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Resoconto d'Aula della Seduta n. 27 di mercoledì 13 marzo 2013
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   LANTIERI,   segretario,  dà  lettura del  processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   N.  413  - Notizie sulla procedura aperta per l'affidamento  della
  fornitura e installazione di n. 2 acceleratori lineari da  allocare
  presso  le  AA.SS.PP.  di Agrigento e di Siracusa  a  valere  sulle
  disponibilità del PO FESR 2007-2013 Linea 6.1.2.1.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   - Assessore Economia
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  414  -  Provvedimenti atti a completare il  risanamento  delle
  costruzioni  private colpite dal terremoto del  13  e  17  dicembre
  1990.
   - Presidente Regione
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N. 415 - Interventi finalizzati ad attivare la stazione di Fontane
  Bianche (SR).
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore Domenico

   N.    419    -    Iniziative    per   la   copertura    telefonica
  sull'autostrada Palermo-Catania.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Firmatari:   Pogliese  Salvatore  Domenico;  Vinciullo   Vincenzo;
  Falcone Marco

   N.  420  -  Interventi  a  sostegno del  settore  ittico  mediante
  l'autorizzazione  alla  pesca del novellame,  del  bianchetto,  del
  rossetto, del cicirello e aumento delle quote tonno.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatario: Caputo Salvino
   N.  421  -  Istituzione di cimiteri destinati  alla  sepoltura  di
  animali d'affezione.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatari:   Pogliese  Salvatore  Domenico;  Vinciullo   Vincenzo;
  Falcone Marco

   Avverto  che  le  interrogazioni testé  annunziate  saranno  poste
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta scritta:

   N.  416  -  Chiarimenti  in merito alla modifica  della  struttura
  amministrativa disposta dal c.d.a. di Riscossione Sicilia s.p.a.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Firmatario: Forzese Marco Lucio

   N.  417  -  Interventi  di  solidarietà  a  favore  della  signora
  Nicoletta Lo Cascio.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Caputo Salvino

   N.  418  -  Chiarimenti sul finanziamento della seconda  annualità
  (2013) dell'Avviso 20/2011.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatari: Pogliese Salvatore Domenico; Assenza Giorgio; Vinciullo
  Vincenzo

   N.  422  -  Interventi  per  la messa in sicurezza  degli  edifici
  scolastici per garantire l'idoneità antisismica.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatario: Caputo Salvino

   N.  423  -  Chiarimenti  sui centri di riabilitazione  per  minori
  affetti  da  disabilità delle province di Palermo  con  particolare
  riferimento al Centro di riabilitazione 'Villa Nave'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Caputo Salvino

   N.   424   -   Delucidazioni  urgenti  in  merito  alla  reiterata
  sostituzione  dei  commissari straordinari degli  enti  locali  con
  soggetti esterni all'Amministrazione regionale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Germanà Antonino Salvatore

   N. 425 - Iniziative volte alla modifica delle modalità di rilascio
  del porto di fucile per l'esercizio della caccia.
   - Presidente Regione
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   Firmatario: Germanà Antonino Salvatore

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo.

                       Annunzio di interpellanze

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interpellanze:

   N. 19 - Chiarimenti sul concorso pubblico a 97 posti di assistente
  tecnico restauratore negli organici della Regione siciliana.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   - Assessore Economia
   Firmatari:   Ciaccio   Giorgio;   Zito   Stefano;    Mangiacavallo
  Matteo;  Cancelleri  Giovanni  Carlo; Cappello  Francesco;  Ciancio
  Gianina;  Ferreri  Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia;  Palmeri
  Valentina;  Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Troisi  Sergio;
  Venturino Antonio; Zafarana Valentina

   N.  21  -  Chiarimenti  circa il nuovo  assetto  organizzativo  di
  Riscossione Sicilia s.p.a.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Firmatari: Ferrandelli Fabrizio; Ciaccio Giorgio

   N.  22  -  Richiesta  di chiarimenti ed intenzioni  da  parte  del
  Governo  relativamente alle problematiche delle aziende del settore
  ristorazione,  fra cui COT ristorazione, aventi  rapporti  con  gli
  enti  pubblici, sorte in relazione all'art. 61 del D.L. 1/2012  che
  disciplina  le  relazioni commerciali in  materia  di  cessione  di
  prodotti agricoli e agroalimentari.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   Firmatari:  La  Rocca  Claudia; Zito Stefano; Zafarana  Valentina;
  Siragusa   Salvatore;   Palmeri  Valentina;   Trizzino   Giampiero;
  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello  Francesco;  Troisi  Sergio;
  Ciaccio  Giorgio;  Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa;  Mangiacavallo
  Matteo; Venturino Antonio; Foti Angela

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze  si
  intendono  accettate e saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   -  numero 57  Iniziative urgenti per le piccole e medie imprese in
  difficoltà ,  degli onorevoli Fiorenza Cataldo; Di Mauro  Giovanni;
  Figuccia Vincenzo; Greco Giovanni, presentata il 7 marzo 2013;
   - numero 58  Interventi per ottenere la revoca del D.A. 2847 del 5
  settembre  2012, avente ad oggetto 'Criteri, requisiti e condizioni
  perchè possa essere consentito l'esercizio venatorio in particolari
  zone del demanio forestale' e per l'adozione di provvedimenti volti
  a garantire la piena terzietà degli uffici regionali con competenza
  in   materia   di  caccia ,  degli  onorevoli  Palmeri   Valentina;
  Cancelleri  Giovanni Carlo; Zafarana Valentina; Cappello Francesco;
  Troisi  Sergio; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri  Vanessa;
  Mangiacavallo  Matteo;  Siragusa  Salvatore;  Trizzino   Giampiero;
  Venturino  Antonio;  Foti Angela; La Rocca Claudia;  Zito  Stefano,
  presentata il 7 marzo 2013;

   numero  59  Interventi urgenti per la modifica dell'attuale  Piano
  di   gestione   dei  rifiuti  e  per  la  riduzione   dei   rifiuti
  indifferenziati  in  Sicilia ,  degli   onorevoli   Foti    Angela;
  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello Francesco; Ciaccio  Giorgio;
  Ciancio   Gianina; Ferreri Vanessa; La Rocca Claudia; Zito Stefano;
  Mangiacavallo   Matteo;  Palmeri  Valentina;  Siragusa   Salvatore;
  Trizzino  Giampiero;  Troisi  Sergio; Venturino  Antonio;  Zafarana
  Valentina, presentata l'11 marzo 2013.

   Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
  dell'art.   153  del  Regolamento  interno,  alla  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari per la  determinazione  della
  relativa data di discussione.

   Comunicazione di autorizzazione di Gruppi Parlamentari in deroga

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, comunico  che  il  Consiglio  di
  Presidenza,  che  si è riunito in data odierna, ha  autorizzato  il
  mantenimento  di  due  Gruppi in deroga: PID  Cantiere  Popolare  e
  Grande Sud.
   L'Assemblea ne prende atto.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avrei  preferito
  non fare quest'intervento.
   Credo  che,  in  un  momento come quello che  stiamo  vivendo,  in
  assoluto,  costituire  Gruppi  in deroga  significhi  mantenere  un
  profilo  di presenza nell'Ufficio di Presidenza che si è consentito
  proprio  in  virtù del fatto che c'erano dei Gruppi che  non  erano
  rappresentati nell'Ufficio di Presidenza, aumentando, per la  prima
  volta,  i  componenti l'Ufficio di Presidenza rispetto alla  scorsa
  legislatura.
   Ora,  mantenere  Gruppi in deroga, ai fini del costo  dei  Gruppi,
  nulla  quaestio, perché il trasferimento è pro capite per deputato,
  ma  ai fini della rappresentanza negli Organi dell'Assemblea questo
  determina  dei  costi aggiuntivi. Lo dico perché dobbiamo  metterci
  d'accordo,  signor Presidente. Non è che il tema della coerenza  di
  un'impostazione  deve oscillare a seconda delle questioni  che  via
  via  si  determinano. Dobbiamo tenere una linea perché, da  domani,
  può succedere che per tutti i Gruppi - tutti, nessuno escluso -  si
  determini  una condizione per cui non è più un vincolo obbligatorio
  l'esistenza  di  almeno cinque deputati per  costituire  un  Gruppo
  parlamentare.
   Oltretutto, ricordo che l'Assemblea, per la prima volta,  si  sono
  aperte  questioni istituzionali assai delicate, anche nel  rapporto
  con organismi terzi rispetto all'Assemblea.
   Prendo atto della decisione del Consiglio di Presidenza, però, con
  tutto il rispetto, non la condivido.

   PRESIDENTE.  Nel  rispetto  dell'articolo  23,  il  Consiglio   di
  Presidenza   si   è  determinato,  in  coerenza  proprio   con   il
  Regolamento; nulla di più e nulla di meno.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


          Discussione del disegno di legge «Norme transitorie
           per l'istituzione di consorzi di comuni» (n. 278)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al secondo punto  all'ordine  del  giorno:
  Discussione   del   disegno  di  legge   «Norme   transitorie   per
  l'istituzione di Consorzi di Comuni» (n. 278).


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                        Sull'ordine dei lavori

   CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,  mi  è
  bastato  ascoltare  il  numero del disegno di  legge  citato  dalla
  Presidenza per comprendere - e, se sono in errore, ovviamente,  lei
  mi   smentirà  -  che  oggi  dovremmo  trattare  -  o,   quantomeno
  incardinare  -  il disegno di legge, tra virgolette, stralcio,  per
  intenderci, presentato dal Governo sulla questione delle province.
   Signor  Presidente, desidero fare un brevissimo  excursus  perché,
  prima  che  la  Presidenza dell'Assemblea si determini,  credo  sia
  corretto  rimettere  insieme i cocci di un percorso  che  ha  visto
  un'opposizione  responsabile scontrarsi con alcuni  fatti  che,  in
  quanto tali, sono incontrovertibili.
   Abbiamo  ricevuto  comunicazione di una  formale  indizione  delle
  elezioni per il rinnovo dei Consigli provinciali per la data del 21
  aprile.  E'  stato fatto presente al Governo che, in  quei  giorni,
  quest'Assemblea sarebbe stata impegnata per esitare il  disegno  di
  legge   relativo  alla  Finanziaria  regionale,  che  un   Governo,
  insediatosi  alla  fine  dell'anno,  avendo  chiesto  un  esercizio
  provvisorio di quattro mesi e avendolo ottenuto legittimamente, dal
  suo punto di vista, questo esercizio provvisorio, lo vedeva appunto
  esitare in quel tempo.
   Abbiamo,  poi, avuto comunicazione, di conseguenza,  che  la  data
  delle  elezioni dal 21 aprile veniva spostata al  27  maggio,  cioè
  veniva  reiterata  la  volontà da parte di questo  Governo  di  far
  celebrare le elezioni per il rinnovo dei presidenti e dei  consigli
  provinciali.
   A  questo  punto, essendo già in essere una serie  di  disegni  di
  legge in I Commissione e non essendo ancora pervenuto alcun disegno
  di  legge da parte del Governo, il Presidente dell'Assemblea, a mio
  avviso  correttamente, ha invitato la I Commissione ad  esitare  un
  disegno   di  legge  ma,  secondo  me  -  e  questa   è   una   mia
  interpretazione  -,  il messaggio era più al  Governo  che  alla  I
  Commissione o all'Assemblea, invitando la I Commissione ad  esitare
  un  disegno di legge, altrimenti, com'è nella sua potestà,  avrebbe
  richiamato  in  Aula  un disegno di legge - possibilmente,  il  più
  antico - presentato in Commissione.
   Fatto  questo annuncio, da parte sua, il Governo ha presentato  un
  disegno di legge; questo disegno di legge era corposo, come a tutti
  noi è noto, e parlava di riforma, di una riforma strutturale.
   Si  è  convenuto di inviare in Commissione - e, quindi, il disegno
  di legge del quale sto parlando non è arrivato mai in I Commissione
  - un disegno di legge cosiddetto  stralcio .
   Questo  disegno  di  legge è finalmente pervenuto  in  Commissione
  nella  giornata  di  lunedì  scorso; sono  stati  accordati,  nella
  maniera  più  stringata e ristretta possibile, i  termini  per  gli
  emendamenti  in 24 ore; sono stati presentati da questa opposizione
  responsabile  pochissimi emendamenti e tutti di merito,  dopodiché,
  ieri  sera,  a  seguito di un incontro che, per  carità,  definisco
  istituzionale perché erano due istituzioni che si incontravano,  il
  presidente della I Commissione col Commissario dello Stato, ma  che
  definisco altresì improprio, perché continuo a pensare che  sarebbe
  il caso che ci dessimo un minimo di dignità e di prestigio, essendo
  legislatori  e  non dovendo, a mio  parere, recarci da  chicchessia
  per chiedere come fare una legge previamente. Ebbene, a seguito  di
  questo  incontro,  è stato presentato ieri sera un  emendamento  di
  riscrittura  che,  di  fatto, ha cassato tutti  gli  emendamenti  e
  riscritto il testo di legge stralcio.
   Abbiamo, ancora una volta, come opposizione responsabile,  aderito
  all'invito  del  presidente della I Commissione di ridurre,  ancora
  una  volta,  addirittura questa volta al  di  sotto  delle  24  ore
  consentite  dal Regolamento, il termine per la presentazione  degli
  emendamenti.
   Abbiamo iniziato a trattare, dunque, dalle ore 14.00, peraltro con
  un  problema tecnico che non dipende da nessuno ma che è  accaduto,
  gli emendamenti all'emendamento di riscrittura.
   Allora,  a  questo  punto, considerato che l'opposizione  è  stata
  assolutamente  responsabile e non ha adottato alcun  atteggiamento,
  né  dilatorio  né  strumentale, le chiedo, signor Presidente,  -  e
  vorrei un attimo della sua attenzione -, anche in ragione del fatto
  che  oggi  è  mercoledì  e  che domani  potrebbe  essere  utilmente
  riconvocata l'Aula, di consentire alla I Commissione di  proseguire
  il  lavoro,  che ha già iniziato, di valutazione degli emendamenti,
  dei subemendamenti sull'emendamento di riscrittura:
   Non   è  additabile,  infatti,  a  nessuno  dei  componenti  della
  Commissione;   non  è  additabile  men  che  meno   ai   componenti
  dell'opposizione  presenti  in  Commissione  e   non   è,   quindi,
  responsabilità della I Commissione il fatto che non siamo  riusciti
  ad  esitare  il disegno di legge nella sua riscrittura,  che  ci  è
  stata  presentata appena ieri sera, alla fine dell'Aula, cioè  alle
  ore 20.00.
   Siccome  sono convinto che dobbiamo e possiamo creare  presupposti
  per  un'ordinata prosecuzione dei lavori, nel rispetto  dei  ruoli,
  nel  rispetto  dell'opposizione,  nel  rispetto  delle  prerogative
  parlamentari,  credo  che  sarebbe cosa  buona,  oltre  che  utile,
  permettere alla I Commissione di proseguire i lavori già intrapresi
  sulla  valutazione  degli emendamenti - che,  nel  frattempo,  sono
  diventati  più  di  cento  - ma, per una ragione  semplice  che  mi
  permetto di segnalare alla Presidenza, perché, essendo emersa,  per
  via   giornalistica,  una  volontà  del  Presidente  della  Regione
  d'inserire  come  emendamento aggiuntivo la seconda  preferenza  di
  genere,   da   parte  di  alcuni  deputati  si  è   ingenerato   il
  convincimento  che si potessero presentare emendamenti,  di  fatto,
  anche sulla legge elettorale. L'assessore Valenti ci ha rassicurato
  dicendoci  che  quell'emendamento non sarebbe stato presentato  dal
  Governo come subemendamento all'emendamento di riscrittura,  quindi
  è  chiaro  che tutti quegli emendamenti che hanno natura  di  legge
  elettorale   sarebbero  o  saranno  espunti  in  quanto  dichiarati
  inammissibili.
   Rispetto  a questo, signor Presidente, concludo ribadendo  la  mia
  richiesta:  dia la possibilità alla I Commissione di completare  il
  lavoro  già  avviato perché credo che, così facendo, rassereneremmo
  il  clima;  faremmo  un buon lavoro che potremmo  completare  entro
  domani  e, domani pomeriggio, potremmo tornare in Aula per  partire
  da  un testo che potrebbe trovarci d'accordo rispetto, quanto meno,
  ai  principi  fondamentali  che deve  avere  il  disegno  di  legge
  stralcio, da approvare al più presto.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  in  quest'Aula
  siamo chiamati a legiferare e siamo guidati da una guida sicura che
  sono  il  Regolamento,  lo  Statuto  e  le  prerogative  di  questo
  Parlamento regionale; sono questi elementi a rendere il  nostro  un
  Parlamento.
   Come  diceva  bene  l'onorevole  Cordaro,  mai,  debbo  dire,   in
  occasione  di  una  legge importante, c'è  stato,  da  parte  della
  Commissione  interessata, nella storia di  questo  Parlamento,  una
  collaborazione  così  significativa,  da  parte  di  maggioranza  e
  opposizione, al fine di agevolare i lavori parlamentari.
   Come  lei  ben  sa,  infatti,  le  Commissioni  riguardano  lavori
  parlamentari   e   questa  Commissione  -  la   I   Commissione   -
  garbatamente,  educatamente, coscienziosamente e formalmente,  ogni
  volta,  si  è  riunita  con il compito e la  volontà  di  esaminare
  velocemente  il disegno di legge più volte annunciato  di   riforma
  delle province  prima, di rinvio del voto dopo.
   In  Commissione sono stati presentati una decina di testi da parte
  di  tutte le forze parlamentari e, ogni volta che la Commissione si
  è   riunita  per  affrontare  e  discutere  i  disegni  di   legge,
  innanzitutto,  per  scegliere uno dei disegni di legge  presentati,
  c'è  stato  il  Governo che ha dichiarato prima che non  presentava
  nessun  disegno  di legge, in quanto si affidava  al  lavoro  della
  Commissione parlamentare prima e dell'Aula poi, perché, trattandosi
  di  riforme istituzionali, era giusto che fosse l'intero Parlamento
  ad esprimere un orientamento in merito.
   Dopodiché,  il  Governo,  invece,  ci  ha  annunciato  che   stava
  elaborando  un disegno di legge che poi, in effetti, ha  presentato
  in  Commissione; disegno di legge che è stato presentato pochissimi
  giorni fa e che, subito dopo avere dato i termini strettissimi  per
  gli  emendamenti, appena presentati gli emendamenti  da  parte  dei
  commissari  e  di  tutti  gli  altri deputati,  subito,  c'è  stata
  un'altra   inversione ad U , da parte del Governo, che ritira  quel
  disegno di legge presentato e, in seguito ad una interlocuzione  da
  parte  del  presidente della Commissione con il  Commissario  dello
  Stato,  stoppa  i  lavori  della  Commissione  perché  presenta  un
  ulteriore  disegno di legge interamente sostitutivo di  quello  che
  aveva presentato.
   Pur   tuttavia,  la  Commissione,  ancora  una  volta,   è   stata
  collaborativa  e,  anziché chiedere per intero i termini  spettanti
  per  presentare  gli  emendamenti, si è accontentata,  proprio  per
  aderire  all'urgenza rappresentata dal Governo, di  ottenere  minor
  tempo,  minori  ore a disposizione per presentare gli  emendamenti.
  Bene,  il termine per la presentazione di questi ultimi emendamenti
  scadeva  oggi,  a mezzogiorno; oggi, no ieri, no avantieri,  no  un
  mese fa ma oggi, a mezzogiorno e, puntualmente, la Commissione si è
  riunita, alle ore 14.30, per iniziare l'esame degli emendamenti.
   Nel  frattempo,  interviene l'Aula e allora si  decide  di  porre,
  giustamente,   alla  Presidenza  la  richiesta  di   avere   almeno
  ventiquattro  ore  di tempo, cioè fino a domani,  per  poter  avere
  finalmente  -  oserei  dire - l'occasione di espletare  le  proprie
  funzioni  parlamentari,  cioè  di poter  esaminare  finalmente  gli
  emendamenti per esprimere il proprio parere.
   Ora,  sarebbe veramente inverosimile e costituirebbe veramente  un
  bruttissimo  precedente per questa Assemblea se non si  concedesse,
  con artifizi vari, alla Commissione di espletare il proprio compito
  e  le  proprie funzioni perché, a questo punto, signor  Presidente,
  verrebbe  il  dubbio che sia stato il Governo che, successivamente,
  di  volta in volta, presentando nuovi disegni di legge abbia  fatto
  scorrere  il  tempo per impedire alla Commissione  parlamentare  di
  potersi esprimere e  non credo, signor Presidente, che lei,  che  è
  uno  strenuo  difensore del prestigio e delle  norme  che  regolano
  questo Parlamento, possa consentire che accada tutto questo.
   Signor  Presidente, le ricordo, infatti, cosa  accadrebbe  e  cosa
  accadrà,  da ora in poi, in Commissione Bilancio con la Finanziaria
  e con il Bilancio.
     Ci  sono  troppi  emendamenti,  come  qualcuno  ha  avanzato  in
  Commissione,  e  mi  fa  specie che l'abbia avanzato  qualcuno  del
  Partito  Democratico.  Va  bene,  togliamo  questi  emendamenti  ed
  andiamo in Aula.
   Attenzione: se cominciamo a non tenere conto dei Regolamenti e  di
  ciò  che prevede lo Statuto, infatti, non sappiamo quando iniziamo,
  dove iniziamo; non sappiamo dove andremo a finire.
   Quindi, non si chiede di perdere tempo. Non lo ha fatto mai questa
  Commissione;  ma,  giusto  ora,  un'ora  fa,  quando  ha  iniziato,
  finalmente,  a potere esaminare gli emendamenti, è paradossale  che
  si dica  no, non li puoi discutere .
   Prima,  si  è  detto  non puoi iniziare perché sto presentando  un
  nuovo  disegno  di  legge , stava iniziando e   non  puoi  iniziare
  ancora  perché ne presento un altro , nel momento in cui si  poteva
  discutere  no, ora lo porto in Aula .
   Con la democrazia non si può scherzare, quindi, signor Presidente,
  confido  nel  suo buon senso. Chiediamo di avere solo  ventiquattro
  ore  e di rinviare a domani la discussione, dopodiché, se entro  le
  ventiquattro  ore  -  perché non c'è più nessuna  scusante  per  la
  Commissione -, ha iniziato ad esaminare gli emendamenti non può che
  terminare  l'esame degli stessi e dare l'esito, esitare un  disegno
  di  legge  condiviso e che non abbia più bisogno  che  in  Aula  si
  presentino ulteriori stralci, ulteriori emendamenti sostitutivi che
  farebbero perdere più tempo, come lei ben sa.
   Quindi,  si  dia  il tempo alla Commissione, dopodiché  si  rinvii
  l'Aula a domani.
   Domani, ci sarà l'iscrizione all'ordine del giorno, il tempo degli
  emendamenti  e  poi andare a martedì, tanto sempre a martedì,  come
  lei ben sa, andremo a finire. Confido in lei, signor Presidente.

   FIGUCCIA.  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor  Presidente,  Governo,  onorevoli  colleghi,  mi
  dispiace  ma non credo alla buona fede del Governo in tutta  questa
  vicenda della riforma.
   Non  posso credere alla buona fede del Governo perché, vedete,  il
  Governo  sapeva bene che questo stralcio di disegno di  legge,  che
  consta  di  tre articoli, sarebbe stato un modo per impantanare  la
  discussione in Aula.
   Se  avessimo davvero voluto fare la riforma, ci sarebbero tutti  i
  presupposti per farla ben prima di portare il dibattito  in  queste
  ultime  ventiquattro ore, perché, bene diceva l'onorevole  Formica,
  noi, solo da stamattina, abbiamo, finalmente, potuto conoscere qual
  era il punto di vista del Governo sulla questione delle riforme.
   Se  il  Governo  avesse  voluto per davvero fare  questa  riforma,
  persino   il   Partito  dei  Siciliani,  pensate,  aveva   proposto
  all'onorevole  Crocetta  un  assist;  aveva  proposto   un   assist
  presentando quel disegno di legge che è stato sempre nello  spirito
  del  nostro  partito, che era per l'applicazione  dell'articolo  15
  dello  Statuto,  che  era per il rilancio dei liberi  consorzi  dei
  comuni.
   Capisco  bene  che  il  Governo Crocetta  non  abbia  voluto  fare
  riferimento ad un testo proposto dal Partito dei Siciliani,  signor
  Presidente.
   Signor Presidente, le chiedo scusa se disturbo.

   PRESIDENTE.  Le  chiedo  scusa,  ha ragione,  onorevole  Figuccia.
  Prego.

   FIGUCCIA.  Non  dico che doveva fare riferimento al nostro  testo,
  individuato come il testo dell'opposizione, ma avrebbe potuto  fare
  persino riferimento a quello del Movimento Cinque Stelle che  aveva
  presentato  in  Commissione un testo avente  ad  oggetto  i  liberi
  consorzi dei comuni.
   E,  in queste ore, vedete, dimostrando che si tratta evidentemente
  di  un  bluff,  tutta questa discussione rischia  di  impantanarsi,
  rischia  di  finire in una bolla di sapone e, vedrete,  perché  no,
  diciamocele  queste cose, magari quando andremo a finire  anche  in
  Aula,  in  questa  stessa Aula, con un voto segreto,  probabilmente
  alcuni  parlamentari,  anche  della  maggioranza,  perché  no   del
  Megafono  o dei Democratici Riformisti, potrebbero finire col  dare
  seguito alla strada che, evidentemente, ormai si delinea in maniera
  chiara. Perché, a questo punto, le strade sono due: o che si vada a
  votare,  se  non c'è il buon senso dell'Aula, con la vecchia  legge
  elettorale   oppure  che  si  crei  un  vuoto  normativo   con   un
  commissariamento  che  duri anche due o tre  anni,  con  una  piena
  militarizzazione delle strutture per l'intero territorio siciliano.
   Vedete, l'onorevole Crocetta deve capire che non può continuare  a
  cambiare tesi.
   Onorevole  Cordaro,  lei l'ha ricordato prima,  le  tesi,  fino  a
  questo momento, credo siano state cinque o sei, e questo non  giova
  ad  alcuno. La gente ha capito che il Governo Crocetta fa  il gioco
  delle  tre  carte  e che la sua finalità è solo quella  di  rendere
  proclami. Ma, oggi, è presto per entrare nel merito del disegno  di
  legge.  Io  al  Governo, in questa fase, voglio fare  soltanto  una
  preghiera  che è quella, almeno questo lo dovete al Parlamento,  di
  tenere la schiena dritta di fronte alle ingerenze dello Stato e del
  Commissario dello Stato che, persino, ha avuto l'ardire di  parlare
  di  incostituzionalità.  Ed io, qui, di nuovo,  tendo  la  mano  al
  Governo,  perché  bene  ha  fatto la presidenza  della  commissione
  Affari  istituzionali   a  sentire il  parere,  ma  credo  che  non
  servisse  il  Commissario dello Stato per venirci  a  dire  che  si
  trattava di una norma anticostituzionale perché andava a modificare
  lo  Statuto e su quella serviva l'intervento di una norma di  rango
  superiore.
   Chiedo, allora, almeno su questo, al Governo, di tenere la schiena
  dritta.  E  sappia  che,  di  fronte  a  questo  atteggiamento,   i
  componenti della prima commissione avranno un atteggiamento  deciso
  che  è  quello  di chi vuole contrapporre lo Statuto,  con  il  suo
  articolo 15, alla Costituzione.
   Su  questo principio, vorrei fermarmi, signor Presidente, e vorrei
  dire,  riprendendo gli interventi che mi hanno preceduto, che  sono
  certo,  non  ho  ancora  avuto, signor Presidente,  il  piacere  di
  conoscere  la sua decisione in merito  Mi scusi, signor Presidente,
  le  chiedo  scusa  di  nuovo, siccome siamo al punto  finale  della
  richiesta, le vorrei chiedere e sono certo, nel rispetto che ho per
  la  sua  persona  e  per il suo ruolo, che vorrà garantire  che  in
  Commissione  si  eserciti appieno il diritto  dei  parlamentari  di
  poter portare in Aula un testo che è il risultato del lavoro che la
  stessa  Commissione sta facendo da settimane, ma  che  soltanto  da
  stamattina ha avuto la possibilità di entrare nel merito.
   Le chiedo, per favore, di dare spazio, non al testo di base che  è
  il  disegno di legge n. 278, ma a quel testo che legittimamente  la
  prima Commissione, nelle prossime ore, avrà modo di approfondire.

   CAPUTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO. Signor Presidente, chiaramente intervengo sull'ordine  dei
  lavori. Mi dispiace che non ci sia il Presidente della Regione che,
  prima  di  arrivare in Parlamento, ha rilasciato una  dichiarazione
  nel corso della quale ha dichiarato che ci sono forze politiche che
  sono  per  le  riforme e forze politiche che vogliono affossare  le
  riforme.
   Credo  che,  qui,  in  questo Parlamento, ma  ritengo  di  parlare
  soltanto  per  i colleghi del centrodestra, qui non c'è  una  parte
  politica  che  vuole  mantenere un sistema che tutti,  per  diversi
  motivi,  contestiamo.  Signor Presidente, però,  chiediamo  che  se
  qualcuno  ha  avuto la fretta di assumere impegni  in  televisione,
  perché  tutta l'Italia sa che, da un mese, le province  in  Sicilia
  sono  state cancellate, per volontà del Presidente della Regione  e
  del  nuovo sistema o del  Modello Sicilia , coniato con i  deputati
  del  Movimento  Cinque  Stelle, noi non possiamo  farci  carico  di
  quello  che  il  Presidente della Regione, in  maniera  sicuramente
  improvvida, ha dichiarato alle televisioni nazionali.
   Vogliamo  partecipare  ad un dibattito che si  confronti  tra  chi
  vuole cancellare le province, non tenendo conto del caos giuridico,
  amministrativo   e  tecnico  che  andrebbe  a  determinare   ed   a
  determinarsi  da questa decisione, da chi invece ritiene  che  vada
  fatta  una cura dimagrante delle province regionali siciliane,  che
  le province vanno sicuramente riformate ma che vanno mantenute.
   Ora,  noi  non  vogliamo essere schiacciati da esigenze  politico-
  mediatiche  del Presidente della Regione o dalla sua  necessità  di
  fare  un regalo ad una parte politica in questo Parlamento,  perché
  se  oggi  egli ha un minimo di maggioranza lo deve soltanto  perché
  c'è  un  gruppo  politico che lo sostiene. Ma noi  vogliamo  uscire
  fuori da queste pressioni politiche.
   Signor    Presidente,   noi   rivendichiamo   come    parlamentari
  innanzitutto  il  diritto di non farci dire  da  un  altro  ufficio
  autorevole dello Stato, esterno a questo Parlamento che una norma è
  anticostituzionale. Molti di noi sono andati a scuola, hanno  fatto
  studi  giuridici, fanno la professione che lei ben conosce,  signor
  Presidente, e non hanno bisogno sicuramente di tecnici autorevoli o
  del Commissario dello Stato che ci vengano a dire che quello che il
  Presidente della Regione voleva far fare a questo Parlamento era  -
  ed è sicuramente - contro la Costituzione.
   Noi  rivendichiamo il diritto di partecipare ad un dibattito sulla
  riforma  epocale per il futuro della Sicilia, e quindi non vogliamo
  essere  schiacciati dai tempi. Noi pretendiamo  e  rivendichiamo  -
  Statuto  alla  mano  -  il diritto di avere un  testo,  di  poterci
  confrontare.
   Abbiamo presentato emendamenti, li vogliamo portare in Commissione
  e  vogliamo discuterli confrontandoci e poi se del caso bocciarli o
  approvarli.
   Però, Signor Presidente, lo dico con il rispetto che lei sa che ho
  per  le  istituzioni e per questo Parlamento ed anche del  Governo:
  non  accetterò - e credo di parlare per i miei colleghi - pressioni
  di  nessun  tipo,  anche perché so che lei non lo  farà  perché  ha
  difeso  questo  Parlamento da autorevole  deputato  e  lo  farà  da
  autorevolissimo Presidente.
   Ci  deve  consentire, signor Presidente, di potere  discutere  gli
  emendamenti,  di  confrontarci,  di  avere  il  tempo,  magari   di
  condividere quelli del Governo se li riteniamo giusti, ma lei  deve
  difendere  le prerogative di questo Parlamento e non farci  imporre
  tempi che nessuno di noi ha voluto o potuto stabilire. Se ciò  sarà
  fatto  ci sarà un confronto che farà bene alla Sicilia, se qualcuno
  vuole  andare a tappe forzate troverà un ostruzionismo  che  questo
  Parlamento soltanto in rare occasioni ha avuto modo di conoscere.

   TURANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  intervengo  per
  provare  a  stemperare il clima e chiederei ai  colleghi  che  sono
  intervenuti e che hanno usato parole forti di rivedere  le  proprie
  valutazioni.
   Noi siamo venuti qua per condividere un percorso con il Presidente
  dell'Assemblea.  Ed  io  credo  che  questo  percorso  affidato   -
  Presidente, io mi volevo affidare alla sua saggezza, ma  se  lei  è
  distratto,  un Presidente saggio e distratto non aiuta -  alla  sua
  saggezza, troverà un iter veloce.
   Però, dobbiamo, per certi versi, definire un perimetro all'interno
  del  quale  governare  questo percorso.  Perché  io  le  dico,  con
  assoluta  franchezza, che l'idea di rinvio al 31 dicembre 2013  per
  trovare  una soluzione legislativa di riforma della Sicilia  non  è
  fare una rivoluzione.
   Pertanto,  chiedo al Presidente dell'Assemblea di raccogliere  gli
  inviti a trovare una soluzione che, in tempi ragionevolmente brevi,
  definisca  e  individui  un  percorso per  permettere  all'Aula  di
  confrontarsi con un testo quanto più condiviso possibile.
   Mi  permetto  di  dire, io che ho presentato un solo  emendamento,
  che  non  c'è nessun vincolo di maggioranza su una ipotesi che  non
  sia  individuata nella necessità di riformare  per davvero un  ente
  intermedio. Perché se l'opposizione dovesse individuare il percorso
  dell'ostruzionismo  per  non  far  nulla  o  il   Governo   dovesse
  individuare  il  rinvio al 31 dicembre, cioè dieci mesi  di  rinvio
  dopo  tre  mesi  di  dibattito, perché oggi  abbiamo  consumato  un
  piccolo  passo, stiamo parlando soltanto in Aula del  rinvio  delle
  province, ma è da tre, quattro mesi che la politica parla di rinvio
  di riforma delle province.
   Ed  allora  io chiedo, signor Presidente: trovi una soluzione  che
  soddisfi  tutte  le necessità, perché il rinvio al  31  dicembre  è
  impensabile,  ma  su  questo  ci confronteremo,  l'ostruzionismo  è
  inaccettabile.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  nell'assoluto
  rispetto  delle opinioni e delle idee che, prima in  Commissione  e
  poi  qui,  sono state rappresentate è opportuno però ricordarsi  un
  attimo  che era stata una decisione della Conferenza dei Capigruppo
  della settimana scorsa.
   Dopodiché,  vorrei  ricordare che noi avevamo,  su  decisione  del
  Presidente di questa Assemblea, calendarizzato per il 7 di marzo la
  discussione  e l'avvio della decisione finale di questo  Parlamento
  sulla cosiddetta  questione province e rinvio del voto'.
   E  non  è  stato deciso ieri, ma il 6 di marzo, era  stato  deciso
  prima  della sospensione dei quindici giorni per consentire a tutti
  noi  di essere protagonisti della campagna elettorale per Camera  e
  Senato; dopodiché si è consumato un lungo ed interessante dibattito
  in Prima Commissione nella quale il Governo è stato sempre presente
  -  ovviamente nella dinamicità delle proposte stesse del Governo  -
  per  arrivare  poi  in  Conferenza  dei  Capigruppo,  presente   il
  Presidente dell'Assemblea ovviamente, il Presidente della  Regione,
  l'Assessore per le Autonomie locali, tutti i Capigruppo  -  il  mio
  Capogruppo mi ha dato l'onore di partecipare assieme a lui a quella
  riunione - per arrivare ad una decisione, che è stata quella che il
  testo che il Governo presentava, che era una parte sul merito  e  i
  famosi  articoli 7 e 8, ma sostanzialmente di rinvio delle elezioni
  a  sei mesi, provare e riuscire a scrivere le norme di riordino  su
  questo  ente  di  secondo  livello. E in quella  seduta  c'è  stata
  sostanzialmente unanimità dei consensi.
   Ora,   francamente,  da  alcuni  giorni  -  il   mio   capogruppo,
  l'onorevole   Gucciardi,  lo  ha  denunciato  già   più   volte   -
  l'impressione che noi abbiamo, signor Presidente,  è che  si  vuole
  morire di una morte lenta tenendo conto che l'urgenza nel trattare,
  deliberare e decidere in questa Assemblea sul testo oggi all'ordine
  del  giorno non è dato da una emergenza qualsiasi, ma dal fatto che
  a  una  certa  giornata di questo mese, non  dal  mese  che  verrà,
  bisogna indire i comizi.

   PRESIDENTE. Onorevole Panepinto, sa quant'è la sofferenza qui.

   PANEPINTO   A  me  sembra  che volere disattendere  anche  ad  una
  cronologia  di  eventi di questa Assemblea, cioè vale  a  dire  che
  stasera si incardina il testo, a ventiquattr'ore la possibilità  di
  presentare  gli  emendamenti, la possibilità che questo  Parlamento
  decida,  poi decida quello che la maggioranza che questo Parlamento
  vorrà,  ed introdurre elementi che io non comprendo sulla questione
  della esautorazione delle funzioni del Parlamento rispetto a quelle
  del  Commissario dello Stato tutta una serie di argomentazioni  che
  sono  articolate,  devo dire con grande intelligenza,  ma  che  non
  hanno  nulla  a  che vedere con il dibattito sul rinvio  del  voto,
  perché il problema non è la questione di merito e lo sappiamo tutti
  benissimo.  Il problema è far si che la Sicilia, una  volta  tanto,
  possa essere una Regione d'Italia perché in altre 19 Regioni non si
  vota.   C'è  un  dibattito  aperto  sulla  riorganizzazione   delle
  architetture di questa bellissima Regione di questo Stato.
   Pertanto, Presidente, onorevole Ardizzone, lo dico ai colleghi, se
  noi  dovessimo pensare di essere ancora in una epoca diversa,  come
  se tatticismi, balletti, danze della pioggia e argomentazioni siano
  utili  a  farci  capire  da  questo popolo  sovrano,  probabilmente
  perderemmo una grande occasione, che è quella di aprire nelle  sedi
  opportune,  e  nei  tempi e nei modi adatti, una discussione  seria
  sulla  riforma  di queste province come liberi consorzi,  ai  sensi
  dell'articolo 14.
   Tutto  è da definire, è tutto da costruire, è tutto da pensare,  è
  tutto da decidere.
   Però,  onestamente e concludo, lo dico a lei Presidente  Ardizzone
  che  dimostra sempre grande senso di responsabilità, se  dovessimo,
  alla luce di fantastiche violazioni dei diritti della minoranza che
  io  non  vedo assolutamente, immaginare ulteriori rinvii, ulteriori
  dilazioni  nel  tempo,  c'è  una  responsabilità  che  ognuno  deve
  assumersi.  La responsabilità di arrivare al voto per le  province,
  per  i  media  e per un tatticismo che viene ogni tanto consolidato
  con  il gioco delle parti, ognuno di questi nemici del voto, magari
  non  dichiarati,  questi  nemici della riforma,  questi  nemici  di
  adattare  questa  regione  ad  un dibattito  che  in  tutta  Italia
  possano,  alla  fine nella sommatoria dei ruoli,  nella  sommatoria
  delle  parti recitate portarci a dovere dire che ci abbiamo provato
  e non ci siamo riusciti.
   Pertanto, qualora non dovesse questo Parlamento trovare  il  voto,
  poi deciderà, ripeto, la maggioranza di questo Parlamento, e se non
  si dovesse trovare quella che è la giusta decisione e la sede unica
  che è questo Parlamento e non ci saranno più Commissioni che devono
  trattare   la   materia,   è  chiaro  che  c'è   un'assunzione   di
  responsabilità,  e  l'assunzione di responsabilità  sarà  di  tutti
  quelli  che a qualunque titolo vorranno perdere tempo in un modo  o
  nell'altro.  Rinviare  ad  altre sedi, Commissioni,  io  credo  che
  stasera  il disegno di legge debba incardinarsi, e domani  sera  si
  debba  cominciare la discussione con gli emendamenti. Diversamente,
  continua il balletto per non assumere mai la decisione con senso di
  responsabilità di pronunziarsi sul testo presentato dal Governo.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Asero.
   Poi  sono  iscritti  a  parlare l'onorevole Gianni  e  l'onorevole
  Grasso.

   D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per  un
  aspetto  che  ritengo  importante, che è  quello  innanzitutto  del
  rispetto  e del principio secondo il quale ognuno di noi in  questo
  Parlamento  è  legittimato  ad esprimere  posizioni,  ad  esprimere
  argomentazioni   che  possono  essere  utili  a  supporto   di   un
  ragionamento  che in una realtà, che in un aspetto complicato  così
  come   quello   che  stiamo  discutendo  andiamo  con   il   nostro
  convincimento a dare un contributo
   Non  è  escluso  da  un ragionamento che il dibattito  investe  un
  momento che non è solo il tema del rinvio della data delle elezioni
  atteso che sul dibattito, sul cambiamento, un cambiamento che vuole
  vedere un incontro reale verso quella che è la riduzione dei  costi
  della  politica,  la  riduzione, per parlare un  linguaggio  che  è
  diventato ormai molto di moda, che è quello di una nuova  forma  di
  governo della realtà del territorio e, quindi, la esistenza o  meno
  di  un ente intermedio, sicuramente è un dibattito molto importante
  che,  come  ho  avuto  modo  di  esprimere  in  Commissione  Affari
  istituzionali, ho detto che sicuramente al di là della elezione sì,
  elezione  no, avvia una fase in cui si individuano alcuni punti  di
  partenza:  il  principio dei liberi consorzi,  il  principio  della
  realtà delle aree metropolitane, il principio di un livello diverso
  del governo del territorio.
   Allora,  io  mi  permetto di dire, signor  Presidente,  che  è  un
  argomento  di carattere politico perché affronta diversi  punti  di
  vista  e diverse posizioni che ognuno legittimamente ritengo  possa
  esprimere.
    E' un problema di carattere istituzionale, dove c'è un momento in
  cui  va  visto  con i vari aspetti e, quindi, il  rispetto  di  una
  procedura  e  di  un percorso. Pertanto, ribadire che  non  bisogna
  criminalizzare chi la pensa in maniera diversa.
     L'onorevole Panepinto, con cui condividiamo tante volte un  modo
  di impegnarci in dibattiti e in temi delicati, non può essere amico
  di  chi  sostiene  un  percorso  che  io  vedo  riporti  sulla  mia
  posizione, e nemico di chi vede un percorso diverso: nell'ambito di
  un dibattito deve esserci spazio per un ragionamento, spazio per un
  confronto e per diverse opinioni che, in un momento importante come
  questo sicuramente viene evidenziato.
   Allora  io  dico  che, signor Presidente, il valore  dell'assetto,
  anche  dell'architrave  che  questa nostra  istituzione  Parlamento
  regionale  siciliano ha, che vede nella formazione  di  un'attività
  che  nasce  nelle commissioni e quindi di una sua  attività  che  è
  propedeutica a quella dell'Assemblea, le commissioni esercitano una
  funzione  importante, un ruolo importante, un ruolo che è anche  di
  carattere  istituzionale  e anche, a mio avviso,  amministrativo  e
  regolamentare,  perché  prepara  e avvicina  le  posizioni,  perché
  approfondisce  gli  argomenti, perché ne  determina  momenti  anche
  utili   per  spunti  che  poi  l'Assemblea,  con  il  lavoro  della
  Commissione, può senz'altro approfondire e recepire.
   In questo non è possibile dire che oggi la Commissione deve essere
  superata  d'emblée da quello che è il proprio ruolo  e  la  propria
  competenza.
     Io difendo un principio che è innanzitutto quello che il governo
  delle regole deve tornare ad essere momento importante della nostra
  vita istituzionale e parlamentare.
   La I Commissione non è stata nelle condizioni di esprimersi perché
  c'è  stato un momento altalenante, un momento di diversi testi  che
  il  Governo ha fornito e sui quali noi non abbiamo ancora avuto  la
  possibilità   di   esprimerci.  Pertanto,   chiediamo   che   venga
  evidenziato  in  questo comportamento -  che non  è  stato,  a  mio
  avviso, né ostruzionistico né tanto meno superficiale e ancor  meno
  di  mancanza di rispetto nel confronto che deve esserci  -  che  la
  Commissione non è stata nelle condizioni di operare perché  non  ha
  avuto i tempi.
   Quindi,  ritengo  che lei, signor Presidente,  ha  giustamente  un
  compito,  che  è quello di far valere le prerogative dal  punto  di
  vista  regolamentare ma, ancor più, le prerogative da un  punto  di
  vista  di  rispetto che tra questi vari livelli  di  governo  delle
  istituzioni deve esserci. Pertanto, la invito a lavorare perché  la
  condivisione    di    un   percorso   possa    essere    l'elemento
  caratterizzante,  nel rispetto delle posizioni che  ognuno  di  noi
  legittimamente esprime nei tempi necessari perché ciò si realizzi.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Gianni.  Ne  ha
  facoltà.
   Faccio  appello alla sua saggezza onorevole Gianni, nel  senso  di
  trovare una soluzione condivisa.

   GIANNI. Signor Presidente, come lei saprà, perché lei è un attento
  osservatore,  io  ho  dichiarato che  avrei  votato  contro  questo
  disegno  di legge. Ma se anche avessi voluto, o se volessi,  votare
  per questo provvedimento, non trovo le motivazioni.
       La legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, all'articolo 3, recita:
  «L'amministrazione  locale territoriale nella Regione  siciliana  è
  articolata,  ai  sensi  dell'art. 15 dello  Statuto  regionale,  in
  comuni  ed  in  liberi  consorzi  di  comuni  denominati  "province
  regionali"».  Che è istituito quindi un Consorzio di liberi  Comuni
  chiamato Provincia lo dice già la legge del 1986.
   In  questo  disegno di legge che è stato presentato non  ho  visto
  ancora nessun conto, per sapere dove risparmiamo. Perché se dovesse
  andare avanti questo disegno di legge - io spero che non succeda  -
  noi  ci  troveremmo .perché altrimenti io non capirei Monti  quando
  voleva eliminare le Province e poi non ce l'ha fatta non per motivi
  politici,   ma   per   motivi  costituzionali,   io   non   capirei
  eventualmente  come  dovremmo  fare  con  tutti  quei   riferimenti
  regionali che purtroppo o li fanno le Province o li deve  fare   la
  Regione,  non  può  farli  il  Consorzio  di  Comuni,  perché  sono
  prettamente  portate  ad  essere  individuate  dalla  Regione  come
  elementi - sono circa 160 punti - dei quali si occupa la Regione  e
  non  possono essere trasferibili al Consorzio dei Comuni  nascente,
  perché gli manca l'aggancio costituzionale.
   Io  mi  sarei  invece non preoccupato, ma avrei guardato  con  più
  attenzione alla possibilità di eliminare i gettoni di presenza  dei
  Consigli provinciali, avrei messo all'interno del disegno di  legge
  sulle  Province gli ATO  rifiuti, gli ATO idrici, le case popolari,
  le  ASI,  tutto  quello che c'è e che purtroppo costa  un  mare  di
  soldi,  perché  sono  un  sacco  di consiglieri  d'amministrazione,
  direttori, presidenti e quant'altro.
   Ora creare caos e aggiungere caos a caos in questo momento mi pare
  una cosa abbastanza strana, perché abbiamo già gli assessori fermi,
  il Governo della Regione è fermo.
   Io  mi  sarei  aspettato,  signor Presidente,  che  noi  oggi  qui
  parlassimo  dell'Enel,  dell'ENI, che qui noi  oggi  parlassimo  di
  lavoro; io mi sarei aspettato, signor Presidente, che lei oggi  qui
  avesse dedicato un pomeriggio al lavoro per uscire dalla crisi  che
  è ormai asfissiante.
   Purtroppo, signor Presidente, so che lei è stato obbligato a  fare
  questo  incontro odierno, ma io non posso venire in Aula e  leggere
  un  disegno  di legge che non mi convince, perché non  ha  un  solo
  numero  che  mi  possa  dire  quanto risparmiamo  e  quindi  perché
  dobbiamo eliminare le Province.
   La demagogia è una bella arte, specialmente per i politici, ma lei
  è una persona di alto profilo istituzionale: lo ha fatto quando era
  parlamentare e oggi più di ieri rappresenta le Istituzioni.
   Noi  non  possiamo continuare a giocare sulla pelle dei Siciliani.
  Noi abbiamo il dovere di parlare oggi di patto di stabilità  Questa
  Regione,  quest'Assemblea deve fare un ordine del giorno col  quale
  chiede  un  incontro immediato col Governo nazionale per  andare  a
  trattare la deroga o l'eliminazione del patto di stabilità,  che  è
  quello che sta asfissiando i Comuni e l'economia regionale.
   Presidente  Ardizzone, io credo che il Presidente  Crocetta  abbia
  fatto degli annunci seri.
   Io  credo che il Presidente Crocetta debba adesso andare oltre gli
  annunci:  si deve fermare e deve cominciare a tradurre gli  annunci
  in  fatti concreti e reali, perché noi rischiamo veramente,  e  non
  per le Province, la rivoluzione civile, perché la gente sta morendo
  di fame. La Sicilia è allo stremo  Parliamo di questo Presidente, e
  non di questa boutade.

   GRASSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   l'intervento
  dell'onorevole  Gianni è un po' l'intervento che mi ero  prefissata
  di  fare io. Siamo in un momento veramente delicato, e lo ripetiamo
  tutti da mesi. Oggi siamo qui impegnati a parlare di elezioni si  o
  elezioni no.
   Ma  che  cosa  ha  spinto il Presidente o qualche  Gruppo  a  dire
   bisogna  cancellare le province ? Sicuramente credo, suppongo  che
  lo spirito sia quello del contenimento della spesa.
   Io  non  voglio entrare nel merito del disegno di legge presentato
  oggi  e  sui  profili  di costituzionalità  e  sui  regolamenti  di
  attuazione che bisogna fare per applicarlo. Io dico semplicemente -
  e  qui  approvo quanto detto dall'onorevole Turano - che il  signor
  Presidente deve cercare di mediare per trovare una soluzione quanto
  più  condivisa  possibile, anche sugli emendamenti presentati,  che
  possa conciliare tutte le posizioni che ci sono in quest'Aula.
   Io  ritengo, e lo affermo da giorni, che andare a votare in questo
  momento  non  è  prudente.  E  non  è  prudente  per  un  senso  di
  responsabilità  che  io  mi sento, perché noi  abbiamo  un  preciso
  dovere, quello di risparmiare e contenere la spesa. Se andassimo  a
  votare  oggi,  con  la  promessa di riallocare  successivamente  le
  funzioni della provincia, perderemmo solo del tempo.
   Allora, è bene verificare gli emendamenti presentati, fissare  una
  data  delle elezioni che possa essere ottobre, e in questi sei mesi
  riallocare  le  funzioni,  poi  che siano  liberi  consorzi  o  che
  rimangano province poco conta, anche perché, ripeto, questo disegno
  di legge non è accompagnato da una relazione che evidenzi quale sia
  effettivamente il risparmio di spesa.
   Ancora un'altra considerazione: quando noi parliamo di consorzi  o
  di liberi consorzi, saranno veramente un risparmio della spesa o la
  duplichiamo?  E  quali  effetti hanno avuto i  consorzi  per  altre
  esperienze quale ad esempio gli ATO idrico?
   Oggi noi abbiamo un solo obiettivo e una sola risposta da dare  ai
  siciliani,  cercare  di  risparmiare il  più  possibile  laddove  è
  possibile  risparmiare, poi che ci sia un ente  intermedio  che  si
  chiami provincia o che si chiami libero consorzio poco importa.
   Ritengo che in questo momento dobbiamo occuparci di altri problemi
  che  sono  appunto  quelli  legati al patto  di  stabilità;  io  ho
  presentato  una mozione - e spero che in Conferenza dei  Capigruppo
  venga  calendarizzata al più presto - che è quella di impegnare  il
  Governo perché ci sia la deroga al patto di stabilità, e poi invito
  tutti  a  non  cercare di accontentare la folla,  le  persone,  con
   basta l'antipolitica  contraria alle province, perché così andiamo
  incontro  ad  un  sistema  che  è, tra  virgolette,  una  sorta  di
  dittatura, perché eliminiamo la rappresentatività.
   Allora eliminiamo i gettoni di presenza, riduciamo le indennità di
  carica,  cominciamo a dare l'esempio riducendo le nostre  indennità
  prima di ridurre quelle dei consiglieri provinciali.
   Diamo  noi  l'esempio  di spending review,  abbassiamo  le  nostre
  indennità  e  poi rifunzionalizziamo la spesa chiudendo  tutti  gli
  enti  che  non servono, consorzi ittici, ESA, consorzi di bonifica,
  IPAP  e  quant'altro,  assegniamo queste funzioni  alla  provincia,
  decentriamo.
   Inoltre,  la Comunità europea nel Trattato di Lisbona rafforza  le
  autonomie locali, rafforza gli enti intermedi, quindi elaboriamo  e
  orientiamo  il  nostro intendimento e il nostro  lavoro  in  questa
  direzione,  piuttosto che andare ad inseguire solo e  semplicemente
  parole pubblicitarie che non servono poi effettivamente allo  scopo
  che noi dobbiamo raggiungere.
   Quindi  l'appello  che io le rivolgo, signor  Presidente,  con  la
  professionalità,  con  la  serietà  istituzionale  che  ha  e   che
  dimostra,  è  di  rinviare a domani l'Aula  per  cercare  così  una
  condivisione  all'interno dell'Assemblea, che possa ragionevolmente
  fissare  una  data  delle  elezioni a sei  mesi,  e  rielaborare  e
  rivedere  insieme le posizioni, perché si possa veramente approvare
  una  legge  che  poi  si chiami provincia o libero  consorzio  poco
  importa.

   SIRAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SIRAGUSA.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   Governo,
  cittadini, oggi tutti con grande senso democratico hanno parlato di
  condivisione,  di rispetto delle prerogative della Commissione,  ma
  come  già  ribadito, è da più di tre mesi che si discuta  di  forma
  dell'ente di secondo livello.
   Come  ho  già detto, sono stati presentati vari disegni di legge-,
  anche  noi  ne  abbiamo presentato uno - ma  con  grande  senso  di
  condivisione e democraticità, si è giustamente pensato di creare le
  condizioni propedeutiche affinché tale grande riforma, che porrà la
  Sicilia   e   questo  Parlamento  all'avanguardia  nazionale,   sia
  elaborata  nei tempi giusti e questa sì con la giusta condivisione.
  Ma  come? Dando al Parlamento i tempi corretti, quindi, appunto, il
  disegno  di legge oggetto del dibattito, che solo questo fa.  Ormai
  troppo  tempo  si è perso, e quale luogo di maggiore  democraticità
  c'è,  che  non  quest'Aula? Quindi, signor Presidente, incardiniamo
  ora  il  testo  e  discutiamolo nel luogo  più  adatto,  quest'Aula
  appunto,  e  poniamo le basi per una riforma che porrà  la  Sicilia
  come modello per tutta la nazione.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ringrazio tutti gli  intervenuti,
  soprattutto quelli che hanno richiamato alla mia responsabilità una
  decisione  obiettivamente complessa e non facile. Ringrazio  coloro
  che hanno voluto sottolineare che da parte mia c'è stato, c'è e  ci
  sarà  sempre  rispetto massimo per il Parlamento. Debbo richiamare,
  peraltro,   che   proprio  su  indicazione  della  Conferenza   dei
  Capigruppo e quindi della Presidenza dell'Assemblea - lo  ricordava
  l'onorevole Panepinto - si è deciso che il 6 marzo comunque saremmo
  andati in Aula, si sarebbe dovuto iniziare il percorso. Poi ci sono
  stati altri eventi, presentati altri disegni di legge, iniziata  la
  relativa   discussione,  abbiamo  autorizzato  la   Commissione   a
  riunirsi. Non entro nel merito di tutto quello che è successo.
   Ho   esercitato   i  poteri  che  mi  conferisce  il   Regolamento
  richiamando proprio l'articolo 68 bis, che è un articolo che  poche
  volte è stato adottato in Aula. C'è un precedente relativo alla  XV
  legislatura,  lo ricorderà l'onorevole Cracolici -  gli  Uffici  mi
  hanno  appena  portato  diligentemente le  carte  -  proprio  sulla
  questione  blocca nomine , perché è arrivato in Aula il disegno  di
  legge con il percorso del 68 bis senza il passaggio in Commissione,
  e  si  discuteva  allora,  e  si  potrebbe  discutere  anche  oggi,
  considerando che la procedura è la stessa, una procedura rarissima,
  se la Commissione debba continuare ad esercitare il ruolo, se debba
  esprimere o meno un parere.
   Io sono dell'avviso che tutti i novanta parlamentari sono chiamati
  a decidere, in primo luogo i componenti della Commissione. E allora
  procediamo  nel modo seguente: incardiniamo stasera questo  disegno
  di   legge   senza  espropriare  la  Commissione,  continuiamo   la
  discussione  generale fino a domani, dando poi ventiquattro  e  non
  quarantotto  ore di tempo ai singoli parlamentari per presentare  i
  vari  emendamenti, rinviando quindi l'Aula a martedì  per  iniziare
  l'esame  degli  emendamenti. Ovviamente vi  sono  delle  difficoltà
  interpretative che, giustamente, mi evidenziano gli Uffici,  perché
  il  ruolo  della  Commissione, esiste o non  esiste,  c'è  e  dovrà
  chiamare  a  esprimere  un  parere. Ricordo  a  tale  proposito  il
  precedente  dell'onorevole Minardo, presidente della I Commissione,
  che ha espresso un parere su un testo che non aveva esaminato.
   Lunedì   mattina   gli   Uffici  faranno   un   esame   preventivo
  sull'ammissibilità  degli emendamenti, perchè  la  costituzionalità
  deve  essere esaminata, e posso dire che mi fido molto - così  come
  noi  tutti  -  degli Uffici di questa Assemblea. Lunedì  pomeriggio
  verranno  trasmessi in Commissione affinché la stessa  si  pronunci
  sui  singoli  emendamenti,  ritenuti  già  ammissibili,  e  martedì
  inizieremo  la  discussione sugli emendamenti. E'  chiaro  che,  di
  volta  in volta, il Governo, così come la Commissione, esprimeranno
  il  loro parere, e verrà data la possibilità a tutti i parlamentari
  di  esprimersi  liberamente,  con scrutinio  segreto,  per  appello
  nominale o per alzata e seduta.
   E'  chiaro che l'obiettivo è quello di arrivare entro la settimana
  prossima  ad  esitare un disegno di legge, perché ho  compreso  che
  tutti  vogliono  la  riduzione dei consiglieri  provinciali,  tutti
  vogliono una riorganizzazione, chi vuole la soppressione, chi parla
  di  enti  intermedi,  comunque questa Aula in ogni  caso  si  dovrà
  pronunciare, perché la cosa peggiore sarebbe quella che questa Aula
  non si pronunciasse.
   Quindi i tempi sono così contingentati. Incardiniamo il disegno di
  legge  n.  278 che è quello presentato dal Governo. E'  chiaro  che
  anche  il  Governo  potrà  presentare  emendamenti  al  testo   che
  ritornerà  in  Commissione. Ma attenzione, onorevoli  colleghi,  la
  Commissione  non sarà chiamata riscrivere il disegno di  legge,  ma
  solo ad esprimere parere preventivo sull'ammissibilità o meno degli
  emendamenti.  Così stabiliamo un precedente - se  mi  è  consentito
  dire  -  perché  ogni  volta,  soprattutto  durante  l'esame  della
  finanziaria, c'è la rincorsa sugli emendamenti ad esprimere  parere
  nell'immediato.  Siccome  c'è  il tempo  per  esaminare  i  singoli
  emendamenti io penso che possiamo così procedere.
   Pertanto  iniziamo  la  discussione  generale,  che  pregherei  si
  chiudesse  domani sera, e fissiamo il termine per la  presentazione
  degli  emendamenti a venerdì alle ore 18,00. Entro  lunedì  mattina
  gli  Uffici  esamineranno l'ammissibilità degli  emendamenti  e  li
  invieranno  sia  al  Governo  che  alla  Commissione.  E  di  tutta
  evidenza, siccome sono stati fatti richiami alla condivisione, alla
  diligenza  un  po'  di tutti che se si dovesse trovare  un  sistema
  condiviso si potrebbe arrivare ad una procedura accelerata in Aula.

   RINALDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  ho  ben
  capito,  quindi  si procede con la discussione generale   che  sarà
  chiusa domani.

   PRESIDENTE.  Domani chiudiamo la discussione generale cercando  di
  contingentare  i tempi per arrivare giorno 19 marzo. E'stato  fatto
  appello  alla Presidenza di rimandare tutto in Commissione,  ed  ho
  cercato  di  trovare una soluzione condivisa che  potesse  dare  la
  possibilità alla Commissione di esprimersi e all'Aula di continuare
  i lavori.
   Tutti  gli  interventi  che ci sono stati  non  sono  stati  sulla
  discussione generale ma sono stati sull'ordine dei lavori.

   RINALDI. Quindi noi praticamente presenteremo gli emendamenti  sul
  disegno di legge 278, il testo che c'è, quello che abbiamo discusso
  finora  in  Commissione? Che è stato lo stralcio,  lo  mettiamo  da
  parte e ripartiamo sempre dal testo base? E in Commissione arriverà
  il testo base e su quello presenteremo gli emendamenti?

   PRESIDENTE. Onorevole Rinaldi, in Commissione arriveranno solo gli
  emendamenti al testo base.

   RINALDI.  Quindi  in  Commissione lunedì sera  o  martedì  mattina
  esamineremo  solo gli emendamenti al fine di esprimere  parere  nel
  momento in cui la Commissione verrà interpellata, perché essendo la
  procedura  quella  del  68 bis, il dubbio è  se  la  Commissione  è
  definitivamente espropriata o meno, e non ritengo opportuno che ciò
  avvenga.

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ovviamente  gli
  emendamenti non hanno più dal vincolo di essere stati presentati in
  Commissione?

   PRESIDENTE.   No,   assolutamente,  abbiamo  superato   tutte   le
  procedure.

   FORMICA. Signor Presidente ma la discussione a questo punto, visto
  che si è dato il termine fino a venerdì di presentare, giustamente,
  gli  emendamenti perché non la spostiamo a martedì all'articolo  1,
  come è stato fatto tante volte?

   FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine del lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente ha detto che possiamo  presentare  gli
  emendamenti  fino  a  venerdì per poi lunedì vagliarli  e,  quindi,
  capire  se  sono  ammissibili. Ma,  nel  caso  in  cui  il  Governo
  presentasse un emendamento di riscrittura, cosa succede? Si  va  ad
  ulteriori    termini   per   poter,   eventualmente,    subemendare
  quell'emendamento interamente sostitutivo?

   PRESIDENTE.  Onorevole  Falcone,  questo  tempo  serve  a  trovare
  l'intesa,  perché già il Governo ha presentato un  emendamento,  se
  era questa l'intesa che si voleva trovare in Commissione.

   FALCONE.  Io non l'avrei detto. Se noi volessimo creare  un'azione
  dilatoria  io non l'avrei detto. Il fatto di dirlo è, proprio,  per
  trovare eventualmente un'intesa.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, al  di  là  del
  fatto,  ma  lo  dico con tono scherzoso, che lei ha citato  un  mio
  intervento  che era volto semplicemente a prendere un po'  in  giro
  l'allora  presidente Minardo, al quale si chiedeva il parere  nella
  qualità  di  Presidente  della Commissione,  che  però  non  avendo
  esitato il testo parlava solo a titolo personale .
   E  credo  che,  paradossalmente, noi  siamo  adesso  nella  stessa
  situazione.

   PRESIDENTE. No, onorevole Cracolici, perché mi sono determinato in
  maniera   tale   da  dare  la  possibilità  alla   Commissione   di
  intervenire.

   CRACOLICI. Al di là dei tempi, lei si è determinato, se ho  capito
  bene nel senso che abbiamo un testo, che è quello che è arrivato in
  Aula, il 278, ed è su quello che si presentano gli emendamenti.
   Questo  testo, come è noto, non è stato esitato dalla  Commissione
  quindi,  ai  sensi, della procedura del 68 bis lei lo ha richiamato
  come testo base per l'Aula.
   Appare ovvio che se la Commissione non si è pronunciata sul  testo
  base,  non  si  può pronunciare sugli emendamenti per  la  semplice
  ragione  che la Commissione, sugli emendamenti, si esprime in  Aula
  attraverso  il  presidente o la maggioranza  dei  componenti  della
  Commissione,  dando un parere sugli emendamenti  presentati,  fermo
  restando  la  sua  prerogativa, che ha già annunciato  di  valutare
  l'ammissibilità  o  meno, mi permetto di aggiungere,  non  solo  di
  ordine  costituzionale - non vorrei che vada a  finire  che  stiamo
  diventando  qua tutti costituzionalisti -, ma anche  relativa  alla
  coerenza col testo, perché ho sentito emendamenti anche un po'  più
   fantasiosi , che c'entrano poco col testo.
   Ma  rimaniamo al merito. La Commissione lunedì pomeriggio,  quando
  si  riunirà  si  limiterà a dare parere a degli  emendamenti,  così
  stiamo costituendo un precedente: riuniamo la Commissione perché si
  diano  dei pareri, cosa che si è sempre fatto in Aula come  prevede
  il Regolamento.
   Stiamo  parlando  della  procedura che  ha  annunciato  il  signor
  Presidente dell'Assemblea.
   Lo  dico  perché  io sono per mediare, per unire, per  far  votare
  all'unanimità, se ci riusciamo.
   Però,  attenzione,  evitiamo di fare lavoro inutile.  Se  in  Aula
  arriveranno   gli   emendamenti,  così  come   il   Presidente   si
  determinerà, la Commissione dirà quelli che le piacciono  e  quelli
  che  non  le  piacciono, allora perché la Commissione  si  riunisce
  prima  per dirlo? E' un lavoro assolutamente inutile. Anche  perché
  se  il  Governo,  come  sembra,  ha annunciato  un  emendamento  di
  riscrittura,  non  è che su questo si riaprono altri  termini,  per
  presentare i subemendamenti. Sarà un emendamento uguale agli altri,
  e  se  approvato,  e  altri  emendamenti  andassero  in  difformità
  all'emendamento approvato, verranno dichiarati  decaduti.
   Penso, quindi, che la procedura di ritornare in Commissione lunedì
  pomeriggio,  dopo la selezione del Presidente, obiettivamente,  sia
  un  esercizio accademico di interesse culturale, ma nulla ha a  che
  vedere  con  la  procedura d'Aula, ai fini  del  parere  che  dovrà
  esprimere qui la Commissione.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente, ci chiarisce questo  passaggio  in
  commissione?

   PRESIDENTE.  Ribadisco, in base all'articolo 68 bis, che  è  stato
  utilizzato  pochissime volte in quest'Aula,  perché  i  disegni  di
  legge  arrivavano sempre da parte della Commissione, abbiamo dovuto
  accelerare la procedura, d'intesa con i Capigruppo.
   La  Commissione non ha espresso un parere, non c'è  una  relazione
  della Commissione.
   E'  chiaro  che  al  disegno di legge, che viene  incardinato,  il
  numero  278, possono essere presentati emendamenti. Ricordava  bene
  l'onorevole  Cracolici circa il precedente sul  blocca nomine .  In
  quel  caso,  non  essendosi determinata la  Commissione  nella  sua
  interezza, sostanzialmente, il Presidente, esprime un parere  senza
  averne il titolo.
   Siccome  abbiamo  i  tempi perché ci sia un lavoro,  non  solo  di
  condivisione,  ma di approfondimento, perché se dovessero  arrivare
  200  emendamenti, non credo che quest'Aula sarebbe  in  condizione,
  senza  un  lavoro preventivo di fare un esame giusto ed articolato,
  perché  tutto  dobbiamo  fare  tranne che  partorire  un  obbrobrio
  giuridico  all'esterno, perché può succedere di  tutto,  dall'esito
  dell'Aula.
   Ritengo sia giusto che la Commissione non riesamini il disegno  di
  legge  ma  si  esprima  sugli emendamenti che  preventivamente  gli
  Uffici abbiano esaminato, sia in ordine alla costituzionalità,  sia
  in  ordine agli argomenti ed all'ammissibilità di pertinenza con la
  materia  delle  province, questo mi sembra più che ovvio,  e  possa
  esprimere  un  parere misurato. E' chiaro che il 19  sera,  martedì
  sera, noi inizieremo a discutere sugli emendamenti.
   In  ordine alla richiesta dell'onorevole Formica di rinviare tutta
  la   discussione  generale,  ribadisco  che  viene  avviato  questo
  percorso  per cercare di trovare un'intesa e per dirimere  i  tempi
  dell'Aula,  non  per  strozzare  il  dibattito,  in  termini  anche
  ostruzionistici  per  carità, perché  ognuno  esercita  il  proprio
  ruolo, comunque dobbiamo evitare confusione su questo.
   Considerato che domani, giovedì, abbiamo la possibilità di parlare
  delle  province  e  vedere quello che il  Parlamento  e  i  singoli
  gruppi,  ne  pensano,  domani chiuderei la discussione  generale  e
  inizierei martedì ad esaminare gli emendamenti. E' chiaro che se la
  Commissione  dovesse  trovare un'intesa, per questa  Presidenza  il
  percorso sarebbe chiaramente più agevolato.
   Quindi  chiudiamo  la  discussione generale  entro  domani,  entro
  venerdì alle ore 18.00 presentiamo gli emendamenti, gli emendamenti
  -  ribadisco  -  vengono mandati in Commissione per  il  parere,  e
  martedì si inizierà ad esaminarli in Aula.
   Come  ben  ricordava l'onorevole Cracolici è chiaro che  se  viene
  approvato  un  emendamento è possibile che gli altri che  siano  in
  contrasto decadano.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  in  merito  alla
  discussione generale il mio intento era proprio questo: nel caso in
  cui in Commissione, me lo auguro, si dovesse riuscire a trovare una
  sintesi  su  una  modifica  condivisa la discussione  generale  che
  stiamo  facendo stasera e che continueremo domani sarebbe  inutile.
  Perché la discussione generale - onorevole Cracolici, è lei che  si
  vuole  arrampicare - ha un oggetto, se si raggiunge una sintesi  in
  Commissione cambia l'oggetto della discussione. Ma è più  probabile
  che  si faccia dopo che la Commissione si è riunita, quindi secondo
  me  rinviarla a martedì sarebbe utile perché entreremmo nel merito,
  senza aprire un'altra discussione generale.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO. Signor Presidente, da componente della I Commissione le
  chiedo  una  conferma sulla procedura che lei  ha  appena  segnato.
  Ovviamente  lunedì si riunisce la Commissione, siccome abbiamo  già
  verificato che l'onorevole Formica è in grado di tenerci anche fino
  alla vigilia delle elezioni in Commissione

   PRESIDENTE. Sì, e poi sarà l'Aula a determinarsi.

   PANEPINTO.  Dovremmo anche istituire un capitolo   rimborso  spese
  fac-simile ,  perché se continuiamo così fino  alla  vigilia  delle
  elezioni servirà. Significa che se la I Commissione - come accaduto
  per  centonovantanove emendamenti ma penso che ne arriveranno altri
  -  comunque allo spiare dell'ora X prima di venire in Aula,  chiude
  le sue funzioni

   PRESIDENTE.  L'Aula  si  determinerà  sui  singoli  emendamenti  a
  partire dalle ore 16.00 di martedì.

   PANEPINTO. Quindi se la Commissione fallisce nell'obiettivo  della
  sintesi?

   PRESIDENTE. Pazienza.

   PANEPINTO. Perfetto, signor Presidente, che sia messo a verbale.

   RINALDI. In Commissione la selezione degli emendamenti ci  sarà  o
  no?

   PRESIDENTE.   Onorevole  Rinaldi  non  porti   confusione,   parli
  direttamente dal podio.

   PANEPINTO.  Praticamente  lunedì  pomeriggio  la  Commissione   si
  riunisce perché entro venerdì verranno presentati gli emendamenti e
  gli Uffici li devono esaminare, per me possiamo fare anche sabato e
  domenica

   PRESIDENTE: Non ho capito il problema onorevole Panepinto?

   PANEPINTO: No il problema reale è che bisogna capire una procedura
  che  è  secondo me è inusuale. La Commissione è quindi  autorizzata
  entro  le  due  a  chiudere  o ammainare  bandiera  bianca?  Signor
  Presidente è un passaggio essenziale.

   PRESIDENTE.  Glielo ribadisco. Martedì inizieremo a discutere  con
  gli emendamenti, o meglio degli emendamenti.

   PANEPINTO. La Commissione alle 2.00 conclude i suoi lavori o  alle
  2.00  ci  rimettiamo  poi  all'Aula; che sia  verbalizzato  e  che,
  quindi, ci sia memoria.

   PRESIDENTE. Non verbalizzato; resta così deciso.

   RINALDI . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI. Signor Presidente, siccome faccio parte pure io  della  I
  Commissione vorrei capire: lunedì che ci riuniamo a fare se lei già
  fa  una  selezione,  con gli Uffici, di tutti gli  emendamenti  che
  vengono presentati entro venerdì e noi come Commissione non abbiamo
  la possibilità di selezionare gli emendamenti e far uscire un testo
  dalla Commissione con gli emendamenti approvati. Me lo spiega?

   PRESIDENTE. Onorevole Rinaldi, non ho compreso.

   RINALDI.  Glielo  ripeto. Speravo di parlare in italiano.  Se  noi
  presentiamo  gli emendamenti entro venerdì, dopodiché  gli  Uffici,
  insieme  a  lei,  faranno  una selezione di  questi  emendamenti  e
  arriverà  un testo che è il 278 con gli emendamenti selezionati  in
  Commissione .

   PRESIDENTE.  Non  arriverà il 278 perché il 278  è  già  in  Aula;
  arriveranno  gli emendamenti in Commissione perché  la  Commissione
  non  si  è  determinata. Quindi stiamo dando  la  possibilità  alla
  Commissione  di  esaminare ed esprimere parere in Aula  perché  non
  venga lasciato solo l'onorevole Forzese.

   RINALDI.   Volevo  chiederle  un'altra  cosa:   lunedì   sera   in
  Commissione di questi emendamenti che arrivano  cosa facciamo?

   PRESIDNETE. Come che fate, esprimete parere e li valutate.

   RINALDI. E poi li rivediamo in Aula?

   PRESIDENTE. Ma scusi, il presidente della Commissione quando  dice
   parere favorevole  o  contrario , lo dice a titolo personale  o  a
  titolo della Commissione?
   Non solo viene data la possibilità alla Commissione di esaminare i
  pareri,  e  pure  deve  essere  contestata   la  Commissione.   Io,
  francamente, non lo comprendo questo ragionamento.

   RINALDI.  Signor  Presidente, non ho capito  la  duplicazione  fra
  lunedì  sera  e  martedì;  se noi già lunedì  sera  esaminiamo  gli
  emendamenti e diamo parere poi martedì

   PRESIDENTE.  Mi dispiace, lunedì la Commissione se vuole  lavorare
  sarà qua a lavorare se non vuole lavorare chiederemo il parere  sul
  momento.

   RINALDI.  Le  voglio chiedere un'altra cosa: se lunedì  noi  diamo
  parere contrario ad un emendamento, arriva in Aula martedì o no?

   PRESIDENTE.  Certo  E' il parere contrario,una volta  che  lei  dà
  parere contrario sarà l'Aula a determinarsi con il parere contrario
  della Commissione.

   RINALDI. Ma è pazzesco tanto vale che lo portiamo in Aula

   FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori  ma
  anche sulla richiesta  formale, a nome del Popolo della Libertà, di
  rinviare  a  martedì  la  discussione  generale,  perché  c'è   una
  motivazione  molto  chiara. In questo momento abbiamo  in  Aula  un
  testo,  il  278, che poi è lo stralcio di un precedente disegno  di
  legge   governativo   che  già  è  stato  superato   dalla   stessa
  Commissione, dal presidente Forzese, ma anche dal Governo.
   C'è  un  emendamento di riscrittura che è stato  elaborato  grazie
  anche  al  Commissariato  dello Stato che  io  in  questa  sede,  a
  differenza  di altri, vorrei ringraziare per la collaborazione  che
  profonde  a  favore  di  questa Assemblea e non  in  maniera,  come
  qualcuno dice, ostruzionistica.
   Ritengo  che dobbiamo rinviare la discussione generale  a  martedì
  perché  se dalla Commissione uscisse, uscirà - ed è mio auspicio  -
  un  testo condiviso, comunque bisognerà partire e si partirà da  un
  testo che è diverso da quello che noi abbiamo in Aula, tutto quello
  che diremo sarà superato.
   Allora,  signor Presidente, siccome qua mi sembra che  ci  sia  la
  corsa,  ma lei sa bene che chi corre troppo poi va a sbattere,  noi
  non stiamo perdendo tutto questo tempo.
   Mi  sembra, invece, più opportuno e lo dico all'assessore Valenti,
  presente  in Aula, che rinviamo a martedì l'apertura del dibattito,
  nel  frattempo  troviamo delle soluzioni - come  questa  Presidenza
  giustamente  ha  auspicato - di condivisione, alla fine  può  anche
  darsi  che  già  martedì arriveremo a un testo  condiviso,  ad  una
  discussione  generale  lineare  coerente  con  le  aspettative  dei
  siciliani in questo momento senza fare, invece, dei testi di  legge
  che  alla  fine possono essere un male peggiore rispetto  a  quello
  attuale.
   Signor  Presidente, chiedo che tutto sia rinviato a martedì  senza
  aprire  un  dibattito  su  una  discussione  generale  che  oggi  è
  assolutamente inutile, ma soprattutto intempestivo.

   CAPUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Spero che almeno lei inizi a  discutere
  su come intende il sistema province.

   CAPUTO. Signor Presidente, io intervengo sulle sue dichiarazioni e
  sulle sue determinazioni.
   Signor Presidente, credo che corriamo il rischio di passare da  un
  precedente  negativo, che tutti ricordiamo, ad un  presente  ancora
  più negativo.
   Se  noi  leggiamo  l'articolo  68 bis,  e  so  di  parlare  ad  un
  Presidente che fa un lavoro ed una attività professionale pari alla
  mia e a tanti altri colleghi, si renderà conto che questo articolo,
  signor  Presidente, io le consiglierei di consultarsi  con  i  suoi
  Uffici,  perché l'articolo 68 bis che lei ha richiamato rischia  di
  non essere applicabile in questa fattispecie. L'articolo 68 bis  fa
  riferimento  ad una fattispecie di una Commissione  che  nei  tempi
  normali  non  riesce ad esitare un disegno di legge. Evidentemente,
  ed è giusto che sia così, lei non è stato informato, probabilmente,
  non  era presente, di quello che è successo in Commissione. Quindi,
  la  Commissione non ha esitato il disegno di legge perché non lo ha
  voluto  fare,  perché  il Presidente Forzese dopo  che  sono  stati
  presentati  i primi emendamenti al disegno di legge del quale  oggi
  ci   stiamo  occupando,  dopo  un  incontro  con  gli  Uffici   del
  Commissario dello Stato, ha ripresentato un emendamento  totalmente
  di riscrittura.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, vi  comunico  che  la  fumata  è
  bianca. Quindi, è stato eletto il nuovo Papa ma  non si sa  chi  è.
  Spero  che  sia  veritiera per non fare  un  gaffe.  Ora  mi  hanno
  chiamato. Mi confermano che è  così ed ho il piacere di comunicarlo
  all'Aula.

   CAPUTO.   Io  non  vorrei  turbare  la  concordia  religiosa   del
  Parlamento.

   FALCONE. Sospendiamo l'Aula. C'è la fumata bianca

   PRESIDENTE. L'ho detto già, l'ho comunicato all'Aula. Mi  è  stato
  comunicato e l'ho comunicato in tempi reali.

   CAPUTO.   Rinviamo  di una settimana  Una volta  si  diceva   ogni
  morte di Papa

                           (brusio in Aula)

   PRESIDENTE.  Agli amici di Cinque Stelle, vorrei dire  che  questi
  sono assaggini della finanziaria

   CAPUTO.  Signor Presidente, le chiedo di non applicare  l'articolo
  68  bis  e  chiedo che venga messo a verbale perché si  rischia  di
  inficiare  l'intero  lavoro  del Parlamento  e  della  Commissione.
  L'articolo  68  bis non è applicabile perché la Commissione  non  è
  stata  messa in condizione di lavorare con serenità perché è  stato
  presentato un emendamento di totale riscrittura del testo.
   Quindi,  signor  Presidente, le chiedo  di  non  applicare  questa
  procedura,  anche  perché lei mi deve dire  come  la  concilia  con
  quanto  approvato in sede di modifica di Regolamento, in  relazione
  al  divieto di ripresentare emendamenti in Aula che non sono  stati
  approvati  o  presentati in Commissione. Lei rischia di  ledere  le
  prerogative del Parlamento e di applicare una procedura  totalmente
  lesiva delle prerogative del Parlamento.
   Quindi,   signor  Presidente,  io  le  chiedo  di  non   applicare
  l'articolo  68 bis e di consentire la normale procedura  di  questo
  disegno  di  legge: l'esame in Commissione e poi,  successivamente,
  l'invio in Aula.

   PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, diciamo che  non
  possiamo  continuare a giocare sulle parole perché è  un  modo  per
  farci solo del male.
   Io credo che non sfugga a nessuno che

                 (Interruzione dell'onorevole Falcone)

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, si è precedentemente determinata la
  Presidenza. Siamo già nel merito ed è stato incardinato il  disegno
  di legge n. 278. L'onorevole Cracolici sta intervenendo sul merito.

   CRACOLICI.  Mi  sento all'asilo  Mariuccia ,   nel  senso  che  se
  dobbiamo  votare per discutere, aboliamo il Parlamento   Parlamento
  vuol  dire  parla mento , cioè per parlare, quindi evitiamo di fare
  richieste ridicole.
   Io  penso  che  questa  iniziativa, che  viene  oggi  in  Aula  in
  discussione,  in  qualche modo è coerente con  quanto  abbiamo  già
  fatto  nel  corso dell'anno 2012 quando il Parlamento siciliano,  a
  seguito  di  iniziativa assunta dal Governo  nazionale,  decise  di
  rinviare  le  elezioni che ci sarebbero state nella  primavera  del
  2012  per  alcune province che erano in scadenza o  che,  comunque,
  erano  decadute a seguito di dimissioni dei rispettivi  presidenti,
  di rinviare il voto all'anno successivo e, comunque, ad un'apposita
  norma  per definire poteri e la natura ed i confini delle  province
  stesse.
   Signor  Presidente, io credo che abbiamo scelto già una  procedura
  simpatica,  fantasiosa,  però  io  ci  sto.  Ho  voluto  aprire  la
  discussione generale per consentire e ricordare a questo Parlamento
  che  ci può essere un momento in cui si scontrano opinioni e ci  si
  misura  lealmente secondo le logiche tipiche di un Parlamento,  con
  maggioranza  e minoranza; ma ci sono momenti nei quali  il  sistema
  politico non può sfidare il buon senso.
   Allora,  immaginare  che  in Sicilia,  unica  regione  in  Italia,
  possiamo consentirci, in un clima che è quello che è, di andare  al
  voto per il rinnovo dei presidenti e dei consigli provinciali, come
  se  nulla fosse accaduto, come se nulla fosse avvenuto nel  sistema
  istituzionale e politico di questo Paese, io lo vedo come  un  atto
  non  di  miopia, ma come un atto di aberrazione della politica  che
  non è in grado di comprendere le fasi.
   Io  credo  che questo Parlamento, tutto si può consentire,  tranne
  che  di essere sordo, cieco e non vedere quello che sta succedendo.
  Ecco perché io penso che il tema delle Province - che io non chiamo
  scioglimento  delle Province, io lo chiamo in altra  maniera  -  ci
  obbliga  a  riformare il sistema pubblico per  quanto  ci  riguarda
  nella nostra Regione.
   Io  immagino  che  i futuri liberi consorzi, istituzioni  di  area
  vasta,  si  chiamino come si voglia, dovranno, a mio avviso,  avere
  compiti che nessun altro organo dell'amministrazione pubblica potrà
  avere  nel  suo ordinamento. Cioè, gli organi di area  vasta,  così
  come  penso  anche  i Comuni e così come penso  anche  la  Regione,
  dovranno  esclusivamente  avere  compiti  che  non  possono  essere
  ripetuti  da  altri  organi.  E  quello  che  io  immagino  non   è
  l'indebolimento delle Province  o di come si chiameranno, ma semmai
  il rafforzamento dei loro poteri
   Io  sono  dell'avviso  che la Regione dovrà fare  una  bella  cura
  dimagrante con l'istituzione dei nuovi Consorzi; ad esempio dovremo
  trasferire  gli  uffici  del Genio civile, dovremo  trasferire  gli
  Ispettorati  agrari, dovremo trasferire gli Ispettorati provinciali
  del  lavoro  e,  perché  no, trasferire le  Sovrintendenze  e  dare
  compiti  esclusivi a questi organismi di gestione  delle  procedure
  autorizzative  e  di  vigilanza sulle attività proprie  degli  Enti
  locali.
   Altro  che  azzeramento o cancellazione  Si  tratta  di  ripensare
  l'amministrazione, di renderla moderna, di renderla compatibile col
  principio della responsabilità.
   Signor  Presidente,  a  me  è  capitato  spesso  di  trovarmi   in
  situazioni che da politico ho una sorta di scissione nel momento in
  cui  poi,  a volte, penso da cittadino. Mi capita, girando  la  mia
  provincia  che  è  grande e lunga e ci sono  tantissime  strade  di
  competenza  provinciale, mi capita spesso  di  trovarmi  in  strade
  dissestate, con buche, con una gestione inesistente del territorio,
  della vigilanza, della manutenzione. E mi capita spesso di arrivare
  quando,   dopo   tante  buche  che  mettono  a   dura   prova   gli
  ammortizzatori delle macchine, quando arrivi la prima cosa  che  ti
  viene  in  mente è che te la prendi col Sindaco. Perché giustamente
  se  arrivi in un Comune e per arrivarci la strada è complicata, chi
  è la figura istituzionale più immediata alla quale ci si riferisce?
  Il Sindaco
   Capita  spesso che io, come cittadino, istintivamente sono portato
  ad  attribuire la responsabilità di una condizione di degrado e  di
  abbandono all'amministrazione del territorio. Scopri poi che quella
  strada  -  perché  poi  noi viviamo anche in  condizioni  surreali:
  abbiamo  un  mix  tra  strade statali, strade  provinciali,  strade
  comunali, cioè bisogna avere un cartello per orientarsi sulle varie
  competenze, che spesso si ha, tra una strada e l'altra - scopri che
  quella  strada è di competenza della Provincia, e siccome  è  della
  Provincia il sindaco non può fare nulla e, quindi, di quella strada
  non se ne occupa nessuno.
   Può    continuare    questa   condizione    di    irresponsabilità
  amministrativa? Vedete, io non sto parlando della politica, non sto
  parlando  dei  Consigli,  del  Presidente,  sto  parlando  di   una
  funzione  E la funzione non è connessa alla rappresentanza,  perché
  anche qui finiamola con una demagogia
   Io  sono  uno convintamente e profondamente ancorato alla  cultura
  democratica e le istituzioni democratiche sono salve nel momento in
  cui  funzionano.  Non sono orpelli o luoghi dove un  ceto  politico
  tende  ad  autorappresentarsi, senza tenere conto della  condizione
  reale,  della  percezione reale che hanno  i  cittadini  di  quegli
  organi.
   Io  ricordo  che  già  in Sicilia è successo molte  volte  che  le
  elezioni  provinciali sono le elezioni con la più bassa percentuale
  di  votanti nella nostra regione, spesso attenuata dal fatto che si
  vota  contemporaneamente una volta con i Comuni, una volta  con  le
  europee,  ma  quando si vota da solo un organo provinciale  sono  i
  cittadini che hanno già deciso che le province così come  sono  non
  servono a nulla.
   Ed  allora,  possiamo continuare ad andare contro il  buon  senso?
  Possiamo  continuare a far finta che c'è una domanda di cambiamento
  che la politica non vuole recepire?
   Ecco perché io mi  metto a ridere all'idea che qualcuno qui dentro
  pensi   che   da  questa  discussione  con  le  furbizie   un   po'
  regolamentari, un po' da ostruzionismo per perdere tempo, si  possa
  uscire.  Se  qualcuno  pensa ad una cosa  del  genere  per  davvero
  bisogna  chiamare il sindaco del proprio comune e  fargli  fare  un
  trattamento sanitario obbligatorio  Perché se qualcuno pensa che da
  questa discussione noi possiamo permetterci di uscire come se il 26
  maggio  si  va a votare per le province in Sicilia, come  se  nulla
  fosse  avvenuto,  ma  per  davvero  non  pensate  che  non  bisogna
  sciogliere  le province, ma bisognerà sciogliere questo Parlamento,
  altro che le province
   Bisognerà sciogliere la sordità di questo Parlamento
   Ecco perché io credo che c'è un tempo delle opinioni legittime, ma
  le  opinioni  legittime  devono misurarsi  con  la  possibilità  di
  qualificare  il  tipo  di  riforma da fare.  Scontriamoci  su  come
  vogliamo, in futuro, questi organi intermedi, non scontriamoci  tra
  chi  pensa  che perdendo tempo  così facciamo votare . Ma  facciamo
  votare  cosa? Facciamo votare chi? Saranno i cittadini che andranno
  a votare?
   Vi ricordo che il 47 per cento dei siciliani è andato a votare per
  le  elezioni  di  questa  Regione. Il 47 per  cento   Attenzione  a
  giocare  col  fuoco  La democrazia va annaffiata, va coltivata,  va
  favorita,  ma  non  rendiamola  ridicola   Ecco  perché   io   sono
  dell'avviso che bisogna assolutamente non solo rinviare il voto, ma
  decidere  che per gli enti intermedi non esistano più  elezioni  di
  primo  grado  e decidere che gli organi di enti intermedi  dovranno
  essere  esclusivamente organi di secondo livello, cioè  eletti  dai
  consiglieri  comunali  rappresentativi  dei  propri  comuni,  della
  volontà popolare.
   Io  penso  che questo sia un modo serio di avviare un processo  di
  riforma  che  non si chiude con le province, ma che inizia  con  le
  province e che dovrà investire innanzitutto questo Palazzo,  questa
  Istituzione,  questa  Regione che troppo spesso  e  ancora  oggi  è
  vissuta  dai cittadini come un pachiderma dormiente che, spesso,  è
  contro  i  diritti  dei  siciliani e  non  favorisce  tutte  quelle
  opportunità e quelle vocazioni che devono essere proprie attraverso
  un'Amministrazione  moderna, snella, celere e capace  di  garantire
  sviluppo e non rendite di posizione.
   Ecco  perché  io  penso  non solo  che dobbiamo fare  la  riforma,
  questa legge, ma la dobbiamo fare senza sfregiare l'appartenenza al
  valore  alto della politica. La politica deve essere partecipazione
  ma  utilità; se la partecipazione diventa altro dall'utilità  della
  democrazia noi facciamo un grave danno alla partecipazione  e  alla
  democrazia.

   ASSENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, aderisco  al  suo
  invito  di intervenire nel merito perché ci tengo a dire la mia  su
  un  argomento  così importante non essendomi possibile  essere  qui
  domani.
   Signor Presidente, io vengo da una tradizione politica che è stata
  per  decenni  posta  addirittura al di fuori, secondo  la  dicitura
  dell'epoca, dell'arco costituzionale. Quindi, si immagini un po' se
  ho  paura  di  esprimere liberamente le mie opinioni,  sfidando  la
  demagogia del presente che molti intendono cavalcare.
   Signor  Presidente, se ci sono enti inutili, quegli enti  inutile,
  che  magari,  stante la nostra specialità, è un  po'  meno  inutile
  degli  altri, sono  le Regione, ed oggi molti convengono su questo.
  A livello nazionale, quando Almirante per impedire l'introduzione a
  livello  nazionale delle Regioni, vera  iattura  e vera origine  di
  tutti  gli  sprechi  che oggi la collettività  piange  con  lacrime
  amare,  sono stati proprio questi Enti regionali. La Sicilia doveva
  fare  eccezione,  godendo  di  una specialità  che  non  siamo  mai
  riusciti a sfruttare a fondo, per cui abbiamo tutti i difetti delle
  Regioni  ordinarie e nessuno dei vantaggi che le  altre  Regioni  a
  Statuto  Speciale  sono  riusciti ad avere. Continuiamo  su  questa
  strada e ci troveremo magnificamente bene
   Entrando nel merito e avendo in diverse interviste, sia televisive
  sia  giornalistiche,  espresso chiaramente la mia  opinione  contro
  questa moda del momento che vede nella provincia chissà quale  Ente
  di  spreco, dimenticando che ben altre sono le origini e  le  fonti
  degli sprechi veri, comincio col dire che noi stiamo parlando di un
  disegno di legge già nato morto, signor Presidente.
   Nato  morto, lo sappiamo tutti, per primo il Governo,  perché  non
  c'era bisogno dell'intervento del Commissario dello Stato in quanto
  i nostri uffici regionali lo avevano, in una nota che è un misto di
  garbo  ma  di  altrettanta durezza, smontato dal  primo  all'ultimo
  termine.
   Però,   parliamo  di  questo  disegno  di  legge,   già   abortito
  all'inizio, tanto è vero che è stato, e si discuteva di  questo  in
  Commissione, di un emendamento completamente innovativo che,  forse
  per  non far fare l'ennesima cattiva figura al Presidente Crocetta,
  portava  la firma del Presidente della Commissione e non  la  firma
  del Governo.
   Allora,  di  cosa  parliamo,  signor Presidente?  Parliamo  di  un
  disegno  di  legge che prevede di istituire i consorzi  di  comuni,
  dimenticando  che  la  legge istitutiva  delle  Province  regionali
  siciliana,  che  parla  di liberi consorzi dei  comuni,  denominati
  province  regionali. E' questa la novità epocale che lanciamo  urbi
  et orbi, per restare in termine di conclave, che oggi ci affascina?
   Però, c'è una conseguenza immediata, ed è quello il vero obiettivo
  della  giunta  Crocetta: non   procedere alle  elezioni  regionali.
  Cioè,  sopprimiamo  l'elemento democratico  -  e  mi  dispiace  che
  l'onorevole Cracolici considera questo il raggiungimento di  chissà
  quale obiettivo - e mettiamo i Commissari.
   Mi meraviglio fino a un certo punto, perché l'onorevole Cracolici,
  essendo   parte  integrante  della  maggioranza  che  ha  sostenuto
  Lombardo, lo aveva già fatto per le uniche due Province, di cui una
  è  la  mia, che subisce il commissariamento da oltre un anno e sarà
  continuato,   e  questo  è  chiaramente  incostituzionale,   signor
  Presidente, perché stiamo rinviando sine die le elezioni, le libere
  elezioni, anche per enti che subiscono il Commissariamento da oltre
  un  anno.  Questo  è uno dei punti che gli uffici  hanno  messo  in
  rilievo,  perché  non  si può rinviare sine die  questo,  oltre  al
  Commissario dello Stato.
   E  poi il merito. Di quali risparmi stiamo parlando? Le strade che
  l'onorevole  Cracolici  trova piene  di  buche  da  qualcuno  altro
  dovranno  essere  sempre  sistemate.  Si  chiamerà  provincia,   si
  chiamerà comune, si chiamerà Regione.
   E,  poi,  onorevole  Cracolici, si  metta  d'accordo  con  il  suo
  Presidente  della  Regione che dice chiaramente che  questi  liberi
  consorzi prevedono che le funzioni della provincia dovranno essere,
  da  un  lato,  attribuite ai comuni e, dall'altro, accentrate  alla
  Regione. Altro che rivitalizzante.
   Questa è la proposta dell'onorevole Musumeci; questa è la proposta
  del PDL, cioè diamo forza alla province.
   Finiamola con l'assurdo che il piano regolatore di un comune  deve
  avere il vaglio dell'Assessorato regionale che perde dieci anni per
  darlo,  facendo entrare in vigore quel piano regolatore  quando  la
  realtà urbanistica di quel comune, purtroppo, è stata completamente
  stravolta.
   Finiamola  con i via, con i Vas che devono essere dati  a  livello
  regionale.  Sono  quelle le funzioni che dobbiamo  attribuire  alle
  province. Se dobbiamo andare appresso alla demagogia che oggi va di
  moda  perché  premia un movimento estemporaneo che ci  permette  di
  dettare  l'agenda  al  Governo Crocetta, siamo  finiti  perché   le
  funzioni  qualcuno  dovrà  farle.  Parliamoci  chiaramente:  i  380
  milioni di debiti che hanno le province regionali chi li assorbirà?
   La  Regione,  li  assorbiranno  i  comuni,  creando  di  fatto  la
  violazione del Patto di stabilità, caro Presidente. Ma entriamo nel
  merito dei problemi: e i 306 enti inutili chi li abolisce?
   Il problema è abolire le province.  Ma facciamoci il piacere
   Si  deve  avere la classe politica; si deve avere il  coraggio  di
  difendere le scelte quanto le ritieni esatte; di difendere gli enti
  che  meritano di essere difesi, non andare dietro al capopopolo  di
  turno per cui è facile dire risparmi.
   Le  spese per la politica per le province regionali vanno ridotte,
  per carità, vanno ridotte all'osso, all'estremo. Ma stiamo parlando
  di   una  ventina  di  milioni  complessivamente  per  le  province
  regionali  siciliane. E lo sfascio delle nostre  casse  dipende  da
  questi  venti  milioni? Ma cerchiamo di essere seri una  volta  per
  sempre  in  questa  Regione, di non andare appresso  al  primo  che
  passa.
   E poi, i problemi di incostituzionalità.

   FORMICA.  Forse il PD non ha nessuna provincia e non vuole  votare
  per questo.

   ASSENZA. Ma lasciamo perdere qui l'aspetto politico. Ma i problemi
  di  incostituzionalità ve li siete posti?  Ve  li  siete  posti  su
  questo  disegno di legge? Io credo di no. Una norma di questo  tipo
  è, infatti, chiaramente incostituzionale. E allora la proposta vera
  qual è?
   Riduciamo  il  numero  degli assessori, riduciamo  il  numero  dei
  consiglieri comunali, riduciamo le indennità spettanti agli  uni  e
  agli  altri, stabiliamo dei rimborsi spese ridotti all'osso, magari
  senza  nessun  gettone  di presenza e su questo  possiamo  gestirli
  anche noi, da questa Assemblea regionale, ci mancherebbe altro.
   Affidiamo  alle  province  regionali i  compiti  veri  che  devono
  spettare   loro,   decentrando   queste   funzioni   che    vengono
  ostinatamente accentrate a Palermo, senza nessuna ragione.
   Ridiamo  vitalità  ad  un ente essenziale. Ridiamo  la  parola  ai
  cittadini per la democrazia. Non si vuole votare subito;  io  sarei
  per  la  votazione  subito. Ma se questo non è possibile,  facciamo
  prima   questa   riforma   seria  ma  non   questa   riforma   solo
  terminologica, che potrà portare - attenzione perché poi il rischio
  è  questo  -  nella sostanza, alle nove province oggi esistenti  ne
  sostituiremmo, magari 21, magari 30, magari ne introdurremo una che
  inizia  con la G e finisce con la A, ma non è certo Genova,  perché
  anche  di  questo dobbiamo parlare. Allora, demagogia;  aggiungiamo
  demagogia.
   Signor  Presidente,  chiedo scusa se  ho  sforato  ma  sentivo  di
  intervenire nel merito perché ci tenevo ad esprimere quello che  ho
  già detto pubblicamente e sono opinioni delle quali non mi vergogno
  assolutamente  checché se ne voglia dire in giro.

          (Applausi dai banchi di centro-destra e di destra)

   PRESIDENTE.  Ringrazio l'onorevole Assenza, così come  l'onorevole
  Cracolici    che   hanno   introdotto   un   dibattito   abbastanza
  appassionato.  Se l'onorevole Ioppolo intende, magari,  intervenire
  domani

   IOPPOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO. Signor Presidente, signori rappresentanti della Giunta di
  Governo,  onorevoli colleghi, visto che lei, signor Presidente,  ha
  voluto aprire la discussione generale, ritengo di dover intervenire
  nel  merito,  in  un'Aula che certamente è  a  tratti  smarrita  ed
  incerta  poiché  questo disegno di legge ha avuto,  fino  a  questo
  momento, un iter certamente non lineare, anzi del tutto zigzagante.
   Intervengo  con  minor  passione ed  anche  con  minore  nostalgia
  rispetto a quanto ha prima detto l'onorevole Assenza, anche  se  la
  sua  passione e la sua nostalgia sono a me molto gradite, per dire,
  signor   Presidente,   che  questo  disegno  di   legge,   definito
   stralcio ,   definito   norme  transitorie ,   definito    minore
  rispetto  al disegno di legge che, invece, dovrebbe essere  e  sarà
  incardinato  successivamente, nasce e si  sviluppa  su  una  grande
  ipocrisia  che è l'ipocrisia che caratterizza e sta caratterizzando
  questa prima fase del Governo Crocetta.
   Non  so quanti dei signori della Giunta abbiano letto la relazione
  del  Governo  regionale a questo disegno di legge che  reca   Norme
  transitorie per l'istituzione dei consorzi dei comuni .
   Lei,  signor Presidente, che prima di essere autorevole uomo delle
  Istituzioni,  è  anche  uomo  di diritto,  sa  bene  che  le  norme
  transitorie  e finali, in genere e per buona tecnica legislativa  e
  normativa, fanno sempre parte, alla fine, di un corpo di norme  che
  modificano le norme preesistenti.
   Qui, invece, stiamo facendo esattamente il contrario: pretende, il
  Governo  Crocetta,  di introdurre norme transitorie  rispetto  alle
  norme  vigenti,  in attesa che vengano, se verranno mai,  approvate
  norme incompatibili e, quindi, derogatrici dell'ordinamento attuale
  e vigente.
   Se  questa  non è schizofrenia normativa sarà ignoranza  normativa
  ma, certamente, le cose stanno in questi termini.
   Ma si potrebbe, forse, sostenere che il Governo Crocetta non abbia
  grandi competenze legislative e giuridiche al proprio interno,  che
  gli  Uffici,  in  quel momento, erano distratti e  che,  quindi,  è
  uscita  questa  parola dal sen fuggita, come quelle che  escono  al
  Presidente  Crocetta quando si trova negli studi delle  televisioni
  nazionali e deve immediatamente lanciare e, dopo il messaggio,  chi
  deve  correre, come, forse, l'assessore Valenti ha dovuto fare  per
  mettere   su   un   testo  che  è  poco  più  che   dell'inchiostro
  disordinatamente posizionato su un foglio di carta.
   Onorevoli  colleghi,  dice  il Governo,  la  Regione  ha  avviato,
  nell'attuale  legislatura,  un  processo  di  riforme   strutturali
  dirette a conseguire un contenimento ed una razionalizzazione della
  spesa  pubblica, unitamente ad una responsabilizzazione delle varie
  istituzioni per la migliore tutela dei diritti dei cittadini ed  il
  conseguimento di obiettivi di benessere generale.
   Ma  di che cosa si lamenta l'onorevole Gianni quando dice che  non
  c'è  stato  nulla e  che, anzi, bisognerebbe discutere di  sviluppo
  economico e sociale. Noi, qui, siamo già al benessere della società
  perché la Regione, anzi il Governo della Regione, ha già avviato un
  processo di riforme strutturali. Un esempio di riforma strutturale,
  in  questi  primi quattro mesi, signor Presidente e  signori  della
  Giunta, un esempio volete fornircelo?
   Stiamo  facendo  una  discussione che  mi  sembra  particolarmente
  ultronea,   inutile,  signor  Presidente.  Stiamo  discutendo,   in
  discussione  generale, di un disegno di legge del quale  conosciamo
  già la riscrittura, dettata, si dice, perché è quello che si diceva
  ieri  e  stamani  nel Palazzo, dai consigli del  Commissario  dello
  Stato.
   Che,  poi, i nostri Uffici, autorevolissimi e competenti, avessero
  individuato  sin  dall'inizio  le  criticità  e  le  debolezze  del
  costrutto normativo, lo dobbiamo ricordare.
      Ma   guardate   che   la   norma  incostituzionale   nasce   ed
  incostituzionale rimane.
   Incostituzionale  nasce  e  incostituzionale  rimane  perché   non
  risolve  né  questa cosiddetta  norma stralcio, norme transitorie ,
  né  quello del disegno di legge che porta il numero che, in  questo
  momento,  non  ricordo ma che, insomma, è quello della costituzione
  dei  consorzi  provinciali che non devono essere costituiti  perché
  già ci sono.
   Sono  esistenti, perché le province regionali, in  Sicilia,  altro
  non sono che i liberi consorzi dei comuni che si costituirono e  si
  formarono tra il 1986 ed il 1987, quando furono chiamati  a  votare
  l'adesione ai liberi consorzi comunali.
   Rimane  il  problema costituzionale perché queste norme non  hanno
  fatto i conti con la riforma del titolo V della Costituzione. E  mi
  deve  essere ancora spiegato da qualcuno della Giunta Crocetta come
  è  possibile, in forza dell'articolo 114 della Costituzione, che ha
  equiparato e  messo su un piano di assoluta pari dignità lo  Stato,
  le  Regioni, le province ed i comuni, come può, uno di questi enti,
  uno di questi organi sopprimere l'altro.
   Ed  il  conflitto di attribuzione o l'impugnativa del  Commissario
  dello Stato, se il Governo Crocetta non è informato, lo dirimerà la
  Corte Costituzionale, non l'Alta Corte di Giustizia siciliana,  che
  non esiste più e che è stata, a sua volta, abrogata.
   Ed   il   giudizio  di  costituzionalità  non  potrà  che  essere,
  assolutamente,  negativo  per  la  norma  che  sarà  folgorata   di
  incostituzionalità  né varrà il principio di richiamare  l'articolo
  15  dello  Statuto  che, è un complesso di  norme  che  ha  valenza
  costituzionale ma che, in forza di una copiosissima giurisprudenza,
  è,  certamente,  di  rango non equiparabile a quello  della  nostra
  Costituzione.
   Questo  dal punto di vista formale. Dal punto di vista sostanziale
  -  e  volevo dirlo a chi, con particolare trasporto e passione, ha,
  prima, sostenuto la ragione della soppressione della provincia come
  ente intermedio - che le competenze che, in questo momento, sono in
  capo  ai  consorzi di comuni che si denominano, che si definiscono,
  che  vengono  definiti province regionali siciliane, qualche  altro
  ente dovrà pur espletarle.
   Allora,  visto  che  si  fa  l'esempio  delle  strade  provinciali
  particolarmente dissestate, le strade provinciali che  sono  quelle
  che  collegano  comune a comune e che ricadono lungo territori  che
  sono, certamente, in parte, appartenenti al territorio di un comune
  e, poi, appartenenti ai territori di altri comuni.
   Chi avrà la competenza per approvare e mandare in gara un progetto
  di  ammodernamento o anche di manutenzione ordinaria di  un  intero
  tracciato di venti chilometri, i cui primi dieci appartengono ad un
  comune,  poi si fermano i lavori e poi l'altro comune, quando  avrà
  risorse,  voglia  e disponibilità aggiusterà quell'altro  pezzo  di
  strada.
   E'  concettualmente  impossibile pensare  al  Governo  di  un'area
  vasta; pensare al coordinamento delle politiche intercomunali senza
  un  ente  intermedio  che si chiama provincia  regionale,  soltanto
  perché   il   più  provvido,  il  più  capace,  il  più  competente
  legislatore  del  1986  così risolse tutti i  problemi:  quello  di
  ordine costituzionale e quello di ordine amministrativo.
   Vedete,  signor  Presidente e rappresentanti del  Governo,  quando
  parlo  di  grande ipocrisia, mi riferisco al fatto  che  non  si  è
  voluto, in questo nostro Parlamento siciliano, prendere atto  e  lo
  dico  ovviamente  senza  nessun tipo  di  presunzione,  semmai  con
  qualche  legittimo  orgoglio  per  avere  ben  compreso,  onorevole
  Cracolici,  il vento nuovo che spira nella società, per  avere  ben
  compreso  che  il  rapporto tra le Istituzioni e i  cittadini  deve
  ulteriormente  cambiare, migliorare e che la  politica   ha  troppe
  cose  da  farsi  perdonare. Tutta quanta, anche se, ovviamente,  la
  soluzione  di questo problema non è l'antipolitica generalizzata  e
  assolutamente senza i giusti distinguo.
   Lo  abbiamo  capito, tanto è vero che il Gruppo Lista  Musumeci  è
  portatore di un'idea sulle province, di un disegno di legge che poi
  viene evocato dalla maggioranza e dall'opposizione o, comunque,  da
  tutti  i Gruppi o quasi tutti i Gruppi, che è il primo che è  stato
  presentato  sul  tema e che risolverebbe tutti i  problemi  che  ci
  stiamo  ponendo:  quelli  di risparmio, diminuendo  il  numero  dei
  consiglieri  e  degli  assessori e diminuendo  gli  appannaggi,  le
  indennità,  i gettoni di presenza e tutto il resto e che sostenendo
  l'assoluta  necessità di impinguare il carico di  competenze  e  di
  attribuzioni  delle province risponde anche a quella esigenza,  più
  volte  richiamata  da più parti, di snellimento  della  elefantiasi
  amministrativa, burocratica, gestionale della Regione, che perde di
  vista    la   capacità   di  essere  ente  di  programmazione,   di
  pianificazione,  di  legislazione per impegnarsi  in  mille  rivoli
  nella gestione dei fatti amministrativi.
   Si  vuole  introdurre, anzi reintrodurre, un organismo che  non  è
  rappresentativo  del corpo elettorale e anche questo  deve  fare  i
  conti  con  il  principio  di  partecipazione  democratica   e   di
  responsabilità  che sono nella nostra Costituzione  consacrati.  Si
  vuole tornare indietro di trent'anni. E' questa una proposta quindi
  reazionaria, restauratrice, passatista.
   Credo  che questo Parlamento, una proposta di tal genere non possa
  e non debba approvarla.

          (Applausi dai banchi di centro-destra e di destra)

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  con  l'interessante  intervento
  dell'onorevole Ioppolo, si chiudono i lavori di stasera.
   Ricordo che, ai sensi dell'articolo 112, comma 4, del Regolamento,
  gli  emendamenti  da presentare entro venerdì,  ore  18.00,  devono
  essere sottoscritti da quattro deputati, ovvero da un Presidente di
  Gruppo parlamentare. Mi raccomando su questa indicazione.
   La  seduta è rinviata a domani, giovedì, 14 marzo 2013, ore 16.00,
  con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone


       I  -Comunicazioni

       II   - Discussione, ai sensi dell'art. 68 bis del Regolamento
        interno, del disegno di legge:

          Norme  transitorie  per  l'istituzione  dei  consorzi  di
             comuni.  (n. 278) (Seguito)

                   La seduta è tolta alle ore 19.50

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli