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Resoconto d'Aula della Seduta n. 247 di mercoledì 24 giugno 2015
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   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


   PRESIDENTE. La seduta è aperta.

              Commemorazione dell'onorevole Nicola Leanza

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  punto  I  dell'ordine   del   giorno:
  Commemorazione dell'onorevole Nicola Leanza.
   Onorevoli  colleghi,  poco meno di un mese fa  veniva  a  mancare,
  prematuramente,  il  deputato Nicola Leanza. A nome  dell'Assemblea
  regionale siciliana, voglio esprimere nuovamente alla moglie  Enza,
  alla  piccola  Gaia  e ai familiari tutti, la vicinanza  sincera  e
  affettuosa  di Sala d'Ercole, che per diversi lustri  lo  ha  visto
  seduto su questi scranni. Oggi siamo qui riuniti per commemorarlo e
  ricordarne la sua attività.
   Leanza,  nato a Maletto, in provincia di Catania il 27  marzo  del
  1957,  venne eletto deputato regionale per la prima volta nel 2001,
  nella  XIII Legislatura, e riconfermato successivamente  per  altre
  tre  volte.  Già  consigliere e assessore provinciale  di  Catania,
  nella  sua  pluriennale permanenza in questa Assemblea,  Leanza  ha
  ricoperto,  in  diversi Governi, l'incarico di assessore  regionale
  per  i Beni culturali, la Famiglia e la Salute. Dal 2006 al 2008  è
  stato anche vicepresidente della Regione e per un breve periodo,  a
  seguito   della  sospensione  del  Presidente  della  Regione,   ha
  esercitato  le  funzioni  di Presidente della  Regione,  fino  alle
  successive elezioni.
   In  questa legislatura, era stato tra i candidati più votati,  con
  oltre  dieci  mila  voti,  nel collegio  di  Catania,  nelle  liste
  dell'Udc, tanto da esserne il capogruppo per quasi due anni.
   Da  sempre  vicino  e  impegnato in prima persona  nel  mondo  del
  volontariato, della solidarietà e della cooperazione sociale, tanto
  da essere stato anche presidente del patronato Acli della provincia
  etnea  e consulente del sindaco di Catania per le  politiche attive
  del  lavoro ,  Leanza, nella sua lunga attività  legislativa  si  è
  sempre contraddistinto per disegni di legge e interventi legati  al
  mondo della famiglia, della scuola e dell'occupazione.
   Cari  colleghi,  prima  di dare la parola  ai  deputati  Antonello
  Cracolici  e Nello Musumeci, per un breve ricordo, interpretando  i
  sentimenti di tutta l'Assemblea, voglio rinnovare il mio  personale
  commosso  pensiero  a  Nicola Leanza, e la mia  vicinanza  ai  suoi
  familiari.  Invito, dunque, tutti voi, ad un minuto di silenzio  in
  segno di cordoglio.

          (Tutti, in piedi, osservano un minuto di silenzio)

   E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  familiari  e
  amici presenti a questa seduta un po' speciale.
   Quando il Presidente Ardizzone mi ha chiesto di prendere la parola
  per  ricordare  Lino  Leanza ho avuto  un  sussulto  al  cuore,  il
  desiderio di sottrarmi da questo passaggio che mai avrei pensato di
  dover vivere.
   In  genere,  vieni chiamato per ricordare una persona che  tu  hai
  conosciuto e del quale provi a trasmettere memoria ad altri che, in
  gran  parte,  non  lo hanno conosciuto. In questo caso  sono  stato
  chiamato - ma poteva capitare a chiunque di noi - a parlare di  una
  persona  che  conosci, in un luogo in cui chi ti  ascolta  come  te
  conosce  quella  persona,  ci ha riso e scherzato  fino  a  qualche
  settimana fa ed hai difficoltà ad immaginare che non ci sia più,  e
  diventa  più  difficile  per chi, come  me,  in  questo  luogo,  ha
  condiviso quattordici anni della propria vita politica, parlarne al
  passato.
   Insomma, mai avrei immaginato di partecipare ad una cerimonia  per
  commemorare  un amico che, fino a qualche mese fa,  saltava  da  un
  posto  all'altro tra i banchi per scambiare opinioni con ognuno  di
  noi.
   Mi  sono  chiesto:  Che cosa dico? . Ho deciso di parlare di  Lino
  parlando  anche  di me, di persone che hanno scelto  di  vivere  la
  politica e non solo di farla. Si fa, infatti, un mestiere; si vive,
  invece, una passione. E Lino Leanza ha scelto di vivere la politica
  come  passione,  di viverla nella sua dimensione  avvolgente  senza
  riuscire,  spesso,  a  separare  la  dimensione  propria,   privata
  dall'impegno  pubblico, sacrificando anche  i  propri  affetti,  le
  attenzioni  di padre, di marito alla durezza di un impegno  che  ti
  travolge,  che non ti fa respirare. Ed anche quando te  ne  lamenti
  non riesci a staccarti da quella che è la ragione della tua vita.
   Sì,  la  politica  per gente come Lino è stata senso  della  vita,
  quella  strada che intraprendi perché senti di svolgere un  compito
  tra i più belli che una persona piena di passioni possa considerare
  per  sé: occuparsi degli altri, fare qualcosa che possa aiutare chi
  ha  più bisogno, chi arranca di più, chi ha meno rispetto a chi  ha
  di più.
   Io  ho conosciuto questo Lino, lo continuo a chiamare col suo nome
  non  solo  per l'affetto che ho con questa persona, ma perché,  sin
  dal  primo giorno che l'ho conosciuto in quest'Aula, Lino era Lino,
  Leanza  ve  ne  erano tre e, quindi, abbiamo sempre identificato  -
  tanti  colleghi  dal 2001 ad oggi - Lino Leanza col  solo  nome  di
  Lino.
   Con  Lino, appunto, nel 2001 siamo entrati per la prima  volta  in
  questo  Parlamento.  Pur  essendo in schieramenti  politici  allora
  contrapposti ci accomunava una comune  matrice culturale che  aveva
  formato  le nostre personalità: essere figli di gente senza blasoni
  politici alle spalle, senza pedigree particolari che potesse  farci
  aspirare a raccogliere eredità e lasciti dei nostri padri e godere,
  quindi, di rendite politiche ad altri ascrivibili.
   Lino,  come me, ha avuto un solo maestro che ha arricchito la  sua
  conoscenza,  la  sua personalità: la strada, la  gente  comune,  la
  consapevolezza  di  vivere  un tempo in cui  ancora  tanti  diritti
  vengono  negati ed uno in particolare, il lavoro, non solo  di  chi
  non ce l'ha, ma di chi, pur avendolo, convive con un precariato che
  rischia   di  rendere  precarie  non  solo  la  propria  condizione
  lavorativa, ma la propria vita.
   In  ogni  diritto,  per il quale si è battuto  per  tutelarlo,  la
  scuola,  la salute, i servizi sociali per le categorie più  deboli,
  la  formazione il sapere e la cultura che sono i tratti  della  sua
  attività  di  uomo  di  governo  e di  uomo  del  Parlamento,  Lino
  intravedeva la possibilità sempre di ampliare nuove opportunità  di
  lavoro, di maggiore stabilità esistenziale delle persone.
   Questo  Lino  io  ho  conosciuto, questo Lino  io  ho  rispettato.
  L'ansia  di un uomo politico che voleva fare, agire, non  guardarsi
  la  punta dei piedi per autocommiserarsi o, peggio, per manifestare
  supponenza autoreferenziale.
   Un  politico attento sia come leader di questo Parlamento che come
  esponente  di  Governo; un politico attento anche nel valutare  ciò
  che  succedeva fuori dai palazzi della politica, nel saper cogliere
  e   guidare  i  processi  di  cambiamento  che  nella  politica  si
  determinano, senza cedere alla degradante categoria dei traditori e
  degli opportunisti che agiscono per il proprio tornaconto.
   A Lino piaceva l'esercizio del potere ma mai anteponeva se stesso,
  le   sue   ambizioni  al  contesto  nelle  quali  queste   potevano
  realizzarsi.
   Racconto  un particolare della personalità di Lino e, consentitemi
  di dire, dell'amicizia che mi legava e che mi lega a quest'uomo.
   Quanto   nacque  il  secondo  Governo  Lombardo,    nella   scorsa
  legislatura, Lino aveva molta incertezza se accettare di  ritornare
  al  Governo, consapevole come era  che il centrodestra,  che  aveva
  garantito  la maggioranza politica in Sicilia, era ormai  destinato
  ad esplodere.
   Ebbe modo di chiedermi consigli per la stima che si era rafforzata
  nella comune esperienza di capogruppo - lui dell'MPA ed io del PD -
  e  penso  di  aver  contribuito non poco  a  farlo  propendere  per
  accettare l'incarico prima di Assessore per i Beni culturali e  poi
  per  il Lavoro ed per il Welfare e, soprattutto, di condividere con
  me la necessità che affinché il PD potesse dare il proprio sostegno
  all'ultima fase della Presidenza Lombardo -  non più sostenuto  dai
  partiti del centrodestra - non vi fossero più assessori politici.
   Lino   non  ha  avuto esitazione a rinunciare al suo incarico  per
  mettersi  al  servizio  di un nuovo corso politico  senza,  dunque,
  anteporre  il suo ruolo, le sue ambizioni al processo politico  che
  da lì a poco si apriva in Sicilia.
   Io  questo  Lino Leanza ho conosciuto, non un uomo provinciale  ma
  fiero  della sua catanesità, senza mai limitare la sua attività  al
  solo territorio che lo aveva eletto e rieletto diverse volte, ma un
  autorevole  esponente della classe dirigente della nostra  Regione,
  orgogliosamente   siciliano   ma  non  stupidamente   sicilianista,
  autonomo ma culturalmente espressione della tradizione più ricca  e
  variegata del cattolicesimo democratico del nostro Paese.
   Un  uomo  di parte, ma mai fazioso che cercava nell'ascolto  degli
  altri  la  ragione per costruire sintesi più avanzate e  ricche  di
  pluralismo  che  ha  portato in quest'Aula  la  sua  esperienza  di
  militante sociale nella sua capacità di relazionarsi con ognuno  di
  noi,  sia  deputati di maggiore esperienza che con quelli di  nuova
  attività parlamentare.
   Mentre  scrivevo queste parole - chi mi conosce sa che solo  nelle
  occasioni speciali riservo le mie parole alla scrittura -  mi  sono
  interrogato su come sfuggire dal rischio che occasioni come  queste
  possano  ridursi  a  momenti di circostanza,  a  parole  ricche  di
  retorica.
   Questo innanzitutto per rispetto di Lino che non amava la retorica
  e,  soprattutto, perché anche in un'occasione come quella  di  oggi
  avrebbe  detto  seduto tra quei banchi dove lui spesso  si  sedeva:
   Dai sbrighiamoci, i siciliani aspettano le nostre risposte .
   In  fondo,  se si guarda bene anche nelle sue creature  politiche,
  costruite  nel corso di questi mesi e nella denominazione  ad  esse
  data, vi è tutta la personalità di Lino.
   Il  primo   Articolo  Quattro  ha dato  titolo  al  suo  movimento
  politico usando in prestito l'articolo della Costituzione italiana,
  a  garanzia  non solo dei principi costituzionali ma, innanzitutto,
  dell'impegno della sua vita: il diritto al lavoro.
   Il secondo momento della sua creatura politica costruita in questo
  Parlamento,  in  questa Regione,  Sicilia Democratica ,  ovvero  la
  sintesi  perfetta della sua identità e dei suoi valori:  Sicilia  e
  democratica.
   La  Sicilia ha perso uno dei suoi figli migliori, lo ha perso  nel
  momento  in  cui  poteva dare ancora tanto  a  tutti  noi.  Il  suo
  equilibrio era un riferimento per tutti, anche per quelli  che  non
  la pensavano come lui.
   Se   mi   consentite,  in  politica  difficilmente  un   politico,
  rivolgendosi ad un altro politico, dice le parole che sto per dire:
  ti ho voluto bene, Lino, e come me tanti che ti hanno conosciuto, a
  partire  da un'altra persona a cui io voglio bene e che vive  nella
  tua  stessa  città  dove  hai vissuto tu  e  che  è  stato  un  tuo
  avversario politico fino a pochi mesi fa. Sto parlando di  Nino  Di
  Guardo.  I  colleghi della scorsa legislatura lo ricordano,  nostro
  collega  e Sindaco oggi di Misterbianco, anche lui ti ha dimostrato
  di  volerti bene; solo chi conosce la vostra storia può  capire  la
  straordinaria  umanità  di  un sentimento  che  lo  ha  portato  ad
  ospitare il tuo corpo nella sua tomba di famiglia.
   Ecco, Lino, in tanti ti abbiamo voluto bene, non te lo abbiamo mai
  detto come tu, difficilmente, lo avresti detto ad ognuno di noi, ma
  gli  occhi  degli  uomini che ti stimano parlano più  delle  parole
  dette.
   E  voglio  concludere questo pensiero, anche a nome  di  tutto  il
  Parlamento,  che  abbiamo dedicato oggi a te, ai  tuoi  cari,  e  a
  quella tua adorata figlia di cui ti tormentavi nel pensiero di  non
  averle  potuto  dedicare tutto il tempo che avresti voluto,  voglio
  appunto   concludere   questo  intervento  citando,   facendo   una
  citazione,  non è mio uso usare citazioni pompose  ma  mi  è  stata
  segnalata  una  canzone  e - credo - che  la  cosa  più  bella  per
  ricordare  la  vita,  la vita di noi tutti di ogni  giorno,  di  un
  grande  cantautore italiano, si chiama Vasco Rossi,  che  conoscete
  tutti  e, penso che, quelle parole possano, meglio delle mie,  dare
  il senso delle cose che penso.
   Nel  suo  ultimo album c'è una canzone dal titolo   Guai ,  ad  un
  certo  punto dice:  Sai si vive senza mai sapere come andrà domani
  e ancora  La vita è troppo breve, ci sono delle sorprese che non ti
  aspetti mai .
   Ecco, Lino, la tua vita è stata troppo breve ed hai vissuto,  come
  tutti  noi, senza sapere cosa potrà succedere domani, ma  credo  di
  poter  dire che i tuoi  oggi , i tuoi  ieri , la tua famiglia potrà
  essere orgogliosa come lo siamo noi di averti conosciuto.

                              (Applausi)

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Musumeci.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSUMECI.   Signor  Presidente,  signori  del  Governo,  onorevoli
  colleghi, è sempre un compito arduo e ingrato ricordare un  collega
  scomparso,  specie quando si tratta di un collega  in  carica,  col
  quale,  quindi,  hai  condiviso,  fino  all'ultimo  suo  giorno  di
  attività, la vita parlamentare di questa Assemblea pur da posizioni
  diverse e spesso contrastanti.
   Per chi ha l'onore di parlare, il collega Lino Leanza è stato, nel
  suo  non  breve  ed  intenso  percorso politico,  un  collaboratore
  prezioso, un alleato, un avversario. Un rapporto sempre vissuto con
  grande  lealtà, senza ipocrisia e con rispetto reciproco  verso  le
  scelte di volta in volta adottate.
   Per  la  politica  siciliana,  l'onorevole  Leanza,  è  stato   un
  protagonista  nelle piazze ed in quest'Aula dove è  stato  deputato
  ininterrottamente per quattro legislature.
   Entrammo   insieme  nella  vita  politica  etnea,  era  il   1990,
  approvando  tutti  e  due al Consiglio provinciale  di  Catania  su
  banchi  diversi, dopo alcuni anni di apprendistato  nei  rispettivi
  nostri Comuni di nascita.
   Leanza,  figlio di artigiani, era cresciuto a Maletto, un  piccolo
  centro   montano.  Si  era  formato  nelle  file  della  Democrazia
  Cristiana,  abbeverandosi alla tradizione popolare Sturziana  ed  a
  quella del cattolicesimo sociale.
   Poco  più che ventenne era già consigliere comunale e vice sindaco
  del proprio paese; poi l'incontro con la città capoluogo e l'inizio
  del  sodalizio politico e umano con Raffaele Lombardo che lo  vuole
  candidato all'assise della Provincia.
   I primi anni  90 sono incandescenti, sono carichi di tensione e di
  impulsi  anche  irrazionali. Il vento impetuoso della  tangentopoli
  siciliana  giunge  anche a Catania e non risparmia  neppure  l'Ente
  Provincia.
   In  questo  scenario comincia l'esperienza di Lino Leanza  che  si
  impone  subito  nel nutrito gruppo consiliare DC per la  competenza
  nelle materie della Cooperazione sociale, agevolato in tal senso da
  una  quotidiana esperienza maturata alla guida del patronato  delle
  ACLI,   l'Associazione  Cattolica  dei  Lavoratori,  come  lei   ha
  ricordato nel suo intervento, signor Presidente.
   Quando  a  seguito di vicende giudiziarie il Consiglio Provinciale
  di  Catania  è  stato costretto allo scioglimento anticipato,  Lino
  Leanza  si  allontana da ogni tentazione elettorale e si dedica  ad
  affrontare  una  rete  di  associazionismo sul  territorio  rivolto
  soprattutto ai giovani e al mondo del lavoro.
   E' il 1998 ad acuminare in modo particolarmente stretto ed intenso
  le  nostre  due  esperienze politiche. Dopo la mia rielezione  alla
  guida della Provincia di Catania, Lino Leanza mi viene proposto dal
  CDU quale membro della giunta.
   Da  assessore provinciale, Leanza mi chiede ed ottiene, la  delega
  alle  politiche  del lavoro e alla formazione professionale,  dando
  vita  ad  una serie straordinaria di iniziative tutte innovative  e
  improntate  alla modernità, muovendosi tra stupore, scetticismo  ed
  entusiasmo.
   Egli  riesce  ad  indicare sentieri che anni dopo in  molti  hanno
  percorso anche fra coloro che apparivano scettici.
   Fa  venire  a Catania, per esempio, i vertici di Italia  Lavoro  e
  avvia  una  proficua collaborazione tra la Provincia  e  una  delle
  principale agenzie di lavoro temporaneo secondo la legge  nazionale
  196 appena varata.
   Si  inventa la tre giorni di cultura di impresa, un programma cioè
  di  alfabetizzazione della impresa aperta ai giovani per accostarli
  alla auto imprenditorialità, anche mediante l'accesso al cosiddetto
   prestito d'onore  previsto dalla legge n. 44.
   Istituisce  l'Agenzia provinciale per la formazione  professionale
  che  non  si  occuperà di gestire, ma di pianificare gli interventi
  indicativa Agenda 2000, dell'utilizzo dei Fondi strutturali,  dello
  sviluppo  delle necessarie competenze in materia di  formazione  di
  eccellenza.
   Istituzionalizza  il salone Job Sud, che diventa  un  appuntamento
  annuale   affollato  da  studenti  di  scuole  medie  superiori   e
  universitarie, per un primo contatto con il mondo del lavoro con le
  sue  opportunità, con le sue insidie per valorizzare l'orientamento
  professionale.
   Ma  il  capolavoro di Lino Leanza assessore provinciale  resta  il
  patto  per  il  lavoro. Un articolato documento  di  impegni  e  di
  strategie frutto di una lunga e non facile concertazione  che,  per
  la  prima  volta, vede attorno allo stesso tavolo  tutti  gli  Enti
  locali,   tutte  le  organizzazioni  sindacali  e  imprenditoriali,
  l'Università,  il  volontariato,  in  un  clima  di  intesa  e   di
  collaborazione che non aveva precedenti almeno su quel fronte.
   Dunque, è in questa felice stagione, alla fine degli anni '90, che
  matura  il  noviziato politico e amministrativo di Lino Leanza.  In
  quelle intuizioni, in quelle iniziative ci sono già in luce i  temi
  che  diventeranno  oggetto  delle sue continue  attenzioni.  Ed  in
  questa  stagione degli amministratori locali va anche ricercato  il
  filo  di  quella  formazione mentale che il giovane  uomo  politico
  catanese  manifesterà poi nella sua vita parlamentare.  L'opera  di
  Lino Leanza alla provincia regionale di Catania suscita un generale
  apprezzamento  nella  pubblica opinione. E quando  sei  mesi  prima
  delle  elezioni  regionali del 2001 egli mi  annuncia  con  sincero
  rammarico di dovere lasciare la Giunta per tentare la corsa a  Sala
  d'Ercole  non  avevo alcun dubbio sulla sua riuscita.  I  fatti  mi
  daranno  ragione.  Ricordo, anzi, che con Leanza sono  quattro  gli
  assessori  provinciali candidati all'Assemblea regionale  siciliana
  in quella occasione. Tutti eletti deputati.
   Con  10.419 voti di preferenzE nella lista del CCD, egli entra nel
  Parlamento regionale nell'estate del 2001 e vi resta per altre  tre
  legislature:  la  XIV  e  XV  con  il  simbolo  del  Movimento  per
  l'autonomia e nell'attuale XVI con l'UDC. Al suo esordio a  Palazzo
  dei   Normanni,  Leanza  sceglie  naturalmente  di  andare   in   V
  Commissione  dove  da  deputato  segretario  profonde  il   proprio
  instancabile  impegno con la convinta priorità che dà  ai  problemi
  del   mercato  del  lavoro,  ai  diritti  dei  lavoratori   e   dei
  disoccupati,  agendo  sempre con coraggio e  determinazione.  Nella
  realtà  economica  e  sociale siciliana del  nuovo  millennio,  del
  resto, la questione lavoro è senza dubbio il problema più complesso
  da affrontare e Lino Leanza con la sua chiara inclinazione verso un
  riformismo   capace  di  attivare  le  dinamiche   dello   sviluppo
  dell'Isola   mostra   subito   di   avere   una   concezione    non
  provincialistica   della  politica.  Una   visione,   questa,   che
  conserverà  nel  corso della sua intensa attività  parlamentare  di
  Governo.  Il  grande dramma del mondo del lavoro  ripete  nei  suoi
  interventi è questo: povertà, lotta all'esclusione sociale e  lotta
  alla disoccupazione,  bisogna partire da qui   ripete sempre. Ed in
  queste  parole  vi è il succo della sua concezione sulla  questione
  lavoro e sugli strumenti per facilitarne l'accesso ai giovani.  Non
  è  un  caso  che il primo intervento di Leanza in quest'Aula,  l'11
  marzo  del  2002,  sia  dedicato  ad un'appassionata  difesa  della
  formazione  professionale nell'Isola:  la formazione è e  resta   -
  dice in quella occasione  la prima politica attiva del lavoro .
   Nell'auspicare che si affronti nei prossimi giorni il  tema  della
  riforma della legge n. 24, devo anche sottolineare con molta  forza
  che  spesso  qui cerchiamo di gettare nel discredito la  formazione
  professionale.  Chi l'ha fatta o chi la segue sa perfettamente  che
  la  Sicilia non è assolutamente da meno rispetto alle altre  realtà
  d'Italia:  c'è  la  formazione buona e c'è  quella  non  buona.  E'
  compito  dell'assessorato - richiama Leanza - verificare e prendere
  i  dovuti  provvedimenti.  Ma  da qui  a  dire  che  la  formazione
  professionale  in  Sicilia  non  serve  o  che  non  ha  picchi  di
  eccellenza francamente mi sembra assolutamente semplicistico.
   Vi  è un altro aspetto degli orientamenti politici e culturali  di
  Lino Leanza che emerge dai suoi discorsi ed è l'attenzione verso le
  politiche  sociali, le fasce più deboli della società  siciliana  e
  verso  il volontariato. Un'attenzione testimoniata dagli interventi
  in  favore  delle  associazioni onlus, del banco alimentare,  delle
  organizzazioni  di volontariato del settore.  Penso  ad  un  grande
  piano  per  l'occupazione della Sicilia   dice  da  questa  tribuna
  Leanza,  un piano per la lotta alle esclusioni sociali. Sono  punti
  essenziali  per  fare  ritornare la nostra  terra  a  respirare,  a
  diventare protagonista, come tutte le altre. .
   A  quella  di parlamentare attivo, presente, curioso, Lino  Leanza
  unisce un'intensa esperienza vissuta per quattro anni, dal 2006  al
  2010,  da  assessore  regionale e da vicepresidente.  Dapprima  nel
  Governo  Cuffaro, con la delega per i beni culturali, ambientali  e
  per  la  pubblica  istruzione,  e dopo  nel  Governo  Lombardo  per
  occuparsi del lavoro, delle politiche sociali e della famiglia.
   Anche  in  questo ruolo di membro del Governo, Leanza dimostra  di
  avere   senso   pratico,   propensione   al   dialogo,   efficienza
  organizzativa, egli si intesta anche robuste iniziative  nel  campo
  della  valorizzazione del patrimonio culturale, anche  mediante  un
  sapiente uso delle risorse comunitarie.
   Ma  quelle  di  Leanza, Assessore alla Regione,  sono  anche  anni
  difficili.  Non serve qui rievocare quella stagione di Governo  che
  alternò  sotto  il  peso di clamorose vicende giudiziarie,  diffuse
  speranze   e   cocenti   delusioni,  generosi   scenari   e   gravi
  arretramenti.
   In  questo  clima  che  vede la politica siciliana  dividersi  fra
  garantisti  e  giustizialisti,  Lino  Leanza  si  trova  a   vivere
  soprattutto  da  vicepresidente della Regione,  giornate  di  aspre
  polemiche,  di profonde lacerazioni che gli procurano amarezze  sul
  piano umano, prima ancora che su quello politico.
   Basta  parlare dei presidenti del passato  Chiederà anni  dopo  ai
  colleghi di quest'Aula,  lasciamoli un po' in pace  Lasciamoli  una
  volta e per tutte in pace, i presidenti del passato  Sarà la storia
  a  decidere quello che questi presidenti hanno fatto e come l'hanno
  fatto  e  sono  convinto che la storia sarà giusta  e  onesta  come
  sempre.
   Non  parliamo più dei presidenti del passato, per favore, parliamo
  del  presente  e soprattutto parliamo del futuro di  questa  Terra,
  perché  il  futuro di questa Terra è un futuro che interessa  tutti
  noi  sono parole di Lino Leanza.
   Irrequieto e insofferente ad ogni rigida nomenclatura di  partito,
  Lino  Leanza pur essendo uomo di corrente, non si è mai  comportato
  con  gli avversari da fazioso partigiano. E' stato un uomo di abile
  mediazione;  sempre alla ricerca del dialogo fra persone  e  gruppi
  lontani   e  persino  contrapposti,  riuscendo  spesso  a  superare
  chiusure  che  apparivano  preconcette  e  rigidi  schematismi   di
  carattere ideologico.
   Lo  scorso  anno,  subito dopo l'insediamento  del  terzo  Governo
  regionale,  in una fase di evidente tensione politica, Lino  Leanza
  prende  la parola e svolge un accorato intervento da questa Tribuna
  in  linea  con  il  suo consueto modo di operare: questa  crisi  ha
  diviso, dice. Ha diviso i partiti; ha diviso le persone; storie  di
  amicizie  importanti forse si sono in qualche modo rotte  e  io  mi
  auguro in con tutto il cuore di ritrovare le ragioni dell'unità, di
  ritrovare le ragioni della coesione, di ritrovare le ragioni di  un
  amore profondo nei confronti della Sicilia in cui ognuno faccia  un
  passo  indietro,  per far fare un grande passo avanti  alla  nostra
  Terra.
   Gli  orgogli, le prese di posizione, i retropensieri, i   processi
  alle intenzioni, mettiamoli da parte: oggi c'è solo una Sicilia che
  soffre e ha fame. Ci sono tantissime famiglie in difficoltà  e  non
  possono minimamente pensare ai riti della politica, per fare questo
  ci vuole un grande atto di pacificazione .
   Questo  diceva  appena un anno fa l'onorevole  Leanza.  Mentre  si
  parlava  forse  senza saperlo a combattere l'ultima  più  difficile
  battaglia  della  sua vita, contro un destino  implacabile  che  lo
  avrebbe colpito inesorabilmente.
   La sera di quel funesto 28 marzo scorso, quando la notizie del suo
  ricovero  urgente all'Ospedale Garibaldi di Catania aveva fatto  il
  giro della città etnea, in tanti ci siamo ritrovati fra i viali  di
  quel nosocomio, in una muta preghiera.
   Sessantre giorni di calvario, per costringerci ad accettare con la
  serenità dei credenti una sorte che si è rivelata ineluttabile.
   Signor   Presidente,  signori  del  Governo,  colleghi   deputati,
  l'atmosfera di questo Palazzo parlamentare non sarà più  la  stessa
  senza l'onorevole Lino Leanza.
   Ci  mancheranno i suoi discorsi in Commissione e in Aula nei quali
  procedeva con un criterio piano e dialettico, nessuna effervescenza
  oratoria,  ma  il ragionamento serrato e documentato, asciutto  nel
  tono, concreto nella proposta.
   Mancherà  la  sua  duttile  capacità  politica,  la  tenacia   del
  tessitore, il naturale intuito. Mancherà alla sua comunità politica
  un  solido  punto  di riferimento, ma mancherà irreparabilmente  ai
  suoi cari, un marito premuroso e un padre affettuoso.
   Con questo stato d'animo, sicuro di interpretare anche il pensiero
  dei  colleghi,  desidero  esprimere  alla  famiglia  dell'onorevole
  Leanza i sentimenti del più vivo e sincero cordoglio.

                              (Applausi)

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Di  Mauro.  Ne  ha
  facoltà.

   DI   MAURO.  Signor  Presidente,  Assessore,  onorevoli   colleghi
  parlamentari, la consorte che è qui stasera presente, ho avuto modo
  di ascoltare con attenzione gli interventi che mi hanno preceduto e
  che,  da avversari, hanno tratteggiato una storia politica ed anche
  della  persona  e  non  ho sentito un aggettivo,  che  io  ripetevo
  sempre,  che era quello di uomo molto cauto, molto prudente,  molto
  avveduto  che  non preferiva assolutamente lo scontro ma  preferiva
  trovare  sempre  la  soluzione, e la soluzione  nasceva  dalla  sua
  prudenza, dal suo modo di atteggiarsi, dal suo modo di relazionarsi
  con gli altri.
   E  chi  mi ha preceduto lo ha fatto non per dovere di ufficio,  ma
  sono  assolutamente  convinto, come lo siamo tutti  qui  in  questo
  Parlamento,  per chi lo ha conosciuto, perché hanno  intravisto  in
  Lino  Leanza  in  tutti  questi anni, un  comportamento  certamente
  coerente con quello che era la sua natura, il suo carattere, la sua
  storia personale.
   A  me  tocca  ricordare un pezzo della sua vita  più  recente.  La
  storia  con  chi,  parlo di me, di Giovanni Pistorio,  di  Raffaele
  Lombardo, con i quali abbiamo costruito qualcosa di diverso.
   Ci  siamo alternati alla guida del gruppo parlamentare, io  e  lui
  per  ben  tre  volte,  poi abbiamo avuto anche  una  parentesi  con
  l'onorevole D'Agostino, una parentesi più rilevante con l'onorevole
  Musotto, ma siamo stati noi due a svolgere il ruolo di capogruppo e
  anche  per  un  certo  periodo di segretario regionale  e  di  vice
  segretario generale del Movimento per l'Autonomia.
   E  questo partito nasce con una storia atipica. Ed è la storia  di
  chi  a  quel  tempo in netto contrasto con l'UDC nazionale,  e  non
  eravamo  da  soli,  ma  c'era anche un'altra componente,  o  meglio
  ancora quasi tutto l'UDC siciliano in rottura con Partito nazionale
  e  parecchi di noi pensavamo a compiere scelte diverse,  scelte  di
  collegamento con altri partiti nazionali, e fu in un giorno, in una
  particolare giornata della nostra vita politica, credo intorno alla
  fine  del 2005, che in un albergo chiese di intervenire Lino Leanza
  e  usò  una  espressione  non consona alla sua  cautela,  alla  sua
  pragmaticità,  al suo stile di comportamento, e disse testualmente:
   mandiamo  a quel paese questi partiti nazionali . Fu la  scintilla
  che  scoppiò  attorno  ai componenti di quel gruppo  dirigente  che
  diede  vita  a  qualcosa  di diverso. A un  soggetto  politico  che
  nasceva  in  quel  momento  sotto la  spinta  emozionale,  sua,  di
  Raffaele Lombardo, mia, di Giovanni Pistorio, di tanti altri, e con
  lui  costituimmo  assieme all'onorevole Paffumi,  all'onorevole  Lo
  Curzio e a Giovanni Pistorio il primo gruppo parlamentare, qui  nel
  2005, con Lino Leanza capogruppo.
   E cominciò un percorso che vide la elezione di Raffaele Lombardo a
  Presidente  della  Regione.  Fu  il massimo  dell'apoteosi  di  una
  esperienza  politica  che  oggi non c'è più.  Questo  lo  dico  con
  amarezza,  ma  fu  un'esperienza politica che noi  portammo  avanti
  convintamente, finalizzata a convincere i siciliani che  forse  era
  arrivato  il  momento di creare qualcosa di diverso in Sicilia.  Di
  creare  un soggetto politico che potesse confrontarsi con i partiti
  nazionali  e con i governi nazionali al fine di creare un  rapporto
  diverso  con  Roma,  non un rapporto - mi permetto  di  dire  -  di
  chiedere  ogni  volta, ma un rapporto di natura  contrattuale  che,
  forte  di  un  bagaglio elettorale e di esperienze  di  tanti  noi,
  potesse realizzare un sogno importante.
   E  pensavamo  questo, di essere riusciti con la  Presidenza  della
  Regione.  Ma  non  fu così  Anzi devo dire, a posteriori,  che  poi
  forse  da  lì  sono  nati  i  nostri  guai,  sono  nate  le  nostre
  difficoltà,  sono  nati  i  nostri  contrasti  e,  francamente,  il
  rapporto  di Lino, lo ricordo benissimo, era un rapporto di  grande
  affetto con parecchi di noi, ma soprattutto con Lombardo, un legame
  di  amicizia di tanti anni, un'amicizia di quarant'anni, una storia
  personale  -  mi  permetto di dire - che quando si interruppe  vide
  lui,  con profonda amarezza, raccontarmi gli ultimi passaggi e  che
  la  scelta  era  ormai improcrastinabile e, d'altra  parte,  l'uomo
  Lombardo  pieno  di  rabbia e di rancore perché  tutto  si  sarebbe
  aspettato nella sua vita ma non questa rottura. In fondo più era la
  rabbia e il contrasto tra i due, più col passare del tempo scoprivo
  di   essere  quasi  un  naturale  intermediario  tra  i  due  nelle
  conversazioni  ipotetiche  di alcuni  ragionamenti  che  ormai  non
  stavano  più  nelle  cose perchè era cambiata la realtà  siciliana,
  diciamocelo francamente, però mi trovavo in mezzo a questo  dialogo
  e  a questi messaggi, messaggini che non erano nulla di politico ma
  era  quello di un rapporto umano che in realtà c'era con lui, anche
  con  il  senatore Scavone, con Giovanni Pistorio e la testimonianza
  sono  anche  le  dichiarazioni che parecchi  di  noi  hanno  fatto,
  compreso ovviamente Raffaele Lombardo. Poi dinnanzi ai momenti così
  difficili  si  ha  la  forza di tornare indietro,  di  rivedere  la
  propria  vita  e  di comprendere che in realtà  ci  sono  cose  più
  importanti   di  quelli  che  sono  i  valori  stessi  politici   o
  elettorali,  ci  sono valori e rapporti umani  che  qualunque  cosa
  succeda non si possono dimenticare.
   A  me  piace  ricordare  proprio  questa  parte  dell'uomo,  piace
  ricordare  il suo impegno straordinario, un uomo capace di  tessere
  rapporti in tutte le province, cominciando alle 8 di mattina fino a
  sera inoltrata, anche alle 24, rischiando anche la proprio elezione
  nel  2006,  allorquando il partito di Catania  capì  la  difficoltà
  perché  era  tale  e tanto il tempo che aveva dedicato  alle  altre
  province  di  essersi  dimenticato  che  lui,  in  realtà,  era  un
  candidato della provincia di Catania.
   Si fece, ovviamente, quadrato per consentirgli non solo l'elezione
  ma  anche un suo dignitosissimo risultato che potesse ripresentarlo
  in  un  contesto  politico che era quello di  questo  Palazzo,  del
  Governo, per poter essere un uomo in grado di continuare  a tessere
  le  proprie relazioni, il proprio lavoro e lavorare per un partito,
  per un'idea, per un progetto e per la terra siciliana.
   L'uomo  era  questo.  Era  un uomo che si  occupava  di  un  pezzo
  dell'attività legislativa siciliana. Ricordo quando io fui nominato
  Assessore  per  il  territorio, prima  cercai  di  contattarlo  per
  comprendere se lui volesse fare un'esperienza diversa rispetto alla
  sua  tradizionale formazione che era il lavoro, che era il  settore
  dei servizi sociali, che era la formazione professionale. Mi disse:
   no, io capisco solo di questo e di questo mi voglio occupare,  non
  mi  voglio occupare di altro perché lì sono in grado di trasmettere
  tutta  la  mia esperienza . Quindi un uomo coerente sempre  con  le
  proprie  idee, che conosceva benissimo alcune cose, che non parlava
  mai  a zonzo, che quando interveniva lo faceva con competenza,  con
  professionalità, con conoscenza analitica, non solo delle leggi  ma
  delle  circolari, tutto ciò che poteva essere stato  fatto  e,  del
  resto, come ricordava poc'anzi l'onorevole Musumeci, grande è stata
  la sua attività partendo dal basso come parecchi di noi in presenza
  di  sistemi  elettorali  che  lo consentivano  ci  permettevano  da
  semplice  giovane di una città o di un paese e senza  avere  dietro
  grossi patentati familiari, di raggiungere risultati importanti.
   Lino  Leanza  ha  raggiunto  un  risultato  importante.  E'  stato
  parlamentare regionale, è stato dimenticato qui questa sera  che  è
  stato  anche  parlamentare nazionale, ma lì era  nominato  non  era
  stato  eletto  e,  come tale, preferiva stare sul campo  a  seguire
  personalmente  le cose della Sicilia e le cose che riguardavano  il
  suo partito.
   Questo è l'esempio che lui ci tramanda, un esempio, anche,  di  un
  uomo  molto  attaccato alla sua famiglia, molto impegnato  anche  a
  ripartire  a  mezzanotte, quando finiva l'Aula,  per  ritrovare  la
  figliola, la moglie perché voleva e comprendeva che, stando lontano
  da  una  figlia, potesse questa figlia non comprendere l'affetto  e
  l'amore che un padre ha per il figlio. Questo, forse, è un problema
  di  tutti quanti. Lui si sobbarcava il rientro a Catania, anche  di
  notte,  pur  di  vedere la mattina la figlia  quando  si  alzava  e
  salutarla prima di andare a scuola.
   Un  saluto  alla famiglia nel convincimento che qui  lascia  tanti
  amici  che  possono essere, all'occorrenza, anche  mi  permetto  di
  dire,  onorati  di  essere interpellati per qualsiasi  consiglio  e
  qualsiasi indicazione.

                              (Applausi)

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Lentini.  Ne  ha
  facoltà.

   LENTINI.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi   un   saluto
  particolare  alla moglie Enza, alla figlia Gaia e ai  suoi  parenti
  tutti.
   Oggi  commemoriamo un grande politico, un grande uomo,  un  grande
  collega.  Ringrazio i colleghi Cracolici e Musumeci  per  le  belle
  parole.  Ho seguito Lino dall'MPA ad oggi. Quindi abbiamo iniziato:
  lui  nel  2001 entrò a far parte di questo Parlamento, nel 2001  io
  invece vinsi la campagna elettorale al Comune di Palermo.
   Nel  2004 abbiamo sposato questo grande progetto - di cui lui  era
  fiero,  in particolare per lui era importante, come lo è importante
  per noi, per me in particolare - la famiglia, la scuola, il lavoro.
   Strumenti  indispensabili per la vita dell'uomo, per la pace,  per
  la serenità.
   Vogliamo  ricordare  Lino  per  tutto  quello  che  ha  fatto   in
  quest'Aula. Per le attenzioni  a volte, tante volte, bipartisan.  A
  volte  litigavamo perché io, che facevo parte del suo partito,  non
  capivo  perché cambiava idea. La lite durava 24 ore. La sera  -  ti
  ricordi Baldo? Quante volte ci siamo scontrati così amichevolmente,
  vorrei dire -  ci sentivamo al telefono, e il problema era chiuso.
   Come dicevo, la sua vita si è concentrata prettamente nel sociale.
  Per  questo ho condiviso il suo progetto politico ed ho  scelto  di
  essere  amico  suo.  Uomo  vicino  al  popolo,  e  ci  sono   tante
  testimonianze. Queste anche le testimonianze delle leggi  che  sono
  state  approvate  a  sua firma, come primo firmatario.  Per  quelle
  leggi che non è arrivato a portare in Aula, ma che sicuramente sono
  fondamentali   e   che    Sicilia   democratica ,   quanto   prima,
  ripresenterà.
   Oggi  abbiamo  perso un grande collega. Mi dispiace tanto  ma,  vi
  assicuro, tutto quello che è stato detto oggi, Lino ha fatto  tutto
  questo.  E' riuscito a stare con la gente, e condividere con  tanti
  amici  le preoccupazioni di un popolo che tanto ha pianto, compreso
  me.

   PRESIDENTE. Ringrazio i colleghi, ringrazio la moglie, lo  so  che
  per  lei non è stato facile essere qui presente. Ringrazio tutti  i
  colleghi  che  sono  intervenuti,  che  hanno  tracciato  il  volto
  istituzionale, politico e umano di Lino Leanza.
   Abbiamo  voluto, come Consiglio di Presidenza, che così  come  era
  giusto, che si tenesse ricordo all'interno di quest'Aula, perché il
  ricordo  farà parte degli atti parlamentari. Questo non è stato  un
  rito, una circostanza, sono state dette belle cose, ci riconosciamo
  tutti  noi  nel  tratto,  nel profilo che  è  stato  tracciato  dai
  colleghi.  Soprattutto  vogliamo  mettere  in  evidenza   che   noi
  cerchiamo  di  fare il possibile per venire incontro alle  esigenze
  del popolo siciliano,.
   Sappiamo come tutti gli uomini, come tutti i siciliani, che spesso
  siamo  portatori di errori. Spesso in assoluta buona fede, chi  non
  ha  commesso errori, viene imputato al politico di essere portatore
  soprattutto  di vizi, ma noi vogliamo ricordare che ci  sono  anche
  tante  virtù. Quindi, abbiamo, voluto sottolineare che l'uomo  Lino
  Leanza, il politico Lino Leanza, perché non dirlo, il politico  con
  la   P   maiuscola,  l'uomo delle istituzioni Lino  Leanza,  non  è
  passato invano tra questi scranni, tra questi banchi. Grazie Lino.

   Onorevoli  colleghi, sospendo la seduta, avvertendo che riprenderà
  alle ore 17.45.

     (La seduta, sospesa alle ore 17.27, è ripresa alle ore 18.00)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                  Presidenza del Vicepresidente Lupo

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

   RAGUSA,  segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  n.  246  del  23  giugno  2015 che, non sorgendo  osservazioni,  si
  intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che hanno chiesto congedo  per  la  giornata
  odierna  gli  onorevoli: Panarello, Forzese, Lo  Sciuto,  Lantieri,
  Cascio Salvatore, Currenti, Gullo e Panepinto.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


           Comunicazione del programma-calendario dei lavori

   PRESIDENTE.  La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari,
  riunitasi  oggi, sotto la presidenza del Presidente dell'Assemblea,
  onorevole Ardizzone, presente il Vicepresidente, onorevole Lupo, ha
  stabilito all'unanimità il seguente programma-calendario dei lavori
  per la corrente sessione:

   AULA

   L'Assemblea terrà seduta:
   -  oggi, per la commemorazione dell'onorevole Nicola Leanza e  per
  lo  svolgimento  di  attività ispettiva della rubrica  Agricoltura,
  sviluppo rurale e pesca mediterranea;
   -  martedì 30 giugno 2015 per la discussione dei seguenti  disegni
  di legge:
   a)   Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali  e  Città
  metropolitane  (nn. 833........./A);
   b)   Modifiche alla legge regionale n. 12 del 12 luglio 2011  (nn.
  488-762/A),  in  ordine  al  quale la Conferenza  ha  stabilito  di
  sottoporre all'Aula lo stralcio delle norme in materia di UREGA;
   c)  Norme per favorire il recupero del patrimonio edilizio di base
  dei centri storici   (nn. 602........./A);
   d)  Istituzione delle Biobanche di ricerca in Sicilia  (n. 585/A).
   -  mercoledì  1  luglio 2015 per il seguito dei disegni  di  legge
  sopra menzionati nonché per comunicazioni del Governo in ordine  al
  contratto di servizio con Trenitalia.

   Si è infine stabilito di iscrivere all'ordine del giorno dell'Aula
  di martedì 30 giugno p.v. le seguenti mozioni:
   -   Rimozione  del  Segretario  generale  della  Presidenza  della
  Regione siciliana  (n. 286) ;
   -   Istituzione  di una Commissione parlamentare d'indagine  sulla
  gestione del sistema dei rifiuti in Sicilia  (n. 462);
   -   Iniziative nei confronti del Governo nazionale per prevenire e
  contrastare l'aumento degli illeciti connesso ai flussi migratori e
  assicurare  un'ordinata  gestione  dell'accoglienza  dei   migranti
  aventi titolo  (n. 463).

   L'Assemblea ne prende atto.

   Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea
   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


    Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della rubrica:
                              Agricoltura,
                 sviluppo rurale e pesca mediterranea

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Svolgimento  di  interrogazioni e di interpellanze  della  rubrica:
   Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea .

   GRECO GIOVANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO GIOVANNI. Signor Presidente, volevo chiedere se era corretto
  iniziare  a  discutere le interrogazioni più  recenti,  quelle  del
  2015,  perché  nelle sedute passate siamo stati  otto  ore  qua  ad
  aspettare  le  interrogazioni recenti, mentre si sono fatte  quelle
  non recenti e lei ha capito che disagio abbiamo avuto tutti.

   CALECA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca
  mediterranea.   Signor   Presidente,   condivido    la    richiesta
  dell'onorevole   Greco  che,  peraltro,  viene  incontro   ad   una
  difficoltà tecnica di questo assessore, cioè, di essere sicuramente
  pronto  a  rispondere alle problematiche che riguardano il  periodo
  della  propria  attività di assessore. Attendo, invece,  ancora  di
  avere  tutti  gli  elementi per poter poi correttamente  rispondere
  anche sul resto delle interrogazioni.
   Ma,  piuttosto  che  chiedere un rinvio sic  et  simpliciter,  per
  rispetto a quest'Aula, per rispetto a questo Parlamento, chiedo  al
  Presidente  se  mi  è consentito rispondere all'Aula  intanto  alle
  ultime    due   più   importanti   interpellanze   che    considero
  rilevantissime   e   che  mi  danno  modo  di   porre   al   centro
  dell'attenzione  del  Parlamento  problematiche   che   io   reputo
  importanti  e  che  tengo  a  porre al centro  dell'attenzione  del
  Parlamento siciliano.

   PRESIDENTE.  Si,  grazie Assessore Caleca. Quindi,  a  quali  atti
  ispettivi intende rispondere?

   CALECA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca
  mediterranea. Tenuto conto che sono presenti l'onorevole  Vinciullo
  e  l'onorevole Greco Giovanni, debbo rispondere ad un'interpellanza
  dell'onorevole  Greco che ha ad oggetto Expo, ed una  interpellanza
  dell'onorevole Vinciullo che ha per oggetto i consorzi di bonifica.

   PRESIDENTE.   Quindi,   la   interpellanza   n.   285,   a   firma
  dell'onorevole Greco Giovanni, riguarda l'Expo. che è a pagina  106
  del  fascicolo  e a pagina 100, la n. 2667, a firma  dell'onorevole
  Vinciullo.
   Vuole intanto rispondere alla n. 2667?
   Si  passa,  quindi, all'interrogazione n. 2667 «Chiarimenti  sulla
  natura, sulle cause e sulle responsabilità dei debiti contratti dai
  Consorzi di bonifica siciliani», a firma dell'onorevole Vinciullo.

   CALECA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca
  mediterranea. L'interrogazione n. 2667 dell'onorevole  Vinciullo  è
  estremamente  puntuale, nel senso che interviene, tra  l'altro,  in
  una problematica apertissima in questi giorni, proprio oggi. Ha per
  oggetto  i  consorzi di bonifica, e pone e chiede all'assessore  se
  non  ritiene  utile  questo assessorato avviare  una  verifica  dei
  debiti  che  hanno  i  consorzi e capire perché  non  si  è  ancora
  realizzata quella che è stata una volontà del Parlamento  siciliano
  di ridurre i consorzi da undici a due.
   Sono  due  domande  che  stanno impegnando l'assessorato  in  modo
  particolare  in  un momento in cui l'assessorato  è  anche  altresì
  impegnato  a  risolvere questa problematica - e  voglio  dirlo  con
  estrema  chiarezza - senza ricorrere in alcun modo all'aumento  del
  prezzo  dell'acqua  per i produttori agricoli,  per  i  coltivatori
  diretti, per chi la terra la lavora.
   Dico  questo a scanso di equivoci, perché siccome in questi giorni
  un  consorzio della Sicilia, contravvenendo ad alcune direttive  di
  questo assessorato, ha ritenuto di dover deliberare l'aumento della
  quota  dell'acqua, il consorzio di Agrigento, a  differenza  di  un
  altro  consorzio  di  bonifica come quello  di  Messina  che  aveva
  addirittura diminuito il costo dell'acqua, ho necessità di ribadire
  in  questa  sede, innanzi al Parlamento siciliano, come l'assessore
  non  considera  giusto, non considera politicamente  corretto,  non
  considera  indispensabile  l'aumento del  costo  dell'acqua  per  i
  contadini, che sia chiaro, in nessuna parte della Sicilia.
   Il  dissesto dei consorzi di bonifica, perché si tratta di un vero
  e  proprio dissesto, non deve essere pagato dagli utenti finali, da
  chi l'acqua la utilizza per coltivare le sue terre.
   C'è in questa interrogazione una cronistoria di quello che sono  i
  consorzi  di  bonifica  che mi aiuta a capirli  e  mi  consente  di
  concordare in pieno con questa impostazione.
   I concorsi di bonifica, onorevole Vinciullo, li abbiamo creati nel
  1995  ed erano una soluzione ad un problema di questa Terra  -  che
  era  la  gestione dell'acqua da parte della mafia -  una  soluzione
  democratica   precisa   perché  assegnava   alla   democrazia,   ai
  coltivatori  diretti, ai contadini la gestione del  bene  primario,
  che è l'acqua.
   Era una bellissima sfida, cioè era una scelta di questo Parlamento
  degna di essere raccontata nei libri di storia e delle istituzioni.
   Quella  sfida, fino a questo momento, noi l'abbiamo  persa  perché
  dopo soli tre anni, credo, dopo qualche anno, abbiamo scelto la via
  del  commissariamento che doveva essere limitato nel tempo  e  che,
  invece, si protrae fino ai giorni d'oggi.
   Abbiamo  tolto  l'acqua non soltanto alle scelte  democratiche  ma
  abbiamo  creato delle strutture che, nel corso degli anni, si  sono
  fortemente  appesantite ed hanno risentito di una concezione  della
  politica che speriamo di avere dimenticato.
   Faccio  un  esempio:  Trapani ha una superficie  degna  di  essere
  irrigata  sicuramente  notevole ed ha  settantaquattro  dipendenti;
  Agrigento, il consorzio di Agrigento, ha una dimensione non  troppo
  distante  da  quella  del  trapanese ed ha duecentocinquantaquattro
  dipendenti. Non parliamo di Enna
   Abbiamo,   cioè,   una   distribuzione  di  questi   carichi   che
  appesantiscono  la  gestione dei consorzi che,  raramente,  tengono
  conto,  sembrerebbe  che  tengono più  conto  delle  rappresentanze
  amministrative,  politiche ed altro che delle vere  esigenze  della
  terra.
   Questo  Parlamento aveva individuato la soluzione  di  creare  due
  consorzi. Io devo rimetto al Parlamento il mio compito di  eseguire
  le  disposizioni  di legge. Devo, però, soltanto  sottolineare  una
  certa difficoltà. In che senso? Nel senso che non mi posso limitare
  a  fare  una  mera operazione di assemblamento dei consorzi  e  non
  posso,  in  questo  momento, applicare fino in fondo  quella  legge
  perché  io, creando i due consorzi, metto a carico dei due consorzi
  tutta  la situazione debitoria dei consorzi che unisco. Cioè,  creo
  due  consorzi  che  hanno gli stessi cento milioni  di  debiti  che
  avevano  gli  undici  consorzi,  creo  già  due  strutture   perché
  l'intervento  legislativo  porta  soltanto  una  ridefinizione  del
  quadro territoriale senza risolvere il problema dei debiti a carico
  di quei consorzi.
   E'  in  fase  di  studio  presso  la  Commissione  presieduta  dal
  Presidente Marziano il regolamento e, però, io intanto devo trovare
  un  modo, una scelta per far sì che le due unità nascano libere  da
  questo  fardello,  in  maniera che io le possa,  in  tempi  rapidi,
  riconsegnare   ai   coproduttori,  fare   le   elezioni,   renderli
  democratici così come prevede la legge.
   E'  un  percorso  che stiamo studiando, lo stiamo studiando  nella
  finanziaria  e  si  oscilla  fra  due  ipotesi  ed  è  giusto   che
  l'Assemblea  lo  sappia: da una parte si può fare  la  scelta,  per
  esempio,  di  mettere in liquidazione i vecchi  consorzi,  i  nuovi
  contributi li do ai nuovi consorzi e vado avanti.
   Perché l'assessorato su questa linea sta riflettendo molto? Perché
  alcuni  di  questi  consorzi sono proprietari di beni  immobili  ed
  alcuni anche di rilevante valore, penso a quello di Catania.
   E'   chiaro   che  mettere  in  liquidazione  significa  provocare
  l'alienazione  di questi beni immobili che, invece, dovrebbero  far
  parte del nostro patrimonio, questa è la prima difficoltà.
   La  seconda  qual  è?  Creare una strategia  che  mi  consenta  di
  estinguere questi debiti, possibilmente chiedendone l'abbattimento,
  attraverso  una forma di garanzia nel rapporto con  le  banche  che
  darebbe la Regione stessa, quindi, senza alienare alcun immobile  e
  trasferendo  alle  banche  parte dei  diritti  che  derivano  dalla
  vendita dell'acqua.
   Ho  chiesto a tutti i direttori dei consorzi di verificare  queste
  ipotesi, nei prossimi giorni mi diranno di quanto effettivamente si
  possono  abbattere questi debiti e se è possibile arrivare  ad  una
  forma  di  estinzione di questi debiti attraverso forme di garanzia
  che  dà  centralmente  il Governo regionale e, quindi,  trasferendo
  alle  banche soltanto i diritti su parte dell'acqua che deve essere
  pagata.
   Questo  è  in  linea  con  le  scelte  fatte  dalla  Giunta  e  da
  quest'Assemblea che ha stabilito che l'acqua certo non  si  aumenta
  ma  si  paga, nel senso che chi ha l'acqua deve pagarla. Pagheranno
  l'acqua  consumata lo scorso anno, per avere quella di  quest'anno.
  Ma soltanto quella dello scorso anno, per quella di prima si devono
  mettere in regola per stabilire un principio.
   Detto  questo signori onorevoli, nelle more io ho fatto altre  due
   . poiché condivido perfettamente il testo, il tenore, il contenuto
  di  questa interpellanza, voglio che sia chiaro come i debiti,  gli
  sprechi  di questi consorzi non debbono in alcun modo pesare  sugli
  utenti.
   Io ho chiesto, con una mia direttiva di appena una settimana fa, a
  tutti  i consorzi di bonifica di trasmettere all'Assessorato -  che
  comunque è l'organo di vigilanza - l'elenco di tutte le imprese che
  hanno svolto lavori per conto di consorzi negli ultimi cinque anni.
   Mi  devono dire anno per anno quali imprese hanno lavorato  per  i
  consorzi,  per  quale entità di lavoro, quanto hanno  ricevuto  dai
  consorzi e il modo come queste imprese sono state scelte.
   Un'attività   che  io  reputo  l'amministrazione  è  la   Pubblica
  Amministrazione  e  la  Giunta deve considerarsi  assolutamente  di
  routine,  non  deve  essere considerata come un fatto  eccezionale,
  aspetto  risposte  e  sarà mia cura informare anche  il  Parlamento
  dell'esito di queste risposte.
   Ho   altresì   chiesto   ai   consorzi,  seguendo   la   direttiva
  dell'Assessorato,  di  eliminare  tutte  le  sedi  in   affitto   a
  cominciare,  ad  esempio,  da quelli  di  Agrigento  perché  non  è
  possibile che la Regione in generale e il Assessorato abbia diversi
  edifici  sfitti  e  vacanti  e c'è ancora  chi  continua  a  pagare
  l'affitto. Questo non è assolutamente possibile
   E'  un'indicazione,  una direttiva che ho  dato  ai  direttori  di
  consorzi e su questo aspetto risposta.
   Terzo,  ho  ricordato  ai  direttori che il  consorzio  nasce  per
  garantire  l'acqua  a chi la coltiva, non nasce  per  nessun  altro
  scopo e per nessun altro motivo ed ho bloccato lo scorso anno tutte
  le promozioni dei dirigenti e ho revocato i premi di produzione per
  i  direttori perché non si può dare un premio di produzione  a  chi
  presenta questo tipo di bilanci.
   Sono  segnali che io sto tentando di dare, sono segnali che stiamo
  tentando di verificare sapendo che poi spetterà a questa Giunta  ed
  al  Parlamento trovare le soluzioni di fondo per fare in  modo  che
  cento milioni di debiti non ostacolino un disegno democratico nella
  gestione  dell'acqua, che se l'avessimo veramente  realizzato  così
  come  il Parlamento siciliano aveva indicato nel 1995 oggi potrebbe
  essere  addirittura una risposta alla problematica relativa all'uso
  dell'acqua.
   Quindi questa è la mia risposta, mi rendo conto che è parziale  ma
  mi  riservo  di fornire i risultati di queste indagini  che  stiamo
  svolgendo al Parlamento nelle prossime occasioni.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Vinciullo  per
  dichiarasi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.

   VINCIULLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessore,
  credo che è una delle poche volte in cui io mi dichiaro soddisfatto
  della  risposta  avuta  da parte dei un assessore.  Intanto  perché
  l'Assessore  vedo  che ha preso veramente in considerazione  questa
  interrogazione  che aveva un obiettivo: quello di porre  finalmente
  il  freno a tutti questi sprechi che continuiamo ad avere presso  i
  consorzi  di  bonifica,  perché non è assolutamente  vero  che  gli
  sprechi sono finiti.
   Come lei giustamente ha avuto modo di vedere ci scontriamo con  un
  sistema  farraginoso dove incrostazioni, che poco hanno a che  fare
  con  la  legge,  spesso continuano a frenare la volontà  di  questo
  Parlamento.
   Lei  ha  ragione,  abbiamo due nuove strutture  e  abbiamo  undici
  vecchi  consorzi  cosa fare? Traghettiamo tutti  i  debiti  che,  a
  quanto pare, sono oltre cento milioni nelle nuove due strutture  in
  maniera  tale  che  affossiamo anche queste  due  strutture  oppure
  facciamo  in modo che alla fine ci liberiamo della zavorra,  perché
  questi  consorzi questo sono, portando anche alla eliminazione  del
  patrimonio  che,  purtroppo,  questi  consorzi  hanno   in   misura
  importante?
   E  il  fatto  stesso che lei, però, con grande intelligenza  abbia
  posto questo problema mi spinge a fare alcune considerazioni.
   Veda  Assessore, noi avevamo detto che il problema  dell'acqua  lo
  dovevamo affrontare in una sua organicità, perché se è vero che  il
  consorzio  struttura  democratica voluta da questo  Parlamento  nel
  1995  fu  fatto  per sottrarre l'acqua alla mafia, che  soprattutto
  nella Sicilia occidentale continuava a imporre la sua volontà sugli
  agricoltori attraverso l'uso dell'acqua per cui se votavi  come  ti
  diceva la mafia avevi l'acqua, altrimenti il tuo giardino moriva, è
  anche  vero  che  noi avevamo detto che dovevamo fare  un  discorso
  unitario nel senso che avevamo detto:  Facciamo la riforma dell'ATO
  acqua  e  non  consideriamo  l'acqua  utilizzata  dai  consorzi  di
  bonifica  fuori  dal  bacini idrografici  dove  dovrebbero  cadere,
  invece,   gli   ATO ,  avevamo  detto:   Facciamo  un  ragionamento
  unitario ;  e poi avevamo detto, anche:  Aspettate  Immaginiamo  un
  percorso  virtuoso dell'acqua affidando all'ente provincia,  oppure
  quello  che sarà dell'ente provincia, insieme all'Istituto autonomo
  Case  popolari e alla Motorizzazione civile, la gestione di  questo
  servizio .
   Era  un modo per assorbire il personale, per togliere tutti questi
  affitti  di cui lei, giustamente, continua a rendersi conto proprio
  perché,  qualsiasi  altra  struttura, avrebbe  provato  un  po'  di
  vergogna,  avrebbero  dismesso gli affitti, tranne  i  Consorzi  di
  bonifica che continuano.
   Allora,   bisogna  evidentemente,  fare  un  ragionamento  globale
  cercando,  nell'affrontare il disegno di legge sull'acqua pubblica,
  pensare  che  anche  l'acqua utilizzata dai coltivatori  diretti  è
  un'acqua   pubblica   e  che  potrebbe  essere  gestita   dall'ente
  Provincia.
   Sono  d'accordo  con  lei  sull'altro  provvedimento  che  lei  ha
  sollecitato  ai Consorzi, ma come potevano pensare di aumentare  il
  canone  dell'acqua? Chi li aveva autorizzati? Quale erano state  le
  motivazioni per le quali un singolo Consorzio ha deciso  di  aprire
  questa  strada e poi, per essere chiari, un Consorzio  che  ha  254
  dipendenti,  non è che stiamo parlando di un Consorzio  che  ha  70
  dipendenti  come  quello di Trapani, stiamo parlando  dello  stesso
  servizio  che  Trapani offre e ad Agrigento lo  si  offre  con  254
  persone,  a  Trapani con 70. Non si può pensare, assolutamente,  di
  scaricare  sugli  agricoltori  i costi  maggiori  di  una  gestione
  clientelare purtroppo dei Consorzi.
   Per  cui,  Assessore,  io  sono d'accordo  con  lei  quando  dice:
   Dobbiamo  ridare ai Consorzi un disegno democratico, una  gestione
  democratica  che passi, appunto, anche attraverso una  ipotesi,  da
  prendere  in considerazione, di affidare alle Province la  gestione
  dei Consorzi e la gestione.
   In  questo  modo, veda, i vecchi Consorzi continueranno, tribunali
  tribunali, a trascinarsi dietro quello che hanno fatto, perché  poi
  è  utilissimo  quello che lei dice:  Ho chiesto di  darmi  l'elenco
  delle  ditte che hanno lavorato negli ultimi 5 anni , anche  perché
  spesso  lei vedrà che c'è una costante, no? Per cui, a secondo  dei
  Consorzi, le ditte che hanno lavorato sono sempre le stesse, e  poi
  lei  scoprirà  che  questi debiti, quasi  sempre,  sono  frutti  di
  varianti  in  corso  d'opera  di interventi  che  non  erano  stati
  previsti,  di  contenzioso con queste ditte e, per  cui,  poi  alla
  fine, un'opera che possibilmente doveva costare 100 mila lire, alla
  fine  costava  3 milioni di lire. Quindi, un aumento  del  300  per
  cento di quello che era il costo iniziale.
   E  per  questo motivo  credo che sia importante fare chiarezza  su
  questa  vicenda in maniera tale che, salvaguardando  il  personale,
  perché  il  personale  in  tutta questa vicenda  non  ha  oggettive
  responsabilità,   salvaguardando   il   personale,   salvaguardando
  soprattutto  il  diritto  degli  agricoltori  ad  avere  assicurata
  l'acqua  ad  un prezzo decente dato, tra le altre cose, il  momento
  drammatico che vive l'agricoltura siciliana, si possa riformare  il
  sistema  buttando solo l'acqua sporca e tenendo quello che, invece,
  potrebbe   essere  ancora  una  volta  una  semplice,   una   buona
  Amministrazione che in questa Terra c'è stata che è  stato  appunto
  quest'uso e questo disegno democratico sull'uso dell'acqua.

   PRESIDENTE.  L'onorevole  Vinciullo si  è  dichiarato  soddisfatto
  della risposta dell'assessore Caleca.
   Si passa all'interpellanza n. 285, a firma dell'onorevole Giovanni
  Greco:  «Verifica  sulla gestione dell'area espositiva  presente  a
  EXPO  Milano 2015 curata dalla Regione siciliana nella  qualità  di
  capofila del  'Cluster Bio-Mediterraneo .
   Ha facoltà di parlare l'assessore Caleca per fornire la risposta.

   CALECA, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca
  mediterranea.   Signor  Presidente,  onorevoli   deputati,   questa
  interpellanza mi è particolarmente cara perché, per la prima volta,
  all'interno di quest'Aula, si può parlare di Expo.
   Ora,  io credo tantissimo nella centralità del Parlamento e se  la
  Sicilia  si  candida  ad essere regione che  coordina,  non  guida,
  onorevole Greco, non guida, coordina, perché siamo tutti uguali, la
  presenza degli altri Paesi mediterraneo all'interno di EXPO,  credo
  che il Parlamento siciliano un ruolo fondamentale in questa scelta,
  in questa gestione debba sicuramente averlo. Stiamo parlando non di
  questo  con  il  Governo,  di questo con  l'assessore  che  non  ha
  importanza,  ma  parliamo della Regione siciliana che  coordina  il
  Mediterraneo.
   Tutti noi abbiamo la sensazione che la storia con la  s' maiuscola
  sta  ripassando al Mediterraneo. Se la storia con la  s'  maiuscola
  ripassa  al Mediterraneo, questo Parlamento deve essere  capace  di
  dire  la  sua e deve dirla a cominciare da EXPO, dove la scelta  di
  fare  di  EXPO  il  centro di riflessione del ruolo  della  Sicilia
  all'interno del Mediterraneo non può non tenere conto e non può non
  sentire  viva  la  partecipazione  della  presenza  del  Parlamento
  regionale.  Quindi, per questo ho chiesto proprio di  rispondere  a
  questa interrogazione.
   Non  è giusto, non è consentito, appunto, che non dare risposta  a
  quella  che è stata e che poteva diventare e che poteva  essere  la
  peggiore   figura  della  storia  della  Sicilia,  con   l'apertura
  dell'EXPO del 1  maggio passata alla storia come momento di nascita
  del cluster Bio-mediterraneo.
   Una  risposta va data, va data a questo Parlamento, va  data  alla
  Sicilia. Io posso darla in questo momento soprattutto oggi dopo  le
  dichiarazioni  di  ieri  del ministro Martina  che  ha  ringraziato
  ufficialmente la Sicilia, e ha detto come finalmente il cluster Bio-
  mediterraneo  è  diventato in questo momento forse  il  centro  più
  importante  di EXPO e comincia e continua a ripresa a  svolgere  un
  ruolo fondamentale in questa politica con il Mediterraneo.
   Ma  perché  è  successo quel 1  maggio? Ora,  intanto,  è  chiaro,
  onorevole  Greco,  come lei giustamente rileva, perché  non  ve  ne
  siete  accorti  prima  che vi erano delle  carenze,  proprie  nella
  costruzione  dello spazio fisico in cui avremmo dovuto svolgere  il
  nostro ruolo. Io su questo punto ho aperto e apro una vertenza  con
  EXPO.
   Nella  convenzione stipulata con il mio assessorato, gli spazi  ci
  dovevano  essere consegnati materialmente il 31 dicembre  2014,  in
  modo che noi, l'assessorato, avesse tutto il tempo non soltanto per
  poterli   esaminare   ma  soprattutto  per  costruire,   edificare,
  abbellire, arredare quello spazio e presentarsi poi il 1  maggio.
   Onorevole  Greco,  gli spazi ci sono stati consegnati  non  il  31
  dicembre del 2014, ma il 30 aprile del 2015. Personalmente,  io  ho
  avuto  il pass per accedere ad EXPO il 30 aprile del 2015 alle  ore
  23.00,  prima non era consentito neanche all'assessore entrare  per
  motivi di sicurezza perché vi erano lavori in corso all'interno dei
  cantieri.
   Le  nostre  maestranze erano presenti fino ad un  certo  punto  ad
  EXPO,  hanno dovuto fisicamente abbandonare gli spazi il 26  aprile
  in  quelle  condizioni con l'assicurazione che tutto sarebbe  stato
  pronto perché il 26 aprile è scattata la bonifica antiterrorismo  e
  dentro EXPO non è potuto entrare nessuno, nè muratori, nè manovali,
  soltanto  l'esercito,  carabinieri e polizia che  hanno  bonificato
  l'EXPO.
   Tra  il  26 di aprile quando vi era l'impegno a portare a  termine
  quelle  che sembravano in quel momento anche piccolezze perché  poi
  vi  diremmo  quali  sono, il 1  maggio mattina  alle  ore  9.00  il
  responsabile  unico  del  cluster  rientra  nei  locali   dell'EXPO
  soltanto  il 1  maggio un'ora e mezza prima dell'apertura ufficiale
  di EXPO trovando quella situazione.
   Onorevole,  non  riguardava  soltanto  il  nostro  cluster  quella
  situazione,  riguardava  tantissimi  spazi  di  EXPO.  Il   Governo
  italiano  ha  fatto uno sforzo enorme per aprire  il  1   maggio  e
  ovviamente, come in tutti gli spettacoli di teatro del mondo che si
  rispetti,   ha  preferito  giustamente  completare  il   cosiddetto
  decumano,  la parte centrale, ma da questa e dall'altra parte  come
  faceva Totò quando si metteva la cravatta la boria va da una  parte
  e  la  boria  dall'altra. La Lombardia non ha aperto il 1   maggio;
  Confindustria non ha aperto il 1  maggio. Altri cluster  non  hanno
  aperto  il  1   maggio,  forse lontano dal  decumano  soltanto  noi
  abbiamo  aperto il 1  maggio, soltanto i responsabili  del  cluster
  hanno aperto il 1 maggio.
   Io questo qui l'ho rimproverato. Ho il dovere di dire la verità al
  mio   Parlamento.  Ma  anche  la  risposta  che  ha  dato  il   mio
  responsabile mi ha, in parte, convinto. Vi è una differenza fra noi
  e  tutti  gli  altri  partners di EXPO. Noi siamo  l'unico  partner
  pubblico di EXPO, tutti gli altri sono privati. Nel momento in  cui
  il  Governo italiano, non questo o quel partito, ma decide  davanti
  al mondo di aprire il 1  maggio per dire:  abbiamo rispettato tutti
  i  tempi   il  mio  responsabile ha detto:   Anche  noi  che  siamo
  pubblici apriamo .
   Se  anche  noi avessimo fatto come i privati, qualcuno  ha  aperto
  addirittura un mese dopo, la Lombardia credo che addirittura  ormai
  sia  chiusa  per sempre perché ha trovato difetti nella  struttura,
  forse avremmo evitato quella figura e su questo non c'è dubbio.
   La mia reazione, come assessorato, è stata abbastanza decisa ed ho
  detto  a  Expo:   O  tu in pochi giorni  fai quello  che  mi  avevi
  promesso  o io non ti do un euro   detto molto chiaro.  Expo  si  è
  assunto un impegno di fare quelle opere che servivano.
   Il   1    maggio  si  presentava  come  una  sorta  di   magazzino
  abbandonato,  non  c'era un'insegna in questo locale,  grigio,  non
  c'era  un'insegna, non si capiva cos'era, non era pulita la  strada
  che portava verso quel cluster, non era indicato nelle indicazioni.
  Non  era  neanche indicata nel sito ufficiale di Expo  la  presenza
  della  Sicilia all'interno del cluster. Ed allora, abbiamo ad Expo:
   O  tu  in  pochissimi  giorni  fai, metti  le  insegne,  metti  le
  indicazioni,  ci  togli di davanti quel gelataio  che  ci  ingombra
  l'entrata oppure io non ti pago un euro  .
   E'  in corso ancora una trattativa perché credo che ci siano tutte
  le  condizioni per ridiscutere quella convenzione che  c'impegna  a
  pagare  tre  milioni di euro perché sicuramente abbiamo  fatto  una
  cattiva  figura. Sicuramente, non per colpa nostra o  comunque  non
  per  totale colpa nostra. Vi è una responsabilità, a mio avviso,  e
  siccome  la trattativa è ancora in corso perché Expo si è impegnata
  a  venirci  incontro,  a ripagarci a livello di  immagine,  vediamo
  quello  che  succede  e sarà che su questo  punto  è  mia  cura  di
  informare l'Assemblea regionale ma questo è l'iter di quello che  è
  successo.
    Oggi, per fortuna, e sono contento di dire non come assessore, ma
  come  siciliano, il cluster va bene perché stiamo vincendo la sfida
  del  cibo. E' l'unico posto in cui si mangia bene con pochi  soldi,
  con  cinque euro, e va veramente bene. Ieri c'è stato il più grande
  cantante  serbo  con  tantissima  gente,  ministri,  c'è  stato  il
  Parlamento  europeo, l'Unesco, il vaticano ci ha scelto  come  sede
  per  celebrare  la  giornata della pace, il  Parlamento  europeo  è
  venuto a trovarci, avremo una riunione nel nostro cluster di  tutti
  i  sindacati  nel  mondo che si occupano di vino.  Sta  diventando,
  veramente  il  centro, l'Expo, per un motivo  molto  semplice.  Non
  perché  siamo  soltanto bravi, ma perché hanno scoperto  che  siamo
  l'unica  piazza  in  Expo e, quindi, tutte le  migliori  iniziative
  avvengono all'interno del nostro cluster e questo qua ci sta  dando
  una visibilità che in parte ancora fatichiamo a recuperare ma che è
  ben lanciata. Questo è il primo punto.
   Secondo punto: ho voglia di parlare di Expo perché è giusto che il
  Parlamento  sia  informato.  Quanto abbiamo  speso?  L'acquisto  di
  questo spazio è di tre milioni di euro, già impostati ma non ancora
  pagati.  E'  una  cifra relativamente bassa perché essendo  partner
  pubblico è la cifra più bassa che paghi qualunque altro partner. Si
  parla  di  tredici, venti milioni, per gli spazi. Noi siamo  quelli
  che  pagano  meno di tutti perché siamo pubblici:  tre  milioni  di
  euro.
   Quanto  abbiamo  speso per le richieste che  fa  lei  l'onorevole?
  Oltre  questi  tre  milioni  che  sono  investimento  diciamo  così
  politico,   poi,   noi   abbiamo  stabilito  a   differenza   della
  partecipazione nostra nello spazio  padiglione Italia   che  questo
  cluster deve vivere di vita sua, cioè nel senso che abbiamo  aperto
  all'inizio   un   conto  corrente  sbagliando,  poi   dirò   perché
  sbagliando,   a   contabilità  separata  in   cui   chi   partecipa
  all'attività del cluster paga, pagano i gal, pagano i gac, pagano i
  comuni, pagano i privati, pagano tutti. Su questo corrente, versano
  le  somme,  da  questo conto corrente si detraggono  le  spese  che
  servono per mantenere questo spazio.
   Dai  conti che ha fatto il mio responsabile unico, su questa parte
  del capitolo dovremmo addirittura guadagnare, cioè, avere una cifra
  che ci consenta, poi, di fare una manifestazione in Sicilia che sia
  la  prosecuzione  di  Expo. Speriamo che il cielo  ci  aiuti.  Poi,
  vedremo se i numeri corrispondono alla verità.
   Su  questo  conto, io di questo conto e di questa spending  ne  ho
  dato ampia pubblicità alla III Commissione quando ho chiesto al mio
  responsabile  di  depositare i movimenti del conto  corrente  e  di
  depositare  tutti  gli impegni contratti che  nascevano  da  questa
  attività  di  Expo.  Il  responsabile unico li  ha  depositati,  la
  Commissione e, quindi, l'Assemblea è in grado di avere i  movimenti
  euro  per  euro  su questo conto e quanti ne abbiamo impegnati.  In
  questo  conto  il giorno in cui mi ha ricevuto la Commissione,  che
  credo  sia  dopo qualche giorno l'apertura dell'Expo, vi erano  540
  mila  euro, di già pagati da privati e comuni per partecipare  alle
  attività.
   Ogni  privato  e ogni comune paga una quota in base al  numero  di
  abitanti  oppure  in base al volume di affari, ma all'apertura  del
  cluster vi erano 500 e passa mila euro in quel conto.
   Che  impegni  abbiamo preso? Abbiamo preso impegni,  fino  a  quel
  momento - se vado però a memoria, la Commissione è più precisa - di
  256  mila euro, che erano gli impegni per costruire e per abbellire
  la  parte  del cluster che era di competenza dell'Assessorato,  poi
  avanti, eccetera.
   Questo  conto, che nasce come conto separato, da interlocuzione  è
  su  mia direttiva, da interlocuzione con la Ragioneria centrale del
  Governo  regionale,  ci  è stato detto che era  più  conforme  alle
  regole trasformarlo in conto ordinario, quindi farne parte, diciamo
  così, della contabilità ordinaria della Regione.
   E'  un'indicazione  che ci ha dato la Ragioneria  centrale  e  che
  abbiamo  accolto. Oggi, quindi, non esiste più un conto separato  o
  meglio  esiste  un  conto  separato dove  queste  somme  transitano
  immediatamente nella contabilità generale della Regione siciliana e
  quindi  saranno emessi decreti, insomma si entra nella  contabilità
  ordinaria,  ma  c'è  l'impegno  di  questo  Assessorato  che   ogni
  movimento  di ogni euro sarà reso pubblico: quanto entra  e  quanto
  esce.
   Dico  subito,  che io ho avanzato serie perplessità  su  una  voce
  degli  impegni assunti, su una voce su cui intendo fare l'avvocato,
  nel  senso contrattare. Voi sapete che siamo obbligati ad avvalerci
  dei  manpower per lo svolgimento di alcune attività all'interno del
  cluster  -  io  non so se siamo obbligati, comunque, abbiamo  preso
  questo  impegno,  poi lo vediamo - sicuramente quanto  inizialmente
  era  previsto  dalla  richiesta  mi sembra  da  dovere  sicuramente
  ridiscutere,  onorevole  Greco, perché  manpower  chiede  al  conto
  separato, quindi al cluster, un pagamento mensile per la manodopera
  che si aggira sui 130 mila euro al mese.
   Ora,  secondo  me,  questa  richiesta, questa  quantificazione  di
  questa  richiesta  è  fatta  sulla base  dei  visitatori  presunti,
  diciamo  così  dell'EXPO; si prevede che  verranno  20  milioni  di
  visitatori,  di questi 20 milioni, 2 milioni si prevede visiteranno
  il  nostro cluster, per badare a questi due milioni bisognerà avere
  questo personale.
   E'  quindi  una voce presunta che va verificata ex  post,  io  nel
  minimo che faccio è che verifico ex post, per sapere effettivamente
  quanta  gente  è entrata da quella parte e vedere se  questa  è  la
  cifra.  Su  questo  garantisco la massima vigilanza  e  la  massima
  trasparenza; questo Assessorato ha fatto della trasparenza  il  suo
  cavallo  di  battaglia,  non ci sarà un  euro  che  non  sarà  reso
  pubblico di quello che facciamo in questo momento nell'Assessorato.
  Quindi, quanto pagheremo a manpower e se saremmo costretti a  farlo
  e  quanto  pagheremo sarà sicuramente di pubblico  dominio  e  sarà
  reso noto a questa Assemblea regionale.
   Sicuramente  la voce a me pare eccessiva e, quindi, mi  impegno  a
  ridiscuterla. E' ovvio che mi devo muovere come le Vostre  signorie
  capiranno con una certa delicatezza poiché mi muovo nell'ambito  di
  una politica internazionale dove il mio compito principale è quello
  di  far  fare  bella  figura non soltanto alla  Sicilia,  ma  anche
  all'Italia.
   Per  quello che mi riguarda nel cluster è la Sicilia; ma di quello
  che  farò,  di quello che faremo, di ogni euro che spenderemo  sarà
  reso  noto all'Assemblea regionale e per quel che mi riguarda anche
  a  tutti  i  siciliani,  perché dirò al mio responsabile  unico  di
  mettere sul sito tutti gli introiti e tutte le spese con i nomi dei
  soggetti a cui vanno le spese, in modo che tutti sappiano cos'è  il
  cluster  Bio-Mediterraneo, sperando e augurandomi che le parole  di
  Martina  di ieri possano accompagnarci fino alla fine del  mese  di
  ottobre e poi venire qui, chi per me, a fare la relazione su come è
  andata  questa  esperienza  e dire che abbiamo  fatto  bene  e  che
  abbiamo pure guadagnato.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Giovanni  Greco  per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.

   GRECO GIOVANNI. Signor presidente, onorevoli colleghi, lei sa  che
  questa  interpellanza è nata da una dichiarazione che lei ha  fatto
  sui giornali ed io ho voluto chiarezza.
   Io  sono  soddisfatto della sua risposta però qualche cosa,  e  io
  credo che non ci saranno difficoltà, non ho compreso ancora. Io  le
  chiedo  se  il  dirigente preposto a questo progetto ha  fatto  dei
  bandi  per assumere, in che maniera e che figure professionali,  se
  ce  ne  sono. Se non ce ne sono e ci siamo avvalsi dell'opera della
  Manpower  io sono d'accordo con lei che 130 mila euro al mese è una
  cifra scandalosa.
   Nell'occasione  che  sto parlando con lei e che  ho  letto  questo
  brogliaccio,  Presidente,  io un anno addietro  ho  fatto  un  atto
  ispettivo  di  cui  mi  aspettavo, da parte dell'Assessore  Caleca,
  un'iniziativa subito forte, e gliene ho parlato per giunta, era  un
  atto ispettivo sull'applicazione del decreto anticorruzione nel suo
  Assessorato.  Purtroppo, non la trovo qua, e me ne dispiaccio, però
  è  chiaro  che,  signor  Assessore, non è  possibile  che  nel  suo
  Assessorato  ci  sono dirigenti che da trent'anni hanno  sempre  lo
  stesso  settore   Non  è possibile che negli ispettorati  agrari  i
  funzionari  da  quarant'anni  gestiscono  tutti  i  bandi  del  suo
  Assessorato   Ecco perché noi non siamo ben visti, perché  non  c'è
  chiarezza, non c'è limpidezza nel bando.

   MUSUMECI. Se è così è grave

   GRECO  GIOVANNI.  Come se è grave  E vai a vedere  all'ispettorato
  agrario  di Palermo se ogni impiegato  unnavi un geometra  di  lato
  miso  per ogni paese  , non dico una bugia, dico una verità  che  è
  difficile  andare a scoprire, ma io lo dico perché io  sono  in  un
  Parlamento e mi lamento perché ciò avvenga. Ma secondo lei

   CALECA,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale  e  pesca
  mediterranea. Non ho capito,  io sono in un Parlamento e si lamenta
  perché?

   GRECO  GIOVANNI.  No, io sono in un Parlamento e dico  quello  che
  sento

   CALECA,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale  e  pesca
  mediterranea. Sì, certo

   GRECO GIOVANNI. Ma è normale che per l'avviamento ai forestali  in
  via  del Duca ci sono sempre gli stessi da quarant'anni, da  quando
  io  ero collocatore? Secondo me qualche cosa si deve muovere ed  io
  speravo  molto  in lei, veramente, glielo dico con la  forza  della
  disperazione che su dodici interrogazioni, non è che solo  lei  non
  mi ha risposto, sono tutte e dodici.
   L'unica  che  mi ha risposto, la dottoressa Monterosso,  dove  noi
  dobbiamo  ancora  parlare  di  una  mozione  di  rimozione   perché
  condannata  in primo grado a restituire alla Regione un  milione  e
  trecentomila euro

   MUSUMECI. Ce n'è per tutti

   GRECO  GIOVANNI.  Ce  n'è  per tutti  Questo  dovrebbe  essere  il
  compito di ognuno di noi, onorevole Musumeci.

   MUSUMECI. Non lo dica a me

   GRECO GIOVANNI. Poi glielo dico in separata sede, un argomento che
  a lei  fa dormire

   MUSUMECI. Dormire o non dormire?

   GRECO  GIOVANNI. No, dormire, lo sta facendo dormire  In  separata
  sede glielo dico.
   Assessore Caleca, la prego, mi dia segnale che si muova in  questo
  senso,  sui  dirigenti, perché l'anticorruzione non è  solo  per  i
  funzionari ma a partire dal Direttore regionale. Grazie.

   PRESIDENTE.  Se  vi sono altre interrogazioni o interpellanze  gli
  uffici   verificheranno   e   potranno   essere   trattate   quando
  proseguiremo  la  discussione degli atti  ispettivi  della  Rubrica
  dell'Assessorato dell'Assessore Caleca, che ringrazio ancora per la
  risposta puntuale.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 30 giugno 2015,
  alle ore 16,00, con il seguente ordine del giorno:

   I   - COMUNICAZIONI
  II   - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

             1)  -  Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
                 metropolitane . (nn.  833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-8
                 848 bis/A) (Seguito)

                Relatore: on. Cracolici

             2)  -  Modifiche alla legge regionale n. 12 del 12 luglio 2011 .
                 (nn. 488-762/A)

                Relatore: on. Turano

             3)  -  Norme per favorire il recupero del patrimonio edilizio di
                 base dei centri storici . (nn. 602-641-711-732/A)

                Relatore: on. Fazio

             4)  -  Istituzione delle Biobanche di ricerca in Sicilia . (n.
                 585/A)

                Relatore: on. Oddo

   III   -  DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 286   -   Rimozione   del  Segretario  generale   della
              Presidenza della Regione siciliana.

         (26 marzo 2014)

                         CIACCIO  - CANCELLERI - ZAFARANA - PALMERI
                         -  CAPPELLO - TANCREDI - CIANCIO - FERRERI
                         -  MANGIACAVALLO - SIRAGUSA -  TRIZZINO  -
                         FOTI - LA ROCCA - ZITO - GRECO G.

   IV   - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 462  -  Istituzione  di  una  Commissione  parlamentare
              d'indagine sulla gestione del sistema dei rifiuti  in
              Sicilia.

         (17 giugno 2015)

                             GRECO G.  - FIGUCCIA -  DI GIACINTO  -
                                 CORDARO TAMAJO - ALONGI - SIRAGUSA

   V   - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 463  -  Iniziative nei confronti del Governo  nazionale
              per  prevenire e contrastare l'aumento degli illeciti
              connesso    ai   flussi   migratori   e    assicurare
              un'ordinata  gestione dell'accoglienza  dei  migranti
              aventi titolo.

         (22 giugno 2015)

                                   LENTINI - CASCIO S. -   COLTRARO
                                                CURRENTI - LANTIERI

                   La seduta è tolta alle ore 18.55

         (Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 20.00)

                     DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il  Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa  Maria Cristina Pensovecchio