Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
LANTIERI, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 413 - Notizie sulla procedura aperta per l'affidamento della
fornitura e installazione di n. 2 acceleratori lineari da allocare
presso le AA.SS.PP. di Agrigento e di Siracusa a valere sulle
disponibilità del PO FESR 2007-2013 Linea 6.1.2.1.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
- Assessore Economia
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 414 - Provvedimenti atti a completare il risanamento delle
costruzioni private colpite dal terremoto del 13 e 17 dicembre
1990.
- Presidente Regione
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 415 - Interventi finalizzati ad attivare la stazione di Fontane
Bianche (SR).
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore Domenico
N. 419 - Iniziative per la copertura telefonica
sull'autostrada Palermo-Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Firmatari: Pogliese Salvatore Domenico; Vinciullo Vincenzo;
Falcone Marco
N. 420 - Interventi a sostegno del settore ittico mediante
l'autorizzazione alla pesca del novellame, del bianchetto, del
rossetto, del cicirello e aumento delle quote tonno.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatario: Caputo Salvino
N. 421 - Istituzione di cimiteri destinati alla sepoltura di
animali d'affezione.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Pogliese Salvatore Domenico; Vinciullo Vincenzo;
Falcone Marco
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno poste
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta scritta:
N. 416 - Chiarimenti in merito alla modifica della struttura
amministrativa disposta dal c.d.a. di Riscossione Sicilia s.p.a.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatario: Forzese Marco Lucio
N. 417 - Interventi di solidarietà a favore della signora
Nicoletta Lo Cascio.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Caputo Salvino
N. 418 - Chiarimenti sul finanziamento della seconda annualità
(2013) dell'Avviso 20/2011.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatari: Pogliese Salvatore Domenico; Assenza Giorgio; Vinciullo
Vincenzo
N. 422 - Interventi per la messa in sicurezza degli edifici
scolastici per garantire l'idoneità antisismica.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Caputo Salvino
N. 423 - Chiarimenti sui centri di riabilitazione per minori
affetti da disabilità delle province di Palermo con particolare
riferimento al Centro di riabilitazione 'Villa Nave'.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatario: Caputo Salvino
N. 424 - Delucidazioni urgenti in merito alla reiterata
sostituzione dei commissari straordinari degli enti locali con
soggetti esterni all'Amministrazione regionale.
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Germanà Antonino Salvatore
N. 425 - Iniziative volte alla modifica delle modalità di rilascio
del porto di fucile per l'esercizio della caccia.
- Presidente Regione
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
Firmatario: Germanà Antonino Salvatore
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interpellanze:
N. 19 - Chiarimenti sul concorso pubblico a 97 posti di assistente
tecnico restauratore negli organici della Regione siciliana.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
- Assessore Economia
Firmatari: Ciaccio Giorgio; Zito Stefano; Mangiacavallo
Matteo; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciancio
Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia; Palmeri
Valentina; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Troisi Sergio;
Venturino Antonio; Zafarana Valentina
N. 21 - Chiarimenti circa il nuovo assetto organizzativo di
Riscossione Sicilia s.p.a.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatari: Ferrandelli Fabrizio; Ciaccio Giorgio
N. 22 - Richiesta di chiarimenti ed intenzioni da parte del
Governo relativamente alle problematiche delle aziende del settore
ristorazione, fra cui COT ristorazione, aventi rapporti con gli
enti pubblici, sorte in relazione all'art. 61 del D.L. 1/2012 che
disciplina le relazioni commerciali in materia di cessione di
prodotti agricoli e agroalimentari.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
Firmatari: La Rocca Claudia; Zito Stefano; Zafarana Valentina;
Siragusa Salvatore; Palmeri Valentina; Trizzino Giampiero;
Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Troisi Sergio;
Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo
Matteo; Venturino Antonio; Foti Angela
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze si
intendono accettate e saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
- numero 57 Iniziative urgenti per le piccole e medie imprese in
difficoltà , degli onorevoli Fiorenza Cataldo; Di Mauro Giovanni;
Figuccia Vincenzo; Greco Giovanni, presentata il 7 marzo 2013;
- numero 58 Interventi per ottenere la revoca del D.A. 2847 del 5
settembre 2012, avente ad oggetto 'Criteri, requisiti e condizioni
perchè possa essere consentito l'esercizio venatorio in particolari
zone del demanio forestale' e per l'adozione di provvedimenti volti
a garantire la piena terzietà degli uffici regionali con competenza
in materia di caccia , degli onorevoli Palmeri Valentina;
Cancelleri Giovanni Carlo; Zafarana Valentina; Cappello Francesco;
Troisi Sergio; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;
Mangiacavallo Matteo; Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero;
Venturino Antonio; Foti Angela; La Rocca Claudia; Zito Stefano,
presentata il 7 marzo 2013;
numero 59 Interventi urgenti per la modifica dell'attuale Piano
di gestione dei rifiuti e per la riduzione dei rifiuti
indifferenziati in Sicilia , degli onorevoli Foti Angela;
Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciaccio Giorgio;
Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; La Rocca Claudia; Zito Stefano;
Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore;
Trizzino Giampiero; Troisi Sergio; Venturino Antonio; Zafarana
Valentina, presentata l'11 marzo 2013.
Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
dell'art. 153 del Regolamento interno, alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari per la determinazione della
relativa data di discussione.
Comunicazione di autorizzazione di Gruppi Parlamentari in deroga
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che il Consiglio di
Presidenza, che si è riunito in data odierna, ha autorizzato il
mantenimento di due Gruppi in deroga: PID Cantiere Popolare e
Grande Sud.
L'Assemblea ne prende atto.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avrei preferito
non fare quest'intervento.
Credo che, in un momento come quello che stiamo vivendo, in
assoluto, costituire Gruppi in deroga significhi mantenere un
profilo di presenza nell'Ufficio di Presidenza che si è consentito
proprio in virtù del fatto che c'erano dei Gruppi che non erano
rappresentati nell'Ufficio di Presidenza, aumentando, per la prima
volta, i componenti l'Ufficio di Presidenza rispetto alla scorsa
legislatura.
Ora, mantenere Gruppi in deroga, ai fini del costo dei Gruppi,
nulla quaestio, perché il trasferimento è pro capite per deputato,
ma ai fini della rappresentanza negli Organi dell'Assemblea questo
determina dei costi aggiuntivi. Lo dico perché dobbiamo metterci
d'accordo, signor Presidente. Non è che il tema della coerenza di
un'impostazione deve oscillare a seconda delle questioni che via
via si determinano. Dobbiamo tenere una linea perché, da domani,
può succedere che per tutti i Gruppi - tutti, nessuno escluso - si
determini una condizione per cui non è più un vincolo obbligatorio
l'esistenza di almeno cinque deputati per costituire un Gruppo
parlamentare.
Oltretutto, ricordo che l'Assemblea, per la prima volta, si sono
aperte questioni istituzionali assai delicate, anche nel rapporto
con organismi terzi rispetto all'Assemblea.
Prendo atto della decisione del Consiglio di Presidenza, però, con
tutto il rispetto, non la condivido.
PRESIDENTE. Nel rispetto dell'articolo 23, il Consiglio di
Presidenza si è determinato, in coerenza proprio con il
Regolamento; nulla di più e nulla di meno.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Discussione del disegno di legge «Norme transitorie
per l'istituzione di consorzi di comuni» (n. 278)
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto all'ordine del giorno:
Discussione del disegno di legge «Norme transitorie per
l'istituzione di Consorzi di Comuni» (n. 278).
Presidenza del Presidente Ardizzone
Sull'ordine dei lavori
CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, mi è
bastato ascoltare il numero del disegno di legge citato dalla
Presidenza per comprendere - e, se sono in errore, ovviamente, lei
mi smentirà - che oggi dovremmo trattare - o, quantomeno
incardinare - il disegno di legge, tra virgolette, stralcio, per
intenderci, presentato dal Governo sulla questione delle province.
Signor Presidente, desidero fare un brevissimo excursus perché,
prima che la Presidenza dell'Assemblea si determini, credo sia
corretto rimettere insieme i cocci di un percorso che ha visto
un'opposizione responsabile scontrarsi con alcuni fatti che, in
quanto tali, sono incontrovertibili.
Abbiamo ricevuto comunicazione di una formale indizione delle
elezioni per il rinnovo dei Consigli provinciali per la data del 21
aprile. E' stato fatto presente al Governo che, in quei giorni,
quest'Assemblea sarebbe stata impegnata per esitare il disegno di
legge relativo alla Finanziaria regionale, che un Governo,
insediatosi alla fine dell'anno, avendo chiesto un esercizio
provvisorio di quattro mesi e avendolo ottenuto legittimamente, dal
suo punto di vista, questo esercizio provvisorio, lo vedeva appunto
esitare in quel tempo.
Abbiamo, poi, avuto comunicazione, di conseguenza, che la data
delle elezioni dal 21 aprile veniva spostata al 27 maggio, cioè
veniva reiterata la volontà da parte di questo Governo di far
celebrare le elezioni per il rinnovo dei presidenti e dei consigli
provinciali.
A questo punto, essendo già in essere una serie di disegni di
legge in I Commissione e non essendo ancora pervenuto alcun disegno
di legge da parte del Governo, il Presidente dell'Assemblea, a mio
avviso correttamente, ha invitato la I Commissione ad esitare un
disegno di legge ma, secondo me - e questa è una mia
interpretazione -, il messaggio era più al Governo che alla I
Commissione o all'Assemblea, invitando la I Commissione ad esitare
un disegno di legge, altrimenti, com'è nella sua potestà, avrebbe
richiamato in Aula un disegno di legge - possibilmente, il più
antico - presentato in Commissione.
Fatto questo annuncio, da parte sua, il Governo ha presentato un
disegno di legge; questo disegno di legge era corposo, come a tutti
noi è noto, e parlava di riforma, di una riforma strutturale.
Si è convenuto di inviare in Commissione - e, quindi, il disegno
di legge del quale sto parlando non è arrivato mai in I Commissione
- un disegno di legge cosiddetto stralcio .
Questo disegno di legge è finalmente pervenuto in Commissione
nella giornata di lunedì scorso; sono stati accordati, nella
maniera più stringata e ristretta possibile, i termini per gli
emendamenti in 24 ore; sono stati presentati da questa opposizione
responsabile pochissimi emendamenti e tutti di merito, dopodiché,
ieri sera, a seguito di un incontro che, per carità, definisco
istituzionale perché erano due istituzioni che si incontravano, il
presidente della I Commissione col Commissario dello Stato, ma che
definisco altresì improprio, perché continuo a pensare che sarebbe
il caso che ci dessimo un minimo di dignità e di prestigio, essendo
legislatori e non dovendo, a mio parere, recarci da chicchessia
per chiedere come fare una legge previamente. Ebbene, a seguito di
questo incontro, è stato presentato ieri sera un emendamento di
riscrittura che, di fatto, ha cassato tutti gli emendamenti e
riscritto il testo di legge stralcio.
Abbiamo, ancora una volta, come opposizione responsabile, aderito
all'invito del presidente della I Commissione di ridurre, ancora
una volta, addirittura questa volta al di sotto delle 24 ore
consentite dal Regolamento, il termine per la presentazione degli
emendamenti.
Abbiamo iniziato a trattare, dunque, dalle ore 14.00, peraltro con
un problema tecnico che non dipende da nessuno ma che è accaduto,
gli emendamenti all'emendamento di riscrittura.
Allora, a questo punto, considerato che l'opposizione è stata
assolutamente responsabile e non ha adottato alcun atteggiamento,
né dilatorio né strumentale, le chiedo, signor Presidente, - e
vorrei un attimo della sua attenzione -, anche in ragione del fatto
che oggi è mercoledì e che domani potrebbe essere utilmente
riconvocata l'Aula, di consentire alla I Commissione di proseguire
il lavoro, che ha già iniziato, di valutazione degli emendamenti,
dei subemendamenti sull'emendamento di riscrittura:
Non è additabile, infatti, a nessuno dei componenti della
Commissione; non è additabile men che meno ai componenti
dell'opposizione presenti in Commissione e non è, quindi,
responsabilità della I Commissione il fatto che non siamo riusciti
ad esitare il disegno di legge nella sua riscrittura, che ci è
stata presentata appena ieri sera, alla fine dell'Aula, cioè alle
ore 20.00.
Siccome sono convinto che dobbiamo e possiamo creare presupposti
per un'ordinata prosecuzione dei lavori, nel rispetto dei ruoli,
nel rispetto dell'opposizione, nel rispetto delle prerogative
parlamentari, credo che sarebbe cosa buona, oltre che utile,
permettere alla I Commissione di proseguire i lavori già intrapresi
sulla valutazione degli emendamenti - che, nel frattempo, sono
diventati più di cento - ma, per una ragione semplice che mi
permetto di segnalare alla Presidenza, perché, essendo emersa, per
via giornalistica, una volontà del Presidente della Regione
d'inserire come emendamento aggiuntivo la seconda preferenza di
genere, da parte di alcuni deputati si è ingenerato il
convincimento che si potessero presentare emendamenti, di fatto,
anche sulla legge elettorale. L'assessore Valenti ci ha rassicurato
dicendoci che quell'emendamento non sarebbe stato presentato dal
Governo come subemendamento all'emendamento di riscrittura, quindi
è chiaro che tutti quegli emendamenti che hanno natura di legge
elettorale sarebbero o saranno espunti in quanto dichiarati
inammissibili.
Rispetto a questo, signor Presidente, concludo ribadendo la mia
richiesta: dia la possibilità alla I Commissione di completare il
lavoro già avviato perché credo che, così facendo, rassereneremmo
il clima; faremmo un buon lavoro che potremmo completare entro
domani e, domani pomeriggio, potremmo tornare in Aula per partire
da un testo che potrebbe trovarci d'accordo rispetto, quanto meno,
ai principi fondamentali che deve avere il disegno di legge
stralcio, da approvare al più presto.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in quest'Aula
siamo chiamati a legiferare e siamo guidati da una guida sicura che
sono il Regolamento, lo Statuto e le prerogative di questo
Parlamento regionale; sono questi elementi a rendere il nostro un
Parlamento.
Come diceva bene l'onorevole Cordaro, mai, debbo dire, in
occasione di una legge importante, c'è stato, da parte della
Commissione interessata, nella storia di questo Parlamento, una
collaborazione così significativa, da parte di maggioranza e
opposizione, al fine di agevolare i lavori parlamentari.
Come lei ben sa, infatti, le Commissioni riguardano lavori
parlamentari e questa Commissione - la I Commissione -
garbatamente, educatamente, coscienziosamente e formalmente, ogni
volta, si è riunita con il compito e la volontà di esaminare
velocemente il disegno di legge più volte annunciato di riforma
delle province prima, di rinvio del voto dopo.
In Commissione sono stati presentati una decina di testi da parte
di tutte le forze parlamentari e, ogni volta che la Commissione si
è riunita per affrontare e discutere i disegni di legge,
innanzitutto, per scegliere uno dei disegni di legge presentati,
c'è stato il Governo che ha dichiarato prima che non presentava
nessun disegno di legge, in quanto si affidava al lavoro della
Commissione parlamentare prima e dell'Aula poi, perché, trattandosi
di riforme istituzionali, era giusto che fosse l'intero Parlamento
ad esprimere un orientamento in merito.
Dopodiché, il Governo, invece, ci ha annunciato che stava
elaborando un disegno di legge che poi, in effetti, ha presentato
in Commissione; disegno di legge che è stato presentato pochissimi
giorni fa e che, subito dopo avere dato i termini strettissimi per
gli emendamenti, appena presentati gli emendamenti da parte dei
commissari e di tutti gli altri deputati, subito, c'è stata
un'altra inversione ad U , da parte del Governo, che ritira quel
disegno di legge presentato e, in seguito ad una interlocuzione da
parte del presidente della Commissione con il Commissario dello
Stato, stoppa i lavori della Commissione perché presenta un
ulteriore disegno di legge interamente sostitutivo di quello che
aveva presentato.
Pur tuttavia, la Commissione, ancora una volta, è stata
collaborativa e, anziché chiedere per intero i termini spettanti
per presentare gli emendamenti, si è accontentata, proprio per
aderire all'urgenza rappresentata dal Governo, di ottenere minor
tempo, minori ore a disposizione per presentare gli emendamenti.
Bene, il termine per la presentazione di questi ultimi emendamenti
scadeva oggi, a mezzogiorno; oggi, no ieri, no avantieri, no un
mese fa ma oggi, a mezzogiorno e, puntualmente, la Commissione si è
riunita, alle ore 14.30, per iniziare l'esame degli emendamenti.
Nel frattempo, interviene l'Aula e allora si decide di porre,
giustamente, alla Presidenza la richiesta di avere almeno
ventiquattro ore di tempo, cioè fino a domani, per poter avere
finalmente - oserei dire - l'occasione di espletare le proprie
funzioni parlamentari, cioè di poter esaminare finalmente gli
emendamenti per esprimere il proprio parere.
Ora, sarebbe veramente inverosimile e costituirebbe veramente un
bruttissimo precedente per questa Assemblea se non si concedesse,
con artifizi vari, alla Commissione di espletare il proprio compito
e le proprie funzioni perché, a questo punto, signor Presidente,
verrebbe il dubbio che sia stato il Governo che, successivamente,
di volta in volta, presentando nuovi disegni di legge abbia fatto
scorrere il tempo per impedire alla Commissione parlamentare di
potersi esprimere e non credo, signor Presidente, che lei, che è
uno strenuo difensore del prestigio e delle norme che regolano
questo Parlamento, possa consentire che accada tutto questo.
Signor Presidente, le ricordo, infatti, cosa accadrebbe e cosa
accadrà, da ora in poi, in Commissione Bilancio con la Finanziaria
e con il Bilancio.
Ci sono troppi emendamenti, come qualcuno ha avanzato in
Commissione, e mi fa specie che l'abbia avanzato qualcuno del
Partito Democratico. Va bene, togliamo questi emendamenti ed
andiamo in Aula.
Attenzione: se cominciamo a non tenere conto dei Regolamenti e di
ciò che prevede lo Statuto, infatti, non sappiamo quando iniziamo,
dove iniziamo; non sappiamo dove andremo a finire.
Quindi, non si chiede di perdere tempo. Non lo ha fatto mai questa
Commissione; ma, giusto ora, un'ora fa, quando ha iniziato,
finalmente, a potere esaminare gli emendamenti, è paradossale che
si dica no, non li puoi discutere .
Prima, si è detto non puoi iniziare perché sto presentando un
nuovo disegno di legge , stava iniziando e non puoi iniziare
ancora perché ne presento un altro , nel momento in cui si poteva
discutere no, ora lo porto in Aula .
Con la democrazia non si può scherzare, quindi, signor Presidente,
confido nel suo buon senso. Chiediamo di avere solo ventiquattro
ore e di rinviare a domani la discussione, dopodiché, se entro le
ventiquattro ore - perché non c'è più nessuna scusante per la
Commissione -, ha iniziato ad esaminare gli emendamenti non può che
terminare l'esame degli stessi e dare l'esito, esitare un disegno
di legge condiviso e che non abbia più bisogno che in Aula si
presentino ulteriori stralci, ulteriori emendamenti sostitutivi che
farebbero perdere più tempo, come lei ben sa.
Quindi, si dia il tempo alla Commissione, dopodiché si rinvii
l'Aula a domani.
Domani, ci sarà l'iscrizione all'ordine del giorno, il tempo degli
emendamenti e poi andare a martedì, tanto sempre a martedì, come
lei ben sa, andremo a finire. Confido in lei, signor Presidente.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, mi
dispiace ma non credo alla buona fede del Governo in tutta questa
vicenda della riforma.
Non posso credere alla buona fede del Governo perché, vedete, il
Governo sapeva bene che questo stralcio di disegno di legge, che
consta di tre articoli, sarebbe stato un modo per impantanare la
discussione in Aula.
Se avessimo davvero voluto fare la riforma, ci sarebbero tutti i
presupposti per farla ben prima di portare il dibattito in queste
ultime ventiquattro ore, perché, bene diceva l'onorevole Formica,
noi, solo da stamattina, abbiamo, finalmente, potuto conoscere qual
era il punto di vista del Governo sulla questione delle riforme.
Se il Governo avesse voluto per davvero fare questa riforma,
persino il Partito dei Siciliani, pensate, aveva proposto
all'onorevole Crocetta un assist; aveva proposto un assist
presentando quel disegno di legge che è stato sempre nello spirito
del nostro partito, che era per l'applicazione dell'articolo 15
dello Statuto, che era per il rilancio dei liberi consorzi dei
comuni.
Capisco bene che il Governo Crocetta non abbia voluto fare
riferimento ad un testo proposto dal Partito dei Siciliani, signor
Presidente.
Signor Presidente, le chiedo scusa se disturbo.
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, ha ragione, onorevole Figuccia.
Prego.
FIGUCCIA. Non dico che doveva fare riferimento al nostro testo,
individuato come il testo dell'opposizione, ma avrebbe potuto fare
persino riferimento a quello del Movimento Cinque Stelle che aveva
presentato in Commissione un testo avente ad oggetto i liberi
consorzi dei comuni.
E, in queste ore, vedete, dimostrando che si tratta evidentemente
di un bluff, tutta questa discussione rischia di impantanarsi,
rischia di finire in una bolla di sapone e, vedrete, perché no,
diciamocele queste cose, magari quando andremo a finire anche in
Aula, in questa stessa Aula, con un voto segreto, probabilmente
alcuni parlamentari, anche della maggioranza, perché no del
Megafono o dei Democratici Riformisti, potrebbero finire col dare
seguito alla strada che, evidentemente, ormai si delinea in maniera
chiara. Perché, a questo punto, le strade sono due: o che si vada a
votare, se non c'è il buon senso dell'Aula, con la vecchia legge
elettorale oppure che si crei un vuoto normativo con un
commissariamento che duri anche due o tre anni, con una piena
militarizzazione delle strutture per l'intero territorio siciliano.
Vedete, l'onorevole Crocetta deve capire che non può continuare a
cambiare tesi.
Onorevole Cordaro, lei l'ha ricordato prima, le tesi, fino a
questo momento, credo siano state cinque o sei, e questo non giova
ad alcuno. La gente ha capito che il Governo Crocetta fa il gioco
delle tre carte e che la sua finalità è solo quella di rendere
proclami. Ma, oggi, è presto per entrare nel merito del disegno di
legge. Io al Governo, in questa fase, voglio fare soltanto una
preghiera che è quella, almeno questo lo dovete al Parlamento, di
tenere la schiena dritta di fronte alle ingerenze dello Stato e del
Commissario dello Stato che, persino, ha avuto l'ardire di parlare
di incostituzionalità. Ed io, qui, di nuovo, tendo la mano al
Governo, perché bene ha fatto la presidenza della commissione
Affari istituzionali a sentire il parere, ma credo che non
servisse il Commissario dello Stato per venirci a dire che si
trattava di una norma anticostituzionale perché andava a modificare
lo Statuto e su quella serviva l'intervento di una norma di rango
superiore.
Chiedo, allora, almeno su questo, al Governo, di tenere la schiena
dritta. E sappia che, di fronte a questo atteggiamento, i
componenti della prima commissione avranno un atteggiamento deciso
che è quello di chi vuole contrapporre lo Statuto, con il suo
articolo 15, alla Costituzione.
Su questo principio, vorrei fermarmi, signor Presidente, e vorrei
dire, riprendendo gli interventi che mi hanno preceduto, che sono
certo, non ho ancora avuto, signor Presidente, il piacere di
conoscere la sua decisione in merito Mi scusi, signor Presidente,
le chiedo scusa di nuovo, siccome siamo al punto finale della
richiesta, le vorrei chiedere e sono certo, nel rispetto che ho per
la sua persona e per il suo ruolo, che vorrà garantire che in
Commissione si eserciti appieno il diritto dei parlamentari di
poter portare in Aula un testo che è il risultato del lavoro che la
stessa Commissione sta facendo da settimane, ma che soltanto da
stamattina ha avuto la possibilità di entrare nel merito.
Le chiedo, per favore, di dare spazio, non al testo di base che è
il disegno di legge n. 278, ma a quel testo che legittimamente la
prima Commissione, nelle prossime ore, avrà modo di approfondire.
CAPUTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, chiaramente intervengo sull'ordine dei
lavori. Mi dispiace che non ci sia il Presidente della Regione che,
prima di arrivare in Parlamento, ha rilasciato una dichiarazione
nel corso della quale ha dichiarato che ci sono forze politiche che
sono per le riforme e forze politiche che vogliono affossare le
riforme.
Credo che, qui, in questo Parlamento, ma ritengo di parlare
soltanto per i colleghi del centrodestra, qui non c'è una parte
politica che vuole mantenere un sistema che tutti, per diversi
motivi, contestiamo. Signor Presidente, però, chiediamo che se
qualcuno ha avuto la fretta di assumere impegni in televisione,
perché tutta l'Italia sa che, da un mese, le province in Sicilia
sono state cancellate, per volontà del Presidente della Regione e
del nuovo sistema o del Modello Sicilia , coniato con i deputati
del Movimento Cinque Stelle, noi non possiamo farci carico di
quello che il Presidente della Regione, in maniera sicuramente
improvvida, ha dichiarato alle televisioni nazionali.
Vogliamo partecipare ad un dibattito che si confronti tra chi
vuole cancellare le province, non tenendo conto del caos giuridico,
amministrativo e tecnico che andrebbe a determinare ed a
determinarsi da questa decisione, da chi invece ritiene che vada
fatta una cura dimagrante delle province regionali siciliane, che
le province vanno sicuramente riformate ma che vanno mantenute.
Ora, noi non vogliamo essere schiacciati da esigenze politico-
mediatiche del Presidente della Regione o dalla sua necessità di
fare un regalo ad una parte politica in questo Parlamento, perché
se oggi egli ha un minimo di maggioranza lo deve soltanto perché
c'è un gruppo politico che lo sostiene. Ma noi vogliamo uscire
fuori da queste pressioni politiche.
Signor Presidente, noi rivendichiamo come parlamentari
innanzitutto il diritto di non farci dire da un altro ufficio
autorevole dello Stato, esterno a questo Parlamento che una norma è
anticostituzionale. Molti di noi sono andati a scuola, hanno fatto
studi giuridici, fanno la professione che lei ben conosce, signor
Presidente, e non hanno bisogno sicuramente di tecnici autorevoli o
del Commissario dello Stato che ci vengano a dire che quello che il
Presidente della Regione voleva far fare a questo Parlamento era -
ed è sicuramente - contro la Costituzione.
Noi rivendichiamo il diritto di partecipare ad un dibattito sulla
riforma epocale per il futuro della Sicilia, e quindi non vogliamo
essere schiacciati dai tempi. Noi pretendiamo e rivendichiamo -
Statuto alla mano - il diritto di avere un testo, di poterci
confrontare.
Abbiamo presentato emendamenti, li vogliamo portare in Commissione
e vogliamo discuterli confrontandoci e poi se del caso bocciarli o
approvarli.
Però, Signor Presidente, lo dico con il rispetto che lei sa che ho
per le istituzioni e per questo Parlamento ed anche del Governo:
non accetterò - e credo di parlare per i miei colleghi - pressioni
di nessun tipo, anche perché so che lei non lo farà perché ha
difeso questo Parlamento da autorevole deputato e lo farà da
autorevolissimo Presidente.
Ci deve consentire, signor Presidente, di potere discutere gli
emendamenti, di confrontarci, di avere il tempo, magari di
condividere quelli del Governo se li riteniamo giusti, ma lei deve
difendere le prerogative di questo Parlamento e non farci imporre
tempi che nessuno di noi ha voluto o potuto stabilire. Se ciò sarà
fatto ci sarà un confronto che farà bene alla Sicilia, se qualcuno
vuole andare a tappe forzate troverà un ostruzionismo che questo
Parlamento soltanto in rare occasioni ha avuto modo di conoscere.
TURANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
provare a stemperare il clima e chiederei ai colleghi che sono
intervenuti e che hanno usato parole forti di rivedere le proprie
valutazioni.
Noi siamo venuti qua per condividere un percorso con il Presidente
dell'Assemblea. Ed io credo che questo percorso affidato -
Presidente, io mi volevo affidare alla sua saggezza, ma se lei è
distratto, un Presidente saggio e distratto non aiuta - alla sua
saggezza, troverà un iter veloce.
Però, dobbiamo, per certi versi, definire un perimetro all'interno
del quale governare questo percorso. Perché io le dico, con
assoluta franchezza, che l'idea di rinvio al 31 dicembre 2013 per
trovare una soluzione legislativa di riforma della Sicilia non è
fare una rivoluzione.
Pertanto, chiedo al Presidente dell'Assemblea di raccogliere gli
inviti a trovare una soluzione che, in tempi ragionevolmente brevi,
definisca e individui un percorso per permettere all'Aula di
confrontarsi con un testo quanto più condiviso possibile.
Mi permetto di dire, io che ho presentato un solo emendamento,
che non c'è nessun vincolo di maggioranza su una ipotesi che non
sia individuata nella necessità di riformare per davvero un ente
intermedio. Perché se l'opposizione dovesse individuare il percorso
dell'ostruzionismo per non far nulla o il Governo dovesse
individuare il rinvio al 31 dicembre, cioè dieci mesi di rinvio
dopo tre mesi di dibattito, perché oggi abbiamo consumato un
piccolo passo, stiamo parlando soltanto in Aula del rinvio delle
province, ma è da tre, quattro mesi che la politica parla di rinvio
di riforma delle province.
Ed allora io chiedo, signor Presidente: trovi una soluzione che
soddisfi tutte le necessità, perché il rinvio al 31 dicembre è
impensabile, ma su questo ci confronteremo, l'ostruzionismo è
inaccettabile.
PANEPINTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'assoluto
rispetto delle opinioni e delle idee che, prima in Commissione e
poi qui, sono state rappresentate è opportuno però ricordarsi un
attimo che era stata una decisione della Conferenza dei Capigruppo
della settimana scorsa.
Dopodiché, vorrei ricordare che noi avevamo, su decisione del
Presidente di questa Assemblea, calendarizzato per il 7 di marzo la
discussione e l'avvio della decisione finale di questo Parlamento
sulla cosiddetta questione province e rinvio del voto'.
E non è stato deciso ieri, ma il 6 di marzo, era stato deciso
prima della sospensione dei quindici giorni per consentire a tutti
noi di essere protagonisti della campagna elettorale per Camera e
Senato; dopodiché si è consumato un lungo ed interessante dibattito
in Prima Commissione nella quale il Governo è stato sempre presente
- ovviamente nella dinamicità delle proposte stesse del Governo -
per arrivare poi in Conferenza dei Capigruppo, presente il
Presidente dell'Assemblea ovviamente, il Presidente della Regione,
l'Assessore per le Autonomie locali, tutti i Capigruppo - il mio
Capogruppo mi ha dato l'onore di partecipare assieme a lui a quella
riunione - per arrivare ad una decisione, che è stata quella che il
testo che il Governo presentava, che era una parte sul merito e i
famosi articoli 7 e 8, ma sostanzialmente di rinvio delle elezioni
a sei mesi, provare e riuscire a scrivere le norme di riordino su
questo ente di secondo livello. E in quella seduta c'è stata
sostanzialmente unanimità dei consensi.
Ora, francamente, da alcuni giorni - il mio capogruppo,
l'onorevole Gucciardi, lo ha denunciato già più volte -
l'impressione che noi abbiamo, signor Presidente, è che si vuole
morire di una morte lenta tenendo conto che l'urgenza nel trattare,
deliberare e decidere in questa Assemblea sul testo oggi all'ordine
del giorno non è dato da una emergenza qualsiasi, ma dal fatto che
a una certa giornata di questo mese, non dal mese che verrà,
bisogna indire i comizi.
PRESIDENTE. Onorevole Panepinto, sa quant'è la sofferenza qui.
PANEPINTO A me sembra che volere disattendere anche ad una
cronologia di eventi di questa Assemblea, cioè vale a dire che
stasera si incardina il testo, a ventiquattr'ore la possibilità di
presentare gli emendamenti, la possibilità che questo Parlamento
decida, poi decida quello che la maggioranza che questo Parlamento
vorrà, ed introdurre elementi che io non comprendo sulla questione
della esautorazione delle funzioni del Parlamento rispetto a quelle
del Commissario dello Stato tutta una serie di argomentazioni che
sono articolate, devo dire con grande intelligenza, ma che non
hanno nulla a che vedere con il dibattito sul rinvio del voto,
perché il problema non è la questione di merito e lo sappiamo tutti
benissimo. Il problema è far si che la Sicilia, una volta tanto,
possa essere una Regione d'Italia perché in altre 19 Regioni non si
vota. C'è un dibattito aperto sulla riorganizzazione delle
architetture di questa bellissima Regione di questo Stato.
Pertanto, Presidente, onorevole Ardizzone, lo dico ai colleghi, se
noi dovessimo pensare di essere ancora in una epoca diversa, come
se tatticismi, balletti, danze della pioggia e argomentazioni siano
utili a farci capire da questo popolo sovrano, probabilmente
perderemmo una grande occasione, che è quella di aprire nelle sedi
opportune, e nei tempi e nei modi adatti, una discussione seria
sulla riforma di queste province come liberi consorzi, ai sensi
dell'articolo 14.
Tutto è da definire, è tutto da costruire, è tutto da pensare, è
tutto da decidere.
Però, onestamente e concludo, lo dico a lei Presidente Ardizzone
che dimostra sempre grande senso di responsabilità, se dovessimo,
alla luce di fantastiche violazioni dei diritti della minoranza che
io non vedo assolutamente, immaginare ulteriori rinvii, ulteriori
dilazioni nel tempo, c'è una responsabilità che ognuno deve
assumersi. La responsabilità di arrivare al voto per le province,
per i media e per un tatticismo che viene ogni tanto consolidato
con il gioco delle parti, ognuno di questi nemici del voto, magari
non dichiarati, questi nemici della riforma, questi nemici di
adattare questa regione ad un dibattito che in tutta Italia
possano, alla fine nella sommatoria dei ruoli, nella sommatoria
delle parti recitate portarci a dovere dire che ci abbiamo provato
e non ci siamo riusciti.
Pertanto, qualora non dovesse questo Parlamento trovare il voto,
poi deciderà, ripeto, la maggioranza di questo Parlamento, e se non
si dovesse trovare quella che è la giusta decisione e la sede unica
che è questo Parlamento e non ci saranno più Commissioni che devono
trattare la materia, è chiaro che c'è un'assunzione di
responsabilità, e l'assunzione di responsabilità sarà di tutti
quelli che a qualunque titolo vorranno perdere tempo in un modo o
nell'altro. Rinviare ad altre sedi, Commissioni, io credo che
stasera il disegno di legge debba incardinarsi, e domani sera si
debba cominciare la discussione con gli emendamenti. Diversamente,
continua il balletto per non assumere mai la decisione con senso di
responsabilità di pronunziarsi sul testo presentato dal Governo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Asero.
Poi sono iscritti a parlare l'onorevole Gianni e l'onorevole
Grasso.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per un
aspetto che ritengo importante, che è quello innanzitutto del
rispetto e del principio secondo il quale ognuno di noi in questo
Parlamento è legittimato ad esprimere posizioni, ad esprimere
argomentazioni che possono essere utili a supporto di un
ragionamento che in una realtà, che in un aspetto complicato così
come quello che stiamo discutendo andiamo con il nostro
convincimento a dare un contributo
Non è escluso da un ragionamento che il dibattito investe un
momento che non è solo il tema del rinvio della data delle elezioni
atteso che sul dibattito, sul cambiamento, un cambiamento che vuole
vedere un incontro reale verso quella che è la riduzione dei costi
della politica, la riduzione, per parlare un linguaggio che è
diventato ormai molto di moda, che è quello di una nuova forma di
governo della realtà del territorio e, quindi, la esistenza o meno
di un ente intermedio, sicuramente è un dibattito molto importante
che, come ho avuto modo di esprimere in Commissione Affari
istituzionali, ho detto che sicuramente al di là della elezione sì,
elezione no, avvia una fase in cui si individuano alcuni punti di
partenza: il principio dei liberi consorzi, il principio della
realtà delle aree metropolitane, il principio di un livello diverso
del governo del territorio.
Allora, io mi permetto di dire, signor Presidente, che è un
argomento di carattere politico perché affronta diversi punti di
vista e diverse posizioni che ognuno legittimamente ritengo possa
esprimere.
E' un problema di carattere istituzionale, dove c'è un momento in
cui va visto con i vari aspetti e, quindi, il rispetto di una
procedura e di un percorso. Pertanto, ribadire che non bisogna
criminalizzare chi la pensa in maniera diversa.
L'onorevole Panepinto, con cui condividiamo tante volte un modo
di impegnarci in dibattiti e in temi delicati, non può essere amico
di chi sostiene un percorso che io vedo riporti sulla mia
posizione, e nemico di chi vede un percorso diverso: nell'ambito di
un dibattito deve esserci spazio per un ragionamento, spazio per un
confronto e per diverse opinioni che, in un momento importante come
questo sicuramente viene evidenziato.
Allora io dico che, signor Presidente, il valore dell'assetto,
anche dell'architrave che questa nostra istituzione Parlamento
regionale siciliano ha, che vede nella formazione di un'attività
che nasce nelle commissioni e quindi di una sua attività che è
propedeutica a quella dell'Assemblea, le commissioni esercitano una
funzione importante, un ruolo importante, un ruolo che è anche di
carattere istituzionale e anche, a mio avviso, amministrativo e
regolamentare, perché prepara e avvicina le posizioni, perché
approfondisce gli argomenti, perché ne determina momenti anche
utili per spunti che poi l'Assemblea, con il lavoro della
Commissione, può senz'altro approfondire e recepire.
In questo non è possibile dire che oggi la Commissione deve essere
superata d'emblée da quello che è il proprio ruolo e la propria
competenza.
Io difendo un principio che è innanzitutto quello che il governo
delle regole deve tornare ad essere momento importante della nostra
vita istituzionale e parlamentare.
La I Commissione non è stata nelle condizioni di esprimersi perché
c'è stato un momento altalenante, un momento di diversi testi che
il Governo ha fornito e sui quali noi non abbiamo ancora avuto la
possibilità di esprimerci. Pertanto, chiediamo che venga
evidenziato in questo comportamento - che non è stato, a mio
avviso, né ostruzionistico né tanto meno superficiale e ancor meno
di mancanza di rispetto nel confronto che deve esserci - che la
Commissione non è stata nelle condizioni di operare perché non ha
avuto i tempi.
Quindi, ritengo che lei, signor Presidente, ha giustamente un
compito, che è quello di far valere le prerogative dal punto di
vista regolamentare ma, ancor più, le prerogative da un punto di
vista di rispetto che tra questi vari livelli di governo delle
istituzioni deve esserci. Pertanto, la invito a lavorare perché la
condivisione di un percorso possa essere l'elemento
caratterizzante, nel rispetto delle posizioni che ognuno di noi
legittimamente esprime nei tempi necessari perché ciò si realizzi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gianni. Ne ha
facoltà.
Faccio appello alla sua saggezza onorevole Gianni, nel senso di
trovare una soluzione condivisa.
GIANNI. Signor Presidente, come lei saprà, perché lei è un attento
osservatore, io ho dichiarato che avrei votato contro questo
disegno di legge. Ma se anche avessi voluto, o se volessi, votare
per questo provvedimento, non trovo le motivazioni.
La legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, all'articolo 3, recita:
«L'amministrazione locale territoriale nella Regione siciliana è
articolata, ai sensi dell'art. 15 dello Statuto regionale, in
comuni ed in liberi consorzi di comuni denominati "province
regionali"». Che è istituito quindi un Consorzio di liberi Comuni
chiamato Provincia lo dice già la legge del 1986.
In questo disegno di legge che è stato presentato non ho visto
ancora nessun conto, per sapere dove risparmiamo. Perché se dovesse
andare avanti questo disegno di legge - io spero che non succeda -
noi ci troveremmo .perché altrimenti io non capirei Monti quando
voleva eliminare le Province e poi non ce l'ha fatta non per motivi
politici, ma per motivi costituzionali, io non capirei
eventualmente come dovremmo fare con tutti quei riferimenti
regionali che purtroppo o li fanno le Province o li deve fare la
Regione, non può farli il Consorzio di Comuni, perché sono
prettamente portate ad essere individuate dalla Regione come
elementi - sono circa 160 punti - dei quali si occupa la Regione e
non possono essere trasferibili al Consorzio dei Comuni nascente,
perché gli manca l'aggancio costituzionale.
Io mi sarei invece non preoccupato, ma avrei guardato con più
attenzione alla possibilità di eliminare i gettoni di presenza dei
Consigli provinciali, avrei messo all'interno del disegno di legge
sulle Province gli ATO rifiuti, gli ATO idrici, le case popolari,
le ASI, tutto quello che c'è e che purtroppo costa un mare di
soldi, perché sono un sacco di consiglieri d'amministrazione,
direttori, presidenti e quant'altro.
Ora creare caos e aggiungere caos a caos in questo momento mi pare
una cosa abbastanza strana, perché abbiamo già gli assessori fermi,
il Governo della Regione è fermo.
Io mi sarei aspettato, signor Presidente, che noi oggi qui
parlassimo dell'Enel, dell'ENI, che qui noi oggi parlassimo di
lavoro; io mi sarei aspettato, signor Presidente, che lei oggi qui
avesse dedicato un pomeriggio al lavoro per uscire dalla crisi che
è ormai asfissiante.
Purtroppo, signor Presidente, so che lei è stato obbligato a fare
questo incontro odierno, ma io non posso venire in Aula e leggere
un disegno di legge che non mi convince, perché non ha un solo
numero che mi possa dire quanto risparmiamo e quindi perché
dobbiamo eliminare le Province.
La demagogia è una bella arte, specialmente per i politici, ma lei
è una persona di alto profilo istituzionale: lo ha fatto quando era
parlamentare e oggi più di ieri rappresenta le Istituzioni.
Noi non possiamo continuare a giocare sulla pelle dei Siciliani.
Noi abbiamo il dovere di parlare oggi di patto di stabilità Questa
Regione, quest'Assemblea deve fare un ordine del giorno col quale
chiede un incontro immediato col Governo nazionale per andare a
trattare la deroga o l'eliminazione del patto di stabilità, che è
quello che sta asfissiando i Comuni e l'economia regionale.
Presidente Ardizzone, io credo che il Presidente Crocetta abbia
fatto degli annunci seri.
Io credo che il Presidente Crocetta debba adesso andare oltre gli
annunci: si deve fermare e deve cominciare a tradurre gli annunci
in fatti concreti e reali, perché noi rischiamo veramente, e non
per le Province, la rivoluzione civile, perché la gente sta morendo
di fame. La Sicilia è allo stremo Parliamo di questo Presidente, e
non di questa boutade.
GRASSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento
dell'onorevole Gianni è un po' l'intervento che mi ero prefissata
di fare io. Siamo in un momento veramente delicato, e lo ripetiamo
tutti da mesi. Oggi siamo qui impegnati a parlare di elezioni si o
elezioni no.
Ma che cosa ha spinto il Presidente o qualche Gruppo a dire
bisogna cancellare le province ? Sicuramente credo, suppongo che
lo spirito sia quello del contenimento della spesa.
Io non voglio entrare nel merito del disegno di legge presentato
oggi e sui profili di costituzionalità e sui regolamenti di
attuazione che bisogna fare per applicarlo. Io dico semplicemente -
e qui approvo quanto detto dall'onorevole Turano - che il signor
Presidente deve cercare di mediare per trovare una soluzione quanto
più condivisa possibile, anche sugli emendamenti presentati, che
possa conciliare tutte le posizioni che ci sono in quest'Aula.
Io ritengo, e lo affermo da giorni, che andare a votare in questo
momento non è prudente. E non è prudente per un senso di
responsabilità che io mi sento, perché noi abbiamo un preciso
dovere, quello di risparmiare e contenere la spesa. Se andassimo a
votare oggi, con la promessa di riallocare successivamente le
funzioni della provincia, perderemmo solo del tempo.
Allora, è bene verificare gli emendamenti presentati, fissare una
data delle elezioni che possa essere ottobre, e in questi sei mesi
riallocare le funzioni, poi che siano liberi consorzi o che
rimangano province poco conta, anche perché, ripeto, questo disegno
di legge non è accompagnato da una relazione che evidenzi quale sia
effettivamente il risparmio di spesa.
Ancora un'altra considerazione: quando noi parliamo di consorzi o
di liberi consorzi, saranno veramente un risparmio della spesa o la
duplichiamo? E quali effetti hanno avuto i consorzi per altre
esperienze quale ad esempio gli ATO idrico?
Oggi noi abbiamo un solo obiettivo e una sola risposta da dare ai
siciliani, cercare di risparmiare il più possibile laddove è
possibile risparmiare, poi che ci sia un ente intermedio che si
chiami provincia o che si chiami libero consorzio poco importa.
Ritengo che in questo momento dobbiamo occuparci di altri problemi
che sono appunto quelli legati al patto di stabilità; io ho
presentato una mozione - e spero che in Conferenza dei Capigruppo
venga calendarizzata al più presto - che è quella di impegnare il
Governo perché ci sia la deroga al patto di stabilità, e poi invito
tutti a non cercare di accontentare la folla, le persone, con
basta l'antipolitica contraria alle province, perché così andiamo
incontro ad un sistema che è, tra virgolette, una sorta di
dittatura, perché eliminiamo la rappresentatività.
Allora eliminiamo i gettoni di presenza, riduciamo le indennità di
carica, cominciamo a dare l'esempio riducendo le nostre indennità
prima di ridurre quelle dei consiglieri provinciali.
Diamo noi l'esempio di spending review, abbassiamo le nostre
indennità e poi rifunzionalizziamo la spesa chiudendo tutti gli
enti che non servono, consorzi ittici, ESA, consorzi di bonifica,
IPAP e quant'altro, assegniamo queste funzioni alla provincia,
decentriamo.
Inoltre, la Comunità europea nel Trattato di Lisbona rafforza le
autonomie locali, rafforza gli enti intermedi, quindi elaboriamo e
orientiamo il nostro intendimento e il nostro lavoro in questa
direzione, piuttosto che andare ad inseguire solo e semplicemente
parole pubblicitarie che non servono poi effettivamente allo scopo
che noi dobbiamo raggiungere.
Quindi l'appello che io le rivolgo, signor Presidente, con la
professionalità, con la serietà istituzionale che ha e che
dimostra, è di rinviare a domani l'Aula per cercare così una
condivisione all'interno dell'Assemblea, che possa ragionevolmente
fissare una data delle elezioni a sei mesi, e rielaborare e
rivedere insieme le posizioni, perché si possa veramente approvare
una legge che poi si chiami provincia o libero consorzio poco
importa.
SIRAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
cittadini, oggi tutti con grande senso democratico hanno parlato di
condivisione, di rispetto delle prerogative della Commissione, ma
come già ribadito, è da più di tre mesi che si discuta di forma
dell'ente di secondo livello.
Come ho già detto, sono stati presentati vari disegni di legge-,
anche noi ne abbiamo presentato uno - ma con grande senso di
condivisione e democraticità, si è giustamente pensato di creare le
condizioni propedeutiche affinché tale grande riforma, che porrà la
Sicilia e questo Parlamento all'avanguardia nazionale, sia
elaborata nei tempi giusti e questa sì con la giusta condivisione.
Ma come? Dando al Parlamento i tempi corretti, quindi, appunto, il
disegno di legge oggetto del dibattito, che solo questo fa. Ormai
troppo tempo si è perso, e quale luogo di maggiore democraticità
c'è, che non quest'Aula? Quindi, signor Presidente, incardiniamo
ora il testo e discutiamolo nel luogo più adatto, quest'Aula
appunto, e poniamo le basi per una riforma che porrà la Sicilia
come modello per tutta la nazione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ringrazio tutti gli intervenuti,
soprattutto quelli che hanno richiamato alla mia responsabilità una
decisione obiettivamente complessa e non facile. Ringrazio coloro
che hanno voluto sottolineare che da parte mia c'è stato, c'è e ci
sarà sempre rispetto massimo per il Parlamento. Debbo richiamare,
peraltro, che proprio su indicazione della Conferenza dei
Capigruppo e quindi della Presidenza dell'Assemblea - lo ricordava
l'onorevole Panepinto - si è deciso che il 6 marzo comunque saremmo
andati in Aula, si sarebbe dovuto iniziare il percorso. Poi ci sono
stati altri eventi, presentati altri disegni di legge, iniziata la
relativa discussione, abbiamo autorizzato la Commissione a
riunirsi. Non entro nel merito di tutto quello che è successo.
Ho esercitato i poteri che mi conferisce il Regolamento
richiamando proprio l'articolo 68 bis, che è un articolo che poche
volte è stato adottato in Aula. C'è un precedente relativo alla XV
legislatura, lo ricorderà l'onorevole Cracolici - gli Uffici mi
hanno appena portato diligentemente le carte - proprio sulla
questione blocca nomine , perché è arrivato in Aula il disegno di
legge con il percorso del 68 bis senza il passaggio in Commissione,
e si discuteva allora, e si potrebbe discutere anche oggi,
considerando che la procedura è la stessa, una procedura rarissima,
se la Commissione debba continuare ad esercitare il ruolo, se debba
esprimere o meno un parere.
Io sono dell'avviso che tutti i novanta parlamentari sono chiamati
a decidere, in primo luogo i componenti della Commissione. E allora
procediamo nel modo seguente: incardiniamo stasera questo disegno
di legge senza espropriare la Commissione, continuiamo la
discussione generale fino a domani, dando poi ventiquattro e non
quarantotto ore di tempo ai singoli parlamentari per presentare i
vari emendamenti, rinviando quindi l'Aula a martedì per iniziare
l'esame degli emendamenti. Ovviamente vi sono delle difficoltà
interpretative che, giustamente, mi evidenziano gli Uffici, perché
il ruolo della Commissione, esiste o non esiste, c'è e dovrà
chiamare a esprimere un parere. Ricordo a tale proposito il
precedente dell'onorevole Minardo, presidente della I Commissione,
che ha espresso un parere su un testo che non aveva esaminato.
Lunedì mattina gli Uffici faranno un esame preventivo
sull'ammissibilità degli emendamenti, perchè la costituzionalità
deve essere esaminata, e posso dire che mi fido molto - così come
noi tutti - degli Uffici di questa Assemblea. Lunedì pomeriggio
verranno trasmessi in Commissione affinché la stessa si pronunci
sui singoli emendamenti, ritenuti già ammissibili, e martedì
inizieremo la discussione sugli emendamenti. E' chiaro che, di
volta in volta, il Governo, così come la Commissione, esprimeranno
il loro parere, e verrà data la possibilità a tutti i parlamentari
di esprimersi liberamente, con scrutinio segreto, per appello
nominale o per alzata e seduta.
E' chiaro che l'obiettivo è quello di arrivare entro la settimana
prossima ad esitare un disegno di legge, perché ho compreso che
tutti vogliono la riduzione dei consiglieri provinciali, tutti
vogliono una riorganizzazione, chi vuole la soppressione, chi parla
di enti intermedi, comunque questa Aula in ogni caso si dovrà
pronunciare, perché la cosa peggiore sarebbe quella che questa Aula
non si pronunciasse.
Quindi i tempi sono così contingentati. Incardiniamo il disegno di
legge n. 278 che è quello presentato dal Governo. E' chiaro che
anche il Governo potrà presentare emendamenti al testo che
ritornerà in Commissione. Ma attenzione, onorevoli colleghi, la
Commissione non sarà chiamata riscrivere il disegno di legge, ma
solo ad esprimere parere preventivo sull'ammissibilità o meno degli
emendamenti. Così stabiliamo un precedente - se mi è consentito
dire - perché ogni volta, soprattutto durante l'esame della
finanziaria, c'è la rincorsa sugli emendamenti ad esprimere parere
nell'immediato. Siccome c'è il tempo per esaminare i singoli
emendamenti io penso che possiamo così procedere.
Pertanto iniziamo la discussione generale, che pregherei si
chiudesse domani sera, e fissiamo il termine per la presentazione
degli emendamenti a venerdì alle ore 18,00. Entro lunedì mattina
gli Uffici esamineranno l'ammissibilità degli emendamenti e li
invieranno sia al Governo che alla Commissione. E di tutta
evidenza, siccome sono stati fatti richiami alla condivisione, alla
diligenza un po' di tutti che se si dovesse trovare un sistema
condiviso si potrebbe arrivare ad una procedura accelerata in Aula.
RINALDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho ben
capito, quindi si procede con la discussione generale che sarà
chiusa domani.
PRESIDENTE. Domani chiudiamo la discussione generale cercando di
contingentare i tempi per arrivare giorno 19 marzo. E'stato fatto
appello alla Presidenza di rimandare tutto in Commissione, ed ho
cercato di trovare una soluzione condivisa che potesse dare la
possibilità alla Commissione di esprimersi e all'Aula di continuare
i lavori.
Tutti gli interventi che ci sono stati non sono stati sulla
discussione generale ma sono stati sull'ordine dei lavori.
RINALDI. Quindi noi praticamente presenteremo gli emendamenti sul
disegno di legge 278, il testo che c'è, quello che abbiamo discusso
finora in Commissione? Che è stato lo stralcio, lo mettiamo da
parte e ripartiamo sempre dal testo base? E in Commissione arriverà
il testo base e su quello presenteremo gli emendamenti?
PRESIDENTE. Onorevole Rinaldi, in Commissione arriveranno solo gli
emendamenti al testo base.
RINALDI. Quindi in Commissione lunedì sera o martedì mattina
esamineremo solo gli emendamenti al fine di esprimere parere nel
momento in cui la Commissione verrà interpellata, perché essendo la
procedura quella del 68 bis, il dubbio è se la Commissione è
definitivamente espropriata o meno, e non ritengo opportuno che ciò
avvenga.
FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ovviamente gli
emendamenti non hanno più dal vincolo di essere stati presentati in
Commissione?
PRESIDENTE. No, assolutamente, abbiamo superato tutte le
procedure.
FORMICA. Signor Presidente ma la discussione a questo punto, visto
che si è dato il termine fino a venerdì di presentare, giustamente,
gli emendamenti perché non la spostiamo a martedì all'articolo 1,
come è stato fatto tante volte?
FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine del lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente ha detto che possiamo presentare gli
emendamenti fino a venerdì per poi lunedì vagliarli e, quindi,
capire se sono ammissibili. Ma, nel caso in cui il Governo
presentasse un emendamento di riscrittura, cosa succede? Si va ad
ulteriori termini per poter, eventualmente, subemendare
quell'emendamento interamente sostitutivo?
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, questo tempo serve a trovare
l'intesa, perché già il Governo ha presentato un emendamento, se
era questa l'intesa che si voleva trovare in Commissione.
FALCONE. Io non l'avrei detto. Se noi volessimo creare un'azione
dilatoria io non l'avrei detto. Il fatto di dirlo è, proprio, per
trovare eventualmente un'intesa.
CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al di là del
fatto, ma lo dico con tono scherzoso, che lei ha citato un mio
intervento che era volto semplicemente a prendere un po' in giro
l'allora presidente Minardo, al quale si chiedeva il parere nella
qualità di Presidente della Commissione, che però non avendo
esitato il testo parlava solo a titolo personale .
E credo che, paradossalmente, noi siamo adesso nella stessa
situazione.
PRESIDENTE. No, onorevole Cracolici, perché mi sono determinato in
maniera tale da dare la possibilità alla Commissione di
intervenire.
CRACOLICI. Al di là dei tempi, lei si è determinato, se ho capito
bene nel senso che abbiamo un testo, che è quello che è arrivato in
Aula, il 278, ed è su quello che si presentano gli emendamenti.
Questo testo, come è noto, non è stato esitato dalla Commissione
quindi, ai sensi, della procedura del 68 bis lei lo ha richiamato
come testo base per l'Aula.
Appare ovvio che se la Commissione non si è pronunciata sul testo
base, non si può pronunciare sugli emendamenti per la semplice
ragione che la Commissione, sugli emendamenti, si esprime in Aula
attraverso il presidente o la maggioranza dei componenti della
Commissione, dando un parere sugli emendamenti presentati, fermo
restando la sua prerogativa, che ha già annunciato di valutare
l'ammissibilità o meno, mi permetto di aggiungere, non solo di
ordine costituzionale - non vorrei che vada a finire che stiamo
diventando qua tutti costituzionalisti -, ma anche relativa alla
coerenza col testo, perché ho sentito emendamenti anche un po' più
fantasiosi , che c'entrano poco col testo.
Ma rimaniamo al merito. La Commissione lunedì pomeriggio, quando
si riunirà si limiterà a dare parere a degli emendamenti, così
stiamo costituendo un precedente: riuniamo la Commissione perché si
diano dei pareri, cosa che si è sempre fatto in Aula come prevede
il Regolamento.
Stiamo parlando della procedura che ha annunciato il signor
Presidente dell'Assemblea.
Lo dico perché io sono per mediare, per unire, per far votare
all'unanimità, se ci riusciamo.
Però, attenzione, evitiamo di fare lavoro inutile. Se in Aula
arriveranno gli emendamenti, così come il Presidente si
determinerà, la Commissione dirà quelli che le piacciono e quelli
che non le piacciono, allora perché la Commissione si riunisce
prima per dirlo? E' un lavoro assolutamente inutile. Anche perché
se il Governo, come sembra, ha annunciato un emendamento di
riscrittura, non è che su questo si riaprono altri termini, per
presentare i subemendamenti. Sarà un emendamento uguale agli altri,
e se approvato, e altri emendamenti andassero in difformità
all'emendamento approvato, verranno dichiarati decaduti.
Penso, quindi, che la procedura di ritornare in Commissione lunedì
pomeriggio, dopo la selezione del Presidente, obiettivamente, sia
un esercizio accademico di interesse culturale, ma nulla ha a che
vedere con la procedura d'Aula, ai fini del parere che dovrà
esprimere qui la Commissione.
PANEPINTO. Signor Presidente, ci chiarisce questo passaggio in
commissione?
PRESIDENTE. Ribadisco, in base all'articolo 68 bis, che è stato
utilizzato pochissime volte in quest'Aula, perché i disegni di
legge arrivavano sempre da parte della Commissione, abbiamo dovuto
accelerare la procedura, d'intesa con i Capigruppo.
La Commissione non ha espresso un parere, non c'è una relazione
della Commissione.
E' chiaro che al disegno di legge, che viene incardinato, il
numero 278, possono essere presentati emendamenti. Ricordava bene
l'onorevole Cracolici circa il precedente sul blocca nomine . In
quel caso, non essendosi determinata la Commissione nella sua
interezza, sostanzialmente, il Presidente, esprime un parere senza
averne il titolo.
Siccome abbiamo i tempi perché ci sia un lavoro, non solo di
condivisione, ma di approfondimento, perché se dovessero arrivare
200 emendamenti, non credo che quest'Aula sarebbe in condizione,
senza un lavoro preventivo di fare un esame giusto ed articolato,
perché tutto dobbiamo fare tranne che partorire un obbrobrio
giuridico all'esterno, perché può succedere di tutto, dall'esito
dell'Aula.
Ritengo sia giusto che la Commissione non riesamini il disegno di
legge ma si esprima sugli emendamenti che preventivamente gli
Uffici abbiano esaminato, sia in ordine alla costituzionalità, sia
in ordine agli argomenti ed all'ammissibilità di pertinenza con la
materia delle province, questo mi sembra più che ovvio, e possa
esprimere un parere misurato. E' chiaro che il 19 sera, martedì
sera, noi inizieremo a discutere sugli emendamenti.
In ordine alla richiesta dell'onorevole Formica di rinviare tutta
la discussione generale, ribadisco che viene avviato questo
percorso per cercare di trovare un'intesa e per dirimere i tempi
dell'Aula, non per strozzare il dibattito, in termini anche
ostruzionistici per carità, perché ognuno esercita il proprio
ruolo, comunque dobbiamo evitare confusione su questo.
Considerato che domani, giovedì, abbiamo la possibilità di parlare
delle province e vedere quello che il Parlamento e i singoli
gruppi, ne pensano, domani chiuderei la discussione generale e
inizierei martedì ad esaminare gli emendamenti. E' chiaro che se la
Commissione dovesse trovare un'intesa, per questa Presidenza il
percorso sarebbe chiaramente più agevolato.
Quindi chiudiamo la discussione generale entro domani, entro
venerdì alle ore 18.00 presentiamo gli emendamenti, gli emendamenti
- ribadisco - vengono mandati in Commissione per il parere, e
martedì si inizierà ad esaminarli in Aula.
Come ben ricordava l'onorevole Cracolici è chiaro che se viene
approvato un emendamento è possibile che gli altri che siano in
contrasto decadano.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in merito alla
discussione generale il mio intento era proprio questo: nel caso in
cui in Commissione, me lo auguro, si dovesse riuscire a trovare una
sintesi su una modifica condivisa la discussione generale che
stiamo facendo stasera e che continueremo domani sarebbe inutile.
Perché la discussione generale - onorevole Cracolici, è lei che si
vuole arrampicare - ha un oggetto, se si raggiunge una sintesi in
Commissione cambia l'oggetto della discussione. Ma è più probabile
che si faccia dopo che la Commissione si è riunita, quindi secondo
me rinviarla a martedì sarebbe utile perché entreremmo nel merito,
senza aprire un'altra discussione generale.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, da componente della I Commissione le
chiedo una conferma sulla procedura che lei ha appena segnato.
Ovviamente lunedì si riunisce la Commissione, siccome abbiamo già
verificato che l'onorevole Formica è in grado di tenerci anche fino
alla vigilia delle elezioni in Commissione
PRESIDENTE. Sì, e poi sarà l'Aula a determinarsi.
PANEPINTO. Dovremmo anche istituire un capitolo rimborso spese
fac-simile , perché se continuiamo così fino alla vigilia delle
elezioni servirà. Significa che se la I Commissione - come accaduto
per centonovantanove emendamenti ma penso che ne arriveranno altri
- comunque allo spiare dell'ora X prima di venire in Aula, chiude
le sue funzioni
PRESIDENTE. L'Aula si determinerà sui singoli emendamenti a
partire dalle ore 16.00 di martedì.
PANEPINTO. Quindi se la Commissione fallisce nell'obiettivo della
sintesi?
PRESIDENTE. Pazienza.
PANEPINTO. Perfetto, signor Presidente, che sia messo a verbale.
RINALDI. In Commissione la selezione degli emendamenti ci sarà o
no?
PRESIDENTE. Onorevole Rinaldi non porti confusione, parli
direttamente dal podio.
PANEPINTO. Praticamente lunedì pomeriggio la Commissione si
riunisce perché entro venerdì verranno presentati gli emendamenti e
gli Uffici li devono esaminare, per me possiamo fare anche sabato e
domenica
PRESIDENTE: Non ho capito il problema onorevole Panepinto?
PANEPINTO: No il problema reale è che bisogna capire una procedura
che è secondo me è inusuale. La Commissione è quindi autorizzata
entro le due a chiudere o ammainare bandiera bianca? Signor
Presidente è un passaggio essenziale.
PRESIDENTE. Glielo ribadisco. Martedì inizieremo a discutere con
gli emendamenti, o meglio degli emendamenti.
PANEPINTO. La Commissione alle 2.00 conclude i suoi lavori o alle
2.00 ci rimettiamo poi all'Aula; che sia verbalizzato e che,
quindi, ci sia memoria.
PRESIDENTE. Non verbalizzato; resta così deciso.
RINALDI . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, siccome faccio parte pure io della I
Commissione vorrei capire: lunedì che ci riuniamo a fare se lei già
fa una selezione, con gli Uffici, di tutti gli emendamenti che
vengono presentati entro venerdì e noi come Commissione non abbiamo
la possibilità di selezionare gli emendamenti e far uscire un testo
dalla Commissione con gli emendamenti approvati. Me lo spiega?
PRESIDENTE. Onorevole Rinaldi, non ho compreso.
RINALDI. Glielo ripeto. Speravo di parlare in italiano. Se noi
presentiamo gli emendamenti entro venerdì, dopodiché gli Uffici,
insieme a lei, faranno una selezione di questi emendamenti e
arriverà un testo che è il 278 con gli emendamenti selezionati in
Commissione .
PRESIDENTE. Non arriverà il 278 perché il 278 è già in Aula;
arriveranno gli emendamenti in Commissione perché la Commissione
non si è determinata. Quindi stiamo dando la possibilità alla
Commissione di esaminare ed esprimere parere in Aula perché non
venga lasciato solo l'onorevole Forzese.
RINALDI. Volevo chiederle un'altra cosa: lunedì sera in
Commissione di questi emendamenti che arrivano cosa facciamo?
PRESIDNETE. Come che fate, esprimete parere e li valutate.
RINALDI. E poi li rivediamo in Aula?
PRESIDENTE. Ma scusi, il presidente della Commissione quando dice
parere favorevole o contrario , lo dice a titolo personale o a
titolo della Commissione?
Non solo viene data la possibilità alla Commissione di esaminare i
pareri, e pure deve essere contestata la Commissione. Io,
francamente, non lo comprendo questo ragionamento.
RINALDI. Signor Presidente, non ho capito la duplicazione fra
lunedì sera e martedì; se noi già lunedì sera esaminiamo gli
emendamenti e diamo parere poi martedì
PRESIDENTE. Mi dispiace, lunedì la Commissione se vuole lavorare
sarà qua a lavorare se non vuole lavorare chiederemo il parere sul
momento.
RINALDI. Le voglio chiedere un'altra cosa: se lunedì noi diamo
parere contrario ad un emendamento, arriva in Aula martedì o no?
PRESIDENTE. Certo E' il parere contrario,una volta che lei dà
parere contrario sarà l'Aula a determinarsi con il parere contrario
della Commissione.
RINALDI. Ma è pazzesco tanto vale che lo portiamo in Aula
FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori ma
anche sulla richiesta formale, a nome del Popolo della Libertà, di
rinviare a martedì la discussione generale, perché c'è una
motivazione molto chiara. In questo momento abbiamo in Aula un
testo, il 278, che poi è lo stralcio di un precedente disegno di
legge governativo che già è stato superato dalla stessa
Commissione, dal presidente Forzese, ma anche dal Governo.
C'è un emendamento di riscrittura che è stato elaborato grazie
anche al Commissariato dello Stato che io in questa sede, a
differenza di altri, vorrei ringraziare per la collaborazione che
profonde a favore di questa Assemblea e non in maniera, come
qualcuno dice, ostruzionistica.
Ritengo che dobbiamo rinviare la discussione generale a martedì
perché se dalla Commissione uscisse, uscirà - ed è mio auspicio -
un testo condiviso, comunque bisognerà partire e si partirà da un
testo che è diverso da quello che noi abbiamo in Aula, tutto quello
che diremo sarà superato.
Allora, signor Presidente, siccome qua mi sembra che ci sia la
corsa, ma lei sa bene che chi corre troppo poi va a sbattere, noi
non stiamo perdendo tutto questo tempo.
Mi sembra, invece, più opportuno e lo dico all'assessore Valenti,
presente in Aula, che rinviamo a martedì l'apertura del dibattito,
nel frattempo troviamo delle soluzioni - come questa Presidenza
giustamente ha auspicato - di condivisione, alla fine può anche
darsi che già martedì arriveremo a un testo condiviso, ad una
discussione generale lineare coerente con le aspettative dei
siciliani in questo momento senza fare, invece, dei testi di legge
che alla fine possono essere un male peggiore rispetto a quello
attuale.
Signor Presidente, chiedo che tutto sia rinviato a martedì senza
aprire un dibattito su una discussione generale che oggi è
assolutamente inutile, ma soprattutto intempestivo.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Spero che almeno lei inizi a discutere
su come intende il sistema province.
CAPUTO. Signor Presidente, io intervengo sulle sue dichiarazioni e
sulle sue determinazioni.
Signor Presidente, credo che corriamo il rischio di passare da un
precedente negativo, che tutti ricordiamo, ad un presente ancora
più negativo.
Se noi leggiamo l'articolo 68 bis, e so di parlare ad un
Presidente che fa un lavoro ed una attività professionale pari alla
mia e a tanti altri colleghi, si renderà conto che questo articolo,
signor Presidente, io le consiglierei di consultarsi con i suoi
Uffici, perché l'articolo 68 bis che lei ha richiamato rischia di
non essere applicabile in questa fattispecie. L'articolo 68 bis fa
riferimento ad una fattispecie di una Commissione che nei tempi
normali non riesce ad esitare un disegno di legge. Evidentemente,
ed è giusto che sia così, lei non è stato informato, probabilmente,
non era presente, di quello che è successo in Commissione. Quindi,
la Commissione non ha esitato il disegno di legge perché non lo ha
voluto fare, perché il Presidente Forzese dopo che sono stati
presentati i primi emendamenti al disegno di legge del quale oggi
ci stiamo occupando, dopo un incontro con gli Uffici del
Commissario dello Stato, ha ripresentato un emendamento totalmente
di riscrittura.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi comunico che la fumata è
bianca. Quindi, è stato eletto il nuovo Papa ma non si sa chi è.
Spero che sia veritiera per non fare un gaffe. Ora mi hanno
chiamato. Mi confermano che è così ed ho il piacere di comunicarlo
all'Aula.
CAPUTO. Io non vorrei turbare la concordia religiosa del
Parlamento.
FALCONE. Sospendiamo l'Aula. C'è la fumata bianca
PRESIDENTE. L'ho detto già, l'ho comunicato all'Aula. Mi è stato
comunicato e l'ho comunicato in tempi reali.
CAPUTO. Rinviamo di una settimana Una volta si diceva ogni
morte di Papa
(brusio in Aula)
PRESIDENTE. Agli amici di Cinque Stelle, vorrei dire che questi
sono assaggini della finanziaria
CAPUTO. Signor Presidente, le chiedo di non applicare l'articolo
68 bis e chiedo che venga messo a verbale perché si rischia di
inficiare l'intero lavoro del Parlamento e della Commissione.
L'articolo 68 bis non è applicabile perché la Commissione non è
stata messa in condizione di lavorare con serenità perché è stato
presentato un emendamento di totale riscrittura del testo.
Quindi, signor Presidente, le chiedo di non applicare questa
procedura, anche perché lei mi deve dire come la concilia con
quanto approvato in sede di modifica di Regolamento, in relazione
al divieto di ripresentare emendamenti in Aula che non sono stati
approvati o presentati in Commissione. Lei rischia di ledere le
prerogative del Parlamento e di applicare una procedura totalmente
lesiva delle prerogative del Parlamento.
Quindi, signor Presidente, io le chiedo di non applicare
l'articolo 68 bis e di consentire la normale procedura di questo
disegno di legge: l'esame in Commissione e poi, successivamente,
l'invio in Aula.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, diciamo che non
possiamo continuare a giocare sulle parole perché è un modo per
farci solo del male.
Io credo che non sfugga a nessuno che
(Interruzione dell'onorevole Falcone)
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, si è precedentemente determinata la
Presidenza. Siamo già nel merito ed è stato incardinato il disegno
di legge n. 278. L'onorevole Cracolici sta intervenendo sul merito.
CRACOLICI. Mi sento all'asilo Mariuccia , nel senso che se
dobbiamo votare per discutere, aboliamo il Parlamento Parlamento
vuol dire parla mento , cioè per parlare, quindi evitiamo di fare
richieste ridicole.
Io penso che questa iniziativa, che viene oggi in Aula in
discussione, in qualche modo è coerente con quanto abbiamo già
fatto nel corso dell'anno 2012 quando il Parlamento siciliano, a
seguito di iniziativa assunta dal Governo nazionale, decise di
rinviare le elezioni che ci sarebbero state nella primavera del
2012 per alcune province che erano in scadenza o che, comunque,
erano decadute a seguito di dimissioni dei rispettivi presidenti,
di rinviare il voto all'anno successivo e, comunque, ad un'apposita
norma per definire poteri e la natura ed i confini delle province
stesse.
Signor Presidente, io credo che abbiamo scelto già una procedura
simpatica, fantasiosa, però io ci sto. Ho voluto aprire la
discussione generale per consentire e ricordare a questo Parlamento
che ci può essere un momento in cui si scontrano opinioni e ci si
misura lealmente secondo le logiche tipiche di un Parlamento, con
maggioranza e minoranza; ma ci sono momenti nei quali il sistema
politico non può sfidare il buon senso.
Allora, immaginare che in Sicilia, unica regione in Italia,
possiamo consentirci, in un clima che è quello che è, di andare al
voto per il rinnovo dei presidenti e dei consigli provinciali, come
se nulla fosse accaduto, come se nulla fosse avvenuto nel sistema
istituzionale e politico di questo Paese, io lo vedo come un atto
non di miopia, ma come un atto di aberrazione della politica che
non è in grado di comprendere le fasi.
Io credo che questo Parlamento, tutto si può consentire, tranne
che di essere sordo, cieco e non vedere quello che sta succedendo.
Ecco perché io penso che il tema delle Province - che io non chiamo
scioglimento delle Province, io lo chiamo in altra maniera - ci
obbliga a riformare il sistema pubblico per quanto ci riguarda
nella nostra Regione.
Io immagino che i futuri liberi consorzi, istituzioni di area
vasta, si chiamino come si voglia, dovranno, a mio avviso, avere
compiti che nessun altro organo dell'amministrazione pubblica potrà
avere nel suo ordinamento. Cioè, gli organi di area vasta, così
come penso anche i Comuni e così come penso anche la Regione,
dovranno esclusivamente avere compiti che non possono essere
ripetuti da altri organi. E quello che io immagino non è
l'indebolimento delle Province o di come si chiameranno, ma semmai
il rafforzamento dei loro poteri
Io sono dell'avviso che la Regione dovrà fare una bella cura
dimagrante con l'istituzione dei nuovi Consorzi; ad esempio dovremo
trasferire gli uffici del Genio civile, dovremo trasferire gli
Ispettorati agrari, dovremo trasferire gli Ispettorati provinciali
del lavoro e, perché no, trasferire le Sovrintendenze e dare
compiti esclusivi a questi organismi di gestione delle procedure
autorizzative e di vigilanza sulle attività proprie degli Enti
locali.
Altro che azzeramento o cancellazione Si tratta di ripensare
l'amministrazione, di renderla moderna, di renderla compatibile col
principio della responsabilità.
Signor Presidente, a me è capitato spesso di trovarmi in
situazioni che da politico ho una sorta di scissione nel momento in
cui poi, a volte, penso da cittadino. Mi capita, girando la mia
provincia che è grande e lunga e ci sono tantissime strade di
competenza provinciale, mi capita spesso di trovarmi in strade
dissestate, con buche, con una gestione inesistente del territorio,
della vigilanza, della manutenzione. E mi capita spesso di arrivare
quando, dopo tante buche che mettono a dura prova gli
ammortizzatori delle macchine, quando arrivi la prima cosa che ti
viene in mente è che te la prendi col Sindaco. Perché giustamente
se arrivi in un Comune e per arrivarci la strada è complicata, chi
è la figura istituzionale più immediata alla quale ci si riferisce?
Il Sindaco
Capita spesso che io, come cittadino, istintivamente sono portato
ad attribuire la responsabilità di una condizione di degrado e di
abbandono all'amministrazione del territorio. Scopri poi che quella
strada - perché poi noi viviamo anche in condizioni surreali:
abbiamo un mix tra strade statali, strade provinciali, strade
comunali, cioè bisogna avere un cartello per orientarsi sulle varie
competenze, che spesso si ha, tra una strada e l'altra - scopri che
quella strada è di competenza della Provincia, e siccome è della
Provincia il sindaco non può fare nulla e, quindi, di quella strada
non se ne occupa nessuno.
Può continuare questa condizione di irresponsabilità
amministrativa? Vedete, io non sto parlando della politica, non sto
parlando dei Consigli, del Presidente, sto parlando di una
funzione E la funzione non è connessa alla rappresentanza, perché
anche qui finiamola con una demagogia
Io sono uno convintamente e profondamente ancorato alla cultura
democratica e le istituzioni democratiche sono salve nel momento in
cui funzionano. Non sono orpelli o luoghi dove un ceto politico
tende ad autorappresentarsi, senza tenere conto della condizione
reale, della percezione reale che hanno i cittadini di quegli
organi.
Io ricordo che già in Sicilia è successo molte volte che le
elezioni provinciali sono le elezioni con la più bassa percentuale
di votanti nella nostra regione, spesso attenuata dal fatto che si
vota contemporaneamente una volta con i Comuni, una volta con le
europee, ma quando si vota da solo un organo provinciale sono i
cittadini che hanno già deciso che le province così come sono non
servono a nulla.
Ed allora, possiamo continuare ad andare contro il buon senso?
Possiamo continuare a far finta che c'è una domanda di cambiamento
che la politica non vuole recepire?
Ecco perché io mi metto a ridere all'idea che qualcuno qui dentro
pensi che da questa discussione con le furbizie un po'
regolamentari, un po' da ostruzionismo per perdere tempo, si possa
uscire. Se qualcuno pensa ad una cosa del genere per davvero
bisogna chiamare il sindaco del proprio comune e fargli fare un
trattamento sanitario obbligatorio Perché se qualcuno pensa che da
questa discussione noi possiamo permetterci di uscire come se il 26
maggio si va a votare per le province in Sicilia, come se nulla
fosse avvenuto, ma per davvero non pensate che non bisogna
sciogliere le province, ma bisognerà sciogliere questo Parlamento,
altro che le province
Bisognerà sciogliere la sordità di questo Parlamento
Ecco perché io credo che c'è un tempo delle opinioni legittime, ma
le opinioni legittime devono misurarsi con la possibilità di
qualificare il tipo di riforma da fare. Scontriamoci su come
vogliamo, in futuro, questi organi intermedi, non scontriamoci tra
chi pensa che perdendo tempo così facciamo votare . Ma facciamo
votare cosa? Facciamo votare chi? Saranno i cittadini che andranno
a votare?
Vi ricordo che il 47 per cento dei siciliani è andato a votare per
le elezioni di questa Regione. Il 47 per cento Attenzione a
giocare col fuoco La democrazia va annaffiata, va coltivata, va
favorita, ma non rendiamola ridicola Ecco perché io sono
dell'avviso che bisogna assolutamente non solo rinviare il voto, ma
decidere che per gli enti intermedi non esistano più elezioni di
primo grado e decidere che gli organi di enti intermedi dovranno
essere esclusivamente organi di secondo livello, cioè eletti dai
consiglieri comunali rappresentativi dei propri comuni, della
volontà popolare.
Io penso che questo sia un modo serio di avviare un processo di
riforma che non si chiude con le province, ma che inizia con le
province e che dovrà investire innanzitutto questo Palazzo, questa
Istituzione, questa Regione che troppo spesso e ancora oggi è
vissuta dai cittadini come un pachiderma dormiente che, spesso, è
contro i diritti dei siciliani e non favorisce tutte quelle
opportunità e quelle vocazioni che devono essere proprie attraverso
un'Amministrazione moderna, snella, celere e capace di garantire
sviluppo e non rendite di posizione.
Ecco perché io penso non solo che dobbiamo fare la riforma,
questa legge, ma la dobbiamo fare senza sfregiare l'appartenenza al
valore alto della politica. La politica deve essere partecipazione
ma utilità; se la partecipazione diventa altro dall'utilità della
democrazia noi facciamo un grave danno alla partecipazione e alla
democrazia.
ASSENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, aderisco al suo
invito di intervenire nel merito perché ci tengo a dire la mia su
un argomento così importante non essendomi possibile essere qui
domani.
Signor Presidente, io vengo da una tradizione politica che è stata
per decenni posta addirittura al di fuori, secondo la dicitura
dell'epoca, dell'arco costituzionale. Quindi, si immagini un po' se
ho paura di esprimere liberamente le mie opinioni, sfidando la
demagogia del presente che molti intendono cavalcare.
Signor Presidente, se ci sono enti inutili, quegli enti inutile,
che magari, stante la nostra specialità, è un po' meno inutile
degli altri, sono le Regione, ed oggi molti convengono su questo.
A livello nazionale, quando Almirante per impedire l'introduzione a
livello nazionale delle Regioni, vera iattura e vera origine di
tutti gli sprechi che oggi la collettività piange con lacrime
amare, sono stati proprio questi Enti regionali. La Sicilia doveva
fare eccezione, godendo di una specialità che non siamo mai
riusciti a sfruttare a fondo, per cui abbiamo tutti i difetti delle
Regioni ordinarie e nessuno dei vantaggi che le altre Regioni a
Statuto Speciale sono riusciti ad avere. Continuiamo su questa
strada e ci troveremo magnificamente bene
Entrando nel merito e avendo in diverse interviste, sia televisive
sia giornalistiche, espresso chiaramente la mia opinione contro
questa moda del momento che vede nella provincia chissà quale Ente
di spreco, dimenticando che ben altre sono le origini e le fonti
degli sprechi veri, comincio col dire che noi stiamo parlando di un
disegno di legge già nato morto, signor Presidente.
Nato morto, lo sappiamo tutti, per primo il Governo, perché non
c'era bisogno dell'intervento del Commissario dello Stato in quanto
i nostri uffici regionali lo avevano, in una nota che è un misto di
garbo ma di altrettanta durezza, smontato dal primo all'ultimo
termine.
Però, parliamo di questo disegno di legge, già abortito
all'inizio, tanto è vero che è stato, e si discuteva di questo in
Commissione, di un emendamento completamente innovativo che, forse
per non far fare l'ennesima cattiva figura al Presidente Crocetta,
portava la firma del Presidente della Commissione e non la firma
del Governo.
Allora, di cosa parliamo, signor Presidente? Parliamo di un
disegno di legge che prevede di istituire i consorzi di comuni,
dimenticando che la legge istitutiva delle Province regionali
siciliana, che parla di liberi consorzi dei comuni, denominati
province regionali. E' questa la novità epocale che lanciamo urbi
et orbi, per restare in termine di conclave, che oggi ci affascina?
Però, c'è una conseguenza immediata, ed è quello il vero obiettivo
della giunta Crocetta: non procedere alle elezioni regionali.
Cioè, sopprimiamo l'elemento democratico - e mi dispiace che
l'onorevole Cracolici considera questo il raggiungimento di chissà
quale obiettivo - e mettiamo i Commissari.
Mi meraviglio fino a un certo punto, perché l'onorevole Cracolici,
essendo parte integrante della maggioranza che ha sostenuto
Lombardo, lo aveva già fatto per le uniche due Province, di cui una
è la mia, che subisce il commissariamento da oltre un anno e sarà
continuato, e questo è chiaramente incostituzionale, signor
Presidente, perché stiamo rinviando sine die le elezioni, le libere
elezioni, anche per enti che subiscono il Commissariamento da oltre
un anno. Questo è uno dei punti che gli uffici hanno messo in
rilievo, perché non si può rinviare sine die questo, oltre al
Commissario dello Stato.
E poi il merito. Di quali risparmi stiamo parlando? Le strade che
l'onorevole Cracolici trova piene di buche da qualcuno altro
dovranno essere sempre sistemate. Si chiamerà provincia, si
chiamerà comune, si chiamerà Regione.
E, poi, onorevole Cracolici, si metta d'accordo con il suo
Presidente della Regione che dice chiaramente che questi liberi
consorzi prevedono che le funzioni della provincia dovranno essere,
da un lato, attribuite ai comuni e, dall'altro, accentrate alla
Regione. Altro che rivitalizzante.
Questa è la proposta dell'onorevole Musumeci; questa è la proposta
del PDL, cioè diamo forza alla province.
Finiamola con l'assurdo che il piano regolatore di un comune deve
avere il vaglio dell'Assessorato regionale che perde dieci anni per
darlo, facendo entrare in vigore quel piano regolatore quando la
realtà urbanistica di quel comune, purtroppo, è stata completamente
stravolta.
Finiamola con i via, con i Vas che devono essere dati a livello
regionale. Sono quelle le funzioni che dobbiamo attribuire alle
province. Se dobbiamo andare appresso alla demagogia che oggi va di
moda perché premia un movimento estemporaneo che ci permette di
dettare l'agenda al Governo Crocetta, siamo finiti perché le
funzioni qualcuno dovrà farle. Parliamoci chiaramente: i 380
milioni di debiti che hanno le province regionali chi li assorbirà?
La Regione, li assorbiranno i comuni, creando di fatto la
violazione del Patto di stabilità, caro Presidente. Ma entriamo nel
merito dei problemi: e i 306 enti inutili chi li abolisce?
Il problema è abolire le province. Ma facciamoci il piacere
Si deve avere la classe politica; si deve avere il coraggio di
difendere le scelte quanto le ritieni esatte; di difendere gli enti
che meritano di essere difesi, non andare dietro al capopopolo di
turno per cui è facile dire risparmi.
Le spese per la politica per le province regionali vanno ridotte,
per carità, vanno ridotte all'osso, all'estremo. Ma stiamo parlando
di una ventina di milioni complessivamente per le province
regionali siciliane. E lo sfascio delle nostre casse dipende da
questi venti milioni? Ma cerchiamo di essere seri una volta per
sempre in questa Regione, di non andare appresso al primo che
passa.
E poi, i problemi di incostituzionalità.
FORMICA. Forse il PD non ha nessuna provincia e non vuole votare
per questo.
ASSENZA. Ma lasciamo perdere qui l'aspetto politico. Ma i problemi
di incostituzionalità ve li siete posti? Ve li siete posti su
questo disegno di legge? Io credo di no. Una norma di questo tipo
è, infatti, chiaramente incostituzionale. E allora la proposta vera
qual è?
Riduciamo il numero degli assessori, riduciamo il numero dei
consiglieri comunali, riduciamo le indennità spettanti agli uni e
agli altri, stabiliamo dei rimborsi spese ridotti all'osso, magari
senza nessun gettone di presenza e su questo possiamo gestirli
anche noi, da questa Assemblea regionale, ci mancherebbe altro.
Affidiamo alle province regionali i compiti veri che devono
spettare loro, decentrando queste funzioni che vengono
ostinatamente accentrate a Palermo, senza nessuna ragione.
Ridiamo vitalità ad un ente essenziale. Ridiamo la parola ai
cittadini per la democrazia. Non si vuole votare subito; io sarei
per la votazione subito. Ma se questo non è possibile, facciamo
prima questa riforma seria ma non questa riforma solo
terminologica, che potrà portare - attenzione perché poi il rischio
è questo - nella sostanza, alle nove province oggi esistenti ne
sostituiremmo, magari 21, magari 30, magari ne introdurremo una che
inizia con la G e finisce con la A, ma non è certo Genova, perché
anche di questo dobbiamo parlare. Allora, demagogia; aggiungiamo
demagogia.
Signor Presidente, chiedo scusa se ho sforato ma sentivo di
intervenire nel merito perché ci tenevo ad esprimere quello che ho
già detto pubblicamente e sono opinioni delle quali non mi vergogno
assolutamente checché se ne voglia dire in giro.
(Applausi dai banchi di centro-destra e di destra)
PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Assenza, così come l'onorevole
Cracolici che hanno introdotto un dibattito abbastanza
appassionato. Se l'onorevole Ioppolo intende, magari, intervenire
domani
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, signori rappresentanti della Giunta di
Governo, onorevoli colleghi, visto che lei, signor Presidente, ha
voluto aprire la discussione generale, ritengo di dover intervenire
nel merito, in un'Aula che certamente è a tratti smarrita ed
incerta poiché questo disegno di legge ha avuto, fino a questo
momento, un iter certamente non lineare, anzi del tutto zigzagante.
Intervengo con minor passione ed anche con minore nostalgia
rispetto a quanto ha prima detto l'onorevole Assenza, anche se la
sua passione e la sua nostalgia sono a me molto gradite, per dire,
signor Presidente, che questo disegno di legge, definito
stralcio , definito norme transitorie , definito minore
rispetto al disegno di legge che, invece, dovrebbe essere e sarà
incardinato successivamente, nasce e si sviluppa su una grande
ipocrisia che è l'ipocrisia che caratterizza e sta caratterizzando
questa prima fase del Governo Crocetta.
Non so quanti dei signori della Giunta abbiano letto la relazione
del Governo regionale a questo disegno di legge che reca Norme
transitorie per l'istituzione dei consorzi dei comuni .
Lei, signor Presidente, che prima di essere autorevole uomo delle
Istituzioni, è anche uomo di diritto, sa bene che le norme
transitorie e finali, in genere e per buona tecnica legislativa e
normativa, fanno sempre parte, alla fine, di un corpo di norme che
modificano le norme preesistenti.
Qui, invece, stiamo facendo esattamente il contrario: pretende, il
Governo Crocetta, di introdurre norme transitorie rispetto alle
norme vigenti, in attesa che vengano, se verranno mai, approvate
norme incompatibili e, quindi, derogatrici dell'ordinamento attuale
e vigente.
Se questa non è schizofrenia normativa sarà ignoranza normativa
ma, certamente, le cose stanno in questi termini.
Ma si potrebbe, forse, sostenere che il Governo Crocetta non abbia
grandi competenze legislative e giuridiche al proprio interno, che
gli Uffici, in quel momento, erano distratti e che, quindi, è
uscita questa parola dal sen fuggita, come quelle che escono al
Presidente Crocetta quando si trova negli studi delle televisioni
nazionali e deve immediatamente lanciare e, dopo il messaggio, chi
deve correre, come, forse, l'assessore Valenti ha dovuto fare per
mettere su un testo che è poco più che dell'inchiostro
disordinatamente posizionato su un foglio di carta.
Onorevoli colleghi, dice il Governo, la Regione ha avviato,
nell'attuale legislatura, un processo di riforme strutturali
dirette a conseguire un contenimento ed una razionalizzazione della
spesa pubblica, unitamente ad una responsabilizzazione delle varie
istituzioni per la migliore tutela dei diritti dei cittadini ed il
conseguimento di obiettivi di benessere generale.
Ma di che cosa si lamenta l'onorevole Gianni quando dice che non
c'è stato nulla e che, anzi, bisognerebbe discutere di sviluppo
economico e sociale. Noi, qui, siamo già al benessere della società
perché la Regione, anzi il Governo della Regione, ha già avviato un
processo di riforme strutturali. Un esempio di riforma strutturale,
in questi primi quattro mesi, signor Presidente e signori della
Giunta, un esempio volete fornircelo?
Stiamo facendo una discussione che mi sembra particolarmente
ultronea, inutile, signor Presidente. Stiamo discutendo, in
discussione generale, di un disegno di legge del quale conosciamo
già la riscrittura, dettata, si dice, perché è quello che si diceva
ieri e stamani nel Palazzo, dai consigli del Commissario dello
Stato.
Che, poi, i nostri Uffici, autorevolissimi e competenti, avessero
individuato sin dall'inizio le criticità e le debolezze del
costrutto normativo, lo dobbiamo ricordare.
Ma guardate che la norma incostituzionale nasce ed
incostituzionale rimane.
Incostituzionale nasce e incostituzionale rimane perché non
risolve né questa cosiddetta norma stralcio, norme transitorie ,
né quello del disegno di legge che porta il numero che, in questo
momento, non ricordo ma che, insomma, è quello della costituzione
dei consorzi provinciali che non devono essere costituiti perché
già ci sono.
Sono esistenti, perché le province regionali, in Sicilia, altro
non sono che i liberi consorzi dei comuni che si costituirono e si
formarono tra il 1986 ed il 1987, quando furono chiamati a votare
l'adesione ai liberi consorzi comunali.
Rimane il problema costituzionale perché queste norme non hanno
fatto i conti con la riforma del titolo V della Costituzione. E mi
deve essere ancora spiegato da qualcuno della Giunta Crocetta come
è possibile, in forza dell'articolo 114 della Costituzione, che ha
equiparato e messo su un piano di assoluta pari dignità lo Stato,
le Regioni, le province ed i comuni, come può, uno di questi enti,
uno di questi organi sopprimere l'altro.
Ed il conflitto di attribuzione o l'impugnativa del Commissario
dello Stato, se il Governo Crocetta non è informato, lo dirimerà la
Corte Costituzionale, non l'Alta Corte di Giustizia siciliana, che
non esiste più e che è stata, a sua volta, abrogata.
Ed il giudizio di costituzionalità non potrà che essere,
assolutamente, negativo per la norma che sarà folgorata di
incostituzionalità né varrà il principio di richiamare l'articolo
15 dello Statuto che, è un complesso di norme che ha valenza
costituzionale ma che, in forza di una copiosissima giurisprudenza,
è, certamente, di rango non equiparabile a quello della nostra
Costituzione.
Questo dal punto di vista formale. Dal punto di vista sostanziale
- e volevo dirlo a chi, con particolare trasporto e passione, ha,
prima, sostenuto la ragione della soppressione della provincia come
ente intermedio - che le competenze che, in questo momento, sono in
capo ai consorzi di comuni che si denominano, che si definiscono,
che vengono definiti province regionali siciliane, qualche altro
ente dovrà pur espletarle.
Allora, visto che si fa l'esempio delle strade provinciali
particolarmente dissestate, le strade provinciali che sono quelle
che collegano comune a comune e che ricadono lungo territori che
sono, certamente, in parte, appartenenti al territorio di un comune
e, poi, appartenenti ai territori di altri comuni.
Chi avrà la competenza per approvare e mandare in gara un progetto
di ammodernamento o anche di manutenzione ordinaria di un intero
tracciato di venti chilometri, i cui primi dieci appartengono ad un
comune, poi si fermano i lavori e poi l'altro comune, quando avrà
risorse, voglia e disponibilità aggiusterà quell'altro pezzo di
strada.
E' concettualmente impossibile pensare al Governo di un'area
vasta; pensare al coordinamento delle politiche intercomunali senza
un ente intermedio che si chiama provincia regionale, soltanto
perché il più provvido, il più capace, il più competente
legislatore del 1986 così risolse tutti i problemi: quello di
ordine costituzionale e quello di ordine amministrativo.
Vedete, signor Presidente e rappresentanti del Governo, quando
parlo di grande ipocrisia, mi riferisco al fatto che non si è
voluto, in questo nostro Parlamento siciliano, prendere atto e lo
dico ovviamente senza nessun tipo di presunzione, semmai con
qualche legittimo orgoglio per avere ben compreso, onorevole
Cracolici, il vento nuovo che spira nella società, per avere ben
compreso che il rapporto tra le Istituzioni e i cittadini deve
ulteriormente cambiare, migliorare e che la politica ha troppe
cose da farsi perdonare. Tutta quanta, anche se, ovviamente, la
soluzione di questo problema non è l'antipolitica generalizzata e
assolutamente senza i giusti distinguo.
Lo abbiamo capito, tanto è vero che il Gruppo Lista Musumeci è
portatore di un'idea sulle province, di un disegno di legge che poi
viene evocato dalla maggioranza e dall'opposizione o, comunque, da
tutti i Gruppi o quasi tutti i Gruppi, che è il primo che è stato
presentato sul tema e che risolverebbe tutti i problemi che ci
stiamo ponendo: quelli di risparmio, diminuendo il numero dei
consiglieri e degli assessori e diminuendo gli appannaggi, le
indennità, i gettoni di presenza e tutto il resto e che sostenendo
l'assoluta necessità di impinguare il carico di competenze e di
attribuzioni delle province risponde anche a quella esigenza, più
volte richiamata da più parti, di snellimento della elefantiasi
amministrativa, burocratica, gestionale della Regione, che perde di
vista la capacità di essere ente di programmazione, di
pianificazione, di legislazione per impegnarsi in mille rivoli
nella gestione dei fatti amministrativi.
Si vuole introdurre, anzi reintrodurre, un organismo che non è
rappresentativo del corpo elettorale e anche questo deve fare i
conti con il principio di partecipazione democratica e di
responsabilità che sono nella nostra Costituzione consacrati. Si
vuole tornare indietro di trent'anni. E' questa una proposta quindi
reazionaria, restauratrice, passatista.
Credo che questo Parlamento, una proposta di tal genere non possa
e non debba approvarla.
(Applausi dai banchi di centro-destra e di destra)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, con l'interessante intervento
dell'onorevole Ioppolo, si chiudono i lavori di stasera.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 112, comma 4, del Regolamento,
gli emendamenti da presentare entro venerdì, ore 18.00, devono
essere sottoscritti da quattro deputati, ovvero da un Presidente di
Gruppo parlamentare. Mi raccomando su questa indicazione.
La seduta è rinviata a domani, giovedì, 14 marzo 2013, ore 16.00,
con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
I -Comunicazioni
II - Discussione, ai sensi dell'art. 68 bis del Regolamento
interno, del disegno di legge:
Norme transitorie per l'istituzione dei consorzi di
comuni. (n. 278) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 19.50
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli