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Resoconto d'Aula della Seduta n. 29 di martedì 19 marzo 2013
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   transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'

   Presidenza del Presidente Ardizzone


       Seguito della discussione, ai sensi dell'art. 68 bis del
   Regolamento interno, del disegno di legge  Norme transitorie per
              l'istituzione dei consorzi di comuni  (278)

   PRESIDENTE.  Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Seguito
  della  discussione,  ai  sensi dell'art.  68  bis  del  Regolamento
  interno,  del disegno di legge  Norme transitorie per l'istituzione
  dei consorzi di comuni  (278).
   Onorevoli  colleghi,  con  l'esame  del  disegno  di  legge,  oggi
  all'ordine  del  giorno, si inaugura, dopo che è stata  avviata  la
  procedura  informatica per la presentazione dei disegni  di  legge,
  delle  mozioni  e  degli  atti  ispettivi,  il  nuovo  sistema   di
  presentazione e catalogazione per via informatica degli emendamenti
  presentati ai disegni di legge all'esame dell'Aula.
   Finora si era proceduto con la presentazione in forma cartacea, il
  che   rendeva  assai  complicata  e  laboriosa  sia  la   fase   di
  presentazione  che  quella di composizione del  fascicolo  oltre  a
  determinare un notevole dispendio di carte e risorse.
   Col  sistema  informatico che in occasione di  questo  disegno  di
  legge   abbiamo  collaudato  -   e  si  è  trattato  di  un   testo
  significativo  visto  che  sono stati presentati  e  gestiti  circa
  trecento  emendamenti  - abbiamo fatto un  piccolo  passo,  ma  non
  indifferente,   nella   strada  della   semplificazione   e   della
  razionalizzazione delle procedure che ha consentito,  tra  l'altro,
  anche  la  possibilità di inviare per mail a tutti i  deputati  con
  anticipo  sullo  svolgimento della seduta sia  il  fascicolo  degli
  emendamenti che il Volume dei riferimenti normativi.
   Di  ciò il dovere di ringraziare i singoli deputati dei Gruppi che
  si  sono  prontamente  adattati alle nuove procedure  rendendo  più
  spedito il lavoro degli uffici.
     Ringrazio, altresì, gli uffici che con prontezza hanno  permesso
  ai deputati di prendere cognizione degli emendamenti.
   Per  quanto  riguarda  lo  svolgimento  della  seduta  odierna   e
  l'eventuale  presentazione di subemendamenti -   gradirei  maggiore
  attenzione   -   agli   emendamenti   già   presentati,   ribadisco
  l'orientamento della Presidenza manifestato in ripetute  occasioni.
  Mi   riferisco  alla  prassi  parlamentare,  non  solo  di   questa
  Presidenza,  secondo  la  quale  i  subemendamenti  devono   essere
  presentati  almeno  mezz'ora  prima  della  loro  trattazione   per
  consentirne la valutazione e garantire uno svolgimento ordinato dei
  lavori, di una votazione consapevole dei contenuti.
   Detto  questo, do per scontato che i singoli parlamentari  abbiano
  sia  gli  emendamenti che sono stati presentati - onorevole  Greco,
  lei  non  li  ha  ma sono stati inviati alla sua casella  di  posta
  elettronica, ed anche in forma cartacea - per cui mi sembra  strano
  che lei non li abbia.
   Chiedo la collaborazione da parte di tutti.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedo

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che l'onorevole  Marziano
  è in congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

   transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'

   Presidenza del Presidente Ardizzone


     Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n.
                                  278

     PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ricordo  che  nella  precedente
  seduta,  si  era chiusa la discussione generale e, quindi,  si  era
  votato il passaggio all'esame degli articoli.
  Si passa pertanto all'esame dell'art. 1.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei solo  fare
  un chiarimento rispetto alle comunicazione che lei a testé fatto.
    Rispetto alla richiesta da lei avanzata, di presentare almeno una
  mezz'oretta  prima  i subemendamenti per dare  tempo  agli  Uffici,
  giustamente, di poterli esaminare, si pone un problema,  nel  senso
  che  noi iniziamo subito con l'art. 1 e gli emendamenti;  ci  sono,
  quindi, almeno per questa tranche,  perché da ora in  poi lei  l'ha
  comunicato  all'Aula  e  quindi l'Aula sa,  ogni  deputato  sa  che
  eventuali  subemendamenti  che vuole presentare  per  gli  articoli
  successivi  ha un  tempo e si deve affrettare, per farlo  ora,  per
  consentire agli Uffici l'esame.  Ma almeno per il primo articolo ci
  deve  dare  venti  minuti  di tempo,  perché  altrimenti  siamo  in
  contraddizione.

   PRESIDENTE. Onorevole Formica,  una cosa alla volta. Intanto,   si
  tratta   di   discutere   sull'articolo  1  e   sugli   emendamenti
  complessivi;  non sono stati presentati subemendamenti.
     I  primi emendamenti riguardano quelli più lontani dal  testo  e
  sarebbero quelli soppressivi,  e ce ne sono un bel numero,  quindi,
  la discussione è unificata.
   Non  credo che il problema da lei  posto in termini pratici  possa
  riguardare subemendamenti a un emendamento soppressivo.

   FORMICA. Come no, ogni deputato ci può ripensare.

   PRESIDENTE. Quando si porrà il problema lo affronteremo.

   FORMICA. Va bene,  signor  Presidente.

   PRESIDENTE. Quando si porrà il problema, lo affronteremo.  Se  non
  ci sono altri interventi, si passa alla votazione dell'articolo 1.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che lei ha cinque  minuti  a
  disposizione  per trattare l'articolo 1 con i relativi emendamenti,
  compresi quelli di cui lei è firmatario.

   FORMICA.  Signor Presidente, questo lo so.

   PRESIDENTE. Onorevole Formica, so che lei conosce perfettamente la
  procedura. Solo per ricordarlo a me stesso e all'Aula.

   FORMICA.  Signor Presidente, non le avevo chiesto  la  parola  per
  questo, bensì per un fatto molto increscioso che si è avverato oggi
  in V Commissione, e che credo che il Presidente della V Commissione
  sottoporrà  anche a lei e, cioè, il fatto - e non è la prima  volta
  che  si  verifica - mi fa piacere che ci sia il presidente Crocetta
  in   Aula   perché  può  ascoltare  e,  quindi,  trarre  i   dovuti
  provvedimenti - più volte il Governo, chiamato in Commissione,  non
  si è presentato.
   E'  accaduto anche questa volta e, peraltro, la Commissione  aveva
  convocato dei soggetti che venivano da fuori città.
   Non  credo che questa sia una situazione che questo Parlamento può
  tollerare,   signor   Presidente.   Non   può   tollerare    perché
  significherebbe sminuire totalmente ogni funzione, svuotare di ogni
  funzione l'attività di questo Parlamento, non mettere in condizione
  i  parlamentari,  i  deputati, di potere  espletare  al  meglio  la
  propria funzione.
   Ritengo che non sia interesse del presidente Crocetta a che  degli
  assessori  che fanno parte del suo Governo, che sono stati  da  lui
  nominati,  possano continuare a sottrarsi dal venire in Parlamento.
   Penso  che  non abbia alcun interesse il presidente  Crocetta  che
  questa situazione si verifichi di nuovo.
   Ci  sono degli assessori che vengono ogni volta che sono convocati
  in   Commissione;  ci  sono  assessori  che  costantemente  non  si
  presentano,  neanche in Commissione.
   Questa  non  è  una  situazione che si  può  tollerare  ed  è  una
  situazione alla quale chiediamo che si ponga rimedio.

  PRESIDENTE. Si passa all'articolo 1.  Ne do lettura:

                              «Art. 1.

   1.  Entro sei mesi dalla entrata in vigore della presente legge la
  Regione,  con  propria legge, istituisce i consorzi di  comuni  per
  l'esercizio   delle  funzioni  di  governo  di   area   vasta,   in
  sostituzione   delle   Province  regionali   e   non   si   procede
  all'indizione e allo svolgimento delle elezioni provinciali.

   2.  La  legge di cui al comma 1 disciplina, inoltre, l'istituzione
  nel territorio della Regione delle città metropolitane.»

   GRECO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.   No,  assolutamente,  onorevole  Greco.   Mi   scusi.
  Onorevole Greco, su vicende che non riguardano l'ordine del giorno,
  si  interviene a fine seduta, ai sensi dell'art. 83 del Regolamento
  interno.
   Altrimenti  ognuno è titolato a parlare. Pensavo  che  l'onorevole
  Formica  avesse  chiesto  la  parola  per  intervenire  in   ordine
  all'articolo 1 e ai relativi emendamenti.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, una  precisazione:
  all'articolo  1 avevo presentato un emendamento,  per impegnare  il
  Parlamento  a legiferare sul punto,  prima del 31 dicembre.   Cioè,
  volevo  indicare un termine certo per provvedere a varare la  legge
  di  riforma,  ma  non  lo  trovo tra gli  emendamenti  allegati  al
  fascicolo.

   PRESIDENTE.  Onorevole Turano, è a pagina 13, il  suo  emendamento
  porta il numero 1.179. Sarà trattato al momento opportuno


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Federico è  in  congedo  per
  oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

   transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'

   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n. 278

   FORMICA.   Chiedo  di  parlare  sull'articolo  1  e  sui  relativi
  emendamenti.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente,  vediamo se è la volta buona.
   Io  penso che la stessa riflessione si ponga da parte di  tutti  i
  novanta deputati, ma soprattutto la stessa riflessione si ponga  da
  parte dei cittadini siciliani.
   Perché  dico  questo, signor Presidente? Perché è una delle  prime
  volte,  forse  la  prima  volta  in assoluto,  che  si  propone  di
  abrogare  una legge, di abrogare un istituto, senza considerare  le
  conseguenze di questa abrogazione, senza  prevedere cosa sostituirà
  e come sostituirà le funzioni dell'ente che si vuole abolire, senza
  spiegare  -  neppure lontanamente - quali sono  i  benefici,  senza
  specificare quali sono i risparmi,  senza quantificare quali  sono,
  eventualmente,  gli ulteriori  costi che gli organi ipotetici,  gli
  istituiti ipotetici,  che dovrebbero sostituire le province che  si
  vogliono sopprimere.
   E  senza dire nulla di tutto ciò ai siciliani, ai cittadini,   che
  alla  fine sono quelli che andranno a pagare le conseguenze di tali
  decisioni,  si  va avanti con delle dichiarazioni sugli  organi  di
  stampa,  sull'onda emotiva del dire  bisogna abrogare  le  province
  perché  abrogando  le province si andranno ad abrogare  degli  enti
  inutili  e a risparmiare una marea di soldi , dimenticando di  dire
  quanti  sono i soldi che si andranno a risparmiare o facendo  finta
  di  fare confusione tra i costi reali degli impiegati, tra le spese
  fisse e obbligatorie,  e i costi della politica.
   Per  fare  un  poco  di  chiarezza è bene  cominciare  a  dire  ai
  siciliani  che   il  costo della politica che  andrebbe  ad  essere
  risparmiato  con  la   bufala  dell'abolizione  delle  province,  e
  spiego perché parlo di  bufala , perché le province in quanto  tali
  non possono essere abolite, tant' è che non le ha potute abolire il
  Governo nazionale, provandoci per un intero anno e non riuscendo  a
  farlo,   proprio perché le province, al pari dei comuni,   al  pari
  delle  regioni,  sono  organi  costituzionali  che  compongono   la
  Repubblica.  La  Repubblica è composta dallo Stato, dalle  Regioni,
  dalle  Province e dai Comuni, pertanto, a fronte  di quest'articolo
  della  Costituzione  il Governo centrale si  è  dovuto  limitare  a
  presentare  un disegno di legge di accorpamento delle province  non
  potendo  procedere  all' abolizione delle stesse  per  la  semplice
  ragione che sarebbe incostituzionale.
   Ma  questo è solo uno degli aspetti bizzarri del disegno di  legge
  che si è inopinatamente portato in Aula e della pervicacia con  cui
  questo  Governo,  anche sapendo bene che è una norma  che  non  può
  andare avanti poiché vi sono i rilievi del Commissario dello Stato,
  ma  pur  di  inseguire delle dichiarazioni che  sono  state  fatte,
  continua,  imperterrito,  a cercare di  fare  approvare  da  questo
  Parlamento  una norma illegittima, incostituzionale e che  avrà  un
  costo  e  una ricaduta sui siciliani enorme, insopportabile  e  che
  determinerà la banca rotta della Sicilia stessa.
   Intanto,  bisogna cominciare col dire che, a fronte del fatto  che
  le   province   sono  menzionate  come  fondanti  dell'architettura
  costituzionale  della nostra Repubblica, in base  all'articolo  114
  della  Costituzione, solo in quanto tale e solo  in  ragione  della
  loro  esistenza,  possono essere beneficiarie dei trasferimenti  da
  parte  dello  Stato  per  poter pagare gli stipendi  di  tutti  gli
  impiegati  delle province siciliane che ammontano a circa  trecento
  milioni di euro.
   Allora,  o si ha il coraggio di dire ai siciliani che abolendo  le
  province   -  ammesso  che  questa  norma  passi  dal  vaglio   del
  Commissario  dello  Stato - ci accolliamo  noi  ulteriori  trecento
  milioni  di euro,  nel momento in cui non ci sono i soldi  per  far
  quadrare  il bilancio; nel momento in cui non ci sono i  soldi  per
  tutti  i  precari;   nel  momento in cui i lavoratori  della  Gesip
  protestano perché esclusi, perché non si trovano i pochi milioni di
  euro  per  assicurare loro gli stipendi;  nel  momento  in  cui   i
  lavoratori  della formazione professionale da anni, ormai  possiamo
  parlare  di anni, non ricevono più lo stipendio perché non  c'è  la
  copertura,  noi abbiamo il barbaro coraggio di portare in  Aula  un
  disegno  di  legge  che potrebbe farci perdere  ulteriori  trecento
  milioni  di  euro di trasferimenti. E siccome sappiamo   molto,  ma
  molto   bene  che  lo Stato, che il Governo nazionale  che  è  alla
  ricerca  anch'esso di far  quadrare in qualche modo  i  conti,  non
  vedrebbe  che  di  buon  occhio una norma che  gli  consentisse  di
  risparmiare  ulteriori  duecento milioni di euro  di  trasferimenti
  alla  Sicilia,  non  vedo  come  si  possa  avere  il  coraggio  di
  presentare in Aula una riforma di questo tipo.
   E questo è solo per i trasferimenti.
     Andiamo all'altro aspetto che dovrebbe far riflettere,  e  anche
  molto.
     Le  province hanno contratto negli anni dei mutui per rifare  le
  strade,  per  le infrastrutture come è logico e consentito.  Questi
  mutui,  che ammontano a circa duecentonovantadue milioni  di  euro,
  che  attualmente  ricadono  sul Patto di stabilità  delle  province
  stesse  e  che  sono assolutamente in linea con il  loro  Patto  di
  stabilità,  nel  momento  in  cui vengono  sciolte  le  province  i
  duecentonovantadue  milioni di euro del  loro  Patto  di  stabilità
  andrebbero a ricadere sul Patto di stabilità della Regione che già,
  come  tutti sappiamo, è al limite o, addirittura, è sforato  e  che
  non  consente,  ad oggi, di pagare puntualmente i  fornitori  della
  Regione e gli stipendi delle categorie che ne hanno diritto.
   Se andassimo a caricare ulteriori 292 milioni di euro del Patto di
  stabilità  delle  province  su quello  della  Regione,  la  Regione
  salterebbe  dal punto di vista finanziario, andrebbe in  default  e
  non  potrebbe  più  pagare nessun fornitore e nessuna  categoria  a
  cominciare dagli stipendi dei regionali.
   Noi ragioniamo su queste cifre, su queste basi di partenza, ma non
  è  ancora qui, nonostante la gravità di quello che ho detto finora,
  che  si  ferma il ragionamento da fare su questa proposta di legge,
  perché  il  ragionamento va spostato anche sul piano  etico  e  sul
  piano elettorale.
   Perché, vedete, dal momento che tutti, dico tutti, tutte le  forze
  politiche  dal  Movimento Cinque Stelle  a  tutte  le  altre  forze
  politiche  hanno riconosciuto, nel brevissimo dibattito  che  si  è
  tenuto    in   Commissione    Affari   Istituzionali',     che    è
  indispensabile, ripeto indispensabile,  per la gestione  di  alcuni
  servizi  di  interesse sovracomunale e quindi  di  interesse  delle
  attuali  province, che ci sia un organismo di secondo  livello  che
  possa gestire taluni di questi servizi,  dagli ATO idrico, agli ATO
  rifiuti,  a  tutta una serie di altre competenze  che  non  possono
  essere gestite a livello locale.
   Ebbene, nel momento in cui si riconosce la indispensabilità  della
  Istituzione di secondo livello non si comprende perché, allora,  si
  voglia  cambiare, abolire, il termine  Provincia'  per  parlare  di
  consorzi di Comuni.
   Soprattutto   non   si  capisce  perché  l'unica   modifica   che,
  eventualmente, si andrebbe a realizzare sarebbe quella di  togliere
  al popolo, togliere ai cittadini la possibilità di esprimere con il
  proprio  voto  libero la elezione, i rappresentanti, di  scegliere,
  quindi,   da  chi  vogliono essere rappresentati in  questo  organo
  intermedio  e  di  secondo  livello, di cui  tutti  riconoscono  la
  necessità e l'importanza.
   Allora  qual  è  il  fine che si vuole raggiungere?  Sottrarre  al
  popolo  la possibilità di eleggere i rappresentanti all'interno  di
  quest'organo  di  secondo livello, e per che cosa?  Per  dare  alla
  politica, alla mala politica - perché in questo caso, aggiungo  io,
  si  tratterebbe  di  mala politica - perché si vorrebbe  dare  alla
  politica  la possibilità -  signor Presidente, intervengo una  sola
  volta  peraltro  non  sono  potuto  intervenire  nella  discussione
  generale, quindi prendo qualche minuto in più per questo.

   PRESIDENTE. Glieli ho concessi  i minuti, onorevole Formica,  vada
  avanti.

   FORMICA.   Quindi,  si  vuol  dare  la  possibilità  al   Governo,
  sottraendola al cittadino elettore, di nominare i  trombati'  della
  politica in questi organi costituenti dell'ente di secondo livello.
   E  per  quale  ragione?  Qual  è il  motivo?  Se  ci  deve  essere
  l'istituto  di  secondo livello riconosciuto da  tutti,  per  quale
  ragione  questo  istituto  non può essere  eletto  liberamente  dal
  popolo,  dai  cittadini  e  lo  si vuole  affidare  invece  a  quel
  consensus, a quel processo che va sotto il nome di nomina per  dare
  la   possibilità  a  qualche   trombato'  di  essere  nominato   in
  quest'ente intermedio.

   PRESIDENTE. La invito a concludere.

   FORMICA.  Concludo, signor  Presidente ma, capirà bene  che  è  un
  disegno  di  legge di cui è stato strozzato il dibattito,  è  stato
  impedito,  non da lei, ma per le circostanze che ci sono state, per
  il Governo che ha presentato, costantemente, degli aggiornamenti al
  disegno di  legge, non abbiamo potuto approfondire il dibattito  in
  Commissione,  quindi ci consente almeno di poterlo  fare  in  Aula,
  dato  che  non  lo  abbiamo potuto fare, non per colpa  nostra,  in
  Commissione.
   E allora se il motivo è questo, dare spazio ai  trombati' da parte
  della politica, bene, allora i cittadini lo devono sapere, non  c'è
  nessun  risparmio,   anzi,  c'è  una moltiplicazione  della  spesa,
  perché  nel momento in cui si vanno ad immaginare i liberi consorzi
  che dovrebbero nascere, formati da centocinquanta mila abitanti,  è
  lecito   immaginare  che  ogni singola comunità  all'interno  delle
  attuali  province aspirerà ad avere la propria mini provincia,  che
  si chiamerà consorzio dei Comuni.
   Il  rischio reale, non così paventato ma certo, è che noi potremmo
  andare  incontro  anche  a trenta nuove piccole  province  con  una
  moltiplicazione dei costi abissali, perché anche nel caso di membri
  nominati fra i consiglieri comunali o fra i sindaci è chiaro che ci
  vogliono gli uffici per farli funzionare.

   PRESIDENTE. La invito ancora  a concludere.

   FORMICA. Signor Presidente, ci sono le spese di carattere generale
  per  farle  funzionare. Quindi una moltiplicazione dei pani  e  dei
  pesci.
   Io   ritengo  che  siamo  in  presenza  di  un  atto  illegittimo,
  incostituzionale che non trova nessuna giustificazione  logica  che
  moltiplicherà le spese e che ci farà precipitare in una situazione,
  dal   punto  di  vista  del  bilancio  della  Regione,   che   sarà
  assolutamente   insopportabile  e   dalla   quale   pagheranno   le
  conseguenze i meno abbienti perché saremo costretti a tagliare ogni
  sussidio  a  chiunque,  perché la Regione,  sforando  il  Patto  di
  stabilità non potrà più pagare nulla.
   Queste  cose i cittadini siciliani le devono conoscere, le  devono
  sapere  perché poi nessuno potrà dire e nascondersi  dietro  ad  un
  dito.

   PRESIDENTE.  Grazie onorevole Formica, lei ha sforato  esattamente
  di 10 minuti. Spero non sia un precedente questo
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Panepinto è in  congedo  per
  oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.

   transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'

   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
                                  278

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  assessore,  onorevoli colleghi, onorevole Raia, avrei la  necessità
  di  rivolgermi per qualche minuto al presidente Crocetta, perché il
  mio  non  sarà un intervento che entrerà nel merito. In discussione
  generale ho già ampiamente affrontato tutti i temi e l'excursus che
  ha portato a questa seduta d'Aula.
   Presidente Ardizzone le preannunzio che parlerò due minuti  adesso
  e    due   minuti   successivamente   perché   intendo   illustrare
  l'emendamento 1.172 che è una riscrittura.

   PRESIDENTE.  No, no, il Regolamento parla chiaro. Io la  invito  a
  svolgere   il  suo  ragionamento,  il  suo  discorso,  in   maniera
  unificata; il ragionamento è unico.

   CORDARO. Presidente, sa cosa può succedere?

   PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, si attenga al Regolamento.

   CORDARO. Ma io glielo preannuncio. Questo è un appello politico al
  Presidente  della Regione che non ha nulla a che  fare  col  merito
  della  legge. Io, sugli emendamenti che come partito e come  gruppo
  parlamentare
   Non mi legga l'articolo del Regolamento  Lo conosco bene

   PRESIDENTE. Lei non può costituire un precedente

   CORDARO. Ma le sto dicendo che intendo illustrare all'Aula  ed  al
  Governo una delle

   PRESIDENTE. Ma lei lo può illustrare in questo momento  perché  la
  discussione è unificata. No no, onorevole Cordaro

   CORDARO. Sto prendendo l'emendamento. Me lo fa prendere?

   PRESIDENTE.  Ah, bravo  Ha visto che abbiamo trovato l'intesa   Lo
  prenda e lo illustri.

   FORMICA.  Non credo sia intenzione della Presidenza che  ci  siano
  gli animi accesi, Presidente.

   PRESIDENTE.   Nessun  animo  acceso,  stia  tranquillo   onorevole
  Formica. Tutt'altro.

   FORMICA. Io sono sempre tranquillo quando sono gasato

   PRESIDENTE. Com'è lei?

   FORMICA. Bello gasato

   CORDARO.  Presidente  Ardizzone, continuo a pensare  che  il  buon
  senso  debba sorreggere tutti. Sono già trascorsi due minuti  e  io
  non   ho   ancora  iniziato,  spero  che  lei  vorrà   tenerlo   in
  considerazione.  Sono certo che nel corso di  questo  dibattito  il
  buon  senso continui ad assistere lei e continui ad assistere anche
  me. Ma, soprattutto, auspico che il buon senso assista il Governo e
  il suo massimo rappresentante, il Presidente della Regione.
   Presidente  Crocetta, le chiedo, e lo posso fare  visto  che  avrò
  questa  unica  ed  ultima  possibilità,  di  ripescare  quel  modus
  operandi  che  aveva  portato  il suo assessore  da  lei  delegata,
  Valenti,   a   ragionare  con  il  rappresentante  delle   Province
  siciliane,  su un provvedimento che, senza calpestare i diritti  di
  nessuno  e, soprattutto, senza calpestare un progetto istituzionale
  che  deve  vederla protagonista di un tentativo sempre in atto,  di
  cucire e non di rompere, all'interno di quest'Aula, aveva portato a
  delineare  un  buon  disegno di legge, che avrebbe  potuto  evitare
  spaccature all'interno del Parlamento siciliano ed avrebbe  potuto,
  soprattutto,  contribuire a farle conseguire  un  primo  importante
  successo  perché  quel  disegno di  legge,  sì,  avrebbe  avuto  un
  consenso  vasto, direi vastissimo, e ci avrebbe portato ad esitare,
  in   maniera   serena,   una   modifica   importante   dell'assetto
  istituzionale siciliano.
   Io sono sicuro, presidente Crocetta, che lei abbia a cuore, almeno
  quanto  me, le istituzioni, e lei sa bene presidente Crocetta,  che
  una  riforma istituzionale, perché abolire un Ente intermedio  come
  le   Province,  rappresenta  di  fatto  una  modifica  dell'assetto
  istituzionale  non  può essere imposta né può  essere  affermata  a
  colpi di maggioranza.
   Io  le  chiedo, presidente Crocetta, di fermarsi perché  qualsiasi
  impegno,  di  fronte  alle  istituzioni,  anche  un  impegno  preso
  all' Arena  di Giletti, non possa prevalere sul rispetto per l'Aula
  e sul ruolo di ciascuno di noi.
   Io  la  prego,  presidente Crocetta, di non imporci di  utilizzare
  tutte  le  tecniche parlamentari che il Regolamento ci  attribuisce
  perché  se  dovessimo leggere questo modo di fare come una  volontà
  arrogante di dimostrare potere per una maggioranza che le urne  non
  le hanno dato, saremmo costretti ad attaccarci a ciò che prevede la
  legge.
   E  allora,  presidente Crocetta, stiamo andando verso  un  momento
  straordinariamente importante che è quello che ci vedrà confrontare
  sulla finanziaria.
   Un  suo  assessore strategico, l'assessore Bianchi, assessore  per
  l'economia,  ha  chiesto  qualche settimana  fa  di  affrontare  il
  bilancio  e  la  finanziaria con spirito costruttivo  e  noi  siamo
  pronti  a  farlo  perché, come lei, abbiamo a  cuore  la  sorte  di
  decine,  centinaia, migliaia di famiglie siciliane che,  oggi,  non
  riescono ad arrivare alla fine del mese ed a  calare la pasta .
   Ci  dia  la  possibilità di approcciarci al momento più importante
  dell'anno,  che è quello della finanziaria, in maniera serena,  non
  ci  costringa  ad assumere posizioni che non vogliamo assolutamente
  assumere  ma  che saremo costretti ad adibire se lei  continuerà  a
  percorrere  questo suo cammino. In questo senso abbiamo  presentato
  un  emendamento  di  riscrittura, l'emendamento  1.172  che  vorrei
  sottoporre  brevemente all'attenzione dell'Aula  e  che,  nei  suoi
  emendamenti, dall'1 al 18, di fatto era una riforma complessiva del
  sistema  degli enti intermedi province partendo da un  presupposto:
  noi  non  saremo mai disposti a rinunciare a spazi di democrazia  e
  non  saremo  mai  pronti a dare il nostro assenso  ad  elezioni  di
  secondo grado.  Meglio eletti che nominati  era il nostro slogan di
  qualche anno fa, lo confermiamo anche in questa sede.
   Gli  uffici ci hanno spiegato - e noi condividiamo - che di questo
  emendamento 1.172 potranno essere posti al voto dell'Aula i primi 7
  commi,  perché  dall'ottavo al diciottesimo comma si  trattava,  in
  buona  sostanza,  di attribuire alle province -  ed  è  quello  che
  vogliamo   fare  -  funzioni  serie,  vere  e  nuove  per  renderle
  strategiche rispetto al territorio che rappresentano.
   Però,  per  il principio costituzionalmente garantito e, comunque,
  già  apprezzato  in  sede  nazionale, che a funzioni  corrispondano
  risorse, è necessario soprassedere su questo punto che auspichiamo,
  mercé  il  buon senso del Governo, diventi parte integrante  di  un
  ragionamento immediatamente futuribile.
   Allora, rispetto ai primi 7 commi di questo emendamento 1.172 noi,
  presidente  Ardizzone, diciamo di fissare i paletti per la  riforma
  degli   organi   elettivi  provinciali  al  comma  1,  modificando,
  onorevole  Di Pasquale, la legge 9/1986 istitutiva delle  province,
  nel  senso  della  riduzione  del  numero  degli  assessori  e  dei
  consiglieri  nel  modo  che  segue: il  consiglio  della  provincia
  regionale è composto da 35 consiglieri nelle province regionali con
  popolazioni  superiore a 600 mila abitanti;  27  consiglieri  nelle
  province regionali con popolazione da 400 mila a 600 mila abitanti;
  15 consiglieri nelle altre province regionali.
   Al comma 4 stabiliamo in cinque anni la durata della Giunta, anche
  questa è concreta spending review.
   E, ancora, al comma 10 dell'articolo 32, della vecchia legge 9/86,
  aggiungiamo  il comma 10 bis, riducendo sostanzialmente  il  numero
  degli  incarichi esterni che possono essere 3, 2 e, addirittura,  1
  nei  tre  tipi  di  provincia  delineati sopra,  più  di  600  mila
  abitanti,  da  400   mila a 600 mila, un solo incarico  esterno  in
  tutte le altre occasioni.
   Ancora  riduciamo i tempi del rimborso previsto per i  consiglieri
  provinciali   che  oggi e per l'intera giornata e  che  nel  nostro
  emendamento di riscrittura finirebbe per essere legato alla  durata
  reale  delle sedute dei consigli provinciali. E, infine,  riduciamo
  tutte le indennità del 30 per cento.
   Noi  offriamo al Governo regionale e all'Aula un'ipotesi seria  di
  confronto,  rispetto a questa che non consideriamo  vangelo,  siamo
  pronti a sederci  ed a confrontarci.
   Ma  se nel Governo e nel Presidente dovesse prevalere la legge del
  più  forte, noi, assessore e presidente Crocetta, non potremmo  che
  prenderne atto col rischio - e a quel punto ognuno sì,  Presidente,
  se  ne assumerebbe le sue responsabilità - di andare a votare il 27
  maggio  e  non  lo  auspichiamo con la stessa norma  che,  oggi,  è
  vigente.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Scoma.  Ne  ha
  facoltà.

   SCOMA.   Signor   Presidente  onorevoli   colleghi,   anch'io   mi
  riprometto, poi, di intervenire una seconda volta e non parlerò più
  del tempo previsto.

   PRESIDENTE. Su questo articolo, no.

   SCOMA.   Signor   Presidente,   posso   intervenire,   poi,    per
  dichiarazione di voto?

   PRESIDENTE. Sì.

   SCOMA.  Intervengo unicamente per ricordare che in  questi  ultimi
  mesi  un  poco  di confusione è stata fatta. Prima abbiamo  fissato
  alcuni  concetti,  poi  altri, poi abbiamo fissato  la  data  delle
  elezioni, poi l'abbiamo spostata e poi tutta la fibrillazione  che,
  ovviamente, ha investito il Governo, posizioni diverse,  comunicati
  pesanti, leggiamo dai giornali che qualche forza politica dice  che
  chi non vota è fuori dal partito. Insomma, c'è molta attenzione  su
  una materia che sta a cuore a molte persone.
   Io,  però,  vorrei  fare  riflettere  su  alcuni  importanti  dati
  riportati  dal  sistema  informativo sulle  operazioni  degli  enti
  pubblici.
   La  banca dati del Ministero del Tesoro nel 2012 ha detto  che  la
  Regione siciliana ha speso per i costi di amministrazione personale
  oltre  9  miliardi  di euro; la Provincia, invece,  tutte  le  nove
  province  hanno  spesso soltanto 600 milioni  di  euro;  i  comuni,
  invece, hanno speso 4 miliardi e 500 milioni di euro.
   La  spesa  per  gli  investimenti, è un dato importante,  quasi  7
  miliardi della spesa totale della Regione è stata destinata a spesa
  corrente,  ovviamente per il funzionamento della  macchina,  mentre
  oltre  2 miliardi sono stati destinati ad investimenti, cioè il  23
  per cento.
   Anche  nel  caso  delle province la spesa per gli  investimenti  è
  stata il 23 per cento del totale.
   Per   quanto  riguarda,  invece,  i  comuni  la  spesa   per   gli
  investimenti è stata soltanto dell'1 per cento del totale, quasi 70
  milioni contro i 6 miliardi per la spesa ordinaria.
   Andiamo  ai  costi. Il personale politico della  Regione  costa  a
  ciascun cittadino siciliano 32,97 euro; tutto il personale politico
  delle  9  province insieme costa a ciascun cittadino 3,39 euro;  il
  personale  politico dei comuni  costa a ciascun cittadino siciliano
  11,53 euro.
   Questo  per dare la dimensione dei costi, quanto realmente possano
  incidere.
   Andiamo  ai  dipendenti.  I dipendenti  della  Regione  costano  a
  ciascun  cittadino siciliano 321,33 euro. Nella Regione,  sono  gli
  ultimi dati pubblicati, risultano assunti 17.157 dipendenti di  cui
  l'11 per cento dirigenti.
   I  dipendenti delle province costano a ciascun cittadino siciliano
  39  euro. Nelle nove province sono assunti 5.600 dipendenti di  cui
  l'1,8 per cento soltanto sono dirigenti.
   I  dipendenti  dei  comuni  costano a ciascun cittadino  siciliano
  289,33  euro.  Nei  comuni  risultano assunti  più  o  meno  40.000
  dipendenti.
   La  cosa  che,  invece, ci fa ancora più riflettere è  quella  che
  riguarda  gli  enti  strumentali intermedi della Regione  siciliana
  perché  noi,  oggi,  col  disegno di legge presentato  dal  Governo
  andiamo  a  sopprimere  le nove province  siciliane  ed  andiamo  a
  parlare  di un ragionamento a venire che non sappiamo quanto  tempo
  impiegheremo  a  portare  a termine, che  non  sappiamo  quanto  ci
  costerà ma, secondo il censimento sulle società partecipate  e  gli
  enti   strumentali  delle  regioni,  che  è  stato  elaborato   dal
  dipartimento  del Ministero del tesoro, la Regione siciliana  conta
  all'incirca  206 enti strumentali. Di questi 206 enti  strumentali,
  come  sappiamo, 27 riguardano i consorzi ATO, acqua e  rifiuti,  11
  consorzi  di  bonifica, 9 consorzi della Regione,  22  fra  enti  e
  istituti   regionali,  un'agenzia  regionale,   3   enti   pubblici
  economici, 10 aziende di edilizia residenziale, 8 aziende speciali,
  9  società  partecipate per la gestione dei pubblici servizi  e  38
  società di capitali per attività diverse dai pubblici servizi.
   I 206 enti, consorzi, agenzie e società sono costati nel 2012 alla
  Regione  circa 30 milioni di euro. Del totale di questa spesa,  ben
  l'89 per cento è rappresentata da spesa corrente, quasi 26 milioni,
  ovviamente,  per spesa corrente intendiamo costi del  consiglio  di
  amministrazione, affitto delle sedi e personale e, soltanto  il  12
  per cento, è stato destinato ad investimenti.
   I  trasferimenti  dalla Regione alle istituzioni  ed  altri  enti,
  secondo  i  dati del Siope nel 2012, sono stati ad enti ed  agenzie
  regionali oltre 200 milioni di euro; alle province, che è  il  dato
  che  ci  deve  fare  riflettere, soltanto 57 milioni  di  euro;  ai
  comuni,  per l'esercizio delle funzioni, invece, oltre un  miliardo
  di euro.
   Questo  è  un  dato  abbastanza  preoccupante  perché  la  Regione
  continua  a  mantenere  in piedi più di 200 società  controllate  e
  partecipate,  spende per tenerle in piedi, più di  200  milioni  di
  euro contro soltanto i 59 milioni di euro del costo delle province.
  Il resto ve lo dirò dopo.

   PRESIDENTE.   Grazie,  onorevole  Scoma.  Colgo  l'occasione   per
  formularle  gli auguri per la sua elezione a senatore.  Non  so  se
  opterà  per  rimanere  in  quest'Aula o andare  a  Palazzo  Madama.
  Comunque,   i   suoi   interventi  sono   sempre   graditi.   Però,
  relativamente all'articolo 1 il discorso si è chiuso.

                   Comunicazione relativa a congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che, essendo l'onorevole Panepinto  presente
  in  Aula, la richiesta di congedo, precedentemente annunziata, è da
  ritenersi ritirata.

    L'Assemblea ne prende atto.

   transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'

   Presidenza del Presidente Ardizzone


        Riprende la discussione del disegno di legge numero 278

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Assenza.  Ne  ha
  facoltà.

   ASSENZA.  Signor  Presidente, sono  già  intervenuto  in  sede  di
  discussione  generale per dire come la penso  in  ordine  a  questo
  disegno di legge governativo, ossia tutto il male possibile.
   Tutto  il  male  possibile  non per un'operazione  di  pregiudizio
  ideologico,  assolutamente,  ma  perchè  mi  sono  reso  conto  che
  piuttosto  che  pensare ai problemi reali della  Sicilia,  ciò  che
  interessa  è  annunciare  urbi et orbi', attraverso  interventi  di
  natura mediatica che si sta cambiando tutto mentre, in realtà,  non
  si  cambia niente e quando lo si fa, lo si fa per tornare anni luce
  indietro.
   E,  questo è il senso di questo disegno di legge che contrasteremo
  con tutte le nostre forze, anche se modeste.
   Non  per fare sfoggio di chissà quale cultura, però, penso che una
  lettura attenta dell'articolo 114 della nostra Costituzione che  fa
  parte  del Titolo V, che è stato ampliamente modificato di  recente
  -  forse la Commissione competente non ha tenuto ciò nel necessario
  conto    -,    è    legge   costituzionale   successiva    rispetto
  all'approvazione   dello  Statuto  regionale  siciliano   che   non
  prevedeva le province, ma i liberi consorzi di comuni.
   Ebbene,   l'articolo   114   della   nostra   Costituzione    dice
  espressamente  che:  La Repubblica  e anche la  Sicilia  fa  parte,
  fino a prova contraria, della Repubblica italiana  è costituita dai
  Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni  e
  dallo Stato .
   Anche il buon Monti si è dovuto arrendere dinnanzi all'evidenza di
  questo  dettato costituzionale, sospendendo la sua crociata  contro
  le  province ritenute dallo stesso mediaticamente come  degli  enti
  inutili, degli enti di spreco, proprio perché aveva ben compreso, o
  gli  avevano  fatto  ben comprendere l'impossibilità  di  procedere
  secondo legge ordinaria.
   A maggior ragione, è impensabile che la nostra Assemblea regionale
  possa  legiferare. Anche perché, mi ero sforzato, già, di dire  nel
  precedente intervento, ma di quale modifica stiamo parlando?
   Se  la  legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, al Titolo II, articolo
  3,  prevedeva espressamente quello che stiamo andando  a  prevedere
  oggi,  ossia  che  l'Amministrazione locale  e  territoriale  della
  Regione  siciliana  è articolata, ai sensi dell'articolo  15  dello
  Statuto,  in  Comuni  ed in liberi Consorzi  di  comuni  denominati
  Province regionali.
   Allora,  vi da fastidio questo termine? Non dobbiamo più chiamarle
  province?  Dobbiamo chiamarle in un altro modo? Ma siate seri   Non
  dite che state abolendo le province; state facendo una sola riforma
  di  facciata  che,  però, rischia nel merito  di  aggrovigliare  la
  situazione in maniera assolutamente inestricabile.
   Il  rischio è questo: quando l'articolo 1 prevede l'istituzione di
  questi  consorzi  di comuni che già esistono, ma questi  ultimi  su
  quali basi si dovranno istituire? Che densità territoriale dovranno
  avere?  Che  popolazione dovranno contenere?  Che  raggio  d'azione
  dovranno raggiungere? O non vogliamo, veramente, correre il rischio
  di  fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci e sostituire  alle
  Province  regionali,  in  atto esistenti, chissà  quanto  e  chissà
  quanti liberi consorzi di comuni
   Allora,  il vero scopo è un altro  Il vero scopo è quello di  dare
  un  contentino  alla moda corrente, dire che in Sicilia  siamo  più
  bravi  degli altri e stiamo levando una grande cortina di fumo  per
  dire  che le province le abbiamo abolite quando, nella realtà,  non
  stiamo  facendo  altro che sospendere il momento democratico  delle
  libere  elezioni per il rinnovo dei consigli provinciali, nominando
  magari,  in  questo  momento, nove proconsoli di  assoluta  fiducia
  dell'attuale  governatore,  arrivando  anche  a  sostituire  i  due
  commissari  già nominati dal Presidente del Governo e  questo  sine
  die.
   Gli  uffici regionali, in una relazione ben precisa, vi hanno  già
  evidenziato  le  pecche  di  questo  disegno  di  legge,  vi  hanno
  evidenziato  i  rischi a cui si va incontro, vi  hanno  evidenziato
  l'impossibilità  di  rinviare  sine  die  il  momento   elettorale;
  nonostante questo, a testa bassa, si pretende di andare avanti,  di
  sfidare   anche  le  leggi  di  gravità  in  termini  di   assoluta
  incostituzionalità  delle  norme perché l'impatto  mediatico  o  la
  necessità di andare appresso agli urlatori di turno, prevale  sulle
  ragioni vere di una buona politica.
   Non  si parla dell'abolizione dei 206 enti inutili regionali, veri
  e  propri centri di spesa, non si parla di chi farà fronte  ai  380
  milioni  di  debiti  degli enti provinciali. Chi  li  assorbirà?  I
  comuni?   Questi  liberi  consorzi  di  comuni,  con  l'inevitabile
  conseguenza di sforare, immediatamente, il patto di stabilità o  li
  assorbirà  la  Regione che già di suo non riesce  a  far  fronte  a
  nessun adempimento? In sede di bilancio, ne vedremo delle belle  in
  proposito
   Per  non parlare, poi, della sorte dei dipendenti regionali, delle
  province, dei rapporti in corso, apriremo una Babele indefinibile e
  questo  sol perché qualcuno è andato in televisione a dire  Noi  le
  aboliamo . Ma le aboliamo a quale costo, e con quali conseguenze?
   Una  classe  politica seria deve interrogarsi su questi argomenti,
  perché  a  causa di una puntata televisiva rischiamo  di  affossare
  definitivamente la Regione.
   Noi  abbiamo  presentato tutta una serie di emendamenti,  articolo
  per  articolo, che verranno puntualmente illustrati per,  in  primo
  luogo  chiedere  che  il Governo receda da questo  suo  infausto  e
  insano proposto; in secondo luogo di migliorarlo nel merito perché,
  poi,  piuttosto  che di abolire si deve parlare seriamente  di  una
  profonda riforma dell'ente intermedio, che si chiami provincia o si
  chiami  in un'altra maniera, ha poco importanza, se questo  termine
  vi  da  così fastidio, chiamiamolo come si vuole, ma dotiamo questo
  ente   delle  funzioni  necessarie,  decentrando  in  questi   enti
  periferici  molte delle funzioni che la Regione non è in  grado  di
  assorbire  e di assolvere se non causando immani danni per  ritardi
  gravissimi.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cascio Salvatore. Ne
  ha facoltà.

   CASCIO  SALVATORE. Signor Presidente, onorevole  Presidente  della
  Regione, onorevoli colleghi, intervengo perché, a volte, mi  sembra
  che  la  politica abbia perso di vista quello che è  il  linguaggio
  comune  della gente. Ci stiamo arrovellando e arrabattando  su  una
  discussione  che,  alla  fine, nasce da  uno  stato  confusionario,
  perché la prima confusione l'ha generata il nostro Presidente della
  Regione.
   Ricordo  con esattezza che nel mese di febbraio o marzo,  anzi  di
  aprile,  il  Presidente  della Regione ha  dichiarato  che  avrebbe
  tenuto  le consultazioni amministrative provinciali per il mese  di
  aprile, poi gli è stato fatto notare che questo era a breve termine
  con  le  elezioni nazionali e ha spostato questo termine al  27  di
  maggio.
   Poi  un giorno, una domenica, mentre ero seduto sul divano con  la
  mia  famiglia, l'annuncio. L'annuncio è stato:  Il Presidente della
  Regione   abolisce   le   province   siciliane .   Quindi,    nasce
  confusionaria  e  questa confusione regna sovrana  a  tutt'oggi  e,
  regna sovrana sopratutto nella formulazione e nel dire le cose  col
  nome  giusto, perché viene titolata una legge in maniera sbagliata,
  perché  viene  titolata  Norme per l'istituzione  dei  consorzi  di
  comuni , la definirei  Rinvio delle elezioni provinciali , se diamo
  questo  titolo, forse, siamo tutti d'accordo, tutti gli emendamenti
  sono   decaduti,  non  ne  esaminiamo  nemmeno  uno  e   procediamo
  speditamente ed approviamo questa legge.
   Nel  momento  in  cui  il Presidente della  Regione  annuncia  che
  abolirà  le province, personalmente  mi aspettavo oggi un dibattito
  sulle   competenze,   sulle   funzioni,   sulle   attribuzioni   di
  responsabilità, sul dare nuova linfa e nuovo fervore  a  quanto  si
  poteva   razionalizzare  e  ridurre  gli  sprechi  della   macchina
  regionale.
   Non stiamo parlando di tutto questo, stiamo parlando semplicemente
  dell'articolo  1  che recita che entro sei mesi  si  aboliranno  le
  province per costituire i consorzi di comuni, di fatto però dice di
  rinviare   le  elezioni  provinciali a  data  da  destinarsi  e  di
  prenderci un po' di tempo per capire che cosa fare con le  province
  regionali  siciliane. Questo poteva stare bene se  c'era  chiarezza
  nel  dirlo.  Non  si  possono  fare  annunci  che,  invece,  dicono
  tutt'altro, perché gli annunci sono roboanti, gli annunci  sono  di
  rivoluzione,   sono  di  riforme;  hanno,  in  pasto   all'opinione
  pubblica,  un  effetto dilatato e ampliato,  e poi,  nell'efficacia
  delle azioni, sono perfettamente inutili.
   E  ciò  sta avvenendo con questo Governo e mi dispiace perché,  io
  per  primo,  assieme  al  presidente del  gruppo  parlamentare  che
  rappresento, abbiamo dichiarato in tutte le sedi, anche  da  questo
  scranno,   che   noi  siamo  per  la  rivoluzione,  perché   questa
  rivoluzione  vada avanti, noi siamo per togliere i  privilegi,  noi
  siamo  per riformare e razionalizzare la spesa pubblica e la  spesa
  regionale in Sicilia; ma siamo per una rivoluzione che non  ha  una
  deriva  giacobina, che non sfascia, perché sfasciare è  sempre  più
  facile che costruire, ma una rivoluzione che, invece, ragiona,  una
  rivoluzione  che  pone al centro i bisogni e  gli  interessi  della
  Sicilia  ed  è  su  ciò che  siamo d'accordo col  Presidente  della
  Regione Crocetta, se vorrà andare avanti su questa strada.
   Non  siamo  d'accordo, invece, quando si usa il mezzo  televisivo,
  l'effetto   mediatico  per demagogia o populismo,  perché  ad  oggi
  molti  colleghi prima di me - io non sono qua venuto a  snocciolare
  cifre  e  dati  -  mi  devono spiegare  in  che  cosa  consiste  il
  risparmio, perché se questo  consiste nell'abolire nove province  e
  fare  venti,  ventuno, venticinque consorzi di comuni, non  capisco
  qual è il risparmio.
   Se  il  risparmio  consiste nel far transitare i dipendenti  della
  provincia  verso i comuni o verso la Regione, che già è  oberata  e
  già  non sono in grado di mantenere i lavoratori socialmente utili,
  gli  articolisti,  tutti  i  precari, i  precari  dei  consorzi  di
  bonifica,  io non so, alla fine è sempre  Pantalone' che paga   Non
  c'è  un  ente terzo che paga. E, allora, noi ci sgraviamo da alcune
  spese  e  siamo esenti e  possiamo fare un reale risparmio?  E'  il
  gatto che si morde la coda.
   In  questa vicenda, è ovvio che ci voglio vedere chiaro  e  capire
  realmente  in  cosa  consiste questo risparmio,  in  cosa  consiste
  questa  novità,  in  cosa  consiste  questa  rivoluzione,  in  cosa
  consiste  questa  innovazione, qual è la novità essenziale  che  si
  porta e di cui i siciliani ne trarranno benefici ed effetti? Non la
  vedo.
   Vedo  semplicemente un problema, assessore Valenti  - e mi rivolgo
  a  lei -, quello di un vulnus che   consiste nel fatto che si  dice
  che  entro  sei   mesi  si istituisce il consorzio  dei  comuni  e,
  quindi,  si   commissariano le province in attesa dei  consorzi  di
  comuni; successivamente, emaniamo entro sei mesi la legge, ci  sono
  i  consorzi dei comuni,  la legge è operativa e si commissariato  i
  consorzi  dei  comuni. E' assurdo  Lo sa perché li commissariamo  i
  consorzi  dei  comuni? Perché l'efficacia dei consorzi  dei  comuni
  parte con gli organi costitutivi, parte eleggendo gli organi ed  il
  consorzio  dei comuni ha efficacia, viceversa  non ne  alcuna.  Per
  avere   efficacia   ci   troveremo  con  un   ente   commissariato,
  probabilmente. Vi sono alcuni aspetti che non capisco
   Nel  1988  ho fatto il sindaco e ricordo che allora la legislatura
  durava  quattro  anni, poi è intervenuta una  legge  della  Regione
  siciliana,  onorevole Formica lei la conosce, che ha prorogato   il
  mandato  dei  sindaci   a  cinque anni. Non hanno  commissariato  i
  sindaci,  hanno  prorogato  da quattro a  cinque  anni  i  consigli
  comunali e i sindaci; la  scadenza naturale è stata prorogata di un
  anno.
   Sulla scorta di questo principio era più logico fare una norma  di
  due  righe in cui dire  per sei mesi si proroga il presidente della
  Provincia  e  il  Consiglio  provinciale  in  attesa  di   cambiare
  completamente  sistema ,  perché  non  ha  senso,  viene  meno   il
  principio  democratico,  a  mio  avviso,  nel  momento  in  cui  si
  commissaria per non sapere che cosa fare.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Fontana.  Ne  ha
  facoltà.

   FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io ci  tenevo
  a  prendere  la  parola  per un importante dibattito  che  ci  vede
  coinvolti in questa legge che elimina le province e chi,  come  me,
  ha  fatto  il  presidente della provincia per  dieci  anni,  ed  è,
  quindi,  profondo  conoscitore dell'ente intermedio,  non  può  che
  ritenere che questo atto vada assolutamente fermato perché  sarebbe
  un danno enorme per la Sicilia e per i siciliani. E dirò il perchè
   In un momento di crisi così grave che ha investito tutto il mondo,
  tutti i territori ed in  particolare ha investito la Sicilia che  è
  un territorio debole e che ha risentito e risente  ancora di più di
  questa grave crisi, è chiaro che tutto questo ha determinato  anche
  delle  reazioni,  direi anche virtuose, che hanno visto  tutti  nel
  tentativo  di tagliare le spese, dal Governo nazionale  ai  Governi
  regionali, agli Enti Locali.
   Ebbene, anche a livello nazionale negli ultimi due anni le  uniche
  cose che si sono fatte sono state proprio in questa direzione,  nel
  taglio  delle spese, delle spese superflue, anche con  la  spending
  review  -  l'ultimo decreto che ho avuto l'onore  di  approvare  in
  quanto facente parte della Camera dei Deputati  - e credo che siano
  dei  tagli  che  hanno creato  lacrime e sangue  nei cittadini,  ma
  che sono stati sicuramente degli atti utili ai fini del risparmio e
  dei tagli alla spesa pubblica.
   Non  vedo  dove  sia il risparmio nel cancellare le  province  che
  rappresentano  soltanto  l'1,2  per  cento  della  spesa   pubblica
  complessiva   Lo  ha detto chi mi ha preceduto, lo  hanno  detto  i
  tanti  parlamentari che sono intervenuti, lo hanno detto  a  chiare
  lettere che non ci sarà un risparmio.
   Se   il  taglio è  visto come il taglio agli organi collegiali  e,
  quindi,  alle  rappresentanze, credo che si stia parlando  di  poca
  cosa,  parliamo di un risparmio minimo senza alcun beneficio perché
  le   province  hanno  tante competenze, dalle strade  alle  scuole,
  all'ambiente, alla bonifica delle aree extra urbane, ebbene  queste
  sono competenze e servizi che comunque devono essere garantiti.
   Queste  competenze saranno trasferite ad altri enti e, quindi,  il
  risparmio  dov'è?   Dovranno  essere  mantenuti  anche  i   livelli
  occupazioni  poiché non possiamo certo mandare a  casa  i  numerosi
  dipendenti  dell'ente   Dov'è il risparmio  Non lo vedo   Non  vedo
  nessun risparmio nel taglio delle province.
   Va  fatta una profonda riflessione e lo dice anche in un articolo,
  oggi,  Giovanni  Pepi intervistando il professore  Pitruzzella  che
  esprime  anche lui un parere autorevole dove dice di stare  attenti
  a  non cadere  nella sindrome belga, per la quale nel tentativo  di
  voler  cambiare le cose per tagliare le spese, ci si accorge invece
  che le spese vengono raddoppiate.
   Ed  è  quella la sensazione che oggi provo, perchè credo  che  nel
  tentativo  di  voler creare una condizione migliore  dal  punto  di
  vista    economico-finanziario,    finiremo    probabilmente    con
  l'appesantire ulteriormente i costi perché si creeranno  tantissimi
  consorzi,  ognuno vorrà il proprio consorzio nella  propria  città,
  chissà, certamente, il Presidente Crocetta comincerà ad individuare
  nella  città di Gela il primo consorzio, magari il secondo sarà   a
  Termini  Imerese,  poi  non  lo  so  quale  sarà  il  terzo,   così
  continuando  probabilmente arriveremo ad avere 30, 40  consorzi  in
  Sicilia.
   E  ci  nascondiamo dietro il fatto che non ci saranno consiglieri,
  non  ci saranno gli assessori, non ci saranno i presidenti,  ma  ci
  saranno  certamente  tantissimi funzionari e  dirigenti  di  questi
  consorzi,  ci  saranno  i consulenti, ci saranno  gli  esperti,  ci
  saranno coloro i quali cercheranno un posto in tutti i modi con  le
  spartizioni  che  conosciamo bene, e  del  resto  abbiamo  già  una
  esperienza notevole in questo senso perchè abbiamo già sperimentato
  gli  ATO rifiuti, gli ATO idrici e sappiamo quanti soldi sono stati
  sperperati con queste strutture.
   Ebbene,  non  solo abbiamo già sbagliato in passato,  ma  tentiamo
  ancora  di ripetere gli errori, quindi, non abbiamo fatto  menzione
  degli  errori del  passato e si tenta in tutti i modi che ci  siano
  ulteriori sbagli, ulteriori errori che ci portano ancora una  volta
  a  commetterne  altri  e a doverci pentire  di  quello  che  stiamo
  facendo oggi.
   Io  sono  certo, signor Presidente e signor assessore, mi dispiace
  che  non ci sia il Presidente, vorrei vedere fra due, tre anni dopo
  che  creeremo i consorzi quale sarà il consuntivo,  quale  sarà  il
  risultato  di  questa  legge  che  sicuramente  è  una  legge   che
  danneggerà   la  Sicilia  ed  i  siciliani,  togliendo   anche   la
  possibilità della rappresentanza - stiamo attenti - quindi c'è  una
  restrizione degli spazi di democrazia, perché noi sappiamo che  gli
  organi  elettivi  rappresentano un momento di alta  democrazia,  di
  rappresentanza e invece in questo caso ripiegheremo nelle  elezioni
  di   secondo  grado,  dando la possibilità ancora  ai  partiti,  ai
  partiti,  alle lobbie di potere individuare le persone che dovranno
  poi governare queste aree e questi consorzi.
   Ebbene,  signor  Presidente,  signor  assessore,  consiglierei  un
  ulteriore  riflessione.  Siamo d'accordo  sulla  modifica  e  sulla
  riforma  delle  province e siamo d'accordo anche  al  rinvio  delle
  elezioni  perché  è  giusto  che la riforma  si  faccia  nei  tempi
  necessari.
   Noi  riteniamo che alcune cose vanno riviste, che queste  province
  vadano   riempite  ulteriormente  di  contenuti  perché  è   giusto
  trasferire altre competenze, quelle riguardanti, per esempio,   gli
  aspetti  del  lavoro, le agenzie per l'impiego, la  motorizzazione,
  l'Istituto autonomo case popolari, gli ATO idrici, gli ATO rifiuti;
  tutte  queste  competenze possono essere benissimo trasferite  alle
  province, risparmiando, peraltro, notevoli risorse con la  chiusura
  di  questi enti che, a mio parere, sono assolutamente inutili ed  è
  lì che bisogna agire.
   Restringere   anche   questi   spazi   di   democrazie   con    le
  rappresentanze, riducendo il numero dei consiglieri,  riducendo  il
  numero   degli   assessori,  riducendo   notevolmente   anche   gli
  emolumenti,  questo è il vero lavoro che bisogna fare e,  pertanto,
  credo  che sia necessario rinviare le elezioni, attivare un  tavolo
  con  la  partecipazione di tutte le rappresentanze  e  capire  come
  potere   riformare le province  con il vero risparmio da un lato  e
  trasferendo competenze dall'altro lato.
   Con  questo  augurio,  signor Presidente,  mi  auguro  che  questo
  articolo  1 possa essere bocciato per dare la possibilità di  poter
  riprendere  un cammino che ci porti, invece, ad attivare  ulteriori
  competenze alle Province e ad attivare un vero taglio alla spesa e,
  quindi,  risparmiare  le  risorse che sono  quelle  che  in  questo
  momento  è  necessario  tagliare e risparmiare  per  dare  maggiore
  ossigeno a questa Terra ed ai siciliani.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Picciolo è  in  congedo  per
  oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

   transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'

   Presidenza del Presidente Ardizzone


  Riprende il seguito della discussione del disegno di legge  n. 278

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare l'onorevole  Grasso.  Ne  ha
  facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, torno  a  ribadire
  quello  che è il mio concetto, ma soprattutto quella che è  la  mia
  preoccupazione di amministratore.
   Premetto che non sono assolutamente d'accordo che si vada a votare
  ora, che ci sia la necessità di rivedere e di riformulare una legge
  che si prefigga effettivamente l'abbattimento dei costi.
   L'idea proposta per l'abolizione delle Province, con il disegno di
  legge  di  iniziativa  governativa, appare poco  efficace  rispetto
  all'obiettivo prefissato di un risparmio di spesa.
   Così  come  è congegnata l'idea di riforma governativa non  appare
  idonea a determinare un risparmio di spesa nemmeno quello del costo
  della politica.
   Innanzi  tutto,  per  quanto riguarda  la  Provincia  di  Messina,
  frastagliata  da  innumerevoli piccoli centri  comunali,  la  norma
  sembra  eccessivamente sperequata a danno di Comuni con popolazione
  inferiore cinquemila abitanti.
   Il  trasferimento  della sede dalla città  di  Messina  presso  il
  Comune  con  maggiore popolazione per ciascun consorzio  che  verrà
  creato comporterà sicuramente delle spese, senza considerare che la
  previsione  della composizione del consiglio, con la partecipazione
  di  tutti i Sindaci dei Comuni che ne fanno parte, renderà,  a  mio
  avviso, ingovernabile l'ente, com'è dimostrato dall'esperienza  del
  lato idrico.
   Mi  chiedo, inoltre, considerato che il disegno di legge  proposto
  non  è  accompagnato da alcuno studio in proposito, quale  sarà  il
  reale  risparmio di spesa della sostituzione delle Province  con  i
  liberi  consorzi. Nell'idea del Governo, tra l'altro,  si  prevede,
  per   i  liberi  consorzi,  una  circoscrizione  territoriale   non
  inferiore  a  centocinquantamila abitanti, con il  mantenimento  di
  tutte  le  funzioni  e  le competenze proprie  delle  Province,  ad
  eccezione di quelle concernenti gli istituti scolastici superiori e
  le  strade:  le  scuole andrebbero ai Comuni, le  strade  al  genio
  civile.
   Già  questo  basta  per capire che in relazione  alla  popolazione
  della  nostra  Regione,  con  l'idea  di  riforma  governativa,  si
  passerebbe da nove Province a trentatre consorzi, o liberi consorzi
  né   la  soluzione potrebbe essere quella di incrementare il numero
  minimo  di abitanti che non avrebbe altro effetto se non quello  di
  rendere  sempre maggiormente ingovernabile l'ente che  si  verrà  a
  creare.
   Da  ciò  deriva  che se l'obiettivo della riforma è  quello  della
  semplificazione  dell'assetto istituzionale e della  riduzione  dei
  centri  di  potere  e  spesa, il disegno di legge  governativo  non
  raggiunge l'obiettivo prefissato.
   Il  vero è che l'idea dell'abolizione delle Province in Sicilia  e
  la  loro sostituzione con i liberi consorzi non rappresenta, a  mio
  avviso,    altro   che   cavalcare   l'attuale   visione   negativa
  nell'immaginario  collettivo nei confronti della politica  e  delle
  istituzioni.
   Si  potrà  ribattere  a  questo intervento che,  però,  grazie  al
  disegno  di  legge, si risparmierebbero i costi della politica.  Mi
  chiedo  se   il risparmio dei soli costi della politica  è  davvero
  sufficiente.  Per realizzare tale risparmio non basterebbe  ridurre
  il  numero di Consiglieri e Assessori? Nonché ridurre le indennità?
  Ovvero  prevedere che le cariche politiche siano a titolo gratuito,
  con  l'introduzione di un sistema di designazione di secondo  grado
  dei vari organi?
   Mi  chiedo,  tuttavia, in democrazia le elezioni sono  davvero  da
  considerare un costo? Con la riforma proposta dal Governo si  andrà
  veramente  a  risparmiare  sulle  consulenze?  Sugli  incarichi?  E
  soprattutto si razionalizzeranno i costi?
   La  sola  sostituzione delle Province con un numero triplicato  di
  consorzi,  a  mio  avviso,  non farebbe  altro  che  triplicare  le
  consulenze, gli incarichi e i contenziosi, come è avvenuto per  gli
  ATO.
   Il  rischio,  anzi,  è  che i nuovi enti di dimensioni  minori  e,
  dunque,   con   dotazione  di  personale  strumentale-organizzativo
  inferiore avranno gioco facile a motivare e chiedere collaborazioni
  esterne.
   Mi  pongo inoltre un altro problema di natura costituzionale.  Non
  si deve dimenticare, infatti, che il testo degli articoli 5, 114  e
  118  della  Costituzione non consente al legislatore  ordinario  di
  modificare la natura degli enti costitutivi della Repubblica  quali
  enti  del  Governo  territoriale, rappresentativi delle  rispettive
  comunità e tra essi equiparati, quanto a materie e struttura.
   L'evoluzione del quadro ordinamentale comunitario e costituzionale
  ha decisamente creato una rete di protezione costituzionale attorno
  all'ente territoriale Provincia regionale, poi trasfuso dalla legge
  9/86.
   Tanto è vero che nella circolare applicativa della legge regionale
  9/86, emanata dall'assessorato regionale enti locali, si legge:  la
  nuova Provincia conserva la connotazione associativa dei Comuni, ma
  rimarca  necessariamente, in linea con l'evoluzione dottrinaria  di
  interpretazione  dei  principi costituzionali  circa  l'ordinamento
  degli enti locali e l'attuazione dello Stato sociale, le componenti
  essenziali  del  territorio e di poli di  direzioni,  che  comporta
  l'individuazione fisica del centro operativo, il Capoluogo, per  lo
  sviluppo  economico-sociale delle comunità  che  racchiude  per  la
  formazione  ed  attuazione della programmazione regionale,  per  la
  razionale  urbanizzazione delle strutture  e  dei  servizi,  e  per
  l'attuazione del decentramento regionale e anche statale .
   Mi  chiedo, inoltre, considerato che il disegno di legge  proposto
  non  è  accompagnato da alcuno studio in proposito, quale  sarà  il
  reale  risparmio di spesa in sostituzione delle Province in  liberi
  Consorzi. Non è meglio prevedere una riforma molto più incisiva che
  vada a riassegnare le funzioni che nel corso degli anni, sempre  in
  modo  più  massiccio, sono state assegnate alle  Province  verso  i
  Comuni, ovvero verso la Regione? Non è forse nella gestione di tali
  funzioni e del denaro pubblico con le stesse connesse, che vi è  il
  maggiore spreco di risorse?
   Tra  le  funzioni  attribuite  alle  Province  ricordo:  la  legge
  regionale  22 del 09 maggio 1986 sul riordino dei servizi  e  delle
  attività  socio-assistenziali in Sicilia, approvata  dall'Assemblea
  regionale siciliana lo stesso anno della legge regionale 9/86,  che
  nell'articolo 49 individua una specifica attribuzione alle Province
  regionali.
   Le  competenze  più  specifiche affidate alle Province  regionali,
  nell'ambito  delle  politiche socio-assistenziali,  sono  contenute
  nell'articolo  12 della legge regionale 33 del 23 maggio  1991.  In
  forza   di  tale  disposizione  compete  alla  Provincia  regionale
  provvedere  all'assistenza dei ciechi e dei sordomuti  rieducabili,
  curando   anche  il  mantenimento  degli  stessi  presso   appositi
  istituti.
   Con le disposizioni degli articoli 1 e 2 della legge regionale  34
  del 05 settembre 1990, le Province regionali acquisiscono ulteriori
  competenze nel settore scolastico con particolare riferimento  alle
  istituzioni scolastiche regionali, eccezion fatta per il personale.
   Con   la   legge  regionale  25  dell'1  settembre  1993   vengono
  individuate  alcune specifiche attività in materia  di  smaltimento
  dei   rifiuti  solidi  urbani  che  le  Province  regionali  devono
  obbligatoriamente svolgere.
   Per  effetto  del  decreto legislativo 112/98 e delle  conseguenti
  leggi  regionali attuative sono state assegnate molteplici funzioni
  amministrative,   in  adempimento  al  disegno   di   decentramento
  amministrativo impostato dalla legge regionale.
   L'articolo  33 rubricato  funzioni e compiti amministrativi  della
  Provincia  regionale , introduce quel concetto di  area vasta .  Il
  primo  comma, infatti, così dispone:  La Provincia regionale, oltre
  a  quanto  già  specificatamente previsto  dalle  leggi  regionali,
  esercita  le  funzioni  e  i  compiti amministrativi  di  interesse
  provinciali, qualora riguardino vaste zone intercomunali o l'intero
  territorio provinciale, salvo quanto espressamente attribuito dalla
  legge regionale agli altri soggetti pubblici . Nel secondo comma si
  conferma il valore della programmazione economico-sociale  e  della
  pianificazione  territoriale contenuta nelle  disposizioni  di  cui
  agli articoli 9, 10,11  e 12 della legge regionale 9/86.
   In  coerenza con tale nuovo disegno istituzionale viene detto  che
  la  scala  provinciale  permette di determinare  su  di  una  scala
  locale,  quale  quella della piccola e media impresa dei  distretti
  industriali,   entrambi   spina  dorsale  dell'economia   italiana,
  l'insieme  delle reti senza però staccarsi dalla scala nazionale  e
  sopranazionale,  e  che  la  Provincia  rappresenta   un   elemento
  essenziale  nel  più generale sistema della programmazione,  perché
  partecipa  alla programmazione regionale, perché ha il  compito  di
  predisporre  i piani di sviluppo economico-sociale e perché  ha  il
  controllo degli strumenti di pianificazione dei comuni, ponendo per
  essi  le  premesse concrete per una reciproca armonizzazione  senza
  incidere   direttamente   in   forma  particolare   sul   contenuto
  pianificatore dei singoli comuni.
   Più  recentemente, la competenza della provincia  regionale  viene
  estesa  anche  alla materia dei rifiuti. L'articolo 3  della  legge
  regionale  n. 9 del 14 aprile 2010 è, infatti, tutto dedicato  alle
  funzioni  esercitate  dalla provincia  in  aggiunta  a  quelle  già
  previste dall'articolo 197 del decreto legislativo n. 152/2006.
   Una  legge  di riforma, quindi, dovrebbe caricarsi del compito  di
  esaminare,   con   molta   attenzione,  l'elenco   delle   funzioni
  provinciali, la possibilità per i consorzi di poterle  svolgere  in
  modo  più efficace, efficiente, economico, ovvero l'attitudine  dei
  comuni  o  della Regione a svolgerle in modo autonomo, sottraendole
  alle province ed ai liberi consorzi. Tanto più che vi sono funzioni
  difficilmente  trasferibili  ai  comuni,  pena  il   loro   mancato
  funzionamento,  in  quanto limitate ad ambiti  territoriali  troppo
  ristretti, a scapito dell'efficienza e dell'economicità, mentre  la
  Regione, senza una concreta e seria organizzazione, non riuscirebbe
  a  gestire l'attività in ambiti territoriali limitati a particolari
  zone del territorio.
   In  tale  ottica, l'articolo 23, comma 19, della legge n. 214/2011
  in  materia di abolizione delle province prevede che  lo Stato e le
  Regioni, secondo le rispettive competenze, provvedono, altresì,  al
  trasferimento  delle risorse umane, finanziarie e  strumentali  per
  l'esercizio delle funzioni trasferite .
   Un  altro  aspetto da considerare, invece, che forse consentirebbe
  un  maggiore  risparmio  di  spesa ed  una  migliore  funzionalità,
  efficienza  ed  efficacia  è  la  soppressione  e  la  riforma  dei
  consorzi,  dei consorzi di bonifica, dello IACP e di  quegli  altri
  enti  ed   enterelli'  provinciali e regionali  che  continuano  ad
  esistere  ed  a  persistere nel frastagliare le  competenze  o  nel
  sovrapporle  a quelle dei comuni e province in particolare,  ovvero
  dei costituendi consorzi liberi tra comuni senza che nessuno sia in
  grado  di  capire  quali e quanti siano, quali  spese  movimentano,
  quale  utilità concreta abbiano, risultando essere per lo  più  uno
  stipendificio.
   Ho  voluto  anche  richiamare  le leggi  regionali  ed  ho  voluto
  richiamare i principi costituzionali perché ho un forte dubbio.  La
  mia  preoccupazione è che noi qui staremo a discutere senza venirne
  a  capo  e  senza  una riforma seria che è l'obiettivo  che  questo
  Parlamento vuole e che è l'obiettivo vero che la Sicilia ci chiede.
  Noi  abbiamo  un  solo  dovere: cercare di recuperare  risorse  per
  rilanciare lo sviluppo economico e per recuperare risorse e ridurre
  la spesa dobbiamo fare una seria riprogrammazione.
   Ecco perché invito tutti ad una seria riflessione ed a far sì  che
  si spostino le elezioni ad ottobre, che si apra un tavolo con tutte
  le  parti  politiche affinché si faccia una legge di  riordino  che
  abbia un solo obiettivo. Ridurre i costi, risparmiare è l'obiettivo
  che ha questo Parlamento.
   Ancora noi, in quest'Aula, da cinque mesi, non abbiamo parlato  di
  sviluppo   economico,  non  abbiamo  parlato  di  come   rilanciare
  l'economia  e  di come fare ripartire le opere pubbliche,  di  come
  dare slancio e linfa alle nostre imprese che stanno soffocando.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Ioppolo.  Ne  ha
  facoltà.

   IOPPOLO. Signor Presidente, signor assessore chiamato ad immolarsi
  alla  presenza  costante  durante  i  lavori  dell'Aula,  onorevoli
  colleghi,  tendenzialmente, per il rispetto che devo a lei,  signor
  Presidente,  e  all'Aula tutta, tenterò di non ripetere  quanto  ho
  avuto modo di sostenere in sede di discussione generale.
   Signor  Presidente, lei ben sa come l'articolo  1,  sul  quale  in
  questo momento dobbiamo soffermare la nostra attenzione, perché dal
  punto di vista regolamentare questo ci spetta, nel momento presente
  ed in questa fase della discussione, sia originariamente presentato
  ed  è  quello  di  cui stiamo discutendo, deve attrarre  la  nostra
  attenzione,  è  quell'articolo 1 composto da  due  commi,  uno  dei
  quali,  nell'enfasi della scrittura sbrigativa  e  superficiale,  è
  perfino definito legge.
   Lei vedrà, signor Presidente, se ha questa pazienza, di verificare
  come  in  quella  originaria scrittura il comma 21 dell'articolo  1
  rinvii  alla  legge di cui al comma 1. Si tratta cioè  del  massimo
  della  approssimazione, della superficialità - stavo per dire della
  ignoranza,  dal  verbo  ignorare  -  delle  condizioni  minime  per
  esprimere un concetto e per tradurlo in una norma giuridica.
   Devo   rilevare   con   qualche  disappunto,   signor   Presidente
  dell'Assemblea   e  Assessore  soprattutto,  come  la   discussione
  generale non abbia suscitato nel Governo alcun bisogno, alcun  moto
  per  sostenere  qualche  ragione che andasse  di  contrario  avviso
  rispetto  a  quanto  ampiamente detto da molti colleghi  in  quella
  sede, cioè nelle sedute di mercoledì e giovedì scorso.
   Mi  riferisco,  in  particolare,  signor  Assessore,  al  rapporto
  giuridico, normativo, secondo i canoni della interpretazione, della
  ermeneutica,  della legge tra l'articolo 114 della  Costituzione  e
  l'articolo 15 dello Statuto. Sembra fatto apposta ma non lo è,  che
  i  nostri lodevoli Uffici nel fascicolo della documentazione che ci
  hanno  messo  a  disposizione abbiano nella stessa riportato  nella
  stessa  pagina  l'articolo 114 della Costituzione e  l'articolo  15
  dello Statuto.
   Il   Governo   non  pronunciare  una  sola  parola   che   potesse
  tranquillizzare l'Assemblea, e quindi il corpo dei legislatori,  in
  ordine  al rapporto tra le due norme. Tra le due prevale l'articolo
  114  della  Costituzione, perché voi non  ci  state  proponendo  la
  soppressione dell'ente intermedio, il che sarebbe stato, dal  punto
  di vista normativo e legislativo una scelta persino giustificabile,
  essendo   demandata   all'ordinamento  regionale   la   scelta   di
  autodeterminarsi  con  riferimento alla organizzazione  degli  enti
  locali.  Voi ci state, invece, proponendo, non soltanto  il  rinvio
  della  elezione  - di questo avremo modo di parlare stasera,  credo
  anche abbastanza a lungo - ma una diversa rimodulazione, il che non
  può  certamente esondare dai criteri che sono fissati nell'articolo
  114 della Costituzione italiana.
   Ma  c'è  un  altro  aspetto  che forse non  avete  avuto  modo  di
  attenzionare:   se  si  rilegge  attentamente  il   secondo   comma
  dell'articolo 15 - che voi, mi sembra, almeno dai gesti e dai cenni
  del  capo,  invochiate  per legittimare,  per  dare  sostanza  alla
  riformetta  che  ci  proponete  - se lo  leggiamo  attentamente  il
  secondo  comma ci dice che l'ordinamento degli enti locali si  basa
  nella  Regione  stessa sui comuni e sui liberi  consorzi  comunali.
  Tralascio  qui  la  ampia  discussione  che  pure  è  stata  svolta
  sull'articolo  3 della legge 9 del 1986, che in effetti  istituì  i
  liberi  consorzi, anche se li definì dal punto di vista  del  nomen
  iuris  come  provincia regionale dotata della più  ampia  autonomia
  amministrativa  e  finanziaria.  Quindi,  il  nostro  Statuto,  nel
  prevedere i liberi consorzi tra i comuni o dei comuni, prevede  che
  ad essi debba essere assegnata, perché essi ne siano dotati, la più
  ampia  autonomia amministrativa e finanziaria, e al cospetto di  un
  precetto normativo di rango costituzionale, come quello che mi sono
  appena permesso di ricordare, voi affiancate invece la elezione  di
  secondo grado.
   Sembra   proprio   che  non  vi  sia  coerenza  tra   il   dettato
  dell'articolo 15 del nostro Statuto e la mancanza di consenso e  di
  controllo  popolare.  Al  massimo  della  dotazione  dell'autonomia
  amministrativa e finanziaria dovrebbe corrispondere il massimo  del
  consenso  popolare  e  del  controllo  popolare,  il  che  si   può
  realizzare soltanto attraverso l'elezione diretta, e non certamente
  con l'elezione di secondo grado.
   Questi sono nodi assolutamente irrisolti che voi state, purtroppo,
  consegnando ad un'Aula che forse si è già precostituita  una  idea,
  che  è  una idea del tutto politica, forse persino ideologica;  per
  quello  che  ci è dato di leggere stamattina sulla stampa,  sarebbe
  persino passato un accordo di carattere politico all'interno  della
  vostra   pseudo  maggioranza  per la scelta delle  candidature  nei
  capoluoghi di provincia che vanno al voto, secondo uno schema che è
  quello vostro proprio, di questo Governo, signor Assessore.
   Si  lancia  un'idea peraltro nemmeno tanto originale. Anche  nella
  passata  legislatura si parlò di liberi consorzi di comuni  ma  poi
  non  se  ne fece niente, perché non se ne poteva fare assolutamente
  nulla.
   Voi  lanciate  il messaggio, che viene puntualmente ripreso  dalla
  stampa, qualche colonna di giornale viene riempita, qualche  titolo
  vi  si  dedica,  e  poi il gioco del rimbalzo.  Voi  rimbalzate  il
  problema   sull'Assemblea  regionale  siciliana,   chiamandola   ad
  adottare  un  disegno  di legge largamente incostituzionale,  e  se
  l'Assemblea  regionale  siciliana,  il  Parlamento  dei   siciliani
  dovesse   malauguratamente  approvare  questa  norma,  il  problema
  verrebbe  rimbalzato  sul  Commissario  dello  Stato.   E   se   il
  Commissario dello Stato, cosa che non farà, dovesse in  un  momento
  di  distrazione  vistare, e non impugnare la legge incostituzionale
  dell'Assemblea regionale siciliana, il problema verrebbe rimbalzato
  direttamente   alla  Corte  costituzionale  per  un  conflitto   di
  attribuzione  che  potrebbe  sollevare l'ultimo  creditore  per  un
  lavoro urgente di 1.500 euro, rispetto ad una provincia che non  ha
  ancora  adempiuto  al  proprio debito, e che  davanti  ad  un  ente
  diverso   sarebbe   assolutamente  chiamato  a  ricorrere   davanti
  all'Autorità  Giudiziaria ordinaria in sede civile, e quel  giudice
  non potrebbe che prendere le carte e mandarle, davanti a così tanti
  ed  evidenti  profili di incostituzionalità, o perché richiesto  da
  una  parte  o  con  i  suoi poteri di ufficio, davanti  alla  Corte
  costituzionale,  la  quale non potrebbe che  tacciare  di  assoluta
  incostituzionalità la norma.
   Questo è il gioco del Governo Crocetta.
   Il  Governo riempie qualche paginetta di giornale, i problemi sono
  rinviati e rimbalzati al dopo.
   Signor  Presidente,  l'articolo 1, come  le  dicevo,  prevede  due
  norme,  anche  se  una, addirittura, definita, con  qualche  enfasi
  degna di miglior causa, legge.
   Il secondo comma disciplina, inoltre, l'istituzione nel territorio
  della  Regione,  delle  città metropolitane. Per  questo  versante,
  questa  normetta  di mezzo rigo, abroga gli articoli 19, 20,  21  e
  22  della  legge  9/1986  che, invece, in  maniera  certamente  più
  attenta  e  più  provvida  non  aveva  individuato  il  livello  di
  organizzazione amministrativa della città metropolitana,  ma  aveva
  individuato   il   livello  di  organizzazione   amministrativa   e
  funzionale delle Aree metropolitane, individuandone tre in Sicilia:
  Palermo,  Messina  e  Catania, definendo  le  competenze  dell'Area
  metropolitana.
   Con  la   leggina ,  invece, di  pseudo  riformetta   del  Governo
  Crocetta,  si abrogano quattro articoli, molto pensati,  basterebbe
  andare  a  riprendere i lavori preparatori della legge 9/1986,  per
  introdurre  nel sistema le Città metropolitane che non possono  far
  parte  dei  liberi Consorzi dei Comuni, quindi separando nettamente
  la  sorte delle tre città più popolose della Sicilia dal resto  del
  territorio siciliano. E il resto del territorio siciliano potrebbe,
  nel  rapporto  proporzionale tra cinque milioni di abitanti  ed  il
  numero  minimo  per  la costituzione dei liberi  consorzi,  poterne
  costituire  almeno  trentatre, e questa è  razionalizzazione  della
  spesa,  a  meno  che  il Governo Crocetta non  voglia,  da  qui  al
  prossimo futuro, introdurre una norma che, invece, limiti il numero
  di trentatre a dieci, ad undici e allora il disegno sarà ancora più
  chiaro,  si vuole conservare il rapporto tra la popolazione  e  gli
  enti esistenti e magari aggiungerne soltanto pochi.
   E  l'autodeterminazione  degli altri territori  e  la  libertà  di
  autodeterminarsi degli altri territori dove va a finire? Va a farsi
  benedire  nei  meandri di questa legge che, come è stato  detto  in
  quest'Aula, è nata male e si sta sviluppando peggio.
   I  siciliani lo capiranno. I siciliani capiranno che  o  i  liberi
  Consorzi  dei comuni saranno trentatre, e allora non ci sarà  stata
  razionalizzazione della spesa ma aumento della spesa ,come prima ci
  ha  detto  e  spiegato l'onorevole Formica; oppure si voleva,  dopo
  tutto  questo  giro  di  valzer, costituire  qualche  altro  libero
  Consorzio, uno o al massimo due, e i siciliani capiranno presto  il
  bluff in questo caso e in tanti altri casi.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Germanà.  Ne  ha
  facoltà.

   GERMANA'.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessore
  Valenti,  grazie  per  la  sua presenza in  Aula  che  dimostra  il
  rispetto  per  quest'ultima,  a  differenza  del  Presidente  della
  Regione che si è assentato, che ha abbandonato l'Aula.
   Fermo restando che sull'impianto generale di questa norma pende la
  scure del Commissario dello Stato, che già ha rappresentato le  sue
  perplessità  a  seguito delle quali, opportunamente, il  Presidente
  della   Commissione  aveva  già  predisposto  un   emendamento   di
  riscrittura,  vale la pena soffermarsi, comunque,  sulle  criticità
  oltre che costituzionali anche e soprattutto territoriali.
   Rileggendo  l'articolato della legge regionale  9/1986  istitutiva
  delle  Province regionali, rileviamo che l'articolo  4,  che  nello
  specifico  si  occupa  della natura e dei compiti  attribuiti  alle
  Province  regionali,  dispone:   Le Province regionali,  costituite
  dall'aggregazione  dei  Comuni siciliani in liberi  Consorzi,  sono
  dotate  della  più ampia autonomia amministrativa  e  finanziaria ,
  quindi deduciamo immediatamente in riferimento diretto all'articolo
  15  dello  Statuto  della Regione siciliana che  le  Province  sono
  un'aggregazione di Comuni in liberi Consorzi.
   Continuando  la  lettura dell'articolo 4:  Esse  sono  espressioni
  delle  comunità  operanti in territori di dimensioni sovracomunali,
  storicamente integrate o suscettibili di integrazioni,  intorno  ad
  un  unico  polo di direzione che consentono l'organizzazione  delle
  strutture e dei servizi connessi allo sviluppo delle relative aree,
  nonché  l'elaborazione e l'attuazione di una comune  programmazione
  economica  e  sociale .   La  Provincia  regionale,  Ente  pubblico
  territoriale,  realizza l'autogoverno della comunità  consortile  e
  sovrintende  nel quadro della programmazione regionale all'ordinato
  sviluppo  economico e sociale della comunità medesima. E  quindi  è
  titolare di funzioni proprie ed esercita le funzioni delegate dallo
  Stato  e  dalla  Regione. Quindi non è superflua  la  rilettura  di
  questo  dettato  normativo, perché si evince  chiaramente  che  già
  questa  norma garantisce l'esercizio delle funzioni di  Governo  di
  area  vasta  secondo strutture  ormai consolidate,  quali  sono  le
  Province.
   Per  cui, se lo scopo del Governo regionale è quello di sopprimere
  le  Province regionali per sostituirle con organi sovracomunali che
  ne  assorbono  le competenze solo per eliminare gli sprechi  legati
  alla  politica,  questa  certamente non è la  strada  che  si  deve
  seguire;  basterebbe ridurre i costi della politica, delle Province
  regionali, infatti l'articolato già esistente della legge  9/86  si
  presta benissimo ad assolvere alle funzioni che il Governo Crocetta
  vorrebbe attribuire a questa norma, agli istituendi consorzi. Anche
  se   non   si  capisce  come  il  Governo  intende  affrontare   le
  problematiche  legate  al  personale, la  spesa  maggiore  in  ogni
  bilancio  e soprattutto quella non edibile. A tal riguardo leggiamo
  nella relazione descrittiva del Governo che il presente disegno  di
  legge,  essendo di natura ordinamentale e non comportando  nuove  o
  maggiori   spese  o  minori  entrate,  non  necessità   di   essere
  accompagnata  della scheda di valutazione economico  finanziaria  e
  che  l'unico  effetto  finanziario discendente  dalle  disposizioni
  contenute nella presente legge si concretizza con una minore  spesa
  per  il  mancato rinnovo degli organi provinciali. Non è del  tutto
  vero perché qualche forma di rimborso i singoli consiglieri di ogni
  consorzio dovranno pure averla, quindi quanti consorzi si prevedono
  in luogo di una provincia regionale?
   Operiamo  una  razionalizzazione della  spesa  che  diminuisca  il
  numero  dei  consiglieri provinciali degli assessori e  che  riduca
  drasticamente  i costi della politica. Probabilmente otterremmo  lo
  stesso  risparmio  e  avremmo  fatto  meno  confusione  nel  quadro
  normativo  e  programmatico  regionale.  Perché  siamo  sicuri  che
  attribuendo  competenze più ampie,  arricchendo  di  contenuti  gli
  enti  provinciali  e  al contempo diminuendo i costi  degli  organi
  politici,  sicuramente faremmo una azione politica di  buon  senso,
  molto  più  razionale e produttiva. Non serve  proporre  niente  di
  diverso  da  quello che già è presente sul territorio, è necessario
  però  rivederne l'impalcato e renderne più efficace l'azione. E  mi
  chiedo  se  non  sarebbe più logico rimodulare  le  funzioni  e  le
  competenze   attribuite  agli  organi  provinciali  e   modificarne
  l'impalcato  delle  strutture  politiche  secondo  i  principi   di
  razionalizzazione  della  spesa pubblica  rivolti  all'efficacia  e
  all'efficienza dell'azione amministrativa?
   Siamo  sicuri  che questo disegno di legge non è il  percorso  che
  porta   alla  riduzione  di  costi  della  politica.  Noi  vogliamo
  realmente  la riduzione degli sprechi, ma questo provvedimento  non
  fa  altro  che  generare altra confusione in  un  momento  di  caos
  generale.  Questo disegno di legge contiene evidenti  questioni  di
  incostituzionalità,  ma  soprattutto espropria  di  un  diritto  il
  popolo  siciliano commissariando a tempo indeterminato le  province
  regionali  e  rinviando  la democrazia a data  da  destinarsi.  Con
  questo  impalcato  normativo si corre il  rischio  di  generare  un
  sistema  di  non governo del territorio. Potrebbero  nascere  anche
  trenta consorzi liberi, ai quali andrebbero a sommarsi le tre città
  metropolitane.  Il  Governo ritiene che  non  ci  sarebbe  così  un
  aumento di costi. Certo, se commissariamo le province per tutta  la
  legislatura un qualche risparmio ci potrebbe pur essere,  e  allora
  facciamolo,  ma  facciamolo  magari nominando  i  presidenti  delle
  province scaduti o in scadenza, e magari togliendo loro i compensi.
  Caos  su caos, sulle competenze, sul personale, se assorbito  dalla
  Regione  ci sarebbero costi maggiori o una disparità di trattamento
  dei  dipendenti, se invece se ne prevedesse il passaggio agli  enti
  comunali, coinciderebbero su ogni singolo patto di stabilità.
   Queste sono le domande che dobbiamo farci in questa fase, inoltre,
  mi  sento di affermare che un ulteriore motivo per cui non dobbiamo
  portare  avanti  questa norma è che la stessa è antidemocratica.  I
  futuri consorzi saranno governati da ordini di secondo grado,  cioè
  da organi eletti, non più direttamente dai cittadini, ma dai comuni
  consorziati.
   Un altro passo è il distacco tra la politica e la gente.
   Gli  italiani  hanno espresso chiaramente il loro giudizio  e  non
  vogliono una classe politica e dirigente nominata. Questa legge va,
  invece,   in   questa  direzione,  espropria  il  cittadino   dalla
  possibilità  di eleggere un proprio rappresentante, ma  l'esproprio
  non  si limita a questo. Infatti, viene impedito in maniera diretta
  il  voto  che  si  dovrebbe  tenere il prossimo  26  e  27  maggio,
  commissariando gli enti per un tempo che prevedo sarà almeno di sei
  mesi per la legge istitutiva.
   Poi,  quanto tempo per l'iter di formazione dei singoli  consorzi,
  per  la  nomina  degli organi? Nel frattempo ci saranno  commissari
  straordinari  su  commissari straordinari. E  tutto  ciò  senza  il
  minimo rispetto per il cittadino elettore.
   Appare  chiaro che il Presidente della Regione vuole  accattivarsi
  le   simpatie   magari   del   popolo,   invitando   i   componenti
  dell'Assemblea a collaborare per operare un reale taglio  ai  costi
  della  politica e non farsi incantare dalle promesse  del  marinaio
  Crocetta.
   Noi vogliamo realmente ridurre gli sprechi, ma questa legge non va
  in  questo senso. Questa è una legge incostituzionale e l'obiettivo
  del Governo è di farla impugnare al Commissario dello Stato per poi
  dire  che le loro intenzioni erano quelle di abolire le province  e
  che è stato fatto di tutto per ottenere questo risultato, ma che la
  casta, con i suoi giochi di potere, ha impedito ciò.
   Signor  Presidente,  mi  avvio  alle  conclusioni.  A  lei  volevo
  consegnare  una riflessione, anche se, dall'alto della  sua  carica
  istituzionale,  sono  certo  che non  può  fare  considerazioni  di
  carattere  politico, però una riflessione o magari un  suggerimento
  al  segretario  regionale del partito suo di  appartenenza,  che  è
  l'UDC,  magari  può ricordare o suggerire all'onorevole  D'Alia  di
  essere più coerente con le sue dichiarazioni perché, se è vero  che
  vuole dare un segnale, quindi vuole abolire le province, un segnale
  lo  potrebbe  dare  immediatamente,  facendo  dimettere  i  quattro
  assessori  che  ancora avete e che sono legati alle  loro  poltrone
  alla provincia di Messina.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  D'Asero.  Ne  ha
  facoltà.

   D'ASERO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   onorevole
  Presidente  della  Regione,  ritengo  che  questo  dibattito  abbia
  offerto  spunti di riflessione circa le considerazioni che  da  più
  interventi sono venute fuori, relativamente a quello che è il senso
  di  questo nuovo corso che vogliamo intraprendere, agli aspetti che
  devono  essere visti sotto vari profili, un profilo amministrativo,
  un  profilo costituzionale. Perché ritengo che il principio secondo
  il    quale    la    Costituzione   ha   voluto,    nell'architrave
  dell'organizzazione  dei livelli di Governo,  affidare  un  preciso
  compito   anche  a  quello  che  era  questo  livello  di   Governo
  intermedio, cioè le province, che poi possiamo chiamarle in maniera
  diversa, ma che hanno sicuramente espletato una funzione, oggi  c'è
  un  dibattito  aperto più sotto l'onda del populismo, sotto  l'onda
  della  innovazione  che  vogliamo offrire ai  cittadini,  a  questa
  domanda  importante  a cui dobbiamo dare grande attenzione,  grande
  rispetto, che i cittadini ci pongono di dare un taglio a quelli che
  sono i costi superflui della politica, ma intendendo, a mio avviso,
  per   costi superflui' della politica non sicuramente quelli e solo
  degli  organi democratici che devono garantire una funzionalità  in
  un sistema democratico, ma quei costi che, in maniera indiretta, in
  maniera impropria, rendono un peso nella gestione e che, di  fatto,
  non producono un risultato.
   Allora,  forse, è arrivato il momento di dare sicuramente corso  a
  quelle  che sono le aspettative dei cittadini, ma anche di  frenare
  questa  furia  omicida che - nella corsa sfrenata quasi  come  dire
  tutti  afflitti da questa grande ansia di dimostrare che  ognuno  è
  più  populista dell'altro - alla fine, ci porterà sicuramente verso
  un  momento  di distruzione totale, i cui risultati vengono  sempre
  visti in un momento successivo.
   Richiamo l'attenzione di quest'Aula sul dibattito svolto per altri
  disegni   di   legge,  quando  c'è  stata  questa  valutazione   di
  superficialità, voce inascoltata, dobbiamo ora fare un  consuntivo
  Vorrei  chiedere a quest'Aula qual è stato il risultato del disegno
  di legge  Granata  che ha voluto, di fatto, dare uno spunto nuovo a
  quella che voleva essere la rivoluzione, la riforma del turismo. Un
  disegno  di  legge che ha abolito le Agenzie per il turismo  e  gli
  Enti provinciali per il turismo. Nella sostanza abbiamo prodotto un
  solo  risultato, il personale è andato a ruolo unico, e  quindi  un
  costo strutturato fisso che la pubblica Amministrazione continua  a
  sostenere e, probabilmente, quella poca percentuale di risultati  e
  di  servizi che questi enti producevano, particolarmente nei centri
  a  più  alta vocazione turistica, non vengono più prodotti.  Quindi
  abbiamo,  con  una  rivoluzione, tenuto fermi  i  costi  e  abolito
  totalmente i risultati.
   Per  non  parlare  poi  del disegno di legge  sul  piano  casa.  I
  tentativi di farci stare zitti devono essere combattuti  Quest'Aula
  ha  avuto modo di dibattere, di affrontare il disegno di legge  sul
  piano  casa e noi in maniera insistente, abbandonando anche l'Aula,
  ricordammo   a  tutti  i  parlamentari  che  quando  i   pregiudizi
  fortemente  ideologici  tendono a  evitare  un  momento  di  sereno
  confronto  e  non danno la possibilità di esprimere una valutazione
  obiettiva  ed  approfondita, non producono risultanti.  Infatti  il
  piano  casa, che questa Assemblea ha votato, è stato dichiarato  da
  tutti un piano casa fallimentare perché di fatto non è applicabile.
   Per  non parlare del disegno di legge sugli ATO rifiuti, dove  per
  ben  tre volte non siamo riusciti a produrre un risultato e oggi  è
  sotto gli occhi di tutti il disastro che questo continuo legiferare
  in  maniera schizofrenica ha determinato. Per non parlare  dell'ATO
  idrico  dove, alla fine, abbiamo trovato una soluzione  ponendo  in
  essere una nuova legge che mette in liquidazione gli ATO idrici  da
  una  parte  e dall'altro rinvia il discorso sugli ATO rifiuti.  Con
  questo  voglio  dire   attenzione colleghi,  attenzione  Parlamento
  siciliano,     attenzione     Governo,    attenzione     Presidente
  dell'Assemblea,  a  cui va il compito di garantire  un  momento  di
  dibattito  e  di  riflessione  che  veda  come  trovare  spunti  di
  ragionevolezza .
   Oggi stiamo affrontando un dibattito con la solita realtà che vede
  un  pregiudizio ideologico, un pregiudizio di posizione di parte  e
  non invece una capacità di affrontare un ragionamento, perché, come
  ha detto il collega Fontana che mi preceduto, un conto è parlare di
  rinvio  delle elezioni in attesa di un ragionamento che deve essere
  serio  e  sensato,  un conto è dire rinviamo questo  momento  delle
  elezioni e incardiniamo già un nuovo ragionamento che vuole parlare
  di  consorzi liberi, che vuole parlare di nuova organizzazione  del
  sistema di livello del Governo intermedio. Probabilmente in  questo
  noi  commettiamo un grave errore e quindi dobbiamo avere la  forza,
  la  capacità,  di fare uno sforzo che tenda a far ragionare  tutti.
  Cari  colleghi, quando noi parliamo di un libero consorzio che  può
  essere costituito con 150 mila abitanti, ci siamo posti il problema
  che, probabilmente, ci saranno in Sicilia 33 liberi consorzi? Ma ci
  siamo  posti  il  problema di una organizzazione per  province,  di
  quello  che  è il sistema della vita istituzionale democratica  con
  una  Prefettura  per ogni provincia, con un Ufficio provinciale  di
  ogni realtà istituzionale e funzionale di servizi, delle Poste, dei
  Geni Civili, della organizzazione della Regione? Ci siamo posti  il
  problema che anche questo significato viene meno e quindi si creerà
  un  momento di grande confusione e disorganizzazione di un sistema?
  Quindi  ci  rendiamo  conto che vogliamo proporre  un  rimedio  che
  diventa  peggiore del male, se per male si intende il  senso  della
  inefficienza   della  provincia  e  della  disorganizzazione,   dei
  risultati, che non si raggiungono per una serie di altri  elementi,
  ma  ci siamo posti pure che fine faranno i liberi consorzi,  13.661
  km di strade provinciali di cui 2.191 montane?  Che fine faranno  i
  380  milioni  di  euro   di  debito delle  province?  E  gli  oltre
  trentasei  milioni  e  cinquecento mila del vincolo  del  Patto  di
  stabilità?
   Allora,  con questo per dire che cosa? Per dire a chi oggi propone
  solo   il  ragionamento  del  rinvio,  io  dico:  attenzione,   nel
  ragionamento  del  rinvio,  se  viene  ad  essere  pure  enunciato,
  considerato, impostato un principio secondo il quale nella sostanza
  il  livello di governo intermedio deve essere un altro, io  ritengo
  che in questo noi avviamo un percorso che sicuramente è un percorso
  che può portare a risultati poi sempre più gravi e disastrosi.
   Allora  dico, giusto il dibattito, giusta la posizione, giuste  le
  considerazioni  che ognuno vuol fare prevalere, ma attenzione,   in
  un'ottica  che  tenga conto di un risparmio sì, di una  risposta  a
  quelle  che sono le attese dei cittadini sì, ma anche una  capacità
  di  creare  momenti di razionalità amministrativa e non mostri  che
  complicheranno la vita democratica, non offriranno nessun risultato
  alla   razionalizzazione dei costi, ma quel che è ancor  peggio  un
  momento di ulteriore confusione e disastro.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Pogliese.  Ne  ha
  facoltà.

   POGLIESE.  Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  signor  assessore, onorevoli colleghi, intervengo in maniera  molto
  sintetica   su   questa  tematica  assolutamente   strategica   per
  l'ordinamento  degli  enti locali non avendo avuto,  fra  le  altre
  cose,  l'opportunità di farlo durante la discussione generale,  per
  ovvie ragioni di mancanza di ubiquità.
   E  credo  di poter dire, senza timore di smentita, che  su  questo
  argomento  si  sta  assistendo al festival della  demagogia,  della
  banalità.  Se  è vero, come è vero che il Governo regionale  ed  il
  presidente  Crocetta hanno cambiato opinione  tre  volte  nel  giro
  degli ultimi venti giorni, fino a vincolare la sua maggioranza dopo
  un'apparizione  televisiva da Massimo Giletti, che ha  radicalmente
  cambiato la posizione del Governo e della sua maggioranza.
   Io  so  perfettamente  che noi stiamo vivendo  all'interno  di  un
  contesto di grande disaffezione nei confronti del mondo politico ed
  istituzionale in maniera trasversale.
   So  perfettamente  che  la  gente vuole scelte  radicali,  ma  so,
  altresì,  che  non bisogna fare gli errori del passato.  Credo  che
  l'esperienza  del passato debba insegnare al presidente   Crocetta,
  alla  sua Giunta e a questo Parlamento molte cose. E credo che  sia
  assolutamente paradossale immaginare, per esempio, la  soppressione
  delle  province  regionali, la contestuale istituzione  dei  liberi
  consorzi fra comuni.
   Credo che sia assolutamente paradossale perché, come è stato detto
  da  alcuni illustri oratori che si sono alternati, prima di me, noi
  potremmo  assistere alla paradossale situazione  di  sopprimere  le
  nove province regionali e di istituire contestualmente una ventina,
  una  trentina  di  liberi  consorzi fra  comuni,   che  andranno  a
  determinare in maniera assolutamente naturale un caos organizzativo
  senza precedenti.
   Ci siamo dimenticati, forse, onorevoli colleghi,  di quello che  è
  accaduto  durante la fase dei comitati di gestione  delle  ASL;  ci
  siamo  dimenticati quello che è accaduto durante la fase successive
  all'istituzione  degli  ATO  rifiuti,  che  dovevano  servire   per
  razionalizzare le risorse, per migliorare il servizio ebbene  si  è
  verificato esattamente il contrario di quelli che erano i propositi
  del  legislatore, e credo che sia, esattamente, lo scenario che noi
  potremmo  registrare  nel momento in cui questa  Assemblea  dovesse
  recepire  le  indicazioni del Governo e del suo  governatore.  Ecco
  quindi  perché  io  sono  un  convinto assertore  della  necessità,
  invece,  di  immaginare  una riforma delle Province  regionali,  di
  immaginare  una  riduzione del numero dei consiglieri  provinciali,
  del   numero  dei  componenti  delle  Giunte  provinciali   e   una
  contestuale   riduzione  in  maniera  significativa   anche   degli
  emolumenti.
   Sono  un  convinto assertore, altresì, di attribuire alle Province
  regionali  nuove  funzioni  che  potrebbero  determinare  anche  il
  risparmio  di ingenti risorse, penso alla soppressione  degli  ATO,
  penso    alla   soppressione   degli   IACP,   posizioni   peraltro
  assolutamente   condivise   anche  da  illustri   esponenti   della
  maggioranza che sostiene il Presidente Crocetta.
     In  I  Commissione, ricordo a me stesso quello  che  è  accaduto
  quando   l'onorevole  Malafarina  e  l'onorevole   Anselmo,   erano
  legittimamente  pronti a sostenere un testo di sintesi,  che  la  I
  Commissione aveva elaborato, delle posizioni politiche espresse nei
  giorni  precedenti a quella imminente votazione, poi accadde quello
  di  cui  ho  parlato  in  premessa, il governatore  Crocetta  venne
  invitato  in  una autorevole trasmissione televisiva  e  ci  fu  un
  cambiamento   radicale  che  ha  vincolato   la   maggioranza   del
  governatore Crocetta.
   Per non parlare poi - e mi avvio alla conclusione - dei profili di
  legittimità   costituzionale,  di  cui  ha  parlato  brillantemente
  l'onorevole Ioppolo,  e che non voglio ripetere.
   Ecco,  quindi,  perché governatore, io mi auguro  che  il  Governo
  possa  redimersi, possa registrare la quarta posizione  in  ventuno
  giorni  e possa evitare di commettere un grosso errore di  cui  fra
  qualche anno dovremmo amaramente pentirci.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Gianni.  Ne  ha
  facoltà.
   Lei  sta fremendo, onorevole Falcone, le darò la parola al momento
  opportuno, per il  richiamo  al Regolamento.

   GIANNI.  Signor  Presidente, sarebbe stato più semplice  oggi  far
  finta  di  nulla, come qualche altro. Ma io non posso non  dirle  -
  parlo al Presidente dell'Assemblea e al Presidente della Regione  -
  che  ritengo  oggi, nel giorno di San Giuseppe, un peccato  mortale
  continuare a perdere tempo su questa finta che ci sta portando e si
  sta portando avanti da troppo tempo.
   Onorevole  Presidente,  oggi ho chiesto - l'altra  volta  lei  non
  c'era  - all'assessore al ramo di farmi sapere quanti soldi, quanti
  euro risparmiamo a parte il fatto politico. Non ho ricevuto nessuna
  risposta.  Perché secondo la mia esperienza,  onorevole Presidente,
  anziché continuare a farsi tirare la giacca di chi la vuole portare
  in  giro  su questa demagogica posizione, io le direi:  perché  non
  chiama il Presidente dell'ENI, dell'ENEL e fa partire i lavori  che
  sono  fermi? Perché non chiama il Governo nazionale e si siede  per
  discutere  dei  ticket  che  saremo  costretti,  forse,  e   sarete
  costretti a imporre . Credo sia una cosa che non deve fare,  perché
  la gente sta morendo di fame, perché c'è un buco del bilancio di un
  miliardo  quest'anno e un miliardo l'anno scorso,  tre   o  quattro
  miliardi nel passato e tutti insieme la stanno bloccando, la stanno
  incatenando.
     Ho  condiviso, non oggi,  ma il giorno dopo che la sua elezione,
  ho  detto  è  stato eletto il Presidente Crocetta,  Crocetta  è  il
  Presidente, punto.
   Ho  cercato di darle qualche suggerimento per quel poco che  è  la
  mia esperienza.
   Io  la invito, onorevole Presidente, a fare una riflessione,  ogni
  anno lo Stato ci prende, e lei lo sa bene perché è stato Sindaco di
  Gela, trentacinque miliardi di euro di prelievo fiscale dalla  zona
  industriale  di  Gela, Priolo e Milazzo. Lei deve  sedersi  con  il
  Governo nazionale e chiedere di fermarsi e di lasciare una parte di
  questo  prelievo fiscale perché noi abbiamo bisogno  di  rilanciare
  l'economia,  di  rilanciare  gli  artigiani,  gli  industriali,  il
  commercio,  il  lavoro. Perché tra qualche giorno noi  non  potremo
  uscire da quest'Aula.
   Onorevole   Presidente,   io  la  invito  a  chiamare  la   grande
  distribuzione, che qui ha la sede di prelievo, come le  banche  che
  drenano risorse,  e che poi pagano le tasse in altri posti.
   Lei  si  deve  fermare  e  lasci perdere  questa  cosa,  la  lasci
  all'Assemblea.  Facciano quello che vogliono, è un  errore  portare
  avanti questo disegno di legge che prevede soltanto di cambiare  la
  sostanza  e  poi  viene martoriata di più. La legge  non  va  bene.
  Togliamo  gli  stipendi,  diminuiamo  il  numero  dei  consiglieri,
  diminuiamo  il  numero  degli assessori,  aumentiamo,  decentriamo,
  dalle  Regioni alle Province,  alcune competenze che possono essere
  importanti. Si occupi di quello per cui la gente lo ha  chiamato  a
  presiedere questa Regione.
   Lei sta rompendo tutti gli schemi, tutti gli equilibri, benissimo,
  ottimo,  faccia  uno  sforzo, si fermi sulle cose  importanti  come
  quelle  che le ho appena elencato. Diventi veramente il  padre  dei
  siciliani.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, si sono conclusi  gli  interventi
  sugli emendamenti soppressivi all'articolo 1.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                    Per un richiamo al Regolamento

   FALCONE. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, brevissimamente, non ce ne scappiamo.
  Un  minuto  si  può perdere per una questione che io ritengo,  come
  dire, importante.
   Noi  stiamo  proseguendo questi lavori, ex  articolo  68  bis  del
  Regolamento,  quindi  significa che quando la  Commissione  non  ha
  esitato  i  lavori  per  l'Aula,  la  norma  la  facciamo  affluire
  direttamente   in  Aula,  ma  ove  occorre,  previo  parere   della
  Commissione Bilancio.
   Ora,  sembrerebbe che questa norma, che rinvia, non abbia  bisogno
  del  parere della Commissione Bilancio, ma quando viene introdotto,
  come  questa norma sta facendo, un concetto di istituzione,  e  qua
  stiamo  istituendo le Città Metropolitane, significa  che  dobbiamo
  programmare tutta una attività che ha dei costi, io la prego signor
  Presidente  che,  ex  articolo  110 del  Regolamento  Interno,  noi
  dobbiamo sottoporre questa vicenda alla Commissione Bilancio.
   Lo  chiedo  come richiamo al Regolamento al fine di poter  inviare
  questo  disegno  di legge alla Commissione Bilancio  che  entro  10
  giorni - lo può fare in un giorno - domani, si potrà esprimere. Qua
  c'è  il Presidente Dina, andiamo in Commissione, lo vediamo stasera
  stesso, verifichiamo i profili di copertura finanziaria di spesa  e
  dopo di che ritorniamo in Aula e proseguiamo.
   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n. 278

   PRESIDENTE.  In effetti, onorevole Falcone,  il comma  2,  che  fa
  riferimento  alla  istituzione nel territorio della  Regione  delle
  città metropolitane, rinvia alla legge complessiva di riordino  del
  sistema  delle province. Ecco la definisco così, per cui non  credo
  che  si  debba  pronunciare, anzi, non  credo  che  la  Commissione
  Bilancio  aveva ed abbia il dovere di pronunciarsi perché  rinviata
  alla legge successiva.
   Onorevoli  colleghi,  poniamo ai voti gli emendamenti  interamente
  soppressivi.
   Ricordo  che  si  pongono  ai voti gli emendamenti  che  sono  più
  lontani  dal  testo, quindi vengono messi ai voti  gli  emendamenti
  soppressivi che vanno dall' 1.128 all'1.6.

   CORDARO.  Signor Presidente, in questo elenco ci sono  emendamenti
  che riguardano gli articoli  e quelli che riguardano i commi.

   PRESIDENTE. Ha fatto bene ad evidenziarlo. Di fatto vengono  posti
  in  votazioni tutti gli emendamenti abrogativi dell'intero articolo
  e  del  solo  comma  1,  perché di effetto  equivalente.  Sono  gli
  emendamenti  1.128,  1.1, 1.2, 1.133, 1.132,  1.5,  che  è  proprio
  quello  a  cui lei fa riferimento, l'1.134 e l' 1.6 a  cui  lei  fa
  riferimento. Gli effetti sono equivalenti.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                        Sull'ordine dei lavori

   CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  assessori, onorevoli colleghi, i primi tre emendamenti, 1.128,  1.1
  ed  1.2  recitano:   L'articolo  1 è  soppresso ;  gli  emendamenti
  dall'1.133 all'1.6 recitano:  Il comma 1 è soppresso .
   Sarebbe valido il ragionamento qualora fosse al contrario,  perché
  nel  più  sta il meno. Ma noi dobbiamo partitamente votare,  seppur
  per  gruppi,  prima  i  primi  tre che riguardano  la  soppressione
  dell'articolo,  perché potrebbe anche non passare  la  soppressione
  dell'articolo   e  a  quel  punto  avrebbe  un  senso   votare   la
  soppressione del comma, non al contrario,  Presidente Ardizzone.
   Credo  si  tratti di logica comune, non di logica giuridica  della
  quale lei, certamente, è in possesso.
   Quindi,  ribadisco  il  concetto,  possiamo  votare  i  primi  tre
  emendamenti, l'Aula potrebbe bocciarli.
   I  primi  tre emendamenti riguardano l'articolo, però  è  evidente
  che,  nel  momento  in cui questi non passano,  io  posso  chiedere
  l'abrogazione  del comma, la soppressione del comma 1.  E,  quindi,
  vanno votati partitamente prima insieme i primi tre,  e poi insieme
  gli altri cinque.

   transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'

   Presidenza del Presidente Ardizzone


          Riprende la discussione del disegno di legge n. 278

   PRESIDENTE.  Onorevole Cordaro, le ribadisco, per un principio  di
  economia  procedurale, la votazione è identica, perché gli  effetti
  sono  identici,  perché nel momento in cui mi  viene  soppresso  il
  comma 1, non ha più ragione di esistere il comma 2 che rinvia  alla
  disciplina di cui alla legge del comma 1.
   Quindi,  pongo  congiuntamente in votazione gli  otto  emendamenti
  precedentemente comunicati.

   CORDARO Chiedo la votazione segreta.

  Votazione per scrutinio segreto degli emendamenti 1.128, 1.1, 1.2,
                     1.133, 1.132, 1.5, 1.134, 1.6

   (La  richiesta  risulta appoggiata a termini di Regolamento  dagli
  onorevoli Cascio F., Cascio S., Clemente, Falcone, Fazio,  Fontana,
  Formica, Ioppolo, Lo Sciuto, Scoma e Vinciullo)

   CORDARO Signor Presidente, chiedo la cortesia di spiegare il voto.

   PRESIDENTE  Spiego  il  significato del  voto.  Chi  è  favorevole
  all'emendamento   soppressivo   nella   sua   interezza   o   anche
  limitatamente al comma 1,  vota verde; chi è contrario vota rosso.
   Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  La Commissione non si esprime, ai sensi dell'articolo
  68 bis del Regolamento.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.
                      (Si procede alla votazione)

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

        Presenti              80
        Votanti               80
        Maggioranza           41
        Favorevoli            29
        Contrari              50
        Astenuto               1

                           (Non è approvato)

   Onorevoli colleghi, l'emendamento 1.172, degli onorevoli  Cordaro,
  Cascio Salvatore, Clemente e Sudano,  è interamente sostitutivo del
  disegno  di  legge e la sua approvazione comporta la  decadenza  di
  tutti gli emendamenti presentati.
   Non  può  essere  posto  in votazione nella sua  interezza  perché
  alcuni  commi  necessitano del parere della  Commissione  Bilancio.
  L'emendamento si può porre in votazione con esclusione dei commi 6,
  8,  9,  10,  11,  12,  13, 14, 15 e 18. In via eccezionale,  invito
  l'onorevole     Cordaro,    siccome    l'aveva     già     spiegato
  nell'illustrazione dell'articolo, ma in via del tutto  eccezionale,
  per chiarezza dell'Aula perché ha fatto un ragionamento al quale va
  riconosciuta l'onestà intellettuale per come lo ha espresso. Questo
  affinché l'Aula voti sapendo quello che vota.

   CORDARO. Signor Presidente,  oltre che rivolgermi ai colleghi e al
  Presidente dell'Assemblea, mi rivolgo al Presidente della Regione.
   Presidente  Crocetta questo è un emendamento di buon  senso  e  su
  questo  emendamento io in ogni caso vorrei, qualora lei lo riterrà,
  che il Presidente della Regione si esprimesse.
   Questo  emendamento che entra nel merito, appunto  per  questo  di
  riscrittura, fissa di fatto, ad esclusione dei commi che sono stati
  cassati  perchè  ritenuti,  ribadisco a mio  parere,  correttamente
  inammissibili dalla Presidenza, perché riguardavano nuove  funzioni
  da  attribuire alle province a cui non corrispondevano  le  risorse
  necessarie,  si  tratta  in pratica di fissare  i  paletti  per  la
  riforma degli enti elettivi provinciali modificando la legge  n.  9
  del 1986.
   Si   tratta  della  riduzione  del  numero  degli  assessori,  dei
  consiglieri e si tratta, precisamente, di ridurre dagli attuali  50
  a  35  i  consiglieri  nelle  province  regionali  con  popolazione
  superiore  a  600 mila abitanti; a 27 nelle province regionali  con
  popolazione da 400 a 600 mila abitanti; a 15 i consiglieri in tutte
  le altre province siciliane.
   Si tratta di adeguare, con ciò riducendo le spese perché si dilata
  la  durata della giunta a 5 anni, si tratta di aggiungere il  comma
  10  bis  all'articolo 32 della legge n.  9 del 1986, riducendo  gli
  incarichi esterni a 3, 2 ed 1  a seconda delle 3 tipologie poc'anzi
  rassegnate,  la possibilità appunto di nominare esterni  presso  le
  amministrazioni provinciali.
   Si tratta, ancora, in tema di spending review, perché questa la fa
  concretamente,  di  ridurre  i tanto discussi  tempi  dei  rimborsi
  previsti  per  i  permessi  che, ad oggi,  vengono  attribuiti  con
  riferimento  all'intera giornata in cui vi è  seduta  d'Aula  o  di
  commissione  e che sarebbero invece strettamente legate  all'orario
  delle stesse. Si tratta infine di ridurre concretamente l'indennità
  a  consiglieri, assessori e Presidente della provincia  del  trenta
  per cento.
   Noi  poc'anzi, Presidente Crocetta, abbiamo avuto una prova d'Aula
  evidente e però io torno ad appellarmi al suo buon senso e alla sua
  volontà  di proseguire un percorso di ragionamento e non  muscolare
  tra maggioranza ed opposizione.
   Se  questo  emendamento, prima che venga posto  ai  voti,  potesse
  essere  la  ragione,  anche,  di una  sospensione  e  di  un  breve
  ragionamento  fra lei e i capigruppo tutti presenti  in  quest'Aula
  per  cercare, per l'ultima volta, di trovare, insieme al Presidente
  dell'Assemblea, una quadra che non veda necessariamente vincitori e
  vinti,  che  non veda, necessariamente, chi dimostra  di  avere  la
  forza  e  chi la subisce, noi credo che faremmo un grande  servizio
  alle istituzioni e soprattutto un  grande servizio alle istituzioni
  siciliane.
   Quindi,  in  questo senso, Presidente Crocetta, col  permesso  del
  Presidente  dell'Assemblea,  Le  chiedo  di  esprimersi  su  questo
  emendamento e di comunicarci personalmente il parere del Governo.

   CROCETTA,  presidente della Regione.  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA, presidente della Regione. Onorevoli deputati, il Governo
  è  contrario  a  questo emendamento perché, sostanzialmente,  posso
  dirlo,  è  un  emendamento  truffa' perché viene presentato  in  un
  contesto in cui noi non discutiamo della riforma delle province, ma
  parliamo  della possibilità di istituire i consorzi  dei  comuni  e
  quindi ritornare allo Statuto.
   Nel  momento  in  cui questo emendamento viene  approvato,  decade
  tutto il disegno istitutivo dei consorzi, quindi, proprio perché si
  propone   come   emendamento  sostitutivo   e   non   eventualmente
  integrativo    di   una   situazione,   che   diventa    totalmente
  inaccettabile.
   Credo  che in altri tempi questo sarebbe stato possibile, io credo
  che  il  Governo abbia fatto una intermediazione su questa  vicenda
  che  è  quella  di ritiro del testo di legge sulla istituzione  dei
  consorzi  dei  comuni accettando, in Conferenza dei Presidenti  dei
  Gruppi  parlamentari, dove erano presenti tutti i Gruppi e dove  mi
  era sembrato di avere, persino, un parere unanime, la presentazione
  delle norme transitorie.
   Io  credo che la base di confronto potrà essere quella della legge
  sul  consorzio  e  credo  che su questo avremo  la  possibilità  di
  confrontarci.   Ci   vorremmo  confrontare   con   le   forze   del
  centrosinistra, così come quelle del centrodestra e con  tutti  gli
  altri  Gruppi  parlamentari.  Però, riteniamo  che  questo  sia  un
  emendamento che, sostanzialmente, modifica la volontà che è  emersa
  già con chiarezza nella prima votazione.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, sommessamente ma fermamente,  siccome
  lei,  Presidente Ardizzone, questo emendamento lo  ha  ammesso,  se
  questo  è un emendamento  truffa', io la invito  a spiegare  a  noi
  deputati qual è la terminologia che dobbiamo usare in quest'Aula  e
  se il Presidente Crocetta voleva utilizzare l'ironia

   PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, ho compreso.

   CORDARO.  Allora, Presidente, ci tuteli per capire  come  dobbiamo
  regolarci nei prossimi interventi.

   PRESIDENTE. Onorevole, lei è abbastanza tutelato e non ha  bisogno
  della   mia   tutela.   Non  è  stata  lesa   nessuna   prerogativa
  parlamentare.  E'una definizione politica, non ci  trovo  nulla  di
  scandaloso, obiettivamente.
   Si  parla  di legge truffa, emendamento truffa, ma è un linguaggio
  politico,  non  si  è  andato al di là, non è  stata  lesa  nessuna
  prerogativa del parlamentare.
   Non mi sento leso. L'ho ammesso. E' ammissibile, proseguiamo.
   Pongo  in  votazione l'emendamento 1.172, a firma degli  onorevoli
  Cordaro, Cascio S., Clemente e Sudano, ad eccezione dei commi 6, 8,
  9, 10, 11, 12, 13, 14, 15 e 18.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'

   Presidenza del Presidente Ardizzone


   FORMICA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE.   Onorevole   Formica,   conosce   perfettamente    il
  Regolamento.  La dichiarazione di voto su ogni singolo  emendamento
  diventa  difficoltosa. Noi abbiamo dato la possibilità a  tutti  di
  parlare. Facciamo fare la dichiarazione di voto sull'articolo.
   Leggiamo perfettamente il Regolamento.

   FORMICA.  Signor  Presidente, deve farmi fare la dichiarazione  di
  voto.  Ho  letto  perfettamente  il  Regolamento.  Non  si  possono
  calpestare  così  le  regole. Deve farmi fare la  dichiarazione  di
  voto.

   PRESIDENTE.  No,  non  stiamo  calpestando  le  regole,  onorevole
  Formica. Quando si voterà l'articolo nella sua interezza, lei potrà
  fare tutte le dichiarazioni di voto che riterrà opportuno.
   Onorevole   Cordaro   richiedo  la  sua   attenzione.   Si   passa
  all'emendamento  1.183,  a  firma degli onorevoli  Cordaro,  Cascio
  Salvatore, Clemente e Sudano.
   Invito  i  presentatori  al ritiro di questo  emendamento,  perché
  configura    un   commissariamento   a   tempo   indeterminato    e
  l'individuazione  di Commissari straordinari esclusivamente  tra  i
  presidenti  di provincia in scadenza non garantisce l'applicabilità
  della  norma. Comunque, preciso che il tema dei commissariamenti  è
  affrontato negli emendamenti all'articolo 2.
   Invito  l'onorevole  Cordaro  a  ritirarlo,  per  non  dichiararlo
  inammissibile, perché siamo al limite della costituzionalità  della
  norma,  perché prorogheremmo, di fatto, l'esercizio delle  funzioni
  di un Presidente la cui durata è prevista per cinque anni.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha  facoltà, perché ho fatto  l'invito  alla  sua
  persona per il ritiro.

   CORDARO. D'altronde se parla solo lei, anche se con autorevolezza,
  il dibattito non è un dibattito.
   Signor  Presidente, mi permetto di sottoporre alla sua  attenzione
  il  combinato disposto non del secondo comma con se stesso, ma  del
  secondo comma con il primo. E, siccome al primo si fa riferimento e
  si dice in maniera precisa   entro il 31 dicembre 2013 la Regione ,
  nonostante  le  smorfie del dottor Di Gregorio,  lo  spirito  della
  norma  è quello di collegare il secondo comma al primo. E' evidente
  che, come auspicato da tutti, qualora la riforma di quelle che  non
  so  neanche  se  chiamare più province, non vorrei essere  accusato
  affettuosamente dal presidente Crocetta di essere  truffaldino , ..

   CROCETTA, presidente della Regione. Questo mai

   CORDARO.   quindi, diciamo di quelle che saranno  qualcosa,  ecco,
  entro il 31 dicembre, si dovesse fare come riforma, a quel punto, è
  chiaro  che  i commissariamenti, automaticamente, ed  è  questo  lo
  spirito  di  questo  emendamento  scritto,  però,  per  carità,  lo
  valutino gli Uffici, noi ne prenderemo atto. D'altronde, siamo  una
  minoranza ostinata, ma rispettosa delle leggi.

   PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, gli Uffici l'hanno valutato,  debbo
  dire,  molto attentamente, infatti, personalmente, confidavo  nella
  sua collaborazione perché, di fatto, non do aggettivi

   CORDARO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 1.182, a firma degli onorevoli Figuccia,
  Greco, Lo Sciuto e Federico.
   Questo  emendamento rinvia alla nuova legge, da adottare entro  il
  31   dicembre,  la  nuova  disciplina  ma  non  sospende  il  turno
  elettorale; quindi, precluderebbe la trattazione dell'articolo 2.
   Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Contrario.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  con   questo
  emendamento mettevamo in risalto l'esigenza di dare una data  certa
  rispetto alla riforma, ovvero, riteniamo che il rischio serio è che
  ci  si  possa trovare impantanati in un vuoto normativo ed  in  una
  condizione  che  pieghi  il territorio ad un  periodo  lungo  anche
  lunghissimo  di commissariamenti perché, vede presidente  Crocetta,
  purtroppo, il mio Gruppo parlamentare, così come quello  di   molti
  altri  gruppi  della  minoranza, è rimasto sbigottito  rispetto  al
  fatto   che   più   volte  si  sia  assistito   ad   una   modifica
  dell'atteggiamento da parte del Governo. Infatti, inspiegabilmente,
  ci  siamo  ritrovati  di fronte a prese di posizioni  diverse  dove
  sembrava  che le elezioni dovessero essere prima ad aprile,  poi  a
  maggio, fino ad arrivare all'eliminazione delle province.
   Allora,  attraverso questo emendamento chiediamo che l'articolo  1
  venga  sostituito  fissando una data certa, per  l'appunto,  che  è
  quella  del 2013 e chiedendo che le nuove funzioni attribuite  agli
  enti  territoriali  di cui al titolo 2 della legge  numero  9/86  e
  successive   modifiche   ed  integrazioni  vengano   effettivamente
  applicate.

   PRESIDENTE.  Lo  pongo in votazione, con il parere  contrario  del
  Governo.

   CORDARO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

   (La   richiesta  è  appoggiata  a  termini  di  Regolamento  dagli
  onorevoli  Assenza,  Cascio  F., Cascio  S.,  Clemente,  Di  Mauro,
  Falcone,  Fazio,  Formica,  Greco G., Ioppolo,  Lombardo,  Scoma  e
  Sudano)

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.182.

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indico   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 1.182.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  84
   Maggioranza         43
   Favorevoli          29
   Contrari            55

                           (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 1.4, a firma degli  onorevoli  Formica,
  Correnti,  Ioppolo, Musumeci e Ruggirello. Anche questo emendamento
  è   interamente  sostitutivo  del  disegno  di  legge  e   la   sua
  approvazione fa decadere tutti gli altri.

   FORMICA. Signor Presidente, chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Onorevole Formica, le concedo la facoltà di parlare in
  via  eccezionale, così come ho fatto con l'onorevole Cordaro, anche
  se  lei  era intervenuto, affinché lo illustri  brevemente  per  il
  significato che ha.

   FORMICA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, intanto,  volevo
  fare  una  considerazione, che serve anche per i Questori, ritengo.
  Siccome, mi è apparso strano che l'esito della votazione abbia dato
  lo  stesso  numero  di  voti, ed è corretto e giusto,  della  volta
  precedente  per quanto riguarda l'opposizione: 29.  Mi  è  sembrato
  strano  che  il  numero della maggioranza sia aumentato  di  cinque
  unità.  Sarebbe forse il caso di controllare meglio  Perché l'esito
  della precedente votazione era stato 50 a 29, ora siamo sempre  29,
  ma sono...

   PRESIDENTE. E' ininfluente.

   FORMICA.  E'  assolutamente ininfluente, però appare  strano.  C'è
  stata la moltiplicazione dei pani e dei pesci  Signor Presidente, a
  parte tutte le considerazioni che abbiamo fatto, abbiamo posto  una
  serie  di  quesiti al Governo circa l'utilità di questa riforma  in
  merito  ai  risparmi  attesi e all'efficienza  dell'erogazione  dei
  servizi che si intende offrire con il nuovo modello di riforma  che
  si   propone  non  con  questa  legge,  perché  questa   si   ferma
  all'enunciazione di un modello, ma non delinea né i contorni  né  i
  tratti   salienti,  particolari  e  caratteristici   che   dovranno
  contraddistinguere i nuovi enti.
   Ora,  a  parte il fatto che siamo in presenza di una richiesta  di
  rinvio  del  voto  senza  una  legge  certa  e  non  vedo  come  il
  Commissario dello Stato possa far passare una norma che prevede  di
  rinviare  le  elezioni senza che si stabilisca prima, con  un'altra
  norma, se ci saranno o meno le nuove elezioni ed eventualmente  che
  tipo  di  elezioni saranno, c'è un aggravio certo di spesa  perché,
  mentre  votandosi il 26 e il 27 maggio, assieme  al  turno  per  le
  comunali, qualora durante questi sei mesi questo Parlamento dovesse
  decidere   e  deliberare  che  c'è  una  riformulazione   dell'ente
  provincia e, quindi, si va a votare, noi dovremmo mettere in  conto
  un successivo turno elettorale che sarebbe assolutamente aggiuntivo
  e  che  graverebbe per almeno una ventina di  milioni  sulle  casse
  della Regione e, quindi, dei siciliani.
   Ritorniamo.  Non  troviamo il milione da dare ai  disoccupati,  ne
  sprechiamo  venti  per inseguire un secondo turno elettorale  senza
  legge  e senza che ci sia una previsione statutaria che lo preveda,
  perché   gli  altri  due  rinvii  che  sono  stati  fatti,   signor
  Presidente,  sono stati in due occasioni. Nella prima occasione  si
  era  fatta la legge che portava da quattro a cinque anni il mandato
  dei  sindaci. Quindi, c'era una legge certa, fatta prima, una  data
  certa,  un periodo certo, il tutto suffragato da una legge a monte.
  Nel  secondo caso - credo che sia stato nel 2006 -, c'è  stata,  in
  seguito  all'abolizione  del turno di  novembre   e,  quindi,  alla
  previsione  dell'election day, del turno unico  delle  elezioni  di
  maggio,  anche  in quel caso c'era una norma certa, una  legge  che
  stabiliva prima la durata e la fattispecie, perché si sono rinviate
  di sei mesi le elezioni di molti comuni in quanto con l'istituzione
  del turno unico era gioco-forza farlo.
   In  questo caso, non c'è nulla di tutto questo, non c'è una  legge
  che  stabilisca quando si vota né come si vota né per cosa si  vota
  perché  le  province si intende abolirle ma non si sa cosa  nascerà
  perché il tutto sarà figlio di una decisione che dovrà avvenire  in
  quest'Aula..
   Allora, perché quell'emendamento? Perché, sostanzialmente, mira  a
  risparmiare  in  maniera  certa, vera,  documentata,  contabilmente
  specificata, il costo del personale politico delle province  perché
  tende  a  ridurre,  con  legge, il numero  dei  consiglieri,  degli
  assessori ed anche le loro indennità. Non solo  Ma oltre  a  questo
  risparmio  certo,  assicurato,  quantificabile  contabilmente,  noi
  inseriamo  anche la possibilità di eliminare gli enti inutili,  gli
  enti  della  cosiddetta  manciugghia  che è una  parola  che  tanto
  piace  al  Governatore  Eliminiamo la  manciugghia  degli  enti,  e
  sono  centinaia,  dove  vengono nominati i  trombati ,  ne  abbiamo
  qualche  esempio anche in questi giorni di  trombati  nominati  dal
  governo Crocetta.
   Noi  che  diciamo?  Facciamo  un risparmio  certo,  miglioriamo  i
  servizi  che diamo alla collettività, diminuiamo gli enti  inutili,
  eliminiamo la  manciugghia , eliminiamo la possibilità che ci siano
  le nomine dei  trombati  della politica, perché è a questo che mira
  la  presentazione di questo disegno di legge che approfittando  del
  fatto  che nell'opinione pubblica, a causa di un bombardamento  non
  giustificato  che da molti anni, almeno da tre o  quattro  anni,  e
  soprattutto nei giornali del Nord, viene fatto contro le  province,
  si approfitta di questo per propinare il raddoppio dei costi per il
  cittadino,  l'incertezza  sui servizi e  conservare  il  privilegio
  della nomina con i  trombati  delle elezioni  Bel risultato Governo
  e maggioranza

   PRESIDENTE.  Onorevole Formica, in questa fase si  sarebbe  dovuto
  limitare ad illustrare l'emendamento.

   FORMICA. L'ho fatto, signor Presidente.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo sull'emendamento 1.4.

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Contrario.

   FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

   (La   richiesta  è  appoggiata  a  termini  di  Regolamento  dagli
  onorevoli Cascio F., Cascio S., Clemente, Cordaro, Falcone,  Fazio,
  Fontana, Ioppolo, Lo Sciuto, Scoma e Sudano)

         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.4.

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 1.4.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  80
   Maggioranza         41
   Favorevoli          26
   Contrari            53

                           (Non è approvato)

   La seduta è sospesa per qualche minuto.

       (La seduta, sospesa alle ore 19.19, è ripresa alle 19.26)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.   Si  passa  all'emendamento  1.169,  degli   onorevoli
  Gucciardi, Lenza e Malafarina.
   All'emendamento  sono  stati presentati i seguenti  subemendamenti:
  1.169.7,  1.169.1, 1.169.2, 1.169.3, 1.169.4, 1.169.5 e il  1.169.6,
  aggiuntivo.
   Sono  stati  dichiarati ammissibili soltanto quelli che sono  stati
  già  distribuiti,  ed è anche per questo che ho  inteso  sospendere,
  anche  se  per  pochi  minuti, la seduta  affinché  i  gruppi  ed  i
  parlamentari potessero approfondire l'argomento.
   La    dichiarazione    di    inammissibilità    ai    numerosissimi
  subemendamento   è  stata  effettuata  sulla  base  delle   seguenti
  motivazioni: perché il testo non ha natura di subemendamento; perché
  il  testo  presenta profili di incostituzionalità; perché  il  testo
  comporta   effetti   finanziari;  perché  la  formulazione   risulta
  incoerente e non garantisce l'applicabilità della disciplina; perché
  preclusi da precedenti votazioni.

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.    Ne    ha    facoltà.   Non    essendo    intervenuto
  precedentemente, può intervenire sia in relazione ai subemendamento,
  agli emendamenti ed all'intero articolo 1.

   TURANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, farò un  intervento
  breve  e  vorrei che il Presidente della Regione e l'Assessore,  ove
  possibile,  seguissero.  Davo per scontato,  per  una  questione  di
  cortesia   e  gentilezza,  che  i  colleghi  parlamentari   avessero
  altrettanta attenzione al ragionamento che cercherò di fare.
   L'emendamento  di  cui stiamo parlando indica  un  termine,  che  è
  quello del 31 dicembre 2013.
   Io  stesso  a pagina 13 del libro che mi è stato dato ho presentato
  l'emendamento  1.178 che anticipa il termine entro  cui  l'Assemblea
  deve varare la legge al 31 luglio 2013.
   Signor  Presidente,  non  nego  di essere  stato  combattuto  nelle
  votazioni precedenti ma, siccome, so essere leale e mi piace  essere
  corretto ho seguito le indicazioni che provengono dalla maggioranza.
   Pur  tuttavia,  poiché il Presidente della Regione  ha  deciso  di
  mettere   mano   ad  un  argomento  sensibile  come  quello   della
  rivisitazione  delle  Province, credo che  per  raggiungere  questo
  obiettivo non necessita ancora un intero anno.
   Signor   Presidente   dell'Assemblea,  noi  parliamo   di   questo
  argomento,  informalmente,  da quattro  mesi  circa  e  secondo  me
  pensare di utilizzare ancora nove mesi per decidere il da farsi non
  è, come dire, un tempo congruo.
   Vorrei che il Presidente del gruppo parlamentare di maggioranza  e
  segnatamente il Presidente del gruppo parlamentare che  rappresento
  seguissero un ulteriore ragionamento.
   Se   non  ricordo  male,  tutte  le  leggi  di  contabilità  fanno
  coincidere  l'esercizio finanziario con l'anno  solare  e,  se  non
  ricordo  male,  il Regolamento di questa Assemblea prevede  che  in
  sessione  di bilancio non si possono approvare leggi diverse  dalla
  legge finanziaria e dal bilancio della Regione stessa.
   Io  credo che quest'anno il Parlamento è stato costretto a  votare
  l'esercizio  provvisorio perché si è insediata il 5 dicembre  e  ha
  eletto  le  Commissioni in data successiva, ma sono  certo,  signor
  Presidente  della  Regione, che lei nell'anno corrente,  nel  2013,
  presenterà   una  legge di bilancio e una legge finanziaria  in  un
  tempo  congruo affinché l'Assemblea, entro il 31 dicembre, si possa
  dotare di uno strumento contabile ed uno strumento finanziario.
   Non     vorrei    trovare    l'Assemblea    regionale    siciliana
  nell'impossibilità  di votare la legge di modifica  delle  Province
  perché  impegnata sull'esercizio finanziario del 2013 e quindi   le
  chiedo  di  essere  attento al mio accorato appello,  di  accettare
  l'emendamento a mia firma, il numero 1.178, che anticipa i tempi di
  riforma della legge al 31 luglio.
   È  un  tempo congruo, è un tempo sufficiente e permette di evitare
  un inghippo regolamentare per il quale l'Aula non potrebbe operare.
   Diversamente  devo pensare che noi non siamo pronti a  programmare
  l'approvazione  della  legge  finanziaria  e  del  bilancio   della
  Regione,  per  il  2014, entro il termine del 2013  e   questo  non
  sarebbe in linea con quanto ci siamo detti signor Presidente.
   Personalmente, le ho sempre manifestato grande lealtà e volontà di
  fare  le  riforme che lei vuole portare avanti, ma questo  non  può
  pregiudicare, da un lato, l'approvazione del bilancio della Regione
  e, dall'altro, questa importante legge di riforma.
   La  prego,  signor Presidente, se le considerazioni che  ho  fatto
  sono  valide, di valutare attentamente l'opportunità di  anticipare
  la  legge di riforma al 31 luglio, dopodiché signor  Presidente non
  entro  nel  merito  degli altri emendamenti  e  del  subemendamento
  perché aspetto una risposta su questo punto per articolarmi con  le
  dichiarazioni di voto. Grazie.

   PRESIDENTE.   Ha  chiesto di parlare l'onorevole Presidente  della
  Regione.
   Ne ha facoltà.

   CROCETTA, Presidente della Regione. Intervengo per trenta  secondi
  esatti perché non voglio rubare operatività all'Aula.
   Onorevole  Turano, il Governo aveva presentato un testo  di  legge
  originario   in   cui   si   diceva   entro   sei   mesi ,   quindi
  sostanzialmente a luglio.
   Ci  è  stata fatta una richiesta in Conferenza dei Presidenti  dei
  gruppi  parlamentari,  che  è  stata unanime,  di  spostare  questi
  termini  facendoli  coincidere con la fine dell'anno  e  su  questo
  abbiamo inteso aprire il dialogo con i gruppi parlamentari.
   Però,  le voglio assicurare che, senza impelagarci sulla questione
  dell'emendamento, che è intendimento del Governo di presentare  non
  entro  il  31  luglio,  ma  di presentarlo  in  tempi  ravvicinati,
  sicuramente lo faremo subito dopo le elezioni comunali,  anche  per
  non interferire sulla vicenda, che è una vicenda amministrativa che
  deve  avere  una sua specificità e per non fare influenzare  questo
  dibattito  dalle questioni che ci sono e che riguardano il  rinnovo
  dei  governi  delle  grandi  città,  ma  le  assicuro  che  la  sua
  raccomandazione fa parte già delle scelte di Governo.
   Non  si  può,  però  mi dia atto, sul piano politico,  di  essermi
  comportato correttamente.

   DI  MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI   MAURO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, al di  là  del
  merito del disegno di legge su cui noi ci pronunceremo articolo per
  articolo,  credo che ci sia stato un impegno solenne  da  parte  di
  tutti  -  e  mi rivolgo al Presidente della Regione -  in  sede  di
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, di non  trattare
  argomenti  che riguardavano i sistemi elettorali, perché di  questo
  si era deciso di parlare successivamente.
   Un'accelerazione di questo tipo senza prevedere che cosa in realtà
  dovrà  fare  la  prossima istituzione, che  chiameremo  consorzi  o
  liberi consorzi, significa doverci preoccupare, come era il disegno
  originario   del  Governo,  solo  ed  esclusivamente   di   sistema
  elettorale,  di numero di abitanti, quasi si volesse scardinare  un
  sistema in altro esistente e creare dalle nuove province, ben   27,
  28 o 30 istituzioni. Credo, Presidente della Regione, che lei debba
  prendere  la  situazione in mano e cercare di  dare  un'indicazione
  chiara  all'Assemblea, che è quella di rimandare tutto ad un  nuovo
  disegno  di legge che, in maniera organica, affronti il tema  delle
  competenze,  del territorio, delle caratteristiche che dovrà  avere
  questo  libero  consorzio o consorzio, come si vuole chiamare,  che
  dovrà   avere  caratteristiche  di  omogeneità  fra  i  paesi   che
  aderiranno  e  immaginano  anche  un'ipotesi  di  rilancio  e,  nel
  contempo,  prevedere  un sistema elettorale che  accompagni  questa
  nuova istituzione.
   Immaginare  di  fare le cose a spizzico vuol dire  determinare  un
  percorso  che  non  è consono a quello che deve  essere  una  nuova
  istituzione che deve nascere nel territorio a difesa di quelli  che
  sono gli interessi di un pezzo di territorio.

   ALLORO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO.  Signor  Presidente, onorevole  Presidente della  Regione,
  onorevoli colleghi, non v'è chi non sa cosa io pensi in materia  di
  province.
   Sono  assolutamente convinto che la provincia rappresenti un  ente
  di  governo  di  un  territorio di area vasta,  sono  assolutamente
  convinto  che i liberi consorzi in Sicilia sono già stati istituiti
  con  la legge numero  9, sono assolutamente convinto che tale legge
  è   una   di   quelle   a  suo  tempo  illuminate  perché   avevano
  effettivamente  decentrato competenze dalla Regione alle  province,
  anche  se  quella  legge,  come tante  altre  leggi  della  Regione
  siciliana, è rimasta inattuata.
   Personalmente, e l'ho detto sia in sede di gruppo che in sede di I
  Commissione, sono convinto che si poteva tranquillamente  agire  su
  una  legge  di riforma della legge  9 ed in questo condivido  molte
  delle cose che sono state dette dai colleghi del centrodestra.
   Pur  tuttavia sono un uomo di squadra, sono un uomo di maggioranza
  e  ho voluto accogliere l'invito che il Presidente della Regione ha
  fatto all'Aula la scorsa volta, quando ha detto che non è tempo  di
  imboscate e chi deve votare questa legge comunque deve dire come la
  pensa.
   Ebbene,   sul   disegno  di  legge  originario  ero  assolutamente
  disponibile  a  votare,  cosa che ho fatto regolarmente  in  questa
  sessione  di  votazioni  che  noi abbiamo  fatto,  perché  mi  sono
  convinto  che  avere più tempo per andare a formulare  una  riforma
  importante  come  quella dell'ente intermedio, che  poi  si  chiami
  libero   consorzio   o  si   chiami  consorzio   di   comuni,   era
  assolutamente utile per quest'Aula.
   Consideri,  lei, signor Presidente, che io sono ancora consigliere
  provinciale  della  provincia di Enna e so,  forse  più  di  altri,
  quanto  ci  sia di bisogno di dare competenze nuove e diverse  alle
  province,  anche  se  io  penso che il problema  non  è  quello  di
  sopprimere l'ente o di delegittimarlo, ma, al contrario, di  dargli
  più  competenze cioè di riempirlo di contenuti con tutta una  serie
  di  competenze  che  la Regione siciliana ha e  che  non  riesce  a
  portare avanti.
   Ricordo  la  sua sollecitazione sui VIA-VAS, tremila  VIA-VAS  che
  sono  fermi, ma potremmo parlare dei piani regolatori generali  dei
  comuni, del ciclo delle acque, del ciclo dei rifiuti, di tutta  una
  serie di competenze che sarebbe opportuno comunque decentrare ad un
  ente  di  governo  di area vasta che, peraltro, è  un  ente  che  è
  previsto  dallo  Statuto  della Regione siciliana  e  che,  quindi,
  sarebbe  difficile pensare ad una sua eliminazione senza  andare  a
  rischiare profili di incostituzionalità.
   Io  temo  per esempio, che il libero consorzio fatto così  diventi
  semplicemente una dependance dei comuni ed è per questo motivo  che
  io ho voluto presentare questo sub emendamento.
   Il  Governo  della Regione siciliana ha scelto  di  non  fare  una
  legge,  o quantomeno la maggioranza, ha scelto di rinviare  ad  una
  riforma organica e  se è così non capisco per quale motivo dobbiamo
  decidere sin da ora la eliminazione dell'elezione di primo livello.
   Avrei  capito  se  fosse stato formulato un  articolato  di  legge
  complessivo  con l'inserimento delle  competenze, del   numero  dei
  consiglieri provinciali  o comunque dei consiglieri appartenenti al
  libero  consorzio, la giunta, il sistema elettorale del Presidente,
  io  questo l'avrei capito, ma andare a ipotecare  adesso il  futuro
  di  una legge che ancora non c'è e che ancora non è stata fatta   e
  che dovrà essere fatta a brevissimo, francamente non lo capisco.
   Per   questo  motivo  ho  voluto  presentare   questo  emendamento
  ovviamente  per  dichiarazioni di voto voterò contro  l'emendamento
  presentato  dai  presidenti dei gruppi parlamentari di  maggioranza
  perché  ritengo che si possa  tranquillamente rimandare  al  merito
  della legge che andremo a fare senza ipotecare un percorso oggi.
   Quindi,  signor Presidente, se lei vorrà, potrà fare in  modo  che
  rimanga  fermo  il disegno di legge originale, il  numero  278  per
  capirci che poi è stato riscritto dal Presidente Forzese, quello mi
  trova  perfettamente d'accordo, non il fatto di andare a  ipotecare
  un percorso elettorale sin da ora con una legge che  non c'è.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Onorevole Formica, lei è intervenuto, non può  parlare
  sul sub emendamento.

   FORMICA.  E'  stato  presentato un sub  emendamento  e  lei  vuole
  evitare che io intervenga.

   PRESIDENTE. Onorevole Formica, in base all'articolo 103, comma  7,
  ciascun  deputato può altresì intervenire, per non  più  di  cinque
  minuti,   sul  complesso  dei  sub  emendamenti  che  siano   stati
  presentati ai propri emendamenti.
   Possono  intervenire,   in  questo caso, solamente  gli  onorevoli
  Gucciardi,  Leanza  e  Malafarina, a  parte  i  parlamentari,  come
  l'onorevole  Alloro,  che  non  erano  intervenuti  nel  corso  del
  dibattito.

   FORMICA.  Io  prendo  atto che di fronte  ad  un  sub  emendamento
  importante  non mi vuole fare intervenire.

   CAPUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.   Onorevole Formica, lei  prende atto del Regolamento.
  L'onorevole Caputo non è intervenuto in precedenza ed ha facoltà di
  intervenire.

   FORMICA. E' un sub  emendamento che è stato presentato ora.

   PRESIDENTE.  E' stato presentato, ho pure sospeso i lavori  e  lei
  può  esercitare il suo diritto di voto liberamente perché  è  stato
  messo nelle condizioni di conoscere la portata dell'emendamento.
   Onorevole Caputo, la prego, intervenga.

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori, successivamente.

   CAPUTO. Signor Presidente,  posso dare la priorità dell'intervento
  all'onorevole Formica, se lei crede.

   PRESIDENTE. La priorità, onorevole Caputo, la do io.

   CAPUTO.  Bene  signor Presidente, era  un gesto  di  cortesia  nei
  confronti dell'onorevole Formica.
   Io   sono  intervenuto  perchè  ritengo  doveroso  che  su  questo
  emendamento, che è la parte centrale dell'intero disegno  di  legge
  del Governo, vi sia un'ampia discussione.
   Ci  sono  norme che vanno fatte in fretta e, quindi, è  consentito
  anche   un'accelerazione  nel  dibattito,   una   riduzione   degli
  interventi.  Ci  sono  norme,  invece,  che  meritano  una  attenta
  riflessione  per  le quali e contro le quali la fretta  rischia  di
  essere una pessima consigliera.
   Signor  Presidente, io mi auguro che chi vuole questa  riforma  in
  maniera così veloce e sicuramente non assennata sia consapevole dei
  guasti  che  rischia di apportare alla Sicilia, guasti  sicuramente
  irreparabili  e  che  noi stiamo non dico subendo,  ma  che  stiamo
  osteggiando perché dobbiamo dare atto e consentire ad un Presidente
  della   Regione  che  ha  fatto  uno  spot  televisivo  in  maniera
  improvvida,  davanti a milioni di italiani, di potere  permettergli
  di  dire che dopo tre mesi ha sciolto quelle province che tre  mesi
  prima  aveva  dichiarato  che  si stavano  sciogliendo.  Forse  non
  abbiamo  la  contezza  di quello che significa  andare  avanti  con
  questo  disegno di legge che priverà la Sicilia di enti di  governo
  di secondo livello.
   Voglio dirle, signor assessore, che stiamo facendo un grande danno
  alla  Sicilia  e  lei  lo sa, lei lo sa perché è  persona  attenta,
  perché  è persona preparata, perché è persona che ha esperienza  di
  governo  in  enti importanti di questa Regione e lei sa che  stiamo
  consumando  un  delitto perché getteremo la Sicilia  nel  caos.  Le
  conseguenze  saranno  nefaste  per  questa  Regione  perché  questo
  emendamento,  così  per come è congegnato, non  ci  dice  che  cosa
  dovranno fare i liberi consorzi.
   Noi  non  smetteremo mai, prima del voto finale, di dire a  questo
  Parlamento   di  riflettere  perché  il  gioco  delle  maggioranza,
  guardate,  non  sempre ha ragione. Il gioco dei  numeri  non  porta
  quasi sempre la ragione e il fatto stesso che ho sentito e ho letto
  di  leader  di partito di questa maggioranza che hanno diffidato  i
  propri  deputati  a tenere un comportamento pena  l'espulsione  dal
  partito,   questo  significa  che  anche  all'interno   di   questa
  maggioranza  vi sono persone che ancora riflettono  al  di  là  dei
  diktat  di  partito e sanno che stiamo andando a  far  sbattere  la
  Sicilia contro il muro della irrazionalità.
   E  non  si  può  andare  avanti ammonendo i deputati,  addirittura
  minacciandoli di espulsione dal partito quando questa è  una  legge
  per la quale si impone il voto secondo coscienza.
   Ed  io  invito i miei colleghi parlamentari a dimostrare che prima
  si è deputati del popolo siciliano e poi si è deputati di quel tale
  leader, di quel tale partito.
   Credo che non possiamo andare avanti così, signor Presidente, e so
  che  anche  lei ha delle perplessità, perché è stato nei banchi  di
  questo Parlamento e so quanto tiene agli assetti del governo  della
  Sicilia   e  so  benissimo  che  lei,  deputato  preparatissimo   e
  amministratore apprezzato di un grande ente locale siciliano, è  al
  corrente di che cosa si sta consumando in questo Parlamento.
   Che  cosa  dobbiamo  regalare ad una parte del Parlamento,  ad  un
  gruppo  di  parlamentari che sono di vitale  importanza  -  è  vero
  onorevole  Malafarina?  -    per la maggioranza  disorganizzata  di
  questo  Governo?  Dobbiamo  dare in sacrificio  l'abolizione  delle
  Province?  E  poi, che cosa daremo in sacrificio, dopo l'abolizione
  delle  Province? Quale altra parte della Sicilia dovete distruggere
  per  dire  a  questo gruppo parlamentare che vi deve  continuare  a
  sostenere?
   Questo  è  un  delitto  che state consumando  in  questa  Sicilia,
  nell'ottica  della difesa di una maggioranza che non c'è  e  di  un
  Presidente  che parla troppo alla televisione e riflette  poco  sui
  vari problemi di questa Sicilia.
   Noi  rifiutiamo  questa  logica  mediatica  o  questa  logica   di
  asfittica  vita  di Parlamento. Lasciate stare il Movimento  Cinque
  stelle,  pensate ad amministrare la Sicilia con le  proprie  forze.
  Avete  visto  quello che è successo a Roma e che deve succedere  in
  questo  Parlamento. Non ci saranno sempre strumenti da  offrire  in
  sacrificio per tenere forti questi 15 voti attorno alla maggioranza
  del  governo  Crocetta. E, non basteranno i summit  che  fate  ogni
  giorno,  ogni  lunedì,  per  tenere questa  maggioranza,  che  sono
  convinto,  che  poi alla fine del voto finale di questo  Parlamento
  emergerà non il deputato che subisce l'imposizione del partito,  ma
  emergerà  il  deputato  libero che ha a  cuore  le  esigenze  della
  Sicilia  e  sa  che stiamo determinando una grande  ingiustizia  in
  danno dei siciliani.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                        Sull'ordine dei lavori

    FORMICA  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rinunciare
  con  piacere  anche  perché  lei non  mi  ha  consentito  di  poter
  intervenire  costantemente, forse è  la terza volta che  intervengo
  su una ventina di argomenti che abbiamo trattato.
   Lei,  con  un'interpretazione sua del Regolamento, ha impedito  di
  esprimere la mia dichiarazione di voto su un emendamento ed è   una
  cosa  che verificheremo in seguito, assieme magari, vedremo qual  è
  questa interpretazione che ci impedisce addirittura di esprimere la
  dichiarazione di voto, ma  per esprimermi sul sub emendamento che è
  stato presentato

   PRESIDENTE.   Onorevole   Formica,  ha  chiesto   di   intervenire
  sull'ordine dei lavori.

   FORMICA. Sull'ordine dei lavori ed io sto intervenendo sull'ordine
  dei lavori, lei forse era disattento.

   PRESIDENTE. Probabile.

   FORMICA.  Signor  Presidente, qui si  è  posta  una  questione  di
  carattere regolamentare e la questione posta dall'onorevole  Turano
  è  di  carattere regolamentare, perché questi  ha posto un problema
  serio  circa il fatto che, surrettiziamente, con un emendamento  di
  riscrittura,  si vuole predeterminare l'esito di una  norma  che  è
  previsto - da questa stessa norma - che si deve fare dopo.
   Stiamo discutendo una norma, quella in questione, che rinvia ad un
  altro  tempo,  entro  un  anno, entro  il  31  dicembre   2013,  la
  presentazione e la discussione ed il successivo varo di  una  legge
  che  dovrà riformare i nuovi enti che dovranno nascere, siano  essi
  Consorzi di Comuni o  si chiamino in qualsiasi altro modo.
   In  maniera del tutto surrettizia si sta introducendo, con  quella
  riscrittura  presentata dalla maggioranza, una predefinizione,  una
  cappa, una prenotazione di impegno su quello che successivamente il
  Parlamento   dovrà   deliberare;  se  passasse   l'emendamento   di
  riscrittura  presentato  dalla  maggioranza  sarebbe  perfettamente
  inutile   che   questa  Assemblea  successivamente  si   esprimesse
  liberamente per stabilire che tipo di riforma vuole fare.
   Quindi,  la  invito  per questa parte, signor  Presidente,  magari
  sospendiamo    per   due   minuti,   a   dichiarare   inammissibile
  l'emendamento  presentato dalla maggioranza, laddove  espropria  il
  Parlamento  della possibilità di stabilire con la successiva  legge
  che  si dovrà fare - e che si stabilisce in questa legge che stiamo
  approvando  -  che  entro  il  31  dicembre   il  Parlamento  dovrà
  approvare  la  nuova legge, ma nel momento in cui  si  dice  che  i
  consorzi  dei comuni dovranno per forza essere eletti con norme  di
  secondo  livello  è come se si precostituisse artificiosamente  ora
  ciò che dopo l'Aula dovrà stabilire e questo non è consentito.
   Questo  è  un tentativo surrettizio di impedire che il  Parlamento
  liberamente  decida  cosa  dovranno  essere  gli  enti  di  secondo
  livello,  perché se ne stabilisce a priori quale sarà  il  tipo  di
  legge  elettorale  con  cui  debbono essere  eletti  rende  inutile
  perfino  la  legge,  la  rende  monca  e  mette  una  cappa   sulla
  possibilità di libera scelta che hanno i parlamentari,  quindi,  si
  limita la possibilità che il Parlamento liberamente possa stabilire
  nella  legge  che dovrà fare quale sarà il tipo di elezione,  credo
  che  sia  l'aspetto cruciale, che dovrà provvedere ad eleggere  gli
  organi degli istituendi consorzi di comuni o di quello che saranno,
  di quello che liberamente  il Parlamento deciderà.
   Sono  già le otto e, signor Presidente, vorrei capire fino  a  che
  ora dovrà andare avanti il dibattito.

   transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'

   Presidenza del Presidente Ardizzone


          Riprende la discussione sul disegno di legge n. 278

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, ho letto  questo
  subemendamento a firma dei colleghi Alloro ed altri,  ma  è  chiaro
  che  questo  sub emendamento manifesta proprio per i firmatari  una
  contraddizione  all'interno  di quella  che  è  la  maggioranza  di
  Governo  e,  soprattutto, manifesta anche una certa difficoltà  nel
  percorso o in qualche forzatura che il Governo tramite i Presidenti
  dei gruppi parlamentari vorrebbe fare durante l'iter parlamentare e
  legislativo di questa norma.
   E' chiaro che l'emendamento 1.169, al di là della disciplina delle
  istituzioni  di istituire i consorzi dei comuni, già prevede  anche
  una  forma  di  elezione che è quella indiretta, che  è  quella  di
  secondo  grado creando di fatto una anticipazione della  norma  che
  dovremmo creare.
   E  con  questo creiamo sicuramente un fatto che, a mio  avviso,  è
  intollerabile  ed  è intollerabile perché, in  un  momento  in  cui
  magari  l'onorevole  Cracolici  ed  altri  si  stanno  un  attimino
  accapigliando, io cercherei di ritornare sull'argomento.
   E' chiaro che, in un momento in cui si parla e si grida tanto e si
  annuncia  che  abbiamo i riflettori dell'opinione pubblica  puntati
  addosso, che vorrebbe evitare che ci fossero dei rapporti  o  delle
  contrattazioni di Palazzo, nel momento in cui andiamo  a  prevedere
  un'elezione di secondo grado, di fatto, stiamo ritornando indietro,
  stiamo  cioè  espropriando  la democrazia,  la  partecipazione,  la
  volontà  popolare e, invece, stiamo assegnando a  delle  camere  di
  compensazione, ai famosi  caminetti' o a riunioni di poche persone,
  di pochi politici, la scelta della governance di queste nuove forme
  istituzionali di area vasta.
   E,  quindi, ecco perché noi siamo contrari all'emendamento  1.169.
  Guardiamo  con  favore  al subemendamento del  collega  Alloro,  ma
  andiamo  oltre,  nel  senso che, nel momento  in  cui  diciamo  che
  dobbiamo  rendere  trasparente e dobbiamo anche far  partecipare  i
  cittadini  alla  vita  politica, nel momento  in  cui,  invece  poi
  evitiamo  che gli stessi cittadini possano scegliere gli organi  di
  governo di questo nuovo ente territoriale, bene, ci rendiamo  conto
  che  li  stiamo  espropriando;  quindi,  è  l'espropriazione  della
  partecipazione, l'espropriazione della democrazia, per  passare  ad
  una  democrazia  indiretta,  per  passare  ad  una  democrazia  dei
  partiti,  per  passare ed arrivare, invece, alla volontà  dall'alto
  che impone per chi votare nei consigli comunali.
   E,  allora, presidente Ardizzone, non mi attarderò, dico  soltanto
  che  siamo  chiaramente contrari all'elezione di secondo  grado  e,
  invece,  sosteniamo  questo emendamento, che manifesta  a  tutti  i
  livelli   che  oggi  una  forzatura  non  giova  alla  celerità   e
  all'efficacia di una norma che deve essere la migliore.
   Così  come - vado verso la conclusione -, quando il collega Turano
  diceva di anticipare al 31 dicembre la riforma delle province, cioè
  la  legge  attuativa, è chiaro che, se da un certo punto  di  vista
  pare   che   abbia   ragione,  dall'altro  una  riforma   necessita
  meditazione,   necessita  riflessione,  necessita  approfondimento.
  Allora,  è  chiaro  che, nel momento in cui  passerà,  se  passerà,
  questa  norma,  e  rinviamo le elezioni siamo a  bocce  ferme,  poi
  dobbiamo prenderci, invece, il tempo necessario per riflettere, per
  approfondire  e  per  dare a questa Sicilia la  migliore  soluzione
  legislativa per non creare ulteriori carrozzoni o per non creare un
  ripopolamento  di  enti, cioè, una creazione di  ulteriori  enti  a
  discapito di quelli che stiamo sopprimendo.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Onorevole Formica, le dico subito che siccome  questa
  norma, se dovesse essere approvata, in sostanza, fa decadere  tutti
  gli  emendamenti  successivi, è chiaro che, se si arriverà  ad  una
  definizione, fermerò i lavori per pochissimi minuti per  concertare
  con i Capigruppo l'evolversi della situazione. Questo in ordine  al
  programma dei lavori.
   Onorevole   Formica,   l'emendamento  a  firma   degli   onorevoli
  Gucciardi,  Leanza  e  Malafarina è stato già ritenuto  ammissibile
  nella sua interezza. Lei ha richiamato impropriamente l'emendamento
  dell'onorevole   Turano   e   poi   ha   commentato   l'emendamento
  dell'onorevole Alloro. C'è un emendamento dell'onorevole Alloro che
  va  nel  senso  che intende lei. L'Aula su questo  sarà  libera  di
  esprimersi.

   FORMICA.  Penso  che su questa parte gli Uffici  avrebbero  dovuto
  guardare meglio.

   PRESIDENTE.  Gli  Uffici hanno guardato bene, l'Assemblea  si  sta
  autodisciplinando  dicendo che non vuole più questo  sistema  delle
  province  e sta puntando ad una elezione di secondo grado.  Non  ci
  trovo nulla di incostituzionale o di inammissibile.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 1.169.7  a  firma
  dell'onorevole Alloro ed altri.
   Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Mi rimetto all'Aula.

   CORDARO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

      Votazione per scrutinio segreto del subemendamento 1.169.7

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata,  a   termini   di
  Regolamento,  dagli  onorevoli  Assenza,  Cascio  F.,   Cascio   S.,
  Clemente, Di Mauro, Falcone, Fontana, Formica, Ioppolo, Lombardo, Lo
  Sciuto,  Micciché, Scoma e Sudano, indìco la votazione per scrutinio
  segreto del subemendamento 1.169.7.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  82
   Maggioranza         42
   Favorevoli          34
   Contrari            47
   Astenuto             1
                           (Non è approvato)

   Si  passa all'esame congiunto dei subemendamenti 1.169.1 e 1.69.2,
  di identico contenuto.
   Li pongo in votazione. Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Contrario.

   SCOMA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)

     Votazione per scrutinio segreto dei subemendamenti 1.169.1 e
                                1.169.2

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,   indìco  la  votazione  per  scrutinio   segreto   dei
  subemendamenti 1.169.1 e 1.169.2.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  79
   Maggioranza         40
   Favorevoli          30
   Contrari            48
   Astenuto             1

                         (Non sono approvati)

   PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 1.169.3

   SCOMA. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa al subemendamento 1.169.4

   SCOMA. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa al subemendamento 1.169.5

   SCOMA. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa al subemendamento 1.169.6.

   SCOMA. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto
   Si  passa all'emendamento 1.169 a firma degli onorevoli Gucciardi,
  Leanza, Malafarina, che sostituisce interamente gli articoli 1 e  2
  e quindi di conseguenza fa decadere tutti gli emendamenti.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
  Favorevole.

   CORDARO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.169

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 1.169.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  82
   Maggioranza         42
   Favorevoli          53
   Contrari            28
   Astenuto             1

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, di conseguenza decadono tutti gli
  altri emendamenti. Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                              «Art. 3.
                           Norma finale

   1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
  della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno stesso della
  sua pubblicazione.

   2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
  osservare come legge della Regione.

   Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli colleghi sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 20.15, è ripresa alle ore 20.18)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  l'Aula   si   è   pronunciata
  sull'intero articolato.
   Comunico,  pertanto,  che domani ci saranno  le  dichiarazioni  di
  voto,  perché considerato che siamo dinanzi ad una legge di riforma
  molto  importante, ogni parlamentare non si deve sentire  spogliato
  del proprio diritto di intervenire in Aula.
   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a domani,  mercoledì  20
  marzo 2013, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone


   I - Comunicazioni

   II  -   Discussione,  ai sensi dell'art. 68 bis  del  Regolamento
   interno,  del disegno di legge:

          Norme  transitorie  per  l'istituzione  dei  consorzi  di
             comuni.  (278) (Seguito)

                   La seduta è tolta alle ore 20.20

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli

        ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI  NEL CORSO  DELLA SEDUTA

  DISEGNO  DI LEGGE N. 278  NORME TRANSITORIE PER L'ISTITUZIONE  DEI
  CONSORZI DI COMUNI.

     All'articolo 1:

   Emendamento 1.169

   Gli articoli 1 e 2  sono sostituiti dal seguente:
    Art. ... - Termine per l'istituzione dei liberi consorzi comunali
  e  delle  città metropolitane. Gestione provvisoria delle  province
  regionali -
   1.  Entro  il 31 dicembre 2013 la Regione, con propria  legge,  in
  attuazione  dell'articolo 15 dello Statuto speciale  della  Regione
  siciliana,  disciplina l'istituzione dei liberi  Consorzi  comunali
  per  l'esercizio  delle  funzioni di  governo  di  area  vasta,  in
  sostituzione  delle Province regionali. Gli organi di  governo  dei
  liberi  consorzi  comunali  sono eletti con  sistema  indiretto  di
  secondo  grado. Con la predetta legge sono disciplinate le modalità
  di elezione, la composizione e le funzioni degli organi suddetti.
   2.  La  legge di cui al comma 1 disciplina, inoltre, l'istituzione
  nel territorio della Regione delle città metropolitane.
   3.  Al  fine di consentire la riforma della rappresentanza  locale
  secondo  quanto  previsto al comma 1, è sospeso  il  rinnovo  degli
  organi  provinciali.  Agli  organi  delle  province  regionali  che
  cessano per  scadenza naturale o anticipata nel corso del 2013,  si
  applica,   sino  al  31  dicembre  2013,  la  disciplina   prevista
  dall'articolo 145 dell'ordinamento amministrativo degli enti locali
  (decreto legislativo presidenziale 29 ottobre 1955, n. 6) approvato
  con  legge regionale 15 marzo 1963 n. 16 e successive modificazioni
  e integrazioni.
   4.  Per  gli  organi  delle province regionali  già  sottoposti  a
  commissariamento,   i   poteri  e  le   funzioni   dei   commissari
  straordinari in carica cessano a decorrere dalla data di entrata in
  vigore della presente legge e si applica, sino al 31 dicembre 2013,
  la    disciplina   di   cui   all'articolo   145   dell'ordinamento
  amministrativo degli enti locali (decreto legislativo presidenziale
  29  ottobre 1955, n. 6) approvato con legge regionale 15 marzo 1963
  n. 16 e successive modificazioni e integrazioni.