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Resoconto d'Aula della Seduta n. 259 di giovedì 23 luglio 2015
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   Presidenza del Presidente Ardizzone


                   La seduta è aperta alle ore 12.25

   BARBAGALLO,  segretario,  dà lettura del  processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   -  Schema  di  progetto  di legge costituzionale  da  proporre  al
  Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
  dello  Statuto,  in materia di modifica dell'art 36  secondo  comma
  dello Statuto della regione siciliana. (n. 1027)
   Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Lombardo, Di
  Mauro e Greco G. in data 20 luglio 2015.

   -  Istituzione  del 17 giugno quale  Giornata della commemorazione
  dei patrioti siciliani . (n. 1028)
   Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Lombardo, Di
  Mauro e Greco G. in data 20 luglio 2015.

   -  Disposizioni per l'utilizzo e la valorizzazione del  patrimonio
  minerario dismesso. (n. 1029)
   Di  iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Cancelleri,
  Cappello, Ciaccio, Ciancio, Ferreri, Foti, La Rocca, Mangiacavallo,
  Palmeri, Siragusa, Trizzino, Zafarana, Zito e Tancredi in  data  20
  luglio 2015.

   - Sistema educativo integrato per la prima infanzia. (n. 1030)
   Di  iniziativa  parlamentare presentato dagli  onorevoli  Lentini,
  Lantieri, Cascio S., Currenti e Coltraro in data 20 luglio 2015.

   -  Incentivi  per  il rinnovamento del patrimonio  edilizio  senza
  consumo di suolo. (n. 1031)
   Di   iniziativa  parlamentare  presentato  dagli  onorevoli  Zito,
  Cappello, Mangiacavallo, Ferreri, Palmeri, Ciaccio, Ciancio,  Foti,
  La  Rocca,  Cancelleri, Siragusa, Trizzino, Tancredi e Zafarana  in
  data 20 luglio 2015.

   -  Ambito di applicazione della legge regionale 29 novembre  2005,
  n. 15. (n. 1032)
   Di  iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Vinciullo in
  data 20 luglio 2015.

   -  Norme per lo sviluppo della nautica da diporto in Sicilia.  (n.
  1033)
   Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Lombardo, Di
  Mauro e Greco G. in data 20 luglio 2015.

   -  Norme  per  l'attuazione  della stabilizzazione  del  personale
  precario nelle Aziende Sanitarie della Regione Sicilia. (n. 1034)
   Di  iniziativa  parlamentare presentato dagli onorevoli  Picciolo,
  Greco M., Lo Giudice, Tamajo e Cimino in data 20 luglio 2015.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                              Commissioni

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -  Interventi  per  il  sostegno  e  l'incentivo  ai  processi  di
  aggregazione tra gli enti locali modifiche all'art. 6  della  legge
  regionale 28 gennaio 2014, n. 5. (n. 994)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 21 luglio 2015.

   -  Schede  elettorali  separate per  rinnovo  sindaci  e  consigli
  comunali. (n. 1003)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 21 luglio 2015.

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   - Vendita dei prodotti agricoli. (n. 1006)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 21 luglio 2015.
   PARERE I e IV.

   -  Turismo  enogastronomico. Costituzione enoteche regionali.  (n.
  1009)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 21 luglio 2015.

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   - Istituzione del reddito minimo di sostegno. (n. 1008)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 21 luglio 2015.

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   -  Abolizione dell'obbligo di vidimazione del registro  infortuni.
  (n. 1002)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 21 luglio 2015.

   -  Norme  a  favore  di soggetti incontinenti e  stomizzati  della
  Regione Siciliana. (n. 1010)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 21 luglio 2015.

   Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegno
                 di legge alla competente Commissione

   PRESIDENTE.  Comunico che il seguente disegno  di  legge  è  stato
  presentato ed inviato alla Commissione legislativa:

                    BILANCIO E PROGRAMMAZIONE (II)

   -   Approvazione  del  Rendiconto  generale  della   Regione   per
  l'esercizio finanziario 2014. (n. 1037)
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 23 luglio 2015.
   Inviato il 23 luglio 2015.

          Comunicazione relativa al disegno di legge n. 1037

   PRESIDENTE. Comunico che il disegno di legge n. 1037  Approvazione
  del  Rendiconto generale della Regione per l'esercizio  finanziario
  2014  sarà esaminato nel corso della presente sessione estiva.

     Comunicazione di proroga di termini per espressione di pareri

   PRESIDENTE.  Comunico  che  ai  sensi  dell'articolo  70  bis  del
  Regolamento  interno è stato prorogato di dieci giorni,  decorrenti
  dalla   data   del  19  luglio  2015,  il  termine   previsto   per
  l'espressione dei pareri n. 59/VI  Linee di indirizzo regionali per
  la  rideterminazione delle dotazioni organiche  delle  Aziende  del
  Servizio   sanitario  regionale   e  n.  60/VI   Linee  guida   per
  l'adeguamento  degli  atti  aziendali delle  Aziende  del  Servizio
  sanitario regionale  e di dieci giorni, decorrenti dalla  data  del
  27 luglio 2015, il termine previsto per l'espressione del parere n.
  57/I  Designazione direttore generale Azienda sanitaria provinciale
  di Catania .

         Comunicazione di deliberazione della Giunta regionale

   PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta la deliberazione della Giunta
  regionale  n.  169  del  3 luglio 2015 relativa  a:   Programma  di
  sviluppo  rurale  (P.S.R.) Sicilia 2007/2013.  Versione  definitiva
  aggiornata. Approvazione .
   La  predetta delibera è stata trasmessa ai sensi dell'articolo  50
  comma  3  della  legge  regionale n.  9/2009  alla  II  Commissione
  legislativa   e  alla  Commissione  per  l'esame  delle   questioni
  concernenti l'attività dell'Unione Europea.
   Copia  della stessa  è disponibile presso l'archivio del  Servizio
  Commissioni.

     Comunicazione di deliberazione da parte della Corte dei conti

   PRESIDENTE. Comunico che nell'udienza del 3 luglio 2015  la  Corte
  dei  conti, Sezioni riunite per la Regione siciliana, ha deliberato
  in  ordine alla parificazione del rendiconto generale della Regione
  siciliana relativo all'esercizio finanziario 2014.
   Comunico, altresì, che copia della sopraccitata documentazione   è
  disponibile presso l'archivio del Servizio Commissioni.

      Comunicazione di decadenza di atti ispettivi e di indirizzo
                               politico

   PRESIDENTE.    Comunico   che,   a   seguito   delle    dimissioni
  dell'onorevole Ferrandelli dalla carica di deputato  regionale,  di
  cui l'Assemblea  ha  preso atto  nella seduta n. 258 del 22  luglio
  2015,  decadono, per il venir meno del prescritto numero minimo  di
  firme, i seguenti atti ispettivi e di indirizzo politico:
   interrogazioni con richiesta di risposta orale nn. 140, 349,  354,
  370,  405, 481, 561, 577, 593, 645, 653, 673, 689, 903, 904,  1120,
  1121,  1196, 1268, 1325, 1326, 1425, 1440, 1673, 1814, 1900,  1907,
  2046,  2107, 2108, 2109, 2110, 2111, 2112, 2113, 2114, 2115,  2116,
  2117, 2118, 2119, 2120 e 2122;
   interrogazioni con richiesta di risposta in commissione  nn.  727,
  1110,  1191, 1356, 1378, 1607, 1663, 1699, 1704, 1776, 1780,  1794,
  1888, 1974 e 2094;
   interrogazioni  con richiesta di risposta scritta  nn.  350,  738,
  879, 885, 1387, 1717 e 2139;
   mozioni: nn. 78, 79, 103, 146 e 355;
   Inoltre,  decade la firma dello stesso deputato dai seguenti  atti
  ispettivi e di indirizzo politico:
   interrogazioni  con richiesta di risposta orale:  nn.  280,  1330,
  1703, 1766, e 2022;
   interrogazioni con richiesta di risposta in commissione: n. 1378;
   interpellanze: nn. 21 e 150;
   mozioni: nn. 37, 68, 94, 116, 174, 281, 352 e 365.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Onorevoli colleghi, il presidente Crocetta ha comunicato che è nel
  Palazzo  e  sta  per arrivare. Pertanto, la seduta  è  sospesa  per
  cinque minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 12.40, è ripresa alle ore 13.16)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


              Comunicazioni del Presidente della Regione

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Comunicazioni del Presidente della Regione.
   Ricordo  all'Assemblea  che,  così  come  comunicato  in  sede  di
  Conferenza  dei  Capigruppo e ribadito in  Aula  da  questa  stessa
  Presidenza  nella  seduta  n.  256  del  21  luglio  scorso,  sulle
  dichiarazioni  che  il Presidente della Regione  renderà  si  potrà
  intervenire  per  non più di dieci minuti per Gruppo  parlamentare,
  incluso il Capogruppo.
   Di  questo  ringrazio  i Gruppi che hanno  il  maggior  numero  di
  deputati  che, chiaramente, non regge la proporzione con  i  Gruppi
  minori ma che hanno condiviso questo percorso.
   Così rimane stabilito.
   Do  la  parola  al  Presidente  della Regione,  onorevole  Rosario
  Crocetta.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  vi  ringrazio  per avermi dato oggi  la  possibilità  di
  comunicare al Parlamento in merito alle vicende dolorose  gravi  di
  questi  giorni, consentendomi così di contribuire a quell'opera  di
  ricerca  della verità che ha sempre caratterizzato la vostra  e  la
  mia attività.
   Ho vissuto in questi giorni i momenti più terribili della mia vita
  e so che anche molti di voi hanno condiviso tale sofferenza.
   In  questi giorni è come se avessi rivisto un film  diverse  volte
  proiettato,  attraverso  il  quale l'attacco  al  Presidente  della
  Regione diventa l'attacco alle Istituzioni democraticamente  elette
  dai cittadini, all'intero popolo siciliano.
   Ho  vissuto  per  giorni la vicenda di un uomo  che  cominciava  a
  sentirsi come un lebbroso in pieno Medioevo, vergognandosi  persino
  di  affacciarsi  dal balcone di casa propria  con la preoccupazione
  di percepire uno sguardo ostile se non un insulto.
   Sono  stati  giorni di dolore e di pianto, persino  incontenibile,
  nel  momento  in  cui potevo essere visto da un ignaro  lettore   o
  ascoltatore di Milano persino come complice silente di un attentato
  a un componente della famiglia Borsellino.
   L'orrore di quella montagna di fango mi urlava dentro il cuore, la
  testa,  paralizzando la mia voce, contribuendo così ad  amplificare
  gli  attacchi  unilaterali di alcuni disinformati e di  altri  che,
  opportunisticamente mettevano il dito nella piaga, pensando che per
  ragioni  politiche  si  potesse uccidere un  uomo,  attentare  alle
  istituzioni democratiche di un paese.
   Nell'immaginario  collettivo il metodo Crocetta  ha  cominciato  a
  superare il metodo Boffo.
   Nella  calunnia  non è importante dire la verità  ma  fare  uscire
  notizie  false  in modo eclatante, perché tanto le  rettifiche  non
  hanno  mai  lo  stesso spazio della deflagranza  dell'orrore  delle
  falsità.
   A  Milano chi conosce nel dettaglio le vicende siciliane? A Milano
  l'articolo  dell'Espresso nei miei confronti viene  percepito  come
  l'annuncio di una strage alla vigilia della commemorazione  di  Via
  D'Amelio.
   La  vita  di  un uomo ha un senso se la si lega all'onore  e  alla
  propria libertà. Alla libertà ci ho rinunciato da tempo, da  quando
  ero  sindaco di Gela costretto a vivere come un detenuto dentro  la
  casa  con vetri anti kalashnikov larghi quattro dita e da  dove  la
  luce  entra attraverso polverose sbarre, ma al mio onore non  posso
  rinunciare.  Sono felice che le procure siciliane abbiano  smentito
  seccamente quelle false accuse, ripristinando la verità.
   Dopo lo sconforto, ho capito che il mio silenzio e le mi eventuali
  dimissioni venivano interpretate come segno di ammissione di colpa.
   Ho  deciso  di riprendermi il diritto alla parola per  contribuire
  alla  ricerca della verità e mi sono messo al lavoro, poiché questo
  è  il  ruolo  di  un uomo delle istituzioni, che non  si  può  fare
  abbattere  neppure  dinanzi  alle  infamie  più  terribili  e  agli
  attacchi  più violenti e strumentali, mi sono rifiutato di  offrire
  le carni in pasto a famelici e rapaci carnefici.
   Sono  certo  che tutto questo passerà alla storia come una  storia
  infame, la vicenda di poteri occulti che minacciano la democrazia e
  di  una  parte della politica che non riesce a difendere gli uomini
  delle  istituzioni  anche laddove essi non siano  responsabili  dei
  fatti per i quali li si accusa.
   L'opportunismo  mediatico  sembra  oggi  prevalere  rispetto  alla
  cautela  istituzionale che contraddistingueva  la  politica  di  un
  tempo, laddove gli uomini di governo, raramente esprimevano giudizi
  se non in presenza di fatti gravi, accertati e conclamati.
   I  falsi scoop non possono decidere le sorti dei governi e  non  è
  assolutamente in discussione la possibilità da parte  della  stampa
  anche in modo feroce, la politica.
   Rivendicare l'autonomia della politica significa dare certezza  ai
  cittadini  che i Governi non vengono decisi da pochi individui,  ma
  dall'esercizio  libero del gioco democratico  e  tutti  quanti  noi
  abbiamo  il  dovere politico, giuridico e morale di affermare  tale
  diritto  a  volte, persino in presenza di un massacro evidente,  di
  una manipolazione sapiente della realtà.
   In  questo  paese  si  deve decidere se la bufala  cattiva  di  un
  giornale  debba essere la verità o quella che viene  da  un'attenta
  valutazione della magistratura.
   A tutti è evidente che quell'intercettazione non c'è.
   Non  posso  dimettermi, non sono interessato né a  poltrone  né  a
  carriere politiche future.
   Due  anni  e  mezzo  di  martiri  e attacchi  sono  sufficienti  a
  togliermene la voglia.
   In    questi   giorni   ho   ricevuto   attacchi   e   solidarietà
  insospettabili,  solidarietà di amici ed avversari  e  attacchi  di
  fuoco amico e anche di qualche avversario.
   Ringrazio  coloro  che  mi  hanno manifestato  tanta  solidarietà,
  poiché  questo  mi  fa pensare che non tutto è perduto  e  che  nel
  nostro  paese  ci  siano ancora galantuomini,  le  cui  parole  non
  vengono  dettate  dal  bieco  gioco politico  ma  dall'esigenza  di
  tutelare le regole e i valori democratici che sono alla base di una
  serena  convivenza civile, voglio battermi per  un  paese  dove  la
  democrazia  non  sia  slogan e dove i cittadini  siano  considerati
  responsabili  in  presenza di fatti  e certezze  e  non  di  accuse
  gratuite.
   La  deriva populista e demagogica che c'è dietro alcune  prese  di
  distanza e la rapida richiesta di alcuni di andare al voto per me è
  irricevibile perché strumentale e interessata.
   Lo  sciacallaggio non posso che respingerlo, per tutelare non solo
  me stesso ma tutti noi.
   Voglio citare una bellissima poesia di Bertolt Brecht, molto nota:
   Prima  di  tutto  vennero a prendere gli zingari e  fui  contento,
  perché  rubacchiavano, poi vennero a prendere gli  ebrei  e  stetti
  zitto  perché  mi  stavano antipatici. Poi  vennero  a  prendere  i
  comunisti e io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno
  vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare. .
   La  democrazia  è  a  forma di rosa, coi suoi tanti  petali  tutti
  diversi.  Ma  se  si  strappa un petalo o  persino  una  spina,  la
  bellezza  di  quella  rosa non è uguale perché le  manca  qualcosa,
  manca  un  singolo particolare di una bellezza che è tale perché  è
  frutto di tanta diversità. Nessuno di noi può pensare di essere  un
  uomo  libero  se oggi consentissimo questo gioco machiavellico  che
  vuole  sacrificare  un innocente per meri calcoli  elettoralistici.
  Sarebbe la fine
   Andiamo  adesso  ai fatti. Intanto alla sanità.  I  manager  della
  sanità  sono  stati selezionati da una commissione composta  da  un
  magistrato,  da  un rappresentante dell'AGENAS e da  un  professore
  della  Normale  di Pisa che ha selezionato una lista ristrettissima
  di  poche  decine di persone. La legge ci dava un'ampia possibilità
  di  scelta ed era parere persino del Parlamento di potere  nominare
  scegliendo  dentro la lista di centinaia di persone. Non  l'abbiamo
  fatto.
   Le  nomine definitive sono state il frutto di criteri molto rigidi
  e  di un'istruttoria della segreteria tecnica dell'assessorato alla
  salute che aggiungeva ulteriori limitazioni alla nostra possibilità
  discrezionale  consentita dalla legge. Gli incarichi sanitari  sono
  incarichi  fiduciari e potevamo scegliere chiunque  all'interno  di
  una lista di trecento persone. Non l'abbiamo fatto. E qualche amico
  mio escluso c'era pure.
   Né  io  né la Borsellino abbiamo effettuato nomine sulla  base  di
  alcuna sollecitazione. Tant'è che insieme abbiamo convocato tutti i
  manager  dicendo  che  probabilmente in tanti si  sarebbero  potuti
  accreditare  come  ispiratori  della  loro  designazione,  ma   che
  dovevano soltanto ai loro titoli le loro nomine e che nelle  nomine
  dei   direttori   amministrativi  e  sanitari  dovevano   procedere
  immediatamente in assoluta autonomia, escludendo tutti  coloro  che
  avevano persino un avviso di garanzia; e giusto per citare un  noto
  fatto  di  cronaca,  Sampieri l'avviso di garanzia  ce  l'aveva,  e
  quindi  non  poteva  entrare sulla base del deliberato  dei  nostri
  criteri.
   In  qualche  caso  abbiamo trovato inopportuna  qualche  nomina  a
  direttore  di  ex  manager, perché trovavamo assurdo  che  uno  che
  avesse  fatto  il  manager  di  un'azienda  fosse  nominato,  ed  è
  accaduto, direttore amministrativo, perché era in contrasto con  la
  decisione  del Governo - mia e di Lucia - di non confermare  coloro
  che    avevano    avuto    precedenti   incarichi.    Probabilmente
  ingiustizialista,  irrazionale, però qua ci si  accusa  esattamente
  del  contrario,  questo  è il tema da parte del   gossip   diffuso.
  Perché  ritenevamo  che il manager Ficarra non  potesse  rispondere
  assolutamente  ad una segnalazione di Sampieri, né  che  lo  stesso
  manager si fosse rivolto a quest'ultimo lo certifica ampiamente  il
  fatto  che Ficarra aveva avuto contro Sampieri ben due procedimenti
  giudiziari indetti dal Ficarra, vinti entrambi presso il  tribunale
  di  Gela,  quindi non penso che i rapporti di uno che fa condannare
  un  altro siano così buoni, magari facendo risarcire poi il  danno.
  Testimonianza  netta  del  fatto che i rapporti  non  fossero  così
  amicali.
   Lo  stesso  giorno del primo avviso di garanzia Sampieri,  su  mia
  richiesta,  si dimise da Commissario di Villa Sofia e  non  fu  mai
  proposto  nella  nomina  dei  possibili manager,  nonostante  nella
  graduatoria della Commissione fosse valutato il primo, cioè  quello
  che  aveva  la più alta valutazione, per un avviso di  garanzia.  E
  così  è  stato per lui come per tutti gli altri. Ritengo, anzi,  il
  fatto  che  fosse  in  amicizia con  me  una  ragione  in  più  per
  escluderlo.
   Riguardo  a  Tutino lo frequentavo esclusivamente  quasi  ogni  15
  giorni  nel suo studio medico, dove venivo accompagnato  dalla  mia
  scorta   e  la  scorta  rimaneva  nello  studio.  Tutto  è  chiaro,
  conversazioni e quant'altro.
   Nello  studio  con me salivano sempre, appunto, gli  uomini  della
  scorta.  A  casa mia esiste un sistema di video vigilanza collegata
  con la Questura sia a Tusa che a Gela, Messina e Caltanissetta.  Ci
  sono  sempre i militari o i carabinieri o la polizia che registrano
  tutti  coloro  che vengono a casa mia, quindi, fantasie  sulla  mia
  vita privata giorno e notte non se ne possono fare.
   In  vacanza ci vado con la scorta e non vengo lasciato solo mai in
  queste circostanze. Nessuna vita può essere più chiara della mia  e
  nessuna  vita  può  essere infangata, salvo  poi  a  pagare  con  i
  risarcimenti, con gossip o altro, perché tutto, ogni secondo  della
  mia  vita, è documentato, con prove, di rapporti di polizia  e  con
  videoregistrazioni.
   La  mia vita privata è controllabile, dunque, secondo per secondo,
  giorno e notte e questo, sinceramente, non lo auguro a nessuno.
   Scopro  da  indignati  giornali  e  persino  da  parte  di  alcuni
  politici,  che il  Cerchio magico della sanità  sarebbe  costituito
  in  Sicilia dal mio medico personale e da un suo amico. Vedo che la
  percezione  dell'indignazione,  grazie  a  questo  Governo,  si   è
  abbastanza  elevata perché ai tempi di Cuffaro il   Cerchio  magico
  della  sanità  era costituito dalla Mafia, che dettava  persino  le
  tariffe  delle convenzioni delle case di cura, da gruppi di  affari
  siciliani e nazionali.
   Io  non  voglio mettere crocifissioni a nessuno, però, la  vicenda
  della  clinica  di Bagheria non mi pare che sia stata  una  vicenda
  riconducibile ad un medico personale, perché anche Tutino era stato
  medico  personale  di Cuffaro, mi pare che per ben  altro  è  stato
  accusato Cuffaro. Mica è stato accusato dell'amicizia

                          (Proteste in Aula)

   FALCONE. C'è l'assessore di Cuffaro

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  avrete   la   possibilità   di
  intervenire con calma, non c'è bisogno di innervosirsi

   CROCETTA,  presidente della Regione. Io non sto accusando  Cuffaro
  di  niente,  se  volete tergiversare, fatelo. Io non sto  accusando
  Cuffaro,  ho  detto  che  ai  tempi  di  Cuffaro  questa   era   la
  rappresentazione mediatica. Chiaro?
   Quindi,  non ho detto che io condivido quelle accuse,  per  essere
  chiari, e io non mi accanisco nei confronti di una persona che  sta
  pagando  civilmente le proprie responsabilità. Non  sono  abituato,
  sono fra coloro che persino si astennero, contrariamente a molti di
  voi  che  lo hanno difeso, in atti che sono stati fatti  in  questo
  Parlamento contro Cuffaro.
   Io non mi dimetto, è inaccettabile che io mi possa dimettere sulla
  base di motivazioni inesistenti.
   Non  credo  che questo sia il momento di discutere sulla  politica
  del  Governo che rientra nel normale gioco democratico, poiché agli
  occhi  di  coloro  che ci osservano potrebbe sembrare  un  atto  di
  killeraggio politico sulla base di una campagna denigratoria basata
  sul nulla.
   Voglio  ricordare qui che, in fatto di questione morale, il nostro
  Governo non ha fatto  sceneggiate ma atti concreti.
   Voglio   ricordare: le denunce sul sistema  Giacchetto , le decine
  di  milioni di euro utilizzate impropriamente dal sistema   Ciapi ,
  le  denunce e gli scandali sulla formazione, la revoca dell'appalto
  di  155  milioni di euro di un'assicurazione sanitaria  che  doveva
  costare  30  milioni di euro, i tagli per centinaia di  milioni  di
  euro  degli  sprechi  sui  farmaci  frutto  di  prescrizioni  molto
  anomale: Palermo, Messina, Catania erano le capitali mondiali delle
  prescrizioni dei farmaci contro l'osteoporosi, come se  in  Sicilia
  non  ci  fosse  il  sole,  oppure le nostre  condizioni  alimentari
  fossero  biafrane,  frutto di politiche, sicuramente,  che  non  ci
  riguardano;  i tagli di centinaia di migliaia di euro  in  tutti  i
  settori dei dipartimenti della Regione sul costo di beni e servizi,
  documentabili  basta andare a guardare il bilancio, la  lotta  agli
  sprechi,  io  ho  qui le  carte in ogni caso; la denuncia,  qualche
  volta  il  licenziamento, in atri casi di  funzionari  e  dirigenti
  responsabili di fatti gravi, la rotazione massiccia di funzionari e
  dirigenti per impedire la cristallizzazione di posizioni.
   La  proposta,  invece, che poi questo Parlamento ha  approvato  di
  norme  di  incompatibilità per deputati, assessori e dirigenti,  la
  cui  severità  non  ha  riscontro in nessuna parte  del  Paese,  la
  fissazione  del  tetto massimo del compenso a  160  mila  euro  dei
  dirigenti regionali è la più bassa d'Italia, la riduzione, un  mese
  dopo  la  mia elezione, del 20 per cento del salario accessorio  di
  tutti i dirigenti, la revoca, dopo tre mesi dalla mia elezione,  di
  38  appalti  sospetti di infiltrazioni mafiose, la  denuncia  degli
  appalti irregolari e sospetti di infiltrazioni al CAS, l'avvio  del
  procedimento  dentro quell'ente - e siamo quasi alla conclusione  -
  di  revoca  di  una  società che gestisce  tutta  la  progettazione
  tecnica   delle autostrade siciliane in proroga da 30  anni,  senza
  mai  concludere quella progettazione, l'accertamento  da  parte  di
  Riscossione Sicilia di 800, per carità, c'è anche qualcosa che  non
  c'entra  nulla, come si è più volte precisato, però,  in  linea  di
  massima  quel  90%  regge,  che gli 800 soggetti  debitori  per  un
  miliardo  di euro nei confronti della Regione siciliana che  stiamo
  recuperando,  per  essere chiari; il taglio netto  delle  spese  di
  rappresentanza del  Presidente e l'assoluto inutilizzo di tutte  le
  somme  per  le  spese  riservate  sia  pure  laddove  io  ho  ampia
  discrezionalità secondo  la legge.
   Il  taglio  netto  dell'Ufficio stampa dove 21  giornalisti  erano
  stati  tutti   inquadrati come capo redattore, che qualche  odio  e
  qualche rancore credo che possa avermelo creato.
   Il  taglio delle spese della comunicazione, che prima erano di  80
  milioni in tre anni, attraverso l'utilizzo dei Fondi europei e che,
  invece,  sono stati, nei miei tre anni, di 3 milioni  di  euro  che
  persino nuoce al necessario sostegno che dovremmo dare all'editoria
  siciliana.
   Il  taglio netto di consulenti che non possono essere più  di  uno
  per  ogni struttura con un compenso massimo di 2 mila euro al mese,
  laddove  prima  avevamo  compensi di 10-15-20  mila  euro  e  molti
  consulenti.
   La  denuncia  dei terreni della riforma agraria rubati  al  popolo
  siciliano da parte, anche, di alcune famiglie mafiose. Siccome sono
  denunce fatte alla Magistratura, si dice che siccome questa sarebbe
  un'antimafia finta, vediamo tutti quelli che fanno l'antimafia vera
  se,  oltre  ad  avere fatto il nome di Andreotti  che  non  ammazza
  nessuno,  abbiano  fatto  magari il cognome  di  un  dirigente  del
  Comune.  La  denuncia  della mafia del pascolo  che  ha  portato  a
  diverse  minacce nei miei confronti e ha determinato la scorta  per
  il  presidente Antoci del Parco dei Nebrodi e per il sindaco  Fabio
  Venezia di Troina.
   Fatti.  Il  contributo di solidarietà che abbiamo  chiesto  l'anno
  scorso  con  la  finanziaria del 2014 ai  pensionati  siciliani  e,
  persino,  con  sofferenza l'allineamento che  abbiamo  fatto  delle
  pensioni  dei  regionali  a quelle dello Stato  laddove  noi  tutti
  quanti dobbiamo essere impegnati a dare ai regionali il recupero di
  quei  contratti  che i dipendenti dello Stato hanno  avuto  e  che,
  invece,  i  nostri  lavoratori  non  hanno  perché  uguali  sì,  ma
  discriminati no
   Il   taglio  di  3  milioni  di  sprechi  che  sono  stati  fatti:
  duemiliardi  e sette nelle prime due finanziarie e 350  milioni  in
  quest'ultima  della  Regione cercando di  non  attaccare  lo  stato
  sociale, tagliare gli sprechi.
   Il licenziamento di ex PIP con 416 bis, la maggior parte dei quali
  scoprivamo, man mano con notizia di stampa, collocati nella maggior
  parte in quasi tutte le cosche di Palermo.
   Il  licenziamento di ulteriori 500 ex PIP in assenza di  requisiti
  previsti  dalla  legge per accedere al lavoro presso  le  pubbliche
  amministrazioni e questo lo abbiamo fatto anche alla SEUS  dove  ce
  ne sono stati una cinquantina di persone che non aveva i requisiti.
   Lo abbiamo cominciato a fare fra i forestali, l'abbiamo cominciato
  a  fare  in  tutti  i  settori dell'Amministrazione  creandoci,  se
  permettete,  qualche  inimicizia non del  livello,  ovviamente,  di
  quello  che viene dall'Espresso ma, sicuramente,  che ha  messo  in
  discussione, a volte, la sicurezza dei dirigenti, assessori e tanti
  altri,  oltre le perdite di consensi. Ma io non ho lavorato per  il
  consenso  in questi anni, ho percepito questo mio lavoro  come  una
  missione  per  mettere  in  regola  i  conti  a  questa  Regione  e
  consegnare ai futuri presidenti della Regione una Regione priva  di
  problemi, altrimenti avrei fatto altre scelte di consenso.
   Le numerose ispezioni in tutti i settori della vita amministrativa
  della  Regione  e le conseguenti denuncie, fra le  quali  cito  per
  economia   di  tempo  e  per  non  compromettere  atti   che   sono
  attentamente  valutati, di una presunta truffa ai danni  dell'IRFIS
  per  circa  600 milioni di euro, quella relativa alla svendita  del
  patrimonio immobiliare per 500 milioni di euro ed altro ancora  che
  io stimo intorno ai due miliardi di euro che risolverebbero tutti i
  nostri problemi finanziari.
   Quante  altre  cose  non vanno? È chiaro che chiunque  domani  può
  trovare  una irregolarità, oppure dire  questo non è stato  fatto .
  Però,  sinceramente, dire che questo Governo non ha fatto la  lotta
  alla  mafia,  mi  si  citi quale Regione in Italia,  quale  Governo
  nazionale, quale Comune in Italia ha fatto queste cose.  Me  lo  si
  citi  Quante cose ancora non vanno  Credo tante.
   Vorrei dire, come affermava Pier Paolo Pasolini, che di tante cose
  io so ma non ho le prove, ma so.
   Io perdono sempre, anche quando mi si fa del male gratuito. Potrei
  citare anche fatti amministrativi, come i successi raggiunti  nella
  Programmazione  europea  che  nei  cinque  anni  precedenti   aveva
  certificato il 12,5 per cento e noi, adesso, siamo, in due  anni  e
  mezzo,  all'85  per cento dell'erogato. Basterebbe  solo  questo  a
  giustificare  l'azione di questo Governo, laddove la  Sicilia,  con
  sistematicità,  faceva  ritornare  i  fondi  europei  a  Bruxelles,
  dandoli  alla  Germania  invece  che  all'utilizzo  dei  popoli  in
  difficoltà.
   Ma io non voglio parlare di politica stamane, in questa seduta. La
  politica  divide e, sicuramente, voi avrete valutazioni  differenti
  da  quelle  mie  sull'attività di Governo  e  non  può  che  essere
  altrimenti, perché fa parte della democrazia che io rispetto.
   Lo  potremo  fare  in  un'altra  seduta  all'uopo  dedicata,  dove
  discuteremo  di ciò che si è fatto, di ciò che non si è  fatto,  di
  ciò  che faremo, di ciò che potremo fare, ma non, sicuramente,  dei
  fatti  collegando le vicende politiche ai fatti di oggi, di  questi
  giorni, perché tutto hanno sollevato eccetto vicende politiche  che
  mi riguardano, semmai hanno sollevato la strumentalità di una parte
  politica  che  ha  voluto  utilizzare  questi  argomenti   per   il
  killeraggio politico.
   Potremmo  parlare  anche dei risultati di  un  Parlamento  che  ha
  adottato importanti leggi e si appresta ad approvarne altre  ancora
  più  importanti  e urgenti per la Sicilia, che è  stato  capace  di
  autoridursi  i  compensi,  mentre una campagna  nazionale  leghista
  continua  a  rappresentare questo Parlamento e la Sicilia  come  il
  regno di ogni spreco.
   Siamo  stati  la  Regione italiana che, in  questi  tre  anni,  ha
  tagliato di più. Solo che a Roma o a Milano non lo dicono, solo che
  il risultato positivo di tali tagli  - dice la Corte dei Conti -  è
  stato  vanificato  da  tagli incostituzionali che  diversi  governi
  nazionali, in questi anni, hanno continuato a imporre alla Sicilia.
   L'azione  denigratoria di questi giorni avviene in un  momento  in
  cui  siamo  impegnati,  con  il Governo nazionale,  a  risolvere  i
  problemi  finanziari  della Regione, in  una  situazione  che,  per
  effetto  del taglio ai trasferimenti degli ultimi anni, e anche  di
  sprechi  del  passato,  e la mancata attuazione  dello  Statuto  in
  materia  di  entrate, di risorse finanziarie legate  alle  funzioni
  onerose  che  ha  la  Regione  siciliana dicevo  impegnati  in  una
  situazione che se non stessimo affrontando, avrebbe potuto produrre
  certamente   un   default  greco   che  avrebbe  potuto  trascinare
  l'intero Paese.
   Non  mi dimetto, poiché io non sono un irresponsabile e non voglio
  lasciare  decine  di migliaia di lavoratori senza  lavoro  e  senza
  salario.
   Nessuno  si  illuda che l'eventuale fallimento della  Sicilia  non
  tiri dentro il bilancio dello Stato.
   Non posso dimettermi perché sono garante dello Statuto. Per citare
  il nisseno Alessi, padre, assieme al gelese Aldisio, dell'autonomia
  siciliana, quell'Alessi che l'8 febbraio - che è persino il  giorno
  del  mio  compleanno - del 1997 afferma:   Adesso il nostro Statuto
  viene  indicato non come il verme roditore dell'Italia;  ora  viene
  indicato  come testo di un certo sapore federalistico   -  erano  i
  tempi   in   cui  il  modello  Sicilia,  in  nome  delle  politiche
  federalistiche che avevano scelto i governi, diventava la base  per
  il  federalismo  del  Paese; ma la politica è  mutevole  e  alcuni,
  forse, si illudono di potere fuggire al ruolo democratico -  di  un
  certo  sapore  federalistico, che si offre per rimediare  con  alto
  potenziamento unitario, alle singole regioni. Io ne gioisco, poiché
  lo  Statuto  vilipeso e oltraggiato risorge con una  insospettabile
  operatività.  Oggi  tutti  chiedono quello  che  prima  dicevano  -
  bestemmiando - nefando .
   In questi mesi siamo in una fase diversa: come cambia la storia  e
  come cambiano i giudizi.
   Da  quel citato Alessi, qualcuno da Roma o da Milano, e persino in
  Sicilia,  continua  a  dire  che lo  Statuto  è   verme  roditore ,
  rievocando  i  pregiudizi di sempre nei confronti  di  una  Sicilia
  massacrata  per  secoli, subordinati ai gruppi imprenditoriali  del
  nord,  che  vogliono, ancora una volta, riprendere  gli  affari  di
  sempre.  Quella  Sicilia  che avrebbe  bisogno  di  circa  quaranta
  miliardi  di  euro  per  completare quella  rete  infrastrutturale,
  autostradale, stradale e ferroviaria che le Regioni del nord  hanno
  avuto da diversi decenni, e qualcuno persino da oltre un secolo.
   Io non ci sto
   Come  ho  scritto in un mio recente libro, non ci sto al  massacro
  della  Sicilia  e  del popolo siciliano. Non ci sto  alla  campagna
  denigratoria  architettata contro di me. Non ci sto  a  chinare  la
  testa di fronte ai potenti di sempre.
   Sono un uomo libero  Lo sono sempre stato. Forse pago qualche  mia
  ingenuità e vi chiedo persino perdono per questo.
   Ma  non  accetto  che  coloro che si sono battuti  e,  per  essere
  chiari,  non  mi  riferisco ai deputati,  mi  riferisco  ad  alcuni
  gruppi,  anche editoriali; per eliminare allusioni, eccetera,  così
  evitiamo.
   Coloro  che  si sono battuti e, magari, potevano o possano  ancora
  essere  interessati a quattro termovalorizzatori da  realizzare  in
  Sicilia, possano continuare ad essere tra i principali protagonisti
  dell'affossamento   dei  governi  siciliani  e  delle   istituzioni
  siciliane
   Il mio non è un sicilianismo di maniera, ma quello vero di un uomo
  libero della Sicilia, figlio di un operaio precario e di una  madre
  sarta,  che hanno lavorato con dignità per tutta la loro  vita  per
  fare   studiare   quattro  figli,  quando  non   se   lo   potevano
  economicamente permettere.
   Non  sono  figlio  di potenti famiglie che hanno governato  questa
  Sicilia  e  questo mi rende ostile al solo, vero,  Cerchio  magico
  che  continua  ad esistere in Sicilia quello degli  affari,  che  a
  volte  collude con le massonerie deviate, che a volte  collude  con
  gli affari mafiosi di una  Cosa nostra  che non è più stragista, ma
  intarsiata  negli affari, anche della Regione da anni,  e  che  sa,
  sapientemente, orchestrare i giochi che contano, utilizzando  -  in
  molti  casi  senza  consapevolezza degli  utilizzati  -  tutti  gli
  strumenti.
   In   una  testimonianza,  resa  nell'aprile  del  2014  presso  il
  Tribunale  di  Firenze, da parte di un collaboratore di  giustizia,
  quel  collaboratore  dichiara:  Esiste un  progetto  per  eliminare
  Crocetta, che è un condannato a morte. Quella sentenza di morte non
  può  essere  revocata perché emanata fin dal 2005, quando  Crocetta
  licenziò la moglie del boss Emmanuello . Non conosco molti casi del
  genere, sinceramente, in Italia.
    Non  può  essere  revocata, perché chi l'ha emessa  è  morto  nel
  dicembre del 2008, quando il boss morì in un conflitto a fuoco  con
  la  Polizia  e  quando i familiari dei boss fecero  scrivere  sulle
  prime  pagine  di tutti i giornali italiani che il  mandante  della
  morte  di Daniele Emmanuello era il sindaco Crocetta, riconfermando
  quella condanna .
   Lo  stesso  collaboratore  dice che:  Nei  confronti  di  Crocetta
  bisognava  attuare una campagna denigratoria e, quando non  avrebbe
  avuto più incarichi istituzionali e sarebbe stato senza scorta,  lo
  si doveva uccidere nel corso di un finto incidente in modo tale che
  non morisse da eroe antimafia .
   Tutto  riportato  nei  testi  di pubbliche  dichiarazioni,  in  un
  Tribunale.
   Io  non mi sento né eroe né, tanto meno, eroe dell'antimafia,  per
  sgomberare  ogni  logica   Né, tanto meno, vittima  dell'antimafia.
  Anzi,  ritengo  di  essere uno di quelli che la mafia  lo  dovrebbe
  denunciare per mobbing, per tutto quello che ho combinato. Fino  ad
  ora, mi pare che hanno subìto più loro che io. Certo, stavolta,  un
  po'grossa l'hanno fatta.
   Mi  sento  solo un uomo fedele alle istituzioni, e  sono  un  uomo
  fedele alle istituzioni, che fa il proprio dovere, talvolta facendo
  anche  degli errori, in buona fede, come può accadere a  tutti  gli
  esseri  umani,  errori che sono disponibile ad ammettere  e  per  i
  quali vi chiedo scusa, che hanno utilizzato qualche mia ingenuità.
   Io  non credo, sinceramente, che possano esistere uomini di destra
  o  di sinistra, che possano rendersi complici di tanta infamia e di
  tanto massacro.
   Mi  rifiuto  di  pensare  che  le logiche  machiavelliche  possano
  prevalere  rispetto  al  dovere di  tutti  quanti  che  abbiamo  di
  tutelare  la  democrazia del nostro Paese, non solo in  Sicilia,  a
  questo punto.
   Il    novello   principe   dice  Gramsci,  cioè  la  politica,   è
  l'architetto di una nuova società, l'architetto non l'esecutore  di
  giudizi  interessati o di campagne diffamatorie  di  alcuni  media,
  l'architetto, cioè colui che progetta una società.
   Io  credo  che  in  questa circostanza occorra valutare  anche  la
  possibilità  di un'azione risarcitoria, per miliardi  di  euro,  da
  parte della Regione Siciliana per i danni che sono stati creati per
  l'annuncio di una vicenda inesistente, perché questo crea ostilità,
  diffidenza negli operatori, nell'imprenditoria, crea una  possibile
  dinamica   di  abbassamento  del  rating  e,  quindi,  crea   danni
  incalcolabili e, pertanto, credo che occorra persino farlo per fare
  smettere, ai tanti nemici della Sicilia, di infangare continuamente
  questa nostra Terra.
   Non  credo  che  questo  sia il momento di fuggire  o  persino  di
  resistere,  credo invece sia quello della ribellione contro  coloro
  che  continuano a coltivare un'idea terribile della Sicilia, e  noi
  abbiamo tutti quanti la responsabilità di difendere questa Sicilia.
   Abbiamo  riforme  urgenti da definire e cose che se  non  adottate
  potrebbero persino causare il disastro.
   Un  uomo  pubblico non sfugge ai propri doveri e credo che  questa
  idea  sia  al  centro  della scelta che voi  deputati  avete  fatto
  candidandovi.
   Abbiamo  tutti  quanti delle responsabilità di  fronte  al  popolo
  siciliano, non possiamo accettare l'azione denigratoria  di  coloro
  che   dicono  che  siamo  legati  al  nostro  posto  per  difendere
  un'indennità; tutto ciò è offensivo e volgare per il  Parlamento  e
  per le istituzioni, non aderirò mai ai cori populisti che fanno  le
  loro fortune utilizzando l'azione denigratrice.
   Invito a condividere l'idea di completare l'avvio, credo che  sarà
  entro  un  mese,  della programmazione europea e di alcune  riforme
  indispensabili  salva Sicilia e, poi, voi e solo voi  senza  diktat
  romani  o  di potere paralleli, potrete decidere la fine di  questa
  legislatura.
   E'  al Parlamento sovrano che spetta questa decisione che non  può
  essere  presa di fronte, però, ad un castello di menzogne,  che  va
  presa  come  scelta  politica sulla base di una valutazione,  se  è
  opportuno  o  meno  continuare  o se è  necessario  procedere  alle
  elezioni democratiche.
   Io  non ho niente da conservare, ho soltanto da perdere le catene,
  lo  dico  veramente, perché non ho aziende, non ho  interessi,  non
  possiedo   proprietà  e  non  ho  niente  da   difendere   se   non
  riconquistare  una  libertà, però, non  posso  stare  al  fatto  di
  accettare  questo  gioco infame e non credo che  possa  esserci  un
  Parlamento che possa starci.
   Per chi suona la campana, dice un famoso titolo di un romanzo?  E'
  suonata per me. Mi dispiace, onorevole Cordaro, che abbiate pensato
  che  ciò  che dicevano i media fossero le mie parole, assolutamente
  no.
   Per chi suona la campana? Oggi, l'hanno fatta suonare per me.
   Mephisto ha scritto:  E' la storia di un delitto imperfetto , e se
  domani  ne  fanno  un altro perfetto? Con finti dossier,  con  voci
  simulate e li fanno sentire e, poi, tecnicamente si accerta. Quante
  cose si possono fare per distruggere un uomo, un'Istituzione
   Ma qui, guardate, non è un attacco alla mia persona.

   CASCIO  Francesco.  Noi  siamo  esperti  di  queste  cose.  Ce  ne
  intendiamo

   CROCETTA, presidente della Regione. C'era quella famosa  frase  di
  Don Abbondio  Omnia munda mundis , però io direi

   IOPPOLO. Lo disse Fra Cristoforo.

   CROCETTA, presidente della Regione. Sì, Fra Cristoforo, perché Don
  Abbondio  non  l'avrebbe mai potuta dire,  non  avrebbe  avuto  mai
  questo  coraggio, però, ne voglio dire un'altra  che  mi  viene  in
  questo momento  Omnia immunda immundis .
   Quindi,  vi invito a completare l'idea, a completare le  cose  più
  urgenti  che  abbiamo ed a fare, politicamente, le valutazioni  che
  vorrete.
   Un  uomo  delle  istituzioni ha il dovere di  combattere  fino  in
  fondo, in difesa dell'onore delle medesime.
   Il  Parlamento  può decidere in qualsiasi momento di  staccare  la
  spina  ma  se  lo  facesse,  in questo momento,  potrebbe  rendersi
  complice di un'azione eversiva di sciacallaggio, che non la  storia
  ma  la realtà e l'attualità hanno già smentito. Un'azione che si  è
  dimostrata basata sul nulla, motivata da ragioni oscure che,  prima
  o poi, dovranno venire fuori.
   Mi  perdonerete la licenza, vorrei concludere   con una poesia  di
  Lou Salomé

   MUSUMECI. Eravamo parenti

   CROCETTA, presidente della Regione. Dovrebbe esserti persino cara,
  anche  perché  venne musicata da Friedrich Nietzsche, quindi,  come
  vedi  le mie ispirazioni culturali sono molto ampie, non sono  così
  monocorde.
   La poesia si intitola:  Preghiera alla vita . Ve la leggo:

    Certo così un amico ama l'amico, come io amo te, vita misteriosa,
  sia  che in  te io abbia esultato, pianto, sia che tu mi abbia dato
  felicità o dolore. Io t'amo con tutte le tue afflizioni e se tu  mi
  devi sopraffare, mi separerò del tuo braccio come ci si strappa dal
  petto  di un amico. Con tutte le mie forze ti stringo a me.  Lascia
  che  le tue fiamme mi assalgano, lascia che nelle vampe della lotta
  io  possa  sondare il baratro del tuo mistero. Essere, pensare  per
  millenni   Prendimi fra le tue braccia, non hai più altra  felicità
  da darmi, bene hai ancora la tua pena .

   Qualsiasi  infamia, qualsiasi attacco, ho sempre  recitato  questa
  poesia  e l'ho mandata sempre, in copia, ai miei amici nei  momenti
  più  difficili della loro vita, ed è questo senso di  affidarsi  in
  qualche  modo  all'infinito, a quell'infinito che non  macchia  una
  coscienza,  quando  non  esiste  alcun  inchiostro  che  la   possa
  macchiare.
   Vi  chiedo una cosa, cortesemente: sono venuto qui con uno spirito
  che  illustra  una  vicenda,  racconta fatti  ed  anche  sensazioni
  personali.
   E'  chiaro che il Parlamento è sovrano, farà un dibattito,  ognuno
  dirà  come la pensa, ma io preferisco, oggi, non replicare  a  quel
  dibattito perché non lo considero una questione politica.
   Quando  vorrete  fare un dibattito politico,  sulle  questioni  di
  Governo  riguardanti la Sicilia, allora sarò pronto a relazionarmi,
  portare dati, accettare filippiche e replicare anche duramente,  ma
  non  in  questo  momento, perché credo che lo  scenario  di  questa
  vicenda abbia tutt'altre basi e tutt'altre ragioni.

                              (Applausi)

   PRESIDENTE.   Iniziamo  il  dibattito,  sulle  comunicazioni   del
  Presidente  della  Regione. Ricordo che il tempo  per  ogni  Gruppo
  compreso  l'intervento del Capogruppo è di dieci minuti  e  che  il
  tempo  è segnalato elettronicamente dal momento che si arriva  alla
  chiusura del termine stabilito.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente  della
  Regione,  Assessori,  devo  dire che, alla  fine,  ho,  in  qualche
  passaggio,  anche  condiviso  il  suo  intervento,  perché  lei  ha
  rassegnato una sofferenza umana che, non può non colpire chi,  come
  me,  suo  avversario  politico fiero, non mette  mai  da  parte  la
  sensibilità dell'uomo ma l'apprezza quando la valuta sincera e sono
  sincero e mi rammarico del fatto di avere solo dieci minuti,  forse
  quindici sarebbero bastati.
   Sarò  altrettanto  sincero con lei, presidente  Crocetta,  facendo
  questa premessa e dicendo a lei ed a coloro che, nel mio intervento
  citerò,  che non c'è nulla di personale in quello che dirò,  perché
  per  me, al netto del suo appello finale ed al netto del fatto  che
  lei   non  replicherà  -  e  anche  questo  per  me  è  motivo   di
  apprezzamento perché rassegna la vera sofferenza della sua premessa
  -,  io  dovrò  fare  un intervento politico e  lo  farò,  tuttavia.
  Quindi, nulla di personale, solo politica.
   Lei  ha parlato, presidente della Regione, di galantuomini. Io  ho
  colto  anche lì una diversa sfumatura ed un diverso tono da  quando
  lei,  con  una qualche spocchia, venne qui, in qualche maniera,  ad
  insultarci  il  giorno della seconda mozione di sfiducia  dicendoci
  che  non  sapeva chi di noi avrebbe fatto un lavoro e, quindi,  che
  lei voleva evitare che tornassimo a casa perché magari molti di noi
  sarebbero rimasti disoccupati.
   Oggi, ho apprezzato un tono, lei ha parlato di galantuomini e  non
  l'ha fatto né con spocchia né con senso di provocazione. Quindi, da
  lì  mi muoverò partendo, però, con una valutazione che non può  che
  essere  legata  a  dei  fatti  che sono  oggettivi.  Il  suo  è  un
  fallimento  politico, presidente Crocetta, e lo è  per  come  si  è
  evoluto  lo  scenario, lo è per il fatto che lei, in  neanche  metà
  legislatura,  ha  già superato il record della  precedente  con  38
  assessori  cambiati, lo è per il numero assolutamente indecente  di
  modifiche   negli   assessorati   con   direttori,   dirigenti    e
  capiservizio,  lo è per i fallimenti che hanno riguardato  tutti  i
  campi  nei quali avremmo dovuto mettere mano o meglio abbiamo messo
  mano  portando mai a conclusione alcun percorso. Mi riferisco  alle
  province, mi riferisco alla formazione, mi riferisco all'acqua,  mi
  riferisco  ai rifiuti, mi riferisco alle trivelle, mi riferisco  al
  MUOS;  mi  fermo, mi fermo perché devo andare veloce e  passo  alla
  sanità.
   Onorevole  presidente  della Regione, con  buona  pace  della  sua
  difesa,  devo  dire mi sarei atteso oggi una presa di  distanze  da
  certi comportamenti e da certe dichiarazioni. Lei non lo ha fatto.
   Potrei  dire  come  altri  hanno fatto  che  le  parole  di  Lucia
  Borsellino  dicono  tutto ed io, però, onorevole  presidente  della
  Regione, per restare ai fatti mi fermo a leggere un'intercettazione
  che  riguarda  la dottoressa Daniela Faraoni. E' un'intercettazione
  fra   Crocetta  e  Tutino  dove  lei,  secondo  quello  che  scrive
  l'intercettazione  dice  a Tutino:  tu devi  fare  una  cosa  molto
  semplice,  fare congelare il provvedimento, aspettare la nomina  di
  cosa  ed a questa la sballiamo in altro posto, va bene? Non creiamo
  fibrillazioni  in  piena finanziaria, in piena nomina  dei  manager
  perché  poi creiamo problemi a Giacomo, ti prego Matteo,  l'abbiamo
  sopportata un bel po', sopportiamola altri quindici giorni .
   Vede,  onorevole  presidente della Regione, questa  in  un'ottica,
  diciamo,  di  una  metodica  vetero democristiana  potrebbe  essere
  accettata. Da lei viene più complicato metabolizzarla, non soltanto
  perché,  probabilmente, bisognerebbe partire da prima ed  accertare
  come mai fu rimosso il precedente direttore generale, professore Di
  Rosa, per quali ragioni c'è una sottocommissione alla sanità, se ne
  occuperà,  ma  bisognerebbe  anche  capire  perché,  dopo   qualche
  settimana   la  Faraoni  fu  realmente  rimossa  e  fu  mandata   a
  Caltanissetta.
   E,  allora, rispetto a queste cose, mi limito a parlare di verità,
  perché    vede,    presidente   Crocetta,    siamo    sicuri    che
  quell'intercettazione non ci sia? Io lo spero con tutto il cuore. E
  quando  lei  dice di non ricordare e di non sapere e, comunque,  di
  negare  di  negare l'esistenza credo alla sua buona fede,  però  mi
  scontro  anche qui con dei fatti: quando le maggiori cariche  dello
  Stato, in tempi diversi, si rivolgono come si sono rivolti a  Lucia
  Borsellino  in quella mattinata, ho il dovere di pormi  un  dubbio.
  Allora,  siccome  le mie remote reminiscenze di avvocato  mi  fanno
  ricordare che esiste un registro che si chiama delle notizie non di
  reato  dove  vanno tutta una serie di dichiarazioni che  non  hanno
  alcuna  implicazione di carattere giuridico processuale, spero  che
  quella  intercettazione  non ci sia e,  però,  come  lei  ha  detto
  poc'anzi,  riferendosi a Pasolini, lei sa ma non ha  le  prove,  io
  sono  convinto che lei sia in buona fede e spero che sia così  come
  dice lei.
   Certo,  Presidente,  non  mi spingo a parlare  di  lei  perché  ho
  rispetto  della  persona, come fanno alcuni suoi  colleghi  e  come
  fanno  alcuni suoi colleghi della sua parte, perché oggi leggo  una
  dichiarazione di Orlando che dice che lei è peggio di Lombardo e di
  Cuffaro perché ha strumentalizzato  l'antimafia.
   Ecco  Presidente, a proposito di Cuffaro, credo che la sensibilità
  umana, il garbo istituzionale e l'intelligenza politica, dovrebbero
  impedirle, da oggi in poi, ed è un consiglio che le do, di  parlare
  di  Cuffaro. Non solo perché lei ha accanto l'assessore alla sanità
  di  Cuffaro, non solo perché lei ha avuto accanto il compianto Lino
  Leanza, vicepresidente del governo Cuffaro, ma anche perché  questa
  Regione ha i migliori direttori generali, uomini e donne, che  sono
  stati  creati  nell'era  Cuffaro.  Per  non  dimenticare  l'ex  suo
  vicepresidente,  la  dottoressa Valenti,  ottimo  direttore  creato
  durante il tempo di Cuffaro.
   Allora,  Presidente,  aiutiamoci, quanto meno  troviamoci,  perché
  diventa  pesante il riferimento ad un uomo che, come lei ha  detto,
  sta  pagando,  rispetto al fatto che lei, poi, alla fine,  qui  sta
  godendo  di un passato, di un passato il tempo giudicherà,  non  la
  cronaca ma la storia.
   Presidente,  lei oggi è commissariato. Siamo partiti  dal  Governo
  tecnico,  lei oggi ha al Governo l'ex segretario regionale dell'UDC
  ed  ha al Governo l'ex capogruppo del PD, persone assolutamente  di
  livello  che, per quanto mi riguarda sotto il profilo politico,  io
  so di farle un torto, ma nobilitano il suo Governo.
   Però, le voglio dire che la sua filosofia è stata cestinata, ed  è
  stato  soprattutto  relegato ad un'immagine secondaria  che  vuole,
  impone  al  PD,  al  primo  partito  d'Italia,  un  atto  forte  di
  responsabilità  soprattutto dopo le parole con   le  quali  lei  ha
  concluso.
   Un detto indiano dice:  Quando il sole è al tramonto, anche i nani
  fanno  ombra  lunga .  Liberiamoci dei nani anche  se  fanno  ombra
  lunga;  il  PD  deve  assumersi  la responsabilità,  il  presidente
  Crocetta vi ha detto che si rimette nelle mani del Parlamento.
   Io  mi sarei aspettato un cronoprogramma ed una data di dimissioni
  per  fissare  già  oggi  le dimissioni e, quindi,  per  fissare  le
  elezioni. Lei, in qualche modo, lo ha fatto ma ha lanciato la palla
  a noi.
   Io  sono convinto che il Parlamento ha il dovere morale e politico
  di  ridare  la  parola  agli elettori, senza atti  teatrali,  senza
  enfasi,  ma  con  la  sobrietà che impone un momento  storico  così
  drammatico.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente, Presidente della  Regione,  Governo,
  onorevoli  colleghi,  ho  ascoltato, ho  tentato  di  fare  qualche
  riflessione  ascoltando, cercando di apprezzare, di  analizzare  il
  discorso  del Presidente della Regione. Un'enunciazione di presunti
  tagli, di risparmi, delle riflessioni anche sul percorso che questi
  due  anni e mezzo hanno contraddistinto la sua attività di Governo.
  Qualche minaccia esplicita o velata.
   È  chiaro che quello che è successo in questi giorni ed in  queste
  settimane  ha  messo a dura prova l'intera immagine,  non  soltanto
  sua,  Presidente, ma di quella di un'intera Sicilia che,  dopo  due
  Presidenti,  che  erano  stati,  ahimè,  coinvolti  per  fatti  non
  edificanti  è  caduto, è crollato quello che era stato  un  esempio
  dell'antimafia,  un  esempio  di una  politica  rivoluzionaria,  un
  esempio  che i siciliani votarono a prescindere anche dalle proprie
  appartenenze e sensibilità sessuali; immagini questo.
   E  tutto  ciò accade non perché ci sia un'opposizione  che  prende
  delle  presunte o vere intercettazioni, non sta a noi deciderlo,  e
  ne  fa, chiaramente, grido allo scandalo, ma perché vi sono le  più
  alte  cariche dello Stato, di questo Stato italiano,  le  più  alte
  cariche del partito di maggioranza di quest'Italia che dicono e  la
  classificano come una persona  indegna.
   Non  siamo stati noi, presidente Crocetta, a dire determinate cose
  o  meglio: se l'opposizione grida allo scandalo è chiaro che fa  il
  suo   dovere,  è  chiaro  che  abbiamo   il  dovere  del  controllo
  dell'impulso  e  anche della proposta, ma invece è altrettanto  non
  corretto quando ciò accade agli altri.
   Allora, cosa è successo, presidente Crocetta?
   Noi  non  vogliamo  entrare  nel  merito  di  determinati  profili
  giudiziari  che  devono essere assegnati all'autorità  giudiziaria,
  noi  entriamo  nel  merito  di  alcune  dichiarazioni  che  un  suo
  assessore,  che con  lei ha vinto le elezioni perché era  candidato
  sì,  il Presidente Crocetta o il candidato Crocetta, ma con lei era
  candidata   la   dottoressa  Borsellino  che  diventava   l'esempio
  dell'antimafia per antonomasia in Sicilia, in Italia e nel mondo, a
  dover fare e ad aver fatto determinate dichiarazioni.
   E'  chiaro,  lei oggi ha cercato di snocciolare, di formulare  una
  difesa   nei   confronti  di  questo  Parlamento,   nei   confronti
  dell'opinione pubblica, dell'intera Italia, forse
   Però, Presidente, le dobbiamo anche rappresentare che rispetto, ad
  esempio,  alla corretta selezione dei manager, in data 22 settembre
  2014  era  il  presidente Digiacomo, della Commissione sanità  ,che
  disse:   ci sono state pressioni indebite per la nomina dei manager
  sanitari .
   Dopo   un   mese  è  stato,  non  un  Parlamento   o   una   parte
  dell'opposizione a metterla sotto torchio, ma è stato il  sostituto
  Procuratore della Procura di Catania, il dottor Angelo  Busacca,  a
  iscriverla nel registro degli indagati.
   Allora, Presidente, comprendiamo fino in fondo il suo travaglio di
  uomo,  di  persona,  di rappresentante delle  istituzioni  e  siamo
  dispiaciuti, sicuramente, per quello che è successo non solo a  lei
  ma  anche  alla  Sicilia  e, quando  lei  chiede  un  risarcimento,
  riteniamo sia giusto, è nella sua facoltà perché lei ha ricevuto un
  danno, non voglio parlare del danno psicologico che alcuni deputati
  del  Partito  democratico e dell'UDC hanno  avuto,  quello  saranno
  loro,  eventualmente, a chiederlo, dinanzi ad una paventata ipotesi
  di elezioni anticipate. Ma è altra storia.
   Però,  voglio  dire  che  quella che abbiamo  contestato  è  stata
  l'inadeguatezza  del  suo  modo di  operare.  Presidente,   lei  ha
  parlato  di  un  massacro nei confronti della Sicilia  ed  è  vero,
  perché  sa  e  qui lo voglio dire anche al presidente Ardizzone  ed
  anche ai colleghi: fino a qualche anno fa i rappresentanti politici
  siciliani  a  Roma  si  scommettevano, si confrontavano,  erano  in
  competizione  per le cose da realizzare in Sicilia, per  le  grandi
  opere  da  portare,  oggi sono in competizione  per  massacrare  la
  Sicilia,  ad  iniziare  dal  nostro sottosegretario  alla  Pubblica
  istruzione,   a   continuare  con  il  Ministro   dell'interno,   a
  continuare  con i grandi papaveri del Partito democratico  o  forse
  anche di altre parti alleate al Governo nazionale.
   E'  chiaro,  presidente  Crocetta,  alcune  volte,  lei  ha  degli
  atteggiamenti,  forse,  sotto tono perché  ha  cercato  di  trovare
  un'intesa col Governo nazionale, poi, magari si rende conto che  il
  Governo  la  prende in giro, ma non prende in giro lei,  prende  in
  giro l'Italia, la Sicilia, a  cui vengono sottratti 650 milioni  di
  euro  annui per la compartecipazione sanitaria, un miliardo  e  200
  milioni  per i Fondi del Piano di azione e coesione e lei si  agita
  e,   allora,  qualcuno,  a  livello  nazionale,  utilizza  il   suo
  atteggiamento scomposto per giustificare le riduzioni  che  vengono
  applicate  e per l'atteggiamento  canagliesco  che viene fatto  nei
  confronti di questa nostra terra. Ecco perché, presidente,  lei  ha
  parlato e ha citato Pasolini e ha detto:  Io so tante cose, ma  non
  li  posso  provare . Chiaramente noi la leggiamo  come  una  velata
  minaccia agli amici del suo partito,  a quel partito con cui le  fa
  il  gioco del gatto ed il topo, del gatto col topo: il gatto  è  il
  Partito Democratico ed il topo è lei
   Non  a caso l'onorevole Cracolici si spellava dal dire:  è finita,
  deve  andare  a  casa questo presidente . Ha detto  che  lei  è  il
  peggiore  presidente  di tutti i tempi; non a  caso  il  presidente
  Renzi, non a caso il sottosegretario Faraone con un twitt, ormai  è
  diventato di moda questo twittare, e quindi non a caso la  Guerini,
  la  Serracchiani: lei è stato investito da una valanga di fango dal
  suo  partito,  non da noi e questo lo dobbiamo dire e  lo  vogliamo
  evidenziare.
   Certo,  c'è  poi un problema, c'è il terrore caro onorevole  Fazio
  del  voto e allora il Partito Democratico, l'UDC asserragliati  nel
  fortino   addirittura   per  evitare  che   un   deputato   potesse
  legittimamente dimettersi e per dire che la casta difende anche  la
  casta.   E'  arrivato a questa vergogna il Partito  Democratico  in
  questo  Parlamento,  non voler riconoscere  il  fallimento  di  una
  maggioranza  che  sostiene lei, presidente Crocetta,  non  sostiene
  altri e allora in questo senso le devo dire che noi eravamo pronti,
  eravamo pronti a presentare una mozione di sfiducia e riteniamo che
  la  stessa debba essere calendarizzata nel caso, ma è giusto,  alla
  luce  delle  sue  dichiarazioni,  nel  senso  diamoci  un  termine,
  ipotizziamo  due mesi, tre mesi, certo ci sono delle cose,  se  non
  arrivano  i  trecento  milioni di euro per i quali  mancano  ancora
  cento  milioni per pagare i forestali, per trovare delle somme  per
  la  Formazione professionale, per tutte le società partecipate.  Se
  non  arrivano  altri  cento milioni oltre i  trecento,  noi  saremo
  veramente in ginocchio presidente.
   In  questo  senso,  allora, noi abbiamo un obiettivo,  un'esigenza
  superiore  rispetto  al  contrasto  che  non  necessariamente  deve
  esserci  in  ogni  momento,  si  può  fermare  per  un  periodo  ma
  attenzione un periodo fissato e dopo di che noi vogliamo verificare
  quello  che  farà  lei col suo Governo perché sa ha  fatto  bene  a
  dire. Rinviamo il dibattito politico ad altra data   e  qua  signor
  presidente  Ardizzone  io  la prego non sia  avaro  nel  consentire
  all'Assemblea  di  potersi esprimere, di poter  parlare,  di  poter
  ribattere.  Ci  deve  essere un dibattito  d'Aula  sulla  questione
  politica  perché  il governo di Crocetta non è più  un  governo  di
  tecnici, è un governo politico e allora in quanto tale è giusto che
  venga  a riferire sulle azioni, sulle strategie, sui programmi  che
  intende realizzare e noi abbiamo il dovere di controllare se quelle
  cose dette, enunciate, poi, saranno realizzate.
   In  questo senso, allora, Forza Italia con molto garbo ritiene che
  dobbiamo  tenere alto la barra dritta, ma soprattutto noi  vogliamo
  garantire  e  preservare l'immagine di questa Sicilia a prescindere
  che  Rosario  Crocetta sia il presidente o meno  di  questa  nostra
  terra. Noi crediamo nell'Autonomia di questa terra, nell'orgoglio e
  nel prestigio e ci batteremo fino alla fine per preservarlo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Siragusa.  Ne  ha
  facoltà.

   SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente  della
  Regione,  non  è  mai  una questione umana, è  sempre  e  solo  una
  questione politica, le situazioni umane vanno affrontate  in  altra
  sede e meritano totalmente e comunque il massimo rispetto.
   Presidente  lei  ha  citato  tutti  nel  suo  intervento,  mancava
  soltanto topolino. Io citerò soltanto, invece, Karl Marx che diceva
  che la vergogna non si limita a precedere la rivoluzione, è già  in
  se una rivoluzione.
   La  sua,  presidente  Crocetta, doveva essere  una  rivoluzione  e
  invece  assistiamo  al peggior fallimento politico  che  la  nostra
  isola  abbia mai vissuto. La sua è una rivoluzione senza  vergogna,
  senza  rossore e, quindi, appunto per questo non è una  rivoluzione
  ma  è  pura continuità con quel passato che lei, a parole e solo  a
  parole, ha sempre detto di voler combattere.
   Senza  citare  Brecht non si può non constatare che  qualcuno  sta
  prendendo  i  siciliani  e  li sta portando  alla  fame,  e  questo
  qualcuno  è lei, Presidente Crocetta. In una Regione in  cui  ormai
  non  funziona  più nulla, dalla sanità ai rifiuti, dall'acqua  alla
  formazione, dal sistema di trasporti ai conti del bilancio, sarebbe
  però troppo riduttivo addossare solo a lei le colpe di tutto ciò.
   Lei   è   sicuramente  il  maggior  responsabile  del  degrado   e
  dell'abbandono  in cui versa ogni aspetto istituzionale,  politico,
  economico ed amministrativo. Ma non è il solo. Insieme a lei devono
  sedere  sul  banco  degli  imputati tutti  i  partiti  che  l'hanno
  accompagnata  in questi due anni e mezzo di disastri.  Partiti  che
  ieri  tessevano le sue lodi e oggi le tendono tranelli, al solo  ed
  unico  scopo di continuare a perpetrare con lei quanto di peggio  è
  riuscita a produrre la politica siciliana in questi ultimi decenni.
   Ed  il  quadro  che in questi giorni ci presenta  l'insieme  delle
  intercettazioni telefoniche tra i suoi amici Tutino  e  Sampieri  è
  desolante,  è umiliante, è un quadro in cui emerge con nettezza  un
  sistema di potere e misera umanità spicciola che umilia i siciliani
  e tutti coloro che credono ancora che ci sia un minimo di dignità e
  di  decenza all'interno delle istituzioni. Ma non è nulla di  nuovo
  rispetto al passato, rispetto al modus operandi di coloro che  oggi
  si  indignano e si stracciano le vesti. E a proposito della clinica
  di  Bagheria,  che  fine  ha  fatto  la  sua  volontà  di  portarla
  all'interno  della gestione pubblica? Perché non se ne  parla  più?
  Che interessi sta proteggendo?
   La  tanto  vituperata  mangiugghia  era il cuore  del  sistema  di
  potere  presente in Sicilia prima della sua venuta e lo è  tuttora.
  Lei,  con  la sua maggioranza e con il suo cerchietto magico,  che,
  peraltro, a poco a poco la sta abbandonando, ha imposto alla nostra
  Isola  l'identico  sistema che lei voleva combattere,  portando  la
  Sicilia  a  un livello di bassezza, di umiliazione e di perdita  di
  dignità  a  cui mai nessuno prima di lei era giunto. Adesso  basta.
  Non  è  il solo responsabile, lo ripeto. Ma lei se ne deve  andare.
  Per  i  due  anni  e mezzo di assoluta incapacità  e  inadeguatezza
  politica ed amministrativa, lei se ne deve andare per la sua totale
  ed  assoluta  continuità con il passato recente di questa  Regione.
  Lei  se  ne  deve  andare per le continue menzogne che  continua  a
  propinarci  anche oggi, durante il suo intervento.  Ma  soprattutto
  lei se ne deve andare perché è ormai chiaro che non è un Presidente
  libero.
   Quello che è successo in questi giorni indigna e preoccupa per  la
  coltre  di nebbia che solleva perché tutto ciò riporta alla memoria
  non  tanto i corvi del recente passato, ma gli avvoltoi del  triste
  presente. Ma con lei se ne devono andare anche tutti coloro che nei
  e dai partiti l'hanno sostenuta ed appoggiata.
   La  Sicilia  non può essere il terreno di battaglia di una  guerra
  tutta  interna  al Pd, in cui anche lei è ormai una semplice  parte
  stonata del paesaggio, una parte a cui è stato inviato un chiaro  e
  nitido messaggio, che la priva di fatto della sua libertà di scelta
  e  di decisione, che la rende quindi oltremisura incompatibile  con
  il ruolo di Presidente di questa Regione.
   Così come se ne deve andare tutta quella burocrazia iniziando  dal
  Segretario generale di questa Regione che è colpevole, tanto quanto
  la politica, per lo stato drammatico in cui versa la nostra Isola.
   E  permettetemi di parlare del partito di maggioranza relativa  in
  quest'Aula, il Pd. Il Pd in questi due anni e mezzo dove  è  stato?
  Dov'era mentre Tutino e Sampieri facevano carriera? Dov'era  mentre
  Tutino  e  Sampieri decidevano come rimodellare a loro  immagine  e
  somiglianza  la  sanità  siciliana? Dov'era  mentre  il  Presidente
  Crocetta faceva scempio della nostra Regione? Il Pd è comparso, nel
  corso  di questi due anni e mezzo giusto per reiterare la richiesta
  di  un  fantomatico  Governo politico. E  poi,  giusto  per  vedere
  coronata  la  propria  richiesta  quando  il  suo  Capogruppo,   in
  quest'Aula,  è divenuto Assessore per la Salute. E lo  si  è  visto
  fare  incetta  di    di ogni colore politico pur  di  aumentare  il
  proprio   peso  numerico,  diventando  un  arlecchino  tanto   male
  assortito  quanto litigioso. Per il resto il silenzio.  E  ci  sono
  anche  quei  coraggiosi  dell'ultima ora che  abbandonano  la  nave
  giusto  un  minuto  prima di affondare, come quei  mestieranti  del
  teatro, abili nell'uscire di  scena giusto in tempo per evitare  il
  fiasco   ed  altrettanto  abili  a  ripresentarsi  per  una   nuova
  comparsata. Dov'erano questi coraggiosi a caccia di like quando  ci
  è   stata  data  l'opportunità  di  mostrare  realmente  il  nostro
  coraggio,  votando una mozione di sfiducia che già allora delineava
  e  indicava chiaramente l'incompetenza e l'inadeguatezza di  questo
  Presidente della Regione e che già allora disegnava con nettezza il
  panorama fosco che ci troviamo ad osservare oggi.
   Dov'erano allora questi coraggiosi?
   Siamo ai titoli di coda in un film che i Siciliani non si meritano
  e  che  non  avrebbero mai immaginato di dover vivere, neanche  nei
  loro  incubi  più  foschi: un continuo susseguirsi  di  scandali  e
   scandaletti'  che nemmeno nella più improbabile  repubblica  delle
  banane  avrebbero  motivo  di  esistere;  eppure  qui  ormai  è  la
  quotidianità.
   E  anche oggi lei, signor Presidente, ci ha raccontato di un mondo
  che probabilmente esiste soltanto nella sua testa.
   Parla  ad  esempio da paladino dello Statuto. Lo dimostri  già  da
  subito, garantendo il favore del Governo al disegno di legge n. 455
  sull'acqua, che nei prossimi giorni sarà discusso in quest'Aula.
   Fino  a  quali bassezze dovremo giungere prima che avvenga l'unica
  cosa  logica, l'unica cosa che abbia ormai un minimo di senso prima
  che si torni al voto, che si torni a ridare la parola ai Siciliani,
  affinché  essi  pongano fine a questa lenta e  inesorabile  agonia,
  figlia  della  vanità  di un re sole, che  più  che  nudo  è  ormai
  totalmente inesistente.
   Presidente Crocetta lei è ormai un uomo solo. Abbia un sussulto di
  orgoglio.  Si svincoli da questa morsa che rischia di trascinare  a
  fondo la Sicilia, e lei con essa. Si dimetta. Lo faccia subito e lo
  faccia  da  solo. Lo faccia prima che siano i Siciliani -e  non  la
  politica  -  a dimissionarla, in modo che questi due anni  e  mezzo
  abbiano  anche  per  lei un senso e un minimo di  riscatto  morale.
  Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Fazio.  Ne  ha
  facoltà.

   FAZIO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi. Ho  ascoltato  con
  molta attenzione la sua relazione e non posso che esprimere la  mia
  solidarietà umana. Sicuramente non sono stati e non saranno per lei
  giorni  facili.  Sono sicuramente momenti difficilissimi.  Assumere
  decisioni importanti, importantissime, non è sicuramente mai  fatto
  a cuor leggero; ne sono pienamente convinto.
   E  a  me  -  devo essere sincero - non appassiona più di tanto  il
  gossip   che   sicuramente  l'ha  investita,  perché   faccio   una
  considerazione: io non sono stato eletto per esaminare  gossip.  Io
  sono stato eletto per portare avanti gli interessi del territorio e
  quello dei Siciliani.
   A me non interessa sapere e conoscere se effettivamente sono state
  dette  o  meno  le parole; a me interessa però sapere che  l'azione
  amministrativa da lei portata avanti sino a questo momento è  stata
  un fallimento. E quindi a lei le riflessioni al riguardo.
   Se  ci sono aspetti penalmente rilevanti, credo che questa non sia
  la  sede  adatta,  né opportuna. Credo che le questioni  penalmente
  rilevanti vanno discusse nelle sedi e nelle aule giudiziarie,  dove
  ognuno  ha  la possibilità, in qualche modo, di portare le  proprie
  prove.
   E  però,  signor Presidente, non posso non dirle che non mi  hanno
  attratto più di tanto le famose frasi. Ma tutto il contesto che  ne
  è venuto fuori sicuramente mi ha colpito molto di più.
   Caro  Presidente, lei ha anticipato che sicuramente in  quest'Aula
  ci   saranno  valutazioni  diverse  per  quanto  riguarda  l'azione
  amministrativa.  E  convegno con lei:  la  mia  è  una  valutazione
  completamente diversa dalla sua.
   Come  fa  a  dire  che tutto va bene, o comunque  che  sono  state
  portate  avanti attività amministrative che determinato un  aspetto
  positivo per quanto riguarda la collettività dei Siciliani,  quando
  non c'è un settore che funzioni
   Mi permetto semplicemente di ricordarli, in maniera particolare la
  formazione.
   Signor Presidente, quanti ricorsi sono stati vinti da tutti quelli
  che  sono  stati  esclusi?  E quanti danni  lei  ha  provocato  nei
  confronti delle casse regionali? Ce lo dice? Lo dice ai Siciliani?
   E'  vero:  era  sicuramente  una  situazione  che  necessitava  di
  interventi  anche  drastici. Che c'era un malaffare  era  un  fatto
  talmente  notorio  che  ne  erano  consapevoli  tutti.  Ma   forse,
  naturalmente, se si interveniva in termini completamenti diversi da
  come lei ha fatto, forse tantissime persone non avrebbero perso  il
  posto  di  lavoro e non sarebbero state buttate nella  disperazione
  più assoluta.
   Per non parlare di altri settori
   Qualcuno ha anticipato la legge sull'acqua. Signor Presidente  lei
  ha  idea  di quanti disegni di legge sono stati approntati dal  suo
  Governo,  dal  suo  assessore  e dai  suoi  assessori,  per  quanto
  riguarda  la legge sull'acqua? Da quanto tempo giace il disegno  di
  legge  alla seconda Commissione, perché non aveva ancora il  parere
  per quanto riguarda l'aspetto, prettamente, finanziario?
   Presidente, non c'è un settore che funziona. I siciliani  si  sono
  sentiti,  in  qualche modo, traditi e presi in giro.  Che  fine  ha
  fatto la rivoluzione che lei ha promesso ai siciliani, che avrebbe,
  completamente, cambiato le cose e, soprattutto, avrebbe totalmente,
  o parzialmente, migliorato le proprie condizioni?
   Adesso  lei,  in  maniera del tutto obiettiva, a metà  legislatura
  faccia  un  consuntivo e potrà dire:  Io ho fatto tutto questo?  Io
  sono riuscito a migliorare le condizioni dei siciliani? I siciliani
  si  trovano peggio o meglio di due anni e mezzo fa? . Lo dica  lei,
  in termini del tutto obiettivi
   Io  non  mi  permetto di darle dei suggerimenti, perché credo  che
  siano  valutazioni  che lei deve fare dal punto  di  vista  morale,
  etico, amministrativo ed istituzionale.
   Ma,  una  cosa  le posso affermare. I siciliani, di  lei,  non  ne
  possono più  Ma sa perché non ne possono più, Presidente  Perché si
  sono  sentiti  presi in giro, e sono stati presi  in  giro   Perché
  vedono, di giorno in giorno, peggiorare la loro condizione, la loro
  situazione.
   Non  c'è un assessorato che possa, in qualche modo riscontrare  le
  proprie  esigenze.  Non  parliamo  dell'assessorato   Territorio  e
  ambiente :  una  concessione, che prima, francamente,  ci  volevano
  mesi   e   mesi,   adesso  ci  vuole  un  mese  in  più   rispetto,
  effettivamente, ai tempi precedenti
   Come fa a dire che tutto funziona?
   Ecco  perché  lascio  a  lei  ogni  valutazione,  perché  sono  di
  carattere, a mio avviso, personale. Ma per quello che mi  riguarda,
  io credo che lei ne debba trarre le conclusioni.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Lentini.  Rinuncia.
  L'Assemblea ne prende atto.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con
  attenzione  il  suo intervento e non mi pare di avere  colto  delle
  sostanziali  novità rispetto agli articoli di ieri, di  oggi  sulla
  stampa. Lei aveva già preannunciato le sue intenzioni , quello  che
  avrebbe   detto   in  quest'Aula,  e  nel  solco  di   queste   sue
  dichiarazioni io vorrei fare tre sottolineature.
   La  prima.  La  prima riguarda il fatto, in sé stesso,  che  le  è
  accaduto  e le voglio parlare non in quanto Crocetta come  persona,
  ma in quanto Presidente della Regione.
   Perché non è, assolutamente, possibile che, oltre ai problemi  che
  un  uomo,  che  fa governo ogni giorno, affronta - mi riferisco  ai
  temi tanto importanti, di natura finanziaria, che riguardano questa
  regione oltre l'attenzione che deve prestare in ordine a quelli che
  sono  le responsabilità in un rapporto quotidiano, quasi, che ormai
  si   verifica  nei  confronti  della  Corte  dei  Conti  o,   anche
  l'attenzione,  per  carità,  che c'è dell'autorità  giudiziaria  su
  tutti  i  provvedimenti che una giunta pone in  essere  che  non  è
  coperta,  assolutamente, da immunità parlamentare - io  credo  che,
  doversi, anche, confrontare ogni giorno con una stampa che all'uopo
  diventa  nemico guarda caso di qualsiasi Presidente  della  Regione
  dopo  il  primo  periodo  di  buoni rapporti,  improvvisamente  poi
  avviene sempre un cambiamento di opinioni.
   Non  so  se  è  dovuto  ad  alcuni  fatti  particolari,  o  è  una
  consuetudine, magari forse per vendere più copie, che portano ad un
  contrasto, quasi quotidiano, con giornali  on line  e con  tirature
  nazionali  importanti tali da determinare, mi permetto  dire,  cose
  assolutamente sgradevoli che meritano, da parte sua, non in  quanto
  persona,  ma  questo  lo farà lei per la sua parte,  ma  in  quanto
  Presidente della Regione perché deve difendere le istituzioni, deve
  difendere  i suoi colleghi di giunta, deve difendere il  Parlamento
  ma,  deve difendere chiunque si appresta a svolgere un ruolo  nella
  politica.
   Non  possiamo  essere tutti quanti, ecco, nelle mani di  qualsiasi
  giornalista  che,  inventandosi un articolo di  quel  tale  valore,
  possa  mettere in condizione ciascuno di essere non solo in  crisi,
  ma  anche  di  affrontare giornate assolutamente terribili  per  la
  persona,  per  le  istituzioni, per la Sicilia, e  per  nulla  vale
  Presidente  l'articolo  di Feltri, ce lo ricordiamo  Feltri  quando
  attaccava Boffo, oggi diventa una persona che invece fa un articolo
  guarda  caso,  che  riconosce che Crocetta non  c'entra  niente  su
  questa  cosa,  ma  vale poco, vale molto poco perché  purtroppo  il
  danno è stato fatto, di immagine per l'ennesima volta nei confronti
  della Sicilia, e continua ad esserci nei confronti della Sicilia  e
  di  questo  Parlamento,  e di questo Governo,  e  quando  parlo  di
  Governo  parlo  di Governo di turno, una sorta di  persecuzione,  a
  Roma  ci  sono  i  bravi, e qui in Sicilia c'è  gente  che  non  sa
  governare e non sa amministrare.
   La seconda questione Presidente, io credo che lei abbia continuato
  a mantenere rapporti umani e rapporti di amicizia, e forse qualcuno
  interpretando  questa  sua frequentazione con  alcune  persone,  ha
  inteso anche occuparsi di questioni che attengono a questo Governo,
  perché le intercettazioni sono tali che riguardano due persone  che
  sono  estranee  al Parlamento, al Governo agli uffici  anche  della
  Regione,  e  credo  anche a frequentazioni delle stanze,  diciamole
  così tra virgolette segrete del Governo, ma dalla conversazione che
  quei  due signori hanno avuto ogni giorno ecco telefonica, lasciano
  intendere come se loro fossero in grado di determinare alcune cose.
   Io  credo  Presidente che lei debba ergere un  muro,  ma  un  muro
  assolutamente  impenetrabile tra quelle che sono le  sue  relazioni
  personali, e quelle che sono i suoi compiti di Governo, perché  non
  è  possibile  che  alcune persone estranee  possano  ecco  trattare
  argomenti così delicati.
   Posso  comprendere  che ci siano relazioni con  uomini  di  questo
  Parlamento,  o  con  soggetti politici, anche segretari  regionali,
  discussioni   assolutamente  possibili  sulla   competenza,   sulla
  capacità, su soggetti che sono chiamati a svolgere ruoli importanti
  e  significativi della Regione Siciliana, perché ne hanno anche  un
  titolo   politico,   e   come   lei   giustamente   ricordava,   la
  discrezionalità appartiene al Governo, attraverso una  legislazione
  apposita,  che le consentiva di scegliere secondo un  certo  elenco
  che  era  stato  predisposto in virtù di una serie  di  titoli,  ma
  l'atteggiamento, il comportamento, e la discussione di  quelle  due
  persone meritano che lei certamente non solo li allontani,  ma  una
  scomunica  pubblica perché queste persone le hanno fatto  un  danno
  certamente grave e rilevante, e che non meritano un suo rapporto mi
  consenta di dirle, anche umano.
   Terza questione, lei ha elencato una serie di fatti che riguardano
  il suo Governo Presidente, e le devo dire con mio rammarico, ma poi
  dirò  anche  il perché, non ci sono elencati fatti legislativi,  un
  Governo si distingue in fatti amministrativi e fatti legislativi.
   Quando  lei ha dato vita a questo terzo Governo, quello  senza  la
  presenza dell'assessore Pistorio e dell'assessore Gucciardi, io  se
  ricorda bene le dissi che c'erano delle personalità, e c'era  molta
  gente  che  meritava ecco di svolgere questo ruolo, perché  sarebbe
  stato  questo  un  Governo  che poteva  fare  qualcosa  di  diverso
  rispetto  al passato, ma lei si è nuovamente impantanato,  e  credo
  che  si  sia  impantanato perché non c'è una  buona  relazione  col
  gruppo  parlamentare, e con la sua maggioranza, e  le  ricordo  due
  episodi:  uno  dell'altro giorno, quando si è dovuto  approvare  la
  norma che riguardava lo sblocco della finanziaria passata, in  Aula
  eravamo appena 36 i voti della maggioranza sono stati 30 su 50,  il
  numero  legale  è  stato  mantenuto dall'opposizione,  e  questo  a
  denotare  proprio che c'è uno scollegamento tra  lei,  tra  il  suo
  Governo  e  la  sua  maggioranza,  e  soprattutto  con  il   gruppo
  parlamentare del Partito democratico.
   Le do un altro esempio, il disegno di legge sull'acqua. Il disegno
  di legge sull'acqua, che è partorito dalla sua maggioranza, vede il
  suo  Governo, il suo assessore, attestare pubblicamente in sede  di
  commissione  Territorio e Ambiente e Bilancio  che  il  disegno  di
  legge non è un disegno di legge costituzionale.
   Ora  io non voglio discutere oggi qui di questo argomento, ma  c'è
  senza  ombra di dubbio, qui non ci capiamo, qui non possiamo andare
  avanti  con questo continuo contrasto tra il suo Governo, e la  sua
  maggioranza,  e  il suo gruppo parlamentare, e lei  ha  chiamato  a
  risolvere il nodo.
   Lei ha il dovere di risolvere il nodo perché non si può continuare
  a  vivacchiare o a tirare a campare tenendo conto che  i  nodi  non
  sono  soltanto  quelli finanziari ma i nodi sono anche  quelli  del
  dovere di mettere in atto un'attività legislativa quindi, onorevole
  Presidente, a lei spetta un compito. Per esporre una serie di  atti
  legislativi  per il periodo che tutti quanti riterremo  utile,  lei
  giustamente si è appellato al Parlamento per rimettere alla volontà
  del  Parlamento, ad una discussione franca e leale  non  certamente
  come   quello   sul   disegno   sull'acqua,   perché   se   già   è
  incostituzionale dovremmo sollecitare il Presidente  dell'Assemblea
  a  metterlo ugualmente all'ordine del giorno nella speranza che  da
  questo  dibattito  possono venir fuori considerazioni,  emendamenti
  tali  da  rimetterlo  in  una  corsia  adeguata  che  possa  essere
  consentito dalla legislazione nazionale.
   E  allora, Presidente, lei deve rimettere al Parlamento una  serie
  di  disegni  di legge, se questo Parlamento comincerà  a  lavorare,
  allora  lei  deve sentire il dovere di continuare, se il Parlamento
  non dovesse seguirlo su questa scia, ovviamente lei ne dovrà trarre
  le conseguenze, perché sul piano politico non possiamo continuare a
  vivacchiare  e  non  possiamo trovarci a pensare  di  continuare  a
  campare perché magari i parlamentari non vogliono andare a casa  o,
  magari, lei non vuole andare a casa.
   Siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo tutti quanti il dovere di
  svolgere  il nostro ruolo, perché per questo siamo stati  eletti  e
  per questo, malgrado la crisi, siamo anche pagati.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cascio Francesco. Ne
  ha facoltà.

   CASCIO  Francesco. Signor Presidente, onorevole  Presidente  della
  Regione,  onorevoli  colleghi, ieri mattina, anzi  ieri  nel  primo
  pomeriggio, sono stato chiamato da una giornalista del Giornale  di
  Sicilia per fare un'intervista che è stata pubblicata nella  stampa
  odierna.
   Una  delle  prime  domande è stata:  Domani  avete  il  Presidente
  Crocetta  in  Aula,  cosa  si aspetta dal suo  intervento?   Io  ho
  risposto:   Non  mi aspetto nulla, so già cosa dirà  il  Presidente
  Crocetta,  farà una elencazione abbastanza personale  dei  successi
  ottenuti  da  questo Governo, darà una serie di  cifre  -  peraltro
  tutti noi sappiamo, Presidente, che ancora lei con gli euro un  po'
  si  confonde, questo è un dato abbastanza riconosciuto, ahimè  -  e
  costruirà il suo modello di difesa sulla macchina del fango  e  sui
  successi  in  tema di lotta antimafia e di denuncie e di  risparmio
  degli  sprechi  che questi Governi hanno portato avanti  in  questi
  ultimi tre anni .
   In  effetti questo è stato, lei oggi è venuto a fare la difesa  di
  ufficio  che tutti noi ci aspettavamo e che, credo, non le  servirà
  per rafforzare la sua posizione, perché veda, onorevole Presidente,
  sulle  fughe di notizie, sulle colate di fango - e questa è la  mia
  battuta  che  lei non ha capito mentre stava parlando -  noi  siamo
  esperti,  ahimè,  nel senso che noi ce ne intendiamo  di  fughe  di
  notizie, dossieraggio, di colate di fango, ma ce ne intendiamo  non
  perché le confezioniamo ma perché le subiamo, le abbiamo subite nel
  passato, le continuiamo a subire purtroppo spesso.
   Io direttamente, in prima persona, sono stato oggetto qualche anno
  fa  di  una  fuga  di notizie che mi ha penalizzato  rispetto,  per
  esempio, alla possibilità di concorrere alla poltrona di presidente
  della  Regione,  poi  è andato l'amico Nello  Musumeci  che  ci  ha
  rappresentati assolutamente egregiamente ma io voglio ricordare che
  a  luglio  del  2012,  allorché tutti noi eravamo  in  procinto  di
  affrontare una campagna elettorale per le elezioni regionali che si
  sono tenute il 28 ottobre 2012 io ero Presidente dell'ARS - ero  al
  suo  posto  Presidente  Ardizzone - e sono  stato  oggetto  di  una
  campagna  stampa che è durata tre giorni, il 2, 3 e  4  luglio  del
  2012,  portata  avanti  da  alcuni  quotidiani,  anzi  da  un  solo
  quotidiano,  guarda caso è lo stesso del Presidente Crocetta  e  di
  alcuni  quotidiani online che mi hanno infilato in un  sistema,  il
  sistema Giacchetto, che lei conosce molto bene, lo ha citato  anche
  oggi

   CROCETTA, presidente della Regione. Lo ha citato lei.

   CASCIO  Francesco.  No  non lo ha citato lei,  parlo  del  sistema
  Giacchetto  che ha portato alla sbarra una sessantina  di  imputati
  dei  quale  avrei fatto parte anch'io, anzi essendo  il  Presidente
  dell'Assemblea  -   la  persona più conosciuta  allora  -  di  quel
  sistema  io un po' ero il regista.
   Bene  questa campagna stampa è durata tre giorni, luglio del 2012,
  si  è  votato  ad  ottobre  del 2012, io  ovviamente  non  mi  sono
  candidato  a Presidente della Regione, avrei fatto un  danno  a  me
  stesso, ma soprattutto alla Sicilia.
   L'avviso di garanzia, quindi il primo atto ufficiale di giustizia,
  l'ho ricevuto il 19 giugno del 2013, cioè esattamente un anno dopo.
  Per poi uscire fuori da questa inchiesta il 19 marzo del 2014, cioè
  esattamente  sette mesi dopo. Unico politico insieme  al  compianto
  onorevole  Leanza,  ad  essere archiviato in  fase  istruttoria  su
  richiesta di cinque Pubblici ministeri.
   Questo  per dirle che noi di fughe di notizie, di colate di fango,
  di  dossieraggi,  ce  ne  intendiamo. Ma ce  ne  intendiamo  sempre
  essendo dalla parte di quelli che la subiscono, quindi da un  punto
  di  vista  umano,  Presidente, lei ha tutta la mia solidarietà,  ma
  solo dal punto di vista umano.
   La  politica è un'altra cosa. Perché mi piacerebbe sapere chi sono
  questi  poteri  occulti  a  cui lei ha fatto  riferimento  nel  suo
  intervento.
   La fuga di notizie, se così si può chiamare, è stata pubblicata da
  un  settimanale di chiara fede berlusconiana,  L'Espresso' mi  pare
  che si chiami. I principali critici nei confronti del suo Governo e
  del suo operato sono stati gli esponenti della sua maggioranza e la
  famiglia Borsellino.
   Vorrei   capire   se  nei  poteri  occulti,  lei  annovera   anche
   L'Espresso', la famiglia Borsellino, o per esempio l'avv.  Caleca,
  che  si  è  dimesso senza spiegare perché, il dr. Leotta che  si  è
  dimesso  senza  spiegare perché, l'assessore Borsellino  che  si  è
  dimessa  spiegando il perché, ahimè, l'assessore  Vancheri  che  ha
  comunicato che si dimetterà, spiegando il perché. Allora  chi  sono
  questi poteri occulti?
   La   mia   battuta   forse  non  è  stata  colta,   forse   perché
  probabilmente,  dalla mia sedia, non si avverte chiaramente  quello
  che  viene  detto, però Presidente, ho la sensazione - commentavamo
  prima  con  alcuni colleghi il suo intervento - che Lei  in  alcune
  circostanze, oggi in particolar modo, sia deconnesso, nel senso  di
  scollegato  dalla realtà. Ma lei vive in questa  terra  o  vive  da
  un'altra parte?
   Come  fa  a non capire che è finita? Capisco le difese, la capisco
  umanamente,  le  sono  vicino umanamente  perché  posso  immaginare
  quello che ha provato, ma oggettivamente come fa a non capire che è
  finita?
   Bisogna  semplicemente cercare di capire come uscirne nel migliore
  dei  modi  e  in  maniera tale da danneggiare la  Sicilia  il  meno
  possibile.  Lei  ha  parlato dalle 13.17 alle 14.17,  un'ora.  Dopo
  cinquanta  minuti  di intervento, la prima cosa saggia  l'ha  detta
  alle 14.07, dopo cinquanta minuti.
   Ed  è forse una delle poche cose sagge che le sento dire da quanto
  è Presidente della Regione, cioè stabiliamo insieme un percorso per
  lasciare le condizioni migliori di quelle in cui non sia oggi, cioè
  stabiliamo insieme un  exit strategy'.
   Parto da questo suo ultimo appello al Parlamento che mi è sembrata
  la  cosa  più interessante dell'intervento di oggi. Tutto il  resto
  non  lo voglio commentare perché, per esempio quando lei ha parlato
  di  risultati  di  buona amministrazione, a parte le  centinaia  di
  miliardi  di euro che ha messo in campo, e che io mi sono  confuso,
  dovremmo  essere  in avanzo di amministrazione di  non  so  quanto,
  l'assessore  Baccei  credo  che non  possa  confermare  questo  suo
  calcolo aritmetico.
   Lei  ha  preso  come  esempio di buon  governo  la  selezione  dei
  manager: ma Lei avrebbe fatto meglio a non parlare dei manager;  la
  selezione  dei  manager è stata una delle pagine più  tristi  della
  storia  di  questo governo. Ci avete messo più di dodici  mesi  per
  nominare  i  manager, è vero che la scelta dei  manager  è  intuito
  persone,  e  che  motivo c'era di tirarvela per  tredici  mesi  per
  indovinare le persone?
   Quando  lei parla di manager, confligge in maniera palese  con  le
  intercettazioni di Tutino, di Sampieri, di Migliore e di  altri  di
  cui  ora  non  ne  voglio  parlare,  sono  argomenti  che  non   mi
  interessano  e  che  non  mi piace neanche riprendere  perché  sono
  gossip  che  non  dovrebbero far parte della vita  politica  e  non
  dovrebbero  influenzare la vita politica, invece, purtroppo,  molto
  spesso, lei lo sa, sia a livello nazionale che a livello regionale,
  purtroppo finiscono per influenzarla e ogni volta che si  parla  di
  rimodulare  o  di  fare  una  nuova  intercettazione  in  tema   di
  intercettazione   ambientale,  guarda  caso  c'è  la   sollevazione
  popolare.  Perché  poi  alla  fine  queste  intercettazioni  quando
  vengono  manipolate  e utilizzate a proprio  uso  e  consumo  fanno
  comodo  a  tutti, a tutti quelli che ritengono che in  politica  si
  debbano demolire gli avversari con l'utilizzo del gossip. Noi siamo
  dall'altra  parte, noi siamo dalla parte di quelli che  dall'inizio
  siamo  stati  e  abbiamo assunto un atteggiamento responsabile  nei
  suoi  confronti,  presidente Crocetta, noi siamo stati  un  anno  e
  mezzo  in silenzio, pur essendo all'opposizione, aspettando  che  i
  suoi governi producessero atti amministrativi e disegni di legge di
  qualità.  Purtroppo,  dopo un anno e mezzo, ci  siamo  arresi  alla
  impotenza  di  questo Governo e abbiamo cominciato a denunciare,  a
  denunciare   tutto   quello   che  politicamente   abbiamo   dovuto
  denunciare.
   Oggi  siamo alla redde rationem, siamo alla fine di questa  pagina
  triste che è stata portata avanti da un presidente che ha costruito
  un  sistema  di  potere  basato sulla denuncia  e  sulla  delazione
  sistematica  che  avrebbe  dovuto o voluto  coprire  il  fallimento
  assoluto  di un'azione di Governo. Però purtroppo non c'è  riuscito
  onorevole presidente.  Il re è nudo .
   Mi  ha  colpito, delle centinaia di agenzie che escono  in  queste
  ore, un'agenzia che da medico non ho potuto fare a meno di prendere
  e  che voglio leggerle. Il Codacons nazionale, a mezzogiorno scrive
   Dopo le dichiarazioni del Presidente della Regione siciliana,  che
  ha  pubblicamente  affermato di avere pensato al suicidio  dopo  lo
  scandalo  delle  intercettazioni - presidente Crocetta,  tutti  noi
  almeno  una  volta  nella  vita abbiamo  pensato  al  suicidio,  le
  assicuro -, il Codacons ha deciso di offrire assistenza psicologica
  a Rosario Crocetta. Crediamo si tratti, è un'agenzia purtroppo vera
  e   non  farlocca  come  molte  denunce,  spiega  il  Codacons.  Il
  Governatore  di  una Regione deve avere il polso  per  fronteggiare
  situazioni critiche come quella vissuta da Crocetta e non  dovrebbe
  mai,  in nessun caso, nemmeno valutare l'ipotesi del suicidio.  Per
  tale  motivo, se lo riterrà opportuno, mettiamo a disposizione  del
  Presidente della Regione siciliana un pool di esperti costituito da
  psicologi,  psichiatri  che  da tempo  collaborano  con  la  nostra
  associazione  e  che  sono  pronti  a  fornire  tutto  il  supporto
  psicologico  e professionale del caso. . I suicidi,  così  come  le
  denunce,  non  si annunciano mai, non si annunciano, così  come  le
  denunce.
   Al  punto in cui siamo, scusi signor Presidente ho usufruito forse
  di  un  minuto in più ma sto concludendo, credo che sia il caso  di
  assumersi  la responsabilità, insieme al Presidente dell'Assemblea,
  di  convocare  i partiti politici per i prossimi giorni,  stabilire
  una  exit  strategy  che ci consenta di consegnare  la  Sicilia  in
  primavera  a  nuove  elezioni, creando il minor danno  possibile  è
  l'unica  possibilità di uscircene, non dico a  testa  alta,  signor
  Presidente, e quindi la invito a recuperare l'ultima parte del  suo
  discorso e metterlo in pratica nei prossimi giorni.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Musumeci.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli colleghi, assessori, la vicenda che ha portato  a  questa
  seduta e a questo dibattito, comunque la si voglia guardare  è  una
  vicenda  triste  e disarmante. Credo che l'unica sconfitta  sia  la
  istituzione  regionale. Esce  mascariata , fortemente   mascariata
  l'immagine di una terra come la nostra già fortemente compromessa a
  livello nazionale e internazionale non soltanto per gli errori e le
  colpe  nostre ma anche per una serie di pregiudizi da  parte  delle
  lobby e di alcuni organi di informazione. Lei, presidente Crocetta,
  nel   suo  sofferto  intervento,  che  io  ho  seguito  con  grande
  attenzione,  ha  ricordato come qualcuno  abbia  voluto  in  questi
  giorni   per   lei   drammatici  e  per  noi   difficili   cogliere
  l'opportunità per mettere il dito nella piaga.
   Io,  per  cultura  politica  e  per  convinzione  religiosa,  sono
  convinto  che  la  politica  non abbia bisogno  di  cinismo,  abbia
  bisogno  di senso critico e di un minimo di spessore di umanità.  A
  lei  qui non sfuggono i comunicati stampa, anche quelli che possono
  sembrare più banali, non sarà sfuggita neppure la condotta del  mio
  gruppo  politico  improntata a grande rispetto per  il  suo  dramma
  umano,  per  quello che lei ha vissuto e sta vivendo, ma  anche  al
  grande  rispetto che noi attribuiamo al ruolo del Presidente  della
  Regione.  Glielo dice chi è stato suo principale rivale, fra  altri
  prestigiosi rivali, in quella competizione elettorale.
   Lei   sa  benissimo  che  io  sono  intervenuto  pesantemente  nei
  confronti  del Presidente Renzi, il quale continuava a trattare  il
  Presidente della Regione siciliana come si tratta - mi consenta  il
  paragone, serve a rendere bene l'idea - con lo stesso atteggiamento
  con  cui  si anticipa alla cameriera il licenziamento senza neppure
  preavviso.
   Il   Saro stai sereno , Renzi lo può usare a casa sua, con i  suoi
  cortigiani, ma non col Presidente di una Regione, che non  soltanto
  per la sua millenaria storia, ma anche per il prestigio di cui gode
  questa  Istituzione,  pretende  rispetto  per  il  suo  Presidente,
  qualunque sia il nome e qualunque sia la condotta.
   Il Presidente Renzi non deve confondere il suo ruolo di segretario
  di  partito con quello di Capo del Governo. Le vicende e i rapporti
  fra  il Presidente della Regione ed il Parlamento li affrontiamo  e
  li  chiariamo  in  questa  sede. Abbiamo sufficiente  maturità  per
  farlo.
   Dico  questo,  signor Presidente, non tanto per  sottolineare  uno
  stile  che  rivendichiamo  alla nostra  parte  politica.  Vede,  la
  politica si può fare con la moda e si può fare anche con lo  stile,
  ma  lo  dico  perché noi riteniamo che il suo peggiore  nemico  sia
  proprio il suo partito.
   Glielo  diciamo con il rispetto personale che dobbiamo ai colleghi
  e  deputati  del Partito Democratico, ma quello che è  accaduto  in
  questi  giorni,  in  queste settimane e,  ahinoi,  in  questi  mesi
  riconduce    ad    una    condotta   scellerata,    irresponsabile,
  schizofrenica,  contraddittoria, da parte del  gruppo  parlamentare
  del  Partito  Democratico  e,  più a monte,  da  parte  dei  quadri
  dirigenti.
   Lei  è  stato  sballottato  da  una parte  all'altra  senza  alcun
  rispetto   del  ruolo  istituzionale.  Tutti  sapevano  di   questa
  intercettazione  inquietante  e  gravissima,  eppure   il   Partito
  Democratico  ha  accettato di entrare nel Governo  per  sedersi  al
  tavolo  della sanità, e lo ha fatto grazie a Dio con un  galantuomo
  quale io debbo riconoscere essere il collega Gucciardi.
   Ma resta il dato politico, e poi tutti hanno fatto i meravigliati.
  Dalle  mie  parti, ma credo anche dalle sue, quando si  prepara  il
  presepe  non  può mancare una figura,  u scantatu ,  u scantatu  do
  presepe   che  è quello che viene collocato nelle colline  in  alto
  rispetto   alla  grotta  di  Betlemme  quasi  sempre  messo   così,
  spaventato e sorpreso, chissà da che cosa, dalle luci, dal  barlume
  che esce dalla grotta per la nascita del figlio di Dio.
   Ecco,  il  Partito Democratico ha fatto  u scantatu  do  presepe ,
  come  se  non  sapesse di quella intercettazione. La verità  è  che
  hanno  brandito il governatore che odiano. La verità  è  che  hanno
  inventato  un  governatore rivoluzionario, e mentre lo difendevano,
  nella   doppiezza  tipica  di  certa  politica,  congiuravano   per
  organizzare la sua sostituzione.
   Quanta   ipocrisia,   Presidente   Crocetta    Quante   volte   io
  personalmente  in quest'Aula le ho detto che lei è  un  uomo  solo,
  ricorderà,  una  volta  le  dissi:   lei  vive  in  una  solitudine
  affollata  di  opportunisti . Questi fatti mi hanno confermato  una
  previsione  che  non  era assolutamente azzardata.  Noi  davanti  a
  tutti,  alla luce del sole, davanti al popolo siciliano  le abbiamo
  chiesto  per  due volte di andare via, di liberare   quella  sedia,
  certamente  scomoda  e  ingombrante e  l'abbiamo  fatto  contro  la
  ostilità   dei  suoi  deputati  di  maggioranza  che  non  volevano
  difendere il suo ruolo  di Presidente rivoluzionario, ma   soltanto
  la loro poltrona perché è risaputo, lo dice la fisiologia prima che
  la  tradizione:  il tacchino vorrebbe che il Natale  non  arrivasse
  mai.
   Tutto questo, signor Presidente, per dirle come noi attribuiamo un
  valore  politico  a  questa  giornata, noi  riteniamo  che  la  sua
  esperienza sia conclusa tristemente e non siamo neppure tra  quelli
  che sostengono che le colpe siano soltanto sue; un Presidente della
  Regione   opera   all'interno  di  una  rete   di   interessi,   di
  collaboratori,  di  equilibri  Qualcosa  è  saltato.  Ma  veda,  37
  assessori in 33 mesi, la crisi economica mai affrontata davvero, il
  deserto  nei  bandi  europei,  i gruppi  di  pressione,  le  lobby,
  l'incapacità a riformare le istituzioni, le nomine soltanto  per  i
  fedelissimi e - me lo consenta - per i compaesani, e poi l'EXPO, le
  province,  le infrastrutture, la formazione, il piano giovani,  gli
  enti  inutili,  la  sanità, il precariato,  tutte  caselle  rimaste
  vuote, Presidente
   Questa  è  una crisi istituzionale che non può tollerare ulteriori
  perdite  di  tempo, c'è una frattura insanabile fra  la  Presidenza
  della Regione e la stragrande maggioranza del popolo siciliano e ci
  dispiace che lei non abbia colto questa sensazione  Ci dispiace che
  lei  stia  ripercorrendo lo stesso errore che ha  ripercorso  Luigi
  XVI,  mi  si  consenta l'accostamento non ci perderà certamente  si
  trattava  di un grande Re un Re di Francia che nel luglio del  1789
  sottovalutò gli effetti della presa della Bastiglia e poi finì come
  finì,  qui  il paragone con lei è soltanto di carattere politico  e
  legato al consenso, si intende.
   Però  veda,  Presidente, qui c'è bisogno  di  liberare  il  campo,
  questo  è  il  tempo  delle scelte, delle scelte  responsabili  che
  soltanto lei può assumere.
   Lei  rivendica il diritto alla ricerca della verità. Certo. A  noi
  la  vicenda  dei  nastri  registrati, gravissima  e  inaudita,  non
  interessa  in  questo dibattito, almeno al mio Gruppo parlamentare.
  Il  nostro  giudizio  di condanna politica nei  suoi  confronti  lo
  abbiamo espresso già due anni fa quando abbiamo capito che lei  era
  inadeguato al ruolo.
   Per  quanto  riguarda  i nastri e le intercettazioni  saranno  gli
  organi investigativi a doversene occupare e noi ci auguriamo che la
  verità arrivi presto e chi deve pagare paghi.
   C'è  una  verità politica che non riguarda neanche la  sua  sfera.
  Churchill  diceva:  dei miei avversari mi occupo dalla cintura  dei
  pantaloni in su .
   Quello  che  lei fa nella vita privata, nella sfera privata  della
  sua  esistenza  riguarda soltanto lei e la  sua  coscienza,  a  noi
  interessa  giudicare  il  Presidente della  Regione  e  lo  abbiamo
  giudicato per quello che è stato capace o incapace di fare.
   Lasci   Lasci. La smetta con questa ribellione perché non vorremmo
  che  la ribellione venisse dalla piazza invece che da un Presidente
  che non ha fatto i conti con una realtà ostinata.
   Lasci,  Presidente Crocetta, perché bisogna porre  fine  a  questa
  tragicommedia  che  viene  recitata  su  un  vasto  e   allucinante
  palcoscenico  di  un'amara Terra di Sicilia che davvero  chiede  di
  cambiare pagina.
   Ne prenda atto.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Malafarina.  Ne  ha
  facoltà.

   MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è veramente uno
  strano  destino presidente Musumeci, sono costretto ad  intervenire
  sempre  dopo  di  lei,  ma  stavolta  non  litigheremo  credo.  Non
  litigheremo  perché  questa  situazione  non  permette  sicuramente
  litigi d'Aula.
   Vede,  Presidente  Crocetta,  io  non  sono  su  questo  podio   a
  difenderla, lei non ha bisogno di essere difeso, non ha bisogno  di
  essere  difeso da uno come me, con cui ha condiviso tanti  percorsi
  che  sono  noti e che non intendo qua rivangare, perché i  successi
  della  lotta alla mafia sono sotto gli occhi di tutti sia  a  Gela,
  sia  a  Palermo.  Io non intendo parlare di mafia  o  di  antimafia
  perché,  altrimenti, diventerei uno fra i tanti professionisti  che
  abusano  dei  termini e che vogliono individuare a  tutti  i  costi
  entrambe le categorie come preminenti.
   Sono  qua per ribadire un concetto: lei ha indicato la luna  e  in
  quest'Aula  molti hanno visto il dito, come sempre. Ha indicato  un
  percorso   politico  importante  di  recupero,  di   riscatto,   di
  valorizzazione di questa terra, per la quale si è battuto  e  si  è
  sbattuto fino adesso efficacemente, raccogliendo dei risultati  che
  le sono disconosciuti.
   Da  questo  podio  qualcuno ha detto che lei è  disconnesso  o  ha
  cronometrato  le  14.07,  ora  in cui  avrebbe  detto  qualcosa  di
  importante. Lei ha detto molte cose importanti da quella poltrona e
  non  da  adesso,  le  ha  dette da molto  tempo,  solo  che  questo
  Parlamento, purtroppo, è sordo e non solo è sordo, ma è refrattario
  ad  affrontare  certi argomenti siciliani, argomenti siciliani  che
  sono  sotto  gli  occhi  di  tutti. Se in  Sicilia  ci  sono  delle
  difficoltà  economiche  rilevanti, se la  Sicilia  ha  un  buco  di
  bilancio,   se  il  Governo  Crocetta  ha  ereditato  migliaia   di
  dipendenti  pubblici,  se  da  questo  podio  qualcuno  ha   difeso
  strenuamente i PIP con tutto quello che ne conseguiva, non è  colpa
  sua,  Presidente Crocetta. La colpa è dei venti anni  precedenti  e
  forse  più  di una politica che ha approfittato del clientelismo  e
  dell'assenza  dei diritti, e sottolineo l'assenza dei diritti,  per
  ricavarne consenso.
   Questa stagione è finita, non possiamo dai cittadini chiedere  più
  clientelismo  e regalie al posto dei diritti e lei sta ristabilendo
  esattamente   quello   che  avrebbero  dovuto   fare   altri   suoi
  predecessori: ristabilire i diritti dei cittadini, mettere tutti su
  un piano di egualità, di parità, di riconoscimento facendo un'opera
  preziosa   per  il  risanamento  di  questa  regione,   perché   la
   manciugghia ,  cari signori deputati, non è solo un  problema  del
  presidente,  è un problema dei cinquemilioni e passa  di  cittadini
  siciliani che sono costretti a pagare oboli quotidiani a  coloro  i
  quali depredano le tasche di questa regione.
   Lei  ha  elencato  una  serie  di  risultati  che  nessuno  le  ha
  riconosciuto,  una  serie di risultati che per la  prima  volta  in
  Sicilia  non  hanno  fatto  chiarezza e che  hanno  isolato  alcuni
  settori  del malaffare, e si badi bene che la Sicilia e la politica
  non  sono  sicuramente tutto malaffare. In due  anni  e  mezzo,  in
  quest'Aula, ho apprezzato delle persone capaci, competenti  che  mi
  hanno insegnato qualcosa della vita.
   Io  non sono un politico di professione, non ho la fine dialettica
  di tanti altri personaggi, però credo di conoscere un pochettino il
  mondo, se non fosse altro perché la vita mi ha costretto a prendere
  conoscenza.
   La  politica ha fatto un grande errore e continua a fare un grande
  errore.  Ha  lasciato solo un Presidente, anzi lo ha combattuto  in
  tante  situazioni, che avrebbe potuto e avrebbe dovuto avere invece
  il  sostegno  incondizionato  di  tutta  quanta  questa  Assemblea,
  nell'affrontare una lotta feroce nell'interesse della  Sicilia  che
  sta portando avanti e ha portato avanti efficacemente e da solo.
   E forse questa sua solitudine a volte lo ha anche mal consigliato,
  Presidente.  Perché  nei momenti di solitudine  e  di  sconforto  e
  quant'altro ci si appoggia a colui il quale ti vuole essere a tutti
  i  costi amico, magari pronto a pugnalarti alle spalle. Presidente,
  noi  due qualche volta abbiamo litigato, lei lo sa  Perché  io  non
  sono uno yes man, non lo sono mai stato. Le ho chiesto di avere più
  attenzione  alle riforme, le ho chiesto di avere più  attenzione  a
  quelle  cose  che è necessario fare per lo sviluppo della  Sicilia,
  lei   forse   si   è   distratto   eccessivamente   nell'affrontare
  monotematicamente un tema che è quello della lotta alla  corruzione
  e  quello  che  è  la  lotta  alle  mafie.  Deve  recuperare,  deve
  recuperare  in  termini di progettualità politica e in  termini  di
  realizzazione pratica cosa che, sottolineo ancora una volta, questa
  Assemblea non ha aiutato a fare.
   Cito  per  tutte la legge sulla riforma delle province,  andata  e
  venuta decine di volte, non votata da quest'Aula o, per esempio, la
  legge sulla riforma per l'acqua che lei ha pubblicamente detto:   è
  acqua  pubblica  ma ci sono state tonnellate, fiumi di  discussioni
  infinite che poi, alla fine, si sono dimostrate inconsistenti.
   Presidente,  io non ho espresso pubblicamente la mia  solidarietà,
  perché  ritenevo assolutamente inutile farlo, visto  e  considerato
  che  questa  indegna  e  infamante notizia, questo   metodo  Boffo
  applicato  a  lei si chiarisse da solo. Ritengo importante  che  le
  Istituzioni e questo Parlamento, una buona volta per tutte, abbiano
  la  capacità,  l'intelligenza e la forza di dire basta  con  questo
  massacro   siciliano,  di  rivendicare  con  forza   l'applicazione
  dell'autonomia regionale, non perché sia una rivendicazione fine  a
  se  stessa, ma solo ed esclusivamente perché questa terra  è  stata
  vilipesa,  sacrificata, distrutta da decenni di disinteresse  dello
  Stato    nei    confronti   della   terra.   Dobbiamo   recuperare,
  necessariamente,  credibilità  e dobbiamo,  tutti  quanti  assieme,
  questo Parlamento deve recuperare un sostegno e una forza che  fino
  a oggi ha disperso.
   Con  questo concludo, Presidente, e rivolgo un appello alle  forze
  politiche. Parliamo di progetti, parliamo di cose da fare, portiamo
  avanti anche per la stagione che si desidererà concludere, non sono
  io  il politico, c'è un partito di maggioranza che ha le idee molto
  più  chiare delle mie, almeno spero, su cui delineare dei percorsi,
  dei progetti e dei programmi. E non lasciamo solo un Presidente che
  non merita di essere lasciato solo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Turano.  Ne  ha
  facoltà.

   TURANO.  Signor Presidente, signor Presidente della  Regione,  non
  sono  fortunato,  non  riesco mai a parlare davanti  al  Presidente
  della  Regione  ma  cambia poco. Cambia poco perché  credo  che  un
  dibattito  sulla Giunta Crocetta non lo si debba fare in  occasioni
  come   queste,  non  c'è  nessuna  ragione,  né  bisogna  aspettare
  un'intercettazione, né un articolo. Credo che quello che è successo
  in  questi giorni è un fatto grave e se dobbiamo aspettare un fatto
  grave  per fare un dibattito e poi non lo affrontiamo compiutamente
  vuol dire che commettiamo un errore. Ragione per la qual io mi sono
  affidato  ad  uno  scritto,  così poi il Presidente  potrà  leggere
  serenamente  qual è la posizione mia e del Gruppo parlamentare  che
  ho l'onore di rappresentare e del partito che mi ha dato mandato di
  dire come la pensiamo.
   Siamo  oggi  in quest'Aula dopo giorni tremendamente  difficili  e
  incerti che hanno scosso tanti animi e turbato la nostra convivenza
  civile.   Vorrei  precisare  che  oggi  i  parlamentari   regionali
  dell'UDC,  come  dicevo poc'anzi, non sono qui per  alimentare  con
  altre  parole  un dibattito surreale e sterile che  ha  fatto  male
  all'immagine  della  nostra Terra. Siamo qui perché  vogliamo  dire
  alcune  cose semplice e chiare su questa vicenda e sul  futuro  del
  Governo regionale.
   Su  questa  storia delle presunte intercettazioni a noi  basta  la
  parola  dell'autorità  giudiziaria,  a  cui  rinnoviamo  la  nostra
  fiducia e gratitudine. Per il resto, vogliamo indirizzare la nostra
  solidarietà  al  Presidente della Regione, che  sappiamo  duramente
  provato  da  una  vicenda oscura ed inquietante,  che  turba  tutti
  coloro che hanno a cuore le istituzioni e amano la democrazia e  la
  verità.
   Auguriamo  al Presidente della Regione di mettersi al  più  presto
  alle  spalle  l'angoscia  di  questi  giorni,  perché  questa   sua
  sofferenza non fa bene né a lui, né alla Sicilia.
   La nostra solidarietà, quella dell'UDC, umana e politica, va anche
  e soprattutto all'assessore Borsellino. Forse, non possiamo neanche
  immaginare  il  dolore che causano ferite che  si  riaprono  e  che
  toccano la sfera degli affetti e dei sentimenti, ma possiamo capire
  il  disagio  e  lo  scoramento di chi amministra la  cosa  pubblica
  davanti  a  un  settore, come la sanità, che appare sempre  di  più
  preda di appetiti insaziabili e di interessi illeciti.
   Le  preoccupazioni di Lucia Borsellino sono state sempre le nostre
  preoccupazioni.  E chi segue attentamente le cronache  parlamentari
  sa  che  l'UDC  ha sempre testimoniato, in pubblico e  in  privato,
  sostegno incondizionato all'assessore Borsellino. Ma soprattutto il
  nostro  partito  ha  denunciato  e contrastato  scelte  infelici  e
  scellerate  di  politica sanitaria e ha avuto il  coraggio,  signor
  Presidente,  di abbandonare la Giunta che decideva  le  nomine  dei
  manager.
   Purtroppo, la nostra posizione è rimasta inascoltata e  oggi,  che
  tutti  i nodi sono venuti drammaticamente al pettine, non ci  serve
  avere  ragione.  Al  contrario, torniamo a  chiedere  con  forza  e
  determinazione  che  si intervenga nel settore  della  sanità,  con
  rigore,  senza  fare sconti a nessuno e facendo  piazza  pulita  di
  quanti  in  questi  anni  hanno  impedito  il  cambiamento   e   il
  risanamento di questo settore.
   E'  lo  stesso  augurio che facciamo all'onorevole  Gucciardi,  il
  nuovo assessore al Bilancio, scusate alla Sanità, Bilancio e Sanità
  in  verità  camminano  assieme, l'assessore Baccei  sa  qual  è  la
  posizione del Gruppo.
   Mi  si  consenta  adesso una parola - chiara anche  questa  -  sul
  futuro  del  Governo regionale. L'UDC non legherà mai le  sorti  di
  questa  Giunta al teatro dell'assurdo che ha segnato questi giorni.
  Per  noi  vale la regola aurea della democrazia, per cui un governo
  va  giudicato esclusivamente per quello che ha fatto o  per  quello
  che non ha fatto.
   Ad oggi, di questo Governo possiamo dire solamente che, nonostante
  il  nostro  impegno, non siamo soddisfatti dei risultati  ottenuti:
  troppe sono ancora le cose da fare; tantissime quelle non fatte.
   Per  noi  però  -  caro Presidente della Regione - sulla  bilancia
  pesano  di più le cose da fare che quelle non fatte. Pesano di  più
  perché sentiamo la responsabilità di non abbandonare la Sicilia e i
  siciliani  ad  un  caos  amministrativo, sociale  ed,  aggiungerei,
  economico; perché crediamo che in questo momento storico la  classe
  politica  siciliana abbia il dovere di dare delle risposte concrete
  alle ansie e alle paure dei nostri concittadini.
   Ecco perché, Signor Presidente, auspichiamo con tutto il cuore che
  il  Governo  regionale  e questa Assemblea  si  spendano  per  quei
  provvedimenti  e per quelle riforme che ben conosciamo  e  che  già
  sono nell'agenda.
   Dalle  risposte che, in tempi serrati, riuscirete,  il  Governo  e
  riuscirà  l'Assemblea, a dare dipende la sorte e  il  giudizio  del
  Governo e della legislatura intera.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Lentini.  Onorevole
  Lentini,  lei  aveva rinunciato prima però non  voglio  essere  io,
  quasi

   LENTINI. Volevo parlare al Presidente della Regione, ma adesso non
  c'è

   PRESIDENTE.   L'onorevole Lentini rinuncia a parlare.  L'Assemblea
  ne prende atto.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Picciolo. Ne ha facoltà.

   PICCIOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche  se  non  è
  questa la sede, ma è stata personale, abbiamo espresso, a nome  del
  Gruppo  a titolo personale, la piena solidarietà a Rosario Crocetta
  per la vicenda che lo ha visto coinvolto, definita da molti  metodo
  Boffo , definita da altri  vicenda incresciosa ; secondo me  è  una
  vicenda drammatica per la Regione siciliana e per l'immagine  della
  Sicilia, in Italia e nel mondo.
   Sicuramente  il  Presidente ha avuto modo, nel suo intervento,  di
  sottolineare i tratti di questa vicenda, riflessi che saranno, poi,
  oggetto   di  indagini,  di  attenzioni  da  parte  delle  autorità
  competenti  che,  comunque,  hanno  svolto  splendidamente,   anche
  istituzionalmente, il ruolo loro preposto.
   Forse,  maggiore cautela, mi si consenta, avrebbero  dovuto  avere
  tutte  le altre istituzioni che sono intervenute a  gamba tesa   in
  questo  dibattito,  però oggi si cammina sul web  e  sul  tweet  e,
  quindi,  prendiamo  atto anche dell'evoluzione delle  scelte  fatte
  dalle istituzioni.
   Certamente,  non  è  questa la sede, come ha detto  il  Presidente
  Crocetta, per aprire un dibattito politico, perché qui è un attacco
  alla  persona  e  un'azione di osservazione delle conseguenze  che,
  questo  attacco,  potrebbe  avere  sulla  Regione  siciliana,   sui
  siciliani, sui conti della Regione, su quello che, comunque,  viene
  messo  in discussione, giornalmente e quotidianamente, da tutte  le
  testate nazionali.
   Ebbene,  è chiaro che non siamo molto soddisfatti dell'azione  del
  Governo  Crocetta  fino ad oggi. Non siamo soddisfatti  dei  troppi
  cambi di assessori, delle troppe variazioni che sono state fatte in
  questi  anni e della poca continuità amministrativa che c'è  stata.
  Questo  è  chiaro.  Non sono stati soddisfatti i siciliani.  Penso,
  credo  conoscendolo,  che  anche il  Presidente  Crocetta  non  sia
  soddisfatto appieno dell'azione del suo Governo. Tante,  troppe  le
  cose  da  fare, troppi i settori da modificare, troppe le questioni
  aperte   sul   tavolo  che  ben  sottolineava,  con  molto   garbo,
  l'opposizione; devo dire e devo dare atto della prudenza di  questa
  opposizione,  pubblicamente, che è maggiore  di  quella  di  alcuni
  pezzi della maggioranza.
   Quindi,  grande  merito  al  solido equilibrio  dei  nostri  amici
  dell'opposizione,  perché quando siamo in  un  istituzione  bisogna
  riconoscere i ruoli.
   Ebbene,  ovviamente,  su  questi temi,  Presidente,  noi  vogliamo
  confrontarci e dobbiamo confrontarci con il Partito Democratico che
  è  il faro di questa coalizione perché, comunque, istituzionalmente
  lei  appartiene  a quel partito perché è il partito di  riferimento
  nostro,   perché  nessuna  azione  politica  del  nostro  movimento
  potrebbe andare contro le scelte del Partito Democratico.
   Quindi, nelle sedi competenti, nel momento in cui lei riterrà,  il
  Partito  Democratico, il nostro movimento riterranno  assieme  agli
  altri  componenti  della  maggioranza di  confrontarci,  noi  siamo
  pronti.
   Abbiamo  chiesto seri confronti programmatici e politici,  abbiamo
  plaudito  pubblicamente all'ingresso in giunta di Giovanni Pistorio
  e di Baldo Gucciardi come esponenti politici di questa maggioranza,
  perché  riteniamo che il peso del Governo si misuri, cammini  anche
  sulle gambe degli uomini che hanno appoggiato questo Governo.
   Ebbene,  oggi  è  il momento del confronto politico programmatico.
  Non possiamo pensare assolutamente, Presidente, a soluzioni che non
  siano  concordate  e condivise con Roma, non conviene  a  lei,  non
  conviene a noi, non conviene alla Sicilia. Noi dobbiamo lavorare in
  armonia con lo Stato, in armonia con i vertici dello Stato e capire
  quali  sono  i  motivi  che soggiacciono o stanno  sotto  a  queste
  scelte, a questi comportamenti, dobbiamo chiarire il bandolo  della
  matassa,   riprendere  in  mano  la  situazione  con   forza,   con
  intelligenza e con capacità.
   Noi  siamo  sicuri che lei sia una persona che è al  di  fuori  di
  questo   cortiglio   che si è creato; non  abbiamo  mai  creduto  a
  questo, la conosciamo come persona schiva e, addirittura, che va in
  controtendenza  rispetto alle scelte che le  possono  essere  state
  proposte  da questo o da quello. Quindi, su questo ha  la  piena  e
  totale  solidarietà  politica ed umana  nostra,  ma  certamente  il
  cambio di passo quello ci vuole e non potranno essere queste  beghe
  da  cortile  a bloccare l'azione di Governo se l'azione di  Governo
  sarà  concordata  con  Roma  e  se ci saranno  le  forze  politiche
  all'unisono al suo fianco.
   Noi  ribadiamo  la  piena fiducia a lei  come  uomo,  a  lei  come
  Presidente e certamente le chiediamo al più presto di convocare  un
  tavolo  di  maggioranza per poter raggiungere un  equilibrio  e  un
  accordo  per  il  futuro di questa nostra Terra  e  dei  siciliani.
  Grazie, Presidente.

   PRESIDENTE.  L'ultimo intervento è dell'onorevole  Cracolici.  No,
  no,  onorevole Lentini, lei ha rinunciato per due volte, non decide
  lei  quando intervenire  Questo è un Parlamento  Ha rinunciato  due
  volte.  Abbia  rispetto per i colleghi e per questa Presidenza   Ha
  rinunciato  due  volte,  non può decidere lei  quando  intervenire
  Onorevole Cracolici, è l'ultimo intervento.

   LENTINI. Io ho chiesto la presenza del Presidente. Non si fa  così
  perché io ho chiesto la presenza del Presidente

   CASCIO Salvatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Onorevole Cascio, non siamo al mercato  La  prego,  si
  accomodi. A seguire la parola all'onorevole Cascio.
   Onorevole  Lentini, lei ha rinunciato due volte  non  sceglie  lei
  quando parlare

              (Protesta da parte dell'onorevole Lentini)

   Onorevole  Lentini, lei ha rinunciato due volte  non  sceglie  lei
  quando parlare  Questo è un Parlamento, lei ancora non se ne è reso
  conto
   Ha chiesto di parlare l'onorevole Salvatore Cascio. Ne ha facoltà.

   CASCIO  Salvatore.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   io
  intanto  mi  trovo in imbarazzo per questo siparietto;  sono  preso
  alla  sprovvista e questa mia estemporaneità, caro Presidente della
  Regione,  ha anche una sua valenza positiva, perché pur non  avendo
  preparato  il  discorso, tutto quello che dirò  è  improntato  alla
  sincerità,  a  quello  che  penso realmente.  E  quello  che  penso
  realmente, non avendo consultato i miei amici del Gruppo,  a  volte
  può  esulare  da  quella  che è la logica complessiva  del  Gruppo,
  alcune  sono  sicuramente concordate, altre  sono  valutazioni  mie
  personali.
   E  parto da un dato, da quello che è l'ordine del giorno, che sono
  le  comunicazioni  del Presidente della Regione e le  comunicazioni
  del Presidente della Regione sono date da un fatto noto a tutti, da
  un  fatto  che ha occupato i giornali nazionali, che ha occupato  i
  media locali ed oltre e che ha messo alla gogna il Presidente delle
  Regione  da  un  punto  di  vista  umano,  da  un  punto  di  vista
  dell'afflato, dell'affetto mio e di tutto il Gruppo.
   La  nostra  solidarietà  nei suoi confronti  è  massima  e  questa
  solidarietà  è  il  frutto  anche  delle  dichiarazioni,  che   noi
  riteniamo  fondamentali per togliere qualsiasi dubbio, che  vengono
  dai  Procuratori  della Repubblica da più di un  Procuratore  della
  Repubblica.
   Io  non  sono  un  uomo  di  legge, io  per  mestiere  non  faccio
  l'avvocato   e,   quindi,  da  questo  punto   di   vista,   quelle
  dichiarazioni mi tranquillizzano.
   Io  rappresento un deputato regionale, ma interpreto anche  quello
  che  viene e che percepisce il cittadino medio e il cittadino medio
  siciliano  percepisce o si pone un dubbio,  un  quesito:    C'è  un
  complotto, è una bufala? Che cosa voleva accadere? . Ed io non sono
  in  grado di dare una risposta di che cosa voleva accadere;  forse,
  sarà  lei  in grado di darla o saranno altri e quindi mi limito  ai
  fatti.  Però, è chiaro, onorevole Presidente della Regione, che  in
  questa   vicenda  vi  sono  alcuni  aspetti  che  hanno   refluenze
  politiche,  perché se è vero che non possiamo aprire  un  dibattito
  politico,  è  vero che questo dà la stura ad alcune considerazioni,
  almeno sommarie, di carattere politico.
   E le considerazioni sommarie che io ho fatto insieme al mio Gruppo
  sono  date  dal fatto che oggi più che mai c'è bisogno  di  portare
  avanti e di dare risposte a quelle persone che li aspettano  e  che
  ancora non le ricevono.
   E  mi  riferisco  a tutti i problemi che da questo  pulpito  hanno
  espresso  gli altri miei colleghi; mi riferisco all'acqua  pubblica
  che  è  un  problema  che sentono i siciliani;  mi  riferisco  alla
  formazione; mi riferisco ai giovani, al piano giovani; mi riferisco
  alle  opportunità di lavoro; alla conclusione delle  riforme  della
  Provincia,  assessore  Pistorio, che sembra sia  avviata  verso  la
  soluzione finale. E tutte queste cose ci portano a dire che  non  è
  il  tempo di mollare, è il tempo di fare una riflessione  ed  è  il
  tempo - caro Presidente Crocetta, per  usare una frase a lei nota e
  forse  a lei cara  - di cambiare verso. E come si cambia verso?  Si
  cambia  verso a mio avviso - glielo detto in separata sede,  avendo
  scontri anche violenti con lei ma scontri sempre nell'ambito  della
  dialettica e nell'ambito civile del confrontarsi - dando anche  una
  connotazione a quello che vuole fare.
   Io  non  voglio  la  sostituzione sic  et  simpliciter  di  alcuni
  elementi della sua Giunta, però se in questo periodo lei non dà  un
  verso  nuovo  e  fa la cosiddetta minestra riscaldata  non  abbiamo
  cambiato  niente,  perché  la gente non  lo  percepisce.  La  gente
  percepisce  le  riforme, percepisce la soluzione ai problemi,  però
  vuole  un'immagine  diversa sua e anche della  sua  Giunta,  me  lo
  permetta.
   Io  non ho niente contro i suoi Assessori, contro i tecnici, tutte
  persone  ottime,  preparate, però cambiare  verso  significa  anche
  questo:  avere il coraggio di dire  io faccio politica e mi  prendo
  gli  onori  e gli oneri della politica , perché non si  può  essere
  garantisti in un modo e colpevolisti dall'altro.
   Oggi,  ho assistito ad una farsa rappresentata da qualche  collega
  che  da  questo  pulpito si ergeva a colpevolista quando  in  altre
  occasioni ha vantato di essere un garantista.
   Io  sono garantista sempre, sono garantista con altri del passato,
  sono  garantista  con lei e sono garantista con  tutti  coloro  che
  dimostrano di essere consapevoli e credono nella propria  innocenza
  e, quindi, la presunzione di innocenza è il mio principio guida.  A
  volte,  però, le cattive frequentazioni fanno male e questa  è  una
  colpa,   la  cattiva frequentazione, è una colpa personale  ma  può
  diventare   una   colpa  politica  e  non  vorrei   quanto   queste
  frequentazioni personali possono incidere su quello che è  la  cosa
  pubblica.
   Presidente Crocetta, da lei mi aspetto anche un'altra  cosa  e  lo
  dico  a  titolo personale, una presa di distanza, perchè non  basta
  dire:   non  l'ho  detto,  sono  innocente ,  occorre  prendere  le
  distanze da questo modo di agire che a mia insaputa, perché a volte
  c'è il millantato credito, si fa sulla mia persona e questo nel suo
  intervento,  onestamente, me lo sarei aspettato o  almeno  mi  sarà
  fuggito e lo avrei comunque sottolineato con più forza.
   Per ultimo, noi tutti di Sicilia democratica, siamo vicini più  di
  prima a Lucia Borsellino che abbiamo avuto come assessore e che  ha
  messo  mani su una sanità che faceva buchi da tante parti,  che  ha
  saputo lavorare bene, che ha ridotto la spesa farmaceutica, che  ha
  varato  il  piano di rimodulazione dei posti letto,  a  cui  va  la
  nostra  solidarietà e la nostra stima incondizionata  e  il  nostro
  affetto.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  Innanzitutto
  voglio aprire questo mio intervento con un grazie. Un grazie non di
  circostanza e nemmeno retorico, con un grazie anche impegnativo,  è
  il  grazie a Lucia Borsellino perché ci ha onorato di essere  parte
  di  questa esperienza di Governo e lo ha fatto nel solco della  sua
  personalità,   sobria,  grande  personalità   competente   che   ha
  dimostrato  con  il suo sapere di aiutarci a farci  uscire  da  una
  condizione nella quale tre anni fa seppure migliore rispetto a  sei
  anni  fa, la sanità oggi vive nella nostra Regione almeno  per  gli
  aspetti finanziari e non solo.
   Ed è un grazie politico perché, in nome di quel lavoro, con il suo
  impegno   ci   siamo  assunti  la  responsabilità,   come   Partito
  Democratico, a seguito delle sue dimissioni che io considero ancora
  poco  valutate  politicamente, di prenderci carico e  assumerci  la
  responsabilità di continuare il suo lavoro e di farlo mettendoci la
  faccia,  come spesso si dice, con il nostro partito e con  uno  dei
  suoi dirigenti di primo piano.
   L'ho  voluto ricordare perché questa è una seduta in cui ha  fatto
  bene  il  Presidente della Regione  a distinguere  un  aspetto  che
  riguarda una vicenda grave, gravissima, banalizzata nel segno della
  lotta  politica,  ma che poco ha a che fare con la lotta  politica,
  perché  io ancora oggi mi chiedo, non se è vera o non è vera quella
  intercettazione  perché da questo punto di vista dubbi  non  ne  ho
  più.  Per  me  i  dubbi sono finiti alle ore 16.38, 16.40  di  otto
  giorni  fa,  quando il Procuratore della Repubblica di  Palermo  ha
  ufficialmente  smentito  l'esistenza  di  una  intercettazione  che
  contenesse  quelle  parole  che, se  fossero  state  effettivamente
  pronunciate,  avrebbero sicuramente gettato un ombra pesante  nella
  vita amministrativa e nella vita politica di questa Regione.
   Mi chiedo ancora oggi perchè è stata costruita questa patacca, era
  figlio di un giudizio politico verso il Governo Crocetta? Ci  credo
  poco;  perchè si voleva creare un fatto così eclatante alla vigilia
  di  uno  dei  momenti che fanno parte del calendario della  memoria
  della  nostra  Terra,  il 19 luglio, il ventitreesimo  anniversario
  della  strage  di  via D'Amelio, è, come dire,  portare  lo  scalpo
  attorno  a quella data di un Presidente della Regione che,  si  può
  pensare come si vuole, certamente rappresenta nel nostro paese  uno
  dei simboli della lotta alla mafia.
   E'  come se attorno a quella storia si voleva uccidere la speranza
  e provare a dimostrare che in Sicilia non c'è speranza perché tutti
  sono  uguali  a  tutti e nessuno è diverso dagli  altri.  Questa  è
  V  credo  -  la  cosa che mi inquieta e credo che debba  inquietare
  tutte le persone democratiche perché attorno a quell'evento poteva,
  per  davvero, chiudersi una stagione e non una stagione di Governo,
  ma  una  stagione  di  impegno, di impegno civile,  di  impegno  di
  ribellione al fenomeno mafioso.
   Certo,  tanti  errori sono stati fatti che hanno potuto  favorire,
  che  avesse  presa  quel tentativo, perché una  certa  immagine  di
  antimafia  da  operetta  spesso in questa  Regione  ha  finito  per
  esserci e su questo dobbiamo riflettere tutti e avere coscienza dei
  limiti  e  degli  errori fin qui consumati. Ma non  c'è  certamente
  dubbio  da parte nostra nell'esprimere la solidarietà a una persona
  insultata,  a  una  persona volgarmente gettata nel  fango  e  che,
  obiettivamente, ha vissuto ore di drammatica condizione personale e
  penso  che quella condizione personale del Presidente della Regione
  in  qualche  modo  era  anche  una  drammatica  condizione  che  ha
  rischiato di vivere la Sicilia.
   Io  non  voglio enfatizzare i ruoli di ognuno di noi perché  tutti
  siamo  utili, ma nessuno è indispensabile, però non c'è dubbio  che
  quel  fatto in qualche modo segna uno spartiacque anche di ciò  che
  si gioca attorno agli interessi della Sicilia.
   Ripeto,  non  ho dubbi sul se è vera, ho dubbi sul  perché  questa
  patacca  è  stata  costruita  e mi auguro  che  ci  possano  essere
  istituzioni del nostro Paese che aiutino a farci capire del  perché
  si è potuto determinare un grave attentato alla vita democratica di
  questa  Regione e, quindi, se il Presidente della Regione nel  dire
  le  parole  che  ha detto e ha chiesto di distinguere  il  giudizio
  politico che può essere persino duro, feroce verso l'esperienza fin
  qui  fatta, ma altra cosa è la difesa dell'onore che per  qualunque
  uomo e donna deve essere un valore che prescinde il giudizio che si
  può avere sugli atti compiuti in quanto uomo di Governo.
   E noi vogliamo cogliere anche l'appello che ha fatto il Presidente
  della Regione nel chiedere a questo Parlamento di distinguere i due
  momenti  e  di  approfondire in un apposito momento  successivo  la
  valutazione  su questi due anni e mezzo e sul come  e  se  dobbiamo
  andare avanti. Innanzitutto, questa valutazione dobbiamo farla  con
  il Presidente della Regione e con la sua maggioranza e assieme alla
  maggioranza  e al Presidente della Regione con tutto il  Parlamento
  siciliano.  Ed  è questa la ragione che ci vede, in  qualche  modo,
  impegnati a valutare onestamente le condizioni politiche per capire
  se  ci  sono ancora condizioni sufficienti per poter realizzare  un
  programma di Governo - Crocetta lo chiama  rivoluzionario  - io  lo
  chiamo   riformista , ma un riformismo strutturale,  un  riformismo
  profondo, un riformismo che non cambi tutto per non cambiare nulla.
   Dobbiamo  serenamente affrontare questo tema  consapevoli  che  la
  politica   non   può   agire  pensando   se   stessa   in   maniera
  autoreferenziale.  I nostri atti, i nostri comportamenti,  le  cose
  che  facciamo,  oltre  le cose che diciamo,  sono  giudicate  dalle
  persone,  sono  giudicati dagli elettori. La  politica  vive  della
  democrazia  e  dobbiamo,  quindi,  avere  consapevolezza   se   nel
  prosieguo eventuale di questa esperienza possiamo ancora realizzare
  e  dare  il  senso  delle  cose che realizziamo  ai  cittadini  che
  guardano noi, in un momento complicatissimo, difficilissimo, perché
  la crisi della Sicilia non è la crisi di Crocetta.
   La  crisi della Sicilia è una crisi che viene da lontano,  che  ha
  condizioni  economiche e sociali e drammatiche, che  ha  condizioni
  nelle  quali  deve essere chiaro a tutti, innanzitutto allo  Stato,
  che  la  Sicilia  da sola non potrà farcela, ma non perché  abbiamo
  bisogno  che  qualcuno ci dia con generosità qualcosa  che  non  ci
  spetta,   ma   perché   la   Sicilia,  restituendo   alla   Sicilia
  l'autorevolezza necessaria, ha il diritto di avere  ciò  che  ci  è
  stato scippato, e ci è stato scippato da una visione della politica
  nazionale che, spesso, si è fondata su un pregiudizio crescente nei
  confronti di questa terra.
   Questi sono i temi, queste sono le riflessioni che oggi rimetto al
  Parlamento, li rimettiamo come Partito Democratico, come gruppo del
  Partito Democratico, sapendo che questo è un primo tempo.
   Oggi  chiudiamo una questione, proviamo a rimarginare una  ferita,
  che  so bene non è facilmente rimarginabile. Ma, allo stesso tempo,
  abbiamo il dovere di affrontare rapidamente il secondo tempo,  cioè
  il   tempo   delle  valutazioni  politiche,  il  tempo  anche   del
  riconoscimento degli errori, perché guai a  quella politica che  si
  guarda l'ombelico e non guarda quello che sta attorno a te.  E  noi
  abbiamo il dovere di guardare quello che tanti cittadini guardano e
  pensano di noi e, se siamo capaci, di correggere quelle valutazioni
  invertendo  radicalmente  la  rotta  rispetto  agli  atti  fin  qui
  compiuti.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ricordo - l'ho  già  detto  nelle
  comunicazioni  -  che il Governo ha depositato il  Rendiconto,  per
  cui,  prima  della chiusura della sessione estiva, va approvato  il
  Rendiconto che è propedeutico alla manovra di bilancio.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


   La seduta è rinviata a martedì 28 luglio 2015, alle ore 16.00, con
  il seguente ordine del giorno:

   I    -  Attribuzione del seggio resosi vacante  a  seguito  delle
   dimissioni  dell'onorevole Ferrandelli dalla carica  di  deputato
   regionale.

   II   - Comunicazioni.
  III   -  Discussione dei disegni di legge:

             1)  -  Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
                 metropolitane . (nn.  833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-8
                 848 bis/A) (Seguito)

                Relatore: on. Cracolici

             2)  -  Disciplina in materia di risorse idriche  . (nn. 455-125-102
                 106-158/A)

                Relatore: on. Barbagallo

                   La seduta è tolta alle ore 16.04
        (Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 16.50)

                     DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il  Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa  Maria Cristina Pensovecchio