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Resoconto d'Aula della Seduta n. 225 di martedì 10 marzo 2015
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   Presidenza del Presidente Ardizzone


   VINCIULLO, segretario f.f., dà lettura del processi verbali  delle
  sedute  precedenti  che,  non sorgendo osservazioni,  si  intendono
  approvati.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che hanno chiesto congedo,  per  oggi,  gli
  onorevoli Picciolo e Tamajo.

   L'Assemblea ne prende atto.

            Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   -da parte dell'Assessore  per le Infrastrutture e Mobilità:

   N. 568 - Interventi volti alla sistemazione idraulica, forestale e
  messa  in  sicurezza del costone prospiciente la strada statale  n.
  114 e ripristino della relativa viabilità.
   Firmatari:Currenti Carmelo
   -  Con  nota prot. n. 27901/IN.16 del 4 giugno 2013, il Presidente
  della Regione ha delegato l'Assessore per le infrastrutture.

   -da parte dell'Assessore per  l'Istruzione e  la Formazione:

   N.  385  - Chiarimenti circa la mancata trasformazione del CERISDI
  di  Palermo  (Centro Ricerche e Studi Direzionali) in organismo  di
  natura integralmente pubblicistica.

   Firmatari:Maggio Maria Leonarda; Anselmo Alice; Milazzo  Antonella
  Maria; Lo Giudice Salvatore

   -  Nel corso della seduta n. 28 del 14 marzo 2013, l'Assemblea  ha
  preso  atto  della  richiesta dell'on. Lo  Giudice  di  apporre  la
  propria firma all'atto ispettivo. - Con nota prot. n. 20663 del  22
  aprile  2013,  il Presidente della Regione ha delegato  l'Assessore
  per l'istruzione e la formazione professionale.

   N.  2026  -  Iniziative urgenti per la realizzazione di un  plesso
  scolastico  ricadente  nel territorio di  contrada  Vaccarizzo  nel
  comune di Catania.

   Firmatari:Falcone  Marco;  Assenza  Giorgio;  Figuccia   Vincenzo;
  Milazzo Giuseppe; Savona Riccardo

   -  Con  nota prot. n. 36287/IN.16 del 29 luglio 2014 il Presidente
  della Regione ha delegato l'Assessore regionale per l'istruzione  e
  formazione professionale.

   -da parte dell'Assessore per la Salute:

   N. 2064 - Chiarimenti sulla mancata stipula di una convenzione tra
  l'Azienda sanitaria ospedaliero-universitaria di Catania e l'ASP di
  Ragusa  per assicurare le  prestazioni  di  odontoiatria   speciale
  riabilitativa nel paziente disabile.

   Firmatari:   Ferreri   Vanessa;  Trizzino  Giampiero;   Cancelleri
  Giovanni    Carlo;    Palmeri    Valentina;    Ciaccio     Giorgio;
  Mangiacavallo  Matteo;  Zafarana  Valentina;   Cappello  Francesco;
  Foti  Angela;  La  Rocca  Claudia; Zito Stefano;  Ciancio  Gianina;
  Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio.

   -   Con  nota  prot.  n.  40255/IN.16  dell'1  settembre  2014  il
  Presidente della Regione ha delegato l'Assessore regionale  per  la
  salute.

         Comunicazione di deliberazioni della Giunta regionale

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le seguenti deliberazioni
  della giunta regionale:

   -  n.  19  del  18  febbraio 2015 relativa a:  P.O.  FESR  Sicilia
  2014/2020  -  Apprezzamento programma e approvazione  rimodulazione
  per obiettivo e risultato atteso come da indicazioni di accordi  di
  partenariato ;

   -  n.  21  del  18  febbraio 2015 relativa a:  P.O.  FESR  Sicilia
  2007/2013.  Documento   Requisiti di  ammissibilità  e  criteri  di
  selezione' - Adozione rimodulazione ;

   -  n.  30  del  18 febbraio 2015 relativa a:  Programma  operativo
  regionale   Sicilia   per  il  Fondo  sociale   europeo   2007/2013
  riprogrammato. Approvazione ;

   -  n.  39  del  26 febbraio 2015 relativa a:  Programma  operativo
  regionale FSE 2014/2020 della Regione Sicilia - Apprezzamento .

   Le  predette  delibere sono state trasmesse ai sensi dell'articolo
  50  comma  3  della legge regionale n. 9/2009 alla  II  Commissione
  legislativa   e  alla  Commissione  per  l'esame  delle   questioni
  concernenti l'attività dell'Unione Europea.

   Copia  delle stesse  è disponibile presso l'archivio del  Servizio
  Commissioni.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta:

   N.  2539  - Ritardi nelle iniziative di sostegno e rilancio  delle
  attività  della  Biblioteca Fardelliana, dell'ente Luglio  musicale
  trapanese e del Consorzio universitario della provincia di Trapani.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   - Assessore Istruzione e Formazione
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo

   Firmatario: Fazio Girolamo

   N.  2540  - Chiarimenti sulla stipula dei contratti di convenzione
  per  l'assegnazione  del  budget e per la gestione  del  regime  di
  accreditamento delle strutture sanitarie private in Sicilia.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute

   Firmatari:  Ferreri  Vanessa;  Zito  Stefano; Trizzino  Giampiero;
  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Palmeri Valentina;  Ciaccio  Giorgio;
  Mangiacavallo Matteo; Zafarana Valentina; Cappello Francesco;  Foti
  Angela;  La  Rocca  Claudia; Ciancio Gianina;  Siragusa  Salvatore;
  Tancredi Sergio

   N.         2541   -   Ripristino   delle   attività   del   centro
  antiviolenza Thamaia di Catania.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro

   Firmatari:   Ciancio   Gianina;  Cappello  Francesco;   Cancelleri
  Giovanni  Carlo; Ciaccio Giorgio; Ferreri Vanessa; Foti Angela;  La
  Rocca  Claudia;  Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;  Tancredi
  Sergio; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina;
  Zito Stefano

   N.  2542 - Notizie riguardanti le azioni a salvaguardia e sviluppo
  della  Cassa  regionale  per  il  credito  alle  imprese  artigiane
  siciliane (CRIAS).
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia

   Firmatario: Forzese Marco Lucio

   N.  2543 - Chiarimenti in ordine ai ritardi nel rilascio di pareri
  e nulla osta da parte delle Soprintendenze siciliane.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana

   Firmatario: Greco Giovanni

   N.  2544  -  Notizie riguardanti la salubrità ambientale nell'area
  dell'ex cotonificio di Partanna Mondello a Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   - Assessore Territorio e Ambiente

   Firmatario: Tamajo Edmondo

   Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al Governo.

                       Annunzio di interpellanze

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interpellanze:

   N.  259  - Misure urgenti per impedire il depauperamento dei  beni
  della  società Terme di Sciacca S.p.A. e volte a revocarne lo stato
  di liquidazione.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia

   Firmatari:  Mangiacavallo Matteo;  Cappello  Francesco; Cancelleri
  Giovanni  Carlo; Trizzino Giampiero; Zito Stefano; Ciaccio Giorgio;
  Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Ciancio Gianina; Foti  Angela;
  Ferreri  Vanessa;  Palmeri Valentina; La  Rocca  Claudia;  Zafarana
  Valentina

   N.  260  - Misure urgenti per impedire il depauperamento dei  beni
  della società Terme di Acireale S.p.A. e volte a revocarne lo stato
  di liquidazione.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia

   Firmatari:  Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Cappello Francesco;
  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Trizzino  Giampiero;  Zito   Stefano;
  Ciaccio  Giorgio;  Siragusa  Salvatore;  Tancredi  Sergio;  Ciancio
  Gianina;  Ferreri  Vanessa; Palmeri Valentina;  La  Rocca  Claudia;
  Zafarana Valentina

   N.  261  -  Iniziative  per assicurare la  regolare  fornitura  di
  farmaci per la cura dell'osteoporosi nel catanese.
   - Assessore Salute

   Firmatario: Barbagallo Anthony Emanuele

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze  si
  intendono  accettate e saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   numero   415  -  Censura all'Assessore regionale per  la  salute ,
  degli  onorevoli  Falcone Marco; Savona Riccardo;  Greco  Giovanni;
  Assenza  Giorgio;  Figuccia  Vincenzo;  Grasso  Bernadette  Felice;
  Milazzo Giuseppe; Papale Alfio, presentata il 3 marzo 2015;

   numero 416 -  Ripristino del punto nascite di Cefalù (PA) ,  degli
  onorevoli  Di  Giacinto Giovanni; Dipasquale  Emanuele;  Malafarina
  Antonio; Oddo Salvatore, presentata il 4 marzo 2015;

   numero  417 -  Attivazione di tutti i canali istituzionali con  il
  Governo centrale per la rimodulazione e/o l'abolizione dell'IMU sui
  terreni   agricoli ,   degli  onorevoli  Foti  Angela;   Cancelleri
  Giovanni   Carlo;   Cappello Francesco; Ciaccio   Giorgio;  Ciancio
  Gianina;  Ferreri Vanessa; La Rocca Claudia; Mangiacavallo  Matteo;
  Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi
  Sergio;  Zafarana Valentina; Zito Stefano, presentata  il  4  marzo
  2015;

   numero   418   -  Misure  urgenti  per  contrastare  il   dissesto
  idrogeologico e dichiarazione dello stato di calamità naturale  per
  i comuni del Palermitano.
   Ciaccio  Giorgio;  Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello  Francesco;
  Ciancio  Gianina; Foti Angela; Ferreri Vanessa; La  Rocca  Claudia;
  Mangiacavallo   Matteo;  Palmeri  Valentina;  Siragusa   Salvatore;
  Trizzino  Giampiero;  Tancredi  Sergio;  Zafarana  Valentina;  Zito
  Stefano, presentata il 4 marzo 2015;

   numero  419 -  Seguito della sentenza del Tribunale amministrativo
  regionale  per la Sicilia, sezione di Palermo, avente  ad   oggetto
  la   realizzazione  dei  lavori  di installazione del MUOS  (Mobile
  User   Objective  System) ,  degli  onorevoli  Trizzino  Giampiero;
  Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Tancredi Sergio;  La
  Rocca   Claudia;   Ciaccio  Giorgio;  Ciancio   Gianina;   Zafarana
  Valentina;   Ferreri   Vanessa;  Mangiacavallo   Matteo;   Siragusa
  Salvatore; Palmeri Valentina; Foti Angela; Zito Stefano, presentata
  il 5 marzo 2015;

   numero  420  -   Iniziative  a livello nazionale  per  l'immediata
  abolizione  dell'IMU  sui  terreni  agricoli  in  Sicilia ,   degli
  onorevoli  Vinciullo Vincenzo; D'Asero Antonino;  Germanà  Antonino
  Salvatore;  Assenza  Giorgio; Alongi Pietro; Fontana  Vincenzo;  Lo
  Sciuto Giovanni, presentata il 5 marzo 2015;

   numero  421  -   Iniziative  a  sostegno  degli  Enti  locali  per
  scongiurare ulteriori dissesti finanziari , degli onorevoli Falcone
  Marco;   Assenza  Giorgio;  Figuccia  Vincenzo;  Grasso  Bernadette
  Felice; Milazzo Giuseppe; Papale Alfio ; Savona Riccardo; Vinciullo
  Vincenzo, presentata il 9 marzo 2015.

   Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
  dell'art.   153  del  Regolamento  interno,  alla  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari per la  determinazione  della
  relativa data di discussione.

              Comunicazione relativa alla  mozione n. 414

   PRESIDENTE. Comunico che, a seguito dell'approvazione nella seduta
  d'Aula n. 224 del 4 marzo 2015 dell'ordine del giorno n. 410, è  da
  intendersi   preclusa  la  mozione  n.  414,  a  firma   dell'on.le
  Mangiacavallo ed altri, di identico contenuto.

   L'Assemblea ne prende atto.

     Comunicazione di nomina a Vicepresidente e adesione a  Gruppo
                             parlamentare

   PRESIDENTE. Informo che:

   -  con  nota  pervenuta  il  4 marzo 2015  e  protocollata  al  n.
  2737/Aula  PG  del  5  marzo successivo,  l'on.  Cancelleri,  nella
  qualità  di  Presidente del Gruppo parlamentare   Movimento  Cinque
  Stelle ,  ha  comunicato che in data 2 marzo 2015  l'on.  Salvatore
  Siragusa è stato eletto Vicepresidente del suddetto Gruppo;
   -  con  nota pervenuta alla Presidenza dell'Assemblea il  4  marzo
  2015  e  protocollata  al n. 2803/Aula PG del 6  marzo  successivo,
  l'on.  Cimino  ha  dichiarato  di aderire  al  Gruppo  parlamentare
   Democratici riformisti per la Sicilia  (DRS).
   Pertanto,  a decorrere dal 4 marzo 2015, lo stesso deputato  cessa
  contestualmente di far parte del Gruppo parlamentare   Grande  Sud-
  PID  Cantiere popolare verso Forza Italia , il cui mantenimento  in
  vita  -  a  seguito dell'ulteriore riduzione del  numero  dei  suoi
  componenti al di sotto del numero minimo prescritto dal Regolamento
  interno   -   sarà  sottoposto  all'attenzione  del  Consiglio   di
  Presidenza.

   L'Assemblea ne prende atto.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che hanno chiesto congedo,  per  oggi,  gli
  onorevoli Zafarana e Correnti.

   L'Assemblea ne prende atto.

   del patrimonio edilizio di base dei centri storici'
   (602-641-711-732/A)
   Presidenza del Presidente Ardizzone


      Seguito della discussione del disegno di legge: «Norme per
    favorire il recupero del patrimonio edilizio di base dei centri
                     storici» (602-641-711-732/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al II punto posto all'ordine  del  giorno.
  Onorevoli  colleghi, noi avevamo incardinato il  disegno  di  legge
   Testo  Unico delle attività produttive , c'era un'intesa prima  in
  Conferenza  dei  Capigruppo e poi comunicata all'Aula  che  avremmo
  trattato  il  disegno di legge  Norme per favorire il recupero  del
  patrimonio  edilizio  di  base  dei  centri  storici .  Avendo   la
  Commissione  esaminato  tutta una serie  di  emendamenti  che  sono
  pervenute  da parte di più soggetti ed in particolar modo dall'ANCI
  anche  se  sono stati sottoscritti da parlamentari di  vari  gruppi
  aderenti.
   Si  passa, pertanto, al seguito della discussione  del disegno  di
  legge:  «Norme per favorire il recupero del patrimonio edilizio  di
  base dei centri storici» (602-641-711-732/A).
   Invito   i   componenti  la  IV  Commissione  a   prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Avevamo  votato  il  passaggio agli articoli,  pertanto  si  passa
  all'articolo 1.
   Ne do lettura:

                               «Art. 1.
                               Finalità

   La presente legge persegue le seguenti finalità:

   favorire  la   valorizzazione  e la rivitalizzazione  economica  e
  sociale dei centri storici ubicati nella Regione, attraverso  norme
  semplificate, anche con riferimento alle procedure, riguardanti  il
  recupero del patrimonio edilizio esistente;

   incentivare la realizzazione e la rigenerazione delle aree  urbane
  degradate  nella  finalità della conservazione e della  tutela  dei
  loro caratteri».

   LENTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LENTINI.   Signor   presidente,   onorevoli   colleghi,   desidero
  intervenire solo ed esclusivamente prima di iniziare i lavori,  per
  evidenziare  e  per  mettere a conoscenza di  alcuni  colleghi  che
  possibilmente non lo sanno perché non sono in Commissione Bilancio,
  che  c'è  in trattazione in II Commissione, il  n. 380, disegno  di
  legge  proprio  un dispositivo per il condono edilizio,  opere  che
  sono state ultimate entro il 2003.
   Quindi  si  sta aprendo una discussione generale su  queste  cose.
  Considerato  il  fatto  che  ANCI,  Lega  ambiente  e  tante  altre
  associazione  di categorie hanno manifestato sotto  questo  aspetto
  dissenso perché vogliono capire.
   Ripeto  questo  è  un  argomento Presidente  che  non  può  essere
  trattato  con due disegni di legge, siccome parliamo  bene  o  male
  della  stessa  cosa, quindi appunto per evitare e  per  dare  anche
  spazio  perché l'ANCI e Lega Ambiente non sono due associazioni  da
  non  tenerne  conto,  io pensavo e chiedevo ai  colleghi  se  erano
  d'accordo per trattare i due disegni di legge perché parlano  della
  stessa cosa.
   Io chiedo proprio questo, Presidente.
   Non  so  se  conosce il 380, parla di condono edilizio,  di  tutti
  coloro che hanno commesso abusi, piccoli abusi, tanti di questi che
  rientrano nell'articolo 13 che fanno proprio riferimento  a  questa
  materia.
   Ora non dimentichiamo che queste Associazioni in questi giorni  ci
  hanno attaccato per tutto quello che si sta facendo sul 602.
   Se mandiamo il 602 assieme al 380 in Commissione facciamo un unico
  lavoro.

   PRESIDENTE. Allora c'è una richiesta da parte di un capo gruppo di
  rimandare in Commissione il disegno di legge sui centri storici.
   Ora  parleranno  due  a favore e due contro,vista  la  complessità
  della materia.

   TRIZZINO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TRIZZINO,   presidente  della  Commissione.   Signor   presidente,
  onorevoli  colleghi, mi permetto solo di chiarire i termini  con  i
  quali  ha  lavorato la Commissione poi non entro nel  merito  della
  disquisizione  se è necessaria aprire un discorso se farlo  tornare
  in Commissione oppure no.
   La  Commissione  ha lavorato sul testo di legge n. 602  coordinato
  dall'onorevole  Di  Pasquale,  coinvolgendo  gli  assessorati   non
  soltanto l'assessorato all'ambiente, ma anche l'assessorato ai beni
  culturali  e  le  sovrintendenza  è  venuta  in  più  occasione  in
  rappresentanza della dott.ssa Volpes.
   Il  punto  centrale di questo disegno di legge è un meccanismo  di
  semplificazione  di  quelli  che  sono  gli  strumenti  urbanistici
  standard    presi   dalla   7178.   In   particolare    il    piano
  particolareggiato.
   Noi  conosciamo  tutti questo strumento che nel corso  degli  anni
  chiaramente per certi versi e ingessato, quello che lo sviluppo dei
  centri storici compatibilmente con la tutela del bene culturale.
   Nel  tempo  intervenuta la circolare n. 3,  che  ha  previsto  uno
  snellimento  attraverso la variante al Piano  Regolatore.  Comunque
  rimane una situazione che per certi versi ingessa quella che  è  la
  struttura  di  sviluppo di questi agglomerati urbani, che  meritano
  chiaramente  un  occhio  di riguardo per il  pregio  culturale  che
  possiedono.
   Ecco,  il  disegno di legge 602 si inserisce in questo solco,  nel
  senso  che  vuole creare un meccanismo, uno strumento agevole,  che
  permetta  di  potere sburocratizzare questa attività e  recuperare,
  appunto,  i  centri  storici. Quindi la logica che  sta  dietro  il
  disegno di legge dovrebbe essere quella di creare un'opzione,  cioè
  il  Comune X, che è dotato di Piano particolareggiato, continua  ad
  utilizzare questo strumento, il Comune che non è dotato  di  questo
  meccanismo, ha la possibilità di optare, se ricorrere allo standard
  71-78, oppure con i meccanismi previsti da questo disegno di legge.
   In   più   occasioni  abbiamo  sottolineato,  l'ho   fatto   anche
  personalmente  a  titolo di Presidente, ma anche  di  deputato  del
  Movimento  Cinque Stelle, l'opportunità di discutere della  riforma
  dei  centri  storici  all'interno della  riforma  del  governo  del
  territorio,  cosa  che si sta facendo in Commissione,  anzi  questo
  discorso  mi  permette  di  potere  ricordare  che  la  Commissione
  Ambiente ha esitato il recepimento del DPR 380, cioè il Testo Unico
  in  materia  di  edilizia. Lo ha esitato un mese e mezzo  fa  e  in
  questo  momento si trova in Commissione Bilancio per  la  copertura
  finanziaria.
   Si tratta in realtà di piccoli articoli che prevedono delle misure
  minime  di  copertura finanziaria, quindi io invito  il  Presidente
  della  II  Commissione ad accelerare l'iter di approvazione,  anche
  perché  il  fatto che noi non abbiamo ancora recepito  il  DPR  380
  provoca  una  serie  di  scompensi  a  livello  di  interpretazione
  normativa. Cioè noi ancora abbiamo un strumento che non è in  linea
  con  il  permesso di costruire, perché abbiamo ancora la legge  del
  '71-'78,   ecco   potremmo  eliminare  questo  tipo   di   problemi
  semplicemente accelerando l'iter di recepimento del 380/2001.
   Quindi,  l'idea  di sviluppare questo discorso dei centri  storici
  all'interno  della riforma del governo del territorio potrà  essere
  uno strumento utile, e comunque si è sviluppato in modo separato  e
  devo  dare  atto  che  la  Commissione ha sentito  le  associazioni
  ambientali,  gli  ordini  professionali, che  hanno  contribuito  a
  sviluppare  le proposte emendative che poi sono state  recepite  da
  alcuni colleghi della Commissione.
   Tengo  a  precisare che il dibattito ha reso partecipe  non  solo,
  come  dicevo  prima, l'assessore all'ambiente, ma anche l'assessore
  ai  beni  culturali  che  ha rilasciato il  parere  positivo  e  la
  soprintendenza  che  ha  fatto  la stessa  cosa,  proponendo  delle
  modifiche  che  poi  sono state recepite durante  il  dibattito  in
  Commissione, e alcune credo siano state depositate adesso.
   Una  piccola digressione, me lo consente Presidente, la devo  fare
  sulle note che sono emerse oggi sulla stampa. Note che francamente,
  io  non voglio fare il difensore di nessuno, anche perché il  testo
  non  è  mio, ma in qualità di Presidente ho il dovere di  difendere
  anche  l'attività  che è stata condotta dalla Commissione.  In  una
  nota che è stata divulgata da alcune associazioni, si legge di  una
  aggressione  ai  centri  storici che in tutta  franchezza,  sebbene
  comunque  esistono  dei  parametri all'interno  dei  quali  si  può
  discutere, comunque non è apprezzabile sotto questo profilo.
   Addirittura in una nota io leggevo un articolo 6 quando in  realtà
  il disegno di legge prevede solo cinque articoli.
   Questo  già  vi  fa capire come in realtà si è creata  un  po'  di
  confusione  che sarebbe bene anche eliminare, o addirittura  veniva
  citato  in  una nota, un passaggio, che in realtà non è contemplato
  in nessuno dei testi incardinati.
   C'è  un  passaggio in una nota che è stata divulgata ai  mezzi  di
  stampa  che indica una soluzione che dovrebbero adottare  i  Comuni
  entro  180 giorni, abbiamo consultato, abbiamo analizzato  tutti  i
  testi  depositati in Commissione ed incardinati e non  c'è  traccia
  assoluta di questo passaggio.
   Questo fa capire che in realtà si è creata un po' di confusione  e
  forse un po' di allarmismo che io tengo a smorzare, anche perché io
  sono  il  primo  a  volere proteggere il centro storico  come  bene
  culturale, e dalla Commissione non sarebbe mai passato un  tipo  di
  intervento di questo tenore.
   È chiaro che alla luce del vaglio positivo dei due assessori della
  Soprintendenza, comunque le perplessità permangono, e il fatto  che
  siano  stati  depositati  degli emendamenti  concordati  anche  con
  l'ANCI, come diceva il Presidente dell'Aula, ne è la prova.
   Si  tratta di un corpo di emendamenti, saranno una trentina più  o
  meno, più alcuni che sono a firma della Commissione, che cercano di
  correggere il tiro, soprattutto sotto il profilo della vigenza  dei
  Piani  particolareggiati, ove il Comune dovesse optare  per  questa
  soluzione,  e  poi  altri  elementi che  vengono  meno  quali,  per
  esempio, il credito volumetrico che abbiamo reputato, diciamo,  non
  in linea con il testo di legge.
   Quindi,  sotto questo profilo, ovviamente, la Commissione  poi  si
  rimetterà   all'Aula   per  qualunque  altra   decisione   relativa
  all'approfondimento o meno, però dobbiamo dire che il lavoro che  è
  stato condotto con i commissari si può considerare esauriente sotto
  il profilo dell'istruttoria.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, siamo dinanzi ad una richiesta  di
  un capogruppo di rimandare il testo in Commissione.
   Su  questa  proposta  si  vota  per  alzata  e  seduta,  dando  la
  possibilità, scusate, considerato che la materia è complessa, a due
  parlamentari, possibilmente di gruppi diversi, due a favore  e  due
  contro per la proposta di ritorno in Commissione.
   Da quello che ho compreso dall'intervento del Presidente Trizzino,
  che  ha avuto modo di esplicitare che secondo lui il percorso della
  Commissione  è  esaustivo, probabilmente  sarebbe  stato  opportuno
  inserirla  in  un  testo unico, però il percorso della  Commissione
  sarebbe esaustivo.
   Se  pero  noi,  molto garbatamente ed in silenzio, ascoltiamo  gli
  interventi  dei  colleghi  che interverranno  a  favore  e  contro,
  probabilmente,  non  ci  sarà  neanche  motivo  di  scontro  perché
  obiettivamente  la  materia è delicata, capisco le  difficoltà  del
  presidente della Commissione  Ambiente e Territorio  che ha voluto,
  peraltro, sottolineare del Movimento Cinque Stelle, ma ritengo  che
  la   questione  ambientale,  la  salvaguardia  dei  centri  storici
  appartenga a tutta l'Aula, quindi, non è una prerogativa di  questo
  o quel gruppo, ma l'ha voluto evidenziare.
   Quindi,  detto  questo,  hanno chiesto di  intervenire,  solo  che
  dovete  esplicitare  prima se a favore  o  contro  la  proposta  di
  ritorno in Commissione, l'onorevole Cracolici a favore, l'onorevole
  Di  Pasquale contro il rinvio in Commissione, l'onorevole Leanza  a
  favore e l'onorevole Sudano contro.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,    mi   sono
  convinto che è opportuno, al di là della formula tecnica del rinvio
  in  Commissione o meno, un ulteriore approfondimento e lo dico  con
  onestà  perché penso che, su questa legge, rischiano di  costruirsi
  dei  falsi  fantasmi che faranno male a questo Parlamento  ed  alla
  legge ovvero già abbiamo visto i primi echi di una legge cui sembra
  che arriveranno gli Unni per distruggere i nostri centri storici.
   Io,  per  quello che ho potuto capire, studiando il  testo  che  è
  stato  esitato  dalla Commissione, non mi pare che  questo  sia  un
  testo dove ci siano gli Unni né mi pare che ci sia un testo che  ha
  l'obiettivo di saccheggiare i centri storici siciliani.
   Lo dico per sgombrare il campo anche di una retorica che rischi di
  diventare,  diciamo,  insopportabile pregiudizio  verso  l'attività
  legislativa,  ma con altrettanta onestà dico che una legge  che  si
  pone  l'obiettivo di semplificare e di rendere più  accessibile  la
  possibilità  di intervenire nei nostri centri storici deve,  a  mio
  avviso, innanzitutto, porsi l'obiettivo di essere vissuta come tale
  dall'opinione  pubblica e, come tale, la si  fa  vivere  anche  con
  quella ulteriore e faticosa opera di costruzione di un consenso che
  è tipico dell'azione delle Commissioni parlamentari, nel momento in
  cui  promuovono un testo e costruiscono con il confronto anche quel
  consenso, fermo restando che poi ci possono essere punti  di  vista
  diversi  su  un  punto  piuttosto che su  un  altro,  ma  sul  nodo
  sostanziale  ci  deve,  a mio avviso, essere  un  comune  senso  di
  marcia.
   C'è  un problema che questa legge si pone: questa legge parte  dal
  presupposto che i nostri centri storici, sulla base di  un  sistema
  farraginoso e complicato dal punto di vista normativo, rischiano di
  caderci  a  pezzi  nelle  more che noi affrontiamo  il  tema  delle
  riforme ordinamentali.
   Mi pare che, rispetto a questo dato, la risposta che dobbiamo dare
  è  sì in termini di snellimento di procedure, ma lo snellimento  di
  procedure deve avere come obiettivo la funzionalità di una norma.
   A  mio  avviso questa norma, caricata di buone intenzioni, rischia
  di  essere un ulteriore appesantimento procedurale perché non  sono
  risolti  i nodi strutturali nel testo, ovvero, prima di intervenire
  da  parte del singolo privato o pubblico, dovrà essere definita  la
  tipizzazione  dei  manufatti esistenti, che non  potrà  che  essere
  definita con un sistema di valutazione collettiva, cioè, un  centro
  storico  non è soltanto la somma di case, è un insieme  urbano  che
  vive  di  una  propria specificità, di una propria  intimità  e  di
  connettività con il sistema più di area vasta della città.
   Ripeto,  fermo  restando che non vedo Unni all'orizzonte,  ma  con
  l'obiettivo che anch'io considero utile  favorire la possibilità di
  snellire  le procedure e nello stesso tempo di costruire anche  una
  condivisione larga, ora, non so se la formula tecnica è  il  rinvio
  in Commissione.
   Se questo tempo che noi ci diamo, nelle more che facciamo la legge
  sulle  attività produttive e poi forse quella sulle  province,  per
  consentire   quel   lavoro  ulteriore  di  approfondimento   e   di
  costruzione  di una condivisione più larga, a mio avviso,  fa  bene
  alla legge.
   Poi,  se questo coincide o meno con l'accorpamento del recepimento
  del DPR n. 380 è, per così dire, un ulteriore elemento di chiarezza
  anche  perché lo stesso testo, nella sua elaborazione, partiva  dal
  presupposto di attivare procedure che sono previste dal DPR 380, ma
  che, in atto, non sono ancora recepite.
   C'era,  quindi, anche una discrasia tra il testo, il  permesso  di
  costruire  piuttosto che la comunicazione di costruzione  che  sono
  tipiche  modalità  previste dal DPR n. 380,  ma che  ancora  non  è
  vigente nella nostra regione.
   Ecco perché, signor Presidente, ribadisco difendendo il fatto  che
  il  Parlamento  ha il diritto e il dovere di intervenire  anche  in
  questa materia, senza che nessuno si offenda in Sicilia, credo  che
  saggezza vuole che questo provvedimento, che ha una sua complessità
  e  anche  una  sua  mediaticità, ci piaccia o no,  deve  essere  in
  qualche  modo costruito col più largo consenso possibile, dentro  e
  fuori questo Parlamento.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dipasquale contro il
  rinvio in Commissione. Ne  ha facoltà.

   DIPASQUALE. Signor presidente, onorevoli colleghi, assessori,  non
  sono  d'accordo, ovviamente, al rinvio però vorrei cercare  di  far
  capire  ai  colleghi che questa legge arriva in Aula  non  dopo  un
  semplice passaggio fatto dalla Commissione.
   Questa  legge è da un anno che è in Commissione e devo dire,  bene
  ha  fatto  il  Presidente,  bene hanno  fatto  i  componenti  della
  Commissione   che  da  un  anno  hanno  sentito  tutti,   non   c'è
  organizzazione,  non c'è struttura, non ci sono  professionisti  né
  Università,  a  cui  ha  fatto bene a far  riferimento  l'onorevole
  Leanza,  sono  stati  sentiti tutti. E' vero, oggi  appena  abbiamo
  aperto la stampa, l'impressione che abbiamo avuto è stata:  ma cosa
  stanno facendo?
   Io  condivido le perplessità dei colleghi che non hanno  fatto  il
  percorso  in Commissione. Cari colleghi, in Commissione,  è  andata
  ben  due volte questa legge, dovete pensare che c'è stato un  primo
  intervento   in   Commissione,  sono  state  ascoltate   le   prime
  organizzazioni  di  Lega  Ambiente,  le  Università  e  così   via,
  dopodiché  si  sono  votati gli emendamenti dei parlamentari  ed  è
  stato trasmesso in Aula per l'approvazione.
   In  seguito  il  Presidente della Commissione  ha  ritenuto  utile
  riaprire   i   termini  dell'approvazione  degli  emendamenti,   ha
  riportato  di  nuovo la discussione in Commissione ed ha  risentito
  nuovamente  tutti.  Sono  stati  fatti  di  nuovo  una   serie   di
  emendamenti dopodiché è stato trasmesso in Aula.
   Colleghi, io penso che trenta emendamenti non vogliano dire nulla,
  non sono chissà cosa e penso che quest'Aula ha l'autorevolezza e la
  capacità  per  affrontare   questa sera trenta  emendamenti  e  non
  mortificare  il  lavoro  che  ha fatto la  Commissione  insieme  ai
  Commissari e a tutti coloro che hanno dato già i pareri.
   Sono  stati sentiti tutti: dalle organizzazioni dei professionisti
  alle   organizzazione  di  tipo  ambientale,   ai   rettori   delle
  Università, agli Assessorati e alla Soprintendenza.
   Il  risultato  che  abbiamo ottenuto in  questi  anni  sui  centri
  storici  è  sotto  gli occhi di tutti, abbiamo ingessato  i  centri
  storici che  stanno crollando.
   Abbiamo  inserito con regole certe e, permettetemi, qui intervengo
  da  ex  sindaco  della  città di Ragusa che ha  fatto  un'opera  di
  riqualificazione - non solo io, ma anche chi mi ha preceduto  -  di
  una  Città  importante  e  dove ci siamo resi  conto  di  una  cosa
  fondamentale  colleghi: la nostra Città a differenza  di  altre  ha
  beneficiato, grazie a questo Parlamento, di risorse.
   Ci siamo resi conto che con le risorse abbiamo risolto il problema
  degli  edifici monumentali, della riqualificazione monumentale,  ma
  non  siamo riusciti  a portare i cittadini nei centri storici,  non
  siamo  riusciti a portare l'edilizia abitativa e lo sapete  perché?
  Perché  in  abitazioni fatte di quattro metri per  due  metri,  due
  metri per tre metri, su quattro livelli non ci andrà ad abitare mai
  nessuno.  E allora ci vuole il coraggio di prevedere la demolizione
  e  la  ricostruzione con regole certe su queste  caratteristiche  e
  quel  disegno  di legge dice questo, dice solamente questo,  ve  lo
  dice un sindaco.
   Onorevole  Cracolici, ho apprezzato il suo intervento in  tutto  e
  per  tutto,  ha  detto  bene,  non  siamo  gli  Unni  che  vogliamo
  distruggere, dovete pensare che io da ex sindaco ho fatto il  piano
  particolareggiato del centro storico di Ragusa, sono  forse  tra  i
  pochi  sindaci  di  allora ad aver fatto il piano particolareggiato
  dei centri storici.
   Non  abbiamo  risolto  il  problema  perché  quando  in  Consiglio
  comunale   abbiamo   forzato  -  d'accordo  tutti   maggioranza   e
  opposizione - e abbiamo previsto quelle norme che sono inserite  in
  quel  disegno di legge, giustamente  il C.R.U. l'ha bocciato perché
  mancava una norma di riferimento.
   Io non sono affezionato a nulla, è un'occasione che noi abbiamo di
  salvare i centri storici e di rimettere in moto un poco di edilizia
  qualificata  che  riguarda i centri storici,  la  piccola  e  media
  impresa, gli artigiani, è una grande occasione.
   Pertanto,  vi prego di non rimandarlo più in Commissione,  se  non
  condividiamo il principio bocciamolo, ma in Commissione  c'è  stato
  già due volte, ha avuto due passaggi e sono stati ascoltati tutti e
  credetemi  se  è  sufficiente  una impostazione  giornalistica  per
  bloccare  l'Aula  dopo un lavoro così ampio,  così  vasto  noi  non
  andremo  avanti e non riusciremo a fare mai una cosa utile  per  lo
  sviluppo economico del nostro territorio.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Leanza.  Ne  ha
  facoltà.

   LEANZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, nessun preconcetto
  né  tanto  meno  nessuna accusa alla Commissione, al  lavoro  fatto
  dalla  Commissione,  tant'è  vero  che  ho  chiesto  al  Presidente
  Trizzino di un ulteriore approfondimento, considerato proprio, come
  diceva  l'onorevole  Dipasquale, che da  più  di  un  anno  si  sta
  lavorando a un'operazione di questo genere.
   I  nostri  centri storici, i nostri borghi sono i  più  belli  del
  mondo, non c'è soltanto distruzione o depauperamento, c'è anche una
  presenza  qualificata straordinaria di anni e anni  di  storia,  di
  anni  e  anni  di vita, di identità culturale che noi non  possiamo
  minimamente e assolutamente mettere a rischio.
   Io  sono assolutamente convinto, come diceva poco fa il Presidente
  Cracolici, che non ci sono Unni, anzi, secondo me, in qualche modo,
  in qualche caso si aumentano i vincoli.
   Il  problema principale è un'ulteriore condivisione, una  migliore
  trattazione   di   questa   materia   particolare,   importante   e
  determinante,  prendendosi  i famosi quindici  giorni  di  tempo  e
  verificando se ci sono le condizioni per metterlo con  il  380,  se
  fare  un testo unico, se fare finalmente il governo del territorio,
  cosa  che  la  IV  Commissione sta facendo e che l'ha  incardinata,
  quindi,  noi  ci troviamo la 380, la norma sui centri  storici,  il
  nuovo governo sul territorio,  poi ci sarà la legge sulle province.
   Gli si chiedeva semplicemente, senza fare nessuna lesa maestà,  ma
  semplicemente  garantendo e tutelando il nostro  patrimonio  che  è
  straordinario, di cercare in qualche modo di fare un testo unico  e
  considerare   questa   una   materia   particolarmente    delicata,
  assolutamente delicata, soprattutto in questo periodo, dove  ognuno
  deve dire la propria ed è giusto che si dica la propria.
   L'onorevole  Dipasquale ha detto che sono stati  ascoltati  tutti,
  così  come  ha  detto anche l'onorevole Trizzino, presidente  della
  Commissione.
   Io sono convinto che una maggiore condivisione, una partecipazione
  attiva  da  parte  della  città o della cittadinanza,  un  maggiore
  coinvolgimento degli enti locali che su questi temi hanno molto, ma
  molto da dire, noi potremmo lavorare in modo serio  e importante.
   Domani  si vota uno dei borghi più importanti d'Italia e  c'è  una
  Conferenza  stampa su Montalbano Elicona. Questi non è solo  centro
  storico,  identitario culturale,  Montalbano Elicona è un tutt'uno.
  Se  a  Montalbano Elicona gli facciamo altro, non è più  Montalbano
  Elicona.
   Quello  che  si  chiedeva  era cercare, in un momento  particolare
  come  questo,   un momento di sintesi che si assume  il  Presidente
  della Commissione e che lo faccia nel miglior garbo possibile,  nel
  miglior  modo  possibile,  come ha lavorato  seriamente  in  questo
  periodo,  ma  senza  pensare minimante  che  ci  siano  preconcetti
  particolari.
   Sono  convinto  che in questo momento,  fermarsi un po',  quindici
  giorni  o venti giorni rispetto a un anno o a dieci anni non cambia
  il  mondo,  ma  forse ogni tanto ascoltare un po' quello  che  dice
  l'opinione pubblica o quello che emerge dalla società civile  forse
  è utile che ogni tanto si faccia.
   Pertanto, la mia proposta, colgo quello che ha chiesto l'onorevole
  Lentini,   se  il  ritorno  in  Commissione  deve  essere  un'altra
  modalità, per quanto mi riguarda, mi sembra la più corretta, la più
  giusta.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare l'onorevole  Sudano.  Ne  ha
  facoltà.

   SUDANO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   premetto  che
  ovviamente  nessun  componente  della  IV  Commissione   pensa   di
  stravolgere  l'identità culturale dei centri storici siciliani,  ma
  faccio  cenno  al  lavoro che abbiamo fatto, giusto  per  spiegarlo
  all'Aula,  considerato che il collega Lentini ha chiesto il  rinvio
  in  Commissione per unificarlo o  per accorparlo e al  Governo  del
  territorio e al testo unico per l'edilizia.
   Io  vorrei  dire che la Commissione l'anno scorso  si  è  data  un
  calendario  dei lavori proprio per evitare di fare un testo  unico.
  In  questo  calendario abbiamo stabilito di scorporare i  temi  che
  ritenevamo  più  importanti  e cioè  i  parchi  riserva,  i  centri
  storici, il governo del territorio.
   Volevo  dire che prima di farlo rinviare in Commissione  -  perché
  l'onorevole  Lentini chiedeva di farlo tornare in  Commissione  per
  accorparlo  o  al  recepimento  dell'edilizia  o  al  governo   del
  territorio  -  la  Commissione aveva stabilito di  dividere  questi
  disegni  di  legge,  ritenendo che altrimenti  diventava  un  testo
  troppo  corposo, come per quello che è accaduto per il Testo  unico
  sulle  attività  produttive, cioè un testo che poteva  arrivare  in
  Aula con molte complicazioni.
   Quindi, abbiamo deciso di dividerlo in quattro disegni di legge  e
  ritenevamo  che  il problema dei centri storici fosse  un  problema
  importantissimo  per la nostra Terra perché centottanta  comuni  in
  Sicilia  non hanno mai fatto piani regolatori negli ultimi quaranta
  o  cinquant'anni  ed il problema di un degrado del  centro  storico
  ormai diventava un problema per la Sicilia.
   Abbiamo  approfondito per otto mesi, abbiamo aperto  tre  volte  i
  termini  per  gli  emendamenti, abbiamo sentito  tutti  gli  ordini
  sindacali, abbiamo sentito architetti, ingegneri, Anci.
   Ognuno  di  noi  ha  recepito emendamenti dalle proprie  province,
  dagli organi di categoria, quindi, credo che non sia stato fatto un
  lavoro approssimativo, sicuramente è stato fatto un lavoro serio da
  parte  della  Commissione  e nessuno di noi  pensava  di  andare  a
  distruggere il centro storico, ma soltanto di snellire le procedure
  proprio  perché  - mi dispiace per l'Anci - i comuni  difficilmente
  intervengono sulla pianificazione urbanistica dei loro territori.
   Inoltre,  abbiamo ritenuto in questo caso di fare  quello  che  la
  Regione  deve fare e cioè una legge apposita in modo  tale  che  si
  possa,  invece, riqualificare il centro storico ed evitare di  fare
  nuove costruzioni.

   PRESIDENTE.  Prima  di  passare  alla  votazione,  ha  facoltà  di
  intervenire l'onorevole Fazio nella qualità di relatore.
   Si sta caricando di tensione ideologica questo voto, perchè mentre
  noi  parliamo  ci sono tutta una serie di comunicati  di  centomila
  associazioni, tutti che vedono la Sicilia come distruttrice non  so
  di  che  cosa.  Stiamo  attenti, io non ho una soluzione,  deciderà
  l'Aula.

   FAZIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie  per  avermi
  dato  la  parola, senza voler entrare ovviamente nel  merito  della
  decisione  che  spetta all'Assemblea, io non posso non  evidenziare
  come qui in Sicilia nel tentativo di cambiare alcune cose alla fine
  risulta quasi impossibile.
   Questa  è  un'iniziativa che è stata strumentalizzata,  che  viene
  strumentalizzata  anche  sulla base di comunicazioni  da  parte  di
  associazioni  che  secondo me non conoscono il testo  e  non  hanno
  neanche  idea  della realtà che i nostri centri storici  vivono  in
  questo momento.
   Chi  mi  ha preceduto ha descritto una fantasia dei nostri  centri
  storici;  chi ha fatto il sindaco sa benissimo qual è la situazione
  dei  centri  storici, che sono in condizioni più che precarie,  con
  molti  immobili  crollati e, soprattutto, moltissimi  che  sono  un
  pericolo per la pubblica incolumità.
   Non posso non rammentare a me stesso e a voi che, nella qualità di
  sindaco, ho emesso più di mille ordinanze verso immobili che  erano
  stati abbandonati dai proprietari perché non interessanti dal punto
  di vista prettamente economico.
   Mi  pongo  e vi pongo una  domanda: ma perché queste persone  cosa
  intendono  tutelare,  quando la norma  che  mette  in  salvaguardia
  soprattutto  gli immobili di pregio e che vengono in  qualche  modo
  preservati  e  conservati e tutelati, ma affronta  semplicemente  e
  solamente   quelli  che  sono  degradati  e  che,  a  mio   avviso,
  costituiscono un peso per la collettività.
   Faccio  una  domanda:  è accettabile che l'espansione  urbanistica
  sia  avvenuta  nel tempo, nell'ambito di zone vergini, contaminando
  queste   zone  piuttosto  che  intervenire  in  quelle  zone   dove
  sostanzialmente già si era edificato e l'edificazione non risultava
  più confacente per le esigenze della collettività?
   Non  riesco a comprendere per quale motivo si voglia affossare  un
  tentativo  di  rendere più agevole, più facile la  vita  ai  nostri
  concittadini  Per quale motivo i siciliani sono costretti e  devono
  essere  costretti a fare gli abusi quando si confrontano con  norme
  astruse  e  soprattutto non adeguate alle loro esigenze, alle  loro
  realtà.
   Qui  non   c'è nessuno che vuole cementificare o, sostanzialmente,
  distruggere i centri storici e ve lo dice chi ha fatto il sindaco e
  ha  rivitalizzato il centro storico, ma  mi permetto di  ricordare,
  soprattutto a queste associazioni, che vadano a vedere   il  centro
  storico  che per almeno il 50% è tutto transennato perché  è  tutto
  abbandonato   Perché  il  centro storico ha  bisogno  di  cure,  di
  interventi.
   Noi    dobbiamo   preservare   quelli   che   hanno    determinate
  caratteristiche  e  che  sono il fiore all'occhiello  della  città,
  l'origine della città, ma non possiamo preservare e soprattutto far
  sì  che,  effettivamente, i cittadini  intervengano  dal  punto  di
  vista  economico  verso quegli immobili che sicuramente  non  hanno
  alcun pregio e che non hanno alcuna caratteristica.
   Io  non credo che la richiesta di ritorno in Commissione esaurisca
  o  risolva la problematica che è stata in qualche modo sottoposta a
  questa Assemblea.
   Ritengo che questa Assemblea debba avere il coraggio e spogliarsi,
  possibilmente,  di  diverse ideologie  e  affrontare  il  tema  non
  guardando  la propria posizione partitica o politica, ma  guardando
  l'interesse   della  collettività  e,  soprattutto,  salvaguardando
  l'interesse   della   nostra  Regione  e  ovviamente   dei   nostri
  concittadini.

   PRESIDENTE.  Ho diverse richieste di intervento, non  è  possibile
  perché c'è una richiesta di un capogruppo, già ho dato la parola al
  relatore, dobbiamo passare alla votazione.
   Si vota per alzata e seduta, per cui se potete prendere posto.
   II  segretario, l'onorevole Fiorenza, è molto vigile  ed  attento,
  quindi non ci sono problemi e discussioni in ordine alla conta.
   Pongo in votazione la proposta dell'onorevole Lentini.
   Chi è favorevole si alzi.
   Sono 30, il disegno di legge ritorna in Commissione.

   TRIZZINO, Presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Trizzino,  le devo dare  atto
  che  lei,  con  molto sforzo, ha cercato di portare  avanti  questo
  disegno  di legge, purtroppo, sappiamo che ci sono condizionamenti,
  anche  esterni, che spesso non ci fanno operare serenamente.

   TRIZZINO,   Presidente  della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi,   la  Commissione non ha  preso  parte  perché
  chiaramente ha lavorato a questo testo e,  quindi, non si è sentita
  di  esprimere  un parere sul ritorno o meno, però voglio  dire  due
  parole  non  in qualità di Presidente, ma in qualità di  componente
  della  Commissione perché questa ha lavorato per 8 mesi su un testo
  di  legge  che  non è del Movimento 5 Stelle, non è del  Presidente
  Trizzino,  ma è di un deputato che nemmeno è di questa Commissione,
  in maniera super partes.
   Abbiamo   sentito  ordini  professionali,  associazioni,   abbiamo
  acquisito  i  loro  pareri,  abbiamo  acquisito  i  pareri  di  due
  Assessorati, che hanno dato il vaglio positivo. Non si dica che  la
  Commissione  ha  lavorato male perché su queste  cose  non  accetto
  alcuna  critica. La Commissione riaprirà la discussione  attraverso
  altri   interventi;  però,  che  non  si  facciano  attacchi   alla
  Commissione

   PRESIDENTE.   Onorevole  Trizzino,  sono  il  primo  a   difendere
  l'operato di tutta la Commissione e del suo Presidente. L'ho  detto
  in  più sedi. Peraltro, pure io sono stato sotto attacco quasi  che
  volessi prendere tempo sul portare in Aula questo disegno di  legge
  da parte di alcuni colleghi.
   Bisogna  -  ripeto - sottolineare che la Commissione ha  fatto  un
  grande  sforzo.  E'  chiaro  che  i  testi  unici  alla  fine  sono
  migliorativi  e  servono. L'iniziativa e l'intento erano  positivi,
  quelli   di   sdoppiare  i  disegni  di  legge;  c'è  stata   anche
  un'insistenza  in Conferenza dei capigruppo, siamo a  questo  punto
  l'Aula  è  sovrana.  Ripeto, probabilmente  si  è  caricato  questo
  disegno  di legge di una forte tensione ideologica più del  dovuto.
  Lei   stesso  ha  avuto   modo  di  esplicitare  che  tutta  questa
  devastazione  non c'era, ma significava accelerare  sostanzialmente
  le  ricostruzioni.  Coloro  che sono intervenuti,  sia  l'onorevole
  Dipasquale che l'onorevole Fazio nella loro qualità già di sindaci,
  si  sono  fatti  interpreti delle esigenze di recupero  dei  centri
  storici;  dovremmo evidenziare che ci sono comuni che  a  tutt'oggi
  non   hanno   adottato  i  piani  particolareggiati,  ma  vediamone
  l'aspetto  positivo. E' inutile caricare ulteriormente di  tensione
  un voto che non avrebbe assolutamente senso.
   Quello  che  voglio  evidenziare è che non abbiamo  bisogno  delle
  sollecitazioni  esterne perché quest'Aula è sovrana quando  intende
  difendere il nostro patrimonio.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  devo  dirle  che
  all'inizio   avevo   trovato  il  disegno  di   legge   al   quanto
  interessante,  ma  proprio gli interventi degli onorevoli  colleghi
  che  erano contrari al rinvio mi hanno convinto della necessità  di
  rinviare  un  testo così delicato e così importante per l'emergenza
  infrastrutturale che il nostro territorio, nell'ambito  dei  centri
  storici, purtroppo, quotidianamente vive.
   E lo ribadisco perché sia l'onorevole Dipasquale ha notato come la
  problematica dei centri storici da tempo è collegato con il  CRU  e
  l'onorevole     Fazio,    relatore,    ha    ripreso    l'emergenza
  infrastrutturale dei centri storici, dei crolli ed il  sottoscritto
  può  ricordare, ad esempio, come in provincia di Agrigento  diversi
  sono  stati  i crolli molto gravi sia nel territorio di  Favara  ma
  anche di Agrigento.
   Adesso  -  oggi più che mai - ritengo che questo testo è un  testo
  importante,  che  va rivisto a 360 gradi e che la titolarità  della
  materia non è tanto dei beni culturali, ma è la titolarità  di  chi
  ha  la  delega  alla Protezione civile e di chi  ha  la  delega  al
  territorio  e  ambiente e all'urbanistica.  E,  quindi,  su  questo
  argomento,  su questo testo, su questo disegno di legge  preferirei
  che  in  Aula possa venire a sostenere gli emendamenti e  il  testo
  l'assessore Croce non l'assessore Purpura.

   SUDANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SUDANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, brevemente  vorrei
  solamente  invitare  i  colleghi  che  oggi  improvvisamente  hanno
  attenzionato  il  tema sui centri storici a partecipare  ai  lavori
  della  IV  Commissione quando ritratteremo l'argomento, come  altri
  colleghi,  ad  esempio, l'onorevole Panepinto sul tema  dell'acqua,
  l'onorevole  Di  Mauro, sono sempre presenti  chiedo  all'onorevole
  Leanza  di iniziare a partecipare alla Commissione IV.

   (nn. 683-2-228-490-254-548/A)

   Presidenza del Presidente Ardizzone


  Seguito della discussione  Testo unico delle attività produttive .
                    (nn. 683-2-228-490-254-548/A).

   PRESIDENTE. Si passa al seguito della discussione del  disegno  di
  legge   Testo  unico delle attività produttive  (nn. 683-2-228-490-
  254-548/A). Invito i componenti la III Commissione a prendere posto
  nell'apposito banco.
   Siamo  in  presenza di 238 articoli. Iniziamo questa sera  l'esame
  degli articoli. Quindi, evitiamo discussioni, ove possibile, perché
  sappiamo  già che in I Commissione si sta lavorando sul disegno  di
  legge sulle abrogate Province. Se ci sono difficoltà è inutile  che
  ci  incartiamo  sui  grandi ragionamenti, ci  fermiamo  ed  andiamo
  avanti su altri articoli.

   FORMICA. E' ovvio  240 articoli

   PRESIDENTE.  Questo Parlamento non ha mai esitato un Testo  unico.
  Io  ho  detto  che se nel merito ci sono difficoltà ci fermiamo  un
  momento,  ma  incominciare, dico, già dal  primo  articolo  a  fare
  discussioni,  non è che possiamo dire perché sono 238 articoli  non
  iniziamo a trattarli  E' questione di buona volontà  Perché siccome
  ci  sono anche articoli che non hanno emendamenti potremmo dire  di
  approvare quelli senza emendamenti.

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente, lei ricorderà - e  penso  che  tutta
  l'Aula  dovrebbe  occuparsi  di questo  -  che  in  Conferenza  dei
  Capigruppo abbiamo sollevato da più parti il problema che  riguarda
  il ritardo della presentazione dei documenti finanziari, Bilancio e
  Finanziaria,  nei  tempi  utili  per  poter  permettere  a   questo
  Parlamento di esaminare, appunto, dei documenti finanziari  che  si
  presentano molto, ma molto complicati e densi di ricadute  negative
  per tutta la Sicilia.
   Abbiamo  sollevato il problema, lo ricordava lei ora, che  abbiamo
  una  scadenza per quanto riguarda le Province e c'è il  disegno  di
  legge  che  stiamo  dibattendo in I Commissione  e  che  certamente
  impegnerà  l'Aula  con  una  scadenza  assolutamente  obbligatoria,
  quella dell'8 aprile.
   Per  cui,  Presidente,  non  cito  altro,  cito  solo  questi  due
  argomenti. Primo argomento. La Presidenza deve fare in  modo   -  e
  penso che la Presidenza su questo sia già intervenuta ma intervengo
  nuovamente io proprio per ricordare la gravità della situazione che
  stiamo  vivendo - che l'Aula nelle sue articolazioni, il Parlamento
  nelle sue articolazioni sia messo in grado di poter vagliare e  per
  bene  ed in maniera approfondita i documenti finanziari. Cosa  che,
  come  lei sa, a tutt'oggi, non abbiamo visione a tutt'oggi. Non  si
  intravede   neppure  all'orizzonte  visto  ciò  che  leggiamo   sui
  giornali.
   In  secondo luogo, è inutile iniziare con un disegno di legge  che
  si  chiama di semplificazione ed è composto da 240 articoli  Ma lei
  pensa veramente che ci si può imbarcare, in virtù di quello che  ho
  detto  prima,  nell'esame  di un disegno  di  legge  cosiddetto  di
  semplificazione con 240 articoli, e migliaia di emendamenti?  Siamo
  seri,  Presidente  Onde evitare di fare poi stop, marcia  indietro,
  approviamo una parte, lavoriamo sulle urgenze. Le urgenze  sono  le
  Province che hanno una scadenza ed i documenti finanziari che hanno
  non solo una scadenza, ma siamo già in ritardo avanzato.

   PRESIDENTE. Concordo con lei sul ritardo nel deposito  degli  atti
  finanziari  perché fino ad adesso la conosciamo solo sulla  stampa.
  Le  preannuncio, come ho avuto modo di dire più volte,  che  questa
  Presidenza non accetterà un malloppo di norme alla fine e,  quindi,
  ci  si  limiterà  sostanzialmente  a  quelle  riforme  che  abbiano
  incidenze effettivamente di carattere finanziario.
   E' stata sollevata in Conferenza dei Capigruppo la questione delle
  Province, però abbiamo tutti concordato sull'esigenza e nelle  more
  che  venga esitata la legge sulle Province perché bisogna dare atto
  che, finalmente, le Commissioni sono entrate a regime, così come la
  IV,  prima  la  III  con  il  Testo unico,  la  I  Commissione  sta
  lavorando, in qualche modo sta scremando tutte le difficoltà che ci
  sono  sul  disegno  di legge e sulle Province. Quando  arriverà  il
  disegno  di legge sulle Province, ci fermeremo sarà stato fatto  un
  lavoro  che  non  sarà sicuramente un lavoro vano,  per  riprendere
  successivamente  nel  caso  in  cui  non  si  sia   completato   il
  ragionamento sul Testo unico.
   Se   abbiamo  portato  in  Aula  il  Testo  unico  sulle  Attività
  produttive  è  perché  c'è  la quasi unanimità,  se  non  erro,  in
  Commissione perché si è lavorato in Commissione.
   Si passa all'articolo 1. Ne do lettura.

                             «Articolo 1.
                          Oggetto e finalità

   1. La presente legge stabilisce i principi e le norme che regolano
  l'esercizio delle attività economiche nel territorio della  Regione
  nel  rispetto  delle competenze statali in materia di tutela  della
  concorrenza    nonché   dei   principi   e   dei   vincoli    posti
  dall'ordinamento dell'Unione europea.

   2.  L'iniziativa e l'attività economica privata sono libere  ed  è
  permesso  tutto ciò che non è espressamente vietato dalla  presente
  legge  ovvero da altre leggi nazionali e regionali. Limitazioni  al
  libero esercizio dell'attività economica possono essere posti  solo
  in caso di:

   a) vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi
  internazionali;

   b)  contrasto  con  i principi fondamentali della  Costituzione  e
  dello Statuto della Regione;

   c)  danno  alla  sicurezza, alla libertà,  alla  dignità  umana  e
  contrasto con l'utilità sociale;

   d)  disposizioni  indispensabili per la  protezione  della  salute
  umana,   la   conservazione  delle  specie  animali   e   vegetali,
  dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale nonché  per
  l'armonico sviluppo del territorio;

   e)  disposizioni  relative alle attività  di  raccolta  di  giochi
  pubblici  ovvero  che  comunque comportano  effetti  sulla  finanza
  pubblica.

   3. La presente legge persegue le seguenti finalità:

   a)  lotta  alla  illegalità,  tutela della  sana  concorrenza  tra
  operatori economici, libertà di impresa e libera circolazione delle
  merci;

   b) semplificazione delle procedure amministrative per l'avvio e lo
  svolgimento di attività economiche;

   c)  efficienza  e modernizzazione del sistema economico  regionale
  nel  suo complesso e implementazione delle filiere e delle reti  di
  imprese,  contemplando la possibilità di unificare  i  procedimenti
  amministrativi rispetto a più imprese riunite, anche se localizzate
  in  comuni diversi, nonché la possibilità di più imprese riunite di
  avvalersi  dei requisiti reciproci al fine di avviare una  attività
  economica coordinata;

   d)  tutela  del  consumatore e dell'utente finale  di  prodotti  e
  servizi;

   e)  tutela  di  tutte le forme di lavoro, quale fonte  di  dignità
  dell'essere umano;

   f)   sviluppo   delle   imprese  sane   implementando   anche   la
  qualificazione e  la formazione degli operatori;

   g)  valorizzazione  delle piccole imprese garantendo  l'equilibrio
  tra tutti gli operatori economici;

   h)  tutela  delle  attività, marchi, botteghe e  mercati  storici,
  tradizionali e di qualità;

   i) salvaguardia e sviluppo qualificato dei livelli occupazionali e
  degli  assetti produttivi, anche mediante lo sviluppo di  forme  di
  composizione della crisi;

   j)   armonico   sviluppo  economico  all'interno  del   territorio
  regionale  attraverso  il coinvolgimento dei  rappresentanti  degli
  enti   locali,   delle  camere  di  commercio  quali   fondamentali
  interlocutori nel rapporto tra pubblica amministrazione e  impresa,
  le  categorie  economiche, le organizzazioni dei  lavoratori  e  le
  associazioni dei lavoratori;

   k)  istituzione di servizi di consulenza alle imprese in grado  di
  favorirne lo sviluppo, anche in chiave internazionale;

   l)  salvaguardia  del tessuto urbano e dei centri  storici,  della
  aree rurali e montane, insulari e costiere, delle isole minori;

   m)   tutela  dell'ambiente  e  riqualificazione  delle  aree   già
  interessate da precedenti insediamenti;

   n)  semplificazione  dei rapporti tra le imprese  e  le  pubbliche
  amministrazioni o i concessionari di pubblici servizi,  snellimento
  delle  attività  burocratiche  mediante  ricorso  a  strumenti   di
  comunicazione   elettronica,  dematerializzazione,  previsione   di
  strumenti   conciliativi  nei  rapporti  tra  imprese  e  pubbliche
  amministrazioni finalizzate a comporre contrasti interpretativi e a
  prevenire contenziosi;

   o)  applicazione dei principi dettati dall'articolo 2 della  legge
  11  novembre 2011, n. 180 con specifico riferimento al rispetto del
  principio   della   libertà  di  iniziativa   economica   e   della
  partecipazione alle politiche pubbliche;

   p)  favorire la filiera del turismo e del patrimonio ambientale  e
  culturale per dar vita all'economia della conoscenza quale  modello
  di sviluppo e crescita economica;

   q) sviluppo e qualificazione del sistema di garanzia creditizia  a
  servizio  degli  operatori  economici industriali,  commerciali  ed
  artigianali,  valorizzando  la  funzione  dei  consorzi   e   delle
  cooperative di garanzia».
   All'articolo  1 è stato presentato dalla Commissione l'emendamento
  COMM.1 che riscrive il comma 2.
   Sospendo  la  seduta  per tre minuti al fine  di  consentire  agli
  assistenti di distribuire gli emendamenti e il testo.

     (La seduta, sospesa alle ore 17.41 è ripresa alle ore 17.50)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

   MARZIANO,  presidente  della Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARZIANO,   presidente  della  Commissione  e   relatore.   Signor
  Presidente, per la verità avevo fatto un lavoro a partire da quello
  che  pensavo  fosse l'iter che avremmo seguito, cioè l'approvazione
  di  tutti gli articoli senza emendamenti e poi passare a quelli con
  gli  emendamenti.  Per cui, avevo lavorato  già  ai  primi  50,  60
  articoli.

   PRESIDENTE.  Seguiamo l'ordine cronologico, se ci sono  difficoltà
  ci fermiamo.
   Eravamo  all'articolo  1. Pongo in votazione l'emendamento  COMM.1
  della Commissione. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   VANCHERI,  assessore per le Attività produttive. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Gli emendamenti 1.1 e 1.4 sono preclusi.
   Si  passa all'emendamento 1.2, dell'onorevole Malafarina. Di fatto
  è  completamente  di riscrittura, se dovesse passare  questo  viene
  completamente sostituito l'articolo 1.

   MARZIANO,  presidente  della Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARZIANO,   presidente  della  Commissione  e   relatore.   Signor
  Presidente,  abbiamo  lavorato su un testo unificato  partendo  dal
  testo  presentato dal Governo. Ci sono parecchi articoli, in questo
  caso  Malafarina-Di Giacinto, che intervengono nel senso che  danno
  una  diversa  formulazione  della  stessa  tipologia  di  problema.
  Allora, in questo caso, il tema è questo: siccome non si interviene
  per  modificare una frase o quant'altro è bene chiedere al  Governo
  il suo parere.

   PRESIDENTE.   Facciamo   un  ragionamento   diverso.   Chiedo   se
  l'onorevole Malafarina e l'onorevole Di Giacinto lo mantengono.

   MALAFARINA. Lo manteniamo.

   PRESIDENTE. Bene, allora la Commissione ha bisogno di  un  po'  di
  tempo per riflettere su questo emendamento.

   MARZIANO,  presidente della Commissione e relatore. Personalmente,
  dico che a me convince la formulazione della Commissione, non ho il
  parere di tutti i colleghi.

   PRESIDENTE.  Il  Governo  ha  avuto la  possibilità  di  esaminare
  l'emendamento 1.2?

   VANCHERI, assessore per le Attività produttive. Si tratta  di  una
  riscrittura;  quindi,   il  Governo dà  un  parere  non  favorevole
  all'emendamento  presentato proprio  per  il  principio  che  è  un
  emendamento riscritto già condiviso in Commissione.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MARZIANO, presidente ella Commissione e relatore. Contrario.

    PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento   1.2.   Chi   è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 1.3. Il parere della Commissione?

   MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

    PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VANCHERI, assessore per le Attività produttive. Contrario.

    PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

         Si  passa all'emendamento 1.5 de3l Governo. Il parere  della
  Commissione?

   MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si   passa  all'emendamento  1.6  del  Governo.  Il  parere  della
  Commissione?

   MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

    PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 1 nel testo risultante.
  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                              «Articolo 2
                   Esclusione   di   limiti  e  restrizioni   allo
    svolgimento delle attività economiche

   1.  Nell'ambito dei principi e delle finalità di cui  all'articolo
  l,  fatte  salve  le  prescrizioni  di  cui  alla  presente  legge,
  l'esercizio di attività economiche nel territorio della Regione non
  può essere subordinato ai seguenti limiti o restrizioni:

   a)  il  divieto di esercizio di una attività economica al di fuori
  di  una  certa area geografica e l'abilitazione a esercitarla  solo
  all'interno di una determinata area;

   b)   l'imposizione  di  distanze  minime  tra  le  sedi   deputate
  all'esercizio di una attività economica;

   c)  il divieto di esercizio di una attività economica in più  sedi
  oppure in una o più aree geografiche;

   d)  la  limitazione  dell'esercizio di una attività  economica  ad
  alcune  categorie o divieto, nei confronti di alcune categorie,  di
  commercializzazione di alcuni prodotti;

   e)   la  limitazione  dell'esercizio  di  una  attività  economica
  attraverso l'indicazione tassativa della forma giuridica  richiesta
  all'operatore;

   f)  l'imposizione di prezzi minimi o commissione per la  fornitura
  di beni e servizi;

   g)  l'obbligo  di  fornitura  di specifici  servizi  complementari
  all'attività svolta.

   2.  Fatte  salve  le  prescrizioni di  cui  alla  presente  legge,
  l'esercizio di attività economiche nel territorio della Regione non
  può  essere subordinato al possesso dei seguenti requisiti, criteri
  e condizioni:

   a)  requisiti discriminatori fondati direttamente o indirettamente
  sulla   cittadinanza   o,   per   quanto   riguarda   le   società,
  sull'ubicazione  della  sede legale; in particolare,  il  requisito
  della cittadinanza italiana per il prestatore, il suo personale,  i
  detentori  di capitale sociale o i membri degli organi di direzione
  e  vigilanza,  il  requisito  della  residenza  in  Italia  per  il
  prestatore, il suo personale, i detentori di capitale sociale  o  i
  membri degli organi di direzione e vigilanza;

   b)  il  divieto di avere stabilimenti in più di uno  Stato  membro
  dell'Unione europea o di essere iscritti nei registri  o  ruoli  di
  organismi,  ordini  o  associazioni professionali  di  altri  Stati
  membri;

   c)  restrizioni della libertà, per il prestatore, di scegliere tra
  essere  stabilito a titolo principale o secondario, in  particolare
  l'obbligo per il prestatore, di avere lo stabilimento principale in
  Italia o restrizione alla libertà di scegliere tra essere stabilito
  in forma di rappresentanza, succursale o filiale;

   d)  condizioni di reciprocità con uno Stato membro  nel  quale  il
  prestatore ha già uno stabilimento;

   e)  l'applicazione  caso  per  caso  di  una  verifica  di  natura
  economica  che  subordina  il rilascio del  titolo  autorizzatorio,
  laddove contemplato dalla presente legge o da leggi nazionali, alla
  prova  dell'esistenza di un bisogno economico o di una  domanda  di
  mercato  o  alla valutazione degli effetti economici  potenziali  o
  effettivi   dell'attività   o  alla  valutazione   dell'adeguatezza
  dell'attività  rispetto agli obiettivi di programmazione  economica
  stabiliti;  tale divieto non concerne i requisiti di programmazione
  che sono dettati da motivi imperativi d'interesse generale alla cui
  individuazione,  nei  limiti dalla vigente  normativa  nazionale  e
  comunitaria, si provvede ai sensi della presente legge;

   f)  l'obbligo  di  presentare, individualmente o  con  altri,  una
  garanzia finanziaria o di sottoscrivere un'assicurazione presso  un
  prestatore o presso un organismo stabilito in Italia;

   g)  essere  già  stato  iscritto per un  determinato  periodo  nei
  registri italiani o di avere in precedenza esercitato l'attività in
  Italia per un determinato periodo.
   Comunico  che  è stato presentato dalla Commissione  l'emendamento
  COMM.2.  Se  approviamo  questo emendamento  di  riscrittura  della
  Commissione   vengono  assorbiti  tutti  gli  altri  e   approviamo
  interamente l'articolo.
   Il parere del Governo?

   VANCHERI, assessore per le Attività produttive. Favorevole.

    PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'emendamento  COMM.  2.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

     Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                              «Articolo 3
                         Regimi autorizzatori

       1.   L'esercizio  di  una  attività  economica  può  essere
    subordinato al previo rilascio di una autorizzazione da  parte
    della   competente   autorità  amministrativa   solo   laddove
    espressamente  previsto  dalla  presente  legge  o  da   legge
    nazionale o dall'ordinamento comunitario.

       2.   In   ogni   caso   in   cui  è  previsto   un   regime
    autorizzatorio,  le  condizioni cui  è  possibile  subordinare
    l'esercizio o l'accesso all'attività economica sono:

       a) la non discriminazione tra operatori;

       b)   l'esistenza  di  un  motivo  imperativo  di  interesse
    generale,   così   come  definito  dalla  vigente   disciplina
    nazionale  e  comunitaria,  con  specifico  riferimento,   nel
    territorio  regionale, alla esigenza di tutela dei  lavoratori
    e  del consumatore, della sicurezza e salubrità dell'ambiente,
    delle   aree   urbane,   del  patrimonio  artistico,   storico
    culturale  e  sociale,  dei  centri  storici  urbani  e  degli
    obiettivi di politica urbanistica, sociale e culturale  nonché
    di armonico utilizzo e sfruttamento del territorio regionale;

       c)  commisurate  e  proporzionate agli  obiettivi  ed  alle
    finalità di interesse pubblico perseguite;

       d)    l'esistenza   di   regole   chiare,   inequivocabili,
    oggettive,  predeterminate pubblicamente  e  comprensibili  da
    parte   dell'operatore   nonché   trasparenti   e   facilmente
    accessibili.

       3.   Le  prescrizioni  ed  i regimi autorizzatori  previsti
    nelle  parti  II e III della presente legge sono espressamente
    diretti  a  tutelare preminenti motivi imperativi di interesse
    generale ai sensi del comma 2, lettera b)».
   1. L'esercizio di una attività economica può essere subordinato al
  previo  rilascio  di una autorizzazione da parte  della  competente
  autorità  amministrativa solo laddove espressamente previsto  dalla
  presente legge o da legge nazionale o dall'ordinamento comunitario.

   2.  In  ogni  caso in cui è previsto un regime autorizzatorio,  le
  condizioni  cui  è  possibile subordinare l'esercizio  o  l'accesso
  all'attività economica sono:

   a) la non discriminazione tra operatori;

   b) l'esistenza di un motivo imperativo di interesse generale, così
  come definito dalla vigente disciplina nazionale e comunitaria, con
  specifico  riferimento, nel territorio regionale, alla esigenza  di
  tutela  dei  lavoratori  e  del  consumatore,  della  sicurezza   e
  salubrità   dell'ambiente,  delle  aree  urbane,   del   patrimonio
  artistico, storico culturale e sociale, dei centri storici urbani e
  degli obiettivi di politica urbanistica, sociale e culturale nonché
  di armonico utilizzo e sfruttamento del territorio regionale;

   c)  commisurate e proporzionate agli obiettivi ed alle finalità di
  interesse pubblico perseguite;

   d)   l'esistenza  di  regole  chiare,  inequivocabili,  oggettive,
  predeterminate    pubblicamente   e    comprensibili    da    parte
  dell'operatore nonché trasparenti e facilmente accessibili.

   3.  Le prescrizioni ed i regimi autorizzatori previsti nelle parti
  II e III della presente legge sono espressamente diretti a tutelare
  preminenti  motivi imperativi di interesse generale  ai  sensi  del
  comma 2, lettera b).

   All'articolo 3 è stato presentato dalla Commissione l' emendamento
  COMM.3  di  riscrittura che sostituisce il comma 2  e  sopprime  il
  comma 3.   Il parere del Governo?

   VANCHERI, assessore per le Attività produttive. Favorevole.

    PRESIDENTE  Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 3 nel  testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
                            (E' approvato)

     Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                              «Articolo 4
          Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).
                  Eliminazione dei controlli ex ante

   1. Fatte salve le esclusioni espressamente previste dalla presente
  legge o da leggi nazionali o dall'ordinamento comunitario, in tutti
  i  casi in cui non è previsto il rilascio di una autorizzazione  ai
  sensi   dell'articolo   3  trova  applicazione   l'istituto   della
  segnalazione  certificata di inizio attività prevista dall'articolo
  22  della  legge  regionale  30 aprile 1991,  n.  10  e  successive
  modifiche  ed  integrazioni,  salvo quanto  previsto  dal  presente
  articolo.

   2.  Con  il regolamento di cui all'articolo 7 sono individuate  le
  attività  sottoposte ad autorizzazione, a segnalazione  certificata
  di inizio attività con asseverazioni, a segnalazione certificata di
  inizio  attività senza asseverazioni, a mera comunicazione e quelle
  del   tutto  libere.  Sino  all'adozione  del  regolamento  di  cui
  all'articolo  7, trovano applicazione, ove adottati, i  regolamenti
  previsti  dal comma 4 dell'articolo 12 del decreto legge 9 febbraio
  2012, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012,
  n. 35, e successive modifiche ed integrazioni.

   3. L'attività economica può essere avviata immediatamente in esito
  alla ricezione della ricevuta di avvenuta consegna della SCIA.

   4.  I  controlli da parte dell'autorità amministrativa  competente
  sono successivi alla ricezione della segnalazione di cui al comma 1
  e, quindi, all'avvio dell'attività economica.

   5. I controlli di cui al comma 4 sono conclusi entro il termine di
  sessanta giorni dalla data di ricezione della segnalazione  di  cui
  al comma 1, superati i quali all'autorità amministrativa competente
  è  consentito  intervenire solo per i motivi  di  cui  al  comma  4
  dell'articolo  19 della legge 7 agosto 1990, n. 241,  e  successive
  modifiche ed integrazioni.

   6.   Fermo   restando   le  previsioni  dettate   dall'ordinamento
  comunitario, la disciplina dei controlli sulle imprese di qualsiasi
  natura   è   ispirata   ai   principi   della   semplicità,   della
  proporzionalità  dei  controlli stessi e dei  relativi  adempimenti
  burocratici alla effettiva tutela del rischio, del non aggravamento
  nonché  del  fattivo  coordinamento tra  tutte  le  amministrazioni
  pubbliche interessate, siano esse statali, regionali o locali.

   7.  Con  il regolamento di cui all'articolo 7 sono disciplinati  i
  controlli  alle  imprese secondo i principi  di  cui  al  comma  6.
  Trovano altresì applicazione di criteri direttivi di cui al comma 4
  dell'articolo  14  del  decreto  legge  9  febbraio  2012,  n.   5,
  convertito con  modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n.  35,  e
  successive modifiche ed integrazioni. Nelle more trova applicazione
  l'Intesa della Conferenza Unificata del 24 gennaio 2013 in tema  di
   Linee  guida  in  materia di controlli ai sensi dell'articolo  14,
  comma  5,  del decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito  con
  modificazioni  dalla legge 4 aprile 2012, n. 35'  pubblicato  sulla
  Gazzetta  Ufficiale della Repubblica Italiana n. 42 del 19 febbraio
  2013».
   Nel fascicolo ci sono tre emendamenti, penso tecnici, da parte del
  Governo.
   Si passa all'emendamento 4.1. Il parere della Commissione?

   MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

    PRESIDENTE  Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 4.2. Il parere della Commissione?

   MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

    PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 4.3 Il parere della Commissione?

   MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

    PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 4 nel  testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
                            (E' approvato)

    Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:

                              «Articolo 5
               Linee guida in tema di sviluppo economico

   1.  Nell'ambito degli indirizzi in tema di programmazione armonica
  e coordinata dello sviluppo economico nel territorio regionale, per
  la  tutela  dell'ambiente, anche urbano,  del  patrimonio  storico,
  culturale,  artistico  e  architettonico  della  Regione,  per  una
  razionalizzazione  dell'utilizzo delle aree in  cui  non  insistono
  insediamenti  e  per  la riqualificazione di quelle  già  sfruttate
  nonché per la tutela delle zone montane, delle isole minori e delle
  aree  rurali,  sono adottate le linee guida regionali  in  tema  di
  sviluppo economico.

   2.  Le  linee  guida di cui al presente articolo rappresentano  un
  atto  di  indirizzo politico nell'ambito delle materie  di  cui  al
  comma  1.  I Comuni armonizzano i propri piani regolatori comunali,
  ovvero  loro  varianti  e piani attuativi,  nonché  i  piani  ed  i
  programmi  previsti  dalla presente legge  agli  indirizzi  dettati
  dalle linee guida di cui al presente articolo.

   3.  Le linee guida di cui al presente articolo sono approvate  con
  decreto  del  Presidente della Regione, su proposta  dell'Assessore
  regionale  per le attività produttive, di concerto con  l'Assessore
  regionale  per i beni culturali e l'identità siciliana, l'Assessore
  regionale per il territorio e l'ambiente, l'Assessore regionale per
  le  risorse agricole, lo sviluppo rurale e la pesca mediterranea  e
  l'Assessore  regionale per il turismo, lo sport  e  lo  spettacolo,
  sentite  le  organizzazioni datoriali, delle  imprese  e  sindacali
  maggiormente  rappresentative a livello regionale e  firmatarie  di
  contratti nazionali di lavoro.

   4.  Con  il  regolamento di cui all'articolo 7  si  provvede  alla
  definizione del procedimento per la formazione delle linee guida in
  modo  da garantire la partecipazione dei Comuni interessati e delle
  associazioni  degli  operatori economici, delle rappresentanze  dei
  lavoratori, firmatari di contratti nazionali di lavoro di  settore,
  e dei consumatori maggiormente rappresentative a livello regionale.

   5.  Rimane fermo quanto previsto dalla legge regionale 12  gennaio
  2012,  n.  8 e successive modifiche ed integrazioni, per l'adozione
  delle  linee guida relative alla programmazione delle aree  di  cui
  alla medesima legge regionale n. 8/2012.

   6.  La  mancata  adozione delle linee guida  di  cui  al  presente
  articolo  non  è ostativa all'adozione di alcuno dei  provvedimenti
  previsti dalla presente legge e non può in ogni caso comportare  il
  ritardo della loro adozione».

   Comunico che è stato presentato l'emendamento 5.1 di riscrittura a
  firma degli onorevoli Malafarina e Di Giacinto.

                                Congedi

    PRESIDENTE.  Comunico  che  l'onorevole  Giuseppe  Milazzo  è  in
  congedo per la seduta odierna.
   L'Assemblea ne prende atto.

  Riprende la discussione del disegno di legge nn. 683-2-228-490-254-
                                 548/A

   MALAFARINA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MALAFARINA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  non  voglio
  ritornare su quello che è già stato approvato ma, sicuramente,  non
  è  un  capriccio  cercare  di  semplificare  le  norme  e  renderle
  intelligibili.
   Io  vorrei semplicemente ricordare che all'articolo 1, comma 3,  è
  stata  approvata una norma che contiene ben 18 criteri fra di  loro
  sparsi, alcuni anche ridondanti.
   Sono  sicuro  che la Commissione abbia fatto un buon lavoro,  però
  vorrei capire perché in un processo di riordino, di semplificazione
  delle  attività burocratiche, dobbiamo introdurre un   numero  così
  elevato di criteri che, spesso, possono anche essere contraddittori
  gli uni rispetto agli altri, dando in mano alla burocrazia il tutto
  e  il  di  più  per non favorire le attività produttive  bensì  per
  ostacolarle, infatti, uno dei grossi problemi di questa Terra è che
  le  autorizzazioni amministrative sono regolarmente  strumento  per
  ritardare  l'insediamento  delle  attività  produttive  e  non  per
  velocizzarle.
   Io  mi chiedo che cosa ci stia a fare il criterio in una norma  di
  legge  che  è  finalizzata ad incentivare,  a  creare  le  attività
  produttive,  che  cosa ci stia a fare un criterio che  riguarda  la
  tutela  del consumatore e dell'utente finale di prodotti e servizi.
  Non   è  un  compito  delle  attività  produttive  la  tutela   del
  consumatore; la tutela del consumatore è un problema delle leggi  a
  tutela del consumatore.
   Vorrei  capire  qual  è il criterio con cui si  dirà  domani:   la
  tutela del consumatore è stata violata .  C'è qualcuno in grado  di
  specificarmi  in base a quale norma, a quale regolamento,  a  quale
  interpretazione non ci sarà il burocrate di turno che dirà  che  la
  tutela del consumatore è stata violata o potrebbe essere violata?
   Invito  la  Commissione  a riflettere sulle riscritture  proposte,
  perché non sono frutto della volontà di inventarsi qualcos'altro.
   Ebbene,  18 criteri, dico 18 criteri, uno diverso dall'altro,  che
  c'entrano  ben  poco con le attività produttive,  credo  che  siano
  indice   di   frettolosità   e,  se   mi   consentite,   anche   di
  superficialità.
   Non  solo. Il comma 2 dell'articolo 5 dice:  Le linee guida di cui
  al  presente  articolo rappresentano un atto di indirizzo  politico
  nell'ambito delle materie di cui al comma 1  - se leggiamo il comma
  1  ci  perdiamo  di casa -,   i Comuni armonizzano i  propri  piani
  regolatori  comunali, ovvero le loro varianti e i piani  attuativi,
  nonché  i  piani ed i programmi previsti dalla presente legge  agli
  indirizzi  dettati  dalle linee guida ; allora, scusatemi  se  sono
  linee  guida  di  indirizzo  politico,  mi  spiegate  in  che  cosa
  consistono  le  linee  guida,  quali sono  i  criteri  che  vengono
  adottati  per  le linee guida? Quando leggiamo una norma,  noi  per
  primi, abbiamo difficoltà a comprenderla, non oso pensare  che cosa
  succeda in un qualsiasi comune della Sicilia quando si dice che  le
  linee guida sono di indirizzo politico. Che significa?
   Le  linee  guida  consistono in a), b), c)  senza  possibilità  di
  ulteriori interpretazioni, perché vi ricordo che le interpretazioni
  sono quelle che hanno sempre, solo ed esclusivamente ostacolato  lo
  sviluppo della Sicilia.
   Ci  sono  aziende,  ditte, industrie che da anni  aspettano  delle
  autorizzazioni, che vengono rimpallate fra un Assessorato e l'altro
  e noi parliamo di linee guida di indirizzo politico
   Assessore,  scusi, ma non è questa la norma che ci  può  dare  uno
  sviluppo; la norma che ci dà uno sviluppo, una possibilità è quella
  di  dire  alla  burocrazia:  Questi sono i limiti del  tuo  potere,
  entro  questi  limiti lo eserciti ed entro questi criteri  li  devi
  esercitare .
   Onorevole  Marziano,  prima di esprimere i  pareri,  senza  magari
  averli  discussi,  andiamoci a guardare un attimo  quali  sono  gli
  emendamenti proposti.

   IOPPOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori,
  l'intervento  dell'onorevole  Malafarina  è  stato  un   intervento
  stimolante perché, in realtà, alcune delle norme che abbiamo, forse
  troppo sbrigativamente, approvate e l'articolo 5 che è in corso  di
  esame,  presentano  diversi punti critici che qui  mette  conto  di
  rilevare.
   E  mi  sembra  di poter dire - è la prima volta che  intervengo  e
  spero  di  non essere costretto ad intervenire numerose  volte  nel
  corso  dell'esame  di un disegno di legge di  238  articoli  -  che
  questo  disegno di legge che ha l'ambizione, del tutto legittima  e
  giustificata,   di  essere  e  di  apparire  un  testo   unico   di
  semplificazione  e  di  riordino della  disciplina  sulle  attività
  produttive, mi ricorda la tesi universitaria di quello studente che
  avendo  scritto  una  ventina di pagine,  per  fare  diventare  più
  dignitoso il suo elaborato, scrisse otto righe per ogni pagina  per
  arrivare così a qualche decina di fogli in più.
   Alle   riflessioni   corrette   e   condivisibili   dell'onorevole
  Malafarina   vorrei  aggiungere  la  domanda,  la   richiesta   del
  significato  della lettera f) dell'articolo 1, terzo comma,  perché
  se   davvero  l'interpretazione  delle  norme,  anche  delle  norme
  fondamentali che sono i primi articoli di questo disegno di  legge,
  si  dovesse  demandare esclusivamente o almeno  prevalentemente  ai
  cosiddetti  burocrati,  ma  nessuna  accezione  negativa  nel   mio
  termine,  ma  a  coloro  che poi dal punto di vista  amministrativo
  devono applicare le norme, il criterio di cui alla lettera f),  che
  ho  appena  richiamato  sviluppo delle imprese  sane  implementando
  anche  la qualificazione e la formazione degli operatori ,  ebbene,
  mi chiedo chi giudica che le imprese siano sane e quando le imprese
  sono sane e quando non lo sono
   C'è  ovviamente la legislazione nazionale in materia di imprese  e
  società   che  disciplina  i  momenti  della  vita  di  un'impresa;
  un'impresa  può  essere sana, se ha il bilancio in attivo,  ma  non
  esserlo  perché,  per esempio, soggetti pregiudicati  i  componenti
  della  società o gli azionisti di una società. Può, invece,  essere
  sana dal punto di vista dei requisiti soggettivi e magari essere in
  qualche difficoltà di carattere economico finanziario.
   Quindi,  pregherei,  magari  nel  momento  del  coordinamento,  se
  dovessimo  arrivare,  come  auspico,  alla  definizione  di  questo
  testo,  ma migliorandolo via via, emendandolo via via, di eliminare
  queste superfetazioni che mi sembrano davvero particolarmente tali.
   Vorrei  segnalare, ed entro nel tema dell'articolo  5,  che  è  in
  questo momento all'esame dell'Aula,  il 6  comma
   Si  diceva  prima delle linee guida, quindi, dei requisiti,  delle
  direttive  attraverso  cui disciplinare lo  sviluppo  economico;  è
  proprio  questo il titolo dell'articolo 5:  Linee guida in tema  di
  sviluppo economico .
   Ma  all'articolo 5, il 6  comma  appare sconfessare la  ratio  dei
  primi  cinque commi.   Assolutamente no  E allora mi sarà  spiegato
  cosa significa che la  mancata adozione delle linee guida di cui al
  presente articolo non è ostativa , quindi, dettiamo linee guida, la
  mancata  adozione, quindi, la mancata osservanza delle linee  guida
  non  è ostativa  all'adozione di alcuno dei provvedimenti  previsti
  dalla  presente legge e non può, in ogni caso  , norma di  chiusura
  del  sistema,    comportare il ritardo della loro  adozione ,  come
  dire,  le  linee guida le prevediamo, ma se anche non si osservano,
  non  significa  nulla, non comporta alcun tipo di  conseguenza.  Mi
  pare  -  a  meno che non venga spiegato in maniera comprensibile  e
  tale  da  potere cambiare idea, ma non credo - che questo 6   comma
  sia davvero, assolutamente, ultroneo.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non   voglio
  intervenire  nuovamente su ciò che avevo detto,  ma  man  mano  che
  esaminiamo i vari articoli di questo lunghissimo disegno di legge è
  ovvio che, entrando nel merito, scopriamo sempre nuove sorprese.
   Ora,  a  parte  le considerazioni sacrosante che  sono  state,  da
  questo podio, evidenziate dall'onorevole Ioppolo e, prima anche  le
  considerazioni stesse dell'onorevole Malafarina, vorrei capire come
  mai  quest'Aula che ha rimandato in Commissione pochi minuti fa una
  norma che era stata dibattuta per oltre otto mesi in Commissione  e
  che  riguardava la regolamentazione edilizia nei centri storici,  e
  quei  pochi  articoli, tre o quattro articoli, hanno  sollevato  un
  vespaio  di  dubbi,  di  distinguo  e  di  proteste,  legittime   o
  illegittime  che possano essere state, ripeto, come può  quest'Aula
  affrontare,  per  esempio, quest'articolo 5 che, al  1   comma   si
  occupa quasi esclusivamente di piani regolatori, di programmazione?
  Più  che  una norma di semplificazione sulle attività economiche  e
  commerciali   sembra,   piuttosto,  indirizzata   e   mirata   alla
  programmazione  edificatoria, edilizia, sembra  voler  invadere  il
  campo  per dettare norme che non dovrebbero appartenere né a questa
  legge, né tanto meno all'intento che questa legge vuole perseguire.
   Perché  quando  dice:   Nell'ambito degli  indirizzi  in  tema  di
  programmazione armonica e coordinata dello sviluppo  economico  nel
  territorio  regionale, per la tutela dell'ambiente,  anche  urbano,
  del patrimonio storico, culturale, artistico e architettonico della
  Regione, per una razionalizzazione dell'utilizzo delle aree in  cui
  non  insistono  insediamenti  , quindi si occupa di  programmazione
  territoriale,  questa norma che vuole essere di semplificazione  ed
  invece  è  una  legge  quadro di semplificazione  delle  norme  sul
  commercio e sulle attività produttive, tende ad occuparsi di altro,
  salvo  poi  elencare,  chiedere  quasi  una  delega  in  bianco  al
  Parlamento sulla possibilità che viene chiesta da parte del Governo
  e  di  ottenere,  quindi, una delega da parte del  Parlamento  per,
  successivamente,  emanare delle linee guida che  dovrebbero  essere
  quasi  obbligatorie per quanto riguarda l'adempimento da parte  dei
  comuni  dell'adozione  dei loro strumenti  urbanistici.  Ritorniamo
  sempre a quella invasione di campo o a quel non detto che si  vuole
  fare entrare in questa legge di semplificazione.
   A  me sembra una proposta che non possa trovare accoglimento,  una
  proposta  che  lascia più dubbi di quelli che intende risolvere,  a
  parte  la  farraginosità, a parte il numero degli  articoli,  a  me
  sembra veramente assurdo e non ritorno sul 6  comma che, ovviamente
  ed  in maniera letterale, è scritto che, comunque, anche se non  ci
  dovesse  essere da parte del Governo l'emanazione di  linee  guida,
  gli  interventi possono andare avanti. E', quindi, un cane  che  si
  morde la coda.
   Io  ripeto,  ancora  una  volta, Presidente,  di  evitare  di  far
  affrontare al Parlamento una norma così importante e di così grande
  ricaduta  per  quanto riguarda le modifiche che essa  apporta,  non
  solo  nell'ambito delle attività produttive e commerciali, ma  come
  abbiamo   visto   interviene   su   tutto,   sulla   strumentazione
  urbanistica, sui piani regolatori, su una serie di altri vincoli  e
  chissà che cos'altro scopriremo man mano che andiamo avanti.
   Quindi,  ritengo  che  non sia sano e  neppure  saggio  continuare
  nell'esame di questo corposo disegno di legge in un momento in  cui
  non  c'è  né il tempo e soprattutto ci sono le scadenze  che  tutti
  conosciamo.

   CANCELLERI. Chiedo di  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  siamo  ancora
  all'inizio,   non  ero  intervenuto  e  nessuno  del   mio   Gruppo
  parlamentare   era  ancora  intervenuto  perché  volevamo   vedere,
  effettivamente,  come procedeva la discussione. Ebbene,  siamo  già
  all'articolo 5 di un numero considerevole di articoli e già si sono
  cominciate ad accendere le discussioni.
   Effettivamente, su questo articolo 5 abbiamo anche  presentato  un
  emendamento  perché,  è vero, qui cominciano  ad  esserci  i  primi
  problemi  e  non  si può dire che, nell'ambito degli indirizzi  del
  tema  di  programmazione si armonizzano le scelte che, poi,  devono
  andare  ad essere sul territorio; che al comma 2 si sottolinea  che
  quello è un atto di indirizzo politico, però, al comma 3 si esclude
  l'unico  organo  politico di questa Regione  che  è  il  Parlamento
  regionale e questa era già la prima cosa che avevamo ravvisato.
   Al  comma  5, però, altra stranezza che si può anche ravvisare,  è
  quella che le linee guida riguardano lo sviluppo economico, ma  non
  possono  riguardare le zone industriali perché quelle sono  normate
  dalla  legge 8. E poi, il cammeo finale è, chiaramente, il comma  6
  nel  quale  si dice che qualora non venissero, comunque,  prese  in
  considerazione  le  linee guida non avrebbe  importanza  perché  si
  andrebbe avanti lo stesso.
   Mi pare che stiamo dibattendo del nulla perché è un articolo 5 che
  chiude  in  una maniera incredibile e ci sta dicendo  che  possiamo
  parlarne  quanto  vogliamo, possiamo inserire gli  emendamenti  che
  vogliamo,  ma tanto poi, alla fine, se non si rispetta non  importa
  perché abbiamo parlato del nulla.
   Questa cosa non va bene, Presidente, e non va bene sostanzialmente
  per  il  fatto che, probabilmente, tutti questi emendamenti che  ci
  sono  e  un minimo di chiarezza con tutti i Gruppi parlamentari  ed
  una  Commissione  che, per carità l'onorevole Marziano  conduce  in
  maniera   esemplare,  forse,  adesso,  è  il  momento  di  trattare
  veramente  il  testo  con i Capigruppo, chiamarli  direttamente  in
  Commissione e vagliare emendamento per emendamento ed articolo  per
  articolo  e  fare una scrematura seria delle cose  che  non  vanno,
  perché qui, altrimenti, dall'articolo 5 in poi, per ogni parola  ed
  ogni  rigo  di  questo disegno di legge ci sarà da  intervenire  ed
  interverremo  tutti,  perché ci sono troppe  cose  che  non  vanno,
  troppe incongruenze.
   E' un testo che, probabilmente, ha anche una sua dignità dal punto
  di  vista  legislativo, ma è un testo di 238 articolo  che  se  non
  trova la condivisione dell'Aula vorrà dire che arriveremo veramente
  alla fine della legislatura, prima di approvarlo.
   Credo  che  questo non sia un momento per dare un tale segnale  ai
  siciliani,  quindi,  forse  un attimo di  condivisione  all'interno
  della  Commissione di appartenenza potrebbe essere un  momento  per
  trovare  la  quadra  a  quella  che potrebbe  essere  l'indicazione
  politica dell'Aula.

   MARZIANO,  presidente  della Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARZIANO,   presidente  della  Commissione  e   relatore.   Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, perché la mia opinione è quella che
  si  dovrebbe  continuare  nella lettura e  nell'approvazione  degli
  articoli?  Perché superati alcuni scogli, come l'articolo  5,  gran
  parte  degli  articoli  non  ha  emendamenti  e  gran  parte  degli
  emendamenti  agli altri articoli sono emendamenti che  intervengono
  nel  testo  solo parzialmente, cioè, non sono tali da  cambiare  la
  natura dell'articolo.
   Quindi, se lo si ritiene, se si pensa che l'approvazione di questo
  disegno  di  legge  possa essere un atto importante  per  tutto  il
  Parlamento  e per i singoli parlamentari si potrebbe procedere.  Se
  mi concede solo due  minuti, visto che si è sviluppato un dibattito
  sull'articolo  5,  vorrei difendere la ratio dell'articolo.  Perché
  qual   è   la  questione?  L'emendamento  presentato  dai  colleghi
  Malafarina e Di Giacinto ribalta, purtroppo, la modalità con cui il
  Governo ha inserito il tema delle linee guida nel disegno di legge.
  La  ribalta  e  la  attribuisce, a partire  dal  basso,  ai  liberi
  consorzi  dei  comuni  che  si devono  ancora  costituire,  c'è  il
  problema,  poi,  della omogeneità delle linee guida che  potrebbero
  venire  dai vari territori, cioè, a mio parere, su questo  aspetto,
  se  devono andare le linee guida della Regione per lo sviluppo  del
  settore  è  bene  che si mantenga un minimo di guida  centralistica
  che, poi, si deve confrontare con il territorio.
   Vorrei  solo  dedicare  un minuto alle due osservazioni  che  sono
  state  fatte:  la questione delle imprese sane e l'implementazione.
  Certo  che le attività della Regione devono tendere a stimolare  la
  crescita  ed il rafforzamento delle imprese sane e all'articolo  16
  prevediamo  le  modalità, cioè si prevede il fatto  del  rating  di
  legalità  che  viene  attribuito  ai  sensi  di  una  legge.  Ecco,
  l'azienda  che  ha il rating di legalità è sicuramente  certificata
  per legge un'azienda sana.
   Allora, ogni parola del disegno di legge può essere contestata  se
  la  decontestualizziamo. Infine, è una contraddizione il fatto  che
  all'articolo  6 si dice che se non si fanno le linee  guida  si  va
  avanti? Ma questo non è un testo di legge che deve semplificare?  E
  se,  poi,  condizioniamo l'autorizzazione  anche  di  una  semplice
  licenza all'approvazione delle  linee guida non abbiamo paralizzato
  il  sistema?  Allora, ogni cosa va vista nell'obiettivo  che  vuole
  raggiungere.
   Si  dice:  bisogna  fare le linee guida, ma la mancata  attuazione
  (per un mese, un  mese e mezzo, due mesi, quello che si vuole)  non
  può  bloccare  tutto.  Ecco, questo è il  senso;  il  senso  è  che
  finalmente la Pubblica amministrazione, lo Stato, in questo caso la
  Regione, devono andare dietro ai bisogni del cittadino imprenditore
  e  non  viceversa. Se non cogliamo questo elemento,  evidentemente,
  ogni  cosa  che  è scritta qua è possibile scriverla  in  un  altro
  modo, usando un aggettivo diverso, mettendo prima il verbo e poi il
  soggetto  e  poi  il complemento oggetto. E siccome  il  testo  del
  disegno  di legge è corposo o diamo un'ipotesi di scrittura  oppure
  non si può approvare.
   Altra  cosa  è  quello che dice il collega Cancelleri  e  cioè  il
  passaggio  di  un  atto così importante come  le  linee  guida  dal
  Parlamento.  Quello  è  un tema che si può affrontare,  vediamo  il
  parere del Governo, personalmente sono d'accordo, ma è altra cosa.
   Se,   invece,  ci  soffermiamo  su  quelle  che  possono  sembrare
  contraddizioni e non lo sono perché il testo del disegno  di  legge
  deve  essere  di  semplificazione,  altrimenti  avremo  tradito  il
  mandato  che ci siamo posti quando abbiamo approvato il disegno  di
  legge in Commissione.

   SUDANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SUDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onestamente  vorrei
  comprendere  se  questi  articoli 5, 6 e 7 sostituiscono   i  piani
  commerciali  urbanistici  che sono previsti  per  i  comuni  perché
  altrimenti  non trovo un modo per collegare i piani  commerciali  a
  queste  linee guida, anche perché, qui, è vero che si  prevede  che
  vengano fatti dai vari assessorati regionali, vengano coinvolte  le
  associazioni  di categoria ma credo che, in realtà,  i  comuni  non
  siano pienamente coinvolti in questo processo, anche perché c'è  un
  passaggio che dice che i Comuni devono armonizzare con i loro piani
  regolari, le loro varianti e tutti i vari piani urbanistici  queste
  linee guida e non si stabilisce chi li deve armonizzare, i consigli
  comunali,  le  giunte,  gli  uffici tecnici,  cioè  mancano  alcune
  specificazioni che credo siano importanti.

   PAPALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PAPALE.  Signor Presidente, secondo me questo Testo Unico dovrebbe
  avere  il pregio di cercare di semplificare e di dare certezza.  Io
  sono  fiducioso che ci stiamo mettendo tutta la buona volontà però,
  mi  sembra, in base alla mia esperienza da sindaco, che così  com'è
  scritta,  quando  questo testo arriverà nelle mani  di  un  ufficio
  tecnico   paralizzerà   tutto.   Noi   stiamo   lasciando    libera
  interpretazione a chi lo deve gestire e vi posso assicurare  che  è
  abbastanza deleterio.
   Io  non  sono  un giurista, ma ritengo che dobbiamo  inserire  per
  forza  le  linee  guida nel testo del disegno di  legge  oppure  si
  possono estrapolare e si mettono come prefazione. Inoltre, dobbiamo
  dire  noi,  con  il testo di legge, quali sono le direttive  e  non
  lasciarlo a ciò che deve succedere dopo.
   Noi stiamo facendo un Testo Unico andando a prevedere, poi, che  i
  liberi  consorzi dovrebbero fare propria la parte attuativa.  Se  è
  possibile sarebbe meglio deciderla noi, altrimenti rinviamo  sempre
  il problema e non lo risolviamo mai.
   Secondo  me  un  testo di legge di questo genere  dovrebbe  essere
  piuttosto snellito, quattro parole semplici. Quando inseriamo degli
  articoli  dove diciamo che l'azienda deve essere certificata  sana,
  deve  essere  certificato  questo o quell'altro,  ebbene,  ci  sono
  opportune  leggi che già lo certificano, non li possiamo  togliere,
  non li possiamo eliminare e scrivere articoli di quattro parole, di
  quattro  righe. Quando scriviamo una legge di quel genere, guardate
  che  a  lungo  andare,  saremo ostaggio della  burocrazia.  Quindi,
  ringrazio  la  Commissione per il lavoro svolto, però, onestamente,
  sarei  per impiegare qualche giorno in più, cercare di sfoltire  il
  testo  e  cercare  di  non lasciare niente agli  altri,  in  quanto
  dovremmo assumerci noi la responsabilità e decidere quello  che  si
  deve fare.

   VANCHERI,   assessore  per  le  attività  produttive.  Presidente,
  onorevoli deputati, ci tenevo ad intervenire, e forse è un bene che
  intervenga in questa fase preliminare, onde evitare che  si  creino
  dei dubbi su quelli che sono i presupposti che sono stati tenuti in
  considerazione per la scrittura di questo testo.
   Intanto,  vorrei  dire subito che l'articolo  5  -  così  come  il
  successivo, che forse potrà chiarirci ancora di più le idee -  sono
  delle norme che possiamo definire norme di principio.
   Lo  stesso  comma  6  dell'articolo 5 vuole proprio  rappresentare
  questa  caratteristica.  Significa che  le  linee  guida  non  sono
  ostative  per  la  realizzazione di tutto ciò che  è  contenuto  in
  questo  Testo  Unico delle attività produttive  che,  ribadisco,  è
  suddiviso in tre parti.
   La  prima  parte,  appunto, è la parte generale dentro  cui  si  è
  ritenuto opportuno inserire anche le norme che riguardano le  linee
  guida,  ribadisco  norme  di principio.  Attenzione,  ma  norme  di
  principio  che  dovrebbero  imporre - non solo  all'Amministrazione
  regionale, ma credo anche alla politica regionale - dei principi da
  adottare  prima  di  cominciare a portare  avanti  qualsiasi  piano
  industriale che si voglia fare.
   Il  problema della mancanza di capacità da parte della Regione  di
  utilizzare  le  risorse all'interno di piani  integrati  è  proprio
  perché  la  Regione  non si è mai occupata di pianificare,  quindi,
  scrivere  quelle  che  sono  le  linee  guida  che  organizzano  il
  territorio,  non  impongono  ai Comuni i  piani  commerciali,  anzi
  aiutano  i  Comuni a poter attuare in modo più semplificato  ed  in
  modo   anche,  devo  dire,  meno  litigioso.  Proprio  perché  sono
  l'Assessore delle attività produttive assisto ogni giorno  a  tutte
  le richieste che ci arrivano dagli uffici tecnici dei Comuni che ci
  chiedono  come risolvere i problemi per l'apertura o non  apertura,
  oppure l'interpretazione di una norma o non norma all'interno degli
  stessi  piani  commerciali, come ribadisco pure che è  vero  che  i
  Comuni fanno i piani commerciali ma molti Comuni non li adottano  e
  l'Assessorato  è  costretto a commissariali, quindi,  a  mandare  i
  commissari ad acta per fare attuare i piani commerciali.
   Quindi,  chiudendo la parentesi sul fatto che i Comuni  non  hanno
  alcun  tipo di perdita di libertà nel gestire e nel programmare  le
  loro  attività  all'interno dei piani commerciali, anzi  potrebbero
  avere un supporto in più.
   Ma  ribadendo il concetto delle norme di principio, significa  che
  questi  articoli  sono delle norme che rientrano  nella  Regione  a
  voler programmare lo sviluppo economico ed è una cosa che ci chiede
  anche   la  Comunità  Europea.  Se  noi  non  siamo  in  grado   di
  programmare,  significa  che  non  conosciamo  il  territorio,  non
  sappiamo  quali sono le vocazioni del territorio, non  sappiamo  se
  l'assessore al territorio ed ambiente piuttosto che l'assessore  al
  turismo  o ai beni culturali, può mettere o non mettere un vincolo.
  Magari  mettiamo un vincolo in una zona in cui non c'è nessun  sito
  culturale, rispetto a delle zone in cui ci sono attività produttive
  e viceversa.
   L'idea  di  mettere delle norme di principio nasce  proprio  dalle
  difficoltà  che abbiamo riscontrato tra colleghi assessori,  perché
  la  mancanza di un principio comune di organizzare e pianificare in
  modo  generale  senza  essere ostativi  a  nessuna  altra  attività
  contribuisce a quella che è la lentezza burocratica. Quindi è tutta
  altra cosa
   Le  linee  guida sono una luce in tutto il territorio  finalizzato
  alla semplificazione.
   E'  stato  detto anche il discorso dell'articolo 1,  che  è  stato
  ripreso  dall'onorevole Ioppolo, ma anche quella  e  una  norma  di
  principio. Attenzione, tutta la prima parte sono norme generali che
  richiamano  quelle  che sono delle attività  che  la  Regione  deve
  mettere avanti per organizzare le attività future. Non c'è una sola
  norma in cui non ci sia stata la collaborazione sinergica tra tutti
  gli  assessorati, proprio perché c'è il principio delle linee guida
  con  regolamento, regolamento che viene fatto non da un  assessore,
  ma da tutta l'amministrazione.
   Riferendomi al rilievo che ha fatto l'onorevole Cancelleri, vorrei
  precisare  che  ci sono delle cose che sono pura amministrazione  e
  quindi  non  potrebbero  e non dovrebbero essere,  tra  virgolette,
  materia  oggetto  di  discussione politica dell'organo  legislatore
  quale appunto l'Assemblea.
   Distinguiamo le norme che in modo generale indicano delle attività
  puramente amministrative da quelle che invece danno degli input più
  politici. E questo volevo ribadirlo.
   Signor  Presidente,  in merito alla lunghezza  del  testo,  vorrei
  precisare  che  alle porte della nuova programmazione  e  dopo  una
  quasi  assenza  di  norme favorevoli per lo sviluppo  economico  di
  questa  Regione  da un bel pezzo, e dopo il disordine  che  abbiamo
  all'interno  di  leggi  che si contraddicono  e  di  lamentele  che
  arrivano da tutte le associazioni, l'idea di un testo unico era  un
  modo  per  rigenerare anche l'immagine politica della  Regione.  Il
  testo unico è stato già apprezzato dalle Commissioni nazionali ed è
  un  testo  a  cui altre Regioni, come la Toscana piuttosto  che  le
  Marche o l'Umbria, sono già arrivate da un pezzo. Quindi l'idea era
  la  sfida attraverso una campagna di badge market delle Regioni che
  hanno  risolto, forse prima di noi e in alcuni casi anche  in  modo
  più innovativo rispetto a noi, dei problemi che oggi continuano  ad
  infastidire il nostro tessuto socio economico.
   L'idea del manuale unico per l'operatore economico è anche un buon
  biglietto  da  visita da accompagnare a quelli che  poi  saranno  i
  successivi ddl sviluppo.
   Quindi  avere  un  quadro  normativo che regolamenta,  semplifica,
  innova, armonizza con le leggi nazionali e comunitarie e dall'altra
  parte  avere  anche  un  unico testo da poter  presentare  a  degli
  investitori  esterni che hanno paura delle leggi siciliane,  perché
  non  c'è  la certezza dei tempi, e molto spesso non c'è la certezza
  di  interpretazioni delle norme, perché siamo di fronte a dei  casi
  in  cui  ci troviamo a dover gestire un ginepraio di leggi  che  si
  contraddicono tra di loro.
   Quindi, l'idea della sfida al testo unico. Non è vero che non  c'è
  stato tempo, perché un testo che viene dalla base, dopo due anni di
  lavorazione,  è  stato condiviso con tutte le  associazioni  e  con
  l'ANCI. Ed io ci tengo a ribadire che uno dei nostri partner che ha
  contribuito alla redazione di questo testo è proprio l'Associazione
  dei  Comuni.  Ci  tengo a ribadire che la parte più importante  che
  riguarda il collegamento e il rapporto tra pubblica amministrazione
  regionale  e  le amministrazioni locali è proprio la  parte  che  è
  stata emendata, modificata e proposta direttamente dai Comuni.
   Io  credo  che  questo testo possa essere un  esempio  in  cui  la
  Regione, insieme agli Enti Locali, insieme alla Commissione, quindi
  alla  deputazione regionale, insieme a tutte le altre  associazioni
  ha  voluto con forza tentare di creare un unico strumento che possa
  garantire uno slancio futuro anche verso un incremento delle nostre
  attività produttive.

   MALAFARINA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MALAFARINA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  non  dubito
  assolutamente  delle ottime intenzioni dell'assessore  Vancheri,  a
  cui sicuramente va riconosciuto un forte impegno per l'elaborazione
  di  questo Testo Unico, però non si può sottacere del fatto che  le
  buone  intenzioni  a volte lastricano le strade  dell'inferno.  Nel
  senso che la genericità dei principi e la necessità di procedere  a
  dei   censimenti   che   dureranno  secoli,  non   semplificheranno
  sicuramente la vita dei cittadini.
   Pochi  criteri, chiari, precisi, individuati in modo tale da poter
  essere  immediatamente conoscibili, credo che siano indispensabili.
  Questo  non è il fatto che non occorrono le linee guida, perché  le
  linee  guida sono necessarie, sono indispensabili, ma devono essere
  chiarite nei loro contenuti in modo tale che si possano individuare
  da subito quelli che sono i percorsi.
   Io  mi  preoccupo enormemente quando si parla di una  ricognizione
  delle  prevalenti attività economiche già esistenti sul  territorio
  comunale.  Ma  se  noi  in Sicilia non riusciamo  a  sapere  quanti
  turisti  arrivano nel corso dell'anno, e lo sappiamo con fatica  un
  anno  e  mezzo  dopo, io non oso immaginare con  quanta  difficoltà
  riusciremo  ad avere la ricognizione sul territorio delle  attività
  economiche.
   Ecco perché si ribalta il discorso, onorevole Marziano, non perché
  sia  necessario  avere una centralità della Regione  che  detta  le
  linee  guida, ma si ribalta perché ognuno a casa propria -  cioè  i
  Comuni  -  sa  quali  sono  le attività  economiche  insediate  sul
  territorio, sa quali possono essere i potenziali sviluppi e sono in
  grado di avanzare delle proposte.
   Allora ribaltiamo il concetto della centralità della Regione,  che
  è  elefantiaca, che da anni ha ostacolato lo sviluppo, e rimettiamo
  ai  territori  le  scelte che gli competono per il  loro  sviluppo;
  creiamo  quel  minimo di democrazia per consentire ai territori,  e
  ribadisco ai territori, di decidere le loro scelte.
   Poi,   il   riferimento  ai  liberi  consorzi  è  per  un   motivo
  estremamente  semplice, e glielo spiego subito. Faccio  riferimento
  al  territorio  di  Catania, che ha il  maggior  numero  di  centri
  commerciali  d'Europa, ed ha ammazzato l'economia  della  città.  A
  parte  le indagini della magistratura che sono in corso, che non  è
  qui  il  caso  di  andare ad analizzare, dodici centri  commerciali
  nell'interland    catanese   sono   indice   di    un'assenza    di
  programmazione.
   Ecco   perché  questa  assenza  di  programmazione   non   è   più
  tollerabile,  perché questa programmazione non  può  essere  attesa
  dalla Regione per i prossimi vent'anni, perché così andrà a finire.
   Diamo   la  possibilità  a  chi  è  padrone  nel  territorio,   di
  organizzare  il  territorio.  Non  facciamo  come  hanno  fatto  in
  Lussemburgo,   che  hanno  fatto  pagare  il  tre   percento   alle
  multinazionali e hanno fregato gli altri Stati.
   Diamo la possibilità ai territori, in modo condiviso, univoco,  di
  organizzarsi  e  di  decidere di quel  territorio,  non  perché  il
  singolo  Comune poi con qualche migliaio di abitanti, fa  la  parte
  dei  Comuni  il  quale  per convenienze i terreni  da  agricoli  li
  trasforma  in  commerciali o industriali, e non per  contestare  il
  principio  che  debba  essere la Regione,  perché  il  procedimento
  diventa  così  farraginoso,  così complesso,  così  lungo,  da  non
  cogliere nel segno.
   Quindi,  se  la  proposta viene dal territorio  e  la  Regione  ha
  un'opera di supervisione, probabilmente snelliamo le procedure.
   Ecco  qual  è  il  significato  dell'attribuire  ai  territori  la
  programmazione, ma non solo questo, anche perché poi si contraddice
  con  lo  spirito della legge, là dove mi dice che tutte le attività
  sono  permesse se non vietate dalla legge. E' una formula generica,
  simpatica,   ma  sappiamo  che  non  è  così,  perché   le   leggi,
  necessariamente,  impongono dei principi  entro  cui  contenere  le
  attività economiche.
   Questo  non vuol dire, però, che le attività economiche, non  solo
  non  possono essere libere per ovvie considerazioni in  termini  di
  sicurezza  sui  luoghi di lavoro, in termini di  sicurezza  per  le
  attività   pericolose   e  quant'altro,  ma   significa   solo   ed
  esclusivamente  che  dobbiamo  dare  certezza  al  diritto.  Io  vi
  assicuro  che un qualsiasi ufficio comunale è in grado di  bloccare
  per  anni  l'insediamento delle attività produttive sulla falsariga
  di  interpretazioni.  E  basta vedere  le  interpretazioni  che  si
  susseguono  costantemente, basta considerare il parere  legale  del
  tizio che dice che la corruzione non è atto di allarme sociale  per
  capire come l'interpretazione possa stravolgere il contenuto.
   E  poi, onorevole Marziano, non me ne voglia: sulla bontà e  sulla
  qualificazione  delle imprese, sulla salubrità delle  imprese,  non
  creda   che  esista  organo  burocratico  che  sia  in   grado   di
  certificarlo  se  non attraverso l'esibizione  dei  bilanci.  Ma  i
  bilanci vanno in tribunale  Poi sul rating di legalità io ho molta,
  troppa, perplessità per poterle consentire di dire che il rating di
  legalità  debba essere certificato da qualcuno. Rating di  legalità
  non significa sottoscrizione di protocolli o dichiarazioni di lotta
  alla criminalità, alla mafia, a quant'altro, perché le cronache dei
  giornali  sono  piene di rating di legalità che poi sono  andati  a
  finire in carcere.

   DIPASQUALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DIPASQUALE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  mi
  permetto di dire soltanto una cosa: che questo disegno di legge  ha
  avuto  un  percorso particolare. La Commissione l'ha affrontato  e,
  grazie anche all'assessorato che si è impegnato molto, ritengo  che
  il  risultato  si  veda.  Questo è  un  disegno  di  legge  che,  a
  differenza di altri, anche se ha centinaia, tantissimi emendamenti,
  non  si  sente il bisogno di mandarlo in Commissione.  Ed  io  sono
  d'accordo su questo.
   Però  c'è,  a volte, la politica dei due pesi e delle due  misure.
  Questo  non  c'è  bisogno  ma io questo  lo  capisco  ed,  infatti,
  nonostante  tutto  sono  qui,  perché  sono  strutturato  anche  se
  giovane, onorevole Marziano, e lei lo sa, ho pazienza e poi  faccio
  anche  attività particolari che mi hanno messo sempre in condizioni
  di   aspettare  il  momento  per  dare  il  contributo  al  momento
  opportuno.
   Detto  questo, ovviamente, abbiamo fatto un lavoro importante,  un
  lavoro  fondamentale, siamo arrivati al dunque e stiamo discutendo.
  Una cosa però non condivido, assessore: l'ANCI non è la Cassazione
  E  questo,  più  che rivolto a lei, assessore, è  rivolto  a  tutta
  l'Aula.  Siccome  lei, su questo, ha detto di aver  fatto  tutti  i
  passaggi,  in  particolar  modo con l'ANCI,  vorrei  precisare  che
  l'ANCI  è formata dai sindaci che danno il loro contributo.  Che  i
  sindaci  pensino ad amministrare bene le loro città ed ha  fare  la
  loro  parte. A noi fa piacere quando arriva il loro contributo,  ma
  già  in  Commissione c'eravamo gli ex sindaci abbastanza   messi  a
  disposizione   con  la nostra esperienza. Io leggevo  che  ci  sono
  circa  60  emendamenti da me presentati, ma ne ho presentati  forse
  molti  di più, approvati dalla Commissione, che ringrazio. All'ANCI
  abbiamo lasciato poco lavoro, ed infatti non mi risulta che abbiano
  presentato  tanti  emendamenti quanti ne abbiamo presentato  noi  e
  quanti  ne  abbiamo  votato  noi, perché altrimenti  qui  rischiamo
  davvero di delegittimarci anche noi stessi.
   C'è chi da il proprio parere, c'è chi da il proprio contributo, ma
  ci  sono i parlamentari che non giocano, che non passano tempo,  ma
  che stanno nelle Commissioni presenti, lavorano insieme al Governo,
  insieme   a  quelle  che  sono  le  figure  dirigenziali  messe   a
  disposizione dagli assessorati che determinano, poi, le scelte.
   Ci  tengo  a  ribadirlo  questo, c'entra  con  questo  intervento,
  c'entra  di più forse con quello che ci siamo lasciati alle spalle,
  però per me era l'occasione per ribadirlo perché è il contributo di
  tutti,  ma  professori non ce ne sono, su questo  regolamento,  che
  aveva   esperienza  da  presidente  della  provincia,   l'onorevole
  Marziano  da sindaco di Ragusa, da uomini della società  civile  li
  abbiamo riempiti e migliorati. Io, poi, lo ricorderò emendamento su
  emendamento,  almeno per quelli che riguardano  la  mia  competenza
  perché  su  questa  cosa ho lavorato abbastanza e  nessuno  si  può
  passare  il  piacere,  onorevole Leanza, di prendere  il  lavoro  e
  buttarlo; questo verrà più difficile in questo contesto perché  già
  si  sono  fatti  passaggi diversi, migliori ed io do  atto  al  mio
  presidente che è riuscito ad ottenere il risultato.
   E'  ovvio che su questo argomento il presidente Marziano si  porta
  un risultato, di non aver perso un anno di tempo, ma oggi siamo qui
  a discuterne grazie al lavoro che ha svolto insieme a tutti noi.

   VANCHERI, assessore per le attività produttive. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VANCHERI,  assessore  per  le attività  produttive.  Onorevole  Di
  Pasquale  lei  ha ragione. Io mi riferivo all'ANCI  parlando  della
  stesura   prima  che  arrivasse  in  Commissione.  E'   ovvio,   in
  Commissione, infatti, ho sempre detto che è stato iper  migliorato,
  anche  per  le  esperienze  dei deputati  che  hanno  modificato  e
  presentato   questi   emendamenti  modificativi,   ma   oltre   che
  modificativi devo dire migliorativi.
   Volevo rispondere all'onorevole Sudano per dire non ci saremmo mai
  permessi,  ai  nostri  tavoli,  di non  parlare  di  Comuni  dentro
  l'Assessorato.  Attenzione, stiamo parlando proprio  della  nascita
  del  testo  unico,  parliamo dei primi tavoli nati nell'Assessorato
  dove  oltre  alle  Associazioni  per le  rappresentanze  economiche
  abbiamo invitato anche l'ANCI, ed in questo senso io intendevo.

   PRESIDENTE. Onorevole Gucciardi, aveva chiesto di parlare.

   GUCCIARDI. Se andiamo avanti rinuncio all'intervento.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  intervengo  per
  sottolineare  un  andazzo  che ormai  è  a  livello  nazionale,  lo
  subiamo, lo vediamo a livello regionale, cioè quello di cercare  in
  tutti  i  modi di bypassare i consensi degli eletti. Ed  in  questo
  senso quello che ha detto l'assessore poco fa è di una gravità -  a
  mio  modo di vedere - inaudita, e prego i colleghi parlamentari  di
  fare attenzione alle parole che l'assessore ha detto.
   L'assessore ha sottolineato che hanno sentito l'ANCI e ha ribadito
  anche altre associazioni e che comunque loro opereranno all'interno
  del Governo, dei colleghi di Governo per individuare le linee guida
  dello  sviluppo che secondo loro, che nella maggior parte dei  casi
  almeno  finora non sono mai passati da libere elezioni e la  strada
  migliori che il Parlamento degli eletti è un optional. Non un fatto
  di   questo  disegno  di  legge  o  di  questo  Governo,  purtroppo
  assistiamo  anche a livello nazionale a questo tentativo pericoloso
  di  farsi dare deleghe in bianco per operare quasi legibus solutus,
  perché se si hanno deleghe in bianco - per giunta in questo caso, a
  proposito  dell'articolo  5,  si  parla  di  requisiti  di   natura
  politica, di scelte di natura politica - è molto pericoloso  perché
  si  comincia  così, si prevarica il Parlamento, poi  si  impone  ai
  sindaci,  si  impone ai territori, come sosteneva Malafarina,  cioè
  stiamo  andando al capovolgimento della democrazia,  tutto  si  può
  fare.   Poi,  uno  come  me  che  viene  dall'MSI,  vorrebbe  dire:
   Nominiamo  un bel Commissario per ogni Regione. Nominiamo  un  bel
  prefetto che si occupa della Regione Sicilia

   MUSUMECI. Questa è dittatura

   FORMICA. Ma perché dittatura? Secondo Renzi, modello nuovo  non  è
  dittatura: il Senato lo dobbiamo togliere, le province le  dobbiamo
  togliere,  il Governo fa le leggi e si consulta con gli altri  rami
  del Governo, il Parlamento è un optional.
   Io  credo  che questa sia una strada pericolosa, molto  pericolosa
  che,  al di là di chi sta governando ora, i parlamenti devono  fare
  delle  leggi che vadano bene sempre non per il momento, perché  chi
  oggi  è  favorevole ad una determinata norma perché pensa di essere
  garantito,  perché pensa di essere in maggioranza  o  nel  Governo,
  domani potrebbe pagare conseguenze anche gravi secondo il suo punto
  di vista dal fatto di essere in un'altra situazione.
   Io  ritengo  di  stare  molto  attento  e  rinnovo  l'invito  alla
  Presidenza di fermarci su questa norma. Per carità, io non dico che
  non  dobbiamo farla ma, vista la portata, non è una norma  che  noi
  possiamo affrontare e discutere in poco tempo.

   PAPALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PAPALE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  avvalorare
  quanto  detto  prima dai miei colleghi, e voglio precisare  che  lo
  Statuto   della   Regione   siciliana   all'articolo   12    recita
  testualmente:  L'iniziativa della legge regionale spetta al Governo
  ed  a  ciascun  deputato dell'Assemblea regionale , e  per  finire,
  sempre  lo  stesso articolo 12, al comma 4, recita:  I  regolamenti
  per  l'esecuzione delle leggi formate dall'Assemblea regionale sono
  emanati dal Governo regionale .
   Ecco  perché  io  non sono per derogare agli  altri  ma  sono  per
  perdere  qualche giorno di tempo in più, ad emanare tutti i decreti
  definitivi deve essere l'Assemblea regionale.
   Ma  proprio in virtù di quello che recita lo Statuto della  nostra
  Regione, perché, altrimenti noi non facciamo altro che dare  potere
  ai  funzionari, voi non avete la più pallida idea di cosa significa
  andare a girare ogni giorno gli uffici tecnici.
   Ogni dirigente interpreta la legge e la applica come una nazione a
  parte  e  questo non è possibile perché poi vediamo nei giornali  i
  risultati  di quello che c'è a distanza di tempo, e quindi  ritengo
  che nessuno ha la volontà di derogare.

   GUCCIARDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GUCCIARDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  immagino,  con
  grande  rispetto,  di dover porre una parola di chiarezza  rispetto
  alle cose che stiamo facendo.
   Per la prima volta nella storia dell'Autonomia siciliana ci stiamo
  cimentando - correggetemi se sbaglio - nell'approvare uno strumento
  legislativo  particolare quale è un testo unico e  proprio  per  la
  specificità  dello Statuto che non prevede la legge  di  delega  da
  parte  del Parlamento al Governo, il Parlamento siciliano ha  avuto
  il  coraggio di incardinare questo importantissimo disegno di legge
  cimentandosi  in un'opera faticosa che è quella di approvare  norme
  di  dettaglio, norme anche con un profilo strettamente tecnico  che
  normalmente dovrebbero essere di competenza del Governo, qualora il
  nostro Statuto prevedesse la legge di delega che non prevede.
   Per  cui  questo Parlamento, signor Presidente, proprio  perché  i
  testi  unici, normalmente, a livello statale, vengono adottati  con
  decreto  legislativo, cioè con la legge delega del Parlamento,  per
  cui  il Governo viene delegato secondo certi parametri e con  delle
  linee  precise entro cui i governi si debbono muovere  proprio  per
  adottare  queste norme tecniche, noi oggi, nel rispetto del  nostro
  Statuto, ci stiamo cimentando invece in una opera complicata di  un
  disegno di legge che, unico caso, reca 238 articoli ed arrivati  al
  quinto  articolo, che peraltro dovrebbe essere approvato in unicum,
  come  correttamente  diceva il Presidente Marziano,  cioè  con  gli
  articolo  6  e 7, siamo pronti ad alzare le braccia, ad arrenderci,
  dicendo che non è competenza del Parlamento.
   Poi ho ascoltato altri colleghi dire che il Parlamento verrebbe ad
  essere violato nelle proprie prerogative qualora adottasse un testo
  di questo tipo.
   Io  dico  che il Parlamento farà bene a continuare nell'azione  di
  approvazione di questo disegno di legge, che sarà faticosa,  ma  se
  ciascuno  di noi vorrà entrare in quella che è la dimensione  anche
  istituzionale  che  deve  avere nel trattare  un  testo  di  questa
  levatura,  credo che potremmo raggiungere l'obiettivo  di  adottare
  questo  disegno  di legge, trasformarlo in legge  ed  approvare  il
  primo testo unico nella storia dell'Autonomia siciliana.
   Ovviamente,  non condivido nella maniera più assoluta questo  modo
  di  interpretare  un  percorso soprattutto su un  testo  di  questa
  natura per cui il Parlamento sarebbe defraudato di qualcosa.
   Parlando  di linee guida, rientro nel merito dell'articolo  5;  io
  credo  che  una Regione abbia il dovere di emanare linee guida  che
  uniformino  i  comportamenti  in materia  di  attività  produttive.
  Naturalmente, questa è una potestà della Regione, e la  Regione  ha
  il  dovere di esercitarla ed è pure corretto, e lo dico ai colleghi
  che  hanno manifestato perplessità, lo dico con rispetto ed è  pure
  corretto  il  comma 4 dell'articolo 5, il comma  di  chiusura,  che
  prevede che qualora la Regione sia inadempiente rispetto al  dovere
  che ha di uniformare rispetto a tutte le attività produttive che si
  svolgono  nei  livelli territoriali, ad ogni livello  istituzionale
  della  Regione  di poter continuare quello che è  il  percorso  nei
  livelli  territoriali  senza rimare vincolati  ad  inadempienze  in
  questo caso del Governo regionale.
   Io  credo  che se il Parlamento adotta ed approva una  norma,  sto
  parlando  dell'articolo  5, Presidente  Marziano,  che  prevede  la
  emanazione  di  linee  guida in materia  di  attività  di  sviluppo
  economico,  io  credo che il Parlamento regionale sta  facendo  una
  cosa  assolutamente normale e mi stupisco che questo, appunto,  non
  ci sia, mi stupisco come ci possa essere perplessità su questo tipo
  di tematica.
   Quindi,  Presidente, io chiedo ai colleghi una valutazione diversa
  rispetto  a  questi  interventi che ho  avuto  modo  di  ascoltare,
  sapendo  che  non  stiamo  approvando una legge  qualsiasi,  stiamo
  approvando un testo unico che, ripeto, è un esercizio complicato  e
  difficile perché normalmente non dovrebbe svolgersi in questo modo,
  dovremmo  noi  delegare  il  Governo  a  far  questo,  nel   nostro
  ordinamento,  ripeto, non è previsto la legge di  delega  e  quindi
  faremmo  cosa  giusta  ad  andare avanti  con  grande  dignità  per
  approvare questo disegno di legge e dare il segno di quello  che  è
  la  volontà  di  questo Parlamento di voler lavorare  e  di  volere
  adottare  norme  che siano coerenti con quello che  è  lo  sviluppo
  della Sicilia e l'interesse dei siciliani.

   MARZIANO,  presidente  della Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARZIANO,   presidente  della  Commissione  e   relatore.   Signor
  Presidente,  invito  i colleghi a leggere l'articolo  6  e  poi  la
  riscrittura  dell'articolo 7 che fa cadere molte delle  perplessità
  che sono state espresse, che sarebbero di tutti se l'articolo 5 non
  viene collegato con il 6 e con il 7, di riscrittura del Governo.
   Inoltre io ho qua un emendamento di riscrittura, il 5.2.1, che  al
  netto  della  soppressione  del  comma  sei,  sul  quale  non  sono
  d'accordo,  ci  aiuta pure a capire che si mantiene  un  ruolo  del
  Parlamento  in tutto questi iter, quindi vi invito a riflettere  su
  questa   stretta   connessione  fra  i  tre  articoli   e   su   un
  subemendamento che penso tutti i colleghi abbiano.

   LEANZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, l'hanno
  detto i colleghi che mi hanno preceduto ed anche l'Assessore, non è
  la  prima volta ma è quasi la prima volta che si lavora su un testo
  unico e la sperimentazione l'abbiamo fatta nel 2000 con la legge n.
  32  e  la  legge n. 32 di fatto ha accompagnato tutta la spesa  dei
  fondi europei per tutto il periodo del 2001/2007 e del 2007/2014.
   Quindi   ci   volle  il  tempo  necessario,  ci  fu   una   grande
  condivisione,  ci  fu  un grande lavoro in Commissione,  ci  fu  un
  grande lavoro dell'Assessore, un grande lavoro del relatore e debbo
  dire  che  quella  legge, che non era assolutamente  diversa  anche
  dall'impostazione  di  questa  legge,  certamente  ha  dato  grossi
  risultati,  grossi  risultati nella spesa, grossi  risultati  nella
  convinzione  delle  cose  che  si potevano  fare,  delle  cose  che
  certamente si sono fatte. Io non ho paura del ragionamento  che  ha
  avviato l'Assessore sulle linee guida, così come non si deve  avere
  assolutamente paura che ci sia il decreto assessoriale, il  decreto
  del  Presidente della Repubblica, perché - lo dico  al  mio  amico,
  onorevole Papale - se noi dovessimo fare un decreto, un regolamento
  in Commissione, in quest'Assemblea, per cambiarlo ci vuole un'altra
  legge, se dobbiamo fare con decreto assessoriale basta cambiare  la
  pubblicazione  alla Gazzetta Ufficiale ed abbiamo in  qualche  modo
  risolto il problema. I decreti li fa il Governo. I decreti li fa il
  Presidente  della  Regione, sulle linee guida approvate  da  questo
  Parlamento.
   Noi  abbiamo  già detto che questo Parlamento in qualche  modo  si
  deve  un  po'  spogliare di una serie di competenze, ed  in  queste
  linee  guida le competenze cominciano a venire meno da parte  della
  mamma  Regione e stanno finalmente affluendo verso gli enti locali,
  i  nuovi liberi consorzi, cosa che stiamo facendo e comunque  verso
  la  programmazione  del  territorio. Ma  è  chiaro  che  senza  una
  programmazione regionale non si va da nessuna  parte, è chiaro  che
  le   grandi  questioni  vengono  assolutamente  discusse  su   base
  regionale e vengono orientate da un Governo che mi auguro  continui
  in  questa sinergia tra i vari Assessorati, che certamente non  può
  che fare bene alla nostra Terra.
   Quindi  il  cinque,  il sei ed il sette -  sul  sette  io  ho  una
  perplessità,  l'ho detto poco fa al Presidente Marziano,  toglierei
  la  parola  regolamento' e metterei  decreto attuativo' anche  qua,
  il  regolamento dal CGA prima che venga approvato passano due anni,
  il  sette te lo dimentichi, fai il cinque ed il sei, ma il sette te
  lo  dimentichi,  perché prima che viene approvato, chi  ha  qualche
  esperienza  di regolamenti approvati nella Pubblica Amministrazione
  in  questa Regione sa che in meno di due anni, con tutta  la  buona
  volontà, tutto questo non avviene.
   E  allora, io sono convinto che noi dobbiamo scrivere linee  guida
  molto  chiare. Il mio amico, Presidente Formica, era famoso  perché
  faceva i decreti, i decreti assessoriali, anzi se dipendeva da  lui
  toglieva  la legge n. 10. Se fosse dipeso da lui anche il direttore
  avrebbe  tolto. Perché ci vuole mettere la firma. Ma è  giusto   E'
  giusto  che  sia  così.  Quindi sul decreto assessoriale,  l'organo
  politico  fa  indirizzo politico, lo dice la legge  n.  10,  allora
  cancelliamo la legge n. 10, cancelliamo tutto un passato in cui noi
  politicamente abbiamo deciso di stare lontano dalla gestione, tutti
  abbiamo  deciso  di stare lontano dalla gestione  e  passiamo  alla
  seconda fase.
   Allora,  l'indirizzo politico lo fa l'Assessore,  il  Governo,  il
  Presidente  della  Regione,  il Governo  nel  suo  insieme,  questo
  Parlamento, dopo di che l'attuazione ovviamente la fanno  gli  enti
  locali,  i  comuni,  la  fanno i dirigenti,  in  maniera  chiara  e
  precisa.  Un decreto del Presidente della Regione può cambiarsi  in
  qualunque  momento,  ma  può tranquillamente  essere  un  punto  di
  riferimento essenziale per poter governare bene questa Terra.
   Noi  non  dobbiamo avere paura dei testi unici,  poco  fa  abbiamo
  avuto  un  incidente di percorso proprio perché non si  parlava  di
  testo  unico.  Questo è un testo unico, forse eccessivo  in  alcuni
  momenti,  ma è un testo unico che mi auguro, alla fine del percorso
  possa  veramente  mettere fuori tutti gli altri testi  e  dire  noi
  abbiamo  soltanto  questo  testo per  lo  sviluppo  delle  attività
  produttive  abbiamo risolto, penso, mi auguro, il grosso  problema,
  non lo risolviamo domani mattina e neanche all'approvazione, ma nei
  6,  negli 8 mesi, nei 5 mesi etc. con i decreti attuativi,  con  il
  decreto  assessoriale, con il decreto del Presidente della  Regione
  certamente possiamo riuscirci.
   Allora  non  dobbiamo  avere timore, non  possiamo  scrivere  cose
  assolutamente precise, assolutamente interpretabili al 100%  perché
  non esistono.
   Cerchiamo  di  essere più chiari possibile ma cerchiamo  di  avere
  anche fiducia in una legislazione di testo unico che secondo  me  è
  la  strada  vincente  ed  è  la strada  che,  caro  assessore,  noi
  condividiamo e ti aiuteremo in questo proposito.

   Siamo all'emendamento 5.1. Lo mantiene Onorevole Malafarina?

   MALAFARINA.  Lo mantengo.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   VANCHERI, assessore per le attività produttive. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

                                Congedo

   PRESIDENTE.   Comunico  che  hanno  chiesto  congedo   l'onorevole
  Francesco Cascio dal 10 al 20 marzo per motivi di salute.

   L'Assemblea ne prende atto.

    Riprende il  seguito della discussione del disegno  di legge n.
                                 683.

   PRESIDENTE. Riprende la discussione del disegno  di legge n. 683
   Si passa all'emendamento  5.3 dell'onorevole Assenza.

   ASSENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Le  avrei    chiesto di intervenire  io  proprio  per
  specificare il termine  Consorzi dei comuni componenti .
   Ne ha facoltà.

   ASSENZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, premesso  che  io
  sono  ideologicamente  contrario a quella impostazione  dirigistica
  che  sottende  alla stesura degli articoli 5, 6   e  7,   e  quindi
  gradirei che queste linee guida in sede di votazione finale il  mio
  voto  sarà in questo senso, venissero drasticamente abolite  perché
  se partiamo dal presupposto che l'attività produttiva in senso lato
  è  lasciata  in  uno  stato  di liberaldemocrazia  alla  iniziativa
  privata e quindi non ha assolutamente senso nessuna impostazione di
  carattere  dirigistico, men che meno regionale, se  vi  è  un  ente
  pachiderma dove tutto si ferma e affossa e dove si apre il  mercato
  degli   animali  per  rilasciare  qualsiasi  autorizzazione,  nella
  previsione di un decentramento a questi enti intermedi che voi  non
  avuto  più voluto chiamare province, ma che chiamiamo consorzi  dei
  comuni,  l'emendamento a mia firma aveva questo  senso  di  dettare
  questi  principi, queste linee guida, se proprio si deve fare  alla
  programmazione  di  livello intermedio e quindi  al  consorzio  dei
  comuni.
   Gli   uffici  hanno  tradotto  forse  la  mia  grafia  forse   non
  perfettamente  leggibile  ma  era  chiaro   consorzi   dei   comuni
  competenti ,  ai consorzi comunali del territorio cui si  riferisce
  quella  iniziativa, quindi, il comune territorialmente  competente.
  Chiaro  che  il  senso dell'emendamento era questo. E,  quindi,  se
  proprio  questa  programmazione vi deve  essere,  deve  essere  una
  programmazione comunque rilasciata all'ente intermedio.
   Penso che

   PRESIDENTE. Onorevole Assenza, lei parla di  liberi consorzi,  gli
  istituendi   liberi consorzi e, quindi, anche con riferimento  alle
  Città metropolitane o libero consorzio autonomo.

   ASSENZA. Autonomo io mi riferisco.

   PRESIDENTE.  Quindi, non c'entra niente con gli istituendi?

   ASSENZA.  Il  senso è questo. Fermo restando che sono  dell'avviso
  che  questo Testo unico per le attività produttive, se voleva avere
  un  senso, doveva terminare all'articolo 4 e già negli articoli  1,
  2, 3 e 4 già vi erano degli orientamenti assolutamente pleonastici.
  L'attività  economica  è  libera,  l'iniziativa  privata  è  libera
  nell'ambito  nelle  leggi  che non la  precludono.  Ogni  ulteriore
  orpello  è assolutamente inutile e foriero di complicanza  per  chi
  veramente  vuole svolgere impresa e attività produttiva  in  questa
  Isola.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo sull'emendamento 5.3.

   VANCHERI, assessore per le attività produttive.  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MARZIANO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Di  quale
  emendamento parliamo?

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, facciamo una cosa. Ho  capito  che
  l'aria     O si seguono i ragionamenti o non andiamo avanti,  però,
  perché si tratta di un Testo unico che stiamo esitando.
   Avrei  da  fare  una proposta perché avendo precisato  l'onorevole
  Assenza  che  si  tratta  di  un libero  consorzio  competente  non
  l'istituendo   libero   consorzio,  avendo   fatto   tutte   queste
  precisazioni,  occorre fermarsi un momento probabilmente  prima  di
  andare avanti senza alcuna forzatura

   FORMICA. E' una cosa giusta, Presidente.

   PRESIDENTE. Il ragionamento uno è. Noi abbiamo portato in Aula  il
  Testo unico sul presupposto che c'era unanimità di consensi in  III
  Commissione  e  anche sul  presupposto che c'è la disponibilità  da
  parte  dell'Assessore ad esaminare possibili proposte  migliorative
  chiaramente  nello  spirito  del Testo unico  complessivo.  Però  è
  evidente che bisogna stare in Aula - è chiaro che è un appello  che
  si  fa alla maggioranza - per portare avanti questo Testo unico  se
  lo dobbiamo portare avanti.

   FORMICA. La maggioranza non lo vuole questo Testo unico.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, apprezzate  le  circostanze,  la
  seduta  è  rinviata  a domani, mercoledì 11 marzo  2015,  alle  ore
  16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone


  I   - COMUNICAZIONI
  II   - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

             1)  -  Testo unico delle attività produttive . (nn. 683-2-228-490-
                 254-548/A) (Seguito)

                Relatore: on. Marziano

             2)  -  Disegno di legge voto ai sensi dell'articolo 18 dello
                 Statuto della Regione siciliana recante  Abrogazione dell'artic
                 38 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito con
                 modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164' . (n. 876/A
                 (Seguito)

                Relatore: on. Ferrandelli

             3)  -   Disposizioni in materia di personale delle Camere di
                 Commercio, industria ed artigianato. Fondo di quiescenza . (n.
                 905/A) (Seguito)

                Relatore: on. Mangiacavallo

  III    -   SVOLGIMENTO, AI SENSI DELL'ARTICOLO 143 DEL REGOLAMENTO
   INTERNO, DELL'INTERROGAZIONE:

         N. 1809  -  Iniziative finalizzate a una rivalutazione del
              progetto 'Sicilian Factory' nell'ambito delle  misure
              per l'inclusione sociale di soggetti svantaggiati.

         (19 febbraio 2014)

                                                        ALONGI

  IV   - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

             1)  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
               Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
               dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
               siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
               della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, dell
               libertà civili, politiche, economiche e sociali' . (n. 223/A)

               Relatore: on. Malafarina

             2)  Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47. Autorità
               Garante della persona con disabilità nella Regione . (n. 528/A)

               Relatore: on. Anselmo

             3)  Modifiche della legge regionale n. 29/1951 in materia di
               elezione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana e del
               Presidente della Regione . (nn. 428-186-194-210-234-411-421-436/A

               Relatore: on. Cracolici

  V   - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 156  -  Interventi urgenti per assicurare  la  corretta
              applicazione  dello Statuto siciliano in  materia  di
              rapporti finanziari con lo Stato.

         (24 luglio 2013)

                     CORDARO  -  MICCICHE' - CLEMENTE -  ANSELMO  -
                     GERMANA'

  VI   - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 294  - Iniziative urgenti per una corretta gestione dei
              flussi migratori verso la Sicilia.

         (23 aprile 2014)

                     VENTURINO  -  CIMINO  - MARZIANO  -  RAGUSA  -
                     CIRONE

  VII   -  DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 233  -  Opportune iniziative concernenti  il  complesso
              immobiliare sito a Palermo, in via Ingegneros 31.

         (25 novembre 2013)

                     MILAZZO G. - D'ASERO - CASCIO F. - VINCIULLO

  VIII   - SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 178  -  Verifica  del  rapporto che intercorre  tra  il
              Ministero delle infrastrutture e dei trasporti  e  la
              concessionaria  che  si occupa della  gestione  delle
              autostrade   siciliane  con  eventuale  adozione   di
              misure alternative.

         (19 settembre 2013)

                     GRASSO  -  LANTIERI  -  CORDARO  -  CIMINO   -
                     CLEMENTE

  IX   - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 286   -   Rimozione   del  Segretario  generale   della
              Presidenza della Regione siciliana.

         (26 marzo 2014)

                         CIACCIO  - CANCELLERI - ZAFARANA - PALMERI
                         -  CAPPELLO - TANCREDI - CIANCIO - FERRERI
                         -  MANGIACAVALLO - SIRAGUSA -  TRIZZINO  -
                         FOTI - LA ROCCA - ZITO - GRECO G.

  X   - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 381  -  Mantenimento degli attuali distretti  di  Corte
              d'Appello in Sicilia.

         (17 dicembre 2014)

                     MUSUMECI  - CORDARO - FERRANDELLI -  MICCICHE'
                     -  CIACCIO  -  ALONGI - ARANCIO  -  ASSENZA  -
                     FAZIO  -  LANTIERI - LENTINI  -  LO  SCIUTO  -
                     MALAFARINA - PICCIOLO - ZITO - FEDERICO

  XI   - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 382   -   Iniziative  per  scongiurare   la   paventata
              abolizione  della  figura  del  Segretario   comunale
              negli enti locali.

         (30 dicembre 2014)

                     MUSUMECI - FORMICA - IOPPOLO - ASSENZA

  XII    -   SVOLGIMENTO, AI SENSI DELL'ARTICOLO 143 DEL REGOLAMENTO
   INTERNO, DELL'INTERROGAZIONE:

         N. 2479  -   Provvedimenti  urgenti  per  il  rinnovo  del
              contratto  del  personale  infermieristico   per   la
              postazione 118 di Comiso (RG).

         (5 novembre 2014)

                                                        ASSENZA

                   La seduta è tolta alle ore 19.13

        (Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 20.00)

                     DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il  Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa  Maria Cristina Pensovecchio

   ALLEGATO 2

         ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA

  DISEGNO  DI LEGGE  TESTO UNICO DELLE ATTIVITà PRODUTTIVE.   (683-2-
  228-490-254-548/A)

   All'articolo 1

      Emendamento COMM.1 (di riscrittura)

      All'art. 1, il comma 2 è sostituito dal seguente:

       2.  L'ordinamento regionale si adegua ai principi stabiliti
   dall'articolo  3,  decreto  legge  13  agosto  2011,  n.   138,
   convertito  in  legge 14 settembre 2011, n. 148,  e  successive
   modifiche ed integrazioni.

      Emendamento 1.5

      All'art. 1, comma 3, alla lettera l) la parola  insulari   è
   soppressa.

      Emendamento 1.6

      All'art.  1,  comma  3,  alla lettera  l),  dopo  la  parola
    costiere  è aggiunto  e .

   All'articolo 2

      Emendamento COMM.2 (di riscrittura)

      L'articolo 2 è così sostituito dal seguente:

                                Art. 2.

       Esclusione di limiti e restrizioni allo svolgimento delle
                          attività economiche

      1. Nell'ambito dei principi e delle finalità di cui all'articolo 1,
            fatte salve le prescrizioni di cui alla presente legge, l'esercizio
            di attività economiche nel  territorio della Regione non può essere
            subordinato ai limiti o restrizioni previsti dall'articolo 34,
            decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in legge 22
            dicembre 2011, n. 214, e successive modifiche ed integrazioni.

  2.  L'esercizio di attività economiche nel territorio della Regione
  non può essere subordinata al possesso dei requisiti, criteri e
  condizioni previsti dall'articolo 11, decreto legislativo 26 marzo
  2010, n. 59 e successive modifiche ed integrazioni.

   All'articolo 3

      Emendamento COMM. 3

      L'articolo 3, comma 2, è così sostituito

      2.  In ogni caso in cui è previsto un regime autorizzatorio,
      le  condizioni  cui  è possibile subordinare  l'esercizio  o
      l'attività economica sono quelli stabiliti dall'articolo  15
      del  decreto  legislativo 26 marzo 2010 n. 59  e  successive
      modifiche ed integrazioni.

      Il comma 3 è soppresso.

   All'articolo 4

      Emendamento 4.1

      All'articolo  4,  comma 1, le parole  salvo quanto  previsto
   dal presente articolo  sono soppresse.

      Emendamento 4.2

      All'articolo 4, comma 2, il secondo periodo è soppresso.

      Emendamento 4.3

      All'art.  4,  comma 6, sono abrogate le parole   siano  esse
   statali regionali o locali .