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Resoconto d'Aula della Seduta n. 231 di martedì 07 aprile 2015
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   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone


                   La seduta è aperta alle ore 12.05

   SORBELLO,  segretario f.f., dà lettura dei processi verbali  delle
  sedute  nn. 229 e 230 che, non sorgendo osservazioni, si  intendono
  approvati.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Zafarana è  in  congedo  per
  oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.   Invito  il  deputato  segretario  a  dare   lettura
  dell'interrogazione con richiesta di risposta orale presentata:

   SORBELLO, segretario f.f.:

   N.  2607 - Misure urgenti per il ripristino della legalità  presso
  il comune di Comiso avuto riguardo in particolare alla decadenza di
  componente il Collegio dei revisori.
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Assenza Giorgio

   PRESIDENTE.   Avverto  che,  trascorsi  tre  giorni   dall'odierno
  annuncio  senza  che  il Governo abbia fatto alcuna  dichiarazione,
  l'interrogazione  si  intende accettata e sarà iscritta  all'ordine
  del giorno per essere svolta al suo turno.

   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate:

   SORBELLO, segretario f.f.:

       N.  2606  -  Interventi finalizzati a evitare il preannunciato
  declassamento  del Centro  trasfusionale dell'ospedale  Papardo  di
  Messina.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Picciolo Giuseppe; Lo Giudice Salvatore.

   N.  2608  -  Chiarimenti in ordine alla sospensione  dei  ricoveri
  ordinari   nel  reparto  di  urologia  dell'ospedale   Gravina   di
  Caltagirone ed immediato intervento  per scongiurarne la chiusura.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Cappello  Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo;  Ciaccio  Giorgio;
  Ferreri  Vanessa;  Foti  Angela; La  Rocca  Claudia;  Mangiacavallo
  Matteo;  Palmeri  Valentina; Tancredi Sergio;  Siragusa  Salvatore;
  Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito Stefano
   N.   2609   -   Chiarimenti  su  eventuali  interventi   regionali
  conseguenziali   alla  consegna  delle  strade  declassificate   in
  esecuzione di sentenze del TAR Catania.
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Cappello  Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo;  Ciaccio  Giorgio;
  Ciancio  Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La  Rocca  Claudia;
  Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Tancredi Sergio;  Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito Stefano.

   N.  2610  - Chiarimenti sulla presunta assegnazione di un incarico
  conferito  all'ex Assessore regionale per l'energia e i servizi  di
  pubblica utilità.
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Cappello  Francesco; Cancelleri Giovanni Carlo;  Ciaccio  Giorgio;
  Ciancio  Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La  Rocca  Claudia;
  Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Tancredi Sergio;  Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina; Zito Stefano

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testè annunziate saranno
  inviate al Governo.

                       Annunzio di interpellanze

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interpellanze presentate.

   N. 272 - Verifica della sussistenza delle cause di inconferibilità
  per un  dirigente  dell'Amministrazione regionale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   - Assessore Economia
   Ciaccio  Giorgio;  Cancelleri Giovanni Carlo; Zafarana  Valentina;
  Palmeri  Valentina;  Cappello Francesco; Tancredi  Sergio;  Ciancio
  Gianina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa Salvatore;
  Trizzino Giampiero; Foti Angela; La Rocca Claudia; Zito Stefano.

   N.  273 - Iniziative per la promozione della legalità nelle scuole
  siciliane  e  nomina  di  una  commissione  d'inchiesta  sui  fatti
  accaduti al Liceo scientifico 'Galileo Galilei' di Catania.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Foti  Angela; Ciaccio Giorgio; Cancelleri Giovanni Carlo; Zafarana
  Valentina; Palmeri Valentina; Cappello Francesco; Tancredi  Sergio;
  Ciancio Gianina;  Ferreri  Vanessa;
   Mangiacavallo Matteo; Siragusa  Salvatore; Trizzino Giampiero;  La
  Rocca Claudia; Zito Stefano.

   N.  274  - Chiarimenti in ordine agli accreditamenti istituzionali
  degli ambulatori odontoiatrici operanti nella Regione.
   - Assessore Salute
   Greco Giovanni

   N.  275 - Chiarimenti sulla paventata chiusura del punto di  primo
  intervento pediatrico di Adrano (CT).
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello.

   PRESIDENTE.   Avverto  che,  trascorsi  tre  giorni   dall'odierno
  annunzio senza che il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione,  le
  interpellanze si intendono accettate e saranno iscritte  all'ordine
  del giorno per essere svolte al loro turno.

   Onorevoli colleghi, sospendo brevemente i lavori d'Aula.

     (La seduta, sospesa alle ore 12,17, è ripresa alle ore 12,31)

   La seduta è ripresa.

   Consorzi comunali e città metropolitane (nn. 833 e altri 848 bis/A)
   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone


  Seguito della discussione  del  disegno  di  legge  Disposizioni in
  materia di liberi Consorzi comunali e città metropolitane  (nn. 833-
          789-791-819-822-823-824-831-832-829-842-848-bis/A)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, si procede alla  trattazione  del
  numero  1)  del  II  punto dell'ordine del giorno   Discussione  di
  disegni  di  legge  avviando la discussione del  disegno  di  legge
   Disposizioni  in  materia  di liberi  Consorzi  comunali  e  città
  metropolitane  (nn. 833-789-791-819-822-823-824-831-832-829-842-848-
  bis/A).
   Invito  i  componenti la I Commissione a prendere posto. Onorevoli
  colleghi,  ricordo  che  abbiamo rinviato la  discussione  generale
  all'articolo  1, con l'impegno di chiudere proprio  la  discussione
  generale,  entro oggi, ove possibile.

   Si passa all'esame dell'articolo 1. Ne do lettura:

                               «Art. 1.
        Istituzione dei liberi Consorzi comunali e delle Città
                             metropolitane

   1.  I liberi Consorzi comunali e le Città metropolitane, sono enti
  territoriali   di   area  vasta  ed  hanno  autonomia   statutaria,
  regolamentare,  organizzativa  ed amministrativa  nonché  autonomia
  impositiva  e  finanziaria  nell'ambito  dei  propri  statuti,  dei
  regolamenti,  delle  leggi  regionali  e  delle  leggi  statali  di
  coordinamento della finanza pubblica. I loro organi di governo sono
  eletti con sistema indiretto di secondo grado.

   2.  Sono  istituiti i sei liberi Consorzi comunali  di  Agrigento,
  Caltanissetta,  Enna,  Ragusa, Siracusa  e  Trapani,  composti  dai
  comuni delle corrispondenti province regionali.

   3.  Sono,  altresì,  istituiti i tre liberi Consorzi  comunali  di
  Palermo,  Catania e Messina, i quali, includendo i  comuni  facenti
  parte  delle rispettive aree metropolitane individuate dai  decreti
  del  Presidente  della Regione del 10 agosto 1995 pubblicati  nella
  Gazzetta  Ufficiale della Regione siciliana n. 54  del  21  ottobre
  1995,  nonché  i restanti comuni facenti parte delle corrispondenti
  province regionali, costituiscono le Città metropolitane.

   4.  Ai  liberi  Consorzi comunali ed alle Città  metropolitane  si
  applica,  in  quanto  compatibile,  la  normativa  in  materia   di
  ordinamento degli enti locali vigente nella Regione siciliana.

   5.   Le   sedi   dei  liberi  Consorzi  comunali  e  delle   Città
  metropolitane  coincidono con quelle delle corrispondenti  province
  regionali.»

   Dichiaro aperta la discussione generale.

   VENTURINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VENTURINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi  io ho  ascoltato
  la  relazione, la settimana scorsa, ma francamente non sono rimasto
  molto  convinto  di  come stanno procedendo  i  lavori  per  quanto
  riguarda  questo  disegno di legge, che dovrebbe essere  e  che  è,
  sicuramente,   importantissimo  per  la  portata  del   cambiamento
  amministrativo, politico, che questa Terra subirà quale conseguenza
  dell'approvazione di questo disegno di  legge.
   Però,  come già ho avuto modo di dire anche in  I Commissione,  la
  volta  in  cui mi sono trovato ad andare, - come si potrà  evincere
  dagli  emendamenti che sono stati presentati dal  sottoscritto  che
  saranno  esaminati nel corso dei lavori su questa legge -  ci  sono
  dei  profili di incostituzionalità formale e sostanziale di  questo
  disegno di legge sui liberi consorzi.
   Facciamo  un po' il punto. Il Governo regionale non ha  presentato
  il  disegno di legge previsto dall'articolo 2, comma 6, della legge
  regionale  numero  8  del  2014 che avrebbe  dovuto  individuare  i
  territori  dei  liberi consorzi prevedendo le  eventuali  modifiche
  territoriali, conseguenti alle decisioni dei comuni di  aderire  ad
  altri  liberi consorzi - articolo 2, comma 3 - oppure di istituirne
  di nuovi - articolo 2, comma 1.
   Questo era stabilito nella legge regionale numero 8, ma questo non
  è stato ottemperato.
   Di  fatti il disegno di legge 833, presentato dal Presidente della
  Regione  il  14  ottobre 2014, è omissivo sul  punto,  per  propria
  stessa  ammissione,  giacché, come si  legge  nella  sua  relazione
  illustrativa,   esso   interviene  a   disciplinare   gli   aspetti
  sinteticamente riportati di cui alla legge regionale 8/2014,  salvo
  che  per  la  composizione dei territori per la cui definizione  si
  attendono gli esiti delle procedure avviate ai sensi degli articoli
  2 e 9, come avevo precedentemente detto.
   Nel  testo  presentato dall'Assessorato regionale per le autonomie
  locali  e  la  funzione pubblica, il Governo  non  ha  recepito  le
  modifiche territoriali conseguenti a quanto deliberato dai  comuni,
  così come era obbligato a fare secondo quanto espressamente sancito
  dall'articolo 2.6 della legge regionale 8/2014, la cui formulazione
  imperativa  decorso il termine di cui al comma 1, il Governo  della
  Regione  presenta all'Assemblea regionale siciliana il  disegno  di
  legge che individua i territori dei liberi consorzi, prevedendo  le
  eventuali  modifiche territoriali conseguenti all'applicazioni  del
  presente   articolo .  Non  lascia  trasparire   alcuna   possibile
  valutazione discrezionale.
   In   particolare,   nel   mancato  recepimento   delle   modifiche
  territoriali,  deliberate  dai comuni  di  Gela,  Piazza  Armerina,
  Niscemi  e  Licodia  Eubea  il Governo  non  ha  tenuto  in  alcuna
  considerazione  il  fatto che i referendum,  ivi  celebrati,  hanno
  natura giuridica non consultiva ma confermativa, come espressamente
  sancito   dall'articolo  2,  comma  4,  legge   regionale   8/2014:
   L'efficacia  della  deliberazione, di cui  al  comma  1,  e  della
  deliberazione di cui al comma 3 è subordinata all'esito  favorevole
  di  un  referendum confermativo da svolgersi entro sessanta giorni,
  etc.
   Ribadito che l'Ufficio legislativo e legale della Presidenza della
  Regione siciliana nel parere numero 15595 reso il 10 ottobre  2014,
  al   termine   di   indizione   scaduta   e   quindi   tardivamente
  all'Assessorato regionale delle autonomie locali.
   C)  Deciso  da  quest'ultimo Assessorato  quando  ha  ritenuto  il
  risultato   del   referendum  valido   anche   in   assenza   della
  partecipazione   della  maggioranza  degli  aventi   diritto,   non
  richiesto giustappunto per il referendum confermativo, come accadde
  per  il referendum regionale sulla legge elettorale 15 maggio 2005,
  considerata approvata nonostante vi avessero partecipato appena  il
  16.88 per cento degli aventi diritto al voto.
   Il  legislatore  regionale, in forza della  potestà  esclusiva  in
  materia  di  organizzazione degli enti  locali,  (articolo  14.  1,
  lettera  o)  e  15.3  del  nostro Statuto)  per  modificare  liberi
  consorzi  o  istituirne dei nuovi (articolo 2, sempre  della  ormai
  citata  più  volte  legge numero 8 del 2014) ha delineato  un  iter
  diverso da quello previsto in sede statale.
   Proprio  in forza di tale procedimento particolare che  in  quanto
  deliberato  per referendum, pertanto, non può essere derubricato  a
  mero parere come avviene a livello nazionale dove gli articoli  132
  e  133  della  Costituzione  fanno  salva  l'autonomia  decisionale
  dell'Assemblea  regionale,  ma costituisce  la  fase  conclusiva  e
  finale  di  un  iter già avviato con le delibere comunali  svoltosi
  secondo le procedure nel rispetto dei limiti previsti dalla  stessa
  legge  regionale  del 2014 del cui esito, come  detto,  il  Governo
  regionale doveva limitarsi a prendere atto.
   Il non averlo fatto è come se mutatis mutandis il Presidente della
  Repubblica  si  rifiutasse di promulgare  una  legge  di  revisione
  costituzionale  approvata per referendum,  ex  articolo  138  della
  Costituzione.
   E'    incostituzionale   perché   viziato   da   irragionevolezza;
  l'articolo  42  contenente  la  norma  transitoria  in  materia  di
  adesione  alla città metropolitana di Catania, al libero  consorzio
  comunale  di Ragusa poiché essa da un lato non annulla  o  dichiara
  inefficaci  le  delibere con cui i comuni di Gela, Niscemi,  Piazza
  Armerina  e  Licodia Eubea hanno deliberato di  aderire  ai  liberi
  consorzi di Catania, i primi tre, e Ragusa per ultimo.
   Dall'altro  lato  li retrocede nuovamente nei liberi  consorzi  di
  origine, Caltanissetta, Enna e Catania, dando però solo a  loro  la
  possibilità  tramite  delibera  comunale,  stavolta  a  maggioranza
  assoluta,  e  non più di due terzi di aderire rispettivamente  alla
  città metropolitana di Catania o al libero consorzio di Ragusa.
   E'  giuridicamente  infondato l'argomento per cui  il  legislatore
  regionale  è obbligato dalla legge numero 56, che tutti conosciamo,
  come legge  Delrio', ad istituire città metropolitane ad estensione
  territoriale  uguale ad ex province. I principi di  grande  riforma
  economico  e  sociale in essa contenuti che la potestà  legislativa
  regionale  esclusiva in materia di ordinamento degli  enti  locali,
  articolo  14.1, lettera o) e articolo 15.3 del nostro Statuto  deve
  rispettare  per  la  disciplina di città ed aree  metropolitane  in
  conformità  allo Statuto siciliano, articolo 1.5.1,  56  del  2014,
  limitano  per  l'appunto, in generale, ma non  nello  specifico  il
  legislatore  regionale  la  cui  potestà  legislativa  in   materia
  altrimenti  sarebbe ridotta a concorrente o a meramente integrativa
  ed esecutiva.
   Nello  specifico,  quindi, il Legislatore regionale  è  tenuto  ad
  adottare le città metropolitane ma non a farle coincidere con le ex
  province     regionali,    soluzione,    peraltro,    politicamente
  opinabilissima, giacché se è vero che la provincia di Roma coincide
  di  fatto  con  la capitale, certo non si può dire  lo  stesso  per
  quanto riguarda Catania, Messina o Palermo.
   Che  la   Delrio'  sia  vincolante negli  obiettivi  e  non  nelle
  modalità  con  cui raggiungerli, è del resto ammesso  dallo  stesso
  disegno di legge presentato in Assemblea, il quale contrariamente a
  quanto  previsto  dal Legislatore nazionale confermato  di  recente
  dalla Corte costituzionale sentenza numero 50 del 2015, ammette che
  il   presidente   del   libero  consorzio  comunale   della   città
  metropolitana  può  essere eletto a suffragio  universale  se  così
  previsto  dai relativi statuti (articoli 6.8, 13.8 del  disegno  di
  legge). Non tenere conto di quanto deliberato dalle comunità locali
  secondo  le  procedure ed entro i limiti previsti  costituisce  una
  palese  violazione  di  quello che la Corte  costituzionale,  nella
  sentenza numero 334 del 2004, ha espressamente definito  diritto di
  autodeterminazione   delle  autonomie   locali'   che   lo   stesso
  Legislatore regionale aveva riconosciuto e valorizzato  e  che  ora
  irragionevolmente e illegittimamente rinnega.
   In  poche  parole, signor Presidente, e mi avvio a concludere,  mi
  ricordo  che  fui uno dei primi a votare la riforma delle  province
  in  consorzi.  Mi ricordo, allora ancora appartenevo  al  Gruppo  5
  Stelle   e  sposammo  quella  legge,  come  qualcosa  di  veramente
  rivoluzionario.
   Purtroppo,  ahimè,  non  posso fare altro che  constatare  che  in
  questo  momento,  in un momento di grandissima  crisi,  in  cui  la
  politica dovrebbe mostrarsi più vicina alle esigenze dei cittadini,
  ancora  una  volta, qualcuno pensa di poter, in maniera  del  tutto
  arrogante,  scavalcare un principio fondamentale  che è quello  del
  rispetto  di quelle che sono le volontà dei cittadini, che  qui  ci
  hanno  portato, che qui ci hanno eletto per difendere gli interessi
  di  comunità  che,  nel rispetto delle norme da noi  votate,  hanno
  indetto  dei referendum ed oggi, senza nessuna ragione evidente  e,
  come  appena  spiegato, in maniera del tutto arrogante, illegittima
  ed   anche  incostituzionale,  noi  cerchiamo  di  non  tenere   in
  considerazione.
   Per queste ragioni, mi sa che questo disegno di  legge, per quanto
  mi  riguarda, non troverà il mio, così com'è formulato,  non  potrà
  trovare il mio parere favorevole.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, la ringrazio, intervengo, anche a nome
  dei colleghi che rappresentano i rispettivi gruppi parlamentari: il
  presidente  Nello  Musumeci,  il presidente  Francesco  Cascio,  il
  presidente Roberto Di Mauro ed il presidente Cordaro, perché  testé
  abbiamo   tenuto   una   conferenza   stampa   rappresentando    le
  preoccupazioni  dei nostri Gruppi parlamentari, relativamente  alle
  voci che si stanno rincorrendo sul bilancio, sulla tenuta dei conti
  della Regione siciliana, che vedrebbero, attualmente, la Sicilia in
  una situazione di disequilibrio finanziario, cioè nel senso che  le
  entrate   non   corrisponderebbero  con  le  uscite,   mettendo   a
  repentaglio  la tenuta di un già fragilissimo bilancio  e,  quindi,
  mettendo   a   repentaglio  lo  stesso  ossequio  agli  adempimenti
  statutari  che, entro il 30 aprile, dovremo consegnare  al  Governo
  centrale come adempimento finanziario.
   Fatta questa premessa, in maniera molto chiara, noi abbiamo, oggi,
  anche,  lo rivolgiamo alla Presidenza dell'ARS, il secondo aspetto,
  che  è  quello  sulla  legittimità  del  Consiglio  di  Presidenza.
  Riteniamo che in nessuna nazione, in nessuna assise democratica  in
  cui  vige il principio democratico, come quello che vige in  Italia
  ed in Sicilia, è possibile che ci sia un Consiglio di Presidenza in
  cui la minoranza, l'opposizione,  è completamente assente.
   Né  vale  il fatto, a giustificazione, che un partito, ed un  uomo
  della  maggioranza,  decida  di  incunearsi  nelle  difficoltà,  se
  vogliamo,  o  anche  nelle  differenti  candidature  che  esprimeva
  l'opposizione.
   Sarebbe stato legittimo, e sarebbe stato giusto, corretto,  che  i
  partiti  di  maggioranza si tirassero fuori da  un  agone  normale,
  naturale, perché, ad esempio, ne passa tra il centro destra  ed  il
  Movimento  5  Stelle.  Sarebbe stato legittimo  e  corretto  che  i
  partiti   di  maggioranza  non  si  estraniassero  da  una  normale
  elezione, che doveva e poteva vedere correttamente i due partiti, o
  i  partiti  di  minoranza, contendersi la  carica,  l'unica  carica
  dell'opposizione.
   Ed  allora,  su  questi due momenti, noi chiediamo  al  Presidente
  dell'Assemblea  regionale  siciliana  di  soprassedere,   oggi,   a
  qualunque  norma che non sia bilancio e finanziaria, perché,  oggi,
  abbiamo  letto  dai  giornali che ancora  i rapporti  Stato-Regione
  sono  in alto mare.  C'è un buco di 2,5 miliardi di euro, buco che,
  era  stato rassicurato, avevamo avuto rassicurazioni sul come,  sul
  percorso  della  correzione  di  questi  conti,  invece,  oggi,  ci
  rendiamo conto che, non abbiamo un documento amministrativo con cui
  potremmo  coprire  il  miliardo  e  duecento  milioni  di  euro  di
  accantonamenti  tributari, non abbiamo un atto  amministrativo  con
  cui  potrebbero  essere retrocessi l'irpef maturata  in  Sicilia  e
  riscossa   a   Latina  o  a  Milano.  Non  abbiamo   un   documento
  amministrativo,  oltre  che normativo, per  poter  correggere  quei
  conti  che  ancora necessitano di correzione per poter  portare  il
  bilancio a pareggio.
   E  ieri si è parlato addirittura, di un congelamento delle rate di
  mutuo  da pagare alla Cassa depositi e prestiti. Oggi, addirittura,
  l'assessore  Baccei, lo riporta  La Sicilia',  parla  di  un  nuovo
  indebitamento, contraddistinguendosi, come l'assessore che  più  di
  tutti  e  nel minor tempo, immaginabile, ha indebitato  la  Regione
  siciliana.
   Su questi argomenti e non voglio tediare, l'intero centrodestra  e
  i Gruppi che abbiamo menzionato poc'anzi chiedono in maniera chiara
  che  il  Presidente dell'Assemblea Regionale siciliana, soprassieda
  su  qualunque norma, anche su quelle e soprattutto sulla norma  dei
  liberi  consorzi, potendo invece, oggi stesso approvare  una  norma
  secca di differimento termini, per quanto riguarda i commissari  al
  31 maggio 2015 e ritornare in Aula con questo argomento e ritornare
  in  Aula  dal 2 maggio prossimo, cioè dopo che avremo approvato  il
  bilancio e la finanziaria.

   PRESIDENTE. Rispetto alle dichiarazioni stampa, lei ha un poco  ha
  spostato il tiro, perché seguivo.

   CORDARO. Anche lei segue le notizie di Stampa.

   PRESIDENTE. Guai se non fosse così.

   SIRAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SIRAGUSA.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   Governo,
  riteniamo la richiesta dell'onorevole Falcone molto appropriata  in
  questo momento, per cui ci affianchiamo ad essa.
   In  un  momento  in cui l'economia siciliana è in ginocchio  e  il
  Governo  è  costretto a trattare con Roma per riuscire  a  chiudere
  questo  bilancio,  troviamo che sia importante,  per  tutto  questo
  Parlamento,  dedicarsi  interamente alle  sorti  di  questa  nostra
  Isola, dal punto di vista economico. Per cui anche noi la invitiamo
  a  prendere  in  considerazione  la possibilità  di  sospendere  la
  trattazione  di questo disegno di legge e rinviarlo a dopo  l'esame
  di bilancio e finanziaria.
   In  subordine qualora Ella non voglia accogliere questa richiesta,
  visto soprattutto il fatto che vi erano degli articoli presenti  in
  finanziaria  riguardanti consigli comunali e che  questisono  stati
  stralciati dalla finanziaria e proposti come emendamenti  da  parte
  del Governo, in questo disegno di  legge, le richiedo il rinvio  in
  Commissione  del  disegno  di   legge  per  poter  esaminare   tali
  emendamenti con attenzione, perché sono articoli importanti e  sono
  articoli che richiedono una particolare cura per  presentarli in un
  tempo congruo.
   Infine,   anche  un discorso relativo al Consiglio di  Presidenza.
  Il  Movimento  Cinque  stelle  che è la  seconda  forza  di  questo
  Parlamento è assente dal Consiglio di Presidenza, già ormai da  due
  anni,  la situazione era insostenibile prima, lo è diventata ancora
  di  più oggi, in cui sostanzialmente tutta l'opposizione è di fatto
  assente dal Consiglio di Presidenza.
   Per  cui  anche in questo caso le chiediamo di prendere attenzione
  particolare  al  tema  e di verificare con la  Commissione  Per  il
  Regolamento  l'eventualità  di  poter  riorganizzare   in   maniera
  opportuna il Consiglio di Presidenza stesso. Grazie,

   PRESIDENTE.  In  ordine a quest'ultima questione ricordo  all'Aula
  che,  dopo  il  mio insediamento, è stato eletto  un  Consiglio  di
  Presidenza  ampio,  dove  erano  presenti:  gli  onorevoli   Cascio
  Salvatore,  Luisa  Lantieri, Paolo Ruggirello,  Antonio  Venturino,
  tutti  appartenenti a quel tempo all'opposizione. E'  stato  eletto
  anche  l'onorevole  Dino  Fiorenza che continua  a  far  parte  del
  Consiglio di Presidenza e appartiene all'opposizione.
   Il  Consiglio  di Presidenza si deve sottrarre, e non  può  essere
  diversamente, alle dinamiche d'Aula e alle dinamiche politiche e  a
  maggior  ragione partitiche, questo è imprescindibile; sì onorevole
  Falcone, lei conosce che è proprio così,  le ho voluto citare,  non
  a  caso,  tutti i componenti del Consiglio di Presidenza  che  sono
  stati eletti.
   Quindi, il Consiglio di Presidenza è un organo a parte, organo  di
  governo  dell'Assemblea.  Poi possiamo discutere  quanto  vogliamo,
  però  è  un  organo  a parte, e si deve sottrarre, necessariamente,
  alle  dinamiche  politiche  e  partitiche,  di  maggioranza  e   di
  opposizione. Per cui io gradirei che su questo punto non  facessimo
  altra  confusione,  né  si  facesse riferimento  a  precedenti  che
  riguardano  la  XII legislatura,  perché nella XII legislatura  non
  c'era  stato  il cambio di partiti, l'alternarsi di stesse  persone
  nell'ambito della maggioranza o della minoranza. La situazione  era
  completamente diversa, sappiamo che c'è un problema, tant'è che già
  quest'Aula  ha votato la riduzione dei componenti il  Consiglio  di
  Presidenza  a  sette, dalla prossima legislatura, indipendentemente
  dalle appartenenze e dai cambi che ci possano essere. Però, siccome
  già  in  precedenza, mi era stato posto un problema  dall'onorevole
  Falcone  insieme ad altri Capigruppo, di interessare  eventualmente
  la  Commissione  per il  Regolamento io, su questo,  ho  detto  che
  avrei  fatto  le valutazioni e, chiaramente, non mi sottraggo.  Per
  cui andiamo avanti così come si era stabilito.
   Per  quanto riguarda la vicenda, invece, che mi si sta dicendo  in
  questo momento però dobbiamo essere chiari: freniamo il disegno  di
  legge  sui liberi consorzi, di questo si sta trattando, diciamo  le
  cose con la massima chiarezza.

   CORDARO. Di questo trattiamo, esattamente

   PRESIDENTE.  Sappiamo che, in Conferenza dei  Capigruppo,  abbiamo
  deciso un calendario diverso, perché tutti eravamo convinti che l'8
  di  aprile era una data oltre la quale non si sarebbe potuto andare
  perché  erano in scadenza e sono in scadenza i commissari che  sono
  stati nominati. Dobbiamo dare atto che in Commissione, con tutte le
  difficoltà, è uscito fuori un disegno di legge, condivisibile o non
  condivisibile,   ho   sentito  prima  l'intervento   dell'onorevole
  Venturino,   pur  appartenendo  alla  maggioranza,   che    non   è
  condivisibile ,  ma l'Aula è fatta proprio per questo,  per  andare
  ad esaminare, a votare, a favore o contro e quindi a prendere delle
  scelte.
   Io  non  credo  che posticipando il disegno di legge  sulle  città
  metropolitane risolviamo, e quindi sui liberi consorzi,  risolviamo
  il  problema. Perché non si risolverà il problema  Però  su  questo
  punto,  su questa richiesta, perché l'onorevole Falcone quando  gli
  ho fatto la battuta è stato un po' diverso dalle dichiarazioni alla
  Stampa,  dice   io sono disponibile ad approvare il bilancio ,  che
  ancora non è pronto, onorevole Falcone. Sono stato il primo, o  tra
  i  primi,  ad evidenziarlo. Onorevole presidente Cascio:  non  c'è
  Questa  attinenza, in questo momento, fra il bilancio  e  le  città
  metropolitane, mi creda, è molto ma molto relativo sulla governance
  delle  città  metropolitane e sui liberi consorzi, chiaramente  voi
  siete all'opposizione e, giustamente, svolgete e peraltro pure bene
  il    vostro   ruolo.   Però   ci   dobbiamo   intendere,    perché
  istituzionalmente in Conferenza dei capigruppo abbiamo stabilito un
  percorso.

   CORDARO.  Che  giorno  era, signor Presidente?  Me  lo  vuole  far
  ricordare dagli Uffici che giorno era?

   PRESIDENTE.  Ecco  perfetto: che giorno era?   Va  bene,  intanto,
  continuiamo con la discussione generale.

   MUSUMECI. C'era una richiesta di rinvio in Commissione

   SIRACUSA. La deve far votare, signor Presidente.
   PRESIDENTE. Intanto andiamo avanti sulle richieste, diciamo  così,
  preliminari.   L'onorevole  Panepinto,  voleva  intervenire   sulle
  questioni preliminari.

   CORDARO.  Signor  Presidente, per Regolamento sulla  richiesta  di
  rinvio in Commissione devono intervenire un deputato a favore e uno
  contro.

   PRESIDENTE. Scusate, avete posto più questioni, onorevole Cordaro.
   Prima  la questione del Consiglio di Presidenza, e poi l'onorevole
  Falcone ha detto:  faccio riferimento alla Presidenza, blocchiamo i
  lavori .  Io per bloccare i lavori dovrei indire una Conferenza dei
  Capigruppo,  non  sono  io  a bloccare i lavori.  Poi  si  aggiunge
  un'altra  richiesta  da  parte  dell'onorevole  Siragusa,  mi  fate
  sentire  prima i rappresentanti dei Gruppi parlamentari per  capire
  come la pensano?

   PANEPINTO. Signor Presidente, chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente,  mi  pare  di  assistere  anche  a
  ragionamenti un po' surreali, perché il Presidente dell'Assemblea è
  stato chiarissimo.
   Ad oggi aspettiamo il bilancio, per cui questo grido di dolore per
  la  Sicilia  che  è  disperata,  e  lo  è  per  davvero,  e  lo   è
  profondamente,  mi pare che in qualche maniera, lo  dico  anche  al
  collega  Siragusa, spesso ci rappresentiamo all'esterno  di  questo
  Palazzo  come  un Parlamento fermo, sonnolente. C'è all'ordine  del
  giorno  un disegno di legge che è passato dopo un lungo e contorto,
  per  alcuni  versi, dibattito in Commissione, presente  l'assessore
  Leotta  che  ha  seguito  minuto  per  minuto  l'evoluzione   della
  costruzione  del testo e potere procedere anche all'approvazione  -
  non  è  delittuoso,  al  di là dei punti di  vista,  poi  l'Aula  è
  sovrana, le maggioranze sono sovrane - aggiungendo una cosa,  e  mi
  lascia  profondamente perplesso la richiesta, se non ricordo  male,
  del  capogruppo  di  Forza  Italia e  collega,  onorevole  Falcone,
  persona sempre di buon senso, se noi non iniziamo la discussione  e
  approviamo  il testo, ai tanti disperati aggiungeremo  altre  ansie
  dei dipendenti delle ex province, oggi Liberi Consorzi.
     Il  testo  va approvato perché va messo ordine in una situazione
  che  cambia  a  livello  nazionale, che qui attende  dal  2013  una
  definizione, e al di là dell'esito di ogni singola votazione  sugli
  emendamenti,  sui  subemendamenti,  io  credo  che   un   atto   di
  responsabilità  di  tutto il Parlamento  sia   di  procedere  senza
  soluzione di continuità all'approvazione del testo.
   Quindi io credo che la decisione della Presidenza non debba essere
  quella che non serve nemmeno stabilire uno a favore o uno a contro,
  non  solo  perché  è  stata  calendarizzata  nella  Conferenza  dei
  Capigruppo, ma perché su questo testo la Presidenza dell'Assemblea,
  con  grande  senso di responsabilità, tra virgolette,  minacciò  la
  Commissione  ed  il Parlamento di fare un proprio testo  per  farlo
  approvare,  cioè non possiamo utilizzare argomenti importanti  per,
  eventualmente,  riprendere un ragionamento che è stato  chiuso  con
  l'elezione della Vice Presidenza.
   Io  credo che oggi il disegno di  legge sui Liberi Consorzi  debba
  assumere  la  forma di dibattito parlamentare ed essere  approvato.
  Molti  dei  colleghi  che sono in Commissione sanno  che  non  sono
  perfettamente  d'accordo ma quel testo è uscito dalla  Commissione,
  quel  testo  va approvato, quel testo deve mettere in sicurezza  le
  migliaia  di  dipendenti delle Province, deve mettere in  sicurezza
  tutto ciò che riguarda i compiti e le funzioni delle ex Province.
   Ad oggi noi abbiamo il res nullius, cioè nessuno sa cosa fare, non
  possiamo   aspettarci  nessuna  attività,  neanche   di   ordinaria
  amministrazione,  se  questo Parlamento, oggi,  non  si  assume  la
  responsabilità  di andare avanti nell'approvazione del  disegno  di
  legge.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Malafarina.  Ne  ha
  facoltà.
   A   seguire  interverranno   gli  onorevoli  Cordaro,  Musumeci  e
  Lombardo.

   MALAFARINA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori.  Io
  non  le nascondo che questa discussione che mi sembra -  mi associo
  anch'io  all'onorevole Panepinto -  un po' surreale,  lascia  molto
  perplesso non solo i deputati ma lascia molto perplessa la pubblica
  opinione.
   Mi  sembra  che  ci  sia  una  confusione  politica  assolutamente
  inenarrabile e un vuoto di conduzione della politica.
   Noi  abbiamo  -  al di là di quello che sono le sue  sacrosante  e
  giuste osservazioni sul Consiglio di Presidenza - un dato di fatto,
  per cui nel Consiglio di Presidenza, in questo momento, non c'è una
  espressione di una parte dell'opposizione.
   Non credo che esista Assemblea al mondo dove l'opposizione non sia
  rappresentata  nel Consiglio di Presidenza che  poi,  di  fatto,  è
  l'organo di gestione di questa Assemblea.
   Così come mi sembra che nella legge sulle ex Province, non si  sia
  tenuto  conto di ciò che questa Assemblea aveva deliberato un  anno
  fa.
   Ma  veramente vogliamo dire alla gente che governiamo la  politica
  in  Sicilia?  Vogliamo veramente far credere alle  persone  che  un
  asino possa passare dalla cruna dell'ago, in questo caso?
   Stiamo  realizzando continuamente dei vulnus alla  democrazia  per
  cui  la pubblica opinione resta assolutamente basita, smarrita, non
  ha più punti di riferimento nella politica.
   E'  mai  possibile  che questa Assemblea un anno  fa  abbia  detto
   facciamo questa procedura, diciamo alla gente scegliete quello che
  volete  scegliere,  a  maggioranza dei Consigli  comunali,  fate  i
  referendum    e   oggi,  invece,   diciamo    scusate,   ci   siamo
  sbagliati ?Ma sbagliati su che cosa?
   Noi  calpestiamo poi la volontà popolare che questa  Assemblea  ha
  chiesto  si  esprimesse,  io non voglio entrare  nel  merito  delle
  discussioni  giuridiche  avanzate dall'onorevole  Venturino  e  sui
  cavilli più o meno legali costituzionali e quant'altro.

   IOPPOLO. Sono cavilli, sottigliezze

   MALAFARINA. Scusatemi, dico cavilli non in senso negativo,  non  è
  nel  senso  negativo dei princìpi giuridici, non è detto in  questo
  senso,  ma  nel  senso che veramente questa Assemblea  chiede  alla
  espressione  della democrazia - che è il Consiglio  comunale  -  di
  pronunciarsi,  lo  sottopone ad una conferma che è  un  referendum,
  dopo  di che beatamente, tranquillamente e silenziosamente, ritiene
  di  dovere  buttare via nel cestino della carta straccia  un'intera
  procedura espletata dove si chiede alla gente di pronunciarsi.
   Siamo o no coerenti? E' possibile che questa Assemblea rispetti un
  sacrosanto principio che è quello di legalità? Qua il principio  di
  legalità e sempre richiamato e sempre violentato. Abbiamo fatto una
  legge  e  non  la rispettiamo per primi. E' ridicolo, semplicemente
  ridicolo  Ed è anche offensivo per la gente.
   Mi   scusi,  signor  Presidente,  è  anche  offensivo  per  questa
  Assemblea   che,   per  alchimie  politiche,   si  sottragga   alla
  opposizione la legittima aspettativa di partecipare al Consiglio di
  Presidenza,  non è accettabile, ci sono dei princìpi  istituzionali
  che  vanno rispettati. Un deputato dell'opposizione è stato  eletto
  al  Parlamento Europeo, principio di conservazione e  principio  di
  legittimità,  principio  politico  di  opportunità  e  quant'altro,
  richiedevano  a  gran  voce che quel posto fosse  riassegnato  alla
  forza politica di cui era rappresentante quel deputato.
   Signor  Presidente, io le chiedo - e glielo dico come  la  massima
  autorità  di  questa  Assemblea - che venga rispettato,  una  buona
  volta  per  tutte,  quel minimo di coerenza che  la  politica  deve
  possedere.
   Non è così che si possono governare i processi democratici, non  è
  così   che   questa   Assemblea  può  modificare  costantemente   e
  continuamente le leggi e smentire continuamente se stessa.
   La  pubblica opinione è disorientata e alla pubblica opinione  noi
  dobbiamo delle risposte di coerenza, di impegno e di risultati.
   Mi auguro che, da oggi, si possa cambiare finalmente registro.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Malafarina. In ordine alla questione
  proposta  dall'onorevole Falcone, un po' diversa  quella  da  parte
  dell'onorevole Siragusa, non ho ben compreso la posizione  del  suo
  gruppo, onorevole Malafarina.
   Obiettivamente, mi è diventato difficile comprendere la  posizione
  politica per questo le ho chiesto se interveniva in via preliminare
  su  queste  questioni perché era opportuno sentire,  pubblicamente,
  come la pensa ciascun gruppo, così come ho il dovere di dirle che è
  nei  poteri  e nei doveri di ogni deputato intervenire  in  Aula  -
  questo  è  il compito di un deputato - cercare, se è possibile,  di
  convincere gli altri colleghi della bontà di ciò che espone e  poi,
  di conseguenza, votare.
   Noi  siamo qui per intervenire, parlare con gli altri colleghi  e,
  poi, conseguentemente, votare.
   Questo è il nostro voto perché le scelte si traducono in un  voto,
  non rinviare o galleggiare sui problemi.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi,
  il presidente Crocetta si insediava nel novembre del 2012 e già, il
  7 marzo del 2013, iniziava a fare la sua rivoluzione.
   Il  primo  grande  atto  della  sua rivoluzione  fu  l'occupazione
  spudorata  di  nuove  postazioni, erano le  nove  Presidenze  della
  Provincia, nove Presidenti eletti dal popolo che venivano mandati a
  casa  con  un atto antidemocratico; al loro posto venivano nominati
  nove  commissari di strettissima osservanza Crocettiana e  del  suo
  partito, ossia il Partito Democratico.
   Noi  da lì dobbiamo partire, Presidente, ed io, in rapida sintesi,
  lo farò non tanto perché voglio fare e voglio tediare l'Aula con  i
  passaggi   di   questa  autoreferenziale,  fantomatica  rivoluzione
  Crocettiana ma perché, presidente Ardizzone, è necessario che  lei,
  insieme  a  noi, contribuisca a prendere la migliore  decisione  su
  quello che deve essere il prosieguo dei lavori dell'Aula.
   Signor Presidente, qualche collega del PD si è correttamente,  dal
  suo  punto  di vista, affannato a spiegarci che, se oggi approviamo
  il  disegno  di legge sui liberi consorzi dei comuni e sulle  città
  metropolitane,  mettiamo  in  sicurezza  i  lavoratori   delle   ex
  Province.
   Questa è una bu-gi-a
   Io non so se questo collega l'ha detto in buona o in mala fede, la
  verità è proprio quella opposta che, se noi prima non approviamo la
  finanziaria  e  non sappiamo che cosa riusciamo  ad  appostare  nei
  capitoli  che  riguarderanno quelli che  saranno,  qualora  mai  lo
  diverranno,  i  futuri  liberi consorzi  dei  comuni,  noi  qui  ci
  possiamo  parlare  addosso, non fino all'8  aprile  ma  fino  all'8
  aprile del 2016 staremo continuando a prendere in giro i siciliani.
   La   legge   che   ha   mandato  a  casa   i   Presidenti   eletti
  democraticamente nominando i Commissari e quella successiva che  ha
  prorogato  i medesimi Commissari di stretta osservanza Crocettiana,
  non  ha  previsto nulla con riferimento alle competenze dei  futuri
  liberi Consorzi dei Comuni, non ha previsto nulla con riferimento a
  quelle  che  dovranno  essere le competenze  delle  prossime  città
  metropolitane  perché  quelle erano leggi che  coprivano  spudorate
  operazioni  di  occupazione del potere; e, allora,  venire  a  dire
  oggi, e io solidarizzo pienamente con il Presidente dell'Assemblea,
  perché sotto il profilo formale ha ragione ma, nella sostanza,  non
  si è mai sentito dire che al 7 aprile non è arrivato il bilancio in
  Assemblea regionale.
   Io  capisco  anche la difficoltà del Presidente dell'Assemblea  di
  convocare   una   nuova  Conferenza  dei  Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari  ma  non  può  essere addebitato  a  noi  se  l'ultima
  Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari  datata   25
  febbraio,  cioè  un mese e mezzo fa, era evidente a  tutti  tranne,
  comprendo oggi, al Presidente Crocetta, che da lì a qualche  giorno
  sarebbero   arrivati  Bilancio  e  Finanziaria,  è   arrivata   una
  Finanziaria  quattro stagioni  - com'è stata definita meglio di  me
  dal  Presidente Ardizzone - non è mai arrivato il bilancio. Ma come
  facciamo  a stabilire quali sono le competenze dei liberi  Consorzi
  e,  soprattutto,  con quali finanze andremo a coprire  quei  costi?
  Altro  che  garantire i lavoratori delle ex Province  Continuate  a
  prendere  in giro i siciliani, continuate a suonare con l'orchestra
  sul  ponte di un Titanic che, per colpa vostra, per colpa  del  PD,
  sta affondando
   Siamo all'assurdo ridicolo - per dirla con il Presidente Cossiga -
  cioè,  pur  di  portare un'ulteriore operazione di potere  a  casa,
  perché, giustamente, se qua la vicenda Crocetta-Faraone continua  a
  lievitare, fra due mesi si vota, e mi rendo conto che avere qualche
  Presidente  di  libero  Consorzio in più può  essere,  diciamo,  un
  obiettivo  elettorale condivisibile ma, rispetto al tema  di  oggi,
  Presidente  Ardizzone,  io mi appello a lei:  lei  deve  fermare  i
  lavori  e  deve obbligare il Presidente della Regione a mandare  il
  bilancio  in Assemblea, altrimenti non si va da nessun'altra  parte
  perché  da  nessun'altra  parte  si può  andare,  è  inimmaginabile
  pensare  di  approvare un disegno di legge sui liberi consorzi  dei
  Comuni senza sapere come copriremo quei costi di gestione ordinaria
  perché  non lo sappiamo, perché non sappiamo se dovremo chiudere  i
  teatri  o  se  dovremo garantire i precari dei  Comuni  perché  non
  sappiamo  se dobbiamo mettere un catenaccio e concludere la  storia
  culturale  della Sicilia o garantire i forestali, tutto questo  non
  lo  sappiamo e la panacea qual è? Un pannicello caldo. Si  chiamano
  operazioni  di sviamento dell'attenzione: buttiamo sul  tappeto  la
  vicenda  liberi Consorzi dei Comuni, certo qualcuno si distrarrà  e
  magari si confonde. No. Là non si confonde più nessuno.
   Noi  continuiamo  a  ribadire - e ho colto con  favore  l'atto  di
  responsabilità dell'onorevole Malafarina - che il centrodestra, che
  l'opposizione,   compreso  il  Movimento  Cinque   Stelle   non   è
  assolutamente  rappresentato nell'Ufficio  di  Presidenza.  Abbiamo
  valutato   -   ma  lo  rimettiamo  al  buon  senso  del  Presidente
  dell'Assemblea  - la possibilità di intraprendere delle  iniziative
  anche  di carattere formale pesante, ci rendiamo conto che c'è  una
  sola  esigenza oggi, sotto il profilo logico per le ragioni che  ho
  appena  spiegato e sotto il profilo politico, si chiama Bilancio  e
  Finanziaria  della  Regione.  Senza  avere  approvato  Bilancio   e
  Finanziaria  della Regione nessuna legge, a cominciare  proprio  da
  quella   sui  liberi  consorzi  dei  comuni,  può  trovare  albergo
  appropriato in quest'Aula.
   Signor    Presidente   Ardizzone,   garantisca   le    prerogative
  dell'opposizione,   intimi  al  Presidente  Crocetta   di   inviare
  immediatamente il bilancio all'Assemblea regionale perché si  possa
  cominciare  a  comprendere  quale  disastro  ha  partorito  il   PD
  nazionale e il Presidente Renzi nei confronti della Sicilia,  quale
  disastro  ha partorito il PD della Sicilia e il Presidente Crocetta
  nei confronti dei siciliani.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Musumeci.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSUMECI.   Signor  Presidente,  signori  del  Governo,  onorevoli
  colleghi,   anche   io  desidero  richiamare  la  sua   attenzione,
  Presidente, sulla richiesta formalizzata dal collega Falcone a nome
  delle opposizioni e non soltanto di quelle del centrodestra.
   La trattazione del disegno di legge sulla cosiddetta riforma delle
  Province  richiederebbe  un  impegno per  quest'Aula  assolutamente
  diverso   rispetto  alle  ottimistiche  previsioni  emerse  durante
  l'ultima   Conferenza   dei  Presidenti  dei  Gruppi   parlamentari
  risalente, come ha ricordato il collega Cordaro, ad oltre  un  mese
  fa.
   La presentazione di quasi mille emendamenti impone alla Presidenza
  -  e credo imponga al buon senso di ciascuno di noi - un momento di
  riflessione. Se solo pensassimo di dedicare una giornata di  lavoro
  a 50 emendamenti, occorrerebbero 20 giorni per procedere secondo un
  esame  responsabile e consapevole, trattandosi - così almeno  viene
  presentata dal Governo e dalla maggioranza - di una legge ordinaria
  sì, ma di rilevante aspetto sul piano istituzionale.
   L'incalzare dei tempi per l'approvazione della legge di Bilancio e
  della  Finanziaria rende incompatibile questa logica di calendario.
  Non   c'è,   da   parte   dell'opposizione,  alcun   tentativo   di
  ostruzionismo,  sulla  legge  di riforma  delle  Province  vogliamo
  confrontarci  senza strozzare il dibattito, senza  agire  sotto  la
  spinta emotiva delle lancette dell'orologio.
   Per questa ragione, signor Presidente, rinnoviamo ancora una volta
  la  richiesta di volere sospendere la trattazione dei lavori  e  di
  riconvocare  la  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi  parlamentari
  perché  la nostra proposta possa essere oggetto di attenta e serena
  valutazione senza alcun pregiudizio.
   Al  tempo  stesso,  facciamo appello al Presidente  della  Regione
  affinché  voglia  predisporre  e  definire  gli  atti  legati  allo
  strumento contabile che diventano presupposto essenziale per aprire
  una  sessione di bilancio così impegnativa e così allarmante, anche
  alla  luce  delle notizie che apprendiamo dalla stampa, e rinviare,
  quindi,  al  mese  di  maggio, agli inizi del  mese  di  maggio  la
  trattazione  del  disegno  di legge sulla  riforma  delle  province
  regionali e, quindi, sulla istituzione dei liberi consorzi e  delle
  città metropolitane.
   Se non ci fosse stata una presenza così sostanziosa di emendamenti
  al  disegno  di legge che credevamo potesse stimolare  soltanto  la
  curiosità  e,  in  un  certo  senso, il  legittimo  dissenso  delle
  opposizioni,  forse  avremmo  potuto immaginare  di  licenziare  il
  disegno  di legge sulle Province nello spazio di 8-10 giorni.  Così
  non  è,  lo suggerisce il buon senso, lo suggerisce il senso  della
  responsabilità, lo suggerisce la consapevolezza che, da maggioranza
  e  da opposizione, tutti abbiamo l'interesse a fornire ai siciliani
  una  legge  efficiente,  una  legge all'altezza  delle  attese  che
  emergono dalla società.
   Rinviare  la  trattazione del disegno di legge sulle province  non
  significa  lasciare  nella  incertezza  circa  seimila  dipendenti,
  perché  se  c'è una norma che perdura e che perpetra  lo  stato  di
  incertezza  dei  dipendenti delle province,  questo  è  proprio  il
  disegno  di  legge  che questa Assemblea, mi  auguro  nei  prossimi
  giorni, si accingerà a trattare.
   Quindi,  diamo priorità allo strumento contabile e affrontiamo  la
  legge  sulla riforma delle province senza spinte emotive, senza  la
  logica del calendario ma con la serenità e con la saggezza che lei,
  signor   Presidente,  siamo  sicuri  anche  questa   volta,   saprà
  dimostrare.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Lombardo.  Ne  ha
  facoltà.

   LOMBARDO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessori
  intervengo per chiedere, anche da parte del gruppo del Partito  dei
  siciliani, un attimo di riflessione, un attimo di attesa  anche  su
  questo disegno di legge fondamentale per le sorti della Sicilia.
   Andiamo  a  regolamentare l'ordinamento degli enti  locali  per  i
  prossimi  dieci,  venti,  trent'anni,  non  so,  non  entriamo  nel
  particolare  di  questa legge. Certo, una norma  che  lascia  tanti
  punti interrogativi, che sembra l'ennesima operazione gattopardesca
  per  cambiare i nomi alle cose ma mai le cose, quindi,  i  relativi
  nomi.  Sulla base di queste riflessioni non vorrei che vi fosse  un
  accanimento che, oggi, appare inutile.
   Prima  si  faceva  riferimento al dramma dell'economia  in  questa
  regione. Io penso che questo Parlamento si debba assumere tutte  le
  proprie  responsabilità, debba farlo, una volta  per  tutte,  anche
  questo  Partito democratico, signor Presidente dell'Assemblea,  che
  sta  determinando l'incendio economico-sociale più  grande  che  la
  Sicilia, forse, ha conosciuto negli ultimi mille anni.
   Sta  determinando  una bomba sociale che non so  se  riusciremo  a
  riprendere  nei  prossimi dieci, vent'anni  Sta  determinando,  con
  grande  approssimazione e leggerezza, da diversi anni le condizioni
  affinché questa Regione non si possa riprendere più
   Dinnanzi a un quadro incendiario, perché Roma brucia, non possiamo
  certamente   suonare  la  cetra,  in  questa  Assemblea.   Dobbiamo
  immediatamente sospendere i lavori su questo disegno  di  legge  ed
  affrontare  il tema dei temi dove le responsabilità politiche  sono
  chiare e vanno assunte in pieno non dal Presidente Crocetta. perché
  dobbiamo  anche,  come dire, finirla, ed è un  invito  che  rivolgo
  anche  ai colleghi di opposizione, con questa personificazione  del
  disastro.
   D'accordo,  Crocetta  avrà  le  sue  responsabilità,  ma  dobbiamo
  iniziare a chiamare con un nome e cognome questa determinazione del
  quadro  economico. Il nome è  Partito , il cognome è  Democratico
  E  se vogliamo dare anche un ulteriore nome e cognome possiamo dire
  questa classe dirigente siciliana di questo partito, che si è fatta
  umiliare  e dileggiare a Roma e sta determinando un futuro  nefasto
  per migliaia di siciliani e per i loro figli.
   Allora,  Presidente, dinnanzi alle nostre preoccupazioni che  sono
  state  espresse nelle settimane addietro, inascoltate per carità  -
  spesso  l'opposizione fa anche ostruzionismo e fa la propria  parte
  anche,  diciamo, con delle posizioni a volte esagerate -  ma  tante
  volte  abbiamo  chiesto senso di responsabilità sulla  vicenda  dei
  conti di questa Regione, questa responsabilità non si è avuta e non
  si è cercata.
   Si  è  detto  che,  rinunciando  ai contenziosi  presso  la  Corte
  costituzionale  ma,  soprattutto, rinunciando alla  dignità  di  un
  popolo  che  faceva valere le proprie ragioni nelle sedi opportune,
  si era detto che si sarebbero risolti i problemi di questa terra  e
  così non è stato.
   Così come, Presidente - e apro una parentesi - si era detto, e  lo
  si  è  detto  tanto  volte,  che con i vari  mutui  miliardari,  si
  sarebbero  aperte le porte di credito nei confronti dello  Stato  e
  siamo  stati,  come un revival, se non sbaglio  il  28  gennaio  di
  quest'anno,  a  riapprovare  un nuovo  mutuo  e  anche  lì,  signor
  Presidente, lei non presiedeva quella seduta, certo si è iniziato a
  creare  un  disagio  dal  punto di vista istituzionale,  ricordiamo
  tutti  quella  infuocata seduta dove, per appena  un  voto,  di  un
  intervenuto casuale al dibattito dell'Assemblea, venne approvato un
  mutuo da un miliardo e settecento milioni di euro. Così come  si  è
  creato  un altro vulnus poche settimane fa sulla vicenda  del  vice
  presidente di quest'Assemblea, in cui il Partito Democratico,  come
  dire,   ricordo   le  sedute  del  Partito  Democratico   all'epoca
  Democratici  di  sinistra, Margherita, opposizioni  in  quest'Aula,
  come   idolatravano   le   regole  sacre   del   funzionamento   di
  quest'Assemblea.
   Tutto  è  stato  spazzato  e distrutto in  virtù  dell'occupazione
  sistematica di ogni spazio, non dico neanche di potere perché ormai
  sappiamo  bene  quanto potere e quanta visibilità  abbia  perso  il
  ruolo parlamentare.
   Dinnanzi ad un quadro così disastrato, dinnanzi ad un quadro  così
  frammentato,  dinnanzi ad un quadro così incerto,  dinnanzi  ad  un
  quadro  di  arroganza  di  un partito di  maggioranza  relativa  di
  quest'Assemblea che continua ad invitare alla tranquillità  e  alla
  calma,   invitare  alla  calma  tutti,  io  questa  calma,   questa
  tranquillità, questa serenità, non la vedo.
   Magari,  signor Presidente, a lei che sicuramente,  dal  punto  di
  vista  procedurale  sta gestendo senza nessuna pecca  i  lavori  di
  quest'Aula,  chiedo,  dopo due anni e mezzo dall'inizio  di  questa
  legislatura  un sussulto di responsabilità e anche di  orgoglio  da
  parte  sua  e da parte di tutti i colleghi parlamentari  perché  la
  situazione  è appesa ad un filo ed è giusto che non si  discuta  in
  questo momento delicato di una riforma fondamentale, centrale, alla
  quale  tutti vorremmo partecipare, ma vorremmo parteciparvi con  lo
  spirito  e con la tranquillità di conoscere un bilancio e,  quindi,
  delle sue conseguenze anche su questa riforma.
   Penso  che  sia  una  richiesta appropriata,  penso  che  sia  una
  richiesta  opportuna.  Non la timbro e non  la  immagino  come  una
  richiesta  ostruzionistica e, quindi, signor Presidente, mi  affido
  al suo buon senso e al buon senso dei colleghi.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Grasso.  Ne  ha
  facoltà.

   GRASSO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, Governo,  il  mio
  intervento  si  articola  in  due  parti:  la  prima  riguarda  una
  questione che sta accadendo in questi giorni e che forse è sfuggita
  a questo Governo.
   Prima  di  affrontare la questione molto importante - ma  tutto  è
  legato  alla  legge  di  stabilità - vorrei ricordare  al  Governo,
  qualora  avesse  interesse  e  voglia di  risolvere,  quanto  meno,
  problemi che hanno bisogno di una risposta immediata, che  i  fondi
  PAC  -   li  ricordate i famosi fondi PAC? - che questo Governo  ha
  trovato  al momento dell'insediamento e che non solo non ha  speso,
  ma  che  si  è  fatto prendere da Roma perché il presidente  Renzi,
  naturalmente fra i due PD, così forti, siciliano e nazionale  c'era
  un'intesa,  per  cui Renzi ha detto, intanto, me  li  prendo  io  e
  chiudo  la  finanziaria. Nel frattempo, vi era un intero  programma
  operativo che era stato finanziato con i fondi PAC.
   Ad  oggi  ci sono imprese che hanno completato i lavori,  che  non
  hanno  più  il DURC, che non possono partecipare neanche  ad  altre
  gare  -  qualora ve ne fossero sporadicamente, ma non ce ne sono  -
  perché  non  hanno il DURC. Ebbene, Roma deciderà se una  parte  di
  questi fondi PAC, i famosi fondi PAC dal 2013, che il Governo aveva
  pensato  di  salvaguardare per dire abbiamo  speso  tutti  i  fondi
  comunitari, se li restituirà; vi chiedo se Roma non dovesse, se  il
  Governo   centrale  non  dovesse  restituire  queste  somme,   quel
  programma  operativo finanziato, di cui la gran parte  delle  opere
  pubbliche  sono  state  realizzate, con quali  somme,  quali  somme
  verranno stanziate, premesso che non c'è liquidità?
   Forse,  verranno  stornate  da una parte  del  bilancio  che  deve
  servire,  non  so,  per precari, per finanziare  il  pagamento  dei
  forestali,  non so per che cosa perché, sicuramente, è  un  credito
  che  le  imprese già hanno e che i comuni già vantano nei confronti
  della  Regione  perché è stato emanato un decreto registrato  dalla
  Corte dei Conti.
   Mentre la Sicilia sta andando a fondo,  mentre i fondi PAC, per la
  Sicilia,  risultano un  grande pacco , oggi, si viene qui, portando
  una  riforma sulle province, che è un disegno di legge cornice,  un
  disegno  di  legge  che non può essere esitato,  ecco  perché  deve
  ritornare in Commissione, perché qui non possiamo, necessariamente,
  in  quanto si deve fare una legge, andare avanti e discutere.  Qui,
  non  si  tratta  di  presentare un emendamento, qui  si  tratta  di
  stabilire  prima  che  si  mandino a  gambe  per  aria  comuni,  ex
  province, dipendenti, quali risorse ci sono. E c'è poco da  ridere,
  o da sorridere. Qui ci sono tre temi che devono essere affrontati.
   I  dipendenti  delle ex province. Allora, posto che quella  che  è
  stata  portata  qui  è  la legge Delrio con  alcune  modifiche,  le
  peggiori, naturalmente, perché si deve ancora sostenere il discorso
  ibrido  delle  elezioni di secondo livello.  Ma,  ripeto,  come  in
  Sicilia  succede  sempre,  e per richiamare  sempre  il  Gattopardo
  perché  non  ci  abbandona mai, ci assiste in ogni  azione:   Tutto
  cambia,  per  non  cambiare nulla.   Perché poi,  non  è  vero  che
  saranno   trasferite  le  funzioni,  perché  le  funzioni   saranno
  trasferite,  badate bene siciliani, con un decreto  del  Presidente
  della Regione, su delibera di Giunta e con decreti assessoriali.
   Ed allora, signor Presidente, lei che pochi giorni fa, ha ripetuto
  -   no  ripetuto,  mi  scusi  il  termine  -,  ha  ribadito  quanto
  l'opposizione,  Forza  Italia, sostiene da  due  anni,  che  questo
  Governo  sarebbe  dovuto andare a Roma e trattare tutto,  non  può,
  come diceva il Presidente della Commissione, trattare, intanto  noi
  stabiliamo  e  poi, è ovvio, c'è il problema dei  precari,  c'è  il
  problema dei liberi consorzi e, poi, si siederanno a Roma.  Ma  chi
  si siederà a Roma? La legge Delrio ha stabilito che già nelle città
  metropolitane nazionali ci sarà una riduzione del 30 per cento  dei
  dipendenti, per cui tutti andranno in mobilità.
   Le  ricordo, vi ricordo e ricordo a me stessa, che in  Sicilia  le
  province  sono  tutte  in  dissesto  e,  quindi,  la  mobilità  non
  riguarderà più il 30 per cento dei dipendenti, altro che assicurare
  salari,  ma  riguarderà  il 40, il 50 per cento.  Chi  ce  lo  dice
  questo?
   E  avete  detto  ai precari che non vedranno mai luce?  Perché  la
  legge  Delrio,  quella  che  noi  abbiamo,  questa  qui  che  si  è
  scopiazzata, che si è modificata in peggio, prevede che  tutto  sia
  bloccato,  che non si faranno più concorsi perché la precedenza  va
  data  ai processi di mobilità dei dipendenti delle province. Ed  io
  le  chiedo:  quei comuni virtuosi, che in virtù di  una  legge  24,
  avevano espletato i concorsi ed avevano già emanato le graduatorie,
  avevano  già  chiesto  nel 2012 il decreto  di  finanziamento  alla
  Regione, che non ha mai dato, che cosa diranno a questi precari?
   E  chi  pagherà  se questi precari che prestano  servizi  in  quei
  comuni  faranno  causa? Pagheranno i sindaci  perché  risponderanno
  alla  Corte  dei  Conti di danno erariale  Pagherà  la  Regione  e,
  quindi, pagheranno sempre i cittadini
   Ma  con  quale  coraggio e con quale etica  politica  si  vogliono
  affrontare i temi, che sono problemi dei siciliani?
   Non ci possiamo stare. Oggi, il ritorno alla Commissione di questa
  legge  è  un atto dovuto. Affrontiamo i problemi economici.  Questi
  sono i problemi e, poi, facciamo le riforme.
   Non  è  cambiato nulla, assolutamente nulla. Oggi,  rimarrà  tutto
  come prima, con l'approvazione di questa legge.
   Ebbene,  avevano  trovato un escamotage 7  mesi  fa,  8  mesi  fa,
  approvando una legge cornice, oggi, viene portato un altro  disegno
  di  legge  cornice perché, poi, si dice, tutte le funzioni saranno,
  ma  chi  ha competenza per trasferire una scuola  ad un comune,  se
  prima  non vi sono appostate risorse finanziarie certe. Noi non  ci
  possiamo rendere responsabili di andare a massacrare o fare  cadere
  nel  baratro  in cui è gia caduta la Sicilia. Il Governo  nazionale
  insieme, il PD nazionale, insieme al PD regionale perché non si può
  predicare bene e praticare male, insieme al PD regionale che  hanno
  responsabilità di Governo vengano qui e dico un'altra cosa a tutti:
  nei  Regolamenti  comunitari è contenuto che,  qualora  la  Regione
  Sicilia,  le Regioni, non spendano i fondi strutturali 2012,  2014,
  2020, i FERS, noi qui non abbiamo idea, non c'è ancora un programma
  operativo,  ebbene,  sapete cosa succede? Che  ci  pensa  l'Agenzia
  nazionale,  quella nominata da Renzi. Ora se Renzi è  il  salvatore
  della patria per taluni, vi è una fascia di siciliani che pensa che
  sia  il  male peggiore che potesse capitare e noi, non ci  possiamo
  stare.  Che  il  Governo abbia un sussulto di  orgoglio  insieme  a
  Faraone, insieme a tutte le  leopolde  del mondo che vengono,  qui,
  a  impartirci  lezioni che non sono in grado di fare,  che  a  Roma
  risolvono  i  problemi della Sicilia, quelli dei danni  strutturali
  che in questi tre anni hanno causato alla Sicilia.

                              (Applausi)

   BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO.   Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,   accolgo
  favorevolmente l'invito che lei ha fatto al confronto ed al dialogo
  in un momento così delicato per i lavori parlamentari.
   Ero   tra   i  parlamentari  che  nell'agosto  del  2013,  criticò
  aspramente  il disegno di legge Valenti, per intenderci,  il  primo
  disegno di legge che riguardava la riforma dei liberi consorzi  dei
  comuni.
   Il  disegno  di legge prevedeva un'articolazione troppo invadente,
  prevedeva  la  soppressione di alcuni comuni  che  dovevano  essere
  trasformati  in  municipalità, delle  regole  troppo  aleatorie  in
  ordine  alla  perimetrazione dei liberi consorzi, alla  definizione
  delle città metropolitane.
   Credo   che,  rispetto  ad  allora,  sia  stato  fatto  un  lavoro
  importante, da parte della Commissione parlamentare, da parte della
  politica,  da  parte anche del nostro partito  e  credo  sia  stato
  stabilito un percorso certo che è costato tempo ed anche fatica.
   Credo  che  adesso ci siano tutte le condizioni per  definire  una
  legge che ridisegni l'architettura istituzionale della Sicilia.
   E'  una legge che aspettano i siciliani e sono sorpreso dal  fatto
  che  nel  dibattito odierno, proprio dalle opposizioni che, allora,
  criticarono  il  commissariamento come uno strumento  che  lede  la
  partecipazione democratica che, oggi, in modo inverso, chiedendo la
  mancata   approvazione  della  legge  e,  quindi,  il   rinvio   in
  Commissione, si favorisca la nuova proroga dei commissari.
   Una  proroga  dei  commissari  che sta  creando,  soprattutto  nei
  territori,      gravi     incertezze     e     gravi     difficoltà
  nell'amministrazione.
   L'ordinaria  amministrazione  sta diventando  la  straordinaria  e
  tutti  i  territori degli enti di secondo grado hanno difficoltà  a
  vario  titolo nella gestione anche della manutenzione delle strade,
  della Pubblica amministrazione, degli edifici scolastici.
   Dobbiamo  porre  un  limite certo ed un fermo  a  questa  continua
  proroga dei commissari assumendoci la responsabilità, non solo come
  parlamentari,  ma  anche come classe dirigente  ed   approvare  una
  riforma degna di questo nome.
   Non  credo  che  il  fatto che ci sia numero di  emendamenti  così
  elevato  sia un limite al dibattito parlamentare, invece,  dobbiamo
  avere  la  maturità, la ragionevolezza di utilizzare  tutti  questi
  emendamenti come un momento di elevato confronto, di dibattito,  di
  dialogo, di approfondimento.
   Io  sono  convinto  che  il Governo, nella persona  dell'assessore
  Leotta,  saprà cogliere le sfumature necessarie di questo dibattito
  così esteso per prendere, come già è avvenuto anche in Commissione,
  il  meglio di queste riflessioni, di questi emendamenti e  tradurli
  in una legge che i siciliani aspettano, ormai, da troppo tempo.
   Io  spero  che  ci sarà un'articolazione che andrà a discutere  di
  tutti  gli  aspetti  che  riguardano la  definizione  dell'ente  di
  secondo   grado  di  area  vasta;  rispetto  ad  allora  è   caduta
  l'incertezza  anche  sul  numero  dei  liberi  consorzi,  c'è   una
  individuazione esatta delle città metropolitane.
   Io  credo  che ci siano tutti gli elementi per dare luogo  ad  una
  riforma  attesa.  Ci  sono tutti gli elementi,  signor  Presidente,
  anche in assenza del bilancio.
   Credo  che  questo  sia  un  dato che l'Assemblea  non  possa  non
  evidenziare, non possa non tacere. Manca il bilancio,  quindi,  non
  ci  sono  altri argomenti su cui l'Aula possa soffermarsi  e  possa
  articolare  il  suo dibattito, quindi, mai come  oggi  è  opportuno
  concentrare le risorse e, come lei stesso ha evidenziato, è il caso
  di  procedere   no stop'. Sono state queste le parole della  scorsa
  settimana, cioè procedere ininterrottamente per esitare  il  testo,
  mettendo da parte tutte le altre priorità che possono avere  questi
  lavori d'Aula.

   FONTANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FONTANA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  membri   del
  Governo, intervengo sull'ordine dei lavori considerato che,  a  mio
  parere, questo disegno di legge che era oggi calendarizzato  e  che
  dovevamo  discutere  e  che,  francamente,  noi  come  Gruppo,  tra
  l'altro, non condividiamo, è stato già detto bene da altri colleghi
  che  mi  hanno  preceduto vuole essere una riforma  gattopardiana ,
  cambiare tutto per non cambiare nulla, anzi, il rischio è quello di
  peggiorare  la situazione con una spesa che, sicuramente,  supererà
  quella delle stesse ex province.
   Ma, al di là del merito del disegno di legge, sono qui a ribadire,
  così  come  hanno  fatto  i  colleghi dei  Gruppi  dei  partiti  di
  minoranza  la  questione  che vogliamo assolutamente  anteporre  il
  dibattito che riguarda la finanziaria ed il bilancio e non  perdere
  tempo  su  questo  disegno di legge. E lo  diciamo  proprio  perché
  siamo, oggi, al 7 di aprile e, vorrei ricordare all'Assemblea tutta
  ma  anche  agli autorevoli Assessori presenti in questa  Aula,  che
  giorno  30 scadrà l'esercizio provvisorio, quindi dall'1 maggio  la
  Regione  sarà  in gestione provvisoria, quindi, non potrà  spendere
  più  alcun  soldo, quindi si bloccherà tutto e ancora  non  abbiamo
  assolutamente  notizie sul bilancio. Ci sono  soltanto  delle  idee
  abbastanza confuse.
   Ho partecipato a qualche riunione anche in Commissione Bilancio  e
  non  sappiamo, in effetti, qual è la realtà sul buco che la Regione
  deve  ancora affrontare. Si parla di 3 miliardi e 200 milioni, poi,
  c'è  chi  parla di 2 miliardi e mezzo; c'è chi dice che il buco  da
  coprire  è  di  900 milioni di euro, ebbene noi, membri  di  questa
  Assemblea, deputati di questa Assemblea regionale, ancora  ad  oggi
  non sappiamo qual è la verità sul bilancio che dobbiamo affrontare.
   Pertanto,   siamo  assolutamente  convinti  che   sia   necessario
  affrontare  la  questione della finanziaria  e  del  bilancio,  non
  perdere  altro  tempo, concentrarsi su questo  argomento  per  dare
  anche maggiore serenità alla Sicilia, perché si inseguono oggi, tra
  l'altro,   tutta  una  serie  di  notizie  che  destano   ulteriori
  preoccupazioni a quelle che già i siciliani nutrono  da  tempo.  Le
  preoccupazioni che si possa passare ad una  macelleria sociale  che
  darebbe  un'ulteriore batosta ai siciliani ed alla Sicilia. Quindi,
  dobbiamo  affrontare la questione della finanziaria e del bilancio,
  farlo  nel  più  breve  tempo possibile per cercare  e  tentare  di
  approvare  il  bilancio entro la fine del mese, altrimenti,  saremo
  veramente  in  condizioni di grave e grande disastro,  peggiore  di
  quello che stiamo vivendo in questi ultimi anni.

   LO SCIUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO  SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi scuso per la
  faringite.  Oggi,  non possiamo andare con velocità,  come  abbiamo
  fatto  per  la prima volta, ad abolire le Province. Oggi,  vogliamo
  fare una legge con la stessa velocità non comprendendo dove andiamo
  a sbattere.
   Ci  rendiamo  conto,  signor Presidente, che le  competenze  delle
  Province  richiedono anche risorse finanziarie?  Il  70  per  cento
  delle  entrate delle province è fatto da tributi propri, ma  il  30
  per  cento  viene da fondi regionali e da fondi statali che,  oggi,
  non  ci  sono più e, allora, come vogliamo assicurare i lavoratori,
  le  partecipate,  i  consorzi, tutto quello che gira  intorno  alle
  Province?  Con  quali fondi? Sicuramente, non ci possiamo  affidare
  all'improvvisazione, Presidente.
   Allora dico che è importante che abbiamo le idee chiare. In questo
  disegno  di  legge non ci sono più le risorse per  le  scuole,  che
  corrispondono  al  15  per  cento delle spese  delle  Province.  Ed
  allora, chi dà ai Comuni questi milioni di euro?
   Lo  vogliamo sapere prima, signor Presidente, perché ciò significa
  mettere  in ginocchio le scuole di secondo grado che abbiamo  nella
  Regione  Sicilia  ed  in  tutte  le  Province.  E'  necessario  che
  affrontiamo  questo  disegno di legge  con  calma,  vogliamo  prima
  vedere  il bilancio e vogliamo vedere nel bilancio dove sono  poste
  le  somme per consentire alle province di andare avanti e di potere
  gestire  le  varie competenze che questo disegno  di  legge  va  ad
  apporre.
   Bisogna  avere  un  minimo di responsabilità,  non  possiamo  dire
  sempre  facciamo, facciamo  e, poi, le colpe ricadono nei territori
  che  non  hanno  più  le risorse per gestire  e  dare  risposte  ai
  siciliani.

   ASSENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA.  Signor  Presidente, intervengo  sempre  sull'ordine  dei
  lavori.  Vorrei  ritornare un attimo sul discorso  dell'Ufficio  di
  Presidenza  perché  lei, nella sua dotta relazione,  ha  ricordato,
  giustamente,  come  alcuni  dei consiglieri,  dei  deputati  eletti
  nell'Ufficio  di Presidenza, all'epoca dell'insediamento,  facevano
  parte  delle forze di opposizione e che, quindi, l'opposizione  era
  perfettamente  garantita,  e che le vicende  successive,  ossia  il
  cambio   di  gruppo  di  alcuni  di  questi  colleghi,  non  poteva
  riguardare la composizione dell'Ufficio.
   In  questo elenco però, giustamente, ritengo volutamente,  lei  ha
  omesso l'ultimo nominativo, cioè il vicepresidente Pogliese, non  è
  passato  ad un altro partito, è stato eletto al Parlamento  Europeo
  e,  quindi,  si è liberato, diciamo così, il posto che nell'Ufficio
  di  Presidenza,  anzi al vertice dell'Ufficio di Presidenza,  quale
  secondo Vice Presidente spettava al Centro Destra.
   Allora,  il sopruso che è stato compiuto, in quest'Aula, è  ancora
  più  grave,  e ritengo che la S.V. abbia la possibilità  e,  oserei
  dire, il dovere, di intervenire.
   Io mi sono permesso di dire che, al confronto dell'operato del PD,
  i  lanzichenecchi di antica memoria erano dei cortesi  gentiluomini
  e,  mi permetto di ribadirlo in quest'Aula, perché si è trattato di
  un'azione   assolutamente  non  commendevole  di  una  pratica   di
  occupazione  del  potere fine a se stessa, di una rapina  politica,
  signor  Presidente,  e  credo che la  S.V.  non  si  possa  rendere
  concorrente della commissione di siffatto reato.
   Detto   ciò,  e  per  quanto  riguarda  questa  ormai  stucchevole
  questione  del  cambio di denominazione alle Province,  che  ci  ha
  appassionato tanto, ritengo che l'onorevole Barbagallo, da  persona
  intelligente  qual è, poteva fare a meno di dire  che  i  siciliani
  aspettano  chissà da quanto tempo questa normativa, sono ben  altre
  cose  quelle  che  aspettano o aspetterebbero i  siciliani  e  che,
  purtroppo,   possono  continuare  ad  aspettare   data   l'assoluta
  insipienza  di  questa compagine governativa nella sua  ennesima  -
  quater, quinques adesso non mi ricordo bene quale - versione  della
  maggioranza eterogenea che lo sostiene.
   Per  quanto  riguarda  la  preoccupazione  relativa  alla  proroga
  continua  di  questi commissari, cari colleghi di  maggioranza  non
  dimenticate che la norma di chiusura che, poi, è quella che  sempre
  interessa questo Governo proroga, già di per sé, i commissari,  che
  vengono nominati ai sensi dell'articolo 145, sino al 31 luglio.
   Allora,  finiamola di scherzare come se questa norma che  è  stata
  buttata  qui  come una cortina fumogena per nascondere  ben  altro,
  ossia  le  grandissime difficoltà finanziarie che  attanagliano  la
  nostra  Regione,  possa  costituire  la  panacea  di  chissà  quali
  problemi.
   I  problemi  saranno ingigantiti, ma quello che è  chiaro,  signor
  Presidente, è che non si può strozzare il dibattito su una  riforma
  che,  comunque, costituirà nostro malgrado l'ossatura di un assetto
  istituzionale  per  i  prossimi  decenni  e,  quindi,  non  si  può
  pretendere di iniziare giorno 7 alle ore 13.00 per terminare giorno
  8  alle ore 20.00. Questo non può esistere, signor Presidente,  sia
  chiaro,   perché  non  consentiremo  ad  alcuno  che   sui   nostri
  emendamenti  si faccia carne da macello; sui nostri emendamenti  si
  dovrà aprire il dibattimento, affrontarli compiutamente uno per uno
  anche perché, caro Presidente, cari colleghi, se questa riforma  si
  potrà  salvare e potrà avere una sua minima linearità sarà solo  se
  riusciremo a far passare alcuni dei nostri emendamenti che  daranno
  polpa,  sostanza  ed  una visione unitaria  a  questa  riforma  che
  altrimenti sarà carta straccia.

   VENTURINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha facoltà. Però, brevemente, perché  lei  è  già
  intervenuto.

   VENTURINO.    Signor   Presidente,   sì   sono   già   intervenuto
  sull'argomento  e  sono  stato anche abbastanza  chiaro  sulla  mia
  posizione.
   Ma  riagganciandomi  proprio all'ultimo  passaggio  dell'onorevole
  Assenza,  appunto  per  le ragioni che lei  stesso  sosteneva,  non
  dovremmo  rimandare  il  disegno di legge in Commissione,  dovremmo
  rimanere  qui,  in  Aula,  e cominciare ad affrontare,  in  maniera
  seria, tutti gli emendamenti, una riforma sicuramente epocale ma se
  la  rimandiamo in Commissione andremo ad aggiungere tempo al tempo.
  Cominciamo  a  lavorare  su quella parte  di  questa  riforma  così
  importante che possiamo trattare.
   Il  bilancio  nel  frattempo  lo  sappiamo  benissimo,  Presidente
  Musumeci,  arriverà, ma dico rimandarla in Commissione sarebbe  una
  perdita di tempo e che ne dica l'onorevole Assenza questa sì che  è
  una  riforma  che i siciliani aspettano da moltissimo tempo  perché
  riguarda il futuro di moltissimi lavoratori.
   Cominciamo  qui,  in  Aula,  a  riflettere  su  questa  marea   di
  emendamenti che sono stati presentati, cominciamo qui, in  Aula,  a
  modificare  un disegno di legge che, sicuramente, non  è  condiviso
  almeno da parte mia e della gran parte dell'opposizione.
   Qui,  in Aula, bisogna cominciare a mettere mano ad un disegno  di
  legge  che  veramente, così come è arrivato in Aula, non  trova  la
  simpatia mia che faccio parte della maggioranza e di tanti altri.
   Io  spero che l'Aula si esprima in questo senso, che rimanga  qui,
  in  Aula,  e  che qui, in Aula, si possa mettere mano a  tutti  gli
  emendamenti che sono stati presentati.
   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché è stata data la possibilità
  a   quasi   tutti   i   Gruppi  di  intervenire,   sulla   proposta
  dell'onorevole  Siragusa, cioè del rinvio  in  Commissione,  perché
  questa  è  la proposta che, in base a termini di Regolamento,  deve
  essere  posta ai voti, quindi, evitiamo di sentire uno a  favore  e
  uno  contro, perché abbiamo sentito gran parte dei Gruppi ed ognuno
  ha  espresso  le proprie posizioni anche se qualche  Gruppo  non  è
  stato chiaro fino in fondo, esprimendo solo giudizi di merito sulla
  riforma.
   Pertanto, si vota per alzata e seduta.

   RINALDI.   Chiedo   che  la  votazione  avvenga  tramite   sistema
  elettronico.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   faccio   mia   la   proposta
  dell'onorevole Rinaldi, siccome, guardate, è possibile che  per  un
  voto  in  più  o  in  meno  può rimanere, votiamo  con  il  sistema
  elettronico;  è chiaro che con il sistema elettronico  non  vengono
  conteggiate le presenze e le assenze.
   Onorevoli colleghi, ognuno voti per sé. Invito i deputati Questori
  a vigilare, se è possibile, che ognuno voti per sé.
   Indìco  la  votazione per il rinvio in Commissione del disegno  di
  legge   Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
  metropolitane .  (nn.  833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-
  848 bis/A.
   Chiarisco il significato del voto: chi vota a favore del rinvio in

   Consorzi comunali e città metropolitane (nn. 833 e altri 848 bis/A)
   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone


  Commissione, vota verde; chi vota contro, vota rosso.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

   Contrari            36

                           (Non è approvato)

   Allora, scusate, continuiamo su questo disegno di legge.
   Onorevole   Assenza,  lei,  come  sempre,  ha  fatto   un   ottimo
  intervento, non è però mio costume strozzare il dibattito;  io  non
  ho  detto che si deve approvare necessariamente entro domani, io ho
  detto  che sarebbe auspicabile approvare questa riforma entro  fine
  settimana.  Sappiamo  che il Governo è in  notevole  ritardo,  sono
  stato  il  primo ad invitarlo, per non utilizzare altro termine,  a
  depositare  il bilancio in Aula, quindi, mi auguro che  ci  sia  un
  dibattito approfondito.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Falcone,  però,  basta  sulle   questioni
  preliminari. Se non ascoltate non ha senso.
   Scusate,  facciamo una cosa: sono le ore 14.00,   considerato  che
  andremo  avanti no-stop, non come l'ha inteso l'onorevole  Assenza,
  ve  lo dico per chiarirlo: entro questa settimana occorre approvare
  il  disegno  di legge; personalmente sono convinto che, rinviandolo
  in Commissione, non avremmo risolto il problema, realisticamente.
   E  allora,  scusate,  sono  le  ore  14.00,  l'Aula  è  sospesa  e
  riprenderà puntuale alle ore 16.00 con la discussione generale.

   CRACOLICI. Fino a che ora?

   PRESIDENTE.  Andiamo avanti, onorevole Cracolici,  che  vuol  dire
  fino a che ora?
   In  base  al  Regolamento  ci sono 15 minuti  per  ciascuno  sulla
  discussione generale e, poi, si inizia a votare.
   E' chiaro che il problema che ci siano 1000 emendamenti, non so se
  sono di più o di meno, gli Uffici mi dicono 970 non sono 1000,  non
  significa  perché  approvando  un emendamento  se  ne  assorbono  o
  decadono gli altri.
   E'  chiaro che bisogna intendersi sulla filosofia complessiva  del
  disegno di legge perché ancora, realisticamente, non è chiara.
   Quindi, l'Aula riprenderà alle ore 16.00.

   TURANO. Facciamo alle ore 15.00.

   PRESIDENTE. Ma che vi cambia, tanto poi, alle ore 15.00,  non  c'è
  nessuno in Aula.
   Abbiamo  perso  due  ore  di  tempo a  discutere  sulla  questione
  preliminare. Ripeto l'Aula è sospesa e riprenderà alle 16.00.

     (La seduta, sospesa alle ore 14.00, è ripresa alle ore16.11)

   La seduta è ripresa.

   BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che lei ha 15 minuti in base
  al Regolamento sulla discussione generale.

   BARBAGALLO.  Signor  Presidente, onorevole  colleghi,  membri  del
  Governo. Credo che dopo un lungo iter che ha visto protagonista  la
  Commissione in raccordo con il nuovo assessore, arriva un testo che
  è un ottimo percorso su cui lavorare.
   Questa della nuova architettura istituzionale della Sicilia è  una
  riforma attesa, ci sono tutte le condizioni per dare la possibilità
  alle  amministrazione siciliane di centrare  il  nuovo  tema  nella
  governance  siciliana. Io credo che questa deve essere l'occasione,
  non soltanto per disegnare gli enti di secondo grado di area vasta,
  e   mi   riferisco  anche  alla  loro  perimetrazione,  alla   loro
  organizzazione istituzionale, ma anche per ricoprire  ed  indicare,
  nel  dettaglio, quali devono essere le funzioni di questi  enti  di
  secondo  grado di area vasta. Bisogna immaginare un ente intermedio
  tra  i  Comuni e la Regione che sia in grado di dare delle risposte
  serie,   certe,   pronte  al  cittadino  e,   per   questo,   vanno
  riorganizzate le funzioni.
   Credo,  quindi,  che il vero tema su cui dovremmo  concentrare  la
  nostra attenzione è, innanzitutto, questo delle funzioni. Ed un po'
  di  autocritica bisogna farla su quello che è stato il ruolo  della
  Regione  siciliana  negli  ultimi anni: se  le  competenze  che  la
  Regione  siciliana doveva esercitare nel corso di questi  anni,  di
  questi  decenni, dal momento dell'istituzione ad oggi,  sono  state
  gestite  bene, sono state gestite in modo funzionale,  in  modo  da
  dare risposte certe ai cittadini ed agli operatori del settore.
   Mi   riferisco,   in  particolare,  alla  vicenda   delle   acque,
  dell'energia, dei rifiuti; se è il caso che tutte queste competenze
  restino  ancora  in capo alla Regione o se non è il  caso  che,  ad
  esempio,  l'acqua  e  i rifiuti vengano delocalizzati  all'ente  di
  secondo  grado di area vasta; se la gestione dell'Assessorato  alla
  Famiglia,  che  viene  visto sempre come  troppo  lontano  rispetto
  all'interlocutore che ne ha bisogno, non debba essere avvicinato di
  più  al cittadino in un ente di secondo grado di area vasta;  se  i
  beni   culturali   ed   il   turismo  non  vadano   suddivisi   per
  programmazione e gestiti anche a livello del libero  consorzio  dei
  comuni o della città metropolitana.
   Per  converso, invece, ci sono delle funzioni che, a mio giudizio,
  andrebbero comunque ed in ogni caso tenuti in capo alla Regione, mi
  riferisco  in  particolare  alla urbanistica,  alla  pianificazione
  territoriale ed al controllo del territorio.
   C'è  l'onorevole  Sorbello  che sta in  Aula,  è  stato  assessore
  regionale al territorio e all'ambiente per tanti anni, io credo che
  la  gestione dell'urbanistica è più corretto che resti in capo alla
  Regione.  Il  tentativo  che  è stato  anche  dibattuto  spesso  in
  Commissione,   di  trasferire  queste  funzioni  di  pianificazione
  all'ente  di  secondo  grado di area vasta credo  che  sia  errato.
  Peraltro, anche nell'ipotesi delle Città Metropolitane, nel caso in
  cui  coincida l'organo e il sindaco del Comune capofila col sindaco
  della Città Metropolitana, si verrebbe a creare una sovrapposizione
  di  funzioni  e un carico di lavoro che interdirebbe  una  corretta
  gestione del territorio in senso lato.
   Io  sono un deputato eletto nel collegio di Catania, la città  non
  ha  un  piano regolatore dal 1964, è difficile pensare  che  se  la
  città non si è data un piano regolatore in cinquant'anni, si riesca
  a  dare in poco tempo non solo un piano regolatore della città,  ma
  un piano regolatore di tutta la Città Metropolitana.
   Credo  quindi  che  questa  sia una  delle  riflessioni  da  fare,
  peraltro  in  una stagione politica come la nostra, in  cui  la  IV
  Commissione  sta  esaminando la nuova  legge  per  il  governo  del
  territorio che, insieme col Testo Unico per l'edilizia e  la  legge
  sui centri storici, rappresenta un nuovo assetto della gestione del
  territorio in Sicilia che non può più essere procrastinato.
   Altro  temo  che, a mio giudizio è giusto che resti in  capo  alla
  Regione, è quello legato all'agricoltura.
   Mi  riservo  di  intervenire, ovviamente, nel momento  in  cui  ci
  saranno   sull'articolato  gli  emendamenti  che   riguardano   più
  specificamente  le funzioni, ma io credo che certamente  su  questo
  aspetto  l'Assemblea  e  i  colleghi oggi non  potremmo  sbagliare,
  abbiamo una grossa responsabilità e il futuro della Sicilia e delle
  generazioni  che  verranno  passerà anche  da  una  gestione  delle
  funzioni fatta in modo oculato e attento da parte dell'Assemblea.


   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone


      Comunicazione di nuova denominazione di gruppo parlamentare

   PRESIDENTE.  Informo che, con nota pervenuta il 2  aprile  2015  e
  protocollata al n. 3809/AulaPG del 3 aprile successivo, l'onorevole
  Lentini,  Presidente del Gruppo parlamentare  Sicilia democratica ,
  ha  comunicato  che  il Gruppo parlamentare da  lui  presieduto  ha
  assunto  -  a  decorrere  dal 2 aprile 2015  -  la  seguente  nuova
  denominazione:  Sicilia democratica per le riforme .

   L'Assemblea ne prende atto.

   La  Presidenza si riserva di intervenire per l'eventuale  modifica
  della   denominazione,   d'intesa  con   il   Gruppo   parlamentare
  interessato,   ove  dovesse  ingenerarsi  confondibilità   con   la
  denominazione di altro gruppo parlamentare costituito.
   Così rimane stabilito.


   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n. 883

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Sorbello.  Ne  ha
  facoltà.

   SORBELLO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    volevo
  concentrare  questo  mio  intervento sulle  competenze  dei  Liberi
  Consorzi  e  sulle  Città Metropolitane. Come  accennato  in  molte
  sedute  precedenti in quest'Aula, siamo noi la Sicilia e il Governo
  regionale  è  in  forte ritardo per quanto riguarda competenze  che
  ormai  da anni sono la croce di questa nostra terra, e cioè dire  i
  rifiuti,  l'acqua,  quella che era la pianificazione  territoriale.
  Come accennava poc'anzi l'onorevole Barbagallo, noi assistiamo  nel
  nostro  territorio che il confine fra due Comuni è da un lato  zona
  artigianale,  e da un altro lato con destinazione di  residenze  di
  pregio.
   Per cui la pianificazione incentrata su questa nuova norma, che si
  discosta  sicuramente da quella che è la norma nazionale,  poc'anzi
  discutevamo sulle finalità di questo percorso, cioè dire mentre  in
  Italia  effettivamente le Province sono abolite, qui  noi  facciamo
  continuare ad esistere quello che è il Libero Consorzio e le  Città
  Metropolitane.
   Le  tre  città  metropolitane  che  hanno  una  logica  perché  la
  concentrazione per quanto riguarda la densità demografica.
   Ma  per  quanto riguarda i liberi consorzi, noi dovremmo  fare  in
  modo  che successivamente e subito dopo l'impostazione su  cui  c'è
  già  una larga maggioranza su questo disegno di legge, fare in modo
  che  le  competenze siano trasferite nel più breve tempo possibile.
  Perché noi ancora siamo in forte ritardo, abbiamo avuto il problema
  nei giorni scorsi che molti Comuni della Provincia di Palermo, sono
  rimasti  a  secco, abbiamo una città capoluogo invasa dai  rifiuti,
  problemi  che se ci attarderemo ancora su questa norma  noi  avremo
  nuovamente  all'inizio del nuovo anno scolastico i problemi  legati
  per quanto riguarda la logistica scolastica.
   Per  non dire poi che in completo stato di abbandono la viabilità,
  di  molte  Province,  in  questi  giorni  ho  attraversato  diverse
  località della Provincia di Palermo, Agrigento e dico veramente c'è
  da  vergognarsi sullo stato di degrado della viabilità  provinciale
  della ex  Provincia, per cui dobbiamo svincolare e nessuno ci vieta
  e  ci  impone  che oggi noi dobbiamo andare avanti per direttissima
  sull'approvazione   di  questa  norma  per  passare   subito   dopo
  all'approvazione del bilancio e della finanziaria a quelle che sono
  le  competenze,  anche  perché dovremo dare una  serenità  anche  a
  quelle che sono tutti i dipendenti delle nove ex Province.
   Su  questa  base  noi possiamo andare avanti, l'articolato  e  poi
  ritengo  che trita e ritrita la norma è stata ampiamente  discussa,
  rinviata  un  paio di volte in Commissione, ci sono  stati  diverse
  conferenze  dei  capi gruppi sull'articolato di questa  norma  e  i
  mille  emendamenti a supporto dei quelleche sono le forze politiche
  presenti in questa Aula, sono a dimostrazione che la norma  ritengo
  che  sia  già come proposta anche con l'operato e l'impegno profuso
  dell'assessore  di  competenza al ramo e  del  presidente  della  I
  Commissione  e  di  tutta Commissione, è stato  portato  avanti  un
  lavoro  egregio,  bisogna  così  oggi  domani  e  come  diceva  lei
  Presidente,  nell'arco  di questo fine settimana  approvare  questa
  norma  per poi passare alla fase esecutiva vera sostanziale  subito
  dopo  l'approvazione  del  bilancio a quelli  che  sono  i  decreti
  presidenziali  e assessoriali per affidare le competenze  e  andare
  avanti su un problema che è diventato annoso.
   Ricordo a me stesso che la norma per le abolizione della Provincie
  siamo stati i primi in Italia ma sostanzialmente siamo rimasti  gli
  ultimi  perché la norma nazionale è passata e noi siamo rimasti  al
  palo.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello.
   Ne ha facoltà.

   PANARELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  la
  Commissione  che ha lavorato a questo testo con il concorso  attivo
  dell''assessore alle autonomie locali abbia fatto un ottimo lavoro.
   Siamo in presenza di un testo che risponde ad una indicazione  che
  l'Assemblea  ha  già dato di andare ad un progetto  di  superamento
  dell'articolazione istituzionale che c'era nella Regione siciliana.
   In  concomitanza  con l'analogo progetto che è  andato  avanti  in
  campo nazionale.
   Nelle  condizioni  particolari nelle quali  ci  siamo  trovati  ad
  operare  nel  corso di questi mesi, credo che, a  maggior  ragione,
  vada apprezzato il lavoro della Commissione che, secondo me, l'Aula
  potrebbe  migliorare ulteriormente se rendesse ancora più esplicito
  il  principio  ispiratore delle norme che stiamo approvando  che  è
  quello  appunto  di  superare il sistema  istituzionale  esistente,
  quindi,  non di dare la sensazione che l'unico elemento  di  novità
  sia  l'assenza dell'elezione diretta del Presidente della Provincia
  e   dei   Consiglieri   provinciali  perché  saremmo   di   fronte,
  sostanzialmente,   diciamo   così,   se   questo   fosse   sarebbe,
  oggettivamente, incomprensibile.
   Ma  la  costruzione  di un nuovo sistema che,  proprio  perché  ha
  funzioni diverse non prevede ed è giusto che non preveda l'elezione
  diretta del Presidente e dei Consiglieri del libero consorzio.
   In  questo  senso,  credo che, io ho presentato degli  emendamenti
  proprio per evitare che si dia luogo ad incongruenze anche rispetto
  ad  alcune  innovazioni  importanti quali  le  città  metropolitane
  rispetto  alla normativa nazionale, io ho presentato un emendamento
  che  prevede  che  il Presidente della città metropolitana  sia  il
  Sindaco  della  città capoluogo perché sarebbe  come  è  del  resto
  previsto dalla norma nazionale, la cosiddetta legge del Rio, perché
  sarebbe   assolutamente  contraddittorio  che  tu  costruisci   una
  istituzione che è fondata sulla città metropolitane cioè come  dire
  l'elemento   metropolitano  si  associa  ad  una  città   capoluogo
  importante  quale appunto può essere Palermo, Catania o Messina  ed
  il  meccanismo,  diciamo  così, di gestione  non  sia  fondato  sul
  Sindaco della città capoluogo al di là della appartenenza, al di là
  delle persone che, attualmente, guidano le tre città più importanti
  della Sicilia.
   L'altro elemento che, secondo me, noi dovremmo introdurre rispetto
  al  testo previsto dalla Commissione e, anche qui, ho presentato un
  emendamento riguarda la gratuità degli incarichi.
   Io  credo, ne abbiamo discusso e avrà credo la vicenda sicuramente
  un  equo, a proposito delle indennità dei Consiglieri comunali, dei
  Sindaci della nostra Regione, credo che noi non abbiamo interesse a
  differenziarci su questo terreno.
   Questo   vale,   io   sono  per  la  linea  della   uniformità   e
  dell'allineamento,  sia  per quanto riguarda  i  Sindaci,  sia  per
  quanto  riguarda  i  Consiglieri  comunali,  dal  punto  di   vista
  dell'indennità, dal punto di vista dei numeri, a maggior ragione  -
  credo  -  che  lo  dobbiamo  fare  anche  per  quanto  riguarda  il
  Presidente  e  gli  Assessori dei liberi  consorzi  e  delle  città
  metropolitane.
   Io  capisco e ho ascoltato, conosco le ragioni di quelli che hanno
  proposto  l'indennità  partendo  da  alcuni  presupposti   che   io
  considero   giusti,   però,  in  un  momento   di   questo   genere
  differenziarci dalla normativa nazionale sul punto delle  indennità
  credo   che   rischierebbe  di  creare  equivoci  ed  elementi   di
  incomprensione  da  parte  dell'opinione  pubblica  che  credo  che
  proprio  per  il  buon lavoro che ha fatto la  Commissione  e  che,
  spero, farà il Parlamento meritano, secondo me, di essere evitati.
   L'ultima  questione  riguarda  il personale:  considero  le  norme
  approvate  tenuto conto della nostra specificità,  giuste.  C'è  un
  punto che riguarda il personale attualmente in servizio, laddove si
  dice  fino alla disponibilità finanziaria -  adesso il termine  non
  lo  ricordo  di preciso -  dell'ente rimangono a carico dell'ente',
  il   subordinare  la  loro  permanenza  a  carico  dell'ente   alla
  disponibilità finanziaria, senza articolare meglio il  periodo,  ha
  creato  tra  il  personale la preoccupazione che, a differenza  del
  quadro  nazionale, noi qui in Sicilia, operiamo sulla base  di  una
  normativa  che  potrebbe  determinare una  condizione  di  maggiore
  difficoltà.   L'assessore mi sta ascoltando, io  ho  presentato  un
  emendamento  soppressivo di questo periodo ma si può trovare  anche
  un'altra formulazione che renda chiaro ai dipendenti delle province
  che  loro  avranno  lo stesso trattamento, anzi  con  una  maggiore
  attenzione, se è possibile, dei meccanismi che sono stati messi  in
  atto  a  livello  nazionale, cioè naturalmente,  erogando  servizi,
  continuando  a giovarsi della loro opera e soprattutto che  nessuno
  abbia  la  preoccupazione di potere perdere  il  proprio  posto  di
  lavoro.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo.   Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,  dopo
  due  anni  finalmente arriva in Aula questo disegno  di  legge  che
  cerca di porre riparo agli errori che questa maggioranza con il suo
  Presidente  hanno  commesso  due anni fa  quando  hanno  deciso  di
  abolire le province in Sicilia. Un errore imperdonabile perché oggi
  qui  i  colleghi della maggioranza che hanno commesso l'errore  due
  anni  fa e hanno assecondato il Presidente Crocetta ci chiedono  di
  fare  in fretta, di correre, di non perdere tempo come se in questi
  due   anni  a  perdere  tempo  fosse  stata  l'opposizione  e   non
  l'incapacità  della  maggioranza di  trovare  una  soluzione  e  di
  trovare  una  mediazione fra le tante anime e fra  tanti  modi  che
  hanno di intendere la politica.
   Oggi  con  il  bilancio  e la finanziaria  che  dovrebbero  essere
  discusse  e approvate e che è la cosa più importante altrimenti  la
  Sicilia  rischia il fallimento si ci viene a dire  fate in  fretta,
  sbrigatevi   altrimenti   non  c'è  il  tempo   di   approvare   la
  Finanziaria ;  ma lei, Presidente, pensa che è questo  il  modo  di
  comportarsi  di  fronte  ad un disegno di  legge  presentato  dalla
  Commissione che ne riunisce, non so quanti, che spesso dicono  cose
  esattamente  opposte  e contrarie a quello  del  disegno  di  legge
  finale portato avanti da questa maggioranza.
   Veda  assessore  a  lei va sicuramente il riconoscimento  di  aver
  lavorato  a differenza dei suoi predecessori con grande attenzione,
  con  grande acume, cercando di mettere una serie di falle a  questa
  nave,  che è  una nave senza nocchiere in gran tempesta', una  nave
  che affonda tutti i giorni. Però al di là delle sue grandi capacità
  e  competenze  che tutti gli riconosciamo e che ha consentito  alla
  maggioranza  di portare questo disegno di legge credo che  non  via
  nulla,  non  vi è un programma, non vi è futuro, non  vi  è  nessun
  reale   interesse  di  cercare  di  comprendere  cosa  vogliono   i
  siciliani.
   Abbiamo  tolto  alle  province, ad esempio, le funzioni  destinate
  alle istituzioni scolastiche superiori ma non abbiamo capito come i
  comuni, e con quali risorse i comuni dovrebbero farsi carico  delle
  scuole   medie  superiori,  non  l'abbiamo  scritto,  non   abbiamo
  individuato  le  soluzioni, quali sono  i  capitoli  dove  potranno
  attingere i comuni, e i comuni potranno farsi carico degli studenti
  delle altre realtà? Per essere chiari, così scendiamo nel concreto:
  Il  liceo  classico  di  Palermo che  fino  ad  ora  era  a  totale
  competenza della Provincia adesso sarà di competenza del Comune  di
  Palermo,  e  il  Comune di Palermo quindi si dovrà fare  carico  di
  tutti  gli  studenti  dei  Comuni viciniori  che  non  hanno  liceo
  classico. Lei pensa che il Comune di Palermo è nelle condizioni  di
  fare  una  cosa del genere? Stesso discorso dicasi per gli istituti
  alberghieri, e per geometra e di qui all'infinito.


   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone


          (Assume la presidenza il Vicepresidente Venturino)

   Cosa accadrà? Gli egoismi delle grandi città avranno la meglio  su
  quelle  che  sono  le necessità degli studenti che  provengono  dai
  piccoli  comuni? Come potremo giustificare ai cittadini di  Palermo
  che  devono  pagare  le  tasse anche per quelli  di  Corleone.  Una
  situazione  assurda,  una situazione insopportabile.  Ma  questo  è
  soltanto un piccolo accenno a quelli che saranno ai problemi che da
  qui  a  qualche  istante  emergeranno. Una  legge  rabberciata,  mi
  dispiace  che  poco fa un autorevole collega del PD  sia  venuto  a
  difendere questo disegno di  legge quando con grande attenzione  in
  I  Commissione ha cercato di opporsi a questo disegno di legge,  ha
  cercato di portare avanti tutta una serie di emendamenti che  hanno
  trovato il consenso dell'opposizione ma mai quello della sua  parte
  politica, proprio perché lui bravo e navigato amministratore locale
  sa  che questo disegno di legge non potrà mai venire incontro  alle
  necessità delle Province.
   Poco  fa  parecchi  colleghi hanno parlato del  personale,  ma  in
  questi  due anni chi della maggioranza si è occupato del  personale
  delle province? Cosa è stato fatto in questi due anni per garantire
  innanzitutto  la dignità lavorativa a tutti i dipendenti  delle  ex
  province  regionali? Si è parlato di strade, ma  i  colleghi  della
  maggioranza  escono da casa loro? Vanno nei paesi che  fanno  parte
  del loro collegio elettorale o rimangono chiusi e abbarbicati nelle
  loro segreterie? Hanno mai visto in quali condizioni sono le strade
  provinciali?  Si  rendono conto che le strade provinciali  se  oggi
  sono  in  queste  condizioni lo si deve solo  ed  esclusivamente  a
  questa  maggioranza e a questo Governo che due anni fa, in  maniera
  scellerata, hanno deciso di sopprimere le Province?
   Ed oggi si continua su queste scelte scellerate e su queste scelte
  sbagliate.  Non  si riesce attraverso questo disegno  di  legge  ad
  individuare  un  percorso che dovrebbe avere come  primo  punto  di
  partenza  l'elezione  del  presidente  della  Provincia.  E  invece
  abbiamo  deciso,  o  meglio ancora questa  pseudo  maggioranza  che
  sostiene  questo pseudo Governo ha deciso di dare in appalto  anche
  la  provincia alla politica, per cui ai cittadini verrà  negata  la
  possibilità  di eleggere il proprio presidente. Ai cittadini  verrà
  negata   la   possibilità  di  giudicare  chi  hanno   eletto.   La
  partitocrazia,  la peggiore partitocrazia anche di questa  sinistra
  di cui a Siracusa attraverso  gettonopoli  abbiamo avuto un esempio
  mirabile, oggi vuole impadronirsi dell'ultimo spicchio di  libertà,
  vuole  occupare  tutto. E allora la prima cosa che bisogna  fare  è
  impedire  ai  cittadini  di  votare, e  impedire  ai  cittadini  di
  esprimere la loro opinione, e impedire ai cittadini di esprimere il
  proprio  giudizio bocciando colui il quale per 5 anni ha svolto  le
  funzioni di presidente.
   Presidente Ardizzone lei che è un politico  navigato , lei  che  è
  accorto  sa  che alla base della democrazia c'è il  diritto  che  i
  cittadini  hanno  di scegliere e di giudicare,  questo  disegno  di
  legge  ci  impedirà di scegliere e di giudicare: saranno i partiti,
  le  correnti, le corporazioni fra comuni che si andranno  a  creare
  che  andranno  a  stabilire il destino delle province,  non  più  i
  cittadini,  non  più  gli elettori, non più coloro  i  quali  dalla
  Costituzione  hanno avuto concesso, perché adesso si parla,  questo
  diritto.  E vedete mi fa rabbia vedere ed ascoltare tanti  colleghi
  dire:  Ma come? Ci discostiamo dalla legge nazionale? .
   Ma  perché,  questo Parlamento non ha le prerogative  proprie  per
  discostarsi dalla legge nazionale? Onorevole Gucciardi quante volte
  noi  abbiamo operato in senso opposto alle decisioni prese a  Roma,
  quante  volte  le leggi che sono state approvate in  Sicilia  hanno
  anticipato  leggi che, poi, sono state fatte proprie dal Parlamento
  nazionale.  Perché appiattirci su posizioni che  sembrano  voler  a
  tutti i costi negare l'autonomia di cui questo Parlamento è dotato?
   Perché  non fare, invece, un ragionamento più meditato,  che  duri
  anche un paio di settimane perché questo disegno di  legge non può,
  Presidente  Ardizzone,  essere approvato in quarantotto  ore  sotto
  l'assillo della finanziaria e del bilancio. Questo errore l'abbiamo
  fatto già due anni fa. Vorrei evitare, Presidente Ardizzone, che si
  continuasse a sbagliare.
   Il  personale,  le  istituzioni scolastiche, le  strade,  e  altre
  competenze che avremmo potuto assegnare alle Province, a cominciare
  dalla gestione del servizio idrico che non si capisce perché non lo
  potrebbero  gestire le province. E tutta una serie di servizi  che,
  oggi, la Regione non riesce ad assicurare o, se le assicura, lo  fa
  a caro prezzo e in senso negativo.
   Per  cui  io,  così come hanno fatto poco fa i miei  colleghi  del
  centrodestra, nel dare un giudizio assolutamente negativo su questo
  disegno di legge che arriva in Aula, la invito, ancora una volta, a
  considerare  l'ipotesi che su una riforma così  importante  per  la
  nostra  Isola, per il nostro futuro, per i nostri figli, vi sia  un
  testo discusso ampiamente.
   Non  vorrei che poi, domani sera, arrivati ad un certo punto venga
  messa la tagliola del tempo e si dirà non si può più ragionare, non
  si  può  più  discutere perché il tempo è alle nostre spalle  e  il
  tempo, oggi, vuole che venga esaminata la finanziaria.
   Veda  voler,  ad  ogni costo, comprimere questo  dibattito,  voler
  costringere i parlamentari, soprattutto dell'opposizione,  a  voler
  accettare i colpi di mano della maggioranza non so se convenga alla
  maggioranza stessa perché veda, Presidente, o noi siamo messi nella
  condizione  di  discutere,  di  dibattere,  di  portare  le  nostre
  proposte,  di argomentarle, di poterle confrontare con  i  colleghi
  della maggioranza - che già stamattina, con l'onorevole Malafarina,
  hanno  fatto  emergere  in maniera chiara e netta  come  vi  siano,
  all'interno  della maggioranza, uomini liberi che hanno  deciso  di
  accostarsi  alle  idee  dell'opposizione - oppure  l'alternativa  è
  quella  che  noi  abbandoniamo l'Aula, vi discutete  la  legge,  ve
  l'approvate,   fate  l'ennesima  legge  manifesto,   continuate   a
  condannare i siciliani in questa situazione drammatica voluta,  non
  solo  dal  Presidente  Crocetta, ma da questa maggioranza  che,  in
  Aula,  ha  sostenuto fino ad oggi tutti i provvedimenti che  questo
  Governo,  assolutamente inadeguato, ci ha portato e ci ha costretto
  ad approvare.
   E' venuto, ed io lo dico ai colleghi della maggioranza, il momento
  di aprire gli occhi. E' venuto il momento di essere, veramente come
  diceva  Don  Sturzo  uomini liberi e forti , di avere  il  coraggio
  delle proprie azioni, di rendersi conto che non è che ubbidendo  si
  salva questa legislatura.
   Semmai,   se  continuate  ad  obbedire  senza  discutere,   questa
  legislatura   sarà   condannata   all'infamia   non   solo    dello
  scioglimento, ma dell'essere stata la peggiore legislatura  che  la
  storia di questa terra nobilissima ricordi.
   Per  questo motivo, signor Presidente, io rivolgo a lei un invito.
  Non  comprimiamo i tempi, diamo la possibilità, lavorando anche  di
  notte,  all'opposizione  di  fare  le  proprie  considerazioni,  di
  discutere gli emendamenti che abbiamo presentato.
   Del resto, se ci sono novecentosettanta emendamenti certamente  la
  responsabilità  non è solo dell'opposizione. La  responsabilità  è,
  soprattutto,  di una maggioranza cinica, sorda che  non  ha  voluto
  ascoltare quelli che sono stati gli inviti che, più volte,  abbiamo
  rivolto in Commissione.
   Si  è  voluto imporre le proprie scelte, le proprie idee come  già
  due  anni  fa si è voluto imporre a questo Parlamento di sciogliere
  le province.
   Il  dramma  dei  territori è sotto gli occhi di  tutti  e  su  voi
  deputati  di questa maggioranza che avete approvato quella proposta
  oscena  del  presidente  Crocetta sta la  vergogna  di  aver  fatto
  passare quel provvedimento.
   Oggi  siamo nelle condizioni di poter riprendere nelle nostre mani
  il  nostro  futuro  e quello dei nostri figli.  Aiutateci  a  farvi
  aiutare  a non fare l'ennesima legge capestro.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Fazio.  Ne  ha
  facoltà.

   FAZIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di  essere
  abbastanza breve per evitare di ripetermi con gli interventi che mi
  hanno preceduto.
   Ma   non   posso   non   assumere  alcune   considerazioni   anche
  nell'interesse, ovviamente, dei siciliani.
   Due  anni fa il governo Crocetta ha spinto la maggioranza  che  lo
  sostiene ad approvare il disegno di legge per l'eliminazione  delle
  province. Successivamente ci sono stati due rinvii nei confronti di
  quelle  date entro le quali erano stati fissati dalla stessa  legge
  per procedere alla riforma.
   Debbo essere sincero come credo siano stati sinceri coloro i quali
  mi  hanno  preceduto ci si aspettava di più e molto di  più  da  un
  disegno  di  legge  che  vorrei  ricordare  è  il  frutto  di   una
  concertazione  sulla  materia. Mi permetto,  in  qualche  modo,  di
  richiamare la vostra attenzione evidenziando come su questa materia
  c'erano  almeno dieci disegni di legge, tra cui anche quelli  delle
  opposizioni  che  invece non hanno fatto sintesi per  elaborare  un
  testo che comprendesse effettivamente una riforma che sia del tutto
  radicale.
   Mi  faccio  e  ci  facciamo una domanda e insieme  a  me  tutti  i
  siciliani:  è  questo il contenuto della riforma che effettivamente
  si  vuole?  Ed  era  necessario procedere come  si  è  proceduto  o
  piuttosto molto semplicemente modificare anche dal punto  di  vista
  della denominazione le province regionali per modificarle in liberi
  consorzi  dei comuni ed effettuare quell'intervento che con  questa
  mini riforma si intende in qualche modo attuare?  Cioè il passaggio
  delle  competenze delle strutture scolastiche di secondo grado  che
  prima apparteneva alle province adesso in qualche modo si intendono
  demandare alla competenza dei comuni.
   E  questa  è  la parte più saliente se si tralascia l'aspetto  dei
  rifiuti  che  mi  sembra del tutto marginale e anche  l'aspetto  di
  natura urbanistica.
   E  quindi  si è aspettato ben due anni, si è aspettato in  qualche
  modo una riforma per cercare in qualche modo di attuare quello  che
  effettivamente   era   possibile  attuare   già   nell'immediatezza
  effettuando una modifica alla legge n. 9 del 1986 che istituiva  le
  province regionali in Sicilia.
   Ed  è  una grande delusione perché questo disegno di legge, questa
  mini riforma, laddove doveva essere approvata nel testo che è stato
  elaborato  dalla  Commissione  non dà  un  minimo  di  garanzia  ma
  soprattutto  non  dà  una garanzia né alcuna  certezza  per  quanto
  riguarda  il  futuro  soprattutto  ai  dipendenti  della  provincia
  regionale.  Perché  mentre  la  riforma  a  livello  regionale   ha
  consentito  nella fase della sua attuazione di dare delle  garanzie
  al   personale   trovando   anche   delle   soluzioni   alternative
  all'attività  in capo alle ex province regionali,  qui  rimane  del
  tutto  incerta la possibilità se effettivamente il personale  delle
  ex  province   possa  transitare in toto e possa  in  qualche  modo
  essere sostenuto dal punto di vista economico.
   Ed  è quello che ancora più grave appare tenuto conto che molte di
  queste  materie,  molti  di questi argomenti,  mentre  prima  erano
  garantiti   dall'intervento  economico  da   parte   del   bilancio
  regionale,  così  non  è e così non appare non  fosse  altro  anche
  perché  si  sta procedendo ad effettuare l'approvazione  di  questa
  eventuale  mini  riforma senza che ci sia un  confronto  di  natura
  economica.
   Nell'incertezza  più  totale, credo che sia veramente  un  po'  da
  stolti procedere in questo senso, soprattutto per il fatto che  non
  si  sa  quante  risorse  economiche siano  necessarie  per  la  sua
  attuazione.
   Altro aspetto, che mi sembra più grave di tutto il resto, è questa
  famosa   delegittimazione da parte dell'Assemblea nel demandare  al
  Governo  il potere di completare la riforma emanando provvedimenti,
  cosiddetti, attuativi, che attuativi non sono.
   E  credo  che non sia neanche corretto, per certi versi, perché  è
  ovvio   che   i  cittadini  non  possono  non  sapere  quale   sarà
  effettivamente  il contenuto della riforma o del  provvedimento,  o
  della  norma,  piuttosto che conoscerlo a posteriori,  solo  quando
  effettivamente il Presidente o la Giunta regionale decideranno,  in
  qualche   modo,   come  completare  e  quali  interventi   inserire
  nell'ambito della riforma stessa.
   In  dipendenza  di ciò, credo che questa non sia la  riforma,  che
  tanto era stata auspicata, sicuramente, le modifiche delle province
  regionali, neanche da parte dei colleghi  grillini' e credo che per
  certi versi non può non esserci un'opposizione netta e contraria se
  questo  è il contenuto che in qualche modo si vuole portare  avanti
  da parte della maggioranza. Non dà alcuna garanzia. Ed io mi auguro
  e   spero  che  nella  fase  del  dibattito  e  soprattutto   nella
  condivisione,   eventualmente,   di   alcuni   emendamenti    possa
  correggersi, almeno in parte,  quel contenuto a mio avviso omissivo
  che il disegno di legge, in qualche modo, contempla.
   Credo che sia  opportuno, veramente, una maggiore riflessione, per
  evitare,  obiettivamente  che,  come al  solito,  le  cose  cambino
  perché non cambino affatto.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Turano.  Ne  ha
  facoltà.
   Invito  gli onorevoli colleghi ad evitare di fare altre  assemblee
  nel  corso  dell'assemblea alla quale siamo chiamati a partecipare.
  Grazie.

   TURANO.   Signor   Presidente,  assessore,   onorevoli   colleghi,
  cercherò  di  essere telegrafico nella discussione generale  di  un
  disegno  di  legge che, comunque, merita un approfondimento  e  che
  credo debba ricevere il contributo da parte di tutti.
     Non  ho  ricevuto sollecitazioni particolari, però, una  riforma
  strutturale,  sicuramente,  è una riforma  importante.  Non  essere
  protagonista  del dibattito sarebbe un errore e penso  che  nessuno
  commetterà  un errore di questo tipo. Ora, io dico, sin da  subito,
  quale sarà la condotta del Gruppo parlamentare che, per ora, ho  la
  fortuna  di  rappresentare, cercando di  sconnettere  solo  per  un
  momento quello che ho fatto nella mia attività politica.
   Ho  avuto  la  fortuna di fare il Presidente  della  provincia  di
  Trapani  ed  ancora  oggi  continuo a  rivendicare,  con  orgoglio,
  l'importanza di un ente di area vasta che è presente  in  tutto  il
  mondo.
     Da  qui,  però,   a dire che dobbiamo rimanere  ancorati  ad  un
  vecchio  sistema, ad un vecchio principio credo che  ne  corra.  Ne
  corra e non serve ad alcuno non capire che è cambiato il mondo, non
  capire  che  il Governo nazionale ha fatto una riforma strutturale,
  che  ha  valenza  economico-finanziaria,  una  riforma  che  incide
  profondamente  nell'assetto dell'ente istituzionale in  termini  di
  elezione significherebbe  non vedere il sole.
   Ed  allora, credo che il Governo, invece, e permettetemi di  dire,
  non  è  una  esagerata vanteria perché l'assessore  Leotta  non  ha
  bisogno  di  essere  vantato da alcuno, ma quest'ultimo  Governo  e
  quest'ultimo assessore, nell'arco di poco tempo, hanno  portato  in
  Aula  una seria legge di riforma, di un ente di area vasta come  la
  ex provincia.
   E  negare  questo, anche da parte dell'opposizione. Oggi ho  visto
  una  serie  di atteggiamenti che, non avevano un animo propositivo,
  non  cercavano di migliorare il testo ma di ancorarlo ad una  serie
  di altri ragionamenti che, nulla avevano a che fare con l'argomento
  che stavano trattando.
   Credo  che  dopo  due  anni, dire che non bisogna  fare  niente  o
  rinviare  il  dibattito alle province dopo l'analisi del  dibattito
  sulla legge finanziaria sarebbe un errore.
   Noi  ci  siamo  impegnati in questo periodo, il  presidente  della
  commissione,  onorevole Cracolici, l'assessore Leotta  e  tutte  le
  forze di governo nella I Commissione sono riusciti ad elaborare  un
  testo  di legge che tiene conto: a) delle prospettive che un organo
  come  l'ex  provincia deve continuare a governare, b) ad arricchire
  le  competenze  che  giustamente facevano delle  vecchie  province,
  soltanto  in alcune fasi non un organo,  programmatorio, faccio  un
  esempio  su tutti, poiché l'onorevole Fazio che è stato sindaco  di
  Trapani  sa quello che dico, non vi era una competenza nella  parte
  dell'organo di area vasta nella programmazione territoriale per  la
  realizzazione  di strumenti che servivano a tutti non  soltanto  al
  comune  di  appartenenza, se si doveva programmare la realizzazione
  di  una  discarica  non vi era chi pensava di  poterlo  fare,  ogni
  singolo  comune  riteneva  che  non  lo  doveva  fare  nel  proprio
  territorio e mancava un organismo che invece aveva la competenza di
  questo  tipo, così come per la realizzazione di alcune  bretelle  o
  arterie autostradali che servivano per collegare più comuni  e  che
  ne attraversavano cinque, sei  o sette addirittura.
   Ragione per la quale credo che le competenze, oggi, questo disegno
  di   legge   arricchisce   per   davvero   l'impianto   strutturale
  dell'organismo  stesso. Non voglio andare  contro  la  mia  storia,
  certo  se fosse stato possibile, avere l'elezione diretta non  nego
  che  mi avrebbe fatto piacere, ma è un fatto anacronistico,   è  un
  fatto oramai superato che non sta più in piedi. E' un fatto che  il
  Governo  nazionale  ha  deciso di cassare  e  sarebbe  come  essere
  innamorati  di  cose  che  non  esistono  più,  pensare  di  potere
  continuare  a  eleggere  un organo che nel  resto  d'Italia,  viene
  eletto con un'elezione di secondo grado.
   Anche qua l'assessore Leotta è stato coraggioso perché a fronte di
  alcune  accelerazioni politiche che venivano da partiti  che  forse
  oggi  gestiscono  la maggior parte dei sindaci ha puntato  i  piedi
  permettendo  che  l'elezione di secondo grado fosse  come  un  voto
  ponderato,  ampliando  la  platea del  corpo  elettorale  stesso  e
  coinvolgendo  non  solo i sindaci, ma tutti i consiglieri  comunali
  che  poi  in  verità rappresentano l'intero corpo elettorale  della
  vecchia provincia ma rappresentano anche le forze politiche che  li
  hanno mandati.
   Credo  che  questi  passaggi se non fossero  rimarcati  e  se  non
  fossero   apprezzati   dall'opposizione  sarebbero   passaggi   che
  potrebbero rimanere nell'ombra; e, invece, non meritano di  restare
  nell'ombra  viva Dio', ogni legge è sempre migliorabile ogni  legge
  è emendabile.
   E  noi  siamo  qua  per questo, nessuno ha una  idea  preconcette,
  nessuno  ritiene che il testo che è stato elaborato sia il Vangelo;
  da  un'attenta  discussione si potrà portare a casa  una  serie  di
  apprezzamenti positivi che vengono anche dall'opposizione, ma  dire
  quello che si è fatto negli ultimi mesi non è un lavoro serio non è
  stato  un  lavoro  che non merita un apprezzamento,  significa  non
  riconoscere quello che la politica  in quest'Assemblea ha  fatto  e
  non  riconoscere  quello  che  alcuni uomini  hanno  contribuito  a
  determinare.
   Per questo spero che il dibattito parlamentare non sia strozzato e
  sia  condiviso da tutti, ognuno nella propria posizione dialettica;
  certo   avrebbe  l'amaro  sapore  dell'ostruzionismo  se  poi   970
  emendamenti dovessero essere votati uno ad uno. Qua stiamo  facendo
  una cosa che serve tutti e le regole delle democrazie devono essere
  partecipate  e  condivise da tutti. Non v'è  dubbio  che  usare  lo
  strumento  regolamentare per rallentare i lavori non sia  una  cosa
  apprezzabile
   L'appello,  quindi,  che  rivolgo a tutte  le  forze  politiche  è
  diverso  da quello che, oggi, qualcuno potrebbe invocare, è  quello
  della  condivisione  ed io penso che la condivisione  la  si  debba
  costruire  più  tardi  con  la  discussione  generale,   domani   o
  dopodomani  con  il  voto  finale,  con  i  distinguo  delle  parti
  politiche  ma  con la convinzione che stiamo facendo una  cosa  che
  forse  per i prossimi vent'anni non cambierà più e, così  come  nel
  1986 è stata fatta una legge, che era la legge 9 rivoluzionaria per
  l'epoca  perché  statuiva  alcuni principi  che  se  fossero  stati
  attuati  avrebbero  permesso di evitare tante  storture  che,  poi,
  nella  gestione ordinaria si sono fatte, credo che,  oggi,  occorra
  partire da quel principio.
   Quindi, una legge che va arricchita, che noi condividiamo nel  suo
  impianto generale, che riteniamo di dovere votare celermente e  che
  soprattutto, signor Presidente, definisce entro il termine  del  31
  luglio l'impianto amministrativo.
   Onorevole Fazio lei non deve ridere è scritto nella legge,  dall'1
  al  31  luglio questa volta i liberi Consorzi devono adeguarsi  con
  l'elezione di un organismo di secondo grado.
   Io  non  credo  che  sarà difficile fare questo,  penso  che  sarà
  difficile nell'arco delle prossime 48 ore approvare la legge e  per
  questo  ci  vuole  il contributo di tutti. Una volta  approvata  la
  legge,   vedrà   che   riusciremo,  senza   dubbio,   ad   eleggere
  democraticamente con un'elezione indiretta di secondo grado  questo
  nuovo  organismo  e  credo,  assessore Leotta  -  glielo  dico  con
  profondo rispetto non solo per il ruolo che ha avuto, quello che ha
  per  ora  - che questa sia una riforma che lei porterà a casa  come
  una  riforma importante che servirà a definire meglio le competenze
  della Provincia.
   Ritengo  che su questo si possa celermente raggiungere l'intesa  e
  sono certo che l'Assemblea lo farà.
   Chiuso  questo dibattito non c'è dubbio che ci dovremo  attrezzare
  per  analizzare  ed affrontare la Finanziaria ed il Bilancio  della
  Regione, e sappiamo tutti le difficoltà che ci sono ma ancorare  le
  due   cose  ed  utilizzare  l'escamotage  del  Bilancio   o   della
  Finanziaria che ancora non è stata  incardinata in Commissione come
  fatto  tecnico  per non approvare questo significherebbe  fare  due
  torti alla Sicilia e noi questo non lo possiamo permettere.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Siragusa.  Ne  ha
  facoltà.

   SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore Leotta,
  prima di entrare nel merito della legge che ci stiamo apprestando a
  trattare vorrei dire anch'io due parole sul metodo. Mi auguro  che,
  così  come viene condannato e viene criticato l'ostruzionismo, allo
  stesso modo, si dia, comunque, la possibilità di poter svolgere  un
  dibattito  che non sia frettoloso e che, quindi, non  si  pensi  di
  ridurre  i  970  emendamenti a trenta, quaranta per  strozzare,  di
  fatto, il dibattito.
   Entrando,  invece, nel merito della legge, vorrei  soffermarmi  su
  alcuni  termini che sono stati usati dall'assessore  Leotta  e  dal
  presidente Cracolici nei loro interventi della settimana  scorsa  e
  precisamente  la  parola   alchimia , usata  dall'Assessore,  e  le
  parole   recepimento dinamico  con riferimento  alla  legge  Delrio
  usate  dal presidente Cracolici. Perché proprio queste tre  parole?
  Perché  in  queste parole c'è, di fatto, tutta la  verità  e  tutta
  l'essenza  su questa legge, essenza che si può tradurre in  maniera
  pulita  e politicamente corretta nel  non sapevamo come uscirne  e,
  quindi,  non  abbiamo toccato niente . Perché  in  buona  sostanza,
  oggi, stiamo parlando né più, né meno della legge numero 9 del 1986
  a  cui è stata data una spolverata o meglio un recepimento dinamico
  della legge Delrio.
   Un'alchimia  che, di fatto, ci sta portando a chiamare  nuovamente
  liberi  consorzi quelle che erano le province regionali  senza,  di
  fatto, cambiare nulla.
   E  l'imbuto  da  cui la maggioranza, il Governo non sapevano  come
  uscire  e che ha portato, quindi, a non toccare nulla, non è legato
  ad  alcun  tipo  di problema giuridico o economico, ma  in  maniera
  molto  più spicciola si è avuto paura di toccare interessi politici
  e di potere.
   Si  è  avuto  paura  di  toccare i collegi  regionali,  i  collegi
  elettorali  regionali,  si  è  avuto  paura  che  la  gestione  dei
  territori, per quanto riguarda le politiche di area vasta, passasse
  ai  territori  stessi,  attraverso i comuni, invece,  che  rimanere
  saldamente  in mano alla centralità della Regione e, quindi,  della
  politica regionale.
   Ma  andiamo  con ordine cominciando dai confini stessi  dei  nuovi
  liberi  consorzi  che  restano esattamente uguali  a  quelli  delle
  vecchie province.
   Con  la  legge 7 del 2013 si era inteso, correttamente,  a  nostro
  avviso, dare la possibilità ai territori di rideterminarsi in  base
  a criteri legati alla reale coesione economica, politica e sociale.
   Tale  libertà è stata, in buona sostanza, limitata con la legge  8
  del  2014  che,  però, è riuscita lo stesso, grazie soprattutto  al
  referendum che fortemente il Movimento Cinque Stelle ha  voluto,  a
  far esprimere questa volontà in comuni importanti come Gela, Piazza
  Armerina, Niscemi e Licodia Eubea, che hanno deliberato, confortati
  dall'esito referendario, di volgere altrove il proprio sguardo e di
  spostarsi da un libero consorzio ad un altro.
   Con  la  legge  che ci stiamo apprestando a discutere  si  intende
  stroncare  qualsivoglia velleità di rideterminazione  territoriale,
  anteponendo  non  tanto problematiche giuridiche e  di  complessità
  nella gestione di rapporti attivi o passivi o chissà cos'altro,  ma
  meri interessi campanilistici, politici e di gestione del potere.
   In  breve, si poteva realmente rivoluzionare il concetto  di  area
  vasta  e  di  ente di secondo livello in un'ottica  più  vicina  ai
  territori  e,  quindi,  ai  cittadini,  ma  si  è  preferito   fare
  altrimenti.
   Le  città metropolitane. La legge 8 ne aveva individuate  tre  che
  già  è  una abnormità e un'anomalia rispetto al percorso nazionale,
  ma   almeno  erano  città  metropolitane  che  avevano   un   senso
  geograficamente e concettualmente. Erano realmente città
     Con  la legge che stiamo discutendo adesso ci troviamo ad  avere
  città  metropolitane  di  carta pesta,  finte,  senza  alcun  senso
  logico, mantenendo però l'anomalia sempre di averne tre, questa  ce
  la teniamo. Semplicemente geniale
   E'  vero  che  di  fronte  al  fatto  che  occorre  assecondare  i
  desiderata  dei  sindaci  di Palermo e di Catania,  la  logica  può
  passare in secondo piano.
   La  governance. E' vero, sulla carta si è mantenuta l'elezione  di
  secondo livello - fino adesso, ancora ci sono gli emendamenti ed  è
  tutto  da vedere -, ma si è data facoltà ai liberi consorzi  stessi
  nei propri statuti di determinarsi in maniera diversa.
   Certo,  ci  sono i paletti, ma non sono impossibili  da  aggirare,
  qualcuno  è  pronto  a  scommettere ed a  garantire,  con  certezza
  assoluta,  che da qua ad un paio d'anni non si andrà  al  voto  per
  eleggere   i   presidenti  dei  liberi  consorzi   ed   i   sindaci
  metropolitani? Io penso di no
   Ecco,  invece, che cosa dinamicamente non sia recepito della legge
  Delrio, lì siamo diversi, ovviamente, le indennità.
   Si  è  sempre parlato di funzioni da espletare a titolo  gratuito,
  sia  nella legge 7 che nella legge 8, così come nella Delrio;  qui,
  invece,  la  dinamica  si  inverte e compaiono  le  indennità,  per
  Giunta,  presidenti dei liberi consorzi e sindaci metropolitani  ed
  indennità  pesanti,  forse  troppo pesanti,  per  essere  anch'esse
  dinamiche.
   Le  funzioni. Il copia ed incolla supremo della legge 9 del  1986,
  con  qualche ritocco, più che altro di facciata e qualche passaggio
  che  lascia  de  dubbi, come i PRG approvati dal  libero  consorzio
  stesso  o  come  il  passaggio di tutta  l'edilizia  scolastica  ai
  comuni,  con  conseguenti  problemi seri, di  carattere  economico,
  visto lo stato di dissesto o quasi della stragrande maggioranza dei
  comuni siciliani.
   Sì,  perché mentre molto si è parlato sulle funzioni, poco o nulla
  si è detto dei trasferimenti di risorse.
   Sappiamo, infatti, che le ex province sono pesantemente in deficit
  e  che,  peraltro,  lo Stato sta richiedendo ulteriori  soldi  alle
  province stesse e che sono al lumicino tutti i trasferimenti  senza
  un bilancio, peraltro in questo momento, da parte della Regione non
  ci  sono  trasferimenti  e, quindi, con  quali  soldi  si  potranno
  mantenere i liberi consorzi?
   Concludo  con  un accenno al personale di ruolo precario  e  delle
  partecipate.  Essi  saranno, probabilmente,  coloro  che  realmente
  pagheranno   il   prezzo  di  questa   riforma .  Viene,   infatti,
  introdotta la concreta possibilità che in molti verranno  posti  in
  mobilità; scompare dal testo qualsiasi riferimento alla tutela  dei
  posti di lavoro ed al mantenimento dei livelli occupazionali.
   Come spesso avviene la spending review inizia dai più deboli e  lì
  finisce
   Tutti questi concetti verranno, per altro, poi, approfonditi nella
  trattazione dei singoli articoli così come quelli che qui non  sono
  stati  trattati, ma la sostanza è che questa legge non ha nulla  di
  rivoluzionario, nulla di positivo ed utile per i territori e per  i
  cittadini.   Questa   legge   è   pura   restaurazione,   è    puro
  conservatorismo.
   Cosa  si  sarebbe potuto fare? In realtà molto. Si sarebbe  potuto
  continuare  nel solco della legge 7 e dare realmente la possibilità
  ai  territori  di rideterminarsi con funzioni più di coordinamento,
  programmazione  di  indirizzo, invece, che  di  mera  gestione.  Si
  sarebbe potuto seguire il percorso intrapreso con la legge  8,  più
  limitato ma pur sempre innovativo, con città metropolitane vere  ed
  in  grado  di  dare risposte rapide e concrete ai cittadini.  O  si
  sarebbe  potuto semplicemente iniziare il percorso legislativo  per
  eliminare  la  parola  liberi  consorzi  dallo  Statuto.  In  buona
  sostanza,  sciogliere realmente le province.
   Si  è  scelto,  invece, di non fare nulla.  Questa  legge  non  fa
  null'altro che cambiarne il nome all'ente di area vasta e poco più.
   Siamo  partiti per primi con questa riforma ed alla fine  è  stato
  tutto  un bluff, buono per una prima pagina, buono per uno spot  ma
  inutile  per  i cittadini. Ed è per questo che il Movimento  Cinque
  Stelle  si  opporrà  alla sua approvazione, non  avendo  timore  di
  assumersi  la  responsabilità che questo potrebbe  comportare.  Ma,
  spacciare  tutto questo per qualcosa che non è mentendo, di  fatto,
  ai  siciliani,  questa  è  una responsabilità  che  non  intendiamo
  assumerci.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panepinto.  Ne  ha
  facoltà.

   PANEPINTO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessore,
  onestamente  non comprendo dall'inizio del dibattito di  stamattina
  l'avere  schierato pure  il termine  rivoluzione  come ha fatto  il
  simpatico collega Siragusa.
   La  Commissione ha adottato un testo che è quello oggi  possibile.
  Personalmente  -  questo  lo diceva il mio  caro  amico,  onorevole
  Vinciullo  -,  che  avrei  voluto  voleva  l'elezione  diretta  del
  Presidente e, alla fine, si è trovata una mediazione che  è  quella
  di  un'adunanza con tutti i consiglieri comunali che è la  migliore
  soluzione  rispetto all'idea di voto ponderato  che  era  una  pura
  follia.
   La  questione  che  pone il collega Siragusa, che  è  uno  che  ha
  seguito  attentamente  tutti i lavori della  Commissione,  cioè  la
  possibilità dell'autodeterminazione dei territori in area vasta per
  costituire  altri liberi consorzi, in realtà, in due anni,  abbiamo
  registrato ben poco della volontà di scorporare pezzi di territorio
  per  incorporarli  dentro  altre aree vaste,  anche  se  il  testo,
  all'articolo  45,  prevede  questa ulteriore  possibilità  con  gli
  stessi  paletti che stavano nella legge 7, cioè  numero di abitanti
  e continuità territoriale.
   Io ho una sola grande preoccupazione: parliamo continuamente di un
  testo   che,  nell'immaginario  collettivo,  è  una  sfida  ad   un
  Parlamento  nazionale  che ha abolito le province.  Ovviamente,  il
  cosiddetto  testo  Delrio  che, in  alcuni  minuti,  con  tutto  il
  rispetto  per  il  mio  compagno  di  partito  e  ministro  per  le
  infrastrutture,  da  qualche  giorno,  sta  creando  una  serie  di
  problemi  perché, comunque, un sistema strutturato, un'architettura
  istituzionale non sostituisce un piano intermedio senza nulla.
   E  io  credo  che lo sforzo che la Commissione ha  fatto,  che  il
  Parlamento   potrà   fare,   sia   di  mantenere,   sostanzialmente
  migliorandola,  l'architettura e l'organizzazione  della  vita  dei
  cittadini attraverso l'istituzione, ieri Provincia regionale,  oggi
  libero   consorzio.  Ma  se  la  volontà  -  lo  dico  ai  colleghi
  dell'opposizione  - è quella di tenere in acque ferme  e  stagnanti
  questo  disegno,  guardate che corriamo il rischio,  tutti  nessuno
  escluso, perché una volta c'erano le categorie, i democristiani,  i
  comunisti,  i  socialisti, i repubblicani, oggi tutto il  consorzio
  umano  che  ha  a  che fare con la politica viene identificato  con
  politici  in maniera dispregiativa e con la Politica, non  ci  sono
  categorie, partiti, movimenti, soggetti, che abbiano una  diversità
  rispetto  ad altri, eppure le diversità ci sono e sono tante,  sono
  ideologiche,   comportamentali,  sono  anche  di  impostazione   di
  strategia,  nella conduzione dell'attività politica,  dell'attività
  istituzionale a cui si assolve come gruppi o come persone.
   Per  cui,  dico:  anch'io  ho  molte  perplessità  sul  fatto  che
  l'edilizia  scolastica possa ricadere sulle finanze dei Comuni,  ma
  mi  auguro  che l'Assessore quando interverrà dirà che in  sede  di
  Conferenza Regione-autonomie locali si andranno a bilanciare questi
  costi  a  carico  dei  Comuni  che prima  stavano  a  carico  delle
  province.
   Così  come credo che sia importante doverci dire una verità, cioè,
  assessore  Leotta, assessore per le autonomie locali, la  riduzione
  dei trasferimenti dello Stato centrale nei confronti delle province
  mette  in  crisi, complessivamente, tutto ciò che è  erogazione  di
  servizi  rispetto  alle funzioni che la legge 9 dell'86  dava  alle
  province regionali.
   E,  probabilmente, Assessore - glielo dico come,  mi  consenta  il
  termine,  Ministro degli Interni della Sicilia -, forse è anche  il
  momento  di  celebrare una conflittualità con il Governo nazionale,
  perché  gli enti locali non sono figli solo della Regione  o  dello
  Stato  regionale, dell'autonomia del '48, ma gli enti  locali,  che
  nascono  ancor  prima  dello  Stato  risorgimentale,  dello   Stato
  repubblicano, dello Stato monarchico, quella fase che va  dal  1860
  in avanti, probabilmente, le autonomie locali, oggi mortificate dal
  mancato  differimento di risorse non solo della  Regione  ma  anche
  dello  Stato,  probabilmente, è arrivato il tempo,  Assessore,  che
  questo  Governo apra un contenzioso con il governo Renzi  perché  è
  chiaro che abbiamo una riproposizione di una centralità quasi prima
  dello  Statuto Albertino e prima ancora delle riforme del 1970  con
  le Regioni e con maggiori autonomie ai Comuni in termini finanziari
  non in termini impositivi.
   Per  cui, chiedo ai colleghi della minoranza di non attardarsi  su
  un  tema che, tutto sommato, va archiviato per essere ripreso nella
  riforma  complessiva  delle  autonomie  locali,  perché  se,  oggi,
  dovessimo  fallire  per  l'ennesima volta nell'approvazione  di  un
  testo  che non esce certamente dalla testa di Giove e nemmeno dalle
  mani  di Giustiniano, attardandoci ancora in un tatticismo che  non
  porterà  a  nulla  perché stiamo viaggiando,  ad  oggi,  in  questo
  momento,  nel  nulla,  il rischio è una totale  incomprensione  nei
  confronti di chi fruisce dei servizi dell'ex provincia, oggi liberi
  consorzi.
   Penso,  uno  su  tutti, sulle attività al welfare,  ai  sordi,  ai
  ciechi,   all'assistenza   scolastica   per   i   disabili,   penso
  all'edilizia scolastica stessa che, oggi, non appartiene più né  ai
  Comuni,  né  alle  ex province; penso alle programmazioni  che,  in
  questa legge, vengono affidate alle aree vaste.
   Per  cui,  credo che sia un grande errore, e lo dico  ad  uno  per
  tutti, per la sua storia personale, per la sua esperienza ed  anche
  per  la  sua  correttezza  istituzionale,  all'onorevole  Musumeci:
  attardarsi in un'opposizione tattica su questo testo è un  peccato,
  un peccato che pagheremo tutti, nessuno escluso.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Alongi.  Ne  ha
  facoltà.

   ALONGI.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   Assessore,
  fortunatamente,  tutto  quello che oggi, qui,  ci  stiamo  dicendo,
  rimane agli atti, ne rimangono parole trascritte nei testi e  credo
  che, fra qualche decennio, qualcuno si prenderà la briga, anche noi
  lo potremo fare tranquillamente, di andare a rivedere cosa ci siamo
  detti  e,  probabilmente,  aggiungo, qualche  follia  politica  che
  stiamo facendo.
   E  voglio essere ancora più chiaro. Vedete, domani alle ore 16.00,
  CGIL,  CISL  e  UIL hanno indetto presso Piazza del Parlamento  una
  manifestazione  generale  contro la legge  che,  oggi,  qui  stiamo
  discutendo e che, nei prossimi giorni, dovremmo approvare.
   E  lo slogan che hanno scelto CGIL, CISL e UIL è il seguente:   No
  all'ennesima legge spot che non dà certezza sul personale, funzioni
  e risorse . Credo che questo slogan abbia centrato e centri la vera
  drammaticità di questa legge.
   Voglio  essere  ancora più chiaro. Mi dispiace che  il  presidente
  Cracolici  non sia presente in Aula, mi pare di non vederlo,  è  il
  Presidente  della Commissione che ha esaminato, che ha  guidato  la
  Commissione per questa riforma. Ma in questa riforma c'è un tema  -
  di  cui  ne hanno già parlato i colleghi ma  non posso sottrarmi  -
  che è un errore colossale, che è quello di trasferire ai comuni una
  serie di funzioni, per quanto riguarda la pubblica istruzione,  per
  quanto  riguarda  la materia dei servizi sociali  e  culturali.  E,
  adesso,  vorrei  comprendere considerato che le  vecchie  province,
  prossimi  liberi consorzi, prossime città metropolitane,  ad  oggi,
  hanno  garantito  servizio di assistenza ai  ragazzi  disabili  per
  recarsi  nelle scuole e garantire il servizio scolastico, assistito
  i  ragazzi  nelle  scuole  nell'orario  di  servizio,  per  poterli
  accompagnare  nei momenti di drammaticità durante la loro  giornata
  per  il  loro handicap, vorrei che chi ha scritto questa  norma  mi
  spiegasse visto che, oggi, questo servizio viene svolto dall'intero
  territorio di una singola provincia, come dovranno fare  i  singoli
  comuni  a fare una gara per garantire soltanto in quella scuola  il
  servizio  per soltanto uno o due disabili   Mi chiedo come  possano
  fare  alcune scuole, come una di Termini Imerese che ha la  sezione
  staccata  per  esempio a Ciminna, ebbene, chi dovrà  occuparsi  del
  disabile  di Ciminna: il comune di Termini Imerese o il  comune  di
  Ciminna? Credo che chi abbia scritto la norma in questa direzione -
  permettetemi di dirlo con grande affetto - sia uno che non  ha  mai
  calpestato minimamente l'area delle province (io parlo di quella di
  Palermo  che conosco bene) nei ruoli e neanche nelle sue  funzioni.
  Quindi,  questa è una sciocchezza colossale che procurerà un  danno
  non indifferente.
   E, poi, la collega stamattina è stata molta chiara ed ha citato un
  tema  che  voglio riprendere perché ritengo sia importante,  quello
  dei  decreti, dove il presidente Crocetta ed i suoi suggeritori  si
  divertiranno a scrivere pezzi importanti, con danni straordinari.
   E,  Assessore, vorrei leggere interamente il comma 4 dell'articolo
  27,   perché  qui  stiamo  discutendo  di  accelerare,  scadono   i
  commissari, dobbiamo dare garanzie e certezze alle province, stiamo
  dicendo  delle emerite sciocchezze. Noi nei prossimi tre  anni  non
  potremo  garantire  nulla  ad  alcuna  provincia  e  vi  spiego  le
  motivazioni.  Il  comma  4  dell'articolo  27  recita:    Ai   fini
  dell'individuazione delle risorse necessarie per  il  finanziamento
  delle funzioni attribuite ai liberi Consorzi comunali ai sensi  del
  presente articolo, il Presidente della Regione, previa delibera  di
  Giunta,  previo  parere  della Commissione Affari  istituzionali  e
  della  Commissione  Bilancio  dell'Assemblea  regionale  siciliana,
  emana  uno  o più decreti, sulla base di un'intesa con i competenti
  organi  dello  Stato,  in  ordine  alla  definizione  dei  rapporti
  finanziari  tra lo Stato e la Regione, allo scopo di assicurare  lo
  svolgimento   dei   compiti  istituzionali  dei   liberi   Consorzi
  comunali. .
   Sintesi:   entri u mericu sturia u malatu sinni và  per  dirla  in
  siciliano. Cioè significa

   PRESIDENTE. Si può fare capire. Non ho sentito. Può ripetere.

   ALONGI.  Mentre  il medico studia, l'ammalato  se  ne  và.  Faccio
  sintesi, Presidente. Non è una barzelletta, glielo dico con  grande
  amarezza, con forte preoccupazione, con sgomento, glielo  dico  con
  grande amarezza per avere calpestato per tanti anni i saloni  della
  provincia,  per  avere  seguito  quello  che  era  il  ruolo  delle
  province,  lo  straordinario ruolo che hanno svolto nel  territorio
  come  ruolo  di  area vasta ed aggiungo di area  intermedia  tra  i
  comuni e la Regione.
   Bene,  prima  che  si  applichi questo comma 4  dell'articolo  27,
  passeranno  almeno 3 anni. In questi 3 anni, già  che  le  province
  sono al collasso, finiranno per morire definitivamente.
   Qui   stiamo  mettendo  al  rischio  non  soltanto  il  ruolo  dei
  lavoratori delle province ma delle società  partecipate ed a questo
  aggiungo  che  mettiamo  a rischio anche le  privatizzazioni  degli
  aeroporti  dove  probabilmente questo  Governo  vorrà  indicare  ed
  individuare i percorsi, non a caso questa Regione ha acquistato per
  2  milioni di euro le azioni di Air jet di Trapani e mi viene anche
  il  dubbio, a questo punto, che sia probabile che la Regione voglia
  utilizzare, oggi, Air jet di Trapani, le azioni al 51 per cento  ed
  il  commissariamento  che  ha  svolto attraverso  la  provincia  di
  Palermo  e  la Camera di Commercio, qualche settimana fa per  avere
  anche  oltre  il 51 per cento e potere decidere in piena  autonomia
  come privatizzare gli aeroporti di Palermo e di Trapani?
   Allora, dico, con molta onestà, che non ci stiamo. Adesso  non  so
  quale  sarà  la scelta che faremo insieme con i nostri colleghi  di
  opposizione ma, sicuramente, sarà una scelta unitaria e mi fa anche
  piacere,  oggi, e lo dico con grande schiettezza, che il  Movimento
  Cinque  Stelle  che  era  partito con  una  posizione  inizialmente
  diversa,  abbia compreso, anche se in ritardo, che  la  scelta  del
  presidente  Crocetta è una scelta scellerata che avrebbe  provocato
  danni  inimmaginabili.  Oggi, questi  danni  sono  tutti  lì  e  li
  tocchiamo con mano.
   Invito  il presidente Crocetta a farsi una passeggiata, ad  andare
  verso  le  province,  toccare con mano e vedere  il  voto  di  quei
  lavoratori  che,  oggi, più che mai capiscono che stanno  spegnendo
  definitivamente  e chiudono la canna del gas. Siamo  arrivati  alla
  chiusura della canna del gas
   Allora, presidente Crocetta - anche se non è presente qui in  Aula
  -,  Assessore, la invito a fermarsi un attimo perché  le  dico  con
  molta  schiettezza - non voglio essere lungimirante  e  non  voglio
  essere  Cassandra  -  che domani, tra qualche anno,  il  danno  che
  stiamo  arrecando  qui lo piangeranno: strade  provinciali,  scuole
  provinciali,  lavoratori,  LSU, società partecipate,  tutte  queste
  messe insieme pagheranno un prezzo salatissimo.
   Potrei  dire  a  questa maggioranza, quasi con interesse,  che  la
  ringraziamo  perché se si dovesse votare a scadenza naturale,  cioè
  tra  2  anni, saremo arrivati ad un punto tale che passando  questa
  legge  i  danni  saranno inquantificabili. Quindi,  vi  ringraziamo
  perché  i  dipendenti  delle province e tanti altri  sapranno  come
  ripagare  chi, con il suo ditino, approvando questa legge ha  fatto
  scelte scellerate.
   Noi  queste  scelte scellerate, non solo non le condivideremo,  ma
  saremo  contro  perché riteniamo che questa  è  una  legge  che  fa
  soltanto danni e non porterà né sviluppo, né coesione territoriale,
  né coesione sociale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Cordaro.  Ne  ha
  facoltà.

   CORDARO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   Assessore,
  stamattina ho avuto modo, iniziando il mio intervento nel quale  ho
  sostenuto  l impossibilità di affrontare questo tema, quello  della
  riforma  con  la  r  molto minuscola delle ex province prima  della
  finanziaria e del bilancio, ho avuto  modo di dire che,  nel  marzo
  2013,  con l'approvazione della legge che eliminava le province  in
  Sicilia,  il  presidente  Crocetta  compiva  il  primo  scempio  di
  legislazione, di amministrazione, di  buon governo.
   Certo,  ho  anche qualche timore a parlare oggi, perché  sento  di
  querele  a  deputati  che esprimono posizioni politiche,  comunque,
  vincerò questo timore, signor Presidente, e andrò avanti lo stesso.
   Il primo scempio, l'inizio di un disastro che, in questi due anni,
  non  ha  avuto  fine né sosta. E questo primo scempio,  che  doveva
  essere  indicativo di quello che sarebbe venuto  appresso,  lo  era
  tanto  più  ove  si  era  sostanziato  nell'eliminazione  di   nove
  presidenti  eletti  a suffragio universale e col  voto  popolare  e
  sostituiti con nove commissari di stretta osservanza crocettiana.
   Ed  è  tanto vero quello che dico, che nel successivo 2014, quando
  qualcuno  di  questi  aveva cercato di amministrare  anche  con  un
  minino   di   autonomia,  forse  rischiava  di  essere  considerato
  sufficiente  e, per questa ragione, ritengo,  Crocetta lo  sostituì
  per metterne altri che ci hanno portato fino ad oggi.
   Un'occupazione  militare del potere in Sicilia.  Le  province,  le
  società  partecipate,  i  sottogoverni,  strapuntini,  più  o  meno
  combattuti, più o  meno economicamente ben elargiti.
   E'   iniziato,  signor  assessore,  onorevoli  colleghi  e  signor
  Presidente. il lento ma inesorabile disastro della  Sicilia. Più di
  trenta  assessori  in  due anni, il continuo valzer  dei  direttori
  generali,  sei finanziarie in due anni - anche questo un Record  ma
  con la  r  maiuscola -, nomine su nomine, mai una sola soluzione ad
  un  problema,  mai  un solo momento di respiro, una  buona  notizia
  all'economia siciliana.
   Ma  era  iniziato in quel marzo del 2013 soprattutto  il  disastro
  dell'ente  intermedio, la provincia regionale,   la  provincia,  le
  nove  province  siciliane.  Con quello che questo ha significato  e
  con  quello che questo significa. Pensate: da due anni, in Sicilia,
  non si fa più la manutenzione delle strade provinciali. Provate  ad
  andare  nelle  Madonie, provate a fare un  giro  per  i  paesi  dei
  Nebrodi,  provate ad arrivare a Polizzi Generosa - dove  quest'anno
  si   voterà   -  provate  a  fare  un  giro  per  quella  provincia
  straordinaria, tutta, della Sicilia.
   Forse,  il  presidente Crocetta va troppo a Tusa e poco nel  resto
  della  Sicilia  E'  un invito che gli faccio. Lo faccia,  onorevole
  presidente. E' importante capire cosa ha provocato la  legge  n.  7
  del  2013  alla  viabilità regionale, con riferimento  alle  strade
  provinciali,  cosa  ha  provocato all'edilizia  scolastica  e  alla
  manutenzione  delle  scuole, al sociale ed  ai  disabili,  cosa  ha
  provocato - e dico cosa ha provocato perché spero di non dover dire
  cosa provocherà - al personale delle province ed al personale delle
  società partecipate. Cosa certamente ha provocato alla democrazia.
   Qualcuno  ha  già  detto che c'entra poco la  finanziaria  -  che,
  spero,  nell'interesse dei siciliani, prima  del  30  aprile  2015,
  andremo a votare - con la legge di riforma sui liberi consorzi.
   Credo  che  questa sia una grande bugia, perché dal  personale  ai
  servizi essenziali che offrivano  le province le somme che verranno
  appostate  nella futura finanziaria saranno decisive  per  il  loro
  futuro, per il futuro di quei servizi, ma soprattutto per il futuro
  di  quei lavoratori e di quelle famiglie. Altro che chiacchiere. Il
  vulnus  alla  democrazia. Siamo passati da un'elezione diretta  del
  Presidente,  da  un'elezione diretta dei  consigli  ad  un'elezione
  indiretta,  cioè la rivoluzione del PD in Sicilia ha delegato  alle
  lobby dei partiti la scelta della classe dirigente che prima veniva
  fatta dalla gente con libere elezioni democratiche.
   Bene, qualcuno ha utilizzato - immagino più come metafora che come
  sillogismo  -  il rapporto tra quel disegno di legge che  è  uscito
  dalla I Commissione, che definisco una vergogna, e la legge Delrio,
  che  è  una legge importante, seria. Ha come obiettivo una  riforma
  nazionale,  una riforma epocale, sia sotto il profilo  sociale  sia
  sotto il profilo economico. E' una riforma che ha come obiettivo la
  valorizzazione dei principi di differenziazione, di sussidiarietà e
  di adeguatezza. Nulla di più diverso di quello che è uscito dalla I
  Commissione.
   Pensate,  i  conti ci dicono intanto e questa è  un'altra  -  come
  definirla, non vorrei usare termini forti, c'è sempre il rischio -,
  diciamo,  un altro infingimento rispetto alla realtà , la  Spending
  review. Ci sono degli studi, lo hanno detto, lo hanno spiegato.  E'
  assolutamente  un falso storico voler sostenere che  l'eliminazione
  dei consigli provinciali, dei presidenti e delle giunte provinciali
  determino  un'effettiva  Spending review sulle  casse  regionali  e
  nazionali.  E' un falso documentale dimostrato dagli studi  che  si
  sono fatti nel settore in questi ultimi mesi.
   Ma  vi  è  di  più  perché questo disegno  di  legge  finisce  per
  perpetrare la negazione assoluta di quel principio di sussidiarietà
  che  invece  è alla base del disegno di legge e quindi della  legge
  targata   Delrio.  Ancor  di  più  se  si  pensi  che  il  richiamo
  all'articolo  15  dello  Statuto  regionale  finisce  per  lasciare
  l'indirizzo  politico  alla  Regione  in  questo  modo,  in   buona
  sostanza, castrando qualsiasi autonomia degli enti locali.
   E,  allora, si conferma il rapporto gerarchico con la Regione e si
  conferma  che alcuno spazio di manovra vi sarà da parte degli  enti
  locali  sulle  materie  che restano soltanto nominalmente  proprie;
  nessuno  spazio  di  autonomia, nessun principio di  sussidiarietà,
  caro assessore. Si afferma un neocentrismo regionale, si afferma il
  declassamento  delle  autonomie  locali,  in  buona  sostanza,   si
  afferma,  ancora  una volta, l'annientamento di quel  principio  di
  prossimità  e  di  decentramento che rappresenta il  cardine  della
  legge  Delrio.  State facendo il contrario di  quello  che  dite  a
  parole di voler fare.
   Forse  non lo sapete, ma questo sarebbe ancora più grave.  Ebbene,
  passiamo al peggiore dei mali. Avete sacrificato sull'altare di  un
  ulteriore  falso,  la  Spending  review,  l'elezione  diretta   dei
  rappresentanti del popolo.
   Caro  Presidente Venturino, ho ascoltato il suo intervento e  l'ho
  apprezzato  perché  ne  ho compreso la sofferenza  ma  poi  bisogna
  essere consequenziali. E, allora, siccome probabilmente per fare le
  leggi, ci vuole anche un po' di preparazione giuridica, ci vogliono
  letture  appropriate,  professoressa  Anselmo,  ma  come  si  fa  a
  dimenticare che l'elezione indiretta, in buona sostanza,  determina
  lo   scollegamento    tra   eletti  e  popolazione   rappresentata,
  determinando,  in  buona sostanza, la fine  di  ogni  principio  di
  responsabilità, perché non c'è nessun collegamento tra  coloro  che
  vanno  a  sedere  sugli scranni dell'Ente che  rappresentano  e  le
  persone che essi si trovano a gestire.
   Com'è  possibile? Di cosa parlate? Che fine hanno fatto i principi
  della  legislazione,  signor  Presidente?  Fine  del  principio  di
  sussidiarietà,   la  Delrio,  ma  dove?  Fino   al   principio   di
  decentramento,  nella  Delrio,  c'è  il  contrario,    neocentrismo
  regionale .
   Ma  di che cosa state parlando? Qui parliamo della possibile  fine
  di  ogni  principio  di  responsabilità;  nessun  collegamento  tra
  elettori  ed  eletti,  nessun collegamento tra  rappresentanti  del
  popolo e coloro che vengono rappresentati.
   Abbiamo   avuto   un  incontro  illuminante  con  l'Anci   Sicilia
  (Associazione Nazionale Comuni Italiani) - io sono un Presidente di
  Gruppo  parlamentare che cerca di lavorare, quindi va alle riunioni
  -  ed  abbiamo  incontrato  il sindaco Orlando,  con  il  direttivo
  dell'Anci  regionale, e il sindaco Orlando ha fatto un ragionamento
  semplice:  ma come posso rappresentare la città metropolitana senza
  avere un'investitura popolare?
   Lo  diciamo  da  due  anni,  Presidente Musumeci.  Era  necessario
  ascoltare  l'Anci  per  scoprire  che  un  disegno  di  legge  così
  partorito   non   determina  in  capo  ai   sindaci   delle   Città
  metropolitane  e ai Presidenti dei liberi consorzi  dei  comuni  né
  un'investitura   popolare  né  un'investitura   legislativa,   solo
  un'investitura  indiretta, l'investitura di  quelle  segreterie  di
  Partito, di quelle lobby che stabiliranno  tu sì e tu no ?
   E  questo  è  il  disegno  di legge targato  Cracolici  e  Partito
  Democratico siciliano; lo sappiano i siciliani.
   Noi non saremo mai complici di un ulteriore disastro politico, non
  saremo  mai complici di un ulteriore disastro amministrativo,   non
  saremo mai complici di un ulteriore disastro normativo.
   Se  l'obiettivo è la legge truffa che è uscita dalla I Commissione
  legislativa  permanente  Affari Istituzionali , col voto  contrario
  degli  esponenti  del  centrodestra, che  se  la  voti  il  Partito
  Democratico.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Musumeci.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  assessore,   la
  scorsa  settimana,  il  Presidente della I Commissione  legislativa
  permanente   Affari  Istituzionali , onorevole Cracolici,  con  una
  buona dose di ottimismo, ha definito questo disegno di legge saggio
  ed equilibrato.
   Noi  riteniamo  che  si tratti, invece, di  un  disegno  di  legge
  copiato  male  sulla legge Delrio ed elaborato  ancora  peggio.  Si
  tratta,  e  lo  dico,  naturalmente, col  massimo  rispetto  per  i
  colleghi  della  I Commissione, - il mio è un giudizio  prettamente
  politico - si tratta di una legge inutile e dannosa, una legge  che
  resterà agli atti della legislazione di questo Parlamento come  una
  delle  più folli, delle più schizofreniche; ma ancora più  folle  e
  schizofrenica  è  la condotta che ha preceduto  questo  disegno  di
  legge, che ha portato a questo disegno di legge.
   Basterebbe  andare alla fonte per capire come la legge Delrio  non
  sia  assolutamente  quel  monumento legislativo  che  qualcuno,  in
  quest'Aula, del centrosinistra, ha voluto far apparire.
   Basterebbe  rileggere i numeri dell'approvazione per  capire  come
  160  sì  e  133 no al Senato non rappresentino certo un successo  e
  come  260  sì  e 158 no alla Camera non rappresentino un  successo,
  soprattutto se il Governo ha dovuto mettere la fiducia, nel  timore
  che  il  Parlamento, nella sua autonomia, potesse non votare questa
  legge che qualcuno vuol far passare come una legge rivoluzionaria.
   Non  è una legge che abolisce le province ma le rinomina soltanto;
  non  è una legge che produce risparmi, ma c'è il serio pericolo che
  possa far lievitare i costi.
   E'  stato  per  questo  che il disegno di legge  di  cui  oggi  ci
  occupiamo  ha  dovuto impiegare 760 giorni; per arrivare  a  questo
  disegno di legge odierno, ci sono voluti 760 giorni da quel  famoso
  5  marzo  2013,  quando, a Ballarò, un ballerino  Presidente  della
  Regione - ballerino perché instabile nei suoi giudizi politici - ha
  detto:  Noi, oggi, abbiamo abolito le Province; abbiamo risparmiato
  -  così  per  buttarla lì - 50 miliardi di euro  e,  di  fronte  al
  richiamo  del ministro Lupi, presente in studio, ha replicato:   Si
  capisce  che  è un lapsus , ma gli organi intermedi di  area  vasta
  esistono in Italia e sono le Regioni.
   E'  sempre  Crocetta che parla:  I liberi consorzi   non  dovranno
  servire  ad organizzare nuove province mascherate, dovranno  essere
  elementi   di  democrazia locale, dopotutto - dice ancora  Crocetta
  davanti  agli  italiani  in  televisione  -  per  fare  le   strade
  provinciali  non  ci vuole nessuna democrazia, ci  vuole  un  Genio
  Civile che abbia anche questa competenza .
   Ora  dico, già per il solo fatto che il Presidente di una  Regione
  dica  queste cose, credo che bisognerebbe telefonare al  118  e  lo
  dico   con  un  eufemismo  politico  ma  anche  per  il  senso   di
  responsabilità della maggioranza  che lo sostiene e  della  qualità
  di alcuni assessori che gli stanno accanto.
   Se  queste cose le dice il Presidente di una Regione, davvero  c'è
  da  preoccuparsi;  se  poi  le dice il Presidente  di  una  Regione
  complessa,  articolata,  ma  anche con un  passato  particolarmente
  solido   e  glorioso  come  la  Sicilia,  c'è  davvero  da  doversi
  interrogare.
   Settecentosessanta giorni per copiare una legge di  per  sé  fatta
  male,  con tanta fretta, con incongruenze e con contraddizioni  nei
  testi  precedenti, peraltro evidenziati molto bene  in  un  recente
  libro  pubblicato  dalla  Angeli  Editore   Il  Governo  locale  in
  Sicilia , curato dai professori D'Amico e Piraino.
   Le  province non sono abolite ed allora perché, per due  anni,  il
  presidente  Crocetta,  in  giro,  ha  detto   abbiamo  abolito   le
  province ?
   Le  province  non  possono essere abolite perché sono  contemplate
  dalla Carta Costituzionale.
   Furbo  l'onorevole  Cracolici  che si  vorrebbe  intestare  questo
  disegno di legge per recuperare la credibilità all'interno del  suo
  partito  e  dice:   non  abbiamo abolito le  province,  le  abbiamo
  superate .
   Bizantinismi  del  lessico  politico,  direi  io.  Cosa  significa
  superare le province?
   Le province sono rimaste esattamente tali e quali; lo dico per gli
  Italiani  di Sicilia che, in questo momento, ci stanno seguendo  da
  casa. Nessuna illusione.
   Almeno  due riflessioni, signor Presidente, signor assessore,  lei
  che  è uomo di diritto e magistrato di apprezzato valore. In questo
  disegno  di  legge,  le  Città  metropolitane  vengono  promosse  e
  chiamate  a svolgere funzioni strategiche per favorire processi  di
  sviluppo locale in una sorta di competizione tra i sistemi  a  base
  territoriale. Bene, ora, a parte il fatto che, in questo disegno di
  legge,  non  si  intravede  alcun  principio  concreto  che   possa
  stimolare   e   incoraggiare   questo  processo   di   competizione
  territoriale, chiedo ai colleghi della maggioranza, pensate davvero
  di  promuovere  le  tre province metropolitane Palermo,  Catania  e
  Messina,  senza  operare contestualmente un  riassetto  delle  aree
  interne?
   Ma come potete presentarvi - lo dico ai colleghi della maggioranza
  che si accingono a votare questo disegno di legge -, ma come potete
  andare  nelle  province di Agrigento, di Trapani, di Caltanissetta,
  di Ragusa, di Siracusa e di Enna, ma per dire cosa?
   Vi  prenderanno a calci nel sedere, nel momento in cui non  sarete
  nelle condizioni di potere spiegare come equilibrate i processi  di
  sviluppo delle aree interne con le tre province metropolitane.
   Ma,  signor Presidente, signor assessore, si può mai concepire una
  legge  di  ordinamento  degli  enti  locali  soltanto  perché   c'è
  l'opportunità di cogliere una linea di finanziamento europeo?
   Ma  può  una  riforma istituzionale seguire una  contingenza,  una
  congiuntura contingente?
   Non  c'è  cosa più solida, più ferma, più duratura, più  destinata
  nel  tempo  che una riforma istituzionale. E se i fondi  comunitari
  prevedono, udite udite, ottanta milioni di euro per la provincia di
  Catania,  novantadue  per quella di Palermo  e  sessantacinque  per
  quella  di Messina, in tutti e cinque gli anni, cioè significa  che
  con  questi  soldi  non  si  può  fare  neanche  un  chilometro  di
  autostrada.
   Mi  volete  dire  questo  bluff delle  opportunità  delle  risorse
  finanziarie  per le tre province metropolitane? E le aree  interne?
  Si  fa una legge, si inventano le Città metropolitane, dicendo  che
  hanno  possibilità  di attingere alle risorse e  nessuno  dice  tre
  quarti di Sicilia che fine farà.
   E le aree montane? E le aree arretrate? E le aree marginali?
   Ma vorrei anche chiedere: mettiamo la città di Palermo, di Catania
  e  di  Messina al centro di un'area con una serie di centri  urbani
  aventi una sostanziale continuità di insediamenti al punto tale  da
  presentare un elevato dato di densità abitativa e un elevato  grado
  di  integrazione in materia di servizi, in materia di trasporti, di
  sviluppo e di sviluppo sociale.
   Ora,  mi vogliono spiegare qui da questa tribuna i colleghi  della
  maggioranza  quale contiguità o quale omogeneità può  esservi,  per
  fare  un  esempio,  in  provincia  di  Palermo  che  diventa  Città
  metropolitana tutta, quale omogeneità c'è fra il Comune  di  Chiusa
  Sclafani  e  il  Comune  di  Villabate? Un  comune  distante  cento
  chilometri  da  Palermo  ad  economia agricola  e  un  comune  come
  Villabate,  a  ridosso del perimetro urbano di Palermo  e  con  una
  forte  economia  di  terziario, mi vuole spiegare  qualche  collega
  della  maggioranza  quale connessione ci  può  essere  nella  città
  metropolitana  di  Catania fra il comune di  San  Cono,  85  km  da
  Catania,  dove  si  producono ottimi fichidindia  e  il  comune  di
  Gravina  di Catania, che ha la più alta densità abitativa  d'Europa
  ed è nella cintura pedemontana della città?
   Mi  vuole spigare qualche scienziato, qualche novello Cavour, come
  si  può  concepire  la  città metropolitana a  Messina,  con  quale
  connessione  logica  fra  il  comune di  Capizzi  e  il  comune  di
  Villafranca Tirrena? Come si fa? Come si fa a non capire che questa
  forzatura  può  essere legittimata solo sul piano  politico  perché
  bisognava fare un favore al sindaco Orlando e al sindaco Bianco?
   Ma  voi  pensate davvero di essere legislatori? Pensiamo tutti  di
  essere legislatori se cediamo a queste pressioni interne?
   Avrebbe   avuto  un  senso  l'area  metropolitana  perché  avrebbe
  rispettato un'omogeneità economica, una conurbanizzazione edilizia,
  un   tasso  omogeneo  di  densità  abitativa,  stessi  problemi  di
  trasporti,  stessi  di  comunicazione, come  avviene  con  le  aree
  conurbate.
     Ma  come  si fa a considerare città metropolitana una  provincia
  vasta come quella di Palermo con ottanta e più comuni o addirittura
  quella di Messina con 107 comuni? Più Messina. Come si fa? Come  si
  fa?
   Ecco  perché,  signor  Presidente,  signor  assessore  e  colleghi
  deputati,  gli  esempi  appena  citati  confermano  come  siano  le
  caratteristiche naturali geografiche sociologiche  a  suggerire  al
  legislatore, molto ragionevolmente, un'articolazione differenziata.
   Che senso ha questa forzatura sulle città metropolitane? Che senso
  ha  lasciare  i  liberi consorzi ai margini  di  ogni  processo  di
  crescita  e  di  ogni processo di sviluppo quando l'attenzione  del
  legislatore  avrebbe dovuto mettere in primo piano  proprio  quelle
  aree  che, per ragioni ataviche, sono ancora considerate fortemente
  arretrate?
   C'è una proposta che la Commissione ha voluto accogliere, copiando
  un  nostro disegno di legge e ne siamo orgogliosi, dobbiamo  dirlo.
  Noi,   che   abbiamo   presentato,   come   Lista   Musumeci,   ma,
  sostanzialmente,  tutti  i  colleghi  del  centrodestra,  il  primo
  disegno di legge di riforma delle province, nel dicembre del  2012,
  e,  poi,  un  altro, nel giugno del 2014, abbiamo  preso  atto  del
  fatto,   che,  per  esempio,  alle  province  sia  stata  demandata
  l'approvazione del piano regolatore generale dei comuni.
   Era uno dei nostri sogni. Siamo davvero contenti.
   Avremmo  voluto che venissero demandate anche le competenze  della
  motorizzazione, per esempio, che invece vengono rinviate  ad  altra
  data;  le competenze dell'edilizia economica e popolare, visto  che
  gli  Istituti  autonomi  case popolari  andrebbero  chiusi  subito,
  subito  e  lo  ripeto, l'ho già detto una volta, sono  coacervo  di
  inefficienza e di malaffare, quasi tutti gli istituti autonomi case
  popolari.
   Sarebbe  stato  logico affidarne le competenze  alle  province  e,
  invece,  il trasferimento viene rimandato. E cosa si fa? Si  toglie
  alla province la competenza sulle scuole medie superiori.
   Follia  Follia  Follia  Signor Presidente, follia
   Le  porto l'esempio di un comune della mia provincia - so quel che
  dico per avere fatto, so di non essere stato il peggiore, per dieci
  anni,  il presidente della mia provincia -, prendiamo il comune  di
  Caltagirone,  poco  più  di  30  mila  abitanti,  con   grossissime
  difficoltà di bilancio, 40 mila abitanti - dice il calatino Ioppolo
  -  non  volevo ridurre la città gratissima, però so che è sull'orlo
  del disastro finanziario.
   Bene, a Caltagirone ci saranno 7/8 scuole medie superiori; ma come
  si  può caricare su un solo comune l'onere della manutenzione di 5,
  6,  7 scuole superiori alle quali, però, affluiscono studenti di 8,
  10, 15 comuni delle zone limitrofe?
   Proprio  per la sua natura di struttura sovracomunale,  la  scuola
  media superiore deve appartenere ad un ente sovracomunale che è  la
  provincia, e non può essere caricato su un solo comune. Queste sono
  le  follie  di  un  disegno di legge sul quale,  davvero,  noi  non
  riusciamo ancora a capacitarci quale sia l'obiettivo finale.
   Andiamo   alle  norme  finanziarie.  La  mancanza  di  norme   che
  disciplinano  il trasferimento ai liberi consorzi dei comuni  delle
  risorse  finanziarie a cui sono subordinate funzioni amministrative
  e  persino la sorte del personale costituisce un serio pregiudizio,
  a  nostro avviso, persino all'articolo 97 della Costituzione  sotto
  il  profilo  del buon andamento. E questo a causa della  precarietà
  dei  rapporti di carattere funzionale e finanziario tra la Regione,
  i liberi consorzi dei comuni e le città metropolitane.
   E   quali  certezze  dà  questo  disegno  di  legge  al  personale
  dipendente delle province?
   Parliamo di oltre 6000 persone, considerate come se fossero  carne
  da  macello,  come  se fossero  mangiapane a tradimento ,  come  se
  fossero  una  risorsa umana inutile. Si dice: leviamo le  province,
  non servono e non serve neanche il personale; ed invece, nel tempo,
  è   maturata  una  competenza  professionale  di  tutto   rispetto.
  Dirigenti,  funzionari, semplici impiegati, la polizia  provinciale
  presente in sette province su nove, che ha competenze specifiche  e
  che  rischia  di  buttare alle ortiche questa specifica  competenza
  maturata.
   Quali  certezze  dà  questo disegno di legge ai  lavoratori  delle
  partecipate?  Centinaia e centinaia di padri di  famiglia.  E  dove
  sono   i  risparmi?  Assessore,  faccio  appello  alla  sua  onestà
  intellettuale. La Corte dei Conti, i suoi colleghi della Corte  dei
  Conti,  hanno  detto  con  chiarezza che in  tutta  Italia,  forse,
  l'abolizione  delle  oltre cento province produrrebbe  in  un  anno
  quasi  50 milioni di euro di risparmio. E quindi in Sicilia  quante
  centinaia di migliaia di euro? Certo, ci deve essere risparmio,  ma
  dove  risparmiamo se il personale resta in servizio, se alle scuole
  qualcuno deve badarci, se alle strade qualcuno deve badarci, se  ai
  servizi  qualcuno  deve  badarci, se il  patrimonio  rimane  dov'è?
  Scusate,  ma  dov'è  il  risparmio? Ah, dimenticavo  i  gettoni  di
  presenza  dei consiglieri provinciali  Certo, questi parassiti  dei
  consiglieri provinciali, non i deputati regionali parassiti,  ma  i
  consiglieri provinciali. Un po' come i consiglieri comunali, ma  di
  quelli  questo  Parlamento si occuperà più avanti,  intanto  stiamo
  cominciando a stringere la rappresentanza.
   C'è fra le pieghe di questo disegno di legge un emendamento voluto
  dal  centro  sinistra, che la Presidenza pare abbia fatto  passare,
  per  mandare  a  casa  un  pò di consiglieri  comunali  e  però  la
  Provincia continua la corsa.
   Noi dobbiamo ridurre i costi della rappresentanza elettiva. Certo
  E  cosa fa il centro sinistra? Invece di eliminare i costi, elimina
  la rappresentanza elettiva.
   Bravi   Onorevole Barbagallo, lei fa il sindaco, lei si è imbevuto
  di  principi di democrazia pur non essendo un post comunista. Ma in
  quest'Aula c'è gente che nel partito comunista c'è cresciuta  e  mi
  ricordo  che  contestava  a noi il principio  della  rappresentanza
  democratica, perché adesso il problema imbarazzante è diventato  il
  consigliere provinciale.
   Io posso capire che dobbiamo ridurre e dobbiamo ridurre e togliamo
  il  gettone  di  presenza,  ma credo  che  le  province  siano  una
  conquista ed un principio di democrazia al quale non si può  e  non
  si  deve rinunziare. Attorno a questo confronto noi vorremmo aprire
  un  dibattito sereno e temiamo che la spinta emotiva della legge di
  bilancio  e della finanziaria che sta dietro la porta, non consenta
  di  potere serenamente affrontare un dibattito su questo disegno di
  legge.
   Se  dovesse passare così com'è, sarebbe una iattura per tutti: per
  la  democrazia, per la dignità e la qualità di questo Parlamento  e
  della   sua  produzione  legislativa.  Sarebbe  un  guaio  per   il
  territorio  che  si  vedrebbe  privato  di  interventi  sul   piano
  programmatico  e sul piano gestionale che finora, nel  bene  e  nel
  male,  hanno  consentito  ai  comuni  e  ai  sindaci  di  avere  un
  interlocutore attento e disponibile.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Picciolo ha chiesto  congedo
  per la seduta odierna.
   L'Assemblea ne prende atto.

     Riprende il seguito della la discussione del disegno di legge
                   Disposizioni in materia di liberi
  Consorzi comunali e città metropolitane  (nn. 833-789-791-819-822-
                               823-824-
                      831-832-829-842-848-bis/A).

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Papale.  Ne  ha
  facoltà.

   PAPALE.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, signor  Assessore,
  in  pratica  dal  passaggio fra la prima  Repubblica  e  la  seconda
  Repubblica,  tutte  le istituzioni, a poco a poco,  stanno  perdendo
  quelli   che   sono   i  propri  principi  democratici.   Rinunciare
  all'elezione  diretta del presidente della provincia è semplicemente
  una cosa assurda. E' una mancanza di democrazia.
   Diceva  poco  fa il Presidente Musumeci che una volta questi  erano
  principi  che ispiravano la destra, ma oggi non si capisce come  mai
  la sinistra sta portando avanti questi principi. Il Senato che viene
  smantellato  dall'elezione diretta; la provincia che  rinuncia  alla
  elezione  diretta  del  proprio  presidente  per  delegarlo  ad  una
  elezione  di  secondo  grado  da parte dei  sindaci.  Il  ruolo  del
  presidente  della  città metropolitana che nello stesso  tempo  deve
  essere anche il sindaco del comune capoluogo.
   E'  una  cosa semplicemente assurda. Se un sindaco non ha il  tempo
  di  badare  e  di curare gli interessi della propria cittadina,  del
  proprio  paese, come può nello stesso tempo curare due enti di  così
  vasta portata? La città metropolitana prevista dalla legge Delrio  è
  diversa  dalla città metropolitana che noi stiamo avendo in Sicilia.
  Poco  fa  si  diceva che abbiamo avuto la capacità di  creare  delle
  città  metropolitane proprio ad arte per sfruttare  i  finanziamenti
  europei. Ma una riforma istituzionale non si può basare su basi così
  poco  solide. Stiamo facendo una riforma che dovrebbe durare  per  i
  prossimi  decenni e stiamo distruggendo tutto quello che  era  stato
  creato in questi ultimi anni.
   E'   semplicemente  assurdo.  Dove  sta  l'economia?  Dove  sta  la
  spending  review? Il Governo Crocetta ha avuto la capacità  di  dire
  per  primo che ha abolito le province. Dopo di chè abbiamo impiegato
  oltre  due anni, ma devo dare atto all'Assessore Leotta che ha avuto
  la capacità in due mesi di cercare di recuperare il tempo perduto  e
  ha  portato  in  questa  Aula una legge che  serve  semplicemente  a
  mettere un tappo su tutti i mali che sono stati fatti.
   E' semplicemente assurdo che noi facciamo una riforma per andare  a
  peggiorare quello che era stato creato in passato. Alcuni  passaggi,
  alcune funzioni, sono valide, ma occorre ancora più tempo per andare
  a discutere l'assetto definitivo.
   Ormai  quello  che è perduto, è perduto. E' inutile dire  che  sono
  trascorsi due anni. La legge è stata impostata in questi ultimi  due
  mesi   e  due  mesi  non  bastano.  Occorre  ancora  tempo,  occorre
  migliorarla.  Avere  la  premura che  a  tutti  i  costi  si  devono
  rispettare determinati indicatori della legge Delrio è fuori luogo.
   Quindi,  io  faccio  appello a tutti i colleghi  di  fare  un   me
  colpa',  di andare al di là delle appartenenze politiche.  Qua  non
  stiamo  discutendo  di  una  legge fra maggioranza  e  opposizione,
  secondo me le istituzioni stanno a cuore a tutti, è una classe  che
  deve  salvaguardare il proprio onore ed il proprio decoro. Si  deve
  avere  quella  voglia di dire  io faccio l'onorevole  in  nome  del
  popolo', non in nome dell'appartenenza ad un partito politico. Ecco
  perché  invito  tutti  a fare un  mea colpa' a  cercare  di  votare
  quello  che  si  ritiene  sia logico per l'interesse  della  nostra
  collettività.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Marziano.  Ne  ha
  facoltà.

   MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in effetti non  è
  facile dopo l'intervento appassionato del Presidente Musumeci e  di
  altri colleghi che con me hanno condiviso l'esperienza di gestione,
  di  direzione  di una provincia di quelle importanti, di  carattere
  metropolitano  e di quelle minori delle 6 province  minori.  Non  è
  facile,  però io parto da un presupposto, che oggi noi  abbiamo  un
  pericolo  da evitare, che è quello di non fare la legge perché  non
  fare  la  legge  determinerebbe il proseguire,  chissà  per  quanto
  tempo,  per  quanti  mesi,  per quanti  anni  possibilmente  di  un
  insopportabile  limbo. Un limbo insopportabile,  certo,  dovuto  al
  fatto   che  la  spinta  popolare  -  non  dobbiamo  nascondercelo,
  Presidente  Musumeci  -  di tutta la vicenda dell'abolizione  delle
  province non è un fatto solo siciliano.
   Tutto nasce da una portentosa spinta popolare che mal sopportava i
  cosiddetti costi della politica e quando si prende quella strada  è
  chiaro  che  il  confine  tra costi della politica  e  costi  della
  democrazia  diventa molto labile, molto difficile  da  definire.  A
  questo  si  aggiunge  che l'entrata in pieno  campo  oramai  di  un
  soggetto  della multi level governance, che decide in  tanti  campi
  della  nostra attività quotidiana, e cioè l'Europa, ha  determinato
  che  appunto nella multi level governance, nel governo multilivello
  della  cosa  pubblica  ci fossero 5 livelli di  governo  e  cioè  i
  comuni,  le  province, le regioni, lo Stato e  l'Unione  europea  e
  questa  sensazione, insieme al fatto che in un periodo  determinato
  della   nostra   storia   recente  si  sono   verificati   scandali
  insopportabili  nei costi della politica, che ha  dato  una  spinta
  all'abolizione dell'ente intermedio.
   Ora,  certo abolire l'ente intermedio in una regione di  400  mila
  abitanti  di  una  piccola  caratteristica  geografica,  estensione
  geografica  è un conto, eliminare l'ente intermedio in una  regione
  come  la Sicilia di più di 5 milioni di abitanti in cui per  andare
  da  un  capo all'altro si fanno 430 km cioè la stessa distanza  che
  c'è  tra  Torino  e Venezia - e in quel caso si attraversano  le  3
  regioni più importanti del nostro paese - non è la stessa cosa  che
  eliminarle, con tutto il rispetto per queste Regioni, nel Molise  o
  nella Basilicata.
   Ecco  perché adesso, con la legge che viene proposta, si definisce
  quello  che  in  Sicilia non è più un livello di governo  come  gli
  altri,  cioè deciso col voto popolare, direttamente dai  cittadini,
  ma  rimane un importante strumento gestionale ed amministrativo tra
  la  Regione,  i  quasi cinque milioni e mezzo  di  abitanti  ed  il
  comune,  quello  importante,  ma  anche  quello  piccolissimo,   di
  cinquecento, seicento, mille abitanti. La ragione dell'esistenza di
  un  ente  di  area  vasta nasce proprio dalla  complessità  di  una
  regione come quella della Sicilia.
   Perché  dico che il vero pericolo sarebbe quello di non  approvare
  la  legge? Perché lasceremmo la situazione in questa condizione  di
  limbo  e  di  incertezza,  che  non riguarda  -  badate  -  solo  i
  dipendenti delle ex province - riguardo a questo, la penso come  il
  presidente Musumeci -, persone che, non avendo nella loro  attività
  quotidiana  l'esigenza  della risposta  immediata  al  bisogno  del
  cittadino  - perché le province non erano servizi alla persona,  ma
  al  territorio - si sono formate, si sono forgiate in  una  in  una
  classe  burocratica che, bene o male, ha saputo dare risposte  alle
  competenza che le venivano affidate.
   La  situazione determinatasi un anno e mezzo fa, con la legge  che
  rimandava a questa legge, ha determinato preoccupazioni, incertezze
  del futuro, ansia sulle prospettive, non solo quindi, dell'apparato
  burocratico,  ma  anche  di tutte quelle  categorie  sociali  e  di
  persone che dalla provincia ricevevano servizi. Mi riferisco, cioè,
  al  mondo variegato della disabilità, non tanto per i servizi  come
  quelli  che  eroga il comune ai sordomuti, ciechi,  cioè  a  quelle
  categorie affidate storicamente alla provincia, ma anche  al  mondo
  della scuola, anche a tutti quelli interessati alla viabilità.
   Non  c'è  dubbio che la legge di un anno e mezzo fa ha determinato
  una  situazione  di  stasi e di paralisi e,  quindi,  di  ulteriore
  degrado del sistema viario provinciale, che poi rappresenta se  non
  l'arteria principale, sicuramente quella che garantisce il  tessuto
  connettivo.
   Ecco,  quindi, perché ci vuole la legge. Ci vuole la legge  perché
  la legge che oggi ci accingiamo ad approvare serve a coprire questa
  situazione di incertezza, serve a definire ruoli, compiti, funzioni
  dell'ente di area vasta.
   Per  alcuni  versi - certo - essa rappresenta una cura dimagrante.
  Vengono  tolte  all'ex provincia quelle funzioni  concorrenti  che,
  assegnate ad altro ente, possono essere fatte con più economicità e
  con  più celerità. Ma, a fronte di questo, penso che il disegno  di
  legge abbia ridato fiducia sia all'apparato burocratico delle  nove
  ex  province, ma anche a quanti guardano a quei servizi,  a  quelle
  funzioni e hanno bisogno di sapere chi fa che cosa.
   Non  penso che la legge sia perfetta, anche perché da otto anni  a
  questa  parte faccio parte di questo consesso e non so  se  abbiamo
  fatto leggi perfette  Penso che la legge che oggi ci accingiamo  ad
  approvare sia però un buon risultato degli sforzi che ha  fatto  la
  Commissione  nelle condizioni date, del tentativo di  tenere  conto
  anche di alcune istanze provenienti dalle rappresentanze del centro-
  destra come espressione politica. Quando si prevede che addirittura
  dopo  il primo insediamento se gli statuti lo prevederanno si potrà
  tornare all'elezione diretta, penso che quello sia stato un  grande
  sforzo che la Commissione ha fatto per tenere conto di una idea, di
  una istanza.
   Quindi,  non ci potremmo presentare oggi al Paese come la  Regione
  che  ha  ripristinato il vuoto e l'elezione diretta, perché saremmo
  in  controtendenza, al tempo stesso però lasciamo a  quegli  stessi
  organismi  democratici il compito di verificare questa possibilità.
  Rispetto  alle idee del passato avete ampliato la platea  elettiva,
  cioè avete previsto che ad eleggere gli organi del libero consorzio
  siano  i  consiglieri  comunali, rendendo  quegli  organi  non  dei
  nominati.  Perché i consiglieri comunali sono la prima  espressione
  del  voto  popolare, sono coloro i quali ricevono direttamente  dal
  cittadino  il  consenso popolare, quindi i  loro  eletti  non  sono
  sicuramente  dei nominati perché sono essi stessi  titolari  di  un
  mandato  popolare.  Il cuore della legge - io non  sottovaluto  gli
  altri  articoli,  che  sono  in buona  sostanza  la  ripresa  e  la
  mutuazione nella nostra legge di norme che valgono per tutti - sono
  l'articolo  27  e  l'articolo  28, che  definiscono  un  quadro  di
  funzioni a partire da quelle oggi attribuite alle ex Province, meno
  quelle  che si prevede di affidare ad altri, a Comuni o a  Regioni.
  Cioè  torniamo ad avere una certezza della funzione degli  enti  di
  area  vasta  -  non  li cito perché ognuno di  voi  li  conosce  -,
  funzioni  di  coordinamento in materia sociale e  culturale,  nello
  sviluppo  economico; gli enti di area vasta tornano  ad  avere  una
  funzione    nella   promozione   del   turismo,    nelle    vicende
  dell'artigianato,   nella   promozione   dell'artigianato,    nella
  organizzazione  del  commercio, oltre  che  le  cose  un  po'  meno
  rilevanti come la caccia e la pesca delle acque interne, la  tutela
  dell'ambiente.
   Ma  io vorrei sottolineare una delle nuove funzioni che renderanno
  quell'organismo un organismo vissuto dalle esigenze quotidiane  dei
  cittadini, e cioè le norme in materia di urbanistica. Basti pensare
  che  questi organismi potranno approvare strumenti urbanistici dopo
  aver  ottenuto  il  semplice  parere  della  Commissione  regionale
  urbanistica,  e  poi le politiche dei trasporti,  la  tutela  delle
  riserve naturali. Ecco, su due questioni, acqua e rifiuti, penso si
  possa fare ulteriormente nelle modalità previste dall'articolo  32,
  una  maggiore specificazione, ma è chiaro che i liberi consorzi  in
  cui  sono  presenti gli amministratori dei Comuni, che sono  quelli
  obbligati ad erogare direttamente servizi come acqua e rifiuti, non
  possono  che  scegliere  forme  di  organizzazione  collettiva  nel
  territorio che non ledano gli  interessi dei loro cittadini.
   Alla fine, onorevoli colleghi, da persona che ha vissuto una parte
  bella,  forse  la più bella della propria esperienza politica,  dei
  miei quarant'anni di impegno politico nelle Province, so quanto sia
  importante  e  delicata  questa norma,  non  per  i  circa  seimila
  dipendenti  delle  Province,  ma per le  migliaia  di  persone  che
  dall'attività  di  questi organismi di area  vasta  devono  trovare
  risposte.
   Allora,  vorrei veramente fare un appello ai colleghi parlamentari
  del  centro  destra  e indipendentemente poi dalle  sigle  e  dalle
  appartenenze,  a  quanti sanno e sono certi  nel  loro  intimo  che
  vincere  la  battaglia  per cui questa legge  non  si  debba  fare,
  marcherebbe  un  risultato  politico importante  per  chi  osteggia
  questa  legge;  ma  non approvarla sarebbe un danno  grave  per  le
  prospettive di riconsolidamento degli enti di area vasta  che  noi,
  oggi, vogliamo ottenere con la legge in discussione.
   Quindi, il mio è un appello per dire che, qualora ci fosse bisogno
  di  tempo in più, prendiamocelo in Aula, discutiamo attraverso  gli
  emendamenti,  facciamo  in  modo di eliminare  quegli  elementi  di
  conservatorismo,  di  destra come di sinistra,  che  ho  colto   in
  alcuni  discorsi  e  facciamo una norma di cui tutta  l'Aula  possa
  andare,  se non fiera, sicuramente consapevole di avere  fatto  una
  norma  importante. Questo è l'appello che voglio lanciare.  Io  non
  sono  aduso, come vedete, a fare grandi interventi d'Aula,  se  non
  quando  penso  che  sia  il  momento in  cui  il  Parlamento  debba
  ritrovare  le ragioni della propria esistenza; ritengo  che  questa
  sia una di quelle occasioni.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Ioppolo.  Ne  ha
  facoltà.

   IOPPOLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,  prima
  di   tutto   lasciate   che  io  rivolga  il   mio   ringraziamento
  all'Assessore  competente che qui, in rappresentanza  del  Governo,
  sta  seguendo  il  dibattito; lo vedo anche ripetutamente  prendere
  appunti, il che quando un avvocato parla a un magistrato, sa che  è
  sempre fatto rassicurante e tranquillizzante. In Aula, invece, sono
  rimasti i deputati, forse, maggiormente interessati al dibattito.
   Io non intervengo per dovere di firma, Presidente dell'Assemblea e
  Assessore,  avrei potuto farne anche a meno, non  solo  perché  nel
  corso di questi 24 mesi, 25 mesi da quello sciagurato mese di marzo
  del  2013 l'Assemblea si è dovuta ripetutamente occupare di  questa
  annunciata  e  mai  arrivata  in  dirittura  di  arrivo,   riforma.
  Nell'ambito  di questi dibattiti, non è mai mancata la  parola  del
  Gruppo  parlamentare  Lista Musumeci  e quella  di  chi  in  questo
  momento sta parlando, per esprimere una posizione politica.
   Avrei  potuto  esimermi  dall'intervenire  dopo  il  discorso,  il
  ragionamento, l'intervento dell'onorevole Musumeci, che è stato non
  solo   appassionato,   ma    tanto   appassionato   quanto   lucido
  nell'analizzare  i  punti di debolezza del  disegno  di  legge  che
  stiamo  esaminando,  con  particolare  attenzione  circa  il  danno
  sociale e istituzionale negli equilibri territoriali che il disegno
  di  legge  porterebbe con sé, qualora  diventasse legge  di  questa
  Regione.
   Ho  ascoltato  con  lo  stesso interesse un  altro  Presidente  di
  Provincia, un Presidente stimato quando ha svolto quel ruolo,  come
  il  collega  Marziano,  la cui stima e simpatia  nutrite  nei  suoi
  confronti  mi  consentono di dire che egli ha scritto, pronunciando
  l'intervento  di poco fa, una sentenza suicida; ha  pronunciato  un
  intervento  suicida  perché  ha  esaltato  la  funzione   dell'ente
  intermedio, ne ha descritto la sua indispensabilità come necessario
  cuscinetto  tra  i Comuni e la Regione nel disegno istituzionale  e
  costituzionale  siciliano e italiano, ne ha persino  narrato  della
  necessità  e dell'esigenza di aumentarne le funzioni, i compiti, le
  attribuzioni  e,  però,  non  ha  alla  fine  saputo  spiegare   la
  contraddizione, dirimere la contraddizione per la quale in presenza
  di  persino maggiori poteri noi ne diminuiamo l'autorevolezza e  il
  prestigio  istituzionale e politico. Perche l'elezione diretta,  in
  fin  dei conti, illustri colleghi, questo ha rappresentato: un quid
  pluris  di  autorevolezza,  di  prestigio,  di  peso  politico,  di
  capacità di governo, non traendo il Presidente della Provincia fino
  a  due  anni  fa la propria legittimazione o da altri  politici,  i
  consiglieri comunali,  o da altre fonti aliunde determinate  nomine
  dall'alto,  per  esempio, ma direttamente  dal  consenso  popolare.
  Questa  contraddizione,  il dibattito che stasera  sta  sviluppando
  l'Assemblea  regionale  siciliana,  non  lo  ha  assolutamente   nè
  chiarito, nè superato.
   Veda,  Assessore, lei è l'uomo che è stato chiamato a mettere  una
  toppa ad una falla che è nata come è nata, che si è originata negli
  studi  televisivi  - ma questa è ormai storia così  nota  anche  al
  siciliano  più  distratto  che  non mette  assolutamente  conto  di
  ritornarci  sopra - e lo ha fatto mandando in Commissione  ed  alla
  fine in Aula un testo che lei stesso ha definito un'alchimia.
   L'alchimia è l'incontro tra formule impossibile che comunque danno
  un  risultato, tanto è vero che il termine deriva dall'arabo ed  il
  riferimento,  forse, mai poté essere più consono in quest'Aula.  E'
  una  sintesi davvero forzata, è una sintesi alla quale  il  Governo
  perviene  dopo  un'infinità di testi che  abbiamo  esaminato;  lei,
  Presidente  Venturino, me ne potrà dare atto, abbiamo letto  decine
  di testi di norme assemblate.
   Questa alchimia, questo risultato dell'impossibile che questa sera
  il  Governo  e  la  maggioranza vorrebbe che  diventasse  di  tutta
  l'Aula,  inizia con una confessione di impotenza. Lei ne ha parlato
  stamattina  nel suo intervento quale deputato di questa  Assemblea,
  Presidente  Venturino,  ed  io per un  istante   voglio  riprendere
  l'articolo 1 del disegno di legge.
   I  limiti, le contraddizioni, la rinuncia alla vera innovazione  -
  non  parliamo della rivoluzione crocettiana, perché quella  è  roba
  per  titoli  di giornali - ma l'innovazione normativa naufraga  non
  all'articolo 32, non all'articolo 44, all'articolo 45  - che  credo
  sia  l'ultimo  - ma all'articolo 1 con una confessione,  Assessore,
  che  forse  può  meritare  le attenuanti  generiche  ma  non  certo
  l'assoluzione.
   Quando  all'articolo 1 si dice:  I liberi Consorzi comunali  e  le
  città  metropolitane sono enti territoriali di area vasta ed  hanno
  autonomia  statutaria, regolamentare, organizzativa , ma  di  quali
  liberi Consorzi parliamo? Ma quale Comune o quanti Comuni hanno, in
  piena libertà, determinato scelte diverse? E come potevano farle  i
  Comuni  con  le precedenti norme che in questi 24 mesi  l'Assemblea
  regionale  siciliana ha offerto a sindaci, consiglieri comunali  ed
  all'intera popolazione siciliana?
   Ma  la  confessione  è  proprio al comma 2 e  al  comma  3:   Sono
  istituiti   i   sei   liberi   consorzi  comunali   di   Agrigento,
  Caltanissetta,  Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani ,  e  fino  a  qui
  abbiamo  solo cambiato il nome  perché si tratta di 6 province  che
  la   Sicilia  conosce  dall'Unità  d'Italia  quanto  alle  province
  statali,  dalla legge regionale n. 9 del 1986 secondo l'ordinamento
  amministrativo degli enti locali della Regione siciliana.
   Ma  ancora  di  più  al  comma terzo si  raggiunge  l'apice  della
  confessione  tardiva:  Sono altresì istituiti tre  liberi  Consorzi
  comunali  di Palermo, Catania e Messina i quali includono i  comuni
  facenti  parte delle rispettive aree metropolitane individuate  dai
  decreti  del  Presidente  della  Regione  dell'agosto  1995 ,  quei
  decreti  che  i sindaci non vollero mai che decollassero  ed  erano
  esattamente  i  sindaci di Palermo, di Catania  e  di  Messina  che
  giunsero  fino  alla Corte costituzionale dove persero,  perché  la
  Corte  costituzionale ritenne quella disposizione non  introduttiva
  di   un   altro   livello  amministrativo,  ma  di   una   modalità
  organizzativa e gestionale delle cosiddette all'epoca famose e note
  aree  metropolitane.  Nonché i restanti comuni facenti parte  delle
  corrispondenti  province regionali , quindi  tutti  gli  85  comuni
  della provincia di Palermo, i 58 comuni della provincia di Catania,
  i 109 comuni della provincia di Messina. E' questa la dichiarazione
  di impotenza della norma che noi stiamo approvando.
   Sia  detto  con chiarezza: una norma in bianco, signor  Assessore,
  che  rinvia, ed è pericolosissimo che questo accada, ai regolamenti
  del  Presidente  della Regione non già per stabilire  normative  di
  dettaglio,  ma  per  colmare  i  vuoti,  le  mancanze,  le  assenze
  pneumatiche   di  normazione  nella  legge  che  si  vorrebbe   che
  diventasse tale.
   Qualche esempio? Articolo 9, comma1. Il disegno di legge si limita
  a  definire  la  Giunta organo esecutivo; per fare cosa?  Quali  le
  competenze della nuova Giunta, dell'organo esecutivo? Gli atti,  le
  competenze le demandiamo ai regolamenti del Presidente. Sarebbe  il
  caso,  invece,  che  le competenze della Giunta e  la  ripartizione
  delle  competenze  della  Giunta e quelle del  Consiglio  venissero
  invece indicate nella legge. Ma se così si fosse proceduto, se così
  fosse   andata   avanti  la  scrittura  del   disegno   di   legge,
  probabilmente quella riflessione ulteriore che stamattina  è  stata
  richiesta  a gran voce da tutte le opposizioni, non solo quella  di
  centrodestra,  ma  anche quella dei colleghi del  Movimento  Cinque
  Stelle sarebbe stata assolutamente indispensabile e necessaria.
   Un  altro  esempio? La regolamentazione della mozione di sfiducia.
  La  mozione  di sfiducia, dice l'articolo 10, comma 3, è presentata
  da almeno un quinto dei componenti dell'Assemblea che rappresentino
  almeno  un  quinto della popolazione. Un quinto  Colleghi,  l'avete
  letto il testo della legge? Certo, tutti  Soltanto un quinto.
   Quindi,  non  soltanto  un  ente che aumenta  le  competenze,  che
  persino le accresce e, per certi versi, siamo lieti che questo  sia
  avvenuto,  lo  ha detto poco fa intervenendo l'onorevole  Musumeci,
  era  il pensiero, il risultato, il desiderio di un disegno di legge
  del   nostro  Gruppo  parlamentare,  primo  firmataria  l'onorevole
  Musumeci.   Quindi,  da  un  canto  si  accrescono  le  competenze,
  dall'altra parte, non per contrappeso ma per tonfo nel contrappeso,
  si  vuole  un  Presidente non legittimato dal  voto  popolare,  non
  fortificato  dal voto popolare e che sia in balia  di  soltanto  un
  quinto dei componenti dell'Assemblea e questo quinto, certamente, è
  soglia troppo bassa.
   Articolo  25,   Osservatorio  regionale .  Introduciamo  un  altro
  organismo che la legge non qualifica meglio, non si sa bene di  che
  cosa  si  dovrebbe  occupare,  però dentro  c'è  il  rappresentante
  dell'URPS,  dentro ci sono indefinite associazioni delle  autonomie
  locali   e   che   cosa  sono  le  associazioni  sindacali   dentro
  l'osservatorio provinciale? Beh, i sindacati fino a questo  momento
  hanno  avuto  ruolo  negli enti intermedi, nelle  province,  se  lo
  ricorderanno  certamente i presidenti Marziano, Fontana,  Musumeci,
  si  faceva  la contrattazione decentrata, le code contrattuali  del
  contratto   collettivo   nazionale  di  lavoro,   dentro,   invece,
  inventiamo quest'altro organismo.
   Le  funzioni,  l'edilizia  scolastica,  la  viabilità  della  rete
  stradale. Lo ha detto l'onorevole Musumeci, è stato ripetuto  anche
  da  altri colleghi, le scuole transitano ai comuni e quali sono  le
  risorse  aggiuntive  ai  Comuni per gestire, centinaia,  centinaia,
  quasi  mille  edifici  scolastici in Sicilia  che  arriveranno  sul
  groppone  dei  Comuni che non hanno di che fare le  manutenzioni  a
  quelli  di propria competenza? E anche del personale vi ha detto  e
  vi hanno detto i colleghi. Certamente, ci sarà un momento nel quale
  ci  si  siederà a tavolino per dire:  Beh, il personale, diventando
  la  provincia  regionale di Palermo la città  metropolitana,  è  in
  esubero . Allora, per quattro anni lo  mettiamo in  mobilità e  poi
  h prevista anche la riduzione, il licenziamento. Altro che urgenza
  Qui   ci  sarebbe  stata  davvero  l'urgenza  di  rinviare   e   di
  approfondire meglio.
   Allora, se l'assessore Leotta è stato alchemico nella sua sintesi,
  qualche  altro inizialmente è stato alcolemico, invece,  nelle  sue
  pensate,  perché  una legge di questa fatta non poteva  che  essere
  frutto di qualche particolare momento.
   Noi   non  vogliamo  fermare  le  lancette  dell'orologio,  signor
  Presidente e Assessore, anzi, le vogliamo mettere avanti, al  passo
  con  i tempi, al passo con la società che reclama buon Governo,  al
  passo  con la società che reclama buona amministrazione. Ma non  si
  fa  buona amministrazione rinviando ai decreti del Presidente della
  Regione.
   La  verità, e mi avvio alla conclusione, signor Presidente, è  che
  dopo circa 22 anni, mancano pochi mesi, si chiude una questione che
  è  tutta  interna  all'impostazione di quello  che  fu  il  Partito
  Comunista  italiano e che poi è diventato i DS, il PDS e adesso  il
  Partito Democratico.
   La verità, colleghi di questa Assemblea regionale siciliana, è che
  gli  uomini  del  grigio Cremlino non hanno mai approvato  fino  in
  fondo  l'elezione diretta del Presidente della Provincia e  nemmeno
  del  sindaco,  perché tra la forza degli apparati e  la  forza  del
  contatto  popolare,  i 20 anni di esperienza dell'elezione  diretta
  hanno  insegnato in Sicilia che quasi sempre avevano la meglio  gli
  uomini  del  contatto  popolare su base provinciale,  che  non  gli
  uomini  grigi del Cremlino, cioè dei freddi apparati. Questa  è  la
  verità   Tant'è  vero che nella seduta del 13,  14  agosto,  eppure
  c'era  premura eravamo alla vigilia di Ferragosto, del 1993, quando
  questa  Assemblea  approva la legge per  la  elezione  diretta  dei
  Presidenti delle Province regionali, dopo avere approvato, un  anno
  prima,  la legge antesignana e anticipatrice sulla elezione diretta
  dei  Sindaci,  i  maggiori  malumori, i  voti  contrari  e  qualche
  autorevole  astensione  è  proprio nel gruppo  dell'allora  Partito
  comunista    italiano   che   comprendeva   quegli   uomini    che,
  probabilmente, non avrebbero avuto la meglio di lì a  qualche  mese
  quando il popolo siciliano si sarebbe recato alle urne per votare a
  suffragio universale e diretto i Presidenti delle Province.
   Quel  mondo  ha impiegato quasi 22 anni per tentare di  riportare,
  invece,  nelle  mani degli apparati, nelle mani dei partiti,  nelle
  mani  della politica deteriore, lo scettro del comando esautorando,
  sottraendo  e  scippando  al  popolo siciliano  la  possibilità  di
  eleggere   a   suffragio  universale  e  direttamente  il   proprio
  Presidente  dell'area vasta sulla cui necessità nessuno dubita,  ma
  qui dentro in tanti vogliono che non sia il popolo a sceglierlo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Cappello.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, in via
  preliminare  volevo  rassegnare  la  solidarietà  del  Gruppo   del
  Movimento  Cinque Stelle nei confronti dell'onorevole D'Agostino  e
  del  Sindaco  di  Acireale per i gravi atti  di  intimidazione  che
  hanno, purtroppo, ricevuto nei giorni precedenti a questo.
   Il  Movimento  Cinque Stelle ha nel proprio programma l'abolizione
  delle Province e penso che questo punto rimarrà ancora a lungo  nel
  nostro  programma visto che con questo disegno di legge, purtroppo,
  le Province non vengono abolite.
   Noi  abbiamo votato a favore sia della legge 7 che della  legge  8
  perché  avevamo insieme una visione di come un Ente di area  vasta,
  visto  che nel nostro Statuto rimane comunque la suddivisione degli
  Enti locali in Regione e liberi Consorzi, potesse essere governato,
  come  si  potesse  dare  ad un Ente di area  vasta  una  governance
  diversa rispetto a quella tradizionale delle Province siciliane.
   Pensavamo, appunto, di seguire la legge 8, quindi dare  seguito  a
  questa  legge  con  un  nuovo disegno  di  legge  che  da  un  lato
  conciliasse il desiderio di alcuni territori, purtroppo, perché  il
  referendum e le delibere sono stati adottati soltanto da 4  Comuni.
  Io  sono stato fino a 15 giorni fa ad un'assemblea a Niscemi dei  4
  Consigli  comunali  di  Niscemi,  Gela,  Licodia  Eubea  e   questi
  territori sono fortemente preoccupati per il loro destino,  per  il
  loro  futuro.  Sono  preoccupati perché si sentono  defraudati  del
  diritto  e  della possibilità di subentrare in un libero  Consorzio
  così  come gli era stato prospettato con la legge precedente e sono
  preoccupati  perché oggi, ovviamente, le condizioni sono  cambiate,
  le  regole del gioco sono cambiate in corso d'opera ed oggi non  si
  sentono più garantiti dalla stessa legge che  ha consentito loro di
  fare quei passaggi.
   E  questa  preoccupazione  io voglio  esprimerla  tutta  a  questo
  Parlamento  perché non solo hanno affrontato dei costi rispetto  ai
  referendum  che  sono stati eseguiti, ma si sono  ingenerate  delle
  aspettative  rispetto a istanze di cui anche  lei,  Presidente,  ha
  parlato prima da questo scranno, che vanno avanti da 50 anni e  che
  sono attese in maniera accorata, in maniera sentita.
   Eppure,  oggi,  ci  ritroviamo di fronte ad una  marcia  indietro,
  perché  è  vero quello che dice il Presidente della I  Commissione,
  che  la legge Delrio è una legge di grande riforma, socio-economica
  e  che la legge stessa dice che quei principi vanno applicati anche
  alla  Regione siciliana, però c'è un problema: io non ho capito  di
  quali principi la legge Delrio parli.
   La   legge  Delrio  non  contiene  una  elencazione  di  principi,
  stabilisce  un proprio assetto dell'ordinamento italiano  ma  senza
  tracciare  quali  sono questi principi. Noi  siamo  passati  da  un
  assetto  che  prevedeva  tre  città  metropolitane  e  nove  liberi
  Consorzi  più, eventualmente, gli altri che si sarebbero costituiti
  o,  viceversa,  liberi consorzi diversi da quelli originari  perché
  avrebbero dovuto fare ingresso in quelli originari altri comuni  e,
  ribadisco, stiamo parlando di appena quattro comuni su quasi 400  e
  oggi,  invece,  ci  ritroviamo con tre città  metropolitane  e  sei
  liberi consorzi. E quei quattro comuni sono costretti ad aggiungere
  al  danno  anche  la  beffa,  perché il Consiglio  comunale  dovrà,
  laddove  decidono  di aderire tranne per Licodia  Eubea  che  dovrà
  aderire  a  Ragusa, gli altri tre che dovranno aderire  alla  città
  metropolitana   di   Catania,   fare   addirittura   una   delibera
  confermativa,  come  se  la  volontà  popolare,  affermata  con  un
  referendum, non valesse un bel niente  E questo, ovviamente, non  è
  giusto soprattutto se partiamo da un assunto che è stabilito da una
  legge.
   Noi pensavamo ad un assetto diverso della governance di un ente di
  area  vasta,  perché pensavamo che un ente di area vasta  fosse  il
  superamento vero della Provincia,  ma laddove si fosse trattato  di
  un  coordinamento di sindaci che avessero condiviso tra di loro dei
  servizi  comuni da erogare ai cittadini e siccome anche  il  libero
  Consorzio  è  un  ente  di  prossimità  secondo  il  principio   di
  sussidiarietà   sarebbe  spettato  al  libero   Consorzio   erogare
  determinati servizi che la Provincia non è riuscita ad  erogare  in
  un  certo modo e che non riuscirebbe ad erogare nemmeno oggi perché
  le risorse sono praticamente esaurite.
   Eppure,  così  non  è. E debbo dare ragione, a  questo  punto,  al
  centrodestra quando afferma che la mancanza di rappresantività  che
  è  legata senz'altro all'esercizio di determinate funzioni e quando
  si  esercitano  determinato  funzioni così  come  quelle  che  sono
  scritte  in  questa  legge,  allora  necessitano  di  un  indirizzo
  politico e l'indirizzo politico lo dà soltanto il voto.
   Noi  siamo contro l'elezione diretta del Presidente, siamo  contro
  l'elezione diretta degli organi di secondo livello, ma perché siamo
  a  favore di un esercizio condiviso di funzioni che non presupponga
  un indirizzo politico, presuppone semplicemente una condivisione di
  intenti e un coordinamento tra sindaci, perché volevamo esaltare la
  figura  del  sindaco  che  è eletto direttamente  dal  popolo  e  a
  quest'ultimo consentire di sedere una volta sola nei vari tavoli di
  amministrazione  ai  quali oggi è costretto a sedere  per  quattro,
  cinque  o sei volte, con tutti i carrozzoni annessi e connessi  che
  volevamo  eliminare semplificando organi e servizi  e  cercando  di
  dare ai cittadini un servizio all'altezza delle tasse che pagano.
   Ma  così  non è  E questa legge è semplicemente il fallimento  del
  centrosinistra e del Governo di cui, caro Assessore, al quale  sono
  grato per l'onestà intellettuale e la simpatia - lei ovviamente  in
  questo  momento è la vittima sacrificale dei suoi carnefici  perché
  si  trova tra l'incudine e il martello - è appunto il fallimento di
  una mancata visione e prospettiva di un modo diverso di superare le
  province,  cosa  che questa legge purtroppo non  fa,  perché,  come
  hanno  detto  i  colleghi che mi hanno preceduto,  è  una  semplice
  rivisitazione della legge n. 9.
   Abbiamo    riproposto   le   province,   abbiamo   eliminato    la
  rappresentanza  politica dalle province e stiamo consegnando  degli
  enti  che  avranno  le stesse funzioni, gli stessi  confini  e  una
  denominazione  diversa ad una classe politica  che  ha  dimostrato,
  peraltro,  non  aderendo  alla legge 8, perché  ribadisco  soltanto
  quattro comuni su 400 hanno deciso di iniziare una procedura  e  di
  finirla, che è ancora peggiore di quella che l'ha preceduta.
   Il  Movimento  Cinque Stelle questo non può accettarlo;  non  può,
  chiaramente,  rinunciare  alla lotta  in  Aula.  Deve  tutelare  la
  volontà  di  quelle popolazioni che hanno deciso  di  intraprendere
  questo  percorso e che si aspettano che il Parlamento  rispetti  la
  volontà referendaria che si è espressa in quelle città.
   Per questo noi intendiamo, se ci riusciamo ovviamente,  migliorare
  e  a  riportare nei binari dellA riforma della legge n. 8, la legge
  che  oggi  è  sottoposta al nostro giudizio perché  altrimenti  noi
  voteremo  contro e  voteremo contro qualunque cosa  succeda  perché
  quello che c'è adesso sarà sempre peggiore di quello che c'è  stato
  prima. Grazie.

   PRESIDENTE.  Ringrazio l'onorevole Cappello  per  avere  ricordato
  all'Assemblea  l'increscioso fatto che ha  riguardato  il  collega.
  Faccio  mio,  e  a  nome  di  tutta l'Assemblea,  il  messaggio  di
  solidarietà espresso dall'onorevole Cappello. Penso di interpretare
  il pensiero di tutti nel fare ciò.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor  Assessore,
  non  voglio  ripetermi  e  non voglio  ribadire  quanto  hanno  già
  affermato  i colleghi del centro destra che mi hanno preceduto,  ma
  non  posso  non soffermarmi su alcuni aspetti che sono gli  aspetti
  che  poi  si  ripercuotono direttamente sui  cittadini  e  che  poi
  rappresenta  il  disastro  che  questa  legge  -  qualora   venisse
  approvata così com'è - o meglio questa legge non penso che si possa
  migliorarla   perché  ormai,  per  quanto  ci  si   può   sforzare,
  l'indirizzo  è  stato già dato dal Governo con la presentazione  di
  questo disegno di legge.
   Mi  riferisco  soprattutto  agli  aspetti  economici.  L'onorevole
  Turano poc'anzi, nel suo intervento, io stasera avrei preferito non
  intervenire per non ribadire alcuni concetti che avevo già espresso
  stamattina, ma non possiamo consegnare ai cittadini, ai  siciliani,
  l'idea che c'è un centro sinistra e, mi dispiace, anche un UDC  che
  ha  riscoperto  nuovi  valori rispetto a quelli  originari  che  la
  storia  gli  ha consegnato  di una riforma epocale,  mentre  di  un
  centro   destra  conservatore,  di  un  centro  destra  che   vuole
  necessariamente restare arroccato alle vecchie province.
   Signor  Assessore, quando abbiamo trattato la stesura della  prima
  legge  lei  non era presente al dibattito. Il centro  destra,  quel
  centro  destra  conservatore, aveva detto  non  possiamo  fare  una
  riforma  perché  dobbiamo accontentare un lancio pubblicitario .  E
  allora  bisogna  dare  seguito  a un lancio  pubblicitario  e  dire
   cancelliamo le province .
   Se  avessimo voluto cancellare le province era più coerente l'idea
  che  aveva proposto il Movimento 5 Stelle: aboliamo le province  e,
  quindi,  eliminiamo le funzioni che oggi sono di  competenza  della
  provincia  e torniamo a quei liberi consorzi che poi sono  le  aree
  vaste  e  poi  lasciamo nella determinazione  dei  territori  anche
  l'aggregazione   perché  l'aggregazione  di  un  libero   consorzio
  naturalmente  consta  di tanti elementi e, quindi,  soprattutto  di
  identità   culturale,  di  identità  storica,  di  omogeneità   dei
  territori,   di   articolazione   e   soprattutto   di   continuità
  territoriale. Ebbene, tutto questo non si è voluto fare.
   L'altra  idea  proposta  dal centro destra  dice  di  lasciare  le
  province  così come sono, svuotiamo di quei contenuti e  di  quelle
  funzioni  che si sovrappongo e che gestiscono i comuni e  rientrano
  nelle competenze dei comuni.
   Eliminiamo tutti quei carrozzoni - IACP, enti, partecipate  -  che
  ci  sono  ancora  però  governati dai commissari  e  semplifichiamo
  veramente tutto quello che c'è da semplificare.
   Allora erano due teorie che avrebbero potuto trovare un nesso e si
  poteva  dire  che dalla sinergia di queste idee nasceva  una  buona
  legge.
   Che  cosa  invece  con  arroganza, con  presunzione,  proprio  con
  determinazione oggi è approdato in Aula? Un testo di legge che  non
  ha  previsto  né  l'una né l'altra ipotesi che ho testè  detto,  ma
  semplicemente  non  ha  fatto altro che ricalcare  la  formulazione
  delle  vecchie  province   perché  i  liberi  consorzi  e  le  aree
  metropolitane  sono state appesantite di funzioni,  di  competenze,
  ma poteva andare bene se ci fossero state le risorse necessarie.
   Allora scendendo nei particolari, vengono attribuite una serie  di
  funzioni  fra  cui  quelle  urbanistiche, ritengo  forse  eccessive
  queste, perché? Perché chi le gestirà e con quali risorse? Qualcuno
  ci dovrà dire con quali risorse.
   Parliamo di scuole. Le scuole transiteranno, pensate, ad un Comune
  dissestato,  un comune che è in dissesto che poi dovrà gestire  due
  scuole  provinciali. Come farà? Ma vorrei capire  i  mutui  che  le
  province  hanno contratto per le scuole, quindi, i mutui passivi  a
  chi li pagherà? Verranno trasferiti insieme ai comuni, insieme alla
  gestione delle scuole?
   Ancora mi riferisco a tutti quei servizi essenziali, primari, oggi
  già  in grande difficoltà. Qualcuno si è chiesto come funziona oggi
  il  servizio di trasporto dei disabili dai vari territori,  chi  lo
  gestirà   e  le  risorse?  E  ai  comuni  quante  risorse  andranno
  trasferite per questo?
   Allora  verranno trasferite le risorse, ma lei, signor  Assessore,
  che  è  anche  un  giurista, sa bene che  per  quanto  riguarda  la
  mobilità  e  per quanto riguarda il passaggio dei dipendenti  dalla
  provincia  ai comuni per la legge nazionale è possibile  farlo,  la
  legge  nazionale  prevede  la mobilità,  noi  in  Sicilia  dobbiamo
  recepire, quindi, ci sarebbe stato, sarebbe stata necessaria prima,
  a  monte  una norma che prevedesse il trasferimento e,  quindi,  il
  passaggio  dei  dipendenti delle province agli enti  locali  e  poi
  sicuramente alcuni trasferimenti di imposte regionali.
   Immagino,  per esempio, che si sarebbe potuta trasferire l'imposta
  sul  bollo,  però noi sappiamo che l'imposta sul bollo  la  Regione
  prima  la  deve reclamare per se perché lo Stato già se l'è  presa:
  oppure gli introiti dei proventi delle motorizzazioni, ahimè, se li
  ha  presi la Regione, che cosa fa, trasferisce che cosa gli uffici,
  le  motorizzazioni, sono tutti in perdita. Che fine faranno, chi li
  pagherà.
   Ecco,   prima  di  parlare  di  riforme  epocali,  siccome   siamo
  legislatori e le leggi vanno applicate e soprattutto chi subisce le
  influenze  negative  delle  leggi sono i siciliani,  spieghiamo  ai
  siciliani  che  cosa  succederà  con  questa  meravigliosa  riforma
  epocale  che  sicuramente   il  centro  sinistra,  così  come  l'ha
  presentata  e se continuiamo con questi ritmi non è disponibile  ad
  un  confronto, a ritornare indietro e soprattutto a proseguire dopo
  che  si approva la legge di stabilità, si approverà da solo, glielo
  spiegherà  il Governo, glielo spiegherà sicuramente la  maggioranza
  che appoggia il Governo ai cittadini siciliani.

   PRESIDENTE. Grazie onorevole Grasso.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Malafarina.
   Ne ha facoltà.
   A seguire sono iscritti a parlare gli onorevoli Assenza, Figuccia,
  Falcone.

   MALAFARINA. Signor Presidente e onorevoli pochi colleghi che siete
  rimasti, io sono molto combattuto tra il desiderio di farmi qualche
  risate oppure di mettermi a piangere a calde lacrime perché non  ho
  ben  capito  le osservazioni che sono state fatte da questo  scarno
  contro questo disegno di legge.
   Da  un  lato  assistiamo a lezione di lessico, il  significato  di
  alchimia, forse meglio sarebbe stato se avessimo avuto una  lezione
  sul  significato di demagogia.  Demagogia, demos, popolo, e  agein,
  condurre il popolo suscitando le paure. Ma da questo scarno non  si
  è  fatto  niente altro che fare pura e semplice demagogia, solo  ed
  esclusivamente demagogia, anzi, addirittura abbiamo anche  qualcosa
  di  più,  abbiamo pure lezione di democrazia al PD che  oggi  viene
  rispolverato  come antesignano, come erede di quel grigio  Cremlino
  di qualche mezzo secolo fa.
   Onorevole  Cracolici, lei è un vetero comunista,  antidemocratico,
  che  non apprezza i valori della democrazia ed impedisce l'elezione
  diretta del presidente della provincia.
   Ma  - scusatemi - stiamo scherzando? Stiamo restituendo, cioè,  ai
  sindaci,  massima espressione della democrazia,  un  ruolo  ed  una
  competenza nel decidere ciò che succede nei propri territori,  anzi
  restituiamo  ad un'assemblea di sindaci la possibilità di  eleggere
  un  loro  rappresentante per gestire un territorio di  area  vasta,
  attribuendo  per la prima volta ad un organo, che si chiama  libero
  consorzio  di  comuni  o  Città metropolitana,  la  possibilità  di
  gestire il proprio territorio  Altro che centralismo della Regione
   Forse  questa  è  la più grossa riforma che questa  Assemblea  sta
  riuscendo a fare da almeno trent'anni a questa parte, sta riuscendo
  a  restituire  ai  territori, alle aree vaste,  la  possibilità  di
  autodeterminarsi,  di fare le proprie scelte e,  scusatemi  signori
  della  destra,  scusatemi signori dell'opposizione,  voi  vi  siete
  persi  una  gran  bella occasione  Potevate contribuire  a  rendere
  questa legge migliore, non è perfetta, tutto è perfettibile.
   L'assessore Leotta ha fatto veramente un grande sforzo, perché  ha
  dato  organicità  a  un  disegno  di  legge  che  probabilmente  ha
  risentito di incertezze, di ritardi, di litigi, anche di demagogie.
  Però,  poi,  alla fine, è emerso un disegno di legge organico,  che
  disciplina  correttamente  tutta  una  serie  di  procedure  e   di
  funzioni.
   E  a questo la destra non ha voluto partecipare sull'assunto che è
  una   schifezza  di  legge.  Le  riforme  appartengono   a   tutti,
  appartengono   alla   destra,  appartengono   alla   sinistra,   ma
  soprattutto appartengono al popolo e al popolo bisogna  dare  delle
  risposte  per dire: signori vogliamo organizzare la vita  politica,
  la vita sociale, le misure economiche e la programmazione economica
  in  questo  modo.  E questa legge non fa nient'altro  che  dire  e,
  soprattutto, dare uno strumento di gestione dei territori  di  area
  vasta. E a chi lo dà? Lo dà ai sindaci, a coloro i quali per  primi
  hanno  la  responsabilità nella gestione dei propri territori,  che
  spesso  non  hanno gli strumenti normativi ed economici  per  poter
  gestire il proprio territorio.
   Basti vedere il disastro catanese. Il disastro catanese, una città
  soffocata  da  un  interland dove non c'è programmazione,  dove  il
  comune   x  rispetto al comune  y  fa esattamente l'opposto di  ciò
  che  dovrebbe fare se solo si parlassero, una speculazione edilizia
  che  ha  devastato  il territorio nei dintorni  di  Catania,  senza
  servizi,  senza  strutture e senza programmazione, rendendolo  solo
  dei quartieri dormitorio in mano alla più becera speculazione, dove
  il  sindaco  tal  dei tali ha potuto operare in nome  e  per  conto
  proprio senza dar conto alla collettività che gli stava attorno.
   Ma  di  che stiamo parlando? Di che cosa stiamo parlando oggi,  di
  quali  dipendenti della provincia stiamo parlando  che  perdono  il
  posto?  La  norma non fa nient'altro che ristabilire un  principio:
  tutti conservano il proprio posto. Ditemi laddove c'è una norma che
  preveda  il  licenziamento di un solo dipendente  della  provincia.
  C'era stata forse una dimenticanza su alcune partecipate, non molte
  per la verità, ed è stata opportunamente corretta.
   Certo,  oggi  si vorrebbe la perfezione assoluta,  un  disegno  di
  legge   che   prevedesse   il  tutto,  le   entrate,   le   uscite,
  l'organizzazione  e  quant'altro.  Ci  fosse  stata,  forse,   meno
  polemica  e  più  serenità probabilmente si  sarebbe  potuto  anche
  arrivare  ad un disegno di legge più completo, più organico,  forse
  più  ponderato.  Ma le opposizioni, che fanno opposizioni  solo  ed
  esclusivamente  per  inchiodare  alle  presunte  responsabilità  il
  Governo, non funzionano.
   Le  riforme  strutturali  si  fanno assieme,  si  condividono,  si
  ponderano,  si  organizzano  e  si  decidono.  Qua  invece   la   I
  Commissione  ha fatto dei salti mortali ed io devo riconoscerlo  al
  Presidente  Cracolici, una grande pazienza ed una grande  capacità.
  Non  mi guardi così Presidente, ogni tanto, le riconosco anche  dei
  meriti.
   Ecco,  allora  arriviamo  al dunque ed al nocciolo  del  problema.
  Perché  le  Province  erano state additata nel  passato  come  enti
  inutili?  Per il semplicissimo motivo che lo erano, perché  avevano
  delle competenze estremamente residuali.
   Strade  di  collegamento  intercomunale, alcune  competenze  sulla
  manutenzione  delle  scuole, il rilascio delle autorizzazioni  alle
  stelle, non alle licenze, di ricettività turistiche e quant'altro e
  da  questo ci volevano quaranta consiglieri, profumatamente pagati,
  per  organizzare la sagra del pane, del salame o la sagra  dell'uva
  da qualche parte, a fior fiori di centinaia di migliaia di euro? No
  signori miei, la politica non si può limitare a finanziare la sagra
  del panino e della salsiccia.
   Se era questa la funzione della Provincia abbiamo solo perso tempo
  ad  eliminarle. Non occorre la rappresentanza elettorale per  virtù
  del mandato popolare per decidere se si fa la sagra della salsiccia
  o la sagra del pesce spada. Allora, torniamo a fare le cose serie.
   L'ente  di  area  vasta  è un ente che oggi  ha  delle  competenze
  importanti,  notevoli  e che potrà avere ulteriori  competenze  che
  comporteranno  risparmi  di spesa. Oggi  non  è  consacrato,  nella
  legge,  ma  dà  la  possibilità a questo o  ad  altri  Governi  che
  vogliono  farlo  nel  futuro,  la possibilità  di  assegnare  delle
  ulteriori  competenze  che  spaziano  dall'istituto  autonomo  case
  popolari,  dai  consorzi  di bonifica ai  distretti  turistici  con
  grandi  risparmi di spesa per i vari Consigli di amministrazione  e
  quant'altro    e    che    soprattutto   razionalizzano    l'azione
  amministrativa e politica di un territorio.
   Si  sta dimenticando che l'assemblea dei sindaci è titolare,  sarà
  titolare  della  gestione  del proprio territorio.  Si  può  essere
  d'accordo, non si può essere d'accordo. Però un sindaco, che  è  la
  massimo   espressione  del  consenso  popolare,  perché  è   eletto
  direttamente  con una maggioranza qualificata ed  il  quale  ha  il
  diritto di decidere per il proprio territorio.
   Se  poi  qualcuno  vuole dire ai sindaci che non sono  espressione
  democratica  e  che  non  hanno la legittimazione  a  decidere  per
  mettersi  d'accordo  si  accomoda e  lo  dica  pubblicamente  anche
  all'ANCI. Perché io non mi sentirei mai di poterli delegittimare la
  funzione e la responsabilità di un qualsiasi sindaco, da  una città
  metropolitana al più piccolo dei paesi siciliani.
   Io  solo su una cosa non sono d'accordo assessore, l'ho detto e lo
  ribadisco, l'ho detto anche stamattina. Non possiamo consentirci di
  non tener conto dell'espressione della volontà popolare. Proprio in
  virtù  di  una  procedura prevista dalla legge, là dove  c'è  stata
  l'espressione  di un consenso dobbiamo dare conto ai cittadini  che
  abbiamo  chiamato ad esprimere una propria valutazione.  Non  è  la
  semplice  delibera di un consiglio comunale e non  è  questione  di
  solo semplice delibera. E' un referendum che raccoglie intorno a se
  la  maggioranza  di un'espressione, di un voto ed  in  alcuni  casi
  espressioni assolutamente schiaccianti.
   Mi  restano  quasi quattro minuti. Io da qua vorrei ricordare  che
  quando  si  parlò  della istituzione di liberi consorzi,  di  altri
  liberi  consorzi ci fu una levata di scudi, accusando il Presidente
  della  Regione  di voler ricostituire quella famosa  Provincia  del
  Golfo  che da anni rivendica una propria autonomia, tant'è che oggi
  gli  stessi che rivendicano a posteriori il rispetto della  volontà
  popolare,  non  io  tra questi, perché l'ho  detto  già  da  tempo,
  all'epoca ritennero di dover instaurare il referendum ed elevare il
  numero di abitanti per costituire una nuova Provincia, proprio  per
  intralciare ciò che si attribuiva alla volontà del Presidente.
   Oggi  qualcuno  si cosparge il capo di cenere perché  giustamente,
  appartenendo ai territori che rivendicano la propria autonomia deve
  dare ovviamente conto e ragione di queste scelte.

   IOPPOLO. Io presentai un emendamento per abbassare il numero degli
  abitanti.

   MALAFARINA.  Sono pentimenti tardivi, purtroppo il danno  ormai  è
  fatto.  Non  è  solo  questo,  io sono profondamente  convinto  che
  dovremmo  potere permettere ai Comuni di consorziarsi  liberamente,
  nelle misure e nei modi che riterrete opportuni per mettere insieme
  i  servizi,  le  risorse  e  le  potenzialità  che  quei  territori
  esprimono, per la tutela di quegli interessi che ciascun territorio
  ha  legittimamente  la  possibilità di  dover  curare,  tutelare  e
  sviluppare.
   I principi democratici forse sono belli, anche se poi alla fine le
  procedure  prevalgono. Sicuramente bisogna riconoscere ai territori
  le  proprie  autonomie, senza nessun centralismo,  io  sarei  stato
  completamente  favorevole alla totale abolizione delle  Province  e
  alla  costituzione  dei  liberi consorzi comunali,  se,  devo  dire
  purtroppo,  non ci fosse un impedimento costituzionale che  prevede
  le Province come organo di amministrazione dei territori, ovvero un
  livello  intermedio, denominato  Provincia , citato  nel  titolo  V
  della   Costituzione  italiana,  mi  corregga  se  sbaglio,  signor
  Assessore.
   Le  riforme  sono necessariamente da farsi, da mandare  avanti,  e
  raccogliere  il  consenso di quanti possono dare un contributo,  in
  questo caso io mi appello veramente all'opposizione. Si è ancora in
  tempo per avere il contributo dell'opposizione, per migliorare, ove
  migliorabile, questa legge, e le proposte, se possono essere  fatte
  ed  accolte, sicuramente saranno ben recepite, perché credo che  le
  riforme strutturali organizzative appartengono a tutta l'Assemblea.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Assenza.  Ne  ha
  facoltà.

   ASSENZA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,  devo
  confessare   che  l'intervento  di  questa  mattina   del   collega
  Malafarina  mi sembrava molto più convincente ed anche più  sincero
  dell'intervento che il collega stesso ha svolto questo  pomeriggio.
  Ognuno  è  liberissimo  di  assumere l'atteggiamento  bipolare  che
  ritenga più opportuno.
   Signor  Presidente,  in  questi giorni sono  stato  contattato  da
  diversi   amici,   che,  anche  per  colleganza,  ricoprono   ruoli
  importanti in alcune realtà delle ex Province, che mi hanno chiesto
  l'invio del testo finale del disegno di legge in discussione,  così
  come approvato dalla Commissione di merito.
   Uno  di questi - tra i più arguti e preparati, devo dire -  mi  ha
  chiamato  dopo  un'oretta, chiedendomi  se  gli  avessi  fatto  uno
  scherzo, se fosse davvero quello il testo di legge approvato  dalla
  Commissione.
   Si  è  stupito di come fossero serviti al Governo due anni e mezzo
  per  copiare  malamente l'impianto della vecchia  legge  del  1986,
  confonderla  con  alcuni  principi  maldestramente  recepiti  dalla
   legge  Delrio , che già di per sé non è assolutamente un monumento
  legislativo da tenere presente -  ed avete occupato mesi e mesi  di
  dibattito  parlamentare  e dibattito in Commissione  per  partorire
  questo topolino malriuscito?
   Ho  risposto:  Si. Debbo confessare è così; questo è  il  prodotto
  che siamo riusciti sapientemente ad elaborare .
   Signor Presidente, poiché sono un inguaribile ottimista e spero  e
  penso   che  fino  all'ultimo  questa  legge  possa  essere  ancora
  migliorata  e  non  è affatto vero che noi ci siamo  sottratti  dal
  confronto,   onorevole  Malafarina,  lo  testimoniano  le   decine,
  centinaia  di  emendamenti presentati in  Commissione,  ribaditi  e
  rielaborati   per l'Aula che speriamo questo Parlamento  discuta  e
  accolga  in  maniera  assolutamente laica e  senza  preconcetti  di
  chiusura  per  arrivare  alla fine a creare  una  norma  che  possa
  limitare al massimo i danni, perché ormai siamo costretti a parlare
  di  questo, non di una norma per il futuro, di una norma  che tenda
  veramente al riassetto equilibrato del nostro sistema istituzionale
  ma ad una legge che faccia il meno danno possibile. E già questo la
  dice lunga sugli argomenti di cu stiamo parlando.
   E   se   non  bastava  questo  impianto  originario,  questo   mix
  malriuscito,  abbiamo una miscellanea di propositi per  il  futuro,
  siccome  questa  scatola vuota, perché di questo  si  tratta,  deve
  essere necessariamente riempita allora da un lato rimandiamo  -  ed
  alcuni  esempi  sono  stati già citati da  colleghi  che  mi  hanno
  preceduto ed è inutile ritornarci -  agli interventi di regolamenti
  dell'Assessorato e della Presidenza, dall'altro  rinviamo  ai  vari
  statuti di cui si debbono dotare questi nuovi consorzi - nuovi  tra
  virgolette - e quindi alla potestà statutaria che i liberi consorzi
  devono esercitare entro i termini previsti.
   Dall'altro ancora - ed è quello che più deve far pensare - con gli
  articoli  31  e 32 che costituiscono l'essenza della legge,  ma  al
  tempo stesso ne costituiscono il limite insuperabile, prevedono che
  le  risorse finanziarie necessarie, perché qualsiasi ente di questo
  mondo  sia  messo  in  grado  di  funzionare,   devono  essere  poi
  ribadite.
   Scusate  un attimo perché pare che diamo i numeri al lotto,  sulle
  funzioni  conferite,  le  ulteriori  funzioni  che  devono   essere
  conferite   dalla  Regione  nell'ambito  della  propria  competenza
  esclusiva  ed in linea con i principi della legislazione  nazionale
  può conferire ulteriori funzioni, questo vale per l'articolo 31 per
  i  consorzi.  Analogo  compito viene dedotto  all'articolo  32  per
  quanto riguarda le città metropolitane.
   Quindi, il funzionamento finale di questi consorzi, le materie,  i
  compiti che spettano a questi consorzi saranno il frutto di  questa
  elaborazione successiva, ma quello che è più grave -  e  lo  dicevo
  poc'anzi  -  sono  le previsioni finanziarie, perché  non  vi  sono
  funzioni che tengano se per l'esercizio di queste funzioni gli enti
  non vengono dotate delle necessarie risorse finanziarie.
   L'articolo  27,  che poi è ribadito dall'articolo 28,  per  quanto
  riguarda  le  città  metropolitane, dice specificatamente  che   Il
  Presidente della Regione, previa delibera di Giunta, previo  parere
  della  Commissione Affari Istituzionali, della Commissione Bilancio
  dell'Assemblea  regionale siciliana emana uno o più  decreti  sulla
  base  di una contesa con i competenti organi dello Stato in  ordine
  alla  definizione dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione
  allo  scopo  di assicurare lo svolgimento dei compiti istituzionali
  dei liberi Consorzi comunali.
   Allora noi stiamo discutendo di aria fritta, perché le risorse per
  far  funzionare questi liberi Consorzi sono rimandati alle  calende
  greche da questo accordo fra Stato e Regione che non avverrà mai. E
  allora  smettiamola una volta per sempre di riempirci la  bocca  di
  riforme   epocali.  Smettiamola  veramente  di  prendere  in   giro
  l'elettorato siciliano che non merita questa vergogna.
   E  poi  abbiamo scoperto oggi che invocare il ricorso al  consenso
  popolare  e  all'elezione diretta è un esercizio di pura demagogia.
  Affidare invece questo compito a questi sindaci che oggi come  oggi
  sono  diventati questi supereroi perché sindaci oggi devono fare  i
  senatori,  perché  il Senato, con buona pace di quell'altro  grande
  legislatore  che  si chiama Renzi, devono far parte  del  Senato  i
  sindaci,  i sindaci devono governare questi nuovi liberi  Consorzi,
  fra poco i sindaci governeranno anche gli organismi giudiziari   ma
  che  cosa  pretendiamo?  E'  questo un sistema  razionale  che  noi
  vogliamo  creare e di cui vogliamo dotare le nostre organizzazioni?
  Nessuno  mi può venire a dire che l'elezione di secondo livello  ha
  lo  stesso  tasso  di democraticità e di rappresentatività  che  ha
  l'elezione  diretta a suffragio universale da parte  del  cittadino
  elettore.  Perché  questa  mania  di  rifiutare  il  consenso,   di
  rifiutare il controllo del popolo perché di questo si tratta. E poi
  questi  sindaci che ci dicono, ed è la realtà, non riescono nemmeno
  ad  avere il tempo di occuparsi, impegnati come sono in prima linea
  per  risolvere i problemi della loro città, invece troveranno tutto
  il  tempo che vogliono per badare a questi interessi superiori  del
  libero Consorzio provinciale.
   Poi  alla fine, presidente Musumeci, lei si poneva il problema dei
  sei liberi Consorzi e delle tre aree metropolitane. La verità è che
  non  hanno  cambiato  nulla. Hanno lasciato le nove  province  così
  com'erano definendole tre come liberi Consorzi comunali e tre  come
  Città   metropolitane  delle  quali  però  fanno   parte,   assurdo
  nell'assurdo,  tutti  i  comuni  che  facevano  parte  delle   loro
  province.
   E  c'è dell'altro. C'è quella vergogna dell'articolo 44 per cui si
  cambiano le regole in corso d'opera e quei cittadini, per la verità
  limitati,  ma  si  tratta di quattro città che nella  nostra  isola
  avevano  comunque  deciso  di  indirizzare  il  loro  futuro  verso
  un'aggregazione di tipo diverso, si trovano, dopo  aver  svolto  il
  referendum,  dopo  che si erano espressi a maggioranza,  così  come
  richiesto dalla legge nel senso di aderire ad un Consorzio  diverso
  da  quello  di  originaria appartenenza, si trovano oggi  ad  avere
  stoppato in corso d'opera il loro iter procedurale perché  si  deve
  ritornare  di  nuovo  in Consiglio comunale che  questa  volta  con
  maggioranza  assoluta  deve deliberare  se  acconsentire  a  questo
  trasferimento o no.
   Questa è l'ennesima vergogna di un governo assolutamente e di  una
  maggioranza assolutamente antidemocratica che continua a dimostrare
  dispregio nei confronti della volontà dei cittadini.
   Poi  vorrei che l'illustre presidente della Commissione o chi  per
  lui  o  l'assessore  mi spiegasse il significato dell'articolo  13,
  comma  8, perché onestamente, nonostante mi sia sforzato e  non  da
  solo  di  capirne  il  significato,  obbiettivamente  non  ci  sono
  assolutamente riuscito. Sarà sicuramente un mio limite.
   Siccome  questa  maggioranza non ha potuto comunque  impedire  che
  almeno a livello di principio si consentisse allo Statuto di  poter
  prevedere  l'elezione diretta del Presidente, questo  articolo  13,
  comma    8,   con   riferimento,   specificatamente   al    sindaco
  metropolitano, prevede espressamente  questa norma:  E'  condizione
  necessaria,  affinché  si possa dar luogo  all'elezione  diretta  a
  suffragio universale del sindaco metropolitano che, entro  la  data
  di  indizione  dell'elezioni, il comune  capoluogo  abbia  previsto
  l'articolazione   del  proprio  territorio  in  più   comuni,   con
  deliberazione  del  consiglio comunale a maggioranza  assoluta  dei
  componenti  sottoposti  a referendum fra tutti  i  cittadini  delle
  città  metropolitane, approvate dalla maggioranza dei  partecipanti
  al voto. Se me lo spiegate
     Perché  io  così  come è scritto ho capito:  che  il  comune  di
  Palermo,  se  nel  proprio  statuto di città  metropolitana,  vuole
  approvare  il suffragio universale, deve preventivamente deliberare
  la  scissione del proprio territorio comunale in tre, in cinque, in
  dieci comuni. Cioè Palermo si scinde in dieci comuni.
   Ma  questa cervellotica decisione da sola non basta. Perché poi si
  deve  ricorrere  a  che cosa? Al referendum fra tutti  i  cittadini
  della città metropolitana.
   Cioè  questa scissione per cui Palermo si scinde in dieci  comuni,
  poi  deve  essere sottoposta ai 90, 88 comuni dell'ex provincia  di
  Palermo per l'appropriazione.
   Credo,  che se ci si fosse messi d'impegno, per trovare una  norma
  così  arzigogolata, ma così al tempo stesso, mi si scusi il termine
  assolutamente pertinente, ma così sconclusionata, credo che non  ci
  si sarebbe riusciti.
   E  che dire poi del fatto che la Giunta, anche questo io non  l'ho
  capito,  sarà  sempre un limite mio,  che la  Giunta  dopo  che  il
  presidente  del  consorzio viene eletto dall'Assemblea  elettorale,
  poi la Giunta viene eletta in un momento successivo, perché? Perché
  è  il  presidente  che predispone una lista che deve  prevedere  un
  numero doppio dei componenti da eleggere
   Quindi,  abbiamo questo presidente eletto dai suoi  colleghi,  non
  dal  popolo, ribadiamolo, che presenta una lista di membri  di  sua
  fiducia che poi sottopone ai componenti dell'Assemblea e può votare
  solo  nei limiti di queste persone di fiducia del sindaco, divenuto
  presidente che, non dimentichiamolo, è colui che poi si  sceglie  -
  onorevole  Panepinto, c'è da rabbrividire - il segretario  generale
  che lo deve controllare.
   Se ne volete ancora potremmo continuare, ma fortunatamente abbiamo
  a   disposizione  articolo  per  articolo,  comma  per  comma,  per
  illustrare  gli  emendamenti e ci sarà veramente da divertirsi.  Se
  non ci fosse da essere, veramente, addolorati per il futuro che  ci
  aspetta.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Fontana,  ne  ha
  facoltà.

   FONTANA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non  potevo  non
  intervenire  su un disegno di legge così importante e complesso  di
  grande interesse, peraltro ho anche seguito in parte i lavori nella
  Commissione,  ho  avuto anche modo di apprezzare il  lavoro  svolto
  dall'Assessore che è qui oggi presente, con noi.
   Ho  capito  che  ha  fatto ogni sforzo per potere  portare  avanti
  questo disegno di legge che è nato male e cresce ancora peggio, che
  non  ci  sono, secondo me, neppure gli elementi minimi  per  potere
  portare  avanti lo stesso disegno di legge che, tra l'altro,  nasce
  seguendo    determinati   principi,   che    era    quello    della
  razionalizzazione del territorio, dell'area vasta, che nasce  dalla
  spending review con il taglio delle spese voluto dalla piazza e per
  cui  la politica, a volte, segue così l'andazzo ed il volere  delle
  piazze senza però un minimo di raziocinio.
   Non  è  certo demagogia quella che noi, oggi, vogliamo  affermare.
  L'intera  minoranza, i rappresentanti colleghi di vari  partiti  si
  sono  già  espressi  prima  di  me in  maniera  molto  chiara,  non
  condividendo assolutamente l'impianto di questa riforma.
   Non  è  che  noi  non  siamo  pronti,  caro  onorevole  Cracolici,
  all'innovazione;  non è che noi non siamo pronti al cambiamento, né
  siamo dei conservatori ma, certamente, vogliamo soltanto migliorare
  la  condizione esistente degli Enti locali nel territorio siciliano
  e  la  vogliamo  migliorare  veramente. Invece,  questo,  a  nostro
  parere,  è solo un arretramento per tante ragioni, prima fra  tutte
  l'elezione del Presidente.
   Il  Presidente del libero Consorzio della città metropolitana  non
  può  essere  frutto  di  accordi di palazzo,  delle  assemblee  dei
  Sindaci  e  dei Consiglieri e quindi significa tornare indietro  di
  almeno  20 anni quando si dovevano trovare gli accordi per eleggere
  un  presidente e quindi da accordo di palazzo e far si che uno  dei
  componenti dell'Assemblea potesse diventare Presidente della  città
  metropolitana o Presidente del libero Consorzio, frutto quindi solo
  di accordi beceri e di accordi di partiti e di palazzo.
   Noi abbiamo, invece, la necessità di eleggere Presidenti che siano
  liberi da queste logiche e quindi eletti dal popolo. Per noi questa
  proposta è irrinunciabile, il nostro parere è quello di eleggere il
  Presidente  con  elezione  a  suffragio  popolare.  Non  intendiamo
  assolutamente  fare  passi indietro né concedere  nulla  su  questo
  argomento perché siamo assolutamente convinti che i liberi Consorzi
  hanno   necessità  di  una  guida  sicura,  certa,  libera,   senza
  condizionamenti  e  quindi per poter operare le  scelte  necessarie
  nell'interesse  del territorio, nell'interesse dell'Area  vasta  ma
  certamente  non  nell'interesse di  questo  o  di  quello  o  delle
  tiratine delle giacche.
   C'è anche il problema dei 6 mila dipendenti che oggi vengono messi
  a rischio.
     Non  si  capisce  che  fine faranno i 6  mila  dipendenti  delle
  Province, dove andrà una parte di questi. Si parla di mobilità,  se
  poi  non troveranno una ricollocazione saranno mandati a casa,  per
  cui si aggiungono ancora incertezze ad incertezze.
   Abbiamo,  già,  una  schiera  di 40 mila  persone  che  non  hanno
  certezze  del domani a queste aggiungiamo altre 6 mila persona  che
  non  avranno, assolutamente, certezza per quanto riguarda  il  loro
  destino.
   Per quanto riguarda le competenze delle ex Province, noi speravamo
  in  un  arricchimento di competenze che poi, francamente,  non  c'è
  stato  tranne qualche piccola cosa e invece sono state tolte  delle
  competenze importanti. Mi riferisco, soprattutto, alla manutenzione
  delle  strade,  che  era  una delle competenze  principe  delle  ex
  Province  e che oggi vengono trasferite non si sa a chi,  forse  al
  Genio Civile, alle strutture regionali che non hanno né esperienza,
  né  competenza,  non  hanno le risorse per poterlo  fare,  per  non
  parlare, anche,  degli istituti scolastici delle scuole di  secondo
  grado,  delle  scuole  medie  superiori  che,  evidentemente,  sono
  concentrate in alcuni centri e dove afferiscono studenti di diversi
  comuni.  Chi  dovrà gestire questi istituti? Chi dovrà  realizzare?
  Chi  dovrà  operare la manutenzione? Ebbene anche questo  resta  un
  enigma perché credo che i Comuni non saranno, assolutamente,  nelle
  condizioni  di  poter  gestire gli istituti scolastici  perché  non
  hanno neppure i fondi per poterlo fare.
   Non  sono  state  previste le risorse per  le  manutenzioni  degli
  istituti   ,  quindi,  il  recepimento  della  Delrio  è  veramente
  un'alchimia,  altro  che facciamo demagogia, è un'alchimia  portare
  avanti  un disegno di legge di questo tipo, noi siamo assolutamente
  contrari,   poi   anche  l'Osservatorio,  l'avere   immaginato   di
  realizzare l'Osservatorio per i liberi consorzi. Ma a cosa serve? È
  soltanto  un  organismo  che  non  serve  a  nulla,  forse  da   la
  possibilità al Governo regionale di potere fare qualche  nomina  in
  più,  di potere nominare qualche commissario, di potere distribuire
  qualche  prebenda, ma non mi pare assolutamente che  l'Osservatorio
  sia  una  struttura  che possa servire per migliorare  l'efficienza
  anche  dei nuovi liberi consorzi. Per non parlare anche delle città
  metropolitane  che includono intere province, forse per  utilizzare
  quelle  risorse che verranno destinate a queste aree  metropolitane
  che  sappiamo sono tra l'altro, risorse esigue. Parliamo  veramente
  di spiccioli, perché credo si tratti di 80 milioni, 70 e 68 milioni
  per  la  Provincia  di  Messina, in cinque  anni,  quindi  parliamo
  veramente di pochi spiccioli da distribuire all'intero territorio.
   Ma  le altre province cosa faranno? Gli altri liberi consorzi cosa
  faranno?  Il Consorzio di Enna, di Caltanissetta, di Agrigento,  di
  Ragusa  che  non avranno neppure questa possibilità  cosa  faranno?
  Questo non si capisce, non si sa, ma non si sanno tante altre cose.
  E  viene  invece  conferita  anche  una  competenza  che  è  quella
  dell'approvazione  dei  piani urbanistici, praticamente  i  sindaci
  redigono  i piani e poi la stessa assemblea, composta dai  sindaci,
  dovrà  approvare in via definitiva i piani regolatori. Sì, i  piani
  regolatori, legga un articolo che riguarda l'approvazione dei piani
  regolatori  e  vedrà che dopo un nulla osta della Regione  verranno
  approvati  dalla stessa assemblea dei sindaci. Gli  stessi  sindaci
  che  redigono  il progetto poi saranno coloro i quali approveranno,
  in via definitiva, il Piano regolatore.
   Credo   veramente  che  ci  siano  delle  incongruenze  che  vanno
  assolutamente  corrette  ed è per questo che  noi  questa  mattina,
  proprio da quando io sono intervenuto, ho anche detto che era forse
  più  logico  accantonare  questo disegno di  legge  per  discuterlo
  prossimamente,  dopo  un ritorno così come  aveva  suggerito  anche
  l'onorevole   Siragusa,  di  rinviare  il  disegno  di   legge   in
  Commissione   per  una  revisione  e,  piuttosto  invece,   passare
  all'altro  argomento  più importante che era quello  del  Bilancio,
  dell'approvazione della Finanziaria e del Bilancio  e  approfondire
  ulteriormente  questo disegno di legge perché,  a  mio  parere,  va
  rivisto e va rivisto in tanti articoli, in tante parti che  sono  a
  mio  parere  fondamentali e importanti per la riorganizzazione  del
  territorio, per la riorganizzazione delle aree vaste in Sicilia.
   Termino  il  mio  intervento con un auspicio.  L'auspicio  di  una
  riflessione da parte della maggioranza, di una riflessione da parte
  del  Governo per evitare di commettere un altro danno irreversibile
  alla nostra Regione, alla Sicilia e ai siciliani.

   PRESIDENTE.   Non  sorgendo  osservazioni,  dichiaro   chiuse   le
  iscrizioni a parlare.
   È iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI,   presidente  della  Commissione.  Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi,  ho chiesto di parlare da  qui  perché  volevo
  parlare  da  deputato  semplice,  ho  aspettato  buona  parte   del
  dibattito, alcune cose le ho lette dalle agenzie.
   Io  ho  la  sensazione che questo testo di cui si sta parlando  in
  parte non sia stato letto. E questo può capitare.
   Quello  che  fa impressione è che lo si rappresenti     ascoltando
  qualche  collega  mi  sono  chiesto  e  consentitemi  di  fare   un
  intervento un poco  naif . Per dieci anni circa sono stato deputato
  in quest'Assemblea facendo deputato di opposizione.

   IOPPOLO. Non ce lo ricordiamo

   CRACOLICI, presidente della Commissione. E' un problema  suo   Non
  mi  ricordo  di  avere mai rappresentato l'idea  che  l'opposizione
  vincesse suscitando le paure, alimentando paure. Pensando  che  una
  rappresentazione piena di paure fosse sufficiente a farmi avere  un
  consenso  fuori  da  questa  Aula. Ascoltando  alcuni  colleghi  la
  sensazione  che  ho è che c'è una corsa a chi la  racconta  peggio.
  Come  se  una legge fosse una sorta di bomba che sta per esplodere,
  vedrai sta per arrivare. E' uno strumento che sostanzialmente mette
  ansia.
   Dimenticando  che noi siamo una Regione sì a Statuto  speciale  ma
  siamo  una  Regione  che  fra qualche settimana  dobbiamo  fare  un
  bilancio. Dove per fare il bilancio stiamo chiedendo allo Stato  di
  riconoscerci cose che per anni non sono state riconosciute.
   Consentitemi  una parentesi. Io sono tra quelli che non  credo  di
  avere mai nascosto alcuni dubbi, alcune perplessità sull'azione  di
  questi due anni che il Governo Crocetta ha avuto, in alcuni momenti
  di  più,  in  altri di meno, ma sostanzialmente non sono certamente
  quello  che  può essere iscritto ai deputati acritici  sull'operato
  del  Governo  Crocetta. Ma quello che si sta tentando  di  fare  in
  questi  giorni  è  veramente  una cosa  quasi  indecente.  Come  se
  l'origine  dei  mali, in questa nostra Regione, nasce  nell'ottobre
  del  2012  quando  Crocetta è stato votato  come  Presidente  della
  Regione. Come se prima   stamattina ho sentito l'onorevole Lombardo
  che  ha il pregio di essere figlio dell'ex Presidente della Regione
  e  con  il  quale - è noto a tutti - ho persino collaborato  in  un
  momento politico per mandare a casa questo centro-destra e credo di
  avere  fatto bene. Ma la cosa che più mi colpiva è che  il  giovane
  Lombardo raccontava il disastro finanziario come se quando c'era il
  padre  che  faceva  il  Presidente  della  Regione  i  bilanci   li
  approvavamo  d'emblée, di liscio. Ricordo  che  dal  2008,  se  non
  ricordo  male,  i  bilanci in questa Regione sono  stati  approvati
  sempre con l'esercizio provvisorio. Quindi sono passati sette anni.
  Gli  ultimi  sette sono esercizi provvisori. Ce n'è stato  uno  che
  abbiamo  approvato persino il bilancio, all'epoca Cuffaro,  abbiamo
  approvato  il bilancio quasi a fine gennaio senza fare  l'esercizio
  provvisorio,  salvo  poi  approvarlo un  minuto  dopo  che  avevamo
  approvato il bilancio definitivo. Con operazioni di alchimia che in
  qualche modo rasentavano la cattiva amministrazione.
   E  oggi  siamo  al  disastro finanziario  perché  raccogliamo  una
  eredità drammatica. Oggi si dice che il Governo ci toglie i  soldi.
  Cari  colleghi,  il primo Governo che ha cancellato  risorse  della
  Regione  è  stato  un  Governo  il cui  Ministro  dell'economia  si
  chiamava  Tremonti che ad un certo punto, in nome  del  risanamento
  della  finanza  pubblica, ha deciso di trattenere una  quota  delle
  entrate  spettanti alla Regione. E quello ha fatto  scuola.  Adesso
  tutti come verginelle, i colleghi del centro-destra, arrivano qui e
  dicono   cattivi, cattivi . Qui stiamo raccogliendo le macerie  che
  ci  ha consegnato la situazione drammatica in questa Regione e  con
  una classe dirigente che è stata ascara di Roma.
   Detto  questo, andiamo alle province. Io vorrei dire  ai  colleghi
  che  urlano  e  quelli  che alimentano le paure   sappiate  che  le
  province nel resto d'Italia sono state sciolte'. Sono state sciolte
  per  via diciamo anche la più brutta, devo dire. Sono state sciolte
  per via finanziaria. Perché quando alle province è stato cancellato
  il  fondo per il finanziamento alle province, in più dei tributi ad
  esso  spettanti  è  uscito un miliardo e saranno  trattenuti  dallo
  Stato come manovra, tra l'altro le nostre 9 province contribuiranno
  al  risanamento  della  finanza pubblica  nazionale  di  circa  120
  milioni  di  euro.  Guardate  che queste  cose  sono  avvenute  nel
  Parlamento  nazionale,  queste cose sono  avvenute  guidate  da  un
  dirigente  di I livello del partito del centro-destra e in  Sicilia
  ancora  guidata  da  uno che era ex Presidente della  Provincia  di
  Palermo.
   Attenzione  qui,  nessuno può venire a fare  lezioni  pensando  di
  raccontare un mondo in bianco e nero quando il mondo è a colori  ed
  è  a colori perché questa legge sta cercando di fare quello che, lo
  dico  anche qui ai colleghi 5 stelle, per cui loro dicono nel  loro
  programma c'era lo scioglimento delle province. Bene, anche  io  la
  penso come voi, anche io penso che l'organismo, l'organo intermedio
  fra  comuni e Regioni in parte ha esaurito la sua funzione storica,
  per  la verità da molti anni. Ma è anche vero che poi dobbiamo fare
  i conti non con il mondo che vorremmo ma il mondo che c'è. Il mondo
  che  c'è  ci dice che lo Statuto di questa Regione prevede ancorché
  la  costituzione  repubblicana che ha  cancellato,  ancora  per  la
  verità  no,  ma  fra qualche settimana cancellerà  la  costituzione
  dalla  previsione costituzionale, il nostro Statuto rimane  vivo  e
  vegeto al di la di quello che si può pensare, se dello statuto, non
  serve  lo  Statuto,  questo è un dibattito, come dire,  accademico.
  Intanto   i   liberi   consorzi  sono  organismi   previsti   dalla
  Costituzione   italiana  che  si  chiama  Statuto   della   Regione
  siciliana.
   Allora il punto non è cosa vorremmo fare il punto è che cosa siamo
  in  grado di fare nelle condizioni tali. Primo: abbiamo cercato  di
  uniformarci,  lo  dico  anche  qui,  senza  nessuna  demagogia.  Ma
  qualcuno  può  immaginare quelli che ci vengono  a  raccontare  che
  tutto  fa  schifo,  cosa sarebbe oggi se la Sicilia  di  fronte  al
  bilancio  che non riesce a chiudere, ad una situazione  di  impatto
  mediatico nazionale di non pochi problemi, se la Sicilia approvasse
  una  legge che dice che le province in Sicilia li chiamiamo  liberi
  consorzi  ma facciamo le elezioni come se nulla fosse, diretta,  li
  riduciamo.  Ma per davvero pensate che non ci sarebbe una  opinione
  pubblica  che  avrebbe una reazione di sdegno nei  confronti  della
  classe  politica  siciliana. Tutta, non di destra  o  di  sinistra,
  Crocetta o altri, tutta.
   Allora pensate di continuare ad insistere su un terreno che è pura
  follia,  oltre  che  impossibile dal punto di  vista  dei  principi
  oppure  noi  avevamo fatto una legge che sostanzialmente  prevedeva
  che  i liberi consorzi fossero nuovi, la legge Del Rio ci dice  una
  cosa  chiara.  Al  di la del numero ci dice che non  possiamo  fare
  nuovi  centri  di spesa anche perché non c'è più la possibilità  di
  finanziarli.   Ci  stiamo  limitando  a  dire:  si   in   parte   è
  un'operazione  di  restyling  per  rispetto  istituzionale   perché
  provate ad immaginare cosa sarebbe oggi questa Regione se invece di
  9  ne  avessimo fatti 12 o ne avessimo fatti 6, facciamo  anche  la
  metà.  Cioè  tutte  le questioni che riguardano tutti  gli  aspetti
  patrimoniali,  i rapporti giuridici in essere, cioè avremmo  aperto
  un gigantesco contenzioso, un po' come quello che in questa Regione
  -   ce   ne  sono  disseminati  prodotti  da  una  classe  politica
  irresponsabile  -, ha chiuso enti e li ha lasciati in  liquidazione
  permanentemente.  Faccio  degli  esempi:   l'EAS,  i  consorzi   di
  bonifica,  gli  ATO, cioè abbiamo chiuso e mandato in liquidazione,
  ma  si  sono mai chiuse queste liquidazioni? Trent'anni che  stanno
  lì   E,  allora,  la  politica  può  non  essere  un'assunzione  di
  irresponsabilità  ad un certo momento? Infine,  abbiamo  scelto  di
  fare  una cosa che guarda innanzitutto agli interessi delle persone
  che sono lì.
   Lo  Stato  ci dice che le province devono dimezzare il  numero  di
  personale.  Punto.  Giusto, sbagliato, poi  facciamo  ricorso  alla
  Corte  Costituzionale. Ma ci dice una cosa netta: il  numero  delle
  dotazioni  organiche  si  riduce del 50 per  cento,  gli  altri  in
  mobilità. Dove? Vedremo
   Con  questa legge abbiamo fatto anche qui una cosa che forse altri
  volevano  chissà dare cazzotti allo Stato, convocare  adunanze  per
  fare chissà quali proteste; la realtà è una: noi abbiamo detto  che
  per noi questo sistema non può funzionare.
   Primo:  i nostri comuni non sono in grado di assorbire la mobilità
  perché  siamo impegnati, per legge dello Stato, in un  processo  di
  stabilizzazione  di  migliaia di precari per i  quali  li  possiamo
  prorogare addirittura se abbiamo le procedure di stabilizzazione.
   Secondo:  la  Regione siciliana, nel suo ordinamento, non  prevede
  l'istituto  della  mobilità  in entrata.  E,  allora,  cosa  stiamo
  tentando di fare? Stiano tentando di dire: bene il personale  delle
  province fino a quando non è definito l'assetto, prima si definisce
  la dotazione organica e, poi, negoziandolo con lo Stato, ora non se
  ne  può  lavare  le mani. Certo è un tema politico,  istituzionale,
  serve  una  classe  politica  che abbia cognizione,  conoscenza  ed
  autorevolezza. Ma cosa avremmo dovuto fare? Dire: bene, siccome  la
  legge Delrio ci dice che il 50 per cento
   Sapete  che  vuole  dire? Lo dico ai colleghi, così  per  capirci,
  perché  ora  mi  sono  stancato anch'io della  demagogia.  Ci  sono
  province  che hanno fatto una scelta negli anni, in particolare  le
  province  di  Palermo e di Catania. Hanno scelto di  alleggerire  i
  propri organici e di privatizzare la gestione dei servizi. E  hanno
  dato vita a società

   D'ASERO. A Catania non è così

   CRACOLICI, presidente della Commissione. Hanno dato vita a società
  per gestire i servizi.
   Le  assicuro  che  è  così, onorevole D'Asero.  Onorevole  D'Asero
  approfondisca e vedrà che è come le dico io.
   Risultato:  queste province, se stessimo alla lettera della  legge
  Delrio, succederebbe questo, che la provincia di Enna piuttosto che
  quella  di  Ragusa, che hanno, invece, tenuto alto il  rapporto  di
  gestione diretta con proprio personale, nel  momento in cui  devono
  dimezzare il numero dei dipendenti avrebbero il 50 per cento  della
  dotazione a pieno regime. Le province di Catania, Palermo e qualche
  altra,  dimezzerebbero la propria dotazione organica a basso regime
  e,  in  compenso,  devono licenziare tutti i rapporti  esterni  che
  hanno   realizzato.  Chiaro?  Licenziare,  cioè  non  rinnovare   i
  contratti e non facciamo demagogia qui dentro.
   Noi abbiamo fatto una legge, certo, complicata, perché si tratterà
  di definire le risorse finanziarie. Abbiamo detto con questa legge:
  1)  le dotazioni organiche si fanno dopo, non prima, non si fa  una
  legge  di  riforma togliendo il gas finanziario a questi  enti;  2)
  abbiamo  stabilito che i rapporti in essere, compresi  i  contratti
  con  società  esterne,  vanno mantenuti,  certo  nei  limiti  della
  situazione finanziaria.
   E,  quindi, perché si racconta questo disastro, come se  ci  fosse
  stato  un legislatore sordo, vedo che addirittura qualcuno alimenta
  le  paure  e qualche forza sindacale che non sapendo più che  ruolo
  svolgere si inventa nemici. Non ho visto cortei dei lavoratori, dei
  dipendenti  della  provincia  quando è  stata  approvata  la  legge
  Delrio.  Non  ho  visto sedute davanti la Camera o  il  Senato  con
  partecipanti ad una protesta.
   Che  vuol  dire?  Qualcuno pensa, allora, che siccome  la  Regione
  mangia  soldi,  può  continuare a mangiare  soldi,  qualcuno  vuole
  illudere  i  lavoratori  che  adesso verranno  assunti  tutti  alla
  Regione. E' questa la parola d'ordine? E, allora, smettiamola.
   Certo  le  funzioni  e  concludo.  Queste  funzioni  sono  di  una
  Provincia che ha scelto di definirsi liberi consorzi, di creare  le
  città metropolitane, anche qui che facciamo? Facciamo come ha fatto
  lo Stato? Ne facciamo solo una? Perché anche qui, lo Stato ha fatto
  una città metropolitana.
   Noi  abbiamo  fatto  una  scelta un  poco  discutibile.  Ma  nella
  condizione  data  di questa Regione, come dire, era  obiettivamente
  complicato immaginare un'altra scelta. Pensare di fare Palermo e di
  non fare Catania, rischiava di innescare meccanismi come quelli che
  furono prodotti negli anni 70 in una Regione del nostro Paese,  che
  era la Calabria e che vide noti esponenti politici della destra  di
  quel  tempo  farsi  paladini della battaglia   boia  chi  molla   e
   Reggio capitale .
   Allora,  credo  che l'equilibrio con cui abbiamo  operato  sia  un
  equilibrio  di  saggezza. Certo, dovendo fare scelte  difficili  ad
  esempio degli enti che hanno fatto il referendum.
   Guardate,  l'onorevole  Malafarina ha  detto  una  cosa  vera:  il
  referendum  è  stato  introdotto con voto  di  quest'Aula  non  per
  suscitare  le passioni partecipative dei cittadini, ma per  rendere
  complicato,  ed in parte era un obiettivo politico, un percorso  di
  costituzione di nuovi liberi consorzi e di spostamenti repentini.
   Il  risultato  è  stato che su 400 comuni quattro hanno  fatto  il
  referendum,  hanno fatto il percorso, ed io voglio rispettarlo,  ci
  mancherebbe  Però, il tema è uno.
   Audendo gli amministratori, per la verità, non è venuto nessuno di
  Gela;  a  Gela  hanno mandato in audizione un comitato,  che  è  il
  comitato per la Provincia di Gela, rispettabile, ma come dire,  non
  era il Comune, non avevamo convocato il Comitato, avevamo convocato
  il sindaco. E' venuto quello di Piazza Armerina, è venuto quello di
  Niscemi, se non ricordo male, Assessore, ed è venuto il sindaco  di
  Licodia  Eubea, il quale giustamente ci ha detto di avere fatto  il
  referendum perché la domanda che ha posto ai cittadini era  chiara,
  e cioè:  volete stare nel libero consorzio di Catania, che non è la
  città  ma che è la parte che rimane della città di Catania o andare
  a  Ragusa  dove c'è il naturale collegamento territoriale? .  Ed  i
  cittadini hanno risposto in un certo modo.
   Ma  se  oggi è cambiata la domanda, cioè nel senso che se la legge
  fa  un  altro  percorso,  di costituire  non  più  liberi  consorzi
  all'interno  delle province dove convivono le città  metropolitane,
  ma  di  fare  una  città metropolitana nella stessa Provincia  dove
  c'era  pure il libero consorzio, chiaramente cambia la natura della
  domanda.
   Allora,  a  questo  punto che cosa avremmo  dovuto  fare?  Dire  a
  Licodia non vale per te ma vale per gli altri? Cioè, lo dico  anche
  al  collega Venturino che ho sentito stamattina: la politica  è  un
  compromesso, non è solo i nostri desideri; è anche la  capacità  di
  costruire un compromesso, come dire, possibilmente giusto,  sapendo
  che   in   questo  concetto  di  giusto  c'è  chi  non  si  sentirà
  rappresentato dalla giustezza di quel compromesso e chi, invece, si
  sentirà  rappresentato.  Il punto non è  negare  o  riconoscere  un
  diritto, il punto è dare il senso di una partenza.
   Questa  è una legge che tiene insieme tre leggi, la 7 e la  8,  ma
  soprattutto la 56. E non possiamo girarci la faccia. Quando abbiamo
  fatto la 8 non c'era ancora la 56. E quando, dopo che la 8 ci  dice
  che  dobbiamo  fare  una  legge  per definire  funzioni,  eccetera,
  eccetera,  noi nel fare la legge abbiamo il dovere, il dovere,  non
  la  facoltà, di fare una legge che tenga conto di quello che la  56
  ci  dice,  che dice in tutta Italia: le Regioni a Statuto  speciale
  hanno un anno di tempo - un anno, ecco spiegato l'otto aprile - per
  recepire   i  principi  di  quella  legge  nei  propri  ordinamenti
  regionali. Questo lo dice il legislatore che ha inteso affermare, e
  non  per  via indiretta, che quei principi si applicano anche  alle
  Regioni  a  Statuto  speciale. Quella legge non è  stata  impugnata
  davanti  a  nessuna  Corte Costituzionale, quindi,  cosa  facciamo,
  facciamo finta che non ci sia?
   Ecco  perché ho voluto parlare in quest'Aula, non perché la legge,
  oggi,   in   discussione  sia  la  mia  legge,  è   stata   scritta
  dall'Assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica,  una
  persona  che si è misurata con una scommessa complicata  fin  dalle
  prime  battute, ma io la difendo, difendo un senso politico,  e  la
  difendo anche politicamente.
   Vedo  che  spesso  i miei colleghi, ultimamente,  pensano  che  il
  miglior modo di fare maggioranza sia stare zitti, facendo parlare e
  sfogare la minoranza prima di andare al voto. Io quando appartenevo
  alla coalizione di minoranza - così come nella situazione opposta -
  ho sempre fatto battaglia politica.

   MILAZZO  Giuseppe.  Onorevole Cracolici,  lei  non  ha  mai  fatto
  minoranza

   CRACOLICI,  presidente della Commissione.  E  ogni  qualvolta  non
  condividevo le idee, lo facevo presente. Faccio battaglia politica,
  ho  voluto  così, stasera, manifestare il senso politico di  questa
  legge, che considero equilibrata. Poi, ci saranno problemi - ce  ne
  saranno  -  ma  quello è il divenire, su cui probabilmente  saranno
  necessari,  poi, ulteriori aggiustamenti; un esempio che  vale  per
  tutti,  nel  fare la legge abbiamo dimenticato il tema dei  bambini
  disabili, ciechi e sordi

   D'ASERO. L'abbiamo evidenziato.

   CRACOLICI,  presidente della Commissione.  per i  quali,  con  una
  piccola  modifica, potremo garantire questa attività, perché  è  sì
  un'attività  dei  Comuni,  ma in questo  caso  non  è  il  servizio
  sociale,  ma il coordinamento del servizio per tutelare  i  servizi
  sociali.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Milazzo Giuseppe. Ne
  ha facoltà.

   MILAZZO   GIUSEPPE.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  Assessori,  devo  dire che l'onorevole Cracolici  mi  ha  trasmesso
  molta  allegria. Presidente, lo richiami all'ordine, così  come  ha
  già  richiamato  me,  mi  tratti, non dico meglio  ma  allo  stesso
  livello dell'onorevole Cracolici.
   Mi  sono segnato alcune cose, signor Presidente. Intanto, partiamo
  con una premessa rivolta all'Ufficio di Presidenza. Durante l'esame
  della  passata legge Finanziaria, Presidente, sono stati  approvati
  alcuni   articoli  in  Commissione  Bilancio,  che   l'Ufficio   di
  Presidenza  ha  stralciato perché queste norme  non  erano  passate
  dalle Commissioni competenti. Mi può spiegare come la Presidenza ha
  intenzione  di legiferare in queste condizioni, con  un  testo  del
  genere,  che ritengo davvero impresentabile? Basti vedere come  sia
  piena  di gente Piazza del Parlamento,  tutti chiedono a gran  voce
  queste  riforma,  ci  sono i social network  totalmente  impazziti,
  tutte le televisioni nazionali sono qui presenti

   PRESIDENTE. E' passato in Commissione questo, non capisco

   MILAZZO  GIUSEPPE. Mi lasci finire il discorso, non  potrebbe  mai
  rispondere a qualcosa che ancora non le ho illustrato.
   Mi  riferisco a quella parte riguardante le autonomie  locali  che
  volete  inserire  nella  riforma dei liberi consorzi  comunali.  Le
  norme   che   riguardano  i  Consigli  comunali,   lo  status   dei
  Consiglieri comunali, lei non potrebbe inserirle qui, e siccome  la
  Presidenza dovrebbe avere come linea guida la coerenza, perché  per
  esempio,  l'altra volta una norma - per citarne una -,  quella  sui
  sottotetti  -  una  norma  approvata giustamente  dalla  Presidenza
  dell'Assemblea, non la Presidenza in senso personale  ma  l'Ufficio
  di  Presidenza come istituto che regolamenta e coordina i lavori di
  quest'Assemblea -, ebbene, la Presidenza ha stralciato la  norma  e
  ne ha stralciato altre.
   Lei in questa riforma non può infilare con una riscritturina o  un
  emendamentino una cosa che va concertata con tutti coloro  i  quali
  sono  protagonisti di una norma così importante, perché  già  avete
  rovinato tutte le parti che scaturiscono da una riscrittura, da una
  riorganizzazione.
   L'altra volta ci sono state alcune norme, approvate in Commissione
  Bilancio,  che  sono state stralciate in quanto non  erano  passate
  dalle Commissioni di merito.
   La  riforma degli enti locali dovrebbe avere un iter diverso anche
  con una sessione ad hoc, ma non in questa riforma.
   Con  questa riforma delle province, signor Presidente, avete fatto
  uno strafalcione e ci sono tutte le parti dell'entroterra siciliano
  abbandonate a loro stesse.
   Quale tutela ha un sindaco di fronte a quello che volete fare voi;
  tenete  conto  che chi ha avuto la fortuna di fare l'amministratore
  locale  e sa cosa significa adottare atti deliberativi dove incombe
  sempre  la scure della Corte dei Conti, che tutela date  voi  a  un
  sindaco  e non mi portate l'esempio banale:  Ma il sindaco di  Roma
  non  è  lo  stesso  del sindaco di Palermo?  Non è  lo  stesso  del
  sindaco  di  Palermo, non è lo stesso del sindaco di  Ragusa  o  di
  Siracusa    Non si ritrovano le persone che non hanno l'acqua;  non
  si  ritrovano le persone che non hanno il lavoro;  non si ritrovano
  ad  essere  minacciate di morte mentre vanno in giro per la  città;
  non si può portare questo paragone
   Noi  siamo  in  Sicilia dove, grazie a molti di  coloro  di  quali
  rappresentano  la  classe dirigente che ha voluto delegittimare  la
  classe politica per rilanciare solo una burocrazia cieca, perché si
  martella sui politici, sui parlamentari.
   Ebbene, vogliamo parlare anche dei parlamentari?  Andiamo in  giro
  per strada, i parlamentari di prima legislatura, ad essere accusati
  di che cosa?
   Un  esempio a caso, signor Presidente, io ho 37 anni; se finirò la
  legislatura,  se  avrò  scontato  i  tre  mesi  -  sono  entrato  a
  legislatura in corso -, se avrò fatto tutto questo, a 65 anni  avrò
  un contributo di 450,00 euro ed a 37 anni qualcuno, qua o fuori, mi
  vuole accusare di che cosa? Di avere distrutto che cosa?
   Qui, ci sono parlamentari che hanno devastato tutto, tutto ed ogni
  cosa  ed  il nostro sistema previdenziale - quello di cui  parliamo
  sempre   -  li  sovvenziona con stipendi e  pensioni  d'oro  e  voi
  martellate  un sindaco togliendogli il 20 per cento e  mi  fate  la
  morale  e  dall'altro lato i nuovi parlamentari devono difendere  i
  posti  di  lavoro  che  hanno dato i vecchi politici  per  la  loro
  campagna elettorale.
   E facciamo un altro esempio: i forestali ci additano che li stiamo
  rovinando,  poi,  lei  va da Giletti e ci accusano  che  li  stiamo
  campando.
   Tutti  noi  politici della prima legislatura siamo schiacciati  in
  questo  vortice  che  non guarda niente e per  che  cosa?  I  nuovi
  parlamentari  non  sappiamo niente di tutto lo  sfascio  che  si  è
  creato
   Aggiungiamo  un'altra  cosa: un Governo che  per  tre  anni  si  è
  cullato,  ha sognato, anzi non ha sognato, ha aumentato  la  spesa,
  oggi,  non si chiude in bilancio, il dato quello essenziale non  lo
  cita nessuno perché la spesa è aumentata, perché quella rivoluzione
  non  c'è  stata, non c'è stata una scelta coraggiosa, una  Non  c'è
  stato  un  solo taglio se non ai parlamentari, se non alle province
  ma,  attenzione qualcuno potrebbe strumentalizzare  che  difendo  i
  consigli  provinciali,  no difendo l'istituzione  della  provincia,
  perché funzionava bene, bastava colpire la spesa istituzionale.
   Stiamo attenti, ormai, siamo in un percorso che non può vedere  un
  ritorno felice perché abbiamo massacrato la politica.
   Voglio   fare  un  intervento  coraggioso,  presidente  Venturino:
  l'errore  più  grande è stato colpire la politica perché  non  sono
  stati  in  grado  di colpire una burocrazia che ha costretto  molto
  spesso  la  politica  a intervenire, perché in  questa  Regione  la
  cortesia  è  andare  dal burocrate per cercare  di  interpretare  a
  favore  del cittadino che si vede oppresso dal dirigente  di  turno
  che si  incagnisce  là e non sblocca un ufficio.
   Vogliamo  portare  un altro esempio? Il cimitero di  Castelvetrano
  per  un  parere su un ampliamento di un cimitero è bloccato da  due
  anni, hanno scritto alla Regione per avere un nulla osta, vergogna
  Di  chi  è  la  vergogna? Dell'onorevole Milazzo, della  burocrazia
  malata  che la politica ha solo una colpa, non è stata in grado  di
  riformarla. Questa è la colpa che ha la politica
   Eppure,  uscendo  di qua siamo quelli colpiti e, allora,  ad  ogni
  seduta ricorderò a tutti che sono stato eletto con il consenso, con
  un'indennità  che  è  uguale  ai parlamentari  di  tutte  le  altre
  regioni,  che non ho alcun benefit e, quindi, sono nelle condizioni
  di  venire qua e dire quello che penso perché non penso  che  a  37
  anni  posso rappresentare il marcio e altri che hanno fior fior  di
  legislature,  registi  -  e  non  mi  riferisco,  non  è  un  fatto
  personale,  massimo rispetto -, parlo di tutta la classe  dirigente
  vecchia  che  non ha portato alcuna modifica, che ha  aspettato  di
  essere  commissariata politicamente ed arrivare a questo spettacolo
  che stiamo dando tutti.
   Questa è la cosa che non va, presidente Venturino.
   E  allora,  per riportare l'intervento a un po' più  di  simpatia,
  l'onorevole Cracolici ha detto di vedere il mondo a colori. Io  non
  so  che  marca  è  la  sua televisione, ma la mia,  quella  che  si
  sintonizza  qua, dà una prospettiva veramente triste di quello  che
  sarà.
   Grazie  a  chi?  E  qua  mi  rivolgo all'onorevole  Cracolici,  al
  Presidente  della Regione, a tutti i registi di questa  maggioranza
  che  ci  hanno portato a questo punto. Ma un solo parlamentare  che
  può  qua  vantare un successo, abbiamo fatto questa  cosa,  niente,
  zero,  promesse e basta e ve lo dice uno che non ha votato la prima
  mozione  di  sfiducia al Presidente della Regione, perché  riteneva
  corretto  dare  un  tempo  materiale. La seconda  l'ha  votata  per
  adesione a un partito in cui si rivede.
   Oggi, le dico che siamo arrivati alla frutta. Forse sarebbe meglio
  mettere  fine  immediatamente a questa legislatura  e  portare  qua
  classe  dirigente  che si ritiene, prima di modificare  gli  altri,
  degna,  ma  degna  nel senso, non in difetto, perché  qua  facciamo
  pastrocchi  perché  siccome ci sentiamo in  difetto  dobbiamo  fare
  sempre  danno  a  qualcuno, siccome siamo  in  difetto  ed  abbiamo
  sfasciato  la  Regione e l'avete sfasciata, diciamo:  chi  dobbiamo
  colpire  oggi?  I  sindaci, le province,  le  società  di  gestione
  dell'acqua e  facciamo un danno al giorno.
   Oggi,  non chiudiamo il bilancio e perdiamo tempo con le province.
  Abbiamo  aumentato i costi delle province. Nell'ultima  Finanziaria
  abbiamo  dovuto  fare  un emendamento per rimpinguare  il  capitolo
  perché  non  erano sufficienti. Andate in giro per  le  scuole,  il
  disastro che è stato combinato
   Allora,  signor Presidente, non voglio stancarvi, però, certamente
  mi appello al Parlamento.
   Ormai  il danno è fatto, ma facciamolo a metà. Stralciamo la parte
  che  riguarda  i  consiglieri comunali  ed  apriamo  un  tavolo  di
  confronto serio. Io non dico di mantenere lo status quo, dico  solo
  che  una riforma degli enti locali organica va fatta in modo serio,
  non a colpi di voti segreti.
   E,  poi,  per  quanto riguarda le province ritorniamo  al  vecchio
  sistema,  anche senza gettone. I consiglieri provinciali che  erano
  espressione di quel collegio. Ma un altro esempio e chiudo,  signor
  Presidente,  fatevi  il tratto Alia-Montemaggiore  Belsito  stasera
  quando ci sarà la notte, o scendete da San Mauro Castelverde quando
  calerà  la  notte, cosa ci sarà. Si va verso la morte e  non  è  un
  eufemismo,  si  va  verso  la  morte  L'entroterra  è  abbandonato
  Fermiamoci
   Non  dobbiamo  approvare norme sull'onda delle emozioni.  Dobbiamo
  dare  ai  cittadini  ordine,  io ritengo  -  qui  abbiamo  giuristi
  autorevoli  -,  quando  si  dice  ordinamento  degli  enti  locali,
  riordino, qual è il significato in senso stretto? Che uno pone fine
  a  discrasie,  aumenta la funzionalità, non è questo  il  riordino?
  Invece,  noi   ca' facemu o' cuntrario , glielo dico  nella  lingua
  nazionale nostra:   facemu o' cuntrario , facciamo solo danni.
   Per  cui, Presidente, ritenevo di fare un intervento con il cuore,
  perché è così: ciò che ho detto risulta al vero.
   Non  possiamo  seguire Giletti e ci massacra  E  la  Piazza  e  ci
  massacra  Alla fine, rimaniamo stritolati e, alla fine, cosa diamo
  Né a loro né a loro. Calma  Razionalità
   Quando  vi abbiamo detto sedute fa, fermatevi, non fate valere  la
  forza dei numeri, fate un appello alle minoranze, scriviamo insieme
  -  ve  lo  dice un parlamentare e lo ribadisce,  che non ha  votato
  alcuna  mozione di sfiducia pur essendo nella minoranza -,  quindi,
  oggi,   non   mi   si   può  accusare:  ah,  Milazzo   vuole   fare
  l'ostruzionista  No. Milazzo è lucido e siete voi che avete abusato
  del  tempo che vi è stato concesso, prima dai siciliani e oggi  dal
  Parlamento.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Figuccia.  Ne  ha
  facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  dopo
  un pomeriggio così lungo e dopo un Aula dove, veramente, si è detto
  un  po' di tutto, avendo la sensazione, peraltro, di ascoltare  con
  toni   differenti   e   da  pulpiti  differenti,   una   serie   di
  considerazioni  come  se  stessimo  vivendo  un'Aula  in   contesti
  differenti ed in un tempo differente.
   Perché  voglio contestualizzare, Presidente, nel mio ragionamento?
  Perché  quando  all'inizio di quest'Aula, che  oggi  vede  pure  il
  Presidente  della  Regione tra i banchi, insieme all'apposizione  -
  chissà  può darsi che accada qualcosa di particolare, le telecamere
  lo possono inquadrare, qui con noi all'apposizione, forse ha deciso
  anche il Presidente della Regione, a fine serata, la trattazione di
  questo  testo  -, abbiamo proposto di rimandare la trattazione  del
  disegno  di legge, avevamo delle ragioni e le ragioni erano  legate
  al  fatto  che,  in  un  momento come  questo  in  cui  noi  stiamo
  fondamentalmente ritrattando quella norma, continuando nuovamente a
  parlare   di   sei   più   tre,  quindi,  semplicemente   cambiando
  denominazione,  passando  dal  parlare  dalle  province  ai  liberi
  consorzi  dei  comuni  -  chiaramente non facendo,  quindi,  alcuna
  modifica  -  è  vero  sostenevamo  quello   che  abbiamo  sostenuto
  all'inizio, ma introducevamo un tema nuovo, presidente Venturino.
   Qual era il tema? Il tema era, ed è, che ci troviamo di fronte  ad
  un rischio default. Il tema era, ed è, che ci troviamo di fronte, a
  riva  dei corridoi, l'idea e l'ipotesi di un nuovo mutuo, l'ipotesi
  è  che addirittura si possa arrivare al congelamento dei ratei  dei
  mutui.
   E  allora, in un clima di sì tale incertezza, Presidente,  avevamo
  chiesto  di  sospendere  la trattazione di  questo  testo  per  una
  ragione  semplice che è la seguente: comprendiamo - e volevamo  che
  questo  fosse compreso anche dal Governo - che, effettivamente,  il
  destino  delle  province  rispetto alle  funzioni,  ma  soprattutto
  rispetto  al  personale, quindi, rispetto  alle  risorse  umane,  è
  effettivamente,  ma è detto anche all'interno della  stessa  legge,
  legato ai futuri rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione.
   Dicevamo, allora, stando così le cose e rimanendo tutto legato  ai
  futuri rapporti finanziari allo Stato e tra la Regione, forse prima
  di  approvare  un  disegno di legge come questo, sarebbe  opportuno
  comprendere  qual  è la natura e la consistenza finanziaria  a  cui
  stiamo facendo riferimento.
   Vorremmo sapere con esattezza, prima di parlare di questo  disegno
  di  legge  e  questa era la proposta, quanti sono e quali  sono  le
  somme che arrivano dallo Stato.
   Non  ci  sembrava di fare una richiesta particolare  e  questo  lo
  facevamo poche ore fa, prima di questo lungo dibattito. Lo facevamo
  persino  prima  di entrare nel merito degli articoli.  Lo  facevamo
  prima  di  entrare  nel merito degli articoli 27  e  28  che  fanno
  riferimento,  ad  esempio, alle funzioni, quelle funzioni  rispetto
  alle quali, quando iniziò il dibattito in Commissione, ricordo,  si
  faceva  riferimento, ad esempio, alla possibilità di  introdurre  i
  temi  dei  rifiuti  senza che, tuttavia, la  riforma  delle  s.r.l.
  venisse  attivata,  senza che venisse scongiurato  il  rischio  per
  tanti  operatori  oggi  impegnati  nel  sistema  dei  rifiuti  che,
  ovviamente, venivano tagliati fuori da questa riforma.
   Questo  accedeva  rispetto anche ai temi dell'acqua,  rispetto  ai
  temi  delle  scuole di secondo grado, rispetto ai temi dei  servizi
  sociali e tant'è che avevamo ragione e questo fu, poi, testimoniato
  dal  fatto  che,  in effetti, quelle funzioni subito  dopo  vennero
  tolte  dal testo. Vennero tolte dal testo ed oggi qual è la  novità
  rispetto alle funzioni? La novità è che i servizi sociali  come  le
  scuole di secondo grado vengono, di fatto, attribuiti ai Comuni.
     Mi  chiedo: come potranno i Comuni rispondere alle esigenze  dei
  servizi  sociali  se non hanno risorse? E ancora: come  potranno  i
  Comuni affrontare la questione delle scuole di secondo grado quando
  i  Comuni le risorse non le hanno? Immagino, non so, l'istituto  di
  secondo  grado  di  Petralia,  un istituto  che  raccoglie  qualche
  centinaio   di  giovani,  quell'istituto  rispetto  al   quale   la
  manutenzione, oggi, viene svolta dalle Province e che probabilmente
  dal  prossimo  anno  potrà solo chiudere perché  è  chiaro  che  il
  piccolo  comune di Petralia, da solo, non potrà mai sobbarcarsi  di
  quelle spese.
   E'  chiaro che questa discussione, però, abbiamo deciso di portala
  avanti   e  oggi  lo  stiamo  facendo  persino  in  assenza   degli
  emendamenti  e  lo  stiamo  facendo con una  sorta  di  accanimento
  rispetto  a  quello che è ormai il tema chiaro sotto gli  occhi  di
  tutti,  perché se è vero che stiamo  proponendo la trattazione  del
  disegno  di  legge  nel momento in cui non abbiamo  certezze  sulle
  entrate,  questo è chiaro che è una risposta da leggere in  termini
  politici  rispetto  all'idea che Renzi  ormai  vorrà  assolutamente
  azzerare  così  come  sono  state  spente  le  Province  a  livello
  nazionale, allo stesso modo da parte del Governo nazionale  c'è  il
  desiderio e l'auspicio di porre fine a questo Governo.
   Questa  è la ragione per cui noi stiamo affrontando, oggi,  questo
  disegno  di  legge.  Lo stiamo facendo, tra l'altro,  negando  ogni
  spazio  di  democrazia nel territorio perché  abbiamo  eliminato  i
  Consiglieri  provinciali;  ora  finalmente  so  che  attraverso  un
  emendamento  del  Governo vogliamo, chiaramente, mettere  a  tacere
  anche  i  Consiglieri comunali ed i Consiglieri  di  circoscrizione
  rispetto  alle  questioni  delle  indennità,  alle  questioni   dei
  permessi.
   I  Consiglieri  di Circoscrizione soprattutto in  una  città  come
  Palermo che rappresentano l'ultima antenna sensibile nel territorio
  rispetto  ai  quali  mi sento, senz'altro, di poter  dire  che  una
  riforma   se  dovesse,  chiaramente,  intervenire  dovremmo   farla
  rispetto  alla trattazione di un testo organico di    riforma.  Non
  credo  che  dopo  anni di aver affrontato i temi del  decentramento
  adesso  possiamo  dire ai nostri consiglieri di circoscrizione  che
  gli stessi dovranno essere eliminati per soffocamento così come  si
  sta facendo per le province.
   Così  come  si  sta  facendo per le province e così  come  si  sta
  facendo,  evidentemente, in modo errato e   rispetto  al  tema  del
  personale.  Comprendo quando il presidente della  Commissione  dice
   probabilmente  voi state affrontando la questione volendo  mettere
  paura .  Lo comprendo, perché fa parte del ruolo della maggioranza,
  però  il  tema  qual  è?  Il  tema è  che  sono  le  organizzazioni
  sindacali, il tema è che è il personale delle province che  ci  sta
  rappresentando  queste preoccupazioni. E queste  preoccupazioni  ci
  vengono  rappresentate a seguito della lettura degli  articoli  del
  disegno di legge. Con riferimento all'articolo 36, ad esempio, cosa
  si dice? Si dice che  la ricollocazione del personale effettuata  a
  seguito dell'emanazione dei decreti di individuazione delle risorse
  necessarie a finanziamento delle funzioni .
   Come  dire  quindi che di fatto noi potremmo garantire  i  livelli
  occupazionali solo dopo aver conosciuto le somme che effettivamente
  Roma  dà alla Regione. Ma allora se così è perché non rinviare come
  abbiamo chiesto quattro ore fa la trattazione di questo disegno  di
  legge a quella fase?
   È  chiaro  che, quindi, la spinta non è soltanto la  spinta  della
  piazza.  È  la  spinta del buon senso ed è quella  spinta  che  sta
  obbligando  le opposizioni ad un ragionamento sano in  queste  ore.
  Quindi  è  chiaro  che,  se così posto,  è  per  questo  la  nostra
  principale  preoccupazione,  il  personale  senza  certezza   delle
  entrate  non  può  avere  alcuna certezza.  Così  come  invece  sta
  accadendo  in  altri territori di Italia, dove ad esempio  è  stata
  data   la  possibilità  ai  dipendenti  delle  province  di  andare
  effettivamente  in  mobilità, ma rispetto al territorio  siciliano,
  rispetto al territorio della provincia di Palermo ad esempio, quali
  sono  le  postazioni  che potranno liberare  delle  opportunità  di
  ingresso  in  mobilità?  Quali  sono  mai  le  amministrazioni  che
  potranno  accogliere  i  dipendenti delle  province  che  dovessero
  risultare in esubero o in eccesso come dice il testo.
   È  chiaro, insomma, che in un quadro siffatto non si è voluto  far
  altro che scopiazzare fondamentalmente la legge Delrio però noi  ci
  sentiamo di dire che dopo due anni e dopo un annuncio fatto  a  suo
  tempo  da  Giletti, fatto a suo tempo a Ballarò, l'unico  risultato
  certo  è  la  militarizzazione del territorio per  distribuire  una
  serie  di  incarichi, una serie di nomine, all'interno di una  fase
  che  è  chiaro è quella che ci apprestiamo a vivere che è  la  fase
  della  campagna elettorale che ormai è partita perché è  sotto  gli
  occhi di tutti che, con questo quadro, ad ottobre noi torneremo  al
  voto  in  Sicilia  ed  evidentemente  questo  provvedimento  è   un
  provvedimento spot rispetto al quale nessun risparmio, come si  era
  paventato,  di  fatto  viene  fatto,  alcun  risparmio   reale   ma
  addirittura, lasciatemi dire, conti alla mano che c'è semplicemente
  un  aggravio  di  spesa.  Ma  in  compenso,  l'ha  detto  prima  il
  Presidente  della Commissione Cracolici, in audizione  noi  abbiamo
  ricevuto il comitato per la Provincia di Gela.
   Il  Presidente  della  Regione non me ne vorrà  ma  non  mi  sento
  confortato abbastanza dall'aver ricevuto in audizione il Presidente
  del Comitato per la Provincia di Gela, francamente mi sembra troppo
  poco  e  mi  sembra troppo poco soprattutto per aver  costretto  un
  Parlamento per due anni a parlare insistentemente di una  questione
  che è davvero di lana caprina.
   In  tutto questo noi, ovviamente, faremo delle proposte sempre che
  questo testo possa essere migliorato, sempre che decideremo davvero
  di   far  parte  di  questo  dibattito,  sempre  che  questa  norma
  effettivamente, assolutamente inutile, debba continuare questo  suo
  ormai tortuoso percorso.
   Le  proposte  andranno  sicuramente  nella  direzione  intanto  di
  sottrarre  ai comuni questo tema che è stato con insistenza  voluto
  attribuire  loro  che è quello delle politiche  sociali.  Perché  è
  chiaro  che i comuni non saranno nelle condizioni e non può  essere
  considerato una semplice dimenticanza, non saranno nelle condizioni
  di  affrontare dei temi delicati legati al disagio giovanile,  alla
  disabilità, ai ciechi, ai sordi. Così come vorremmo che  ovviamente
  venisse  affrontata  diversamente la questione  degli  istituti  di
  secondo  grado. Ovviamente faremo ancora delle proposte  perché  si
  possa  ricorrere  all'utilizzo dell'avanzo  di  amministrazione  in
  misura non superiore al 10 per cento di quello disponibile, per far
  fronte alle spese di personale e a quelle di natura incomprimibile.
  E ancora faremo delle proposte, sì da Forza Italia, sempre a tutela
  del  personale  dicendo che si possa prorogare al 31 dicembre  2020
  l'applicazione dei requisiti del cosiddetto prepensionamento di cui
  alla legge pre-Fornero per il personale dell'ex provincia.
   Noi,    ovviamente,   avremo   un   atteggiamento    responsabile,
  continueremo  a  farlo.  Abbiamo, ad  esempio,  in  I  Commissione,
  parlato del tema della compartecipazione delle imposte di bollo che
  garantirebbero in virtù delle possibili entrate da parte dei liberi
  consorzi  e  comuni  ancora  la  questione  dei  dipendenti  e  del
  personale.
   Ci  scuserà il Governo, ci scuserà il Presidente della Regione, ci
  scuserà  il  Presidente Cracolici, ma ovviamente il filo conduttore
  del  nostro ragionamento ruota sempre attorno ad un asse  che  deve
  tenere uniti tre temi che sono quelli delle funzioni, quelli  delle
  risorse   umane  ovvero  del  personale  e  quelle  delle   risorse
  finanziarie.  Senza quell'assioma, senza il corretto  funzionamento
  di  quell'asse, ovviamente, tutto diventa  aria fritta . Così  come
   aria  fritta  sono stati questi due anni durante i quali ci  avete
  costretto  a parlare di una norma che andava affrontata in  maniera
  diversa.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente
  della   Regione,  signor  Assessore,  veramente  noi  siamo   stati
  particolarmente  critici su questa norma e  lo  siamo  stati  sulla
  scorta  di  un  ragionamento. E il ragionamento  che  avrebbe  dato
  origine a questa norma cioè creare un ente di aria vasta che  fosse
  snello e fosse utile al territorio siciliano.
   E  in ragione di ciò creare una norma che fosse quanto più snella,
  che  semplificasse le procedure, che specificasse le funzioni,  che
  snellisse  tutte  le procedure burocratiche che  creano  una  buro-
  patologia e che riducesse o annullasse i costi della politica.
   Signor Assessore, a lei dopo due anni di passione - e siamo usciti
  dalla  Settimana Santa - è stato dato il compito, il duro  compito,
  di fare sintesi, o meglio, di uscire dalle sabbie mobili.
   Di uscire dal guado, da una situazione paludosa che questo Governo
  e  questa maggioranza ha costretto non soltanto l'Assemblea  ma  ha
  costretto la Sicilia a ritrovarsi.
   E  allora  abbiamo  quindi prima visto, letto e non  assolutamente
  apprezzato, disistimato la legge n. 7 che tutto era tranne che  una
  riforma. Eppure l'allora Presidente, anzi il nuovo Presidente della
  I  Commissione, disse  siamo stati i primi in Italia a potere fare,
  ad  avere soppresso le province'. Si sa appunto poi però che quella
  era  una  legge  soltanto, lo dicemmo,  tanto  è  che  si  tende  a
  ritornare  e facemmo l'anno dopo la legge che serviva per cambiare,
  che  serviva  per  cercare di raddrizzare  il  tiro  di  una  norma
  assolutamente.  Ma anche quella una norma assolutamente  sconnessa,
  una  norma che serviva per darla in pasto ad una opinione  pubblica
  nei  confronti  non  soltanto di una incapacità di  governo  quanto
  anche di una incapacità di questa maggioranza di legiferare in Aula
  se non per fatti squisitamente finanziari e per fatti squisitamente
  emergenziali.
   Mai  una norma di programmazione, mai norme che riuscissero a dare
  alla  Sicilia  una linea di prospettiva, un percorso di  orizzonti,
  orizzonti  che  andassero  oltre  quelle  che  erano  emergenziale,
  quello che era la contingenza e anche adesso.
   Adesso siamo arrivati quindi a questa norma, a questa norma che  è
  il  frutto  rivisto,  confrontato, soppesato e  quindi  contrastato
  all'interno  della  stessa maggioranza. Ci aspettavamo  quindi  una
  norma  che  fosse  semplice  e  invece  è  una  norma  confusa,  ci
  aspettavamo  una norma che potesse rappresentare una innovazione  e
  cosa  è,  lo  ha detto l'onorevole Assenza, una replica scopiazzata
  maldestramente scopiazzata della legge 9 del 1986 e soprattutto  lo
  vogliamo  vedere negli articoli, caro assessore, da alto magistrato
  quale  è  stato, con questa norma sicuramente non diamo un  impulso
  maggiore ai problemi gravissimi che la Sicilia sta affrontando. Non
  abbiamo risolto alcunché.
   Lo  capiamo soprattutto nel cuore della legge che era le funzioni.
  Quali  erano  le funzioni che dovevamo dare a questo ente  di  area
  vasta. Lo dovevamo snellire, lo dovevamo efficientare, dovevamo  in
  sostanza  dare una semplificazione di funzioni nell'efficientamento
  dei  servizi  che  dovevamo rendere. Invece,  all'articolo  27  non
  abbiamo fatto altro che riprendere la lettera d) dell'articolo  13,
  del numero 1, nei servizi sociali e culturali. Soltanto cosa faremo
  allora,  la provincia, questi nuovi enti cosa farebbero addirittura
  il censimento e l'individuazione dei beni culturali.
   Cosa è una funzione questa?
   Presidente  Cracolici, lei che si erge a maestro  molte  volte  di
  norme,  lei  con questa norma ha dimostrato tutta una incompetenza,
  ha  dimostrato altro che ha detto determinate cose, qua si dimostra
  piuttosto  che una innovazione, si dimostra, piuttosto mi  consenta
  una ignoranza. Ma l'ignoranza dipende, risiede nella presunzione  e
  nella  protervia che dimostrate, che tentate non di  nascondere  ma
  che volete ostentare quotidianamente.
   Allora,  quando  da  un  lato nella prima parte  dell'articolo  27
  ripercorriamo in maniera scopiazzata l'articolo 13 della  legge  9,
  salvo il fatto nella seconda parte dello stesso articolo 27 di dire
   chiediamo alle nuove province una nuova funzione'.
   La    pianificazione   territoriale   in   che   cosa    consiste?
  Nell'approvazione  degli  strumenti urbanistici  e  cosa  sono  gli
  strumenti  urbanistici se non i piani regolatori  generali?  Questi
  piani  regolatori  generali sino ad oggi da chi  vengono  adottati?
  Vengono   adottati  dai  consigli  comunali,  poi  vengono  mandati
  all'assessorato   del  territorio  e  l'ambiente   dove   c'è   una
  commissione,  chiamata  il CRU, che approva  o  meno  questi  piani
  regolatori.
   E,  invece,  noi oggi cosa stiamo facendo? Stiamo sottraendo  alla
  Regione  l'approvazione  dei  piani  regolatori  e  la  diamo  alle
  province,  ma la diamo alle province previo parere dei CRU  e  alle
  province, però, non abbiamo specificato chi è che approverà  questi
  piani  regolatori. Lo farà il presidente del libero  consorzio?  Lo
  farà il sindaco metropolitano? Lo farà il capo dell'ufficio tecnico
  o  lo  farà  una  nuova commissione in conferenza  dei  servizi  ad
  approvare   questi   straordinari  e  fondamentali   strumenti   di
  pianificazione?
   Non  l'ha  spiegato,  assessore; non l'ha  spiegato  lei,  ma  non
  l'hanno spiegato nemmeno i suoi collaboratori.
   E,  allora, quando qualcuno parlava e diceva che c'è una regia, ma
  certo  c'è  una  regia in tutto questo meraviglioso  o  per  alcuni
  cittadini deplorevole governance siciliana, ma ci sono anche  tanti
  collaboratori  e  ci  sono tanti cortigiani, tanti  tirapiedi,  che
  osannano  il  presidente Crocetta, che da qui a qualche  momento  è
  andato  via,  dicendogli che sta facendo il bene della Sicilia.  Ma
  quale  bene  della  Sicilia sta facendo Crocetta o  questo  Partito
  democratico,  impegnato  solo ed esclusivamente  in  una  lotta  di
  potere  per  occupare sino all'ultima poltrona con un poltronificio
  esasperato?
   E,  allora,  ingarbugliando con questa norma  non  snellendo,  non
  semplificando.   Cosa   significa   che,   oltre   alle    funzioni
  dell'articolo  13, diamo anche la promozione, il coordinamento,  la
  valorizzazione  dello  sviluppo economico e sociale  dell'area  del
  libero consorzio. Sono soltanto frasi fatte, sono delle norme spot.
  E,  allora,  se  l'avesse detto solo un sindacato,  l'avrei  potuto
  capire,  ma siccome l'hanno riferito in  maniera plateale la  CGIL,
  la   CISL   e   la  UIL  che  storicamente,  tradizionalmente   non
  appartengono  al  centrodestra,   se  ci  fosse  una  critica   che
  arrivasse  soltanto dal centro-destra, è chiaro, sarebbe  il  gioco
  delle parti e, cioè, il centro-sinistra, che governa la Sicilia, fa
  la   sua   parte;   il   centrodestra,  invece,  fa   l'opposizione
  strumentale.
   No,  non  è  così  Noi contestiamo in questo disegno di legge  che
  alle funzioni dobbiamo assegnare anche le risorse.
   E, allora, cosa si fa negli articoli 27, quarto comma, 28, secondo
  comma, e ancora 29, terzo comma, per continuare agli articoli 31  e
  32?  Da  un  lato, stabiliamo delle funzioni, ma  poi  rinviamo   e
  all'emanazione  di uno o più decreti del Presidente della  Regione.
  Che  significa,  assessore? Il decreto è  uno,   eventualmente.  Il
  decreto è uno, che deve dire che alle funzioni devono corrispondere
  le  risorse  finanziarie con le quali fare fronte. E,  invece,  una
  procedura  aggravata  che ripercorre l'articolo  35  della  vecchia
  legge  n.  10  del  2000,  una procedura appesantita,  che  diceva:
  andremo  ad  individuare  la  procedura  per  le  competenze  delle
  province e dei comuni e che deve essere approvata in maniera  anche
  appesantita e farraginosa.
   E,  ancora, qua il Presidente della Regione deve emanare uno o più
  decreti, previa delibera di Giunta, previo parere delle Commissioni
  I  e  II.  E  questo significa, allora, non riuscire a  fare  nulla
  perché  dobbiamo  anche dire che, nel caso in  cui  entro   novanta
  giorni  ciò non avvenisse, la cosa bella è che si riporta  tutto  a
  prima,  cioè  dobbiamo dire che, comunque, tutto  deve  passare  da
  questo  atto di programmazione e di concertazione e questo atto  di
  concertazione poi lo possiamo rivedere, ritrovare all'articolo  37,
  quando parla del personale. Seimila persone circa che aspettano  di
  conoscere  qual è l'esito di questa norma non tanto perché  sperano
  in  questa  norma, ma perché temono che sia una norma penalizzante,
  non perché la chiedono. Perché spererebbero che questa norma non si
  facesse. Perché è una norma che non aiuta le Province, non aiuta  i
  territori,  non aiuta i territori, non aiuta i dipendenti  pubblici
  delle  Province.  Lo  dobbiamo dire in maniera  chiara.  Ma  poiché
  dinnanzi  al vuoto pneumatico, come il tubo catodico una volta  nei
  televisori c'era, di questo Governo e di questo Partito Democratico
  che  dopo cinque anni, onorevole Cracolici, lei dice che ha parlato
  sempre  ma  se lo ricorda l'onorevole Ruggirello l'opposizione  che
  lei faceva, prima al Governo Cuffaro e poi al Governo Lombardo?
   Lei ha fatto sempre connivenza, tant'è che, e l'onorevole D'Asero,
  che  era  in  quel  periodo  già  deputato,  ricorda  come  i  suoi
  interventi,  da questo podio, da questo palchetto,  tant'è  che  un
  deputato  a  lei molto amico, l'onorevole Fabio Mancuso, ricordiamo
  tutti  quando le spiattellava di fronte le sue comunicazioni  e  le
  sue   dichiarazioni   con  atti,  Presidente  Musumeci,   facendolo
  arrossire  il  buon  collega Cracolici.  Ed  arrossiva,  arrossiva,
  assolutamente si.
   Ed  allora, in questo frangente, assessore Leotta, lei  che  si  è
  prestato ad una attività non legislativa, questa non è una attività
  legislativa, è un'attività che serve soltanto a dare in  pasto  una
  norma  che non legifera, che non disciplina, che non aiuta, ma  che
  può soltanto penalizzare in un momento particolare. Perché dobbiamo
  dirla  anche  tutta,  quando il decreto, uno o più  del  Presidente
  della  Regione sono subordinati ai rapporti negoziali fra  Stato  e
  Regione, è chiaro che allora abbiamo ragione noi del centro  destra
  che  diciamo  prima  vediamo  la  Finanziaria,  prima  vediamo   il
  Bilancio,  e soltanto dopo, poiché trattasi anche la legge  Delrio,
  di  norma finanziaria di coordinamento della Finanza pubblica.  Poi
  possiamo  vedere, valutare le ricadute e gli effetti di  una  norma
  che deve poggiare su quelle norme finanziarie, non su altro.
   Ed  invece  noi cosa stiamo facendo? Noi invece stiamo consentendo
  all'articolo  37 che saranno, stabiliranno, i liberi  consorzi,  le
  città  metropolitane, le nuove dotazioni organiche. E  con  chi  li
  stabiliranno  le  nuove  dotazioni  organiche?  Con  un   organismo
  pretorico,  anacronistico, perché è un non  senso  se  da  un  lato
  diciamo che le Province le dobbiamo abolire e poi facciamo rivivere
  l'URPS,  cioè  il  sindacato delle Province.  Mettetevi  d'accordo,
  mettetevi.  Cioè  questo significa non avere  sintonia,  avere  dei
  deficit di comunicazione, di collegamento.

   IOPPOLO. Antinomia.

   FALCONE. Grazie, onorevole Ioppolo.
   E  allora in questo senso cosa succede? Ci rendiamo conto  che  la
  ricollocazione  da un lato di questo personale  è  data  con  delle
  procedure  concertate,  ma  dall'altro lato  però,  dobbiamo  anche
  stabilire e sapere che la dotazione  dopo di che noi cosa  vogliamo
  evidenziare, che in effetti, siccome le stesse dotazioni  organiche
  sono  subordinate alle disponibilità finanziarie, noi  da  un  lato
  tendiamo di rassicurare il personale pubblico delle ex Province, ma
  dall'altro  lato  gli  stiamo calando  una  mannaia,  perché  è  la
  ghigliottina  per  queste persone. Qualcuno dice che  l'opposizione
  cerca  di  creare allarme sociale, o dice che l'allarme sociale  lo
  creano  anche  i  sindacati, ma noi non  facciamo  nient'altro  che
  prevedere i disastri, così come lo stiamo facendo già da due anni.
   Purtroppo  per  noi,  assessore Leotta, è stato  un  gioco  facile
  essere  delle   cassandre : lei si sta trovando in un  Governo  che
  durerà  ancora  qualche mese, probabilmente ci  sarà  il   Crocetta
  quater ,  perché  di fatto questo è un Governo  che  non  riesce  a
  funzionare, è una maggioranza lacerata al proprio interno. Ma quali
  rapporti  finanziari tra Stato e Regione, se c'è un corto  circuito
  tra  un sottosegretario  proconsole  - non viceré ma proconsole   -
  di Renzi in Sicilia, e lo stesso Presidente della Regione?
   Non  mi  attarderò sulla mancata e mancanza di democrazia  con  la
  quale  si  vuole  immaginare questa norma, lo  hanno  già  detto  i
  colleghi  che  mi  hanno  preceduto, ma sui  costi  della  politica
  vogliamo  ritornarci o no? E' giusto eliminare  le  indennità  o  è
  giusto   eliminare,  come  ha  detto  il  Presidente  Musumeci,   i
  rappresentanti della democrazia? Eliminiamo le indennità
   Ed   invece  cosa  era  successo?  Nella  vecchia  norma  si   era
  ipotizzato, nello spirito della mens legis di quel legislatore, che
  dovevamo  annullare tutte le indennità, salvo  il  fatto  che  oggi
  invece  ci  abbiamo, anzi ci avete ripensato, e volete imporci  una
  norma che alimenta i costi della politica.
   Da  un  lato  vogliamo  sottrarre, estrapolare  una  norma  che  è
  considerata  di  settore,  che  è  quella  degli  enti  locali,   e
  specificatamente dei consiglieri comunali e in maniera  surrettizia
  la vorremo far passare qua in questa norma.
   Non  è  possibile, Presidente Venturino, lo diremo  al  Presidente
  Ardizzone al momento opportuno, perché se è norma di settore, e non
  può  andare  in finanziaria, altrettanto norma di settore  è  ed  è
  materia estranea anche a questo disegno di legge. Allora da un lato
  vogliamo  ridurre ai consiglieri comunali le indennità, i permessi,
  li  vogliamo limitare nell'espletamento del mandato che hanno avuto
  assegnato  dagli  elettori,  dall'altro  lato  vogliamo   dare   un
  appannaggio  economico a chi non viene scelto dal popolo  ma  dalle
  segreterie  politiche. E' una vergogna  Questa norma è  vergognosa
  E'  una  norma che grida vendetta, e concludo, Presidente,  dicendo
  che   noi   siamo  assolutamente  contrari,  perché  è  una   norma
  rabberciata, raffazzonata, che non risolve, ma può soltanto  creare
  ulteriori disastri.
   Allora, la proposta che noi facciamo e che vi abbiamo già detto, è
  quella di votare subito l'articolo 46 del disegno di legge,  che  è
  il   differimento   dei   termini  delle  gestioni   commissariali,
  spostandoli  al 31 maggio, perché da qui a breve, già  domani,  noi
  siamo  in  extra-finanziaria, in sessione straordinaria, e dovremmo
  discutere  come  vogliamo far quadrare i conti alla  Regione,  come
  vogliamo fronteggiare anche le Province, le ex Province, i Comuni e
  così  tutta quella platea dei servizi istituzionali che la  Regione
  garantisce o dovrebbe garantire. Dopo di che, invece, dal giorno  2
  maggio, ci ritorniamo in maniera serena, senza fare colpi di  mano,
  o  senza  tentare di fare delle norme spot che a nulla  servono,  o
  possono avere delle ricadute fortemente negative e penalizzanti per
  la Sicilia e i siciliani.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  come  anticipato   l'onorevole
  Falcone  era  l'ultimo  iscritto a parlare. Riprenderemo  i  lavori
  domani con la replica dell'Assessore.
   Pertanto, la seduta  è rinviata a domani, mercoledì 8 aprile 2015,
  alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone


     I  -Comunicazioni
  II  - Discussione dei disegni di legge:

       1)  -  Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
          metropolitane . (nn.  833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-
          848 bis/A) (Seguito)

          Relatore: on. Cracolici

       2)  -  Testo unico delle attività produttive . (nn. 683-2-228-490-
          254-548/A) (Seguito)

          Relatore: on. Marziano

       3)   -   Disposizioni in materia di personale delle Camere  di
          Commercio, industria ed artigianato. Fondo di quiescenza . (n.
          905/A) (Seguito)

          Relatore: on. Mangiacavallo

       4)  -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
          Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
          dello Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
          siciliana aventi ad oggetto disposizioni in materia di ripudio
          della mafia a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, delle
          libertà civili, politiche, economiche e sociali' . (n. 223/A)

          Relatore: on. Malafarina

       5)   -   Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 47.
          Autorità Garante della persona con disabilità nella Regione . (n.
          528/A)

          Relatore: on. Anselmo

       6)  -  Modifiche della legge regionale n. 29/1951 in materia di
          elezione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana e del
          Presidente della Regione . (nn. 428-186-194-210-234-411-421-436/A)

          Relatore: on. Cracolici

     III  -Discussione della mozione:

       N. 156   -  Interventi  urgenti  per  assicurare  la  corretta
             applicazione  dello  Statuto  siciliano  in  materia  di
             rapporti finanziari con lo Stato.

             (24 luglio 2013)

                                     CORDARO - MICCICHE' - CLEMENTE -
                                                   ANSELMO - GERMANA'

     IV  - Discussione della mozione:

       N. 294  -  Iniziative  urgenti per una corretta  gestione  dei
             flussi migratori verso la Sicilia.

             (23 aprile 2014)

                                      VENTURINO - CIMINO - MARZIANO -
                                                      RAGUSA - CIRONE

     V  -Discussione della mozione:

       N. 233   -   Opportune  iniziative  concernenti  il  complesso
             immobiliare sito a Palermo, in via Ingegneros 31.

             (25 novembre 2013)

                                               MILAZZO G. - D'ASERO -
                                                CASCIO F. - VINCIULLO

     VI  - Seguito della discussione della mozione:

       N. 178 - Verifica del rapporto che intercorre tra il Ministero
             delle infrastrutture e dei trasporti e la concessionaria
             che  si occupa della gestione delle autostrade siciliane
             con eventuale adozione di misure alternative.

             (19 settembre 2013)

                                        GRASSO - LANTIERI - CORDARO -
                                                    CIMINO - CLEMENTE

     VII  -Discussione della mozione:

       N. 286  -  Rimozione del Segretario generale della  Presidenza
             della Regione siciliana.

             (26 marzo 2014)

                          CIACCIO - CANCELLERI - ZAFARANA - PALMERI -
                            CAPPELLO - TANCREDI - CIANCIO - FERRERI -
                         MANGIACAVALLO - SIRAGUSA - TRIZZINO - FOTI -
                                           LA ROCCA - ZITO - GRECO G.

     VIII  -Discussione della mozione:

       N. 381   -  Mantenimento  degli  attuali  distretti  di  Corte
             d'Appello in Sicilia.

             (17 dicembre 2014)

                       MUSUMECI - CORDARO - FERRANDELLI - MICCICHE' -
                       CIACCIO - ALONGI - ARANCIO - ASSENZA - FAZIO -
                        LANTIERI - LENTINI - LO SCIUTO - MALAFARINA -
                                           PICCIOLO - ZITO - FEDERICO

     IX   -  Svolgimento, ai sensi dell'articolo 143 del  Regolamento
        interno, dell'interrogazione:

       N. 2479  -  Provvedimenti urgenti per il rinnovo del contratto
             del  personale infermieristico per la postazione 118  di
             Comiso (RG).

             (5 novembre 2014)

                                                              ASSENZA

                   La seduta è tolta alle ore 21.05.

        (Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 21.50)

                     DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il  Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa  Maria Cristina Pensovecchio