Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
FAZIO, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le risposte scritte
alle seguenti interrogazioni:
da parte dell'Assessore per l'istruzione e la formazione
professionale:
N. 2228 - Chiarimenti in ordine al server informatico utilizzato
per il 'Portale Giovani'.
Firmatari: Palmeri Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Tancredi Sergio; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina;
Zafarana Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo;
Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Foti Angela; La Rocca
Claudia; Zito Stefano.
- Con nota prot. n. 54637/IN.16 del 17 novembre 2014 il Presidente
della Regione ha delegato l'Assessore regionale per l' istruzione e
la formazione professionale.
N. 2285 - Notizie in merito all'avviso pubblico per l'istituzione
di una short list di esperti in comunicazione nell'ambito del
c.d.'Piano giovani'.
Firmatari: Ciancio Gianina; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello
Francesco; Ciaccio Giorgio; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca
Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero; Zafarana Valentina;
Zito Stefano.
N. 2443 - Chiarimenti sulle modalità, contribuzioni e tempistiche
per l'annualità formativa 2014-2015 nell'ambito delle proposte di
'Percorsi formativi per il rafforzamento dell'occupabilità e
dell'adattabilità della forza lavoro siciliana.
Firmatari:Vinciullo Vincenzo.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico dell'odierna seduta.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli
Ciaccio, Forzese, Cimino, Federico, Alloro;
l'onorevole Raia per oggi e domani.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interpellanze:
N. 297 - Notizie sulla mancata realizzazione in Sicilia delle
strutture di lunga degenza assistita.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello; Formica Santi.
N. 298 - Notizie in merito alla ripartizione del Fondo nazionale
Morosi Incolpevoli.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Zafarana Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La
Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero; Zito Stefano.
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze si
intendono accettate e saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
N. 460 - Iniziative urgenti a tutela dei docenti titolari su
classi di concorsi atipiche.
Assenza Giorgio; Falcone Marco; Vinciullo Vincenzo; Papale Alfio
Presentata il 10/06/15
N. 461 - Misure urgenti per il risanamento dell'autostrada A19
Palermo-Catania.
Ciaccio Giorgio; Cancelleri Giovanni Carlo; Mangiacavallo Matteo;
Cappello Francesco; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela;
La Rocca Claudia; Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore; Trizzino
Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina; Zito Stefano
Presentata il 10/06/15
Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a noma
dell'art. 153 del Regolamento interno, alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari per la determinazione della
relativa data di discussione.
Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa sino alle ore 16.30.
(La seduta, sospesa alle ore 16.11, è ripresa alle ore 16.32)
La seduta è ripresa.
materia di composizione dei consigli e delle giunte comunali,di
status degli amministratori locali e di consigli circoscriziona-
li. Disposizioni varie. (n. 980/A)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
Seguito della discussione del disegno di legge Disposizioni in
materia di composizione dei consigli e delle giunte comunali, di
status degli amministratori locali e di consigli
circoscrizionali. Disposizioni varie . (n. 980/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto all'ordine del giorno: Seguito
della discussione del disegno di legge Disposizioni in materia di
composizione dei consigli e delle giunte comunali, di status degli
amministratori locali e di consigli circoscrizionali. Disposizioni
varie . (n. 980/A)
Invito i componenti la I Commissione, Affari istituzionali , a
prendere posto nel relativo banco.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo sottoporre
alla Presidenza un problema che è emerso dall'esame del fascicolo
del disegno di legge che successivamente sarà sottoposto all'esame
e alla votazione da parte dell'Aula. Segnatamente, io ho presentato
alcuni emendamenti che sono stati inseriti ovviamente nel
fascicolo, ma ho presentato anche un altro emendamento -
considerato ovviamente aggiuntivo - che è stato messo da parte.
Chiedo invece alla Presidenza di disporne, eventualmente anche con
la condivisione dell'Aula, l'integrazione.
Questo emendamento mira ad introdurre e recepire in Sicilia la
legge nazionale che nel 2014 ha previsto, nei confronti dei sindaci
di comuni con popolazione inferiore a tremila abitanti, la
possibilità del terzo mandato. Così come d'altronde prevede - per
evitare la classifica figura che persiste in tantissimi comuni, e
cioè quella del consigliere comunale che svolge l'attività non come
un servizio nei confronti della collettività, bensì come un
mestiere a tutti gli effetti - il limite previsto appunto ai
sindaci e in questo caso con l'ipotesi dei tre mandati consecutivi
fermo uno per potersi poi eventualmente ricandidare.
Ritengo che l'argomento e gli argomenti introdotti siano non
pertinenti ma addirittura connessi all'argomento in trattazione. E
quindi chiedo non solo che ne disponga il prelievo ma ovviamente
chiedo di sottoporli all'Aula ed eventualmente alla loro
approvazione.
PRESIDENTE. Onorevole Fazio, condivido perfettamente il suo
intervento e capisco anche l'importanza dell'emendamento che lei ha
presentato. Però, se lei è d'accordo, preferirei trattare
l'emendamento, che in questo momento si trova tra gli aggiuntivi,
non appena avremo finito la trattazione del disegno di legge.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
Sull'ordine dei lavori
GRASSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sull'ordine dei lavori in quanto, dall'indomani dell'approvazione
della legge finanziaria, quest'Assemblea è rimasta ferma al palo,
non riuscendo a discutere nessuna norma.
Subito dopo l'approvazione della legge finanziaria io stessa ho
inviato, insieme ad altri colleghi, una nota al Presidente
dell'Assemblea chiedendo di calendarizzare una seduta affinché
quest'Assemblea potesse affrontare la questione relativa ai fondi
comunitari.
Anche perché occorre ricordare che, da un lato ai sensi
dell'articolo 29 del Regolamento della Comunità europea, il
negoziato risulta essere l'ultimo e definitivo processo verso la
definitiva approvazione del POFESR 2014-2020, dall'altro lato, ai
sensi dell'articolo 11 della legge regionale n. 10 del 2010, è
prerogative dell'Assemblea Regionale Siciliana quelle di essere
informata tempestivamente circa i negoziati con l'Unione europea,
nonché quella di fornire parere preventivo all'approvazione dei
programmi operativi da parte della Giunta.
Considerato che la spesa comunitaria, anche la rendicontazione di
tutte le opere pubbliche finanziate dal CIPE e, quindi, con
finanziamenti statali o anche europei, quelle stesse somme che si
stanno rendicontando, per esempi ribassi d'asta e quant'altro,
potrebbero essere reinvestite per opere pubbliche in un momento in
cui - mi pare - stiamo trattando altri temi tranne che preoccuparci
dello sviluppo e del rilancio economico di quest'Isola che sta
morendo, io ritengo che è diventato veramente inqualificabile il
comportamento del Governo nel non venire qui a darci conto di
quello che sta facendo sulla programmazione europea.
E' una prerogativa dell'Assemblea rivendicarne la partecipazione
perché noi non possiamo essere corresponsabili della restituzione
dei fondi comunitari.
A questo si aggiunge oggi che uno dei leader dell'UDC, l'onorevole
D'Alia, il cui Gruppo sostiene anche questa maggioranza,
rappresentava la preoccupazione che la mancata approvazione del
disegno di legge sui liberi consorzi farà perdere i fondi
comunitari alle città metropolitane.
Per cui - siccome si è già tenuta una Conferenza dei Capigruppo e
questo argomento non è stato portato dalla Presidenza per essere
trattato e perché venisse calendarizzato in un'apposita seduta,
chiedo alla Presidenza che si faccia parte diligente, anzi che
convochi una Conferenza dei Capigruppo perché noi finalmente
possiamo sapere cosa il Governo sta facendo circa il programma
attuativo dei fondi comunitari.
Desidero, inoltre, sapere, ma non c'è l'assessore competente, che
vi erano 30 milioni di euro destinati ai cantieri di servizio e vi
sono comuni che ancora aspettano che i cantieri di servizio
partano. Questi cantieri di servizio partiranno, o è un'altra
beffa?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per fare una po' di chiarezza,
capisco che tutto è importante però vi pregherei di attenervi a
quello che oggi è all'ordine del giorno.
Per quanto riguarda il suo intervento, onorevole Grasso, la
ringrazio e spero che i colleghi - soprattutto i colleghi
Capigruppo - abbiano ascoltato con attenzione.
A tal proposito le posso confermare che già la prossima settimana
ci sarà una Conferenza dei capigruppo ed in quell'occasione spero
che i colleghi avanzeranno la proposta di esaminare il disegno di
legge di cui lei parlava precedentemente.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
ricollegandomi alle dichiarazioni dell'onorevole Fazio, vorrei dire
che c'è un emendamento aggiuntivo, su cui chiederò l'apprezzamento
di tutta l'Aula, che riguarda le elezioni in Sicilia, con il quale
si chiede che avvengano solo la domenica in modo da uniformarci al
resto d'Italia.
PRESIDENTE. Onorevole Greco, personalmente non posso che
apprezzare il suo emendamento ma, come ho già detto al collega che
l'ha preceduta, ne parleremo appena si tratteranno gli emendamenti
aggiuntivi.
Onorevoli colleghi, vi invito ad attenervi all'ordine del giorno e
proseguire con la trattazione del disegno di legge.
materia di composizione dei consigli e delle giunte comunali,di
status degli amministratori locali e di consigli circoscrizio-
nali. Disposizioni varie. (n. 980/A)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
Seguito della discussione del disegno di legge Disposizioni in
materia di composizione dei consigli e delle giunte comunali, di
status degli amministratori locali e di consigli
circoscrizionali. Disposizioni varie . (n. 980/A)
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato presentato
un emendamento aggiuntivo che, in buona sostanza - e mi rivolgo al
Governo, oltre che all'Aula - oltre ad essere di buon senso è, a
mio parere e a parere dei colleghi Clemente, Grasso, Gennuso e
Milazzo, anche un emendamento di buona legislazione e di buona
amministrazione.
La Sicilia è l'unica Regione d'Italia che non prevede nella sua
legislazione la possibilità di surrogare il consigliere comunale
temporaneamente impedito; per fare un esempio, a Palermo, da oltre
6 mesi non vi è più il plenum perché vi è un consigliere comunale
impedito che non viene sostituito e quindi sono 49 anziché 50. Io
credo che siccome la materia che andremo ad affrontare riguarda
proprio la legislazione degli enti locali, e non soltanto quello
che è stato presentato in maniera assolutamente da certa stampa
come la gettonopoli', perché quella è una parte ed io dico che se
ne dovrebbe occupare più la Procura della Repubblica che la
politica.
Mi piacerebbe che la politica si occupasse di buone leggi e di
ragioni reali, concrete. Credo che questa sia una norma di buon
senso, ma credo che sia soprattutto una norma di buona
amministrazione e vorrei fare apprezzare al Governo presente nella
persona dell'Assessore Leotta non soltanto la possibilità, cosa che
io auspico, che il Governo dia parere favorevole, ma che sarebbe il
caso anche di farlo proprio, perché da parte nostra vi sarebbe una
ulteriore considerazione anche rispetto alla volontà di mettere sul
binario giusto questo disegno di legge, che fino ad oggi, per varie
ragioni, ha trovato una serie di impedimenti.
LOMBARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sottoporre
un problema logistico che penso sia accomunato anche a diversi miei
colleghi. Purtroppo io sto avendo conoscenza degli emendamenti
soltanto adesso e vedo che ci sono degli emendamenti che, nel caso
in cui dovessero essere approvati, riscriverebbero il contenuto ma
inciderebbero anche nello spirito della norma.
Pertanto, chiedo alla Presidenza, siccome questa norma va
certamente fatta ed è prerogativa di questo Parlamento, una
sospensione di 20 minuti affinché si possa approfondire il testo
degli emendamenti. Mi sembra il minimo, affinché si possa svolgere
questo compito legislativo al meglio, poter approfondire queste
tematiche e confrontarsi anche con il proprio Gruppo parlamentare
affinché vi possa essere una concordanza di intenti e di risultati.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in effetti va sottolineato che il
termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto ieri sera
e soltanto in mattinata gli stessi sono stati distribuiti.
Capisco che molti colleghi, coinvolti anche nei lavori di
Commissione, probabilmente non hanno avuto il tempo di leggere con
attenzione gli emendamenti, che sono circa un centinaio e pertanto,
se non ci sono osservazioni, accolgo la richiesta dell'onorevole
Lombardo e sospendo l'Aula per 20 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 16.45, è ripresa alle 17.22)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Vicepresidente LUPO
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato l'ordine del
giorno n. 479, a firma dei componenti dell'Ufficio di Presidenza e
dei Capigruppo, per la costituzione della Commissione statuto.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto, chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
Seguito della discussione del disegno di legge n. 980/A Norme
materia di composizione dei consigli comunali e status degli
amministratori locali .
PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione del disegno di
legge n. 980/A Norme materia di composizione dei consigli comunali
e status degli amministratori locali .
Pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
«Art. 1.
Norme in materia di composizione dei consigli e delle
giunte comunali
1. A decorrere dal primo rinnovo dei consigli comunali successivo
all'entrata in vigore della presente legge, il numero dei
componenti dei consigli comunali previsto dall'articolo 43 della
legge regionale 15 marzo 1963, n. 16 e successive modifiche e
integrazioni è ridotto del 20 per cento rispetto alle previsioni
del suddetto articolo, fatta eccezione per i comuni con popolazione
tra 50.001 e 100.000 abitanti e per i comuni capoluogo di
provincia, per i quali il numero dei consiglieri è ridotto del 10 %
rispetto alle previsioni del citato articolo 43.
2. Al comma 1 dell'articolo 33 della legge 8 giugno 1990, n. 142,
come introdotto dall'articolo 1, comma 1, lettera e), dalla legge
regionale 11 dicembre 1991, n. 48 e successive modifiche ed
integrazioni sono introdotte le seguenti modifiche:
a) dopo le parole al 20 per cento dei componenti dell'organo
elettivo di riferimento aggiungere le parole , arrotondato
all'unità superiore qualora il rapporto presenti un risultato
decimale pari o superiore a 0,1. ;
b) le parole da e, limitatamente alle giunte comunali, fino alla
fine del comma sono sostituite dalle parole Nei comuni con
popolazione superiore a 5.000 e pari o inferiore a 10.000 abitanti
il numero di assessori è fissato a quattro, nei comuni con
popolazione superiore a 3.000 e pari o inferiore a 5.000 abitanti
il numero degli assessori è fissato a tre, nei comuni con
popolazione pari o inferiore a 3.000 abitanti il numero degli
assessori è fissato a due».
Onorevoli colleghi, do lettura della comunicazione di
inammissibilità di emendamenti al disegno di legge 980/A della I
commissione.
Comunico che questa Presidenza ha ritenuto di dichiarare
inammissibili, ai sensi degli articoli 111, comma 1 bis, e 112,
comma 3, del Regolamento interno, alcuni emendamenti aggiuntivi
presentati al disegno di legge n. 980/A Disposizioni in materia di
composizione dei consigli e delle giunte comunali, di status degli
amministratori locali e di consigli circoscrizionali. Disposizioni
varie in quanto concernenti materia estranea allo stesso.
Tali emendamenti riguardano: sistema di elezione dei consigli
comunali e dei sindaci e numero dei mandati; causa di
ineleggibilità e di incompatibilità; norme procedurali relative
alle operazioni elettorali e pubblicità delle stesse; funzioni del
Presidente del Consiglio comunale; contributo regionale liberi
consorzi comunali per i contratti di lavoro a tempo determinato;
utilizzazione dei risparmi di spesa degli enti locali per contratti
di lavoro a tempo determinato.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Coltraro, Anselmo e
Sammartino hanno chiesto congedo per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
980/A
PRESIDENTE. Si riprende il seguito della discussione del disegno
di legge numero 980/A.
Comunico che all'articolo 1 è stato presentato l'emendamento 1.8 a
firma degli onorevoli Di Mauro, Greco e Lombardo, soppressivo
dell'intero articolo 1.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LEOTTA, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CRACOLICI, presidente della Commissione. Contrario.
LOMBARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avviamo adesso
l'analisi e l'approvazione di questa norma basandoci innanzitutto
su questo articolo 1 che prevede una riduzione. Innanzitutto vorrei
ringraziare il lavoro svolto dai componenti della Commissione per
il frutto che hanno dato all'Aula perché so con quanta dedizione e
con quanta attenzione si sono adoperati affinché questa norma
vedesse la luce.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, deputati da più legislature
e di nuova legislatura, io davvero non so se la risposta a questo
clima di antipolitica che, diciamocelo francamente, ormai
condiziona le scelte e i comportamenti di gente che si è formata
nei Partiti, nelle organizzazioni sindacali, negli organi intermedi
che la Costituzione e questo Stato ha dato la possibilità di far
nascere, vede oggi una riduzione tout court per numero di
consiglieri che naturalmente è stata preceduta negli anni
precedenti da altre riduzioni e che sembra oggi ridurre gli spazi
della rappresentanza la soluzione all'antipolitica. Dinnanzi a un
problema di rappresentanza e di unione di intenti tra popolazione e
classe politica la risposta che questo Parlamento, o la classe
politica in generale sembra saper dare, è solo tagliare. Tagliare i
consiglieri comunali, tagliare la rappresentanza, tagliare quindi
la possibilità che i rappresentanti della società civile che sono
così tanto emarginati da questa politica vengano anche loro esclusi
da questi consigli comunali. L'unica risposta è tagliare i
componenti, tagliare i rappresentanti. Tagliare quindi luoghi dove
si discute, a persone che nascono nelle associazioni, nei movimenti
giovanili e che vedranno sempre di più ridursi i luoghi di
confronto e di adozione, di delibere di atti e di statuti. Non
penso che questa sia la risposta, lo dico con grande sincerità.
E lo dico anche in un clima, mi rendo conto, dell'opinione
pubblica cosiddetta che mi vede una vox clamantis in deserto
quasi. Ma io ho delle convinzioni e penso di essere stato eletto
anche per rappresentarle qui dentro.
Allora siccome questo emendamento soppressivo non è soltanto un
emendamento soppressivo per l'articolo ma dà il significato del
fatto che, secondo me, nonostante l'ottimo lavoro della
Commissione, si è eccessivamente subito un condizionamento
dell'opinione pubblica o di quella che si intende opinione
pubblica, che ancora non si è ben compreso cosa sia, io con questo
emendamento e con questa breve dichiarazione sull'emendamento,
invito i colleghi deputati da più legislature, presenti per la
prima volta qui dentro, a ragionare un attimo perché lo status di
amministratore, il numero dei componenti delle assemblee comunali
sono il fulcro della democrazia, sono il motivo per cui noi siamo
qui e la risposta non sarà tagliare, tagliare, tagliare ma sarà far
funzionare i consigli comunali, le circoscrizioni e rendere agli
occhi dei cittadini utili questi enti. Questa è la risposta che
dovrebbe dare la politica.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, io approfitto dell'intervento dell'onorevole
Lombardo anche per intervenire attraverso questo emendamento e,
quindi, relativamente all'articolo, in una discussione in cui non
ho potuto prendere la parola.
Io vorrei rassicurare il collega Lombardo e tutti i colleghi nel
ricordare che con questo disegno di legge - e lo ringrazio anche
per avere ricordato anche il lavoro di sintesi che credo sia stato
anche significativamente rappresentato dal voto unanime della
Commissione - noi abbiamo sostanzialmente operato con questo
schema, ovvero abbiamo operato con il principio che ha ispirato la
legge di adeguamento dei compensi dei parlamentari regionali e
dello status del parlamentare regionale, legge che, come è noto, è
stata varata l'anno scorso.
Qual è lo schema e qual è il principio: tutti i compensi che vanno
agli eletti nelle assemblee rappresentative nonché agli
amministratori, sindaci ed assessori in Sicilia, devono essere
equiparati ai corrispettivi amministratori consiglieri e sindaci
nel resto d'Italia.
Non si capisce perché in Sicilia dovremmo avere un sistema di
riconoscimento dei gettoni o delle indennità diverso rispetto al
resto d'Italia. Ma questo non lo dico perché è una battaglia di
eguaglianza, lo dico semplicemente perché io credo che noi
difendiamo meglio e chi vi parla non ha paura e vergogna a
difendere la rappresentanza politica e la classe dirigente elettiva
dei comuni a tutti i livelli, la difendiamo meglio se la facciamo
sentire non espressione di un privilegio ma espressione di una
effettiva uniformità rispetto agli altri colleghi del resto
d'Italia.
Questo riguarda i compensi. Tutto ciò che invece attiene allo
status che il nostro statuto - così come è per i deputati regionali
- affida alla legge regionale, noi non intendiamo rinunciare alla
prerogativa che lo statuto ci assegna di disciplinare lo status
degli amministratori in Sicilia attraverso legge regionale, non
quindi recependo una legge nazionale ma, nel solco di quello che
avviene nel resto d'Italia, avere, però, una capacità di
differenziare sulla base delle nostre esigenze.
Faccio un esempio, onorevole Lombardo: la questione della
riduzione del 20% dei consigli comunali, in realtà, è avvenuta già
da qualche anno nel resto d'Italia. La Sicilia, ad un certo punto,
ha deciso di non adeguarsi. Noi, con questa legge, è vero che
stiamo uniformando il taglio, la riduzione del 20% a quello che già
opera nel resto d'Italia da qualche anno ma, ad esempio, abbiamo
voluto dire - ho visto che ci sono emendamenti che vogliono
sopprimere questo ragionamento - che nei Comuni capoluogo, e non
solo nelle Città metropolitane, ma i Comuni capoluogo di Provincia,
il taglio o la riduzione degli eletti dei consigli comunali non è
nella misura del 20% ma in quella del 10%. Così come abbiamo voluto
modulare, ad esempio, tutta la materia delle aspettative e dei
permessi, sulla base anche della valutazione sulla qualità,
dell'impegno e dell'attività che nei nostri Comuni è necessaria per
svolgere la carica elettiva.
Ecco perché io dico che qui non stiamo facendo una legge che
raccoglie gli istinti dell'antipolitica, ma neanche, onorevole
Lombardo, possiamo nascondere la testa sotto la sabbia, non
cogliendo che c'è il rischio che, se noi facessimo gli struzzi, per
davvero l'antipolitica rischierebbe di spazzare via tutto e tutti.
Ecco perché io credo che il lavoro a cui siamo giunti tiene
insieme un equilibrio: l'equilibrio di mantenere un profilo di
rigore sul tema dei costi, rivendicando nello stesso tempo con
orgoglio il fatto che in materia di autonomie locali in Sicilia il
sovrano sia il Parlamento regionale, e non altri, non il Parlamento
nazionale né il Governo nazionale, il sovrano rimane il Parlamento
regionale, l'unico legittimato a disciplinare lo status (non i
soldi da dare), ma come organizzare e rendere funzionale il sistema
delle autonomie locali. Ecco perché, onorevole Lombardo, io mi
permetto di chiederle, proprio per le cose che lei ha detto a
proposito del lavoro di sintesi cui è giunta la Commissione, di
ritirare quell'emendamento, perché cancellare l'articolo uno
equivale a dire che non si vuole cambiare, è evidente che se
dovesse essere approvato, la legge non ci sarebbe più, e sarebbe
assolutamente ridicolo continuare a discutere in merito, dopo aver
deciso di mantenere la situazione per come sta. Le chiedo, quindi,
il ritiro di questo emendamento, ribadendone la valutazione
contraria della Commissione.
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
Assessori, ritengo che questa sia una norma che gran parte
dell'opinione pubblica si aspetta. Invero, vorrei avere
l'attenzione del Presidente Cracolici, perché sa che io ho seguito
gran parte dei lavori della Commissione, e si è fatta una
distinzione netta tra lo status, ovvero la competenza regionale; la
materia economico-finanziaria, ovvero i compensi degli
amministratori locali; in ultimo il numero, ovvero il recepimento
della norma nazionale sulla riduzione. Gli argomenti sono stati
questi tre.
Credo che una riflessione vada fatta, Presidente, con assoluta
onestà intellettuale. Non si può certamente reggere o mantenere il
fatto che in tutta Italia vige una norma, mentre qui in Sicilia,
non si capisce in virtù di quale principio, dobbiamo andare in una
direzione autonoma, che sarebbe giustificata e apprezzata se
portasse efficienza, risparmio e servizi alla collettività,
purtroppo non è questo il nostro caso. Tutto questo non è
sostenibile.
Va anche detto, Presidente Cracolici, che ad un giocatore non
andrebbero mai cambiate le regole nel corso della partita. Cosa
intendo dire? Sulla riduzione del numero dei Consiglieri per i
successivi rinnovi, sono d'accordo, però lei immagini, voglio
portare ad esempio una fattispecie concreta: lei immagini un
sindaco di un paese x o di una città y che, dobbiamo aprire una
parentesi di onestà intellettuale, oggi un pazzo scatenato si può
candidare a sindaco, oggi un atto di amore forte determina il fatto
che una persona si candidi a sindaco per amministrare la propria
città con tagli progressivi che ci sono via via dallo Stato e dalla
Regione in termini di minori trasferimenti, patti di stabilità e
tutto quello che noi sappiamo, perché anche noi concorriamo a
portare avanti queste politiche.
Mettiamo il caso che il sindaco compia questo atto d'amore per la
propria città, fa il libero professionista e si candida sapendo che
potrà garantire quel minimo alla propria famiglia attraverso
quell'indennità, perché chi fa l'avvocato - per essere chiari io
non faccio l'avvocato e porto questo esempio - per fare politica
attivamente deve abbandonare la sua professione, uscire fuori dal
gioco e dedicarsi notte e giorno, perché sarà condannato dalla
Corte dei Conti, sarà attaccato politicamente, perché se vuoi fare
il sindaco devi fare solo il sindaco e se lo vorrà fare bene farà
solo questo, lascerà tutto perché la legge, quella che c'era quando
si è candidato era quella.
Tu, Giuseppe Milazzo, ti candidi sindaco, lasci stare la tua vita
e io ti garantisco questa indennità. Oggi in corso d'opera noi gli
diminuiamo l'indennità dall'alto della nostra efficienza, gli
tagliamo l'indennità, cioè ammazziamo la vita di una persona, che
può essere avvocato - e ho portato l'esempio - ma può essere anche
un dipendente comunale e, quindi, si è dovuto mettere in
aspettativa non retribuita e gli dimezzate l'indennità non a lui
per andare al circoletto del partito, gli diminuite l'indennità che
gli garantirà di dare da mangiare alla propria famiglia, può essere
un semplice commesso il sindaco di un paese o un consigliere
comunale che si va a mettere in aspettativa e voi gli riducete
l'indennità e rischiate di introdurre un meccanismo che è
pericoloso ovvero la politica è solo per i ricchi o per quelli che
sanno che l'indennità è, come diciamo a Palermo, a menu spisa
perché poi mi darò da fare e devo recuperare.
Con leggi cieche si innescano meccanismi brutti, tendenziosi,
ambigui. E, allora, io dico questo: non entro nel merito che
l'Assemblea vorrà apportare, ma qualunque sia la regola ad
eccezione del numero dei componenti che via via sarà ridotto per i
singoli rinnovi, chi si candiderà, chi vorrà dare un contributo
deve sapere che quelle saranno le regole d'ora in poi, ma
cambiargliele in corso d'opera non è istituzionalmente corretto.
Questo è il principio.
Allora, bisogna dare un segnale alla nostra Regione perché una
legge va fatta e non si deve dire oggi, domani e rinviamo sempre
senza fare niente. Va stabilito il principio, le regole sono
queste, quindi questo deve essere il principio.
Un'ultima cosa, signor Presidente, lei che ha ricordato i lavori
della Commissione Affari istituzionali, lei durante le audizioni
con l'ANCI ha garantito - c'ero io ad ascoltarlo - abbiamo deciso
insieme di mantenere lo status con la normativa attuale regionale
su permessi e licenze, saremmo intervenuti solo sull'indennità e si
sarebbe fatta una modifica sul rimborso al datore di lavoro, ma per
quanto riguarda i permessi non avremmo messo mano e avremmo
mantenuto in vita l'attuale norma regionale. Non posso essere
smentito su questo, signor Presidente, e se si facesse la norma nei
termini che io ho appena esposto, non ci sarebbe la rivolta perché
il taglio sul numero ci sarebbe, il taglio sulle indennità
interverrebbe via via dai rinnovi e, quindi, tutto sarebbe
pacifico. Punto. Non c'è un aggravio per le casse regionali. Ma,
ripeto, il mio emendamento, che è l'ultimo, dice chiaramente che
tutte le modifiche che noi applicheremo decorreranno dai prossimi
rinnovi.
VULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, presidente
Cracolici, per uno come me che ha fatto politica quasi da quando è
nato, questa legge mi sembra una cosa un po' difficile.
Io sono stato diverse volte denunziato per occupazione del mio
istituto, io ero in un istituto importante della città di Catania,
chi è catanese sa qual è il Vaccarini.
Sono cresciuto con il pane e la politica e vedere che molte volte
o adesso la rappresentanza istituzionale, la rappresentanza
democratica non debba più esistere, onestamente, come si dice a
Washington, non me la sento a passare'.
Però, qua il punto principale e quello di fare capire ai
cittadini, assessore all'economia, una cosa importante: Mi
suggeriva benissimo Paolo Ruggirello che la Sicilia ha 390 Comuni.
Possiamo sapere su questi 390 Comuni il costo dei consigli
comunali? Il costo delle Giunte municipali? Il costo di questi 390
sindaci? Veda, assessore, lei ha fatto nella sua vita non
l'assessore ma il manager di aziende.
Siccome oggi il tiro al bersaglio e principalmente la politica,
anche se noi facciamo questa legge, approviamo questa legge magari
molti cittadini non lo capiscono, perché la gente vuole entrare nel
vivo della discussione, nel vivo di quelli che sono i costi della
politica.
Una delle cose che secondo me bisogna fare o bisognava fare - e
penso che si potrebbe fare - è quella dei costi dei consigli
comunali, non solo i costi diretti ma anche i costi indiretti, che
sono quelli di coloro i quali sono dipendenti e viene fatto un
rimborso ai datori di lavori.
Ma questa volendo è una legge semplicissima, come dicevo, io nella
mia vita ho mangiato pane e politica. Io mi ricordo che negli anni
passati tutte queste commissioni non c'erano, io mi ricordo che le
commissioni e i consigli comunali si facevano di sera.
Due cose bisogna fare, assessore Leotta, per fare la legge in
cinque minuti, perché lei non è un politico, lei sicuramente qua
sta dando un apporto alla nostra Regione, lei vedrà che da qui a
qualche minuto qui ci sarà la sagra dell'ipocrisia, la sagra della
demagogia e qui si perderanno ore ed ore di tempo per discutere di
nulla.
Due cose sole bisogna fare, e non c'è bisogno, i consiglieri di
Catania o quelli di Milo, li possiamo anche triplicare, non conta
niente, bisogna, innanzitutto, togliere le indennità al datore di
lavoro, non ci possono essere più, secondo, parametrare le
indennità ai consigli comunali, solo queste due cose, dopo di che
la legge si può fare in tre minuti.
Ma siccome tutto questo non può avvenire, perché ora inizierà la
sagra della demagogia, noi perderemo ore ed ore di tempo.
Chi fa il consigliere comunale deve fare il consigliere comunale,
le commissioni le faccia dopo le 17.00 o, alla fine, come è stato
da sempre nella prima Repubblica, la gente se ne vada a lavorare,
il consigliere comunale non è un mestiere, il consigliere comunale
è un nostro compito, un nostro diritto che noi esercitiamo nei
confronti dei cittadini e ci impegniamo per questo.
Non bisogna solo ed esclusivamente pensare che il consigliere
comunale possa essere un mestiere, non lo è. Allora bisogna fare
subito due cose: togliamo questo benedetto rimborso ai datori di
lavoro e possibilmente diamo un'indennità adeguata ai consiglieri
comunali. Vedrete che finiranno le mille o le duemila commissioni.
Grazie.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritorno in un
ragionamento che avevo fatto la volta corsa durante il dibattito e
qui mancava il presidente della Commissione, onorevole Cracolici,
quindi, approfitto del fatto che sia presente, dove il relatore,
l'onorevole Malafarina, ha lanciato una serie di numeri dai
microfoni e, quindi, ascoltato da siciliani e da tutti noi, dove
riferiva una serie di cifre che sono risparmio per i contribuenti
con l'approvazione di questa norma.
Non vorrei replicare le cose già dette dove ho specificato che
l'85-90 per cento dei consigli comunali, dei consiglieri si
riunisce nei piccoli comuni che sono la stragrande maggioranza, una
volta al mese quando va bene, con un'indennità di 14- 15 euro lorde
a consiglio comunale e quanto dura, dura, e che molti consiglieri
rinunciano ad oggi, in tanti consigli ed in tanti comuni,
all'indennità di gettone ed aggiungo anche molti amministratori in
questo momento rinunciano alle loro indennità per devolverle, per
le esigenze della loro comunità, ed è stato riferito che il
risparmio complessivo ammonta a 18 milioni di euro.
Presidente Cracolici, le chiedo una cortesia, quando voi riferite
l'importo di 18 milioni di euro di risparmio con l'attuazione di
detta norma, sono cifre che avete verificato attraverso una
richiesta od un minimo di confronto con i comuni e con gli enti
locali dove avete dati di costo complessivo delle indennità? O è un
elemento di riflessione, così, generico, che nasce con un calcolo,
così, un po' fuori luogo, come dire alla carlona ? Perché sarebbe
importante capire e comprendere oggi, in quest'Aula, quanto
realmente sarà il risparmio, approvando questa norma.
L'ho già detto la volta scorsa, lo ribadisco, ritengo che oggi
fare il sindaco in un piccolo comune, in un medio comune è una
grande responsabilità. Fare il consigliere comunale significa
spesso dedicarsi ed andare oltre quello che è il suo compito
istituzionale.
Ritengo, quindi, che anche il collega, l'onorevole Vullo, che è
intervenuto poco fa, credo che ha detto le cose sacrosante e vere
ed io credo che dobbiamo togliere ed evitare di essere ipocriti, di
fare i populisti, di vendere fumo negli occhi ai cittadini perché
percorriamo la strada dell'antidemocrazia ed è una strada che
porterà all'anarchia totale.
Sarebbe opportuno, quindi, un approfondimento adeguato e gradirei
conoscere da parte dell'assessore, da parte del presidente della
Commissione, se realmente i 18 milioni di risparmio sono veri e su
quale fonte sono stati raccolti. Grazie.
SUDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ci approcciamo
a questo disegno di legge e noto che ognuno dice la sua e che non
c'è forse unione di intenti. E' vero che in I Commissione è stato
fatto un lavoro importante perché sicuramente rispetto al testo che
è arrivato durante la finanziaria, si sono fatti passi avanti
perché ricordo perfettamente che quel testo, più che una riforma
sui consiglieri comunali, forse era una legge punitiva sullo status
di consigliere comunale.
La I Commissione ha lavorato in modo approfondito perché anche su
questo - devo dire - si è arrivati a parlare di questo tema, si è
arrivati con una grande approssimazione sia da parte del Governo
che dei miei colleghi d'Aula.
Devo ammettere che molti non conoscono quali sono le leggi a
supporto di questo testo e non sanno neanche che in Sicilia ci sono
390 comuni di cui 270 sono al di sotto del 10.000 abitanti e che,
quindi, stiamo parlando della casta dei poveri e non stiamo
parlando di nessuna casta che fa spreco in Sicilia.
Ero indecisa se intervenire o no perché capisco che questo è un
tema sul quale ognuno cerca di non metterci la faccia, cerca di non
dire quello che pensa proprio perché oggi, purtroppo, c'è una gogna
mediatica sui consiglieri comunali.
Non contesto quello che fanno i miei colleghi del Movimento Cinque
Stelle perché capisco che ognuno ha il proprio modo di fare
politica.
Io ho fatto il consigliere comunale a Catania, incarico svolto con
grandissimo impegno, faccio l'avvocato e, come diceva il collega
Milazzo, ho abbandonato il mio mestiere perché mi impegnavo a 360
in quell'attività.
Posso comprendere che un consigliere comunale di un piccolo comune
abbia meno impegni ma in un grande comune si ha a che fare
quotidianamente con scioperi, con riunioni con gli ordini, con i
sindacati e i problemi dei teatri, i problemi delle partecipate, i
problemi della spazzatura, i problemi dei quartieri.
Non si può pensare pertanto - per quanto riguarda lo status del
consigliere comunale - che si levi il permesso giornaliero.
Sono d'accordo a ridurre il rimborso al datore di lavoro perché
quella è stata forse la stortura della legge regionale.
Il rimborso al datore di lavoro va diminuito, come previsto nella
legge, ad un terzo.
Si deve però dare la possibilità ad un consigliere comunale di
rappresentare le istituzioni in tutte le sue forme che non sono
solo Commissioni e consiglio comunale.
Non si può avere il pensiero di dovere tornare al lavoro perché il
datore di lavoro a quel punto ti tiene sotto ricatto per rientrare
un'ora prima o dopo.
Questo lo dico a tutti, siamo in un'Aula dove facciamo politica ed
io chiedo ai miei colleghi di passarsi una mano sulla coscienza, di
non cavalcare l'antipolitica oggi perché conviene.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, purtroppo
devo riscontrare che ieri abbiamo inutilmente perso una giornata di
lavoro.
Tutto quello che sento oggi, in buona sostanza, altro non è che
una seria dichiarazione di principio, valutazioni politiche che
riguardano i singoli deputati, apprezzabili e che forniscono spunti
di riflessione intriganti, su una legge su cui non si è celebrata
la discussione generale.
Ieri infatti, per un minuto di distrazione, è successo questo.
Perché faccio questo ragionamento? Perché ho ascoltato
attentamente l'introduzione fatta dal Presidente della Commissione
che, non solo ha narrato all'Aula l'excursus storico del disegno di
legge e le votazioni che in Commissione si sono riscontrate con
voto unanime - cosa che non è un fatto da poco - e però ha detto
che l'impianto della legge si basa non tanto su un principio di
recepimento automatico della legislazione nazionale quanto su un
rinvio dinamico che salva le potestà statutarie della Regione e, al
contempo, indica come via maestra quella di un allineamento della
Sicilia al resto d'Italia.
Se così non fosse, colleghi, domattina si aprirebbe una querelle
politica di inaudita portata e, poiché alcune valutazioni che sono
state rese lasciano il dubbio di un miglioramento del testo, che si
può fare, in virtù di quella potestà statutaria autonoma che
l'onorevole Cracolici ha voluto rimarcare, non vedo qual è il
discrimine, proprio sull'articolo 1; perché l'articolo 1, che è un
impianto importante della legge, opera una riduzione che
l'Assemblea stessa ha ritenuto di dovere fare nei limiti delle
proprie competenze, richiedendo al Parlamento nazionale, di
abbassare il numero della deputazione, espressione di un voto
popolare da 90 a 70. Una riduzione media del 22-23 per cento che, a
guardare il principio della democrazia non fa bene, perché più si
ha la libertà di esprimere il consenso sulle persone, meglio è.
Però, l'indirizzo nazionale è stato quello, è stato quello in tutte
le regioni d'Italia e non avrebbe avuto senso che la Sicilia se ne
fosse discostata.
Per questa ragione dico che l'impianto dell'articolo 1 regge; per
questa ragione credo che l'onorevole Lombardo, che ne ha chiesto la
soppressione, dovrebbe ritirarlo; per questa ragione ritengo che
una riduzione del numero dei Consigli, a partire dalla prossima
tornata, produce un effetto anche di buona politica.
Sono fortemente convinto - e lo dico non come provocazione, ma
come elemento di riflessione - che ci saranno comuni siciliani che,
seppur considerati capoluogo di provincia, come la città di Enna
che fa appena 28 mila abitanti, avranno più consiglieri di città
che hanno il doppio della popolazione, coma Mazara del Vallo e che
faranno soltanto 24 consiglieri.
Pur tuttavia, noi abbiamo individuato una via maestra, che è la
via dell'allungamento, la via dell'adeguamento, mantenendo la
specialità che lo Statuto ci consente e invito a trovare, oggi,
tutte le ragioni dello stare assieme e credo che sull'articolo 1 ci
sono tutte le ragioni perché l'Aula condivida questo percorso.
Una volta consumato questo passaggio, perché approvare l'articolo
1 corrisponde ad approvare l'impalcaltura generale della legge, non
sarà difficile utilizzare anche la giornata di domani, prima
dell'Aula, per fare delle correzioni che vanno nel principio che
l'onorevole Cracolici ha individuato.
Non dovranno apparire come una sbavatura o un surplus, rispetto a
altre regioni d'Italia, perché devono essere, non apparire, occorre
l'adeguamento della Sicilia al resto d'Italia, pur mantenendo la
specialità di cui abbiamo parlato.
Per queste ragioni, siamo favorevoli all'approvazione
dell'articolo 1. Chiedo all'onorevole Lombardo di riflettere sul
ritiro degli emendamenti all'articolo 1 stesso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO, Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, ho
ascoltato con molta attenzione gli interventi che si sono
susseguiti in questi minuti in Aula ed ho anche seguito, nonostante
non faccia parte della I Commissione, gran parte dei lavori della
stessa, che hanno istruito il disegno di legge che oggi viene in
Aula per l'apprezzamento.
Se per un verso desidero riconoscere all'onorevole Cracolici,
rispetto a quella legge e al suo atteggiamento, rispetto a quella
legge che si ostinò a difendere e che, per esempio, a Palermo,
nonostante lui pensasse di nuocere al centrodestra, ha finito per
fare vincere Orlando con trenta consiglieri comunali, ricorderà il
dibattito in quella sede, devo dire che rispetto a quel suo
atteggiamento alcune cose sono cambiate.
L'assessore Caleca non c'era, ma comunque vedo che è d'accordo con
Cracolici e mi fa piacere, d'altronde la scuola è la stessa. Per
cui, per carità, anche sotto questo aspetto è un apprezzamento alla
coerenza, però devo dire che l'onorevole Cracolici col tempo
migliora, cioè comprende che ci sono comunque - anche l'assessore
Caleca, per carità, ci mancherebbe abisit iniuria verbis - però
il tema è serio ed è delicato, ed è delicato perché comunque noi
con questo disegno di legge finiamo per incidere su quelli che sono
gli spazi di democrazia della rappresentanza democratica.
Ed allora, al netto di come finirà, è chiaro che poi ciascuno
esprimerà non soltanto le sue opinioni, ma voterà secondo quello
che ritiene più opportuno, nel mio caso alla mia storia ed alle
cose alle quali credo e sulle quali ho basato il mio impegno
politico, al netto di come finirà certamente questo non è un
disegno di legge che può essere affrontato con superficialità.
Ed allora, per entrare nello specifico e per non fare demagogia,
il tema dei rimborsi è un tema certamente reale rispetto al quale
io dico che non bisogna fare sconti. Cioè, gli esempi che abbiamo
avuto in questi anni che hanno visto consiglieri comunali
disoccupati diventare direttori generali un attimo dopo essere
stati eletti per conseguire rimborsi di varia natura, questo è un
tema che non deve più esistere e rispetto a questo tema, onorevole
Cracolici e colleghi, io sono assolutamente sulle posizioni che
sono venute fuori dalla I Commissione.
Ma immaginare d'altro canto che il consigliere comunale, invitato,
ad esempio, ad inaugurare una scuola o a partecipare ad un
dibattito, non svolgendo un ruolo nè di commissione nè di consiglio
comunale, debba ottenere un autorizzazione, mettersi in ferie o in
congedo, significa invece, e quindi noi dobbiamo avere la
possibilità di correggere perché questo credo che non sia un
percorso plausibile, in buona sostanza finire per colpire la
rappresentanza democratica e il libero voto del cittadino che,
votando quel consigliere comunale, non gli ha detto che deve stare
soltanto in consiglio comunale ed in commissione, ma che deve
rappresentare il proprio elettorato anche in tutte le occasioni
pubbliche che lo vedono o possono vederlo anche solo potenzialmente
protagonista.
Ed allora, la vicenda permessi è una vicenda che va valutata
perché, e mi ostino a sostenerlo, dobbiamo distinguere ed invito
tutti a fare uno sforzo, la vicenda gettonopoli dalla vicenda dei
consiglieri comunali. Se qualcuno ha commesso reati, è giusto che
paghi le conseguenze penali e amministrative, penali perché andrà
incontro ad una condanna ed amministrative perché verrà sospeso ed
uscirà dalla vita politica; ma questa è un'altra storia altrimenti
il ragionamento diventa strumentale, facciamo demagogia e finiamo
per perdere il senso di quello che invece concretamente vogliamo
fare.
Io vi devo dire la verità, quando sento che in Sicilia elimineremo
mille consiglieri comunali e 350 assessori, non ve lo nascondo, mi
vengono i brividi, perché significa che vi sarà una rappresentanza
democratica drasticamente ridotta nelle grandi città come nelle
piccole, perché significa che in alcuni comuni l'istituzione
consiglio comunale finirà per essere poco più di un comitato
condominiale, dove probabilmente sarà anche più facile insediare il
malaffare, perché significa che allora dovremmo avere il coraggio
di dire che tutta una serie di comuni, penso a Messina 108 comuni
piuttosto che a Palermo e la sua provincia con 82, molti comuni
dovrebbero accorparsi perché quella sì sarebbe reale spending
review.
Allora, rispetto a questi temi io dico: attenzione, la politica
quella con la p maiuscola, nonostante sia con la p maiuscola ha
comunque un costo. Rispetto a questi temi non bisogna andare avanti
a colpi di slogan, non bisogna essere populisti, bisogna valutare
le cose con serietà e conoscerle in maniera assolutamente
penetrante.
Allora, rispetto a questo - e concludo - perché, ripeto, il mio
Gruppo parlamentare e comunque il centrodestra fa una valutazione
di carattere sostanziale che non è di parte, perché su un tema come
questo io credo che non ci possa e non ci debba essere centrodestra
e centrosinistra, che non ci possa e non ci debba essere
maggioranza ed opposizione. Io credo che occorra prima di tutto
buon senso.
Una norma di buon senso - e concludo - è certamente quella
sostenuta dal collega, onorevole Milazzo, perché tutto possiamo
fare tranne che, durante la partita, spiegare che la partita cambia
le regole e che, da questo momento in poi, i consiglieri comunali,
gli assessori, i sindaci, gli amministratori in carica, in buona
sostanza, vedranno i loro emolumenti ridotti della metà, del 20,
del 30, adesso non so cosa uscirà fuori da quest'Aula.
La norma Milazzo - che io faccio mia ed appongo anche la firma
sull'emendamento, Segretario generale - è una norma che dice che in
ogni caso le norme che approviamo con questo disegno di legge
valgano dal momento in cui si chiude una consiliatura e se ne apre
un'altra.
Per tutte queste ragioni, noi non esprimiamo aprioristicamente né
una nostra opinione definitiva sul completo iter del disegno di
legge né tanto meno un voto, perché norma dopo norma valuteremo il
voto da esprimere.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha
facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, io
desidero porre all'attenzione, in maniera concreta, dei numeri.
Stamattina ho fatto una verifica nel mio comune che è un comune di
4800 abitanti. Se noi diminuissimo, in un comune con abitanti da
4000 a 5000 o meglio fino a 3000, i consiglieri comunali, quindi da
15 a 12, e 2 assessori, il risparmio che il comune ne avrebbe in
generale alla fine dell'anno sarebbe pari a 5.500 euro.
Io vorrei chiedere che cosa il comune con questa somma può
comprare, come la deve reinvestire, che cosa può acquistare di
utile e qual è il risparmio netto rispetto al fatto che questa
norma elimina 3 consiglieri comunali, quindi, diventa anche
difficile la composizione, la dialettica in consiglio comunale e
toglie 2 assessori.
Per cui, invito il Governo a proporre lui stesso, perché la spesa
complessiva per i 15 consiglieri comunali, per tutto l'anno, è pari
a 2.647 euro con 25 consigli comunali.
Nei comuni fino a 5000 abitanti non c'è il problema del rimborso
perché nessun datore di lavoro concede il permesso ed i consigli
comunali in genere si celebrano la sera alle 19.00-19.30.
Quindi, vorremmo anche far capire all'opinione pubblica qual è il
senso della portata del risparmio. Forse, il problema è un altro e
cioè che la Regione deve recuperare quei 18 milioni di euro per
diminuire i trasferimenti ai comuni che già sono in sofferenza.
Se continuiamo ad andare avanti in questa maniera sicuramente
dobbiamo capire qual è l'obiettivo, ma non è quello del risparmio
di spesa per i comuni perché per i comuni non c'è.
Quindi, invito il Governo piuttosto che metterci a discutere per
ogni singolo emendamento, può ben presentare un emendamento dicendo
che per i comuni fino a 5000 abitanti rimane la partecipazione dei
15 consiglieri, così come prevista finora, perché così non ci
sarebbe nessun risparmio di spesa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cappello. Ne ha
facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
cittadini, il Movimento Cinque Stelle voterà contro l'emendamento
che vuole sopprimere l'articolo 1. Noi in Commissione abbiamo
lavorato tutti e 15 e abbiamo votato all'unanimità questo disegno
di legge che, in parte, condividiamo. Diamo una impostazione
diversa soprattutto per quanto concerne l'utilizzo dell'autonomia,
ma poi a questo ci arriveremo.
L'abbiamo votato all'unanimità perché riteniamo che questo disegno
di legge non sia una dichiarazione di guerra nei confronti dei
consiglieri comunali, ma sia una dichiarazione di guerra contro
quei consiglieri comunali disonesti che, approfittando della legge
che noi ci apprestiamo a modificare, hanno trasformato quello che è
una passione - e quindi la politica - in una professione, in un
mestiere e questo non è più possibile e non è assolutamente
sopportabile.
Chi dice che questa legge assecondi l'antipolitica sbaglia e si
pone contro la storia. Perché, ha detto bene il Presidente
Cracolici , è il Parlamento regionale che è sovrano e nella sua
qualità deve decidere status, compensi e composizione. Ma un
Parlamento è sovrano quando è in grado di interpretare la volontà
dei suoi cittadini, non quando si pone contro questa volontà
distorcendone le intenzioni e piegandole ai propri interessi. E noi
del Movimento Cinque Stelle non abbiamo alcun interesse perché
tutti i consiglieri comunali del Movimento già operano la riduzione
sul gettone di presenza oppure rinunciano spontaneamente e a
prescindere dalla legge che noi stiamo votando al doppio gettone di
presenza ove vi è un numero esagerato di commissioni o vi è un
numero ingiustificato di consigli comunali ove vi è una attività
politica che non sta in cielo e né in terra e che mi ha fatto
vergognare di essere siciliano. Perché oggi la Sicilia è passata
alle cronache per quattro persone che hanno - ribadisco -
trasformato in maniera dolosa una passione in un mestiere e, in
quel modo, ci hanno denigrato e hanno buttato fango a quanto di
buono invece la maggioranza dei consiglieri comunali in Sicilia fa
e sta facendo.
Questa legge ha uno scopo. Abbiamo partecipato anche a questa
tornata elettorale. Ci siamo ritrovati con liste di 30 persone o
20, contro stuoli di 400-500 persone. Non possiamo impedire questo
esercizio della democrazia; la partecipazione, certo, non può
essere eliminata attraverso una legge, lungi da noi pensare questo
o anche dal proporlo Però, credo che questa legge renda meno
appetibile il concorso a consigliere comunale, perché se diminuiamo
i soldi, noi abbiamo un vecchio motto: se togli i soldi dalla
politica, rimane soltanto la passione .
Ribadisco la nostra contrarietà a questo emendamento soppressivo.
Cercheremo di modificarla nel tentativo di introdurre quello che
per noi è un principio sacrosanto cioè il gettone unico
giornaliero. In corso di causa, vedremo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cascio Francesco. Ne
ha facoltà.
CASCIO FRANCESCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Cracolici, anche se in questo momento non lo vedo. Il mio
intervento è sì indirizzato a tutta l'Aula ma, ovviamente, mi
riferisco principalmente all'onorevole Cracolici che poi, in
qualità di Presidente della Commissione, dovrà esprimere il suo
parere sui vari emendamenti che metteremo in discussione questa
sera.
Innanzitutto, il Nuovo Centro Destra parteciperà all'approvazione
di questa norma e parteciperà con spirito costruttivo. Noi non
organizzeremo trappole d'Aula, non ci presteremo a voti segreti
ingiustificati, ma vorremmo contribuire all'approvazione di questa
norma e, possibilmente, a migliorarla, perché siamo convinti che un
intervento legislativo da questo punto di vista in Sicilia andasse
fatto.
Ci convince il fatto che non può essere più la Sicilia l'unica
regione in cui esiste un trattamento particolare sia del numero e
sia dell'indennità degli amministratori locali. Non ci convince un
certo accanimento istituzionale nei confronti della classe
politica, consiglio comunale, amministratori locali. Non ci
convince cioè un atteggiamento che in alcuni articoli abbiamo
osservato e giudicato esageratamente persecutorio nei confronti
degli enti locali.
Gli enti locali già, oggi, sono diventati l'anello debole della
società; tutte le norme in materia finanziaria, quando si parla di
tagli, si fanno ricadere sempre sugli enti locali, diciamo a pagare
le spese dei tagli nazionali e regionali sono sempre i comuni.
Quando si parla di interventi legislativi a tagliare si taglia
sempre sulle prerogative dei consigli comunali.
Allora, se l'allineamento nazionale ci convince e ci sta bene,
così non può essere per alcune norme che riteniamo, dicevo, un
accanimento inutile e un accanimento istituzionale assolutamente
superfluo. Mi riferisco soprattutto a due articoli che sono stati
approvati nel disegno di legge approvato dalla Commissione Affari
Istituzionali, uno è l'articolo 1 e poi un comma all'articolo 2.
Faccio riferimento all'emendamento 1.11 dell'onorevole Alongi che
dà la possibilità ai consigli comunali di normare con il proprio
statuto il numero dei consiglieri comunali lasciando intatto il
tetto stipendio economico, per intenderci. Se un consiglio
comunale, se un comune con proprio statuto vuole non adempiere ai
dettati di questa legge, fermo restando il tetto economico che
questa legge comporta di riduzione degli stipendi, può mantenere
intatto il numero dei consiglieri comunali.
Mi sembra una norma di buon senso e una norma che contribuisce a
tagliare le spese, ma nello stesso tempo mantiene inalterati i
livelli di partecipazione democratica all'interno dei consigli
comunali.
Lo stesso tipo di atteggiamento, chiederei al Presidente delle
Commissione nel frattempo che non è entrato in Aula e mi dispiace
perché evidentemente dovrò ripetere questi interventi durante
l'articolato, io speravo che ci fosse l'opportunità di essere
ascoltato dall'onorevole Cracolici in maniera tale che al momento
dell'esame di questi emendamenti si potesse evitare il mio
ulteriore intervento.
All'articolo 2, mi riferisco esattamente al comma 2, il comma 2
mi sembra un articolo micragnoso. L'articolo 2. Cioè pensare di
potere ridurre i costi della politica ampliando di due ore il tetto
per potere essere esentati dal lavoro e portandolo da mezzanotte
alle 2.00 del mattino. Mi sembra un inutile e ingiustificato.
PRESIDENTE. All'articolo 1.
CASCIO FRANCESCO . Sì, lo so. Sto facendo all'articolo 1 un
intervento di carattere generale per evitare di rifarlo
all'articolo 2.
Lo stesso vale per il comma b dell'articolo 2 e cioè la
possibilità per i consiglieri comunali di potere partecipare alle
sedute dei consigli delle commissioni consiliari senza avere la
fretta di scappare, di dovere scappare in ufficio stando quasi
attenti all'orario di conclusione delle sedute di commissione
consiliare perché deve tornare in ufficio.
Faccio l'esempio di un consigliere comunale che è un militare, un
carabiniere, un poliziotto, un militare dell'esercito che per
andare a lavorare deve mettersi la divisa, ma per andare in
consiglio comunale o per andare in commissione consiliare
ovviamente andrà in abiti civili.
Allora, se questo soggetto entra in caserma alle 8.00 e ha
commissione alle 10.00, va in caserma vestito da militare o da
poliziotto, o da carabiniere, dopo di che va a casa si spoglia, si
mette in abiti civili, partecipa alla seduta della commissione
consiliare poi torna a casa si riveste da militare e torna in
caserma.
Ho fatto un esempio banale che, però, rende l'idea sulla
situazione che stiamo andando a creare con questa legge inutilmente
vessatoria nei confronti di una categoria che è rimasta l'unica
categoria della politica che ha il diretto contatto con l'opinione
pubblica, con il popolo perché i deputati nazionali ormai da un
decennio sono nominati dal Parlamento e dai territori sono
totalmente spariti.
I deputati regionali ci sono, ma ovviamente si occupano di macro
sistemi non hanno un contatto quotidiano con l'elettorato, con il
cittadino, i consiglieri comunali diventano il front office,
diventano il primo anello istituzionale da potere contattare per
una istanza, per una notizia, per una informazione anche, a volte,
per un semplice sfogo.
Onorevole Cracolici, ho fatto un intervento che era riferito
essenzialmente a lei come Presidente di Commissione. Noi saremo in
Aula e saremo cooperanti in positivo verso questa legge; così come,
ovviamente, voteremo contro l'emendamento che sopprime l'articolo
1, perché noi vogliamo approvare questa legge, ma vogliamo
approvarla con apertura mentale, vogliamo che venga esaminata con
apertura mentale, perchè è necessaria per una norma come questa,
che regolamenterà la vita di migliaia di cittadini per i prossimi
dieci anni almeno.
Per cui, siamo pronti ad andare avanti con spirito costruttivo,
sperando che gli emendamenti che abbiano un senso, che non siano
ostruzionistici e che abbiano una ratio, vengano esaminati con
l'apertura mentale che il legislatore in questo caso dovrà
certamente avere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, la
discussione sull'articolo 1 - mi darà atto, signor Presidente - è
finita con il diventare la discussione generale, che forse fu un
po' troppo sincopata la scorsa settimana, allorquando però io
ritenni di intervenire, correttamente credo, in sede di discussione
generale, per rappresentare la mia perplessità con riferimento alla
norma di apertura di questo disegno di legge, cioè l'articolo 1,
che contiene o è ispirata da una dizione che è dialogica.
L'articolo 1 si apre fissando una regola, fissando subito dopo la
sua eccezione.
La regola è la riduzione del 20 per cento del numero dei
consiglieri comunali in ogni consiglio comunale siciliano. Subito
dopo interviene la eccezione alla regola - e questo la dice lunga
sull'intenzione del legislatore proponente, almeno fino a questo
momento - perché la eccezione investe i capoluoghi di Provincia e
tutte le città con popolazione da 50 e 1 abitanti a 100 mila
abitanti, in relazione ai quali la riduzione si dimezza, passando
soltanto al 10 per cento; tenuto conto del numero dei capoluoghi di
Provincia, e ancora questo disegno di legge usa il termine
Provincie - e anche questo la dice lunga sull'accuratezza
lessicale e linguistica del disegno di legge - tenuto conto del
numero di città tra i 50 e 100 mila abitanti, mi pare che alla fine
la riduzione al 20 per cento colpisca soltanto i piccoli Comuni, i
medi Comuni, cioè quelli laddove l'incidenza della spesa è
certamente minore, come hanno dimostrato i vari interventi
susseguitisi stasera.
Detto questo e in relazione a questo ho presentato correttamente
un emendamento, che è stato ritenuto ammissibile, ne potremo
riparlare allorquando verrà il turno dell'emendamento, a mio
giudizio, correttivo.
A me qui preme sottolineare un altro aspetto, che ritengo ancora
di maggiore importanza. Due sono i versanti sui quali questo
disegno di legge procede: quello di carattere economico-
finanziario, e su questo non ho molto da dire perché noi potremo
anche arrivare al punto di fissare come del tutto onorifica la
carica di amministratore dell'ente locale, l'unico che è rimasto in
Sicilia, cioè il Comune, e i tre organi, Sindaco, Giunta e
Consiglio comunale, noi potremo anche determinare, con una scelta
legislativa coraggiosa, la gratuità del servizio, aumentando,
quello che veniva prima correttamente richiamato, il grado della
passione e dello spirito di servizio, rispetto anche alla modesta -
talvolta modestissima e trascurabile - indennità percepita. Da
questo punto di vista, nessun particolare rilievo.
Invece è sull'altro aspetto che la norma mi preoccupa, soprattutto
quando la si vuole far pagare di più ai piccoli comuni e non ai
grandi comuni, o per lo meno a quelli che hanno una popolazione
superiore a cinquantamila abitanti, che sono gli spazi della
partecipazione e della democrazia che noi stiamo restringendo
sempre di più.
Quando ascolto gli interventi di molti colleghi, non soltanto
dentro quest'Aula ma anche fuori, interventi ovviamente di
carattere politico, ascolto l'appello alla partecipazione dei
cittadini nella vita pubblica delle nostre città, delle nostre
comunità. Quanti di noi continuamente intervenendo in convegni, in
comizi, in Assemblea non invitano i cittadini ad essere ancora più
vigili e più partecipi rispetto alla vita democratica di ogni
città?
Ma quando poi ci ritroviamo qui dentro, cioè nella sede
legislativa, nell'Aula in cui si confezionano le leggi, questi
spazi invece li restringiamo, li limitiamo. Faccio un esempio. Un
comune di quarantamila abitanti che fino all'ultima tornata
elettorale ha eletto trenta consiglieri comunali su quarantamila
abitanti, quindi una percentuale davvero minima di rappresentanti
del popolo a livello di ente locale, a livello di ente comunale,
beh, questi rappresentanti che noi invece auspichiamo siano sempre
più partecipi, che riescano ad esprimere una intensità democratica
e partecipativa sempre maggiore nella scelta collettiva di una
città, li riduciamo a ventiquattro e, visto che per questi vale la
regola del 20%, abbiamo così sortito il grande effetto di diminuire
di sei unità, di sei rappresentanti del popolo in una città
mediamente di quarantamila o di trentacinque o di trentamila
abitanti.
Allora mi pare che la norma non si muova nella direzione giusta
con riferimento al recupero di partecipazione, al riavvicinamento
dell'opinione pubblica e del popolo rispetto alla politica.
Altro rilievo. Ma la classe dirigente e politica - credo che su
questo possano essere d'accordo anche i colleghi del Movimento
Cinque Stelle, anzi forse loro dovrebbero essere ancora più
d'accordo - in quali palestre si dovrà più selezionare? E se non le
vogliamo chiamare classi dirigenti e politiche, che forse può
sembrare un orpello che ci fa ricordare definizioni del passato,
coloro i quali che concretamente dovranno amministrare e governare
i comuni, i cittadini, in quali palestre dovranno esercitare questa
esperienza, in quali palestre dovranno allenarsi.
Abbiamo abolito l'ente intermedio, che pure era certamente un
momento importante di selezione della esperienza politica, aboliamo
o riduciamo i rappresentanti in consiglio comunale, noi andiamo
davvero verso una società sempre più asfittica e verso un
preoccupante disinteresse del popolo governato e amministrato
rispetto alla politica.
E quindi, e concludo, non meravigliamoci poi se ad ogni elezione,
ad ogni consultazione elettorale registriamo un meno che è costante
e che nella partecipazione del voto e quindi nella partecipazione
democratica.
MALAFARINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo
non per fare delle polemiche, ma per consentire ai colleghi
deputati di valutare con maggiore e diversa serenità la portata di
questa norma.
L'aspetto economico della proposta del disegno di legge
all'attenzione dell'Aula ricalca nella parte economica esattamente
la legge nazionale. Ci sono da distinguere due aspetti, uno che
riguarda la finanza pubblica per i risparmi di spesa che si possono
andare a realizzare ed uno che riguarda le guarentigie comunque da
garantire ai consiglieri comunali per consentire loro di espletare
serenamente ed efficacemente il loro mandato.
Sotto il primo punto di vista, il contenimento della spesa, si
continua a sostenere che io avrei fatto dei calcoli errati e che il
risparmio di spesa sarebbe decisamente molto inferiore, pressoché
inconsistente rispetto alla spesa attuale.
Volevo dire ai colleghi deputati che andassero a guardare bene la
legge, compresa anche l'onorevole Grasso, perché non è vero che i
piccoli Comuni risparmierebbero solo tremila o quattromila euro
l'anno, perché si guarda solo ed esclusivamente al contenimento
della spesa per il numero di sedute e per i gettoni di presenza dei
consiglieri comunali.
Veda, onorevole Grasso, il suo piccolo Comune andrebbe a
risparmiare solamente venticinquemila euro l'anno, più i risparmi
di spesa per i consiglieri comunali a tabelle vigenti, e sottolineo
a tabelle vigenti, per spese di vice sindaco, sindaco e assessori.
Io non so come lei abbia fatto i calcoli o come il suo Comune
abbia fatto i calcoli, non so se i suoi assessori percepiscono le
tabelle, la enumerazione delle tabelle, ma con i dati che ci sono
riportati, per i compensi di amministratori comunali, oggi i
piccoli Comuni hanno una incidenza media di risparmio di almeno
venticinquemila euro solo sugli amministratori pubblici, che poi
gli amministratori pubblici siano dei benefattori e non
percepiscono gli emolumenti previsti ben venga, fanno una opera
meritoria a vantaggio della collettività ma questo non c'è dato
sapere.
Non c'è dato sapere se il Comune di Vattela a pesca' abbia degli
assessori, dei consiglieri dei vice sindaco, dei sindaci enumerati
in base alle tabelle, oppure se i consiglieri, assessori, vice
sindaco e quant'altro, esercitano gratuitamente il loro mandato.
Perché per la verità questi dati non sono attualmente disponibili.
I bilanci dei Comuni, sotto questo punto di vista, non sono mai
stati verificati, non sono mai stati censiti, non sono mai stati
messi all'attenzione di un organismo regionale, che li possa
individuare, certificare e quant'altro.
Ed è inutile che l'onorevole Grasso mi dia delle carte, perché io
mi riferisco a delle tabelle che sono pubbliche che sono quelle che
vengono applicate nella generalità dei Comuni. Se ogni Comune poi
ha dei benefattori, ben venga, vuol dire che siamo di fronte ad una
politica attenta che mira al risparmio a favore della collettività.
Sono lieto per quei Comuni che possono risparmiare e che vogliono
risparmiare.
Però dobbiamo scindere dai calcoli necessariamente astratti e
generali da ciò che succede nel singolo Comune, dove non so se
quelli di due, tre mila quattro mila abitanti, applicano tutta la
stessa normativa di risparmio, può essere pure che qualcuno
pretenda da sindaco da vice sindaco, da assessore, l'intera quota
che per legge gli spetta, non fa nessun tipo di reato, anzi applica
una legge, ben venga.
Questa legge vuole risparmiare, per questione di finanza pubblica,
delle somme che non sono irrilevanti, non tocca a me dire quanto si
andrà a risparmiare, ma sicuramente non sono delle somme
irrilevanti. Ed in secondo luogo, voglio accentrare l'attenzione su
un piccolo, insignificante particolare. Possibile mai che la
Sicilia debba distinguersi nella sua autonomia, rivendicando
attentati alla democrazia, riduzione della partecipazione
democratica, e chissà quant'altro e negli altri otto mila comuni
italiani questa legge va bene? E' mai possibile che questa
benedetta Sicilia, che questa Assemblea debba rivendicare a tutti i
costi una diversità che si basa sul nulla? Forse sarebbe il caso di
ricondurre il dibattito ad una razionalità diversa e avendo
riguardo al rispetto del resto della nazione e qua non c'entra
nulla la demagogia e quant'altro. E non c'entra nulla neanche
l'antipolitica. Si tratta di applicare alla Sicilia una norma che
va bene nel resto dell'Italia. Non possiamo essere sempre diversi e
più democratici del resto della nazione. Credo che, forse,
quest'Assemblea avrebbe il dovere di essere più democratica nel
contenere le spese e nel dare contezza di ciò che è successo in
Sicilia laddove la magistratura, ahi noi, ha dimostrato che ci
siano degli abusi. Una legge che doveva essere già applicata due e
passa anni fa la stiamo applicando in ritardo sull'onda di uno
scandalo o sull'onda di più scandali.
Guardiamo in faccia la realtà ed abbiamo il coraggio di dire
quello che è successo e come si sta correndo a chiudere le stalle
quando i buoi sono scappati . Abbiamo questo coraggio una buona
volta per tutte e vedremo che anche l'antipolitica che condanna la
politica forse avrà anche un momento di attenzione verso
quest'Assemblea che deve riconquistare anche e sottolineo anche un
ruolo propositivo ed una diversa dignità politica.
PAPALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAPALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho partecipato ai
lavori della Commissione, lavori che sono stati fatti con tanta
serietà, con tanto impegno e l'impegno principale è quello di
assicurare il funzionamento degli organi istituzionali. Non è vero
che noi ci vogliamo differenziare.
La Commissione ha esitato con il parere positivo la riduzione del
numero dei consiglieri comunali. Qualcuno dissente da questo perché
pensa che è una mancanza di democrazia, io però voglio fare, per
esempio, una cosa cioè i compiti che ha il consiglio comunale sono
diversi da quello che è l'esecutivo. Il consiglio comunale è un
organo di controllo e se alla fine si riduce, così come dice la
legge nazionale, del 20 per cento, ritengo che i componenti che
restano sono in grado di assicurare la funzione per cui i
consiglieri sono stati eletti. Mi sembra poca la composizione della
Giunta. Oggi in tutti i comuni siciliani, la Giunta, il sindaco a
volte si sostituiscono a quelli che sono i funzionari, gli
impiegati, perché materialmente c'è l'esigenza di doverlo fare.
Così come fu approvato all'unanimità il disegno che la Commissione
ha portato avanti ma dissento dalla riduzione dei compensi nei
confronti dei sindaci. Per me è semplicemente scandaloso che si
possa pensare che un sindaco che è vero che lo fa per la propria
passione, per la voglia che ha di fare politica, ma una volta
eletto nel ruolo senza che lui se ne sarà magari accorto di quali
sono, poi, le difficoltà che lo attendono, è obbligato a stare al
comune dalla mattina alla sera, sabato e domenica, estate ed
inverno, senza esclusione nemmeno delle feste principali. Per me è
giusto e doveroso non risparmiare sulle indennità che si devono
dare all'organo esecutivo perché l'organo esecutivo che deve
lavorare per quattro ore al giorno deve sopperire a tutte le
incombenze che ci sono nei municipi così come ne rispondono in
proprio, col proprio patrimonio, di eventuali firme che, senza
accorgersene, possono mettere su determinati provvedimenti.
Mi sono permesso di presentare un sub emendamento all'articolo 2
dove si dice che per quanto riguarda i compensi dei sindaci e degli
amministratori non devono essere ridotti.
Per il resto - così come ho dichiarato il mio voto favorevole -
sono favore al resto del disegno di legge.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come già
testimoniato in Commissione, attraverso i lavori susseguitisi in
questi mesi, il Gruppo parlamentare di Forza Italia non può che
essere d'accordo rispetto ad una riforma che andava fatta, una
riforma che è stata, per certi aspetti, sapientemente costruita
attraverso i lavori della Commissione prima ancora che in Aula, una
riforma che guarda alla razionalizzazione della spesa e che,
ovviamente, andava pertanto attuata in Regione siciliana.
Fatta questa dovuta premessa, corre tuttavia obbligo fare alcune
considerazioni che ruotano attorno alla percezione che l'opinione
pubblica ha di questa riforma.
Signor Presidente, proprio sotto il Palazzo, in queste giornate
calde di inizio estate, si stanno susseguendo una serie di
iniziative, una serie di proteste, una serie di scontri sociali fra
categorie e nessuna di queste categorie fa riferimento a questa
riforma.
Non mi sembra che ci sia qualcuno che si stia strappando i capelli
fuori da questo Palazzo rispetto ad una riforma che, di fatto, non
ha alcun tipo di conseguenze, rispetto ad una riforma che non vede
dei cambiamenti.
La gente vorrebbe le strade pulite, la gente vorrebbe che si
facesse in questa città la raccolta differenziata. La gente
vorrebbe altro Vorrebbe l'applicazione dei poteri, vorrebbe
l'applicazione del decentramento rispetto alle circoscrizioni. Non
mi sembra che nessuno ci stia venendo a ringraziare perché noi
stiamo portando avanti questa riforma.
Mi dispiace dover dire che sono stati fatti una serie di errori,
veri e propri strafalcioni, soprattutto quando si fa riferimento al
tempo strettamente necessario.
Ma voi lo immaginate un consigliere comunale in un piccolo paese
delle Madonie, un sindaco che in questo momento, come magari in una
domenica pomeriggio, si trova perfino a spazzare le strade del
proprio paese, si trova ad aprire e chiudere i rubinetti perché una
serie di riforme non sono state fatte da questo Governo regionale
sull'acqua, sui rifiuti?
Noi, quel sindaco che vive la condizione di isolamento, nel suo
territorio, nel suo piccolo paese, lo stiamo oggi mortificando, lo
stiamo paragonando a quella gettonopoli che andava condannato
nelle giuste sedi, nelle sedi che non erano quelle del Parlamento.
Vorrei dire al Parlamento che su questa vicenda non possiamo
prendere un abbaglio, non possiamo prenderlo soprattutto quando
parliamo di tempi strettamente necessari.
Ve lo immaginate un consigliere comunale che deve, con l'orologio,
centellinare i rapporti con il proprio elettorato? Per cui,
arrivando ad un certo punto, subito dopo il consiglio comunale o la
commissione, il consigliere dirà al suo elettore No Il tempo è
scaduto Hanno autorizzato a svolgere il mio mandato di consigliere
comunale durante l'attività delle Commissioni, dalle 11 alle 12 per
il resto non posso più parlare con te. Vai a trovare un'altra sede
per esercitare uno spazio di democrazia e partecipazione .
E' chiaro che questa norma andava fatta, è chiaro che tutti siamo
per la razionalizzazione, ma non certo con questo modello, che è un
modello esasperato, superato, che vuole dare in pasto la politica
all'antipolitica e a chi desidera di fare di tutta un'erba un
fascio.
LENTINI. Chiedi di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi di Sicilia
Democratica siamo d'accordo al taglio dei consiglieri comunali, sì
al 20 per cento, al 10 per cento per i capoluoghi, ma non siamo
d'accordo per quanto riguarda i compensi agli amministratori e
anche ai consiglieri.
Dobbiamo fare un distinguo perché la spending review la dobbiamo
adottare ed è giusto che ci equipariamo alle regole dello Stato.
Chiedo, invece, al collega Malafarina come all'assessore per
l'Economia, da un lato conviene equipararci allo Stato e per altre
cose conviene rimanere fuori? E mi riferisco alla Sanità. La
compartecipazione alla sanità è pagata al 49,11 per cento, contro
le Regioni che pagano almeno il 42, e qualche regione ancora meno.
Quindi, di quale equiparazione stiamo parlando?
Parliamo di accise, ed allora ci sono tante aziende che pagano le
tasse dove hanno l'azienda, la residenza. Non è che possiamo fare
un ragionamento dove conviene per equipararci allo Stato, per la
farsa della spending review, perché non è così che dobbiamo
recuperare, ma dobbriamo recuperare nei settori dove bisogna
recuperare. Come l'errore commesso nei confronti dei dipendenti
dell'amministrazione regionale, dove abbiamo dato un torto,
sicuramente abbiamo subito l'antipolitica del malaffare, perché non
l'anti politica di una democrazia sana, questa non è democrazia.
La politica deve essere democratica, il popolo deve scegliere
democraticamente il consigliere che lo deve rappresentare, gli
amministratori che lo devono rappresentare.
Questa non è una spending review, queste sono macerie, noi
produciamo macerie nei comuni, perché quando vengono eletti
consiglieri comunali che prenderanno 4, 5 voti e faranno il
consigliere comunale, perché ognuno non ha più la buona volontà di
fare le cose. Dobbiamo evitare ad esempio i mascalzoni consiglieri
comunali che, una volta eletti, si fanno assumere dalle aziende e
si fanno mettere possibilmente in una categoria direttiva; queste
sono le mascalzonate, qua bisogna intervenire, non nella politica
democratica, dove il cittadino deve eleggere il consigliere di
riferimento.
Stiamo arrivando all'assurdo. La gente ancora non sa all'esterno
che, tempo fa, il deputato regionale ha subito il taglio del 30 per
cento con il Decreto Monti n. 174 ed il taglio netto sulla
pensione. All'esterno queste cose non le dicono; noi abbiamo
iniziato l'attività parlamentare in un certo modo, e durante il
percorso siamo stati i primi a tagliare, abbiamo dato al Governo
nazionale un'immagine di cambiamento, non possiamo però, ridurre i
Consigli comunali a consigli fra amici, che si organizzano per
decidere la politica del comune, perché non è così.
La politica, chi si confronta, chi partecipa, chi decide di fare
politica come lavoro, deve portarlo fare bene, il lavoro deve
essere svolto in modo democratico, non può subire un cittadino un
consigliere comunale che va in consiglio comunale tanto per
andarci.
La responsabilità dell'elettore e dell'eletto deve essere
democratica, deve essere in parallelo, dove ognuno deve rispettare
l'altro.
Se noi riduciamo i compensi per gli amministratori in città come
Palermo, Catania, Messina, che sono città metropolitane, ma quale è
l'interesse di un consigliere comunale che deve spendersi a 360
E' impensabile
Su 390 comuni, 204 sono fino a 5.000 abitanti e percepiscono un
indennità di circa 30 euro a seduta. Dobbiamo ridimensionare le
sedute, dobbiamo attenzionare sulle indennità e capire esattamente
alcuni passaggi, va bene, ma andare a fare una politica anti
democratica e creare un consiglio comunale fatto da persone
incompetenti sarebbe la rovina di questa grande società.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlerei
sull'ordine dei lavori prima di addentrarmi nel merito della norma,
perché credo sia un errore pensare di chiudere i lavori alle ore
19:00 per una ragione molto semplice: se questa legge la dobbiamo
fare, è giusto che continuiamo nei lavori senza sotterfugi, senza
creare false aspettative e poi dei ragionamenti che potrebbero
portare, o che tendino di portare a un freno, ad una azione, come
dire, deterrente, per poi non arrivare a nulla.
Onorevole Gucciardi, abbiamo visto che ci sono delle parti in cui
si potrebbe ancora pervenire a qualche correzione, a qualche
correttivo, a qualche emendamento che cerchi di non mortificare lo
status dei consiglieri, degli amministratori.
L'amministratore è colui che ha avuto non solo una nomina, ci sono
gli assessori che sono nominati dall'alto, ma è colui che ha avuto
un investitura popolare.
Ed allora, proprio sui consiglieri e sui sindaci noi dobbiamo
capire che prima di porre degli interventi legislativi dobbiamo
comprendere quale è la portata, quali possono essere le conseguenze
nella compressione della rappresentanza democratica, e della
partecipazione alla gestione complessiva della cosa pubblica.
Ebbene, quando si parla di politica si parla di polis, si parla di
governo della città, e siccome noi parliamo del governo delle
nostre città, delle nostre 390 municipalità, bene dobbiamo noi
operare, e lo dico qua ai due assessori, nell'interesse precipuo di
efficientare il governo o i governi delle nostre città, non di
creare delle norme canaglia, non di creare delle persecuzioni nei
confronti degli eletti soprattutto di coloro che comunque hanno
avuto un'investitura popolare.
Io mi fermerei qua, poi potrò ritornare sull'argomento, chiedendo
al Presidente d'Aula di continuare con i lavori, perché non ha
senso che rinviamo a domani e magari domani possiamo incappare in
qualche diversità di veduta e poi chiudere ed andare a martedì.
Noi abbiamo detto alcune cose: questa norma è stato il frutto di
un lavoro di commissione a cui personalmente ho partecipato; su
alcune cose e sulla decorrenza della stessa c'è una diversità di
vedute, lo abbiamo detto col collega Rinaldi e con tanti altri in
commissione, e l'aula su questo è sovrana e potrà decidere.
L'invito che rivolgo alla Presidenza è quello di andare avanti,
confrontiamoci con tanta serenità, ci siamo confrontati
sull'aspetto economico, su cui molti deputati, a titolo personale e
come gruppo, hanno esplicitato le proprie posizioni, le proprie
perplessità sullo status, quindi, sulla condizione dei singoli o
della classe politica regionale nei comuni e su questo io dico che
sui vari articoli, sui vari commi con i vari emendamenti potremmo
articolare un proficuo dibattito d'Aula che possa arrivare alla
fine a licenziare un disegno di legge quanto più equilibrato,
quanto più incisiva e, soprattutto, che tenda non ad unire qualcuno
ma ad efficientare il governo delle nostre città.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Leotta.
LEOTTA. Assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Signor Presidente, onorevoli deputati, su questo disegno di legge
ho ascoltato tutti gli interventi con molto interesse. Ho detto, in
maniera inconscia, che ho ascoltato gli interessi perché ciascuno
di voi è portatore di vari interessi, interessi sicuramente degni
di tutela, quello della rappresentatività, quello di non
mortificare la posizione degli amministratori locali incarica, però
devo sottolineare una cosa che è stata detta soltanto da alcuni ed
è stato ignorata da altri, ossia che questo disegno di legge,
egregi onorevoli deputati, è un atto dovuto, è un atto dovuto
perché ce lo chiede il legislatore nazionale.
Non dimentichiamo che la Sicilia non è una repubblica a sé, fa
parte della Repubblica, è il legislatore della Repubblica che già
nel 2011 ci ha chiesto di dare un determinato assetto agli
organismi elettivi; è il legislatore della Repubblica che nel 2011
ci ha chiesto di ridurre i compensi, di regolamentare in maniera
diversa i permessi degli amministratori.
Dal 2011 al 2015 in Sicilia non è successo assolutamente nulla.
La Corte dei conti della Regione Sardegna ha affrontato
l'argomento dell'operatività immediata della normativa statale
anche nelle regioni a statuto speciale ed è arrivata alla
conclusione che le norme del decreto legge del 13 agosto 2011, n.
138, vanno applicate immediatamente nelle regioni a statuto
speciale.
Si sarebbe potuta fare un'operazione semplicissima già nel 2011:
con una semplice circolare dire che si applicava immediatamente in
Sicilia anche la normativa dello Stato. Questo non è stato fatto.
La scelta che è stata fatta dall'Assemblea, anzi dalla I
commissione, con la predisposizione del disegno di legge è una
scelta oculata che io da siciliano condivido. Perché per un verso
si è guardato al recepimento della normativa nazionale, per altro
verso, come sottolineato dal Presidente Cracolici, si è cercato di
dare dignità all'Autonomia regionale utilizzando le prerogative che
discendono dallo Statuto.
L'approvazione di questo disegno di legge, comunque lo si voglia,
è un momento ineludibile al quale questa Assemblea non si può
sottrarre.
PRESIDENTE. Onorevole Lombardo mantiene l'emendamento soppressivo
1.8?
LOMBARDO. Si, lo mantengo.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.8.
LOMBARDO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.8.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 1.8.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 12
Contrari 49
Astenuti 1
(Non è approvato)
L'emendamento 1.21 è da intendersi assorbito.
Si passa all'emendamento 1.3 a firma degli onorevoli Di Mauro,
Greco, Lombardo.
LOMBARDO. Ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.20 a firma dell'onorevole Milazzo
Giuseppe e altri.
MILAZZO GIUSEPPE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.25 presentato dalla Commissione. Lo
pongo in votazione. Il parere del Governo?
LEOTTA, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Favorevole.
PRESIDENTE. pongo in votazione l'emendamento 1.25. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 1.4 a firma degli onorevoli Di Mauro e
Greco Giovanni. Onorevole Greco, mantiene l'emendamento?
GRECO GIOVANNI. Sì lo mantengo.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LEOTTA, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CRACOLICI, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento 1.4.
Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 1.9 a firma degli onorevoli Alongi e
altri. Onorevole Alongi mantiene l'emendamento?
ALONGI. Sì, lo mantengo.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LEOTTA, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CRACOLICI, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti seduto,
chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.17. E' pertanto assorbito.
Si passa all'emendamento 1.12 a firma dell'onorevole Fazio.
FAZIO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento trae
origine perché non riesco a comprendere la disparità di trattamento
nei confronti dei comuni che sono in qualche modo attenzionati
dall'intervento normativo e invece quelli compresi tra i 50 mila e
i 100 mila e soprattutto i capoluoghi di provincia hanno una
riduzione del 10% e non del 20%. Non riesco a trovare una ragione
giuridica ed eventualmente anche una valutazione di opportunità
perché effettivamente la norma e perché la Commissione si è
sostanzialmente proiettata verso questa proposta. Se qualcuno me lo
spiega eventualmente sono anche disponibile anche a ritirarlo ma
così non riesco a comprendere se non una disparità di trattamento
sotto l'aspetto prettamente pratico. Grazie.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Signor Presidente, la
ragione per la quale abbiamo introdotto un principio differenziato
ed era una delle cose che dicevo nel mio intervento cioè l'utilizzo
delle competenze del Parlamento siciliano sullo status ci ha
portato a fare una valutazione differenziata. Innanzitutto abbiamo
voluto dare un valore di riconoscimento ai comuni capoluogo di
provincia.
Assieme a loro abbiamo introdotto il principio dei comuni 50-100
mila che se fosse letto come dato demografico, allora ha ragione
l'onorevole Fazio a dire cosa vuol dire. Lo spiego così: i comuni
di Marsala e di Gela, comuni che non sono capoluoghi di provincia
ma hanno un numero di popolazione Gela superiore a Caltanissetta e
Marsala, credo, giù di li di Trapani, per cui si determinava una
condizione paradossale, di disuguaglianza.
Ovvero i comuni capoluoghi ancorché inferiori come numero di
abitanti rispetto ad altri comuni della stessa provincia avevano
una riduzione inferiore. Con questo artificio, scusate
l'espressione, abbiamo recuperato due comuni, fra 50 e 100 mila che
non sono capoluoghi di provincia. Quindi è il senso per il quale si
è introdotto questa differenziazione. In totale sono 10.
FAZIO. Sono solo questi due?
CRACOLICI, presidente della Commissione. Allora i comuni in totale
sono 10 di cui 5 o 6 sono già i comuni capoluogo. I comuni tra 50 e
100 mila sono Marsala, Gela, Ragusa che è comune capoluogo, Trapani
che è comune capoluogo, Caltanissetta che è comune capoluogo,
Vittoria, Agrigento che è comune capoluogo, Bagheria, Modica,
Acireale e Mazara del Vallo. Questi sono i comuni che ancorché non
siano comuni capoluogo hanno lo stesso trattamento. Spero di essere
stato chiaro
PRESIDENTE. Vorrei sapere se l'onorevole Fazio mantiene o ritira
l'emendamento 1.12, a sua firma.
FAZIO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
1.14. Il parere della Commissione?
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LEOTTA, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Contrario
MUSUMECI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.14.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 1.14.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 58
Maggioranza 30
Favorevoli 31
Contrari 26
Astenuti 1
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.26, essendo gli
emendamenti 1.16 e 1.15 assorbiti. Il parere del Governo?
LEOTTA, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Favorevole
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.5.
LOMBARDO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
1.19.
MILAZZO Giuseppe. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.13.
BARBAGALLO. Chiedo di intervenire per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in qualità di
primo firmatario del disegno di legge n. 980, onorevole Fazio per
favore, avevo proposto la totale equiparazione dello status degli
amministratori e delle norme in materia di composizione dei
consigli comunali e delle giunte rispetto a quella che è la
normativa nazionale.
L'ho fatto convintamente, signor Presidente, perché credo che le
ragioni che hanno mosso il principio di specialità e l'autonomia in
particolare con riferimento all'articolo 14 lettera o) dello
statuto che prevede la legislazione esclusiva per la Regione
siciliana in materia di enti locali non prevedono e non trovano
grandi condizioni migliorative rispetto alla normativa nazionale.
Penso cioè, signor Presidente, che la normativa nazionale abbia
delle condizioni oggettive che sono piuttosto sperimentate negli
anni a partire dall'applicazione del Testo unico degli enti locali
che possono essere un riferimento certo. In particolare nella
composizione delle Giunte e questo è il testo dell'emendamento a
cui fa riferimento l'emendamento 1.13, nel resto d'Italia, le
composizioni della Giunta, assessore Leotta, corrispondono
pressappoco alla misura di un terzo. Il lavoro che rispetto e che
ha fatto la Commissione prevede nei comuni al di sotto dei
diecimila abitanti, onorevole Grasso, e c'è stata una parte della
discussione generale che ha riguardato questo intervento, delle
composizioni veramente misere delle giunte nei comuni che vanno da
mille a tremila abitanti, da tremila a cinquemila e da cinquemila a
diecimila, per cui si avrebbero composizioni delle giunte di tre
componenti: il sindaco più due assessori.
La previsione la trovo iniqua e assurda, tenuto conto anche
dell'attuale contesto normativo, oggi ci sono una serie di norme
che impongono la presenza degli assessori nelle delibere che
riguardano le ATO relative alle acque e ai rifiuti, che sono
presenze quasi quotidiane, presenze quotidiane degli assessori
nelle riunioni che riguardano la legge n. 328 che sono le riunioni
relative all'esecuzione delle delibere relative ai minori, alla
solidarietà sociale e sono delibere per cui non è prevista la
sostituzione dell'organo tecnico con l'organo politico, la stessa
cosa riguarda gli enti parco, la stessa cosa riguarda i GAL.
Quindi i sindaci dei comuni inferiori ai diecimila abitanti, che
come ricordava l'onorevole Lentini sono più di duecento, si
troverebbero nella totale disorganizzazione quotidiana, perché un
assessore dovrebbe andare alla 328, un altro alle riunioni
dell'ATO, un altro restare, credo, al comune e non darebbero la
possibilità ai sindaci e agli enti locali di funzionare e di
organizzarsi sul territorio. Quindi ritengo la previsione che è
prevista dalla legge n. 267, dal Testo unico degli enti locali, più
confacente all'organizzazione istituzionale e all'architettura
istituzionale anche perché è un organizzazione sperimentata sul
territorio nel resto d'Italia e che funziona. Questo per quanto
riguarda la composizione delle giunte fino a diecimila abitanti.
Per quanto riguarda la composizione delle giunte sopra i diecimila
abitanti, in Sicilia, nei comuni che vanno tra i dieci e i
trentamila abitanti si registra oggi una grave disfunzione, tant'è
che comuni del tenore, il mio collegio lo conosco meglio, di
Biancavilla, Giarre, San Giovanni La Punta, hanno solo quattro
assessori, mentre nel resto d'Italia i Comuni che vanno tra i dieci
e i trenta mila abitanti, hanno cinque assessori.
La previsione di un terzo verrebbe anche confermata con le
riduzioni che voteremmo all'articolo 1.
Per cui sarebbe cinque assessori tra i dieci e i trenta mila e da
trenta mila in su diventerebbero sei.
Io credo presidente che sia un recepimento almeno limitatamente a
questa parte di buon senso, certamente non dissanguiamo le casse
della Regione e credo che sarebbe come dire un atto dovuto nei
confronti di chi ogni giorno spende la propria vita per la comunità
e lo potrebbe fare in modo più razionale.
Credo che sia anche contrario ad ogni principio democratico
assessore Leotta, che i Comuni inferiori ai dieci mila abitanti si
ritrovano con una giunta fatta solo di tre componenti che chiamata
ad assumere atti importanti, fermo restando le problematiche che
discernerebbero dall'impedimento, dalla malattia di un assessore, o
di due come dire provocherebbero gravi disfunzioni nell'attività
quotidiana di ogni giorno negli Enti locali.
Per completezza, presidente, rilevo che c'è un emendamento
dell'onorevole Di Giacinto, che prevede la distribuzione, la
possibilità di spalmare il tetto di spesa per la composizione della
giunta che potrebbe essere un sub emendamento a questo emendamento
e la possibilità decorosa se veramente ne siamo convinti come
Parlamento siciliano, che questa norma si potrebbe applicare da
subito e quindi non verrebbe la previsione che prima ha previsto
l'onorevole Cracolici che riguarda la prossima tornata elettorale.
DI GIACINTO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor presidente, onorevoli colleghi, io faccio la
premessa che secondo me non ci sono soldi e indennità che possono
pagare i lavori che fanno sindaci tutti i giorni.
Facendo questa premessa, fermo restando che poi dobbiamo adeguare
le indennità nazionali.
Rispetto a questo articolo relativamente agli assessori, ho fatto
a firma mia e a firma dell'onorevole Malafarina, un emendamento
l'1.24 che risolverebbe il problema che ha posto l'onorevole
Barbagallo.
BARBAGALLO. Solo per i Comuni inferiori ai dieci mila abitanti.
DI GIACINTO. Si io faccio una considerazione, onorevole
Barbagallo, lei è sindaco e anche io sono stato sindaco.
Noi sappiamo che molto spesso che le delibere di Giunta ci sono
assessori che devono uscire per incompatibilità.
Nei piccoli centri di tremila, cinque mila abitanti, guardate le
incompatibilità sono molto spesse a portata di mano, non è che se
li va cercare l'assessore o il sindaco.
Per cui se ci sono due assessori o il sindaco che è incompatibile,
la Giunta non si può fare.
Allora cosa ho proposto. Ho proposto un emendamento che dice che
fermo restando il tetto di spesa nell'organizzazione interna agli
Enti locali, il sindaco può decidere di nominare nei Comuni fino a
tremila o a cinque mila abitanti, può nominare quattro assessori.
Fermo restando il tetto di spesa dei due assessori fino a tremila
abitanti e dei tre assessori fino a cinque mila abitanti.
Credo che sia un emendamento di buon senso Presidente.
Chiedo al Governo di esprimere parere favorevole perché in ogni
caso non andrebbe a toccare i tetti di spesa ma darebbe un po' di
democrazia in più perché sarei preoccupato di fare gestire la
Giunta soltanto da tre persone.
PRESIDENTE. Ha di parlare l'onorevole Cracolici, presidente della
Commissione e relatore.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Innanzitutto tengo a
fare una precisazione.
La disposizione che prevede che il numero degli assessori sia pari
al venti per cento rispetto all'organo assembleare, cioè al
Consiglio comunale è quella vigente con la legge n. 30. Quindi, il
concetto del 20 per cento è un concetto che la Commissione ha
inteso ribadire rispetto alla legge vigente. Cosa è successo nel
frattempo, ed è forse l'emendamento dell'onorevole Barbagallo, non
tiene conto che il 267 ha subito quattro modifiche nel frattempo,
per cui quando fa riferimento all'adeguamento al 267, il famoso un
terzo', in realtà, il 267 con le successive modifiche ed
integrazioni, è in alcuni casi, al 20 per cento.
Ora io lo dico così: su questo c'è stata una lunga discussione,
perché noi, nel nostro ordinamento regionale, avevamo comunque una
norma di salvaguardia per i piccoli comuni, cioè noi abbiamo sempre
previsto che il numero minimo degli assessori non potesse essere
inferiore al numero di quattro. Questo è quello che già nella
nostra disposizione vige.
Nel momento in cui abbiamo attuato il sistema del 20 per cento, è
chiaro che abbiamo dovuto, riducendo il numero dei consiglieri
ridurre il numero degli assessori. Ora, l'ipotesi che propone
l'onorevole Di Giacinto può avere una ratio, stabilendo che cosa
vuol dire tetto di spesa'. Cosa è il tetto di spesa? E' il tetto
massimo che si prevede per i due assessori dei piccoli comuni che
si divide per quattro? E' questo? E, allora, bisogna specificarlo
perché il tetto di spesa così non vuol dire niente.
Non credo, invece, che la norma Barbagallo raggiunga l'obiettivo
che si pone Barbagallo perché, paradossalmente, la norma Barbagallo
apre più conflitti interpretativi di quello che lui pensa di
risolvere perché se fa riferimento al 267, il 267 nel nostro
ordinamento non è che vige senza modifiche, vige con le modifiche
Perché è stato modificato il 267.
Ecco perché suggerisco all'onorevole Barbagallo di ritirare
l'emendamento, eventualmente, precisando questa questione, se siamo
d'accordo, sulla vicenda del tetto di spesa, prevedere che si
affida poi ai singoli comuni la possibilità di arrivare a quattro
nella misura in cui questo non abbia un ulteriore onere per
l'amministrazione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cracolici. Se ci sono subemendamenti
da formalizzare vi invito a farlo rapidamente.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la
norma presentata dall'onorevole Di Giacinto possa essere accolta e
al presidente Cracolici dico che il tetto è quello che è stabilito.
Assessore Leotta, suggerirei di accogliere, chiedendo al collega,
onorevole Barbagallo, di ritirare questo emendamento ed accogliere
l'emendamento Di Giacinto perché il tetto di spesa è dato dalla
legge n. 30 che stabilisce esattamente quali sono le indennità per
i comuni di questa fattispecie, così come per tutti i comuni, con
un elemento aggiuntivo.
L'idea qual è? E' che più piccolo è il comune meno assessori
servono. In realtà nelle città grandi, da 30 mila, da 20 mila, c'è
una struttura burocratica che spesso supplisce alla mancanza di
assessori cioè nel senso che c'è chi è incaricato di posizioni
organizzative, nei comuni superiori a 30 mila abitanti, puoi
trovare la dirigenza. Ho provato a farla passare in I Commissione,
ma non ci sono riuscito, se avessimo avuto il recepimento della
norma nazionale che consente ai comuni, non solo fino a 3 mila
abitanti, ma fino a 5 mila abitanti o, addirittura, fino a 10 mila
abitanti di potere attribuire le posizioni organizzative anche agli
assessori, avremmo - perché è chiaro che un comune di tremila
abitanti ha problemi che riguardano i servizi scolastici, i
rifiuti, l'acqua - un numero di impiegati minori, non avrà
categorie.
Per avere idea spesso si è in presenza di comuni dove un
segretario comunale lavora per tre comuni e non guadagna per tre
comuni ma guadagna lo stesso, così pure ragionieri, polizia
municipale.
Considerato che alcuni comuni - grazie ad un errore fatto in
quest'Assemblea - non avranno risorse e quindi non saranno in grado
di gestire servizi sovracomunali, chiedo al collega Barbagallo di
ritirare la norma e di approvare la norma, a firma Di Giacinto e
Malafarina, perché pone un problema anche ipocrita.
Spesso gli assessori dei comuni piccoli rinunciano all'indennità.
Assessore Leotta, lei è stato attento al dibattito in Commissione
e lo ha fatto con passione ed entusiasmo e con la competenza che le
appartiene per la sua professione ancor prima di fare l'Assessore.
Bene, vale a dire che l'approvazione di questo disegno di legge ce
la chiede il legislatore nazionale.
Attenzione, però, in una Regione come la nostra dove più della
metà sono piccoli comuni e dove manca qualunque punto di
riferimento cioè, a differenza di un comune di Cuneo dove magari
c'è una cassa rurale che si sostituisce nelle attività culturali,
di promozione.
Nei nostri comuni tutto passa, nel bene e nel male, dai comuni.
Sulla questione degli assessori - lo dice uno che fa anche il
sindaco - avere un comune con tre componenti in Giunta significa
che al primo raffreddore quella giunta non si potrà riunire e non
potrà adottare atti fondamentali.
Ribadisco che, il collega Barbagallo potrà valutare la
correlazione con l'altro emendamento che lui stesso richiamava come
subemendamento e tenere dentro questa finta ipocrisia del tetto di
spesa, spesso gli assessori prendono circa duecento euro al mese e
se passano tutti i giorni davanti al bar vicino al comune li
avranno già spesi per i caffè.
Noi immaginiamo lauti compensi per chi amministra, per coloro che
svolgono questo ruolo con passione e correttezza non è
un'indennità, per coloro che rubano è un'altra cosa, si può fare
anche gratis l'assessore.
SUDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, nel mio intervento precedente avevo
ricordato che la Sicilia, come ricordava anche l'onorevole
Panepinto, ha 270 comuni sotto i diecimila abitanti.
Dobbiamo capire se fare una normativa sui consiglieri comunali e
adeguarci alla normativa nazionale, oppure, fare ciò che a noi
conviene in base a quale comune appartenga un deputato.
Si è prima ridotto del 20 per cento il numero dei consiglieri
comunali in tutta la Sicilia facendo una distinzione rispetto a
quanto accade a livello nazionale.
I comuni sotto i diecimila abitanti, a livello nazionale, hanno
sei consiglieri comunali per i comuni con mille abitanti, sette
consiglieri comunali nei comuni fino a cinquemila abitanti e otto
consiglieri comunali nei comuni fino a diecimila abitanti.
Riducendo del 20 per cento stiamo dando maggiore democrazia ai
comuni sotto i diecimila abitanti, lasciando dieci consiglieri
comunali.
Se noi dobbiamo fare i tagli, cosa vuol dire che aumentiamo il
numero degli assessori e invece togliamo l'aspetto democratico?
Come si può proporre di aumentare il numero degli assessori,
perché quanto abbiamo scritto in quell'articolo 1 è previsto dalla
norma nazionale.
Stiamo anzi garantendo quattro assessori ai comuni dai cinque ai
diecimila abitanti, tre assessori ai comuni dai tre ai cinquemila
abitanti e due assessori dai mille ai tremila abitanti.
Ma veramente mi dite che due assessori e un sindaco non riescono a
gestire un comune di tremila abitanti?
Ora siamo alle barzellette in quest'Aula
Riduciamo la composizione democratica e, invece, i nominati vanno
aumentati, non ho più parole
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento del
collega Barbagallo, che credo essere un emendamento che vuole
aiutare l'efficienza dei comuni dell'isola, penso però che cozzi
con quel principio che oggi stiamo cercando di affermare che è un
principio anche di contenimento di costi, qua lo voglio dire
all'Aula che, forse magari, può non comprendere ciò di cui stiamo
dibattendo.
L'emendamento, andrebbe teoricamente, praticamente, anzi, in
controtendenza con quello che abbiamo fatto.
Da un lato stiamo riducendo gli eletti, cioè coloro che hanno
avuto l'investitura popolare, dall'altro lato stiamo incrementando
i nominati, cioè staremo, come dire, aumentando anche, se vogliamo,
la spesa a discapito di coloro, invece, che rappresentano il
popolo, i cittadini.
Ecco perché credo che il collega Barbagallo, pur nella sua
meritoria azione, dovrebbe ritirarlo questo emendamento perché,
anche se tende ad affermare il principio che il governo della cosa
pubblica va incentivato, va rafforzato, però, non ha senso che, da
un lato, togliamo e dall'altro lato aumentiamo e recependo
totalmente la norma nazionale, la n.. 267, non soltanto si possono
creare dei problemi di tipo interpretativo ma, invece, andremo a
creare una discrasia con la norma che oggi stiamo votando.
Detto questo, credo, comunque, che la norma che è passata in
Commissione, che fissa per i Comuni al di sotto dei dieci mila
abitanti, fino a cinque mila cioè fissa un limite di quattro
assessori; i comuni tra i cinquemila e i tremila, il limite di tre
assessori e i comuni al di sotto dei tre mila abitanti, il limite
di due assessori più il sindaco.
In un momento in cui si dovrebbe discutere e si sta discutendo nel
sopprimere, addirittura, e nel creare nei comuni delle comunità più
grandi, più vaste nell'aggregazione dei comuni, noi cosa facciamo?
Andiamo in controtendenza, cioè vogliamo aumentare il numero degli
assessori, credo che dobbiamo fermarci qua, ancorché lo stesso
argomentare dell'onorevole Di Giacinto che, vorrebbe invece mettere
al di sotto di un tetto di spesa il numero degli assessori, cioè
stabilito un tetto di spesa, poi gli assessori potrebbero anche
aumentare o diminuire con quel budget e diventerebbe una cosa quasi
avvilente.
Credo che dovremo, invece, fermarci all'articolo così come è stato
varato in Commissione e proseguire verso l'approvazione della norma
che stasera, spero, possa finalmente arrivare all'approdo.
CASCIO Francesco. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO Francesco. Signor Presidente, onorevoli colleghi, senza
volere addentrarmi nell'analisi dei vari emendamenti,
dell'emendamento Di Giacinto, piuttosto che dell'emendamento
Barbagallo, vorrei dare un suggerimento all'Aula, proprio per
evitare di perorare ognuno la propria giusta causa, ma senza
arrivare alla fine a un deliberato complessivamente intelligente.
Prego il Presidente Cracolici di prendere in esame l'emendamento
1.11 che esamineremo tra quattro emendamenti, di cui il primo
firmatario è l'onorevole Alongi.
Lo leggo testualmente in maniera tale che lo capiamo tutti:
Dopo il comma 2 inserire il seguente: 2 bis. Ai fini di una
migliore partecipazione democratica all'amministrazione della cosa
pubblica, gli statuti dei comuni possono prevedere che il numero
dei componenti sia del consiglio comunale che degli assessori,
possa essere maggiore di quello stabilito dalla presente legge,
purché la spesa derivante e gravante sul bilancio del comune non
superi la spesa complessiva che lo stesso comune sopporterebbe a
seguito dell'applicazione della seguente legge .
Questa norma mi sembra di buon senso perché va nella direzione dei
costi della politica che noi in questa legge stiamo cercando di
trasferire, e dà la possibilità ai comuni di modificare con singolo
statuto, fermo restando il tetto di spesa, la composizioni dei
consigli comunali o delle giunte, ma comunque questo emendamento
blocca il tetto di spesa e da la possibilità ai comuni di adeguarsi
con proprio strumento, sono convinto che questo emendamento sia
proponibile così nella sua integrità, cioè vale sia per i consigli
comunali che per gli assessori, chiediamo un parere agli uffici
della Presidenza, ma io credo che questo emendamento, se
attenzionato con lo spirito giusto, possa essere la soluzione di
tutti i problemi che stiamo in questo momento esaminando
all'articolo 1.
LEOTTA, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEOTTA, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Signor Presidente, condivido le preoccupazioni dell'onorevole
Panepinto a proposito della funzionalità dei comuni più piccoli e
mi hanno convinto già durante lo svolgimento dei lavori in
Commissione.
In un contesto in cui manca molte volte il ragioniere generale del
comune e il comune di appoggia al ragioniere del comune vicino, o
manca il capo dell'ufficio tecnico e così via, vi sono delle
difficoltà funzionali che possono essere supplite dalla presenza di
un assessore in più rispetto ai due, per cui mi sembra
eccessivamente riduttivo il numero dei due per i comuni più
piccoli. In questo, senso il Governo sarebbe favorevole
all'implementazione del numero degli assessori a 3 nei comuni da
3.000 abitanti in giù.
Comunque, potremmo anche aggiustare uno degli emendamenti, oppure
presentare un emendamento correttivo del Governo, non lo so. Su
questa vicenda il Governo recepisce determinate istanze e si
dichiara disponibile a quelle che saranno le soluzioni trovate, è
aperto a tutte le soluzioni che saranno con invarianza di spesa,
ovviamente, mi dice il collega.
PRESIDENTE. Grazie, assessore Leotta. Se è stato formalizzato
l'emendamento preannunciato dall'onorevole Di Giacinto... Non è
ancora stato formalizzato, è un subemendamento interamente
sostitutivo dell'emendamento dell'onorevole Barbagallo.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Scusate un attimo, stiamo
trattando l'emendamento Barbagallo, l'emendamento Di Giacinto è fra
quattro emendamenti, quindi, o in qualche modo superiamo questa
questione ed andiamo a quello di Di Giacinto, ma le due cose
insieme non si tengono.
BARBAGALLO. Io ritiro l'emendamento se trovate l'accordo anche
sulla base di quello che ha detto il Governo.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Per i comuni inferiori a
cinquemila è già detto.
PRESIDENTE. L'onorevole Di Giacinto ha preannunciato un
subemendamento all'emendamento dell'onorevole Barbagallo, ho capito
bene?
CRACOLICI, presidente della Commissione. Signor Presidente, se
approviamo il subemendamento, poi dobbiamo approvare l'emendamento,
quindi, andiamo a cambiare una cosa e l'altra, delle due l'una.
PRESIDENTE. Andiamo per ordine: L'emendamento dell'onorevole
Barbagallo è mantenuto o è ritirato?
BARBAGALLO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Poi il Governo fa un
riscrittura.
PRESIDENTE. Se l'emendamento 1.13 è ritirato, ovviamente, non si
può subemendare.
Si passa all'emendamento 1.18 degli onorevoli Milazzo Guseppe,
Falcone ed altri.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi permetto di
suggerire alla Presidenza, visto il tema del dibattito - e siamo
sulla composizione della Giunta - anticipiamo la trattazione
dell'emendamento Di Giacinto, se è possibile.
PRESIDENTE. Onorevole Panepinto, gli uffici suggeriscono di
procedere con ordine perché diventa più funzionale per la
discussione. E, comunque, mi auguro, ci arriveremo nel giro di poco
tempo.
L'emendamento 1.18 è mantenuto o ritirato?
FALCONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Ricordo che la discussione sugli emendamenti è stata esaurita.
FALCONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, fermo restando che
il principio che passa può essere una deroga, un'eccezione - lo
voglio dire al collega Assenza - per la specificità dei piccoli
comuni nei quali, molte volte, si è anche privati dei dipendenti e,
quindi, se deve passare questo principio, tale principio deve
essere circoscritto.
Io, però, voglio ritornare ad una questione che voglio sottoporre
al Presidente Cracolici. La questione è l'approvazione
dell'emendamento 1.14 dell'onorevole Musumeci.
L'emendamento 1.14, sostanzialmente, comporta che abbiamo ridotto
il numero dei consiglieri in tutti i comuni e questo
automaticamente comporterà la riduzione anche del numero degli
assessori, quindi, dobbiamo eventualmente trovare una formula, in
sede di coordinamento, ai sensi dell'articolo 117, che il numero
degli assessori deve rimanere.
Attenzione: se qua ammazziamo tutto e il contrario di tutto, è
chiaro che su questo è giusto che l'Aula faccia una riflessione
perché dalla norma votata discendono delle conseguenze
relativamente al numero dell'organo gestionale.
Io concludo qua ma ci ritorneremo dopo ai sensi dell'articolo 117.
CRACOLICI. presidente della commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. presidente della commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, onorevole Falcone, io la capisco e la
comprendo, però non possiamo pensare di aggiustare il mondo col
ginocchio'.
L'Aula si è espressa bocciando un'ipotesi che prevedeva per alcuni
comuni - e solo per alcuni - una riduzione non del 20 ma del 10 per
cento. L'Aula ha deciso di tenere tutti al 20 per cento. Non
possiamo avere un sistema differenziato sul calcolo degli
assessori, perché gli assessori discendono dal consiglio. Se
andiamo a modificare il criterio di assegnazione del numero degli
assessori .
FALCONE. Se la volontà dell'Aula è questa mi rimetto alla sua
volontà.
CRACOLICI. presidente della commissione. Altrimenti, ha ragione
l'onorevole Barbagallo. Il tema che si pone è uniformare la
disciplina in maniera ordinata. Io insisto, colleghi. Il tema che
abbiamo non è otto, nove, sette o sei, il tema che abbiamo è darci
un criterio.
In Sicilia fino ad oggi - e non mi pare che sia successo nulla di
clamoroso - è stato quello del 20 per cento rispetto all'organo
elettivo.
Il tema è: vogliamo mantenere questo principio che ha funzionato
da almeno quindici anni, dalla legge n. 30.
Riducendo il numero dei consiglieri, ha un effetto sugli
assessori. Cosa è lo 0,1 per cento che il collega Milazzo vorrebbe
togliere?
Questo 0,1 per cento è il calcolo che noi prevediamo che in caso
di un resto superiore a 0,1 si arrotonda all'unità superiore.
Questo significa arrotondare a più 1' il numero degli assessori.
Ecco che, in qualche modo, la questione in parte non è il 20 per
cento secco.
Faccio un esempio immediato: i comuni che avevano 30 consiglieri
passano a 24. Il 20 per cento fa 4,8 e fa 5. Quindi, ci sono, ma
potrei continuare. E' un correttivo che arrotonda all'unità
superiore.
Il punto è uno solo: io sono per mantenere il 20 per cento, a
disciplinare per i piccoli comuni un sistema che preveda, nel caso
dei piccoli comuni da 5.000 in giù, l'Assessore propone da 3.000 -
non mi strapperei i capelli se da 5.000 o da 3.000 - la possibilità
che i piccoli comuni possano, a parità di costi, prevedere un
numero di assessori per un numero massimo di 4.
Io farei questa ipotesi .
BARBAGALLO. E' l'emendamento Di Giacinto.
CRACOLICI, presidente della Commissione. E' l'ipotesi Di Giacinto
che, in qualche modo, mantiene la specialità attuale vigente con la
differenza che si riduce in termine di costi, perché i costi sono
ora rapportati a 2 o a 3. In qualche modo, il risparmio si ottiene
mantenendo, però, invariato il numero dell'organo.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, mantiene l'emendamento 1.18?
FALCONE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.6 a firma degli onorevoli Di Mauro e
Greco Giovanni.
GRECO Giovanni. Ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.1 a firma dell'onorevole Rinaldi.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io lo ritiro ma
solo se c'è l'accordo tra la maggioranza e l'opposizione per
l'approvazione dell'emendamento dell'onorevole Di Giacinto che
prevede il numero di quattro assessori per i comuni inferiori a
3.000 abitanti.
PRESIDENTE. Onorevole Rinaldi, se c'è l'accordo lo scopriremo
quando si metterà ai voti l'emendamento dell'onorevole Di Giacinto.
Non posso dare questa garanzia e non mi spetta, ovviamente.
RINALDI. Allora, lo mantengo.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Signor Presidente,
accantoniamo per adesso l'emendamento dell'onorevole Rinaldi e
mettiamo in votazione l'emendamento dell'onorevole Di Giacinto. Se
è approvato, questo si intende superato.
PRESIDENTE. Se il Presidente della Commissione mi chiede di
accantonare l'emendamento, lo accantoniamo. Però, c'è anche un
ordine di votazione, perché già l'onorevole Panepinto aveva fatto
analoga richiesta.
L'emendamento 1.1 è accantonato.
Si passa all'emendamento 1.23 che è identico all'emendamento 1.1 a
firma degli onorevoli Milazzo, Falcone Savona.
Onorevole Falcone lo mantiene o lo ritira? Tanto non cambia nulla,
perchè c'è l'emendamento 1.1.
FALCONE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'emendamento 1.23 è ritirato.
Si passa all'emendamento 1.10, a firma dell'onorevole Alongi.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo e
vorrei legare, collega Panepinto che è anche sindaco e lo fa bene,
lo dico davvero, è una grande verità. Vorrei legare l'emendamento
1.10
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, l'onorevole Alongi si rivolge a
lei e le chiede di prestare attenzione all'intervento.
ALONGI. Lei è una persona di grande spessore politico e, sono
convinto perché non la vorrei convincere, però vorrei ragionare con
l'Aula perché stiamo approvando una legge che da domani modificherà
l'aspetto democratico e organizzativo di 390 comuni.
Non è che approvare una legge è una passeggiata E' una legge che
resta, quindi se facciamo danni è chiaro che non possiamo ripararli
domani mattina. Quindi, in questo senso gradirei un po' di
attenzione.
Io non tifo né per assessori né per consiglieri, ma dico una cosa
con molta schiettezza. Vorrei legare l'emendamento 1.11, dove il
mio collega Ciccio Cascio ha fatto una premessa e vi spiego le
motivazioni.
Noi stiamo approvando una norma con uno Statuto autonomo dove il
collega Cracolici, giustamente, dice che i consiglieri comunali
devono legarli alla norma nazionale e non possono essere di più del
20 per cento. Questo è il ragionamento. Questo avevo capito. Mi
spiego. Io le dico con molta onestà che sono fortemente convinto
che l'emendamento 1.11 che affronteremo più tardi, quello che gli
statuti comunali possono determinare la scelta degli assessori,
quindi per i comuni anche sotto i 3 mila abitanti o sopra i 10 mila
abitanti, un numero maggiore, a condizione che non ci sia un costo
maggiore per l'amministrazione e quindi qui andiamo anche oltre la
battaglia dei 3 mila a scendere.
Parliamo anche delle Giunte dei comuni superiori ai 10 mila e ai
20 mila abitanti. Questo è l'1.11. Se poi sui consiglieri comunali
non si può fare, lo depenniamo dal consiglio e lasciamo soltanto la
Giunta. Ma aggiungo a questo: vorrei ricordare ai colleghi che la
modifica degli statuti nei consigli comunali passa con i due terzi
dei votanti, cioè significa che dico io una cosa con molta
schiettezza , ma diamo anche la possibilità alle amministrazioni
comunali di decidere in casa propria democraticamente la modifica
senza aumentare i costi. Stiamo decidendo sulla testa degli altri e
sugli altri senza avere il minimo di rispetto. Io ritengo che
questa norma, passata così, 1.11 che permette di fare assessori
superiori nei comuni ai 10 mila abitanti, ai 20 mila abitanti
previsti dallo Statuto, purché non superi il tetto massimo di
spesa, sia un fatto di estrema democrazia nei confronti di
quell'amministrazione comunale.
Io ritengo che sia un fatto importante, diamo autorità anche
all'amministrazione comunale. L'importante è non superare il tetto
di spesa e mi pare che qui fino ad oggi, Movimento Cinque Stelle
prima e anche gli altri, hanno fatto un ragionamento che deve
diventare fucina, non deve essere un fatto economico. E' troppo
chiaro, troppo evidente. Diamo una possibilità anche alle
amministrazioni comunali, assumendo della responsabilità nei
confronti dei loro elettori, che deve essere modificato, tra
l'altro, tramite terzi, di potere fare gli assessori, non soltanto
4 nei Comuni fino a 3 mila abitanti, ma di modificarli anche oltre
i 10 mila e 20 mila abitanti.
Io ritengo che sia un fatto di importante democrazia nei territori
e di governance che rimane in capo agli statuti comunali. Io a
questa norma ci credo, se però non castriamo le amministrazioni
comunali con una norma che è completamente castrante per coloro lo
svolgono.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione sull'emendamento 1.10?
CRACOLICI, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LEOTTA, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Contrario.
ALONGI. E' chiaro che per me posso ritirare l'emendamento 1.10,
perché poi l'emendamento 1.11 racchiude la norma sia dell'1.10,
andando oltre.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
FALCONE. Ma è stato ritirato
PRESIDENTE. E' stato ritirato, onorevole Alongi? Non posso votare,
se è ritirato sub iudice non lo posso fare. Se lo ritira, lo
ritira. Ormai abbiamo votato.
ALONGI. Ribadisco, perché è importante, che lo ritiravo perché
l'1.11, dal mio punto di vista, riprendeva l'1.10 e lo ampliava.
Aggiungo a questo che se l'1.11 può essere subemendato sui
consiglieri comunali.
PRESIDENTE. L'emendamento 1.11 lo voteremo dopo. Lei ha detto:
qualora fosse approvato l'1.11 ritirerei l'1.10 . Noi non possiamo
anticipare votazioni rispetto all'ordine degli emendamenti che ci
siamo dati. Abbiamo messo in votazione l'emendamento 1.10, abbiamo
apprezzato la sua precisazione, ma l'emendamento 1.10 non è
approvato.
Si passa all'emendamento 1.24. Comunico che è stato presentato il
subemendamento 1.24.1, a firma dell'onorevole Di Giacinto.
DI GIACINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
subemendamento non fa altro che recepire quello che lei, Presidente
della Commissione, mi ha chiesto di scrivere: Nel rispetto di
spesa complessiva, aggiungere dopo, nel rispetto della spesa
complessiva per il numero di due assessori per i Comuni fino a 3
mila abitanti, e nel rispetto di spesa complessiva per il numero di
3 assessori per i Comuni fino a 5 mila abitanti .
Faccio un'altra considerazione. Io credo che non me ne voglia
l'onorevole Alongi, ma credo che l'emendamento 1.11 sia
anticostituzionale, perché il consiglio comunale
PRESIDENTE. Onorevole Di Giacinto, si attenga al suo emendamento;
il successivo lo tratteremo al momento opportuno. Credo che il
subemendamento possa essere meglio formulato nel rispetto del tetto
di spesa complessivo. Onorevole Di Giacinto, nel rispetto del tetto
di spesa complessivo, una precisazione mi sembra utile.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso che
l'emendamento dell'onorevole Di Giacinto possa essere migliorato
anche nel senso che chiedeva l'onorevole Alongi, però non mettendo
così genericamente. Noi dovremmo fare una possibilità agli statuti
per il numero dei componenti della giunta che vada da un minimo a
un massimo perché altrimenti si crea un'anarchia. Cioè noi possiamo
dire nei comuni inferiori a 3 mila abitanti, fermo restando il
tetto di spesa, si può, praticamente, passare da due a tre, dai 3
mila ai 5 mila o ai 10 mila da tre a quattro, dai 10 mila ai 30
mila e così via, dando la possibilità agli statuti mettendo però un
tetto minimo e un tetto massimo, altrimenti diventa proprio
un'anarchia.
Questo darebbe la possibilità agli statuti, fermo restando i
consiglieri comunali, secondo me è stato un errore avere abrogato
la norma, perché con le norme della aree metropolitane, io penso
che in quella sede si possa anche riprendere questo discorso, con
le competenze delle aree metropolitane è un errore avere diminuito
anche in quei comuni al 20 per cento.
Comunque, la votazione c'è stata. Quindi, io penso, mi rivolgo
all'Assessore e al Presidente della Commissione, che si potrebbe
fare un subemendamento dando la facoltà agli statuti di stabilire
tra un minimo e un massimo. Per esempio, mi citano Marsala che ha
100 mila abitanti che avrebbe cinque assessori, cioè uno in più
rispetto a quelli di 10 mila abitanti. In questa maniera si
potrebbe arrivare a sei, lasciando la facoltà agli statuti di
decidere fra cinque e sei, fra quattro e sei, così potrebbe essere
per tutte le fasce.
PRESIDENTE. Chiederei all'onorevole Di Giacinto di verificare il
coordinamento della norma proposta con il subemendamento rispetto
al periodo che precede, magari anche con l'aiuto degli Uffici
perché c'è qualche difficoltà interpretativa.
LOMBARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, semplicemente per
sottolineare, qualora ce ne fosse bisogno, la difficoltà che si sta
cominciando a riscontrare nell'analisi del testo perché, purtroppo,
si creano delle incongruenze alle volte con la normativa nazionale
e alle volte con lo stesso contenuto della normativa attuale
regionale. E' come non accogliere le rimostranze dell'onorevole
Barbagallo, piuttosto che dell'onorevole Alongi.
Ecco perché volevo semplicemente porre l'attenzione dell'Aula
sull'emendamento sottoscritto dall'onorevole Malafarina, da me e
dall'onorevole Picciolo, riguardante la possibilità di mantenere lo
stesso numero di assessori previsti attualmente, però dando, nel
caso in cui si volesse mantenere lo stesso numero, facoltà ai
comuni, anzi dare l'obbligo ai comuni, in questo caso la facoltà
nel numero ma l'obbligo nella riduzione del costo.
Mi sembra, signor Presidente, una soluzione adeguata; ogni comune
responsabilmente inserirà nel proprio statuto il numero di
assessori che vorrà nominare pur mantenendo la riduzione di spesa.
Quindi, questo per non far saltare
PRESIDENTE. Onorevole Lombardo, è in discussione il subemendamento
1.24.1 e si interviene solo per dichiarazione di voto. Se vi sono
altri emendamenti o subemendamenti devono essere formalizzati e
saranno trattati al loro turno; non possiamo anticipare una
discussione su un subemendamento che, peraltro, gli onorevoli
colleghi non conoscono perché non è stato né presentato, né
numerato, né distribuito. Lo dico solo al fine di dare ordine ai
lavori. Se vuole intervenire per dichiarazione di voto sul
subemendamento 1.24.1 è suo diritto.
LOMBARDO. Chiedo alla Commissione, anzi lo chiedo a lei, non so se
è lei che deve chiedere alla Commissione, di accantonare questo
emendamento per analizzare l'emendamento a mia firma e
dell'onorevole Malafarina.
PRESIDENTE. Si vota secondo l'ordine di presentazione, non
possiamo accantonare nell'ipotesi che, forse, un emendamento
successivo possa essere approvato. Se vi sono emendamenti o
subemendamenti possono essere formalizzati, ma dobbiamo seguire
l'ordine di votazione.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Signor Presidente, vorrei
fare un appello all'Aula. Io capisco che noi vogliamo garantire
autonomia ai Comuni nel definire eventuali ranch di minimo e
massimo per gli assessori, ma io vorrei ritornare alle cose che
abbiamo detto all'inizio, ovvero quando abbiamo detto che la legge
che vogliamo fare deve affermare un principio e cioè che un
consigliere comunale o un assessore deve guadagnare la stessa cifra
che guadagna il suo collega nel resto d'Italia a parità di numero
di abitanti.
Una eccezione la possiamo fare per i piccoli Comuni per una
ragione legata alla particolare dimensione; ma vi pare normale che
in un Comune un assessore con 20 mila abitanti guadagni, non lo so,
mille euro, in un altro Comune di 20 mila abitanti, sol perché il
Comune prevede di aumentare il numero degli assessori, lo stesso
assessore che fa lo stesso lavoro, deve prendere una indennità
inferiore rispetto agli altri? Stiamo negando il principio della
legge
Ecco perché, cari colleghi, io capisco che ci appassioniamo spesso
ai numeri, ma fino ad oggi il numero degli assessori è stato un
numero fisso, il 20 per cento del numero dei consiglieri e questo
ha funzionato fino ad oggi, non è successo nulla.
Allora, se continuiamo ad affermare un principio secondo il quale
il 20 per cento rimane come parametro, certo laddove si è ridotto
il numero dei consiglieri si riduce anche il numero degli
assessori, ma inevitabile con la unica accezione - e mi sento di
condividerla - dei piccoli Comuni per consentire di avere, nei
piccoli Comuni la verità non è tanto l'assessore, è chi occupa del
Comune, insomma, chi si occupa dei problemi della propria comunità.
Allora, l'idea di fare questa eccezione mi convince, ma la norma
cosiddetta Alongi ha questo limite, di rendere differente il valore
dello stesso lavoro.
Ecco perché credo che sia un errore, da questo punto di vista
neghiamo il principio su cui stiamo facendo questa legge. Dopodichè
l'Aula è sovrana e deciderà come meglio crede.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor presidente, onorevoli colleghi, io faccio prima
una considerazione su quello che il Presidente Cracolici ha voluto
rassegnare all'Aula, ma che sostanzialmente è stato il principio su
cui ho voluto basare il mio intervento iniziale.
A mio avviso il testo di legge che abbiamo licenziato per l'Aula
doveva essere mantenuto così come lo abbiamo votato. C'è stato
quell'emendamento che ha cambiato il numero dei consiglieri e
conseguentemente anche il numero degli assessori nei Comuni
capoluogo. Secondo me con il 117 dovremmo ritornare, però è una
valutazione che l'Aula poi farà.
E' chiaro che comunque sulla scorta di questo ragionamento io
credo che tutti gli emendamenti che vadano contro la impalcatura
che abbiamo immaginato e io dico poi votato in Commissione li
dobbiamo rigettare.
Io faccio un appello ai vari capigruppo soprattutto al capogruppo
Gucciardi per dire: noi dobbiamo andare avanti su questa norma,
dobbiamo dare anche un segnale chiaro che efficientiamo e
conteniamo la spesa.
Adesso parlerò sull'ordine dei lavori, Signor Presidente, per cui
volevo intervenire. Noi, stasera, volendo chiedere con forza che si
continui e si vada avanti sulla legge, abbiamo voluto dare una
attestazione di stima e di fiducia all'assessore Leotta. Però, se
da un lato l'assessore Leotta registra questo atto di disponibilità
e di fiducia oltre che di simpatia da parte dell'Aula, ma
dall'altro lato da Palazzo d'Orleans arrivano, forse, alcuni strali
all'impazzata, nei confronti di tanti, di colleghi, di altri
deputati fuori dall'Aula o di qualche Assessore, tali da porsi, da
suscitare una decisione, Assessore, che lei non ci sta ancora
rappresentando ma che leggiamo però da qualche giornale on-line,
questo ci dispiace e ci potrebbe anche addirittura orientare a
fermare i lavori d'Aula, signor Presidente.
Per cui, chiedo e credo che l'assessore Leotta debba, come dire,
spiegare stasera e debba rassicurare quest'Aula.
PICCIOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PICCIOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per
comunicare che, a nome del mio Gruppo, noi sosteniamo l'emendamento
presentato dall'onorevole Alongi non perché in linea di principio
noi ribadiamo la necessità, ovviamente, di adeguarci alla norma
nazionale per quanto riguarda il contenimento della spesa, atto
dovuto e obbligatorio, ma nell'ambito dell'autonomia dei comuni,
fermo restando i paletti che vorrà porre la Regione sul tetto
massimo dei consiglieri comunali, come previsto dalla legge,
vogliamo lasciare ad invarianza di spesa la piena autonomia
gestionale agli statuti dei comuni.
Per quanto ci riguarda, il ragionamento dell'onorevole Cracolici
non mi convince, non mi convince il principio della disparità
perché sono scelte programmatiche che ogni comune vorrà e potrà
fare indipendentemente dal numero degli abitanti, dei paletti che
la Regione, che l'Assessore vorrà porre nell'ambito della
rappresentanza democratica della Giunta e, quindi, è convincente e
conducente il percorso dell'onorevole Alongi che rappresenta
un'alternativa valida nel rispetto della norma e del contenimento
della spesa ad una possibilità di deroga per una maggiore
rappresentatività nei piccoli, nei medi e nei grandi comuni.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, io,
pur rispettando l'intervento dell'onorevole Picciolo, mi pongo una
domanda e cioè se su questo testo c'è una maggioranza. Me la pongo
perché in questa maggioranza si viaggia sempre in un modo, ci sono
quelli che fanno la nottata nelle finanziarie che poi rispondono al
mondo intero dei tagli, dei sacrifici che dobbiamo imporre ai
forestali ed ai comuni.
Personalmente, credo che la dichiarazione dell'onorevole Picciolo,
lo dico a titolo personale perché poi sarà il presidente del mio
Gruppo, non possiamo fare che ci sono quelli di cuore grande, una
parte della maggioranza e quelli, i catoni, i censori, il testo su
cui anch'io nutro molte perplessità soprattutto sul velo di
ipocrisia come se gli assessori dei piccoli comuni rappresentassero
il dissanguamento delle finanze della Regione, e poi, molto spesso,
non si conosce nemmeno il funzionamento di una società che si basa,
che ha come punto di riferimento spesso i comuni.
Ora, la domanda che mi pongo è, Assessore: ma perché dovrei votare
un testo che già dall'articolo 1 presuppone il recepimento
dell'impostazione nazionale che sta nel testo unico del DL 267?
Nulla di particolare, ma mi chiedo e lo chiedo a lei nella
rappresentanza del Governo cioè qual è la maggioranza che dovrà
sostenere nel voto finale questo testo? Credo che si imponga la
sospensione della seduta, Assessore.
CASCIO SALVATORE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO SALVATORE. Signor presidente, onorevoli colleghi, io
intervengo dicendo subito che ero abituato alle geometrie variabili
e quindi non mi scandalizza nulla in quest'Aula. Penso che un testo
del genere va al di là di alcune riflessioni fatte dalla
maggioranza, devono però essere fatte delle riflessioni di buon
senso.
Il motivo del contendere, onorevole Cracolici - lei che ci ha
indrottinati e ci ha edotti - oggi il motivo del contendere, per
cui stiamo perdendo tempo, riguarda la questione sola ed esclusiva
dei piccoli comuni.
Se questo è il principio che è stato sancito da tutti gli
interventi perché i piccoli comuni devono vicariare alcune funzioni
che altri comuni più grossi hanno, i dipartimenti, i capi
dipartimenti, gli uffici eccetera. Se questo principio passa non
può essere accettato l'emendamento successivo che è quello
dell'onorevole Alongi perché estende una platea, a tutti i comuni.
L'emendamento a firma dell'onorevole Alongi fatto in questo modo
non può passare.
Onorevole Cracolici, cerchiamo di trovare una sintesi. Se lo scopo
è quello di andare incontro alla funzionalità dei piccoli comuni
potremo ritirare tutti gli emendamenti, lasciare il testo così per
com'è e fare un emendamento aggiuntivo in cui si dice che i piccoli
comuni - in base al loro statuto - hanno la facoltà di aumentare
gli assessori fino ad un numero massimo di quattro purchè tale
incarico sia reso a titolo gratuito e abbiamo chiuso la partita.
Non abbiamo inciso su niente.
Stiamo andando fuori dalla legge? Si tratta di un addendum, una
cosa diversa. Potrebbe rappresentare una soluzione condivisa da
tutti.
PRESIDENTE. E' in corso di distribuzione la riformulazione del
subemendamento 1.24.1, coordinato con l'emendamento 1.24.
LEOTTA, assessore per la funzione pubblica e le autonomie locali.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEOTTA, assessore per la funzione pubblica e le autonomie locali.
Rispondo a chi ha fatto riferimento a notizie circa la mia persona
e l'esercizio delle mie funzioni.
Ribadisco - a chi non l'avesse ancora capito - che sono un
Assessore di questo Governo nella pienezza delle mie funzioni.
Considero, pertanto, il discorso chiuso.
PRESIDENTE. Sospendo l'Aula per due minuti per dare agli uffici
possibilità di formulare la riscrittura.
(La seduta, sospesa alle ore 20.29, è ripresa alle ore 20.35)
La seduta è ripresa.
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Di Giacinto il sub
emendamento 1.24.2, sostitutivo del sub emendamento 1.24.1 e
dell'emendamento 1.24.
ASSENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ma avevo già
chiesto ben tre volte durante il corso della seduta di intervenire,
ma evidentemente non è stata notata la mia richiesta.
Finalmente posso intervenire e colgo l'occasione per dichiarare
sin d'ora il mio voto assolutamente contrario a questo
subemendamento. Se una deregulation va fatta, si deve estendere a
tutti i comuni e non possiamo arrivare all'assurdo che in un comune
di 3.000 abitanti abbiamo 4 assessori, così come quello in quello
di 50.000 abitanti o di 30.000 abitanti, perché approvando questo
emendamento, e non quello successivo dell'onorevole Alongi,
arriveremmo a questo effetto finale.
Io dico che in questa fiera della vacuità e al contempo delle
vanità personali, cha ha contraddistinto questa legislatura sin
dall'inizio, oggi abbiamo cambiato bersaglio ed il nemico del
nostro star bene come cittadini italiani, e come siciliani in
particolare, dalle province o dalle sciocchezze di parentopoli,
sono in poveri sindaci ed i poveri consiglieri comunali, nella
stragrande maggioranza dei casi persone assolutamente corrette ed
oneste, che sottraggono tempo prezioso alle loro professioni per
dedicarsi al bene comune, per gettoni di presenza assolutamente
irrisori.
Se vi sono dei delinquenti, perché tali sono alcuni consiglieri
che approfittano di questo per fare delle commissioni sulla carta,
vanno processati e condannati, ma non per questo si può processare
un sistema che è quello della rappresentanza democratica.
Mi pare assurdo che noi andiamo a togliere qualche centinaia di
euro agli stipendi ed alle indennità già miserrime dei nostri
sindaci, che hanno responsabilità di primissimo piano, che sono il
fronte esposto ed i parafulmini di ogni problematica locale e poi
consentiamo che quello stesso sindaco possa nominare l'amico
presidente di una partecipata e magari con un'indennità di
centinaia di migliaia di euro l'anno. Però, questo non è
all'attenzione di nessuno, qui non c'è spending review che conti,
non c'è nulla, perché noi dobbiamo fare soltanto le battaglie di
assoluta dietrologia per andare appresso alla moda del momento.
Oggi il nemico sono il sindaco ed il consigliere comunale e noi,
come tanti parassiti, andiamo appresso a questa moda forcaiola,
inutile, demagogica come se nulla fosse.
Parliamo di risparmi di spesa astronomici, l'onorevole Grasso
porta i dati ufficiali del suo comune, l'onorevole Malafarina porta
invece le tabelle di studi di chissà cosa, adombrando risparmi di
spesa milionari che, invece, resteranno assolutamente sulla carta.
Poi mi fa specie che proprio l'assessore Leotta, che è giurista ed
esperto di diritto, oggi abbia fatto riferimento a quella pronuncia
della Corte dei Conti riferente alla Regione Sardegna dimenticando
che è recentissima la sentenza della Corte Costituzionale che,
invece, applicando un principio ben più importante, ha proprio
stabilito la non applicabilità di quelle norme se prima se non
vengono recepite dalle Regioni a Statuto speciale come è avvenuto
per quanto riguarda la rendicontazione dei Gruppi.
Dobbiamo applicare questa riduzione che ci è imposta con la quale
noi cambiamo il destino delle nostre popolazioni, di questo 20 per
cento. Allora, facciamo una norma semplicissima, una norma base.
Togliamo tutti gli emendamenti, perché se iniziamo ad introdurre
distinguo tra le varie realtà locali noi non faremo altro che
creare confusione.
Non è possibile una babele normativa per cui il comune di Comiso
ha quattro assessori e quello vicino di Scicli ne può avere sei,
perché se adottiamo quest'altra norma o viceversa introdurremmo
veramente un'anarchia normativa per la quale ci riderebbe addosso -
questa sì - tutta l'Italia.
Quindi, io mi stupisco che questo Governo e questa Commissione
esprimano parere favorevole su una norma che introduce confusione e
confusione. Rischiamo il ridicolo
Invito i colleghi deputati a riflettere su questo e siccome,
purtroppo, vi è paura, vi è demagogia di esprimere con assoluta
libertà le proprie posizioni, chiedo il voto segreto su questo
subemendamento perché io dichiaro ufficialmente che voto contro,
però molti magari non hanno questa linearità di pensiero e di
espressione.
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo perché
ho partecipato per parecchie sedute ai lavori della Commissione e
ritengo che il disegno di legge che è arrivato in Aula sia
assolutamente ben fatto, e tra l'altro ampiamente condiviso per le
lunghe sedute che sono state consumate in quest'Assemblea.
E adesso, in Aula, stiamo facendo di tutto per distruggere in
parte questo lavoro fatto in Commissione.
Avevamo pensato - ed io ero stato uno di coloro i quali asserivano
che nei comuni capoluogo, che peraltro erano soltanto quattro in
Sicilia, il numero dei consiglieri veniva tagliato soltanto del 10
per cento anziché del 20 per cento, dove poi sono stati aggiunti i
comuni anche se non sono comuni capoluogo, da 50 mila a 100 mila
abitanti, quindi complessivamente erano 10. E tutto questo,
purtroppo, è stato smantellato in Aula con l'approvazione di un
emendamento.
Adesso stiamo discutendo della questione che riguarda il numero
degli assessori. Qui abbiamo un subemendamento dell'onorevole Di
Giacinto, ma non mi pare che questo subemendamento possa essere
approvato perché ritengo che questo principio, o viene esteso a
tutti i comuni - quindi fermo restando il budget che prevede la
presenza di un numero di assessori - o non viene assolutamente
previsto.
Tra l'altro non capisco perché questa Sicilia debba essere sempre
speciale in tutto. In questo rapporto, in questo taglio che è stato
operato credo che sia in linea con quello che accade dopo lo
Stretto di Messina. Nel resto d'Italia tutto questo funziona e poi
arriviamo in Sicilia e cerchiamo sempre delle scorciatoie,
cerchiamo sempre di trovare delle soluzioni diverse.
Vuoi per fare il primo della classe, vuoi per farci belli con i
consiglieri comunali, vuoi per altre ragioni, cerchiamo sempre
delle soluzioni che sono pirandelliane , per usare una metafora,
visto che io sono agrigentino. Dobbiamo comunque sempre trovare
delle soluzioni che, tra l'altro, alla fine, complicano le
questioni.
Non capisco perché non dobbiamo invece seguire la strada maestra,
che è quella di un disegno di legge che noi abbiamo fortemente
voluto. E comunque se dobbiamo fare delle modifiche, degli
aggiustamenti, e quindi lasciare al consiglio comunale ed allo
Statuto dei consigli comunali la libertà di potere modificare, io
non sono d'accordo. Se deve passare una linea del genere, tanto
vale estenderla a tutti i comuni, perché non ha senso limitarla ai
comuni con 3 mila, 5 mila o 10 mila abitanti. Tanto vale estenderla
a tutti e lasciare quello che è previsto come budget finanziario
per il numero degli assessori e poi modificarlo in base a questo
tetto massimo che è previsto.
Francamente non sono d'accordo perché questo, come diceva bene
l'onorevole Assenza, finirà con il determinare che in comuni che
sono assolutamente corrispondenti per numero di abitanti, per
popolazione, un comune avrà sei rappresentanti ed un altro ne avrà
otto. Quindi ci sarà anarchia totale in Sicilia. Vediamo di non
commettere ancora di questi errori e fare le cose per bene e
rispettare le norme e le regole. Stabilire il numero preciso di
rappresentanti ed anche degli assessori e finirla con questi
ragionamenti che, purtroppo, ci portano sempre fuori strada e a
fare sempre porcherie anziché fare cose per bene.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Signor Presidente, volevo
chiedere a tutti i colleghi, visto che ci stiamo un po' incartando,
di ascoltare la mia proposta: modificare il numero degli assessori
per i comuni al di sotto di tre mila abitanti portandoli a tre,
così come quelli di cinque mila abitanti e tutto il resto rimane
invariato. Perché è evidente che l'unico modo per evitare che
diventi tutto una variabile è avere tetti fissi per tutti.
Siccome il problema che si è posto che sotto i tre mila abitanti
avremmo una Giunta formata da un sindaco e due assessori, lo
facciamo diventare il sindaco e tre assessori sotto i tre mila
abitanti.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, se la proposta che ha avanzato è
formalizzata in un sub emendamento, passiamo nell'ordine alla
valutazione e all'approvazione dei sub emendamenti.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se noi continuiamo
così, con le proposte che arrivano in diretta non ne usciamo più.
Invito la Presidenza ad andare avanti con gli emendamenti
presentati e procedere perché altrimenti qui arriveranno duemila
subemendamenti con ogni volontà di qualsiasi deputato. E le
annuncio fin d'ora che io voterò contro l'articolo 1
complessivamente perché sta uscendo l'articolo stravolto rispetto a
quello previsto dalla maggioranza.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dagli onorevoli
Lombardo ed altri il subemendamento 1.24.3.
LOMBARDO. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso che si
stia perdendo la bussola della norma. Con questo principio, che è
stato giustamente ribadito da alcuni ex sindaci, peraltro, ex
amministratori e presidenti di provincia, si è giustamente fatto
notare come la funzionalità di certe Giunte possa avere nocumento
da questa norma. Al di là della proposta dell'onorevole Cracolici,
che per carità aumenterebbe di 200 il numero degli assessori in
Sicilia rispetto al testo unico degli enti locali, vorrei capire a
questo punto se noi ci stiamo adeguando alla norma nazionale e se
per alcune fasce dobbiamo andare sotto e per altre dobbiamo andare
sopra.
Io ho presentato un subemendamento che mi sembra garantisca
maggiore autonomia ai comuni e che peraltro smascheri anche quello
che sta avvenendo qui dentro. Non parliamo di rappresentatività,
non c'è da valutare se sono 2, 3, 4 o 40 consiglieri. Qui c'è da
garantire un parametro economico che è il 20% del rapporto tra
consiglieri e assessori. L'unica funzione di questa norma è quella
di ridurre le spese al di là di cosa servono i consiglieri, cosa
fanno gli assessori, che deleghe possono avere. Questo non è
importante L'importante è ridurre del 20%.
Allora mi sembra ragionevole, onorevoli colleghi, molti dei quali
avete giustamente detto come il numero possa intaccare la
funzionalità delle Giunte. La proposta avanzata con il
subemendamento 1.24.3, che spero voi possiate apprezzare, è quella
di mantenere il numero attuale degli assessori attuali ma garantire
il taglio del 20% dal punto di vista economico. Quindi, se un
comune nella propria distribuzione di deleghe e di attribuzione di
assessori necessita di un assessore in più, nello statuto lo
scrive, ma mantiene, visto che è la necessità del Governo e della
maggioranza soltanto tagliare qualcosa agli assessori dei comuni di
tremila, cinquemila abitanti, a questo punto diamo autonomia ai
comuni per mezzo del proprio strumento legislativo, che è lo
Statuto, di determinare il numero e manteniamo il taglio.
PRESIDENTE. Comunico che la proposta dell'onorevole Cracolici è
stata formalizzata con la presentazione del subemendamento 1.27.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LEOTTA, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Favorevole
GRECO Giovanni. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.27.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 1.27.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 53
Maggioranza 27
Favorevoli 31
Contrari 22
Astenuti 0
(E' approvato)
A seguito dell'approvazione dell'emendamento 1.27, sono preclusi i
subemendamenti 1.24.3, 1.24.2, 1.24.1 e l'emendamento 1.24.
Risultano altresì preclusi gli emendamenti 1.7 e 1.11.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, non ho ben compreso, per essere più
chiaro, perché ha dichiarato precluso l'emendamento 1.11.
Il subemendamento 1.27 riguardava soltanto i comuni sotto i
cinquemila abitanti per cui io ritengo che il mio emendamento possa
comunque rimanere in piedi. Questo è il mio pensiero, se dico delle
sciocchezze mi ritiro e vado al mio posto, ci mancherebbe altro,
non è che io sono un legislatore ferrato che so tutto. Ma secondo
me è una disparità nei confronti dei comuni fino a 3 mila, fino a 5
mila, 10 mila e così via. Se poi la Presidenza dice che non è
accoglibile, nel senso che non è presentabile, lo faccia nullo.
PRESIDENTE. Onorevole Alongi, io la inviterei a ritirare il suo
emendamento 1.11 e anche il subemendamento 1.11.1. Mi spiego
meglio, l'emendamento è certamente precluso nella parte che
riguarda i Comuni da cinquemila abitanti in giù, perché si
creerebbe una confusione della quale non ne verremmo fuori.
ALONGI. Signor Presidente, io ritengo che l'emendamento faccia
giustizia di equità e parità nei comuni dal mio punto di vista, ed
anche l'onorevole Picciolo era intervenuto in questa direzione. Se
poi è precluso me lo dica, ma io non lo ritiro.
PRESIDENTE. L'emendamento 1.11 è precluso dall'approvazione del
subemendamento 1.27, che ha definitivamente normato la materia.
Quindi non possiamo procedere all'esame di ulteriori emendamenti
sulla composizione delle Giunte, per quanto riguarda i consigli
comunali.
L'emendamento 1.22 è assorbito.
Si passa, pertanto, all'approvazione dell'articolo 1, così come
emendato.
Il parere della Commissione.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LEOTTA, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Favorevole
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Gli onorevoli Rinaldi, Picciolo, Lo Giudice e Assenza hanno votato
contro.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, giovedì 18
giugno 2015, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del vicepresidente Lupo
I -Comunicazioni
II - Discussione del disegno di legge:
Disposizioni in materia di composizione dei consigli e delle
giunte comunali, di status degli amministratori locali e di
consigli circoscrizionali. Disposizioni varie . (n. 980/A)
(Seguito)
Relatore: on. Malafarina
La seduta è tolta alle ore 21.06
(Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 9.30 di giovedì
18 giugno 2015)
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio
ALLEGATO 2
ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI COMPOSIZIONE DEI
CONSIGLI E DELLE GIUNTE COMUNALI, DI STATUS DEGLI AMMINISTRATORI
LOCALI E DI CONSIGLI CIRCOSCRIZIONALI. DISPOSIZIONI VARIE . (N.
980/A)
(Evidenziati in rosso ed in grassetto gli emendamenti approvati)
Testo del disegno di Legge
Art. 1.
Norme in materia di composizione dei consigli e delle giunte
comunali
1. A decorrere dal primo rinnovo dei consigli
comunali successivo all'entrata in vigore della presente
legge, il numero dei componenti dei consigli comunali
previsto dall'articolo 43 della legge regionale 15 marzo
1963, n. 16 e successive modifiche e integrazioni è
ridotto del 20 per cento rispetto alle previsioni del
suddetto articolo, fatta eccezione per i comuni con
popolazione tra 50.001 e 100.000 abitanti e per i comuni
capoluogo di provincia, per i quali il numero dei
consiglieri è ridotto del 10 % rispetto alle previsioni
del citato articolo 43.
2. Al comma 1 dell'articolo 33 della legge 8 giugno
1990, n. 142, come introdotto dall'articolo 1, comma 1,
lettera e), dalla legge regionale 11 dicembre 1991, n.
48 e successive modifiche ed integrazioni sono
introdotte le seguenti modifiche:
a) dopo le parole al 20 per cento dei componenti
dell'organo elettivo di riferimento aggiungere le
parole , arrotondato all'unità superiore qualora il
rapporto presenti un risultato decimale pari o superiore
a 0,1. ;
b) le parole da e, limitatamente alle giunte
comunali, fino alla fine del comma sono sostituite
dalle parole Nei comuni con popolazione superiore a
5.000 e pari o inferiore a 10.000 abitanti il numero di
assessori è fissato a quattro, nei comuni con
popolazione superiore a 3.000 e pari o inferiore a 5.000
abitanti il numero degli assessori è fissato a tre, nei
comuni con popolazione pari o inferiore a 3.000 abitanti
il numero degli assessori è fissato a due. .
Elenco degli Emendamenti
Emd TESTO DELL'EMENDAMENTO FIRMATA ESITO
N. RI
1.8 L'articolo è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
1.2 L'articolo è soppresso Milazzo
1 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
1.3 Il comma 1 è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
1.2 Il comma 1 è soppresso Milazzo
0 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
1.2 All'articolo 1 apportare le seguenti Commiss
5 modifiche: ione
a) al comma 1, eliminare le parole da
A decorrere fino a presente legge .
b) aggiungere il seguente comma:
3. Le disposizioni del presente
articolo si applicano a decorrere dal
primo rinnovo dei consigli comunali
successivo alla data di entrata in vigore
della presente legge. .
1.4 Al comma 1, sostituire le parole è Di
ridotto del 20 per cento rispetto alle Mauro
previsioni del suddetto articolo, fatta Greco
eccezione per i comuni con popolazione G.
tra 50.001 e 100.000 abitanti e per i
comuni capoluogo di provincia, per i
quali il numero dei consiglieri è ridotto
del 10 % rispetto alle previsioni del
citato articolo 43 con le parole è così
composto:
a) 30 membri nei comuni con popolazione
superiore alla data dell'ultimo dato
ISTAT disponibile a 500.000 abitanti;
b) 25 membri nei comuni con popolazione
superiore alla data dell'ultimo dato
ISTAT disponibile a 250.000 abitanti;
c) 20 membri nei comuni con popolazione
superiore alla data dell'ultimo dato
ISTAT disponibile a 100.000 abitanti;
d) 15 membri nei comuni con popolazione
superiore alla data dell'ultimo dato
ISTAT disponibile a 50.000 abitanti;
e) 14 membri nei comuni con popolazione
superiore alla data dell'ultimo dato
ISTAT disponibile a 30.000 abitanti;
f) 9 membri nei comuni con popolazione
superiore alla data dell'ultimo dato
ISTAT disponibile a 10.000 abitanti;
g) 7 membri nei comuni con popolazione
superiore alla data dell'ultimo dato
ISTAT disponibile a 5.000 abitanti;
h) 5 membri nei comuni con popolazione
superiore alla data dell'ultimo dato
ISTAT disponibile a 3.000 abitanti;
i) 3 membri negli altri comuni. .
1.9 Al comma 1 sostituire le parole è Alongi
ridotto del 20 per cento rispetto alle D'Asero
previsioni del suddetto articolo, fatta Fontana
eccezione per i comuni con popolazione Germanà
tra 50.001 e 100.000 abitanti e per i Lo
comuni capoluogo di provincia, per i Sciuto
quali il numero dei consiglieri è ridotto
del 10 % rispetto alle previsioni del
citato articolo 43. con le parole è
ridotto del 10 per cento rispetto alle
previsioni del suddetto articolo .
1.1 Al comma 1 sostituire le parole è Lo
7 ridotto del 20 per cento con le parole Sciuto
è ridotto del 10 per cento . Alongi
D'Asero
Germanà
1.1 Al comma 1 sopprimere le parole: fatta Fazio
2 eccezione per i comuni con popolazione
tra 50.001 e 100.000 abitanti e per i
comuni capoluogo di provincia, per i
quali il numero di consiglieri è ridotto
del 10% rispetto alle previsioni del
citato articolo 43 .
1.1 Al comma 1 sopprimere il periodo che va Musumec
4 da fatta eccezione fino a citato i
articolo 43 . Formica
Ioppolo
1.1 Al comma 1 sopprimere il periodo , Siragus
6 fatta eccezione per i comuni con a
popolazione tra 50.001 e 100.000 abitanti Cappell
e per i comuni capoluogo di provincia, o
per i quali il numero di consiglieri è
ridotto del 10% rispetto alle previsioni
del citato articolo 43 .
1.1 Al comma 1 sopprimere le parole per i Siragus
5 comuni con popolazione tra 50.001 e a
100.000 abitanti e . Cappell
o
1.2 Alla fine del comma 1 aggiungere il Commiss
6 seguente periodo: ione
Qualora il rapporto presenti un
risultato decimale pari o superiore a 0,1
il numero di consiglieri è determinato
con arrotondamento all'unità superiore .
1.5 Il comma 2 è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
1.1 Il comma 2 è soppresso Milazzo
9 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
1.1 Il comma 2 è sostituito dal seguente: Barbaga
3 2. Per la composizione delle giunte llo
comunali, si applicano le disposizioni Lupo
dell'articolo 47, comma 1, del decreto Cirone
legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Sono Vullo
abrogate tutte le disposizioni in
contrasto. .
Al comma 2 sopprimere la lettera a) Milazzo
1.18 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
1.6 La lettera a) del comma 2 è così Di
sostituita: Mauro
a) la giunta comunale è composta dal Greco
Sindaco che la presiede e da un numero di G.
assessori rideterminate nel modo
seguente:
1) 10 assessori nei comuni con
popolazione superiore a 500.000 abitanti;
2) 9 assessori nei comuni con
popolazione sino a 250.000 abitanti;
3) 8 assessori nei comuni con
popolazione sino a 100.000 abitanti;
4) 7 assessori nei comuni con
popolazione sino a 50.000 abitanti;
5) 6 assessori nei comuni con
popolazione sino a 30.000 abitanti;
6) 5 assessori nei comuni con
popolazione sino a 10.000 abitanti;
7) 4 assessori nei comuni con
popolazione sino a 5.000 abitanti;
8) 3 assessori nei comuni con
popolazione sino a 3.000 abitanti. .
1.1 Al comma 2 sopprimere la lettera b) Rinaldi
(*)
Al comma 2 sopprimere la lettera b) Milazzo
1.23 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
1.1 Al comma 2, lettera b) sostituire le Alongi
0 parole Nei comuni con popolazione D'Asero
superiore a 5.000 e pari o inferiore a Germanà
10.000 abitanti il numero di assessori è Lo
fissato a quattro, nei comuni con Sciuto
popolazione superiore a 3.000 e pari o
inferiore a 5.000 abitanti il numero
degli assessori è fissato a tre, nei
comuni con popolazione pari o inferiore a
3.000 abitanti il numero degli assessori
è fissato a due. con le parole Nei
comuni con popolazione da zero a 10.000
abitanti il numero di assessori è fissato
a quattro. .
All'art. 1, comma 2 lett. b) Di
1.2 sostituire le parole da superiore a Giacinto
7 3.000 fino alla fine con le parole pari
o inferiore a 5.000 abitanti il numero
degli assessore è fissato a tre. .
1.2 Al comma 2, lettera b) sostituire le Di
4 parole inferiore a 5.000 abitanti il Giacinto
numero degli assessori è fissato a tre, Malafar
nei comuni con popolazione pari o ina
inferiore a 3.000 abitanti il numero
degli assessori è fissato a due. con le
parole inferiore a 5.000 abitanti il
numero degli assessori è fissato da due a
quattro, nel rispetto del tetto di spesa
complessivo degli assessori, nei comuni
con popolazione pari o inferiore a 3.000
abitanti il numero degli assessori è
fissato da due a quattro, nel rispetto
del tetto di spesa complessivo degli
assessori.
1.7 Dopo la lettera b) è aggiunta la Di
seguente lettera: Mauro
c) all'articolo 33 della legge 8 Greco
giugno 1990 n. 142, come introdotto G.
dall'articolo 1, comma 1, lettera e),
della legge regionale n. 48/1991,
integrato dall'articolo 1 della legge
regionale 16 dicembre 2008 n. 22 sono
aggiunte le parole nei comuni con
popolazione da 1.000 a 2.000 abitanti ,
la giunta comunale è composta dal Sindaco
che la presiede e da 2 assessori.
1.1 Dopo il comma 2 inserire il seguente: Alongi
1 2 bis. Ai fini di una migliore D'Asero
partecipazione democratica alla Germanà
amministrazione della cosa pubblica, gli Lo
statuti dei comuni possono prevedere che Sciuto
il numero dei componenti, sia del
consiglio comunale che degli assessori,
possa essere maggiore di quello stabilito
dalla presente legge, purché la spesa
derivante e gravante sul bilancio del
comune non superi la spesa complessiva
che lo stesso comune sopporterebbe a
seguito della applicazione della presente
legge regionale.
1.2 Dopo il comma 2 inserire il seguente: Milazzo
2 2 bis. Le disposizioni dei commi 1 e 2 G.
si applicano a decorrere dal primo Falcone
rinnovo elettorale. Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
VOTAZIONE FINALE DELL'ARTICOLO:
Approvato
Approvato con emendamenti
Non Approvato
Testo del disegno di Legge
Art. 2.
Modifiche alla legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30
in materia di status degli amministratori locali
1. La misura massima delle indennità di funzione e
dei gettoni di presenza di cui all'articolo 19 della
legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30 e successive
modifiche e integrazioni è commisurata alle previsioni
di cui alla tabella A allegata al Regolamento adottato
con decreto del Ministro dell'Interno del 4 aprile 2000,
n. 119 e successive modifiche ed integrazioni, di cui
all'articolo 82, comma 8 del decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267 e successive modifiche ed
integrazioni. Al presidente del consiglio comunale è
attribuita un'indennità pari a quella dell'assessore dei
comuni della stessa classe demografica.
2. All'articolo 20 della legge regionale n. 30/2000
e successive modifiche e integrazioni sono apportate le
seguenti modifiche:
a) al comma 1 le parole si protraggano oltre la
mezzanotte sono sostituite dalle parole si
protraggano oltre le due ;
b) al comma 2 le parole hanno diritto, per la
partecipazione alle sedute, di assentarsi dal servizio
per l'intera giornata sono sostituite dalle parole
hanno diritto di assentarsi dal servizio per il tempo
strettamente necessario alla partecipazione a ciascuna
seduta, compreso il tempo per raggiungere il luogo della
riunione e rientrare al posto di lavoro nella misura
massima di un'ora prima e di un'ora dopo lo svolgimento
della seduta. .
3. Fermo restando quanto disposto dagli articoli 18
e 20 della legge regionale n. 30/2000 e successive
modifiche e integrazioni in materia di aspettative
nonché di permessi e licenze degli amministratori degli
enti locali della Regione, i rimborsi a favore del
datore di lavoro di cui al comma 5 del citato articolo
20 della legge regionale n. 30/2000 e successive
modifiche e integrazioni sono corrisposti dalla
amministrazione locale competente nel limite massimo di
1/3 dell'indennità spettante al rispettivo sindaco,
fatta eccezione per i rimborsi relativi agli
amministratori dei comuni con popolazione pari o
inferiore a 10.000 abitanti, per i quali il limite
previsto dal presente comma è pari al 50% della medesima
indennità.
4. All'articolo 21 della legge regionale n. 30/2000
e successive modifiche ed integrazioni sono apportate le
seguenti modifiche:
a) il comma 4 è soppresso;
b) al comma 5 le parole da e che, in ragione del loro mandato
fino a modifiche ed integrazioni sono sostituite dalle parole ,
spetta il rimborso per le sole spese di viaggio effettivamente
sostenute per l'effettiva partecipazione ad ognuna delle sedute
dei rispettivi organi assembleari ed esecutivi nonché per la
presenza necessaria presso la sede degli uffici per lo svolgimento
delle funzioni proprie o delegate. .
Elenco degli Emendamenti
Emd TESTO DELL'EMENDAMENTO FIRMATA ESITO
N. RI
2.4 L'articolo è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
2.2 L'articolo è soppresso Milazzo
3 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
2.6 Il comma 1 è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
2.3 Il comma 1 è soppresso Milazzo
0 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
2.5 Il comma 1 è così sostituito: Di
1. La misura massima delle indennità Mauro
di funzione e dei gettoni di presenza di Greco
cui al comma 2 dell'articolo 19 della G.
legge regionale n. 30 del 23 dicembre
2000 e successive modifiche e
integrazioni, è determinata secondo
quanto previsto dalla tabella A
allegata al Regolamento adottato con
decreto del 4 aprile 2000 n. 119 e sue
successive modifiche e integrazioni, di
cui all'articolo 82, comma 8 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e sue
successive modifiche e integrazioni,
decurtata del 20%. .
2.3 Al comma 1 sostituire le parole è Commiss
7 commisurata alle previsioni di cui alla ione
con le parole è pari a quella prevista
dalla .
2.1 Al comma 1, dopo le parole successive Siragus
9 modifiche ed integrazioni aggiungere a
non è comunque consentito erogare più di Cappell
un gettone al giorno, anche in caso di o
partecipazione a più di una seduta dei
relativi organi consiliari. .
2.3 Al comma 1, dopo le parole e Laccoto
3 successive modifiche ed integrazioni Panarel
sono aggiunte le parole: fatto salvo lo
che, nella parte relativa ai gettoni di Vullo
presenza dei consiglieri comunali, la Arancio
dimensione demografica degli scaglioni da
30.001 a 500.000 è così rideterminata: da
30.001 a 200.000 e da 200.001 a 500.000 .
2.1 Al comma 1, alla fine del primo Rinaldi
2 periodo, dopo le parole del decreto Sudano
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e Alloro
successive modifiche ed integrazioni Vinciul
aggiungere le seguenti: a decorrere dal lo
primo rinnovo dei consigli comunali
successivo all'entrata in vigore della
presente legge. .
2.1 Al comma 1 dopo le parole Al Barbaga
4 presidente del consiglio comunale è llo
attribuita un'indennità pari a quella Rinaldi
dell'assessore dei comuni della stessa Lupo
classe demografica aggiungere le parole Cirone
Ai presidenti dei consigli di
circoscrizione è corrisposta una
indennità pari all'80 per cento di quella
spettante agli assessori dei rispettivi
comuni. I consiglieri di circoscrizione
hanno diritto a percepire un gettone di
presenza per l'effettiva partecipazione a
Consigli e Commissioni. In nessun caso
l'ammontare percepito nell'ambito di un
mese da un consigliere circoscrizionale
può superare l'importo pari ad un quarto
dell'indennità prevista per il rispettivo
presidente .
2.1 Al comma 1 dopo le parole Al Barbaga
5 presidente del consiglio comunale è llo
attribuita un'indennità pari a quella Rinaldi
dell'assessore dei comuni della stessa Lupo
classe demografica aggiungere le parole: Cirone
Ai presidenti dei consigli di
circoscrizione è corrisposta una
Seg indennità pari al 60 per cento di quella
ue spettante agli assessori dei rispettivi
comuni. I consiglieri di circoscrizione
seg hanno diritto a percepire un gettone di
ue presenza per l'effettiva partecipazione a
Consigli e Commissioni. In nessun caso
l'ammontare percepito nell'ambito di un
mese da un consigliere circoscrizionale
può superare l'importo pari ad un terzo
dell'indennità prevista per il rispettivo
presidente .
2.2 Dopo il comma 1, aggiungere il Milazzo
2 seguente: G.
1 bis. Al Presidente della Falcone
circoscrizione è corrisposta una Savona
indennità pari a quella corrisposta al Assenza
Consigliere di circoscrizione. Federic
o
Figucci
a
Papale
2.2 Dopo il comma 1, aggiungere il Milazzo
1 seguente: G.
1 bis. L'indennità stabilita per gli Falcone
Assessori non può in ogni caso superare Savona
il 70% dell'importo massimo percepito dai Assenza
consiglieri comunali. . Figucci
a
Papale
2.1 Dopo il comma 1, aggiungere il Milazzo
6 seguente: G.
1 bis. L'indennità dell'Assessore Falcone
comunale non può superare l'indennità del Savona
Consigliere comunale. Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
2.3 Dopo il comma 1, aggiungere il Governo
seguente:
1 bis. All'articolo 19, comma 12 bis,
della legge regionale 23 dicembre 2000 n.
30, è aggiunto il seguente periodo: La
corresponsione dei gettoni di presenza è
in ogni caso esclusa, ove una seduta sia
dichiarata deserta per mancanza del
numero legale.'.
2.8 Il comma 2 è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
2.3 Il comma 2 è soppresso Milazzo
1 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
2.3 Il comma 2 è soppresso Figucci
2 a
Falcone
Assenza
Federico
Grasso
Milazzo
G.
Papale
Savona
2.3 Il comma 2 è soppresso Cascio
5 F.
Lo
Sciuto
Alongi
Germanà
2.3 Il comma 2 è soppresso Sudano
9 Ruggire
llo
Anselmo
Nicotra
Sammart
ino
2.1 Al comma 2 sopprimere le lettere a) e Rinaldi
b) (*)
Al comma 2 sopprimere la lettera a) Milazzo
2.28 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
2.3 Al comma 2 sopprimere la lettera a) Cascio
6 F.
Lo
Sciuto
Alongi
Germanà
2.2 Al comma 2 sopprimere la lettera b) Milazzo
9 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
2.3 Al comma 2 sopprimere la lettera b) Cascio
4 F.
Lo
Sciuto
Alongi
Germanà
2.1 Al comma 2, lettera b) sostituire le Alongi
1 parole nella misura massima di un'ora D'Asero
prima e di un'ora dopo lo svolgimento Germanà
della seduta. con le parole nella Lo
misura massima di due ore prima e di due Sciuto
ore dopo lo svolgimento della seduta.
2.1 Al comma 2, lettera b) le parole nella Zito
8 misura massima di un'ora e di un'ora dopo Mangiaca
lo svolgimento della seduta sono vallo
sostituite dalle parole nella misura Cancelle
massima di 30 minuti e di 30 minuti dopo ri
lo svolgimento della seduta . Cappello
Ciaccio
Ciancio
Ferreri
Foti
La
Rocca
Palmeri
Siragusa
Trizzino
Tancredi
Zafarana
2.7 Al comma 2, dopo la lettera b) è Di
aggiunta la seguente lettera: Mauro
c) i consiglieri comunali hanno Greco
diritto a percepire un gettone di G.
presenza al giorno per la partecipazione
a consigli e commissioni anche in caso di
partecipazioni a più sedute nella stessa
giornata. In nessun caso si potranno
accumulare più di 20 gettoni al mese.
2.9 Il comma 3 è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
2.2 Il comma 3 è soppresso Milazzo
7 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
2.4 Il comma 3 è sostituito dal seguente: Sudano
0 3. All'articolo 20, comma 5 della Ruggire
legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30, llo
le parole pari a due terzi sono Anselmo
sostituite dalle parole pari ad un terzo Nicotra
o, limitatamente ai Comuni con Sammart
popolazione inferiore a 10.000 abitanti ino
pari alla metà .
2.3 Al comma 3 eliminare le parole da Commiss
8 Fermo restando a della Regione . ione
2.1 Al comma 3 le parole nel limite Zito
7 massimo di 1/3 sono sostituite dalle Mangiaca
I parole nel limite massimo di 1/4 ed 1/5 vallo
part nelle città di Catania, Messina e Cancelle
e Palermo . ri
Cappello
Ciaccio
Ciancio
Ferreri
Foti
La
Rocca
Palmeri
Siragusa
Trizzino
Tancredi
Zafarana
Al comma 3 sopprimere le parole: fatta Fazio
2.13 eccezione per i rimborsi relativi agli
amministratori dei comuni con popolazione
pari o inferiore a 10.000 abitanti, per i
quali il limite previsto dal presente
comma è pari al 50% della medesima
indennità .
2.1 Al comma 3 è pari al 50% della Zito
7 medesima indennità sono sostituite Mangiaca
II dalle parole è pari ad 1/3 della vallo
part medesima indennità . Cancelle
e ri
Cappello
Ciaccio
Ciancio
Ferreri
Foti
La
Rocca
Palmeri
Siragusa
Trizzino
Tancredi
Zafarana
Il comma 4 è soppresso Di
2.10 Mauro
Greco
G.
Lombard
o
2.2 Il comma 4 è soppresso Milazzo
6 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
2.2 Al comma 4, sopprimere le lettere a) e Milazzo
5 b) G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
2.2 Al comma 4 sopprimere la lettera b) Rinaldi
(*)
Dopo il comma 4 aggiungere il seguente Lombard
2.20 comma: o
5. Le disposizioni del presente Di
articolo si applicano a decorrere dal Mauro
primo rinnovo dei consigli comunali
successivo all'entrata in vigore della
presente legge .
2.2 Dopo il comma 4 aggiungere il seguente Milazzo
4 comma: G.
5. Le disposizioni di cui sopra si Falcone
applicano dal prossimo rinnovo Savona
elettorale. Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
Testo del disegno di Legge
Art. 3.
Adeguamento dei comuni
1. I comuni, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, adeguano i propri statuti e regolamenti alle
disposizioni in essa contenute. In caso di mancato adeguamento
trova applicazione quanto previsto dagli articoli 1 e 2.
Elenco degli Emendamenti
Emd TESTO DELL'EMENDAMENTO FIRMATA ESITO
N. RI
3.1 L'articolo è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
3.7 L'articolo è soppresso Milazzo
G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
3.8 Il comma 1 è soppresso Milazzo
G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
3.5 Al comma 1 sostituire la parola Milazzo
sessanta con trenta . G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
3.1 Al comma 1, sostituire le parole alle Commiss
1 disposizioni in essa contenute con le ione
parole alle disposizioni di cui agli
articoli 1 e 2 e sostituire le parole
quanto previsto dagli articoli 1 e 2
con le parole quanto previsto dai
medesimi articoli .
3.1 Al comma 1, il secondo periodo è così Sudano
0 sostituito: In caso di mancato Ruggire
adempimento entro i termini si applicano llo
le procedure di cui all'articolo 24 della Anselmo
Legge Regionale 3 dicembre 1991, n. 44. Nicotra
Le disposizioni di cui agli articoli 1 e Sammart
2 trovano applicazione anche in caso di ino
mancato adeguamento degli Statuti
comunali.
3.1 Al comma 1, il secondo periodo è Sudano
2 sostituto dal seguente: Le disposizioni Ruggire
di cui agli articoli 1 e 2 trovano llo
applicazione anche in caso di mancato Anselmo
adeguamento degli Statuti comunali. Nicotra
Sammart
ino
3.9 Al comma 1, sostituire le parole 1 e Di
2 con 1, 2 e 5 . Giacinto
3.2 Al comma 1 aggiungere le seguenti Lombard
parole : Le disposizioni del presente o
articolo, si applicano a decorrere dal Di
primo rinnovo dei consigli comunali e dei Mauro
consigli di circoscrizione successivo
alla data di pubblicazione della presente
legge .
3.3 Aggiungere il seguente comma: Milazzo
2. Le disposizioni di cui al comma 1 G.
si applicano, a decorrere dal primo Falcone
rinnovo dei consigli comunali, successivo Savona
alla data di entrata in vigore della Assenza
presente legge. Figucci
a
Papale
3.4 Aggiungere il seguente comma: Lo
2. Le disposizioni di cui agli Sciuto
articoli 1 e 2 della presente legge si Alongi
applicano a decorrere dal primo rinnovo D'Asero
dei consigli comunali successivo alla Germanà
data di entrata in vigore della presente
legge.
3.6 Aggiungere il seguente comma: Milazzo
2. Le disposizioni di cui agli G.
articoli precedenti si applicano dal Falcone
prossimo rinnovo elettorale. Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
Testo del disegno di Legge
Art. 4.
Modifiche alla legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30
in materia di trasparenza amministrativa
1. Alla legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30, dopo l'articolo
21 è aggiunto il seguente:
Art. 21 bis.
Obblighi di pubblicazione nei siti istituzionali
1. Al fine di garantire la massima trasparenza nelle
pubblica amministrazione, tutte le spese a carico
dell'ente per i rimborsi e per i gettoni ai consiglieri
comunali sono pubblicate nel sito istituzionale
dell'ente.
2. I comuni predispongono nei propri siti internet
una sezione dedicata ai consigli comunali ed alle
singole commissioni dove sono inseriti gli ordini del
giorno, i verbali delle commissioni e dei consigli,
l'orario di inizio e di fine delle commissioni e dei
consigli comunali. .
Elenco degli Emendamenti
Emd TESTO DELL'EMENDAMENTO FIRMATA ESITO
N. RI
4.2 L'articolo è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
4.6 L'articolo è soppresso Milazzo
G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
4.7 Il comma 1 è soppresso Milazzo
G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
4.8 Al comma 1 prima delle parole Al fine Sudano
di garantire aggiungere le parole Fermi Ruggire
restando gli obblighi di pubblicità e llo
trasparenza previsti dalla disciplina Anselmo
statale in vigore . Nicotra
Sammart
ino
4.1 Al comma 1, Art. 21 bis, sopprimere il Rinaldi
comma 2 (*)
4.5 Al comma 1, Art. 21 bis, al comma 2, Zito
dopo le parole: e dei consigli comunali Mangiaca
aggiungere la seguente frase: nonché vallo
l'attività consiliare degli eletti con la Cancelle
possibilità di poter scaricare dal sito ri
del comune gli atti depositati . Cappello
Ciaccio
Ciancio
Ferreri
Foti
La
Rocca
Palmeri
Siragusa
Trizzino
Tancredi
Zafarana
4.3 Aggiungere il seguente comma: Di
1 bis. Ai fini della pubblicità dei Mauro
lavori delle commissioni consiliari, è Greco
fatto obbligo ai comuni di adeguare entro G.
120 giorni i propri statuti e
regolamenti, all'utilizzo della rete
Internet e delle trasmissioni video delle
sedute delle commissioni consiliari.
4.4 Aggiungere il seguente comma: Di
1 bis. Gli enti locali, per quanto Mauro
attiene la riduzione delle misure delle Greco
indennità di funzione e dei gettoni di G.
presenza in attuazione della presente
norma, dovranno produrre all'Assessorato
Regionale delle Autonomie Locali e della
Funzione Pubblica alla data del 31
dicembre di ogni anno, specifica
certificazione attestante l'effettiva
riduzione di spesa conseguita alla data
del 31 dicembre dell'anno precedente.
L'assessore, riscontrata la differenza
tra l'ammontare delle economie di cassa e
la riduzione dei trasferimenti, con
propri decreti adegua la dotazione per
l'anno di riferimento del Fondo
straordinario di cui all'art. 30 della
legge regionale n. 5 del 28 gennaio
2014.
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Art. 5.
Soppressione delle commissioni consiliari
nei comuni con popolazione pari o inferiore a 10.000 abitanti
1. Al comma 4 dell'articolo 31 della legge 8 giugno
1990, n. 142, come introdotto dall'articolo 1, comma 1,
lettera e), della legge regionale 11 dicembre 1991, n.
48 e successive modifiche ed integrazioni, sono aggiunte
all'inizio le parole Nei comuni con popolazione pari o
inferiore a 10.000 abitanti, .
2. I comuni adeguano i propri statuti e regolamenti
entro centoventi giorni della data di entrata in vigore
della presente legge.
Elenco degli Emendamenti
Emd TESTO DELL'EMENDAMENTO FIRMATA ESITO
N. RI
5.3 L'articolo è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
5.7 L'articolo è soppresso Milazzo
G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
5.1 L'articolo è soppresso Sudano
3 Ruggire
llo
Anselmo
Nicotra
Sammart
ino
5.1 Il comma 1 è soppresso Rinaldi
(*)
5.4 Il comma 1 è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
5.8 Il comma 1 è soppresso Milazzo
G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
5.1 Al comma 1, sostituire le parole pari Commiss
1 o inferiore con la parola superiore . ione
5.2 Dopo il comma 1, aggiungere il Governo
seguente:
1 bis. Al comma 4 dell'articolo 31
della legge 8 giugno 1990, n. 142, come
introdotto dall'articolo 1, comma 1,
lettera e), della legge regionale 11
dicembre 1991, n. 48 e successive
modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:
a) dopo la parola organizzazione',
sopprimere le parole e le forme di
pubblicità dei lavori';
b) dopo la parola diffusi' aggiungere
il seguente periodo Le sedute delle
commissioni consiliari sono pubbliche,
salvi i casi previsti dal regolamento, e
si tengono preferibilmente in un arco
temporale non coincidente con l'orario di
lavoro dei partecipanti.'.
5.6 Dopo il comma 1, aggiungere il Siragus
seguente: a
1 bis. Al comma 4 dell'articolo 31 Cappell
della legge 8 giugno 1990, n. 142, come o
introdotto dall'articolo 1, comma 1,
lettera e), della legge regionale 11
dicembre 1991, n. 48 e successive
modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:
a) dopo le parole interessi diffusi.
Aggiungere: I lavori delle commissioni
consiliari sono pubblici, è fatto obbligo
ai comuni siciliani di adeguare i propri
Statuti ed i propri regolamenti indicando
l'utilizzo della rete Internet e della
trasmissione video delle sedute delle
commissioni consiliari, quale forma
prevalente di pubblicità dei lavori. ;
b) le parole e le forme di pubblicità
dei lavori sono soppresse.
5.5 Il comma 2 è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
5.9 Il comma 2 è soppresso Milazzo
G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
5.1 Il comma 2 è soppresso Di
0 Giacinto
5.1 Al comma 2 dopo la parola regolamenti Commiss
2 inserire le parole alle disposizioni di ione
cui al comma 1 .
VOTAZIONE FINALE DELL'ARTICOLO:
Approvato
Approvato con emendamenti
Non Approvato
Testo del disegno di Legge
Art. 6.
Norme in materia di consigli circoscrizionali
1. Sono soppressi i consigli circoscrizionali, fatta
eccezione per i comuni di Palermo, Catania e Messina.
2. A decorrere dal primo rinnovo dei consigli
circoscrizionali successivo all'entrata in vigore della
presente legge, il numero dei componenti dei consigli
circoscrizionali di cui al comma 4 dell'articolo 13
della legge 8 giugno 1990, n. 142, come introdotto
dall'articolo 1, comma 1, lettera c), della legge
regionale 11 dicembre 1991, n. 48, e successive
modifiche ed integrazioni è ridotto del 20% rispetto a
quanto previsto dal citato articolo 13 e, comunque, non
può essere superiore a 10, compreso il presidente del
consiglio circoscrizionale.
3. Sono abrogate le norme in contrasto con il
presente articolo.
Elenco degli Emendamenti
Emd TESTO DELL'EMENDAMENTO FIRMATA ESITO
N. RI
6.2 L'articolo è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
6.1 L'articolo è soppresso Milazzo
5 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
6.4 Il comma 1 è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
6.1 Il comma 1 è soppresso Milazzo
6 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
6.9 Il comma 1 è sostituito dal seguente: Gucciar
1. Fatta eccezione per le città di
metropolitane di Palermo, Catania e
Messina, i presidenti ed i consiglieri di
circoscrizioni, dalla data di entrata in
vigore della presente legge, non
percepiranno compensi, gettoni di
presenza, indennità, emolumenti o
rimborsi, a qualunque titolo e in
qualsiasi forma. E' fatto altresì divieto
agli Statuti ed ai Regolamenti dei Comuni
di prevedere l'attribuzione di compensi,
gettoni di presenza, indennità,
emolumenti o rimborsi, a qualunque titolo
e in qualsiasi forma, a favore dei
presidenti e dei consiglieri delle
circoscrizioni .
6.1 Il comma 1 è sostituito dal seguente: Musumec
0 1. Fatta eccezione per le città i
metropolitane di Palermo, Catania e Formica
Messina, gli Statuti ed i Regolamenti dei Ioppolo
Comuni non possono attribuire
retribuzioni, gettoni di presenza,
indennità, emolumenti o rimborsi in
qualsiasi forma siano essi percepiti, a
favore degli amministratori dei consigli
circoscrizionali .
6.1 Il comma 1 è sostituito dal seguente: Ruggire
2 1. Fatta eccezione per le città llo
metropolitane di Palermo, Catania e Sammart
Messina, gli Statuti ed i Regolamenti dei ino
Comuni non possono attribuire Sudano
retribuzioni, gettoni di presenza, Nicotra
indennità, emolumenti o rimborsi in
qualsiasi forma siano essi percepiti, a
favore degli amministratori dei consigli
circoscrizionali .
6.2 Il comma 1 è sostituito dal seguente: Figucci
1 1. Fatta eccezione per le città a
metropolitane di Palermo, Catania e Falcone
Messina, gli Statuti ed i Regolamenti dei Assenza
Comuni non possono attribuire Federico
retribuzioni, gettoni di presenza, Grasso
indennità, emolumenti o rimborsi in Milazzo
qualsiasi forma siano percepiti, a favore G.
degli amministratori dei consigli Papale
circoscrizionali. Savona
6.2 Il comma 1 è sostituito dal seguente: Venturi
0 1. Fatta eccezione per i Comuni di no
Palermo, Catania e Messina, per i quali Fazio
si applica la normativa previgente, i
Comuni con popolazione superiore a 50.000
abitanti possono prevedere nei propri
statuti e regolamenti i consigli di
circoscrizione, tutti gli incarichi
esercitati dai loro organi sono a titolo
gratuito, ed in nessun caso gli statuti e
i regolamenti dei Comuni potranno
prevedere gettoni di presenza e/o altro
emolumento a carico degli stessi Comuni .
6.7 Dopo il comma 1 aggiungere il seguente: Cirone
1 bis. Alle città con popolazione Marzian
superiore ai 100.000 abitanti è o
consentita l'istituzione di consigli di Lupo
circoscrizione fino a un massimo di Vinciul
cinque. Il numero dei consiglieri eletti lo
in ogni singola circoscrizione viene
fissato da un minimo di cinque a un
massimo di otto rappresentanti sulla base
delle popolazioni residenti nelle
rispettive circoscrizioni .
6.1 Il comma 2 è soppresso Rinaldi
(*)
6.5 Il comma 2 è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
6.1 Il comma 2 è soppresso Milazzo
7 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
6.2 Il comma 2 è soppresso Sudano
5 Ruggire
llo
Anselmo
Nicotra
Sammart
ino
6.3 Il comma 2 è sostituito dal seguente: Di
2. A decorrere dal primo rinnovo dei Mauro
consigli circoscrizionali successivo Greco
all'entrata in vigore della presente G.
legge, il numero dei componenti dei
consigli circoscrizionali di cui al comma
4 dell'articolo 13 della legge 8 giugno
1990, n. 142, come introdotto
dall'articolo 1, comma 1, lettera c),
della legge regionale 11 dicembre 1991,
n. 48, e successive modifiche ed
integrazioni è ridotto del 50% rispetto a
quanto previsto dal citato articolo 13 e,
comunque, non può essere superiore a 7,
compreso il presidente del consiglio
circoscrizionale.
6.1 Il comma 2 è sostituito dal seguente: Venturi
9 2. Nei comuni di cui al primo comma, e no
nei Comuni di Palermo, Catania e Messina, Fazio
a decorrere dalla prima costituzione o
primo rinnovo dei consigli
circoscrizionali successivo all'entrata
in vigore della presente legge, il numero
dei componenti dei consigli
circoscrizionali di cui al comma 4
dell'articolo 13 della legge 8 giugno
1990, n. 142, come introdotto
dall'articolo l , comma 1, lettera c),
della legge regionale 11 dicembre 1991,
n. 48, e successive modifiche ed
integrazioni è ridotto del 20% rispetto a
quanto previsto dal citato articolo 13 e,
comunque, non può essere superiore a l0,
compreso il presidente del consiglio
circoscrizionale. ".
6.2 Al comma 2, eliminare le parole da è Commiss
2 ridotto a e comunque . ione
6.8 Al comma 2 sostituire le parole è Alongi
ridotto del 20% rispetto a quanto D'Asero
previsto dal citato articolo 13 e, Germanà
comunque, non può essere superiore a 10, Lo
compreso il presidente del consiglio Sciuto
circoscrizionale. con le parole è
ridotto del 15% rispetto a quanto
previsto dal citato articolo 13.
6.1 Dopo il comma 2 aggiungere i seguenti: Di
1 2 bis. A decorrere dal primo rinnovo Mauro
dei consigli circoscrizionali successivo Greco
all'entrata in vigore della presente G.
legge, nei comuni con popolazione
compresa tra i 250 mila e i 500 mila
abitanti, fino all'effettivo
decentramento delle competenze di cui
all'art. 13 legge n. 142/90, ai
presidenti dei consigli di circoscrizione
è corrisposta un'indennità di funzione
nella misura massima del 50% di quella
spettante per i sindaci.
2 ter. All'amministratore cui venga
corrisposta l'indennità di cui al
precedente punto 1, non spetta alcun
gettone di presenza per le partecipazioni
di sedute dell'organo collegiale.
6.1 Il comma 3 è soppresso Milazzo
8 G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
6.6 Dopo il comma 3 aggiungere il seguente: Di
4. A decorrere dal primo rinnovo dei Mauro
consigli circoscrizionali successivo Greco
all'entrata in vigore della presente G.
legge, nei comuni dove insistono le
circoscrizioni di decentramento, i
Consigli Comunali, entro 180 giorni dalla
data di entrata in vigore della presente
legge, dovranno definire l'iter di
assegnazione delle competenze alle
circoscrizioni; trascorso
infruttuosamente tale termine, ai sensi
dell'articolo 17 del testo Unico di cui
al decreto legislativo n. 267 del 2000 e
sue successive modifiche e integrazioni
le stesse saranno soppresse.
6.2 Dopo il comma 3 aggiungere il seguente: Sudano
4 4. Ai Presidenti dei Consigli Ruggire
Circoscrizionali è corrisposta llo
un'indennità nella misura massima fissata Anselmo
dall'articolo 7 del decreto di cui Nicotra
all'articolo 2, comma 1. Ai consiglieri Sammart
delle Circoscrizioni è corrisposto un ino
gettone di presenza nella misura massima
fissata dall'articolo 8 dallo stesso
Decreto di cui all'articolo 2, comma 1.
In nessun caso l'importo corrisposto al
consigliere in ciascun mese potrà
eccedere la misura di un terzo del
trattamento previsto per il Presidente
del relativo consiglio circoscrizionale.
6.1 Dopo il comma 3 aggiungere il seguente: Milazzo
3 4. Le Circoscrizioni che, a causa G.
dell'elezione del Presidente di Falcone
Circoscrizione, hanno aumentato il numero Savona
dei componenti del consiglio di Assenza
circoscrizione, hanno l'obbligo di Federic
diminuirlo a partire dal prossimo rinnovo o
elettorale. . Figucci
a
Papale
6.2 Dopo il comma 3 aggiungere il seguente Commiss
3 comma: ione
Le disposizioni di cui al comma 1 non
si applicano ai consiglieri
circoscrizionali in carica alla data di
entrata in vigore della presente legge.
6.1 Dopo il comma 3 aggiungere il seguente: Milazzo
4 4. Le disposizioni di cui ai commi G.
precedenti si applicano dal prossimo Falcone
rinnovo elettorale . Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
VOTAZIONE FINALE DELL'ARTICOLO:
Approvato
Approvato con emendamenti
Non Approvato
Testo del disegno di Legge
Art. 7.
Obbligo di pubblicazione di atti nel sito internet
1. L'articolo 18 della legge regionale 16 dicembre 2008, n. 22 e
successive modifiche ed integrazioni è sostituito dal seguente:
Articolo 18.
Obbligo di pubblicazione di atti nel sito internet
1. E' fatto obbligo alle amministrazioni comunali,
ai liberi Consorzi comunali nonché alle unioni di
comuni, fermo restando le disposizioni a tutela della
privacy, di rendere noti per estratto, entro tre giorni
dalla loro emanazione, tutti gli atti deliberativi
adottati dalla giunta, dal consiglio e le determinazioni
sindacali e dirigenziali nonché le ordinanze, ai fini di
pubblicità notizia. Le delibere della giunta e del
consiglio comunale rese immediatamente esecutive sono
pubblicate entro i 7 giorni successivi all'approvazione.
In caso di mancato rispetto dei suddetti termini l'atto
è nullo.
2. E' fatto obbligo alle aziende pubbliche ex
municipalizzate di rendere noti nel rispettivo sito
internet tutti gli atti adottati dal consiglio di
amministrazione e le determinazioni presidenziali e
dirigenziali, entro i termini di pubblicazione di cui al
comma 1. .
Elenco degli Emendamenti
Emd TESTO DELL'EMENDAMENTO FIRMATA ESITO
N. RI
7.1 L'articolo è soppresso Di
Mauro
Greco
G.
Lombard
o
7.7 L'articolo è soppresso Milazzo
G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
7.5 Il comma 1 è soppresso Milazzo
G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
7.1 Prima delle parole E' fatto obbligo Sudano
2 alle aggiungere le parole Fermi Ruggire
restando gli obblighi di pubblicità e llo
trasparenza previsti dalla disciplina Anselmo
statale in vigore . Nicotra
Sammart
ino
7.1 Al comma 1, sostituire le parole Commiss
0 rendere noti per estratto con ione
pubblicare per estratto nei rispettivi
siti internet .
7.9 Al comma 1 sostituire le parole entro Commiss
tre giorni con le parole entro sette ione
giorni e le parole entro i 7 giorni
successivi all'approvazione con le
parole entro tre giorni
dall'approvazione .
7.8 Al comma 1, sostituire le parole entro Di
tre giorni dalla loro emanazione con le Giacinto
parole entro sette giorni dalla loro
emanazione .
7.6 Il comma 2 è soppresso Milazzo
G.
Falcone
Savona
Assenza
Federic
o
Figucci
a
Papale
7.1 Al comma 2 sostituire le parole Commiss
1 rendere noti con pubblicare ed ione
eliminare le parole di pubblicazione .
7.2 Aggiungere il seguente articolo: Di
Art. 7 bis. Mauro
1. Le disposizioni della presente legge Lombard
si applicano a decorrere dal primo o Greco
rinnovo dei consigli comunali e dei G.
consigli di circoscrizione successivo
alla data di pubblicazione della presente
legge.
7.3 Aggiungere il seguente articolo: Lombard
Art. 7 bis. o
1. Le disposizioni della presente Di
legge, si applicano a decorrere dal primo Mauro
rinnovo dei consigli comunali e dei
consigli di circoscrizione successivo
alla data di pubblicazione della presente
legge .
7.4 Aggiungere il seguente articolo: Milazzo
Art. 7 bis. G.
1. I Comuni entro trenta giorni dalla Falcone
pubblicazione della presente legge hanno Savona
l'obbligo di adeguare i propri statuti Assenza
alle norme vigenti. Federic
o
Figucci
a
Papale
7.1 Aggiungere il seguente articolo: Sudano
3 Art. 7 bis. Decorrenza delle Ruggire
disposizioni. llo
1. Le disposizioni di cui agli articoli Anselmo
1, 2 commi 1 e 2, 5 e 6 si applicano a Nicotra
ciascun Comune a decorrere dalla scadenza Sammart
naturale dei relativi organi in carica o, ino
per i Comuni soggetti a Commissariamento,
dalla prima elezione di rinnovo degli
organi.
Testo del disegno di Legge
Art. 8.
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla
e di farla osservare come legge della Regione.
Elenco degli Emendamenti
Emd TESTO DELL'EMENDAMENTO FIRMATA ESITO
N. RI
VOTAZIONE FINALE DELL'ARTICOLO:
Approvato
Approvato con emendamenti
Non Approvato