Resoconti delle sedute d'Aula Banche dati

Risultati di ricerca

Titolo

Resoconto d'Aula della Seduta n. 28 di giovedì 14 marzo 2013
  • Versione PDF
  • Versione Testuale
                                        

   Presidenza del vicepresidente Pogliese


   VINCIULLO, segretario f.f., dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per oggi  gli  onorevoli
  D'Agostino,   Sammartino,  Micciché,  Nicotra,  Sorbello,   Caputo,
  Assenza, Cancelleri, Coltraro e Venturino.

   L'Assemblea ne prende atto.

                               Missione

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Marziano sarà in missione dal
  19  al 21 marzo 2013, per ragioni del suo ufficio, senza oneri  per
  l'Assemblea.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   -  Interventi  regionali per la prevenzione e il  contrasto  della
  criminalità. (n. 293)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Caputo  in
  data 12 marzo 2013.

   - Iniziative a sostegno delle isole minori. (n. 294)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli  onorevoli  Caputo,
  Pogliese, Assenza, Falcone e Vinciullo in data 12 marzo 2013.

   -  Norme  in  materia di permessi retribuiti degli  amministratori
  locali e di abrogazione delle commissioni consiliari nei comuni con
  popolazione inferiore a 15.000 abitanti. (n. 295)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Forzese  in
  data 12 marzo 2013.

   -  Misure  a sostegno delle donne vittime di violenza e  forme  di
  prevenzione e di contrasto. (n. 296)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Caputo  in
  data 12 marzo 2013.

   -  Contributi a sostegno di commercianti danneggiati da lavori  di
  pubblica utilità. (n. 297)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Caputo  in
  data 12 marzo 2013.

   -  Riconoscimento  regionale  delle organizzazioni  di  produttori
  della pesca. (n. 298)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Caputo  in
  data 12 marzo 2013.

   -  Prevenzione  del sovrindebitamento e contrasto dell'usura.  (n.
  299)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Caputo  in
  data 13 marzo 2013.

   -  Norme  per   una cultura di mobilità giovanile  tra  i  giovani
  europei. (n. 300)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Greco,  Di
  Mauro e Lo Sciuto in data 13 marzo 2013.

   - Istituzione di un comitato permanente per l'istruzione. (n. 301)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Caputo  in
  data 13 marzo 2013.

   -  Istituzione  della  figura  professionale  del  chinesiologo  e
  disposizioni  sul  funzionamento delle strutture private  destinate
  allo svolgimento delle attività fisico-motorie. (n. 302)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Caputo  in
  data 13 marzo 2013.

   - Norme per la tutela e la regolamentazione dei campeggi didattico-
  educativi nel territorio della Regione. (n. 303)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Caputo  in
  data 13 marzo 2013.

   -   Norme   per   la  promozione  ed  il  sostegno  alle   imprese
  dell'informazione locale. (n. 304)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli  onorevoli  Leanza,
  D'Agostino,  dina,  Firetto,  La Rocca Ruvolo,  Lentini,  Micciché,
  Sammartino, Sorbello e Sudano in data 13 marzo 2013.

   -  Rafforzamento e riordino del sistema del credito  alle  imprese
  siciliane. (n. 305)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Firetto  in
  data 13 marzo 2013.

              Comunicazione di ritiro di disegno di legge

   PRESIDENTE.  Comunico  che l'onorevole Salvino  Caputo,  con  nota
  prot.  n. 3233/SG.LEG.PG. del 13 marzo 2013, ha ritirato il disegno
  di  legge  n.  292   Norme  urgenti  in  materia  di  industria  ed
  iniziative sul sistema del risparmio energetico  presentato in data
  8 marzo 2013.

                     Comunicazione di parere reso

   PRESIDENTE. Comunico il parere reso dalla Commissione:

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   -   Integrazione  e  modifica  DA  numero  2283/12    Riordino   e
  razionalizzazione dei centri di Procreazione Medicalmente Assistita
  (PMA)  sul  territorio della Regione Siciliana   e    Aggiornamento
  requisiti strutturali, tecnico-scientifici ed organiz-zativi  delle
  strutture  pubbliche  e  private  per  l'esercizio  delle  attività
  sanitarie  di Procreazione Medicalmente Assistita di I,  II  e  III
  livello e requisiti aggiuntivi per l'accreditamento istituzionale .
  (n. 6/VI).
   reso in data 12 marzo 2013, inviato in data 13 marzo 2013.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   N.  426  -  Notizie  sull'esito dell'ordine  del  giorno  n.  717,
  approvato  dall'Assemblea regionale siciliana  in  data  13  giugno
  2012,  avente  ad oggetto l'accordo UE-Marocco in  tema  di  sgravi
  doganali.
   - Presidente Regione
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore Domenico

   N. 432 - Chiarimenti relativi all'iter e alle finalità dell'AVVISO
  9  del  20  maggio  2011 destinato a sostenere le piccole  e  medie
  imprese.
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatario: Alloro Mario

   N.  433  -  Iniziative  urgenti  volte  ad  assicurare l'immediato
  rinnovo del consiglio generale della Camera di commercio di Enna  e
  conseguente normalizzazione degli organi interni.
   - Assessore Attività produttive
   Firmatario: Alloro Mario

   N.  434  -  Notizie in merito agli interventi programmati  per  la
  chiusura del reticolo autostradale Gela-Castelvetrano.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Firmatario: Firetto Calogero

   N. 435 - Iniziative urgenti per garantire il trasporto ferroviario
  regionale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Firmatario: Leanza Nicola

   N.  437  -  Notizie  sulla situazione strutturale  degli  ospedali
  siciliani   con   particolare   riferimento   alle  condizioni   di
  sicurezza antisismica.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   - Assessore Salute
   Firmatari: Falcone Marco; Scoma Francesco; Caputo Salvino; D'Asero
  Antonino

   N.  439  -  Notizie  circa  il futuro delle  attività  del  gruppo
  'Almaviva'   in   Sicilia   e  interventi   per   scongiurarne   la
  delocalizzazione.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   Firmatari: Leanza Nicola; Sudano Carmela Valeria Maria; Sammartino
  Luca; Lentini Salvatore; Nicotra Raffaele Giuseppe

   N.  440 - Notizie circa i ritardi nel pagamento delle spettanze ai
  lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatari: Leanza Nicola; Sudano Carmela Valeria Maria; Sammartino
  Luca; Lentini Salvatore; Nicotra Raffaele Giuseppe.

   Avverto  che  le  interrogazioni testé  annunziate  saranno  poste
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta scritta:

   N.  427  -  Notizie  sulle modalità adottate  per  la  nomina  dei
  dirigenti  dei  servizi del Centro per l'impiego e delle  direzioni
  territoriali del lavoro.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatario: Gianni Giuseppe

   N. 428 - Chiarimenti circa la mancata adozione dei Piani attuativi
  e  stato  di abbandono dei fondi agricoli che insistono  nel  Parco
  dell'Etna.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   Firmatari:  Ioppolo  Giovanni;  Musumeci  Nello;  Formica   Santi;
  Currenti Carmelo; Ruggirello Paolo

   N.  429 - Riconoscimento del presidio ospedaliero Santo Bambino di
  Catania  quale istituto di ricovero e cura a carattere  scientifico
  (I.R.C.C.S.).
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatari:  Ioppolo  Giovanni;  Musumeci  Nello;  Formica   Santi;
  Currenti Carmelo; Ruggirello Paolo

   N.  430  -  Iniziative  finalizzate a  riconsiderare  la  prevista
  fusione  dell'Istituto d'arte per la ceramica  di  Caltagirone  con
  l'Istituto di istruzione superiore di Militello in  Val di  Catania
  (CT),  salvaguardandone l'opportuna autonomia.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatari:  Ioppolo  Giovanni;  Musumeci  Nello;  Formica   Santi;
  Currenti Carmelo; Ruggirello Paolo

   N.  431 - Notizie sugli interventi da adottare per fronteggiare  i
  disagi per la caduta di lapilli e cenere vulcanica.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Economia
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   - Assessore Salute
   - Assessore Territorio e Ambiente
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   Firmatario: D'Asero Antonino

   N.  436  -  Chiarimenti circa l'uso delle sementi  certificate  di
  grano duro.
   - Presidente Regione
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   Firmatario: Caputo Salvino; Scoma Francesco

   N.  438  -  Interventi per la lotta al fenomeno del randagismo  in
  Sicilia.
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   - Assessore Salute
   Firmatari: Falcone Marco; Scoma Francesco; Caputo Salvino; D'Asero
  Antonino

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   -  numero  60   Misure straordinarie e urgenti per la  lotta  alla
  criminalità  mafiosa e per il sostegno alle vittime  del  racket  e
  delle estorsioni , degli onorevoli Caputo Salvino; Assenza Giorgio;
  Pogliese Salvatore Domenico; Falcone Marco, presentata il 12  marzo
  2013;

   -  numero  61   Modifica  del  raddoppio  della  tratta  Zurria  -
  Acquicella  prevista  al progetto  'Nodo  Catania   -  interramento
  della  stazione  centrale' ,  degli  onorevoli  Lombardo  Salvatore
  Federico;  Di Mauro Giovanni; Fiorenza Cataldo; Figuccia  Vincenzo,
  presentata il 12 marzo 2013;

   -   numero  62   Mantenimento  del  dipartimento  regionale  degli
  interventi  per la pesca , degli onorevoli Caputo Salvino;  Assenza
  Giorgio; Falcone Marco; Pogliese Salvatore Domenico, presentata  il
  13 marzo 2013.

   Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
  dell'art.   153  del  Regolamento  interno,  alla  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari per la  determinazione  della
  relativa data di discussione.

  Comunicazione di ritiro e di apposizione di firma a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che con nota pervenuta il 12  marzo  2013  e
  protocollata al n. 3290/Aulapg del 14 marzo successivo, l'onorevole
  D'Asero  ha ritirato l'interrogazione n. 431, a firma dello  stesso
  deputato;
   Comunico,  altresì,  che con note pervenute il  12  marzo  2013  e
  protocollate  ai  nn. 3291 e 3292/Aulapg del 14  marzo  successivo,
  l'onorevole   Lo   Giudice  ha  chiesto   di   apporre   la   firma
  rispettivamente  all'interrogazione n. 395, a firma  dell'onorevole
  Maggio,   e  all'interrogazione  n.  385,  a  firma  dell'onorevole
  Dipasquale.

   L'Assemblea ne prende atto.

   PRESIDENTE. Comunico che la quarta Commissione legislativa è stata
  autorizzata a riunirsi, anche in costanza dei lavori della presente
  seduta.


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


       Seguito della discussione, ai sensi dell'art. 68 bis del
   regolamento interno, del disegno di legge «Norme transitorie per
              l'istituzione dei consorzi di comuni» (278)

   PRESIDENTE.  Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Seguito
  della  discussione,  ai  sensi dell'art.  68  bis  del  regolamento
  interno,  del disegno di legge «Norme transitorie per l'istituzione
  dei consorzi di comuni» (278).

   Onorevoli colleghi, ricordo che la discussione generale era  stata
  aperta nella seduta di ieri, invito i deputati che lo richiedano ad
  iscriversi a parlare.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, constato che per
  il   Governo  la  mancanza  di  puntualità  è   una  costante;   il
  Presidente  Lombardo  e  il  suo governo  avevano  iniziato  questo
  andazzo  dopo la prima metà del percorso governativo, qui  mi  pare
  che  il  percorso  non sia nemmeno iniziato e ci troviamo  a  dover
  costatare, amaramente, che il Governo non viene in Aula e  poco  fa
  lo abbiamo atteso in Commissione Bilancio, per oltre quarantacinque
  minuti,  e, nonostante, il Presidente Crocetta, qualche giorno  fa,
  avesse fatto sapere che manca un miliardo di euro dal bilancio  che
  ha  presentato  e che, quindi, tutto ciò che le Commissioni  stanno
  facendo  in  questi  giorni è privo di valore dal  momento  che  il
  bilancio  deve  essere  riscritto,  speravamo,  pensavamo  che   si
  presentasse  qualcuno in Commissione ed  invece né  in  Commissione
  Bilancio né, oggi, in Aula, c'è la presenza del Governo.
   Non capisco cosa voglia fare il Governo di questo disegno di legge
  ed  ogni  tanto  mi viene il fondato sospetto che voglia  andare  a
  votare  e  che  cerchi tutte le scuse possibili e immaginabili  per
  potere  un  giorno  ripresentarsi  in  qualche  altra  trasmissione
  televisiva, di valenza nazionale, per sostenere che lui  era  stato
  bravo,  che  aveva  presentato il disegno  di  legge,  ma  che  noi
  deputati  siamo tutti cattivi e legati a un vecchio  modo  di  fare
  politica  che  lui combatte e che, di conseguenza, siamo  andati  a
  votare per le province siciliane.
   Noi vogliamo andare a votare, per essere chiari, perché ognuno  di
  noi  deve  avere il coraggio delle proprie azioni e per  quanto  mi
  riguarda  il  coraggio  l'ho avuto, avendo  presentato,  sia  nella
  scorsa legislatura che in questa, un disegno di legge che non  solo
  prevede  il  mantenimento delle province,  ma  prevede  altresì  il
  rafforzamento   del  loro  potere,  stabilendo  soprattutto   nuove
  competenze  e  con  ciò intendo dimostrare come, attraverso  queste
  nuove  competenze,   si  può fare una sana politica  e  risparmiare
  decine  e  decine di migliaia di euro e destinare queste somme  per
  funzioni  molto più importanti quali la solidarietà sociale  e  gli
  interventi a favore delle fasce socialmente deboli.
   La  prima  cosa da affrontare in  questo dibattito è se  noi  oggi
  possiamo  abrogare le province e a mio modesto avviso, non possiamo
  farlo perché l'abolizione delle province va in aperto contrasto con
  quanto previsto dall'articolo 114 della Costituzione ed  è evidente
  che  per  abolirle  occorrono tutta una serie di passaggi  che  noi
  conosciamo perfettamente e che non siamo, oggi, nelle condizioni di
  poter mettere in atto.
   Al  di  là dell'abolizione delle province, vorrei che qualcuno  mi
  spiegasse  in  quest'Aula  chi svolgerebbe  le  funzioni,  oggi  di
  competenza   esclusiva  della  provincia,  dal  giorno   successivo
  all'eventuale    pubblicazione   in   Gazzetta   Ufficiale    dello
  scioglimento delle province.
   Ad  esempio, avrei voluto chiedere al Governo e a tutti coloro che
  sono  contrari al mantenimento delle province  chi si occuperà,   a
  partire  dal  giorno successivo alla pubblicazione  sulla  Gazzetta
  Ufficiale  dello scioglimento delle province, delle  scuole,  della
  manutenzione  delle scuole superiori, del pagamento degli   affitti
  delle scuole, della manutenzione delle strade provinciali.
   E'  facile  dire  aboliamo  le province,  ma  a  chi  andranno  le
  competenze  che oggi sono di esclusiva competenza di  quest'ultime,
  ai  liberi  consorzi di comuni? E come faranno  i  comuni  a  farsi
  carico,  che  già  sono  in una situazione difficile,  anche  delle
  problematiche della provincia?
   Al  di  là  quindi di queste competenze specifiche, per  le  quali
  qualcuno  dovrà dire chi se ne occuperà, l'altro problema  riguarda
  il  fatto che in Sicilia vi sono nove Prefetture, tante quanto sono
  le   province  siciliane,  vi  sono  nove  Questure,  nove  Comandi
  provinciali  di Carabinieri, della Guardia di Finanza e  mi  chiedo
  che  fine  faranno le Prefetture? Chi si occuperà, ad esempio,  del
  Comando  provinciale  dei Vigili del Fuoco,  che  voi  oggi  sapete
  essere  in capo alla Provincia? Oppure delle Prefetture stesse  che
  sono in capo alla Provincia?
   Prima  di  decidere  di sciogliere le province, qualcuno  dovrebbe
  spiegarci chi le sostituirà, con quali compiti, con quale  rimesse,
  perché  vorrei ricordare a tutti i colleghi - ma so che questi sono
  molto  più bravi di me e quindi lo sanno - che oggi i trasferimenti
  statali,  per oltre duecentoottanta milioni di euro, intervengono a
  favore  delle  province siciliane, ma il giorno in cui quest'ultime
  non  saranno  più  in essere, se dal primo giugno  le  province  in
  Sicilia  non  saranno  più in vita, approvando   questa  legge,  mi
  chiedo a  chi andranno i contributi dello Stato?
   Oppure questi contributi rimarranno nelle casse dello Stato  senza
  poter essere utilizzati dai cittadini siciliani, venendosi a creare
  così  un'ulteriore  disparità di trattamento fra  chi  abita  dallo
  Stretto  di  Messina in poi e noi che abbiamo avuto l'accortezza  e
  l'intelligenza  di precedere le altre Regioni d'Italia  e,  andando
  anche  contro  il  decreto  Monti, abbiamo  deciso  di  abolire  le
  Province.
   Per quanto mi riguarda, vorrei ritornare al disegno di legge a mia
  firma,  perché   una delle motivazioni per la quale  si  chiede  di
  chiudere  le  Province è per ragioni di risparmio  ed  io,  con  il
  disegno  di  legge  a  mia  firma, ho  dimostrato  che   attraverso
  l'abolizione  degli  enti di cui la Provincia  è  in  qualche  modo
  partecipata,  si può veramente risparmiare e dimostrare  che  si  è
  fatta  una  buona politica. Faccio l'esempio gli Istituti  Autonomi
  Case  Popolari  i cui Consigli di amministrazione costano  più  dei
  Consigli provinciali e mi chiedo perché queste funzioni non  devono
  passare  alle  Province,  forse  perché  questi  luoghi  servono  a
  compensare coloro i quali si sono candidati, sono stati bocciati da
  parte  degli elettori e vi è, quindi,  la necessità di assegnare  a
  costoro delle cariche di sottogoverno per compensarli del fatto che
  i  cittadini  non li hanno ritenuti idonei a poter amministrare  la
  cosa pubblica?
   Mi chiedo a cosa servano gli ATO acqua, gli ATO rifiuti, sempre  a
  compensare coloro i quali bocciati dagli elettori in questo in modo
  hanno  avuto  un  contentino per poter dire di essere  stati  nelle
  competizioni   elettorali.  E  perché  non  parlare  dei   Consorzi
  universitari?  Avete  un'idea di quanti  ce  ne  siano  nelle  nove
  Province   siciliane?   Perché  continuare   a   mantenere   questi
  carrozzoni? Perché non passare queste funzioni definitivamente alle
  province,  in  maniera  tale  che queste  possano  operare  con  un
  risparmio  chiaro, limpido, su quella che è la gestione della  cosa
  pubblica?
   Noi  sosteniamo pure che si rende necessario  diminuire il  numero
  dei  consiglieri provinciali, il numero degli assessori, bisogna  -
  che poi la piaga vera è questa, e sui cui sta iniziando a fare luce
  la  Procura di Catania, ma so che anche altre Procure siciliane  si
  stanno muovendo - cercare di intervenire sul  costo dei consiglieri
  provinciali che vengono assunti, che non vanno mai a lavorare e  il
  cui costo, per essere chiari, è tutto sulle spalle dei siciliani.
   Quindi,  si devono mantenere le Province perché a mio avviso  solo
  questo  ente  potrà  continuare  a  gestire  alcuni  servizi,  però
  dobbiamo  razionalizzare la spesa, dobbiamo limitare  gli  sprechi,
  dobbiamo dimostrare che attraverso il mantenimento delle Province è
  possibile  dare vita ad una gestione corretta e  seria  della  cosa
  pubblica.
   Intanto, saluto l'assessore agli enti locali qui presente e a  cui
  ribadisco quella che è la mia e  cioè di mantenere le province,  di
  arrivare sempre alla soluzione dell'elezione diretta del Presidente
  della  Provincia così come dei Consiglieri, ma riducendo  le  spese
  relative  al  mantenimento di una classe  politica  che  a  livello
  provinciale ha pesato spesso in maniera eccessiva.
   So  che  ieri,  perché ne hanno parlato i giornali,  i  Presidenti
  delle Province insieme ad altri hanno fatto una manifestazione, una
  riunione, una conferenza stampa in questa Assembla.
   A  dire  il  vero, io come tanti altri colleghi deputati,  proprio
  perché  dovremmo  esitare la legge ci saremmo aspettati  di  essere
  stati invitati e non è stato così, però a prescindere dal fatto che
  sono venuti a casa nostra senza invitarci, rimane in ognuno di  noi
  la  certezza  che  l'ente Provincia se è gestito  bene  diventa  un
  organo di straordinaria promozione del territorio.
   Qui  non  abbiamo soltanto l'onorevole Musumeci che a ben  ragione
  ricorda che la Provincia di Catania, quando lui ne era  Presidente,
  è  stata  l'ente  appaltante più importante della Sicilia,  ma  c'è
  anche  l'onorevole Marziano che è stato Presidente della  Provincia
  di Siracusa e  sarei curioso di sapere come fa l'onorevole Marziano
  ad  essere contrario al mantenimento delle province dal momento che
  lui è stato per dieci anni Presidente della Provincia.
   Cerco  anche  di  comprendere il disagio di autorevoli  esponenti,
  anche dei partiti che sono a favore dell'abolizione delle province,
  nel sostenere in Aula e con la proprio coscienza questo disegno  di
  legge. Pertanto, e mi accingo a chiudere signor Presidente, ritengo
  che  questa  Assemblea in maniera veloce deve  portare  a  casa  un
  provvedimento  che punti alla razionalizzazione delle  spese,  alla
  diminuzione  della  spesa,  alla  chiusura  di  tanti  sottogoverni
  inutili, parassitari che sono insopportabili per i siciliani.
   Bisogna  passare tutte queste funzioni nelle mani delle  province,
  anche  perché mettendo insieme tutte le province credo che ci siano
  migliaia  di  lavoratori, chi si farà carico di questi  lavoratori?
  Chi   si   occuperà,  ad  esempio,  dei  precari  che  sono   stati
  stabilizzati dalle province in questo ultimo anno? Chi si  occuperà
  di svolgere funzioni importanti?
   Ad  esempio,  penso a dispendio di energie di forze e di  sostanze
  presenti  nella Protezione civile, una Protezione civile  comunale,
  per  cui  ci  sono  tanti  comuni e  tante  protezioni  civili,  la
  Protezione  civile provinciale, la Protezione civile regionale,  la
  cosa  più  logica e corretta, signor assessore, sarebbe che  ve  ne
  fosse  una  sola  concentrata nelle mani della  Provincia,  proprio
  perché in questo modo si ha l'idea di controllare il territorio.
   Ad  esempio, penso al Genio Civile. Ma che senso ha non portare le
  funzioni  del Genio Civile alla Provincia regionale nelle  province
  regionali?  Penso alla formazione professionale, le Sovrintendenze,
  una  serie  di funzioni e di compiti che se portati nelle  province
  renderebbero  il  cittadino  più vicino  a  chi  gestisce  la  cosa
  pubblica    e   darebbe,   allo   stesso   tempo,   alla   Pubblica
  amministrazione la possibilità di dare risposte certe e concrete  e
  quanto  più  immediate  possibili a coloro  i  quali  si  rivolgono
  all'ente provincia.
   Per questo motivo, signor assessore, signor Presidente e onorevoli
  colleghi,  nel  ribadire  la  mia ferma  volontà  di  difendere  le
  province, non come oggi sono, ma come dovrebbero essere, invito  il
  Governo  e  tutti i colleghi deputati a varare una  legge  che  sia
  quanto  più  veloce possibile perché i siciliani hanno  bisogno  di
  avere delle certezze.
   La   Provincia,  quando  ha  avuto  ottimi  presidenti  e   ottimi
  amministratori, e ripeto Nello Musumeci è stato uno  di  questi,  è
  stata  sempre un momento di  grande importanza dal punto  di  vista
  istituzionale e di sviluppo del territorio per tutti i territori  e
  per tutti i cittadini. Non perdiamo questa occasione. Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Laccoto.  Ne  ha
  facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, assessore,  vedo
  oggi  un  dibattito sotto tono. In effetti, la discussione generale
  su  un punto così importante avrebbe, secondo me, dovuto avere  più
  attenzione e più presenze in quest'Aula. So che sono state derogate
  alcune  riunioni  di  Commissione,  ma  credo  che  il  punto   sia
  fondamentale.
   Io sono dell'opinione opposta a quella dell'onorevole Vinciullo, e
  dirò anche i motivi.
   Noi  abbiamo  in passato presentato o una mozione per l'abolizione
  delle province; a livello nazionale se ne è parlato tanto, si stava
  facendo  il  decreto e poi ci sono stati dei veti, cosicché  questo
  decreto,  con  anche  la  fine  anticipata  della  legislatura,   è
  praticamente saltato.
   Ma  quel  che mi preme dire è che oggi noi viviamo un  momento  di
  grande  fermento ma anche di innovazioni. Credo che come Parlamento
  regionale  siciliano  dobbiamo  sicuramente  fare  una  riflessione
  seria:  se  possiamo  continuare a discutere solo  di  mozioni,  di
  interrogazioni  o  se dobbiamo affrontare i nodi riformatori  della
  nostra  regione. Io credo che per fare questo ci voglia la volontà.
  Si  può  essere  di  opinioni diverse, ma  bisogna  affrontarlo,  e
  bisogna affrontare i temi in questo momento sul tappeto con - a mio
  avviso-  una  certa  serietà e soprattutto una  certa  serenità  di
  intenti.
   Vedete, le province in questo momento ci hanno dato il segnale, ed
  anche  gli  elettori con le ultime elezioni nazionali, e credo  che
  siano un ente che si può rimodernare, riformare, mentre la norma di
  legge che noi andremo ad esaminare prevede solo, in questo momento,
  l'abrogazione delle province, ma nel contempo dà sei mesi di  tempo
  al  Parlamento  regionale per una riforma seria, serena,  dell'ente
  intermedio, dell'ente locale.
   Non  è  vero  che siamo contro la Costituzione. Il nostro  Statuto
  prevedeva  proprio i liberi consorzi, e la legge 9  poi  interpretò
  questi liberi consorzi con l'istituto della Provincia.
   L'onorevole Vinciullo ricorda alcuni esempi, sicuramente positivi,
  ma  io  potrei  ricordarne tanti altri negativi. Le  province  sono
  state  quelle che hanno gestito gli ATO idrici e noi abbiamo  visto
  quale  è  stata praticamente, la fine degli ATO idrici in tutte  le
  province,  tranne  in  provincia  di  Messina,  perché  allora  una
  battaglia  fatta  dai  sindaci  impedì  la  privatizzazione   della
  gestione delle acque. E poi noi dobbiamo sicuramente, in questi sei
  mesi,  porre  mano ad una riforma seria, che possa  rivedere  tutto
  quello che è la possibilità di mettere insieme alcune funzioni,  ma
  di  metterle  insieme in un ente intermedio che possa rappresentare
  veramente  quella  che è la volontà dei Comuni, dei  rappresentanti
  degli enti locali. Non già posizioni verticistiche che sono servite
  solo  ad  occupare determinati posti e non altro  se  non  in  casi
  eccezionali che bisogna pur riconoscere.
   Ma  quello  che  oggi è che l'opinione pubblica  non  veda  questo
  Parlamento  se  non  in  un'idea, e l'esistenza  stessa  di  questo
  Parlamento  se  non in un'idea riformatrice. Poi si  possono  avere
  opinioni che si possono mettere a confronto sicuramente ed arrivare
  ad una sintesi. Ma nel disegno di legge che andiamo ad esaminare ci
  sono  - almeno questa è la notizie che ho, noi abbiamo sei mesi  di
  tempo, ma già dopo sette giorni dal decreto di indizione dei comizi
  si  può  affrontare una riforma di questo tipo o dire  che  abbiamo
  tutte queste competenze.
   Ogni  competenza ha alcune questioni da affrontare, così  come  si
  affronterà  il  problema del personale, così come si affronterà  il
  problema  dei  precari, così come si affronterà il  problema  delle
  competenze.  Il  problema verticistico a livello di  rappresentanza
  nazionale e ben diverso da quello che è lo spirito che noi dobbiamo
  praticamente mettere in una legge che debba essere fatta con  molto
  spirito di responsabilità.
   Io  credo  che  noi  dobbiamo  interpretare  anche  quali  sono  i
  sentimenti  e  i  sensi dell'opinione pubblica.  Noi  dobbiamo,  in
  questo  momento,  avere  una  indicazione  ben  precisa,  dare   le
  indicazioni ad una popolazione che ci chiede anche questo  istituto
  riformatore che deve essere la Regione siciliana.
   Vedete,  noi  corriamo  un  bel  rischio   Noi  non  riusciamo   a
  rappresentare   quelle  che  sono  le  istanze  della   popolazione
  siciliana, perché lo facciamo in una vicenda anche stanca; ho visto
  l'andamento  dei  lavori negli ultimi mesi, ma è  un  andamento  di
  lavori  fatti  di mozioni, di interrogazioni, di perdita  di  tempo
  senza affrontare i nodi essenziali.
   Allora,  dobbiamo  sicuramente  partire  da  questa  norma  e  non
  possiamo,   a   sette   giorni  dell'elezione,   ritardare   ancora
  l'indizione  dei  comizi. Riusciamo a dare noi quelle  che  possono
  essere le direttive per poi affrontare veramente questo nodo di  un
  ente  che possa rappresentare le istanze che vengono dal basso,  ma
  che  vengono  soprattutto dalle mutate esigenze anche organizzative
  che vi sono oggi.
   Abbiamo  avuto  esperienza negative di ATO idrici,  abbiamo  avuto
  esperienza anche negative di ATO rifiuti, abbiamo sicuramente perso
  decine di milioni attraverso istituti di consulenza che sono  stati
  fatti  nelle  Province, abbiamo Province che  si  sono  fermate  in
  alcune   zone   senza  rappresentare  i  legittimi  interessi   dei
  territori.  Noi dobbiamo riflettere su questo e senza alcun  dubbio
  andare avanti e cercare di affrontarli serenamente.
   Ora  è  chiaro  che  ognuno può avere idee  diverse.  Nessuno  può
  imporre agli altri le idee, ma quello che mi preme rappresentare  è
  che questo Parlamento deve avere un sussulto per cercare di portare
  avanti riforme che vanno nel segno di quelle che sono le volontà di
  una popolazione e dei cittadini che non ci comprendono più.

   PRESIDENTE:  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Musumeci.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSUMECI.  Signor presidente, onorevoli colleghi,  qualunque  sarà
  l'esito  e  l'epilogo  di  questo disegno di  legge  di  iniziativa
  governativa  sulla  soppressione  delle  Province,  questa  vicenda
  lascerà  agli atti parlamentari una delle pagine meno nobili  della
  sua  storia recente: è il mio personale giudizio ed il giudizio del
  mio Gruppo parlamentare.
   Sembra   una  vicenda  nata  male  e  condotta  peggio,  con   una
  approssimazione e con una superficialità che non  fa  onore  ad  un
  Parlamento  come  il nostro, con la sua tradizione  e  con  la  sua
  storia.
   Io  cercherò,  nella sintesi, di riepilogare  le  fasi  che  hanno
  connotato  come una vicenda assolutamente marginale, quella  che  è
  stata voluta ed avviata dal governo per volontà del suo Presidente.
  Una  vicenda che appare incomprensibile, noi che l'abbiamo vista  e
  seguita da testimoni e protagonisti.
   Il  3  marzo  scorso, in un talk show televisivo, si decide  o  si
  consegna agli italiani, all'opinione pubblica italiana, l'idea  che
  la Sicilia sarà apri pista nella soppressione delle province.
   Lei, Assessore Valenti, che ha la competenza specifica in materia,
  lo  apprende per caso, attraverso una occasionale presenza  davanti
  al televisore.
   L'indomani  la  Giunta di Governo viene chiamata ad  abbozzare  un
  disegno di legge che non è stato sottoposto alla valutazione  degli
  Uffici della Presidenza della Regione, perché mi rifiuto di pensare
  che  questo  possa essere accaduto, e tutti i siciliani  si  creano
  l'idea, si fanno la convinzione che dopotutto si tratti di un'idea,
  forza  del  programma del Presidente Crocetta, un'idea lanciata  in
  campagna  elettorale  e  coerentemente sostenuta  nei  primi  cento
  giorni del suo impegno di Governo.
   Nulla di tutto questo  Mi sono sforzato di ricercare per tutta  la
  campagna  elettorale ed anche per il periodo  successivo  -  per  i
  cento  giorni  successivi - un solo riferimento alla riforma  delle
  province in Sicilia per bocca del Presidente Crocetta. Non  c'è  un
  solo elemento, non c'è un solo indizio
   Il  Presidente  Crocetta viene a Catania il primo di  settembre  e
  parla  -  in piena campagna elettorale - di programma, non  facendo
  accenno  alle province. Il 3 ottobre rilascia una lunga  intervista
  sul  programma,  anzi  viene consegnata  in  cartaceo,  completa  e
  razionale  si presume, sul piano della completezza, e  non  c'è  un
  solo accenno alla riforma delle province.
   Viene eletto, si viene in Aula, si parla di impegni programmatici,
  alla  vigilia di Natale, e non c'è un solo riferimento alla riforma
  delle province.
   Si  va  in  prima Commissione nel mese di febbraio, e un  deputato
  vicinissimo a Crocetta, l'onorevole Malafarina, dice che la riforma
  delle   province,   il  riordino  delle  province,   deve   passare
  innanzitutto attraverso la riduzione degli sprechi, incontrando  il
  favore di tutti i colleghi della Commissione.
   Lo  stesso Governo, per sua bocca assessore Valenti, non parla mai
  di  soppressione delle province nella prima fase, se non quando  il
  conduttore televisivo Massimo Giletti mette con le spalle  al  muro
  il  Presidente Crocetta che, temendo di essere messo in  ombra  dal
  Movimento  Cinque  Stelle  - che nel programma  aveva  indicato,  e
  quindi  rispetto  ed  omaggio alla coerenza, la soppressione  delle
  province - dice che se loro hanno cinque stelle, lui ne ha sette e,
  pertanto,  l'indomani avrebbe presentato un disegno  di  legge  che
  sopprime le province.
   Siamo  alla  disperazione   Siamo alla neuropsichiatria  applicata
  alla  politica  Non è un Parlamento questo che può subire  i  balzi
  umorali  di un Presidente della Regione che crede di affrontare  un
  tema  così importante come se si stesse affrontando il problema  di
  un'associazione culturale  Ogni cosa ha un suo limite  Nessuno  che
  si  ribella,  nessuno  che fa notare questo processo  assolutamente
  schizofrenico
   E  certa  stampa appiattita, ruffiana, alla ricerca della  battuta
  nella  monotonia del panorama politico siciliano, per consegnare  i
  titoli   a   tutta  pagina  alle  farneticanti  dichiarazioni   del
  Presidente Crocetta.
   Io rivendico dicendo queste cose da siciliano, prima ancora che da
  deputato,  che non se ne può più, non se ne può più   Come  si  fa
  Come si fa ad affrontare un tema così importante, un tema di questa
  portata, senza avere il coraggio di dire perché la provincia è  una
  zavorra?
   Chiedere  a  me  se la provincia è utile, è come  chiedere  ad  un
  sacerdote se crede in Dio
   Sfido  chiunque, in quest'Aula, a dimostrare a me. E chiedo  scusa
  per  la  citazione personale, ma sono stato il primo presidente  di
  provincia  in  Italia eletto direttamente dal  popolo,  e  per  due
  mandati. La mia provincia, come ricordava l'onorevole Vinciullo,  è
  stata  la prima stazione appaltante da Roma in giù. Abbiamo  creato
  sviluppo, abbiamo creato progresso, abbiamo fatto lavorare  piccole
  e medie imprese, abbiamo creato occupazione, abbiamo consegnato una
  stagione   che  non  si  conosceva  da  tempo,  mai   una   vicenda
  giudiziaria.
   Vorrei  capire  perché la provincia debba essere  considerata  una
  zavorra.
   Non credo di essere stato eroe civile, perché altri presidenti  di
  provincia  appartenenti ad altri schieramenti politici,  anche  del
  centrosinistra  si sono distinti per impegno, per  passione  e  per
  fatturato amministrativo.
   Ed  allora  perché  la  Provincia è una  zavorra?  Qualcuno  vuole
  rispondere,  al  di là di generiche dichiarazioni che  io  ieri  ho
  ascoltato  esterrefatto  in  quest'aula?  Perché  Roma   vuole   la
  soppressione  delle  province? E dov'è  lo  spirito  autonomistico?
  Diventiamo autonomisti in quest'Aula soltanto a convenienza? Quando
  ci  conviene  siamo  tutti autonomisti e rivendichiamo  la  potestà
  primaria   su  alcune  materie,  quando  non  ci  conviene   essere
  protagonisti  diventiamo romano centrici, e Roma  diventa  il  faro
  della civiltà giuridica e della innovazione costituzionale?
   No,  non  è così. Perché, intanto, il Presidente Crocetta  non  ha
  alcun  rispetto per le articolazioni dello Stato. Quando si  decide
  di  sopprimere  le  province la prima cosa da fare  è  parlarne  ai
  presidente di provincia in carica, eletti direttamente dal  popolo.
  Questa  è  una  vicenda  di galateo, assessore,  prima  ancora  che
  istituzionale. Il Presidente della Regione che avvia  un  dibattito
  sulla  soppressione delle province, senza avere la  sensibilità  di
  chiamare i presidenti di provincia per informarli preventivamente è
  un  fatto  intanto  di  galateo  istituzionale.  Un  Presidente  di
  Provincia  non può apprenderlo dalla stampa che diventa o  sta  per
  diventare  abusivo.  E  questo non lo ha fatto  e  non  ha  neanche
  incontrato le parti politiche, né le parti sociali.
   Questo  disegno  di legge, il secondo - perché  il  primo  era  un
  obbrobrio   -  il  secondo  è  un  mini  obbrobrio,  questa   norma
  transitoria,   assurda,   appare  molto   distante   dai   principi
  costituzionali, dai principi essenziali della Costituzione.
   Intanto,assessore, cominciamo con lo stabilire  -  ma  lei  lo  sa
  benissimo  - che la Provincia oggi è prevista dalla Costituzione  e
  con  la  riforma del Titolo V ha pari dignità rispetto  alle  altre
  istituzioni.  Poi, stabiliamo anche il principio che il  Parlamento
  europeo  e  la  Carta  europea  delle  autonomie  locali  riconosce
  all'ente  intermedio  una funzione assolutamente  irrinunciabile  e
  insopprimibile.  Ed allora, senza entrare nel merito  dei  risparmi
  che si potrebbero determinare dalla soppressione delle province, mi
  chiedo  qual  è  la ragione per la quale si chiede che  dal  libero
  consorzio con gli organismi eletti direttamente dal popolo si debba
  passare al libero consorzio dei comuni con organismi non eletti dal
  popolo. Perché?
   Eppure  la Provincia è l'ente più vicino ai cittadini, ed è quindi
  naturale  che  per  le  sue competenze soltanto  la  legittimazione
  derivante dal consenso popolare può determinare la guida dei liberi
  consorzi  dei  comuni. Altrimenti il principio  di  responsabilità,
  così  come il principio della sovranità popolare, è chiaro che   si
  va a fare benedire .
   Qual  è  il criterio che ha improntato, che ha informato,  che  ha
  animato  il Governo Crocetta o l'assessore Valenti? Quello  che  si
  debba  passare  dalla  elezione diretta alla  elezione  di  secondo
  grado?  Ricordiamo le esperienza degli organismi eletti con secondo
  grado? Le unità sanitarie locali per esempio. Vogliamo ricordare  i
  voti  in  vendita, il mercato delle coscienze e le  vacche  grasse?
  Vogliamo  ricordare  la  più  recente  esperienza  degli  ATO,   le
  assemblee degli ATO, con i voti specifici a seconda del peso?
   La  Provincia,  assessore, se lo faccia dire dal sottoscritto  che
  non  inventa certo l'acqua calda, è l'unico ente che può  garantire
  il  giusto  equilibrio sul territorio fra piccoli comuni  e  grandi
  comuni.  Oltre la Provincia nulla, nessun altro ente  può  assumere
  quest'onere  e  questo  impegno. E come si fa  a  creare  i  liberi
  consorzi dei comuni dove i controllori dovrebbero essere gli stessi
  controllati? E' una follia  E' un principio che non può passare.
   I  liberi consorzi vennero concepiti nel '46 - qualcuno lo ricordi
  all'onorevole  Cracolici - e nel '46 in Italia non votavano  ancora
  neanche  le  donne   Non  si  può prendere  ad  esempio  una  Carta
  costituzionale e un modello che risale ancora all'Italia del Regno.
  Liberi  consorzi  dei  comuni? Liberi? Vorrei  chiedere  al  popolo
  grillino,  che si appella alla partecipazione dei cittadini  quando
  conviene,  se siamo davvero sicuri che siano liberi. Qui  si  vuole
  calpestare  un  principio di democrazia che  questo  Parlamento  ha
  conquistato  con  tanta fatica e con tanto coraggio.  Sono  davvero
  liberi?  Saranno  davvero  liberi i  consorzi  dei  comuni?  O  non
  prigionieri delle segreterie dei partiti, e delle oligarchie? O non
  prigionieri  dei capicorrente? O non prigionieri dei gruppi,  della
  caccia a chi offre di più, fra i consiglieri comunali?
   Ed  allora,  assessore,  l'elezione  diretta  dei  sindaci  e  dei
  Presidenti  di  provincia  in Sicilia  ha  segnato  la  fine  della
  stagione di tangentopoli, la stagione Crocetta sta segnando  quella
  della  decadenza,  quella  della  conservatorismo  più  bieco,  più
  spregiudicato;  nel   92,   93, abbiamo voluto  l'elezione  diretta
  degli enti locali, con Crocetta torniamo indietro di sessanta anni,
  agli anni del dopoguerra.
   E'  questa la democrazia che si vuole introdurre? Vogliamo dire al
  Presidente Crocetta che gli enti locali in Sicilia hanno bisogno di
  più  eletti  e  di meno nominati, e voi con i liberi  consorzi  dei
  comuni  vi  state adoperando per introdurre la pessima, biasimevole
  prassi dei nominati, cioè dei cortigiani, cioè dei  lecchini ,  dei
   ruffiani , dei  saltimbanchi , dei  trenta denari , dei  camerieri
  di  turno ; i liberi consorzi debbono essere guidati da chi ottiene
  la  legittimità popolare, e per questa ragione noi riteniamo che ci
  sia   un  principio  di  natura  costituzionale  che  non  possiamo
  assolutamente accettare.
   Signor  Presidente, le chiedo scusa, ma sono costretto a chiederle
  qualche minuto in più, anche perché del mio gruppo non parlerà  più
  nessuno;  so  che  la legge del compenso non serve,  ma  le  chiedo
  ancora, qualche minuto di clemenza; ho preso apposta alcuni appunti
  per evitare di andare particolarmente oltre.
   La  zavorra in Sicilia, assessore Valenti, è rappresentata da  203
  enti  strumentali,  partecipati o controllati  dalla  Regione,  che
  bruciano ogni anno 52 milioni di euro, gli organi di rappresentanza
  della  Provincia costano 7 milioni e mezzo di euro l'anno,  e  sono
  tanti  e  noi vogliamo operare i tagli perché in questa congiuntura
  di  crisi  devastante, è giusto che la politica dia il suo esempio.
  Ma  siamo davvero convinti che può bastare questo progetto di legge
  che  avete  presentato  per  potere  risolvere  il  problema  delle
  economie  o  delle  diseconomie?  Siamo  davvero  convinti  che  il
  problema  del  contenimento  della spesa  sia  legato  agli  organi
  elettivi delle province? Perché non parliamo dei comuni? Perché non
  parliamo  della  polverizzazione dei comuni e della  fragilità  dei
  comuni?  Perché  non parliamo degli altri enti che,  aggrappati  ai
  comuni  e  alle province, ogni giorno non risparmiano assolutamente
  di  mettere  in  evidenza la propria vocazione ad una  politica  di
  bramosie?.
   Fermiamo  il  neocentralismo  della Regione,  assessore,  colleghi
  deputati,  è  qui il pachiderma, è qui l'elefante; la Regione  deve
  ritornare ad essere ente di programmazione, ente di pianificazione,
  ente  che deve controllare, ente che deve legiferare, non ente  che
  deve gestire.
   I  piani regolatori affidiamoli alle province, i piani commerciali
  affidiamoli alle province, la politica del turismo affidiamola alle
  province,  la politica della raccolta dei rifiuti affidiamole  alle
  province,   la  politica  della  motorizzazione  affidiamole   alle
  province,  le  politiche che hanno consentito di  tenere  in  piedi
  ranghi  amministrativi assolutamente inutili se non  dannosi  vanno
  decentrati  lì  sul territorio dove più vicini sono  gli  interessi
  della  gente, interessi che possono essere intercettati,  percepiti
  ed assecondati.
   Allora, la proposta - e concludo - è che abbiamo un serio processo
  di riordino.
   Abbiamo un vasto processo di revisione dell'organizzazione  e  del
  sistema di decentramento amministrativo in Sicilia. Le province, le
  città  metropolitane o le aree metropolitane, i comuni, i  consigli
  di  quartiere. Abbiamo un vasto programma di riordino e lo dobbiamo
  fare   non  soltanto  in  funzione  del  contenimento  della  spesa
  pubblica,  che  è  e resta una priorità essenziale,  ma  anche  per
  determinare finalmente la semplificazione del sistema.
   Si  voti  a maggio. E prima di andare a votare per le province  si
  operi  una modifica degli organi di rappresentanza. Se si vuole  lo
  si  può  fare in otto giorni. Con un Presidente della I Commissione
  come  l'onorevole  Forzese, saremmo in condizione  di  lavorare  di
  notte e di giorno e potremmo ottenere risultati inimmaginabili.
   Riduciamo   il  numero  dei  componenti  le  assemblee   elettive,
  riduciamo il numero degli assessori provinciali, operiamo  i  tagli
  sulle  indennità  e  sugli emolumenti, quasi da  rimborso  spese  e
  facciamo  andare  i siciliani alle urne come impone  un  sacrosanto
  principio  di democrazia. Contemporaneamente, abbiamo questo  vasto
  programma  di  riordino e di riforme degli  enti  locali  che  deve
  concludersi entro il 31 dicembre per poter consentire alle province
  di  avere maggiori competenze decentrate dalla Regione e quindi  di
  rispondere meglio alle richieste che emergono dal territorio.
   Evitiamo, assessore, il muro contro muro, che non porta da nessuna
  parte  e  non  serve  a  niente. Facciamo in  modo  che  in  questa
  Assemblea  possa tornare la serenità del confronto e  del  giudizio
  reciproco. Su questa strada che voi avete voluto imboccare,  quella
  di  volere  a  qualunque costo mantenere l'impegno per una  battuta
  data  in  un  talk show televisivo di domenica  da caffè corretto ,
  non serve, non può essere trasferita per gli effetti devastanti che
  può avere in un'Aula di Parlamento come la nostra Aula.
   Accetti   la   nostra   proposta   e   la   proposta   che   viene
  dall'opposizione  e, certamente, la proposta  che  arriva  dal  mio
  Gruppo.  Confrontiamoci. Vediamoci domani. Determiniamo  tutto  ciò
  che  è necessario determinare, ma evitiamo che una grande battaglia
  di  avanguardia vinta con il voto diretto nel '92-'93,  una  grande
  battaglia  di avanguardia vinta con la legge n. 9 del  1986,  possa
  essere  offuscata e oscurata soltanto dal capriccio di una  battuta
  che  finisce  con  il  coinvolgere  la  responsabilità  singola   e
  collettiva di tutto il Parlamento.

      Saluto agli studenti della dell'Istituto Comprensivo  Piero
                        Gobetti  di Caltagirone

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, diamo il benvenuto agli  studenti
  dell'Istituto   comprensivo  Piero  Gobetti  di  Caltagirone,   che
  assistono ai lavori dell'odierna seduta.

            Seguito della discussione del disegno di legge
     «Norme transitorie per l'istituzione dei consorzi di comuni»
                                (278/A)

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,  credo
  che  il  tema  su cui siamo chiamati a svolgere qualche riflessione
  sia  un tema che meriterebbe una partecipazione più consistente  da
  parte  dell'Aula, di tanti colleghi che oggi invece hanno preferito
  essere impegnati in altra sede.
   E  questo  dà la cifra dell'interesse, dell'interesse innanzitutto
  della  maggioranza  e  del Governo su una riforma  che  in  effetti
  avrebbe  due  finalità:  la prima è quella della  organizzazione  o
  riorganizzazione di un ente intermedio e la seconda  è  quella  del
  contenimento  della  spesa. La sintesi  dei  due  fattori  dovrebbe
  portare  questo  Parlamento  a  fare  una  legge  seria,  concreta,
  efficace,  che possa sortire degli effetti positivi per  la  nostra
  Sicilia.  Ma  chi  mi  ha  preceduto,  cioè  l'onorevole  Musumeci,
  giustamente  ha  evidenziato l'atteggiamento, il comportamento,  il
  percorso assolutamente schizofrenico del Governo.
   Vorrei  dire quindi a quest'Aula innanzitutto che non siamo  stati
  noi  a  deliberare le elezioni per il mese di aprile, non  è  stata
  sicuramente  l'opposizione a deliberare le elezioni, a rivedere  la
  data  delle  elezioni  del 26-27 maggio,  salvo  il  fatto  che  in
  precedenza l'assessore Valenti avesse appreso dalla televisione  la
  volontà del Presidente Crocetta di abolire le province.
   L'assessore  Valenti  mi  risulta che  sia  rimasta  assolutamente
  sorpresa quando nella prima Giunta di Governo venne fissata la data
  delle  elezioni ad aprile, tanto da scatenare le ire del Presidente
  Ardizzone  e  a far rischiare un corto circuito nella  maggioranza.
  Sono  questi dei dati, non li diciamo noi, sono dei dati  che  sono
  stati assegnati all'opinione pubblica siciliana e nazionale.
   E  allora  quando  a  livello  nazionale  si  parlava  di  riforma
  dell'ente intermedio a livello locale il Presidente Crocetta  forse
  forte  dell'onda  lunga  a  suo  dire,  della  precedente  elezione
  regionale,  pensava  di battere nel tempo gli alleati  del  Partito
  Democratico  e  di  andare  al voto.  Andare  al  voto  in  maniera
  anticipata  per le elezioni e il rinnovo degli organi  provinciali.
  Il  resto,  quello che è successo dopo, non sono dei  fatti,  ma  è
  misera cronaca che abbiamo consegnato all'opinione pubblica.
   E purtroppo stasera io non entrerò nel merito del disegno di legge
  o  comunque  non  dirò  quali sono i benefici,  assessore  Valenti.
  Chiaramente, temo che questa norma più che ininfluente  o  più  che
  negativa risulterà essere inutile. E ho in mente, a memoria ricordo
  il  2010, quando in  maniera rocambolesca o truffaldina il  Partito
  Democratico entrava al Governo regionale. E ricordo anche che nella
  finanziaria del 2010 aveva inserito delle norme per le  quali,  una
  volta  approvate,  dovevano essere il faro del successivo  percorso
  politico-amministrativo  e  della  risoluzione  di  tanti  problemi
  dell'isola.  Non  so  quanti di noi ricorderanno  i  manifesti  del
  Partito  Democratico che titolavano: abbiamo restituito l'acqua  ai
  siciliani   (anno  2010)2;  abbiamo  effettuato  il   prolungamento
  dell'orario  scolastico nelle scuole siciliane; abbiamo  creato  le
  zone  franche in Sicilia; abbiamo esentato il ticket ai  siciliani,
  alle  fasce  deboli.  Questi  quattro slogan  erano  dei  manifesti
  affissi  per tutta l'Isola, per tutta la Sicilia. E ciò  perché  in
  quel  momento il Partito Democratico aveva l'esigenza di dimostrare
  a  questa Isola che doveva fare, doveva iniziare una stagione delle
  riforme,  di quelle riforme che avrebbero dovuto avere  una  grande
  ricaduta e una ricaduta positiva in questa nostra terra. Ma non  fu
  così,  e  non  fu  così  perché quelle riforme  vennero  consegnate
  all'oblio,  perché  nessuno di noi li ricorda  più.  Non  sortirono
  nessun  effetto,  così  come, caro assessore  Valenti,  rischia  di
  sortire questo disegno di legge.
   Innanzitutto, perché questo testo - il disegno di legge n. 278 - è
  errato. E lo sappiamo tutti.
   Ce   lo ha detto il Commissario dello Stato; ce lo ha riferito  il
  presidente della I Commissione, che è stato mortificato dal Governo
  siciliano,  in quanto a un certo punto in seno alla Commissione   è
  stato  dato  uno stop e si è detto: portiamo in Aula  comunque  uno
  straccio,  non  uno stralcio, ha ragione l'onorevole Figuccia,  uno
  straccio di legge, nel senso che è una cosa da buttare
   E  sarà buttato questo disegno di legge. E' giusto che lo sappiano
  anche i siciliani.
   Il  Governo  poi  ha fatto immediatamente un testo di  riscrittura
  perché  altrimenti questo testo, su cui noi oggi siamo chiamati  ad
  esprimere alcune riflessioni, è già stato cestinato.
   Allora  di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando soltanto  di  tre
  articoli,  che poi sono due, che recitano: il primo, congeliamo  il
  voto, congeliamo il turno elettorale ed ipotizziamo una riforma, ma
  attenzione, quando si parla di liberi consorzi - ultimi due  minuti
  e  vado  alla conclusione - non parliamo altro comunque  che  della
  legge n. 9, non parliamo altro che delle province, ma, al contempo,
  quando  diciamo  che dobbiamo parlare di un ente  intermedio  è  lo
  stesso  Governo che sta dando ragione a chi sostiene che  necessita
  in questa nostra Regione un ente intermedio, che sia - come dire  -
  una  cinghia di trasmissione tra le istanze regionali e le  istanze
  locali.
   Ieri, un deputato che non è di corso breve, diceva: io quando vado
  nelle  strade a Termini Imerese, in qualche comune palermitano,  mi
  dicono  i  cittadini che se una strada provinciale ha una buca,  la
  responsabilità ce l'ha il sindaco. Ma io credo che  sarà stata  una
  battuta,  perché diversamente sarebbe una vera e propria  ignoranza
  istituzionale,  una  ignoranza  giuridica  macroscopica,  nel  dire
  determinate queste baggianate, caro capogruppo Gucciardi. Cerchiamo
  di  frenare  l'esasperazione  di qualche  collega,  che  vuole  qui
  pensare  di colpire l'opinione pubblica. Noi dovremmo invece  dire:
  stiamo attenti assessore.
   E  vado  alla  conclusione. Noi eravamo per il contenimento  della
  spesa. Ha detto bene l'onorevole Musumeci: tagliamo al 50 per cento
  gli assessori, tagliamo al 50 per cento i consiglieri, tagliamo  le
  indennità,  riduciamo  all'osso  le  indennità.  Abbiamo  il   vero
  problema  che è il personale. Dove lo mettiamo? I mutui  a  chi  li
  assegniamo?   La   competenza  delle  strade  provinciali   a   chi
  l'assegniamo?  E  a  chi attribuiamo gli edifici  scolastici  e  le
  società partecipate? E i dipendenti? Allora, siccome la materia non
  è  una materia che può essere risolta in breve - e a mio avviso non
  potrà  essere risolta nemmeno in 6 mesi, in 8 mesi -, la materia  è
  delicata, è articolata, è molto complessa.
   Noi allora per la nostra parte, siamo per rivedere, riorganizzare,
  contenere  i costi, ma non siamo per buttare a mare l'acqua  sporca
  col  bambino, perché è facile dire: taglio tutto. Certo, se  domani
  mattina  la  pubblica amministrazione decidesse di  licenziare  500
  mila persone avremmo risolto. E avremmo un risparmio.
   Assessore  Valenti, qui lo dico a lei: fra tre  mesi  ci  sarà  la
  sollevazione popolare, perché mentre noi siamo qui a discutere -  e
  mi  dispiace che il Presidente Crocetta ancora una volta mortifichi
  questo Parlamento non venendo in Commissione Bilancio a relazionare
  sui  conti  della Regione -, mentre qui stiamo facendo chiacchiere,
  perché  non  serve  che  il Governo dia alla gente  e  all'opinione
  pubblica  in pasto una riforma qualunque essa sia, purché  si  dica
  abbiamo fatto una riforma
   Questo  è un atteggiamento assolutamente irriguardoso che  rischia
  di diventare un percorso vergognoso,  lo dobbiamo dire. Ecco perché
  noi non possiamo essere d'accordo.
   Noi  siamo d'accordo invece a rivedere i costi della politica,  lo
  abbiamo fatto.
   Siamo    d'accordo   a   dire:   riguardiamo   la   organizzazione
  istituzionale,  l'architettura organizzativa dell'ente  intermedio,
  ma diciamo no a una bocciatura.
   Se  poi  qualcuno pensa che così può dare in pasto, che faremo  il
  Consorzio dei liberi Comuni di Gela o di Caltagirone, caro  collega
  Cappello,  certo, noi saremo chiamati a una nostra anche  opinione,
  ma  credetemi,  mi  sembra cosa di poco conto, mi  sembra  come  il
  giochetto dei bambini all'asilo.
   Allora,  concludo anche perché mi sono appassionato e ho perso  la
  voce, ma credo che in prima Commissione lunedì prossimo discuteremo
  sulla  inopportunità  di questo disegno di legge,  rivendicando  la
  partecipazione popolare nella gestione, a favore della  democrazia,
  e soprattutto saremo per la partecipazione alle istituzioni locali,
  intermedie e regionali.

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa le iscrizioni a parlare. Vi sono altri
  sei  colleghi  che hanno esternato l'intendimento  di  prendere  la
  parola.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi. Ne ha facoltà.

   GUCCIARDI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  desideravo
  preliminarmente porre all'attenzione della Presidenza l'irritualità
  che contestualmente allo svolgimento di una discussione generale su
  un  tema  così delicato ed importante, ci sono, nella contestualità
  dicevo  dei tempi, diverse Commissioni parlamentari riunite,  spero
  per  temi  certamente  importanti, ma anche  questo  è  un  segnale
  negativo che si dà a questo Parlamento e a quest'Aula nel senso  di
  alimentare  una  sorta  di liturgia di chi si  asseconda  a  questa
  nobile  ed antica tribuna e dà il senso di come sia inutile parlare
  ed essere ascoltati nel Parlamento più antico d'Europa.
   Questo  è  un  rammarico che io esprimo con tanta  determinazione,
  perché una discussione generale su un tema così importante meritava
  certamente  maggiore  attenzione da parte di tutti  i  parlamentari
  distratti in altre attività nel contesto del Palazzo.
   Desideravo inoltre, signor Presidente, che si fissasse un  termine
  per la discussione, ma ho visto che lei ha già chiuso le iscrizioni
  a  parlare  e  credo che più tardi ci possa essere il voto  per  il
  passaggio all'esame dell'articolato del disegno di legge.
   Parlando  nel  merito  del testo che stiamo discutendo  in  questi
  giorni, devo dire che ho avuto difficoltà a chiedere di intervenire
  proprio  perché la mia sensazione che ogni giorno si fa sempre  più
  pressante  in  quest'Aula  è che si stia  svolgendo  una  vuota  ed
  inutile liturgia, che mi ha dissuaso dall'intervenire prima.
   E ciascuno di noi, io credo che in questa fase della storia, al di
  là  del  merito di questo disegno di legge, del merito della  norma
  che  stiamo discutendo, mette perfino in discussione, in un momento
  di  grandi  mutamenti epocali, in un momento di crisi  di  civiltà,
  quando  ognuno  di noi da cittadino impegnato nelle  istituzioni  o
  non,  impegnato  a  riscrivere  quelli  che  sono  i  diritti,  gli
  obblighi, gli obiettivi che questa nostra civiltà spezzata  in  una
  crisi  davvero  di  identità, cerca di  trovare  una  via  anche  e
  soprattutto  all'interno delle istituzioni, di  quelle  istituzioni
  che  ogni  giorno, signor Presidente - e questa è la preoccupazione
  più grande, molto più grande del contenuto e del merito della norma
  che stiamo per esaminare e per votare -  avverte la difficoltà e il
  disagio  di chi ogni giorno vede, l'ho detto altre volte in passate
  legislature  in questa tribuna, aumentare lo spessore delle  pareti
  di  questo straordinario e meraviglioso complesso monumentale  come
  se  chi entra in questo Palazzo non riesca più ad ascoltare le voci
  che si ascoltano fuori da questo Palazzo
   Credo che davvero la discussione generale su questo testo segni un
  punto  di non ritorno rispetto al quale tutte le forze politiche  e
  tutti  i parlamentari credo debbano avere il dovere di reagire  per
  riportare davvero la legittimazione morale ancor prima che politica
  di  questo Parlamento, che deve essere l'autentica rappresentazione
  della   sovranità  popolare  che  abbiamo  l'onere  e  l'onore   di
  rappresentare.
   Dico  questo perché se non contestualizziamo la riforma che stiamo
  vivendo nel momento storico particolare che vive appunto il  nostro
  mondo  e  la nostra civiltà, rischiamo di apparire come chi insegue
  una  chimera  inutile,  una miniriforma, una  riforma  che  mira  a
  tagliare  qualche  piccola spesa, a tagliare qualche  spreco  della
  politica  e che si accanisce probabilmente nei confronti dell'unica
  istituzione  della quale ci stiamo occupando, senza ricordarsi  che
  questo  Parlamento già nella scorsa legislatura è  intervenuto  con
  energia  per ridurre i costi della politica di questo parlamento  e
  riducendo   quella  che  oggi  è  diventata  legge  costituzionale,
  riducendo  il  numero dei parlamentari da 90,  quanti  ancora  oggi
  siamo, ai 70 che ci saranno nella prossima legislatura.
   Pertanto,  alimentare una sorta di vittimismo come se le  province
  regionali  fossero le vittime sacrificali contro  cui  la  politica
  miope di questa Regione si accanisce, credo che non sia esattamente
  dire la verità.
   Abbiamo  cominciato  esattamente da questa  istituzione,  dobbiamo
  continuare  con energia rispetto a questa istituzione parlamentare,
  dobbiamo  - e il mio Gruppo parlamentare sta preparando  in  questo
  senso  un  disegno  di  legge  organico,  un  ridisegno  complesso,
  Assessore, della amministrazione della Regione - favorire un  nuovo
  disegno  complessivo  del  sistema  delle  autonomie  locali,   che
  certamente merita una rivisitazione forte, energica, senza guardare
  in  faccia  nessuno.  E  mi  ha stupito  molto  il  dibattito  così
  appassionato, anche il mio amico collega onorevole Falcone  che  ha
  perso  la voce e che si è appassionato rispetto a questo tema ne ha
  parlato, di questa passione nell'interpretare  l'articolo 15  dello
  Statuto speciale. E quindi quando parliamo di autonomia, credo che,
  prima  di  ogni cosa, il nostro riferimento principe  e  sacro  dal
  punto di vista istituzionale sia lo Statuto speciale della Regione.
   Signor Presidente, l'articolo 15 dello Statuto della Regione, come
  tante  norme che constano di più commi, non ha soltanto il comma  2
  di  cui  tutti parlano e su cui tutti si soffermano:  ha  anche  il
  comma  1.  E non credo possa essere consentito ad alcuno leggere  e
  declamare il comma 2 senza aver citato il comma 1, che è  legge  di
  rango   costituzionale  vigente  nell'ordinamento  giuridico  della
  Regione  e del Paese essendo legge costituzionale - come mi insegna
  la Presidenza in questa direzione.
   E  il comma 1 lo voglio leggere considerato che ci siamo attardati
  a  trattare  di altro. Il comma 1, Presidente ed Assessore,  recita
  testualmente:  Le circoscrizioni provinciali e gli organi  ed  enti
  pubblici  che ne derivano sono soppressi nell'ambito della  Regione
  siciliana .  E allora, il dibattito su cui possiamo svolgere  fiumi
  di  parole,  fiumi di inchiostro, deve avere l'onestà intellettuale
  dei giusti parametri di riferimento del dibattito che ognuno di noi
  fa.
   E nel secondo comma si dice che l'ordinamento degli enti locali si
  basa nella regione stessa sui Comuni, si basa sui Comuni, colleghi,
  l'ordinamento  si basa sui Comuni e sui liberi consorzi,  onorevole
  Sudano, lei è stata disattenta, ho letto a quest'Aula l'articolo  1
  di  questo benedetto articolo 15 dello Statuto regionale, lo stesso
  comma asserisce che le circoscrizioni provinciali sono soppresse. E
  tale  comma  è stato scritto nel 1946, non è stato scritto  ieri  o
  prima.
   E  allora  omettere  a quest'Aula, e comunque al  dibattito  sulle
  province regionali e sui corpi intermedi della Regione siciliana  e
  sul  sistema delle autonomie locali, omettere dati importantissimi,
  signor  Presidente,  del dibattito, come la recente  giurisprudenza
  del    Tribunale   Amministrativo   Regionale   di   Palermo   che,
  pronunciandosi  su una controversia tra la provincia  regionale  di
  Ragusa   e  la  Regione  siciliana,  dando  ragione  alla   Regione
  siciliana, ha citato testualmente, ha ritenuto di dover  citare  il
  Tribunale  Amministrativo Regionale, nel giugno  del  2012  (quindi
  giurisprudenza di ieri), ha ritenuto di dover citare esattamente le
  norme che io ho voluto leggere stasera in questo Parlamento ciò che
  è la nostra carta Costituzionale, il nostro Statuto.
   E  la  giurisprudenza dice che questa norma,  cioè  l'articolo  15
  dello  Statuto  siciliano che prima afferma che  le  circoscrizioni
  provinciali  sono  soppresse - cita il TAR  -,  che  l'articolo  15
  attribuisce  una  diversa configurazione all'assetto  istituzionale
  sovracomunale, rispetto a quello attualmente esistente, scaturito -
  ascoltiamo  bene - dalla legge n. 9 del 1986, che  ha  attuato  una
  norma costituzionale qual è l'articolo 15 soltanto in apparenza nel
  momento  in  cui  ha  determinato la  legge  9  del  1986  su  cui,
  evidentemente, ci sono forti dubbi di costituzionalità,  perché  in
  contrasto con una norma costituzionale di rango costituzionale, che
  è  appunto  l'articolo 15. Tutto ciò lo afferma il TAR , presidente
  Musumeci;   lo  dice la giurisprudenza e  la dottrina dominante  si
  esprime   in  questa  direzione.  E  comunque  sia,   il  comma   1
  dell'articolo  15 dello Statuto siciliano è ancora vigente  fino  a
  questo momento.
   Abbia  il  Parlamento allora, come dire, l'ardire  di  intervenire
  sullo  Statuto, di modificare il comma 1 di quell'articolo  15  che
  sopprime  le  circoscrizioni  provinciali   Perché  il  dubbio   di
  legittimità  costituzionale dell'intera legge n.  9  che  è  andata
  praeter legem, vale a dire oltre la legge (lo dice la dottrina e la
  giurisprudenza),  per  non  dire che è andata  contra  legem,  cioè
  contro la legge.
   Bisogna  quindi introdurre nel nostro dibattito elementi che  sono
  esattamente   antitetici,   rispetto   ai   dubbi   paventati    di
  costituzionalità,   di  queste  benedette  due   norme   che   sono
  all'attenzione  del Parlamento in questo momento  e  rispetto  alle
  quali,  cioè alla norma che dovrebbe essere fatta entro  sei  mesi,
  cioè entro il 31 di dicembre, quello che il Parlamento deciderà. Io
  non   intendo,   per   rispetto  di  questo   Parlamento,   entrare
  assolutamente nel merito.
   Questo  Parlamento  ha  titolo,  ha  competenza,  ha  capacità   e
  legittimazione morale per fare una buona legge in questa direzione.
   Ho  voluto  -  e  mi avvio alla conclusione, signor  Presidente  -
  introdurre elementi suffragati in maniera forte dal punto di  vista
  istituzionale   e  dottrinale,  elementi  in  senso   assolutamente
  contrario,   rispetto,   a  quello  che   nel   dibattito,   talora
  approssimativo che in questi giorni mi è capitato di ascoltare,  si
  è fatto.
   C'è,  ripeto,  giurisprudenza che mette in dubbio  la  legittimità
  costituzionale della legge di attuazione, cioè la legge regionale 9
  del  1986, ha messo in discussione la sua coerenza con lo  Statuto,
  appunto,  sostenendo  che questo meccanismo è andato  oltre  quella
  legge,  che  ha ritenuto di potere istituire le province  regionali
  che  sono  liberi consorzi nella sola definizione.  Esattamente  il
  contrario  di  quello  che è stato detto troppo  spesso,  non  sono
  liberi consorzi, come definiti dall'articolo 15 dello Statuto e poi
  definiti  province, sono delle province enti pubblici  territoriali
  con  l'autonomia amministrativa finanziaria e anche politica e  non
  liberi  consorzi che non sono dotati - secondo lo  Statuto  -,  non
  dovrebbero  essere dotati di autonomia politica e  soprattutto  non
  dovrebbero  essere  enti  territoriali come  invece  sono  oggi  le
  province  al  pari  dei comuni e di tutto il resto dell'ordinamento
  dello Stato.
   Allora rispetto a tutto questo, noi possiamo dire che noi dobbiamo
  mettere mano allo Statuto che dobbiamo fare tutto quello che questo
  Parlamento  riterrà corretto, opportuno, giusto fare nell'interesse
  del  popolo  siciliano, nel meglio esercitare le nostre prerogative
  le  nostre funzioni in rappresentanza della sovranità popolare,  ma
  introdurre  elementi che come dire turbino quello che  il  corretto
  dibattito  su un tema così delicato che riguarda l'intero  apparato
  ordinamentale  della  Regione  siciliana,  credo  che  questo   sia
  profondamente sbagliato e profondamente ingiusto.
   Allora   il   Gruppo  del  Partito  Democratico  come   sempre   è
  disponibile, con pacatezza, senza alcuna arroganza intellettuale, a
  ragionare,  a  sedersi,  a  parlare  con  l'opposizione,   con   la
  maggioranza, con ogni parlamentare per trovare la strada più giusta
  rispetto  a  quello  che deve essere il primo obiettivo  di  questa
  norma, cioè cercare di ridurre lo iato, presidente Musumeci, tra la
  politica e le istituzioni parlamentari e la società civile.
   Questa frattura grave della società politica che pian piano  si  è
  allontanata dalla società civile che non ci comprende e non  riesce
  a  comprendere  le  liturgie che qualche  volta  troppo  spesso  si
  celebrano in questo Parlamento.
   Quindi noi siamo disponibili a ragionare nei prossimi mesi, su ciò
  che  dovrà  essere  il  merito della legge  di  riforma  dei  corpi
  intermedi dello Stato, non abbiamo voluto mettere le mani avanti  e
  fare  colpi  di mano per ipotecare in qualche modo il contenuto  di
  quella riforma.
   Signor Presidente, ma non saremo disponibili e utilizzeremo  tutti
  gli  strumenti  che  il  Regolamento  interno  dell'ARS  ci  dà   a
  disposizione; non saremo disponibili a farci trascinare in  maniera
  miope  in una palude nella quale affogherebbe non la politica.  Non
  ci  sarebbe qualcuno che vince o qualcuno che perde, perderebbe  la
  legittimazione  morale  del  Parlamento  più  antico   d'Europa   e
  soprattutto  la  legittimazione morale a parlare con  la  gente  ed
  essere ascoltato dalla gente.
   Io  credo che questo Parlamento non si assumerà una così grande  e
  triste responsabilità.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Lo  Sciuto.  Ne  ha
  facoltà.

   LO  SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non  capisco
  come  mai  quando il Presidente della Regione, l'onorevole Crocetta
  fece  un  proclama dicendo che si votava ad aprile,  poi  parlò  di
  rinvio  delle  elezioni a maggio, nessuno della  maggioranza  disse
  niente?
   Non  si parlò di legge n. 9/86, dell'eutanasia anticostituzionale,
  nessuno gridò all'allarme, tutti erano muti. Ma come mai? Ora  dopo
  un  proclama della televisione, tutti dicono dobbiamo annullare  le
  province
   Allora io dico una cosa: assessore, ma ci rendiamo conto di quello
  che  stiamo  facendo ai cittadini? Voi pensate che  interessino  le
  masturbazioni giuridiche dell'onorevole Gucciardi o interessino poi
  i riscontri che questo ha sulla testa dei cittadini - mi rivolgo ai
  colleghi   del  Gruppo  Movimento  Cinque  Stelle  -   sono   stato
  consigliere  provinciale ed assessore, ma cosa stiamo  dicendo?  Le
  Province  rappresentano dei carrozzoni? Ma stiamo farneticando?  Di
  cosa stiamo parlando?
   Leggo  alcune  delle  competenze  -  me  le  sono  scritte  -  che
  annoverano le Province: manutenzione stradale provinciale; edilizia
  scolastica;   funzionamento   scuole   secondarie   e    superiori;
  manutenzione,  sorveglianza  e  bonifica  delle  aree  extraurbane;
  gestione  parchi  e riserve naturali; servizio di  assistenti  alle
  scuole   di  tutti i gradi, dalle scuole dell'infanzia alle  scuole
  superiori; pagamento delle rette, con vitto, per bambini  audiolesi
  e  ipovedenti;  trasporto  dalle  proprie  abitazioni  dei  ragazzi
  disabili alle scuole dell'obbligo, e tante altre cose. Tutte queste
  funzioni vi sembra possano essere svolte da dei carrozzoni?
   Assessore,  se  guarda  il bilancio delle Province  regionali,  di
  tutta  la  Sicilia, si rende conto che il 95 per cento delle  spese
  sono spese correnti e spese obbligatorie. Cosa significa questo?
   Se  per  caso  noi andiamo a cancellare le Province,  portando  le
  competenze,  secondo  l'articolo 15  dello  Statuto  siciliano,  ai
  consorzi di comuni, le chiedo con quali risorse fa questo? La spesa
  rimane intatta
   Altra  cosa.  Lei sa meglio di me, assessore, che i bilanci  delle
  Province si fondano solo ed esclusivamente su due grandi entrate: i
  trasferimenti dello Stato e della Regione e i trasferimenti  dovuti
  al  pagamento  dei tributi locali, in particolare alla  riscossione
  della  RCV auto e all'imposta provinciale di trascrizione  acquisto
  auto. Il 50 per cento, quindi, proviene da tributi locali.
   Assessore,  considerato che il 50 per cento  delle  entrate  delle
  Province proviene dai tributi locali  le chiedo: nel momento in cui
  noi  aboliamo  le  Province  e passiamo ai  Consorzi  comunali  chi
  incasserà   questi   tributi?  Si  viene  a  creare   una   vacatio
  legislativa;  è  normale  che  questo passaggio  debba  avvenire  a
  livello costituzionale.
   Mi chiedo quindi, nel momento in cui perdiamo sette, otto mesi per
  fare  questo,  i  danni conseguenti chi li paga? Come  paghiamo  le
  rette  ai  bambini?  Come  facciamo  funzionare  le  scuole?   Dove
  prendiamo  le  risorse? Ci rendiamo conto di quello su  cui  stiamo
  discutendo?
   E'   giusto   tagliare  le  spese,  ma  questo   va   fatto   solo
  esclusivamente sui consigli provinciali e sugli assessori. Ma  come
  si può tagliare e risparmiare sul bilancio provinciale in cui il 95
  per cento è costituito da spese correnti e spese obbligatorie?
   Il  discorso  è  serio  e  va affrontato  con  molta  pacatezza  e
  riflessione.
   Io  mi trovo d'accordo alla proposta fatta dall'onorevole Musumeci
  -  e  penso  anche  il mio Gruppo - di andare a  votare  a  maggio,
  rivedendo  le  indennità,  ma, attenzione, non  avventuriamoci  nel
  cieco perché anziché fare il bene dei cittadini creiamo altri danni
  enormi  all'erario sulla testa dei nostri cittadini che già versano
  in  grosse difficoltà.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Cordaro.  Ne  ha
  facoltà.

   CORDARO.   Signor   Presidente,  assessori,  onorevoli   colleghi,
  stamattina  aprendo  i giornali ho scoperto  che  è  in  corso  uno
  scontro titanico. E' in corso uno scontro titanico e ho cercato  di
  capire  chi  fossero i protagonisti di questo scontro titanico.  Ed
  allora, ho ripensato a come la vicenda che oggi ci porta in Aula si
  sia  sviluppata  nelle  ultime settimane. E  ho  ricordato  che  il
  Presidente  Crocetta  nel mese di marzo aveva  indetto  la  tornata
  elettorale  per  le  elezioni amministrative e  provinciali  il  21
  aprile.  Egli  è un neofita e, quindi, non ricordava che  essendosi
  insediato  alla  fine di novembre, i primi di  dicembre,  e  avendo
  ottenuto  da  quest'Aula  quattro  mesi  di  esercizio  provvisorio
  proprio  in  quei  giorni  avremmo dovuto  esitare  la  finanziaria
  regionale,  di  talché  si innestò il primo momento  dello  scontro
  titanico.
   Il  Presidente Crocetta, litigando con se stesso in questo scontro
  titanico,  fece  prevalere l'altro Crocetta e  le  elezioni  furono
  rinviate al 27 maggio. Quindi, Crocetta contro Crocetta.
   Il  27  maggio,  però, era ancora lontano e c'erano  ancora  tante
  trasmissioni  alle  quali partecipare. C'erano  soprattutto  ancora
  tante  cose da far fare ai propri assessori, perché nell'ambito  di
  questo  scontro titanico fra Crocetta e se stesso egli, a un  certo
  punto,  invitò  l'assessore  Valenti a raccordarsi  col  Presidente
  delle  Province siciliane, Avanti, per redigere insieme un  disegno
  di legge di riforma delle province regionali. Ma c'era in corso uno
  scontro  titanico  fra Crocetta e se stesso  che  portò,  da  lì  a
  qualche  giorno, il Presidente Crocetta nel bel mezzo di  un  agone
  giuridico,  direi quasi ai limiti del costituzionale,  l'Arena   di
  Giletti,  a  preferire l'applauso di pochi rispetto al  destino  di
  molti.
   Il Presidente Crocetta, in questo scontro titanico tra Crocetta  e
  se  stesso, ebbe a dire:  domani abolisco le Province  . E  siccome
  non  c'era  nessuno  e  non c'era, con tutto il  rispetto,  neanche
  l'Onorevole  Gucciardi  che  credo non  faccia  l'avvocato,  io  lo
  rispetto e lo stimo però siccome sono laureato in giurisprudenza  e
  faccio  l'avvocato, ciò nonostante ho ritenuto di affiancare  a  me
  stesso un consulente giuridico quando parlo di determinate materie.
   Mi   permetto  di  dirle,  Onorevole  Gucciardi,  licenzi  il  suo
  consulente  giuridico perché la legge 9 del 1986  è  in  vigore  da
  quasi  trent'anni, immaginiamo se avesse avuto realmente un profilo
  di  incostituzionalità se staremmo ancora qua  a  parlare  con  una
  Corte  costituzionale che tutto fa tranne che strizzare l'occhio  a
  certa politica di una legge con qualche profilo
     Però,  all'Arena  non c'era nessun costituzionalista e non c'era
  neanche uno che avesse un minimo rudimento di giurisprudenza  e  di
  leggi,  tali  da  poter dire:  Presidente, ma lei non  può  abolire
  niente, perché, a tutto voler concedere, ad abolire le Province può
  essere il Parlamento siciliano con una sua legge .
   Ma,  ormai,  il Presidente aveva parlato e siccome aveva  parlato,
   augh , non si poteva tornare indietro e, quindi, in questo scontro
  titanico  fra  il Presidente Crocetta e se stesso, si  è  partorito
  quell'aborto giuridico del quale si è parlato. Lo scontro  titanico
  è  continuato,  dall'aborto giuridico è venuto fuori uno  stralcio,
  si  è  inserito il Commissario dello Stato, il presidente  della  I
  Commissione, Commissione numero uno, emendamento, subemendamento  e
  siamo arrivati ad oggi..
   Ed  allora, io mi rendo conto che gli assessori di questo  Governo
  siano  in  imbarazzo; io mi rendo conto che non debbano  dirlo;  mi
  rendo conto che stare in un Governo che non ha una strategia ma che
  si  affida alle uscite estemporanee del Presidente della Regione  è
  complicato.  Io  mi rendo conto e mi chiedo e chiedo  ai  siciliani
  perché  il  Presidente  Crocetta non va  in  Commissione  Bilancio,
  perché  il Presidente Crocetta suscita le ire del ministro  Fornero
  quando  si  deve  parlare di cassa integrazione,  mentre  è  sempre
  puntuale in determinati momenti mediatici.
   Però,  io  temo  per i siciliani, né per me né per  il  Presidente
  Crocetta, che i nodi prima o poi verranno al pettine.  Ed allora mi
  arrogo il diritto di dire che avevamo proposto una soluzione seria;
  mai come in questo caso l'opposizione è stata responsabile. Abbiamo
  indicato  al Presidente Crocetta una via mediana che poteva  essere
  intanto quella del rinvio delle elezioni, di una norma che entro il
  31  dicembre, io dico entro il 31 luglio, facesse la riforma  della
  Province  e  abbiamo  criticato  l'opportunità  di  una  nomina  di
  commissari  prefettizi che, vivaddio, con tutta la buona  fede  che
  riconosciamo  al  Presidente Crocetta sarebbero  pur  sempre  state
  nomine fatte da lui e, quindi, nomine politiche. Anche perché,  nel
  caso  di nomina di commissari, la parola prefettizi nasconde in  sé
  già  l'insidia della burla, perché siccome il riferimento  non  può
  che  essere  l'articolo 145 dell'ordinamento degli  enti  locali  e
  siccome   l'articolo  145  parla  anche  dei  prefetti,  ma   parla
  soprattutto  di  funzionari  e  dirigenti  dell'Assessorato   della
  famiglia,  parla di segretari comunali in quiescenza o  in  carica,
  parla  di  tutto  quel  che può essere anche  il  sottobosco  della
  politica nel quale si attinge per fare nomine politiche. Altro  che
  rivoluzione
   Ed  allora, io dico posto che fino al 27 maggio, alla data in  cui
  fu  fissato  il 27 maggio, il Presidente Crocetta era assolutamente
  convinto  della  bontà delle Province tanto da averne  fissato,  in
  questo scontro titanico con se stesso, per due volte la data  delle
  elezione,  cosa  è  successo? Perché senza discuterne  con  la  sua
  maggioranza,  senza comunicarlo neanche ai suoi uomini  più  fidati
  qua  dentro, senza avere l'idea di dire al suo Governo  Ho cambiato
  idea , altro che confrontarsi con i Presidenti di Provincia
   Io  capisco  che  spesso in molti di noi prevale  la  sindrome  da
  Alberto Sordi:  Io so io e voi non siete nulla  , uso un eufemismo.
   Noi  abbiamo una necessità e abbiamo degli obblighi,  io  li  vivo
  come obblighi.
   Io  non  mi acquieterò mai e il mio Gruppo parlamentare, il Gruppo
  parlamentare Cantiere popolare, non si acquieterà mai  all'idea  di
  eliminare  uno  spazio  di  democrazia  attiva  perché  voi  classe
  dirigente  del PD sarete colpevoli di avere strozzato la democrazia
  e  voglio  sapere  cosa  andrete  a  spiegare  alle  vostre  classe
  dirigenti  intermedie  che  vivono i territori  e  cosa  andrete  a
  spiegare  a  quei  giovani  che ancora guardano  a  voi,  ai  quali
  spiegherete che per fare politica non bisogna stare in  mezzo  alla
  gente  e  prendere il consenso, ma bisogna essere lecchini rispetto
  al principe sperando di essere nominati.
   Questa  battaglia di retroguardia sugli spazi democratici noi  non
  la  faremo  mai  e,  quindi, se lo riterrete vi  accollerete  anche
  questa responsabilità.
   Devo  dire che la nostra posizione mediana è stata apprezzata  con
  senso   di   responsabilità   anche   da   qualche   rappresentante
  dell'opposizione  che sta meditando, e noi speriamo  che  meditando
  meditando qualcosa di buono venga. A questo punto, siccome  abbiamo
  la  necessità  di spiegare per intero la nostra proposta  politica,
  abbiamo  preparato, assessori, degli emendamenti che  presenteremo,
  li  presenteremo  entro  il  termine,  accordatoci  dal  presidente
  Ardizzone,  di  domani  alle  ore  18.00  e,  soprattutto,  abbiamo
  preparato  un  emendamento che, a questo punto, in sintesi  estrema
  dice  qual  è  la  nostra idea per andare a votare a  maggio  senza
  uccidere   quegli   spazi  di  democrazia  che  altri   semmai   si
  accolleranno la responsabilità di fare.
   La  nostra  è una proposta anche questa volta seria. Noi  vogliamo
  ridurre    il    numero   dei   consiglieri,    vogliamo    ridurli
  proporzionalmente  al numero degli abitanti,  vogliamo  ridurre  il
  numero  degli  assessori, vogliamo ridurre le  indennità,  vogliamo
  fare  seria  spending  review  eliminando  dagli  enti  provinciali
  carrozzoni e clientelismo, noi sì vogliamo rendere le Province enti
  più efficaci e strategici per i territori che rappresentano.
   Abbiamo presentato anche questo emendamento che sarà al vaglio del
  Presidente e da martedì al vaglio dell'Aula.
   E  però  -  mi avvio presto alla conclusione - abbiamo una  grande
  preoccupazione.  E la grande preoccupazione è che in  fondo  questo
  Governo,  e  non sono il primo che usa questa frase,   voglia  fare
  finta  di  cambiare  tutto per non cambiare proprio  nulla ,  nella
  migliore  tradizione gattopardesca e siciliana. Ed allora, rispetto
  a  questa  cosa  io invito tutti, a cominciare dalla maggioranza  e
  dagli assessori, a dirla qualche parolina al presidente Crocetta, a
  farlo  riflettere sulle cose serie che tutti insieme possiamo fare,
  perché  se per caso quest'Aula, che spero mantenga rispetto  di  se
  stessa,   rispetto  ad  un  primo  emendamento  abrogativo  dovesse
  decidere di fare saltare l'articolo 1 di quel disegno di legge  noi
  ci  ritroveremmo, onorevole Turano, nel pericolo serio di andare  a
  votare per le elezioni provinciali con la stessa identica legge che
  abbiamo oggi e in quel caso l'unico che se ne dovrebbe assumere  la
  responsabilità  è  il presidente Crocetta e non  altri,  per  avere
  rifiutato  una proposta concreta di spending review  e  di  riforma
  reale delle Province.
   Noi tutto questo non lo vogliamo. Noi siamo pronti a ragionare e a
  confrontarci  nella  speranza che prima o poi un  segnale  di  buon
  senso arrivi anche dal Governo.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Dipasquale.  Ne  ha
  facoltà.

   DIPASQUALE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  io
  ho  tutta  un'altra idea della nostra Regione e dell'organizzazione
  degli  enti locali rispetto alle cose che sono state dette e  penso
  che  sia  sufficiente andare su  Google , fare  una  ricerca,  caro
  onorevole  Musumeci, per vedere che le dichiarazioni contrarie  nei
  confronti  delle Province io già da sindaco, nel 2011 e  nel  2012,
  avevo avuto modo di esternarle.
   Le  ho esternate da chi - come ha detto l'onorevole Musumeci -  si
  trova  nella posizione, ha fatto un esempio,  il sacerdote non  può
  non credere in Dio .
   Io  non sono stato sacerdote, sono stato un sacrestano, perché ero
  presidente  del  Consiglio Provinciale  di  Ragusa,  ho  avuto  per
  quattro anni la possibilità di svolgere un ruolo di presidente.  Da
  sacrestano, però, mi sono reso conto dell'inutilità, questo  non  è
  che lo dico ora perché

   MUSUMECI. Io ho le sue dichiarazioni

   DIPASQUALE.  Le mie dichiarazioni fanno riferimento al  2011-2012.
  Onorevole Musumeci, la prego di verificarlo e la prego di smentirmi
  qui  in Aula nel caso non dovesse essere vero che Nello Dipasquale,
  da  sindaco  di  Ragusa, ha sempre sostenuto che le Province  erano
  inutili.

   MUSUMECI. Il 24 maggio 2010 ha detto altre cose

   DIPASQUALE. Sono stato sempre contrario alle Province e vi  spiego
  il perché.
   Faccio  un  esempio:  quando  mi sono insediato  nei  primi  tempi
  dell'esercizio  del  mio  mandato  di  Presidente   del   Consiglio
  provinciale  io  ricordo  la buon'anima  del  Segretario  Generale,
  ovviamente io provenendo da un'esperienza diversa che era quella di
  vicesindaco  di  Ragusa ad assessore ai servizi  sociali,  abituato
  tutti i giorni ad andare a lavorare, io ricordo l'allora Segretario
  che  mi  disse:   Ma lei, Presidente, viene tutti  i  giorni? .  Io
  risposi:.  Ma certo che vengo tutti i giorni  .
   Io  ho  conosciuto in Provincia davvero la  non politica ;  io  in
  Provincia  ho  conosciuto il contributificio; io  in  Provincia  ho
  conosciuto  le grandi delegazioni di consiglieri provinciali  nelle
  più svariate manifestazioni nazionali, internazionali e regionali.
   Io di questo ne sono stato sempre convinto e ne sono convinto oggi
  a  maggior  ragione che vedo un Presidente che, sì, non avrà  fatto
  cenno nel suo programma o nei suoi comizi, ma un Presidente che sta
  mettendo mano al taglio degli enti inutili e alla razionalizzazione
  della spesa. Ovviamente, non può mantenere un contesto di enti, tra
  cui  le  province,  che  sono improduttive.  Deve  essere  un'altra
  l'impostazione che noi dobbiamo dare. Noi dobbiamo muoverci non dai
  comuni   verso  le  province  o  verso  la  Regione;  noi  dobbiamo
  decentrare quante più cose possibili dalla Regione verso i  comuni.
  Non  è  solo  un  fatto  partecipativo, è anche  una  questione  di
  controllo.
   Signor Presidente, io la ringrazio della collaborazione che mi  dà
  nel tenere l'Aula attenta e particolarmente

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi pregherei di mantenere l'ordine
  in  Aula e di permettere all'onorevole Dipasquale di completare  il
  suo intervento, confidando nella sua capacità di sintesi, onorevole
  Dipasquale.

   DIPASQUALE.   Signor   Presidente,   sicuramente   parlerò    meno
  dell'onorevole Cordaro.
   Quindi,  è  un'altra l'impostazione che io e non soltanto  io,  ma
  anche  altri colleghi di maggioranza abbiamo della nostra  Regione,
  quella cioè di decentrare verso i comuni. E sapete perché? Il  vero
  controllo,  oggi,  i  cittadini lo effettuano proprio  nei  comuni,
  perché nei comuni anche se spendiamo cento euro, gli occhi, con  la
  spesa del Comune, sono gli occhi davvero di tutta una comunità e di
  tutta  una città. Cosa che non accade in Provincia e cosa  che  non
  accade alla Regione.
   Dal  nostro  Presidente  Crocetta, che ha  avviato  questa  grande
  rivoluzione,   dobbiamo   pretendere   proprio   questo.   Dobbiamo
  pretendere   che  oltre  a  eliminare  le  Province  realmente   il
  decentramento  della spesa venga portato agli enti  locali,  perché
  non  potrà  mai  accadere in un Comune che di un  progetto  di  due
  milioni di non se ne accorga nessuno, non potrà mai accadere perché
  anche  un solo euro in un Comune ha l'attenzione da parte di  tutta
  una comunità.
   Quindi,  è  davvero  un  processo rivoluzionario,  è  un  processo
  rivoluzionario a cui tutti oggi noi siamo chiamati. E  cari  amici,
  attenzione,  non  cadiamo nel tranello del Presidente  Crocetta   E
  sapete  qual è il tranello del Presidente Crocetta? E' il  tranello
  in positivo di un uomo che ha visto lontano, che ha determinato già
  una  scelta  condivisa, una scelta condivisa da parte della  nostra
  comunità, della comunità siciliana e che rischia, invece, di vedere
  assente,   di   vedere  disinteressata,  di  vedere  distratta   il
  Parlamento.
   E'  questa oggi l'immagine che rischiamo, di dimostrare  cioè  che
  nella  Regione  siciliana abbiamo una politica dei  due  tempi:  la
  politica  del  Presidente della Regione che è una politica  veloce,
  innovativa, rivoluzionaria, rispetto invece ad una politica  svolta
  dal  Parlamento, che invece  è una politica lenta, ostruzionistica,
  non pronta all'innovazione, una politica che è rimasta vecchia.
     Io  non ci sto  Per questo motivo dico no alle Province  e  così
  come il Presidente della Regione sta avviando questa grande riforma
  e  questo  lavoro  di  cambiamento,  ovviamente  non  possiamo  che
  condividere questo percorso.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Siragusa.  Ne  ha
  facoltà.

   SIRAGUSA.  Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole  Presidente
  della  Regione,  signori  Membri del Governo,  onorevoli  colleghi,
  cittadini,  é ormai assordante la richiesta di cambiamento  che  si
  alza a gran voce e sempre più forte dai cittadini e finalmente oggi
  la nostra Regione ha la possibilità di rispondere con convinzione e
  concretezza iniziando un cammino che darà modi di porre la  Sicilia
  all'avanguardia perfino della stessa legislazione nazionale proprio
  su  di  un tema particolarmente attenzionato dall'opinione pubblica
  quale  quello  che  riguarda in generale i costi della  politica  e
  della pubblica amministrazione e nello specifico le Province.
   Per  questo  Parlamento, quanto sta prendendo forma  oggi,  è  una
  possibilità reale ed importante per compiere un gesto che  possiamo
  tranquillamente  definire  storico,  epocale  ma   sopratutto   per
  affermarsi quale vera casa dei siciliani, in cui i cittadini  hanno
  modo di far sentire la propria voce ed essere ascoltati.
   Il  Movimento  5  Stelle  è  sempre stato particolarmente  critico
  rispetto all'attuale struttura del modello organizzativo degli enti
  locali,  non per partito preso o peggio per populismo o  demagogia,
  ma   perché,   proprio  le  Province  così  come  strutturate,   in
  particolare,  hanno da sempre rappresentato un Ente sostanzialmente
  improduttivo,   con  un  rapporto  costo/prestazioni  assolutamente
  deficitario, un Ente lontano dalle reali esigenze del  cittadino  e
  spesso  non  in  grado  di  dare risposte.  Per  questo  motivo  il
  Movimento  di cui faccio parte ne chiede da sempre l'abolizione  ed
  in  coerenza con questo non si è mai candidato ne mai si  candiderà
  alle elezioni provinciali.
   Sempre  in  coerenza  con  quanto da  noi  affermato,  ovvero  che
  valuteremo  ogni singolo provvedimento e su di esso ci esprimeremo,
  giudichiamo   positivamente  qualsiasi  provvedimento   legislativo
  riguardante l'abolizione delle province così come oggi istituite  e
  la reale applicazione dello Statuto.
   In   quest'ottica  abbiamo  da  parte  nostra  già  provveduto   a
  depositare  un disegno di legge che va in tal senso, ritornando  al
  dettato  previsto  dall'articolo 15  dello  Statuto  della  Regione
  siciliana,  ponendo  quindi un correttivo all'articolata  acrobazia
  redazionale con cui la legge 9 del 1986 ha provveduto ad  istituire
  le attuali Province regionali.
   L'abolizione  dell'organo politico, ma  sopratutto  l'idea  di  un
  consorzio di comuni, congrui geograficamente e legati da prevalenti
  peculiarità storiche, culturali, economiche ed ambientali,  pongono
  finalmente  l'ente di secondo livello vicino alle reali aspettative
  dei  cittadini  confermando,  con  l'amministrazione  affidata   ai
  Sindaci,  sia  la volontà di poter finalmente fare in  modo  che  i
  problemi  del  territorio vengano affrontati da  chi  ha  realmente
  contezza  dei  problemi stessi e sia il mantenimento  del  rapporto
  democratico e fiduciario tra l'ente ed i cittadini stessi.  Non  si
  tratta   solo   di  spending  review  ma  di  dare   risposte   che
  corrispondano  alle legittime aspettative della cittadinanza,  cosa
  che gli attuali enti non sono in grado, non solo per competenze  ma
  anche e sopratutto per struttura, non sono in grado di fornire.
   Una  particolare  attenzione intendiamo dedicare  all'occupazione,
  deve   essere   chiaro   che   ogni  nostro   provvedimento   volto
  all'eliminazione delle Province non deve essere inteso  come  volto
  ad  intaccare  il  livello  occupazionale,  nessuno  deve  rimanere
  escluso  da  questo  processo  e ciò  vuol  dire  che  gli  attuali
  dipendenti  dovranno essere ripartiti in base  alle  competenze  ai
  nuovi liberi consorzi, alla regione o ai singoli comuni, e restando
  in  tema  di competenze i liberi consorzi dovranno essere realmente
  enti  territoriali in grado di dare risposte alla  cittadinanza  su
  problemi concreti e reali.
   Siamo  consapevoli  che non è facile normare tutto  questo  in  un
  lasso  di  tempo  breve e siamo consapevoli che si tratterà  di  un
  cambiamento epocale che dovrà essere adeguatamente curato  fin  nei
  minimi  dettagli così come siamo consapevoli che ogni provvedimento
  è   perfettibile  dovendo  consentire  tra  l'altro  ai  cittadini,
  rappresentati  in  questo   parlamento da  tutti  noi,  di  potersi
  esprimere  in  modo  da  realizzare una  riforma  che,  avendo  per
  l'appunto  una  portata storica, possa risultare la  più  condivisa
  possibile.
   Quindi  fermo  restando il punto fisso che prevede come  obiettivo
  finale  l'abolizione delle province, così come le intendiamo  oggi,
  accogliamo  e  sosteniamo  il  provvedimento  legislativo   oggetto
  dell'odierno  dibattito, al fine di assicurare  durante  il  regime
  transitorio  l'amministrazione mediante il  commissariamento  degli
  organi in scadenza o scaduti. In tal senso, chiediamo con forza  al
  Governo,  al fine di garantire, la massima trasparenza  per  quello
  che  riguarda  le  nomine  dei  suddetti  commissari  di  attivarsi
  affinché esse non rappresentino la  lunga mano  del governo  stesso
  e  quindi che tali nomine siano individuate preferibilmente tra  il
  personale    dell'amministrazione   dello   Stato   con   qualifica
  dirigenziale in servizio o in quiescenza, ovvero prefetti.
   In   questo  processo  di  cambiamento  epocale  dobbiamo   essere
  determinati  nell'affermare la nostra autonomia  statutaria  questa
  assemblea non può e non deve essere un solo minuto di più  ostaggio
  del  Commissario  dello  Stato,  l'attuale  passaggio  è  anche   e
  sopratutto  figlio  di  consigli preventivi che  possono  risultare
  lesivi dell'autonomia di questa assemblea.
   Presidente, colleghi, se non ora quando questo Parlamento e questa
  nostra  Sicilia  avrà  un altra opportunità per  essere  finalmente
  traino  e  modello  da  prendere ad  esempio  per  l'intero  paese,
  assumiamoci con orgoglio e con coraggio questo compito e sempre con
  coraggio affrontiamo insieme questa importante questione.
   Tutte le posizioni sono più che legittime, questo è un Parlamento,
  il  regno  del  confronto  democratico ma siamo  lungimiranti,  non
  pensiamo  alle  barricate, non perdiamo tempo  inutilmente,  ho  il
  massimo  rispetto  per  chi  non condivide  queste  scelte  ma  non
  nascondiamoci,  confrontiamoci, lavoriamo  assieme  per  la  nostra
  terra,  i  cittadini  sapranno rendere il giusto  merito  a  questa
  Assemblea, casa di tutti i Siciliani.


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Laccoto  è  in  congedo  per
  oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


      Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
                                n. 278

   PRESIDENTE.   E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Grasso.  Ne  ha
  facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, signor assessore, onorevoli  colleghi,
  il  mio  intervento è anche una riflessione poiché oggi  discutiamo
  sulla  opportunità o sulla necessità di abolire le  Province,  però
  ritengo  che  a  monte ci sia un nodo da sciogliere  che  sotto  il
  profilo  della  incostituzionalità  legata  al  disegno  di   legge
  presentato dal Governo.
   Vorrei    un   attimo   riprendere   quanto   asserito    poc'anzi
  dall'onorevole Gucciardi. L'articolo 15 dello Statuto della Regione
  siciliana, al comma 1 e 2 recita:  Le circoscrizioni provinciali  e
  gli  organi  ed  enti  pubblici  che  ne  derivano  sono  soppressi
  nell'ambito  della  Regione  siciliana.  L'ordinamento  degli  enti
  locali  si  basa  nella  Regione stessa sui  Comuni  e  sui  liberi
  Consorzi .
   Detta  norma è stata attuata con la legge regionale del  6  maggio
  1986, numero  9, con la quale è stato istituito il libero Consorzio
  dei  comuni  denominato   Provincia  regionale   quale  organo   di
  riferimento  delle  comunità locali, votata al coordinamento  dello
  sviluppo  economico e sociale del territorio. Le Province regionali
  hanno  un  importante  ruolo  di  coordinamento  finalizzato   allo
  sviluppo economico e sociale.
   L'articolo 4 della legge regionale 9/86 espressamente dispone:  Le
  Province   regionali   costituite  dall'aggregazione   dei   comuni
  siciliani  in liberi consorzi sono dotate della più ampia autonomia
  amministrativa e finanziaria .
   A  ben  vedere la legge regionale 9/86, la Regione ha  attuato  la
  norma statutaria solo apparentemente secundum legem nel momento  in
  cui  ha  determinato l'organizzazione delle province della  Regione
  siciliana,  come nel resto d'Italia, quali enti locali territoriali
  dotati  di  autonomia  anche politica e non solo  amministrativa  e
  finanziaria.
   Questo  quanto  anche sostenuto dal TAR Sicilia  Palermo,  proprio
  quella sentenza del 2012 citata dall'onorevole Gucciardi, sennonché
  l'articolo  15  dello  Statuto deve essere  letto  unitamente  alla
  Costituzione  italiana,  come  più  volte  ribadito   dalla   Corte
  Costituzionale.
   A  tal  proposito  vi  sono svariate norme costituzionali  che  in
  combinato disposto con le norme della Carta europea delle autonomie
  locali   e   ratificata  dall'Italia  depongono  in  favore   della
  circostanza che le Province non potrebbero essere soppresse.
   Le Province sono infatti le istituzioni attorno alle quali è stata
  costruita  150  anni  fa  l'Unità di Italia,  riconosciute  tra  le
  autonomie locali dall'articolo 5 della Costituzione e sono oggi tra
  le  istituzioni  costitutive della Repubblica in base  all'articolo
  114 della Costituzione.
   La  modifica  o  la soppressione delle Province, quindi,  non  può
  avvenire con un colpo di spugna, ma deve essere ponderata anche nei
  suoi  aspetti  istituzionali  e costituzionali,  soprattutto  se  è
  determinata dall'intento di pervenire ad un auspicato risparmio  di
  spesa  e  ad  una  migliore allocazione e  gestione  delle  risorse
  economiche.
   Quindi, ho voluto citare questi aspetti perché oggi siamo tutti, e
  non  sono  io  un assertore delle Province o uno strenuo  difensore
  delle Province, però chiedo effettivamente che bisogna fare a monte
  una riflessione.
   Vi  è  la  possibilità che la Regione possa autonomamente  con  un
  colpo  di  spugna  eliminare le Province quando quest'ultime   sono
  salvaguardate da norme costituzionali.
   Oggi qual è l'intento e lo scopo che questa Assemblea si propone e
  deve  raggiungere? Che ci sia un ente intermedio, che non  vogliamo
  chiamare  province,  ma che vogliamo chiamare liberi  consorzi,  ma
  quest'ultimi   non sono altro che province, ma che comunque  devono
  avere un solo ed unico obiettivo che è quello di ridurre la spesa e
  contenere la spesa e, quindi, la spesa legata alle indennità,  alle
  nomine,  ma  con  l'istituzione  dei consorzi  noi  raggiungeremmo,
  comunque,  ammesso  che riusciremmo a fare una norma  che  consente
  l'istituzione dei consorzi come ente intermedio di secondo  livello
  al posto delle province ed effettivamente avere quel risultato?
   Non  è  forse nella gestione di tali funzioni e non sarebbe meglio
  forse  prevedere  una  riforma  molto  più  incisiva,  che  vada  a
  riassegnare  la funzione che nel corso degli anni,  sempre  più  in
  modo  più  massiccio, sono state assegnate alle  province  verso  i
  comuni ovvero verso la Regione?
     Non è forse nella gestione di tali funzione del denaro pubblico,
  con  le  stesse connesse, che vi è  il maggiore spreco di  risorse?
  Sarebbe auspicabile ed opportuno che la riforma prevedesse non solo
  l'abolizione delle province, ma anche la cancellazione di tutte  il
  livello  intermedio  di  Governo, tra Comuni  e  Regioni,  passando
  integralmente il pacchetto di funzioni e competenze da uno dei  due
  livelli residui.
   Una  legge  di riforma, quindi, dovrebbe caricarsi del compito  di
  esaminare con molta attenzione l'elenco delle funzioni provinciali,
  la possibilità per i consorzi di poterle svolgere in modo molto più
  efficiente, efficace ed economico ovvero l'attitudine dei Comuni  o
  della  Regione  a  svolgerle  in modo autonomo,  sottraendole  alle
  province e ai consorzi.
   Tanto  più  che  vi  sono funzioni difficilmente  trasferibili  ai
  Comuni, pena il loro mancato funzionamento, in quanto, limitati  ad
  ambiti  territoriali troppi ristretti a scapito  dell'efficienza  e
  dell'economicità,  mentre la Regione, senza una  concreta  e  seria
  organizzazione,  non  riuscirebbe  a  gestire  attività  di  ambiti
  territoriali limitati a particolari zone del territorio.
   In  tale ottica, l'articolo 23 comma 19, della legge 214 del  2011
  in  materia di abolizione delle province, prevede:  lo Stato  e  le
  Regioni,  secondo le rispettive competenze, provvedano  altresì  al
  trasferimento  delle  risorse umane, finanziarie,  strumentali  per
  l'esercizio delle funzioni trasferite.
   Un  altro  aspetto da considerare, invece, che forse consentirebbe
  un  maggiore  risparmio  di  spese  e  una  migliore  funzionalità,
  efficienza  ed  efficacia,  è  la soppressione  e  la  riforma  dei
  consorzi,  dei  consorzi  di  bonifica,  degli  enti  di   sviluppo
  agricolo,  dello  IACP e di tutti quegli altri enti  ed  enterelli,
  provinciali o regionali, che continuano ad esistere e a  persistere
  nel frastagliare le competenze o nel sovrapporle a quelle di comuni
  e  province  in particolari ovvero dei costituendi consorzi  liberi
  tra Comuni, senza che nessuno sia in grado di capire quali e quanti
  siano,  quale  spesa movimentano, quale utilità  concreta  abbiano,
  visto  che esercitano acclaratamente funzioni sovrapposte a  quelli
  degli   enti  locali,  risultando  essere  per  lo  più  solo   uno
  stipendificio a disposizione della politica per accontentare  amici
  e parenti.
   Sarebbe,  invece, molto più opportuno studiare la  possibilità  di
  accorpare  questi enti a Comuni o province, il che darebbe  davvero
  una spinta razionalizzatrice al sistema istituzionale, ma forse  le
  cariche di amministratore di questi enti sono troppo importanti per
  garantire  un  futuro a chi abbia imboccato il viale  del  tramonto
  politico  ed  assicurargli una conclusione di  carriera,  comunque,
  redditizia  e  di potere. Stando così le cose, appare  chiaro,  che
  questo  disegno di legge così come è non potrà essere  approvato  e
  ci sarà solo un rischio che andremo a votare con questa legge e noi
  non possiamo assumerci questa responsabilità.
   Pertanto, l'invito che faccio a tutte le forze politiche è che  si
  trovi  una  condivisione, ma una condivisione seria perché  non  si
  vada  a votare a maggio, ma che si diano dei tempi ristretti perché
  si  possa  andare a votare ricollocando le funzioni alle  province,
  perché  credo  che queste  non possono e noi non possiamo  abolirle
  con un colpo di spugna.

   PRESIDENTE.   Ha  chiesto  di  intervenire,  per  la  replica  del
  Governo, il Presidente Crocetta.
   Ne ha facoltà

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  sinceramente mi sembrano eccessivi alcuni toni,  laddove
  descrivono  un  progetto, che è nel cuore di questa  Regione  e  fa
  parte  persino della sua base fondativa quello dei liberi  consorzi
  dei  comuni, come una sorta di arretramento di cinquant'anni,  come
  dire  che  il  nostro Statuto sarebbe superato e le ragioni  stesse
  della nostra autonomia non avrebbero più senso.
   Credo,  invece,  che  proprio quel ritorno  all'autonomia  sia  il
  nostro  futuro, non il nostro passato, cioè che il rilancio di  una
  politica in cui la Regione siciliana comincia a scoprire le ragioni
  profonde  per cui ha avuto la propria autonomia sia uno dei  motivi
  persino di orgoglio della nostra azione politica.
   Noi  non  abbiamo  avuto giustizia in questi  anni  e  la  Regione
  siciliana non ha avuto giustizia proprio nel riconoscimento di  ciò
  che  era  previsto nello Statuto e lo  abbiamo in materia  fiscale,
  sull'Alta Corte, sui Consorzi ai comuni e su tante altre questioni.
   Bene,  oggi  abbiamo la possibilità, sulla base della  esclusività
  che  abbiamo in materia di disciplina degli Enti locali, di  potere
  organizzare  al  meglio  il lavoro della  nostra  Regione  che   si
  articola nella esistenza della Regione, negli Enti di area vasta  e
  si  articola  nella esistenza dei Comuni, solo che  in  Sicilia  le
  province si chiamano liberi consorzi dei comuni.
   Questo  lo dice la nostra Costituzione e questo ha inteso fare  il
  legislatore  all'atto  dell'insediamento  di  questo  Parlamento  e
  questo hanno inteso fare i padri dell'autonomia come Aldisio e come
  Alessi;  se  il  riferimento, quindi, al passato  deve   essere  il
  riferimento  della politica di oggi, dovrebbe essere riferimento  a
  quei  padri fondatori e non solo a quelli, ma anche a coloro,  come
  Li  Causi, che hanno voluto insieme ad Aldisio e insieme ad  Alessi
  lo  Statuto  siciliano, allora sicuramente è  estremamente  gradita
  quella  citazione  di ritorno al passato. Se,  invece,  il  passato
  dovesse essere quello immediatamente prima, magari potrebbe  essere
  più caro ad altri deputati che sono qui dentro e non sicuramente  a
  me e alla mia storia personale.
   Noi  vogliamo  anticipare, per la prima volta, con  una  serie  di
  azioni  ciò che oggi ci viene richiesto dal Paese ed oggi il  Paese
  ci  dice  che dobbiamo cominciare a pensare ai poveri,  ai  deboli,
  alle  imprese che falliscono, agli imprenditori che si suicidano  e
  questo  richiede un'attenzione nuova, diversa da parte della classe
  dirigente della Regione, tutta, nessuno di noi può pensare che  per
  ragione  meramente politiche o di parte, o di partito  o  anche  di
  divisioni personali, di scontri persino personali con il Presidente
  o  di  mettere in secondo piano quello che deve essere un  progetto
  generale che ci dovrebbe vedere tutti quanti uniti attorno a questa
  questione.
   Noi  sappiamo, tutti quanti, quali sono i deficit che ci  portiamo
  del  passato  e  questi deficit sono ascrivibili ad  una  serie  di
  motivi;  sono  ascrivibili ad una serie di società partecipate  che
  sono  all'interno  della  Regione, sono  ascrivibili  alle  società
  partecipate  che  sono  nei Comuni, sono ascrivibili  alle  società
  partecipate  che  sono nelle Province, sono ascrivibili,  a  volte,
  anche  ad  una  insufficienza  legislativa,  nei  controlli,  sugli
  impegni  di spesa, sul fatto che quando c'è un impegno di spesa  si
  deve verificare che l'entrata è certa in quel capitolo di spesa.
   Ovviamente  tutto  questo non è avvenuto,  anche  negli  anni  più
  recenti,   ciò   non   significa  che  poi  lì  le   responsabilità
  necessariamente si riconducano alla politica, perché ci sono  anche
  responsabilità dei tecnici che dovrebbero verificare. A  volte  c'è
  un  Governo  parallelo per cui la politica stabilisce alcune  cose,
  mentre  i  tecnici  ne fanno altre, quindi mi  dispiace  se  alcune
  questioni diventino di ragione politica, mentre dovrebbero  vederci
  tutti uniti non solo per guardare la veridicità di queste cose,  ma
  anche per trovare insieme le soluzioni più riuscite.
   Oggi  la tendenza nazionale è di abolire le province, chiudere  le
  partecipate e noi abbiamo presentato un pacchetto di risparmi,  non
  solo quello delle province,  sono andato a guardare tutti i disegni
  di  legge  che prevedono accorpamenti di partecipate, non prevedono
  chiacchiere sulle partecipate.
   Se  io  pensassi ai consigli di amministrazioni e alle nomine,  li
  moltiplicherei,   li  lascerei,  invece  ne  annulliamo   quindici,
  quindici   consigli  di  amministrazione,  quindici   collegi   dei
  revisori,  quindici direttori generali, ma quindici  per  tre,  per
  quattro,  per cinque a seconda di quanti sono questi organismi  che
  sarebbero una gola ghiotta per chi vuole fare clientelismo; se  poi
  andiamo  a  contare  anche  le nomine  che  ha  fatto  il  Governo,
  valutiamo se ci riferiamo al fatto che abbiamo conservato circa  il
  70-80  per cento dei commissari delle ASP nominati precedentemente,
  senza pregiudizi politici, alcuni hanno semplicemente rotato  -  mi
  pare  un fatto normale -  così come abbiamo lasciato l'incarico  al
  70-80  per  cento  dei direttori generali che  c'erano,  alcuni  li
  abbiamo ridotti come numero, qualche altro è di nuova nomina.
   Non  vedo  dove  sta il problema, se avessimo voluto  operare  con
  questo  senso di vendetta politica e col senso di farci  gli  amici
  avremmo  fatto  ben altre operazioni, invece abbiamo  pensato  solo
  all'interesse  pubblico,  all'idea  di  mettere  in  funzione   una
  macchina,  all'idea  di  metterla in marcia,  all'idea  che  questa
  macchina dovesse cominciare.
   E  sinceramente  a   chi  dice che abbiamo  rovinato  la  Regione,
  ritengo  che  cento giorni siano pochini per rovinare una  Regione,
  credo ce ne vogliano  molto di più.
   Credo che i problemi di oggi, se si ha onestà intellettuale, hanno
  una  storia  e   in questi mesi abbiamo fatto solo riduzione  della
  spesa, solo e soltanto questo. Quando abbiamo previsto la riduzione
  del salario accessorio per i dirigenti, quando abbiamo proposto che
  il  trattamento  dei  dirigenti  dell'Assemblea  regionale  venisse
  equiparato a quello dei direttori della Regione, fra i progetti  di
  legge  presentati,   guardate  che  in  questo  il  risparmio   non
  sarebbero bruscolini
   In  questo  caso  si pone un problema se noi come classe  politica
  vogliamo  continuare  a  farci   gli  amici,  difendendo  privilegi
  insopportabili,  se  cominciassimo invece a  dire  che  il  salario
  accessorio è zero all'inizio dell'anno e che può diventare anche il
  massimo solo se si raggiungesse il massimo degli obiettivi come  si
  fa nelle aziende private, probabilmente cominceremmo a incrementare
  la  produzione,  probabilmente  non avremmo  tremila  pratiche  che
  attendono il VIA-VAS dall'Assessorato del territorio.
   Quindi,  il  progetto del Governo intende sistemare una  serie  di
  questioni che partono dalla riduzione della spesa che non si misura
  soltanto  nelle  indennità parlamentari - è poca  cosa  -  o  nelle
  indennità  dei consiglieri provinciali, se noi dovessimo ricondurre
  la questione delle province solo a questo  Ridurremmo le indennità,
  è  ridotto il numero, abbiamo ridotto quanto del  30 per cento.  Il
  problema è tutto ciò che c'è intorno a queste cose, che non  sempre
  sono  spese  obbligatorie  e  che  la  moltiplicazione  degli  enti
  contribuisce a moltiplicare la spesa.
   Quanto  è  costata  alla  Regione siciliana,  quanto  costerà  nel
  futuro, l'introduzione degli ATO che la Sicilia ha introdotto prima
  di ogni altra regione italiana.
   Quanto  è  costato, per la Regione siciliana, avere  coperto  quei
  debiti perché era costretta a farlo e poi non aver avviato l'azione
  di recupero, perché ogni volta la situazione è peggiorata e qualche
  volta  è  persino impossibile il recupero e  noi abbiamo continuato
  in questi anni in questo modo.
   Io  credo  che bisogna cominciare a semplificare tutto lo  schema.
  Nell'idea del Governo - ma non è questo che è contenuto nelle norme
  transitorie - andava discusso in aula tutto il progetto  di  legge,
  c'è stato eccepito che forse non avremmo risolto il problema perché
  si  sarebbe discusso, così il disegno di legge non avrebbe bloccato
  le  elezioni  imminenti, e il Governo ha fatto una  mediazione  con
  tutti i Presidenti dei gruppi parlamentari.
   Il  testo  che  noi abbiamo presentato è un testo  concordato  con
  tutti  i  Presidenti dei gruppi parlamentari, nessuno escluso,  poi
  se  in  Aula  si vuole avere un atteggiamento diverso  o  le  forze
  politiche  vogliono  avere atteggiamenti diversi,  ma  il  testo  è
  concordato  con  tutti i Presidenti dei gruppi  parlamentari  ed  è
  concordato sulla base delle indicazioni di quest'ultimi.
   Estrapolare  norme transitorie che prevedevano l'introduzione  dei
  liberi consorzi dei comuni, questo testo è stato estrapolato  dalle
  norme transitorie che erano previste alla fine del disegno di legge
  complessivo,  per  questo non recava un limite al commissariamento,
  perché  non aveva assolutamente senso, perché il testo istituiva  i
  consorzi di comuni e, praticamente, entro sei mesi faceva  tutti  i
  trasferimenti   e,  quindi  ,era  conseguente  la   decadenza   dei
  commissari  appena  decadeva il sistema, che potevano  rimanere  in
  piedi  per  alcuni aspetti delle province che non si  riuscivano  a
  liquidare, ma diventavano commissari di altro tipo.
   Dopodiché  il  Commissario dello Stato,  rispetto  a  delle  norme
  estrapolate,  ha eccepito questa questione:  essendo  queste  norme
  svincolate dal resto dove si parlava di liberi consorzi dei comuni,
  era saltata per caso la parola liberi consorzi di comuni, c'era per
  errore  istituisce' e questo mi sembra, forse, il rilievo più forte
  perché  effettivamente  non  si  istituisce  ciò  che  esiste  già,
  disciplina  una cosa che esiste  già, altrimenti la  legge  avrebbe
  avuto valore costituzionale e non lo si poteva assolutamente fare.
   Rispetto a questo, quindi, noi abbiamo presentato una proposta  di
  legge che dice, all'articolo 1, che entro sei mesi

   MUSUMECI.  Non è così

   CORDARO. A quale disegno di legge si riferisce?

   CROCETTA, presidente della Regione. Al numero 278.

                  (interruzione dai banchi di destra)

   CROCETTA,   presidente  della  Regione.  Noi  veramente  l'abbiamo
  depositato. Va bene, non ne parliamo, non parliamo del testo,  però
  lo  stabilisce  il  Presidente quale testo  si  discute,  quale  si
  approva  lo  stabilirà il Presidente dell'Assemblea  e, quindi,  io
  non  voglio  sicuramente interferire, anche  se  come  parlamentare
  qualche  opinione, non da Presidente, la posso istruire, attorno  a
  queste storie.
   Allora la questione, perché non sono solo il Governo, sono pure un
  deputato  di  questa Assemblea. Ritengo che qui c'è  una  questione
  chiara, noi vogliamo spazzare gli sprechi, se non lo facciamo  noi,
  lo  faranno altri, il governo nazionale già precedente aveva  fatto
  un  progetto  sulle  province che sicuramente  non  trova  l'intera
  condivisione  del  nostro  governo,  perché  prevederebbe   quattro
  province  cancellando  l'identità di  cinque,  cioè  mezza  Sicilia
  verrebbe  praticamente assorbita e si violerebbe anche il legittimo
  campanilismo  che  c'è attorno alle identità provinciali;  noi  non
  vogliamo  cancellare quelle identità, invece le vogliamo proteggere
  e  sappiamo nel momento in cui agiamo prima degli altri noi abbiamo
  la  possibilità di proteggerla. Perché laddove nel nostro progetto,
  nel nostro disegno di legge, c'è scritto che i comuni capoluogo  di
  provincia  diventano i consorzi, diventano capo fila  dei  consorzi
  dei  comuni,  e  laddove ce ne saranno altri che raggiungono  oltre
  centocinquantamila abitanti potranno stabilire, saranno capofila le
  città più importanti, sicuramente noi salvaguardiamo l'identità dei
  capoluoghi esistenti, e anche diamo la possibilità ad altre  realtà
  che da anni attendono di poter essere inserite; eliminiamo anche le
  guerre  ai  campanile, si istituisce già le città metropolitane,  e
  salviamo  le città metropolitane da un possibile dissesto, Palermo,
  Catania,  Messina; quindi mi pare da un punto di  vista  sociale  e
  politico questo abbia una grande responsabilità.
   Ce  l'ha perché questa è l'idea del Governo, è un'idea che abbiamo
  confrontato  con  i vari Gruppi che man mano che si  capisce  viene
  compresa, poi chi non vuole capire non capisce perché, se ad ognuno
  di noi capisce solo il consigliere provinciale, che forse non potrà
  essere  eletto in questa occasione, allora diventa un  problema;  a
  parte che lì si apre una discussione sui consorzi perché non  è  in
  questa legge il tema, nelle norme transitorie, sarà successivamente
  se  dovranno essere organismi di secondo grado o di primo grado,  è
  lì  che  si va articolare un ragionamento. Che si è voluto rinviare
  per  volontà  dei  Gruppi anche se mi dico io che  la  volontà  del
  Governo  li annetta; noi siamo per gli organismi di secondo  grado,
  anche  prima lo erano per intenderci, eppure non veniva  cancellata
  né  la  democrazia né era anticostituzionale. Lo era fino a qualche
  anno fa.
   Quindi il ragionamento, parliamoci chiaro, è quello se si vuole  o
  meno fare i conti con i privilegi e tagliarli, con i costi che  non
  sono  più  sopportabili  e, io dico, anche con  una  scommessa  che
  dobbiamo fare. Guardate, la classe dirigente di questo Paese, e non
  solo  della  Sicilia,  si  salva  se  mette  in  moto  un  progetto
  riformista   e  di  cambiamento,  a  me  piace  persino   chiamarlo
   rivoluzionario . Se la classe dirigente di questo  Paese,  invece,
  si  annida e si chiude dentro la conservazione del passato, sarà la
  gente  che  ci  vorrà  a cacciare, e farà pure  bene,  ci  dovremmo
  perfino  candidare volontari ad essere cacciati,  perché  significa
  che  non  abbiamo oggi il cuore attento a ciò che pulsa nel  Paese.
  Non ce l'abbiamo perché con i risparmi delle province semplicemente
  faremo  lavorare ventimila precari per sei mesi, nei  progetti  dei
  cantieri  di  servizio, e diamo delle risposte  vere  ai  quartieri
  degradati  delle  città, questo dobbiamo capire: da  un  lato,  c'è
  l'interesse  a difendere il privilegio di chi si deve candidare  ad
  un ente intermedio e, dall'altro, ci sono invece i bisogni di massa
  dei  cittadini. E se andiamo a considerare le partecipate, le altre
  spese, ecc. i conti diventeranno molto ma molto più alti.
   Questo è un progetto organico che si lega, come dicevo, anche alle
  partecipate. Altro che Crocetta fa l'inganno, vuole fare clientela,
  in ragione al passato chi invece difende questi ruoli.
   Qui  c'è,  allora,  un discorso chiaro fra chi  vuole  innovare  e
  guarda  al  futuro e fra, invece, chi vuole conservare e guarda  al
  passato,  o  alla  conservazione del presente  perché  a  volte  il
  passato è stato perfino migliore del presente, qualche volta.
   Allora io credo con coraggio .. certo quando c'era Mattarella  che
  posso dire che era cattivo?
   E non è l'unico sicuramente.
   Il  ragionamento credo che lo dobbiamo fare tutti  e  lo  dobbiamo
  fare  con  responsabilità spiegando anche  ai  quadri  nostri,  dei
  nostri partiti, dei nostri riferimenti, che invece questa soluzione
  dei liberi consorzi di comuni dà la possibilità che esistano ancora
  organismi  intermedi, prima che arrivino da Roma  e  ci  manderanno
  l'esercito  per  commissariarci.  Perché,  guardate,  noi   abbiamo
  parlato di una Regione che fino a qualche mese fa era a rischio  di
  commissariamento,  ma  sicuramente  per  tutta  una  visione  degli
  sprechi. Noi abbiamo il dovere di bloccare questi sprechi,  abbiamo
  il  dovere  di riportare in bonus il nostro bilancio e  abbiamo  il
  dovere  anche di istituire e sperimentare nuove forme di democrazia
  e  di  partecipazione  della gente che non necessariamente  passano
  attraverso i meccanismi che noi abbiamo attualmente.
   Valorizzando  il  nostro Statuto, e quindi è  anche  una  battagli
  autonomista che si ricollega alle ragioni profonde di questa Terra,
  ed  è  anche una lotta, se vogliamo, anche per rappresentare quelle
  persone  che magari non stanno in questo Parlamento e si  aspettano
  da questo Parlamento che sia innovativa.
   Per  la  prima volta la Regione siciliana viene indicata su questa
  questione delle province perfino un modello. Qualcuno non vuole che
  lo  sia.  Qualcuno  preferisce  una  Regione  siciliana  che  viene
  attaccata  sempre  dai  forestali  che  devono  essere  considerati
  parassiti, invece stiamo cominciando a trovare forme di lavoro  per
  loro.  Stiamo cominciando a coinvolgere, a pensare di trovare forme
  di  lavoro  per  i  precari.  Stiamo  cominciando  a  trasferire  i
  lavoratori  di partecipate che non fanno nulla in partecipate  dove
  lavorano.
   Abbiamo  bisogno  anche  di strumenti legislativi  rapidi.  Alcuni
  proposte   attendono  di  essere  esaminate  dalla  Commissione   e
  dall'Aula per permettere questa possibilità di utilizzo produttivo.
   E,  quindi, vogliamo una Regione che diventi esempio per il Paese.
  Esempio.  Che  da  sola riesce a sollevarsi, per orgoglio,  con  il
  nostro  orgoglio  di essere siciliani e di potere fare  meglio  che
  altrove.
   E  di  fare  perfino prima. Ieri ho incontrato - e concludo  -  il
  rappresentante  dell'UPI, Unione Province Italiane,  che  ha  detto
   dobbiamo  risparmiare   e  mi ha detto  noi  guarderemo  molto  al
  modello Sicilia  perché è chiaro che le province così come sono non
  possono andare.
   Noi  abbiamo  una possibilità di riformarle trasformandole  ma  in
  questa  trasformazione noi non possiamo che attenerci  alla  nostra
  Costituzione che è lo Statuto.
   E  dobbiamo  farlo  con  orgoglio perché è  da   lì  che  dobbiamo
  ripartire   perché  i  nostri  legislatori  avevano   visto   bene,
  probabilmente  avevano visto laddove poi la politica nazionale  non
  ha  visto,  laddove la politica nazionale non ha visto e questo  ci
  permette  di  avviare  un processo poi discuteremo      ma  intanto
  stabiliamo  che lo abbiamo scritto il corso. E io mi augurerei  che
  questo  disegno di legge trovasse l'approvazione unitaria, che  non
  ci  fossero   se   e  ma , che non ci fosse la richiesta  del  voto
  segreto, dei franchi tiratori che vengono fuori dietro o di chi  si
  vuole nascondere per non fare una scelta.
   E' bello dire ai siciliani, con chiarezza per un parlamentare, per
  che  cosa vota e per quali atti non vota. E' un atto di trasparenza
  e  persino  nei  confronti degli elettori. Però io  penso  che  chi
  richiederà  il  voto  segreto, voglia  affossare  una  riforma  che
  nell'immaginario del Paese ci farà apparire la Sicilia  di  sempre,
  quella  che  vuole continuare a sperperare, quella  che  non  vuole
  innovare, quella che invece continua a volere mantenere un  modello
  del  passato. Perché non è Crocetta che si prende il merito  se  si
  cambia.  Se lo prende tutta la classe dirigente. Io non ho  preteso
  che  il disegno di legge del Governo fosse l'unico e l'esclusivo  e
  ho  detto   è una traccia di lavoro , su questa traccia  di  lavoro
  ognuno  ci  può  mettere  qualcosa  e  ognuno  può  contribuire   a
  migliorarla.
   Su  questo si apre un'intesa di domani, discussione di domani  che
  si è approvato.
   Però  consentiamo di chiudere queste cose e esaminare con rapidità
  tutti  gli  altri  disegni, il disegno di legge sulla  parità,  sul
  doppio  voto di genere che consentirà alle donne di avere un  ruolo
  nelle  prossime  elezioni  amministrative,  le  modifiche  che   si
  vogliono  apportare  anche  alla legge elettorale  che  sono  anche
  un'esigenza  dei partiti eccetera, ma non mischiamoli dietro  tutta
  questa   vicenda,  altrimenti  rischiamo  poi  di  appesantire   un
  dibattito che qui non c'entra.
   Esitiamo rapidamente questo e trattiamo le altre questioni, e  poi
  tutta  l'incorporazione delle partecipate che salva i lavoratori  e
  riduce  la  spesa. Tutta una serie di possibilità di  utilizzo  dei
  lavoratori  precari che li fa rendere produttivi ed  orgogliosi  di
  venire  persino a lavorare e incominciamo a dire che non manteniamo
  gente che non fa nulla. Questo è il nostro progetto.
   Su come saranno i liberi consorzi di comuni, lo decideremo insieme
  perché  sicuramente  sarà oggetto di un tavolo  persino,  vi  dico,
  congiunto,  che possiamo stabilire insieme alla Commissione  Affari
  istituzionali  tra  forze politiche e Governo.  Insieme,  lavoriamo
  tutti insieme, affinché non sia il testo di nessuno ma sia il testo
  di tutti. Noi non abbiamo la voglia di essere i primi della classe,
  non vogliamo fare le prime donne al teatro.
   Noi  vogliamo lavorare tutti quanti insieme per il benessere e  il
  bene della Sicilia.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Crocetta.
   Pongo  in  votazione  il passaggio all'esame  degli  articoli  per
  alzata e seduta. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

    (E' approvato, col voto contrario dei deputati del PDL e della
                           Lista Musumeci)


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Gianni è in congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 19 marzo 2013,
  alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Pogliese


       I   - Comunicazioni

       II   - Discussione, ai sensi dell'art. 68 bis del Regolamento
        interno,  del disegno di legge:

         - Norme transitorie per l'istituzione dei consorzi di comuni.
             (278) (Seguito)

                   La seduta è tolta alle ore 18.43

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli