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Resoconto d'Aula della Seduta n. 25 di mercoledì 06 marzo 2013
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   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, avverto che del processo  verbale
  della seduta precedente sarà data lettura nella seduta successiva.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

  Saluto agli studenti della dell'Istituto Statale  Mattarella-Dolci
                    di Castellammare del Golfo (TP)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, rivolgo un particolare  saluto  ai
  docenti  ed  agli studenti dell'Istituto Statale  Mattarella-Dolci
  di  Castellammare  del  Golfo  (TP), che  assistono  alla  presente
  seduta.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                     Comunicazioni del Presidente

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  stiamo  entrando  in  una  fase
  cruciale dei lavori d'Aula.
   Mi  permetto di svolgere ad alta voce alcune riflessioni prima  di
  iniziare   i  lavori  dell'odierna  seduta,  alcune  considerazioni
  sull'attuale momento legislativo della nostra Assemblea.
   Abbiamo   avviato  l'iter  che  condurrà  all'approvazione   degli
  strumenti  finanziari  della  nostra  Regione  per  il   2013:   un
  adempimento fondamentale dal punto di vista politico ed  economico,
  imprescindibile dal punto di vista giuridico. Abbiamo ricordato che
  ha  un  adempimento  costituzionale  l'approvazione  dei  documenti
  finanziari entro il 30 aprile.
   Non  c'è  dubbio  che  il  momento  che  attraversiamo  sia  molto
  difficile. Probabilmente il più difficile dall'ultimo dopoguerra ad
  oggi.
   E'  di  questa mattina la notizia dell'uccisione di due  impiegati
  della Regione Umbria e del suicidio dell'attentatore, proprio negli
  uffici della Regione.
   Questi  sono il sintomo della profonda crisi e del disagio sociale
  che c'è in Italia.
   Alle  famiglie  ed alla Regione Umbria esprimiamo i  più  profondi
  sentimenti di cordoglio e solidarietà.
   Siamo  in un tunnel di cui a tutt'oggi è difficile intravedere  la
  fine.  Le  cause  sono  molteplici,  numerose  all'attenzione   del
  pubblico dibattito e pertanto note. Altre forse meno, ed è  su  una
  di esse che mi voglio soffermare.
   Gli  industriali  delocalizzano in Pakistan, i cinesi  invadono  i
  nostri  mercati e fanno chiudere i nostri operatori,  i  produttori
  nazionali vendono vino in Cina ed olio negli Stati Uniti. La Cina è
  già la seconda economia mondiale, mentre ancora nel '71 l'obiettivo
  di  quel  governo era di dare una tazza di riso al giorno  ad  ogni
  cittadino.
   Molte   barriere  sono  cadute,  altre  cadranno   a   breve.   La
  circolazione  di  beni,  servizi ed informazioni  è  frenetica.  La
  competizione è globale. I paesi orientali riprendono quel posto che
  fu loro fino a due secoli fa con uno sconvolgimento degli equilibri
  non solo economico ma geopolitico.
   Siamo quindi di fronte a cambiamenti epocali.
   Che  cosa  ci  riserverà  il  futuro  non  lo  sappiamo.  Dobbiamo
  costruire nuove certezze, perché le vecchie sono svanite.  Dobbiamo
  costruire un nuovo modello di sviluppo economico.
   I  recenti risultati elettorali nazionali sono - a modo loro -  un
  indice di tutto questo.
   C'è  una  domanda di partecipazione popolare che va dalla  Sicilia
  alle  Alpi.  C'è denuncia per tanti, troppi mali, a cui  non  si  è
  rimediato  per  tempo, e c'è l'entusiasmo di una nuova  generazione
  che si affaccia alla politica.
   Non  è  detto, però, che ogni entusiasmo significhi che  tutte  le
  idee siano realizzabili e concrete.
   Quest'ultima  considerazione  non  vuole  essere  uno  scudo   per
  difendere  vecchi  modelli della politica,  dell'amministrazione  o
  dell'impresa.
   Vuole,  invece, essere uno sprone per tutti noi - a cominciare  da
  me  stesso - per un rinnovato impegno, per cercare tutti assieme di
  rilanciare  l'economia regionale, riformare un'amministrazione  non
  più  al passo coi tempi e che, talvolta, è con i suoi bizantinismi,
  ostile al cittadino e all'impresa; di dare, insomma, una speranza a
  chi non ce l'ha più e a chi rischia di perderla.
   Non  ci sono più santuari, tutti siamo in gioco per costruire  una
  nuova  Sicilia  - dico, tutti siamo in gioco - non solo  affrancata
  dal  giogo  perverso  dei poteri criminali di  ogni  tipo,  ma  che
  soprattutto  giochi  la  sua  partita con  coraggio  e  franchezza,
  entrando  in  competizione, contando sulle  sue  forse,  sulle  sue
  risorse e chiedendo, poi, l'aiuto di Roma e di Bruxelles.
   Ad  ognuno  il  suo  compito, all'Assemblea  in  primo  luogo,  al
  Governo, agli assessori, ai dirigenti.
   Per  quanto  riguarda  il  mio ruolo e  quello  del  Consiglio  di
  Presidenza di questa Assemblea, aspettavo il momento opportuno  per
  comunicarvi  ciò che abbiamo fatto, senza clamori e con  senso  del
  dovere.  Continueremo  nei  mesi a venire,  con  lo  stesso  stile:
  concretezza e sobrietà.
   Il  bilancio  di  questa Assemblea è già di  10  milioni  di  euro
  inferiore al precedente (-7% circa);
   un milione di euro di tagli al personale in servizio;
   il  personale  assunto  dall'1  gennaio  2013  ha  un  livello  di
  stipendio  inferiore  del  20% rispetto  ai  loro  pari  grado  più
  anziani;
   sono  state ridotte le posizioni apicali e il numero degli  uffici
  interni;
   tagliate 3 auto blu;
   la  prossima  settimana il Consiglio di Presidenza si  determinerà
  sulla soppressione del call center;
   rivisti al ribasso la maggior parte dei contratti di fornitura  di
  servizi in essere;
   in discussione la contrazione della pianta organica.
   Non  so se sia poco o molto, ma lo abbiamo già fatto tutti insieme
  e  all'unanimità con i colleghi del Consiglio di Presidenza  e  con
  l'accordo  sindacale.  Ci sentiamo ancora impegnati  su  un  doppio
  versante:
   a)  nel  reperimento di risorse finanziarie da  fonti  diverse  da
  quelle del bilancio regionale (su questo punto illustrerò insieme a
  tutto  il  Consiglio  di  Presidenza le  iniziative  in  essere  in
  un'apposita conferenza stampa);
   b)   nel   contenimento  delle  spese,  tale   che   comporti   la
  razionalizzazione  di esse e non una diminuzione  del  livello  dei
  servizi.
   Devo sottolineare che questo è il Parlamento regionale che deve  a
  ognuno  dei  novanta deputati, domani settanta, i  servizi  per  il
  migliore espletamento del loro mandato.
   Questo Parlamento e il suo prestigioso Palazzo non appartengono né
  a  me  né  a  voi,  ma alla Sicilia e ai Siciliani  e,  per  quanto
  riguarda il Palazzo, al mondo intero.
   Questa è la casa dei rappresentanti del popolo siciliano. Una casa
  aperta  giorno e notte, anche nelle feste e anche il 24 dicembre  e
  il 31 dicembre alle ore 18,00 come è successo proprio alla fine del
  passato anno.
   La  nostra  storia  è fino ad oggi storia di Parlamento.  Così  lo
  stile, così gli usi.
   Ciò dico senza presunzione, ma anche senza falso pudore.
   Siamo  stati  i primi nel 1945-1947, dobbiamo oggi, con  rinnovato
  orgoglio  e  forza,  rivendicare un nuovo regionalismo,  scevro  da
  velleità,  da  vittimismi, ma anche convinto che vada riscritta  la
  pagina dei rapporti fra centro e periferia.
   Questo deve, per esempio, passare attraverso l'approvazione di  un
  nuovo Statuto.
   Ciò  vorrà  anche  dire esaltare i territori: dare  loro  capacità
  decisionale  vera e permettere l'esercizio effettivo del  controllo
  popolare.
   Tutte le componenti di quest'Aula sono chiamate a riscrivere e  ad
  attualizzare   lo  Statuto;  a  tal  proposito   ho   già   avviato
  un'interlocuzione informale con le Università siciliane per un loro
  significativo ed autorevole contributo; e, nella stessa  direzione,
  ben  venga,  una  seria riforma dell'ente intermedio,  che  poi  si
  chiami provincia o altrimenti non mi sembra fondamentale.
   Avviandomi  alla conclusione, abbiamo dinanzi quasi due  mesi  per
  cominciare a scrivere la prima pagina di quella che deve essere una
  nuova  Sicilia, e lo deve fare quest'Aula, fatta di conti in ordine
  e  concretezza  e perciò ringrazio quanto già fatto dal  Presidente
  Crocetta  e  dall'Assessore  Bianchi  il  cui  impegno,  serietà  e
  professionalità  stanno  rendendo  alla  nostra  Isola  un   grande
  servizio.
   Dico   allora  all'Assessore  Bianchi  che  bisognerà   adoperarsi
  affinché  la finanziaria sia snella nella struttura, finalmente  di
  riordino  dei  conti ma sia anche uno strumento di sviluppo  perché
  senza  economia  vera  non c'è lavoro vero, senza  lavoro  non  c'è
  dignità.
   Ed  è  di  lavoro  vero,  di moralità, di dignità,  di  serietà  e
  trasparenza che la nostra terra ha disperato bisogno.
   Questa sia la scommessa, questo sia l'impegno di tutti.

                              (Applausi)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


       Indirizzo di saluto a studenti e docenti dell'Istituto di
   istruzione superiore statale  Mattarella-Dolci' di Castellammare
                               del Golfo

   PRESIDENTE.  Rivolgo  un indirizzo di saluto  ai  docenti  e  agli
  studenti  dell'istituto statale  Mattarella-Dolci  di Castellammare
  del Golfo (TP), che assistono alla presente seduta.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                   Discussione unificata di mozioni

   PRESIDENTE. Si passa al punto V dell'ordine del giorno Discussione
  unificata  delle  mozioni  numero  10   Iniziative  urgenti   circa
  l'elettrodotto   della  zona  della  Valle  del   Mela   (Rizziconi
  Sorgente) ,   degli  onorevoli  Cancelleri,  Zafarana,   Venturino,
  Troisi,   Ciancio,  Foti,  Ferreri, Palmeri,  La  Rocca,  Trizzino,
  Mangiacavallo, Siragusa, Zito, Ciaccio e Ferrandelli, e  numero  41
   Iniziative  urgenti in merito all'elettrodotto  della  zona  della
  Valle  del  Mela  (Rizziconi Sorgente) , degli onorevoli  Cappello,
  Cancelleri,   Ciaccio,   Ciancio,   Ferreri,   Foti,   La    Rocca,
  Mangiacavallo,  Palmeri,  Siragusa,  Trizzino,  Troisi,  Venturino,
  Zafarana e Zito.
   Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO  che  la  pericolosità  dell'incidenza  dell'elettrodotto
  esistente   è   dovuta  all'estrema  vicinanza   alla   popolazione
  residente,  un comprensorio di oltre 55'000 abitanti: Milazzo,  San
  Filippo del Mela, Pace del Mela, Santa Lucia del Mela, Condrò,  San
  Pier Niceto, Gualtieri Sicaminò e che tale comprensorio è già stato
  definito Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (AERCA)  dallo
  Stato italiano;

   RILEVATO  che  nello stesso comprensorio incidono altre  cause  di
  inquinamento  potenzialmente dannose per la  salute  dei  cittadini
  residenti,  quali la raffineria di Milazzo e l'Edipower che  brucia
  olio esausto combustile per la produzione di energia elettrica;

   CONSIDERATO  che le norme di salvaguardia del piano  paesaggistico
  locale  (ambito  9)  non  consentirebbero la  realizzazione  di  un
  ulteriore elettrodotto aereo su parte del tracciato che insiste sul
  costone 'Monte Ravanuso',

                   impegna il Governo della Regione

   a   chiedere  giusta  relazione  agli  organismi  scientifici   di
  competenza,   circa  l'impatto  ambientale,  sulle  predette   zone
  abitate,  che sprigiona il campo elettromagnetico dell'elettrodotto
  già in opera;

   ad  attivarsi per la sospensione immediata, in virtù del principio
  di precauzione, dei
   provvedimenti    autorizzativi    concessi    dall'amministrazione
  regionale». (10)

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO  che  la  pericolosità  dell'incidenza  dell'elettrodotto
  esistente   è   dovuta  all'estrema  vicinanza   alla   popolazione
  residente,  un comprensorio di oltre 55.000 abitanti: Milazzo,  San
  Filippo del Mela, Pace del Mela, Santa Lucia del Mela, Condrò,  San
  Pier  Niceto,  Gualtieri Sicaminò, e che tale  comprensorio  è  già
  stato  definito Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (AERCA)
  dalla Regione siciliana con D.A. n. 50/GAB del 4 settembre 2002;

   RILEVATO che:

   l'elettrodotto  Rizziconi  Sorgente va a inserirsi  inopinatamente
  nel suddetto comprensorio;

   nello  stesso  comprensorio incidono altre cause  di  inquinamento
  dannose  per la salute dei cittadini residenti, quali la raffinerie
  di Milazzo e l'Edipower che brucia olio esausto combustibile per la
  produzione di energia elettrica;

   l'elettrodotto   attraversa  la  zona   di   protezione   speciale
  ITA030042,  a ridosso del villaggio Serro, nonostante il  piano  di
  gestione  del  suddetto  sito  di Natura  2000,  approvato  già  il
  30/06/2009  dall'Assessorato regionale Territorio,  preveda  per  i
  nuovi elettrodotti la realizzazione sottoterra;

   CONSIDERATO  che le norme di salvaguardia del Piano  Paesaggistico
  dell'Ambito 9, previste dal D.Lgs. n. 42 del 2004 e ss.mm.ii.,  non
  consentono la realizzazione di un ulteriore elettrodotto aereo  che
  attraversi il crinale che scende da Pizzo Chiarino a Monte Raunuso,
  anch'esso  ricadente nella suddetta Zona di Protezione  Speciale  e
  posto  sotto livello di tutela 3, il massimo previsto dal  suddetto
  piano,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
        e per esso L'ASSESSORE PER IL TERRITORIO E L'AMBIENTE,
                       L'ASSESSORE PER LA SALUTE
      e L'ASSESSORE PER I BENI CULTURALI E L'IDENTITA' SICILIANA

   1.  a  porre in essere tutte le iniziative necessarie ed  in  loro
  potere affinché il progetto esecutivo venga modificato nelle  parti
  in  cui  il  tracciato  dell'elettrodotto attraversa  tutta  l'area
  definita  dalla  Regione  siciliana ad  elevato  rischio  di  crisi
  ambientale  e la Zona di Protezione Speciale, in modo da prevedere,
  per la sua realizzazione, il passaggio in galleria;

   2.  in ogni caso, a porre in essere tutte le iniziative necessarie
  ed in loro potere affinché la realizzazione dell'opera stessa venga
  vincolata  ad  una modifica del tracciato aereo,  che  lo  porti  a
  rispettare   le   prescrizioni   indicate   nelle   rilevazioni   e
  considerazioni indicate nel testo della mozione;

   3.  ad  acquisire dagli organi regionali competenti una  relazione
  circa l'impatto ambientale e sanitario sulle predette zone abitate,
  determinato  dal campo elettromagnetico generato dagli elettrodotti
  già in opera». (41)

   ZAFARANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ZAFARANA.  Signor  Presidente, Assessore, onorevoli  colleghi,  ho
  presentato  una nota per richiedere il ritiro della mozione  numero
  10  e  per la trattazione  della numero  41 che è contestuale ed  è
  sempre presentata dal mio Gruppo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Può illustrare la  mozione
  numero 41.

   ZAFARANA.  L'elettrodotto  Terna' Sorgente Rizziconi ad  altissima
  tensione,  380  chilovolt (Kv) costituita da un  complesso  di  ben
  diciannove cavi che partendo da Sorgente, nel comune di San Filippo
  del  Mela,  attraversa  tutta l'area ad elevato  rischio  di  crisi
  ambientale,  interessando direttamente  i  centri  abitati  di  San
  Filippo  del Mela, Pace del Mela e il sobborgo di Passo  Badia  nel
  comune di San Pier Niceto.
   Il  tracciato  prosegue  poi  verso  oriente  attraversando  altri
  comuni,  entra nella zona di protezione speciale - individuata  con
  la  sigla ITA 0342 dei Monti Peloritani, dorsale Curcuraci, antenna
  a  mare  e  area marina dello Stretto e dopo avere attraversato  il
  crinale  di grande valenza paesaggistica di Monte Raunuso raggiunge
  la  nuova  stazione elettrica di trasformazione e  rifasamento  nel
  torrente   Gallo,  nel  comune  di  Villafranca  Tirrena,  passando
  immotivatamente a ridosso del villaggio Serro.
   L'iter di approvazione del progetto è stato molto tormentato e,  a
  tutt'oggi,   nonostante  l'autorizzazione  unica   del   2010,   la
  presentazione del progetto esecutivo nel luglio 2011 e l'avvio  dei
  lavori   alla   fine  del  2012  sembra  mancare  la  verifica   di
  ottemperanza.
   Le  numerose  prescrizioni  riportate  nell'autorizzazione  unica,
  infatti,  assegnano  i compiti di verifica del  progetto  esecutivo
  all'ARTA Sicilia, all'ARPA Sicilia e all'ARPA Messina presso i  cui
  uffici di Palermo e Messina non sembra esserci alcuna traccia delle
  suddette verifiche.
   Sarebbe   sufficiente  quanto  già  rappresentato  per  richiedere
  l'immediata sospensione dei lavori.
   Vi  sono,  tuttavia, ulteriori elementi posti a  fondamento  della
  presente  mozione  che  minano  ulteriormente  la  legittimità  del
  progetto  approvato e che rappresentano un potenziale irreversibile
  danno  per  il territorio siciliano e, soprattutto, per  la  salute
  dell'intera  popolazione che risiede nei territori sui quali  detto
  progetto si intende realizzare. Il nostro dovere, allora, è  quello
  di tutelare il territorio e garantire che la sua trasformazione, se
  anche necessaria, avvenga nel rispetto delle leggi.
   Quindi,  aggiungo ulteriori elementi, non bastasse quello  che  ho
  appena  citato: il primo elemento è rappresentato dal frazionamento
  in  due del progetto originario, depositato nel 2006, motivato  dal
  fatto che alcuni degli interventi previsti non sarebbero soggetti a
  valutazione  di  impatto  ambientale.  Questa  suddivisione  è   in
  contrasto  con  tutte  le normative di via  in  materia  regionale,
  nazionale  e comunitaria che prevedono sul progetto definitivo  una
  valutazione  complessiva  anche allo scopo  di  valutare  possibili
  soluzioni alternative, nonché con la consolidata giurisprudenza del
  Consiglio di Stato, la quale in merito si è espressa stabilendo che
  la  disciplina relativa alla valutazione di impatto ambientale  non
  può  essere  elusa  a  mezzo  di  un  riferimento  realizzazioni  e
  interventi parziali, caratteristici nelle opere da realizzarsi  per
  tronchi  o lotti, atteso che ex articolo 16 comma 4, legge 109  del
  1994,  il  progetto  definitivo  dell'opera  pubblica  deve  essere
  corredato   dallo   studio  di  impatto   ambientale   al   momento
  dell'approvazione  del  progetto che  comporti  varianti  al  piano
  regolatore.  La valutazione ambientale necessita, infatti,  di  una
  valutazione unitaria dell'opera non essendo possibile che,  con  un
  meccanismo   di  stampo  elusivo,  l'opera  venga  artificiosamente
  frazionata  in  porzioni  eseguite  in  assenza  della  valutazione
  perché,  isolatamente prese, non configurano interventi  sottoposti
  al regime protettivo.
   Altra  grossa  irregolarità  è rappresentata dal mancato  rispetto
  del principio di precauzione che non soltanto permea oggi tutta  la
  normativa  comunitaria, ma è ormai entrato  a  pieno  titolo  nella
  normativa  italiana  ad  ampio raggio.  Detto  principio,  infatti,
  introdotto in ambito internazionale nella dichiarazione di Rio  del
  '92,  viene poi recepito in  ambito comunitario con l'articolo  174
  paragrafo 2 del trattato di Maastricht come anche nel trattato  sul
  funzionamento  dell'Unione Europea, cosa che sicuramente  sappiamo.
  Detto  principio,  in  ultima analisi,  richiede  che  in  caso  di
  pericoli,  anche  solo  potenziali,  per  la  salute  umana  e  per
  l'ambiente  deve essere assicurato un alto livello di protezione  e
  che l'assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire
  un motivo per differire l'adozione di misure adeguate ed effettive.
   In  materia  di esposizione alle onde elettromagnetiche  di  bassa
  frequenza il progetto non rispetta il principio di precauzione dato
  che  numerosissime  ricerche effettuate dalla comunità  scientifica
  internazionale  sin  dagli  inizi degli  anni  '90  evidenziano  la
  necessità  di non superare il limite di 0,5 microtesla per  evitare
  un riscontrato aumento delle patologie tumorali e neurodegenerative
  e  tali  valori  concordano con quelli indicati nella pubblicazione
   Indicazione per gli studi di impatto ambientale relativamente alla
  componente  salute  pubblica  -  linee  elettriche   e  soprattutto
  confermati  da  successiva  pubblicazione  dello  stesso   Istituto
  Sanitario Nazionale.
   Anche se tali indicazioni  scaturenti da ricerche scientifiche non
  si   sono  ancora  tradotte  in  princìpi  normativi  nella  nostra
  legislazione,  il  principio  di precauzione  sopperisce  a  questa
  carenza.  Tale  indirizzo ben preciso, significativo ed  autorevole
  non  poteva  essere  ignorato in sede di  via  cosa  che  invece  è
  accaduta.
   Il  progetto infatti, pur interessando direttamente centri abitati
  e  aree urbanizzate, non ne tiene conto e si limita ad indicare  la
  fascia  di  circa  70  metri all'interno  della  quale  l'induzione
  elettromagnetica  supera il valore di 3 microtesla  che,  peraltro,
  viene  indicato  come  limite di qualità secondo  la  normativa  in
  vigore.  Siamo molto distanti dal valore di 0,5 microtesla  che  il
  principio di precauzione porterebbe a rispettare ed è indiscutibile
  la scorrettezza nella sua disapplicazione.
   Questi  aspetti  avrebbero meritato un'attenzione ancora  maggiore
  per  il  fatto che nel 2002 è stata individuata l'area  ad  elevato
  rischio di crisi ambientale per l'inquinamento legato alla presenza
  di  emissioni nell'atmosfera da parte delle industrie presenti  sul
  territorio.
   Nonostante  l'inquinamento che aveva condotto  all'emanazione  del
  decreto  relativo  fosse  di tipo chimico,  non  risulta  difficile
  osservare  che  appare  oltremodo  necessario  evitare  di  sommare
  all'inquinamento chimico anche quello elettromagnetico in un quadro
  ambientale e sanitario già desolante.
   La  Regione  siciliana nel 2008, pur esprimendo nell'ambito  della
  procedura di via nazionale dell'elettrodotto un parere negativo con
  il  servizio Vas Via ha liquidato questi aspetti sanitari dell'area
  a  rischio con una superficialità incredibile, comunicando  di  non
  potere  esprimere parere preventivo sul progetto in quanto relativo
  a  varianti  di  un tracciato individuato prima della  costituzione
  dell'ufficio stesso.
   A  ciò  si  aggiunga  che, pur non tenendo  conto  di  valutazioni
  scientifiche,  ma solo perché ancora in itinere,  un  dato  risulta
  inconfutabile: nelle zone interessate dal progetto nelle quali  già
  l'elettrodotto risulta funzionante, il tasso di mortalità   causato
  da  leucemie  e malattie tumorali è estremamente elevato  e  questo
  dato non può non scuotere le nostre coscienze.
   Ulteriori  elementi di problematicità del progetto  riguardano  la
  disattenzione  e  le  criticità riguardanti la zona  di  protezione
  speciale  Monti  Peloritani; il tracciato di  progetto  si  colloca
  all'interno del suddetto sito  Natura 2000 istituito per la  tutela
  della fauna migratoria e stanziale.
   Il  servizio  Vas Via dell'assessorato regionale al  territorio  e
  all'ambiente  nel  2008 prevedeva l'acquisizione del  parere  della
  commissione europea, tenuto conto della presenza di numerose specie
  avifauna  con  elevato  livello  di  minaccia  come,  peraltro,  ha
  dichiarato  la  stessa  Terna che esprime giudizio  complessivo  di
  incipienza sulla avifauna nidificante e svernante negativo.
   Il  parere,  pertanto,  del servizio Vas  Via  della  Sicilia  era
  positivo  esclusivamente per il fatto che riteneva l'intervento  di
  interesse pubblico.
   Il  Ministro dell'Ambiente recepiva per intero il predetto  parere
  ed  approvava il progetto ai fini ambientali con la prescrizione di
  acquisire il parere della commissione europea sul progetto e  sulle
  opere di compensazione da realizzare, in caso di parere positivo.
   Inaspettatamente,  però,  nel gennaio 2010  il  servizio  Vas  Via
  modificava  il  precedente  parere, immotivatamente  eliminando  la
  prescrizione di acquisire il parere della commissione europea.
   La  revoca  dava  origine  a  un nuovo decreto  che  eliminava  la
  prescrizione di adire alla commissione europea il provvedimento  di
  revoca  della  prescrizione è da considerarsi  abnorme  sia  perché
  privo   di  qualunque  motivazione  sostanziale  sia  perché,   nel
  frattempo,  era stato approvato il piano di gestione della  zona  a
  protezione  speciale elaborato con fondi comunitari  caratterizzato
  dall'obbligo di realizzare nuovi elettrodotti interrati.
   La  revoca  del  provvedimento vigente, ai sensi  della  direttiva
  habitat   9243  e  del  DPR  357/97,  di  recepimento,  nonché   la
  disapplicazione degli obblighi previsti del piano di gestione  sono
  elementi  validi per avviare una procedura di infrazione  da  parte
  della  comunità  europea con pesanti provvedimenti sanzionatori  di
  natura  economica  anche a carico della Regione siciliana,  di  cui
  come sappiamo non abbiamo bisogno.
   Ultimo,  ma non meno importante elemento di criticità del progetto
  è  la disattenzione alle disposizioni immediatamente vincolanti del
  piano paesaggistico dell'ambito 9, pubblicato agli albi pretori nel
  gennaio 2010.
   Il  piano prevede per il crinale che scende da pizzo Chiarino fino
  a monte Raunuso il livello di tutela pari a 3 per la grande valenza
  paesaggistica, non è perciò consentito realizzarvi impianti eolici,
  antenne e tralicci, nuove piste, eccetera.
   Il  tracciato di progetto attraversa il citato crinale posto sotto
  tutela  e  la  norma  di  riferimento prevede  che  dalla  data  di
  pubblicazione  entrino in vigore le norme di salvaguardia  che  non
  consentono la realizzazioni di interventi o opere in contrasto  con
  le  previsioni  di  piano,  vigenza  peraltro  già  richiamata  dal
  dipartimento regionale con circolare dirigenziale.
   La  versione  definitiva del progetto Terna è stata approvata  nel
  luglio  2010, quindi, in totale vigenza delle norme di salvaguardia
  e quindi ancora in totale difformità al vincolo contenuto nel piano
  paesaggistico.
   Pertanto,   è   oggettivamente   riscontrabile   che   l'eventuale
  realizzazione del progetto, così come approvato, si configuri anche
  come   reato  di  abuso  edilizio,  in  contrasto  con  i   vincoli
  paesaggistici vigenti.
   Terna però a tutt'oggi non lo ha modificato e la Sovrintendenza di
  Messina  non  ha  adottato  alcun  provvedimento  per  impedire  la
  violazione delle norme di salvaguardia.
   Alla  luce  di quanto esposto, in considerazione della  prevalenza
  degli  interessi  legati alla salute e alla tutela dell'ambiente  e
  del  paesaggio  rispetto  a quelli economici,  ha  affermato  anche
  recentemente con la sentenza della Corte di giustizia  europea  del
  15  gennaio  2013   si ritiene indispensabile che vengano  adottate
  tutte  le  iniziative idonee per diffidare la società Terna  previa
  richiesta   alle   istituzioni  competenti   di   provvedere   alla
  sospensione  delle  attività  di  cantiere  in  contrasto  con   la
  normativa  sopracitata,  ad  eseguire l'immediato  adeguamento  del
  progetto  ai  vincoli  vigenti,  diffidare  della  Società   Terna,
  realizzare  l'elettrodotto  in  galleria,  nel  tracciato  relativo
  all'area ad elevato rischio di crisi ambientale e dell'intera  zona
  di protezione speciale.
   In sede di rielaborazione del progetto bisognerà tener conto anche
  di  un  miglioramento delle scelte progettuali nelle aree  esterne,
  dal  momento  che  il passaggio dalle colline peloritane  oltre  ad
  essere  in generale tutelato dall'articolo 9 della Costituzione,  è
  un  patrimonio  delle collettività locali, delle quali  costituisce
  anche elemento di identità.
   L'elettrodotto  attraversa tredici comuni  che,  dopo  l'illusione
  industriale,   potrebbero  trovare  nuove  prospettive   economiche
  attraverso la valorizzazione del turismo rurale.
   Vorrei  fare  notare  infine,  che  questa  unica  valutazione  ha
  determinato nel Consiglio regionale della Toscana il voto contrario
  alla realizzazione di un analogo elettrodotto.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE: Ne ha facoltà.

   RINALDI.    Signor   Presidente,   intervengo   sulla    questione
  dell'elettrodotto Terna, perché è un argomento che è stato trattato
  e discusso anche nella precedente legislatura.
     Sono  stati fatti anche una serie di incontri con i responsabili
  del  dipartimento territorio (allora il Direttore Generale  Dottore
  Ernone)  e  abbiamo anche fatto degli interventi sia sul territorio
  ma  anche  presso  l'assessorato territorio  ambiente,  con  alcuni
  dirigenti della Società Terna.
   Questo  progetto nasce in tempi remoti e, purtroppo,  ha  ottenuto
  tutte  le autorizzazioni necessarie affinché il passaggio di questi
  cavi,   fosse   autorizzato,  dai  comuni   limitrofi   che   hanno
  sottoscritto un protocollo d'intesa, quindi autorizzando, di fatto,
  anche se il protocollo non era chiaro in alcune parti ma, comunque,
  hanno autorizzato il passaggio di questo cavidotto e infine, faccio
  una  sintesi,  anche  l'autorizzazione  da  parte  dell'Assessorato
  territorio e ambiente, per il nulla osta del Via Vas.
   Avevamo  chiesto insieme al direttore Arnone e ad  altri  colleghi
  deputati della Provincia, di modificare il tracciato del percorso.
   Terna  più  volte, anche per iscritto, ha confermato  il  progetto
  approvato,  perché  è un progetto esecutivo  e  non  ne  ha  voluto
  sapere.
   Più  di  una  volta, abbiamo tentato, anche attraverso il  Governo
  precedente, di intervenire per interrompere con manifestazioni  ma,
  non c'è stato nulla da fare, anche con il comitato promotore che si
  è  reso protagonista di un'azione presso il tribunale che ha  visto
  soccombere in prima udienza e anche in seconda.
   Adesso l'unica speranza che è rimasta è quella della Cassazione, a
  cui si sta rivolgendo questo comitato per cui, in questa mozione in
  cui  si  chiede l'impegno al Governo, credo che, alla fine, restino
  due  strade da percorrere: o quella attraverso la quale il Governo,
  non  so  come,  possa prevedere una marcia indietro  rispetto  alle
  autorizzazioni  che ha dato finora; o l'altra è di  partecipare  in
  seno  al comitato promotore che ha tentato il ricorso anche  presso
  la  Cassazione  di farsi promotore e, quindi, la Regione  diventare
  anche   parte   civile   insieme  al   comitato   di   salvaguardia
  dell'elettrodotto, soprattutto, per quanto riguarda la posizione di
  un  traliccio  che  ricade  nella zona Serro  che  è  limitrofe  ad
  un'abitazione.
   Quindi,  credo  che  il  Governo possa  intraprendere  queste  due
  strade.
   Chiedo  al  Governo di intervenire in maniera forte e determinante
  in  questo argomento perché è chiaramente un problema che  riguarda
  tutto   il  territorio  della  provincia  di  Messina,  nei  comuni
  limitrofi a Villafranca e dintorni.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono perfettamente
  d'accordo  con  la  mozione in questione presentata  dal  Movimento
  Cinque Stelle e lo sono per una serie di svariati motivi e prego il
  Governo  di   stare molto attento a ciò che dirò  non  fosse  altro
  perché  abito  a San Pier Niceto che è il comune interessato  ed  è
  solo a 4, 5 Km da Pace del Mela che è l'altro comune interessato.
   Premesso  che  né  noi, né il Presidente della Regione,  onorevole
  Crocetta,  né,  tanto  meno,  il Movimento  Cinque  Stelle,  credo,
  chiedano  di non realizzare l'elettrodotto perché il vantaggio  per
  la  Regione  Sicilia in termini di  efficientamento', di efficienza
  della  distribuzione  della  rete  dell'energia  elettrica  sarebbe
  enorme.  Basti pensare che la Sicilia è la Regione con il più  alto
  numero  di  distacchi  di energia e con tutte  le  conseguenze  che
  sappiamo  che  ci  sono dell'interruzione dell'energia  per  quanto
  riguarda  le  industrie, il funzionamento delle istituzioni  e  dei
  nuovi investimenti in Sicilia, per non parlare di questo.
   Per  non dire che, in occasione del black out che è partito  dalla
  Svizzera,  quanti  di  noi  ricordano che  nel  resto  d'Italia  il
  riattacco dell'energia c'è stato subito dopo, in Sicilia un  giorno
  dopo proprio perché il cavo sottomarino, che è quello che trasporta
  l'energia   dal  continente  dell'Isola,  essendo  quello   vecchio
  originario   degli  anni  '50,  è  assolutamente  insufficiente   a
  trasportare  energia  per cui, in caso di black  out,  non  c'è  la
  possibilità che rapidamente possa essere ripristinata l'energia.
   Ma  questo è ancora nulla  Per mancanza di un trasporto efficiente
  e  ad  alto  contenuto di energie, di velocità del cavo sottomarino
  tra la Sicilia e il continente, paghiamo l'energia non noi, tutti i
  5  milioni di siciliani pagano l'energia almeno il 40 per cento  in
  più rispetto al resto d'Italia.
   E'  la stessa cosa che avveniva in Sardegna fino a poco tempo  fa,
  fino a qualche anno fa, fino a quando anche lì, si è posizionato il
  secondo cavo sottomarino, da quel momento il costo dell'energia per
  i cittadini sardi e per le industrie, conseguentemente, è diminuito
  del 40 per cento.
   La stessa cosa avverrebbe in Sicilia: diminuirebbe subito il costo
  dell'energia, del kilowattora per i siciliani del 40 per cento  con
  almeno  un  risparmio di 4 miliardi che è una cifra impressionante.
  Nulla  quaestio, quindi, sul fatto che questo investimento  bisogna
  farlo;  nulla quaestio sulla urgenza di farlo, sul ritardo con  cui
  il   Governo  nazionale  e  Terna  stanno  intervenendo  su  questo
  investimento  di  700 milioni per realizzare questa  iniziativa,  a
  parte  un altro aspetto che i colleghi del Movimento cinque  stelle
  non  hanno  sottolineato, ma che è bene evidente, che  in  atto  in
  Sicilia  noi  siamo  costretti a mantenere  in  piedi  le  centrali
  termoelettriche,  obsolete che vanno avanti  con  gasolio  ad  alto
  contenuto  di  zolfo  e  con un inquinamento  ambientale  bestiale,
  questo  sì  foriero di tumori e di una serie di altre malattie  sui
  territori dove sono ubicati - vedi Milazzo - e che, quindi,  stanno
  in  piedi sol perché non c'è il posizionamento del secondo cavo per
  trasportare  l'energia.  Questo ad  audiuvandum  sul  fatto  che  è
  indispensabile realizzare il progetto, su questo non  ci  piove,  e
  che grazie al posizionamento di questo secondo cavo noi avremo o un
  abbassamento  del  40  per  cento  del  costo  dell'energia  o  una
  diminuzione,  un  abbattimento totale  dell'inquinamento  derivante
  dalle  centrali  termoelettriche a gasolio che sono alimentante  in
  Sicilia  con  gasolio ad altissimo contenuto di  zolfo  e  che  non
  avrebbero più motivo di esistere nel momento in cui ci sarà la posa
  del  secondo cavo e la realizzazione del Viadotto Terna. Questo per
  sgombrare   il   campo  sulla  utilità,  sulla   necessità,   sulla
  improcrastinabilità di questi investimenti di 700 milioni di euro.
   Andiamo alla storia
   Dicevano   bene  i  colleghi  del  Movimento  Cinque  Stelle   nel
  presentare  la  mozione,  poiché non  si  capisce  perché   Terna',
  nonostante  che nell'area del milazzese sia stata approvata,  anche
  grazie ad una battaglia che ho portato avanti negli anni 2001-2002,
  una  dichiarazione  di  area  ad alto rischio  ambientale,  non  si
  capisce - ripeto - perché  Terna' non abbia tenuto in nessun  conto
  del   fatto  che questo elettrodotto attraversava un'area  ad  alto
  rischio  ambientale,  ma soprattutto non si  capisce  perché  Terna
  abbia   presentato   un   progetto,   sia   preliminarmente,    che
  definitivamente,  con la mancata  previsione dell'interramento  dei
  cavi  nei tratti di attraversamento del Comune di Pace del  Mela  e
  di Villafranca Tirrena, e nel Comune di San Pier Niceto addirittura
  non  si  capisce perché è ricorsa a presentare un progetto con  una
  deviazione  incomprensibile,  poiché    quest'ultima  ha  un  costo
  maggiore  rispetto  alle autorizzazioni che  Terna'  già  aveva  in
  quanto  detentrice di un corridoio espropriato, in  cui,  in  linea
  dritto  per  dritto,  passavano  e passano  due  elettrodotti,  uno
  accanto  all'altro e  Terna ne dovrà eliminare uno per  sostituirlo
  con il nuovo.
   Non  si  capisce perché se ho due elettrodotti che passano  in  un
  corridoio   già  asservito  all'ENEL,  quindi,  senza  bisogno   di
  esproprio,  senza bisogno di nulla perché già ce l'ha,  si  elimina
  all'interno del corridoio un elettrodotto e lo sostituisco  con  un
  altro  ed  invece elimina uno dei due elettrodotti del corridoio  e
  fa  una  deviazione che addirittura comporta la costruzione  di  un
  pilone in più, quindi ulteriori costi, con l'interessamento  di  un
  ulteriore corridoio, senza nessun motivo  Senza nessun motivo
   L'Amministrazione comunale di San Pier Niceto già un  anno  fa  ha
  chiesto  a  Terna', ufficialmente, con lettera trasmessa  da  parte
  del   Sindaco  di  San  Pier  Niceto,  di  spostare  la  previsione
  dell'elettrodotto dall'altro lato, cioè dove già c'era il corridoio
  ed  espropriato  da parte di  Terna' e, quindi,  evitando  di  fare
  questa deviazione ed evitando di impegnare un nuovo esproprio e  la
  costruzione addirittura di un pilone in più.
   Il  gruppo  Terna' risponde che non può spostare un bel nulla, non
  può  modificare il progetto in quanto è stato già autorizzato dalla
  Conferenza   dei  servizi  del  Governo  nazionale,   che   è   una
  corbelleria, è una bugia perché non deve modificare nulla, non deve
  chiedere  nessun consenso alla  Conferenza di Servizi  -  vi  è  un
  giurista  in  Giunta  - in quanto riportando questa  previsione  di
  progetto  sul corridoio che ha  già l'ENEL, perché ci  passano  due
  elettrodotti,  ne  deve eliminare uno e  al  posto  di  quello  che
  elimina  ci  mette  questo, non ha bisogno di nuova  autorizzazione
  perché  si  tratta  di un corridoio su cui già ha  la  concessione,
  perché  ci  passano  ad  oggi,  ad  horas,  due  elettrodotti:   ne
  sostituisce  uno  con  un  altro,  non  ha  bisogno  di  una  nuova
  Conferenza dei servizi né di una nuova autorizzazione perché è  già
  autorizzata.
   Non si capisce il perchè si va verso  una soluzione alternativa  e
  su questo la posizione è chiara.
   Mi  appello  all'assessore  Lo  Bello  e  al  Presidente  Crocetta
  affinché,  di  fronte  alle  storture di  una  burocrazia  e  delle
  industre  parastatali, che spesso sono più forti dello Stato  e  lo
  sostituiscono,  possa far valere il principio della ragionevolezza,
  del  rispetto delle norme,  e non dimentichiamo che stiamo parlando
  di  un  progetto dal costo di settecentomilioni di euro e anche  se
  costasse centomila euro, fare una piccola deviazione rispetto  alle
  sacrosante  richieste  della popolazione, non  vedo  cosa  potrebbe
  influire   su  un  progetto  di  settecentomilioni  di  euro.   Qui
  addirittura al contrario siamo in presenza di un risparmio  e   non
  comprendiamo il motivo.
   Se   il  Governo ha bisogno di carte, gliele  daremo, lo invitiamo
  a   venire   sul   posto,  a  rendersi  conto  di   persona   della
  pretestuosità  dell'atteggiamento  di  Terna  che  è  assolutamente
  inspiegabile, per avere la forza di sostenere la ragionevolezza.
   Vorrei  poi  far  presente  all'assessore  Lo  Bello  che  in  una
  televisione  privata  l'assessore stesso  avrebbe  detto  che  quel
  progetto sarebbe stato deviato per la presenza di una casa.  Niente
  è  stato  mai  più falso di questa affermazione  e   niente  è  più
  vergognoso di chi vuole sfruttare con le bugie la politica.
   L'amministrazione  attuale non ha fatto  assolutamente  nulla  per
  intervenire  sul progetto  Terna' nonostante una delle associazioni
  ambientaliste, che portava avanti questa battaglia,  fosse  guidata
  da  un  signore il cui papà è assessore nella nuova amministrazione
  comunale di San Pier Niceto, non ha fatto nulla.
   La  vecchia  amministrazione, un anno  fa,  è  stata  l'unica  che
  ufficialmente ha chiesto a  Terna' di spostare dall'altro lato, sul
  vecchio  tracciato,   ma  c'è un dato di fatto che  smentisce  ogni
  cosa:  mai   nessuno  ha  potuto imporre a Terna  la  modifica  del
  tracciato,  è stato sempre questo fin dall'inizio e la casa di  cui
  parliamo  -  ecco  perché diciamo all'onorevole  Rinaldi  di  stare
  attento, e la dimostrazione dei fatti è lampante e non c'è nulla da
  fare  -  è  a  centocinquanta  metri  dall'attuale  attraversamento
  previsto  e  a  centocinquanta  metri dall'altro.  Non  cambierebbe
  nulla.  Le bugie hanno le gambe corte e prima di esprimersi bisogna
  informarsi bene.
   Onorevole  Rinaldi, ho le carte, ho la mappa, a parte  che  ce  ne
  sono venti e non una, ma  quella in ogni caso è asservita all'altro
  elettrodotto che rimarrebbe perché sono due.

   RINALDI. Parli del traliccio di Serro? Non è così.

   FORMICA.  Ho le carte, prima di esprimersi guardate le  carte:  la
  casa  è  a centocinquanta metri da una soluzione e a centocinquanta
  metri dall'altra. Le bugie hanno le gambe corte.
   Quindi,  invito l'Assessore, se eventualmente si è fatto  sfuggire
  qualche  commento su questa situazione, appurate  le  condizioni  a
  smentirle, perché  il proprietario di quella casa ha intenzione  di
  sporgere denuncia, querela, per essere stato diffamato.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  oggi
  stiamo  discutendo  un materia molto delicata  per  la  quale  gran
  parte, per non dire quasi la totalità, di questa Assemblea non   ha
  cognizione.  Io mi sono attardato un po' a leggere le due  mozioni,
  lo  dico  al Presidente Crocetta che stasera vedo in Aula e  saluto
  con piacere.

   PRESIDENTE. La mozione numero 10 è stata ritirata, la numero  41 è
  in discussione.

   FALCONE. Erano due, la numero 10 era dell'8 gennaio, la numero  41
  è  del  7 febbraio e quindi ha soppiantato  la prima. Ad ogni modo,
  alla  fine della mozione numero 41, al di là delle motivazioni  che
  sono  state  addotte,  leggo che si pone la  mozione  affinché   la
  Regione,  il  Governo possa dare comunque un parere  subordinandolo
  alla  modifica del tracciato aereo e, quindi, ad acquisire da parte
  degli  organi  regionali  competenti la relazione  circa  l'impatto
  ambientale e sanitario.
   Mi  pare di capire che siamo di fronte ad una mozione che,  da  un
  lato, vorrebbe impedire la realizzazione di questo elettrodotto, ma
  in  sostanza  sarebbe disponibile affinché  questa imponente  opera
  venga realizzata a determinate condizioni.
   Ora, poiché questa Assemblea non è nelle condizioni, a mio avviso,
  di  valutare  quanto detto dalla collega  Zafarana o dall'onorevole
  Formica,  molto  puntuali, che parlano di risparmio energetico,  di
  risparmio  della  bollettazione superiore al 40  per  cento  per  i
  siciliani,  di  evitare possibili black out,  consideriamo  che  il
  nostro   prodotto   è   uno   dei  più   vetusti   dell'Europa   in
  considerazione   del  fatto  che  verrebbe  meno  quella   centrale
  elettrica  di  Edipower  che crea notevoli  problemi  aziendali  in
  considerazione del fatto che il tracciato aereo di  37  chilometri,
  mi  pare,  andrebbe a soppiantare  un ulteriore tracciato aereo  di
  più di 90 chilometri.
   Quindi, è chiaro che ci troviamo di fronte ad un argomento ed  una
  materia  assolutamente delicata ed  è chiaro che sarebbe opportuno,
  invece,  sentire  il  Governo e ascoltare  sia  il  Presidente  che
  l'assessore al ramo anche se nella mozione - e non ho capito perché
  -   è  stato  inserito  anche  l'assessore  ai  Beni  culturali   e
  all'identità siciliana piuttosto che al Territorio e ambiente.

   PRESIDENTE. Per il Piano paesaggistico.

   FALCONE.  Nel  decreto  autorizzativo  rilasciato  nel  2010   dal
  Ministero  allo sviluppo economico, dal Ministero all'ambiente,  in
  concerto  con gli assessorati regionali, lo stesso decreto ha anche
  delle autorizzazioni sotto un profilo ambientale e  paesaggistico.
   Abbiamo anche ascoltato e sentito che in effetti ci sono tutte  le
  autorizzazioni e, quindi, vorrei fermarmi un attimo per evitare  di
  ingolfarci  su  un  tema  che  può  avere  del  merito,   onorevole
  Cancelleri, però, se una materia, così come proposta, ha del pregio
  dobbiamo  capire  se  la  stessa è stata adeguatamente  trattata  e
  quindi   l'assessore al territorio e ambiente potrà  e  dovrà  oggi
  quantomeno   relazionarci,  dire  quali  sono   stati   i   decreti
  autorizzativi, dire se ci sono stati, su cosa si sono poggiati,  se
  in effetti questo tracciato può essere modificato, se modificandolo
  potrebbero essere rispettati i tempi e i termini del 2015, entro il
  quale   il   decreto  autorizzativo  fissa  la  scadenza   per   la
  realizzazione di questa imponente opera,  in maniera tale che dopo,
  e   non   necessariamente  stasera,  questa  Assemblea   si   potrà
  determinare  in  maniera  serena,  pacata,  senza  fare   questioni
  ideologiche,  senza farne un dogma, ma lavorando nell'interesse  di
  questa Sicilia e dei nostri concittadini siciliani.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                          Per fatto personale

   RINALDI. Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.   Grazie  Signor  Presidente,  ci  siamo   chiariti   con
  l'onorevole  Formica  in quanto lui  parlava di  un  tracciato  che
  riguardava  il Comune di San Pier Niceto, io invece mi riferivo  al
  traliccio  che  è  vicino alla località Serro, vicino  Villafranca,
  quindi tutto chiarito.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


            Riprende la discussione della mozione numero 41

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Laccoto.   Ne  ha
  facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,   credo  che  la
  discussione vada inquadrata nel senso della richiesta della mozione
  e  quest'ultima  credo che sia meritevole di approvazione da  parte
  dell'Aula, anche perché non prende posizioni drastiche,  poiché  dà
  al  Governo  il  mandato di verificare quali  siano  le  condizioni
  ambientali e  di salute del tracciato stesso, e di porre in  essere
  tutte  le azioni al fine di verificare la possibilità, tra l'altro,
  di una modifica del tracciato, stante le condizioni ambientali e di
  carico che può  avere sulla salute della popolazione.
   Quindi,  credo  che in questa fase la mozione non precluda  quelli
  che  possono essere gli effetti che potrebbero avere come  ricaduta
  negativa  dal  punto  di  vista economico  o  dal  punto  di  vista
  dell'investimento realizzato.
   C'è  invece da sottolineare la volontà dell'Assemblea di  dare  al
  Governo il mandato di un approfondimento nelle due questioni, anche
  perché  la  mozione numero 10 è stata ritirata, quindi  noi  stiamo
  parlando solo della mozione numero 41 che, di fatto, non è  che  in
  questo momento il Governo deve  dire quali sono gli effetti, ma  dà
  al  Governo il mandato di fare una relazione in Aula sugli  effetti
  sia  dal  punto  di  vista della salute, sia  dal  punto  di  vista
  ambientale.
   C'è un richiamo, tra l'altro, a quelle che sono le zone di vincolo
  ambientale,  ecco perché c'è la richiesta all'Assessorato  ai  beni
  culturali  e   credo che questa mozione, lo dico anche  a  nome  di
  tutto  il gruppo parlamentare  Partito Democratico , sia meritevole
  di  approvazione  anche  perché dà la  possibilità  al  Governo  di
  intervenire nelle due fasi: uno, di verificare qual è l'impatto dal
  punto di vista della salute; due dal punto di vista ambientale; tre
  di verificare le possibili condizioni di variazioni.
   Ecco che qui il Governo, rappresentato al massimo, può sicuramente
  dare  una  relazione  a  breve termine  all'Aula  anche  perché  le
  richieste  che  vengono  dal territorio,  dalla  popolazione,  sono
  richieste  pressanti  perché si verifichi l'impatto  dal  punto  di
  vista della salute, principalmente sui cittadini.
   A   noi  ora  non  interessa  entrare  nel  merito  delle  singole
  questioni,  ma  interessa verificare se questo tracciato  fatto  da
   Terna' può provocare danni alla salute o all'ambiente.
   Per cui dichiariamo il nostro voto favorevole.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ha chiesto di parlare il Presidente Crocetta.  Ne  ha
  facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati, in questo caso io lascerò all'assessore per il Territorio
  e  l'ambiente  le  conclusioni attorno a questa  vicenda,  però  ho
  partecipato   specificamente,  per  raccogliere  le  preoccupazioni
  diffuse  della  popolazione,  ad un incontro  presso  Ministero  la
  settimana scorsa - fra l'altro ne avremo un altro domani proprio su
  questo  tema  -  in cui era presente Terna ed erano presenti  anche
  tecnici  dell'Assessorato per il Territorio e  l'ambiente  e  ci  è
  stata  esposta la vicenda ed io espressamente ho fatto una domanda:
  non  per  fare  come Berlusconi (mostrando una carta  topografica),
  però il tracciato originario di  Terna' era questo qua (indica  nel
  tracciato  la  linea gialla),  Terna' ha presentato originariamente
  alla  Regione siciliana, al Ministero dell'Ambiente e al Comune  di
  San  Piero Niceto, questo progetto che è lineare ed il progetto  di
  elettrodotto  ricopriva  esattamente il percorso  dell'elettrodotto
  esistente. Allora ho chiesto come era possibile l'idea, rispetto ad
  un  percorso  lineare, di aumentare almeno  il  40%  il  costo  del
  tragitto per farlo più lungo.
   La  risposta  secca  è stata - giusto per cominciare  a  dare  una
  dimensione alla storia delle cose - che l'Amministrazione  comunale
  di allora lo chiese.

   FORMICA. Non è così.

   PRESIDENTE. Onorevole Formica avrà la parola al momento opportuno.
  Prego Presidente Crocetta.

   CROCETTA, presidente della Regione. Questo è quello che mi è stato
  riferito   in  presenza  di  testimoni  e  credo  che   sia   stato
  verbalizzato.

   PRESIDENTE.  E'  la  sua parola Presidente,  non  c'è  bisogno  di
  testimoni.

   CROCETTA,  presidente  della Regione.  Riferisco  di  un  incontro
  ufficiale   presso  il   Ministero  e  la  risposta  è  stata   che
  l'Amministrazione  comunale di allora  ci  chiese  di  spostare  il
  percorso  e  Terna  riteneva più razionale - e ritiene  ancora  più
  razionale  - quel tipo di tracciato iniziale, piuttosto questo  che
  costa di più.
   Questo  è quello che io ho saputo rispetto alla questione, poi  di
  chi siano le case, da dove distano, e così via,  sicuramente non  è
  compito  del Governo andare a fare le mappe catastali dei territori
  né  il  Governo si vuole impelagare in questo esercizio, che poi  a
  volte  attiene  semplicemente a polemiche locali, però  sicuramente
  Terna  ha  dovuto accettare, tant'è vero che io ho  protestato  per
  questo e mi ha detto di prendermela con i  Comuni siciliani  se  si
  era fatta quella  scelta, perché loro ne volevamo fare un'altra,  e
  per  l'ennesima  volta mi sono trovato nella difficoltà  di  dovere
  difendere una Sicilia che non sempre ha fatto scelte logiche.
   Allora  ho  chiesto  di  procedere all'interramento  ripetendo  il
  percorso  originale  e  su  questo,  onorevole  Formica,  nulla  da
  obiettare,  anch'io ho posto la stessa domanda,  e   Terna'  e   il
  Ministero  dell'ambiente mi hanno risposto che  il  progetto  nuovo
  rispetto  all'elettrodotto  originario,  essendo  di  una   potenza
  maggiore,  anche se segue il percorso dell'esistente,  ha  comunque
  bisogno  delle autorizzazioni ambientali, che hanno il VIA-VAS,  la
  valutazione di impatto ambientale rispetto alla salute, le zone  di
  rispetto delle case, che devono essere entro centocinquanta  metri,
  e tutte le considerazioni che vanno fatte.
   Non  so  in quale punto si trovi la casa di che trattasi e  quindi
  non  ci interessa. Non vorrei che cominciasse a diventare una  cosa
  personale,  onorevole  Formica, mi conosce riguardo  al  fatto  che
  nell'Amministrazione della cosa pubblica non metto mai in campo  le
  questioni personali.
   Resta  il fatto che ci troviamo impelagati di fronte ad un  comune
  che ha fatto una richiesta, per poi cambiare idea successivamente.

   FORMICA. Non è così, è falso.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Abbiamo  pure  le  carte.  La
  Regione allora non ebbe la possibilità di intervenire nel progetto,
  perché non di sua competenza, ma è del Ministero dell'ambiente  per
  le  dimensioni dell'impianto, tanto è che la Regione non ha  emesso
  nessun  provvedimento autorizzatorio ed io la potrei scaricare  sui
  precedenti governi, ma devo dire, con molta onestà, che questo  non
  è avvenuto.
   Non  c'è  stata  un'autorizzazione ambientale della  Regione,  c'è
  stata una conclusione finale, un accordo finale che è una sorta  di
  protocollo  di intesa,  null'altro, sulla base di una  modifica  di
  tracciato richiesta allora dal comune di San Pier Niceto.

   FORMICA. Con quali carte?

   CROCETTA,  presidente della Regione. Onorevole Formica, visto  che
  lei  vuole  fare  per forza causa all'Assessore o gliela  vuol  far
  fare,  vuol  dire  che  io sarò il testimone che  non  voglio  fare
  nessuna causa.
   Mi  è stato riferito ed abbia rispetto della parola d'onore che le
  ho  dato.  Le sto dicendo che  ho incontrato anche ieri i dirigenti
  di  Terna' e non voglio aggiungere altro.

   FORMICA. Presidente, continui, le carte io ce le ho, lei no

   CROCETTA,  presidente della Regione. Poi vedremo le carte,  quelle
  in nostro possesso e quelle in suo possesso.
   Le  carte che abbiamo noi dicono questo. In ogni caso, in presenza
  di  testimoni  Terna' ha confermato questa cosa e lo ha  confermato
  presso  il  Ministero  dell'ambiente, alla presenza  dell'Assessore
  Bianchi,   l'assessore  Vancheri,  alcuni  tecnici  della   Regione
  siciliana, quindi il quadro testimoniale sarebbe molto ampio.
   Non  capisco, onorevole Formica, perché vuole smentire quello  che
  abbiamo sentito con le nostre orecchie. Suvvia

   FORMICA. Si segni i testimoni, signor Presidente. Non capisco dove
  si trova la richiesta di variante.

   CROCETTA,  presidente della Regione. La richiesta  di  variante  è
  avvenuta nelle trattative che sono avvenute tra il comune

   PRESIDENTE.  Onorevole  Formica, diamo possibilità  al  Presidente
  della Regione di sviluppare il suo ragionamento.

   CROCETTA,   presidente  della  Regione.  Onorevole  Formica,   lei
  sostiene  di  non  avere nessun conflitto di interesse  né  i  suoi
  parenti però non capisco perché si arrabbia tanto quando dico - non
  metto  in  campo né lei né i suoi parenti -  che c'è stata   Terna'
  che  aveva un progetto originario di questo tipo, perché ce  lo  ha
  comunicato,  il  comune  di  San  Pier  Niceto  ha  chiesto  questa
  modifica,  non capisco perché lei mi sta interrompendo nel  momento
  in cui riferisco ciò che è stato
   Denunci  Terna', non l'Assessore per il territorio e l'ambiente.

  PRESIDENTE. Onorevole Formica, le darò possibilità di replicare  in
  fase  di dichiarazione di voto. Ha facoltà di parlare il Presidente
  della Regione.

  CROCETTA,  presidente  della Regione. Onorevoli  colleghi,  non  mi
  sembra  che  sto  aprendo una polemica con lei, onorevole  Formica,
  perché non la voglio aprire.
  Allora, rispetto a queste questioni, Terna ha cambiato il progetto,
  presentando  questo  progetto  che  invece  di  essere  lineare   è
  stranamente   così.  Vabbe',  la  storia  va  come   deve   andare,
  sicuramente  non è che possiamo cambiare la storia,  quella  futura
  possiamo cambiare, quella passata sicuramente no.
  Il  problema  di oggi dunque qual è? Oggi Terna dice: uno,  che  la
  Regione   non   ha  nessuna  competenza  rispetto  alla   questione
  ambientale e ce lo dice anche il Governo nazionale, che  non  è  di
  competenza  della Regione; due, ci dicono peggio che  il  tracciato
  formulato  è stato richiesto dalle autorità comunali di  San  Piero
  Niceto,  per cui, alla fine, c'è un'evoluzione delle cose eccetera.
  Loro hanno fatto degli investimenti e ci dicono che per chiedere le
  autorizzazioni  ambientali necessarie dovrebbe decorrere  circa  un
  anno,  e che nel frattempo la Sicilia potrebbe essere a rischio  di
  black-out.
  Questo  è  il  quadro di riferimento. Dopo di che  proviamo  noi  a
  mettere un vincolo ambientale nella zona, perché è l'unica cosa che
  ci  rimarrebbe  da  fare come regione, come  zona  di  rispetto  al
  perimetro della città e al nuovo impianto.
  Cosa succederebbe? Succederebbe che intanto loro ci contesterebbero
  il  fatto  che non glielo abbiamo messo prima questo vincolo,  cioè
  quando  la Regione ha fatto l'accordo finale in considerazione  del
  fatto  che  il  comune  di San Piero Niceto ha sottoscritto  questo
  accordo. E quindi non credo che alla Regione gliene fregasse più di
  tanto   un  tracciato  piuttosto  che  un  altro   Ripeto   -   con
  scorrettezza politica la potrei scaricare sui miei predecessori, ma
  non  mi sento di fare questa cosa perché non sarebbe onesto.  Prima
  c'era  un  tracciato approvato dal Consiglio comunale di San  Piero
  Niceto, su questo loro hanno costruito il progetto, hanno fatto  le
  autorizzazioni ambientali, dopo di che hanno detto:  quest'anno  vi
  caricheremo  700  milioni  di euro sulle vostre  bollette  in  base
  all'insufficienza energetica della Regione.
  Spiegatemi allora: noi possiamo dire: rinviamo la sospensione, loro
  non  sospendono,  facciamo un articolo 700 per  chiedere  rispetto.
  Quale diventa l'emergenza?
  Assicurare che la Sicilia non sia in black-out oppure rispettare la
  norma ambientale?
  Pertanto,  queste sono le difficoltà che noi abbiamo e  che  stiamo
  studiando  e  su  cui non intendiamo assolutamente cambiare  linea,
  perché  riteniamo indispensabile che il tracciato vada  modificato,
  non che vada nel senso del vecchio tracciato, ma nel senso che deve
  essere  un  tracciato molto distante rispetto  ai  centri  abitati.
  Questa  è  la  nostra logica. Su questa logica, Terna ci  risponde,
  perché siamo andati avanti e abbiamo lavorato, l'Assessore è  stato
  sul  campo  a discutere con i gruppi ambientalisti e abbiamo  fatto
  anche  altro  nell'interesse del Governo.  Dopo  di  che,  loro  ci
  dicono:  noi  siamo disponibili a modificare il tracciato,  ma  non
  siamo   disponibili  ad  interrompere  i  lavori.  Io  ho   qualche
  difficoltà come voi a fidarmi rispetto a questa cosa, e ve lo dico.
  Nel  senso  che  una  volta costruito veramente,  Terna  rispetterà
  questa cosa, a meno che non si incassi questo risultato in una sede
  ministeriale  a  cui  si  danno  dei  termini  per  modificare   il
  tracciato,  quindi c'è un impegno, si stabilisce in un  accordo  di
  programma con il Governo, una convenzione con il Governo, ma  fermo
  restando  il nostro totale dissenso rispetto a questo trattato,  la
  nostra indignazione in quanto non comprendiamo le ragioni per cui è
  stato  modificato il tracciato originario e fermo  restando  che  i
  gruppi  parlamentari che pongono questa questione in Aula,  diciamo
  che  qualche ragione ce l'hanno in questa vicenda. O no?  Però,  la
  difficoltà a questo punto è come intervenire.
   Ripeto:  noi  chiederemo  e ribadiremo la  nostra  linea;  abbiamo
  chiesto   anche  di  verificare  l'altra  volta  al  Ministero   la
  possibilità  di arrivare ad una procedura rapida per le concessioni
  ambientali.  Ho  proposto  anche  l'interramento  del  cavo   senza
  modificare  la struttura del tracciato. Mi dicono che bisogna  fare
  gli  studi  geologici e che, in ogni caso, Terna  non  ritiene  che
  questo tipo di installazione con questo tipo di rischio possa stare
  sotterrata.
   Pertanto, io so benissimo che cosa si sta mettendo in campo e  che
  le  elettro-onde  hanno una pericolosità, però,  sinceramente,  mai
  come  in questo caso ci siamo trovati con le mani legate e con  una
  Sicilia  che aveva dato tutti i consensi e li avevi persino chiesto
  questo tipo di  tracciato.
   Allora,  su questo noi insisteremo. E quindi voglio ringraziare  i
  parlamentari  che hanno presentato la mozione in Aula perché  hanno
  posto  in  discussione una questione delicata, però, io  credo  che
  insieme  al Governo nazionale, insieme al Parlamento, noi  dobbiamo
  cercare di trovare le vie rispetto a due questioni  che sono  gravi
  entrambi:  una, l'assenza di energia; due, la questione,  anzi,  la
  prima,   il  rispetto  della  salute  umana  e  seconda  questione,
  l'assenza di energia. Con questa graduatoria  di priorità.
   Io   sto  facendo  un   ragionamento  completamente  laico  e  sto
  illustrando quali sono le questioni in campo e anche le  difficoltà
  che ha il Governo regionale in questo momento.

   PRESIDENTE.  Io farei completare il ragionamento all'assessore  Lo
  Bello  per  poi  procedere alle dichiarazioni  di  voto.  Onorevole
  Formica,  lei potrà parlare unitamente agli altri parlamentari  che
  intenderanno intervenire, l'onorevole Zafarana e quanti altri.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                          Per fatto personale

   FORMICA. Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE.  Ha facoltà di parlare l'onorevole Formica  per  fatto
  personale.

   FORMICA. Signor Presidente, per stabilire la verità, perché io non
  ce  l'ho  con  il Presidente Crocetta  ed, anzi, mi auguro  che  il
  Presidente sia solo disinformato sui fatti.
   Vede, onorevole Presidente, lei ha mostrato lo stesso grafico  che
  ho  io.  Lei ha detto: c'era un progetto originario che era  quello
  scritto,  Terna le ha riferito, e io voglio ristabilire  la  verità
  dei fatti.
   Onorevole  Presidente, io voglio ristabilire la verità dei  fatti.
  C'era  un  progetto originario che Terna le ha riferito  essere  un
  progetto  originario che era già scritto e che poi hanno presentato
  la variante.
   Punto  primo.  Onorevole Presidente, nel 2005, Terna  presenta  il
  primo  preliminare all'Assessorato del territorio e ambiente  e  ai
  vari  comuni  di  tutta  la provincia; e  non  capisco  perché  non
  interviene  su Villafranca e sugli altri tratti interessati,  ed  è
  sin  dall'inizio  la  deviazione, mai Terna ha  presentato  né  nel
  preliminare né nel definitivo una variante di percorso. Ciò  a  cui
  lei faceva riferimento non era il progetto originario, ma l'attuale
  tracciato esistente dove passano ben due linee di traliccio di  cui
  Terna ne elimina una ma rimane l'altra.
   Pertanto,  mai Terna ha presentato un progetto diverso  da  quello
  che   è  scaturito  sia  nel  preliminare,  sia  nell'esecutivo   e
  definitivo; quindi Terna dice solo bugie perché altrimenti dovrebbe
  dimostrare   quando  l'Amministrazione  comunale  ha   chiesto   la
  variante, quando ha chiesto esattamente l'opposto dicendo: ma  come
  mai  tu  Terna  presenti un progetto di variante che  comporta  una
  deviazione  quando  hai  la  linea dritta  dove  potresti  passare?
  Quindi,   come   mai   un'Amministrazione  comunale   -   onorevole
  Presidente, lei è persona intelligente ed io ho stima di lei - e un
  sindaco poteva chiedere a Terna di variare il progetto presentato e
  di  passarlo su quella che è la linea attuale, quella dritta, se in
  precedenza avesse chiesto a Terna di cambiarlo?
   Dunque Terna dice bugie e Terna sarà denunciato per questo, se lei
  mi  conferma che Terna le ha riferito che è stata l'Amministrazione
  comunale a chiederle il trasferimento.
   Onorevole  Presidente,  siccome io sono  uno  che  ama  la  verità
  sempre,  se  Terna ha delle affermazioni da fare, come lei  ben  sa
  onorevole  Presidente, ci vogliono le carte, le  richieste,  stiamo
  attenti, onorevole Presidente.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Allora,  anche  il  Ministero
  dell'ambiente dovrebbe denunciare.

   FORMICA.  Le  uniche carte che ci sono quelle sia preliminari  che
  definitive, che è il progetto attuale. Non l'hanno mai cambiato.
   E  l'altra verità è che l'unica Amministrazione che ha chiesto  di
  spostarlo,  dov'è più giusto spostarlo, è proprio l'Amministrazione
  di  San  Piero Niceto. Quindi c'è un'incongruenza di  fondo.  A  me
  serviva  chiarire questo, smentire le bugie. Dopo di che il Governo
  della  Regione non può cavarsela col fatto che non può fare  nulla,
  onorevole Presidente, perché di fronte al buon senso Terna non  può
  sfuggire  Di fronte al fatto che ha un tracciato che è già suo, per
  cui  non  c'è  bisogno di nessuna variante ed essendo impegnato  da
  altri  tralicci che passano lì, tuttora, non ha bisogno di  nessuna
  nuova autorizzazione.
   Quindi  il Governo regionale si faccia rispettare, perché non  c'è
  bisogno di nessun'altra autorizzazione.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Se lo dicono i   tecnici  del
  Ministero  dell'ambiente che ci vuole un'altra  autorizzazione   se
  lei è in grado di farlo, la delego assessore.

   FORMICA. Onorevole Presidente, l'intelligenza l'abbiamo tutti.  Se
  ha  già l'autorizzazione, perché ci passa con i tralicci, di  quale
  altra  autorizzazione stiamo parlando? Poi se ci vogliamo  prendere
  in giro dicendo: io sarei disponibile a farlo ma non lo posso fare
  -  e non è così però che si governa una regione. Non ha bisogno  di
  autorizzazioni Terna, perché è già autorizzata, perché sta passando
  già con ben due condotti di tralicci.
   Non volevo dire altro.

                Presidenza del Vicepresidente Pogliese


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


            Riprende la discussione della mozione numero 41

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Lo Bello.

   LO  BELLO,  assessore  per il territorio e  l'ambiente.  Onorevoli
  deputati, voglio partire dall'ultima osservazione: il fatto che  ci
  sia  già  un'autorizzazione e che pertanto non bisogna  richiederne
  una nuova.
   Voglio    semplicemente   chiarire   che   l'autorizzazione    che
  eventualmente verrebbe richiesta è nella trasformazione da 220 volt
  a 380.
   Per cui non parliamo di uno stesso carico di tensione, parliamo di
  un  carico di tensione ben più alto. E questa è la motivazione  per
  cui  la  popolazione residente sia sotto il vecchio  traliccio  che
  rispetto  al nuovo, mentre sul vecchio si chiede la dismissione  di
  alcuni  percorsi  pari a ottantasette chilometri  probabilmente  le
  preoccupazioni  di una installazione del nuovo  cavo  pari  ad  una
  potenza di trecentottanta finirebbero col far pensare come sta alla
  base  della  preoccupazione degli abitanti del  luogo,  un  qualche
  pericolo in più, rispetto ad un zona che è già di per sé abbastanza
  contaminata.
   Voglio  però  ribadire due questioni. La prima è che  l'attenzione
  che  viene  qui  portata  e  per  la  quale  abbiamo  come  Governo
  incontrato  le  associazioni ambientaliste riguardano  due  singoli
  percorsi dell'intero tracciato, questi due percorsi sono quelli che
  hanno  la  numerazione dal traliccio 48 ed è quello del  fantasioso
  grafico che quello invece dei tralicci dal 15 al 17.
   Noi  abbiamo un dato rispetto ai due tralicci, rispetto  anche  ai
  dati che è quello relativo alla sostanziale preoccupazione che  sta
  alla  base  del ragionamento perché Terna non vuole in nessun  modo
  pensare  anche di interrompere il lavoro che sta facendo in  questo
  momento,   presumendo  la  possibilità,  noi  diciamo,  di   potere
  interrare, cosa che, invece, assolutamente per Terna sembra  essere
  un  tentativo  che, quasi, quasi, da parte nostra  potrebbe  essere
  giudicato  come  un  tentativo:  qualunque cosa  voi  facciate  non
  raggiungerete nessun tipo di risultato .
   Voglio, quindi, subito riferire che della questione, sin da quando
  ci siamo ed abbiamo incontrato le associazioni, ci si era impegnati
  ed  incontrato le associazioni ambientaliste, in riferimento ai due
  tratti,  abbiamo poi, via, via, dovuto rivedere tutta l'azione  che
  ha  guardato l'iter autorizzativo e lo abbiamo fatto, nel corso  di
  questi  due  mesi, anche in riferimento - e ringraziamo la  mozione
  che  qui  oggi  stiamo discutendo - anche in riferimento  alle  due
  mozioni, oggi una ritirata, che sono oggi oggetto di questa  nostra
  discussione.
   Con  riferimento alla mozione prima ritirata, ma  che  sta  dentro
  anche  all'attuale mozione n. 41, si premette che in data  5  marzo
  2013 proprio l'onorevole Zafarana, che con grande puntualità ha qui
  illustrato  la  mozione, proprio l'onorevole Zafarana  cofirmataria
  della  mozione  ha  chiesto ed ottenuto, ai sensi  della  legge  n.
  241/90 e successive modifiche ed integrazioni, l'accesso agli  atti
  di  progetto di realizzazione dell'elettrodotto in doppia terna  da
  380  kilowatt  Sorgente  Rizziconi  della  parte  del  collegamento
  Calabria-Sicilia. Questo è il dato.
   Nel  merito, il progetto in esame, come stabilito dalla  normativa
  ambientale,  oggi  il  decreto  legislativo  n.  152  del  2006,  e
  successive  modifiche  ed integrazioni, è stato  valutato  in  sede
  nazionale,  Ministero dell'Ambiente, mentre la Regione,  attraverso
  il  competente servizio 2 VAS-VIA del Dipartimento ha espresso,  in
  data   7/08/2008,   il  parere  endoprocedimentale   rinviando   la
  valutazione  finale,  considerato  che  la  stessa  Terna  riteneva
  negativa l'incidenza ambientale sulla ZPS attraversato dalla  linea
  aerea,  in attesa, come da articolo 6 del DPR n. 357 del  1997,  di
  una decisione della Commissione europea.

            Riassume la Presidenza il Presidente Ardizzone

   Nel novembre dello stesso anno, Terna presentava al solo Ministero
  dell'Ambiente,  un  documento integrativo, a  firma  del  professor
  Bruno  Massa  dell'Università di Palermo, in  merito  all'incidenza
  ambientale.
   Nel  marzo del 2009, il Ministero dell'Ambiente emanava il proprio
  Decreto   di   positiva   Valutazione  d'Impatto   Ambientale   con
  prescrizioni, tra cui al punto D1 la negativa valutazione regionale
  in   merito   all'Incidenza  Ambientale  che,  teoricamente,   solo
  teoricamente,  avrebbe  dovuto  fare rimandare  la  formalizzazione
  della valutazione a dopo la pronuncia della Commissione europea.
     E' da osservare, comunque, ai sensi dell'articolo 29 del decreto
  legislativo, pur se non cristallizzata nella norma, la  valutazione
  viene  realmente  completata  con la procedura  della  verifica  di
  ottemperanza che valuta come le prescrizioni siano state  integrate
  negli elaborati progettuali di livello esecutivo.
     Orbene,  è  da evidenziare che ad oggi non risulta pervenuta  la
  richiesta di verifica di ottemperanza, mentre sono stati trasmessi,
  in formato digitale, gli elaborati del progetto esecutivo.
   Infine,  risulta  opportuno fare attenzione in  quanto,  Terna  ha
  preferito  suddividere il progetto generale in  due  parti,  quella
  costruttiva  di  cui  si è trattato sopra, e quella  relativa  alla
  dismissione  della linea esistente per la quale questo  ufficio  ha
  espresso  il  proprio parere al Ministero dello Sviluppo  economico
  nell'agosto del 2008.
   Per  tale  tranche  progettuale Terna, nel  luglio  del  2012,  ha
  richiesto la verifica d'ottemperanza per le prescrizioni 1  e  5.1.
  L'istruttoria di tale fase è ancora in corso.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   ZAFARANA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ZAFARANA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  fare  una  precisazione anche con riferimento a quanto detto  prima
  dall'onorevole Falcone.
   Con questa mozione non si intende sospendere o eliminare qualsiasi
  possibilità  progettuale della realizzazione dell'elettrodotto,  ma
  semplicemente  una  richiesta, che  è  quella  portata  avanti  dai
  cittadini  che  abitano  una zona aerea,  quindi  ad  alto  rischio
  ambientale, quindi una zona ZPS.
   Si intende semplicemente impegnare il Governo a dare un indirizzo,
  per  quanto sia nelle sue possibilità, all'interramento in galleria
  schermata dell'elettrodotto.
   Non  credo che ci sia nulla di sconvolgente, anzi, mi pare che  si
  sia deviata la discussione su un altro argomento.
    Le popolazioni chiedono il diritto alla salute, le popolazioni, i
  cittadini,  i  comitati chiedono di vivere e di avere  una  qualità
  della  vita  alta  in un'area già difficilmente segnata  e  provata
  quale  è appunto quella del milazzese, della Valle del Mela,  dalla
  presenza di industrie preesistenti.
   Noi  qui facciamo un discorso che non è aleatorio, che non si basa
  su percezioni, su sensazioni. Ci dobbiamo appellare al principio di
  precauzione.
   Ed  io  invito  la Regione, nelle sue componenti,  a  riferirsi  a
  questo  principio  in nome di quei cittadini che  giustamente  deve
  difendere  sia per quanto riguarda la tutela della salute  sia  per
  quanto riguarda la tutela del territorio.
   Il  nostro  quindi  è  semplicemente un impegno  a  convincere,  a
  portare  avanti  il progetto perché venga modificato  da  parte  di
  Terna  nel senso della realizzazione dell'elettrodotto in  galleria
  schermata  ed  ulteriormente  a  farsi  portavoce,  a  prendere  la
  responsabilità  di  quella  che è la cura  della  salute  e  quindi
  acquisire  pareri  dagli organi regionali competenti  relativamente
  all'impatto ambientale e sanitario nelle predette zone abitate.
   Noi  non  possiamo veramente pensare che tutto ci arrivi dall'alto
  ed   è  tutto  fatto   Per  quanto  riguarda  le  competenze  anche
  dell'Assessorato,   la   mancanza  ad  oggi   della   verifica   di
  ottemperanza,   per   le  parti  che  devono   chiaramente   essere
  interessate, mi risulta essere un dato sicuramente interessante.

   GIANNI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.  Signor Presidente, signor assessore, onorevoli  colleghi,
  il  Presidente della Regione ha richiamato il precedente Governo  e
  pertanto  mi sono sentito chiamare in causa perché questo specifico
  argomento   è   stato   trattato  da  me,  in   qualità   assessore
  all'industria  pro-tempore,  e  dall'assessore  collega   onorevole
  Sorbello.
   Ricordo di avere fatto decine di riunioni con tutti i comuni e  le
  province    nei    quali   c'era   l'attraversamento    da    parte
  dell'elettrodotto.
   Abbiamo concordato e convenuto che più tralicci di quelli che sono
  stati  tolti, ne sono stati tolti almeno 87,  non avrebbero  potuto
  togliersi.
   Io capisco le perplessità da parte dei cittadini  sulla salute, ma
  non  c'è un palmo del nostro territorio che non abbia qualche  casa
  o qualche fabbricato vicino. Purtroppo, per tanto tempo molti piani
  regolatori  non sono esistiti e quindi l'abuso è stato  costante  e
  continuo.
     Siccome  quell'accordo  fu firmato dai sindaci,  dai  presidenti
  delle  province,   io la vorrei pregare, onorevole  Presidente,  di
  rivedere quell'accordo in cui è apposta la firma di tutti e  che  è
  stato  visto  in maniera approfondita, controllato da  tutti  ed  è
  stato approvato, così come è stato approvato. Io sono dell'opinione
  che bisogna andare avanti per tentare di fare uscire la Sicilia dal
  baratro in cui si trova.

   DIPASQUALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   DIPASQUALE.   Signor   Presidente,  signori  assessori,   colleghi
  parlamentari,  io mi permetto di trasmettere a lei, al  Governo,  e
  anche ai colleghi una opportunità importante e mi auguro che lei mi
  aiuti   a   renderla   fattiva,perché   ovviamente   condivido   le
  preoccupazioni  che  sono state espresse dai  colleghi  con  questa
  mozione e preannuncio il mio voto favorevole.
   Ritengo  tuttavia  che  noi  abbiamo anche  un'altra  opportunità.
  Ragusa  ha  lo  stesso  problema con  l'elettrodotto  che  dovrebbe
  portare  una  parte di energia a Malta. Con una  differenza  che  a
  Ragusa,  caro  Presidente, questo elettrodotto passa da  una  delle
  spiagge più belle della nostra Isola, che è bandiera blu, una delle
  tre  che  ha  ottenuto  questo titolo  in  Sicilia,  e  che  questo
  elettrodotto passa nel centro urbano.
   Pertanto,  mi auguro che lei mi metta nelle condizioni,  onorevole
  Presidente  - ho già parlato con l'onorevole Cancelleri  e  con  il
  Gruppo  del  Movimento cinque stelle e che ringrazio  per  la  loro
  disponibilità  anche a condividere il mio emendamento  -  e  quindi
  poter inserire anche l'elettrodotto di Ragusa.
   Ho  la  sensazione che anche il Governo su questo sia  favorevole.
  Posso dirlo Assessore?

   LO BELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Sì.

   DIPASQUALE.   Se   lei   mi  mette  in  condizione   di   inserire
  l'elettrodotto   che   passa   nei   comuni   interessati,   perché
  preoccupazione   c'è  per  Ragusa,  la  prego  di  mettermi   nelle
  condizioni di presentare questo emendamento in modo tale  da  poter
  fare una mozione unica.

   FALCONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli
  colleghi,  credo che la mozione su cui stiamo discutendo  è  chiaro
  che  sia  meritevole di pregio, però non vorrei che si creasse,  lo
  dico  anche  agli  assessori  per  il  territorio,  per  l'energia,
  soprattutto,  un corto circuito con Terna.
   Attenzione,  è  chiaro che dobbiamo salvaguardare innanzitutto  la
  salute   dei   siciliani.   Dobbiamo   altrettanto   garantire   la
  compatibilità ambientale di tale opera. Ed è questo il senso  della
  mozione dell'onorevole Zafarana.
   Signor  Presidente, potremmo ipotizzare di rinviare  per  il  voto
  finale a martedì pomeriggio

   FORMICA. Non si può a causa della presentazione degli emendamenti.
  Si deve presentare un emendamento condiviso.

   FALCONE. Per la presentazione di eventuali emendamenti, e io direi
  anche   per  il  voto  finale.  Se  siamo  d'accordo  lo   possiamo
  formalizzare anche adesso  questo emendamento.
   Già  domani mattina il Presidente della IV Commissione,  onorevole
  Trizzino,  potrebbe  far partire la richiesta  di  audizione,  alla
  quale  parteciperebbero sia il Governo che Terna per renderci conto
  se  ci  sono  le  condizioni: a) per modificare  il  tracciato;  b)
  eventualmente  per  capire se possiamo procedere  ad  un  tracciato
  sotterraneo  ed  inoltre se ci vogliono le  autorizzazioni,  se  il
  Governo   e   la  Regione  siciliana  devono  dare   o    meno   le
  autorizzazioni su un eventuale nuovo tracciato.
   Mi  sembra  una  proposta di buon senso,  fermo  restando  che  la
  mozione del Movimento cinque stelle è meritevole di pregio.

   MALAFARINA.   Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MALAFARINA.   Signor  Presidente,  rappresentanti   del   Governo,
  onorevoli  colleghi,  volevo  centrare l'attenzione  sul  contenuto
  della mozione: impegna il Governo della Regione ad attivarsi per la
  sospensione  immediata, in virtù del principio di  precauzione  dei
  provvedimenti autorizzativi concessi dall'Amministrazione regionale
  ma  a  me  non  risulta che sia stata materia di  competenza  della
  Regione.  Pertanto  questa mozione, così come è  stata  presentata,
  dovrebbe essere quanto meno corretta.

   PRESIDENTE. Onorevole Malafarina, stiamo trattando la  mozione  n.
  41 e non la n. 10, che è stata ritirata.

   MALAFARINA. Allora non intervengo, signor Presidente.

   PRESIDENTE.  Questa è la dimostrazione che c'è stata un'evoluzione
  nella  discussione,  nella presentazione  di  questa  mozione,  che
  comunque  è  un  fatto  positivo. Così come  accennava  l'onorevole
  Formica,  su queste vicende della Valle del Mela, un po' tutti  nel
  corso degli anni siamo stati molto interessati, abbastanza direi, e
  non so se è stato accennato che tra qualche giorno sarà trattato un
  ricorso  dinnanzi al Consiglio di Stato proprio portato  avanti  da
  tutto  il coordinamento delle associazioni ambientalistiche.  E  se
  c'è  un  punto di forza, è anche grazie all'approvazione del  piano
  paesaggistico  che  abbiamo avuto nel  2010  -  lo  ricorderà  bene
  l'onorevole  Lino Leanza - e proprio l'approvazione di  quel  piano
  paesaggistico,  che  ha trovato il concorso  di  gran  parte  della
  deputazione messinese, probabilmente permetterà che il tracciato in
  qualche  modo vada modificato. Ecco perché non credo che ci possano
  essere  dubbi  sull'approvazione della mozione  ed  anzi  il  fatto
  stesso   che  la  mozione  in  qualche  modo  tenda  ad   impegnare
  maggiormente il Governo regionale per l'attività che ha già  svolto
  e  che in passato è stata svolta complessivamente dalle istituzioni
  regionali è obiettivamente un fatto positivo.
   Quindi non siamo su un terreno di scontro ma tutt'altro, siamo  su
  un  terreno di confronto e il Presidente Crocetta ha spiegato molto
  bene quale è stata l'evoluzione della problematica.
   Questo  mi  permettevo di aggiungere, se non altro come  messinese
  perché conoscevo a fondo la questione.

   LO  BELLO,  assessore  per il territorio e l'ambiente.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO  BELLO,  assessore  per  il  territorio  e  l'ambiente.  Signor
  Presidente, onorevoli deputati, vorrei aggiungere qualcosa rispetto
  alle valutazioni che Terna ha fatto, ponendo un limite temporale.
   Purtroppo molto spesso per ogni nostra decisione ci ritroviamo  ad
  avere  come valutatore il tempo che rimane. In questo caso la  data
  del giugno 2015 viene giudicata da Terna una data assolutamente non
  rinviabile. Crediamo, invece, che ognuno di noi debba fare, per  la
  propria  parte, un utile intervento. A mio avviso la  modifica  più
  utile  potrebbe essere quella dell'interramento, ma non  sta  a  me
  probabilmente  valutare quali potrebbero essere le due  alternative
  o, nel caso dei due percorsi, specialmente in quello di cui abbiamo
  visto  il  grafico, una deviazione o parte di una  deviazione,  per
  escludere  proprio  quelle case che invece si ritrovano  ad  essere
  assolutamente vicine.
   Voglio  però  segnalare un fatto: durante  tutto  il  percorso  di
  coinvolgimento  e  di quella partecipazione delle comunità  locali,
  c'è  da registrare una sorta di anomalia. Dopo l'adesione da  parte
  delle 13 amministrazioni comunali con tutte le autorizzazioni,  poi
  i  consigli comunali di qualche comune che hanno espresso un parere
  negativo,  però  ad oggi ci ritroviamo con 6 o 7 comuni  che  hanno
  risposto  a quel tavolo di misure compensative che prevede un'opera
  un  impatto, un qualche ritorno per quel territorio e finiscono con
  l'avere  e  col ricevere quelle misure, mentre invece  con  sei  di
  questi sindaci la discussione è avvenuta l'altro ieri con Terna, ed
  ancora  non hanno deciso di sedersi attorno ad un tavolo e guardare
  alle misure compensative.
   Credo  che  anche questo sia un segno di un malessere, quindi  non
  semplicemente associazioni ambientaliste.
   Evidentemente   per  esserci  un  ritardo  anche   rispetto   alla
  composizione  di  questo tavolo crediamo che lì lo  rappresenteremo
  domani  al Ministero dello sviluppo economico per fare in modo  che
  il  Governo siciliano, ed insieme all'Assemblea che condividerà  le
  valutazioni  e le preoccupazioni che stanno dentro la mozione,  noi
  dobbiamo  fare  in  modo  di ottenere o lo spostamento  a  monte  o
  l'interramento o addirittura una deviazione di quel  percorso  che,
  con  l'impegno  di tutti, deve però avere un iter  di  approvazione
  sicuramente molto veloce.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che  l'onorevole  Vullo  e  l'onorevole  Di
  Giacinto sono in congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


              Seguito della discussione della mozione 41

   PRESIDENTE. Pongo in votazione la mozione n. 41.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

   col  voto contrario degli onorevoli Fazio, Gianni, Di Mauro e  dei
  deputati del Gruppo parlamentare Partito dei Siciliani - MPA.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato dall'onorevole
  Di  Pasquale  un  ordine  del giorno che  prevede  di  bloccare  la
  realizzazione dell'elettrodotto nella provincia di Ragusa.
   Onorevole  Di Pasquale, nella mozione non si parla di bloccare  la
  realizzazione,  lei  è  andato oltre. Dovrei dichiararlo  precluso,
  altrimenti dovrebbe presentare un'apposita mozione.

   DI PASQUALE. Dichiaro di ritirare l'ordine del giorno.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                        Sull'ordine dei lavori

   LENTINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, da due mesi  circa
  ho   presentato  una  mozione  che  riguarda  il  personale   della
  formazione.
   Chiaramente  tutte  le  mozioni che  vengono  presentate  sono  da
  vagliare,  sono  nobili alla discussione, ma siccome  lei  poco  fa
  parlava  dell'Umbria,  dove sono morti a causa  della  crisi  e  ne
  moriranno  ancora  se  non ci sbrighiamo con  questa  faccenda,  io
  volevo sapere dall'onorevole Presidente della Regione a che punto è
  la  mozione  che ho presentato e  se viene inserita all'ordine  del
  giorno  della prossima sessione, per capire esattamente e per  dire
  al  popolo siciliano che fine devono fare i lavoratori della  legge
  n.  24 del 1976, aggiornata con la legge n. 25 del 1993, per capire
  cosa  devono fare i lavoratori che sono stati licenziati e se  deve
  partire l'avviso 20, perché ad oggi l'avviso 20 non è partito.
   Vogliamo  capire  esattamente  questo  e  dal  momento  che   l'ho
  presentata  2  mesi  fa  ed è un fatto importante  per  la  società
  siciliana,  chiedo  che  nella  prossima  sessione  venga  inserita
  all'ordine del giorno.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


     Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del Regolamento
                               interno,
        di interrogazioni della rubrica:  Attività produttive

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, essendo presente l'assessore  per
  le attività produttive, si riprende l'esame del I punto dell'ordine
  del  giorno   Svolgimento, ai sensi dell'art.  159,  comma  3,  del
  Regolamento  interno,  di interrogazioni della  rubrica:   Attività
  produttive .
   Si   procede   con   l'interrogazione  n.  65   Notizie   relative
  all'applicazione della moratoria di cui al comma  87  dell'art.  11
  della  legge  9  maggio  2012, n. 26 , degli  onorevoli  Assenza  e
  Pogliese.
   Ne do lettura:

   «Al  Presidente  della  Regione,  all'Assessore  per  le  attività
  produttive,  all'Assessore per l'economia e  all'Assessore  per  le
  risorse   agricole  e  alimentari,  premesso  che   il   comma   87
  dell'articolo 11 della legge regionale 9 maggio 2012, n.  26,  cosi
  recita:  'le  operazioni di finanziamento, a breve, medio  e  lungo
  termine,  ivi  compresi  quelli  concessi  ai  sensi  della   legge
  regionale 23 maggio 1991, n. 36 e di leasing finanziario,  concesse
  dall'IRCAC  a  favore  delle cooperative e  loro  consorzi,  nonché
  quelli concessi dalla CRIAS alle imprese agricole per la formazione
  di scorte ai sensi dell'articolo 16 della legge regionale 14 maggio
  2009,  n.  6,  e  dall'IRFIS  a tutte  le  imprese  del  territorio
  siciliano,  sono  ammissibili alla richiesta di sospensiva  per  12
  mesi  del  pagamento  delle  rate  a  scadere.  Le  operazioni   di
  sospensione  determinano la traslazione del piano  di  ammortamento
  per  un  periodo analogo e gli interessi sul capitale sospeso  sono
  corrisposti  alle scadenze originarie. Al termine  del  periodo  di
  sospensione,   i  soggetti  di  cui  al  presente   comma   possono
  beneficiare   dell'allungamento  dell'ammortamento,   che   non   è
  superiore ad un anno per i finanziamenti a breve termine  e  a  tre
  anni per i finanziamenti a medio e lungo termine';

   premesso ancora che:

   con  D.A. n. 18 del 2012 l'Assessore regionale per l'economia,  in
  attuazione  della  norma in premessa, decretava all'articolo  2  la
  estensione della sospensione di cui all'accordo MEF/SISTEMA IMPRESE
  ITALIA siglato il 28 febbraio 2012 anche per i debiti relativi agli
  investimenti  delle  PMI  siciliane verso gli  istituti  finanziari
  regionali IRCAC, CRIAS e IRFIS-FINSICILIA;

   con  successivo  D.A. n. 2740 del Dip.Int.Strutt. -  Servizio  III
  Unità  operativa  n.  32, l'Assessore per  le  risorse  agricole  e
  alimentari, in attuazione della legge regionale 9 maggio  2012,  n.
  26, ed in particolare del suo articolo 11, comma 87, ha stabilito -
  tra  l'altro  -  che i finanziamenti agevolati, di cui  alla  legge
  regionale  n.  6  del  2009,  art. 16  e  successive  modifiche  ed
  integrazioni, concessi dalla CRIAS in favore delle imprese agricole
  per  la formazione delle scorte sono ammissibili alla richiesta  di
  sospensiva per 12 mesi del pagamento delle rate a scadere e che  al
  termine  del  periodo  di  sospensione le  stesse  imprese  possono
  beneficiare dell'allungamento dell'ammortamento per un periodo  non
  superiore ad un anno, trattandosi di finanziamenti a breve termine;

   rilevato  che  l'obiettivo dell'intervento, come si  evince  dalla
  legge  regionale citata, era quello di aiutare le imprese siciliane
  in   difficoltà   a   rispettare  le  scadenze  di   rimborso   dei
  finanziamenti  concessi rispettivamente dall'IRCAC, dalla  CRIAS  e
  dall'IRFIS,   in  prospettiva  dell'auspicata  ripresa   economica,
  obiettivo  che  non  si è potuto raggiungere  a  causa  di  diversi
  fattori;

   considerato che tutti i rappresentati di categoria chiedono a gran
  voce   l'applicazione  efficace  della  moratoria  con  conseguente
  spostamento dei termini di presentazione entro il 28 febbraio 2013,
  anche  alla  luce  del  fatto che la stessa  moratoria  MEF/SISTEMA
  IMPRESE ITALIA, siglata il 28 febbraio 2012, scadrà il prossimo  28
  febbraio 2013;

   verificato che:

   la CRIAS è in atto commissariata ed il suo commissario ad oggi non
  può  deliberare sulla materia non avendone i poteri, nonostante sia
  arrivato   su   questo   tema  il  parere   favorevole   da   parte
  dell'Assessorato competente, che ha scritto alla  Giunta  una  nota
  tal proposito e finalizzata alla emanazione di apposita delibera;

   l'IRCAC  con  propria delibera aveva previsto  che  i  termini  di
  presentazione delle richieste di ammissibilità a tali  agevolazioni
  andavano presentate dal 24 maggio al 31 luglio 2012, si ricorda che
  il  decreto assessoriale a firma dell'Assessore per l'economia  che
  autorizza  la  agevolazione è del 15 maggio 2012,  ed  a  causa  di
  questa  straordinaria  efficienza,  purtroppo,  l'istituto  non  ha
  potuto   dare  sufficiente  comunicazione  all'esterno  di   questa
  scadenza, con il risultato che la maggior parte delle richieste  di
  ammissibilità  ai benefici della norma in premessa  sono  pervenute
  oltre i termini di cui sopra;

   considerato  inoltre  che analoga richiesta  di  proroga  perviene
  anche  dalle  categorie dei soggetti utilizzatori di  finanziamenti
  IRFIS-Finsicilia;

   per  sapere  se  non ritengano opportuno inserire  nella  prossima
  Giunta  di Governo un provvedimento urgentissimo che, in virtù  del
  citato comma 87 dell'art. 11 della legge regionale numero 26 del  9
  maggio 2012, possa consentire lo slittamento del termine ultimo  di
  presentazione delle domande di ammissibilità almeno al 28  febbraio
  2013». (65)

   Ha   facoltà  di  parlare  l'assessore  Vancheri  per  fornire  la
  risposta.

   VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
  onorevoli  deputati, in data 21 dicembre 2012 è  stato  siglato  un
  nuovo accordo tra l'ABI e le associazioni di categoria maggiormente
  rappresentative,  che  prevede la proroga  al  31  marzo  2013  dei
  termini di presentazione delle istanze da parte delle imprese,  per
  fruire della sospensione del pagamento per un anno.
   Pertanto,   tenuto  conto  della  necessità  di  adottare   l'atto
  conclusivo  di  recepimento di proroga dei termini dell'accordo  in
  argomento si sottopone a codesta Giunta regionale la problematica.
   Al  riguardo  si  propone  di  adottare  la  conseguente  attività
  deliberativa assentendo all'applicazione della proroga dei  termini
  prevista  nell'accordo  sottoscritto  in  data  21  dicembre   2012
  relativamente   alle   operazioni   creditizie   assistite    dalle
  agevolazioni  regionali,  previste  dalle  leggi  individuate   dai
  dipartimenti competenti ed inserite negli allegati A, A1 ed A2, che
  formano parte integrante dei D.A. n. 48 del 4 maggio 2010, del D.A.
  n.  77  dell'11 giugno 2010 e del D.A. n. 18 del 15 maggio 2012,  a
  condizione  che  la  suddetta applicazione non  comporti  modifiche
  all'articolazione  amministrativa dell'intervento  finanziario  già
  concesso,  né  alcun onere aggiuntivo a carico dell'Amministrazione
  regionale concedente l'intervento medesimo.
   Quindi  da  parte nostra c'è l'approvazione della vostra richiesta
  di interrogazione e sottoporremo questa nostra proposta alla Giunta
  questa sera.

   PRESIDENTE.   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Assenza   per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.

   ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo prendere atto
  delle   dichiarazioni  dell'assessore  e  debbo   con   altrettanta
  franchezza dire che non mi sento assolutamente soddisfatto,  perché
  a  fronte  di una interrogazione presentata subito dopo  il  nostro
  insediamento  per  indicare la gravissima crisi  in  cui  versavano
  tutti i settori produttivi della nostra Sicilia, in particolare  le
  piccole imprese artigiane, quelle edili e anche quelle agricole che
  attendevano  una immediata risposta in termini di  proroga  per  le
  posizioni  debitorie  che  avevano  nei  confronti  degli  istituti
  pubblici, oggi apprendiamo che stasera verrà portata all'attenzione
  del Governo regionale.
   Speriamo  che  il  Governo regionale non perda altri  4  mesi  per
  intervenire,   perché   veramente   siamo   al   collasso    totale
  dell'economia produttiva della nostra Isola.
   E  mi  permetto,  assessore e Presidente  Crocetta,  approfittando
  della  sua  presenza  in Aula, di prospettare la  necessità  che  a
  questo  punto  -  dato che siamo già a marzo - si prenda  in  seria
  considerazione  la  necessità di introdurre ulteriore  proroga  per
  quest'anno, perché se non riusciamo a dare un'ulteriore boccata  di
  ossigeno  a  queste  imprese,  veramente  ai  fallimenti  che  sono
  intervenuti  a centinaia e a migliaia e alle chiusure  di  aziende,
  che  pur  non  soggette  a fallimento, hanno  dovuto  abbassare  le
  saracinesche  mettendo sul lastrico tutti i loro dipendenti,  oltre
  che  a  restare  personalmente  senza  alcuna  attività,  veramente
  aggiungeremmo danno a danno.
   Allora  la  sensibilità del Governo regionale deve essere  puntata
  essenzialmente su questo punto.
   Tenete  conto che dalla attività creditizia privata oggi purtroppo
  non  c'è  da  attendersi alcunché di positivo, e  anche  su  questo
  sarebbe necessario un intervento della sfera pubblica, pertanto  mi
  appello  - capisco le difficoltà di bilancio - veramente  a  quella
  che  deve  essere l'anima della politica regionale  tout  court,  a
  prescindere da maggioranza e opposizione, ridare fiato  e  ossigeno
  alle imprese è oggi l'esigenza principale che deve essere avvertita
  da una classe politica responsabile.
   Prendo  atto della volontà di cominciare, sia pure con ritardo,  a
  trattare questo tema importantissimo e mi auguro che al più  presto
  si abbia qualcosa di effettivamente completo.

   PRESIDENTE. Si passa all'interrogazione n. 77  Interventi  urgenti
  per  l'esercizio  dell'attività  della  pesca  nella  provincia  di
  Palermo', a firma dell'onorevole Caputo. Ne do lettura:

   «Al  Presidente  della Regione e all'Assessore e per  le  attività
  produttive, premesso che:

   le  avverse  condizioni meteorologiche il 9  dicembre  2012  hanno
  provocato  la  caduta in mare di 12 TIR che si  trovavano  a  bordo
  della nave della Compagnia di navigazione Grimaldi;
   l'affondamento dei predetti mezzi crea situazioni di pericolo alla
  navigazione e all'esercizio dell'attività della pesca nel tratto di
  mare interessato;

   a  causa dell'affondamento si è determinato l'impigliamento  degli
  attrezzi  della  pesca a strascico e palangari di fondi  nei  mezzi
  affondati;

   considerato che:

   tale    situazione   determina   l'impossibilità    dell'esercizio
  dell'attività  della  pesca,  comparto  produttivo  già  fortemente
  compromesso  da una gravissima crisi economica, a causa  dei  mezzi
  semisommersi;

   quindi  le  flotte  di  Palermo,  ed  in  particolare  quelle   di
  Porticello, non possono esercitare la propria attività;

   le  attività delle imprese della pesca della provincia di Palermo,
  e  di  Porticello  in  particolare,  costituiscono  una  delle  più
  importanti attività economiche della nostra regione;

   ritenuto che:

   occorre  fare fronte a tale grave situazione per evitare ulteriori
  pregiudizi all'intera area economica della zona;

   occorre  altresì  intervenire per ripristinare  le  condizioni  di
  sicurezza   della  navigazione  nel  tratto  di  mare   interessato
  dall'affondamento dei predetti TIR;

   per sapere:

   se  non  ritengano opportuno adottare provvedimenti: per garantire
  l'esercizio  dell'attività della pesca alle imprese  ittiche  della
  provincia di Palermo ed a quelle di Porticello in particolare;  per
  garantire  le  condizioni  di  sicurezza  della  navigazione;   per
  garantire  un  immediato intervento in favore delle  imprese  della
  Pesca di Porticello;

   gli  atti  o i provvedimenti che il Governo della Regione  intenda
  adottare  al fine di rimuovere le condizioni di pericolo  derivante
  dai  mezzi  semisommersi  e per consentire  il  regolare  esercizio
  dell'attività   della   pesca  nel  tratto  di   mare   interessato
  dall'affondamento». (77)

   VANCHERI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
  onorevoli  deputati, questa interrogazione non è di mia competenza,
  è      un'interrogazione     di     competenza     dell'Assessorato
  dell'agricoltura.

   PRESIDENTE.  Per  un fatto di ufficio, sarebbe opportuno  inviarla
  all'assessore Cartabellotta.

   CAPUTO.  L'assessore  è  presente in Aula  e  potrebbe  rispondere
  all'interrogazione.

   PRESIDENTE. Assessore Cartabellotta, se è a conoscenza  di  questa
  interrogazione,   la  trattiamo  altrimenti  se   ne   rimanda   la
  trattazione.

   CARTABELLOTTA, assessore per le politiche agricole  e  alimentari.
  Signor Presidente, se mi concede due minuti posso rispondere.

  Rinvio della discussione unificata di atti di indirizzo politico e
     ispettivi sull'aeroporto di Comiso: mozioni nn. 29, 31 e 36;
               interpellanza n. 10; interrogazione n. 69

   PRESIDENTE.  Sul  II  punto dell'ordine del  giorno:   Discussione
  unificata  di atti di indirizzo politico e ispettivi sull'aeroporto
  di   Comiso:  mozioni  nn.  29,  31  e  36;  interpellanza  n.  10;
  interrogazione n. 69 , il Presidente informa che,  con  fax  del  4
  marzo 2013, prot. n. 21502, l'assessore per le infrastrutture e  la
  mobilità,  dottor Antonino Bartolotta, ha comunicato di  non  poter
  essere presente, in quanto già convocato a Roma dal Ministro  delle
  Infrastrutture  e  dei Trasporti per una riunione di  coordinamento
  concernente    problematiche  connesse  all'attraversamento   dello
  stretto di Messina. Trasporto marittimo veloce passeggeri'.
   Pertanto, il II punto è rinviato.

    trivelllazioni in terraferma e off-shore

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


    Discussione unificata di atti di indirizzo politico e ispettivi
                               sul tema
             delle trivellazioni in terraferma e off-shore

   PRESIDENTE.  Si  passa,  intanto, al terzo  punto  all'ordine  del
  giorno:  Discussione  unificata di atti di  indirizzo  politico   e
  ispettivi  sul tema delle trivellazioni in terraferma e  off-shore:
  mozioni nn. 12, 14, 21, 26 e 34; interpellanza n. 7; interrogazioni
  nn. 133, 151, 179 e 241.
   Su  questi  atti  c'è sicuramente una competenza diversificata  ma
  entrambi gli assessori, Marino e Lo Bello, risultano competenti.
   Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO  che:  il  10 ottobre 2012 l'Ufficio  regionale  per  gli
  idrocarburi  e  la geotermia (URIG) ha dato il via  libera  ad  una
  società  di  diritto privato, la Enel Longanesi, per la ricerca  di
  idrocarburi  nella Valle del Belice, in un'area di  oltre  600  kmq
  nella  quale  ricadono  i  territori  di  tre  province  regionali:
  Agrigento, Palermo e Trapani;

   RILEVATO  che  l'avviso pubblico per la ricerca degli idrocarburi,
  denominato la Masseria Frisella, è apparso, in data 15 giugno 2012,
  su alcuni quotidiani e che i numerosi comuni delle tre province nei
  quali   ricade  l'estesissima  area  inclusa  nelle   attività   di
  perforazione   hanno  attivato  le  procedure  di  opposizione   al
  provvedimento di via libera, fondando la loro contrarietà su alcuni
  fattori  quali:  l'alto  rischio sismico,  la  presenza  di  bacino
  idrografico  del  fiume  Belice,  le  aree  di  eccellenza  per  la
  produzione  agricola  e  zootecnica e le zone  soggette  a  vincolo
  paesaggistico e culturale;

   CONSIDERATO che:

   l'attività di ricerca autorizzata consisterebbe nella perforazione
  del   sottosuolo   sino  a  3.500  metri  di  profondità   per   la
  realizzazione,  in  42 mesi, di un pozzo esplorativo,  evidenziando
  un'azione  di  aggressione violenta del territorio, contestata  dai
  sindaci   e   dai   cittadini,  aggregati  anche  in   comitati   e
  associazioni,   che   hanno   più   volte   manifestato   le   loro
  preoccupazioni sulla scorta delle relazioni autorevoli  di  geologi
  sulla  pericolosità  di  aggredire  con  le  trivelle  il  delicato
  equilibrio di un territorio morfologicamente fragile;

   la  tempistica dell'autorizzazione all'attività esplorativa lascia
  più  di  un  dubbio sulla volontà dell'URIG di voler  rispettare  i
  tempi  dovuti alle amministrazioni comunali contrarie alle trivelle
  per  l'estensione e il deposito delle controdeduzioni  connesse  ai
  rischi  per la salute dei cittadini, confermando invece,  appena  5
  giorni  dopo  l'incontro tra i delegati del comitato  'no  trivelle
  nella   valle   del   Belice'   -  oppositori   dei   provvedimenti
  autorizzativi - il via libera alle predette perforazioni;

   RILEVATO  che,  ad  oggi occorre procedere ad una  verifica  della
  documentazione  tecnica  prodotta da Enel Longanesi,  esaminata  in
  maniera  frammentaria ed incompleta dalle amministrazioni  comunali
  nelle quali ricadono le aree oggetto di trivellazione per l'assenza
  del   programma   preliminare   di   perforazione,   la   tipologia
  dell'impianto e dei dati economici relativi, dati questi ultimi non
  forniti dall'URIG in quanto, per la loro pubblicità, necessitano di
  consenso scritto da parte degli interessati;

   RITENUTO  di dover accogliere pienamente le istanze dei  territori
  che  esprimono  a  gran  voce  dubbi sui  benefici  che  potrebbero
  derivare  dalle  trivellazioni e le forti e costanti preoccupazioni
  sui   rischi  effettivi  e  immediati  invece  rappresentati  dalle
  attività di ricerca di idrocarburi,

                   impegna il Governo della Regione

   ad assumere iniziative finalizzate a revocare l'autorizzazione del
  provvedimento   autorizzativo  del  10  ottobre   2012   rilasciato
  dall'Ufficio regionale per gli idrocarburi e la geotermia;

   a  rendere  pubblici  ed immediatamente fruibili  i  dati  tecnici
  relativi  al  progetto  di perforazione e realizzazione  del  pozzo
  esplorativo  profondo, al fine di consentire  l'elaborazione  delle
  opportune  opposizioni da parte dei comuni i cui territori  restano
  compresi nella maxi-area identificata per le ricerche;

   a  porre  in  essere politiche vere di tutela e  salvaguardia  del
  territorio,  della  sua  economia e della popolazione  siciliana  a
  discapito di mere speculazioni a vantaggio del profitto di  privati
  che devastano i territori, lasciando a carico della Regione i costi
  altissimi dei disastri». (12)

                         CASCIO S.- CORDARO-  CLEMENTE- GIANNI-SUDANO

                        «L'Assemblea regionale siciliana

   RICHIAMATE  le leggi regionali 30 aprile 1991, n. 10 e  successive
  modificazioni,    recante   Disposizione   per    i    procedimenti
  amministrativi, il diritto di accesso ai documenti amministrativi e
  la  migliore funzionalità dell'attività amministrativa , e 5 aprile
  2011,   n.   5,   recante  Disposizioni  per  la  trasparenza,   la
  semplificazione, l'efficienza, l'informatizzazione  della  pubblica
  amministrazione   e   l'amministrazione  e   l'agevolazione   delle
  iniziative   economiche.  Disposizione  per   il   contrasto   alla
  corruzione  ed  alla  criminalità organizzata  di  stampo  mafioso.
  Disposizione   per   il   riordino  e  la   semplificazione   della
  legislazione regionale ;

   PREMESSO:

   che  la  società Enel Longanesi, il 24 Agosto 2011,  ha  inoltrato
  un'istanza per l'attività di ricerca di idrocarburi all'Assessorato
  Regionale   dell'Energia  e  degli  Uffici  di  Pubblica   Utilità,
  denominata Masseria Frisella (allegato 1);

   che  l'area, estesa 681,66 Kmq all'interno della Valle del Belice,
  interessa   i   comuni  di  Montevago,  Santa  Margherita   Belice,
  Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone,
  Monreale, Partinico, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello
  e San Giuseppe Jato, Alcamo, Gibellina, Poggioreale e Salaparuta;

   che   la   stessa  riveste  per  l'Isola  una  importante  valenza
  paesaggistica, in quanto parte del territorio rientra integralmente
  in zone di protezione europea (SIC e ZPS);

   che  il  territorio riveste particolare valenza sotto  il  profilo
  agricolo, zootecnico e culturale, accogliendo colture d'eccellenza,
  aziende  di  trasformazione, zone archeologiche e terme di  notorio
  pregio,  per  le  quali sono stati concessi ingenti investimenti  a
  livello nazionale ed europeo;

   che  nell'area  in  oggetto  insistono numerosi  impianti  per  la
  produzione  di  energia  elettrica da fonti rinnovabili  (Eolico  e
  fotovoltaico);

   che  in  data  15  giugno  2012 è avvenuta  la  pubblicazione  sui
  quotidiani (Sole 24 Ore e La Sicilia) dell'avviso per la ricerca di
  idrocarburi, denominato Masseria Frisella, in un area di 681,66 Kmq
  in piena Valle del Belice;

   che  numerosi  comuni della Valle del Belice hanno presentato  nei
  termini dovuti opposizione (allegati 2, 3, 4, 5);

   che  il  10 ottobre 2012 viene dato il parere favorevole da  parte
  dell'URIG (allegato 6).

   CONSIDERATO:

   che  lo sfruttamento industriale del territorio, ed in particolare
  l'estrazione   di   idrocarburi,  con  i   rischi   di   incidenti,
  sversamenti, inquinamenti delle falde acquifere e dell'aria è:
   1)  incompatibile  con lo sviluppo economico ed  ecostenibile  che
  l'area della Valle del Belice ha da anni intrapreso con successo;
   2)  in antitesi con i cospicui investimenti statali ed europei per
  lo sviluppo economico e sostenibile dell'area;
   3)   penalizzante  per  la  popolazione  che  ha  già  scelto   di
  contribuire allo sviluppo del paese con l'installazione nel proprio
  territorio  di impianti per la produzione di energia  elettrica  da
  fonti rinnovabili;

   che  nel procedimento in essere appaiono irregolarità di carattere
  amministrativo, tra le quali:

   1)  violazione della legge regionale n. 10 del 1991, alla luce del
  fatto  che  non  è  stato  indicato  7                  nell'avviso
  presentato   ai   Comuni  il   nominativo   del  responsabile   del
  procedimento (allegato 7);
   2)   omissione   da  parte  dell'Amministrazione  pubblica   della
  trasmissione  ai  comuni  degli atti  allegati  al  procedimento  e
  prodotti dalla società richiedente;
   3) violazione dell'art. 2, comma 3, della legge regionale n. 5 del
  2011  per  omissione della indicazione nell'atto e  nel  sito  web,
  dell'avviso dei tempi di conclusione del procedimento;

   che  il parere dell'Ufficio regionale di competenza (URIG) è stato
  esitato un anno dopo il rilascio della visura camerale (allegato 9)
  e  del  deposito  della dichiarazione di cui allegato  8  e  dunque
  inidoneo  a  fotografare la reale capacità  tecnica,  economica  ed
  organizzativa della società;

   che  la  relazione geologica e la relativa sintesi sono prive  dei
  timbri di appartenenza all'Ordine professionale (allegati 10, 11);

   che   il   Comune   di   Montevago   ha   presentato   opposizione
  (sottolineando  l'elevato  rischio sismico  dell'area  di  ricerca,
  allegato  12) e che la stessa non è stata trattata nella  relazione
  dell'URIG;
   che  sebbene  il Comitato No Trivelle nella Valle  del  Belice  ha
  richiesto  gli  atti  amministrativi,  l'URIG  ha  consegnato   una
  documentazione priva dei seguenti documenti:

   1. programma dei lavori;
   2.  documentazione relativa alla ubicazione dei pozzi e tecnologia
  utilizzata;
   3.  lettere  di  corrispondenza tra l'URIG  ed  il  Comune  di  S.
  Margherita;

   che  alla  richiesta, da parte del Comitato,  dei  dati  mancanti,
  l'Ufficio ha risposto: si precisa che quanto in possesso di  questo
  Ufficio   è  stato  già  fornito    al    richiedente  e  specifica
  che'relativamente  al programma lavori [...] i  dati  di  carattere
  tecnico   ed  economico  relativi  alla  prospezione,   ricerca   e
  coltivazione, forniti all'Amministrazione dai titolari dei permessi
  e  concessioni  [...]  non possono essere resi  pubblici  senza  il
  consenso scritto degli interessati' (allegato 13). Tale risposta al
  Comitato parrebbe non sufficiente poiché i documenti richiesti  non
  rientrano  tra  i dati sensibili da secretare, di cui  all'art.  45
  della  l.r.  n.  14 del 2000, che viene riportato come  motivazione
  dall'Ufficio,

                   impegna il Governo della Regione

   ad attivarsi:

   1)  per  la  revoca immediata delle autorizzazioni in ordine  agli
  iter amministrativi già conclusi;
   2)  per  il  fermo  immediato di tutte le  eventuali  attività  di
  ricerca e coltivazione già avviate;
   3)  per  la  sospensione immediata dei procedimenti  autorizzatori
  ancora in corso;
   4)  perché  vengano  poste  in  essere  economie  e  strategie  di
  valorizzazione  del territorio compatibili con le  peculiarità  del
  paesaggio». (14)

                   TRIZZINO  -  CANCELLERI-  CAPPELLO-  PALMERI
                MANGIACAVALLO-FERRERI  -  ZITO-   VENTURINO   -
                CIACCIO - ZAFARANATROISI - FOTI- CAPPELLO -  LA
                ROCCA- SIRAGUSA

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   la  Regione  siciliana  ha ottenuto nel corso  degli  ultimi  anni
  l'inserimento nella World Heritage List dell'Unesco di 5  siti  che
  rappresentano  l'eccellenza  di un patrimonio  culturale  unico  al
  mondo:  le  isole Eolie, la Villa Romana del Casale, la  Valle  dei
  Templi, il Val di Noto e Siracusa-Pantalica;

   tale prestigioso riconoscimento pone la Sicilia tra le regioni  al
  mondo  con  il più alto numero di siti    riconosciuti, conseguenza
  di  una stratificazione storica e culturale straordinaria e di  una
  volontà  politica di tutela e valorizzazione esaltata dalla  nostra
  competenza specifica ed esclusiva nelle politiche attive  dei  beni
  culturali e ambientali;

   dal  2003  l'Unesco  prescrive, come conditio  sine  qua  non  per
  l'inserimento o il mantenimento dei siti nella lista della  W.H.L.,
  l'esistenza e l'applicazione di un piano di gestione che deve avere
  come  elemento essenziale la coerenza del modello di  sviluppo  del
  territorio   in  questione  con  la  salvaguardia  del   patrimonio
  culturale,  appartenente,  nel caso dei  siti  Unesco,  all'umanità
  intera;

   in  questo quadro, l'Unesco ha richiesto la sospensione definitiva
  di qualsivoglia attività estrattiva dalle cave di pomice dell'isola
  di   Lipari,   pena   l'esclusione  delle  Eolie   dal   Patrimonio
  dell'Umanità;

   allo  stesso modo, risulta radicalmente incompatibile con il piano
  di  gestione  previsto e redatto per il sito della  'Val  di  Noto'
  qualsivoglia  attività che possa intaccarne il paesaggio  culturale
  unico,  tutelato  come risultato straordinario della  ricostruzione
  tardo-barocca  del  1693  che  non  sia  coerente,  e   soprattutto
  compatibile,  con  l'idea  di sviluppo  affermata  all'interno  del
  medesimo piano di gestione;

   RILEVATO  che  tra  il 19 ed il 22 marzo 2004 l'ex  Assessore  per
  l'Industria  firmava  4  decreti  che  conferirono  a  4  compagnie
  petrolifere  (Eni,  Sarcis,  Edison e Panther  Resources)  il  'via
  libera'  alla  ricerca  e all'estrazione di idrocarburi  gassosi  e
  liquidi  in tutta la Sicilia orientale e nelle Province di Catania,
  Siracusa, Ragusa ed Enna,

                  impegna il Presidente della Regione

   ad  attivarsi  per la revoca dei permessi legati alla prospezione,
  ricerca  e  coltivazione di idrocarburi nell'ambito del  territorio
  del  Val  di  Noto e, coerentemente, di prevederne il  divieto  sul
  territorio  di tutti i siti Unesco siciliani, al fine di  mantenere
  l'integrità,  di  salvaguardare  la  prestigiosa  iscrizione  nella
  W.H.L. e di indicare con fermezza la scelta chiara a favore  di  un
  modello  di  sviluppo  compatibile e soprattutto  coerente  con  le
  straordinarie potenzialità di un heritage irriproducibile di cui la
  storia ha dotato l'Isola». (21)

                     POGLIESE  - ANSELMO - ASSENZA -  CAPUTO  -
                   FALCONE - FONTANA - RAIA - VINCIULLO

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   le  competenze  relative alla ricerca, coltivazione ed  estrazione
  degli  idrocarburi sono esercitate direttamente  dalla  Regione  ed
  oggetto di apposita disciplina contenuta essenzialmente nella legge
  regionale 3 luglio 2000, n.14;

   per  l'esercizio  delle  dette competenze opera  apposito  ufficio
  regionale  (Servizio VIII, Ufficio Regionale per gli Idrocarburi  e
  l'Energia, indicato con l'acronimo URIG);

   le  attività  di  ricerca ed estrazione degli  idrocarburi  hanno,
  notoriamente,  un rilevante impatto sull'ambiente  con  alterazioni
  profonde   dell'assetto   idrogeologico,  paesaggistico   e   sugli
  ecosistemi  locali  che andrebbero accuratamente ed  obiettivamente
  valutate  assicurando adeguata trasparenza    e    pubblicità  alle
  procedure autorizzative, a maggior ragione rispetto a quelle aree e
  comprensori  ad alto pregio ambientale e dove le attività  agricole
  costituiscono  l'ossatura  portante del locale  sistema  economico-
  occupazionale;

   la  società  Enel Longanesi Developments S.r.l., con  istanza  del
  17/08/2011  ha richiesto il rilascio di un permesso di ricerca  per
  idrocarburi  liquidi  e gassosi per un vasto territorio,  ricadente
  tra   le  province  di  Agrigento  (comuni  di  Montevago  e  Santa
  Margherita Belice), di Palermo (comuni di Bisacquino, Campofiorito,
  Camporeale,  Contessa  Entellina,  Corleone,  Monreale,  Partinico,
  Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello e San Giuseppe Jato)
  e   di   Trapani  (comuni  di  Alcamo,  Gibellina,  Poggioreale   e
  Salaparuta);

   l'area interessata ha una dimensione di ben 68.166 ha (cioè  oltre
  681  km  quadrati)  ed  è  già in passato stata  oggetto  di  studi
  geominerari,   peraltro   rivelatisi,   nei   fatti,   inutili   ed
  infruttuosi;

   di   tale  istanza  s'è  avuto  ulteriore  riscontro  tramite   la
  pubblicazione del previsto avviso pubblico su alcuni quotidiani;

   immediatamente,  sia  pure  nell'ambito dei  ristrettissimi  tempi
  disponibili,   diversi  enti  locali  interessati  hanno   prodotto
  opposizioni  argomentate al rilascio della concessione, richiamando
  i superiori interessi di tutela dell'ambiente e della salute, delle
  attività  economiche  esistenti  ed  a  garanzia  del  ruolo  delle
  comunità locali nelle scelte relative allo sviluppo del territorio;

   il  10  ottobre 2012, con una celerità relativamente  sorprendente
  considerata l'usuale ben nota inerzia della burocrazia,  l'URIG  ha
  rilasciato il proprio parere positivo all'accoglimento dell'istanza
  dell'Enel Longanesi, liquidando le opposizioni formulate dagli enti
  locali   che   sono  state  demandate  al  Dipartimento   regionale
  dell'ambiente;

   la  tempistica appare tanto più 'anomala' in considerazione che il
  via  libera  dell'URIG  è arrivato appena  pochi  giorni  dopo  gli
  incontri promossi dal Comitato 'no trivelle' e senza assicurare  ai
  comuni  interessati il tempo dovuto per l'estensione ed il deposito
  delle controdeduzioni;

   CONSIDERATO che:

   la notizia dell'approssimarsi di una pesante operazione di ricerca
  di  idrocarburi  ha  determinato un  forte  allarme  sociale  nelle
  comunità  interessate,  che ha portato  alla  nascita  di  comitati
  spontanei e trasversali contro le trivellazioni;

   le  criticità giustamente riscontrate dai comitati dei  cittadini,
  dalle  associazioni del territorio e dagli enti locali  interessati
  appaiono  tutt'altro che infondate e peregrine:  l'intera  area  è,
  notoriamente, a forte rischio sismico (proprio quest'anno ricade il
  45   anniversario del terremoto del 1968 che ha visto centinaia  di
  vittime  e  la  distruzione  d'interi  centri  abitati)  e  con  un
  delicatissimo equilibrio idrogeologico (l'area è ricca di  sorgenti
  ed  acquiferi  che  servono per finalità idropotabili  ed  irrigue,
  assicurando  un  accesso  non diversamente  fungibile  alla  vitale
  risorsa idrica anche ad altri territori);

   le  tecniche  esplorative in generale - e  quella  prevista  nella
  concessione in oggetto in particolare
   -  prevedono  il  ricorso  a prospezioni  sismiche  oltreché  alla
  realizzazione   di   pozzi  esplorativi  (esplicitamente   entrambi
  richiamati nella nota prot. n. 060876 del 10/10/2012 con cui l'URIG
  esprime parere positivo);

   le  preoccupazioni relative alle problematiche ambientali  trovano
  ulteriore  riscontro  in ragione delle peculiarità  economiche  del
  territorio,  da sempre vocato alle attività agricole di  eccellenza
  ed al turismo, attività entrambe che subirebbero un grave colpo dal
  degrado  degli equilibri ambientali che potrebbe verificarsi,  come
  effettivamente accaduto in altri luoghi;

   la  richiamata  l.r. n. 14 del 2000 ed il D.A.  4  novembre  2011,
  n.640,  che  modifica  il 'Disciplinare tipo'  per  i  permessi  di
  ricerca, fanno esenti dalle aliquote da corrispondere alla  Regione
  le eventuali produzioni di idrocarburi ottenute in fase di permesso
  di  ricerca,  e  che  perciò  non  sussiste  neppure  un  interesse
  finanziario immediato né per la Regione né, tantomeno, per gli enti
  locali;

   la  citata normativa, peraltro, è oggetto di diffuse e qualificate
  valutazioni  critiche sui suoi contenuti e sulle modalità  previste
  per  le  autorizzazioni  e  le concessioni,  che  non  garantiscono
  l'adeguata  partecipazione  delle  comunità  locali  [come  sarebbe
  richiesto  nel  quadro  del nuovo assetto di relazioni  fra  poteri
  sancito  dalla riforma del Titolo V della Costituzione  intervenuta
  nel 2001];

   RILEVATO ancora che:

   la  delicatezza ed il pregio ambientale del territorio interessato
  sono  confermate  dalla recente istituzione  del  Parco  dei  Monti
  Sicani,  che vede coinvolti diversi dei comuni interessati,  ed  il
  cui  territorio è perlomeno 'lambito' dall'area delle perforazioni,
  il   che  pone  dubbi,  peraltro  sulla  stessa  legittimità  della
  procedura seguita e comunque sulla sua opportunità;

   emergono   serie   criticità  anche  riguardo  al   merito   della
  concessione  stessa, stante che, come detto,  l'area  è  già  stata
  oggetto  di studi geominerari che non hanno peraltro portato  alcun
  risultato  utile,  e che lo stesso URIG, nel suo rapporto  tecnico,
  quasi   a  giustificare  un'evidenza,  definisce  gli  investimenti
  previsti non paragonabili a quelli effettuati nei precedenti titoli
  minerari;

   in   definitiva  l'intera  vicenda  rischia  di  risolversi  nella
  posizione  di  una  pesante  ipoteca sul  territorio,  senza  alcun
  beneficio  per le comunità locali ed a solo eventuale vantaggio  di
  forti interessi economici costituiti;

   ad aggravare, se possibile, il tutto, l'URIG ha negato al comitato
  'No  trivellazioni nella Valle del Belice' l'accesso agli atti  del
  procedimento,  adducendo  improbabili  ragioni  di  riservatezza  e
  rendendo  perciò impossibile allo stesso Comitato, quale  portatore
  d'interessi  diffusi e legittimi della comunità  locale,  l'opporsi
  validamente,    anche    sul    piano    tecnico,    al    rilascio
  dell'autorizzazione;

   lo  stesso  sito  internet dell'URIG risulta inspiegabilmente  non
  aggiornato  e la pubblicazione relativa ai titoli minerari  risulta
  aggiornata al 30/06/2009, con un ritardo di ormai tre anni e mezzo,
  che  impedisce ai cittadini di acquisire informazioni utili  e  non
  assicura la dovuta trasparenza prescritta dalla normativa statale e
  regionale;

   RITENUTO che:

   le  motivazioni  portate dal comitato 'no trivellazioni'  e  dagli
  enti  locali  appaiono  quanto  mai apprezzabili  e  verosimilmente
  fondate;

   in   ogni   caso   appare  quanto  mai  opportuno  sospendere   il
  procedimento   e  procedere  ad  un'adeguata       riconsiderazione
  dell'istanza  assicurando  una piena  e  completa  trasparenza  del
  procedimento e l'effettiva e piena partecipazione degli enti locali
  e  dei  cittadini  alla determinazione di scelte  e  decisioni  che
  investono direttamente la vita delle comunità;

   appare  ugualmente opportuno, in genere, procedere in tempi  brevi
  alla  rivisitazione della disciplina relativa alle concessioni  per
  la   ricerca  e  l'estrazione  di  idrocarburi,  ormai  datata   ed
  inadeguata  ed  intervenire  per assicurare  reale  trasparenza  ai
  procedimenti di competenza dell'URIG,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  adottare  gli  atti  di  competenza  affinché  venga  revocata
  l'autorizzazione di ricerca di cui in oggetto;

   in  subordine a sospendere immediatamente l'efficacia della stessa
  autorizzazione  e  a  procedere  ad una  nuova  valutazione  previo
  confronto  con  gli enti locali ed il comitato 'no  trivellazioni',
  quali portatori d'interessi legittimi del territorio, a quali  deve
  comunque essere offerta l'effettiva possibilità di rappresentare  e
  fare valere le ragioni della tutela dell'ambiente e della salute;
   a  rendere  in ogni caso pienamente pubblici ed accessibili  tutti
  gli  atti  del procedimento, ivi compresi gli allegati  ed  i  dati
  tecnici,  al fine di consentire ai Comuni di formulare e presentare
  le eventuali opposizioni e controdeduzioni;

   a  procedere  ad  una complessiva rivisitazione  della  disciplina
  relativa  alle concessioni minerarie che tenga in debito  conto  le
  esigenze  di  tutela dell'ambiente e della salute, le  attribuzioni
  costituzionalmente riconosciute agli enti locali,  predisponendo  e
  presentando, entro il termine tassativo di 60 giorni, un disegno di
  legge organico di riforma;

   nelle  more della formalizzazione ed approvazione di detto disegno
  di  legge,  a  sospendere  il rilascio di  nuove  autorizzazioni  e
  l'efficacia  di  quelle  rilasciate  e  non  ancora  effettivamente
  operative;

   a   porre  in  essere  complessivamente  politiche  ispirate  alla
  salvaguardia del territorio, della salute e delle economie  locali,
  impedendo  che  gli  interessi  costituiti  di  alcuni  privati  si
  risolvano  in mere speculazioni a danno dell'Isola, ed  assicurando
  che, di converso, le eventuali attività opportunamente regolate  ed
  autorizzate  determinino  un  reale  e  strutturale  vantaggio  per
  l'economia della Sicilia». (26)

                     LA ROCCA RUVOLO - TURANO - SAMMARTINO-
                                               MICCICHE'-  NICOTRA  -
  LEANZA - FIRETTO

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   le  competenze  relative alla ricerca, coltivazione ed  estrazione
  degli  idrocarburi sono esercitate direttamente  dalla  Regione  ed
  oggetto di apposita disciplina contenuta essenzialmente nella legge
  regionale 3 luglio 2000, n.14;

   per  l'esercizio  delle  dette competenze opera  apposito  ufficio
  regionale  (Servizio VIII, Ufficio Regionale per gli Idrocarburi  e
  l'Energia, indicato con l'acronimo URIG);

   le  attività  di  ricerca ed estrazione degli  idrocarburi  hanno,
  notoriamente,  un rilevante impatto sull'ambiente  con  alterazioni
  profonde   dell'assetto   idrogeologico,  paesaggistico   e   sugli
  ecosistemi  locali  che andrebbero accuratamente ed  obiettivamente
  valutate  assicurando  adeguata trasparenza  e     pubblicità  alle
  procedure autorizzative, a maggior ragione rispetto a quelle aree e
  comprensori  ad alto pregio ambientale e dove le attività  agricole
  costituiscono  l'ossatura  portante del locale  sistema  economico-
  occupazionale;

   RICORDATO che:

   la  società  Enel Longanesi Developments S.r.l., con  istanza  del
  17/08/2011  ha richiesto il rilascio di un permesso di ricerca  per
  idrocarburi  liquidi  e gassosi per un vasto territorio,  ricadente
  tra   le  province  di  Agrigento  (comuni  di  Montevago  e  Santa
  Margherita Belice), di Palermo (comuni di Bisacquino, Campofiorito,
  Camporeale,  Contessa  Entellina,  Corleone,  Monreale,  Partinico,
  Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello e San Giuseppe Jato)
  e   di   Trapani  (comuni  di  Alcamo,  Gibellina,  Poggioreale   e
  Salaparuta);

   l'area interessata ha una dimensione di ben 68.166 ha (cioè  oltre
  681  km  quadrati)  ed  è  già in passato stata  oggetto  di  studi
  geominerari,   peraltro   rivelatisi,   nei   fatti,   inutili   ed
  infruttuosi;

   sia pure nell'ambito dei ristrettissimi tempi disponibili, diversi
  enti  locali interessati hanno prodotto opposizioni argomentate  al
  rilascio  della concessione, richiamando i superiori  interessi  di
  tutela  dell'ambiente  e  della salute, delle  attività  economiche
  esistenti  ed  a  garanzia del ruolo delle  comunità  locali  nelle
  scelte relative allo sviluppo del territorio;

   il  10  ottobre 2012, con una celerità relativamente  sorprendente
  rispetto  all'usuale inerzia della burocrazia, l'URIG ha rilasciato
  il  proprio parere positivo all'accoglimento dell'istanza dell'Enel
  Longanesi,  liquidando le opposizioni formulate dagli  enti  locali
  che sono state demandate al Dipartimento regionale dell'ambiente;

   la  tempistica appare tanto più anomala in considerazione  che  il
  via  libera  dell'URIG  è arrivato appena  pochi  giorni  dopo  gli
  incontri  promossi dal Comitato No trivelle e senza  assicurare  ai
  comuni  interessati il tempo dovuto per l'estensione ed il deposito
  delle controdeduzioni;

   CONSIDERATO che:

   la notizia dell'approssimarsi di una pesante operazione di ricerca
  di  idrocarburi  ha  determinato un  forte  allarme  sociale  nelle
  comunità  interessate,  che ha portato  alla  nascita  di  comitati
  spontanei e trasversali contro le trivellazioni;

   le  criticità giustamente riscontrate dai comitati dei  cittadini,
  dalle  associazioni del territorio e dagli enti locali  interessati
  appaiono  tutt'altro che infondate e peregrine:  l'intera  area  è,
  notoriamente, a forte rischio sismico (proprio quest'anno ricade il
  45   anniversario del terremoto del 1968 che ha visto centinaia  di
  vittime  e  la  distruzione  d'interi  centri  abitati)  e  con  un
  delicatissimo equilibrio idrogeologico (l'area è ricca di  sorgenti
  ed  acquiferi  che  servono per finalità idropotabili  ed  irrigue,
  assicurando  un  accesso  non diversamente  fungibile  alla  vitale
  risorsa idrica anche ad altri territori);

   le  tecniche  esplorative in generale - e  quella  prevista  nella
  concessione  in  oggetto in particolare - prevedono  il  ricorso  a
  prospezioni   sismiche   oltreché  alla  realizzazione   di   pozzi
  esplorativi (esplicitamente entrambi richiamati nella nota prot. n.
  060876 del 10/10/2012 con cui l'URIG esprime parere positivo);

   le  preoccupazioni relative alle problematiche ambientali  trovano
  ulteriore  riscontro  in ragione delle peculiarità  economiche  del
  territorio,  da sempre vocato alle attività agricole di  eccellenza
  ed al turismo, attività entrambe che subirebbero un grave colpo dal
  degrado  degli equilibri ambientali che potrebbe verificarsi,  come
  effettivamente accaduto in altri luoghi;

   la  richiamata  l.r. n. 14 del 2000 ed il D.A.  4  novembre  2011,
  n.640,  che  modifica  il 'Disciplinare tipo'  per  i  permessi  di
  ricerca, fanno esenti dalle aliquote da corrispondere alla  Regione
  le eventuali produzioni di idrocarburi ottenute in fase di permesso
  di  ricerca,  e  che  perciò  non  sussiste  neppure  un  interesse
  finanziario immediato né per la Regione né, tantomeno, per gli enti
  locali;

   la  citata  normativa e le modalità previste per autorizzazioni  e
  concessioni   non  garantiscono  l'adeguata  partecipazione   delle
  comunità  locali  (come  sarebbe richiesto  nel  quadro  del  nuovo
  assetto di relazioni fra poteri sancito dalla riforma del Titolo  V
  della Costituzione intervenuta nel 2001);

   RILEVATO ancora che:

   la  delicatezza ed il pregio ambientale del territorio interessato
  sono  confermate  dalla recente istituzione  del  Parco  dei  Monti
  Sicani,  che vede coinvolti diversi dei comuni interessati,  ed  il
  cui  territorio è perlomeno 'lambito' dall'area delle perforazioni,
  il   che  pone  dubbi,  peraltro  sulla  stessa  legittimità  della
  procedura seguita e comunque sulla sua opportunità;

   emergono   serie   criticità  anche  riguardo  al   merito   della
  concessione  stessa, stante che, come detto,  l'area  è  già  stata
  oggetto  di studi geominerari che non hanno peraltro portato  alcun
  risultato  utile,  e che lo stesso URIG, nel suo rapporto  tecnico,
  quasi   a  giustificare  un'evidenza,  definisce  gli  investimenti
  previsti non paragonabili a quelli effettuati nei precedenti titoli
  minerari;

   in   definitiva  l'intera  vicenda  rischia  di  risolversi  nella
  posizione  di  una  pesante  ipoteca sul  territorio,  senza  alcun
  beneficio  per le comunità locali ed a solo eventuale vantaggio  di
  forti interessi economici costituiti;

   ad aggravare, se possibile, il tutto, l'URIG ha negato al comitato
  No  trivellazioni nella Valle del Belice l'accesso  agli  atti  del
  procedimento,  adducendo  improbabili  ragioni  di  riservatezza  e
  rendendo  perciò impossibile allo stesso Comitato, quale  portatore
  d'interessi  diffusi e legittimi della comunità  locale,  l'opporsi
  validamente,    anche    sul    piano    tecnico,    al    rilascio
  dell'autorizzazione;

   lo  stesso  sito  internet dell'URIG risulta inspiegabilmente  non
  aggiornato  e la pubblicazione relativa ai titoli minerari  risulta
  aggiornata al 30/06/2009, con un ritardo di ormai tre anni e mezzo,
  che  impedisce ai cittadini di acquisire informazioni utili  e  non
  assicura la dovuta trasparenza prescritta dalla normativa statale e
  regionale;

   RITENUTO che:

   le  motivazioni portate dal comitato No trivellazioni e dagli enti
  locali appaiono quanto mai apprezzabili e verosimilmente fondate;

   in   ogni   caso   appare  quanto  mai  opportuno  sospendere   il
  procedimento   e  procedere  ad  un'adeguata       riconsiderazione
  dell'istanza  assicurando  una piena  e  completa  trasparenza  del
  procedimento e l'effettiva e piena partecipazione degli enti locali
  e  dei  cittadini  alla determinazione di scelte  e  decisioni  che
  investono direttamente la vita delle comunità;

   appare ormai opportuno procedere in tempi brevi alla rivisitazione
  della  disciplina  relativa  alle  concessioni  per  la  ricerca  e
  l'estrazione   di  idrocarburi,  ormai  datata  ed  inadeguata   ed
  intervenire  per  assicurare reale trasparenza ai  procedimenti  di
  competenza dell'URIG,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  adottare  gli  atti  di  competenza  affinché  venga  revocata
  l'autorizzazione di ricerca di cui in oggetto;

   in subordine, a sospendere immediatamente l'efficacia della stessa
  autorizzazione  e  a  procedere  ad una  nuova  valutazione  previo
  confronto  con  gli enti locali ed il comitato 'no  trivellazioni',
  quali portatori d'interessi legittimi del territorio, a quali  deve
  comunque essere offerta l'effettiva possibilità di rappresentare  e
  fare valere le ragioni della tutela dell'ambiente e della salute;

   a  rendere  in ogni caso pienamente pubblici ed accessibili  tutti
  gli  atti  del procedimento, ivi compresi gli allegati  ed  i  dati
  tecnici,  al fine di consentire ai Comuni di formulare e presentare
  le eventuali opposizioni e controdeduzioni;
   a  procedere  ad  una complessiva rivisitazione  della  disciplina
  relativa  alle concessioni minerarie che tenga in debito  conto  le
  esigenze  di  tutela dell'ambiente e della salute, le  attribuzioni
  costituzionalmente riconosciute agli enti locali,  predisponendo  e
  presentando, entro il termine tassativo di 60 giorni, un disegno di
  legge organico di riforma;

   nelle  more della formalizzazione ed approvazione di detto disegno
  di  legge,  a  sospendere  il rilascio di  nuove  autorizzazioni  e
  l'efficacia  di  quelle  rilasciate  e  non  ancora  effettivamente
  operative;

   a   porre  in  essere  complessivamente  politiche  ispirate  alla
  salvaguardia del territorio, della salute e delle economie  locali,
  impedendo  che  gli  interessi  costituiti  di  alcuni  privati  si
  risolvano  in mere speculazioni a danno dell'Isola, ed  assicurando
  che, di converso, le eventuali attività opportunamente regolate  ed
  autorizzate  determinino  un  reale  e  strutturale  vantaggio  per
  l'economia della Sicilia». (34)

                            PANEPINTO - GUCCIARDI  - MILAZZO - MAGGIO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per  l'energia  e  i
  servizi di pubblica utilità, premesso che:

   l'11 ottobre 2012, l'URIG (Ufficio regionale per gli idrocarburi e
  la  geotermia) ha dato parere favorevole all'istanza di permesso di
  ricerca  di  idrocarburi  liquidi e  gassosi  denominato  'Masseria
  Frisella'  presentato  dalla  società ENEL  Longanesi  Developments
  s.r.l.  e  relativo  ad  un'area  estesa  681,66  kmq  ubicata  nel
  territorio delle province di Palermo, Agrigento e Trapani;

   i  comuni  interessati sono 17 e tutti ricadenti nella  Valle  del
  Belice:    Montevago,   Santa   Margherita   Belice,   (Agrigento),
  Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone,
  Monreale, Partinico, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello
  e  San  Giuseppe Jato (Palermo), Alcamo, Gibellina,  Poggioreale  e
  Salaparuta (Trapani);

   il  permesso di ricerca incide su un territorio estremamente ricco
  di  risorse  naturalistiche  (il  perimetro  dell'area  interessata
  sfiora di appena un chilometro l'abitato di Ficuzza, piccolo  borgo
  al  centro  della omonima riserva naturale estesa 8.000 ettari)  ed
  agricole:  si  tratta  infatti di un'area  a  preminente  vocazione
  agricola   con   produzioni  di  eccellenza,   quali   l'olio   DOP
  extravergine di oliva Nocellara del Belice;

   considerato che:

   la Valle del Belice è area ad elevato rischio sismico, già colpita
  nel  1968 da un devastante terremoto che ne ha stravolto il tessuto
  produttivo  e  sociale: ancora oggi, dopo  45  anni,  le  opere  di
  ricostruzione non sono state completate;

   i  lavori  di perforazione del pozzo esplorativo (della profondità
  variabile fra i 2.000 e i 3.500 metri) sono potenzialmente in grado
  di  incidere pesantemente sull'equilibrio geologico del territorio,
  poiché   il   progressivo  abbassamento  del  terreno   determinato
  dall'emungimento di liquidi e gas dal sottosuolo, in zone  ad  alto
  rischio,  può  causare  il  collasso delle  falde  accompagnato  da
  fenomeni sismici;

   rilevato che:

   l'URIG  ha  trasmesso  ai  Comuni  l'avviso  dell'istanza  per  la
  pubblicazione nell'Albo pretorio comunale ai fini della  decorrenza
  dei termini per eventuali opposizioni;

   alcuni  Comuni, ma anche la Provincia di Trapani, hanno presentato
  opposizione sottolineando l'elevato rischio sismico dell'area;

   ben  poco è dato conoscere circa i dettagli tecnici della ricerca:
  al  comitato  spontaneo 'No trivelle nella Valle del  Belice',  che
  aveva fatto richiesta di accesso agli atti, è stato risposto che, a
  norma  dell'articolo  45  della l.r.  14/2000,  senza  il  consenso
  scritto   dell'impresa,   i   dati   (programma   preliminare    di
  perforazione, tipologia dell'impianto e dati economici) non possono
  essere resi pubblici;

   il  parere positivo dell'URIG all'istanza della ditta è stato reso
  subito dopo che il comitato aveva inoltrato la richiesta di accesso
  agli atti;

   constatato   che   le   comunità   residenti   nell'area   oggetto
  dell'istanza  per  il  permesso  di  ricerca  sono  sostanzialmente
  all'oscuro  circa il futuro del loro stesso territorio,  poiché  la
  normativa  vigente  tutela,  allo  stato,  il  diritto  al  segreto
  industriale  piuttosto che il diritto della popolazione  ad  essere
  informata;

   per conoscere:

   se  non  intendano,  alla  luce di quanto  espresso  in  premessa,
  sospendere il procedimento per il rilascio del permesso di  ricerca
  'Masseria   Frisella'  richiesto  dalla  società   ENEL   Longanesi
  Developments s.r.l., al fine di acquisire tutti i dati necessari  a
  fugare i timori circa il rischio sismico;

   se  non  ritengano inderogabile informare la popolazione residente
  nei  comuni interessati dal progetto di ricerca circa il  programma
  attività  produttive e quali siano i vantaggi  attesi  che  possano
  giustificare interventi tanto invasivi». (7)

                                       MILAZZO-GUCCIARDI- FERRANDELLI

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, premesso che:

   esiste,  ad  oggi,  un serio rischio per la Valle  del  Belice  in
  merito   alle  trivellazioni  che  coinvolge  anche  un  vastissimo
  territorio che ricade tra le province di Palermo, tra cui Monreale,
  Agrigento e Trapani;

   nessun  Comune interessato è stato interpellato al fine  di  poter
  stabilire e verificare la fattibilità di tale operazione;

   considerato che:

   da notizie rese dagli organi di stampa l'Ufficio regionale per gli
  idrocarburi  e la geotermia avrebbe dato il primo via  libera  alla
  ricerca;

   tale  permesso,  inquadrato  sotto il nome  di  Masseria  Frisella
  consentirebbe   all'ENEL  Longanesi  di   perforare,   in   un'area
  notoriamente  ad  alto  rischio  sismico  di  ben  680   chilometri
  quadrati,   che   comprende   parchi,  bacini   idrici,   strutture
  zootecniche  e zone strategicamente importanti dal punto  di  vista
  paesaggistico e culturale;

   l'area  a  rischio trivelle si estende tra le province di  Palermo
  (con  i  Comuni  di Bisacquino, Campofiorito, Camporeale,  Contessa
  Entellina,  Corleone,  Monreale, Partitico, Piana  degli  Albanesi,
  Roccamena,  San  Cipirello e San Giuseppe Jato), Agrigento  (con  i
  Comuni  di  Montevago, Santa Margherita Belice) e  Trapani  (con  i
  Comuni di Alcamo, Ghibellina, Poggioreale, e Salaparuta);

   atteso  che il vasto territorio potrebbe subire danni e  prima  di
  avviare le trivellazioni sarebbe opportuno conoscere i rischi e  le
  conseguenze di tale operazione;

   per sapere:

   se non ritengono urgente e necessario adoperarsi per sospendere le
  procedure amministrative relative al permesso;

   se  siano state verificate le procedure amministrative relative al
  permesso   che   hanno  consentito  il  rilascio   di   una   prima
  autorizzazione;

   se  siano  state  avviate le opportune indagini  per  conoscere  i
  rischi  e  le conseguenze di tali trivellazioni in tutto  il  vasto
  territorio». (133)

                             CAPUTO - POGLIESE - FALCONE -  VINCIULLO

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per le infrastrutture
  e  la mobilità, all'Assessore per l'energia e i servizi di pubblica
  utilità  e  all'Assessore per il territorio e l'ambiente,  premesso
  che:

   gli  Uffici regionali di competenza hanno rilasciato il nulla osta
  per avviare ricerche petrolifere nella Valle del Belice su apposita
  istanza   avanzata  di  ricerca  da  ENEL  Longanesi  nel  predetto
  territorio;

   in   particolare  l'istanza  rivolta  alla  Regione   prevede   la
  perforazione  di  un pozzo esplorativo profondo dai  2000  ai  3500
  metri;

   la   zona   interessata  ricopre  quasi  700  chilometri  quadrati
  ricadenti  nel  territorio delle province di  Palermo  (Bisacquino,
  Campofiorito,  Camporeale, Contessa Entellina, Corleone,  Monreale,
  Partinico,  Piana degli Albanesi, Roccamena, San  Cipirello  e  San
  Giuseppe  Iato), di Trapani (Poggioreale e Salaparuta) e  Agrigento
  (Montevago e Santa Margherita Belice);

   considerato che:

   la Valle del Belìce è tristemente nota per l'evento sismico che ha
  distrutto intere comunità e che pertanto, sotto l'aspetto geologico
  e  ambientale, l'autorizzazione alle trivellazioni può  determinare
  il pericolo di un grave impatto all'assetto del territorio;

   alcune  delle  Amministrazioni  comunali,  i  cui  territori  sono
  interessati dalle attività di ricerca, non sono state interpellate,
  mentre altre hanno contestato le attività di trivellazione;

   la  documentazione relativa all'attività di ricerca  non  è  stata
  visionata dalle Amministrazioni comunali;

   ritenuto che:

   trattasi   di   un'attività   che  mette   a   rischio   l'assetto
  idrogeologico della Sicilia;
   non  vi  sono  ricadute vantaggiose per la Sicilia in  termini  di
  sviluppo economico e produttivo né di occasioni di lavoro;

   occorre  verificare  i  rischi effettivi sul territorio  derivanti
  dallo  svolgimento delle attività autorizzate, atteso che la  Valle
  del  Belìce presenta un alto rischio sismico, la presenza di bacino
  idrografico del fiume Belice, nonché le aree di maggiore  interesse
  per la produzione agricola e zootecnica;

   per sapere:

   se  non ritengano opportuno adottare provvedimenti per la verifica
  delle  conseguenze delle trivellazioni per l'assetto  idrogeologico
  del territorio del Belìce;

   se   intendano   procedere  alla  sospensione   e/o   revoca   del
  provvedimento  autorizzativo rilasciato dalla Regione  in  data  10
  ottobre 2012;

   quali  provvedimenti intendano adottare a tutela e a  salvaguardia
  del   territorio   siciliano,  della   salute   dei   cittadini   e
  dell'economia,  disponendo  agli  uffici  di  rendere  pubblica  la
  documentazione relativa al progetto di perforazione e realizzazione
  del  pozzo  esplorativo al fine di consentire alle  Amministrazioni
  comunali  interessate di esaminare la documentazione per consentire
  eventuali opposizioni». (151)
                                                               CAPUTO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'energia e per i
  servizi di pubblica utilità, premesso che:

   l'Enel  Longanesi Developments s.r.l. (società posseduta  da  Enel
  Trade  s.p.a.)  ha  avanzato  richiesta  per  l'ottenimento  di  un
  permesso  di  ricerca,  denominato Masseria Frisella,  su  un'area,
  confinante  peraltro con un'altra denominata Vita, per la  quale  è
  stata  già  concessa  l'autorizzazione, interessante  i  Comuni  di
  Montevago,  Santa Margherita Belice in Provincia di  Agrigento;  di
  Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone,
  Monreale, Partinico, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello
  e  San Giuseppe Jato in Provincia di Palermo; di Alcamo, Gibellina,
  Poggioreale  e  Salaparuta in Provincia di Trapani,  cui  l'Urig  -
  Ufficio    Regionale   per   gli   Idrocarburi   e   la   Geotermia
  dell'Assessorato regionale Energia e servizi di pubblica utilità ha
  già  dato  parere  positivo per il rilascio  del  citato  permesso,
  nell'agosto del 2011;

   atteso che:

   l'  ipotesi che la Valle del Belice possa essere individuata  come
  zona  per la ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi
  preoccupa   concretamente,  perchè  così   si   stravolgerebbe   un
  territorio  vocato  ad  altre tipicità quali agricoltura,  turismo,
  cultura;

   la  colonizzazione dei nostri territori non può avvenire senza  il
  coinvolgimento degli enti locali e dei cittadini;

   questi interventi non collimano con lo sviluppo a cui la Valle del
  Belice deve guardare;

   lo  sfruttamento  industriale del territorio,  ed  in  particolare
  l'estrazione  di  idrocarburi  comporta  rischi  di  incidenti   di
  sversamenti  e  inquinamento delle falde acquifere  che  alimentano
  importanti  sistemi acquedottistici di questa parte di  territorio,
  ed  è  incompatibile  con lo sviluppo economico  ed  ecosostenibile
  dell'area  della  Valle del Belice che ha  più  di  un  motivo  per
  opporsi  all'istanza  di ricerca, essendo il territorio  a  rischio
  trivelle  ricco  di risorse naturalistiche ed agricole,  che  vanno
  dalla  Riserva naturale integrale Grotta di Entella nel  comune  di
  Contessa  Entellina, alla Riserva naturale Foce del fiume Belice  e
  dune limitrofe, alle sorgenti termali Acqua Pia di Montevago e poco
  più  a  sud  del comprensorio termale di Sciacca, fino ad  arrivare
  alla   valorizzazione  delle  produzioni  agroalimentari   e   alle
  coltivazioni  degli  olivi della zona DOP Valle  del  Belice  e  di
  quella  DOP  Extravergine  d'Oliva Nocellara  del  Belice  ed  alla
  rigogliosa viticoltura;

   per sapere quale utili iniziative intendano adottare per la revoca
  delle  autorizzazioni  e/o pareri rilasciati  ovvero  in  corso  di
  rilascio». (179)

                                                               TURANO

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per il  territorio  e
  l'ambiente e all'Assessore per la salute, premesso che, secondo  il
  Settore   Geologia   della  Provincia  di  Ragusa,   le   paventate
  trivellazioni  a  qualche  centinaio di  metri  dal  fiume  Irminio
  comporterebbero  un serissimo impatto per quanto  riguarda  sia  la
  sfera idrogeologica che quella idrologica;

   considerato  che esiste il gravissimo rischio di perdere,  tra  le
  altre,  la sorgente Mussillo, che è la più importante, nella  zona,
  in  termini  di  portata  (circa 500  lt.  al  secondo),  la  quale
  garantisce  l'irrigazione  di oltre  3000  ettari  di  terreni  nel
  territorio di Scicli;

   accertato  che  il  Settore  Geologia della  Provincia  di  Ragusa
  avrebbe   posto  numerose  osservazioni  allo  studio  di   impatto
  ambientale presentato dalla 'Irminio srl', società che ha richiesto
  di  fare  le trivellazioni. In particolare si rileva la carenza  di
  dati  forniti,  la  ristrettezza dell'area  in  questione,  modelli
  matematici  che  mal  si adattano alle caratteristiche  della  zona
  interessata, utilizzo di traccianti inadatti per valutare eventuali
  inquinamenti, inadatta tecnica di perforazione;

   posto  che  in  effetti  la relazione del Settore  Geologia  della
  Provincia  di  Ragusa  è  arrivata negli  uffici  competenti  della
  Regione  siciliana in ritardo e quindi senza che nessuno ne tenesse
  conto,  anche  se  la  Regione, pur sapendo  dell'imminente  arrivo
  dell'importante e interessante relazione, ha chiuso  l'istruttoria,
  con una celerità che alimenta legittimi sospetti;

   considerato  che  altri  studi dimostrano l'altissimo  rischio  di
  inquinamento  caratterizzato, per altro, da  picchi  molto  marcati
  delle falde acquifere;

   per  sapere  se,  alla  luce di quanto  sopra,  non  si  intendano
  prendere tutte le iniziative atte a salvaguardare l'ambiente, nella
  Valle  dell'Irminio,  anche ricorrendo  -  se  è  il  caso  -  alla
  sospensione  delle  concessioni, in  modo  da  consentire  una  più
  approfondita   valutazione   degli   impatti   che   le    suddette
  trivellazioni comporterebbero». (241)

                        MUSUMECI-FORMICA-CURRENTI-IOPPOLO- RUGGIRELLO

   Si  procede  con  la  mozione numero 12,  ha  facoltà  di  parlare
  l'onorevole Salvatore Cascio per illustrarla.

   CASCIO  Salvatore. Signor Presidente, onorevole  Presidente  della
  Regione, Governo, onorevoli colleghi, mi congratulo per il discorso
  introduttivo del Presidente Ardizzone, che ho trovato importante  e
  che condivido in pieno. Questo discorso, di fatto, richiamava tutti
  noi, in un momento così tragico per l'economia del nostro Paese,  a
  degli  atti  di  sobrietà, alla moderazione, a  dare  l'esempio,  a
  lavorare per la Sicilia e i siciliani.
   La  ratio  di  questa  mozione  è la  seguente:  lavorare  per  il
  territorio,  lavorare  per  la Sicilia e  i  siciliani,  Presidente
  Crocetta.
   Ringrazio in particolare gli assessori, e mi illudo, modestamente,
  di avere contribuito dopo ben cinque rinvii andati a vuoto - perché
  questa  mozione risultava iscritta all'ordine del giorno da qualche
  mese  -  finalmente a poterne discutere e, se possibile, a  poterla
  esitare positivamente.
   Mi  riferisco  alle trivellazioni nella Valle  del  Belice,  ma  è
  chiaro che il mio discorso è più ampio, è estensivo, riguarda  allo
  stesso  modo  le trivellazioni nella Val di Noto o le trivellazioni
  Off-shore, riguarda il fatto che vi sono una serie di atti  su  cui
  voglio  semplicemente  limitarmi a  fare  un  cenno,  che  lasciano
  qualche  dubbio e qualche perplessità soprattutto sui  modi  e  sui
  tempi   del  rilascio  dell'autorizzazione.  Tra  questi  mi  piace
  sottolineare  solo  una  data,  che  è  quella  del   12   ottobre,
  esattamente 15/16 giorni prima del voto per l'Assemblea  regionale,
  del voto che ha eletto il Presidente della Regione.
   Pensavo che la solerzia degli Uffici, per un fatto di bon ton e di
  garbo istituzionale, avesse quanto meno dato l'opportunità al nuovo
  governo  di esprimersi su una materia così importante. Così  non  è
  stato,  perché la solerzia dei burocrati della Regione è famosa  in
  tutta  Europa  e quindi chi dice che la Regione non  funziona  dice
  male,  perché funziona in tempi anche rapidi, quando vuole.  Questa
  mozione,  signor Presidente, riguarda la trivellazione ad opera  di
  una  società  Enel che riguarda tre province. Io ancora  le  chiamo
  province e non so fino a quanto tempo li potrò chiamare così;  oggi
  per  l'economia del discorso, soltanto per non citare 15/16 comuni,
  li  chiamo  province, perché è chiaro che domani  non  so  come  si
  chiameranno, area vasta, comprensorio, libero consorzio di  comuni,
  ma non è questo l'argomento di oggi.
   L'argomento di oggi è di fatto la filosofia, la rivoluzione che il
  Presidente Crocetta vuole fare. E la mia mozione, assieme a  quella
  dei  miei  colleghi, va in questo senso, nel senso  di  qual  è  la
  mission  che  la  Regione siciliana si vuole dare, quali  sono  gli
  obiettivi,  quali sono le direttrici di sviluppo.  Solo  in  questi
  termini  ha  funzione questa mozione, perché  è  chiaro  che  va  a
  devastare un territorio che è fragile, che morfologicamente è stato
  fragile, che è stato teatro di un violento terremoto nel 1968,  che
  ha  ancora strascichi, che ancora non ha portato a completamento le
  opere di urbanizzazione di quel territorio ed ancora i cittadini di
  quel  territorio ne piangono le conseguenze. E va  ad  incidere  in
  quel  territorio, e ne approfitto perché c'è il professore Zichichi
  che  ci  può dare delle lezioni magistrali in merito. Io purtroppo,
  per  deformazione  professionale, non  faccio  né  il  geologo,  né
  l'ingegnere,  ma  il  medico, perciò  in  materia  non  sono  molto
  ferrato.  Però da quello che ho letto, alcuni parlano del  fenomeno
  della cosiddetta  subsidenza , cioè che l'emungimento di liquido  e
  gas  da  un  territorio  morfologicamente fragile  può  portare  al
  collasso  di alcune falde e quindi può provocare delle reazioni  di
  tipo sismico.
   A  prescindere da questo, che già di per sé sarebbe una  questione
  importante,  penso che la questione più importante sia lo  sviluppo
  del  territorio.  Un territorio che è vocato, come  sa  l'assessore
  Cartabellotta,  per  la  zootecnica (si  produce  la  vastella  del
  Belice),  per l'agricoltura (si producono i fichi d'india  e  l'uva
  per  il  vino),  tutto  un  territorio  che  ha  un'agricoltura  di
  eccellenza dove la Sicilia e l'Unione Europea hanno investito soldi
  e dove può essere messo a rischio questo genere di sviluppo, perché
  non  è compatibile la trivellazione a 3500 metri di profondità  con
  questo sviluppo del territorio.
   Accanto  a  questo vi sono anche altre occupazioni, e qua  rientro
  nel  mio  campo,  di ordine medico, che riguardano  la  salute.  E'
  notorio  che  vi  è una incidenza di questi siti  ad  alto  rischio
  ambientale  di  malattie  neoplastiche,  di  malattie  del  sistema
  emopoietico, di malattie immunitarie, con un grave costo in termini
  sia  di  vite umane, ma anche con un grave costo economico  per  le
  casse regionali e per la nostra sanità.
   Allora,  per  tutte  queste considerazioni, io  chiedo  la  revoca
  all'autorizzazione delle trivellazioni, e lo chiedo anche alla luce
  di alcune considerazioni più pratiche.
   A  mia  memoria non mi è noto quali sono i benefici della  ricerca
  petrolifera in Sicilia, io so solo i rischi, i benefici ancora  non
  li conosco.
   Noi  abbiamo  dei siti altamente inquinati, come quello  di  Gela,
  come  quello di Augusta, come quello di Milazzo, e che con la legge
  54,  con  la  legge sulla sanità abbiamo cercato  di  preservare  e
  salvaguardare  quantomeno dal punto di vista  sanitario,  assessore
  Borsellino.
   Non  vorrei  lo  stesso  discorso dovremmo fare  nella  Valle  del
  Belice, dovremmo modificare la legge 5 per potenziare l'ospedale di
  Sciacca,  che  deve essere potenziato per altre  forme,  per  altra
  natura,  non  per  questo motivo. E quindi non  vedo  il  beneficio
  connesso alla trivellazione.
   E  quindi  è  chiaro  il  no  mio e del  Gruppo  parlamentare  che
  rappresento  alla  trivellazione, alla  revoca  dell'autorizzazione
  senza  infingimenti, e prego il Presidente Crocetta, di cui è  nota
  la  coscienza ecologia, che se ne faccia carico perché chiaramente,
  quando  in un momento in cui, assessore Zichichi, la scienza  e  la
  ragione  non  si mettono d'accordo, deve prevalere la  coscienza  e
  deve prevalere la nostra coscienza, che è quella iconologista di un
  territorio,  di  famiglie che hanno investito nell'agricoltura,  di
  cittadini  che  hanno investito nello sviluppo e  nel  turismo,  di
  cittadini  che hanno cercato un modo alternativo alle  perforazioni
  petrolifere per portare un pezzo di pane a casa.
   Io  voglio  salvaguardare queste persone  e,  soprattutto,  voglio
  salvaguardare  la  Sicilia  che non  può  diventare  la  pattumiera
  d'Europa. Noi siciliani siamo sempre stati sfruttati, ed  è  giunto
  il momento di dire basta. Se la rivoluzione del Presidente Crocetta
  è  di questo tipo, io e il mio gruppo siamo per questa rivoluzione,
  per  questa  rivoluzione che porta beneficio e che porta contributi
  alla nostra Terra.

   MILAZZO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, alcuni  onorevoli
  del mio gruppo parlamentare hanno presentato un'interpellanza e una
  mozione riguardo alla problematica delle trivellazioni nella  Valle
  del Belice. Una procedura riguarda le autorizzazioni, che è anomala
  dal  punto di vista temporale perché concessa in tutta fretta  alla
  fine  del 2012, parliamo dei primi giorni dell'ottobre del 2012,  e
  che  investe  problematiche  che chi ha  parlato  prima  di  me  ha
  accennato  dal  punto  di  vista della  salute,  ma  investe  anche
  problematiche  che riguardano la struttura geosismica  della  Valle
  del Belice, che notoriamente è zona ad alto rischio sismico, in cui
  chiaramente  l'emungimento di queste sostanze  sotterranee  già  in
  fase di sondaggi creerebbe  dei rischi sismici altissimi.
   Ci  sono degli studi portati avanti dalle Università americane, ma
  ancora  non  abbastanza approfondite in Italia, che dimostrano  una
  correlazione  fortissima tra fenomeni sismici  anche  in  zone  non
  censite come zone sismiche e procedure di saggi dal punto di  vista
  delle trivellazioni del sottosuolo.
   Chiaramente  il  procedere a trivellazioni, già solo  a  scopo  di
  sondaggi, in zone che già sono ad altissimo rischio sismico non può
  in  alcun modo garantire la sicurezza del suolo e credo che sia già
  di  evidenza  empirica  come  togliere un  substrato  ad  altissime
  profondità  ad  un  territorio fragile  possa  determinare  già  in
  maniera empirica e chiara dei rischi sismici in zone così delicate.
   Ma io credo che, poi, quello che si è delineato insieme al Governo
  da  parte di questa maggioranza, sia uno sviluppo della Sicilia che
  non  è quello delle trivellazioni o delle industrie che tanto danno
  hanno portato alla nostra terra.
   Quello che abbiamo immaginato insieme al Governo, in questo  mesi,
  è  uno  sviluppo sostenibile, lo sviluppo che punta sulle  bellezze
  della nostra terra, sui percorsi enogastronomici.
     Stiamo  parlando  di  una  zona di  seicentottantuno  chilometri
  quadrati  che investe, per esempio, delle coltivazioni di altissimo
  pregio, a cominciare dalla Nocellara del Belice.
   Credo che noi abbiamo immaginato questo tipo di sviluppo e non uno
  sviluppo  di  tipo industriale, di tipo invasivo o che  possa  dare
  danni alla salute dei cittadini e alla sicurezza dal punto di vista
  sismico.
   Un  altro  dato  è  inquietante é che  i  cittadini,  le  comunità
  interessate, nonostante la richiesta degli Enti locali, non abbiano
  potuto avere accesso agli atti relativi alla trivellazione.
   Credo  che questo richieda, da parte del Parlamento, un intervento
  di   tipo   normativo  per  modificare  la  procedura   e   rendere
  effettivamente partecipi le popolazioni interessate.
   Per   questo  noi  chiediamo  che  venga  assolutamente   revocata
  l'autorizzazione  e  che  venga,  in  ogni  caso,  attenzionata  la
  richiesta  da  parte delle popolazioni residenti, riguardo  ad  una
  trasparenza  degli  atti,  ad un coinvolgimento  delle  popolazioni
  interessate e quindi che ci sia una complessiva rivisitazione delle
  procedure di rilascio delle autorizzazioni anche dal punto di vista
  della trasparenza e dell'informazione delle popolazioni.

   TRIZZINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà. Nelle more che si prepari  l'onorevole
  Trizzino,  vorrei  precisare che nella  discussione  unificata  per
  tutte  le mozioni che riguardano le trivellazioni, la votazione  la
  differenziamo perché ve ne sono alcune che riguardano la valle  del
  Belice,  una  che  riguarda la Val di Noto e i siti  dell'UNESCO  e
  un'altra  che  riguarda  la provincia di Ragusa,  primo  firmatario
  onorevole  Musumeci. Quindi, discussione unificata e poi  votazioni
  separate.

   TRIZZINO.  Signor  Presidente, Governo,  colleghi,  cittadini,  la
  mozione  che ho presentato a questa Assemblea affronta un  problema
  che  già in molti paesi d'Europa rappresenta una vecchia pagina  di
  storia  industriale.  Un  aspetto già discusso,  già  trattato,  un
  capitolo chiuso.
   Il  tema  delle trivellazioni non solo è in antitesi con vent'anni
  di politica ambientale internazionale ed europea, ma si pone in una
  posizione  diametralmente  opposta alla  vocazione  naturale  della
  Sicilia.
   Tralascio volutamente i fiumi di diritto ambientale internazionale
  che da Stoccolma ad oggi hanno segnato le strategie energetiche  di
  quasi  tutti  i  paesi evoluti del mondo e mi  limito  a  ricordare
  brevemente le tappe europee che la nostra Regione sembra non  avere
  mai recepito.
   Dopo  il summit di Kyoto, l'Europa ha avviato un percorso virtuoso
  verso   l'implementazione  delle  fonti   rinnovabili,   non   solo
  energetiche   ma   anche  termiche,  in  vista  di   una   graduale
  sostituzione di quelle fossili.
   Già nel '96 il Libro Verde parlava di  Energia per il futuro .
   Da  lì  a  poco,  si  è avviato un programma strategico  di  piani
  d'azioni  miranti alla radicale riduzione di gas e  petrolio  quali
  fonti  di  sostentamento  dei  principali  sistemi  del  fabbisogno
  energetico.
   Da  lì  a  poco, Direttive, quali la celebre 2001 del 1977,  hanno
  segnato  il passo di una evoluzione che è stata il motore trainante
  di tutte le politiche europee.
   Oggi,  invece,  assistiamo a programmi  che  mirano  ad  obiettivi
  lungimiranti, ben lontani dalla ormai vecchia Direttiva 2009/28 che
  si  pone  il  traguardo del 20 per cento di quantità di energia  da
  fonte rinnovabile.
   La  Sicilia  ha dimostrato - e continua a dimostrare, purtroppo  -
  una scarsissima tendenza al recepimento di questo indirizzo.
   Ad  una  rapida  analisi del quadro giuridico e tecnico  è  facile
  individuare  lacune  che si sono trascinate per  decenni.  Una  fra
  tutte    il    mancato    recepimento    della    disciplina-quadro
  sull'autorizzazione unica di cui al decreto legislativo  387  sulle
  fonti  rinnovabili,  solo  da pochi mesi  entrato  nell'ordinamento
  giuridico  regionale  e  che ha creato non pochi  problemi  ad  una
  rapida  ed  organica diffusione del mercato delle fonti energetiche
  rinnovabili.
   In merito al quadro tecnico, attualmente sono operativi nell'Isola
  nove  campi  per l'estrazione di greggio di cui sei onshore  e  tre
  offshore e sei campi per l'estrazione di gas onshore.
   Le   produzioni  di  fonti  primarie  ammontano  a   circa   1,161
  megatonnellate  e il sistema di raffinazione del greggio  -  questi
  sono dati del piano energetico - si concentra prevalentemente nelle
  province  di Siracusa, Caltanissetta, Ragusa e Messina  ed  ha  una
  capacità  di  conversione  di  40,9  Megatonnellate/anno  cioè  una
  quantità pari al 40 per cento della raffinazione nazionale. Noi, in
  pratica, raffiniamo il 40 per cento di tutto il petrolio in Italia.
   Questa  situazione,  chiaramente, ha  dei  riflessi  negativi  sul
  quadro  clinico  della  popolazione. Da uno  studio  epidemiologico
  condotto su questi luoghi, Augusta, Gela, Biancavilla e non solo, è
  emerso  uno spaccato a dir poco allarmante in merito alla relazione
  tra  l'eccesso  di  patologie tumorali e la  presenza  di  impianti
  industriali  prevalentemente  connessi  alla  estrazione  di  fonti
  fossili nel sottosuolo. Questo è quello che succede in Sicilia.
   Dal  documento  di  sintesi  del  Piano  energetico,  cioè  quello
  passato, si legge:  La produzione di energia elettrica, al 2005,  è
  stata pari a circa 25 mila giga watt/ora, di cui il 95 per cento da
  fonte  termoelettrica cioè prevalentemente greggio e gas, il 3  per
  cento  di  impianti idroelettrici e appena il 2 per cento da  fonti
  rinnovabili. .
   Il quadro si è chiaramente evoluto alla luce dei conti energia ma,
  diciamo, il complesso non cambia.  Le centrali termoelettriche  - è
  questo  quello  che  viene dichiarato dal documento  di  sintesi  -
   forniscono  un contributo tale da creare una elevata rigidità  del
  sistema  di  approvvigionamento che, nei fatti, vanifica  qualsiasi
  manovra di decarbonizzazione .
   Noi  oggi, anziché favorire la decarbonizzazione come fanno  tutte
  le regioni d'Europa, perforiamo il suolo in cerca di altro carbone
   La  mozione che presento è solo il primo passaggio di un  processo
  che  necessita  di  una volontà corale di questa  Assemblea  e  del
  Governo  verso  una strategia che finalmente metta  fine  a  questa
  situazione, metta in riga la Sicilia così come tutta l'Europa.
   L'area   all'interno   della  quale  insiste   la   richiesta   di
  perforazione della società Enel Longanesi ricade all'interno  della
  Valle  del  Belice e parte di essa in zone di interesse comunitario
  già qualificate SIC e ZPS per valenza paesaggistica.
   Il territorio riveste particolare pregio sotto il profilo agricolo
  e zootecnico, accogliendo culture di eccellenza, zone archeologiche
  e terme di notorio pregio, per le quali sono stati concessi ingenti
  investimenti a livello nazionale ed europeo e che rischierebbero di
  vanificarsi a causa di una strategia industriale che nulla ha a che
  vedere con la valorizzazione del paesaggio.
   Già questo basterebbe per avallare qualunque richiesta di revoca.
   In realtà, il quadro si fa più complesso alla luce di una serie di
  irregolarità   che   sono   emerse  nel  corso   del   procedimento
  autorizzatorio e tra queste - mi limito a citarne solo tre, ma sono
  molte  di  più  e  sono indicate nella mozione  -  l'assenza  della
  comunicazione   resa   dall'amministrazione  del   nominativo   del
  responsabile del procedimento; la distanza temporale tra il  parere
  dell'URIG  e il rilascio della visura camerale che, come  prescrive
  la legge, è condizione necessaria per fotografare la reale capacità
  tecnica,  economica  ed  organizzativa della  società;  ed  inoltre
  l'assenza  di risposte da parte dell'amministrazione alle richieste
  del  comune  di  Montevago di chiarimenti in  merito  alle  analisi
  condotte  sui possibili rischi connessi ai fenomeni sismici  spesso
  naturale conseguenza delle attività di perforazione. Si ricordi che
  i  luoghi  all'interno  dei quali ricadono  queste  richieste  sono
  quelli della Valle del Belice e non aggiungo altro.
   Per  questi  motivi  chiediamo un impegno  da  parte  del  Governo
  affinché  revochi immediatamente le autorizzazioni in  ordine  agli
  iter amministrativi già conclusi; disponga il fermo delle eventuali
  attività   di   ricerca  e  coltivazione  già   avviate,   sospenda
  immediatamente  i  procedimenti autorizzatori ancora  in  corso  ed
  infine  ponga in essere economie e strategie di valorizzazione  del
  territorio compatibili con le peculiarità del paesaggio.

   PALMERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PALMERI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello  che  oggi
  stiamo  esaminando è l'ennesimo tentativo di attacco alla sovranità
  e  alla dignità della nostra terra ed anche la negazione di un vero
  modello   di  sviluppo  e  progresso  sostenibile  per  tutti   noi
  siciliani.
   Infatti,  da  un  lato  abbiamo una società petrolifera,  la  Enel
  Longanesi,  che chiede di poter fare ricerche in un territorio  che
  non ha i requisiti adatti in termini di sicurezza per la salute dei
  cittadini e per il territorio, dall'altro abbiamo cittadini che non
  sono  stati messi nelle condizioni di poter essere sufficientemente
  informati della cosa, né di esprimere e fa valere adeguatamente  la
  loro posizione.
   Malgrado le opposizioni e le osservazioni presentati da vari  enti
  locali   l'URICA  ha  espresso,   con  nota  del  12  ottobre  2012
  indirizzata all'Assessore regionale per l'energia e per  i  servizi
  di  pubblica utilità, Dipartimento Energia, parere favorevole  alla
  istruttoria  dell'istanza dell'Enel  Longanesi Developments  S.r.l.
  del  17 agosto 2011 finalizzata al rilascio del permesso di ricerca
  di  idrocarburi  liquidi  e  gassosi, convenzionalmente  denominato
  Masseria Frisella, nella Valle del Belice, in un'area che comprende
  ben  17  comuni  che  sono Montevago, Santa Margherita  di  Belice,
  Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone,
  Monreale,   Partinico,   Piana  degli  Albanesi,   Roccamena,   San
  Cipirello,  San  Giuseppe  Jato, Alcamo, Gibellina,  Poggioreale  e
  Salaparuta,  senza tener conto né citare minimamente nel  documento
  delle  osservazioni del Comune di Montevago, con le quali si poneva
  l'accento  sul  fatto  che era un territorio ad  altissimo  rischio
  sismico  e  che  nel  '68,  infatti, è  stato  interessato  da  una
  fortissima scossa di terremoto.
   Nella  denegata  ipotesi  che  la  Regione  siciliana  rilasciasse
  l'autorizzazione per la ricerca di idrocarburi in questa  Valle  ci
  si  troverebbe in una situazione di manifesta contrapposizione  con
  gli stessi programmi di sviluppo territoriale finanziati  con somme
  della  Comunità  Europea,  (POR Sicilia  2000  -  2006,  Quadro  di
  sviluppo  rurale  della  Sicilia 2007  -  2013).  Il  Programma  di
  sviluppo    rurale   Sicilia   2007   -   2013   trova   fondamento
  nell'orientamento  assunto dall'Unione Europea con  il  Regolamento
  (CE)  n.  1698/2005 e cioè quello di promuovere la funzione sociale
  dell'agricoltura   attraverso  la  multifunzionalità   dell'impresa
  agricola.
   Non  può  sfuggire  il  lampante contrasto e  il  pregiudizio  che
  deriverebbe   dall'allocazione  e  costruzione  di   impianti   per
  l'estrazione  di idrocarburi in territori in cui la stessa  Regione
  siciliana   ha  promosso  svariate  iniziative  finanziare   vocate
  all'agricoltura  di  qualità e alla produzione  di  prodotti  della
  terra che vengono riconosciuti anche a livello internazionale  come
  prodotti di eccellenza.
   Nell'area   interessata   dall'istanza   sono   state,    infatti,
  riconosciute dall'Assessorato dell'Agricoltura ben tre  Strade  del
  Vino:  Strada del Vino Alcamo DOC, Strada del Vino Monreale  DOC  e
  Strada del Vino Terre Sicane.
   Tra  l'altro,  non dimentichiamoci che il 5  parco  regionale,  il
  Parco  dei Monti Sicani, è confinante con l'area interessata  dalle
  ricerche  e,  soprattutto,  che  all'interno  del  perimetro  della
  concessione richiesta insiste il SIC  Grotte di Entella .
   Questi  finora  enunciati sono solo gli elementi  economici  e  di
  imbruttimento ambientale in gioco ma non possiamo non  tener  conto
  del  fatto che in un territorio come quello della Valle del Belice,
  ad  elevata  sismicità  e  di  conclamata  conformazione  geologica
  alquanto fragile, è assolutamente necessario sottolineare  come  da
  letteratura  scientifica internazionale e  nazionale,  tra  le  più
  diffuse  conseguenze delle attività estrattive degli idrocarburi  e
  del  gas  sia il rischio del fenomeno della cosiddetta  subsidenza
  che  modifica lo stesso livello della superficie del terreno e  con
  esso la struttura del percorso delle falde acquifere.
   Per  la  letteratura scientifica gli effetti locali  dell'attività
  introspettiva ed estrattiva, quali rotazioni di blocchi rocciosi di
  notevole  spessore  attorno ad assi sub-orizzontali  e  spostamenti
  verticali  tra blocchi, potrebbe portare o indurre ad un elevato  e
  drammatico  sisma simile a quello del gennaio 1968 o destabilizzare
  il  già conclamato precario assetto geologico del territorio, anche
  con danni o rotture di qualsiasi tubazione infissa nel sottosuolo.
   Ma  se  non  vogliamo entrare nel merito dei rischi di  terremoti,
  argomento   molto  dibattuto,  dobbiamo  comunque  considerare   le
  conseguenze del fatto che, molto probabilmente, in questi  processi
  di  estrazione viene utilizzata la riflessione sismica per  scavare
  questi  pozzi  con  l'uso di esplosivi e di  grossi  vibratori  che
  provocano mini terremoti.
   Queste  scosse avrebbero un forte impatto sulle acque sotterranee,
  metterebbero in comunicazione falde acquifere dolci con  quelle  ad
  alta  salinità  e,  naturalmente, con gli idrocarburi  liquidi.  Il
  petrolio,  così come il gas naturale è un prodotto   formatosi  per
  degradazione  di  sostanze organiche, contiene  azoto,  ossigeno  e
  altre  sostanze  tra le quali i cosiddetti solfuri. Dalle  sostanze
  sulfuree.
   Delle  sostanze  sulfuree  la principale è  l'idrogeno  solforato,
  sostanza  fortemente  velenosa la cui tossicità  è  paragonabile  a
  quella del cianuro.
   Viene  emesso durante tutte le fasi della lavorazione  estrazione,
  al  trasporto  e persino dopo la chiusura del pozzo. Un'esposizione
  ad alte dosi può provocare la morte istantanea.
   Proviamo a pensare cosa comporterebbe l'inquinamento delle  nostre
  acque per la nostra agricoltura e per la nostra salute.
   Ci sono numerosi esempi nelle zone in cui insistono le trivelle di
  allevatori  costretti  ad abbandonare il  loro  lavoro  perché  gli
  animali  si  ammalano o muoiono. Anche le piante non  sono  esenti,
  ortaggi  e  frutta  fissano e metabolizzano  l'idrogeno  solforato.
  Questi   sono  i  rischi  della  normale  esposizione  all'idrogeno
  solforato senza tenere conto dell'eventualità di incidenti che sono
  anche abbastanza frequenti.
   L'emissione  di  gas  e di petrolio non è mai  costante,  anzi,  è
  spesso  incontrollato  e  violento e  si  verificano  i  cosiddetti
  scoppi. Basilicata e impianti Agip di Novara sono stati interessati
  da questi scoppi.
   Pensiamo  anche alle fonti secondarie di inquinamento legate  alle
  trivellazioni.  Pensiamo  agli  oli  per  motori,  ai  liquidi   di
  raffreddamento,  ai  fanghi di perforazione, allo  smaltimento  dei
  detriti, ai compressori.
   La  nostra  salute e quella dei figli, dei bambini, nei  territori
  interessati  è  messa  a repentaglio da multinazionali  che  stanno
  trattando  il  territorio come lande deserte da conquistare.  Se  i
  cittadini  moriranno  di cancro, se i bambini  saranno  affetti  da
  malformazioni, se respireranno  e mangeranno veleni  per  il  resto
  della  loro  vita  non  ha nessuna importanza. Anzi,  probabilmente
  servirà a finanziare le multinazionali del farmaco.
   Ci  opponiamo a qualunque forma di sfruttamento del territorio che
  possa  comportare  la trasformazione irreversibile  dell'ecosistema
  ambientale nell'intera Valle del Belice.
   La  Sicilia rappresenta una delle realtà più complesse dell'intero
  sistema economico energetico europeo.
   Dalle  stime del piano energetico ambientale regionale  siciliano,
  infatti emerge che la  produzione di energia elettrica deriva nella
  misura del 95 per cento da fonte termica (greggio e gas) il  3  per
  cento  da  impianti idroelettrici e solo il 2 per  cento  da  fonti
  rinnovabili (per lo più eolico).
   Le   otto  centrali  termoelettriche  disseminate  nel  territorio
  isolano forniscono un contributo tale da creare un'elevata rigidità
  del sistema di approvvigionamento, che nei fatti rende difficoltosa
  ogni  manovra di decarbonizzazione, se non affrontata dal  basso  e
  con  strategie  che tengano conto di politiche di contenimento  dei
  consumi.  Questo significa cominciare a limitare le ricerche  e  il
  prelievo  petrolifero come unica via per andare avanti, il  modello
  energetico basato sui combustibili fossili, carbone, e petrolio  in
  primis,  concentrato nelle grandi fabbriche, è  oggi  non  solo  in
  crisi ma esso stesso causa della crisi.
   I  paesi  del  mondo, ormai da diversi anni, sono  orientati  alla
  promozione di politiche energetiche che siano in grado di coniugare
  la  diversificazione e la sicurezza degli approvvigionamenti con la
  tutela  dell'ambiente.  Obiettivo  dichiarato  dalle  norme  è   la
  creazione di una nuova strategia orientata verso un impiego diffuso
  delle  fonti  rinnovabili  in progressiva  sostituzione  di  quelle
  tradizionali  e  una  politica  dell'efficienza  e  del   risparmio
  energetico.
   Lo  scenario normativo è ampio, abbiamo il pacchetto Clima Energia
  (obiettivo 20 20 20), le numerose direttive comunitarie, aventi tra
  gli  obiettivi principali di imporre al nostro Paese di raggiungere
  entro  il 2020 una produzione energetica da fonti rinnovabili  pari
  al  17 per cento sulla produzione complessiva, rispetto all'attuale
  5,2 per cento.
   Emerge  con  forza in Sicilia l'esigenza di un modello energetico,
  in  grado  di  distribuire l'energia e la ricchezza  consentendo  a
  tutti di produrre l'energia per il proprio consumo, non concentrato
  e, quindi, in grado di creare lavoro diffuso partendo dalle piccole
  e  medie imprese, dai progettisti, dagli artigiani locali,  con  un
  occhio  alle tecnologie di alcuni paesi estremamente avanzate,  nel
  risparmio  energetico,  piuttosto che  privilegiare  grandi  gruppi
  industriali,  interessati  alla  realizzazione  di  mega   centrali
  energetiche.
   La  politica  energetica dovrebbe tenere conto  delle  peculiarità
  della  Regione  Sicilia  e, quindi, occorre  effettuare  un'analisi
  attenta  delle  risorse  energetiche attualmente  disponibili,  dei
  consumi energetici per settore, delle caratteristiche ambientali  e
  paesaggistiche,  che  implica  una  pianificazione  in   grado   di
  rimettere   in   moto   l'economia,   consentendo   una    crescita
  occupazionale  che  il  vecchio modello di  sviluppo  non  può  più
  consentire.
   Dobbiamo  smetterla  di  pensare (come  le  lobbies  del  petrolio
  vogliono  farci  credere)  che  le energie  rinnovabili  sono  meno
  convenienti delle centrali convenzionali.
   La  Sicilia  è  un  territorio  ricco  di  sole  e  di  vento,  le
  multinazionali sono in fila dietro la porta per poter investire  in
  regime  di  grid  parity, e cioè senza alcun aiuto da  parte  dello
  Stato e senza l'utilizzo di incentivi.
   L'unico   problema  dell'utilizzo  delle  energie  rinnovabili   è
  l'accumulo  perché,  come  tutti voi sapete,  sono  tecnologie  che
  producono solo in presenza di vento e sole.
   La  sfida  più  grande oggi sarà trovare, tutti insieme,  una  via
  economica  sostenibile  per poter utilizzare  l'energia  accumulata
  nelle ore di picco.
   Il  CNR di Messina, a tal proposito, ha fatto passi da gigante  in
  tal  senso,  sta  a  noi  adesso  supportare  e  aiutare  i  nostri
   cervelli  a sviluppare queste tecnologie.
   Quindi,  bloccare  oggi questo progetto di ricerca  ci  impegna  a
  ridiscutere le leggi, in particolare la legge regionale  numero  14
  del 2000 che regolamenta la materia in modo da restituire sovranità
  e dignità alle comunità locali.
   Opporsi, quindi, alle ricerche petrolifere non è solo un modo  per
  dire   no   ai  già  sperimentati  sistemi  energetici  capaci   di
  compromettere irreversibilmente interi territori, da  un  punto  di
  vista  ambientale, economico e sanitario, ma piuttosto un modo  per
  impegnarci  a  ridisegnare  il sistema energetico  siciliano  e  ad
  affermare  che la sovranità dei cittadini non può essere  posta  in
  secondo piano rispetto agli interessi delle multinazionali.
   Ci  risulta,  a  tal  proposito, che ad oggi  molti  dei  consigli
  comunali  dei  comuni  interessati hanno  già  deliberato  la  loro
  opposizione  al progetto di ricerca, altri lo stanno  già  facendo,
  non  possiamo  consentire che la volontà popolare venga  scavalcata
  dai potenti.

   CAPUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

   CAPUTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
  vedervi  tutti qui oggi è veramente un grande piacere.  Non  capita
  spesso  e  devo  dire  che  ci sentiamo  molto  più  rassicurati  e
  confortati. Ci auguriamo che i vostri impegni vi consentano, sempre
  più spesso, di essere presenti in Aula.
   Signor  Presidente,  abbiamo  ascoltato  i  colleghi  delle  varie
  province interessati alle vicende delle trivellazioni in gran parte
  del  territorio siciliano. Io considero una grave disattenzione  da
  parte  del  Governo sicuramente e da parte degli uffici  competenti
  dei  vari  assessorati di avere consentito l'avvio delle  procedure
  per  trasformare in gruviera alcuni dei territori più suggestivi  e
  più importanti della nostra Sicilia.
   Qui  si è parlato delle Strade del vino, delle Vie del vino, si  è
  parlato dei percorsi enogastronomici, abbiamo tanto lottato  -  noi
  che  abbiamo  fatto i sindaci - per fare riconoscere dall'UNESCO  i
  nostri  beni  più importanti, abbiamo contrastato l'abusivismo  per
  difendere  la bellezza dei nostri territori, abbiamo partecipato  a
  progetti  comunitari come i GAL come i PIT, come i programmi  dello
  sviluppo del territorio per garantire e salvaguardare la parte  più
  bella della Sicilia.
   Adesso  si  permette  a dei soggetti che indubbiamente  non  hanno
  interesse    per   la   Sicilia,   tranne   quello   economico    e
  imprenditoriale, di potere effettuare una serie di ricerche,  è  un
  termine  elegante per dire di cominciare a scavare nelle parti  più
  importanti dei nostri territori.
   Vi  faccio  un  esempio: Monreale è interessato  per  migliaia  di
  chilometri,  perché  si  parla  di  comuni,  Gibellina,  Montevago,
  Salaparuta,  ma la maggior parte sono ricadenti nel territorio  del
  comune di Monreale.
   Il territorio di Ficuzza che comprende migliaia di ettari di bosco
  bellissimo,  naturale, è interessato addirittura a questa  attività
  di ricerca petrolifera o di altre forme di energia.
   Io  credo,  signor  Presidente, che - non c'è il Presidente  della
  Regione ma ci sono tutti gli assessori di questo Governo - oggi sia
  un  momento importante perché arriva un segnale chiaro, ma  non  ai
  parlamentari   che  hanno  presentato  mozioni,  interrogazioni   o
  interpellanze,  ma  un  segnale chiaro  alla  Sicilia  che  c'è  un
  Governo, che è degno di chiamarsi tale, perché ha a cuore la difesa
  e la valorizzazione del territorio siciliano.
   Non  sono le enunciazioni, le conferenze stampa, le presenze nelle
  televisioni,   le  riforme  annunciate  che  poi   non   si   fanno
  puntualmente,  né  i  cerchi rossi con  i  quali  si  arriva  nelle
  conferenze stampa che fanno il bene della Sicilia. Quello  serve  a
  proiettare l'immagine di cose da fare e dette per fatte, quando poi
  sappiamo  che il nostro territorio e la Sicilia sono abbandonati  a
  se stessi.
   Ma  qui non è il momento delle polemiche, le vedremo puntualmente,
  perché  ogni  cosa  che  il Presidente ama dire  nelle  televisioni
  nazionali,  noi ce la segniamo e puntualmente andiamo a  verificare
  se  sono cose fatte o sono belle intenzioni per riempire le  pagine
  dei giornali, perché troppo spesso abbiamo sentito dire che abbiamo
  fatto in Sicilia, quando noi siciliani sappiamo che nulla invece  è
  stato fatto.
   E  allora  io  mi aspetto da questo Governo ogni tanto  dei  gesti
  concreti  e che qui ci venite a dire, assessore Marino,  è  inutile
  che  io  le  ripeta quanto la stimo e quanto mi fido  di  lei,  per
  quello  che lei ha fatto per la Sicilia nella sua rischiosissima  e
  delicatissima attività professionale.
   Io  mi  aspetto  autorevolmente che ci diciate  che  impedirete  a
  questa  e ad altre società di scavare nel territorio siciliano.  Io
  mi  auguro,  e  so  di  ascoltare - poi ce lo  dirà  il  professore
  Zichichi sotto l'aspetto dei beni culturali - che farete in modo di
  proteggere  i  siti  UNESCO,  le  tradizioni  siciliane,  i  nostri
  monumenti, il nostro territorio.
   L'assessore  Cartabellotta ci dirà che  l'agricoltura  è  il  vero
  motore  dell'economia,  non la ricerca petrolifera  o  del  gas  in
  Sicilia. Io mi aspetto questo da questo Governo perché sa e  sapete
  assessori  l'ordinaria  amministrazione  -  noi  abbiamo  fatto   i
  sindaci,  io  so  di  cosa  parlo - è una  cosa,  la  straordinaria
  amministrazione è un'altra.
   L'ordinaria  amministrazione è dei geometri, degli impiegati,  dei
  ragionieri,  la straordinaria amministrazione quella che  trasforma
  un  politico in leader, in amministratore, in uno che ha a cuore le
  dinamiche del cambiamento della Sicilia, io mi auguro che qui siate
  in   grado  di  dimostrare  che  siete  pronti  alla  straordinaria
  amministrazione,   non  alla  straordinarietà  delle   enunciazioni
  televisive,  ma  ai  gesti  concreti valutabili  di  responsabilità
  quando  uno  ci  mette  la faccia nell'amministrare  un  territorio
  straordinario come la Sicilia.
   Io  mi  auguro che alla fine di questo dibattito direte:  noi  non
  permetteremo a nessuna sigla di venire a scavare in Sicilia.
   Non  c'è il Presidente della Regione. Io anticipo la presentazione
  di  una interrogazione piuttosto articolata. So che ha nominato tre
  consulenti per affiancarlo in delicati settori della programmazione
  comunitaria o, addirittura, nel sostegno al patto dei sindaci.  Poi
  mi  spiegherete  cos'è il sostegno al patto dei  sindaci.  Era  uno
  strumento di campagna elettorale che non è andato in porto.
   Però,  voglio dirvi: sembra che ci sia qualche professionista  che
  abbia  degli interessi professionali diretti nel territorio e  che,
  dietro  la  sigla Patto dei sindaci, porta avanti apprezzabili  per
  lui, sotto l'aspetto economico, progetti energetici.
   Su  questo io richiamerò l'attenzione della Giunta e presenterò  a
  giorni  una interrogazione piuttosto articolata perché, se qualcuno
  pensa  di potere utilizzare il proprio ruolo di consulente  di  una
  parte  del Governo, addirittura, del Presidente della Regione,  per
  avere  un  canale preferenziale per fare affari, beh, guardate  non
  sono più i tempi di questa Sicilia. Grazie

   LA ROCCA RUVOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LA  ROCCA  RUVOLO. Signor Presidente, signori assessori, onorevoli
  colleghi,  questo delle trivellazioni nella Valle del Belice  è  un
  tema che già altri hanno trattato, ma lo voglio riprendere per  due
  motivi.
   Primo,  perché  il  sindaco che dall'URIG  non  ha  avuto  nessuna
  risposta  è il sindaco del Comune di Montevago  ed è il mio  Comune
  di nascita. Anche il sindaco del Comune di S. Margherita ha chiesto
  chiarimenti e non ha avuto nessuna risposta  ed è il mio Comune  di
  residenza.
   In  secondo  luogo, perché quest'anno, il 15 gennaio, ricadeva  il
  45   anniversario del terremoto del 1968 e chi parla ha vissuto  15
  anni  in  una  baracca e  sulla propria pelle ha rivisto  una  casa
  all'età di vent'anni.
   Queste  sono  le  premesse per cui io ed il  mio  gruppo,  abbiamo
  presentato  la  mozione per bloccare e rivedere  questa  famigerata
  legge numero  14 del 2000 che, guarda caso, aveva un Presidente  ed
  un assessore all'industria agrigentini.
   Detto questo sarò breve, perché tutto il resto lo hanno detto  gli
  altri  e  concordo  pienamente,  ci sono tantissimi  punti  di  cui
  ancora bisogna trattare, ma voglio  sottolineare che  questa  legge
  investe  18  comuni,  anzi il Comune di Montevago e  quello  di  S.
  Margherita,  assieme a qualcun altro, è stato più fortunato  perché
  ha  saputo  di  questa autorizzazione data ad ottobre  2012,  e  la
  richiesta  era  stata  fatta  ad  agosto  2011,  con  una  celerità
  impressionante  per  i  tempi  siciliani  ed  italiani,  che   sono
  pressoché biblici.
   L'autorizzazione è stata, quindi, data in maniera immediata e  gli
  altri  comuni  che  ricadono nelle province di Trapani  e  Palermo,
  invece, non hanno saputo assolutamente nulla.
   Sottolineo  ancora che il sito dell'URIG è un sito non  aggiornato
  dal 2009, per cui se qualunque cittadino volesse saperne di più non
  può  farlo,  così  come non possono farlo gli  enti  locali  o  gli
  amministratori e questo lo ritengo di una gravità inaudita.
   Inoltre la società Enel Longanesi ha presentato il 17 agosto  2011
  la  richiesta per un permesso di ricerca per idrocarburi liquidi  e
  gassosi, peraltro si pensa che in quella zona ci sia petrolio amaro
  -   qui abbiamo il professore  Zichichi e glielo chiedo  in qualità
  di  scienziato - e mi dicono che questo petrolio amaro deve  essere
  estratto e lavorato sul posto con effetti devastanti.
   Quindi, oltre alla sottolineatura dell'attività sismica, oltre  al
  discorso che siamo in pieno Parco dei Monti Sicani, oltre a parlare
  delle  falde  acquifere - perché lì ci sono i  fiumi,  tra  cui  il
  Belice di cui parlavamo prima - oltre al discorso che la Sicilia  è
  una  terra vocata all'agricoltura e al turismo, nel momento in  cui
  concediamo  questo tipo di autorizzazioni, mi chiedo  dove  vada  a
  finire il turismo, dove vada a finire l'agricoltura e - aggiungerei
  - dove vada a finire la salute dei cittadini.
   Queste sono le premesse e  non voglio leggere la mozione perché  è
  molto  lunga, pertanto chiediamo di adottare gli atti di competenza
  affinché  venga  revocata l'autorizzazione di ricerca,  di  cui  in
  oggetto,   alla   Enel  Longanesi;  di  sospendere   immediatamente
  l'efficacia  della stessa autorizzazione e procedere ad  una  nuova
  valutazione,  previo confronto con gli enti locali - direi  con  la
  pelle dei cittadini non si può giocare - ed i Comitati no-trivelle,
  quali  portatori  di interessi legittimi del territorio,  ai  quali
  deve   comunque   essere   offerta   l'effettiva   possibilità   di
  rappresentare e far valere le ragioni della tutela dell'ambiente  e
  della  salute;  a  rendere, in ogni caso,  pienamente  pubblici  ed
  accessibili  tutti  gli  atti del procedimento,  ivi  compresi  gli
  allegati  ed i dati tecnici, al fine  di  consentire ai  Comuni  di
  formulare   e  presentare   le  eventuali  opposizioni   e   contro
  deduzioni; a  procedere  ad  una  complessiva  rivisitazione  della
  disciplina relativa alle concessioni minerarie che tenga in  debito
  conto  le  esigenze  di tutela dell'ambiente  e  della  salute,  le
  attribuzioni  costituzionalmente  riconosciute  agli  enti  locali,
  predisponendo  e  presentando, entro il  termine  tassativo  di  60
  giorni,  un disegno di legge organico di riforma; nelle more  della
  formalizzazione  ed  approvazione di  detto  disegno  di  legge,  a
  sospendere il  rilascio di nuove autorizzazioni  e  l'efficacia  di
  quelle  rilasciate e non ancora effettivamente operative; a   porre
  in    essere    complessivamente  delle  politiche  ispirate   alla
  salvaguardia   del   territorio,  della  salute  e  delle  economie
  locali,  impedendo  che  gli interessi costituiti di alcuni privati
  si   risolvano  in   mere   speculazioni  a  danno  dell'Isola,  ed
  assicurando  che le eventuali attività opportunamente  regolate  ed
  autorizzate  determinino un reale  e  strutturale   vantaggio   per
  l'economia  della Sicilia.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha facoltà, colgo l'occasione per  precisare  che
  l'onorevole Di Mauro è il primo firmatario della mozione numero 30,
  di analogo contenuto che viene trattata unitamente alle altre.
   Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   la  società  Enel  Longanesi,  il 24  agosto  2011,  ha  inoltrato
  un'istanza per l'attività di ricerca di idrocarburi all'Assessorato
  regionale   dell'energia  e  agli  uffici  di   pubblica   utilità,
  denominata Masseria Frisella;

   il  10 ottobre 2012 l'Ufficio regionale per gli idrocarburi  e  la
  geotermia (URIG) ha autorizzato ad una società di diritto  privato,
  per la ricerca di idrocarburi nella Valle del Belice, in un'area di
  oltre  600  kmq  nella quale ricadono i territori di  tre  province
  regionali: Agrigento, Palermo e Trapani; nella fattispecie i comuni
  di  Montevago,  Santa Margherita Belice, Bisacquino,  Campofiorito,
  Camporeale,  Contessa  Entellina,  Corleone,  Monreale,  Partinico,
  Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello e San Giuseppe Jato,
  Alcamo, Gibellina, Poggioreale e Salaparuta;

   RILEVATO che:

   l'area  interessata  già  in passato  è  stata  oggetto  di  studi
  geominerari,   peraltro   rivelatisi,   nei   fatti,   inutili   ed
  infruttuosi;

   il   territorio  riveste  particolare  valenza  sotto  il  profilo
  agricolo, zootecnico e culturale, accogliendo colture d'eccellenza,
  aziende  di  trasformazione, zone archeologiche e terme di  notorio
  pregio,  per  le  quali sono stati concessi ingenti investimenti  a
  livello nazionale ed europeo;

   la  stessa  area  riveste  per tutto il territorio  regionale  una
  importante  valenza paesaggistica, in quanto parte  del  territorio
  rientra  integralmente in zone di protezione Europea (SIC  e  ZPS);
  infatti  numerosi  comuni delle tre province nei  quali  ricade  la
  vastissima  area  inclusa  nelle  attività  di  perforazione  hanno
  attivato  le  procedure  di opposizione  al  provvedimento  di  via
  libera,  fondando  la  loro contrarietà su  alcuni  fattori  quali:
  l'alto  rischio  sismico, la presenza del  bacino  idrografico  del
  fiume  Belice,  le aree d'eccellenza per la produzione  agricola  e
  zootecnica e le zone soggette a vincolo paesaggistico e culturale;

   CONSIDERATO che:

   l'attività di ricerca autorizzata consisterebbe nella perforazione
  del  sottosuolo  sino  a  3.500 metri di  profondità,  evidenziando
  un'azione  di  aggressione violenta al territorio, in  quanto  tali
  tecniche    esplorative   in   genere   -   e    quella    prevista
  nell'autorizzazione  in  oggetto  in  particolare  -  prevedono  il
  ricorso a prospezioni sismiche oltreché alla realizzazione di pozzi
  esplorativi (esplicitamente entrambi richiamati nella nota prot. N.
  060876 del 10-10-2012 con cui URIG esprime parere favorevole);
   l'attività  di  ricerca  è  stata contestata  dai  sindaci  e  dai
  cittadini,  aggregati anche in comitati e associazioni,  che  hanno
  più  volte  manifestato le loro preoccupazioni sulla  scorta  delle
  relazioni di autorevoli geologi sulla pericolosità di aggredire con
  le    trivelle   il   delicato   equilibrio   di   un    territorio
  morfologicamente fragile;

   il  10  ottobre 2012, con una celerità relativamente  sorprendente
  considerata  l'usuale  ben nota inerzia della burocrazia  regionale
  l'URIG  ha rilasciato parere positivo all'accoglimento dell'istanza
  dell'Enel  Longanesi,  liquidando  le  opposizioni  formulate   dai
  Comuni, demandandole al Dipartimento regionale dell'Ambiente;

   RILEVATO  che a peggiorare il tutto, l'URIG ha negato al  Comitato
  'No  trivellazioni nella Valle del Belice' l'accesso agli atti  del
  procedimento, adducendo improbabili ragioni di estrema riservatezza
  e  rendendo  perciò  impossibili  e  allo  stesso  Comitato,  quale
  portavoce  d'interessi diffusi e legittimi della  comunità  locale,
  l'opporsi  validamente,  anche  sul  piano  tecnico  giuridico,  al
  rilascio di tutte le autorizzazioni;

   RITENUTO che:

   le  motivazioni portate dal Comitato No trivellazioni nella  Valle
  del  Belice e dai Comuni interessati appaiono quanto mai apprezzate
  e verosimilmente fondate;

   in   ogni   caso   appare  quanto  mai  opportuno  sospendere   il
  procedimento e procedere ad
   un'adeguata      riconsiderazione       dell'istanza
   assicurando  una piena e completa trasparenza del  procedimento  e
  l'effettiva  e  piena  partecipazione  degli  enti  locali  e   dei
  cittadini  alla determinazione di scelte che incidono  direttamente
  nella vita di tutta la comunità;

   CONSIDERATO che:

   con  una nota del 2010 già l'Assessore regionale per il territorio
  e   l'ambiente,  nel  fare  presente,  altresì,  come  nel   corso,
  soprattutto, degli ultimi cinquanta anni, le coste e il  territorio
  siciliano sono stati oggetto di un forte inquinamento, segnala,  in
  modo  particolare,  la problematica relativa  ai  danni  ambientali
  derivanti  dalle  trivellazioni  da  piattaforme  petrolifere   che
  potrebbero  causare danni irreparabili all'economia  siciliana  nei
  trainanti  della  pesca, del turismo balneare,  nell'agricoltura  e
  nella fruizione dei beni culturali;

   con  deliberazione  n.  263 del 14 luglio  del  2010  Permessi  di
  ricerca  di  idrocarburi su piattaforme off- shore al  largo  delle
  coste  Siciliane  -  Legge  21 Luglio  1967  n.  613',  il  Governo
  regionale deliberava una chiara e netta contrarietà al rilascio dei
  permessi  di  ricerca  nel territorio della Regione  siciliana,  ai
  sensi  della  legge 21 luglio 1967, n. 613, in atto  presentati  al
  Ministero dello Sviluppo Economico e di eventuali richieste future,
  in   conformità  alla  proposta  dell'Assessore  regionale  per  il
  territorio e l'ambiente,

                   impegna il Governo della Regione

   ad adottare gli atti di competenza affinché vengano revocate tutte
  le  autorizzazioni di ricerca rilasciate in data  10  ottobre  2012
  dall'URIG;

   a  rendere  pubblici  ed immediatamente fruibili  i  dati  tecnici
  relativi  al  progetto  di perforazione e realizzazione  del  pozzo
  esplorativo,  al fine di consentire l'elaborazione delle  opportune
  opposizioni da parte dei Comuni della Valle del Belice;

   perché  vengano  poste  in  essere  strategie  economiche  per  la
  valorizzazione  del  territorio  compatibili  con   il   paesaggio,
  ispirate alla salvaguardia del territorio e della salute, impedendo
  così  che  gli interessi di pochi privati si risolvano  in  vere  e
  proprie speculazioni a danno del territorio siciliano». (30)

    DI MAURO-LO SCIUTO-LOMBARDO-FIORENZA- FIGUCCIA - FEDERICO - GRECO
                                                          G- PICCIOLO

   DI  MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si tratta  della
  mozione numero 30 che avevamo presentato proprio per dire la nostra
  su  un  tema  così  rilevante e che non è nuovo  al  Governo  della
  Regione  siciliana. In precedenza avevamo dovuto, nel  corso  della
  scorsa  legislatura, affrontare come Governo - allora ero assessore
  per il territorio - il tema delle trivellazioni a mare.
   In  un  litorale che partiva da Trapani fino alla zona di Siracusa
  erano state previste, attraverso una serie di società, con capitale
  sociale  di  appena diecimila euro, una serie di trivellazioni  che
  andavano ad essere collocate a circa cento metri dalla battigia  di
  Sciacca,  a  due passi da un intervento straordinario costato  allo
  Stato circa centoventi milioni di euro, a proposito dell'intervento
  effettuato  dal  Governo  nazionale e  siciliano  per  l'iniziativa
  turistica di Rocco forte.
   Credo che allora abbiamo assunto una posizione molto rigida e  con
  delibera   di  Giunta  abbiamo  sospeso  qualsiasi  iniziativa   di
  trivellazione  nella fascia costiera ed in quell'atto  deliberativo
  abbiamo  anche  aggiunto - se ben ricordo - che  il  Governo  della
  Regione  siciliana  impediva iniziative di questo  tipo  perché  si
  riservava  per  sè eventuali iniziative ad una serie di  condizioni
  che  dovevano  essere, prima fra tutte, rispettose dell'ambiente  e
  non arrecare danni a tutti quegli interventi che in quel sito erano
  stati  individuati  -  mi  riferisco  ad  iniziative  di  carattere
  turistico,  mi  riferisco ad iniziative di carattere  agricolo,  mi
  riferisco ad iniziative che potessero turbare l'aspetto ambientale.
   Signor  Presidente, in quel territorio di cui alla mozione da  noi
  presentata, la Valle del Belìce, insiste per esempio una realtà  di
  natura termale, molto importante, ed una serie di imprese di natura
  agricola  che,  certamente, meritano non  soltanto  di  non  essere
  ostacolate,  ma di essere tutelate ed ogni iniziativa di  carattere
  diverso, come quella di un intervento di carattere industriale  che
  riguarda  il  settore petrolifero, nulla ha a  che  vedere  con  lo
  sviluppo  di quel territorio e non determina valore aggiunto  bensì
  determina un valore negativo per un territorio straordinario che fa
  dell'impresa  dei  prodotti  agricoli  e  dell'impresa  di   natura
  turistico-ricettiva un valore straordinario.
   Signor  Presidente,  come  Gruppo  parlamentare  non  solo   siamo
  fermamente  contrari,  ieri  e  oggi,  alle  trivellazioni,   siamo
  contrari ad ogni forma di intervento che non sia concordato con  la
  Regione.
   Ci  dispiace  che  dirigenti della Regione abbiano  operato,  come
  aveva  rilevato  l'onorevole Cascio, in un  periodo  nel  quale  il
  Governo  non c'era più e  credo anche che un dirigente debba  avere
  buon  senso prima di affrontare un tema così rilevante e  di  avere
  un confronto con il Governo in carica.
   Rimettiamo   la   nostra   valutazione   negativa   a   tutte   le
  autorizzazioni che in questo senso sono state date,  a  quelle  che
  potrebbero  essere date,  perché credo ci siano  in  itinere  altre
  sollecitazioni  in questo senso  e ci pronunciamo  per  un  diniego
  fermo  e  che  sia esteso a tutte le iniziative che possono  essere
  prese in questo senso presso la Regione siciliana.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Lo Bello.

   LO  BELLO,  assessore  per  il  territorio  e  l'ambiente.  Signor
  Presidente,   onorevoli   deputati,  brevemente   enuncerò   alcune
  comunicazioni ed esattamente rispetto alle mozioni numeri  12,  14,
  26  e  34  si rappresenta che da una ricerca effettuata presso  gli
  archivi  e i protocolli dell'Assessorato non risulta che la società
  Enel  Longanesi  abbia  mai  presentato  istanza  di  compatibilità
  ambientale  per  l'attività  di ricerca di  idrocarburi  denominata
   Masseria Frisella .
   Per quanto riguarda, invece, le interrogazioni numero 133 e numero
  151  con  riferimento alle interrogazioni in oggetto e  ai  quesiti
  posti dall'onorevole interrogante si rappresenta quanto segue.
   Agli  atti di ufficio non risulta, anche qui, che la società  Enel
  Longanesi abbia presentato istanza di compatibilità ambientale  per
  le  attività relative all'avvio di ricerche petrolifere nella Valle
  del Belice.
   Nel  momento  in  cui  dovesse essere  presentata  dalla  suddetta
  società  apposita  istanza  di  compatibilità  ambientale  per   le
  attività in questione, nel rispetto delle disposizioni normative in
  materia,  verranno  verificate tecnicamente,  per  gli  aspetti  di
  competenza,   le   conseguenze   di   attività   di   trivellazione
  sull'assetto  del  territorio interessato con  le  valutazioni  che
  verranno  fatte  in  sede di Giunta e rispetto alle  quali  c'è  un
  parere negativo alle autorizzazioni alle trivellazioni.
   Condividendo le giuste perplessità delle comunità locali  e  delle
  amministrazioni    interessate   verrà   garantita    la    massima
  informazione, conoscenza e condivisione dell'eventuale procedimento
  autorizzativo  di  propria competenza, fermo  restando  che  questo
  potrebbe semplicemente riguardare alcuni giacimenti già in essere e
  pertanto potrebbero essere fatte delle valutazioni che da parte del
  Governo,  lo diciamo fin da subito, risultano essere negative  però
  rispetto  ai quali potremmo discutere laddove ci sono interventi  a
  giacimenti o piattaforme già installate.
   Rispetto  all'ultima interrogazione, la numero 241, ed ai  quesiti
  posti  dagli  onorevoli interroganti si rappresenta,  lo  ricordava
  poco  fa l'onorevole Di Mauro, che con delibera numero  316 del  23
  agosto  2012  e  la numero 236 del 14 luglio 2010,  n.  325  del  4
  settembre  2012, la Giunta di Governo pro-tempore ha  espresso  una
  chiara  e  netta  contrarietà al rilascio dei permessi  di  ricerca
  degli idrocarburi.
   Questo  Governo,  anche  in  nome del  principio  di  precauzione,
  intende  proseguire  nell'opera  di  salvaguardia  dell'ambiente  e
  intende,   rispetto   alle  trivellazioni,  ribadire   la   propria
  contrarietà  ad ogni forma di trivellazione futura, fermo  restando
  la  rivisitazione  e lì lo si farà un poco caso per  caso  rispetto
  all'autorizzazione di quelle esistenti.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'assessore Marino.

   MARINO,  assessore per l'energia e i servizi di pubblica  utilità.
  Signor  Presidente, onorevoli deputati, rispondo più per la   parte
  delle  contestazioni che sono state mosse sulla  procedura  seguita
  dall'URIG,   ma   assicuro  tutti  che  la  procedura   è   sospesa
  correttamente  perché  è  un parere endo-procedimentale  e  resterà
  sospesa per quanto ci riguarda.
   Viene chiesta la revoca del permesso di ricerca, convenzionalmente
  denominato  Masseria Frisella  rilasciato il mese di ottobre ultimo
  scorso dall'Assessorato alla società Enel Longanesi.
   Viene  citato  come  provvedimento  definitivo,  tra  l'altro  più
  correttamente come dicevo come parere endo-procedimentale perché di
  questo  si  tratta,  che  andrebbe quindi correttamente  sospeso  e
  attualmente è sospeso e resterà tale
   Sulla procedura seguita dall'URIG che chiaramente ha mantenuto  un
  ruolo  amministrativo che gli compete secondo  le  disposizioni  di
  legge,  e quindi è andata avanti nella procedura, è avvenuto quanto
  segue.
   L'URIG  ha trasmesso a tutti i comuni interessati territorialmente
  l'istanza della società che ha dato avvio al procedimento  affinché
  gli  stessi potessero provvedere alla pubblicazione nei propri albi
  pretori.
   Ha  ricevuto  tre  opposizioni da parte dei comuni  di  Montevago,
  Santa Margherita Belice,  della provincia di Trapani, è stata fatta
  richiesta  di accesso agli atti da parte del comune di Montevago  a
  cui è stata fornita copia degli atti accessibili.
   I  dati  e  le notizie di carattere tecnico ed economico richiesto
  dai  comuni  relativi  alla  prospezione  e  alla  ricerca  e  alla
  coltivazione  fornita  all'amministrazione dalla  società  istante,
  quali  i  rilievi geofisici con interpretazioni relativi ai profili
  geologici dei pozzi  con le radiografie e  le correlazioni relative
  alle  entità  delle riserve rivestono per legge,  e  qui  bisognerà
  certamente fare i conti anche con queste disposizioni, carattere di
  riservatezza e non possono essere resi pubblici senza  il  consenso
  scritto  degli  interessati a norma del comma  1  dell'articolo  45
  della  legge  14 del 2000 che prevede, altresì, che  i  dati  e  le
  notizie  relativi  a  permessi e concessioni  revocate,  scaduti  o
  rinunciati   possono   essere  resi  pubblici  dall'amministrazione
  soltanto dopo 2 anni dalla cessazione dei rispettivi titoli.
   Le   osservazioni   di  comuni  e  cittadini   saranno   valutate,
  attenzione, non dall'URIG, ma nell'ambito della procedura di VIA in
  sede di attività istruttoria, cosa che non è avvenuta e non risulta
  essere avvenuta perché ultimata l'istruttoria dell'URIG, la società
  è  stata  invitata  a  fare richiesta di VIA,  non   risulta  fatta
  nessuna richiesta ed il procedimento è sospeso.
   Per  quanto  riguarda  il permesso scaduto  di  per  sé,   si  può
  rinnovare, non sarebbe un atto invalicabile, qui il problema  è  un
  altro e cioè che  è intendimento del Governo di valutare con grande
  attenzione  questo  problema, verrà mantenuta  la  sospensione  del
  procedimento,  nessuna autorizzazione è stata rilasciata  nè  verrà
  rilasciata  dall'assessorato all'energia  e,  chiaramente,  dovremo
  farci  cura  di  mettere mano alle leggi vigenti in  modo  da  dare
  veramente  l'impronta  politica che  questo  Governo  e  i  signori
  deputati   che  hanno presento le mozioni, le interrogazioni  e  le
  interpellanza vogliono dare.
   Quindi,  sotto  questo  profilo posso  tranquillizzare  tutti,  la
  procedura non avrà nessun seguito.

   PRESIDENTE. Si passa alla votazione delle mozioni.
   Avverto  che  le  interrogazioni e l'interpellanza sono  assorbite
  dalle mozioni.
   Si  passa  alla votazione della mozione numero 12, che ricomprende
  le  mozioni  numeri  14,  21, 26, 30 e 34. Chi è  favorevole  resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

   Si passa alla votazione della mozione numero  21. Chi è favorevole
  resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


    Discussione della mozione numero 9  Annullamento del decreto di
   autorizzazione alla costruzione del rigassificatore LNG di Porto
   Empedocle, al confine del Parco archeologico Valle dei Templi di
                              Agrigento

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  IV  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione  della mozione numero 9  Annullamento  del  decreto  di
  autorizzazione alla costruzione del rigassificatore  LNG  di  Porto
  Empedocle,  al confine del Parco archeologico Valle dei  Templi  di
  Agrigento ,  degli  onorevoli Cancelleri, Mangiacavallo,  Cappello,
  Ciaccio,  Ciancio,  Ferreri,  Foti, La  Rocca,  Palmeri,  Siragusa,
  Trizzino, Troisi, Venturino, Zafarana e Zito.
   Ne do lettura:
                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   con   decreto  dell'Assessore  regionale  per  l'Industria,  Marco
  Venturi,   del  22.10.2009,  n.122/Gab,  è  stata  autorizzata   la
  costruzione di un rigassificatore LNG da 8 miliardi di mc  a  Porto
  Empedocle,  al confine del parco archeologico Valle dei  Templi  di
  Agrigento, patrimonio Unesco;

   il  decreto regionale è stato adottato sulla scorta del decreto di
  Via  (Valutazione di Impatto Ambientale) n.966 del 29.9.2008 emesso
  dal Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in concerto con
  il Ministro dei Beni Culturali Italiano, Sandro Bondi;

   va  precisato che il Ministro Prestigiacomo ha omesso di ricordare
  nel  decreto di Via la vicinanza del parco archeologico della Valle
  dei  Templi  alla zona dove dovrà sorgere il rigassificatore  e  il
  relativo gasdotto, zona distante dal parco solo 1140 m. (secondo la
  misurazione dell'Ufficio Tecnico dell'Ente Parco Archeologico Valle
  dei  Templi), mentre si è presa la cura di ricordare (a pag. 4  del
  decreto) che non vengono minacciati siti naturalistici di interesse
  comunitario (siti SIC) come la riserva delle Maccalube,  dove  sono
  presenti  fenomeni di vulcanesimo minore, e altri siti  minori  che
  non  possono  di certo avere la rilevanza culturale e paesaggistica
  della Valle dei Templi di Agrigento - patrimonio Unesco, gravemente
  minacciata dal rigassificatore e dal gasdotto di collegamento;

   il  Corriere della Sera criticò aspramente la scelta del sito  con
  un articolo del 19 novembre 2008 dal titolo emblematico 'Cancellata
  la Valle dei Templi per decreto';

   inoltre  l'area dove la società Nuove Energie-Enel dovrà costruire
  l'impianto  dista  appena  800  mt. dal  centro  abitato  di  Porto
  Empedocle,  1200 mt. da Villaseta e 500 mt. dalla  casa  natale  di
  Luigi Pirandello;

   i  più grandi esperti al mondo di sicurezza e antiterrorismo, come
  il  Prof.  Richard Clarke, consulente di tre presidenti  americani,
  consigliano  di costruire questi impianti, che la normativa  Seveso
  'classifica  a  rischio di incidenti rilevanti',  il  più  distante
  possibile dai centri abitati;

   la  zona  Caos, dove dovrà sorgere il rigassificatore e  che  sarà
  attraversata  dal gasdotto di collegamento alla rete nazionale  del
  gas,  è  stata  sottoposta  a vincolo paesaggistico  dalla  Regione
  siciliana con decreto dell'Assessorato Beni culturali del 29 luglio
  1993;

   di  più la stessa zona è stata perimetrata dall'Unesco come buffer
  zone   (zona   di   rispetto)  del  parco  archeologico,   all'atto
  dell'inserimento  della Valle dei Templi di Agrigento  nella  World
  Heritage List dell'Unesco nel 1997;

   malgrado  ciò, il Sovrintendente ai BB.CC. del tempo,  dopo  avere
  premesso  che  'il  tracciato del gasdotto di  collegamento,  nella
  parte  iniziale,  attraversa ambiti di  collegamento  sottoposti  a
  vincolo  paesaggistico (D.A. 29 luglio 1993) e lungo il  corso  del
  tracciato  ricade in prossimità di aree di interesse archeologico',
  sorprendentemente ha espresso in data 22 febbraio 2006  (prot.  65)
  parere  favorevole  prescrivendo solo di trattare  con  improbabili
  coloriture,  rivestimenti e con schermature  di  vegetazione  e  di
  pietra le opere impattanti;

   la  normativa Seveso che definisce i rigassificatori  'impianti  a
  rischio  di  incidente rilevante' impone l'obbligo di  informare  e
  consultare le popolazioni interessate;

   va  ricordato che ad Agrigento nell'aprile del 2009 si è svolto un
  referendum  popolare e l'esito è stato schiacciante: 98%  di  NO  e
  solo 2% di SI';

   non  è stata accolta la medesima richiesta di referendum fatta  da
  un  comitato di cittadini di Porto Empedocle. La richiesta è  stata
  ufficialmente  respinta  con la delibera della  Commissione  Affari
  Istituzionali del Comune di Porto Empedocle del 09.03.2007;

   non è stato valutato, come dovevasi, il rischio sismico;

   l'ex   Presidente  della  Regione,  Lombardo,   ha   bloccato   il
  rigassificatore  di Priolo-Melilli per motivi di sicurezza,  mentre
  per  il  rigassificatore di Porto Empedocle, per cui  ad  Agrigento
  aveva  dichiarato  (vedi  relative  registrazioni  televisive)  'un
  rigassificatore   sotto  la  Valle  dei  Templi   mai',   ha   dato
  inspiegabilmente via libera, pur essendo il territorio di Agrigento
  e Porto Empedocle classificato 'a rischio sismico di 2  categoria',
  come  l'Aquila, devastata dal violento terremoto del  2009,  e  pur
  essendo  l'area  marina antistante Porto Empedocle interessata  dal
  vulcano sottomarino quiescente 'Empedocle', che per gli esperti  ha
  una  base pari a quella dell'Etna. Peraltro, nel canale di  Sicilia
  sono  state  avvertite recentemente scosse di  terremoto  anche  di
  magnitudo 3,8;

   tre  associazioni agrigentine: 'Salviamo la Valle  dei  Templi  di
  Agrigento',   'Il   Cerchio'  gestore  del   parco   pirandelliano,
  'Confimpresa  Euromed', hanno presentato ricorso (rubricato  al  n.
  81/2009)   alla   Commissione  Europea  per  violazione   dell'art.
  dell'art. 107, paragrafo 1, del TFUE, che fa espresso divieto degli
  aiuti  di  Stato,  e  dell'art. 119  che  garantisce  e  tutela  il
  principio  della  libera  concorrenza tra le  società  degli  Stati
  membri;

   tali  articoli  sono  stati palesemente violati  con  la  delibera
  dell'Autorità  Italiana dell'Energia e il Gas n.178  del  4.8.2005,
  che   garantisce  alle  società  che  costruiscono   e   gestiscono
  rigassificatori  il  71%  dei  ricavi  di  riferimento  (circa  tre
  miliardi  di  euro  l'anno) per vent'anni anche  se  non  dovessero
  rigassificare  un  solo metro cubo di gas, gravando  la  spesa  sul
  'sistema tariffario nazionale', cioè sulle bollette degli Italiani;

   la  Commissione  Europea,  anche a  seguito  delle  interrogazioni
  parlamentari  di  Sonia  Alfano  e  Rita  Borsellino,  ha   chiesto
  chiarimenti  alla  rappresentanza permanente al Parlamento  europeo
  con lettere del 14 giugno 2010 e del 16 maggio 2012;

   l'Autorità  Italiana  per  l'Energia e  il  Gas  ha  sospeso,  non
  annullato,  queste  agevolazioni che chiamano fattore  di  garanzia
  (FG), con la delibera n. 451 del 31 ottobre 2012;

   i rigassificatori non servono alla Sicilia, perché consumiamo solo
  il  10%  del  gas  che viene importato dalla Libia e  dall'Algeria,
  mentre il restante 90% viene esportato nel resto d'Italia;

   i  rigassificatori non servono all'Italia perché  il  mercato  del
  gas, dopo la scoperta dello shale gas, è profondamente mutato e c'è
  un  enorme surplus di gas nel mondo, mentre il consumo del  gas  in
  Italia è sceso da 83 miliardi di mc all'anno a 70 miliardi,  a  tal
  punto  che  Eni, che aveva stipulato onerosi contratti di fornitura
  del  tipo  take  or  pay (prendi o paga) con la russa  Gazprom,  ha
  chiesto  di  diluire  nell'arco di  20  o  più  anni  le  forniture
  acquistate per evitare di pagarle a vuoto;

   perfino  l'amministratore  delegato  di  Eni,  Paolo  Scaroni,  in
  pubblica  audizione  al  Senato,  ha  affermato  che  'quello   dei
  rigassificatori    è    un    treno    perso      per     l'Italia'
  (http://it.advfn.com/notizie/Gas-Scaroni-rigassificatori-trenoperso-
  serve-integrazione 54464755.html);

   lo  stesso Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel che  deve
  costruire  il  rigassificatore di Porto  Empedocle,  ha  affermato,
  sempre   in   pubblica   audizione  al  Senato,   che   l'hub   dei
  rigassificatori        non       serve        più        all'Italia
  (http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-10-
  04/enel-dice-metano-064524.shtml?uuid=Abvcl2nG );

   alcune   delle  più  grandi  compagnie  mondiali  del  gas   hanno
  abbandonato  i  loro  progetti  di costruire  rigassifficatori  nel
  Mediterraneo,  come la British gas per Brindisi, la  Erg-Shell  per
  Priolo-Melilli, la Gas de France Suez per Porto Recanati;

   si  sono espressi contro la costruzione anche enti pubblici,  come
  il  Comune  e  la  Camera  di Commercio di Agrigento,  associazioni
  nazionali, regionali e locali di tutela del patrimonio artistico  e
  paesaggistico   e   dei  consumatori,  fra   cui   Italia   Nostra,
  Legambiente, Arci, Codacons;

   recentemente  Confimpresa-Euromed,  rappresentativa  del   tessuto
  economico  delle  piccole e medie imprese, ha inviato  una  lettera
  appello   al  presidente  Crocetta  perché  annulli  in  autotutela
  l'autorizzazione regionale a costruire il rigassificatore di  Porto
  Empedocle;

   la  stessa  cosa  hanno  fatto almeno 40  associazioni  sociali  e
  culturali, compresa l'associazione 'Salviamo la Valle dei Templi di
  Agrigento';

   il  Ministro  dell'Ambiente,  Corrado  Clini,  a  margine  di  una
  contestatissima  riunione a Trieste sul rigassificatore  di  quella
  città  ha  dichiarato  'un anno fa abbiamo avviato  la  Valutazione
  Ambientale Strategica (Vas). Se dovessero emergere fatti nuovi sono
  disponibile a rivedere la VIA già rilasciata dal mio Ministero';

   per  il  rigassificatore di Porto Empedocle non è  stata  avviata,
  invece, la Vas che pure è obbligatoria per legge per i porti;

   bisogna aggiungere anche che il Governo italiano, a seguito  delle
  proteste di numerose associazioni e rappresentanti del mondo  della
  Cultura,  ha  revocato l'autorizzazione ad una discarica  vicina  a
  Villa  Adriana  (Roma), sito Unesco, che non può essere  certamente
  considerato   un  sito  di  interesse  paesaggistico  e   culturale
  superiore a quello della Valle dei Templi,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  annullare in autotutela, per motivi di pubblico interesse,  il
  decreto  dell'Assessore regionale per l'industria  n.  122/Gab  del
  22.10.2009,  con  cui  è stata autorizzata  la  costruzione  di  un
  impianto  di  rigassificazione LNG da 8 miliardi  di  mc.  a  Porto
  Empedocle,  al confine del parco archeologico Valle dei  Templi  di
  Agrigento, patrimonio Unesco.»

   MANGIACAVALLO. Chiedo di parlare per illustrare la mozione.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANGIACAVALLO.  Signor   Presidente, onorevoli  colleghi,  signori
  assessori,  cittadini,  l'articolo 9  della  Costituzione  italiana
  sancisce  che  la  Repubblica tutela il paesaggio e  il  patrimonio
  storico e artistico della Nazione.
   L'articolo 32, invece, sancisce che la Repubblica tutela la salute
  come   fondamentale  diritto  dell'individuo  e   interesse   della
  collettività.
   Nella  vicenda del rigassificatore di Porto Empedocle  sono  stati
  violati entrambi gli articoli per le seguenti considerazioni.
   Il  decreto di valutazione di impatto ambientale del 29  settembre
  del  2008  numero  966  adottato  dal  Ministro  dell'ambiente,  di
  concerto  con il Ministro ai beni culturali, il cosiddetto  decreto
  Prestigiacomo-Bondi , non si è preoccupato  di  tutelare  il  parco
  archeologico  della  Valle dei Templi di  Agrigento,  mentre,  come
  abbiamo  scritto nella nostra mozione, si è preso cura di  tutelare
  anonimi siti SIC - siti di interesse comunitario - che, pur essendo
  degni  di  tutela,  non possono essere, di certo, considerati  alla
  stessa  stregua  del  parco  archeologico  agrigentino,  patrimonio
  UNESCO  e  distante appena millecentoquaranta metri dal  sito  dove
  sorgerà   il  rigassificatore  (misurazione  dell'ente   parco   di
  Agrigento).
   Su  questa vicenda occorre anche fare due considerazioni,  una  di
  carattere sociale e una di carattere giuridico.
   Dal  punto  di vista sociale, quando c'è da difendere  paesaggi  o
  beni  culturali  da  Roma  in  su si  mobilitano  ministri,  uomini
  politici di destra e di sinistra, intellettuali, opinion makers  di
  varia   collocazione   per   evitare  aggressioni   al   patrimonio
  paesaggistico, naturale e culturale.
   Molti  ricorderanno la mobilitazione generale contro la  discarica
  che  doveva  sorgere  ad un chilometro da Villa Adriana,  anch'essa
  patrimonio UNESCO.
   Alcuni  ministri  del  governo dei tecnici  e  il  Presidente  del
  Consiglio nazionale dei beni culturali minacciarono addirittura  di
  dimettersi.
   La  costruzione della discarica - anche se cominciata  -  è  stata
  bloccata per la moral suasion esercitata dal Presidente Napolitano,
  sul  sobrio' Governo Monti.
   Altri  ricorderanno la vicenda  Villettopoli' sollevata da Alberto
  Asor  Rosa  per la tutela di un pregevole paesaggio toscano.  Anche
  qui intervennero politici e media.
     Fu  allora  il ministro ai beni culturali, Francesco Rutelli,  a
  coniare l'espressione  Villettopoli'.
   Ma quando fu inviato un appello per salvare la Valle dei Templi di
  Agrigento a Napolitano, Rutelli, Pecoraro Scanio ed altri  ministri
  del Governo Prodi, fecero tutti spallucce e la stessa cosa fecero i
  ministri del successivo Governo Berlusconi, che completò la  VIA  -
  valutazione  di impatto ambientale - con il  decreto Prestigiacomo-
  Bondi .
   Non   per   questo  però  si  sono  scoraggiate  le   associazioni
  agrigentine che si sono battute e si battono con spirito  indomito,
  pur  nel  silenzio  quasi totale dei principali media  della  carta
  stampata e della tv.
   E  noi del Movimento cinque stelle abbiamo sposato la causa del No
  al rigassificatore della Valle dei Templi.
   Sotto il profilo giuridico, vero è che gli enti e le associazioni,
  che  hanno fatto ricorso prima al TAR e poi al Consiglio di  Stato,
  si  sono viste respingere le proprie istanze, ma è pur vero che  il
  TAR  del  Lazio, che ha dato ragione ai ricorrenti, ha esaminato  i
  ricorsi solo sotto il profilo che il Comune di Agrigento era  stato
  pretermesso,  cioè  non è coinvolto nella procedura  autorizzativa,
  mentre  il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del TAR  con
  una  sentenza che rappresenta un bizantinismo giuridico che non  ha
  precedenti nella storia della giurisprudenza.
   Ha  asserito, cioè, che l'autorizzazione regionale riguardava solo
  la  costruzione  del  rigassificatore e non anche  il  gasdotto  di
  collegamento  che attraverserà il territorio di Agrigento  in  zona
   Caos',  dove  c'è  la casa natale di Luigi Pirandello,  territorio
  peraltro   sottoposto   a   vincolo   paesaggistico   con   decreto
  dell'assessore  regionale dei beni culturali e  ambientali  del  29
  luglio 1993.
   Se   andiamo   a  leggere  il  decreto  dell'assessore   regionale
  dell'industria,  Marco Venturi, del 22 ottobre del  2009,  n.  122,
  esso  recita  esattamente:   La  Società  Nuove  Energie  s.r.l.  è
  autorizzata  a  costruire ed esercire un terminale di  ricezione  e
  rigassificazione di gas naturale liquefatto della capacità nominale
  di  otto miliardi di metri cubi l'anno, situato nel Comune di Porto
  Empedecle  con  relative opere marittime, portuali  e  gasdotto  di
  collegamento alla rete nazionale dei gasdotti, secondo il  progetto
  presentato dalla società in sede istruttoria .
   Dunque  non c'è ombra di dubbio che il decreto di Venturi riguardi
  anche  il  gasdotto  di collegamento che attraverserà  la  Contrada
  Caos, ricadente nel territorio di Agrigento, e sottoposta a vincolo
  paesaggistico.
   Ma,  al  di  là di questa motivazione, resta il fatto  che  né  la
  sentenza  del   Tar  né la sentenza del Consiglio  di  Stato  hanno
  affrontato le violazioni della normativa della tutela del paesaggio
  e  del  patrimonio storico artistico, come non hanno affrontato  la
  questione relativa alla salute dei cittadini.
   Come  si  sa  la normativa  Seveso' che riguarda  gli  impianti  a
  rischio di incidente rilevante , prevede che le popolazioni  locali
  interessate debbano essere coinvolte nel procedimento decisionale.
   Si  ricorda, al  riguardo, che un comitato di cittadini  di  Porto
  Empedocle  chiese  che venisse indetto un referendum  popolare  sul
  rigassificatore,   ma  il  Comune di Porto  Empedocle  respinse  la
  richiesta.
   Nel  frattempo  il Comune di Agrigento indiceva un referendum  che
  vedeva la risposta netta dei no al rigassificagore del 98 per cento
  e del 2 per cento dei sì.
   A  tal  proposito  si  ricorda  che il  rigassificatore  di  Porto
  Empedocle disterà dal centro abitato appena 800 metri, mentre i più
  grandi  esperti del mondo in materia di sicurezza e antiterrorismo,
  come  il  professore Richard Clarke - consulente di tre  Presidenti
  americani - consigliano di costruirli il più distante possibile dai
  centri abitati.
   Peraltro   sono   mutate,  dal  2008  a  oggi,  le   esigenze   di
  approvvigionamento  di  gas in Europa  e  in  Italia,  sia  per  la
  scoperta  della nuova tecnica di estrazione denominata  shale   gas
  (gas delle rocce), che ha reso autosufficienti paesi come la Cina e
  gli  Stati  Uniti,  sia per il progredire dello sfruttamento  delle
  fonti  energetiche non rinnovabili, per cui c'è una grande  offerta
  di gas.
   Alcune delle multinazionali più importanti stanno chiudendo  molte

   Al  riguardo particolarmente illuminante l'analisi economica fatta
  sull'inserto  di  Affari e finanza  del Quotidiano  La  Repubblica
  del  4  febbraio di quest'anno, dal titolo emblematico   In  Europa
  adesso si chiudono le centrali'.
   Per  quanto  riguarda  i  costruendi  rigassificatori  in  Italia,
  occorre ricordare che le più importanti multinazionali dell'energia
  hanno  rinunciato  e stanno rinunciando ai loro progetti:  come  la
  Shell  a Priolo, la Britsh Gas a Brindisi, la E.On a Porto Recanati
  in Adriatico.
   Recentemente   il  ministro  dell'Ambiente,  Corrado   Clini,   ha
  dichiarato  che  occorre riaprire la VIA per il rigassificatore  di
  Trieste in quanto per lo stesso impianto non era stata espletata la
  Vas  (valutazione ambientale strategica) che è prevista  per  legge
  quando  un  impianto di rigassificazione deve essere  collocato  in
  zona  portuale e industriale. Neppure per Porto Empedocle  è  stata
  effettata  la Vas e alla data odierna  il Genio Civile di Agrigento
  non  ha  ricevuto non ha ricevuto ancora  alcuna richiesta  per  il
  parere di competenza.
   Per  questi motivi, colleghi deputati, vi chiediamo di  votare  la
  nostra  mozione  e  al Governo regionale di sospendere  il  decreto
  dell'assessore all'industria del 22.10.2009, n. 122/gab, nelle more
  dell'adozione del provvedimento di annullamento in autotutela,  per
  motivi di pubblico interesse.
   Concludendo aggiungo che capiamo che l'argomento trattato  stasera
  è parecchio controverso e sono in ballo vari interessi.
   Noi  del  Movimento  5 Stelle abbiamo deciso di  schierarci  dalla
  parte dei cittadini e della popolazione agrigentina. Ognuno di  voi
  scelga da quale parte stare.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  brevemente  per dire che il mio Gruppo parlamentare Lista  Musumeci
  voterà  a favore della mozione in oggetto e lo facciamo con  grande
  serenità  d'animo  non   tanto  perché  abbiamo  una  posizione  di
  pregiudizio nei confronti dei rigassificatori, assolutamente, se ne
  è  accertata  la sicurezza per gli abitanti dei centri più  vicini,
  noi  riteniamo che possa e debba essere autorizzata, ma  in  questo
  caso  permangono alcuni seri dubbi per il sito che è  stato  deciso
  nel  contesto  di  un  paesaggio e  di  un  sito  archeologico  che
  meriterebbe ben altro rispetto.
   E  allora se il rigassificatore fosse individuato in una zona  che
  non  costituisca pregiudizio né per la pressoché contigua Valle dei
  Templi  né  per  gli  insediamenti urbani non  avremmo  motivo  per
  opporci.
   Le  ragioni  della  nostra opposizione sono legate  essenzialmente
  alla collocazione e non alla natura di questa infrastruttura.
   Noi  non abbiamo nessuna coccarda da attaccare alla giacca, ma chi
  le  parla per ossequio alla coerenza, con qualche anno di anticipo,
  aveva  già assunto una posizione contraria. Quando ero deputato  al
  Parlamento  Europeo presentai una interrogazione alla  Commissione,
  esattamente  il  22  dicembre  2008,  e  in  quella  occasione   il
  Commissario  Dimas diede una risposta che mi sembrò, e  ci  sembrò,
  superficiale,  non approfondita, quasi sbrigativa.  La  Commissione
  Europea  se  ne  è  lavata  le  mani sostenendo  non  esistere  per
  quell'Organo  di  Governo alcun motivo ostativo, alcun  pregiudizio
  per   interferire   e   per  dire   no   alla   realizzazione   del
  rigassificatore.
   Noi  restiamo  fermi  sulle  nostre posizioni,  senza  pregiudizio
  ideologico;  il  rigassificatore può essere  realizzato  se  lo  si
  colloca  in  un'ara  diversa  e  lontana  dal  sito  che  è   stato
  individuato, ma per queste ragioni riteniamo di dovere  condividere
  la  mozione  oggetto di discussione e il Gruppo al quale appartengo
  esprimerà voto a sostegno del documento.

   MARINO,  assessore per l'energia e i servizi di pubblica  utilità.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARINO,  assessore per l'energia e i servizi di pubblica  utilità.
  Signor  Presidente, onorevoli deputati, sul rigassificatore  vorrei
  dirvi  alcune cose perché a volte si può equivocare su  quello  che
  può  o  non può fare il Governo, soprattutto quando ci si trova  di
  fronte davanti ad una materia assolutamente tecnica come quella che
  ci  riguarda laddove intervengono altri organi, chiaramente  organi
  statuali,  e  dove  il confronto forse è venuto a  mancare,  perché
  magari  la  scelta  definitiva se votare o non votare  la  mozione,
  potrebbe  avvenire,  forse, in maniera più documentata  laddove  in
  Commissione  Ambiente  si potesse fare un confronto tra le parti in
  causa  in  modo  che,  di fronte a tutti, in maniera  assolutamente
  chiara,  avvenga  quali  sono le condizioni  secondo  le  quali  il
  Governo  potrebbe intervenire o non intervenire e  la  bontà  delle
  autorizzazioni  finora rilasciate certamente  non  da  parte  della
  Regione siciliana.
   Quindi,  io  proporrei  di subordinare la  mozione  e  l'eventuale
  votazione  che  si dovesse fare ad una audizione in Commissione  da
  parte  dei tecnici e da parte del Comitato  No rigassificatore   di
  Porto Empedocle.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO.   Signor Presidente, io vorrei chiarire per un  momento
  che,  mi  si  consenta  di dirlo, il Governo  ha  il  dovere  della
  continuità.
   Qui  c'è un Governo che si è adoperato a livello locale, a livello
  centrale,   a   livello  regionale,  per   tutta   una   serie   di
  autorizzazioni che hanno portato all'espletamento  di  una  gara  e
  alla  stipula  di  un  contratto per  importi  rilevanti  e  adesso
  manifesta  atteggiamento  -  me lo  lasci  dire,  assessore  -  non
  coerente  con  quello  che è stato fatto soltanto  perché  è  stata
  presentata  una mozione che se il Presidente me lo consente  vorrei
  entrare  nel  merito. Perché non c'è ombra di  dubbio  che  se  qui
  parliamo di questa mozione dobbiamo rappresentare che una serie  di
  elementi  non solo non sono veritieri, perché quando  si  parla  di
  Valle dei Templi, si parla di parco archeologico, si parla di  sito
  di  Macalube,  si  parla di un territorio straordinario  sul  piano
  culturale,  bisogna riconoscere che non solo sono siti lontani,  ma
  che tutti i passaggi burocratici sono stati attentamente rispettati
  con  tanto  di  autorizzazioni,  non  solo  a  livello  locale   di
  soprintendenza,  ma anche a livello regionale per  cui  sono  stati
  rispettati  quelli  che  sono i termini  che  occorrono  perché  un
  rigassificatore  possa  essere assicurato, che  sono  quelli  della
  sicurezza e della convenienza.
   Va  ricordato perché è citato in questa mozione che il  referendum
  che  si  è svolto a Agrigento è durato sei giorni e dopo sei giorni
  sono  andati al voto appena 1.500 persone. Quindi, è un  referendum
  che  non alcun valore e che qui artatamente viene citato in termini
  assolutamente e opposti, perché un referendum che non raggiunge  un
  quorum  non deve essere tenuto in considerazione e, se mi consente,
  la   lettura  di  questo  documento  fa  cenno  anche   ad   alcune
  associazioni che, per la verità, sono pressoché inesistenti  e  che
  hanno  presentato  un  regolare ricorso  unitamente  al  comune  di
  Agrigento  per  il  quale  il  TAR si è pronunciato  negativamente,
  stabilendo  che  il  percorso che era stato  eseguito  sia  per  la
  realizzazione  dell'impianto, sia per la condotta  è  assolutamente
  rispettoso  di  quelli  che sono i decreti  in  ordine  al  vincolo
  paesaggistico.
   Quindi,  sono stati rispettati - mi si consenta - tutti  i  pareri
  che   sono   stati   espressi,  tramite  l'allora   assessore   per
  l'industria,  oggi  assessore per l'energia,  sono  state  esperite
  tutte le relazioni utili e necessarie con la sovrintendenza con  il
  comune  di Porto Empedocle. Non c'è mai stata una volontà manifesta
  nel  comune di Porto Empedocle, prova ne sia che non c'è mai  stata
  una reale richiesta di referendum e quello che ha accennato qui non
  ha  alcun senso perché non risponde a verità e che un documento  di
  quattro  pagine, mi si consenta, dopo il punto in  cui  è  arrivata
  l'istruttoria, non solo non ha alcun valore, ma mi permetto di dire
  recherebbe   danno   alla   Regione  siciliana   che,   certamente,
  incorrerebbe    in   responsabilità   qualora   dovesse    ritirare
  l'autorizzazione  che credo, peraltro, sia completamente immotivata
  e irrazionale.
   Diventeremmo  una  Regione  che non ha un  minimo  di  credibilità
  rispetto  allo Stato e rispetto a una serie di meccanismi  che  più
  volte  sono stati enunciati come essenziali e cioè la realizzazione
  di    impianti   che   possono   servire   per   quanto    riguarda
  l'approvvigionamento del gas.
   Dico di più, signor Presidente. Non si può assolutamente far cenno
  anche   ad   associazioni  come  Confimpresa,  Euromed   che   sono
  rappresentative di se stesse quando le organizzazioni sindacali, le
  organizzazioni  di  categoria, varie sedute di consiglio  comunale,
  protocolli di intesa, compensazioni che sono state stabilite con  i
  comuni,  con  la provincia regionale di Agrigento, con  la  Regione
  siciliana,  sono  state  condivise a livello  comunale,  a  livello
  provinciale  e  a  livello  regionale e  che  hanno  visto,  mi  si
  consenta,    a   differenza  di  quello  che   doveva   essere   il
  rigassificatore    di   Priolo,   un   rigassificatore    che    ha
  caratteristiche  di  sicurezza di gran lunga superiore  rispetto  a
  quello che è l'impianto che dovrebbe sorgere a Priolo.
   Dico di più per essere coerente con le cose che ho sempre fatto. A
  suo   tempo   mi  ero  reso  protagonista,  all'inizio  di   questo
  investimento che voleva fare l'Enel, autore di una mozione che  era
  stata approvata da questo Parlamento affinché questa iniziativa  si
  bloccasse perché al tempo non garantiva né ragioni di sicurezza  né
  ragioni  di convenienza. L'Enel ha cambiato il progetto,  ha  avuto
  tutti  i  visti  e  oggi  siamo  qui perché  quest'opera  ormai  ha
  cominciato  a  vedere  l'inizio  di  quella  che  può  essere   una
  opportunità per un territorio come quello agrigentino.
   Quindi,   sono   nettamente  contrario,  unitamente   al   Gruppo,
  all'approvazione di questa mozione.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ritengo   che
  l'argomento all'ordine del giorno sia un argomento molto importante
  e, soprattutto, dà atto di un impegno che negli anni vi è stato nel
  comune  di  Porto Empedocle per portare avanti una  iniziativa  che
  dovrebbe  poter  dare  sviluppo e progresso in un'area  industriale
  ormai dismessa dai tempi della Montedison.
   Io  ritengo che questa opera, oggi, rivesta una valenza strategica
  per  le  motivazioni  della crisi economica che  vive  il  contesto
  agrigentino e come quell'area può essere un'area industriale,  come
  nel tempo è stata anche definita, collegata con il porto.
   Situazione  drammatica sicuramente è data dal fatto  che  pare  vi
  siano,   di   volta  in  volta,  tentennamenti,  incertezze   sulla
  realizzazione di questa iniziativa, al che io ritengo che da  parte
  del  Governo bisogna poter richiedere ed avere contezza,  da  parte
  dell'Enel, realmente sulla tempistica di realizzazione,  sui  posti
  di   lavoro  che  verranno  assicurati  in  quel  comprensorio   e,
  soprattutto,  che non si vuole creare una cattedrale  nel  deserto,
  perché  in  quel territorio già l'esperienza negativa  di  un'opera
  faraonica come quella della Montedison e che poi ha creato soltanto
  cassintegrati purtroppo quella comunità già l'ha vissuta.
   Bisogna  dare  atto  all'amministrazione  comunale  e  al  collega
  onorevole  Firetto che su questo argomento negli anni ha creato  le
  condizioni  perché quest'opera si realizzasse. Io inizialmente  ero
  fortemente  contrario, ma nella crisi occupazionale del  territorio
  quella  è  parsa l'unica soluzione prospettata e prospettabile  per
  quel  comprensorio. Questa mozione può essere un  momento  soltanto
  per   accelerare  la  realizzazione,  fare  chiarezza   su   questa
  iniziativa  e avere tempi certi sulla realizzazione e  sui  livelli
  occupazionali che verranno garantiti a quel territorio.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.  Signor Presidente, assessore Marino, devo parlare  perché
  lei è un magistrato ancorché sia in una fase di sospensione.
   L'autorizzazione  di  cui  all'oggetto  ha  avuto  una   lunga   e
  travagliata traversia, è stata oggetto di attenzione ai  Ministeri,
  Assessorati,  è  stata  soggetta  a  ben  due  gradi  di   giudizio
  amministrativo  al  termine dei quali  il  Consiglio  di  stato  ha
  riscontrato la piena legittimità.
   Voglio  ricordare a lei e a tutta l'Assemblea che proprio  l'altro
  ieri  la  Corte dei Conti ha richiesto alla Commissione  Sanità  un
  risarcimento  di  circa 700 mila euro ciascuno.  In  questo  quadro
  l'annullamento  sarebbe un atto arbitrario e  totalmente  privo  di
  qualsiasi fondamento giuridico.
   Le  do  due o tre notizie che le possono servire. Una di queste  è
  che  non è affatto vero che l'impianto sorgerà dentro o vicino alla
  casa di Pirandello, ma a circa 2,2 chilometri al confine del parco,
  a 1,2 chilometri della zona del rispetto e ben lontana quindi dalla
  zona dei templi situata all'interno del parco di cui all'oggetto.
   Il  decreto  Via  a cui fa riferimento il collega Mangiacavallo  è
  stato  fatto,  è  stato dato dalla Commissione Via  che  era  stata
  nominata  dal  ministro  Alfonso Pecoraro Scanio,  personaggio  che
  sappiamo  essere molto attento, abbastanza rigido nell'applicazione
  delle leggi che riguardano l'ambiente, l'ecologia e quant'altro.  E
  persino l'articolo del giornale del  Corriere della Sera  in cui si
  faceva  riferimento  al  fatto  che  la  Valle  dei  Templi  veniva
  cancellata  per decreto perché i giornalisti non avevano  visto  de
  visu  il territorio, viene poi rivista, rilanciata e messa da parte
  da  tanti  altri  giornalisti che, alla  fine,  concludono  con  un
  termine  abbastanza chiaro: il rigassificatore a Porto Empedocle  è
  l'ipocrisia  finto ecologista. Perché tra l'altro i  serbatoi  sono
  perfettamente interrati, per quanto riguarda la normativa Seveso si
  capisce bene che essendo stata oggetto di mille attenzioni da parte
  dell'Assessorato   del  Territorio  e  Ambiente,   dell'Assessorato
  dell'Industria,  delle  Commissioni competenti,  delle  Commissioni
  collaterali e quant'altro, sappiamo come questo nulla osta è  stato
  rilasciato  sapendo  che nulla osta c'era sulla  fattibilità  della
  sicurezza dell'impianto.
   La  zona  Caos. Non è vero che sarà lì nella zona Caos, ma  in  un
  area  portuale a destinazione industriale. Non metto qui,  come  ha
  fatto  il  collega Michele Cimino tutte le cose che verranno  fuori
  dal  fatto  stesso  che io personalmente avevo, da  assessore   per
  l'Industria, imposto che ci fosse, a loro e a tutte le aziende  che
  venivano  in  Sicilia, di avere al sede legale  e  fiscale  qui  in
  Sicilia.  Questo comporterà un impegno di  40 milioni di euro  alla
  Regioni al primo anno e 10 milioni di euro l'anno per sempre, e  in
  più  tutte  le  cose che lei sa benissimo e che  i  colleghi  sanno
  benissimo.
   Pertanto, io credo che non è che vogliamo qui lo scontro, io  sono
  anche  quello  che ha fatto il piano di risanamento ambientale,  il
  piano  di protezione civile ben trent'anni fa, quindi sono uno  che
  nel  tempo ha guardato con attenzione ai problemi, ma non  possiamo
  inseguire  tutto  e tutti perché non facciamo l'elettrodotto  della
  Terna  e  questo  significa  bloccare  anche  il  piano  energetico
  ambientale, perché non c'è la possibilità di far passare  l'energia
  che  produciamo,  l'energia verde, non facciamo il rigassificatore,
  non facciamo nulla, eliminiamo tutto quello che possiamo eliminare,
  poi rimarremmo   io, mammete e tu  .

   MARINO,  assessore per l'energia e i servizi di pubblica  utilità.
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARINO,  assessore per l'energia e i servizi di pubblica  utilità.
  Signor Presidente, onorevoli deputati, forse c'è stato un equivoco,
  ma  la  proposta  l'ho  fatta perché, secondo  me,  alcune  materie
  meritano  una  maturazione soprattutto quelle materie eminentemente
  tecniche e non un gioco della politica.
   Il  Governo è pronto a rispondere e a dare le proprie risposte che
  andrà  a  fare  comunque da qui a un attimo  se  il  Presidente  mi
  consente.  E  siccome alcune scelte possono anche  essere  maturate
  laddove  sono eminentemente tecniche, può darsi ci si convinca  che
  poi  la  mozione si può anche ritirare, anche questo può  accadere.
  Cioè,  diamo  un  nuovo  corso alla politica  e  non  una  politica
  strettamente di parte.
   La  società Nuove Energie S.r.l.  è stata autorizzata con  decreto
  assessoriale   numero  112  del  22  ottobre  2009   dall'Assessore
  regionale  per  l'Industria pro tempore, di concerto  col  Ministro
  dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare  e  con  il
  Ministro  delle  infrastrutture e dei  trasporti,  a  costruire  ed
  esercire  il rigassificatore LNG di Porto Empedocle della  capacità
  nominale  di  8  miliardi di metri cubi annui, con  relative  opere
  marittime,  portuali  e  gasdotto  alla  rete  nazionale  ai  sensi
  dell'art. 8 della legge n. 340/2000.
   Capisco che conoscete le cose che dico, però magari

   PRESIDENTE. Cortesemente ascoltiamo l'assessore.

   MARINO  assessore  per l'energia e i servizi di pubblica  utilità.
  Magari, non era neanche opportuno che andasse in Commissione perché
  le sapete, però così non riesco a stare attento.
   L'autorizzazione unica è stata rilasciata in esito ad un complesso
  procedimento autorizzativo che ha visto il coinvolgimento di  tutte
  le  amministrazioni interessate a livello statale e regionale,  che
  si sono tutte espresse a favore della realizzazione dell'opera.
   L'impianto  sorgerà  -  come  ricordava correttamente  l'onorevole
  Gianni - in area demaniale a destinazione industriale (ex area ASI)
  nel  porto  di  Porto  Empedocle,  così  come  previsto  dal  Piano
  Regolatore Portuale e dal Piano Regolatore Generale del  Comune  di
  Porto  Empedocle; l'impianto non verrà realizzato quindi al confine
  con  il  parco archeologico, bensì a circa 2,2 km dal  confine  del
  parco  e ad 1,2 km dalla zona di rispetto e ben lontano dalla  zona
  dei Templi situata all'interno del parco
   Ve lo distribuisco e forse facciamo prima.

   DI MAURO. Ce l'abbiamo

   MARINO assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità. In
  particolare, l'iter autorizzatorio è stato avviato a seguito  della
  richiesta della società Nuove Energie S.r.l. del 3 agosto 2004.
   L'Assessorato   regionale   dell'industria,   nell'ambito    della
  procedura  autorizzativa,  ha indetto  la  prevista  conferenza  di
  servizi  per  il  22 dicembre 2004, a conclusione  della  quale  il
  procedimento è stato sospeso in attesa di acquisire il giudizio  di
  compatibilità  ambientale  da parte del Ministero  dell'ambiente  e
  della  tutela  del  territorio  e del  mare,  di  concerto  con  il
  Ministero per i beni e le attività culturali. Il parere (n. 774)  è
  stato  rilasciato,  in  data  30 marzo 2006,  con  prescrizioni,  a
  seguito  delle quali la società Nuove Energie S.r.l.  ha  apportato
  alcune  necessarie modifiche progettuali delle opere  a  mare,  che
  peraltro  sono  state ritenute di natura sostanziale  e,  pertanto,
  sono state oggetto di nuovi pareri delle autorità competenti.
   Il  Comitato  tecnico  regionale per  la  prevenzione  incendi  ha
  espresso   parere  favorevole  n.  93  del  30  maggio  2007,   con
  prescrizioni  al  nulla osta di fattibilità ai  sensi  del  decreto
  legislativo n. 334/99, relativo ai rischi di incidente rilevante.
   Il  Ministero  dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del
  mare,  di  concerto  con il Ministero per  i  beni  e  le  attività
  culturali,  ha  infine emanato il decreto n. 966 del  29  settembre
  2008 di VIA, favorevole con prescrizioni.
   L'Assessorato  regionale dell'industria ha indetto  due  ulteriori
  conferenze  di  servizi per il 26 novembre 2008 e  il  19  dicembre
  2008, nel corso delle quali sono stati acquisiti nuovi documenti  e
  pareri,  e la conferenza di servizi decisoria del 20 gennaio  2009,
  nel   corso   della  quale  è  stato  espresso  parere   favorevole
  all'unanimità,  subordinato  alla previa  sottoscrizione  da  parte
  della società Nuove Energie S.r.l. di un disciplinare relativo alle
  misure  compensative con l'Assessorato Industria. A  seguito  della
  notifica   dei  resoconti  verbali  delle  citate  conferenze   non
  risultano pervenute osservazioni e/o opposizioni.
   Il  conseguente decreto assessoriale n. 112 del 22 ottobre 2009 di
  autorizzazione contiene n. 33 prescrizioni proposte  dal  Ministero
  dell'ambiente  e  della  tutela del  territorio  e  del  mare,  dal
  Ministero  per  i  beni e le attività culturali e  dall'Assessorato
  regionale del territorio e ambiente.
   In  data  3  novembre  2010  la società Nuove  Energie  S.r.l.  ha
  comunicato l'inizio lavori per la prima settimana dello stesso mese
  di novembre.
   I  lavori sono stati sospesi a seguito della sentenza del TAR  del
  Lazio,  che  ha annullato il decreto autorizzativo,  e  sono  stati
  riavviati nel luglio 2011 a seguito della sentenza del Consiglio di
  Stato   che   ne   ha  riconosciuto  la  validità  e   ripristinato
  l'efficacia.
   In  data 30 aprile 2012 e 17 gennaio 2013 sono stati trasmessi  il
  primo e il secondo rapporto semestrale sull'avanzamento dei lavori.
   Tutto   ciò   premesso,  è  evidente  che  l'autorizzazione   alla
  realizzazione  del  rigassificatore è stata  rilasciata  nel  pieno
  rispetto di tutti i passaggi procedimentali ed in presenza di  ogni
  necessario  parere e nulla osta endoprocedimentale richiesto  dalla
  legge  ed  è,  dunque, sul piano giuridico pienamente legittima  ed
  efficace.
   Peraltro,  in  mancanza  di un quid novi  che  possa  fondare  una
  diversa  valutazione  dell'interesse pubblico sotteso  al  predetto
  rilascio,  il richiesto provvedimento di revoca sarebbe  del  tutto
  arbitrario  e, dunque, illegittimo, venendo peraltro  a  ledere  il
  legittimo  affidamento riposto dal soggetto  già  autorizzato  alla
  realizzazione     dell'opera,    con    conseguente     esposizione
  dell'Amministrazione regionale a gravoso contenzioso.
   Quanto  ai  rischi  paventati nella mozione, con riferimento  agli
  specifici  profili tecnici di competenza dell'Assessorato regionale
  dell'energia, si evidenzia quanto sto per dire.
   Il  parere  espresso dalla Soprintendenza per i beni  culturali  e
  ambientali  di  Agrigento,  nella  conferenza  di  servizi  del  26
  novembre 2008, contiene diverse condizioni e suggerimenti  sia  per
  quanto  riguarda il progetto definitivo dell'impianto  sia  per  il
  progetto  preliminare del gasdotto di collegamento e  fa  salve  le
  prescrizioni dell'articolo 90 del decreto legislativo n. 42/04  sui
  ritrovamenti archeologici nel corso dei lavori.
   L'informazione  alla  popolazione ai  sensi  della  normativa  sui
  rischi di incidente rilevante, decreto legislativo n. 334/99, è  di
  competenza del comune mentre il procedimento di consultazione viene
  attuato  all'interno della valutazione di impatto ambientale,  come
  risulta  nelle  premesse  al giudizio favorevole  di  compatibilità
  ambientale  di cui al decreto del Ministero dell'ambiente  e  della
  tutela del territorio e del mare n. 966 del 29 settembre 2008.
   Alcune   delle  opposizioni  al  progetto,  Codacons,  comune   di
  Agrigento, sono state oggetto di ricorso al TAR sul quale  si  sono
  già  espressi  il  TAR Lazio e il Consiglio di  Stato,  come  sopra
  evidenziato; inoltre, il citato decreto ministeriale di valutazione
  di  impatto ambientale n. 966 ha considerato in sede di istruttoria
  tecnica   numerose  osservazioni  da  parte  del  pubblico   e   di
  amministrazioni ed enti pubblici.
   La  valutazione del rischio sismico è stata effettuata in sede  di
  VIA  con il parere della commissione n. 774 del 30 marzo 2006,  per
  quanto riguarda le opere di costruzione dell'impianto.
   La   valutazione   ambientale   strategica,   VAS,   è   richiesta
  relativamente a piani e programmi e presumibilmente  non  è  dovuta
  nel  caso  in  oggetto in quanto l'opera viene realizzata  in  area
  industriale mentre il Piano regolatore del porto di Porto Empedocle
  risulta già essere approvato ed operativo.

   PRESIDENTE.   Ringrazio  l'assessore  Marino  per   il   contenuto
  esaustivo della sua relazione che fa il punto perfettamente sia  da
  un  punto di vista giuridico sia dal punto di vista della salubrità
  del  rigassificatore.  All'inizio l'assessore  ha  fatto  quasi  un
  appello  ai  presentatori della mozione se non ritengano  opportuno
  ritirarla.
   Nessuno chiede di intervenire e, pertanto, si passa alla votazione
  della mozione n. 9.

   MUSUMECI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

   PRESIDENTE.  Onorevole Musumeci, è chiaro che è  diritto  di  ogni
  parlamentare richiedere il voto segreto. La mozione è  un  atto  di
  indirizzo  politico, uno di quegli atti in cui i Gruppi manifestano
  apertamente la propria posizione senza nascondersi dietro  il  voto
  segreto.  Lei lo ha manifestato espressamente, onorevole  Musumeci,
  il  Movimento cinque stelle lo aveva manifestato, altri  Gruppi  lo
  avevano anche manifestato.

   MARZIANO. E' uno strumento della prima Repubblica, ora siamo  alla
  nuova politica

        Votazione per scrutinio segreto della mozione numero 9

    PRESIDENTE    Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco  la  votazione  per  scrutinio  segreto  della
  mozione n. 9.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.
                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  63
   Maggioranza         32
   Favorevoli          22
   Contrari            41

                           (Non è approvata)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


      Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno

   LOMBARDO.  Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83,  comma  2,
  del Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO.   Signor   Presidente,  signori   assessori,   onorevoli
  colleghi,  siamo  stanchi  ma richiedo  un  minuto  dell'attenzione
  dell'Aula,  sarò brevissimo. Lo faccio semplicemente per annunciare
  che  il  Partito  dei  Siciliani cambierà l'interrogazione  in  una
  mozione in merito alla vicenda della manifestazione tenutasi giorno
  2 febbraio al Politeama con il Presidente del Parlamento europeo.
   Ieri è arrivata la certificazione che la Presidenza della Regione,
  nella  persona del Presidente Crocetta, ha violato la  norma  sulla
  par  condicio e, di fatto, ha tenuto un illecito in merito a quella
  manifestazione. Ci tengo a sottolineare che il nostro partito andrà
  fino  in  fondo  su  questa  vicenda anche  perché  i  colleghi  di
  coalizione  del  PDL  stanno continuando su  un'interrogazione  per
  sapere, oltre a questo, le spese e le motivazioni che hanno indotto
  a questo incontro.
   Avevamo ragione, e mi dispiace che il Presidente Crocetta non  sia
  presente   in   Aula,   perché   aveva   dichiarato   che    quelli
  dell'opposizione sono degli arrampicatori di specchi; evidentemente
  gli  arrampicatori non siamo noi ma qualcun altro  che  continua  a
  celare  la  verità e a fare propaganda con cannoli e manifestazioni
  illegittime.

   GIANNI. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2,  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei   solo
  chiarire alla Giunta, che so quanto ci tiene alla legalità  e  alla
  trasparenza,  che purtroppo da parecchio tempo l'Assessorato  della
  Salute non applica e non fa applicare una legge approvata da questo
  Parlamento,  la numero 5, articolo 6, comma 3, che si riferisce  al
  potenziamento degli ospedali delle zone industriali.
   Fra  l'altro,  mi  risulta che c'è un tentativo  di  disattenzione
  nella provincia di Siracusa, così come il Governo precedente, e  mi
  riferisco all'ospedale di Avola dove da parecchio tempo è stato già
  fatto  e  completato  il  reparto di rianimazione,  con  una  spesa
  abbastanza pesante di circa tre milioni e mezzo di euro e  che  non
  si riesce a far aprire questo reparto di rianimazione.
   Assessore Borsellino, so quanto lei è attenta e sensibile,  e  più
  volte  le  ho richiesto un appuntamento per porle personalmente  la
  questione  in  Assessorato; ma lei è molto impegnata  e  quindi  lo
  faccio qui. Lo avrei fatto domani in Commissione, ma lo faccio  qui
  in Aula.
   Le  richiamo all'attenzione questo e qualche altra cosa - sarò più
  puntuale domani in Commissione - perché mi farebbe piacere che  lei
  potesse dare un'occhiata diversa a questa provincia, che ha  dovuto
  sopportare  ben  quattro anni e mezzo di strapotere  dell'assessore
  che  l'ha  preceduta e del suo Presidente. Non vorrei si  ripetesse
  questo chiaro atto di illegalità e illegittimità.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 12
  marzo 2013, alle ore 16.00 con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


       I   - Comunicazioni
  II   - Discussione unificata di atti di indirizzo politico e
  ispettivi sull'aeroporto di Comiso: mozioni nn. 29, 31 e 36;
  interpellanza n. 10; interrogazione n. 69.
  III   -  Discussione del disegno di legge:

          Costituzione dei consorzi comunali.  (N. 241)

                   La seduta è tolta alle ore 20.33

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli