Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che del processo verbale
della seduta precedente sarà data lettura nella seduta successiva.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Saluto agli studenti della dell'Istituto Statale Mattarella-Dolci
di Castellammare del Golfo (TP)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, rivolgo un particolare saluto ai
docenti ed agli studenti dell'Istituto Statale Mattarella-Dolci
di Castellammare del Golfo (TP), che assistono alla presente
seduta.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, stiamo entrando in una fase
cruciale dei lavori d'Aula.
Mi permetto di svolgere ad alta voce alcune riflessioni prima di
iniziare i lavori dell'odierna seduta, alcune considerazioni
sull'attuale momento legislativo della nostra Assemblea.
Abbiamo avviato l'iter che condurrà all'approvazione degli
strumenti finanziari della nostra Regione per il 2013: un
adempimento fondamentale dal punto di vista politico ed economico,
imprescindibile dal punto di vista giuridico. Abbiamo ricordato che
ha un adempimento costituzionale l'approvazione dei documenti
finanziari entro il 30 aprile.
Non c'è dubbio che il momento che attraversiamo sia molto
difficile. Probabilmente il più difficile dall'ultimo dopoguerra ad
oggi.
E' di questa mattina la notizia dell'uccisione di due impiegati
della Regione Umbria e del suicidio dell'attentatore, proprio negli
uffici della Regione.
Questi sono il sintomo della profonda crisi e del disagio sociale
che c'è in Italia.
Alle famiglie ed alla Regione Umbria esprimiamo i più profondi
sentimenti di cordoglio e solidarietà.
Siamo in un tunnel di cui a tutt'oggi è difficile intravedere la
fine. Le cause sono molteplici, numerose all'attenzione del
pubblico dibattito e pertanto note. Altre forse meno, ed è su una
di esse che mi voglio soffermare.
Gli industriali delocalizzano in Pakistan, i cinesi invadono i
nostri mercati e fanno chiudere i nostri operatori, i produttori
nazionali vendono vino in Cina ed olio negli Stati Uniti. La Cina è
già la seconda economia mondiale, mentre ancora nel '71 l'obiettivo
di quel governo era di dare una tazza di riso al giorno ad ogni
cittadino.
Molte barriere sono cadute, altre cadranno a breve. La
circolazione di beni, servizi ed informazioni è frenetica. La
competizione è globale. I paesi orientali riprendono quel posto che
fu loro fino a due secoli fa con uno sconvolgimento degli equilibri
non solo economico ma geopolitico.
Siamo quindi di fronte a cambiamenti epocali.
Che cosa ci riserverà il futuro non lo sappiamo. Dobbiamo
costruire nuove certezze, perché le vecchie sono svanite. Dobbiamo
costruire un nuovo modello di sviluppo economico.
I recenti risultati elettorali nazionali sono - a modo loro - un
indice di tutto questo.
C'è una domanda di partecipazione popolare che va dalla Sicilia
alle Alpi. C'è denuncia per tanti, troppi mali, a cui non si è
rimediato per tempo, e c'è l'entusiasmo di una nuova generazione
che si affaccia alla politica.
Non è detto, però, che ogni entusiasmo significhi che tutte le
idee siano realizzabili e concrete.
Quest'ultima considerazione non vuole essere uno scudo per
difendere vecchi modelli della politica, dell'amministrazione o
dell'impresa.
Vuole, invece, essere uno sprone per tutti noi - a cominciare da
me stesso - per un rinnovato impegno, per cercare tutti assieme di
rilanciare l'economia regionale, riformare un'amministrazione non
più al passo coi tempi e che, talvolta, è con i suoi bizantinismi,
ostile al cittadino e all'impresa; di dare, insomma, una speranza a
chi non ce l'ha più e a chi rischia di perderla.
Non ci sono più santuari, tutti siamo in gioco per costruire una
nuova Sicilia - dico, tutti siamo in gioco - non solo affrancata
dal giogo perverso dei poteri criminali di ogni tipo, ma che
soprattutto giochi la sua partita con coraggio e franchezza,
entrando in competizione, contando sulle sue forse, sulle sue
risorse e chiedendo, poi, l'aiuto di Roma e di Bruxelles.
Ad ognuno il suo compito, all'Assemblea in primo luogo, al
Governo, agli assessori, ai dirigenti.
Per quanto riguarda il mio ruolo e quello del Consiglio di
Presidenza di questa Assemblea, aspettavo il momento opportuno per
comunicarvi ciò che abbiamo fatto, senza clamori e con senso del
dovere. Continueremo nei mesi a venire, con lo stesso stile:
concretezza e sobrietà.
Il bilancio di questa Assemblea è già di 10 milioni di euro
inferiore al precedente (-7% circa);
un milione di euro di tagli al personale in servizio;
il personale assunto dall'1 gennaio 2013 ha un livello di
stipendio inferiore del 20% rispetto ai loro pari grado più
anziani;
sono state ridotte le posizioni apicali e il numero degli uffici
interni;
tagliate 3 auto blu;
la prossima settimana il Consiglio di Presidenza si determinerà
sulla soppressione del call center;
rivisti al ribasso la maggior parte dei contratti di fornitura di
servizi in essere;
in discussione la contrazione della pianta organica.
Non so se sia poco o molto, ma lo abbiamo già fatto tutti insieme
e all'unanimità con i colleghi del Consiglio di Presidenza e con
l'accordo sindacale. Ci sentiamo ancora impegnati su un doppio
versante:
a) nel reperimento di risorse finanziarie da fonti diverse da
quelle del bilancio regionale (su questo punto illustrerò insieme a
tutto il Consiglio di Presidenza le iniziative in essere in
un'apposita conferenza stampa);
b) nel contenimento delle spese, tale che comporti la
razionalizzazione di esse e non una diminuzione del livello dei
servizi.
Devo sottolineare che questo è il Parlamento regionale che deve a
ognuno dei novanta deputati, domani settanta, i servizi per il
migliore espletamento del loro mandato.
Questo Parlamento e il suo prestigioso Palazzo non appartengono né
a me né a voi, ma alla Sicilia e ai Siciliani e, per quanto
riguarda il Palazzo, al mondo intero.
Questa è la casa dei rappresentanti del popolo siciliano. Una casa
aperta giorno e notte, anche nelle feste e anche il 24 dicembre e
il 31 dicembre alle ore 18,00 come è successo proprio alla fine del
passato anno.
La nostra storia è fino ad oggi storia di Parlamento. Così lo
stile, così gli usi.
Ciò dico senza presunzione, ma anche senza falso pudore.
Siamo stati i primi nel 1945-1947, dobbiamo oggi, con rinnovato
orgoglio e forza, rivendicare un nuovo regionalismo, scevro da
velleità, da vittimismi, ma anche convinto che vada riscritta la
pagina dei rapporti fra centro e periferia.
Questo deve, per esempio, passare attraverso l'approvazione di un
nuovo Statuto.
Ciò vorrà anche dire esaltare i territori: dare loro capacità
decisionale vera e permettere l'esercizio effettivo del controllo
popolare.
Tutte le componenti di quest'Aula sono chiamate a riscrivere e ad
attualizzare lo Statuto; a tal proposito ho già avviato
un'interlocuzione informale con le Università siciliane per un loro
significativo ed autorevole contributo; e, nella stessa direzione,
ben venga, una seria riforma dell'ente intermedio, che poi si
chiami provincia o altrimenti non mi sembra fondamentale.
Avviandomi alla conclusione, abbiamo dinanzi quasi due mesi per
cominciare a scrivere la prima pagina di quella che deve essere una
nuova Sicilia, e lo deve fare quest'Aula, fatta di conti in ordine
e concretezza e perciò ringrazio quanto già fatto dal Presidente
Crocetta e dall'Assessore Bianchi il cui impegno, serietà e
professionalità stanno rendendo alla nostra Isola un grande
servizio.
Dico allora all'Assessore Bianchi che bisognerà adoperarsi
affinché la finanziaria sia snella nella struttura, finalmente di
riordino dei conti ma sia anche uno strumento di sviluppo perché
senza economia vera non c'è lavoro vero, senza lavoro non c'è
dignità.
Ed è di lavoro vero, di moralità, di dignità, di serietà e
trasparenza che la nostra terra ha disperato bisogno.
Questa sia la scommessa, questo sia l'impegno di tutti.
(Applausi)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Indirizzo di saluto a studenti e docenti dell'Istituto di
istruzione superiore statale Mattarella-Dolci' di Castellammare
del Golfo
PRESIDENTE. Rivolgo un indirizzo di saluto ai docenti e agli
studenti dell'istituto statale Mattarella-Dolci di Castellammare
del Golfo (TP), che assistono alla presente seduta.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Discussione unificata di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al punto V dell'ordine del giorno Discussione
unificata delle mozioni numero 10 Iniziative urgenti circa
l'elettrodotto della zona della Valle del Mela (Rizziconi
Sorgente) , degli onorevoli Cancelleri, Zafarana, Venturino,
Troisi, Ciancio, Foti, Ferreri, Palmeri, La Rocca, Trizzino,
Mangiacavallo, Siragusa, Zito, Ciaccio e Ferrandelli, e numero 41
Iniziative urgenti in merito all'elettrodotto della zona della
Valle del Mela (Rizziconi Sorgente) , degli onorevoli Cappello,
Cancelleri, Ciaccio, Ciancio, Ferreri, Foti, La Rocca,
Mangiacavallo, Palmeri, Siragusa, Trizzino, Troisi, Venturino,
Zafarana e Zito.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che la pericolosità dell'incidenza dell'elettrodotto
esistente è dovuta all'estrema vicinanza alla popolazione
residente, un comprensorio di oltre 55'000 abitanti: Milazzo, San
Filippo del Mela, Pace del Mela, Santa Lucia del Mela, Condrò, San
Pier Niceto, Gualtieri Sicaminò e che tale comprensorio è già stato
definito Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (AERCA) dallo
Stato italiano;
RILEVATO che nello stesso comprensorio incidono altre cause di
inquinamento potenzialmente dannose per la salute dei cittadini
residenti, quali la raffineria di Milazzo e l'Edipower che brucia
olio esausto combustile per la produzione di energia elettrica;
CONSIDERATO che le norme di salvaguardia del piano paesaggistico
locale (ambito 9) non consentirebbero la realizzazione di un
ulteriore elettrodotto aereo su parte del tracciato che insiste sul
costone 'Monte Ravanuso',
impegna il Governo della Regione
a chiedere giusta relazione agli organismi scientifici di
competenza, circa l'impatto ambientale, sulle predette zone
abitate, che sprigiona il campo elettromagnetico dell'elettrodotto
già in opera;
ad attivarsi per la sospensione immediata, in virtù del principio
di precauzione, dei
provvedimenti autorizzativi concessi dall'amministrazione
regionale». (10)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che la pericolosità dell'incidenza dell'elettrodotto
esistente è dovuta all'estrema vicinanza alla popolazione
residente, un comprensorio di oltre 55.000 abitanti: Milazzo, San
Filippo del Mela, Pace del Mela, Santa Lucia del Mela, Condrò, San
Pier Niceto, Gualtieri Sicaminò, e che tale comprensorio è già
stato definito Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (AERCA)
dalla Regione siciliana con D.A. n. 50/GAB del 4 settembre 2002;
RILEVATO che:
l'elettrodotto Rizziconi Sorgente va a inserirsi inopinatamente
nel suddetto comprensorio;
nello stesso comprensorio incidono altre cause di inquinamento
dannose per la salute dei cittadini residenti, quali la raffinerie
di Milazzo e l'Edipower che brucia olio esausto combustibile per la
produzione di energia elettrica;
l'elettrodotto attraversa la zona di protezione speciale
ITA030042, a ridosso del villaggio Serro, nonostante il piano di
gestione del suddetto sito di Natura 2000, approvato già il
30/06/2009 dall'Assessorato regionale Territorio, preveda per i
nuovi elettrodotti la realizzazione sottoterra;
CONSIDERATO che le norme di salvaguardia del Piano Paesaggistico
dell'Ambito 9, previste dal D.Lgs. n. 42 del 2004 e ss.mm.ii., non
consentono la realizzazione di un ulteriore elettrodotto aereo che
attraversi il crinale che scende da Pizzo Chiarino a Monte Raunuso,
anch'esso ricadente nella suddetta Zona di Protezione Speciale e
posto sotto livello di tutela 3, il massimo previsto dal suddetto
piano,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
e per esso L'ASSESSORE PER IL TERRITORIO E L'AMBIENTE,
L'ASSESSORE PER LA SALUTE
e L'ASSESSORE PER I BENI CULTURALI E L'IDENTITA' SICILIANA
1. a porre in essere tutte le iniziative necessarie ed in loro
potere affinché il progetto esecutivo venga modificato nelle parti
in cui il tracciato dell'elettrodotto attraversa tutta l'area
definita dalla Regione siciliana ad elevato rischio di crisi
ambientale e la Zona di Protezione Speciale, in modo da prevedere,
per la sua realizzazione, il passaggio in galleria;
2. in ogni caso, a porre in essere tutte le iniziative necessarie
ed in loro potere affinché la realizzazione dell'opera stessa venga
vincolata ad una modifica del tracciato aereo, che lo porti a
rispettare le prescrizioni indicate nelle rilevazioni e
considerazioni indicate nel testo della mozione;
3. ad acquisire dagli organi regionali competenti una relazione
circa l'impatto ambientale e sanitario sulle predette zone abitate,
determinato dal campo elettromagnetico generato dagli elettrodotti
già in opera». (41)
ZAFARANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFARANA. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, ho
presentato una nota per richiedere il ritiro della mozione numero
10 e per la trattazione della numero 41 che è contestuale ed è
sempre presentata dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Può illustrare la mozione
numero 41.
ZAFARANA. L'elettrodotto Terna' Sorgente Rizziconi ad altissima
tensione, 380 chilovolt (Kv) costituita da un complesso di ben
diciannove cavi che partendo da Sorgente, nel comune di San Filippo
del Mela, attraversa tutta l'area ad elevato rischio di crisi
ambientale, interessando direttamente i centri abitati di San
Filippo del Mela, Pace del Mela e il sobborgo di Passo Badia nel
comune di San Pier Niceto.
Il tracciato prosegue poi verso oriente attraversando altri
comuni, entra nella zona di protezione speciale - individuata con
la sigla ITA 0342 dei Monti Peloritani, dorsale Curcuraci, antenna
a mare e area marina dello Stretto e dopo avere attraversato il
crinale di grande valenza paesaggistica di Monte Raunuso raggiunge
la nuova stazione elettrica di trasformazione e rifasamento nel
torrente Gallo, nel comune di Villafranca Tirrena, passando
immotivatamente a ridosso del villaggio Serro.
L'iter di approvazione del progetto è stato molto tormentato e, a
tutt'oggi, nonostante l'autorizzazione unica del 2010, la
presentazione del progetto esecutivo nel luglio 2011 e l'avvio dei
lavori alla fine del 2012 sembra mancare la verifica di
ottemperanza.
Le numerose prescrizioni riportate nell'autorizzazione unica,
infatti, assegnano i compiti di verifica del progetto esecutivo
all'ARTA Sicilia, all'ARPA Sicilia e all'ARPA Messina presso i cui
uffici di Palermo e Messina non sembra esserci alcuna traccia delle
suddette verifiche.
Sarebbe sufficiente quanto già rappresentato per richiedere
l'immediata sospensione dei lavori.
Vi sono, tuttavia, ulteriori elementi posti a fondamento della
presente mozione che minano ulteriormente la legittimità del
progetto approvato e che rappresentano un potenziale irreversibile
danno per il territorio siciliano e, soprattutto, per la salute
dell'intera popolazione che risiede nei territori sui quali detto
progetto si intende realizzare. Il nostro dovere, allora, è quello
di tutelare il territorio e garantire che la sua trasformazione, se
anche necessaria, avvenga nel rispetto delle leggi.
Quindi, aggiungo ulteriori elementi, non bastasse quello che ho
appena citato: il primo elemento è rappresentato dal frazionamento
in due del progetto originario, depositato nel 2006, motivato dal
fatto che alcuni degli interventi previsti non sarebbero soggetti a
valutazione di impatto ambientale. Questa suddivisione è in
contrasto con tutte le normative di via in materia regionale,
nazionale e comunitaria che prevedono sul progetto definitivo una
valutazione complessiva anche allo scopo di valutare possibili
soluzioni alternative, nonché con la consolidata giurisprudenza del
Consiglio di Stato, la quale in merito si è espressa stabilendo che
la disciplina relativa alla valutazione di impatto ambientale non
può essere elusa a mezzo di un riferimento realizzazioni e
interventi parziali, caratteristici nelle opere da realizzarsi per
tronchi o lotti, atteso che ex articolo 16 comma 4, legge 109 del
1994, il progetto definitivo dell'opera pubblica deve essere
corredato dallo studio di impatto ambientale al momento
dell'approvazione del progetto che comporti varianti al piano
regolatore. La valutazione ambientale necessita, infatti, di una
valutazione unitaria dell'opera non essendo possibile che, con un
meccanismo di stampo elusivo, l'opera venga artificiosamente
frazionata in porzioni eseguite in assenza della valutazione
perché, isolatamente prese, non configurano interventi sottoposti
al regime protettivo.
Altra grossa irregolarità è rappresentata dal mancato rispetto
del principio di precauzione che non soltanto permea oggi tutta la
normativa comunitaria, ma è ormai entrato a pieno titolo nella
normativa italiana ad ampio raggio. Detto principio, infatti,
introdotto in ambito internazionale nella dichiarazione di Rio del
'92, viene poi recepito in ambito comunitario con l'articolo 174
paragrafo 2 del trattato di Maastricht come anche nel trattato sul
funzionamento dell'Unione Europea, cosa che sicuramente sappiamo.
Detto principio, in ultima analisi, richiede che in caso di
pericoli, anche solo potenziali, per la salute umana e per
l'ambiente deve essere assicurato un alto livello di protezione e
che l'assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire
un motivo per differire l'adozione di misure adeguate ed effettive.
In materia di esposizione alle onde elettromagnetiche di bassa
frequenza il progetto non rispetta il principio di precauzione dato
che numerosissime ricerche effettuate dalla comunità scientifica
internazionale sin dagli inizi degli anni '90 evidenziano la
necessità di non superare il limite di 0,5 microtesla per evitare
un riscontrato aumento delle patologie tumorali e neurodegenerative
e tali valori concordano con quelli indicati nella pubblicazione
Indicazione per gli studi di impatto ambientale relativamente alla
componente salute pubblica - linee elettriche e soprattutto
confermati da successiva pubblicazione dello stesso Istituto
Sanitario Nazionale.
Anche se tali indicazioni scaturenti da ricerche scientifiche non
si sono ancora tradotte in princìpi normativi nella nostra
legislazione, il principio di precauzione sopperisce a questa
carenza. Tale indirizzo ben preciso, significativo ed autorevole
non poteva essere ignorato in sede di via cosa che invece è
accaduta.
Il progetto infatti, pur interessando direttamente centri abitati
e aree urbanizzate, non ne tiene conto e si limita ad indicare la
fascia di circa 70 metri all'interno della quale l'induzione
elettromagnetica supera il valore di 3 microtesla che, peraltro,
viene indicato come limite di qualità secondo la normativa in
vigore. Siamo molto distanti dal valore di 0,5 microtesla che il
principio di precauzione porterebbe a rispettare ed è indiscutibile
la scorrettezza nella sua disapplicazione.
Questi aspetti avrebbero meritato un'attenzione ancora maggiore
per il fatto che nel 2002 è stata individuata l'area ad elevato
rischio di crisi ambientale per l'inquinamento legato alla presenza
di emissioni nell'atmosfera da parte delle industrie presenti sul
territorio.
Nonostante l'inquinamento che aveva condotto all'emanazione del
decreto relativo fosse di tipo chimico, non risulta difficile
osservare che appare oltremodo necessario evitare di sommare
all'inquinamento chimico anche quello elettromagnetico in un quadro
ambientale e sanitario già desolante.
La Regione siciliana nel 2008, pur esprimendo nell'ambito della
procedura di via nazionale dell'elettrodotto un parere negativo con
il servizio Vas Via ha liquidato questi aspetti sanitari dell'area
a rischio con una superficialità incredibile, comunicando di non
potere esprimere parere preventivo sul progetto in quanto relativo
a varianti di un tracciato individuato prima della costituzione
dell'ufficio stesso.
A ciò si aggiunga che, pur non tenendo conto di valutazioni
scientifiche, ma solo perché ancora in itinere, un dato risulta
inconfutabile: nelle zone interessate dal progetto nelle quali già
l'elettrodotto risulta funzionante, il tasso di mortalità causato
da leucemie e malattie tumorali è estremamente elevato e questo
dato non può non scuotere le nostre coscienze.
Ulteriori elementi di problematicità del progetto riguardano la
disattenzione e le criticità riguardanti la zona di protezione
speciale Monti Peloritani; il tracciato di progetto si colloca
all'interno del suddetto sito Natura 2000 istituito per la tutela
della fauna migratoria e stanziale.
Il servizio Vas Via dell'assessorato regionale al territorio e
all'ambiente nel 2008 prevedeva l'acquisizione del parere della
commissione europea, tenuto conto della presenza di numerose specie
avifauna con elevato livello di minaccia come, peraltro, ha
dichiarato la stessa Terna che esprime giudizio complessivo di
incipienza sulla avifauna nidificante e svernante negativo.
Il parere, pertanto, del servizio Vas Via della Sicilia era
positivo esclusivamente per il fatto che riteneva l'intervento di
interesse pubblico.
Il Ministro dell'Ambiente recepiva per intero il predetto parere
ed approvava il progetto ai fini ambientali con la prescrizione di
acquisire il parere della commissione europea sul progetto e sulle
opere di compensazione da realizzare, in caso di parere positivo.
Inaspettatamente, però, nel gennaio 2010 il servizio Vas Via
modificava il precedente parere, immotivatamente eliminando la
prescrizione di acquisire il parere della commissione europea.
La revoca dava origine a un nuovo decreto che eliminava la
prescrizione di adire alla commissione europea il provvedimento di
revoca della prescrizione è da considerarsi abnorme sia perché
privo di qualunque motivazione sostanziale sia perché, nel
frattempo, era stato approvato il piano di gestione della zona a
protezione speciale elaborato con fondi comunitari caratterizzato
dall'obbligo di realizzare nuovi elettrodotti interrati.
La revoca del provvedimento vigente, ai sensi della direttiva
habitat 9243 e del DPR 357/97, di recepimento, nonché la
disapplicazione degli obblighi previsti del piano di gestione sono
elementi validi per avviare una procedura di infrazione da parte
della comunità europea con pesanti provvedimenti sanzionatori di
natura economica anche a carico della Regione siciliana, di cui
come sappiamo non abbiamo bisogno.
Ultimo, ma non meno importante elemento di criticità del progetto
è la disattenzione alle disposizioni immediatamente vincolanti del
piano paesaggistico dell'ambito 9, pubblicato agli albi pretori nel
gennaio 2010.
Il piano prevede per il crinale che scende da pizzo Chiarino fino
a monte Raunuso il livello di tutela pari a 3 per la grande valenza
paesaggistica, non è perciò consentito realizzarvi impianti eolici,
antenne e tralicci, nuove piste, eccetera.
Il tracciato di progetto attraversa il citato crinale posto sotto
tutela e la norma di riferimento prevede che dalla data di
pubblicazione entrino in vigore le norme di salvaguardia che non
consentono la realizzazioni di interventi o opere in contrasto con
le previsioni di piano, vigenza peraltro già richiamata dal
dipartimento regionale con circolare dirigenziale.
La versione definitiva del progetto Terna è stata approvata nel
luglio 2010, quindi, in totale vigenza delle norme di salvaguardia
e quindi ancora in totale difformità al vincolo contenuto nel piano
paesaggistico.
Pertanto, è oggettivamente riscontrabile che l'eventuale
realizzazione del progetto, così come approvato, si configuri anche
come reato di abuso edilizio, in contrasto con i vincoli
paesaggistici vigenti.
Terna però a tutt'oggi non lo ha modificato e la Sovrintendenza di
Messina non ha adottato alcun provvedimento per impedire la
violazione delle norme di salvaguardia.
Alla luce di quanto esposto, in considerazione della prevalenza
degli interessi legati alla salute e alla tutela dell'ambiente e
del paesaggio rispetto a quelli economici, ha affermato anche
recentemente con la sentenza della Corte di giustizia europea del
15 gennaio 2013 si ritiene indispensabile che vengano adottate
tutte le iniziative idonee per diffidare la società Terna previa
richiesta alle istituzioni competenti di provvedere alla
sospensione delle attività di cantiere in contrasto con la
normativa sopracitata, ad eseguire l'immediato adeguamento del
progetto ai vincoli vigenti, diffidare della Società Terna,
realizzare l'elettrodotto in galleria, nel tracciato relativo
all'area ad elevato rischio di crisi ambientale e dell'intera zona
di protezione speciale.
In sede di rielaborazione del progetto bisognerà tener conto anche
di un miglioramento delle scelte progettuali nelle aree esterne,
dal momento che il passaggio dalle colline peloritane oltre ad
essere in generale tutelato dall'articolo 9 della Costituzione, è
un patrimonio delle collettività locali, delle quali costituisce
anche elemento di identità.
L'elettrodotto attraversa tredici comuni che, dopo l'illusione
industriale, potrebbero trovare nuove prospettive economiche
attraverso la valorizzazione del turismo rurale.
Vorrei fare notare infine, che questa unica valutazione ha
determinato nel Consiglio regionale della Toscana il voto contrario
alla realizzazione di un analogo elettrodotto.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, intervengo sulla questione
dell'elettrodotto Terna, perché è un argomento che è stato trattato
e discusso anche nella precedente legislatura.
Sono stati fatti anche una serie di incontri con i responsabili
del dipartimento territorio (allora il Direttore Generale Dottore
Ernone) e abbiamo anche fatto degli interventi sia sul territorio
ma anche presso l'assessorato territorio ambiente, con alcuni
dirigenti della Società Terna.
Questo progetto nasce in tempi remoti e, purtroppo, ha ottenuto
tutte le autorizzazioni necessarie affinché il passaggio di questi
cavi, fosse autorizzato, dai comuni limitrofi che hanno
sottoscritto un protocollo d'intesa, quindi autorizzando, di fatto,
anche se il protocollo non era chiaro in alcune parti ma, comunque,
hanno autorizzato il passaggio di questo cavidotto e infine, faccio
una sintesi, anche l'autorizzazione da parte dell'Assessorato
territorio e ambiente, per il nulla osta del Via Vas.
Avevamo chiesto insieme al direttore Arnone e ad altri colleghi
deputati della Provincia, di modificare il tracciato del percorso.
Terna più volte, anche per iscritto, ha confermato il progetto
approvato, perché è un progetto esecutivo e non ne ha voluto
sapere.
Più di una volta, abbiamo tentato, anche attraverso il Governo
precedente, di intervenire per interrompere con manifestazioni ma,
non c'è stato nulla da fare, anche con il comitato promotore che si
è reso protagonista di un'azione presso il tribunale che ha visto
soccombere in prima udienza e anche in seconda.
Adesso l'unica speranza che è rimasta è quella della Cassazione, a
cui si sta rivolgendo questo comitato per cui, in questa mozione in
cui si chiede l'impegno al Governo, credo che, alla fine, restino
due strade da percorrere: o quella attraverso la quale il Governo,
non so come, possa prevedere una marcia indietro rispetto alle
autorizzazioni che ha dato finora; o l'altra è di partecipare in
seno al comitato promotore che ha tentato il ricorso anche presso
la Cassazione di farsi promotore e, quindi, la Regione diventare
anche parte civile insieme al comitato di salvaguardia
dell'elettrodotto, soprattutto, per quanto riguarda la posizione di
un traliccio che ricade nella zona Serro che è limitrofe ad
un'abitazione.
Quindi, credo che il Governo possa intraprendere queste due
strade.
Chiedo al Governo di intervenire in maniera forte e determinante
in questo argomento perché è chiaramente un problema che riguarda
tutto il territorio della provincia di Messina, nei comuni
limitrofi a Villafranca e dintorni.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono perfettamente
d'accordo con la mozione in questione presentata dal Movimento
Cinque Stelle e lo sono per una serie di svariati motivi e prego il
Governo di stare molto attento a ciò che dirò non fosse altro
perché abito a San Pier Niceto che è il comune interessato ed è
solo a 4, 5 Km da Pace del Mela che è l'altro comune interessato.
Premesso che né noi, né il Presidente della Regione, onorevole
Crocetta, né, tanto meno, il Movimento Cinque Stelle, credo,
chiedano di non realizzare l'elettrodotto perché il vantaggio per
la Regione Sicilia in termini di efficientamento', di efficienza
della distribuzione della rete dell'energia elettrica sarebbe
enorme. Basti pensare che la Sicilia è la Regione con il più alto
numero di distacchi di energia e con tutte le conseguenze che
sappiamo che ci sono dell'interruzione dell'energia per quanto
riguarda le industrie, il funzionamento delle istituzioni e dei
nuovi investimenti in Sicilia, per non parlare di questo.
Per non dire che, in occasione del black out che è partito dalla
Svizzera, quanti di noi ricordano che nel resto d'Italia il
riattacco dell'energia c'è stato subito dopo, in Sicilia un giorno
dopo proprio perché il cavo sottomarino, che è quello che trasporta
l'energia dal continente dell'Isola, essendo quello vecchio
originario degli anni '50, è assolutamente insufficiente a
trasportare energia per cui, in caso di black out, non c'è la
possibilità che rapidamente possa essere ripristinata l'energia.
Ma questo è ancora nulla Per mancanza di un trasporto efficiente
e ad alto contenuto di energie, di velocità del cavo sottomarino
tra la Sicilia e il continente, paghiamo l'energia non noi, tutti i
5 milioni di siciliani pagano l'energia almeno il 40 per cento in
più rispetto al resto d'Italia.
E' la stessa cosa che avveniva in Sardegna fino a poco tempo fa,
fino a qualche anno fa, fino a quando anche lì, si è posizionato il
secondo cavo sottomarino, da quel momento il costo dell'energia per
i cittadini sardi e per le industrie, conseguentemente, è diminuito
del 40 per cento.
La stessa cosa avverrebbe in Sicilia: diminuirebbe subito il costo
dell'energia, del kilowattora per i siciliani del 40 per cento con
almeno un risparmio di 4 miliardi che è una cifra impressionante.
Nulla quaestio, quindi, sul fatto che questo investimento bisogna
farlo; nulla quaestio sulla urgenza di farlo, sul ritardo con cui
il Governo nazionale e Terna stanno intervenendo su questo
investimento di 700 milioni per realizzare questa iniziativa, a
parte un altro aspetto che i colleghi del Movimento cinque stelle
non hanno sottolineato, ma che è bene evidente, che in atto in
Sicilia noi siamo costretti a mantenere in piedi le centrali
termoelettriche, obsolete che vanno avanti con gasolio ad alto
contenuto di zolfo e con un inquinamento ambientale bestiale,
questo sì foriero di tumori e di una serie di altre malattie sui
territori dove sono ubicati - vedi Milazzo - e che, quindi, stanno
in piedi sol perché non c'è il posizionamento del secondo cavo per
trasportare l'energia. Questo ad audiuvandum sul fatto che è
indispensabile realizzare il progetto, su questo non ci piove, e
che grazie al posizionamento di questo secondo cavo noi avremo o un
abbassamento del 40 per cento del costo dell'energia o una
diminuzione, un abbattimento totale dell'inquinamento derivante
dalle centrali termoelettriche a gasolio che sono alimentante in
Sicilia con gasolio ad altissimo contenuto di zolfo e che non
avrebbero più motivo di esistere nel momento in cui ci sarà la posa
del secondo cavo e la realizzazione del Viadotto Terna. Questo per
sgombrare il campo sulla utilità, sulla necessità, sulla
improcrastinabilità di questi investimenti di 700 milioni di euro.
Andiamo alla storia
Dicevano bene i colleghi del Movimento Cinque Stelle nel
presentare la mozione, poiché non si capisce perché Terna',
nonostante che nell'area del milazzese sia stata approvata, anche
grazie ad una battaglia che ho portato avanti negli anni 2001-2002,
una dichiarazione di area ad alto rischio ambientale, non si
capisce - ripeto - perché Terna' non abbia tenuto in nessun conto
del fatto che questo elettrodotto attraversava un'area ad alto
rischio ambientale, ma soprattutto non si capisce perché Terna
abbia presentato un progetto, sia preliminarmente, che
definitivamente, con la mancata previsione dell'interramento dei
cavi nei tratti di attraversamento del Comune di Pace del Mela e
di Villafranca Tirrena, e nel Comune di San Pier Niceto addirittura
non si capisce perché è ricorsa a presentare un progetto con una
deviazione incomprensibile, poiché quest'ultima ha un costo
maggiore rispetto alle autorizzazioni che Terna' già aveva in
quanto detentrice di un corridoio espropriato, in cui, in linea
dritto per dritto, passavano e passano due elettrodotti, uno
accanto all'altro e Terna ne dovrà eliminare uno per sostituirlo
con il nuovo.
Non si capisce perché se ho due elettrodotti che passano in un
corridoio già asservito all'ENEL, quindi, senza bisogno di
esproprio, senza bisogno di nulla perché già ce l'ha, si elimina
all'interno del corridoio un elettrodotto e lo sostituisco con un
altro ed invece elimina uno dei due elettrodotti del corridoio e
fa una deviazione che addirittura comporta la costruzione di un
pilone in più, quindi ulteriori costi, con l'interessamento di un
ulteriore corridoio, senza nessun motivo Senza nessun motivo
L'Amministrazione comunale di San Pier Niceto già un anno fa ha
chiesto a Terna', ufficialmente, con lettera trasmessa da parte
del Sindaco di San Pier Niceto, di spostare la previsione
dell'elettrodotto dall'altro lato, cioè dove già c'era il corridoio
ed espropriato da parte di Terna' e, quindi, evitando di fare
questa deviazione ed evitando di impegnare un nuovo esproprio e la
costruzione addirittura di un pilone in più.
Il gruppo Terna' risponde che non può spostare un bel nulla, non
può modificare il progetto in quanto è stato già autorizzato dalla
Conferenza dei servizi del Governo nazionale, che è una
corbelleria, è una bugia perché non deve modificare nulla, non deve
chiedere nessun consenso alla Conferenza di Servizi - vi è un
giurista in Giunta - in quanto riportando questa previsione di
progetto sul corridoio che ha già l'ENEL, perché ci passano due
elettrodotti, ne deve eliminare uno e al posto di quello che
elimina ci mette questo, non ha bisogno di nuova autorizzazione
perché si tratta di un corridoio su cui già ha la concessione,
perché ci passano ad oggi, ad horas, due elettrodotti: ne
sostituisce uno con un altro, non ha bisogno di una nuova
Conferenza dei servizi né di una nuova autorizzazione perché è già
autorizzata.
Non si capisce il perchè si va verso una soluzione alternativa e
su questo la posizione è chiara.
Mi appello all'assessore Lo Bello e al Presidente Crocetta
affinché, di fronte alle storture di una burocrazia e delle
industre parastatali, che spesso sono più forti dello Stato e lo
sostituiscono, possa far valere il principio della ragionevolezza,
del rispetto delle norme, e non dimentichiamo che stiamo parlando
di un progetto dal costo di settecentomilioni di euro e anche se
costasse centomila euro, fare una piccola deviazione rispetto alle
sacrosante richieste della popolazione, non vedo cosa potrebbe
influire su un progetto di settecentomilioni di euro. Qui
addirittura al contrario siamo in presenza di un risparmio e non
comprendiamo il motivo.
Se il Governo ha bisogno di carte, gliele daremo, lo invitiamo
a venire sul posto, a rendersi conto di persona della
pretestuosità dell'atteggiamento di Terna che è assolutamente
inspiegabile, per avere la forza di sostenere la ragionevolezza.
Vorrei poi far presente all'assessore Lo Bello che in una
televisione privata l'assessore stesso avrebbe detto che quel
progetto sarebbe stato deviato per la presenza di una casa. Niente
è stato mai più falso di questa affermazione e niente è più
vergognoso di chi vuole sfruttare con le bugie la politica.
L'amministrazione attuale non ha fatto assolutamente nulla per
intervenire sul progetto Terna' nonostante una delle associazioni
ambientaliste, che portava avanti questa battaglia, fosse guidata
da un signore il cui papà è assessore nella nuova amministrazione
comunale di San Pier Niceto, non ha fatto nulla.
La vecchia amministrazione, un anno fa, è stata l'unica che
ufficialmente ha chiesto a Terna' di spostare dall'altro lato, sul
vecchio tracciato, ma c'è un dato di fatto che smentisce ogni
cosa: mai nessuno ha potuto imporre a Terna la modifica del
tracciato, è stato sempre questo fin dall'inizio e la casa di cui
parliamo - ecco perché diciamo all'onorevole Rinaldi di stare
attento, e la dimostrazione dei fatti è lampante e non c'è nulla da
fare - è a centocinquanta metri dall'attuale attraversamento
previsto e a centocinquanta metri dall'altro. Non cambierebbe
nulla. Le bugie hanno le gambe corte e prima di esprimersi bisogna
informarsi bene.
Onorevole Rinaldi, ho le carte, ho la mappa, a parte che ce ne
sono venti e non una, ma quella in ogni caso è asservita all'altro
elettrodotto che rimarrebbe perché sono due.
RINALDI. Parli del traliccio di Serro? Non è così.
FORMICA. Ho le carte, prima di esprimersi guardate le carte: la
casa è a centocinquanta metri da una soluzione e a centocinquanta
metri dall'altra. Le bugie hanno le gambe corte.
Quindi, invito l'Assessore, se eventualmente si è fatto sfuggire
qualche commento su questa situazione, appurate le condizioni a
smentirle, perché il proprietario di quella casa ha intenzione di
sporgere denuncia, querela, per essere stato diffamato.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che oggi
stiamo discutendo un materia molto delicata per la quale gran
parte, per non dire quasi la totalità, di questa Assemblea non ha
cognizione. Io mi sono attardato un po' a leggere le due mozioni,
lo dico al Presidente Crocetta che stasera vedo in Aula e saluto
con piacere.
PRESIDENTE. La mozione numero 10 è stata ritirata, la numero 41 è
in discussione.
FALCONE. Erano due, la numero 10 era dell'8 gennaio, la numero 41
è del 7 febbraio e quindi ha soppiantato la prima. Ad ogni modo,
alla fine della mozione numero 41, al di là delle motivazioni che
sono state addotte, leggo che si pone la mozione affinché la
Regione, il Governo possa dare comunque un parere subordinandolo
alla modifica del tracciato aereo e, quindi, ad acquisire da parte
degli organi regionali competenti la relazione circa l'impatto
ambientale e sanitario.
Mi pare di capire che siamo di fronte ad una mozione che, da un
lato, vorrebbe impedire la realizzazione di questo elettrodotto, ma
in sostanza sarebbe disponibile affinché questa imponente opera
venga realizzata a determinate condizioni.
Ora, poiché questa Assemblea non è nelle condizioni, a mio avviso,
di valutare quanto detto dalla collega Zafarana o dall'onorevole
Formica, molto puntuali, che parlano di risparmio energetico, di
risparmio della bollettazione superiore al 40 per cento per i
siciliani, di evitare possibili black out, consideriamo che il
nostro prodotto è uno dei più vetusti dell'Europa in
considerazione del fatto che verrebbe meno quella centrale
elettrica di Edipower che crea notevoli problemi aziendali in
considerazione del fatto che il tracciato aereo di 37 chilometri,
mi pare, andrebbe a soppiantare un ulteriore tracciato aereo di
più di 90 chilometri.
Quindi, è chiaro che ci troviamo di fronte ad un argomento ed una
materia assolutamente delicata ed è chiaro che sarebbe opportuno,
invece, sentire il Governo e ascoltare sia il Presidente che
l'assessore al ramo anche se nella mozione - e non ho capito perché
- è stato inserito anche l'assessore ai Beni culturali e
all'identità siciliana piuttosto che al Territorio e ambiente.
PRESIDENTE. Per il Piano paesaggistico.
FALCONE. Nel decreto autorizzativo rilasciato nel 2010 dal
Ministero allo sviluppo economico, dal Ministero all'ambiente, in
concerto con gli assessorati regionali, lo stesso decreto ha anche
delle autorizzazioni sotto un profilo ambientale e paesaggistico.
Abbiamo anche ascoltato e sentito che in effetti ci sono tutte le
autorizzazioni e, quindi, vorrei fermarmi un attimo per evitare di
ingolfarci su un tema che può avere del merito, onorevole
Cancelleri, però, se una materia, così come proposta, ha del pregio
dobbiamo capire se la stessa è stata adeguatamente trattata e
quindi l'assessore al territorio e ambiente potrà e dovrà oggi
quantomeno relazionarci, dire quali sono stati i decreti
autorizzativi, dire se ci sono stati, su cosa si sono poggiati, se
in effetti questo tracciato può essere modificato, se modificandolo
potrebbero essere rispettati i tempi e i termini del 2015, entro il
quale il decreto autorizzativo fissa la scadenza per la
realizzazione di questa imponente opera, in maniera tale che dopo,
e non necessariamente stasera, questa Assemblea si potrà
determinare in maniera serena, pacata, senza fare questioni
ideologiche, senza farne un dogma, ma lavorando nell'interesse di
questa Sicilia e dei nostri concittadini siciliani.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Per fatto personale
RINALDI. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Grazie Signor Presidente, ci siamo chiariti con
l'onorevole Formica in quanto lui parlava di un tracciato che
riguardava il Comune di San Pier Niceto, io invece mi riferivo al
traliccio che è vicino alla località Serro, vicino Villafranca,
quindi tutto chiarito.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Riprende la discussione della mozione numero 41
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Laccoto. Ne ha
facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la
discussione vada inquadrata nel senso della richiesta della mozione
e quest'ultima credo che sia meritevole di approvazione da parte
dell'Aula, anche perché non prende posizioni drastiche, poiché dà
al Governo il mandato di verificare quali siano le condizioni
ambientali e di salute del tracciato stesso, e di porre in essere
tutte le azioni al fine di verificare la possibilità, tra l'altro,
di una modifica del tracciato, stante le condizioni ambientali e di
carico che può avere sulla salute della popolazione.
Quindi, credo che in questa fase la mozione non precluda quelli
che possono essere gli effetti che potrebbero avere come ricaduta
negativa dal punto di vista economico o dal punto di vista
dell'investimento realizzato.
C'è invece da sottolineare la volontà dell'Assemblea di dare al
Governo il mandato di un approfondimento nelle due questioni, anche
perché la mozione numero 10 è stata ritirata, quindi noi stiamo
parlando solo della mozione numero 41 che, di fatto, non è che in
questo momento il Governo deve dire quali sono gli effetti, ma dà
al Governo il mandato di fare una relazione in Aula sugli effetti
sia dal punto di vista della salute, sia dal punto di vista
ambientale.
C'è un richiamo, tra l'altro, a quelle che sono le zone di vincolo
ambientale, ecco perché c'è la richiesta all'Assessorato ai beni
culturali e credo che questa mozione, lo dico anche a nome di
tutto il gruppo parlamentare Partito Democratico , sia meritevole
di approvazione anche perché dà la possibilità al Governo di
intervenire nelle due fasi: uno, di verificare qual è l'impatto dal
punto di vista della salute; due dal punto di vista ambientale; tre
di verificare le possibili condizioni di variazioni.
Ecco che qui il Governo, rappresentato al massimo, può sicuramente
dare una relazione a breve termine all'Aula anche perché le
richieste che vengono dal territorio, dalla popolazione, sono
richieste pressanti perché si verifichi l'impatto dal punto di
vista della salute, principalmente sui cittadini.
A noi ora non interessa entrare nel merito delle singole
questioni, ma interessa verificare se questo tracciato fatto da
Terna' può provocare danni alla salute o all'ambiente.
Per cui dichiariamo il nostro voto favorevole.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Presidente Crocetta. Ne ha
facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
deputati, in questo caso io lascerò all'assessore per il Territorio
e l'ambiente le conclusioni attorno a questa vicenda, però ho
partecipato specificamente, per raccogliere le preoccupazioni
diffuse della popolazione, ad un incontro presso Ministero la
settimana scorsa - fra l'altro ne avremo un altro domani proprio su
questo tema - in cui era presente Terna ed erano presenti anche
tecnici dell'Assessorato per il Territorio e l'ambiente e ci è
stata esposta la vicenda ed io espressamente ho fatto una domanda:
non per fare come Berlusconi (mostrando una carta topografica),
però il tracciato originario di Terna' era questo qua (indica nel
tracciato la linea gialla), Terna' ha presentato originariamente
alla Regione siciliana, al Ministero dell'Ambiente e al Comune di
San Piero Niceto, questo progetto che è lineare ed il progetto di
elettrodotto ricopriva esattamente il percorso dell'elettrodotto
esistente. Allora ho chiesto come era possibile l'idea, rispetto ad
un percorso lineare, di aumentare almeno il 40% il costo del
tragitto per farlo più lungo.
La risposta secca è stata - giusto per cominciare a dare una
dimensione alla storia delle cose - che l'Amministrazione comunale
di allora lo chiese.
FORMICA. Non è così.
PRESIDENTE. Onorevole Formica avrà la parola al momento opportuno.
Prego Presidente Crocetta.
CROCETTA, presidente della Regione. Questo è quello che mi è stato
riferito in presenza di testimoni e credo che sia stato
verbalizzato.
PRESIDENTE. E' la sua parola Presidente, non c'è bisogno di
testimoni.
CROCETTA, presidente della Regione. Riferisco di un incontro
ufficiale presso il Ministero e la risposta è stata che
l'Amministrazione comunale di allora ci chiese di spostare il
percorso e Terna riteneva più razionale - e ritiene ancora più
razionale - quel tipo di tracciato iniziale, piuttosto questo che
costa di più.
Questo è quello che io ho saputo rispetto alla questione, poi di
chi siano le case, da dove distano, e così via, sicuramente non è
compito del Governo andare a fare le mappe catastali dei territori
né il Governo si vuole impelagare in questo esercizio, che poi a
volte attiene semplicemente a polemiche locali, però sicuramente
Terna ha dovuto accettare, tant'è vero che io ho protestato per
questo e mi ha detto di prendermela con i Comuni siciliani se si
era fatta quella scelta, perché loro ne volevamo fare un'altra, e
per l'ennesima volta mi sono trovato nella difficoltà di dovere
difendere una Sicilia che non sempre ha fatto scelte logiche.
Allora ho chiesto di procedere all'interramento ripetendo il
percorso originale e su questo, onorevole Formica, nulla da
obiettare, anch'io ho posto la stessa domanda, e Terna' e il
Ministero dell'ambiente mi hanno risposto che il progetto nuovo
rispetto all'elettrodotto originario, essendo di una potenza
maggiore, anche se segue il percorso dell'esistente, ha comunque
bisogno delle autorizzazioni ambientali, che hanno il VIA-VAS, la
valutazione di impatto ambientale rispetto alla salute, le zone di
rispetto delle case, che devono essere entro centocinquanta metri,
e tutte le considerazioni che vanno fatte.
Non so in quale punto si trovi la casa di che trattasi e quindi
non ci interessa. Non vorrei che cominciasse a diventare una cosa
personale, onorevole Formica, mi conosce riguardo al fatto che
nell'Amministrazione della cosa pubblica non metto mai in campo le
questioni personali.
Resta il fatto che ci troviamo impelagati di fronte ad un comune
che ha fatto una richiesta, per poi cambiare idea successivamente.
FORMICA. Non è così, è falso.
CROCETTA, presidente della Regione. Abbiamo pure le carte. La
Regione allora non ebbe la possibilità di intervenire nel progetto,
perché non di sua competenza, ma è del Ministero dell'ambiente per
le dimensioni dell'impianto, tanto è che la Regione non ha emesso
nessun provvedimento autorizzatorio ed io la potrei scaricare sui
precedenti governi, ma devo dire, con molta onestà, che questo non
è avvenuto.
Non c'è stata un'autorizzazione ambientale della Regione, c'è
stata una conclusione finale, un accordo finale che è una sorta di
protocollo di intesa, null'altro, sulla base di una modifica di
tracciato richiesta allora dal comune di San Pier Niceto.
FORMICA. Con quali carte?
CROCETTA, presidente della Regione. Onorevole Formica, visto che
lei vuole fare per forza causa all'Assessore o gliela vuol far
fare, vuol dire che io sarò il testimone che non voglio fare
nessuna causa.
Mi è stato riferito ed abbia rispetto della parola d'onore che le
ho dato. Le sto dicendo che ho incontrato anche ieri i dirigenti
di Terna' e non voglio aggiungere altro.
FORMICA. Presidente, continui, le carte io ce le ho, lei no
CROCETTA, presidente della Regione. Poi vedremo le carte, quelle
in nostro possesso e quelle in suo possesso.
Le carte che abbiamo noi dicono questo. In ogni caso, in presenza
di testimoni Terna' ha confermato questa cosa e lo ha confermato
presso il Ministero dell'ambiente, alla presenza dell'Assessore
Bianchi, l'assessore Vancheri, alcuni tecnici della Regione
siciliana, quindi il quadro testimoniale sarebbe molto ampio.
Non capisco, onorevole Formica, perché vuole smentire quello che
abbiamo sentito con le nostre orecchie. Suvvia
FORMICA. Si segni i testimoni, signor Presidente. Non capisco dove
si trova la richiesta di variante.
CROCETTA, presidente della Regione. La richiesta di variante è
avvenuta nelle trattative che sono avvenute tra il comune
PRESIDENTE. Onorevole Formica, diamo possibilità al Presidente
della Regione di sviluppare il suo ragionamento.
CROCETTA, presidente della Regione. Onorevole Formica, lei
sostiene di non avere nessun conflitto di interesse né i suoi
parenti però non capisco perché si arrabbia tanto quando dico - non
metto in campo né lei né i suoi parenti - che c'è stata Terna'
che aveva un progetto originario di questo tipo, perché ce lo ha
comunicato, il comune di San Pier Niceto ha chiesto questa
modifica, non capisco perché lei mi sta interrompendo nel momento
in cui riferisco ciò che è stato
Denunci Terna', non l'Assessore per il territorio e l'ambiente.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, le darò possibilità di replicare in
fase di dichiarazione di voto. Ha facoltà di parlare il Presidente
della Regione.
CROCETTA, presidente della Regione. Onorevoli colleghi, non mi
sembra che sto aprendo una polemica con lei, onorevole Formica,
perché non la voglio aprire.
Allora, rispetto a queste questioni, Terna ha cambiato il progetto,
presentando questo progetto che invece di essere lineare è
stranamente così. Vabbe', la storia va come deve andare,
sicuramente non è che possiamo cambiare la storia, quella futura
possiamo cambiare, quella passata sicuramente no.
Il problema di oggi dunque qual è? Oggi Terna dice: uno, che la
Regione non ha nessuna competenza rispetto alla questione
ambientale e ce lo dice anche il Governo nazionale, che non è di
competenza della Regione; due, ci dicono peggio che il tracciato
formulato è stato richiesto dalle autorità comunali di San Piero
Niceto, per cui, alla fine, c'è un'evoluzione delle cose eccetera.
Loro hanno fatto degli investimenti e ci dicono che per chiedere le
autorizzazioni ambientali necessarie dovrebbe decorrere circa un
anno, e che nel frattempo la Sicilia potrebbe essere a rischio di
black-out.
Questo è il quadro di riferimento. Dopo di che proviamo noi a
mettere un vincolo ambientale nella zona, perché è l'unica cosa che
ci rimarrebbe da fare come regione, come zona di rispetto al
perimetro della città e al nuovo impianto.
Cosa succederebbe? Succederebbe che intanto loro ci contesterebbero
il fatto che non glielo abbiamo messo prima questo vincolo, cioè
quando la Regione ha fatto l'accordo finale in considerazione del
fatto che il comune di San Piero Niceto ha sottoscritto questo
accordo. E quindi non credo che alla Regione gliene fregasse più di
tanto un tracciato piuttosto che un altro Ripeto - con
scorrettezza politica la potrei scaricare sui miei predecessori, ma
non mi sento di fare questa cosa perché non sarebbe onesto. Prima
c'era un tracciato approvato dal Consiglio comunale di San Piero
Niceto, su questo loro hanno costruito il progetto, hanno fatto le
autorizzazioni ambientali, dopo di che hanno detto: quest'anno vi
caricheremo 700 milioni di euro sulle vostre bollette in base
all'insufficienza energetica della Regione.
Spiegatemi allora: noi possiamo dire: rinviamo la sospensione, loro
non sospendono, facciamo un articolo 700 per chiedere rispetto.
Quale diventa l'emergenza?
Assicurare che la Sicilia non sia in black-out oppure rispettare la
norma ambientale?
Pertanto, queste sono le difficoltà che noi abbiamo e che stiamo
studiando e su cui non intendiamo assolutamente cambiare linea,
perché riteniamo indispensabile che il tracciato vada modificato,
non che vada nel senso del vecchio tracciato, ma nel senso che deve
essere un tracciato molto distante rispetto ai centri abitati.
Questa è la nostra logica. Su questa logica, Terna ci risponde,
perché siamo andati avanti e abbiamo lavorato, l'Assessore è stato
sul campo a discutere con i gruppi ambientalisti e abbiamo fatto
anche altro nell'interesse del Governo. Dopo di che, loro ci
dicono: noi siamo disponibili a modificare il tracciato, ma non
siamo disponibili ad interrompere i lavori. Io ho qualche
difficoltà come voi a fidarmi rispetto a questa cosa, e ve lo dico.
Nel senso che una volta costruito veramente, Terna rispetterà
questa cosa, a meno che non si incassi questo risultato in una sede
ministeriale a cui si danno dei termini per modificare il
tracciato, quindi c'è un impegno, si stabilisce in un accordo di
programma con il Governo, una convenzione con il Governo, ma fermo
restando il nostro totale dissenso rispetto a questo trattato, la
nostra indignazione in quanto non comprendiamo le ragioni per cui è
stato modificato il tracciato originario e fermo restando che i
gruppi parlamentari che pongono questa questione in Aula, diciamo
che qualche ragione ce l'hanno in questa vicenda. O no? Però, la
difficoltà a questo punto è come intervenire.
Ripeto: noi chiederemo e ribadiremo la nostra linea; abbiamo
chiesto anche di verificare l'altra volta al Ministero la
possibilità di arrivare ad una procedura rapida per le concessioni
ambientali. Ho proposto anche l'interramento del cavo senza
modificare la struttura del tracciato. Mi dicono che bisogna fare
gli studi geologici e che, in ogni caso, Terna non ritiene che
questo tipo di installazione con questo tipo di rischio possa stare
sotterrata.
Pertanto, io so benissimo che cosa si sta mettendo in campo e che
le elettro-onde hanno una pericolosità, però, sinceramente, mai
come in questo caso ci siamo trovati con le mani legate e con una
Sicilia che aveva dato tutti i consensi e li avevi persino chiesto
questo tipo di tracciato.
Allora, su questo noi insisteremo. E quindi voglio ringraziare i
parlamentari che hanno presentato la mozione in Aula perché hanno
posto in discussione una questione delicata, però, io credo che
insieme al Governo nazionale, insieme al Parlamento, noi dobbiamo
cercare di trovare le vie rispetto a due questioni che sono gravi
entrambi: una, l'assenza di energia; due, la questione, anzi, la
prima, il rispetto della salute umana e seconda questione,
l'assenza di energia. Con questa graduatoria di priorità.
Io sto facendo un ragionamento completamente laico e sto
illustrando quali sono le questioni in campo e anche le difficoltà
che ha il Governo regionale in questo momento.
PRESIDENTE. Io farei completare il ragionamento all'assessore Lo
Bello per poi procedere alle dichiarazioni di voto. Onorevole
Formica, lei potrà parlare unitamente agli altri parlamentari che
intenderanno intervenire, l'onorevole Zafarana e quanti altri.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Per fatto personale
FORMICA. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Formica per fatto
personale.
FORMICA. Signor Presidente, per stabilire la verità, perché io non
ce l'ho con il Presidente Crocetta ed, anzi, mi auguro che il
Presidente sia solo disinformato sui fatti.
Vede, onorevole Presidente, lei ha mostrato lo stesso grafico che
ho io. Lei ha detto: c'era un progetto originario che era quello
scritto, Terna le ha riferito, e io voglio ristabilire la verità
dei fatti.
Onorevole Presidente, io voglio ristabilire la verità dei fatti.
C'era un progetto originario che Terna le ha riferito essere un
progetto originario che era già scritto e che poi hanno presentato
la variante.
Punto primo. Onorevole Presidente, nel 2005, Terna presenta il
primo preliminare all'Assessorato del territorio e ambiente e ai
vari comuni di tutta la provincia; e non capisco perché non
interviene su Villafranca e sugli altri tratti interessati, ed è
sin dall'inizio la deviazione, mai Terna ha presentato né nel
preliminare né nel definitivo una variante di percorso. Ciò a cui
lei faceva riferimento non era il progetto originario, ma l'attuale
tracciato esistente dove passano ben due linee di traliccio di cui
Terna ne elimina una ma rimane l'altra.
Pertanto, mai Terna ha presentato un progetto diverso da quello
che è scaturito sia nel preliminare, sia nell'esecutivo e
definitivo; quindi Terna dice solo bugie perché altrimenti dovrebbe
dimostrare quando l'Amministrazione comunale ha chiesto la
variante, quando ha chiesto esattamente l'opposto dicendo: ma come
mai tu Terna presenti un progetto di variante che comporta una
deviazione quando hai la linea dritta dove potresti passare?
Quindi, come mai un'Amministrazione comunale - onorevole
Presidente, lei è persona intelligente ed io ho stima di lei - e un
sindaco poteva chiedere a Terna di variare il progetto presentato e
di passarlo su quella che è la linea attuale, quella dritta, se in
precedenza avesse chiesto a Terna di cambiarlo?
Dunque Terna dice bugie e Terna sarà denunciato per questo, se lei
mi conferma che Terna le ha riferito che è stata l'Amministrazione
comunale a chiederle il trasferimento.
Onorevole Presidente, siccome io sono uno che ama la verità
sempre, se Terna ha delle affermazioni da fare, come lei ben sa
onorevole Presidente, ci vogliono le carte, le richieste, stiamo
attenti, onorevole Presidente.
CROCETTA, presidente della Regione. Allora, anche il Ministero
dell'ambiente dovrebbe denunciare.
FORMICA. Le uniche carte che ci sono quelle sia preliminari che
definitive, che è il progetto attuale. Non l'hanno mai cambiato.
E l'altra verità è che l'unica Amministrazione che ha chiesto di
spostarlo, dov'è più giusto spostarlo, è proprio l'Amministrazione
di San Piero Niceto. Quindi c'è un'incongruenza di fondo. A me
serviva chiarire questo, smentire le bugie. Dopo di che il Governo
della Regione non può cavarsela col fatto che non può fare nulla,
onorevole Presidente, perché di fronte al buon senso Terna non può
sfuggire Di fronte al fatto che ha un tracciato che è già suo, per
cui non c'è bisogno di nessuna variante ed essendo impegnato da
altri tralicci che passano lì, tuttora, non ha bisogno di nessuna
nuova autorizzazione.
Quindi il Governo regionale si faccia rispettare, perché non c'è
bisogno di nessun'altra autorizzazione.
CROCETTA, presidente della Regione. Se lo dicono i tecnici del
Ministero dell'ambiente che ci vuole un'altra autorizzazione se
lei è in grado di farlo, la delego assessore.
FORMICA. Onorevole Presidente, l'intelligenza l'abbiamo tutti. Se
ha già l'autorizzazione, perché ci passa con i tralicci, di quale
altra autorizzazione stiamo parlando? Poi se ci vogliamo prendere
in giro dicendo: io sarei disponibile a farlo ma non lo posso fare
- e non è così però che si governa una regione. Non ha bisogno di
autorizzazioni Terna, perché è già autorizzata, perché sta passando
già con ben due condotti di tralicci.
Non volevo dire altro.
Presidenza del Vicepresidente Pogliese
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Riprende la discussione della mozione numero 41
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Lo Bello.
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Onorevoli
deputati, voglio partire dall'ultima osservazione: il fatto che ci
sia già un'autorizzazione e che pertanto non bisogna richiederne
una nuova.
Voglio semplicemente chiarire che l'autorizzazione che
eventualmente verrebbe richiesta è nella trasformazione da 220 volt
a 380.
Per cui non parliamo di uno stesso carico di tensione, parliamo di
un carico di tensione ben più alto. E questa è la motivazione per
cui la popolazione residente sia sotto il vecchio traliccio che
rispetto al nuovo, mentre sul vecchio si chiede la dismissione di
alcuni percorsi pari a ottantasette chilometri probabilmente le
preoccupazioni di una installazione del nuovo cavo pari ad una
potenza di trecentottanta finirebbero col far pensare come sta alla
base della preoccupazione degli abitanti del luogo, un qualche
pericolo in più, rispetto ad un zona che è già di per sé abbastanza
contaminata.
Voglio però ribadire due questioni. La prima è che l'attenzione
che viene qui portata e per la quale abbiamo come Governo
incontrato le associazioni ambientaliste riguardano due singoli
percorsi dell'intero tracciato, questi due percorsi sono quelli che
hanno la numerazione dal traliccio 48 ed è quello del fantasioso
grafico che quello invece dei tralicci dal 15 al 17.
Noi abbiamo un dato rispetto ai due tralicci, rispetto anche ai
dati che è quello relativo alla sostanziale preoccupazione che sta
alla base del ragionamento perché Terna non vuole in nessun modo
pensare anche di interrompere il lavoro che sta facendo in questo
momento, presumendo la possibilità, noi diciamo, di potere
interrare, cosa che, invece, assolutamente per Terna sembra essere
un tentativo che, quasi, quasi, da parte nostra potrebbe essere
giudicato come un tentativo: qualunque cosa voi facciate non
raggiungerete nessun tipo di risultato .
Voglio, quindi, subito riferire che della questione, sin da quando
ci siamo ed abbiamo incontrato le associazioni, ci si era impegnati
ed incontrato le associazioni ambientaliste, in riferimento ai due
tratti, abbiamo poi, via, via, dovuto rivedere tutta l'azione che
ha guardato l'iter autorizzativo e lo abbiamo fatto, nel corso di
questi due mesi, anche in riferimento - e ringraziamo la mozione
che qui oggi stiamo discutendo - anche in riferimento alle due
mozioni, oggi una ritirata, che sono oggi oggetto di questa nostra
discussione.
Con riferimento alla mozione prima ritirata, ma che sta dentro
anche all'attuale mozione n. 41, si premette che in data 5 marzo
2013 proprio l'onorevole Zafarana, che con grande puntualità ha qui
illustrato la mozione, proprio l'onorevole Zafarana cofirmataria
della mozione ha chiesto ed ottenuto, ai sensi della legge n.
241/90 e successive modifiche ed integrazioni, l'accesso agli atti
di progetto di realizzazione dell'elettrodotto in doppia terna da
380 kilowatt Sorgente Rizziconi della parte del collegamento
Calabria-Sicilia. Questo è il dato.
Nel merito, il progetto in esame, come stabilito dalla normativa
ambientale, oggi il decreto legislativo n. 152 del 2006, e
successive modifiche ed integrazioni, è stato valutato in sede
nazionale, Ministero dell'Ambiente, mentre la Regione, attraverso
il competente servizio 2 VAS-VIA del Dipartimento ha espresso, in
data 7/08/2008, il parere endoprocedimentale rinviando la
valutazione finale, considerato che la stessa Terna riteneva
negativa l'incidenza ambientale sulla ZPS attraversato dalla linea
aerea, in attesa, come da articolo 6 del DPR n. 357 del 1997, di
una decisione della Commissione europea.
Riassume la Presidenza il Presidente Ardizzone
Nel novembre dello stesso anno, Terna presentava al solo Ministero
dell'Ambiente, un documento integrativo, a firma del professor
Bruno Massa dell'Università di Palermo, in merito all'incidenza
ambientale.
Nel marzo del 2009, il Ministero dell'Ambiente emanava il proprio
Decreto di positiva Valutazione d'Impatto Ambientale con
prescrizioni, tra cui al punto D1 la negativa valutazione regionale
in merito all'Incidenza Ambientale che, teoricamente, solo
teoricamente, avrebbe dovuto fare rimandare la formalizzazione
della valutazione a dopo la pronuncia della Commissione europea.
E' da osservare, comunque, ai sensi dell'articolo 29 del decreto
legislativo, pur se non cristallizzata nella norma, la valutazione
viene realmente completata con la procedura della verifica di
ottemperanza che valuta come le prescrizioni siano state integrate
negli elaborati progettuali di livello esecutivo.
Orbene, è da evidenziare che ad oggi non risulta pervenuta la
richiesta di verifica di ottemperanza, mentre sono stati trasmessi,
in formato digitale, gli elaborati del progetto esecutivo.
Infine, risulta opportuno fare attenzione in quanto, Terna ha
preferito suddividere il progetto generale in due parti, quella
costruttiva di cui si è trattato sopra, e quella relativa alla
dismissione della linea esistente per la quale questo ufficio ha
espresso il proprio parere al Ministero dello Sviluppo economico
nell'agosto del 2008.
Per tale tranche progettuale Terna, nel luglio del 2012, ha
richiesto la verifica d'ottemperanza per le prescrizioni 1 e 5.1.
L'istruttoria di tale fase è ancora in corso.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
ZAFARANA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFARANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
fare una precisazione anche con riferimento a quanto detto prima
dall'onorevole Falcone.
Con questa mozione non si intende sospendere o eliminare qualsiasi
possibilità progettuale della realizzazione dell'elettrodotto, ma
semplicemente una richiesta, che è quella portata avanti dai
cittadini che abitano una zona aerea, quindi ad alto rischio
ambientale, quindi una zona ZPS.
Si intende semplicemente impegnare il Governo a dare un indirizzo,
per quanto sia nelle sue possibilità, all'interramento in galleria
schermata dell'elettrodotto.
Non credo che ci sia nulla di sconvolgente, anzi, mi pare che si
sia deviata la discussione su un altro argomento.
Le popolazioni chiedono il diritto alla salute, le popolazioni, i
cittadini, i comitati chiedono di vivere e di avere una qualità
della vita alta in un'area già difficilmente segnata e provata
quale è appunto quella del milazzese, della Valle del Mela, dalla
presenza di industrie preesistenti.
Noi qui facciamo un discorso che non è aleatorio, che non si basa
su percezioni, su sensazioni. Ci dobbiamo appellare al principio di
precauzione.
Ed io invito la Regione, nelle sue componenti, a riferirsi a
questo principio in nome di quei cittadini che giustamente deve
difendere sia per quanto riguarda la tutela della salute sia per
quanto riguarda la tutela del territorio.
Il nostro quindi è semplicemente un impegno a convincere, a
portare avanti il progetto perché venga modificato da parte di
Terna nel senso della realizzazione dell'elettrodotto in galleria
schermata ed ulteriormente a farsi portavoce, a prendere la
responsabilità di quella che è la cura della salute e quindi
acquisire pareri dagli organi regionali competenti relativamente
all'impatto ambientale e sanitario nelle predette zone abitate.
Noi non possiamo veramente pensare che tutto ci arrivi dall'alto
ed è tutto fatto Per quanto riguarda le competenze anche
dell'Assessorato, la mancanza ad oggi della verifica di
ottemperanza, per le parti che devono chiaramente essere
interessate, mi risulta essere un dato sicuramente interessante.
GIANNI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli colleghi,
il Presidente della Regione ha richiamato il precedente Governo e
pertanto mi sono sentito chiamare in causa perché questo specifico
argomento è stato trattato da me, in qualità assessore
all'industria pro-tempore, e dall'assessore collega onorevole
Sorbello.
Ricordo di avere fatto decine di riunioni con tutti i comuni e le
province nei quali c'era l'attraversamento da parte
dell'elettrodotto.
Abbiamo concordato e convenuto che più tralicci di quelli che sono
stati tolti, ne sono stati tolti almeno 87, non avrebbero potuto
togliersi.
Io capisco le perplessità da parte dei cittadini sulla salute, ma
non c'è un palmo del nostro territorio che non abbia qualche casa
o qualche fabbricato vicino. Purtroppo, per tanto tempo molti piani
regolatori non sono esistiti e quindi l'abuso è stato costante e
continuo.
Siccome quell'accordo fu firmato dai sindaci, dai presidenti
delle province, io la vorrei pregare, onorevole Presidente, di
rivedere quell'accordo in cui è apposta la firma di tutti e che è
stato visto in maniera approfondita, controllato da tutti ed è
stato approvato, così come è stato approvato. Io sono dell'opinione
che bisogna andare avanti per tentare di fare uscire la Sicilia dal
baratro in cui si trova.
DIPASQUALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
DIPASQUALE. Signor Presidente, signori assessori, colleghi
parlamentari, io mi permetto di trasmettere a lei, al Governo, e
anche ai colleghi una opportunità importante e mi auguro che lei mi
aiuti a renderla fattiva,perché ovviamente condivido le
preoccupazioni che sono state espresse dai colleghi con questa
mozione e preannuncio il mio voto favorevole.
Ritengo tuttavia che noi abbiamo anche un'altra opportunità.
Ragusa ha lo stesso problema con l'elettrodotto che dovrebbe
portare una parte di energia a Malta. Con una differenza che a
Ragusa, caro Presidente, questo elettrodotto passa da una delle
spiagge più belle della nostra Isola, che è bandiera blu, una delle
tre che ha ottenuto questo titolo in Sicilia, e che questo
elettrodotto passa nel centro urbano.
Pertanto, mi auguro che lei mi metta nelle condizioni, onorevole
Presidente - ho già parlato con l'onorevole Cancelleri e con il
Gruppo del Movimento cinque stelle e che ringrazio per la loro
disponibilità anche a condividere il mio emendamento - e quindi
poter inserire anche l'elettrodotto di Ragusa.
Ho la sensazione che anche il Governo su questo sia favorevole.
Posso dirlo Assessore?
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Sì.
DIPASQUALE. Se lei mi mette in condizione di inserire
l'elettrodotto che passa nei comuni interessati, perché
preoccupazione c'è per Ragusa, la prego di mettermi nelle
condizioni di presentare questo emendamento in modo tale da poter
fare una mozione unica.
FALCONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli
colleghi, credo che la mozione su cui stiamo discutendo è chiaro
che sia meritevole di pregio, però non vorrei che si creasse, lo
dico anche agli assessori per il territorio, per l'energia,
soprattutto, un corto circuito con Terna.
Attenzione, è chiaro che dobbiamo salvaguardare innanzitutto la
salute dei siciliani. Dobbiamo altrettanto garantire la
compatibilità ambientale di tale opera. Ed è questo il senso della
mozione dell'onorevole Zafarana.
Signor Presidente, potremmo ipotizzare di rinviare per il voto
finale a martedì pomeriggio
FORMICA. Non si può a causa della presentazione degli emendamenti.
Si deve presentare un emendamento condiviso.
FALCONE. Per la presentazione di eventuali emendamenti, e io direi
anche per il voto finale. Se siamo d'accordo lo possiamo
formalizzare anche adesso questo emendamento.
Già domani mattina il Presidente della IV Commissione, onorevole
Trizzino, potrebbe far partire la richiesta di audizione, alla
quale parteciperebbero sia il Governo che Terna per renderci conto
se ci sono le condizioni: a) per modificare il tracciato; b)
eventualmente per capire se possiamo procedere ad un tracciato
sotterraneo ed inoltre se ci vogliono le autorizzazioni, se il
Governo e la Regione siciliana devono dare o meno le
autorizzazioni su un eventuale nuovo tracciato.
Mi sembra una proposta di buon senso, fermo restando che la
mozione del Movimento cinque stelle è meritevole di pregio.
MALAFARINA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, rappresentanti del Governo,
onorevoli colleghi, volevo centrare l'attenzione sul contenuto
della mozione: impegna il Governo della Regione ad attivarsi per la
sospensione immediata, in virtù del principio di precauzione dei
provvedimenti autorizzativi concessi dall'Amministrazione regionale
ma a me non risulta che sia stata materia di competenza della
Regione. Pertanto questa mozione, così come è stata presentata,
dovrebbe essere quanto meno corretta.
PRESIDENTE. Onorevole Malafarina, stiamo trattando la mozione n.
41 e non la n. 10, che è stata ritirata.
MALAFARINA. Allora non intervengo, signor Presidente.
PRESIDENTE. Questa è la dimostrazione che c'è stata un'evoluzione
nella discussione, nella presentazione di questa mozione, che
comunque è un fatto positivo. Così come accennava l'onorevole
Formica, su queste vicende della Valle del Mela, un po' tutti nel
corso degli anni siamo stati molto interessati, abbastanza direi, e
non so se è stato accennato che tra qualche giorno sarà trattato un
ricorso dinnanzi al Consiglio di Stato proprio portato avanti da
tutto il coordinamento delle associazioni ambientalistiche. E se
c'è un punto di forza, è anche grazie all'approvazione del piano
paesaggistico che abbiamo avuto nel 2010 - lo ricorderà bene
l'onorevole Lino Leanza - e proprio l'approvazione di quel piano
paesaggistico, che ha trovato il concorso di gran parte della
deputazione messinese, probabilmente permetterà che il tracciato in
qualche modo vada modificato. Ecco perché non credo che ci possano
essere dubbi sull'approvazione della mozione ed anzi il fatto
stesso che la mozione in qualche modo tenda ad impegnare
maggiormente il Governo regionale per l'attività che ha già svolto
e che in passato è stata svolta complessivamente dalle istituzioni
regionali è obiettivamente un fatto positivo.
Quindi non siamo su un terreno di scontro ma tutt'altro, siamo su
un terreno di confronto e il Presidente Crocetta ha spiegato molto
bene quale è stata l'evoluzione della problematica.
Questo mi permettevo di aggiungere, se non altro come messinese
perché conoscevo a fondo la questione.
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Signor
Presidente, onorevoli deputati, vorrei aggiungere qualcosa rispetto
alle valutazioni che Terna ha fatto, ponendo un limite temporale.
Purtroppo molto spesso per ogni nostra decisione ci ritroviamo ad
avere come valutatore il tempo che rimane. In questo caso la data
del giugno 2015 viene giudicata da Terna una data assolutamente non
rinviabile. Crediamo, invece, che ognuno di noi debba fare, per la
propria parte, un utile intervento. A mio avviso la modifica più
utile potrebbe essere quella dell'interramento, ma non sta a me
probabilmente valutare quali potrebbero essere le due alternative
o, nel caso dei due percorsi, specialmente in quello di cui abbiamo
visto il grafico, una deviazione o parte di una deviazione, per
escludere proprio quelle case che invece si ritrovano ad essere
assolutamente vicine.
Voglio però segnalare un fatto: durante tutto il percorso di
coinvolgimento e di quella partecipazione delle comunità locali,
c'è da registrare una sorta di anomalia. Dopo l'adesione da parte
delle 13 amministrazioni comunali con tutte le autorizzazioni, poi
i consigli comunali di qualche comune che hanno espresso un parere
negativo, però ad oggi ci ritroviamo con 6 o 7 comuni che hanno
risposto a quel tavolo di misure compensative che prevede un'opera
un impatto, un qualche ritorno per quel territorio e finiscono con
l'avere e col ricevere quelle misure, mentre invece con sei di
questi sindaci la discussione è avvenuta l'altro ieri con Terna, ed
ancora non hanno deciso di sedersi attorno ad un tavolo e guardare
alle misure compensative.
Credo che anche questo sia un segno di un malessere, quindi non
semplicemente associazioni ambientaliste.
Evidentemente per esserci un ritardo anche rispetto alla
composizione di questo tavolo crediamo che lì lo rappresenteremo
domani al Ministero dello sviluppo economico per fare in modo che
il Governo siciliano, ed insieme all'Assemblea che condividerà le
valutazioni e le preoccupazioni che stanno dentro la mozione, noi
dobbiamo fare in modo di ottenere o lo spostamento a monte o
l'interramento o addirittura una deviazione di quel percorso che,
con l'impegno di tutti, deve però avere un iter di approvazione
sicuramente molto veloce.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Vullo e l'onorevole Di
Giacinto sono in congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Seguito della discussione della mozione 41
PRESIDENTE. Pongo in votazione la mozione n. 41.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
col voto contrario degli onorevoli Fazio, Gianni, Di Mauro e dei
deputati del Gruppo parlamentare Partito dei Siciliani - MPA.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato dall'onorevole
Di Pasquale un ordine del giorno che prevede di bloccare la
realizzazione dell'elettrodotto nella provincia di Ragusa.
Onorevole Di Pasquale, nella mozione non si parla di bloccare la
realizzazione, lei è andato oltre. Dovrei dichiararlo precluso,
altrimenti dovrebbe presentare un'apposita mozione.
DI PASQUALE. Dichiaro di ritirare l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Sull'ordine dei lavori
LENTINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, da due mesi circa
ho presentato una mozione che riguarda il personale della
formazione.
Chiaramente tutte le mozioni che vengono presentate sono da
vagliare, sono nobili alla discussione, ma siccome lei poco fa
parlava dell'Umbria, dove sono morti a causa della crisi e ne
moriranno ancora se non ci sbrighiamo con questa faccenda, io
volevo sapere dall'onorevole Presidente della Regione a che punto è
la mozione che ho presentato e se viene inserita all'ordine del
giorno della prossima sessione, per capire esattamente e per dire
al popolo siciliano che fine devono fare i lavoratori della legge
n. 24 del 1976, aggiornata con la legge n. 25 del 1993, per capire
cosa devono fare i lavoratori che sono stati licenziati e se deve
partire l'avviso 20, perché ad oggi l'avviso 20 non è partito.
Vogliamo capire esattamente questo e dal momento che l'ho
presentata 2 mesi fa ed è un fatto importante per la società
siciliana, chiedo che nella prossima sessione venga inserita
all'ordine del giorno.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del Regolamento
interno,
di interrogazioni della rubrica: Attività produttive
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, essendo presente l'assessore per
le attività produttive, si riprende l'esame del I punto dell'ordine
del giorno Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del
Regolamento interno, di interrogazioni della rubrica: Attività
produttive .
Si procede con l'interrogazione n. 65 Notizie relative
all'applicazione della moratoria di cui al comma 87 dell'art. 11
della legge 9 maggio 2012, n. 26 , degli onorevoli Assenza e
Pogliese.
Ne do lettura:
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le attività
produttive, all'Assessore per l'economia e all'Assessore per le
risorse agricole e alimentari, premesso che il comma 87
dell'articolo 11 della legge regionale 9 maggio 2012, n. 26, cosi
recita: 'le operazioni di finanziamento, a breve, medio e lungo
termine, ivi compresi quelli concessi ai sensi della legge
regionale 23 maggio 1991, n. 36 e di leasing finanziario, concesse
dall'IRCAC a favore delle cooperative e loro consorzi, nonché
quelli concessi dalla CRIAS alle imprese agricole per la formazione
di scorte ai sensi dell'articolo 16 della legge regionale 14 maggio
2009, n. 6, e dall'IRFIS a tutte le imprese del territorio
siciliano, sono ammissibili alla richiesta di sospensiva per 12
mesi del pagamento delle rate a scadere. Le operazioni di
sospensione determinano la traslazione del piano di ammortamento
per un periodo analogo e gli interessi sul capitale sospeso sono
corrisposti alle scadenze originarie. Al termine del periodo di
sospensione, i soggetti di cui al presente comma possono
beneficiare dell'allungamento dell'ammortamento, che non è
superiore ad un anno per i finanziamenti a breve termine e a tre
anni per i finanziamenti a medio e lungo termine';
premesso ancora che:
con D.A. n. 18 del 2012 l'Assessore regionale per l'economia, in
attuazione della norma in premessa, decretava all'articolo 2 la
estensione della sospensione di cui all'accordo MEF/SISTEMA IMPRESE
ITALIA siglato il 28 febbraio 2012 anche per i debiti relativi agli
investimenti delle PMI siciliane verso gli istituti finanziari
regionali IRCAC, CRIAS e IRFIS-FINSICILIA;
con successivo D.A. n. 2740 del Dip.Int.Strutt. - Servizio III
Unità operativa n. 32, l'Assessore per le risorse agricole e
alimentari, in attuazione della legge regionale 9 maggio 2012, n.
26, ed in particolare del suo articolo 11, comma 87, ha stabilito -
tra l'altro - che i finanziamenti agevolati, di cui alla legge
regionale n. 6 del 2009, art. 16 e successive modifiche ed
integrazioni, concessi dalla CRIAS in favore delle imprese agricole
per la formazione delle scorte sono ammissibili alla richiesta di
sospensiva per 12 mesi del pagamento delle rate a scadere e che al
termine del periodo di sospensione le stesse imprese possono
beneficiare dell'allungamento dell'ammortamento per un periodo non
superiore ad un anno, trattandosi di finanziamenti a breve termine;
rilevato che l'obiettivo dell'intervento, come si evince dalla
legge regionale citata, era quello di aiutare le imprese siciliane
in difficoltà a rispettare le scadenze di rimborso dei
finanziamenti concessi rispettivamente dall'IRCAC, dalla CRIAS e
dall'IRFIS, in prospettiva dell'auspicata ripresa economica,
obiettivo che non si è potuto raggiungere a causa di diversi
fattori;
considerato che tutti i rappresentati di categoria chiedono a gran
voce l'applicazione efficace della moratoria con conseguente
spostamento dei termini di presentazione entro il 28 febbraio 2013,
anche alla luce del fatto che la stessa moratoria MEF/SISTEMA
IMPRESE ITALIA, siglata il 28 febbraio 2012, scadrà il prossimo 28
febbraio 2013;
verificato che:
la CRIAS è in atto commissariata ed il suo commissario ad oggi non
può deliberare sulla materia non avendone i poteri, nonostante sia
arrivato su questo tema il parere favorevole da parte
dell'Assessorato competente, che ha scritto alla Giunta una nota
tal proposito e finalizzata alla emanazione di apposita delibera;
l'IRCAC con propria delibera aveva previsto che i termini di
presentazione delle richieste di ammissibilità a tali agevolazioni
andavano presentate dal 24 maggio al 31 luglio 2012, si ricorda che
il decreto assessoriale a firma dell'Assessore per l'economia che
autorizza la agevolazione è del 15 maggio 2012, ed a causa di
questa straordinaria efficienza, purtroppo, l'istituto non ha
potuto dare sufficiente comunicazione all'esterno di questa
scadenza, con il risultato che la maggior parte delle richieste di
ammissibilità ai benefici della norma in premessa sono pervenute
oltre i termini di cui sopra;
considerato inoltre che analoga richiesta di proroga perviene
anche dalle categorie dei soggetti utilizzatori di finanziamenti
IRFIS-Finsicilia;
per sapere se non ritengano opportuno inserire nella prossima
Giunta di Governo un provvedimento urgentissimo che, in virtù del
citato comma 87 dell'art. 11 della legge regionale numero 26 del 9
maggio 2012, possa consentire lo slittamento del termine ultimo di
presentazione delle domande di ammissibilità almeno al 28 febbraio
2013». (65)
Ha facoltà di parlare l'assessore Vancheri per fornire la
risposta.
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
onorevoli deputati, in data 21 dicembre 2012 è stato siglato un
nuovo accordo tra l'ABI e le associazioni di categoria maggiormente
rappresentative, che prevede la proroga al 31 marzo 2013 dei
termini di presentazione delle istanze da parte delle imprese, per
fruire della sospensione del pagamento per un anno.
Pertanto, tenuto conto della necessità di adottare l'atto
conclusivo di recepimento di proroga dei termini dell'accordo in
argomento si sottopone a codesta Giunta regionale la problematica.
Al riguardo si propone di adottare la conseguente attività
deliberativa assentendo all'applicazione della proroga dei termini
prevista nell'accordo sottoscritto in data 21 dicembre 2012
relativamente alle operazioni creditizie assistite dalle
agevolazioni regionali, previste dalle leggi individuate dai
dipartimenti competenti ed inserite negli allegati A, A1 ed A2, che
formano parte integrante dei D.A. n. 48 del 4 maggio 2010, del D.A.
n. 77 dell'11 giugno 2010 e del D.A. n. 18 del 15 maggio 2012, a
condizione che la suddetta applicazione non comporti modifiche
all'articolazione amministrativa dell'intervento finanziario già
concesso, né alcun onere aggiuntivo a carico dell'Amministrazione
regionale concedente l'intervento medesimo.
Quindi da parte nostra c'è l'approvazione della vostra richiesta
di interrogazione e sottoporremo questa nostra proposta alla Giunta
questa sera.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Assenza per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo prendere atto
delle dichiarazioni dell'assessore e debbo con altrettanta
franchezza dire che non mi sento assolutamente soddisfatto, perché
a fronte di una interrogazione presentata subito dopo il nostro
insediamento per indicare la gravissima crisi in cui versavano
tutti i settori produttivi della nostra Sicilia, in particolare le
piccole imprese artigiane, quelle edili e anche quelle agricole che
attendevano una immediata risposta in termini di proroga per le
posizioni debitorie che avevano nei confronti degli istituti
pubblici, oggi apprendiamo che stasera verrà portata all'attenzione
del Governo regionale.
Speriamo che il Governo regionale non perda altri 4 mesi per
intervenire, perché veramente siamo al collasso totale
dell'economia produttiva della nostra Isola.
E mi permetto, assessore e Presidente Crocetta, approfittando
della sua presenza in Aula, di prospettare la necessità che a
questo punto - dato che siamo già a marzo - si prenda in seria
considerazione la necessità di introdurre ulteriore proroga per
quest'anno, perché se non riusciamo a dare un'ulteriore boccata di
ossigeno a queste imprese, veramente ai fallimenti che sono
intervenuti a centinaia e a migliaia e alle chiusure di aziende,
che pur non soggette a fallimento, hanno dovuto abbassare le
saracinesche mettendo sul lastrico tutti i loro dipendenti, oltre
che a restare personalmente senza alcuna attività, veramente
aggiungeremmo danno a danno.
Allora la sensibilità del Governo regionale deve essere puntata
essenzialmente su questo punto.
Tenete conto che dalla attività creditizia privata oggi purtroppo
non c'è da attendersi alcunché di positivo, e anche su questo
sarebbe necessario un intervento della sfera pubblica, pertanto mi
appello - capisco le difficoltà di bilancio - veramente a quella
che deve essere l'anima della politica regionale tout court, a
prescindere da maggioranza e opposizione, ridare fiato e ossigeno
alle imprese è oggi l'esigenza principale che deve essere avvertita
da una classe politica responsabile.
Prendo atto della volontà di cominciare, sia pure con ritardo, a
trattare questo tema importantissimo e mi auguro che al più presto
si abbia qualcosa di effettivamente completo.
PRESIDENTE. Si passa all'interrogazione n. 77 Interventi urgenti
per l'esercizio dell'attività della pesca nella provincia di
Palermo', a firma dell'onorevole Caputo. Ne do lettura:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore e per le attività
produttive, premesso che:
le avverse condizioni meteorologiche il 9 dicembre 2012 hanno
provocato la caduta in mare di 12 TIR che si trovavano a bordo
della nave della Compagnia di navigazione Grimaldi;
l'affondamento dei predetti mezzi crea situazioni di pericolo alla
navigazione e all'esercizio dell'attività della pesca nel tratto di
mare interessato;
a causa dell'affondamento si è determinato l'impigliamento degli
attrezzi della pesca a strascico e palangari di fondi nei mezzi
affondati;
considerato che:
tale situazione determina l'impossibilità dell'esercizio
dell'attività della pesca, comparto produttivo già fortemente
compromesso da una gravissima crisi economica, a causa dei mezzi
semisommersi;
quindi le flotte di Palermo, ed in particolare quelle di
Porticello, non possono esercitare la propria attività;
le attività delle imprese della pesca della provincia di Palermo,
e di Porticello in particolare, costituiscono una delle più
importanti attività economiche della nostra regione;
ritenuto che:
occorre fare fronte a tale grave situazione per evitare ulteriori
pregiudizi all'intera area economica della zona;
occorre altresì intervenire per ripristinare le condizioni di
sicurezza della navigazione nel tratto di mare interessato
dall'affondamento dei predetti TIR;
per sapere:
se non ritengano opportuno adottare provvedimenti: per garantire
l'esercizio dell'attività della pesca alle imprese ittiche della
provincia di Palermo ed a quelle di Porticello in particolare; per
garantire le condizioni di sicurezza della navigazione; per
garantire un immediato intervento in favore delle imprese della
Pesca di Porticello;
gli atti o i provvedimenti che il Governo della Regione intenda
adottare al fine di rimuovere le condizioni di pericolo derivante
dai mezzi semisommersi e per consentire il regolare esercizio
dell'attività della pesca nel tratto di mare interessato
dall'affondamento». (77)
VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
onorevoli deputati, questa interrogazione non è di mia competenza,
è un'interrogazione di competenza dell'Assessorato
dell'agricoltura.
PRESIDENTE. Per un fatto di ufficio, sarebbe opportuno inviarla
all'assessore Cartabellotta.
CAPUTO. L'assessore è presente in Aula e potrebbe rispondere
all'interrogazione.
PRESIDENTE. Assessore Cartabellotta, se è a conoscenza di questa
interrogazione, la trattiamo altrimenti se ne rimanda la
trattazione.
CARTABELLOTTA, assessore per le politiche agricole e alimentari.
Signor Presidente, se mi concede due minuti posso rispondere.
Rinvio della discussione unificata di atti di indirizzo politico e
ispettivi sull'aeroporto di Comiso: mozioni nn. 29, 31 e 36;
interpellanza n. 10; interrogazione n. 69
PRESIDENTE. Sul II punto dell'ordine del giorno: Discussione
unificata di atti di indirizzo politico e ispettivi sull'aeroporto
di Comiso: mozioni nn. 29, 31 e 36; interpellanza n. 10;
interrogazione n. 69 , il Presidente informa che, con fax del 4
marzo 2013, prot. n. 21502, l'assessore per le infrastrutture e la
mobilità, dottor Antonino Bartolotta, ha comunicato di non poter
essere presente, in quanto già convocato a Roma dal Ministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti per una riunione di coordinamento
concernente problematiche connesse all'attraversamento dello
stretto di Messina. Trasporto marittimo veloce passeggeri'.
Pertanto, il II punto è rinviato.
trivelllazioni in terraferma e off-shore
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Discussione unificata di atti di indirizzo politico e ispettivi
sul tema
delle trivellazioni in terraferma e off-shore
PRESIDENTE. Si passa, intanto, al terzo punto all'ordine del
giorno: Discussione unificata di atti di indirizzo politico e
ispettivi sul tema delle trivellazioni in terraferma e off-shore:
mozioni nn. 12, 14, 21, 26 e 34; interpellanza n. 7; interrogazioni
nn. 133, 151, 179 e 241.
Su questi atti c'è sicuramente una competenza diversificata ma
entrambi gli assessori, Marino e Lo Bello, risultano competenti.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che: il 10 ottobre 2012 l'Ufficio regionale per gli
idrocarburi e la geotermia (URIG) ha dato il via libera ad una
società di diritto privato, la Enel Longanesi, per la ricerca di
idrocarburi nella Valle del Belice, in un'area di oltre 600 kmq
nella quale ricadono i territori di tre province regionali:
Agrigento, Palermo e Trapani;
RILEVATO che l'avviso pubblico per la ricerca degli idrocarburi,
denominato la Masseria Frisella, è apparso, in data 15 giugno 2012,
su alcuni quotidiani e che i numerosi comuni delle tre province nei
quali ricade l'estesissima area inclusa nelle attività di
perforazione hanno attivato le procedure di opposizione al
provvedimento di via libera, fondando la loro contrarietà su alcuni
fattori quali: l'alto rischio sismico, la presenza di bacino
idrografico del fiume Belice, le aree di eccellenza per la
produzione agricola e zootecnica e le zone soggette a vincolo
paesaggistico e culturale;
CONSIDERATO che:
l'attività di ricerca autorizzata consisterebbe nella perforazione
del sottosuolo sino a 3.500 metri di profondità per la
realizzazione, in 42 mesi, di un pozzo esplorativo, evidenziando
un'azione di aggressione violenta del territorio, contestata dai
sindaci e dai cittadini, aggregati anche in comitati e
associazioni, che hanno più volte manifestato le loro
preoccupazioni sulla scorta delle relazioni autorevoli di geologi
sulla pericolosità di aggredire con le trivelle il delicato
equilibrio di un territorio morfologicamente fragile;
la tempistica dell'autorizzazione all'attività esplorativa lascia
più di un dubbio sulla volontà dell'URIG di voler rispettare i
tempi dovuti alle amministrazioni comunali contrarie alle trivelle
per l'estensione e il deposito delle controdeduzioni connesse ai
rischi per la salute dei cittadini, confermando invece, appena 5
giorni dopo l'incontro tra i delegati del comitato 'no trivelle
nella valle del Belice' - oppositori dei provvedimenti
autorizzativi - il via libera alle predette perforazioni;
RILEVATO che, ad oggi occorre procedere ad una verifica della
documentazione tecnica prodotta da Enel Longanesi, esaminata in
maniera frammentaria ed incompleta dalle amministrazioni comunali
nelle quali ricadono le aree oggetto di trivellazione per l'assenza
del programma preliminare di perforazione, la tipologia
dell'impianto e dei dati economici relativi, dati questi ultimi non
forniti dall'URIG in quanto, per la loro pubblicità, necessitano di
consenso scritto da parte degli interessati;
RITENUTO di dover accogliere pienamente le istanze dei territori
che esprimono a gran voce dubbi sui benefici che potrebbero
derivare dalle trivellazioni e le forti e costanti preoccupazioni
sui rischi effettivi e immediati invece rappresentati dalle
attività di ricerca di idrocarburi,
impegna il Governo della Regione
ad assumere iniziative finalizzate a revocare l'autorizzazione del
provvedimento autorizzativo del 10 ottobre 2012 rilasciato
dall'Ufficio regionale per gli idrocarburi e la geotermia;
a rendere pubblici ed immediatamente fruibili i dati tecnici
relativi al progetto di perforazione e realizzazione del pozzo
esplorativo profondo, al fine di consentire l'elaborazione delle
opportune opposizioni da parte dei comuni i cui territori restano
compresi nella maxi-area identificata per le ricerche;
a porre in essere politiche vere di tutela e salvaguardia del
territorio, della sua economia e della popolazione siciliana a
discapito di mere speculazioni a vantaggio del profitto di privati
che devastano i territori, lasciando a carico della Regione i costi
altissimi dei disastri». (12)
CASCIO S.- CORDARO- CLEMENTE- GIANNI-SUDANO
«L'Assemblea regionale siciliana
RICHIAMATE le leggi regionali 30 aprile 1991, n. 10 e successive
modificazioni, recante Disposizione per i procedimenti
amministrativi, il diritto di accesso ai documenti amministrativi e
la migliore funzionalità dell'attività amministrativa , e 5 aprile
2011, n. 5, recante Disposizioni per la trasparenza, la
semplificazione, l'efficienza, l'informatizzazione della pubblica
amministrazione e l'amministrazione e l'agevolazione delle
iniziative economiche. Disposizione per il contrasto alla
corruzione ed alla criminalità organizzata di stampo mafioso.
Disposizione per il riordino e la semplificazione della
legislazione regionale ;
PREMESSO:
che la società Enel Longanesi, il 24 Agosto 2011, ha inoltrato
un'istanza per l'attività di ricerca di idrocarburi all'Assessorato
Regionale dell'Energia e degli Uffici di Pubblica Utilità,
denominata Masseria Frisella (allegato 1);
che l'area, estesa 681,66 Kmq all'interno della Valle del Belice,
interessa i comuni di Montevago, Santa Margherita Belice,
Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone,
Monreale, Partinico, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello
e San Giuseppe Jato, Alcamo, Gibellina, Poggioreale e Salaparuta;
che la stessa riveste per l'Isola una importante valenza
paesaggistica, in quanto parte del territorio rientra integralmente
in zone di protezione europea (SIC e ZPS);
che il territorio riveste particolare valenza sotto il profilo
agricolo, zootecnico e culturale, accogliendo colture d'eccellenza,
aziende di trasformazione, zone archeologiche e terme di notorio
pregio, per le quali sono stati concessi ingenti investimenti a
livello nazionale ed europeo;
che nell'area in oggetto insistono numerosi impianti per la
produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (Eolico e
fotovoltaico);
che in data 15 giugno 2012 è avvenuta la pubblicazione sui
quotidiani (Sole 24 Ore e La Sicilia) dell'avviso per la ricerca di
idrocarburi, denominato Masseria Frisella, in un area di 681,66 Kmq
in piena Valle del Belice;
che numerosi comuni della Valle del Belice hanno presentato nei
termini dovuti opposizione (allegati 2, 3, 4, 5);
che il 10 ottobre 2012 viene dato il parere favorevole da parte
dell'URIG (allegato 6).
CONSIDERATO:
che lo sfruttamento industriale del territorio, ed in particolare
l'estrazione di idrocarburi, con i rischi di incidenti,
sversamenti, inquinamenti delle falde acquifere e dell'aria è:
1) incompatibile con lo sviluppo economico ed ecostenibile che
l'area della Valle del Belice ha da anni intrapreso con successo;
2) in antitesi con i cospicui investimenti statali ed europei per
lo sviluppo economico e sostenibile dell'area;
3) penalizzante per la popolazione che ha già scelto di
contribuire allo sviluppo del paese con l'installazione nel proprio
territorio di impianti per la produzione di energia elettrica da
fonti rinnovabili;
che nel procedimento in essere appaiono irregolarità di carattere
amministrativo, tra le quali:
1) violazione della legge regionale n. 10 del 1991, alla luce del
fatto che non è stato indicato 7 nell'avviso
presentato ai Comuni il nominativo del responsabile del
procedimento (allegato 7);
2) omissione da parte dell'Amministrazione pubblica della
trasmissione ai comuni degli atti allegati al procedimento e
prodotti dalla società richiedente;
3) violazione dell'art. 2, comma 3, della legge regionale n. 5 del
2011 per omissione della indicazione nell'atto e nel sito web,
dell'avviso dei tempi di conclusione del procedimento;
che il parere dell'Ufficio regionale di competenza (URIG) è stato
esitato un anno dopo il rilascio della visura camerale (allegato 9)
e del deposito della dichiarazione di cui allegato 8 e dunque
inidoneo a fotografare la reale capacità tecnica, economica ed
organizzativa della società;
che la relazione geologica e la relativa sintesi sono prive dei
timbri di appartenenza all'Ordine professionale (allegati 10, 11);
che il Comune di Montevago ha presentato opposizione
(sottolineando l'elevato rischio sismico dell'area di ricerca,
allegato 12) e che la stessa non è stata trattata nella relazione
dell'URIG;
che sebbene il Comitato No Trivelle nella Valle del Belice ha
richiesto gli atti amministrativi, l'URIG ha consegnato una
documentazione priva dei seguenti documenti:
1. programma dei lavori;
2. documentazione relativa alla ubicazione dei pozzi e tecnologia
utilizzata;
3. lettere di corrispondenza tra l'URIG ed il Comune di S.
Margherita;
che alla richiesta, da parte del Comitato, dei dati mancanti,
l'Ufficio ha risposto: si precisa che quanto in possesso di questo
Ufficio è stato già fornito al richiedente e specifica
che'relativamente al programma lavori [...] i dati di carattere
tecnico ed economico relativi alla prospezione, ricerca e
coltivazione, forniti all'Amministrazione dai titolari dei permessi
e concessioni [...] non possono essere resi pubblici senza il
consenso scritto degli interessati' (allegato 13). Tale risposta al
Comitato parrebbe non sufficiente poiché i documenti richiesti non
rientrano tra i dati sensibili da secretare, di cui all'art. 45
della l.r. n. 14 del 2000, che viene riportato come motivazione
dall'Ufficio,
impegna il Governo della Regione
ad attivarsi:
1) per la revoca immediata delle autorizzazioni in ordine agli
iter amministrativi già conclusi;
2) per il fermo immediato di tutte le eventuali attività di
ricerca e coltivazione già avviate;
3) per la sospensione immediata dei procedimenti autorizzatori
ancora in corso;
4) perché vengano poste in essere economie e strategie di
valorizzazione del territorio compatibili con le peculiarità del
paesaggio». (14)
TRIZZINO - CANCELLERI- CAPPELLO- PALMERI
MANGIACAVALLO-FERRERI - ZITO- VENTURINO -
CIACCIO - ZAFARANATROISI - FOTI- CAPPELLO - LA
ROCCA- SIRAGUSA
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
la Regione siciliana ha ottenuto nel corso degli ultimi anni
l'inserimento nella World Heritage List dell'Unesco di 5 siti che
rappresentano l'eccellenza di un patrimonio culturale unico al
mondo: le isole Eolie, la Villa Romana del Casale, la Valle dei
Templi, il Val di Noto e Siracusa-Pantalica;
tale prestigioso riconoscimento pone la Sicilia tra le regioni al
mondo con il più alto numero di siti riconosciuti, conseguenza
di una stratificazione storica e culturale straordinaria e di una
volontà politica di tutela e valorizzazione esaltata dalla nostra
competenza specifica ed esclusiva nelle politiche attive dei beni
culturali e ambientali;
dal 2003 l'Unesco prescrive, come conditio sine qua non per
l'inserimento o il mantenimento dei siti nella lista della W.H.L.,
l'esistenza e l'applicazione di un piano di gestione che deve avere
come elemento essenziale la coerenza del modello di sviluppo del
territorio in questione con la salvaguardia del patrimonio
culturale, appartenente, nel caso dei siti Unesco, all'umanità
intera;
in questo quadro, l'Unesco ha richiesto la sospensione definitiva
di qualsivoglia attività estrattiva dalle cave di pomice dell'isola
di Lipari, pena l'esclusione delle Eolie dal Patrimonio
dell'Umanità;
allo stesso modo, risulta radicalmente incompatibile con il piano
di gestione previsto e redatto per il sito della 'Val di Noto'
qualsivoglia attività che possa intaccarne il paesaggio culturale
unico, tutelato come risultato straordinario della ricostruzione
tardo-barocca del 1693 che non sia coerente, e soprattutto
compatibile, con l'idea di sviluppo affermata all'interno del
medesimo piano di gestione;
RILEVATO che tra il 19 ed il 22 marzo 2004 l'ex Assessore per
l'Industria firmava 4 decreti che conferirono a 4 compagnie
petrolifere (Eni, Sarcis, Edison e Panther Resources) il 'via
libera' alla ricerca e all'estrazione di idrocarburi gassosi e
liquidi in tutta la Sicilia orientale e nelle Province di Catania,
Siracusa, Ragusa ed Enna,
impegna il Presidente della Regione
ad attivarsi per la revoca dei permessi legati alla prospezione,
ricerca e coltivazione di idrocarburi nell'ambito del territorio
del Val di Noto e, coerentemente, di prevederne il divieto sul
territorio di tutti i siti Unesco siciliani, al fine di mantenere
l'integrità, di salvaguardare la prestigiosa iscrizione nella
W.H.L. e di indicare con fermezza la scelta chiara a favore di un
modello di sviluppo compatibile e soprattutto coerente con le
straordinarie potenzialità di un heritage irriproducibile di cui la
storia ha dotato l'Isola». (21)
POGLIESE - ANSELMO - ASSENZA - CAPUTO -
FALCONE - FONTANA - RAIA - VINCIULLO
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
le competenze relative alla ricerca, coltivazione ed estrazione
degli idrocarburi sono esercitate direttamente dalla Regione ed
oggetto di apposita disciplina contenuta essenzialmente nella legge
regionale 3 luglio 2000, n.14;
per l'esercizio delle dette competenze opera apposito ufficio
regionale (Servizio VIII, Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e
l'Energia, indicato con l'acronimo URIG);
le attività di ricerca ed estrazione degli idrocarburi hanno,
notoriamente, un rilevante impatto sull'ambiente con alterazioni
profonde dell'assetto idrogeologico, paesaggistico e sugli
ecosistemi locali che andrebbero accuratamente ed obiettivamente
valutate assicurando adeguata trasparenza e pubblicità alle
procedure autorizzative, a maggior ragione rispetto a quelle aree e
comprensori ad alto pregio ambientale e dove le attività agricole
costituiscono l'ossatura portante del locale sistema economico-
occupazionale;
la società Enel Longanesi Developments S.r.l., con istanza del
17/08/2011 ha richiesto il rilascio di un permesso di ricerca per
idrocarburi liquidi e gassosi per un vasto territorio, ricadente
tra le province di Agrigento (comuni di Montevago e Santa
Margherita Belice), di Palermo (comuni di Bisacquino, Campofiorito,
Camporeale, Contessa Entellina, Corleone, Monreale, Partinico,
Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello e San Giuseppe Jato)
e di Trapani (comuni di Alcamo, Gibellina, Poggioreale e
Salaparuta);
l'area interessata ha una dimensione di ben 68.166 ha (cioè oltre
681 km quadrati) ed è già in passato stata oggetto di studi
geominerari, peraltro rivelatisi, nei fatti, inutili ed
infruttuosi;
di tale istanza s'è avuto ulteriore riscontro tramite la
pubblicazione del previsto avviso pubblico su alcuni quotidiani;
immediatamente, sia pure nell'ambito dei ristrettissimi tempi
disponibili, diversi enti locali interessati hanno prodotto
opposizioni argomentate al rilascio della concessione, richiamando
i superiori interessi di tutela dell'ambiente e della salute, delle
attività economiche esistenti ed a garanzia del ruolo delle
comunità locali nelle scelte relative allo sviluppo del territorio;
il 10 ottobre 2012, con una celerità relativamente sorprendente
considerata l'usuale ben nota inerzia della burocrazia, l'URIG ha
rilasciato il proprio parere positivo all'accoglimento dell'istanza
dell'Enel Longanesi, liquidando le opposizioni formulate dagli enti
locali che sono state demandate al Dipartimento regionale
dell'ambiente;
la tempistica appare tanto più 'anomala' in considerazione che il
via libera dell'URIG è arrivato appena pochi giorni dopo gli
incontri promossi dal Comitato 'no trivelle' e senza assicurare ai
comuni interessati il tempo dovuto per l'estensione ed il deposito
delle controdeduzioni;
CONSIDERATO che:
la notizia dell'approssimarsi di una pesante operazione di ricerca
di idrocarburi ha determinato un forte allarme sociale nelle
comunità interessate, che ha portato alla nascita di comitati
spontanei e trasversali contro le trivellazioni;
le criticità giustamente riscontrate dai comitati dei cittadini,
dalle associazioni del territorio e dagli enti locali interessati
appaiono tutt'altro che infondate e peregrine: l'intera area è,
notoriamente, a forte rischio sismico (proprio quest'anno ricade il
45 anniversario del terremoto del 1968 che ha visto centinaia di
vittime e la distruzione d'interi centri abitati) e con un
delicatissimo equilibrio idrogeologico (l'area è ricca di sorgenti
ed acquiferi che servono per finalità idropotabili ed irrigue,
assicurando un accesso non diversamente fungibile alla vitale
risorsa idrica anche ad altri territori);
le tecniche esplorative in generale - e quella prevista nella
concessione in oggetto in particolare
- prevedono il ricorso a prospezioni sismiche oltreché alla
realizzazione di pozzi esplorativi (esplicitamente entrambi
richiamati nella nota prot. n. 060876 del 10/10/2012 con cui l'URIG
esprime parere positivo);
le preoccupazioni relative alle problematiche ambientali trovano
ulteriore riscontro in ragione delle peculiarità economiche del
territorio, da sempre vocato alle attività agricole di eccellenza
ed al turismo, attività entrambe che subirebbero un grave colpo dal
degrado degli equilibri ambientali che potrebbe verificarsi, come
effettivamente accaduto in altri luoghi;
la richiamata l.r. n. 14 del 2000 ed il D.A. 4 novembre 2011,
n.640, che modifica il 'Disciplinare tipo' per i permessi di
ricerca, fanno esenti dalle aliquote da corrispondere alla Regione
le eventuali produzioni di idrocarburi ottenute in fase di permesso
di ricerca, e che perciò non sussiste neppure un interesse
finanziario immediato né per la Regione né, tantomeno, per gli enti
locali;
la citata normativa, peraltro, è oggetto di diffuse e qualificate
valutazioni critiche sui suoi contenuti e sulle modalità previste
per le autorizzazioni e le concessioni, che non garantiscono
l'adeguata partecipazione delle comunità locali [come sarebbe
richiesto nel quadro del nuovo assetto di relazioni fra poteri
sancito dalla riforma del Titolo V della Costituzione intervenuta
nel 2001];
RILEVATO ancora che:
la delicatezza ed il pregio ambientale del territorio interessato
sono confermate dalla recente istituzione del Parco dei Monti
Sicani, che vede coinvolti diversi dei comuni interessati, ed il
cui territorio è perlomeno 'lambito' dall'area delle perforazioni,
il che pone dubbi, peraltro sulla stessa legittimità della
procedura seguita e comunque sulla sua opportunità;
emergono serie criticità anche riguardo al merito della
concessione stessa, stante che, come detto, l'area è già stata
oggetto di studi geominerari che non hanno peraltro portato alcun
risultato utile, e che lo stesso URIG, nel suo rapporto tecnico,
quasi a giustificare un'evidenza, definisce gli investimenti
previsti non paragonabili a quelli effettuati nei precedenti titoli
minerari;
in definitiva l'intera vicenda rischia di risolversi nella
posizione di una pesante ipoteca sul territorio, senza alcun
beneficio per le comunità locali ed a solo eventuale vantaggio di
forti interessi economici costituiti;
ad aggravare, se possibile, il tutto, l'URIG ha negato al comitato
'No trivellazioni nella Valle del Belice' l'accesso agli atti del
procedimento, adducendo improbabili ragioni di riservatezza e
rendendo perciò impossibile allo stesso Comitato, quale portatore
d'interessi diffusi e legittimi della comunità locale, l'opporsi
validamente, anche sul piano tecnico, al rilascio
dell'autorizzazione;
lo stesso sito internet dell'URIG risulta inspiegabilmente non
aggiornato e la pubblicazione relativa ai titoli minerari risulta
aggiornata al 30/06/2009, con un ritardo di ormai tre anni e mezzo,
che impedisce ai cittadini di acquisire informazioni utili e non
assicura la dovuta trasparenza prescritta dalla normativa statale e
regionale;
RITENUTO che:
le motivazioni portate dal comitato 'no trivellazioni' e dagli
enti locali appaiono quanto mai apprezzabili e verosimilmente
fondate;
in ogni caso appare quanto mai opportuno sospendere il
procedimento e procedere ad un'adeguata riconsiderazione
dell'istanza assicurando una piena e completa trasparenza del
procedimento e l'effettiva e piena partecipazione degli enti locali
e dei cittadini alla determinazione di scelte e decisioni che
investono direttamente la vita delle comunità;
appare ugualmente opportuno, in genere, procedere in tempi brevi
alla rivisitazione della disciplina relativa alle concessioni per
la ricerca e l'estrazione di idrocarburi, ormai datata ed
inadeguata ed intervenire per assicurare reale trasparenza ai
procedimenti di competenza dell'URIG,
impegna il Governo della Regione
ad adottare gli atti di competenza affinché venga revocata
l'autorizzazione di ricerca di cui in oggetto;
in subordine a sospendere immediatamente l'efficacia della stessa
autorizzazione e a procedere ad una nuova valutazione previo
confronto con gli enti locali ed il comitato 'no trivellazioni',
quali portatori d'interessi legittimi del territorio, a quali deve
comunque essere offerta l'effettiva possibilità di rappresentare e
fare valere le ragioni della tutela dell'ambiente e della salute;
a rendere in ogni caso pienamente pubblici ed accessibili tutti
gli atti del procedimento, ivi compresi gli allegati ed i dati
tecnici, al fine di consentire ai Comuni di formulare e presentare
le eventuali opposizioni e controdeduzioni;
a procedere ad una complessiva rivisitazione della disciplina
relativa alle concessioni minerarie che tenga in debito conto le
esigenze di tutela dell'ambiente e della salute, le attribuzioni
costituzionalmente riconosciute agli enti locali, predisponendo e
presentando, entro il termine tassativo di 60 giorni, un disegno di
legge organico di riforma;
nelle more della formalizzazione ed approvazione di detto disegno
di legge, a sospendere il rilascio di nuove autorizzazioni e
l'efficacia di quelle rilasciate e non ancora effettivamente
operative;
a porre in essere complessivamente politiche ispirate alla
salvaguardia del territorio, della salute e delle economie locali,
impedendo che gli interessi costituiti di alcuni privati si
risolvano in mere speculazioni a danno dell'Isola, ed assicurando
che, di converso, le eventuali attività opportunamente regolate ed
autorizzate determinino un reale e strutturale vantaggio per
l'economia della Sicilia». (26)
LA ROCCA RUVOLO - TURANO - SAMMARTINO-
MICCICHE'- NICOTRA -
LEANZA - FIRETTO
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
le competenze relative alla ricerca, coltivazione ed estrazione
degli idrocarburi sono esercitate direttamente dalla Regione ed
oggetto di apposita disciplina contenuta essenzialmente nella legge
regionale 3 luglio 2000, n.14;
per l'esercizio delle dette competenze opera apposito ufficio
regionale (Servizio VIII, Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e
l'Energia, indicato con l'acronimo URIG);
le attività di ricerca ed estrazione degli idrocarburi hanno,
notoriamente, un rilevante impatto sull'ambiente con alterazioni
profonde dell'assetto idrogeologico, paesaggistico e sugli
ecosistemi locali che andrebbero accuratamente ed obiettivamente
valutate assicurando adeguata trasparenza e pubblicità alle
procedure autorizzative, a maggior ragione rispetto a quelle aree e
comprensori ad alto pregio ambientale e dove le attività agricole
costituiscono l'ossatura portante del locale sistema economico-
occupazionale;
RICORDATO che:
la società Enel Longanesi Developments S.r.l., con istanza del
17/08/2011 ha richiesto il rilascio di un permesso di ricerca per
idrocarburi liquidi e gassosi per un vasto territorio, ricadente
tra le province di Agrigento (comuni di Montevago e Santa
Margherita Belice), di Palermo (comuni di Bisacquino, Campofiorito,
Camporeale, Contessa Entellina, Corleone, Monreale, Partinico,
Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello e San Giuseppe Jato)
e di Trapani (comuni di Alcamo, Gibellina, Poggioreale e
Salaparuta);
l'area interessata ha una dimensione di ben 68.166 ha (cioè oltre
681 km quadrati) ed è già in passato stata oggetto di studi
geominerari, peraltro rivelatisi, nei fatti, inutili ed
infruttuosi;
sia pure nell'ambito dei ristrettissimi tempi disponibili, diversi
enti locali interessati hanno prodotto opposizioni argomentate al
rilascio della concessione, richiamando i superiori interessi di
tutela dell'ambiente e della salute, delle attività economiche
esistenti ed a garanzia del ruolo delle comunità locali nelle
scelte relative allo sviluppo del territorio;
il 10 ottobre 2012, con una celerità relativamente sorprendente
rispetto all'usuale inerzia della burocrazia, l'URIG ha rilasciato
il proprio parere positivo all'accoglimento dell'istanza dell'Enel
Longanesi, liquidando le opposizioni formulate dagli enti locali
che sono state demandate al Dipartimento regionale dell'ambiente;
la tempistica appare tanto più anomala in considerazione che il
via libera dell'URIG è arrivato appena pochi giorni dopo gli
incontri promossi dal Comitato No trivelle e senza assicurare ai
comuni interessati il tempo dovuto per l'estensione ed il deposito
delle controdeduzioni;
CONSIDERATO che:
la notizia dell'approssimarsi di una pesante operazione di ricerca
di idrocarburi ha determinato un forte allarme sociale nelle
comunità interessate, che ha portato alla nascita di comitati
spontanei e trasversali contro le trivellazioni;
le criticità giustamente riscontrate dai comitati dei cittadini,
dalle associazioni del territorio e dagli enti locali interessati
appaiono tutt'altro che infondate e peregrine: l'intera area è,
notoriamente, a forte rischio sismico (proprio quest'anno ricade il
45 anniversario del terremoto del 1968 che ha visto centinaia di
vittime e la distruzione d'interi centri abitati) e con un
delicatissimo equilibrio idrogeologico (l'area è ricca di sorgenti
ed acquiferi che servono per finalità idropotabili ed irrigue,
assicurando un accesso non diversamente fungibile alla vitale
risorsa idrica anche ad altri territori);
le tecniche esplorative in generale - e quella prevista nella
concessione in oggetto in particolare - prevedono il ricorso a
prospezioni sismiche oltreché alla realizzazione di pozzi
esplorativi (esplicitamente entrambi richiamati nella nota prot. n.
060876 del 10/10/2012 con cui l'URIG esprime parere positivo);
le preoccupazioni relative alle problematiche ambientali trovano
ulteriore riscontro in ragione delle peculiarità economiche del
territorio, da sempre vocato alle attività agricole di eccellenza
ed al turismo, attività entrambe che subirebbero un grave colpo dal
degrado degli equilibri ambientali che potrebbe verificarsi, come
effettivamente accaduto in altri luoghi;
la richiamata l.r. n. 14 del 2000 ed il D.A. 4 novembre 2011,
n.640, che modifica il 'Disciplinare tipo' per i permessi di
ricerca, fanno esenti dalle aliquote da corrispondere alla Regione
le eventuali produzioni di idrocarburi ottenute in fase di permesso
di ricerca, e che perciò non sussiste neppure un interesse
finanziario immediato né per la Regione né, tantomeno, per gli enti
locali;
la citata normativa e le modalità previste per autorizzazioni e
concessioni non garantiscono l'adeguata partecipazione delle
comunità locali (come sarebbe richiesto nel quadro del nuovo
assetto di relazioni fra poteri sancito dalla riforma del Titolo V
della Costituzione intervenuta nel 2001);
RILEVATO ancora che:
la delicatezza ed il pregio ambientale del territorio interessato
sono confermate dalla recente istituzione del Parco dei Monti
Sicani, che vede coinvolti diversi dei comuni interessati, ed il
cui territorio è perlomeno 'lambito' dall'area delle perforazioni,
il che pone dubbi, peraltro sulla stessa legittimità della
procedura seguita e comunque sulla sua opportunità;
emergono serie criticità anche riguardo al merito della
concessione stessa, stante che, come detto, l'area è già stata
oggetto di studi geominerari che non hanno peraltro portato alcun
risultato utile, e che lo stesso URIG, nel suo rapporto tecnico,
quasi a giustificare un'evidenza, definisce gli investimenti
previsti non paragonabili a quelli effettuati nei precedenti titoli
minerari;
in definitiva l'intera vicenda rischia di risolversi nella
posizione di una pesante ipoteca sul territorio, senza alcun
beneficio per le comunità locali ed a solo eventuale vantaggio di
forti interessi economici costituiti;
ad aggravare, se possibile, il tutto, l'URIG ha negato al comitato
No trivellazioni nella Valle del Belice l'accesso agli atti del
procedimento, adducendo improbabili ragioni di riservatezza e
rendendo perciò impossibile allo stesso Comitato, quale portatore
d'interessi diffusi e legittimi della comunità locale, l'opporsi
validamente, anche sul piano tecnico, al rilascio
dell'autorizzazione;
lo stesso sito internet dell'URIG risulta inspiegabilmente non
aggiornato e la pubblicazione relativa ai titoli minerari risulta
aggiornata al 30/06/2009, con un ritardo di ormai tre anni e mezzo,
che impedisce ai cittadini di acquisire informazioni utili e non
assicura la dovuta trasparenza prescritta dalla normativa statale e
regionale;
RITENUTO che:
le motivazioni portate dal comitato No trivellazioni e dagli enti
locali appaiono quanto mai apprezzabili e verosimilmente fondate;
in ogni caso appare quanto mai opportuno sospendere il
procedimento e procedere ad un'adeguata riconsiderazione
dell'istanza assicurando una piena e completa trasparenza del
procedimento e l'effettiva e piena partecipazione degli enti locali
e dei cittadini alla determinazione di scelte e decisioni che
investono direttamente la vita delle comunità;
appare ormai opportuno procedere in tempi brevi alla rivisitazione
della disciplina relativa alle concessioni per la ricerca e
l'estrazione di idrocarburi, ormai datata ed inadeguata ed
intervenire per assicurare reale trasparenza ai procedimenti di
competenza dell'URIG,
impegna il Governo della Regione
ad adottare gli atti di competenza affinché venga revocata
l'autorizzazione di ricerca di cui in oggetto;
in subordine, a sospendere immediatamente l'efficacia della stessa
autorizzazione e a procedere ad una nuova valutazione previo
confronto con gli enti locali ed il comitato 'no trivellazioni',
quali portatori d'interessi legittimi del territorio, a quali deve
comunque essere offerta l'effettiva possibilità di rappresentare e
fare valere le ragioni della tutela dell'ambiente e della salute;
a rendere in ogni caso pienamente pubblici ed accessibili tutti
gli atti del procedimento, ivi compresi gli allegati ed i dati
tecnici, al fine di consentire ai Comuni di formulare e presentare
le eventuali opposizioni e controdeduzioni;
a procedere ad una complessiva rivisitazione della disciplina
relativa alle concessioni minerarie che tenga in debito conto le
esigenze di tutela dell'ambiente e della salute, le attribuzioni
costituzionalmente riconosciute agli enti locali, predisponendo e
presentando, entro il termine tassativo di 60 giorni, un disegno di
legge organico di riforma;
nelle more della formalizzazione ed approvazione di detto disegno
di legge, a sospendere il rilascio di nuove autorizzazioni e
l'efficacia di quelle rilasciate e non ancora effettivamente
operative;
a porre in essere complessivamente politiche ispirate alla
salvaguardia del territorio, della salute e delle economie locali,
impedendo che gli interessi costituiti di alcuni privati si
risolvano in mere speculazioni a danno dell'Isola, ed assicurando
che, di converso, le eventuali attività opportunamente regolate ed
autorizzate determinino un reale e strutturale vantaggio per
l'economia della Sicilia». (34)
PANEPINTO - GUCCIARDI - MILAZZO - MAGGIO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'energia e i
servizi di pubblica utilità, premesso che:
l'11 ottobre 2012, l'URIG (Ufficio regionale per gli idrocarburi e
la geotermia) ha dato parere favorevole all'istanza di permesso di
ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato 'Masseria
Frisella' presentato dalla società ENEL Longanesi Developments
s.r.l. e relativo ad un'area estesa 681,66 kmq ubicata nel
territorio delle province di Palermo, Agrigento e Trapani;
i comuni interessati sono 17 e tutti ricadenti nella Valle del
Belice: Montevago, Santa Margherita Belice, (Agrigento),
Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone,
Monreale, Partinico, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello
e San Giuseppe Jato (Palermo), Alcamo, Gibellina, Poggioreale e
Salaparuta (Trapani);
il permesso di ricerca incide su un territorio estremamente ricco
di risorse naturalistiche (il perimetro dell'area interessata
sfiora di appena un chilometro l'abitato di Ficuzza, piccolo borgo
al centro della omonima riserva naturale estesa 8.000 ettari) ed
agricole: si tratta infatti di un'area a preminente vocazione
agricola con produzioni di eccellenza, quali l'olio DOP
extravergine di oliva Nocellara del Belice;
considerato che:
la Valle del Belice è area ad elevato rischio sismico, già colpita
nel 1968 da un devastante terremoto che ne ha stravolto il tessuto
produttivo e sociale: ancora oggi, dopo 45 anni, le opere di
ricostruzione non sono state completate;
i lavori di perforazione del pozzo esplorativo (della profondità
variabile fra i 2.000 e i 3.500 metri) sono potenzialmente in grado
di incidere pesantemente sull'equilibrio geologico del territorio,
poiché il progressivo abbassamento del terreno determinato
dall'emungimento di liquidi e gas dal sottosuolo, in zone ad alto
rischio, può causare il collasso delle falde accompagnato da
fenomeni sismici;
rilevato che:
l'URIG ha trasmesso ai Comuni l'avviso dell'istanza per la
pubblicazione nell'Albo pretorio comunale ai fini della decorrenza
dei termini per eventuali opposizioni;
alcuni Comuni, ma anche la Provincia di Trapani, hanno presentato
opposizione sottolineando l'elevato rischio sismico dell'area;
ben poco è dato conoscere circa i dettagli tecnici della ricerca:
al comitato spontaneo 'No trivelle nella Valle del Belice', che
aveva fatto richiesta di accesso agli atti, è stato risposto che, a
norma dell'articolo 45 della l.r. 14/2000, senza il consenso
scritto dell'impresa, i dati (programma preliminare di
perforazione, tipologia dell'impianto e dati economici) non possono
essere resi pubblici;
il parere positivo dell'URIG all'istanza della ditta è stato reso
subito dopo che il comitato aveva inoltrato la richiesta di accesso
agli atti;
constatato che le comunità residenti nell'area oggetto
dell'istanza per il permesso di ricerca sono sostanzialmente
all'oscuro circa il futuro del loro stesso territorio, poiché la
normativa vigente tutela, allo stato, il diritto al segreto
industriale piuttosto che il diritto della popolazione ad essere
informata;
per conoscere:
se non intendano, alla luce di quanto espresso in premessa,
sospendere il procedimento per il rilascio del permesso di ricerca
'Masseria Frisella' richiesto dalla società ENEL Longanesi
Developments s.r.l., al fine di acquisire tutti i dati necessari a
fugare i timori circa il rischio sismico;
se non ritengano inderogabile informare la popolazione residente
nei comuni interessati dal progetto di ricerca circa il programma
attività produttive e quali siano i vantaggi attesi che possano
giustificare interventi tanto invasivi». (7)
MILAZZO-GUCCIARDI- FERRANDELLI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
esiste, ad oggi, un serio rischio per la Valle del Belice in
merito alle trivellazioni che coinvolge anche un vastissimo
territorio che ricade tra le province di Palermo, tra cui Monreale,
Agrigento e Trapani;
nessun Comune interessato è stato interpellato al fine di poter
stabilire e verificare la fattibilità di tale operazione;
considerato che:
da notizie rese dagli organi di stampa l'Ufficio regionale per gli
idrocarburi e la geotermia avrebbe dato il primo via libera alla
ricerca;
tale permesso, inquadrato sotto il nome di Masseria Frisella
consentirebbe all'ENEL Longanesi di perforare, in un'area
notoriamente ad alto rischio sismico di ben 680 chilometri
quadrati, che comprende parchi, bacini idrici, strutture
zootecniche e zone strategicamente importanti dal punto di vista
paesaggistico e culturale;
l'area a rischio trivelle si estende tra le province di Palermo
(con i Comuni di Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Contessa
Entellina, Corleone, Monreale, Partitico, Piana degli Albanesi,
Roccamena, San Cipirello e San Giuseppe Jato), Agrigento (con i
Comuni di Montevago, Santa Margherita Belice) e Trapani (con i
Comuni di Alcamo, Ghibellina, Poggioreale, e Salaparuta);
atteso che il vasto territorio potrebbe subire danni e prima di
avviare le trivellazioni sarebbe opportuno conoscere i rischi e le
conseguenze di tale operazione;
per sapere:
se non ritengono urgente e necessario adoperarsi per sospendere le
procedure amministrative relative al permesso;
se siano state verificate le procedure amministrative relative al
permesso che hanno consentito il rilascio di una prima
autorizzazione;
se siano state avviate le opportune indagini per conoscere i
rischi e le conseguenze di tali trivellazioni in tutto il vasto
territorio». (133)
CAPUTO - POGLIESE - FALCONE - VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, all'Assessore per l'energia e i servizi di pubblica
utilità e all'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso
che:
gli Uffici regionali di competenza hanno rilasciato il nulla osta
per avviare ricerche petrolifere nella Valle del Belice su apposita
istanza avanzata di ricerca da ENEL Longanesi nel predetto
territorio;
in particolare l'istanza rivolta alla Regione prevede la
perforazione di un pozzo esplorativo profondo dai 2000 ai 3500
metri;
la zona interessata ricopre quasi 700 chilometri quadrati
ricadenti nel territorio delle province di Palermo (Bisacquino,
Campofiorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone, Monreale,
Partinico, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello e San
Giuseppe Iato), di Trapani (Poggioreale e Salaparuta) e Agrigento
(Montevago e Santa Margherita Belice);
considerato che:
la Valle del Belìce è tristemente nota per l'evento sismico che ha
distrutto intere comunità e che pertanto, sotto l'aspetto geologico
e ambientale, l'autorizzazione alle trivellazioni può determinare
il pericolo di un grave impatto all'assetto del territorio;
alcune delle Amministrazioni comunali, i cui territori sono
interessati dalle attività di ricerca, non sono state interpellate,
mentre altre hanno contestato le attività di trivellazione;
la documentazione relativa all'attività di ricerca non è stata
visionata dalle Amministrazioni comunali;
ritenuto che:
trattasi di un'attività che mette a rischio l'assetto
idrogeologico della Sicilia;
non vi sono ricadute vantaggiose per la Sicilia in termini di
sviluppo economico e produttivo né di occasioni di lavoro;
occorre verificare i rischi effettivi sul territorio derivanti
dallo svolgimento delle attività autorizzate, atteso che la Valle
del Belìce presenta un alto rischio sismico, la presenza di bacino
idrografico del fiume Belice, nonché le aree di maggiore interesse
per la produzione agricola e zootecnica;
per sapere:
se non ritengano opportuno adottare provvedimenti per la verifica
delle conseguenze delle trivellazioni per l'assetto idrogeologico
del territorio del Belìce;
se intendano procedere alla sospensione e/o revoca del
provvedimento autorizzativo rilasciato dalla Regione in data 10
ottobre 2012;
quali provvedimenti intendano adottare a tutela e a salvaguardia
del territorio siciliano, della salute dei cittadini e
dell'economia, disponendo agli uffici di rendere pubblica la
documentazione relativa al progetto di perforazione e realizzazione
del pozzo esplorativo al fine di consentire alle Amministrazioni
comunali interessate di esaminare la documentazione per consentire
eventuali opposizioni». (151)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'energia e per i
servizi di pubblica utilità, premesso che:
l'Enel Longanesi Developments s.r.l. (società posseduta da Enel
Trade s.p.a.) ha avanzato richiesta per l'ottenimento di un
permesso di ricerca, denominato Masseria Frisella, su un'area,
confinante peraltro con un'altra denominata Vita, per la quale è
stata già concessa l'autorizzazione, interessante i Comuni di
Montevago, Santa Margherita Belice in Provincia di Agrigento; di
Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone,
Monreale, Partinico, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello
e San Giuseppe Jato in Provincia di Palermo; di Alcamo, Gibellina,
Poggioreale e Salaparuta in Provincia di Trapani, cui l'Urig -
Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia
dell'Assessorato regionale Energia e servizi di pubblica utilità ha
già dato parere positivo per il rilascio del citato permesso,
nell'agosto del 2011;
atteso che:
l' ipotesi che la Valle del Belice possa essere individuata come
zona per la ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi
preoccupa concretamente, perchè così si stravolgerebbe un
territorio vocato ad altre tipicità quali agricoltura, turismo,
cultura;
la colonizzazione dei nostri territori non può avvenire senza il
coinvolgimento degli enti locali e dei cittadini;
questi interventi non collimano con lo sviluppo a cui la Valle del
Belice deve guardare;
lo sfruttamento industriale del territorio, ed in particolare
l'estrazione di idrocarburi comporta rischi di incidenti di
sversamenti e inquinamento delle falde acquifere che alimentano
importanti sistemi acquedottistici di questa parte di territorio,
ed è incompatibile con lo sviluppo economico ed ecosostenibile
dell'area della Valle del Belice che ha più di un motivo per
opporsi all'istanza di ricerca, essendo il territorio a rischio
trivelle ricco di risorse naturalistiche ed agricole, che vanno
dalla Riserva naturale integrale Grotta di Entella nel comune di
Contessa Entellina, alla Riserva naturale Foce del fiume Belice e
dune limitrofe, alle sorgenti termali Acqua Pia di Montevago e poco
più a sud del comprensorio termale di Sciacca, fino ad arrivare
alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari e alle
coltivazioni degli olivi della zona DOP Valle del Belice e di
quella DOP Extravergine d'Oliva Nocellara del Belice ed alla
rigogliosa viticoltura;
per sapere quale utili iniziative intendano adottare per la revoca
delle autorizzazioni e/o pareri rilasciati ovvero in corso di
rilascio». (179)
TURANO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il territorio e
l'ambiente e all'Assessore per la salute, premesso che, secondo il
Settore Geologia della Provincia di Ragusa, le paventate
trivellazioni a qualche centinaio di metri dal fiume Irminio
comporterebbero un serissimo impatto per quanto riguarda sia la
sfera idrogeologica che quella idrologica;
considerato che esiste il gravissimo rischio di perdere, tra le
altre, la sorgente Mussillo, che è la più importante, nella zona,
in termini di portata (circa 500 lt. al secondo), la quale
garantisce l'irrigazione di oltre 3000 ettari di terreni nel
territorio di Scicli;
accertato che il Settore Geologia della Provincia di Ragusa
avrebbe posto numerose osservazioni allo studio di impatto
ambientale presentato dalla 'Irminio srl', società che ha richiesto
di fare le trivellazioni. In particolare si rileva la carenza di
dati forniti, la ristrettezza dell'area in questione, modelli
matematici che mal si adattano alle caratteristiche della zona
interessata, utilizzo di traccianti inadatti per valutare eventuali
inquinamenti, inadatta tecnica di perforazione;
posto che in effetti la relazione del Settore Geologia della
Provincia di Ragusa è arrivata negli uffici competenti della
Regione siciliana in ritardo e quindi senza che nessuno ne tenesse
conto, anche se la Regione, pur sapendo dell'imminente arrivo
dell'importante e interessante relazione, ha chiuso l'istruttoria,
con una celerità che alimenta legittimi sospetti;
considerato che altri studi dimostrano l'altissimo rischio di
inquinamento caratterizzato, per altro, da picchi molto marcati
delle falde acquifere;
per sapere se, alla luce di quanto sopra, non si intendano
prendere tutte le iniziative atte a salvaguardare l'ambiente, nella
Valle dell'Irminio, anche ricorrendo - se è il caso - alla
sospensione delle concessioni, in modo da consentire una più
approfondita valutazione degli impatti che le suddette
trivellazioni comporterebbero». (241)
MUSUMECI-FORMICA-CURRENTI-IOPPOLO- RUGGIRELLO
Si procede con la mozione numero 12, ha facoltà di parlare
l'onorevole Salvatore Cascio per illustrarla.
CASCIO Salvatore. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, Governo, onorevoli colleghi, mi congratulo per il discorso
introduttivo del Presidente Ardizzone, che ho trovato importante e
che condivido in pieno. Questo discorso, di fatto, richiamava tutti
noi, in un momento così tragico per l'economia del nostro Paese, a
degli atti di sobrietà, alla moderazione, a dare l'esempio, a
lavorare per la Sicilia e i siciliani.
La ratio di questa mozione è la seguente: lavorare per il
territorio, lavorare per la Sicilia e i siciliani, Presidente
Crocetta.
Ringrazio in particolare gli assessori, e mi illudo, modestamente,
di avere contribuito dopo ben cinque rinvii andati a vuoto - perché
questa mozione risultava iscritta all'ordine del giorno da qualche
mese - finalmente a poterne discutere e, se possibile, a poterla
esitare positivamente.
Mi riferisco alle trivellazioni nella Valle del Belice, ma è
chiaro che il mio discorso è più ampio, è estensivo, riguarda allo
stesso modo le trivellazioni nella Val di Noto o le trivellazioni
Off-shore, riguarda il fatto che vi sono una serie di atti su cui
voglio semplicemente limitarmi a fare un cenno, che lasciano
qualche dubbio e qualche perplessità soprattutto sui modi e sui
tempi del rilascio dell'autorizzazione. Tra questi mi piace
sottolineare solo una data, che è quella del 12 ottobre,
esattamente 15/16 giorni prima del voto per l'Assemblea regionale,
del voto che ha eletto il Presidente della Regione.
Pensavo che la solerzia degli Uffici, per un fatto di bon ton e di
garbo istituzionale, avesse quanto meno dato l'opportunità al nuovo
governo di esprimersi su una materia così importante. Così non è
stato, perché la solerzia dei burocrati della Regione è famosa in
tutta Europa e quindi chi dice che la Regione non funziona dice
male, perché funziona in tempi anche rapidi, quando vuole. Questa
mozione, signor Presidente, riguarda la trivellazione ad opera di
una società Enel che riguarda tre province. Io ancora le chiamo
province e non so fino a quanto tempo li potrò chiamare così; oggi
per l'economia del discorso, soltanto per non citare 15/16 comuni,
li chiamo province, perché è chiaro che domani non so come si
chiameranno, area vasta, comprensorio, libero consorzio di comuni,
ma non è questo l'argomento di oggi.
L'argomento di oggi è di fatto la filosofia, la rivoluzione che il
Presidente Crocetta vuole fare. E la mia mozione, assieme a quella
dei miei colleghi, va in questo senso, nel senso di qual è la
mission che la Regione siciliana si vuole dare, quali sono gli
obiettivi, quali sono le direttrici di sviluppo. Solo in questi
termini ha funzione questa mozione, perché è chiaro che va a
devastare un territorio che è fragile, che morfologicamente è stato
fragile, che è stato teatro di un violento terremoto nel 1968, che
ha ancora strascichi, che ancora non ha portato a completamento le
opere di urbanizzazione di quel territorio ed ancora i cittadini di
quel territorio ne piangono le conseguenze. E va ad incidere in
quel territorio, e ne approfitto perché c'è il professore Zichichi
che ci può dare delle lezioni magistrali in merito. Io purtroppo,
per deformazione professionale, non faccio né il geologo, né
l'ingegnere, ma il medico, perciò in materia non sono molto
ferrato. Però da quello che ho letto, alcuni parlano del fenomeno
della cosiddetta subsidenza , cioè che l'emungimento di liquido e
gas da un territorio morfologicamente fragile può portare al
collasso di alcune falde e quindi può provocare delle reazioni di
tipo sismico.
A prescindere da questo, che già di per sé sarebbe una questione
importante, penso che la questione più importante sia lo sviluppo
del territorio. Un territorio che è vocato, come sa l'assessore
Cartabellotta, per la zootecnica (si produce la vastella del
Belice), per l'agricoltura (si producono i fichi d'india e l'uva
per il vino), tutto un territorio che ha un'agricoltura di
eccellenza dove la Sicilia e l'Unione Europea hanno investito soldi
e dove può essere messo a rischio questo genere di sviluppo, perché
non è compatibile la trivellazione a 3500 metri di profondità con
questo sviluppo del territorio.
Accanto a questo vi sono anche altre occupazioni, e qua rientro
nel mio campo, di ordine medico, che riguardano la salute. E'
notorio che vi è una incidenza di questi siti ad alto rischio
ambientale di malattie neoplastiche, di malattie del sistema
emopoietico, di malattie immunitarie, con un grave costo in termini
sia di vite umane, ma anche con un grave costo economico per le
casse regionali e per la nostra sanità.
Allora, per tutte queste considerazioni, io chiedo la revoca
all'autorizzazione delle trivellazioni, e lo chiedo anche alla luce
di alcune considerazioni più pratiche.
A mia memoria non mi è noto quali sono i benefici della ricerca
petrolifera in Sicilia, io so solo i rischi, i benefici ancora non
li conosco.
Noi abbiamo dei siti altamente inquinati, come quello di Gela,
come quello di Augusta, come quello di Milazzo, e che con la legge
54, con la legge sulla sanità abbiamo cercato di preservare e
salvaguardare quantomeno dal punto di vista sanitario, assessore
Borsellino.
Non vorrei lo stesso discorso dovremmo fare nella Valle del
Belice, dovremmo modificare la legge 5 per potenziare l'ospedale di
Sciacca, che deve essere potenziato per altre forme, per altra
natura, non per questo motivo. E quindi non vedo il beneficio
connesso alla trivellazione.
E quindi è chiaro il no mio e del Gruppo parlamentare che
rappresento alla trivellazione, alla revoca dell'autorizzazione
senza infingimenti, e prego il Presidente Crocetta, di cui è nota
la coscienza ecologia, che se ne faccia carico perché chiaramente,
quando in un momento in cui, assessore Zichichi, la scienza e la
ragione non si mettono d'accordo, deve prevalere la coscienza e
deve prevalere la nostra coscienza, che è quella iconologista di un
territorio, di famiglie che hanno investito nell'agricoltura, di
cittadini che hanno investito nello sviluppo e nel turismo, di
cittadini che hanno cercato un modo alternativo alle perforazioni
petrolifere per portare un pezzo di pane a casa.
Io voglio salvaguardare queste persone e, soprattutto, voglio
salvaguardare la Sicilia che non può diventare la pattumiera
d'Europa. Noi siciliani siamo sempre stati sfruttati, ed è giunto
il momento di dire basta. Se la rivoluzione del Presidente Crocetta
è di questo tipo, io e il mio gruppo siamo per questa rivoluzione,
per questa rivoluzione che porta beneficio e che porta contributi
alla nostra Terra.
MILAZZO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, alcuni onorevoli
del mio gruppo parlamentare hanno presentato un'interpellanza e una
mozione riguardo alla problematica delle trivellazioni nella Valle
del Belice. Una procedura riguarda le autorizzazioni, che è anomala
dal punto di vista temporale perché concessa in tutta fretta alla
fine del 2012, parliamo dei primi giorni dell'ottobre del 2012, e
che investe problematiche che chi ha parlato prima di me ha
accennato dal punto di vista della salute, ma investe anche
problematiche che riguardano la struttura geosismica della Valle
del Belice, che notoriamente è zona ad alto rischio sismico, in cui
chiaramente l'emungimento di queste sostanze sotterranee già in
fase di sondaggi creerebbe dei rischi sismici altissimi.
Ci sono degli studi portati avanti dalle Università americane, ma
ancora non abbastanza approfondite in Italia, che dimostrano una
correlazione fortissima tra fenomeni sismici anche in zone non
censite come zone sismiche e procedure di saggi dal punto di vista
delle trivellazioni del sottosuolo.
Chiaramente il procedere a trivellazioni, già solo a scopo di
sondaggi, in zone che già sono ad altissimo rischio sismico non può
in alcun modo garantire la sicurezza del suolo e credo che sia già
di evidenza empirica come togliere un substrato ad altissime
profondità ad un territorio fragile possa determinare già in
maniera empirica e chiara dei rischi sismici in zone così delicate.
Ma io credo che, poi, quello che si è delineato insieme al Governo
da parte di questa maggioranza, sia uno sviluppo della Sicilia che
non è quello delle trivellazioni o delle industrie che tanto danno
hanno portato alla nostra terra.
Quello che abbiamo immaginato insieme al Governo, in questo mesi,
è uno sviluppo sostenibile, lo sviluppo che punta sulle bellezze
della nostra terra, sui percorsi enogastronomici.
Stiamo parlando di una zona di seicentottantuno chilometri
quadrati che investe, per esempio, delle coltivazioni di altissimo
pregio, a cominciare dalla Nocellara del Belice.
Credo che noi abbiamo immaginato questo tipo di sviluppo e non uno
sviluppo di tipo industriale, di tipo invasivo o che possa dare
danni alla salute dei cittadini e alla sicurezza dal punto di vista
sismico.
Un altro dato è inquietante é che i cittadini, le comunità
interessate, nonostante la richiesta degli Enti locali, non abbiano
potuto avere accesso agli atti relativi alla trivellazione.
Credo che questo richieda, da parte del Parlamento, un intervento
di tipo normativo per modificare la procedura e rendere
effettivamente partecipi le popolazioni interessate.
Per questo noi chiediamo che venga assolutamente revocata
l'autorizzazione e che venga, in ogni caso, attenzionata la
richiesta da parte delle popolazioni residenti, riguardo ad una
trasparenza degli atti, ad un coinvolgimento delle popolazioni
interessate e quindi che ci sia una complessiva rivisitazione delle
procedure di rilascio delle autorizzazioni anche dal punto di vista
della trasparenza e dell'informazione delle popolazioni.
TRIZZINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Nelle more che si prepari l'onorevole
Trizzino, vorrei precisare che nella discussione unificata per
tutte le mozioni che riguardano le trivellazioni, la votazione la
differenziamo perché ve ne sono alcune che riguardano la valle del
Belice, una che riguarda la Val di Noto e i siti dell'UNESCO e
un'altra che riguarda la provincia di Ragusa, primo firmatario
onorevole Musumeci. Quindi, discussione unificata e poi votazioni
separate.
TRIZZINO. Signor Presidente, Governo, colleghi, cittadini, la
mozione che ho presentato a questa Assemblea affronta un problema
che già in molti paesi d'Europa rappresenta una vecchia pagina di
storia industriale. Un aspetto già discusso, già trattato, un
capitolo chiuso.
Il tema delle trivellazioni non solo è in antitesi con vent'anni
di politica ambientale internazionale ed europea, ma si pone in una
posizione diametralmente opposta alla vocazione naturale della
Sicilia.
Tralascio volutamente i fiumi di diritto ambientale internazionale
che da Stoccolma ad oggi hanno segnato le strategie energetiche di
quasi tutti i paesi evoluti del mondo e mi limito a ricordare
brevemente le tappe europee che la nostra Regione sembra non avere
mai recepito.
Dopo il summit di Kyoto, l'Europa ha avviato un percorso virtuoso
verso l'implementazione delle fonti rinnovabili, non solo
energetiche ma anche termiche, in vista di una graduale
sostituzione di quelle fossili.
Già nel '96 il Libro Verde parlava di Energia per il futuro .
Da lì a poco, si è avviato un programma strategico di piani
d'azioni miranti alla radicale riduzione di gas e petrolio quali
fonti di sostentamento dei principali sistemi del fabbisogno
energetico.
Da lì a poco, Direttive, quali la celebre 2001 del 1977, hanno
segnato il passo di una evoluzione che è stata il motore trainante
di tutte le politiche europee.
Oggi, invece, assistiamo a programmi che mirano ad obiettivi
lungimiranti, ben lontani dalla ormai vecchia Direttiva 2009/28 che
si pone il traguardo del 20 per cento di quantità di energia da
fonte rinnovabile.
La Sicilia ha dimostrato - e continua a dimostrare, purtroppo -
una scarsissima tendenza al recepimento di questo indirizzo.
Ad una rapida analisi del quadro giuridico e tecnico è facile
individuare lacune che si sono trascinate per decenni. Una fra
tutte il mancato recepimento della disciplina-quadro
sull'autorizzazione unica di cui al decreto legislativo 387 sulle
fonti rinnovabili, solo da pochi mesi entrato nell'ordinamento
giuridico regionale e che ha creato non pochi problemi ad una
rapida ed organica diffusione del mercato delle fonti energetiche
rinnovabili.
In merito al quadro tecnico, attualmente sono operativi nell'Isola
nove campi per l'estrazione di greggio di cui sei onshore e tre
offshore e sei campi per l'estrazione di gas onshore.
Le produzioni di fonti primarie ammontano a circa 1,161
megatonnellate e il sistema di raffinazione del greggio - questi
sono dati del piano energetico - si concentra prevalentemente nelle
province di Siracusa, Caltanissetta, Ragusa e Messina ed ha una
capacità di conversione di 40,9 Megatonnellate/anno cioè una
quantità pari al 40 per cento della raffinazione nazionale. Noi, in
pratica, raffiniamo il 40 per cento di tutto il petrolio in Italia.
Questa situazione, chiaramente, ha dei riflessi negativi sul
quadro clinico della popolazione. Da uno studio epidemiologico
condotto su questi luoghi, Augusta, Gela, Biancavilla e non solo, è
emerso uno spaccato a dir poco allarmante in merito alla relazione
tra l'eccesso di patologie tumorali e la presenza di impianti
industriali prevalentemente connessi alla estrazione di fonti
fossili nel sottosuolo. Questo è quello che succede in Sicilia.
Dal documento di sintesi del Piano energetico, cioè quello
passato, si legge: La produzione di energia elettrica, al 2005, è
stata pari a circa 25 mila giga watt/ora, di cui il 95 per cento da
fonte termoelettrica cioè prevalentemente greggio e gas, il 3 per
cento di impianti idroelettrici e appena il 2 per cento da fonti
rinnovabili. .
Il quadro si è chiaramente evoluto alla luce dei conti energia ma,
diciamo, il complesso non cambia. Le centrali termoelettriche - è
questo quello che viene dichiarato dal documento di sintesi -
forniscono un contributo tale da creare una elevata rigidità del
sistema di approvvigionamento che, nei fatti, vanifica qualsiasi
manovra di decarbonizzazione .
Noi oggi, anziché favorire la decarbonizzazione come fanno tutte
le regioni d'Europa, perforiamo il suolo in cerca di altro carbone
La mozione che presento è solo il primo passaggio di un processo
che necessita di una volontà corale di questa Assemblea e del
Governo verso una strategia che finalmente metta fine a questa
situazione, metta in riga la Sicilia così come tutta l'Europa.
L'area all'interno della quale insiste la richiesta di
perforazione della società Enel Longanesi ricade all'interno della
Valle del Belice e parte di essa in zone di interesse comunitario
già qualificate SIC e ZPS per valenza paesaggistica.
Il territorio riveste particolare pregio sotto il profilo agricolo
e zootecnico, accogliendo culture di eccellenza, zone archeologiche
e terme di notorio pregio, per le quali sono stati concessi ingenti
investimenti a livello nazionale ed europeo e che rischierebbero di
vanificarsi a causa di una strategia industriale che nulla ha a che
vedere con la valorizzazione del paesaggio.
Già questo basterebbe per avallare qualunque richiesta di revoca.
In realtà, il quadro si fa più complesso alla luce di una serie di
irregolarità che sono emerse nel corso del procedimento
autorizzatorio e tra queste - mi limito a citarne solo tre, ma sono
molte di più e sono indicate nella mozione - l'assenza della
comunicazione resa dall'amministrazione del nominativo del
responsabile del procedimento; la distanza temporale tra il parere
dell'URIG e il rilascio della visura camerale che, come prescrive
la legge, è condizione necessaria per fotografare la reale capacità
tecnica, economica ed organizzativa della società; ed inoltre
l'assenza di risposte da parte dell'amministrazione alle richieste
del comune di Montevago di chiarimenti in merito alle analisi
condotte sui possibili rischi connessi ai fenomeni sismici spesso
naturale conseguenza delle attività di perforazione. Si ricordi che
i luoghi all'interno dei quali ricadono queste richieste sono
quelli della Valle del Belice e non aggiungo altro.
Per questi motivi chiediamo un impegno da parte del Governo
affinché revochi immediatamente le autorizzazioni in ordine agli
iter amministrativi già conclusi; disponga il fermo delle eventuali
attività di ricerca e coltivazione già avviate, sospenda
immediatamente i procedimenti autorizzatori ancora in corso ed
infine ponga in essere economie e strategie di valorizzazione del
territorio compatibili con le peculiarità del paesaggio.
PALMERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PALMERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello che oggi
stiamo esaminando è l'ennesimo tentativo di attacco alla sovranità
e alla dignità della nostra terra ed anche la negazione di un vero
modello di sviluppo e progresso sostenibile per tutti noi
siciliani.
Infatti, da un lato abbiamo una società petrolifera, la Enel
Longanesi, che chiede di poter fare ricerche in un territorio che
non ha i requisiti adatti in termini di sicurezza per la salute dei
cittadini e per il territorio, dall'altro abbiamo cittadini che non
sono stati messi nelle condizioni di poter essere sufficientemente
informati della cosa, né di esprimere e fa valere adeguatamente la
loro posizione.
Malgrado le opposizioni e le osservazioni presentati da vari enti
locali l'URICA ha espresso, con nota del 12 ottobre 2012
indirizzata all'Assessore regionale per l'energia e per i servizi
di pubblica utilità, Dipartimento Energia, parere favorevole alla
istruttoria dell'istanza dell'Enel Longanesi Developments S.r.l.
del 17 agosto 2011 finalizzata al rilascio del permesso di ricerca
di idrocarburi liquidi e gassosi, convenzionalmente denominato
Masseria Frisella, nella Valle del Belice, in un'area che comprende
ben 17 comuni che sono Montevago, Santa Margherita di Belice,
Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone,
Monreale, Partinico, Piana degli Albanesi, Roccamena, San
Cipirello, San Giuseppe Jato, Alcamo, Gibellina, Poggioreale e
Salaparuta, senza tener conto né citare minimamente nel documento
delle osservazioni del Comune di Montevago, con le quali si poneva
l'accento sul fatto che era un territorio ad altissimo rischio
sismico e che nel '68, infatti, è stato interessato da una
fortissima scossa di terremoto.
Nella denegata ipotesi che la Regione siciliana rilasciasse
l'autorizzazione per la ricerca di idrocarburi in questa Valle ci
si troverebbe in una situazione di manifesta contrapposizione con
gli stessi programmi di sviluppo territoriale finanziati con somme
della Comunità Europea, (POR Sicilia 2000 - 2006, Quadro di
sviluppo rurale della Sicilia 2007 - 2013). Il Programma di
sviluppo rurale Sicilia 2007 - 2013 trova fondamento
nell'orientamento assunto dall'Unione Europea con il Regolamento
(CE) n. 1698/2005 e cioè quello di promuovere la funzione sociale
dell'agricoltura attraverso la multifunzionalità dell'impresa
agricola.
Non può sfuggire il lampante contrasto e il pregiudizio che
deriverebbe dall'allocazione e costruzione di impianti per
l'estrazione di idrocarburi in territori in cui la stessa Regione
siciliana ha promosso svariate iniziative finanziare vocate
all'agricoltura di qualità e alla produzione di prodotti della
terra che vengono riconosciuti anche a livello internazionale come
prodotti di eccellenza.
Nell'area interessata dall'istanza sono state, infatti,
riconosciute dall'Assessorato dell'Agricoltura ben tre Strade del
Vino: Strada del Vino Alcamo DOC, Strada del Vino Monreale DOC e
Strada del Vino Terre Sicane.
Tra l'altro, non dimentichiamoci che il 5 parco regionale, il
Parco dei Monti Sicani, è confinante con l'area interessata dalle
ricerche e, soprattutto, che all'interno del perimetro della
concessione richiesta insiste il SIC Grotte di Entella .
Questi finora enunciati sono solo gli elementi economici e di
imbruttimento ambientale in gioco ma non possiamo non tener conto
del fatto che in un territorio come quello della Valle del Belice,
ad elevata sismicità e di conclamata conformazione geologica
alquanto fragile, è assolutamente necessario sottolineare come da
letteratura scientifica internazionale e nazionale, tra le più
diffuse conseguenze delle attività estrattive degli idrocarburi e
del gas sia il rischio del fenomeno della cosiddetta subsidenza
che modifica lo stesso livello della superficie del terreno e con
esso la struttura del percorso delle falde acquifere.
Per la letteratura scientifica gli effetti locali dell'attività
introspettiva ed estrattiva, quali rotazioni di blocchi rocciosi di
notevole spessore attorno ad assi sub-orizzontali e spostamenti
verticali tra blocchi, potrebbe portare o indurre ad un elevato e
drammatico sisma simile a quello del gennaio 1968 o destabilizzare
il già conclamato precario assetto geologico del territorio, anche
con danni o rotture di qualsiasi tubazione infissa nel sottosuolo.
Ma se non vogliamo entrare nel merito dei rischi di terremoti,
argomento molto dibattuto, dobbiamo comunque considerare le
conseguenze del fatto che, molto probabilmente, in questi processi
di estrazione viene utilizzata la riflessione sismica per scavare
questi pozzi con l'uso di esplosivi e di grossi vibratori che
provocano mini terremoti.
Queste scosse avrebbero un forte impatto sulle acque sotterranee,
metterebbero in comunicazione falde acquifere dolci con quelle ad
alta salinità e, naturalmente, con gli idrocarburi liquidi. Il
petrolio, così come il gas naturale è un prodotto formatosi per
degradazione di sostanze organiche, contiene azoto, ossigeno e
altre sostanze tra le quali i cosiddetti solfuri. Dalle sostanze
sulfuree.
Delle sostanze sulfuree la principale è l'idrogeno solforato,
sostanza fortemente velenosa la cui tossicità è paragonabile a
quella del cianuro.
Viene emesso durante tutte le fasi della lavorazione estrazione,
al trasporto e persino dopo la chiusura del pozzo. Un'esposizione
ad alte dosi può provocare la morte istantanea.
Proviamo a pensare cosa comporterebbe l'inquinamento delle nostre
acque per la nostra agricoltura e per la nostra salute.
Ci sono numerosi esempi nelle zone in cui insistono le trivelle di
allevatori costretti ad abbandonare il loro lavoro perché gli
animali si ammalano o muoiono. Anche le piante non sono esenti,
ortaggi e frutta fissano e metabolizzano l'idrogeno solforato.
Questi sono i rischi della normale esposizione all'idrogeno
solforato senza tenere conto dell'eventualità di incidenti che sono
anche abbastanza frequenti.
L'emissione di gas e di petrolio non è mai costante, anzi, è
spesso incontrollato e violento e si verificano i cosiddetti
scoppi. Basilicata e impianti Agip di Novara sono stati interessati
da questi scoppi.
Pensiamo anche alle fonti secondarie di inquinamento legate alle
trivellazioni. Pensiamo agli oli per motori, ai liquidi di
raffreddamento, ai fanghi di perforazione, allo smaltimento dei
detriti, ai compressori.
La nostra salute e quella dei figli, dei bambini, nei territori
interessati è messa a repentaglio da multinazionali che stanno
trattando il territorio come lande deserte da conquistare. Se i
cittadini moriranno di cancro, se i bambini saranno affetti da
malformazioni, se respireranno e mangeranno veleni per il resto
della loro vita non ha nessuna importanza. Anzi, probabilmente
servirà a finanziare le multinazionali del farmaco.
Ci opponiamo a qualunque forma di sfruttamento del territorio che
possa comportare la trasformazione irreversibile dell'ecosistema
ambientale nell'intera Valle del Belice.
La Sicilia rappresenta una delle realtà più complesse dell'intero
sistema economico energetico europeo.
Dalle stime del piano energetico ambientale regionale siciliano,
infatti emerge che la produzione di energia elettrica deriva nella
misura del 95 per cento da fonte termica (greggio e gas) il 3 per
cento da impianti idroelettrici e solo il 2 per cento da fonti
rinnovabili (per lo più eolico).
Le otto centrali termoelettriche disseminate nel territorio
isolano forniscono un contributo tale da creare un'elevata rigidità
del sistema di approvvigionamento, che nei fatti rende difficoltosa
ogni manovra di decarbonizzazione, se non affrontata dal basso e
con strategie che tengano conto di politiche di contenimento dei
consumi. Questo significa cominciare a limitare le ricerche e il
prelievo petrolifero come unica via per andare avanti, il modello
energetico basato sui combustibili fossili, carbone, e petrolio in
primis, concentrato nelle grandi fabbriche, è oggi non solo in
crisi ma esso stesso causa della crisi.
I paesi del mondo, ormai da diversi anni, sono orientati alla
promozione di politiche energetiche che siano in grado di coniugare
la diversificazione e la sicurezza degli approvvigionamenti con la
tutela dell'ambiente. Obiettivo dichiarato dalle norme è la
creazione di una nuova strategia orientata verso un impiego diffuso
delle fonti rinnovabili in progressiva sostituzione di quelle
tradizionali e una politica dell'efficienza e del risparmio
energetico.
Lo scenario normativo è ampio, abbiamo il pacchetto Clima Energia
(obiettivo 20 20 20), le numerose direttive comunitarie, aventi tra
gli obiettivi principali di imporre al nostro Paese di raggiungere
entro il 2020 una produzione energetica da fonti rinnovabili pari
al 17 per cento sulla produzione complessiva, rispetto all'attuale
5,2 per cento.
Emerge con forza in Sicilia l'esigenza di un modello energetico,
in grado di distribuire l'energia e la ricchezza consentendo a
tutti di produrre l'energia per il proprio consumo, non concentrato
e, quindi, in grado di creare lavoro diffuso partendo dalle piccole
e medie imprese, dai progettisti, dagli artigiani locali, con un
occhio alle tecnologie di alcuni paesi estremamente avanzate, nel
risparmio energetico, piuttosto che privilegiare grandi gruppi
industriali, interessati alla realizzazione di mega centrali
energetiche.
La politica energetica dovrebbe tenere conto delle peculiarità
della Regione Sicilia e, quindi, occorre effettuare un'analisi
attenta delle risorse energetiche attualmente disponibili, dei
consumi energetici per settore, delle caratteristiche ambientali e
paesaggistiche, che implica una pianificazione in grado di
rimettere in moto l'economia, consentendo una crescita
occupazionale che il vecchio modello di sviluppo non può più
consentire.
Dobbiamo smetterla di pensare (come le lobbies del petrolio
vogliono farci credere) che le energie rinnovabili sono meno
convenienti delle centrali convenzionali.
La Sicilia è un territorio ricco di sole e di vento, le
multinazionali sono in fila dietro la porta per poter investire in
regime di grid parity, e cioè senza alcun aiuto da parte dello
Stato e senza l'utilizzo di incentivi.
L'unico problema dell'utilizzo delle energie rinnovabili è
l'accumulo perché, come tutti voi sapete, sono tecnologie che
producono solo in presenza di vento e sole.
La sfida più grande oggi sarà trovare, tutti insieme, una via
economica sostenibile per poter utilizzare l'energia accumulata
nelle ore di picco.
Il CNR di Messina, a tal proposito, ha fatto passi da gigante in
tal senso, sta a noi adesso supportare e aiutare i nostri
cervelli a sviluppare queste tecnologie.
Quindi, bloccare oggi questo progetto di ricerca ci impegna a
ridiscutere le leggi, in particolare la legge regionale numero 14
del 2000 che regolamenta la materia in modo da restituire sovranità
e dignità alle comunità locali.
Opporsi, quindi, alle ricerche petrolifere non è solo un modo per
dire no ai già sperimentati sistemi energetici capaci di
compromettere irreversibilmente interi territori, da un punto di
vista ambientale, economico e sanitario, ma piuttosto un modo per
impegnarci a ridisegnare il sistema energetico siciliano e ad
affermare che la sovranità dei cittadini non può essere posta in
secondo piano rispetto agli interessi delle multinazionali.
Ci risulta, a tal proposito, che ad oggi molti dei consigli
comunali dei comuni interessati hanno già deliberato la loro
opposizione al progetto di ricerca, altri lo stanno già facendo,
non possiamo consentire che la volontà popolare venga scavalcata
dai potenti.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
vedervi tutti qui oggi è veramente un grande piacere. Non capita
spesso e devo dire che ci sentiamo molto più rassicurati e
confortati. Ci auguriamo che i vostri impegni vi consentano, sempre
più spesso, di essere presenti in Aula.
Signor Presidente, abbiamo ascoltato i colleghi delle varie
province interessati alle vicende delle trivellazioni in gran parte
del territorio siciliano. Io considero una grave disattenzione da
parte del Governo sicuramente e da parte degli uffici competenti
dei vari assessorati di avere consentito l'avvio delle procedure
per trasformare in gruviera alcuni dei territori più suggestivi e
più importanti della nostra Sicilia.
Qui si è parlato delle Strade del vino, delle Vie del vino, si è
parlato dei percorsi enogastronomici, abbiamo tanto lottato - noi
che abbiamo fatto i sindaci - per fare riconoscere dall'UNESCO i
nostri beni più importanti, abbiamo contrastato l'abusivismo per
difendere la bellezza dei nostri territori, abbiamo partecipato a
progetti comunitari come i GAL come i PIT, come i programmi dello
sviluppo del territorio per garantire e salvaguardare la parte più
bella della Sicilia.
Adesso si permette a dei soggetti che indubbiamente non hanno
interesse per la Sicilia, tranne quello economico e
imprenditoriale, di potere effettuare una serie di ricerche, è un
termine elegante per dire di cominciare a scavare nelle parti più
importanti dei nostri territori.
Vi faccio un esempio: Monreale è interessato per migliaia di
chilometri, perché si parla di comuni, Gibellina, Montevago,
Salaparuta, ma la maggior parte sono ricadenti nel territorio del
comune di Monreale.
Il territorio di Ficuzza che comprende migliaia di ettari di bosco
bellissimo, naturale, è interessato addirittura a questa attività
di ricerca petrolifera o di altre forme di energia.
Io credo, signor Presidente, che - non c'è il Presidente della
Regione ma ci sono tutti gli assessori di questo Governo - oggi sia
un momento importante perché arriva un segnale chiaro, ma non ai
parlamentari che hanno presentato mozioni, interrogazioni o
interpellanze, ma un segnale chiaro alla Sicilia che c'è un
Governo, che è degno di chiamarsi tale, perché ha a cuore la difesa
e la valorizzazione del territorio siciliano.
Non sono le enunciazioni, le conferenze stampa, le presenze nelle
televisioni, le riforme annunciate che poi non si fanno
puntualmente, né i cerchi rossi con i quali si arriva nelle
conferenze stampa che fanno il bene della Sicilia. Quello serve a
proiettare l'immagine di cose da fare e dette per fatte, quando poi
sappiamo che il nostro territorio e la Sicilia sono abbandonati a
se stessi.
Ma qui non è il momento delle polemiche, le vedremo puntualmente,
perché ogni cosa che il Presidente ama dire nelle televisioni
nazionali, noi ce la segniamo e puntualmente andiamo a verificare
se sono cose fatte o sono belle intenzioni per riempire le pagine
dei giornali, perché troppo spesso abbiamo sentito dire che abbiamo
fatto in Sicilia, quando noi siciliani sappiamo che nulla invece è
stato fatto.
E allora io mi aspetto da questo Governo ogni tanto dei gesti
concreti e che qui ci venite a dire, assessore Marino, è inutile
che io le ripeta quanto la stimo e quanto mi fido di lei, per
quello che lei ha fatto per la Sicilia nella sua rischiosissima e
delicatissima attività professionale.
Io mi aspetto autorevolmente che ci diciate che impedirete a
questa e ad altre società di scavare nel territorio siciliano. Io
mi auguro, e so di ascoltare - poi ce lo dirà il professore
Zichichi sotto l'aspetto dei beni culturali - che farete in modo di
proteggere i siti UNESCO, le tradizioni siciliane, i nostri
monumenti, il nostro territorio.
L'assessore Cartabellotta ci dirà che l'agricoltura è il vero
motore dell'economia, non la ricerca petrolifera o del gas in
Sicilia. Io mi aspetto questo da questo Governo perché sa e sapete
assessori l'ordinaria amministrazione - noi abbiamo fatto i
sindaci, io so di cosa parlo - è una cosa, la straordinaria
amministrazione è un'altra.
L'ordinaria amministrazione è dei geometri, degli impiegati, dei
ragionieri, la straordinaria amministrazione quella che trasforma
un politico in leader, in amministratore, in uno che ha a cuore le
dinamiche del cambiamento della Sicilia, io mi auguro che qui siate
in grado di dimostrare che siete pronti alla straordinaria
amministrazione, non alla straordinarietà delle enunciazioni
televisive, ma ai gesti concreti valutabili di responsabilità
quando uno ci mette la faccia nell'amministrare un territorio
straordinario come la Sicilia.
Io mi auguro che alla fine di questo dibattito direte: noi non
permetteremo a nessuna sigla di venire a scavare in Sicilia.
Non c'è il Presidente della Regione. Io anticipo la presentazione
di una interrogazione piuttosto articolata. So che ha nominato tre
consulenti per affiancarlo in delicati settori della programmazione
comunitaria o, addirittura, nel sostegno al patto dei sindaci. Poi
mi spiegherete cos'è il sostegno al patto dei sindaci. Era uno
strumento di campagna elettorale che non è andato in porto.
Però, voglio dirvi: sembra che ci sia qualche professionista che
abbia degli interessi professionali diretti nel territorio e che,
dietro la sigla Patto dei sindaci, porta avanti apprezzabili per
lui, sotto l'aspetto economico, progetti energetici.
Su questo io richiamerò l'attenzione della Giunta e presenterò a
giorni una interrogazione piuttosto articolata perché, se qualcuno
pensa di potere utilizzare il proprio ruolo di consulente di una
parte del Governo, addirittura, del Presidente della Regione, per
avere un canale preferenziale per fare affari, beh, guardate non
sono più i tempi di questa Sicilia. Grazie
LA ROCCA RUVOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA ROCCA RUVOLO. Signor Presidente, signori assessori, onorevoli
colleghi, questo delle trivellazioni nella Valle del Belice è un
tema che già altri hanno trattato, ma lo voglio riprendere per due
motivi.
Primo, perché il sindaco che dall'URIG non ha avuto nessuna
risposta è il sindaco del Comune di Montevago ed è il mio Comune
di nascita. Anche il sindaco del Comune di S. Margherita ha chiesto
chiarimenti e non ha avuto nessuna risposta ed è il mio Comune di
residenza.
In secondo luogo, perché quest'anno, il 15 gennaio, ricadeva il
45 anniversario del terremoto del 1968 e chi parla ha vissuto 15
anni in una baracca e sulla propria pelle ha rivisto una casa
all'età di vent'anni.
Queste sono le premesse per cui io ed il mio gruppo, abbiamo
presentato la mozione per bloccare e rivedere questa famigerata
legge numero 14 del 2000 che, guarda caso, aveva un Presidente ed
un assessore all'industria agrigentini.
Detto questo sarò breve, perché tutto il resto lo hanno detto gli
altri e concordo pienamente, ci sono tantissimi punti di cui
ancora bisogna trattare, ma voglio sottolineare che questa legge
investe 18 comuni, anzi il Comune di Montevago e quello di S.
Margherita, assieme a qualcun altro, è stato più fortunato perché
ha saputo di questa autorizzazione data ad ottobre 2012, e la
richiesta era stata fatta ad agosto 2011, con una celerità
impressionante per i tempi siciliani ed italiani, che sono
pressoché biblici.
L'autorizzazione è stata, quindi, data in maniera immediata e gli
altri comuni che ricadono nelle province di Trapani e Palermo,
invece, non hanno saputo assolutamente nulla.
Sottolineo ancora che il sito dell'URIG è un sito non aggiornato
dal 2009, per cui se qualunque cittadino volesse saperne di più non
può farlo, così come non possono farlo gli enti locali o gli
amministratori e questo lo ritengo di una gravità inaudita.
Inoltre la società Enel Longanesi ha presentato il 17 agosto 2011
la richiesta per un permesso di ricerca per idrocarburi liquidi e
gassosi, peraltro si pensa che in quella zona ci sia petrolio amaro
- qui abbiamo il professore Zichichi e glielo chiedo in qualità
di scienziato - e mi dicono che questo petrolio amaro deve essere
estratto e lavorato sul posto con effetti devastanti.
Quindi, oltre alla sottolineatura dell'attività sismica, oltre al
discorso che siamo in pieno Parco dei Monti Sicani, oltre a parlare
delle falde acquifere - perché lì ci sono i fiumi, tra cui il
Belice di cui parlavamo prima - oltre al discorso che la Sicilia è
una terra vocata all'agricoltura e al turismo, nel momento in cui
concediamo questo tipo di autorizzazioni, mi chiedo dove vada a
finire il turismo, dove vada a finire l'agricoltura e - aggiungerei
- dove vada a finire la salute dei cittadini.
Queste sono le premesse e non voglio leggere la mozione perché è
molto lunga, pertanto chiediamo di adottare gli atti di competenza
affinché venga revocata l'autorizzazione di ricerca, di cui in
oggetto, alla Enel Longanesi; di sospendere immediatamente
l'efficacia della stessa autorizzazione e procedere ad una nuova
valutazione, previo confronto con gli enti locali - direi con la
pelle dei cittadini non si può giocare - ed i Comitati no-trivelle,
quali portatori di interessi legittimi del territorio, ai quali
deve comunque essere offerta l'effettiva possibilità di
rappresentare e far valere le ragioni della tutela dell'ambiente e
della salute; a rendere, in ogni caso, pienamente pubblici ed
accessibili tutti gli atti del procedimento, ivi compresi gli
allegati ed i dati tecnici, al fine di consentire ai Comuni di
formulare e presentare le eventuali opposizioni e contro
deduzioni; a procedere ad una complessiva rivisitazione della
disciplina relativa alle concessioni minerarie che tenga in debito
conto le esigenze di tutela dell'ambiente e della salute, le
attribuzioni costituzionalmente riconosciute agli enti locali,
predisponendo e presentando, entro il termine tassativo di 60
giorni, un disegno di legge organico di riforma; nelle more della
formalizzazione ed approvazione di detto disegno di legge, a
sospendere il rilascio di nuove autorizzazioni e l'efficacia di
quelle rilasciate e non ancora effettivamente operative; a porre
in essere complessivamente delle politiche ispirate alla
salvaguardia del territorio, della salute e delle economie
locali, impedendo che gli interessi costituiti di alcuni privati
si risolvano in mere speculazioni a danno dell'Isola, ed
assicurando che le eventuali attività opportunamente regolate ed
autorizzate determinino un reale e strutturale vantaggio per
l'economia della Sicilia.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, colgo l'occasione per precisare che
l'onorevole Di Mauro è il primo firmatario della mozione numero 30,
di analogo contenuto che viene trattata unitamente alle altre.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
la società Enel Longanesi, il 24 agosto 2011, ha inoltrato
un'istanza per l'attività di ricerca di idrocarburi all'Assessorato
regionale dell'energia e agli uffici di pubblica utilità,
denominata Masseria Frisella;
il 10 ottobre 2012 l'Ufficio regionale per gli idrocarburi e la
geotermia (URIG) ha autorizzato ad una società di diritto privato,
per la ricerca di idrocarburi nella Valle del Belice, in un'area di
oltre 600 kmq nella quale ricadono i territori di tre province
regionali: Agrigento, Palermo e Trapani; nella fattispecie i comuni
di Montevago, Santa Margherita Belice, Bisacquino, Campofiorito,
Camporeale, Contessa Entellina, Corleone, Monreale, Partinico,
Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello e San Giuseppe Jato,
Alcamo, Gibellina, Poggioreale e Salaparuta;
RILEVATO che:
l'area interessata già in passato è stata oggetto di studi
geominerari, peraltro rivelatisi, nei fatti, inutili ed
infruttuosi;
il territorio riveste particolare valenza sotto il profilo
agricolo, zootecnico e culturale, accogliendo colture d'eccellenza,
aziende di trasformazione, zone archeologiche e terme di notorio
pregio, per le quali sono stati concessi ingenti investimenti a
livello nazionale ed europeo;
la stessa area riveste per tutto il territorio regionale una
importante valenza paesaggistica, in quanto parte del territorio
rientra integralmente in zone di protezione Europea (SIC e ZPS);
infatti numerosi comuni delle tre province nei quali ricade la
vastissima area inclusa nelle attività di perforazione hanno
attivato le procedure di opposizione al provvedimento di via
libera, fondando la loro contrarietà su alcuni fattori quali:
l'alto rischio sismico, la presenza del bacino idrografico del
fiume Belice, le aree d'eccellenza per la produzione agricola e
zootecnica e le zone soggette a vincolo paesaggistico e culturale;
CONSIDERATO che:
l'attività di ricerca autorizzata consisterebbe nella perforazione
del sottosuolo sino a 3.500 metri di profondità, evidenziando
un'azione di aggressione violenta al territorio, in quanto tali
tecniche esplorative in genere - e quella prevista
nell'autorizzazione in oggetto in particolare - prevedono il
ricorso a prospezioni sismiche oltreché alla realizzazione di pozzi
esplorativi (esplicitamente entrambi richiamati nella nota prot. N.
060876 del 10-10-2012 con cui URIG esprime parere favorevole);
l'attività di ricerca è stata contestata dai sindaci e dai
cittadini, aggregati anche in comitati e associazioni, che hanno
più volte manifestato le loro preoccupazioni sulla scorta delle
relazioni di autorevoli geologi sulla pericolosità di aggredire con
le trivelle il delicato equilibrio di un territorio
morfologicamente fragile;
il 10 ottobre 2012, con una celerità relativamente sorprendente
considerata l'usuale ben nota inerzia della burocrazia regionale
l'URIG ha rilasciato parere positivo all'accoglimento dell'istanza
dell'Enel Longanesi, liquidando le opposizioni formulate dai
Comuni, demandandole al Dipartimento regionale dell'Ambiente;
RILEVATO che a peggiorare il tutto, l'URIG ha negato al Comitato
'No trivellazioni nella Valle del Belice' l'accesso agli atti del
procedimento, adducendo improbabili ragioni di estrema riservatezza
e rendendo perciò impossibili e allo stesso Comitato, quale
portavoce d'interessi diffusi e legittimi della comunità locale,
l'opporsi validamente, anche sul piano tecnico giuridico, al
rilascio di tutte le autorizzazioni;
RITENUTO che:
le motivazioni portate dal Comitato No trivellazioni nella Valle
del Belice e dai Comuni interessati appaiono quanto mai apprezzate
e verosimilmente fondate;
in ogni caso appare quanto mai opportuno sospendere il
procedimento e procedere ad
un'adeguata riconsiderazione dell'istanza
assicurando una piena e completa trasparenza del procedimento e
l'effettiva e piena partecipazione degli enti locali e dei
cittadini alla determinazione di scelte che incidono direttamente
nella vita di tutta la comunità;
CONSIDERATO che:
con una nota del 2010 già l'Assessore regionale per il territorio
e l'ambiente, nel fare presente, altresì, come nel corso,
soprattutto, degli ultimi cinquanta anni, le coste e il territorio
siciliano sono stati oggetto di un forte inquinamento, segnala, in
modo particolare, la problematica relativa ai danni ambientali
derivanti dalle trivellazioni da piattaforme petrolifere che
potrebbero causare danni irreparabili all'economia siciliana nei
trainanti della pesca, del turismo balneare, nell'agricoltura e
nella fruizione dei beni culturali;
con deliberazione n. 263 del 14 luglio del 2010 Permessi di
ricerca di idrocarburi su piattaforme off- shore al largo delle
coste Siciliane - Legge 21 Luglio 1967 n. 613', il Governo
regionale deliberava una chiara e netta contrarietà al rilascio dei
permessi di ricerca nel territorio della Regione siciliana, ai
sensi della legge 21 luglio 1967, n. 613, in atto presentati al
Ministero dello Sviluppo Economico e di eventuali richieste future,
in conformità alla proposta dell'Assessore regionale per il
territorio e l'ambiente,
impegna il Governo della Regione
ad adottare gli atti di competenza affinché vengano revocate tutte
le autorizzazioni di ricerca rilasciate in data 10 ottobre 2012
dall'URIG;
a rendere pubblici ed immediatamente fruibili i dati tecnici
relativi al progetto di perforazione e realizzazione del pozzo
esplorativo, al fine di consentire l'elaborazione delle opportune
opposizioni da parte dei Comuni della Valle del Belice;
perché vengano poste in essere strategie economiche per la
valorizzazione del territorio compatibili con il paesaggio,
ispirate alla salvaguardia del territorio e della salute, impedendo
così che gli interessi di pochi privati si risolvano in vere e
proprie speculazioni a danno del territorio siciliano». (30)
DI MAURO-LO SCIUTO-LOMBARDO-FIORENZA- FIGUCCIA - FEDERICO - GRECO
G- PICCIOLO
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si tratta della
mozione numero 30 che avevamo presentato proprio per dire la nostra
su un tema così rilevante e che non è nuovo al Governo della
Regione siciliana. In precedenza avevamo dovuto, nel corso della
scorsa legislatura, affrontare come Governo - allora ero assessore
per il territorio - il tema delle trivellazioni a mare.
In un litorale che partiva da Trapani fino alla zona di Siracusa
erano state previste, attraverso una serie di società, con capitale
sociale di appena diecimila euro, una serie di trivellazioni che
andavano ad essere collocate a circa cento metri dalla battigia di
Sciacca, a due passi da un intervento straordinario costato allo
Stato circa centoventi milioni di euro, a proposito dell'intervento
effettuato dal Governo nazionale e siciliano per l'iniziativa
turistica di Rocco forte.
Credo che allora abbiamo assunto una posizione molto rigida e con
delibera di Giunta abbiamo sospeso qualsiasi iniziativa di
trivellazione nella fascia costiera ed in quell'atto deliberativo
abbiamo anche aggiunto - se ben ricordo - che il Governo della
Regione siciliana impediva iniziative di questo tipo perché si
riservava per sè eventuali iniziative ad una serie di condizioni
che dovevano essere, prima fra tutte, rispettose dell'ambiente e
non arrecare danni a tutti quegli interventi che in quel sito erano
stati individuati - mi riferisco ad iniziative di carattere
turistico, mi riferisco ad iniziative di carattere agricolo, mi
riferisco ad iniziative che potessero turbare l'aspetto ambientale.
Signor Presidente, in quel territorio di cui alla mozione da noi
presentata, la Valle del Belìce, insiste per esempio una realtà di
natura termale, molto importante, ed una serie di imprese di natura
agricola che, certamente, meritano non soltanto di non essere
ostacolate, ma di essere tutelate ed ogni iniziativa di carattere
diverso, come quella di un intervento di carattere industriale che
riguarda il settore petrolifero, nulla ha a che vedere con lo
sviluppo di quel territorio e non determina valore aggiunto bensì
determina un valore negativo per un territorio straordinario che fa
dell'impresa dei prodotti agricoli e dell'impresa di natura
turistico-ricettiva un valore straordinario.
Signor Presidente, come Gruppo parlamentare non solo siamo
fermamente contrari, ieri e oggi, alle trivellazioni, siamo
contrari ad ogni forma di intervento che non sia concordato con la
Regione.
Ci dispiace che dirigenti della Regione abbiano operato, come
aveva rilevato l'onorevole Cascio, in un periodo nel quale il
Governo non c'era più e credo anche che un dirigente debba avere
buon senso prima di affrontare un tema così rilevante e di avere
un confronto con il Governo in carica.
Rimettiamo la nostra valutazione negativa a tutte le
autorizzazioni che in questo senso sono state date, a quelle che
potrebbero essere date, perché credo ci siano in itinere altre
sollecitazioni in questo senso e ci pronunciamo per un diniego
fermo e che sia esteso a tutte le iniziative che possono essere
prese in questo senso presso la Regione siciliana.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Lo Bello.
LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Signor
Presidente, onorevoli deputati, brevemente enuncerò alcune
comunicazioni ed esattamente rispetto alle mozioni numeri 12, 14,
26 e 34 si rappresenta che da una ricerca effettuata presso gli
archivi e i protocolli dell'Assessorato non risulta che la società
Enel Longanesi abbia mai presentato istanza di compatibilità
ambientale per l'attività di ricerca di idrocarburi denominata
Masseria Frisella .
Per quanto riguarda, invece, le interrogazioni numero 133 e numero
151 con riferimento alle interrogazioni in oggetto e ai quesiti
posti dall'onorevole interrogante si rappresenta quanto segue.
Agli atti di ufficio non risulta, anche qui, che la società Enel
Longanesi abbia presentato istanza di compatibilità ambientale per
le attività relative all'avvio di ricerche petrolifere nella Valle
del Belice.
Nel momento in cui dovesse essere presentata dalla suddetta
società apposita istanza di compatibilità ambientale per le
attività in questione, nel rispetto delle disposizioni normative in
materia, verranno verificate tecnicamente, per gli aspetti di
competenza, le conseguenze di attività di trivellazione
sull'assetto del territorio interessato con le valutazioni che
verranno fatte in sede di Giunta e rispetto alle quali c'è un
parere negativo alle autorizzazioni alle trivellazioni.
Condividendo le giuste perplessità delle comunità locali e delle
amministrazioni interessate verrà garantita la massima
informazione, conoscenza e condivisione dell'eventuale procedimento
autorizzativo di propria competenza, fermo restando che questo
potrebbe semplicemente riguardare alcuni giacimenti già in essere e
pertanto potrebbero essere fatte delle valutazioni che da parte del
Governo, lo diciamo fin da subito, risultano essere negative però
rispetto ai quali potremmo discutere laddove ci sono interventi a
giacimenti o piattaforme già installate.
Rispetto all'ultima interrogazione, la numero 241, ed ai quesiti
posti dagli onorevoli interroganti si rappresenta, lo ricordava
poco fa l'onorevole Di Mauro, che con delibera numero 316 del 23
agosto 2012 e la numero 236 del 14 luglio 2010, n. 325 del 4
settembre 2012, la Giunta di Governo pro-tempore ha espresso una
chiara e netta contrarietà al rilascio dei permessi di ricerca
degli idrocarburi.
Questo Governo, anche in nome del principio di precauzione,
intende proseguire nell'opera di salvaguardia dell'ambiente e
intende, rispetto alle trivellazioni, ribadire la propria
contrarietà ad ogni forma di trivellazione futura, fermo restando
la rivisitazione e lì lo si farà un poco caso per caso rispetto
all'autorizzazione di quelle esistenti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'assessore Marino.
MARINO, assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità.
Signor Presidente, onorevoli deputati, rispondo più per la parte
delle contestazioni che sono state mosse sulla procedura seguita
dall'URIG, ma assicuro tutti che la procedura è sospesa
correttamente perché è un parere endo-procedimentale e resterà
sospesa per quanto ci riguarda.
Viene chiesta la revoca del permesso di ricerca, convenzionalmente
denominato Masseria Frisella rilasciato il mese di ottobre ultimo
scorso dall'Assessorato alla società Enel Longanesi.
Viene citato come provvedimento definitivo, tra l'altro più
correttamente come dicevo come parere endo-procedimentale perché di
questo si tratta, che andrebbe quindi correttamente sospeso e
attualmente è sospeso e resterà tale
Sulla procedura seguita dall'URIG che chiaramente ha mantenuto un
ruolo amministrativo che gli compete secondo le disposizioni di
legge, e quindi è andata avanti nella procedura, è avvenuto quanto
segue.
L'URIG ha trasmesso a tutti i comuni interessati territorialmente
l'istanza della società che ha dato avvio al procedimento affinché
gli stessi potessero provvedere alla pubblicazione nei propri albi
pretori.
Ha ricevuto tre opposizioni da parte dei comuni di Montevago,
Santa Margherita Belice, della provincia di Trapani, è stata fatta
richiesta di accesso agli atti da parte del comune di Montevago a
cui è stata fornita copia degli atti accessibili.
I dati e le notizie di carattere tecnico ed economico richiesto
dai comuni relativi alla prospezione e alla ricerca e alla
coltivazione fornita all'amministrazione dalla società istante,
quali i rilievi geofisici con interpretazioni relativi ai profili
geologici dei pozzi con le radiografie e le correlazioni relative
alle entità delle riserve rivestono per legge, e qui bisognerà
certamente fare i conti anche con queste disposizioni, carattere di
riservatezza e non possono essere resi pubblici senza il consenso
scritto degli interessati a norma del comma 1 dell'articolo 45
della legge 14 del 2000 che prevede, altresì, che i dati e le
notizie relativi a permessi e concessioni revocate, scaduti o
rinunciati possono essere resi pubblici dall'amministrazione
soltanto dopo 2 anni dalla cessazione dei rispettivi titoli.
Le osservazioni di comuni e cittadini saranno valutate,
attenzione, non dall'URIG, ma nell'ambito della procedura di VIA in
sede di attività istruttoria, cosa che non è avvenuta e non risulta
essere avvenuta perché ultimata l'istruttoria dell'URIG, la società
è stata invitata a fare richiesta di VIA, non risulta fatta
nessuna richiesta ed il procedimento è sospeso.
Per quanto riguarda il permesso scaduto di per sé, si può
rinnovare, non sarebbe un atto invalicabile, qui il problema è un
altro e cioè che è intendimento del Governo di valutare con grande
attenzione questo problema, verrà mantenuta la sospensione del
procedimento, nessuna autorizzazione è stata rilasciata nè verrà
rilasciata dall'assessorato all'energia e, chiaramente, dovremo
farci cura di mettere mano alle leggi vigenti in modo da dare
veramente l'impronta politica che questo Governo e i signori
deputati che hanno presento le mozioni, le interrogazioni e le
interpellanza vogliono dare.
Quindi, sotto questo profilo posso tranquillizzare tutti, la
procedura non avrà nessun seguito.
PRESIDENTE. Si passa alla votazione delle mozioni.
Avverto che le interrogazioni e l'interpellanza sono assorbite
dalle mozioni.
Si passa alla votazione della mozione numero 12, che ricomprende
le mozioni numeri 14, 21, 26, 30 e 34. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Si passa alla votazione della mozione numero 21. Chi è favorevole
resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Discussione della mozione numero 9 Annullamento del decreto di
autorizzazione alla costruzione del rigassificatore LNG di Porto
Empedocle, al confine del Parco archeologico Valle dei Templi di
Agrigento
PRESIDENTE. Si passa al IV punto dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione numero 9 Annullamento del decreto di
autorizzazione alla costruzione del rigassificatore LNG di Porto
Empedocle, al confine del Parco archeologico Valle dei Templi di
Agrigento , degli onorevoli Cancelleri, Mangiacavallo, Cappello,
Ciaccio, Ciancio, Ferreri, Foti, La Rocca, Palmeri, Siragusa,
Trizzino, Troisi, Venturino, Zafarana e Zito.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
con decreto dell'Assessore regionale per l'Industria, Marco
Venturi, del 22.10.2009, n.122/Gab, è stata autorizzata la
costruzione di un rigassificatore LNG da 8 miliardi di mc a Porto
Empedocle, al confine del parco archeologico Valle dei Templi di
Agrigento, patrimonio Unesco;
il decreto regionale è stato adottato sulla scorta del decreto di
Via (Valutazione di Impatto Ambientale) n.966 del 29.9.2008 emesso
dal Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in concerto con
il Ministro dei Beni Culturali Italiano, Sandro Bondi;
va precisato che il Ministro Prestigiacomo ha omesso di ricordare
nel decreto di Via la vicinanza del parco archeologico della Valle
dei Templi alla zona dove dovrà sorgere il rigassificatore e il
relativo gasdotto, zona distante dal parco solo 1140 m. (secondo la
misurazione dell'Ufficio Tecnico dell'Ente Parco Archeologico Valle
dei Templi), mentre si è presa la cura di ricordare (a pag. 4 del
decreto) che non vengono minacciati siti naturalistici di interesse
comunitario (siti SIC) come la riserva delle Maccalube, dove sono
presenti fenomeni di vulcanesimo minore, e altri siti minori che
non possono di certo avere la rilevanza culturale e paesaggistica
della Valle dei Templi di Agrigento - patrimonio Unesco, gravemente
minacciata dal rigassificatore e dal gasdotto di collegamento;
il Corriere della Sera criticò aspramente la scelta del sito con
un articolo del 19 novembre 2008 dal titolo emblematico 'Cancellata
la Valle dei Templi per decreto';
inoltre l'area dove la società Nuove Energie-Enel dovrà costruire
l'impianto dista appena 800 mt. dal centro abitato di Porto
Empedocle, 1200 mt. da Villaseta e 500 mt. dalla casa natale di
Luigi Pirandello;
i più grandi esperti al mondo di sicurezza e antiterrorismo, come
il Prof. Richard Clarke, consulente di tre presidenti americani,
consigliano di costruire questi impianti, che la normativa Seveso
'classifica a rischio di incidenti rilevanti', il più distante
possibile dai centri abitati;
la zona Caos, dove dovrà sorgere il rigassificatore e che sarà
attraversata dal gasdotto di collegamento alla rete nazionale del
gas, è stata sottoposta a vincolo paesaggistico dalla Regione
siciliana con decreto dell'Assessorato Beni culturali del 29 luglio
1993;
di più la stessa zona è stata perimetrata dall'Unesco come buffer
zone (zona di rispetto) del parco archeologico, all'atto
dell'inserimento della Valle dei Templi di Agrigento nella World
Heritage List dell'Unesco nel 1997;
malgrado ciò, il Sovrintendente ai BB.CC. del tempo, dopo avere
premesso che 'il tracciato del gasdotto di collegamento, nella
parte iniziale, attraversa ambiti di collegamento sottoposti a
vincolo paesaggistico (D.A. 29 luglio 1993) e lungo il corso del
tracciato ricade in prossimità di aree di interesse archeologico',
sorprendentemente ha espresso in data 22 febbraio 2006 (prot. 65)
parere favorevole prescrivendo solo di trattare con improbabili
coloriture, rivestimenti e con schermature di vegetazione e di
pietra le opere impattanti;
la normativa Seveso che definisce i rigassificatori 'impianti a
rischio di incidente rilevante' impone l'obbligo di informare e
consultare le popolazioni interessate;
va ricordato che ad Agrigento nell'aprile del 2009 si è svolto un
referendum popolare e l'esito è stato schiacciante: 98% di NO e
solo 2% di SI';
non è stata accolta la medesima richiesta di referendum fatta da
un comitato di cittadini di Porto Empedocle. La richiesta è stata
ufficialmente respinta con la delibera della Commissione Affari
Istituzionali del Comune di Porto Empedocle del 09.03.2007;
non è stato valutato, come dovevasi, il rischio sismico;
l'ex Presidente della Regione, Lombardo, ha bloccato il
rigassificatore di Priolo-Melilli per motivi di sicurezza, mentre
per il rigassificatore di Porto Empedocle, per cui ad Agrigento
aveva dichiarato (vedi relative registrazioni televisive) 'un
rigassificatore sotto la Valle dei Templi mai', ha dato
inspiegabilmente via libera, pur essendo il territorio di Agrigento
e Porto Empedocle classificato 'a rischio sismico di 2 categoria',
come l'Aquila, devastata dal violento terremoto del 2009, e pur
essendo l'area marina antistante Porto Empedocle interessata dal
vulcano sottomarino quiescente 'Empedocle', che per gli esperti ha
una base pari a quella dell'Etna. Peraltro, nel canale di Sicilia
sono state avvertite recentemente scosse di terremoto anche di
magnitudo 3,8;
tre associazioni agrigentine: 'Salviamo la Valle dei Templi di
Agrigento', 'Il Cerchio' gestore del parco pirandelliano,
'Confimpresa Euromed', hanno presentato ricorso (rubricato al n.
81/2009) alla Commissione Europea per violazione dell'art.
dell'art. 107, paragrafo 1, del TFUE, che fa espresso divieto degli
aiuti di Stato, e dell'art. 119 che garantisce e tutela il
principio della libera concorrenza tra le società degli Stati
membri;
tali articoli sono stati palesemente violati con la delibera
dell'Autorità Italiana dell'Energia e il Gas n.178 del 4.8.2005,
che garantisce alle società che costruiscono e gestiscono
rigassificatori il 71% dei ricavi di riferimento (circa tre
miliardi di euro l'anno) per vent'anni anche se non dovessero
rigassificare un solo metro cubo di gas, gravando la spesa sul
'sistema tariffario nazionale', cioè sulle bollette degli Italiani;
la Commissione Europea, anche a seguito delle interrogazioni
parlamentari di Sonia Alfano e Rita Borsellino, ha chiesto
chiarimenti alla rappresentanza permanente al Parlamento europeo
con lettere del 14 giugno 2010 e del 16 maggio 2012;
l'Autorità Italiana per l'Energia e il Gas ha sospeso, non
annullato, queste agevolazioni che chiamano fattore di garanzia
(FG), con la delibera n. 451 del 31 ottobre 2012;
i rigassificatori non servono alla Sicilia, perché consumiamo solo
il 10% del gas che viene importato dalla Libia e dall'Algeria,
mentre il restante 90% viene esportato nel resto d'Italia;
i rigassificatori non servono all'Italia perché il mercato del
gas, dopo la scoperta dello shale gas, è profondamente mutato e c'è
un enorme surplus di gas nel mondo, mentre il consumo del gas in
Italia è sceso da 83 miliardi di mc all'anno a 70 miliardi, a tal
punto che Eni, che aveva stipulato onerosi contratti di fornitura
del tipo take or pay (prendi o paga) con la russa Gazprom, ha
chiesto di diluire nell'arco di 20 o più anni le forniture
acquistate per evitare di pagarle a vuoto;
perfino l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, in
pubblica audizione al Senato, ha affermato che 'quello dei
rigassificatori è un treno perso per l'Italia'
(http://it.advfn.com/notizie/Gas-Scaroni-rigassificatori-trenoperso-
serve-integrazione 54464755.html);
lo stesso Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel che deve
costruire il rigassificatore di Porto Empedocle, ha affermato,
sempre in pubblica audizione al Senato, che l'hub dei
rigassificatori non serve più all'Italia
(http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-10-
04/enel-dice-metano-064524.shtml?uuid=Abvcl2nG );
alcune delle più grandi compagnie mondiali del gas hanno
abbandonato i loro progetti di costruire rigassifficatori nel
Mediterraneo, come la British gas per Brindisi, la Erg-Shell per
Priolo-Melilli, la Gas de France Suez per Porto Recanati;
si sono espressi contro la costruzione anche enti pubblici, come
il Comune e la Camera di Commercio di Agrigento, associazioni
nazionali, regionali e locali di tutela del patrimonio artistico e
paesaggistico e dei consumatori, fra cui Italia Nostra,
Legambiente, Arci, Codacons;
recentemente Confimpresa-Euromed, rappresentativa del tessuto
economico delle piccole e medie imprese, ha inviato una lettera
appello al presidente Crocetta perché annulli in autotutela
l'autorizzazione regionale a costruire il rigassificatore di Porto
Empedocle;
la stessa cosa hanno fatto almeno 40 associazioni sociali e
culturali, compresa l'associazione 'Salviamo la Valle dei Templi di
Agrigento';
il Ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, a margine di una
contestatissima riunione a Trieste sul rigassificatore di quella
città ha dichiarato 'un anno fa abbiamo avviato la Valutazione
Ambientale Strategica (Vas). Se dovessero emergere fatti nuovi sono
disponibile a rivedere la VIA già rilasciata dal mio Ministero';
per il rigassificatore di Porto Empedocle non è stata avviata,
invece, la Vas che pure è obbligatoria per legge per i porti;
bisogna aggiungere anche che il Governo italiano, a seguito delle
proteste di numerose associazioni e rappresentanti del mondo della
Cultura, ha revocato l'autorizzazione ad una discarica vicina a
Villa Adriana (Roma), sito Unesco, che non può essere certamente
considerato un sito di interesse paesaggistico e culturale
superiore a quello della Valle dei Templi,
impegna il Governo della Regione
ad annullare in autotutela, per motivi di pubblico interesse, il
decreto dell'Assessore regionale per l'industria n. 122/Gab del
22.10.2009, con cui è stata autorizzata la costruzione di un
impianto di rigassificazione LNG da 8 miliardi di mc. a Porto
Empedocle, al confine del parco archeologico Valle dei Templi di
Agrigento, patrimonio Unesco.»
MANGIACAVALLO. Chiedo di parlare per illustrare la mozione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANGIACAVALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori
assessori, cittadini, l'articolo 9 della Costituzione italiana
sancisce che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio
storico e artistico della Nazione.
L'articolo 32, invece, sancisce che la Repubblica tutela la salute
come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della
collettività.
Nella vicenda del rigassificatore di Porto Empedocle sono stati
violati entrambi gli articoli per le seguenti considerazioni.
Il decreto di valutazione di impatto ambientale del 29 settembre
del 2008 numero 966 adottato dal Ministro dell'ambiente, di
concerto con il Ministro ai beni culturali, il cosiddetto decreto
Prestigiacomo-Bondi , non si è preoccupato di tutelare il parco
archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, mentre, come
abbiamo scritto nella nostra mozione, si è preso cura di tutelare
anonimi siti SIC - siti di interesse comunitario - che, pur essendo
degni di tutela, non possono essere, di certo, considerati alla
stessa stregua del parco archeologico agrigentino, patrimonio
UNESCO e distante appena millecentoquaranta metri dal sito dove
sorgerà il rigassificatore (misurazione dell'ente parco di
Agrigento).
Su questa vicenda occorre anche fare due considerazioni, una di
carattere sociale e una di carattere giuridico.
Dal punto di vista sociale, quando c'è da difendere paesaggi o
beni culturali da Roma in su si mobilitano ministri, uomini
politici di destra e di sinistra, intellettuali, opinion makers di
varia collocazione per evitare aggressioni al patrimonio
paesaggistico, naturale e culturale.
Molti ricorderanno la mobilitazione generale contro la discarica
che doveva sorgere ad un chilometro da Villa Adriana, anch'essa
patrimonio UNESCO.
Alcuni ministri del governo dei tecnici e il Presidente del
Consiglio nazionale dei beni culturali minacciarono addirittura di
dimettersi.
La costruzione della discarica - anche se cominciata - è stata
bloccata per la moral suasion esercitata dal Presidente Napolitano,
sul sobrio' Governo Monti.
Altri ricorderanno la vicenda Villettopoli' sollevata da Alberto
Asor Rosa per la tutela di un pregevole paesaggio toscano. Anche
qui intervennero politici e media.
Fu allora il ministro ai beni culturali, Francesco Rutelli, a
coniare l'espressione Villettopoli'.
Ma quando fu inviato un appello per salvare la Valle dei Templi di
Agrigento a Napolitano, Rutelli, Pecoraro Scanio ed altri ministri
del Governo Prodi, fecero tutti spallucce e la stessa cosa fecero i
ministri del successivo Governo Berlusconi, che completò la VIA -
valutazione di impatto ambientale - con il decreto Prestigiacomo-
Bondi .
Non per questo però si sono scoraggiate le associazioni
agrigentine che si sono battute e si battono con spirito indomito,
pur nel silenzio quasi totale dei principali media della carta
stampata e della tv.
E noi del Movimento cinque stelle abbiamo sposato la causa del No
al rigassificatore della Valle dei Templi.
Sotto il profilo giuridico, vero è che gli enti e le associazioni,
che hanno fatto ricorso prima al TAR e poi al Consiglio di Stato,
si sono viste respingere le proprie istanze, ma è pur vero che il
TAR del Lazio, che ha dato ragione ai ricorrenti, ha esaminato i
ricorsi solo sotto il profilo che il Comune di Agrigento era stato
pretermesso, cioè non è coinvolto nella procedura autorizzativa,
mentre il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del TAR con
una sentenza che rappresenta un bizantinismo giuridico che non ha
precedenti nella storia della giurisprudenza.
Ha asserito, cioè, che l'autorizzazione regionale riguardava solo
la costruzione del rigassificatore e non anche il gasdotto di
collegamento che attraverserà il territorio di Agrigento in zona
Caos', dove c'è la casa natale di Luigi Pirandello, territorio
peraltro sottoposto a vincolo paesaggistico con decreto
dell'assessore regionale dei beni culturali e ambientali del 29
luglio 1993.
Se andiamo a leggere il decreto dell'assessore regionale
dell'industria, Marco Venturi, del 22 ottobre del 2009, n. 122,
esso recita esattamente: La Società Nuove Energie s.r.l. è
autorizzata a costruire ed esercire un terminale di ricezione e
rigassificazione di gas naturale liquefatto della capacità nominale
di otto miliardi di metri cubi l'anno, situato nel Comune di Porto
Empedecle con relative opere marittime, portuali e gasdotto di
collegamento alla rete nazionale dei gasdotti, secondo il progetto
presentato dalla società in sede istruttoria .
Dunque non c'è ombra di dubbio che il decreto di Venturi riguardi
anche il gasdotto di collegamento che attraverserà la Contrada
Caos, ricadente nel territorio di Agrigento, e sottoposta a vincolo
paesaggistico.
Ma, al di là di questa motivazione, resta il fatto che né la
sentenza del Tar né la sentenza del Consiglio di Stato hanno
affrontato le violazioni della normativa della tutela del paesaggio
e del patrimonio storico artistico, come non hanno affrontato la
questione relativa alla salute dei cittadini.
Come si sa la normativa Seveso' che riguarda gli impianti a
rischio di incidente rilevante , prevede che le popolazioni locali
interessate debbano essere coinvolte nel procedimento decisionale.
Si ricorda, al riguardo, che un comitato di cittadini di Porto
Empedocle chiese che venisse indetto un referendum popolare sul
rigassificatore, ma il Comune di Porto Empedocle respinse la
richiesta.
Nel frattempo il Comune di Agrigento indiceva un referendum che
vedeva la risposta netta dei no al rigassificagore del 98 per cento
e del 2 per cento dei sì.
A tal proposito si ricorda che il rigassificatore di Porto
Empedocle disterà dal centro abitato appena 800 metri, mentre i più
grandi esperti del mondo in materia di sicurezza e antiterrorismo,
come il professore Richard Clarke - consulente di tre Presidenti
americani - consigliano di costruirli il più distante possibile dai
centri abitati.
Peraltro sono mutate, dal 2008 a oggi, le esigenze di
approvvigionamento di gas in Europa e in Italia, sia per la
scoperta della nuova tecnica di estrazione denominata shale gas
(gas delle rocce), che ha reso autosufficienti paesi come la Cina e
gli Stati Uniti, sia per il progredire dello sfruttamento delle
fonti energetiche non rinnovabili, per cui c'è una grande offerta
di gas.
Alcune delle multinazionali più importanti stanno chiudendo molte
Al riguardo particolarmente illuminante l'analisi economica fatta
sull'inserto di Affari e finanza del Quotidiano La Repubblica
del 4 febbraio di quest'anno, dal titolo emblematico In Europa
adesso si chiudono le centrali'.
Per quanto riguarda i costruendi rigassificatori in Italia,
occorre ricordare che le più importanti multinazionali dell'energia
hanno rinunciato e stanno rinunciando ai loro progetti: come la
Shell a Priolo, la Britsh Gas a Brindisi, la E.On a Porto Recanati
in Adriatico.
Recentemente il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ha
dichiarato che occorre riaprire la VIA per il rigassificatore di
Trieste in quanto per lo stesso impianto non era stata espletata la
Vas (valutazione ambientale strategica) che è prevista per legge
quando un impianto di rigassificazione deve essere collocato in
zona portuale e industriale. Neppure per Porto Empedocle è stata
effettata la Vas e alla data odierna il Genio Civile di Agrigento
non ha ricevuto non ha ricevuto ancora alcuna richiesta per il
parere di competenza.
Per questi motivi, colleghi deputati, vi chiediamo di votare la
nostra mozione e al Governo regionale di sospendere il decreto
dell'assessore all'industria del 22.10.2009, n. 122/gab, nelle more
dell'adozione del provvedimento di annullamento in autotutela, per
motivi di pubblico interesse.
Concludendo aggiungo che capiamo che l'argomento trattato stasera
è parecchio controverso e sono in ballo vari interessi.
Noi del Movimento 5 Stelle abbiamo deciso di schierarci dalla
parte dei cittadini e della popolazione agrigentina. Ognuno di voi
scelga da quale parte stare.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente per dire che il mio Gruppo parlamentare Lista Musumeci
voterà a favore della mozione in oggetto e lo facciamo con grande
serenità d'animo non tanto perché abbiamo una posizione di
pregiudizio nei confronti dei rigassificatori, assolutamente, se ne
è accertata la sicurezza per gli abitanti dei centri più vicini,
noi riteniamo che possa e debba essere autorizzata, ma in questo
caso permangono alcuni seri dubbi per il sito che è stato deciso
nel contesto di un paesaggio e di un sito archeologico che
meriterebbe ben altro rispetto.
E allora se il rigassificatore fosse individuato in una zona che
non costituisca pregiudizio né per la pressoché contigua Valle dei
Templi né per gli insediamenti urbani non avremmo motivo per
opporci.
Le ragioni della nostra opposizione sono legate essenzialmente
alla collocazione e non alla natura di questa infrastruttura.
Noi non abbiamo nessuna coccarda da attaccare alla giacca, ma chi
le parla per ossequio alla coerenza, con qualche anno di anticipo,
aveva già assunto una posizione contraria. Quando ero deputato al
Parlamento Europeo presentai una interrogazione alla Commissione,
esattamente il 22 dicembre 2008, e in quella occasione il
Commissario Dimas diede una risposta che mi sembrò, e ci sembrò,
superficiale, non approfondita, quasi sbrigativa. La Commissione
Europea se ne è lavata le mani sostenendo non esistere per
quell'Organo di Governo alcun motivo ostativo, alcun pregiudizio
per interferire e per dire no alla realizzazione del
rigassificatore.
Noi restiamo fermi sulle nostre posizioni, senza pregiudizio
ideologico; il rigassificatore può essere realizzato se lo si
colloca in un'ara diversa e lontana dal sito che è stato
individuato, ma per queste ragioni riteniamo di dovere condividere
la mozione oggetto di discussione e il Gruppo al quale appartengo
esprimerà voto a sostegno del documento.
MARINO, assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO, assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità.
Signor Presidente, onorevoli deputati, sul rigassificatore vorrei
dirvi alcune cose perché a volte si può equivocare su quello che
può o non può fare il Governo, soprattutto quando ci si trova di
fronte davanti ad una materia assolutamente tecnica come quella che
ci riguarda laddove intervengono altri organi, chiaramente organi
statuali, e dove il confronto forse è venuto a mancare, perché
magari la scelta definitiva se votare o non votare la mozione,
potrebbe avvenire, forse, in maniera più documentata laddove in
Commissione Ambiente si potesse fare un confronto tra le parti in
causa in modo che, di fronte a tutti, in maniera assolutamente
chiara, avvenga quali sono le condizioni secondo le quali il
Governo potrebbe intervenire o non intervenire e la bontà delle
autorizzazioni finora rilasciate certamente non da parte della
Regione siciliana.
Quindi, io proporrei di subordinare la mozione e l'eventuale
votazione che si dovesse fare ad una audizione in Commissione da
parte dei tecnici e da parte del Comitato No rigassificatore di
Porto Empedocle.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, io vorrei chiarire per un momento
che, mi si consenta di dirlo, il Governo ha il dovere della
continuità.
Qui c'è un Governo che si è adoperato a livello locale, a livello
centrale, a livello regionale, per tutta una serie di
autorizzazioni che hanno portato all'espletamento di una gara e
alla stipula di un contratto per importi rilevanti e adesso
manifesta atteggiamento - me lo lasci dire, assessore - non
coerente con quello che è stato fatto soltanto perché è stata
presentata una mozione che se il Presidente me lo consente vorrei
entrare nel merito. Perché non c'è ombra di dubbio che se qui
parliamo di questa mozione dobbiamo rappresentare che una serie di
elementi non solo non sono veritieri, perché quando si parla di
Valle dei Templi, si parla di parco archeologico, si parla di sito
di Macalube, si parla di un territorio straordinario sul piano
culturale, bisogna riconoscere che non solo sono siti lontani, ma
che tutti i passaggi burocratici sono stati attentamente rispettati
con tanto di autorizzazioni, non solo a livello locale di
soprintendenza, ma anche a livello regionale per cui sono stati
rispettati quelli che sono i termini che occorrono perché un
rigassificatore possa essere assicurato, che sono quelli della
sicurezza e della convenienza.
Va ricordato perché è citato in questa mozione che il referendum
che si è svolto a Agrigento è durato sei giorni e dopo sei giorni
sono andati al voto appena 1.500 persone. Quindi, è un referendum
che non alcun valore e che qui artatamente viene citato in termini
assolutamente e opposti, perché un referendum che non raggiunge un
quorum non deve essere tenuto in considerazione e, se mi consente,
la lettura di questo documento fa cenno anche ad alcune
associazioni che, per la verità, sono pressoché inesistenti e che
hanno presentato un regolare ricorso unitamente al comune di
Agrigento per il quale il TAR si è pronunciato negativamente,
stabilendo che il percorso che era stato eseguito sia per la
realizzazione dell'impianto, sia per la condotta è assolutamente
rispettoso di quelli che sono i decreti in ordine al vincolo
paesaggistico.
Quindi, sono stati rispettati - mi si consenta - tutti i pareri
che sono stati espressi, tramite l'allora assessore per
l'industria, oggi assessore per l'energia, sono state esperite
tutte le relazioni utili e necessarie con la sovrintendenza con il
comune di Porto Empedocle. Non c'è mai stata una volontà manifesta
nel comune di Porto Empedocle, prova ne sia che non c'è mai stata
una reale richiesta di referendum e quello che ha accennato qui non
ha alcun senso perché non risponde a verità e che un documento di
quattro pagine, mi si consenta, dopo il punto in cui è arrivata
l'istruttoria, non solo non ha alcun valore, ma mi permetto di dire
recherebbe danno alla Regione siciliana che, certamente,
incorrerebbe in responsabilità qualora dovesse ritirare
l'autorizzazione che credo, peraltro, sia completamente immotivata
e irrazionale.
Diventeremmo una Regione che non ha un minimo di credibilità
rispetto allo Stato e rispetto a una serie di meccanismi che più
volte sono stati enunciati come essenziali e cioè la realizzazione
di impianti che possono servire per quanto riguarda
l'approvvigionamento del gas.
Dico di più, signor Presidente. Non si può assolutamente far cenno
anche ad associazioni come Confimpresa, Euromed che sono
rappresentative di se stesse quando le organizzazioni sindacali, le
organizzazioni di categoria, varie sedute di consiglio comunale,
protocolli di intesa, compensazioni che sono state stabilite con i
comuni, con la provincia regionale di Agrigento, con la Regione
siciliana, sono state condivise a livello comunale, a livello
provinciale e a livello regionale e che hanno visto, mi si
consenta, a differenza di quello che doveva essere il
rigassificatore di Priolo, un rigassificatore che ha
caratteristiche di sicurezza di gran lunga superiore rispetto a
quello che è l'impianto che dovrebbe sorgere a Priolo.
Dico di più per essere coerente con le cose che ho sempre fatto. A
suo tempo mi ero reso protagonista, all'inizio di questo
investimento che voleva fare l'Enel, autore di una mozione che era
stata approvata da questo Parlamento affinché questa iniziativa si
bloccasse perché al tempo non garantiva né ragioni di sicurezza né
ragioni di convenienza. L'Enel ha cambiato il progetto, ha avuto
tutti i visti e oggi siamo qui perché quest'opera ormai ha
cominciato a vedere l'inizio di quella che può essere una
opportunità per un territorio come quello agrigentino.
Quindi, sono nettamente contrario, unitamente al Gruppo,
all'approvazione di questa mozione.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
l'argomento all'ordine del giorno sia un argomento molto importante
e, soprattutto, dà atto di un impegno che negli anni vi è stato nel
comune di Porto Empedocle per portare avanti una iniziativa che
dovrebbe poter dare sviluppo e progresso in un'area industriale
ormai dismessa dai tempi della Montedison.
Io ritengo che questa opera, oggi, rivesta una valenza strategica
per le motivazioni della crisi economica che vive il contesto
agrigentino e come quell'area può essere un'area industriale, come
nel tempo è stata anche definita, collegata con il porto.
Situazione drammatica sicuramente è data dal fatto che pare vi
siano, di volta in volta, tentennamenti, incertezze sulla
realizzazione di questa iniziativa, al che io ritengo che da parte
del Governo bisogna poter richiedere ed avere contezza, da parte
dell'Enel, realmente sulla tempistica di realizzazione, sui posti
di lavoro che verranno assicurati in quel comprensorio e,
soprattutto, che non si vuole creare una cattedrale nel deserto,
perché in quel territorio già l'esperienza negativa di un'opera
faraonica come quella della Montedison e che poi ha creato soltanto
cassintegrati purtroppo quella comunità già l'ha vissuta.
Bisogna dare atto all'amministrazione comunale e al collega
onorevole Firetto che su questo argomento negli anni ha creato le
condizioni perché quest'opera si realizzasse. Io inizialmente ero
fortemente contrario, ma nella crisi occupazionale del territorio
quella è parsa l'unica soluzione prospettata e prospettabile per
quel comprensorio. Questa mozione può essere un momento soltanto
per accelerare la realizzazione, fare chiarezza su questa
iniziativa e avere tempi certi sulla realizzazione e sui livelli
occupazionali che verranno garantiti a quel territorio.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, assessore Marino, devo parlare perché
lei è un magistrato ancorché sia in una fase di sospensione.
L'autorizzazione di cui all'oggetto ha avuto una lunga e
travagliata traversia, è stata oggetto di attenzione ai Ministeri,
Assessorati, è stata soggetta a ben due gradi di giudizio
amministrativo al termine dei quali il Consiglio di stato ha
riscontrato la piena legittimità.
Voglio ricordare a lei e a tutta l'Assemblea che proprio l'altro
ieri la Corte dei Conti ha richiesto alla Commissione Sanità un
risarcimento di circa 700 mila euro ciascuno. In questo quadro
l'annullamento sarebbe un atto arbitrario e totalmente privo di
qualsiasi fondamento giuridico.
Le do due o tre notizie che le possono servire. Una di queste è
che non è affatto vero che l'impianto sorgerà dentro o vicino alla
casa di Pirandello, ma a circa 2,2 chilometri al confine del parco,
a 1,2 chilometri della zona del rispetto e ben lontana quindi dalla
zona dei templi situata all'interno del parco di cui all'oggetto.
Il decreto Via a cui fa riferimento il collega Mangiacavallo è
stato fatto, è stato dato dalla Commissione Via che era stata
nominata dal ministro Alfonso Pecoraro Scanio, personaggio che
sappiamo essere molto attento, abbastanza rigido nell'applicazione
delle leggi che riguardano l'ambiente, l'ecologia e quant'altro. E
persino l'articolo del giornale del Corriere della Sera in cui si
faceva riferimento al fatto che la Valle dei Templi veniva
cancellata per decreto perché i giornalisti non avevano visto de
visu il territorio, viene poi rivista, rilanciata e messa da parte
da tanti altri giornalisti che, alla fine, concludono con un
termine abbastanza chiaro: il rigassificatore a Porto Empedocle è
l'ipocrisia finto ecologista. Perché tra l'altro i serbatoi sono
perfettamente interrati, per quanto riguarda la normativa Seveso si
capisce bene che essendo stata oggetto di mille attenzioni da parte
dell'Assessorato del Territorio e Ambiente, dell'Assessorato
dell'Industria, delle Commissioni competenti, delle Commissioni
collaterali e quant'altro, sappiamo come questo nulla osta è stato
rilasciato sapendo che nulla osta c'era sulla fattibilità della
sicurezza dell'impianto.
La zona Caos. Non è vero che sarà lì nella zona Caos, ma in un
area portuale a destinazione industriale. Non metto qui, come ha
fatto il collega Michele Cimino tutte le cose che verranno fuori
dal fatto stesso che io personalmente avevo, da assessore per
l'Industria, imposto che ci fosse, a loro e a tutte le aziende che
venivano in Sicilia, di avere al sede legale e fiscale qui in
Sicilia. Questo comporterà un impegno di 40 milioni di euro alla
Regioni al primo anno e 10 milioni di euro l'anno per sempre, e in
più tutte le cose che lei sa benissimo e che i colleghi sanno
benissimo.
Pertanto, io credo che non è che vogliamo qui lo scontro, io sono
anche quello che ha fatto il piano di risanamento ambientale, il
piano di protezione civile ben trent'anni fa, quindi sono uno che
nel tempo ha guardato con attenzione ai problemi, ma non possiamo
inseguire tutto e tutti perché non facciamo l'elettrodotto della
Terna e questo significa bloccare anche il piano energetico
ambientale, perché non c'è la possibilità di far passare l'energia
che produciamo, l'energia verde, non facciamo il rigassificatore,
non facciamo nulla, eliminiamo tutto quello che possiamo eliminare,
poi rimarremmo io, mammete e tu .
MARINO, assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO, assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità.
Signor Presidente, onorevoli deputati, forse c'è stato un equivoco,
ma la proposta l'ho fatta perché, secondo me, alcune materie
meritano una maturazione soprattutto quelle materie eminentemente
tecniche e non un gioco della politica.
Il Governo è pronto a rispondere e a dare le proprie risposte che
andrà a fare comunque da qui a un attimo se il Presidente mi
consente. E siccome alcune scelte possono anche essere maturate
laddove sono eminentemente tecniche, può darsi ci si convinca che
poi la mozione si può anche ritirare, anche questo può accadere.
Cioè, diamo un nuovo corso alla politica e non una politica
strettamente di parte.
La società Nuove Energie S.r.l. è stata autorizzata con decreto
assessoriale numero 112 del 22 ottobre 2009 dall'Assessore
regionale per l'Industria pro tempore, di concerto col Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, a costruire ed
esercire il rigassificatore LNG di Porto Empedocle della capacità
nominale di 8 miliardi di metri cubi annui, con relative opere
marittime, portuali e gasdotto alla rete nazionale ai sensi
dell'art. 8 della legge n. 340/2000.
Capisco che conoscete le cose che dico, però magari
PRESIDENTE. Cortesemente ascoltiamo l'assessore.
MARINO assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità.
Magari, non era neanche opportuno che andasse in Commissione perché
le sapete, però così non riesco a stare attento.
L'autorizzazione unica è stata rilasciata in esito ad un complesso
procedimento autorizzativo che ha visto il coinvolgimento di tutte
le amministrazioni interessate a livello statale e regionale, che
si sono tutte espresse a favore della realizzazione dell'opera.
L'impianto sorgerà - come ricordava correttamente l'onorevole
Gianni - in area demaniale a destinazione industriale (ex area ASI)
nel porto di Porto Empedocle, così come previsto dal Piano
Regolatore Portuale e dal Piano Regolatore Generale del Comune di
Porto Empedocle; l'impianto non verrà realizzato quindi al confine
con il parco archeologico, bensì a circa 2,2 km dal confine del
parco e ad 1,2 km dalla zona di rispetto e ben lontano dalla zona
dei Templi situata all'interno del parco
Ve lo distribuisco e forse facciamo prima.
DI MAURO. Ce l'abbiamo
MARINO assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità. In
particolare, l'iter autorizzatorio è stato avviato a seguito della
richiesta della società Nuove Energie S.r.l. del 3 agosto 2004.
L'Assessorato regionale dell'industria, nell'ambito della
procedura autorizzativa, ha indetto la prevista conferenza di
servizi per il 22 dicembre 2004, a conclusione della quale il
procedimento è stato sospeso in attesa di acquisire il giudizio di
compatibilità ambientale da parte del Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare, di concerto con il
Ministero per i beni e le attività culturali. Il parere (n. 774) è
stato rilasciato, in data 30 marzo 2006, con prescrizioni, a
seguito delle quali la società Nuove Energie S.r.l. ha apportato
alcune necessarie modifiche progettuali delle opere a mare, che
peraltro sono state ritenute di natura sostanziale e, pertanto,
sono state oggetto di nuovi pareri delle autorità competenti.
Il Comitato tecnico regionale per la prevenzione incendi ha
espresso parere favorevole n. 93 del 30 maggio 2007, con
prescrizioni al nulla osta di fattibilità ai sensi del decreto
legislativo n. 334/99, relativo ai rischi di incidente rilevante.
Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare, di concerto con il Ministero per i beni e le attività
culturali, ha infine emanato il decreto n. 966 del 29 settembre
2008 di VIA, favorevole con prescrizioni.
L'Assessorato regionale dell'industria ha indetto due ulteriori
conferenze di servizi per il 26 novembre 2008 e il 19 dicembre
2008, nel corso delle quali sono stati acquisiti nuovi documenti e
pareri, e la conferenza di servizi decisoria del 20 gennaio 2009,
nel corso della quale è stato espresso parere favorevole
all'unanimità, subordinato alla previa sottoscrizione da parte
della società Nuove Energie S.r.l. di un disciplinare relativo alle
misure compensative con l'Assessorato Industria. A seguito della
notifica dei resoconti verbali delle citate conferenze non
risultano pervenute osservazioni e/o opposizioni.
Il conseguente decreto assessoriale n. 112 del 22 ottobre 2009 di
autorizzazione contiene n. 33 prescrizioni proposte dal Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dal
Ministero per i beni e le attività culturali e dall'Assessorato
regionale del territorio e ambiente.
In data 3 novembre 2010 la società Nuove Energie S.r.l. ha
comunicato l'inizio lavori per la prima settimana dello stesso mese
di novembre.
I lavori sono stati sospesi a seguito della sentenza del TAR del
Lazio, che ha annullato il decreto autorizzativo, e sono stati
riavviati nel luglio 2011 a seguito della sentenza del Consiglio di
Stato che ne ha riconosciuto la validità e ripristinato
l'efficacia.
In data 30 aprile 2012 e 17 gennaio 2013 sono stati trasmessi il
primo e il secondo rapporto semestrale sull'avanzamento dei lavori.
Tutto ciò premesso, è evidente che l'autorizzazione alla
realizzazione del rigassificatore è stata rilasciata nel pieno
rispetto di tutti i passaggi procedimentali ed in presenza di ogni
necessario parere e nulla osta endoprocedimentale richiesto dalla
legge ed è, dunque, sul piano giuridico pienamente legittima ed
efficace.
Peraltro, in mancanza di un quid novi che possa fondare una
diversa valutazione dell'interesse pubblico sotteso al predetto
rilascio, il richiesto provvedimento di revoca sarebbe del tutto
arbitrario e, dunque, illegittimo, venendo peraltro a ledere il
legittimo affidamento riposto dal soggetto già autorizzato alla
realizzazione dell'opera, con conseguente esposizione
dell'Amministrazione regionale a gravoso contenzioso.
Quanto ai rischi paventati nella mozione, con riferimento agli
specifici profili tecnici di competenza dell'Assessorato regionale
dell'energia, si evidenzia quanto sto per dire.
Il parere espresso dalla Soprintendenza per i beni culturali e
ambientali di Agrigento, nella conferenza di servizi del 26
novembre 2008, contiene diverse condizioni e suggerimenti sia per
quanto riguarda il progetto definitivo dell'impianto sia per il
progetto preliminare del gasdotto di collegamento e fa salve le
prescrizioni dell'articolo 90 del decreto legislativo n. 42/04 sui
ritrovamenti archeologici nel corso dei lavori.
L'informazione alla popolazione ai sensi della normativa sui
rischi di incidente rilevante, decreto legislativo n. 334/99, è di
competenza del comune mentre il procedimento di consultazione viene
attuato all'interno della valutazione di impatto ambientale, come
risulta nelle premesse al giudizio favorevole di compatibilità
ambientale di cui al decreto del Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare n. 966 del 29 settembre 2008.
Alcune delle opposizioni al progetto, Codacons, comune di
Agrigento, sono state oggetto di ricorso al TAR sul quale si sono
già espressi il TAR Lazio e il Consiglio di Stato, come sopra
evidenziato; inoltre, il citato decreto ministeriale di valutazione
di impatto ambientale n. 966 ha considerato in sede di istruttoria
tecnica numerose osservazioni da parte del pubblico e di
amministrazioni ed enti pubblici.
La valutazione del rischio sismico è stata effettuata in sede di
VIA con il parere della commissione n. 774 del 30 marzo 2006, per
quanto riguarda le opere di costruzione dell'impianto.
La valutazione ambientale strategica, VAS, è richiesta
relativamente a piani e programmi e presumibilmente non è dovuta
nel caso in oggetto in quanto l'opera viene realizzata in area
industriale mentre il Piano regolatore del porto di Porto Empedocle
risulta già essere approvato ed operativo.
PRESIDENTE. Ringrazio l'assessore Marino per il contenuto
esaustivo della sua relazione che fa il punto perfettamente sia da
un punto di vista giuridico sia dal punto di vista della salubrità
del rigassificatore. All'inizio l'assessore ha fatto quasi un
appello ai presentatori della mozione se non ritengano opportuno
ritirarla.
Nessuno chiede di intervenire e, pertanto, si passa alla votazione
della mozione n. 9.
MUSUMECI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Onorevole Musumeci, è chiaro che è diritto di ogni
parlamentare richiedere il voto segreto. La mozione è un atto di
indirizzo politico, uno di quegli atti in cui i Gruppi manifestano
apertamente la propria posizione senza nascondersi dietro il voto
segreto. Lei lo ha manifestato espressamente, onorevole Musumeci,
il Movimento cinque stelle lo aveva manifestato, altri Gruppi lo
avevano anche manifestato.
MARZIANO. E' uno strumento della prima Repubblica, ora siamo alla
nuova politica
Votazione per scrutinio segreto della mozione numero 9
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto della
mozione n. 9.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 63
Maggioranza 32
Favorevoli 22
Contrari 41
(Non è approvata)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno
LOMBARDO. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2,
del Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO. Signor Presidente, signori assessori, onorevoli
colleghi, siamo stanchi ma richiedo un minuto dell'attenzione
dell'Aula, sarò brevissimo. Lo faccio semplicemente per annunciare
che il Partito dei Siciliani cambierà l'interrogazione in una
mozione in merito alla vicenda della manifestazione tenutasi giorno
2 febbraio al Politeama con il Presidente del Parlamento europeo.
Ieri è arrivata la certificazione che la Presidenza della Regione,
nella persona del Presidente Crocetta, ha violato la norma sulla
par condicio e, di fatto, ha tenuto un illecito in merito a quella
manifestazione. Ci tengo a sottolineare che il nostro partito andrà
fino in fondo su questa vicenda anche perché i colleghi di
coalizione del PDL stanno continuando su un'interrogazione per
sapere, oltre a questo, le spese e le motivazioni che hanno indotto
a questo incontro.
Avevamo ragione, e mi dispiace che il Presidente Crocetta non sia
presente in Aula, perché aveva dichiarato che quelli
dell'opposizione sono degli arrampicatori di specchi; evidentemente
gli arrampicatori non siamo noi ma qualcun altro che continua a
celare la verità e a fare propaganda con cannoli e manifestazioni
illegittime.
GIANNI. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei solo
chiarire alla Giunta, che so quanto ci tiene alla legalità e alla
trasparenza, che purtroppo da parecchio tempo l'Assessorato della
Salute non applica e non fa applicare una legge approvata da questo
Parlamento, la numero 5, articolo 6, comma 3, che si riferisce al
potenziamento degli ospedali delle zone industriali.
Fra l'altro, mi risulta che c'è un tentativo di disattenzione
nella provincia di Siracusa, così come il Governo precedente, e mi
riferisco all'ospedale di Avola dove da parecchio tempo è stato già
fatto e completato il reparto di rianimazione, con una spesa
abbastanza pesante di circa tre milioni e mezzo di euro e che non
si riesce a far aprire questo reparto di rianimazione.
Assessore Borsellino, so quanto lei è attenta e sensibile, e più
volte le ho richiesto un appuntamento per porle personalmente la
questione in Assessorato; ma lei è molto impegnata e quindi lo
faccio qui. Lo avrei fatto domani in Commissione, ma lo faccio qui
in Aula.
Le richiamo all'attenzione questo e qualche altra cosa - sarò più
puntuale domani in Commissione - perché mi farebbe piacere che lei
potesse dare un'occhiata diversa a questa provincia, che ha dovuto
sopportare ben quattro anni e mezzo di strapotere dell'assessore
che l'ha preceduta e del suo Presidente. Non vorrei si ripetesse
questo chiaro atto di illegalità e illegittimità.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 12
marzo 2013, alle ore 16.00 con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Pogliese
I - Comunicazioni
II - Discussione unificata di atti di indirizzo politico e
ispettivi sull'aeroporto di Comiso: mozioni nn. 29, 31 e 36;
interpellanza n. 10; interrogazione n. 69.
III - Discussione del disegno di legge:
Costituzione dei consorzi comunali. (N. 241)
La seduta è tolta alle ore 20.33
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli