione;
visto che la politica repressiva e sanzionatoria da sola non può
risolvere questa difficile problematica;
per sapere:
in che modo si intende introdurre una nuova normativa
relativamente a tutti i settori interessati, trovando soluzioni che
consentano di avere un riferimento unico, per tutti gli operatori
economici, che preveda costi ridotti per la regolarizzazione delle
attività, che incentivi tutti i commercianti e che si proponga come
obiettivi principali la lotta alla illegalità e la tutela della
sana concorrenza, la semplificazione delle procedure
amministrative, anche attraverso la digitalizzazione della pubblica
amministrazione, l'efficienza e la modernizzazione del sistema
economico, la tutela dei consumatori, ma anche quella dei
lavoratori, cercando di valorizzare i prodotti tipici, le botteghe
storiche e soprattutto l'enorme e prezioso patrimonio ambientale e
culturale della Sicilia». (1870)
Risposta. - «Con l'interrogazione in oggetto, premettendo alcune
considerazioni in merito al fenomeno dell'abusivismo nei settori
del commercio e dell'artigianato, l'On.le interrogante chiede di
avere notizie in merito alla introduzione di una nuova normativa di
settore che rappresenti un riferimento unico per gli operatori
nonché, più in generale, momento di innovazione e ammodernamento
del settore.
Ebbene, com'è noto, già da diverse settimane è in corso di esame
presso la competente Terza Commissione ARS del disegno di legge di
iniziativa governativa (n. 683) recante Testo Unico delle Attività
Produttive che, dopo ampia e unanime condivisione da parte di tutte
le categorie datoriali e sindacali interessate, introduce
finalmente in Sicilia un corpus normativo unico nei settori del
commercio, dell'artigianato, della distribuzione dei carburanti
nonché in tantissimi altri settori specifici.
Senza volersi dilungare oltremodo sui contenuti del suddetto
disegno di legge, a cui si rinvia per un esame più compiuto, sia
consentito ricordare come detto disegno di legge rappresenti la
prima vera opera di semplificazione amministrativa nei settori in
esame introducendo altresì misure altamente innovative (si pensi,
ad esempio, alla tracciabilità informatica dei procedimenti
amministrativi) nonché tantissime altre proposte in favore delle
piccole e medie imprese (si pensi, ad esempio, alla tutela dei
marchi storici ed alle forme di regolamentazione dei centri
urbani).
Infine, con specifico riferimento al contrasto all'abusivismo, il
disegno di legge recante Testo Unico delle Attività Produttive,
proprio in ragione della sua natura di unico testo di riferimento,
assume un valore aggiunto in tema di chiarezza normativa. Inoltre,
com'è possibile evincere dalla lettura del testo, non poche sono le
disposizioni che introducono e rafforzano le sanzioni a carico
degli operatori abusivi e ciò anche attraverso il coinvolgimento
delle associazioni di categoria.
Sia consentito in ultimo di evidenziare come, alcuni giorni prima
del deposito dell'interrogazione in oggetto, l'On.le interrogante
abbia ricevuto per le vie brevi dettagliate informazioni proprio in
merito al suddetto disegno di legge nonché, successivamente, ma
sempre prima del deposito dell'interrogazione in oggetto, copia del
disegno di legge n. 683 affinché potesse apprezzarne i contenuti e,
quindi, per l'eventuale indicazione di proposte emendative».
L'Assessore
Linda
Vancheri
ALLEGATO 2 EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE N. 348/A OSSERVATORIO EQUITà E GIUSTIZIA NELLE
FILIERE AGRICOLE E ALIMENTARI
All'articolo 1:
Emendamento 1.2:
Al comma 2 aggiungere: g) vigilare sulla conduzione e gestione
dei mercati all'ingrosso per la commercializzazione dei prodotti
ortofrutticoli
Emendamento 1.1:
All'articolo 1 aggiungere il seguente comma:
4. La partecipazione all'Osservatorio non dà diritto ad alcuna
forma di rimborso o compenso. Dall'attuazione della presente legge
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio
della Regione. Agli adempimenti previsti si provvede con le risorse
umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione
vigente.
All'articolo 2:
Subemendamento 2.1.1:
All'emendamento 2.1 sostituire le parole Entro sessanta giorni
con Entro centoventi giorni
Emendamento 2.1:
Sostituire l'articolo 2 con il seguente:
Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 12
dello Statuto speciale della Regione, sono disciplinate le modalità
attuative della presente legge.