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Resoconto d'Aula della Seduta n. 230 di martedì 31 marzo 2015
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   Presidenza del Presidente Ardizzone


   PRESIDENTE. La seduta è aperta.
   Onorevoli   colleghi,  avverto  che  del  verbale   della   seduta
  precedente verrà data lettura nella seduta successiva.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                        Sull'ordine dei lavori

   FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  perché
  oggi  ho  depositato una nota, una memoria, assieme agli  onorevoli
  Cordaro  e  Formica, ma ritengo di interpretare anche  il  pensiero
  degli  altri  colleghi capigruppo di opposizione, di minoranza,  ma
  devo  dire che è stato un pensiero espresso anche da qualche  altro
  capogruppo che di minoranza non è, in merito all'elezione del  vice
  presidente del 25 marzo scorso.
   Una  elezione che è stata contraddistinta da un atto - io direi  -
  di  insolenza  da parte del Partito democratico e  da  parte  della
  maggioranza,  o di una parte della maggioranza che sostiene  questo
  Governo.
   E  questo atto, che è stato sicuramente un'incursione a gamba tesa
  nei     confronti    dell'equilibrato    principio    e    rapporto
  maggioranza/minoranza,  è  chiaro  che  va  contro  il  Regolamento
  interno dell'Assemblea regionale siciliana. E va contro - lo vorrei
  dire  a tutti i colleghi a futura memoria - perché all'articolo  4,
  comma  5  il  Regolamento interno, come diciamo nella nota,  recita
   Nell'Ufficio  di  Presidenza devono essere rappresentati  tutti  i
  gruppi  parlamentari  costituiti di diritto ai sensi  dell'articolo
  23, comma 2, esistenti all'atto della sua prima elezione. .
   Allora,  va  da  sé  che, essendosi  dimesso  l'1   luglio  scorso
  l'onorevole Pogliese, appartenente prima al PDL e, quando il PDL si
  è trasformato in Forza Italia a Forza Italia, era naturale, secondo
  il  principio  del comma 9 dell'articolo 4, che quel  seggio,  quel
  posto,  quell'Ufficio  venisse  attribuito  ad  un  componente  del
  medesimo  Gruppo  che aveva lasciato quello scranno.  O  caso  mai,
  quanto  meno, doveva essere garantito ad un esponente di una  parte
  politica  a  cui quel componente apparteneva, cioè alla  minoranza.
  Allora,  in questo senso, noi avevamo chiesto - e lo aveva  chiesto
  il capogruppo dell'UDC - che si procedesse in tal senso.
   Invece,  il  partito di maggioranza, a cui avevamo anche  detto  e
  chiesto che non partecipasse al voto per non inquinare il risultato
  di   quell'elezione,  ha  voluto  non  soltanto   partecipare   per
  contaminare  il risultato, ma ha dimostrato tutta quell'ingordigia,
  chiedendo  e  rivendicando anche non quella poltrona  ma  il  ruolo
  dell'Ufficio di Presidenza, che deve rappresentare la  garanzia  ed
  il  più alto organo di rappresentanza di questa nostra Terra che  è
  la Sicilia.
   La  Sicilia ha espresso col proprio voto partiti di maggioranza  e
  partiti  di minoranza, al di là poi degli intrecci, degli  inciuci,
  delle  compravendite che ci sono state negli anni, e al  di  là  di
  tutto  questo  erano stati individuati all'inizio dei ruoli,  degli
  Uffici  all'interno del Consiglio di Presidenza ed era  giusto  che
  quell'Ufficio,   complessivamente   inteso,   venisse    garantito,
  salvaguardato e rispettato.
   Il  Partito Democratico, ancora una volta, ha voluto invece creare
  un  vulnus,  un  diaframma e creare qualche ulteriore  problema  al
  Governo e ancora, come qualcuno aveva definito  Giufà  il capo  del
  Governo  regionale,  anche  lui  partecipava  a  questa  operazione
  assolutamente  assurda  dimostrando e piegandosi  non  al  rispetto
  istituzionale, al garbo istituzionale, alla garanzia istituzionale,
  diventando  il  peggiore uomo di corrente, di quella corrente,  che
  alla fine gli creerà il corto circuito.
   Allora,  su queste considerazioni, Presidente Ardizzone, i  Gruppi
  parlamentari  di  Forza Italia, della Lista  Musumeci  verso  Forza
  Italia,  e  della Lista Cantiere popolare verso Forza Italia  hanno
  depositato  una nota, una memoria con la quale richiamano  finanche
  l'intervento  del  3  febbraio 1999 quando,  col  deliberato  nella
  seduta 221, il Presidente Cristaldi, dinanzi ad una illegittima  ed
  irregolare  elezione,  in  maniera  molto  forte,  invalidò  quella
  elezione  non  consentendo  che  un deputato  potesse  prendere  lo
  scranno,  il ruolo, l'Ufficio di Questore perché quell'Ufficio  era
  di  altri,  era  di un altro partito e doveva essere  assegnato  al
  componente di quel partito a cui era stato attribuito.
   Allora anche stavolta doveva essere così, eppure invece si è fatto
  diversamente.
   Signor  Presidente,  noi non vorremo arrivare ad  atti  eclatanti,
  come  ad esempio uscire dall'Aula dinanzi a determinata Presidenza,
  noi  non  vogliamo creare una irriverenza nei confronti  di  questo
  Parlamento,  nei  confronti del quale abbiamo  massimo  rispetto  e
  vogliamo  riconoscerlo come la massima autorità, il massimo  organo
  di rappresentanza e rappresentatività della Sicilia.
   Ecco  perché  le  chiediamo che la questione venga demandata  alla
  Commissione per il Regolamento, poiché sarà la Commissione  per  il
  Regolamento a dire, ad esprimere, a potere approfondire una vicenda
  che  può  avere  degli  strascichi perché viene  meno  il  rapporto
  dialettico tra maggioranza e minoranza; non è un atto o un  attacco
  al  collega Peppino Lupo, me ne guarderei, il mio rapporto di stima
  anche  personale, soprattutto personale, ma anche politico esula  e
  mette  al  riparo  il deputato. Mettono, invece, un'ombra  sinistra
  sull'atteggiamento  canagliesco che il  Partito  Democratico  e  la
  maggioranza ha voluto riservare all'intera assise.
   Per  queste ragioni, signor Presidente, le chiedo formalmente  che
  la  vicenda  così  intricata, ma se vogliamo così  semplice,  possa
  essere  demandata  alla Commissione per il Regolamento,  perché  si
  possa  correggere un vulnus che rischia di portare e di determinare
  gravi strascichi.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, chiaramente mi riservo di valutare
  la  richiesta  che  è  stata formulata insieme  agli  uffici  e  di
  interessare, eventualmente, come da lei richiesto anche in  nome  e
  per   conto   degli  altri  capigruppo,  la  Commissione   per   il
  Regolamento.

                                Congedo

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Nicotra ha chiesto di  essere
  considerato in congedo per la seduta odierna.
   L'Assemblea ne prende atto.

                        Sull'ordine dei lavori

   TURANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo  in
  maniera  telegrafica  per  rappresentare un  problema  che  ritengo
  conosciuto da tutti.
   Mi  rendo  conto  delle  priorità che  l'Assemblea  per  ora  deve
  affrontare  e  condivido  la scelta di  mettere  come  primo  punto
  all'ordine  del  giorno la legge sui liberi  consorzi  e  le  città
  metropolitane.  Però credo, signor Presidente, che sottacere  sulla
  necessità che avanzano tutte le imprese di rivedere la legge  sugli
  appalti è un'operazione fuori dal contesto socio-economico  che  la
  Sicilia per ora vive. Io credo che tra la legge sui liberi consorzi
  e l'incardinamento della legge sul bilancio debba essere affrontata
  questa legge che è fatta di due soli articoli che la Commissione ha
  analizzato in lungo e in largo.
   Non  chiedo di stravolgere i lavori parlamentari, però  sapere  di
  rinviare  questo argomento tra due o tre mesi potrebbe  non  essere
  capito dalle forze imprenditoriali che per ora vivono un momento di
  profonda  difficoltà. Pertanto, faccio appello a lei perché  finita
  la  legge  sui  liberi consorzi, in un pomeriggio si possa  esitare
  questa  legge  che  è molto importante per le categorie  produttive
  siciliane.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  sarò  molto
  breve  seppur toccherò tre argomenti. In settimana, con l'onorevole
  Tancredi,  siamo  andati in visita all'ospedale  di  Leonforte.  Il
  piano di ridistribuzione dei posti letto prevede uno smantellamento
  progressivo di molti presidi ospedalieri. Quello di Leonforte,  pur
  essendo  un  presidio  ospedaliero  che  è  stato  oggetto  di  una
  riqualificazione  dal  punto  di vista strutturale,  con  parecchie
  centinaia   di   migliaia   di   euro   spese   proprio   per    la
  riqualificazione,  rischia la chiusura. C'è un  comitato  cittadino
  che  si  sta  occupando di presidiare la struttura per  cercare  di
  scongiurare il peggio.
   Sono  a chiedere al Presidente della Commissione Sanità, onorevole
  Di  Giacomo, di attenzionare non solo il problema dell'ospedale  di
  Leonforte,  ma  il  problema relativo a tutta la  rete  ospedaliera
  regionale perché noi dobbiamo garantire una sanità di prossimità al
  cittadino  e non fare conti ragionieristici sul risparmio  che  può
  avvenire  quando  lo  stesso si traduce in un  taglio  semplice  ai
  servizi dati al cittadino e non in un mero taglio agli sprechi  che
  invece nella sanità, ahimè, ce ne sono davvero tanti.
   Il  secondo  punto è quello che riguarda una richiesta che  avanzo
  alla  Presidenza. Voglio attenzionare l'articolo 6 dell'emendamento
  presentato dal Governo al disegno di legge n. 912, che riguarda  la
  possibilità di accedere ad una anticipazione del TFR da  parte  dei
  dipendenti  regionali.  C'è  una  singolare  attenzione  da   parte
  dell'amministrazione regionale per quanto riguarda  la  possibilità
  dei  dipendenti di accedere. Attività meritorie come la possibilità
  di  pagare studi universitari ai figli, acquisto di prima casa  per
  loro  ed  anche  per i figli, o spese sanitarie.  Si  aggiunge  una
  singolare voce, che è quella che per condanne da sentenze esecutive
  nei  confronti  della pubblica amministrazione  il  dipendente  che
  viene  condannato  può  accedere  alla  possibilità  di  avere  una
  anticipazione   del   TFR  proprio  per  pagare   l'amministrazione
  pubblica.  Io credo che l'anticipazione del TFR sia la  possibilità
  data  ad  un qualunque dipendente di una qualunque azienda  qualora
  sia una attività di tipo meritorio e non sulla base di una condanna
  o  di  una  sentenza  esecutiva. Siccome non mi  sembra  una  norma
  strettamente  finanziaria,  ma  più  che  altro,  almeno  noi   del
  Movimento  Cinque  Stelle,  insieme con  qualche  altro  autorevole
  collega  del  Parlamento  regionale, l'abbiamo  soprannominata  una
  norma  ad  personam, non solo le chiedo lo stralcio, ma  le  chiedo
  anche di valutare la possibilità di mettere, visto che è all'ordine
  del  giorno  da  molto tempo, anche in discussione  la  mozione  di
  censura   nei  confronti  del  segretario  generale  della  Regione
  siciliana, la dottoressa Monterosso.
   Concludo con l'ultimo punto che è quello relativo ad un intervento
  che  ho  fatto  la  volta scorsa, riguardante  la  vendita  dei  34
  immobili.
   Ad oggi, vista anche la trasmissione televisiva di  Presa Diretta
  che si è occupata proprio di questo argomento qui, e visto il fatto
  che  il Presidente della Regione, onorevole Crocetta, non ha  perso
  tempo   a  prendersi  gli  onori  della  scoperta  quando,  invece,
  chiaramente sono di ben altri gli onori di questa scoperta, che poi
  è  una  scoperta  non di merito, ma è purtroppo una delle  ennesime
  vergogne  della  nostra  Regione,  torno  a  chiedere  al   Governo
  regionale, che ad oggi è ancora assente purtroppo, di darci i  nomi
  delle  persone che sono dietro queste società che hanno comprato  i
  34   immobili   di   proprietà  della  Regione  siciliana   e   che
  contestualmente  il  giorno  dopo  li  hanno  riaffittati  creando,
  secondo noi, i presupposti per un possibile danno erariale.  Grazie
  signor Presidente.

   FONTANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FONTANA.  Signor  Presidente, desideravo  intervenire  sull'ultimo
  atto  consumato  in  quest'Aula per l'elezione del  vicepresidente,
  fermo  restando che noi non abbiamo assolutamente nessuna  riserva,
  anzi,  sulla persona dell'onorevole Lupo, il quale nutre  tutta  la
  nostra  stima  e  tutto il nostro apprezzamento per l'attività  che
  svolge  quotidianamente  anche  in  quest'Aula,  ma  il  nostro   è
  esattamente un principio.
   Vogliamo  ribadire  che questa elezione ha  creato  un  innegabile
  vulnus  e un precedente che francamente non ha precedenti e non  ne
  ha   perché la rappresentanza democratica delle minoranze  è  anche
  sancita nel nostro regolamento.
   Basti   guardare   l'articolo  4,  comma   5,   che   prevede   la
  rappresentanza in seno al Consiglio di presidenza e, quindi, questo
  atto   è  stato  francamente  un  atto  di  profonda,  direi  anche
  arroganza, arroganza e prepotenza.
   Io  ancora  oggi aspetto una risposta perché prima delle votazioni
  avevo  anche  fatto la proposta alla maggioranza e non siamo  stati
  degnati di una risposta perché la maggioranza sosteneva che  questa
  elezione scaturiva dal fatto che la minoranza non avesse un nome da
  proporre.
   Ebbene,  la minoranza aveva tre nomi, aveva proposto tre  nomi  e,
  quindi, la maggioranza avrebbe avuto anche l'opportunità, oltre che
  la  possibilità, di scegliere uno dei tre candidati che erano stati
  proposti  e, invece, anziché dare una risposta alle nostre lagnanze
  e  alle  nostre richieste legittime, si è trasformato tutto in  una
  risposta  prepotente che ha eletto ancora una  volta  un  esponente
  della maggioranza.
   Ebbene, io le chiedo di poter convocare il Consiglio di presidenza
  per  rivedere  un pochino e trattare questo argomento  che,  a  mio
  parere, è un argomento importante perché c'è in gioco la democrazia
  e,  quindi,  poter rivedere un pochino tutto quello che è  successo
  perché siamo fermamente convinti del fatto  che noi dobbiamo  avere
  la   nostra  presenza  all'interno  di  questo  Consiglio,   signor
  Presidente.
   Pertanto,  le chiedo di poter riunire con urgenza il Consiglio  di
  Presidenza.

   PRESIDENTE.   Grazie,  onorevole  Fontana.  C'era  un   precedente
  intervento dell'onorevole Falcone, che ha illustrato, peraltro,  il
  documento che ha presentato a questa Presidenza, senza la firma del
  nuovo  centro destra, per sottoporre la questione alla  Commissione
  per il regolamento.
   Quello  che  ho già detto all'onorevole Falcone lo  dico  anche  a
  seguito  del  suo autorevole intervento, mi riservo di valutare  il
  documento e anche la sua richiesta e di procedere di conseguenza.

   Consorzi comunali e città metropolitane' (nn. 833 e altri 848 bis/A)
   Presidenza del Presidente Ardizzone


  Discussione del disegno di legge Disposizioni in materia di liberi
  Consorzi comunali e città metropolitane  (nn.  833-783-791-819-822-
                  823-824-831-832-839-842-848 bis/A)

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione dei disegni di legge e precisamente al disegno di legge
   Disposizioni  in  materia  di liberi  Consorzi  comunali  e  città
  metropolitane   (nn.   833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-
  848 bis/A) posto al numero 1).
   Invito la I Commissione a prendere posto nell'apposito banco.
   Onorevoli   colleghi,   negli  interventi   precedenti   è   stata
  evidenziata l'esigenza di discutere sia gli altri disegni di legge,
  in   particolar  modo  l'ha  evidenziato  l'onorevole  Turano   con
  riferimento alla legge sugli appalti, sia le mozioni che  già  sono
  all'ordine del giorno.
   Noi abbiamo una esigenza primaria, non dimentichiamo che siamo  in
  sessione  di  bilancio con tutte le difficoltà che ci sono,  perché
  come   ben  sapete più volte ribadito, è stata presentata la  legge
  finanziaria, ma paradossalmente non è stato presentato a  tutt'oggi
  il bilancio.
   Con  il  Governo, più volte sollecitato, si è convenuto o, meglio,
  c'è  stata  l'ulteriore rassicurazione, è il caso di ribadire,  una
  nuova  assicurazione  che  entro questa settimana,  comunque,  sarà
  depositato il bilancio.
   Domani  è  noto a tutti che in II Commissione ci determineremo  in
  ordine alla trattazione della legge finanziaria. E' chiaro che  gli
  uffici hanno fatto un primo esame in ordine alle materie di stretta
  pertinenza  finanziaria e, quindi, di accompagnamento  se  vogliamo
  alla  manovra  di bilancio, ma sapete che è ben difficile  prendere
  questa decisione in assenza proprio del bilancio stesso, quindi, la
  situazione è paradossale, ma realisticamente è questa.
   Abbiamo  anche  un'altra  scadenza come voi  ben  sapete,  ma  già
  l'abbiamo  concordata in sede di Conferenza dei Capi gruppo  che  è
  quella  di esitare la legge sui cosiddetti liberi Consorzi e  città
  metropolitane,  perché è arrivata anche la scadenza  dell'ulteriore
  proroga in favore dei Commissari.
   Pertanto, io sarei dell'avviso, se l'Aula è d'accordo, stasera noi
  incardiniamo  il  disegno di legge sulle città metropolitane  se  è
  possibile,  però  gradirei  che  fosse  attento  il  Presidente  di
  Commissione, che non lo distraesse l'onorevole Panepinto, se  siamo
  d'accordo,  se  l'Aula  è d'accordo, stasera potremmo  chiudere  la
  discussione   generale   e  dare  la  possibilità   di   presentare
  emendamenti  fino  a  giovedì e venerdì dare  la  possibilità  agli
  uffici  di  esaminare gli emendamenti che sono stati  presentati  e
  iniziare  no-stop martedì dalle ore 12 ed esitare entro la prossima
  settimana il disegno di legge sulle città metropolitane.
   Non  abbiamo  altra soluzione, realisticamente, non abbiamo  altra
  soluzione,  nella  speranza  che  si  possa  trovare  una   sintesi
  confacente  anche  alla  esigenza di accelerare  l'approvazione  di
  questo disegno di legge che ormai si trascina da tantissimi mesi.
   Dico  questo  è  l'auspicio che io faccio all'Aula,  noi  iniziamo
  intanto a incardinare il disegno di legge, se possiamo chiudere  la
  discussione generale questa sera sarebbe più che opportuno per dare
  la possibilità di presentare gli emendamenti.
   Io  ho  detto vediamo l'andamento, onorevole Falcone,  se  stasera
  siamo  d'accordo  si dà la possibilità a tutti  di  presentare  gli
  emendamenti  perché  realisticamente è arrivato  il  momento  delle
  decisioni quello sulle città metropolitane.
   Su  che  cosa?  Di  nuovo  sulla legge sugli  appalti,  no  basta,
  onorevole Turano, ho già risposto sulla legge sugli appalti.
   Forse  -  ripeto - non ci rendiamo conto, o probabilmente  non  mi
  rendo conto io per primo, che siamo in sessione di bilancio pur  in
  assenza di un bilancio. Il paradosso è questo.

   FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE.  No,  onorevole lei è già intervenuto sull'ordine  dei
  lavori.   Diamo  la  parola  al  Presidente  della  Commissione   e
  incardiniamo questo disegno di legge.

   IOPPOLO. In assenza dell'assessore?

   FALCONE. Signor Presidente non possiamo strozzare il dibattito.

   PRESIDENTE. Sono d'accordo con lei onorevole Falcone. Io  sono  il
  primo   a   non   volere   strozzare  il  dibattito   sulle   città
  metropolitane, perché questo disegno di legge è talmente importante
  che probabilmente sfugge ad ognuno di noi.
   Il  discorso  è che tutti i gruppi hanno l'esigenza di  presentare
  gli  emendamenti,  quindi, o noi rinviamo la  discussione  generale
  all'articolo 1,  ma non mi sembra opportuno,  oppure, per  dare  la
  possibilità  di presentare gli emendamenti, stasera  o  al  massimo
  domani  chiudiamo la discussione generale e andiamo all'articolo  1
  se ci sono degli interventi.

   D'ASERO. Domani va bene?

   PRESIDENTE.  Onorevole D'Asero se domani chiudiamo la  discussione
  generale  significa  che conteniamo il termine per  presentare  gli
  emendamenti,  perché dobbiamo dare la possibilità  agli  uffici  di
  esaminarli.  Oppure  rinviamo direttamente a  martedì  prossimo  la
  discussione generale all'articolo 1, iniziamo no-stop dalle ore  12
  e si chiude.
   Come ritenete opportuno.

   MUSUMECI. Va bene martedì.

   PRESIDENTE. Se è questa la volontà va bene.
   Intanto incardiniamo il disegno di legge e diamo la possibilità al
  Presidente di intervenire, ma dobbiamo essere chiari: dobbiamo dare
  la  possibilità agli uffici di esaminare gli emendamenti; non  deve
  essere  un  espediente,  altrimenti  andiamo  no-stop  a  fare   la
  discussione generale.
   Se  rinviamo la discussione generale, è chiaro che darò i  termini
  per gli emendamenti fino a giovedì perché abbiamo domani e giovedì,
  dobbiamo   dare  la  possibilità  agli  uffici  di  esaminare   gli
  emendamenti, perché ne arriveranno - penso - a decine.

   MUSUMECI. Abbiamo due giorni di tempo.

   PRESIDENTE. Esatto.

   MUSUMECI. Rinviamo a venerdì.

   PRESIDENTE.  Ma  scusate  sappiamo  che  venerdì  è  una  giornata
  particolare. Due giorni per gli emendamenti, fino alle  ore  22.00,
  non sono più che sufficienti? E si dà la possibilità agli uffici di
  esaminarli  venerdì mattina. Onorevole Musumeci mi venga  incontro,
  lei che è persona di buon senso, saggia e di buon senso

   MUSUMECI. Signor  Presidente è la settimana Santa di Passione.

   PRESIDENTE.  Gli uffici, mi rassicurano, lavoreranno  sia  venerdì
  che sabato, per cui daremo tempo fino alle ore 24.00 di giovedì.

   FALCONE. Anche alle ore 22.00, signor Presidente.

   PRESIDENTE. Allora rimaniamo d'accordo che stasera incardiniamo il
  disegno   di  legge,  facciamo  intervenire  il  Presidente   della
  Commissione  e la discussione generale la rinviamo a  martedì  alle
  ore  12.00, no-stop, dando tempo per gli emendamenti fino a giovedì
  alle ore 22.00.
   Quindi,  andiamo  no-stop ad approvare la prossima  settimana,  mi
  auguro,  il  disegno  di  legge sulle Città metropolitane.  Intanto
  incardiniamo il disegno di legge.
   Ha facoltà di parlare il Presidente della Commissione per svolgere
  la relazione.

   CRACOLICI,   presidente  della  Commissione  e  relatore.   Signor
  Presidente,  innanzitutto,  vorrei  ringraziare  i  colleghi  e  la
  Commissione  per un lavoro complesso che  ci ha visti  impegnati  -
  seppur con una pausa - dal 16 ottobre al 24 marzo, circa sei  mesi,
  per  elaborare  questo  testo  di  legge  che,  anche  dalle  prime
  avvisaglie di questa discussione, si presenta complesso e portatore
  di diverse opzioni in campo.
   Un  testo  che  ha visto la partecipazione di circa sessantacinque
  persone  audite,  sono state necessarie oltre  ventuno  sedute  per
  l'approvazione   degli  emendamenti,  circa   ottocento   i   testi
  emendativi depositati per l'Aula.
   Credo  che questi numeri ci dicano quanto la complessità di questa
  legge  abbia  prodotto  una discussione, in alcuni  momenti,  anche
  molto  aspra, ma che - almeno questa è la mia opinione,  l'opinione
  della  maggioranza della Commissione - alla fine ha  consentito  di
  costruire  un  testo  per  quest'Aula che considero  equilibrato  e
  saggio.
   Innanzitutto non leggerò tutta le relazione allegata al disegno di
  legge, voglio però sottolineare alcuni punti che considero salienti
  nell'affrontare questo dispositivo.
   Il  primo:  questa Regione già nel 2013 e poi ha riconfermato  nel
  2014,  con  due  successive leggi regionali, ha inteso  avviare  il
  percorso di modifica dell'assetto delle istituzioni intermedie.
   Successivamente - e questo non è fatto secondario - lo  Stato  con
  propria  legge ha disciplinato, con la cosiddetta riforma  Delrio',
  il sistema delle province italiane introducendo, malgrado la nostra
  Regione abbia competenza esclusiva in materia di ordinamento  degli
  enti  locali, principi di grande riforma economico-sociale  che  lo
  stesso  legislatore  nazionale ha inteso affermare,  che  andassero
  applicati anche alle Regioni a Statuto speciale entro un  anno  dal
  varo della stessa legge  Delrio'.
   Ecco  perché  ci  troviamo a fare una riforma  nell'alveo  di  due
  principi,  uno stabilito dal legislatore regionale e l'altro  dalla
  legge   Delrio', legge 56/2014, che fissa capisaldi che non possono
  non applicarsi alla nostra Regione.
   Nell'esitare questo disegno di legge per l'Aula, la Commissione ha
  fatto  una  prima  modifica  sostanziale  rispetto  alla  legge  8,
  confermando l'esistenza delle tre città metropolitane.
   La Commissione ha inteso perimetrare le tre città metropolitane di
  Palermo,  Catania  e Messina con lo stesso criterio  con  cui  sono
  state  perimetrate  le  città metropolitane dello  Stato  ovvero  i
  territori   delle   ex   province,  su  cui  insistono   le   città
  metropolitane,  vengono  interamente  rappresentati   nella   città
  metropolitana.
   Questa rappresenta una prima modifica sostanziale in qualche  modo
  recepita dalla legislazione nazionale.
   Usiamo  questa  espressione  recepita' perché  questo  disegno  di
  legge è in parte un recepimento dinamico della legge  Delrio'.
   La   seconda   questione   riguarda   la   governance,   questione
  particolarmente attenzionata e su cui si manifesta la maggiore e la
  più  acuta discussione al nostro interno e dove le sensibilità sono
  particolarmente accentuate.
   Nel  definire il sistema di governance, la Commissione  ha  inteso
  fissare un principio che la competenza in materia elettorale è  una
  competenza  della  Regione e  questo per  noi  non  può  essere  in
  discussione,  ma  allo stesso tempo la Commissione ha affermato,  e
  non  poteva fare altrimenti, che il sistema cosiddetto di  elezione
  di secondo livello, già prevista dalla legge n. 8 e stabilita dalla
  legge   Delrio', non poteva essere modificato in corso di esame  da
  parte della Commissione nel varare questo disegno di legge.
   Ecco  perché la Commissione e il Presidente anche, mi permetta  di
  dire,  sentito  il Presidente dell'Assemblea regionale,  ha  inteso
  dichiarare  inammissibili tutti quegli emendamenti che  intendevano
  ripristinare, o introdurre o sovvertire il principio di elezione di
  secondo grado previsto sia dalla legge n. 8 che dalla legge n. 56.
   Il terzo punto sostanziale di quella che io definisco  recepimento
  dinamico della legge Delrio  attiene alle funzioni.
   Sostanzialmente lo Stato ha fatto una operazione, per certi versi,
  anche  temeraria  ovvero  ha inteso dire che  le  province,  seppur
  formalmente  ancora  istituite e previste, poiché  la  Costituzione
  repubblicana ne prevede nel proprio ordinamento l'esistenza, c'è in
  atto  una  discussione  sulla modifica della  Costituzione  che  ne
  prevede  la  soppressione,  ha inteso definire  la  funzione  delle
  province italiane come funzione di mero coordinamento tra i  comuni
  che ne fanno parte.
   Su  questo è chiaro che per noi si trattava di una scelta delicata
  perché quella modalità di organizzazione del secondo livello  dello
  Stato,  dell'organo intermedio, in qualche modo fa a  cazzotti  con
  una   previsione  statutaria  che  da  noi  rimane,   ancorché   si
  modificherà la Costituzione italiana, ovvero l'istituto dei  liberi
  consorzi  è  un istituto previsto dal nostro Statuto e che  rimarrà
  tale  fino  a  quando  il legislatore regionale  e  il  legislatore
  nazionale non intenderanno modificare una previsione statutaria che
  vige dal 1946.
   Ecco  perché il tema dei liberi consorzi per noi non  è  un  fatto
  congiunturale. Il tema e le modalità di organizzazione del  sistema
  del governo intermedio nel nostro ordinamento è un dato strutturale
  del sistema ordinamentale degli enti locali nella nostra Regione e,
  se  è un dato strutturale, possiamo limitare la funzione dei liberi
  consorzi  ad  un  mero  coordinamento tra gli  enti  locali  e  non
  attribuire,   invece,   funzioni   proprie,   specifiche   che   ne
  giustifichino  l'esistenza  in  vita  e  che,  anzi,  e  questo   è
  l'auspicio  ed  era  l'auspicio con il  quale  ci  siamo  mossi  in
  Commissione,  prevedere  che  in  ragione  delle  funzioni  proprie
  dell'ente  intermedio, seppur non immediatamente per i  limiti  che
  sono  previsti,  innanzitutto dal fatto che ancora non  abbiamo  un
  bilancio  e  che,  quindi,  non si possa immaginare  di  trasferire
  alcuna  funzione se non è contemporaneamente connessa alle  risorse
  che vanno, appunto, trasferite contemporaneamente alle funzioni, ma
  prevedere, così come abbiamo fatto, che la Regione possa e,  io  mi
  auguro,  che  debba trasferire alcune delle funzioni  che  in  atto
  gestisce  la  Regione  ai liberi consorzi lo  considero  un  doppio
  successo.
   Primo:  attribuire  ai  liberi consorzi una  corposità  funzionale
  specifica  ed  autonoma  in grado di giustificarne  l'esistenza  in
  vita.  Secondo,  questo  è  il mio obiettivo,  è  la  mia  opinione
  politica  condivisa da larga parte dei deputati che in  Commissione
  hanno  condiviso questo principio, lavorare perché la  Regione  del
  futuro  sia  una Regione più leggera, una Regione meno  organizzata
  come  uno  Stato, ma più funzionale alla gestione di servizi  e  di
  indirizzi da determinare in favore degli enti che sono poi gli enti
  front-line: gli enti locali, i comuni, innanzitutto, ma  anche  gli
  enti intermedi.
   Questa  legge  si è mossa dentro questi tre principi,  tre  grandi
  binari dove credo sia stato fatto un lavoro di equilibrio. Ci  sono
  importanti innovazioni.
   La  prima,  di  fatto,  aboliamo l'istituto dell'approvazione  dei
  Piani   regolatori  da  parte  della  Regione  e  spostiamo  questa
  decisione  ai  liberi consorzi, cioè portiamo l'organizzazione  del
  sistema  urbanistico dei nostri territori più vicino  ai  territori
  stessi.
   La  seconda,  abbiamo in qualche modo, seppur sapendo che c'è  una
  storia,  c'è  un vissuto, c'è un know how che si è consolidato  nel
  corso  di  questi  sessant'anni, ma ad esempio, sul  settore  della
  scuola,  dove noi tutti siamo cresciuti con questa doppia modalità,
  la  scuola dell'obbligo sapevamo che il sindaco era l'interlocutore
  per   tutto  ciò  che  riguardava  la  funzionalità  della   scuola
  dell'obbligo; la scuola non dell'obbligo, quella che una volta  era
  la  scuola superiore, era la provincia l'ente di riferimento per la
  sua gestione.
   Da quella modalità di organizzazione delle funzioni, è successo di
  tutto.   Innanzitutto  è  stato  introdotta  la  legge  di  riforma
  dell'autonomia  scolastica,  è  stato  dato  un  nuovo  sistema  di
  organizzazione  all'autonomia scolastica prevedendo con  l'istituto
  del  dimensionamento  scolastico  persino  la  fisicità  in  alcuni
  territori,  di  un  unico  edificio che  contemporaneamente  svolge
  attività  a sostegno della scuola dell'obbligo e contemporaneamente
  a  sostegno  della scuola superiore, ma  in più persino  la  scuola
  dell'obbligo o l'età dell'obbligo è nel frattempo cambiata. Ciò che
  prima  era l'obbligo fino a 14 anni e alla terza media,  come  è  a
  tutti  noto, oggi, l'obbligo scolastico è stato portato  fino  alla
  maggiore età.
   Tutto  ciò  può  non  avere refluenze nelle modalità  con  cui  si
  organizza  una  funzione da parte dell'ente intermedio?  In  questo
  senso  abbiamo  inteso specificare che ciò che attiene  ai  servizi
  alla  persona, in particolare ai servizi formativi, deve essere  in
  capo all'autorità di vicinato, cioè il Comune.
   Ciò che attiene, invece, al sistema della gestione di interesse di
  area  vasta, a partire dalla viabilità che è uno dei  nodi  e   tra
  l'altro in questi mesi lo abbiamo visto e stiamo vedendo; io faccio
  un plauso all'iniziativa del Governo di aver messo circa 50 milioni
  di  euro  a  disposizione di un piano di manutenzione straordinaria
  delle  nostre  strade siciliane, però devo dire che il  tema  della
  viabilità  è  la grande sfida per rendere credibili le  istituzioni
  pubbliche perché oggi, in gran parte della Sicilia, le strade  sono
  la  metafora della situazione di grande difficoltà che sta  vivendo
  la nostra Regione.
   Quindi, dare alle province, dare ai Liberi Consorzi la funzione di
  coordinamento e di gestione della manutenzione delle  strade  è  un
  modo  per  specializzarle e dare una ragione  funzionale  a  questo
  ente.
   Certo, i Liberi Consorzi non potranno più fare quello che in parte
  hanno fatto le province nel passato. I Liberi Consorzi non potranno
  più  fare  feste,  festini, sagre le più  improbabili.  Devono,  in
  qualche modo, essere strutture di servizi, non strutture di governo
  della politica.
   Ecco perché da questo punto di vista penso che questa riforma, che
  mi  auguro l'Aula potrà, pur discutendo, pur lavorando perché possa
  essere  ancora  migliorata, ma - dicevo - questa riforma  apre  una
  nuova  stagione  anche  di  quella  modalità  concreta  in  cui  il
  riformismo  si  fa  anche  superando i limiti  del  passato  e  non
  pensando  che  il riformismo si fa con il più uno, con l'aggiungere
  qualcosa  di  nuovo  a  quello che c'era prima.  No,  si  fa  anche
  sostituendo qualcosa che c'era prima rispetto a quello che si vuole
  fare di nuovo.
   E   in   questo  senso,  e  concludo,  questo  testo,   ribadisco,
  introducendo  anche questa novità importante di avere  previsto  le
  Città  metropolitane, seppur in una geografia di area molta  vasta,
  ma  questo,  alla fine, è servito anche a semplificare  i  problemi
  patrimoniali  del passaggio delle competenze tra le Province  e  le
  Città   metropolitane  stesse  e  consentirà   anche   alle   Città
  metropolitane  siciliane di essere al passo con le opportunità  dei
  nuovi Fondi europei che sono previsti per le città.
   Infine, c'è tutta una materia che riguarda il personale, tema  che
  ha  visto  ed  ha  avuto, giustamente dico io,  l'attenzione  e  la
  preoccupazione di tanti lavoratori, sia i lavoratori di  ruolo  che
  non di ruolo.
   Vorrei  dirlo al Governo, con il quale abbiamo lavorato in  queste
  settimane,  gomito a gomito, cercando sempre di trovare  soluzioni,
  ma  soprattutto  cercando  di fare una  cosa,  onorevoli  colleghi,
  perché spesso tutti noi ci preoccupiamo di difendere le persone,  e
  facciamo bene, ma spesso ci limitiamo a dire che vogliamo difendere
  le   persone,  non  rendendoci  conto  che  se  non  ci  inventiamo
  strumenti,  anche innovativi, rischiamo di essere  danneggiati  due
  volte in Sicilia.
   Come voi sapete lo Stato ha fatto una scelta, discutibile, ma l'ha
  fatta.  Ha  deciso che le Province italiane ridurranno del  50  per
  cento  la  propria  forza  lavoro e per le  Province  che,  invece,
  diventeranno Città metropolitane la forza lavoro ridotta  sarà  del
  30  per  cento, non in funzione, quindi, di nuovi compiti che  sono
  loro  assegnati,  bensì c'è una riduzione della dotazione  organica
  d'ufficio.
   I  famosi  esuberi sono, sostanzialmente, smistati con un  sistema
  che  prevede  una mobilità in entrata da parte dei Comuni  e  delle
  Regioni, oltre che da alcuni Uffici dello Stato.
   Per  fare  questo, sostanzialmente, si finanzia questa  operazione
  con una compartecipazione ai tributi che riscuotono le Province, ma
  anche  i Comuni, che servirà a sostenere i costi della mobilità  di
  questo personale.
   Noi  abbiamo una situazione che va detta e denunciata a voce alta.
  Questo modello di gestione degli esuberi che lo Stato ha scelto per
  le  Province  italiane,  se si applicasse,  d'emblée,  alla  nostra
  Regione, saremmo al disastro totale.
   Primo: come è noto i nostri precari che vivono e convivono con  il
  sistema Sicilia che, come è noto, sono oltre ventimila, ebbene,  la
  loro  stabilizzazione è connessa alla disponibilità  che  i  Comuni
  hanno  dato e danno, di avviare i percorsi di stabilizzazione entro
  il 2018, credo. E, allora, delle due l'una: o i Comuni stabilizzano
  i  precari  che  hanno  o si prendono carico  degli  esuberi  delle
  Province che si andranno a ridimensionare.
   Le  due  cose difficilmente potranno coesistere e lo Stato non  si
  può lavare le mani pensando che il problema è della Sicilia, perché
  le riforme non si fanno con la matita rossa e blu. Non si pensi che
  una riforma si applichi indifferentemente dalle Alpi a Lampedusa e,
  siccome  è  previsto  in  una legge, sarà  così,  perché  qui  c'è,
  autorizzato da leggi dello Stato - ribadisco, autorizzato da  leggi
  dello  Stato  -,  un  sistema che prevede  la  stabilizzazione  dei
  precari  attraverso le modalità di stabilizzazione da  parte  degli
  Enti locali
   La  seconda  questione, di fondo, è che siamo in presenza  di  una
  Regione  che  dovrebbe aprire se stessa agli eventuali esuberi,  in
  forza  di  un procedimento in cui la Regione sta, giustamente  dico
  io, cercando di smaltire i propri organici.
   La  legge  che  andremo  a varare, se sarà approvata,  prevede  ad
  esempio  il prepensionamento per una parte dei dipendenti regionali
  con  l'obiettivo  di  ridurre la dotazione  organica  della  stessa
  Regione.
   Ora,   delle  due  l'una:  non  possiamo  fare,  da  un  lato,   i
  prepensionamenti  e,  dall'altro lato,  immaginare  di  fare  nuovi
  ingressi in entrata.
   Ecco  perché, in questo, non abbiamo accolto la tesi che ci veniva
  suggerita dalla cosiddetta legge Del Rio.
   Noi  abbiamo detto che il tema delle dotazioni organiche  e  delle
  funzioni dei liberi Consorzi in Sicilia, è un tema che va negoziato
  in  un apposito tavolo tra lo Stato e la Regione siciliana, proprio
  per  le  caratteristiche specifiche connesse, non  solo  al  nostro
  ordinamento  statutario, ma anche alla nostra condizione  specifica
  che   riguarda  la  dotazione  complessiva  del  sistema   pubblico
  siciliano.
   Insomma,  non abbiamo chiuso gli occhi burocraticamente,  cercando
  di  lasciare  a  chi verrà dopo, la gestione dei problemi.  Abbiamo
  inteso  garantire  ed assicurare che nessuno dei  dipendenti  debba
  sentire  minacciato il proprio posto di lavoro fino  a  quando  non
  sarà  definito,  in un rapporto adulto tra lo Stato  e  la  Regione
  siciliana, il tema del destino del personale delle stesse Province.
   Concludo. Credo che questo sia il senso sostanziale del disegno di
  legge. Su questo disegno di legge abbiamo avuto anche una relazione
  finanziaria  vidimata dalla Ragioneria della  Regione  che,  in  un
  primo  momento, aveva posto dei rilievi sulle modalità  di  impiego
  delle risorse connesse a questa riforma; la stessa Ragioneria, alla
  luce delle modifiche che sono state introdotte, poi, con l'articolo
  117 finale in Commissione, ha dato il via libera alla sostenibilità
  di questa riforma sul piano finanziario.
   Spero  che  la  discussione in Aula servirà non  ad  affossare  il
  disegno di legge ma a migliorarlo e portarlo in porto.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Cracolici. Questo è  l'auspicio  di
  tutti noi.

   LEOTTA,  assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEOTTA,  assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Signor  Presidente, deputati, dopo la presentazione del disegno  di
  legge fatta dall'onorevole Cracolici, non ho molto da aggiungere.
   Dico  solo che il disegno di legge costituisce il punto di  arrivo
  di   un'indagine  approfondita  che  è  stata  svolta  cercando  di
  ascoltare  la  voce di tutti i soggetti coinvolti e di contemperare
  esigenze contrapposte in un'alchimia che ha visto, da una parte, le
  leggi regionali che riguardavano la materia dei liberi Consorzi  di
  Comuni e le Città metropolitane e, dall'altra, la legge Del Rio.
   Un'alchimia  che  è  stata difficoltosa anche tenuto  conto  della
  peculiarità delle soluzioni che erano state, frattanto, adottate.
   Io  considero  un  successo l'aver ridotto il  numero  dei  liberi
  Consorzi da nove a sei e di aver specificato, in maniera netta, che
  ci sono altri tre liberi Consorzi - ma sempre di liberi Consorzi si
  tratta - che costituiscono le Città metropolitane.
   Aggiungo  alle cose dette dall'onorevole Cracolici che  lo  sforzo
  del  Governo  è  stato  quello di tutelare il  personale  delle  ex
  Province,  non  quale tutela fine a se stessa, ma  una  tutela  che
  scaturisce  da una considerazione di fondo, ossia che le competenze
  del  personale non si apprendono dall'oggi al domani,  ma  sono  il
  risultato di anni e anni di prassi amministrative, del fatto che si
  affrontano problemi di un certo tipo e di un certo livello; sarebbe
  stato  un  delitto se queste competenze fossero state  disperse  al
  vento. Questa è stata la preoccupazione del Governo e spero che  il
  disegno  di  legge,  nel  suo  impianto complessivo,  possa  essere
  mantenuto fermo ed approvato dall'Aula.
   Vi ringrazio.

   PRESIDENTE. Grazie, assessore Leotta.
   Onorevoli  colleghi, così come convenuto, la discussione  generale
  sul  disegno di legge viene rinviata all'articolo 1 ed  il  termine
  per la presentazione degli emendamenti è fissato fino a giovedì,  2
  aprile 2015, alle ore 22.00.
   E'  chiaro  che da martedì, 7 aprile 2015, alle ore 12.00  andremo
  avanti no-stop per l'approvazione, entro la prossima settimana, del
  disegno di legge sulle Città metropolitane. Ribadisco che domani in
  II  Commissione  esamineremo  il  testo  della  Finanziaria  che  è
  pervenuto;  ribadisco  ancora  che   non  è  stato  presentato   il
  Bilancio,  il  Governatore è presente ed ha  assicurato  che  verrà
  presentato  entro questa settimana, nell'auspicio  che,  dopo  aver
  completato la legge sui liberi Consorzi e le Città metropolitane si
  possa  mettere  mano,  in Aula, al disegno  di  legge  Bilancio  e,
  quindi, Finanziaria.

   Consorzi comunali e città metropolitane' (nn. 833 e altri 848 bis/A)
   Presidenza del Presidente Ardizzone


   L'Aula terrà seduta martedì 7 aprile 2015, alle ore 12.00, con  il
  seguente ordine del giorno:

     I  -Comunicazioni
  II  - Discussione dei disegni di legge:

       1)  -  Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
          metropolitane . (nn.  833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-
          848 bis/A) (Seguito)

          Relatore: on. Cracolici

       2)  -  Testo unico delle attività produttive . (nn. 683-2-228-490-
          254-548/A) (Seguito)

          Relatore: on. Marziano

       3)   -    Disposizioni in materia di personale delle Camere di
          Commercio, industria ed artigianato. Fondo di quiescenza . (n.
          905/A) (Seguito)

          Relatore: on. Mangiacavallo

       4)  -   Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
          Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
          dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
          siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
          della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, delle
          libertà civili, politiche, economiche e sociali' . (n. 223/A)

          Relatore: on. Malafarina

       5)   -   Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
          Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
          528/A)

          Relatore: on. Anselmo

       6)  -  Modifiche della legge regionale n. 29/1951 in materia di
          elezione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana e del
          Presidente della Regione . (nn. 428-186-194-210-234-411-421-436/A)

          Relatore: on. Cracolici

     III  -Discussione della mozione:

       N. 156   -  Interventi  urgenti  per  assicurare  la  corretta
             applicazione  dello  Statuto  siciliano  in  materia  di
             rapporti finanziari con lo Stato.

             (24 luglio 2013)

                                     CORDARO - MICCICHE' - CLEMENTE -
                                                   ANSELMO - GERMANA'

     IV  - Discussione della mozione:

       N. 294  -  Iniziative  urgenti per una corretta  gestione  dei
             flussi migratori verso la Sicilia.

             (23 aprile 2014)

                                      VENTURINO - CIMINO - MARZIANO -
                                                      RAGUSA - CIRONE

     V  -Discussione della mozione:

       N. 233   -   Opportune  iniziative  concernenti  il  complesso
             immobiliare sito a Palermo, in via Ingegneros 31.

             (25 novembre 2013)

                                               MILAZZO G. - D'ASERO -
                                                CASCIO F. - VINCIULLO

     VI  - Seguito della discussione della mozione:

       N. 178 - Verifica del rapporto che intercorre tra il Ministero
             delle infrastrutture e dei trasporti e la concessionaria
             che  si occupa della gestione delle autostrade siciliane
             con eventuale adozione di misure alternative.

             (19 settembre 2013)

                                        GRASSO - LANTIERI - CORDARO -
                                                    CIMINO - CLEMENTE

     VII  -Discussione della mozione:

       N. 286  -  Rimozione del Segretario generale della  Presidenza
             della Regione siciliana.

             (26 marzo 2014)

                          CIACCIO - CANCELLERI - ZAFARANA - PALMERI -
                            CAPPELLO - TANCREDI - CIANCIO - FERRERI -
                         MANGIACAVALLO - SIRAGUSA - TRIZZINO - FOTI -
                                           LA ROCCA - ZITO - GRECO G.

     VIII  -Discussione della mozione:

       N. 381   -  Mantenimento  degli  attuali  distretti  di  Corte
             d'Appello in Sicilia.

             (17 dicembre 2014)

                       MUSUMECI - CORDARO - FERRANDELLI - MICCICHE' -
                       CIACCIO - ALONGI - ARANCIO - ASSENZA - FAZIO -
                        LANTIERI - LENTINI - LO SCIUTO - MALAFARINA -
                                           PICCIOLO - ZITO - FEDERICO

     IX   -  Svolgimento, ai sensi dell'articolo 143 del  Regolamento
        interno, dell'interrogazione:

       N. 2479  -  Provvedimenti urgenti per il rinnovo del contratto
             del  personale infermieristico per la postazione 118  di
             Comiso (RG).

             (5 novembre 2014)

                                                              ASSENZA

                   La seduta è tolta alle ore 17.41.

        (Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 18.40)

                     DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il  Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa  Maria Cristina Pensovecchio