Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Lupo
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Commemorazione dell'onorevole Nicola Leanza
PRESIDENTE. Si passa al punto I dell'ordine del giorno:
Commemorazione dell'onorevole Nicola Leanza.
Onorevoli colleghi, poco meno di un mese fa veniva a mancare,
prematuramente, il deputato Nicola Leanza. A nome dell'Assemblea
regionale siciliana, voglio esprimere nuovamente alla moglie Enza,
alla piccola Gaia e ai familiari tutti, la vicinanza sincera e
affettuosa di Sala d'Ercole, che per diversi lustri lo ha visto
seduto su questi scranni. Oggi siamo qui riuniti per commemorarlo e
ricordarne la sua attività.
Leanza, nato a Maletto, in provincia di Catania il 27 marzo del
1957, venne eletto deputato regionale per la prima volta nel 2001,
nella XIII Legislatura, e riconfermato successivamente per altre
tre volte. Già consigliere e assessore provinciale di Catania,
nella sua pluriennale permanenza in questa Assemblea, Leanza ha
ricoperto, in diversi Governi, l'incarico di assessore regionale
per i Beni culturali, la Famiglia e la Salute. Dal 2006 al 2008 è
stato anche vicepresidente della Regione e per un breve periodo, a
seguito della sospensione del Presidente della Regione, ha
esercitato le funzioni di Presidente della Regione, fino alle
successive elezioni.
In questa legislatura, era stato tra i candidati più votati, con
oltre dieci mila voti, nel collegio di Catania, nelle liste
dell'Udc, tanto da esserne il capogruppo per quasi due anni.
Da sempre vicino e impegnato in prima persona nel mondo del
volontariato, della solidarietà e della cooperazione sociale, tanto
da essere stato anche presidente del patronato Acli della provincia
etnea e consulente del sindaco di Catania per le politiche attive
del lavoro , Leanza, nella sua lunga attività legislativa si è
sempre contraddistinto per disegni di legge e interventi legati al
mondo della famiglia, della scuola e dell'occupazione.
Cari colleghi, prima di dare la parola ai deputati Antonello
Cracolici e Nello Musumeci, per un breve ricordo, interpretando i
sentimenti di tutta l'Assemblea, voglio rinnovare il mio personale
commosso pensiero a Nicola Leanza, e la mia vicinanza ai suoi
familiari. Invito, dunque, tutti voi, ad un minuto di silenzio in
segno di cordoglio.
(Tutti, in piedi, osservano un minuto di silenzio)
E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, familiari e
amici presenti a questa seduta un po' speciale.
Quando il Presidente Ardizzone mi ha chiesto di prendere la parola
per ricordare Lino Leanza ho avuto un sussulto al cuore, il
desiderio di sottrarmi da questo passaggio che mai avrei pensato di
dover vivere.
In genere, vieni chiamato per ricordare una persona che tu hai
conosciuto e del quale provi a trasmettere memoria ad altri che, in
gran parte, non lo hanno conosciuto. In questo caso sono stato
chiamato - ma poteva capitare a chiunque di noi - a parlare di una
persona che conosci, in un luogo in cui chi ti ascolta come te
conosce quella persona, ci ha riso e scherzato fino a qualche
settimana fa ed hai difficoltà ad immaginare che non ci sia più, e
diventa più difficile per chi, come me, in questo luogo, ha
condiviso quattordici anni della propria vita politica, parlarne al
passato.
Insomma, mai avrei immaginato di partecipare ad una cerimonia per
commemorare un amico che, fino a qualche mese fa, saltava da un
posto all'altro tra i banchi per scambiare opinioni con ognuno di
noi.
Mi sono chiesto: Che cosa dico? . Ho deciso di parlare di Lino
parlando anche di me, di persone che hanno scelto di vivere la
politica e non solo di farla. Si fa, infatti, un mestiere; si vive,
invece, una passione. E Lino Leanza ha scelto di vivere la politica
come passione, di viverla nella sua dimensione avvolgente senza
riuscire, spesso, a separare la dimensione propria, privata
dall'impegno pubblico, sacrificando anche i propri affetti, le
attenzioni di padre, di marito alla durezza di un impegno che ti
travolge, che non ti fa respirare. Ed anche quando te ne lamenti
non riesci a staccarti da quella che è la ragione della tua vita.
Sì, la politica per gente come Lino è stata senso della vita,
quella strada che intraprendi perché senti di svolgere un compito
tra i più belli che una persona piena di passioni possa considerare
per sé: occuparsi degli altri, fare qualcosa che possa aiutare chi
ha più bisogno, chi arranca di più, chi ha meno rispetto a chi ha
di più.
Io ho conosciuto questo Lino, lo continuo a chiamare col suo nome
non solo per l'affetto che ho con questa persona, ma perché, sin
dal primo giorno che l'ho conosciuto in quest'Aula, Lino era Lino,
Leanza ve ne erano tre e, quindi, abbiamo sempre identificato -
tanti colleghi dal 2001 ad oggi - Lino Leanza col solo nome di
Lino.
Con Lino, appunto, nel 2001 siamo entrati per la prima volta in
questo Parlamento. Pur essendo in schieramenti politici allora
contrapposti ci accomunava una comune matrice culturale che aveva
formato le nostre personalità: essere figli di gente senza blasoni
politici alle spalle, senza pedigree particolari che potesse farci
aspirare a raccogliere eredità e lasciti dei nostri padri e godere,
quindi, di rendite politiche ad altri ascrivibili.
Lino, come me, ha avuto un solo maestro che ha arricchito la sua
conoscenza, la sua personalità: la strada, la gente comune, la
consapevolezza di vivere un tempo in cui ancora tanti diritti
vengono negati ed uno in particolare, il lavoro, non solo di chi
non ce l'ha, ma di chi, pur avendolo, convive con un precariato che
rischia di rendere precarie non solo la propria condizione
lavorativa, ma la propria vita.
In ogni diritto, per il quale si è battuto per tutelarlo, la
scuola, la salute, i servizi sociali per le categorie più deboli,
la formazione il sapere e la cultura che sono i tratti della sua
attività di uomo di governo e di uomo del Parlamento, Lino
intravedeva la possibilità sempre di ampliare nuove opportunità di
lavoro, di maggiore stabilità esistenziale delle persone.
Questo Lino io ho conosciuto, questo Lino io ho rispettato.
L'ansia di un uomo politico che voleva fare, agire, non guardarsi
la punta dei piedi per autocommiserarsi o, peggio, per manifestare
supponenza autoreferenziale.
Un politico attento sia come leader di questo Parlamento che come
esponente di Governo; un politico attento anche nel valutare ciò
che succedeva fuori dai palazzi della politica, nel saper cogliere
e guidare i processi di cambiamento che nella politica si
determinano, senza cedere alla degradante categoria dei traditori e
degli opportunisti che agiscono per il proprio tornaconto.
A Lino piaceva l'esercizio del potere ma mai anteponeva se stesso,
le sue ambizioni al contesto nelle quali queste potevano
realizzarsi.
Racconto un particolare della personalità di Lino e, consentitemi
di dire, dell'amicizia che mi legava e che mi lega a quest'uomo.
Quanto nacque il secondo Governo Lombardo, nella scorsa
legislatura, Lino aveva molta incertezza se accettare di ritornare
al Governo, consapevole come era che il centrodestra, che aveva
garantito la maggioranza politica in Sicilia, era ormai destinato
ad esplodere.
Ebbe modo di chiedermi consigli per la stima che si era rafforzata
nella comune esperienza di capogruppo - lui dell'MPA ed io del PD -
e penso di aver contribuito non poco a farlo propendere per
accettare l'incarico prima di Assessore per i Beni culturali e poi
per il Lavoro ed per il Welfare e, soprattutto, di condividere con
me la necessità che affinché il PD potesse dare il proprio sostegno
all'ultima fase della Presidenza Lombardo - non più sostenuto dai
partiti del centrodestra - non vi fossero più assessori politici.
Lino non ha avuto esitazione a rinunciare al suo incarico per
mettersi al servizio di un nuovo corso politico senza, dunque,
anteporre il suo ruolo, le sue ambizioni al processo politico che
da lì a poco si apriva in Sicilia.
Io questo Lino Leanza ho conosciuto, non un uomo provinciale ma
fiero della sua catanesità, senza mai limitare la sua attività al
solo territorio che lo aveva eletto e rieletto diverse volte, ma un
autorevole esponente della classe dirigente della nostra Regione,
orgogliosamente siciliano ma non stupidamente sicilianista,
autonomo ma culturalmente espressione della tradizione più ricca e
variegata del cattolicesimo democratico del nostro Paese.
Un uomo di parte, ma mai fazioso che cercava nell'ascolto degli
altri la ragione per costruire sintesi più avanzate e ricche di
pluralismo che ha portato in quest'Aula la sua esperienza di
militante sociale nella sua capacità di relazionarsi con ognuno di
noi, sia deputati di maggiore esperienza che con quelli di nuova
attività parlamentare.
Mentre scrivevo queste parole - chi mi conosce sa che solo nelle
occasioni speciali riservo le mie parole alla scrittura - mi sono
interrogato su come sfuggire dal rischio che occasioni come queste
possano ridursi a momenti di circostanza, a parole ricche di
retorica.
Questo innanzitutto per rispetto di Lino che non amava la retorica
e, soprattutto, perché anche in un'occasione come quella di oggi
avrebbe detto seduto tra quei banchi dove lui spesso si sedeva:
Dai sbrighiamoci, i siciliani aspettano le nostre risposte .
In fondo, se si guarda bene anche nelle sue creature politiche,
costruite nel corso di questi mesi e nella denominazione ad esse
data, vi è tutta la personalità di Lino.
Il primo Articolo Quattro ha dato titolo al suo movimento
politico usando in prestito l'articolo della Costituzione italiana,
a garanzia non solo dei principi costituzionali ma, innanzitutto,
dell'impegno della sua vita: il diritto al lavoro.
Il secondo momento della sua creatura politica costruita in questo
Parlamento, in questa Regione, Sicilia Democratica , ovvero la
sintesi perfetta della sua identità e dei suoi valori: Sicilia e
democratica.
La Sicilia ha perso uno dei suoi figli migliori, lo ha perso nel
momento in cui poteva dare ancora tanto a tutti noi. Il suo
equilibrio era un riferimento per tutti, anche per quelli che non
la pensavano come lui.
Se mi consentite, in politica difficilmente un politico,
rivolgendosi ad un altro politico, dice le parole che sto per dire:
ti ho voluto bene, Lino, e come me tanti che ti hanno conosciuto, a
partire da un'altra persona a cui io voglio bene e che vive nella
tua stessa città dove hai vissuto tu e che è stato un tuo
avversario politico fino a pochi mesi fa. Sto parlando di Nino Di
Guardo. I colleghi della scorsa legislatura lo ricordano, nostro
collega e Sindaco oggi di Misterbianco, anche lui ti ha dimostrato
di volerti bene; solo chi conosce la vostra storia può capire la
straordinaria umanità di un sentimento che lo ha portato ad
ospitare il tuo corpo nella sua tomba di famiglia.
Ecco, Lino, in tanti ti abbiamo voluto bene, non te lo abbiamo mai
detto come tu, difficilmente, lo avresti detto ad ognuno di noi, ma
gli occhi degli uomini che ti stimano parlano più delle parole
dette.
E voglio concludere questo pensiero, anche a nome di tutto il
Parlamento, che abbiamo dedicato oggi a te, ai tuoi cari, e a
quella tua adorata figlia di cui ti tormentavi nel pensiero di non
averle potuto dedicare tutto il tempo che avresti voluto, voglio
appunto concludere questo intervento citando, facendo una
citazione, non è mio uso usare citazioni pompose ma mi è stata
segnalata una canzone e - credo - che la cosa più bella per
ricordare la vita, la vita di noi tutti di ogni giorno, di un
grande cantautore italiano, si chiama Vasco Rossi, che conoscete
tutti e, penso che, quelle parole possano, meglio delle mie, dare
il senso delle cose che penso.
Nel suo ultimo album c'è una canzone dal titolo Guai , ad un
certo punto dice: Sai si vive senza mai sapere come andrà domani
e ancora La vita è troppo breve, ci sono delle sorprese che non ti
aspetti mai .
Ecco, Lino, la tua vita è stata troppo breve ed hai vissuto, come
tutti noi, senza sapere cosa potrà succedere domani, ma credo di
poter dire che i tuoi oggi , i tuoi ieri , la tua famiglia potrà
essere orgogliosa come lo siamo noi di averti conosciuto.
(Applausi)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musumeci. Ne ha
facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli
colleghi, è sempre un compito arduo e ingrato ricordare un collega
scomparso, specie quando si tratta di un collega in carica, col
quale, quindi, hai condiviso, fino all'ultimo suo giorno di
attività, la vita parlamentare di questa Assemblea pur da posizioni
diverse e spesso contrastanti.
Per chi ha l'onore di parlare, il collega Lino Leanza è stato, nel
suo non breve ed intenso percorso politico, un collaboratore
prezioso, un alleato, un avversario. Un rapporto sempre vissuto con
grande lealtà, senza ipocrisia e con rispetto reciproco verso le
scelte di volta in volta adottate.
Per la politica siciliana, l'onorevole Leanza, è stato un
protagonista nelle piazze ed in quest'Aula dove è stato deputato
ininterrottamente per quattro legislature.
Entrammo insieme nella vita politica etnea, era il 1990,
approvando tutti e due al Consiglio provinciale di Catania su
banchi diversi, dopo alcuni anni di apprendistato nei rispettivi
nostri Comuni di nascita.
Leanza, figlio di artigiani, era cresciuto a Maletto, un piccolo
centro montano. Si era formato nelle file della Democrazia
Cristiana, abbeverandosi alla tradizione popolare Sturziana ed a
quella del cattolicesimo sociale.
Poco più che ventenne era già consigliere comunale e vice sindaco
del proprio paese; poi l'incontro con la città capoluogo e l'inizio
del sodalizio politico e umano con Raffaele Lombardo che lo vuole
candidato all'assise della Provincia.
I primi anni 90 sono incandescenti, sono carichi di tensione e di
impulsi anche irrazionali. Il vento impetuoso della tangentopoli
siciliana giunge anche a Catania e non risparmia neppure l'Ente
Provincia.
In questo scenario comincia l'esperienza di Lino Leanza che si
impone subito nel nutrito gruppo consiliare DC per la competenza
nelle materie della Cooperazione sociale, agevolato in tal senso da
una quotidiana esperienza maturata alla guida del patronato delle
ACLI, l'Associazione Cattolica dei Lavoratori, come lei ha
ricordato nel suo intervento, signor Presidente.
Quando a seguito di vicende giudiziarie il Consiglio Provinciale
di Catania è stato costretto allo scioglimento anticipato, Lino
Leanza si allontana da ogni tentazione elettorale e si dedica ad
affrontare una rete di associazionismo sul territorio rivolto
soprattutto ai giovani e al mondo del lavoro.
E' il 1998 ad acuminare in modo particolarmente stretto ed intenso
le nostre due esperienze politiche. Dopo la mia rielezione alla
guida della Provincia di Catania, Lino Leanza mi viene proposto dal
CDU quale membro della giunta.
Da assessore provinciale, Leanza mi chiede ed ottiene, la delega
alle politiche del lavoro e alla formazione professionale, dando
vita ad una serie straordinaria di iniziative tutte innovative e
improntate alla modernità, muovendosi tra stupore, scetticismo ed
entusiasmo.
Egli riesce ad indicare sentieri che anni dopo in molti hanno
percorso anche fra coloro che apparivano scettici.
Fa venire a Catania, per esempio, i vertici di Italia Lavoro e
avvia una proficua collaborazione tra la Provincia e una delle
principale agenzie di lavoro temporaneo secondo la legge nazionale
196 appena varata.
Si inventa la tre giorni di cultura di impresa, un programma cioè
di alfabetizzazione della impresa aperta ai giovani per accostarli
alla auto imprenditorialità, anche mediante l'accesso al cosiddetto
prestito d'onore previsto dalla legge n. 44.
Istituisce l'Agenzia provinciale per la formazione professionale
che non si occuperà di gestire, ma di pianificare gli interventi
indicativa Agenda 2000, dell'utilizzo dei Fondi strutturali, dello
sviluppo delle necessarie competenze in materia di formazione di
eccellenza.
Istituzionalizza il salone Job Sud, che diventa un appuntamento
annuale affollato da studenti di scuole medie superiori e
universitarie, per un primo contatto con il mondo del lavoro con le
sue opportunità, con le sue insidie per valorizzare l'orientamento
professionale.
Ma il capolavoro di Lino Leanza assessore provinciale resta il
patto per il lavoro. Un articolato documento di impegni e di
strategie frutto di una lunga e non facile concertazione che, per
la prima volta, vede attorno allo stesso tavolo tutti gli Enti
locali, tutte le organizzazioni sindacali e imprenditoriali,
l'Università, il volontariato, in un clima di intesa e di
collaborazione che non aveva precedenti almeno su quel fronte.
Dunque, è in questa felice stagione, alla fine degli anni '90, che
matura il noviziato politico e amministrativo di Lino Leanza. In
quelle intuizioni, in quelle iniziative ci sono già in luce i temi
che diventeranno oggetto delle sue continue attenzioni. Ed in
questa stagione degli amministratori locali va anche ricercato il
filo di quella formazione mentale che il giovane uomo politico
catanese manifesterà poi nella sua vita parlamentare. L'opera di
Lino Leanza alla provincia regionale di Catania suscita un generale
apprezzamento nella pubblica opinione. E quando sei mesi prima
delle elezioni regionali del 2001 egli mi annuncia con sincero
rammarico di dovere lasciare la Giunta per tentare la corsa a Sala
d'Ercole non avevo alcun dubbio sulla sua riuscita. I fatti mi
daranno ragione. Ricordo, anzi, che con Leanza sono quattro gli
assessori provinciali candidati all'Assemblea regionale siciliana
in quella occasione. Tutti eletti deputati.
Con 10.419 voti di preferenzE nella lista del CCD, egli entra nel
Parlamento regionale nell'estate del 2001 e vi resta per altre tre
legislature: la XIV e XV con il simbolo del Movimento per
l'autonomia e nell'attuale XVI con l'UDC. Al suo esordio a Palazzo
dei Normanni, Leanza sceglie naturalmente di andare in V
Commissione dove da deputato segretario profonde il proprio
instancabile impegno con la convinta priorità che dà ai problemi
del mercato del lavoro, ai diritti dei lavoratori e dei
disoccupati, agendo sempre con coraggio e determinazione. Nella
realtà economica e sociale siciliana del nuovo millennio, del
resto, la questione lavoro è senza dubbio il problema più complesso
da affrontare e Lino Leanza con la sua chiara inclinazione verso un
riformismo capace di attivare le dinamiche dello sviluppo
dell'Isola mostra subito di avere una concezione non
provincialistica della politica. Una visione, questa, che
conserverà nel corso della sua intensa attività parlamentare di
Governo. Il grande dramma del mondo del lavoro ripete nei suoi
interventi è questo: povertà, lotta all'esclusione sociale e lotta
alla disoccupazione, bisogna partire da qui ripete sempre. Ed in
queste parole vi è il succo della sua concezione sulla questione
lavoro e sugli strumenti per facilitarne l'accesso ai giovani. Non
è un caso che il primo intervento di Leanza in quest'Aula, l'11
marzo del 2002, sia dedicato ad un'appassionata difesa della
formazione professionale nell'Isola: la formazione è e resta -
dice in quella occasione la prima politica attiva del lavoro .
Nell'auspicare che si affronti nei prossimi giorni il tema della
riforma della legge n. 24, devo anche sottolineare con molta forza
che spesso qui cerchiamo di gettare nel discredito la formazione
professionale. Chi l'ha fatta o chi la segue sa perfettamente che
la Sicilia non è assolutamente da meno rispetto alle altre realtà
d'Italia: c'è la formazione buona e c'è quella non buona. E'
compito dell'assessorato - richiama Leanza - verificare e prendere
i dovuti provvedimenti. Ma da qui a dire che la formazione
professionale in Sicilia non serve o che non ha picchi di
eccellenza francamente mi sembra assolutamente semplicistico.
Vi è un altro aspetto degli orientamenti politici e culturali di
Lino Leanza che emerge dai suoi discorsi ed è l'attenzione verso le
politiche sociali, le fasce più deboli della società siciliana e
verso il volontariato. Un'attenzione testimoniata dagli interventi
in favore delle associazioni onlus, del banco alimentare, delle
organizzazioni di volontariato del settore. Penso ad un grande
piano per l'occupazione della Sicilia dice da questa tribuna
Leanza, un piano per la lotta alle esclusioni sociali. Sono punti
essenziali per fare ritornare la nostra terra a respirare, a
diventare protagonista, come tutte le altre. .
A quella di parlamentare attivo, presente, curioso, Lino Leanza
unisce un'intensa esperienza vissuta per quattro anni, dal 2006 al
2010, da assessore regionale e da vicepresidente. Dapprima nel
Governo Cuffaro, con la delega per i beni culturali, ambientali e
per la pubblica istruzione, e dopo nel Governo Lombardo per
occuparsi del lavoro, delle politiche sociali e della famiglia.
Anche in questo ruolo di membro del Governo, Leanza dimostra di
avere senso pratico, propensione al dialogo, efficienza
organizzativa, egli si intesta anche robuste iniziative nel campo
della valorizzazione del patrimonio culturale, anche mediante un
sapiente uso delle risorse comunitarie.
Ma quelle di Leanza, Assessore alla Regione, sono anche anni
difficili. Non serve qui rievocare quella stagione di Governo che
alternò sotto il peso di clamorose vicende giudiziarie, diffuse
speranze e cocenti delusioni, generosi scenari e gravi
arretramenti.
In questo clima che vede la politica siciliana dividersi fra
garantisti e giustizialisti, Lino Leanza si trova a vivere
soprattutto da vicepresidente della Regione, giornate di aspre
polemiche, di profonde lacerazioni che gli procurano amarezze sul
piano umano, prima ancora che su quello politico.
Basta parlare dei presidenti del passato Chiederà anni dopo ai
colleghi di quest'Aula, lasciamoli un po' in pace Lasciamoli una
volta e per tutte in pace, i presidenti del passato Sarà la storia
a decidere quello che questi presidenti hanno fatto e come l'hanno
fatto e sono convinto che la storia sarà giusta e onesta come
sempre.
Non parliamo più dei presidenti del passato, per favore, parliamo
del presente e soprattutto parliamo del futuro di questa Terra,
perché il futuro di questa Terra è un futuro che interessa tutti
noi sono parole di Lino Leanza.
Irrequieto e insofferente ad ogni rigida nomenclatura di partito,
Lino Leanza pur essendo uomo di corrente, non si è mai comportato
con gli avversari da fazioso partigiano. E' stato un uomo di abile
mediazione; sempre alla ricerca del dialogo fra persone e gruppi
lontani e persino contrapposti, riuscendo spesso a superare
chiusure che apparivano preconcette e rigidi schematismi di
carattere ideologico.
Lo scorso anno, subito dopo l'insediamento del terzo Governo
regionale, in una fase di evidente tensione politica, Lino Leanza
prende la parola e svolge un accorato intervento da questa Tribuna
in linea con il suo consueto modo di operare: questa crisi ha
diviso, dice. Ha diviso i partiti; ha diviso le persone; storie di
amicizie importanti forse si sono in qualche modo rotte e io mi
auguro in con tutto il cuore di ritrovare le ragioni dell'unità, di
ritrovare le ragioni della coesione, di ritrovare le ragioni di un
amore profondo nei confronti della Sicilia in cui ognuno faccia un
passo indietro, per far fare un grande passo avanti alla nostra
Terra.
Gli orgogli, le prese di posizione, i retropensieri, i processi
alle intenzioni, mettiamoli da parte: oggi c'è solo una Sicilia che
soffre e ha fame. Ci sono tantissime famiglie in difficoltà e non
possono minimamente pensare ai riti della politica, per fare questo
ci vuole un grande atto di pacificazione .
Questo diceva appena un anno fa l'onorevole Leanza. Mentre si
parlava forse senza saperlo a combattere l'ultima più difficile
battaglia della sua vita, contro un destino implacabile che lo
avrebbe colpito inesorabilmente.
La sera di quel funesto 28 marzo scorso, quando la notizie del suo
ricovero urgente all'Ospedale Garibaldi di Catania aveva fatto il
giro della città etnea, in tanti ci siamo ritrovati fra i viali di
quel nosocomio, in una muta preghiera.
Sessantre giorni di calvario, per costringerci ad accettare con la
serenità dei credenti una sorte che si è rivelata ineluttabile.
Signor Presidente, signori del Governo, colleghi deputati,
l'atmosfera di questo Palazzo parlamentare non sarà più la stessa
senza l'onorevole Lino Leanza.
Ci mancheranno i suoi discorsi in Commissione e in Aula nei quali
procedeva con un criterio piano e dialettico, nessuna effervescenza
oratoria, ma il ragionamento serrato e documentato, asciutto nel
tono, concreto nella proposta.
Mancherà la sua duttile capacità politica, la tenacia del
tessitore, il naturale intuito. Mancherà alla sua comunità politica
un solido punto di riferimento, ma mancherà irreparabilmente ai
suoi cari, un marito premuroso e un padre affettuoso.
Con questo stato d'animo, sicuro di interpretare anche il pensiero
dei colleghi, desidero esprimere alla famiglia dell'onorevole
Leanza i sentimenti del più vivo e sincero cordoglio.
(Applausi)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha
facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi
parlamentari, la consorte che è qui stasera presente, ho avuto modo
di ascoltare con attenzione gli interventi che mi hanno preceduto e
che, da avversari, hanno tratteggiato una storia politica ed anche
della persona e non ho sentito un aggettivo, che io ripetevo
sempre, che era quello di uomo molto cauto, molto prudente, molto
avveduto che non preferiva assolutamente lo scontro ma preferiva
trovare sempre la soluzione, e la soluzione nasceva dalla sua
prudenza, dal suo modo di atteggiarsi, dal suo modo di relazionarsi
con gli altri.
E chi mi ha preceduto lo ha fatto non per dovere di ufficio, ma
sono assolutamente convinto, come lo siamo tutti qui in questo
Parlamento, per chi lo ha conosciuto, perché hanno intravisto in
Lino Leanza in tutti questi anni, un comportamento certamente
coerente con quello che era la sua natura, il suo carattere, la sua
storia personale.
A me tocca ricordare un pezzo della sua vita più recente. La
storia con chi, parlo di me, di Giovanni Pistorio, di Raffaele
Lombardo, con i quali abbiamo costruito qualcosa di diverso.
Ci siamo alternati alla guida del gruppo parlamentare, io e lui
per ben tre volte, poi abbiamo avuto anche una parentesi con
l'onorevole D'Agostino, una parentesi più rilevante con l'onorevole
Musotto, ma siamo stati noi due a svolgere il ruolo di capogruppo e
anche per un certo periodo di segretario regionale e di vice
segretario generale del Movimento per l'Autonomia.
E questo partito nasce con una storia atipica. Ed è la storia di
chi a quel tempo in netto contrasto con l'UDC nazionale, e non
eravamo da soli, ma c'era anche un'altra componente, o meglio
ancora quasi tutto l'UDC siciliano in rottura con Partito nazionale
e parecchi di noi pensavamo a compiere scelte diverse, scelte di
collegamento con altri partiti nazionali, e fu in un giorno, in una
particolare giornata della nostra vita politica, credo intorno alla
fine del 2005, che in un albergo chiese di intervenire Lino Leanza
e usò una espressione non consona alla sua cautela, alla sua
pragmaticità, al suo stile di comportamento, e disse testualmente:
mandiamo a quel paese questi partiti nazionali . Fu la scintilla
che scoppiò attorno ai componenti di quel gruppo dirigente che
diede vita a qualcosa di diverso. A un soggetto politico che
nasceva in quel momento sotto la spinta emozionale, sua, di
Raffaele Lombardo, mia, di Giovanni Pistorio, di tanti altri, e con
lui costituimmo assieme all'onorevole Paffumi, all'onorevole Lo
Curzio e a Giovanni Pistorio il primo gruppo parlamentare, qui nel
2005, con Lino Leanza capogruppo.
E cominciò un percorso che vide la elezione di Raffaele Lombardo a
Presidente della Regione. Fu il massimo dell'apoteosi di una
esperienza politica che oggi non c'è più. Questo lo dico con
amarezza, ma fu un'esperienza politica che noi portammo avanti
convintamente, finalizzata a convincere i siciliani che forse era
arrivato il momento di creare qualcosa di diverso in Sicilia. Di
creare un soggetto politico che potesse confrontarsi con i partiti
nazionali e con i governi nazionali al fine di creare un rapporto
diverso con Roma, non un rapporto - mi permetto di dire - di
chiedere ogni volta, ma un rapporto di natura contrattuale che,
forte di un bagaglio elettorale e di esperienze di tanti noi,
potesse realizzare un sogno importante.
E pensavamo questo, di essere riusciti con la Presidenza della
Regione. Ma non fu così Anzi devo dire, a posteriori, che poi
forse da lì sono nati i nostri guai, sono nate le nostre
difficoltà, sono nati i nostri contrasti e, francamente, il
rapporto di Lino, lo ricordo benissimo, era un rapporto di grande
affetto con parecchi di noi, ma soprattutto con Lombardo, un legame
di amicizia di tanti anni, un'amicizia di quarant'anni, una storia
personale - mi permetto di dire - che quando si interruppe vide
lui, con profonda amarezza, raccontarmi gli ultimi passaggi e che
la scelta era ormai improcrastinabile e, d'altra parte, l'uomo
Lombardo pieno di rabbia e di rancore perché tutto si sarebbe
aspettato nella sua vita ma non questa rottura. In fondo più era la
rabbia e il contrasto tra i due, più col passare del tempo scoprivo
di essere quasi un naturale intermediario tra i due nelle
conversazioni ipotetiche di alcuni ragionamenti che ormai non
stavano più nelle cose perchè era cambiata la realtà siciliana,
diciamocelo francamente, però mi trovavo in mezzo a questo dialogo
e a questi messaggi, messaggini che non erano nulla di politico ma
era quello di un rapporto umano che in realtà c'era con lui, anche
con il senatore Scavone, con Giovanni Pistorio e la testimonianza
sono anche le dichiarazioni che parecchi di noi hanno fatto,
compreso ovviamente Raffaele Lombardo. Poi dinnanzi ai momenti così
difficili si ha la forza di tornare indietro, di rivedere la
propria vita e di comprendere che in realtà ci sono cose più
importanti di quelli che sono i valori stessi politici o
elettorali, ci sono valori e rapporti umani che qualunque cosa
succeda non si possono dimenticare.
A me piace ricordare proprio questa parte dell'uomo, piace
ricordare il suo impegno straordinario, un uomo capace di tessere
rapporti in tutte le province, cominciando alle 8 di mattina fino a
sera inoltrata, anche alle 24, rischiando anche la proprio elezione
nel 2006, allorquando il partito di Catania capì la difficoltà
perché era tale e tanto il tempo che aveva dedicato alle altre
province di essersi dimenticato che lui, in realtà, era un
candidato della provincia di Catania.
Si fece, ovviamente, quadrato per consentirgli non solo l'elezione
ma anche un suo dignitosissimo risultato che potesse ripresentarlo
in un contesto politico che era quello di questo Palazzo, del
Governo, per poter essere un uomo in grado di continuare a tessere
le proprie relazioni, il proprio lavoro e lavorare per un partito,
per un'idea, per un progetto e per la terra siciliana.
L'uomo era questo. Era un uomo che si occupava di un pezzo
dell'attività legislativa siciliana. Ricordo quando io fui nominato
Assessore per il territorio, prima cercai di contattarlo per
comprendere se lui volesse fare un'esperienza diversa rispetto alla
sua tradizionale formazione che era il lavoro, che era il settore
dei servizi sociali, che era la formazione professionale. Mi disse:
no, io capisco solo di questo e di questo mi voglio occupare, non
mi voglio occupare di altro perché lì sono in grado di trasmettere
tutta la mia esperienza . Quindi un uomo coerente sempre con le
proprie idee, che conosceva benissimo alcune cose, che non parlava
mai a zonzo, che quando interveniva lo faceva con competenza, con
professionalità, con conoscenza analitica, non solo delle leggi ma
delle circolari, tutto ciò che poteva essere stato fatto e, del
resto, come ricordava poc'anzi l'onorevole Musumeci, grande è stata
la sua attività partendo dal basso come parecchi di noi in presenza
di sistemi elettorali che lo consentivano ci permettevano da
semplice giovane di una città o di un paese e senza avere dietro
grossi patentati familiari, di raggiungere risultati importanti.
Lino Leanza ha raggiunto un risultato importante. E' stato
parlamentare regionale, è stato dimenticato qui questa sera che è
stato anche parlamentare nazionale, ma lì era nominato non era
stato eletto e, come tale, preferiva stare sul campo a seguire
personalmente le cose della Sicilia e le cose che riguardavano il
suo partito.
Questo è l'esempio che lui ci tramanda, un esempio, anche, di un
uomo molto attaccato alla sua famiglia, molto impegnato anche a
ripartire a mezzanotte, quando finiva l'Aula, per ritrovare la
figliola, la moglie perché voleva e comprendeva che, stando lontano
da una figlia, potesse questa figlia non comprendere l'affetto e
l'amore che un padre ha per il figlio. Questo, forse, è un problema
di tutti quanti. Lui si sobbarcava il rientro a Catania, anche di
notte, pur di vedere la mattina la figlia quando si alzava e
salutarla prima di andare a scuola.
Un saluto alla famiglia nel convincimento che qui lascia tanti
amici che possono essere, all'occorrenza, anche mi permetto di
dire, onorati di essere interpellati per qualsiasi consiglio e
qualsiasi indicazione.
(Applausi)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lentini. Ne ha
facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi un saluto
particolare alla moglie Enza, alla figlia Gaia e ai suoi parenti
tutti.
Oggi commemoriamo un grande politico, un grande uomo, un grande
collega. Ringrazio i colleghi Cracolici e Musumeci per le belle
parole. Ho seguito Lino dall'MPA ad oggi. Quindi abbiamo iniziato:
lui nel 2001 entrò a far parte di questo Parlamento, nel 2001 io
invece vinsi la campagna elettorale al Comune di Palermo.
Nel 2004 abbiamo sposato questo grande progetto - di cui lui era
fiero, in particolare per lui era importante, come lo è importante
per noi, per me in particolare - la famiglia, la scuola, il lavoro.
Strumenti indispensabili per la vita dell'uomo, per la pace, per
la serenità.
Vogliamo ricordare Lino per tutto quello che ha fatto in
quest'Aula. Per le attenzioni a volte, tante volte, bipartisan. A
volte litigavamo perché io, che facevo parte del suo partito, non
capivo perché cambiava idea. La lite durava 24 ore. La sera - ti
ricordi Baldo? Quante volte ci siamo scontrati così amichevolmente,
vorrei dire - ci sentivamo al telefono, e il problema era chiuso.
Come dicevo, la sua vita si è concentrata prettamente nel sociale.
Per questo ho condiviso il suo progetto politico ed ho scelto di
essere amico suo. Uomo vicino al popolo, e ci sono tante
testimonianze. Queste anche le testimonianze delle leggi che sono
state approvate a sua firma, come primo firmatario. Per quelle
leggi che non è arrivato a portare in Aula, ma che sicuramente sono
fondamentali e che Sicilia democratica , quanto prima,
ripresenterà.
Oggi abbiamo perso un grande collega. Mi dispiace tanto ma, vi
assicuro, tutto quello che è stato detto oggi, Lino ha fatto tutto
questo. E' riuscito a stare con la gente, e condividere con tanti
amici le preoccupazioni di un popolo che tanto ha pianto, compreso
me.
PRESIDENTE. Ringrazio i colleghi, ringrazio la moglie, lo so che
per lei non è stato facile essere qui presente. Ringrazio tutti i
colleghi che sono intervenuti, che hanno tracciato il volto
istituzionale, politico e umano di Lino Leanza.
Abbiamo voluto, come Consiglio di Presidenza, che così come era
giusto, che si tenesse ricordo all'interno di quest'Aula, perché il
ricordo farà parte degli atti parlamentari. Questo non è stato un
rito, una circostanza, sono state dette belle cose, ci riconosciamo
tutti noi nel tratto, nel profilo che è stato tracciato dai
colleghi. Soprattutto vogliamo mettere in evidenza che noi
cerchiamo di fare il possibile per venire incontro alle esigenze
del popolo siciliano,.
Sappiamo come tutti gli uomini, come tutti i siciliani, che spesso
siamo portatori di errori. Spesso in assoluta buona fede, chi non
ha commesso errori, viene imputato al politico di essere portatore
soprattutto di vizi, ma noi vogliamo ricordare che ci sono anche
tante virtù. Quindi, abbiamo, voluto sottolineare che l'uomo Lino
Leanza, il politico Lino Leanza, perché non dirlo, il politico con
la P maiuscola, l'uomo delle istituzioni Lino Leanza, non è
passato invano tra questi scranni, tra questi banchi. Grazie Lino.
Onorevoli colleghi, sospendo la seduta, avvertendo che riprenderà
alle ore 17.45.
(La seduta, sospesa alle ore 17.27, è ripresa alle ore 18.00)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Vicepresidente Lupo
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
RAGUSA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
n. 246 del 23 giugno 2015 che, non sorgendo osservazioni, si
intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Lupo
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per la giornata
odierna gli onorevoli: Panarello, Forzese, Lo Sciuto, Lantieri,
Cascio Salvatore, Currenti, Gullo e Panepinto.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Lupo
Comunicazione del programma-calendario dei lavori
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari,
riunitasi oggi, sotto la presidenza del Presidente dell'Assemblea,
onorevole Ardizzone, presente il Vicepresidente, onorevole Lupo, ha
stabilito all'unanimità il seguente programma-calendario dei lavori
per la corrente sessione:
AULA
L'Assemblea terrà seduta:
- oggi, per la commemorazione dell'onorevole Nicola Leanza e per
lo svolgimento di attività ispettiva della rubrica Agricoltura,
sviluppo rurale e pesca mediterranea;
- martedì 30 giugno 2015 per la discussione dei seguenti disegni
di legge:
a) Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e Città
metropolitane (nn. 833........./A);
b) Modifiche alla legge regionale n. 12 del 12 luglio 2011 (nn.
488-762/A), in ordine al quale la Conferenza ha stabilito di
sottoporre all'Aula lo stralcio delle norme in materia di UREGA;
c) Norme per favorire il recupero del patrimonio edilizio di base
dei centri storici (nn. 602........./A);
d) Istituzione delle Biobanche di ricerca in Sicilia (n. 585/A).
- mercoledì 1 luglio 2015 per il seguito dei disegni di legge
sopra menzionati nonché per comunicazioni del Governo in ordine al
contratto di servizio con Trenitalia.
Si è infine stabilito di iscrivere all'ordine del giorno dell'Aula
di martedì 30 giugno p.v. le seguenti mozioni:
- Rimozione del Segretario generale della Presidenza della
Regione siciliana (n. 286) ;
- Istituzione di una Commissione parlamentare d'indagine sulla
gestione del sistema dei rifiuti in Sicilia (n. 462);
- Iniziative nei confronti del Governo nazionale per prevenire e
contrastare l'aumento degli illeciti connesso ai flussi migratori e
assicurare un'ordinata gestione dell'accoglienza dei migranti
aventi titolo (n. 463).
L'Assemblea ne prende atto.
Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Lupo
Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della rubrica:
Agricoltura,
sviluppo rurale e pesca mediterranea
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della rubrica:
Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea .
GRECO GIOVANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO GIOVANNI. Signor Presidente, volevo chiedere se era corretto
iniziare a discutere le interrogazioni più recenti, quelle del
2015, perché nelle sedute passate siamo stati otto ore qua ad
aspettare le interrogazioni recenti, mentre si sono fatte quelle
non recenti e lei ha capito che disagio abbiamo avuto tutti.
CALECA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca
mediterranea. Signor Presidente, condivido la richiesta
dell'onorevole Greco che, peraltro, viene incontro ad una
difficoltà tecnica di questo assessore, cioè, di essere sicuramente
pronto a rispondere alle problematiche che riguardano il periodo
della propria attività di assessore. Attendo, invece, ancora di
avere tutti gli elementi per poter poi correttamente rispondere
anche sul resto delle interrogazioni.
Ma, piuttosto che chiedere un rinvio sic et simpliciter, per
rispetto a quest'Aula, per rispetto a questo Parlamento, chiedo al
Presidente se mi è consentito rispondere all'Aula intanto alle
ultime due più importanti interpellanze che considero
rilevantissime e che mi danno modo di porre al centro
dell'attenzione del Parlamento problematiche che io reputo
importanti e che tengo a porre al centro dell'attenzione del
Parlamento siciliano.
PRESIDENTE. Si, grazie Assessore Caleca. Quindi, a quali atti
ispettivi intende rispondere?
CALECA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca
mediterranea. Tenuto conto che sono presenti l'onorevole Vinciullo
e l'onorevole Greco Giovanni, debbo rispondere ad un'interpellanza
dell'onorevole Greco che ha ad oggetto Expo, ed una interpellanza
dell'onorevole Vinciullo che ha per oggetto i consorzi di bonifica.
PRESIDENTE. Quindi, la interpellanza n. 285, a firma
dell'onorevole Greco Giovanni, riguarda l'Expo. che è a pagina 106
del fascicolo e a pagina 100, la n. 2667, a firma dell'onorevole
Vinciullo.
Vuole intanto rispondere alla n. 2667?
Si passa, quindi, all'interrogazione n. 2667 «Chiarimenti sulla
natura, sulle cause e sulle responsabilità dei debiti contratti dai
Consorzi di bonifica siciliani», a firma dell'onorevole Vinciullo.
CALECA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca
mediterranea. L'interrogazione n. 2667 dell'onorevole Vinciullo è
estremamente puntuale, nel senso che interviene, tra l'altro, in
una problematica apertissima in questi giorni, proprio oggi. Ha per
oggetto i consorzi di bonifica, e pone e chiede all'assessore se
non ritiene utile questo assessorato avviare una verifica dei
debiti che hanno i consorzi e capire perché non si è ancora
realizzata quella che è stata una volontà del Parlamento siciliano
di ridurre i consorzi da undici a due.
Sono due domande che stanno impegnando l'assessorato in modo
particolare in un momento in cui l'assessorato è anche altresì
impegnato a risolvere questa problematica - e voglio dirlo con
estrema chiarezza - senza ricorrere in alcun modo all'aumento del
prezzo dell'acqua per i produttori agricoli, per i coltivatori
diretti, per chi la terra la lavora.
Dico questo a scanso di equivoci, perché siccome in questi giorni
un consorzio della Sicilia, contravvenendo ad alcune direttive di
questo assessorato, ha ritenuto di dover deliberare l'aumento della
quota dell'acqua, il consorzio di Agrigento, a differenza di un
altro consorzio di bonifica come quello di Messina che aveva
addirittura diminuito il costo dell'acqua, ho necessità di ribadire
in questa sede, innanzi al Parlamento siciliano, come l'assessore
non considera giusto, non considera politicamente corretto, non
considera indispensabile l'aumento del costo dell'acqua per i
contadini, che sia chiaro, in nessuna parte della Sicilia.
Il dissesto dei consorzi di bonifica, perché si tratta di un vero
e proprio dissesto, non deve essere pagato dagli utenti finali, da
chi l'acqua la utilizza per coltivare le sue terre.
C'è in questa interrogazione una cronistoria di quello che sono i
consorzi di bonifica che mi aiuta a capirli e mi consente di
concordare in pieno con questa impostazione.
I concorsi di bonifica, onorevole Vinciullo, li abbiamo creati nel
1995 ed erano una soluzione ad un problema di questa Terra - che
era la gestione dell'acqua da parte della mafia - una soluzione
democratica precisa perché assegnava alla democrazia, ai
coltivatori diretti, ai contadini la gestione del bene primario,
che è l'acqua.
Era una bellissima sfida, cioè era una scelta di questo Parlamento
degna di essere raccontata nei libri di storia e delle istituzioni.
Quella sfida, fino a questo momento, noi l'abbiamo persa perché
dopo soli tre anni, credo, dopo qualche anno, abbiamo scelto la via
del commissariamento che doveva essere limitato nel tempo e che,
invece, si protrae fino ai giorni d'oggi.
Abbiamo tolto l'acqua non soltanto alle scelte democratiche ma
abbiamo creato delle strutture che, nel corso degli anni, si sono
fortemente appesantite ed hanno risentito di una concezione della
politica che speriamo di avere dimenticato.
Faccio un esempio: Trapani ha una superficie degna di essere
irrigata sicuramente notevole ed ha settantaquattro dipendenti;
Agrigento, il consorzio di Agrigento, ha una dimensione non troppo
distante da quella del trapanese ed ha duecentocinquantaquattro
dipendenti. Non parliamo di Enna
Abbiamo, cioè, una distribuzione di questi carichi che
appesantiscono la gestione dei consorzi che, raramente, tengono
conto, sembrerebbe che tengono più conto delle rappresentanze
amministrative, politiche ed altro che delle vere esigenze della
terra.
Questo Parlamento aveva individuato la soluzione di creare due
consorzi. Io devo rimetto al Parlamento il mio compito di eseguire
le disposizioni di legge. Devo, però, soltanto sottolineare una
certa difficoltà. In che senso? Nel senso che non mi posso limitare
a fare una mera operazione di assemblamento dei consorzi e non
posso, in questo momento, applicare fino in fondo quella legge
perché io, creando i due consorzi, metto a carico dei due consorzi
tutta la situazione debitoria dei consorzi che unisco. Cioè, creo
due consorzi che hanno gli stessi cento milioni di debiti che
avevano gli undici consorzi, creo già due strutture perché
l'intervento legislativo porta soltanto una ridefinizione del
quadro territoriale senza risolvere il problema dei debiti a carico
di quei consorzi.
E' in fase di studio presso la Commissione presieduta dal
Presidente Marziano il regolamento e, però, io intanto devo trovare
un modo, una scelta per far sì che le due unità nascano libere da
questo fardello, in maniera che io le possa, in tempi rapidi,
riconsegnare ai coproduttori, fare le elezioni, renderli
democratici così come prevede la legge.
E' un percorso che stiamo studiando, lo stiamo studiando nella
finanziaria e si oscilla fra due ipotesi ed è giusto che
l'Assemblea lo sappia: da una parte si può fare la scelta, per
esempio, di mettere in liquidazione i vecchi consorzi, i nuovi
contributi li do ai nuovi consorzi e vado avanti.
Perché l'assessorato su questa linea sta riflettendo molto? Perché
alcuni di questi consorzi sono proprietari di beni immobili ed
alcuni anche di rilevante valore, penso a quello di Catania.
E' chiaro che mettere in liquidazione significa provocare
l'alienazione di questi beni immobili che, invece, dovrebbero far
parte del nostro patrimonio, questa è la prima difficoltà.
La seconda qual è? Creare una strategia che mi consenta di
estinguere questi debiti, possibilmente chiedendone l'abbattimento,
attraverso una forma di garanzia nel rapporto con le banche che
darebbe la Regione stessa, quindi, senza alienare alcun immobile e
trasferendo alle banche parte dei diritti che derivano dalla
vendita dell'acqua.
Ho chiesto a tutti i direttori dei consorzi di verificare queste
ipotesi, nei prossimi giorni mi diranno di quanto effettivamente si
possono abbattere questi debiti e se è possibile arrivare ad una
forma di estinzione di questi debiti attraverso forme di garanzia
che dà centralmente il Governo regionale e, quindi, trasferendo
alle banche soltanto i diritti su parte dell'acqua che deve essere
pagata.
Questo è in linea con le scelte fatte dalla Giunta e da
quest'Assemblea che ha stabilito che l'acqua certo non si aumenta
ma si paga, nel senso che chi ha l'acqua deve pagarla. Pagheranno
l'acqua consumata lo scorso anno, per avere quella di quest'anno.
Ma soltanto quella dello scorso anno, per quella di prima si devono
mettere in regola per stabilire un principio.
Detto questo signori onorevoli, nelle more io ho fatto altre due
. poiché condivido perfettamente il testo, il tenore, il contenuto
di questa interpellanza, voglio che sia chiaro come i debiti, gli
sprechi di questi consorzi non debbono in alcun modo pesare sugli
utenti.
Io ho chiesto, con una mia direttiva di appena una settimana fa, a
tutti i consorzi di bonifica di trasmettere all'Assessorato - che
comunque è l'organo di vigilanza - l'elenco di tutte le imprese che
hanno svolto lavori per conto di consorzi negli ultimi cinque anni.
Mi devono dire anno per anno quali imprese hanno lavorato per i
consorzi, per quale entità di lavoro, quanto hanno ricevuto dai
consorzi e il modo come queste imprese sono state scelte.
Un'attività che io reputo l'amministrazione è la Pubblica
Amministrazione e la Giunta deve considerarsi assolutamente di
routine, non deve essere considerata come un fatto eccezionale,
aspetto risposte e sarà mia cura informare anche il Parlamento
dell'esito di queste risposte.
Ho altresì chiesto ai consorzi, seguendo la direttiva
dell'Assessorato, di eliminare tutte le sedi in affitto a
cominciare, ad esempio, da quelli di Agrigento perché non è
possibile che la Regione in generale e il Assessorato abbia diversi
edifici sfitti e vacanti e c'è ancora chi continua a pagare
l'affitto. Questo non è assolutamente possibile
E' un'indicazione, una direttiva che ho dato ai direttori di
consorzi e su questo aspetto risposta.
Terzo, ho ricordato ai direttori che il consorzio nasce per
garantire l'acqua a chi la coltiva, non nasce per nessun altro
scopo e per nessun altro motivo ed ho bloccato lo scorso anno tutte
le promozioni dei dirigenti e ho revocato i premi di produzione per
i direttori perché non si può dare un premio di produzione a chi
presenta questo tipo di bilanci.
Sono segnali che io sto tentando di dare, sono segnali che stiamo
tentando di verificare sapendo che poi spetterà a questa Giunta ed
al Parlamento trovare le soluzioni di fondo per fare in modo che
cento milioni di debiti non ostacolino un disegno democratico nella
gestione dell'acqua, che se l'avessimo veramente realizzato così
come il Parlamento siciliano aveva indicato nel 1995 oggi potrebbe
essere addirittura una risposta alla problematica relativa all'uso
dell'acqua.
Quindi questa è la mia risposta, mi rendo conto che è parziale ma
mi riservo di fornire i risultati di queste indagini che stiamo
svolgendo al Parlamento nelle prossime occasioni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Vinciullo per
dichiarasi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,
credo che è una delle poche volte in cui io mi dichiaro soddisfatto
della risposta avuta da parte dei un assessore. Intanto perché
l'Assessore vedo che ha preso veramente in considerazione questa
interrogazione che aveva un obiettivo: quello di porre finalmente
il freno a tutti questi sprechi che continuiamo ad avere presso i
consorzi di bonifica, perché non è assolutamente vero che gli
sprechi sono finiti.
Come lei giustamente ha avuto modo di vedere ci scontriamo con un
sistema farraginoso dove incrostazioni, che poco hanno a che fare
con la legge, spesso continuano a frenare la volontà di questo
Parlamento.
Lei ha ragione, abbiamo due nuove strutture e abbiamo undici
vecchi consorzi cosa fare? Traghettiamo tutti i debiti che, a
quanto pare, sono oltre cento milioni nelle nuove due strutture in
maniera tale che affossiamo anche queste due strutture oppure
facciamo in modo che alla fine ci liberiamo della zavorra, perché
questi consorzi questo sono, portando anche alla eliminazione del
patrimonio che, purtroppo, questi consorzi hanno in misura
importante?
E il fatto stesso che lei, però, con grande intelligenza abbia
posto questo problema mi spinge a fare alcune considerazioni.
Veda Assessore, noi avevamo detto che il problema dell'acqua lo
dovevamo affrontare in una sua organicità, perché se è vero che il
consorzio struttura democratica voluta da questo Parlamento nel
1995 fu fatto per sottrarre l'acqua alla mafia, che soprattutto
nella Sicilia occidentale continuava a imporre la sua volontà sugli
agricoltori attraverso l'uso dell'acqua per cui se votavi come ti
diceva la mafia avevi l'acqua, altrimenti il tuo giardino moriva, è
anche vero che noi avevamo detto che dovevamo fare un discorso
unitario nel senso che avevamo detto: Facciamo la riforma dell'ATO
acqua e non consideriamo l'acqua utilizzata dai consorzi di
bonifica fuori dal bacini idrografici dove dovrebbero cadere,
invece, gli ATO , avevamo detto: Facciamo un ragionamento
unitario ; e poi avevamo detto, anche: Aspettate Immaginiamo un
percorso virtuoso dell'acqua affidando all'ente provincia, oppure
quello che sarà dell'ente provincia, insieme all'Istituto autonomo
Case popolari e alla Motorizzazione civile, la gestione di questo
servizio .
Era un modo per assorbire il personale, per togliere tutti questi
affitti di cui lei, giustamente, continua a rendersi conto proprio
perché, qualsiasi altra struttura, avrebbe provato un po' di
vergogna, avrebbero dismesso gli affitti, tranne i Consorzi di
bonifica che continuano.
Allora, bisogna evidentemente, fare un ragionamento globale
cercando, nell'affrontare il disegno di legge sull'acqua pubblica,
pensare che anche l'acqua utilizzata dai coltivatori diretti è
un'acqua pubblica e che potrebbe essere gestita dall'ente
Provincia.
Sono d'accordo con lei sull'altro provvedimento che lei ha
sollecitato ai Consorzi, ma come potevano pensare di aumentare il
canone dell'acqua? Chi li aveva autorizzati? Quale erano state le
motivazioni per le quali un singolo Consorzio ha deciso di aprire
questa strada e poi, per essere chiari, un Consorzio che ha 254
dipendenti, non è che stiamo parlando di un Consorzio che ha 70
dipendenti come quello di Trapani, stiamo parlando dello stesso
servizio che Trapani offre e ad Agrigento lo si offre con 254
persone, a Trapani con 70. Non si può pensare, assolutamente, di
scaricare sugli agricoltori i costi maggiori di una gestione
clientelare purtroppo dei Consorzi.
Per cui, Assessore, io sono d'accordo con lei quando dice:
Dobbiamo ridare ai Consorzi un disegno democratico, una gestione
democratica che passi, appunto, anche attraverso una ipotesi, da
prendere in considerazione, di affidare alle Province la gestione
dei Consorzi e la gestione.
In questo modo, veda, i vecchi Consorzi continueranno, tribunali
tribunali, a trascinarsi dietro quello che hanno fatto, perché poi
è utilissimo quello che lei dice: Ho chiesto di darmi l'elenco
delle ditte che hanno lavorato negli ultimi 5 anni , anche perché
spesso lei vedrà che c'è una costante, no? Per cui, a secondo dei
Consorzi, le ditte che hanno lavorato sono sempre le stesse, e poi
lei scoprirà che questi debiti, quasi sempre, sono frutti di
varianti in corso d'opera di interventi che non erano stati
previsti, di contenzioso con queste ditte e, per cui, poi alla
fine, un'opera che possibilmente doveva costare 100 mila lire, alla
fine costava 3 milioni di lire. Quindi, un aumento del 300 per
cento di quello che era il costo iniziale.
E per questo motivo credo che sia importante fare chiarezza su
questa vicenda in maniera tale che, salvaguardando il personale,
perché il personale in tutta questa vicenda non ha oggettive
responsabilità, salvaguardando il personale, salvaguardando
soprattutto il diritto degli agricoltori ad avere assicurata
l'acqua ad un prezzo decente dato, tra le altre cose, il momento
drammatico che vive l'agricoltura siciliana, si possa riformare il
sistema buttando solo l'acqua sporca e tenendo quello che, invece,
potrebbe essere ancora una volta una semplice, una buona
Amministrazione che in questa Terra c'è stata che è stato appunto
quest'uso e questo disegno democratico sull'uso dell'acqua.
PRESIDENTE. L'onorevole Vinciullo si è dichiarato soddisfatto
della risposta dell'assessore Caleca.
Si passa all'interpellanza n. 285, a firma dell'onorevole Giovanni
Greco: «Verifica sulla gestione dell'area espositiva presente a
EXPO Milano 2015 curata dalla Regione siciliana nella qualità di
capofila del 'Cluster Bio-Mediterraneo .
Ha facoltà di parlare l'assessore Caleca per fornire la risposta.
CALECA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca
mediterranea. Signor Presidente, onorevoli deputati, questa
interpellanza mi è particolarmente cara perché, per la prima volta,
all'interno di quest'Aula, si può parlare di Expo.
Ora, io credo tantissimo nella centralità del Parlamento e se la
Sicilia si candida ad essere regione che coordina, non guida,
onorevole Greco, non guida, coordina, perché siamo tutti uguali, la
presenza degli altri Paesi mediterraneo all'interno di EXPO, credo
che il Parlamento siciliano un ruolo fondamentale in questa scelta,
in questa gestione debba sicuramente averlo. Stiamo parlando non di
questo con il Governo, di questo con l'assessore che non ha
importanza, ma parliamo della Regione siciliana che coordina il
Mediterraneo.
Tutti noi abbiamo la sensazione che la storia con la s' maiuscola
sta ripassando al Mediterraneo. Se la storia con la s' maiuscola
ripassa al Mediterraneo, questo Parlamento deve essere capace di
dire la sua e deve dirla a cominciare da EXPO, dove la scelta di
fare di EXPO il centro di riflessione del ruolo della Sicilia
all'interno del Mediterraneo non può non tenere conto e non può non
sentire viva la partecipazione della presenza del Parlamento
regionale. Quindi, per questo ho chiesto proprio di rispondere a
questa interrogazione.
Non è giusto, non è consentito, appunto, che non dare risposta a
quella che è stata e che poteva diventare e che poteva essere la
peggiore figura della storia della Sicilia, con l'apertura
dell'EXPO del 1 maggio passata alla storia come momento di nascita
del cluster Bio-mediterraneo.
Una risposta va data, va data a questo Parlamento, va data alla
Sicilia. Io posso darla in questo momento soprattutto oggi dopo le
dichiarazioni di ieri del ministro Martina che ha ringraziato
ufficialmente la Sicilia, e ha detto come finalmente il cluster Bio-
mediterraneo è diventato in questo momento forse il centro più
importante di EXPO e comincia e continua a ripresa a svolgere un
ruolo fondamentale in questa politica con il Mediterraneo.
Ma perché è successo quel 1 maggio? Ora, intanto, è chiaro,
onorevole Greco, come lei giustamente rileva, perché non ve ne
siete accorti prima che vi erano delle carenze, proprie nella
costruzione dello spazio fisico in cui avremmo dovuto svolgere il
nostro ruolo. Io su questo punto ho aperto e apro una vertenza con
EXPO.
Nella convenzione stipulata con il mio assessorato, gli spazi ci
dovevano essere consegnati materialmente il 31 dicembre 2014, in
modo che noi, l'assessorato, avesse tutto il tempo non soltanto per
poterli esaminare ma soprattutto per costruire, edificare,
abbellire, arredare quello spazio e presentarsi poi il 1 maggio.
Onorevole Greco, gli spazi ci sono stati consegnati non il 31
dicembre del 2014, ma il 30 aprile del 2015. Personalmente, io ho
avuto il pass per accedere ad EXPO il 30 aprile del 2015 alle ore
23.00, prima non era consentito neanche all'assessore entrare per
motivi di sicurezza perché vi erano lavori in corso all'interno dei
cantieri.
Le nostre maestranze erano presenti fino ad un certo punto ad
EXPO, hanno dovuto fisicamente abbandonare gli spazi il 26 aprile
in quelle condizioni con l'assicurazione che tutto sarebbe stato
pronto perché il 26 aprile è scattata la bonifica antiterrorismo e
dentro EXPO non è potuto entrare nessuno, nè muratori, nè manovali,
soltanto l'esercito, carabinieri e polizia che hanno bonificato
l'EXPO.
Tra il 26 di aprile quando vi era l'impegno a portare a termine
quelle che sembravano in quel momento anche piccolezze perché poi
vi diremmo quali sono, il 1 maggio mattina alle ore 9.00 il
responsabile unico del cluster rientra nei locali dell'EXPO
soltanto il 1 maggio un'ora e mezza prima dell'apertura ufficiale
di EXPO trovando quella situazione.
Onorevole, non riguardava soltanto il nostro cluster quella
situazione, riguardava tantissimi spazi di EXPO. Il Governo
italiano ha fatto uno sforzo enorme per aprire il 1 maggio e
ovviamente, come in tutti gli spettacoli di teatro del mondo che si
rispetti, ha preferito giustamente completare il cosiddetto
decumano, la parte centrale, ma da questa e dall'altra parte come
faceva Totò quando si metteva la cravatta la boria va da una parte
e la boria dall'altra. La Lombardia non ha aperto il 1 maggio;
Confindustria non ha aperto il 1 maggio. Altri cluster non hanno
aperto il 1 maggio, forse lontano dal decumano soltanto noi
abbiamo aperto il 1 maggio, soltanto i responsabili del cluster
hanno aperto il 1 maggio.
Io questo qui l'ho rimproverato. Ho il dovere di dire la verità al
mio Parlamento. Ma anche la risposta che ha dato il mio
responsabile mi ha, in parte, convinto. Vi è una differenza fra noi
e tutti gli altri partners di EXPO. Noi siamo l'unico partner
pubblico di EXPO, tutti gli altri sono privati. Nel momento in cui
il Governo italiano, non questo o quel partito, ma decide davanti
al mondo di aprire il 1 maggio per dire: abbiamo rispettato tutti
i tempi il mio responsabile ha detto: Anche noi che siamo
pubblici apriamo .
Se anche noi avessimo fatto come i privati, qualcuno ha aperto
addirittura un mese dopo, la Lombardia credo che addirittura ormai
sia chiusa per sempre perché ha trovato difetti nella struttura,
forse avremmo evitato quella figura e su questo non c'è dubbio.
La mia reazione, come assessorato, è stata abbastanza decisa ed ho
detto a Expo: O tu in pochi giorni fai quello che mi avevi
promesso o io non ti do un euro detto molto chiaro. Expo si è
assunto un impegno di fare quelle opere che servivano.
Il 1 maggio si presentava come una sorta di magazzino
abbandonato, non c'era un'insegna in questo locale, grigio, non
c'era un'insegna, non si capiva cos'era, non era pulita la strada
che portava verso quel cluster, non era indicato nelle indicazioni.
Non era neanche indicata nel sito ufficiale di Expo la presenza
della Sicilia all'interno del cluster. Ed allora, abbiamo ad Expo:
O tu in pochissimi giorni fai, metti le insegne, metti le
indicazioni, ci togli di davanti quel gelataio che ci ingombra
l'entrata oppure io non ti pago un euro .
E' in corso ancora una trattativa perché credo che ci siano tutte
le condizioni per ridiscutere quella convenzione che c'impegna a
pagare tre milioni di euro perché sicuramente abbiamo fatto una
cattiva figura. Sicuramente, non per colpa nostra o comunque non
per totale colpa nostra. Vi è una responsabilità, a mio avviso, e
siccome la trattativa è ancora in corso perché Expo si è impegnata
a venirci incontro, a ripagarci a livello di immagine, vediamo
quello che succede e sarà che su questo punto è mia cura di
informare l'Assemblea regionale ma questo è l'iter di quello che è
successo.
Oggi, per fortuna, e sono contento di dire non come assessore, ma
come siciliano, il cluster va bene perché stiamo vincendo la sfida
del cibo. E' l'unico posto in cui si mangia bene con pochi soldi,
con cinque euro, e va veramente bene. Ieri c'è stato il più grande
cantante serbo con tantissima gente, ministri, c'è stato il
Parlamento europeo, l'Unesco, il vaticano ci ha scelto come sede
per celebrare la giornata della pace, il Parlamento europeo è
venuto a trovarci, avremo una riunione nel nostro cluster di tutti
i sindacati nel mondo che si occupano di vino. Sta diventando,
veramente il centro, l'Expo, per un motivo molto semplice. Non
perché siamo soltanto bravi, ma perché hanno scoperto che siamo
l'unica piazza in Expo e, quindi, tutte le migliori iniziative
avvengono all'interno del nostro cluster e questo qua ci sta dando
una visibilità che in parte ancora fatichiamo a recuperare ma che è
ben lanciata. Questo è il primo punto.
Secondo punto: ho voglia di parlare di Expo perché è giusto che il
Parlamento sia informato. Quanto abbiamo speso? L'acquisto di
questo spazio è di tre milioni di euro, già impostati ma non ancora
pagati. E' una cifra relativamente bassa perché essendo partner
pubblico è la cifra più bassa che paghi qualunque altro partner. Si
parla di tredici, venti milioni, per gli spazi. Noi siamo quelli
che pagano meno di tutti perché siamo pubblici: tre milioni di
euro.
Quanto abbiamo speso per le richieste che fa lei l'onorevole?
Oltre questi tre milioni che sono investimento diciamo così
politico, poi, noi abbiamo stabilito a differenza della
partecipazione nostra nello spazio padiglione Italia che questo
cluster deve vivere di vita sua, cioè nel senso che abbiamo aperto
all'inizio un conto corrente sbagliando, poi dirò perché
sbagliando, a contabilità separata in cui chi partecipa
all'attività del cluster paga, pagano i gal, pagano i gac, pagano i
comuni, pagano i privati, pagano tutti. Su questo corrente, versano
le somme, da questo conto corrente si detraggono le spese che
servono per mantenere questo spazio.
Dai conti che ha fatto il mio responsabile unico, su questa parte
del capitolo dovremmo addirittura guadagnare, cioè, avere una cifra
che ci consenta, poi, di fare una manifestazione in Sicilia che sia
la prosecuzione di Expo. Speriamo che il cielo ci aiuti. Poi,
vedremo se i numeri corrispondono alla verità.
Su questo conto, io di questo conto e di questa spending ne ho
dato ampia pubblicità alla III Commissione quando ho chiesto al mio
responsabile di depositare i movimenti del conto corrente e di
depositare tutti gli impegni contratti che nascevano da questa
attività di Expo. Il responsabile unico li ha depositati, la
Commissione e, quindi, l'Assemblea è in grado di avere i movimenti
euro per euro su questo conto e quanti ne abbiamo impegnati. In
questo conto il giorno in cui mi ha ricevuto la Commissione, che
credo sia dopo qualche giorno l'apertura dell'Expo, vi erano 540
mila euro, di già pagati da privati e comuni per partecipare alle
attività.
Ogni privato e ogni comune paga una quota in base al numero di
abitanti oppure in base al volume di affari, ma all'apertura del
cluster vi erano 500 e passa mila euro in quel conto.
Che impegni abbiamo preso? Abbiamo preso impegni, fino a quel
momento - se vado però a memoria, la Commissione è più precisa - di
256 mila euro, che erano gli impegni per costruire e per abbellire
la parte del cluster che era di competenza dell'Assessorato, poi
avanti, eccetera.
Questo conto, che nasce come conto separato, da interlocuzione è
su mia direttiva, da interlocuzione con la Ragioneria centrale del
Governo regionale, ci è stato detto che era più conforme alle
regole trasformarlo in conto ordinario, quindi farne parte, diciamo
così, della contabilità ordinaria della Regione.
E' un'indicazione che ci ha dato la Ragioneria centrale e che
abbiamo accolto. Oggi, quindi, non esiste più un conto separato o
meglio esiste un conto separato dove queste somme transitano
immediatamente nella contabilità generale della Regione siciliana e
quindi saranno emessi decreti, insomma si entra nella contabilità
ordinaria, ma c'è l'impegno di questo Assessorato che ogni
movimento di ogni euro sarà reso pubblico: quanto entra e quanto
esce.
Dico subito, che io ho avanzato serie perplessità su una voce
degli impegni assunti, su una voce su cui intendo fare l'avvocato,
nel senso contrattare. Voi sapete che siamo obbligati ad avvalerci
dei manpower per lo svolgimento di alcune attività all'interno del
cluster - io non so se siamo obbligati, comunque, abbiamo preso
questo impegno, poi lo vediamo - sicuramente quanto inizialmente
era previsto dalla richiesta mi sembra da dovere sicuramente
ridiscutere, onorevole Greco, perché manpower chiede al conto
separato, quindi al cluster, un pagamento mensile per la manodopera
che si aggira sui 130 mila euro al mese.
Ora, secondo me, questa richiesta, questa quantificazione di
questa richiesta è fatta sulla base dei visitatori presunti,
diciamo così dell'EXPO; si prevede che verranno 20 milioni di
visitatori, di questi 20 milioni, 2 milioni si prevede visiteranno
il nostro cluster, per badare a questi due milioni bisognerà avere
questo personale.
E' quindi una voce presunta che va verificata ex post, io nel
minimo che faccio è che verifico ex post, per sapere effettivamente
quanta gente è entrata da quella parte e vedere se questa è la
cifra. Su questo garantisco la massima vigilanza e la massima
trasparenza; questo Assessorato ha fatto della trasparenza il suo
cavallo di battaglia, non ci sarà un euro che non sarà reso
pubblico di quello che facciamo in questo momento nell'Assessorato.
Quindi, quanto pagheremo a manpower e se saremmo costretti a farlo
e quanto pagheremo sarà sicuramente di pubblico dominio e sarà
reso noto a questa Assemblea regionale.
Sicuramente la voce a me pare eccessiva e, quindi, mi impegno a
ridiscuterla. E' ovvio che mi devo muovere come le Vostre signorie
capiranno con una certa delicatezza poiché mi muovo nell'ambito di
una politica internazionale dove il mio compito principale è quello
di far fare bella figura non soltanto alla Sicilia, ma anche
all'Italia.
Per quello che mi riguarda nel cluster è la Sicilia; ma di quello
che farò, di quello che faremo, di ogni euro che spenderemo sarà
reso noto all'Assemblea regionale e per quel che mi riguarda anche
a tutti i siciliani, perché dirò al mio responsabile unico di
mettere sul sito tutti gli introiti e tutte le spese con i nomi dei
soggetti a cui vanno le spese, in modo che tutti sappiano cos'è il
cluster Bio-Mediterraneo, sperando e augurandomi che le parole di
Martina di ieri possano accompagnarci fino alla fine del mese di
ottobre e poi venire qui, chi per me, a fare la relazione su come è
andata questa esperienza e dire che abbiamo fatto bene e che
abbiamo pure guadagnato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Giovanni Greco per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.
GRECO GIOVANNI. Signor presidente, onorevoli colleghi, lei sa che
questa interpellanza è nata da una dichiarazione che lei ha fatto
sui giornali ed io ho voluto chiarezza.
Io sono soddisfatto della sua risposta però qualche cosa, e io
credo che non ci saranno difficoltà, non ho compreso ancora. Io le
chiedo se il dirigente preposto a questo progetto ha fatto dei
bandi per assumere, in che maniera e che figure professionali, se
ce ne sono. Se non ce ne sono e ci siamo avvalsi dell'opera della
Manpower io sono d'accordo con lei che 130 mila euro al mese è una
cifra scandalosa.
Nell'occasione che sto parlando con lei e che ho letto questo
brogliaccio, Presidente, io un anno addietro ho fatto un atto
ispettivo di cui mi aspettavo, da parte dell'Assessore Caleca,
un'iniziativa subito forte, e gliene ho parlato per giunta, era un
atto ispettivo sull'applicazione del decreto anticorruzione nel suo
Assessorato. Purtroppo, non la trovo qua, e me ne dispiaccio, però
è chiaro che, signor Assessore, non è possibile che nel suo
Assessorato ci sono dirigenti che da trent'anni hanno sempre lo
stesso settore Non è possibile che negli ispettorati agrari i
funzionari da quarant'anni gestiscono tutti i bandi del suo
Assessorato Ecco perché noi non siamo ben visti, perché non c'è
chiarezza, non c'è limpidezza nel bando.
MUSUMECI. Se è così è grave
GRECO GIOVANNI. Come se è grave E vai a vedere all'ispettorato
agrario di Palermo se ogni impiegato unnavi un geometra di lato
miso per ogni paese , non dico una bugia, dico una verità che è
difficile andare a scoprire, ma io lo dico perché io sono in un
Parlamento e mi lamento perché ciò avvenga. Ma secondo lei
CALECA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e pesca
mediterranea. Non ho capito, io sono in un Parlamento e si lamenta
perché?
GRECO GIOVANNI. No, io sono in un Parlamento e dico quello che
sento
CALECA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e pesca
mediterranea. Sì, certo
GRECO GIOVANNI. Ma è normale che per l'avviamento ai forestali in
via del Duca ci sono sempre gli stessi da quarant'anni, da quando
io ero collocatore? Secondo me qualche cosa si deve muovere ed io
speravo molto in lei, veramente, glielo dico con la forza della
disperazione che su dodici interrogazioni, non è che solo lei non
mi ha risposto, sono tutte e dodici.
L'unica che mi ha risposto, la dottoressa Monterosso, dove noi
dobbiamo ancora parlare di una mozione di rimozione perché
condannata in primo grado a restituire alla Regione un milione e
trecentomila euro
MUSUMECI. Ce n'è per tutti
GRECO GIOVANNI. Ce n'è per tutti Questo dovrebbe essere il
compito di ognuno di noi, onorevole Musumeci.
MUSUMECI. Non lo dica a me
GRECO GIOVANNI. Poi glielo dico in separata sede, un argomento che
a lei fa dormire
MUSUMECI. Dormire o non dormire?
GRECO GIOVANNI. No, dormire, lo sta facendo dormire In separata
sede glielo dico.
Assessore Caleca, la prego, mi dia segnale che si muova in questo
senso, sui dirigenti, perché l'anticorruzione non è solo per i
funzionari ma a partire dal Direttore regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Se vi sono altre interrogazioni o interpellanze gli
uffici verificheranno e potranno essere trattate quando
proseguiremo la discussione degli atti ispettivi della Rubrica
dell'Assessorato dell'Assessore Caleca, che ringrazio ancora per la
risposta puntuale.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Lupo
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 30 giugno 2015,
alle ore 16,00, con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
metropolitane . (nn. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-8
848 bis/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
2) - Modifiche alla legge regionale n. 12 del 12 luglio 2011 .
(nn. 488-762/A)
Relatore: on. Turano
3) - Norme per favorire il recupero del patrimonio edilizio di
base dei centri storici . (nn. 602-641-711-732/A)
Relatore: on. Fazio
4) - Istituzione delle Biobanche di ricerca in Sicilia . (n.
585/A)
Relatore: on. Oddo
III - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 286 - Rimozione del Segretario generale della
Presidenza della Regione siciliana.
(26 marzo 2014)
CIACCIO - CANCELLERI - ZAFARANA - PALMERI
- CAPPELLO - TANCREDI - CIANCIO - FERRERI
- MANGIACAVALLO - SIRAGUSA - TRIZZINO -
FOTI - LA ROCCA - ZITO - GRECO G.
IV - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 462 - Istituzione di una Commissione parlamentare
d'indagine sulla gestione del sistema dei rifiuti in
Sicilia.
(17 giugno 2015)
GRECO G. - FIGUCCIA - DI GIACINTO -
CORDARO TAMAJO - ALONGI - SIRAGUSA
V - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 463 - Iniziative nei confronti del Governo nazionale
per prevenire e contrastare l'aumento degli illeciti
connesso ai flussi migratori e assicurare
un'ordinata gestione dell'accoglienza dei migranti
aventi titolo.
(22 giugno 2015)
LENTINI - CASCIO S. - COLTRARO
CURRENTI - LANTIERI
La seduta è tolta alle ore 18.55
(Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 20.00)
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio