Presidenza del Presidente Ardizzone
VINCIULLO, segretario f.f., dà lettura del processi verbali delle
sedute precedenti che, non sorgendo osservazioni, si intendono
approvati.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo, per oggi, gli
onorevoli Picciolo e Tamajo.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
-da parte dell'Assessore per le Infrastrutture e Mobilità:
N. 568 - Interventi volti alla sistemazione idraulica, forestale e
messa in sicurezza del costone prospiciente la strada statale n.
114 e ripristino della relativa viabilità.
Firmatari:Currenti Carmelo
- Con nota prot. n. 27901/IN.16 del 4 giugno 2013, il Presidente
della Regione ha delegato l'Assessore per le infrastrutture.
-da parte dell'Assessore per l'Istruzione e la Formazione:
N. 385 - Chiarimenti circa la mancata trasformazione del CERISDI
di Palermo (Centro Ricerche e Studi Direzionali) in organismo di
natura integralmente pubblicistica.
Firmatari:Maggio Maria Leonarda; Anselmo Alice; Milazzo Antonella
Maria; Lo Giudice Salvatore
- Nel corso della seduta n. 28 del 14 marzo 2013, l'Assemblea ha
preso atto della richiesta dell'on. Lo Giudice di apporre la
propria firma all'atto ispettivo. - Con nota prot. n. 20663 del 22
aprile 2013, il Presidente della Regione ha delegato l'Assessore
per l'istruzione e la formazione professionale.
N. 2026 - Iniziative urgenti per la realizzazione di un plesso
scolastico ricadente nel territorio di contrada Vaccarizzo nel
comune di Catania.
Firmatari:Falcone Marco; Assenza Giorgio; Figuccia Vincenzo;
Milazzo Giuseppe; Savona Riccardo
- Con nota prot. n. 36287/IN.16 del 29 luglio 2014 il Presidente
della Regione ha delegato l'Assessore regionale per l'istruzione e
formazione professionale.
-da parte dell'Assessore per la Salute:
N. 2064 - Chiarimenti sulla mancata stipula di una convenzione tra
l'Azienda sanitaria ospedaliero-universitaria di Catania e l'ASP di
Ragusa per assicurare le prestazioni di odontoiatria speciale
riabilitativa nel paziente disabile.
Firmatari: Ferreri Vanessa; Trizzino Giampiero; Cancelleri
Giovanni Carlo; Palmeri Valentina; Ciaccio Giorgio;
Mangiacavallo Matteo; Zafarana Valentina; Cappello Francesco;
Foti Angela; La Rocca Claudia; Zito Stefano; Ciancio Gianina;
Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio.
- Con nota prot. n. 40255/IN.16 dell'1 settembre 2014 il
Presidente della Regione ha delegato l'Assessore regionale per la
salute.
Comunicazione di deliberazioni della Giunta regionale
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le seguenti deliberazioni
della giunta regionale:
- n. 19 del 18 febbraio 2015 relativa a: P.O. FESR Sicilia
2014/2020 - Apprezzamento programma e approvazione rimodulazione
per obiettivo e risultato atteso come da indicazioni di accordi di
partenariato ;
- n. 21 del 18 febbraio 2015 relativa a: P.O. FESR Sicilia
2007/2013. Documento Requisiti di ammissibilità e criteri di
selezione' - Adozione rimodulazione ;
- n. 30 del 18 febbraio 2015 relativa a: Programma operativo
regionale Sicilia per il Fondo sociale europeo 2007/2013
riprogrammato. Approvazione ;
- n. 39 del 26 febbraio 2015 relativa a: Programma operativo
regionale FSE 2014/2020 della Regione Sicilia - Apprezzamento .
Le predette delibere sono state trasmesse ai sensi dell'articolo
50 comma 3 della legge regionale n. 9/2009 alla II Commissione
legislativa e alla Commissione per l'esame delle questioni
concernenti l'attività dell'Unione Europea.
Copia delle stesse è disponibile presso l'archivio del Servizio
Commissioni.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta scritta:
N. 2539 - Ritardi nelle iniziative di sostegno e rilancio delle
attività della Biblioteca Fardelliana, dell'ente Luglio musicale
trapanese e del Consorzio universitario della provincia di Trapani.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
- Assessore Istruzione e Formazione
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
Firmatario: Fazio Girolamo
N. 2540 - Chiarimenti sulla stipula dei contratti di convenzione
per l'assegnazione del budget e per la gestione del regime di
accreditamento delle strutture sanitarie private in Sicilia.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Ferreri Vanessa; Zito Stefano; Trizzino Giampiero;
Cancelleri Giovanni Carlo; Palmeri Valentina; Ciaccio Giorgio;
Mangiacavallo Matteo; Zafarana Valentina; Cappello Francesco; Foti
Angela; La Rocca Claudia; Ciancio Gianina; Siragusa Salvatore;
Tancredi Sergio
N. 2541 - Ripristino delle attività del centro
antiviolenza Thamaia di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatari: Ciancio Gianina; Cappello Francesco; Cancelleri
Giovanni Carlo; Ciaccio Giorgio; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La
Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Tancredi
Sergio; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina;
Zito Stefano
N. 2542 - Notizie riguardanti le azioni a salvaguardia e sviluppo
della Cassa regionale per il credito alle imprese artigiane
siciliane (CRIAS).
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatario: Forzese Marco Lucio
N. 2543 - Chiarimenti in ordine ai ritardi nel rilascio di pareri
e nulla osta da parte delle Soprintendenze siciliane.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
Firmatario: Greco Giovanni
N. 2544 - Notizie riguardanti la salubrità ambientale nell'area
dell'ex cotonificio di Partanna Mondello a Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatario: Tamajo Edmondo
Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al Governo.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interpellanze:
N. 259 - Misure urgenti per impedire il depauperamento dei beni
della società Terme di Sciacca S.p.A. e volte a revocarne lo stato
di liquidazione.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatari: Mangiacavallo Matteo; Cappello Francesco; Cancelleri
Giovanni Carlo; Trizzino Giampiero; Zito Stefano; Ciaccio Giorgio;
Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Ciancio Gianina; Foti Angela;
Ferreri Vanessa; Palmeri Valentina; La Rocca Claudia; Zafarana
Valentina
N. 260 - Misure urgenti per impedire il depauperamento dei beni
della società Terme di Acireale S.p.A. e volte a revocarne lo stato
di liquidazione.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatari: Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Cappello Francesco;
Cancelleri Giovanni Carlo; Trizzino Giampiero; Zito Stefano;
Ciaccio Giorgio; Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Ciancio
Gianina; Ferreri Vanessa; Palmeri Valentina; La Rocca Claudia;
Zafarana Valentina
N. 261 - Iniziative per assicurare la regolare fornitura di
farmaci per la cura dell'osteoporosi nel catanese.
- Assessore Salute
Firmatario: Barbagallo Anthony Emanuele
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze si
intendono accettate e saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
numero 415 - Censura all'Assessore regionale per la salute ,
degli onorevoli Falcone Marco; Savona Riccardo; Greco Giovanni;
Assenza Giorgio; Figuccia Vincenzo; Grasso Bernadette Felice;
Milazzo Giuseppe; Papale Alfio, presentata il 3 marzo 2015;
numero 416 - Ripristino del punto nascite di Cefalù (PA) , degli
onorevoli Di Giacinto Giovanni; Dipasquale Emanuele; Malafarina
Antonio; Oddo Salvatore, presentata il 4 marzo 2015;
numero 417 - Attivazione di tutti i canali istituzionali con il
Governo centrale per la rimodulazione e/o l'abolizione dell'IMU sui
terreni agricoli , degli onorevoli Foti Angela; Cancelleri
Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio
Gianina; Ferreri Vanessa; La Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo;
Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi
Sergio; Zafarana Valentina; Zito Stefano, presentata il 4 marzo
2015;
numero 418 - Misure urgenti per contrastare il dissesto
idrogeologico e dichiarazione dello stato di calamità naturale per
i comuni del Palermitano.
Ciaccio Giorgio; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
Ciancio Gianina; Foti Angela; Ferreri Vanessa; La Rocca Claudia;
Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore;
Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina; Zito
Stefano, presentata il 4 marzo 2015;
numero 419 - Seguito della sentenza del Tribunale amministrativo
regionale per la Sicilia, sezione di Palermo, avente ad oggetto
la realizzazione dei lavori di installazione del MUOS (Mobile
User Objective System) , degli onorevoli Trizzino Giampiero;
Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Tancredi Sergio; La
Rocca Claudia; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Zafarana
Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa
Salvatore; Palmeri Valentina; Foti Angela; Zito Stefano, presentata
il 5 marzo 2015;
numero 420 - Iniziative a livello nazionale per l'immediata
abolizione dell'IMU sui terreni agricoli in Sicilia , degli
onorevoli Vinciullo Vincenzo; D'Asero Antonino; Germanà Antonino
Salvatore; Assenza Giorgio; Alongi Pietro; Fontana Vincenzo; Lo
Sciuto Giovanni, presentata il 5 marzo 2015;
numero 421 - Iniziative a sostegno degli Enti locali per
scongiurare ulteriori dissesti finanziari , degli onorevoli Falcone
Marco; Assenza Giorgio; Figuccia Vincenzo; Grasso Bernadette
Felice; Milazzo Giuseppe; Papale Alfio ; Savona Riccardo; Vinciullo
Vincenzo, presentata il 9 marzo 2015.
Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
dell'art. 153 del Regolamento interno, alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari per la determinazione della
relativa data di discussione.
Comunicazione relativa alla mozione n. 414
PRESIDENTE. Comunico che, a seguito dell'approvazione nella seduta
d'Aula n. 224 del 4 marzo 2015 dell'ordine del giorno n. 410, è da
intendersi preclusa la mozione n. 414, a firma dell'on.le
Mangiacavallo ed altri, di identico contenuto.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di nomina a Vicepresidente e adesione a Gruppo
parlamentare
PRESIDENTE. Informo che:
- con nota pervenuta il 4 marzo 2015 e protocollata al n.
2737/Aula PG del 5 marzo successivo, l'on. Cancelleri, nella
qualità di Presidente del Gruppo parlamentare Movimento Cinque
Stelle , ha comunicato che in data 2 marzo 2015 l'on. Salvatore
Siragusa è stato eletto Vicepresidente del suddetto Gruppo;
- con nota pervenuta alla Presidenza dell'Assemblea il 4 marzo
2015 e protocollata al n. 2803/Aula PG del 6 marzo successivo,
l'on. Cimino ha dichiarato di aderire al Gruppo parlamentare
Democratici riformisti per la Sicilia (DRS).
Pertanto, a decorrere dal 4 marzo 2015, lo stesso deputato cessa
contestualmente di far parte del Gruppo parlamentare Grande Sud-
PID Cantiere popolare verso Forza Italia , il cui mantenimento in
vita - a seguito dell'ulteriore riduzione del numero dei suoi
componenti al di sotto del numero minimo prescritto dal Regolamento
interno - sarà sottoposto all'attenzione del Consiglio di
Presidenza.
L'Assemblea ne prende atto.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo, per oggi, gli
onorevoli Zafarana e Correnti.
L'Assemblea ne prende atto.
del patrimonio edilizio di base dei centri storici'
(602-641-711-732/A)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione del disegno di legge: «Norme per
favorire il recupero del patrimonio edilizio di base dei centri
storici» (602-641-711-732/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto posto all'ordine del giorno.
Onorevoli colleghi, noi avevamo incardinato il disegno di legge
Testo Unico delle attività produttive , c'era un'intesa prima in
Conferenza dei Capigruppo e poi comunicata all'Aula che avremmo
trattato il disegno di legge Norme per favorire il recupero del
patrimonio edilizio di base dei centri storici . Avendo la
Commissione esaminato tutta una serie di emendamenti che sono
pervenute da parte di più soggetti ed in particolar modo dall'ANCI
anche se sono stati sottoscritti da parlamentari di vari gruppi
aderenti.
Si passa, pertanto, al seguito della discussione del disegno di
legge: «Norme per favorire il recupero del patrimonio edilizio di
base dei centri storici» (602-641-711-732/A).
Invito i componenti la IV Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Avevamo votato il passaggio agli articoli, pertanto si passa
all'articolo 1.
Ne do lettura:
«Art. 1.
Finalità
La presente legge persegue le seguenti finalità:
favorire la valorizzazione e la rivitalizzazione economica e
sociale dei centri storici ubicati nella Regione, attraverso norme
semplificate, anche con riferimento alle procedure, riguardanti il
recupero del patrimonio edilizio esistente;
incentivare la realizzazione e la rigenerazione delle aree urbane
degradate nella finalità della conservazione e della tutela dei
loro caratteri».
LENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor presidente, onorevoli colleghi, desidero
intervenire solo ed esclusivamente prima di iniziare i lavori, per
evidenziare e per mettere a conoscenza di alcuni colleghi che
possibilmente non lo sanno perché non sono in Commissione Bilancio,
che c'è in trattazione in II Commissione, il n. 380, disegno di
legge proprio un dispositivo per il condono edilizio, opere che
sono state ultimate entro il 2003.
Quindi si sta aprendo una discussione generale su queste cose.
Considerato il fatto che ANCI, Lega ambiente e tante altre
associazione di categorie hanno manifestato sotto questo aspetto
dissenso perché vogliono capire.
Ripeto questo è un argomento Presidente che non può essere
trattato con due disegni di legge, siccome parliamo bene o male
della stessa cosa, quindi appunto per evitare e per dare anche
spazio perché l'ANCI e Lega Ambiente non sono due associazioni da
non tenerne conto, io pensavo e chiedevo ai colleghi se erano
d'accordo per trattare i due disegni di legge perché parlano della
stessa cosa.
Io chiedo proprio questo, Presidente.
Non so se conosce il 380, parla di condono edilizio, di tutti
coloro che hanno commesso abusi, piccoli abusi, tanti di questi che
rientrano nell'articolo 13 che fanno proprio riferimento a questa
materia.
Ora non dimentichiamo che queste Associazioni in questi giorni ci
hanno attaccato per tutto quello che si sta facendo sul 602.
Se mandiamo il 602 assieme al 380 in Commissione facciamo un unico
lavoro.
PRESIDENTE. Allora c'è una richiesta da parte di un capo gruppo di
rimandare in Commissione il disegno di legge sui centri storici.
Ora parleranno due a favore e due contro,vista la complessità
della materia.
TRIZZINO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRIZZINO, presidente della Commissione. Signor presidente,
onorevoli colleghi, mi permetto solo di chiarire i termini con i
quali ha lavorato la Commissione poi non entro nel merito della
disquisizione se è necessaria aprire un discorso se farlo tornare
in Commissione oppure no.
La Commissione ha lavorato sul testo di legge n. 602 coordinato
dall'onorevole Di Pasquale, coinvolgendo gli assessorati non
soltanto l'assessorato all'ambiente, ma anche l'assessorato ai beni
culturali e le sovrintendenza è venuta in più occasione in
rappresentanza della dott.ssa Volpes.
Il punto centrale di questo disegno di legge è un meccanismo di
semplificazione di quelli che sono gli strumenti urbanistici
standard presi dalla 7178. In particolare il piano
particolareggiato.
Noi conosciamo tutti questo strumento che nel corso degli anni
chiaramente per certi versi e ingessato, quello che lo sviluppo dei
centri storici compatibilmente con la tutela del bene culturale.
Nel tempo intervenuta la circolare n. 3, che ha previsto uno
snellimento attraverso la variante al Piano Regolatore. Comunque
rimane una situazione che per certi versi ingessa quella che è la
struttura di sviluppo di questi agglomerati urbani, che meritano
chiaramente un occhio di riguardo per il pregio culturale che
possiedono.
Ecco, il disegno di legge 602 si inserisce in questo solco, nel
senso che vuole creare un meccanismo, uno strumento agevole, che
permetta di potere sburocratizzare questa attività e recuperare,
appunto, i centri storici. Quindi la logica che sta dietro il
disegno di legge dovrebbe essere quella di creare un'opzione, cioè
il Comune X, che è dotato di Piano particolareggiato, continua ad
utilizzare questo strumento, il Comune che non è dotato di questo
meccanismo, ha la possibilità di optare, se ricorrere allo standard
71-78, oppure con i meccanismi previsti da questo disegno di legge.
In più occasioni abbiamo sottolineato, l'ho fatto anche
personalmente a titolo di Presidente, ma anche di deputato del
Movimento Cinque Stelle, l'opportunità di discutere della riforma
dei centri storici all'interno della riforma del governo del
territorio, cosa che si sta facendo in Commissione, anzi questo
discorso mi permette di potere ricordare che la Commissione
Ambiente ha esitato il recepimento del DPR 380, cioè il Testo Unico
in materia di edilizia. Lo ha esitato un mese e mezzo fa e in
questo momento si trova in Commissione Bilancio per la copertura
finanziaria.
Si tratta in realtà di piccoli articoli che prevedono delle misure
minime di copertura finanziaria, quindi io invito il Presidente
della II Commissione ad accelerare l'iter di approvazione, anche
perché il fatto che noi non abbiamo ancora recepito il DPR 380
provoca una serie di scompensi a livello di interpretazione
normativa. Cioè noi ancora abbiamo un strumento che non è in linea
con il permesso di costruire, perché abbiamo ancora la legge del
'71-'78, ecco potremmo eliminare questo tipo di problemi
semplicemente accelerando l'iter di recepimento del 380/2001.
Quindi, l'idea di sviluppare questo discorso dei centri storici
all'interno della riforma del governo del territorio potrà essere
uno strumento utile, e comunque si è sviluppato in modo separato e
devo dare atto che la Commissione ha sentito le associazioni
ambientali, gli ordini professionali, che hanno contribuito a
sviluppare le proposte emendative che poi sono state recepite da
alcuni colleghi della Commissione.
Tengo a precisare che il dibattito ha reso partecipe non solo,
come dicevo prima, l'assessore all'ambiente, ma anche l'assessore
ai beni culturali che ha rilasciato il parere positivo e la
soprintendenza che ha fatto la stessa cosa, proponendo delle
modifiche che poi sono state recepite durante il dibattito in
Commissione, e alcune credo siano state depositate adesso.
Una piccola digressione, me lo consente Presidente, la devo fare
sulle note che sono emerse oggi sulla stampa. Note che francamente,
io non voglio fare il difensore di nessuno, anche perché il testo
non è mio, ma in qualità di Presidente ho il dovere di difendere
anche l'attività che è stata condotta dalla Commissione. In una
nota che è stata divulgata da alcune associazioni, si legge di una
aggressione ai centri storici che in tutta franchezza, sebbene
comunque esistono dei parametri all'interno dei quali si può
discutere, comunque non è apprezzabile sotto questo profilo.
Addirittura in una nota io leggevo un articolo 6 quando in realtà
il disegno di legge prevede solo cinque articoli.
Questo già vi fa capire come in realtà si è creata un po' di
confusione che sarebbe bene anche eliminare, o addirittura veniva
citato in una nota, un passaggio, che in realtà non è contemplato
in nessuno dei testi incardinati.
C'è un passaggio in una nota che è stata divulgata ai mezzi di
stampa che indica una soluzione che dovrebbero adottare i Comuni
entro 180 giorni, abbiamo consultato, abbiamo analizzato tutti i
testi depositati in Commissione ed incardinati e non c'è traccia
assoluta di questo passaggio.
Questo fa capire che in realtà si è creata un po' di confusione e
forse un po' di allarmismo che io tengo a smorzare, anche perché io
sono il primo a volere proteggere il centro storico come bene
culturale, e dalla Commissione non sarebbe mai passato un tipo di
intervento di questo tenore.
È chiaro che alla luce del vaglio positivo dei due assessori della
Soprintendenza, comunque le perplessità permangono, e il fatto che
siano stati depositati degli emendamenti concordati anche con
l'ANCI, come diceva il Presidente dell'Aula, ne è la prova.
Si tratta di un corpo di emendamenti, saranno una trentina più o
meno, più alcuni che sono a firma della Commissione, che cercano di
correggere il tiro, soprattutto sotto il profilo della vigenza dei
Piani particolareggiati, ove il Comune dovesse optare per questa
soluzione, e poi altri elementi che vengono meno quali, per
esempio, il credito volumetrico che abbiamo reputato, diciamo, non
in linea con il testo di legge.
Quindi, sotto questo profilo, ovviamente, la Commissione poi si
rimetterà all'Aula per qualunque altra decisione relativa
all'approfondimento o meno, però dobbiamo dire che il lavoro che è
stato condotto con i commissari si può considerare esauriente sotto
il profilo dell'istruttoria.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, siamo dinanzi ad una richiesta di
un capogruppo di rimandare il testo in Commissione.
Su questa proposta si vota per alzata e seduta, dando la
possibilità, scusate, considerato che la materia è complessa, a due
parlamentari, possibilmente di gruppi diversi, due a favore e due
contro per la proposta di ritorno in Commissione.
Da quello che ho compreso dall'intervento del Presidente Trizzino,
che ha avuto modo di esplicitare che secondo lui il percorso della
Commissione è esaustivo, probabilmente sarebbe stato opportuno
inserirla in un testo unico, però il percorso della Commissione
sarebbe esaustivo.
Se pero noi, molto garbatamente ed in silenzio, ascoltiamo gli
interventi dei colleghi che interverranno a favore e contro,
probabilmente, non ci sarà neanche motivo di scontro perché
obiettivamente la materia è delicata, capisco le difficoltà del
presidente della Commissione Ambiente e Territorio che ha voluto,
peraltro, sottolineare del Movimento Cinque Stelle, ma ritengo che
la questione ambientale, la salvaguardia dei centri storici
appartenga a tutta l'Aula, quindi, non è una prerogativa di questo
o quel gruppo, ma l'ha voluto evidenziare.
Quindi, detto questo, hanno chiesto di intervenire, solo che
dovete esplicitare prima se a favore o contro la proposta di
ritorno in Commissione, l'onorevole Cracolici a favore, l'onorevole
Di Pasquale contro il rinvio in Commissione, l'onorevole Leanza a
favore e l'onorevole Sudano contro.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sono
convinto che è opportuno, al di là della formula tecnica del rinvio
in Commissione o meno, un ulteriore approfondimento e lo dico con
onestà perché penso che, su questa legge, rischiano di costruirsi
dei falsi fantasmi che faranno male a questo Parlamento ed alla
legge ovvero già abbiamo visto i primi echi di una legge cui sembra
che arriveranno gli Unni per distruggere i nostri centri storici.
Io, per quello che ho potuto capire, studiando il testo che è
stato esitato dalla Commissione, non mi pare che questo sia un
testo dove ci siano gli Unni né mi pare che ci sia un testo che ha
l'obiettivo di saccheggiare i centri storici siciliani.
Lo dico per sgombrare il campo anche di una retorica che rischi di
diventare, diciamo, insopportabile pregiudizio verso l'attività
legislativa, ma con altrettanta onestà dico che una legge che si
pone l'obiettivo di semplificare e di rendere più accessibile la
possibilità di intervenire nei nostri centri storici deve, a mio
avviso, innanzitutto, porsi l'obiettivo di essere vissuta come tale
dall'opinione pubblica e, come tale, la si fa vivere anche con
quella ulteriore e faticosa opera di costruzione di un consenso che
è tipico dell'azione delle Commissioni parlamentari, nel momento in
cui promuovono un testo e costruiscono con il confronto anche quel
consenso, fermo restando che poi ci possono essere punti di vista
diversi su un punto piuttosto che su un altro, ma sul nodo
sostanziale ci deve, a mio avviso, essere un comune senso di
marcia.
C'è un problema che questa legge si pone: questa legge parte dal
presupposto che i nostri centri storici, sulla base di un sistema
farraginoso e complicato dal punto di vista normativo, rischiano di
caderci a pezzi nelle more che noi affrontiamo il tema delle
riforme ordinamentali.
Mi pare che, rispetto a questo dato, la risposta che dobbiamo dare
è sì in termini di snellimento di procedure, ma lo snellimento di
procedure deve avere come obiettivo la funzionalità di una norma.
A mio avviso questa norma, caricata di buone intenzioni, rischia
di essere un ulteriore appesantimento procedurale perché non sono
risolti i nodi strutturali nel testo, ovvero, prima di intervenire
da parte del singolo privato o pubblico, dovrà essere definita la
tipizzazione dei manufatti esistenti, che non potrà che essere
definita con un sistema di valutazione collettiva, cioè, un centro
storico non è soltanto la somma di case, è un insieme urbano che
vive di una propria specificità, di una propria intimità e di
connettività con il sistema più di area vasta della città.
Ripeto, fermo restando che non vedo Unni all'orizzonte, ma con
l'obiettivo che anch'io considero utile favorire la possibilità di
snellire le procedure e nello stesso tempo di costruire anche una
condivisione larga, ora, non so se la formula tecnica è il rinvio
in Commissione.
Se questo tempo che noi ci diamo, nelle more che facciamo la legge
sulle attività produttive e poi forse quella sulle province, per
consentire quel lavoro ulteriore di approfondimento e di
costruzione di una condivisione più larga, a mio avviso, fa bene
alla legge.
Poi, se questo coincide o meno con l'accorpamento del recepimento
del DPR n. 380 è, per così dire, un ulteriore elemento di chiarezza
anche perché lo stesso testo, nella sua elaborazione, partiva dal
presupposto di attivare procedure che sono previste dal DPR 380, ma
che, in atto, non sono ancora recepite.
C'era, quindi, anche una discrasia tra il testo, il permesso di
costruire piuttosto che la comunicazione di costruzione che sono
tipiche modalità previste dal DPR n. 380, ma che ancora non è
vigente nella nostra regione.
Ecco perché, signor Presidente, ribadisco difendendo il fatto che
il Parlamento ha il diritto e il dovere di intervenire anche in
questa materia, senza che nessuno si offenda in Sicilia, credo che
saggezza vuole che questo provvedimento, che ha una sua complessità
e anche una sua mediaticità, ci piaccia o no, deve essere in
qualche modo costruito col più largo consenso possibile, dentro e
fuori questo Parlamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dipasquale contro il
rinvio in Commissione. Ne ha facoltà.
DIPASQUALE. Signor presidente, onorevoli colleghi, assessori, non
sono d'accordo, ovviamente, al rinvio però vorrei cercare di far
capire ai colleghi che questa legge arriva in Aula non dopo un
semplice passaggio fatto dalla Commissione.
Questa legge è da un anno che è in Commissione e devo dire, bene
ha fatto il Presidente, bene hanno fatto i componenti della
Commissione che da un anno hanno sentito tutti, non c'è
organizzazione, non c'è struttura, non ci sono professionisti né
Università, a cui ha fatto bene a far riferimento l'onorevole
Leanza, sono stati sentiti tutti. E' vero, oggi appena abbiamo
aperto la stampa, l'impressione che abbiamo avuto è stata: ma cosa
stanno facendo?
Io condivido le perplessità dei colleghi che non hanno fatto il
percorso in Commissione. Cari colleghi, in Commissione, è andata
ben due volte questa legge, dovete pensare che c'è stato un primo
intervento in Commissione, sono state ascoltate le prime
organizzazioni di Lega Ambiente, le Università e così via,
dopodiché si sono votati gli emendamenti dei parlamentari ed è
stato trasmesso in Aula per l'approvazione.
In seguito il Presidente della Commissione ha ritenuto utile
riaprire i termini dell'approvazione degli emendamenti, ha
riportato di nuovo la discussione in Commissione ed ha risentito
nuovamente tutti. Sono stati fatti di nuovo una serie di
emendamenti dopodiché è stato trasmesso in Aula.
Colleghi, io penso che trenta emendamenti non vogliano dire nulla,
non sono chissà cosa e penso che quest'Aula ha l'autorevolezza e la
capacità per affrontare questa sera trenta emendamenti e non
mortificare il lavoro che ha fatto la Commissione insieme ai
Commissari e a tutti coloro che hanno dato già i pareri.
Sono stati sentiti tutti: dalle organizzazioni dei professionisti
alle organizzazione di tipo ambientale, ai rettori delle
Università, agli Assessorati e alla Soprintendenza.
Il risultato che abbiamo ottenuto in questi anni sui centri
storici è sotto gli occhi di tutti, abbiamo ingessato i centri
storici che stanno crollando.
Abbiamo inserito con regole certe e, permettetemi, qui intervengo
da ex sindaco della città di Ragusa che ha fatto un'opera di
riqualificazione - non solo io, ma anche chi mi ha preceduto - di
una Città importante e dove ci siamo resi conto di una cosa
fondamentale colleghi: la nostra Città a differenza di altre ha
beneficiato, grazie a questo Parlamento, di risorse.
Ci siamo resi conto che con le risorse abbiamo risolto il problema
degli edifici monumentali, della riqualificazione monumentale, ma
non siamo riusciti a portare i cittadini nei centri storici, non
siamo riusciti a portare l'edilizia abitativa e lo sapete perché?
Perché in abitazioni fatte di quattro metri per due metri, due
metri per tre metri, su quattro livelli non ci andrà ad abitare mai
nessuno. E allora ci vuole il coraggio di prevedere la demolizione
e la ricostruzione con regole certe su queste caratteristiche e
quel disegno di legge dice questo, dice solamente questo, ve lo
dice un sindaco.
Onorevole Cracolici, ho apprezzato il suo intervento in tutto e
per tutto, ha detto bene, non siamo gli Unni che vogliamo
distruggere, dovete pensare che io da ex sindaco ho fatto il piano
particolareggiato del centro storico di Ragusa, sono forse tra i
pochi sindaci di allora ad aver fatto il piano particolareggiato
dei centri storici.
Non abbiamo risolto il problema perché quando in Consiglio
comunale abbiamo forzato - d'accordo tutti maggioranza e
opposizione - e abbiamo previsto quelle norme che sono inserite in
quel disegno di legge, giustamente il C.R.U. l'ha bocciato perché
mancava una norma di riferimento.
Io non sono affezionato a nulla, è un'occasione che noi abbiamo di
salvare i centri storici e di rimettere in moto un poco di edilizia
qualificata che riguarda i centri storici, la piccola e media
impresa, gli artigiani, è una grande occasione.
Pertanto, vi prego di non rimandarlo più in Commissione, se non
condividiamo il principio bocciamolo, ma in Commissione c'è stato
già due volte, ha avuto due passaggi e sono stati ascoltati tutti e
credetemi se è sufficiente una impostazione giornalistica per
bloccare l'Aula dopo un lavoro così ampio, così vasto noi non
andremo avanti e non riusciremo a fare mai una cosa utile per lo
sviluppo economico del nostro territorio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leanza. Ne ha
facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nessun preconcetto
né tanto meno nessuna accusa alla Commissione, al lavoro fatto
dalla Commissione, tant'è vero che ho chiesto al Presidente
Trizzino di un ulteriore approfondimento, considerato proprio, come
diceva l'onorevole Dipasquale, che da più di un anno si sta
lavorando a un'operazione di questo genere.
I nostri centri storici, i nostri borghi sono i più belli del
mondo, non c'è soltanto distruzione o depauperamento, c'è anche una
presenza qualificata straordinaria di anni e anni di storia, di
anni e anni di vita, di identità culturale che noi non possiamo
minimamente e assolutamente mettere a rischio.
Io sono assolutamente convinto, come diceva poco fa il Presidente
Cracolici, che non ci sono Unni, anzi, secondo me, in qualche modo,
in qualche caso si aumentano i vincoli.
Il problema principale è un'ulteriore condivisione, una migliore
trattazione di questa materia particolare, importante e
determinante, prendendosi i famosi quindici giorni di tempo e
verificando se ci sono le condizioni per metterlo con il 380, se
fare un testo unico, se fare finalmente il governo del territorio,
cosa che la IV Commissione sta facendo e che l'ha incardinata,
quindi, noi ci troviamo la 380, la norma sui centri storici, il
nuovo governo sul territorio, poi ci sarà la legge sulle province.
Gli si chiedeva semplicemente, senza fare nessuna lesa maestà, ma
semplicemente garantendo e tutelando il nostro patrimonio che è
straordinario, di cercare in qualche modo di fare un testo unico e
considerare questa una materia particolarmente delicata,
assolutamente delicata, soprattutto in questo periodo, dove ognuno
deve dire la propria ed è giusto che si dica la propria.
L'onorevole Dipasquale ha detto che sono stati ascoltati tutti,
così come ha detto anche l'onorevole Trizzino, presidente della
Commissione.
Io sono convinto che una maggiore condivisione, una partecipazione
attiva da parte della città o della cittadinanza, un maggiore
coinvolgimento degli enti locali che su questi temi hanno molto, ma
molto da dire, noi potremmo lavorare in modo serio e importante.
Domani si vota uno dei borghi più importanti d'Italia e c'è una
Conferenza stampa su Montalbano Elicona. Questi non è solo centro
storico, identitario culturale, Montalbano Elicona è un tutt'uno.
Se a Montalbano Elicona gli facciamo altro, non è più Montalbano
Elicona.
Quello che si chiedeva era cercare, in un momento particolare
come questo, un momento di sintesi che si assume il Presidente
della Commissione e che lo faccia nel miglior garbo possibile, nel
miglior modo possibile, come ha lavorato seriamente in questo
periodo, ma senza pensare minimante che ci siano preconcetti
particolari.
Sono convinto che in questo momento, fermarsi un po', quindici
giorni o venti giorni rispetto a un anno o a dieci anni non cambia
il mondo, ma forse ogni tanto ascoltare un po' quello che dice
l'opinione pubblica o quello che emerge dalla società civile forse
è utile che ogni tanto si faccia.
Pertanto, la mia proposta, colgo quello che ha chiesto l'onorevole
Lentini, se il ritorno in Commissione deve essere un'altra
modalità, per quanto mi riguarda, mi sembra la più corretta, la più
giusta.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Sudano. Ne ha
facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, premetto che
ovviamente nessun componente della IV Commissione pensa di
stravolgere l'identità culturale dei centri storici siciliani, ma
faccio cenno al lavoro che abbiamo fatto, giusto per spiegarlo
all'Aula, considerato che il collega Lentini ha chiesto il rinvio
in Commissione per unificarlo o per accorparlo e al Governo del
territorio e al testo unico per l'edilizia.
Io vorrei dire che la Commissione l'anno scorso si è data un
calendario dei lavori proprio per evitare di fare un testo unico.
In questo calendario abbiamo stabilito di scorporare i temi che
ritenevamo più importanti e cioè i parchi riserva, i centri
storici, il governo del territorio.
Volevo dire che prima di farlo rinviare in Commissione - perché
l'onorevole Lentini chiedeva di farlo tornare in Commissione per
accorparlo o al recepimento dell'edilizia o al governo del
territorio - la Commissione aveva stabilito di dividere questi
disegni di legge, ritenendo che altrimenti diventava un testo
troppo corposo, come per quello che è accaduto per il Testo unico
sulle attività produttive, cioè un testo che poteva arrivare in
Aula con molte complicazioni.
Quindi, abbiamo deciso di dividerlo in quattro disegni di legge e
ritenevamo che il problema dei centri storici fosse un problema
importantissimo per la nostra Terra perché centottanta comuni in
Sicilia non hanno mai fatto piani regolatori negli ultimi quaranta
o cinquant'anni ed il problema di un degrado del centro storico
ormai diventava un problema per la Sicilia.
Abbiamo approfondito per otto mesi, abbiamo aperto tre volte i
termini per gli emendamenti, abbiamo sentito tutti gli ordini
sindacali, abbiamo sentito architetti, ingegneri, Anci.
Ognuno di noi ha recepito emendamenti dalle proprie province,
dagli organi di categoria, quindi, credo che non sia stato fatto un
lavoro approssimativo, sicuramente è stato fatto un lavoro serio da
parte della Commissione e nessuno di noi pensava di andare a
distruggere il centro storico, ma soltanto di snellire le procedure
proprio perché - mi dispiace per l'Anci - i comuni difficilmente
intervengono sulla pianificazione urbanistica dei loro territori.
Inoltre, abbiamo ritenuto in questo caso di fare quello che la
Regione deve fare e cioè una legge apposita in modo tale che si
possa, invece, riqualificare il centro storico ed evitare di fare
nuove costruzioni.
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, ha facoltà di
intervenire l'onorevole Fazio nella qualità di relatore.
Si sta caricando di tensione ideologica questo voto, perchè mentre
noi parliamo ci sono tutta una serie di comunicati di centomila
associazioni, tutti che vedono la Sicilia come distruttrice non so
di che cosa. Stiamo attenti, io non ho una soluzione, deciderà
l'Aula.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie per avermi
dato la parola, senza voler entrare ovviamente nel merito della
decisione che spetta all'Assemblea, io non posso non evidenziare
come qui in Sicilia nel tentativo di cambiare alcune cose alla fine
risulta quasi impossibile.
Questa è un'iniziativa che è stata strumentalizzata, che viene
strumentalizzata anche sulla base di comunicazioni da parte di
associazioni che secondo me non conoscono il testo e non hanno
neanche idea della realtà che i nostri centri storici vivono in
questo momento.
Chi mi ha preceduto ha descritto una fantasia dei nostri centri
storici; chi ha fatto il sindaco sa benissimo qual è la situazione
dei centri storici, che sono in condizioni più che precarie, con
molti immobili crollati e, soprattutto, moltissimi che sono un
pericolo per la pubblica incolumità.
Non posso non rammentare a me stesso e a voi che, nella qualità di
sindaco, ho emesso più di mille ordinanze verso immobili che erano
stati abbandonati dai proprietari perché non interessanti dal punto
di vista prettamente economico.
Mi pongo e vi pongo una domanda: ma perché queste persone cosa
intendono tutelare, quando la norma che mette in salvaguardia
soprattutto gli immobili di pregio e che vengono in qualche modo
preservati e conservati e tutelati, ma affronta semplicemente e
solamente quelli che sono degradati e che, a mio avviso,
costituiscono un peso per la collettività.
Faccio una domanda: è accettabile che l'espansione urbanistica
sia avvenuta nel tempo, nell'ambito di zone vergini, contaminando
queste zone piuttosto che intervenire in quelle zone dove
sostanzialmente già si era edificato e l'edificazione non risultava
più confacente per le esigenze della collettività?
Non riesco a comprendere per quale motivo si voglia affossare un
tentativo di rendere più agevole, più facile la vita ai nostri
concittadini Per quale motivo i siciliani sono costretti e devono
essere costretti a fare gli abusi quando si confrontano con norme
astruse e soprattutto non adeguate alle loro esigenze, alle loro
realtà.
Qui non c'è nessuno che vuole cementificare o, sostanzialmente,
distruggere i centri storici e ve lo dice chi ha fatto il sindaco e
ha rivitalizzato il centro storico, ma mi permetto di ricordare,
soprattutto a queste associazioni, che vadano a vedere il centro
storico che per almeno il 50% è tutto transennato perché è tutto
abbandonato Perché il centro storico ha bisogno di cure, di
interventi.
Noi dobbiamo preservare quelli che hanno determinate
caratteristiche e che sono il fiore all'occhiello della città,
l'origine della città, ma non possiamo preservare e soprattutto far
sì che, effettivamente, i cittadini intervengano dal punto di
vista economico verso quegli immobili che sicuramente non hanno
alcun pregio e che non hanno alcuna caratteristica.
Io non credo che la richiesta di ritorno in Commissione esaurisca
o risolva la problematica che è stata in qualche modo sottoposta a
questa Assemblea.
Ritengo che questa Assemblea debba avere il coraggio e spogliarsi,
possibilmente, di diverse ideologie e affrontare il tema non
guardando la propria posizione partitica o politica, ma guardando
l'interesse della collettività e, soprattutto, salvaguardando
l'interesse della nostra Regione e ovviamente dei nostri
concittadini.
PRESIDENTE. Ho diverse richieste di intervento, non è possibile
perché c'è una richiesta di un capogruppo, già ho dato la parola al
relatore, dobbiamo passare alla votazione.
Si vota per alzata e seduta, per cui se potete prendere posto.
II segretario, l'onorevole Fiorenza, è molto vigile ed attento,
quindi non ci sono problemi e discussioni in ordine alla conta.
Pongo in votazione la proposta dell'onorevole Lentini.
Chi è favorevole si alzi.
Sono 30, il disegno di legge ritorna in Commissione.
TRIZZINO, Presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Trizzino, le devo dare atto
che lei, con molto sforzo, ha cercato di portare avanti questo
disegno di legge, purtroppo, sappiamo che ci sono condizionamenti,
anche esterni, che spesso non ci fanno operare serenamente.
TRIZZINO, Presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, la Commissione non ha preso parte perché
chiaramente ha lavorato a questo testo e, quindi, non si è sentita
di esprimere un parere sul ritorno o meno, però voglio dire due
parole non in qualità di Presidente, ma in qualità di componente
della Commissione perché questa ha lavorato per 8 mesi su un testo
di legge che non è del Movimento 5 Stelle, non è del Presidente
Trizzino, ma è di un deputato che nemmeno è di questa Commissione,
in maniera super partes.
Abbiamo sentito ordini professionali, associazioni, abbiamo
acquisito i loro pareri, abbiamo acquisito i pareri di due
Assessorati, che hanno dato il vaglio positivo. Non si dica che la
Commissione ha lavorato male perché su queste cose non accetto
alcuna critica. La Commissione riaprirà la discussione attraverso
altri interventi; però, che non si facciano attacchi alla
Commissione
PRESIDENTE. Onorevole Trizzino, sono il primo a difendere
l'operato di tutta la Commissione e del suo Presidente. L'ho detto
in più sedi. Peraltro, pure io sono stato sotto attacco quasi che
volessi prendere tempo sul portare in Aula questo disegno di legge
da parte di alcuni colleghi.
Bisogna - ripeto - sottolineare che la Commissione ha fatto un
grande sforzo. E' chiaro che i testi unici alla fine sono
migliorativi e servono. L'iniziativa e l'intento erano positivi,
quelli di sdoppiare i disegni di legge; c'è stata anche
un'insistenza in Conferenza dei capigruppo, siamo a questo punto
l'Aula è sovrana. Ripeto, probabilmente si è caricato questo
disegno di legge di una forte tensione ideologica più del dovuto.
Lei stesso ha avuto modo di esplicitare che tutta questa
devastazione non c'era, ma significava accelerare sostanzialmente
le ricostruzioni. Coloro che sono intervenuti, sia l'onorevole
Dipasquale che l'onorevole Fazio nella loro qualità già di sindaci,
si sono fatti interpreti delle esigenze di recupero dei centri
storici; dovremmo evidenziare che ci sono comuni che a tutt'oggi
non hanno adottato i piani particolareggiati, ma vediamone
l'aspetto positivo. E' inutile caricare ulteriormente di tensione
un voto che non avrebbe assolutamente senso.
Quello che voglio evidenziare è che non abbiamo bisogno delle
sollecitazioni esterne perché quest'Aula è sovrana quando intende
difendere il nostro patrimonio.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dirle che
all'inizio avevo trovato il disegno di legge al quanto
interessante, ma proprio gli interventi degli onorevoli colleghi
che erano contrari al rinvio mi hanno convinto della necessità di
rinviare un testo così delicato e così importante per l'emergenza
infrastrutturale che il nostro territorio, nell'ambito dei centri
storici, purtroppo, quotidianamente vive.
E lo ribadisco perché sia l'onorevole Dipasquale ha notato come la
problematica dei centri storici da tempo è collegato con il CRU e
l'onorevole Fazio, relatore, ha ripreso l'emergenza
infrastrutturale dei centri storici, dei crolli ed il sottoscritto
può ricordare, ad esempio, come in provincia di Agrigento diversi
sono stati i crolli molto gravi sia nel territorio di Favara ma
anche di Agrigento.
Adesso - oggi più che mai - ritengo che questo testo è un testo
importante, che va rivisto a 360 gradi e che la titolarità della
materia non è tanto dei beni culturali, ma è la titolarità di chi
ha la delega alla Protezione civile e di chi ha la delega al
territorio e ambiente e all'urbanistica. E, quindi, su questo
argomento, su questo testo, su questo disegno di legge preferirei
che in Aula possa venire a sostenere gli emendamenti e il testo
l'assessore Croce non l'assessore Purpura.
SUDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, brevemente vorrei
solamente invitare i colleghi che oggi improvvisamente hanno
attenzionato il tema sui centri storici a partecipare ai lavori
della IV Commissione quando ritratteremo l'argomento, come altri
colleghi, ad esempio, l'onorevole Panepinto sul tema dell'acqua,
l'onorevole Di Mauro, sono sempre presenti chiedo all'onorevole
Leanza di iniziare a partecipare alla Commissione IV.
(nn. 683-2-228-490-254-548/A)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione Testo unico delle attività produttive .
(nn. 683-2-228-490-254-548/A).
PRESIDENTE. Si passa al seguito della discussione del disegno di
legge Testo unico delle attività produttive (nn. 683-2-228-490-
254-548/A). Invito i componenti la III Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Siamo in presenza di 238 articoli. Iniziamo questa sera l'esame
degli articoli. Quindi, evitiamo discussioni, ove possibile, perché
sappiamo già che in I Commissione si sta lavorando sul disegno di
legge sulle abrogate Province. Se ci sono difficoltà è inutile che
ci incartiamo sui grandi ragionamenti, ci fermiamo ed andiamo
avanti su altri articoli.
FORMICA. E' ovvio 240 articoli
PRESIDENTE. Questo Parlamento non ha mai esitato un Testo unico.
Io ho detto che se nel merito ci sono difficoltà ci fermiamo un
momento, ma incominciare, dico, già dal primo articolo a fare
discussioni, non è che possiamo dire perché sono 238 articoli non
iniziamo a trattarli E' questione di buona volontà Perché siccome
ci sono anche articoli che non hanno emendamenti potremmo dire di
approvare quelli senza emendamenti.
FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, lei ricorderà - e penso che tutta
l'Aula dovrebbe occuparsi di questo - che in Conferenza dei
Capigruppo abbiamo sollevato da più parti il problema che riguarda
il ritardo della presentazione dei documenti finanziari, Bilancio e
Finanziaria, nei tempi utili per poter permettere a questo
Parlamento di esaminare, appunto, dei documenti finanziari che si
presentano molto, ma molto complicati e densi di ricadute negative
per tutta la Sicilia.
Abbiamo sollevato il problema, lo ricordava lei ora, che abbiamo
una scadenza per quanto riguarda le Province e c'è il disegno di
legge che stiamo dibattendo in I Commissione e che certamente
impegnerà l'Aula con una scadenza assolutamente obbligatoria,
quella dell'8 aprile.
Per cui, Presidente, non cito altro, cito solo questi due
argomenti. Primo argomento. La Presidenza deve fare in modo - e
penso che la Presidenza su questo sia già intervenuta ma intervengo
nuovamente io proprio per ricordare la gravità della situazione che
stiamo vivendo - che l'Aula nelle sue articolazioni, il Parlamento
nelle sue articolazioni sia messo in grado di poter vagliare e per
bene ed in maniera approfondita i documenti finanziari. Cosa che,
come lei sa, a tutt'oggi, non abbiamo visione a tutt'oggi. Non si
intravede neppure all'orizzonte visto ciò che leggiamo sui
giornali.
In secondo luogo, è inutile iniziare con un disegno di legge che
si chiama di semplificazione ed è composto da 240 articoli Ma lei
pensa veramente che ci si può imbarcare, in virtù di quello che ho
detto prima, nell'esame di un disegno di legge cosiddetto di
semplificazione con 240 articoli, e migliaia di emendamenti? Siamo
seri, Presidente Onde evitare di fare poi stop, marcia indietro,
approviamo una parte, lavoriamo sulle urgenze. Le urgenze sono le
Province che hanno una scadenza ed i documenti finanziari che hanno
non solo una scadenza, ma siamo già in ritardo avanzato.
PRESIDENTE. Concordo con lei sul ritardo nel deposito degli atti
finanziari perché fino ad adesso la conosciamo solo sulla stampa.
Le preannuncio, come ho avuto modo di dire più volte, che questa
Presidenza non accetterà un malloppo di norme alla fine e, quindi,
ci si limiterà sostanzialmente a quelle riforme che abbiano
incidenze effettivamente di carattere finanziario.
E' stata sollevata in Conferenza dei Capigruppo la questione delle
Province, però abbiamo tutti concordato sull'esigenza e nelle more
che venga esitata la legge sulle Province perché bisogna dare atto
che, finalmente, le Commissioni sono entrate a regime, così come la
IV, prima la III con il Testo unico, la I Commissione sta
lavorando, in qualche modo sta scremando tutte le difficoltà che ci
sono sul disegno di legge e sulle Province. Quando arriverà il
disegno di legge sulle Province, ci fermeremo sarà stato fatto un
lavoro che non sarà sicuramente un lavoro vano, per riprendere
successivamente nel caso in cui non si sia completato il
ragionamento sul Testo unico.
Se abbiamo portato in Aula il Testo unico sulle Attività
produttive è perché c'è la quasi unanimità, se non erro, in
Commissione perché si è lavorato in Commissione.
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura.
«Articolo 1.
Oggetto e finalità
1. La presente legge stabilisce i principi e le norme che regolano
l'esercizio delle attività economiche nel territorio della Regione
nel rispetto delle competenze statali in materia di tutela della
concorrenza nonché dei principi e dei vincoli posti
dall'ordinamento dell'Unione europea.
2. L'iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è
permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla presente
legge ovvero da altre leggi nazionali e regionali. Limitazioni al
libero esercizio dell'attività economica possono essere posti solo
in caso di:
a) vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi
internazionali;
b) contrasto con i principi fondamentali della Costituzione e
dello Statuto della Regione;
c) danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e
contrasto con l'utilità sociale;
d) disposizioni indispensabili per la protezione della salute
umana, la conservazione delle specie animali e vegetali,
dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale nonché per
l'armonico sviluppo del territorio;
e) disposizioni relative alle attività di raccolta di giochi
pubblici ovvero che comunque comportano effetti sulla finanza
pubblica.
3. La presente legge persegue le seguenti finalità:
a) lotta alla illegalità, tutela della sana concorrenza tra
operatori economici, libertà di impresa e libera circolazione delle
merci;
b) semplificazione delle procedure amministrative per l'avvio e lo
svolgimento di attività economiche;
c) efficienza e modernizzazione del sistema economico regionale
nel suo complesso e implementazione delle filiere e delle reti di
imprese, contemplando la possibilità di unificare i procedimenti
amministrativi rispetto a più imprese riunite, anche se localizzate
in comuni diversi, nonché la possibilità di più imprese riunite di
avvalersi dei requisiti reciproci al fine di avviare una attività
economica coordinata;
d) tutela del consumatore e dell'utente finale di prodotti e
servizi;
e) tutela di tutte le forme di lavoro, quale fonte di dignità
dell'essere umano;
f) sviluppo delle imprese sane implementando anche la
qualificazione e la formazione degli operatori;
g) valorizzazione delle piccole imprese garantendo l'equilibrio
tra tutti gli operatori economici;
h) tutela delle attività, marchi, botteghe e mercati storici,
tradizionali e di qualità;
i) salvaguardia e sviluppo qualificato dei livelli occupazionali e
degli assetti produttivi, anche mediante lo sviluppo di forme di
composizione della crisi;
j) armonico sviluppo economico all'interno del territorio
regionale attraverso il coinvolgimento dei rappresentanti degli
enti locali, delle camere di commercio quali fondamentali
interlocutori nel rapporto tra pubblica amministrazione e impresa,
le categorie economiche, le organizzazioni dei lavoratori e le
associazioni dei lavoratori;
k) istituzione di servizi di consulenza alle imprese in grado di
favorirne lo sviluppo, anche in chiave internazionale;
l) salvaguardia del tessuto urbano e dei centri storici, della
aree rurali e montane, insulari e costiere, delle isole minori;
m) tutela dell'ambiente e riqualificazione delle aree già
interessate da precedenti insediamenti;
n) semplificazione dei rapporti tra le imprese e le pubbliche
amministrazioni o i concessionari di pubblici servizi, snellimento
delle attività burocratiche mediante ricorso a strumenti di
comunicazione elettronica, dematerializzazione, previsione di
strumenti conciliativi nei rapporti tra imprese e pubbliche
amministrazioni finalizzate a comporre contrasti interpretativi e a
prevenire contenziosi;
o) applicazione dei principi dettati dall'articolo 2 della legge
11 novembre 2011, n. 180 con specifico riferimento al rispetto del
principio della libertà di iniziativa economica e della
partecipazione alle politiche pubbliche;
p) favorire la filiera del turismo e del patrimonio ambientale e
culturale per dar vita all'economia della conoscenza quale modello
di sviluppo e crescita economica;
q) sviluppo e qualificazione del sistema di garanzia creditizia a
servizio degli operatori economici industriali, commerciali ed
artigianali, valorizzando la funzione dei consorzi e delle
cooperative di garanzia».
All'articolo 1 è stato presentato dalla Commissione l'emendamento
COMM.1 che riscrive il comma 2.
Sospendo la seduta per tre minuti al fine di consentire agli
assistenti di distribuire gli emendamenti e il testo.
(La seduta, sospesa alle ore 17.41 è ripresa alle ore 17.50)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, per la verità avevo fatto un lavoro a partire da quello
che pensavo fosse l'iter che avremmo seguito, cioè l'approvazione
di tutti gli articoli senza emendamenti e poi passare a quelli con
gli emendamenti. Per cui, avevo lavorato già ai primi 50, 60
articoli.
PRESIDENTE. Seguiamo l'ordine cronologico, se ci sono difficoltà
ci fermiamo.
Eravamo all'articolo 1. Pongo in votazione l'emendamento COMM.1
della Commissione. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
VANCHERI, assessore per le Attività produttive. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Gli emendamenti 1.1 e 1.4 sono preclusi.
Si passa all'emendamento 1.2, dell'onorevole Malafarina. Di fatto
è completamente di riscrittura, se dovesse passare questo viene
completamente sostituito l'articolo 1.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, abbiamo lavorato su un testo unificato partendo dal
testo presentato dal Governo. Ci sono parecchi articoli, in questo
caso Malafarina-Di Giacinto, che intervengono nel senso che danno
una diversa formulazione della stessa tipologia di problema.
Allora, in questo caso, il tema è questo: siccome non si interviene
per modificare una frase o quant'altro è bene chiedere al Governo
il suo parere.
PRESIDENTE. Facciamo un ragionamento diverso. Chiedo se
l'onorevole Malafarina e l'onorevole Di Giacinto lo mantengono.
MALAFARINA. Lo manteniamo.
PRESIDENTE. Bene, allora la Commissione ha bisogno di un po' di
tempo per riflettere su questo emendamento.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Personalmente,
dico che a me convince la formulazione della Commissione, non ho il
parere di tutti i colleghi.
PRESIDENTE. Il Governo ha avuto la possibilità di esaminare
l'emendamento 1.2?
VANCHERI, assessore per le Attività produttive. Si tratta di una
riscrittura; quindi, il Governo dà un parere non favorevole
all'emendamento presentato proprio per il principio che è un
emendamento riscritto già condiviso in Commissione.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MARZIANO, presidente ella Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.2. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 1.3. Il parere della Commissione?
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
VANCHERI, assessore per le Attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 1.5 de3l Governo. Il parere della
Commissione?
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 1.6 del Governo. Il parere della
Commissione?
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 1 nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Articolo 2
Esclusione di limiti e restrizioni allo
svolgimento delle attività economiche
1. Nell'ambito dei principi e delle finalità di cui all'articolo
l, fatte salve le prescrizioni di cui alla presente legge,
l'esercizio di attività economiche nel territorio della Regione non
può essere subordinato ai seguenti limiti o restrizioni:
a) il divieto di esercizio di una attività economica al di fuori
di una certa area geografica e l'abilitazione a esercitarla solo
all'interno di una determinata area;
b) l'imposizione di distanze minime tra le sedi deputate
all'esercizio di una attività economica;
c) il divieto di esercizio di una attività economica in più sedi
oppure in una o più aree geografiche;
d) la limitazione dell'esercizio di una attività economica ad
alcune categorie o divieto, nei confronti di alcune categorie, di
commercializzazione di alcuni prodotti;
e) la limitazione dell'esercizio di una attività economica
attraverso l'indicazione tassativa della forma giuridica richiesta
all'operatore;
f) l'imposizione di prezzi minimi o commissione per la fornitura
di beni e servizi;
g) l'obbligo di fornitura di specifici servizi complementari
all'attività svolta.
2. Fatte salve le prescrizioni di cui alla presente legge,
l'esercizio di attività economiche nel territorio della Regione non
può essere subordinato al possesso dei seguenti requisiti, criteri
e condizioni:
a) requisiti discriminatori fondati direttamente o indirettamente
sulla cittadinanza o, per quanto riguarda le società,
sull'ubicazione della sede legale; in particolare, il requisito
della cittadinanza italiana per il prestatore, il suo personale, i
detentori di capitale sociale o i membri degli organi di direzione
e vigilanza, il requisito della residenza in Italia per il
prestatore, il suo personale, i detentori di capitale sociale o i
membri degli organi di direzione e vigilanza;
b) il divieto di avere stabilimenti in più di uno Stato membro
dell'Unione europea o di essere iscritti nei registri o ruoli di
organismi, ordini o associazioni professionali di altri Stati
membri;
c) restrizioni della libertà, per il prestatore, di scegliere tra
essere stabilito a titolo principale o secondario, in particolare
l'obbligo per il prestatore, di avere lo stabilimento principale in
Italia o restrizione alla libertà di scegliere tra essere stabilito
in forma di rappresentanza, succursale o filiale;
d) condizioni di reciprocità con uno Stato membro nel quale il
prestatore ha già uno stabilimento;
e) l'applicazione caso per caso di una verifica di natura
economica che subordina il rilascio del titolo autorizzatorio,
laddove contemplato dalla presente legge o da leggi nazionali, alla
prova dell'esistenza di un bisogno economico o di una domanda di
mercato o alla valutazione degli effetti economici potenziali o
effettivi dell'attività o alla valutazione dell'adeguatezza
dell'attività rispetto agli obiettivi di programmazione economica
stabiliti; tale divieto non concerne i requisiti di programmazione
che sono dettati da motivi imperativi d'interesse generale alla cui
individuazione, nei limiti dalla vigente normativa nazionale e
comunitaria, si provvede ai sensi della presente legge;
f) l'obbligo di presentare, individualmente o con altri, una
garanzia finanziaria o di sottoscrivere un'assicurazione presso un
prestatore o presso un organismo stabilito in Italia;
g) essere già stato iscritto per un determinato periodo nei
registri italiani o di avere in precedenza esercitato l'attività in
Italia per un determinato periodo.
Comunico che è stato presentato dalla Commissione l'emendamento
COMM.2. Se approviamo questo emendamento di riscrittura della
Commissione vengono assorbiti tutti gli altri e approviamo
interamente l'articolo.
Il parere del Governo?
VANCHERI, assessore per le Attività produttive. Favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento COMM. 2. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
«Articolo 3
Regimi autorizzatori
1. L'esercizio di una attività economica può essere
subordinato al previo rilascio di una autorizzazione da parte
della competente autorità amministrativa solo laddove
espressamente previsto dalla presente legge o da legge
nazionale o dall'ordinamento comunitario.
2. In ogni caso in cui è previsto un regime
autorizzatorio, le condizioni cui è possibile subordinare
l'esercizio o l'accesso all'attività economica sono:
a) la non discriminazione tra operatori;
b) l'esistenza di un motivo imperativo di interesse
generale, così come definito dalla vigente disciplina
nazionale e comunitaria, con specifico riferimento, nel
territorio regionale, alla esigenza di tutela dei lavoratori
e del consumatore, della sicurezza e salubrità dell'ambiente,
delle aree urbane, del patrimonio artistico, storico
culturale e sociale, dei centri storici urbani e degli
obiettivi di politica urbanistica, sociale e culturale nonché
di armonico utilizzo e sfruttamento del territorio regionale;
c) commisurate e proporzionate agli obiettivi ed alle
finalità di interesse pubblico perseguite;
d) l'esistenza di regole chiare, inequivocabili,
oggettive, predeterminate pubblicamente e comprensibili da
parte dell'operatore nonché trasparenti e facilmente
accessibili.
3. Le prescrizioni ed i regimi autorizzatori previsti
nelle parti II e III della presente legge sono espressamente
diretti a tutelare preminenti motivi imperativi di interesse
generale ai sensi del comma 2, lettera b)».
1. L'esercizio di una attività economica può essere subordinato al
previo rilascio di una autorizzazione da parte della competente
autorità amministrativa solo laddove espressamente previsto dalla
presente legge o da legge nazionale o dall'ordinamento comunitario.
2. In ogni caso in cui è previsto un regime autorizzatorio, le
condizioni cui è possibile subordinare l'esercizio o l'accesso
all'attività economica sono:
a) la non discriminazione tra operatori;
b) l'esistenza di un motivo imperativo di interesse generale, così
come definito dalla vigente disciplina nazionale e comunitaria, con
specifico riferimento, nel territorio regionale, alla esigenza di
tutela dei lavoratori e del consumatore, della sicurezza e
salubrità dell'ambiente, delle aree urbane, del patrimonio
artistico, storico culturale e sociale, dei centri storici urbani e
degli obiettivi di politica urbanistica, sociale e culturale nonché
di armonico utilizzo e sfruttamento del territorio regionale;
c) commisurate e proporzionate agli obiettivi ed alle finalità di
interesse pubblico perseguite;
d) l'esistenza di regole chiare, inequivocabili, oggettive,
predeterminate pubblicamente e comprensibili da parte
dell'operatore nonché trasparenti e facilmente accessibili.
3. Le prescrizioni ed i regimi autorizzatori previsti nelle parti
II e III della presente legge sono espressamente diretti a tutelare
preminenti motivi imperativi di interesse generale ai sensi del
comma 2, lettera b).
All'articolo 3 è stato presentato dalla Commissione l' emendamento
COMM.3 di riscrittura che sostituisce il comma 2 e sopprime il
comma 3. Il parere del Governo?
VANCHERI, assessore per le Attività produttive. Favorevole.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 3 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
«Articolo 4
Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).
Eliminazione dei controlli ex ante
1. Fatte salve le esclusioni espressamente previste dalla presente
legge o da leggi nazionali o dall'ordinamento comunitario, in tutti
i casi in cui non è previsto il rilascio di una autorizzazione ai
sensi dell'articolo 3 trova applicazione l'istituto della
segnalazione certificata di inizio attività prevista dall'articolo
22 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 10 e successive
modifiche ed integrazioni, salvo quanto previsto dal presente
articolo.
2. Con il regolamento di cui all'articolo 7 sono individuate le
attività sottoposte ad autorizzazione, a segnalazione certificata
di inizio attività con asseverazioni, a segnalazione certificata di
inizio attività senza asseverazioni, a mera comunicazione e quelle
del tutto libere. Sino all'adozione del regolamento di cui
all'articolo 7, trovano applicazione, ove adottati, i regolamenti
previsti dal comma 4 dell'articolo 12 del decreto legge 9 febbraio
2012, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012,
n. 35, e successive modifiche ed integrazioni.
3. L'attività economica può essere avviata immediatamente in esito
alla ricezione della ricevuta di avvenuta consegna della SCIA.
4. I controlli da parte dell'autorità amministrativa competente
sono successivi alla ricezione della segnalazione di cui al comma 1
e, quindi, all'avvio dell'attività economica.
5. I controlli di cui al comma 4 sono conclusi entro il termine di
sessanta giorni dalla data di ricezione della segnalazione di cui
al comma 1, superati i quali all'autorità amministrativa competente
è consentito intervenire solo per i motivi di cui al comma 4
dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modifiche ed integrazioni.
6. Fermo restando le previsioni dettate dall'ordinamento
comunitario, la disciplina dei controlli sulle imprese di qualsiasi
natura è ispirata ai principi della semplicità, della
proporzionalità dei controlli stessi e dei relativi adempimenti
burocratici alla effettiva tutela del rischio, del non aggravamento
nonché del fattivo coordinamento tra tutte le amministrazioni
pubbliche interessate, siano esse statali, regionali o locali.
7. Con il regolamento di cui all'articolo 7 sono disciplinati i
controlli alle imprese secondo i principi di cui al comma 6.
Trovano altresì applicazione di criteri direttivi di cui al comma 4
dell'articolo 14 del decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5,
convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e
successive modifiche ed integrazioni. Nelle more trova applicazione
l'Intesa della Conferenza Unificata del 24 gennaio 2013 in tema di
Linee guida in materia di controlli ai sensi dell'articolo 14,
comma 5, del decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con
modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35' pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 42 del 19 febbraio
2013».
Nel fascicolo ci sono tre emendamenti, penso tecnici, da parte del
Governo.
Si passa all'emendamento 4.1. Il parere della Commissione?
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 4.2. Il parere della Commissione?
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 4.3 Il parere della Commissione?
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 4 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
«Articolo 5
Linee guida in tema di sviluppo economico
1. Nell'ambito degli indirizzi in tema di programmazione armonica
e coordinata dello sviluppo economico nel territorio regionale, per
la tutela dell'ambiente, anche urbano, del patrimonio storico,
culturale, artistico e architettonico della Regione, per una
razionalizzazione dell'utilizzo delle aree in cui non insistono
insediamenti e per la riqualificazione di quelle già sfruttate
nonché per la tutela delle zone montane, delle isole minori e delle
aree rurali, sono adottate le linee guida regionali in tema di
sviluppo economico.
2. Le linee guida di cui al presente articolo rappresentano un
atto di indirizzo politico nell'ambito delle materie di cui al
comma 1. I Comuni armonizzano i propri piani regolatori comunali,
ovvero loro varianti e piani attuativi, nonché i piani ed i
programmi previsti dalla presente legge agli indirizzi dettati
dalle linee guida di cui al presente articolo.
3. Le linee guida di cui al presente articolo sono approvate con
decreto del Presidente della Regione, su proposta dell'Assessore
regionale per le attività produttive, di concerto con l'Assessore
regionale per i beni culturali e l'identità siciliana, l'Assessore
regionale per il territorio e l'ambiente, l'Assessore regionale per
le risorse agricole, lo sviluppo rurale e la pesca mediterranea e
l'Assessore regionale per il turismo, lo sport e lo spettacolo,
sentite le organizzazioni datoriali, delle imprese e sindacali
maggiormente rappresentative a livello regionale e firmatarie di
contratti nazionali di lavoro.
4. Con il regolamento di cui all'articolo 7 si provvede alla
definizione del procedimento per la formazione delle linee guida in
modo da garantire la partecipazione dei Comuni interessati e delle
associazioni degli operatori economici, delle rappresentanze dei
lavoratori, firmatari di contratti nazionali di lavoro di settore,
e dei consumatori maggiormente rappresentative a livello regionale.
5. Rimane fermo quanto previsto dalla legge regionale 12 gennaio
2012, n. 8 e successive modifiche ed integrazioni, per l'adozione
delle linee guida relative alla programmazione delle aree di cui
alla medesima legge regionale n. 8/2012.
6. La mancata adozione delle linee guida di cui al presente
articolo non è ostativa all'adozione di alcuno dei provvedimenti
previsti dalla presente legge e non può in ogni caso comportare il
ritardo della loro adozione».
Comunico che è stato presentato l'emendamento 5.1 di riscrittura a
firma degli onorevoli Malafarina e Di Giacinto.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Giuseppe Milazzo è in
congedo per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende la discussione del disegno di legge nn. 683-2-228-490-254-
548/A
MALAFARINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio
ritornare su quello che è già stato approvato ma, sicuramente, non
è un capriccio cercare di semplificare le norme e renderle
intelligibili.
Io vorrei semplicemente ricordare che all'articolo 1, comma 3, è
stata approvata una norma che contiene ben 18 criteri fra di loro
sparsi, alcuni anche ridondanti.
Sono sicuro che la Commissione abbia fatto un buon lavoro, però
vorrei capire perché in un processo di riordino, di semplificazione
delle attività burocratiche, dobbiamo introdurre un numero così
elevato di criteri che, spesso, possono anche essere contraddittori
gli uni rispetto agli altri, dando in mano alla burocrazia il tutto
e il di più per non favorire le attività produttive bensì per
ostacolarle, infatti, uno dei grossi problemi di questa Terra è che
le autorizzazioni amministrative sono regolarmente strumento per
ritardare l'insediamento delle attività produttive e non per
velocizzarle.
Io mi chiedo che cosa ci stia a fare il criterio in una norma di
legge che è finalizzata ad incentivare, a creare le attività
produttive, che cosa ci stia a fare un criterio che riguarda la
tutela del consumatore e dell'utente finale di prodotti e servizi.
Non è un compito delle attività produttive la tutela del
consumatore; la tutela del consumatore è un problema delle leggi a
tutela del consumatore.
Vorrei capire qual è il criterio con cui si dirà domani: la
tutela del consumatore è stata violata . C'è qualcuno in grado di
specificarmi in base a quale norma, a quale regolamento, a quale
interpretazione non ci sarà il burocrate di turno che dirà che la
tutela del consumatore è stata violata o potrebbe essere violata?
Invito la Commissione a riflettere sulle riscritture proposte,
perché non sono frutto della volontà di inventarsi qualcos'altro.
Ebbene, 18 criteri, dico 18 criteri, uno diverso dall'altro, che
c'entrano ben poco con le attività produttive, credo che siano
indice di frettolosità e, se mi consentite, anche di
superficialità.
Non solo. Il comma 2 dell'articolo 5 dice: Le linee guida di cui
al presente articolo rappresentano un atto di indirizzo politico
nell'ambito delle materie di cui al comma 1 - se leggiamo il comma
1 ci perdiamo di casa -, i Comuni armonizzano i propri piani
regolatori comunali, ovvero le loro varianti e i piani attuativi,
nonché i piani ed i programmi previsti dalla presente legge agli
indirizzi dettati dalle linee guida ; allora, scusatemi se sono
linee guida di indirizzo politico, mi spiegate in che cosa
consistono le linee guida, quali sono i criteri che vengono
adottati per le linee guida? Quando leggiamo una norma, noi per
primi, abbiamo difficoltà a comprenderla, non oso pensare che cosa
succeda in un qualsiasi comune della Sicilia quando si dice che le
linee guida sono di indirizzo politico. Che significa?
Le linee guida consistono in a), b), c) senza possibilità di
ulteriori interpretazioni, perché vi ricordo che le interpretazioni
sono quelle che hanno sempre, solo ed esclusivamente ostacolato lo
sviluppo della Sicilia.
Ci sono aziende, ditte, industrie che da anni aspettano delle
autorizzazioni, che vengono rimpallate fra un Assessorato e l'altro
e noi parliamo di linee guida di indirizzo politico
Assessore, scusi, ma non è questa la norma che ci può dare uno
sviluppo; la norma che ci dà uno sviluppo, una possibilità è quella
di dire alla burocrazia: Questi sono i limiti del tuo potere,
entro questi limiti lo eserciti ed entro questi criteri li devi
esercitare .
Onorevole Marziano, prima di esprimere i pareri, senza magari
averli discussi, andiamoci a guardare un attimo quali sono gli
emendamenti proposti.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori,
l'intervento dell'onorevole Malafarina è stato un intervento
stimolante perché, in realtà, alcune delle norme che abbiamo, forse
troppo sbrigativamente, approvate e l'articolo 5 che è in corso di
esame, presentano diversi punti critici che qui mette conto di
rilevare.
E mi sembra di poter dire - è la prima volta che intervengo e
spero di non essere costretto ad intervenire numerose volte nel
corso dell'esame di un disegno di legge di 238 articoli - che
questo disegno di legge che ha l'ambizione, del tutto legittima e
giustificata, di essere e di apparire un testo unico di
semplificazione e di riordino della disciplina sulle attività
produttive, mi ricorda la tesi universitaria di quello studente che
avendo scritto una ventina di pagine, per fare diventare più
dignitoso il suo elaborato, scrisse otto righe per ogni pagina per
arrivare così a qualche decina di fogli in più.
Alle riflessioni corrette e condivisibili dell'onorevole
Malafarina vorrei aggiungere la domanda, la richiesta del
significato della lettera f) dell'articolo 1, terzo comma, perché
se davvero l'interpretazione delle norme, anche delle norme
fondamentali che sono i primi articoli di questo disegno di legge,
si dovesse demandare esclusivamente o almeno prevalentemente ai
cosiddetti burocrati, ma nessuna accezione negativa nel mio
termine, ma a coloro che poi dal punto di vista amministrativo
devono applicare le norme, il criterio di cui alla lettera f), che
ho appena richiamato sviluppo delle imprese sane implementando
anche la qualificazione e la formazione degli operatori , ebbene,
mi chiedo chi giudica che le imprese siano sane e quando le imprese
sono sane e quando non lo sono
C'è ovviamente la legislazione nazionale in materia di imprese e
società che disciplina i momenti della vita di un'impresa;
un'impresa può essere sana, se ha il bilancio in attivo, ma non
esserlo perché, per esempio, soggetti pregiudicati i componenti
della società o gli azionisti di una società. Può, invece, essere
sana dal punto di vista dei requisiti soggettivi e magari essere in
qualche difficoltà di carattere economico finanziario.
Quindi, pregherei, magari nel momento del coordinamento, se
dovessimo arrivare, come auspico, alla definizione di questo
testo, ma migliorandolo via via, emendandolo via via, di eliminare
queste superfetazioni che mi sembrano davvero particolarmente tali.
Vorrei segnalare, ed entro nel tema dell'articolo 5, che è in
questo momento all'esame dell'Aula, il 6 comma
Si diceva prima delle linee guida, quindi, dei requisiti, delle
direttive attraverso cui disciplinare lo sviluppo economico; è
proprio questo il titolo dell'articolo 5: Linee guida in tema di
sviluppo economico .
Ma all'articolo 5, il 6 comma appare sconfessare la ratio dei
primi cinque commi. Assolutamente no E allora mi sarà spiegato
cosa significa che la mancata adozione delle linee guida di cui al
presente articolo non è ostativa , quindi, dettiamo linee guida, la
mancata adozione, quindi, la mancata osservanza delle linee guida
non è ostativa all'adozione di alcuno dei provvedimenti previsti
dalla presente legge e non può, in ogni caso , norma di chiusura
del sistema, comportare il ritardo della loro adozione , come
dire, le linee guida le prevediamo, ma se anche non si osservano,
non significa nulla, non comporta alcun tipo di conseguenza. Mi
pare - a meno che non venga spiegato in maniera comprensibile e
tale da potere cambiare idea, ma non credo - che questo 6 comma
sia davvero, assolutamente, ultroneo.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio
intervenire nuovamente su ciò che avevo detto, ma man mano che
esaminiamo i vari articoli di questo lunghissimo disegno di legge è
ovvio che, entrando nel merito, scopriamo sempre nuove sorprese.
Ora, a parte le considerazioni sacrosante che sono state, da
questo podio, evidenziate dall'onorevole Ioppolo e, prima anche le
considerazioni stesse dell'onorevole Malafarina, vorrei capire come
mai quest'Aula che ha rimandato in Commissione pochi minuti fa una
norma che era stata dibattuta per oltre otto mesi in Commissione e
che riguardava la regolamentazione edilizia nei centri storici, e
quei pochi articoli, tre o quattro articoli, hanno sollevato un
vespaio di dubbi, di distinguo e di proteste, legittime o
illegittime che possano essere state, ripeto, come può quest'Aula
affrontare, per esempio, quest'articolo 5 che, al 1 comma si
occupa quasi esclusivamente di piani regolatori, di programmazione?
Più che una norma di semplificazione sulle attività economiche e
commerciali sembra, piuttosto, indirizzata e mirata alla
programmazione edificatoria, edilizia, sembra voler invadere il
campo per dettare norme che non dovrebbero appartenere né a questa
legge, né tanto meno all'intento che questa legge vuole perseguire.
Perché quando dice: Nell'ambito degli indirizzi in tema di
programmazione armonica e coordinata dello sviluppo economico nel
territorio regionale, per la tutela dell'ambiente, anche urbano,
del patrimonio storico, culturale, artistico e architettonico della
Regione, per una razionalizzazione dell'utilizzo delle aree in cui
non insistono insediamenti , quindi si occupa di programmazione
territoriale, questa norma che vuole essere di semplificazione ed
invece è una legge quadro di semplificazione delle norme sul
commercio e sulle attività produttive, tende ad occuparsi di altro,
salvo poi elencare, chiedere quasi una delega in bianco al
Parlamento sulla possibilità che viene chiesta da parte del Governo
e di ottenere, quindi, una delega da parte del Parlamento per,
successivamente, emanare delle linee guida che dovrebbero essere
quasi obbligatorie per quanto riguarda l'adempimento da parte dei
comuni dell'adozione dei loro strumenti urbanistici. Ritorniamo
sempre a quella invasione di campo o a quel non detto che si vuole
fare entrare in questa legge di semplificazione.
A me sembra una proposta che non possa trovare accoglimento, una
proposta che lascia più dubbi di quelli che intende risolvere, a
parte la farraginosità, a parte il numero degli articoli, a me
sembra veramente assurdo e non ritorno sul 6 comma che, ovviamente
ed in maniera letterale, è scritto che, comunque, anche se non ci
dovesse essere da parte del Governo l'emanazione di linee guida,
gli interventi possono andare avanti. E', quindi, un cane che si
morde la coda.
Io ripeto, ancora una volta, Presidente, di evitare di far
affrontare al Parlamento una norma così importante e di così grande
ricaduta per quanto riguarda le modifiche che essa apporta, non
solo nell'ambito delle attività produttive e commerciali, ma come
abbiamo visto interviene su tutto, sulla strumentazione
urbanistica, sui piani regolatori, su una serie di altri vincoli e
chissà che cos'altro scopriremo man mano che andiamo avanti.
Quindi, ritengo che non sia sano e neppure saggio continuare
nell'esame di questo corposo disegno di legge in un momento in cui
non c'è né il tempo e soprattutto ci sono le scadenze che tutti
conosciamo.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo ancora
all'inizio, non ero intervenuto e nessuno del mio Gruppo
parlamentare era ancora intervenuto perché volevamo vedere,
effettivamente, come procedeva la discussione. Ebbene, siamo già
all'articolo 5 di un numero considerevole di articoli e già si sono
cominciate ad accendere le discussioni.
Effettivamente, su questo articolo 5 abbiamo anche presentato un
emendamento perché, è vero, qui cominciano ad esserci i primi
problemi e non si può dire che, nell'ambito degli indirizzi del
tema di programmazione si armonizzano le scelte che, poi, devono
andare ad essere sul territorio; che al comma 2 si sottolinea che
quello è un atto di indirizzo politico, però, al comma 3 si esclude
l'unico organo politico di questa Regione che è il Parlamento
regionale e questa era già la prima cosa che avevamo ravvisato.
Al comma 5, però, altra stranezza che si può anche ravvisare, è
quella che le linee guida riguardano lo sviluppo economico, ma non
possono riguardare le zone industriali perché quelle sono normate
dalla legge 8. E poi, il cammeo finale è, chiaramente, il comma 6
nel quale si dice che qualora non venissero, comunque, prese in
considerazione le linee guida non avrebbe importanza perché si
andrebbe avanti lo stesso.
Mi pare che stiamo dibattendo del nulla perché è un articolo 5 che
chiude in una maniera incredibile e ci sta dicendo che possiamo
parlarne quanto vogliamo, possiamo inserire gli emendamenti che
vogliamo, ma tanto poi, alla fine, se non si rispetta non importa
perché abbiamo parlato del nulla.
Questa cosa non va bene, Presidente, e non va bene sostanzialmente
per il fatto che, probabilmente, tutti questi emendamenti che ci
sono e un minimo di chiarezza con tutti i Gruppi parlamentari ed
una Commissione che, per carità l'onorevole Marziano conduce in
maniera esemplare, forse, adesso, è il momento di trattare
veramente il testo con i Capigruppo, chiamarli direttamente in
Commissione e vagliare emendamento per emendamento ed articolo per
articolo e fare una scrematura seria delle cose che non vanno,
perché qui, altrimenti, dall'articolo 5 in poi, per ogni parola ed
ogni rigo di questo disegno di legge ci sarà da intervenire ed
interverremo tutti, perché ci sono troppe cose che non vanno,
troppe incongruenze.
E' un testo che, probabilmente, ha anche una sua dignità dal punto
di vista legislativo, ma è un testo di 238 articolo che se non
trova la condivisione dell'Aula vorrà dire che arriveremo veramente
alla fine della legislatura, prima di approvarlo.
Credo che questo non sia un momento per dare un tale segnale ai
siciliani, quindi, forse un attimo di condivisione all'interno
della Commissione di appartenenza potrebbe essere un momento per
trovare la quadra a quella che potrebbe essere l'indicazione
politica dell'Aula.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, perché la mia opinione è quella che
si dovrebbe continuare nella lettura e nell'approvazione degli
articoli? Perché superati alcuni scogli, come l'articolo 5, gran
parte degli articoli non ha emendamenti e gran parte degli
emendamenti agli altri articoli sono emendamenti che intervengono
nel testo solo parzialmente, cioè, non sono tali da cambiare la
natura dell'articolo.
Quindi, se lo si ritiene, se si pensa che l'approvazione di questo
disegno di legge possa essere un atto importante per tutto il
Parlamento e per i singoli parlamentari si potrebbe procedere. Se
mi concede solo due minuti, visto che si è sviluppato un dibattito
sull'articolo 5, vorrei difendere la ratio dell'articolo. Perché
qual è la questione? L'emendamento presentato dai colleghi
Malafarina e Di Giacinto ribalta, purtroppo, la modalità con cui il
Governo ha inserito il tema delle linee guida nel disegno di legge.
La ribalta e la attribuisce, a partire dal basso, ai liberi
consorzi dei comuni che si devono ancora costituire, c'è il
problema, poi, della omogeneità delle linee guida che potrebbero
venire dai vari territori, cioè, a mio parere, su questo aspetto,
se devono andare le linee guida della Regione per lo sviluppo del
settore è bene che si mantenga un minimo di guida centralistica
che, poi, si deve confrontare con il territorio.
Vorrei solo dedicare un minuto alle due osservazioni che sono
state fatte: la questione delle imprese sane e l'implementazione.
Certo che le attività della Regione devono tendere a stimolare la
crescita ed il rafforzamento delle imprese sane e all'articolo 16
prevediamo le modalità, cioè si prevede il fatto del rating di
legalità che viene attribuito ai sensi di una legge. Ecco,
l'azienda che ha il rating di legalità è sicuramente certificata
per legge un'azienda sana.
Allora, ogni parola del disegno di legge può essere contestata se
la decontestualizziamo. Infine, è una contraddizione il fatto che
all'articolo 6 si dice che se non si fanno le linee guida si va
avanti? Ma questo non è un testo di legge che deve semplificare? E
se, poi, condizioniamo l'autorizzazione anche di una semplice
licenza all'approvazione delle linee guida non abbiamo paralizzato
il sistema? Allora, ogni cosa va vista nell'obiettivo che vuole
raggiungere.
Si dice: bisogna fare le linee guida, ma la mancata attuazione
(per un mese, un mese e mezzo, due mesi, quello che si vuole) non
può bloccare tutto. Ecco, questo è il senso; il senso è che
finalmente la Pubblica amministrazione, lo Stato, in questo caso la
Regione, devono andare dietro ai bisogni del cittadino imprenditore
e non viceversa. Se non cogliamo questo elemento, evidentemente,
ogni cosa che è scritta qua è possibile scriverla in un altro
modo, usando un aggettivo diverso, mettendo prima il verbo e poi il
soggetto e poi il complemento oggetto. E siccome il testo del
disegno di legge è corposo o diamo un'ipotesi di scrittura oppure
non si può approvare.
Altra cosa è quello che dice il collega Cancelleri e cioè il
passaggio di un atto così importante come le linee guida dal
Parlamento. Quello è un tema che si può affrontare, vediamo il
parere del Governo, personalmente sono d'accordo, ma è altra cosa.
Se, invece, ci soffermiamo su quelle che possono sembrare
contraddizioni e non lo sono perché il testo del disegno di legge
deve essere di semplificazione, altrimenti avremo tradito il
mandato che ci siamo posti quando abbiamo approvato il disegno di
legge in Commissione.
SUDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onestamente vorrei
comprendere se questi articoli 5, 6 e 7 sostituiscono i piani
commerciali urbanistici che sono previsti per i comuni perché
altrimenti non trovo un modo per collegare i piani commerciali a
queste linee guida, anche perché, qui, è vero che si prevede che
vengano fatti dai vari assessorati regionali, vengano coinvolte le
associazioni di categoria ma credo che, in realtà, i comuni non
siano pienamente coinvolti in questo processo, anche perché c'è un
passaggio che dice che i Comuni devono armonizzare con i loro piani
regolari, le loro varianti e tutti i vari piani urbanistici queste
linee guida e non si stabilisce chi li deve armonizzare, i consigli
comunali, le giunte, gli uffici tecnici, cioè mancano alcune
specificazioni che credo siano importanti.
PAPALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAPALE. Signor Presidente, secondo me questo Testo Unico dovrebbe
avere il pregio di cercare di semplificare e di dare certezza. Io
sono fiducioso che ci stiamo mettendo tutta la buona volontà però,
mi sembra, in base alla mia esperienza da sindaco, che così com'è
scritta, quando questo testo arriverà nelle mani di un ufficio
tecnico paralizzerà tutto. Noi stiamo lasciando libera
interpretazione a chi lo deve gestire e vi posso assicurare che è
abbastanza deleterio.
Io non sono un giurista, ma ritengo che dobbiamo inserire per
forza le linee guida nel testo del disegno di legge oppure si
possono estrapolare e si mettono come prefazione. Inoltre, dobbiamo
dire noi, con il testo di legge, quali sono le direttive e non
lasciarlo a ciò che deve succedere dopo.
Noi stiamo facendo un Testo Unico andando a prevedere, poi, che i
liberi consorzi dovrebbero fare propria la parte attuativa. Se è
possibile sarebbe meglio deciderla noi, altrimenti rinviamo sempre
il problema e non lo risolviamo mai.
Secondo me un testo di legge di questo genere dovrebbe essere
piuttosto snellito, quattro parole semplici. Quando inseriamo degli
articoli dove diciamo che l'azienda deve essere certificata sana,
deve essere certificato questo o quell'altro, ebbene, ci sono
opportune leggi che già lo certificano, non li possiamo togliere,
non li possiamo eliminare e scrivere articoli di quattro parole, di
quattro righe. Quando scriviamo una legge di quel genere, guardate
che a lungo andare, saremo ostaggio della burocrazia. Quindi,
ringrazio la Commissione per il lavoro svolto, però, onestamente,
sarei per impiegare qualche giorno in più, cercare di sfoltire il
testo e cercare di non lasciare niente agli altri, in quanto
dovremmo assumerci noi la responsabilità e decidere quello che si
deve fare.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Presidente,
onorevoli deputati, ci tenevo ad intervenire, e forse è un bene che
intervenga in questa fase preliminare, onde evitare che si creino
dei dubbi su quelli che sono i presupposti che sono stati tenuti in
considerazione per la scrittura di questo testo.
Intanto, vorrei dire subito che l'articolo 5 - così come il
successivo, che forse potrà chiarirci ancora di più le idee - sono
delle norme che possiamo definire norme di principio.
Lo stesso comma 6 dell'articolo 5 vuole proprio rappresentare
questa caratteristica. Significa che le linee guida non sono
ostative per la realizzazione di tutto ciò che è contenuto in
questo Testo Unico delle attività produttive che, ribadisco, è
suddiviso in tre parti.
La prima parte, appunto, è la parte generale dentro cui si è
ritenuto opportuno inserire anche le norme che riguardano le linee
guida, ribadisco norme di principio. Attenzione, ma norme di
principio che dovrebbero imporre - non solo all'Amministrazione
regionale, ma credo anche alla politica regionale - dei principi da
adottare prima di cominciare a portare avanti qualsiasi piano
industriale che si voglia fare.
Il problema della mancanza di capacità da parte della Regione di
utilizzare le risorse all'interno di piani integrati è proprio
perché la Regione non si è mai occupata di pianificare, quindi,
scrivere quelle che sono le linee guida che organizzano il
territorio, non impongono ai Comuni i piani commerciali, anzi
aiutano i Comuni a poter attuare in modo più semplificato ed in
modo anche, devo dire, meno litigioso. Proprio perché sono
l'Assessore delle attività produttive assisto ogni giorno a tutte
le richieste che ci arrivano dagli uffici tecnici dei Comuni che ci
chiedono come risolvere i problemi per l'apertura o non apertura,
oppure l'interpretazione di una norma o non norma all'interno degli
stessi piani commerciali, come ribadisco pure che è vero che i
Comuni fanno i piani commerciali ma molti Comuni non li adottano e
l'Assessorato è costretto a commissariali, quindi, a mandare i
commissari ad acta per fare attuare i piani commerciali.
Quindi, chiudendo la parentesi sul fatto che i Comuni non hanno
alcun tipo di perdita di libertà nel gestire e nel programmare le
loro attività all'interno dei piani commerciali, anzi potrebbero
avere un supporto in più.
Ma ribadendo il concetto delle norme di principio, significa che
questi articoli sono delle norme che rientrano nella Regione a
voler programmare lo sviluppo economico ed è una cosa che ci chiede
anche la Comunità Europea. Se noi non siamo in grado di
programmare, significa che non conosciamo il territorio, non
sappiamo quali sono le vocazioni del territorio, non sappiamo se
l'assessore al territorio ed ambiente piuttosto che l'assessore al
turismo o ai beni culturali, può mettere o non mettere un vincolo.
Magari mettiamo un vincolo in una zona in cui non c'è nessun sito
culturale, rispetto a delle zone in cui ci sono attività produttive
e viceversa.
L'idea di mettere delle norme di principio nasce proprio dalle
difficoltà che abbiamo riscontrato tra colleghi assessori, perché
la mancanza di un principio comune di organizzare e pianificare in
modo generale senza essere ostativi a nessuna altra attività
contribuisce a quella che è la lentezza burocratica. Quindi è tutta
altra cosa
Le linee guida sono una luce in tutto il territorio finalizzato
alla semplificazione.
E' stato detto anche il discorso dell'articolo 1, che è stato
ripreso dall'onorevole Ioppolo, ma anche quella e una norma di
principio. Attenzione, tutta la prima parte sono norme generali che
richiamano quelle che sono delle attività che la Regione deve
mettere avanti per organizzare le attività future. Non c'è una sola
norma in cui non ci sia stata la collaborazione sinergica tra tutti
gli assessorati, proprio perché c'è il principio delle linee guida
con regolamento, regolamento che viene fatto non da un assessore,
ma da tutta l'amministrazione.
Riferendomi al rilievo che ha fatto l'onorevole Cancelleri, vorrei
precisare che ci sono delle cose che sono pura amministrazione e
quindi non potrebbero e non dovrebbero essere, tra virgolette,
materia oggetto di discussione politica dell'organo legislatore
quale appunto l'Assemblea.
Distinguiamo le norme che in modo generale indicano delle attività
puramente amministrative da quelle che invece danno degli input più
politici. E questo volevo ribadirlo.
Signor Presidente, in merito alla lunghezza del testo, vorrei
precisare che alle porte della nuova programmazione e dopo una
quasi assenza di norme favorevoli per lo sviluppo economico di
questa Regione da un bel pezzo, e dopo il disordine che abbiamo
all'interno di leggi che si contraddicono e di lamentele che
arrivano da tutte le associazioni, l'idea di un testo unico era un
modo per rigenerare anche l'immagine politica della Regione. Il
testo unico è stato già apprezzato dalle Commissioni nazionali ed è
un testo a cui altre Regioni, come la Toscana piuttosto che le
Marche o l'Umbria, sono già arrivate da un pezzo. Quindi l'idea era
la sfida attraverso una campagna di badge market delle Regioni che
hanno risolto, forse prima di noi e in alcuni casi anche in modo
più innovativo rispetto a noi, dei problemi che oggi continuano ad
infastidire il nostro tessuto socio economico.
L'idea del manuale unico per l'operatore economico è anche un buon
biglietto da visita da accompagnare a quelli che poi saranno i
successivi ddl sviluppo.
Quindi avere un quadro normativo che regolamenta, semplifica,
innova, armonizza con le leggi nazionali e comunitarie e dall'altra
parte avere anche un unico testo da poter presentare a degli
investitori esterni che hanno paura delle leggi siciliane, perché
non c'è la certezza dei tempi, e molto spesso non c'è la certezza
di interpretazioni delle norme, perché siamo di fronte a dei casi
in cui ci troviamo a dover gestire un ginepraio di leggi che si
contraddicono tra di loro.
Quindi, l'idea della sfida al testo unico. Non è vero che non c'è
stato tempo, perché un testo che viene dalla base, dopo due anni di
lavorazione, è stato condiviso con tutte le associazioni e con
l'ANCI. Ed io ci tengo a ribadire che uno dei nostri partner che ha
contribuito alla redazione di questo testo è proprio l'Associazione
dei Comuni. Ci tengo a ribadire che la parte più importante che
riguarda il collegamento e il rapporto tra pubblica amministrazione
regionale e le amministrazioni locali è proprio la parte che è
stata emendata, modificata e proposta direttamente dai Comuni.
Io credo che questo testo possa essere un esempio in cui la
Regione, insieme agli Enti Locali, insieme alla Commissione, quindi
alla deputazione regionale, insieme a tutte le altre associazioni
ha voluto con forza tentare di creare un unico strumento che possa
garantire uno slancio futuro anche verso un incremento delle nostre
attività produttive.
MALAFARINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non dubito
assolutamente delle ottime intenzioni dell'assessore Vancheri, a
cui sicuramente va riconosciuto un forte impegno per l'elaborazione
di questo Testo Unico, però non si può sottacere del fatto che le
buone intenzioni a volte lastricano le strade dell'inferno. Nel
senso che la genericità dei principi e la necessità di procedere a
dei censimenti che dureranno secoli, non semplificheranno
sicuramente la vita dei cittadini.
Pochi criteri, chiari, precisi, individuati in modo tale da poter
essere immediatamente conoscibili, credo che siano indispensabili.
Questo non è il fatto che non occorrono le linee guida, perché le
linee guida sono necessarie, sono indispensabili, ma devono essere
chiarite nei loro contenuti in modo tale che si possano individuare
da subito quelli che sono i percorsi.
Io mi preoccupo enormemente quando si parla di una ricognizione
delle prevalenti attività economiche già esistenti sul territorio
comunale. Ma se noi in Sicilia non riusciamo a sapere quanti
turisti arrivano nel corso dell'anno, e lo sappiamo con fatica un
anno e mezzo dopo, io non oso immaginare con quanta difficoltà
riusciremo ad avere la ricognizione sul territorio delle attività
economiche.
Ecco perché si ribalta il discorso, onorevole Marziano, non perché
sia necessario avere una centralità della Regione che detta le
linee guida, ma si ribalta perché ognuno a casa propria - cioè i
Comuni - sa quali sono le attività economiche insediate sul
territorio, sa quali possono essere i potenziali sviluppi e sono in
grado di avanzare delle proposte.
Allora ribaltiamo il concetto della centralità della Regione, che
è elefantiaca, che da anni ha ostacolato lo sviluppo, e rimettiamo
ai territori le scelte che gli competono per il loro sviluppo;
creiamo quel minimo di democrazia per consentire ai territori, e
ribadisco ai territori, di decidere le loro scelte.
Poi, il riferimento ai liberi consorzi è per un motivo
estremamente semplice, e glielo spiego subito. Faccio riferimento
al territorio di Catania, che ha il maggior numero di centri
commerciali d'Europa, ed ha ammazzato l'economia della città. A
parte le indagini della magistratura che sono in corso, che non è
qui il caso di andare ad analizzare, dodici centri commerciali
nell'interland catanese sono indice di un'assenza di
programmazione.
Ecco perché questa assenza di programmazione non è più
tollerabile, perché questa programmazione non può essere attesa
dalla Regione per i prossimi vent'anni, perché così andrà a finire.
Diamo la possibilità a chi è padrone nel territorio, di
organizzare il territorio. Non facciamo come hanno fatto in
Lussemburgo, che hanno fatto pagare il tre percento alle
multinazionali e hanno fregato gli altri Stati.
Diamo la possibilità ai territori, in modo condiviso, univoco, di
organizzarsi e di decidere di quel territorio, non perché il
singolo Comune poi con qualche migliaio di abitanti, fa la parte
dei Comuni il quale per convenienze i terreni da agricoli li
trasforma in commerciali o industriali, e non per contestare il
principio che debba essere la Regione, perché il procedimento
diventa così farraginoso, così complesso, così lungo, da non
cogliere nel segno.
Quindi, se la proposta viene dal territorio e la Regione ha
un'opera di supervisione, probabilmente snelliamo le procedure.
Ecco qual è il significato dell'attribuire ai territori la
programmazione, ma non solo questo, anche perché poi si contraddice
con lo spirito della legge, là dove mi dice che tutte le attività
sono permesse se non vietate dalla legge. E' una formula generica,
simpatica, ma sappiamo che non è così, perché le leggi,
necessariamente, impongono dei principi entro cui contenere le
attività economiche.
Questo non vuol dire, però, che le attività economiche, non solo
non possono essere libere per ovvie considerazioni in termini di
sicurezza sui luoghi di lavoro, in termini di sicurezza per le
attività pericolose e quant'altro, ma significa solo ed
esclusivamente che dobbiamo dare certezza al diritto. Io vi
assicuro che un qualsiasi ufficio comunale è in grado di bloccare
per anni l'insediamento delle attività produttive sulla falsariga
di interpretazioni. E basta vedere le interpretazioni che si
susseguono costantemente, basta considerare il parere legale del
tizio che dice che la corruzione non è atto di allarme sociale per
capire come l'interpretazione possa stravolgere il contenuto.
E poi, onorevole Marziano, non me ne voglia: sulla bontà e sulla
qualificazione delle imprese, sulla salubrità delle imprese, non
creda che esista organo burocratico che sia in grado di
certificarlo se non attraverso l'esibizione dei bilanci. Ma i
bilanci vanno in tribunale Poi sul rating di legalità io ho molta,
troppa, perplessità per poterle consentire di dire che il rating di
legalità debba essere certificato da qualcuno. Rating di legalità
non significa sottoscrizione di protocolli o dichiarazioni di lotta
alla criminalità, alla mafia, a quant'altro, perché le cronache dei
giornali sono piene di rating di legalità che poi sono andati a
finire in carcere.
DIPASQUALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIPASQUALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, mi
permetto di dire soltanto una cosa: che questo disegno di legge ha
avuto un percorso particolare. La Commissione l'ha affrontato e,
grazie anche all'assessorato che si è impegnato molto, ritengo che
il risultato si veda. Questo è un disegno di legge che, a
differenza di altri, anche se ha centinaia, tantissimi emendamenti,
non si sente il bisogno di mandarlo in Commissione. Ed io sono
d'accordo su questo.
Però c'è, a volte, la politica dei due pesi e delle due misure.
Questo non c'è bisogno ma io questo lo capisco ed, infatti,
nonostante tutto sono qui, perché sono strutturato anche se
giovane, onorevole Marziano, e lei lo sa, ho pazienza e poi faccio
anche attività particolari che mi hanno messo sempre in condizioni
di aspettare il momento per dare il contributo al momento
opportuno.
Detto questo, ovviamente, abbiamo fatto un lavoro importante, un
lavoro fondamentale, siamo arrivati al dunque e stiamo discutendo.
Una cosa però non condivido, assessore: l'ANCI non è la Cassazione
E questo, più che rivolto a lei, assessore, è rivolto a tutta
l'Aula. Siccome lei, su questo, ha detto di aver fatto tutti i
passaggi, in particolar modo con l'ANCI, vorrei precisare che
l'ANCI è formata dai sindaci che danno il loro contributo. Che i
sindaci pensino ad amministrare bene le loro città ed ha fare la
loro parte. A noi fa piacere quando arriva il loro contributo, ma
già in Commissione c'eravamo gli ex sindaci abbastanza messi a
disposizione con la nostra esperienza. Io leggevo che ci sono
circa 60 emendamenti da me presentati, ma ne ho presentati forse
molti di più, approvati dalla Commissione, che ringrazio. All'ANCI
abbiamo lasciato poco lavoro, ed infatti non mi risulta che abbiano
presentato tanti emendamenti quanti ne abbiamo presentato noi e
quanti ne abbiamo votato noi, perché altrimenti qui rischiamo
davvero di delegittimarci anche noi stessi.
C'è chi da il proprio parere, c'è chi da il proprio contributo, ma
ci sono i parlamentari che non giocano, che non passano tempo, ma
che stanno nelle Commissioni presenti, lavorano insieme al Governo,
insieme a quelle che sono le figure dirigenziali messe a
disposizione dagli assessorati che determinano, poi, le scelte.
Ci tengo a ribadirlo questo, c'entra con questo intervento,
c'entra di più forse con quello che ci siamo lasciati alle spalle,
però per me era l'occasione per ribadirlo perché è il contributo di
tutti, ma professori non ce ne sono, su questo regolamento, che
aveva esperienza da presidente della provincia, l'onorevole
Marziano da sindaco di Ragusa, da uomini della società civile li
abbiamo riempiti e migliorati. Io, poi, lo ricorderò emendamento su
emendamento, almeno per quelli che riguardano la mia competenza
perché su questa cosa ho lavorato abbastanza e nessuno si può
passare il piacere, onorevole Leanza, di prendere il lavoro e
buttarlo; questo verrà più difficile in questo contesto perché già
si sono fatti passaggi diversi, migliori ed io do atto al mio
presidente che è riuscito ad ottenere il risultato.
E' ovvio che su questo argomento il presidente Marziano si porta
un risultato, di non aver perso un anno di tempo, ma oggi siamo qui
a discuterne grazie al lavoro che ha svolto insieme a tutti noi.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Onorevole Di
Pasquale lei ha ragione. Io mi riferivo all'ANCI parlando della
stesura prima che arrivasse in Commissione. E' ovvio, in
Commissione, infatti, ho sempre detto che è stato iper migliorato,
anche per le esperienze dei deputati che hanno modificato e
presentato questi emendamenti modificativi, ma oltre che
modificativi devo dire migliorativi.
Volevo rispondere all'onorevole Sudano per dire non ci saremmo mai
permessi, ai nostri tavoli, di non parlare di Comuni dentro
l'Assessorato. Attenzione, stiamo parlando proprio della nascita
del testo unico, parliamo dei primi tavoli nati nell'Assessorato
dove oltre alle Associazioni per le rappresentanze economiche
abbiamo invitato anche l'ANCI, ed in questo senso io intendevo.
PRESIDENTE. Onorevole Gucciardi, aveva chiesto di parlare.
GUCCIARDI. Se andiamo avanti rinuncio all'intervento.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
sottolineare un andazzo che ormai è a livello nazionale, lo
subiamo, lo vediamo a livello regionale, cioè quello di cercare in
tutti i modi di bypassare i consensi degli eletti. Ed in questo
senso quello che ha detto l'assessore poco fa è di una gravità - a
mio modo di vedere - inaudita, e prego i colleghi parlamentari di
fare attenzione alle parole che l'assessore ha detto.
L'assessore ha sottolineato che hanno sentito l'ANCI e ha ribadito
anche altre associazioni e che comunque loro opereranno all'interno
del Governo, dei colleghi di Governo per individuare le linee guida
dello sviluppo che secondo loro, che nella maggior parte dei casi
almeno finora non sono mai passati da libere elezioni e la strada
migliori che il Parlamento degli eletti è un optional. Non un fatto
di questo disegno di legge o di questo Governo, purtroppo
assistiamo anche a livello nazionale a questo tentativo pericoloso
di farsi dare deleghe in bianco per operare quasi legibus solutus,
perché se si hanno deleghe in bianco - per giunta in questo caso, a
proposito dell'articolo 5, si parla di requisiti di natura
politica, di scelte di natura politica - è molto pericoloso perché
si comincia così, si prevarica il Parlamento, poi si impone ai
sindaci, si impone ai territori, come sosteneva Malafarina, cioè
stiamo andando al capovolgimento della democrazia, tutto si può
fare. Poi, uno come me che viene dall'MSI, vorrebbe dire:
Nominiamo un bel Commissario per ogni Regione. Nominiamo un bel
prefetto che si occupa della Regione Sicilia
MUSUMECI. Questa è dittatura
FORMICA. Ma perché dittatura? Secondo Renzi, modello nuovo non è
dittatura: il Senato lo dobbiamo togliere, le province le dobbiamo
togliere, il Governo fa le leggi e si consulta con gli altri rami
del Governo, il Parlamento è un optional.
Io credo che questa sia una strada pericolosa, molto pericolosa
che, al di là di chi sta governando ora, i parlamenti devono fare
delle leggi che vadano bene sempre non per il momento, perché chi
oggi è favorevole ad una determinata norma perché pensa di essere
garantito, perché pensa di essere in maggioranza o nel Governo,
domani potrebbe pagare conseguenze anche gravi secondo il suo punto
di vista dal fatto di essere in un'altra situazione.
Io ritengo di stare molto attento e rinnovo l'invito alla
Presidenza di fermarci su questa norma. Per carità, io non dico che
non dobbiamo farla ma, vista la portata, non è una norma che noi
possiamo affrontare e discutere in poco tempo.
PAPALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAPALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei avvalorare
quanto detto prima dai miei colleghi, e voglio precisare che lo
Statuto della Regione siciliana all'articolo 12 recita
testualmente: L'iniziativa della legge regionale spetta al Governo
ed a ciascun deputato dell'Assemblea regionale , e per finire,
sempre lo stesso articolo 12, al comma 4, recita: I regolamenti
per l'esecuzione delle leggi formate dall'Assemblea regionale sono
emanati dal Governo regionale .
Ecco perché io non sono per derogare agli altri ma sono per
perdere qualche giorno di tempo in più, ad emanare tutti i decreti
definitivi deve essere l'Assemblea regionale.
Ma proprio in virtù di quello che recita lo Statuto della nostra
Regione, perché, altrimenti noi non facciamo altro che dare potere
ai funzionari, voi non avete la più pallida idea di cosa significa
andare a girare ogni giorno gli uffici tecnici.
Ogni dirigente interpreta la legge e la applica come una nazione a
parte e questo non è possibile perché poi vediamo nei giornali i
risultati di quello che c'è a distanza di tempo, e quindi ritengo
che nessuno ha la volontà di derogare.
GUCCIARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, immagino, con
grande rispetto, di dover porre una parola di chiarezza rispetto
alle cose che stiamo facendo.
Per la prima volta nella storia dell'Autonomia siciliana ci stiamo
cimentando - correggetemi se sbaglio - nell'approvare uno strumento
legislativo particolare quale è un testo unico e proprio per la
specificità dello Statuto che non prevede la legge di delega da
parte del Parlamento al Governo, il Parlamento siciliano ha avuto
il coraggio di incardinare questo importantissimo disegno di legge
cimentandosi in un'opera faticosa che è quella di approvare norme
di dettaglio, norme anche con un profilo strettamente tecnico che
normalmente dovrebbero essere di competenza del Governo, qualora il
nostro Statuto prevedesse la legge di delega che non prevede.
Per cui questo Parlamento, signor Presidente, proprio perché i
testi unici, normalmente, a livello statale, vengono adottati con
decreto legislativo, cioè con la legge delega del Parlamento, per
cui il Governo viene delegato secondo certi parametri e con delle
linee precise entro cui i governi si debbono muovere proprio per
adottare queste norme tecniche, noi oggi, nel rispetto del nostro
Statuto, ci stiamo cimentando invece in una opera complicata di un
disegno di legge che, unico caso, reca 238 articoli ed arrivati al
quinto articolo, che peraltro dovrebbe essere approvato in unicum,
come correttamente diceva il Presidente Marziano, cioè con gli
articolo 6 e 7, siamo pronti ad alzare le braccia, ad arrenderci,
dicendo che non è competenza del Parlamento.
Poi ho ascoltato altri colleghi dire che il Parlamento verrebbe ad
essere violato nelle proprie prerogative qualora adottasse un testo
di questo tipo.
Io dico che il Parlamento farà bene a continuare nell'azione di
approvazione di questo disegno di legge, che sarà faticosa, ma se
ciascuno di noi vorrà entrare in quella che è la dimensione anche
istituzionale che deve avere nel trattare un testo di questa
levatura, credo che potremmo raggiungere l'obiettivo di adottare
questo disegno di legge, trasformarlo in legge ed approvare il
primo testo unico nella storia dell'Autonomia siciliana.
Ovviamente, non condivido nella maniera più assoluta questo modo
di interpretare un percorso soprattutto su un testo di questa
natura per cui il Parlamento sarebbe defraudato di qualcosa.
Parlando di linee guida, rientro nel merito dell'articolo 5; io
credo che una Regione abbia il dovere di emanare linee guida che
uniformino i comportamenti in materia di attività produttive.
Naturalmente, questa è una potestà della Regione, e la Regione ha
il dovere di esercitarla ed è pure corretto, e lo dico ai colleghi
che hanno manifestato perplessità, lo dico con rispetto ed è pure
corretto il comma 4 dell'articolo 5, il comma di chiusura, che
prevede che qualora la Regione sia inadempiente rispetto al dovere
che ha di uniformare rispetto a tutte le attività produttive che si
svolgono nei livelli territoriali, ad ogni livello istituzionale
della Regione di poter continuare quello che è il percorso nei
livelli territoriali senza rimare vincolati ad inadempienze in
questo caso del Governo regionale.
Io credo che se il Parlamento adotta ed approva una norma, sto
parlando dell'articolo 5, Presidente Marziano, che prevede la
emanazione di linee guida in materia di attività di sviluppo
economico, io credo che il Parlamento regionale sta facendo una
cosa assolutamente normale e mi stupisco che questo, appunto, non
ci sia, mi stupisco come ci possa essere perplessità su questo tipo
di tematica.
Quindi, Presidente, io chiedo ai colleghi una valutazione diversa
rispetto a questi interventi che ho avuto modo di ascoltare,
sapendo che non stiamo approvando una legge qualsiasi, stiamo
approvando un testo unico che, ripeto, è un esercizio complicato e
difficile perché normalmente non dovrebbe svolgersi in questo modo,
dovremmo noi delegare il Governo a far questo, nel nostro
ordinamento, ripeto, non è previsto la legge di delega e quindi
faremmo cosa giusta ad andare avanti con grande dignità per
approvare questo disegno di legge e dare il segno di quello che è
la volontà di questo Parlamento di voler lavorare e di volere
adottare norme che siano coerenti con quello che è lo sviluppo
della Sicilia e l'interesse dei siciliani.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, invito i colleghi a leggere l'articolo 6 e poi la
riscrittura dell'articolo 7 che fa cadere molte delle perplessità
che sono state espresse, che sarebbero di tutti se l'articolo 5 non
viene collegato con il 6 e con il 7, di riscrittura del Governo.
Inoltre io ho qua un emendamento di riscrittura, il 5.2.1, che al
netto della soppressione del comma sei, sul quale non sono
d'accordo, ci aiuta pure a capire che si mantiene un ruolo del
Parlamento in tutto questi iter, quindi vi invito a riflettere su
questa stretta connessione fra i tre articoli e su un
subemendamento che penso tutti i colleghi abbiano.
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, l'hanno
detto i colleghi che mi hanno preceduto ed anche l'Assessore, non è
la prima volta ma è quasi la prima volta che si lavora su un testo
unico e la sperimentazione l'abbiamo fatta nel 2000 con la legge n.
32 e la legge n. 32 di fatto ha accompagnato tutta la spesa dei
fondi europei per tutto il periodo del 2001/2007 e del 2007/2014.
Quindi ci volle il tempo necessario, ci fu una grande
condivisione, ci fu un grande lavoro in Commissione, ci fu un
grande lavoro dell'Assessore, un grande lavoro del relatore e debbo
dire che quella legge, che non era assolutamente diversa anche
dall'impostazione di questa legge, certamente ha dato grossi
risultati, grossi risultati nella spesa, grossi risultati nella
convinzione delle cose che si potevano fare, delle cose che
certamente si sono fatte. Io non ho paura del ragionamento che ha
avviato l'Assessore sulle linee guida, così come non si deve avere
assolutamente paura che ci sia il decreto assessoriale, il decreto
del Presidente della Repubblica, perché - lo dico al mio amico,
onorevole Papale - se noi dovessimo fare un decreto, un regolamento
in Commissione, in quest'Assemblea, per cambiarlo ci vuole un'altra
legge, se dobbiamo fare con decreto assessoriale basta cambiare la
pubblicazione alla Gazzetta Ufficiale ed abbiamo in qualche modo
risolto il problema. I decreti li fa il Governo. I decreti li fa il
Presidente della Regione, sulle linee guida approvate da questo
Parlamento.
Noi abbiamo già detto che questo Parlamento in qualche modo si
deve un po' spogliare di una serie di competenze, ed in queste
linee guida le competenze cominciano a venire meno da parte della
mamma Regione e stanno finalmente affluendo verso gli enti locali,
i nuovi liberi consorzi, cosa che stiamo facendo e comunque verso
la programmazione del territorio. Ma è chiaro che senza una
programmazione regionale non si va da nessuna parte, è chiaro che
le grandi questioni vengono assolutamente discusse su base
regionale e vengono orientate da un Governo che mi auguro continui
in questa sinergia tra i vari Assessorati, che certamente non può
che fare bene alla nostra Terra.
Quindi il cinque, il sei ed il sette - sul sette io ho una
perplessità, l'ho detto poco fa al Presidente Marziano, toglierei
la parola regolamento' e metterei decreto attuativo' anche qua,
il regolamento dal CGA prima che venga approvato passano due anni,
il sette te lo dimentichi, fai il cinque ed il sei, ma il sette te
lo dimentichi, perché prima che viene approvato, chi ha qualche
esperienza di regolamenti approvati nella Pubblica Amministrazione
in questa Regione sa che in meno di due anni, con tutta la buona
volontà, tutto questo non avviene.
E allora, io sono convinto che noi dobbiamo scrivere linee guida
molto chiare. Il mio amico, Presidente Formica, era famoso perché
faceva i decreti, i decreti assessoriali, anzi se dipendeva da lui
toglieva la legge n. 10. Se fosse dipeso da lui anche il direttore
avrebbe tolto. Perché ci vuole mettere la firma. Ma è giusto E'
giusto che sia così. Quindi sul decreto assessoriale, l'organo
politico fa indirizzo politico, lo dice la legge n. 10, allora
cancelliamo la legge n. 10, cancelliamo tutto un passato in cui noi
politicamente abbiamo deciso di stare lontano dalla gestione, tutti
abbiamo deciso di stare lontano dalla gestione e passiamo alla
seconda fase.
Allora, l'indirizzo politico lo fa l'Assessore, il Governo, il
Presidente della Regione, il Governo nel suo insieme, questo
Parlamento, dopo di che l'attuazione ovviamente la fanno gli enti
locali, i comuni, la fanno i dirigenti, in maniera chiara e
precisa. Un decreto del Presidente della Regione può cambiarsi in
qualunque momento, ma può tranquillamente essere un punto di
riferimento essenziale per poter governare bene questa Terra.
Noi non dobbiamo avere paura dei testi unici, poco fa abbiamo
avuto un incidente di percorso proprio perché non si parlava di
testo unico. Questo è un testo unico, forse eccessivo in alcuni
momenti, ma è un testo unico che mi auguro, alla fine del percorso
possa veramente mettere fuori tutti gli altri testi e dire noi
abbiamo soltanto questo testo per lo sviluppo delle attività
produttive abbiamo risolto, penso, mi auguro, il grosso problema,
non lo risolviamo domani mattina e neanche all'approvazione, ma nei
6, negli 8 mesi, nei 5 mesi etc. con i decreti attuativi, con il
decreto assessoriale, con il decreto del Presidente della Regione
certamente possiamo riuscirci.
Allora non dobbiamo avere timore, non possiamo scrivere cose
assolutamente precise, assolutamente interpretabili al 100% perché
non esistono.
Cerchiamo di essere più chiari possibile ma cerchiamo di avere
anche fiducia in una legislazione di testo unico che secondo me è
la strada vincente ed è la strada che, caro assessore, noi
condividiamo e ti aiuteremo in questo proposito.
Siamo all'emendamento 5.1. Lo mantiene Onorevole Malafarina?
MALAFARINA. Lo mantengo.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo l'onorevole
Francesco Cascio dal 10 al 20 marzo per motivi di salute.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n.
683.
PRESIDENTE. Riprende la discussione del disegno di legge n. 683
Si passa all'emendamento 5.3 dell'onorevole Assenza.
ASSENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Le avrei chiesto di intervenire io proprio per
specificare il termine Consorzi dei comuni componenti .
Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, premesso che io
sono ideologicamente contrario a quella impostazione dirigistica
che sottende alla stesura degli articoli 5, 6 e 7, e quindi
gradirei che queste linee guida in sede di votazione finale il mio
voto sarà in questo senso, venissero drasticamente abolite perché
se partiamo dal presupposto che l'attività produttiva in senso lato
è lasciata in uno stato di liberaldemocrazia alla iniziativa
privata e quindi non ha assolutamente senso nessuna impostazione di
carattere dirigistico, men che meno regionale, se vi è un ente
pachiderma dove tutto si ferma e affossa e dove si apre il mercato
degli animali per rilasciare qualsiasi autorizzazione, nella
previsione di un decentramento a questi enti intermedi che voi non
avuto più voluto chiamare province, ma che chiamiamo consorzi dei
comuni, l'emendamento a mia firma aveva questo senso di dettare
questi principi, queste linee guida, se proprio si deve fare alla
programmazione di livello intermedio e quindi al consorzio dei
comuni.
Gli uffici hanno tradotto forse la mia grafia forse non
perfettamente leggibile ma era chiaro consorzi dei comuni
competenti , ai consorzi comunali del territorio cui si riferisce
quella iniziativa, quindi, il comune territorialmente competente.
Chiaro che il senso dell'emendamento era questo. E, quindi, se
proprio questa programmazione vi deve essere, deve essere una
programmazione comunque rilasciata all'ente intermedio.
Penso che
PRESIDENTE. Onorevole Assenza, lei parla di liberi consorzi, gli
istituendi liberi consorzi e, quindi, anche con riferimento alle
Città metropolitane o libero consorzio autonomo.
ASSENZA. Autonomo io mi riferisco.
PRESIDENTE. Quindi, non c'entra niente con gli istituendi?
ASSENZA. Il senso è questo. Fermo restando che sono dell'avviso
che questo Testo unico per le attività produttive, se voleva avere
un senso, doveva terminare all'articolo 4 e già negli articoli 1,
2, 3 e 4 già vi erano degli orientamenti assolutamente pleonastici.
L'attività economica è libera, l'iniziativa privata è libera
nell'ambito nelle leggi che non la precludono. Ogni ulteriore
orpello è assolutamente inutile e foriero di complicanza per chi
veramente vuole svolgere impresa e attività produttiva in questa
Isola.
PRESIDENTE. Il parere del Governo sull'emendamento 5.3.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Di quale
emendamento parliamo?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, facciamo una cosa. Ho capito che
l'aria O si seguono i ragionamenti o non andiamo avanti, però,
perché si tratta di un Testo unico che stiamo esitando.
Avrei da fare una proposta perché avendo precisato l'onorevole
Assenza che si tratta di un libero consorzio competente non
l'istituendo libero consorzio, avendo fatto tutte queste
precisazioni, occorre fermarsi un momento probabilmente prima di
andare avanti senza alcuna forzatura
FORMICA. E' una cosa giusta, Presidente.
PRESIDENTE. Il ragionamento uno è. Noi abbiamo portato in Aula il
Testo unico sul presupposto che c'era unanimità di consensi in III
Commissione e anche sul presupposto che c'è la disponibilità da
parte dell'Assessore ad esaminare possibili proposte migliorative
chiaramente nello spirito del Testo unico complessivo. Però è
evidente che bisogna stare in Aula - è chiaro che è un appello che
si fa alla maggioranza - per portare avanti questo Testo unico se
lo dobbiamo portare avanti.
FORMICA. La maggioranza non lo vuole questo Testo unico.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, apprezzate le circostanze, la
seduta è rinviata a domani, mercoledì 11 marzo 2015, alle ore
16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - Testo unico delle attività produttive . (nn. 683-2-228-490-
254-548/A) (Seguito)
Relatore: on. Marziano
2) - Disegno di legge voto ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto della Regione siciliana recante Abrogazione dell'artic
38 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito con
modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164' . (n. 876/A
(Seguito)
Relatore: on. Ferrandelli
3) - Disposizioni in materia di personale delle Camere di
Commercio, industria ed artigianato. Fondo di quiescenza . (n.
905/A) (Seguito)
Relatore: on. Mangiacavallo
III - SVOLGIMENTO, AI SENSI DELL'ARTICOLO 143 DEL REGOLAMENTO
INTERNO, DELL'INTERROGAZIONE:
N. 1809 - Iniziative finalizzate a una rivalutazione del
progetto 'Sicilian Factory' nell'ambito delle misure
per l'inclusione sociale di soggetti svantaggiati.
(19 febbraio 2014)
ALONGI
IV - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dell
libertà civili, politiche, economiche e sociali' . (n. 223/A)
Relatore: on. Malafarina
2) Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47. Autorità
Garante della persona con disabilità nella Regione . (n. 528/A)
Relatore: on. Anselmo
3) Modifiche della legge regionale n. 29/1951 in materia di
elezione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana e del
Presidente della Regione . (nn. 428-186-194-210-234-411-421-436/A
Relatore: on. Cracolici
V - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 156 - Interventi urgenti per assicurare la corretta
applicazione dello Statuto siciliano in materia di
rapporti finanziari con lo Stato.
(24 luglio 2013)
CORDARO - MICCICHE' - CLEMENTE - ANSELMO -
GERMANA'
VI - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 294 - Iniziative urgenti per una corretta gestione dei
flussi migratori verso la Sicilia.
(23 aprile 2014)
VENTURINO - CIMINO - MARZIANO - RAGUSA -
CIRONE
VII - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 233 - Opportune iniziative concernenti il complesso
immobiliare sito a Palermo, in via Ingegneros 31.
(25 novembre 2013)
MILAZZO G. - D'ASERO - CASCIO F. - VINCIULLO
VIII - SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 178 - Verifica del rapporto che intercorre tra il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la
concessionaria che si occupa della gestione delle
autostrade siciliane con eventuale adozione di
misure alternative.
(19 settembre 2013)
GRASSO - LANTIERI - CORDARO - CIMINO -
CLEMENTE
IX - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 286 - Rimozione del Segretario generale della
Presidenza della Regione siciliana.
(26 marzo 2014)
CIACCIO - CANCELLERI - ZAFARANA - PALMERI
- CAPPELLO - TANCREDI - CIANCIO - FERRERI
- MANGIACAVALLO - SIRAGUSA - TRIZZINO -
FOTI - LA ROCCA - ZITO - GRECO G.
X - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 381 - Mantenimento degli attuali distretti di Corte
d'Appello in Sicilia.
(17 dicembre 2014)
MUSUMECI - CORDARO - FERRANDELLI - MICCICHE'
- CIACCIO - ALONGI - ARANCIO - ASSENZA -
FAZIO - LANTIERI - LENTINI - LO SCIUTO -
MALAFARINA - PICCIOLO - ZITO - FEDERICO
XI - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 382 - Iniziative per scongiurare la paventata
abolizione della figura del Segretario comunale
negli enti locali.
(30 dicembre 2014)
MUSUMECI - FORMICA - IOPPOLO - ASSENZA
XII - SVOLGIMENTO, AI SENSI DELL'ARTICOLO 143 DEL REGOLAMENTO
INTERNO, DELL'INTERROGAZIONE:
N. 2479 - Provvedimenti urgenti per il rinnovo del
contratto del personale infermieristico per la
postazione 118 di Comiso (RG).
(5 novembre 2014)
ASSENZA
La seduta è tolta alle ore 19.13
(Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 20.00)
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio
ALLEGATO 2
ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE TESTO UNICO DELLE ATTIVITà PRODUTTIVE. (683-2-
228-490-254-548/A)
All'articolo 1
Emendamento COMM.1 (di riscrittura)
All'art. 1, il comma 2 è sostituito dal seguente:
2. L'ordinamento regionale si adegua ai principi stabiliti
dall'articolo 3, decreto legge 13 agosto 2011, n. 138,
convertito in legge 14 settembre 2011, n. 148, e successive
modifiche ed integrazioni.
Emendamento 1.5
All'art. 1, comma 3, alla lettera l) la parola insulari è
soppressa.
Emendamento 1.6
All'art. 1, comma 3, alla lettera l), dopo la parola
costiere è aggiunto e .
All'articolo 2
Emendamento COMM.2 (di riscrittura)
L'articolo 2 è così sostituito dal seguente:
Art. 2.
Esclusione di limiti e restrizioni allo svolgimento delle
attività economiche
1. Nell'ambito dei principi e delle finalità di cui all'articolo 1,
fatte salve le prescrizioni di cui alla presente legge, l'esercizio
di attività economiche nel territorio della Regione non può essere
subordinato ai limiti o restrizioni previsti dall'articolo 34,
decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in legge 22
dicembre 2011, n. 214, e successive modifiche ed integrazioni.
2. L'esercizio di attività economiche nel territorio della Regione
non può essere subordinata al possesso dei requisiti, criteri e
condizioni previsti dall'articolo 11, decreto legislativo 26 marzo
2010, n. 59 e successive modifiche ed integrazioni.
All'articolo 3
Emendamento COMM. 3
L'articolo 3, comma 2, è così sostituito
2. In ogni caso in cui è previsto un regime autorizzatorio,
le condizioni cui è possibile subordinare l'esercizio o
l'attività economica sono quelli stabiliti dall'articolo 15
del decreto legislativo 26 marzo 2010 n. 59 e successive
modifiche ed integrazioni.
Il comma 3 è soppresso.
All'articolo 4
Emendamento 4.1
All'articolo 4, comma 1, le parole salvo quanto previsto
dal presente articolo sono soppresse.
Emendamento 4.2
All'articolo 4, comma 2, il secondo periodo è soppresso.
Emendamento 4.3
All'art. 4, comma 6, sono abrogate le parole siano esse
statali regionali o locali .