Presidenza del Presidente Ardizzone
La seduta è aperta alle ore 12.25
BARBAGALLO, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
dello Statuto, in materia di modifica dell'art 36 secondo comma
dello Statuto della regione siciliana. (n. 1027)
Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Lombardo, Di
Mauro e Greco G. in data 20 luglio 2015.
- Istituzione del 17 giugno quale Giornata della commemorazione
dei patrioti siciliani . (n. 1028)
Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Lombardo, Di
Mauro e Greco G. in data 20 luglio 2015.
- Disposizioni per l'utilizzo e la valorizzazione del patrimonio
minerario dismesso. (n. 1029)
Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Cancelleri,
Cappello, Ciaccio, Ciancio, Ferreri, Foti, La Rocca, Mangiacavallo,
Palmeri, Siragusa, Trizzino, Zafarana, Zito e Tancredi in data 20
luglio 2015.
- Sistema educativo integrato per la prima infanzia. (n. 1030)
Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Lentini,
Lantieri, Cascio S., Currenti e Coltraro in data 20 luglio 2015.
- Incentivi per il rinnovamento del patrimonio edilizio senza
consumo di suolo. (n. 1031)
Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Zito,
Cappello, Mangiacavallo, Ferreri, Palmeri, Ciaccio, Ciancio, Foti,
La Rocca, Cancelleri, Siragusa, Trizzino, Tancredi e Zafarana in
data 20 luglio 2015.
- Ambito di applicazione della legge regionale 29 novembre 2005,
n. 15. (n. 1032)
Di iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Vinciullo in
data 20 luglio 2015.
- Norme per lo sviluppo della nautica da diporto in Sicilia. (n.
1033)
Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Lombardo, Di
Mauro e Greco G. in data 20 luglio 2015.
- Norme per l'attuazione della stabilizzazione del personale
precario nelle Aziende Sanitarie della Regione Sicilia. (n. 1034)
Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Picciolo,
Greco M., Lo Giudice, Tamajo e Cimino in data 20 luglio 2015.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Interventi per il sostegno e l'incentivo ai processi di
aggregazione tra gli enti locali modifiche all'art. 6 della legge
regionale 28 gennaio 2014, n. 5. (n. 994)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 21 luglio 2015.
- Schede elettorali separate per rinnovo sindaci e consigli
comunali. (n. 1003)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 21 luglio 2015.
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- Vendita dei prodotti agricoli. (n. 1006)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 21 luglio 2015.
PARERE I e IV.
- Turismo enogastronomico. Costituzione enoteche regionali. (n.
1009)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 21 luglio 2015.
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Istituzione del reddito minimo di sostegno. (n. 1008)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 21 luglio 2015.
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- Abolizione dell'obbligo di vidimazione del registro infortuni.
(n. 1002)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 21 luglio 2015.
- Norme a favore di soggetti incontinenti e stomizzati della
Regione Siciliana. (n. 1010)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 21 luglio 2015.
Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegno
di legge alla competente Commissione
PRESIDENTE. Comunico che il seguente disegno di legge è stato
presentato ed inviato alla Commissione legislativa:
BILANCIO E PROGRAMMAZIONE (II)
- Approvazione del Rendiconto generale della Regione per
l'esercizio finanziario 2014. (n. 1037)
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 23 luglio 2015.
Inviato il 23 luglio 2015.
Comunicazione relativa al disegno di legge n. 1037
PRESIDENTE. Comunico che il disegno di legge n. 1037 Approvazione
del Rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario
2014 sarà esaminato nel corso della presente sessione estiva.
Comunicazione di proroga di termini per espressione di pareri
PRESIDENTE. Comunico che ai sensi dell'articolo 70 bis del
Regolamento interno è stato prorogato di dieci giorni, decorrenti
dalla data del 19 luglio 2015, il termine previsto per
l'espressione dei pareri n. 59/VI Linee di indirizzo regionali per
la rideterminazione delle dotazioni organiche delle Aziende del
Servizio sanitario regionale e n. 60/VI Linee guida per
l'adeguamento degli atti aziendali delle Aziende del Servizio
sanitario regionale e di dieci giorni, decorrenti dalla data del
27 luglio 2015, il termine previsto per l'espressione del parere n.
57/I Designazione direttore generale Azienda sanitaria provinciale
di Catania .
Comunicazione di deliberazione della Giunta regionale
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta la deliberazione della Giunta
regionale n. 169 del 3 luglio 2015 relativa a: Programma di
sviluppo rurale (P.S.R.) Sicilia 2007/2013. Versione definitiva
aggiornata. Approvazione .
La predetta delibera è stata trasmessa ai sensi dell'articolo 50
comma 3 della legge regionale n. 9/2009 alla II Commissione
legislativa e alla Commissione per l'esame delle questioni
concernenti l'attività dell'Unione Europea.
Copia della stessa è disponibile presso l'archivio del Servizio
Commissioni.
Comunicazione di deliberazione da parte della Corte dei conti
PRESIDENTE. Comunico che nell'udienza del 3 luglio 2015 la Corte
dei conti, Sezioni riunite per la Regione siciliana, ha deliberato
in ordine alla parificazione del rendiconto generale della Regione
siciliana relativo all'esercizio finanziario 2014.
Comunico, altresì, che copia della sopraccitata documentazione è
disponibile presso l'archivio del Servizio Commissioni.
Comunicazione di decadenza di atti ispettivi e di indirizzo
politico
PRESIDENTE. Comunico che, a seguito delle dimissioni
dell'onorevole Ferrandelli dalla carica di deputato regionale, di
cui l'Assemblea ha preso atto nella seduta n. 258 del 22 luglio
2015, decadono, per il venir meno del prescritto numero minimo di
firme, i seguenti atti ispettivi e di indirizzo politico:
interrogazioni con richiesta di risposta orale nn. 140, 349, 354,
370, 405, 481, 561, 577, 593, 645, 653, 673, 689, 903, 904, 1120,
1121, 1196, 1268, 1325, 1326, 1425, 1440, 1673, 1814, 1900, 1907,
2046, 2107, 2108, 2109, 2110, 2111, 2112, 2113, 2114, 2115, 2116,
2117, 2118, 2119, 2120 e 2122;
interrogazioni con richiesta di risposta in commissione nn. 727,
1110, 1191, 1356, 1378, 1607, 1663, 1699, 1704, 1776, 1780, 1794,
1888, 1974 e 2094;
interrogazioni con richiesta di risposta scritta nn. 350, 738,
879, 885, 1387, 1717 e 2139;
mozioni: nn. 78, 79, 103, 146 e 355;
Inoltre, decade la firma dello stesso deputato dai seguenti atti
ispettivi e di indirizzo politico:
interrogazioni con richiesta di risposta orale: nn. 280, 1330,
1703, 1766, e 2022;
interrogazioni con richiesta di risposta in commissione: n. 1378;
interpellanze: nn. 21 e 150;
mozioni: nn. 37, 68, 94, 116, 174, 281, 352 e 365.
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, il presidente Crocetta ha comunicato che è nel
Palazzo e sta per arrivare. Pertanto, la seduta è sospesa per
cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12.40, è ripresa alle ore 13.16)
La seduta è ripresa.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Comunicazioni del Presidente della Regione
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Presidente della Regione.
Ricordo all'Assemblea che, così come comunicato in sede di
Conferenza dei Capigruppo e ribadito in Aula da questa stessa
Presidenza nella seduta n. 256 del 21 luglio scorso, sulle
dichiarazioni che il Presidente della Regione renderà si potrà
intervenire per non più di dieci minuti per Gruppo parlamentare,
incluso il Capogruppo.
Di questo ringrazio i Gruppi che hanno il maggior numero di
deputati che, chiaramente, non regge la proporzione con i Gruppi
minori ma che hanno condiviso questo percorso.
Così rimane stabilito.
Do la parola al Presidente della Regione, onorevole Rosario
Crocetta.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
deputati, vi ringrazio per avermi dato oggi la possibilità di
comunicare al Parlamento in merito alle vicende dolorose gravi di
questi giorni, consentendomi così di contribuire a quell'opera di
ricerca della verità che ha sempre caratterizzato la vostra e la
mia attività.
Ho vissuto in questi giorni i momenti più terribili della mia vita
e so che anche molti di voi hanno condiviso tale sofferenza.
In questi giorni è come se avessi rivisto un film diverse volte
proiettato, attraverso il quale l'attacco al Presidente della
Regione diventa l'attacco alle Istituzioni democraticamente elette
dai cittadini, all'intero popolo siciliano.
Ho vissuto per giorni la vicenda di un uomo che cominciava a
sentirsi come un lebbroso in pieno Medioevo, vergognandosi persino
di affacciarsi dal balcone di casa propria con la preoccupazione
di percepire uno sguardo ostile se non un insulto.
Sono stati giorni di dolore e di pianto, persino incontenibile,
nel momento in cui potevo essere visto da un ignaro lettore o
ascoltatore di Milano persino come complice silente di un attentato
a un componente della famiglia Borsellino.
L'orrore di quella montagna di fango mi urlava dentro il cuore, la
testa, paralizzando la mia voce, contribuendo così ad amplificare
gli attacchi unilaterali di alcuni disinformati e di altri che,
opportunisticamente mettevano il dito nella piaga, pensando che per
ragioni politiche si potesse uccidere un uomo, attentare alle
istituzioni democratiche di un paese.
Nell'immaginario collettivo il metodo Crocetta ha cominciato a
superare il metodo Boffo.
Nella calunnia non è importante dire la verità ma fare uscire
notizie false in modo eclatante, perché tanto le rettifiche non
hanno mai lo stesso spazio della deflagranza dell'orrore delle
falsità.
A Milano chi conosce nel dettaglio le vicende siciliane? A Milano
l'articolo dell'Espresso nei miei confronti viene percepito come
l'annuncio di una strage alla vigilia della commemorazione di Via
D'Amelio.
La vita di un uomo ha un senso se la si lega all'onore e alla
propria libertà. Alla libertà ci ho rinunciato da tempo, da quando
ero sindaco di Gela costretto a vivere come un detenuto dentro la
casa con vetri anti kalashnikov larghi quattro dita e da dove la
luce entra attraverso polverose sbarre, ma al mio onore non posso
rinunciare. Sono felice che le procure siciliane abbiano smentito
seccamente quelle false accuse, ripristinando la verità.
Dopo lo sconforto, ho capito che il mio silenzio e le mi eventuali
dimissioni venivano interpretate come segno di ammissione di colpa.
Ho deciso di riprendermi il diritto alla parola per contribuire
alla ricerca della verità e mi sono messo al lavoro, poiché questo
è il ruolo di un uomo delle istituzioni, che non si può fare
abbattere neppure dinanzi alle infamie più terribili e agli
attacchi più violenti e strumentali, mi sono rifiutato di offrire
le carni in pasto a famelici e rapaci carnefici.
Sono certo che tutto questo passerà alla storia come una storia
infame, la vicenda di poteri occulti che minacciano la democrazia e
di una parte della politica che non riesce a difendere gli uomini
delle istituzioni anche laddove essi non siano responsabili dei
fatti per i quali li si accusa.
L'opportunismo mediatico sembra oggi prevalere rispetto alla
cautela istituzionale che contraddistingueva la politica di un
tempo, laddove gli uomini di governo, raramente esprimevano giudizi
se non in presenza di fatti gravi, accertati e conclamati.
I falsi scoop non possono decidere le sorti dei governi e non è
assolutamente in discussione la possibilità da parte della stampa
anche in modo feroce, la politica.
Rivendicare l'autonomia della politica significa dare certezza ai
cittadini che i Governi non vengono decisi da pochi individui, ma
dall'esercizio libero del gioco democratico e tutti quanti noi
abbiamo il dovere politico, giuridico e morale di affermare tale
diritto a volte, persino in presenza di un massacro evidente, di
una manipolazione sapiente della realtà.
In questo paese si deve decidere se la bufala cattiva di un
giornale debba essere la verità o quella che viene da un'attenta
valutazione della magistratura.
A tutti è evidente che quell'intercettazione non c'è.
Non posso dimettermi, non sono interessato né a poltrone né a
carriere politiche future.
Due anni e mezzo di martiri e attacchi sono sufficienti a
togliermene la voglia.
In questi giorni ho ricevuto attacchi e solidarietà
insospettabili, solidarietà di amici ed avversari e attacchi di
fuoco amico e anche di qualche avversario.
Ringrazio coloro che mi hanno manifestato tanta solidarietà,
poiché questo mi fa pensare che non tutto è perduto e che nel
nostro paese ci siano ancora galantuomini, le cui parole non
vengono dettate dal bieco gioco politico ma dall'esigenza di
tutelare le regole e i valori democratici che sono alla base di una
serena convivenza civile, voglio battermi per un paese dove la
democrazia non sia slogan e dove i cittadini siano considerati
responsabili in presenza di fatti e certezze e non di accuse
gratuite.
La deriva populista e demagogica che c'è dietro alcune prese di
distanza e la rapida richiesta di alcuni di andare al voto per me è
irricevibile perché strumentale e interessata.
Lo sciacallaggio non posso che respingerlo, per tutelare non solo
me stesso ma tutti noi.
Voglio citare una bellissima poesia di Bertolt Brecht, molto nota:
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento,
perché rubacchiavano, poi vennero a prendere gli ebrei e stetti
zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere i
comunisti e io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno
vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare. .
La democrazia è a forma di rosa, coi suoi tanti petali tutti
diversi. Ma se si strappa un petalo o persino una spina, la
bellezza di quella rosa non è uguale perché le manca qualcosa,
manca un singolo particolare di una bellezza che è tale perché è
frutto di tanta diversità. Nessuno di noi può pensare di essere un
uomo libero se oggi consentissimo questo gioco machiavellico che
vuole sacrificare un innocente per meri calcoli elettoralistici.
Sarebbe la fine
Andiamo adesso ai fatti. Intanto alla sanità. I manager della
sanità sono stati selezionati da una commissione composta da un
magistrato, da un rappresentante dell'AGENAS e da un professore
della Normale di Pisa che ha selezionato una lista ristrettissima
di poche decine di persone. La legge ci dava un'ampia possibilità
di scelta ed era parere persino del Parlamento di potere nominare
scegliendo dentro la lista di centinaia di persone. Non l'abbiamo
fatto.
Le nomine definitive sono state il frutto di criteri molto rigidi
e di un'istruttoria della segreteria tecnica dell'assessorato alla
salute che aggiungeva ulteriori limitazioni alla nostra possibilità
discrezionale consentita dalla legge. Gli incarichi sanitari sono
incarichi fiduciari e potevamo scegliere chiunque all'interno di
una lista di trecento persone. Non l'abbiamo fatto. E qualche amico
mio escluso c'era pure.
Né io né la Borsellino abbiamo effettuato nomine sulla base di
alcuna sollecitazione. Tant'è che insieme abbiamo convocato tutti i
manager dicendo che probabilmente in tanti si sarebbero potuti
accreditare come ispiratori della loro designazione, ma che
dovevano soltanto ai loro titoli le loro nomine e che nelle nomine
dei direttori amministrativi e sanitari dovevano procedere
immediatamente in assoluta autonomia, escludendo tutti coloro che
avevano persino un avviso di garanzia; e giusto per citare un noto
fatto di cronaca, Sampieri l'avviso di garanzia ce l'aveva, e
quindi non poteva entrare sulla base del deliberato dei nostri
criteri.
In qualche caso abbiamo trovato inopportuna qualche nomina a
direttore di ex manager, perché trovavamo assurdo che uno che
avesse fatto il manager di un'azienda fosse nominato, ed è
accaduto, direttore amministrativo, perché era in contrasto con la
decisione del Governo - mia e di Lucia - di non confermare coloro
che avevano avuto precedenti incarichi. Probabilmente
ingiustizialista, irrazionale, però qua ci si accusa esattamente
del contrario, questo è il tema da parte del gossip diffuso.
Perché ritenevamo che il manager Ficarra non potesse rispondere
assolutamente ad una segnalazione di Sampieri, né che lo stesso
manager si fosse rivolto a quest'ultimo lo certifica ampiamente il
fatto che Ficarra aveva avuto contro Sampieri ben due procedimenti
giudiziari indetti dal Ficarra, vinti entrambi presso il tribunale
di Gela, quindi non penso che i rapporti di uno che fa condannare
un altro siano così buoni, magari facendo risarcire poi il danno.
Testimonianza netta del fatto che i rapporti non fossero così
amicali.
Lo stesso giorno del primo avviso di garanzia Sampieri, su mia
richiesta, si dimise da Commissario di Villa Sofia e non fu mai
proposto nella nomina dei possibili manager, nonostante nella
graduatoria della Commissione fosse valutato il primo, cioè quello
che aveva la più alta valutazione, per un avviso di garanzia. E
così è stato per lui come per tutti gli altri. Ritengo, anzi, il
fatto che fosse in amicizia con me una ragione in più per
escluderlo.
Riguardo a Tutino lo frequentavo esclusivamente quasi ogni 15
giorni nel suo studio medico, dove venivo accompagnato dalla mia
scorta e la scorta rimaneva nello studio. Tutto è chiaro,
conversazioni e quant'altro.
Nello studio con me salivano sempre, appunto, gli uomini della
scorta. A casa mia esiste un sistema di video vigilanza collegata
con la Questura sia a Tusa che a Gela, Messina e Caltanissetta. Ci
sono sempre i militari o i carabinieri o la polizia che registrano
tutti coloro che vengono a casa mia, quindi, fantasie sulla mia
vita privata giorno e notte non se ne possono fare.
In vacanza ci vado con la scorta e non vengo lasciato solo mai in
queste circostanze. Nessuna vita può essere più chiara della mia e
nessuna vita può essere infangata, salvo poi a pagare con i
risarcimenti, con gossip o altro, perché tutto, ogni secondo della
mia vita, è documentato, con prove, di rapporti di polizia e con
videoregistrazioni.
La mia vita privata è controllabile, dunque, secondo per secondo,
giorno e notte e questo, sinceramente, non lo auguro a nessuno.
Scopro da indignati giornali e persino da parte di alcuni
politici, che il Cerchio magico della sanità sarebbe costituito
in Sicilia dal mio medico personale e da un suo amico. Vedo che la
percezione dell'indignazione, grazie a questo Governo, si è
abbastanza elevata perché ai tempi di Cuffaro il Cerchio magico
della sanità era costituito dalla Mafia, che dettava persino le
tariffe delle convenzioni delle case di cura, da gruppi di affari
siciliani e nazionali.
Io non voglio mettere crocifissioni a nessuno, però, la vicenda
della clinica di Bagheria non mi pare che sia stata una vicenda
riconducibile ad un medico personale, perché anche Tutino era stato
medico personale di Cuffaro, mi pare che per ben altro è stato
accusato Cuffaro. Mica è stato accusato dell'amicizia
(Proteste in Aula)
FALCONE. C'è l'assessore di Cuffaro
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avrete la possibilità di
intervenire con calma, non c'è bisogno di innervosirsi
CROCETTA, presidente della Regione. Io non sto accusando Cuffaro
di niente, se volete tergiversare, fatelo. Io non sto accusando
Cuffaro, ho detto che ai tempi di Cuffaro questa era la
rappresentazione mediatica. Chiaro?
Quindi, non ho detto che io condivido quelle accuse, per essere
chiari, e io non mi accanisco nei confronti di una persona che sta
pagando civilmente le proprie responsabilità. Non sono abituato,
sono fra coloro che persino si astennero, contrariamente a molti di
voi che lo hanno difeso, in atti che sono stati fatti in questo
Parlamento contro Cuffaro.
Io non mi dimetto, è inaccettabile che io mi possa dimettere sulla
base di motivazioni inesistenti.
Non credo che questo sia il momento di discutere sulla politica
del Governo che rientra nel normale gioco democratico, poiché agli
occhi di coloro che ci osservano potrebbe sembrare un atto di
killeraggio politico sulla base di una campagna denigratoria basata
sul nulla.
Voglio ricordare qui che, in fatto di questione morale, il nostro
Governo non ha fatto sceneggiate ma atti concreti.
Voglio ricordare: le denunce sul sistema Giacchetto , le decine
di milioni di euro utilizzate impropriamente dal sistema Ciapi ,
le denunce e gli scandali sulla formazione, la revoca dell'appalto
di 155 milioni di euro di un'assicurazione sanitaria che doveva
costare 30 milioni di euro, i tagli per centinaia di milioni di
euro degli sprechi sui farmaci frutto di prescrizioni molto
anomale: Palermo, Messina, Catania erano le capitali mondiali delle
prescrizioni dei farmaci contro l'osteoporosi, come se in Sicilia
non ci fosse il sole, oppure le nostre condizioni alimentari
fossero biafrane, frutto di politiche, sicuramente, che non ci
riguardano; i tagli di centinaia di migliaia di euro in tutti i
settori dei dipartimenti della Regione sul costo di beni e servizi,
documentabili basta andare a guardare il bilancio, la lotta agli
sprechi, io ho qui le carte in ogni caso; la denuncia, qualche
volta il licenziamento, in atri casi di funzionari e dirigenti
responsabili di fatti gravi, la rotazione massiccia di funzionari e
dirigenti per impedire la cristallizzazione di posizioni.
La proposta, invece, che poi questo Parlamento ha approvato di
norme di incompatibilità per deputati, assessori e dirigenti, la
cui severità non ha riscontro in nessuna parte del Paese, la
fissazione del tetto massimo del compenso a 160 mila euro dei
dirigenti regionali è la più bassa d'Italia, la riduzione, un mese
dopo la mia elezione, del 20 per cento del salario accessorio di
tutti i dirigenti, la revoca, dopo tre mesi dalla mia elezione, di
38 appalti sospetti di infiltrazioni mafiose, la denuncia degli
appalti irregolari e sospetti di infiltrazioni al CAS, l'avvio del
procedimento dentro quell'ente - e siamo quasi alla conclusione -
di revoca di una società che gestisce tutta la progettazione
tecnica delle autostrade siciliane in proroga da 30 anni, senza
mai concludere quella progettazione, l'accertamento da parte di
Riscossione Sicilia di 800, per carità, c'è anche qualcosa che non
c'entra nulla, come si è più volte precisato, però, in linea di
massima quel 90% regge, che gli 800 soggetti debitori per un
miliardo di euro nei confronti della Regione siciliana che stiamo
recuperando, per essere chiari; il taglio netto delle spese di
rappresentanza del Presidente e l'assoluto inutilizzo di tutte le
somme per le spese riservate sia pure laddove io ho ampia
discrezionalità secondo la legge.
Il taglio netto dell'Ufficio stampa dove 21 giornalisti erano
stati tutti inquadrati come capo redattore, che qualche odio e
qualche rancore credo che possa avermelo creato.
Il taglio delle spese della comunicazione, che prima erano di 80
milioni in tre anni, attraverso l'utilizzo dei Fondi europei e che,
invece, sono stati, nei miei tre anni, di 3 milioni di euro che
persino nuoce al necessario sostegno che dovremmo dare all'editoria
siciliana.
Il taglio netto di consulenti che non possono essere più di uno
per ogni struttura con un compenso massimo di 2 mila euro al mese,
laddove prima avevamo compensi di 10-15-20 mila euro e molti
consulenti.
La denuncia dei terreni della riforma agraria rubati al popolo
siciliano da parte, anche, di alcune famiglie mafiose. Siccome sono
denunce fatte alla Magistratura, si dice che siccome questa sarebbe
un'antimafia finta, vediamo tutti quelli che fanno l'antimafia vera
se, oltre ad avere fatto il nome di Andreotti che non ammazza
nessuno, abbiano fatto magari il cognome di un dirigente del
Comune. La denuncia della mafia del pascolo che ha portato a
diverse minacce nei miei confronti e ha determinato la scorta per
il presidente Antoci del Parco dei Nebrodi e per il sindaco Fabio
Venezia di Troina.
Fatti. Il contributo di solidarietà che abbiamo chiesto l'anno
scorso con la finanziaria del 2014 ai pensionati siciliani e,
persino, con sofferenza l'allineamento che abbiamo fatto delle
pensioni dei regionali a quelle dello Stato laddove noi tutti
quanti dobbiamo essere impegnati a dare ai regionali il recupero di
quei contratti che i dipendenti dello Stato hanno avuto e che,
invece, i nostri lavoratori non hanno perché uguali sì, ma
discriminati no
Il taglio di 3 milioni di sprechi che sono stati fatti:
duemiliardi e sette nelle prime due finanziarie e 350 milioni in
quest'ultima della Regione cercando di non attaccare lo stato
sociale, tagliare gli sprechi.
Il licenziamento di ex PIP con 416 bis, la maggior parte dei quali
scoprivamo, man mano con notizia di stampa, collocati nella maggior
parte in quasi tutte le cosche di Palermo.
Il licenziamento di ulteriori 500 ex PIP in assenza di requisiti
previsti dalla legge per accedere al lavoro presso le pubbliche
amministrazioni e questo lo abbiamo fatto anche alla SEUS dove ce
ne sono stati una cinquantina di persone che non aveva i requisiti.
Lo abbiamo cominciato a fare fra i forestali, l'abbiamo cominciato
a fare in tutti i settori dell'Amministrazione creandoci, se
permettete, qualche inimicizia non del livello, ovviamente, di
quello che viene dall'Espresso ma, sicuramente, che ha messo in
discussione, a volte, la sicurezza dei dirigenti, assessori e tanti
altri, oltre le perdite di consensi. Ma io non ho lavorato per il
consenso in questi anni, ho percepito questo mio lavoro come una
missione per mettere in regola i conti a questa Regione e
consegnare ai futuri presidenti della Regione una Regione priva di
problemi, altrimenti avrei fatto altre scelte di consenso.
Le numerose ispezioni in tutti i settori della vita amministrativa
della Regione e le conseguenti denuncie, fra le quali cito per
economia di tempo e per non compromettere atti che sono
attentamente valutati, di una presunta truffa ai danni dell'IRFIS
per circa 600 milioni di euro, quella relativa alla svendita del
patrimonio immobiliare per 500 milioni di euro ed altro ancora che
io stimo intorno ai due miliardi di euro che risolverebbero tutti i
nostri problemi finanziari.
Quante altre cose non vanno? È chiaro che chiunque domani può
trovare una irregolarità, oppure dire questo non è stato fatto .
Però, sinceramente, dire che questo Governo non ha fatto la lotta
alla mafia, mi si citi quale Regione in Italia, quale Governo
nazionale, quale Comune in Italia ha fatto queste cose. Me lo si
citi Quante cose ancora non vanno Credo tante.
Vorrei dire, come affermava Pier Paolo Pasolini, che di tante cose
io so ma non ho le prove, ma so.
Io perdono sempre, anche quando mi si fa del male gratuito. Potrei
citare anche fatti amministrativi, come i successi raggiunti nella
Programmazione europea che nei cinque anni precedenti aveva
certificato il 12,5 per cento e noi, adesso, siamo, in due anni e
mezzo, all'85 per cento dell'erogato. Basterebbe solo questo a
giustificare l'azione di questo Governo, laddove la Sicilia, con
sistematicità, faceva ritornare i fondi europei a Bruxelles,
dandoli alla Germania invece che all'utilizzo dei popoli in
difficoltà.
Ma io non voglio parlare di politica stamane, in questa seduta. La
politica divide e, sicuramente, voi avrete valutazioni differenti
da quelle mie sull'attività di Governo e non può che essere
altrimenti, perché fa parte della democrazia che io rispetto.
Lo potremo fare in un'altra seduta all'uopo dedicata, dove
discuteremo di ciò che si è fatto, di ciò che non si è fatto, di
ciò che faremo, di ciò che potremo fare, ma non, sicuramente, dei
fatti collegando le vicende politiche ai fatti di oggi, di questi
giorni, perché tutto hanno sollevato eccetto vicende politiche che
mi riguardano, semmai hanno sollevato la strumentalità di una parte
politica che ha voluto utilizzare questi argomenti per il
killeraggio politico.
Potremmo parlare anche dei risultati di un Parlamento che ha
adottato importanti leggi e si appresta ad approvarne altre ancora
più importanti e urgenti per la Sicilia, che è stato capace di
autoridursi i compensi, mentre una campagna nazionale leghista
continua a rappresentare questo Parlamento e la Sicilia come il
regno di ogni spreco.
Siamo stati la Regione italiana che, in questi tre anni, ha
tagliato di più. Solo che a Roma o a Milano non lo dicono, solo che
il risultato positivo di tali tagli - dice la Corte dei Conti - è
stato vanificato da tagli incostituzionali che diversi governi
nazionali, in questi anni, hanno continuato a imporre alla Sicilia.
L'azione denigratoria di questi giorni avviene in un momento in
cui siamo impegnati, con il Governo nazionale, a risolvere i
problemi finanziari della Regione, in una situazione che, per
effetto del taglio ai trasferimenti degli ultimi anni, e anche di
sprechi del passato, e la mancata attuazione dello Statuto in
materia di entrate, di risorse finanziarie legate alle funzioni
onerose che ha la Regione siciliana dicevo impegnati in una
situazione che se non stessimo affrontando, avrebbe potuto produrre
certamente un default greco che avrebbe potuto trascinare
l'intero Paese.
Non mi dimetto, poiché io non sono un irresponsabile e non voglio
lasciare decine di migliaia di lavoratori senza lavoro e senza
salario.
Nessuno si illuda che l'eventuale fallimento della Sicilia non
tiri dentro il bilancio dello Stato.
Non posso dimettermi perché sono garante dello Statuto. Per citare
il nisseno Alessi, padre, assieme al gelese Aldisio, dell'autonomia
siciliana, quell'Alessi che l'8 febbraio - che è persino il giorno
del mio compleanno - del 1997 afferma: Adesso il nostro Statuto
viene indicato non come il verme roditore dell'Italia; ora viene
indicato come testo di un certo sapore federalistico - erano i
tempi in cui il modello Sicilia, in nome delle politiche
federalistiche che avevano scelto i governi, diventava la base per
il federalismo del Paese; ma la politica è mutevole e alcuni,
forse, si illudono di potere fuggire al ruolo democratico - di un
certo sapore federalistico, che si offre per rimediare con alto
potenziamento unitario, alle singole regioni. Io ne gioisco, poiché
lo Statuto vilipeso e oltraggiato risorge con una insospettabile
operatività. Oggi tutti chiedono quello che prima dicevano -
bestemmiando - nefando .
In questi mesi siamo in una fase diversa: come cambia la storia e
come cambiano i giudizi.
Da quel citato Alessi, qualcuno da Roma o da Milano, e persino in
Sicilia, continua a dire che lo Statuto è verme roditore ,
rievocando i pregiudizi di sempre nei confronti di una Sicilia
massacrata per secoli, subordinati ai gruppi imprenditoriali del
nord, che vogliono, ancora una volta, riprendere gli affari di
sempre. Quella Sicilia che avrebbe bisogno di circa quaranta
miliardi di euro per completare quella rete infrastrutturale,
autostradale, stradale e ferroviaria che le Regioni del nord hanno
avuto da diversi decenni, e qualcuno persino da oltre un secolo.
Io non ci sto
Come ho scritto in un mio recente libro, non ci sto al massacro
della Sicilia e del popolo siciliano. Non ci sto alla campagna
denigratoria architettata contro di me. Non ci sto a chinare la
testa di fronte ai potenti di sempre.
Sono un uomo libero Lo sono sempre stato. Forse pago qualche mia
ingenuità e vi chiedo persino perdono per questo.
Ma non accetto che coloro che si sono battuti e, per essere
chiari, non mi riferisco ai deputati, mi riferisco ad alcuni
gruppi, anche editoriali; per eliminare allusioni, eccetera, così
evitiamo.
Coloro che si sono battuti e, magari, potevano o possano ancora
essere interessati a quattro termovalorizzatori da realizzare in
Sicilia, possano continuare ad essere tra i principali protagonisti
dell'affossamento dei governi siciliani e delle istituzioni
siciliane
Il mio non è un sicilianismo di maniera, ma quello vero di un uomo
libero della Sicilia, figlio di un operaio precario e di una madre
sarta, che hanno lavorato con dignità per tutta la loro vita per
fare studiare quattro figli, quando non se lo potevano
economicamente permettere.
Non sono figlio di potenti famiglie che hanno governato questa
Sicilia e questo mi rende ostile al solo, vero, Cerchio magico
che continua ad esistere in Sicilia quello degli affari, che a
volte collude con le massonerie deviate, che a volte collude con
gli affari mafiosi di una Cosa nostra che non è più stragista, ma
intarsiata negli affari, anche della Regione da anni, e che sa,
sapientemente, orchestrare i giochi che contano, utilizzando - in
molti casi senza consapevolezza degli utilizzati - tutti gli
strumenti.
In una testimonianza, resa nell'aprile del 2014 presso il
Tribunale di Firenze, da parte di un collaboratore di giustizia,
quel collaboratore dichiara: Esiste un progetto per eliminare
Crocetta, che è un condannato a morte. Quella sentenza di morte non
può essere revocata perché emanata fin dal 2005, quando Crocetta
licenziò la moglie del boss Emmanuello . Non conosco molti casi del
genere, sinceramente, in Italia.
Non può essere revocata, perché chi l'ha emessa è morto nel
dicembre del 2008, quando il boss morì in un conflitto a fuoco con
la Polizia e quando i familiari dei boss fecero scrivere sulle
prime pagine di tutti i giornali italiani che il mandante della
morte di Daniele Emmanuello era il sindaco Crocetta, riconfermando
quella condanna .
Lo stesso collaboratore dice che: Nei confronti di Crocetta
bisognava attuare una campagna denigratoria e, quando non avrebbe
avuto più incarichi istituzionali e sarebbe stato senza scorta, lo
si doveva uccidere nel corso di un finto incidente in modo tale che
non morisse da eroe antimafia .
Tutto riportato nei testi di pubbliche dichiarazioni, in un
Tribunale.
Io non mi sento né eroe né, tanto meno, eroe dell'antimafia, per
sgomberare ogni logica Né, tanto meno, vittima dell'antimafia.
Anzi, ritengo di essere uno di quelli che la mafia lo dovrebbe
denunciare per mobbing, per tutto quello che ho combinato. Fino ad
ora, mi pare che hanno subìto più loro che io. Certo, stavolta, un
po'grossa l'hanno fatta.
Mi sento solo un uomo fedele alle istituzioni, e sono un uomo
fedele alle istituzioni, che fa il proprio dovere, talvolta facendo
anche degli errori, in buona fede, come può accadere a tutti gli
esseri umani, errori che sono disponibile ad ammettere e per i
quali vi chiedo scusa, che hanno utilizzato qualche mia ingenuità.
Io non credo, sinceramente, che possano esistere uomini di destra
o di sinistra, che possano rendersi complici di tanta infamia e di
tanto massacro.
Mi rifiuto di pensare che le logiche machiavelliche possano
prevalere rispetto al dovere di tutti quanti che abbiamo di
tutelare la democrazia del nostro Paese, non solo in Sicilia, a
questo punto.
Il novello principe dice Gramsci, cioè la politica, è
l'architetto di una nuova società, l'architetto non l'esecutore di
giudizi interessati o di campagne diffamatorie di alcuni media,
l'architetto, cioè colui che progetta una società.
Io credo che in questa circostanza occorra valutare anche la
possibilità di un'azione risarcitoria, per miliardi di euro, da
parte della Regione Siciliana per i danni che sono stati creati per
l'annuncio di una vicenda inesistente, perché questo crea ostilità,
diffidenza negli operatori, nell'imprenditoria, crea una possibile
dinamica di abbassamento del rating e, quindi, crea danni
incalcolabili e, pertanto, credo che occorra persino farlo per fare
smettere, ai tanti nemici della Sicilia, di infangare continuamente
questa nostra Terra.
Non credo che questo sia il momento di fuggire o persino di
resistere, credo invece sia quello della ribellione contro coloro
che continuano a coltivare un'idea terribile della Sicilia, e noi
abbiamo tutti quanti la responsabilità di difendere questa Sicilia.
Abbiamo riforme urgenti da definire e cose che se non adottate
potrebbero persino causare il disastro.
Un uomo pubblico non sfugge ai propri doveri e credo che questa
idea sia al centro della scelta che voi deputati avete fatto
candidandovi.
Abbiamo tutti quanti delle responsabilità di fronte al popolo
siciliano, non possiamo accettare l'azione denigratoria di coloro
che dicono che siamo legati al nostro posto per difendere
un'indennità; tutto ciò è offensivo e volgare per il Parlamento e
per le istituzioni, non aderirò mai ai cori populisti che fanno le
loro fortune utilizzando l'azione denigratrice.
Invito a condividere l'idea di completare l'avvio, credo che sarà
entro un mese, della programmazione europea e di alcune riforme
indispensabili salva Sicilia e, poi, voi e solo voi senza diktat
romani o di potere paralleli, potrete decidere la fine di questa
legislatura.
E' al Parlamento sovrano che spetta questa decisione che non può
essere presa di fronte, però, ad un castello di menzogne, che va
presa come scelta politica sulla base di una valutazione, se è
opportuno o meno continuare o se è necessario procedere alle
elezioni democratiche.
Io non ho niente da conservare, ho soltanto da perdere le catene,
lo dico veramente, perché non ho aziende, non ho interessi, non
possiedo proprietà e non ho niente da difendere se non
riconquistare una libertà, però, non posso stare al fatto di
accettare questo gioco infame e non credo che possa esserci un
Parlamento che possa starci.
Per chi suona la campana, dice un famoso titolo di un romanzo? E'
suonata per me. Mi dispiace, onorevole Cordaro, che abbiate pensato
che ciò che dicevano i media fossero le mie parole, assolutamente
no.
Per chi suona la campana? Oggi, l'hanno fatta suonare per me.
Mephisto ha scritto: E' la storia di un delitto imperfetto , e se
domani ne fanno un altro perfetto? Con finti dossier, con voci
simulate e li fanno sentire e, poi, tecnicamente si accerta. Quante
cose si possono fare per distruggere un uomo, un'Istituzione
Ma qui, guardate, non è un attacco alla mia persona.
CASCIO Francesco. Noi siamo esperti di queste cose. Ce ne
intendiamo
CROCETTA, presidente della Regione. C'era quella famosa frase di
Don Abbondio Omnia munda mundis , però io direi
IOPPOLO. Lo disse Fra Cristoforo.
CROCETTA, presidente della Regione. Sì, Fra Cristoforo, perché Don
Abbondio non l'avrebbe mai potuta dire, non avrebbe avuto mai
questo coraggio, però, ne voglio dire un'altra che mi viene in
questo momento Omnia immunda immundis .
Quindi, vi invito a completare l'idea, a completare le cose più
urgenti che abbiamo ed a fare, politicamente, le valutazioni che
vorrete.
Un uomo delle istituzioni ha il dovere di combattere fino in
fondo, in difesa dell'onore delle medesime.
Il Parlamento può decidere in qualsiasi momento di staccare la
spina ma se lo facesse, in questo momento, potrebbe rendersi
complice di un'azione eversiva di sciacallaggio, che non la storia
ma la realtà e l'attualità hanno già smentito. Un'azione che si è
dimostrata basata sul nulla, motivata da ragioni oscure che, prima
o poi, dovranno venire fuori.
Mi perdonerete la licenza, vorrei concludere con una poesia di
Lou Salomé
MUSUMECI. Eravamo parenti
CROCETTA, presidente della Regione. Dovrebbe esserti persino cara,
anche perché venne musicata da Friedrich Nietzsche, quindi, come
vedi le mie ispirazioni culturali sono molto ampie, non sono così
monocorde.
La poesia si intitola: Preghiera alla vita . Ve la leggo:
Certo così un amico ama l'amico, come io amo te, vita misteriosa,
sia che in te io abbia esultato, pianto, sia che tu mi abbia dato
felicità o dolore. Io t'amo con tutte le tue afflizioni e se tu mi
devi sopraffare, mi separerò del tuo braccio come ci si strappa dal
petto di un amico. Con tutte le mie forze ti stringo a me. Lascia
che le tue fiamme mi assalgano, lascia che nelle vampe della lotta
io possa sondare il baratro del tuo mistero. Essere, pensare per
millenni Prendimi fra le tue braccia, non hai più altra felicità
da darmi, bene hai ancora la tua pena .
Qualsiasi infamia, qualsiasi attacco, ho sempre recitato questa
poesia e l'ho mandata sempre, in copia, ai miei amici nei momenti
più difficili della loro vita, ed è questo senso di affidarsi in
qualche modo all'infinito, a quell'infinito che non macchia una
coscienza, quando non esiste alcun inchiostro che la possa
macchiare.
Vi chiedo una cosa, cortesemente: sono venuto qui con uno spirito
che illustra una vicenda, racconta fatti ed anche sensazioni
personali.
E' chiaro che il Parlamento è sovrano, farà un dibattito, ognuno
dirà come la pensa, ma io preferisco, oggi, non replicare a quel
dibattito perché non lo considero una questione politica.
Quando vorrete fare un dibattito politico, sulle questioni di
Governo riguardanti la Sicilia, allora sarò pronto a relazionarmi,
portare dati, accettare filippiche e replicare anche duramente, ma
non in questo momento, perché credo che lo scenario di questa
vicenda abbia tutt'altre basi e tutt'altre ragioni.
(Applausi)
PRESIDENTE. Iniziamo il dibattito, sulle comunicazioni del
Presidente della Regione. Ricordo che il tempo per ogni Gruppo
compreso l'intervento del Capogruppo è di dieci minuti e che il
tempo è segnalato elettronicamente dal momento che si arriva alla
chiusura del termine stabilito.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
Regione, Assessori, devo dire che, alla fine, ho, in qualche
passaggio, anche condiviso il suo intervento, perché lei ha
rassegnato una sofferenza umana che, non può non colpire chi, come
me, suo avversario politico fiero, non mette mai da parte la
sensibilità dell'uomo ma l'apprezza quando la valuta sincera e sono
sincero e mi rammarico del fatto di avere solo dieci minuti, forse
quindici sarebbero bastati.
Sarò altrettanto sincero con lei, presidente Crocetta, facendo
questa premessa e dicendo a lei ed a coloro che, nel mio intervento
citerò, che non c'è nulla di personale in quello che dirò, perché
per me, al netto del suo appello finale ed al netto del fatto che
lei non replicherà - e anche questo per me è motivo di
apprezzamento perché rassegna la vera sofferenza della sua premessa
-, io dovrò fare un intervento politico e lo farò, tuttavia.
Quindi, nulla di personale, solo politica.
Lei ha parlato, presidente della Regione, di galantuomini. Io ho
colto anche lì una diversa sfumatura ed un diverso tono da quando
lei, con una qualche spocchia, venne qui, in qualche maniera, ad
insultarci il giorno della seconda mozione di sfiducia dicendoci
che non sapeva chi di noi avrebbe fatto un lavoro e, quindi, che
lei voleva evitare che tornassimo a casa perché magari molti di noi
sarebbero rimasti disoccupati.
Oggi, ho apprezzato un tono, lei ha parlato di galantuomini e non
l'ha fatto né con spocchia né con senso di provocazione. Quindi, da
lì mi muoverò partendo, però, con una valutazione che non può che
essere legata a dei fatti che sono oggettivi. Il suo è un
fallimento politico, presidente Crocetta, e lo è per come si è
evoluto lo scenario, lo è per il fatto che lei, in neanche metà
legislatura, ha già superato il record della precedente con 38
assessori cambiati, lo è per il numero assolutamente indecente di
modifiche negli assessorati con direttori, dirigenti e
capiservizio, lo è per i fallimenti che hanno riguardato tutti i
campi nei quali avremmo dovuto mettere mano o meglio abbiamo messo
mano portando mai a conclusione alcun percorso. Mi riferisco alle
province, mi riferisco alla formazione, mi riferisco all'acqua, mi
riferisco ai rifiuti, mi riferisco alle trivelle, mi riferisco al
MUOS; mi fermo, mi fermo perché devo andare veloce e passo alla
sanità.
Onorevole presidente della Regione, con buona pace della sua
difesa, devo dire mi sarei atteso oggi una presa di distanze da
certi comportamenti e da certe dichiarazioni. Lei non lo ha fatto.
Potrei dire come altri hanno fatto che le parole di Lucia
Borsellino dicono tutto ed io, però, onorevole presidente della
Regione, per restare ai fatti mi fermo a leggere un'intercettazione
che riguarda la dottoressa Daniela Faraoni. E' un'intercettazione
fra Crocetta e Tutino dove lei, secondo quello che scrive
l'intercettazione dice a Tutino: tu devi fare una cosa molto
semplice, fare congelare il provvedimento, aspettare la nomina di
cosa ed a questa la sballiamo in altro posto, va bene? Non creiamo
fibrillazioni in piena finanziaria, in piena nomina dei manager
perché poi creiamo problemi a Giacomo, ti prego Matteo, l'abbiamo
sopportata un bel po', sopportiamola altri quindici giorni .
Vede, onorevole presidente della Regione, questa in un'ottica,
diciamo, di una metodica vetero democristiana potrebbe essere
accettata. Da lei viene più complicato metabolizzarla, non soltanto
perché, probabilmente, bisognerebbe partire da prima ed accertare
come mai fu rimosso il precedente direttore generale, professore Di
Rosa, per quali ragioni c'è una sottocommissione alla sanità, se ne
occuperà, ma bisognerebbe anche capire perché, dopo qualche
settimana la Faraoni fu realmente rimossa e fu mandata a
Caltanissetta.
E, allora, rispetto a queste cose, mi limito a parlare di verità,
perché vede, presidente Crocetta, siamo sicuri che
quell'intercettazione non ci sia? Io lo spero con tutto il cuore. E
quando lei dice di non ricordare e di non sapere e, comunque, di
negare di negare l'esistenza credo alla sua buona fede, però mi
scontro anche qui con dei fatti: quando le maggiori cariche dello
Stato, in tempi diversi, si rivolgono come si sono rivolti a Lucia
Borsellino in quella mattinata, ho il dovere di pormi un dubbio.
Allora, siccome le mie remote reminiscenze di avvocato mi fanno
ricordare che esiste un registro che si chiama delle notizie non di
reato dove vanno tutta una serie di dichiarazioni che non hanno
alcuna implicazione di carattere giuridico processuale, spero che
quella intercettazione non ci sia e, però, come lei ha detto
poc'anzi, riferendosi a Pasolini, lei sa ma non ha le prove, io
sono convinto che lei sia in buona fede e spero che sia così come
dice lei.
Certo, Presidente, non mi spingo a parlare di lei perché ho
rispetto della persona, come fanno alcuni suoi colleghi e come
fanno alcuni suoi colleghi della sua parte, perché oggi leggo una
dichiarazione di Orlando che dice che lei è peggio di Lombardo e di
Cuffaro perché ha strumentalizzato l'antimafia.
Ecco Presidente, a proposito di Cuffaro, credo che la sensibilità
umana, il garbo istituzionale e l'intelligenza politica, dovrebbero
impedirle, da oggi in poi, ed è un consiglio che le do, di parlare
di Cuffaro. Non solo perché lei ha accanto l'assessore alla sanità
di Cuffaro, non solo perché lei ha avuto accanto il compianto Lino
Leanza, vicepresidente del governo Cuffaro, ma anche perché questa
Regione ha i migliori direttori generali, uomini e donne, che sono
stati creati nell'era Cuffaro. Per non dimenticare l'ex suo
vicepresidente, la dottoressa Valenti, ottimo direttore creato
durante il tempo di Cuffaro.
Allora, Presidente, aiutiamoci, quanto meno troviamoci, perché
diventa pesante il riferimento ad un uomo che, come lei ha detto,
sta pagando, rispetto al fatto che lei, poi, alla fine, qui sta
godendo di un passato, di un passato il tempo giudicherà, non la
cronaca ma la storia.
Presidente, lei oggi è commissariato. Siamo partiti dal Governo
tecnico, lei oggi ha al Governo l'ex segretario regionale dell'UDC
ed ha al Governo l'ex capogruppo del PD, persone assolutamente di
livello che, per quanto mi riguarda sotto il profilo politico, io
so di farle un torto, ma nobilitano il suo Governo.
Però, le voglio dire che la sua filosofia è stata cestinata, ed è
stato soprattutto relegato ad un'immagine secondaria che vuole,
impone al PD, al primo partito d'Italia, un atto forte di
responsabilità soprattutto dopo le parole con le quali lei ha
concluso.
Un detto indiano dice: Quando il sole è al tramonto, anche i nani
fanno ombra lunga . Liberiamoci dei nani anche se fanno ombra
lunga; il PD deve assumersi la responsabilità, il presidente
Crocetta vi ha detto che si rimette nelle mani del Parlamento.
Io mi sarei aspettato un cronoprogramma ed una data di dimissioni
per fissare già oggi le dimissioni e, quindi, per fissare le
elezioni. Lei, in qualche modo, lo ha fatto ma ha lanciato la palla
a noi.
Io sono convinto che il Parlamento ha il dovere morale e politico
di ridare la parola agli elettori, senza atti teatrali, senza
enfasi, ma con la sobrietà che impone un momento storico così
drammatico.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, Presidente della Regione, Governo,
onorevoli colleghi, ho ascoltato, ho tentato di fare qualche
riflessione ascoltando, cercando di apprezzare, di analizzare il
discorso del Presidente della Regione. Un'enunciazione di presunti
tagli, di risparmi, delle riflessioni anche sul percorso che questi
due anni e mezzo hanno contraddistinto la sua attività di Governo.
Qualche minaccia esplicita o velata.
È chiaro che quello che è successo in questi giorni ed in queste
settimane ha messo a dura prova l'intera immagine, non soltanto
sua, Presidente, ma di quella di un'intera Sicilia che, dopo due
Presidenti, che erano stati, ahimè, coinvolti per fatti non
edificanti è caduto, è crollato quello che era stato un esempio
dell'antimafia, un esempio di una politica rivoluzionaria, un
esempio che i siciliani votarono a prescindere anche dalle proprie
appartenenze e sensibilità sessuali; immagini questo.
E tutto ciò accade non perché ci sia un'opposizione che prende
delle presunte o vere intercettazioni, non sta a noi deciderlo, e
ne fa, chiaramente, grido allo scandalo, ma perché vi sono le più
alte cariche dello Stato, di questo Stato italiano, le più alte
cariche del partito di maggioranza di quest'Italia che dicono e la
classificano come una persona indegna.
Non siamo stati noi, presidente Crocetta, a dire determinate cose
o meglio: se l'opposizione grida allo scandalo è chiaro che fa il
suo dovere, è chiaro che abbiamo il dovere del controllo
dell'impulso e anche della proposta, ma invece è altrettanto non
corretto quando ciò accade agli altri.
Allora, cosa è successo, presidente Crocetta?
Noi non vogliamo entrare nel merito di determinati profili
giudiziari che devono essere assegnati all'autorità giudiziaria,
noi entriamo nel merito di alcune dichiarazioni che un suo
assessore, che con lei ha vinto le elezioni perché era candidato
sì, il Presidente Crocetta o il candidato Crocetta, ma con lei era
candidata la dottoressa Borsellino che diventava l'esempio
dell'antimafia per antonomasia in Sicilia, in Italia e nel mondo, a
dover fare e ad aver fatto determinate dichiarazioni.
E' chiaro, lei oggi ha cercato di snocciolare, di formulare una
difesa nei confronti di questo Parlamento, nei confronti
dell'opinione pubblica, dell'intera Italia, forse
Però, Presidente, le dobbiamo anche rappresentare che rispetto, ad
esempio, alla corretta selezione dei manager, in data 22 settembre
2014 era il presidente Digiacomo, della Commissione sanità ,che
disse: ci sono state pressioni indebite per la nomina dei manager
sanitari .
Dopo un mese è stato, non un Parlamento o una parte
dell'opposizione a metterla sotto torchio, ma è stato il sostituto
Procuratore della Procura di Catania, il dottor Angelo Busacca, a
iscriverla nel registro degli indagati.
Allora, Presidente, comprendiamo fino in fondo il suo travaglio di
uomo, di persona, di rappresentante delle istituzioni e siamo
dispiaciuti, sicuramente, per quello che è successo non solo a lei
ma anche alla Sicilia e, quando lei chiede un risarcimento,
riteniamo sia giusto, è nella sua facoltà perché lei ha ricevuto un
danno, non voglio parlare del danno psicologico che alcuni deputati
del Partito democratico e dell'UDC hanno avuto, quello saranno
loro, eventualmente, a chiederlo, dinanzi ad una paventata ipotesi
di elezioni anticipate. Ma è altra storia.
Però, voglio dire che quella che abbiamo contestato è stata
l'inadeguatezza del suo modo di operare. Presidente, lei ha
parlato di un massacro nei confronti della Sicilia ed è vero,
perché sa e qui lo voglio dire anche al presidente Ardizzone ed
anche ai colleghi: fino a qualche anno fa i rappresentanti politici
siciliani a Roma si scommettevano, si confrontavano, erano in
competizione per le cose da realizzare in Sicilia, per le grandi
opere da portare, oggi sono in competizione per massacrare la
Sicilia, ad iniziare dal nostro sottosegretario alla Pubblica
istruzione, a continuare con il Ministro dell'interno, a
continuare con i grandi papaveri del Partito democratico o forse
anche di altre parti alleate al Governo nazionale.
E' chiaro, presidente Crocetta, alcune volte, lei ha degli
atteggiamenti, forse, sotto tono perché ha cercato di trovare
un'intesa col Governo nazionale, poi, magari si rende conto che il
Governo la prende in giro, ma non prende in giro lei, prende in
giro l'Italia, la Sicilia, a cui vengono sottratti 650 milioni di
euro annui per la compartecipazione sanitaria, un miliardo e 200
milioni per i Fondi del Piano di azione e coesione e lei si agita
e, allora, qualcuno, a livello nazionale, utilizza il suo
atteggiamento scomposto per giustificare le riduzioni che vengono
applicate e per l'atteggiamento canagliesco che viene fatto nei
confronti di questa nostra terra. Ecco perché, presidente, lei ha
parlato e ha citato Pasolini e ha detto: Io so tante cose, ma non
li posso provare . Chiaramente noi la leggiamo come una velata
minaccia agli amici del suo partito, a quel partito con cui le fa
il gioco del gatto ed il topo, del gatto col topo: il gatto è il
Partito Democratico ed il topo è lei
Non a caso l'onorevole Cracolici si spellava dal dire: è finita,
deve andare a casa questo presidente . Ha detto che lei è il
peggiore presidente di tutti i tempi; non a caso il presidente
Renzi, non a caso il sottosegretario Faraone con un twitt, ormai è
diventato di moda questo twittare, e quindi non a caso la Guerini,
la Serracchiani: lei è stato investito da una valanga di fango dal
suo partito, non da noi e questo lo dobbiamo dire e lo vogliamo
evidenziare.
Certo, c'è poi un problema, c'è il terrore caro onorevole Fazio
del voto e allora il Partito Democratico, l'UDC asserragliati nel
fortino addirittura per evitare che un deputato potesse
legittimamente dimettersi e per dire che la casta difende anche la
casta. E' arrivato a questa vergogna il Partito Democratico in
questo Parlamento, non voler riconoscere il fallimento di una
maggioranza che sostiene lei, presidente Crocetta, non sostiene
altri e allora in questo senso le devo dire che noi eravamo pronti,
eravamo pronti a presentare una mozione di sfiducia e riteniamo che
la stessa debba essere calendarizzata nel caso, ma è giusto, alla
luce delle sue dichiarazioni, nel senso diamoci un termine,
ipotizziamo due mesi, tre mesi, certo ci sono delle cose, se non
arrivano i trecento milioni di euro per i quali mancano ancora
cento milioni per pagare i forestali, per trovare delle somme per
la Formazione professionale, per tutte le società partecipate. Se
non arrivano altri cento milioni oltre i trecento, noi saremo
veramente in ginocchio presidente.
In questo senso, allora, noi abbiamo un obiettivo, un'esigenza
superiore rispetto al contrasto che non necessariamente deve
esserci in ogni momento, si può fermare per un periodo ma
attenzione un periodo fissato e dopo di che noi vogliamo verificare
quello che farà lei col suo Governo perché sa ha fatto bene a
dire. Rinviamo il dibattito politico ad altra data e qua signor
presidente Ardizzone io la prego non sia avaro nel consentire
all'Assemblea di potersi esprimere, di poter parlare, di poter
ribattere. Ci deve essere un dibattito d'Aula sulla questione
politica perché il governo di Crocetta non è più un governo di
tecnici, è un governo politico e allora in quanto tale è giusto che
venga a riferire sulle azioni, sulle strategie, sui programmi che
intende realizzare e noi abbiamo il dovere di controllare se quelle
cose dette, enunciate, poi, saranno realizzate.
In questo senso, allora, Forza Italia con molto garbo ritiene che
dobbiamo tenere alto la barra dritta, ma soprattutto noi vogliamo
garantire e preservare l'immagine di questa Sicilia a prescindere
che Rosario Crocetta sia il presidente o meno di questa nostra
terra. Noi crediamo nell'Autonomia di questa terra, nell'orgoglio e
nel prestigio e ci batteremo fino alla fine per preservarlo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Siragusa. Ne ha
facoltà.
SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
Regione, non è mai una questione umana, è sempre e solo una
questione politica, le situazioni umane vanno affrontate in altra
sede e meritano totalmente e comunque il massimo rispetto.
Presidente lei ha citato tutti nel suo intervento, mancava
soltanto topolino. Io citerò soltanto, invece, Karl Marx che diceva
che la vergogna non si limita a precedere la rivoluzione, è già in
se una rivoluzione.
La sua, presidente Crocetta, doveva essere una rivoluzione e
invece assistiamo al peggior fallimento politico che la nostra
isola abbia mai vissuto. La sua è una rivoluzione senza vergogna,
senza rossore e, quindi, appunto per questo non è una rivoluzione
ma è pura continuità con quel passato che lei, a parole e solo a
parole, ha sempre detto di voler combattere.
Senza citare Brecht non si può non constatare che qualcuno sta
prendendo i siciliani e li sta portando alla fame, e questo
qualcuno è lei, Presidente Crocetta. In una Regione in cui ormai
non funziona più nulla, dalla sanità ai rifiuti, dall'acqua alla
formazione, dal sistema di trasporti ai conti del bilancio, sarebbe
però troppo riduttivo addossare solo a lei le colpe di tutto ciò.
Lei è sicuramente il maggior responsabile del degrado e
dell'abbandono in cui versa ogni aspetto istituzionale, politico,
economico ed amministrativo. Ma non è il solo. Insieme a lei devono
sedere sul banco degli imputati tutti i partiti che l'hanno
accompagnata in questi due anni e mezzo di disastri. Partiti che
ieri tessevano le sue lodi e oggi le tendono tranelli, al solo ed
unico scopo di continuare a perpetrare con lei quanto di peggio è
riuscita a produrre la politica siciliana in questi ultimi decenni.
Ed il quadro che in questi giorni ci presenta l'insieme delle
intercettazioni telefoniche tra i suoi amici Tutino e Sampieri è
desolante, è umiliante, è un quadro in cui emerge con nettezza un
sistema di potere e misera umanità spicciola che umilia i siciliani
e tutti coloro che credono ancora che ci sia un minimo di dignità e
di decenza all'interno delle istituzioni. Ma non è nulla di nuovo
rispetto al passato, rispetto al modus operandi di coloro che oggi
si indignano e si stracciano le vesti. E a proposito della clinica
di Bagheria, che fine ha fatto la sua volontà di portarla
all'interno della gestione pubblica? Perché non se ne parla più?
Che interessi sta proteggendo?
La tanto vituperata mangiugghia era il cuore del sistema di
potere presente in Sicilia prima della sua venuta e lo è tuttora.
Lei, con la sua maggioranza e con il suo cerchietto magico, che,
peraltro, a poco a poco la sta abbandonando, ha imposto alla nostra
Isola l'identico sistema che lei voleva combattere, portando la
Sicilia a un livello di bassezza, di umiliazione e di perdita di
dignità a cui mai nessuno prima di lei era giunto. Adesso basta.
Non è il solo responsabile, lo ripeto. Ma lei se ne deve andare.
Per i due anni e mezzo di assoluta incapacità e inadeguatezza
politica ed amministrativa, lei se ne deve andare per la sua totale
ed assoluta continuità con il passato recente di questa Regione.
Lei se ne deve andare per le continue menzogne che continua a
propinarci anche oggi, durante il suo intervento. Ma soprattutto
lei se ne deve andare perché è ormai chiaro che non è un Presidente
libero.
Quello che è successo in questi giorni indigna e preoccupa per la
coltre di nebbia che solleva perché tutto ciò riporta alla memoria
non tanto i corvi del recente passato, ma gli avvoltoi del triste
presente. Ma con lei se ne devono andare anche tutti coloro che nei
e dai partiti l'hanno sostenuta ed appoggiata.
La Sicilia non può essere il terreno di battaglia di una guerra
tutta interna al Pd, in cui anche lei è ormai una semplice parte
stonata del paesaggio, una parte a cui è stato inviato un chiaro e
nitido messaggio, che la priva di fatto della sua libertà di scelta
e di decisione, che la rende quindi oltremisura incompatibile con
il ruolo di Presidente di questa Regione.
Così come se ne deve andare tutta quella burocrazia iniziando dal
Segretario generale di questa Regione che è colpevole, tanto quanto
la politica, per lo stato drammatico in cui versa la nostra Isola.
E permettetemi di parlare del partito di maggioranza relativa in
quest'Aula, il Pd. Il Pd in questi due anni e mezzo dove è stato?
Dov'era mentre Tutino e Sampieri facevano carriera? Dov'era mentre
Tutino e Sampieri decidevano come rimodellare a loro immagine e
somiglianza la sanità siciliana? Dov'era mentre il Presidente
Crocetta faceva scempio della nostra Regione? Il Pd è comparso, nel
corso di questi due anni e mezzo giusto per reiterare la richiesta
di un fantomatico Governo politico. E poi, giusto per vedere
coronata la propria richiesta quando il suo Capogruppo, in
quest'Aula, è divenuto Assessore per la Salute. E lo si è visto
fare incetta di di ogni colore politico pur di aumentare il
proprio peso numerico, diventando un arlecchino tanto male
assortito quanto litigioso. Per il resto il silenzio. E ci sono
anche quei coraggiosi dell'ultima ora che abbandonano la nave
giusto un minuto prima di affondare, come quei mestieranti del
teatro, abili nell'uscire di scena giusto in tempo per evitare il
fiasco ed altrettanto abili a ripresentarsi per una nuova
comparsata. Dov'erano questi coraggiosi a caccia di like quando ci
è stata data l'opportunità di mostrare realmente il nostro
coraggio, votando una mozione di sfiducia che già allora delineava
e indicava chiaramente l'incompetenza e l'inadeguatezza di questo
Presidente della Regione e che già allora disegnava con nettezza il
panorama fosco che ci troviamo ad osservare oggi.
Dov'erano allora questi coraggiosi?
Siamo ai titoli di coda in un film che i Siciliani non si meritano
e che non avrebbero mai immaginato di dover vivere, neanche nei
loro incubi più foschi: un continuo susseguirsi di scandali e
scandaletti' che nemmeno nella più improbabile repubblica delle
banane avrebbero motivo di esistere; eppure qui ormai è la
quotidianità.
E anche oggi lei, signor Presidente, ci ha raccontato di un mondo
che probabilmente esiste soltanto nella sua testa.
Parla ad esempio da paladino dello Statuto. Lo dimostri già da
subito, garantendo il favore del Governo al disegno di legge n. 455
sull'acqua, che nei prossimi giorni sarà discusso in quest'Aula.
Fino a quali bassezze dovremo giungere prima che avvenga l'unica
cosa logica, l'unica cosa che abbia ormai un minimo di senso prima
che si torni al voto, che si torni a ridare la parola ai Siciliani,
affinché essi pongano fine a questa lenta e inesorabile agonia,
figlia della vanità di un re sole, che più che nudo è ormai
totalmente inesistente.
Presidente Crocetta lei è ormai un uomo solo. Abbia un sussulto di
orgoglio. Si svincoli da questa morsa che rischia di trascinare a
fondo la Sicilia, e lei con essa. Si dimetta. Lo faccia subito e lo
faccia da solo. Lo faccia prima che siano i Siciliani -e non la
politica - a dimissionarla, in modo che questi due anni e mezzo
abbiano anche per lei un senso e un minimo di riscatto morale.
Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fazio. Ne ha
facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi. Ho ascoltato con
molta attenzione la sua relazione e non posso che esprimere la mia
solidarietà umana. Sicuramente non sono stati e non saranno per lei
giorni facili. Sono sicuramente momenti difficilissimi. Assumere
decisioni importanti, importantissime, non è sicuramente mai fatto
a cuor leggero; ne sono pienamente convinto.
E a me - devo essere sincero - non appassiona più di tanto il
gossip che sicuramente l'ha investita, perché faccio una
considerazione: io non sono stato eletto per esaminare gossip. Io
sono stato eletto per portare avanti gli interessi del territorio e
quello dei Siciliani.
A me non interessa sapere e conoscere se effettivamente sono state
dette o meno le parole; a me interessa però sapere che l'azione
amministrativa da lei portata avanti sino a questo momento è stata
un fallimento. E quindi a lei le riflessioni al riguardo.
Se ci sono aspetti penalmente rilevanti, credo che questa non sia
la sede adatta, né opportuna. Credo che le questioni penalmente
rilevanti vanno discusse nelle sedi e nelle aule giudiziarie, dove
ognuno ha la possibilità, in qualche modo, di portare le proprie
prove.
E però, signor Presidente, non posso non dirle che non mi hanno
attratto più di tanto le famose frasi. Ma tutto il contesto che ne
è venuto fuori sicuramente mi ha colpito molto di più.
Caro Presidente, lei ha anticipato che sicuramente in quest'Aula
ci saranno valutazioni diverse per quanto riguarda l'azione
amministrativa. E convegno con lei: la mia è una valutazione
completamente diversa dalla sua.
Come fa a dire che tutto va bene, o comunque che sono state
portate avanti attività amministrative che determinato un aspetto
positivo per quanto riguarda la collettività dei Siciliani, quando
non c'è un settore che funzioni
Mi permetto semplicemente di ricordarli, in maniera particolare la
formazione.
Signor Presidente, quanti ricorsi sono stati vinti da tutti quelli
che sono stati esclusi? E quanti danni lei ha provocato nei
confronti delle casse regionali? Ce lo dice? Lo dice ai Siciliani?
E' vero: era sicuramente una situazione che necessitava di
interventi anche drastici. Che c'era un malaffare era un fatto
talmente notorio che ne erano consapevoli tutti. Ma forse,
naturalmente, se si interveniva in termini completamenti diversi da
come lei ha fatto, forse tantissime persone non avrebbero perso il
posto di lavoro e non sarebbero state buttate nella disperazione
più assoluta.
Per non parlare di altri settori
Qualcuno ha anticipato la legge sull'acqua. Signor Presidente lei
ha idea di quanti disegni di legge sono stati approntati dal suo
Governo, dal suo assessore e dai suoi assessori, per quanto
riguarda la legge sull'acqua? Da quanto tempo giace il disegno di
legge alla seconda Commissione, perché non aveva ancora il parere
per quanto riguarda l'aspetto, prettamente, finanziario?
Presidente, non c'è un settore che funziona. I siciliani si sono
sentiti, in qualche modo, traditi e presi in giro. Che fine ha
fatto la rivoluzione che lei ha promesso ai siciliani, che avrebbe,
completamente, cambiato le cose e, soprattutto, avrebbe totalmente,
o parzialmente, migliorato le proprie condizioni?
Adesso lei, in maniera del tutto obiettiva, a metà legislatura
faccia un consuntivo e potrà dire: Io ho fatto tutto questo? Io
sono riuscito a migliorare le condizioni dei siciliani? I siciliani
si trovano peggio o meglio di due anni e mezzo fa? . Lo dica lei,
in termini del tutto obiettivi
Io non mi permetto di darle dei suggerimenti, perché credo che
siano valutazioni che lei deve fare dal punto di vista morale,
etico, amministrativo ed istituzionale.
Ma, una cosa le posso affermare. I siciliani, di lei, non ne
possono più Ma sa perché non ne possono più, Presidente Perché si
sono sentiti presi in giro, e sono stati presi in giro Perché
vedono, di giorno in giorno, peggiorare la loro condizione, la loro
situazione.
Non c'è un assessorato che possa, in qualche modo riscontrare le
proprie esigenze. Non parliamo dell'assessorato Territorio e
ambiente : una concessione, che prima, francamente, ci volevano
mesi e mesi, adesso ci vuole un mese in più rispetto,
effettivamente, ai tempi precedenti
Come fa a dire che tutto funziona?
Ecco perché lascio a lei ogni valutazione, perché sono di
carattere, a mio avviso, personale. Ma per quello che mi riguarda,
io credo che lei ne debba trarre le conclusioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lentini. Rinuncia.
L'Assemblea ne prende atto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con
attenzione il suo intervento e non mi pare di avere colto delle
sostanziali novità rispetto agli articoli di ieri, di oggi sulla
stampa. Lei aveva già preannunciato le sue intenzioni , quello che
avrebbe detto in quest'Aula, e nel solco di queste sue
dichiarazioni io vorrei fare tre sottolineature.
La prima. La prima riguarda il fatto, in sé stesso, che le è
accaduto e le voglio parlare non in quanto Crocetta come persona,
ma in quanto Presidente della Regione.
Perché non è, assolutamente, possibile che, oltre ai problemi che
un uomo, che fa governo ogni giorno, affronta - mi riferisco ai
temi tanto importanti, di natura finanziaria, che riguardano questa
regione oltre l'attenzione che deve prestare in ordine a quelli che
sono le responsabilità in un rapporto quotidiano, quasi, che ormai
si verifica nei confronti della Corte dei Conti o, anche
l'attenzione, per carità, che c'è dell'autorità giudiziaria su
tutti i provvedimenti che una giunta pone in essere che non è
coperta, assolutamente, da immunità parlamentare - io credo che,
doversi, anche, confrontare ogni giorno con una stampa che all'uopo
diventa nemico guarda caso di qualsiasi Presidente della Regione
dopo il primo periodo di buoni rapporti, improvvisamente poi
avviene sempre un cambiamento di opinioni.
Non so se è dovuto ad alcuni fatti particolari, o è una
consuetudine, magari forse per vendere più copie, che portano ad un
contrasto, quasi quotidiano, con giornali on line e con tirature
nazionali importanti tali da determinare, mi permetto dire, cose
assolutamente sgradevoli che meritano, da parte sua, non in quanto
persona, ma questo lo farà lei per la sua parte, ma in quanto
Presidente della Regione perché deve difendere le istituzioni, deve
difendere i suoi colleghi di giunta, deve difendere il Parlamento
ma, deve difendere chiunque si appresta a svolgere un ruolo nella
politica.
Non possiamo essere tutti quanti, ecco, nelle mani di qualsiasi
giornalista che, inventandosi un articolo di quel tale valore,
possa mettere in condizione ciascuno di essere non solo in crisi,
ma anche di affrontare giornate assolutamente terribili per la
persona, per le istituzioni, per la Sicilia, e per nulla vale
Presidente l'articolo di Feltri, ce lo ricordiamo Feltri quando
attaccava Boffo, oggi diventa una persona che invece fa un articolo
guarda caso, che riconosce che Crocetta non c'entra niente su
questa cosa, ma vale poco, vale molto poco perché purtroppo il
danno è stato fatto, di immagine per l'ennesima volta nei confronti
della Sicilia, e continua ad esserci nei confronti della Sicilia e
di questo Parlamento, e di questo Governo, e quando parlo di
Governo parlo di Governo di turno, una sorta di persecuzione, a
Roma ci sono i bravi, e qui in Sicilia c'è gente che non sa
governare e non sa amministrare.
La seconda questione Presidente, io credo che lei abbia continuato
a mantenere rapporti umani e rapporti di amicizia, e forse qualcuno
interpretando questa sua frequentazione con alcune persone, ha
inteso anche occuparsi di questioni che attengono a questo Governo,
perché le intercettazioni sono tali che riguardano due persone che
sono estranee al Parlamento, al Governo agli uffici anche della
Regione, e credo anche a frequentazioni delle stanze, diciamole
così tra virgolette segrete del Governo, ma dalla conversazione che
quei due signori hanno avuto ogni giorno ecco telefonica, lasciano
intendere come se loro fossero in grado di determinare alcune cose.
Io credo Presidente che lei debba ergere un muro, ma un muro
assolutamente impenetrabile tra quelle che sono le sue relazioni
personali, e quelle che sono i suoi compiti di Governo, perché non
è possibile che alcune persone estranee possano ecco trattare
argomenti così delicati.
Posso comprendere che ci siano relazioni con uomini di questo
Parlamento, o con soggetti politici, anche segretari regionali,
discussioni assolutamente possibili sulla competenza, sulla
capacità, su soggetti che sono chiamati a svolgere ruoli importanti
e significativi della Regione Siciliana, perché ne hanno anche un
titolo politico, e come lei giustamente ricordava, la
discrezionalità appartiene al Governo, attraverso una legislazione
apposita, che le consentiva di scegliere secondo un certo elenco
che era stato predisposto in virtù di una serie di titoli, ma
l'atteggiamento, il comportamento, e la discussione di quelle due
persone meritano che lei certamente non solo li allontani, ma una
scomunica pubblica perché queste persone le hanno fatto un danno
certamente grave e rilevante, e che non meritano un suo rapporto mi
consenta di dirle, anche umano.
Terza questione, lei ha elencato una serie di fatti che riguardano
il suo Governo Presidente, e le devo dire con mio rammarico, ma poi
dirò anche il perché, non ci sono elencati fatti legislativi, un
Governo si distingue in fatti amministrativi e fatti legislativi.
Quando lei ha dato vita a questo terzo Governo, quello senza la
presenza dell'assessore Pistorio e dell'assessore Gucciardi, io se
ricorda bene le dissi che c'erano delle personalità, e c'era molta
gente che meritava ecco di svolgere questo ruolo, perché sarebbe
stato questo un Governo che poteva fare qualcosa di diverso
rispetto al passato, ma lei si è nuovamente impantanato, e credo
che si sia impantanato perché non c'è una buona relazione col
gruppo parlamentare, e con la sua maggioranza, e le ricordo due
episodi: uno dell'altro giorno, quando si è dovuto approvare la
norma che riguardava lo sblocco della finanziaria passata, in Aula
eravamo appena 36 i voti della maggioranza sono stati 30 su 50, il
numero legale è stato mantenuto dall'opposizione, e questo a
denotare proprio che c'è uno scollegamento tra lei, tra il suo
Governo e la sua maggioranza, e soprattutto con il gruppo
parlamentare del Partito democratico.
Le do un altro esempio, il disegno di legge sull'acqua. Il disegno
di legge sull'acqua, che è partorito dalla sua maggioranza, vede il
suo Governo, il suo assessore, attestare pubblicamente in sede di
commissione Territorio e Ambiente e Bilancio che il disegno di
legge non è un disegno di legge costituzionale.
Ora io non voglio discutere oggi qui di questo argomento, ma c'è
senza ombra di dubbio, qui non ci capiamo, qui non possiamo andare
avanti con questo continuo contrasto tra il suo Governo, e la sua
maggioranza, e il suo gruppo parlamentare, e lei ha chiamato a
risolvere il nodo.
Lei ha il dovere di risolvere il nodo perché non si può continuare
a vivacchiare o a tirare a campare tenendo conto che i nodi non
sono soltanto quelli finanziari ma i nodi sono anche quelli del
dovere di mettere in atto un'attività legislativa quindi, onorevole
Presidente, a lei spetta un compito. Per esporre una serie di atti
legislativi per il periodo che tutti quanti riterremo utile, lei
giustamente si è appellato al Parlamento per rimettere alla volontà
del Parlamento, ad una discussione franca e leale non certamente
come quello sul disegno sull'acqua, perché se già è
incostituzionale dovremmo sollecitare il Presidente dell'Assemblea
a metterlo ugualmente all'ordine del giorno nella speranza che da
questo dibattito possono venir fuori considerazioni, emendamenti
tali da rimetterlo in una corsia adeguata che possa essere
consentito dalla legislazione nazionale.
E allora, Presidente, lei deve rimettere al Parlamento una serie
di disegni di legge, se questo Parlamento comincerà a lavorare,
allora lei deve sentire il dovere di continuare, se il Parlamento
non dovesse seguirlo su questa scia, ovviamente lei ne dovrà trarre
le conseguenze, perché sul piano politico non possiamo continuare a
vivacchiare e non possiamo trovarci a pensare di continuare a
campare perché magari i parlamentari non vogliono andare a casa o,
magari, lei non vuole andare a casa.
Siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo tutti quanti il dovere di
svolgere il nostro ruolo, perché per questo siamo stati eletti e
per questo, malgrado la crisi, siamo anche pagati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cascio Francesco. Ne
ha facoltà.
CASCIO Francesco. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, ieri mattina, anzi ieri nel primo
pomeriggio, sono stato chiamato da una giornalista del Giornale di
Sicilia per fare un'intervista che è stata pubblicata nella stampa
odierna.
Una delle prime domande è stata: Domani avete il Presidente
Crocetta in Aula, cosa si aspetta dal suo intervento? Io ho
risposto: Non mi aspetto nulla, so già cosa dirà il Presidente
Crocetta, farà una elencazione abbastanza personale dei successi
ottenuti da questo Governo, darà una serie di cifre - peraltro
tutti noi sappiamo, Presidente, che ancora lei con gli euro un po'
si confonde, questo è un dato abbastanza riconosciuto, ahimè - e
costruirà il suo modello di difesa sulla macchina del fango e sui
successi in tema di lotta antimafia e di denuncie e di risparmio
degli sprechi che questi Governi hanno portato avanti in questi
ultimi tre anni .
In effetti questo è stato, lei oggi è venuto a fare la difesa di
ufficio che tutti noi ci aspettavamo e che, credo, non le servirà
per rafforzare la sua posizione, perché veda, onorevole Presidente,
sulle fughe di notizie, sulle colate di fango - e questa è la mia
battuta che lei non ha capito mentre stava parlando - noi siamo
esperti, ahimè, nel senso che noi ce ne intendiamo di fughe di
notizie, dossieraggio, di colate di fango, ma ce ne intendiamo non
perché le confezioniamo ma perché le subiamo, le abbiamo subite nel
passato, le continuiamo a subire purtroppo spesso.
Io direttamente, in prima persona, sono stato oggetto qualche anno
fa di una fuga di notizie che mi ha penalizzato rispetto, per
esempio, alla possibilità di concorrere alla poltrona di presidente
della Regione, poi è andato l'amico Nello Musumeci che ci ha
rappresentati assolutamente egregiamente ma io voglio ricordare che
a luglio del 2012, allorché tutti noi eravamo in procinto di
affrontare una campagna elettorale per le elezioni regionali che si
sono tenute il 28 ottobre 2012 io ero Presidente dell'ARS - ero al
suo posto Presidente Ardizzone - e sono stato oggetto di una
campagna stampa che è durata tre giorni, il 2, 3 e 4 luglio del
2012, portata avanti da alcuni quotidiani, anzi da un solo
quotidiano, guarda caso è lo stesso del Presidente Crocetta e di
alcuni quotidiani online che mi hanno infilato in un sistema, il
sistema Giacchetto, che lei conosce molto bene, lo ha citato anche
oggi
CROCETTA, presidente della Regione. Lo ha citato lei.
CASCIO Francesco. No non lo ha citato lei, parlo del sistema
Giacchetto che ha portato alla sbarra una sessantina di imputati
dei quale avrei fatto parte anch'io, anzi essendo il Presidente
dell'Assemblea - la persona più conosciuta allora - di quel
sistema io un po' ero il regista.
Bene questa campagna stampa è durata tre giorni, luglio del 2012,
si è votato ad ottobre del 2012, io ovviamente non mi sono
candidato a Presidente della Regione, avrei fatto un danno a me
stesso, ma soprattutto alla Sicilia.
L'avviso di garanzia, quindi il primo atto ufficiale di giustizia,
l'ho ricevuto il 19 giugno del 2013, cioè esattamente un anno dopo.
Per poi uscire fuori da questa inchiesta il 19 marzo del 2014, cioè
esattamente sette mesi dopo. Unico politico insieme al compianto
onorevole Leanza, ad essere archiviato in fase istruttoria su
richiesta di cinque Pubblici ministeri.
Questo per dirle che noi di fughe di notizie, di colate di fango,
di dossieraggi, ce ne intendiamo. Ma ce ne intendiamo sempre
essendo dalla parte di quelli che la subiscono, quindi da un punto
di vista umano, Presidente, lei ha tutta la mia solidarietà, ma
solo dal punto di vista umano.
La politica è un'altra cosa. Perché mi piacerebbe sapere chi sono
questi poteri occulti a cui lei ha fatto riferimento nel suo
intervento.
La fuga di notizie, se così si può chiamare, è stata pubblicata da
un settimanale di chiara fede berlusconiana, L'Espresso' mi pare
che si chiami. I principali critici nei confronti del suo Governo e
del suo operato sono stati gli esponenti della sua maggioranza e la
famiglia Borsellino.
Vorrei capire se nei poteri occulti, lei annovera anche
L'Espresso', la famiglia Borsellino, o per esempio l'avv. Caleca,
che si è dimesso senza spiegare perché, il dr. Leotta che si è
dimesso senza spiegare perché, l'assessore Borsellino che si è
dimessa spiegando il perché, ahimè, l'assessore Vancheri che ha
comunicato che si dimetterà, spiegando il perché. Allora chi sono
questi poteri occulti?
La mia battuta forse non è stata colta, forse perché
probabilmente, dalla mia sedia, non si avverte chiaramente quello
che viene detto, però Presidente, ho la sensazione - commentavamo
prima con alcuni colleghi il suo intervento - che Lei in alcune
circostanze, oggi in particolar modo, sia deconnesso, nel senso di
scollegato dalla realtà. Ma lei vive in questa terra o vive da
un'altra parte?
Come fa a non capire che è finita? Capisco le difese, la capisco
umanamente, le sono vicino umanamente perché posso immaginare
quello che ha provato, ma oggettivamente come fa a non capire che è
finita?
Bisogna semplicemente cercare di capire come uscirne nel migliore
dei modi e in maniera tale da danneggiare la Sicilia il meno
possibile. Lei ha parlato dalle 13.17 alle 14.17, un'ora. Dopo
cinquanta minuti di intervento, la prima cosa saggia l'ha detta
alle 14.07, dopo cinquanta minuti.
Ed è forse una delle poche cose sagge che le sento dire da quanto
è Presidente della Regione, cioè stabiliamo insieme un percorso per
lasciare le condizioni migliori di quelle in cui non sia oggi, cioè
stabiliamo insieme un exit strategy'.
Parto da questo suo ultimo appello al Parlamento che mi è sembrata
la cosa più interessante dell'intervento di oggi. Tutto il resto
non lo voglio commentare perché, per esempio quando lei ha parlato
di risultati di buona amministrazione, a parte le centinaia di
miliardi di euro che ha messo in campo, e che io mi sono confuso,
dovremmo essere in avanzo di amministrazione di non so quanto,
l'assessore Baccei credo che non possa confermare questo suo
calcolo aritmetico.
Lei ha preso come esempio di buon governo la selezione dei
manager: ma Lei avrebbe fatto meglio a non parlare dei manager; la
selezione dei manager è stata una delle pagine più tristi della
storia di questo governo. Ci avete messo più di dodici mesi per
nominare i manager, è vero che la scelta dei manager è intuito
persone, e che motivo c'era di tirarvela per tredici mesi per
indovinare le persone?
Quando lei parla di manager, confligge in maniera palese con le
intercettazioni di Tutino, di Sampieri, di Migliore e di altri di
cui ora non ne voglio parlare, sono argomenti che non mi
interessano e che non mi piace neanche riprendere perché sono
gossip che non dovrebbero far parte della vita politica e non
dovrebbero influenzare la vita politica, invece, purtroppo, molto
spesso, lei lo sa, sia a livello nazionale che a livello regionale,
purtroppo finiscono per influenzarla e ogni volta che si parla di
rimodulare o di fare una nuova intercettazione in tema di
intercettazione ambientale, guarda caso c'è la sollevazione
popolare. Perché poi alla fine queste intercettazioni quando
vengono manipolate e utilizzate a proprio uso e consumo fanno
comodo a tutti, a tutti quelli che ritengono che in politica si
debbano demolire gli avversari con l'utilizzo del gossip. Noi siamo
dall'altra parte, noi siamo dalla parte di quelli che dall'inizio
siamo stati e abbiamo assunto un atteggiamento responsabile nei
suoi confronti, presidente Crocetta, noi siamo stati un anno e
mezzo in silenzio, pur essendo all'opposizione, aspettando che i
suoi governi producessero atti amministrativi e disegni di legge di
qualità. Purtroppo, dopo un anno e mezzo, ci siamo arresi alla
impotenza di questo Governo e abbiamo cominciato a denunciare, a
denunciare tutto quello che politicamente abbiamo dovuto
denunciare.
Oggi siamo alla redde rationem, siamo alla fine di questa pagina
triste che è stata portata avanti da un presidente che ha costruito
un sistema di potere basato sulla denuncia e sulla delazione
sistematica che avrebbe dovuto o voluto coprire il fallimento
assoluto di un'azione di Governo. Però purtroppo non c'è riuscito
onorevole presidente. Il re è nudo .
Mi ha colpito, delle centinaia di agenzie che escono in queste
ore, un'agenzia che da medico non ho potuto fare a meno di prendere
e che voglio leggerle. Il Codacons nazionale, a mezzogiorno scrive
Dopo le dichiarazioni del Presidente della Regione siciliana, che
ha pubblicamente affermato di avere pensato al suicidio dopo lo
scandalo delle intercettazioni - presidente Crocetta, tutti noi
almeno una volta nella vita abbiamo pensato al suicidio, le
assicuro -, il Codacons ha deciso di offrire assistenza psicologica
a Rosario Crocetta. Crediamo si tratti, è un'agenzia purtroppo vera
e non farlocca come molte denunce, spiega il Codacons. Il
Governatore di una Regione deve avere il polso per fronteggiare
situazioni critiche come quella vissuta da Crocetta e non dovrebbe
mai, in nessun caso, nemmeno valutare l'ipotesi del suicidio. Per
tale motivo, se lo riterrà opportuno, mettiamo a disposizione del
Presidente della Regione siciliana un pool di esperti costituito da
psicologi, psichiatri che da tempo collaborano con la nostra
associazione e che sono pronti a fornire tutto il supporto
psicologico e professionale del caso. . I suicidi, così come le
denunce, non si annunciano mai, non si annunciano, così come le
denunce.
Al punto in cui siamo, scusi signor Presidente ho usufruito forse
di un minuto in più ma sto concludendo, credo che sia il caso di
assumersi la responsabilità, insieme al Presidente dell'Assemblea,
di convocare i partiti politici per i prossimi giorni, stabilire
una exit strategy che ci consenta di consegnare la Sicilia in
primavera a nuove elezioni, creando il minor danno possibile è
l'unica possibilità di uscircene, non dico a testa alta, signor
Presidente, e quindi la invito a recuperare l'ultima parte del suo
discorso e metterlo in pratica nei prossimi giorni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musumeci. Ne ha
facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, assessori, la vicenda che ha portato a questa
seduta e a questo dibattito, comunque la si voglia guardare è una
vicenda triste e disarmante. Credo che l'unica sconfitta sia la
istituzione regionale. Esce mascariata , fortemente mascariata
l'immagine di una terra come la nostra già fortemente compromessa a
livello nazionale e internazionale non soltanto per gli errori e le
colpe nostre ma anche per una serie di pregiudizi da parte delle
lobby e di alcuni organi di informazione. Lei, presidente Crocetta,
nel suo sofferto intervento, che io ho seguito con grande
attenzione, ha ricordato come qualcuno abbia voluto in questi
giorni per lei drammatici e per noi difficili cogliere
l'opportunità per mettere il dito nella piaga.
Io, per cultura politica e per convinzione religiosa, sono
convinto che la politica non abbia bisogno di cinismo, abbia
bisogno di senso critico e di un minimo di spessore di umanità. A
lei qui non sfuggono i comunicati stampa, anche quelli che possono
sembrare più banali, non sarà sfuggita neppure la condotta del mio
gruppo politico improntata a grande rispetto per il suo dramma
umano, per quello che lei ha vissuto e sta vivendo, ma anche al
grande rispetto che noi attribuiamo al ruolo del Presidente della
Regione. Glielo dice chi è stato suo principale rivale, fra altri
prestigiosi rivali, in quella competizione elettorale.
Lei sa benissimo che io sono intervenuto pesantemente nei
confronti del Presidente Renzi, il quale continuava a trattare il
Presidente della Regione siciliana come si tratta - mi consenta il
paragone, serve a rendere bene l'idea - con lo stesso atteggiamento
con cui si anticipa alla cameriera il licenziamento senza neppure
preavviso.
Il Saro stai sereno , Renzi lo può usare a casa sua, con i suoi
cortigiani, ma non col Presidente di una Regione, che non soltanto
per la sua millenaria storia, ma anche per il prestigio di cui gode
questa Istituzione, pretende rispetto per il suo Presidente,
qualunque sia il nome e qualunque sia la condotta.
Il Presidente Renzi non deve confondere il suo ruolo di segretario
di partito con quello di Capo del Governo. Le vicende e i rapporti
fra il Presidente della Regione ed il Parlamento li affrontiamo e
li chiariamo in questa sede. Abbiamo sufficiente maturità per
farlo.
Dico questo, signor Presidente, non tanto per sottolineare uno
stile che rivendichiamo alla nostra parte politica. Vede, la
politica si può fare con la moda e si può fare anche con lo stile,
ma lo dico perché noi riteniamo che il suo peggiore nemico sia
proprio il suo partito.
Glielo diciamo con il rispetto personale che dobbiamo ai colleghi
e deputati del Partito Democratico, ma quello che è accaduto in
questi giorni, in queste settimane e, ahinoi, in questi mesi
riconduce ad una condotta scellerata, irresponsabile,
schizofrenica, contraddittoria, da parte del gruppo parlamentare
del Partito Democratico e, più a monte, da parte dei quadri
dirigenti.
Lei è stato sballottato da una parte all'altra senza alcun
rispetto del ruolo istituzionale. Tutti sapevano di questa
intercettazione inquietante e gravissima, eppure il Partito
Democratico ha accettato di entrare nel Governo per sedersi al
tavolo della sanità, e lo ha fatto grazie a Dio con un galantuomo
quale io debbo riconoscere essere il collega Gucciardi.
Ma resta il dato politico, e poi tutti hanno fatto i meravigliati.
Dalle mie parti, ma credo anche dalle sue, quando si prepara il
presepe non può mancare una figura, u scantatu , u scantatu do
presepe che è quello che viene collocato nelle colline in alto
rispetto alla grotta di Betlemme quasi sempre messo così,
spaventato e sorpreso, chissà da che cosa, dalle luci, dal barlume
che esce dalla grotta per la nascita del figlio di Dio.
Ecco, il Partito Democratico ha fatto u scantatu do presepe ,
come se non sapesse di quella intercettazione. La verità è che
hanno brandito il governatore che odiano. La verità è che hanno
inventato un governatore rivoluzionario, e mentre lo difendevano,
nella doppiezza tipica di certa politica, congiuravano per
organizzare la sua sostituzione.
Quanta ipocrisia, Presidente Crocetta Quante volte io
personalmente in quest'Aula le ho detto che lei è un uomo solo,
ricorderà, una volta le dissi: lei vive in una solitudine
affollata di opportunisti . Questi fatti mi hanno confermato una
previsione che non era assolutamente azzardata. Noi davanti a
tutti, alla luce del sole, davanti al popolo siciliano le abbiamo
chiesto per due volte di andare via, di liberare quella sedia,
certamente scomoda e ingombrante e l'abbiamo fatto contro la
ostilità dei suoi deputati di maggioranza che non volevano
difendere il suo ruolo di Presidente rivoluzionario, ma soltanto
la loro poltrona perché è risaputo, lo dice la fisiologia prima che
la tradizione: il tacchino vorrebbe che il Natale non arrivasse
mai.
Tutto questo, signor Presidente, per dirle come noi attribuiamo un
valore politico a questa giornata, noi riteniamo che la sua
esperienza sia conclusa tristemente e non siamo neppure tra quelli
che sostengono che le colpe siano soltanto sue; un Presidente della
Regione opera all'interno di una rete di interessi, di
collaboratori, di equilibri Qualcosa è saltato. Ma veda, 37
assessori in 33 mesi, la crisi economica mai affrontata davvero, il
deserto nei bandi europei, i gruppi di pressione, le lobby,
l'incapacità a riformare le istituzioni, le nomine soltanto per i
fedelissimi e - me lo consenta - per i compaesani, e poi l'EXPO, le
province, le infrastrutture, la formazione, il piano giovani, gli
enti inutili, la sanità, il precariato, tutte caselle rimaste
vuote, Presidente
Questa è una crisi istituzionale che non può tollerare ulteriori
perdite di tempo, c'è una frattura insanabile fra la Presidenza
della Regione e la stragrande maggioranza del popolo siciliano e ci
dispiace che lei non abbia colto questa sensazione Ci dispiace che
lei stia ripercorrendo lo stesso errore che ha ripercorso Luigi
XVI, mi si consenta l'accostamento non ci perderà certamente si
trattava di un grande Re un Re di Francia che nel luglio del 1789
sottovalutò gli effetti della presa della Bastiglia e poi finì come
finì, qui il paragone con lei è soltanto di carattere politico e
legato al consenso, si intende.
Però veda, Presidente, qui c'è bisogno di liberare il campo,
questo è il tempo delle scelte, delle scelte responsabili che
soltanto lei può assumere.
Lei rivendica il diritto alla ricerca della verità. Certo. A noi
la vicenda dei nastri registrati, gravissima e inaudita, non
interessa in questo dibattito, almeno al mio Gruppo parlamentare.
Il nostro giudizio di condanna politica nei suoi confronti lo
abbiamo espresso già due anni fa quando abbiamo capito che lei era
inadeguato al ruolo.
Per quanto riguarda i nastri e le intercettazioni saranno gli
organi investigativi a doversene occupare e noi ci auguriamo che la
verità arrivi presto e chi deve pagare paghi.
C'è una verità politica che non riguarda neanche la sua sfera.
Churchill diceva: dei miei avversari mi occupo dalla cintura dei
pantaloni in su .
Quello che lei fa nella vita privata, nella sfera privata della
sua esistenza riguarda soltanto lei e la sua coscienza, a noi
interessa giudicare il Presidente della Regione e lo abbiamo
giudicato per quello che è stato capace o incapace di fare.
Lasci Lasci. La smetta con questa ribellione perché non vorremmo
che la ribellione venisse dalla piazza invece che da un Presidente
che non ha fatto i conti con una realtà ostinata.
Lasci, Presidente Crocetta, perché bisogna porre fine a questa
tragicommedia che viene recitata su un vasto e allucinante
palcoscenico di un'amara Terra di Sicilia che davvero chiede di
cambiare pagina.
Ne prenda atto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Malafarina. Ne ha
facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è veramente uno
strano destino presidente Musumeci, sono costretto ad intervenire
sempre dopo di lei, ma stavolta non litigheremo credo. Non
litigheremo perché questa situazione non permette sicuramente
litigi d'Aula.
Vede, Presidente Crocetta, io non sono su questo podio a
difenderla, lei non ha bisogno di essere difeso, non ha bisogno di
essere difeso da uno come me, con cui ha condiviso tanti percorsi
che sono noti e che non intendo qua rivangare, perché i successi
della lotta alla mafia sono sotto gli occhi di tutti sia a Gela,
sia a Palermo. Io non intendo parlare di mafia o di antimafia
perché, altrimenti, diventerei uno fra i tanti professionisti che
abusano dei termini e che vogliono individuare a tutti i costi
entrambe le categorie come preminenti.
Sono qua per ribadire un concetto: lei ha indicato la luna e in
quest'Aula molti hanno visto il dito, come sempre. Ha indicato un
percorso politico importante di recupero, di riscatto, di
valorizzazione di questa terra, per la quale si è battuto e si è
sbattuto fino adesso efficacemente, raccogliendo dei risultati che
le sono disconosciuti.
Da questo podio qualcuno ha detto che lei è disconnesso o ha
cronometrato le 14.07, ora in cui avrebbe detto qualcosa di
importante. Lei ha detto molte cose importanti da quella poltrona e
non da adesso, le ha dette da molto tempo, solo che questo
Parlamento, purtroppo, è sordo e non solo è sordo, ma è refrattario
ad affrontare certi argomenti siciliani, argomenti siciliani che
sono sotto gli occhi di tutti. Se in Sicilia ci sono delle
difficoltà economiche rilevanti, se la Sicilia ha un buco di
bilancio, se il Governo Crocetta ha ereditato migliaia di
dipendenti pubblici, se da questo podio qualcuno ha difeso
strenuamente i PIP con tutto quello che ne conseguiva, non è colpa
sua, Presidente Crocetta. La colpa è dei venti anni precedenti e
forse più di una politica che ha approfittato del clientelismo e
dell'assenza dei diritti, e sottolineo l'assenza dei diritti, per
ricavarne consenso.
Questa stagione è finita, non possiamo dai cittadini chiedere più
clientelismo e regalie al posto dei diritti e lei sta ristabilendo
esattamente quello che avrebbero dovuto fare altri suoi
predecessori: ristabilire i diritti dei cittadini, mettere tutti su
un piano di egualità, di parità, di riconoscimento facendo un'opera
preziosa per il risanamento di questa regione, perché la
manciugghia , cari signori deputati, non è solo un problema del
presidente, è un problema dei cinquemilioni e passa di cittadini
siciliani che sono costretti a pagare oboli quotidiani a coloro i
quali depredano le tasche di questa regione.
Lei ha elencato una serie di risultati che nessuno le ha
riconosciuto, una serie di risultati che per la prima volta in
Sicilia non hanno fatto chiarezza e che hanno isolato alcuni
settori del malaffare, e si badi bene che la Sicilia e la politica
non sono sicuramente tutto malaffare. In due anni e mezzo, in
quest'Aula, ho apprezzato delle persone capaci, competenti che mi
hanno insegnato qualcosa della vita.
Io non sono un politico di professione, non ho la fine dialettica
di tanti altri personaggi, però credo di conoscere un pochettino il
mondo, se non fosse altro perché la vita mi ha costretto a prendere
conoscenza.
La politica ha fatto un grande errore e continua a fare un grande
errore. Ha lasciato solo un Presidente, anzi lo ha combattuto in
tante situazioni, che avrebbe potuto e avrebbe dovuto avere invece
il sostegno incondizionato di tutta quanta questa Assemblea,
nell'affrontare una lotta feroce nell'interesse della Sicilia che
sta portando avanti e ha portato avanti efficacemente e da solo.
E forse questa sua solitudine a volte lo ha anche mal consigliato,
Presidente. Perché nei momenti di solitudine e di sconforto e
quant'altro ci si appoggia a colui il quale ti vuole essere a tutti
i costi amico, magari pronto a pugnalarti alle spalle. Presidente,
noi due qualche volta abbiamo litigato, lei lo sa Perché io non
sono uno yes man, non lo sono mai stato. Le ho chiesto di avere più
attenzione alle riforme, le ho chiesto di avere più attenzione a
quelle cose che è necessario fare per lo sviluppo della Sicilia,
lei forse si è distratto eccessivamente nell'affrontare
monotematicamente un tema che è quello della lotta alla corruzione
e quello che è la lotta alle mafie. Deve recuperare, deve
recuperare in termini di progettualità politica e in termini di
realizzazione pratica cosa che, sottolineo ancora una volta, questa
Assemblea non ha aiutato a fare.
Cito per tutte la legge sulla riforma delle province, andata e
venuta decine di volte, non votata da quest'Aula o, per esempio, la
legge sulla riforma per l'acqua che lei ha pubblicamente detto: è
acqua pubblica ma ci sono state tonnellate, fiumi di discussioni
infinite che poi, alla fine, si sono dimostrate inconsistenti.
Presidente, io non ho espresso pubblicamente la mia solidarietà,
perché ritenevo assolutamente inutile farlo, visto e considerato
che questa indegna e infamante notizia, questo metodo Boffo
applicato a lei si chiarisse da solo. Ritengo importante che le
Istituzioni e questo Parlamento, una buona volta per tutte, abbiano
la capacità, l'intelligenza e la forza di dire basta con questo
massacro siciliano, di rivendicare con forza l'applicazione
dell'autonomia regionale, non perché sia una rivendicazione fine a
se stessa, ma solo ed esclusivamente perché questa terra è stata
vilipesa, sacrificata, distrutta da decenni di disinteresse dello
Stato nei confronti della terra. Dobbiamo recuperare,
necessariamente, credibilità e dobbiamo, tutti quanti assieme,
questo Parlamento deve recuperare un sostegno e una forza che fino
a oggi ha disperso.
Con questo concludo, Presidente, e rivolgo un appello alle forze
politiche. Parliamo di progetti, parliamo di cose da fare, portiamo
avanti anche per la stagione che si desidererà concludere, non sono
io il politico, c'è un partito di maggioranza che ha le idee molto
più chiare delle mie, almeno spero, su cui delineare dei percorsi,
dei progetti e dei programmi. E non lasciamo solo un Presidente che
non merita di essere lasciato solo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Turano. Ne ha
facoltà.
TURANO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione, non
sono fortunato, non riesco mai a parlare davanti al Presidente
della Regione ma cambia poco. Cambia poco perché credo che un
dibattito sulla Giunta Crocetta non lo si debba fare in occasioni
come queste, non c'è nessuna ragione, né bisogna aspettare
un'intercettazione, né un articolo. Credo che quello che è successo
in questi giorni è un fatto grave e se dobbiamo aspettare un fatto
grave per fare un dibattito e poi non lo affrontiamo compiutamente
vuol dire che commettiamo un errore. Ragione per la qual io mi sono
affidato ad uno scritto, così poi il Presidente potrà leggere
serenamente qual è la posizione mia e del Gruppo parlamentare che
ho l'onore di rappresentare e del partito che mi ha dato mandato di
dire come la pensiamo.
Siamo oggi in quest'Aula dopo giorni tremendamente difficili e
incerti che hanno scosso tanti animi e turbato la nostra convivenza
civile. Vorrei precisare che oggi i parlamentari regionali
dell'UDC, come dicevo poc'anzi, non sono qui per alimentare con
altre parole un dibattito surreale e sterile che ha fatto male
all'immagine della nostra Terra. Siamo qui perché vogliamo dire
alcune cose semplice e chiare su questa vicenda e sul futuro del
Governo regionale.
Su questa storia delle presunte intercettazioni a noi basta la
parola dell'autorità giudiziaria, a cui rinnoviamo la nostra
fiducia e gratitudine. Per il resto, vogliamo indirizzare la nostra
solidarietà al Presidente della Regione, che sappiamo duramente
provato da una vicenda oscura ed inquietante, che turba tutti
coloro che hanno a cuore le istituzioni e amano la democrazia e la
verità.
Auguriamo al Presidente della Regione di mettersi al più presto
alle spalle l'angoscia di questi giorni, perché questa sua
sofferenza non fa bene né a lui, né alla Sicilia.
La nostra solidarietà, quella dell'UDC, umana e politica, va anche
e soprattutto all'assessore Borsellino. Forse, non possiamo neanche
immaginare il dolore che causano ferite che si riaprono e che
toccano la sfera degli affetti e dei sentimenti, ma possiamo capire
il disagio e lo scoramento di chi amministra la cosa pubblica
davanti a un settore, come la sanità, che appare sempre di più
preda di appetiti insaziabili e di interessi illeciti.
Le preoccupazioni di Lucia Borsellino sono state sempre le nostre
preoccupazioni. E chi segue attentamente le cronache parlamentari
sa che l'UDC ha sempre testimoniato, in pubblico e in privato,
sostegno incondizionato all'assessore Borsellino. Ma soprattutto il
nostro partito ha denunciato e contrastato scelte infelici e
scellerate di politica sanitaria e ha avuto il coraggio, signor
Presidente, di abbandonare la Giunta che decideva le nomine dei
manager.
Purtroppo, la nostra posizione è rimasta inascoltata e oggi, che
tutti i nodi sono venuti drammaticamente al pettine, non ci serve
avere ragione. Al contrario, torniamo a chiedere con forza e
determinazione che si intervenga nel settore della sanità, con
rigore, senza fare sconti a nessuno e facendo piazza pulita di
quanti in questi anni hanno impedito il cambiamento e il
risanamento di questo settore.
E' lo stesso augurio che facciamo all'onorevole Gucciardi, il
nuovo assessore al Bilancio, scusate alla Sanità, Bilancio e Sanità
in verità camminano assieme, l'assessore Baccei sa qual è la
posizione del Gruppo.
Mi si consenta adesso una parola - chiara anche questa - sul
futuro del Governo regionale. L'UDC non legherà mai le sorti di
questa Giunta al teatro dell'assurdo che ha segnato questi giorni.
Per noi vale la regola aurea della democrazia, per cui un governo
va giudicato esclusivamente per quello che ha fatto o per quello
che non ha fatto.
Ad oggi, di questo Governo possiamo dire solamente che, nonostante
il nostro impegno, non siamo soddisfatti dei risultati ottenuti:
troppe sono ancora le cose da fare; tantissime quelle non fatte.
Per noi però - caro Presidente della Regione - sulla bilancia
pesano di più le cose da fare che quelle non fatte. Pesano di più
perché sentiamo la responsabilità di non abbandonare la Sicilia e i
siciliani ad un caos amministrativo, sociale ed, aggiungerei,
economico; perché crediamo che in questo momento storico la classe
politica siciliana abbia il dovere di dare delle risposte concrete
alle ansie e alle paure dei nostri concittadini.
Ecco perché, Signor Presidente, auspichiamo con tutto il cuore che
il Governo regionale e questa Assemblea si spendano per quei
provvedimenti e per quelle riforme che ben conosciamo e che già
sono nell'agenda.
Dalle risposte che, in tempi serrati, riuscirete, il Governo e
riuscirà l'Assemblea, a dare dipende la sorte e il giudizio del
Governo e della legislatura intera.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lentini. Onorevole
Lentini, lei aveva rinunciato prima però non voglio essere io,
quasi
LENTINI. Volevo parlare al Presidente della Regione, ma adesso non
c'è
PRESIDENTE. L'onorevole Lentini rinuncia a parlare. L'Assemblea
ne prende atto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Picciolo. Ne ha facoltà.
PICCIOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche se non è
questa la sede, ma è stata personale, abbiamo espresso, a nome del
Gruppo a titolo personale, la piena solidarietà a Rosario Crocetta
per la vicenda che lo ha visto coinvolto, definita da molti metodo
Boffo , definita da altri vicenda incresciosa ; secondo me è una
vicenda drammatica per la Regione siciliana e per l'immagine della
Sicilia, in Italia e nel mondo.
Sicuramente il Presidente ha avuto modo, nel suo intervento, di
sottolineare i tratti di questa vicenda, riflessi che saranno, poi,
oggetto di indagini, di attenzioni da parte delle autorità
competenti che, comunque, hanno svolto splendidamente, anche
istituzionalmente, il ruolo loro preposto.
Forse, maggiore cautela, mi si consenta, avrebbero dovuto avere
tutte le altre istituzioni che sono intervenute a gamba tesa in
questo dibattito, però oggi si cammina sul web e sul tweet e,
quindi, prendiamo atto anche dell'evoluzione delle scelte fatte
dalle istituzioni.
Certamente, non è questa la sede, come ha detto il Presidente
Crocetta, per aprire un dibattito politico, perché qui è un attacco
alla persona e un'azione di osservazione delle conseguenze che,
questo attacco, potrebbe avere sulla Regione siciliana, sui
siciliani, sui conti della Regione, su quello che, comunque, viene
messo in discussione, giornalmente e quotidianamente, da tutte le
testate nazionali.
Ebbene, è chiaro che non siamo molto soddisfatti dell'azione del
Governo Crocetta fino ad oggi. Non siamo soddisfatti dei troppi
cambi di assessori, delle troppe variazioni che sono state fatte in
questi anni e della poca continuità amministrativa che c'è stata.
Questo è chiaro. Non sono stati soddisfatti i siciliani. Penso,
credo conoscendolo, che anche il Presidente Crocetta non sia
soddisfatto appieno dell'azione del suo Governo. Tante, troppe le
cose da fare, troppi i settori da modificare, troppe le questioni
aperte sul tavolo che ben sottolineava, con molto garbo,
l'opposizione; devo dire e devo dare atto della prudenza di questa
opposizione, pubblicamente, che è maggiore di quella di alcuni
pezzi della maggioranza.
Quindi, grande merito al solido equilibrio dei nostri amici
dell'opposizione, perché quando siamo in un istituzione bisogna
riconoscere i ruoli.
Ebbene, ovviamente, su questi temi, Presidente, noi vogliamo
confrontarci e dobbiamo confrontarci con il Partito Democratico che
è il faro di questa coalizione perché, comunque, istituzionalmente
lei appartiene a quel partito perché è il partito di riferimento
nostro, perché nessuna azione politica del nostro movimento
potrebbe andare contro le scelte del Partito Democratico.
Quindi, nelle sedi competenti, nel momento in cui lei riterrà, il
Partito Democratico, il nostro movimento riterranno assieme agli
altri componenti della maggioranza di confrontarci, noi siamo
pronti.
Abbiamo chiesto seri confronti programmatici e politici, abbiamo
plaudito pubblicamente all'ingresso in giunta di Giovanni Pistorio
e di Baldo Gucciardi come esponenti politici di questa maggioranza,
perché riteniamo che il peso del Governo si misuri, cammini anche
sulle gambe degli uomini che hanno appoggiato questo Governo.
Ebbene, oggi è il momento del confronto politico programmatico.
Non possiamo pensare assolutamente, Presidente, a soluzioni che non
siano concordate e condivise con Roma, non conviene a lei, non
conviene a noi, non conviene alla Sicilia. Noi dobbiamo lavorare in
armonia con lo Stato, in armonia con i vertici dello Stato e capire
quali sono i motivi che soggiacciono o stanno sotto a queste
scelte, a questi comportamenti, dobbiamo chiarire il bandolo della
matassa, riprendere in mano la situazione con forza, con
intelligenza e con capacità.
Noi siamo sicuri che lei sia una persona che è al di fuori di
questo cortiglio che si è creato; non abbiamo mai creduto a
questo, la conosciamo come persona schiva e, addirittura, che va in
controtendenza rispetto alle scelte che le possono essere state
proposte da questo o da quello. Quindi, su questo ha la piena e
totale solidarietà politica ed umana nostra, ma certamente il
cambio di passo quello ci vuole e non potranno essere queste beghe
da cortile a bloccare l'azione di Governo se l'azione di Governo
sarà concordata con Roma e se ci saranno le forze politiche
all'unisono al suo fianco.
Noi ribadiamo la piena fiducia a lei come uomo, a lei come
Presidente e certamente le chiediamo al più presto di convocare un
tavolo di maggioranza per poter raggiungere un equilibrio e un
accordo per il futuro di questa nostra Terra e dei siciliani.
Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. L'ultimo intervento è dell'onorevole Cracolici. No,
no, onorevole Lentini, lei ha rinunciato per due volte, non decide
lei quando intervenire Questo è un Parlamento Ha rinunciato due
volte. Abbia rispetto per i colleghi e per questa Presidenza Ha
rinunciato due volte, non può decidere lei quando intervenire
Onorevole Cracolici, è l'ultimo intervento.
LENTINI. Io ho chiesto la presenza del Presidente. Non si fa così
perché io ho chiesto la presenza del Presidente
CASCIO Salvatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Cascio, non siamo al mercato La prego, si
accomodi. A seguire la parola all'onorevole Cascio.
Onorevole Lentini, lei ha rinunciato due volte non sceglie lei
quando parlare
(Protesta da parte dell'onorevole Lentini)
Onorevole Lentini, lei ha rinunciato due volte non sceglie lei
quando parlare Questo è un Parlamento, lei ancora non se ne è reso
conto
Ha chiesto di parlare l'onorevole Salvatore Cascio. Ne ha facoltà.
CASCIO Salvatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io
intanto mi trovo in imbarazzo per questo siparietto; sono preso
alla sprovvista e questa mia estemporaneità, caro Presidente della
Regione, ha anche una sua valenza positiva, perché pur non avendo
preparato il discorso, tutto quello che dirò è improntato alla
sincerità, a quello che penso realmente. E quello che penso
realmente, non avendo consultato i miei amici del Gruppo, a volte
può esulare da quella che è la logica complessiva del Gruppo,
alcune sono sicuramente concordate, altre sono valutazioni mie
personali.
E parto da un dato, da quello che è l'ordine del giorno, che sono
le comunicazioni del Presidente della Regione e le comunicazioni
del Presidente della Regione sono date da un fatto noto a tutti, da
un fatto che ha occupato i giornali nazionali, che ha occupato i
media locali ed oltre e che ha messo alla gogna il Presidente delle
Regione da un punto di vista umano, da un punto di vista
dell'afflato, dell'affetto mio e di tutto il Gruppo.
La nostra solidarietà nei suoi confronti è massima e questa
solidarietà è il frutto anche delle dichiarazioni, che noi
riteniamo fondamentali per togliere qualsiasi dubbio, che vengono
dai Procuratori della Repubblica da più di un Procuratore della
Repubblica.
Io non sono un uomo di legge, io per mestiere non faccio
l'avvocato e, quindi, da questo punto di vista, quelle
dichiarazioni mi tranquillizzano.
Io rappresento un deputato regionale, ma interpreto anche quello
che viene e che percepisce il cittadino medio e il cittadino medio
siciliano percepisce o si pone un dubbio, un quesito: C'è un
complotto, è una bufala? Che cosa voleva accadere? . Ed io non sono
in grado di dare una risposta di che cosa voleva accadere; forse,
sarà lei in grado di darla o saranno altri e quindi mi limito ai
fatti. Però, è chiaro, onorevole Presidente della Regione, che in
questa vicenda vi sono alcuni aspetti che hanno refluenze
politiche, perché se è vero che non possiamo aprire un dibattito
politico, è vero che questo dà la stura ad alcune considerazioni,
almeno sommarie, di carattere politico.
E le considerazioni sommarie che io ho fatto insieme al mio Gruppo
sono date dal fatto che oggi più che mai c'è bisogno di portare
avanti e di dare risposte a quelle persone che li aspettano e che
ancora non le ricevono.
E mi riferisco a tutti i problemi che da questo pulpito hanno
espresso gli altri miei colleghi; mi riferisco all'acqua pubblica
che è un problema che sentono i siciliani; mi riferisco alla
formazione; mi riferisco ai giovani, al piano giovani; mi riferisco
alle opportunità di lavoro; alla conclusione delle riforme della
Provincia, assessore Pistorio, che sembra sia avviata verso la
soluzione finale. E tutte queste cose ci portano a dire che non è
il tempo di mollare, è il tempo di fare una riflessione ed è il
tempo - caro Presidente Crocetta, per usare una frase a lei nota e
forse a lei cara - di cambiare verso. E come si cambia verso? Si
cambia verso a mio avviso - glielo detto in separata sede, avendo
scontri anche violenti con lei ma scontri sempre nell'ambito della
dialettica e nell'ambito civile del confrontarsi - dando anche una
connotazione a quello che vuole fare.
Io non voglio la sostituzione sic et simpliciter di alcuni
elementi della sua Giunta, però se in questo periodo lei non dà un
verso nuovo e fa la cosiddetta minestra riscaldata non abbiamo
cambiato niente, perché la gente non lo percepisce. La gente
percepisce le riforme, percepisce la soluzione ai problemi, però
vuole un'immagine diversa sua e anche della sua Giunta, me lo
permetta.
Io non ho niente contro i suoi Assessori, contro i tecnici, tutte
persone ottime, preparate, però cambiare verso significa anche
questo: avere il coraggio di dire io faccio politica e mi prendo
gli onori e gli oneri della politica , perché non si può essere
garantisti in un modo e colpevolisti dall'altro.
Oggi, ho assistito ad una farsa rappresentata da qualche collega
che da questo pulpito si ergeva a colpevolista quando in altre
occasioni ha vantato di essere un garantista.
Io sono garantista sempre, sono garantista con altri del passato,
sono garantista con lei e sono garantista con tutti coloro che
dimostrano di essere consapevoli e credono nella propria innocenza
e, quindi, la presunzione di innocenza è il mio principio guida. A
volte, però, le cattive frequentazioni fanno male e questa è una
colpa, la cattiva frequentazione, è una colpa personale ma può
diventare una colpa politica e non vorrei quanto queste
frequentazioni personali possono incidere su quello che è la cosa
pubblica.
Presidente Crocetta, da lei mi aspetto anche un'altra cosa e lo
dico a titolo personale, una presa di distanza, perchè non basta
dire: non l'ho detto, sono innocente , occorre prendere le
distanze da questo modo di agire che a mia insaputa, perché a volte
c'è il millantato credito, si fa sulla mia persona e questo nel suo
intervento, onestamente, me lo sarei aspettato o almeno mi sarà
fuggito e lo avrei comunque sottolineato con più forza.
Per ultimo, noi tutti di Sicilia democratica, siamo vicini più di
prima a Lucia Borsellino che abbiamo avuto come assessore e che ha
messo mani su una sanità che faceva buchi da tante parti, che ha
saputo lavorare bene, che ha ridotto la spesa farmaceutica, che ha
varato il piano di rimodulazione dei posti letto, a cui va la
nostra solidarietà e la nostra stima incondizionata e il nostro
affetto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Innanzitutto
voglio aprire questo mio intervento con un grazie. Un grazie non di
circostanza e nemmeno retorico, con un grazie anche impegnativo, è
il grazie a Lucia Borsellino perché ci ha onorato di essere parte
di questa esperienza di Governo e lo ha fatto nel solco della sua
personalità, sobria, grande personalità competente che ha
dimostrato con il suo sapere di aiutarci a farci uscire da una
condizione nella quale tre anni fa seppure migliore rispetto a sei
anni fa, la sanità oggi vive nella nostra Regione almeno per gli
aspetti finanziari e non solo.
Ed è un grazie politico perché, in nome di quel lavoro, con il suo
impegno ci siamo assunti la responsabilità, come Partito
Democratico, a seguito delle sue dimissioni che io considero ancora
poco valutate politicamente, di prenderci carico e assumerci la
responsabilità di continuare il suo lavoro e di farlo mettendoci la
faccia, come spesso si dice, con il nostro partito e con uno dei
suoi dirigenti di primo piano.
L'ho voluto ricordare perché questa è una seduta in cui ha fatto
bene il Presidente della Regione a distinguere un aspetto che
riguarda una vicenda grave, gravissima, banalizzata nel segno della
lotta politica, ma che poco ha a che fare con la lotta politica,
perché io ancora oggi mi chiedo, non se è vera o non è vera quella
intercettazione perché da questo punto di vista dubbi non ne ho
più. Per me i dubbi sono finiti alle ore 16.38, 16.40 di otto
giorni fa, quando il Procuratore della Repubblica di Palermo ha
ufficialmente smentito l'esistenza di una intercettazione che
contenesse quelle parole che, se fossero state effettivamente
pronunciate, avrebbero sicuramente gettato un ombra pesante nella
vita amministrativa e nella vita politica di questa Regione.
Mi chiedo ancora oggi perchè è stata costruita questa patacca, era
figlio di un giudizio politico verso il Governo Crocetta? Ci credo
poco; perchè si voleva creare un fatto così eclatante alla vigilia
di uno dei momenti che fanno parte del calendario della memoria
della nostra Terra, il 19 luglio, il ventitreesimo anniversario
della strage di via D'Amelio, è, come dire, portare lo scalpo
attorno a quella data di un Presidente della Regione che, si può
pensare come si vuole, certamente rappresenta nel nostro paese uno
dei simboli della lotta alla mafia.
E' come se attorno a quella storia si voleva uccidere la speranza
e provare a dimostrare che in Sicilia non c'è speranza perché tutti
sono uguali a tutti e nessuno è diverso dagli altri. Questa è
V credo - la cosa che mi inquieta e credo che debba inquietare
tutte le persone democratiche perché attorno a quell'evento poteva,
per davvero, chiudersi una stagione e non una stagione di Governo,
ma una stagione di impegno, di impegno civile, di impegno di
ribellione al fenomeno mafioso.
Certo, tanti errori sono stati fatti che hanno potuto favorire,
che avesse presa quel tentativo, perché una certa immagine di
antimafia da operetta spesso in questa Regione ha finito per
esserci e su questo dobbiamo riflettere tutti e avere coscienza dei
limiti e degli errori fin qui consumati. Ma non c'è certamente
dubbio da parte nostra nell'esprimere la solidarietà a una persona
insultata, a una persona volgarmente gettata nel fango e che,
obiettivamente, ha vissuto ore di drammatica condizione personale e
penso che quella condizione personale del Presidente della Regione
in qualche modo era anche una drammatica condizione che ha
rischiato di vivere la Sicilia.
Io non voglio enfatizzare i ruoli di ognuno di noi perché tutti
siamo utili, ma nessuno è indispensabile, però non c'è dubbio che
quel fatto in qualche modo segna uno spartiacque anche di ciò che
si gioca attorno agli interessi della Sicilia.
Ripeto, non ho dubbi sul se è vera, ho dubbi sul perché questa
patacca è stata costruita e mi auguro che ci possano essere
istituzioni del nostro Paese che aiutino a farci capire del perché
si è potuto determinare un grave attentato alla vita democratica di
questa Regione e, quindi, se il Presidente della Regione nel dire
le parole che ha detto e ha chiesto di distinguere il giudizio
politico che può essere persino duro, feroce verso l'esperienza fin
qui fatta, ma altra cosa è la difesa dell'onore che per qualunque
uomo e donna deve essere un valore che prescinde il giudizio che si
può avere sugli atti compiuti in quanto uomo di Governo.
E noi vogliamo cogliere anche l'appello che ha fatto il Presidente
della Regione nel chiedere a questo Parlamento di distinguere i due
momenti e di approfondire in un apposito momento successivo la
valutazione su questi due anni e mezzo e sul come e se dobbiamo
andare avanti. Innanzitutto, questa valutazione dobbiamo farla con
il Presidente della Regione e con la sua maggioranza e assieme alla
maggioranza e al Presidente della Regione con tutto il Parlamento
siciliano. Ed è questa la ragione che ci vede, in qualche modo,
impegnati a valutare onestamente le condizioni politiche per capire
se ci sono ancora condizioni sufficienti per poter realizzare un
programma di Governo - Crocetta lo chiama rivoluzionario - io lo
chiamo riformista , ma un riformismo strutturale, un riformismo
profondo, un riformismo che non cambi tutto per non cambiare nulla.
Dobbiamo serenamente affrontare questo tema consapevoli che la
politica non può agire pensando se stessa in maniera
autoreferenziale. I nostri atti, i nostri comportamenti, le cose
che facciamo, oltre le cose che diciamo, sono giudicate dalle
persone, sono giudicati dagli elettori. La politica vive della
democrazia e dobbiamo, quindi, avere consapevolezza se nel
prosieguo eventuale di questa esperienza possiamo ancora realizzare
e dare il senso delle cose che realizziamo ai cittadini che
guardano noi, in un momento complicatissimo, difficilissimo, perché
la crisi della Sicilia non è la crisi di Crocetta.
La crisi della Sicilia è una crisi che viene da lontano, che ha
condizioni economiche e sociali e drammatiche, che ha condizioni
nelle quali deve essere chiaro a tutti, innanzitutto allo Stato,
che la Sicilia da sola non potrà farcela, ma non perché abbiamo
bisogno che qualcuno ci dia con generosità qualcosa che non ci
spetta, ma perché la Sicilia, restituendo alla Sicilia
l'autorevolezza necessaria, ha il diritto di avere ciò che ci è
stato scippato, e ci è stato scippato da una visione della politica
nazionale che, spesso, si è fondata su un pregiudizio crescente nei
confronti di questa terra.
Questi sono i temi, queste sono le riflessioni che oggi rimetto al
Parlamento, li rimettiamo come Partito Democratico, come gruppo del
Partito Democratico, sapendo che questo è un primo tempo.
Oggi chiudiamo una questione, proviamo a rimarginare una ferita,
che so bene non è facilmente rimarginabile. Ma, allo stesso tempo,
abbiamo il dovere di affrontare rapidamente il secondo tempo, cioè
il tempo delle valutazioni politiche, il tempo anche del
riconoscimento degli errori, perché guai a quella politica che si
guarda l'ombelico e non guarda quello che sta attorno a te. E noi
abbiamo il dovere di guardare quello che tanti cittadini guardano e
pensano di noi e, se siamo capaci, di correggere quelle valutazioni
invertendo radicalmente la rotta rispetto agli atti fin qui
compiuti.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo - l'ho già detto nelle
comunicazioni - che il Governo ha depositato il Rendiconto, per
cui, prima della chiusura della sessione estiva, va approvato il
Rendiconto che è propedeutico alla manovra di bilancio.
Presidenza del Presidente Ardizzone
La seduta è rinviata a martedì 28 luglio 2015, alle ore 16.00, con
il seguente ordine del giorno:
I - Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle
dimissioni dell'onorevole Ferrandelli dalla carica di deputato
regionale.
II - Comunicazioni.
III - Discussione dei disegni di legge:
1) - Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e città
metropolitane . (nn. 833-783-791-819-822-823-824-831-832-839-8
848 bis/A) (Seguito)
Relatore: on. Cracolici
2) - Disciplina in materia di risorse idriche . (nn. 455-125-102
106-158/A)
Relatore: on. Barbagallo
La seduta è tolta alle ore 16.04
(Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 16.50)
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio