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Resoconto d'Aula della Seduta n. 264 di martedì 04 agosto 2015
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   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del vicepresidente Lupo


   BARBAGALLO,  segretario,  dà lettura del  processo  verbale  delle
  sedute n. 261 del  29 luglio 2015 e n. 262 e 263 del 30 luglio 2015
  che, non sorgendo osservazioni, si intendono approvati.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo:
   -per oggi, l'onorevole Micciché;
  -per oggi e domani, gli onorevoli Malafarina, Forzese e Fazio.

   L'Assemblea ne prende atto.

   risorse idriche' (nn. 455-125-102-106-158/A)
   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                    Discussione di disegni di legge

   PRESIDENTE.  Si  passa  al secondo punto  all'ordine  del  giorno:
  Discussione dei disegni di legge.
   Si  procede con il disegno di legge posto al numero 1)  Disciplina
  in   materia   di  risorse  idriche .  (nn.  455-125-102-106-158/A)
  (Seguito).
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Giovanni Greco per illustrare la
  questione pregiudiziale sul disegno di legge, già depositata  nella
  seduta precedente.

   GRECO  Giovanni.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  iniziamo
  con  la  discussione su questa pregiudiziale con il  rappresentante
  del Governo che, a mio avviso, dovrebbe essere l'assessore al ramo,
  non  perché  il  Presidente della Regione non rappresenti  bene  il
  Governo  ma perché l'assessore al ramo nella sua relazione ha  dato
  parere  negativo a questo disegno di legge e quindi volevo chiedere
  all'assessore al ramo perché, come me, pensa che questo disegno  di
  legge ha alcune criticità incostituzionale al suo interno.
   Io ho presentato questa relazione nella seduta passata e la vado a
  leggere  perché  nella lettura della questione pregiudiziale  penso
  che  ci sia il contenuto e sia spiegato abbastanza bene. Io ritengo
  che  due o tre punti di questa legge siano incostituzionali, ma non
  è  che  lo  dico solo io, che per gioco ho iniziato a  dedicarmi  a
  questa   legge   importante,  perché  mi  trovavo   nella   seconda
  commissione  dove  dovevamo  dare  la  copertura  finanziaria.   In
  quell'occasione ho detto al Presidente, così per battuta, anche  se
  ora   mi   convinco   che   la  battuta   aveva   dei   presupposti
  incostituzionali seri, che questa legge è incostituzionale. Ma come
  mai  si  porta  avanti  con tutta questa speditezza?  Cerchiamo  di
  discutere  questo  disegno  di  legge  nella  forma  più   completa
  possibile  e  cerchiamo di fare un disegno che non venga  impugnato
  dal Consiglio dei Ministri.
   Vedete,  ho votato a favore del referendum perché l'acqua  sia  in
  mano  pubblica, non sono d'accordo che questa legge  bisogna  avere
  premura  a  farla perché viene nominato il commissario,  perché  mi
  domando,   ma   perché  abbiamo  premura  ed  abbiamo   paura   del
  commissario?
   Qual è il danno che può fare il commissario, se non quello che noi
  andiamo a fare se facciamo una legge che alla fine ci impugnano? Se
  noi,  per malaugurata ipotesi, facciamo una legge che ci impugnano,
  questo  lavoro, queste spese che andiamo a sostenere per quattro  o
  cinque  sedute  che ci saranno secondo me è un danno economico  che
  non  ci  perdoneranno, ed al solito noi mediaticamente non facciamo
  una figura degna di nota.
   Premesso  che  le  disposizioni in esame,  gestione  del  servizio
  idrico integrato e modalità di affidamento del medesimo, interviene
  in   materia   che,  per  costante  giurisprudenza  costituzionale,
  afferisce  a  quella di competenza esclusivo dello  Stato,  di  cui
  all'articolo  117,  comma  2 lettere e)  e  s)  della  Costituzione
  (Tutela della concorrenza e tutela dell'ambiente).
   Questo  è  un  punto  fondamentale.  Se  noi  riuscissimo,  signor
  Presidente, a fare una riunione di gruppo e a coniugare queste  due
  importanti  funzioni  che  sono  a  capo  dello  Stato  con  quella
  necessità  che  abbiamo  noi  rispetto  al  disegno  di  legge  che
  vogliamo,  secondo me facciamo una cosa buona, ma se  noi  vogliamo
  fare   per   forza  un  disegno  di  legge  perché  dobbiamo   dare
  l'impressione che diamo la gestione dell'acqua pubblica ai  comuni,
  questo non c'è lo consentiranno.
   Io  ho  letto  la  relazione dei suoi uffici e  la  relazione  del
  direttore al dipartimento acque e rifiuti: sono coincidenti  tutt'e
  due, portano le stesse criticità di incostituzionalità.
   Quindi,  io  non ho presentato la pregiudiziale perché  a  me  non
  interessa fare una legge sulle acque e suoi rifiuti come  si  deve.
  Io sono affinché si vada a coniugare la tutela della concorrenza  e
  la tutela dell'ambiente, insieme alla gestione dell'acqua pubblica,
  che  non  vada  a finire in mani sconsiderate, come è avvenuto  nel
  passato. Noi abbiamo come l'EAS, come Sicilia Acque, che sono  enti
  a  partecipazione regionale, e non è che fino ad  ora  hanno  fatto
  fare figura per la gestione di questo importante servizio.
   Nella   considerazione   che   il   servizio   idrico   integrato,
  nell'ordinamento   statale  italiano,  è  stato  qualificato   come
  servizio  a  rilevanza  economica, si evince  che  l'attività  deve
  essere  svolta in vista della copertura, in un determinato  periodo
  di tempo, dei costi mediante ricavi.
   A tutti piacerebbe che l'acqua venisse data a titolo gratuito, non
  solo ai meno abbienti, ma a tutta la generalità, ma purtroppo non è
  possibile. E' una cosa che non si potrà mai verificare, mai
   Le  spese  che vengono effettuate per dare questo servizio  devono
  avvenire mediante i ricavi di questo importantissimo elemento che è
  l'acqua.
   In  relazione  all'articolo 1, comma 6, come già dichiarato  dalla
  Corte Costituzionale, va ricordato che a seguito della soppressione
  delle  precedenti Autorità d'ambito, in materia di servizi  idrici,
  alle   Regioni   è  stata  affidata  solamente  la  competenza   ad
  individuare  i  livelli più idonei in capo  ai  quali  affidare  la
  titolarità delle relative funzioni.
   L'articolo  6,  comma 1, presenta criticità  nella  parte  in  cui
  prevede  che   la  gestione del servizio idrico integrato  persegue
  finalità  di  carattere  sociale ed  ambientale,  ed  è  finanziata
  attraverso risorse regionali e meccanismi tariffari .
   La  pertinente normativa statale, contenuta nell'articolo 154  del
  decreto  legislativo n. 152 del 2006, disciplinando la tariffa  del
  Servizio  idrico  integrato, al comma 14, prevede  che  questa  sia
  predisposta  dall'Agenzia  Nazionale  per  la  Regolazione   e   la
  Vigilanza   in  materia  di  acqua,  nell'osservanza   del   metodo
  tariffario di cui all'articolo 10, comma 14, lettera d) del decreto
  legge  13  maggio  2011, n. 70, convertito con modificazione  della
  legge n. 106 del 12 luglio 2011.
   La  Corte  Costituzionale, con sentenza n. 67 del  2013  -  quindi
  recentissima - ha ribadito che  la disciplina statale relativa alla
  determinazione  della  tariffa, come  complesso  di  norme  atto  a
  preservare  il  bene  integrato  giuridico   ambiente   dai  rischi
  derivanti  da  una tutela non uniforme ed a garantire uno  sviluppo
  concorrenziale. Sia la concorrenza, sia il rispetto  dell'ambiente,
  lì va a garantire la legge statale. Non c'è competenza per la legge
  regionale.
   Sono  diverse  le Regioni che hanno tentato di fare una  legge  in
  merito, come la Liguria, come il Lazio, e lo Stato ha impugnato  le
  due leggi.
   Un  altro  punto su cui voglio intervenire, e chiudo perché  a  me
  interessa che si apra un dibattito per vedere se si può trovare  la
  sintesi  ad  un  disegno di legge, a questa legge  dove  tutti  noi
  andiamo a dare il nostro contributo - è la questione del personale.
   Questa  è un'altra criticità della questione pregiudiziale  che  è
  importante, e che lo Stato, la Corte costituzionale fa sì che  dice
  che le regioni non possono avere competenza in materia di privati
   Perché ve lo dico, ed ho preso questo spunto sul personale? Se voi
  andate  a  vedere  come è stato garantito, e in che  maniera  hanno
  garantito il personale dell'APS con la società dell'AMAP di Palermo
  ha  preso  un numero di persone e li ha immessi, e gli fa  fare  il
  servizio  che  prima faceva l'APS. E all'APS cos  è  successo?  Che
  c'era  una società che è andata in fallimento, ed hanno premiato  i
  dirigenti  di  quella società che sono andati in dissesto  e  hanno
  lasciato  a  casa  i  letturisti, cioè  quei  lavoratori  che  ogni
  trimestre passano per andare a calcolare il consumo dell'acqua  che
  ognuno  di  noi  effettua.  Ebbene, questi  lavoratori,  Presidente
  Ardizzone, sono rimasti fuori da quell'accordo
   Se  noi  non  facciamo  una norma con cui garantire  tutto  questo
  personale,  noi non facciamo una buona legge. Ed io dico  che,  per
  tutti questi motivi, che ho letto e che ho cercato di sintetizzare,
  pongo la questione pregiudiziale e chiedo di metterla ai voti.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, ai sensi dell'articolo  101  del
  Regolamento  interno,  sulla  pregiudiziale  possono  parlare   due
  oratori a favore e due contro.
   L'onorevole Di Mauro e l'onorevole Cordaro chiedono di  parlare  a
  favore.
   L'onorevole Trizzino e l'onorevole Panepinto chiedono  di  parlare
  contro.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Di Mauro.

   DI  MAURO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  su
  questo disegno di legge per il quale si è lavorato diversi mesi  in
  Commissione Ambiente con un confronto abbastanza duro e,  comunque,
  interessante  perché si sono contrapposte due tesi  attorno  ad  un
  disegno  di  legge  che,  tutti quanti, consideriamo  importante  e
  significativo.
   Importante  e  significativo perché, intanto si pone,  come  posso
  dire, una urgenza ed una necessità della definizione di un percorso
  che  consente  l'accredito  delle  risorse  da  parte  del  Governo
  nazionale.
   Vedo  che  oggi  qui  c'è  il Presidente della  Regione,  non  c'è
  l'Assessore che è anche Commissario del Governo, e questo  la  dice
  lunga  sulla legittimità - mi riferisco, ovviamente, al profilo  di
  ordine costituzionale di questo disegno di legge - e, avendo  letto
  anche  le  relazioni, non solo dell'Assemblea, degli  uffici  della
  Presidenza, ma anche la lettera che è depositata agli atti della IV
  Commissione  e della Commissione  Bilancio' da parte  degli  uffici
  dell'Assessorato dell'energia, dove è scritto testualmente  che  il
  Governo  è  contrario a questo disegno di legge, a proposito  della
  costituzionalità, e con nota dell'8 aprile, protocollo n. 30461, al
  primo  paragrafo  dice  Tutto ciò premesso in estrema  sintesi,  va
  evidenziato  che  il disegno di legge in oggetto  è  stato  esitato
  dalla  IV  Commissione legislativa Ars con il parere contrario  del
  Governo  su quasi tutte le disposizioni ivi contenute per contrasto
  con i principi sopra enunciati .
   Ma  al  di là di questa lettera e dei giusti rilievi che ha  fatto
  l'ufficio  dell'Assemblea, io credo che  noi  dobbiamo  fare  tutti
  quanti  un passo avanti nel senso di dovere essere in grado,  oggi,
  di  esaminare  ugualmente questo disegno di legge e di  correggerlo
  nella  giusta direzione, fermo restando la indipendenza di ciascuno
  di  noi  come  parlamentare  che ha qui il  dovere,  nella  propria
  autonomia, di esaminare i disegni di legge, approvarli e di fare in
  modo  che  siano in linea con il dettato costituzionale  e  con  le
  normative di natura europea.
   E  aggiungo,  signor Presidente, che è lontano dalla mia  idea  di
  chiedere  il  voto segreto, perché su questo disegno di  legge  non
  credo  sia  corretto, politicamente e istituzionalmente, in  quanto
  parlamentare, utilizzare strumenti come il voto segreto per evitare
  che ci possa essere un voto palese in quest'Aula.
   Quindi,  credo  che  tutti  quanti  dobbiamo  avere  l'onestà   di
  esaminare il provvedimento legislativo con la massima, mi  permetto
  di  dire,  ufficialità per raggiungere gli obiettivi  a  cui  tutti
  quanti dobbiamo tendere.
   E  passando  ad esaminare le questioni, io credo che - rispetto  a
  tutte  le sentenze della Corte Costituzionale   è inutile  qui  che
  cito  i numeri -, in linea di massima le varie sentenze della Corte
  Costituzionale  si  sono  pronunciate  su  alcuni   argomenti   ben
  specifici:  intanto sulla necessità della unicità della gestione  e
  non  della unitarietà, quindi niente  sub ambito', niente  gestioni
  diverse  dell'ambito e dello stesso Ato; sulla esigenza che  non  è
  necessaria  alcuna disposizione legislativa da parte del Parlamento
  siciliano per la individuazione del cosiddetto ente di governo,  di
  cui  all'articolo  147 del decreto legislativo  n.  152  del  2006,
  perché  l'ente  di  governo,  dice la  legge,  va  individuato  con
  delibera di Giunta del Governo.
   Il  Governo ha avuto tutto questo tempo e, se prima c'era  qualche
  perplessità  in ordine alla procedura, se era amministrativa  o  se
  era legislativa, oggi l'articolo 7 della legge n. 164 del 2014,  al
  comma  1, lettera b), 1, 2, 3 e 4, ha sciolto tutti i nodi.  Ma  ha
  sciolto  anche i nodi che riguardano, per esempio, alcune decisioni
  della  Corte  Costituzionale  a proposito  della  sentenza  n.  32,
  allorquando,  a  proposito   della  sentenza  n.  32  della   Corte
  costituzionale,  su  un  ricorso della Regione  Liguria,  ha  anche
  sancito  che  non  si possono fare affidamenti  diretti  ai  comuni
  quando  abbiano  un numero di abitanti inferiore a tremila.  Quindi
  una deroga si può fare soltanto per i comuni che sono sotto i mille
  abitanti.
   Quindi,  un ente di governo che, in questo disegno di legge  viene
  indicato  con  il  nome  di ATI, e che è uno  strumento  di  natura
  tecnico-amministrativa  a  cui secondo  la  legislazione  nazionale
  viene  indicato il compito di scegliere le modalità di gara.  E  le
  modalità  di gara, signor Presidente, sempre in questa disposizione
   Salva  Italia' sono praticamente chiariti tutti gli  equivoci  che
  potevano sorgere in ordine ad interpretazioni delle sentenze  della
  Corte,  con l'articolo 149 bis che revoca il vecchio articolo  150,
  sempre del decreto legislativo 152 del 2006, dove viene specificato
  che  le  ATI procedono secondo le direttive europee trattandosi  di
  materia  di organizzazione dei servizi pubblici locali  a  rete  di
  rilevanza economica.
   Dico  queste  cose  perché in questo disegno di legge,  spesso  il
  termine  efficacia non viene accompagnato dal termine di efficienza
  di  economicità  perché si inorridisce al solo termine  pronunciato
   economico'  quasi a voler, con questo termine, dare la  sensazione
  che  ci sia qualcosa che vada al di là di quelle che sono state  le
  recenti sentenze della Corte costituzionale che hanno stabilito che
  i  provvedimenti  che  riguardano il sistema idrico  integrato  non
  prevedano alcun utile per l'impresa.
   C'era  a  suo tempo un utile del 7 per cento, che con una sentenza
  della Corte costituzionale è stato eliminato.
   Mi    chiedo,   signor   Presidente,   quale   altro   dubbio   di
  interpretazione  poteva  restare.  Ma  anche  in  questo  caso  con
  l'articolo  151  del  decreto legislativo è stato  sancito  che  la
  tariffa, ovviamente sempre su proposta dell'ATI,  - di questo  ente
  di   governo   che  in  Sicilia  si  chiama  ATI  -,  è  competenza
  dell'autorità  dell'energia  elettrica,  del  gas  e  del  servizio
  idrico.   E'  competenza  dell'autorità  nazionale  che  stabilisce
  secondo  una  serie di parametri, qual è l'importo che deve  essere
  stabilito per ogni territorio.
   Questi   concetti,  signor  Presidente,  sono  concetti   talmente
  semplici  e  talmente  evidenti che hanno  posto  in  essere  -  mi
  permetto  di  dire - con chiarezza e soprattutto anche  di  natura,
  voglio  dire, non legislativa, cioè non c'è una necessità da  parte
  del Governo regionale di interpellare il Parlamento su quello che è
  l'ente  di  governo  e  sulle  procedure  di  affidamento  e  sulla
  effettiva  gestione  del  servizio  perché  la  norma  nazionale  è
  talmente chiara che anche, nonostante le sollecitazioni che per  la
  verità,  devo dire, possono essere, anche, fondate perché  non  c'è
  dubbio che nei territori siciliani c'è uno scontro.
   Da un lato lo scontro per le eccessive bollette che arrivano e che
  -  mi  permetto di dire - nel tempo non ha determinato  un'adeguata
  vigilanza  dei  sindaci che compongono l'ATO, che costituiscono  il
  committente,  rispetto a quello che è il servizio che viene  fatto,
  sia  in  termini  di  rimborso economico, ma anche  in  termini  di
  capacità  di rendere un servizio. Ma tutto questo non ha  niente  a
  che vedere con il dispositivo legislativo.
   Allora,  noi abbiamo il dovere di essere coerenti con  il  sistema
  legislativo perché se oggi noi dovessimo continuare ad esaminare un
  disegno  di  legge  con una logica interpretativa dell'articolo  14
  dello Statuto che ribadisce con la Regione siciliana che certamente
  l'acqua  è  pubblica  e  nessuno qui la  mette  in  discussione  ma
  l'argomento   che   va  trattato  è  quello  del   servizio,    noi
  rischieremmo di  avere fra sessanta giorni l'impugnativa  da  parte
  del Governo nazionale e quindi dover poi tornare indietro o fare il
  ricorso alla Corte Costituzionale e perdere un altro anno in ordine
  a  quella  che  è sostanzialmente la futura decisione  della  Corte
  Costituzionale e francamente con tutte queste decisioni che ci sono
  state  una dietro l'altra, non vedo grossi spiragli, oppure  quella
  di  tornare  in Aula nel mese di ottobre e revocare, così  come  ha
  fatto la Liguria, tutte le norme cosiddette illegittime.
   Allora,  mi chiedo quali siano le ragioni per cui il Governo  fino
  ad  oggi  non  è intervenuto; chiedo di comprendere con adeguatezza
  quali siano le ragioni che hanno determinato un provvedimento  così
  non  in linea con quelli che sono gli orientamenti legislativi,  le
  sentenze della Corte Costituzionale, perché l'idea di voler dare la
  sensazione  che  il  territorio  possa  essere  spezzettato   senza
  perseguire  obiettivi  di unicità, che il territorio  possa  essere
  soggetto ad interessi particolari,  venendo meno a quello che è  il
  concetto di solidarietà che deve esserci in un ambito, ha spinto la
  Commissione  legislativa e quindi, credo, la maggioranza  anche  di
  questo  Parlamento,  ad un disegno di legge che  per  nulla  va  in
  direzione rispetto a quello che succede nel resto d'Italia.
   Tutti  abbiamo interesse a far sì che il servizio costi  poco,  ma
  non  c'è ombra di dubbio che non possono essere nascosti più  nelle
  pieghe del bilancio i costi del servizio.
   Mi  riferisco  allo  stipendio dei fontanieri, mi  riferisco  agli
  interventi che  si fanno: ormai tutto questo deve fare parte di una
  sfera diversa rispetto a quello che è il bilancio di un comune.
   E questo lo dico perché ho notato l'altro giorno, quando c'è stata
  la  Corte  di  Conti in Commissione, lo zelo e anche, me  lo  lasci
  dire, l'intervento del collega del Movimento 5 Stelle Ciaccio,  che
  ha  quasi  sollecitato  un  tintinnio di manette  rispetto  a  chi,
  ovviamente,  in  questi  anni  ha governato  questa  Regione  e  un
  Parlamento  che  sia  ieri che oggi tenta in tutte  le  maniera  di
  volere correre ai ripari.
   Ora,  io  credo  che questo senso improvviso di  accelerazione,  o
  questo senso improvviso di colpevolezza che si vuole lanciare verso
  il  Parlamento siciliano, verso il Governo siciliano qualunque esso
  sia, Presidente, non è in linea con quello che è questo disegno  di
  legge  che  tende, nell'ambito dei bilanci comunali, a caricare  di
  spese che non possono essere più caricate.
   Allora,  bisogna  essere coerenti: se da un lato  si  sostiene  il
  rispetto  di quella che è la legislazione nazionale in  termini  di
  finanza,  dall'altro non si può, quando ci sono ragioni  di  natura
  elettorale,  sollecitare provvedimenti che non sono  in  linea  con
  quello  che  è il dettato della Corte dei Conti e, ricordo,  Signor
  Presidente,  la  nota  del  15 gennaio della  Corte  dei  Conti  di
  quest'anno  quando,  ad inizio dell'anno, ci  ha  raccomandato  per
  iscritto una serie di comportamenti che debbono essere adottati  in
  sede  legislativa  quasi  a voler e dover mandare  i  provvedimenti
  legislativi alla Corte dei Conti per una condivisione.
   Non so se questa è una linea corretta, ma comunque c'è un dato che
  sul piano finanziario la Corte dei Conti potrebbe entrare anche  in
  campo  in  quelli  che sono i bilanci comunali e verificare  se  un
  comune che gestisce direttamente il servizio, in realtà ha caricato
  sulle  spese  complessive di un'Amministrazione e  su  un  bilancio
  comunale le spese relative alla gestione del servizio idrico.
   Signor  Presidente,  voglio concludere  dicendo:   primo,  che  la
  mozione  che  è  stata presentata dal collega Greco  vuole  destare
  l'attenzione  su una vicenda che non deve portare il  Parlamento  a
  sbagliare.  Che c'è la volontà, credo, da parte di tanti componenti
  di  questo  Parlamento a correggere il tiro,  perché  tutti  quanti
  vogliamo una legge e tutti quanti vogliamo un controllo effettivo e
  concreto su quello che è il servizio,  perché solo così noi potremo
  dare  una risposta adeguata ai siciliani e anche un confronto serio
  con quello che è il Parlamento nazionale e il Governo nazionale.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, l'onorevole Di Mauro,  all'inizio
  del suo intervento ha  detto, con precisione,  che non è intenzione
  attraverso la pregiudiziale bloccare l'andamento d'Aula.  Ecco,  io
  questo   lo   vorrei   sottolineare,  ma  anche  l'intervento   del
  presentatore, dell'onorevole Greco, andava in tal senso è quasi una
  sorta   di  appello  fatto  alla  Presidenza  dell'ARS  a   vedere,
  sostanzialmente, dove si può perfezionare questo disegno di  legge.
   Scusate, se non ho compreso male, dico è questo il senso.  Che  ci
  siano  dei  problemi di interpretazione, articolo 14 o  meno  dello
  Statuto,  dico  lasciamo stare, ma già erano stati sollevati  dagli
  Uffici   dell'Assemblea  e,  devo  dire,  che   diligentemente   la
  Commissione  aveva  già  provveduto  su  alcuni  articoli  a  delle
  modifiche.
   Quindi,   io  non  ne  farei più una battaglia ideologica,  perché
  tutti lo sappiamo perfettamente che l'acqua è un bene pubblico.  Il
  discorso  riguarda  il  sistema  di  affidamento  se  si  può  fare
  direttamente ai singoli comuni o non si può fare. Se  si  riesce  a
  trovare  la  soluzione,  io  non è che  dico  che  dobbiamo  andare
  necessariamente avanti, chiaramente la riforma dell'acqua va fatta.
  Ecco, questo è il  discorso. E' stata dimostrata grande maturità da
  parte  della Commissione di tutti coloro che ci hanno lavorato.  Io
  inviterei eventualmente ad un ritiro della pregiudiziale, onorevole
  Greco,  anche sulla base delle considerazioni svolte dall'onorevole
  Di  Mauro,  altrimenti facciamo la battaglia ideologica.  Perché  è
  chiaro che nessuno dei deputati vuole esitare una legge sulla  base
  di spinte che possono prevenire dall'opinione pubblica e poi magari
  vedersi bocciata la legge o comunque impugnata a livello nazionale.
   Se  ci  sono dei rimedi che si possono prendere, peraltro,  alcuni
  mi  sono  stati anche preannunciati ma dividersi in questo  momento
  quasi  chi è contro e chi è a favore. Onorevole Di Mauro  ho  molto
  apprezzato  il  suo  intervento anche per  come  lo  ha  illustrato
  l'onorevole Greco, che le ha detto che non vuole bloccare la legge.
  Quindi   troviamo   una  soluzione  che  rientri   in   un   quadro
  costituzionale  sia  con  riferimento al nostro  Statuto  che  alle
  sentenze  della  Corte  Costituzionale. Se voi  insistete  darò  la
  parola a chi  .

   TRIZZINO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   No,   onorevole  Vinciullo,  già  hanno  chiesto  di  parlare  gli
  onorevoli Trizzino, Cordaro e  Panepinto. Sono due a favore  e  due
  contro.

   TRIZZINO,   presidente  della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi,  io  mi limiterò alla questione  pregiudiziale
  senza affrontare nessun aspetto politico.
   Il  documento  che  ha  depositato il collega  Greco  parte  dalla
  legittima considerazione che la gestione del servizio idrico  e  le
  modalità di affidamento afferiscono alla competenza esclusiva dello
  Stato.  E'  la  Costituzione che lo dice, il II comma dell'articolo
  117.
   Questa  considerazione  corretta in via  di  principio  non  esime
  comunque  la  Regione dal predisporre un sistema di norme  che  sia
  finalizzato  ad  individuare il servizio  idrico  regionale  stante
  l'articolo 7 del decreto legge 133, lo Sblocca Italia, che  impone,
  anzi  che  imponeva al 31 dicembre 2014 di individuare  i  soggetti
  gestori  degli ambiti. Come sapete, questo termine si  è  protratto
  oltre il limite massimo e per questo motivo è stata depositata  una
  diffida ad adempiere che indica in 90 giorni il termine massimo per
  adoperarsi  affinchè  vengano individuati i soggetti  d'ambito  nel
  servizio  idrico integrato. Pena, chiaramente, il commissariamento.
  Appare appena il caso di ricordare che la Regione siciliana gode di
  autonomia legislativa in materia di acque pubbliche, l'articolo  14
  dello  Statuto  che  lo  ricorda e che altre  Regioni,  dotate  del
  medesimo  privilegio  statutario si sono già  dotate  di  strumenti
  legislativi, delle volte anche al limite del riparto di competenza,
  senza  che  in  alcuni casi abbiano subito censure da  parte  della
  Corte Costituzionale.
   Entriamo  nel merito del documento che ha depositato  il  collega.
  Allora,   il  primo  rilievo che viene   posto  è  sulle  rilevanze
  economiche  del servizio idrico. Ora nella precedente formulazione,
  l'articolo 1 del disegno di legge 455 conteneva le parole  privo di
  rilevanza  economica'. Successivamente,  a seguito  delle  critiche
  che  sono state sollevate dal servizio Studi dell'ARS con  la  nota
  del  14  luglio  2015, la Commissione ha opportunamente  sostituito
  questa   frase  con  le  parole   non  assoggettabile  a   finalità
  lucrative'.
   E' chiaro, quindi, che il primo rilievo che pone l'onorevole Greco
  è   privo  di  fondamento  perché  il  documento  che  oggi  stiamo
  esaminando non contiene più quella formulazione.
   E'  appena il caso di ricordare che la nuova formulazione non solo
  è  in  linea con il dettato normativo nazionale, ma lo è anche  con
  l'esito  referendario del 2011 dove i cittadini  italiani  si  sono
  pronunciati per la gestione del servizio idrico che sia pubblica.
   La non assoggettabilità a finalità lucrative permette di sottrarre
  il  servizio  a logiche di mercato e, parallelamente, a scongiurare
  il  rischio di ingiustificati profitti che poco si legherebbero con
  il concetto di bene comune.
   In  più,  ad  adiuvandum , vi ricordo che la legge  regionale  del
  Lazio si è già dotata di questo articolato, legge regionale che, in
  questo momento, è sub judice dinanzi la Corte Costituzionale ma non
  relativamente a questo punto che oggi stiamo discutendo. Per cui se
  l'onorevole Greco si documentasse con più attenzione, si renderebbe
  conto  che  l'impugnativa  del  Governo  nazionale  è  relativa  ad
  un'altra  parte  della  legge regionale del  Lazio  e  mi  dispiace
  specificare questo passaggio che, tra l'altro, viene anche indicato
  dal Servizio Studi dell'A.R.S., nei rilievi che vengono documentati
  dopo la seconda nota del 14 luglio.
   Il secondo rilievo dell'onorevole Greco è sulla tariffa.
   A dire del collega, secondo la normativa nazionale, la tariffa non
  è  oggetto di determinazione da parte delle Regioni; non è così,  e
  il  rilievo appare privo di fondamento, perché l'articolo  13,  del
  disegno   di  legge  455,  se  lo  leggete,  fa  pieno  riferimento
  all'articolo 154 del Codice dell'ambiente, tra l'altro, proprio  il
  Servizio   Studi   dell'A.R.S.,  nella  nota  che  citavamo,   dice
  testualmente:   Con  riferimento al sistema tariffario  non  sembra
  porre problemi di legittimità all'articolo 13 .
   La  Corte  Costituzionale in due sentenze, una del  2013  ed  una,
  addirittura,  di  qualche  settimana  fa,  del  2015,  la  n.  143,
  sottolinea:   La competenza regolatoria in materia di tariffe  deve
  essere  esercitata dalla Giunta nel rispetto dei principi  europei,
  statali e vigenti .
   La  mia  domanda  adesso  è se la formulazione  dell'articolo  13,
  riprende pedissequamente, il dettato della Corte Costituzionale non
  vedo   quale  rilievo  possa  essere  avanzato  relativamente  alla
  tariffa .
   A supporto di questa interpretazione due leggi, questa volta della
  Regione  Trentino Alto Adige e della Regione Valle  d'Aosta,  hanno
  utilizzato  la medesima definizione senza per questo  avere  subito
  una sentenza da parte della Corte Costituzionale.
   Pertanto,   anche  il  secondo  rilievo  si  appalesa   privo   di
  fondamento.
   Sul  terzo  rilievo emerge il dubbio che l'onorevole  Greco  abbia
  utilizzato un testo diverso da quello esitato dalla Commissione,  e
  vi dico perché.
   L'onorevole   Greco   sottolinea   un   profilo   di   legittimità
  all'articolo  4  del  disegno  di legge,  e  riporta  un  passaggio
  dell'articolo 4 che, in realtà, non è contenuto nel testo  che,  in
  questo momento, è davanti ai vostri occhi.
   Nella  pregiudiziale,  la  potete leggere,  dice:   I  sub  ambiti
  possono  essere  composti da uno o più comuni facenti  parte  dello
  stesso  ambito  territoriale . In realtà  non  è  così,  perché  se
  leggete la formulazione dell'articolo 6, comma 4, che è quello  che
  prevede  i sub ambiti, vi renderete conto che l'onorevole Greco  ha
  utilizzato un testo diverso da quello oggetto di discussione  oggi,
  perché non c'è il riferimento ad un comune, c'è un riferimento,  lo
  leggiamo  per  essere più corretti:  attraverso la costituzione  di
  sub  ambiti  composti da più comuni facenti parte lo stesso  ambito
  territoriale ottimale .
   Quindi,  anche questo rilievo è privo di fondamento,  ma  non  nel
  merito per il semplice fatto che non esiste, giusto?
   Noi  siamo  chiamati a votare questa pregiudiziale e non un'altra;
  tutti  i  successivi rilievi che potranno essere sollevati  saranno
  oggetto  di  una fase successiva della discussione del  disegno  di
  legge, sulla quale, chiaramente, saremmo pronti a discutere.
   In questo momento i colleghi sono chiamati a votare queste quattro
  pagine  depositate  dall'onorevole  Greco,  sulle  quali  ho  delle
  riserve sul testo che ha utilizzato per formularle.
   Il  quarto  rilievo è ancora peggio del terzo,  perché nel  quarto
  rilievo,  addirittura, il collega omette completamente di  indicare
  un  passaggio  del disegno di legge. Siamo al rilievo  relativo  al
  comma  4 dell'articolo 7. Il collega Greco individua un profilo  di
  legittimità  costituzionale nel fatto che non viene individuato  il
  fabbisogno  di  personale  come  criterio  per  il  passaggio   del
  personale dai vecchi ATO ai nuovi ATO;  anche in questo caso  basta
  leggere  il documento depositato in Aula per vedere che, in realtà,
  la  dizione che utilizza il comma 4 dell'articolo 7 è la  seguente:
   Al   personale  delle  società  affidatarie  del  servizio  idrico
  integrato  che  hanno  cessato attività  al  31  dicembre  2014  si
  applica,  sussistendo  le  condizioni e verificato  il  fabbisogno,
  quanto  previsto  dall'articolo 173 del decreto  legislativo  152 .
  Quindi,  anche  questo passaggio è privo di fondamento  perché,  di
  fatto, non esiste nel testo che la Commissione ha esitato.
   L'ultimo  rilievo che mette un pietra tombale sul  dubbio  atavico
  che ci portiamo avanti e cioè se il collega Greco ha utilizzato  il
  testo  giusto  per  scrivere  la pregiudiziale,  lo  riceviamo  nel
  momento  in cui leggiamo il quinto ed ultimo rilievo che è relativo
  al rapporto di lavoro a tempo determinato.
   Il  dubbio,  in  questo caso, diventa ancora più preoccupante  nel
  momento in cui l'articolo 9, comma 3, è il frutto di un emendamento
  che  è  stato  elaborato in Commissione Bilancio e, se non  ricordo
  male, era presente pure il collega Greco.
   Ciononostante,  nella pregiudiziale che voi trovate  di  fronte  i
  vostri occhi, il collega cita un passaggio che non esiste nel testo
  del  disegno  di  legge che è diametralmente opposto a quello  che,
  poi,  sarà  frutto dell'emendamento che verrà votato in Commissione
  Bilancio,  proposto dalla Commissione  Ambiente'  e  scritto  dalla
  Commissione Bilancio.
   Nella  pregiudiziale  si legge, lui cita  appunto  una  parte  del
  disegno di legge  I contratti a tempo determinato, stipulati  dalle
  ex  ATO,  continuano fino alla scadenza presso le medesime  ATO  in
  liquidazione e si rinnovano fino alla chiusura delle liquidazioni .
   Non  riesco  a  trovare  la parte in cui il collega  abbia  potuto
  leggere questo passaggio perché se voi leggete l'articolo 9,  comma
  3,  troviamo uno sviluppo che è completamente differente e  cioè  i
  rapporti di lavoro a tempo determinato in essere presso le forme di
  cooperazione,  di  cui all'articolo 1 del DPR 7 agosto  2001,  alla
  data del 31 dicembre 2012, continuano con le assemblee territoriali
  idriche, di cui all'articolo 5.

   CORDARO. No, no. Lo legga

   TRIZZINO, presidente della Commissione. Si, ma è diverso da quello
  che è scritto nella pregiudiziale.
   Signor Presidente, il dono della lettura dovremmo averlo tutti. E'
  la  quarta  pagina della pregiudiziale che è difforme dall'articolo
  9, comma 3. E' chiaro che stiamo parlando di un documento diverso.
   Alla luce del fatto che noi oggi siamo chiamati, -  al di là delle
  questioni  costituzionali  e  non, che  potrebbero  sollevarsi  sul
  disegno  di  legge -, a votare una pregiudiziale che, di  fatto,  è
  stata  costruita su un testo inesistente perché tutti i  punti  che
  sono stati sollevati, basta leggere la pregiudiziale, al disegno di
  legge  455,  dimostrano che, in realtà, il documento  che  dobbiamo
  votare è diametralmente opposto a quello che è il disegno di  legge
  455.
   In  chiusura, mi permetto di ricordare che l'istruttoria su questo
  testo va avanti dal 29 dicembre 2012 ed è stato interrotto per  ben
  due  volte  da  due cambi di assessori, da un dibattito  che  si  è
  inserito  all'interno  del  decreto  legge   Sblocca  Italia';   un
  dibattito  all'interno  del quale hanno partecipato  attivamente  i
  membri della Commissione, all'interno dei quali i membri dei  forum
  dei  movimenti per l'acqua hanno dato il loro apporto  cercando  di
  calare quelli che sono i principi contenuti nei testi di iniziativa
  popolare,  e  mi  sembra  davvero offensivo,  per  i  lavori  della
  Commissione, che venga depositato un documento che non trova  alcun
  fondamento  con  quelli che sono i lavori che  oggi   noi  dobbiamo
  discutere.
   PRESIDENTE. Onorevole Trizzino, per questo io non volevo  che  lei
  intervenisse  nella  qualità di Presidente  della  Commissione,  si
  mantenga. Il collega ha presentato una pregiudiziale.

   TRIZZINO,  presidente  della  Commissione.  Io  concludo  soltanto
  ricordando  un passaggio: noi stiamo dissertando in questo  momento
  sul  modello  idrico da fornire alla Sicilia, quando  in  realtà  i
  siciliani  l'hanno scelto diversi anni fa. 35 mila  firme  raccolte
  per il referendum e 150 delibere consiliari hanno già deciso che in
  Sicilia il servizio deve essere pubblico

   PRESIDENTE.   Onorevole   Trizzino,   lei   è   Presidente   della
  Commissione,  infatti  non  vi era motivo   che  lei  intervenisse,
  atteniamoci alla questione pregiudiziale.
   Onorevole  Trizzino, non possiamo nascondere che  c'erano  profili
  critici,  tant'è che la Commissione stessa è intervenuta. Questo  è
  il  discorso, per cui se noi dobbiamo esitare questa legge dobbiamo
  intervenire con buon senso.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDNETE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  Assessori,  onorevoli colleghi, devo dire in  premessa  che  io  ho
  qualche dubbio atavico in meno rispetto al Presidente Trizzino che,
  probabilmente,  si  è  confuso scambiando il tempo  dell'intervento
  sulla  pregiudiziale  con quello per la relazione  sul  disegno  di
  legge,  peraltro fatto anche malamente perché ha fatto  riferimento
  ad  alcuni articoli che non sono scritti come lui li ha citati,  ma
  come  sono  stati  correttamente espressi nella  pregiudiziale  dal
  collega Giovanni Greco.
   Probabilmente,  io  sono  anche meno  afflitto  da  dubbi  atavici
  perché,  a differenza del collega Trizzino, non ho la necessità  di
  convincere a tutti i costi coloro che sono fuori o che ci ascoltano
  alla  televisione, ma ho la necessità unica di fare o di provare  a
  fare una buona legge.
   Allora, se entriamo tutti in questa ottica probabilmente porteremo
  a  casa  un  risultato condiviso, perché su una  cosa  siamo  tutti
  d'accordo,  signor Presidente, la legge va fatta,  però  quando  la
  domanda  che mi viene posta anche dentro quest'Aula è:  Ma  tu  sei
  per l'acqua pubblica o per l'acqua privata? .
   Io  mi  rendo conto che la mistificazione che corre in  rete,  che
  corre fuori ha pervaso anche il legislatore ARS, perché che l'acqua
  sia  pubblica non può essere revocato in dubbio da nessuno, l'acqua
  è e resterà pubblica, il problema è sugli organi di gestione.
   Io  ho studiamo, come amo fare, ed ho scoperto pensate un po'  che
  niente  poco  di meno che il Presidente della Puglia  Vendola,  nel
  2010,  ha affidato la gestione dell'acqua in Puglia ad una  società
  privata,  che poi si chiamasse Caltagirone o si chiamasse in  altro
  nome poco importa.
   E   allora,  siccome  io  sono  certo  dell'integrità  morale  del
  Presidente  Vendola,  devo pensare che il problema  non  è  se  noi
  vogliamo fare una legge per l'acqua pubblica o per l'acqua privata,
  io voglio un'acqua, appunto,  secundum legem .
   Rispetto  a  questa cosa, signor Presidente  - ed è a lei  che  mi
  rivolgo  oltre  che  ai  Capigruppo - se  la   presentazione  della
  pregiudiziale deve servire a valutare con serietà e ad apprezzare i
  tanti  punti  di criticità di questo disegno di legge, perché  vede
  onorevole Lupo ci sono tanti punti di criticità in questa legge  ed
  allora  se  la pregiudiziale dell'onorevole Greco deve  fare  tirar
  fuori  il  perché, l'Assessore al ramo che ha dato parere contrario
  del  Governo a quasi tutti gli articoli che vengono in Aula, se  la
  pregiudiziale deve fermare un attimo il percorso, perché anche oggi
  stesso  si  capisca come sarà possibile esitare una  legge  con  un
  Presidente della Regione che la pensa in un modo e vuole  votare  a
  favore  della  legge e un Assessore che, coerentemente,  dopo  aver
  espresso il suo voto contrario in Commissione,  non potrà  che fare
  alla stessa maniera in Aula, se la presentazione

   CROCETTA,  presidente  della Regione.  Il  parere  lo  esprime  il
  Presidente.

   CORDARO.   Esprime   il  parere,  Presidente   Crocetta,   se   la
  presentazione  della  pregiudiziale quindi  serve  a  stabilire   e
  adesso  mi rivolgo al Presidente dell'Assemblea, se trattandosi  di
  tariffe e di affidamento di servizio pubblico a rilevanza economica
  la  competenza  sia  o  no concorrente o se questa  Assemblea,  non
  avendo  potestà legislativa esclusiva, può fare una legge  che,  se
  dovesse  mantenere  quello che c'è scritto, finirebbe   per  essere
  certamente  impugnata e, se ancora di più noi dovessimo  fare  così
  come  vuole il presidente Trizzino e la Commissione  Territorio  ed
  Ambiente   e così come non vuole l'assessore Contraffatto,  secondo
  me  correttamente,  per  quello che ho letto  io  che  si  pone  in
  contrasto con le direttive europee che hanno detto e allertato  che
  l'affidamento  del servizio idrico non può essere  concesso  né  al
  comune  né  a un consorzio di comuni perché poca conta che  sia  un
  comune o se sia un unione di comuni, allora presidente Ardizzone la
  pregiudiziale non è che seria perché la Corte costituzionale  si  è
  già  espressa in maniera assolutamente univoca e costante sul tema,
  altro che chiacchiere
     Io  non lo so se ci sono interessi e quali sono, io so solo  che
  voglio  lavorare  insieme a tutti gli altri 89  deputati,  Crocetta
  compreso, per fare un disegno di legge che non venga impugnato  dal
  Consiglio  dei  Ministri, ma ci che ci vuole assai, il  legislatore
  deve essere preparato, deve fare bene le legge, ma deve avere anche
  il buon senso.
   Allora, presidente Ardizzone, se gli uffici già hanno detto che la
  competenza  non  è  esclusiva della Regione, se  gli  uffici  hanno
  davvero accertato che questo disegno di legge così com'è scritto va
  in  contrasto con le normative europee e con le disposizioni  dello
  Stato,  se  questo ha detto  in tutte le salse l'Assessore  attuale
  all'energie  che  ha, per varie ragioni, dato  parere  contrario  a
  quasi  tutti  gli  articoli di questa norma, ma è  legittimo  o  no
  chiedere  di fermarsi un attimo a riflettere prima di partorire  un
  aborto  che  finirà per ridicolizzare ancora una volta la  Sicilia?
  Tranne,  presidente  Crocetta,  che  lei  non  voglia  cadere   nel
  trabocchetto politico dei colleghi del Movimento Cinque Stelle  che
  so vogliono  fare una legge che, siccome verrà certamente impugnata
  così com'è scritta dal Consiglio dei Ministri, finirebbe per creare
  un  ulteriore  vulnus  a  quella credibilità che  ciascuno  di  noi
  quotidianamente tenta in tutti i modi di tenere  in piede.
   Io  la  legge la voglio prima di voi, ma io voglio una  legge  non
  qualche  cosa che ci ridicolizzi e che parta dalla volontà ostinata
  di farsi valere un punto di principio su un altro.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.   Signor   Presidente,  onorevole  colleghi,   Governo,
  onorevole  Presidente  della Regione e  assessore  Contrafatto,  io
  registro nell'intervento dell'onorevole Di Mauro una nota positiva;
  il  fatto  che  l'onorevole dichiara che vorrà stare  al  dibattito
  senza  invocare  il  voto  segreto è un atto  di  grande  senso  di
  responsabilità,  partire   proprio da lì  e  pregherei  l'onorevole
  Greco  e  l'onorevole  Di  Mauro a  rimuovere,   a  ritirare  sulla
  questione di rilievi di  incostituzionalità.
   Lo  dico perché noi dobbiamo approvare questa legge facendo valere
  il  rispetto delle direttive comunitarie per le quali, mi  permetto
  dire all'onorevole Cordaro, persona che stimo e lui lo sa, che  non
  esistono  in nessuna norma di diritto comunitario disposizioni  che
  vietano la gestione e, come viene detto in una delle direttive,  di
  espletare,  stiamo  parlando di servizi  pubblici  locali,  i  loro
  compiti di interesse pubblico avvalendosi delle proprie risorse,  e
  quindi  anche  in  gestione diretta, o in  cooperazione  con  altre
  amministrazioni  in  convenzione  o  di  conferirli  ad   operatori
  economici  esterni. Cioè, vale a dire che l'Unione Europea,  non  a
  caso  a Berlino e a Parigi gestiscono i Comuni di Parigi e Berlino,
  c'è una gestione affidata ai privati.
   La  materia, ovviamente, è complessa perché spesso, anche in buona
  fede,  si  confonde la questione che è stata posta da una  sentenza
  spesso   richiamata  dalla  Corte  costituzionale,  la   cosiddetta
  sentenza Becker, che impone, nel caso di gestione da parte  di  una
  società a prevalente capitale pubblico, che possa gestire solo  nel
  proprio ambito, e non come è accaduto, per fare un esempio, per APS
  che  si  spostano  da  Torino e da Genova per venire  a  creare  un
  fallimento e un danno, duecento licenziati in Sicilia.
   Per  cui,  io  credo  che oggi dobbiamo aprire  la  discussione  e
  d'intesa Aula, Governo e Commissione, ove necessario, apportare  le
  modifiche.
   Attenendomi a quello che scrive il Servizio Legislativo di  questa
  Assemblea, ha posto un problema sulla rilevanza economica e  la  IV
  Commissione  si  è  adoperata per rimuovere il  rilievo,  facendolo
  diventare  esattamente come ha statuito il  referendum  che  poi  è
  stato,  cassando la norma cosiddetta  Berlusconi-Fitto , l'articolo
  21,  ha riportato all'idea avendo cancellato, lo diceva l'onorevole
  Di  Mauro, quella quota di utile pari al 7 per cento, servizio  non
  privo  di  rilevanza economica, ma che non è finalizzato  a  creare
  lucro.
   Abbiamo  il  problema dell'articolo 6, anche lì la Commissione  ha
  operato  perché, devo dire probabilmente, io voglio bene a Giovanni
  Greco,   e  oggi  anche  se  sull'acqua  la  considero  un  momento
  importante,  fondamentale  di  questo  secondo  tempo   di   questa
  legislatura,  non  entrerò  mai  in  polemica  con  lui,  ma  posso
  rassicurarlo  che ha ragione Trizzino quando esattamente  riferisce
  alcune   discrasie  che  ci  sono  tra  il  suo  testo  e   quello,
  probabilmente  perché il rilievo, veniva posto sul primo  testo  ma
  non su quello definitivo.
   Sulla questione del personale abbiamo mutuato per intero il  152 .
  Sulla questione della gestione io voglio entrare nel merito di  una
  questione.  I  Comuni in questo sistema normativo sono  i  soggetti
  fondamentali,  tant'è  che ad un certo punto  viene  essenzialmente
  detto  che se i Comuni non partecipano all'ATO, hanno l'obbligo  di
  partecipare, sono come i Consorzi obbligatori e per cui è il Comune
  che diventa protagonista, ed è protagonista, di quelle che oggi  in
  questo testo si chiamano Assemblee Territoriali Idriche.
   La   gestione,   peraltro,  alla  luce  però,   altrimenti   tutto
  diventerebbe  un  esercizio  ed una  ginnastica  labiale.  Io  devo
  affettuosamente  correggere l'onorevole Cordaro, perché  in  Puglia
  non  è stato affidata ad un privato, in Puglia è stata affidata  ad
  una  società  pubblica  la  gestione non ad  un  privato,  avendolo
  affidato ad una gestione pubblica.
   Se noi non li indichiamo, non per spirito di elvis tardo 2000, non
  rivendichiamo  quello il Presidente Crocetta  scriveva  ieri  sulla
   Sicilia ,  che  l'articolo 14, in materia di  potestà  legislativa
  sulle  acque  pubbliche c'è l'esclusività. Perché,  caro  onorevole
  Cordaro,  su  una cosa dobbiamo essere d'accordo, se siamo  qua  ad
  affrontare  dopo mesi e mesi di dibattito, è perché il  sistema  in
  Sicilia  ha fallito. Non stiamo facendo la legge oggi, ha  fallito,
  perché  APS  ha  lasciato duecento lavoratori in mezzo  la  strada,
  perché APS nei suoi bilanci metteva due milioni di euro come  costi
  per fare le buste paga di 200 lavoratori. Se ha fallito ci sarà  un
  motivo  Se non è stata aggiudicata a Ragusa, a Messina, o a Trapani
  dove  l'aggiudicatario era uno poi incriminato per  mafia,  qualche
  cosa attorno a quest'acqua è accaduto, perché noi abbiamo avuto  un
  solo  concorrente  per  ogni gara e quando ne  abbiamo  avuto  due,
  onorevole Cordaro, hanno fatto l'ATI.
   Per   cui,   ritengo   che   il  testo,   raccogliendo   l'appello
  dell'onorevole Di Mauro, a cui ribadisco la necessità che ritiri la
  pregiudiziale, lavoriamo, non rinviamo niente, perché il 14  agosto
  noi  non solo abbiamo chiuso il Parlamento, ma scade il termine per
  approvare la legge.
   Io  ritengo che, alla luce della normativa nazionale e anche  alla
  luce  delle  sentenze  della Corte costituzionale,  aggiungendo  un
  altro elemento che nello  Sblocca Italia  c'è una differenza tra le
  regioni  a statuto ordinario e le regioni a statuto speciale,  come
  le province regionali.
   Concludo,  Presidente,  aggiungendo  un  elemento.  L'elemento   è
  questo.  Innanzitutto,  non  si  prevede  alcuno  scioglimento   di
  contratto in essere, si prevede di allineare alcuni contratti  alla
  normativa nazionale. Io, per esempio, ritengo che non sia possibile
  che  ci  sia  il sovra ambito, cioè Sicilia Acqua, a  cui  è  stato
  affidato  per quarant'anni un servizio. Mi chiedo se ci sono  norme
  che  consentono  questo  alla luce, anche,  di  altre  disposizioni
  analoghe  e  sto  parlando dei contratti sulla metanizzazione,  che
  hanno portato da trent'anni a quattordici anni la gestione.
   Mi  chiedo, considerato che il Servizio legislativo dell'Assemblea
  non  ha  rilevato elementi di incostituzionalità nel fatto  che  la
  tariffa,  proposta dalle assemblee territoriali idriche, poi  venga
  approvata dalla Giunta regionale di Governo perché gli elementi,  e
  i criteri, di individuazione sono quelli del 152.
   Ritengo   che,  sulla  questione  dei  privati,  io   credo   che,
  probabilmente, lì va aggiunta la possibilità che i Comuni,  singoli
  o  associati, che vogliano affidare la gestione secondo le modalità
  del  principio, sacro, della libera concorrenza, che  questo  testo
  non viola assolutamente.
   Io  ritengo che ci siano le condizioni per andare avanti, e la sua
  presidenza  ci  garantirà,  in  un rapporto  continuo  e  vista  la
  presidenza del Presidente Crocetta e della Commissione e dell'Aula,
  ove  necessario apportare delle modifiche che ci facciano  chiudere
  questo  testo,  che  va solo ed esclusivamente  nell'interesse  dei
  cittadini-utenti,  i  quali,  ovviamente,  ci  stanno  guardando  e
  capiranno dove è il tasso di ipocrisia o il tasso di preoccupazione
  reale.

   PRESIDENTE.  Anche  l'intervento dell'onorevole  Panepinto  -  che
  viene  aggettivato come colui che, alla fine, è stato uno  dei  più
  grandi   sostenitori   di  questa  legge   -    credo   che   abbia
  rappresentato,  nel  suo  intervento,  una  apertura.   Ha   detto,
  sediamoci,  un  momento, a lavorare insieme agli  uffici  e  vedere
  quali sono i punti di criticità.
   Sull'articolo  6,  gli  uffici  mi  evidenziano  che  elementi  di
  criticità esistono. Peraltro, il relatore della Commissione  mi  ha
  già  fatto sapere che siamo ancora in sede di discussione generale,
  e che verranno presentati degli emendamenti migliorativi.
   Ora,  io,  siccome  avevo formulato un invito ai presentatori,  al
  capogruppo   dell'MPA   onorevole   Greco,   di   ritirare   questa
  pregiudiziale   perché   verrebbe  data  una   brutta   impressione
  all'esterno.
   Tutti avete detto che la legge va fatta. E la legge va fatta,  con
  i correttivi giusti e dovuti.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  andando  al
  nocciolo  della questione, io credo che ci sono quattro  punti  sui
  cui  il Parlamento deve comprendersi e sono l'unicità del servizio,
  la  questione  della  tariffa,  l'affidamento  del  servizio  e  la
  prosecuzione  dell'attività  da parte  dei  comuni  già,  peraltro,
  impugnata dal Commissario dello Stato.
   Questi sono quattro punti fondamentali, attorno ai quali ruota  un
  disegno  di legge in cui sono calati una serie di termini   governo
  pubblico ,  poi  sub ambito , il  comune di   ,  già che esiste.. .
  Allora, questi sono i nodi.
   Se,  rispetto  a  questo,  ci  possono  essere  trenta  minuti  di
  sospensiva  per  cercare di trovare un'intesa  o,  altrimenti,  sul
  piano  formale chiedo che resti agli atti quello che è stato  oggi,
  diciamo,  con  molto garbo illustrato nell'interesse  di  fare  una
  buona   legge   e,  in  questo  senso,  vorrei  anche  comprendere,
  l'assessore me lo consentirà, gli incontri che ha avuto col Governo
  nazionale,  col  Ministero dell'Ambiente perché non  c'è  ombra  di
  dubbio che un'interlocuzione ci sia stata con Governo nazionale  su
  queste  cose. Perché, se il Governo ha espresso parere negativo  in
  IV Commissione su questo disegno di legge ci sarà una ragione.
   Allora, qui non stiamo perché abbiamo il convincimento, almeno  da
  parte  nostra, di fare una battaglia ideologica. Noi siamo qui  per
  fare  un  disegno  di legge che non venga impugnato  da  parte  del
  Governo  nazionale,  quindi  la  reinvito,  signor  Presidente,   a
  valutare  questa opportunità perché credo che sia il nocciolo  vero
  della discussione, al di là delle questioni tecniche, di forma o di
  sostanza.

   PRESIDENTE.   Hanno   chiesto  di  intervenire,   brevemente,   il
  Capogruppo del PD, onorevole Cracolici e l'onorevole Vinciullo.
   Onorevole  Di Mauro, io non posso sospendere, glielo dico  subito,
  così come voglio evitare che si voti su una pregiudiziale.
   Onorevole  Cordaro, noi i vecchi vizi non ce li  dobbiamo  portare
  dietro, mi scusi .

   CORDARO. Quali vizi?

   PRESIDENTE. Il discorso che ci sediamo e ci mettiamo a  discutere,
  perché si sta discutendo.
   Siccome  siamo  in  discussione generale e  la  legge  può  essere
  migliorata, presentate gli emendamenti

   DI MAURO. Sono stati presentati.

   PRESIDENTE.     e da domani si inizia a votare. Abbiamo  tutta  la
  mattinata di domani per vedere di trovare una soluzione confacente.
   No,   onorevole  Cordaro,  presentate  gli  emendamenti,  si  farà
  promotore  il  relatore. Presentate gli emendamenti e lavoriamo  su
  questi, ma se lei pensa che noi in mezz'ora risolveremo il problema
  lei sa che non lo risolviamo.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Cracolici.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, obiezioni politiche a questo  testo
  sono legittime ed è naturale nel dibattito parlamentare. Obiezioni,
  invece,   sulla   natura  costituzionale  su  questo  provvedimento
  meritano,  da parte di tutti noi, il massimo di attenzione  che  in
  qualche  modo non possono essere, come dire, annegati nel  dissenso
  politico che su una singola norma ci può essere in questo testo.
   Io  voglio  qui  ribadirlo, lo ha fatto prima  di  me  il  collega
  Panepinto,  noi  siamo  pronti a valutare modifiche  al  testo  che
  consentano  di  superare i rilievi che sono stati fatti  anche  dal
  Servizio studi dell'Assemblea.
   Altra  cosa  sono  le  questioni che riguardano  il  confronto  se
  l'acqua  deve essere pubblica, se il servizio deve essere,  quello,
  lo  ripeto, ci possono essere diverse opinioni qui dentro, si vota,
  come abbiamo sempre fatto, una maggioranza prevarrà e una minoranza
  soccomberà.
   Ma   questa  è  un'altra  cosa  rispetto  al  merito  del   limite
  costituzionale  perché tutti noi abbiamo un  interesse,  io  voglio
  essere  chiaro: il Presidente dell'Assemblea ha fissato un  termine
  di  scadenza  della chiusura estiva il 12 agosto, noi entro  il  12
  agosto,  come  Partito Democratico, e tutta la  maggioranza,  siamo
  impegnati ad approvare questa legge.
   Secondo,  noi siamo impegnati ad approvare una legge  in  cui  non
  siamo  semplicemente chiamati a fare una legge  in  continuità  con
  quanto  avevamo prima, ma una legge che introduce, chiaramente,  il
  cambio  di  passo  in  direzione dell'acqua gestita  come  servizio
  pubblico.
   Questo  è  un  punto politico rispetto al quale ci possono  essere
  opinioni  diverse, ma certamente non abbiamo, come dire, intenzione
  di recedere su questo.
   Mentre su tutto il resto, cioè sulla possibilità di affidare  agli
  ATO  la titolarità su come decidere di affidare il servizio - se in
  house,  se  in  gestione diretta, se attraverso  gare  -  tutte  le
  procedure che l'ordinamento nazionale ed europeo prevedono noi  non
  possiamo  che recepirle nel nostro ordinamento, fermo restando  che
  il nostro intendimento è di fare una legge che dica chiaramente che
  l'acqua,  in  Sicilia, vogliamo - nei limiti e  fin  dove  possiamo
  arrivare  -  affermare  con perentorietà che  l'acqua  deve  essere
  pubblica, non solo perché ce l'ha data Dio ma anche nella gestione,
  per evitare equivoci e confusione.

   PRESIDENTE.  Ha  chiesto di parlare l'onorevole Vinciullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, Presidente della Regione,  onorevoli
  colleghi, Assessori, è chiaro che il tema

   FORMICA. Ma a che titolo parla? Su che cosa?

   PRESIDENTE. Sulla questione pregiudiziale, l'invito che era  stato
  fatto  e  che stavano raccogliendo gli onorevoli Di Mauro e  Greco,
  perché siamo qua dell'intenzione di andare avanti

   FORMICA.   Su  quale  articolo?  In  base  a  quale  articolo   di
  Regolamento? Me lo dica

   PRESIDENTE.  Sull'articolo  del buon senso  che  spesso  manca  in
  quest'Aula, perché tutti vogliamo fare la legge

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.   Presidente  Formica,  c'è  stata  una  proposta   del
  Presidente dell'Assemblea che invita questa  Assemblea a cercare di
  superare  la  pregiudiziale  che  è  stata  posta  con  correttezza
  politica  dagli  onorevoli  Di Mauro e Greco  Giovanni.  Su  questa
  proposta del Presidente dell'Assemblea, l'onorevole Cracolici e  io
  abbiamo  chiesto di intervenire per dare un ulteriore contributo  a
  superare quelle che sono le criticità che stanno emergendo.
   Prima cosa, il Nuovo Centro Destra è a favore dell'acqua pubblica.
  Su questo non ci sono dubbi e di conseguenza nel caso in cui saremo
  costretti a votare voteremo contro la pregiudiziale.
   Vedete,  la  lotta  per l'acqua pubblica non è  un  argomento  che
  riguarda  solo  i  Grillini o il PD, è un  argomento  che  è  stato
  affrontato  da sempre dai deputati del Nuovo Centro Destra  che  su
  questa  vicenda  abbiamo  avuto  sempre  idee  chiarissime  e,   di
  conseguenza, non siamo disponibili ad ammainare le nostre  bandiere
  perché altri pensano di fare un passo avanti a noi. La proposta del
  Presidente Ardizzone ci sembra condivisibile.
   Veda,  onorevole  Di  Mauro  e onorevole  Greco,  da  parte  degli
  intervenuti vi è stato un riconoscimento di quelle che  sono  state
  le  vostre  osservazioni,  ma stiamo  attenti:  un  fatto  sono  le
  pregiudiziali    politiche,    altro    sono    le    pregiudiziali
  costituzionali. Perché, ad esempio, laddove viene citato l'articolo
  117,  comma  2, lettera e) della Costituzione vorrei ricordare  che
  l'articolo  14 dello Statuto della Regione siciliana, che  è  parte
  costituente  della  Costituzione  italiana,  dice  che  per  quanto
  riguarda  l'Assemblea nell'ambito della Regione e nei limiti  delle
  leggi  costituzionali dello Stato, senza pregiudizio delle  riforme
  eccetera  ha esclusiva competenza nelle seguenti materie: al  punto
  i)  c'è  scritto  acque pubbliche, in quanto non siano  oggetto  di
  opere pubbliche di interesse nazionale.
   Noi stiamo affrontando il tema relativo alla gestione del servizio
  per  cui,  ci  sono  delle norme successive all'approvazione  dello
  Statuto  della  Regione  siciliana, vi sono degli  orientamenti  da
  parte  della  Comunità  europea, da  parte  dello  Stato.  Noi  non
  vogliamo  legiferare contro la Comunità europea e contro lo  Stato,
  perché sappiamo che dopo il Consiglio dei Ministri sarà il primo  a
  cassare quelle parti che non corrispondono alle leggi oggi vigenti.
   Per  questo  motivo, credo che questo disegno di legge può  essere
  gestito  questa  sera  in Aula e domani in Commissione  in  maniera
  intelligente,  mettendo da parte quelli che sono gli estremismi  di
  natura  politica, non di natura legislativa che sembrano alimentare
  questa sera il dibattito.
   Per  essere chiari, il Nuovo Centro Destra sa che entro il  12  di
  questo mese la legge deve essere approvata. Non siamo assolutamente
  disponibili a delegare il Governo nazionale a gestire la vicenda in
  Sicilia   per   quanto   riguarda  l'acqua  pubblica.   Non   siamo
  assolutamente disponibili ad accettare che siano altri  a  decidere
  per  noi  e  per  questo motivo, così come hanno fatto  l'onorevole
  Panepinto  e  il presidente Cracolici, anch'io rivolgo  a  nome  di
  tutti   i   deputati  questo  appello  all'onorevole  Di  Mauro   e
  all'onorevole Greco affinché ritirino questa pregiudiziale e  diano
  la  possibilità a questa Assemblea di legiferare nel pieno rispetto
  delle idee di tutti.

   PANEPINTO. Ma non di tornare in Commissione

   VINCIULLO. No, assolutamente no

   PRESIDENTE. Onorevole Greco, lei insiste?

   GRECO GIOVANNI. Sì, insisto.

   PRESIDENTE. Allora, scusate, prima di votare a favore o contro  la
  pregiudiziale ha facoltà di parlare il Presidente della Regione che
  aveva chiesto la parola.
   Secondo  me, onorevole Greco, questo, obiettivamente, è un  errore
  perché  abbiamo tentato comunque su una legge di questa portata  di
  trovare  una  condivisione. Negli interventi  che  ci  sono  stati,
  onorevole Greco, si è evidenziato, anche l'onorevole Panepinto, che
  ci sono dei profili di criticità che possono essere superati con la
  presentazione degli emendamenti. Fare la battaglia e  la  divisione
  ideologica in tal senso non ha motivo realisticamente.

   CROCETTA. Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA.  Presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati, vorrei invitare l'onorevole Greco a ritirare .

  CORDARO. Ci illustri gli emendamenti.

  PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, lei vada a sedersi, perché lei è uno
  di quelli che vuole bloccare l'attività, si accomodi, prego.

  CORDARO. Ma lei dice veramente?

  PRESIDENTE. Si accomodi al suo posto, noi andremo avanti su  questa
  legge, si accomodi.

  CORDARO. La smetta  Cose da pazzi

  CROCETTA.  Presidente della Regione,  vorrei sinceramente  invitare
  l'onorevole    Greco   a   ritirare   questa    pregiudiziale    di
  anticostituzionalità che introduce sicuramente  un  precedente  che
  può creare altri problemi in altre leggi.
   Immaginiamoci  che di volta in volta ci sia una  maggioranza,  una
  minoranza  che  per combattere una legge ponga di  volta  in  volta
  questa pregiudiziale di incostituzionalità, non mi pare un metodo.
   Noi dobbiamo entrare nel merito delle leggi ed esaminare le leggi.
   Io  non credo che la questione attorno alla vicenda dell'acqua  in
  Sicilia,  così  come  nel  nostro Paese, sia  legata  o  meno  alla
  costituzionalità delle leggi. Perché la nostra Costituzione, grazie
  a  Dio,  prevede che tutti i servizi possano essere gestiti sia  in
  modo  pubblico che privato, ecc. ecc., quindi tutta questa  vicenda
  legata  all'anticostituzionalità rispetto a leggi  ordinarie  dello
  Stato,  là  dove invece noi per ragioni costituzionali abbiamo  una
  competenza  esclusiva,  in  materia  di  acqua,  mi  pare  un   po'
  esasperata e mi pare esasperata soprattutto da forze che, in questo
  momento, caratterizzatesi nel passato per l'autonomia rispetto allo
  Stato   e   rispetto   ai  governi  nazionali,  oggi   rivendichino
  addirittura:  si saranno sentiti con il Ministro. Bene   Ma  se  il
  Ministro vuole fare, per esempio,  i termovalorizzatori noi  glieli
  facciamo  fare? Se il Ministro, per esempio, vuole un  solo  ambito
  territoriale  in  tutta la Regione siciliana, noi  glielo  facciamo
  fare?  E  magari facciamo venire la solita impresa dal  centro-nord
  che viene a gestire l'acqua e noi glielo facciamo fare?
   Trovo  paradossale sinceramente che forze che dovrebbero difendere
  l'autonomia  ignorino l'unica costituzione alla quale  bisognerebbe
  appellarsi  che è quella dello Statuto e invece si invochi  per  la
  Sicilia l'applicazione di leggi discutibili ordinarie dello Stato.
   In  Italia c'è stato un referendum sull'acqua pubblica dove il  90
  per  cento  dei  cittadini hanno detto sì  alla  gestione  pubblica
  dell'acqua.
   Ora,  scusate, lo Statuto ci dà competenza esclusiva,  quindi  non
  riusciamo  a  capire perché si invochi l'applicazione  della  legge
  ordinaria  come addirittura una legge che sovrasterebbe lo  Statuto
  siciliano   e  questo da parte di forze autonomiste  lo  trovo  una
  ceduta sul piano del punto di vista che mi fa preoccupare

   DI  MAURO.  Poi  le  rispondo Presidente, mi  dice  che  non  sono
  autonomista?

   CROCETTA. Presidente della Regione. Posso parlare oppure  dobbiamo
  dire  per  forza che tutti gli ATO idrici, i comuni che  non  hanno
  voluto  cedere  le  reti per forza devono fare alcuni  ati  idrici.
  Perché   questa   è   la  materia  disputante   qui.   Non   è   la
  costituzionalità o meno della legge. Dietro queste vicende ci  sono
  interessi, non ci sono costituzionalità.
   Ci sono interessi, non ci sono costituzionalità. Allora continuare
  a  sostenere  che  l'acqua è un servizio pubblico  come  tutti  gli
  altri,  laddove  loro  lo stabilisce come un  diritto  fondamentale
  dell'uomo, per dare questo servizio come si possono trattare  tutti
  gli  altri servizi persino l'energia elettrica oggi viene  data  al
  minimo  quando  l'utente  oggi  non paga,  sull'acqua  non  abbiamo
  neppure  queste  garanzie  attualmente.  Questo  è  accettabile,  è
  costituzionale tutto questo violare il diritto ad acquisire un bene
  di  cui  l'uomo  non  può  fare a meno per vivere?  E  l'acqua  non
  potabile.  Io ho presentato un emendamento in tal senso  che  viene
  pagata al 50% l'acqua non potabile.
   Viene  fatta  pagare come se fosse acqua che si  può  bere  e  poi
  quando  i  cittadini  devono comprare anche l'acqua  per  cucinare,
  questa come la mettiamo. Allora qui dobbiamo cominciare a capire se
  noi  rispetto a quando di selvaggio è avvenuto in Sicilia  rispetto
  agli  interessi dei grandi gruppi, perché è vero chi ha  detto  che
  quando  ne  partecipa una alla gara e quando sono  due  si  mettono
  d'accordo.  Perché negli ato dove hanno partecipato  in  due  hanno
  gestito esattamente le società entrambi i concorrenti.
   Per  essere chiari. C'è reato. Si va bene. Non abbiamo  di  questi
  problemi,  perché  ero  pure  sindaco quando  ho  fatto  di  queste
  denunce.  Allora il tema lo vogliamo dare. Ci sono alcune cose  che
  sono state poste da Trizzino e da Panepinto che dicono cosa?
   Vediamo  se riusciamo a concordare degli emendamenti che risolvono
  alcuni  temi sollevati. Il Governo non vuole presentare emendamenti
  per   essere  chiari.  Ritiene  invece  di  rispettare  il   metodo
  parlamentare.   Io   ho  presentato,  ripeto,  questo   emendamento
  sull'abbattimento delle tariffe al 50% in presenza di acqua che non
  possa  essere  utilizzata per fini alimentari perché mi  sembra  un
  incentivo  a  dare  acqua potabile ai cittadini e  soprattutto  una
  garanzia nei confronti della gente che non si può vedere acqua  che
  non  può  essere usata per ragioni alimentari e poi deve pagarla  a
  prezzo  pieno. Non può essere. Questo diventa un modo ed è  l'unico
  emendamento del Governo.
   Io  credo  che  si  possa mentre esaminiamo  la  legge,  si  possa
  arrivare a creare un confronto parlamentare con la Commissione  che
  può  pensare  a quei tre o quattro emendamenti che possono  mettere
  d'accordo  tutti  però  per  favore,  non  trattiamo  la  questione
  dell'acqua come qualsiasi servizio di pubblica utilità. E' un'altra
  cosa,  è  un diritto fondamentale di ogni essere umano  e  noi  non
  possiamo  permettere  che i più poveri oggi  non  abbiano  rispetto
  all'erogazione dell'acqua alcuna tutela.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                                Congedi

   PRESIDENTE.   Comunico  che  hanno  chiesto  congedo   l'onorevole
  Zafarana  da  oggi  fino  al  12  agosto,  gli  onorevoli  Nicotra,
  Dipasquale, Gullo, Papale e Sorbello per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

   plina in materia di risorse idriche' (nn.: 455-125-102-106-158/A)
   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del vicepresidente Lupo


  Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn. 455-
                           125-102-106-158/A

   PRESIDENTE.  Si Riprende il seguito della discussione del  disegno
  di legge nn. 455-125-102-106-158/A
   L'onorevole  Greco  insiste  e  allora  poniamo  in  votazione  la
  questione pregiudiziale.
   Non posso più dare la parola, ne ha parlato in più uno a favore ed
  uno  contro, uno di maggioranza ed uno di opposizione, quello sulla
  discussione generale, sulla discussione generale potrà intervenire.
   L'appello del Presidente era rivolto all'onorevole Greco.
   L'onorevole Greco, non ci siamo sentiti e mi ha fatto un cenno che
  insiste sulla pregiudiziale.
   L'Aula vota e poi si inizia la discussione generale.
   E poi farò una proposta.
   Si vota per alzata e seduta.
   Vorrei precisare in ordine alla questione voto segreto o non  voto
  segreto  che il voto segreto non è previsto sulle pregiudiziali,  a
  ragione di quanto diceva l'onorevole Di Mauro.

   FIGUCCIA. C'è una proposta.

   PRESIDENTE.  Basta  con  le proposte, abbiamo  fatto  l'appello  e
  tutto.
   Si  può fare, ma senza registrazione del voto, non si registra  il
  voto  con  la votazione palese solo per semplificare il  conteggio,
  null'altro,  perché la votazione è per alzata e  seduta,  solo  per
  semplificare ma non vengono registrati chi vota a favore, chi  vota
  contro ed eventuali presenze od assenze.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                       Votazione palese semplice

    PRESIDENTE.  Chiarisco il significato del voto:  chi  è  a  favore
  della  pregiudiziale di incostituzionalità presentata dall'onorevole
  Greco  preme il pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso;
  chi si astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

                           (Non è approvata)

   Onorevoli  colleghi adesso siamo in discussione generale,  possono
  intervenire tutti sulla base del Regolamento.
   Se  l'Assemblea è d'accordo noi avevamo dato termine fino  a  ieri
  per  presentare emendamenti anche sulla base delle discussioni  che
  ci  sono  state oggi, che sono state obiettivamente tutte  di  buon
  senso,  se  l'Assemblea  è  d'accordo,  fino  alla  chiusura  della
  discussione generale, si possono presentare degli emendamenti anche
  sulla  base  dei  rilievi di criticità, è inutile nascondersi,  che
  permangono   soprattutto  con  riferimento   all'articolo   6,   ma
  l'intervento   dell'onorevole   Panepinto   che   mi   è   sembrato
  obiettivamente  una apertura per la questione della violazione  del
  principio di libera concorrenza per cui invito il relatore e  tutti
  i  deputati,  se lo ritengono, a presentare emendamenti  fino  alla
  chiusura  della discussione generale che avverrà entro  stasera  e,
  quindi, tutti possono parlare.
   Da domani si inizia a votare.
   C'era   una  proposta  dell'onorevole  Cordaro  che  era   quella,
  eventualmente,  di incontrarci un momentino su alcuni  emendamenti,
  questo  lo  potranno fare, chi lo riterrà opportuno, la Commissione
  insieme  ai  gruppi  parlamentari, lo  faranno  domani  mattina  e,
  quindi, noi stasera andiamo regolarmente avanti su questa legge.
   Obiettivamente, io posso dire che mi dispiace che si sia votato su
  una   pregiudiziale  perché  sulla  base  degli  interventi,  sugli
  interventi  che  se erano stati svolti, sia l'onorevole  Greco  che
  l'onorevole  Di  Mauro  avevano detto che assolutamente  non  erano
  contrari  alla votazione della legge ma il loro intervento,  perché
  tutti  siamo  per  l'acqua pubblica, era di  venire  incontro  alle
  esigenze dell'Aula.
   Così  come,  onorevole Di Mauro, debbo evidenziare che sono  stati
  presentati alcuni emendamenti proprio all'articolo 6, me  lo  fanno
  notare  gli  Uffici, da parte dell'onorevole Di Mauro, per  cui  un
  momento  di  riflessione  occorrerebbe senza  presentare  ulteriori
  emendamenti   che   qualificano  la  legge  ed  evitano   eventuali
  impugnative da parte del Consiglio dei Ministri.
   Eventuali  ulteriori emendamenti, l'Aula non  è  stato  contraria,
  entro la chiusura della discussione generale
   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Barbagallo,  relatore,  per
  illustrare la relazione.

   BARBAGALLO,  relatore.  Signor  Presidente,  onorevole  Presidente
  della Regione, onorevoli colleghi il testo che arriva oggi in  Aula
  è   frutto  della  sintesi  dei  disegni  di  legge  di  iniziativa
  parlamentare,  di  iniziativa  governativa,  nonché  di  iniziativa
  popolare  presentata  il  24 novembre  2010  e  di  iniziativa  dei
  consigli  comunali  della nostra Regione, presentata  il  18  marzo
  2010,  dal titolo  Principi per la tutela, il governo, la  gestione
  pubblica  delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione  del
  servizio idrico in Sicilia'.
   Un testo e una visione normativa, quindi, che considera come già è
  emerso,    nell'ambito    del   dibattito    sulla    pregiudiziale
  costituzionale, l'acqua è un bene comune pubblico e  fonda  la  sua
  esistenza   sulle  competenze  previste  dal  nostro   Statuto   e,
  segnatamente,  all'articolo 14, lettera I che affida la  competenza
  esclusiva in materia di acque pubbliche.
   Questa  è  la  prima  riflessione e cioè  che  il  nostro  Statuto
  considera   l'acqua   pubblica  e  le  acque  pubbliche   in   modo
  antesignano, rispetto a quello che è stato il ruolo del legislatore
  nazionale negli ultimi anni.
   E'  questa  la prima riflessione perché c'è in ballo il ruolo,  la
  prerogativa statutaria, il ruolo stesso dell'autonomia siciliana  e
  l'autorevolezza  e  la  possibilità che  ha  questo  parlamento  di
  dimostrare in un tema in cui è prevista la competenza esclusiva.
   Presidente  Ardizzone,  alla luce delle riflessioni  che  lei  più
  volte ha fatto sulla corretta applicazione dello Statuto, riteniamo
  che  un  dibattito  in ordine alla legge ed all'approvazione  della
  legge  su  questo tema possa essere attuale, anche alla luce  delle
  riflessioni che sono state fatte nell'ultimo periodo.
   Sentimento pubblico e gestione pubblica delle acque che sono state
  rafforzate, onorevole Greco,  dai quesiti referendari del 12 giugno
  e  del  13  giugno  2011,  dove il 98,7  per  cento  dei  cittadini
  siciliani  ha  detto un secco no all'articolo 23  bis  del  decreto
  legge  112  del 2008 che prevedeva la privatizzazione  dei  servizi
  pubblici  locali  di rilevanza economica, primo  fra  tutti  quello
  idrico.
   Sulla scorta, quindi, delle previsioni dello Statuto, della natura
  pattizia  dello Statuto, del quesito referendario si sono mosse  le
  iniziative  normative ed è stato definito il testo che, ovviamente,
  alla  luce  di queste previsioni, ha dei limiti che sono  i  limiti
  previsti dalla nostra Costituzione, l'articolo 10, comma  1  che  è
  quello  che  fa  riferimento all'aspetto che il nostro  ordinamento
  giuridico   si   conforma  alle  norme  di  diritto  internazionale
  universalmente riconosciute.
   Prime  fra  tutte, quindi, le direttive comunitarie e  quelle  che
  hanno riguardato da vicino la materia delle acque che, la direttiva
  60  del  23  ottobre 2000, ha messo ordine nella materia dell'acqua
  pubblica a cui, certamente, la legge che stiamo discutendo si  deve
  uniformare.
   Al  di là del dibattito e approfondendo anche il dibattito che c'è
  stato a proposito della questione pregiudiziale, il vero limite che
  è  previsto  dalla direttiva comunitaria è quello che la  direttiva
  prevede all'articolo 13 e cioè della unicità della gestione.
   Unicità  della  gestione  che  già  il  legislatore  regionale  ha
  affrontato, che ha affrontato questo legislatore regionale che,  al
  comma  5  dell'articolo  1  della legge 2  del  2013,  ha  previsto
  espressamente che la gestione unica e l'ambito unico  possa  essere
  affidata ai consorzi dei comuni in forma associata.
   Previsione  che, ricordo ai miei colleghi, non è stata oggetto  né
  di  impugnativa né di qualsiasi tipo di contestazione da parte  del
  governo nazionale né in via principale né in via incidentale.
   Il  testo è un testo organico, scorrevole, innovativo e funzionale
  e si fonda su alcuni principi inderogabili.
   Il  primo  che  è  quello dell'articolo 1, in  cui  è  esplicitato
  meglio,  l'acqua è un bene comune pubblico non assoggettato  e  non
  assoggettabile a finalità lucrative  e su questo aspetto non  siamo
  disponibili a fare un millimetro di passo indietro.
   E'  una previsione normativa che è stata già giudicata dalla Corte
  Costituzionale a proposito di un ricorso proposto contro la Regione
  Lazio e che è stata giudicata legittima.
   In  sostanza,  non sono previste finalità lucrative e  quindi  con
  l'acqua  pubblica  non  si possono fare  né  utili  né  affari.  E'
  previsto, all'interno del testo, un unico sistema idrico integrato,
  un   unico  percorso  a  proposito  del  ciclo  dell'acqua,  quindi
  acquedotti, fognature, depuratori  - ed è questa un'altra novità  -
  con  una tariffa unica regionale che vale per tutta la Sicilia,  da
  Portopalo  a  Marettimo,  una  tariffa  unica  per  l'intero  ciclo
  dell'acqua  su cui, a differenza di una parte del dibattito  acceso
  in  Commissione,  il  servizio Studi dell'Assemblea  ha  concordato
  pienamente questa soluzione.
   Sono  previsti numerosi richiami alla Direttiva comunitaria intesa
  come limite alla n. 60 del 2000 a proposito anche del recupero  dei
  costi  del  servizio  idrico,  alla  luce  del  principio  e  della
  direttiva  comunitaria secondo cui chi inquina  paga.  E'  prevista
  un'ampia partecipazione democratica nel governo dell'acqua pubblica
  sia  all'articolo  2, a proposito dell'autorità di  bacino  dove  è
  previsto un comitato istituzionale permanente ed una commissione di
  coordinamento che è costituita dai dirigenti della Regione.
   A  proposito degli ambiti territoriali  ottimali, il testo  lascia
  un'ampia  discrezionalità  al  Governo  dando  la  possibilità   di
  prevedere  un numero di ambiti territoriali ottimali che  vanno  da
  cinque  a  nove.  Cinque  era il numero degli  ambiti  territoriali
  ottimali  previsti  nella legge Galli, nove  era  il  numero  degli
  ambiti territoriali previsti nella legge n. 2 del 2013.
   Una  cosa  è  certa  -  e  la  voglio  ricordare  ai  colleghi,  a
  prescindere  da  quello che sarà il tenore del dibattito  d'Aula  -
  certamente i confini degli ambiti territoriali ottimali non possono
  e  non devono coincidere con quelli degli enti di secondo grado  di
  area  vasta,  perché il criterio che bisogna seguire è un  criterio
  idrogeografico  facendo riferimento quindi  ai  flussi  sotterranei
  delle acque.
   Ed  è  una legge - lo voglio ribadire in fase di relazione  -  che
  guarda  agli ultimi: è previsto un fondo di solidarietà; è prevista
  una percentuale di sgravio facendo riferimento al modello ISEE ed è
  previsto un quantitativo minimo vitale d'acqua fissato nel testo in
  50 litri d'acqua al giorno.
   Ciò  detto, signor Presidente, rinnovo la mia disponibilità,  come
  già  ho  fatto per le vie informali, a dirimere le ultime questioni
  di criticità che, come ha individuato il Servizio Studi nell'ultima
  nota,  afferiscono all'articolo 6 ed in particolare ai commi 2, 5 e
  6.
   Per  quanto  concerne l'articolo 6 c'è già l'emendamento  6.36,  a
  firma  della  Commissione  che,  a nostro  giudizio,  risolve  ogni
  questione di natura costituzionale; sugli altri due commi, il comma
  2  e  il  comma  5, io sono convinto che queste poche  ore  saranno
  sufficienti per definire i dettagli.
   A  proposito  del  comma 5, noi abbiamo ricalcato la  formulazione
  dello sblocca Italia che precisa un numero relativo al quantitativo
  massimo di abitanti che potremmo prevedere anche all'interno  della
  legge  o valutare altri criteri come quello dell'altitudine o della
  condizione  geografica  particolarmente  difficoltosa   penso,   ad
  esempio,  alle Isole minori.
   A  proposito  poi  del  comma  2, resta  salvo  quanto  già  detto
  all'inizio  della mia relazione che, ovviamente,  resta  il  limite
  costituzionalmente   previsto   dall'articolo   10   del    diritto
  comunitario, delle direttive comunitarie con riferimento  anche  ai
  principi   della  libera  concorrenza.  Io  chiudo   la   relazione
  presidente con un riferimento, si è parlato molto anche in fase  di
  relazione  sull'opportunità del testo normativo sulla necessità  di
  provvedere ad esitare la legge entro il 14 agosto, entro la data in
  cui scade il termine che ha dato il governo nazionale al parlamento
  siciliano per esitare il testo.
   Mi sembra opportuno rilevare però che si può fare di tutta un'erba
  un  fascio,  che spesso accade nella vita, accade in  politica,  le
  colpe  dei  padri ricadono sui figli, la commissione  ha  fatto  un
  lavoro straordinario che non può essere vanificato, c'è una giovane
  classe  dirigente che ha lavorato in commissione che non può pagare
  gli  errori  del  passato  e  anche nel confronto  con  il  governo
  nazionale   con  il  parlamento  nazionale  che  ci  ha   diffidato
  certamente   lezioni  non  accettiamo  da  nessuno  perché   voglio
  ricordare  che  la direttive acque è del 23 ottobre 2000,  ci  sono
  state  11  procedure di infrazioni comunitarie, il governo italiano
  ha  provveduto  soltanto  nel 2006 dopo  il  2006  con  il  decreto
  legislativo  n.  152  ci sono state numerose  critiche  al  decreto
  legislativo  n.  152,  numerosi  decreti  correttivi  di   modifica
  numerose richieste da parte della Comunità Europea di modifica  del
  testo   anche  con  pareri  motivati.  Lezioni  non  ne  accettiamo
  rivendichiamo in questa fase con orgoglio la natura pattizia  dello
  Statuto  e  siamo convinto di esitare un testo di livello  che  non
  faccia  rimpiangere non solo gli altri testi normativi ma  che  non
  faccia  rimpiangere nessun altro testo di altre regioni  a  Statuto
  speciale  o ordinario hanno esitato a proposito di acque pubbliche.
  Io credo che oggi inizierà un dibattito, spero quanto più franco  e
  schietto fra le forse politiche per dare  alla luce credo una delle
  leggi  più  significative degli ultimi anni che  l'Assemblea  potrà
  esitare  e  quindi con questo spirito e con questa  voglia,  e  con
  questa  iniziative e con questa serenità iniziamo ad affrontare  il
  dibattito con la certezza di esitare un testo di livello.

   PRESIDENTE.  Grazie. Io vorrei precisare onorevole Barbagallo  che
  questo  Parlamento  non  è  stato né  poteva  essere  diffidato  da
  nessuno, quindi a chiarezza, quindi  io per quello che riguarda  le
  dichiarazioni di stampa, le considero solo dichiarazioni di stampa,
  noi  stiamo  esitando  una legge perché il  calendario  dei  lavori
  fissato in conferenza dei capigruppo, con il concorso di tutti,  ha
  stabilito che c'era una legge pronto Aula e stiamo andando avanti.
   Non c'è alcuna diffida di nessun genere
   E' iscritto a parlare l'onorevole Grasso, ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor  Presidente, io prima di ogni cosa desidero  anche
  ribadire  e soprattutto sottolineare a lei che rivolgendosi  spesso
  all'opposizione lancia moniti, noi approveremo la legge, qui  siamo
  tutti  perché  questa è una legge che soprattutto l'opposizione  ha
  chiesto  con  forza che venisse incardinata ed anzi ci meravigliamo
  perché la presidenza lo abbia fatto con notevole ritardo.
   Però,  signor  Presidente  lei ha sottolineato  tanti  profili  di
  incostituzionalità e siccome lei è così attento nel  non  ammettere
  gli emendamenti quando li ritiene inammissibili o incostituzionali,
  io  prima  di ogni cosa le chiedo perché lei non abbia prima  della
  discussione  generale stralciato quegli articoli  che  ha  ritenuto
  incostituzionali,  perché  se  sono incostituzionali  non  potevano
  trovare ingresso in questa Aula.
   Le  preoccupazioni  che  le opposizioni le volevano  rappresentare
  nascono  dal fatto che le opposizioni vuole contribuire ad  emanare
  un  testo di legge, che sia un testo di legge degno e possa  essere
  applicato non come tanti disegni di legge che sono diventati  legge
  i cui effetti li vedremo nei prossimi mesi, nonostante il marketing
  elettorale  che in questi giorni sia stato fatto.  Il  LEA  non  ha
  concesso  neanche,  signor Presidente, di esprimere  al  Gruppo  di
  Forza  Italia, le ragioni, come dichiarazioni di voto,  del  motivo
  dell'astensione.
   Caro  Presidente, mi dispiace dovere dire questo, lei  ultimamente
  non  è  più arbitro, lei ultimamente è parte e questo è un richiamo
  che mi dispiace perché io ho tanto rispetto istituzionale, ma credo
  che  altrettanto rispetto istituzionale ne debba avere  lei  quando
  parla nei confronti delle opposizioni.
   Allora,   lei  ci  dica  prima  quali  sono  questi   profili   di
  costituzionalità che lei ha ravvisato perché non li vediamo, glielo
  dico  io,  glielo  dice una persona che si è  battuta  per  l'acqua
  pubblica,  perché in provincia di Messina sa bene che noi  le  reti
  non  le abbiamo cedute, abbiamo costituito una società in house,  e
  abbiamo  costituito dei sottoambiti, ma la demagogia o di destra  o
  di  sinistra non serve, e siccome qui siamo persone serie,  che  ci
  impegniamo   e   che  lavoriamo,  nessuno  si  può  permettere   di
  mortificare  o  di  limitare  il  lavoro  degli  altri.  L'acqua  è
  pubblica,  non perché lo dice Panepinto, perché lo dice  Vinciullo,
  perché  lo  dice lei, l'acqua è pubblica perché è un bene  pubblico
  tutelato.  Nessuno si può mettere medagliette su acqua  pubblica  e
  acqua privata. L'acqua è pubblica.
   Allora,  questa legge presenta dei profili di costituzionalità  in
  tre articoli: nell'articolo 5, che è in antitesi con l'articolo  6;
  nell'articolo  9  e  nell'articolo 6.  Questi  sono  i  profili  di
  incostituzionalità.
   Parliamo  di tariffe e ci deluciderà l'assessore, e per richiamare
  il  Presidente  della Regione che ci dava lezioni  sul  referendum,
  bene,  il  referendum  che abbiamo votato ha  chiesto  l'abolizione
  dell'articolo  23  bis, che prevedeva che  fino  a  900  mila  euro
  potevano  essere gestiti in house, oltre 900 mila euro si  dovevano
  appaltare.  Ma  di  che  cosa  parliamo?  Qui  c'è  un  gruppo   di
  parlamentari  che  sono i sapientoni, che hanno  radici  in  questo
  Palazzo e che danno lezioni. E poi c'è chi vuole dare un contributo
  che  viene  messo alla berlina, ed allora siccome noi  mettiamo  la
  firma,  e  quando  votiamo si, ci sentiamo responsabili  di  fronte
  l'opinione  pubblica,  noi  chiediamo che  si  faccia  un  percorso
  legislativo corretto, e lei non può impedire che questo avvenga.
   Dopo la relazione dell'onorevole Barbagallo, chiedo all'assessore,
  che  non  ha  detto una sola parola, che non si è  pronunciata  sui
  profili  di  costituzionalità,  sulle  violazioni  delle  direttive
  comunitarie,  bene,  le  altre  Regioni,  anche  quelle  a  Statuto
  speciale  che  hanno  cercato di violare i  paletti  rispetto  alle
  direttive  comunitarie,  hanno  poi  trovato  delle  intese  con  i
  gestori,  con  i privati, diventando parte pubblica.  Qui  ci  sono
  Comuni  che  non  posso  essere mandati  allo  sfascio,  perché  la
  gestione delle reti prevede degli oneri di natura finanziaria.
   Poi   c'è  l'articolo  8,  glielo  dico  io  l'altro  profilo   di
  costituzionalità, che ci sono degli oneri indiretti  che  non  sono
  stati quantificati perché la legge non può entrare nella sfera  dei
  rapporti  fra  pubblico e privato, perché questi sono regolamentati
  dal Codice Civile.
   Noi  siamo  legislatori non siamo qui per accontentare  il  nostro
  elettorato, noi siamo qui perché non possiamo rovinare cittadini, e
  non possiamo rovinare enti locali.
   Allora,  se  c'è la capacità che la Commissione, che  l'assessore,
  che  il  Governo, che questa Presidenza, come ha fatto  dichiarando
  inammissibili gli altri emendamenti, lo faccia ora per il percorso,
  noi stiamo anche stanotte e anche domani mattina siamo disposti  ad
  approvare  questo disegno di legge. Ma finiamola con  la  demagogia
  perché ora siamo veramente stanchi.

   PRESIDENTE. Onorevole Grasso le evidenzio in tutto il suo accorato
  intervento,  che  non  è prevista la dichiarazione  di  voto  sulle
  pregiudiziali.
   E' iscritta a parlare l'onorevole La Rocca Ruvolo. Ne ha facoltà.

   LA  ROCCA  RUVOLO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
  prendo  la  parola per raccogliere, visto che non l'ho potuto  fare
  prima  del voto per la pregiudiziale, l'invito che viene anche  dai
  colleghi che hanno appena finito di parlare, per cercare di trovare
  un'intesa  comune perché, da quello che viene fuori da  quest'Aula,
  tutti  siamo  orientati a fare una legge, tutti siamo  orientati  a
  trovare un punto d'accordo.
   Però,  dagli interventi che sono stati messi in campo -  l'ultimo,
  in  ordine cronologico -, a me pare di potere condividere la  frase
  che  ebbe  a dire, nel '95, il vice presidente della Banca mondiale
  quando  disse che:  Se le guerre del XX secolo si erano  combattute
  per  il  petrolio,  quelle  del  XXI secolo  si  combatteranno  per
  l'acqua .
   Ecco,  quello  a cui abbiamo assistito in quest'Aula,  non  è  una
  questione di elettorato o non elettorato.
   Io  credo che la cosa principale, da mettere in evidenza e  che  è
  venuta  fuori  da  chi  mi  ha  preceduto,  è  che  tutti  vogliamo
  un'individuazione di questi ambiti territoriali ottimali, che tutti
  vogliamo capire come gestire questo servizio idrico integrato,  che
  tutti siamo d'accordo che di deve essere una erogazione giornaliera
  per l'alimentazione e l'igiene umana pari a 50 litri per persona  e
  che  tutti vogliamo vedere i modelli tariffari, in qualche maniera,
  e mettere mano a questi modelli tariffari.
   E'  vero, come dice l'onorevole Grasso, che qui a tutti piacerebbe
  sapere,  e sentire, l'opinione dell'assessore perché, fino ad  ora,
  tranne  che qualche volta in Commissione ambiente - assessore,  sto
  parlando  con  lei - dico, tranne averla sentita qualche  volta  in
  Commissione,  poi  abbiamo sentito e letto le  sue  interviste  sul
  giornale.  Ci  piacerebbe sapere, oggi, qual  è  la  sua  posizione
  rispetto a questa legge, qual è la linea che sta portando avanti.
   Perché,  in  caso contrario, qui non è una questione  di  campagna
  elettorale. Qui è una questione di raccogliere il grido, che  viene
  fuori anche dagli utenti che sono cittadini.
   Ieri,  il  Cardinale  Montenegro ha invitato questo  Parlamento  e
  questa politica a dare risposte certe parlando di povertà
   E,  non parlava di una povertà  all'africana , come qualcuno  l'ha
  intesa.  Parlava di una povertà che ci sta accanto e  che  noi  non
  vediamo.
   Perché, se noi non riusciamo a trovare la quadra sul discorso, per
  esempio,  della  tariffazione  non avremo,  assolutamente,  risolto
  nessun problema per la gente siciliana. Il fatto che l'acqua  venga
  venduta  da   Sicilia  Acque  a, circa, 75 centesimi  e  che,  poi,
  venga,  diciamo così, rincarata dai vari gestori a fattura  finita,
  l'utente si ritrova a pagare tariffe improponibili.
   E  ci ritroviamo in situazioni in cui, questa povertà è sotto  gli
  occhi di tutti.
   Tengo  a  sottolineare, per esempio, come in un comune  minuscolo,
  come  quello  di  Montevago che ha appena due  mila  e  cinquecento
  abitanti, più di ottanta utenze sono state staccate.
   Più di ottanta famiglie non hanno l'acqua diretta nel 2015  Perché
  questo?  Perché  non riescono a pagare bollette che arrivano  dalla
  Girgenti  Acque, e che hanno una addizionale di tremila  voci:  per
  cui,  l'acqua  finita per le utenze domiciliari  è  di  un  euro  e
  cinquanta a metro cubo, e per le utenze non domiciliari arriviamo a
  due euro e cinquanta


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del vicepresidente Lupo


            (Assume la Presidenza il vipresidente Venturino)

   Oggi  questo  Parlamento,  oggi la politica  siciliana,  oggi  con
  questo  Ddl  455 tutti noi siamo chiamati a non fare i ragazzi  più
  bravi,  o  dei primi banchi, ma siamo chiamati a dare  risposte  ai
  nostri cittadini che, prima ancora di essere nostri elettori,  sono
  fruitori  di  un  servizio e lo devono avere fino  in  fondo   Sono
  cittadini  che  vogliono essere rappresentati da  noi Questo  è  il
  problema che ci dobbiamo porre
   Perché se andiamo a vedere - io ringrazio, per esempio, gli uffici
  dell'Assemblea  per la collaborazione che mi hanno  mostrato  -  se
  andiamo a leggere la convenzione del 2004, del 20 aprile del  2004,
  con Sicilia Acque, e vediamo come Sicilia Acque altro non è che  un
  contenitore,  una scatola, direi, quasi, una scatola vuota  al  cui
  interno  ci sono altre 6, 7 società che, guarda caso, hanno quattro
  di loro la residenza a Milano, una in Spagna e una in Francia.
   Cioè,  con  la  Sicilia,  come direbbe qualcuno,  non  c'azzeccava
  nulla   Eppure,  questo  contenitore  ha  avuto  un  contratto  per
  quarant'anni   Significa vincolare le sorti di  una  terra  per  un
  periodo di tempo spropositato  Quaranta anni è una follia
   Allora,  se  come diceva bene l'onorevole Barbagallo, qualcuno  ha
  commesso degli errori - io parlo a nome del Gruppo, quindi  siccome
  non  prendo mai la parola, signor Presidente, lei mi lascia  finire
  il  mio ragionamento. Non è solo la mia posizione ma è la posizione
  del  Gruppo  UDC,  non lo fa il Capogruppo e lo  faccio  io.  Anche
  perché mi ha fatto perdere il filo del discorso -.
   Quello che voglio dire, è che siccome oggi siamo tutti d'accordo e
  tutti  vogliamo  uscire entro il 12 agosto da  quest'Aula  con  una
  legge, solo il buon senso può venirci incontro per trovarci attorno
  ad un tavolo e capire come fare.
   Ma  uscire con una legge vuol dire che possiamo fornire all'utente
  siciliano  una  proposta,  Assessore me  lo  lasci  dire,  che  può
  rappresentare quasi un apolitica di welfare perché se una  famiglia
  di  4 persone anziché pagare 2 mila euro di bolletta per l'acqua ne
  paga mille, sicuramente quello è un aiuto che gli si sta dando.
   Se  continuiamo a mantenere tariffe così alte la gente non  ce  la
  può  fare e noi non possiamo girarci dall'altro lato quando vediamo
  la povertà sotto i nostri occhi.
   Questo è il punto, per me, di fondamentale importanza e non  è  né
  demagogia, né esagerazione, né nulla, io sono qui per rappresentare
  tutti  ed  in  particolare  le  esigenze  dei  più  deboli:  quella
  dell'acqua nella nostra terra è un problema.
   Hanno ragione coloro che mi hanno preceduto prima: l'acqua in se è
  un  bene  assoluto,  è  un bene inalienabile,  ma  noi  non  stiamo
  parlando  di questo. Noi qui stiamo parlando di come fare  arrivare
  l'acqua dalla fonte al rubinetto, come ci deve arrivare e con quali
  costi  -  con i tubi, con i rubinetti, con le condotte, con  quello
  che si ha.
   I costi, è questo che ci deve interessare in questo minuto. Perché
  non  dobbiamo fare come quando nel 2000, mi pare di avere letto  da
  qualche parte, il generale Jucci, allora in pensione, generale  dei
  Carabinieri,  è stato mandato in Sicilia, dal Governo  Amato,  come
  commissario  per  l'acqua  ed  ha  cominciato  a  volere  fare   un
  censimento  dei  pozzi, a valutare le fonti e,  subito  dopo,  allo
  scadere  del  suo  contratto il Governo Berlusconi  non  glielo  ha
  rinnovato,  per cui non ha potuto completare un lavoro  e  in  quel
  momento  Jucci  ebbe a dire, per esempio, parlando della  città  di
  Agrigento,  che  la città di Agrigento aveva più  acqua  di  Reggio
  Emilia,  però, guarda caso, ad Agrigento l'acqua arrivava  ogni  15
  giorni  e  Reggio Emilia non aveva mai avuto problemi di risorse  e
  approvvigionamenti idrici.
   Quando Jucci non viene confermato e viene nominato commissario  il
  Presidente  Cuffaro, e gli si pone la stessa domanda, il Presidente
  Cuffaro ebbe a dire  speriamo che questa estate piova .
   Allora noi non possiamo sperare che questa estate piova, perché se
  fosse  come questi giorni, oggi leggevo, per esempio, che nel Golfo
  Persico c'erano 73 gradi, abbiamo di che sperare.
   Qui il punto è ritornare su quello che si è fatto e capire cosa  è
  che  è  modificabile, nessuno vuole annullare i  contratti,  pagare
  sanzioni,  abolire  non  so che cosa, ma  dare  la  possibilità  di
  approvvigionamento a costi contenuti.
   E   poi,   torno  a  ribadire,  mi  piacerebbe  sapere  l'opinione
  dell'Assessore perché, Assessore, a quest'Aula, oltre che ad  altre
  istituzioni, deve dare delle risposte, a quest'Aula deve  formulare
  la  sua posizione, perché non è una cosa bella - e glielo dico come
  componente  della  maggioranza - sentire fuori  che  un  Presidente
  della  Regione è d'accordo e un Assessore nella sua  Giunta  non  è
  d'accordo,  che un Gruppo della maggioranza lavora in  un  senso  e
  l'Assessore  lavora  in  un  altro  senso:  non  siamo   l'uno   in
  contrapposizione all'altro.
   La  prima  cosa  che la gente oggi ci chiede è risposte  chiare  e
  posizioni chiare.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,  credo
  che  oggi  il  dibattito che stiamo affrontando sul sistema  idrico
  integrato  sia assolutamente strategico per le sorti  della  nostra
  Regione e in questo senso Forza Italia è stata sin da subito fra le
  forze   politiche  che  hanno  stimolato,  compulsato  il   Governo
  regionale  che a distanza di tre anni è assolutamente  inadempiente
  rispetto  ad  una  problematica assai importante  e  che  ha  delle
  ricadute anche nel prosieguo.
   Vorrei  dire  che abbiamo potuto constatare anche in  Commissione,
  come vi sia stata anche una certa incoerenza, Assessore, tra quello
  che lei ha affermato in diversità di posizioni con la Commissione e
  quello che stasera il Presidente della Regione compulsato da decine
  e  decine  di  mail che sono affluite a tutte le poste elettroniche
  dei  novanta deputati, ma soprattutto del Presidente della Regione,
  in  virtù  delle  quali,  è stato chiesto  con  forza  allo  stesso
  Presidente  di  essere qua in Aula e di riaffermare  un  principio:
  quello dell'acqua pubblica.
   Bene, noi non eravamo e non siamo per una pregiudiziale perché  la
  stessa  poteva  rischiare di far fermare un  percorso  legislativo.
  L'abbiamo  detto,  lo volevamo anche dire con una dichiarazione  di
  voto, ci è stato impedito. L'ha detto la collega Grasso.
   Però riteniamo che questa legge vada modificata. E vada modificata
  perché  una  legge bisogna farla per semplificare, per efficientare
  un  servizio,  per  rendere più snello, più  efficace  un  servizio
  pubblico che ha detto il Presidente del Gruppo parlamentare  PD,  è
  un servizio che va gestito come servizio pubblico.
   Ma  anche  in  questa espressione, di cui è maestro il  Capogruppo
  Cracolici, ha voluto anche fare emergere una contraddizione  o  una
  diversità  di  posizione tra alcuni del suo gruppo  parlamentare  e
  quella che è una sua visione, nel senso che l'acqua quando si  dice
  acqua  pubblica  che  significa che  l'acqua  deve  essere  gestita
  soltanto dal pubblico e non da altri? No, egli stesso ha detto  che
  ci sono diversi modi di affidamento, quello con gara, l'affidamento
  tramite  società  mista, il cui partner privato va individuato  con
  una  gara  pubblica, vi un affidamento in house. E questo  sistema,
  non lo diciamo noi. Noi diciamo allora che questa norma deve essere
  fatta,  ma nello spirito e in coerenza della normativa nazionale  e
  comunitaria, non in maniera ideologizzante, non con dei proclami  e
  degli annunci perché dobbiamo catturare un'opinione pubblica.
   Noi  dobbiamo  fare delle norme che siano utili alla collettività.
  Altrimenti  fra  due  anni ritorneremo qua. Potremo  constatare  il
  fallimento di un'attività legislativa che ha riguardato il  99  per
  cento dell'attività legislativa che questa maggioranza ha posto  in
  essere in tutti questi tre anni.
   Allora,   assessore  Contraffatto,  a  lei  il  mio  pensiero   di
  solidarietà  perché  mi  rendo conto che il Presidente  Crocetta  è
  stato  commissariato dal sottosegretario Faraone,  ma  al  contempo
  quasi con una legge del contrappasso, e si parla di  contraffatto',
  ha  voluto  commissariare lei, il Presidente  Crocetta,  quasi  per
  togliersi  un  sassolino dalla scarpa nei confronti  dell'onorevole
  Faraone.
   E  in questo gioco di docce scozzesi, molte volte a pagarne, lo sa
  chi è?, E' il cittadino che si vede oggi una legge che, attenzione,
  ha del pregio, ma anche molti limiti, molti difetti.
   All'articolo   2,  ad  esempio,  abbiamo  previsto   l'istituzione
  dell'autorità  d'ambito  di bacino che  è  molto  complessa,  molto
  articolata.   Vi  sono  all'interno  della  stessa   tanti   organi
  pletorici, tanti organi che creano un procedimento farraginoso dove
  c'è  il  presidente  della  Regione vi sono  sette  assessori  che,
  ciascuno  dei  quali non può delegare, vi sono i  presidenti  degli
  ambiti  territoriali,  insomma noi dobbiamo fare  delle  norme  che
  snelliscano, che possano semplificare l'attività dei fruitori.
   Alla fine noi dobbiamo garantire non tanto e non solo che l'acqua,
  che chiaramente è un bene essenziale è un bene pubblico essenziale,
  ma lo dobbiamo gestire come servizio pubblico.
   Attenzione,  in  questo  senso chi sono  ad  esempio  il  servizio
  pubblico TPL, il servizio del trasporto pubblico locale? Non  è  un
  servizio  pubblico? Ma chi lo gestisce il pubblico? Nel momento  in
  cui  il  pubblico gestisce quel servizio abbiamo visto  quello  che
  abbiamo  ottenuto con l'Ast, l'Ast è diventato un carrozzone  ancor
  che vi sia la grande disponibilità degli operai, degli autisti, dei
  dipendenti,  ma  è  chiaro che è un carrozzone che  ha  creato  una
  voragine di 100 milioni di euro.
   Poi  tralasciamo il fatto che ai tempi il signor governatore della
  Sicilia  voleva mettere le ali ad una azienda fallita e  la  voleva
  far diventare una compagnia di trasporto aereo.
   Allora,  in  questo senso, noi riteniamo che la stessa istituzione
  all'articolo  14 delle commissioni tecniche presso gli  ATO,  anche
  qua,  ma perché la Regione non ha un ruolo di vigilanza? Altrimenti
  questo Assessorato dell'Energia, che seno ha, Assessore Contrafatto
  se lei non ha più il potere, la facoltà, anche la determinazione di
  poter  vigilare, di poter controllare, di poter attuare i  processi
  ispettivi e dobbiamo delegare ad altri?
   Ma  la funzione dell'Assessorato regionale, cioè la funzione della
  Regione a cosa può essere limitata?
   In questo senso, qui si vedono tutti i limiti di questa norma che,
  attenzione,  dovrebbe essere migliorata e può essere migliorata,  e
  noi lo vogliamo fare.
   Concludo con due concetti, Presidente, primo concetto: la  tariffa
  unica.
   Noi  abbiamo fatto un emendamento dove diciamo che tendenzialmente
  dobbiamo guardare alla tariffa unica, nel senso che, ad esempio, un
  comune di Catania, Piedimonte Etneo, dico un comune a caso, ma  non
  tanto a caso, che ha i pozzi, non i pozzi propri, ma l'acqua deriva
  per  caduta; non può pagare la stessa tariffa rispetto ad un comune
  che  l'acqua la deve attingere, addurre, da un pozzo di 1000  metri
  sotto terra
   Dobbiamo  comprendere  che la tariffa unica può  essere  istituita
  nello  stesso ambito territoriale, ma non si può estendere a  tutta
  la  Regione,  perché  ancorché passasse questa  norma  sarebbe  una
  utopia  cioè non realizzabile. Allora è giusto che noi  diciamo  le
  cose come stanno.
   Signor Presidente, il Regolamento sostiene che possiamo parlare 15
  minuti  in  discussione generale, 2 minuti me li ha  fatti  perdere
  perché  devo intervenire a spiegare che si può parlare, 3 minuti  e
  concludo. Quindi, il Governatore della Sicilia ha parlato  di  dare
  un  occhio  di  attenzione alle fasce più  deboli.  Certamente.  Lo
  dobbiamo  dare  alle  fasce più deboli ma nel momento  in  cui  noi
  prevediamo per le fasce più deboli un quantitativo di 50 metri cubi
  d'acqua,  di 50 litri d'acqua per persona, ma non per le fasce  più
  deboli, onorevole Di Mauro, per i morosi, cioè cosa succede?
   Domani mattina il sig. Falcone è moroso con una famiglia di 3 o  4
  membri,  non  bussiamo  e  non dobbiamo staccare  la  fornitura  ma
  dobbiamo  addirittura  installare un contatore  a  prescindere  dal
  reddito  del  sig.  Falcone. Dobbiamo installare un  contatore  con
  costi aggiuntivi per la stessa azienda o per la stessa società  che
  gestisce  il  servizio  senza verificare se  quel  soggetto  poteva
  pagare  o  meno  senza  verificare se in  effetti  che  il  mancato
  pagamento sia colpevole o incolpevole. Allora è chiaro che anche in
  questo   senso  all'articolo  12  dobbiamo  fare  una   riflessione
  aggiuntiva,  ed il nostro è un apporto costruttivo o è  un  apporto
  che  si  scontra  con  il  dogma  o l'ideologia  di  qualche  forza
  politica.  Bene,  noi siamo in quest'Aula per apportare  il  nostro
  contributo,  serio, concreto e che sia anche efficace. Se  qualcuno
  non  lo  vuole, ne prenderemo atto ma noi riteniamo che  la  nostra
  attività  deve essere non secondo magari una opinione pubblica  che
  non  sembra a conoscenza delle vere procedure, delle vere esigenze,
  di come bisogna fare funzionare una macchina amministrativa, ma noi
  riteniamo  che dobbiamo fare delle norme semplici, efficaci  e  che
  abbiano una ricaduta positiva per il territorio e per il cittadino.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a parlare l'onorevole  Palmeri.  Ne  ha
  facoltà.

   PALMERI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ci  troviamo
  finalmente  a  discutere una legge che ci ha  visti  impegnati  per
  quasi  due anni e mezzo e oggi questa sicuramente è una grandissima
  svolta.  Abbiamo  veramente la possibilità di fare una  grandissima
  svolta e di approvare una legge per l'acqua pubblica. Questo non  è
  soltanto  ribadire  un bisogno ma si parla di ribadire  un  diritto
  umano  che è cosa ben diversa. Tra l'altro si tratta appunto di  un
  bene  comune  e  di  ribadire  che non  vogliamo  più  speculare  e
  speculazioni private sull'acqua. Per non dire altro.  Questo  è  un
  tema  fondamentale.  Noi da due anni e mezzo abbiamo  lavorato  per
  inserire  dei  principi innovativi, rivoluzionari  che  parlano  di
  solidarietà,  di  acqua pubblica, di rispetto per la  risorsa,  per
  l'ambiente  ma al contempo abbiamo cercato di rispettare  le  leggi
  quindi di rispettare le direttive che le normative comunitarie  che
  è  lo Statuto e gli esiti referendari. Quindi molti rimaneggiamenti
  sono   stati   effettuati  in  questa  legge  ma   alla   fine   la
  costituzionalità,  a  mio avviso, così come  quella  della  maggior
  parte dei miei colleghi c'è però siamo riusciti anche ad inserire e
  a  mantenere tutta una serie di principi. Quindi sicuramente questo
  testo  non  sarà  un testo perfetto. Tutto è perfettibile  ma  sono
  certa  che  non sarà mai perfetto per questa Aula perché purtroppo,
  dobbiamo dirlo, ci sono degli interessi, quindi, secondo me, questo
  disegno  di  legge  non  dovrebbe essere  ulteriormente  modificato
  perché  presenta  tutti i principi ma anche  la  correttezza  e  il
  rispetto delle leggi.
   Ci  sono  tutta  una  serie di sentenze che denotano  questo.  Fra
  l'altro,  sul  discorso  della  concorrenza,  vorrei  ribadire   un
  concetto:   sul servizio idrico non ci può essere concorrenza,  fra
  l'altro  ci  sono  delle sentenze che ribadiscono che  il  servizio
  idrico  è privo di rilevanza economica perché per sua stessa natura
  il  servizio  idrico, le reti, non possono essere  sottoposte  alla
  concorrenza,  quindi,  al massimo questa si  manifesta  nella  fase
  dell'affidamento,   ma  la  concorrenza  per   essere   tale   deve
  caratterizzare    l'intero   servizio   idrico   integrato    anche
  successivamente all'affidamento, quindi,  ci deve essere appunto la
  possibilità di avere diverse proposte di legge, da diversi  gestori
  che  fanno  diverse proposte di legge che si accaparrano i  clienti
  perché  di questo si parla quando si parla di concorrenza si  parla
  di  cliente,  non  più  di  cittadini,  quindi,  pur  condividendo,
  appunto,  i principi della concorrenza questi non sono  minimamente
  applicabili al servizio idrico, quindi, motivo per cui, il servizio
  idrico è privo di rilevanza economica.
   Questo  era, appunto, un principio che aveva inserito il Movimento
  Cinque  stelle,  però appoggiato anche da altri  commissari,  però,
  comunque, per evitare qualsiasi forzatura abbiamo deciso  anche  di
  modificare  questa cosa, scrivendo appunto che non si possono  fare
  introiti  sul  servizio idrico, quindi, anche  questo   rilievo  di
  eventuale rischio di impugnativa è stato eliminato.
   Poi,  andando avanti, la priorità oggi del legislatore deve essere
  sicuramente    quella   di   fare   il   percorso   inverso    alla
  privatizzazione,  quindi,  bisogna  assolutamente   ripubblicizzare
  perché   non   soltanto  per  un  discorso  di   principi    o   di
  sbandieramenti o di campagna elettorale, ma per tutta una serie  di
  motivi  tecnici  e  per  una analisi della storia,  perché  se  noi
  analizziamo dal 1994 ad oggi, quando è iniziata la privatizzazione,
  che  cosa è successo in Italia e, soprattutto, in Sicilia,  c'è  da
  mettersi   mani  nei  capelli perché sicuramente  i  privati  hanno
  provocato l'innalzamento della tariffa del 35%,  dal 1994 ad  oggi,
  non  hanno  portato  a  compimento  gli  investimenti  che  avevano
  promesso e sicuramente il servizio non è migliorato, i cittadini si
  trovano soccombenti in seguito alla gestione privata.
   Tutto  questo in Sicilia non è stato così, è stato peggio,  perché
  noi  in  Sicilia abbiamo degli aumenti tariffari che sono superiori
  al  35%  e  abbiamo soprattutto che questi aumenti raggiungono  dei
  picchi  in  alcune province, come ad Agrigento, come  ad  Enna,  ad
  esempio,  e inoltre abbiamo anche il  sovrambito', che è tutto  una
  chicca  siciliana, che altri non hanno. Quindi, una privatizzazione
  veramente  selvaggia, con infiltrazioni anche mafiose  come  spesso
  abbiamo  visto:  tra l'altro io ho presieduto,  ho  coordinato  una
  sottocommissione   nei  primi  del  febbraio   del   2013;   questa
  sottocommissione ci ha impegnato, abbiamo sentito tutte le parti in
  cause  in  Sicilia, tutte le province, tutti gli attori  e  abbiamo
  visto  proprio  questo,  il  fallimento  della  privatizzazione  in
  Sicilia,  primo punto, un completo fallimento ma anche, devo  dire,
  che  abbiamo  potuto  notare come molti  comuni  che  gestivano  il
  servizio avevano anch'essi delle difficoltà economiche, dei vincoli
  di bilancio pesantissimi e non riuscivano a portare a compimento il
  servizio  idrico  integrato perché si  deve  parlare  non  solo  di
  gestione  di  acque bianche  ma anche di gestione  di  acque  nere,
  impossibilità  ad  assumere  il personale,  assenze  di  competenze
  tecniche,  tutta  una serie di cose per cui devo dire  che  abbiamo
  visto,  inoltre, da questa conduzione della sottocommissione  anche
  una  situazione  completamente  a  macchia  di  leopardo  e  queste
  valutazioni  e  deduzioni  che  abbiamo  dovuto  estrapolare  dalla
  sottocommissione ci ha portato anche, insieme agli atri commissari,
  ad inserire una serie di principi che poi si ritrovano, oggi, anche
  nel  testo  che  esamineremo come ad esempio  della gestione  della
  tariffa unica. Perché tariffa unica?
   La tariffa unica nasce proprio da una esigenza di solidarietà.
   In particolare, da questa esigenza di andare verso un servizio che
  sia  uguale per tutti i siciliani perché a questo dobbiamo  mirare,
  ad  un servizio idrico che sia uguale per tutti siciliani, che  non
  ci siano siciliani di serie  A  e siciliani di serie  Z .
   In  questo  momento  abbiamo una Sicilia  caratterizzata  da  aree
  ricche  di  acqua, soprattutto le aree montane ed una  Sicilia  che
  presenta dei deficit, dove l'acqua si paga a carissimo prezzo, dove
  arriva   a  singhiozzo  e,  quindi,  noi  dobbiamo  colmare  queste
  discrepanze proprio perché i siciliani sono tutti uguali.
   Dobbiamo  mirare  ad un servizio che sia efficiente  per  tutti  i
  siciliani e questo significa tariffa unica. Così come in  tutte  le
  altre  cose, dove c'è la tariffa unica, la stessa cosa deve  essere
  per  l'acqua  perché  non ci devono essere  privilegi  in  Sicilia.
  Questo  non si può fare se non si parte dal concetto della  tariffa
  unica.
   Inoltre,  in  questo lungo percorso che ci ha visti  impegnati  in
  sottocommissione  ed  in quarta Commissione, abbiamo  non  soltanto
  curato  tutti  gli aspetti propagandistici dell'acqua pubblica,  ma
  anche curato tutti gli aspetti tecnici.
   Ad  esempio, è stato fondamentale inserire, in questo  disegno  di
  legge, il concetto che non si tratta soltanto del servizio e  della
  gestione  delle  acque  bianche,  ma  anche  del  servizio   idrico
  integrato   perché  non  dimentichiamoci  che  le   acque   bianche
  consistono, soltanto, nel 5 per cento dei consumi, mentre le  acque
  industriali e le acque agricole, consistono nel 20 per cento e  nel
  75 per cento dei consumi.
   Quindi,  andare  a  parlare di acqua, quando  non  si  considerano
  questi sperperi enormi che avvengono nei due settori è incredibile,
  non si risolverà mai nulla.
   In  Sicilia avvengono delle cose gravissime, ad esempio,  a  Gela,
  nei  poli  industriali  si  utilizzava  l'acqua  di  falda  per  le
  industrie  e  l'acqua non potabile, dissalata si utilizzava  per  i
  cittadini.
   Mi auguro che questo limite, questa cosa non esista più, ma fino a
  pochi anni fa e sicuramente fino a qualche mese fa era ancora così.
   All'articolo  1,  subito  iniziamo  ad  inserire  nella  legge  il
  concetto  che l'acqua è un bene comune, che l'acqua è pubblica,  ma
  quando si dice sempre  l'acqua è pubblica, l'acqua è pubblica  . Sì
  l'acqua  è  pubblica, ma se il servizio non è pubblico, sicuramente
  il  cittadino  non ha possibilità di accesso libero  all'acqua.  E'
  veramente fuorviante dire che l'acqua è pubblica se poi il servizio
  non lo è.
   Quello che fa l'acqua  pubblica' è il servizio,  non il fatto  che
  il Signore ce l'ha donata.
   All'articolo  1, quindi, iniziamo a definire che cosa  è  l'acqua.
  All'articolo  2  introduciamo l'Autorità di bacino,  proprio  dalla
  considerazione del fatto che l'acqua deve essere considerata  nelle
  sue  tre  componenti,  potabile  civile,  agricolo  e  industriale,
  bisogna  assolutamente inserire l'autorità di bacino  per  fare  le
  quantificazioni. Abbiamo perso tempo. Questa autorità, questo  ente
  doveva avviarsi già nel 2010, siamo in ritardo, così come in  tante
  altre cose, siamo inadempienti.
   L'Autorità  di  bacino, fra l'altro, doveva andare a  redigere  il
  Piano  di  bacino.   Siamo indietro su questo.  Questo  è  un  atto
  amministrativo, non è un atto legislativo, il Piano di bacino, ma è
  fondamentale  per portare avanti un servizio idrico,  integrato  ed
  efficiente, per sapere quanta acqua abbiamo in Sicilia e come viene
  utilizzata.
   Inoltre,  serve poter attuare il Piano di gestione  del  distretto
  idrografico  che  è  stato iniziato nel  2010,   ma  ancora  non  è
  completato.   Tutte  queste  cose  sono  fondamentali   e   passano
  dall'Autorità di bacino che viene istituita all'articolo 2.
   Andando  avanti, all'articolo 5 si parla di bacini idrografici.  I
  bacini idrografici sono stati quantificati secondo tutta una  serie
  di  concetti geomorfologici, tecnici, le infrastrutture, si  guarda
  quanta  popolazione c'è, in un numero minimo di  cinque  e  massimo
  nove.
   Perché  bacini idrografici? Perché bisogna, appunto,  fare  quelle
  pianificazioni, soprattutto, per fare gli investimenti a  scala  di
  bacino. Noi abbiamo una suddivisione degli ATO che è essenzialmente
  errata, perché segue le dinamiche ed i confini politici perché  gli
  ATO  coincidono con i confini delle province e questi sono concetti
  che con l'acqua non c'entrano assolutamente nulla.
   Quindi,  bisogna  andare  a  ridefinire  i  concetti  dei   bacini
  idrografici proprio per andare a fare le pianificazioni  per  tutte
  le grandi opere che servono nel servizio idrico.
   Quando  si  parla di gestione bisogna fare un distinguo:  gestione
  dei  comuni,  gestioni  di bacino, gestione  unica,  sicuramente  è
  fondamentale  che il servizio straordinario sia fatto  a  scala  di
  bacino  per  fare,  appunto, i grandi investimenti  per  le  opere,
  mentre   per  quanto  riguarda  la  gestione  ordinaria  questa   è
  fondamentale che sia a livello del comune, del singolo cittadino  e
  che  il comune possa, appunto, confrontarsi con i tecnici, con  gli
  uffici  per  la  fatturazione e tutto  quello  che  è  manutenzione
  ordinaria. Perché dico questo? Si fa sempre l'esempio di APS  e  di
  AMAP  nel palermitano, perché c'è stato il fallimento di un gestore
  privato,  ma  non soltanto perché lì era un gestore privato,  anche
  per  altri  motivi,  ad esempio perché nella provincia  di  Palermo
  avevamo tanti gestori, quindi una situazione poco equilibrata  come
  infrastrutture, popolazione.
   Ad  esempio,   avevamo Amap che gestiva soltanto il territorio  di
  Palermo,  quindi un gestore che consegna l'acqua al  50  per  cento
  della  popolazione  di tutta la Provincia, però  le  infrastrutture
  sono concentrate in un territorio molto piccolo, il 3 per cento del
  territorio.
   Al  contrario, APS gestiva moltissimi comuni, quindi un territorio
  molto  grande, quasi tutta la Provincia e la popolazione era quindi
  su  un territorio molto più ampio, quindi, ovviamente, mentre  Amap
  aveva  un  fatturato concentrato, sicuramente  APS  negli  anni  ha
  accumulato dei debiti.
   Questo, quindi, non è soltanto conseguenza del privato ma è  anche
  conseguenza  del cattivo bilanciamento del numero di popolazione  e
  infrastrutture.
   Questo è quello che con questo disegno di  legge si deve superare,
  perché   questo  bilanciamento  con  la  definizione   dei   bacini
  idrografici corretta, che tenga conto dei corretti criteri che sono
  stati  inseriti in questo disegno di  legge, va assolutamente fatto
  proprio per non fare fallire il gestore che per noi deve essere  un
  ente pubblico e non una società per azioni.
   Sulle  gestioni,  all'articolo  6 abbiamo  inserito  gli  enti  di
  diritto pubblico.
   Noi  siamo  assolutamente contrari alle società per azioni,  anche
  società  in  house,  perché fanno parte del diritto  privato,   non
  regolate   dal  diritto  amministrativo  quindi,  sicuramente   gli
  azionisti  hanno l'obiettivo del dividendo e non ci può essere  una
  gestione pubblica con le società in house perché sono sempre  delle
  società per azioni anche se il capitale è pubblico e quindi bisogna
  assolutamente partire dall'ente di diritto pubblico per parlare  di
  gestione virtuosa che porti al pareggio di bilancio  ma anche  alla
  partecipazione dei cittadini. Sono proprio due realtà completamente
  distinte  e  separate: le società in house e gli  enti  di  diritto
  pubblico.  Fra l'altro, gli enti di diritto pubblico oggi,  con  la
  modifica che c'è stata nel 2000 del Testo unico degli enti  locali,
  si  possono  far  funzionare in maniera migliore  rispetto  a  come
  funzionavano anni prima.
   Questo  in  generale è quello che voglio dire: secondo  me  questo
  testo di legge non va modificato, va lasciato così, se presenta dei
  profili di incostituzionalità, sarà lo Stato a farcelo presente.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Di  Mauro.  Ne  ha
  facoltà.

   DI  MAURO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, inizio  il  mio
  intervento  ovviamente  non ripetendo le cose che sono state  dette
  nelle  volte precedenti ma cercando di fare alcune puntualizzazioni
  sul  disegno  di legge e la prima  riguarda la gestione  di  questi
  lavori d'Aula.
   Io  non ho voluto dirlo prima ma lo dico ora, sarebbe stato  molto
  più   corretto  e  consono  al  ruolo  che  svolge  il   Presidente
  dell'Assemblea stralciare gli articoli che palesemente  gli  Uffici
  della Presidenza hanno indicato come incostituzionali.
   Questo  è  il  compito  del Presidente dell'Assemblea,  e  se  non
  intende  avvalersi più di questo articolo, allora  è  il  caso  che
  cambiamo il Regolamento interno e si procede liberamente a  esitare
  i  disegni  di  legge  in  Aula, costituzionali  e  no,  e  poi  il
  Parlamento sarà sovrano nella decisione.
   Andando  al  merito della discussione, cominciamo dall'articolo  1
  che   è   infarcito  di  una  serie  di  considerazioni,  più   che
  considerazioni  di indicazioni, in cui l'acqua deve essere  gestita
  secondo  un governo pubblico che è ripetuto al secondo comma  ed  è
  ripetuto anche nei commi successivi e leggendo ovviamente il  resto
  di  questo articolato si evince che ci troviamo dinanzi ad  un'idea
  che  è  quella che deve essere il servizio pubblico, mettendo  allo
  stesso livello il concetto di acqua pubblica che è un concetto  che
  esiste  nel nostro Statuto e che è tra l'altro ripreso anche  dalla
  legge  Galli,  che all'articolo 1 recita testualmente:   «tutte  le
  acque   superficiali  e  sotterranee  ancorché   non   estratte   a
  sottosuolo,  sono  pubbliche, e costituiscono  le  risorse  che  va
  salvaguardata  e  utilizzata secondo criteri  di  solidarietà».  La
  stessa  definizione di che cosa è l'acqua pubblica  viene  ribadito
  nel decreto legislativo n. 151 all'articolo n. 144 del 2006  in cui
  si  ritorna  con   la  dizione:  «tutte  le  acque  superficiali  e
  sotterranee  ancorché non estratte dal sottosuolo  appartengono  al
  demanio  dello  Stato,  le acque costituiscono  risorse  che  vanno
  tutelate e utilizzate secondo criteri di solidarietà qualsiasi loro
  uso  è  effettuato salvaguardando le aspettative  e  diritti  delle
  generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale».
   Allora,  caro  Presidente la esplicitazione e la  formulazione  di
  questo  primo  comma è una contraddizione perché  indicare  che  la
  Regione,  ai  sensi dell'articolo 14 lettera i) dello Statuto  vuol
  dire  indicare  una cosa diversa rispetto a quello che  è   scrittp
  nello   Statuto,   perché  lo  Statuto  della   Regione   siciliana
  all'articolo  14 indica che l'acqua è pubblica, e qua  siamo  tutti
  d'accordo,  ma   qui  si  vuole invece  infilare  il  discorso  del
  servizio  nell'ambito della norma statutaria, che non  è  possibile
  farlo  con  una  legge  ordinaria ma  non  è  possibile  certamente
  occuparci di servizio nell'ambito di quello che è lo Statuto.
   Dico  di  più,  dobbiamo stare attenti anche a questa terminologia
  che  usiamo  a  volere  a  tutti  i  costi,  perché  si  crea   una
  sperequazione tra quelli che sono i comuni che hanno avuto  sindaci
  che  hanno  consegnato  le  reti, con i comuni  che  non  li  hanno
  consegnato,  e  faccio l'esempio della provincia di  Agrigento.  Il
  Governo  nazionale ha attribuito fondi per 1 miliardo e 180 milioni
  per  le  fognature  i  comuni  che non  hanno  consegnato  le  reti
  vedranno  i propri cittadini impegnati con la tariffa a contribuire
  al  31 per cento  del costo delle infrastrutture a differenza degli
  altri comuni che invece si troveranno nelle condizioni di avere  il
  finanziamento al 100 per cento.
   Relativamente al punto f), che riguarda sempre l'articolo  1,  c'è
  l'indicazione  di  50 litri al secondo, i 50 litri  per  persona  a
  tutti  i  residenti della regione. Credo che sia una norma  che  si
  commenta  da sola in termini di faziosità in termini di  demagogia,
  perché  non  vedo la ragione per cui ha un buon reddito  non  debba
  contribuire alle spese e servizi. Ci ritornerò più tardi su  questo
  articolo, allorquando, si tenta l'accantonamento di una somma  pari
  al  due  per  mille, che è molto più avanti dove io  ho  presentato
  invece  un emendamento che sviluppando una riflessione che è  stata
  in  questi  giorni portata all'attenzione del popolo italiano:   ci
  sono  4  milioni di italiani che sono in condizioni di  povertà,  e
  credo che sia un dato inequivocabile per cui un emendamento è stato
  presentato  da me proprio ad indicare che le risorse e la  quantità
  che  deve  essere  messa da parte a proposito  dei  cittadini  meno
  abbienti   che  non  sono  in condizione di  potere  pagare  e  che
  attraverso la certificazione ISEE e la certificazione dei  sindaci,
  credo che possa  essere indicato in una cifra pari al tre per cento
  per ottenere che cosa? Che queste persone non pagano e che la parte
  che non viene pagata, ovviamente, è a carico delle tariffe.
   Manca  in tutto il dispositivo legislativo dell'articolo 1, me  lo
  lasci dire, l'indicazione del servizio che è di interesse economico
  perché  il  termine  economico generale non  ci  deve  stupire,   è
  ribadito in diversi articoli, è recuperato all'articolo 7, comma 1,
  lettera  d),  ed  oggi è stato calato nel decreto  legislativo  152
  attraverso l'articolo 150.
   Il  fatto  che un servizio sia economico, non significa  che  deve
  essere  fatto con utilità rispetto alla gestione in sè  stesso  del
  servizio,  perché ormai è chiaro, il servizio non determina  alcuna
  forma   di  guadagno  per  l'imprenditore,  il  ritorno  a   carico
  dell'imprenditore è sostanzialmente l'investimento pubblico.
   Esiste poi tutta una serie di indicazioni, che sono negli articoli
  2  e  3,  che  testimoniano una farraginosità  nella  gestione  del
  servizio  idrico,  con comitati, che ci vorranno certamente  luoghi
  abbastanza  ampi  per lo sviluppo di quelle che possono  essere  le
  riunioni,  ma  le  questioni più articolate e più  importanti  sono
  certamente  all'  articolo 5, laddove questa gestione  resta  molto
  equivoca  perché,  a mio parere, secondo quello che  è  il  dettato
  legislativo,  bastava  una  delibera  di  Giunta,  e  comunque   va
  certamente  soppresso il punto i) dell'articolo 5, che  indica  che
   delibera su proposta dei Comuni facenti parte del medesimo  ambito
  la  costituzione  di  sub ambiti . Questo non  è  assolutamente  in
  sintonia con il concetto di unicità.
   Né  tanto  meno  si può pensare che ci possa essere  l'opportunità
  dell'intervento   di  trasferimento  delle  reti,   perché   questo
  determina  anche  un  problema di chi paga i costi,  perché  se  un
  determinato  intervento  infrastrutturale  è  stato  fatto  in  una
  porzione   di   un  territorio,  in  una  città,  ed   avviene   il
  trasferimento di queste reti per cui c'è stato il caricamento nella
  tariffa,  io  credo che non sia giusto che in parte chi  ha  pagato
  adesso debba trovarsi praticamente con il trasferimento della  rete
  in  un  altro territorio, in un altro ambito, a meno che il  comune
  che  intenda  avvalersi di una norma di questo  tipo  provveda  con
  proprie  risorse a contribuire ai costi che pagano i cittadini  con
  le tariffe.
   Relativamente all'articolo 6, a mio parere, ci sono diversi  commi
  che  andrebbero eliminati, perché mettono in discussione l'idea del
  servizio  stesso, che diventerebbe un servizio pubblico. Certamente
  significa che parlerebbero di gestione diretta dei comuni, o di sub
  ambito,  o  comunque  di società che verrebbero costituite,  quando
  tutto  questo  sappiamo che non è possibile perché c'è  un  compito
  preciso   e  ben  determinato  che  riguarda,  in  buona  sostanza,
  l'unicità del servizio e l'affidamento in un'unica gestione.
   Relativamente alla questione del personale da trasferire, articolo
  7,  qui  c'è  un'interpretazione che è molto subdola  dell'articolo
  173.  Sembrerebbe,  come  è scritto qui,  che  il  personale  possa
  transitare da un soggetto privato ad un soggetto pubblico.
   Ricordo che l'articolo 173 del decreto legislativo 152, prevede la
  possibilità  al  contrario, quindi o questo comma  si  chiarisce  o
  questo  comma  così  come è proposto lascia  adito  ad  una  doppia
  interpretazione.
   Poi, i commi 6 e 7 sono, lasciatemelo dire, solo ed esclusivamente
  delle minacce fatte con legge regionale, ai possessori di contratto
  del servizio idrico, per i quali non c'è bisogno di alcun passaggio
  legislativo,  perché  intanto si tratta di contratti,  non  si  può
  intervenire con norma regionale, e se ci sono inadempienze gravi ed
  irreparabili è giusto che il committente le faccia valere.
   Ed  infine,  il  comma 8 dell'articolo 7 recita  I Comuni  di  cui
  all'articolo  1,  comma  6,  della  legge  9  gennaio  2013  n.  2,
  continuano  la gestione diretta del servizio idrico integrato  fino
  al termine di un anno dall'avvenuta definizione degli ambiti di cui
  alla  presente  legge . Se queste tre righe le  avesse  scritte  un
  sindaco  di  qualsiasi città avrebbe certamente determinato  a  suo
  carico  una responsabilità di falso per omissione, perché  sappiamo
  tutti che questo articolo è stato impugnato, e che non si può  dire
   continuano ,  perché  di fatto la continuità  che  c'è  in  questo
  momento è arbitraria, e l'idea che ci possa essere, da parte  dello
  Stato,  nuovamente un'impugnativa,  credo che debba consigliare  il
  Governo, o chi sostiene questo emendamento, di cambiare la  dizione
  perché così come è formulato è una impugnativa al cento per cento.
   Relativamente alla questione delle tariffe, io credo  che,  quello
  che è scritto qui, andrebbe cambiato perché non c'è ombra di dubbio
  che  questo articolo 10, così come è formulato, attraverso,  anche,
  la  partecipazione di strumenti di democrazia partecipativa e altre
  cose,  sono  tutte  formule che presuppongono la partecipazione  di
  soggetti  che  non  hanno  alcun titolo,  secondo  la  legislazione
  nazionale,  e che poco rilievo hanno perché di fatto,  la  proposta
  all'Autorità nazionale, deve essere fatta, certamente, all'ATI  che
  altro non è che l'ente di governo di cui all'articolo 147.
   Relativamente, poi, alla questione delle commissioni tecniche,  mi
  sembra un articolo ultròneo. Non credo che ci sia necessità che  la
  Regione si infili in questo bailamme.
   L'ATO  idrico è un soggetto giuridico autonomo che è composto  dai
  Comuni  e, quindi, dai sindaci. I sindaci sanno quali sono le  loro
  condizioni. Se loro ritengono necessario intervenire, è giusto  che
  lo   facciano.   Non  credo  che  sia  competenza   della   Regione
  intervenire,  e  tanto più mettere in queste  commissioni  anche  i
  rappresentanti delle cosiddette organizzazioni sindacali  che  vuol
  dire  che  il lavoratore che la mattina attende le indicazioni  del
  proprio datore di lavoro per le attività che deve compiere, la sera
  poi  se lo trova dall'altra parte del tavolo che dà indicazioni  al
  proprio datore di lavoro.
   Sono  quelle  formule, compreso anche la partecipazione  di  altri
  soggetti che non sono, assolutamente, istituzionali ma che si  sono
  trovati,  nel  cammin facendo di questo percorso  molto  ideologico
  della  gestione dell'acque, una sorta di partecipazione che non  è,
  francamente, ammessa dalla legislazione nazionale né tanto meno  da
  quella   europea   perché   si  tratta  di   attività   di   natura
  imprenditoriale per cui altra cosa non esiste.
   Signor  Presidente, per quanto ci riguarda, non  crediamo  che  ci
  possa  essere una soluzione mediana. Qui la soluzione  deve  essere
  troncante per gli aspetti che sono più specifici e più attinenti  a
  quelle  che sono le tematiche di questo disegno di legge. In questo
  disegno di legge credo che ci sia la responsabilità, di ciascuno di
  noi,  sul  piano  politico,  sul  piano  culturale  e  a  proposito
  dell'Autonomia,  io  credo  che chi ha parlato  di  Autonomia  deve
  rendersi  conto che la Regione siciliana non è un territorio  fuori
  dall'Europa, anzi fa parte dell'Europa e, come tale, deve attenersi
  alle direttive europee.
   Se  battaglia va fatta, questo non è il luogo adatto. La battaglia
  va fatta in sede europea e, credo, su questo potremmo trovare ampie
  convergenze da parte, anche, di chi vi parla. Ma porre le questioni
  in  questa  sede, che è una sede assolutamente inappropriata   vada
  rimesso in ripristino un dialogo tra maggioranza ed opposizione  su
  un  tema così importante che non può trovare differenziazione ma ha
  il  dovere morale, civico e politico di dare vita ad una legge  che
  non  sia  impugnata dallo Stato e che, a differenza di tante  altre
  regioni che hanno avanzato discorsi demagogici, la Sicilia  sia  al
  passo con i tempi europei.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Formica.  Poi,  a
  seguire,  gli  onorevoli  Assenza,  Fontana,  Cimino,  Vinciullo  e
  Figuccia. Ne ha facoltà, onorevole Formica.

   FORMICA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi  io,  per  quanto
  riguarda  l'aspetto  tecnico,  mi rifaccio  agli  interventi  testé
  completati dall'onorevole Di Mauro, che ha seguito nel merito.
   Ma, preliminarmente, vorrei intanto far notare alla Presidenza che
  non  può  intervenire con provvedimenti a seconda dei  casi.  E  mi
  riferisco  all'esercizio  che  la Presidenza,   -  che  è  una  sua
  prerogativa  -,  ha  sempre esercitato, che  è  quella  appunto  di
  stralciare  le  norme  ritenute  in contrasto  con  il  Regolamento
  interno, in contrasto con lo Statuto o, a maggior ragione, le norme
  ritenute incostituzionali.
   Ora,  non  capisco perché la Presidenza non abbia  provveduto,  in
  questo caso - addirittura con l'avallo, e supportata dagli Uffici -
  a  stralciare  quelle norme che mettono a rischio la  sopravvivenza
  stessa  di  questo disegno di legge e che, comunque,  espongono  la
  nostra  Regione  e, in particolar modo, questo Parlamento,  ad  una
  figuraccia a livello nazionale e, credo tutti conveniamo, in questo
  momento  e  alla luce di quello che sta accadendo e che è  accaduto
  nei nostri confronti, non sia proprio la migliore delle soluzioni.
   Quindi, io inviterei la Presidenza, intanto, a comportarsi  sempre
  in  maniera univoca e non ad adoperarsi di volta in volta con delle
  decisioni  che  non  tengono  conto di una  linearità  di  percorso
  rispetto ai provvedimenti di legge.
   E  non  vale  che tenti i intimidire i membri di questo Parlamento
  quando  sollevano  i problemi e vengono tacciati, dalla  Presidenza
  stessa,  come  se fossero dei soggetti che volutamente  mettono  in
  discussione  l'iter  delle leggi, oppure il  buon  andamento  delle
  attività del Parlamento stesso.
   Ogni  parlamentare  ha  diritto  in  piena  libertà  ed  in  piena
  autonomia,  di esprimere le proprie decisioni e di dare il  proprio
  apporto  e il proprio contributo; solo la Presidenza non ha  questo
  diritto  perché  ha  il dovere di far esprimere  i  deputati  nella
  pienezza dei loro convincimenti.
   Riguardo alla legge, io ormai in questo Parlamento ne ho viste  di
  tutti i colori e, quindi, non mi meraviglio assolutamente di nulla.
  Non  mi meraviglio, per esempio, che si discute di questa presa  in
  giro, perché è una presa in giro nei confronti dell'elettorato,  si
  discute  da  tre  anni  e  poi, all'improvviso,  c'è  stata  questa
  accelerata nel momento in cui c'erano un Governo ed una maggioranza
  in  grandissima difficoltà e, pertanto, ciò che non è  riuscito  in
  tempi  normali  è  riuscito in un momento in cui il  Governo  della
  Regione  ed  il suo Presidente erano sotto attacco.  E  quando  una
  persona  è  sotto  attacco, gli si può chiedere di  fare  qualsiasi
  cosa.
   Perché  è  una  pagliacciata  questa legge?  Da  dove  parto?  Dal
  referendum, l'acqua pubblica. Era una pagliacciata quel  referendum
  e  mi  fa  specie  e mi meraviglio che si prenda  come  esempio  il
  consenso   avuto  dal  quel  referendum,  con  un   finto   quesito
  referendario,  perché  è chiaro che se tu proponi  all'elettore  se
  l'acqua  sia pubblica o meno, è chiaro che l'elettore ti  dice  che
  l'acqua  è pubblica, ma è chiaro ed evidente a tutti che si  tratta
  di  uno  specchietto  per le allodole per  dire  altro,  in  quanto
  nessuno  mai  né la Costituzione, né le leggi hanno  mai  messo  in
  discussione che l'acqua sia pubblica.
   Ma  se  il metro, il termine di paragone per stabilire se  c'è  un
  consenso  su una proposta o meno è quello del consenso ricevuto  da
  quel  referendum,  allora  io propongo, sfido,  se  sottoponiamo  a
  referendum  la  proposta  di  dare 5 mila  euro  al  mese  ad  ogni
  cittadino italiano, ovviamente quella proposta riceverà non  il  98
  ma  100  per cento di consensi al referendum stesso; quindi serietà
  imporrebbe di stare attenti nel fare dei parallelismi.
   E  andiamo alla norma in sé. Che sia incostituzionale è pacifico e
  chi vi parla non è che sia un fautore della privatizzazione o della
  gestione  ai privati. Chi vi parla vuole solo mettere in  evidenza,
  da  componente dell'opposizione in questo Parlamento, il  tentativo
  fuorviante  di  coprire con una  legge manifesto , con  una   legge
  immagine ,  con una legge che è tutto e il contrario di  tutto,  il
  tentativo  di  far  passare  come una grande  conquista  di  questo
  Parlamento  e,  credetemi,  all'interno  infilarci  una  serie   di
  cosette. E quali sono queste cosette?
   Intanto,  è  una  legge  che prevede una  miriade  di  comitati  e
  comitatini  che  peseranno,  che avranno  un  costo  e   il  costo,
  chiaramente,  si  riverbererà sulla tariffa,  su  questo,  non  c'è
  dubbio perché alla fine saranno i cittadini a pagare.
   Non  mi  dilungo sull'articolo 1 dove sono elencate una  serie  di
  affermazioni apodittiche che sono un insulto all'intelligenza delle
  persone,  una serie di affermazioni per dire l'ovvio o per colorare
  una  scelta  politica, una legge, una norma, tanto  da  cercare  di
  portare avanti propagandisticamente le proprie tesi politiche sulle
  spalle del cittadino, ignaro e innocuo che poi pagherà, perché sarà
  costretto a pagare.
   Andiamo  ai  comitati, ne sono previsti all'articolo  2,  ne  sono
  previsti  all'articolo 5 perché non bastano quelli istituiti  dalla
  Presidenza,  poi ci sono quelli all'interno degli ambiti;  ne  sono
  previsti  all'articolo 14 e c'è tutta una serie di comitati,  anche
  alcuni curiosi, come quello che prevede che gli operai stessi, come
  diceva  bene  l'onorevole Di Mauro, di mattina devono  eseguire  le
  direttive che vengono impartite loro dai datori di lavoro e di sera
  impartiscono direttive attraverso l'ennesimo comitato consultivo ai
  loro datori di lavoro. Non c'è che dire. Sono delle belle trovate.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                  Presidenza del Vicepresidente Lupo

   E'  una  serie di soggetti che fanno parte di questi comitati  che
  anziché dare un impulso, una velocizzazione e una razionalizzazione
  all'applicazione  della  legge stessa, per velocizzare  appunto  la
  gestione di questi servizi, si fa di tutto essendo una legge truffa
  per  complicare  la  gestione  della legge  stessa  e  per  rendere
  assolutamente impossibile farla funzionare.
   Poi  ci  sono  delle altre considerazioni anche all'interno  della
  composizione di alcuni comitati.
   E mi riferisco al primo, a quello principale, fondamentale, di cui
  fanno  parte  i vari assessorati. Ci sono una serie di  assessorati
  che  fanno  parte,  una  infinità. Per  esempio  l'assessorato  del
  turismo, perché non deve farne parte, quello dei beni culturali sì,
  non si sa in virtù di che cosa, e quello del turismo, no. Ma questa
  discriminazione nei confronti dell'Assessorato del turismo che  non
  può far parte di questo comitato, non gli si dà l'onore, il piacere
  che  viene dato a tutti, a quisque de populo di partecipare  ad  un
  comitato  e  all'assessorato del turismo che sarebbe il  sesto,  il
  settimo  degli  assessorati che fanno parte di  questo  fantomatico
  comitato  gestionale,  generale  presso  la  Presidenza,  che  deve
  esprimere   parere  su  tutto,  al  turismo,  no.  E'  in   castigo
  l'Assessorato del turismo.
   E  quello  delle autonomie locali, trattandosi dell'Assessorato  a
  cui  fanno parte gli enti locali, i comuni? E che più degli  altri,
  secondo  me, avrebbe voce in capitolo nella gestione di  una  legge
  che  prevede  fra  l'altro che possono essere  i  comuni  in  forma
  singola o associata a gestire il servizio, perché l'Assessore delle
  autonomie locali non debba far parte di questo comitato?
   Poi,  ci  sono  le  furbate e le furbate sono quelle  relative  al
  passaggio  di dipendenti, non si sa come assunti, non  si  sa  come
  assunti,  dal  privato al pubblico che è stata già bocciata  e  che
  sarà  bocciata nuovamente. Con un'ulteriore furbizia, quella  della
  tariffa unica, per cui questi dipendenti, i comuni, le società  che
  hanno assunto indiscriminatamente e quindi che sono oggetto di  una
  mala  gestio delle risorse vengono a scaricare con la tariffa unica
  regionale anche sui comuni virtuosi, i comuni che sono stati ligi e
  rispettosi  delle  leggi, vengono a scaricare su questi  comuni  il
  peso  e il costo dell'operato truffaldino delle società che invece,
  in dispregio a qualsiasi legge, hanno proceduto, per quali fini poi
  dovrebbero  spiegarcelo,  ma lo sappiamo tutti  quali  sono  questi
  fini,  a  fare delle assunzioni che non servivano e che,  comunque,
  non erano previste dalla normativa.
   Beh   Tutto questo noi non possiamo accettarlo, perché un conto  è
  parlare  di  gestione  oculata delle risorse idriche,  un  conto  è
  contestualmente   e  contemporaneamente,  all'interno   di   questa
  gestione,  farci  entrare  una serie  di  malefatte  a  livello  di
  assunzioni di personale, che poi si vuole scaricare sulla tariffa e
  quindi  sul  cittadino e anche sui cittadini che sono assolutamente
  incolpevoli  e  che  fanno  parte,  magari,  di  comuni  di  ambiti
  territoriali  che  non  hanno operato in  questo  senso  e  che  si
  troverebbero caricati di un surplus da pagare per chi,  invece,  ha
  violato le leggi.
   Tutto   questo   è  incostituzionale  e  questo,  tra   le   altre
  motivazioni,  sono  alla  base  del  motivo  per  cui   noi   siamo
  assolutamente contrari a questa legge pur essendo favorevoli ad una
  gestione pubblica e oculata delle risorse idriche.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Assenza.  Ne  ha
  facoltà.

   ASSENZA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  come   diceva
  qualcuno   correttamente,  questa  legge  è  all'esame   della   IV
  Commissione, di cui faccio parte dal dicembre del 2012.
   Ho  partecipato  con assiduità ai lavori della  Commissione  e  ho
  potuto  notare  come  il Governo su questa  norma  sia  riuscito  a
  cambiare opinione per ben tre volte. Mi ricordo gli alterchi feroci
  tra   l'Assessore,  all'epoca,  Marino  e  il  deputato  Panepinto;
  l'effimera presenza del nuovo Assessore Calleri, l'atteggiamento un
  po'  rinunciatario dell'Assessore Contrafatto, che ha  ritenuto  di
  delegare  il  più  delle volte ai lavori in Commissione  l'esperto,
  l'avvocato Speziale.
   Abbiamo  assistito alla solita manfrina che alla fine  ha  portato
  alla   redazione  dell'ennesima  norma  spot.  Occorreva   arrivare
  all'agosto  del  2015,  con questa norma targata  Movimento  Cinque
  Stelle  e  parte  del  PD,  per scoprire che  l'acqua  è  pubblica.
  Occorreva  questo  colpo  di magia alla  Mandrake  per  arrivare  a
  cotanta affermazione; dimenticando che vi è un testo unico del 1933
  che  lo fissava in maniera veramente plastica, dimenticando che  lo
  stesso  Codice  civile all'articolo 822 lo ribadisce;  dimenticando
  una legge, quella sì, una legge come si deve, la legge Galli, che è
  stata  presa  a  modello  da  tante altre  legislazioni  nazionali;
  dimenticando, infine, lo stesso decreto legislativo del 2006.
   No,  occorreva,  in  questo  caso,  la  maggioranza  di  Sinistra,
  allargata anche in questo caso - non è cosa rara in quest'Aula - al
  Movimento Cinque Stelle, per scoprire l'acqua calda, per restare in
  tema di acqua.
   Ed allora, poi alla fine mi sono trovato da solo in Commissione  a
  votare  contro questa ennesima norma spot,  perché non solo non  si
  stava attuando nulla di quello che si diceva nei giornali, ma lo si
  faceva   in   maniera  così  platealmente  demagogica  da   rendere
  impossibile qualsiasi contributo serio alla redazione di una norma.
   Ci   sforziamo,  attraverso  la  presentazione  di  una  serie  di
  emendamenti, di rendere questa norma presentabile, esente da pecche
  troppo  gravi  e che corregga quei vizi di criticità costituzionale
  che  oltre  all'Assessorato  anche  gli  uffici  legislativi  hanno
  evidenziato.
   Speriamo  bene,  ma  l'atteggiamento di questi  primi  momenti  di
  confronto non è che mi convince tanto che siamo sulla buona strada.
   Non  abbiamo votato a favore della pregiudiziale perché  riteniamo
  che   l'intera   normativa  non  sia,  in   effetti,   affetta   da
  incostituzionalità essendo la stessa limitata da alcune previsioni,
  sia  pure  importanti, che speriamo vengano corrette nel corso  dei
  lavori.
   Allora,  quali  sono  gli elementi che in ogni  caso  non  possono
  trovare ingresso e che devono essere corretti necessariamente?  Che
  l'acqua  sia  pubblica,  che tutto quanto riguarda  il  sistema  di
  ricerca,  estrazione, adduzione, depurazione  e  quant'altro  debba
  continuare ad essere pubblico, questo è fuori discussione.  Che  la
  gestione debba essere tendenzialmente pubblica e prevalentemente in
  maniera  assoluta  e  come  linea  di  azione  e  di  perseguimento
  dell'obiettivo  deve  essere  chiaro è altrettanto  evidente.  Che,
  però,  non si può escludere a priori che vi siano dei casi  in  cui
  sia  necessario il ricorso al privato perché il pubblico non  è  in
  grado  da  solo  e  in  alcuni  casi  e  situazioni  e  per  alcune
  peculiarità  altamente deficitarie di provvedere da solo  questo  è
  evidente.
   La  normativa comunitaria, la normativa nazionale sono chiarissime
  in questo senso. Escluderlo a priori, come si vuole fare con questa
  norma manifesto, significa destinare al fallimento questa benedetta
  norma.
   Poi,  è  una norma che si è voluta infarcire di luoghi comuni.  La
  partecipazione  democratica, come se i  rappresentanti  eletti  dal
  popolo  nei  vari Comuni che poi daranno luogo a questi ATO  idrico
  non  siano di per sé espressione della volontà popolare e,  quindi,
  della rappresentanza popolare per cui vi è necessità di allargare a
  queste  assemblee pleonastiche che, di fatto, rendono assolutamente
  farraginosa la macchina gestionale e finiranno con il paralizzarla.
   Non  si  vede perché, accanto al comitato istituzionale permanente
  che  è  sacrosanto  che  debba esistere e alla  segreteria  tecnica
  operativa che poi deve rendere pratica e obiettiva l'indirizzo  del
  comitato  istituzionale  permanente, vi  sia  necessità  di  questa
  fantomatica commissione di coordinamento e pianificazione che  deve
  essere  abrogata se non si vuole rischiare di paralizzare qualunque
  possibilità di effettiva funzionalità di questa norma.
   Non parlare del comitato di consultazione previsto dall'articolo 3
  che  affiancata  a  quella  ulteriore  commissione  renderebbe  non
  duplicato  ma  triplicato  le  stesse  funzioni  in  tre  organismi
  diversi.
   La  pretesa  di  incidere  in  istituti  di  diritto  privato  che
  dovrebbero  restare  immuni  ed estranei  da  qualunque  intervento
  normativo  sono, altresì, una delle criticità essenziali di  questa
  norma.
   Si   vuole  intervenire,  addirittura,  sulla  composizione  sulle
  società  capitali già esistenti, cioè ad imperio si fa un esproprio
  proletario, io l'ho definito così in commissione, non si sa bene su
  quale base e su quale principio incidendo sulla esistenza di queste
  stesse società in essere.
   Si  introducono con l'articolo 10 altri sistemi, come se quei  due
  iniziali  non  bastavano, anche questo terzo di  uno  strumento  di
  democratica  partecipazione per il servizio idrico  integrato  cioè
  questa  ossessione  di voler riempirsi la bocca di  demagogia  allo
  stato  puro,  di ricerca ad ogni costo di un consenso allargando  a
  dismisura  qualsiasi ipotesi di coinvolgimento, il che fa  a  pugni
  con  la  gestione  di un servizio pubblico importantissimo  qual  è
  quello del servizio idrico.
   Su quel tentativo di traghettare il personale alla sfera pubblica,
  già  in  molti si sono soffermati, non crediamo che sia  attraverso
  una  norma  che  questo possa essere fatto, ma, semmai,  poi  dalla
  effettiva gestione, se è indispensabile che personale, che già è in
  servizio  presso  gli  Enti che attualmente gestiscono,  transitano
  alle nuove strutture queste potrà essere fatto ma non evidentemente
  urbi et orbi con una previsione di carattere generale.
   Così  come  è  assolutamente  inutile  prevedere  delle  ulteriori
  commissioni tecniche dimenticando che poi, alla fine, tutti  questi
  organismi  che vengono previsti, di cui ci riempiamo la bocca  come
  strumento  di  avvicinamento  dei cittadini  alla  gestione,  hanno
  comunque un costo che poi, alla fine, quindi, andranno a gravare su
  che  cosa?  Sulla tariffa. E, quindi, alla fine è un  danno  per  i
  cittadini che, invece, s'intenderebbero strettamente tutelati.
   Dicevo  di  questa  previsione dell'articolo 14,  dell'istituzione
  delle commissioni tecniche presso gli ATI posti in liquidazione che
  avrebbero come scopo quello di verificare le gestioni già  in  atto
  e,  quindi,  gli  eventuali disservizi per valutare  gli  eventuali
  inadempimenti,  come se per questo non ci fossero  già  gli  Uffici
  legali  e  gli Uffici tecnici degli Enti che saranno  i  Comuni,  i
  Consorzi  dei  Comuni  e gli altri che sono preposti  per  legge  a
  questo.
   C'è   bisogno   di  introdurre  ulteriori  carrozzoni,   ulteriori
  possibilità  di sistemare gli amici degli amici, aggravando  sempre
  sulla  sfera  pubblica  e,  poi,  alla  fine,  necessariamente  sui
  cittadini?
   Così come trovo assolutamente anomalo che sia prevista, per norma,
  la  possibilità  di rivedere i contratti in essere  per  verificare
  l'inadempimento; come se ciò non fosse già, di per sé,  un  obbligo
  della  parte pubblica di mettere in mora l'Ente privato; se  ve  ne
  sono  le  condizioni c'è bisogno di una norma che  lo  preveda.  Ma
  siamo  veramente  alla follia  Follia che quando  si  associa  alla
  demagogia dà questi risultati.
   La   finiamo   con  la  ciliegina  sulla  torta?  Le   convenzioni
  internazionali prevedono che il fabbisogno individuale minimo,  per
  persona, di questo prezioso liquido sia in 50 litri.
   I  nostri  amici a Cinque Stelle hanno tradotto questo  principio,
  questo  calcolo del fabbisogno individuale minimo, in 50 litri  nel
  senso che, 50 litri, devono essere gratuiti per tutti.
   Io  li ho ringraziati più volte in commissione perché io ho cinque
  figli, uno dei cinque è sposato e ha dato alla luce un nipotino per
  me,   ha  già tre anni, quindi, siamo in otto, per cui io ringrazio
  gli amici della maggioranza e dei Cinque Stelle che mi garantiscono
  400  litri, pro die, ogni giorno, per tutta la vita. Io non pagherò
  più  acqua;  però, siccome il principio è quello che il  costo  del
  servizio  deve  essere comunque, alla fine, integrato  dal  ricavo,
  dalla tariffa, i miei 400 litri li pagherà magari un soggetto che è
  meno fortunato, tra virgolette, del sottoscritto dal punto di vista
  economico.
   Cioè rifiutarsi di introdurre un principio di assoluto buon senso,
  che va al di là di qualsiasi,non solo di proporzionalità, ma questo
  beneficio se deve essere previsto e deve essere previsto, vale solo
  per  i  cittadini indigenti, per coloro che ne hanno  assolutamente
  bisogno,  per essere parametrato al reddito e al nucleo  familiare,
  non è un diritto che può essere gravato, garantito a tutti comunque
  perché  gli  Uffici  hanno  calcolato che  solo  questa  previsione
  prevede  un  aggravio  per  circa il 30 per  cento  sul  costo  del
  servizio finale.
   Vogliamo  andare avanti con l'ennesima norma spot? Proseguiamo  su
  questa linea.
   Noi  non  abbiamo  fatto degli emendamenti. Non  abbiamo,  ripeto,
  cercato di affossare questa legge, fin dall'inizio, appoggiando  la
  questione  di  pregiudizialità, però riteniamo che alcune  cose  di
  assoluto  buon senso che rimettano in gioco il rispetto  di  alcuni
  principi  essenziali  debbano essere necessariamente  salvaguardate
  dal  dibattito  e  ci  auguriamo  che  non  si  vada  a  colpi   di
  maggioranza, in questo caso, allargata, come spesso avviene  perché
  se ne dica in giro, al Movimento Cinque Stelle, perché, altrimenti,
  significherà  che  voi  non  volete  avere  alcuna  possibilità  di
  confronto con questa opposizione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Fontana.  Ne  ha
  facoltà.
   Seguono  altri  cinque interventi, il primo dei quali  l'onorevole
  Cimino.   Inviterei  al  rispetto  dei  tempi.  Entro  l'intervento
  dell'onorevole Fontana,  chiudo l'iscrizione a parlare.

   FONTANA. Signor presidente, onorevoli colleghi, prendo la  parola,
  questa   sera,   su   questo   disegno   di   legge   che   ritengo
  importantissimo,  strategico,  per  certi  versi  anche   sofferto,
  considerato  l'iter  che dura da più di due  anni.  E'  dal  nostro
  insediamento che si parla della questione delle risorse idriche.
   Prendo anche la parola e sono, francamente, un po' amareggiato del
  fatto  che  non  vedo  la presenza dei parlamentari  del  Movimento
  Cinque Stelle, tra cui c'è solo un rappresentante, però dei 14 vedo
  soltanto lei, onorevole Ciaccio.
   Prendo la parola pure per contestare un'interrogazione fatta da un
  parlamentare  agrigentino del Movimento Cinque Stelle,  dove  vengo
  citato    e    tirato   in   ballo   sulla   questione    dell'iter
  dell'aggiudicazione  del  contratto  della  mia  Provincia,  quando
  allora  ero  Presidente della Provincia e, quindi, anche Presidente
  dell'Assemblea   dei  Sindaci  e,  siccome,  vi   sono   tantissime
  inesattezze,   direi   anche  delle   cose   che   non   rispondono
  assolutamente  alla verità. Ci tenevo a sottolineare  all'onorevole
  Mangiacavallo   che   tutto  ciò  che   viene   detto   in   questa
  interrogazione non è rispondente al vero.
   Non  è  rispondente al vero la durata della gara perché la gara  è
  durata più di due anni, che le gare sono andate, per ben due volte,
  deserte, che la terza volta si è fatta una terza gara, anche questa
  non  andata  a  buon fine, che poi vi è stata la quarta  gara  che,
  finalmente, andò a buon fine e che, tra l'altro, i componenti della
  gara  erano  persone da me nominate, ma vorrei  ricordare  che  fra
  questi  c'era  il professore Garri che, allora, era  il  Presidente
  dell'Autorità  dei  Lavori Pubblici. Sarebbe  l'attuale  presidente
  dell'ANAC, il Cantone di allora.
   C'erano  anche  il  professore Goffredo La Loggia,  il  professore
  Bagarella, Trezza e quant'altri. Quindi, una commissione  veramente
  di  altissimo livello e che la stessa aggiudicazione non  fu  fatta
  dalla  nostra assemblea perché, allora, non ci fu un accordo tra  i
  sindaci  dell'assemblea stessa e io, da presidente, mi sono  sempre
  astenuto  nei lavori perché ero super partes e, quindi, non  votavo
  mai  né  a favore né contro, ma mi sono sempre astenuto e questo  è
  agli  atti  di tutti i verbali che sono stati fatti durante  quella
  gestione e che eravamo, fra l'altro, inadempienti rispetto  ad  una
  aggiudicazione che, comunque, dovevamo fare, visto che la gara  era
  stata già espletata e l'allora presidente nominò un commissario  ad
  acta  che  venne  e fece l'aggiudicazione. Quindi,  fu  aggiudicata
  grazie a questo.
   Bisogna   riferire  all'onorevole  Mangiacavallo  che   anche   il
  contratto noi l'abbiamo firmato dopo quasi un anno. Quindi, eravamo
  inadempienti anche in questo senso e questo non fu fatto perché, in
  effetti,  spettava a me, da presidente dell'assemblea,  firmare  il
  contratto,  cosa che feci, ma feci dopo un anno e dopo una  diffida
  dell'avvocato  Musco - famoso avvocato del Foro di Roma  -  che  ci
  diffidò,  fra  l'altro,  addebitandoci   una  responsabilità  anche
  economica  di  notevole  entità e solo  allora  l'Assemblea  in  un
  qualche  modo  si  decise a dare il via per  l'autorizzazione  alla
  firma del contratto.
   Ecco  perché  noi  allora firmammo e firmai il contratto,  eravamo
  proprio in prossimità del Capodanno - ricordo che era proprio il 27
  o  il 28 dicembre del 2007 - e questo lo dico per la chiarezza  dei
  fatti,  per  evitare  che passino notizie non  vere,  assolutamente
  false,  non  fondate e quindi credo che aldilà delle interrogazioni
  se  ci sono elementi che il Movimento Cinque Stelle ritiene che non
  siano   rispondenti  ai  criteri  di  trasparenza  e  di   assoluta
  correttezza,  sarebbe  preferibile rivolgersi  alle  Procure,  dopo
  ognuno  può  anche difendersi meglio ed, eventualmente,  denunciare
  per   calunnia   chi   solleva  determinate  questioni   che   sono
  assolutamente infondate.
   Questo   tanto  per  essere  chiari,  perché  non  abbiamo  nulla,
  personalmente  non  ho nulla da nascondere e  da  farmi  perdonare,
  perché  credo  che  i miei comportamenti siano stati  comportamenti
  assolutamente chiari, trasparenti e lo sanno tutti, lo dico  perché
  visto  che  è  stata  presentata  questa  interrogazione  è  giusto
  rispondere,  anche  se  ancora non  è  stata  portata  in  Aula  ma
  l'occasione è ghiotta per poterne parlare.
   Per  quanto  riguarda,  invece, la questione squisitamente  legata
  alla  gestione pubblica sono anch'io assolutamente d'accordo, credo
  che  questo sia un bene primario e aldilà del fatto che  l'acqua  è
  pubblica  -  e  lo sappiamo tutti - e la gestione  invece  è  stata
  privatizzata ma non è stata privatizzata per una nostra volontà  ma
  perché prevista da una norma, dalla legge Galli , la legge del 1994
  credo,  poi ci sono state le direttive europee che sono  andate  in
  questa  direzione e quindi anche la Regione siciliana si  è  dovuta
  adeguare a questa norma sulla gestione privata.
   Io  credo  che  in  questa norma vi siano  anche  dei  profili  di
  incostituzionalità  ma aldilà di questo, siccome  io  condivido  la
  gestione  pubblica  voterò assolutamente a favore  del  disegno  di
  legge,   se   ci   saranno   o   non   ci   saranno   profili    di
  incostituzionalità, questo non è compito mio sarà il  Consiglio  di
  Ministri   a  decidere  sulla  materia,  ma  sulle  questioni   che
  riguardano  la  gestione   ..  e mi  dispiace  che  alcuni  sindaci
  agrigentini  che non sono presenti,  visto che questa  questione  è
  particolarmente  agrigentina perché è  stata  sostenuta  e  portata
  avanti anche da colleghi come l'onorevole Panepinto che è stato  il
  capo  di  questo movimento dell'acqua pubblica, gliene do atto.  Io
  questa  vicenda  l'ho condivisa ma non ero assolutamente  d'accordo
  sulla  cessione  delle reti e cioè che alcuni  sindaci  magari  più
  ingenui o che hanno ottemperato a una disposizione di legge,  hanno
  ceduto le reti mentre altri sindaci non l'hanno fatto.
   Questo  ha creato - pur rispettando i sindaci che hanno  difeso  i
  propri cittadini perché non cedendo le reti i loro cittadini  hanno
  pagato  meno  - una tariffa molto ridotta rispetto ad  altri,  però
  quello che non pagavano i cittadini dei Comuni che non hanno ceduto
  le reti veniva spalmato sugli altri cittadini i cui sindaci avevano
  ceduto le reti, quindi creando una disparità di trattamento.
   E'  chiaro che il sindaco fa l'interesse dei cittadini della città
  che  amministra mentre chi ha una responsabilità più ampia e quindi
  del territorio più larga è chiaro che invece deve tutelare tutti  i
  cittadini difendendo un principio che è quello dell'equità e quindi
  tutti  i cittadini hanno gli stessi diritti e doveri e quindi anche
  le  tariffe  devono essere   pagate assolutamente in  maniera  equa
  dove  tutti  hanno  il  dovere  di  ricevere  un  servizio  che  si
  all'altezza del compito e che tutti i cittadini devono  poi  pagare
  una   tariffa  che  sia  assolutamente  distribuita  ed  equa   nel
  territorio.
   Io  per  quanto  riguarda invece la socializzazione della  tariffa
  stessa l'onorevole La Rocca Ruvolo faceva riferimento poco fa ad un
  articolo   del   nostro  Cardinale,  il  Cardinale  Montenero   che
  giustamente  parlava  delle povertà parlava del  fato  che  non  si
  possono privare i cittadini di un bene assolutamente irrinunciabile
  qual  è  quello  dell'acqua e noi siamo tutti d'accordo  su  questo
  principio, ci mancherebbe, l'acqua va  data a tutti va data anche a
  coloro  i  quali non possono pagare perché indigenti e  quindi  non
  hanno  la  possibilità di potere pagare la tariffa ma è chiaro  che
  questo  non  è  un compito che può risolvere il sindaco  né  questa
  regione  siciliana, questo è un compito che spetta, se  io  ricordo
  bene, al governo nazionale e al Consiglio dei Ministri quindi è  il
  governo  che  eventualmente dovrà decidere senza fare  demagogia  e
  senza fare populismi che non servono assolutamente a nulla ma è  il
  governo  nazionale  che eventualmente deve decidere  se  una  parte
  della  tariffa può essere socializzata per i cittadini i quali  non
  riescono a pagarla. Detto questo io mi auguro che questo disegno di
  legge  possa  procedere con assoluta celerità  che  possa  esitarsi
  prima  della  chiusura delle ferie estive e quindi  si  possa  dare
  anche  certezze  ai nostri cittadini  per avere una  legge  che  in
  qualche modo salvaguardi e tutela un bene supremo qual è l'acqua  e
  che  soprattutto  possa garantire a tutti di  potere  usufruire  in
  maniera  assolutamente equa di questo bene e che le tariffe possano
  essere quanto meno pesanti per tutti i cittadini.
   Quindi  l'augurio  che  io faccio è quello  di  potere  continuare
  questi  nostri lavori nel più breve tempo possibile  e  poter  dare
  finalmente dopo due anni e mezzo di lavori, dopo due anni  e  mezzo
  di commissioni, dopo due anni e mezzo di confronti di potere votare
  un  disegno  di  legge che certamente potrà dare maggiore  serenità
  all'intera Sicilia, all'intero territorio siciliano.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Cimino.  Ne  ha
  facoltà.

   CIMINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor   assessori
  all'ambiente,  all'energia, all'acqua e  ai  rifiuti,  ritengo  che
  questo disegno di legge sia un disegno di legge non solo importante
  per  l'oggetto  e  la  tematica che tratta ma  soprattutto  per  la
  credibilità che questa Assemblea può nuovamente riuscire ad  avere,
  e  dico questo onorevole presidente, onorevoli colleghi, perché  da
  troppo  tempo si è parlato nelle commissioni di merito del problema
  del  servizio idrico anche nelle legislature passate e perché  solo
  adesso  ho riconosciuto un grande interesse da parte della  società
  civile da parte degli enti locali alla volontà di partecipare e  di
  attenzionare l'iter di questa legge, l'onorevole La Rocca Ruvolo ha
  richiamato le parole del nostro Cardinale Montenegro ma la presenza
  di tanti sindaci, non solo della provincia agrigentina, ma di tanti
  sindaci  che  hanno  manifestato,  che  hanno  partecipato  con   i
  presidenti  del  Consiglio,  con i consiglieri  comunali,  affinché
  questo  testo venisse discusso in Aula, dà la possibilità a  questa
  Assemblea finalmente di ritornare centrale rispetto ai problemi del
  nostro territorio.
   Io  non ricordo anche nei periodi del bilancio e della finanziaria
  regionale, non vi è stata questa grande attenzione con e-mail,  con
  sollecitazioni  da  parte  dei  sindaci  affinché  un   tema   così
  importante  venisse finalmente trattato. Però devo dire  che  dagli
  interventi  che  ho  ascoltato,  sia  dalla  pregiudiziale,   quasi
  strumentale,  anche  agli  interventi dei colleghi,  sono  alquanto
  preoccupato, perché molte volte in quest'Aula quando  una  legge  è
  voluta da tutti, in tanti sperano che ci sia la possibilità,  prima
  del  Commissario dello Stato, ed oggi del Consiglio  dei  Ministri,
  per una possibile impugnativa.
   Allora, per non perdere quell'entusiasmo e quella credibilità  che
  questa  Assemblea può finalmente riuscire ad acquisire,  io  chiedo
  alla  Presidenza  dell'Assemblea, al Servizio Studi dell'Assemblea,
  al  Governo regionale, di porre attenzione sui singoli emendamenti,
  di  approfondire i singoli emendamenti ed i subemendamenti,  perché
  se  questa  legge può rappresentare un importante  primato  per  la
  Regione siciliana, può anche rappresentare un grande fallimento  se
  poi   il  Governo  nazionale  o  la  Corte  Costituzionale  dovesse
  impugnare il nostro testo.
   Al  che,  siccome  io  sono convinto che  questo  argomento  è  un
  argomento di legislazione primaria, come voluto dallo Statuto della
  nostra  Regione,  dobbiamo fare in modo  che  ci  sia  la  maggiore
  attenzione  e  la  maggiore possibilità di approfondire  il  testo.
  Perché,  così  come abbiamo visto in precedenza, con la  legge  sui
  Liberi  Consorzi  ed  altre leggi che poi  sono  state  esitate  in
  quest'Aula, rischiamo che venga fuori una riforma monca  con  parti
  di leggi impugnate.
   Siccome nessuno vuole che questa legga venga impugnata è bene  che
  se   vi  sia  la  necessità  di  un  momento  di  confronto  e   di
  approfondimento  anche  con  l'ufficio legislativo  dell'Assemblea,
  questo  avvenga  perché  noi non possiamo permetterci  di  illudere
  tanti  sindaci  e  tanti amministratori che  stanno  sostenendo  un
  provvedimento  importante,  come quello della  gestione  dell'acqua
  pubblica, se poi non siamo preparati e competenti nel dare un voto,
  che  sia un voto non solo voluto dal territorio, ma soprattutto che
  sia  anche  rispettato dal giudice di legittimità  e  quindi  dalla
  Corte Costituzionale.
   E'  per  questo  motivo che ritengo che ai lavori parlamentari  di
  domani  debba  anche  partecipare l'assessore al  bilancio,  perché
  bisogna  vedere  se nel testo ci sarà la necessità anche  di  dover
  dare  alcuna copertura finanziaria rispetto ad alcuni articoli  che
  possono   anche   essere  esitati  senza  la  necessità   copertura
  finanziaria.
   Non vorrei che questo disegno di legge divenisse qualcosa come  il
  testo  approvato di una semplice legge-voto che giace a Roma e  che
  non vede mai poi la piena applicazione nella nostra Regione.
   Per questo penso che un testo che sia di natura parlamentare debba
  poter  essere un testo del Governo, spero che i sindaci  che  hanno
  partecipato a questi lavori, vedo che hanno resistito con  pazienza
  il  sindaco di Cammarata e il sindaco di Burgio, ma spero che tutti
  i   sindaci   interessati  possano,  anche,   approfondire   questi
  emendamenti in modo tale che non si facciano degli errori che, dopo
  questo  lavoro  nel  mese  di agosto, di  fatto  non  si  raggiunge
  l'obiettivo fatto.
   Ricordo  all'onorevole Cracolici come, nelle legislature  passate,
  mi  pare  che  il Partito democratico ha fatto anche dei  manifesti
  belli, entusiasmanti nel territorio ma che, di fatto, poi non hanno
  raggiunto  il risultato di volere dare quel tema della socialità  e
  della gestione pubblica del sistema idrico rispetto ad un tema  che
  ritengo, oggi, sia fondamentale ma debba essere fatto proprio  bene
  perché,  non  avendo  il Commissario dello Stato,  dobbiamo  sapere
  interloquire con Roma e mi complimento con l'assessore Contraffatto
  per  avere dato, finalmente, esito favorevole a quelle risorse  che
  sono  dell'accordo  di  programma 2007/2014,  dove  l'assessore  al
  Bilancio  e programmazione e dal sottoscritto, per le bonifiche  di
  Augusta  e di Priolo e spero che, finalmente, si riescano  anche  a
  fare  le  ulteriori  bonifiche che ancora  giacciono  nei  cassetti
  dell'amministrazione regionale, con gli accordi  di  programma  non
  attuati e spero che presto possano, anche, essere realizzati.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore prendo
  la parola con soddisfazione perché, finalmente, un disegno di legge
  da me tanto desiderato arriva in Aula.
   Veda,  io  sono  un estremista, se così possiamo dire,  dell'acqua
  pubblica.  Pur militando in un partito dove, nel passato,  vi  sono
  state tante titubanze, sono stato uno dei pochi deputati, nella mia
  provincia,  che ha raccolto le firme per l'acqua pubblica;  che  ha
  partecipato  alle  manifestazioni affinché l'acqua  non  solo  come
  bene, ma soprattutto come gestione, ritornasse pubblica.
    Sono stato colui il quale, chiamato dalla Presidenza ad esprimere
  un  parere  sul  disegno  di legge sull'acqua  pubblica  nella  mia
  qualità  di  componente della Commissione Bilancio,  di  Presidente
  facente  funzioni  della Commissione, ho dato questo  parere  anche
  grazie  alla  collaborazione dell'Assessore  Contraffatto  che  qui
  ringrazio  per essere, celermente, venuta in Commissione  l'abbiamo
  fatto e l'abbiamo fatto velocemente.
   Proprio  perché  nell'acqua pubblica io  credo  fermamente.  Acqua
  pubblica   Non vorrei, qui, ricordare, anche,  le espressioni  che,
  in  questi  giorni, il Papa, Papa Francesco, ha voluto ricordare  a
  tutti  noi  nel  firmare l'enciclica  Laudato sii , ricordando  che
  l'acqua  è  un  bene comune, che non può essere vietato  ai  poveri
  l'accesso  all'acqua, e che nella gestione dell'acqua è chiaro  che
  il pubblico non può, assolutamente, fare un passo indietro.
   Veda,  Presidente, qual è l'esperienza che noi  abbiamo,  fino  ad
  oggi,  del  privato  che  si è impossessato  dell'acqua  in  alcune
  province? Una gestione fallimentare, una gestione insopportabile ed
  io  parlo  della  mia  provincia dove ci sono state,  nel  giro  di
  qualche  anno,  ben due fallimenti: prima ha fallito  SOGEAS,  poco
  dopo  questa  società,  6-8 , che è stata voluta da alcuni  sindaci
  perché altri sindaci, intelligentemente ed avendo a cuore le  sorti
  dei  propri paesi, non hanno consegnato i servizi a questa  società
  privata.
   E,  in  virtù  di questa mancanza che i comuni avevano  avuto  nei
  confronti dei rispettivi territori e non di quelli che non  avevano
  consegnato,  di quelli che avevano consegnato i servizi  a  società
  fallimentari, io con la collega Cirone Di Marco abbiamo  presentato
  un  disegno  di  legge che questo Parlamento,  nella  sua  unità  e
  all'unanimità, ha apprezzato.
   Un  disegno di legge, però Presidente, che nella mia provincia non
  è  stato compreso perché ha consentito all'amministrazione comunale
  di  Siracusa, di riconsegnare la struttura ai privati nonostante la
  legge lo vietasse, perché la legge che abbiamo portato in Aula io e
  la  collega  Cirone Di Marco parlava di una gestione diretta:  solo
  quei  comuni  che direttamente decidevano di gestire  il  servizio,
  potevano prenderselo in capo.
   Invece  a  Siracusa, per essere chiaro, è avvenuto esattamente  il
  contrario: il servizio è stato dato in subappalto, il Comune  prima
  ha  rivendicato  il  diritto a poter gestire il  servizio  e,  dopo
  averlo assunto su di se, facendo una gara su cui continuo ad  avere
  parecchie  perplessità  - tant'è vero che ho  chiesto  all'Anac  di
  intervenire  e  l'Anac ha aperto un fascicolo sulla vicenda  -,  ha
  dato in gestione a dei privati il servizio pubblico, cioè ha dato a
  dei  privati la gestione dell'acqua pubblica creando, fra le  altre
  cose, una gravissima situazione che ha portato al licenziamento  di
  più di 50 lavoratori.
   Ho  ascoltato poco fa tanti dotti colleghi che prima di  me  hanno
  parlato   e  affrontato  il  tema  dell'articolo  173  del  decreto
  legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
   Vedete, sulle assunzioni, lo dico ai deputati che si scandalizzano
  per  quelli di Siracusa, il cui metodo credo non sia stato  diverso
  nelle  altre  8  province rispetto alla provincia di  Siracusa,  io
  ritengo  che non è possibile fare delle differenze fra i lavoratori
  della  provincia  di Palermo e della provincia di  Siracusa  con  i
  lavoratori delle altre 7 province.
   Cosa   stiamo  chiedendo?  Attraverso  questo  articolo   che   ha
  scandalizzato qualche collega, che vi sia parità di trattamento fra
  i  lavoratori  di  Agrigento, Messina, Catania, Ragusa,  Trapani  e
  quelli  di  Palermo  e  di  Siracusa, non  abbiamo  chiesto  corsie
  preferenziali,   non   abbiamo  chiesto  nulla.   Abbiamo   chiesto
  l'applicazione della legge.
   Ma  colleghi,  che  avete sollevato un problema pregiudiziale,  la
  richiesta  di un'applicazione di una norma nazionale, di una  legge
  nazionale, può diventare motivo per avere pregiudizi su un  disegno
  di  legge  portato  in  Aula? Può la legge prevedere  delle  misure
  diverse  tra  i lavoratori? Può la legge impedire a  Siracusa  e  a
  Palermo ciò che, invece, accadrà nel resto delle altre province?
   Credo  che  ciò non può accadere perché, cari colleghi,  le  leggi
  devono essere generali ed universali, le leggi devono riguardare la
  provincia  di Trapani e quella di Agrigento, di Catania,  ma  anche
  quella  di  Siracusa e di Palermo; per essere chiari una legge  non
  può  prevedere due principi, due misure: uno in alcune  province  e
  un'altra in altre.
   E  sulle capacità, sulle possibilità che questo Parlamento  ha  di
  legiferare,  ma possiamo continuare ogni qual volta ci  sediamo  in
  quest'Aula porti il problema se il Governo nazionale riterrà giusto
  che noi facciamo dei passi?
   Scusate,  ma  questo Governo nazionale è una  sorta  di  spada  di
  Damocle  che  poggia, che pesa su questa Assemblea e per  cui  ogni
  volta  che decidiamo di fare qualcosa dobbiamo chiederci cosa  farà
  il  Consiglio dei ministri? Quando prima ci chiedevamo cosa avrebbe
  fatto il Commissario dello Stato?
   È  questo un Parlamento? È questa un'assemblea legislativa? O è un
  luogo  dove  bisogna  ascoltare con timore e  con  paura  eventuali
  provvedimenti che il Governo nazionale vorrà prendere.
   Da dove deriva, colleghi, questa paura a legiferare?
   L'articolo  14  dello  Statuto  è chiaro:  la  Sicilia  ha  poteri
  concorrenti ed esclusivi con lo Stato in materia di acqua.
   Non  possono  esserci  interferenze fra la nostra  vita  politica,
  istituzionale e legislativa e quella che viene da fuori.
   Qui dentro siamo sovrani perché la Regione non è la Regione Lazio,
  è   la   Regione  siciliana  che  spesso  dimentichiamo  di  essere
  rappresentanti di un popolo che non è una Regione, ma  innanzitutto
  un popolo. Per cui colleghi, portiamo avanti la nostra proposta.
   Per  me  l'acqua  deve  essere pubblica e la gestione  deve  esser
  ancora più pubblica.
   Sono  contrario  e  lo  dico anche a titolo personale  per  essere
  chiaro  ad  eventuale  presenza  dei  privati  nella  gestione  del
  servizio idrico.
   Fino  ad oggi si sono arricchiti sulle spalle dei siciliani. Hanno
  portato  fuori  i  capitali della nostra  terra,  alla  fine  hanno
  concluso la loro esperienza fallendo e siamo ancora qui a chiederci
  se  è  possibile coinvolgere i privati in che cosa? Nel  furto  che
  hanno consumato ai danni della nostra Sicilia.
   Parlamentari, colleghi, guardate quello che è successo a Siracusa.
  Guardate quello che è successo a Palermo. Poi capirete perché  sono
  contrario alla gestione privata dell'acqua. E vedete un'altra  cosa
  assurda  che riguarda il riutilizzo delle acque con una  sudditanza
  psicologica  e legislativa nei confronti delle grandi industrie  le
  quali  continuano  a ungere acque dalle nostre  falde.  A  Siracusa
  siamo  a  diciassette metri sotto il livello  del  mare  e  non  si
  costringono le industrie ad utilizzare le acque reflue che  vengono
  depurate. Perchè quelle le devono pagare, per cui devono  stare  in
  Sicilia continuando a sfruttare l'acqua pubblica senza pagarla.
   Vedete  è  proprio questo uno dei motivi per il quale  ancora  una
  volta  con  forza  chiedo a questo Parlamento di  approvare  questa
  legge.
   E' chiaro che ci sono dubbi, che su questa legge ci scontriamo, su
  posizioni  ideologiche  differenti. Ma il  Parlamento  deve  essere
  questo. Il Parlamento non deve  necessariamente cercare un accordo.
  Ai colleghi che avevano la pregiudiziale ho detto di ritirarla, non
  perché  è  un  compromesso  ma perché verrà  bocciata  dalla  quasi
  totalità di questo Parlamento, cosa che è accaduta.
   Questo  Parlamento, bocciando questa pregiudiziale, ha ancora  una
  volta  ribadito quelli che sono i propri poteri, ha ribadito quella
  che  è  la volontà che questo Parlamento ha di approvare una  legge
  prima  del  12  agosto  perché  non  dobbiamo  assolutamente  farci
  commissariare da alcuno che sia una legge che riconosca, ma  questo
  non credo che c'era bisogno per il nostro Parlamento, che l'acqua è
  un  bene  pubblico,  ma che soprattutto la gestione  deve  rimanere
  pubblica.
   I comuni devono ritornare a gestire questo bene prezioso. I comuni
  devono  guardare  alle fasce socialmente deboli  perché  l'acqua  e
  ricordo  che  c'è una legge approvata da questo Parlamento,  quello
  sul  quoziente familiare di cui sono stato il primo firmatario, che
  non trova ancora oggi accoglienza presso gli enti.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Figuccia.  Ne  ha
  facoltà.

   FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non affronterò la
  questione  del  disegno di legge che peraltro il  collega  Assenza,
  come  lui  stesso  ha  detto, ha seguito in Commissione  sul  piano
  tecnico e sul piano, quindi, della legislazione.
   Non  affronterò  il  disegno di legge sul piano della  piattaforma
  ideologica,  che  rischia di essere il piano su cui  affrontare  un
  testo di questa natura.
   Non affronterò questo disegno di legge come stessimo trattando  di
  questioni di lana caprina. Lo farò facendo riferimento ad  un'unica
  priorità, la priorità che è data alle ricadute che il testo ha  nel
  territorio  rispetto  ad  esempio ai servizi,  così  come  verranno
  erogati  da una parte dall'Amministrazione e fruita dall'altra  dai
  cittadini.
   E  vedete,  non  soltanto  in termini di servizi,  perché  bisogna
  sgombrare da ogni velo di ipocrisia le attività che si fanno  anche
  in  quest'Aula, ma lo farò anche con riferimento alle ricadute  con
  particolare evidenza alle tutele occupazionali, di cui stasera  non
  ho sentito parlare.
   Lo farò, quindi, con riferimento a contenuti specifici che, perché
  no,  non  ne  provo vergogna, hanno ricadute in maniera chiara,  in
  maniera forte, in maniera eclatante nel territorio che rappresento.
   E'  vero,  le  leggi  devono avere carattere di  generalità  e  di
  astrattezza, devono avere carattere di universalità, ma  non  provo
  vergogna   nell'evidenziare  alcuni  aspetti  che   riguardano   il
  territorio  che io rappresento, ovvero il territorio palermitano  e
  del  comprensorio  che è rappresentato dagli 82 comuni,  così  come
  prima l'onorevole Vinciullo, in termini di mancata discriminazione,
  l'ha  fatto rispetto al territorio siracusano.
   E  rispetto al territorio palermitano mi sento di dire alcune cose
  ovvero,   credo  che  il  tema  dell'emergenza  idrica   qui,   nel
  palermitano, sia stato in qualche modo catapultato a scapito  della
  Regione, del Presidente della Regione.
   E'  chiaro che in caso di fallimento della società che gestiva  il
  sistema idrico integrato, per entrare nel merito, quella che veniva
  chiamata,   conosciuta  come  APS,  in  caso   di   fallimento   le
  responsabilità  sarebbero  andate  in  capo  al  Presidente   della
  Regione.
   Presidente della Regione, il quale giustamente non voleva prendere
  questo,  come  definirlo, questo dono, ma voleva, in  qualche  modo
  uscirne  e  voleva uscirne senza finire col fare  la  stampella  di
  Orlando.
   E  allora,  Crocetta  si  inventa una soluzione.  Si  inventa  una
  soluzione come se le alternative non ci fossero state, ma invece le
  alternative  c'erano,  eccome  se  le  alternative  c'erano  e   le
  alternative  stavano  nella possibilità, ad  esempio,  di  fare  un
  bando,  un  bando  pubblico così come d'altra parte  avrebbe  anche
  previsto la legge.
   Ma  in  questo  caso, è chiaro, avrebbero preso il  sopravvento  i
  privati  e  il Presidente della Regione questo, evidentemente,  non
  poteva permetterselo.
   Allora,  di fronte a questa diatriba, dove invece si rischiava  di
  affrontare   la  questione  in  termini  ideologici,   oggi   quale
  opportunità abbiamo? L'opportunità, io ritengo, è una  e una sola.
   Ed  è  quella  di  individuare,  parlando  nella  fattispecie  del
  territorio  palermitano,  di  cui,  ripeto,  non  mi  vergogno   di
  affrontare  la  questione  in  termini  operativi  e  concreti,  la
  soluzione sta nell'individuare in AMAP il gestore unico in modo  da
  poter  garantire  un'autonomia,  visto  che  ci  troviamo  in   una
  condizione  di emergenza; visto che diversamente non ci  troveremmo
  nelle condizioni di garantire di poter erogare il servizio.
   Un  soggetto diversamente gestito, sarebbe un soggetto imbrigliato
  nel ricatto di tanti comuni e così sarebbe un soggetto incapace  di
  decidere.
   Noi  chiediamo,  invece, con i nostri emendamenti  una  operazione
  snellimento  attraverso la quale - perché no? - arrivare  anche  ad
  approvare  questa  norma.  Non abbiamo nulla  in  contrario  ma  va
  migliorata  e  va migliorata attraverso una serie di  proposte  che
  abbiamo  realizzato. In questi termini, un emendamento  prevede  ad
  esempio, lo dico a lei, assessore Contrafatto, all'articolo 6,  che
  le  società gestori del servizio idrico integrato ad un solo Comune
  possano  rimanere  in capo allo stesso garantendo  il  servizio  ai
  Comuni  ricadenti  nello stesso ambito purchè ovviamente  ci  siano
  questi  stessi  consorziati. Questo significa che  potremmo  essere
  assolutamente  nelle condizioni anche di venire incontro  a  questa
  riforma  nella convinzione tuttavia che se la società sta bene,  se
  il  servizio  viene erogato nei termini auspicati, se  i  cittadini
  stanno  bene  e  se  i dipendenti, anche li, uscendo  dall'equivoco
  dell'ipocrisia  stanno  bene,  e questo  deve  riguardare  tanto  i
  dipendenti di AMAP quanto i dipendenti di APS sarà stato un  fatto,
  un  nuovo servizio alla città per quanto mi riguarda, alla  Regione
  siciliana per quanto mi riguarda.
   Perché vede, assessore, noi abbiamo vissuto una contraddizione  in
  termini  per  cui  quegli 8 milioni che lei  ricorderà  la  Regione
  doveva  dare  e ha dato in realtà, ha visto beneficiare  di  quelle
  somme soltanto per un milione. Questo significa che in questo modo,
  con una condizione nella quale i Comuni che sono a rischio default,
  non  sono  nelle condizioni di potere contribuire è chiaro  che  il
  rischio  davvero era ed è, se non si arriva ad un miglioramento  in
  questa  direzione che l'azienda finisca con il fallire. Noi diciamo
  invece di provare a prevedere una soluzione che guarda al consorzio
  dei  comuni, così come in parte vuole la legge e come noi  vogliamo
  contribuire   a   migliorare,  creando  un   soggetto   unico   che
  consentirebbe peraltro, così come più volte detto anche in  diverse
  sedi,  in  questa  diatriba tra il sindaco di  questa  città  e  il
  Presidente  della Regione, creando le condizioni  per  accedere  ai
  fondi comunitari, si in un regime di libero mercato ma nel rispetto
  dei  cittadini che insistono in questo caso per quanto mi  riguarda
  nel  comprensorio  palermitano ma ovviamente  in  tutti  gli  altri
  territori.  Questo  andrebbe decisamente  a  tutela  del  servizio,
  andrebbe  a  tutela  dei  dipendenti AMAP e  APS  ed  evidentemente
  garantirebbe  una buona riforma ma non certamente sulla  testa  dei
  cittadini. Così come, Assessore e mi rivolgo per la seconda volta a
  lei,  noi  auspicheremmo  che  si potesse  in  questa  sede  potere
  affrontare  una  questione una questione  che  riguarda  le  piante
  organiche di questa SRR. Noi sappiamo che su questo lei ha mostrato
  sensibilità e vorremmo che in questa occasione potesse arrivare  da
  parte  sua un segnale, da parte del Governo regionale a porre  fine
  ad  una  serie  di ingiustizie, inequità che sono  state  poste  in
  essere  in questi mesi e in questi anni. Noi sappiamo e auspichiamo
  che  lei  vorrà  presentare  un emendamento  governativo  al  quale
  vorremmo  apporre  un sub emendamento e per questo  diciamo  che  a
  quell'emendamento  porremmo l'idea per cui  siano  da  considerarsi
  parte  integrante  della  pianta organica dell'SRR,  Assessore,  il
  personale  che nelle more della Costituzione e dell'avvio  dell'SRR
  sia stato contrattualizzato, con gli ATO rifiuti purchè in servizio
  alla  data  del  31 dicembre 2009. Questo consentirebbe  di  potere
  andare incontro alle situazioni anomale che si sono venute a creare
  con  riferimento ai 180 del KORES che hanno, come lei sa, vinto  in
  cassazione  unita e rispetto ai quali voi sapete che  il  Coders  è
  stato  dichiarato, in quella sede, ente pubblico  economico  doveva
  fare,  quindi,  contratti a tempo indeterminato,  quali  dipendenti
  avevano  pertanto dei contratti diretti con ATO  o,  come  lei  sa,
  questa vicenda è finita in Procura, non solo per nostra volontà, ma
  ritengo  anche  per  volontà e rispetto della  legge  e  da  quella
  vicenda vorremmo che se ne potesse uscire tutti.
   Il  sub-emendamento  posto  al suo emendamento  che  prevede,  fra
  l'altro, di potere andare finalmente incontro alla questione e alla
  vicenda  degli  ATO  tutti,  ATO che riguardano  la  questione  dei
  rifiuti in tutta la Sicilia, che non riguardano, pertanto, soltanto
  l'emergenza che, adesso, si è generata perché, oggi, l'emergenza si
  chiama  ATO Palermo 2 e coinvolge, magari, le piante organiche  che
  noi  chiediamo vengano approvate dalle stesse SRR per mettere  fine
  al  rimpallo  e  che,  quindi,  vanno  incontro,  non  soltanto  ai
  dipendenti  della Palermo Ovest con i 69, ma ai 310 e che,  quindi,
  andrebbero  a garanzia davvero dei dipendenti di tutte  le  ATO  in
  attesa di questa riforma che, finalmente, possa arrivare.
   Davvero  speriamo  che questo testo, quindi,  possa  essere,  come
  abbiamo auspicato, migliorato e siamo convinti che lo si possa fare
  non  facendolo  passare,  come  ho detto  prima,  sulla  testa  dei
  cittadini, dei dipendenti e dei servizi che vogliamo possono essere
  erogati.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Alongi.  Ne  ha
  facoltà.

   ALONGI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  sarò  brevissimo
  anche  per  l'ora,  e vorremmo ascoltare le parole  dell'Assessore,
  credo  che  interverrà alla fine del dibattito, per  esprimere  una
  serie  di  considerazioni  su  un testo  di  legge,  ma  anche  per
  pronunciarsi su una serie di considerazione che, credo che  l'Aula,
  in queste ultime ore, ha sviluppato nel suo dibattito.
   Io  parto dal presupposto che, in una Terra come la Sicilia,  dove
  inutile   che  ci  nascondiamo  dietro  ad  un  dito,  la  gestione
  dell'acqua,   non  parlo  di  ieri  o  dell'altro   ieri,   ma   ha
  rappresentato  il  vero  potere di un  pezzo  di  mafia  in  questa
  Sicilia,  diciamocelo chiaramente, stasera credo che  approvare  un
  testo sull'acqua pubblica dove cosa nostra ha fatto affari seri  in
  quest'ultimo  trentennio  sull'acqua,  credo  che  sia   un   fatto
  importante,  poi  se il testo sarà buono, sarà  negativo,  se  sarà
  impugnato dal Consiglio dei Ministri, questo lo capiremo, poi,  più
  avanti e lungo il percorso.
   Due considerazioni, Assessore, molto brevi.
   L'onorevole  Figuccia ha citato la vicenda  di  APS,  l'ha  citata
  abbondantemente anche l'onorevole Vinciullo, chiamando in causa gli
  onorevoli  Siragusa  e  anche Palermo, però,  io  voglio  integrare
  leggermente con una piccola valutazione.
   Noi  approveremo  questa legge, mi auguro,  entro  in  Ferragosto,
  entro il 12 agosto, questo almeno è la scadenza che ci stiamo dando
  e  ci  siamo  dati; lei mi insegna che il Consiglio  dei  Ministri,
  eventualmente, avrà 60 giorni di tempo per potere impugnare  questa
  norma.
   Vorrei  ricordarle,  Assessore,  e  qui  la  prego  caldamente   e
  vivamente di potere mettere mano, al di là del testo che  oggi  noi
  stiamo  discutendo,  in  realtà nei  prossimi  giorni,  che  il  30
  settembre, cioè significa tra 45 giorni, i lavoratori APS finiscono
  quello  che  è  il  loro contratto, in questo  momento,  l'utilizzo
  attraverso AMAP di Palermo.
   Le  faccio questa considerazione perché non vorrei che, in  attesa
  dell'impugnativa  o  meno della norma da parte  del  Consiglio  dei
  Ministri,  per  14-15  giorni,  questi  lavoratori,  probabilmente,
  rischiano poi di restare fuori.
   Io,  poi, ho letto attentamente l'articolo 7 dove, al comma 4,  ci
  sono  tre  righe  che dicono, ma anche non dicono,  credo  che  sia
  importante che questa legge, come è successo in passato sul  SSR  e
  sui rifiuti, lasci cadaveri per strada.
   Cioè mi spiego meglio.
   Operatori  e lavoratori che, per anni, hanno sviluppato un  lavoro
  nel  territorio e sono stati utilizzati, in questo caso mi  rivolgo
  in   particolar  modo,ai  lavoratori  di  APS  di  Palermo,  i  202
  lavoratori, mi auguro ed auspico che questi non facciano la fine di
  quello che hanno fatto altri lavoratori in altri settori.
   Il  Governo  Crocetta, in questa partita, in questa  vicenda,  non
  commetta  l'errore  che è stato commesso in passato,  quello  della
  macelleria sociale.
   Sono  sicuro  che in questa direzione si cercherà  di  lavorare  e
  lavoreremo,  tutti  quanti insieme, fianco a  fianco,  sapendo  che
  abbiamo un solo obiettivo.
   Uno,  che  il  servizio idrico ai Comuni e  nei  Comuni  e  per  i
  cittadini  sia  il più adeguato possibile, risponda alle  necessità
  della  società di oggi; due, che costi il meno possibile; tre,  che
  venga  gestito  con  la massima trasparenza; quattro,  che  non  si
  lascino lavoratori per strada.
   Se  riusciremo  a  coniugare  queste  tre,  quattro  cosine  messe
  insieme,  sicuramente, la legge sarà funzionale e avremo  fatto  un
  buon lavoro.
   Per  quanto  riguarda la partita che lei, assessore, si  è  voluto
  fortemente  intestare  e che riguarda i lavoratori  ex  COIRES,  io
  spero  e  mi auguro che lei che aveva già presentato un emendamento
  sulla  norma,  possa inserirla in questo testo e che  ci  siano  le
  condizioni  affinché  l'Aula  la  possa  approvare  per  mettere  e
  chiudere un  vulnus  che portiamo avanti da troppo tempo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panepinto.  Ne  ha
  facoltà.

   PANEPINTO.  Signor presidente, onorevoli colleghi, io  intervengo,
  non  tedierò  i  colleghi più del necessario, per sottolineare  che
  quello  che  è  accaduto  circa mezz'ora  fa  in  Aula,  lo  dicevo
  all'onorevole  Vinciullo, dà il segno se questo parlamento,  decide
  di  essere all'altezza dei suoi compiti e della sua funzione che  è
  quella  di  essere  parlamento e non un organo di ratifica,  peggio
  ancora, un assemblea che adotta regolamenti e non approva norme  di
  carattere  generale, nei testi si dice  erga  omnis ,  per  cui  mi
  auguro che il proseguo possa essere spedito.
   Il  Presidente  Ardizzone ha dimostrato che vuole  andare  avanti.
  Debbo  dare  atto che la fatica nel produrre un disegno  di  legge,
  qualunque  disegno  di  legge è frutto  anche  di  mediazione,  può
  trovare   correttivi  lievi,  ma  importanti  in  questa  assemblea
  regionale.
   E'  stato affermato dal testo e dai  vari interventi che  si  sono
  succeduti,   non   ragioni  ideologiche,  ma  il   fatto   che   si
  ripubblicizzi il servizio idrico, mettendo insieme una gestione che
  deve  essere  prioritariamente dei Comuni, nulla  escludendo  -  lo
  troveremo  negli  emendamenti, ne ho visti alcuni  dei  colleghi  -
  qualora  lo si ritenga opportuno e lo ritengano opportuno i Comuni,
  con  i suoi organismi che sono quelli statutariamente previsti  che
  sono   i   consigli  comunali,  il  Sindaco,  la  Giunta,   possano
  immaginarsi forme diverse da quella strettamente pubblica.
   Mi  piace  anche  sottolineare che il  testo  pone  una  serie  di
  questioni che prova anche a risolvere.
   Al  di  là  se, poi, il gestore è pubblico o privato,  abbiamo  in
  Sicilia  una  grande  anomalia che è quella del  costo  dell'acqua.
  L'anomalia   inizia  nel  2004  quando,  cosa  inaudita,   in   una
  convenzione  tra  la Regione e Sicilia acque, si stabilisce  già  a
  0,58, debbo dire un costo molto elevato già undici anni fa.
   Nella  convenzione  che una società che avrebbe  dovuto  fare  gli
  investimenti. Non so quale sia il livello di avanzamento  fisico  e
  finanziario   degli  investimenti  previsti.  Oggi  ci  ritroviamo,
  sommando le perdite dell'acqua e il costo che Sicilia acque applica
  per  le forniture, sia a soggetti pubblici e privati, ci ritroviamo
  1  euro e 20, 1 euro e 40, il costo dell'acqua a metro cubo e,  poi
  per caduta, i cittadini si ritrovano bollette molto alte.
   Per  fare  un esempio, onorevoli colleghi, noi abbiamo Comuni  del
  palermitano  a  cui  l'acqua  la  fornisce  AMAP  ed   è   a   0,25
  all'ingrosso.  Il  Comune  ad  un  chilometro,  invece,  l'acquista
  esattamente il triplo, se non per quattro, cinque volte, quello che
  è il prezzo praticato da AMAP.
   Io  credo che questo sia l'elemento per tutelare i cittadini,  non
  per   appassionarci   solo   ed  esclusivamente   a   problemi   di
  incostituzionalità.
   Una  battuta esagerata - lo confesso prima di farla - è che  anche
  le  leggi razziali erano leggi ma non sempre tutto ciò che è frutto
  di  un  organismo parlamentare o di qualcosa di simile sia utile  e
  necessario ai cittadini. Quei cittadini, non lo dico per demagogia,
  andavano a votare nel marzo del 2011, in Italia non c'era un quorum
  sui  referendum ormai da anni, raggiungendo il famoso 51 per  cento
  degli  elettori  italiani che andavano a votare e di  quel  51  per
  cento  il  98  per cento disse no a le plusvalenze,  al  fatto  che
  l'acqua doveva avere un valore economico per chi la gestiva.
   Ci provò il Governo del tempo ma la Corte Costituzionale disse che
  quella  norma  del  7 per cento a carico dei cittadini  non  poteva
  essere applicata.
   In  questi  anni,  io  ho molta attenzione e grande  amicizia  con
  l'onorevole Fontana, ma debbo dire che se non fosse stato per  quei
  movimenti  , per quei tanti ignoti che non figureranno nei  verbali
  di  queste  sedute  che hanno tenuta accesa in Sicilia  l'idea  che
  l'acqua  è  un bene comune, non l'acqua genericamente è pubblica  e
  qualcuno  ci  fa  affari,  perché in  questa  terra  va  detto  con
  chiarezza che molto spesso l'acqua non è servita solo per  bere  ma
  per  mangiare  e  si è mangiato anche tanto negli anni  passati  su
  tutto ciò che è stato acqua.
   Per  cui  io  credo che se apportiamo queste lievi  correzioni  al
  testo  possiamo consegnare a quelli che sono i futuri  investimenti
  per  i  quali  noi dobbiamo provare, Assessore, a capire  che  fine
  hanno  fatto  le risorse pari a oltre un miliardo di euro  dell'APQ
  per la quale ad oggi sono stati spesi poco più di 40-50 milioni  di
  euro,  come  avviare  le procedure per le  risorse  di  cui  lei  è
  commissario  che  veniva annunciato da sottosegretario  nei  giorni
  scorsi   per   superare  le  infrazioni  comunitarie  sul   mancato
  funzionamento  degli impianti e magari sarebbe interessante  capire
  se  i  privati,  quelli  che sono falliti e quelli  che  resistono,
  abbiano  mai  cofinanziato le opere per il 30 per  cento  come  era
  previsto  nei  loro  rapporti contrattuali e  dei  famosi  POT  che
  vennero approvati dall'assemblee degli ATI.
   Mi  permetto anche di aggiungere che io personalmente ritengo  che
  non  esistono scontri tra pubblico e privato esiste l'idea  tra  la
  tutela dei cittadini sull'aspetto tariffario e l'idea invece di chi
  in  qualche  maniera  - ho detto partendo dal  costo  -  pensa  che
  potendo avere una forza dirompente che è quella di non erogare  più
  l'acqua  perché io sono tra quelli che dice che l'acqua va  pagata,
  perché  l'EAS aveva creato sacche di morosità enormi per cui l'Ente
  Acquedotto  Siciliano ha delle colpe in tal senso,  anche  se  devo
  dire che credo che sia stato un grande errore nel 2004 abolire  uno
  degli  enti che ha delle grandi professionalità che sono state  poi
  inviate  nei  vari enti di cui all'articolo 1 della  legge  n.  10,
  qualcuno nel Consorzio Universitario, altri occupare una sedia e il
  paradosso qual è Assessore? Che oggi se a Messina e Trapani  ancora
  si  eroga  l'acqua  lo si deve sostanzialmente  a  quei  fontanieri
  dell'Ente Acquedotto Siciliano.
   In  una  battuta in Commissione dicevamo che mai -  lo  dicevo  al
  collega Assenza - il Cavaliere Mussolini avrebbe regalato tutto  il
  sistema  idrico  italiano, tant'è che nel 1936 lo  dichiarò  valore
  strategico  per  quel  tempo e per il valore delle  leggi  di  quel
  tempo.
   Oggi io dico all'onorevole Di Mauro un aspetto che introduceva  un
  elemento secondo me preoccupante in quanto richiamava la Corte  dei
  Conti, ormai una volta per minacciarci dicevamo:  Ti denuncio  alla
  Procura della Repubblica  oggi è più facile dire che c'è il rischio
  di danno erariale.
   Io  credo  che  bisognerebbe chiedere ai Comuni  come  Villafrati,
  Misilmeri,  Mezzojuso  o quelli che hanno continuato a gestire  gli
  impianti  se  la gestione è economica o meno, perché quando  non  è
  economica  io  credo che il Comune non debba avere  l'obbligo  o  i
  Comuni che lo riterranno di affidarsi alla gestione diretta  ma  ad
  oggi fare sventolare lo spauracchio che falliscono, diceva anche la
  collega sindaco di Forza Italia  che salteranno il banco dei Comuni
  mi  pare  esagerato,  perché  quello rimane  un  servizio  regolato
  dall'articolo n. 113 del testo unico degli enti locali e  il  costo
  del  servizio deve essere coperto dalla tariffa fino ad un massimo,
  recitava una norma in vigore, del 110 per cento del costo stesso.
   Provo  a  chiudere dicendo questo, in Sicilia la  gestione  voluta
  nella  metà degli anni 20 sui rifiuti e sull'acqua è fallita,  come
  sono  fallite le società che hanno provato a gestirlo; sto pensando
  -  ripeto  - a Palermo e a Siracusa, oggi serve il buon senso,  che
  non tutto ciò che è pubblico è bello, non tutto ciò che è privato è
  negativo,  ma non bisogna assolutamente invocare norme  inesistenti
  di  diritto  comunitario che stabiliscono  che  deve  essere  tutto
  gestito dai privati.
   Quando  si  vuole  una  gestione di  privati  si  chiede  solo  la
  cosiddetta  libera concorrenza e la trasparenza negli  affidamenti,
  il diritto comunitario non chiede null'altro, tenendo conto che noi
  abbiamo  il  dovere, oggi più che mai, che finalmente  qualcuno  ha
  scoperto  la  povertà e la scopre attraverso studi di  un  istituto
  importante,  che  la lotta alla povertà la si fa  riducendo  queste
  sopraffazioni  che vengono dai rifiuti e dall'acqua. Assessore,  le
  dico  solo  una  cosa,  per dire che tutto ciò  che  può  ritornare
  concretamente bene pubblico deve ritornare; in questi  giorni,  per
  l'inefficienza degli uffici del suo assessorato, non da  adesso  ma
  da  prima,  la discarica di rifiuti di Sciacca chiude e vi  si  può
  conferire  in una discarica di Siculiana di proprietà  Catanzaro  a
  partire  dalle  due  del mattino, altrimenti non  si  può  fare  la
  raccolta nei singoli comuni.
   Una  ultima considerazione per la presidenza dell'Assemblea e  per
  il  Segretario  Generale: è accaduta una  cosa  gravissima  che  ha
  violato  e violentato le funzioni di questo parlamento. Noi abbiamo
  approvato  la  legge n. 2 del 2013, senza rilievi  del  Commissario
  dello  Stato, e ad un certo punto un dirigente generale,  il  dott.
  Armenio,  commissariò comune e consorzio di comuni  stabilendo  che
  quella  legge non si applica in Sicilia. Io non dico se la legge  è
  di  qualità,  se  buona o meno, l'ha approvata il parlamento  ed  è
  legge,  ho  scritto  una lettera alla presidenza  in  cui  invocavo
  l'intervento della Segreteria Generale della presidenza perché oggi
  è quella dell'acqua domani può essere qualunque altra legge. Perché
  se  la burocrazia di questa regione, invocando una norma nazionale,
  munendosi di due miserabili scritture di una pagina e mezza diciamo
  di  un  parere  legale,  dico e ripeto  miserabile,  perché  non  è
  motivata,  stabilisce  di non applicare questa  legge  in  Sicilia,
  questo  parlamento  deve  chiedersi  se  ha  ragione  o  motivo  di
  esistere,  perché nel momento in cui una legge che è  non  è  stata
  impugnata  dal  Commissario  dello Stato,  è  stata  pubblicata  in
  Gazzetta Ufficiale e assume la sacralità della legge regionale  non
  è  tutelata dalla presidente e dall'apparato servente, io credo che
  quello che è accaduto per mano di Armenio sia un fatto molto  grave
  e  che pesa, e vi pregherei di accertarlo, sulla legittimazione  di
  questo parlamento che può anche avere impugnate le norme ma non può
  le  norme  che  sono  in vigore essere impugnate  da  un  direttore
  generale.   E   questo   lo  dico  perché   questa   è   anche   la
  rappresentazione di quando rispetto si abbia per  le  leggi  e  per
  questo  parlamento; qui spesso le leggi si invocano quando  bisogna
  commissariare gli enti locali, quando bisogna inveire, non mi  pare
  che  le  stesse  procedure siano state fatte per attività  connesse
  alle  funzioni proprie di quel dipartimento sui rifiuti. Ritorno  a
  dire   Sciacca,  in  Sicilia  non  si  autorizzano  mai  discariche
  pubbliche,  si autorizzano un giorno e poi si chiude,  per  cui  di
  fatto questo contesto di commistione, equivoca, ambigua, un privato
  che vuole sostituirsi al governo della Sicilia che deve fare affari
  nell'acqua e nei rifiuti e poi qualcuno che stabilisce che  non  si
  applica  una  legge e nonostante io abbia sollecitato  a  fare  una
  verifica  e  mi aspettavo una risposta che non ho mai  avuto  dalla
  presidenza,  credo che sia un fatto gravissimo che  lesiona  quella
  che è la legittimazione e l'autorevolezza di questo parlamento.
   Vi  pregherei  di tenerne conto, ne parlo ora perché  parliamo  di
  acqua,  per  cui  non deve più accadere e probabilmente  serve  una
  presa    di   posizione   ufficiale,   formale   della   presidenza
  dell'Assemblea  regionale sul fatto che un dirigente  abbia  deciso
  motu  proprio di non applicare una legge regionale, a cui spettava,
  proprio a questo funzionare,  di rispettarle e farle rispettare.

   CONTRAFATTO,  assessore  per l'energia e  i  servizi  di  pubblica
  utilità. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CONTRAFATTO,  assessore  per l'energia e  i  servizi  di  pubblica
  utilità. Grazie, grazie a tutti. Inizio il mio intervento, che sarà
  di  poche  battute anche dato l'orario, ringraziando i parlamentari
  tutti che oggi hanno preso la parola, dando spunti di riflessione e
  anche  critica alla legge che oggi iniziamo a discutere,  ma  anche
  all'operato  del  Governo.  Ritengo che le  critiche  siano  sempre
  un'opportunità   di  crescita,  siano  sempre  un'opportunità   per
  guardare  da  punti  di  vista differenti quello  che  è  l'operare
  quotidiano.
   Sono  state  tante oggi, veramente tante le cose  che  sono  state
  messe  sul piatto della genesi di questo disegno di legge e,  primo
  fra tutte, il fatto che io in Commissione mi sia espressa più volte
  sui  profili di criticità che questa legge presentava. Ho messo  in
  Commissione  a  disposizione  della  Commissione  stessa   le   mie
  conoscenze  in materia di diritto perché si cercasse  di  fare  una
  legge   chiara,   una   legge  con  profili   certamente   non   di
  incostituzionalità e, quindi, ho richiamato più  volte  quelle  che
  erano le normative sia comunitarie, sia nazionali, che costituivano
  il  quadro  entro il quale il legislatore regionale doveva  fare  e
  deve fare questa legge.
   Quindi,  è  logico che, da donna di legge quale  sono,  non  posso
  esimermi  da  far notare quando una determinata formulazione  cozza
  coi  principi della nostra Costituzione o coi principi della  legge
  nazionale. Pur tuttavia, mi permetto di dissentire con il  concetto
  che applicare norme di diritto comunitario significa dare tutto  ai
  privati.
   Come  ho  più volte sottolineato, il Governo nazionale ci chiedeva
  di  fare  una legge che organizzasse il servizio idrico  integrato.
   Organizzasse   significa  individuare  quegli  organi   che   sono
  destinatari,  prima  di tutto delle somme che la  Comunità  Europea
  destina  all'Italia e, quindi, alla Sicilia, per  porre  in  essere
  tutte  le infrastrutture che servono per far funzionare il servizio
  idrico  e poi perché l'organizzazione è quella che deve controllare
  e supervisionare chi poi andrà a gestire.
   Chi  gestisce?  E  qui  entrano le norme comunitarie  e  la  legge
  nazionale.  La  legge  nazionale lascia alle  autonomie  locali  la
  libertà  di  scelta, di scegliere. Scegliere un soggetto  pubblico,
  scegliere una società mista in parte pubblica e in parte privata  e
  la  parte privata, ricordo, deve essere scelta con una gara, ovvero
  affidarsi  ad un gestore privato sempre selezionato mediante  gara.
  Nel momento in cui la legge regionale si prende la responsabilità e
  mette nero su bianco che in Sicilia è solo la gestione pubblica che
  deve  essere  scelta, limitare la possibilità agli enti  locali,  e
  quindi  ai cittadini, di scegliere cosa vogliono, è esso stesso  un
  principio che viola le norme statali.
   Ciò posto, quello che ha sempre voluto segnalare il Governo, e con
  questo  credo che non ci sia nessuna contrapposizione anche con  la
  posizione che oggi ha detto il Presidente della Regione, l'acqua  è
  pubblica e va gestita come tale nel miglior modo, e che l'acqua sia
  pubblica  significa  che  deve essere gestita  secondo  criteri  di
  efficienza e di economicità e,  quindi, agli enti locali  scegliere
  quello   che,  secondo  loro,  è  il  sistema  che  gli  garantisce
  l'efficienza e l'economicità.
   Pur tuttavia, oggi, dal dibattito che ne è venuto fuori sono certa
  che  l'Assemblea regionale siciliana, fatta di tante anime e  tante
  culture  politiche differenti, saprà trovare la giusta sintesi.  La
  giusta  sintesi  che ci porterà ad una legge che  -  con  i  giusti
  correttivi che, credo, si siano raggiunti da quello che si  sentiva
  oggi nel fervore della discussione - farà in modo che la Sicilia si
  doti  di  una legge chiara, di norme chiare, perché la chiarezza  è
  proprio quella che può impedire, ed impedisce di fatto, a burocrati
  di  basarsi su interpretazioni più o meno condivisibili della legge
  stessa  e,  quindi, poi, produrre quei provvedimenti amministrativi
  che  sono  l'origine  delle inefficienze  e  della  lentezza  della
  macchina burocratica regionale.
   Quindi,  con  questo  auspicio, con l'auspicio  che,  sicuramente,
  l'Assemblea sovrana saprà trovare la sintesi, mi auguro  che  tutte
  le  criticità  che sono state sottolineate e che sono anche  emerse
  oggi  dal  dibattito troveranno il giusto punto  di  mediazione  e,
  soprattutto, troveranno la mediazione tra le esigenze dei cittadini
  e i doveri che lo Stato italiano ci impone.

   PRESIDENTE.  Dichiaro chiusa la discussione generale  e  pongo  in
  votazione  il passaggio all'esame degli articoli. Chi è  favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Venturino

   Presidenza del vicepresidente Lupo


   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a domani,  mercoledì  5
  agosto 2015,  alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:

  I  -ATTRIBUZIONE DEL SEGGIO RESOSI VACANTE A SEGUITO DELLA RINUNCIA
   DELL'ONOREVOLE FARAONE ALLA CARICA DI DEPUTATO REGIONALE
  II  - COMUNICAZIONI
  III  -DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

             1)  -   Disciplina in materia di risorse idriche . (nn. 455-125-102
                 106-158/A) (Seguito)

                Relatore: on. Barbagallo

             2)  -  Tassa automobilistica regionale  . (n. 1025/A) (Seguito)

                Relatore: on. Vinciullo

             3)  -  Approvazione del Rendiconto generale della Regione per
                 l'esercizio finanziario 2014 . (n. 1037/A) (Seguito)

                Relatore: on. Vinciullo

                   La seduta è tolta alle ore 20.38

       (Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 09.38 del
                              05.08.2015)

                     DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il  Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa  Maria Cristina Pensovecchio