Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
La seduta è aperta alle ore 12.05
SORBELLO, segretario f.f., dà lettura dei processi verbali delle
sedute nn. 229 e 230 che, non sorgendo osservazioni, si intendono
approvati.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Zafarana è in congedo per
oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura
dell'interrogazione con richiesta di risposta orale presentata:
SORBELLO, segretario f.f.:
N. 2607 - Misure urgenti per il ripristino della legalità presso
il comune di Comiso avuto riguardo in particolare alla decadenza di
componente il Collegio dei revisori.
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Assenza Giorgio
PRESIDENTE. Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno
annuncio senza che il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione,
l'interrogazione si intende accettata e sarà iscritta all'ordine
del giorno per essere svolta al suo turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate:
SORBELLO, segretario f.f.:
N. 2606 - Interventi finalizzati a evitare il preannunciato
declassamento del Centro trasfusionale dell'ospedale Papardo di
Messina.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Picciolo Giuseppe; Lo Giudice Salvatore.
N. 2608 - Chiarimenti in ordine alla sospensione dei ricoveri
ordinari nel reparto di urologia dell'ospedale Gravina di
Caltagirone ed immediato intervento per scongiurarne la chiusura.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Cappello Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo; Ciaccio Giorgio;
Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia; Mangiacavallo
Matteo; Palmeri Valentina; Tancredi Sergio; Siragusa Salvatore;
Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito Stefano
N. 2609 - Chiarimenti su eventuali interventi regionali
conseguenziali alla consegna delle strade declassificate in
esecuzione di sentenze del TAR Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Cappello Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo; Ciaccio Giorgio;
Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia;
Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Tancredi Sergio; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito Stefano.
N. 2610 - Chiarimenti sulla presunta assegnazione di un incarico
conferito all'ex Assessore regionale per l'energia e i servizi di
pubblica utilità.
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Cappello Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo; Ciaccio Giorgio;
Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia;
Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Tancredi Sergio; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito Stefano
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testè annunziate saranno
inviate al Governo.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interpellanze presentate.
N. 272 - Verifica della sussistenza delle cause di inconferibilità
per un dirigente dell'Amministrazione regionale.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
- Assessore Economia
Ciaccio Giorgio; Cancelleri Giovanni Carlo; Zafarana Valentina;
Palmeri Valentina; Cappello Francesco; Tancredi Sergio; Ciancio
Gianina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa Salvatore;
Trizzino Giampiero; Foti Angela; La Rocca Claudia; Zito Stefano.
N. 273 - Iniziative per la promozione della legalità nelle scuole
siciliane e nomina di una commissione d'inchiesta sui fatti
accaduti al Liceo scientifico 'Galileo Galilei' di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Foti Angela; Ciaccio Giorgio; Cancelleri Giovanni Carlo; Zafarana
Valentina; Palmeri Valentina; Cappello Francesco; Tancredi Sergio;
Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;
Mangiacavallo Matteo; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; La
Rocca Claudia; Zito Stefano.
N. 274 - Chiarimenti in ordine agli accreditamenti istituzionali
degli ambulatori odontoiatrici operanti nella Regione.
- Assessore Salute
Greco Giovanni
N. 275 - Chiarimenti sulla paventata chiusura del punto di primo
intervento pediatrico di Adrano (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello.
PRESIDENTE. Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno
annunzio senza che il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, le
interpellanze si intendono accettate e saranno iscritte all'ordine
del giorno per essere svolte al loro turno.
Onorevoli colleghi, sospendo brevemente i lavori d'Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 12,17, è ripresa alle ore 12,31)
La seduta è ripresa.
Consorzi comunali e città metropolitane (nn. 833 e altri 848 bis/A)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione del disegno di legge Disposizioni in
materia di liberi Consorzi comunali e città metropolitane (nn. 833-
789-791-819-822-823-824-831-832-829-842-848-bis/A)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si procede alla trattazione del
numero 1) del II punto dell'ordine del giorno Discussione di
disegni di legge avviando la discussione del disegno di legge
Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
metropolitane (nn. 833-789-791-819-822-823-824-831-832-829-842-848-
bis/A).
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto. Onorevoli
colleghi, ricordo che abbiamo rinviato la discussione generale
all'articolo 1, con l'impegno di chiudere proprio la discussione
generale, entro oggi, ove possibile.
Si passa all'esame dell'articolo 1. Ne do lettura:
«Art. 1.
Istituzione dei liberi Consorzi comunali e delle Città
metropolitane
1. I liberi Consorzi comunali e le Città metropolitane, sono enti
territoriali di area vasta ed hanno autonomia statutaria,
regolamentare, organizzativa ed amministrativa nonché autonomia
impositiva e finanziaria nell'ambito dei propri statuti, dei
regolamenti, delle leggi regionali e delle leggi statali di
coordinamento della finanza pubblica. I loro organi di governo sono
eletti con sistema indiretto di secondo grado.
2. Sono istituiti i sei liberi Consorzi comunali di Agrigento,
Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani, composti dai
comuni delle corrispondenti province regionali.
3. Sono, altresì, istituiti i tre liberi Consorzi comunali di
Palermo, Catania e Messina, i quali, includendo i comuni facenti
parte delle rispettive aree metropolitane individuate dai decreti
del Presidente della Regione del 10 agosto 1995 pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 54 del 21 ottobre
1995, nonché i restanti comuni facenti parte delle corrispondenti
province regionali, costituiscono le Città metropolitane.
4. Ai liberi Consorzi comunali ed alle Città metropolitane si
applica, in quanto compatibile, la normativa in materia di
ordinamento degli enti locali vigente nella Regione siciliana.
5. Le sedi dei liberi Consorzi comunali e delle Città
metropolitane coincidono con quelle delle corrispondenti province
regionali.»
Dichiaro aperta la discussione generale.
VENTURINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VENTURINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi io ho ascoltato
la relazione, la settimana scorsa, ma francamente non sono rimasto
molto convinto di come stanno procedendo i lavori per quanto
riguarda questo disegno di legge, che dovrebbe essere e che è,
sicuramente, importantissimo per la portata del cambiamento
amministrativo, politico, che questa Terra subirà quale conseguenza
dell'approvazione di questo disegno di legge.
Però, come già ho avuto modo di dire anche in I Commissione, la
volta in cui mi sono trovato ad andare, - come si potrà evincere
dagli emendamenti che sono stati presentati dal sottoscritto che
saranno esaminati nel corso dei lavori su questa legge - ci sono
dei profili di incostituzionalità formale e sostanziale di questo
disegno di legge sui liberi consorzi.
Facciamo un po' il punto. Il Governo regionale non ha presentato
il disegno di legge previsto dall'articolo 2, comma 6, della legge
regionale numero 8 del 2014 che avrebbe dovuto individuare i
territori dei liberi consorzi prevedendo le eventuali modifiche
territoriali, conseguenti alle decisioni dei comuni di aderire ad
altri liberi consorzi - articolo 2, comma 3 - oppure di istituirne
di nuovi - articolo 2, comma 1.
Questo era stabilito nella legge regionale numero 8, ma questo non
è stato ottemperato.
Di fatti il disegno di legge 833, presentato dal Presidente della
Regione il 14 ottobre 2014, è omissivo sul punto, per propria
stessa ammissione, giacché, come si legge nella sua relazione
illustrativa, esso interviene a disciplinare gli aspetti
sinteticamente riportati di cui alla legge regionale 8/2014, salvo
che per la composizione dei territori per la cui definizione si
attendono gli esiti delle procedure avviate ai sensi degli articoli
2 e 9, come avevo precedentemente detto.
Nel testo presentato dall'Assessorato regionale per le autonomie
locali e la funzione pubblica, il Governo non ha recepito le
modifiche territoriali conseguenti a quanto deliberato dai comuni,
così come era obbligato a fare secondo quanto espressamente sancito
dall'articolo 2.6 della legge regionale 8/2014, la cui formulazione
imperativa decorso il termine di cui al comma 1, il Governo della
Regione presenta all'Assemblea regionale siciliana il disegno di
legge che individua i territori dei liberi consorzi, prevedendo le
eventuali modifiche territoriali conseguenti all'applicazioni del
presente articolo . Non lascia trasparire alcuna possibile
valutazione discrezionale.
In particolare, nel mancato recepimento delle modifiche
territoriali, deliberate dai comuni di Gela, Piazza Armerina,
Niscemi e Licodia Eubea il Governo non ha tenuto in alcuna
considerazione il fatto che i referendum, ivi celebrati, hanno
natura giuridica non consultiva ma confermativa, come espressamente
sancito dall'articolo 2, comma 4, legge regionale 8/2014:
L'efficacia della deliberazione, di cui al comma 1, e della
deliberazione di cui al comma 3 è subordinata all'esito favorevole
di un referendum confermativo da svolgersi entro sessanta giorni,
etc.
Ribadito che l'Ufficio legislativo e legale della Presidenza della
Regione siciliana nel parere numero 15595 reso il 10 ottobre 2014,
al termine di indizione scaduta e quindi tardivamente
all'Assessorato regionale delle autonomie locali.
C) Deciso da quest'ultimo Assessorato quando ha ritenuto il
risultato del referendum valido anche in assenza della
partecipazione della maggioranza degli aventi diritto, non
richiesto giustappunto per il referendum confermativo, come accadde
per il referendum regionale sulla legge elettorale 15 maggio 2005,
considerata approvata nonostante vi avessero partecipato appena il
16.88 per cento degli aventi diritto al voto.
Il legislatore regionale, in forza della potestà esclusiva in
materia di organizzazione degli enti locali, (articolo 14. 1,
lettera o) e 15.3 del nostro Statuto) per modificare liberi
consorzi o istituirne dei nuovi (articolo 2, sempre della ormai
citata più volte legge numero 8 del 2014) ha delineato un iter
diverso da quello previsto in sede statale.
Proprio in forza di tale procedimento particolare che in quanto
deliberato per referendum, pertanto, non può essere derubricato a
mero parere come avviene a livello nazionale dove gli articoli 132
e 133 della Costituzione fanno salva l'autonomia decisionale
dell'Assemblea regionale, ma costituisce la fase conclusiva e
finale di un iter già avviato con le delibere comunali svoltosi
secondo le procedure nel rispetto dei limiti previsti dalla stessa
legge regionale del 2014 del cui esito, come detto, il Governo
regionale doveva limitarsi a prendere atto.
Il non averlo fatto è come se mutatis mutandis il Presidente della
Repubblica si rifiutasse di promulgare una legge di revisione
costituzionale approvata per referendum, ex articolo 138 della
Costituzione.
E' incostituzionale perché viziato da irragionevolezza;
l'articolo 42 contenente la norma transitoria in materia di
adesione alla città metropolitana di Catania, al libero consorzio
comunale di Ragusa poiché essa da un lato non annulla o dichiara
inefficaci le delibere con cui i comuni di Gela, Niscemi, Piazza
Armerina e Licodia Eubea hanno deliberato di aderire ai liberi
consorzi di Catania, i primi tre, e Ragusa per ultimo.
Dall'altro lato li retrocede nuovamente nei liberi consorzi di
origine, Caltanissetta, Enna e Catania, dando però solo a loro la
possibilità tramite delibera comunale, stavolta a maggioranza
assoluta, e non più di due terzi di aderire rispettivamente alla
città metropolitana di Catania o al libero consorzio di Ragusa.
E' giuridicamente infondato l'argomento per cui il legislatore
regionale è obbligato dalla legge numero 56, che tutti conosciamo,
come legge Delrio', ad istituire città metropolitane ad estensione
territoriale uguale ad ex province. I principi di grande riforma
economico e sociale in essa contenuti che la potestà legislativa
regionale esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali,
articolo 14.1, lettera o) e articolo 15.3 del nostro Statuto deve
rispettare per la disciplina di città ed aree metropolitane in
conformità allo Statuto siciliano, articolo 1.5.1, 56 del 2014,
limitano per l'appunto, in generale, ma non nello specifico il
legislatore regionale la cui potestà legislativa in materia
altrimenti sarebbe ridotta a concorrente o a meramente integrativa
ed esecutiva.
Nello specifico, quindi, il Legislatore regionale è tenuto ad
adottare le città metropolitane ma non a farle coincidere con le ex
province regionali, soluzione, peraltro, politicamente
opinabilissima, giacché se è vero che la provincia di Roma coincide
di fatto con la capitale, certo non si può dire lo stesso per
quanto riguarda Catania, Messina o Palermo.
Che la Delrio' sia vincolante negli obiettivi e non nelle
modalità con cui raggiungerli, è del resto ammesso dallo stesso
disegno di legge presentato in Assemblea, il quale contrariamente a
quanto previsto dal Legislatore nazionale confermato di recente
dalla Corte costituzionale sentenza numero 50 del 2015, ammette che
il presidente del libero consorzio comunale della città
metropolitana può essere eletto a suffragio universale se così
previsto dai relativi statuti (articoli 6.8, 13.8 del disegno di
legge). Non tenere conto di quanto deliberato dalle comunità locali
secondo le procedure ed entro i limiti previsti costituisce una
palese violazione di quello che la Corte costituzionale, nella
sentenza numero 334 del 2004, ha espressamente definito diritto di
autodeterminazione delle autonomie locali' che lo stesso
Legislatore regionale aveva riconosciuto e valorizzato e che ora
irragionevolmente e illegittimamente rinnega.
In poche parole, signor Presidente, e mi avvio a concludere, mi
ricordo che fui uno dei primi a votare la riforma delle province
in consorzi. Mi ricordo, allora ancora appartenevo al Gruppo 5
Stelle e sposammo quella legge, come qualcosa di veramente
rivoluzionario.
Purtroppo, ahimè, non posso fare altro che constatare che in
questo momento, in un momento di grandissima crisi, in cui la
politica dovrebbe mostrarsi più vicina alle esigenze dei cittadini,
ancora una volta, qualcuno pensa di poter, in maniera del tutto
arrogante, scavalcare un principio fondamentale che è quello del
rispetto di quelle che sono le volontà dei cittadini, che qui ci
hanno portato, che qui ci hanno eletto per difendere gli interessi
di comunità che, nel rispetto delle norme da noi votate, hanno
indetto dei referendum ed oggi, senza nessuna ragione evidente e,
come appena spiegato, in maniera del tutto arrogante, illegittima
ed anche incostituzionale, noi cerchiamo di non tenere in
considerazione.
Per queste ragioni, mi sa che questo disegno di legge, per quanto
mi riguarda, non troverà il mio, così com'è formulato, non potrà
trovare il mio parere favorevole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, la ringrazio, intervengo, anche a nome
dei colleghi che rappresentano i rispettivi gruppi parlamentari: il
presidente Nello Musumeci, il presidente Francesco Cascio, il
presidente Roberto Di Mauro ed il presidente Cordaro, perché testé
abbiamo tenuto una conferenza stampa rappresentando le
preoccupazioni dei nostri Gruppi parlamentari, relativamente alle
voci che si stanno rincorrendo sul bilancio, sulla tenuta dei conti
della Regione siciliana, che vedrebbero, attualmente, la Sicilia in
una situazione di disequilibrio finanziario, cioè nel senso che le
entrate non corrisponderebbero con le uscite, mettendo a
repentaglio la tenuta di un già fragilissimo bilancio e, quindi,
mettendo a repentaglio lo stesso ossequio agli adempimenti
statutari che, entro il 30 aprile, dovremo consegnare al Governo
centrale come adempimento finanziario.
Fatta questa premessa, in maniera molto chiara, noi abbiamo, oggi,
anche, lo rivolgiamo alla Presidenza dell'ARS, il secondo aspetto,
che è quello sulla legittimità del Consiglio di Presidenza.
Riteniamo che in nessuna nazione, in nessuna assise democratica in
cui vige il principio democratico, come quello che vige in Italia
ed in Sicilia, è possibile che ci sia un Consiglio di Presidenza in
cui la minoranza, l'opposizione, è completamente assente.
Né vale il fatto, a giustificazione, che un partito, ed un uomo
della maggioranza, decida di incunearsi nelle difficoltà, se
vogliamo, o anche nelle differenti candidature che esprimeva
l'opposizione.
Sarebbe stato legittimo, e sarebbe stato giusto, corretto, che i
partiti di maggioranza si tirassero fuori da un agone normale,
naturale, perché, ad esempio, ne passa tra il centro destra ed il
Movimento 5 Stelle. Sarebbe stato legittimo e corretto che i
partiti di maggioranza non si estraniassero da una normale
elezione, che doveva e poteva vedere correttamente i due partiti, o
i partiti di minoranza, contendersi la carica, l'unica carica
dell'opposizione.
Ed allora, su questi due momenti, noi chiediamo al Presidente
dell'Assemblea regionale siciliana di soprassedere, oggi, a
qualunque norma che non sia bilancio e finanziaria, perché, oggi,
abbiamo letto dai giornali che ancora i rapporti Stato-Regione
sono in alto mare. C'è un buco di 2,5 miliardi di euro, buco che,
era stato rassicurato, avevamo avuto rassicurazioni sul come, sul
percorso della correzione di questi conti, invece, oggi, ci
rendiamo conto che, non abbiamo un documento amministrativo con cui
potremmo coprire il miliardo e duecento milioni di euro di
accantonamenti tributari, non abbiamo un atto amministrativo con
cui potrebbero essere retrocessi l'irpef maturata in Sicilia e
riscossa a Latina o a Milano. Non abbiamo un documento
amministrativo, oltre che normativo, per poter correggere quei
conti che ancora necessitano di correzione per poter portare il
bilancio a pareggio.
E ieri si è parlato addirittura, di un congelamento delle rate di
mutuo da pagare alla Cassa depositi e prestiti. Oggi, addirittura,
l'assessore Baccei, lo riporta La Sicilia', parla di un nuovo
indebitamento, contraddistinguendosi, come l'assessore che più di
tutti e nel minor tempo, immaginabile, ha indebitato la Regione
siciliana.
Su questi argomenti e non voglio tediare, l'intero centrodestra e
i Gruppi che abbiamo menzionato poc'anzi chiedono in maniera chiara
che il Presidente dell'Assemblea Regionale siciliana, soprassieda
su qualunque norma, anche su quelle e soprattutto sulla norma dei
liberi consorzi, potendo invece, oggi stesso approvare una norma
secca di differimento termini, per quanto riguarda i commissari al
31 maggio 2015 e ritornare in Aula con questo argomento e ritornare
in Aula dal 2 maggio prossimo, cioè dopo che avremo approvato il
bilancio e la finanziaria.
PRESIDENTE. Rispetto alle dichiarazioni stampa, lei ha un poco ha
spostato il tiro, perché seguivo.
CORDARO. Anche lei segue le notizie di Stampa.
PRESIDENTE. Guai se non fosse così.
SIRAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
riteniamo la richiesta dell'onorevole Falcone molto appropriata in
questo momento, per cui ci affianchiamo ad essa.
In un momento in cui l'economia siciliana è in ginocchio e il
Governo è costretto a trattare con Roma per riuscire a chiudere
questo bilancio, troviamo che sia importante, per tutto questo
Parlamento, dedicarsi interamente alle sorti di questa nostra
Isola, dal punto di vista economico. Per cui anche noi la invitiamo
a prendere in considerazione la possibilità di sospendere la
trattazione di questo disegno di legge e rinviarlo a dopo l'esame
di bilancio e finanziaria.
In subordine qualora Ella non voglia accogliere questa richiesta,
visto soprattutto il fatto che vi erano degli articoli presenti in
finanziaria riguardanti consigli comunali e che questisono stati
stralciati dalla finanziaria e proposti come emendamenti da parte
del Governo, in questo disegno di legge, le richiedo il rinvio in
Commissione del disegno di legge per poter esaminare tali
emendamenti con attenzione, perché sono articoli importanti e sono
articoli che richiedono una particolare cura per presentarli in un
tempo congruo.
Infine, anche un discorso relativo al Consiglio di Presidenza.
Il Movimento Cinque stelle che è la seconda forza di questo
Parlamento è assente dal Consiglio di Presidenza, già ormai da due
anni, la situazione era insostenibile prima, lo è diventata ancora
di più oggi, in cui sostanzialmente tutta l'opposizione è di fatto
assente dal Consiglio di Presidenza.
Per cui anche in questo caso le chiediamo di prendere attenzione
particolare al tema e di verificare con la Commissione Per il
Regolamento l'eventualità di poter riorganizzare in maniera
opportuna il Consiglio di Presidenza stesso. Grazie,
PRESIDENTE. In ordine a quest'ultima questione ricordo all'Aula
che, dopo il mio insediamento, è stato eletto un Consiglio di
Presidenza ampio, dove erano presenti: gli onorevoli Cascio
Salvatore, Luisa Lantieri, Paolo Ruggirello, Antonio Venturino,
tutti appartenenti a quel tempo all'opposizione. E' stato eletto
anche l'onorevole Dino Fiorenza che continua a far parte del
Consiglio di Presidenza e appartiene all'opposizione.
Il Consiglio di Presidenza si deve sottrarre, e non può essere
diversamente, alle dinamiche d'Aula e alle dinamiche politiche e a
maggior ragione partitiche, questo è imprescindibile; sì onorevole
Falcone, lei conosce che è proprio così, le ho voluto citare, non
a caso, tutti i componenti del Consiglio di Presidenza che sono
stati eletti.
Quindi, il Consiglio di Presidenza è un organo a parte, organo di
governo dell'Assemblea. Poi possiamo discutere quanto vogliamo,
però è un organo a parte, e si deve sottrarre, necessariamente,
alle dinamiche politiche e partitiche, di maggioranza e di
opposizione. Per cui io gradirei che su questo punto non facessimo
altra confusione, né si facesse riferimento a precedenti che
riguardano la XII legislatura, perché nella XII legislatura non
c'era stato il cambio di partiti, l'alternarsi di stesse persone
nell'ambito della maggioranza o della minoranza. La situazione era
completamente diversa, sappiamo che c'è un problema, tant'è che già
quest'Aula ha votato la riduzione dei componenti il Consiglio di
Presidenza a sette, dalla prossima legislatura, indipendentemente
dalle appartenenze e dai cambi che ci possano essere. Però, siccome
già in precedenza, mi era stato posto un problema dall'onorevole
Falcone insieme ad altri Capigruppo, di interessare eventualmente
la Commissione per il Regolamento io, su questo, ho detto che
avrei fatto le valutazioni e, chiaramente, non mi sottraggo. Per
cui andiamo avanti così come si era stabilito.
Per quanto riguarda la vicenda, invece, che mi si sta dicendo in
questo momento però dobbiamo essere chiari: freniamo il disegno di
legge sui liberi consorzi, di questo si sta trattando, diciamo le
cose con la massima chiarezza.
CORDARO. Di questo trattiamo, esattamente
PRESIDENTE. Sappiamo che, in Conferenza dei Capigruppo, abbiamo
deciso un calendario diverso, perché tutti eravamo convinti che l'8
di aprile era una data oltre la quale non si sarebbe potuto andare
perché erano in scadenza e sono in scadenza i commissari che sono
stati nominati. Dobbiamo dare atto che in Commissione, con tutte le
difficoltà, è uscito fuori un disegno di legge, condivisibile o non
condivisibile, ho sentito prima l'intervento dell'onorevole
Venturino, pur appartenendo alla maggioranza, che non è
condivisibile , ma l'Aula è fatta proprio per questo, per andare
ad esaminare, a votare, a favore o contro e quindi a prendere delle
scelte.
Io non credo che posticipando il disegno di legge sulle città
metropolitane risolviamo, e quindi sui liberi consorzi, risolviamo
il problema. Perché non si risolverà il problema Però su questo
punto, su questa richiesta, perché l'onorevole Falcone quando gli
ho fatto la battuta è stato un po' diverso dalle dichiarazioni alla
Stampa, dice io sono disponibile ad approvare il bilancio , che
ancora non è pronto, onorevole Falcone. Sono stato il primo, o tra
i primi, ad evidenziarlo. Onorevole presidente Cascio: non c'è
Questa attinenza, in questo momento, fra il bilancio e le città
metropolitane, mi creda, è molto ma molto relativo sulla governance
delle città metropolitane e sui liberi consorzi, chiaramente voi
siete all'opposizione e, giustamente, svolgete e peraltro pure bene
il vostro ruolo. Però ci dobbiamo intendere, perché
istituzionalmente in Conferenza dei capigruppo abbiamo stabilito un
percorso.
CORDARO. Che giorno era, signor Presidente? Me lo vuole far
ricordare dagli Uffici che giorno era?
PRESIDENTE. Ecco perfetto: che giorno era? Va bene, intanto,
continuiamo con la discussione generale.
MUSUMECI. C'era una richiesta di rinvio in Commissione
SIRACUSA. La deve far votare, signor Presidente.
PRESIDENTE. Intanto andiamo avanti sulle richieste, diciamo così,
preliminari. L'onorevole Panepinto, voleva intervenire sulle
questioni preliminari.
CORDARO. Signor Presidente, per Regolamento sulla richiesta di
rinvio in Commissione devono intervenire un deputato a favore e uno
contro.
PRESIDENTE. Scusate, avete posto più questioni, onorevole Cordaro.
Prima la questione del Consiglio di Presidenza, e poi l'onorevole
Falcone ha detto: faccio riferimento alla Presidenza, blocchiamo i
lavori . Io per bloccare i lavori dovrei indire una Conferenza dei
Capigruppo, non sono io a bloccare i lavori. Poi si aggiunge
un'altra richiesta da parte dell'onorevole Siragusa, mi fate
sentire prima i rappresentanti dei Gruppi parlamentari per capire
come la pensano?
PANEPINTO. Signor Presidente, chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, mi pare di assistere anche a
ragionamenti un po' surreali, perché il Presidente dell'Assemblea è
stato chiarissimo.
Ad oggi aspettiamo il bilancio, per cui questo grido di dolore per
la Sicilia che è disperata, e lo è per davvero, e lo è
profondamente, mi pare che in qualche maniera, lo dico anche al
collega Siragusa, spesso ci rappresentiamo all'esterno di questo
Palazzo come un Parlamento fermo, sonnolente. C'è all'ordine del
giorno un disegno di legge che è passato dopo un lungo e contorto,
per alcuni versi, dibattito in Commissione, presente l'assessore
Leotta che ha seguito minuto per minuto l'evoluzione della
costruzione del testo e potere procedere anche all'approvazione -
non è delittuoso, al di là dei punti di vista, poi l'Aula è
sovrana, le maggioranze sono sovrane - aggiungendo una cosa, e mi
lascia profondamente perplesso la richiesta, se non ricordo male,
del capogruppo di Forza Italia e collega, onorevole Falcone,
persona sempre di buon senso, se noi non iniziamo la discussione e
approviamo il testo, ai tanti disperati aggiungeremo altre ansie
dei dipendenti delle ex province, oggi Liberi Consorzi.
Il testo va approvato perché va messo ordine in una situazione
che cambia a livello nazionale, che qui attende dal 2013 una
definizione, e al di là dell'esito di ogni singola votazione sugli
emendamenti, sui subemendamenti, io credo che un atto di
responsabilità di tutto il Parlamento sia di procedere senza
soluzione di continuità all'approvazione del testo.
Quindi io credo che la decisione della Presidenza non debba essere
quella che non serve nemmeno stabilire uno a favore o uno a contro,
non solo perché è stata calendarizzata nella Conferenza dei
Capigruppo, ma perché su questo testo la Presidenza dell'Assemblea,
con grande senso di responsabilità, tra virgolette, minacciò la
Commissione ed il Parlamento di fare un proprio testo per farlo
approvare, cioè non possiamo utilizzare argomenti importanti per,
eventualmente, riprendere un ragionamento che è stato chiuso con
l'elezione della Vice Presidenza.
Io credo che oggi il disegno di legge sui Liberi Consorzi debba
assumere la forma di dibattito parlamentare ed essere approvato.
Molti dei colleghi che sono in Commissione sanno che non sono
perfettamente d'accordo ma quel testo è uscito dalla Commissione,
quel testo va approvato, quel testo deve mettere in sicurezza le
migliaia di dipendenti delle Province, deve mettere in sicurezza
tutto ciò che riguarda i compiti e le funzioni delle ex Province.
Ad oggi noi abbiamo il res nullius, cioè nessuno sa cosa fare, non
possiamo aspettarci nessuna attività, neanche di ordinaria
amministrazione, se questo Parlamento, oggi, non si assume la
responsabilità di andare avanti nell'approvazione del disegno di
legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Malafarina. Ne ha
facoltà.
A seguire interverranno gli onorevoli Cordaro, Musumeci e
Lombardo.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori. Io
non le nascondo che questa discussione che mi sembra - mi associo
anch'io all'onorevole Panepinto - un po' surreale, lascia molto
perplesso non solo i deputati ma lascia molto perplessa la pubblica
opinione.
Mi sembra che ci sia una confusione politica assolutamente
inenarrabile e un vuoto di conduzione della politica.
Noi abbiamo - al di là di quello che sono le sue sacrosante e
giuste osservazioni sul Consiglio di Presidenza - un dato di fatto,
per cui nel Consiglio di Presidenza, in questo momento, non c'è una
espressione di una parte dell'opposizione.
Non credo che esista Assemblea al mondo dove l'opposizione non sia
rappresentata nel Consiglio di Presidenza che poi, di fatto, è
l'organo di gestione di questa Assemblea.
Così come mi sembra che nella legge sulle ex Province, non si sia
tenuto conto di ciò che questa Assemblea aveva deliberato un anno
fa.
Ma veramente vogliamo dire alla gente che governiamo la politica
in Sicilia? Vogliamo veramente far credere alle persone che un
asino possa passare dalla cruna dell'ago, in questo caso?
Stiamo realizzando continuamente dei vulnus alla democrazia per
cui la pubblica opinione resta assolutamente basita, smarrita, non
ha più punti di riferimento nella politica.
E' mai possibile che questa Assemblea un anno fa abbia detto
facciamo questa procedura, diciamo alla gente scegliete quello che
volete scegliere, a maggioranza dei Consigli comunali, fate i
referendum e oggi, invece, diciamo scusate, ci siamo
sbagliati ?Ma sbagliati su che cosa?
Noi calpestiamo poi la volontà popolare che questa Assemblea ha
chiesto si esprimesse, io non voglio entrare nel merito delle
discussioni giuridiche avanzate dall'onorevole Venturino e sui
cavilli più o meno legali costituzionali e quant'altro.
IOPPOLO. Sono cavilli, sottigliezze
MALAFARINA. Scusatemi, dico cavilli non in senso negativo, non è
nel senso negativo dei princìpi giuridici, non è detto in questo
senso, ma nel senso che veramente questa Assemblea chiede alla
espressione della democrazia - che è il Consiglio comunale - di
pronunciarsi, lo sottopone ad una conferma che è un referendum,
dopo di che beatamente, tranquillamente e silenziosamente, ritiene
di dovere buttare via nel cestino della carta straccia un'intera
procedura espletata dove si chiede alla gente di pronunciarsi.
Siamo o no coerenti? E' possibile che questa Assemblea rispetti un
sacrosanto principio che è quello di legalità? Qua il principio di
legalità e sempre richiamato e sempre violentato. Abbiamo fatto una
legge e non la rispettiamo per primi. E' ridicolo, semplicemente
ridicolo Ed è anche offensivo per la gente.
Mi scusi, signor Presidente, è anche offensivo per questa
Assemblea che, per alchimie politiche, si sottragga alla
opposizione la legittima aspettativa di partecipare al Consiglio di
Presidenza, non è accettabile, ci sono dei princìpi istituzionali
che vanno rispettati. Un deputato dell'opposizione è stato eletto
al Parlamento Europeo, principio di conservazione e principio di
legittimità, principio politico di opportunità e quant'altro,
richiedevano a gran voce che quel posto fosse riassegnato alla
forza politica di cui era rappresentante quel deputato.
Signor Presidente, io le chiedo - e glielo dico come la massima
autorità di questa Assemblea - che venga rispettato, una buona
volta per tutte, quel minimo di coerenza che la politica deve
possedere.
Non è così che si possono governare i processi democratici, non è
così che questa Assemblea può modificare costantemente e
continuamente le leggi e smentire continuamente se stessa.
La pubblica opinione è disorientata e alla pubblica opinione noi
dobbiamo delle risposte di coerenza, di impegno e di risultati.
Mi auguro che, da oggi, si possa cambiare finalmente registro.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Malafarina. In ordine alla questione
proposta dall'onorevole Falcone, un po' diversa quella da parte
dell'onorevole Siragusa, non ho ben compreso la posizione del suo
gruppo, onorevole Malafarina.
Obiettivamente, mi è diventato difficile comprendere la posizione
politica per questo le ho chiesto se interveniva in via preliminare
su queste questioni perché era opportuno sentire, pubblicamente,
come la pensa ciascun gruppo, così come ho il dovere di dirle che è
nei poteri e nei doveri di ogni deputato intervenire in Aula -
questo è il compito di un deputato - cercare, se è possibile, di
convincere gli altri colleghi della bontà di ciò che espone e poi,
di conseguenza, votare.
Noi siamo qui per intervenire, parlare con gli altri colleghi e,
poi, conseguentemente, votare.
Questo è il nostro voto perché le scelte si traducono in un voto,
non rinviare o galleggiare sui problemi.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi,
il presidente Crocetta si insediava nel novembre del 2012 e già, il
7 marzo del 2013, iniziava a fare la sua rivoluzione.
Il primo grande atto della sua rivoluzione fu l'occupazione
spudorata di nuove postazioni, erano le nove Presidenze della
Provincia, nove Presidenti eletti dal popolo che venivano mandati a
casa con un atto antidemocratico; al loro posto venivano nominati
nove commissari di strettissima osservanza Crocettiana e del suo
partito, ossia il Partito Democratico.
Noi da lì dobbiamo partire, Presidente, ed io, in rapida sintesi,
lo farò non tanto perché voglio fare e voglio tediare l'Aula con i
passaggi di questa autoreferenziale, fantomatica rivoluzione
Crocettiana ma perché, presidente Ardizzone, è necessario che lei,
insieme a noi, contribuisca a prendere la migliore decisione su
quello che deve essere il prosieguo dei lavori dell'Aula.
Signor Presidente, qualche collega del PD si è correttamente, dal
suo punto di vista, affannato a spiegarci che, se oggi approviamo
il disegno di legge sui liberi consorzi dei comuni e sulle città
metropolitane, mettiamo in sicurezza i lavoratori delle ex
Province.
Questa è una bu-gi-a
Io non so se questo collega l'ha detto in buona o in mala fede, la
verità è proprio quella opposta che, se noi prima non approviamo la
finanziaria e non sappiamo che cosa riusciamo ad appostare nei
capitoli che riguarderanno quelli che saranno, qualora mai lo
diverranno, i futuri liberi consorzi dei comuni, noi qui ci
possiamo parlare addosso, non fino all'8 aprile ma fino all'8
aprile del 2016 staremo continuando a prendere in giro i siciliani.
La legge che ha mandato a casa i Presidenti eletti
democraticamente nominando i Commissari e quella successiva che ha
prorogato i medesimi Commissari di stretta osservanza Crocettiana,
non ha previsto nulla con riferimento alle competenze dei futuri
liberi Consorzi dei Comuni, non ha previsto nulla con riferimento a
quelle che dovranno essere le competenze delle prossime città
metropolitane perché quelle erano leggi che coprivano spudorate
operazioni di occupazione del potere; e, allora, venire a dire
oggi, e io solidarizzo pienamente con il Presidente dell'Assemblea,
perché sotto il profilo formale ha ragione ma, nella sostanza, non
si è mai sentito dire che al 7 aprile non è arrivato il bilancio in
Assemblea regionale.
Io capisco anche la difficoltà del Presidente dell'Assemblea di
convocare una nuova Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari ma non può essere addebitato a noi se l'ultima
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari datata 25
febbraio, cioè un mese e mezzo fa, era evidente a tutti tranne,
comprendo oggi, al Presidente Crocetta, che da lì a qualche giorno
sarebbero arrivati Bilancio e Finanziaria, è arrivata una
Finanziaria quattro stagioni - com'è stata definita meglio di me
dal Presidente Ardizzone - non è mai arrivato il bilancio. Ma come
facciamo a stabilire quali sono le competenze dei liberi Consorzi
e, soprattutto, con quali finanze andremo a coprire quei costi?
Altro che garantire i lavoratori delle ex Province Continuate a
prendere in giro i siciliani, continuate a suonare con l'orchestra
sul ponte di un Titanic che, per colpa vostra, per colpa del PD,
sta affondando
Siamo all'assurdo ridicolo - per dirla con il Presidente Cossiga -
cioè, pur di portare un'ulteriore operazione di potere a casa,
perché, giustamente, se qua la vicenda Crocetta-Faraone continua a
lievitare, fra due mesi si vota, e mi rendo conto che avere qualche
Presidente di libero Consorzio in più può essere, diciamo, un
obiettivo elettorale condivisibile ma, rispetto al tema di oggi,
Presidente Ardizzone, io mi appello a lei: lei deve fermare i
lavori e deve obbligare il Presidente della Regione a mandare il
bilancio in Assemblea, altrimenti non si va da nessun'altra parte
perché da nessun'altra parte si può andare, è inimmaginabile
pensare di approvare un disegno di legge sui liberi consorzi dei
Comuni senza sapere come copriremo quei costi di gestione ordinaria
perché non lo sappiamo, perché non sappiamo se dovremo chiudere i
teatri o se dovremo garantire i precari dei Comuni perché non
sappiamo se dobbiamo mettere un catenaccio e concludere la storia
culturale della Sicilia o garantire i forestali, tutto questo non
lo sappiamo e la panacea qual è? Un pannicello caldo. Si chiamano
operazioni di sviamento dell'attenzione: buttiamo sul tappeto la
vicenda liberi Consorzi dei Comuni, certo qualcuno si distrarrà e
magari si confonde. No. Là non si confonde più nessuno.
Noi continuiamo a ribadire - e ho colto con favore l'atto di
responsabilità dell'onorevole Malafarina - che il centrodestra, che
l'opposizione, compreso il Movimento Cinque Stelle non è
assolutamente rappresentato nell'Ufficio di Presidenza. Abbiamo
valutato - ma lo rimettiamo al buon senso del Presidente
dell'Assemblea - la possibilità di intraprendere delle iniziative
anche di carattere formale pesante, ci rendiamo conto che c'è una
sola esigenza oggi, sotto il profilo logico per le ragioni che ho
appena spiegato e sotto il profilo politico, si chiama Bilancio e
Finanziaria della Regione. Senza avere approvato Bilancio e
Finanziaria della Regione nessuna legge, a cominciare proprio da
quella sui liberi consorzi dei comuni, può trovare albergo
appropriato in quest'Aula.
Signor Presidente Ardizzone, garantisca le prerogative
dell'opposizione, intimi al Presidente Crocetta di inviare
immediatamente il bilancio all'Assemblea regionale perché si possa
cominciare a comprendere quale disastro ha partorito il PD
nazionale e il Presidente Renzi nei confronti della Sicilia, quale
disastro ha partorito il PD della Sicilia e il Presidente Crocetta
nei confronti dei siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musumeci. Ne ha
facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli
colleghi, anche io desidero richiamare la sua attenzione,
Presidente, sulla richiesta formalizzata dal collega Falcone a nome
delle opposizioni e non soltanto di quelle del centrodestra.
La trattazione del disegno di legge sulla cosiddetta riforma delle
Province richiederebbe un impegno per quest'Aula assolutamente
diverso rispetto alle ottimistiche previsioni emerse durante
l'ultima Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
risalente, come ha ricordato il collega Cordaro, ad oltre un mese
fa.
La presentazione di quasi mille emendamenti impone alla Presidenza
- e credo imponga al buon senso di ciascuno di noi - un momento di
riflessione. Se solo pensassimo di dedicare una giornata di lavoro
a 50 emendamenti, occorrerebbero 20 giorni per procedere secondo un
esame responsabile e consapevole, trattandosi - così almeno viene
presentata dal Governo e dalla maggioranza - di una legge ordinaria
sì, ma di rilevante aspetto sul piano istituzionale.
L'incalzare dei tempi per l'approvazione della legge di Bilancio e
della Finanziaria rende incompatibile questa logica di calendario.
Non c'è, da parte dell'opposizione, alcun tentativo di
ostruzionismo, sulla legge di riforma delle Province vogliamo
confrontarci senza strozzare il dibattito, senza agire sotto la
spinta emotiva delle lancette dell'orologio.
Per questa ragione, signor Presidente, rinnoviamo ancora una volta
la richiesta di volere sospendere la trattazione dei lavori e di
riconvocare la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
perché la nostra proposta possa essere oggetto di attenta e serena
valutazione senza alcun pregiudizio.
Al tempo stesso, facciamo appello al Presidente della Regione
affinché voglia predisporre e definire gli atti legati allo
strumento contabile che diventano presupposto essenziale per aprire
una sessione di bilancio così impegnativa e così allarmante, anche
alla luce delle notizie che apprendiamo dalla stampa, e rinviare,
quindi, al mese di maggio, agli inizi del mese di maggio la
trattazione del disegno di legge sulla riforma delle province
regionali e, quindi, sulla istituzione dei liberi consorzi e delle
città metropolitane.
Se non ci fosse stata una presenza così sostanziosa di emendamenti
al disegno di legge che credevamo potesse stimolare soltanto la
curiosità e, in un certo senso, il legittimo dissenso delle
opposizioni, forse avremmo potuto immaginare di licenziare il
disegno di legge sulle Province nello spazio di 8-10 giorni. Così
non è, lo suggerisce il buon senso, lo suggerisce il senso della
responsabilità, lo suggerisce la consapevolezza che, da maggioranza
e da opposizione, tutti abbiamo l'interesse a fornire ai siciliani
una legge efficiente, una legge all'altezza delle attese che
emergono dalla società.
Rinviare la trattazione del disegno di legge sulle province non
significa lasciare nella incertezza circa seimila dipendenti,
perché se c'è una norma che perdura e che perpetra lo stato di
incertezza dei dipendenti delle province, questo è proprio il
disegno di legge che questa Assemblea, mi auguro nei prossimi
giorni, si accingerà a trattare.
Quindi, diamo priorità allo strumento contabile e affrontiamo la
legge sulla riforma delle province senza spinte emotive, senza la
logica del calendario ma con la serenità e con la saggezza che lei,
signor Presidente, siamo sicuri anche questa volta, saprà
dimostrare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lombardo. Ne ha
facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori
intervengo per chiedere, anche da parte del gruppo del Partito dei
siciliani, un attimo di riflessione, un attimo di attesa anche su
questo disegno di legge fondamentale per le sorti della Sicilia.
Andiamo a regolamentare l'ordinamento degli enti locali per i
prossimi dieci, venti, trent'anni, non so, non entriamo nel
particolare di questa legge. Certo, una norma che lascia tanti
punti interrogativi, che sembra l'ennesima operazione gattopardesca
per cambiare i nomi alle cose ma mai le cose, quindi, i relativi
nomi. Sulla base di queste riflessioni non vorrei che vi fosse un
accanimento che, oggi, appare inutile.
Prima si faceva riferimento al dramma dell'economia in questa
regione. Io penso che questo Parlamento si debba assumere tutte le
proprie responsabilità, debba farlo, una volta per tutte, anche
questo Partito democratico, signor Presidente dell'Assemblea, che
sta determinando l'incendio economico-sociale più grande che la
Sicilia, forse, ha conosciuto negli ultimi mille anni.
Sta determinando una bomba sociale che non so se riusciremo a
riprendere nei prossimi dieci, vent'anni Sta determinando, con
grande approssimazione e leggerezza, da diversi anni le condizioni
affinché questa Regione non si possa riprendere più
Dinnanzi a un quadro incendiario, perché Roma brucia, non possiamo
certamente suonare la cetra, in questa Assemblea. Dobbiamo
immediatamente sospendere i lavori su questo disegno di legge ed
affrontare il tema dei temi dove le responsabilità politiche sono
chiare e vanno assunte in pieno non dal Presidente Crocetta. perché
dobbiamo anche, come dire, finirla, ed è un invito che rivolgo
anche ai colleghi di opposizione, con questa personificazione del
disastro.
D'accordo, Crocetta avrà le sue responsabilità, ma dobbiamo
iniziare a chiamare con un nome e cognome questa determinazione del
quadro economico. Il nome è Partito , il cognome è Democratico
E se vogliamo dare anche un ulteriore nome e cognome possiamo dire
questa classe dirigente siciliana di questo partito, che si è fatta
umiliare e dileggiare a Roma e sta determinando un futuro nefasto
per migliaia di siciliani e per i loro figli.
Allora, Presidente, dinnanzi alle nostre preoccupazioni che sono
state espresse nelle settimane addietro, inascoltate per carità -
spesso l'opposizione fa anche ostruzionismo e fa la propria parte
anche, diciamo, con delle posizioni a volte esagerate - ma tante
volte abbiamo chiesto senso di responsabilità sulla vicenda dei
conti di questa Regione, questa responsabilità non si è avuta e non
si è cercata.
Si è detto che, rinunciando ai contenziosi presso la Corte
costituzionale ma, soprattutto, rinunciando alla dignità di un
popolo che faceva valere le proprie ragioni nelle sedi opportune,
si era detto che si sarebbero risolti i problemi di questa terra e
così non è stato.
Così come, Presidente - e apro una parentesi - si era detto, e lo
si è detto tanto volte, che con i vari mutui miliardari, si
sarebbero aperte le porte di credito nei confronti dello Stato e
siamo stati, come un revival, se non sbaglio il 28 gennaio di
quest'anno, a riapprovare un nuovo mutuo e anche lì, signor
Presidente, lei non presiedeva quella seduta, certo si è iniziato a
creare un disagio dal punto di vista istituzionale, ricordiamo
tutti quella infuocata seduta dove, per appena un voto, di un
intervenuto casuale al dibattito dell'Assemblea, venne approvato un
mutuo da un miliardo e settecento milioni di euro. Così come si è
creato un altro vulnus poche settimane fa sulla vicenda del vice
presidente di quest'Assemblea, in cui il Partito Democratico, come
dire, ricordo le sedute del Partito Democratico all'epoca
Democratici di sinistra, Margherita, opposizioni in quest'Aula,
come idolatravano le regole sacre del funzionamento di
quest'Assemblea.
Tutto è stato spazzato e distrutto in virtù dell'occupazione
sistematica di ogni spazio, non dico neanche di potere perché ormai
sappiamo bene quanto potere e quanta visibilità abbia perso il
ruolo parlamentare.
Dinnanzi ad un quadro così disastrato, dinnanzi ad un quadro così
frammentato, dinnanzi ad un quadro così incerto, dinnanzi ad un
quadro di arroganza di un partito di maggioranza relativa di
quest'Assemblea che continua ad invitare alla tranquillità e alla
calma, invitare alla calma tutti, io questa calma, questa
tranquillità, questa serenità, non la vedo.
Magari, signor Presidente, a lei che sicuramente, dal punto di
vista procedurale sta gestendo senza nessuna pecca i lavori di
quest'Aula, chiedo, dopo due anni e mezzo dall'inizio di questa
legislatura un sussulto di responsabilità e anche di orgoglio da
parte sua e da parte di tutti i colleghi parlamentari perché la
situazione è appesa ad un filo ed è giusto che non si discuta in
questo momento delicato di una riforma fondamentale, centrale, alla
quale tutti vorremmo partecipare, ma vorremmo parteciparvi con lo
spirito e con la tranquillità di conoscere un bilancio e, quindi,
delle sue conseguenze anche su questa riforma.
Penso che sia una richiesta appropriata, penso che sia una
richiesta opportuna. Non la timbro e non la immagino come una
richiesta ostruzionistica e, quindi, signor Presidente, mi affido
al suo buon senso e al buon senso dei colleghi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha
facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, il mio
intervento si articola in due parti: la prima riguarda una
questione che sta accadendo in questi giorni e che forse è sfuggita
a questo Governo.
Prima di affrontare la questione molto importante - ma tutto è
legato alla legge di stabilità - vorrei ricordare al Governo,
qualora avesse interesse e voglia di risolvere, quanto meno,
problemi che hanno bisogno di una risposta immediata, che i fondi
PAC - li ricordate i famosi fondi PAC? - che questo Governo ha
trovato al momento dell'insediamento e che non solo non ha speso,
ma che si è fatto prendere da Roma perché il presidente Renzi,
naturalmente fra i due PD, così forti, siciliano e nazionale c'era
un'intesa, per cui Renzi ha detto, intanto, me li prendo io e
chiudo la finanziaria. Nel frattempo, vi era un intero programma
operativo che era stato finanziato con i fondi PAC.
Ad oggi ci sono imprese che hanno completato i lavori, che non
hanno più il DURC, che non possono partecipare neanche ad altre
gare - qualora ve ne fossero sporadicamente, ma non ce ne sono -
perché non hanno il DURC. Ebbene, Roma deciderà se una parte di
questi fondi PAC, i famosi fondi PAC dal 2013, che il Governo aveva
pensato di salvaguardare per dire abbiamo speso tutti i fondi
comunitari, se li restituirà; vi chiedo se Roma non dovesse, se il
Governo centrale non dovesse restituire queste somme, quel
programma operativo finanziato, di cui la gran parte delle opere
pubbliche sono state realizzate, con quali somme, quali somme
verranno stanziate, premesso che non c'è liquidità?
Forse, verranno stornate da una parte del bilancio che deve
servire, non so, per precari, per finanziare il pagamento dei
forestali, non so per che cosa perché, sicuramente, è un credito
che le imprese già hanno e che i comuni già vantano nei confronti
della Regione perché è stato emanato un decreto registrato dalla
Corte dei Conti.
Mentre la Sicilia sta andando a fondo, mentre i fondi PAC, per la
Sicilia, risultano un grande pacco , oggi, si viene qui, portando
una riforma sulle province, che è un disegno di legge cornice, un
disegno di legge che non può essere esitato, ecco perché deve
ritornare in Commissione, perché qui non possiamo, necessariamente,
in quanto si deve fare una legge, andare avanti e discutere. Qui,
non si tratta di presentare un emendamento, qui si tratta di
stabilire prima che si mandino a gambe per aria comuni, ex
province, dipendenti, quali risorse ci sono. E c'è poco da ridere,
o da sorridere. Qui ci sono tre temi che devono essere affrontati.
I dipendenti delle ex province. Allora, posto che quella che è
stata portata qui è la legge Delrio con alcune modifiche, le
peggiori, naturalmente, perché si deve ancora sostenere il discorso
ibrido delle elezioni di secondo livello. Ma, ripeto, come in
Sicilia succede sempre, e per richiamare sempre il Gattopardo
perché non ci abbandona mai, ci assiste in ogni azione: Tutto
cambia, per non cambiare nulla. Perché poi, non è vero che
saranno trasferite le funzioni, perché le funzioni saranno
trasferite, badate bene siciliani, con un decreto del Presidente
della Regione, su delibera di Giunta e con decreti assessoriali.
Ed allora, signor Presidente, lei che pochi giorni fa, ha ripetuto
- no ripetuto, mi scusi il termine -, ha ribadito quanto
l'opposizione, Forza Italia, sostiene da due anni, che questo
Governo sarebbe dovuto andare a Roma e trattare tutto, non può,
come diceva il Presidente della Commissione, trattare, intanto noi
stabiliamo e poi, è ovvio, c'è il problema dei precari, c'è il
problema dei liberi consorzi e, poi, si siederanno a Roma. Ma chi
si siederà a Roma? La legge Delrio ha stabilito che già nelle città
metropolitane nazionali ci sarà una riduzione del 30 per cento dei
dipendenti, per cui tutti andranno in mobilità.
Le ricordo, vi ricordo e ricordo a me stessa, che in Sicilia le
province sono tutte in dissesto e, quindi, la mobilità non
riguarderà più il 30 per cento dei dipendenti, altro che assicurare
salari, ma riguarderà il 40, il 50 per cento. Chi ce lo dice
questo?
E avete detto ai precari che non vedranno mai luce? Perché la
legge Delrio, quella che noi abbiamo, questa qui che si è
scopiazzata, che si è modificata in peggio, prevede che tutto sia
bloccato, che non si faranno più concorsi perché la precedenza va
data ai processi di mobilità dei dipendenti delle province. Ed io
le chiedo: quei comuni virtuosi, che in virtù di una legge 24,
avevano espletato i concorsi ed avevano già emanato le graduatorie,
avevano già chiesto nel 2012 il decreto di finanziamento alla
Regione, che non ha mai dato, che cosa diranno a questi precari?
E chi pagherà se questi precari che prestano servizi in quei
comuni faranno causa? Pagheranno i sindaci perché risponderanno
alla Corte dei Conti di danno erariale Pagherà la Regione e,
quindi, pagheranno sempre i cittadini
Ma con quale coraggio e con quale etica politica si vogliono
affrontare i temi, che sono problemi dei siciliani?
Non ci possiamo stare. Oggi, il ritorno alla Commissione di questa
legge è un atto dovuto. Affrontiamo i problemi economici. Questi
sono i problemi e, poi, facciamo le riforme.
Non è cambiato nulla, assolutamente nulla. Oggi, rimarrà tutto
come prima, con l'approvazione di questa legge.
Ebbene, avevano trovato un escamotage 7 mesi fa, 8 mesi fa,
approvando una legge cornice, oggi, viene portato un altro disegno
di legge cornice perché, poi, si dice, tutte le funzioni saranno,
ma chi ha competenza per trasferire una scuola ad un comune, se
prima non vi sono appostate risorse finanziarie certe. Noi non ci
possiamo rendere responsabili di andare a massacrare o fare cadere
nel baratro in cui è gia caduta la Sicilia. Il Governo nazionale
insieme, il PD nazionale, insieme al PD regionale perché non si può
predicare bene e praticare male, insieme al PD regionale che hanno
responsabilità di Governo vengano qui e dico un'altra cosa a tutti:
nei Regolamenti comunitari è contenuto che, qualora la Regione
Sicilia, le Regioni, non spendano i fondi strutturali 2012, 2014,
2020, i FERS, noi qui non abbiamo idea, non c'è ancora un programma
operativo, ebbene, sapete cosa succede? Che ci pensa l'Agenzia
nazionale, quella nominata da Renzi. Ora se Renzi è il salvatore
della patria per taluni, vi è una fascia di siciliani che pensa che
sia il male peggiore che potesse capitare e noi, non ci possiamo
stare. Che il Governo abbia un sussulto di orgoglio insieme a
Faraone, insieme a tutte le leopolde del mondo che vengono, qui,
a impartirci lezioni che non sono in grado di fare, che a Roma
risolvono i problemi della Sicilia, quelli dei danni strutturali
che in questi tre anni hanno causato alla Sicilia.
(Applausi)
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, accolgo
favorevolmente l'invito che lei ha fatto al confronto ed al dialogo
in un momento così delicato per i lavori parlamentari.
Ero tra i parlamentari che nell'agosto del 2013, criticò
aspramente il disegno di legge Valenti, per intenderci, il primo
disegno di legge che riguardava la riforma dei liberi consorzi dei
comuni.
Il disegno di legge prevedeva un'articolazione troppo invadente,
prevedeva la soppressione di alcuni comuni che dovevano essere
trasformati in municipalità, delle regole troppo aleatorie in
ordine alla perimetrazione dei liberi consorzi, alla definizione
delle città metropolitane.
Credo che, rispetto ad allora, sia stato fatto un lavoro
importante, da parte della Commissione parlamentare, da parte della
politica, da parte anche del nostro partito e credo sia stato
stabilito un percorso certo che è costato tempo ed anche fatica.
Credo che adesso ci siano tutte le condizioni per definire una
legge che ridisegni l'architettura istituzionale della Sicilia.
E' una legge che aspettano i siciliani e sono sorpreso dal fatto
che nel dibattito odierno, proprio dalle opposizioni che, allora,
criticarono il commissariamento come uno strumento che lede la
partecipazione democratica che, oggi, in modo inverso, chiedendo la
mancata approvazione della legge e, quindi, il rinvio in
Commissione, si favorisca la nuova proroga dei commissari.
Una proroga dei commissari che sta creando, soprattutto nei
territori, gravi incertezze e gravi difficoltà
nell'amministrazione.
L'ordinaria amministrazione sta diventando la straordinaria e
tutti i territori degli enti di secondo grado hanno difficoltà a
vario titolo nella gestione anche della manutenzione delle strade,
della Pubblica amministrazione, degli edifici scolastici.
Dobbiamo porre un limite certo ed un fermo a questa continua
proroga dei commissari assumendoci la responsabilità, non solo come
parlamentari, ma anche come classe dirigente ed approvare una
riforma degna di questo nome.
Non credo che il fatto che ci sia numero di emendamenti così
elevato sia un limite al dibattito parlamentare, invece, dobbiamo
avere la maturità, la ragionevolezza di utilizzare tutti questi
emendamenti come un momento di elevato confronto, di dibattito, di
dialogo, di approfondimento.
Io sono convinto che il Governo, nella persona dell'assessore
Leotta, saprà cogliere le sfumature necessarie di questo dibattito
così esteso per prendere, come già è avvenuto anche in Commissione,
il meglio di queste riflessioni, di questi emendamenti e tradurli
in una legge che i siciliani aspettano, ormai, da troppo tempo.
Io spero che ci sarà un'articolazione che andrà a discutere di
tutti gli aspetti che riguardano la definizione dell'ente di
secondo grado di area vasta; rispetto ad allora è caduta
l'incertezza anche sul numero dei liberi consorzi, c'è una
individuazione esatta delle città metropolitane.
Io credo che ci siano tutti gli elementi per dare luogo ad una
riforma attesa. Ci sono tutti gli elementi, signor Presidente,
anche in assenza del bilancio.
Credo che questo sia un dato che l'Assemblea non possa non
evidenziare, non possa non tacere. Manca il bilancio, quindi, non
ci sono altri argomenti su cui l'Aula possa soffermarsi e possa
articolare il suo dibattito, quindi, mai come oggi è opportuno
concentrare le risorse e, come lei stesso ha evidenziato, è il caso
di procedere no stop'. Sono state queste le parole della scorsa
settimana, cioè procedere ininterrottamente per esitare il testo,
mettendo da parte tutte le altre priorità che possono avere questi
lavori d'Aula.
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del
Governo, intervengo sull'ordine dei lavori considerato che, a mio
parere, questo disegno di legge che era oggi calendarizzato e che
dovevamo discutere e che, francamente, noi come Gruppo, tra
l'altro, non condividiamo, è stato già detto bene da altri colleghi
che mi hanno preceduto vuole essere una riforma gattopardiana ,
cambiare tutto per non cambiare nulla, anzi, il rischio è quello di
peggiorare la situazione con una spesa che, sicuramente, supererà
quella delle stesse ex province.
Ma, al di là del merito del disegno di legge, sono qui a ribadire,
così come hanno fatto i colleghi dei Gruppi dei partiti di
minoranza la questione che vogliamo assolutamente anteporre il
dibattito che riguarda la finanziaria ed il bilancio e non perdere
tempo su questo disegno di legge. E lo diciamo proprio perché
siamo, oggi, al 7 di aprile e, vorrei ricordare all'Assemblea tutta
ma anche agli autorevoli Assessori presenti in questa Aula, che
giorno 30 scadrà l'esercizio provvisorio, quindi dall'1 maggio la
Regione sarà in gestione provvisoria, quindi, non potrà spendere
più alcun soldo, quindi si bloccherà tutto e ancora non abbiamo
assolutamente notizie sul bilancio. Ci sono soltanto delle idee
abbastanza confuse.
Ho partecipato a qualche riunione anche in Commissione Bilancio e
non sappiamo, in effetti, qual è la realtà sul buco che la Regione
deve ancora affrontare. Si parla di 3 miliardi e 200 milioni, poi,
c'è chi parla di 2 miliardi e mezzo; c'è chi dice che il buco da
coprire è di 900 milioni di euro, ebbene noi, membri di questa
Assemblea, deputati di questa Assemblea regionale, ancora ad oggi
non sappiamo qual è la verità sul bilancio che dobbiamo affrontare.
Pertanto, siamo assolutamente convinti che sia necessario
affrontare la questione della finanziaria e del bilancio, non
perdere altro tempo, concentrarsi su questo argomento per dare
anche maggiore serenità alla Sicilia, perché si inseguono oggi, tra
l'altro, tutta una serie di notizie che destano ulteriori
preoccupazioni a quelle che già i siciliani nutrono da tempo. Le
preoccupazioni che si possa passare ad una macelleria sociale che
darebbe un'ulteriore batosta ai siciliani ed alla Sicilia. Quindi,
dobbiamo affrontare la questione della finanziaria e del bilancio,
farlo nel più breve tempo possibile per cercare e tentare di
approvare il bilancio entro la fine del mese, altrimenti, saremo
veramente in condizioni di grave e grande disastro, peggiore di
quello che stiamo vivendo in questi ultimi anni.
LO SCIUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi scuso per la
faringite. Oggi, non possiamo andare con velocità, come abbiamo
fatto per la prima volta, ad abolire le Province. Oggi, vogliamo
fare una legge con la stessa velocità non comprendendo dove andiamo
a sbattere.
Ci rendiamo conto, signor Presidente, che le competenze delle
Province richiedono anche risorse finanziarie? Il 70 per cento
delle entrate delle province è fatto da tributi propri, ma il 30
per cento viene da fondi regionali e da fondi statali che, oggi,
non ci sono più e, allora, come vogliamo assicurare i lavoratori,
le partecipate, i consorzi, tutto quello che gira intorno alle
Province? Con quali fondi? Sicuramente, non ci possiamo affidare
all'improvvisazione, Presidente.
Allora dico che è importante che abbiamo le idee chiare. In questo
disegno di legge non ci sono più le risorse per le scuole, che
corrispondono al 15 per cento delle spese delle Province. Ed
allora, chi dà ai Comuni questi milioni di euro?
Lo vogliamo sapere prima, signor Presidente, perché ciò significa
mettere in ginocchio le scuole di secondo grado che abbiamo nella
Regione Sicilia ed in tutte le Province. E' necessario che
affrontiamo questo disegno di legge con calma, vogliamo prima
vedere il bilancio e vogliamo vedere nel bilancio dove sono poste
le somme per consentire alle province di andare avanti e di potere
gestire le varie competenze che questo disegno di legge va ad
apporre.
Bisogna avere un minimo di responsabilità, non possiamo dire
sempre facciamo, facciamo e, poi, le colpe ricadono nei territori
che non hanno più le risorse per gestire e dare risposte ai
siciliani.
ASSENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, intervengo sempre sull'ordine dei
lavori. Vorrei ritornare un attimo sul discorso dell'Ufficio di
Presidenza perché lei, nella sua dotta relazione, ha ricordato,
giustamente, come alcuni dei consiglieri, dei deputati eletti
nell'Ufficio di Presidenza, all'epoca dell'insediamento, facevano
parte delle forze di opposizione e che, quindi, l'opposizione era
perfettamente garantita, e che le vicende successive, ossia il
cambio di gruppo di alcuni di questi colleghi, non poteva
riguardare la composizione dell'Ufficio.
In questo elenco però, giustamente, ritengo volutamente, lei ha
omesso l'ultimo nominativo, cioè il vicepresidente Pogliese, non è
passato ad un altro partito, è stato eletto al Parlamento Europeo
e, quindi, si è liberato, diciamo così, il posto che nell'Ufficio
di Presidenza, anzi al vertice dell'Ufficio di Presidenza, quale
secondo Vice Presidente spettava al Centro Destra.
Allora, il sopruso che è stato compiuto, in quest'Aula, è ancora
più grave, e ritengo che la S.V. abbia la possibilità e, oserei
dire, il dovere, di intervenire.
Io mi sono permesso di dire che, al confronto dell'operato del PD,
i lanzichenecchi di antica memoria erano dei cortesi gentiluomini
e, mi permetto di ribadirlo in quest'Aula, perché si è trattato di
un'azione assolutamente non commendevole di una pratica di
occupazione del potere fine a se stessa, di una rapina politica,
signor Presidente, e credo che la S.V. non si possa rendere
concorrente della commissione di siffatto reato.
Detto ciò, e per quanto riguarda questa ormai stucchevole
questione del cambio di denominazione alle Province, che ci ha
appassionato tanto, ritengo che l'onorevole Barbagallo, da persona
intelligente qual è, poteva fare a meno di dire che i siciliani
aspettano chissà da quanto tempo questa normativa, sono ben altre
cose quelle che aspettano o aspetterebbero i siciliani e che,
purtroppo, possono continuare ad aspettare data l'assoluta
insipienza di questa compagine governativa nella sua ennesima -
quater, quinques adesso non mi ricordo bene quale - versione della
maggioranza eterogenea che lo sostiene.
Per quanto riguarda la preoccupazione relativa alla proroga
continua di questi commissari, cari colleghi di maggioranza non
dimenticate che la norma di chiusura che, poi, è quella che sempre
interessa questo Governo proroga, già di per sé, i commissari, che
vengono nominati ai sensi dell'articolo 145, sino al 31 luglio.
Allora, finiamola di scherzare come se questa norma che è stata
buttata qui come una cortina fumogena per nascondere ben altro,
ossia le grandissime difficoltà finanziarie che attanagliano la
nostra Regione, possa costituire la panacea di chissà quali
problemi.
I problemi saranno ingigantiti, ma quello che è chiaro, signor
Presidente, è che non si può strozzare il dibattito su una riforma
che, comunque, costituirà nostro malgrado l'ossatura di un assetto
istituzionale per i prossimi decenni e, quindi, non si può
pretendere di iniziare giorno 7 alle ore 13.00 per terminare giorno
8 alle ore 20.00. Questo non può esistere, signor Presidente, sia
chiaro, perché non consentiremo ad alcuno che sui nostri
emendamenti si faccia carne da macello; sui nostri emendamenti si
dovrà aprire il dibattimento, affrontarli compiutamente uno per uno
anche perché, caro Presidente, cari colleghi, se questa riforma si
potrà salvare e potrà avere una sua minima linearità sarà solo se
riusciremo a far passare alcuni dei nostri emendamenti che daranno
polpa, sostanza ed una visione unitaria a questa riforma che
altrimenti sarà carta straccia.
VENTURINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Però, brevemente, perché lei è già
intervenuto.
VENTURINO. Signor Presidente, sì sono già intervenuto
sull'argomento e sono stato anche abbastanza chiaro sulla mia
posizione.
Ma riagganciandomi proprio all'ultimo passaggio dell'onorevole
Assenza, appunto per le ragioni che lei stesso sosteneva, non
dovremmo rimandare il disegno di legge in Commissione, dovremmo
rimanere qui, in Aula, e cominciare ad affrontare, in maniera
seria, tutti gli emendamenti, una riforma sicuramente epocale ma se
la rimandiamo in Commissione andremo ad aggiungere tempo al tempo.
Cominciamo a lavorare su quella parte di questa riforma così
importante che possiamo trattare.
Il bilancio nel frattempo lo sappiamo benissimo, Presidente
Musumeci, arriverà, ma dico rimandarla in Commissione sarebbe una
perdita di tempo e che ne dica l'onorevole Assenza questa sì che è
una riforma che i siciliani aspettano da moltissimo tempo perché
riguarda il futuro di moltissimi lavoratori.
Cominciamo qui, in Aula, a riflettere su questa marea di
emendamenti che sono stati presentati, cominciamo qui, in Aula, a
modificare un disegno di legge che, sicuramente, non è condiviso
almeno da parte mia e della gran parte dell'opposizione.
Qui, in Aula, bisogna cominciare a mettere mano ad un disegno di
legge che veramente, così come è arrivato in Aula, non trova la
simpatia mia che faccio parte della maggioranza e di tanti altri.
Io spero che l'Aula si esprima in questo senso, che rimanga qui,
in Aula, e che qui, in Aula, si possa mettere mano a tutti gli
emendamenti che sono stati presentati.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché è stata data la possibilità
a quasi tutti i Gruppi di intervenire, sulla proposta
dell'onorevole Siragusa, cioè del rinvio in Commissione, perché
questa è la proposta che, in base a termini di Regolamento, deve
essere posta ai voti, quindi, evitiamo di sentire uno a favore e
uno contro, perché abbiamo sentito gran parte dei Gruppi ed ognuno
ha espresso le proprie posizioni anche se qualche Gruppo non è
stato chiaro fino in fondo, esprimendo solo giudizi di merito sulla
riforma.
Pertanto, si vota per alzata e seduta.
RINALDI. Chiedo che la votazione avvenga tramite sistema
elettronico.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, faccio mia la proposta
dell'onorevole Rinaldi, siccome, guardate, è possibile che per un
voto in più o in meno può rimanere, votiamo con il sistema
elettronico; è chiaro che con il sistema elettronico non vengono
conteggiate le presenze e le assenze.
Onorevoli colleghi, ognuno voti per sé. Invito i deputati Questori
a vigilare, se è possibile, che ognuno voti per sé.
Indìco la votazione per il rinvio in Commissione del disegno di
legge Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
metropolitane . (nn. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-
848 bis/A.
Chiarisco il significato del voto: chi vota a favore del rinvio in
Consorzi comunali e città metropolitane (nn. 833 e altri 848 bis/A)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Commissione, vota verde; chi vota contro, vota rosso.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Contrari 36
(Non è approvato)
Allora, scusate, continuiamo su questo disegno di legge.
Onorevole Assenza, lei, come sempre, ha fatto un ottimo
intervento, non è però mio costume strozzare il dibattito; io non
ho detto che si deve approvare necessariamente entro domani, io ho
detto che sarebbe auspicabile approvare questa riforma entro fine
settimana. Sappiamo che il Governo è in notevole ritardo, sono
stato il primo ad invitarlo, per non utilizzare altro termine, a
depositare il bilancio in Aula, quindi, mi auguro che ci sia un
dibattito approfondito.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, però, basta sulle questioni
preliminari. Se non ascoltate non ha senso.
Scusate, facciamo una cosa: sono le ore 14.00, considerato che
andremo avanti no-stop, non come l'ha inteso l'onorevole Assenza,
ve lo dico per chiarirlo: entro questa settimana occorre approvare
il disegno di legge; personalmente sono convinto che, rinviandolo
in Commissione, non avremmo risolto il problema, realisticamente.
E allora, scusate, sono le ore 14.00, l'Aula è sospesa e
riprenderà puntuale alle ore 16.00 con la discussione generale.
CRACOLICI. Fino a che ora?
PRESIDENTE. Andiamo avanti, onorevole Cracolici, che vuol dire
fino a che ora?
In base al Regolamento ci sono 15 minuti per ciascuno sulla
discussione generale e, poi, si inizia a votare.
E' chiaro che il problema che ci siano 1000 emendamenti, non so se
sono di più o di meno, gli Uffici mi dicono 970 non sono 1000, non
significa perché approvando un emendamento se ne assorbono o
decadono gli altri.
E' chiaro che bisogna intendersi sulla filosofia complessiva del
disegno di legge perché ancora, realisticamente, non è chiara.
Quindi, l'Aula riprenderà alle ore 16.00.
TURANO. Facciamo alle ore 15.00.
PRESIDENTE. Ma che vi cambia, tanto poi, alle ore 15.00, non c'è
nessuno in Aula.
Abbiamo perso due ore di tempo a discutere sulla questione
preliminare. Ripeto l'Aula è sospesa e riprenderà alle 16.00.
(La seduta, sospesa alle ore 14.00, è ripresa alle ore16.11)
La seduta è ripresa.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che lei ha 15 minuti in base
al Regolamento sulla discussione generale.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevole colleghi, membri del
Governo. Credo che dopo un lungo iter che ha visto protagonista la
Commissione in raccordo con il nuovo assessore, arriva un testo che
è un ottimo percorso su cui lavorare.
Questa della nuova architettura istituzionale della Sicilia è una
riforma attesa, ci sono tutte le condizioni per dare la possibilità
alle amministrazione siciliane di centrare il nuovo tema nella
governance siciliana. Io credo che questa deve essere l'occasione,
non soltanto per disegnare gli enti di secondo grado di area vasta,
e mi riferisco anche alla loro perimetrazione, alla loro
organizzazione istituzionale, ma anche per ricoprire ed indicare,
nel dettaglio, quali devono essere le funzioni di questi enti di
secondo grado di area vasta. Bisogna immaginare un ente intermedio
tra i Comuni e la Regione che sia in grado di dare delle risposte
serie, certe, pronte al cittadino e, per questo, vanno
riorganizzate le funzioni.
Credo, quindi, che il vero tema su cui dovremmo concentrare la
nostra attenzione è, innanzitutto, questo delle funzioni. Ed un po'
di autocritica bisogna farla su quello che è stato il ruolo della
Regione siciliana negli ultimi anni: se le competenze che la
Regione siciliana doveva esercitare nel corso di questi anni, di
questi decenni, dal momento dell'istituzione ad oggi, sono state
gestite bene, sono state gestite in modo funzionale, in modo da
dare risposte certe ai cittadini ed agli operatori del settore.
Mi riferisco, in particolare, alla vicenda delle acque,
dell'energia, dei rifiuti; se è il caso che tutte queste competenze
restino ancora in capo alla Regione o se non è il caso che, ad
esempio, l'acqua e i rifiuti vengano delocalizzati all'ente di
secondo grado di area vasta; se la gestione dell'Assessorato alla
Famiglia, che viene visto sempre come troppo lontano rispetto
all'interlocutore che ne ha bisogno, non debba essere avvicinato di
più al cittadino in un ente di secondo grado di area vasta; se i
beni culturali ed il turismo non vadano suddivisi per
programmazione e gestiti anche a livello del libero consorzio dei
comuni o della città metropolitana.
Per converso, invece, ci sono delle funzioni che, a mio giudizio,
andrebbero comunque ed in ogni caso tenuti in capo alla Regione, mi
riferisco in particolare alla urbanistica, alla pianificazione
territoriale ed al controllo del territorio.
C'è l'onorevole Sorbello che sta in Aula, è stato assessore
regionale al territorio e all'ambiente per tanti anni, io credo che
la gestione dell'urbanistica è più corretto che resti in capo alla
Regione. Il tentativo che è stato anche dibattuto spesso in
Commissione, di trasferire queste funzioni di pianificazione
all'ente di secondo grado di area vasta credo che sia errato.
Peraltro, anche nell'ipotesi delle Città Metropolitane, nel caso in
cui coincida l'organo e il sindaco del Comune capofila col sindaco
della Città Metropolitana, si verrebbe a creare una sovrapposizione
di funzioni e un carico di lavoro che interdirebbe una corretta
gestione del territorio in senso lato.
Io sono un deputato eletto nel collegio di Catania, la città non
ha un piano regolatore dal 1964, è difficile pensare che se la
città non si è data un piano regolatore in cinquant'anni, si riesca
a dare in poco tempo non solo un piano regolatore della città, ma
un piano regolatore di tutta la Città Metropolitana.
Credo quindi che questa sia una delle riflessioni da fare,
peraltro in una stagione politica come la nostra, in cui la IV
Commissione sta esaminando la nuova legge per il governo del
territorio che, insieme col Testo Unico per l'edilizia e la legge
sui centri storici, rappresenta un nuovo assetto della gestione del
territorio in Sicilia che non può più essere procrastinato.
Altro temo che, a mio giudizio è giusto che resti in capo alla
Regione, è quello legato all'agricoltura.
Mi riservo di intervenire, ovviamente, nel momento in cui ci
saranno sull'articolato gli emendamenti che riguardano più
specificamente le funzioni, ma io credo che certamente su questo
aspetto l'Assemblea e i colleghi oggi non potremmo sbagliare,
abbiamo una grossa responsabilità e il futuro della Sicilia e delle
generazioni che verranno passerà anche da una gestione delle
funzioni fatta in modo oculato e attento da parte dell'Assemblea.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Comunicazione di nuova denominazione di gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Informo che, con nota pervenuta il 2 aprile 2015 e
protocollata al n. 3809/AulaPG del 3 aprile successivo, l'onorevole
Lentini, Presidente del Gruppo parlamentare Sicilia democratica ,
ha comunicato che il Gruppo parlamentare da lui presieduto ha
assunto - a decorrere dal 2 aprile 2015 - la seguente nuova
denominazione: Sicilia democratica per le riforme .
L'Assemblea ne prende atto.
La Presidenza si riserva di intervenire per l'eventuale modifica
della denominazione, d'intesa con il Gruppo parlamentare
interessato, ove dovesse ingenerarsi confondibilità con la
denominazione di altro gruppo parlamentare costituito.
Così rimane stabilito.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n. 883
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Sorbello. Ne ha
facoltà.
SORBELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo
concentrare questo mio intervento sulle competenze dei Liberi
Consorzi e sulle Città Metropolitane. Come accennato in molte
sedute precedenti in quest'Aula, siamo noi la Sicilia e il Governo
regionale è in forte ritardo per quanto riguarda competenze che
ormai da anni sono la croce di questa nostra terra, e cioè dire i
rifiuti, l'acqua, quella che era la pianificazione territoriale.
Come accennava poc'anzi l'onorevole Barbagallo, noi assistiamo nel
nostro territorio che il confine fra due Comuni è da un lato zona
artigianale, e da un altro lato con destinazione di residenze di
pregio.
Per cui la pianificazione incentrata su questa nuova norma, che si
discosta sicuramente da quella che è la norma nazionale, poc'anzi
discutevamo sulle finalità di questo percorso, cioè dire mentre in
Italia effettivamente le Province sono abolite, qui noi facciamo
continuare ad esistere quello che è il Libero Consorzio e le Città
Metropolitane.
Le tre città metropolitane che hanno una logica perché la
concentrazione per quanto riguarda la densità demografica.
Ma per quanto riguarda i liberi consorzi, noi dovremmo fare in
modo che successivamente e subito dopo l'impostazione su cui c'è
già una larga maggioranza su questo disegno di legge, fare in modo
che le competenze siano trasferite nel più breve tempo possibile.
Perché noi ancora siamo in forte ritardo, abbiamo avuto il problema
nei giorni scorsi che molti Comuni della Provincia di Palermo, sono
rimasti a secco, abbiamo una città capoluogo invasa dai rifiuti,
problemi che se ci attarderemo ancora su questa norma noi avremo
nuovamente all'inizio del nuovo anno scolastico i problemi legati
per quanto riguarda la logistica scolastica.
Per non dire poi che in completo stato di abbandono la viabilità,
di molte Province, in questi giorni ho attraversato diverse
località della Provincia di Palermo, Agrigento e dico veramente c'è
da vergognarsi sullo stato di degrado della viabilità provinciale
della ex Provincia, per cui dobbiamo svincolare e nessuno ci vieta
e ci impone che oggi noi dobbiamo andare avanti per direttissima
sull'approvazione di questa norma per passare subito dopo
all'approvazione del bilancio e della finanziaria a quelle che sono
le competenze, anche perché dovremo dare una serenità anche a
quelle che sono tutti i dipendenti delle nove ex Province.
Su questa base noi possiamo andare avanti, l'articolato e poi
ritengo che trita e ritrita la norma è stata ampiamente discussa,
rinviata un paio di volte in Commissione, ci sono stati diverse
conferenze dei capi gruppi sull'articolato di questa norma e i
mille emendamenti a supporto dei quelleche sono le forze politiche
presenti in questa Aula, sono a dimostrazione che la norma ritengo
che sia già come proposta anche con l'operato e l'impegno profuso
dell'assessore di competenza al ramo e del presidente della I
Commissione e di tutta Commissione, è stato portato avanti un
lavoro egregio, bisogna così oggi domani e come diceva lei
Presidente, nell'arco di questo fine settimana approvare questa
norma per poi passare alla fase esecutiva vera sostanziale subito
dopo l'approvazione del bilancio a quelli che sono i decreti
presidenziali e assessoriali per affidare le competenze e andare
avanti su un problema che è diventato annoso.
Ricordo a me stesso che la norma per le abolizione della Provincie
siamo stati i primi in Italia ma sostanzialmente siamo rimasti gli
ultimi perché la norma nazionale è passata e noi siamo rimasti al
palo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello.
Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la
Commissione che ha lavorato a questo testo con il concorso attivo
dell''assessore alle autonomie locali abbia fatto un ottimo lavoro.
Siamo in presenza di un testo che risponde ad una indicazione che
l'Assemblea ha già dato di andare ad un progetto di superamento
dell'articolazione istituzionale che c'era nella Regione siciliana.
In concomitanza con l'analogo progetto che è andato avanti in
campo nazionale.
Nelle condizioni particolari nelle quali ci siamo trovati ad
operare nel corso di questi mesi, credo che, a maggior ragione,
vada apprezzato il lavoro della Commissione che, secondo me, l'Aula
potrebbe migliorare ulteriormente se rendesse ancora più esplicito
il principio ispiratore delle norme che stiamo approvando che è
quello appunto di superare il sistema istituzionale esistente,
quindi, non di dare la sensazione che l'unico elemento di novità
sia l'assenza dell'elezione diretta del Presidente della Provincia
e dei Consiglieri provinciali perché saremmo di fronte,
sostanzialmente, diciamo così, se questo fosse sarebbe,
oggettivamente, incomprensibile.
Ma la costruzione di un nuovo sistema che, proprio perché ha
funzioni diverse non prevede ed è giusto che non preveda l'elezione
diretta del Presidente e dei Consiglieri del libero consorzio.
In questo senso, credo che, io ho presentato degli emendamenti
proprio per evitare che si dia luogo ad incongruenze anche rispetto
ad alcune innovazioni importanti quali le città metropolitane
rispetto alla normativa nazionale, io ho presentato un emendamento
che prevede che il Presidente della città metropolitana sia il
Sindaco della città capoluogo perché sarebbe come è del resto
previsto dalla norma nazionale, la cosiddetta legge del Rio, perché
sarebbe assolutamente contraddittorio che tu costruisci una
istituzione che è fondata sulla città metropolitane cioè come dire
l'elemento metropolitano si associa ad una città capoluogo
importante quale appunto può essere Palermo, Catania o Messina ed
il meccanismo, diciamo così, di gestione non sia fondato sul
Sindaco della città capoluogo al di là della appartenenza, al di là
delle persone che, attualmente, guidano le tre città più importanti
della Sicilia.
L'altro elemento che, secondo me, noi dovremmo introdurre rispetto
al testo previsto dalla Commissione e, anche qui, ho presentato un
emendamento riguarda la gratuità degli incarichi.
Io credo, ne abbiamo discusso e avrà credo la vicenda sicuramente
un equo, a proposito delle indennità dei Consiglieri comunali, dei
Sindaci della nostra Regione, credo che noi non abbiamo interesse a
differenziarci su questo terreno.
Questo vale, io sono per la linea della uniformità e
dell'allineamento, sia per quanto riguarda i Sindaci, sia per
quanto riguarda i Consiglieri comunali, dal punto di vista
dell'indennità, dal punto di vista dei numeri, a maggior ragione -
credo - che lo dobbiamo fare anche per quanto riguarda il
Presidente e gli Assessori dei liberi consorzi e delle città
metropolitane.
Io capisco e ho ascoltato, conosco le ragioni di quelli che hanno
proposto l'indennità partendo da alcuni presupposti che io
considero giusti, però, in un momento di questo genere
differenziarci dalla normativa nazionale sul punto delle indennità
credo che rischierebbe di creare equivoci ed elementi di
incomprensione da parte dell'opinione pubblica che credo che
proprio per il buon lavoro che ha fatto la Commissione e che,
spero, farà il Parlamento meritano, secondo me, di essere evitati.
L'ultima questione riguarda il personale: considero le norme
approvate tenuto conto della nostra specificità, giuste. C'è un
punto che riguarda il personale attualmente in servizio, laddove si
dice fino alla disponibilità finanziaria - adesso il termine non
lo ricordo di preciso - dell'ente rimangono a carico dell'ente',
il subordinare la loro permanenza a carico dell'ente alla
disponibilità finanziaria, senza articolare meglio il periodo, ha
creato tra il personale la preoccupazione che, a differenza del
quadro nazionale, noi qui in Sicilia, operiamo sulla base di una
normativa che potrebbe determinare una condizione di maggiore
difficoltà. L'assessore mi sta ascoltando, io ho presentato un
emendamento soppressivo di questo periodo ma si può trovare anche
un'altra formulazione che renda chiaro ai dipendenti delle province
che loro avranno lo stesso trattamento, anzi con una maggiore
attenzione, se è possibile, dei meccanismi che sono stati messi in
atto a livello nazionale, cioè naturalmente, erogando servizi,
continuando a giovarsi della loro opera e soprattutto che nessuno
abbia la preoccupazione di potere perdere il proprio posto di
lavoro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha
facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, dopo
due anni finalmente arriva in Aula questo disegno di legge che
cerca di porre riparo agli errori che questa maggioranza con il suo
Presidente hanno commesso due anni fa quando hanno deciso di
abolire le province in Sicilia. Un errore imperdonabile perché oggi
qui i colleghi della maggioranza che hanno commesso l'errore due
anni fa e hanno assecondato il Presidente Crocetta ci chiedono di
fare in fretta, di correre, di non perdere tempo come se in questi
due anni a perdere tempo fosse stata l'opposizione e non
l'incapacità della maggioranza di trovare una soluzione e di
trovare una mediazione fra le tante anime e fra tanti modi che
hanno di intendere la politica.
Oggi con il bilancio e la finanziaria che dovrebbero essere
discusse e approvate e che è la cosa più importante altrimenti la
Sicilia rischia il fallimento si ci viene a dire fate in fretta,
sbrigatevi altrimenti non c'è il tempo di approvare la
Finanziaria ; ma lei, Presidente, pensa che è questo il modo di
comportarsi di fronte ad un disegno di legge presentato dalla
Commissione che ne riunisce, non so quanti, che spesso dicono cose
esattamente opposte e contrarie a quello del disegno di legge
finale portato avanti da questa maggioranza.
Veda assessore a lei va sicuramente il riconoscimento di aver
lavorato a differenza dei suoi predecessori con grande attenzione,
con grande acume, cercando di mettere una serie di falle a questa
nave, che è una nave senza nocchiere in gran tempesta', una nave
che affonda tutti i giorni. Però al di là delle sue grandi capacità
e competenze che tutti gli riconosciamo e che ha consentito alla
maggioranza di portare questo disegno di legge credo che non via
nulla, non vi è un programma, non vi è futuro, non vi è nessun
reale interesse di cercare di comprendere cosa vogliono i
siciliani.
Abbiamo tolto alle province, ad esempio, le funzioni destinate
alle istituzioni scolastiche superiori ma non abbiamo capito come i
comuni, e con quali risorse i comuni dovrebbero farsi carico delle
scuole medie superiori, non l'abbiamo scritto, non abbiamo
individuato le soluzioni, quali sono i capitoli dove potranno
attingere i comuni, e i comuni potranno farsi carico degli studenti
delle altre realtà? Per essere chiari, così scendiamo nel concreto:
Il liceo classico di Palermo che fino ad ora era a totale
competenza della Provincia adesso sarà di competenza del Comune di
Palermo, e il Comune di Palermo quindi si dovrà fare carico di
tutti gli studenti dei Comuni viciniori che non hanno liceo
classico. Lei pensa che il Comune di Palermo è nelle condizioni di
fare una cosa del genere? Stesso discorso dicasi per gli istituti
alberghieri, e per geometra e di qui all'infinito.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
(Assume la presidenza il Vicepresidente Venturino)
Cosa accadrà? Gli egoismi delle grandi città avranno la meglio su
quelle che sono le necessità degli studenti che provengono dai
piccoli comuni? Come potremo giustificare ai cittadini di Palermo
che devono pagare le tasse anche per quelli di Corleone. Una
situazione assurda, una situazione insopportabile. Ma questo è
soltanto un piccolo accenno a quelli che saranno ai problemi che da
qui a qualche istante emergeranno. Una legge rabberciata, mi
dispiace che poco fa un autorevole collega del PD sia venuto a
difendere questo disegno di legge quando con grande attenzione in
I Commissione ha cercato di opporsi a questo disegno di legge, ha
cercato di portare avanti tutta una serie di emendamenti che hanno
trovato il consenso dell'opposizione ma mai quello della sua parte
politica, proprio perché lui bravo e navigato amministratore locale
sa che questo disegno di legge non potrà mai venire incontro alle
necessità delle Province.
Poco fa parecchi colleghi hanno parlato del personale, ma in
questi due anni chi della maggioranza si è occupato del personale
delle province? Cosa è stato fatto in questi due anni per garantire
innanzitutto la dignità lavorativa a tutti i dipendenti delle ex
province regionali? Si è parlato di strade, ma i colleghi della
maggioranza escono da casa loro? Vanno nei paesi che fanno parte
del loro collegio elettorale o rimangono chiusi e abbarbicati nelle
loro segreterie? Hanno mai visto in quali condizioni sono le strade
provinciali? Si rendono conto che le strade provinciali se oggi
sono in queste condizioni lo si deve solo ed esclusivamente a
questa maggioranza e a questo Governo che due anni fa, in maniera
scellerata, hanno deciso di sopprimere le Province?
Ed oggi si continua su queste scelte scellerate e su queste scelte
sbagliate. Non si riesce attraverso questo disegno di legge ad
individuare un percorso che dovrebbe avere come primo punto di
partenza l'elezione del presidente della Provincia. E invece
abbiamo deciso, o meglio ancora questa pseudo maggioranza che
sostiene questo pseudo Governo ha deciso di dare in appalto anche
la provincia alla politica, per cui ai cittadini verrà negata la
possibilità di eleggere il proprio presidente. Ai cittadini verrà
negata la possibilità di giudicare chi hanno eletto. La
partitocrazia, la peggiore partitocrazia anche di questa sinistra
di cui a Siracusa attraverso gettonopoli abbiamo avuto un esempio
mirabile, oggi vuole impadronirsi dell'ultimo spicchio di libertà,
vuole occupare tutto. E allora la prima cosa che bisogna fare è
impedire ai cittadini di votare, e impedire ai cittadini di
esprimere la loro opinione, e impedire ai cittadini di esprimere il
proprio giudizio bocciando colui il quale per 5 anni ha svolto le
funzioni di presidente.
Presidente Ardizzone lei che è un politico navigato , lei che è
accorto sa che alla base della democrazia c'è il diritto che i
cittadini hanno di scegliere e di giudicare, questo disegno di
legge ci impedirà di scegliere e di giudicare: saranno i partiti,
le correnti, le corporazioni fra comuni che si andranno a creare
che andranno a stabilire il destino delle province, non più i
cittadini, non più gli elettori, non più coloro i quali dalla
Costituzione hanno avuto concesso, perché adesso si parla, questo
diritto. E vedete mi fa rabbia vedere ed ascoltare tanti colleghi
dire: Ma come? Ci discostiamo dalla legge nazionale? .
Ma perché, questo Parlamento non ha le prerogative proprie per
discostarsi dalla legge nazionale? Onorevole Gucciardi quante volte
noi abbiamo operato in senso opposto alle decisioni prese a Roma,
quante volte le leggi che sono state approvate in Sicilia hanno
anticipato leggi che, poi, sono state fatte proprie dal Parlamento
nazionale. Perché appiattirci su posizioni che sembrano voler a
tutti i costi negare l'autonomia di cui questo Parlamento è dotato?
Perché non fare, invece, un ragionamento più meditato, che duri
anche un paio di settimane perché questo disegno di legge non può,
Presidente Ardizzone, essere approvato in quarantotto ore sotto
l'assillo della finanziaria e del bilancio. Questo errore l'abbiamo
fatto già due anni fa. Vorrei evitare, Presidente Ardizzone, che si
continuasse a sbagliare.
Il personale, le istituzioni scolastiche, le strade, e altre
competenze che avremmo potuto assegnare alle Province, a cominciare
dalla gestione del servizio idrico che non si capisce perché non lo
potrebbero gestire le province. E tutta una serie di servizi che,
oggi, la Regione non riesce ad assicurare o, se le assicura, lo fa
a caro prezzo e in senso negativo.
Per cui io, così come hanno fatto poco fa i miei colleghi del
centrodestra, nel dare un giudizio assolutamente negativo su questo
disegno di legge che arriva in Aula, la invito, ancora una volta, a
considerare l'ipotesi che su una riforma così importante per la
nostra Isola, per il nostro futuro, per i nostri figli, vi sia un
testo discusso ampiamente.
Non vorrei che poi, domani sera, arrivati ad un certo punto venga
messa la tagliola del tempo e si dirà non si può più ragionare, non
si può più discutere perché il tempo è alle nostre spalle e il
tempo, oggi, vuole che venga esaminata la finanziaria.
Veda voler, ad ogni costo, comprimere questo dibattito, voler
costringere i parlamentari, soprattutto dell'opposizione, a voler
accettare i colpi di mano della maggioranza non so se convenga alla
maggioranza stessa perché veda, Presidente, o noi siamo messi nella
condizione di discutere, di dibattere, di portare le nostre
proposte, di argomentarle, di poterle confrontare con i colleghi
della maggioranza - che già stamattina, con l'onorevole Malafarina,
hanno fatto emergere in maniera chiara e netta come vi siano,
all'interno della maggioranza, uomini liberi che hanno deciso di
accostarsi alle idee dell'opposizione - oppure l'alternativa è
quella che noi abbandoniamo l'Aula, vi discutete la legge, ve
l'approvate, fate l'ennesima legge manifesto, continuate a
condannare i siciliani in questa situazione drammatica voluta, non
solo dal Presidente Crocetta, ma da questa maggioranza che, in
Aula, ha sostenuto fino ad oggi tutti i provvedimenti che questo
Governo, assolutamente inadeguato, ci ha portato e ci ha costretto
ad approvare.
E' venuto, ed io lo dico ai colleghi della maggioranza, il momento
di aprire gli occhi. E' venuto il momento di essere, veramente come
diceva Don Sturzo uomini liberi e forti , di avere il coraggio
delle proprie azioni, di rendersi conto che non è che ubbidendo si
salva questa legislatura.
Semmai, se continuate ad obbedire senza discutere, questa
legislatura sarà condannata all'infamia non solo dello
scioglimento, ma dell'essere stata la peggiore legislatura che la
storia di questa terra nobilissima ricordi.
Per questo motivo, signor Presidente, io rivolgo a lei un invito.
Non comprimiamo i tempi, diamo la possibilità, lavorando anche di
notte, all'opposizione di fare le proprie considerazioni, di
discutere gli emendamenti che abbiamo presentato.
Del resto, se ci sono novecentosettanta emendamenti certamente la
responsabilità non è solo dell'opposizione. La responsabilità è,
soprattutto, di una maggioranza cinica, sorda che non ha voluto
ascoltare quelli che sono stati gli inviti che, più volte, abbiamo
rivolto in Commissione.
Si è voluto imporre le proprie scelte, le proprie idee come già
due anni fa si è voluto imporre a questo Parlamento di sciogliere
le province.
Il dramma dei territori è sotto gli occhi di tutti e su voi
deputati di questa maggioranza che avete approvato quella proposta
oscena del presidente Crocetta sta la vergogna di aver fatto
passare quel provvedimento.
Oggi siamo nelle condizioni di poter riprendere nelle nostre mani
il nostro futuro e quello dei nostri figli. Aiutateci a farvi
aiutare a non fare l'ennesima legge capestro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fazio. Ne ha
facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere
abbastanza breve per evitare di ripetermi con gli interventi che mi
hanno preceduto.
Ma non posso non assumere alcune considerazioni anche
nell'interesse, ovviamente, dei siciliani.
Due anni fa il governo Crocetta ha spinto la maggioranza che lo
sostiene ad approvare il disegno di legge per l'eliminazione delle
province. Successivamente ci sono stati due rinvii nei confronti di
quelle date entro le quali erano stati fissati dalla stessa legge
per procedere alla riforma.
Debbo essere sincero come credo siano stati sinceri coloro i quali
mi hanno preceduto ci si aspettava di più e molto di più da un
disegno di legge che vorrei ricordare è il frutto di una
concertazione sulla materia. Mi permetto, in qualche modo, di
richiamare la vostra attenzione evidenziando come su questa materia
c'erano almeno dieci disegni di legge, tra cui anche quelli delle
opposizioni che invece non hanno fatto sintesi per elaborare un
testo che comprendesse effettivamente una riforma che sia del tutto
radicale.
Mi faccio e ci facciamo una domanda e insieme a me tutti i
siciliani: è questo il contenuto della riforma che effettivamente
si vuole? Ed era necessario procedere come si è proceduto o
piuttosto molto semplicemente modificare anche dal punto di vista
della denominazione le province regionali per modificarle in liberi
consorzi dei comuni ed effettuare quell'intervento che con questa
mini riforma si intende in qualche modo attuare? Cioè il passaggio
delle competenze delle strutture scolastiche di secondo grado che
prima apparteneva alle province adesso in qualche modo si intendono
demandare alla competenza dei comuni.
E questa è la parte più saliente se si tralascia l'aspetto dei
rifiuti che mi sembra del tutto marginale e anche l'aspetto di
natura urbanistica.
E quindi si è aspettato ben due anni, si è aspettato in qualche
modo una riforma per cercare in qualche modo di attuare quello che
effettivamente era possibile attuare già nell'immediatezza
effettuando una modifica alla legge n. 9 del 1986 che istituiva le
province regionali in Sicilia.
Ed è una grande delusione perché questo disegno di legge, questa
mini riforma, laddove doveva essere approvata nel testo che è stato
elaborato dalla Commissione non dà un minimo di garanzia ma
soprattutto non dà una garanzia né alcuna certezza per quanto
riguarda il futuro soprattutto ai dipendenti della provincia
regionale. Perché mentre la riforma a livello regionale ha
consentito nella fase della sua attuazione di dare delle garanzie
al personale trovando anche delle soluzioni alternative
all'attività in capo alle ex province regionali, qui rimane del
tutto incerta la possibilità se effettivamente il personale delle
ex province possa transitare in toto e possa in qualche modo
essere sostenuto dal punto di vista economico.
Ed è quello che ancora più grave appare tenuto conto che molte di
queste materie, molti di questi argomenti, mentre prima erano
garantiti dall'intervento economico da parte del bilancio
regionale, così non è e così non appare non fosse altro anche
perché si sta procedendo ad effettuare l'approvazione di questa
eventuale mini riforma senza che ci sia un confronto di natura
economica.
Nell'incertezza più totale, credo che sia veramente un po' da
stolti procedere in questo senso, soprattutto per il fatto che non
si sa quante risorse economiche siano necessarie per la sua
attuazione.
Altro aspetto, che mi sembra più grave di tutto il resto, è questa
famosa delegittimazione da parte dell'Assemblea nel demandare al
Governo il potere di completare la riforma emanando provvedimenti,
cosiddetti, attuativi, che attuativi non sono.
E credo che non sia neanche corretto, per certi versi, perché è
ovvio che i cittadini non possono non sapere quale sarà
effettivamente il contenuto della riforma o del provvedimento, o
della norma, piuttosto che conoscerlo a posteriori, solo quando
effettivamente il Presidente o la Giunta regionale decideranno, in
qualche modo, come completare e quali interventi inserire
nell'ambito della riforma stessa.
In dipendenza di ciò, credo che questa non sia la riforma, che
tanto era stata auspicata, sicuramente, le modifiche delle province
regionali, neanche da parte dei colleghi grillini' e credo che per
certi versi non può non esserci un'opposizione netta e contraria se
questo è il contenuto che in qualche modo si vuole portare avanti
da parte della maggioranza. Non dà alcuna garanzia. Ed io mi auguro
e spero che nella fase del dibattito e soprattutto nella
condivisione, eventualmente, di alcuni emendamenti possa
correggersi, almeno in parte, quel contenuto a mio avviso omissivo
che il disegno di legge, in qualche modo, contempla.
Credo che sia opportuno, veramente, una maggiore riflessione, per
evitare, obiettivamente che, come al solito, le cose cambino
perché non cambino affatto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Turano. Ne ha
facoltà.
Invito gli onorevoli colleghi ad evitare di fare altre assemblee
nel corso dell'assemblea alla quale siamo chiamati a partecipare.
Grazie.
TURANO. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi,
cercherò di essere telegrafico nella discussione generale di un
disegno di legge che, comunque, merita un approfondimento e che
credo debba ricevere il contributo da parte di tutti.
Non ho ricevuto sollecitazioni particolari, però, una riforma
strutturale, sicuramente, è una riforma importante. Non essere
protagonista del dibattito sarebbe un errore e penso che nessuno
commetterà un errore di questo tipo. Ora, io dico, sin da subito,
quale sarà la condotta del Gruppo parlamentare che, per ora, ho la
fortuna di rappresentare, cercando di sconnettere solo per un
momento quello che ho fatto nella mia attività politica.
Ho avuto la fortuna di fare il Presidente della provincia di
Trapani ed ancora oggi continuo a rivendicare, con orgoglio,
l'importanza di un ente di area vasta che è presente in tutto il
mondo.
Da qui, però, a dire che dobbiamo rimanere ancorati ad un
vecchio sistema, ad un vecchio principio credo che ne corra. Ne
corra e non serve ad alcuno non capire che è cambiato il mondo, non
capire che il Governo nazionale ha fatto una riforma strutturale,
che ha valenza economico-finanziaria, una riforma che incide
profondamente nell'assetto dell'ente istituzionale in termini di
elezione significherebbe non vedere il sole.
Ed allora, credo che il Governo, invece, e permettetemi di dire,
non è una esagerata vanteria perché l'assessore Leotta non ha
bisogno di essere vantato da alcuno, ma quest'ultimo Governo e
quest'ultimo assessore, nell'arco di poco tempo, hanno portato in
Aula una seria legge di riforma, di un ente di area vasta come la
ex provincia.
E negare questo, anche da parte dell'opposizione. Oggi ho visto
una serie di atteggiamenti che, non avevano un animo propositivo,
non cercavano di migliorare il testo ma di ancorarlo ad una serie
di altri ragionamenti che, nulla avevano a che fare con l'argomento
che stavano trattando.
Credo che dopo due anni, dire che non bisogna fare niente o
rinviare il dibattito alle province dopo l'analisi del dibattito
sulla legge finanziaria sarebbe un errore.
Noi ci siamo impegnati in questo periodo, il presidente della
commissione, onorevole Cracolici, l'assessore Leotta e tutte le
forze di governo nella I Commissione sono riusciti ad elaborare un
testo di legge che tiene conto: a) delle prospettive che un organo
come l'ex provincia deve continuare a governare, b) ad arricchire
le competenze che giustamente facevano delle vecchie province,
soltanto in alcune fasi non un organo, programmatorio, faccio un
esempio su tutti, poiché l'onorevole Fazio che è stato sindaco di
Trapani sa quello che dico, non vi era una competenza nella parte
dell'organo di area vasta nella programmazione territoriale per la
realizzazione di strumenti che servivano a tutti non soltanto al
comune di appartenenza, se si doveva programmare la realizzazione
di una discarica non vi era chi pensava di poterlo fare, ogni
singolo comune riteneva che non lo doveva fare nel proprio
territorio e mancava un organismo che invece aveva la competenza di
questo tipo, così come per la realizzazione di alcune bretelle o
arterie autostradali che servivano per collegare più comuni e che
ne attraversavano cinque, sei o sette addirittura.
Ragione per la quale credo che le competenze, oggi, questo disegno
di legge arricchisce per davvero l'impianto strutturale
dell'organismo stesso. Non voglio andare contro la mia storia,
certo se fosse stato possibile, avere l'elezione diretta non nego
che mi avrebbe fatto piacere, ma è un fatto anacronistico, è un
fatto oramai superato che non sta più in piedi. E' un fatto che il
Governo nazionale ha deciso di cassare e sarebbe come essere
innamorati di cose che non esistono più, pensare di potere
continuare a eleggere un organo che nel resto d'Italia, viene
eletto con un'elezione di secondo grado.
Anche qua l'assessore Leotta è stato coraggioso perché a fronte di
alcune accelerazioni politiche che venivano da partiti che forse
oggi gestiscono la maggior parte dei sindaci ha puntato i piedi
permettendo che l'elezione di secondo grado fosse come un voto
ponderato, ampliando la platea del corpo elettorale stesso e
coinvolgendo non solo i sindaci, ma tutti i consiglieri comunali
che poi in verità rappresentano l'intero corpo elettorale della
vecchia provincia ma rappresentano anche le forze politiche che li
hanno mandati.
Credo che questi passaggi se non fossero rimarcati e se non
fossero apprezzati dall'opposizione sarebbero passaggi che
potrebbero rimanere nell'ombra; e, invece, non meritano di restare
nell'ombra viva Dio', ogni legge è sempre migliorabile ogni legge
è emendabile.
E noi siamo qua per questo, nessuno ha una idea preconcette,
nessuno ritiene che il testo che è stato elaborato sia il Vangelo;
da un'attenta discussione si potrà portare a casa una serie di
apprezzamenti positivi che vengono anche dall'opposizione, ma dire
quello che si è fatto negli ultimi mesi non è un lavoro serio non è
stato un lavoro che non merita un apprezzamento, significa non
riconoscere quello che la politica in quest'Assemblea ha fatto e
non riconoscere quello che alcuni uomini hanno contribuito a
determinare.
Per questo spero che il dibattito parlamentare non sia strozzato e
sia condiviso da tutti, ognuno nella propria posizione dialettica;
certo avrebbe l'amaro sapore dell'ostruzionismo se poi 970
emendamenti dovessero essere votati uno ad uno. Qua stiamo facendo
una cosa che serve tutti e le regole delle democrazie devono essere
partecipate e condivise da tutti. Non v'è dubbio che usare lo
strumento regolamentare per rallentare i lavori non sia una cosa
apprezzabile
L'appello, quindi, che rivolgo a tutte le forze politiche è
diverso da quello che, oggi, qualcuno potrebbe invocare, è quello
della condivisione ed io penso che la condivisione la si debba
costruire più tardi con la discussione generale, domani o
dopodomani con il voto finale, con i distinguo delle parti
politiche ma con la convinzione che stiamo facendo una cosa che
forse per i prossimi vent'anni non cambierà più e, così come nel
1986 è stata fatta una legge, che era la legge 9 rivoluzionaria per
l'epoca perché statuiva alcuni principi che se fossero stati
attuati avrebbero permesso di evitare tante storture che, poi,
nella gestione ordinaria si sono fatte, credo che, oggi, occorra
partire da quel principio.
Quindi, una legge che va arricchita, che noi condividiamo nel suo
impianto generale, che riteniamo di dovere votare celermente e che
soprattutto, signor Presidente, definisce entro il termine del 31
luglio l'impianto amministrativo.
Onorevole Fazio lei non deve ridere è scritto nella legge, dall'1
al 31 luglio questa volta i liberi Consorzi devono adeguarsi con
l'elezione di un organismo di secondo grado.
Io non credo che sarà difficile fare questo, penso che sarà
difficile nell'arco delle prossime 48 ore approvare la legge e per
questo ci vuole il contributo di tutti. Una volta approvata la
legge, vedrà che riusciremo, senza dubbio, ad eleggere
democraticamente con un'elezione indiretta di secondo grado questo
nuovo organismo e credo, assessore Leotta - glielo dico con
profondo rispetto non solo per il ruolo che ha avuto, quello che ha
per ora - che questa sia una riforma che lei porterà a casa come
una riforma importante che servirà a definire meglio le competenze
della Provincia.
Ritengo che su questo si possa celermente raggiungere l'intesa e
sono certo che l'Assemblea lo farà.
Chiuso questo dibattito non c'è dubbio che ci dovremo attrezzare
per analizzare ed affrontare la Finanziaria ed il Bilancio della
Regione, e sappiamo tutti le difficoltà che ci sono ma ancorare le
due cose ed utilizzare l'escamotage del Bilancio o della
Finanziaria che ancora non è stata incardinata in Commissione come
fatto tecnico per non approvare questo significherebbe fare due
torti alla Sicilia e noi questo non lo possiamo permettere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Siragusa. Ne ha
facoltà.
SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore Leotta,
prima di entrare nel merito della legge che ci stiamo apprestando a
trattare vorrei dire anch'io due parole sul metodo. Mi auguro che,
così come viene condannato e viene criticato l'ostruzionismo, allo
stesso modo, si dia, comunque, la possibilità di poter svolgere un
dibattito che non sia frettoloso e che, quindi, non si pensi di
ridurre i 970 emendamenti a trenta, quaranta per strozzare, di
fatto, il dibattito.
Entrando, invece, nel merito della legge, vorrei soffermarmi su
alcuni termini che sono stati usati dall'assessore Leotta e dal
presidente Cracolici nei loro interventi della settimana scorsa e
precisamente la parola alchimia , usata dall'Assessore, e le
parole recepimento dinamico con riferimento alla legge Delrio
usate dal presidente Cracolici. Perché proprio queste tre parole?
Perché in queste parole c'è, di fatto, tutta la verità e tutta
l'essenza su questa legge, essenza che si può tradurre in maniera
pulita e politicamente corretta nel non sapevamo come uscirne e,
quindi, non abbiamo toccato niente . Perché in buona sostanza,
oggi, stiamo parlando né più, né meno della legge numero 9 del 1986
a cui è stata data una spolverata o meglio un recepimento dinamico
della legge Delrio.
Un'alchimia che, di fatto, ci sta portando a chiamare nuovamente
liberi consorzi quelle che erano le province regionali senza, di
fatto, cambiare nulla.
E l'imbuto da cui la maggioranza, il Governo non sapevano come
uscire e che ha portato, quindi, a non toccare nulla, non è legato
ad alcun tipo di problema giuridico o economico, ma in maniera
molto più spicciola si è avuto paura di toccare interessi politici
e di potere.
Si è avuto paura di toccare i collegi regionali, i collegi
elettorali regionali, si è avuto paura che la gestione dei
territori, per quanto riguarda le politiche di area vasta, passasse
ai territori stessi, attraverso i comuni, invece, che rimanere
saldamente in mano alla centralità della Regione e, quindi, della
politica regionale.
Ma andiamo con ordine cominciando dai confini stessi dei nuovi
liberi consorzi che restano esattamente uguali a quelli delle
vecchie province.
Con la legge 7 del 2013 si era inteso, correttamente, a nostro
avviso, dare la possibilità ai territori di rideterminarsi in base
a criteri legati alla reale coesione economica, politica e sociale.
Tale libertà è stata, in buona sostanza, limitata con la legge 8
del 2014 che, però, è riuscita lo stesso, grazie soprattutto al
referendum che fortemente il Movimento Cinque Stelle ha voluto, a
far esprimere questa volontà in comuni importanti come Gela, Piazza
Armerina, Niscemi e Licodia Eubea, che hanno deliberato, confortati
dall'esito referendario, di volgere altrove il proprio sguardo e di
spostarsi da un libero consorzio ad un altro.
Con la legge che ci stiamo apprestando a discutere si intende
stroncare qualsivoglia velleità di rideterminazione territoriale,
anteponendo non tanto problematiche giuridiche e di complessità
nella gestione di rapporti attivi o passivi o chissà cos'altro, ma
meri interessi campanilistici, politici e di gestione del potere.
In breve, si poteva realmente rivoluzionare il concetto di area
vasta e di ente di secondo livello in un'ottica più vicina ai
territori e, quindi, ai cittadini, ma si è preferito fare
altrimenti.
Le città metropolitane. La legge 8 ne aveva individuate tre che
già è una abnormità e un'anomalia rispetto al percorso nazionale,
ma almeno erano città metropolitane che avevano un senso
geograficamente e concettualmente. Erano realmente città
Con la legge che stiamo discutendo adesso ci troviamo ad avere
città metropolitane di carta pesta, finte, senza alcun senso
logico, mantenendo però l'anomalia sempre di averne tre, questa ce
la teniamo. Semplicemente geniale
E' vero che di fronte al fatto che occorre assecondare i
desiderata dei sindaci di Palermo e di Catania, la logica può
passare in secondo piano.
La governance. E' vero, sulla carta si è mantenuta l'elezione di
secondo livello - fino adesso, ancora ci sono gli emendamenti ed è
tutto da vedere -, ma si è data facoltà ai liberi consorzi stessi
nei propri statuti di determinarsi in maniera diversa.
Certo, ci sono i paletti, ma non sono impossibili da aggirare,
qualcuno è pronto a scommettere ed a garantire, con certezza
assoluta, che da qua ad un paio d'anni non si andrà al voto per
eleggere i presidenti dei liberi consorzi ed i sindaci
metropolitani? Io penso di no
Ecco, invece, che cosa dinamicamente non sia recepito della legge
Delrio, lì siamo diversi, ovviamente, le indennità.
Si è sempre parlato di funzioni da espletare a titolo gratuito,
sia nella legge 7 che nella legge 8, così come nella Delrio; qui,
invece, la dinamica si inverte e compaiono le indennità, per
Giunta, presidenti dei liberi consorzi e sindaci metropolitani ed
indennità pesanti, forse troppo pesanti, per essere anch'esse
dinamiche.
Le funzioni. Il copia ed incolla supremo della legge 9 del 1986,
con qualche ritocco, più che altro di facciata e qualche passaggio
che lascia de dubbi, come i PRG approvati dal libero consorzio
stesso o come il passaggio di tutta l'edilizia scolastica ai
comuni, con conseguenti problemi seri, di carattere economico,
visto lo stato di dissesto o quasi della stragrande maggioranza dei
comuni siciliani.
Sì, perché mentre molto si è parlato sulle funzioni, poco o nulla
si è detto dei trasferimenti di risorse.
Sappiamo, infatti, che le ex province sono pesantemente in deficit
e che, peraltro, lo Stato sta richiedendo ulteriori soldi alle
province stesse e che sono al lumicino tutti i trasferimenti senza
un bilancio, peraltro in questo momento, da parte della Regione non
ci sono trasferimenti e, quindi, con quali soldi si potranno
mantenere i liberi consorzi?
Concludo con un accenno al personale di ruolo precario e delle
partecipate. Essi saranno, probabilmente, coloro che realmente
pagheranno il prezzo di questa riforma . Viene, infatti,
introdotta la concreta possibilità che in molti verranno posti in
mobilità; scompare dal testo qualsiasi riferimento alla tutela dei
posti di lavoro ed al mantenimento dei livelli occupazionali.
Come spesso avviene la spending review inizia dai più deboli e lì
finisce
Tutti questi concetti verranno, per altro, poi, approfonditi nella
trattazione dei singoli articoli così come quelli che qui non sono
stati trattati, ma la sostanza è che questa legge non ha nulla di
rivoluzionario, nulla di positivo ed utile per i territori e per i
cittadini. Questa legge è pura restaurazione, è puro
conservatorismo.
Cosa si sarebbe potuto fare? In realtà molto. Si sarebbe potuto
continuare nel solco della legge 7 e dare realmente la possibilità
ai territori di rideterminarsi con funzioni più di coordinamento,
programmazione di indirizzo, invece, che di mera gestione. Si
sarebbe potuto seguire il percorso intrapreso con la legge 8, più
limitato ma pur sempre innovativo, con città metropolitane vere ed
in grado di dare risposte rapide e concrete ai cittadini. O si
sarebbe potuto semplicemente iniziare il percorso legislativo per
eliminare la parola liberi consorzi dallo Statuto. In buona
sostanza, sciogliere realmente le province.
Si è scelto, invece, di non fare nulla. Questa legge non fa
null'altro che cambiarne il nome all'ente di area vasta e poco più.
Siamo partiti per primi con questa riforma ed alla fine è stato
tutto un bluff, buono per una prima pagina, buono per uno spot ma
inutile per i cittadini. Ed è per questo che il Movimento Cinque
Stelle si opporrà alla sua approvazione, non avendo timore di
assumersi la responsabilità che questo potrebbe comportare. Ma,
spacciare tutto questo per qualcosa che non è mentendo, di fatto,
ai siciliani, questa è una responsabilità che non intendiamo
assumerci.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panepinto. Ne ha
facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,
onestamente non comprendo dall'inizio del dibattito di stamattina
l'avere schierato pure il termine rivoluzione come ha fatto il
simpatico collega Siragusa.
La Commissione ha adottato un testo che è quello oggi possibile.
Personalmente - questo lo diceva il mio caro amico, onorevole
Vinciullo -, che avrei voluto voleva l'elezione diretta del
Presidente e, alla fine, si è trovata una mediazione che è quella
di un'adunanza con tutti i consiglieri comunali che è la migliore
soluzione rispetto all'idea di voto ponderato che era una pura
follia.
La questione che pone il collega Siragusa, che è uno che ha
seguito attentamente tutti i lavori della Commissione, cioè la
possibilità dell'autodeterminazione dei territori in area vasta per
costituire altri liberi consorzi, in realtà, in due anni, abbiamo
registrato ben poco della volontà di scorporare pezzi di territorio
per incorporarli dentro altre aree vaste, anche se il testo,
all'articolo 45, prevede questa ulteriore possibilità con gli
stessi paletti che stavano nella legge 7, cioè numero di abitanti
e continuità territoriale.
Io ho una sola grande preoccupazione: parliamo continuamente di un
testo che, nell'immaginario collettivo, è una sfida ad un
Parlamento nazionale che ha abolito le province. Ovviamente, il
cosiddetto testo Delrio che, in alcuni minuti, con tutto il
rispetto per il mio compagno di partito e ministro per le
infrastrutture, da qualche giorno, sta creando una serie di
problemi perché, comunque, un sistema strutturato, un'architettura
istituzionale non sostituisce un piano intermedio senza nulla.
E io credo che lo sforzo che la Commissione ha fatto, che il
Parlamento potrà fare, sia di mantenere, sostanzialmente
migliorandola, l'architettura e l'organizzazione della vita dei
cittadini attraverso l'istituzione, ieri Provincia regionale, oggi
libero consorzio. Ma se la volontà - lo dico ai colleghi
dell'opposizione - è quella di tenere in acque ferme e stagnanti
questo disegno, guardate che corriamo il rischio, tutti nessuno
escluso, perché una volta c'erano le categorie, i democristiani, i
comunisti, i socialisti, i repubblicani, oggi tutto il consorzio
umano che ha a che fare con la politica viene identificato con
politici in maniera dispregiativa e con la Politica, non ci sono
categorie, partiti, movimenti, soggetti, che abbiano una diversità
rispetto ad altri, eppure le diversità ci sono e sono tante, sono
ideologiche, comportamentali, sono anche di impostazione di
strategia, nella conduzione dell'attività politica, dell'attività
istituzionale a cui si assolve come gruppi o come persone.
Per cui, dico: anch'io ho molte perplessità sul fatto che
l'edilizia scolastica possa ricadere sulle finanze dei Comuni, ma
mi auguro che l'Assessore quando interverrà dirà che in sede di
Conferenza Regione-autonomie locali si andranno a bilanciare questi
costi a carico dei Comuni che prima stavano a carico delle
province.
Così come credo che sia importante doverci dire una verità, cioè,
assessore Leotta, assessore per le autonomie locali, la riduzione
dei trasferimenti dello Stato centrale nei confronti delle province
mette in crisi, complessivamente, tutto ciò che è erogazione di
servizi rispetto alle funzioni che la legge 9 dell'86 dava alle
province regionali.
E, probabilmente, Assessore - glielo dico come, mi consenta il
termine, Ministro degli Interni della Sicilia -, forse è anche il
momento di celebrare una conflittualità con il Governo nazionale,
perché gli enti locali non sono figli solo della Regione o dello
Stato regionale, dell'autonomia del '48, ma gli enti locali, che
nascono ancor prima dello Stato risorgimentale, dello Stato
repubblicano, dello Stato monarchico, quella fase che va dal 1860
in avanti, probabilmente, le autonomie locali, oggi mortificate dal
mancato differimento di risorse non solo della Regione ma anche
dello Stato, probabilmente, è arrivato il tempo, Assessore, che
questo Governo apra un contenzioso con il governo Renzi perché è
chiaro che abbiamo una riproposizione di una centralità quasi prima
dello Statuto Albertino e prima ancora delle riforme del 1970 con
le Regioni e con maggiori autonomie ai Comuni in termini finanziari
non in termini impositivi.
Per cui, chiedo ai colleghi della minoranza di non attardarsi su
un tema che, tutto sommato, va archiviato per essere ripreso nella
riforma complessiva delle autonomie locali, perché se, oggi,
dovessimo fallire per l'ennesima volta nell'approvazione di un
testo che non esce certamente dalla testa di Giove e nemmeno dalle
mani di Giustiniano, attardandoci ancora in un tatticismo che non
porterà a nulla perché stiamo viaggiando, ad oggi, in questo
momento, nel nulla, il rischio è una totale incomprensione nei
confronti di chi fruisce dei servizi dell'ex provincia, oggi liberi
consorzi.
Penso, uno su tutti, sulle attività al welfare, ai sordi, ai
ciechi, all'assistenza scolastica per i disabili, penso
all'edilizia scolastica stessa che, oggi, non appartiene più né ai
Comuni, né alle ex province; penso alle programmazioni che, in
questa legge, vengono affidate alle aree vaste.
Per cui, credo che sia un grande errore, e lo dico ad uno per
tutti, per la sua storia personale, per la sua esperienza ed anche
per la sua correttezza istituzionale, all'onorevole Musumeci:
attardarsi in un'opposizione tattica su questo testo è un peccato,
un peccato che pagheremo tutti, nessuno escluso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alongi. Ne ha
facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,
fortunatamente, tutto quello che oggi, qui, ci stiamo dicendo,
rimane agli atti, ne rimangono parole trascritte nei testi e credo
che, fra qualche decennio, qualcuno si prenderà la briga, anche noi
lo potremo fare tranquillamente, di andare a rivedere cosa ci siamo
detti e, probabilmente, aggiungo, qualche follia politica che
stiamo facendo.
E voglio essere ancora più chiaro. Vedete, domani alle ore 16.00,
CGIL, CISL e UIL hanno indetto presso Piazza del Parlamento una
manifestazione generale contro la legge che, oggi, qui stiamo
discutendo e che, nei prossimi giorni, dovremmo approvare.
E lo slogan che hanno scelto CGIL, CISL e UIL è il seguente: No
all'ennesima legge spot che non dà certezza sul personale, funzioni
e risorse . Credo che questo slogan abbia centrato e centri la vera
drammaticità di questa legge.
Voglio essere ancora più chiaro. Mi dispiace che il presidente
Cracolici non sia presente in Aula, mi pare di non vederlo, è il
Presidente della Commissione che ha esaminato, che ha guidato la
Commissione per questa riforma. Ma in questa riforma c'è un tema -
di cui ne hanno già parlato i colleghi ma non posso sottrarmi -
che è un errore colossale, che è quello di trasferire ai comuni una
serie di funzioni, per quanto riguarda la pubblica istruzione, per
quanto riguarda la materia dei servizi sociali e culturali. E,
adesso, vorrei comprendere considerato che le vecchie province,
prossimi liberi consorzi, prossime città metropolitane, ad oggi,
hanno garantito servizio di assistenza ai ragazzi disabili per
recarsi nelle scuole e garantire il servizio scolastico, assistito
i ragazzi nelle scuole nell'orario di servizio, per poterli
accompagnare nei momenti di drammaticità durante la loro giornata
per il loro handicap, vorrei che chi ha scritto questa norma mi
spiegasse visto che, oggi, questo servizio viene svolto dall'intero
territorio di una singola provincia, come dovranno fare i singoli
comuni a fare una gara per garantire soltanto in quella scuola il
servizio per soltanto uno o due disabili Mi chiedo come possano
fare alcune scuole, come una di Termini Imerese che ha la sezione
staccata per esempio a Ciminna, ebbene, chi dovrà occuparsi del
disabile di Ciminna: il comune di Termini Imerese o il comune di
Ciminna? Credo che chi abbia scritto la norma in questa direzione -
permettetemi di dirlo con grande affetto - sia uno che non ha mai
calpestato minimamente l'area delle province (io parlo di quella di
Palermo che conosco bene) nei ruoli e neanche nelle sue funzioni.
Quindi, questa è una sciocchezza colossale che procurerà un danno
non indifferente.
E, poi, la collega stamattina è stata molta chiara ed ha citato un
tema che voglio riprendere perché ritengo sia importante, quello
dei decreti, dove il presidente Crocetta ed i suoi suggeritori si
divertiranno a scrivere pezzi importanti, con danni straordinari.
E, Assessore, vorrei leggere interamente il comma 4 dell'articolo
27, perché qui stiamo discutendo di accelerare, scadono i
commissari, dobbiamo dare garanzie e certezze alle province, stiamo
dicendo delle emerite sciocchezze. Noi nei prossimi tre anni non
potremo garantire nulla ad alcuna provincia e vi spiego le
motivazioni. Il comma 4 dell'articolo 27 recita: Ai fini
dell'individuazione delle risorse necessarie per il finanziamento
delle funzioni attribuite ai liberi Consorzi comunali ai sensi del
presente articolo, il Presidente della Regione, previa delibera di
Giunta, previo parere della Commissione Affari istituzionali e
della Commissione Bilancio dell'Assemblea regionale siciliana,
emana uno o più decreti, sulla base di un'intesa con i competenti
organi dello Stato, in ordine alla definizione dei rapporti
finanziari tra lo Stato e la Regione, allo scopo di assicurare lo
svolgimento dei compiti istituzionali dei liberi Consorzi
comunali. .
Sintesi: entri u mericu sturia u malatu sinni và per dirla in
siciliano. Cioè significa
PRESIDENTE. Si può fare capire. Non ho sentito. Può ripetere.
ALONGI. Mentre il medico studia, l'ammalato se ne và. Faccio
sintesi, Presidente. Non è una barzelletta, glielo dico con grande
amarezza, con forte preoccupazione, con sgomento, glielo dico con
grande amarezza per avere calpestato per tanti anni i saloni della
provincia, per avere seguito quello che era il ruolo delle
province, lo straordinario ruolo che hanno svolto nel territorio
come ruolo di area vasta ed aggiungo di area intermedia tra i
comuni e la Regione.
Bene, prima che si applichi questo comma 4 dell'articolo 27,
passeranno almeno 3 anni. In questi 3 anni, già che le province
sono al collasso, finiranno per morire definitivamente.
Qui stiamo mettendo al rischio non soltanto il ruolo dei
lavoratori delle province ma delle società partecipate ed a questo
aggiungo che mettiamo a rischio anche le privatizzazioni degli
aeroporti dove probabilmente questo Governo vorrà indicare ed
individuare i percorsi, non a caso questa Regione ha acquistato per
2 milioni di euro le azioni di Air jet di Trapani e mi viene anche
il dubbio, a questo punto, che sia probabile che la Regione voglia
utilizzare, oggi, Air jet di Trapani, le azioni al 51 per cento ed
il commissariamento che ha svolto attraverso la provincia di
Palermo e la Camera di Commercio, qualche settimana fa per avere
anche oltre il 51 per cento e potere decidere in piena autonomia
come privatizzare gli aeroporti di Palermo e di Trapani?
Allora, dico, con molta onestà, che non ci stiamo. Adesso non so
quale sarà la scelta che faremo insieme con i nostri colleghi di
opposizione ma, sicuramente, sarà una scelta unitaria e mi fa anche
piacere, oggi, e lo dico con grande schiettezza, che il Movimento
Cinque Stelle che era partito con una posizione inizialmente
diversa, abbia compreso, anche se in ritardo, che la scelta del
presidente Crocetta è una scelta scellerata che avrebbe provocato
danni inimmaginabili. Oggi, questi danni sono tutti lì e li
tocchiamo con mano.
Invito il presidente Crocetta a farsi una passeggiata, ad andare
verso le province, toccare con mano e vedere il voto di quei
lavoratori che, oggi, più che mai capiscono che stanno spegnendo
definitivamente e chiudono la canna del gas. Siamo arrivati alla
chiusura della canna del gas
Allora, presidente Crocetta - anche se non è presente qui in Aula
-, Assessore, la invito a fermarsi un attimo perché le dico con
molta schiettezza - non voglio essere lungimirante e non voglio
essere Cassandra - che domani, tra qualche anno, il danno che
stiamo arrecando qui lo piangeranno: strade provinciali, scuole
provinciali, lavoratori, LSU, società partecipate, tutte queste
messe insieme pagheranno un prezzo salatissimo.
Potrei dire a questa maggioranza, quasi con interesse, che la
ringraziamo perché se si dovesse votare a scadenza naturale, cioè
tra 2 anni, saremo arrivati ad un punto tale che passando questa
legge i danni saranno inquantificabili. Quindi, vi ringraziamo
perché i dipendenti delle province e tanti altri sapranno come
ripagare chi, con il suo ditino, approvando questa legge ha fatto
scelte scellerate.
Noi queste scelte scellerate, non solo non le condivideremo, ma
saremo contro perché riteniamo che questa è una legge che fa
soltanto danni e non porterà né sviluppo, né coesione territoriale,
né coesione sociale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,
stamattina ho avuto modo, iniziando il mio intervento nel quale ho
sostenuto l impossibilità di affrontare questo tema, quello della
riforma con la r molto minuscola delle ex province prima della
finanziaria e del bilancio, ho avuto modo di dire che, nel marzo
2013, con l'approvazione della legge che eliminava le province in
Sicilia, il presidente Crocetta compiva il primo scempio di
legislazione, di amministrazione, di buon governo.
Certo, ho anche qualche timore a parlare oggi, perché sento di
querele a deputati che esprimono posizioni politiche, comunque,
vincerò questo timore, signor Presidente, e andrò avanti lo stesso.
Il primo scempio, l'inizio di un disastro che, in questi due anni,
non ha avuto fine né sosta. E questo primo scempio, che doveva
essere indicativo di quello che sarebbe venuto appresso, lo era
tanto più ove si era sostanziato nell'eliminazione di nove
presidenti eletti a suffragio universale e col voto popolare e
sostituiti con nove commissari di stretta osservanza crocettiana.
Ed è tanto vero quello che dico, che nel successivo 2014, quando
qualcuno di questi aveva cercato di amministrare anche con un
minino di autonomia, forse rischiava di essere considerato
sufficiente e, per questa ragione, ritengo, Crocetta lo sostituì
per metterne altri che ci hanno portato fino ad oggi.
Un'occupazione militare del potere in Sicilia. Le province, le
società partecipate, i sottogoverni, strapuntini, più o meno
combattuti, più o meno economicamente ben elargiti.
E' iniziato, signor assessore, onorevoli colleghi e signor
Presidente. il lento ma inesorabile disastro della Sicilia. Più di
trenta assessori in due anni, il continuo valzer dei direttori
generali, sei finanziarie in due anni - anche questo un Record ma
con la r maiuscola -, nomine su nomine, mai una sola soluzione ad
un problema, mai un solo momento di respiro, una buona notizia
all'economia siciliana.
Ma era iniziato in quel marzo del 2013 soprattutto il disastro
dell'ente intermedio, la provincia regionale, la provincia, le
nove province siciliane. Con quello che questo ha significato e
con quello che questo significa. Pensate: da due anni, in Sicilia,
non si fa più la manutenzione delle strade provinciali. Provate ad
andare nelle Madonie, provate a fare un giro per i paesi dei
Nebrodi, provate ad arrivare a Polizzi Generosa - dove quest'anno
si voterà - provate a fare un giro per quella provincia
straordinaria, tutta, della Sicilia.
Forse, il presidente Crocetta va troppo a Tusa e poco nel resto
della Sicilia E' un invito che gli faccio. Lo faccia, onorevole
presidente. E' importante capire cosa ha provocato la legge n. 7
del 2013 alla viabilità regionale, con riferimento alle strade
provinciali, cosa ha provocato all'edilizia scolastica e alla
manutenzione delle scuole, al sociale ed ai disabili, cosa ha
provocato - e dico cosa ha provocato perché spero di non dover dire
cosa provocherà - al personale delle province ed al personale delle
società partecipate. Cosa certamente ha provocato alla democrazia.
Qualcuno ha già detto che c'entra poco la finanziaria - che,
spero, nell'interesse dei siciliani, prima del 30 aprile 2015,
andremo a votare - con la legge di riforma sui liberi consorzi.
Credo che questa sia una grande bugia, perché dal personale ai
servizi essenziali che offrivano le province le somme che verranno
appostate nella futura finanziaria saranno decisive per il loro
futuro, per il futuro di quei servizi, ma soprattutto per il futuro
di quei lavoratori e di quelle famiglie. Altro che chiacchiere. Il
vulnus alla democrazia. Siamo passati da un'elezione diretta del
Presidente, da un'elezione diretta dei consigli ad un'elezione
indiretta, cioè la rivoluzione del PD in Sicilia ha delegato alle
lobby dei partiti la scelta della classe dirigente che prima veniva
fatta dalla gente con libere elezioni democratiche.
Bene, qualcuno ha utilizzato - immagino più come metafora che come
sillogismo - il rapporto tra quel disegno di legge che è uscito
dalla I Commissione, che definisco una vergogna, e la legge Delrio,
che è una legge importante, seria. Ha come obiettivo una riforma
nazionale, una riforma epocale, sia sotto il profilo sociale sia
sotto il profilo economico. E' una riforma che ha come obiettivo la
valorizzazione dei principi di differenziazione, di sussidiarietà e
di adeguatezza. Nulla di più diverso di quello che è uscito dalla I
Commissione.
Pensate, i conti ci dicono intanto e questa è un'altra - come
definirla, non vorrei usare termini forti, c'è sempre il rischio -,
diciamo, un altro infingimento rispetto alla realtà , la Spending
review. Ci sono degli studi, lo hanno detto, lo hanno spiegato. E'
assolutamente un falso storico voler sostenere che l'eliminazione
dei consigli provinciali, dei presidenti e delle giunte provinciali
determino un'effettiva Spending review sulle casse regionali e
nazionali. E' un falso documentale dimostrato dagli studi che si
sono fatti nel settore in questi ultimi mesi.
Ma vi è di più perché questo disegno di legge finisce per
perpetrare la negazione assoluta di quel principio di sussidiarietà
che invece è alla base del disegno di legge e quindi della legge
targata Delrio. Ancor di più se si pensi che il richiamo
all'articolo 15 dello Statuto regionale finisce per lasciare
l'indirizzo politico alla Regione in questo modo, in buona
sostanza, castrando qualsiasi autonomia degli enti locali.
E, allora, si conferma il rapporto gerarchico con la Regione e si
conferma che alcuno spazio di manovra vi sarà da parte degli enti
locali sulle materie che restano soltanto nominalmente proprie;
nessuno spazio di autonomia, nessun principio di sussidiarietà,
caro assessore. Si afferma un neocentrismo regionale, si afferma il
declassamento delle autonomie locali, in buona sostanza, si
afferma, ancora una volta, l'annientamento di quel principio di
prossimità e di decentramento che rappresenta il cardine della
legge Delrio. State facendo il contrario di quello che dite a
parole di voler fare.
Forse non lo sapete, ma questo sarebbe ancora più grave. Ebbene,
passiamo al peggiore dei mali. Avete sacrificato sull'altare di un
ulteriore falso, la Spending review, l'elezione diretta dei
rappresentanti del popolo.
Caro Presidente Venturino, ho ascoltato il suo intervento e l'ho
apprezzato perché ne ho compreso la sofferenza ma poi bisogna
essere consequenziali. E, allora, siccome probabilmente per fare le
leggi, ci vuole anche un po' di preparazione giuridica, ci vogliono
letture appropriate, professoressa Anselmo, ma come si fa a
dimenticare che l'elezione indiretta, in buona sostanza, determina
lo scollegamento tra eletti e popolazione rappresentata,
determinando, in buona sostanza, la fine di ogni principio di
responsabilità, perché non c'è nessun collegamento tra coloro che
vanno a sedere sugli scranni dell'Ente che rappresentano e le
persone che essi si trovano a gestire.
Com'è possibile? Di cosa parlate? Che fine hanno fatto i principi
della legislazione, signor Presidente? Fine del principio di
sussidiarietà, la Delrio, ma dove? Fino al principio di
decentramento, nella Delrio, c'è il contrario, neocentrismo
regionale .
Ma di che cosa state parlando? Qui parliamo della possibile fine
di ogni principio di responsabilità; nessun collegamento tra
elettori ed eletti, nessun collegamento tra rappresentanti del
popolo e coloro che vengono rappresentati.
Abbiamo avuto un incontro illuminante con l'Anci Sicilia
(Associazione Nazionale Comuni Italiani) - io sono un Presidente di
Gruppo parlamentare che cerca di lavorare, quindi va alle riunioni
- ed abbiamo incontrato il sindaco Orlando, con il direttivo
dell'Anci regionale, e il sindaco Orlando ha fatto un ragionamento
semplice: ma come posso rappresentare la città metropolitana senza
avere un'investitura popolare?
Lo diciamo da due anni, Presidente Musumeci. Era necessario
ascoltare l'Anci per scoprire che un disegno di legge così
partorito non determina in capo ai sindaci delle Città
metropolitane e ai Presidenti dei liberi consorzi dei comuni né
un'investitura popolare né un'investitura legislativa, solo
un'investitura indiretta, l'investitura di quelle segreterie di
Partito, di quelle lobby che stabiliranno tu sì e tu no ?
E questo è il disegno di legge targato Cracolici e Partito
Democratico siciliano; lo sappiano i siciliani.
Noi non saremo mai complici di un ulteriore disastro politico, non
saremo mai complici di un ulteriore disastro amministrativo, non
saremo mai complici di un ulteriore disastro normativo.
Se l'obiettivo è la legge truffa che è uscita dalla I Commissione
legislativa permanente Affari Istituzionali , col voto contrario
degli esponenti del centrodestra, che se la voti il Partito
Democratico.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musumeci. Ne ha
facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, la
scorsa settimana, il Presidente della I Commissione legislativa
permanente Affari Istituzionali , onorevole Cracolici, con una
buona dose di ottimismo, ha definito questo disegno di legge saggio
ed equilibrato.
Noi riteniamo che si tratti, invece, di un disegno di legge
copiato male sulla legge Delrio ed elaborato ancora peggio. Si
tratta, e lo dico, naturalmente, col massimo rispetto per i
colleghi della I Commissione, - il mio è un giudizio prettamente
politico - si tratta di una legge inutile e dannosa, una legge che
resterà agli atti della legislazione di questo Parlamento come una
delle più folli, delle più schizofreniche; ma ancora più folle e
schizofrenica è la condotta che ha preceduto questo disegno di
legge, che ha portato a questo disegno di legge.
Basterebbe andare alla fonte per capire come la legge Delrio non
sia assolutamente quel monumento legislativo che qualcuno, in
quest'Aula, del centrosinistra, ha voluto far apparire.
Basterebbe rileggere i numeri dell'approvazione per capire come
160 sì e 133 no al Senato non rappresentino certo un successo e
come 260 sì e 158 no alla Camera non rappresentino un successo,
soprattutto se il Governo ha dovuto mettere la fiducia, nel timore
che il Parlamento, nella sua autonomia, potesse non votare questa
legge che qualcuno vuol far passare come una legge rivoluzionaria.
Non è una legge che abolisce le province ma le rinomina soltanto;
non è una legge che produce risparmi, ma c'è il serio pericolo che
possa far lievitare i costi.
E' stato per questo che il disegno di legge di cui oggi ci
occupiamo ha dovuto impiegare 760 giorni; per arrivare a questo
disegno di legge odierno, ci sono voluti 760 giorni da quel famoso
5 marzo 2013, quando, a Ballarò, un ballerino Presidente della
Regione - ballerino perché instabile nei suoi giudizi politici - ha
detto: Noi, oggi, abbiamo abolito le Province; abbiamo risparmiato
- così per buttarla lì - 50 miliardi di euro e, di fronte al
richiamo del ministro Lupi, presente in studio, ha replicato: Si
capisce che è un lapsus , ma gli organi intermedi di area vasta
esistono in Italia e sono le Regioni.
E' sempre Crocetta che parla: I liberi consorzi non dovranno
servire ad organizzare nuove province mascherate, dovranno essere
elementi di democrazia locale, dopotutto - dice ancora Crocetta
davanti agli italiani in televisione - per fare le strade
provinciali non ci vuole nessuna democrazia, ci vuole un Genio
Civile che abbia anche questa competenza .
Ora dico, già per il solo fatto che il Presidente di una Regione
dica queste cose, credo che bisognerebbe telefonare al 118 e lo
dico con un eufemismo politico ma anche per il senso di
responsabilità della maggioranza che lo sostiene e della qualità
di alcuni assessori che gli stanno accanto.
Se queste cose le dice il Presidente di una Regione, davvero c'è
da preoccuparsi; se poi le dice il Presidente di una Regione
complessa, articolata, ma anche con un passato particolarmente
solido e glorioso come la Sicilia, c'è davvero da doversi
interrogare.
Settecentosessanta giorni per copiare una legge di per sé fatta
male, con tanta fretta, con incongruenze e con contraddizioni nei
testi precedenti, peraltro evidenziati molto bene in un recente
libro pubblicato dalla Angeli Editore Il Governo locale in
Sicilia , curato dai professori D'Amico e Piraino.
Le province non sono abolite ed allora perché, per due anni, il
presidente Crocetta, in giro, ha detto abbiamo abolito le
province ?
Le province non possono essere abolite perché sono contemplate
dalla Carta Costituzionale.
Furbo l'onorevole Cracolici che si vorrebbe intestare questo
disegno di legge per recuperare la credibilità all'interno del suo
partito e dice: non abbiamo abolito le province, le abbiamo
superate .
Bizantinismi del lessico politico, direi io. Cosa significa
superare le province?
Le province sono rimaste esattamente tali e quali; lo dico per gli
Italiani di Sicilia che, in questo momento, ci stanno seguendo da
casa. Nessuna illusione.
Almeno due riflessioni, signor Presidente, signor assessore, lei
che è uomo di diritto e magistrato di apprezzato valore. In questo
disegno di legge, le Città metropolitane vengono promosse e
chiamate a svolgere funzioni strategiche per favorire processi di
sviluppo locale in una sorta di competizione tra i sistemi a base
territoriale. Bene, ora, a parte il fatto che, in questo disegno di
legge, non si intravede alcun principio concreto che possa
stimolare e incoraggiare questo processo di competizione
territoriale, chiedo ai colleghi della maggioranza, pensate davvero
di promuovere le tre province metropolitane Palermo, Catania e
Messina, senza operare contestualmente un riassetto delle aree
interne?
Ma come potete presentarvi - lo dico ai colleghi della maggioranza
che si accingono a votare questo disegno di legge -, ma come potete
andare nelle province di Agrigento, di Trapani, di Caltanissetta,
di Ragusa, di Siracusa e di Enna, ma per dire cosa?
Vi prenderanno a calci nel sedere, nel momento in cui non sarete
nelle condizioni di potere spiegare come equilibrate i processi di
sviluppo delle aree interne con le tre province metropolitane.
Ma, signor Presidente, signor assessore, si può mai concepire una
legge di ordinamento degli enti locali soltanto perché c'è
l'opportunità di cogliere una linea di finanziamento europeo?
Ma può una riforma istituzionale seguire una contingenza, una
congiuntura contingente?
Non c'è cosa più solida, più ferma, più duratura, più destinata
nel tempo che una riforma istituzionale. E se i fondi comunitari
prevedono, udite udite, ottanta milioni di euro per la provincia di
Catania, novantadue per quella di Palermo e sessantacinque per
quella di Messina, in tutti e cinque gli anni, cioè significa che
con questi soldi non si può fare neanche un chilometro di
autostrada.
Mi volete dire questo bluff delle opportunità delle risorse
finanziarie per le tre province metropolitane? E le aree interne?
Si fa una legge, si inventano le Città metropolitane, dicendo che
hanno possibilità di attingere alle risorse e nessuno dice tre
quarti di Sicilia che fine farà.
E le aree montane? E le aree arretrate? E le aree marginali?
Ma vorrei anche chiedere: mettiamo la città di Palermo, di Catania
e di Messina al centro di un'area con una serie di centri urbani
aventi una sostanziale continuità di insediamenti al punto tale da
presentare un elevato dato di densità abitativa e un elevato grado
di integrazione in materia di servizi, in materia di trasporti, di
sviluppo e di sviluppo sociale.
Ora, mi vogliono spiegare qui da questa tribuna i colleghi della
maggioranza quale contiguità o quale omogeneità può esservi, per
fare un esempio, in provincia di Palermo che diventa Città
metropolitana tutta, quale omogeneità c'è fra il Comune di Chiusa
Sclafani e il Comune di Villabate? Un comune distante cento
chilometri da Palermo ad economia agricola e un comune come
Villabate, a ridosso del perimetro urbano di Palermo e con una
forte economia di terziario, mi vuole spiegare qualche collega
della maggioranza quale connessione ci può essere nella città
metropolitana di Catania fra il comune di San Cono, 85 km da
Catania, dove si producono ottimi fichidindia e il comune di
Gravina di Catania, che ha la più alta densità abitativa d'Europa
ed è nella cintura pedemontana della città?
Mi vuole spigare qualche scienziato, qualche novello Cavour, come
si può concepire la città metropolitana a Messina, con quale
connessione logica fra il comune di Capizzi e il comune di
Villafranca Tirrena? Come si fa? Come si fa a non capire che questa
forzatura può essere legittimata solo sul piano politico perché
bisognava fare un favore al sindaco Orlando e al sindaco Bianco?
Ma voi pensate davvero di essere legislatori? Pensiamo tutti di
essere legislatori se cediamo a queste pressioni interne?
Avrebbe avuto un senso l'area metropolitana perché avrebbe
rispettato un'omogeneità economica, una conurbanizzazione edilizia,
un tasso omogeneo di densità abitativa, stessi problemi di
trasporti, stessi di comunicazione, come avviene con le aree
conurbate.
Ma come si fa a considerare città metropolitana una provincia
vasta come quella di Palermo con ottanta e più comuni o addirittura
quella di Messina con 107 comuni? Più Messina. Come si fa? Come si
fa?
Ecco perché, signor Presidente, signor assessore e colleghi
deputati, gli esempi appena citati confermano come siano le
caratteristiche naturali geografiche sociologiche a suggerire al
legislatore, molto ragionevolmente, un'articolazione differenziata.
Che senso ha questa forzatura sulle città metropolitane? Che senso
ha lasciare i liberi consorzi ai margini di ogni processo di
crescita e di ogni processo di sviluppo quando l'attenzione del
legislatore avrebbe dovuto mettere in primo piano proprio quelle
aree che, per ragioni ataviche, sono ancora considerate fortemente
arretrate?
C'è una proposta che la Commissione ha voluto accogliere, copiando
un nostro disegno di legge e ne siamo orgogliosi, dobbiamo dirlo.
Noi, che abbiamo presentato, come Lista Musumeci, ma,
sostanzialmente, tutti i colleghi del centrodestra, il primo
disegno di legge di riforma delle province, nel dicembre del 2012,
e, poi, un altro, nel giugno del 2014, abbiamo preso atto del
fatto, che, per esempio, alle province sia stata demandata
l'approvazione del piano regolatore generale dei comuni.
Era uno dei nostri sogni. Siamo davvero contenti.
Avremmo voluto che venissero demandate anche le competenze della
motorizzazione, per esempio, che invece vengono rinviate ad altra
data; le competenze dell'edilizia economica e popolare, visto che
gli Istituti autonomi case popolari andrebbero chiusi subito,
subito e lo ripeto, l'ho già detto una volta, sono coacervo di
inefficienza e di malaffare, quasi tutti gli istituti autonomi case
popolari.
Sarebbe stato logico affidarne le competenze alle province e,
invece, il trasferimento viene rimandato. E cosa si fa? Si toglie
alla province la competenza sulle scuole medie superiori.
Follia Follia Follia Signor Presidente, follia
Le porto l'esempio di un comune della mia provincia - so quel che
dico per avere fatto, so di non essere stato il peggiore, per dieci
anni, il presidente della mia provincia -, prendiamo il comune di
Caltagirone, poco più di 30 mila abitanti, con grossissime
difficoltà di bilancio, 40 mila abitanti - dice il calatino Ioppolo
- non volevo ridurre la città gratissima, però so che è sull'orlo
del disastro finanziario.
Bene, a Caltagirone ci saranno 7/8 scuole medie superiori; ma come
si può caricare su un solo comune l'onere della manutenzione di 5,
6, 7 scuole superiori alle quali, però, affluiscono studenti di 8,
10, 15 comuni delle zone limitrofe?
Proprio per la sua natura di struttura sovracomunale, la scuola
media superiore deve appartenere ad un ente sovracomunale che è la
provincia, e non può essere caricato su un solo comune. Queste sono
le follie di un disegno di legge sul quale, davvero, noi non
riusciamo ancora a capacitarci quale sia l'obiettivo finale.
Andiamo alle norme finanziarie. La mancanza di norme che
disciplinano il trasferimento ai liberi consorzi dei comuni delle
risorse finanziarie a cui sono subordinate funzioni amministrative
e persino la sorte del personale costituisce un serio pregiudizio,
a nostro avviso, persino all'articolo 97 della Costituzione sotto
il profilo del buon andamento. E questo a causa della precarietà
dei rapporti di carattere funzionale e finanziario tra la Regione,
i liberi consorzi dei comuni e le città metropolitane.
E quali certezze dà questo disegno di legge al personale
dipendente delle province?
Parliamo di oltre 6000 persone, considerate come se fossero carne
da macello, come se fossero mangiapane a tradimento , come se
fossero una risorsa umana inutile. Si dice: leviamo le province,
non servono e non serve neanche il personale; ed invece, nel tempo,
è maturata una competenza professionale di tutto rispetto.
Dirigenti, funzionari, semplici impiegati, la polizia provinciale
presente in sette province su nove, che ha competenze specifiche e
che rischia di buttare alle ortiche questa specifica competenza
maturata.
Quali certezze dà questo disegno di legge ai lavoratori delle
partecipate? Centinaia e centinaia di padri di famiglia. E dove
sono i risparmi? Assessore, faccio appello alla sua onestà
intellettuale. La Corte dei Conti, i suoi colleghi della Corte dei
Conti, hanno detto con chiarezza che in tutta Italia, forse,
l'abolizione delle oltre cento province produrrebbe in un anno
quasi 50 milioni di euro di risparmio. E quindi in Sicilia quante
centinaia di migliaia di euro? Certo, ci deve essere risparmio, ma
dove risparmiamo se il personale resta in servizio, se alle scuole
qualcuno deve badarci, se alle strade qualcuno deve badarci, se ai
servizi qualcuno deve badarci, se il patrimonio rimane dov'è?
Scusate, ma dov'è il risparmio? Ah, dimenticavo i gettoni di
presenza dei consiglieri provinciali Certo, questi parassiti dei
consiglieri provinciali, non i deputati regionali parassiti, ma i
consiglieri provinciali. Un po' come i consiglieri comunali, ma di
quelli questo Parlamento si occuperà più avanti, intanto stiamo
cominciando a stringere la rappresentanza.
C'è fra le pieghe di questo disegno di legge un emendamento voluto
dal centro sinistra, che la Presidenza pare abbia fatto passare,
per mandare a casa un pò di consiglieri comunali e però la
Provincia continua la corsa.
Noi dobbiamo ridurre i costi della rappresentanza elettiva. Certo
E cosa fa il centro sinistra? Invece di eliminare i costi, elimina
la rappresentanza elettiva.
Bravi Onorevole Barbagallo, lei fa il sindaco, lei si è imbevuto
di principi di democrazia pur non essendo un post comunista. Ma in
quest'Aula c'è gente che nel partito comunista c'è cresciuta e mi
ricordo che contestava a noi il principio della rappresentanza
democratica, perché adesso il problema imbarazzante è diventato il
consigliere provinciale.
Io posso capire che dobbiamo ridurre e dobbiamo ridurre e togliamo
il gettone di presenza, ma credo che le province siano una
conquista ed un principio di democrazia al quale non si può e non
si deve rinunziare. Attorno a questo confronto noi vorremmo aprire
un dibattito sereno e temiamo che la spinta emotiva della legge di
bilancio e della finanziaria che sta dietro la porta, non consenta
di potere serenamente affrontare un dibattito su questo disegno di
legge.
Se dovesse passare così com'è, sarebbe una iattura per tutti: per
la democrazia, per la dignità e la qualità di questo Parlamento e
della sua produzione legislativa. Sarebbe un guaio per il
territorio che si vedrebbe privato di interventi sul piano
programmatico e sul piano gestionale che finora, nel bene e nel
male, hanno consentito ai comuni e ai sindaci di avere un
interlocutore attento e disponibile.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Picciolo ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il seguito della la discussione del disegno di legge
Disposizioni in materia di liberi
Consorzi comunali e città metropolitane (nn. 833-789-791-819-822-
823-824-
831-832-829-842-848-bis/A).
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Papale. Ne ha
facoltà.
PAPALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore,
in pratica dal passaggio fra la prima Repubblica e la seconda
Repubblica, tutte le istituzioni, a poco a poco, stanno perdendo
quelli che sono i propri principi democratici. Rinunciare
all'elezione diretta del presidente della provincia è semplicemente
una cosa assurda. E' una mancanza di democrazia.
Diceva poco fa il Presidente Musumeci che una volta questi erano
principi che ispiravano la destra, ma oggi non si capisce come mai
la sinistra sta portando avanti questi principi. Il Senato che viene
smantellato dall'elezione diretta; la provincia che rinuncia alla
elezione diretta del proprio presidente per delegarlo ad una
elezione di secondo grado da parte dei sindaci. Il ruolo del
presidente della città metropolitana che nello stesso tempo deve
essere anche il sindaco del comune capoluogo.
E' una cosa semplicemente assurda. Se un sindaco non ha il tempo
di badare e di curare gli interessi della propria cittadina, del
proprio paese, come può nello stesso tempo curare due enti di così
vasta portata? La città metropolitana prevista dalla legge Delrio è
diversa dalla città metropolitana che noi stiamo avendo in Sicilia.
Poco fa si diceva che abbiamo avuto la capacità di creare delle
città metropolitane proprio ad arte per sfruttare i finanziamenti
europei. Ma una riforma istituzionale non si può basare su basi così
poco solide. Stiamo facendo una riforma che dovrebbe durare per i
prossimi decenni e stiamo distruggendo tutto quello che era stato
creato in questi ultimi anni.
E' semplicemente assurdo. Dove sta l'economia? Dove sta la
spending review? Il Governo Crocetta ha avuto la capacità di dire
per primo che ha abolito le province. Dopo di chè abbiamo impiegato
oltre due anni, ma devo dare atto all'Assessore Leotta che ha avuto
la capacità in due mesi di cercare di recuperare il tempo perduto e
ha portato in questa Aula una legge che serve semplicemente a
mettere un tappo su tutti i mali che sono stati fatti.
E' semplicemente assurdo che noi facciamo una riforma per andare a
peggiorare quello che era stato creato in passato. Alcuni passaggi,
alcune funzioni, sono valide, ma occorre ancora più tempo per andare
a discutere l'assetto definitivo.
Ormai quello che è perduto, è perduto. E' inutile dire che sono
trascorsi due anni. La legge è stata impostata in questi ultimi due
mesi e due mesi non bastano. Occorre ancora tempo, occorre
migliorarla. Avere la premura che a tutti i costi si devono
rispettare determinati indicatori della legge Delrio è fuori luogo.
Quindi, io faccio appello a tutti i colleghi di fare un me
colpa', di andare al di là delle appartenenze politiche. Qua non
stiamo discutendo di una legge fra maggioranza e opposizione,
secondo me le istituzioni stanno a cuore a tutti, è una classe che
deve salvaguardare il proprio onore ed il proprio decoro. Si deve
avere quella voglia di dire io faccio l'onorevole in nome del
popolo', non in nome dell'appartenenza ad un partito politico. Ecco
perché invito tutti a fare un mea colpa' a cercare di votare
quello che si ritiene sia logico per l'interesse della nostra
collettività.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Marziano. Ne ha
facoltà.
MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in effetti non è
facile dopo l'intervento appassionato del Presidente Musumeci e di
altri colleghi che con me hanno condiviso l'esperienza di gestione,
di direzione di una provincia di quelle importanti, di carattere
metropolitano e di quelle minori delle 6 province minori. Non è
facile, però io parto da un presupposto, che oggi noi abbiamo un
pericolo da evitare, che è quello di non fare la legge perché non
fare la legge determinerebbe il proseguire, chissà per quanto
tempo, per quanti mesi, per quanti anni possibilmente di un
insopportabile limbo. Un limbo insopportabile, certo, dovuto al
fatto che la spinta popolare - non dobbiamo nascondercelo,
Presidente Musumeci - di tutta la vicenda dell'abolizione delle
province non è un fatto solo siciliano.
Tutto nasce da una portentosa spinta popolare che mal sopportava i
cosiddetti costi della politica e quando si prende quella strada è
chiaro che il confine tra costi della politica e costi della
democrazia diventa molto labile, molto difficile da definire. A
questo si aggiunge che l'entrata in pieno campo oramai di un
soggetto della multi level governance, che decide in tanti campi
della nostra attività quotidiana, e cioè l'Europa, ha determinato
che appunto nella multi level governance, nel governo multilivello
della cosa pubblica ci fossero 5 livelli di governo e cioè i
comuni, le province, le regioni, lo Stato e l'Unione europea e
questa sensazione, insieme al fatto che in un periodo determinato
della nostra storia recente si sono verificati scandali
insopportabili nei costi della politica, che ha dato una spinta
all'abolizione dell'ente intermedio.
Ora, certo abolire l'ente intermedio in una regione di 400 mila
abitanti di una piccola caratteristica geografica, estensione
geografica è un conto, eliminare l'ente intermedio in una regione
come la Sicilia di più di 5 milioni di abitanti in cui per andare
da un capo all'altro si fanno 430 km cioè la stessa distanza che
c'è tra Torino e Venezia - e in quel caso si attraversano le 3
regioni più importanti del nostro paese - non è la stessa cosa che
eliminarle, con tutto il rispetto per queste Regioni, nel Molise o
nella Basilicata.
Ecco perché adesso, con la legge che viene proposta, si definisce
quello che in Sicilia non è più un livello di governo come gli
altri, cioè deciso col voto popolare, direttamente dai cittadini,
ma rimane un importante strumento gestionale ed amministrativo tra
la Regione, i quasi cinque milioni e mezzo di abitanti ed il
comune, quello importante, ma anche quello piccolissimo, di
cinquecento, seicento, mille abitanti. La ragione dell'esistenza di
un ente di area vasta nasce proprio dalla complessità di una
regione come quella della Sicilia.
Perché dico che il vero pericolo sarebbe quello di non approvare
la legge? Perché lasceremmo la situazione in questa condizione di
limbo e di incertezza, che non riguarda - badate - solo i
dipendenti delle ex province - riguardo a questo, la penso come il
presidente Musumeci -, persone che, non avendo nella loro attività
quotidiana l'esigenza della risposta immediata al bisogno del
cittadino - perché le province non erano servizi alla persona, ma
al territorio - si sono formate, si sono forgiate in una in una
classe burocratica che, bene o male, ha saputo dare risposte alle
competenza che le venivano affidate.
La situazione determinatasi un anno e mezzo fa, con la legge che
rimandava a questa legge, ha determinato preoccupazioni, incertezze
del futuro, ansia sulle prospettive, non solo quindi, dell'apparato
burocratico, ma anche di tutte quelle categorie sociali e di
persone che dalla provincia ricevevano servizi. Mi riferisco, cioè,
al mondo variegato della disabilità, non tanto per i servizi come
quelli che eroga il comune ai sordomuti, ciechi, cioè a quelle
categorie affidate storicamente alla provincia, ma anche al mondo
della scuola, anche a tutti quelli interessati alla viabilità.
Non c'è dubbio che la legge di un anno e mezzo fa ha determinato
una situazione di stasi e di paralisi e, quindi, di ulteriore
degrado del sistema viario provinciale, che poi rappresenta se non
l'arteria principale, sicuramente quella che garantisce il tessuto
connettivo.
Ecco, quindi, perché ci vuole la legge. Ci vuole la legge perché
la legge che oggi ci accingiamo ad approvare serve a coprire questa
situazione di incertezza, serve a definire ruoli, compiti, funzioni
dell'ente di area vasta.
Per alcuni versi - certo - essa rappresenta una cura dimagrante.
Vengono tolte all'ex provincia quelle funzioni concorrenti che,
assegnate ad altro ente, possono essere fatte con più economicità e
con più celerità. Ma, a fronte di questo, penso che il disegno di
legge abbia ridato fiducia sia all'apparato burocratico delle nove
ex province, ma anche a quanti guardano a quei servizi, a quelle
funzioni e hanno bisogno di sapere chi fa che cosa.
Non penso che la legge sia perfetta, anche perché da otto anni a
questa parte faccio parte di questo consesso e non so se abbiamo
fatto leggi perfette Penso che la legge che oggi ci accingiamo ad
approvare sia però un buon risultato degli sforzi che ha fatto la
Commissione nelle condizioni date, del tentativo di tenere conto
anche di alcune istanze provenienti dalle rappresentanze del centro-
destra come espressione politica. Quando si prevede che addirittura
dopo il primo insediamento se gli statuti lo prevederanno si potrà
tornare all'elezione diretta, penso che quello sia stato un grande
sforzo che la Commissione ha fatto per tenere conto di una idea, di
una istanza.
Quindi, non ci potremmo presentare oggi al Paese come la Regione
che ha ripristinato il vuoto e l'elezione diretta, perché saremmo
in controtendenza, al tempo stesso però lasciamo a quegli stessi
organismi democratici il compito di verificare questa possibilità.
Rispetto alle idee del passato avete ampliato la platea elettiva,
cioè avete previsto che ad eleggere gli organi del libero consorzio
siano i consiglieri comunali, rendendo quegli organi non dei
nominati. Perché i consiglieri comunali sono la prima espressione
del voto popolare, sono coloro i quali ricevono direttamente dal
cittadino il consenso popolare, quindi i loro eletti non sono
sicuramente dei nominati perché sono essi stessi titolari di un
mandato popolare. Il cuore della legge - io non sottovaluto gli
altri articoli, che sono in buona sostanza la ripresa e la
mutuazione nella nostra legge di norme che valgono per tutti - sono
l'articolo 27 e l'articolo 28, che definiscono un quadro di
funzioni a partire da quelle oggi attribuite alle ex Province, meno
quelle che si prevede di affidare ad altri, a Comuni o a Regioni.
Cioè torniamo ad avere una certezza della funzione degli enti di
area vasta - non li cito perché ognuno di voi li conosce -,
funzioni di coordinamento in materia sociale e culturale, nello
sviluppo economico; gli enti di area vasta tornano ad avere una
funzione nella promozione del turismo, nelle vicende
dell'artigianato, nella promozione dell'artigianato, nella
organizzazione del commercio, oltre che le cose un po' meno
rilevanti come la caccia e la pesca delle acque interne, la tutela
dell'ambiente.
Ma io vorrei sottolineare una delle nuove funzioni che renderanno
quell'organismo un organismo vissuto dalle esigenze quotidiane dei
cittadini, e cioè le norme in materia di urbanistica. Basti pensare
che questi organismi potranno approvare strumenti urbanistici dopo
aver ottenuto il semplice parere della Commissione regionale
urbanistica, e poi le politiche dei trasporti, la tutela delle
riserve naturali. Ecco, su due questioni, acqua e rifiuti, penso si
possa fare ulteriormente nelle modalità previste dall'articolo 32,
una maggiore specificazione, ma è chiaro che i liberi consorzi in
cui sono presenti gli amministratori dei Comuni, che sono quelli
obbligati ad erogare direttamente servizi come acqua e rifiuti, non
possono che scegliere forme di organizzazione collettiva nel
territorio che non ledano gli interessi dei loro cittadini.
Alla fine, onorevoli colleghi, da persona che ha vissuto una parte
bella, forse la più bella della propria esperienza politica, dei
miei quarant'anni di impegno politico nelle Province, so quanto sia
importante e delicata questa norma, non per i circa seimila
dipendenti delle Province, ma per le migliaia di persone che
dall'attività di questi organismi di area vasta devono trovare
risposte.
Allora, vorrei veramente fare un appello ai colleghi parlamentari
del centro destra e indipendentemente poi dalle sigle e dalle
appartenenze, a quanti sanno e sono certi nel loro intimo che
vincere la battaglia per cui questa legge non si debba fare,
marcherebbe un risultato politico importante per chi osteggia
questa legge; ma non approvarla sarebbe un danno grave per le
prospettive di riconsolidamento degli enti di area vasta che noi,
oggi, vogliamo ottenere con la legge in discussione.
Quindi, il mio è un appello per dire che, qualora ci fosse bisogno
di tempo in più, prendiamocelo in Aula, discutiamo attraverso gli
emendamenti, facciamo in modo di eliminare quegli elementi di
conservatorismo, di destra come di sinistra, che ho colto in
alcuni discorsi e facciamo una norma di cui tutta l'Aula possa
andare, se non fiera, sicuramente consapevole di avere fatto una
norma importante. Questo è l'appello che voglio lanciare. Io non
sono aduso, come vedete, a fare grandi interventi d'Aula, se non
quando penso che sia il momento in cui il Parlamento debba
ritrovare le ragioni della propria esistenza; ritengo che questa
sia una di quelle occasioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, prima
di tutto lasciate che io rivolga il mio ringraziamento
all'Assessore competente che qui, in rappresentanza del Governo,
sta seguendo il dibattito; lo vedo anche ripetutamente prendere
appunti, il che quando un avvocato parla a un magistrato, sa che è
sempre fatto rassicurante e tranquillizzante. In Aula, invece, sono
rimasti i deputati, forse, maggiormente interessati al dibattito.
Io non intervengo per dovere di firma, Presidente dell'Assemblea e
Assessore, avrei potuto farne anche a meno, non solo perché nel
corso di questi 24 mesi, 25 mesi da quello sciagurato mese di marzo
del 2013 l'Assemblea si è dovuta ripetutamente occupare di questa
annunciata e mai arrivata in dirittura di arrivo, riforma.
Nell'ambito di questi dibattiti, non è mai mancata la parola del
Gruppo parlamentare Lista Musumeci e quella di chi in questo
momento sta parlando, per esprimere una posizione politica.
Avrei potuto esimermi dall'intervenire dopo il discorso, il
ragionamento, l'intervento dell'onorevole Musumeci, che è stato non
solo appassionato, ma tanto appassionato quanto lucido
nell'analizzare i punti di debolezza del disegno di legge che
stiamo esaminando, con particolare attenzione circa il danno
sociale e istituzionale negli equilibri territoriali che il disegno
di legge porterebbe con sé, qualora diventasse legge di questa
Regione.
Ho ascoltato con lo stesso interesse un altro Presidente di
Provincia, un Presidente stimato quando ha svolto quel ruolo, come
il collega Marziano, la cui stima e simpatia nutrite nei suoi
confronti mi consentono di dire che egli ha scritto, pronunciando
l'intervento di poco fa, una sentenza suicida; ha pronunciato un
intervento suicida perché ha esaltato la funzione dell'ente
intermedio, ne ha descritto la sua indispensabilità come necessario
cuscinetto tra i Comuni e la Regione nel disegno istituzionale e
costituzionale siciliano e italiano, ne ha persino narrato della
necessità e dell'esigenza di aumentarne le funzioni, i compiti, le
attribuzioni e, però, non ha alla fine saputo spiegare la
contraddizione, dirimere la contraddizione per la quale in presenza
di persino maggiori poteri noi ne diminuiamo l'autorevolezza e il
prestigio istituzionale e politico. Perche l'elezione diretta, in
fin dei conti, illustri colleghi, questo ha rappresentato: un quid
pluris di autorevolezza, di prestigio, di peso politico, di
capacità di governo, non traendo il Presidente della Provincia fino
a due anni fa la propria legittimazione o da altri politici, i
consiglieri comunali, o da altre fonti aliunde determinate nomine
dall'alto, per esempio, ma direttamente dal consenso popolare.
Questa contraddizione, il dibattito che stasera sta sviluppando
l'Assemblea regionale siciliana, non lo ha assolutamente nè
chiarito, nè superato.
Veda, Assessore, lei è l'uomo che è stato chiamato a mettere una
toppa ad una falla che è nata come è nata, che si è originata negli
studi televisivi - ma questa è ormai storia così nota anche al
siciliano più distratto che non mette assolutamente conto di
ritornarci sopra - e lo ha fatto mandando in Commissione ed alla
fine in Aula un testo che lei stesso ha definito un'alchimia.
L'alchimia è l'incontro tra formule impossibile che comunque danno
un risultato, tanto è vero che il termine deriva dall'arabo ed il
riferimento, forse, mai poté essere più consono in quest'Aula. E'
una sintesi davvero forzata, è una sintesi alla quale il Governo
perviene dopo un'infinità di testi che abbiamo esaminato; lei,
Presidente Venturino, me ne potrà dare atto, abbiamo letto decine
di testi di norme assemblate.
Questa alchimia, questo risultato dell'impossibile che questa sera
il Governo e la maggioranza vorrebbe che diventasse di tutta
l'Aula, inizia con una confessione di impotenza. Lei ne ha parlato
stamattina nel suo intervento quale deputato di questa Assemblea,
Presidente Venturino, ed io per un istante voglio riprendere
l'articolo 1 del disegno di legge.
I limiti, le contraddizioni, la rinuncia alla vera innovazione -
non parliamo della rivoluzione crocettiana, perché quella è roba
per titoli di giornali - ma l'innovazione normativa naufraga non
all'articolo 32, non all'articolo 44, all'articolo 45 - che credo
sia l'ultimo - ma all'articolo 1 con una confessione, Assessore,
che forse può meritare le attenuanti generiche ma non certo
l'assoluzione.
Quando all'articolo 1 si dice: I liberi Consorzi comunali e le
città metropolitane sono enti territoriali di area vasta ed hanno
autonomia statutaria, regolamentare, organizzativa , ma di quali
liberi Consorzi parliamo? Ma quale Comune o quanti Comuni hanno, in
piena libertà, determinato scelte diverse? E come potevano farle i
Comuni con le precedenti norme che in questi 24 mesi l'Assemblea
regionale siciliana ha offerto a sindaci, consiglieri comunali ed
all'intera popolazione siciliana?
Ma la confessione è proprio al comma 2 e al comma 3: Sono
istituiti i sei liberi consorzi comunali di Agrigento,
Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani , e fino a qui
abbiamo solo cambiato il nome perché si tratta di 6 province che
la Sicilia conosce dall'Unità d'Italia quanto alle province
statali, dalla legge regionale n. 9 del 1986 secondo l'ordinamento
amministrativo degli enti locali della Regione siciliana.
Ma ancora di più al comma terzo si raggiunge l'apice della
confessione tardiva: Sono altresì istituiti tre liberi Consorzi
comunali di Palermo, Catania e Messina i quali includono i comuni
facenti parte delle rispettive aree metropolitane individuate dai
decreti del Presidente della Regione dell'agosto 1995 , quei
decreti che i sindaci non vollero mai che decollassero ed erano
esattamente i sindaci di Palermo, di Catania e di Messina che
giunsero fino alla Corte costituzionale dove persero, perché la
Corte costituzionale ritenne quella disposizione non introduttiva
di un altro livello amministrativo, ma di una modalità
organizzativa e gestionale delle cosiddette all'epoca famose e note
aree metropolitane. Nonché i restanti comuni facenti parte delle
corrispondenti province regionali , quindi tutti gli 85 comuni
della provincia di Palermo, i 58 comuni della provincia di Catania,
i 109 comuni della provincia di Messina. E' questa la dichiarazione
di impotenza della norma che noi stiamo approvando.
Sia detto con chiarezza: una norma in bianco, signor Assessore,
che rinvia, ed è pericolosissimo che questo accada, ai regolamenti
del Presidente della Regione non già per stabilire normative di
dettaglio, ma per colmare i vuoti, le mancanze, le assenze
pneumatiche di normazione nella legge che si vorrebbe che
diventasse tale.
Qualche esempio? Articolo 9, comma1. Il disegno di legge si limita
a definire la Giunta organo esecutivo; per fare cosa? Quali le
competenze della nuova Giunta, dell'organo esecutivo? Gli atti, le
competenze le demandiamo ai regolamenti del Presidente. Sarebbe il
caso, invece, che le competenze della Giunta e la ripartizione
delle competenze della Giunta e quelle del Consiglio venissero
invece indicate nella legge. Ma se così si fosse proceduto, se così
fosse andata avanti la scrittura del disegno di legge,
probabilmente quella riflessione ulteriore che stamattina è stata
richiesta a gran voce da tutte le opposizioni, non solo quella di
centrodestra, ma anche quella dei colleghi del Movimento Cinque
Stelle sarebbe stata assolutamente indispensabile e necessaria.
Un altro esempio? La regolamentazione della mozione di sfiducia.
La mozione di sfiducia, dice l'articolo 10, comma 3, è presentata
da almeno un quinto dei componenti dell'Assemblea che rappresentino
almeno un quinto della popolazione. Un quinto Colleghi, l'avete
letto il testo della legge? Certo, tutti Soltanto un quinto.
Quindi, non soltanto un ente che aumenta le competenze, che
persino le accresce e, per certi versi, siamo lieti che questo sia
avvenuto, lo ha detto poco fa intervenendo l'onorevole Musumeci,
era il pensiero, il risultato, il desiderio di un disegno di legge
del nostro Gruppo parlamentare, primo firmataria l'onorevole
Musumeci. Quindi, da un canto si accrescono le competenze,
dall'altra parte, non per contrappeso ma per tonfo nel contrappeso,
si vuole un Presidente non legittimato dal voto popolare, non
fortificato dal voto popolare e che sia in balia di soltanto un
quinto dei componenti dell'Assemblea e questo quinto, certamente, è
soglia troppo bassa.
Articolo 25, Osservatorio regionale . Introduciamo un altro
organismo che la legge non qualifica meglio, non si sa bene di che
cosa si dovrebbe occupare, però dentro c'è il rappresentante
dell'URPS, dentro ci sono indefinite associazioni delle autonomie
locali e che cosa sono le associazioni sindacali dentro
l'osservatorio provinciale? Beh, i sindacati fino a questo momento
hanno avuto ruolo negli enti intermedi, nelle province, se lo
ricorderanno certamente i presidenti Marziano, Fontana, Musumeci,
si faceva la contrattazione decentrata, le code contrattuali del
contratto collettivo nazionale di lavoro, dentro, invece,
inventiamo quest'altro organismo.
Le funzioni, l'edilizia scolastica, la viabilità della rete
stradale. Lo ha detto l'onorevole Musumeci, è stato ripetuto anche
da altri colleghi, le scuole transitano ai comuni e quali sono le
risorse aggiuntive ai Comuni per gestire, centinaia, centinaia,
quasi mille edifici scolastici in Sicilia che arriveranno sul
groppone dei Comuni che non hanno di che fare le manutenzioni a
quelli di propria competenza? E anche del personale vi ha detto e
vi hanno detto i colleghi. Certamente, ci sarà un momento nel quale
ci si siederà a tavolino per dire: Beh, il personale, diventando
la provincia regionale di Palermo la città metropolitana, è in
esubero . Allora, per quattro anni lo mettiamo in mobilità e poi
h prevista anche la riduzione, il licenziamento. Altro che urgenza
Qui ci sarebbe stata davvero l'urgenza di rinviare e di
approfondire meglio.
Allora, se l'assessore Leotta è stato alchemico nella sua sintesi,
qualche altro inizialmente è stato alcolemico, invece, nelle sue
pensate, perché una legge di questa fatta non poteva che essere
frutto di qualche particolare momento.
Noi non vogliamo fermare le lancette dell'orologio, signor
Presidente e Assessore, anzi, le vogliamo mettere avanti, al passo
con i tempi, al passo con la società che reclama buon Governo, al
passo con la società che reclama buona amministrazione. Ma non si
fa buona amministrazione rinviando ai decreti del Presidente della
Regione.
La verità, e mi avvio alla conclusione, signor Presidente, è che
dopo circa 22 anni, mancano pochi mesi, si chiude una questione che
è tutta interna all'impostazione di quello che fu il Partito
Comunista italiano e che poi è diventato i DS, il PDS e adesso il
Partito Democratico.
La verità, colleghi di questa Assemblea regionale siciliana, è che
gli uomini del grigio Cremlino non hanno mai approvato fino in
fondo l'elezione diretta del Presidente della Provincia e nemmeno
del sindaco, perché tra la forza degli apparati e la forza del
contatto popolare, i 20 anni di esperienza dell'elezione diretta
hanno insegnato in Sicilia che quasi sempre avevano la meglio gli
uomini del contatto popolare su base provinciale, che non gli
uomini grigi del Cremlino, cioè dei freddi apparati. Questa è la
verità Tant'è vero che nella seduta del 13, 14 agosto, eppure
c'era premura eravamo alla vigilia di Ferragosto, del 1993, quando
questa Assemblea approva la legge per la elezione diretta dei
Presidenti delle Province regionali, dopo avere approvato, un anno
prima, la legge antesignana e anticipatrice sulla elezione diretta
dei Sindaci, i maggiori malumori, i voti contrari e qualche
autorevole astensione è proprio nel gruppo dell'allora Partito
comunista italiano che comprendeva quegli uomini che,
probabilmente, non avrebbero avuto la meglio di lì a qualche mese
quando il popolo siciliano si sarebbe recato alle urne per votare a
suffragio universale e diretto i Presidenti delle Province.
Quel mondo ha impiegato quasi 22 anni per tentare di riportare,
invece, nelle mani degli apparati, nelle mani dei partiti, nelle
mani della politica deteriore, lo scettro del comando esautorando,
sottraendo e scippando al popolo siciliano la possibilità di
eleggere a suffragio universale e direttamente il proprio
Presidente dell'area vasta sulla cui necessità nessuno dubita, ma
qui dentro in tanti vogliono che non sia il popolo a sceglierlo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cappello. Ne ha
facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, in via
preliminare volevo rassegnare la solidarietà del Gruppo del
Movimento Cinque Stelle nei confronti dell'onorevole D'Agostino e
del Sindaco di Acireale per i gravi atti di intimidazione che
hanno, purtroppo, ricevuto nei giorni precedenti a questo.
Il Movimento Cinque Stelle ha nel proprio programma l'abolizione
delle Province e penso che questo punto rimarrà ancora a lungo nel
nostro programma visto che con questo disegno di legge, purtroppo,
le Province non vengono abolite.
Noi abbiamo votato a favore sia della legge 7 che della legge 8
perché avevamo insieme una visione di come un Ente di area vasta,
visto che nel nostro Statuto rimane comunque la suddivisione degli
Enti locali in Regione e liberi Consorzi, potesse essere governato,
come si potesse dare ad un Ente di area vasta una governance
diversa rispetto a quella tradizionale delle Province siciliane.
Pensavamo, appunto, di seguire la legge 8, quindi dare seguito a
questa legge con un nuovo disegno di legge che da un lato
conciliasse il desiderio di alcuni territori, purtroppo, perché il
referendum e le delibere sono stati adottati soltanto da 4 Comuni.
Io sono stato fino a 15 giorni fa ad un'assemblea a Niscemi dei 4
Consigli comunali di Niscemi, Gela, Licodia Eubea e questi
territori sono fortemente preoccupati per il loro destino, per il
loro futuro. Sono preoccupati perché si sentono defraudati del
diritto e della possibilità di subentrare in un libero Consorzio
così come gli era stato prospettato con la legge precedente e sono
preoccupati perché oggi, ovviamente, le condizioni sono cambiate,
le regole del gioco sono cambiate in corso d'opera ed oggi non si
sentono più garantiti dalla stessa legge che ha consentito loro di
fare quei passaggi.
E questa preoccupazione io voglio esprimerla tutta a questo
Parlamento perché non solo hanno affrontato dei costi rispetto ai
referendum che sono stati eseguiti, ma si sono ingenerate delle
aspettative rispetto a istanze di cui anche lei, Presidente, ha
parlato prima da questo scranno, che vanno avanti da 50 anni e che
sono attese in maniera accorata, in maniera sentita.
Eppure, oggi, ci ritroviamo di fronte ad una marcia indietro,
perché è vero quello che dice il Presidente della I Commissione,
che la legge Delrio è una legge di grande riforma, socio-economica
e che la legge stessa dice che quei principi vanno applicati anche
alla Regione siciliana, però c'è un problema: io non ho capito di
quali principi la legge Delrio parli.
La legge Delrio non contiene una elencazione di principi,
stabilisce un proprio assetto dell'ordinamento italiano ma senza
tracciare quali sono questi principi. Noi siamo passati da un
assetto che prevedeva tre città metropolitane e nove liberi
Consorzi più, eventualmente, gli altri che si sarebbero costituiti
o, viceversa, liberi consorzi diversi da quelli originari perché
avrebbero dovuto fare ingresso in quelli originari altri comuni e,
ribadisco, stiamo parlando di appena quattro comuni su quasi 400 e
oggi, invece, ci ritroviamo con tre città metropolitane e sei
liberi consorzi. E quei quattro comuni sono costretti ad aggiungere
al danno anche la beffa, perché il Consiglio comunale dovrà,
laddove decidono di aderire tranne per Licodia Eubea che dovrà
aderire a Ragusa, gli altri tre che dovranno aderire alla città
metropolitana di Catania, fare addirittura una delibera
confermativa, come se la volontà popolare, affermata con un
referendum, non valesse un bel niente E questo, ovviamente, non è
giusto soprattutto se partiamo da un assunto che è stabilito da una
legge.
Noi pensavamo ad un assetto diverso della governance di un ente di
area vasta, perché pensavamo che un ente di area vasta fosse il
superamento vero della Provincia, ma laddove si fosse trattato di
un coordinamento di sindaci che avessero condiviso tra di loro dei
servizi comuni da erogare ai cittadini e siccome anche il libero
Consorzio è un ente di prossimità secondo il principio di
sussidiarietà sarebbe spettato al libero Consorzio erogare
determinati servizi che la Provincia non è riuscita ad erogare in
un certo modo e che non riuscirebbe ad erogare nemmeno oggi perché
le risorse sono praticamente esaurite.
Eppure, così non è. E debbo dare ragione, a questo punto, al
centrodestra quando afferma che la mancanza di rappresantività che
è legata senz'altro all'esercizio di determinate funzioni e quando
si esercitano determinato funzioni così come quelle che sono
scritte in questa legge, allora necessitano di un indirizzo
politico e l'indirizzo politico lo dà soltanto il voto.
Noi siamo contro l'elezione diretta del Presidente, siamo contro
l'elezione diretta degli organi di secondo livello, ma perché siamo
a favore di un esercizio condiviso di funzioni che non presupponga
un indirizzo politico, presuppone semplicemente una condivisione di
intenti e un coordinamento tra sindaci, perché volevamo esaltare la
figura del sindaco che è eletto direttamente dal popolo e a
quest'ultimo consentire di sedere una volta sola nei vari tavoli di
amministrazione ai quali oggi è costretto a sedere per quattro,
cinque o sei volte, con tutti i carrozzoni annessi e connessi che
volevamo eliminare semplificando organi e servizi e cercando di
dare ai cittadini un servizio all'altezza delle tasse che pagano.
Ma così non è E questa legge è semplicemente il fallimento del
centrosinistra e del Governo di cui, caro Assessore, al quale sono
grato per l'onestà intellettuale e la simpatia - lei ovviamente in
questo momento è la vittima sacrificale dei suoi carnefici perché
si trova tra l'incudine e il martello - è appunto il fallimento di
una mancata visione e prospettiva di un modo diverso di superare le
province, cosa che questa legge purtroppo non fa, perché, come
hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, è una semplice
rivisitazione della legge n. 9.
Abbiamo riproposto le province, abbiamo eliminato la
rappresentanza politica dalle province e stiamo consegnando degli
enti che avranno le stesse funzioni, gli stessi confini e una
denominazione diversa ad una classe politica che ha dimostrato,
peraltro, non aderendo alla legge 8, perché ribadisco soltanto
quattro comuni su 400 hanno deciso di iniziare una procedura e di
finirla, che è ancora peggiore di quella che l'ha preceduta.
Il Movimento Cinque Stelle questo non può accettarlo; non può,
chiaramente, rinunciare alla lotta in Aula. Deve tutelare la
volontà di quelle popolazioni che hanno deciso di intraprendere
questo percorso e che si aspettano che il Parlamento rispetti la
volontà referendaria che si è espressa in quelle città.
Per questo noi intendiamo, se ci riusciamo ovviamente, migliorare
e a riportare nei binari dellA riforma della legge n. 8, la legge
che oggi è sottoposta al nostro giudizio perché altrimenti noi
voteremo contro e voteremo contro qualunque cosa succeda perché
quello che c'è adesso sarà sempre peggiore di quello che c'è stato
prima. Grazie.
PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Cappello per avere ricordato
all'Assemblea l'increscioso fatto che ha riguardato il collega.
Faccio mio, e a nome di tutta l'Assemblea, il messaggio di
solidarietà espresso dall'onorevole Cappello. Penso di interpretare
il pensiero di tutti nel fare ciò.
E' iscritto a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore,
non voglio ripetermi e non voglio ribadire quanto hanno già
affermato i colleghi del centro destra che mi hanno preceduto, ma
non posso non soffermarmi su alcuni aspetti che sono gli aspetti
che poi si ripercuotono direttamente sui cittadini e che poi
rappresenta il disastro che questa legge - qualora venisse
approvata così com'è - o meglio questa legge non penso che si possa
migliorarla perché ormai, per quanto ci si può sforzare,
l'indirizzo è stato già dato dal Governo con la presentazione di
questo disegno di legge.
Mi riferisco soprattutto agli aspetti economici. L'onorevole
Turano poc'anzi, nel suo intervento, io stasera avrei preferito non
intervenire per non ribadire alcuni concetti che avevo già espresso
stamattina, ma non possiamo consegnare ai cittadini, ai siciliani,
l'idea che c'è un centro sinistra e, mi dispiace, anche un UDC che
ha riscoperto nuovi valori rispetto a quelli originari che la
storia gli ha consegnato di una riforma epocale, mentre di un
centro destra conservatore, di un centro destra che vuole
necessariamente restare arroccato alle vecchie province.
Signor Assessore, quando abbiamo trattato la stesura della prima
legge lei non era presente al dibattito. Il centro destra, quel
centro destra conservatore, aveva detto non possiamo fare una
riforma perché dobbiamo accontentare un lancio pubblicitario . E
allora bisogna dare seguito a un lancio pubblicitario e dire
cancelliamo le province .
Se avessimo voluto cancellare le province era più coerente l'idea
che aveva proposto il Movimento 5 Stelle: aboliamo le province e,
quindi, eliminiamo le funzioni che oggi sono di competenza della
provincia e torniamo a quei liberi consorzi che poi sono le aree
vaste e poi lasciamo nella determinazione dei territori anche
l'aggregazione perché l'aggregazione di un libero consorzio
naturalmente consta di tanti elementi e, quindi, soprattutto di
identità culturale, di identità storica, di omogeneità dei
territori, di articolazione e soprattutto di continuità
territoriale. Ebbene, tutto questo non si è voluto fare.
L'altra idea proposta dal centro destra dice di lasciare le
province così come sono, svuotiamo di quei contenuti e di quelle
funzioni che si sovrappongo e che gestiscono i comuni e rientrano
nelle competenze dei comuni.
Eliminiamo tutti quei carrozzoni - IACP, enti, partecipate - che
ci sono ancora però governati dai commissari e semplifichiamo
veramente tutto quello che c'è da semplificare.
Allora erano due teorie che avrebbero potuto trovare un nesso e si
poteva dire che dalla sinergia di queste idee nasceva una buona
legge.
Che cosa invece con arroganza, con presunzione, proprio con
determinazione oggi è approdato in Aula? Un testo di legge che non
ha previsto né l'una né l'altra ipotesi che ho testè detto, ma
semplicemente non ha fatto altro che ricalcare la formulazione
delle vecchie province perché i liberi consorzi e le aree
metropolitane sono state appesantite di funzioni, di competenze,
ma poteva andare bene se ci fossero state le risorse necessarie.
Allora scendendo nei particolari, vengono attribuite una serie di
funzioni fra cui quelle urbanistiche, ritengo forse eccessive
queste, perché? Perché chi le gestirà e con quali risorse? Qualcuno
ci dovrà dire con quali risorse.
Parliamo di scuole. Le scuole transiteranno, pensate, ad un Comune
dissestato, un comune che è in dissesto che poi dovrà gestire due
scuole provinciali. Come farà? Ma vorrei capire i mutui che le
province hanno contratto per le scuole, quindi, i mutui passivi a
chi li pagherà? Verranno trasferiti insieme ai comuni, insieme alla
gestione delle scuole?
Ancora mi riferisco a tutti quei servizi essenziali, primari, oggi
già in grande difficoltà. Qualcuno si è chiesto come funziona oggi
il servizio di trasporto dei disabili dai vari territori, chi lo
gestirà e le risorse? E ai comuni quante risorse andranno
trasferite per questo?
Allora verranno trasferite le risorse, ma lei, signor Assessore,
che è anche un giurista, sa bene che per quanto riguarda la
mobilità e per quanto riguarda il passaggio dei dipendenti dalla
provincia ai comuni per la legge nazionale è possibile farlo, la
legge nazionale prevede la mobilità, noi in Sicilia dobbiamo
recepire, quindi, ci sarebbe stato, sarebbe stata necessaria prima,
a monte una norma che prevedesse il trasferimento e, quindi, il
passaggio dei dipendenti delle province agli enti locali e poi
sicuramente alcuni trasferimenti di imposte regionali.
Immagino, per esempio, che si sarebbe potuta trasferire l'imposta
sul bollo, però noi sappiamo che l'imposta sul bollo la Regione
prima la deve reclamare per se perché lo Stato già se l'è presa:
oppure gli introiti dei proventi delle motorizzazioni, ahimè, se li
ha presi la Regione, che cosa fa, trasferisce che cosa gli uffici,
le motorizzazioni, sono tutti in perdita. Che fine faranno, chi li
pagherà.
Ecco, prima di parlare di riforme epocali, siccome siamo
legislatori e le leggi vanno applicate e soprattutto chi subisce le
influenze negative delle leggi sono i siciliani, spieghiamo ai
siciliani che cosa succederà con questa meravigliosa riforma
epocale che sicuramente il centro sinistra, così come l'ha
presentata e se continuiamo con questi ritmi non è disponibile ad
un confronto, a ritornare indietro e soprattutto a proseguire dopo
che si approva la legge di stabilità, si approverà da solo, glielo
spiegherà il Governo, glielo spiegherà sicuramente la maggioranza
che appoggia il Governo ai cittadini siciliani.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Grasso.
E' iscritto a parlare l'onorevole Malafarina.
Ne ha facoltà.
A seguire sono iscritti a parlare gli onorevoli Assenza, Figuccia,
Falcone.
MALAFARINA. Signor Presidente e onorevoli pochi colleghi che siete
rimasti, io sono molto combattuto tra il desiderio di farmi qualche
risate oppure di mettermi a piangere a calde lacrime perché non ho
ben capito le osservazioni che sono state fatte da questo scarno
contro questo disegno di legge.
Da un lato assistiamo a lezione di lessico, il significato di
alchimia, forse meglio sarebbe stato se avessimo avuto una lezione
sul significato di demagogia. Demagogia, demos, popolo, e agein,
condurre il popolo suscitando le paure. Ma da questo scarno non si
è fatto niente altro che fare pura e semplice demagogia, solo ed
esclusivamente demagogia, anzi, addirittura abbiamo anche qualcosa
di più, abbiamo pure lezione di democrazia al PD che oggi viene
rispolverato come antesignano, come erede di quel grigio Cremlino
di qualche mezzo secolo fa.
Onorevole Cracolici, lei è un vetero comunista, antidemocratico,
che non apprezza i valori della democrazia ed impedisce l'elezione
diretta del presidente della provincia.
Ma - scusatemi - stiamo scherzando? Stiamo restituendo, cioè, ai
sindaci, massima espressione della democrazia, un ruolo ed una
competenza nel decidere ciò che succede nei propri territori, anzi
restituiamo ad un'assemblea di sindaci la possibilità di eleggere
un loro rappresentante per gestire un territorio di area vasta,
attribuendo per la prima volta ad un organo, che si chiama libero
consorzio di comuni o Città metropolitana, la possibilità di
gestire il proprio territorio Altro che centralismo della Regione
Forse questa è la più grossa riforma che questa Assemblea sta
riuscendo a fare da almeno trent'anni a questa parte, sta riuscendo
a restituire ai territori, alle aree vaste, la possibilità di
autodeterminarsi, di fare le proprie scelte e, scusatemi signori
della destra, scusatemi signori dell'opposizione, voi vi siete
persi una gran bella occasione Potevate contribuire a rendere
questa legge migliore, non è perfetta, tutto è perfettibile.
L'assessore Leotta ha fatto veramente un grande sforzo, perché ha
dato organicità a un disegno di legge che probabilmente ha
risentito di incertezze, di ritardi, di litigi, anche di demagogie.
Però, poi, alla fine, è emerso un disegno di legge organico, che
disciplina correttamente tutta una serie di procedure e di
funzioni.
E a questo la destra non ha voluto partecipare sull'assunto che è
una schifezza di legge. Le riforme appartengono a tutti,
appartengono alla destra, appartengono alla sinistra, ma
soprattutto appartengono al popolo e al popolo bisogna dare delle
risposte per dire: signori vogliamo organizzare la vita politica,
la vita sociale, le misure economiche e la programmazione economica
in questo modo. E questa legge non fa nient'altro che dire e,
soprattutto, dare uno strumento di gestione dei territori di area
vasta. E a chi lo dà? Lo dà ai sindaci, a coloro i quali per primi
hanno la responsabilità nella gestione dei propri territori, che
spesso non hanno gli strumenti normativi ed economici per poter
gestire il proprio territorio.
Basti vedere il disastro catanese. Il disastro catanese, una città
soffocata da un interland dove non c'è programmazione, dove il
comune x rispetto al comune y fa esattamente l'opposto di ciò
che dovrebbe fare se solo si parlassero, una speculazione edilizia
che ha devastato il territorio nei dintorni di Catania, senza
servizi, senza strutture e senza programmazione, rendendolo solo
dei quartieri dormitorio in mano alla più becera speculazione, dove
il sindaco tal dei tali ha potuto operare in nome e per conto
proprio senza dar conto alla collettività che gli stava attorno.
Ma di che stiamo parlando? Di che cosa stiamo parlando oggi, di
quali dipendenti della provincia stiamo parlando che perdono il
posto? La norma non fa nient'altro che ristabilire un principio:
tutti conservano il proprio posto. Ditemi laddove c'è una norma che
preveda il licenziamento di un solo dipendente della provincia.
C'era stata forse una dimenticanza su alcune partecipate, non molte
per la verità, ed è stata opportunamente corretta.
Certo, oggi si vorrebbe la perfezione assoluta, un disegno di
legge che prevedesse il tutto, le entrate, le uscite,
l'organizzazione e quant'altro. Ci fosse stata, forse, meno
polemica e più serenità probabilmente si sarebbe potuto anche
arrivare ad un disegno di legge più completo, più organico, forse
più ponderato. Ma le opposizioni, che fanno opposizioni solo ed
esclusivamente per inchiodare alle presunte responsabilità il
Governo, non funzionano.
Le riforme strutturali si fanno assieme, si condividono, si
ponderano, si organizzano e si decidono. Qua invece la I
Commissione ha fatto dei salti mortali ed io devo riconoscerlo al
Presidente Cracolici, una grande pazienza ed una grande capacità.
Non mi guardi così Presidente, ogni tanto, le riconosco anche dei
meriti.
Ecco, allora arriviamo al dunque ed al nocciolo del problema.
Perché le Province erano state additata nel passato come enti
inutili? Per il semplicissimo motivo che lo erano, perché avevano
delle competenze estremamente residuali.
Strade di collegamento intercomunale, alcune competenze sulla
manutenzione delle scuole, il rilascio delle autorizzazioni alle
stelle, non alle licenze, di ricettività turistiche e quant'altro e
da questo ci volevano quaranta consiglieri, profumatamente pagati,
per organizzare la sagra del pane, del salame o la sagra dell'uva
da qualche parte, a fior fiori di centinaia di migliaia di euro? No
signori miei, la politica non si può limitare a finanziare la sagra
del panino e della salsiccia.
Se era questa la funzione della Provincia abbiamo solo perso tempo
ad eliminarle. Non occorre la rappresentanza elettorale per virtù
del mandato popolare per decidere se si fa la sagra della salsiccia
o la sagra del pesce spada. Allora, torniamo a fare le cose serie.
L'ente di area vasta è un ente che oggi ha delle competenze
importanti, notevoli e che potrà avere ulteriori competenze che
comporteranno risparmi di spesa. Oggi non è consacrato, nella
legge, ma dà la possibilità a questo o ad altri Governi che
vogliono farlo nel futuro, la possibilità di assegnare delle
ulteriori competenze che spaziano dall'istituto autonomo case
popolari, dai consorzi di bonifica ai distretti turistici con
grandi risparmi di spesa per i vari Consigli di amministrazione e
quant'altro e che soprattutto razionalizzano l'azione
amministrativa e politica di un territorio.
Si sta dimenticando che l'assemblea dei sindaci è titolare, sarà
titolare della gestione del proprio territorio. Si può essere
d'accordo, non si può essere d'accordo. Però un sindaco, che è la
massimo espressione del consenso popolare, perché è eletto
direttamente con una maggioranza qualificata ed il quale ha il
diritto di decidere per il proprio territorio.
Se poi qualcuno vuole dire ai sindaci che non sono espressione
democratica e che non hanno la legittimazione a decidere per
mettersi d'accordo si accomoda e lo dica pubblicamente anche
all'ANCI. Perché io non mi sentirei mai di poterli delegittimare la
funzione e la responsabilità di un qualsiasi sindaco, da una città
metropolitana al più piccolo dei paesi siciliani.
Io solo su una cosa non sono d'accordo assessore, l'ho detto e lo
ribadisco, l'ho detto anche stamattina. Non possiamo consentirci di
non tener conto dell'espressione della volontà popolare. Proprio in
virtù di una procedura prevista dalla legge, là dove c'è stata
l'espressione di un consenso dobbiamo dare conto ai cittadini che
abbiamo chiamato ad esprimere una propria valutazione. Non è la
semplice delibera di un consiglio comunale e non è questione di
solo semplice delibera. E' un referendum che raccoglie intorno a se
la maggioranza di un'espressione, di un voto ed in alcuni casi
espressioni assolutamente schiaccianti.
Mi restano quasi quattro minuti. Io da qua vorrei ricordare che
quando si parlò della istituzione di liberi consorzi, di altri
liberi consorzi ci fu una levata di scudi, accusando il Presidente
della Regione di voler ricostituire quella famosa Provincia del
Golfo che da anni rivendica una propria autonomia, tant'è che oggi
gli stessi che rivendicano a posteriori il rispetto della volontà
popolare, non io tra questi, perché l'ho detto già da tempo,
all'epoca ritennero di dover instaurare il referendum ed elevare il
numero di abitanti per costituire una nuova Provincia, proprio per
intralciare ciò che si attribuiva alla volontà del Presidente.
Oggi qualcuno si cosparge il capo di cenere perché giustamente,
appartenendo ai territori che rivendicano la propria autonomia deve
dare ovviamente conto e ragione di queste scelte.
IOPPOLO. Io presentai un emendamento per abbassare il numero degli
abitanti.
MALAFARINA. Sono pentimenti tardivi, purtroppo il danno ormai è
fatto. Non è solo questo, io sono profondamente convinto che
dovremmo potere permettere ai Comuni di consorziarsi liberamente,
nelle misure e nei modi che riterrete opportuni per mettere insieme
i servizi, le risorse e le potenzialità che quei territori
esprimono, per la tutela di quegli interessi che ciascun territorio
ha legittimamente la possibilità di dover curare, tutelare e
sviluppare.
I principi democratici forse sono belli, anche se poi alla fine le
procedure prevalgono. Sicuramente bisogna riconoscere ai territori
le proprie autonomie, senza nessun centralismo, io sarei stato
completamente favorevole alla totale abolizione delle Province e
alla costituzione dei liberi consorzi comunali, se, devo dire
purtroppo, non ci fosse un impedimento costituzionale che prevede
le Province come organo di amministrazione dei territori, ovvero un
livello intermedio, denominato Provincia , citato nel titolo V
della Costituzione italiana, mi corregga se sbaglio, signor
Assessore.
Le riforme sono necessariamente da farsi, da mandare avanti, e
raccogliere il consenso di quanti possono dare un contributo, in
questo caso io mi appello veramente all'opposizione. Si è ancora in
tempo per avere il contributo dell'opposizione, per migliorare, ove
migliorabile, questa legge, e le proposte, se possono essere fatte
ed accolte, sicuramente saranno ben recepite, perché credo che le
riforme strutturali organizzative appartengono a tutta l'Assemblea.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Assenza. Ne ha
facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, devo
confessare che l'intervento di questa mattina del collega
Malafarina mi sembrava molto più convincente ed anche più sincero
dell'intervento che il collega stesso ha svolto questo pomeriggio.
Ognuno è liberissimo di assumere l'atteggiamento bipolare che
ritenga più opportuno.
Signor Presidente, in questi giorni sono stato contattato da
diversi amici, che, anche per colleganza, ricoprono ruoli
importanti in alcune realtà delle ex Province, che mi hanno chiesto
l'invio del testo finale del disegno di legge in discussione, così
come approvato dalla Commissione di merito.
Uno di questi - tra i più arguti e preparati, devo dire - mi ha
chiamato dopo un'oretta, chiedendomi se gli avessi fatto uno
scherzo, se fosse davvero quello il testo di legge approvato dalla
Commissione.
Si è stupito di come fossero serviti al Governo due anni e mezzo
per copiare malamente l'impianto della vecchia legge del 1986,
confonderla con alcuni principi maldestramente recepiti dalla
legge Delrio , che già di per sé non è assolutamente un monumento
legislativo da tenere presente - ed avete occupato mesi e mesi di
dibattito parlamentare e dibattito in Commissione per partorire
questo topolino malriuscito?
Ho risposto: Si. Debbo confessare è così; questo è il prodotto
che siamo riusciti sapientemente ad elaborare .
Signor Presidente, poiché sono un inguaribile ottimista e spero e
penso che fino all'ultimo questa legge possa essere ancora
migliorata e non è affatto vero che noi ci siamo sottratti dal
confronto, onorevole Malafarina, lo testimoniano le decine,
centinaia di emendamenti presentati in Commissione, ribaditi e
rielaborati per l'Aula che speriamo questo Parlamento discuta e
accolga in maniera assolutamente laica e senza preconcetti di
chiusura per arrivare alla fine a creare una norma che possa
limitare al massimo i danni, perché ormai siamo costretti a parlare
di questo, non di una norma per il futuro, di una norma che tenda
veramente al riassetto equilibrato del nostro sistema istituzionale
ma ad una legge che faccia il meno danno possibile. E già questo la
dice lunga sugli argomenti di cu stiamo parlando.
E se non bastava questo impianto originario, questo mix
malriuscito, abbiamo una miscellanea di propositi per il futuro,
siccome questa scatola vuota, perché di questo si tratta, deve
essere necessariamente riempita allora da un lato rimandiamo - ed
alcuni esempi sono stati già citati da colleghi che mi hanno
preceduto ed è inutile ritornarci - agli interventi di regolamenti
dell'Assessorato e della Presidenza, dall'altro rinviamo ai vari
statuti di cui si debbono dotare questi nuovi consorzi - nuovi tra
virgolette - e quindi alla potestà statutaria che i liberi consorzi
devono esercitare entro i termini previsti.
Dall'altro ancora - ed è quello che più deve far pensare - con gli
articoli 31 e 32 che costituiscono l'essenza della legge, ma al
tempo stesso ne costituiscono il limite insuperabile, prevedono che
le risorse finanziarie necessarie, perché qualsiasi ente di questo
mondo sia messo in grado di funzionare, devono essere poi
ribadite.
Scusate un attimo perché pare che diamo i numeri al lotto, sulle
funzioni conferite, le ulteriori funzioni che devono essere
conferite dalla Regione nell'ambito della propria competenza
esclusiva ed in linea con i principi della legislazione nazionale
può conferire ulteriori funzioni, questo vale per l'articolo 31 per
i consorzi. Analogo compito viene dedotto all'articolo 32 per
quanto riguarda le città metropolitane.
Quindi, il funzionamento finale di questi consorzi, le materie, i
compiti che spettano a questi consorzi saranno il frutto di questa
elaborazione successiva, ma quello che è più grave - e lo dicevo
poc'anzi - sono le previsioni finanziarie, perché non vi sono
funzioni che tengano se per l'esercizio di queste funzioni gli enti
non vengono dotate delle necessarie risorse finanziarie.
L'articolo 27, che poi è ribadito dall'articolo 28, per quanto
riguarda le città metropolitane, dice specificatamente che Il
Presidente della Regione, previa delibera di Giunta, previo parere
della Commissione Affari Istituzionali, della Commissione Bilancio
dell'Assemblea regionale siciliana emana uno o più decreti sulla
base di una contesa con i competenti organi dello Stato in ordine
alla definizione dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione
allo scopo di assicurare lo svolgimento dei compiti istituzionali
dei liberi Consorzi comunali.
Allora noi stiamo discutendo di aria fritta, perché le risorse per
far funzionare questi liberi Consorzi sono rimandati alle calende
greche da questo accordo fra Stato e Regione che non avverrà mai. E
allora smettiamola una volta per sempre di riempirci la bocca di
riforme epocali. Smettiamola veramente di prendere in giro
l'elettorato siciliano che non merita questa vergogna.
E poi abbiamo scoperto oggi che invocare il ricorso al consenso
popolare e all'elezione diretta è un esercizio di pura demagogia.
Affidare invece questo compito a questi sindaci che oggi come oggi
sono diventati questi supereroi perché sindaci oggi devono fare i
senatori, perché il Senato, con buona pace di quell'altro grande
legislatore che si chiama Renzi, devono far parte del Senato i
sindaci, i sindaci devono governare questi nuovi liberi Consorzi,
fra poco i sindaci governeranno anche gli organismi giudiziari ma
che cosa pretendiamo? E' questo un sistema razionale che noi
vogliamo creare e di cui vogliamo dotare le nostre organizzazioni?
Nessuno mi può venire a dire che l'elezione di secondo livello ha
lo stesso tasso di democraticità e di rappresentatività che ha
l'elezione diretta a suffragio universale da parte del cittadino
elettore. Perché questa mania di rifiutare il consenso, di
rifiutare il controllo del popolo perché di questo si tratta. E poi
questi sindaci che ci dicono, ed è la realtà, non riescono nemmeno
ad avere il tempo di occuparsi, impegnati come sono in prima linea
per risolvere i problemi della loro città, invece troveranno tutto
il tempo che vogliono per badare a questi interessi superiori del
libero Consorzio provinciale.
Poi alla fine, presidente Musumeci, lei si poneva il problema dei
sei liberi Consorzi e delle tre aree metropolitane. La verità è che
non hanno cambiato nulla. Hanno lasciato le nove province così
com'erano definendole tre come liberi Consorzi comunali e tre come
Città metropolitane delle quali però fanno parte, assurdo
nell'assurdo, tutti i comuni che facevano parte delle loro
province.
E c'è dell'altro. C'è quella vergogna dell'articolo 44 per cui si
cambiano le regole in corso d'opera e quei cittadini, per la verità
limitati, ma si tratta di quattro città che nella nostra isola
avevano comunque deciso di indirizzare il loro futuro verso
un'aggregazione di tipo diverso, si trovano, dopo aver svolto il
referendum, dopo che si erano espressi a maggioranza, così come
richiesto dalla legge nel senso di aderire ad un Consorzio diverso
da quello di originaria appartenenza, si trovano oggi ad avere
stoppato in corso d'opera il loro iter procedurale perché si deve
ritornare di nuovo in Consiglio comunale che questa volta con
maggioranza assoluta deve deliberare se acconsentire a questo
trasferimento o no.
Questa è l'ennesima vergogna di un governo assolutamente e di una
maggioranza assolutamente antidemocratica che continua a dimostrare
dispregio nei confronti della volontà dei cittadini.
Poi vorrei che l'illustre presidente della Commissione o chi per
lui o l'assessore mi spiegasse il significato dell'articolo 13,
comma 8, perché onestamente, nonostante mi sia sforzato e non da
solo di capirne il significato, obbiettivamente non ci sono
assolutamente riuscito. Sarà sicuramente un mio limite.
Siccome questa maggioranza non ha potuto comunque impedire che
almeno a livello di principio si consentisse allo Statuto di poter
prevedere l'elezione diretta del Presidente, questo articolo 13,
comma 8, con riferimento, specificatamente al sindaco
metropolitano, prevede espressamente questa norma: E' condizione
necessaria, affinché si possa dar luogo all'elezione diretta a
suffragio universale del sindaco metropolitano che, entro la data
di indizione dell'elezioni, il comune capoluogo abbia previsto
l'articolazione del proprio territorio in più comuni, con
deliberazione del consiglio comunale a maggioranza assoluta dei
componenti sottoposti a referendum fra tutti i cittadini delle
città metropolitane, approvate dalla maggioranza dei partecipanti
al voto. Se me lo spiegate
Perché io così come è scritto ho capito: che il comune di
Palermo, se nel proprio statuto di città metropolitana, vuole
approvare il suffragio universale, deve preventivamente deliberare
la scissione del proprio territorio comunale in tre, in cinque, in
dieci comuni. Cioè Palermo si scinde in dieci comuni.
Ma questa cervellotica decisione da sola non basta. Perché poi si
deve ricorrere a che cosa? Al referendum fra tutti i cittadini
della città metropolitana.
Cioè questa scissione per cui Palermo si scinde in dieci comuni,
poi deve essere sottoposta ai 90, 88 comuni dell'ex provincia di
Palermo per l'appropriazione.
Credo, che se ci si fosse messi d'impegno, per trovare una norma
così arzigogolata, ma così al tempo stesso, mi si scusi il termine
assolutamente pertinente, ma così sconclusionata, credo che non ci
si sarebbe riusciti.
E che dire poi del fatto che la Giunta, anche questo io non l'ho
capito, sarà sempre un limite mio, che la Giunta dopo che il
presidente del consorzio viene eletto dall'Assemblea elettorale,
poi la Giunta viene eletta in un momento successivo, perché? Perché
è il presidente che predispone una lista che deve prevedere un
numero doppio dei componenti da eleggere
Quindi, abbiamo questo presidente eletto dai suoi colleghi, non
dal popolo, ribadiamolo, che presenta una lista di membri di sua
fiducia che poi sottopone ai componenti dell'Assemblea e può votare
solo nei limiti di queste persone di fiducia del sindaco, divenuto
presidente che, non dimentichiamolo, è colui che poi si sceglie -
onorevole Panepinto, c'è da rabbrividire - il segretario generale
che lo deve controllare.
Se ne volete ancora potremmo continuare, ma fortunatamente abbiamo
a disposizione articolo per articolo, comma per comma, per
illustrare gli emendamenti e ci sarà veramente da divertirsi. Se
non ci fosse da essere, veramente, addolorati per il futuro che ci
aspetta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fontana, ne ha
facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non potevo non
intervenire su un disegno di legge così importante e complesso di
grande interesse, peraltro ho anche seguito in parte i lavori nella
Commissione, ho avuto anche modo di apprezzare il lavoro svolto
dall'Assessore che è qui oggi presente, con noi.
Ho capito che ha fatto ogni sforzo per potere portare avanti
questo disegno di legge che è nato male e cresce ancora peggio, che
non ci sono, secondo me, neppure gli elementi minimi per potere
portare avanti lo stesso disegno di legge che, tra l'altro, nasce
seguendo determinati principi, che era quello della
razionalizzazione del territorio, dell'area vasta, che nasce dalla
spending review con il taglio delle spese voluto dalla piazza e per
cui la politica, a volte, segue così l'andazzo ed il volere delle
piazze senza però un minimo di raziocinio.
Non è certo demagogia quella che noi, oggi, vogliamo affermare.
L'intera minoranza, i rappresentanti colleghi di vari partiti si
sono già espressi prima di me in maniera molto chiara, non
condividendo assolutamente l'impianto di questa riforma.
Non è che noi non siamo pronti, caro onorevole Cracolici,
all'innovazione; non è che noi non siamo pronti al cambiamento, né
siamo dei conservatori ma, certamente, vogliamo soltanto migliorare
la condizione esistente degli Enti locali nel territorio siciliano
e la vogliamo migliorare veramente. Invece, questo, a nostro
parere, è solo un arretramento per tante ragioni, prima fra tutte
l'elezione del Presidente.
Il Presidente del libero Consorzio della città metropolitana non
può essere frutto di accordi di palazzo, delle assemblee dei
Sindaci e dei Consiglieri e quindi significa tornare indietro di
almeno 20 anni quando si dovevano trovare gli accordi per eleggere
un presidente e quindi da accordo di palazzo e far si che uno dei
componenti dell'Assemblea potesse diventare Presidente della città
metropolitana o Presidente del libero Consorzio, frutto quindi solo
di accordi beceri e di accordi di partiti e di palazzo.
Noi abbiamo, invece, la necessità di eleggere Presidenti che siano
liberi da queste logiche e quindi eletti dal popolo. Per noi questa
proposta è irrinunciabile, il nostro parere è quello di eleggere il
Presidente con elezione a suffragio popolare. Non intendiamo
assolutamente fare passi indietro né concedere nulla su questo
argomento perché siamo assolutamente convinti che i liberi Consorzi
hanno necessità di una guida sicura, certa, libera, senza
condizionamenti e quindi per poter operare le scelte necessarie
nell'interesse del territorio, nell'interesse dell'Area vasta ma
certamente non nell'interesse di questo o di quello o delle
tiratine delle giacche.
C'è anche il problema dei 6 mila dipendenti che oggi vengono messi
a rischio.
Non si capisce che fine faranno i 6 mila dipendenti delle
Province, dove andrà una parte di questi. Si parla di mobilità, se
poi non troveranno una ricollocazione saranno mandati a casa, per
cui si aggiungono ancora incertezze ad incertezze.
Abbiamo, già, una schiera di 40 mila persone che non hanno
certezze del domani a queste aggiungiamo altre 6 mila persona che
non avranno, assolutamente, certezza per quanto riguarda il loro
destino.
Per quanto riguarda le competenze delle ex Province, noi speravamo
in un arricchimento di competenze che poi, francamente, non c'è
stato tranne qualche piccola cosa e invece sono state tolte delle
competenze importanti. Mi riferisco, soprattutto, alla manutenzione
delle strade, che era una delle competenze principe delle ex
Province e che oggi vengono trasferite non si sa a chi, forse al
Genio Civile, alle strutture regionali che non hanno né esperienza,
né competenza, non hanno le risorse per poterlo fare, per non
parlare, anche, degli istituti scolastici delle scuole di secondo
grado, delle scuole medie superiori che, evidentemente, sono
concentrate in alcuni centri e dove afferiscono studenti di diversi
comuni. Chi dovrà gestire questi istituti? Chi dovrà realizzare?
Chi dovrà operare la manutenzione? Ebbene anche questo resta un
enigma perché credo che i Comuni non saranno, assolutamente, nelle
condizioni di poter gestire gli istituti scolastici perché non
hanno neppure i fondi per poterlo fare.
Non sono state previste le risorse per le manutenzioni degli
istituti , quindi, il recepimento della Delrio è veramente
un'alchimia, altro che facciamo demagogia, è un'alchimia portare
avanti un disegno di legge di questo tipo, noi siamo assolutamente
contrari, poi anche l'Osservatorio, l'avere immaginato di
realizzare l'Osservatorio per i liberi consorzi. Ma a cosa serve? È
soltanto un organismo che non serve a nulla, forse da la
possibilità al Governo regionale di potere fare qualche nomina in
più, di potere nominare qualche commissario, di potere distribuire
qualche prebenda, ma non mi pare assolutamente che l'Osservatorio
sia una struttura che possa servire per migliorare l'efficienza
anche dei nuovi liberi consorzi. Per non parlare anche delle città
metropolitane che includono intere province, forse per utilizzare
quelle risorse che verranno destinate a queste aree metropolitane
che sappiamo sono tra l'altro, risorse esigue. Parliamo veramente
di spiccioli, perché credo si tratti di 80 milioni, 70 e 68 milioni
per la Provincia di Messina, in cinque anni, quindi parliamo
veramente di pochi spiccioli da distribuire all'intero territorio.
Ma le altre province cosa faranno? Gli altri liberi consorzi cosa
faranno? Il Consorzio di Enna, di Caltanissetta, di Agrigento, di
Ragusa che non avranno neppure questa possibilità cosa faranno?
Questo non si capisce, non si sa, ma non si sanno tante altre cose.
E viene invece conferita anche una competenza che è quella
dell'approvazione dei piani urbanistici, praticamente i sindaci
redigono i piani e poi la stessa assemblea, composta dai sindaci,
dovrà approvare in via definitiva i piani regolatori. Sì, i piani
regolatori, legga un articolo che riguarda l'approvazione dei piani
regolatori e vedrà che dopo un nulla osta della Regione verranno
approvati dalla stessa assemblea dei sindaci. Gli stessi sindaci
che redigono il progetto poi saranno coloro i quali approveranno,
in via definitiva, il Piano regolatore.
Credo veramente che ci siano delle incongruenze che vanno
assolutamente corrette ed è per questo che noi questa mattina,
proprio da quando io sono intervenuto, ho anche detto che era forse
più logico accantonare questo disegno di legge per discuterlo
prossimamente, dopo un ritorno così come aveva suggerito anche
l'onorevole Siragusa, di rinviare il disegno di legge in
Commissione per una revisione e, piuttosto invece, passare
all'altro argomento più importante che era quello del Bilancio,
dell'approvazione della Finanziaria e del Bilancio e approfondire
ulteriormente questo disegno di legge perché, a mio parere, va
rivisto e va rivisto in tanti articoli, in tante parti che sono a
mio parere fondamentali e importanti per la riorganizzazione del
territorio, per la riorganizzazione delle aree vaste in Sicilia.
Termino il mio intervento con un auspicio. L'auspicio di una
riflessione da parte della maggioranza, di una riflessione da parte
del Governo per evitare di commettere un altro danno irreversibile
alla nostra Regione, alla Sicilia e ai siciliani.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, dichiaro chiuse le
iscrizioni a parlare.
È iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, ho chiesto di parlare da qui perché volevo
parlare da deputato semplice, ho aspettato buona parte del
dibattito, alcune cose le ho lette dalle agenzie.
Io ho la sensazione che questo testo di cui si sta parlando in
parte non sia stato letto. E questo può capitare.
Quello che fa impressione è che lo si rappresenti ascoltando
qualche collega mi sono chiesto e consentitemi di fare un
intervento un poco naif . Per dieci anni circa sono stato deputato
in quest'Assemblea facendo deputato di opposizione.
IOPPOLO. Non ce lo ricordiamo
CRACOLICI, presidente della Commissione. E' un problema suo Non
mi ricordo di avere mai rappresentato l'idea che l'opposizione
vincesse suscitando le paure, alimentando paure. Pensando che una
rappresentazione piena di paure fosse sufficiente a farmi avere un
consenso fuori da questa Aula. Ascoltando alcuni colleghi la
sensazione che ho è che c'è una corsa a chi la racconta peggio.
Come se una legge fosse una sorta di bomba che sta per esplodere,
vedrai sta per arrivare. E' uno strumento che sostanzialmente mette
ansia.
Dimenticando che noi siamo una Regione sì a Statuto speciale ma
siamo una Regione che fra qualche settimana dobbiamo fare un
bilancio. Dove per fare il bilancio stiamo chiedendo allo Stato di
riconoscerci cose che per anni non sono state riconosciute.
Consentitemi una parentesi. Io sono tra quelli che non credo di
avere mai nascosto alcuni dubbi, alcune perplessità sull'azione di
questi due anni che il Governo Crocetta ha avuto, in alcuni momenti
di più, in altri di meno, ma sostanzialmente non sono certamente
quello che può essere iscritto ai deputati acritici sull'operato
del Governo Crocetta. Ma quello che si sta tentando di fare in
questi giorni è veramente una cosa quasi indecente. Come se
l'origine dei mali, in questa nostra Regione, nasce nell'ottobre
del 2012 quando Crocetta è stato votato come Presidente della
Regione. Come se prima stamattina ho sentito l'onorevole Lombardo
che ha il pregio di essere figlio dell'ex Presidente della Regione
e con il quale - è noto a tutti - ho persino collaborato in un
momento politico per mandare a casa questo centro-destra e credo di
avere fatto bene. Ma la cosa che più mi colpiva è che il giovane
Lombardo raccontava il disastro finanziario come se quando c'era il
padre che faceva il Presidente della Regione i bilanci li
approvavamo d'emblée, di liscio. Ricordo che dal 2008, se non
ricordo male, i bilanci in questa Regione sono stati approvati
sempre con l'esercizio provvisorio. Quindi sono passati sette anni.
Gli ultimi sette sono esercizi provvisori. Ce n'è stato uno che
abbiamo approvato persino il bilancio, all'epoca Cuffaro, abbiamo
approvato il bilancio quasi a fine gennaio senza fare l'esercizio
provvisorio, salvo poi approvarlo un minuto dopo che avevamo
approvato il bilancio definitivo. Con operazioni di alchimia che in
qualche modo rasentavano la cattiva amministrazione.
E oggi siamo al disastro finanziario perché raccogliamo una
eredità drammatica. Oggi si dice che il Governo ci toglie i soldi.
Cari colleghi, il primo Governo che ha cancellato risorse della
Regione è stato un Governo il cui Ministro dell'economia si
chiamava Tremonti che ad un certo punto, in nome del risanamento
della finanza pubblica, ha deciso di trattenere una quota delle
entrate spettanti alla Regione. E quello ha fatto scuola. Adesso
tutti come verginelle, i colleghi del centro-destra, arrivano qui e
dicono cattivi, cattivi . Qui stiamo raccogliendo le macerie che
ci ha consegnato la situazione drammatica in questa Regione e con
una classe dirigente che è stata ascara di Roma.
Detto questo, andiamo alle province. Io vorrei dire ai colleghi
che urlano e quelli che alimentano le paure sappiate che le
province nel resto d'Italia sono state sciolte'. Sono state sciolte
per via diciamo anche la più brutta, devo dire. Sono state sciolte
per via finanziaria. Perché quando alle province è stato cancellato
il fondo per il finanziamento alle province, in più dei tributi ad
esso spettanti è uscito un miliardo e saranno trattenuti dallo
Stato come manovra, tra l'altro le nostre 9 province contribuiranno
al risanamento della finanza pubblica nazionale di circa 120
milioni di euro. Guardate che queste cose sono avvenute nel
Parlamento nazionale, queste cose sono avvenute guidate da un
dirigente di I livello del partito del centro-destra e in Sicilia
ancora guidata da uno che era ex Presidente della Provincia di
Palermo.
Attenzione qui, nessuno può venire a fare lezioni pensando di
raccontare un mondo in bianco e nero quando il mondo è a colori ed
è a colori perché questa legge sta cercando di fare quello che, lo
dico anche qui ai colleghi 5 stelle, per cui loro dicono nel loro
programma c'era lo scioglimento delle province. Bene, anche io la
penso come voi, anche io penso che l'organismo, l'organo intermedio
fra comuni e Regioni in parte ha esaurito la sua funzione storica,
per la verità da molti anni. Ma è anche vero che poi dobbiamo fare
i conti non con il mondo che vorremmo ma il mondo che c'è. Il mondo
che c'è ci dice che lo Statuto di questa Regione prevede ancorché
la costituzione repubblicana che ha cancellato, ancora per la
verità no, ma fra qualche settimana cancellerà la costituzione
dalla previsione costituzionale, il nostro Statuto rimane vivo e
vegeto al di la di quello che si può pensare, se dello statuto, non
serve lo Statuto, questo è un dibattito, come dire, accademico.
Intanto i liberi consorzi sono organismi previsti dalla
Costituzione italiana che si chiama Statuto della Regione
siciliana.
Allora il punto non è cosa vorremmo fare il punto è che cosa siamo
in grado di fare nelle condizioni tali. Primo: abbiamo cercato di
uniformarci, lo dico anche qui, senza nessuna demagogia. Ma
qualcuno può immaginare quelli che ci vengono a raccontare che
tutto fa schifo, cosa sarebbe oggi se la Sicilia di fronte al
bilancio che non riesce a chiudere, ad una situazione di impatto
mediatico nazionale di non pochi problemi, se la Sicilia approvasse
una legge che dice che le province in Sicilia li chiamiamo liberi
consorzi ma facciamo le elezioni come se nulla fosse, diretta, li
riduciamo. Ma per davvero pensate che non ci sarebbe una opinione
pubblica che avrebbe una reazione di sdegno nei confronti della
classe politica siciliana. Tutta, non di destra o di sinistra,
Crocetta o altri, tutta.
Allora pensate di continuare ad insistere su un terreno che è pura
follia, oltre che impossibile dal punto di vista dei principi
oppure noi avevamo fatto una legge che sostanzialmente prevedeva
che i liberi consorzi fossero nuovi, la legge Del Rio ci dice una
cosa chiara. Al di la del numero ci dice che non possiamo fare
nuovi centri di spesa anche perché non c'è più la possibilità di
finanziarli. Ci stiamo limitando a dire: si in parte è
un'operazione di restyling per rispetto istituzionale perché
provate ad immaginare cosa sarebbe oggi questa Regione se invece di
9 ne avessimo fatti 12 o ne avessimo fatti 6, facciamo anche la
metà. Cioè tutte le questioni che riguardano tutti gli aspetti
patrimoniali, i rapporti giuridici in essere, cioè avremmo aperto
un gigantesco contenzioso, un po' come quello che in questa Regione
- ce ne sono disseminati prodotti da una classe politica
irresponsabile -, ha chiuso enti e li ha lasciati in liquidazione
permanentemente. Faccio degli esempi: l'EAS, i consorzi di
bonifica, gli ATO, cioè abbiamo chiuso e mandato in liquidazione,
ma si sono mai chiuse queste liquidazioni? Trent'anni che stanno
lì E, allora, la politica può non essere un'assunzione di
irresponsabilità ad un certo momento? Infine, abbiamo scelto di
fare una cosa che guarda innanzitutto agli interessi delle persone
che sono lì.
Lo Stato ci dice che le province devono dimezzare il numero di
personale. Punto. Giusto, sbagliato, poi facciamo ricorso alla
Corte Costituzionale. Ma ci dice una cosa netta: il numero delle
dotazioni organiche si riduce del 50 per cento, gli altri in
mobilità. Dove? Vedremo
Con questa legge abbiamo fatto anche qui una cosa che forse altri
volevano chissà dare cazzotti allo Stato, convocare adunanze per
fare chissà quali proteste; la realtà è una: noi abbiamo detto che
per noi questo sistema non può funzionare.
Primo: i nostri comuni non sono in grado di assorbire la mobilità
perché siamo impegnati, per legge dello Stato, in un processo di
stabilizzazione di migliaia di precari per i quali li possiamo
prorogare addirittura se abbiamo le procedure di stabilizzazione.
Secondo: la Regione siciliana, nel suo ordinamento, non prevede
l'istituto della mobilità in entrata. E, allora, cosa stiamo
tentando di fare? Stiano tentando di dire: bene il personale delle
province fino a quando non è definito l'assetto, prima si definisce
la dotazione organica e, poi, negoziandolo con lo Stato, ora non se
ne può lavare le mani. Certo è un tema politico, istituzionale,
serve una classe politica che abbia cognizione, conoscenza ed
autorevolezza. Ma cosa avremmo dovuto fare? Dire: bene, siccome la
legge Delrio ci dice che il 50 per cento
Sapete che vuole dire? Lo dico ai colleghi, così per capirci,
perché ora mi sono stancato anch'io della demagogia. Ci sono
province che hanno fatto una scelta negli anni, in particolare le
province di Palermo e di Catania. Hanno scelto di alleggerire i
propri organici e di privatizzare la gestione dei servizi. E hanno
dato vita a società
D'ASERO. A Catania non è così
CRACOLICI, presidente della Commissione. Hanno dato vita a società
per gestire i servizi.
Le assicuro che è così, onorevole D'Asero. Onorevole D'Asero
approfondisca e vedrà che è come le dico io.
Risultato: queste province, se stessimo alla lettera della legge
Delrio, succederebbe questo, che la provincia di Enna piuttosto che
quella di Ragusa, che hanno, invece, tenuto alto il rapporto di
gestione diretta con proprio personale, nel momento in cui devono
dimezzare il numero dei dipendenti avrebbero il 50 per cento della
dotazione a pieno regime. Le province di Catania, Palermo e qualche
altra, dimezzerebbero la propria dotazione organica a basso regime
e, in compenso, devono licenziare tutti i rapporti esterni che
hanno realizzato. Chiaro? Licenziare, cioè non rinnovare i
contratti e non facciamo demagogia qui dentro.
Noi abbiamo fatto una legge, certo, complicata, perché si tratterà
di definire le risorse finanziarie. Abbiamo detto con questa legge:
1) le dotazioni organiche si fanno dopo, non prima, non si fa una
legge di riforma togliendo il gas finanziario a questi enti; 2)
abbiamo stabilito che i rapporti in essere, compresi i contratti
con società esterne, vanno mantenuti, certo nei limiti della
situazione finanziaria.
E, quindi, perché si racconta questo disastro, come se ci fosse
stato un legislatore sordo, vedo che addirittura qualcuno alimenta
le paure e qualche forza sindacale che non sapendo più che ruolo
svolgere si inventa nemici. Non ho visto cortei dei lavoratori, dei
dipendenti della provincia quando è stata approvata la legge
Delrio. Non ho visto sedute davanti la Camera o il Senato con
partecipanti ad una protesta.
Che vuol dire? Qualcuno pensa, allora, che siccome la Regione
mangia soldi, può continuare a mangiare soldi, qualcuno vuole
illudere i lavoratori che adesso verranno assunti tutti alla
Regione. E' questa la parola d'ordine? E, allora, smettiamola.
Certo le funzioni e concludo. Queste funzioni sono di una
Provincia che ha scelto di definirsi liberi consorzi, di creare le
città metropolitane, anche qui che facciamo? Facciamo come ha fatto
lo Stato? Ne facciamo solo una? Perché anche qui, lo Stato ha fatto
una città metropolitana.
Noi abbiamo fatto una scelta un poco discutibile. Ma nella
condizione data di questa Regione, come dire, era obiettivamente
complicato immaginare un'altra scelta. Pensare di fare Palermo e di
non fare Catania, rischiava di innescare meccanismi come quelli che
furono prodotti negli anni 70 in una Regione del nostro Paese, che
era la Calabria e che vide noti esponenti politici della destra di
quel tempo farsi paladini della battaglia boia chi molla e
Reggio capitale .
Allora, credo che l'equilibrio con cui abbiamo operato sia un
equilibrio di saggezza. Certo, dovendo fare scelte difficili ad
esempio degli enti che hanno fatto il referendum.
Guardate, l'onorevole Malafarina ha detto una cosa vera: il
referendum è stato introdotto con voto di quest'Aula non per
suscitare le passioni partecipative dei cittadini, ma per rendere
complicato, ed in parte era un obiettivo politico, un percorso di
costituzione di nuovi liberi consorzi e di spostamenti repentini.
Il risultato è stato che su 400 comuni quattro hanno fatto il
referendum, hanno fatto il percorso, ed io voglio rispettarlo, ci
mancherebbe Però, il tema è uno.
Audendo gli amministratori, per la verità, non è venuto nessuno di
Gela; a Gela hanno mandato in audizione un comitato, che è il
comitato per la Provincia di Gela, rispettabile, ma come dire, non
era il Comune, non avevamo convocato il Comitato, avevamo convocato
il sindaco. E' venuto quello di Piazza Armerina, è venuto quello di
Niscemi, se non ricordo male, Assessore, ed è venuto il sindaco di
Licodia Eubea, il quale giustamente ci ha detto di avere fatto il
referendum perché la domanda che ha posto ai cittadini era chiara,
e cioè: volete stare nel libero consorzio di Catania, che non è la
città ma che è la parte che rimane della città di Catania o andare
a Ragusa dove c'è il naturale collegamento territoriale? . Ed i
cittadini hanno risposto in un certo modo.
Ma se oggi è cambiata la domanda, cioè nel senso che se la legge
fa un altro percorso, di costituire non più liberi consorzi
all'interno delle province dove convivono le città metropolitane,
ma di fare una città metropolitana nella stessa Provincia dove
c'era pure il libero consorzio, chiaramente cambia la natura della
domanda.
Allora, a questo punto che cosa avremmo dovuto fare? Dire a
Licodia non vale per te ma vale per gli altri? Cioè, lo dico anche
al collega Venturino che ho sentito stamattina: la politica è un
compromesso, non è solo i nostri desideri; è anche la capacità di
costruire un compromesso, come dire, possibilmente giusto, sapendo
che in questo concetto di giusto c'è chi non si sentirà
rappresentato dalla giustezza di quel compromesso e chi, invece, si
sentirà rappresentato. Il punto non è negare o riconoscere un
diritto, il punto è dare il senso di una partenza.
Questa è una legge che tiene insieme tre leggi, la 7 e la 8, ma
soprattutto la 56. E non possiamo girarci la faccia. Quando abbiamo
fatto la 8 non c'era ancora la 56. E quando, dopo che la 8 ci dice
che dobbiamo fare una legge per definire funzioni, eccetera,
eccetera, noi nel fare la legge abbiamo il dovere, il dovere, non
la facoltà, di fare una legge che tenga conto di quello che la 56
ci dice, che dice in tutta Italia: le Regioni a Statuto speciale
hanno un anno di tempo - un anno, ecco spiegato l'otto aprile - per
recepire i principi di quella legge nei propri ordinamenti
regionali. Questo lo dice il legislatore che ha inteso affermare, e
non per via indiretta, che quei principi si applicano anche alle
Regioni a Statuto speciale. Quella legge non è stata impugnata
davanti a nessuna Corte Costituzionale, quindi, cosa facciamo,
facciamo finta che non ci sia?
Ecco perché ho voluto parlare in quest'Aula, non perché la legge,
oggi, in discussione sia la mia legge, è stata scritta
dall'Assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica, una
persona che si è misurata con una scommessa complicata fin dalle
prime battute, ma io la difendo, difendo un senso politico, e la
difendo anche politicamente.
Vedo che spesso i miei colleghi, ultimamente, pensano che il
miglior modo di fare maggioranza sia stare zitti, facendo parlare e
sfogare la minoranza prima di andare al voto. Io quando appartenevo
alla coalizione di minoranza - così come nella situazione opposta -
ho sempre fatto battaglia politica.
MILAZZO Giuseppe. Onorevole Cracolici, lei non ha mai fatto
minoranza
CRACOLICI, presidente della Commissione. E ogni qualvolta non
condividevo le idee, lo facevo presente. Faccio battaglia politica,
ho voluto così, stasera, manifestare il senso politico di questa
legge, che considero equilibrata. Poi, ci saranno problemi - ce ne
saranno - ma quello è il divenire, su cui probabilmente saranno
necessari, poi, ulteriori aggiustamenti; un esempio che vale per
tutti, nel fare la legge abbiamo dimenticato il tema dei bambini
disabili, ciechi e sordi
D'ASERO. L'abbiamo evidenziato.
CRACOLICI, presidente della Commissione. per i quali, con una
piccola modifica, potremo garantire questa attività, perché è sì
un'attività dei Comuni, ma in questo caso non è il servizio
sociale, ma il coordinamento del servizio per tutelare i servizi
sociali.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Milazzo Giuseppe. Ne
ha facoltà.
MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
Assessori, devo dire che l'onorevole Cracolici mi ha trasmesso
molta allegria. Presidente, lo richiami all'ordine, così come ha
già richiamato me, mi tratti, non dico meglio ma allo stesso
livello dell'onorevole Cracolici.
Mi sono segnato alcune cose, signor Presidente. Intanto, partiamo
con una premessa rivolta all'Ufficio di Presidenza. Durante l'esame
della passata legge Finanziaria, Presidente, sono stati approvati
alcuni articoli in Commissione Bilancio, che l'Ufficio di
Presidenza ha stralciato perché queste norme non erano passate
dalle Commissioni competenti. Mi può spiegare come la Presidenza ha
intenzione di legiferare in queste condizioni, con un testo del
genere, che ritengo davvero impresentabile? Basti vedere come sia
piena di gente Piazza del Parlamento, tutti chiedono a gran voce
queste riforma, ci sono i social network totalmente impazziti,
tutte le televisioni nazionali sono qui presenti
PRESIDENTE. E' passato in Commissione questo, non capisco
MILAZZO GIUSEPPE. Mi lasci finire il discorso, non potrebbe mai
rispondere a qualcosa che ancora non le ho illustrato.
Mi riferisco a quella parte riguardante le autonomie locali che
volete inserire nella riforma dei liberi consorzi comunali. Le
norme che riguardano i Consigli comunali, lo status dei
Consiglieri comunali, lei non potrebbe inserirle qui, e siccome la
Presidenza dovrebbe avere come linea guida la coerenza, perché per
esempio, l'altra volta una norma - per citarne una -, quella sui
sottotetti - una norma approvata giustamente dalla Presidenza
dell'Assemblea, non la Presidenza in senso personale ma l'Ufficio
di Presidenza come istituto che regolamenta e coordina i lavori di
quest'Assemblea -, ebbene, la Presidenza ha stralciato la norma e
ne ha stralciato altre.
Lei in questa riforma non può infilare con una riscritturina o un
emendamentino una cosa che va concertata con tutti coloro i quali
sono protagonisti di una norma così importante, perché già avete
rovinato tutte le parti che scaturiscono da una riscrittura, da una
riorganizzazione.
L'altra volta ci sono state alcune norme, approvate in Commissione
Bilancio, che sono state stralciate in quanto non erano passate
dalle Commissioni di merito.
La riforma degli enti locali dovrebbe avere un iter diverso anche
con una sessione ad hoc, ma non in questa riforma.
Con questa riforma delle province, signor Presidente, avete fatto
uno strafalcione e ci sono tutte le parti dell'entroterra siciliano
abbandonate a loro stesse.
Quale tutela ha un sindaco di fronte a quello che volete fare voi;
tenete conto che chi ha avuto la fortuna di fare l'amministratore
locale e sa cosa significa adottare atti deliberativi dove incombe
sempre la scure della Corte dei Conti, che tutela date voi a un
sindaco e non mi portate l'esempio banale: Ma il sindaco di Roma
non è lo stesso del sindaco di Palermo? Non è lo stesso del
sindaco di Palermo, non è lo stesso del sindaco di Ragusa o di
Siracusa Non si ritrovano le persone che non hanno l'acqua; non
si ritrovano le persone che non hanno il lavoro; non si ritrovano
ad essere minacciate di morte mentre vanno in giro per la città;
non si può portare questo paragone
Noi siamo in Sicilia dove, grazie a molti di coloro di quali
rappresentano la classe dirigente che ha voluto delegittimare la
classe politica per rilanciare solo una burocrazia cieca, perché si
martella sui politici, sui parlamentari.
Ebbene, vogliamo parlare anche dei parlamentari? Andiamo in giro
per strada, i parlamentari di prima legislatura, ad essere accusati
di che cosa?
Un esempio a caso, signor Presidente, io ho 37 anni; se finirò la
legislatura, se avrò scontato i tre mesi - sono entrato a
legislatura in corso -, se avrò fatto tutto questo, a 65 anni avrò
un contributo di 450,00 euro ed a 37 anni qualcuno, qua o fuori, mi
vuole accusare di che cosa? Di avere distrutto che cosa?
Qui, ci sono parlamentari che hanno devastato tutto, tutto ed ogni
cosa ed il nostro sistema previdenziale - quello di cui parliamo
sempre - li sovvenziona con stipendi e pensioni d'oro e voi
martellate un sindaco togliendogli il 20 per cento e mi fate la
morale e dall'altro lato i nuovi parlamentari devono difendere i
posti di lavoro che hanno dato i vecchi politici per la loro
campagna elettorale.
E facciamo un altro esempio: i forestali ci additano che li stiamo
rovinando, poi, lei va da Giletti e ci accusano che li stiamo
campando.
Tutti noi politici della prima legislatura siamo schiacciati in
questo vortice che non guarda niente e per che cosa? I nuovi
parlamentari non sappiamo niente di tutto lo sfascio che si è
creato
Aggiungiamo un'altra cosa: un Governo che per tre anni si è
cullato, ha sognato, anzi non ha sognato, ha aumentato la spesa,
oggi, non si chiude in bilancio, il dato quello essenziale non lo
cita nessuno perché la spesa è aumentata, perché quella rivoluzione
non c'è stata, non c'è stata una scelta coraggiosa, una Non c'è
stato un solo taglio se non ai parlamentari, se non alle province
ma, attenzione qualcuno potrebbe strumentalizzare che difendo i
consigli provinciali, no difendo l'istituzione della provincia,
perché funzionava bene, bastava colpire la spesa istituzionale.
Stiamo attenti, ormai, siamo in un percorso che non può vedere un
ritorno felice perché abbiamo massacrato la politica.
Voglio fare un intervento coraggioso, presidente Venturino:
l'errore più grande è stato colpire la politica perché non sono
stati in grado di colpire una burocrazia che ha costretto molto
spesso la politica a intervenire, perché in questa Regione la
cortesia è andare dal burocrate per cercare di interpretare a
favore del cittadino che si vede oppresso dal dirigente di turno
che si incagnisce là e non sblocca un ufficio.
Vogliamo portare un altro esempio? Il cimitero di Castelvetrano
per un parere su un ampliamento di un cimitero è bloccato da due
anni, hanno scritto alla Regione per avere un nulla osta, vergogna
Di chi è la vergogna? Dell'onorevole Milazzo, della burocrazia
malata che la politica ha solo una colpa, non è stata in grado di
riformarla. Questa è la colpa che ha la politica
Eppure, uscendo di qua siamo quelli colpiti e, allora, ad ogni
seduta ricorderò a tutti che sono stato eletto con il consenso, con
un'indennità che è uguale ai parlamentari di tutte le altre
regioni, che non ho alcun benefit e, quindi, sono nelle condizioni
di venire qua e dire quello che penso perché non penso che a 37
anni posso rappresentare il marcio e altri che hanno fior fior di
legislature, registi - e non mi riferisco, non è un fatto
personale, massimo rispetto -, parlo di tutta la classe dirigente
vecchia che non ha portato alcuna modifica, che ha aspettato di
essere commissariata politicamente ed arrivare a questo spettacolo
che stiamo dando tutti.
Questa è la cosa che non va, presidente Venturino.
E allora, per riportare l'intervento a un po' più di simpatia,
l'onorevole Cracolici ha detto di vedere il mondo a colori. Io non
so che marca è la sua televisione, ma la mia, quella che si
sintonizza qua, dà una prospettiva veramente triste di quello che
sarà.
Grazie a chi? E qua mi rivolgo all'onorevole Cracolici, al
Presidente della Regione, a tutti i registi di questa maggioranza
che ci hanno portato a questo punto. Ma un solo parlamentare che
può qua vantare un successo, abbiamo fatto questa cosa, niente,
zero, promesse e basta e ve lo dice uno che non ha votato la prima
mozione di sfiducia al Presidente della Regione, perché riteneva
corretto dare un tempo materiale. La seconda l'ha votata per
adesione a un partito in cui si rivede.
Oggi, le dico che siamo arrivati alla frutta. Forse sarebbe meglio
mettere fine immediatamente a questa legislatura e portare qua
classe dirigente che si ritiene, prima di modificare gli altri,
degna, ma degna nel senso, non in difetto, perché qua facciamo
pastrocchi perché siccome ci sentiamo in difetto dobbiamo fare
sempre danno a qualcuno, siccome siamo in difetto ed abbiamo
sfasciato la Regione e l'avete sfasciata, diciamo: chi dobbiamo
colpire oggi? I sindaci, le province, le società di gestione
dell'acqua e facciamo un danno al giorno.
Oggi, non chiudiamo il bilancio e perdiamo tempo con le province.
Abbiamo aumentato i costi delle province. Nell'ultima Finanziaria
abbiamo dovuto fare un emendamento per rimpinguare il capitolo
perché non erano sufficienti. Andate in giro per le scuole, il
disastro che è stato combinato
Allora, signor Presidente, non voglio stancarvi, però, certamente
mi appello al Parlamento.
Ormai il danno è fatto, ma facciamolo a metà. Stralciamo la parte
che riguarda i consiglieri comunali ed apriamo un tavolo di
confronto serio. Io non dico di mantenere lo status quo, dico solo
che una riforma degli enti locali organica va fatta in modo serio,
non a colpi di voti segreti.
E, poi, per quanto riguarda le province ritorniamo al vecchio
sistema, anche senza gettone. I consiglieri provinciali che erano
espressione di quel collegio. Ma un altro esempio e chiudo, signor
Presidente, fatevi il tratto Alia-Montemaggiore Belsito stasera
quando ci sarà la notte, o scendete da San Mauro Castelverde quando
calerà la notte, cosa ci sarà. Si va verso la morte e non è un
eufemismo, si va verso la morte L'entroterra è abbandonato
Fermiamoci
Non dobbiamo approvare norme sull'onda delle emozioni. Dobbiamo
dare ai cittadini ordine, io ritengo - qui abbiamo giuristi
autorevoli -, quando si dice ordinamento degli enti locali,
riordino, qual è il significato in senso stretto? Che uno pone fine
a discrasie, aumenta la funzionalità, non è questo il riordino?
Invece, noi ca' facemu o' cuntrario , glielo dico nella lingua
nazionale nostra: facemu o' cuntrario , facciamo solo danni.
Per cui, Presidente, ritenevo di fare un intervento con il cuore,
perché è così: ciò che ho detto risulta al vero.
Non possiamo seguire Giletti e ci massacra E la Piazza e ci
massacra Alla fine, rimaniamo stritolati e, alla fine, cosa diamo
Né a loro né a loro. Calma Razionalità
Quando vi abbiamo detto sedute fa, fermatevi, non fate valere la
forza dei numeri, fate un appello alle minoranze, scriviamo insieme
- ve lo dice un parlamentare e lo ribadisce, che non ha votato
alcuna mozione di sfiducia pur essendo nella minoranza -, quindi,
oggi, non mi si può accusare: ah, Milazzo vuole fare
l'ostruzionista No. Milazzo è lucido e siete voi che avete abusato
del tempo che vi è stato concesso, prima dai siciliani e oggi dal
Parlamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Figuccia. Ne ha
facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo dopo
un pomeriggio così lungo e dopo un Aula dove, veramente, si è detto
un po' di tutto, avendo la sensazione, peraltro, di ascoltare con
toni differenti e da pulpiti differenti, una serie di
considerazioni come se stessimo vivendo un'Aula in contesti
differenti ed in un tempo differente.
Perché voglio contestualizzare, Presidente, nel mio ragionamento?
Perché quando all'inizio di quest'Aula, che oggi vede pure il
Presidente della Regione tra i banchi, insieme all'apposizione -
chissà può darsi che accada qualcosa di particolare, le telecamere
lo possono inquadrare, qui con noi all'apposizione, forse ha deciso
anche il Presidente della Regione, a fine serata, la trattazione di
questo testo -, abbiamo proposto di rimandare la trattazione del
disegno di legge, avevamo delle ragioni e le ragioni erano legate
al fatto che, in un momento come questo in cui noi stiamo
fondamentalmente ritrattando quella norma, continuando nuovamente a
parlare di sei più tre, quindi, semplicemente cambiando
denominazione, passando dal parlare dalle province ai liberi
consorzi dei comuni - chiaramente non facendo, quindi, alcuna
modifica - è vero sostenevamo quello che abbiamo sostenuto
all'inizio, ma introducevamo un tema nuovo, presidente Venturino.
Qual era il tema? Il tema era, ed è, che ci troviamo di fronte ad
un rischio default. Il tema era, ed è, che ci troviamo di fronte, a
riva dei corridoi, l'idea e l'ipotesi di un nuovo mutuo, l'ipotesi
è che addirittura si possa arrivare al congelamento dei ratei dei
mutui.
E allora, in un clima di sì tale incertezza, Presidente, avevamo
chiesto di sospendere la trattazione di questo testo per una
ragione semplice che è la seguente: comprendiamo - e volevamo che
questo fosse compreso anche dal Governo - che, effettivamente, il
destino delle province rispetto alle funzioni, ma soprattutto
rispetto al personale, quindi, rispetto alle risorse umane, è
effettivamente, ma è detto anche all'interno della stessa legge,
legato ai futuri rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione.
Dicevamo, allora, stando così le cose e rimanendo tutto legato ai
futuri rapporti finanziari allo Stato e tra la Regione, forse prima
di approvare un disegno di legge come questo, sarebbe opportuno
comprendere qual è la natura e la consistenza finanziaria a cui
stiamo facendo riferimento.
Vorremmo sapere con esattezza, prima di parlare di questo disegno
di legge e questa era la proposta, quanti sono e quali sono le
somme che arrivano dallo Stato.
Non ci sembrava di fare una richiesta particolare e questo lo
facevamo poche ore fa, prima di questo lungo dibattito. Lo facevamo
persino prima di entrare nel merito degli articoli. Lo facevamo
prima di entrare nel merito degli articoli 27 e 28 che fanno
riferimento, ad esempio, alle funzioni, quelle funzioni rispetto
alle quali, quando iniziò il dibattito in Commissione, ricordo, si
faceva riferimento, ad esempio, alla possibilità di introdurre i
temi dei rifiuti senza che, tuttavia, la riforma delle s.r.l.
venisse attivata, senza che venisse scongiurato il rischio per
tanti operatori oggi impegnati nel sistema dei rifiuti che,
ovviamente, venivano tagliati fuori da questa riforma.
Questo accedeva rispetto anche ai temi dell'acqua, rispetto ai
temi delle scuole di secondo grado, rispetto ai temi dei servizi
sociali e tant'è che avevamo ragione e questo fu, poi, testimoniato
dal fatto che, in effetti, quelle funzioni subito dopo vennero
tolte dal testo. Vennero tolte dal testo ed oggi qual è la novità
rispetto alle funzioni? La novità è che i servizi sociali come le
scuole di secondo grado vengono, di fatto, attribuiti ai Comuni.
Mi chiedo: come potranno i Comuni rispondere alle esigenze dei
servizi sociali se non hanno risorse? E ancora: come potranno i
Comuni affrontare la questione delle scuole di secondo grado quando
i Comuni le risorse non le hanno? Immagino, non so, l'istituto di
secondo grado di Petralia, un istituto che raccoglie qualche
centinaio di giovani, quell'istituto rispetto al quale la
manutenzione, oggi, viene svolta dalle Province e che probabilmente
dal prossimo anno potrà solo chiudere perché è chiaro che il
piccolo comune di Petralia, da solo, non potrà mai sobbarcarsi di
quelle spese.
E' chiaro che questa discussione, però, abbiamo deciso di portala
avanti e oggi lo stiamo facendo persino in assenza degli
emendamenti e lo stiamo facendo con una sorta di accanimento
rispetto a quello che è ormai il tema chiaro sotto gli occhi di
tutti, perché se è vero che stiamo proponendo la trattazione del
disegno di legge nel momento in cui non abbiamo certezze sulle
entrate, questo è chiaro che è una risposta da leggere in termini
politici rispetto all'idea che Renzi ormai vorrà assolutamente
azzerare così come sono state spente le Province a livello
nazionale, allo stesso modo da parte del Governo nazionale c'è il
desiderio e l'auspicio di porre fine a questo Governo.
Questa è la ragione per cui noi stiamo affrontando, oggi, questo
disegno di legge. Lo stiamo facendo, tra l'altro, negando ogni
spazio di democrazia nel territorio perché abbiamo eliminato i
Consiglieri provinciali; ora finalmente so che attraverso un
emendamento del Governo vogliamo, chiaramente, mettere a tacere
anche i Consiglieri comunali ed i Consiglieri di circoscrizione
rispetto alle questioni delle indennità, alle questioni dei
permessi.
I Consiglieri di Circoscrizione soprattutto in una città come
Palermo che rappresentano l'ultima antenna sensibile nel territorio
rispetto ai quali mi sento, senz'altro, di poter dire che una
riforma se dovesse, chiaramente, intervenire dovremmo farla
rispetto alla trattazione di un testo organico di riforma. Non
credo che dopo anni di aver affrontato i temi del decentramento
adesso possiamo dire ai nostri consiglieri di circoscrizione che
gli stessi dovranno essere eliminati per soffocamento così come si
sta facendo per le province.
Così come si sta facendo per le province e così come si sta
facendo, evidentemente, in modo errato e rispetto al tema del
personale. Comprendo quando il presidente della Commissione dice
probabilmente voi state affrontando la questione volendo mettere
paura . Lo comprendo, perché fa parte del ruolo della maggioranza,
però il tema qual è? Il tema è che sono le organizzazioni
sindacali, il tema è che è il personale delle province che ci sta
rappresentando queste preoccupazioni. E queste preoccupazioni ci
vengono rappresentate a seguito della lettura degli articoli del
disegno di legge. Con riferimento all'articolo 36, ad esempio, cosa
si dice? Si dice che la ricollocazione del personale effettuata a
seguito dell'emanazione dei decreti di individuazione delle risorse
necessarie a finanziamento delle funzioni .
Come dire quindi che di fatto noi potremmo garantire i livelli
occupazionali solo dopo aver conosciuto le somme che effettivamente
Roma dà alla Regione. Ma allora se così è perché non rinviare come
abbiamo chiesto quattro ore fa la trattazione di questo disegno di
legge a quella fase?
È chiaro che, quindi, la spinta non è soltanto la spinta della
piazza. È la spinta del buon senso ed è quella spinta che sta
obbligando le opposizioni ad un ragionamento sano in queste ore.
Quindi è chiaro che, se così posto, è per questo la nostra
principale preoccupazione, il personale senza certezza delle
entrate non può avere alcuna certezza. Così come invece sta
accadendo in altri territori di Italia, dove ad esempio è stata
data la possibilità ai dipendenti delle province di andare
effettivamente in mobilità, ma rispetto al territorio siciliano,
rispetto al territorio della provincia di Palermo ad esempio, quali
sono le postazioni che potranno liberare delle opportunità di
ingresso in mobilità? Quali sono mai le amministrazioni che
potranno accogliere i dipendenti delle province che dovessero
risultare in esubero o in eccesso come dice il testo.
È chiaro, insomma, che in un quadro siffatto non si è voluto far
altro che scopiazzare fondamentalmente la legge Delrio però noi ci
sentiamo di dire che dopo due anni e dopo un annuncio fatto a suo
tempo da Giletti, fatto a suo tempo a Ballarò, l'unico risultato
certo è la militarizzazione del territorio per distribuire una
serie di incarichi, una serie di nomine, all'interno di una fase
che è chiaro è quella che ci apprestiamo a vivere che è la fase
della campagna elettorale che ormai è partita perché è sotto gli
occhi di tutti che, con questo quadro, ad ottobre noi torneremo al
voto in Sicilia ed evidentemente questo provvedimento è un
provvedimento spot rispetto al quale nessun risparmio, come si era
paventato, di fatto viene fatto, alcun risparmio reale ma
addirittura, lasciatemi dire, conti alla mano che c'è semplicemente
un aggravio di spesa. Ma in compenso, l'ha detto prima il
Presidente della Commissione Cracolici, in audizione noi abbiamo
ricevuto il comitato per la Provincia di Gela.
Il Presidente della Regione non me ne vorrà ma non mi sento
confortato abbastanza dall'aver ricevuto in audizione il Presidente
del Comitato per la Provincia di Gela, francamente mi sembra troppo
poco e mi sembra troppo poco soprattutto per aver costretto un
Parlamento per due anni a parlare insistentemente di una questione
che è davvero di lana caprina.
In tutto questo noi, ovviamente, faremo delle proposte sempre che
questo testo possa essere migliorato, sempre che decideremo davvero
di far parte di questo dibattito, sempre che questa norma
effettivamente, assolutamente inutile, debba continuare questo suo
ormai tortuoso percorso.
Le proposte andranno sicuramente nella direzione intanto di
sottrarre ai comuni questo tema che è stato con insistenza voluto
attribuire loro che è quello delle politiche sociali. Perché è
chiaro che i comuni non saranno nelle condizioni e non può essere
considerato una semplice dimenticanza, non saranno nelle condizioni
di affrontare dei temi delicati legati al disagio giovanile, alla
disabilità, ai ciechi, ai sordi. Così come vorremmo che ovviamente
venisse affrontata diversamente la questione degli istituti di
secondo grado. Ovviamente faremo ancora delle proposte perché si
possa ricorrere all'utilizzo dell'avanzo di amministrazione in
misura non superiore al 10 per cento di quello disponibile, per far
fronte alle spese di personale e a quelle di natura incomprimibile.
E ancora faremo delle proposte, sì da Forza Italia, sempre a tutela
del personale dicendo che si possa prorogare al 31 dicembre 2020
l'applicazione dei requisiti del cosiddetto prepensionamento di cui
alla legge pre-Fornero per il personale dell'ex provincia.
Noi, ovviamente, avremo un atteggiamento responsabile,
continueremo a farlo. Abbiamo, ad esempio, in I Commissione,
parlato del tema della compartecipazione delle imposte di bollo che
garantirebbero in virtù delle possibili entrate da parte dei liberi
consorzi e comuni ancora la questione dei dipendenti e del
personale.
Ci scuserà il Governo, ci scuserà il Presidente della Regione, ci
scuserà il Presidente Cracolici, ma ovviamente il filo conduttore
del nostro ragionamento ruota sempre attorno ad un asse che deve
tenere uniti tre temi che sono quelli delle funzioni, quelli delle
risorse umane ovvero del personale e quelle delle risorse
finanziarie. Senza quell'assioma, senza il corretto funzionamento
di quell'asse, ovviamente, tutto diventa aria fritta . Così come
aria fritta sono stati questi due anni durante i quali ci avete
costretto a parlare di una norma che andava affrontata in maniera
diversa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente
della Regione, signor Assessore, veramente noi siamo stati
particolarmente critici su questa norma e lo siamo stati sulla
scorta di un ragionamento. E il ragionamento che avrebbe dato
origine a questa norma cioè creare un ente di aria vasta che fosse
snello e fosse utile al territorio siciliano.
E in ragione di ciò creare una norma che fosse quanto più snella,
che semplificasse le procedure, che specificasse le funzioni, che
snellisse tutte le procedure burocratiche che creano una buro-
patologia e che riducesse o annullasse i costi della politica.
Signor Assessore, a lei dopo due anni di passione - e siamo usciti
dalla Settimana Santa - è stato dato il compito, il duro compito,
di fare sintesi, o meglio, di uscire dalle sabbie mobili.
Di uscire dal guado, da una situazione paludosa che questo Governo
e questa maggioranza ha costretto non soltanto l'Assemblea ma ha
costretto la Sicilia a ritrovarsi.
E allora abbiamo quindi prima visto, letto e non assolutamente
apprezzato, disistimato la legge n. 7 che tutto era tranne che una
riforma. Eppure l'allora Presidente, anzi il nuovo Presidente della
I Commissione, disse siamo stati i primi in Italia a potere fare,
ad avere soppresso le province'. Si sa appunto poi però che quella
era una legge soltanto, lo dicemmo, tanto è che si tende a
ritornare e facemmo l'anno dopo la legge che serviva per cambiare,
che serviva per cercare di raddrizzare il tiro di una norma
assolutamente. Ma anche quella una norma assolutamente sconnessa,
una norma che serviva per darla in pasto ad una opinione pubblica
nei confronti non soltanto di una incapacità di governo quanto
anche di una incapacità di questa maggioranza di legiferare in Aula
se non per fatti squisitamente finanziari e per fatti squisitamente
emergenziali.
Mai una norma di programmazione, mai norme che riuscissero a dare
alla Sicilia una linea di prospettiva, un percorso di orizzonti,
orizzonti che andassero oltre quelle che erano emergenziale,
quello che era la contingenza e anche adesso.
Adesso siamo arrivati quindi a questa norma, a questa norma che è
il frutto rivisto, confrontato, soppesato e quindi contrastato
all'interno della stessa maggioranza. Ci aspettavamo quindi una
norma che fosse semplice e invece è una norma confusa, ci
aspettavamo una norma che potesse rappresentare una innovazione e
cosa è, lo ha detto l'onorevole Assenza, una replica scopiazzata
maldestramente scopiazzata della legge 9 del 1986 e soprattutto lo
vogliamo vedere negli articoli, caro assessore, da alto magistrato
quale è stato, con questa norma sicuramente non diamo un impulso
maggiore ai problemi gravissimi che la Sicilia sta affrontando. Non
abbiamo risolto alcunché.
Lo capiamo soprattutto nel cuore della legge che era le funzioni.
Quali erano le funzioni che dovevamo dare a questo ente di area
vasta. Lo dovevamo snellire, lo dovevamo efficientare, dovevamo in
sostanza dare una semplificazione di funzioni nell'efficientamento
dei servizi che dovevamo rendere. Invece, all'articolo 27 non
abbiamo fatto altro che riprendere la lettera d) dell'articolo 13,
del numero 1, nei servizi sociali e culturali. Soltanto cosa faremo
allora, la provincia, questi nuovi enti cosa farebbero addirittura
il censimento e l'individuazione dei beni culturali.
Cosa è una funzione questa?
Presidente Cracolici, lei che si erge a maestro molte volte di
norme, lei con questa norma ha dimostrato tutta una incompetenza,
ha dimostrato altro che ha detto determinate cose, qua si dimostra
piuttosto che una innovazione, si dimostra, piuttosto mi consenta
una ignoranza. Ma l'ignoranza dipende, risiede nella presunzione e
nella protervia che dimostrate, che tentate non di nascondere ma
che volete ostentare quotidianamente.
Allora, quando da un lato nella prima parte dell'articolo 27
ripercorriamo in maniera scopiazzata l'articolo 13 della legge 9,
salvo il fatto nella seconda parte dello stesso articolo 27 di dire
chiediamo alle nuove province una nuova funzione'.
La pianificazione territoriale in che cosa consiste?
Nell'approvazione degli strumenti urbanistici e cosa sono gli
strumenti urbanistici se non i piani regolatori generali? Questi
piani regolatori generali sino ad oggi da chi vengono adottati?
Vengono adottati dai consigli comunali, poi vengono mandati
all'assessorato del territorio e l'ambiente dove c'è una
commissione, chiamata il CRU, che approva o meno questi piani
regolatori.
E, invece, noi oggi cosa stiamo facendo? Stiamo sottraendo alla
Regione l'approvazione dei piani regolatori e la diamo alle
province, ma la diamo alle province previo parere dei CRU e alle
province, però, non abbiamo specificato chi è che approverà questi
piani regolatori. Lo farà il presidente del libero consorzio? Lo
farà il sindaco metropolitano? Lo farà il capo dell'ufficio tecnico
o lo farà una nuova commissione in conferenza dei servizi ad
approvare questi straordinari e fondamentali strumenti di
pianificazione?
Non l'ha spiegato, assessore; non l'ha spiegato lei, ma non
l'hanno spiegato nemmeno i suoi collaboratori.
E, allora, quando qualcuno parlava e diceva che c'è una regia, ma
certo c'è una regia in tutto questo meraviglioso o per alcuni
cittadini deplorevole governance siciliana, ma ci sono anche tanti
collaboratori e ci sono tanti cortigiani, tanti tirapiedi, che
osannano il presidente Crocetta, che da qui a qualche momento è
andato via, dicendogli che sta facendo il bene della Sicilia. Ma
quale bene della Sicilia sta facendo Crocetta o questo Partito
democratico, impegnato solo ed esclusivamente in una lotta di
potere per occupare sino all'ultima poltrona con un poltronificio
esasperato?
E, allora, ingarbugliando con questa norma non snellendo, non
semplificando. Cosa significa che, oltre alle funzioni
dell'articolo 13, diamo anche la promozione, il coordinamento, la
valorizzazione dello sviluppo economico e sociale dell'area del
libero consorzio. Sono soltanto frasi fatte, sono delle norme spot.
E, allora, se l'avesse detto solo un sindacato, l'avrei potuto
capire, ma siccome l'hanno riferito in maniera plateale la CGIL,
la CISL e la UIL che storicamente, tradizionalmente non
appartengono al centrodestra, se ci fosse una critica che
arrivasse soltanto dal centro-destra, è chiaro, sarebbe il gioco
delle parti e, cioè, il centro-sinistra, che governa la Sicilia, fa
la sua parte; il centrodestra, invece, fa l'opposizione
strumentale.
No, non è così Noi contestiamo in questo disegno di legge che
alle funzioni dobbiamo assegnare anche le risorse.
E, allora, cosa si fa negli articoli 27, quarto comma, 28, secondo
comma, e ancora 29, terzo comma, per continuare agli articoli 31 e
32? Da un lato, stabiliamo delle funzioni, ma poi rinviamo e
all'emanazione di uno o più decreti del Presidente della Regione.
Che significa, assessore? Il decreto è uno, eventualmente. Il
decreto è uno, che deve dire che alle funzioni devono corrispondere
le risorse finanziarie con le quali fare fronte. E, invece, una
procedura aggravata che ripercorre l'articolo 35 della vecchia
legge n. 10 del 2000, una procedura appesantita, che diceva:
andremo ad individuare la procedura per le competenze delle
province e dei comuni e che deve essere approvata in maniera anche
appesantita e farraginosa.
E, ancora, qua il Presidente della Regione deve emanare uno o più
decreti, previa delibera di Giunta, previo parere delle Commissioni
I e II. E questo significa, allora, non riuscire a fare nulla
perché dobbiamo anche dire che, nel caso in cui entro novanta
giorni ciò non avvenisse, la cosa bella è che si riporta tutto a
prima, cioè dobbiamo dire che, comunque, tutto deve passare da
questo atto di programmazione e di concertazione e questo atto di
concertazione poi lo possiamo rivedere, ritrovare all'articolo 37,
quando parla del personale. Seimila persone circa che aspettano di
conoscere qual è l'esito di questa norma non tanto perché sperano
in questa norma, ma perché temono che sia una norma penalizzante,
non perché la chiedono. Perché spererebbero che questa norma non si
facesse. Perché è una norma che non aiuta le Province, non aiuta i
territori, non aiuta i territori, non aiuta i dipendenti pubblici
delle Province. Lo dobbiamo dire in maniera chiara. Ma poiché
dinnanzi al vuoto pneumatico, come il tubo catodico una volta nei
televisori c'era, di questo Governo e di questo Partito Democratico
che dopo cinque anni, onorevole Cracolici, lei dice che ha parlato
sempre ma se lo ricorda l'onorevole Ruggirello l'opposizione che
lei faceva, prima al Governo Cuffaro e poi al Governo Lombardo?
Lei ha fatto sempre connivenza, tant'è che, e l'onorevole D'Asero,
che era in quel periodo già deputato, ricorda come i suoi
interventi, da questo podio, da questo palchetto, tant'è che un
deputato a lei molto amico, l'onorevole Fabio Mancuso, ricordiamo
tutti quando le spiattellava di fronte le sue comunicazioni e le
sue dichiarazioni con atti, Presidente Musumeci, facendolo
arrossire il buon collega Cracolici. Ed arrossiva, arrossiva,
assolutamente si.
Ed allora, in questo frangente, assessore Leotta, lei che si è
prestato ad una attività non legislativa, questa non è una attività
legislativa, è un'attività che serve soltanto a dare in pasto una
norma che non legifera, che non disciplina, che non aiuta, ma che
può soltanto penalizzare in un momento particolare. Perché dobbiamo
dirla anche tutta, quando il decreto, uno o più del Presidente
della Regione sono subordinati ai rapporti negoziali fra Stato e
Regione, è chiaro che allora abbiamo ragione noi del centro destra
che diciamo prima vediamo la Finanziaria, prima vediamo il
Bilancio, e soltanto dopo, poiché trattasi anche la legge Delrio,
di norma finanziaria di coordinamento della Finanza pubblica. Poi
possiamo vedere, valutare le ricadute e gli effetti di una norma
che deve poggiare su quelle norme finanziarie, non su altro.
Ed invece noi cosa stiamo facendo? Noi invece stiamo consentendo
all'articolo 37 che saranno, stabiliranno, i liberi consorzi, le
città metropolitane, le nuove dotazioni organiche. E con chi li
stabiliranno le nuove dotazioni organiche? Con un organismo
pretorico, anacronistico, perché è un non senso se da un lato
diciamo che le Province le dobbiamo abolire e poi facciamo rivivere
l'URPS, cioè il sindacato delle Province. Mettetevi d'accordo,
mettetevi. Cioè questo significa non avere sintonia, avere dei
deficit di comunicazione, di collegamento.
IOPPOLO. Antinomia.
FALCONE. Grazie, onorevole Ioppolo.
E allora in questo senso cosa succede? Ci rendiamo conto che la
ricollocazione da un lato di questo personale è data con delle
procedure concertate, ma dall'altro lato però, dobbiamo anche
stabilire e sapere che la dotazione dopo di che noi cosa vogliamo
evidenziare, che in effetti, siccome le stesse dotazioni organiche
sono subordinate alle disponibilità finanziarie, noi da un lato
tendiamo di rassicurare il personale pubblico delle ex Province, ma
dall'altro lato gli stiamo calando una mannaia, perché è la
ghigliottina per queste persone. Qualcuno dice che l'opposizione
cerca di creare allarme sociale, o dice che l'allarme sociale lo
creano anche i sindacati, ma noi non facciamo nient'altro che
prevedere i disastri, così come lo stiamo facendo già da due anni.
Purtroppo per noi, assessore Leotta, è stato un gioco facile
essere delle cassandre : lei si sta trovando in un Governo che
durerà ancora qualche mese, probabilmente ci sarà il Crocetta
quater , perché di fatto questo è un Governo che non riesce a
funzionare, è una maggioranza lacerata al proprio interno. Ma quali
rapporti finanziari tra Stato e Regione, se c'è un corto circuito
tra un sottosegretario proconsole - non viceré ma proconsole -
di Renzi in Sicilia, e lo stesso Presidente della Regione?
Non mi attarderò sulla mancata e mancanza di democrazia con la
quale si vuole immaginare questa norma, lo hanno già detto i
colleghi che mi hanno preceduto, ma sui costi della politica
vogliamo ritornarci o no? E' giusto eliminare le indennità o è
giusto eliminare, come ha detto il Presidente Musumeci, i
rappresentanti della democrazia? Eliminiamo le indennità
Ed invece cosa era successo? Nella vecchia norma si era
ipotizzato, nello spirito della mens legis di quel legislatore, che
dovevamo annullare tutte le indennità, salvo il fatto che oggi
invece ci abbiamo, anzi ci avete ripensato, e volete imporci una
norma che alimenta i costi della politica.
Da un lato vogliamo sottrarre, estrapolare una norma che è
considerata di settore, che è quella degli enti locali, e
specificatamente dei consiglieri comunali e in maniera surrettizia
la vorremo far passare qua in questa norma.
Non è possibile, Presidente Venturino, lo diremo al Presidente
Ardizzone al momento opportuno, perché se è norma di settore, e non
può andare in finanziaria, altrettanto norma di settore è ed è
materia estranea anche a questo disegno di legge. Allora da un lato
vogliamo ridurre ai consiglieri comunali le indennità, i permessi,
li vogliamo limitare nell'espletamento del mandato che hanno avuto
assegnato dagli elettori, dall'altro lato vogliamo dare un
appannaggio economico a chi non viene scelto dal popolo ma dalle
segreterie politiche. E' una vergogna Questa norma è vergognosa
E' una norma che grida vendetta, e concludo, Presidente, dicendo
che noi siamo assolutamente contrari, perché è una norma
rabberciata, raffazzonata, che non risolve, ma può soltanto creare
ulteriori disastri.
Allora, la proposta che noi facciamo e che vi abbiamo già detto, è
quella di votare subito l'articolo 46 del disegno di legge, che è
il differimento dei termini delle gestioni commissariali,
spostandoli al 31 maggio, perché da qui a breve, già domani, noi
siamo in extra-finanziaria, in sessione straordinaria, e dovremmo
discutere come vogliamo far quadrare i conti alla Regione, come
vogliamo fronteggiare anche le Province, le ex Province, i Comuni e
così tutta quella platea dei servizi istituzionali che la Regione
garantisce o dovrebbe garantire. Dopo di che, invece, dal giorno 2
maggio, ci ritorniamo in maniera serena, senza fare colpi di mano,
o senza tentare di fare delle norme spot che a nulla servono, o
possono avere delle ricadute fortemente negative e penalizzanti per
la Sicilia e i siciliani.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come anticipato l'onorevole
Falcone era l'ultimo iscritto a parlare. Riprenderemo i lavori
domani con la replica dell'Assessore.
Pertanto, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 8 aprile 2015,
alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
I -Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
metropolitane . (nn. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-
848 bis/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
2) - Testo unico delle attività produttive . (nn. 683-2-228-490-
254-548/A) (Seguito)
Relatore: on. Marziano
3) - Disposizioni in materia di personale delle Camere di
Commercio, industria ed artigianato. Fondo di quiescenza . (n.
905/A) (Seguito)
Relatore: on. Mangiacavallo
4) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, delle
libertà civili, politiche, economiche e sociali' . (n. 223/A)
Relatore: on. Malafarina
5) - Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
528/A)
Relatore: on. Anselmo
6) - Modifiche della legge regionale n. 29/1951 in materia di
elezione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana e del
Presidente della Regione . (nn. 428-186-194-210-234-411-421-436/A)
Relatore: on. Cracolici
III -Discussione della mozione:
N. 156 - Interventi urgenti per assicurare la corretta
applicazione dello Statuto siciliano in materia di
rapporti finanziari con lo Stato.
(24 luglio 2013)
CORDARO - MICCICHE' - CLEMENTE -
ANSELMO - GERMANA'
IV - Discussione della mozione:
N. 294 - Iniziative urgenti per una corretta gestione dei
flussi migratori verso la Sicilia.
(23 aprile 2014)
VENTURINO - CIMINO - MARZIANO -
RAGUSA - CIRONE
V -Discussione della mozione:
N. 233 - Opportune iniziative concernenti il complesso
immobiliare sito a Palermo, in via Ingegneros 31.
(25 novembre 2013)
MILAZZO G. - D'ASERO -
CASCIO F. - VINCIULLO
VI - Seguito della discussione della mozione:
N. 178 - Verifica del rapporto che intercorre tra il Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti e la concessionaria
che si occupa della gestione delle autostrade siciliane
con eventuale adozione di misure alternative.
(19 settembre 2013)
GRASSO - LANTIERI - CORDARO -
CIMINO - CLEMENTE
VII -Discussione della mozione:
N. 286 - Rimozione del Segretario generale della Presidenza
della Regione siciliana.
(26 marzo 2014)
CIACCIO - CANCELLERI - ZAFARANA - PALMERI -
CAPPELLO - TANCREDI - CIANCIO - FERRERI -
MANGIACAVALLO - SIRAGUSA - TRIZZINO - FOTI -
LA ROCCA - ZITO - GRECO G.
VIII -Discussione della mozione:
N. 381 - Mantenimento degli attuali distretti di Corte
d'Appello in Sicilia.
(17 dicembre 2014)
MUSUMECI - CORDARO - FERRANDELLI - MICCICHE' -
CIACCIO - ALONGI - ARANCIO - ASSENZA - FAZIO -
LANTIERI - LENTINI - LO SCIUTO - MALAFARINA -
PICCIOLO - ZITO - FEDERICO
IX - Svolgimento, ai sensi dell'articolo 143 del Regolamento
interno, dell'interrogazione:
N. 2479 - Provvedimenti urgenti per il rinnovo del contratto
del personale infermieristico per la postazione 118 di
Comiso (RG).
(5 novembre 2014)
ASSENZA
La seduta è tolta alle ore 21.05.
(Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 21.50)
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio