transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione, ai sensi dell'art. 68 bis del
Regolamento interno, del disegno di legge Norme transitorie per
l'istituzione dei consorzi di comuni (278)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Seguito
della discussione, ai sensi dell'art. 68 bis del Regolamento
interno, del disegno di legge Norme transitorie per l'istituzione
dei consorzi di comuni (278).
Onorevoli colleghi, con l'esame del disegno di legge, oggi
all'ordine del giorno, si inaugura, dopo che è stata avviata la
procedura informatica per la presentazione dei disegni di legge,
delle mozioni e degli atti ispettivi, il nuovo sistema di
presentazione e catalogazione per via informatica degli emendamenti
presentati ai disegni di legge all'esame dell'Aula.
Finora si era proceduto con la presentazione in forma cartacea, il
che rendeva assai complicata e laboriosa sia la fase di
presentazione che quella di composizione del fascicolo oltre a
determinare un notevole dispendio di carte e risorse.
Col sistema informatico che in occasione di questo disegno di
legge abbiamo collaudato - e si è trattato di un testo
significativo visto che sono stati presentati e gestiti circa
trecento emendamenti - abbiamo fatto un piccolo passo, ma non
indifferente, nella strada della semplificazione e della
razionalizzazione delle procedure che ha consentito, tra l'altro,
anche la possibilità di inviare per mail a tutti i deputati con
anticipo sullo svolgimento della seduta sia il fascicolo degli
emendamenti che il Volume dei riferimenti normativi.
Di ciò il dovere di ringraziare i singoli deputati dei Gruppi che
si sono prontamente adattati alle nuove procedure rendendo più
spedito il lavoro degli uffici.
Ringrazio, altresì, gli uffici che con prontezza hanno permesso
ai deputati di prendere cognizione degli emendamenti.
Per quanto riguarda lo svolgimento della seduta odierna e
l'eventuale presentazione di subemendamenti - gradirei maggiore
attenzione - agli emendamenti già presentati, ribadisco
l'orientamento della Presidenza manifestato in ripetute occasioni.
Mi riferisco alla prassi parlamentare, non solo di questa
Presidenza, secondo la quale i subemendamenti devono essere
presentati almeno mezz'ora prima della loro trattazione per
consentirne la valutazione e garantire uno svolgimento ordinato dei
lavori, di una votazione consapevole dei contenuti.
Detto questo, do per scontato che i singoli parlamentari abbiano
sia gli emendamenti che sono stati presentati - onorevole Greco,
lei non li ha ma sono stati inviati alla sua casella di posta
elettronica, ed anche in forma cartacea - per cui mi sembra strano
che lei non li abbia.
Chiedo la collaborazione da parte di tutti.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedo
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che l'onorevole Marziano
è in congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n.
278
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che nella precedente
seduta, si era chiusa la discussione generale e, quindi, si era
votato il passaggio all'esame degli articoli.
Si passa pertanto all'esame dell'art. 1.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei solo fare
un chiarimento rispetto alle comunicazione che lei a testé fatto.
Rispetto alla richiesta da lei avanzata, di presentare almeno una
mezz'oretta prima i subemendamenti per dare tempo agli Uffici,
giustamente, di poterli esaminare, si pone un problema, nel senso
che noi iniziamo subito con l'art. 1 e gli emendamenti; ci sono,
quindi, almeno per questa tranche, perché da ora in poi lei l'ha
comunicato all'Aula e quindi l'Aula sa, ogni deputato sa che
eventuali subemendamenti che vuole presentare per gli articoli
successivi ha un tempo e si deve affrettare, per farlo ora, per
consentire agli Uffici l'esame. Ma almeno per il primo articolo ci
deve dare venti minuti di tempo, perché altrimenti siamo in
contraddizione.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, una cosa alla volta. Intanto, si
tratta di discutere sull'articolo 1 e sugli emendamenti
complessivi; non sono stati presentati subemendamenti.
I primi emendamenti riguardano quelli più lontani dal testo e
sarebbero quelli soppressivi, e ce ne sono un bel numero, quindi,
la discussione è unificata.
Non credo che il problema da lei posto in termini pratici possa
riguardare subemendamenti a un emendamento soppressivo.
FORMICA. Come no, ogni deputato ci può ripensare.
PRESIDENTE. Quando si porrà il problema lo affronteremo.
FORMICA. Va bene, signor Presidente.
PRESIDENTE. Quando si porrà il problema, lo affronteremo. Se non
ci sono altri interventi, si passa alla votazione dell'articolo 1.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che lei ha cinque minuti a
disposizione per trattare l'articolo 1 con i relativi emendamenti,
compresi quelli di cui lei è firmatario.
FORMICA. Signor Presidente, questo lo so.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, so che lei conosce perfettamente la
procedura. Solo per ricordarlo a me stesso e all'Aula.
FORMICA. Signor Presidente, non le avevo chiesto la parola per
questo, bensì per un fatto molto increscioso che si è avverato oggi
in V Commissione, e che credo che il Presidente della V Commissione
sottoporrà anche a lei e, cioè, il fatto - e non è la prima volta
che si verifica - mi fa piacere che ci sia il presidente Crocetta
in Aula perché può ascoltare e, quindi, trarre i dovuti
provvedimenti - più volte il Governo, chiamato in Commissione, non
si è presentato.
E' accaduto anche questa volta e, peraltro, la Commissione aveva
convocato dei soggetti che venivano da fuori città.
Non credo che questa sia una situazione che questo Parlamento può
tollerare, signor Presidente. Non può tollerare perché
significherebbe sminuire totalmente ogni funzione, svuotare di ogni
funzione l'attività di questo Parlamento, non mettere in condizione
i parlamentari, i deputati, di potere espletare al meglio la
propria funzione.
Ritengo che non sia interesse del presidente Crocetta a che degli
assessori che fanno parte del suo Governo, che sono stati da lui
nominati, possano continuare a sottrarsi dal venire in Parlamento.
Penso che non abbia alcun interesse il presidente Crocetta che
questa situazione si verifichi di nuovo.
Ci sono degli assessori che vengono ogni volta che sono convocati
in Commissione; ci sono assessori che costantemente non si
presentano, neanche in Commissione.
Questa non è una situazione che si può tollerare ed è una
situazione alla quale chiediamo che si ponga rimedio.
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
«Art. 1.
1. Entro sei mesi dalla entrata in vigore della presente legge la
Regione, con propria legge, istituisce i consorzi di comuni per
l'esercizio delle funzioni di governo di area vasta, in
sostituzione delle Province regionali e non si procede
all'indizione e allo svolgimento delle elezioni provinciali.
2. La legge di cui al comma 1 disciplina, inoltre, l'istituzione
nel territorio della Regione delle città metropolitane.»
GRECO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. No, assolutamente, onorevole Greco. Mi scusi.
Onorevole Greco, su vicende che non riguardano l'ordine del giorno,
si interviene a fine seduta, ai sensi dell'art. 83 del Regolamento
interno.
Altrimenti ognuno è titolato a parlare. Pensavo che l'onorevole
Formica avesse chiesto la parola per intervenire in ordine
all'articolo 1 e ai relativi emendamenti.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, una precisazione:
all'articolo 1 avevo presentato un emendamento, per impegnare il
Parlamento a legiferare sul punto, prima del 31 dicembre. Cioè,
volevo indicare un termine certo per provvedere a varare la legge
di riforma, ma non lo trovo tra gli emendamenti allegati al
fascicolo.
PRESIDENTE. Onorevole Turano, è a pagina 13, il suo emendamento
porta il numero 1.179. Sarà trattato al momento opportuno
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Federico è in congedo per
oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n. 278
FORMICA. Chiedo di parlare sull'articolo 1 e sui relativi
emendamenti.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, vediamo se è la volta buona.
Io penso che la stessa riflessione si ponga da parte di tutti i
novanta deputati, ma soprattutto la stessa riflessione si ponga da
parte dei cittadini siciliani.
Perché dico questo, signor Presidente? Perché è una delle prime
volte, forse la prima volta in assoluto, che si propone di
abrogare una legge, di abrogare un istituto, senza considerare le
conseguenze di questa abrogazione, senza prevedere cosa sostituirà
e come sostituirà le funzioni dell'ente che si vuole abolire, senza
spiegare - neppure lontanamente - quali sono i benefici, senza
specificare quali sono i risparmi, senza quantificare quali sono,
eventualmente, gli ulteriori costi che gli organi ipotetici, gli
istituiti ipotetici, che dovrebbero sostituire le province che si
vogliono sopprimere.
E senza dire nulla di tutto ciò ai siciliani, ai cittadini, che
alla fine sono quelli che andranno a pagare le conseguenze di tali
decisioni, si va avanti con delle dichiarazioni sugli organi di
stampa, sull'onda emotiva del dire bisogna abrogare le province
perché abrogando le province si andranno ad abrogare degli enti
inutili e a risparmiare una marea di soldi , dimenticando di dire
quanti sono i soldi che si andranno a risparmiare o facendo finta
di fare confusione tra i costi reali degli impiegati, tra le spese
fisse e obbligatorie, e i costi della politica.
Per fare un poco di chiarezza è bene cominciare a dire ai
siciliani che il costo della politica che andrebbe ad essere
risparmiato con la bufala dell'abolizione delle province, e
spiego perché parlo di bufala , perché le province in quanto tali
non possono essere abolite, tant' è che non le ha potute abolire il
Governo nazionale, provandoci per un intero anno e non riuscendo a
farlo, proprio perché le province, al pari dei comuni, al pari
delle regioni, sono organi costituzionali che compongono la
Repubblica. La Repubblica è composta dallo Stato, dalle Regioni,
dalle Province e dai Comuni, pertanto, a fronte di quest'articolo
della Costituzione il Governo centrale si è dovuto limitare a
presentare un disegno di legge di accorpamento delle province non
potendo procedere all' abolizione delle stesse per la semplice
ragione che sarebbe incostituzionale.
Ma questo è solo uno degli aspetti bizzarri del disegno di legge
che si è inopinatamente portato in Aula e della pervicacia con cui
questo Governo, anche sapendo bene che è una norma che non può
andare avanti poiché vi sono i rilievi del Commissario dello Stato,
ma pur di inseguire delle dichiarazioni che sono state fatte,
continua, imperterrito, a cercare di fare approvare da questo
Parlamento una norma illegittima, incostituzionale e che avrà un
costo e una ricaduta sui siciliani enorme, insopportabile e che
determinerà la banca rotta della Sicilia stessa.
Intanto, bisogna cominciare col dire che, a fronte del fatto che
le province sono menzionate come fondanti dell'architettura
costituzionale della nostra Repubblica, in base all'articolo 114
della Costituzione, solo in quanto tale e solo in ragione della
loro esistenza, possono essere beneficiarie dei trasferimenti da
parte dello Stato per poter pagare gli stipendi di tutti gli
impiegati delle province siciliane che ammontano a circa trecento
milioni di euro.
Allora, o si ha il coraggio di dire ai siciliani che abolendo le
province - ammesso che questa norma passi dal vaglio del
Commissario dello Stato - ci accolliamo noi ulteriori trecento
milioni di euro, nel momento in cui non ci sono i soldi per far
quadrare il bilancio; nel momento in cui non ci sono i soldi per
tutti i precari; nel momento in cui i lavoratori della Gesip
protestano perché esclusi, perché non si trovano i pochi milioni di
euro per assicurare loro gli stipendi; nel momento in cui i
lavoratori della formazione professionale da anni, ormai possiamo
parlare di anni, non ricevono più lo stipendio perché non c'è la
copertura, noi abbiamo il barbaro coraggio di portare in Aula un
disegno di legge che potrebbe farci perdere ulteriori trecento
milioni di euro di trasferimenti. E siccome sappiamo molto, ma
molto bene che lo Stato, che il Governo nazionale che è alla
ricerca anch'esso di far quadrare in qualche modo i conti, non
vedrebbe che di buon occhio una norma che gli consentisse di
risparmiare ulteriori duecento milioni di euro di trasferimenti
alla Sicilia, non vedo come si possa avere il coraggio di
presentare in Aula una riforma di questo tipo.
E questo è solo per i trasferimenti.
Andiamo all'altro aspetto che dovrebbe far riflettere, e anche
molto.
Le province hanno contratto negli anni dei mutui per rifare le
strade, per le infrastrutture come è logico e consentito. Questi
mutui, che ammontano a circa duecentonovantadue milioni di euro,
che attualmente ricadono sul Patto di stabilità delle province
stesse e che sono assolutamente in linea con il loro Patto di
stabilità, nel momento in cui vengono sciolte le province i
duecentonovantadue milioni di euro del loro Patto di stabilità
andrebbero a ricadere sul Patto di stabilità della Regione che già,
come tutti sappiamo, è al limite o, addirittura, è sforato e che
non consente, ad oggi, di pagare puntualmente i fornitori della
Regione e gli stipendi delle categorie che ne hanno diritto.
Se andassimo a caricare ulteriori 292 milioni di euro del Patto di
stabilità delle province su quello della Regione, la Regione
salterebbe dal punto di vista finanziario, andrebbe in default e
non potrebbe più pagare nessun fornitore e nessuna categoria a
cominciare dagli stipendi dei regionali.
Noi ragioniamo su queste cifre, su queste basi di partenza, ma non
è ancora qui, nonostante la gravità di quello che ho detto finora,
che si ferma il ragionamento da fare su questa proposta di legge,
perché il ragionamento va spostato anche sul piano etico e sul
piano elettorale.
Perché, vedete, dal momento che tutti, dico tutti, tutte le forze
politiche dal Movimento Cinque Stelle a tutte le altre forze
politiche hanno riconosciuto, nel brevissimo dibattito che si è
tenuto in Commissione Affari Istituzionali', che è
indispensabile, ripeto indispensabile, per la gestione di alcuni
servizi di interesse sovracomunale e quindi di interesse delle
attuali province, che ci sia un organismo di secondo livello che
possa gestire taluni di questi servizi, dagli ATO idrico, agli ATO
rifiuti, a tutta una serie di altre competenze che non possono
essere gestite a livello locale.
Ebbene, nel momento in cui si riconosce la indispensabilità della
Istituzione di secondo livello non si comprende perché, allora, si
voglia cambiare, abolire, il termine Provincia' per parlare di
consorzi di Comuni.
Soprattutto non si capisce perché l'unica modifica che,
eventualmente, si andrebbe a realizzare sarebbe quella di togliere
al popolo, togliere ai cittadini la possibilità di esprimere con il
proprio voto libero la elezione, i rappresentanti, di scegliere,
quindi, da chi vogliono essere rappresentati in questo organo
intermedio e di secondo livello, di cui tutti riconoscono la
necessità e l'importanza.
Allora qual è il fine che si vuole raggiungere? Sottrarre al
popolo la possibilità di eleggere i rappresentanti all'interno di
quest'organo di secondo livello, e per che cosa? Per dare alla
politica, alla mala politica - perché in questo caso, aggiungo io,
si tratterebbe di mala politica - perché si vorrebbe dare alla
politica la possibilità - signor Presidente, intervengo una sola
volta peraltro non sono potuto intervenire nella discussione
generale, quindi prendo qualche minuto in più per questo.
PRESIDENTE. Glieli ho concessi i minuti, onorevole Formica, vada
avanti.
FORMICA. Quindi, si vuol dare la possibilità al Governo,
sottraendola al cittadino elettore, di nominare i trombati' della
politica in questi organi costituenti dell'ente di secondo livello.
E per quale ragione? Qual è il motivo? Se ci deve essere
l'istituto di secondo livello riconosciuto da tutti, per quale
ragione questo istituto non può essere eletto liberamente dal
popolo, dai cittadini e lo si vuole affidare invece a quel
consensus, a quel processo che va sotto il nome di nomina per dare
la possibilità a qualche trombato' di essere nominato in
quest'ente intermedio.
PRESIDENTE. La invito a concludere.
FORMICA. Concludo, signor Presidente ma, capirà bene che è un
disegno di legge di cui è stato strozzato il dibattito, è stato
impedito, non da lei, ma per le circostanze che ci sono state, per
il Governo che ha presentato, costantemente, degli aggiornamenti al
disegno di legge, non abbiamo potuto approfondire il dibattito in
Commissione, quindi ci consente almeno di poterlo fare in Aula,
dato che non lo abbiamo potuto fare, non per colpa nostra, in
Commissione.
E allora se il motivo è questo, dare spazio ai trombati' da parte
della politica, bene, allora i cittadini lo devono sapere, non c'è
nessun risparmio, anzi, c'è una moltiplicazione della spesa,
perché nel momento in cui si vanno ad immaginare i liberi consorzi
che dovrebbero nascere, formati da centocinquanta mila abitanti, è
lecito immaginare che ogni singola comunità all'interno delle
attuali province aspirerà ad avere la propria mini provincia, che
si chiamerà consorzio dei Comuni.
Il rischio reale, non così paventato ma certo, è che noi potremmo
andare incontro anche a trenta nuove piccole province con una
moltiplicazione dei costi abissali, perché anche nel caso di membri
nominati fra i consiglieri comunali o fra i sindaci è chiaro che ci
vogliono gli uffici per farli funzionare.
PRESIDENTE. La invito ancora a concludere.
FORMICA. Signor Presidente, ci sono le spese di carattere generale
per farle funzionare. Quindi una moltiplicazione dei pani e dei
pesci.
Io ritengo che siamo in presenza di un atto illegittimo,
incostituzionale che non trova nessuna giustificazione logica che
moltiplicherà le spese e che ci farà precipitare in una situazione,
dal punto di vista del bilancio della Regione, che sarà
assolutamente insopportabile e dalla quale pagheranno le
conseguenze i meno abbienti perché saremo costretti a tagliare ogni
sussidio a chiunque, perché la Regione, sforando il Patto di
stabilità non potrà più pagare nulla.
Queste cose i cittadini siciliani le devono conoscere, le devono
sapere perché poi nessuno potrà dire e nascondersi dietro ad un
dito.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Formica, lei ha sforato esattamente
di 10 minuti. Spero non sia un precedente questo
E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Panepinto è in congedo per
oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
278
CORDARO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
assessore, onorevoli colleghi, onorevole Raia, avrei la necessità
di rivolgermi per qualche minuto al presidente Crocetta, perché il
mio non sarà un intervento che entrerà nel merito. In discussione
generale ho già ampiamente affrontato tutti i temi e l'excursus che
ha portato a questa seduta d'Aula.
Presidente Ardizzone le preannunzio che parlerò due minuti adesso
e due minuti successivamente perché intendo illustrare
l'emendamento 1.172 che è una riscrittura.
PRESIDENTE. No, no, il Regolamento parla chiaro. Io la invito a
svolgere il suo ragionamento, il suo discorso, in maniera
unificata; il ragionamento è unico.
CORDARO. Presidente, sa cosa può succedere?
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, si attenga al Regolamento.
CORDARO. Ma io glielo preannuncio. Questo è un appello politico al
Presidente della Regione che non ha nulla a che fare col merito
della legge. Io, sugli emendamenti che come partito e come gruppo
parlamentare
Non mi legga l'articolo del Regolamento Lo conosco bene
PRESIDENTE. Lei non può costituire un precedente
CORDARO. Ma le sto dicendo che intendo illustrare all'Aula ed al
Governo una delle
PRESIDENTE. Ma lei lo può illustrare in questo momento perché la
discussione è unificata. No no, onorevole Cordaro
CORDARO. Sto prendendo l'emendamento. Me lo fa prendere?
PRESIDENTE. Ah, bravo Ha visto che abbiamo trovato l'intesa Lo
prenda e lo illustri.
FORMICA. Non credo sia intenzione della Presidenza che ci siano
gli animi accesi, Presidente.
PRESIDENTE. Nessun animo acceso, stia tranquillo onorevole
Formica. Tutt'altro.
FORMICA. Io sono sempre tranquillo quando sono gasato
PRESIDENTE. Com'è lei?
FORMICA. Bello gasato
CORDARO. Presidente Ardizzone, continuo a pensare che il buon
senso debba sorreggere tutti. Sono già trascorsi due minuti e io
non ho ancora iniziato, spero che lei vorrà tenerlo in
considerazione. Sono certo che nel corso di questo dibattito il
buon senso continui ad assistere lei e continui ad assistere anche
me. Ma, soprattutto, auspico che il buon senso assista il Governo e
il suo massimo rappresentante, il Presidente della Regione.
Presidente Crocetta, le chiedo, e lo posso fare visto che avrò
questa unica ed ultima possibilità, di ripescare quel modus
operandi che aveva portato il suo assessore da lei delegata,
Valenti, a ragionare con il rappresentante delle Province
siciliane, su un provvedimento che, senza calpestare i diritti di
nessuno e, soprattutto, senza calpestare un progetto istituzionale
che deve vederla protagonista di un tentativo sempre in atto, di
cucire e non di rompere, all'interno di quest'Aula, aveva portato a
delineare un buon disegno di legge, che avrebbe potuto evitare
spaccature all'interno del Parlamento siciliano ed avrebbe potuto,
soprattutto, contribuire a farle conseguire un primo importante
successo perché quel disegno di legge, sì, avrebbe avuto un
consenso vasto, direi vastissimo, e ci avrebbe portato ad esitare,
in maniera serena, una modifica importante dell'assetto
istituzionale siciliano.
Io sono sicuro, presidente Crocetta, che lei abbia a cuore, almeno
quanto me, le istituzioni, e lei sa bene presidente Crocetta, che
una riforma istituzionale, perché abolire un Ente intermedio come
le Province, rappresenta di fatto una modifica dell'assetto
istituzionale non può essere imposta né può essere affermata a
colpi di maggioranza.
Io le chiedo, presidente Crocetta, di fermarsi perché qualsiasi
impegno, di fronte alle istituzioni, anche un impegno preso
all' Arena di Giletti, non possa prevalere sul rispetto per l'Aula
e sul ruolo di ciascuno di noi.
Io la prego, presidente Crocetta, di non imporci di utilizzare
tutte le tecniche parlamentari che il Regolamento ci attribuisce
perché se dovessimo leggere questo modo di fare come una volontà
arrogante di dimostrare potere per una maggioranza che le urne non
le hanno dato, saremmo costretti ad attaccarci a ciò che prevede la
legge.
E allora, presidente Crocetta, stiamo andando verso un momento
straordinariamente importante che è quello che ci vedrà confrontare
sulla finanziaria.
Un suo assessore strategico, l'assessore Bianchi, assessore per
l'economia, ha chiesto qualche settimana fa di affrontare il
bilancio e la finanziaria con spirito costruttivo e noi siamo
pronti a farlo perché, come lei, abbiamo a cuore la sorte di
decine, centinaia, migliaia di famiglie siciliane che, oggi, non
riescono ad arrivare alla fine del mese ed a calare la pasta .
Ci dia la possibilità di approcciarci al momento più importante
dell'anno, che è quello della finanziaria, in maniera serena, non
ci costringa ad assumere posizioni che non vogliamo assolutamente
assumere ma che saremo costretti ad adibire se lei continuerà a
percorrere questo suo cammino. In questo senso abbiamo presentato
un emendamento di riscrittura, l'emendamento 1.172 che vorrei
sottoporre brevemente all'attenzione dell'Aula e che, nei suoi
emendamenti, dall'1 al 18, di fatto era una riforma complessiva del
sistema degli enti intermedi province partendo da un presupposto:
noi non saremo mai disposti a rinunciare a spazi di democrazia e
non saremo mai pronti a dare il nostro assenso ad elezioni di
secondo grado. Meglio eletti che nominati era il nostro slogan di
qualche anno fa, lo confermiamo anche in questa sede.
Gli uffici ci hanno spiegato - e noi condividiamo - che di questo
emendamento 1.172 potranno essere posti al voto dell'Aula i primi 7
commi, perché dall'ottavo al diciottesimo comma si trattava, in
buona sostanza, di attribuire alle province - ed è quello che
vogliamo fare - funzioni serie, vere e nuove per renderle
strategiche rispetto al territorio che rappresentano.
Però, per il principio costituzionalmente garantito e, comunque,
già apprezzato in sede nazionale, che a funzioni corrispondano
risorse, è necessario soprassedere su questo punto che auspichiamo,
mercé il buon senso del Governo, diventi parte integrante di un
ragionamento immediatamente futuribile.
Allora, rispetto ai primi 7 commi di questo emendamento 1.172 noi,
presidente Ardizzone, diciamo di fissare i paletti per la riforma
degli organi elettivi provinciali al comma 1, modificando,
onorevole Di Pasquale, la legge 9/1986 istitutiva delle province,
nel senso della riduzione del numero degli assessori e dei
consiglieri nel modo che segue: il consiglio della provincia
regionale è composto da 35 consiglieri nelle province regionali con
popolazioni superiore a 600 mila abitanti; 27 consiglieri nelle
province regionali con popolazione da 400 mila a 600 mila abitanti;
15 consiglieri nelle altre province regionali.
Al comma 4 stabiliamo in cinque anni la durata della Giunta, anche
questa è concreta spending review.
E, ancora, al comma 10 dell'articolo 32, della vecchia legge 9/86,
aggiungiamo il comma 10 bis, riducendo sostanzialmente il numero
degli incarichi esterni che possono essere 3, 2 e, addirittura, 1
nei tre tipi di provincia delineati sopra, più di 600 mila
abitanti, da 400 mila a 600 mila, un solo incarico esterno in
tutte le altre occasioni.
Ancora riduciamo i tempi del rimborso previsto per i consiglieri
provinciali che oggi e per l'intera giornata e che nel nostro
emendamento di riscrittura finirebbe per essere legato alla durata
reale delle sedute dei consigli provinciali. E, infine, riduciamo
tutte le indennità del 30 per cento.
Noi offriamo al Governo regionale e all'Aula un'ipotesi seria di
confronto, rispetto a questa che non consideriamo vangelo, siamo
pronti a sederci ed a confrontarci.
Ma se nel Governo e nel Presidente dovesse prevalere la legge del
più forte, noi, assessore e presidente Crocetta, non potremmo che
prenderne atto col rischio - e a quel punto ognuno sì, Presidente,
se ne assumerebbe le sue responsabilità - di andare a votare il 27
maggio e non lo auspichiamo con la stessa norma che, oggi, è
vigente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scoma. Ne ha
facoltà.
SCOMA. Signor Presidente onorevoli colleghi, anch'io mi
riprometto, poi, di intervenire una seconda volta e non parlerò più
del tempo previsto.
PRESIDENTE. Su questo articolo, no.
SCOMA. Signor Presidente, posso intervenire, poi, per
dichiarazione di voto?
PRESIDENTE. Sì.
SCOMA. Intervengo unicamente per ricordare che in questi ultimi
mesi un poco di confusione è stata fatta. Prima abbiamo fissato
alcuni concetti, poi altri, poi abbiamo fissato la data delle
elezioni, poi l'abbiamo spostata e poi tutta la fibrillazione che,
ovviamente, ha investito il Governo, posizioni diverse, comunicati
pesanti, leggiamo dai giornali che qualche forza politica dice che
chi non vota è fuori dal partito. Insomma, c'è molta attenzione su
una materia che sta a cuore a molte persone.
Io, però, vorrei fare riflettere su alcuni importanti dati
riportati dal sistema informativo sulle operazioni degli enti
pubblici.
La banca dati del Ministero del Tesoro nel 2012 ha detto che la
Regione siciliana ha speso per i costi di amministrazione personale
oltre 9 miliardi di euro; la Provincia, invece, tutte le nove
province hanno spesso soltanto 600 milioni di euro; i comuni,
invece, hanno speso 4 miliardi e 500 milioni di euro.
La spesa per gli investimenti, è un dato importante, quasi 7
miliardi della spesa totale della Regione è stata destinata a spesa
corrente, ovviamente per il funzionamento della macchina, mentre
oltre 2 miliardi sono stati destinati ad investimenti, cioè il 23
per cento.
Anche nel caso delle province la spesa per gli investimenti è
stata il 23 per cento del totale.
Per quanto riguarda, invece, i comuni la spesa per gli
investimenti è stata soltanto dell'1 per cento del totale, quasi 70
milioni contro i 6 miliardi per la spesa ordinaria.
Andiamo ai costi. Il personale politico della Regione costa a
ciascun cittadino siciliano 32,97 euro; tutto il personale politico
delle 9 province insieme costa a ciascun cittadino 3,39 euro; il
personale politico dei comuni costa a ciascun cittadino siciliano
11,53 euro.
Questo per dare la dimensione dei costi, quanto realmente possano
incidere.
Andiamo ai dipendenti. I dipendenti della Regione costano a
ciascun cittadino siciliano 321,33 euro. Nella Regione, sono gli
ultimi dati pubblicati, risultano assunti 17.157 dipendenti di cui
l'11 per cento dirigenti.
I dipendenti delle province costano a ciascun cittadino siciliano
39 euro. Nelle nove province sono assunti 5.600 dipendenti di cui
l'1,8 per cento soltanto sono dirigenti.
I dipendenti dei comuni costano a ciascun cittadino siciliano
289,33 euro. Nei comuni risultano assunti più o meno 40.000
dipendenti.
La cosa che, invece, ci fa ancora più riflettere è quella che
riguarda gli enti strumentali intermedi della Regione siciliana
perché noi, oggi, col disegno di legge presentato dal Governo
andiamo a sopprimere le nove province siciliane ed andiamo a
parlare di un ragionamento a venire che non sappiamo quanto tempo
impiegheremo a portare a termine, che non sappiamo quanto ci
costerà ma, secondo il censimento sulle società partecipate e gli
enti strumentali delle regioni, che è stato elaborato dal
dipartimento del Ministero del tesoro, la Regione siciliana conta
all'incirca 206 enti strumentali. Di questi 206 enti strumentali,
come sappiamo, 27 riguardano i consorzi ATO, acqua e rifiuti, 11
consorzi di bonifica, 9 consorzi della Regione, 22 fra enti e
istituti regionali, un'agenzia regionale, 3 enti pubblici
economici, 10 aziende di edilizia residenziale, 8 aziende speciali,
9 società partecipate per la gestione dei pubblici servizi e 38
società di capitali per attività diverse dai pubblici servizi.
I 206 enti, consorzi, agenzie e società sono costati nel 2012 alla
Regione circa 30 milioni di euro. Del totale di questa spesa, ben
l'89 per cento è rappresentata da spesa corrente, quasi 26 milioni,
ovviamente, per spesa corrente intendiamo costi del consiglio di
amministrazione, affitto delle sedi e personale e, soltanto il 12
per cento, è stato destinato ad investimenti.
I trasferimenti dalla Regione alle istituzioni ed altri enti,
secondo i dati del Siope nel 2012, sono stati ad enti ed agenzie
regionali oltre 200 milioni di euro; alle province, che è il dato
che ci deve fare riflettere, soltanto 57 milioni di euro; ai
comuni, per l'esercizio delle funzioni, invece, oltre un miliardo
di euro.
Questo è un dato abbastanza preoccupante perché la Regione
continua a mantenere in piedi più di 200 società controllate e
partecipate, spende per tenerle in piedi, più di 200 milioni di
euro contro soltanto i 59 milioni di euro del costo delle province.
Il resto ve lo dirò dopo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scoma. Colgo l'occasione per
formularle gli auguri per la sua elezione a senatore. Non so se
opterà per rimanere in quest'Aula o andare a Palazzo Madama.
Comunque, i suoi interventi sono sempre graditi. Però,
relativamente all'articolo 1 il discorso si è chiuso.
Comunicazione relativa a congedo
PRESIDENTE. Comunico che, essendo l'onorevole Panepinto presente
in Aula, la richiesta di congedo, precedentemente annunziata, è da
ritenersi ritirata.
L'Assemblea ne prende atto.
transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende la discussione del disegno di legge numero 278
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Assenza. Ne ha
facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, sono già intervenuto in sede di
discussione generale per dire come la penso in ordine a questo
disegno di legge governativo, ossia tutto il male possibile.
Tutto il male possibile non per un'operazione di pregiudizio
ideologico, assolutamente, ma perchè mi sono reso conto che
piuttosto che pensare ai problemi reali della Sicilia, ciò che
interessa è annunciare urbi et orbi', attraverso interventi di
natura mediatica che si sta cambiando tutto mentre, in realtà, non
si cambia niente e quando lo si fa, lo si fa per tornare anni luce
indietro.
E, questo è il senso di questo disegno di legge che contrasteremo
con tutte le nostre forze, anche se modeste.
Non per fare sfoggio di chissà quale cultura, però, penso che una
lettura attenta dell'articolo 114 della nostra Costituzione che fa
parte del Titolo V, che è stato ampliamente modificato di recente
- forse la Commissione competente non ha tenuto ciò nel necessario
conto -, è legge costituzionale successiva rispetto
all'approvazione dello Statuto regionale siciliano che non
prevedeva le province, ma i liberi consorzi di comuni.
Ebbene, l'articolo 114 della nostra Costituzione dice
espressamente che: La Repubblica e anche la Sicilia fa parte,
fino a prova contraria, della Repubblica italiana è costituita dai
Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e
dallo Stato .
Anche il buon Monti si è dovuto arrendere dinnanzi all'evidenza di
questo dettato costituzionale, sospendendo la sua crociata contro
le province ritenute dallo stesso mediaticamente come degli enti
inutili, degli enti di spreco, proprio perché aveva ben compreso, o
gli avevano fatto ben comprendere l'impossibilità di procedere
secondo legge ordinaria.
A maggior ragione, è impensabile che la nostra Assemblea regionale
possa legiferare. Anche perché, mi ero sforzato, già, di dire nel
precedente intervento, ma di quale modifica stiamo parlando?
Se la legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, al Titolo II, articolo
3, prevedeva espressamente quello che stiamo andando a prevedere
oggi, ossia che l'Amministrazione locale e territoriale della
Regione siciliana è articolata, ai sensi dell'articolo 15 dello
Statuto, in Comuni ed in liberi Consorzi di comuni denominati
Province regionali.
Allora, vi da fastidio questo termine? Non dobbiamo più chiamarle
province? Dobbiamo chiamarle in un altro modo? Ma siate seri Non
dite che state abolendo le province; state facendo una sola riforma
di facciata che, però, rischia nel merito di aggrovigliare la
situazione in maniera assolutamente inestricabile.
Il rischio è questo: quando l'articolo 1 prevede l'istituzione di
questi consorzi di comuni che già esistono, ma questi ultimi su
quali basi si dovranno istituire? Che densità territoriale dovranno
avere? Che popolazione dovranno contenere? Che raggio d'azione
dovranno raggiungere? O non vogliamo, veramente, correre il rischio
di fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci e sostituire alle
Province regionali, in atto esistenti, chissà quanto e chissà
quanti liberi consorzi di comuni
Allora, il vero scopo è un altro Il vero scopo è quello di dare
un contentino alla moda corrente, dire che in Sicilia siamo più
bravi degli altri e stiamo levando una grande cortina di fumo per
dire che le province le abbiamo abolite quando, nella realtà, non
stiamo facendo altro che sospendere il momento democratico delle
libere elezioni per il rinnovo dei consigli provinciali, nominando
magari, in questo momento, nove proconsoli di assoluta fiducia
dell'attuale governatore, arrivando anche a sostituire i due
commissari già nominati dal Presidente del Governo e questo sine
die.
Gli uffici regionali, in una relazione ben precisa, vi hanno già
evidenziato le pecche di questo disegno di legge, vi hanno
evidenziato i rischi a cui si va incontro, vi hanno evidenziato
l'impossibilità di rinviare sine die il momento elettorale;
nonostante questo, a testa bassa, si pretende di andare avanti, di
sfidare anche le leggi di gravità in termini di assoluta
incostituzionalità delle norme perché l'impatto mediatico o la
necessità di andare appresso agli urlatori di turno, prevale sulle
ragioni vere di una buona politica.
Non si parla dell'abolizione dei 206 enti inutili regionali, veri
e propri centri di spesa, non si parla di chi farà fronte ai 380
milioni di debiti degli enti provinciali. Chi li assorbirà? I
comuni? Questi liberi consorzi di comuni, con l'inevitabile
conseguenza di sforare, immediatamente, il patto di stabilità o li
assorbirà la Regione che già di suo non riesce a far fronte a
nessun adempimento? In sede di bilancio, ne vedremo delle belle in
proposito
Per non parlare, poi, della sorte dei dipendenti regionali, delle
province, dei rapporti in corso, apriremo una Babele indefinibile e
questo sol perché qualcuno è andato in televisione a dire Noi le
aboliamo . Ma le aboliamo a quale costo, e con quali conseguenze?
Una classe politica seria deve interrogarsi su questi argomenti,
perché a causa di una puntata televisiva rischiamo di affossare
definitivamente la Regione.
Noi abbiamo presentato tutta una serie di emendamenti, articolo
per articolo, che verranno puntualmente illustrati per, in primo
luogo chiedere che il Governo receda da questo suo infausto e
insano proposto; in secondo luogo di migliorarlo nel merito perché,
poi, piuttosto che di abolire si deve parlare seriamente di una
profonda riforma dell'ente intermedio, che si chiami provincia o si
chiami in un'altra maniera, ha poco importanza, se questo termine
vi da così fastidio, chiamiamolo come si vuole, ma dotiamo questo
ente delle funzioni necessarie, decentrando in questi enti
periferici molte delle funzioni che la Regione non è in grado di
assorbire e di assolvere se non causando immani danni per ritardi
gravissimi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cascio Salvatore. Ne
ha facoltà.
CASCIO SALVATORE. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, intervengo perché, a volte, mi sembra
che la politica abbia perso di vista quello che è il linguaggio
comune della gente. Ci stiamo arrovellando e arrabattando su una
discussione che, alla fine, nasce da uno stato confusionario,
perché la prima confusione l'ha generata il nostro Presidente della
Regione.
Ricordo con esattezza che nel mese di febbraio o marzo, anzi di
aprile, il Presidente della Regione ha dichiarato che avrebbe
tenuto le consultazioni amministrative provinciali per il mese di
aprile, poi gli è stato fatto notare che questo era a breve termine
con le elezioni nazionali e ha spostato questo termine al 27 di
maggio.
Poi un giorno, una domenica, mentre ero seduto sul divano con la
mia famiglia, l'annuncio. L'annuncio è stato: Il Presidente della
Regione abolisce le province siciliane . Quindi, nasce
confusionaria e questa confusione regna sovrana a tutt'oggi e,
regna sovrana sopratutto nella formulazione e nel dire le cose col
nome giusto, perché viene titolata una legge in maniera sbagliata,
perché viene titolata Norme per l'istituzione dei consorzi di
comuni , la definirei Rinvio delle elezioni provinciali , se diamo
questo titolo, forse, siamo tutti d'accordo, tutti gli emendamenti
sono decaduti, non ne esaminiamo nemmeno uno e procediamo
speditamente ed approviamo questa legge.
Nel momento in cui il Presidente della Regione annuncia che
abolirà le province, personalmente mi aspettavo oggi un dibattito
sulle competenze, sulle funzioni, sulle attribuzioni di
responsabilità, sul dare nuova linfa e nuovo fervore a quanto si
poteva razionalizzare e ridurre gli sprechi della macchina
regionale.
Non stiamo parlando di tutto questo, stiamo parlando semplicemente
dell'articolo 1 che recita che entro sei mesi si aboliranno le
province per costituire i consorzi di comuni, di fatto però dice di
rinviare le elezioni provinciali a data da destinarsi e di
prenderci un po' di tempo per capire che cosa fare con le province
regionali siciliane. Questo poteva stare bene se c'era chiarezza
nel dirlo. Non si possono fare annunci che, invece, dicono
tutt'altro, perché gli annunci sono roboanti, gli annunci sono di
rivoluzione, sono di riforme; hanno, in pasto all'opinione
pubblica, un effetto dilatato e ampliato, e poi, nell'efficacia
delle azioni, sono perfettamente inutili.
E ciò sta avvenendo con questo Governo e mi dispiace perché, io
per primo, assieme al presidente del gruppo parlamentare che
rappresento, abbiamo dichiarato in tutte le sedi, anche da questo
scranno, che noi siamo per la rivoluzione, perché questa
rivoluzione vada avanti, noi siamo per togliere i privilegi, noi
siamo per riformare e razionalizzare la spesa pubblica e la spesa
regionale in Sicilia; ma siamo per una rivoluzione che non ha una
deriva giacobina, che non sfascia, perché sfasciare è sempre più
facile che costruire, ma una rivoluzione che, invece, ragiona, una
rivoluzione che pone al centro i bisogni e gli interessi della
Sicilia ed è su ciò che siamo d'accordo col Presidente della
Regione Crocetta, se vorrà andare avanti su questa strada.
Non siamo d'accordo, invece, quando si usa il mezzo televisivo,
l'effetto mediatico per demagogia o populismo, perché ad oggi
molti colleghi prima di me - io non sono qua venuto a snocciolare
cifre e dati - mi devono spiegare in che cosa consiste il
risparmio, perché se questo consiste nell'abolire nove province e
fare venti, ventuno, venticinque consorzi di comuni, non capisco
qual è il risparmio.
Se il risparmio consiste nel far transitare i dipendenti della
provincia verso i comuni o verso la Regione, che già è oberata e
già non sono in grado di mantenere i lavoratori socialmente utili,
gli articolisti, tutti i precari, i precari dei consorzi di
bonifica, io non so, alla fine è sempre Pantalone' che paga Non
c'è un ente terzo che paga. E, allora, noi ci sgraviamo da alcune
spese e siamo esenti e possiamo fare un reale risparmio? E' il
gatto che si morde la coda.
In questa vicenda, è ovvio che ci voglio vedere chiaro e capire
realmente in cosa consiste questo risparmio, in cosa consiste
questa novità, in cosa consiste questa rivoluzione, in cosa
consiste questa innovazione, qual è la novità essenziale che si
porta e di cui i siciliani ne trarranno benefici ed effetti? Non la
vedo.
Vedo semplicemente un problema, assessore Valenti - e mi rivolgo
a lei -, quello di un vulnus che consiste nel fatto che si dice
che entro sei mesi si istituisce il consorzio dei comuni e,
quindi, si commissariano le province in attesa dei consorzi di
comuni; successivamente, emaniamo entro sei mesi la legge, ci sono
i consorzi dei comuni, la legge è operativa e si commissariato i
consorzi dei comuni. E' assurdo Lo sa perché li commissariamo i
consorzi dei comuni? Perché l'efficacia dei consorzi dei comuni
parte con gli organi costitutivi, parte eleggendo gli organi ed il
consorzio dei comuni ha efficacia, viceversa non ne alcuna. Per
avere efficacia ci troveremo con un ente commissariato,
probabilmente. Vi sono alcuni aspetti che non capisco
Nel 1988 ho fatto il sindaco e ricordo che allora la legislatura
durava quattro anni, poi è intervenuta una legge della Regione
siciliana, onorevole Formica lei la conosce, che ha prorogato il
mandato dei sindaci a cinque anni. Non hanno commissariato i
sindaci, hanno prorogato da quattro a cinque anni i consigli
comunali e i sindaci; la scadenza naturale è stata prorogata di un
anno.
Sulla scorta di questo principio era più logico fare una norma di
due righe in cui dire per sei mesi si proroga il presidente della
Provincia e il Consiglio provinciale in attesa di cambiare
completamente sistema , perché non ha senso, viene meno il
principio democratico, a mio avviso, nel momento in cui si
commissaria per non sapere che cosa fare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fontana. Ne ha
facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io ci tenevo
a prendere la parola per un importante dibattito che ci vede
coinvolti in questa legge che elimina le province e chi, come me,
ha fatto il presidente della provincia per dieci anni, ed è,
quindi, profondo conoscitore dell'ente intermedio, non può che
ritenere che questo atto vada assolutamente fermato perché sarebbe
un danno enorme per la Sicilia e per i siciliani. E dirò il perchè
In un momento di crisi così grave che ha investito tutto il mondo,
tutti i territori ed in particolare ha investito la Sicilia che è
un territorio debole e che ha risentito e risente ancora di più di
questa grave crisi, è chiaro che tutto questo ha determinato anche
delle reazioni, direi anche virtuose, che hanno visto tutti nel
tentativo di tagliare le spese, dal Governo nazionale ai Governi
regionali, agli Enti Locali.
Ebbene, anche a livello nazionale negli ultimi due anni le uniche
cose che si sono fatte sono state proprio in questa direzione, nel
taglio delle spese, delle spese superflue, anche con la spending
review - l'ultimo decreto che ho avuto l'onore di approvare in
quanto facente parte della Camera dei Deputati - e credo che siano
dei tagli che hanno creato lacrime e sangue nei cittadini, ma
che sono stati sicuramente degli atti utili ai fini del risparmio e
dei tagli alla spesa pubblica.
Non vedo dove sia il risparmio nel cancellare le province che
rappresentano soltanto l'1,2 per cento della spesa pubblica
complessiva Lo ha detto chi mi ha preceduto, lo hanno detto i
tanti parlamentari che sono intervenuti, lo hanno detto a chiare
lettere che non ci sarà un risparmio.
Se il taglio è visto come il taglio agli organi collegiali e,
quindi, alle rappresentanze, credo che si stia parlando di poca
cosa, parliamo di un risparmio minimo senza alcun beneficio perché
le province hanno tante competenze, dalle strade alle scuole,
all'ambiente, alla bonifica delle aree extra urbane, ebbene queste
sono competenze e servizi che comunque devono essere garantiti.
Queste competenze saranno trasferite ad altri enti e, quindi, il
risparmio dov'è? Dovranno essere mantenuti anche i livelli
occupazioni poiché non possiamo certo mandare a casa i numerosi
dipendenti dell'ente Dov'è il risparmio Non lo vedo Non vedo
nessun risparmio nel taglio delle province.
Va fatta una profonda riflessione e lo dice anche in un articolo,
oggi, Giovanni Pepi intervistando il professore Pitruzzella che
esprime anche lui un parere autorevole dove dice di stare attenti
a non cadere nella sindrome belga, per la quale nel tentativo di
voler cambiare le cose per tagliare le spese, ci si accorge invece
che le spese vengono raddoppiate.
Ed è quella la sensazione che oggi provo, perchè credo che nel
tentativo di voler creare una condizione migliore dal punto di
vista economico-finanziario, finiremo probabilmente con
l'appesantire ulteriormente i costi perché si creeranno tantissimi
consorzi, ognuno vorrà il proprio consorzio nella propria città,
chissà, certamente, il Presidente Crocetta comincerà ad individuare
nella città di Gela il primo consorzio, magari il secondo sarà a
Termini Imerese, poi non lo so quale sarà il terzo, così
continuando probabilmente arriveremo ad avere 30, 40 consorzi in
Sicilia.
E ci nascondiamo dietro il fatto che non ci saranno consiglieri,
non ci saranno gli assessori, non ci saranno i presidenti, ma ci
saranno certamente tantissimi funzionari e dirigenti di questi
consorzi, ci saranno i consulenti, ci saranno gli esperti, ci
saranno coloro i quali cercheranno un posto in tutti i modi con le
spartizioni che conosciamo bene, e del resto abbiamo già una
esperienza notevole in questo senso perchè abbiamo già sperimentato
gli ATO rifiuti, gli ATO idrici e sappiamo quanti soldi sono stati
sperperati con queste strutture.
Ebbene, non solo abbiamo già sbagliato in passato, ma tentiamo
ancora di ripetere gli errori, quindi, non abbiamo fatto menzione
degli errori del passato e si tenta in tutti i modi che ci siano
ulteriori sbagli, ulteriori errori che ci portano ancora una volta
a commetterne altri e a doverci pentire di quello che stiamo
facendo oggi.
Io sono certo, signor Presidente e signor assessore, mi dispiace
che non ci sia il Presidente, vorrei vedere fra due, tre anni dopo
che creeremo i consorzi quale sarà il consuntivo, quale sarà il
risultato di questa legge che sicuramente è una legge che
danneggerà la Sicilia ed i siciliani, togliendo anche la
possibilità della rappresentanza - stiamo attenti - quindi c'è una
restrizione degli spazi di democrazia, perché noi sappiamo che gli
organi elettivi rappresentano un momento di alta democrazia, di
rappresentanza e invece in questo caso ripiegheremo nelle elezioni
di secondo grado, dando la possibilità ancora ai partiti, ai
partiti, alle lobbie di potere individuare le persone che dovranno
poi governare queste aree e questi consorzi.
Ebbene, signor Presidente, signor assessore, consiglierei un
ulteriore riflessione. Siamo d'accordo sulla modifica e sulla
riforma delle province e siamo d'accordo anche al rinvio delle
elezioni perché è giusto che la riforma si faccia nei tempi
necessari.
Noi riteniamo che alcune cose vanno riviste, che queste province
vadano riempite ulteriormente di contenuti perché è giusto
trasferire altre competenze, quelle riguardanti, per esempio, gli
aspetti del lavoro, le agenzie per l'impiego, la motorizzazione,
l'Istituto autonomo case popolari, gli ATO idrici, gli ATO rifiuti;
tutte queste competenze possono essere benissimo trasferite alle
province, risparmiando, peraltro, notevoli risorse con la chiusura
di questi enti che, a mio parere, sono assolutamente inutili ed è
lì che bisogna agire.
Restringere anche questi spazi di democrazie con le
rappresentanze, riducendo il numero dei consiglieri, riducendo il
numero degli assessori, riducendo notevolmente anche gli
emolumenti, questo è il vero lavoro che bisogna fare e, pertanto,
credo che sia necessario rinviare le elezioni, attivare un tavolo
con la partecipazione di tutte le rappresentanze e capire come
potere riformare le province con il vero risparmio da un lato e
trasferendo competenze dall'altro lato.
Con questo augurio, signor Presidente, mi auguro che questo
articolo 1 possa essere bocciato per dare la possibilità di poter
riprendere un cammino che ci porti, invece, ad attivare ulteriori
competenze alle Province e ad attivare un vero taglio alla spesa e,
quindi, risparmiare le risorse che sono quelle che in questo
momento è necessario tagliare e risparmiare per dare maggiore
ossigeno a questa Terra ed ai siciliani.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Picciolo è in congedo per
oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n. 278
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha
facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, torno a ribadire
quello che è il mio concetto, ma soprattutto quella che è la mia
preoccupazione di amministratore.
Premetto che non sono assolutamente d'accordo che si vada a votare
ora, che ci sia la necessità di rivedere e di riformulare una legge
che si prefigga effettivamente l'abbattimento dei costi.
L'idea proposta per l'abolizione delle Province, con il disegno di
legge di iniziativa governativa, appare poco efficace rispetto
all'obiettivo prefissato di un risparmio di spesa.
Così come è congegnata l'idea di riforma governativa non appare
idonea a determinare un risparmio di spesa nemmeno quello del costo
della politica.
Innanzi tutto, per quanto riguarda la Provincia di Messina,
frastagliata da innumerevoli piccoli centri comunali, la norma
sembra eccessivamente sperequata a danno di Comuni con popolazione
inferiore cinquemila abitanti.
Il trasferimento della sede dalla città di Messina presso il
Comune con maggiore popolazione per ciascun consorzio che verrà
creato comporterà sicuramente delle spese, senza considerare che la
previsione della composizione del consiglio, con la partecipazione
di tutti i Sindaci dei Comuni che ne fanno parte, renderà, a mio
avviso, ingovernabile l'ente, com'è dimostrato dall'esperienza del
lato idrico.
Mi chiedo, inoltre, considerato che il disegno di legge proposto
non è accompagnato da alcuno studio in proposito, quale sarà il
reale risparmio di spesa della sostituzione delle Province con i
liberi consorzi. Nell'idea del Governo, tra l'altro, si prevede,
per i liberi consorzi, una circoscrizione territoriale non
inferiore a centocinquantamila abitanti, con il mantenimento di
tutte le funzioni e le competenze proprie delle Province, ad
eccezione di quelle concernenti gli istituti scolastici superiori e
le strade: le scuole andrebbero ai Comuni, le strade al genio
civile.
Già questo basta per capire che in relazione alla popolazione
della nostra Regione, con l'idea di riforma governativa, si
passerebbe da nove Province a trentatre consorzi, o liberi consorzi
né la soluzione potrebbe essere quella di incrementare il numero
minimo di abitanti che non avrebbe altro effetto se non quello di
rendere sempre maggiormente ingovernabile l'ente che si verrà a
creare.
Da ciò deriva che se l'obiettivo della riforma è quello della
semplificazione dell'assetto istituzionale e della riduzione dei
centri di potere e spesa, il disegno di legge governativo non
raggiunge l'obiettivo prefissato.
Il vero è che l'idea dell'abolizione delle Province in Sicilia e
la loro sostituzione con i liberi consorzi non rappresenta, a mio
avviso, altro che cavalcare l'attuale visione negativa
nell'immaginario collettivo nei confronti della politica e delle
istituzioni.
Si potrà ribattere a questo intervento che, però, grazie al
disegno di legge, si risparmierebbero i costi della politica. Mi
chiedo se il risparmio dei soli costi della politica è davvero
sufficiente. Per realizzare tale risparmio non basterebbe ridurre
il numero di Consiglieri e Assessori? Nonché ridurre le indennità?
Ovvero prevedere che le cariche politiche siano a titolo gratuito,
con l'introduzione di un sistema di designazione di secondo grado
dei vari organi?
Mi chiedo, tuttavia, in democrazia le elezioni sono davvero da
considerare un costo? Con la riforma proposta dal Governo si andrà
veramente a risparmiare sulle consulenze? Sugli incarichi? E
soprattutto si razionalizzeranno i costi?
La sola sostituzione delle Province con un numero triplicato di
consorzi, a mio avviso, non farebbe altro che triplicare le
consulenze, gli incarichi e i contenziosi, come è avvenuto per gli
ATO.
Il rischio, anzi, è che i nuovi enti di dimensioni minori e,
dunque, con dotazione di personale strumentale-organizzativo
inferiore avranno gioco facile a motivare e chiedere collaborazioni
esterne.
Mi pongo inoltre un altro problema di natura costituzionale. Non
si deve dimenticare, infatti, che il testo degli articoli 5, 114 e
118 della Costituzione non consente al legislatore ordinario di
modificare la natura degli enti costitutivi della Repubblica quali
enti del Governo territoriale, rappresentativi delle rispettive
comunità e tra essi equiparati, quanto a materie e struttura.
L'evoluzione del quadro ordinamentale comunitario e costituzionale
ha decisamente creato una rete di protezione costituzionale attorno
all'ente territoriale Provincia regionale, poi trasfuso dalla legge
9/86.
Tanto è vero che nella circolare applicativa della legge regionale
9/86, emanata dall'assessorato regionale enti locali, si legge: la
nuova Provincia conserva la connotazione associativa dei Comuni, ma
rimarca necessariamente, in linea con l'evoluzione dottrinaria di
interpretazione dei principi costituzionali circa l'ordinamento
degli enti locali e l'attuazione dello Stato sociale, le componenti
essenziali del territorio e di poli di direzioni, che comporta
l'individuazione fisica del centro operativo, il Capoluogo, per lo
sviluppo economico-sociale delle comunità che racchiude per la
formazione ed attuazione della programmazione regionale, per la
razionale urbanizzazione delle strutture e dei servizi, e per
l'attuazione del decentramento regionale e anche statale .
Mi chiedo, inoltre, considerato che il disegno di legge proposto
non è accompagnato da alcuno studio in proposito, quale sarà il
reale risparmio di spesa in sostituzione delle Province in liberi
Consorzi. Non è meglio prevedere una riforma molto più incisiva che
vada a riassegnare le funzioni che nel corso degli anni, sempre in
modo più massiccio, sono state assegnate alle Province verso i
Comuni, ovvero verso la Regione? Non è forse nella gestione di tali
funzioni e del denaro pubblico con le stesse connesse, che vi è il
maggiore spreco di risorse?
Tra le funzioni attribuite alle Province ricordo: la legge
regionale 22 del 09 maggio 1986 sul riordino dei servizi e delle
attività socio-assistenziali in Sicilia, approvata dall'Assemblea
regionale siciliana lo stesso anno della legge regionale 9/86, che
nell'articolo 49 individua una specifica attribuzione alle Province
regionali.
Le competenze più specifiche affidate alle Province regionali,
nell'ambito delle politiche socio-assistenziali, sono contenute
nell'articolo 12 della legge regionale 33 del 23 maggio 1991. In
forza di tale disposizione compete alla Provincia regionale
provvedere all'assistenza dei ciechi e dei sordomuti rieducabili,
curando anche il mantenimento degli stessi presso appositi
istituti.
Con le disposizioni degli articoli 1 e 2 della legge regionale 34
del 05 settembre 1990, le Province regionali acquisiscono ulteriori
competenze nel settore scolastico con particolare riferimento alle
istituzioni scolastiche regionali, eccezion fatta per il personale.
Con la legge regionale 25 dell'1 settembre 1993 vengono
individuate alcune specifiche attività in materia di smaltimento
dei rifiuti solidi urbani che le Province regionali devono
obbligatoriamente svolgere.
Per effetto del decreto legislativo 112/98 e delle conseguenti
leggi regionali attuative sono state assegnate molteplici funzioni
amministrative, in adempimento al disegno di decentramento
amministrativo impostato dalla legge regionale.
L'articolo 33 rubricato funzioni e compiti amministrativi della
Provincia regionale , introduce quel concetto di area vasta . Il
primo comma, infatti, così dispone: La Provincia regionale, oltre
a quanto già specificatamente previsto dalle leggi regionali,
esercita le funzioni e i compiti amministrativi di interesse
provinciali, qualora riguardino vaste zone intercomunali o l'intero
territorio provinciale, salvo quanto espressamente attribuito dalla
legge regionale agli altri soggetti pubblici . Nel secondo comma si
conferma il valore della programmazione economico-sociale e della
pianificazione territoriale contenuta nelle disposizioni di cui
agli articoli 9, 10,11 e 12 della legge regionale 9/86.
In coerenza con tale nuovo disegno istituzionale viene detto che
la scala provinciale permette di determinare su di una scala
locale, quale quella della piccola e media impresa dei distretti
industriali, entrambi spina dorsale dell'economia italiana,
l'insieme delle reti senza però staccarsi dalla scala nazionale e
sopranazionale, e che la Provincia rappresenta un elemento
essenziale nel più generale sistema della programmazione, perché
partecipa alla programmazione regionale, perché ha il compito di
predisporre i piani di sviluppo economico-sociale e perché ha il
controllo degli strumenti di pianificazione dei comuni, ponendo per
essi le premesse concrete per una reciproca armonizzazione senza
incidere direttamente in forma particolare sul contenuto
pianificatore dei singoli comuni.
Più recentemente, la competenza della provincia regionale viene
estesa anche alla materia dei rifiuti. L'articolo 3 della legge
regionale n. 9 del 14 aprile 2010 è, infatti, tutto dedicato alle
funzioni esercitate dalla provincia in aggiunta a quelle già
previste dall'articolo 197 del decreto legislativo n. 152/2006.
Una legge di riforma, quindi, dovrebbe caricarsi del compito di
esaminare, con molta attenzione, l'elenco delle funzioni
provinciali, la possibilità per i consorzi di poterle svolgere in
modo più efficace, efficiente, economico, ovvero l'attitudine dei
comuni o della Regione a svolgerle in modo autonomo, sottraendole
alle province ed ai liberi consorzi. Tanto più che vi sono funzioni
difficilmente trasferibili ai comuni, pena il loro mancato
funzionamento, in quanto limitate ad ambiti territoriali troppo
ristretti, a scapito dell'efficienza e dell'economicità, mentre la
Regione, senza una concreta e seria organizzazione, non riuscirebbe
a gestire l'attività in ambiti territoriali limitati a particolari
zone del territorio.
In tale ottica, l'articolo 23, comma 19, della legge n. 214/2011
in materia di abolizione delle province prevede che lo Stato e le
Regioni, secondo le rispettive competenze, provvedono, altresì, al
trasferimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali per
l'esercizio delle funzioni trasferite .
Un altro aspetto da considerare, invece, che forse consentirebbe
un maggiore risparmio di spesa ed una migliore funzionalità,
efficienza ed efficacia è la soppressione e la riforma dei
consorzi, dei consorzi di bonifica, dello IACP e di quegli altri
enti ed enterelli' provinciali e regionali che continuano ad
esistere ed a persistere nel frastagliare le competenze o nel
sovrapporle a quelle dei comuni e province in particolare, ovvero
dei costituendi consorzi liberi tra comuni senza che nessuno sia in
grado di capire quali e quanti siano, quali spese movimentano,
quale utilità concreta abbiano, risultando essere per lo più uno
stipendificio.
Ho voluto anche richiamare le leggi regionali ed ho voluto
richiamare i principi costituzionali perché ho un forte dubbio. La
mia preoccupazione è che noi qui staremo a discutere senza venirne
a capo e senza una riforma seria che è l'obiettivo che questo
Parlamento vuole e che è l'obiettivo vero che la Sicilia ci chiede.
Noi abbiamo un solo dovere: cercare di recuperare risorse per
rilanciare lo sviluppo economico e per recuperare risorse e ridurre
la spesa dobbiamo fare una seria riprogrammazione.
Ecco perché invito tutti ad una seria riflessione ed a far sì che
si spostino le elezioni ad ottobre, che si apra un tavolo con tutte
le parti politiche affinché si faccia una legge di riordino che
abbia un solo obiettivo. Ridurre i costi, risparmiare è l'obiettivo
che ha questo Parlamento.
Ancora noi, in quest'Aula, da cinque mesi, non abbiamo parlato di
sviluppo economico, non abbiamo parlato di come rilanciare
l'economia e di come fare ripartire le opere pubbliche, di come
dare slancio e linfa alle nostre imprese che stanno soffocando.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, signor assessore chiamato ad immolarsi
alla presenza costante durante i lavori dell'Aula, onorevoli
colleghi, tendenzialmente, per il rispetto che devo a lei, signor
Presidente, e all'Aula tutta, tenterò di non ripetere quanto ho
avuto modo di sostenere in sede di discussione generale.
Signor Presidente, lei ben sa come l'articolo 1, sul quale in
questo momento dobbiamo soffermare la nostra attenzione, perché dal
punto di vista regolamentare questo ci spetta, nel momento presente
ed in questa fase della discussione, sia originariamente presentato
ed è quello di cui stiamo discutendo, deve attrarre la nostra
attenzione, è quell'articolo 1 composto da due commi, uno dei
quali, nell'enfasi della scrittura sbrigativa e superficiale, è
perfino definito legge.
Lei vedrà, signor Presidente, se ha questa pazienza, di verificare
come in quella originaria scrittura il comma 21 dell'articolo 1
rinvii alla legge di cui al comma 1. Si tratta cioè del massimo
della approssimazione, della superficialità - stavo per dire della
ignoranza, dal verbo ignorare - delle condizioni minime per
esprimere un concetto e per tradurlo in una norma giuridica.
Devo rilevare con qualche disappunto, signor Presidente
dell'Assemblea e Assessore soprattutto, come la discussione
generale non abbia suscitato nel Governo alcun bisogno, alcun moto
per sostenere qualche ragione che andasse di contrario avviso
rispetto a quanto ampiamente detto da molti colleghi in quella
sede, cioè nelle sedute di mercoledì e giovedì scorso.
Mi riferisco, in particolare, signor Assessore, al rapporto
giuridico, normativo, secondo i canoni della interpretazione, della
ermeneutica, della legge tra l'articolo 114 della Costituzione e
l'articolo 15 dello Statuto. Sembra fatto apposta ma non lo è, che
i nostri lodevoli Uffici nel fascicolo della documentazione che ci
hanno messo a disposizione abbiano nella stessa riportato nella
stessa pagina l'articolo 114 della Costituzione e l'articolo 15
dello Statuto.
Il Governo non pronunciare una sola parola che potesse
tranquillizzare l'Assemblea, e quindi il corpo dei legislatori, in
ordine al rapporto tra le due norme. Tra le due prevale l'articolo
114 della Costituzione, perché voi non ci state proponendo la
soppressione dell'ente intermedio, il che sarebbe stato, dal punto
di vista normativo e legislativo una scelta persino giustificabile,
essendo demandata all'ordinamento regionale la scelta di
autodeterminarsi con riferimento alla organizzazione degli enti
locali. Voi ci state, invece, proponendo, non soltanto il rinvio
della elezione - di questo avremo modo di parlare stasera, credo
anche abbastanza a lungo - ma una diversa rimodulazione, il che non
può certamente esondare dai criteri che sono fissati nell'articolo
114 della Costituzione italiana.
Ma c'è un altro aspetto che forse non avete avuto modo di
attenzionare: se si rilegge attentamente il secondo comma
dell'articolo 15 - che voi, mi sembra, almeno dai gesti e dai cenni
del capo, invochiate per legittimare, per dare sostanza alla
riformetta che ci proponete - se lo leggiamo attentamente il
secondo comma ci dice che l'ordinamento degli enti locali si basa
nella Regione stessa sui comuni e sui liberi consorzi comunali.
Tralascio qui la ampia discussione che pure è stata svolta
sull'articolo 3 della legge 9 del 1986, che in effetti istituì i
liberi consorzi, anche se li definì dal punto di vista del nomen
iuris come provincia regionale dotata della più ampia autonomia
amministrativa e finanziaria. Quindi, il nostro Statuto, nel
prevedere i liberi consorzi tra i comuni o dei comuni, prevede che
ad essi debba essere assegnata, perché essi ne siano dotati, la più
ampia autonomia amministrativa e finanziaria, e al cospetto di un
precetto normativo di rango costituzionale, come quello che mi sono
appena permesso di ricordare, voi affiancate invece la elezione di
secondo grado.
Sembra proprio che non vi sia coerenza tra il dettato
dell'articolo 15 del nostro Statuto e la mancanza di consenso e di
controllo popolare. Al massimo della dotazione dell'autonomia
amministrativa e finanziaria dovrebbe corrispondere il massimo del
consenso popolare e del controllo popolare, il che si può
realizzare soltanto attraverso l'elezione diretta, e non certamente
con l'elezione di secondo grado.
Questi sono nodi assolutamente irrisolti che voi state, purtroppo,
consegnando ad un'Aula che forse si è già precostituita una idea,
che è una idea del tutto politica, forse persino ideologica; per
quello che ci è dato di leggere stamattina sulla stampa, sarebbe
persino passato un accordo di carattere politico all'interno della
vostra pseudo maggioranza per la scelta delle candidature nei
capoluoghi di provincia che vanno al voto, secondo uno schema che è
quello vostro proprio, di questo Governo, signor Assessore.
Si lancia un'idea peraltro nemmeno tanto originale. Anche nella
passata legislatura si parlò di liberi consorzi di comuni ma poi
non se ne fece niente, perché non se ne poteva fare assolutamente
nulla.
Voi lanciate il messaggio, che viene puntualmente ripreso dalla
stampa, qualche colonna di giornale viene riempita, qualche titolo
vi si dedica, e poi il gioco del rimbalzo. Voi rimbalzate il
problema sull'Assemblea regionale siciliana, chiamandola ad
adottare un disegno di legge largamente incostituzionale, e se
l'Assemblea regionale siciliana, il Parlamento dei siciliani
dovesse malauguratamente approvare questa norma, il problema
verrebbe rimbalzato sul Commissario dello Stato. E se il
Commissario dello Stato, cosa che non farà, dovesse in un momento
di distrazione vistare, e non impugnare la legge incostituzionale
dell'Assemblea regionale siciliana, il problema verrebbe rimbalzato
direttamente alla Corte costituzionale per un conflitto di
attribuzione che potrebbe sollevare l'ultimo creditore per un
lavoro urgente di 1.500 euro, rispetto ad una provincia che non ha
ancora adempiuto al proprio debito, e che davanti ad un ente
diverso sarebbe assolutamente chiamato a ricorrere davanti
all'Autorità Giudiziaria ordinaria in sede civile, e quel giudice
non potrebbe che prendere le carte e mandarle, davanti a così tanti
ed evidenti profili di incostituzionalità, o perché richiesto da
una parte o con i suoi poteri di ufficio, davanti alla Corte
costituzionale, la quale non potrebbe che tacciare di assoluta
incostituzionalità la norma.
Questo è il gioco del Governo Crocetta.
Il Governo riempie qualche paginetta di giornale, i problemi sono
rinviati e rimbalzati al dopo.
Signor Presidente, l'articolo 1, come le dicevo, prevede due
norme, anche se una, addirittura, definita, con qualche enfasi
degna di miglior causa, legge.
Il secondo comma disciplina, inoltre, l'istituzione nel territorio
della Regione, delle città metropolitane. Per questo versante,
questa normetta di mezzo rigo, abroga gli articoli 19, 20, 21 e
22 della legge 9/1986 che, invece, in maniera certamente più
attenta e più provvida non aveva individuato il livello di
organizzazione amministrativa della città metropolitana, ma aveva
individuato il livello di organizzazione amministrativa e
funzionale delle Aree metropolitane, individuandone tre in Sicilia:
Palermo, Messina e Catania, definendo le competenze dell'Area
metropolitana.
Con la leggina , invece, di pseudo riformetta del Governo
Crocetta, si abrogano quattro articoli, molto pensati, basterebbe
andare a riprendere i lavori preparatori della legge 9/1986, per
introdurre nel sistema le Città metropolitane che non possono far
parte dei liberi Consorzi dei Comuni, quindi separando nettamente
la sorte delle tre città più popolose della Sicilia dal resto del
territorio siciliano. E il resto del territorio siciliano potrebbe,
nel rapporto proporzionale tra cinque milioni di abitanti ed il
numero minimo per la costituzione dei liberi consorzi, poterne
costituire almeno trentatre, e questa è razionalizzazione della
spesa, a meno che il Governo Crocetta non voglia, da qui al
prossimo futuro, introdurre una norma che, invece, limiti il numero
di trentatre a dieci, ad undici e allora il disegno sarà ancora più
chiaro, si vuole conservare il rapporto tra la popolazione e gli
enti esistenti e magari aggiungerne soltanto pochi.
E l'autodeterminazione degli altri territori e la libertà di
autodeterminarsi degli altri territori dove va a finire? Va a farsi
benedire nei meandri di questa legge che, come è stato detto in
quest'Aula, è nata male e si sta sviluppando peggio.
I siciliani lo capiranno. I siciliani capiranno che o i liberi
Consorzi dei comuni saranno trentatre, e allora non ci sarà stata
razionalizzazione della spesa ma aumento della spesa ,come prima ci
ha detto e spiegato l'onorevole Formica; oppure si voleva, dopo
tutto questo giro di valzer, costituire qualche altro libero
Consorzio, uno o al massimo due, e i siciliani capiranno presto il
bluff in questo caso e in tanti altri casi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Germanà. Ne ha
facoltà.
GERMANA'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore
Valenti, grazie per la sua presenza in Aula che dimostra il
rispetto per quest'ultima, a differenza del Presidente della
Regione che si è assentato, che ha abbandonato l'Aula.
Fermo restando che sull'impianto generale di questa norma pende la
scure del Commissario dello Stato, che già ha rappresentato le sue
perplessità a seguito delle quali, opportunamente, il Presidente
della Commissione aveva già predisposto un emendamento di
riscrittura, vale la pena soffermarsi, comunque, sulle criticità
oltre che costituzionali anche e soprattutto territoriali.
Rileggendo l'articolato della legge regionale 9/1986 istitutiva
delle Province regionali, rileviamo che l'articolo 4, che nello
specifico si occupa della natura e dei compiti attribuiti alle
Province regionali, dispone: Le Province regionali, costituite
dall'aggregazione dei Comuni siciliani in liberi Consorzi, sono
dotate della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria ,
quindi deduciamo immediatamente in riferimento diretto all'articolo
15 dello Statuto della Regione siciliana che le Province sono
un'aggregazione di Comuni in liberi Consorzi.
Continuando la lettura dell'articolo 4: Esse sono espressioni
delle comunità operanti in territori di dimensioni sovracomunali,
storicamente integrate o suscettibili di integrazioni, intorno ad
un unico polo di direzione che consentono l'organizzazione delle
strutture e dei servizi connessi allo sviluppo delle relative aree,
nonché l'elaborazione e l'attuazione di una comune programmazione
economica e sociale . La Provincia regionale, Ente pubblico
territoriale, realizza l'autogoverno della comunità consortile e
sovrintende nel quadro della programmazione regionale all'ordinato
sviluppo economico e sociale della comunità medesima. E quindi è
titolare di funzioni proprie ed esercita le funzioni delegate dallo
Stato e dalla Regione. Quindi non è superflua la rilettura di
questo dettato normativo, perché si evince chiaramente che già
questa norma garantisce l'esercizio delle funzioni di Governo di
area vasta secondo strutture ormai consolidate, quali sono le
Province.
Per cui, se lo scopo del Governo regionale è quello di sopprimere
le Province regionali per sostituirle con organi sovracomunali che
ne assorbono le competenze solo per eliminare gli sprechi legati
alla politica, questa certamente non è la strada che si deve
seguire; basterebbe ridurre i costi della politica, delle Province
regionali, infatti l'articolato già esistente della legge 9/86 si
presta benissimo ad assolvere alle funzioni che il Governo Crocetta
vorrebbe attribuire a questa norma, agli istituendi consorzi. Anche
se non si capisce come il Governo intende affrontare le
problematiche legate al personale, la spesa maggiore in ogni
bilancio e soprattutto quella non edibile. A tal riguardo leggiamo
nella relazione descrittiva del Governo che il presente disegno di
legge, essendo di natura ordinamentale e non comportando nuove o
maggiori spese o minori entrate, non necessità di essere
accompagnata della scheda di valutazione economico finanziaria e
che l'unico effetto finanziario discendente dalle disposizioni
contenute nella presente legge si concretizza con una minore spesa
per il mancato rinnovo degli organi provinciali. Non è del tutto
vero perché qualche forma di rimborso i singoli consiglieri di ogni
consorzio dovranno pure averla, quindi quanti consorzi si prevedono
in luogo di una provincia regionale?
Operiamo una razionalizzazione della spesa che diminuisca il
numero dei consiglieri provinciali degli assessori e che riduca
drasticamente i costi della politica. Probabilmente otterremmo lo
stesso risparmio e avremmo fatto meno confusione nel quadro
normativo e programmatico regionale. Perché siamo sicuri che
attribuendo competenze più ampie, arricchendo di contenuti gli
enti provinciali e al contempo diminuendo i costi degli organi
politici, sicuramente faremmo una azione politica di buon senso,
molto più razionale e produttiva. Non serve proporre niente di
diverso da quello che già è presente sul territorio, è necessario
però rivederne l'impalcato e renderne più efficace l'azione. E mi
chiedo se non sarebbe più logico rimodulare le funzioni e le
competenze attribuite agli organi provinciali e modificarne
l'impalcato delle strutture politiche secondo i principi di
razionalizzazione della spesa pubblica rivolti all'efficacia e
all'efficienza dell'azione amministrativa?
Siamo sicuri che questo disegno di legge non è il percorso che
porta alla riduzione di costi della politica. Noi vogliamo
realmente la riduzione degli sprechi, ma questo provvedimento non
fa altro che generare altra confusione in un momento di caos
generale. Questo disegno di legge contiene evidenti questioni di
incostituzionalità, ma soprattutto espropria di un diritto il
popolo siciliano commissariando a tempo indeterminato le province
regionali e rinviando la democrazia a data da destinarsi. Con
questo impalcato normativo si corre il rischio di generare un
sistema di non governo del territorio. Potrebbero nascere anche
trenta consorzi liberi, ai quali andrebbero a sommarsi le tre città
metropolitane. Il Governo ritiene che non ci sarebbe così un
aumento di costi. Certo, se commissariamo le province per tutta la
legislatura un qualche risparmio ci potrebbe pur essere, e allora
facciamolo, ma facciamolo magari nominando i presidenti delle
province scaduti o in scadenza, e magari togliendo loro i compensi.
Caos su caos, sulle competenze, sul personale, se assorbito dalla
Regione ci sarebbero costi maggiori o una disparità di trattamento
dei dipendenti, se invece se ne prevedesse il passaggio agli enti
comunali, coinciderebbero su ogni singolo patto di stabilità.
Queste sono le domande che dobbiamo farci in questa fase, inoltre,
mi sento di affermare che un ulteriore motivo per cui non dobbiamo
portare avanti questa norma è che la stessa è antidemocratica. I
futuri consorzi saranno governati da ordini di secondo grado, cioè
da organi eletti, non più direttamente dai cittadini, ma dai comuni
consorziati.
Un altro passo è il distacco tra la politica e la gente.
Gli italiani hanno espresso chiaramente il loro giudizio e non
vogliono una classe politica e dirigente nominata. Questa legge va,
invece, in questa direzione, espropria il cittadino dalla
possibilità di eleggere un proprio rappresentante, ma l'esproprio
non si limita a questo. Infatti, viene impedito in maniera diretta
il voto che si dovrebbe tenere il prossimo 26 e 27 maggio,
commissariando gli enti per un tempo che prevedo sarà almeno di sei
mesi per la legge istitutiva.
Poi, quanto tempo per l'iter di formazione dei singoli consorzi,
per la nomina degli organi? Nel frattempo ci saranno commissari
straordinari su commissari straordinari. E tutto ciò senza il
minimo rispetto per il cittadino elettore.
Appare chiaro che il Presidente della Regione vuole accattivarsi
le simpatie magari del popolo, invitando i componenti
dell'Assemblea a collaborare per operare un reale taglio ai costi
della politica e non farsi incantare dalle promesse del marinaio
Crocetta.
Noi vogliamo realmente ridurre gli sprechi, ma questa legge non va
in questo senso. Questa è una legge incostituzionale e l'obiettivo
del Governo è di farla impugnare al Commissario dello Stato per poi
dire che le loro intenzioni erano quelle di abolire le province e
che è stato fatto di tutto per ottenere questo risultato, ma che la
casta, con i suoi giochi di potere, ha impedito ciò.
Signor Presidente, mi avvio alle conclusioni. A lei volevo
consegnare una riflessione, anche se, dall'alto della sua carica
istituzionale, sono certo che non può fare considerazioni di
carattere politico, però una riflessione o magari un suggerimento
al segretario regionale del partito suo di appartenenza, che è
l'UDC, magari può ricordare o suggerire all'onorevole D'Alia di
essere più coerente con le sue dichiarazioni perché, se è vero che
vuole dare un segnale, quindi vuole abolire le province, un segnale
lo potrebbe dare immediatamente, facendo dimettere i quattro
assessori che ancora avete e che sono legati alle loro poltrone
alla provincia di Messina.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Asero. Ne ha
facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, ritengo che questo dibattito abbia
offerto spunti di riflessione circa le considerazioni che da più
interventi sono venute fuori, relativamente a quello che è il senso
di questo nuovo corso che vogliamo intraprendere, agli aspetti che
devono essere visti sotto vari profili, un profilo amministrativo,
un profilo costituzionale. Perché ritengo che il principio secondo
il quale la Costituzione ha voluto, nell'architrave
dell'organizzazione dei livelli di Governo, affidare un preciso
compito anche a quello che era questo livello di Governo
intermedio, cioè le province, che poi possiamo chiamarle in maniera
diversa, ma che hanno sicuramente espletato una funzione, oggi c'è
un dibattito aperto più sotto l'onda del populismo, sotto l'onda
della innovazione che vogliamo offrire ai cittadini, a questa
domanda importante a cui dobbiamo dare grande attenzione, grande
rispetto, che i cittadini ci pongono di dare un taglio a quelli che
sono i costi superflui della politica, ma intendendo, a mio avviso,
per costi superflui' della politica non sicuramente quelli e solo
degli organi democratici che devono garantire una funzionalità in
un sistema democratico, ma quei costi che, in maniera indiretta, in
maniera impropria, rendono un peso nella gestione e che, di fatto,
non producono un risultato.
Allora, forse, è arrivato il momento di dare sicuramente corso a
quelle che sono le aspettative dei cittadini, ma anche di frenare
questa furia omicida che - nella corsa sfrenata quasi come dire
tutti afflitti da questa grande ansia di dimostrare che ognuno è
più populista dell'altro - alla fine, ci porterà sicuramente verso
un momento di distruzione totale, i cui risultati vengono sempre
visti in un momento successivo.
Richiamo l'attenzione di quest'Aula sul dibattito svolto per altri
disegni di legge, quando c'è stata questa valutazione di
superficialità, voce inascoltata, dobbiamo ora fare un consuntivo
Vorrei chiedere a quest'Aula qual è stato il risultato del disegno
di legge Granata che ha voluto, di fatto, dare uno spunto nuovo a
quella che voleva essere la rivoluzione, la riforma del turismo. Un
disegno di legge che ha abolito le Agenzie per il turismo e gli
Enti provinciali per il turismo. Nella sostanza abbiamo prodotto un
solo risultato, il personale è andato a ruolo unico, e quindi un
costo strutturato fisso che la pubblica Amministrazione continua a
sostenere e, probabilmente, quella poca percentuale di risultati e
di servizi che questi enti producevano, particolarmente nei centri
a più alta vocazione turistica, non vengono più prodotti. Quindi
abbiamo, con una rivoluzione, tenuto fermi i costi e abolito
totalmente i risultati.
Per non parlare poi del disegno di legge sul piano casa. I
tentativi di farci stare zitti devono essere combattuti Quest'Aula
ha avuto modo di dibattere, di affrontare il disegno di legge sul
piano casa e noi in maniera insistente, abbandonando anche l'Aula,
ricordammo a tutti i parlamentari che quando i pregiudizi
fortemente ideologici tendono a evitare un momento di sereno
confronto e non danno la possibilità di esprimere una valutazione
obiettiva ed approfondita, non producono risultanti. Infatti il
piano casa, che questa Assemblea ha votato, è stato dichiarato da
tutti un piano casa fallimentare perché di fatto non è applicabile.
Per non parlare del disegno di legge sugli ATO rifiuti, dove per
ben tre volte non siamo riusciti a produrre un risultato e oggi è
sotto gli occhi di tutti il disastro che questo continuo legiferare
in maniera schizofrenica ha determinato. Per non parlare dell'ATO
idrico dove, alla fine, abbiamo trovato una soluzione ponendo in
essere una nuova legge che mette in liquidazione gli ATO idrici da
una parte e dall'altro rinvia il discorso sugli ATO rifiuti. Con
questo voglio dire attenzione colleghi, attenzione Parlamento
siciliano, attenzione Governo, attenzione Presidente
dell'Assemblea, a cui va il compito di garantire un momento di
dibattito e di riflessione che veda come trovare spunti di
ragionevolezza .
Oggi stiamo affrontando un dibattito con la solita realtà che vede
un pregiudizio ideologico, un pregiudizio di posizione di parte e
non invece una capacità di affrontare un ragionamento, perché, come
ha detto il collega Fontana che mi preceduto, un conto è parlare di
rinvio delle elezioni in attesa di un ragionamento che deve essere
serio e sensato, un conto è dire rinviamo questo momento delle
elezioni e incardiniamo già un nuovo ragionamento che vuole parlare
di consorzi liberi, che vuole parlare di nuova organizzazione del
sistema di livello del Governo intermedio. Probabilmente in questo
noi commettiamo un grave errore e quindi dobbiamo avere la forza,
la capacità, di fare uno sforzo che tenda a far ragionare tutti.
Cari colleghi, quando noi parliamo di un libero consorzio che può
essere costituito con 150 mila abitanti, ci siamo posti il problema
che, probabilmente, ci saranno in Sicilia 33 liberi consorzi? Ma ci
siamo posti il problema di una organizzazione per province, di
quello che è il sistema della vita istituzionale democratica con
una Prefettura per ogni provincia, con un Ufficio provinciale di
ogni realtà istituzionale e funzionale di servizi, delle Poste, dei
Geni Civili, della organizzazione della Regione? Ci siamo posti il
problema che anche questo significato viene meno e quindi si creerà
un momento di grande confusione e disorganizzazione di un sistema?
Quindi ci rendiamo conto che vogliamo proporre un rimedio che
diventa peggiore del male, se per male si intende il senso della
inefficienza della provincia e della disorganizzazione, dei
risultati, che non si raggiungono per una serie di altri elementi,
ma ci siamo posti pure che fine faranno i liberi consorzi, 13.661
km di strade provinciali di cui 2.191 montane? Che fine faranno i
380 milioni di euro di debito delle province? E gli oltre
trentasei milioni e cinquecento mila del vincolo del Patto di
stabilità?
Allora, con questo per dire che cosa? Per dire a chi oggi propone
solo il ragionamento del rinvio, io dico: attenzione, nel
ragionamento del rinvio, se viene ad essere pure enunciato,
considerato, impostato un principio secondo il quale nella sostanza
il livello di governo intermedio deve essere un altro, io ritengo
che in questo noi avviamo un percorso che sicuramente è un percorso
che può portare a risultati poi sempre più gravi e disastrosi.
Allora dico, giusto il dibattito, giusta la posizione, giuste le
considerazioni che ognuno vuol fare prevalere, ma attenzione, in
un'ottica che tenga conto di un risparmio sì, di una risposta a
quelle che sono le attese dei cittadini sì, ma anche una capacità
di creare momenti di razionalità amministrativa e non mostri che
complicheranno la vita democratica, non offriranno nessun risultato
alla razionalizzazione dei costi, ma quel che è ancor peggio un
momento di ulteriore confusione e disastro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pogliese. Ne ha
facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
signor assessore, onorevoli colleghi, intervengo in maniera molto
sintetica su questa tematica assolutamente strategica per
l'ordinamento degli enti locali non avendo avuto, fra le altre
cose, l'opportunità di farlo durante la discussione generale, per
ovvie ragioni di mancanza di ubiquità.
E credo di poter dire, senza timore di smentita, che su questo
argomento si sta assistendo al festival della demagogia, della
banalità. Se è vero, come è vero che il Governo regionale ed il
presidente Crocetta hanno cambiato opinione tre volte nel giro
degli ultimi venti giorni, fino a vincolare la sua maggioranza dopo
un'apparizione televisiva da Massimo Giletti, che ha radicalmente
cambiato la posizione del Governo e della sua maggioranza.
Io so perfettamente che noi stiamo vivendo all'interno di un
contesto di grande disaffezione nei confronti del mondo politico ed
istituzionale in maniera trasversale.
So perfettamente che la gente vuole scelte radicali, ma so,
altresì, che non bisogna fare gli errori del passato. Credo che
l'esperienza del passato debba insegnare al presidente Crocetta,
alla sua Giunta e a questo Parlamento molte cose. E credo che sia
assolutamente paradossale immaginare, per esempio, la soppressione
delle province regionali, la contestuale istituzione dei liberi
consorzi fra comuni.
Credo che sia assolutamente paradossale perché, come è stato detto
da alcuni illustri oratori che si sono alternati, prima di me, noi
potremmo assistere alla paradossale situazione di sopprimere le
nove province regionali e di istituire contestualmente una ventina,
una trentina di liberi consorzi fra comuni, che andranno a
determinare in maniera assolutamente naturale un caos organizzativo
senza precedenti.
Ci siamo dimenticati, forse, onorevoli colleghi, di quello che è
accaduto durante la fase dei comitati di gestione delle ASL; ci
siamo dimenticati quello che è accaduto durante la fase successive
all'istituzione degli ATO rifiuti, che dovevano servire per
razionalizzare le risorse, per migliorare il servizio ebbene si è
verificato esattamente il contrario di quelli che erano i propositi
del legislatore, e credo che sia, esattamente, lo scenario che noi
potremmo registrare nel momento in cui questa Assemblea dovesse
recepire le indicazioni del Governo e del suo governatore. Ecco
quindi perché io sono un convinto assertore della necessità,
invece, di immaginare una riforma delle Province regionali, di
immaginare una riduzione del numero dei consiglieri provinciali,
del numero dei componenti delle Giunte provinciali e una
contestuale riduzione in maniera significativa anche degli
emolumenti.
Sono un convinto assertore, altresì, di attribuire alle Province
regionali nuove funzioni che potrebbero determinare anche il
risparmio di ingenti risorse, penso alla soppressione degli ATO,
penso alla soppressione degli IACP, posizioni peraltro
assolutamente condivise anche da illustri esponenti della
maggioranza che sostiene il Presidente Crocetta.
In I Commissione, ricordo a me stesso quello che è accaduto
quando l'onorevole Malafarina e l'onorevole Anselmo, erano
legittimamente pronti a sostenere un testo di sintesi, che la I
Commissione aveva elaborato, delle posizioni politiche espresse nei
giorni precedenti a quella imminente votazione, poi accadde quello
di cui ho parlato in premessa, il governatore Crocetta venne
invitato in una autorevole trasmissione televisiva e ci fu un
cambiamento radicale che ha vincolato la maggioranza del
governatore Crocetta.
Per non parlare poi - e mi avvio alla conclusione - dei profili di
legittimità costituzionale, di cui ha parlato brillantemente
l'onorevole Ioppolo, e che non voglio ripetere.
Ecco, quindi, perché governatore, io mi auguro che il Governo
possa redimersi, possa registrare la quarta posizione in ventuno
giorni e possa evitare di commettere un grosso errore di cui fra
qualche anno dovremmo amaramente pentirci.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gianni. Ne ha
facoltà.
Lei sta fremendo, onorevole Falcone, le darò la parola al momento
opportuno, per il richiamo al Regolamento.
GIANNI. Signor Presidente, sarebbe stato più semplice oggi far
finta di nulla, come qualche altro. Ma io non posso non dirle -
parlo al Presidente dell'Assemblea e al Presidente della Regione -
che ritengo oggi, nel giorno di San Giuseppe, un peccato mortale
continuare a perdere tempo su questa finta che ci sta portando e si
sta portando avanti da troppo tempo.
Onorevole Presidente, oggi ho chiesto - l'altra volta lei non
c'era - all'assessore al ramo di farmi sapere quanti soldi, quanti
euro risparmiamo a parte il fatto politico. Non ho ricevuto nessuna
risposta. Perché secondo la mia esperienza, onorevole Presidente,
anziché continuare a farsi tirare la giacca di chi la vuole portare
in giro su questa demagogica posizione, io le direi: perché non
chiama il Presidente dell'ENI, dell'ENEL e fa partire i lavori che
sono fermi? Perché non chiama il Governo nazionale e si siede per
discutere dei ticket che saremo costretti, forse, e sarete
costretti a imporre . Credo sia una cosa che non deve fare, perché
la gente sta morendo di fame, perché c'è un buco del bilancio di un
miliardo quest'anno e un miliardo l'anno scorso, tre o quattro
miliardi nel passato e tutti insieme la stanno bloccando, la stanno
incatenando.
Ho condiviso, non oggi, ma il giorno dopo che la sua elezione,
ho detto è stato eletto il Presidente Crocetta, Crocetta è il
Presidente, punto.
Ho cercato di darle qualche suggerimento per quel poco che è la
mia esperienza.
Io la invito, onorevole Presidente, a fare una riflessione, ogni
anno lo Stato ci prende, e lei lo sa bene perché è stato Sindaco di
Gela, trentacinque miliardi di euro di prelievo fiscale dalla zona
industriale di Gela, Priolo e Milazzo. Lei deve sedersi con il
Governo nazionale e chiedere di fermarsi e di lasciare una parte di
questo prelievo fiscale perché noi abbiamo bisogno di rilanciare
l'economia, di rilanciare gli artigiani, gli industriali, il
commercio, il lavoro. Perché tra qualche giorno noi non potremo
uscire da quest'Aula.
Onorevole Presidente, io la invito a chiamare la grande
distribuzione, che qui ha la sede di prelievo, come le banche che
drenano risorse, e che poi pagano le tasse in altri posti.
Lei si deve fermare e lasci perdere questa cosa, la lasci
all'Assemblea. Facciano quello che vogliono, è un errore portare
avanti questo disegno di legge che prevede soltanto di cambiare la
sostanza e poi viene martoriata di più. La legge non va bene.
Togliamo gli stipendi, diminuiamo il numero dei consiglieri,
diminuiamo il numero degli assessori, aumentiamo, decentriamo,
dalle Regioni alle Province, alcune competenze che possono essere
importanti. Si occupi di quello per cui la gente lo ha chiamato a
presiedere questa Regione.
Lei sta rompendo tutti gli schemi, tutti gli equilibri, benissimo,
ottimo, faccia uno sforzo, si fermi sulle cose importanti come
quelle che le ho appena elencato. Diventi veramente il padre dei
siciliani.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si sono conclusi gli interventi
sugli emendamenti soppressivi all'articolo 1.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Per un richiamo al Regolamento
FALCONE. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, brevissimamente, non ce ne scappiamo.
Un minuto si può perdere per una questione che io ritengo, come
dire, importante.
Noi stiamo proseguendo questi lavori, ex articolo 68 bis del
Regolamento, quindi significa che quando la Commissione non ha
esitato i lavori per l'Aula, la norma la facciamo affluire
direttamente in Aula, ma ove occorre, previo parere della
Commissione Bilancio.
Ora, sembrerebbe che questa norma, che rinvia, non abbia bisogno
del parere della Commissione Bilancio, ma quando viene introdotto,
come questa norma sta facendo, un concetto di istituzione, e qua
stiamo istituendo le Città Metropolitane, significa che dobbiamo
programmare tutta una attività che ha dei costi, io la prego signor
Presidente che, ex articolo 110 del Regolamento Interno, noi
dobbiamo sottoporre questa vicenda alla Commissione Bilancio.
Lo chiedo come richiamo al Regolamento al fine di poter inviare
questo disegno di legge alla Commissione Bilancio che entro 10
giorni - lo può fare in un giorno - domani, si potrà esprimere. Qua
c'è il Presidente Dina, andiamo in Commissione, lo vediamo stasera
stesso, verifichiamo i profili di copertura finanziaria di spesa e
dopo di che ritorniamo in Aula e proseguiamo.
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n. 278
PRESIDENTE. In effetti, onorevole Falcone, il comma 2, che fa
riferimento alla istituzione nel territorio della Regione delle
città metropolitane, rinvia alla legge complessiva di riordino del
sistema delle province. Ecco la definisco così, per cui non credo
che si debba pronunciare, anzi, non credo che la Commissione
Bilancio aveva ed abbia il dovere di pronunciarsi perché rinviata
alla legge successiva.
Onorevoli colleghi, poniamo ai voti gli emendamenti interamente
soppressivi.
Ricordo che si pongono ai voti gli emendamenti che sono più
lontani dal testo, quindi vengono messi ai voti gli emendamenti
soppressivi che vanno dall' 1.128 all'1.6.
CORDARO. Signor Presidente, in questo elenco ci sono emendamenti
che riguardano gli articoli e quelli che riguardano i commi.
PRESIDENTE. Ha fatto bene ad evidenziarlo. Di fatto vengono posti
in votazioni tutti gli emendamenti abrogativi dell'intero articolo
e del solo comma 1, perché di effetto equivalente. Sono gli
emendamenti 1.128, 1.1, 1.2, 1.133, 1.132, 1.5, che è proprio
quello a cui lei fa riferimento, l'1.134 e l' 1.6 a cui lei fa
riferimento. Gli effetti sono equivalenti.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Sull'ordine dei lavori
CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
assessori, onorevoli colleghi, i primi tre emendamenti, 1.128, 1.1
ed 1.2 recitano: L'articolo 1 è soppresso ; gli emendamenti
dall'1.133 all'1.6 recitano: Il comma 1 è soppresso .
Sarebbe valido il ragionamento qualora fosse al contrario, perché
nel più sta il meno. Ma noi dobbiamo partitamente votare, seppur
per gruppi, prima i primi tre che riguardano la soppressione
dell'articolo, perché potrebbe anche non passare la soppressione
dell'articolo e a quel punto avrebbe un senso votare la
soppressione del comma, non al contrario, Presidente Ardizzone.
Credo si tratti di logica comune, non di logica giuridica della
quale lei, certamente, è in possesso.
Quindi, ribadisco il concetto, possiamo votare i primi tre
emendamenti, l'Aula potrebbe bocciarli.
I primi tre emendamenti riguardano l'articolo, però è evidente
che, nel momento in cui questi non passano, io posso chiedere
l'abrogazione del comma, la soppressione del comma 1. E, quindi,
vanno votati partitamente prima insieme i primi tre, e poi insieme
gli altri cinque.
transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende la discussione del disegno di legge n. 278
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, le ribadisco, per un principio di
economia procedurale, la votazione è identica, perché gli effetti
sono identici, perché nel momento in cui mi viene soppresso il
comma 1, non ha più ragione di esistere il comma 2 che rinvia alla
disciplina di cui alla legge del comma 1.
Quindi, pongo congiuntamente in votazione gli otto emendamenti
precedentemente comunicati.
CORDARO Chiedo la votazione segreta.
Votazione per scrutinio segreto degli emendamenti 1.128, 1.1, 1.2,
1.133, 1.132, 1.5, 1.134, 1.6
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento dagli
onorevoli Cascio F., Cascio S., Clemente, Falcone, Fazio, Fontana,
Formica, Ioppolo, Lo Sciuto, Scoma e Vinciullo)
CORDARO Signor Presidente, chiedo la cortesia di spiegare il voto.
PRESIDENTE Spiego il significato del voto. Chi è favorevole
all'emendamento soppressivo nella sua interezza o anche
limitatamente al comma 1, vota verde; chi è contrario vota rosso.
Il parere del Governo?
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Contrario.
PRESIDENTE. La Commissione non si esprime, ai sensi dell'articolo
68 bis del Regolamento.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 80
Votanti 80
Maggioranza 41
Favorevoli 29
Contrari 50
Astenuto 1
(Non è approvato)
Onorevoli colleghi, l'emendamento 1.172, degli onorevoli Cordaro,
Cascio Salvatore, Clemente e Sudano, è interamente sostitutivo del
disegno di legge e la sua approvazione comporta la decadenza di
tutti gli emendamenti presentati.
Non può essere posto in votazione nella sua interezza perché
alcuni commi necessitano del parere della Commissione Bilancio.
L'emendamento si può porre in votazione con esclusione dei commi 6,
8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15 e 18. In via eccezionale, invito
l'onorevole Cordaro, siccome l'aveva già spiegato
nell'illustrazione dell'articolo, ma in via del tutto eccezionale,
per chiarezza dell'Aula perché ha fatto un ragionamento al quale va
riconosciuta l'onestà intellettuale per come lo ha espresso. Questo
affinché l'Aula voti sapendo quello che vota.
CORDARO. Signor Presidente, oltre che rivolgermi ai colleghi e al
Presidente dell'Assemblea, mi rivolgo al Presidente della Regione.
Presidente Crocetta questo è un emendamento di buon senso e su
questo emendamento io in ogni caso vorrei, qualora lei lo riterrà,
che il Presidente della Regione si esprimesse.
Questo emendamento che entra nel merito, appunto per questo di
riscrittura, fissa di fatto, ad esclusione dei commi che sono stati
cassati perchè ritenuti, ribadisco a mio parere, correttamente
inammissibili dalla Presidenza, perché riguardavano nuove funzioni
da attribuire alle province a cui non corrispondevano le risorse
necessarie, si tratta in pratica di fissare i paletti per la
riforma degli enti elettivi provinciali modificando la legge n. 9
del 1986.
Si tratta della riduzione del numero degli assessori, dei
consiglieri e si tratta, precisamente, di ridurre dagli attuali 50
a 35 i consiglieri nelle province regionali con popolazione
superiore a 600 mila abitanti; a 27 nelle province regionali con
popolazione da 400 a 600 mila abitanti; a 15 i consiglieri in tutte
le altre province siciliane.
Si tratta di adeguare, con ciò riducendo le spese perché si dilata
la durata della giunta a 5 anni, si tratta di aggiungere il comma
10 bis all'articolo 32 della legge n. 9 del 1986, riducendo gli
incarichi esterni a 3, 2 ed 1 a seconda delle 3 tipologie poc'anzi
rassegnate, la possibilità appunto di nominare esterni presso le
amministrazioni provinciali.
Si tratta, ancora, in tema di spending review, perché questa la fa
concretamente, di ridurre i tanto discussi tempi dei rimborsi
previsti per i permessi che, ad oggi, vengono attribuiti con
riferimento all'intera giornata in cui vi è seduta d'Aula o di
commissione e che sarebbero invece strettamente legate all'orario
delle stesse. Si tratta infine di ridurre concretamente l'indennità
a consiglieri, assessori e Presidente della provincia del trenta
per cento.
Noi poc'anzi, Presidente Crocetta, abbiamo avuto una prova d'Aula
evidente e però io torno ad appellarmi al suo buon senso e alla sua
volontà di proseguire un percorso di ragionamento e non muscolare
tra maggioranza ed opposizione.
Se questo emendamento, prima che venga posto ai voti, potesse
essere la ragione, anche, di una sospensione e di un breve
ragionamento fra lei e i capigruppo tutti presenti in quest'Aula
per cercare, per l'ultima volta, di trovare, insieme al Presidente
dell'Assemblea, una quadra che non veda necessariamente vincitori e
vinti, che non veda, necessariamente, chi dimostra di avere la
forza e chi la subisce, noi credo che faremmo un grande servizio
alle istituzioni e soprattutto un grande servizio alle istituzioni
siciliane.
Quindi, in questo senso, Presidente Crocetta, col permesso del
Presidente dell'Assemblea, Le chiedo di esprimersi su questo
emendamento e di comunicarci personalmente il parere del Governo.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Onorevoli deputati, il Governo
è contrario a questo emendamento perché, sostanzialmente, posso
dirlo, è un emendamento truffa' perché viene presentato in un
contesto in cui noi non discutiamo della riforma delle province, ma
parliamo della possibilità di istituire i consorzi dei comuni e
quindi ritornare allo Statuto.
Nel momento in cui questo emendamento viene approvato, decade
tutto il disegno istitutivo dei consorzi, quindi, proprio perché si
propone come emendamento sostitutivo e non eventualmente
integrativo di una situazione, che diventa totalmente
inaccettabile.
Credo che in altri tempi questo sarebbe stato possibile, io credo
che il Governo abbia fatto una intermediazione su questa vicenda
che è quella di ritiro del testo di legge sulla istituzione dei
consorzi dei comuni accettando, in Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari, dove erano presenti tutti i Gruppi e dove mi
era sembrato di avere, persino, un parere unanime, la presentazione
delle norme transitorie.
Io credo che la base di confronto potrà essere quella della legge
sul consorzio e credo che su questo avremo la possibilità di
confrontarci. Ci vorremmo confrontare con le forze del
centrosinistra, così come quelle del centrodestra e con tutti gli
altri Gruppi parlamentari. Però, riteniamo che questo sia un
emendamento che, sostanzialmente, modifica la volontà che è emersa
già con chiarezza nella prima votazione.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, sommessamente ma fermamente, siccome
lei, Presidente Ardizzone, questo emendamento lo ha ammesso, se
questo è un emendamento truffa', io la invito a spiegare a noi
deputati qual è la terminologia che dobbiamo usare in quest'Aula e
se il Presidente Crocetta voleva utilizzare l'ironia
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, ho compreso.
CORDARO. Allora, Presidente, ci tuteli per capire come dobbiamo
regolarci nei prossimi interventi.
PRESIDENTE. Onorevole, lei è abbastanza tutelato e non ha bisogno
della mia tutela. Non è stata lesa nessuna prerogativa
parlamentare. E'una definizione politica, non ci trovo nulla di
scandaloso, obiettivamente.
Si parla di legge truffa, emendamento truffa, ma è un linguaggio
politico, non si è andato al di là, non è stata lesa nessuna
prerogativa del parlamentare.
Non mi sento leso. L'ho ammesso. E' ammissibile, proseguiamo.
Pongo in votazione l'emendamento 1.172, a firma degli onorevoli
Cordaro, Cascio S., Clemente e Sudano, ad eccezione dei commi 6, 8,
9, 10, 11, 12, 13, 14, 15 e 18.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'
Presidenza del Presidente Ardizzone
FORMICA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, conosce perfettamente il
Regolamento. La dichiarazione di voto su ogni singolo emendamento
diventa difficoltosa. Noi abbiamo dato la possibilità a tutti di
parlare. Facciamo fare la dichiarazione di voto sull'articolo.
Leggiamo perfettamente il Regolamento.
FORMICA. Signor Presidente, deve farmi fare la dichiarazione di
voto. Ho letto perfettamente il Regolamento. Non si possono
calpestare così le regole. Deve farmi fare la dichiarazione di
voto.
PRESIDENTE. No, non stiamo calpestando le regole, onorevole
Formica. Quando si voterà l'articolo nella sua interezza, lei potrà
fare tutte le dichiarazioni di voto che riterrà opportuno.
Onorevole Cordaro richiedo la sua attenzione. Si passa
all'emendamento 1.183, a firma degli onorevoli Cordaro, Cascio
Salvatore, Clemente e Sudano.
Invito i presentatori al ritiro di questo emendamento, perché
configura un commissariamento a tempo indeterminato e
l'individuazione di Commissari straordinari esclusivamente tra i
presidenti di provincia in scadenza non garantisce l'applicabilità
della norma. Comunque, preciso che il tema dei commissariamenti è
affrontato negli emendamenti all'articolo 2.
Invito l'onorevole Cordaro a ritirarlo, per non dichiararlo
inammissibile, perché siamo al limite della costituzionalità della
norma, perché prorogheremmo, di fatto, l'esercizio delle funzioni
di un Presidente la cui durata è prevista per cinque anni.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, perché ho fatto l'invito alla sua
persona per il ritiro.
CORDARO. D'altronde se parla solo lei, anche se con autorevolezza,
il dibattito non è un dibattito.
Signor Presidente, mi permetto di sottoporre alla sua attenzione
il combinato disposto non del secondo comma con se stesso, ma del
secondo comma con il primo. E, siccome al primo si fa riferimento e
si dice in maniera precisa entro il 31 dicembre 2013 la Regione ,
nonostante le smorfie del dottor Di Gregorio, lo spirito della
norma è quello di collegare il secondo comma al primo. E' evidente
che, come auspicato da tutti, qualora la riforma di quelle che non
so neanche se chiamare più province, non vorrei essere accusato
affettuosamente dal presidente Crocetta di essere truffaldino , ..
CROCETTA, presidente della Regione. Questo mai
CORDARO. quindi, diciamo di quelle che saranno qualcosa, ecco,
entro il 31 dicembre, si dovesse fare come riforma, a quel punto, è
chiaro che i commissariamenti, automaticamente, ed è questo lo
spirito di questo emendamento scritto, però, per carità, lo
valutino gli Uffici, noi ne prenderemo atto. D'altronde, siamo una
minoranza ostinata, ma rispettosa delle leggi.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, gli Uffici l'hanno valutato, debbo
dire, molto attentamente, infatti, personalmente, confidavo nella
sua collaborazione perché, di fatto, non do aggettivi
CORDARO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.182, a firma degli onorevoli Figuccia,
Greco, Lo Sciuto e Federico.
Questo emendamento rinvia alla nuova legge, da adottare entro il
31 dicembre, la nuova disciplina ma non sospende il turno
elettorale; quindi, precluderebbe la trattazione dell'articolo 2.
Il parere del Governo?
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Contrario.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo
emendamento mettevamo in risalto l'esigenza di dare una data certa
rispetto alla riforma, ovvero, riteniamo che il rischio serio è che
ci si possa trovare impantanati in un vuoto normativo ed in una
condizione che pieghi il territorio ad un periodo lungo anche
lunghissimo di commissariamenti perché, vede presidente Crocetta,
purtroppo, il mio Gruppo parlamentare, così come quello di molti
altri gruppi della minoranza, è rimasto sbigottito rispetto al
fatto che più volte si sia assistito ad una modifica
dell'atteggiamento da parte del Governo. Infatti, inspiegabilmente,
ci siamo ritrovati di fronte a prese di posizioni diverse dove
sembrava che le elezioni dovessero essere prima ad aprile, poi a
maggio, fino ad arrivare all'eliminazione delle province.
Allora, attraverso questo emendamento chiediamo che l'articolo 1
venga sostituito fissando una data certa, per l'appunto, che è
quella del 2013 e chiedendo che le nuove funzioni attribuite agli
enti territoriali di cui al titolo 2 della legge numero 9/86 e
successive modifiche ed integrazioni vengano effettivamente
applicate.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione, con il parere contrario del
Governo.
CORDARO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
(La richiesta è appoggiata a termini di Regolamento dagli
onorevoli Assenza, Cascio F., Cascio S., Clemente, Di Mauro,
Falcone, Fazio, Formica, Greco G., Ioppolo, Lombardo, Scoma e
Sudano)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.182.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indico la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 1.182.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 84
Maggioranza 43
Favorevoli 29
Contrari 55
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 1.4, a firma degli onorevoli Formica,
Correnti, Ioppolo, Musumeci e Ruggirello. Anche questo emendamento
è interamente sostitutivo del disegno di legge e la sua
approvazione fa decadere tutti gli altri.
FORMICA. Signor Presidente, chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, le concedo la facoltà di parlare in
via eccezionale, così come ho fatto con l'onorevole Cordaro, anche
se lei era intervenuto, affinché lo illustri brevemente per il
significato che ha.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto, volevo
fare una considerazione, che serve anche per i Questori, ritengo.
Siccome, mi è apparso strano che l'esito della votazione abbia dato
lo stesso numero di voti, ed è corretto e giusto, della volta
precedente per quanto riguarda l'opposizione: 29. Mi è sembrato
strano che il numero della maggioranza sia aumentato di cinque
unità. Sarebbe forse il caso di controllare meglio Perché l'esito
della precedente votazione era stato 50 a 29, ora siamo sempre 29,
ma sono...
PRESIDENTE. E' ininfluente.
FORMICA. E' assolutamente ininfluente, però appare strano. C'è
stata la moltiplicazione dei pani e dei pesci Signor Presidente, a
parte tutte le considerazioni che abbiamo fatto, abbiamo posto una
serie di quesiti al Governo circa l'utilità di questa riforma in
merito ai risparmi attesi e all'efficienza dell'erogazione dei
servizi che si intende offrire con il nuovo modello di riforma che
si propone non con questa legge, perché questa si ferma
all'enunciazione di un modello, ma non delinea né i contorni né i
tratti salienti, particolari e caratteristici che dovranno
contraddistinguere i nuovi enti.
Ora, a parte il fatto che siamo in presenza di una richiesta di
rinvio del voto senza una legge certa e non vedo come il
Commissario dello Stato possa far passare una norma che prevede di
rinviare le elezioni senza che si stabilisca prima, con un'altra
norma, se ci saranno o meno le nuove elezioni ed eventualmente che
tipo di elezioni saranno, c'è un aggravio certo di spesa perché,
mentre votandosi il 26 e il 27 maggio, assieme al turno per le
comunali, qualora durante questi sei mesi questo Parlamento dovesse
decidere e deliberare che c'è una riformulazione dell'ente
provincia e, quindi, si va a votare, noi dovremmo mettere in conto
un successivo turno elettorale che sarebbe assolutamente aggiuntivo
e che graverebbe per almeno una ventina di milioni sulle casse
della Regione e, quindi, dei siciliani.
Ritorniamo. Non troviamo il milione da dare ai disoccupati, ne
sprechiamo venti per inseguire un secondo turno elettorale senza
legge e senza che ci sia una previsione statutaria che lo preveda,
perché gli altri due rinvii che sono stati fatti, signor
Presidente, sono stati in due occasioni. Nella prima occasione si
era fatta la legge che portava da quattro a cinque anni il mandato
dei sindaci. Quindi, c'era una legge certa, fatta prima, una data
certa, un periodo certo, il tutto suffragato da una legge a monte.
Nel secondo caso - credo che sia stato nel 2006 -, c'è stata, in
seguito all'abolizione del turno di novembre e, quindi, alla
previsione dell'election day, del turno unico delle elezioni di
maggio, anche in quel caso c'era una norma certa, una legge che
stabiliva prima la durata e la fattispecie, perché si sono rinviate
di sei mesi le elezioni di molti comuni in quanto con l'istituzione
del turno unico era gioco-forza farlo.
In questo caso, non c'è nulla di tutto questo, non c'è una legge
che stabilisca quando si vota né come si vota né per cosa si vota
perché le province si intende abolirle ma non si sa cosa nascerà
perché il tutto sarà figlio di una decisione che dovrà avvenire in
quest'Aula..
Allora, perché quell'emendamento? Perché, sostanzialmente, mira a
risparmiare in maniera certa, vera, documentata, contabilmente
specificata, il costo del personale politico delle province perché
tende a ridurre, con legge, il numero dei consiglieri, degli
assessori ed anche le loro indennità. Non solo Ma oltre a questo
risparmio certo, assicurato, quantificabile contabilmente, noi
inseriamo anche la possibilità di eliminare gli enti inutili, gli
enti della cosiddetta manciugghia che è una parola che tanto
piace al Governatore Eliminiamo la manciugghia degli enti, e
sono centinaia, dove vengono nominati i trombati , ne abbiamo
qualche esempio anche in questi giorni di trombati nominati dal
governo Crocetta.
Noi che diciamo? Facciamo un risparmio certo, miglioriamo i
servizi che diamo alla collettività, diminuiamo gli enti inutili,
eliminiamo la manciugghia , eliminiamo la possibilità che ci siano
le nomine dei trombati della politica, perché è a questo che mira
la presentazione di questo disegno di legge che approfittando del
fatto che nell'opinione pubblica, a causa di un bombardamento non
giustificato che da molti anni, almeno da tre o quattro anni, e
soprattutto nei giornali del Nord, viene fatto contro le province,
si approfitta di questo per propinare il raddoppio dei costi per il
cittadino, l'incertezza sui servizi e conservare il privilegio
della nomina con i trombati delle elezioni Bel risultato Governo
e maggioranza
PRESIDENTE. Onorevole Formica, in questa fase si sarebbe dovuto
limitare ad illustrare l'emendamento.
FORMICA. L'ho fatto, signor Presidente.
PRESIDENTE. Il parere del Governo sull'emendamento 1.4.
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Contrario.
FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
(La richiesta è appoggiata a termini di Regolamento dagli
onorevoli Cascio F., Cascio S., Clemente, Cordaro, Falcone, Fazio,
Fontana, Ioppolo, Lo Sciuto, Scoma e Sudano)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.4.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 1.4.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 80
Maggioranza 41
Favorevoli 26
Contrari 53
(Non è approvato)
La seduta è sospesa per qualche minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 19.19, è ripresa alle 19.26)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.169, degli onorevoli
Gucciardi, Lenza e Malafarina.
All'emendamento sono stati presentati i seguenti subemendamenti:
1.169.7, 1.169.1, 1.169.2, 1.169.3, 1.169.4, 1.169.5 e il 1.169.6,
aggiuntivo.
Sono stati dichiarati ammissibili soltanto quelli che sono stati
già distribuiti, ed è anche per questo che ho inteso sospendere,
anche se per pochi minuti, la seduta affinché i gruppi ed i
parlamentari potessero approfondire l'argomento.
La dichiarazione di inammissibilità ai numerosissimi
subemendamento è stata effettuata sulla base delle seguenti
motivazioni: perché il testo non ha natura di subemendamento; perché
il testo presenta profili di incostituzionalità; perché il testo
comporta effetti finanziari; perché la formulazione risulta
incoerente e non garantisce l'applicabilità della disciplina; perché
preclusi da precedenti votazioni.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Non essendo intervenuto
precedentemente, può intervenire sia in relazione ai subemendamento,
agli emendamenti ed all'intero articolo 1.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, farò un intervento
breve e vorrei che il Presidente della Regione e l'Assessore, ove
possibile, seguissero. Davo per scontato, per una questione di
cortesia e gentilezza, che i colleghi parlamentari avessero
altrettanta attenzione al ragionamento che cercherò di fare.
L'emendamento di cui stiamo parlando indica un termine, che è
quello del 31 dicembre 2013.
Io stesso a pagina 13 del libro che mi è stato dato ho presentato
l'emendamento 1.178 che anticipa il termine entro cui l'Assemblea
deve varare la legge al 31 luglio 2013.
Signor Presidente, non nego di essere stato combattuto nelle
votazioni precedenti ma, siccome, so essere leale e mi piace essere
corretto ho seguito le indicazioni che provengono dalla maggioranza.
Pur tuttavia, poiché il Presidente della Regione ha deciso di
mettere mano ad un argomento sensibile come quello della
rivisitazione delle Province, credo che per raggiungere questo
obiettivo non necessita ancora un intero anno.
Signor Presidente dell'Assemblea, noi parliamo di questo
argomento, informalmente, da quattro mesi circa e secondo me
pensare di utilizzare ancora nove mesi per decidere il da farsi non
è, come dire, un tempo congruo.
Vorrei che il Presidente del gruppo parlamentare di maggioranza e
segnatamente il Presidente del gruppo parlamentare che rappresento
seguissero un ulteriore ragionamento.
Se non ricordo male, tutte le leggi di contabilità fanno
coincidere l'esercizio finanziario con l'anno solare e, se non
ricordo male, il Regolamento di questa Assemblea prevede che in
sessione di bilancio non si possono approvare leggi diverse dalla
legge finanziaria e dal bilancio della Regione stessa.
Io credo che quest'anno il Parlamento è stato costretto a votare
l'esercizio provvisorio perché si è insediata il 5 dicembre e ha
eletto le Commissioni in data successiva, ma sono certo, signor
Presidente della Regione, che lei nell'anno corrente, nel 2013,
presenterà una legge di bilancio e una legge finanziaria in un
tempo congruo affinché l'Assemblea, entro il 31 dicembre, si possa
dotare di uno strumento contabile ed uno strumento finanziario.
Non vorrei trovare l'Assemblea regionale siciliana
nell'impossibilità di votare la legge di modifica delle Province
perché impegnata sull'esercizio finanziario del 2013 e quindi le
chiedo di essere attento al mio accorato appello, di accettare
l'emendamento a mia firma, il numero 1.178, che anticipa i tempi di
riforma della legge al 31 luglio.
È un tempo congruo, è un tempo sufficiente e permette di evitare
un inghippo regolamentare per il quale l'Aula non potrebbe operare.
Diversamente devo pensare che noi non siamo pronti a programmare
l'approvazione della legge finanziaria e del bilancio della
Regione, per il 2014, entro il termine del 2013 e questo non
sarebbe in linea con quanto ci siamo detti signor Presidente.
Personalmente, le ho sempre manifestato grande lealtà e volontà di
fare le riforme che lei vuole portare avanti, ma questo non può
pregiudicare, da un lato, l'approvazione del bilancio della Regione
e, dall'altro, questa importante legge di riforma.
La prego, signor Presidente, se le considerazioni che ho fatto
sono valide, di valutare attentamente l'opportunità di anticipare
la legge di riforma al 31 luglio, dopodiché signor Presidente non
entro nel merito degli altri emendamenti e del subemendamento
perché aspetto una risposta su questo punto per articolarmi con le
dichiarazioni di voto. Grazie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Presidente della
Regione.
Ne ha facoltà.
CROCETTA, Presidente della Regione. Intervengo per trenta secondi
esatti perché non voglio rubare operatività all'Aula.
Onorevole Turano, il Governo aveva presentato un testo di legge
originario in cui si diceva entro sei mesi , quindi
sostanzialmente a luglio.
Ci è stata fatta una richiesta in Conferenza dei Presidenti dei
gruppi parlamentari, che è stata unanime, di spostare questi
termini facendoli coincidere con la fine dell'anno e su questo
abbiamo inteso aprire il dialogo con i gruppi parlamentari.
Però, le voglio assicurare che, senza impelagarci sulla questione
dell'emendamento, che è intendimento del Governo di presentare non
entro il 31 luglio, ma di presentarlo in tempi ravvicinati,
sicuramente lo faremo subito dopo le elezioni comunali, anche per
non interferire sulla vicenda, che è una vicenda amministrativa che
deve avere una sua specificità e per non fare influenzare questo
dibattito dalle questioni che ci sono e che riguardano il rinnovo
dei governi delle grandi città, ma le assicuro che la sua
raccomandazione fa parte già delle scelte di Governo.
Non si può, però mi dia atto, sul piano politico, di essermi
comportato correttamente.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al di là del
merito del disegno di legge su cui noi ci pronunceremo articolo per
articolo, credo che ci sia stato un impegno solenne da parte di
tutti - e mi rivolgo al Presidente della Regione - in sede di
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, di non trattare
argomenti che riguardavano i sistemi elettorali, perché di questo
si era deciso di parlare successivamente.
Un'accelerazione di questo tipo senza prevedere che cosa in realtà
dovrà fare la prossima istituzione, che chiameremo consorzi o
liberi consorzi, significa doverci preoccupare, come era il disegno
originario del Governo, solo ed esclusivamente di sistema
elettorale, di numero di abitanti, quasi si volesse scardinare un
sistema in altro esistente e creare dalle nuove province, ben 27,
28 o 30 istituzioni. Credo, Presidente della Regione, che lei debba
prendere la situazione in mano e cercare di dare un'indicazione
chiara all'Assemblea, che è quella di rimandare tutto ad un nuovo
disegno di legge che, in maniera organica, affronti il tema delle
competenze, del territorio, delle caratteristiche che dovrà avere
questo libero consorzio o consorzio, come si vuole chiamare, che
dovrà avere caratteristiche di omogeneità fra i paesi che
aderiranno e immaginano anche un'ipotesi di rilancio e, nel
contempo, prevedere un sistema elettorale che accompagni questa
nuova istituzione.
Immaginare di fare le cose a spizzico vuol dire determinare un
percorso che non è consono a quello che deve essere una nuova
istituzione che deve nascere nel territorio a difesa di quelli che
sono gli interessi di un pezzo di territorio.
ALLORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, non v'è chi non sa cosa io pensi in materia di
province.
Sono assolutamente convinto che la provincia rappresenti un ente
di governo di un territorio di area vasta, sono assolutamente
convinto che i liberi consorzi in Sicilia sono già stati istituiti
con la legge numero 9, sono assolutamente convinto che tale legge
è una di quelle a suo tempo illuminate perché avevano
effettivamente decentrato competenze dalla Regione alle province,
anche se quella legge, come tante altre leggi della Regione
siciliana, è rimasta inattuata.
Personalmente, e l'ho detto sia in sede di gruppo che in sede di I
Commissione, sono convinto che si poteva tranquillamente agire su
una legge di riforma della legge 9 ed in questo condivido molte
delle cose che sono state dette dai colleghi del centrodestra.
Pur tuttavia sono un uomo di squadra, sono un uomo di maggioranza
e ho voluto accogliere l'invito che il Presidente della Regione ha
fatto all'Aula la scorsa volta, quando ha detto che non è tempo di
imboscate e chi deve votare questa legge comunque deve dire come la
pensa.
Ebbene, sul disegno di legge originario ero assolutamente
disponibile a votare, cosa che ho fatto regolarmente in questa
sessione di votazioni che noi abbiamo fatto, perché mi sono
convinto che avere più tempo per andare a formulare una riforma
importante come quella dell'ente intermedio, che poi si chiami
libero consorzio o si chiami consorzio di comuni, era
assolutamente utile per quest'Aula.
Consideri, lei, signor Presidente, che io sono ancora consigliere
provinciale della provincia di Enna e so, forse più di altri,
quanto ci sia di bisogno di dare competenze nuove e diverse alle
province, anche se io penso che il problema non è quello di
sopprimere l'ente o di delegittimarlo, ma, al contrario, di dargli
più competenze cioè di riempirlo di contenuti con tutta una serie
di competenze che la Regione siciliana ha e che non riesce a
portare avanti.
Ricordo la sua sollecitazione sui VIA-VAS, tremila VIA-VAS che
sono fermi, ma potremmo parlare dei piani regolatori generali dei
comuni, del ciclo delle acque, del ciclo dei rifiuti, di tutta una
serie di competenze che sarebbe opportuno comunque decentrare ad un
ente di governo di area vasta che, peraltro, è un ente che è
previsto dallo Statuto della Regione siciliana e che, quindi,
sarebbe difficile pensare ad una sua eliminazione senza andare a
rischiare profili di incostituzionalità.
Io temo per esempio, che il libero consorzio fatto così diventi
semplicemente una dependance dei comuni ed è per questo motivo che
io ho voluto presentare questo sub emendamento.
Il Governo della Regione siciliana ha scelto di non fare una
legge, o quantomeno la maggioranza, ha scelto di rinviare ad una
riforma organica e se è così non capisco per quale motivo dobbiamo
decidere sin da ora la eliminazione dell'elezione di primo livello.
Avrei capito se fosse stato formulato un articolato di legge
complessivo con l'inserimento delle competenze, del numero dei
consiglieri provinciali o comunque dei consiglieri appartenenti al
libero consorzio, la giunta, il sistema elettorale del Presidente,
io questo l'avrei capito, ma andare a ipotecare adesso il futuro
di una legge che ancora non c'è e che ancora non è stata fatta e
che dovrà essere fatta a brevissimo, francamente non lo capisco.
Per questo motivo ho voluto presentare questo emendamento
ovviamente per dichiarazioni di voto voterò contro l'emendamento
presentato dai presidenti dei gruppi parlamentari di maggioranza
perché ritengo che si possa tranquillamente rimandare al merito
della legge che andremo a fare senza ipotecare un percorso oggi.
Quindi, signor Presidente, se lei vorrà, potrà fare in modo che
rimanga fermo il disegno di legge originale, il numero 278 per
capirci che poi è stato riscritto dal Presidente Forzese, quello mi
trova perfettamente d'accordo, non il fatto di andare a ipotecare
un percorso elettorale sin da ora con una legge che non c'è.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, lei è intervenuto, non può parlare
sul sub emendamento.
FORMICA. E' stato presentato un sub emendamento e lei vuole
evitare che io intervenga.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, in base all'articolo 103, comma 7,
ciascun deputato può altresì intervenire, per non più di cinque
minuti, sul complesso dei sub emendamenti che siano stati
presentati ai propri emendamenti.
Possono intervenire, in questo caso, solamente gli onorevoli
Gucciardi, Leanza e Malafarina, a parte i parlamentari, come
l'onorevole Alloro, che non erano intervenuti nel corso del
dibattito.
FORMICA. Io prendo atto che di fronte ad un sub emendamento
importante non mi vuole fare intervenire.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, lei prende atto del Regolamento.
L'onorevole Caputo non è intervenuto in precedenza ed ha facoltà di
intervenire.
FORMICA. E' un sub emendamento che è stato presentato ora.
PRESIDENTE. E' stato presentato, ho pure sospeso i lavori e lei
può esercitare il suo diritto di voto liberamente perché è stato
messo nelle condizioni di conoscere la portata dell'emendamento.
Onorevole Caputo, la prego, intervenga.
FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori, successivamente.
CAPUTO. Signor Presidente, posso dare la priorità dell'intervento
all'onorevole Formica, se lei crede.
PRESIDENTE. La priorità, onorevole Caputo, la do io.
CAPUTO. Bene signor Presidente, era un gesto di cortesia nei
confronti dell'onorevole Formica.
Io sono intervenuto perchè ritengo doveroso che su questo
emendamento, che è la parte centrale dell'intero disegno di legge
del Governo, vi sia un'ampia discussione.
Ci sono norme che vanno fatte in fretta e, quindi, è consentito
anche un'accelerazione nel dibattito, una riduzione degli
interventi. Ci sono norme, invece, che meritano una attenta
riflessione per le quali e contro le quali la fretta rischia di
essere una pessima consigliera.
Signor Presidente, io mi auguro che chi vuole questa riforma in
maniera così veloce e sicuramente non assennata sia consapevole dei
guasti che rischia di apportare alla Sicilia, guasti sicuramente
irreparabili e che noi stiamo non dico subendo, ma che stiamo
osteggiando perché dobbiamo dare atto e consentire ad un Presidente
della Regione che ha fatto uno spot televisivo in maniera
improvvida, davanti a milioni di italiani, di potere permettergli
di dire che dopo tre mesi ha sciolto quelle province che tre mesi
prima aveva dichiarato che si stavano sciogliendo. Forse non
abbiamo la contezza di quello che significa andare avanti con
questo disegno di legge che priverà la Sicilia di enti di governo
di secondo livello.
Voglio dirle, signor assessore, che stiamo facendo un grande danno
alla Sicilia e lei lo sa, lei lo sa perché è persona attenta,
perché è persona preparata, perché è persona che ha esperienza di
governo in enti importanti di questa Regione e lei sa che stiamo
consumando un delitto perché getteremo la Sicilia nel caos. Le
conseguenze saranno nefaste per questa Regione perché questo
emendamento, così per come è congegnato, non ci dice che cosa
dovranno fare i liberi consorzi.
Noi non smetteremo mai, prima del voto finale, di dire a questo
Parlamento di riflettere perché il gioco delle maggioranza,
guardate, non sempre ha ragione. Il gioco dei numeri non porta
quasi sempre la ragione e il fatto stesso che ho sentito e ho letto
di leader di partito di questa maggioranza che hanno diffidato i
propri deputati a tenere un comportamento pena l'espulsione dal
partito, questo significa che anche all'interno di questa
maggioranza vi sono persone che ancora riflettono al di là dei
diktat di partito e sanno che stiamo andando a far sbattere la
Sicilia contro il muro della irrazionalità.
E non si può andare avanti ammonendo i deputati, addirittura
minacciandoli di espulsione dal partito quando questa è una legge
per la quale si impone il voto secondo coscienza.
Ed io invito i miei colleghi parlamentari a dimostrare che prima
si è deputati del popolo siciliano e poi si è deputati di quel tale
leader, di quel tale partito.
Credo che non possiamo andare avanti così, signor Presidente, e so
che anche lei ha delle perplessità, perché è stato nei banchi di
questo Parlamento e so quanto tiene agli assetti del governo della
Sicilia e so benissimo che lei, deputato preparatissimo e
amministratore apprezzato di un grande ente locale siciliano, è al
corrente di che cosa si sta consumando in questo Parlamento.
Che cosa dobbiamo regalare ad una parte del Parlamento, ad un
gruppo di parlamentari che sono di vitale importanza - è vero
onorevole Malafarina? - per la maggioranza disorganizzata di
questo Governo? Dobbiamo dare in sacrificio l'abolizione delle
Province? E poi, che cosa daremo in sacrificio, dopo l'abolizione
delle Province? Quale altra parte della Sicilia dovete distruggere
per dire a questo gruppo parlamentare che vi deve continuare a
sostenere?
Questo è un delitto che state consumando in questa Sicilia,
nell'ottica della difesa di una maggioranza che non c'è e di un
Presidente che parla troppo alla televisione e riflette poco sui
vari problemi di questa Sicilia.
Noi rifiutiamo questa logica mediatica o questa logica di
asfittica vita di Parlamento. Lasciate stare il Movimento Cinque
stelle, pensate ad amministrare la Sicilia con le proprie forze.
Avete visto quello che è successo a Roma e che deve succedere in
questo Parlamento. Non ci saranno sempre strumenti da offrire in
sacrificio per tenere forti questi 15 voti attorno alla maggioranza
del governo Crocetta. E, non basteranno i summit che fate ogni
giorno, ogni lunedì, per tenere questa maggioranza, che sono
convinto, che poi alla fine del voto finale di questo Parlamento
emergerà non il deputato che subisce l'imposizione del partito, ma
emergerà il deputato libero che ha a cuore le esigenze della
Sicilia e sa che stiamo determinando una grande ingiustizia in
danno dei siciliani.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Sull'ordine dei lavori
FORMICA Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rinunciare
con piacere anche perché lei non mi ha consentito di poter
intervenire costantemente, forse è la terza volta che intervengo
su una ventina di argomenti che abbiamo trattato.
Lei, con un'interpretazione sua del Regolamento, ha impedito di
esprimere la mia dichiarazione di voto su un emendamento ed è una
cosa che verificheremo in seguito, assieme magari, vedremo qual è
questa interpretazione che ci impedisce addirittura di esprimere la
dichiarazione di voto, ma per esprimermi sul sub emendamento che è
stato presentato
PRESIDENTE. Onorevole Formica, ha chiesto di intervenire
sull'ordine dei lavori.
FORMICA. Sull'ordine dei lavori ed io sto intervenendo sull'ordine
dei lavori, lei forse era disattento.
PRESIDENTE. Probabile.
FORMICA. Signor Presidente, qui si è posta una questione di
carattere regolamentare e la questione posta dall'onorevole Turano
è di carattere regolamentare, perché questi ha posto un problema
serio circa il fatto che, surrettiziamente, con un emendamento di
riscrittura, si vuole predeterminare l'esito di una norma che è
previsto - da questa stessa norma - che si deve fare dopo.
Stiamo discutendo una norma, quella in questione, che rinvia ad un
altro tempo, entro un anno, entro il 31 dicembre 2013, la
presentazione e la discussione ed il successivo varo di una legge
che dovrà riformare i nuovi enti che dovranno nascere, siano essi
Consorzi di Comuni o si chiamino in qualsiasi altro modo.
In maniera del tutto surrettizia si sta introducendo, con quella
riscrittura presentata dalla maggioranza, una predefinizione, una
cappa, una prenotazione di impegno su quello che successivamente il
Parlamento dovrà deliberare; se passasse l'emendamento di
riscrittura presentato dalla maggioranza sarebbe perfettamente
inutile che questa Assemblea successivamente si esprimesse
liberamente per stabilire che tipo di riforma vuole fare.
Quindi, la invito per questa parte, signor Presidente, magari
sospendiamo per due minuti, a dichiarare inammissibile
l'emendamento presentato dalla maggioranza, laddove espropria il
Parlamento della possibilità di stabilire con la successiva legge
che si dovrà fare - e che si stabilisce in questa legge che stiamo
approvando - che entro il 31 dicembre il Parlamento dovrà
approvare la nuova legge, ma nel momento in cui si dice che i
consorzi dei comuni dovranno per forza essere eletti con norme di
secondo livello è come se si precostituisse artificiosamente ora
ciò che dopo l'Aula dovrà stabilire e questo non è consentito.
Questo è un tentativo surrettizio di impedire che il Parlamento
liberamente decida cosa dovranno essere gli enti di secondo
livello, perché se ne stabilisce a priori quale sarà il tipo di
legge elettorale con cui debbono essere eletti rende inutile
perfino la legge, la rende monca e mette una cappa sulla
possibilità di libera scelta che hanno i parlamentari, quindi, si
limita la possibilità che il Parlamento liberamente possa stabilire
nella legge che dovrà fare quale sarà il tipo di elezione, credo
che sia l'aspetto cruciale, che dovrà provvedere ad eleggere gli
organi degli istituendi consorzi di comuni o di quello che saranno,
di quello che liberamente il Parlamento deciderà.
Sono già le otto e, signor Presidente, vorrei capire fino a che
ora dovrà andare avanti il dibattito.
transitorie per l'inserimento di consorzi di comuni'
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende la discussione sul disegno di legge n. 278
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho letto questo
subemendamento a firma dei colleghi Alloro ed altri, ma è chiaro
che questo sub emendamento manifesta proprio per i firmatari una
contraddizione all'interno di quella che è la maggioranza di
Governo e, soprattutto, manifesta anche una certa difficoltà nel
percorso o in qualche forzatura che il Governo tramite i Presidenti
dei gruppi parlamentari vorrebbe fare durante l'iter parlamentare e
legislativo di questa norma.
E' chiaro che l'emendamento 1.169, al di là della disciplina delle
istituzioni di istituire i consorzi dei comuni, già prevede anche
una forma di elezione che è quella indiretta, che è quella di
secondo grado creando di fatto una anticipazione della norma che
dovremmo creare.
E con questo creiamo sicuramente un fatto che, a mio avviso, è
intollerabile ed è intollerabile perché, in un momento in cui
magari l'onorevole Cracolici ed altri si stanno un attimino
accapigliando, io cercherei di ritornare sull'argomento.
E' chiaro che, in un momento in cui si parla e si grida tanto e si
annuncia che abbiamo i riflettori dell'opinione pubblica puntati
addosso, che vorrebbe evitare che ci fossero dei rapporti o delle
contrattazioni di Palazzo, nel momento in cui andiamo a prevedere
un'elezione di secondo grado, di fatto, stiamo ritornando indietro,
stiamo cioè espropriando la democrazia, la partecipazione, la
volontà popolare e, invece, stiamo assegnando a delle camere di
compensazione, ai famosi caminetti' o a riunioni di poche persone,
di pochi politici, la scelta della governance di queste nuove forme
istituzionali di area vasta.
E, quindi, ecco perché noi siamo contrari all'emendamento 1.169.
Guardiamo con favore al subemendamento del collega Alloro, ma
andiamo oltre, nel senso che, nel momento in cui diciamo che
dobbiamo rendere trasparente e dobbiamo anche far partecipare i
cittadini alla vita politica, nel momento in cui, invece poi
evitiamo che gli stessi cittadini possano scegliere gli organi di
governo di questo nuovo ente territoriale, bene, ci rendiamo conto
che li stiamo espropriando; quindi, è l'espropriazione della
partecipazione, l'espropriazione della democrazia, per passare ad
una democrazia indiretta, per passare ad una democrazia dei
partiti, per passare ed arrivare, invece, alla volontà dall'alto
che impone per chi votare nei consigli comunali.
E, allora, presidente Ardizzone, non mi attarderò, dico soltanto
che siamo chiaramente contrari all'elezione di secondo grado e,
invece, sosteniamo questo emendamento, che manifesta a tutti i
livelli che oggi una forzatura non giova alla celerità e
all'efficacia di una norma che deve essere la migliore.
Così come - vado verso la conclusione -, quando il collega Turano
diceva di anticipare al 31 dicembre la riforma delle province, cioè
la legge attuativa, è chiaro che, se da un certo punto di vista
pare che abbia ragione, dall'altro una riforma necessita
meditazione, necessita riflessione, necessita approfondimento.
Allora, è chiaro che, nel momento in cui passerà, se passerà,
questa norma, e rinviamo le elezioni siamo a bocce ferme, poi
dobbiamo prenderci, invece, il tempo necessario per riflettere, per
approfondire e per dare a questa Sicilia la migliore soluzione
legislativa per non creare ulteriori carrozzoni o per non creare un
ripopolamento di enti, cioè, una creazione di ulteriori enti a
discapito di quelli che stiamo sopprimendo.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, le dico subito che siccome questa
norma, se dovesse essere approvata, in sostanza, fa decadere tutti
gli emendamenti successivi, è chiaro che, se si arriverà ad una
definizione, fermerò i lavori per pochissimi minuti per concertare
con i Capigruppo l'evolversi della situazione. Questo in ordine al
programma dei lavori.
Onorevole Formica, l'emendamento a firma degli onorevoli
Gucciardi, Leanza e Malafarina è stato già ritenuto ammissibile
nella sua interezza. Lei ha richiamato impropriamente l'emendamento
dell'onorevole Turano e poi ha commentato l'emendamento
dell'onorevole Alloro. C'è un emendamento dell'onorevole Alloro che
va nel senso che intende lei. L'Aula su questo sarà libera di
esprimersi.
FORMICA. Penso che su questa parte gli Uffici avrebbero dovuto
guardare meglio.
PRESIDENTE. Gli Uffici hanno guardato bene, l'Assemblea si sta
autodisciplinando dicendo che non vuole più questo sistema delle
province e sta puntando ad una elezione di secondo grado. Non ci
trovo nulla di incostituzionale o di inammissibile.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 1.169.7 a firma
dell'onorevole Alloro ed altri.
Il parere del Governo?
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Mi rimetto all'Aula.
CORDARO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto del subemendamento 1.169.7
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata, a termini di
Regolamento, dagli onorevoli Assenza, Cascio F., Cascio S.,
Clemente, Di Mauro, Falcone, Fontana, Formica, Ioppolo, Lombardo, Lo
Sciuto, Micciché, Scoma e Sudano, indìco la votazione per scrutinio
segreto del subemendamento 1.169.7.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 82
Maggioranza 42
Favorevoli 34
Contrari 47
Astenuto 1
(Non è approvato)
Si passa all'esame congiunto dei subemendamenti 1.169.1 e 1.69.2,
di identico contenuto.
Li pongo in votazione. Il parere del Governo?
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Contrario.
SCOMA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Votazione per scrutinio segreto dei subemendamenti 1.169.1 e
1.169.2
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto dei
subemendamenti 1.169.1 e 1.169.2.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 79
Maggioranza 40
Favorevoli 30
Contrari 48
Astenuto 1
(Non sono approvati)
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 1.169.3
SCOMA. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa al subemendamento 1.169.4
SCOMA. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa al subemendamento 1.169.5
SCOMA. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa al subemendamento 1.169.6.
SCOMA. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto
Si passa all'emendamento 1.169 a firma degli onorevoli Gucciardi,
Leanza, Malafarina, che sostituisce interamente gli articoli 1 e 2
e quindi di conseguenza fa decadere tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
VALENTI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica.
Favorevole.
CORDARO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.169
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 1.169.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 82
Maggioranza 42
Favorevoli 53
Contrari 28
Astenuto 1
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, di conseguenza decadono tutti gli
altri emendamenti. Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
«Art. 3.
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno stesso della
sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 20.15, è ripresa alle ore 20.18)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'Aula si è pronunciata
sull'intero articolato.
Comunico, pertanto, che domani ci saranno le dichiarazioni di
voto, perché considerato che siamo dinanzi ad una legge di riforma
molto importante, ogni parlamentare non si deve sentire spogliato
del proprio diritto di intervenire in Aula.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 20
marzo 2013, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
I - Comunicazioni
II - Discussione, ai sensi dell'art. 68 bis del Regolamento
interno, del disegno di legge:
Norme transitorie per l'istituzione dei consorzi di
comuni. (278) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 20.20
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE N. 278 NORME TRANSITORIE PER L'ISTITUZIONE DEI
CONSORZI DI COMUNI.
All'articolo 1:
Emendamento 1.169
Gli articoli 1 e 2 sono sostituiti dal seguente:
Art. ... - Termine per l'istituzione dei liberi consorzi comunali
e delle città metropolitane. Gestione provvisoria delle province
regionali -
1. Entro il 31 dicembre 2013 la Regione, con propria legge, in
attuazione dell'articolo 15 dello Statuto speciale della Regione
siciliana, disciplina l'istituzione dei liberi Consorzi comunali
per l'esercizio delle funzioni di governo di area vasta, in
sostituzione delle Province regionali. Gli organi di governo dei
liberi consorzi comunali sono eletti con sistema indiretto di
secondo grado. Con la predetta legge sono disciplinate le modalità
di elezione, la composizione e le funzioni degli organi suddetti.
2. La legge di cui al comma 1 disciplina, inoltre, l'istituzione
nel territorio della Regione delle città metropolitane.
3. Al fine di consentire la riforma della rappresentanza locale
secondo quanto previsto al comma 1, è sospeso il rinnovo degli
organi provinciali. Agli organi delle province regionali che
cessano per scadenza naturale o anticipata nel corso del 2013, si
applica, sino al 31 dicembre 2013, la disciplina prevista
dall'articolo 145 dell'ordinamento amministrativo degli enti locali
(decreto legislativo presidenziale 29 ottobre 1955, n. 6) approvato
con legge regionale 15 marzo 1963 n. 16 e successive modificazioni
e integrazioni.
4. Per gli organi delle province regionali già sottoposti a
commissariamento, i poteri e le funzioni dei commissari
straordinari in carica cessano a decorrere dalla data di entrata in
vigore della presente legge e si applica, sino al 31 dicembre 2013,
la disciplina di cui all'articolo 145 dell'ordinamento
amministrativo degli enti locali (decreto legislativo presidenziale
29 ottobre 1955, n. 6) approvato con legge regionale 15 marzo 1963
n. 16 e successive modificazioni e integrazioni.