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Resoconto d'Aula della Seduta n. 258 di mercoledì 22 luglio 2015
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   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone
                   La seduta è aperta alle ore 16.15

   FAZIO,  segretario  f.f., dà lettura dei  processi  verbali  delle
  sedute  n.  256  e  n.  257 del 21 luglio 2015  che,  non  sorgendo
  osservazioni, si intendono approvati.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che  hanno chiesto  congedo  per  oggi  gli
  onorevoli Anselmo e Giuffrida.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Onorevoli   colleghi,  essendo  ancora  in  corso  la  Commissione
  Bilancio  per  l'esame degli emendamenti presentati al  disegno  di
  legge   Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
  metropolitane .   (nn.  833-783-791-819-822-824-831-832-839-842-848
  bis/A), sospendo l'Aula, avvertendo che riprenderà alle ore 17.00.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.27, riprende alle ore 17.21)


   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone
                  Presidenza del Presidente Ardizzone

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

   Ferrandelli
   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone
      Comunicazione della nota pervenuta da parte dell'onorevole
                              Ferrandelli

   PRESIDENTE.   Invito il deputato segretario a dare  lettura  della
  nota  dell'onorevole  Ferrandelli pervenuta il  21  luglio  2015  e
  protocollata al n. 7119/AulaPG del 22 luglio successivo.

   RAGUSA,  segretario: In relazione alla mia lettera  di  dimissioni
  del  19 luglio u.s., che ad ogni buon fine si allega alla presente,
  nel  prendere  atto del voto d'Aula espresso nella seduta  odierna,
  provvedo  a  reiterare le stesse dimissioni ribadendo  i  contenuti
  della  nota  in  oggetto  reiterando,  quindi,  le  mie  dimissioni
  immediate ed irrevocabili da deputato regionale .

   PRESIDENTE.   Trattandosi   di   reiterazione   delle   dimissioni
  irrevocabili  dalla carica di deputato regionale, già  respinte  da
  questa   Assemblea  nella  seduta  n.  257  del  21  luglio   2015,
  l'Assemblea non può che prenderne atto.
   All'attribuzione   del   seggio  resosi   vacante   si   procederà
  successivamente.

   materia di liberi Consorzi comunali e città metropolitane'
   (nn. 833-783-791-619-822-823-824-831-832-839-842-848 bis/A)
   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone
   Seguito  della  discussione del disegno di legge  Disposizioni  in
  materia di liberi Consorzi comunali e città metropolitane  (nn. 833-
  783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-848 bis/A)

   PRESIDENTE. Si passa all'esame del I punto all'ordine del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede con il seguito della discussione del disegno di  legge
   Disposizioni  in  materia  di liberi  Consorzi  comunali  e  città
  metropolitane .  (nn.  833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-
  848 bis/A), posto al n. 1)
   Invito i componenti della I Commissione, «Affari Istituzionali», a
  prendere posto nell'apposito banco.
   Comunico   che  all'emendamento  governativo  1.GOV   sono   stati
  presentati diversi subemendamenti.

   VENTURINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VENTURINO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessore,
  intendo intervenire sull'emendamento 1.GOV - ho presentato anche un
  subemendamento - perché diventa importante fare chiarezza.
   Facendo   riferimento   alla  legge  precedentemente   votata   da
  quest'Aula - faccio un passo indietro altrimenti non ci  capiamo  e
  non  riesco  a  spiegare il perché di questo  subemendamento  -  si
  istituivano nove consorzi ma sapevamo benissimo che i consorzi,  di
  fatto,  non  potevano essere nove ma dieci perché la situazione  di
  Paternò,  di  fatto, interrompeva il consorzio di  Catania,  perché
  proprio  al  centro  di un territorio, dividendolo  in  due  parti,
  quindi, veniva meno la contiguità territoriale.
   Quella  legge  portò diversi comuni a procedere, ad andare  avanti
  con  dei referendum. Sappiamo benissimo che i referendum sono stati
  fatti a Piazza Armerina, a Niscemi, a Gela, a Licodia Eubea.
   Questo  emendamento tende, da un lato, a ritornare a ripristinare,
  Assessore e Presidente, gradire la vostra attenzione perché qui sta
  succedendo   qualcosa  di  importante.  Questa  cosa  deve   essere
  chiarita,  altrimenti alcuni comuni, quali per  esempio  quello  di
  Piazza Armerina, si troveranno in grandissima difficoltà.
   Cerco di spiegarmi meglio, Assessore. Il comune di Piazza Armerina
  delibera  di  andare con il consorzio di Catania. Se oggi  noi,  il
  consorzio  di Catania, in base all'emendamento  Gov. 1 che  lei  ha
  presentato,  viene  meno,  ma  diventa città  metropolitana,  dando
  seguito  a  quel  referendum, Piazza Armerina si troverebbe  a  far
  parte  della  città metropolitana di Catania, che è  una  cosa  ben
  diversa  dal  consorzio,  credo  con delle  ricadute  sull'economia
  locale devastanti.
   Se, invece, noi riprendiamo il discorso del consorzio di Catania e
  quindi andiamo al 10 più 3, perché - ho spiegato prima - il 10  era
  necessario perché Paternò di fatto divideva il consorzio di Catania
  in  Catania  nord e Catania sud, il referendum di Piazza  Armerina,
  così come quello di Gela, avrebbe un senso.
   Quindi, stiamo attenti perché se noi facciamo passare il 6  più  3
  proposto  dal Governo e Piazza Armerina, in base a quel referendum,
  rimane  vincolata alla città metropolitana di Catania, noi andremmo
  a recare ad un paese come quello di Piazza Armerina e gli altri che
  hanno  dato vita ai referendum dei danni che si protrarranno per  i
  prossimi cinquant'anni.
   Allora,  su  questo punto bisognerebbe fare un'estrema  chiarezza,
  altrimenti  noi  avremmo  costretto  i  cittadini  a  prendere  una
  decisione di cui non erano probabilmente consapevoli, a subirne  le
  conseguenze per i prossimi cinquant'anni.

   PISTORIO,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PISTORIO,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica.  Onorevole Venturino, la questione che  lei  ha  posto  è
  essenziale,   quindi   intervengo   subito   perché   può   servire
  all'evoluzione del dibattito d'Aula.
   I  referendum  che sono stati celebrati e che hanno  pieno  valore
  facevano  riferimento  ad un ente territoriale  giuridico  che  non
  esiste  più  nella proposta della Commissione perché questo  è  del
  Governo, che era il libero consorzio di Catania che residuava dalla
  città  di  metropolitana  per  come  definita  nella  vecchia  area
  metropolitana del 1995.
   Il  Governo  fa una proposta diversa. Riduce gli enti, non  creano
  nuovi  centri di spesa, fa una scelta coerente con la legge  Delrio
  di far coincidere le città metropolitane con il territorio della ex
  provincia  di appartenenza e quindi viene a cessare quell'ipotetico
  libero  consorzio, tra l'altro irrazionale, per Catania che  teneva
  insieme  il  Calatino fino a Bronte, senza la  connessione  con  la
  città che è punto aggregante.
   A  questo punto il referendum, quindi, ha un valore simbolico,  ma
  non  più giuridico perché quell'ente a cui si riferisce non  esiste
  più  nella  proposta del Governo. Ma noi salvaguardiamo in  qualche
  modo un percorso che se lei legge l'articolo 44 prevediamo non  più
  in  forma di referendum, ma come delibera del consiglio comunale  a
  maggioranza  assoluta,  che questi comuni  Gela,  Piazza  Armerina,
  Niscemi e Licodia Eubea, che aveva aderito al consorzio comunale di
  Ragusa, avendo come appartenenza naturale l'ex libero consorzio  di
  Catania   in   assenza   di  città  metropolitana,   dichiarino   e
  riconfermino la volontà.
   Quindi,  Piazza  Armerina potrà decidere  se  aderire  alla  città
  metropolitana di Catania che può essere un elemento di vantaggio  o
  di svantaggio ma sarà una proiezione di quella comunità, attraverso
  il  suo organo rappresentativo o rimanere nell'ambito del consorzio
  di Enna.
   E'  la soluzione più razionale che salvaguarda una possibilità  di
  verifica  di  questa volontà, ma di fronte ad un assetto  giuridico
  territoriale  totalmente  diverso noi non  possiamo  preservare  un
  referendum che aveva a che fare con un ente che non c'è più.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà. L'onorevole Cappello ha presentato  un
  subemendamento  di  quasi identico contenuto, se  non  identico,  a
  quello dell'onorevole Venturino.

   CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io onestamente ho
  qualche dubbio e qualche perplessità in ordine alle riflessioni che
  lei  ha  avanzato poc'anzi che, secondo me, aggravano parecchio  il
  ragionamento.  Perché delle due l'una: o il referendum  che  questi
  comuni  hanno  fatto  spendendo migliaia di euro  hanno  un  valore
  giuridico e non simbolico, come lei ha detto, in conseguenza  della
  diversa  proposta governativa che oggi ci viene rassegnata,  oppure
  ce  l'hanno,  e  se  ce  l'hanno, non credo sia  necessaria  alcuna
  delibera  confermativa da parte dei consigli comunali che  dovremmo
  risentire rispetto alla situazione precedente.
   Ora,  io  dico  questo:  noi siamo partiti  con  un  percorso  che
  stabiliva  una  diversa geografia per quanto  concerneva  i  liberi
  consorzi.  Poi,  il  Governo regionale ha fatto marcia  indietro  e
  sotto  le  mentite  spoglie di questa legge  ha  detto  che  questo
  percorso  doveva interrompersi e se ne doveva avviare  praticamente
  un altro.
   Ora, il problema è di carattere sostanziale. Noi stiamo cambiando,
  ancora  una  volta,  le carte in regola a quei comuni  che  avevano
  iniziato  un  percorso e che questo percorso  li  dovrebbe  portare
  esattamente  verso  la costituzione di un libero  consorzio  e  non
  verso l'adesione ad una città metropolitana che, al momento in  cui
  hanno fatto il referendum, non aveva questi connotati. Per cui,  in
  un certo qual modo, stiamo cambiando proprio le regole in corsa.
   Tra  l'altro,  aggiungo una cosa, ma dico una banalità  quando  la
  sostengo  e ne sono perfettamente consapevole. L'articolo  1,  così
  come  è  stato  presentato  dal Governo,  è  stato  bocciato  nella
  precedente   sessione  di  lavori.  Io  non   capisco   se   questa
  riproposizione sia semplicemente un atto provocatorio  o  una  cosa
  nella quale, praticamente, credete perché l'intera Assemblea  si  è
  espressa in maniera contraria bocciando l'articolo 1.
   Ora, ostinarsi in questa volontà mi sembra veramente provocatorio.
  Io dico che quest'Aula deve essere consequenziale alla legge n. 7 e
  alla  legge n. 8 e debba rispettare il referendum popolare  che  ha
  dato  un esito e l'esito lo conosciamo, riguarda la città di  Gela,
  Piazza  Armerina, Licodia Eubea e Niscemi, che queste  città  hanno
  diritto  insieme a tutte le altre di aderire ad un libero consorzio
  così come residuerà dalla città metropolitana individuata nell'area
  metropolitana del 1995 perché questa riforma che faremo oggi  o  ha
  l'ambizione davvero di segnare una diversa conformazione geografica
  per  i  prossimi  50  anni, oppure sarà  una  riforma  che  noi  ci
  ritroveremo   a   dovere   cambiare  a  seconda   del   Governo   o
  dell'Assessore che siederà in quella sedia, perché siamo partiti in
  un modo e siamo arrivati con Pistorio in un altro.
   Ora,  un minimo di coerenza, un minimo di direzione questo Governo
  deve rassegnarla e ne ha l'obbligo, non solo rispetto a quest'Aula,
  ma  soprattutto  rispetto  a queste popolazioni  che  si  sono  già
  espresse.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,   gli  interventi
  dei   colleghi   che   mi   hanno  preceduto   sono   assolutamente
  condivisibili  ed io desidero rassegnare un problema  probabilmente
  di  coordinamento  tra il lavoro fatto dalla  I  Commissione  e  il
  Governo.
   E' assolutamente vero che quando sono stati celebrati i referendum
  la  legge  non  era  questa;  per cui,  dovremmo  comprendere  che,
  rispetto a quello che è accaduto in questi mesi, rispetto a  quello
  che  è  venuto  fuori, non tanto e non solo per il dibattito  in  I
  Commissione  ma  anche  da  una bocciatura  d'Aula  che,  in  buona
  sostanza, finiva per essere una raccomandazione assolutamente ferma
  e  tranchant al Governo e alla I Commissione, vorremmo capire se la
  I  Commissione di questo ha fatto tesoro oppure no, perché  non  mi
  pare che sia accaduto.
   Ora,  io, per carità, non è che voglio pensare, come dice  qualche
  mal  pensante, che tutta questa rivoluzione dei liberi  consorzi  è
  stata fatta perché il Presidente Crocetta voleva Gela a capo di  un
  libero  consorzio, me ne guarderei bene, lungi da  me  pensare  una
  bassezza del genere, una pochezza di questa natura  Però, dico e mi
  rivolgo questa volta al Presidente Cracolici, Presidente Cracolici,
  lei  e  l'ex capogruppo Gucciardi, attuale assessore per la sanità,
  ci  avete  detto  da  due  anni a questa  parte  che  non  potevamo
  discostarci dalla legge Delrio.
   Io  in  una parte di questo mi sono convinto. Ed allora, vi chiedo
  un  minimo  di  serietà  su  questa cosa: perché  chiamarli  liberi
  consorzi?  In Italia non si chiamano liberi consorzi,  si  chiamano
  Province, cominciamo da lì se vogliamo essere seri.
   Allora,  questo  è  il  senso  del  nostro  subemendamento:   sono
  istituite le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina,
  che   sono   composte  dal  medesimo  territorio  della   provincia
  regionale, e sono istituite, con le modalità che vedremo da  qui  a
  poco,  in  un  sistema  certamente di coordinamento  delle  finanze
  pubbliche,  le  sei province di Agrigento, di Enna,  Caltanissetta,
  Trapani, Ragusa e di Siracusa.
   Il  senso  di  questo  emendamento,  quindi,  che  è  forma  ma  è
  soprattutto  sostanza, vuole intanto riportarvi  in  linea  con  la
  legge Delrio perché in questo ci avete convinto. Vi chiediamo  solo
  di esserne consequenziali.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.   Signor   presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  sull'argomento  che  è stato suscitato testè dal  collega  Cordaro,
  perché  ritengo  che  dopo  le inutile  pagliacciate  degli  ultimi
  quattro anni, perché voglio ricordare a tutti che da quattro anni e
  forse cinque che ci cimentiamo,  è dalla precedente legislatura che
  il  Parlamento  cerca di abbozzare una legge di riforma  e  abbiamo
  visto tutti i risultati.
   Dopo  avere  visto  anche, per la verità, i  risultati  a  livello
  nazionale della cosiddetta riforma o abolizione delle province e  i
  disastri  anche lì a livello nazionale ha provocato  questa  pseudo
  riforma,  e  dopo avere visto alla fine che altro non  era  che  la
  negazione  della democrazia, del diritto di voto e si risolveva  di
  fatto  nella  mancanza di risorse e nel pericolo per  i  dipendenti
  delle province di perdere il loro posto di lavoro.
   Allora,  sull'emendamento  in questione,  io  sono  d'accordo  con
  l'onorevole  Cordaro, se proprio alla fine per cercare in  extremis
  di  evitare  l'ulteriore beffa di mandare a casa le persone,  visto
  che  non di una riforma si sta trattando, ma di scimmiottare qua  e
  la  qualcosa, e dopo avere visto cambiare cento volte posizioni  al
  Governo,  ai vari assessori, alla delibera della Commissione,  dopo
  che  questo  Parlamento più volte si è espresso bocciando  articoli
  cruciali  delle varie proposte di legge che sono arrivate in  Aula,
  quanto meno non facciamo ulteriori sfaceli.
   Le  tre  città metropolitane e le sei province. Io sono  d'accordo
  con  la  proposta e con l'emendamento che ha presentato l'onorevole
  Cordaro  e  prego  il  Governo di prendere atto;  almeno  chiudiamo
  questa  pausa  ridicola,  questa rappresentazione  ridicola  di  un
  Parlamento  che non riesce a mettersi d'accordo su una riforma  più
  volte  annunciata, più volte strombazzata e che,  al  contrario,  è
  andata  a sbattere al muro ogni volta che si è confrontata  con  la
  realtà.
   Evitiamo  di  fare ulteriori figuracce e soprattutto evitiamo  con
  proposte  complicate di mettere a rischio le persone e i dipendenti
  degli  Enti  province.  Nel resto d'Italia  si  chiamano  province.
  Chiamiamole  province anche qua, che non c'è da vergognarsi,  tanto
  non  state  cambiando  nulla come non è cambiato  nulla  nel  resto
  d'Italia,  se  non quello di togliere le risorse e i trasferimenti.
  Poi,  se  non  si possono manutendere le strade, se le scuole  sono
  allo stato in cui sono poco importa. L'importante è che i cittadini
  non  votino, perché l'unico obiettivo di questa riforma è  impedire
  ai cittadini di votare.
   Sono, quindi, favorevole all'emendamento presentato dall'onorevole
  Cordaro.

   ARANCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARANCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo concetto  è
  già  stato  ribadito ma mi fa piacere esporlo anch'io  perché  così
  resti agli atti.
   Signor Presidente, ci sono tre comunità che già si sono avviate in
  avanti  rispetto  alle  procedure che hanno deliberato  i  consigli
  comunali che sono stati fatti i referendum e mi sembrerebbe giusto,
  considerato che non si tratta di rifare le province, ma fare  delle
  associazioni dei comuni, se sono libere, coloro i quali già si sono
  pronunciati perché non prendere le in considerazione.
   Sarebbe,  quindi, opportuno che rispetto al panorama  di  tutti  i
  comuni della Sicilia, ci sono tre comuni che già hanno fatto queste
  procedure, mi sembrerebbe giusto prendere in considerazione  questo
  processo che è già avvenuto.
   Chiedo,  quindi, al Governo ed alla Presidenza dell'Assemblea,  di
  tenere  atto  di  quello che già le popolazioni votando  hanno  già
  determinato e, qualora non fosse possibile, preannuncio che è stato
  presentato  un emendamento in cui viene abbassato il paletto  delle
  popolazioni a 150 mila in modo che la legge sia uniforme perché  la
  provincia  più  piccola ha 150 mila abitanti, qualora,  quindi,  si
  dovesse formare una nuova provincia  perché il paletto deve  essere
  posto a 180 mila e non a 150 mila così come è per la provincia  più
  piccola.
   Mi  sembra che le leggi debbano avere uguale possibilità per tutti
  e,  quindi,  mi sembrerebbe opportuno che questo emendamento  venga
  accettato con il parere positivo dal Governo e dalla Commissione.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  assessori,  è
  chiaro che il mio giudizio sulla riforma che ha portato alla  morte
  delle   province   continua  a  rimanere  assolutamente   negativo,
  nonostante  però  oggi  la Commissione Bilancio  ha  mantenuto  gli
  impegni  che erano stati assunti ieri con l'Assemblea e sono  stati
  di  conseguenza  approvati tutti quegli  emendanti  che,  a  nostro
  avviso, servivano a migliorare questa legge.
   Però su alcune cose, signor Presidente, noi continuiamo a rimanere
  assolutamente  in  disaccordo con questo Governo  e  con  il  testo
  presentato.
   La  prima  cosa  riguarda  l'elezione del  Presidente  dei  liberi
  Consorzi  comunali. Non è assolutamente possibile che vi siano  due
  ordinamenti  distinti.  Messina,  Catania  e  Palermo  avranno   la
  possibilità  di scegliere i loro presidenti, invece,  le  rimanenti
  sei province non potranno sceglier i loro presidenti. Questo non  è
  assolutamente  possibile. Cioè, non è possibile  che  nella  stessa
  regione vi siano due tipi di ordinamenti legislativi che riguardano
  l'elezione  del  presidente.  Uno,  che  viene  scelto,  votato  ed
  indicato  dai  cittadini  a  cui il presidente  deve  rispondere  e
  l'altro, invece, che è frutto della peggiore partitocrazia e  della
  divisione  che  esisterà  tra  i vari  sindaci  che  si  metteranno
  d'accordo  e possibilmente ogni sei mesi cambieranno il  presidente
  del libero Consorzio comunale. Questo non è possibile
   Per  cui, la prima cosa, e noi siamo e continuiamo ad essere fermi
  sull'idea  che il presidente dei liberi Consorzi cioè il presidente
  delle  ex province, deve essere eletto dal popolo perché al  popolo
  deve  rispondere del suo operato. Non è assolutamente consentito  a
  nessuno che vi siano margini affinché attraverso delle elezioni  di
  secondo  grado  si possa sfuggire a quella che è la  responsabilità
  che gli eletti hanno nei confronti dei cittadini.
   Veda,  noi  eletti  esercitiamo un potere in  quanto  ci  è  stato
  delegato  dal  popolo. Se, invece, passasse  il  principio  che  il
  potere  che  noi esercitiamo lo esercitiamo nel senso peggiore  del
  termine  perché siamo stati delegati da altri che,  a  loro  volta,
  sono  stati  delegati,  lei,  che è un  fine  giurista  sa,  signor
  Presidente,  che  delegatus  delegare  non  potest.  Non   possiamo
  assolutamente accettare l'idea già negata da Caio che chi  è  stato
  delegato dal popolo a governare possa a sua volta delegare  altrui.
  Questo non è assolutamente possibile.
   Per  cui, Presidente, la invito a farsi intelligente mediatore con
  il Governo di quella che è la posizione del centrodestra.
   Noi  vogliamo l'elezione del Presidente delle ex province.  Non  è
  possibile, assolutamente possibile, che vi sia un soggetto che  non
  debba  rispondere del proprio operato agli elettori, ai  cittadini.
  Nè  è  possibile  immaginare che nello stesso testo  legislativo  i
  Presidenti  delle  Unioni  di Messina, Catania  e  Palermo  vengono
  scelti giustamente dal popolo e, invece, quelli degli altri comuni,
  delle altre sei Unioni non vengono scelte dal popolo. E, quindi,  è
  chiaro che se non è possibile eleggere il Presidente però ricorrere
  allo  stesso  ragionamento giuridico che viene fatto  per  Messina,
  Catania e Palermo credo che sia il minimo.
   Seconda   cosa.   L'edilizia  scolastica  deve   ritornare   nelle
  competenze  delle  province. Come può un  Comune  farsi  carico  di
  responsabilità  che appartengono ad altri 12,  13  Comuni   Tra  le
  altre  cose,  da  quando è iniziata la riforma  di  quello  che  fu
  l'incubo  scolastico, cioè Berlinguer, adesso noi non  abbiamo  più
  istituti   superiori  sparsi  su  tutto  il  territorio  ma   quasi
  ritornando alla famosa legge Casati del 1859 ci troviamo  ad  avere
  licei classici solo in alcune città, licei scientifici nello stesso
  modo  e,  di conseguenza, vi sarebbero comuni come città  capoluogo
  che  si  dovrebbero fare carico delle necessità di tutti gli  altri
  comuni, e ciò, capirà, non è assolutamente possibile.
   Quindi,  l'edilizia  scolastica deve  ritornare  nelle  competenze
  delle   province  e  noi  riteniamo  che  sia  importante  che   si
  arricchisca  ulteriormente le possibilità  che  hanno  le  province
  attingendo l'edilizia popolare.
   Il  provvedimento che è stato presentato dal Governo che pensa  di
  istituire  un  unico Istituto Autonomo Case Popolari  in  tutta  la
  Sicilia,   è   un   provvedimento  assurdo,  è   un   provvedimento
  penalizzante,  già le IRSAP hanno distrutto le ex  aree  ASI  della
  Sicilia immaginiamoci cosa significa mettere insieme dieci Istituti
  Autonomi Case Popolari
   Questo  potere  sull'edilizia popolare deve essere  delegato  alle
  province,  così  come  i Consorzi di bonifica devono  ritornare  ad
  essere  di competenza delle province regionali in maniera tale  che
  si  abbia una equa distribuzione delle risorse. Stesso discorso per
  le motorizzazioni.
   Credo   che  dopo  di  me  interverranno  anche  altri  autorevoli
  esponenti  del centrodestra. Noi subiamo questa legge. Noi  subiamo
  l'ingiustizia di un provvedimento che nulla ha di legislativo, ma è
  un  provvedimento  televisivo. E' un  provvedimento  che  è  giunto
  attraverso la mediazione televisiva e che è stato imposto a  questa
  Assemblea regionale siciliana.
   Allora,   prima   di   precipitare  nel   burrone   dell'ipocrisia
  condannando  alla  disoccupazione  centinaia  di  dipendenti  delle
  province  perché  il  testo, ad esempio, non  spiega  cosa  faranno
  lavoratori  delle province, non lo spiega perché a  differenza  del
  resto   d'Italia  dove  c'è  la  compensazione  all'interno   delle
  pubbliche amministrazioni statali qui da noi questo non lo possiamo
  prevedere.
   Allora,  prima  di  condannare  alla disoccupazione  centinaia  di
  lavoratori, prima di condannare tante intelligenze, tante capacità,
  tante competenza a un dolce far nulla, credo che sia indispensabile
  che  il Governo, cosa che non ha fatto nelle precedenti riscritture
  per  cui  il  primo articolo fu affossato anche per questo  motivo,
  ascolti i consigli, i suggerimenti che vengono dall'opposizione.
   Non  siamo assolutamente contrari alla norma. Siamo però dell'idea
  che  la  norma  deve recepire tutta una serie di  istanze  che  noi
  proporremo, perché queste istanze portate all'attenzione di  questo
  Parlamento  possono  modificare la  legge,   modificando  la  legge
  migliorarla perché ancora una volta il nostro contributo non  è  un
  contributo fine a se stesso, cioè un contributo per dimostrare  che
  siamo i più bravi.
   Vogliamo  mettere  le  nostre competenze, le nostre  capacità,  le
  nostre  esperienze  nell'essere  stati  amministratori  degli  enti
  locali  a  favore di questo Parlamento, a favore del personale  che
  oggi lavora all'interno delle province, perché non deve sfuggire  a
  nessuno  che oggi, nel varare questa legge, noi dobbiamo preservare
  i  diritti, le competenze, le conoscenze di centinaia, di  migliaia
  di  lavoratori  che in questi anni hanno servito con  dignità,  con
  onore e con risultati importanti la Sicilia.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  mi  sembra  di
  capire  che  siamo alla centunesima versione di questo  disegno  di
  legge che subisce ulteriori stravolgimenti.
   Centouno  come  i cuccioli della Carica, centouno  come  i  troppi
  provvedimenti  che  sono  arrivati  da  questo  Governo,   le   cui
  responsabilità  non sono certamente ascrivibili all'assessore  che,
  probabilmente,  sta  provando anche a dare  una  sterzata,  ma  che
  arriva   a  margine  di  una  serie  di  provvedimenti  frutto   di
  incompetenza,  frutto  di volere a tutti i costi  andare  dietro  a
  qualcosa  che  è stata affermata soltanto all'interno  degli  studi
  televisivi.
   Una  norma  che  adesso  la stampa denominerà  proprio  in  questi
  termini:   La carica dei 101 cuccioli  che, evidentemente, stentano
  a  muovere passi in maniera autorevole come sarebbe richiesto ad un
  provvedimento così importante.
   Un  provvedimento che fa acqua da tutte le parti,  come  fa  acqua
  quella  riforma  che, invece, non arriva, quella riforma  che,  tra
  l'altro,  sembrerebbe dover essere entro il 12  agosto,  insieme  a
  questa  sulle  province, ma che, preso a riferimento questo  testo,
  vista  la svogliatezza del Governo regionale, temo potrebbe persino
  non avere luce.
   Come  potrebbe  non  avere luce in funzione del  fatto  che,  caro
  Presidente dell'Assemblea, siamo ancora all'articolo 1 e vedo tanti
  iscritti  a  parlare  - forse l'intera Aula  -  quando  abbiamo  48
  articoli con i quali fare i conti.
   Io  credo  che  dovremmo  avere un po' di responsabilità  e  dirci
  almeno  alcune  cose,  con riferimento ad alcune  linee  guida  che
  rappresentano dei fatti assolutamente irrinunciabili. E tra  questi
  -  l'ha  già  detto  prima l'onorevole Vinciullo -  sicuramente  la
  questione della governance.
   Noi  ci  accingiamo  a  dar  vita  ad  una  riforma  che  è  stata
  considerata  fondamentale rispetto alla quale, tuttavia,  rischiamo
  di  veder  demandare alle stanze chiuse, ai segreti di ufficio  una
  serie  di  provvedimenti  che  saranno fondamentali,  provvedimenti
  legati  ai  piani regolatori, provvedimenti che verranno sanciti  e
  presi,  per  l'appunto, all'interno di luoghi che sono ben  lontani
  dagli spazi di democrazia.
   I  dipendenti delle province prima sapevano che c'era comunque  la
  politica  che  si  assumeva  delle responsabilità,  oggi  un  vuoto
  cosmico, un vuoto totale.
   Allora,  il  centrodestra  su questo  ha  fatto,  Presidente,  una
  riflessione che adesso noi rimettiamo nuovamente all'Aula, ed è una
  riflessione  secondo  la quale per noi, per  restituire  un  giusto
  spazio   di  democrazia  in  questo  territorio,  si  deve  passare
  dall'elezione diretta del Presidente della provincia.
   Fatta  questa premessa, Presidente Ardizzone, io credo che  alcuni
  degli  emendamenti, anzi dei subemendamenti al maxi  subemendamento
  del  Governo  siano assolutamente irrinunciabili.  Tra  questi,  ad
  esempio,  la  funzione  relativa  all'edilizia  scolastica.  Non  è
  pensabile di poter mantenere la funzione ai Comuni.
   Questa è una funzione fondamentale, evidentemente ascrivibile alle
  competenze  della  Provincia,  ed è inimmaginabile  ipotizzare  che
  alcuni  Comuni, piccolissimi Comuni, che vedono sorgere le  proprie
  scuole,   i   propri  istituti  all'interno  di  quei  piccolissimi
  territori,  possano  veder  gravare interamente  sulla  spesa,  sul
  bilancio   del  Comune,  tutte  le  spese  ascrivibili  appunto   a
  quell'istituto  che  invece serve l'intero territorio  provinciale.
  Nei  passati interventi avevo citato a titolo di esempio la  scuola
  di  Petralia, ed oggi la ribadisco proprio perché a Petralia perché
  andrò dopo domani.
   Ma  vale  per  Petralia come vale per le tante altre scuole  della
  Provincia  di  Palermo,  come  vale  anche  per  i  tanti  istituti
  scolastici  che insistono sulle nuove Province. Sì ma le  Province,
  perché   noi  così  continuiamo  a  chiamarle,  perché   noi   così
  continuiamo  a  denominarle, in funzione del fatto  che,  diciamoci
  chiaramente,  in  realtà  nulla  è  cambiato  rispetto   a   quella
  annunciata   riforma  che  abbiamo  fatto  mesi  or   sono.   Altro
  emendamento,  Presidente,  va nella direzione  di  salvaguardare  i
  dipendenti delle Province, con particolare riferimento a quelli che
  vivono  una  condizione  di  maggiore  emergenzialità,  ovvero  con
  particolare   riferimento  ai  precari,  appunto,  delle   Province
  regionali. I precari che, chiaramente, insieme a tutti i dipendenti
  vivono da oltre due anni questo stillicidio, i precari che, insieme
  a  tutti  gli  altri dipendenti della Provincia e delle partecipate
  sono  stati  sottoposti ad una vera e propria  agonia  dalla  quale
  stiamo  noi  provando  a  tirarli  fuori.  Un'agonia  generata   da
  incertezze, da condizioni magmatiche, una serie di cose alle  quali
  questo Governo Regionale, in maniera assolutamente imprudente li ha
  voluti sottoporre, e rispetto ai quali noi, con questi emendamenti,
  chiediamo  finalmente possa essere fatta giustizia,  perché  questa
  gente evidentemente meriterebbe di più.

   IOPPOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.  Signor Presidente, rappresentanti del Governo. Onorevole
  Pistorio, lei è il quarto assessore che si cimenta in questo  ruolo
  difficile  di  portare a destinazione un convoglio che  ha  già  la
  legge 7 e la legge 8, ma non mi riferisco a Ficarra e Picone, anche
  se  poco  ci manca, e non vorremmo che ci fosse bisogno del quinto,
  assessore, questo non glielo auguriamo.
   Ma,  lei si sta rendendo conto, e sono convinto se ne è reso conto
  già  da tempo, della difficoltà di portare a destinazione una legge
  che è davvero una riforma irragionevole, irrazionale, inspiegabile.
  Alcuni  colleghi, che sono territorialmente legati alle  città  che
  hanno  votato  il Referendum glielo hanno già detto,  glielo  hanno
  fatto intendere.
   Altri  deputati, come l'onorevole Cappello, il cui  intervento  ho
  seguito con la solita e doverosa attenzione, sfiorano il problema e
  potrebbero  meglio centrarlo, facendo riferimento ai  contenuti  ed
  alla sostanza di questo disegno di legge, che vuole mettere insieme
  ciò  che  insieme non è nato, ciò che insieme non si è  sviluppato,
  ciò che insieme, fino in fondo non è forse mai stato e che vorrebbe
  fare  diventare cittadini metropolitani gli abitanti di città molto
  distanti dalle metropoli.
   Ho  visto  il subemendamento a firma del collega Cappello  e  devo
  dire  che  lo  approvo  anche  perché  è,  in  buona  sostanza,  la
  riproposizione di un disegno di legge che il Gruppo Lista  Musumeci
  ha  già presentato molti mesi or sono quando si avvide del pericolo
  e   dell'insidia  a  tempo  stesso  di  mettere  dentro  la   città
  metropolitana di Catania, in un unico ente, territori molto diversi
  tra   di  loro  e  che  non  avrebbero  più  trovato  nel  crogiolo
  distributivo  della  provincia - cioè dell'ente  che  avete  voluto
  proditoriamente   sopprimere  -  il  punto  di  equilibrio   e   di
  equidistanza rispetto a quei territori.
   Ecco  perché oggi ancora si può parlare - con riferimento alla  ex
  provincia di Catania - di un Libero consorzio a nord e di un Libero
  consorzio  a  sud.  Cioè di almeno altri due  Liberi  consorzi  che
  prevedano  come  costitutivi i comuni che non  fecero  parte  della
  vecchia  concezione dell'area metropolitana cioè  che  non  vennero
  contemplati nel famoso decreto 10 agosto 1995.
   La  verità, assessore Pistorio, e lei lo sa perché quel territorio
  conosce e perchè quel territorio ha tante volte percorso in lungo e
  in largo, che un cittadino di San Cono non si sentirà mai cittadino
  dell'area  metropolitana.  E  l'ente,  l'istituzione,  la  politica
  rappresentativa di quell'ente, di quella istituzione rimarrà sempre
  più  distante  e  sempre più lontana rispetto  agli  interessi  che
  invece  il  cittadino  di San Cono da una parte,  e  di  Sant'Alfio
  dall'altra parte, vorrebbe rappresentati.
   In  questo empito illiberale e antidemocratico che mi sembra avere
  ormai  assunto la immagine stessa del Governo regionale, che sembra
  essersi  impadronita come una tarantola del Governo regionale,  non
  soltanto  si  sopprimono  le  elezioni  democratiche  ma  ormai  si
  disconoscono  anche  gli effetti del referendum  o  dei  referendum
  popolari che avevano visto alcune comunità siciliane decidere in un
  modo o nell'altro.
   Forse  porterete  a destinazione un convoglio ma assai  ridotto  e
  assai  acciaccato? Porterete a destinazione - non ne sono per nulla
  convinto - un disegno di legge che meriterà ben presto di essere  a
  sua  volta  riformato? Nel nome e per conto di un tessuto omogeneo,
  anche  e soprattutto, dal punto di vista normativo. E dal punto  di
  vista  normativo, siamo sicuri fino in fondo, della legittimità  di
  questo    procedimento   legislativo   che   in   forza   di    una
  interpretazione, certamente una interpretazione, dell'articolo  123
  bis  una  norma  regolamentare del 1971 di cui l'Assemblea  dovette
  dotarsi  quando  si  avvide che alcuni disegni  di  legge  potevano
  essere respinti in maniera irragionevole dall'Assemblea.
   Ma   signor  Presidente  e  signor  Assessore,  come  è  possibile
  applicare  oggi  l'articolo 123bis attraverso  una  interpretazione
  prima letterale e poi logica della stessa norma. Forse l'Assemblea,
  in  una passata sessione, si è espressa in maniera sfavorevole  nei
  confronti di un disegno di legge? No, perché non si trattò del voto
  finale. Si trattava soltanto di un emendamento soppressivo  di  una
  norma dell'articolo 1. Quindi non di un disegno di legge.
   O  può  quella  norma essere sussunta  nel concetto  di  qualunque
  altro  documento?  E'  una  norma  un  documento?  Il  documento  è
  l'interrogazione, l'interpellanza, la mozione, l'ordine del giorno,
  non la norma, perché altrimenti, quando si modificò il 31 marzo del
  1971 il Regolamento dell'Assemblea, nella parte che qui rileva, con
  l'introduzione  dell'articolo 123 bis,  si  sarebbe  scritto  e  si
  sarebbe   recitato  nella  norma  modificata   quando   l'Assemblea
  regionale siciliana ha bocciato un disegno di legge o una parte del
  disegno  di  legge ;  l'avversativa non avrebbe  mai  invece  fatto
  riferimento a qualunque altro documento.
   Siamo  quindi all'interno di un procedimento legislativo  che  già
  appare  viziato,  mentre  nei  contenuti  è  davvero  irragionevole
  portare avanti una riforma che non tenga conto di un paio, due  tre
  aspetti  minimi essenziali, che sono l'elezione diretta almeno  del
  Presidente  dell'Ente, per dare la possibilità  a  questi  Enti  di
  continuare  a  sopravvivere, ad avere le loro competenze,  anzi  ad
  implementarle,  e  non  invece,  come  intende  fare   il   Governo
  presentando poi gli altri due emendamenti che sono stati illustrati
  nella seduta di ieri, e che consentono il prelievo di dieci milioni
  dei  trenta che erano stati destinati per la viabilità e che quindi
  non  sono più trenta ma sono venti, e la utilizzazione dei  residui
  per  potere  riequilibrare, almeno fino  al  31  dicembre  2015,  i
  bilanci,  una  specie di leggina di sanatoria del malfatto  con  la
  legge  7  e  8, non quella di Picone ma purtroppo quella di  questo
  Governo.

   ALONGI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, che  sia
  la volta buona? Rimane in tema di ?titolo? di film, il collega poco
  fa  citava il sette e l'otto di Ficarra e Picone, io però credo che
  qui   non   sarà  e  non  dovrà  essere  il  dibattito   d'Aula   e
  l'approvazione di questa norma una commedia o una farsa, credo  che
  sia   importante  lavorare  affinché  si  trovi  un  percorso,  una
  quadratura,  su alcune sbavature che secondo me sono dentro  questo
  testo di legge, e che guardi complessivamente all'interesse di  due
  filoni  importanti.  Uno il territorio e le comunità  -  e  poi  ci
  arrivo  subito  -  e due i dipendenti con la loro storia,  la  loro
  professionalità e il loro impegno.
   Credo  che se noi riuscissimo a far collimare questi due  percorsi
  insieme   faremmo sicuramente un buon lavoro. Io devo dire  che  ho
  molto  apprezzato  il  lavoro  che il neo  Assessore  sta  portando
  avanti,  lo vedo particolarmente attento ed equilibrato  anche  nel
  dialogo  con l'Aula, quindi questo per me e per noi rappresenta  un
  momento  di  apertura, e di questo gliene voglio dare atto,  perché
  credo  che  su  questa  norma  non  possa  esserci  maggioranza   o
  opposizione, una norma così importante deve ritrovare nell'Aula  la
  maggiore  condivisione possibile. Se riusciamo a  trovare  maggiore
  condivisione  su  alcuni temi importanti credo  che  potremmo  fare
  sicuramente un buon lavoro.
   Però, Assessore, le dico con molta schiettezza e molta onestà,  la
  inviterei,  lungo  il  percorso,  a  trovare  insieme  due  o   tre
  registrazioni  di alcune criticità. La prima: non è possibile,  per
  chi ha avuto esperienza amministrativa dentro le Province regionali
  e  le  ex  Province regionali, che le scuole passino ai Comuni.  Io
  credo  che  questo  ci  faccia sbattere,  lei  mi  annuisce  quindi
  condivide   la  nostra  preoccupazione,  ci  sono  una   serie   di
  emendamenti  che  faranno  giustizia a  possibili  ingiustizie  che
  potrebbero sorgere nelle nascenti Province, sulle loro funzioni.
   Secondo aspetto, credo che sia importante, in particolar modo  per
  le  aree  metropolitane, trovare un  metodo, adesso io  ancora  non
  l'ho  pensato,  ma credo che sia importante pensarlo  nei  prossimi
  giorni,  dove  il  comune  di Blufi - per  fare  un  esempio  sulla
  provincia  di Palermo - abbia pari dignità dentro e che  non  venga
  schiacciata  nell'azione  politica  dalla  governance   che   nasce
  fortemente  probabilmente dal comune di Palermo, da  quei  due  tre
  comuni  che ruotano attorno al comune di Palermo e fanno man  bassa
  di quella che è l'azione politica di quel territorio.
   Cioè,  la città metropolitana deve servire a far vivere il ragazzo
  o  il  lavoratore  o  l'anziano di Blufi o di Cerda  o  di  Sciara,
  distanti   dalla  città  di  Palermo,  avendo  stessi   servizi   e
  probabilmente  stesse  opportunità e credo che  su  questo  bisogna
  ragionarci  un attimino e trovare un momento di sintesi  in  questa
  direzione.
   Poi le dico con molta schiettezza che io non sono appassionato per
  forza  col  vessillo, però credo che un presidente della  provincia
  eletto direttamente dal popolo - il presidente, non parlo di  altre
  figure - credo che abbia un potere politico con la P maiuscola  nel
  senso  buono del termine, nel senso positivo del termine, un potere
  politico  importante e, aggiungo anche, è legittimato a sbattere  i
  pugni  e  a  rappresentare  le proprie  comunità  che  sono  dentro
  quell'area metropolitana o i liberi Consorzi.
   Quindi,  io  mi  auguro  che  l'Aula  sul  tema  dell'azione   del
  Presidente, possa trovare armonia e sintesi affinché l'elezione del
  Presidente  delle  aree  metropolitane e il Presidente  dei  liberi
  consorzi  possa  nascere  dal basso  verso  l'alto  e  non  da  una
  coalizione di sindaci o consiglieri che alla fine non rappresentano
  sicuramente  la  democrazia dei territori  in  toto  e  neanche  la
  democrazia degli elettori.
   Su  questi  tre temi, se riusciamo a trovare un momento di  grande
  sintesi  e  di  percorso  comune, ritengo che  si  possa  fare  una
  discreta legge.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI. Signor Presidente, Signor Assessore, onorevoli colleghi,
  solo  alcune  brevi considerazioni per poi consentire  all'Aula  di
  procedere nell'esame del disegno di legge.
   Mi  rivolgo soprattutto a lei signor Assessore conoscendo bene  la
  sia  passione, a volte eccessiva, me lo consenta, parlo di passione
  politica  e  la passione di parte, ma anche la robusta preparazione
  amministrativa avendo avuto l'onore - spero di poterlo  dire  -  di
  essere  stato  lei Assessore della mia Giunta nel  secondo  mandato
  alla guida della provincia di Catania.
   Con molta franchezza, la domanda che mi pongo e che molti colleghi
  dell'opposizione si pongono è questa: il Governo, la maggioranza di
  Centro-Sinistra  sulla  cosiddetta riforma  delle  province,  vuole
  arrivare   all'approvazione  di  una  legge?   O   vuole   arrivare
  all'approvazione della legge?
   Credo,  che al di là del gioco di parole, ma non  lo è, non sfugga
  come  in  questo momento la preoccupazione che emerge,  soprattutto
  nei  banchi dell'opposizione, sia che la fretta, peraltro, ribadita
  in  termini  perentori dal Presidente di questa Assemblea  nel  suo
  intervento  di  ieri affinché il 31 di luglio si  possa  varare  la
  normativa  per la cosiddetta riforma delle province, possa  indurre
  il  Governo  da una parte, assieme alla maggioranza, se ancora  una
  maggioranza  c'è, e l'opposizione dall'altra parte, ad arrivare  ad
  una  sorta  di braccio di ferro per cui chi perde alla  fine  è  la
  qualità della normativa che l'Assemblea vorrebbe varare.
   Io  credo che una riforma così importante non abbia bisogno di una
  legge  qualunque, non abbia bisogno di una legge frutto di evidenti
  contraddizioni,  come  peraltro lo stesso percorso  accidentato  di
  questa  riforma dimostra anche a chi non è aduso ai lavori  d'Aula,
  anche ad uno sprovveduto.
   Credo  che  il  Governo abbia il diritto e il dovere,  assieme  al
  Parlamento,  di  intestarsi la legge di riforma,  non  solo  perché
  questa legislatura, sul piano del fatturato legislativo ha prodotto
  ben  poco, almeno in termini di qualità, ma anche perché,  a  parte
  qualche  norma  da  sottolineare che torna a  merito  di  tutto  il
  Parlamento,  almeno  quelle che abbiamo  votato  all'unanimità,  ma
  anche  perché  la riforma delle province, come lei ha  sottolineato
  nel  suo  sintetico, ma compiuto intervento di  ieri,  cade  in  un
  contesto economico-finanziario assolutamente difficile e drammatico
  e  non  è  sulle norme finanziarie che desidero stasera evidenziare
  opposizione o dissenso, ci sarà tempo per parlarne. E' sull'assetto
  generale  della  riforma e vado verso la conclusione  che  desidero
  richiamare l'attenzione del Governo.
   Vogliamo e ancora siamo in tempo per farlo, vogliamo arrivare alla
  legge  di  riforma  delle  province  e  non  ad  una  raffazzonata,
  schizofrenica,  contraddittoria, lacunosa legge  che  deve  servire
  soltanto ad obbedire all'avidità del calendario perché il 31 luglio
  deve essere una norma comunque rispettata?
   Vogliamo   raccogliere  il  grido  di  protesta  che  arriva   dai
  dipendenti delle province che temono per il loro domani?
   Vogliamo  raccogliere  il  silente  grido  di  protesta  dei  nove
  commissari  che  non  possono  più  affrontare  neanche  le   spese
  necessarie?
   Vogliamo  raccogliere  il grido evidente,  palese,  manifesto,  ma
  civile  dei  trecentonovanta  sindaci dell'isola  che  hanno  perso
  nell'ente intermedio un interlocutore attento e disponibile pur con
  i   limiti   che   nel   passato  ha  caratterizzato   l'azione   e
  l'interlocuzione e il rapporto di collaborazione con il  presidente
  della   provincia  e  i  sindaci  dei  comuni  ricadenti  in   quel
  territorio?
   Questa  è la domanda che da deputato dell'opposizione mi permetto,
  signor Presidente Ardizzone, di rivolgere all'assessore Pistorio  e
  alla maggioranza.
   E  allora  su alcuni punti e da alcuni punti non si può  derogare,
  Assessore.
   E'  inutile  aspettare  che si chieda il  voto  segreto  e  magari
  rendere  concreto l'agguato inevitabile, inesorabile, come lei  sa,
  Assessore, perché è uomo d'Aula, di pezzi della maggioranza.
   Sul  tema  della  elezione  diretta  non  si  può  transigere.  Ci
  metteremo  di  traverso.  Non ci saranno  norme  regolamentari  che
  potranno frenare la nostra azione.
   Sui  principi della democrazia diretta non si discute, non ci sono
  né  conferenze dei capigruppo, né ruoli di maggioranza, né ruoli di
  opposizione.
   Nel  momento  in  cui  il  cittadino  chiede  di  avere  un  ruolo
  partecipativo  noi  non  lo possiamo rendere  spettatore  inerte  e
  inerme,  affidando alle oligarchie dei partiti, vedi quello  che  è
  accaduto  nella  penisola, il compito di decidere  come  lottizzare
  l'ente  intermedio, non importa come si chiamerà, chiamato peraltro
  a svolgere compiti importanti.
   E  questo  è il primo dato, signor Presidente dell'Assemblea,  sul
  quale non si può assolutamente tergiversare.
   Il  collega  Ioppolo  ha richiamato e noi ci  affidiamo  alla  sua
  risaputa  responsabilità ad un vizio procedurale che appare  sempre
  più grande e nitido sullo sfondo di questo dibattito.
   Prima  cosa,  questa maggioranza ritiene che le  province  debbano
  essere gestite dai partiti o debbano essere gestite su mandato  dei
  cittadini per dare legittimità? Non si scappa.
   Questo per il presidente del libero consorzio o provincia come noi
  ci  auguriamo  si continui a chiamare e vale anche per  il  sindaco
  della città metropolitana.
   Poi il problema delle competenze, il problema del personale, e poi
  la  possibilità di riprendere in considerazione una volontà  quella
  dei cittadini di piazza Armerina, di   Gela di Niscemi, che è stata
  espressa nelle forme previste dalla legge e della quale oggi non si
  tiene  assolutamente conto solo perché lei con una frase,  consenta
  molto  sbrigativa ha detto  quella è preistoria,  quel  disegno  di
  legge  non  c'è  più,  nel frattempo tutto è cambiato  e  quindi  i
  referendum sono diventati soltanto uno scherzo. Io credo che non si
  possa non tenere conto della volontà espressa da decine di migliaia
  di cittadini, che libero consorzio è se i comuni non sono liberi di
  consorziarsi. Che libero consorzio è se i comuni non sono liberi di
  scegliere  con  chi andare legati nelle catene di una delimitazione
  amministrativa  che è esattamente quella del 1861. Ecco  su  questi
  dati,  poi  sul  resto possiamo discutere, compresa la  tutela  del
  personale  dipendente, possiamo discutere quanto  e  come  vogliamo
  signore assessore.
   Ma con molta franchezza le dico che all'inizio di questo dibattito
  sarebbe  bene  che il Governo aprisse una finestra  per  consentire
  all'opposizione di potere esprimere in maniera concreta una volontà
  coerente  perché questa volontà è stata formalizzata sin dal  primo
  momento  in  cui  si  è  parlato di riforme delle  province  e  per
  consentire alla fine che possa questa legge essere votata da  tutta
  l'Aula mentre fuori il prestigio dell'istituzione Regione è sotto i
  piedi sarebbe un segnale forte, Presidente Ardizzone se la legge di
  riforma  delle  province  non  passasse  a  colpi  di  raffazzonata
  maggioranza ma con la unanime volontà di un Parlamento che a  lento
  intermedio  vuole dare vigore, vuole dare il sussulto d'orgoglio  e
  soprattutto  vuole  consentirgli  di  potere  servire  i  legittimi
  interessi   del  territorio  che  è  l'obiettivo  al   quale   deve
  essenzialmente guardare ogni buon legislatore. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie onorevole Musumeci.
   Siccome  lei  ha  toccato alcuni argomenti,  per  evitare  poi  di
  riproporli in corso di dibattito, gradirei un minimo di attenzione,
  non molta, scusate così ci chiariamo le idee. Lei ha toccato alcuni
  argomenti e ha insistito su un principio, lo ha ribadito più  volte
  anche  facendo  riferimento alla conferenza  dei  capigruppo  nella
  quale  ho  avuto  modo di dire, e confermo in  quest'Aula,  che  ho
  condiviso  appieno  l'operato della I Commissione  in  ordine  alla
  dichiarazione   di  inammissibilità  di  quegli   emendamenti   che
  riporterebbero l'orologio indietro in ordine alla elezione  diretta
  dei Presidenti dei liberi consorzi o delle città metropolitane.
   Glielo dico con la massima chiarezza, ma siccome lei è persona cui
  l'onestà  intellettuale non manca, le vorrei evidenziare,  gliel'ho
  detto  più  volte  che non è questo un assurdo capriccio  da  parte
  della  Presidenza, nè ritengo della I Commissione,  nè  tanto  meno
  della Presidenza dell'Assemblea.
   Con  la  legge  Delrio, no onorevole Musumeci  lei  mi  deve  fare
  parlare  possibilmente senza sorridere perché  stiamo  parlando  di
  argomenti importanti. Allora la legge Delrio, all'articolo 1, comma
  5  dice   i principi della presente legge valgono come principi  di
  grande riforma economica e sociale nella disciplina di città e aree
  metropolitane  da  adottare dalla Regione Sardegna,  dalla  Regione
  Sicilia.  Tra  i principi, questo è indubbio rientra quello  che  è
  stato  definito  impropriamente spending revuew ma è  il  principio
  dell'elezione  indiretta  almeno  in  una  prima  fase.  Questo  ci
  dobbiamo  intendere perché lei non mi può ritornare  a  parlare  di
  elezione  diretta  senza  prevedere le indennità.  Io  questo  l'ho
  voluto  chiarire  il  perché  già ho dichiarato  inammissibile  gli
  emendamenti che riguardano l'elezione diretta.
   Siccome tutto il ragionamento è fatto proprio sull'articolo 1, era
  giusto, visto il suo intervento, che io lo ribadissi per chiarezza.
   L'onorevole Vinciullo, non a caso ha introdotto un altro tema.
   Però  questo  lo  potremo  vedere una volta  superato  lo  scoglio
  dell'articolo  1,  invitando questa Assemblea  a  farsi  promotrice
  eventualmente di un ragionamento con tutto il Parlamento, se c'è la
  condivisione  del Presidente della Commissione e della  Commissione
  stessa, per evitare anche quello che è successo nel resto d'Italia,
  nel senso che poi alla fine i liberi consorzi sostanzialmente o  le
  ex province sono stati ostaggio - su questo condivido - dei partiti
  e quindi alla fine anche l'elezione di secondo grado si è ridotta a
  un  mercanteggiare. Peraltro, debbo dire, non faccio mistero con la
  massima  onestà,  anche  se non mi è stato  formalizzato  da  parte
  dell'ANCI,  nel corso dei numerosi incontri che ci sono stati,  che
  una  ipotesi poteva essere quella di indicare una sorta di   primus
  inter pares' tra i presidenti dei liberi consorzi, nel senso che il
  sindaco  del  comune capoluogo fosse di fatto il  coordinatore  del
  libero  consorzio.  Quindi alla fine si sottraeva  il  ragionamento
  alla spartizione tra i partiti.
   Però  superiamo  l'articolo  1, io su  questo  mi  riservo,  visto
  l'invito  dell'onorevole Vinciullo in tal  senso,  di  farmi  parte
  diligente  con  i  gruppi  parlamentari  quando  si  affronterà  il
  problema.
   Personalmente non sarei assolutamente contrario, anche  perché  ci
  sarebbe   quella   equiparazione  fra   i   sindaci   delle   città
  metropolitane  e il sindaco del comune capoluogo e  i  sindaci  dei
  liberi  consorzi, quindi non credo che questa discrasia la dovremmo
  creare  proprio in Sicilia, se riusciamo in qualche modo a superare
  i nostri limitati egoismi campanilistici.
   Questo mi sentivo di dover rappresentare.
   Per  quanto riguarda l'invito in tal senso da parte dell'onorevole
  Vinciullo, che mi sembra di buon senso, avremo modo, lei ha parlato
  di  essere affogati dal tempo, già obiettivamente siamo molto al di
  la  con  il tempo, di avviare un ragionamento con i singoli gruppi,
  perché   sarebbe   obiettivamente  un  buon   messaggio   da   dare
  all'esterno,  che  questa legge, che è una  legge  di  riforma  del
  nostro  ordinamento, venisse approvata con una  maggioranza  quanto
  più ampia possibile, che va al di la della maggioranza politica  di
  sostegno a questo governo.
   Di  questo ne sarei grato che se lei mi venisse incontro in questo
  tipo di ragionamento.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, condivido  quanto
  sostenuto  dai  colleghi del centro destra che mi hanno  preceduto,
  che  prima  di  andare avanti con il disegno di legge noi  dobbiamo
  sciogliere un nodo importante, appunto legato alla elezione diretta
  del presidente, oppure alla elezione di secondo grado.
   Allora,  noi  non  dobbiamo prenderci in  giro,  perché  la  legge
  Delrio,  e  questo  nell'alveo della legge, indica prioritariamente
  l'elezione  di secondo livello ma non esclude che ci  possa  essere
  l'elezione diretta.
   Allora io le dico una altra cosa, nell'organizzazione territoriale
  di  cui noi ci stiamo occupando e che di esclusiva competenza della
  Regione, o noi stiamo stravolgendo la legge Delrio, perché  se  noi
  dobbiamo attenerci alla legge Delrio, diciamo che in Sicilia,  così
  come  nel  resto d'Italia si applica la legge Delrio,  e  tutto  il
  resto e una conseguenza amministrativa.
   Non  c'è  bisogno che noi stiamo qui a discutere e non è possibile
  nasconderci  dietro  la legge Delrio perché si  ha  la  volontà  di
  evitare  l'elezione  diretta del presidente  dei  liberi  consorzi,
  allora si dice si applica.
   Due  sono  le  cose. O c'è un obbligo di applicazione della  legge
  Delrio,  si  applica e c'è ne andiamo a casa perché prendiamo  atto
  che  si  applica, e abbiamo finito e avremmo evitato tanti problemi
  ai  lavoratori, ai siciliani, ai comuni. Ma se noi  siamo  qui  per
  rideterminare l'assetto territoriale organizzativo e amministrativo
  della  Regione  degli enti intermedi, quindi dei  liberi  consorzi,
  delle province, abbiamo anche il diritto di stabilire le forme.
   Quando  noi  parliamo, signor Presidente, non è un  capriccio  del
  centro-destra  quello di dire che vogliamo l'elezione  diretta  del
  presidente dei liberi Consorzi, è un principio di democrazia perché
  quando  la città di Messina diventa città metropolitana, è  poi  un
  unico libero Consorzio, la parte dei Nebrodi e tutta l'altra fascia
  non  ha  niente  a  che spartire con la città di Messina  perché  è
  distante,  ed  allora,  abbiamo che  si  instaurano  meccanismi  di
  distacco  e,  quindi,  formeremo  dei  liberi  Consorzi   in   ogni
  provincia,  con gravi conseguenze. Quali sono le gravi conseguenze,
  anche  di ordine finanziario? Poniamo il caso che i liberi Consorzi
  nascenti  cominciano ad indire una gara e, allora,  ci  sono  degli
  assetti   finanziari,  nel  frattempo  vi  sono  dei   comuni   che
  raggiungono 180 mila abitanti e si vogliono staccare.
   Signor  Presidente, già parecchie leggi hanno avuto delle ricadute
  negative   sui   territori  e  noi  da  legislatori  non   possiamo
  permetterci questo e soprattutto non possiamo creare dei centri  di
  potere  perché  altrimenti applichiamo la  legge  Delrio  in  toto,
  aboliamo le province e tutti liberi perché in questo modo si creano
  solo  ed esclusivamente dei centri di potere e saranno i partiti  a
  stabilire  ci sarà il presidente del libero Consorzio  della  Città
  metropolitana  e c'è un territorio che non si sentirà rappresentato
  perché  non è possibile, nel caso di Messina, che una città di  240
  mila  abitanti  possa eleggere il presidente del  libero  Consorzio
  dell'area  della Città metropolitana di un milione di abitanti.  E'
  assurdo   E  questo  non lo dico io, ma lo dicono costituzionalisti
  affermati. La legge Delrio non impone elezioni di secondo  livello,
  né può imporre elezioni di secondo livello.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che  quando
  avevamo  parlato  qualche  settima fa  dopo  il  flop  del  Governo
  sull'articolo 1, noi che avevamo raggiunto un'intesa per  ritornare
  in  Aula  con il testo così com'era ed evitare che lo stesso  testo
  ritornasse in Commissione, così come dovrebbe ritornare, o  avrebbe
  dovuto  ritornare,  e lasciare una certa libertà  su  tre  principi
  cardine  su  cui il centro-destra si era sconnesso e su  cui  aveva
  insistito.
   Il  primo,  l'elezione diretta del presidente nei liberi Consorzi,
  così  come  li  chiamate  voi,  e  delle  Città  metropolitane,  in
  rafforzamento delle funzioni per evitare che nelle province,  o  ex
  province,  a  causa  dei tagli che lo Stato  sta  facendo,  che  il
  Governo Renzi sta applicando, vorrei ricordare il miliardo di  euro
  tolto alle province del 2015, il miliardo e mezzo nel 2016, e i due
  miliardi  nel 2017, e quindi il decentramento delle funzioni  dalla
  Regione  alle  province stesse. Su questi tre temi noi  ci  eravamo
  sconnessi,  su questi tre temi il Presidente, onorevole  Ardizzone,
  ma  anche il neo assessore Pistorio, avevano dato non un assenso ma
  libertà di coscienza dell'Aula.
   Bene,  noi  stasera diciamo una cosa, o applichiamo  e  lavoriamo,
  legiferando  in  coerenza con la legge Delrio, che  non  prevede  i
  liberi Consorzi ma prevede le province, o invece non teniamo  conto
  della legge Delrio, e quindi parliamo di liberi Consorzi.
   Nel  primo  caso,  nel caso in cui parliamo di  legge  Delrio,  la
  legge,  lo  voglio dire ai colleghi ma lo voglio dire  all'avvocato
  Ardizzone, un conto è la spendig review, la legge di grande riforma
  socio-economica che impone un risparmio, una revisione di  spesa  e
  un  risparmio,  altro  conto  è la legge  Delrio  ordinamentale  e,
  quindi, secondo cui dobbiamo rivedere l'impalcatura degli organi di
  governo, degli organi di questi enti di area vasta che nulla  hanno
  a  che  fare  con la negazione della elezione diretta  a  suffragio
  universale del Presidente.
   E  se  non altro per un principio. Perché è la stessa legge Delrio
  che  ha  ammesso  che  si possa operare con  elezione  diretta  nel
  momento in cui la acconsente negli Statuti.
   Allora,  il Parlamento nazionale ha detto una cosa molto semplice.
  Voi  potete,  secondo noi non si deve più procedere con  l'elezione
  diretta,  salvo che le singole province, con una forma  statutaria,
  possono   prevedere  nei  loro  Statuti  l'elezione   diretta   del
  Presidente della provincia.
   E questo che significa? Che automaticamente lo stesso legislatore,
  nel momento in cui lo prevede, lo consente, non immediatamente,  ma
  dice che gli Statuti lo possono prevedere, quindi lo ammettono.
   Presidente  Ardizzone,  io  le dico in maniera  molto  chiara  che
  questa  norma, questi emendamenti che abbiamo fatto lei li consente
  alla  libertà  dell'aula o diversamente noi faremo tutti  gli  atti
  necessari per essere ostruzionistici a questa norma che per noi non
  rappresenta alcun tipo di soluzione. E non rappresenta nessun  tipo
  di  soluzione,  glielo  dico subito perché, perché  non  dà  alcuna
  risorsa.  Noi  mettiamo  a repentaglio le 6000  persone  dipendenti
  delle  nove province della Sicilia perché, nel momento in  cui  noi
  non  rafforziamo  le  competenze, non trasferiamo  alcune  funzioni
  dalla  Regione alle Province accompagnando a queste funzioni  anche
  risorse, lei non risolve il problema.
   Non  risolve  il problema dei dipendenti, non risolve il  problema
  della  efficienza  di  questi enti, di  questi  nove  o  più  enti.
  Dopodiché  io  dico che  delle due l'una , o accediamo  alla  legge
  Delrio  così  come  lei  vuole  fare e quindi  consente  l'elezione
  diretta  dello stesso Presidente, cambia il nomen iuris,  non  sono
  più  liberi  consorzi ma sono province ancorché il  nostro  Statuto
  parla  all'articolo  15 di liberi consorzi ma  già  il  legislatore
  regionale  nel  1986,  con  la legge n. 9,  si  era  opportunamente
  determinato prevedendo province regionali della Sicilia.
   Ed in questo senso quindi, e vado alla conclusione Presidente, non
  cerchiamo  di  sforzare l'Aula, perché noi siamo  pronti  anche  ad
  azioni  eclatanti occupando l'Aula anche in maniera passiva. Glielo
  dico  molto  chiaramente; sappiamo che lei  ha  avuto  un  incontro
  proficuo  con  il Presidente Crocetta, magari lo avrà  convinto  di
  alcune  cose, però noi dobbiamo avere il tempo necessario per  ogni
  articolo e ogni emendamento.
   Diversamente, signor Presidente, l'Aula sarà galvanizzata,  glielo
  posso garantire.
   Se  lei  vuole,  invece, evitare che questa norma si  approvi,  ha
  intrapreso  il  percorso  idoneo  e  quindi  alla  fine   avrà   la
  responsabilità che  questa norma non si approverà.

   PRESIDENTE. Vedo che gli animi si surriscaldano.
   Onorevole Falcone, aggiungo che quest'Aula, il 27 marzo 2013,  con
  la  legge  n.  7, ha approvato una norma di una chiarezza  unica  e
  l'Aula  - per carità, proceduralmente potrebbe pure contraddire  se
  stessa - però, mi scusi, il dibattito è sempre lo stesso .

   FALCONE Lei fa votare la legge.

   PRESIDENTE.  No,  io non la faccio votare questa norma,  perché  è
  inammissibile.
   Lei non vuole la legge, onorevole Falcone.
   Le  faccio un ammonimento e la invito ad allontanarsi con un primo
  richiamo.
   Onorevole  Falcone,  la  invito  nuovamente  ad  allontanarsi  dal
  pulpito con un secondo richiamo.
   Lei   vuole  la  distruzione  delle  istituzioni,  la  invito   ad
  allontanarsi con un terzo richiamo.

                           (Tumulti in Aula)

   Dobbiamo  essere chiari, onorevoli colleghi, perché  la  legge  va
  votata

   CORDARO. Signor Presidente, la legge lo dice il Parlamento  se  va
  votata, non lei

   PRESIDENTE. Perfetto, lo dico io e lo dice il Parlamento.

   CORDARO.  Siamo  stanchi  dei suoi spot pubblicitari,  lei  ha  il
  microfono e noi no

   PRESIDENTE.  Lo  spot pubblicitario non l'ho fatto  io,  onorevole
  Cordaro. La invito a prendere posto.

   ASSENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà, onorevole Assenza. Lei  è  persona  di
  buon  senso,  le  cose le dice, le sa dire, ma  non  aggredisce  le
  istituzioni.

   ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie per  avermi
  consentito di intervenire.
   Io intervengo perché mi spiace che su un argomento così importante
  su cui l'irresponsabilità del Governo - ma io non la dissocio dalla
  maggioranza,  perché dobbiamo finirla con questo  giochino  che  il
  Governo  non  funziona  e la maggioranza che lo  sostiene,  invece,
  rappresenta la panacea. La maggioranza che ha sostenuto e  sostiene
  il  Governo  Crocetta è peggiore del Governo Crocetta, questo  deve
  essere chiaro a tutti ed i Siciliani lo hanno già compreso -  .

                          (Applausi in Aula)

   Detto questo, siccome su questa legge si è determinata la paralisi
  per  più mesi dell'attività parlamentare, per creare una legge  che
  poi, secondo la dizione dell'articolo 1GOV di oggi, non fa altro  -
  badate  bene  -  che dire  Le nove province siciliane  che  c'erano
  cambiano il nome: sei si chiameranno  liberi Consorzi , tre  liberi
  Consorzi,  aree  metropolitane . Questa è la  filosofia  di  questa
  legge. Allora, la vergogna è vostra, Presidente.
   Mi  perdoni  se  mi rivolgo a lei, però non può ora  strozzare  un
  dibattito per una norma che assolutamente non fa altro che  gettare
  nello sgomento i lavoratori delle Province, svuotarle di funzioni e
  rendere  incerta  quella  che  è  la  sorte  dell'ente  intermedio.
  Finiamola di paragonare la legge Delrio al Vangelo, secondo cui non
  ci  si  può discostare. La Legge Delrio non è una legge di  riforma
  costituzionale e questo paradigma per cui introdurrebbe delle norme
  che  invece  sono  di  spending review è  uno  specchietto  per  le
  allodole  a  cui  può  accedere in maniera convinta  il  presidente
  Cracolici,   ma   non   può  certamente  accedere   l'intera   Aula
  parlamentare.
   Presidente Ardizzone, però - siccome mi rivolgo a lei, io la prego
  di  ascoltarmi un attimo, altrimenti mi interrompete il tempo -  mi
  fermo un attimo e poi continuo.

   PRESIDENTE.  Ha  parlato sull'articolo  1  e  quindi  su  tutti  i
  subemendamenti ed emendamenti. Questo prevedere il Regolamento.

   ASSENZA.  Dopo di che Presidente, lei non può però - mi perdoni  -
  usare  due  pesi  e due misure. Non può dire che l'Assemblea  si  è
  pronunciata sul tipo di elezione e poi riprodurre per ben tre volte
  -  perché  questa  è la terza volta - l'articolo 1,  dopo  che  già
  l'Assemblea  lo aveva bocciato nella precedente votazione.  L'aveva
  bocciato, se vi ricordate, a seguito di un emendamento, nella prima
  votazione,  che aveva escluso le aree metropolitane, ed allora  qui
  inammissibilità non ce n'è.
   Signor  Presidente, sull'elezione l'Assemblea deve votare,  perché
  altrimenti  ha  ragione  l'onorevole  Falcone.  Se  sulla  elezione
  diretta  non  è  consentito  votare  noi  non  abbiamo  ragione  di
  continuare  a restare in quest'Aula, o se ci restiamo, ci  restiamo
  perché su questo principio non intendiamo assolutamente derogare.
   Avete finito di  rompere  con tre anni di commissariamento, e  per
  la mia Provincia per quattro anni di commissariamento, togliendo la
  possibilità  al  popolo di esprimere la propria  scelta   E  adesso
  volete  imbavagliare anche l'Aula impedendo all'Aula di  votare  su
  questo principio  Presidente, non ci siamo  Non ci siamo, e non  ci
  saremo.  Questa è una battaglia di civiltà, mi perdoni, e  non  c'è
   Delrio   che tenga  Che per altro ha fallito anche in Italia,  che
  possa eliminare questo sacrosanto diritto di esprimerci  L'Aula  si
  dovrà  esprimere, e non c'è inammissibilità che tenga, mi dispiace.
  Doveva   essere  fatta  la  battaglia  in  primo  luogo  in  quella
  Commissione,  perché  quello  è stato  un  abuso  perpetrato  dalla
  Presidenza in maniera assolutamente illegittima. Allora l'abuso non
  potrà essere perpetrato in quest'Aula.


   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone
                        Sull'ordine dei lavori

   CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   con   molta
  pacatezza e cercando di ricondurre la discussione ad un merito  che
  non possiamo assolutamente perdere di vista, se è così come tutti -
  ed  è l'unica cosa sulla quale sono certo - c'è ampia condivisione,
  abbiamo  a cuore il destino dei dipendenti degli Enti Province.  E'
  necessaria  una premessa però Presidente, scusate - io lo  dico  al
  presidente  Cracolici,  e  lo  dico  anche  all'assessore  -  voler
  continuare  a far passare il principio, scusate, onorevole  Turano.
  Io volevo che lei in qualche modo desse un contributo da Capogruppo
  dell'UDC.  Dico, sgomberiamo il campo, per un fatto di  onestà  fra
  tutti  noi,  da  una inesattezza - la voglio chiamare  bonariamente
   inesattezza  - che vuole creare un sillogismo, che vuole creare un
  collegamento,   assolutamente   improprio   ed   inesistente,   tra
  l'elezione  diretta  dei Presidenti delle  Province  o  dei  liberi
  consorzi   e  la  salvaguardia  dei  livelli  occupazionali   delle
  Province. Viva Dio, sono due cose completamente diverse
   Non  ci  potete  accusare di volere affamare  i  dipendenti  delle
  province  se  chiediamo l'elezione diretta del  presidente.  perché
  questo è sabotaggio politico e noi non lo possiamo accettare.
   Signor   Presidente,   in  maniera  assolutamente   composta,   ma
  assolutamente ferma, condividendo nel merito - e mi scuso  se  sono
  andato  oltre  - ma condividendo nel merito le parole dei  colleghi
  Musumeci, Falcone, Assenza, e di chi mi ha preceduto, le chiedo  di
  fare celebrare un voto d'Aula. Non abbiamo nessuna intenzione e non
  è   nostra   intenzione  affossare  questa   legge.   La   vogliamo
  nell'interesse dei cittadini e, soprattutto, degli utenti  e  ancor
  di più dei dipendenti.
   Dateci  la  possibilità  di  esprimere  un  voto.  Perderemo,   ne
  prenderemo  atto. Vinceremo, ne prenderete atto. E andiamo  avanti.
  Ma  non darci la possibilità di votare su una battagli di principio
  che  dall'inizio  di questa legislatura si è intestato  il  centro-
  destra  significa allora sì a mio parere non volere fare la  legge.
  Perché significa voler creare uno scontro muro contro muro che  non
  va da nessuna parte.
   La  maggioranza ha i numeri per bocciare l'elezione  diretta?  Ben
  venga, ne prenderemo atto democraticamente. Ma non potete impedirci
  di  votare  sull'unica  norma di principio politico  istituzionale,
  perché per quanto ci riguarda, riguarda appunto la vita democratica
  e   la   partecipazione  democratica  dei  cittadini  ai   processi
  decisionali, non potete impedirci di votarla.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cordaro,  in  base  all'articolo  111  del
  Regolamento  interno,  Non possono essere presentati  in  Assemblea
  emendamenti  che non siano stati presentati e ritenuti  ammissibili
  nella  competente Commissione . Siccome si è anche equivocato negli
  interventi precedenti che sono stati fatti, come se ci fosse  stato
  un  assenso  dato  dalla Presidente a votare gli  emendamenti,  gli
  emendamenti erano già irricevibili.
   Mi avete chiesto con forza che volevate porre la questione in Aula
  perché era giusto e doveroso che rimanesse agli atti che c'era  una
  parte politica che voleva fortemente l'elezione diretta. Quindi gli
  emendamenti  erano  già irricevibili. Da qui a dire  che  c'era  un
  assenso sulla votazione, ne passa molta.
   Onorevole  Falcone, questo per chiarezza di rapporti.  Quindi  non
  solo  li  abbiamo  messi a dibattito perché erano già  irricevibili
  essendo stati dichiarati inammissibili dalla Commissione. Ci  siamo
  detti  che non avremmo strozzato il dibattito, cosa che non è stata
  fatta.  E  allora  c'era  un invito fatto da  parte  dell'onorevole
  Vinciullo  proprio per evitare quelle distorsioni  di  sistema  che
  potrebbero  emergere  con  l'elezione  dei  presidenti  dei  Liberi
  consorzi  ed  è un appello che ha fatto la Presidenza all'onorevole
  Vinciullo.  Su  questo  ci  potremmo  trovare  in  una   sorta   di
  condivisione.  Quindi  evitiamo  infingimenti  in  questo  momento.
  Andiamo  avanti con le regole che ci siamo dati, che  poi  sono  le
  regole  previste  dal nostro Regolamento e anche  quelle  del  buon
  senso.  Condivido  con lei, onorevole Cordaro,  che  abbiamo  tutti
  interesse e la voglia di approvare questa legge.

   ria di liberi Consorzi comunali e città metropolitane'
   (nn. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-848 bis/A)
   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone
             Riprende la discussione del disegno di legge
       n. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-848 bis/A

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo.  Ne  ha
  facoltà.

   BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo dare  un
  contributo  al  dibattito  d'Aula su questo  aspetto  dell'elezione
  diretta  del  sindaco metropolitano o del consiglio  metropolitano.
  Leggendo  testualmente l'articolo 1, comma 22, della  legge  Delrio
  che,  come  lei  ha ricordato, signor Presidente,  essendo  riforma
  economico-sociale  comunque  non potrebbe  trovare  ostacoli  anche
  nella Regione siciliana.
   Il  comma  22  recita   lo Statuto della città  metropolitana  può
  prevedere    l'elezione   diretta   del   sindaco   del   consiglio
  metropolitano,  col  sistema elettorale che  sarà  determinato  con
  legge   statale .  A  me  pare  può  essere  utile  nel   dibattito
  parlamentare che tenere una riserva esplicita in capo agli enti  di
  secondo  grado, quindi città metropolitane o liberi  consorzi,  che
  nell'ambito  del  proprio statuto, così come previsto  dalla  legge
  Delrio,  possono  prevedere l'elezione diretta io credo  che  possa
  essere un'apertura.

   MUSUMECI. Non c'è legge Delrio che tenga, l'organizzazione interna
  è di questo Parlamento

   CRACOLICI,  Presidente  della Commissione e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   CRACOLICI,   Presidente  della  Commissione  e  relatore.   Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, Assessori, io  non  voglio  acuire
  ulteriormente  questo  dibattito,  capisco  che  ci  siano  ragioni
  politiche  per  esprimere  i punti di  vista  che  sono  stati  qui
  espressi.  Voglio  ricordare solo due cose. La  prima:  noi  stiamo
  proseguendo  un  dibattito sulle legge per  le  province;  ancorché
  siamo in una sessione diversa, e questo ha consentito al Governo di
  presentare un emendamento che ripristina l'articolo 1 che era stato
  bocciato dall'Aula in altra sessione.
   Quest'Aula, col suo Presidente, prima della Commissione, e poi del
  Presidente  dell'Assemblea, si è dichiarato,  ed  è,  costituirebbe
  questo  un  precedente, questo sì gravissimo, secondo il  principio
  dell'inammissibilità di emendamenti che violano i principi previsti
  dalla  legge  di grande riforma economico sociale della  cosiddetta
  legge Delrio.
   Ricordo  oltretutto che ancor prima della legge Delrio già  questo
  Parlamento  si  era  espresso con la legge 7 e  la  legge  8  verso
  l'istituto  del  voto di secondo livello. Quindi io capisco  tutto,
  però  ci  deve essere un momento nel quale ognuno di noi  abbia  il
  senso   del  limite,  ovvero  c'è  una  presidenza,  con   il   suo
  regolamento, a tutela di noi tutti.
   Seconda questione, lo dico all'onorevole Barbagallo e a me stesso:
  capisco  che  questa legge è stata discussa in Commissione  diversi
  mesi  fa,  per la verità era stata persino votato con un  voto  più
  esteso  rispetto  alla maggioranza  politica  che  sostiene  questo
  Governo,  ma  in  quel  testo le cose che ha  proposto  l'onorevole
  Barbagallo  sono già contenute, nel senso che il sistema elettorale
  di   secondo  livello  è  previsto  soltanto  in  sede   di   prima
  applicazione,  perché  poi gli statuti,  secondo  un  principio  di
  autonomia  organizzativa, con una procedura - questo sì  -  diversa
  dalla  Delrio, perché ancorché gli statuti potranno prevedere forme
  di   elezione   diretta,   bisognerà  comunque   uniformarli   alla
  maggioranza degli enti di secondo grado della Regione, per  evitare
  che ognuno faccia un sistema diverso.
   Questo  è già contenuto nel testo, abbiamo cercato in Commissione,
  onorevole  Musumeci - onorevole Barbagallo invece di complicare  il
  percorso ci aiuti - di favorire con un dialogo, anche con le  forze
  che ponevano la questione dell'elezione diretta, ancorché sia stato
  dichiarato  inammissibile,  di  trovare  punti  di  equilibrio  più
  avanzato, che tenessero in considerazione anche opinioni diverse da
  quelle  di partenza del testo che era stato presentato. Ora  questo
  non  lo  dico  perché  voglio chiudere il dibattito  a  ciò  che  è
  avvenuto in Commissione, ma rappresentare questo dibattito come  un
  gioco dell'oca, dove si ritorna sempre al punto di partenza, questo
  sì  che fa male a questo Parlamento, perché in un parlamento c'è un
  momento nel quale, al di là delle opinioni in campo, se decide  che
  questa  legge, e io lo voglio ribadire, perché lo ripeto, molti  di
  voi sanno che ho un difetto: quello di dire sempre quello che penso
  e  di pensare anche a quello che dico - se c'è un danno che abbiamo
  fatto  bocciando   allora  la  legge è che  abbiamo  introdotto  un
  elemento  di  precarietà generalizzato sul  sistema  delle  vecchie
  province e sul personale che lavoro in quegli Enti.
   Ecco  perché io faccio un appello ai colleghi di dare certezza  al
  nostro   sistema  Istituzionale,.  Io  non  credo   che   il   tema
  dell'elezione diretta o indiretta possa costituire, come  dire,  la
  linea del Piave di questa legge.
   Questa   è   una   legge  che  deve  innanzitutto  garantire   una
  prospettiva, una funzione, risorse in grado di tenere in  vita  gli
  enti  territoriali di secondo livello, così come sono previsti  dal
  nostro Statuto.
   Ecco  perché  io chiedo al Presidente e, come dire ha  fatto  bene
  anche  a  ribadire le procedure regolamentari che  c'è  un  momento
  oltre il quale bisognerà mettere la parola fine, fatto un dibattito
  politico, avute tutte le posizioni in campo, troviamo la modalità e
  la sintesi per consentire  ..

   MUSUMECI. Non la volete trovare la sintesi, siete voi che  non  la
  volete trovare

   CRACOLICI onorevole Musumeci, io non vorrei che lei continuasse ad
  insistere  perché  non  vuole fare questa legge   Glielo  dico  con
  grande  franchezza. Dopodiché, ognuno si assumerà la responsabilità
  e sarà chiaro al popolo siciliano

   MUSUMECI. Tre anni

   CRACOLICI. Io per quanto mi riguarda, credo che questa legge ha un
  sufficiente equilibrio

   MUSUMECI Equilibrio, equilibrio

   CRACOLICI ha  un  sufficiente equilibrio che consentirà  a  queste
  Istituzioni di funzionare, di essere utili alle nostre  comunità  e
  di  essere anche un passo in avanti rispetto al dibattito  che  fin
  qui si è sviluppato.

   PISTORIO,  Assessore   per  le  autonomie  locali  e  la  funzione
  pubblica. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PISTORIO,  Assessore   per  le  autonomie  locali  e  la  funzione
  pubblica.  Signor  Presidente,  onorevoli  deputati,  potrebbe  non
  essere indispensabile un mio intervento perché la questione  che  è
  stata  affrontata  appartiene  integralmente  alla  competenza  del
  Presidente dell'Assemblea e del Presidente della Commissione.
   Siccome  è stata richiamata anche la responsabilità del Governo  e
  che non si sottrae, io voglio dire una cosa a tutti i deputati e in
  modo particolare a chi è intervenuto anche con grande vigore.
   E'  vero, questo è un percorso molto accidentato e siamo in grande
  difficoltà e sono in grande difficoltà questi enti e i dipendenti e
  i lavoratori ed è giusto presidente Musumeci che si concluda questo
  percorso  perché non c'è più tempo e noi rischiamo il 31 luglio  le
  dichiarazioni di dissesto di questi Enti, quindi  ..

   MUSUMECI   avete perso tre anni  Tre anni , ora date  la  colpa  a
  noi?

   PISTORIO.  Assessore   per  le  autonomie  locali  e  la  funzione
  pubblica. Presidente, no, no, se lei mi ascolta

   MUSUMECI    Tre   anni   Abbiamo  sopportato  l'inerzia   di   una
  maggioranza  e  di un Governo che non c'era. Lei mi sta  accusando.
  Avete avuto tre anni

   PISTORIO,  Assessore   per  le  autonomie  locali  e  la  funzione
  pubblica.  Ma  chi  l'ha detto? Non la sto accusando,  io  non  sto
  accusando  nessuno,  Presidente, mi  ascolti  io  sto  facendo  una
  valutazione  oggettiva  da  Assessore  regionale  che   ascolta   i
  commissari, che sente i dipendenti, che è il terminale naturale  di
  queste vicende e ho chiaramente una preoccupazione: per cui le dico
  che  se  c'è un termine al 31 luglio, non è perché qualcuno  voglia
  strozzare il dibattito, ma c'è una necessità inderogabile  e  siamo
  d'accordo
   E  io  dico  un'altra cosa, Presidente, io voglio dirvi una  cosa,
  probabilmente questa stessa fatica di legiferare in questa  materia
  l'avrebbero  incontrata  tutti  i consigli  regionali  d'Italia  se
  avessero  avuto  questa  responsabilità,  perchè  l'operazione   di
  abolire  le  province  e  di sostituirle  con  un  ente  intermedio
  diverso,  non  è così semplice rispetto agli annunci  televisivi  e
  mediatici.  E'  una  fatica seria e però questa fatica  deve  farla
  questo  Parlamento perché noi abbiamo una cosa  che  è  una  grande
  responsabilità  che è la nostra autonomia statutaria  e  la  nostra
  competenza esclusiva in questa materia.
   Scusatemi  il  mio  è  un  invito alla responsabilità,  anche  del
  Governo.
   Capisco  che sia legittimo chi immagina di riproporre le forme  di
  rappresentanza  classiche  esercitando fino  in  fondo  l'autonomia
  statutaria, ma qui siamo dentro il ruolo del Governo, che è  quello
  di  garantire questo esercizio in modo compatibile con le linee  di
  riforma costituzionale che ne prevedono una modalità diretta.
   Questa  legge è già molto più avanzata rispetto alla Delrio  sulle
  funzioni e sulla robustezza dell'ente. La Delrio descrive  un  ente
  residuale con scarsissime competenze, quasi di supporto.
   Questo  Parlamento ha di fronte un disegno di legge che  rispetta,
  in qualche modo, il valore dell'ente intermedio. Ed è giusto che vi
  si  distinguano le città metropolitane con una governance  diversa,
  perchè diversa è la loro funzione.
   Abbiamo cercato di non indebolire gli altri territori. Ma vi prego
  non  considerate  l'elezione diretta un fatto  così  rilevante,  un
  simulacro, una battaglia parlamentare. Perché? Perché qui si tratta
  di  sindaci,  uomini eletti anch'essi, non si tratta  di  burocrati
  calati dall'alto. Si tratta di uomini del territorio di cui uno  di
  questi avrà il compito di guida.
   L'idea  dell'onorevole Vinciullo di immaginare  anche  dei  liberi
  consorzi  una coincidenza se viene dall'Aula considerato  un  punto
  sul  quale  non  troverà il Governo contrario, per cui  affrontiamo
  questa discussione in modo razionale senza forzature perché qui c'è
  soltanto da completare un percorso legislativo.

   FORMICA.  Chiedo di parlar per dichiarazione di voto o sull'ordine
  dei lavori.

   PRESIDENTE.  Onorevole Formica, ma su che cosa? Per  dichiarazione
  di  voto? Per dichiarazione di voto, quando passiamo alla votazione
  dell'articolo 1.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto. Non si  può
  parlare del personale come si è fatto.

   PRESIDENTE.  Capisco che dovete fare ostruzionismo, però  a  tutto
  c'è  un  limite.  Adesso  dobbiamo votare  e  approvare  la  legge,
  onorevole Formica. Però per evitare che all'esterno io e lei  siamo
  in  conflitto, le do la parola sull'ordine dei lavori, sapendo che,
  in questo caso, sto abusando rispetto al Regolamento.


   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone
                        Sull'ordine dei lavori

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  quello   che
  ascolterà  agevolerà i vostri desiderata. E' paradossale  ascoltare
  in  quest'Aula il presidente della Commissione Cracolici dichiarare
  che  a  tutto c'è un limite come se stessimo discutendo di dare  un
  contributo  all'ente  x  o all'ente y un contributo  di  tremila  o
  cinquemila euro, come se non stessimo tentando di affrontare per la
  ennesima  volta  dopo quattro anni una riforma delle  province  che
  nulla ha a che vedere con il significato della parola riforma. Ed è
  patetico  che  la  maggioranza, da un  lato,  cerchi  una  maggiore
  condivisione,  una  maggiore unanimità  per  dare  forza  a  questa
  cosiddetta  riforma e, dall'altro lato, poi dica questa maggioranza
  ora  state abusando, ma abusando di che cosa? Perché si chiede  una
  sola cosa in cambio di un'approvazione veloce della legge.
   Si  chiede  di  dare la parola agli elettori,  si  chiede  di  non
  decidere il destino dei territori nel chiuso di una stanza  con  la
  spartizione  e  chissà cosa c'è sotto, nel chiuso  di  una  stanza,
  nella  spartizione tra i partiti, fa specie che i  5  stelle  siano
  d'accordo   su   questa  proposta  che  ha  dimostrato   quanto   è
  insufficiente e vergognosa in tutta Italia.
   Pertanto  se  non  viene data la possibilità di presentare  questo
  emendamento  e ci sono le elezioni dirette l'opposizione  abbandona
  l'Aula e fa approvare la legge veloce.

   PRESIDENTE.  Va  bene.  Le  ribadisco che  l'emendamento  è  stato
  presentato ed è stato dichiarato inammissibile. Era irricevibile  e
  l'ho dichiarato inammissibile. Allora andiamo avanti.
   Onorevole Grasso, dove va? Va via pure lei?
   Scusate, discipliniamoci un momento.

       (I deputati del centrodestra abbandonano l'Aula in segno
                             di protesta)


   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone
                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che hanno chiesto  congedo  per  la  seduta
  odierna  gli onorevoli Nicotra, Papale, Anselmo, Forzese,  Cordaro,
  Picciolo e Federico.

   L'Assemblea ne prende atto.

   sizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città  metropoli-
   tane' (nn. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-848 BIS/A)
   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone
   Riprende  il  seguito  della  discussione  del  disegno  di  legge
   Disposizioni  in  materia  di liberi  Consorzi  comunali  e  città
  metropolitane .  (nn.  833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-842-
  848 bis/A

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, vi  è  una  richiesta  da  parte
  dell'onorevole Siragusa  di voto per appello nominale, voto  palese
  sostanzialmente, per l'emendamento 1.Gov25. Dobbiamo  inserire  nel
  sistema intanto i congedi. Verifichiamo i richiedenti.
   Sull'emendamento 1.Gov 25, il parere della Commissione?

   CRACOLICI, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   PISTORIO,  Assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.


   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone
          Votazione palese nominale dell'emendamento 1.Gov25

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,  indìco la votazione palese nominale  dell'emendamento
  1.Gov25.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

   Presenti e  votanti          53
   Maggioranza                  27
   Favorevoli                      14
   Contrari                          38
   Astenuti                            1

                       (L'Assemblea non approva)

   Il Gov.18 è assorbito.
   Il 28 decaduto perché non sono presenti i firmatari.
   L'1.Gov28 decaduto.
   Sono  decaduti  i seguenti subemendamenti:1Gov10, 1Gov  2,  1Gov1,
  1Gov3, 1Gov15, 1Gov4, 1Gov13, 1Gov24, 1Gov11, 1Gov9, 1Gov14, 1Gov5,
  1Gov8, 1Gov16, 1Gov6, 1Gov7, 1Gov17.

   Onorevole Venturino, mantiene il subemendamento 1.Gov26.

   VENTURINO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo in votazione l'emendamento 1.Gov
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                               «Art. 2.

             Potestà statutaria e regolamentare del libero
                          Consorzio comunale

   1.  Il libero Consorzio comunale, nell'ambito dei principi fissati
  dalla presente legge, adotta il proprio statuto il quale:

   a) stabilisce le norme fondamentali dell'organizzazione dell'ente;

   b)  specifica  le  attribuzioni  degli  organi,  le  modalità  per
  assicurare  il  rispetto  della parità di  genere  e  le  forme  di
  garanzia e di partecipazione delle opposizioni;

   c)  disciplina  i  rapporti tra i comuni e  le  unioni  di  comuni
  compresi nel territorio del libero consorzio comunale, individuando
  le  modalità  di  organizzazione, di esercizio e  di  coordinamento
  delle   funzioni  dei  comuni  compresi  nel  medesimo  territorio,
  prevedendo la loro eventuale differenziazione per aree territoriali
  omogenee, nel rispetto del principio di sussidiarietà e dei criteri
  di  efficacia,  efficienza, economicità,  adeguatezza  e  riduzione
  della spesa;

   d)  disciplina l'utilizzo delle strutture immobiliari  del  libero
  Consorzio  comunale  a  favore dei comuni  che  ne  fanno  parte  e
  viceversa,  per l'esercizio di specifiche funzioni, senza  nuovi  o
  maggiori oneri per la finanza pubblica;

   e)  specifica  i  modi  di esercizio della  rappresentanza  legale
  dell'ente, anche in giudizio;

   f)  disciplina  gli istituti di partecipazione dei cittadini,  ivi
  compreso   il  referendum  abrogativo,  consultivo  e  propositivo,
  l'iniziativa popolare di deliberazioni e l'istruttoria pubblica  di
  provvedimenti  di  interesse  generale,  le  forme  di   democrazia
  partecipativa,  con  modalità  che  assicurino  il  rispetto  della
  partecipazione  dei  cittadini residenti e  delle  comunità  locali
  nelle decisioni di loro specifico interesse;

   g)  determina  le  modalità di partecipazione alla  vita  pubblica
  degli  stranieri  residenti  nel territorio  del  libero  Consorzio
  comunale;

   h)   definisce  le  modalità  relative  alla  piena  realizzazione
  dell'integrazione dei cittadini diversamente abili nella vita della
  comunità;

   i)  stabilisce  lo  stemma  e il gonfalone  del  libero  Consorzio
  comunale;

   l)  individua,  in  linea con quanto stabilito dalle  disposizioni
  regionali,  sistemi di controllo interno, al fine di  garantire  il
  funzionamento dell'ente secondo criteri di efficienza, efficacia ed
  economicità dell'azione amministrativa.

   2.  Lo  statuto è approvato e modificato dall'Assemblea del libero
  Consorzio  comunale,  che  deliberano a  maggioranza  assoluta  dei
  propri componenti.

   3.  Fino  alla  data  di  approvazione dello  statuto  del  libero
  Consorzio comunale, da adottarsi entro il termine di un anno  dalla
  data  di  entrata  in vigore della presente legge,  si  applica  lo
  statuto dell'ex provincia regionale corrispondente.

   4.  Il  libero Consorzio comunale adotta regolamenti nelle materie
  di  propria competenza in conformità alle previsioni dei rispettivi
  statuti»

   E' decaduto il  2.5.,

   TURANO. Chiedo se può dichiarali decaduti senza leggerli tutti.

   PRESIDENTE. Onorevole Turano, mi faccia fare il mio lavoro.
   Sono dichiarati decatuti il  2.16 e il  2.1.
   Il 2.7, onorevole Di Giacinto?

   DI GIACINTO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Il 2.7 è ritirato, il  2.8
  ritirato,  il 2.14 decaduto, il 2.9 ritirato, il 2.10 ritirato,  il
  2.15  decaduto,  il  2.18  decaduto,  il  2.11  ritirato,  il  2.12
  ritirato,  il 2.17 decaduto, il 2.19 decaduto, il 2.6  di  Rinaldi,
  Vinciullo, Alloro, Ruggirello?

   RINALDI. Lo ritiro

   PRESIDENTE.   L'Assemblea  ne  prende  atto.  2.6  ritirato,   2.3
  decaduto,  2.20  decaduto,  2.22  decaduto,  2.13  ritirato,   2.21
  decaduto, 2.4 decaduto.
   Pongo in votazione l'articolo 2
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                               «Art. 3.
            Potestà statutaria e regolamentare della Città
                             metropolitana

         1.  La  Città metropolitana, nell'ambito dei  principi
     fissati  dalla presente legge, adotta il proprio  statuto,
     il quale:

         a)      stabilisce      le     norme      fondamentali
     dell'organizzazione dell'ente;

         b)   specifica  le  attribuzioni  degli   organi,   le
     modalità  per  assicurare  il  rispetto  della  parità  di
     genere  e  le forme di garanzia e di partecipazione  delle
     opposizioni;

         c)  disciplina i rapporti tra i comuni e le unioni  di
     comuni,    compresi    nel    territorio    della    Città
     metropolitana,     individuando     le     modalità     di
     organizzazione,  di  esercizio e  di  coordinamento  delle
     funzioni metropolitane e comunali, prevedendo anche  forme
     di  organizzazione unitaria delle funzioni e  dei  servizi
     eventualmente   differenziate   per   aree    territoriali
     omogenee,  nel  rispetto del principio di sussidiarietà  e
     dei   criteri   di  efficacia,  efficienza,   economicità,
     adeguatezza e riduzione della spesa;

         d)  disciplina l'utilizzo delle strutture  immobiliari
     della  Città  metropolitana a favore  dei  comuni  che  ne
     fanno  parte  e  viceversa, per l'esercizio di  specifiche
     funzioni,  senza  nuovi o maggiori oneri  per  la  finanza
     pubblica;

         e)  specifica i modi di esercizio della rappresentanza
     legale dell'ente, anche in giudizio;

         f)  disciplina  gli  istituti  di  partecipazione  dei
     cittadini,   ivi   compreso  il   referendum   abrogativo,
     consultivo   e  propositivo,  l'iniziativa   popolare   di
     deliberazioni  e  l'istruttoria pubblica di  provvedimenti
     di    interesse   generale,   le   forme   di   democrazia
     partecipativa,  con  modalità che assicurino  il  rispetto
     della  partecipazione  dei  cittadini  residenti  e  delle
     comunità   locali  nelle  decisioni  di   loro   specifico
     interesse;

         g)  determina le modalità di partecipazione alla  vita
     pubblica  degli  stranìeri residenti nel territorio  della
     Città metropolitana;

         h)   definisce   le  modalità  relative   alla   piena
     realizzazione     dell'integrazione     dei      cittadini
     diversamente abili nella vita della comunità;

         i)  stabilisce lo stemma ed il gonfalone  della  Città
     metropolitana;

         l)  individua,  in  linea con quanto  stabilito  dalle
     disposizioni regionali, sistemi di controllo  interno,  al
     fine  di  garantire  il funzionamento  dell'ente,  secondo
     criteri    di   efficienza,   efficacia   ed   economicità
     dell'azione amministrativa.

         2.   Lo   statuto  è  approvato  e  modificato   dalla
     Conferenza   metropolitana,  che  delibera  a  maggioranza
     assoluta dei propri componenti.

         3.  Fino alla data dì approvazione dello statuto della
     Città  metropolitana, da adottarsi entro il termine di  un
     anno  dalla  data  di  entrata in  vigore  della  presente
     legge,  si  applica lo statuto dell'ex provincia regionale
     corrispondente.

         4.  La  Città  metropolitana adotta regolamenti  nelle
     materie   di   propria  competenza  in   conformità   alle
     previsioni dei rispettivi statuti».

   Il  3.5  è  decaduto, il 3.15 è decaduto, 3.1, 3.11, 3.8 ritirati,
  3.12  decaduto,  3.9 ritirato, 3.10 ritirato, 3.13  decaduto,  3.14
  decaduto,  3.7 ritirato. 3.2 decaduto, 3.3 decaduto, 3.16 decaduto,
  3.4 decaduto.
   Pongo in votazione l'articolo 3
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)
   Si passa all'articolo 4.

   Onorevoli colleghi, scusate, mi consulto, giustamente,  con  la  I
  Commissione.  Lo  trattiamo successivamente?  Anche  l'articolo  5.
  Onorevole  Cracolici, mi fermerei arrivati a questo  punto,  avendo
  fissato i princìpi di carattere generale.

   CRACOLICI,    presidente    della    Commissione    e    relatore.
  Scavalchiamolo.


   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del Presidente Ardizzone
   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani,  23
  luglio  2015,  alle ore 12.00, con le comunicazioni del  Presidente
  in  ordine alle vicende che interessano il Governo regionale e  non
  solo, con il seguente ordine del giorno:

   I  -Comunicazioni
  II  - Comunicazioni del Presidente della Regione
  III  -Discussione dei disegni di legge:

             1)  -  Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
                 metropolitane . (nn.  833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-8
                 848 bis/A) (Seguito)

                Relatore: on. Cracolici

             2)  -  Disciplina in materia di risorse idriche  . (nn. 455-125-102
                 106-158/A)

                Relatore: on. Barbagallo

                   La seduta è tolta alle ore 19.26

         (Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 20.30)

                     DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il  Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa  Maria Cristina Pensovecchio