Presidenza del vicepresidente Pogliese
VINCIULLO, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per oggi gli onorevoli
D'Agostino, Sammartino, Micciché, Nicotra, Sorbello, Caputo,
Assenza, Cancelleri, Coltraro e Venturino.
L'Assemblea ne prende atto.
Missione
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Marziano sarà in missione dal
19 al 21 marzo 2013, per ragioni del suo ufficio, senza oneri per
l'Assemblea.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto della
criminalità. (n. 293)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Caputo in
data 12 marzo 2013.
- Iniziative a sostegno delle isole minori. (n. 294)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Caputo,
Pogliese, Assenza, Falcone e Vinciullo in data 12 marzo 2013.
- Norme in materia di permessi retribuiti degli amministratori
locali e di abrogazione delle commissioni consiliari nei comuni con
popolazione inferiore a 15.000 abitanti. (n. 295)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Forzese in
data 12 marzo 2013.
- Misure a sostegno delle donne vittime di violenza e forme di
prevenzione e di contrasto. (n. 296)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Caputo in
data 12 marzo 2013.
- Contributi a sostegno di commercianti danneggiati da lavori di
pubblica utilità. (n. 297)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Caputo in
data 12 marzo 2013.
- Riconoscimento regionale delle organizzazioni di produttori
della pesca. (n. 298)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Caputo in
data 12 marzo 2013.
- Prevenzione del sovrindebitamento e contrasto dell'usura. (n.
299)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Caputo in
data 13 marzo 2013.
- Norme per una cultura di mobilità giovanile tra i giovani
europei. (n. 300)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Greco, Di
Mauro e Lo Sciuto in data 13 marzo 2013.
- Istituzione di un comitato permanente per l'istruzione. (n. 301)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Caputo in
data 13 marzo 2013.
- Istituzione della figura professionale del chinesiologo e
disposizioni sul funzionamento delle strutture private destinate
allo svolgimento delle attività fisico-motorie. (n. 302)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Caputo in
data 13 marzo 2013.
- Norme per la tutela e la regolamentazione dei campeggi didattico-
educativi nel territorio della Regione. (n. 303)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Caputo in
data 13 marzo 2013.
- Norme per la promozione ed il sostegno alle imprese
dell'informazione locale. (n. 304)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Leanza,
D'Agostino, dina, Firetto, La Rocca Ruvolo, Lentini, Micciché,
Sammartino, Sorbello e Sudano in data 13 marzo 2013.
- Rafforzamento e riordino del sistema del credito alle imprese
siciliane. (n. 305)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Firetto in
data 13 marzo 2013.
Comunicazione di ritiro di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Salvino Caputo, con nota
prot. n. 3233/SG.LEG.PG. del 13 marzo 2013, ha ritirato il disegno
di legge n. 292 Norme urgenti in materia di industria ed
iniziative sul sistema del risparmio energetico presentato in data
8 marzo 2013.
Comunicazione di parere reso
PRESIDENTE. Comunico il parere reso dalla Commissione:
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- Integrazione e modifica DA numero 2283/12 Riordino e
razionalizzazione dei centri di Procreazione Medicalmente Assistita
(PMA) sul territorio della Regione Siciliana e Aggiornamento
requisiti strutturali, tecnico-scientifici ed organiz-zativi delle
strutture pubbliche e private per l'esercizio delle attività
sanitarie di Procreazione Medicalmente Assistita di I, II e III
livello e requisiti aggiuntivi per l'accreditamento istituzionale .
(n. 6/VI).
reso in data 12 marzo 2013, inviato in data 13 marzo 2013.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 426 - Notizie sull'esito dell'ordine del giorno n. 717,
approvato dall'Assemblea regionale siciliana in data 13 giugno
2012, avente ad oggetto l'accordo UE-Marocco in tema di sgravi
doganali.
- Presidente Regione
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore Domenico
N. 432 - Chiarimenti relativi all'iter e alle finalità dell'AVVISO
9 del 20 maggio 2011 destinato a sostenere le piccole e medie
imprese.
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Alloro Mario
N. 433 - Iniziative urgenti volte ad assicurare l'immediato
rinnovo del consiglio generale della Camera di commercio di Enna e
conseguente normalizzazione degli organi interni.
- Assessore Attività produttive
Firmatario: Alloro Mario
N. 434 - Notizie in merito agli interventi programmati per la
chiusura del reticolo autostradale Gela-Castelvetrano.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Firmatario: Firetto Calogero
N. 435 - Iniziative urgenti per garantire il trasporto ferroviario
regionale.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Firmatario: Leanza Nicola
N. 437 - Notizie sulla situazione strutturale degli ospedali
siciliani con particolare riferimento alle condizioni di
sicurezza antisismica.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
- Assessore Salute
Firmatari: Falcone Marco; Scoma Francesco; Caputo Salvino; D'Asero
Antonino
N. 439 - Notizie circa il futuro delle attività del gruppo
'Almaviva' in Sicilia e interventi per scongiurarne la
delocalizzazione.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
Firmatari: Leanza Nicola; Sudano Carmela Valeria Maria; Sammartino
Luca; Lentini Salvatore; Nicotra Raffaele Giuseppe
N. 440 - Notizie circa i ritardi nel pagamento delle spettanze ai
lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatari: Leanza Nicola; Sudano Carmela Valeria Maria; Sammartino
Luca; Lentini Salvatore; Nicotra Raffaele Giuseppe.
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno poste
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta scritta:
N. 427 - Notizie sulle modalità adottate per la nomina dei
dirigenti dei servizi del Centro per l'impiego e delle direzioni
territoriali del lavoro.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatario: Gianni Giuseppe
N. 428 - Chiarimenti circa la mancata adozione dei Piani attuativi
e stato di abbandono dei fondi agricoli che insistono nel Parco
dell'Etna.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello; Formica Santi;
Currenti Carmelo; Ruggirello Paolo
N. 429 - Riconoscimento del presidio ospedaliero Santo Bambino di
Catania quale istituto di ricovero e cura a carattere scientifico
(I.R.C.C.S.).
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello; Formica Santi;
Currenti Carmelo; Ruggirello Paolo
N. 430 - Iniziative finalizzate a riconsiderare la prevista
fusione dell'Istituto d'arte per la ceramica di Caltagirone con
l'Istituto di istruzione superiore di Militello in Val di Catania
(CT), salvaguardandone l'opportuna autonomia.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello; Formica Santi;
Currenti Carmelo; Ruggirello Paolo
N. 431 - Notizie sugli interventi da adottare per fronteggiare i
disagi per la caduta di lapilli e cenere vulcanica.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Economia
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
- Assessore Salute
- Assessore Territorio e Ambiente
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
Firmatario: D'Asero Antonino
N. 436 - Chiarimenti circa l'uso delle sementi certificate di
grano duro.
- Presidente Regione
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
Firmatario: Caputo Salvino; Scoma Francesco
N. 438 - Interventi per la lotta al fenomeno del randagismo in
Sicilia.
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
- Assessore Salute
Firmatari: Falcone Marco; Scoma Francesco; Caputo Salvino; D'Asero
Antonino
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
- numero 60 Misure straordinarie e urgenti per la lotta alla
criminalità mafiosa e per il sostegno alle vittime del racket e
delle estorsioni , degli onorevoli Caputo Salvino; Assenza Giorgio;
Pogliese Salvatore Domenico; Falcone Marco, presentata il 12 marzo
2013;
- numero 61 Modifica del raddoppio della tratta Zurria -
Acquicella prevista al progetto 'Nodo Catania - interramento
della stazione centrale' , degli onorevoli Lombardo Salvatore
Federico; Di Mauro Giovanni; Fiorenza Cataldo; Figuccia Vincenzo,
presentata il 12 marzo 2013;
- numero 62 Mantenimento del dipartimento regionale degli
interventi per la pesca , degli onorevoli Caputo Salvino; Assenza
Giorgio; Falcone Marco; Pogliese Salvatore Domenico, presentata il
13 marzo 2013.
Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
dell'art. 153 del Regolamento interno, alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari per la determinazione della
relativa data di discussione.
Comunicazione di ritiro e di apposizione di firma a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che con nota pervenuta il 12 marzo 2013 e
protocollata al n. 3290/Aulapg del 14 marzo successivo, l'onorevole
D'Asero ha ritirato l'interrogazione n. 431, a firma dello stesso
deputato;
Comunico, altresì, che con note pervenute il 12 marzo 2013 e
protocollate ai nn. 3291 e 3292/Aulapg del 14 marzo successivo,
l'onorevole Lo Giudice ha chiesto di apporre la firma
rispettivamente all'interrogazione n. 395, a firma dell'onorevole
Maggio, e all'interrogazione n. 385, a firma dell'onorevole
Dipasquale.
L'Assemblea ne prende atto.
PRESIDENTE. Comunico che la quarta Commissione legislativa è stata
autorizzata a riunirsi, anche in costanza dei lavori della presente
seduta.
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Seguito della discussione, ai sensi dell'art. 68 bis del
regolamento interno, del disegno di legge «Norme transitorie per
l'istituzione dei consorzi di comuni» (278)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Seguito
della discussione, ai sensi dell'art. 68 bis del regolamento
interno, del disegno di legge «Norme transitorie per l'istituzione
dei consorzi di comuni» (278).
Onorevoli colleghi, ricordo che la discussione generale era stata
aperta nella seduta di ieri, invito i deputati che lo richiedano ad
iscriversi a parlare.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, constato che per
il Governo la mancanza di puntualità è una costante; il
Presidente Lombardo e il suo governo avevano iniziato questo
andazzo dopo la prima metà del percorso governativo, qui mi pare
che il percorso non sia nemmeno iniziato e ci troviamo a dover
costatare, amaramente, che il Governo non viene in Aula e poco fa
lo abbiamo atteso in Commissione Bilancio, per oltre quarantacinque
minuti, e, nonostante, il Presidente Crocetta, qualche giorno fa,
avesse fatto sapere che manca un miliardo di euro dal bilancio che
ha presentato e che, quindi, tutto ciò che le Commissioni stanno
facendo in questi giorni è privo di valore dal momento che il
bilancio deve essere riscritto, speravamo, pensavamo che si
presentasse qualcuno in Commissione ed invece né in Commissione
Bilancio né, oggi, in Aula, c'è la presenza del Governo.
Non capisco cosa voglia fare il Governo di questo disegno di legge
ed ogni tanto mi viene il fondato sospetto che voglia andare a
votare e che cerchi tutte le scuse possibili e immaginabili per
potere un giorno ripresentarsi in qualche altra trasmissione
televisiva, di valenza nazionale, per sostenere che lui era stato
bravo, che aveva presentato il disegno di legge, ma che noi
deputati siamo tutti cattivi e legati a un vecchio modo di fare
politica che lui combatte e che, di conseguenza, siamo andati a
votare per le province siciliane.
Noi vogliamo andare a votare, per essere chiari, perché ognuno di
noi deve avere il coraggio delle proprie azioni e per quanto mi
riguarda il coraggio l'ho avuto, avendo presentato, sia nella
scorsa legislatura che in questa, un disegno di legge che non solo
prevede il mantenimento delle province, ma prevede altresì il
rafforzamento del loro potere, stabilendo soprattutto nuove
competenze e con ciò intendo dimostrare come, attraverso queste
nuove competenze, si può fare una sana politica e risparmiare
decine e decine di migliaia di euro e destinare queste somme per
funzioni molto più importanti quali la solidarietà sociale e gli
interventi a favore delle fasce socialmente deboli.
La prima cosa da affrontare in questo dibattito è se noi oggi
possiamo abrogare le province e a mio modesto avviso, non possiamo
farlo perché l'abolizione delle province va in aperto contrasto con
quanto previsto dall'articolo 114 della Costituzione ed è evidente
che per abolirle occorrono tutta una serie di passaggi che noi
conosciamo perfettamente e che non siamo, oggi, nelle condizioni di
poter mettere in atto.
Al di là dell'abolizione delle province, vorrei che qualcuno mi
spiegasse in quest'Aula chi svolgerebbe le funzioni, oggi di
competenza esclusiva della provincia, dal giorno successivo
all'eventuale pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dello
scioglimento delle province.
Ad esempio, avrei voluto chiedere al Governo e a tutti coloro che
sono contrari al mantenimento delle province chi si occuperà, a
partire dal giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale dello scioglimento delle province, delle scuole, della
manutenzione delle scuole superiori, del pagamento degli affitti
delle scuole, della manutenzione delle strade provinciali.
E' facile dire aboliamo le province, ma a chi andranno le
competenze che oggi sono di esclusiva competenza di quest'ultime,
ai liberi consorzi di comuni? E come faranno i comuni a farsi
carico, che già sono in una situazione difficile, anche delle
problematiche della provincia?
Al di là quindi di queste competenze specifiche, per le quali
qualcuno dovrà dire chi se ne occuperà, l'altro problema riguarda
il fatto che in Sicilia vi sono nove Prefetture, tante quanto sono
le province siciliane, vi sono nove Questure, nove Comandi
provinciali di Carabinieri, della Guardia di Finanza e mi chiedo
che fine faranno le Prefetture? Chi si occuperà, ad esempio, del
Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, che voi oggi sapete
essere in capo alla Provincia? Oppure delle Prefetture stesse che
sono in capo alla Provincia?
Prima di decidere di sciogliere le province, qualcuno dovrebbe
spiegarci chi le sostituirà, con quali compiti, con quale rimesse,
perché vorrei ricordare a tutti i colleghi - ma so che questi sono
molto più bravi di me e quindi lo sanno - che oggi i trasferimenti
statali, per oltre duecentoottanta milioni di euro, intervengono a
favore delle province siciliane, ma il giorno in cui quest'ultime
non saranno più in essere, se dal primo giugno le province in
Sicilia non saranno più in vita, approvando questa legge, mi
chiedo a chi andranno i contributi dello Stato?
Oppure questi contributi rimarranno nelle casse dello Stato senza
poter essere utilizzati dai cittadini siciliani, venendosi a creare
così un'ulteriore disparità di trattamento fra chi abita dallo
Stretto di Messina in poi e noi che abbiamo avuto l'accortezza e
l'intelligenza di precedere le altre Regioni d'Italia e, andando
anche contro il decreto Monti, abbiamo deciso di abolire le
Province.
Per quanto mi riguarda, vorrei ritornare al disegno di legge a mia
firma, perché una delle motivazioni per la quale si chiede di
chiudere le Province è per ragioni di risparmio ed io, con il
disegno di legge a mia firma, ho dimostrato che attraverso
l'abolizione degli enti di cui la Provincia è in qualche modo
partecipata, si può veramente risparmiare e dimostrare che si è
fatta una buona politica. Faccio l'esempio gli Istituti Autonomi
Case Popolari i cui Consigli di amministrazione costano più dei
Consigli provinciali e mi chiedo perché queste funzioni non devono
passare alle Province, forse perché questi luoghi servono a
compensare coloro i quali si sono candidati, sono stati bocciati da
parte degli elettori e vi è, quindi, la necessità di assegnare a
costoro delle cariche di sottogoverno per compensarli del fatto che
i cittadini non li hanno ritenuti idonei a poter amministrare la
cosa pubblica?
Mi chiedo a cosa servano gli ATO acqua, gli ATO rifiuti, sempre a
compensare coloro i quali bocciati dagli elettori in questo in modo
hanno avuto un contentino per poter dire di essere stati nelle
competizioni elettorali. E perché non parlare dei Consorzi
universitari? Avete un'idea di quanti ce ne siano nelle nove
Province siciliane? Perché continuare a mantenere questi
carrozzoni? Perché non passare queste funzioni definitivamente alle
province, in maniera tale che queste possano operare con un
risparmio chiaro, limpido, su quella che è la gestione della cosa
pubblica?
Noi sosteniamo pure che si rende necessario diminuire il numero
dei consiglieri provinciali, il numero degli assessori, bisogna -
che poi la piaga vera è questa, e sui cui sta iniziando a fare luce
la Procura di Catania, ma so che anche altre Procure siciliane si
stanno muovendo - cercare di intervenire sul costo dei consiglieri
provinciali che vengono assunti, che non vanno mai a lavorare e il
cui costo, per essere chiari, è tutto sulle spalle dei siciliani.
Quindi, si devono mantenere le Province perché a mio avviso solo
questo ente potrà continuare a gestire alcuni servizi, però
dobbiamo razionalizzare la spesa, dobbiamo limitare gli sprechi,
dobbiamo dimostrare che attraverso il mantenimento delle Province è
possibile dare vita ad una gestione corretta e seria della cosa
pubblica.
Intanto, saluto l'assessore agli enti locali qui presente e a cui
ribadisco quella che è la mia e cioè di mantenere le province, di
arrivare sempre alla soluzione dell'elezione diretta del Presidente
della Provincia così come dei Consiglieri, ma riducendo le spese
relative al mantenimento di una classe politica che a livello
provinciale ha pesato spesso in maniera eccessiva.
So che ieri, perché ne hanno parlato i giornali, i Presidenti
delle Province insieme ad altri hanno fatto una manifestazione, una
riunione, una conferenza stampa in questa Assembla.
A dire il vero, io come tanti altri colleghi deputati, proprio
perché dovremmo esitare la legge ci saremmo aspettati di essere
stati invitati e non è stato così, però a prescindere dal fatto che
sono venuti a casa nostra senza invitarci, rimane in ognuno di noi
la certezza che l'ente Provincia se è gestito bene diventa un
organo di straordinaria promozione del territorio.
Qui non abbiamo soltanto l'onorevole Musumeci che a ben ragione
ricorda che la Provincia di Catania, quando lui ne era Presidente,
è stata l'ente appaltante più importante della Sicilia, ma c'è
anche l'onorevole Marziano che è stato Presidente della Provincia
di Siracusa e sarei curioso di sapere come fa l'onorevole Marziano
ad essere contrario al mantenimento delle province dal momento che
lui è stato per dieci anni Presidente della Provincia.
Cerco anche di comprendere il disagio di autorevoli esponenti,
anche dei partiti che sono a favore dell'abolizione delle province,
nel sostenere in Aula e con la proprio coscienza questo disegno di
legge. Pertanto, e mi accingo a chiudere signor Presidente, ritengo
che questa Assemblea in maniera veloce deve portare a casa un
provvedimento che punti alla razionalizzazione delle spese, alla
diminuzione della spesa, alla chiusura di tanti sottogoverni
inutili, parassitari che sono insopportabili per i siciliani.
Bisogna passare tutte queste funzioni nelle mani delle province,
anche perché mettendo insieme tutte le province credo che ci siano
migliaia di lavoratori, chi si farà carico di questi lavoratori?
Chi si occuperà, ad esempio, dei precari che sono stati
stabilizzati dalle province in questo ultimo anno? Chi si occuperà
di svolgere funzioni importanti?
Ad esempio, penso a dispendio di energie di forze e di sostanze
presenti nella Protezione civile, una Protezione civile comunale,
per cui ci sono tanti comuni e tante protezioni civili, la
Protezione civile provinciale, la Protezione civile regionale, la
cosa più logica e corretta, signor assessore, sarebbe che ve ne
fosse una sola concentrata nelle mani della Provincia, proprio
perché in questo modo si ha l'idea di controllare il territorio.
Ad esempio, penso al Genio Civile. Ma che senso ha non portare le
funzioni del Genio Civile alla Provincia regionale nelle province
regionali? Penso alla formazione professionale, le Sovrintendenze,
una serie di funzioni e di compiti che se portati nelle province
renderebbero il cittadino più vicino a chi gestisce la cosa
pubblica e darebbe, allo stesso tempo, alla Pubblica
amministrazione la possibilità di dare risposte certe e concrete e
quanto più immediate possibili a coloro i quali si rivolgono
all'ente provincia.
Per questo motivo, signor assessore, signor Presidente e onorevoli
colleghi, nel ribadire la mia ferma volontà di difendere le
province, non come oggi sono, ma come dovrebbero essere, invito il
Governo e tutti i colleghi deputati a varare una legge che sia
quanto più veloce possibile perché i siciliani hanno bisogno di
avere delle certezze.
La Provincia, quando ha avuto ottimi presidenti e ottimi
amministratori, e ripeto Nello Musumeci è stato uno di questi, è
stata sempre un momento di grande importanza dal punto di vista
istituzionale e di sviluppo del territorio per tutti i territori e
per tutti i cittadini. Non perdiamo questa occasione. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Laccoto. Ne ha
facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, vedo
oggi un dibattito sotto tono. In effetti, la discussione generale
su un punto così importante avrebbe, secondo me, dovuto avere più
attenzione e più presenze in quest'Aula. So che sono state derogate
alcune riunioni di Commissione, ma credo che il punto sia
fondamentale.
Io sono dell'opinione opposta a quella dell'onorevole Vinciullo, e
dirò anche i motivi.
Noi abbiamo in passato presentato o una mozione per l'abolizione
delle province; a livello nazionale se ne è parlato tanto, si stava
facendo il decreto e poi ci sono stati dei veti, cosicché questo
decreto, con anche la fine anticipata della legislatura, è
praticamente saltato.
Ma quel che mi preme dire è che oggi noi viviamo un momento di
grande fermento ma anche di innovazioni. Credo che come Parlamento
regionale siciliano dobbiamo sicuramente fare una riflessione
seria: se possiamo continuare a discutere solo di mozioni, di
interrogazioni o se dobbiamo affrontare i nodi riformatori della
nostra regione. Io credo che per fare questo ci voglia la volontà.
Si può essere di opinioni diverse, ma bisogna affrontarlo, e
bisogna affrontare i temi in questo momento sul tappeto con - a mio
avviso- una certa serietà e soprattutto una certa serenità di
intenti.
Vedete, le province in questo momento ci hanno dato il segnale, ed
anche gli elettori con le ultime elezioni nazionali, e credo che
siano un ente che si può rimodernare, riformare, mentre la norma di
legge che noi andremo ad esaminare prevede solo, in questo momento,
l'abrogazione delle province, ma nel contempo dà sei mesi di tempo
al Parlamento regionale per una riforma seria, serena, dell'ente
intermedio, dell'ente locale.
Non è vero che siamo contro la Costituzione. Il nostro Statuto
prevedeva proprio i liberi consorzi, e la legge 9 poi interpretò
questi liberi consorzi con l'istituto della Provincia.
L'onorevole Vinciullo ricorda alcuni esempi, sicuramente positivi,
ma io potrei ricordarne tanti altri negativi. Le province sono
state quelle che hanno gestito gli ATO idrici e noi abbiamo visto
quale è stata praticamente, la fine degli ATO idrici in tutte le
province, tranne in provincia di Messina, perché allora una
battaglia fatta dai sindaci impedì la privatizzazione della
gestione delle acque. E poi noi dobbiamo sicuramente, in questi sei
mesi, porre mano ad una riforma seria, che possa rivedere tutto
quello che è la possibilità di mettere insieme alcune funzioni, ma
di metterle insieme in un ente intermedio che possa rappresentare
veramente quella che è la volontà dei Comuni, dei rappresentanti
degli enti locali. Non già posizioni verticistiche che sono servite
solo ad occupare determinati posti e non altro se non in casi
eccezionali che bisogna pur riconoscere.
Ma quello che oggi è che l'opinione pubblica non veda questo
Parlamento se non in un'idea, e l'esistenza stessa di questo
Parlamento se non in un'idea riformatrice. Poi si possono avere
opinioni che si possono mettere a confronto sicuramente ed arrivare
ad una sintesi. Ma nel disegno di legge che andiamo ad esaminare ci
sono - almeno questa è la notizie che ho, noi abbiamo sei mesi di
tempo, ma già dopo sette giorni dal decreto di indizione dei comizi
si può affrontare una riforma di questo tipo o dire che abbiamo
tutte queste competenze.
Ogni competenza ha alcune questioni da affrontare, così come si
affronterà il problema del personale, così come si affronterà il
problema dei precari, così come si affronterà il problema delle
competenze. Il problema verticistico a livello di rappresentanza
nazionale e ben diverso da quello che è lo spirito che noi dobbiamo
praticamente mettere in una legge che debba essere fatta con molto
spirito di responsabilità.
Io credo che noi dobbiamo interpretare anche quali sono i
sentimenti e i sensi dell'opinione pubblica. Noi dobbiamo, in
questo momento, avere una indicazione ben precisa, dare le
indicazioni ad una popolazione che ci chiede anche questo istituto
riformatore che deve essere la Regione siciliana.
Vedete, noi corriamo un bel rischio Noi non riusciamo a
rappresentare quelle che sono le istanze della popolazione
siciliana, perché lo facciamo in una vicenda anche stanca; ho visto
l'andamento dei lavori negli ultimi mesi, ma è un andamento di
lavori fatti di mozioni, di interrogazioni, di perdita di tempo
senza affrontare i nodi essenziali.
Allora, dobbiamo sicuramente partire da questa norma e non
possiamo, a sette giorni dell'elezione, ritardare ancora
l'indizione dei comizi. Riusciamo a dare noi quelle che possono
essere le direttive per poi affrontare veramente questo nodo di un
ente che possa rappresentare le istanze che vengono dal basso, ma
che vengono soprattutto dalle mutate esigenze anche organizzative
che vi sono oggi.
Abbiamo avuto esperienza negative di ATO idrici, abbiamo avuto
esperienza anche negative di ATO rifiuti, abbiamo sicuramente perso
decine di milioni attraverso istituti di consulenza che sono stati
fatti nelle Province, abbiamo Province che si sono fermate in
alcune zone senza rappresentare i legittimi interessi dei
territori. Noi dobbiamo riflettere su questo e senza alcun dubbio
andare avanti e cercare di affrontarli serenamente.
Ora è chiaro che ognuno può avere idee diverse. Nessuno può
imporre agli altri le idee, ma quello che mi preme rappresentare è
che questo Parlamento deve avere un sussulto per cercare di portare
avanti riforme che vanno nel segno di quelle che sono le volontà di
una popolazione e dei cittadini che non ci comprendono più.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare l'onorevole Musumeci. Ne ha
facoltà.
MUSUMECI. Signor presidente, onorevoli colleghi, qualunque sarà
l'esito e l'epilogo di questo disegno di legge di iniziativa
governativa sulla soppressione delle Province, questa vicenda
lascerà agli atti parlamentari una delle pagine meno nobili della
sua storia recente: è il mio personale giudizio ed il giudizio del
mio Gruppo parlamentare.
Sembra una vicenda nata male e condotta peggio, con una
approssimazione e con una superficialità che non fa onore ad un
Parlamento come il nostro, con la sua tradizione e con la sua
storia.
Io cercherò, nella sintesi, di riepilogare le fasi che hanno
connotato come una vicenda assolutamente marginale, quella che è
stata voluta ed avviata dal governo per volontà del suo Presidente.
Una vicenda che appare incomprensibile, noi che l'abbiamo vista e
seguita da testimoni e protagonisti.
Il 3 marzo scorso, in un talk show televisivo, si decide o si
consegna agli italiani, all'opinione pubblica italiana, l'idea che
la Sicilia sarà apri pista nella soppressione delle province.
Lei, Assessore Valenti, che ha la competenza specifica in materia,
lo apprende per caso, attraverso una occasionale presenza davanti
al televisore.
L'indomani la Giunta di Governo viene chiamata ad abbozzare un
disegno di legge che non è stato sottoposto alla valutazione degli
Uffici della Presidenza della Regione, perché mi rifiuto di pensare
che questo possa essere accaduto, e tutti i siciliani si creano
l'idea, si fanno la convinzione che dopotutto si tratti di un'idea,
forza del programma del Presidente Crocetta, un'idea lanciata in
campagna elettorale e coerentemente sostenuta nei primi cento
giorni del suo impegno di Governo.
Nulla di tutto questo Mi sono sforzato di ricercare per tutta la
campagna elettorale ed anche per il periodo successivo - per i
cento giorni successivi - un solo riferimento alla riforma delle
province in Sicilia per bocca del Presidente Crocetta. Non c'è un
solo elemento, non c'è un solo indizio
Il Presidente Crocetta viene a Catania il primo di settembre e
parla - in piena campagna elettorale - di programma, non facendo
accenno alle province. Il 3 ottobre rilascia una lunga intervista
sul programma, anzi viene consegnata in cartaceo, completa e
razionale si presume, sul piano della completezza, e non c'è un
solo accenno alla riforma delle province.
Viene eletto, si viene in Aula, si parla di impegni programmatici,
alla vigilia di Natale, e non c'è un solo riferimento alla riforma
delle province.
Si va in prima Commissione nel mese di febbraio, e un deputato
vicinissimo a Crocetta, l'onorevole Malafarina, dice che la riforma
delle province, il riordino delle province, deve passare
innanzitutto attraverso la riduzione degli sprechi, incontrando il
favore di tutti i colleghi della Commissione.
Lo stesso Governo, per sua bocca assessore Valenti, non parla mai
di soppressione delle province nella prima fase, se non quando il
conduttore televisivo Massimo Giletti mette con le spalle al muro
il Presidente Crocetta che, temendo di essere messo in ombra dal
Movimento Cinque Stelle - che nel programma aveva indicato, e
quindi rispetto ed omaggio alla coerenza, la soppressione delle
province - dice che se loro hanno cinque stelle, lui ne ha sette e,
pertanto, l'indomani avrebbe presentato un disegno di legge che
sopprime le province.
Siamo alla disperazione Siamo alla neuropsichiatria applicata
alla politica Non è un Parlamento questo che può subire i balzi
umorali di un Presidente della Regione che crede di affrontare un
tema così importante come se si stesse affrontando il problema di
un'associazione culturale Ogni cosa ha un suo limite Nessuno che
si ribella, nessuno che fa notare questo processo assolutamente
schizofrenico
E certa stampa appiattita, ruffiana, alla ricerca della battuta
nella monotonia del panorama politico siciliano, per consegnare i
titoli a tutta pagina alle farneticanti dichiarazioni del
Presidente Crocetta.
Io rivendico dicendo queste cose da siciliano, prima ancora che da
deputato, che non se ne può più, non se ne può più Come si fa
Come si fa ad affrontare un tema così importante, un tema di questa
portata, senza avere il coraggio di dire perché la provincia è una
zavorra?
Chiedere a me se la provincia è utile, è come chiedere ad un
sacerdote se crede in Dio
Sfido chiunque, in quest'Aula, a dimostrare a me. E chiedo scusa
per la citazione personale, ma sono stato il primo presidente di
provincia in Italia eletto direttamente dal popolo, e per due
mandati. La mia provincia, come ricordava l'onorevole Vinciullo, è
stata la prima stazione appaltante da Roma in giù. Abbiamo creato
sviluppo, abbiamo creato progresso, abbiamo fatto lavorare piccole
e medie imprese, abbiamo creato occupazione, abbiamo consegnato una
stagione che non si conosceva da tempo, mai una vicenda
giudiziaria.
Vorrei capire perché la provincia debba essere considerata una
zavorra.
Non credo di essere stato eroe civile, perché altri presidenti di
provincia appartenenti ad altri schieramenti politici, anche del
centrosinistra si sono distinti per impegno, per passione e per
fatturato amministrativo.
Ed allora perché la Provincia è una zavorra? Qualcuno vuole
rispondere, al di là di generiche dichiarazioni che io ieri ho
ascoltato esterrefatto in quest'aula? Perché Roma vuole la
soppressione delle province? E dov'è lo spirito autonomistico?
Diventiamo autonomisti in quest'Aula soltanto a convenienza? Quando
ci conviene siamo tutti autonomisti e rivendichiamo la potestà
primaria su alcune materie, quando non ci conviene essere
protagonisti diventiamo romano centrici, e Roma diventa il faro
della civiltà giuridica e della innovazione costituzionale?
No, non è così. Perché, intanto, il Presidente Crocetta non ha
alcun rispetto per le articolazioni dello Stato. Quando si decide
di sopprimere le province la prima cosa da fare è parlarne ai
presidente di provincia in carica, eletti direttamente dal popolo.
Questa è una vicenda di galateo, assessore, prima ancora che
istituzionale. Il Presidente della Regione che avvia un dibattito
sulla soppressione delle province, senza avere la sensibilità di
chiamare i presidenti di provincia per informarli preventivamente è
un fatto intanto di galateo istituzionale. Un Presidente di
Provincia non può apprenderlo dalla stampa che diventa o sta per
diventare abusivo. E questo non lo ha fatto e non ha neanche
incontrato le parti politiche, né le parti sociali.
Questo disegno di legge, il secondo - perché il primo era un
obbrobrio - il secondo è un mini obbrobrio, questa norma
transitoria, assurda, appare molto distante dai principi
costituzionali, dai principi essenziali della Costituzione.
Intanto,assessore, cominciamo con lo stabilire - ma lei lo sa
benissimo - che la Provincia oggi è prevista dalla Costituzione e
con la riforma del Titolo V ha pari dignità rispetto alle altre
istituzioni. Poi, stabiliamo anche il principio che il Parlamento
europeo e la Carta europea delle autonomie locali riconosce
all'ente intermedio una funzione assolutamente irrinunciabile e
insopprimibile. Ed allora, senza entrare nel merito dei risparmi
che si potrebbero determinare dalla soppressione delle province, mi
chiedo qual è la ragione per la quale si chiede che dal libero
consorzio con gli organismi eletti direttamente dal popolo si debba
passare al libero consorzio dei comuni con organismi non eletti dal
popolo. Perché?
Eppure la Provincia è l'ente più vicino ai cittadini, ed è quindi
naturale che per le sue competenze soltanto la legittimazione
derivante dal consenso popolare può determinare la guida dei liberi
consorzi dei comuni. Altrimenti il principio di responsabilità,
così come il principio della sovranità popolare, è chiaro che si
va a fare benedire .
Qual è il criterio che ha improntato, che ha informato, che ha
animato il Governo Crocetta o l'assessore Valenti? Quello che si
debba passare dalla elezione diretta alla elezione di secondo
grado? Ricordiamo le esperienza degli organismi eletti con secondo
grado? Le unità sanitarie locali per esempio. Vogliamo ricordare i
voti in vendita, il mercato delle coscienze e le vacche grasse?
Vogliamo ricordare la più recente esperienza degli ATO, le
assemblee degli ATO, con i voti specifici a seconda del peso?
La Provincia, assessore, se lo faccia dire dal sottoscritto che
non inventa certo l'acqua calda, è l'unico ente che può garantire
il giusto equilibrio sul territorio fra piccoli comuni e grandi
comuni. Oltre la Provincia nulla, nessun altro ente può assumere
quest'onere e questo impegno. E come si fa a creare i liberi
consorzi dei comuni dove i controllori dovrebbero essere gli stessi
controllati? E' una follia E' un principio che non può passare.
I liberi consorzi vennero concepiti nel '46 - qualcuno lo ricordi
all'onorevole Cracolici - e nel '46 in Italia non votavano ancora
neanche le donne Non si può prendere ad esempio una Carta
costituzionale e un modello che risale ancora all'Italia del Regno.
Liberi consorzi dei comuni? Liberi? Vorrei chiedere al popolo
grillino, che si appella alla partecipazione dei cittadini quando
conviene, se siamo davvero sicuri che siano liberi. Qui si vuole
calpestare un principio di democrazia che questo Parlamento ha
conquistato con tanta fatica e con tanto coraggio. Sono davvero
liberi? Saranno davvero liberi i consorzi dei comuni? O non
prigionieri delle segreterie dei partiti, e delle oligarchie? O non
prigionieri dei capicorrente? O non prigionieri dei gruppi, della
caccia a chi offre di più, fra i consiglieri comunali?
Ed allora, assessore, l'elezione diretta dei sindaci e dei
Presidenti di provincia in Sicilia ha segnato la fine della
stagione di tangentopoli, la stagione Crocetta sta segnando quella
della decadenza, quella della conservatorismo più bieco, più
spregiudicato; nel 92, 93, abbiamo voluto l'elezione diretta
degli enti locali, con Crocetta torniamo indietro di sessanta anni,
agli anni del dopoguerra.
E' questa la democrazia che si vuole introdurre? Vogliamo dire al
Presidente Crocetta che gli enti locali in Sicilia hanno bisogno di
più eletti e di meno nominati, e voi con i liberi consorzi dei
comuni vi state adoperando per introdurre la pessima, biasimevole
prassi dei nominati, cioè dei cortigiani, cioè dei lecchini , dei
ruffiani , dei saltimbanchi , dei trenta denari , dei camerieri
di turno ; i liberi consorzi debbono essere guidati da chi ottiene
la legittimità popolare, e per questa ragione noi riteniamo che ci
sia un principio di natura costituzionale che non possiamo
assolutamente accettare.
Signor Presidente, le chiedo scusa, ma sono costretto a chiederle
qualche minuto in più, anche perché del mio gruppo non parlerà più
nessuno; so che la legge del compenso non serve, ma le chiedo
ancora, qualche minuto di clemenza; ho preso apposta alcuni appunti
per evitare di andare particolarmente oltre.
La zavorra in Sicilia, assessore Valenti, è rappresentata da 203
enti strumentali, partecipati o controllati dalla Regione, che
bruciano ogni anno 52 milioni di euro, gli organi di rappresentanza
della Provincia costano 7 milioni e mezzo di euro l'anno, e sono
tanti e noi vogliamo operare i tagli perché in questa congiuntura
di crisi devastante, è giusto che la politica dia il suo esempio.
Ma siamo davvero convinti che può bastare questo progetto di legge
che avete presentato per potere risolvere il problema delle
economie o delle diseconomie? Siamo davvero convinti che il
problema del contenimento della spesa sia legato agli organi
elettivi delle province? Perché non parliamo dei comuni? Perché non
parliamo della polverizzazione dei comuni e della fragilità dei
comuni? Perché non parliamo degli altri enti che, aggrappati ai
comuni e alle province, ogni giorno non risparmiano assolutamente
di mettere in evidenza la propria vocazione ad una politica di
bramosie?.
Fermiamo il neocentralismo della Regione, assessore, colleghi
deputati, è qui il pachiderma, è qui l'elefante; la Regione deve
ritornare ad essere ente di programmazione, ente di pianificazione,
ente che deve controllare, ente che deve legiferare, non ente che
deve gestire.
I piani regolatori affidiamoli alle province, i piani commerciali
affidiamoli alle province, la politica del turismo affidiamola alle
province, la politica della raccolta dei rifiuti affidiamole alle
province, la politica della motorizzazione affidiamole alle
province, le politiche che hanno consentito di tenere in piedi
ranghi amministrativi assolutamente inutili se non dannosi vanno
decentrati lì sul territorio dove più vicini sono gli interessi
della gente, interessi che possono essere intercettati, percepiti
ed assecondati.
Allora, la proposta - e concludo - è che abbiamo un serio processo
di riordino.
Abbiamo un vasto processo di revisione dell'organizzazione e del
sistema di decentramento amministrativo in Sicilia. Le province, le
città metropolitane o le aree metropolitane, i comuni, i consigli
di quartiere. Abbiamo un vasto programma di riordino e lo dobbiamo
fare non soltanto in funzione del contenimento della spesa
pubblica, che è e resta una priorità essenziale, ma anche per
determinare finalmente la semplificazione del sistema.
Si voti a maggio. E prima di andare a votare per le province si
operi una modifica degli organi di rappresentanza. Se si vuole lo
si può fare in otto giorni. Con un Presidente della I Commissione
come l'onorevole Forzese, saremmo in condizione di lavorare di
notte e di giorno e potremmo ottenere risultati inimmaginabili.
Riduciamo il numero dei componenti le assemblee elettive,
riduciamo il numero degli assessori provinciali, operiamo i tagli
sulle indennità e sugli emolumenti, quasi da rimborso spese e
facciamo andare i siciliani alle urne come impone un sacrosanto
principio di democrazia. Contemporaneamente, abbiamo questo vasto
programma di riordino e di riforme degli enti locali che deve
concludersi entro il 31 dicembre per poter consentire alle province
di avere maggiori competenze decentrate dalla Regione e quindi di
rispondere meglio alle richieste che emergono dal territorio.
Evitiamo, assessore, il muro contro muro, che non porta da nessuna
parte e non serve a niente. Facciamo in modo che in questa
Assemblea possa tornare la serenità del confronto e del giudizio
reciproco. Su questa strada che voi avete voluto imboccare, quella
di volere a qualunque costo mantenere l'impegno per una battuta
data in un talk show televisivo di domenica da caffè corretto ,
non serve, non può essere trasferita per gli effetti devastanti che
può avere in un'Aula di Parlamento come la nostra Aula.
Accetti la nostra proposta e la proposta che viene
dall'opposizione e, certamente, la proposta che arriva dal mio
Gruppo. Confrontiamoci. Vediamoci domani. Determiniamo tutto ciò
che è necessario determinare, ma evitiamo che una grande battaglia
di avanguardia vinta con il voto diretto nel '92-'93, una grande
battaglia di avanguardia vinta con la legge n. 9 del 1986, possa
essere offuscata e oscurata soltanto dal capriccio di una battuta
che finisce con il coinvolgere la responsabilità singola e
collettiva di tutto il Parlamento.
Saluto agli studenti della dell'Istituto Comprensivo Piero
Gobetti di Caltagirone
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, diamo il benvenuto agli studenti
dell'Istituto comprensivo Piero Gobetti di Caltagirone, che
assistono ai lavori dell'odierna seduta.
Seguito della discussione del disegno di legge
«Norme transitorie per l'istituzione dei consorzi di comuni»
(278/A)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, credo
che il tema su cui siamo chiamati a svolgere qualche riflessione
sia un tema che meriterebbe una partecipazione più consistente da
parte dell'Aula, di tanti colleghi che oggi invece hanno preferito
essere impegnati in altra sede.
E questo dà la cifra dell'interesse, dell'interesse innanzitutto
della maggioranza e del Governo su una riforma che in effetti
avrebbe due finalità: la prima è quella della organizzazione o
riorganizzazione di un ente intermedio e la seconda è quella del
contenimento della spesa. La sintesi dei due fattori dovrebbe
portare questo Parlamento a fare una legge seria, concreta,
efficace, che possa sortire degli effetti positivi per la nostra
Sicilia. Ma chi mi ha preceduto, cioè l'onorevole Musumeci,
giustamente ha evidenziato l'atteggiamento, il comportamento, il
percorso assolutamente schizofrenico del Governo.
Vorrei dire quindi a quest'Aula innanzitutto che non siamo stati
noi a deliberare le elezioni per il mese di aprile, non è stata
sicuramente l'opposizione a deliberare le elezioni, a rivedere la
data delle elezioni del 26-27 maggio, salvo il fatto che in
precedenza l'assessore Valenti avesse appreso dalla televisione la
volontà del Presidente Crocetta di abolire le province.
L'assessore Valenti mi risulta che sia rimasta assolutamente
sorpresa quando nella prima Giunta di Governo venne fissata la data
delle elezioni ad aprile, tanto da scatenare le ire del Presidente
Ardizzone e a far rischiare un corto circuito nella maggioranza.
Sono questi dei dati, non li diciamo noi, sono dei dati che sono
stati assegnati all'opinione pubblica siciliana e nazionale.
E allora quando a livello nazionale si parlava di riforma
dell'ente intermedio a livello locale il Presidente Crocetta forse
forte dell'onda lunga a suo dire, della precedente elezione
regionale, pensava di battere nel tempo gli alleati del Partito
Democratico e di andare al voto. Andare al voto in maniera
anticipata per le elezioni e il rinnovo degli organi provinciali.
Il resto, quello che è successo dopo, non sono dei fatti, ma è
misera cronaca che abbiamo consegnato all'opinione pubblica.
E purtroppo stasera io non entrerò nel merito del disegno di legge
o comunque non dirò quali sono i benefici, assessore Valenti.
Chiaramente, temo che questa norma più che ininfluente o più che
negativa risulterà essere inutile. E ho in mente, a memoria ricordo
il 2010, quando in maniera rocambolesca o truffaldina il Partito
Democratico entrava al Governo regionale. E ricordo anche che nella
finanziaria del 2010 aveva inserito delle norme per le quali, una
volta approvate, dovevano essere il faro del successivo percorso
politico-amministrativo e della risoluzione di tanti problemi
dell'isola. Non so quanti di noi ricorderanno i manifesti del
Partito Democratico che titolavano: abbiamo restituito l'acqua ai
siciliani (anno 2010)2; abbiamo effettuato il prolungamento
dell'orario scolastico nelle scuole siciliane; abbiamo creato le
zone franche in Sicilia; abbiamo esentato il ticket ai siciliani,
alle fasce deboli. Questi quattro slogan erano dei manifesti
affissi per tutta l'Isola, per tutta la Sicilia. E ciò perché in
quel momento il Partito Democratico aveva l'esigenza di dimostrare
a questa Isola che doveva fare, doveva iniziare una stagione delle
riforme, di quelle riforme che avrebbero dovuto avere una grande
ricaduta e una ricaduta positiva in questa nostra terra. Ma non fu
così, e non fu così perché quelle riforme vennero consegnate
all'oblio, perché nessuno di noi li ricorda più. Non sortirono
nessun effetto, così come, caro assessore Valenti, rischia di
sortire questo disegno di legge.
Innanzitutto, perché questo testo - il disegno di legge n. 278 - è
errato. E lo sappiamo tutti.
Ce lo ha detto il Commissario dello Stato; ce lo ha riferito il
presidente della I Commissione, che è stato mortificato dal Governo
siciliano, in quanto a un certo punto in seno alla Commissione è
stato dato uno stop e si è detto: portiamo in Aula comunque uno
straccio, non uno stralcio, ha ragione l'onorevole Figuccia, uno
straccio di legge, nel senso che è una cosa da buttare
E sarà buttato questo disegno di legge. E' giusto che lo sappiano
anche i siciliani.
Il Governo poi ha fatto immediatamente un testo di riscrittura
perché altrimenti questo testo, su cui noi oggi siamo chiamati ad
esprimere alcune riflessioni, è già stato cestinato.
Allora di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando soltanto di tre
articoli, che poi sono due, che recitano: il primo, congeliamo il
voto, congeliamo il turno elettorale ed ipotizziamo una riforma, ma
attenzione, quando si parla di liberi consorzi - ultimi due minuti
e vado alla conclusione - non parliamo altro comunque che della
legge n. 9, non parliamo altro che delle province, ma, al contempo,
quando diciamo che dobbiamo parlare di un ente intermedio è lo
stesso Governo che sta dando ragione a chi sostiene che necessita
in questa nostra Regione un ente intermedio, che sia - come dire -
una cinghia di trasmissione tra le istanze regionali e le istanze
locali.
Ieri, un deputato che non è di corso breve, diceva: io quando vado
nelle strade a Termini Imerese, in qualche comune palermitano, mi
dicono i cittadini che se una strada provinciale ha una buca, la
responsabilità ce l'ha il sindaco. Ma io credo che sarà stata una
battuta, perché diversamente sarebbe una vera e propria ignoranza
istituzionale, una ignoranza giuridica macroscopica, nel dire
determinate queste baggianate, caro capogruppo Gucciardi. Cerchiamo
di frenare l'esasperazione di qualche collega, che vuole qui
pensare di colpire l'opinione pubblica. Noi dovremmo invece dire:
stiamo attenti assessore.
E vado alla conclusione. Noi eravamo per il contenimento della
spesa. Ha detto bene l'onorevole Musumeci: tagliamo al 50 per cento
gli assessori, tagliamo al 50 per cento i consiglieri, tagliamo le
indennità, riduciamo all'osso le indennità. Abbiamo il vero
problema che è il personale. Dove lo mettiamo? I mutui a chi li
assegniamo? La competenza delle strade provinciali a chi
l'assegniamo? E a chi attribuiamo gli edifici scolastici e le
società partecipate? E i dipendenti? Allora, siccome la materia non
è una materia che può essere risolta in breve - e a mio avviso non
potrà essere risolta nemmeno in 6 mesi, in 8 mesi -, la materia è
delicata, è articolata, è molto complessa.
Noi allora per la nostra parte, siamo per rivedere, riorganizzare,
contenere i costi, ma non siamo per buttare a mare l'acqua sporca
col bambino, perché è facile dire: taglio tutto. Certo, se domani
mattina la pubblica amministrazione decidesse di licenziare 500
mila persone avremmo risolto. E avremmo un risparmio.
Assessore Valenti, qui lo dico a lei: fra tre mesi ci sarà la
sollevazione popolare, perché mentre noi siamo qui a discutere - e
mi dispiace che il Presidente Crocetta ancora una volta mortifichi
questo Parlamento non venendo in Commissione Bilancio a relazionare
sui conti della Regione -, mentre qui stiamo facendo chiacchiere,
perché non serve che il Governo dia alla gente e all'opinione
pubblica in pasto una riforma qualunque essa sia, purché si dica
abbiamo fatto una riforma
Questo è un atteggiamento assolutamente irriguardoso che rischia
di diventare un percorso vergognoso, lo dobbiamo dire. Ecco perché
noi non possiamo essere d'accordo.
Noi siamo d'accordo invece a rivedere i costi della politica, lo
abbiamo fatto.
Siamo d'accordo a dire: riguardiamo la organizzazione
istituzionale, l'architettura organizzativa dell'ente intermedio,
ma diciamo no a una bocciatura.
Se poi qualcuno pensa che così può dare in pasto, che faremo il
Consorzio dei liberi Comuni di Gela o di Caltagirone, caro collega
Cappello, certo, noi saremo chiamati a una nostra anche opinione,
ma credetemi, mi sembra cosa di poco conto, mi sembra come il
giochetto dei bambini all'asilo.
Allora, concludo anche perché mi sono appassionato e ho perso la
voce, ma credo che in prima Commissione lunedì prossimo discuteremo
sulla inopportunità di questo disegno di legge, rivendicando la
partecipazione popolare nella gestione, a favore della democrazia,
e soprattutto saremo per la partecipazione alle istituzioni locali,
intermedie e regionali.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa le iscrizioni a parlare. Vi sono altri
sei colleghi che hanno esternato l'intendimento di prendere la
parola.
E' iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desideravo
preliminarmente porre all'attenzione della Presidenza l'irritualità
che contestualmente allo svolgimento di una discussione generale su
un tema così delicato ed importante, ci sono, nella contestualità
dicevo dei tempi, diverse Commissioni parlamentari riunite, spero
per temi certamente importanti, ma anche questo è un segnale
negativo che si dà a questo Parlamento e a quest'Aula nel senso di
alimentare una sorta di liturgia di chi si asseconda a questa
nobile ed antica tribuna e dà il senso di come sia inutile parlare
ed essere ascoltati nel Parlamento più antico d'Europa.
Questo è un rammarico che io esprimo con tanta determinazione,
perché una discussione generale su un tema così importante meritava
certamente maggiore attenzione da parte di tutti i parlamentari
distratti in altre attività nel contesto del Palazzo.
Desideravo inoltre, signor Presidente, che si fissasse un termine
per la discussione, ma ho visto che lei ha già chiuso le iscrizioni
a parlare e credo che più tardi ci possa essere il voto per il
passaggio all'esame dell'articolato del disegno di legge.
Parlando nel merito del testo che stiamo discutendo in questi
giorni, devo dire che ho avuto difficoltà a chiedere di intervenire
proprio perché la mia sensazione che ogni giorno si fa sempre più
pressante in quest'Aula è che si stia svolgendo una vuota ed
inutile liturgia, che mi ha dissuaso dall'intervenire prima.
E ciascuno di noi, io credo che in questa fase della storia, al di
là del merito di questo disegno di legge, del merito della norma
che stiamo discutendo, mette perfino in discussione, in un momento
di grandi mutamenti epocali, in un momento di crisi di civiltà,
quando ognuno di noi da cittadino impegnato nelle istituzioni o
non, impegnato a riscrivere quelli che sono i diritti, gli
obblighi, gli obiettivi che questa nostra civiltà spezzata in una
crisi davvero di identità, cerca di trovare una via anche e
soprattutto all'interno delle istituzioni, di quelle istituzioni
che ogni giorno, signor Presidente - e questa è la preoccupazione
più grande, molto più grande del contenuto e del merito della norma
che stiamo per esaminare e per votare - avverte la difficoltà e il
disagio di chi ogni giorno vede, l'ho detto altre volte in passate
legislature in questa tribuna, aumentare lo spessore delle pareti
di questo straordinario e meraviglioso complesso monumentale come
se chi entra in questo Palazzo non riesca più ad ascoltare le voci
che si ascoltano fuori da questo Palazzo
Credo che davvero la discussione generale su questo testo segni un
punto di non ritorno rispetto al quale tutte le forze politiche e
tutti i parlamentari credo debbano avere il dovere di reagire per
riportare davvero la legittimazione morale ancor prima che politica
di questo Parlamento, che deve essere l'autentica rappresentazione
della sovranità popolare che abbiamo l'onere e l'onore di
rappresentare.
Dico questo perché se non contestualizziamo la riforma che stiamo
vivendo nel momento storico particolare che vive appunto il nostro
mondo e la nostra civiltà, rischiamo di apparire come chi insegue
una chimera inutile, una miniriforma, una riforma che mira a
tagliare qualche piccola spesa, a tagliare qualche spreco della
politica e che si accanisce probabilmente nei confronti dell'unica
istituzione della quale ci stiamo occupando, senza ricordarsi che
questo Parlamento già nella scorsa legislatura è intervenuto con
energia per ridurre i costi della politica di questo parlamento e
riducendo quella che oggi è diventata legge costituzionale,
riducendo il numero dei parlamentari da 90, quanti ancora oggi
siamo, ai 70 che ci saranno nella prossima legislatura.
Pertanto, alimentare una sorta di vittimismo come se le province
regionali fossero le vittime sacrificali contro cui la politica
miope di questa Regione si accanisce, credo che non sia esattamente
dire la verità.
Abbiamo cominciato esattamente da questa istituzione, dobbiamo
continuare con energia rispetto a questa istituzione parlamentare,
dobbiamo - e il mio Gruppo parlamentare sta preparando in questo
senso un disegno di legge organico, un ridisegno complesso,
Assessore, della amministrazione della Regione - favorire un nuovo
disegno complessivo del sistema delle autonomie locali, che
certamente merita una rivisitazione forte, energica, senza guardare
in faccia nessuno. E mi ha stupito molto il dibattito così
appassionato, anche il mio amico collega onorevole Falcone che ha
perso la voce e che si è appassionato rispetto a questo tema ne ha
parlato, di questa passione nell'interpretare l'articolo 15 dello
Statuto speciale. E quindi quando parliamo di autonomia, credo che,
prima di ogni cosa, il nostro riferimento principe e sacro dal
punto di vista istituzionale sia lo Statuto speciale della Regione.
Signor Presidente, l'articolo 15 dello Statuto della Regione, come
tante norme che constano di più commi, non ha soltanto il comma 2
di cui tutti parlano e su cui tutti si soffermano: ha anche il
comma 1. E non credo possa essere consentito ad alcuno leggere e
declamare il comma 2 senza aver citato il comma 1, che è legge di
rango costituzionale vigente nell'ordinamento giuridico della
Regione e del Paese essendo legge costituzionale - come mi insegna
la Presidenza in questa direzione.
E il comma 1 lo voglio leggere considerato che ci siamo attardati
a trattare di altro. Il comma 1, Presidente ed Assessore, recita
testualmente: Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti
pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione
siciliana . E allora, il dibattito su cui possiamo svolgere fiumi
di parole, fiumi di inchiostro, deve avere l'onestà intellettuale
dei giusti parametri di riferimento del dibattito che ognuno di noi
fa.
E nel secondo comma si dice che l'ordinamento degli enti locali si
basa nella regione stessa sui Comuni, si basa sui Comuni, colleghi,
l'ordinamento si basa sui Comuni e sui liberi consorzi, onorevole
Sudano, lei è stata disattenta, ho letto a quest'Aula l'articolo 1
di questo benedetto articolo 15 dello Statuto regionale, lo stesso
comma asserisce che le circoscrizioni provinciali sono soppresse. E
tale comma è stato scritto nel 1946, non è stato scritto ieri o
prima.
E allora omettere a quest'Aula, e comunque al dibattito sulle
province regionali e sui corpi intermedi della Regione siciliana e
sul sistema delle autonomie locali, omettere dati importantissimi,
signor Presidente, del dibattito, come la recente giurisprudenza
del Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo che,
pronunciandosi su una controversia tra la provincia regionale di
Ragusa e la Regione siciliana, dando ragione alla Regione
siciliana, ha citato testualmente, ha ritenuto di dover citare il
Tribunale Amministrativo Regionale, nel giugno del 2012 (quindi
giurisprudenza di ieri), ha ritenuto di dover citare esattamente le
norme che io ho voluto leggere stasera in questo Parlamento ciò che
è la nostra carta Costituzionale, il nostro Statuto.
E la giurisprudenza dice che questa norma, cioè l'articolo 15
dello Statuto siciliano che prima afferma che le circoscrizioni
provinciali sono soppresse - cita il TAR -, che l'articolo 15
attribuisce una diversa configurazione all'assetto istituzionale
sovracomunale, rispetto a quello attualmente esistente, scaturito -
ascoltiamo bene - dalla legge n. 9 del 1986, che ha attuato una
norma costituzionale qual è l'articolo 15 soltanto in apparenza nel
momento in cui ha determinato la legge 9 del 1986 su cui,
evidentemente, ci sono forti dubbi di costituzionalità, perché in
contrasto con una norma costituzionale di rango costituzionale, che
è appunto l'articolo 15. Tutto ciò lo afferma il TAR , presidente
Musumeci; lo dice la giurisprudenza e la dottrina dominante si
esprime in questa direzione. E comunque sia, il comma 1
dell'articolo 15 dello Statuto siciliano è ancora vigente fino a
questo momento.
Abbia il Parlamento allora, come dire, l'ardire di intervenire
sullo Statuto, di modificare il comma 1 di quell'articolo 15 che
sopprime le circoscrizioni provinciali Perché il dubbio di
legittimità costituzionale dell'intera legge n. 9 che è andata
praeter legem, vale a dire oltre la legge (lo dice la dottrina e la
giurisprudenza), per non dire che è andata contra legem, cioè
contro la legge.
Bisogna quindi introdurre nel nostro dibattito elementi che sono
esattamente antitetici, rispetto ai dubbi paventati di
costituzionalità, di queste benedette due norme che sono
all'attenzione del Parlamento in questo momento e rispetto alle
quali, cioè alla norma che dovrebbe essere fatta entro sei mesi,
cioè entro il 31 di dicembre, quello che il Parlamento deciderà. Io
non intendo, per rispetto di questo Parlamento, entrare
assolutamente nel merito.
Questo Parlamento ha titolo, ha competenza, ha capacità e
legittimazione morale per fare una buona legge in questa direzione.
Ho voluto - e mi avvio alla conclusione, signor Presidente -
introdurre elementi suffragati in maniera forte dal punto di vista
istituzionale e dottrinale, elementi in senso assolutamente
contrario, rispetto, a quello che nel dibattito, talora
approssimativo che in questi giorni mi è capitato di ascoltare, si
è fatto.
C'è, ripeto, giurisprudenza che mette in dubbio la legittimità
costituzionale della legge di attuazione, cioè la legge regionale 9
del 1986, ha messo in discussione la sua coerenza con lo Statuto,
appunto, sostenendo che questo meccanismo è andato oltre quella
legge, che ha ritenuto di potere istituire le province regionali
che sono liberi consorzi nella sola definizione. Esattamente il
contrario di quello che è stato detto troppo spesso, non sono
liberi consorzi, come definiti dall'articolo 15 dello Statuto e poi
definiti province, sono delle province enti pubblici territoriali
con l'autonomia amministrativa finanziaria e anche politica e non
liberi consorzi che non sono dotati - secondo lo Statuto -, non
dovrebbero essere dotati di autonomia politica e soprattutto non
dovrebbero essere enti territoriali come invece sono oggi le
province al pari dei comuni e di tutto il resto dell'ordinamento
dello Stato.
Allora rispetto a tutto questo, noi possiamo dire che noi dobbiamo
mettere mano allo Statuto che dobbiamo fare tutto quello che questo
Parlamento riterrà corretto, opportuno, giusto fare nell'interesse
del popolo siciliano, nel meglio esercitare le nostre prerogative
le nostre funzioni in rappresentanza della sovranità popolare, ma
introdurre elementi che come dire turbino quello che il corretto
dibattito su un tema così delicato che riguarda l'intero apparato
ordinamentale della Regione siciliana, credo che questo sia
profondamente sbagliato e profondamente ingiusto.
Allora il Gruppo del Partito Democratico come sempre è
disponibile, con pacatezza, senza alcuna arroganza intellettuale, a
ragionare, a sedersi, a parlare con l'opposizione, con la
maggioranza, con ogni parlamentare per trovare la strada più giusta
rispetto a quello che deve essere il primo obiettivo di questa
norma, cioè cercare di ridurre lo iato, presidente Musumeci, tra la
politica e le istituzioni parlamentari e la società civile.
Questa frattura grave della società politica che pian piano si è
allontanata dalla società civile che non ci comprende e non riesce
a comprendere le liturgie che qualche volta troppo spesso si
celebrano in questo Parlamento.
Quindi noi siamo disponibili a ragionare nei prossimi mesi, su ciò
che dovrà essere il merito della legge di riforma dei corpi
intermedi dello Stato, non abbiamo voluto mettere le mani avanti e
fare colpi di mano per ipotecare in qualche modo il contenuto di
quella riforma.
Signor Presidente, ma non saremo disponibili e utilizzeremo tutti
gli strumenti che il Regolamento interno dell'ARS ci dà a
disposizione; non saremo disponibili a farci trascinare in maniera
miope in una palude nella quale affogherebbe non la politica. Non
ci sarebbe qualcuno che vince o qualcuno che perde, perderebbe la
legittimazione morale del Parlamento più antico d'Europa e
soprattutto la legittimazione morale a parlare con la gente ed
essere ascoltato dalla gente.
Io credo che questo Parlamento non si assumerà una così grande e
triste responsabilità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Sciuto. Ne ha
facoltà.
LO SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non capisco
come mai quando il Presidente della Regione, l'onorevole Crocetta
fece un proclama dicendo che si votava ad aprile, poi parlò di
rinvio delle elezioni a maggio, nessuno della maggioranza disse
niente?
Non si parlò di legge n. 9/86, dell'eutanasia anticostituzionale,
nessuno gridò all'allarme, tutti erano muti. Ma come mai? Ora dopo
un proclama della televisione, tutti dicono dobbiamo annullare le
province
Allora io dico una cosa: assessore, ma ci rendiamo conto di quello
che stiamo facendo ai cittadini? Voi pensate che interessino le
masturbazioni giuridiche dell'onorevole Gucciardi o interessino poi
i riscontri che questo ha sulla testa dei cittadini - mi rivolgo ai
colleghi del Gruppo Movimento Cinque Stelle - sono stato
consigliere provinciale ed assessore, ma cosa stiamo dicendo? Le
Province rappresentano dei carrozzoni? Ma stiamo farneticando? Di
cosa stiamo parlando?
Leggo alcune delle competenze - me le sono scritte - che
annoverano le Province: manutenzione stradale provinciale; edilizia
scolastica; funzionamento scuole secondarie e superiori;
manutenzione, sorveglianza e bonifica delle aree extraurbane;
gestione parchi e riserve naturali; servizio di assistenti alle
scuole di tutti i gradi, dalle scuole dell'infanzia alle scuole
superiori; pagamento delle rette, con vitto, per bambini audiolesi
e ipovedenti; trasporto dalle proprie abitazioni dei ragazzi
disabili alle scuole dell'obbligo, e tante altre cose. Tutte queste
funzioni vi sembra possano essere svolte da dei carrozzoni?
Assessore, se guarda il bilancio delle Province regionali, di
tutta la Sicilia, si rende conto che il 95 per cento delle spese
sono spese correnti e spese obbligatorie. Cosa significa questo?
Se per caso noi andiamo a cancellare le Province, portando le
competenze, secondo l'articolo 15 dello Statuto siciliano, ai
consorzi di comuni, le chiedo con quali risorse fa questo? La spesa
rimane intatta
Altra cosa. Lei sa meglio di me, assessore, che i bilanci delle
Province si fondano solo ed esclusivamente su due grandi entrate: i
trasferimenti dello Stato e della Regione e i trasferimenti dovuti
al pagamento dei tributi locali, in particolare alla riscossione
della RCV auto e all'imposta provinciale di trascrizione acquisto
auto. Il 50 per cento, quindi, proviene da tributi locali.
Assessore, considerato che il 50 per cento delle entrate delle
Province proviene dai tributi locali le chiedo: nel momento in cui
noi aboliamo le Province e passiamo ai Consorzi comunali chi
incasserà questi tributi? Si viene a creare una vacatio
legislativa; è normale che questo passaggio debba avvenire a
livello costituzionale.
Mi chiedo quindi, nel momento in cui perdiamo sette, otto mesi per
fare questo, i danni conseguenti chi li paga? Come paghiamo le
rette ai bambini? Come facciamo funzionare le scuole? Dove
prendiamo le risorse? Ci rendiamo conto di quello su cui stiamo
discutendo?
E' giusto tagliare le spese, ma questo va fatto solo
esclusivamente sui consigli provinciali e sugli assessori. Ma come
si può tagliare e risparmiare sul bilancio provinciale in cui il 95
per cento è costituito da spese correnti e spese obbligatorie?
Il discorso è serio e va affrontato con molta pacatezza e
riflessione.
Io mi trovo d'accordo alla proposta fatta dall'onorevole Musumeci
- e penso anche il mio Gruppo - di andare a votare a maggio,
rivedendo le indennità, ma, attenzione, non avventuriamoci nel
cieco perché anziché fare il bene dei cittadini creiamo altri danni
enormi all'erario sulla testa dei nostri cittadini che già versano
in grosse difficoltà.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
stamattina aprendo i giornali ho scoperto che è in corso uno
scontro titanico. E' in corso uno scontro titanico e ho cercato di
capire chi fossero i protagonisti di questo scontro titanico. Ed
allora, ho ripensato a come la vicenda che oggi ci porta in Aula si
sia sviluppata nelle ultime settimane. E ho ricordato che il
Presidente Crocetta nel mese di marzo aveva indetto la tornata
elettorale per le elezioni amministrative e provinciali il 21
aprile. Egli è un neofita e, quindi, non ricordava che essendosi
insediato alla fine di novembre, i primi di dicembre, e avendo
ottenuto da quest'Aula quattro mesi di esercizio provvisorio
proprio in quei giorni avremmo dovuto esitare la finanziaria
regionale, di talché si innestò il primo momento dello scontro
titanico.
Il Presidente Crocetta, litigando con se stesso in questo scontro
titanico, fece prevalere l'altro Crocetta e le elezioni furono
rinviate al 27 maggio. Quindi, Crocetta contro Crocetta.
Il 27 maggio, però, era ancora lontano e c'erano ancora tante
trasmissioni alle quali partecipare. C'erano soprattutto ancora
tante cose da far fare ai propri assessori, perché nell'ambito di
questo scontro titanico fra Crocetta e se stesso egli, a un certo
punto, invitò l'assessore Valenti a raccordarsi col Presidente
delle Province siciliane, Avanti, per redigere insieme un disegno
di legge di riforma delle province regionali. Ma c'era in corso uno
scontro titanico fra Crocetta e se stesso che portò, da lì a
qualche giorno, il Presidente Crocetta nel bel mezzo di un agone
giuridico, direi quasi ai limiti del costituzionale, l'Arena di
Giletti, a preferire l'applauso di pochi rispetto al destino di
molti.
Il Presidente Crocetta, in questo scontro titanico tra Crocetta e
se stesso, ebbe a dire: domani abolisco le Province . E siccome
non c'era nessuno e non c'era, con tutto il rispetto, neanche
l'Onorevole Gucciardi che credo non faccia l'avvocato, io lo
rispetto e lo stimo però siccome sono laureato in giurisprudenza e
faccio l'avvocato, ciò nonostante ho ritenuto di affiancare a me
stesso un consulente giuridico quando parlo di determinate materie.
Mi permetto di dirle, Onorevole Gucciardi, licenzi il suo
consulente giuridico perché la legge 9 del 1986 è in vigore da
quasi trent'anni, immaginiamo se avesse avuto realmente un profilo
di incostituzionalità se staremmo ancora qua a parlare con una
Corte costituzionale che tutto fa tranne che strizzare l'occhio a
certa politica di una legge con qualche profilo
Però, all'Arena non c'era nessun costituzionalista e non c'era
neanche uno che avesse un minimo rudimento di giurisprudenza e di
leggi, tali da poter dire: Presidente, ma lei non può abolire
niente, perché, a tutto voler concedere, ad abolire le Province può
essere il Parlamento siciliano con una sua legge .
Ma, ormai, il Presidente aveva parlato e siccome aveva parlato,
augh , non si poteva tornare indietro e, quindi, in questo scontro
titanico fra il Presidente Crocetta e se stesso, si è partorito
quell'aborto giuridico del quale si è parlato. Lo scontro titanico
è continuato, dall'aborto giuridico è venuto fuori uno stralcio,
si è inserito il Commissario dello Stato, il presidente della I
Commissione, Commissione numero uno, emendamento, subemendamento e
siamo arrivati ad oggi..
Ed allora, io mi rendo conto che gli assessori di questo Governo
siano in imbarazzo; io mi rendo conto che non debbano dirlo; mi
rendo conto che stare in un Governo che non ha una strategia ma che
si affida alle uscite estemporanee del Presidente della Regione è
complicato. Io mi rendo conto e mi chiedo e chiedo ai siciliani
perché il Presidente Crocetta non va in Commissione Bilancio,
perché il Presidente Crocetta suscita le ire del ministro Fornero
quando si deve parlare di cassa integrazione, mentre è sempre
puntuale in determinati momenti mediatici.
Però, io temo per i siciliani, né per me né per il Presidente
Crocetta, che i nodi prima o poi verranno al pettine. Ed allora mi
arrogo il diritto di dire che avevamo proposto una soluzione seria;
mai come in questo caso l'opposizione è stata responsabile. Abbiamo
indicato al Presidente Crocetta una via mediana che poteva essere
intanto quella del rinvio delle elezioni, di una norma che entro il
31 dicembre, io dico entro il 31 luglio, facesse la riforma della
Province e abbiamo criticato l'opportunità di una nomina di
commissari prefettizi che, vivaddio, con tutta la buona fede che
riconosciamo al Presidente Crocetta sarebbero pur sempre state
nomine fatte da lui e, quindi, nomine politiche. Anche perché, nel
caso di nomina di commissari, la parola prefettizi nasconde in sé
già l'insidia della burla, perché siccome il riferimento non può
che essere l'articolo 145 dell'ordinamento degli enti locali e
siccome l'articolo 145 parla anche dei prefetti, ma parla
soprattutto di funzionari e dirigenti dell'Assessorato della
famiglia, parla di segretari comunali in quiescenza o in carica,
parla di tutto quel che può essere anche il sottobosco della
politica nel quale si attinge per fare nomine politiche. Altro che
rivoluzione
Ed allora, io dico posto che fino al 27 maggio, alla data in cui
fu fissato il 27 maggio, il Presidente Crocetta era assolutamente
convinto della bontà delle Province tanto da averne fissato, in
questo scontro titanico con se stesso, per due volte la data delle
elezione, cosa è successo? Perché senza discuterne con la sua
maggioranza, senza comunicarlo neanche ai suoi uomini più fidati
qua dentro, senza avere l'idea di dire al suo Governo Ho cambiato
idea , altro che confrontarsi con i Presidenti di Provincia
Io capisco che spesso in molti di noi prevale la sindrome da
Alberto Sordi: Io so io e voi non siete nulla , uso un eufemismo.
Noi abbiamo una necessità e abbiamo degli obblighi, io li vivo
come obblighi.
Io non mi acquieterò mai e il mio Gruppo parlamentare, il Gruppo
parlamentare Cantiere popolare, non si acquieterà mai all'idea di
eliminare uno spazio di democrazia attiva perché voi classe
dirigente del PD sarete colpevoli di avere strozzato la democrazia
e voglio sapere cosa andrete a spiegare alle vostre classe
dirigenti intermedie che vivono i territori e cosa andrete a
spiegare a quei giovani che ancora guardano a voi, ai quali
spiegherete che per fare politica non bisogna stare in mezzo alla
gente e prendere il consenso, ma bisogna essere lecchini rispetto
al principe sperando di essere nominati.
Questa battaglia di retroguardia sugli spazi democratici noi non
la faremo mai e, quindi, se lo riterrete vi accollerete anche
questa responsabilità.
Devo dire che la nostra posizione mediana è stata apprezzata con
senso di responsabilità anche da qualche rappresentante
dell'opposizione che sta meditando, e noi speriamo che meditando
meditando qualcosa di buono venga. A questo punto, siccome abbiamo
la necessità di spiegare per intero la nostra proposta politica,
abbiamo preparato, assessori, degli emendamenti che presenteremo,
li presenteremo entro il termine, accordatoci dal presidente
Ardizzone, di domani alle ore 18.00 e, soprattutto, abbiamo
preparato un emendamento che, a questo punto, in sintesi estrema
dice qual è la nostra idea per andare a votare a maggio senza
uccidere quegli spazi di democrazia che altri semmai si
accolleranno la responsabilità di fare.
La nostra è una proposta anche questa volta seria. Noi vogliamo
ridurre il numero dei consiglieri, vogliamo ridurli
proporzionalmente al numero degli abitanti, vogliamo ridurre il
numero degli assessori, vogliamo ridurre le indennità, vogliamo
fare seria spending review eliminando dagli enti provinciali
carrozzoni e clientelismo, noi sì vogliamo rendere le Province enti
più efficaci e strategici per i territori che rappresentano.
Abbiamo presentato anche questo emendamento che sarà al vaglio del
Presidente e da martedì al vaglio dell'Aula.
E però - mi avvio presto alla conclusione - abbiamo una grande
preoccupazione. E la grande preoccupazione è che in fondo questo
Governo, e non sono il primo che usa questa frase, voglia fare
finta di cambiare tutto per non cambiare proprio nulla , nella
migliore tradizione gattopardesca e siciliana. Ed allora, rispetto
a questa cosa io invito tutti, a cominciare dalla maggioranza e
dagli assessori, a dirla qualche parolina al presidente Crocetta, a
farlo riflettere sulle cose serie che tutti insieme possiamo fare,
perché se per caso quest'Aula, che spero mantenga rispetto di se
stessa, rispetto ad un primo emendamento abrogativo dovesse
decidere di fare saltare l'articolo 1 di quel disegno di legge noi
ci ritroveremmo, onorevole Turano, nel pericolo serio di andare a
votare per le elezioni provinciali con la stessa identica legge che
abbiamo oggi e in quel caso l'unico che se ne dovrebbe assumere la
responsabilità è il presidente Crocetta e non altri, per avere
rifiutato una proposta concreta di spending review e di riforma
reale delle Province.
Noi tutto questo non lo vogliamo. Noi siamo pronti a ragionare e a
confrontarci nella speranza che prima o poi un segnale di buon
senso arrivi anche dal Governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dipasquale. Ne ha
facoltà.
DIPASQUALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, io
ho tutta un'altra idea della nostra Regione e dell'organizzazione
degli enti locali rispetto alle cose che sono state dette e penso
che sia sufficiente andare su Google , fare una ricerca, caro
onorevole Musumeci, per vedere che le dichiarazioni contrarie nei
confronti delle Province io già da sindaco, nel 2011 e nel 2012,
avevo avuto modo di esternarle.
Le ho esternate da chi - come ha detto l'onorevole Musumeci - si
trova nella posizione, ha fatto un esempio, il sacerdote non può
non credere in Dio .
Io non sono stato sacerdote, sono stato un sacrestano, perché ero
presidente del Consiglio Provinciale di Ragusa, ho avuto per
quattro anni la possibilità di svolgere un ruolo di presidente. Da
sacrestano, però, mi sono reso conto dell'inutilità, questo non è
che lo dico ora perché
MUSUMECI. Io ho le sue dichiarazioni
DIPASQUALE. Le mie dichiarazioni fanno riferimento al 2011-2012.
Onorevole Musumeci, la prego di verificarlo e la prego di smentirmi
qui in Aula nel caso non dovesse essere vero che Nello Dipasquale,
da sindaco di Ragusa, ha sempre sostenuto che le Province erano
inutili.
MUSUMECI. Il 24 maggio 2010 ha detto altre cose
DIPASQUALE. Sono stato sempre contrario alle Province e vi spiego
il perché.
Faccio un esempio: quando mi sono insediato nei primi tempi
dell'esercizio del mio mandato di Presidente del Consiglio
provinciale io ricordo la buon'anima del Segretario Generale,
ovviamente io provenendo da un'esperienza diversa che era quella di
vicesindaco di Ragusa ad assessore ai servizi sociali, abituato
tutti i giorni ad andare a lavorare, io ricordo l'allora Segretario
che mi disse: Ma lei, Presidente, viene tutti i giorni? . Io
risposi:. Ma certo che vengo tutti i giorni .
Io ho conosciuto in Provincia davvero la non politica ; io in
Provincia ho conosciuto il contributificio; io in Provincia ho
conosciuto le grandi delegazioni di consiglieri provinciali nelle
più svariate manifestazioni nazionali, internazionali e regionali.
Io di questo ne sono stato sempre convinto e ne sono convinto oggi
a maggior ragione che vedo un Presidente che, sì, non avrà fatto
cenno nel suo programma o nei suoi comizi, ma un Presidente che sta
mettendo mano al taglio degli enti inutili e alla razionalizzazione
della spesa. Ovviamente, non può mantenere un contesto di enti, tra
cui le province, che sono improduttive. Deve essere un'altra
l'impostazione che noi dobbiamo dare. Noi dobbiamo muoverci non dai
comuni verso le province o verso la Regione; noi dobbiamo
decentrare quante più cose possibili dalla Regione verso i comuni.
Non è solo un fatto partecipativo, è anche una questione di
controllo.
Signor Presidente, io la ringrazio della collaborazione che mi dà
nel tenere l'Aula attenta e particolarmente
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi pregherei di mantenere l'ordine
in Aula e di permettere all'onorevole Dipasquale di completare il
suo intervento, confidando nella sua capacità di sintesi, onorevole
Dipasquale.
DIPASQUALE. Signor Presidente, sicuramente parlerò meno
dell'onorevole Cordaro.
Quindi, è un'altra l'impostazione che io e non soltanto io, ma
anche altri colleghi di maggioranza abbiamo della nostra Regione,
quella cioè di decentrare verso i comuni. E sapete perché? Il vero
controllo, oggi, i cittadini lo effettuano proprio nei comuni,
perché nei comuni anche se spendiamo cento euro, gli occhi, con la
spesa del Comune, sono gli occhi davvero di tutta una comunità e di
tutta una città. Cosa che non accade in Provincia e cosa che non
accade alla Regione.
Dal nostro Presidente Crocetta, che ha avviato questa grande
rivoluzione, dobbiamo pretendere proprio questo. Dobbiamo
pretendere che oltre a eliminare le Province realmente il
decentramento della spesa venga portato agli enti locali, perché
non potrà mai accadere in un Comune che di un progetto di due
milioni di non se ne accorga nessuno, non potrà mai accadere perché
anche un solo euro in un Comune ha l'attenzione da parte di tutta
una comunità.
Quindi, è davvero un processo rivoluzionario, è un processo
rivoluzionario a cui tutti oggi noi siamo chiamati. E cari amici,
attenzione, non cadiamo nel tranello del Presidente Crocetta E
sapete qual è il tranello del Presidente Crocetta? E' il tranello
in positivo di un uomo che ha visto lontano, che ha determinato già
una scelta condivisa, una scelta condivisa da parte della nostra
comunità, della comunità siciliana e che rischia, invece, di vedere
assente, di vedere disinteressata, di vedere distratta il
Parlamento.
E' questa oggi l'immagine che rischiamo, di dimostrare cioè che
nella Regione siciliana abbiamo una politica dei due tempi: la
politica del Presidente della Regione che è una politica veloce,
innovativa, rivoluzionaria, rispetto invece ad una politica svolta
dal Parlamento, che invece è una politica lenta, ostruzionistica,
non pronta all'innovazione, una politica che è rimasta vecchia.
Io non ci sto Per questo motivo dico no alle Province e così
come il Presidente della Regione sta avviando questa grande riforma
e questo lavoro di cambiamento, ovviamente non possiamo che
condividere questo percorso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Siragusa. Ne ha
facoltà.
SIRAGUSA. Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente
della Regione, signori Membri del Governo, onorevoli colleghi,
cittadini, é ormai assordante la richiesta di cambiamento che si
alza a gran voce e sempre più forte dai cittadini e finalmente oggi
la nostra Regione ha la possibilità di rispondere con convinzione e
concretezza iniziando un cammino che darà modi di porre la Sicilia
all'avanguardia perfino della stessa legislazione nazionale proprio
su di un tema particolarmente attenzionato dall'opinione pubblica
quale quello che riguarda in generale i costi della politica e
della pubblica amministrazione e nello specifico le Province.
Per questo Parlamento, quanto sta prendendo forma oggi, è una
possibilità reale ed importante per compiere un gesto che possiamo
tranquillamente definire storico, epocale ma sopratutto per
affermarsi quale vera casa dei siciliani, in cui i cittadini hanno
modo di far sentire la propria voce ed essere ascoltati.
Il Movimento 5 Stelle è sempre stato particolarmente critico
rispetto all'attuale struttura del modello organizzativo degli enti
locali, non per partito preso o peggio per populismo o demagogia,
ma perché, proprio le Province così come strutturate, in
particolare, hanno da sempre rappresentato un Ente sostanzialmente
improduttivo, con un rapporto costo/prestazioni assolutamente
deficitario, un Ente lontano dalle reali esigenze del cittadino e
spesso non in grado di dare risposte. Per questo motivo il
Movimento di cui faccio parte ne chiede da sempre l'abolizione ed
in coerenza con questo non si è mai candidato ne mai si candiderà
alle elezioni provinciali.
Sempre in coerenza con quanto da noi affermato, ovvero che
valuteremo ogni singolo provvedimento e su di esso ci esprimeremo,
giudichiamo positivamente qualsiasi provvedimento legislativo
riguardante l'abolizione delle province così come oggi istituite e
la reale applicazione dello Statuto.
In quest'ottica abbiamo da parte nostra già provveduto a
depositare un disegno di legge che va in tal senso, ritornando al
dettato previsto dall'articolo 15 dello Statuto della Regione
siciliana, ponendo quindi un correttivo all'articolata acrobazia
redazionale con cui la legge 9 del 1986 ha provveduto ad istituire
le attuali Province regionali.
L'abolizione dell'organo politico, ma sopratutto l'idea di un
consorzio di comuni, congrui geograficamente e legati da prevalenti
peculiarità storiche, culturali, economiche ed ambientali, pongono
finalmente l'ente di secondo livello vicino alle reali aspettative
dei cittadini confermando, con l'amministrazione affidata ai
Sindaci, sia la volontà di poter finalmente fare in modo che i
problemi del territorio vengano affrontati da chi ha realmente
contezza dei problemi stessi e sia il mantenimento del rapporto
democratico e fiduciario tra l'ente ed i cittadini stessi. Non si
tratta solo di spending review ma di dare risposte che
corrispondano alle legittime aspettative della cittadinanza, cosa
che gli attuali enti non sono in grado, non solo per competenze ma
anche e sopratutto per struttura, non sono in grado di fornire.
Una particolare attenzione intendiamo dedicare all'occupazione,
deve essere chiaro che ogni nostro provvedimento volto
all'eliminazione delle Province non deve essere inteso come volto
ad intaccare il livello occupazionale, nessuno deve rimanere
escluso da questo processo e ciò vuol dire che gli attuali
dipendenti dovranno essere ripartiti in base alle competenze ai
nuovi liberi consorzi, alla regione o ai singoli comuni, e restando
in tema di competenze i liberi consorzi dovranno essere realmente
enti territoriali in grado di dare risposte alla cittadinanza su
problemi concreti e reali.
Siamo consapevoli che non è facile normare tutto questo in un
lasso di tempo breve e siamo consapevoli che si tratterà di un
cambiamento epocale che dovrà essere adeguatamente curato fin nei
minimi dettagli così come siamo consapevoli che ogni provvedimento
è perfettibile dovendo consentire tra l'altro ai cittadini,
rappresentati in questo parlamento da tutti noi, di potersi
esprimere in modo da realizzare una riforma che, avendo per
l'appunto una portata storica, possa risultare la più condivisa
possibile.
Quindi fermo restando il punto fisso che prevede come obiettivo
finale l'abolizione delle province, così come le intendiamo oggi,
accogliamo e sosteniamo il provvedimento legislativo oggetto
dell'odierno dibattito, al fine di assicurare durante il regime
transitorio l'amministrazione mediante il commissariamento degli
organi in scadenza o scaduti. In tal senso, chiediamo con forza al
Governo, al fine di garantire, la massima trasparenza per quello
che riguarda le nomine dei suddetti commissari di attivarsi
affinché esse non rappresentino la lunga mano del governo stesso
e quindi che tali nomine siano individuate preferibilmente tra il
personale dell'amministrazione dello Stato con qualifica
dirigenziale in servizio o in quiescenza, ovvero prefetti.
In questo processo di cambiamento epocale dobbiamo essere
determinati nell'affermare la nostra autonomia statutaria questa
assemblea non può e non deve essere un solo minuto di più ostaggio
del Commissario dello Stato, l'attuale passaggio è anche e
sopratutto figlio di consigli preventivi che possono risultare
lesivi dell'autonomia di questa assemblea.
Presidente, colleghi, se non ora quando questo Parlamento e questa
nostra Sicilia avrà un altra opportunità per essere finalmente
traino e modello da prendere ad esempio per l'intero paese,
assumiamoci con orgoglio e con coraggio questo compito e sempre con
coraggio affrontiamo insieme questa importante questione.
Tutte le posizioni sono più che legittime, questo è un Parlamento,
il regno del confronto democratico ma siamo lungimiranti, non
pensiamo alle barricate, non perdiamo tempo inutilmente, ho il
massimo rispetto per chi non condivide queste scelte ma non
nascondiamoci, confrontiamoci, lavoriamo assieme per la nostra
terra, i cittadini sapranno rendere il giusto merito a questa
Assemblea, casa di tutti i Siciliani.
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Laccoto è in congedo per
oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
n. 278
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha
facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli colleghi,
il mio intervento è anche una riflessione poiché oggi discutiamo
sulla opportunità o sulla necessità di abolire le Province, però
ritengo che a monte ci sia un nodo da sciogliere che sotto il
profilo della incostituzionalità legata al disegno di legge
presentato dal Governo.
Vorrei un attimo riprendere quanto asserito poc'anzi
dall'onorevole Gucciardi. L'articolo 15 dello Statuto della Regione
siciliana, al comma 1 e 2 recita: Le circoscrizioni provinciali e
gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi
nell'ambito della Regione siciliana. L'ordinamento degli enti
locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi
Consorzi .
Detta norma è stata attuata con la legge regionale del 6 maggio
1986, numero 9, con la quale è stato istituito il libero Consorzio
dei comuni denominato Provincia regionale quale organo di
riferimento delle comunità locali, votata al coordinamento dello
sviluppo economico e sociale del territorio. Le Province regionali
hanno un importante ruolo di coordinamento finalizzato allo
sviluppo economico e sociale.
L'articolo 4 della legge regionale 9/86 espressamente dispone: Le
Province regionali costituite dall'aggregazione dei comuni
siciliani in liberi consorzi sono dotate della più ampia autonomia
amministrativa e finanziaria .
A ben vedere la legge regionale 9/86, la Regione ha attuato la
norma statutaria solo apparentemente secundum legem nel momento in
cui ha determinato l'organizzazione delle province della Regione
siciliana, come nel resto d'Italia, quali enti locali territoriali
dotati di autonomia anche politica e non solo amministrativa e
finanziaria.
Questo quanto anche sostenuto dal TAR Sicilia Palermo, proprio
quella sentenza del 2012 citata dall'onorevole Gucciardi, sennonché
l'articolo 15 dello Statuto deve essere letto unitamente alla
Costituzione italiana, come più volte ribadito dalla Corte
Costituzionale.
A tal proposito vi sono svariate norme costituzionali che in
combinato disposto con le norme della Carta europea delle autonomie
locali e ratificata dall'Italia depongono in favore della
circostanza che le Province non potrebbero essere soppresse.
Le Province sono infatti le istituzioni attorno alle quali è stata
costruita 150 anni fa l'Unità di Italia, riconosciute tra le
autonomie locali dall'articolo 5 della Costituzione e sono oggi tra
le istituzioni costitutive della Repubblica in base all'articolo
114 della Costituzione.
La modifica o la soppressione delle Province, quindi, non può
avvenire con un colpo di spugna, ma deve essere ponderata anche nei
suoi aspetti istituzionali e costituzionali, soprattutto se è
determinata dall'intento di pervenire ad un auspicato risparmio di
spesa e ad una migliore allocazione e gestione delle risorse
economiche.
Quindi, ho voluto citare questi aspetti perché oggi siamo tutti, e
non sono io un assertore delle Province o uno strenuo difensore
delle Province, però chiedo effettivamente che bisogna fare a monte
una riflessione.
Vi è la possibilità che la Regione possa autonomamente con un
colpo di spugna eliminare le Province quando quest'ultime sono
salvaguardate da norme costituzionali.
Oggi qual è l'intento e lo scopo che questa Assemblea si propone e
deve raggiungere? Che ci sia un ente intermedio, che non vogliamo
chiamare province, ma che vogliamo chiamare liberi consorzi, ma
quest'ultimi non sono altro che province, ma che comunque devono
avere un solo ed unico obiettivo che è quello di ridurre la spesa e
contenere la spesa e, quindi, la spesa legata alle indennità, alle
nomine, ma con l'istituzione dei consorzi noi raggiungeremmo,
comunque, ammesso che riusciremmo a fare una norma che consente
l'istituzione dei consorzi come ente intermedio di secondo livello
al posto delle province ed effettivamente avere quel risultato?
Non è forse nella gestione di tali funzioni e non sarebbe meglio
forse prevedere una riforma molto più incisiva, che vada a
riassegnare la funzione che nel corso degli anni, sempre più in
modo più massiccio, sono state assegnate alle province verso i
comuni ovvero verso la Regione?
Non è forse nella gestione di tali funzione del denaro pubblico,
con le stesse connesse, che vi è il maggiore spreco di risorse?
Sarebbe auspicabile ed opportuno che la riforma prevedesse non solo
l'abolizione delle province, ma anche la cancellazione di tutte il
livello intermedio di Governo, tra Comuni e Regioni, passando
integralmente il pacchetto di funzioni e competenze da uno dei due
livelli residui.
Una legge di riforma, quindi, dovrebbe caricarsi del compito di
esaminare con molta attenzione l'elenco delle funzioni provinciali,
la possibilità per i consorzi di poterle svolgere in modo molto più
efficiente, efficace ed economico ovvero l'attitudine dei Comuni o
della Regione a svolgerle in modo autonomo, sottraendole alle
province e ai consorzi.
Tanto più che vi sono funzioni difficilmente trasferibili ai
Comuni, pena il loro mancato funzionamento, in quanto, limitati ad
ambiti territoriali troppi ristretti a scapito dell'efficienza e
dell'economicità, mentre la Regione, senza una concreta e seria
organizzazione, non riuscirebbe a gestire attività di ambiti
territoriali limitati a particolari zone del territorio.
In tale ottica, l'articolo 23 comma 19, della legge 214 del 2011
in materia di abolizione delle province, prevede: lo Stato e le
Regioni, secondo le rispettive competenze, provvedano altresì al
trasferimento delle risorse umane, finanziarie, strumentali per
l'esercizio delle funzioni trasferite.
Un altro aspetto da considerare, invece, che forse consentirebbe
un maggiore risparmio di spese e una migliore funzionalità,
efficienza ed efficacia, è la soppressione e la riforma dei
consorzi, dei consorzi di bonifica, degli enti di sviluppo
agricolo, dello IACP e di tutti quegli altri enti ed enterelli,
provinciali o regionali, che continuano ad esistere e a persistere
nel frastagliare le competenze o nel sovrapporle a quelle di comuni
e province in particolari ovvero dei costituendi consorzi liberi
tra Comuni, senza che nessuno sia in grado di capire quali e quanti
siano, quale spesa movimentano, quale utilità concreta abbiano,
visto che esercitano acclaratamente funzioni sovrapposte a quelli
degli enti locali, risultando essere per lo più solo uno
stipendificio a disposizione della politica per accontentare amici
e parenti.
Sarebbe, invece, molto più opportuno studiare la possibilità di
accorpare questi enti a Comuni o province, il che darebbe davvero
una spinta razionalizzatrice al sistema istituzionale, ma forse le
cariche di amministratore di questi enti sono troppo importanti per
garantire un futuro a chi abbia imboccato il viale del tramonto
politico ed assicurargli una conclusione di carriera, comunque,
redditizia e di potere. Stando così le cose, appare chiaro, che
questo disegno di legge così come è non potrà essere approvato e
ci sarà solo un rischio che andremo a votare con questa legge e noi
non possiamo assumerci questa responsabilità.
Pertanto, l'invito che faccio a tutte le forze politiche è che si
trovi una condivisione, ma una condivisione seria perché non si
vada a votare a maggio, ma che si diano dei tempi ristretti perché
si possa andare a votare ricollocando le funzioni alle province,
perché credo che queste non possono e noi non possiamo abolirle
con un colpo di spugna.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, per la replica del
Governo, il Presidente Crocetta.
Ne ha facoltà
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
deputati, sinceramente mi sembrano eccessivi alcuni toni, laddove
descrivono un progetto, che è nel cuore di questa Regione e fa
parte persino della sua base fondativa quello dei liberi consorzi
dei comuni, come una sorta di arretramento di cinquant'anni, come
dire che il nostro Statuto sarebbe superato e le ragioni stesse
della nostra autonomia non avrebbero più senso.
Credo, invece, che proprio quel ritorno all'autonomia sia il
nostro futuro, non il nostro passato, cioè che il rilancio di una
politica in cui la Regione siciliana comincia a scoprire le ragioni
profonde per cui ha avuto la propria autonomia sia uno dei motivi
persino di orgoglio della nostra azione politica.
Noi non abbiamo avuto giustizia in questi anni e la Regione
siciliana non ha avuto giustizia proprio nel riconoscimento di ciò
che era previsto nello Statuto e lo abbiamo in materia fiscale,
sull'Alta Corte, sui Consorzi ai comuni e su tante altre questioni.
Bene, oggi abbiamo la possibilità, sulla base della esclusività
che abbiamo in materia di disciplina degli Enti locali, di potere
organizzare al meglio il lavoro della nostra Regione che si
articola nella esistenza della Regione, negli Enti di area vasta e
si articola nella esistenza dei Comuni, solo che in Sicilia le
province si chiamano liberi consorzi dei comuni.
Questo lo dice la nostra Costituzione e questo ha inteso fare il
legislatore all'atto dell'insediamento di questo Parlamento e
questo hanno inteso fare i padri dell'autonomia come Aldisio e come
Alessi; se il riferimento, quindi, al passato deve essere il
riferimento della politica di oggi, dovrebbe essere riferimento a
quei padri fondatori e non solo a quelli, ma anche a coloro, come
Li Causi, che hanno voluto insieme ad Aldisio e insieme ad Alessi
lo Statuto siciliano, allora sicuramente è estremamente gradita
quella citazione di ritorno al passato. Se, invece, il passato
dovesse essere quello immediatamente prima, magari potrebbe essere
più caro ad altri deputati che sono qui dentro e non sicuramente a
me e alla mia storia personale.
Noi vogliamo anticipare, per la prima volta, con una serie di
azioni ciò che oggi ci viene richiesto dal Paese ed oggi il Paese
ci dice che dobbiamo cominciare a pensare ai poveri, ai deboli,
alle imprese che falliscono, agli imprenditori che si suicidano e
questo richiede un'attenzione nuova, diversa da parte della classe
dirigente della Regione, tutta, nessuno di noi può pensare che per
ragione meramente politiche o di parte, o di partito o anche di
divisioni personali, di scontri persino personali con il Presidente
o di mettere in secondo piano quello che deve essere un progetto
generale che ci dovrebbe vedere tutti quanti uniti attorno a questa
questione.
Noi sappiamo, tutti quanti, quali sono i deficit che ci portiamo
del passato e questi deficit sono ascrivibili ad una serie di
motivi; sono ascrivibili ad una serie di società partecipate che
sono all'interno della Regione, sono ascrivibili alle società
partecipate che sono nei Comuni, sono ascrivibili alle società
partecipate che sono nelle Province, sono ascrivibili, a volte,
anche ad una insufficienza legislativa, nei controlli, sugli
impegni di spesa, sul fatto che quando c'è un impegno di spesa si
deve verificare che l'entrata è certa in quel capitolo di spesa.
Ovviamente tutto questo non è avvenuto, anche negli anni più
recenti, ciò non significa che poi lì le responsabilità
necessariamente si riconducano alla politica, perché ci sono anche
responsabilità dei tecnici che dovrebbero verificare. A volte c'è
un Governo parallelo per cui la politica stabilisce alcune cose,
mentre i tecnici ne fanno altre, quindi mi dispiace se alcune
questioni diventino di ragione politica, mentre dovrebbero vederci
tutti uniti non solo per guardare la veridicità di queste cose, ma
anche per trovare insieme le soluzioni più riuscite.
Oggi la tendenza nazionale è di abolire le province, chiudere le
partecipate e noi abbiamo presentato un pacchetto di risparmi, non
solo quello delle province, sono andato a guardare tutti i disegni
di legge che prevedono accorpamenti di partecipate, non prevedono
chiacchiere sulle partecipate.
Se io pensassi ai consigli di amministrazioni e alle nomine, li
moltiplicherei, li lascerei, invece ne annulliamo quindici,
quindici consigli di amministrazione, quindici collegi dei
revisori, quindici direttori generali, ma quindici per tre, per
quattro, per cinque a seconda di quanti sono questi organismi che
sarebbero una gola ghiotta per chi vuole fare clientelismo; se poi
andiamo a contare anche le nomine che ha fatto il Governo,
valutiamo se ci riferiamo al fatto che abbiamo conservato circa il
70-80 per cento dei commissari delle ASP nominati precedentemente,
senza pregiudizi politici, alcuni hanno semplicemente rotato - mi
pare un fatto normale - così come abbiamo lasciato l'incarico al
70-80 per cento dei direttori generali che c'erano, alcuni li
abbiamo ridotti come numero, qualche altro è di nuova nomina.
Non vedo dove sta il problema, se avessimo voluto operare con
questo senso di vendetta politica e col senso di farci gli amici
avremmo fatto ben altre operazioni, invece abbiamo pensato solo
all'interesse pubblico, all'idea di mettere in funzione una
macchina, all'idea di metterla in marcia, all'idea che questa
macchina dovesse cominciare.
E sinceramente a chi dice che abbiamo rovinato la Regione,
ritengo che cento giorni siano pochini per rovinare una Regione,
credo ce ne vogliano molto di più.
Credo che i problemi di oggi, se si ha onestà intellettuale, hanno
una storia e in questi mesi abbiamo fatto solo riduzione della
spesa, solo e soltanto questo. Quando abbiamo previsto la riduzione
del salario accessorio per i dirigenti, quando abbiamo proposto che
il trattamento dei dirigenti dell'Assemblea regionale venisse
equiparato a quello dei direttori della Regione, fra i progetti di
legge presentati, guardate che in questo il risparmio non
sarebbero bruscolini
In questo caso si pone un problema se noi come classe politica
vogliamo continuare a farci gli amici, difendendo privilegi
insopportabili, se cominciassimo invece a dire che il salario
accessorio è zero all'inizio dell'anno e che può diventare anche il
massimo solo se si raggiungesse il massimo degli obiettivi come si
fa nelle aziende private, probabilmente cominceremmo a incrementare
la produzione, probabilmente non avremmo tremila pratiche che
attendono il VIA-VAS dall'Assessorato del territorio.
Quindi, il progetto del Governo intende sistemare una serie di
questioni che partono dalla riduzione della spesa che non si misura
soltanto nelle indennità parlamentari - è poca cosa - o nelle
indennità dei consiglieri provinciali, se noi dovessimo ricondurre
la questione delle province solo a questo Ridurremmo le indennità,
è ridotto il numero, abbiamo ridotto quanto del 30 per cento. Il
problema è tutto ciò che c'è intorno a queste cose, che non sempre
sono spese obbligatorie e che la moltiplicazione degli enti
contribuisce a moltiplicare la spesa.
Quanto è costata alla Regione siciliana, quanto costerà nel
futuro, l'introduzione degli ATO che la Sicilia ha introdotto prima
di ogni altra regione italiana.
Quanto è costato, per la Regione siciliana, avere coperto quei
debiti perché era costretta a farlo e poi non aver avviato l'azione
di recupero, perché ogni volta la situazione è peggiorata e qualche
volta è persino impossibile il recupero e noi abbiamo continuato
in questi anni in questo modo.
Io credo che bisogna cominciare a semplificare tutto lo schema.
Nell'idea del Governo - ma non è questo che è contenuto nelle norme
transitorie - andava discusso in aula tutto il progetto di legge,
c'è stato eccepito che forse non avremmo risolto il problema perché
si sarebbe discusso, così il disegno di legge non avrebbe bloccato
le elezioni imminenti, e il Governo ha fatto una mediazione con
tutti i Presidenti dei gruppi parlamentari.
Il testo che noi abbiamo presentato è un testo concordato con
tutti i Presidenti dei gruppi parlamentari, nessuno escluso, poi
se in Aula si vuole avere un atteggiamento diverso o le forze
politiche vogliono avere atteggiamenti diversi, ma il testo è
concordato con tutti i Presidenti dei gruppi parlamentari ed è
concordato sulla base delle indicazioni di quest'ultimi.
Estrapolare norme transitorie che prevedevano l'introduzione dei
liberi consorzi dei comuni, questo testo è stato estrapolato dalle
norme transitorie che erano previste alla fine del disegno di legge
complessivo, per questo non recava un limite al commissariamento,
perché non aveva assolutamente senso, perché il testo istituiva i
consorzi di comuni e, praticamente, entro sei mesi faceva tutti i
trasferimenti e, quindi ,era conseguente la decadenza dei
commissari appena decadeva il sistema, che potevano rimanere in
piedi per alcuni aspetti delle province che non si riuscivano a
liquidare, ma diventavano commissari di altro tipo.
Dopodiché il Commissario dello Stato, rispetto a delle norme
estrapolate, ha eccepito questa questione: essendo queste norme
svincolate dal resto dove si parlava di liberi consorzi dei comuni,
era saltata per caso la parola liberi consorzi di comuni, c'era per
errore istituisce' e questo mi sembra, forse, il rilievo più forte
perché effettivamente non si istituisce ciò che esiste già,
disciplina una cosa che esiste già, altrimenti la legge avrebbe
avuto valore costituzionale e non lo si poteva assolutamente fare.
Rispetto a questo, quindi, noi abbiamo presentato una proposta di
legge che dice, all'articolo 1, che entro sei mesi
MUSUMECI. Non è così
CORDARO. A quale disegno di legge si riferisce?
CROCETTA, presidente della Regione. Al numero 278.
(interruzione dai banchi di destra)
CROCETTA, presidente della Regione. Noi veramente l'abbiamo
depositato. Va bene, non ne parliamo, non parliamo del testo, però
lo stabilisce il Presidente quale testo si discute, quale si
approva lo stabilirà il Presidente dell'Assemblea e, quindi, io
non voglio sicuramente interferire, anche se come parlamentare
qualche opinione, non da Presidente, la posso istruire, attorno a
queste storie.
Allora la questione, perché non sono solo il Governo, sono pure un
deputato di questa Assemblea. Ritengo che qui c'è una questione
chiara, noi vogliamo spazzare gli sprechi, se non lo facciamo noi,
lo faranno altri, il governo nazionale già precedente aveva fatto
un progetto sulle province che sicuramente non trova l'intera
condivisione del nostro governo, perché prevederebbe quattro
province cancellando l'identità di cinque, cioè mezza Sicilia
verrebbe praticamente assorbita e si violerebbe anche il legittimo
campanilismo che c'è attorno alle identità provinciali; noi non
vogliamo cancellare quelle identità, invece le vogliamo proteggere
e sappiamo nel momento in cui agiamo prima degli altri noi abbiamo
la possibilità di proteggerla. Perché laddove nel nostro progetto,
nel nostro disegno di legge, c'è scritto che i comuni capoluogo di
provincia diventano i consorzi, diventano capo fila dei consorzi
dei comuni, e laddove ce ne saranno altri che raggiungono oltre
centocinquantamila abitanti potranno stabilire, saranno capofila le
città più importanti, sicuramente noi salvaguardiamo l'identità dei
capoluoghi esistenti, e anche diamo la possibilità ad altre realtà
che da anni attendono di poter essere inserite; eliminiamo anche le
guerre ai campanile, si istituisce già le città metropolitane, e
salviamo le città metropolitane da un possibile dissesto, Palermo,
Catania, Messina; quindi mi pare da un punto di vista sociale e
politico questo abbia una grande responsabilità.
Ce l'ha perché questa è l'idea del Governo, è un'idea che abbiamo
confrontato con i vari Gruppi che man mano che si capisce viene
compresa, poi chi non vuole capire non capisce perché, se ad ognuno
di noi capisce solo il consigliere provinciale, che forse non potrà
essere eletto in questa occasione, allora diventa un problema; a
parte che lì si apre una discussione sui consorzi perché non è in
questa legge il tema, nelle norme transitorie, sarà successivamente
se dovranno essere organismi di secondo grado o di primo grado, è
lì che si va articolare un ragionamento. Che si è voluto rinviare
per volontà dei Gruppi anche se mi dico io che la volontà del
Governo li annetta; noi siamo per gli organismi di secondo grado,
anche prima lo erano per intenderci, eppure non veniva cancellata
né la democrazia né era anticostituzionale. Lo era fino a qualche
anno fa.
Quindi il ragionamento, parliamoci chiaro, è quello se si vuole o
meno fare i conti con i privilegi e tagliarli, con i costi che non
sono più sopportabili e, io dico, anche con una scommessa che
dobbiamo fare. Guardate, la classe dirigente di questo Paese, e non
solo della Sicilia, si salva se mette in moto un progetto
riformista e di cambiamento, a me piace persino chiamarlo
rivoluzionario . Se la classe dirigente di questo Paese, invece,
si annida e si chiude dentro la conservazione del passato, sarà la
gente che ci vorrà a cacciare, e farà pure bene, ci dovremmo
perfino candidare volontari ad essere cacciati, perché significa
che non abbiamo oggi il cuore attento a ciò che pulsa nel Paese.
Non ce l'abbiamo perché con i risparmi delle province semplicemente
faremo lavorare ventimila precari per sei mesi, nei progetti dei
cantieri di servizio, e diamo delle risposte vere ai quartieri
degradati delle città, questo dobbiamo capire: da un lato, c'è
l'interesse a difendere il privilegio di chi si deve candidare ad
un ente intermedio e, dall'altro, ci sono invece i bisogni di massa
dei cittadini. E se andiamo a considerare le partecipate, le altre
spese, ecc. i conti diventeranno molto ma molto più alti.
Questo è un progetto organico che si lega, come dicevo, anche alle
partecipate. Altro che Crocetta fa l'inganno, vuole fare clientela,
in ragione al passato chi invece difende questi ruoli.
Qui c'è, allora, un discorso chiaro fra chi vuole innovare e
guarda al futuro e fra, invece, chi vuole conservare e guarda al
passato, o alla conservazione del presente perché a volte il
passato è stato perfino migliore del presente, qualche volta.
Allora io credo con coraggio .. certo quando c'era Mattarella che
posso dire che era cattivo?
E non è l'unico sicuramente.
Il ragionamento credo che lo dobbiamo fare tutti e lo dobbiamo
fare con responsabilità spiegando anche ai quadri nostri, dei
nostri partiti, dei nostri riferimenti, che invece questa soluzione
dei liberi consorzi di comuni dà la possibilità che esistano ancora
organismi intermedi, prima che arrivino da Roma e ci manderanno
l'esercito per commissariarci. Perché, guardate, noi abbiamo
parlato di una Regione che fino a qualche mese fa era a rischio di
commissariamento, ma sicuramente per tutta una visione degli
sprechi. Noi abbiamo il dovere di bloccare questi sprechi, abbiamo
il dovere di riportare in bonus il nostro bilancio e abbiamo il
dovere anche di istituire e sperimentare nuove forme di democrazia
e di partecipazione della gente che non necessariamente passano
attraverso i meccanismi che noi abbiamo attualmente.
Valorizzando il nostro Statuto, e quindi è anche una battagli
autonomista che si ricollega alle ragioni profonde di questa Terra,
ed è anche una lotta, se vogliamo, anche per rappresentare quelle
persone che magari non stanno in questo Parlamento e si aspettano
da questo Parlamento che sia innovativa.
Per la prima volta la Regione siciliana viene indicata su questa
questione delle province perfino un modello. Qualcuno non vuole che
lo sia. Qualcuno preferisce una Regione siciliana che viene
attaccata sempre dai forestali che devono essere considerati
parassiti, invece stiamo cominciando a trovare forme di lavoro per
loro. Stiamo cominciando a coinvolgere, a pensare di trovare forme
di lavoro per i precari. Stiamo cominciando a trasferire i
lavoratori di partecipate che non fanno nulla in partecipate dove
lavorano.
Abbiamo bisogno anche di strumenti legislativi rapidi. Alcuni
proposte attendono di essere esaminate dalla Commissione e
dall'Aula per permettere questa possibilità di utilizzo produttivo.
E, quindi, vogliamo una Regione che diventi esempio per il Paese.
Esempio. Che da sola riesce a sollevarsi, per orgoglio, con il
nostro orgoglio di essere siciliani e di potere fare meglio che
altrove.
E di fare perfino prima. Ieri ho incontrato - e concludo - il
rappresentante dell'UPI, Unione Province Italiane, che ha detto
dobbiamo risparmiare e mi ha detto noi guarderemo molto al
modello Sicilia perché è chiaro che le province così come sono non
possono andare.
Noi abbiamo una possibilità di riformarle trasformandole ma in
questa trasformazione noi non possiamo che attenerci alla nostra
Costituzione che è lo Statuto.
E dobbiamo farlo con orgoglio perché è da lì che dobbiamo
ripartire perché i nostri legislatori avevano visto bene,
probabilmente avevano visto laddove poi la politica nazionale non
ha visto, laddove la politica nazionale non ha visto e questo ci
permette di avviare un processo poi discuteremo ma intanto
stabiliamo che lo abbiamo scritto il corso. E io mi augurerei che
questo disegno di legge trovasse l'approvazione unitaria, che non
ci fossero se e ma , che non ci fosse la richiesta del voto
segreto, dei franchi tiratori che vengono fuori dietro o di chi si
vuole nascondere per non fare una scelta.
E' bello dire ai siciliani, con chiarezza per un parlamentare, per
che cosa vota e per quali atti non vota. E' un atto di trasparenza
e persino nei confronti degli elettori. Però io penso che chi
richiederà il voto segreto, voglia affossare una riforma che
nell'immaginario del Paese ci farà apparire la Sicilia di sempre,
quella che vuole continuare a sperperare, quella che non vuole
innovare, quella che invece continua a volere mantenere un modello
del passato. Perché non è Crocetta che si prende il merito se si
cambia. Se lo prende tutta la classe dirigente. Io non ho preteso
che il disegno di legge del Governo fosse l'unico e l'esclusivo e
ho detto è una traccia di lavoro , su questa traccia di lavoro
ognuno ci può mettere qualcosa e ognuno può contribuire a
migliorarla.
Su questo si apre un'intesa di domani, discussione di domani che
si è approvato.
Però consentiamo di chiudere queste cose e esaminare con rapidità
tutti gli altri disegni, il disegno di legge sulla parità, sul
doppio voto di genere che consentirà alle donne di avere un ruolo
nelle prossime elezioni amministrative, le modifiche che si
vogliono apportare anche alla legge elettorale che sono anche
un'esigenza dei partiti eccetera, ma non mischiamoli dietro tutta
questa vicenda, altrimenti rischiamo poi di appesantire un
dibattito che qui non c'entra.
Esitiamo rapidamente questo e trattiamo le altre questioni, e poi
tutta l'incorporazione delle partecipate che salva i lavoratori e
riduce la spesa. Tutta una serie di possibilità di utilizzo dei
lavoratori precari che li fa rendere produttivi ed orgogliosi di
venire persino a lavorare e incominciamo a dire che non manteniamo
gente che non fa nulla. Questo è il nostro progetto.
Su come saranno i liberi consorzi di comuni, lo decideremo insieme
perché sicuramente sarà oggetto di un tavolo persino, vi dico,
congiunto, che possiamo stabilire insieme alla Commissione Affari
istituzionali tra forze politiche e Governo. Insieme, lavoriamo
tutti insieme, affinché non sia il testo di nessuno ma sia il testo
di tutti. Noi non abbiamo la voglia di essere i primi della classe,
non vogliamo fare le prime donne al teatro.
Noi vogliamo lavorare tutti quanti insieme per il benessere e il
bene della Sicilia.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Crocetta.
Pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli per
alzata e seduta. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato, col voto contrario dei deputati del PDL e della
Lista Musumeci)
Presidenza del vicepresidente Pogliese
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Gianni è in congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 19 marzo 2013,
alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Pogliese
I - Comunicazioni
II - Discussione, ai sensi dell'art. 68 bis del Regolamento
interno, del disegno di legge:
- Norme transitorie per l'istituzione dei consorzi di comuni.
(278) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 18.43
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli