Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
La seduta è aperta alle ore 16.15
FAZIO, segretario f.f., dà lettura dei processi verbali delle
sedute n. 256 e n. 257 del 21 luglio 2015 che, non sorgendo
osservazioni, si intendono approvati.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per oggi gli
onorevoli Anselmo e Giuffrida.
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, essendo ancora in corso la Commissione
Bilancio per l'esame degli emendamenti presentati al disegno di
legge Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
metropolitane . (nn. 833-783-791-819-822-824-831-832-839-842-848
bis/A), sospendo l'Aula, avvertendo che riprenderà alle ore 17.00.
(La seduta, sospesa alle ore 16.27, riprende alle ore 17.21)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del Presidente Ardizzone
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Ferrandelli
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Comunicazione della nota pervenuta da parte dell'onorevole
Ferrandelli
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura della
nota dell'onorevole Ferrandelli pervenuta il 21 luglio 2015 e
protocollata al n. 7119/AulaPG del 22 luglio successivo.
RAGUSA, segretario: In relazione alla mia lettera di dimissioni
del 19 luglio u.s., che ad ogni buon fine si allega alla presente,
nel prendere atto del voto d'Aula espresso nella seduta odierna,
provvedo a reiterare le stesse dimissioni ribadendo i contenuti
della nota in oggetto reiterando, quindi, le mie dimissioni
immediate ed irrevocabili da deputato regionale .
PRESIDENTE. Trattandosi di reiterazione delle dimissioni
irrevocabili dalla carica di deputato regionale, già respinte da
questa Assemblea nella seduta n. 257 del 21 luglio 2015,
l'Assemblea non può che prenderne atto.
All'attribuzione del seggio resosi vacante si procederà
successivamente.
materia di liberi Consorzi comunali e città metropolitane'
(nn. 833-783-791-619-822-823-824-831-832-839-842-848 bis/A)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione del disegno di legge Disposizioni in
materia di liberi Consorzi comunali e città metropolitane (nn. 833-
783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-848 bis/A)
PRESIDENTE. Si passa all'esame del I punto all'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di legge
Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
metropolitane . (nn. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-
848 bis/A), posto al n. 1)
Invito i componenti della I Commissione, «Affari Istituzionali», a
prendere posto nell'apposito banco.
Comunico che all'emendamento governativo 1.GOV sono stati
presentati diversi subemendamenti.
VENTURINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VENTURINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
intendo intervenire sull'emendamento 1.GOV - ho presentato anche un
subemendamento - perché diventa importante fare chiarezza.
Facendo riferimento alla legge precedentemente votata da
quest'Aula - faccio un passo indietro altrimenti non ci capiamo e
non riesco a spiegare il perché di questo subemendamento - si
istituivano nove consorzi ma sapevamo benissimo che i consorzi, di
fatto, non potevano essere nove ma dieci perché la situazione di
Paternò, di fatto, interrompeva il consorzio di Catania, perché
proprio al centro di un territorio, dividendolo in due parti,
quindi, veniva meno la contiguità territoriale.
Quella legge portò diversi comuni a procedere, ad andare avanti
con dei referendum. Sappiamo benissimo che i referendum sono stati
fatti a Piazza Armerina, a Niscemi, a Gela, a Licodia Eubea.
Questo emendamento tende, da un lato, a ritornare a ripristinare,
Assessore e Presidente, gradire la vostra attenzione perché qui sta
succedendo qualcosa di importante. Questa cosa deve essere
chiarita, altrimenti alcuni comuni, quali per esempio quello di
Piazza Armerina, si troveranno in grandissima difficoltà.
Cerco di spiegarmi meglio, Assessore. Il comune di Piazza Armerina
delibera di andare con il consorzio di Catania. Se oggi noi, il
consorzio di Catania, in base all'emendamento Gov. 1 che lei ha
presentato, viene meno, ma diventa città metropolitana, dando
seguito a quel referendum, Piazza Armerina si troverebbe a far
parte della città metropolitana di Catania, che è una cosa ben
diversa dal consorzio, credo con delle ricadute sull'economia
locale devastanti.
Se, invece, noi riprendiamo il discorso del consorzio di Catania e
quindi andiamo al 10 più 3, perché - ho spiegato prima - il 10 era
necessario perché Paternò di fatto divideva il consorzio di Catania
in Catania nord e Catania sud, il referendum di Piazza Armerina,
così come quello di Gela, avrebbe un senso.
Quindi, stiamo attenti perché se noi facciamo passare il 6 più 3
proposto dal Governo e Piazza Armerina, in base a quel referendum,
rimane vincolata alla città metropolitana di Catania, noi andremmo
a recare ad un paese come quello di Piazza Armerina e gli altri che
hanno dato vita ai referendum dei danni che si protrarranno per i
prossimi cinquant'anni.
Allora, su questo punto bisognerebbe fare un'estrema chiarezza,
altrimenti noi avremmo costretto i cittadini a prendere una
decisione di cui non erano probabilmente consapevoli, a subirne le
conseguenze per i prossimi cinquant'anni.
PISTORIO, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISTORIO, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Onorevole Venturino, la questione che lei ha posto è
essenziale, quindi intervengo subito perché può servire
all'evoluzione del dibattito d'Aula.
I referendum che sono stati celebrati e che hanno pieno valore
facevano riferimento ad un ente territoriale giuridico che non
esiste più nella proposta della Commissione perché questo è del
Governo, che era il libero consorzio di Catania che residuava dalla
città di metropolitana per come definita nella vecchia area
metropolitana del 1995.
Il Governo fa una proposta diversa. Riduce gli enti, non creano
nuovi centri di spesa, fa una scelta coerente con la legge Delrio
di far coincidere le città metropolitane con il territorio della ex
provincia di appartenenza e quindi viene a cessare quell'ipotetico
libero consorzio, tra l'altro irrazionale, per Catania che teneva
insieme il Calatino fino a Bronte, senza la connessione con la
città che è punto aggregante.
A questo punto il referendum, quindi, ha un valore simbolico, ma
non più giuridico perché quell'ente a cui si riferisce non esiste
più nella proposta del Governo. Ma noi salvaguardiamo in qualche
modo un percorso che se lei legge l'articolo 44 prevediamo non più
in forma di referendum, ma come delibera del consiglio comunale a
maggioranza assoluta, che questi comuni Gela, Piazza Armerina,
Niscemi e Licodia Eubea, che aveva aderito al consorzio comunale di
Ragusa, avendo come appartenenza naturale l'ex libero consorzio di
Catania in assenza di città metropolitana, dichiarino e
riconfermino la volontà.
Quindi, Piazza Armerina potrà decidere se aderire alla città
metropolitana di Catania che può essere un elemento di vantaggio o
di svantaggio ma sarà una proiezione di quella comunità, attraverso
il suo organo rappresentativo o rimanere nell'ambito del consorzio
di Enna.
E' la soluzione più razionale che salvaguarda una possibilità di
verifica di questa volontà, ma di fronte ad un assetto giuridico
territoriale totalmente diverso noi non possiamo preservare un
referendum che aveva a che fare con un ente che non c'è più.
CAPPELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. L'onorevole Cappello ha presentato un
subemendamento di quasi identico contenuto, se non identico, a
quello dell'onorevole Venturino.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io onestamente ho
qualche dubbio e qualche perplessità in ordine alle riflessioni che
lei ha avanzato poc'anzi che, secondo me, aggravano parecchio il
ragionamento. Perché delle due l'una: o il referendum che questi
comuni hanno fatto spendendo migliaia di euro hanno un valore
giuridico e non simbolico, come lei ha detto, in conseguenza della
diversa proposta governativa che oggi ci viene rassegnata, oppure
ce l'hanno, e se ce l'hanno, non credo sia necessaria alcuna
delibera confermativa da parte dei consigli comunali che dovremmo
risentire rispetto alla situazione precedente.
Ora, io dico questo: noi siamo partiti con un percorso che
stabiliva una diversa geografia per quanto concerneva i liberi
consorzi. Poi, il Governo regionale ha fatto marcia indietro e
sotto le mentite spoglie di questa legge ha detto che questo
percorso doveva interrompersi e se ne doveva avviare praticamente
un altro.
Ora, il problema è di carattere sostanziale. Noi stiamo cambiando,
ancora una volta, le carte in regola a quei comuni che avevano
iniziato un percorso e che questo percorso li dovrebbe portare
esattamente verso la costituzione di un libero consorzio e non
verso l'adesione ad una città metropolitana che, al momento in cui
hanno fatto il referendum, non aveva questi connotati. Per cui, in
un certo qual modo, stiamo cambiando proprio le regole in corsa.
Tra l'altro, aggiungo una cosa, ma dico una banalità quando la
sostengo e ne sono perfettamente consapevole. L'articolo 1, così
come è stato presentato dal Governo, è stato bocciato nella
precedente sessione di lavori. Io non capisco se questa
riproposizione sia semplicemente un atto provocatorio o una cosa
nella quale, praticamente, credete perché l'intera Assemblea si è
espressa in maniera contraria bocciando l'articolo 1.
Ora, ostinarsi in questa volontà mi sembra veramente provocatorio.
Io dico che quest'Aula deve essere consequenziale alla legge n. 7 e
alla legge n. 8 e debba rispettare il referendum popolare che ha
dato un esito e l'esito lo conosciamo, riguarda la città di Gela,
Piazza Armerina, Licodia Eubea e Niscemi, che queste città hanno
diritto insieme a tutte le altre di aderire ad un libero consorzio
così come residuerà dalla città metropolitana individuata nell'area
metropolitana del 1995 perché questa riforma che faremo oggi o ha
l'ambizione davvero di segnare una diversa conformazione geografica
per i prossimi 50 anni, oppure sarà una riforma che noi ci
ritroveremo a dovere cambiare a seconda del Governo o
dell'Assessore che siederà in quella sedia, perché siamo partiti in
un modo e siamo arrivati con Pistorio in un altro.
Ora, un minimo di coerenza, un minimo di direzione questo Governo
deve rassegnarla e ne ha l'obbligo, non solo rispetto a quest'Aula,
ma soprattutto rispetto a queste popolazioni che si sono già
espresse.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi
dei colleghi che mi hanno preceduto sono assolutamente
condivisibili ed io desidero rassegnare un problema probabilmente
di coordinamento tra il lavoro fatto dalla I Commissione e il
Governo.
E' assolutamente vero che quando sono stati celebrati i referendum
la legge non era questa; per cui, dovremmo comprendere che,
rispetto a quello che è accaduto in questi mesi, rispetto a quello
che è venuto fuori, non tanto e non solo per il dibattito in I
Commissione ma anche da una bocciatura d'Aula che, in buona
sostanza, finiva per essere una raccomandazione assolutamente ferma
e tranchant al Governo e alla I Commissione, vorremmo capire se la
I Commissione di questo ha fatto tesoro oppure no, perché non mi
pare che sia accaduto.
Ora, io, per carità, non è che voglio pensare, come dice qualche
mal pensante, che tutta questa rivoluzione dei liberi consorzi è
stata fatta perché il Presidente Crocetta voleva Gela a capo di un
libero consorzio, me ne guarderei bene, lungi da me pensare una
bassezza del genere, una pochezza di questa natura Però, dico e mi
rivolgo questa volta al Presidente Cracolici, Presidente Cracolici,
lei e l'ex capogruppo Gucciardi, attuale assessore per la sanità,
ci avete detto da due anni a questa parte che non potevamo
discostarci dalla legge Delrio.
Io in una parte di questo mi sono convinto. Ed allora, vi chiedo
un minimo di serietà su questa cosa: perché chiamarli liberi
consorzi? In Italia non si chiamano liberi consorzi, si chiamano
Province, cominciamo da lì se vogliamo essere seri.
Allora, questo è il senso del nostro subemendamento: sono
istituite le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina,
che sono composte dal medesimo territorio della provincia
regionale, e sono istituite, con le modalità che vedremo da qui a
poco, in un sistema certamente di coordinamento delle finanze
pubbliche, le sei province di Agrigento, di Enna, Caltanissetta,
Trapani, Ragusa e di Siracusa.
Il senso di questo emendamento, quindi, che è forma ma è
soprattutto sostanza, vuole intanto riportarvi in linea con la
legge Delrio perché in questo ci avete convinto. Vi chiediamo solo
di esserne consequenziali.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sull'argomento che è stato suscitato testè dal collega Cordaro,
perché ritengo che dopo le inutile pagliacciate degli ultimi
quattro anni, perché voglio ricordare a tutti che da quattro anni e
forse cinque che ci cimentiamo, è dalla precedente legislatura che
il Parlamento cerca di abbozzare una legge di riforma e abbiamo
visto tutti i risultati.
Dopo avere visto anche, per la verità, i risultati a livello
nazionale della cosiddetta riforma o abolizione delle province e i
disastri anche lì a livello nazionale ha provocato questa pseudo
riforma, e dopo avere visto alla fine che altro non era che la
negazione della democrazia, del diritto di voto e si risolveva di
fatto nella mancanza di risorse e nel pericolo per i dipendenti
delle province di perdere il loro posto di lavoro.
Allora, sull'emendamento in questione, io sono d'accordo con
l'onorevole Cordaro, se proprio alla fine per cercare in extremis
di evitare l'ulteriore beffa di mandare a casa le persone, visto
che non di una riforma si sta trattando, ma di scimmiottare qua e
la qualcosa, e dopo avere visto cambiare cento volte posizioni al
Governo, ai vari assessori, alla delibera della Commissione, dopo
che questo Parlamento più volte si è espresso bocciando articoli
cruciali delle varie proposte di legge che sono arrivate in Aula,
quanto meno non facciamo ulteriori sfaceli.
Le tre città metropolitane e le sei province. Io sono d'accordo
con la proposta e con l'emendamento che ha presentato l'onorevole
Cordaro e prego il Governo di prendere atto; almeno chiudiamo
questa pausa ridicola, questa rappresentazione ridicola di un
Parlamento che non riesce a mettersi d'accordo su una riforma più
volte annunciata, più volte strombazzata e che, al contrario, è
andata a sbattere al muro ogni volta che si è confrontata con la
realtà.
Evitiamo di fare ulteriori figuracce e soprattutto evitiamo con
proposte complicate di mettere a rischio le persone e i dipendenti
degli Enti province. Nel resto d'Italia si chiamano province.
Chiamiamole province anche qua, che non c'è da vergognarsi, tanto
non state cambiando nulla come non è cambiato nulla nel resto
d'Italia, se non quello di togliere le risorse e i trasferimenti.
Poi, se non si possono manutendere le strade, se le scuole sono
allo stato in cui sono poco importa. L'importante è che i cittadini
non votino, perché l'unico obiettivo di questa riforma è impedire
ai cittadini di votare.
Sono, quindi, favorevole all'emendamento presentato dall'onorevole
Cordaro.
ARANCIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARANCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo concetto è
già stato ribadito ma mi fa piacere esporlo anch'io perché così
resti agli atti.
Signor Presidente, ci sono tre comunità che già si sono avviate in
avanti rispetto alle procedure che hanno deliberato i consigli
comunali che sono stati fatti i referendum e mi sembrerebbe giusto,
considerato che non si tratta di rifare le province, ma fare delle
associazioni dei comuni, se sono libere, coloro i quali già si sono
pronunciati perché non prendere le in considerazione.
Sarebbe, quindi, opportuno che rispetto al panorama di tutti i
comuni della Sicilia, ci sono tre comuni che già hanno fatto queste
procedure, mi sembrerebbe giusto prendere in considerazione questo
processo che è già avvenuto.
Chiedo, quindi, al Governo ed alla Presidenza dell'Assemblea, di
tenere atto di quello che già le popolazioni votando hanno già
determinato e, qualora non fosse possibile, preannuncio che è stato
presentato un emendamento in cui viene abbassato il paletto delle
popolazioni a 150 mila in modo che la legge sia uniforme perché la
provincia più piccola ha 150 mila abitanti, qualora, quindi, si
dovesse formare una nuova provincia perché il paletto deve essere
posto a 180 mila e non a 150 mila così come è per la provincia più
piccola.
Mi sembra che le leggi debbano avere uguale possibilità per tutti
e, quindi, mi sembrerebbe opportuno che questo emendamento venga
accettato con il parere positivo dal Governo e dalla Commissione.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, è
chiaro che il mio giudizio sulla riforma che ha portato alla morte
delle province continua a rimanere assolutamente negativo,
nonostante però oggi la Commissione Bilancio ha mantenuto gli
impegni che erano stati assunti ieri con l'Assemblea e sono stati
di conseguenza approvati tutti quegli emendanti che, a nostro
avviso, servivano a migliorare questa legge.
Però su alcune cose, signor Presidente, noi continuiamo a rimanere
assolutamente in disaccordo con questo Governo e con il testo
presentato.
La prima cosa riguarda l'elezione del Presidente dei liberi
Consorzi comunali. Non è assolutamente possibile che vi siano due
ordinamenti distinti. Messina, Catania e Palermo avranno la
possibilità di scegliere i loro presidenti, invece, le rimanenti
sei province non potranno sceglier i loro presidenti. Questo non è
assolutamente possibile. Cioè, non è possibile che nella stessa
regione vi siano due tipi di ordinamenti legislativi che riguardano
l'elezione del presidente. Uno, che viene scelto, votato ed
indicato dai cittadini a cui il presidente deve rispondere e
l'altro, invece, che è frutto della peggiore partitocrazia e della
divisione che esisterà tra i vari sindaci che si metteranno
d'accordo e possibilmente ogni sei mesi cambieranno il presidente
del libero Consorzio comunale. Questo non è possibile
Per cui, la prima cosa, e noi siamo e continuiamo ad essere fermi
sull'idea che il presidente dei liberi Consorzi cioè il presidente
delle ex province, deve essere eletto dal popolo perché al popolo
deve rispondere del suo operato. Non è assolutamente consentito a
nessuno che vi siano margini affinché attraverso delle elezioni di
secondo grado si possa sfuggire a quella che è la responsabilità
che gli eletti hanno nei confronti dei cittadini.
Veda, noi eletti esercitiamo un potere in quanto ci è stato
delegato dal popolo. Se, invece, passasse il principio che il
potere che noi esercitiamo lo esercitiamo nel senso peggiore del
termine perché siamo stati delegati da altri che, a loro volta,
sono stati delegati, lei, che è un fine giurista sa, signor
Presidente, che delegatus delegare non potest. Non possiamo
assolutamente accettare l'idea già negata da Caio che chi è stato
delegato dal popolo a governare possa a sua volta delegare altrui.
Questo non è assolutamente possibile.
Per cui, Presidente, la invito a farsi intelligente mediatore con
il Governo di quella che è la posizione del centrodestra.
Noi vogliamo l'elezione del Presidente delle ex province. Non è
possibile, assolutamente possibile, che vi sia un soggetto che non
debba rispondere del proprio operato agli elettori, ai cittadini.
Nè è possibile immaginare che nello stesso testo legislativo i
Presidenti delle Unioni di Messina, Catania e Palermo vengono
scelti giustamente dal popolo e, invece, quelli degli altri comuni,
delle altre sei Unioni non vengono scelte dal popolo. E, quindi, è
chiaro che se non è possibile eleggere il Presidente però ricorrere
allo stesso ragionamento giuridico che viene fatto per Messina,
Catania e Palermo credo che sia il minimo.
Seconda cosa. L'edilizia scolastica deve ritornare nelle
competenze delle province. Come può un Comune farsi carico di
responsabilità che appartengono ad altri 12, 13 Comuni Tra le
altre cose, da quando è iniziata la riforma di quello che fu
l'incubo scolastico, cioè Berlinguer, adesso noi non abbiamo più
istituti superiori sparsi su tutto il territorio ma quasi
ritornando alla famosa legge Casati del 1859 ci troviamo ad avere
licei classici solo in alcune città, licei scientifici nello stesso
modo e, di conseguenza, vi sarebbero comuni come città capoluogo
che si dovrebbero fare carico delle necessità di tutti gli altri
comuni, e ciò, capirà, non è assolutamente possibile.
Quindi, l'edilizia scolastica deve ritornare nelle competenze
delle province e noi riteniamo che sia importante che si
arricchisca ulteriormente le possibilità che hanno le province
attingendo l'edilizia popolare.
Il provvedimento che è stato presentato dal Governo che pensa di
istituire un unico Istituto Autonomo Case Popolari in tutta la
Sicilia, è un provvedimento assurdo, è un provvedimento
penalizzante, già le IRSAP hanno distrutto le ex aree ASI della
Sicilia immaginiamoci cosa significa mettere insieme dieci Istituti
Autonomi Case Popolari
Questo potere sull'edilizia popolare deve essere delegato alle
province, così come i Consorzi di bonifica devono ritornare ad
essere di competenza delle province regionali in maniera tale che
si abbia una equa distribuzione delle risorse. Stesso discorso per
le motorizzazioni.
Credo che dopo di me interverranno anche altri autorevoli
esponenti del centrodestra. Noi subiamo questa legge. Noi subiamo
l'ingiustizia di un provvedimento che nulla ha di legislativo, ma è
un provvedimento televisivo. E' un provvedimento che è giunto
attraverso la mediazione televisiva e che è stato imposto a questa
Assemblea regionale siciliana.
Allora, prima di precipitare nel burrone dell'ipocrisia
condannando alla disoccupazione centinaia di dipendenti delle
province perché il testo, ad esempio, non spiega cosa faranno
lavoratori delle province, non lo spiega perché a differenza del
resto d'Italia dove c'è la compensazione all'interno delle
pubbliche amministrazioni statali qui da noi questo non lo possiamo
prevedere.
Allora, prima di condannare alla disoccupazione centinaia di
lavoratori, prima di condannare tante intelligenze, tante capacità,
tante competenza a un dolce far nulla, credo che sia indispensabile
che il Governo, cosa che non ha fatto nelle precedenti riscritture
per cui il primo articolo fu affossato anche per questo motivo,
ascolti i consigli, i suggerimenti che vengono dall'opposizione.
Non siamo assolutamente contrari alla norma. Siamo però dell'idea
che la norma deve recepire tutta una serie di istanze che noi
proporremo, perché queste istanze portate all'attenzione di questo
Parlamento possono modificare la legge, modificando la legge
migliorarla perché ancora una volta il nostro contributo non è un
contributo fine a se stesso, cioè un contributo per dimostrare che
siamo i più bravi.
Vogliamo mettere le nostre competenze, le nostre capacità, le
nostre esperienze nell'essere stati amministratori degli enti
locali a favore di questo Parlamento, a favore del personale che
oggi lavora all'interno delle province, perché non deve sfuggire a
nessuno che oggi, nel varare questa legge, noi dobbiamo preservare
i diritti, le competenze, le conoscenze di centinaia, di migliaia
di lavoratori che in questi anni hanno servito con dignità, con
onore e con risultati importanti la Sicilia.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra di
capire che siamo alla centunesima versione di questo disegno di
legge che subisce ulteriori stravolgimenti.
Centouno come i cuccioli della Carica, centouno come i troppi
provvedimenti che sono arrivati da questo Governo, le cui
responsabilità non sono certamente ascrivibili all'assessore che,
probabilmente, sta provando anche a dare una sterzata, ma che
arriva a margine di una serie di provvedimenti frutto di
incompetenza, frutto di volere a tutti i costi andare dietro a
qualcosa che è stata affermata soltanto all'interno degli studi
televisivi.
Una norma che adesso la stampa denominerà proprio in questi
termini: La carica dei 101 cuccioli che, evidentemente, stentano
a muovere passi in maniera autorevole come sarebbe richiesto ad un
provvedimento così importante.
Un provvedimento che fa acqua da tutte le parti, come fa acqua
quella riforma che, invece, non arriva, quella riforma che, tra
l'altro, sembrerebbe dover essere entro il 12 agosto, insieme a
questa sulle province, ma che, preso a riferimento questo testo,
vista la svogliatezza del Governo regionale, temo potrebbe persino
non avere luce.
Come potrebbe non avere luce in funzione del fatto che, caro
Presidente dell'Assemblea, siamo ancora all'articolo 1 e vedo tanti
iscritti a parlare - forse l'intera Aula - quando abbiamo 48
articoli con i quali fare i conti.
Io credo che dovremmo avere un po' di responsabilità e dirci
almeno alcune cose, con riferimento ad alcune linee guida che
rappresentano dei fatti assolutamente irrinunciabili. E tra questi
- l'ha già detto prima l'onorevole Vinciullo - sicuramente la
questione della governance.
Noi ci accingiamo a dar vita ad una riforma che è stata
considerata fondamentale rispetto alla quale, tuttavia, rischiamo
di veder demandare alle stanze chiuse, ai segreti di ufficio una
serie di provvedimenti che saranno fondamentali, provvedimenti
legati ai piani regolatori, provvedimenti che verranno sanciti e
presi, per l'appunto, all'interno di luoghi che sono ben lontani
dagli spazi di democrazia.
I dipendenti delle province prima sapevano che c'era comunque la
politica che si assumeva delle responsabilità, oggi un vuoto
cosmico, un vuoto totale.
Allora, il centrodestra su questo ha fatto, Presidente, una
riflessione che adesso noi rimettiamo nuovamente all'Aula, ed è una
riflessione secondo la quale per noi, per restituire un giusto
spazio di democrazia in questo territorio, si deve passare
dall'elezione diretta del Presidente della provincia.
Fatta questa premessa, Presidente Ardizzone, io credo che alcuni
degli emendamenti, anzi dei subemendamenti al maxi subemendamento
del Governo siano assolutamente irrinunciabili. Tra questi, ad
esempio, la funzione relativa all'edilizia scolastica. Non è
pensabile di poter mantenere la funzione ai Comuni.
Questa è una funzione fondamentale, evidentemente ascrivibile alle
competenze della Provincia, ed è inimmaginabile ipotizzare che
alcuni Comuni, piccolissimi Comuni, che vedono sorgere le proprie
scuole, i propri istituti all'interno di quei piccolissimi
territori, possano veder gravare interamente sulla spesa, sul
bilancio del Comune, tutte le spese ascrivibili appunto a
quell'istituto che invece serve l'intero territorio provinciale.
Nei passati interventi avevo citato a titolo di esempio la scuola
di Petralia, ed oggi la ribadisco proprio perché a Petralia perché
andrò dopo domani.
Ma vale per Petralia come vale per le tante altre scuole della
Provincia di Palermo, come vale anche per i tanti istituti
scolastici che insistono sulle nuove Province. Sì ma le Province,
perché noi così continuiamo a chiamarle, perché noi così
continuiamo a denominarle, in funzione del fatto che, diciamoci
chiaramente, in realtà nulla è cambiato rispetto a quella
annunciata riforma che abbiamo fatto mesi or sono. Altro
emendamento, Presidente, va nella direzione di salvaguardare i
dipendenti delle Province, con particolare riferimento a quelli che
vivono una condizione di maggiore emergenzialità, ovvero con
particolare riferimento ai precari, appunto, delle Province
regionali. I precari che, chiaramente, insieme a tutti i dipendenti
vivono da oltre due anni questo stillicidio, i precari che, insieme
a tutti gli altri dipendenti della Provincia e delle partecipate
sono stati sottoposti ad una vera e propria agonia dalla quale
stiamo noi provando a tirarli fuori. Un'agonia generata da
incertezze, da condizioni magmatiche, una serie di cose alle quali
questo Governo Regionale, in maniera assolutamente imprudente li ha
voluti sottoporre, e rispetto ai quali noi, con questi emendamenti,
chiediamo finalmente possa essere fatta giustizia, perché questa
gente evidentemente meriterebbe di più.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, rappresentanti del Governo. Onorevole
Pistorio, lei è il quarto assessore che si cimenta in questo ruolo
difficile di portare a destinazione un convoglio che ha già la
legge 7 e la legge 8, ma non mi riferisco a Ficarra e Picone, anche
se poco ci manca, e non vorremmo che ci fosse bisogno del quinto,
assessore, questo non glielo auguriamo.
Ma, lei si sta rendendo conto, e sono convinto se ne è reso conto
già da tempo, della difficoltà di portare a destinazione una legge
che è davvero una riforma irragionevole, irrazionale, inspiegabile.
Alcuni colleghi, che sono territorialmente legati alle città che
hanno votato il Referendum glielo hanno già detto, glielo hanno
fatto intendere.
Altri deputati, come l'onorevole Cappello, il cui intervento ho
seguito con la solita e doverosa attenzione, sfiorano il problema e
potrebbero meglio centrarlo, facendo riferimento ai contenuti ed
alla sostanza di questo disegno di legge, che vuole mettere insieme
ciò che insieme non è nato, ciò che insieme non si è sviluppato,
ciò che insieme, fino in fondo non è forse mai stato e che vorrebbe
fare diventare cittadini metropolitani gli abitanti di città molto
distanti dalle metropoli.
Ho visto il subemendamento a firma del collega Cappello e devo
dire che lo approvo anche perché è, in buona sostanza, la
riproposizione di un disegno di legge che il Gruppo Lista Musumeci
ha già presentato molti mesi or sono quando si avvide del pericolo
e dell'insidia a tempo stesso di mettere dentro la città
metropolitana di Catania, in un unico ente, territori molto diversi
tra di loro e che non avrebbero più trovato nel crogiolo
distributivo della provincia - cioè dell'ente che avete voluto
proditoriamente sopprimere - il punto di equilibrio e di
equidistanza rispetto a quei territori.
Ecco perché oggi ancora si può parlare - con riferimento alla ex
provincia di Catania - di un Libero consorzio a nord e di un Libero
consorzio a sud. Cioè di almeno altri due Liberi consorzi che
prevedano come costitutivi i comuni che non fecero parte della
vecchia concezione dell'area metropolitana cioè che non vennero
contemplati nel famoso decreto 10 agosto 1995.
La verità, assessore Pistorio, e lei lo sa perché quel territorio
conosce e perchè quel territorio ha tante volte percorso in lungo e
in largo, che un cittadino di San Cono non si sentirà mai cittadino
dell'area metropolitana. E l'ente, l'istituzione, la politica
rappresentativa di quell'ente, di quella istituzione rimarrà sempre
più distante e sempre più lontana rispetto agli interessi che
invece il cittadino di San Cono da una parte, e di Sant'Alfio
dall'altra parte, vorrebbe rappresentati.
In questo empito illiberale e antidemocratico che mi sembra avere
ormai assunto la immagine stessa del Governo regionale, che sembra
essersi impadronita come una tarantola del Governo regionale, non
soltanto si sopprimono le elezioni democratiche ma ormai si
disconoscono anche gli effetti del referendum o dei referendum
popolari che avevano visto alcune comunità siciliane decidere in un
modo o nell'altro.
Forse porterete a destinazione un convoglio ma assai ridotto e
assai acciaccato? Porterete a destinazione - non ne sono per nulla
convinto - un disegno di legge che meriterà ben presto di essere a
sua volta riformato? Nel nome e per conto di un tessuto omogeneo,
anche e soprattutto, dal punto di vista normativo. E dal punto di
vista normativo, siamo sicuri fino in fondo, della legittimità di
questo procedimento legislativo che in forza di una
interpretazione, certamente una interpretazione, dell'articolo 123
bis una norma regolamentare del 1971 di cui l'Assemblea dovette
dotarsi quando si avvide che alcuni disegni di legge potevano
essere respinti in maniera irragionevole dall'Assemblea.
Ma signor Presidente e signor Assessore, come è possibile
applicare oggi l'articolo 123bis attraverso una interpretazione
prima letterale e poi logica della stessa norma. Forse l'Assemblea,
in una passata sessione, si è espressa in maniera sfavorevole nei
confronti di un disegno di legge? No, perché non si trattò del voto
finale. Si trattava soltanto di un emendamento soppressivo di una
norma dell'articolo 1. Quindi non di un disegno di legge.
O può quella norma essere sussunta nel concetto di qualunque
altro documento? E' una norma un documento? Il documento è
l'interrogazione, l'interpellanza, la mozione, l'ordine del giorno,
non la norma, perché altrimenti, quando si modificò il 31 marzo del
1971 il Regolamento dell'Assemblea, nella parte che qui rileva, con
l'introduzione dell'articolo 123 bis, si sarebbe scritto e si
sarebbe recitato nella norma modificata quando l'Assemblea
regionale siciliana ha bocciato un disegno di legge o una parte del
disegno di legge ; l'avversativa non avrebbe mai invece fatto
riferimento a qualunque altro documento.
Siamo quindi all'interno di un procedimento legislativo che già
appare viziato, mentre nei contenuti è davvero irragionevole
portare avanti una riforma che non tenga conto di un paio, due tre
aspetti minimi essenziali, che sono l'elezione diretta almeno del
Presidente dell'Ente, per dare la possibilità a questi Enti di
continuare a sopravvivere, ad avere le loro competenze, anzi ad
implementarle, e non invece, come intende fare il Governo
presentando poi gli altri due emendamenti che sono stati illustrati
nella seduta di ieri, e che consentono il prelievo di dieci milioni
dei trenta che erano stati destinati per la viabilità e che quindi
non sono più trenta ma sono venti, e la utilizzazione dei residui
per potere riequilibrare, almeno fino al 31 dicembre 2015, i
bilanci, una specie di leggina di sanatoria del malfatto con la
legge 7 e 8, non quella di Picone ma purtroppo quella di questo
Governo.
ALONGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, che sia
la volta buona? Rimane in tema di ?titolo? di film, il collega poco
fa citava il sette e l'otto di Ficarra e Picone, io però credo che
qui non sarà e non dovrà essere il dibattito d'Aula e
l'approvazione di questa norma una commedia o una farsa, credo che
sia importante lavorare affinché si trovi un percorso, una
quadratura, su alcune sbavature che secondo me sono dentro questo
testo di legge, e che guardi complessivamente all'interesse di due
filoni importanti. Uno il territorio e le comunità - e poi ci
arrivo subito - e due i dipendenti con la loro storia, la loro
professionalità e il loro impegno.
Credo che se noi riuscissimo a far collimare questi due percorsi
insieme faremmo sicuramente un buon lavoro. Io devo dire che ho
molto apprezzato il lavoro che il neo Assessore sta portando
avanti, lo vedo particolarmente attento ed equilibrato anche nel
dialogo con l'Aula, quindi questo per me e per noi rappresenta un
momento di apertura, e di questo gliene voglio dare atto, perché
credo che su questa norma non possa esserci maggioranza o
opposizione, una norma così importante deve ritrovare nell'Aula la
maggiore condivisione possibile. Se riusciamo a trovare maggiore
condivisione su alcuni temi importanti credo che potremmo fare
sicuramente un buon lavoro.
Però, Assessore, le dico con molta schiettezza e molta onestà, la
inviterei, lungo il percorso, a trovare insieme due o tre
registrazioni di alcune criticità. La prima: non è possibile, per
chi ha avuto esperienza amministrativa dentro le Province regionali
e le ex Province regionali, che le scuole passino ai Comuni. Io
credo che questo ci faccia sbattere, lei mi annuisce quindi
condivide la nostra preoccupazione, ci sono una serie di
emendamenti che faranno giustizia a possibili ingiustizie che
potrebbero sorgere nelle nascenti Province, sulle loro funzioni.
Secondo aspetto, credo che sia importante, in particolar modo per
le aree metropolitane, trovare un metodo, adesso io ancora non
l'ho pensato, ma credo che sia importante pensarlo nei prossimi
giorni, dove il comune di Blufi - per fare un esempio sulla
provincia di Palermo - abbia pari dignità dentro e che non venga
schiacciata nell'azione politica dalla governance che nasce
fortemente probabilmente dal comune di Palermo, da quei due tre
comuni che ruotano attorno al comune di Palermo e fanno man bassa
di quella che è l'azione politica di quel territorio.
Cioè, la città metropolitana deve servire a far vivere il ragazzo
o il lavoratore o l'anziano di Blufi o di Cerda o di Sciara,
distanti dalla città di Palermo, avendo stessi servizi e
probabilmente stesse opportunità e credo che su questo bisogna
ragionarci un attimino e trovare un momento di sintesi in questa
direzione.
Poi le dico con molta schiettezza che io non sono appassionato per
forza col vessillo, però credo che un presidente della provincia
eletto direttamente dal popolo - il presidente, non parlo di altre
figure - credo che abbia un potere politico con la P maiuscola nel
senso buono del termine, nel senso positivo del termine, un potere
politico importante e, aggiungo anche, è legittimato a sbattere i
pugni e a rappresentare le proprie comunità che sono dentro
quell'area metropolitana o i liberi Consorzi.
Quindi, io mi auguro che l'Aula sul tema dell'azione del
Presidente, possa trovare armonia e sintesi affinché l'elezione del
Presidente delle aree metropolitane e il Presidente dei liberi
consorzi possa nascere dal basso verso l'alto e non da una
coalizione di sindaci o consiglieri che alla fine non rappresentano
sicuramente la democrazia dei territori in toto e neanche la
democrazia degli elettori.
Su questi tre temi, se riusciamo a trovare un momento di grande
sintesi e di percorso comune, ritengo che si possa fare una
discreta legge.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, Signor Assessore, onorevoli colleghi,
solo alcune brevi considerazioni per poi consentire all'Aula di
procedere nell'esame del disegno di legge.
Mi rivolgo soprattutto a lei signor Assessore conoscendo bene la
sia passione, a volte eccessiva, me lo consenta, parlo di passione
politica e la passione di parte, ma anche la robusta preparazione
amministrativa avendo avuto l'onore - spero di poterlo dire - di
essere stato lei Assessore della mia Giunta nel secondo mandato
alla guida della provincia di Catania.
Con molta franchezza, la domanda che mi pongo e che molti colleghi
dell'opposizione si pongono è questa: il Governo, la maggioranza di
Centro-Sinistra sulla cosiddetta riforma delle province, vuole
arrivare all'approvazione di una legge? O vuole arrivare
all'approvazione della legge?
Credo, che al di là del gioco di parole, ma non lo è, non sfugga
come in questo momento la preoccupazione che emerge, soprattutto
nei banchi dell'opposizione, sia che la fretta, peraltro, ribadita
in termini perentori dal Presidente di questa Assemblea nel suo
intervento di ieri affinché il 31 di luglio si possa varare la
normativa per la cosiddetta riforma delle province, possa indurre
il Governo da una parte, assieme alla maggioranza, se ancora una
maggioranza c'è, e l'opposizione dall'altra parte, ad arrivare ad
una sorta di braccio di ferro per cui chi perde alla fine è la
qualità della normativa che l'Assemblea vorrebbe varare.
Io credo che una riforma così importante non abbia bisogno di una
legge qualunque, non abbia bisogno di una legge frutto di evidenti
contraddizioni, come peraltro lo stesso percorso accidentato di
questa riforma dimostra anche a chi non è aduso ai lavori d'Aula,
anche ad uno sprovveduto.
Credo che il Governo abbia il diritto e il dovere, assieme al
Parlamento, di intestarsi la legge di riforma, non solo perché
questa legislatura, sul piano del fatturato legislativo ha prodotto
ben poco, almeno in termini di qualità, ma anche perché, a parte
qualche norma da sottolineare che torna a merito di tutto il
Parlamento, almeno quelle che abbiamo votato all'unanimità, ma
anche perché la riforma delle province, come lei ha sottolineato
nel suo sintetico, ma compiuto intervento di ieri, cade in un
contesto economico-finanziario assolutamente difficile e drammatico
e non è sulle norme finanziarie che desidero stasera evidenziare
opposizione o dissenso, ci sarà tempo per parlarne. E' sull'assetto
generale della riforma e vado verso la conclusione che desidero
richiamare l'attenzione del Governo.
Vogliamo e ancora siamo in tempo per farlo, vogliamo arrivare alla
legge di riforma delle province e non ad una raffazzonata,
schizofrenica, contraddittoria, lacunosa legge che deve servire
soltanto ad obbedire all'avidità del calendario perché il 31 luglio
deve essere una norma comunque rispettata?
Vogliamo raccogliere il grido di protesta che arriva dai
dipendenti delle province che temono per il loro domani?
Vogliamo raccogliere il silente grido di protesta dei nove
commissari che non possono più affrontare neanche le spese
necessarie?
Vogliamo raccogliere il grido evidente, palese, manifesto, ma
civile dei trecentonovanta sindaci dell'isola che hanno perso
nell'ente intermedio un interlocutore attento e disponibile pur con
i limiti che nel passato ha caratterizzato l'azione e
l'interlocuzione e il rapporto di collaborazione con il presidente
della provincia e i sindaci dei comuni ricadenti in quel
territorio?
Questa è la domanda che da deputato dell'opposizione mi permetto,
signor Presidente Ardizzone, di rivolgere all'assessore Pistorio e
alla maggioranza.
E allora su alcuni punti e da alcuni punti non si può derogare,
Assessore.
E' inutile aspettare che si chieda il voto segreto e magari
rendere concreto l'agguato inevitabile, inesorabile, come lei sa,
Assessore, perché è uomo d'Aula, di pezzi della maggioranza.
Sul tema della elezione diretta non si può transigere. Ci
metteremo di traverso. Non ci saranno norme regolamentari che
potranno frenare la nostra azione.
Sui principi della democrazia diretta non si discute, non ci sono
né conferenze dei capigruppo, né ruoli di maggioranza, né ruoli di
opposizione.
Nel momento in cui il cittadino chiede di avere un ruolo
partecipativo noi non lo possiamo rendere spettatore inerte e
inerme, affidando alle oligarchie dei partiti, vedi quello che è
accaduto nella penisola, il compito di decidere come lottizzare
l'ente intermedio, non importa come si chiamerà, chiamato peraltro
a svolgere compiti importanti.
E questo è il primo dato, signor Presidente dell'Assemblea, sul
quale non si può assolutamente tergiversare.
Il collega Ioppolo ha richiamato e noi ci affidiamo alla sua
risaputa responsabilità ad un vizio procedurale che appare sempre
più grande e nitido sullo sfondo di questo dibattito.
Prima cosa, questa maggioranza ritiene che le province debbano
essere gestite dai partiti o debbano essere gestite su mandato dei
cittadini per dare legittimità? Non si scappa.
Questo per il presidente del libero consorzio o provincia come noi
ci auguriamo si continui a chiamare e vale anche per il sindaco
della città metropolitana.
Poi il problema delle competenze, il problema del personale, e poi
la possibilità di riprendere in considerazione una volontà quella
dei cittadini di piazza Armerina, di Gela di Niscemi, che è stata
espressa nelle forme previste dalla legge e della quale oggi non si
tiene assolutamente conto solo perché lei con una frase, consenta
molto sbrigativa ha detto quella è preistoria, quel disegno di
legge non c'è più, nel frattempo tutto è cambiato e quindi i
referendum sono diventati soltanto uno scherzo. Io credo che non si
possa non tenere conto della volontà espressa da decine di migliaia
di cittadini, che libero consorzio è se i comuni non sono liberi di
consorziarsi. Che libero consorzio è se i comuni non sono liberi di
scegliere con chi andare legati nelle catene di una delimitazione
amministrativa che è esattamente quella del 1861. Ecco su questi
dati, poi sul resto possiamo discutere, compresa la tutela del
personale dipendente, possiamo discutere quanto e come vogliamo
signore assessore.
Ma con molta franchezza le dico che all'inizio di questo dibattito
sarebbe bene che il Governo aprisse una finestra per consentire
all'opposizione di potere esprimere in maniera concreta una volontà
coerente perché questa volontà è stata formalizzata sin dal primo
momento in cui si è parlato di riforme delle province e per
consentire alla fine che possa questa legge essere votata da tutta
l'Aula mentre fuori il prestigio dell'istituzione Regione è sotto i
piedi sarebbe un segnale forte, Presidente Ardizzone se la legge di
riforma delle province non passasse a colpi di raffazzonata
maggioranza ma con la unanime volontà di un Parlamento che a lento
intermedio vuole dare vigore, vuole dare il sussulto d'orgoglio e
soprattutto vuole consentirgli di potere servire i legittimi
interessi del territorio che è l'obiettivo al quale deve
essenzialmente guardare ogni buon legislatore. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Musumeci.
Siccome lei ha toccato alcuni argomenti, per evitare poi di
riproporli in corso di dibattito, gradirei un minimo di attenzione,
non molta, scusate così ci chiariamo le idee. Lei ha toccato alcuni
argomenti e ha insistito su un principio, lo ha ribadito più volte
anche facendo riferimento alla conferenza dei capigruppo nella
quale ho avuto modo di dire, e confermo in quest'Aula, che ho
condiviso appieno l'operato della I Commissione in ordine alla
dichiarazione di inammissibilità di quegli emendamenti che
riporterebbero l'orologio indietro in ordine alla elezione diretta
dei Presidenti dei liberi consorzi o delle città metropolitane.
Glielo dico con la massima chiarezza, ma siccome lei è persona cui
l'onestà intellettuale non manca, le vorrei evidenziare, gliel'ho
detto più volte che non è questo un assurdo capriccio da parte
della Presidenza, nè ritengo della I Commissione, nè tanto meno
della Presidenza dell'Assemblea.
Con la legge Delrio, no onorevole Musumeci lei mi deve fare
parlare possibilmente senza sorridere perché stiamo parlando di
argomenti importanti. Allora la legge Delrio, all'articolo 1, comma
5 dice i principi della presente legge valgono come principi di
grande riforma economica e sociale nella disciplina di città e aree
metropolitane da adottare dalla Regione Sardegna, dalla Regione
Sicilia. Tra i principi, questo è indubbio rientra quello che è
stato definito impropriamente spending revuew ma è il principio
dell'elezione indiretta almeno in una prima fase. Questo ci
dobbiamo intendere perché lei non mi può ritornare a parlare di
elezione diretta senza prevedere le indennità. Io questo l'ho
voluto chiarire il perché già ho dichiarato inammissibile gli
emendamenti che riguardano l'elezione diretta.
Siccome tutto il ragionamento è fatto proprio sull'articolo 1, era
giusto, visto il suo intervento, che io lo ribadissi per chiarezza.
L'onorevole Vinciullo, non a caso ha introdotto un altro tema.
Però questo lo potremo vedere una volta superato lo scoglio
dell'articolo 1, invitando questa Assemblea a farsi promotrice
eventualmente di un ragionamento con tutto il Parlamento, se c'è la
condivisione del Presidente della Commissione e della Commissione
stessa, per evitare anche quello che è successo nel resto d'Italia,
nel senso che poi alla fine i liberi consorzi sostanzialmente o le
ex province sono stati ostaggio - su questo condivido - dei partiti
e quindi alla fine anche l'elezione di secondo grado si è ridotta a
un mercanteggiare. Peraltro, debbo dire, non faccio mistero con la
massima onestà, anche se non mi è stato formalizzato da parte
dell'ANCI, nel corso dei numerosi incontri che ci sono stati, che
una ipotesi poteva essere quella di indicare una sorta di primus
inter pares' tra i presidenti dei liberi consorzi, nel senso che il
sindaco del comune capoluogo fosse di fatto il coordinatore del
libero consorzio. Quindi alla fine si sottraeva il ragionamento
alla spartizione tra i partiti.
Però superiamo l'articolo 1, io su questo mi riservo, visto
l'invito dell'onorevole Vinciullo in tal senso, di farmi parte
diligente con i gruppi parlamentari quando si affronterà il
problema.
Personalmente non sarei assolutamente contrario, anche perché ci
sarebbe quella equiparazione fra i sindaci delle città
metropolitane e il sindaco del comune capoluogo e i sindaci dei
liberi consorzi, quindi non credo che questa discrasia la dovremmo
creare proprio in Sicilia, se riusciamo in qualche modo a superare
i nostri limitati egoismi campanilistici.
Questo mi sentivo di dover rappresentare.
Per quanto riguarda l'invito in tal senso da parte dell'onorevole
Vinciullo, che mi sembra di buon senso, avremo modo, lei ha parlato
di essere affogati dal tempo, già obiettivamente siamo molto al di
la con il tempo, di avviare un ragionamento con i singoli gruppi,
perché sarebbe obiettivamente un buon messaggio da dare
all'esterno, che questa legge, che è una legge di riforma del
nostro ordinamento, venisse approvata con una maggioranza quanto
più ampia possibile, che va al di la della maggioranza politica di
sostegno a questo governo.
Di questo ne sarei grato che se lei mi venisse incontro in questo
tipo di ragionamento.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido quanto
sostenuto dai colleghi del centro destra che mi hanno preceduto,
che prima di andare avanti con il disegno di legge noi dobbiamo
sciogliere un nodo importante, appunto legato alla elezione diretta
del presidente, oppure alla elezione di secondo grado.
Allora, noi non dobbiamo prenderci in giro, perché la legge
Delrio, e questo nell'alveo della legge, indica prioritariamente
l'elezione di secondo livello ma non esclude che ci possa essere
l'elezione diretta.
Allora io le dico una altra cosa, nell'organizzazione territoriale
di cui noi ci stiamo occupando e che di esclusiva competenza della
Regione, o noi stiamo stravolgendo la legge Delrio, perché se noi
dobbiamo attenerci alla legge Delrio, diciamo che in Sicilia, così
come nel resto d'Italia si applica la legge Delrio, e tutto il
resto e una conseguenza amministrativa.
Non c'è bisogno che noi stiamo qui a discutere e non è possibile
nasconderci dietro la legge Delrio perché si ha la volontà di
evitare l'elezione diretta del presidente dei liberi consorzi,
allora si dice si applica.
Due sono le cose. O c'è un obbligo di applicazione della legge
Delrio, si applica e c'è ne andiamo a casa perché prendiamo atto
che si applica, e abbiamo finito e avremmo evitato tanti problemi
ai lavoratori, ai siciliani, ai comuni. Ma se noi siamo qui per
rideterminare l'assetto territoriale organizzativo e amministrativo
della Regione degli enti intermedi, quindi dei liberi consorzi,
delle province, abbiamo anche il diritto di stabilire le forme.
Quando noi parliamo, signor Presidente, non è un capriccio del
centro-destra quello di dire che vogliamo l'elezione diretta del
presidente dei liberi Consorzi, è un principio di democrazia perché
quando la città di Messina diventa città metropolitana, è poi un
unico libero Consorzio, la parte dei Nebrodi e tutta l'altra fascia
non ha niente a che spartire con la città di Messina perché è
distante, ed allora, abbiamo che si instaurano meccanismi di
distacco e, quindi, formeremo dei liberi Consorzi in ogni
provincia, con gravi conseguenze. Quali sono le gravi conseguenze,
anche di ordine finanziario? Poniamo il caso che i liberi Consorzi
nascenti cominciano ad indire una gara e, allora, ci sono degli
assetti finanziari, nel frattempo vi sono dei comuni che
raggiungono 180 mila abitanti e si vogliono staccare.
Signor Presidente, già parecchie leggi hanno avuto delle ricadute
negative sui territori e noi da legislatori non possiamo
permetterci questo e soprattutto non possiamo creare dei centri di
potere perché altrimenti applichiamo la legge Delrio in toto,
aboliamo le province e tutti liberi perché in questo modo si creano
solo ed esclusivamente dei centri di potere e saranno i partiti a
stabilire ci sarà il presidente del libero Consorzio della Città
metropolitana e c'è un territorio che non si sentirà rappresentato
perché non è possibile, nel caso di Messina, che una città di 240
mila abitanti possa eleggere il presidente del libero Consorzio
dell'area della Città metropolitana di un milione di abitanti. E'
assurdo E questo non lo dico io, ma lo dicono costituzionalisti
affermati. La legge Delrio non impone elezioni di secondo livello,
né può imporre elezioni di secondo livello.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che quando
avevamo parlato qualche settima fa dopo il flop del Governo
sull'articolo 1, noi che avevamo raggiunto un'intesa per ritornare
in Aula con il testo così com'era ed evitare che lo stesso testo
ritornasse in Commissione, così come dovrebbe ritornare, o avrebbe
dovuto ritornare, e lasciare una certa libertà su tre principi
cardine su cui il centro-destra si era sconnesso e su cui aveva
insistito.
Il primo, l'elezione diretta del presidente nei liberi Consorzi,
così come li chiamate voi, e delle Città metropolitane, in
rafforzamento delle funzioni per evitare che nelle province, o ex
province, a causa dei tagli che lo Stato sta facendo, che il
Governo Renzi sta applicando, vorrei ricordare il miliardo di euro
tolto alle province del 2015, il miliardo e mezzo nel 2016, e i due
miliardi nel 2017, e quindi il decentramento delle funzioni dalla
Regione alle province stesse. Su questi tre temi noi ci eravamo
sconnessi, su questi tre temi il Presidente, onorevole Ardizzone,
ma anche il neo assessore Pistorio, avevano dato non un assenso ma
libertà di coscienza dell'Aula.
Bene, noi stasera diciamo una cosa, o applichiamo e lavoriamo,
legiferando in coerenza con la legge Delrio, che non prevede i
liberi Consorzi ma prevede le province, o invece non teniamo conto
della legge Delrio, e quindi parliamo di liberi Consorzi.
Nel primo caso, nel caso in cui parliamo di legge Delrio, la
legge, lo voglio dire ai colleghi ma lo voglio dire all'avvocato
Ardizzone, un conto è la spendig review, la legge di grande riforma
socio-economica che impone un risparmio, una revisione di spesa e
un risparmio, altro conto è la legge Delrio ordinamentale e,
quindi, secondo cui dobbiamo rivedere l'impalcatura degli organi di
governo, degli organi di questi enti di area vasta che nulla hanno
a che fare con la negazione della elezione diretta a suffragio
universale del Presidente.
E se non altro per un principio. Perché è la stessa legge Delrio
che ha ammesso che si possa operare con elezione diretta nel
momento in cui la acconsente negli Statuti.
Allora, il Parlamento nazionale ha detto una cosa molto semplice.
Voi potete, secondo noi non si deve più procedere con l'elezione
diretta, salvo che le singole province, con una forma statutaria,
possono prevedere nei loro Statuti l'elezione diretta del
Presidente della provincia.
E questo che significa? Che automaticamente lo stesso legislatore,
nel momento in cui lo prevede, lo consente, non immediatamente, ma
dice che gli Statuti lo possono prevedere, quindi lo ammettono.
Presidente Ardizzone, io le dico in maniera molto chiara che
questa norma, questi emendamenti che abbiamo fatto lei li consente
alla libertà dell'aula o diversamente noi faremo tutti gli atti
necessari per essere ostruzionistici a questa norma che per noi non
rappresenta alcun tipo di soluzione. E non rappresenta nessun tipo
di soluzione, glielo dico subito perché, perché non dà alcuna
risorsa. Noi mettiamo a repentaglio le 6000 persone dipendenti
delle nove province della Sicilia perché, nel momento in cui noi
non rafforziamo le competenze, non trasferiamo alcune funzioni
dalla Regione alle Province accompagnando a queste funzioni anche
risorse, lei non risolve il problema.
Non risolve il problema dei dipendenti, non risolve il problema
della efficienza di questi enti, di questi nove o più enti.
Dopodiché io dico che delle due l'una , o accediamo alla legge
Delrio così come lei vuole fare e quindi consente l'elezione
diretta dello stesso Presidente, cambia il nomen iuris, non sono
più liberi consorzi ma sono province ancorché il nostro Statuto
parla all'articolo 15 di liberi consorzi ma già il legislatore
regionale nel 1986, con la legge n. 9, si era opportunamente
determinato prevedendo province regionali della Sicilia.
Ed in questo senso quindi, e vado alla conclusione Presidente, non
cerchiamo di sforzare l'Aula, perché noi siamo pronti anche ad
azioni eclatanti occupando l'Aula anche in maniera passiva. Glielo
dico molto chiaramente; sappiamo che lei ha avuto un incontro
proficuo con il Presidente Crocetta, magari lo avrà convinto di
alcune cose, però noi dobbiamo avere il tempo necessario per ogni
articolo e ogni emendamento.
Diversamente, signor Presidente, l'Aula sarà galvanizzata, glielo
posso garantire.
Se lei vuole, invece, evitare che questa norma si approvi, ha
intrapreso il percorso idoneo e quindi alla fine avrà la
responsabilità che questa norma non si approverà.
PRESIDENTE. Vedo che gli animi si surriscaldano.
Onorevole Falcone, aggiungo che quest'Aula, il 27 marzo 2013, con
la legge n. 7, ha approvato una norma di una chiarezza unica e
l'Aula - per carità, proceduralmente potrebbe pure contraddire se
stessa - però, mi scusi, il dibattito è sempre lo stesso .
FALCONE Lei fa votare la legge.
PRESIDENTE. No, io non la faccio votare questa norma, perché è
inammissibile.
Lei non vuole la legge, onorevole Falcone.
Le faccio un ammonimento e la invito ad allontanarsi con un primo
richiamo.
Onorevole Falcone, la invito nuovamente ad allontanarsi dal
pulpito con un secondo richiamo.
Lei vuole la distruzione delle istituzioni, la invito ad
allontanarsi con un terzo richiamo.
(Tumulti in Aula)
Dobbiamo essere chiari, onorevoli colleghi, perché la legge va
votata
CORDARO. Signor Presidente, la legge lo dice il Parlamento se va
votata, non lei
PRESIDENTE. Perfetto, lo dico io e lo dice il Parlamento.
CORDARO. Siamo stanchi dei suoi spot pubblicitari, lei ha il
microfono e noi no
PRESIDENTE. Lo spot pubblicitario non l'ho fatto io, onorevole
Cordaro. La invito a prendere posto.
ASSENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, onorevole Assenza. Lei è persona di
buon senso, le cose le dice, le sa dire, ma non aggredisce le
istituzioni.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie per avermi
consentito di intervenire.
Io intervengo perché mi spiace che su un argomento così importante
su cui l'irresponsabilità del Governo - ma io non la dissocio dalla
maggioranza, perché dobbiamo finirla con questo giochino che il
Governo non funziona e la maggioranza che lo sostiene, invece,
rappresenta la panacea. La maggioranza che ha sostenuto e sostiene
il Governo Crocetta è peggiore del Governo Crocetta, questo deve
essere chiaro a tutti ed i Siciliani lo hanno già compreso - .
(Applausi in Aula)
Detto questo, siccome su questa legge si è determinata la paralisi
per più mesi dell'attività parlamentare, per creare una legge che
poi, secondo la dizione dell'articolo 1GOV di oggi, non fa altro -
badate bene - che dire Le nove province siciliane che c'erano
cambiano il nome: sei si chiameranno liberi Consorzi , tre liberi
Consorzi, aree metropolitane . Questa è la filosofia di questa
legge. Allora, la vergogna è vostra, Presidente.
Mi perdoni se mi rivolgo a lei, però non può ora strozzare un
dibattito per una norma che assolutamente non fa altro che gettare
nello sgomento i lavoratori delle Province, svuotarle di funzioni e
rendere incerta quella che è la sorte dell'ente intermedio.
Finiamola di paragonare la legge Delrio al Vangelo, secondo cui non
ci si può discostare. La Legge Delrio non è una legge di riforma
costituzionale e questo paradigma per cui introdurrebbe delle norme
che invece sono di spending review è uno specchietto per le
allodole a cui può accedere in maniera convinta il presidente
Cracolici, ma non può certamente accedere l'intera Aula
parlamentare.
Presidente Ardizzone, però - siccome mi rivolgo a lei, io la prego
di ascoltarmi un attimo, altrimenti mi interrompete il tempo - mi
fermo un attimo e poi continuo.
PRESIDENTE. Ha parlato sull'articolo 1 e quindi su tutti i
subemendamenti ed emendamenti. Questo prevedere il Regolamento.
ASSENZA. Dopo di che Presidente, lei non può però - mi perdoni -
usare due pesi e due misure. Non può dire che l'Assemblea si è
pronunciata sul tipo di elezione e poi riprodurre per ben tre volte
- perché questa è la terza volta - l'articolo 1, dopo che già
l'Assemblea lo aveva bocciato nella precedente votazione. L'aveva
bocciato, se vi ricordate, a seguito di un emendamento, nella prima
votazione, che aveva escluso le aree metropolitane, ed allora qui
inammissibilità non ce n'è.
Signor Presidente, sull'elezione l'Assemblea deve votare, perché
altrimenti ha ragione l'onorevole Falcone. Se sulla elezione
diretta non è consentito votare noi non abbiamo ragione di
continuare a restare in quest'Aula, o se ci restiamo, ci restiamo
perché su questo principio non intendiamo assolutamente derogare.
Avete finito di rompere con tre anni di commissariamento, e per
la mia Provincia per quattro anni di commissariamento, togliendo la
possibilità al popolo di esprimere la propria scelta E adesso
volete imbavagliare anche l'Aula impedendo all'Aula di votare su
questo principio Presidente, non ci siamo Non ci siamo, e non ci
saremo. Questa è una battaglia di civiltà, mi perdoni, e non c'è
Delrio che tenga Che per altro ha fallito anche in Italia, che
possa eliminare questo sacrosanto diritto di esprimerci L'Aula si
dovrà esprimere, e non c'è inammissibilità che tenga, mi dispiace.
Doveva essere fatta la battaglia in primo luogo in quella
Commissione, perché quello è stato un abuso perpetrato dalla
Presidenza in maniera assolutamente illegittima. Allora l'abuso non
potrà essere perpetrato in quest'Aula.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Sull'ordine dei lavori
CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con molta
pacatezza e cercando di ricondurre la discussione ad un merito che
non possiamo assolutamente perdere di vista, se è così come tutti -
ed è l'unica cosa sulla quale sono certo - c'è ampia condivisione,
abbiamo a cuore il destino dei dipendenti degli Enti Province. E'
necessaria una premessa però Presidente, scusate - io lo dico al
presidente Cracolici, e lo dico anche all'assessore - voler
continuare a far passare il principio, scusate, onorevole Turano.
Io volevo che lei in qualche modo desse un contributo da Capogruppo
dell'UDC. Dico, sgomberiamo il campo, per un fatto di onestà fra
tutti noi, da una inesattezza - la voglio chiamare bonariamente
inesattezza - che vuole creare un sillogismo, che vuole creare un
collegamento, assolutamente improprio ed inesistente, tra
l'elezione diretta dei Presidenti delle Province o dei liberi
consorzi e la salvaguardia dei livelli occupazionali delle
Province. Viva Dio, sono due cose completamente diverse
Non ci potete accusare di volere affamare i dipendenti delle
province se chiediamo l'elezione diretta del presidente. perché
questo è sabotaggio politico e noi non lo possiamo accettare.
Signor Presidente, in maniera assolutamente composta, ma
assolutamente ferma, condividendo nel merito - e mi scuso se sono
andato oltre - ma condividendo nel merito le parole dei colleghi
Musumeci, Falcone, Assenza, e di chi mi ha preceduto, le chiedo di
fare celebrare un voto d'Aula. Non abbiamo nessuna intenzione e non
è nostra intenzione affossare questa legge. La vogliamo
nell'interesse dei cittadini e, soprattutto, degli utenti e ancor
di più dei dipendenti.
Dateci la possibilità di esprimere un voto. Perderemo, ne
prenderemo atto. Vinceremo, ne prenderete atto. E andiamo avanti.
Ma non darci la possibilità di votare su una battagli di principio
che dall'inizio di questa legislatura si è intestato il centro-
destra significa allora sì a mio parere non volere fare la legge.
Perché significa voler creare uno scontro muro contro muro che non
va da nessuna parte.
La maggioranza ha i numeri per bocciare l'elezione diretta? Ben
venga, ne prenderemo atto democraticamente. Ma non potete impedirci
di votare sull'unica norma di principio politico istituzionale,
perché per quanto ci riguarda, riguarda appunto la vita democratica
e la partecipazione democratica dei cittadini ai processi
decisionali, non potete impedirci di votarla.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, in base all'articolo 111 del
Regolamento interno, Non possono essere presentati in Assemblea
emendamenti che non siano stati presentati e ritenuti ammissibili
nella competente Commissione . Siccome si è anche equivocato negli
interventi precedenti che sono stati fatti, come se ci fosse stato
un assenso dato dalla Presidente a votare gli emendamenti, gli
emendamenti erano già irricevibili.
Mi avete chiesto con forza che volevate porre la questione in Aula
perché era giusto e doveroso che rimanesse agli atti che c'era una
parte politica che voleva fortemente l'elezione diretta. Quindi gli
emendamenti erano già irricevibili. Da qui a dire che c'era un
assenso sulla votazione, ne passa molta.
Onorevole Falcone, questo per chiarezza di rapporti. Quindi non
solo li abbiamo messi a dibattito perché erano già irricevibili
essendo stati dichiarati inammissibili dalla Commissione. Ci siamo
detti che non avremmo strozzato il dibattito, cosa che non è stata
fatta. E allora c'era un invito fatto da parte dell'onorevole
Vinciullo proprio per evitare quelle distorsioni di sistema che
potrebbero emergere con l'elezione dei presidenti dei Liberi
consorzi ed è un appello che ha fatto la Presidenza all'onorevole
Vinciullo. Su questo ci potremmo trovare in una sorta di
condivisione. Quindi evitiamo infingimenti in questo momento.
Andiamo avanti con le regole che ci siamo dati, che poi sono le
regole previste dal nostro Regolamento e anche quelle del buon
senso. Condivido con lei, onorevole Cordaro, che abbiamo tutti
interesse e la voglia di approvare questa legge.
ria di liberi Consorzi comunali e città metropolitane'
(nn. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-848 bis/A)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende la discussione del disegno di legge
n. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-848 bis/A
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha
facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo dare un
contributo al dibattito d'Aula su questo aspetto dell'elezione
diretta del sindaco metropolitano o del consiglio metropolitano.
Leggendo testualmente l'articolo 1, comma 22, della legge Delrio
che, come lei ha ricordato, signor Presidente, essendo riforma
economico-sociale comunque non potrebbe trovare ostacoli anche
nella Regione siciliana.
Il comma 22 recita lo Statuto della città metropolitana può
prevedere l'elezione diretta del sindaco del consiglio
metropolitano, col sistema elettorale che sarà determinato con
legge statale . A me pare può essere utile nel dibattito
parlamentare che tenere una riserva esplicita in capo agli enti di
secondo grado, quindi città metropolitane o liberi consorzi, che
nell'ambito del proprio statuto, così come previsto dalla legge
Delrio, possono prevedere l'elezione diretta io credo che possa
essere un'apertura.
MUSUMECI. Non c'è legge Delrio che tenga, l'organizzazione interna
è di questo Parlamento
CRACOLICI, Presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
CRACOLICI, Presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, io non voglio acuire
ulteriormente questo dibattito, capisco che ci siano ragioni
politiche per esprimere i punti di vista che sono stati qui
espressi. Voglio ricordare solo due cose. La prima: noi stiamo
proseguendo un dibattito sulle legge per le province; ancorché
siamo in una sessione diversa, e questo ha consentito al Governo di
presentare un emendamento che ripristina l'articolo 1 che era stato
bocciato dall'Aula in altra sessione.
Quest'Aula, col suo Presidente, prima della Commissione, e poi del
Presidente dell'Assemblea, si è dichiarato, ed è, costituirebbe
questo un precedente, questo sì gravissimo, secondo il principio
dell'inammissibilità di emendamenti che violano i principi previsti
dalla legge di grande riforma economico sociale della cosiddetta
legge Delrio.
Ricordo oltretutto che ancor prima della legge Delrio già questo
Parlamento si era espresso con la legge 7 e la legge 8 verso
l'istituto del voto di secondo livello. Quindi io capisco tutto,
però ci deve essere un momento nel quale ognuno di noi abbia il
senso del limite, ovvero c'è una presidenza, con il suo
regolamento, a tutela di noi tutti.
Seconda questione, lo dico all'onorevole Barbagallo e a me stesso:
capisco che questa legge è stata discussa in Commissione diversi
mesi fa, per la verità era stata persino votato con un voto più
esteso rispetto alla maggioranza politica che sostiene questo
Governo, ma in quel testo le cose che ha proposto l'onorevole
Barbagallo sono già contenute, nel senso che il sistema elettorale
di secondo livello è previsto soltanto in sede di prima
applicazione, perché poi gli statuti, secondo un principio di
autonomia organizzativa, con una procedura - questo sì - diversa
dalla Delrio, perché ancorché gli statuti potranno prevedere forme
di elezione diretta, bisognerà comunque uniformarli alla
maggioranza degli enti di secondo grado della Regione, per evitare
che ognuno faccia un sistema diverso.
Questo è già contenuto nel testo, abbiamo cercato in Commissione,
onorevole Musumeci - onorevole Barbagallo invece di complicare il
percorso ci aiuti - di favorire con un dialogo, anche con le forze
che ponevano la questione dell'elezione diretta, ancorché sia stato
dichiarato inammissibile, di trovare punti di equilibrio più
avanzato, che tenessero in considerazione anche opinioni diverse da
quelle di partenza del testo che era stato presentato. Ora questo
non lo dico perché voglio chiudere il dibattito a ciò che è
avvenuto in Commissione, ma rappresentare questo dibattito come un
gioco dell'oca, dove si ritorna sempre al punto di partenza, questo
sì che fa male a questo Parlamento, perché in un parlamento c'è un
momento nel quale, al di là delle opinioni in campo, se decide che
questa legge, e io lo voglio ribadire, perché lo ripeto, molti di
voi sanno che ho un difetto: quello di dire sempre quello che penso
e di pensare anche a quello che dico - se c'è un danno che abbiamo
fatto bocciando allora la legge è che abbiamo introdotto un
elemento di precarietà generalizzato sul sistema delle vecchie
province e sul personale che lavoro in quegli Enti.
Ecco perché io faccio un appello ai colleghi di dare certezza al
nostro sistema Istituzionale,. Io non credo che il tema
dell'elezione diretta o indiretta possa costituire, come dire, la
linea del Piave di questa legge.
Questa è una legge che deve innanzitutto garantire una
prospettiva, una funzione, risorse in grado di tenere in vita gli
enti territoriali di secondo livello, così come sono previsti dal
nostro Statuto.
Ecco perché io chiedo al Presidente e, come dire ha fatto bene
anche a ribadire le procedure regolamentari che c'è un momento
oltre il quale bisognerà mettere la parola fine, fatto un dibattito
politico, avute tutte le posizioni in campo, troviamo la modalità e
la sintesi per consentire ..
MUSUMECI. Non la volete trovare la sintesi, siete voi che non la
volete trovare
CRACOLICI onorevole Musumeci, io non vorrei che lei continuasse ad
insistere perché non vuole fare questa legge Glielo dico con
grande franchezza. Dopodiché, ognuno si assumerà la responsabilità
e sarà chiaro al popolo siciliano
MUSUMECI. Tre anni
CRACOLICI. Io per quanto mi riguarda, credo che questa legge ha un
sufficiente equilibrio
MUSUMECI Equilibrio, equilibrio
CRACOLICI ha un sufficiente equilibrio che consentirà a queste
Istituzioni di funzionare, di essere utili alle nostre comunità e
di essere anche un passo in avanti rispetto al dibattito che fin
qui si è sviluppato.
PISTORIO, Assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISTORIO, Assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Signor Presidente, onorevoli deputati, potrebbe non
essere indispensabile un mio intervento perché la questione che è
stata affrontata appartiene integralmente alla competenza del
Presidente dell'Assemblea e del Presidente della Commissione.
Siccome è stata richiamata anche la responsabilità del Governo e
che non si sottrae, io voglio dire una cosa a tutti i deputati e in
modo particolare a chi è intervenuto anche con grande vigore.
E' vero, questo è un percorso molto accidentato e siamo in grande
difficoltà e sono in grande difficoltà questi enti e i dipendenti e
i lavoratori ed è giusto presidente Musumeci che si concluda questo
percorso perché non c'è più tempo e noi rischiamo il 31 luglio le
dichiarazioni di dissesto di questi Enti, quindi ..
MUSUMECI avete perso tre anni Tre anni , ora date la colpa a
noi?
PISTORIO. Assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Presidente, no, no, se lei mi ascolta
MUSUMECI Tre anni Abbiamo sopportato l'inerzia di una
maggioranza e di un Governo che non c'era. Lei mi sta accusando.
Avete avuto tre anni
PISTORIO, Assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Ma chi l'ha detto? Non la sto accusando, io non sto
accusando nessuno, Presidente, mi ascolti io sto facendo una
valutazione oggettiva da Assessore regionale che ascolta i
commissari, che sente i dipendenti, che è il terminale naturale di
queste vicende e ho chiaramente una preoccupazione: per cui le dico
che se c'è un termine al 31 luglio, non è perché qualcuno voglia
strozzare il dibattito, ma c'è una necessità inderogabile e siamo
d'accordo
E io dico un'altra cosa, Presidente, io voglio dirvi una cosa,
probabilmente questa stessa fatica di legiferare in questa materia
l'avrebbero incontrata tutti i consigli regionali d'Italia se
avessero avuto questa responsabilità, perchè l'operazione di
abolire le province e di sostituirle con un ente intermedio
diverso, non è così semplice rispetto agli annunci televisivi e
mediatici. E' una fatica seria e però questa fatica deve farla
questo Parlamento perché noi abbiamo una cosa che è una grande
responsabilità che è la nostra autonomia statutaria e la nostra
competenza esclusiva in questa materia.
Scusatemi il mio è un invito alla responsabilità, anche del
Governo.
Capisco che sia legittimo chi immagina di riproporre le forme di
rappresentanza classiche esercitando fino in fondo l'autonomia
statutaria, ma qui siamo dentro il ruolo del Governo, che è quello
di garantire questo esercizio in modo compatibile con le linee di
riforma costituzionale che ne prevedono una modalità diretta.
Questa legge è già molto più avanzata rispetto alla Delrio sulle
funzioni e sulla robustezza dell'ente. La Delrio descrive un ente
residuale con scarsissime competenze, quasi di supporto.
Questo Parlamento ha di fronte un disegno di legge che rispetta,
in qualche modo, il valore dell'ente intermedio. Ed è giusto che vi
si distinguano le città metropolitane con una governance diversa,
perchè diversa è la loro funzione.
Abbiamo cercato di non indebolire gli altri territori. Ma vi prego
non considerate l'elezione diretta un fatto così rilevante, un
simulacro, una battaglia parlamentare. Perché? Perché qui si tratta
di sindaci, uomini eletti anch'essi, non si tratta di burocrati
calati dall'alto. Si tratta di uomini del territorio di cui uno di
questi avrà il compito di guida.
L'idea dell'onorevole Vinciullo di immaginare anche dei liberi
consorzi una coincidenza se viene dall'Aula considerato un punto
sul quale non troverà il Governo contrario, per cui affrontiamo
questa discussione in modo razionale senza forzature perché qui c'è
soltanto da completare un percorso legislativo.
FORMICA. Chiedo di parlar per dichiarazione di voto o sull'ordine
dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, ma su che cosa? Per dichiarazione
di voto? Per dichiarazione di voto, quando passiamo alla votazione
dell'articolo 1.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto. Non si può
parlare del personale come si è fatto.
PRESIDENTE. Capisco che dovete fare ostruzionismo, però a tutto
c'è un limite. Adesso dobbiamo votare e approvare la legge,
onorevole Formica. Però per evitare che all'esterno io e lei siamo
in conflitto, le do la parola sull'ordine dei lavori, sapendo che,
in questo caso, sto abusando rispetto al Regolamento.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Sull'ordine dei lavori
FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello che
ascolterà agevolerà i vostri desiderata. E' paradossale ascoltare
in quest'Aula il presidente della Commissione Cracolici dichiarare
che a tutto c'è un limite come se stessimo discutendo di dare un
contributo all'ente x o all'ente y un contributo di tremila o
cinquemila euro, come se non stessimo tentando di affrontare per la
ennesima volta dopo quattro anni una riforma delle province che
nulla ha a che vedere con il significato della parola riforma. Ed è
patetico che la maggioranza, da un lato, cerchi una maggiore
condivisione, una maggiore unanimità per dare forza a questa
cosiddetta riforma e, dall'altro lato, poi dica questa maggioranza
ora state abusando, ma abusando di che cosa? Perché si chiede una
sola cosa in cambio di un'approvazione veloce della legge.
Si chiede di dare la parola agli elettori, si chiede di non
decidere il destino dei territori nel chiuso di una stanza con la
spartizione e chissà cosa c'è sotto, nel chiuso di una stanza,
nella spartizione tra i partiti, fa specie che i 5 stelle siano
d'accordo su questa proposta che ha dimostrato quanto è
insufficiente e vergognosa in tutta Italia.
Pertanto se non viene data la possibilità di presentare questo
emendamento e ci sono le elezioni dirette l'opposizione abbandona
l'Aula e fa approvare la legge veloce.
PRESIDENTE. Va bene. Le ribadisco che l'emendamento è stato
presentato ed è stato dichiarato inammissibile. Era irricevibile e
l'ho dichiarato inammissibile. Allora andiamo avanti.
Onorevole Grasso, dove va? Va via pure lei?
Scusate, discipliniamoci un momento.
(I deputati del centrodestra abbandonano l'Aula in segno
di protesta)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per la seduta
odierna gli onorevoli Nicotra, Papale, Anselmo, Forzese, Cordaro,
Picciolo e Federico.
L'Assemblea ne prende atto.
sizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città metropoli-
tane' (nn. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-848 BIS/A)
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
metropolitane . (nn. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-
848 bis/A
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi è una richiesta da parte
dell'onorevole Siragusa di voto per appello nominale, voto palese
sostanzialmente, per l'emendamento 1.Gov25. Dobbiamo inserire nel
sistema intanto i congedi. Verifichiamo i richiedenti.
Sull'emendamento 1.Gov 25, il parere della Commissione?
CRACOLICI, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
PISTORIO, Assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione palese nominale dell'emendamento 1.Gov25
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione palese nominale dell'emendamento
1.Gov25.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti e votanti 53
Maggioranza 27
Favorevoli 14
Contrari 38
Astenuti 1
(L'Assemblea non approva)
Il Gov.18 è assorbito.
Il 28 decaduto perché non sono presenti i firmatari.
L'1.Gov28 decaduto.
Sono decaduti i seguenti subemendamenti:1Gov10, 1Gov 2, 1Gov1,
1Gov3, 1Gov15, 1Gov4, 1Gov13, 1Gov24, 1Gov11, 1Gov9, 1Gov14, 1Gov5,
1Gov8, 1Gov16, 1Gov6, 1Gov7, 1Gov17.
Onorevole Venturino, mantiene il subemendamento 1.Gov26.
VENTURINO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 1.Gov
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Art. 2.
Potestà statutaria e regolamentare del libero
Consorzio comunale
1. Il libero Consorzio comunale, nell'ambito dei principi fissati
dalla presente legge, adotta il proprio statuto il quale:
a) stabilisce le norme fondamentali dell'organizzazione dell'ente;
b) specifica le attribuzioni degli organi, le modalità per
assicurare il rispetto della parità di genere e le forme di
garanzia e di partecipazione delle opposizioni;
c) disciplina i rapporti tra i comuni e le unioni di comuni
compresi nel territorio del libero consorzio comunale, individuando
le modalità di organizzazione, di esercizio e di coordinamento
delle funzioni dei comuni compresi nel medesimo territorio,
prevedendo la loro eventuale differenziazione per aree territoriali
omogenee, nel rispetto del principio di sussidiarietà e dei criteri
di efficacia, efficienza, economicità, adeguatezza e riduzione
della spesa;
d) disciplina l'utilizzo delle strutture immobiliari del libero
Consorzio comunale a favore dei comuni che ne fanno parte e
viceversa, per l'esercizio di specifiche funzioni, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica;
e) specifica i modi di esercizio della rappresentanza legale
dell'ente, anche in giudizio;
f) disciplina gli istituti di partecipazione dei cittadini, ivi
compreso il referendum abrogativo, consultivo e propositivo,
l'iniziativa popolare di deliberazioni e l'istruttoria pubblica di
provvedimenti di interesse generale, le forme di democrazia
partecipativa, con modalità che assicurino il rispetto della
partecipazione dei cittadini residenti e delle comunità locali
nelle decisioni di loro specifico interesse;
g) determina le modalità di partecipazione alla vita pubblica
degli stranieri residenti nel territorio del libero Consorzio
comunale;
h) definisce le modalità relative alla piena realizzazione
dell'integrazione dei cittadini diversamente abili nella vita della
comunità;
i) stabilisce lo stemma e il gonfalone del libero Consorzio
comunale;
l) individua, in linea con quanto stabilito dalle disposizioni
regionali, sistemi di controllo interno, al fine di garantire il
funzionamento dell'ente secondo criteri di efficienza, efficacia ed
economicità dell'azione amministrativa.
2. Lo statuto è approvato e modificato dall'Assemblea del libero
Consorzio comunale, che deliberano a maggioranza assoluta dei
propri componenti.
3. Fino alla data di approvazione dello statuto del libero
Consorzio comunale, da adottarsi entro il termine di un anno dalla
data di entrata in vigore della presente legge, si applica lo
statuto dell'ex provincia regionale corrispondente.
4. Il libero Consorzio comunale adotta regolamenti nelle materie
di propria competenza in conformità alle previsioni dei rispettivi
statuti»
E' decaduto il 2.5.,
TURANO. Chiedo se può dichiarali decaduti senza leggerli tutti.
PRESIDENTE. Onorevole Turano, mi faccia fare il mio lavoro.
Sono dichiarati decatuti il 2.16 e il 2.1.
Il 2.7, onorevole Di Giacinto?
DI GIACINTO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Il 2.7 è ritirato, il 2.8
ritirato, il 2.14 decaduto, il 2.9 ritirato, il 2.10 ritirato, il
2.15 decaduto, il 2.18 decaduto, il 2.11 ritirato, il 2.12
ritirato, il 2.17 decaduto, il 2.19 decaduto, il 2.6 di Rinaldi,
Vinciullo, Alloro, Ruggirello?
RINALDI. Lo ritiro
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. 2.6 ritirato, 2.3
decaduto, 2.20 decaduto, 2.22 decaduto, 2.13 ritirato, 2.21
decaduto, 2.4 decaduto.
Pongo in votazione l'articolo 2
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
«Art. 3.
Potestà statutaria e regolamentare della Città
metropolitana
1. La Città metropolitana, nell'ambito dei principi
fissati dalla presente legge, adotta il proprio statuto,
il quale:
a) stabilisce le norme fondamentali
dell'organizzazione dell'ente;
b) specifica le attribuzioni degli organi, le
modalità per assicurare il rispetto della parità di
genere e le forme di garanzia e di partecipazione delle
opposizioni;
c) disciplina i rapporti tra i comuni e le unioni di
comuni, compresi nel territorio della Città
metropolitana, individuando le modalità di
organizzazione, di esercizio e di coordinamento delle
funzioni metropolitane e comunali, prevedendo anche forme
di organizzazione unitaria delle funzioni e dei servizi
eventualmente differenziate per aree territoriali
omogenee, nel rispetto del principio di sussidiarietà e
dei criteri di efficacia, efficienza, economicità,
adeguatezza e riduzione della spesa;
d) disciplina l'utilizzo delle strutture immobiliari
della Città metropolitana a favore dei comuni che ne
fanno parte e viceversa, per l'esercizio di specifiche
funzioni, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica;
e) specifica i modi di esercizio della rappresentanza
legale dell'ente, anche in giudizio;
f) disciplina gli istituti di partecipazione dei
cittadini, ivi compreso il referendum abrogativo,
consultivo e propositivo, l'iniziativa popolare di
deliberazioni e l'istruttoria pubblica di provvedimenti
di interesse generale, le forme di democrazia
partecipativa, con modalità che assicurino il rispetto
della partecipazione dei cittadini residenti e delle
comunità locali nelle decisioni di loro specifico
interesse;
g) determina le modalità di partecipazione alla vita
pubblica degli stranìeri residenti nel territorio della
Città metropolitana;
h) definisce le modalità relative alla piena
realizzazione dell'integrazione dei cittadini
diversamente abili nella vita della comunità;
i) stabilisce lo stemma ed il gonfalone della Città
metropolitana;
l) individua, in linea con quanto stabilito dalle
disposizioni regionali, sistemi di controllo interno, al
fine di garantire il funzionamento dell'ente, secondo
criteri di efficienza, efficacia ed economicità
dell'azione amministrativa.
2. Lo statuto è approvato e modificato dalla
Conferenza metropolitana, che delibera a maggioranza
assoluta dei propri componenti.
3. Fino alla data dì approvazione dello statuto della
Città metropolitana, da adottarsi entro il termine di un
anno dalla data di entrata in vigore della presente
legge, si applica lo statuto dell'ex provincia regionale
corrispondente.
4. La Città metropolitana adotta regolamenti nelle
materie di propria competenza in conformità alle
previsioni dei rispettivi statuti».
Il 3.5 è decaduto, il 3.15 è decaduto, 3.1, 3.11, 3.8 ritirati,
3.12 decaduto, 3.9 ritirato, 3.10 ritirato, 3.13 decaduto, 3.14
decaduto, 3.7 ritirato. 3.2 decaduto, 3.3 decaduto, 3.16 decaduto,
3.4 decaduto.
Pongo in votazione l'articolo 3
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4.
Onorevoli colleghi, scusate, mi consulto, giustamente, con la I
Commissione. Lo trattiamo successivamente? Anche l'articolo 5.
Onorevole Cracolici, mi fermerei arrivati a questo punto, avendo
fissato i princìpi di carattere generale.
CRACOLICI, presidente della Commissione e relatore.
Scavalchiamolo.
Presidenza del vicepresidente Venturino
Presidenza del Presidente Ardizzone
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, 23
luglio 2015, alle ore 12.00, con le comunicazioni del Presidente
in ordine alle vicende che interessano il Governo regionale e non
solo, con il seguente ordine del giorno:
I -Comunicazioni
II - Comunicazioni del Presidente della Regione
III -Discussione dei disegni di legge:
1) - Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
metropolitane . (nn. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-8
848 bis/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
2) - Disciplina in materia di risorse idriche . (nn. 455-125-102
106-158/A)
Relatore: on. Barbagallo
La seduta è tolta alle ore 19.26
(Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 20.30)
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio