Presidenza del Pesidente Ardizzone
LO GIUDICE, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, do il preavviso
di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni mediante
procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel corso della
seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Annunzio di risposta scritta a interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che é pervenuta, da parte dell'Assessore per
la salute, la risposta scritta alla interrogazione:
N. 212 - Interventi per la riattivazione del servizio di screening
mammografico presso l'ospedale M.I. Longo di Mussomeli (CL).
Firmatari: Cancelleri Giovanni Carlo; Palmeri Valentina; Cappello
Francesco; Troisi Sergio; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina;
Zafarana Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Venturino Antonio; Foti Angela; La
Rocca Claudia; Zito Stefano.
Avverto che la stessa sarà pubblicata in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Nicotra, Sorbello e
Marziano sono in congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- Norme in materia di prevenzione e lotta del rischio amianto.
(n. 306)
di iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Gianni in
data 14 marzo 2013.
- Disposizioni integrative in materia di requisiti organizzativi
relativi al personale laureato delle strutture di diagnostica di
laboratorio. (n. 307)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 14 marzo 2013.
- Norme per la salvaguardia e la valorizzazione dell'architettura
rurale. (n. 308)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 14 marzo 2013.
- Norme per il rafforzamento dei diritti degli animali.
Istituzione del Garante dei diritti degli animali. (n. 309)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 14 marzo 2013.
- Interventi al fine di garantire il diritto allo studio nelle
isole minori. (n. 310)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 14 marzo 2013.
- Modifica dell'articolo 15 della legge regionale 16 maggio 1978,
n. 8 e successive modifiche ed integrazioni. (n. 311)
di iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Cordaro in
data 19 marzo 2013.
- Norme volte a consentire l'esercizio autonomo del diritto di
voto ai cittadini non vedenti e ipovedenti. (n. 312)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 19 marzo 2013.
- Norme in materia di discipline bionaturali del benessere. (n.
313)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 19 marzo 2013.
- Norme per la promozione e valorizzazione dei percorsi turistico-
culturali e del patrimonio d'arte contemporanea di Gibellina. (n.
314)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 19 marzo 2013.
- Norme in materia di polizia mortuaria, di attività e servizi
necroscopici, funebri e cimiteriali. (n. 315)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 19 marzo 2013.
- Norme per la prevenzione dei comportamenti a rischio di
incidenti stradali. (n. 316)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 19 marzo 2013.
- Disposizioni per la tutela del patrimonio storico, artistico e
culturale della città di Salemi. (n. 317)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 19 marzo 2013.
Disciplina delle terapie complementari. (n. 318)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 19 marzo 2013.
- Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto della
criminalità. Istituzione della Giornata Regionale della Memoria
per ricordare le vittime di mafia . (n. 319)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Caputo,
Assenza, Falcone, Germanà e Pogliese in data 19 marzo 2013.
- Norme per l'organizzazione di corsi integrativi di Educazione
alla tradizione' nelle scuole siciliane. (n. 320)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi e
Milazzo in data 19 marzo 2013.
- Introduzione e disciplina del reddito sociale minimo. (n. 321)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi,
Alloro, Arancio, Barbagallo, Cirone, Cracolici, Digiacomo,
Ferrandelli, Laccoto, Lupo, Maggio, Marziano, Milazzo, Panarello,
Panepinto e Raia in data 19 marzo 2013.
- Modifiche alla disciplina del servizio di riscossione dei
tributi in Sicilia. (n. 322)
di iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Federico in
data 19 marzo 2013.
- Nuova disciplina dell'edilizia residenziale pubblica.
Soppressione degli Istituti Autonomi Case Popolari ed istituzione
dell'Azienda regionale per l'edilizia residenziale pubblica. (n.
323)
di iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Firetto in
data 19 marzo 2013.
- Norme per il cambio di destinazione d'uso delle zone ZIR e ZIS
del Comune di Messina per l'incentivazione di iniziative
imprenditoriali necessarie all'economia locale. (n. 324)
di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Picciolo e
Greco Marcello in data 19 marzo 2013.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle Commissioni:
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- Contributi a sostegno di commercianti danneggiati da lavori di
pubblica utilità. (n. 297)
di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013, PARERE UE.
- Riconoscimento regionale delle organizzazioni di produttori
della pesca. (n. 298)
di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013, PARERE UE.
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- Condizioni di trasporto pubblico locale e sanzioni
amministrative. (n. 275)
di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013.
- Recupero e valorizzazione delle coste della Sicilia. Istituzione
dell'Osservatorio regionale per la tutela e la valorizzazione delle
coste. (n. 276)
di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013, PARERE I.
- Sviluppo del turismo naturista in Sicilia. (n. 277)
di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013.
- Norme sull'ittiturismo. (n. 288)
di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013, PARERE III E
UE.
- Iniziative a sostegno delle isole minori. (n. 294)
di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013, PARERE I, VI
E UE.
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Disposizioni per prevenire e contrastare il fenomeno del mobbing
nei luoghi di lavoro. (n. 286)
di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013.
Comunicazione di ritiro di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Salvino Caputo, con nota
prot. n. 3270/SG.LEG.PG. del 14 marzo 2013, ha ritirato i disegni
di legge n. 289 Riconoscimento della lingua dei segni e dei sordi
come minoranza linguistica e n. 290 Riconoscimento della lingua
dei segni presentati in data 8 marzo 2013 e con nota prot. n.
3464/SG.LEG.PG. del 19 marzo 2013 ha ritirato il disegno di legge
n. 293 Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto
della criminalità presentato in data 12 marzo 2013.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di richiesta di parere
PRESIDENTE. Comunico la richiesta di parere pervenuta ed assegnata
alla Commissione:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Istituto regionale del vino e dell'olio (I.R.V.O.) - Nomina
commissario straordinario. (n. 7/I).
pervenuto in data 19 marzo 2013 e inviato in data 19 marzo 2013.
Comunicazione di apposizione di firma a disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Bernadette Grasso, con nota
prot. n. 0003269/SG.LEG.PG. del 14 marzo 2013, ha chiesto di
apporre la firma ai disegni di legge n. 148 Norme per lo
scioglimento e il trasferimento delle funzioni delle IPAB ai
comuni e n. 272 Soppressione dei Consorzi di ripopolamento
ittico e con nota prot n. 0003377/SG.LEG.PG. del 15 marzo 2013 ha
chiesto di apporre la firma ai disegni di legge n. 291
Salvaguardia dei livelli occupazionali del personale del settore
della formazione professionale. Costituzione dell'Agenzia unica e
misure occupazionali e n. 305 Rafforzamento e riordino del
sistema del credito alle imprese siciliane .
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 453 - Chiarimenti circa le criticità evidenziate dall'Assessore
per il turismo, lo sport e lo spettacolo in merito alla Fondazione
Orchestra Sinfonica Siciliana.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Caputo Salvino
N. 465 - Applicazione in Sicilia della legge n. 170 del 2010
recante 'Nuove norme in materia di disturbi specifici di
apprendimento in ambito scolastico'.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore Domenico
N. 468 - Misure per accelerare la conversione del polo
petrolchimico di Siracusa in polo energetico.
- Presidente Regione
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore Domenico
N. 469 - Notizie sui ritardi nell'esecuzione di due progetti del
Consorzio ASI di Siracusa relativi all'ottimizzazione delle risorse
idriche.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 470 - Chiarimenti in merito ai recenti fatti che hanno
coinvolto alcune aziende ospedaliere siciliane e iniziative
finalizzate alla salvaguardia delle imprese locali nella fornitura
di beni e servizi sanitari.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatario: Fiorenza Cataldo
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno poste
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta in Commissione:
N. 454 - Interventi a sostegno del mantenimento degli istituti
musicali siciliani Vincenzo Bellini di Catania, Vincenzo Bellini di
Caltanissetta e Arturo Toscanini di Ribera (AG).
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
Firmatario: Caputo Salvino
N. 456 - Iniziative per il rilancio dell'attività della Fiera del
Mediterraneo di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
- Assessore Economia
Firmatario: Caputo Salvino
N. 467 - Stabilizzazione dei tecnici già in servizio presso i
comuni di Catania e Carlentini (SR).
- Presidente Regione
Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Falcone Marco; Pogliese Salvatore
Domenico
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo e alle competenti Commissioni.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta scritta:
N. 455 - Iniziative per l'accorpamento in un unico istituto dei
due licei artistici presenti nella città di Catania e per la
razionalizzazione della rete scolastica.
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Vullo Gianfranco
N. 457 - Provvedimenti finalizzati al pagamento delle rette
pregresse per il ricovero di minori disposto dall'autorità
giudiziaria.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatario: Ferrandelli Fabrizio
N. 458 - Iniziative finalizzate alla chiusura del poligono a mare
di Drasy (Punta Bianca) di Agrigento.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatari: Mangiacavallo Matteo; Cancelleri Giovanni Carlo;
Cappello Francesco; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri
Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Troisi Sergio; Venturino Antonio;
Zafarana Valentina; Zito Stefano
N. 459 - Azioni volte a sconfiggere la prevista
soppressione del punto nascite dell'ospedale 'Castiglione
Prestianni' di Bronte (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello
N. 460 - Interventi finalizzati a superare le condizioni di
abbandono dell'ospedale di Giarre (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Vullo Gianfranco; Picciolo Giuseppe; Forzese Marco
Lucio; Lo Giudice Salvatore; Savona Riccardo; Anselmo Alice; Tamajo
Edmondo; Greco Marcello
N. 461 - Interventi a sostegno del comparto radiotelevisivo
privato.
- Presidente Regione
- Assessore Attività produttive
Firmatario: Fontana Vincenzo
N. 462 - Verifica della responsabilità amministrativa a carico di
dirigenti dell'Asp di Messina, con riferimento alla sospensione
dell'attività intra moenia presso l'ospedale S. Vincenzo di
Taormina (ME).
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatario: Currenti Carmelo
N. 463 - Chiarimenti circa la costituzione del tavolo tecnico
sulle problematiche della formazione professionale in Sicilia.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatari: Pogliese Salvatore Domenico; Falcone Marco; Vinciullo
Vincenzo
N. 466 - Chiarimenti circa l'istituzione dell'Albo regionale dei
commissari delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza
(I.P.A.B.) e sulla nomina del commissario presso l'educandato
Regina Elena di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo.
Comunicazione relativa a modalità di votazione in Aula mediante
sistema elettronico
PRESIDENTE. Comunico che dalla prossima settimana, in applicazione
della delibera del Consiglio di Presidenza del 14 luglio 2009 e
facendo seguito al prospetto delle postazioni di voto trasmesso ai
Presidenti dei Gruppi parlamentari, saranno operative le modalità
di votazioni in Aula mediante sistema elettronico esclusivamente
dalla postazione a ciascun deputato assegnata.
Al fine di agevolare le operazioni di voto, ricordo altresì che
ogni singolo scranno di Sala d'Ercole riporta, accanto al
terminale di voto, il nominativo del deputato abilitato a
votare.
Resta invece invariata, per ovvi motivi logistici, la modalità
di votazione libera per i banchi riservati alla Commissione,
al Governo e alla Presidenza dell'Assemblea.
Presidenza del Pesidente Ardizzone
Seguito della discussione, ai sensi dell'articolo 68 bis del
Regolamento interno, del disegno di legge n. 278 Norme
transitorie per l'istituzione dei consorzi di comuni
PRESIDENTE. Si passa al II punto all'ordine del giorno: Seguito
della discussione, ai sensi dell'articolo 68 bis del Regolamento
interno, del disegno di legge n. 278 Norme transitorie per
l'istituzione dei consorzi di comuni .
Onorevoli colleghi, ricordo che ieri l'Assemblea ha esaminato
l'articolato; dovremmo, pertanto, procedere alla votazione finale
del disegno di legge.
Presidenza del Pesidente Ardizzone
Sull'ordine dei lavori
FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, ieri tra gli altri emendamenti c'era
anche un emendamento aggiuntivo. Lei, giustamente, ha ritenuto
inammissibili tutti questi emendamenti aggiuntivi, ma ce ne era uno
che stava a cuore al mio Gruppo parlamentare, anche perché lo
abbiamo presentato noi, che era quello volto a istituire una
Commissione speciale per l'approfondimento della materia e per
creare poi una vera e propria legge di riforma quando andremo a
istituire il consorzio dei comuni.
Mi permetto di preannunciare che trasformerò questo emendamento,
che è stato dichiarato inammissibile, in ordine del giorno, in
maniera tale che l'Assemblea potrà esprimersi in merito allo stesso
ed eventualmente apprezzarlo come indicazione alla stessa Assemblea
e al Governo per istituire questa Commissione.
PANEPINTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con stima e
affetto nei confronti dell'onorevole Falcone, siccome la I
Commissione deve svolgere le funzioni che lo stesso onorevole
Falcone richiamava, oggettivamente, mi sembrerebbe una
delegittimazione di quella Commissione che, in qualche modo, magari
poteva fare di più ed ha contribuito alla stesura del testo.
Quindi, pregherei il collega di valutare la sua proposta e di
ritirarla.
Presidenza del Pesidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione, ai sensi dell'articolo 68
bis del Regolamento interno, del disegno di legge n. 278
PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione, ai sensi
dell'articolo 68 bis del Regolamento interno, del disegno di legge
n. 278. Invito gli onorevoli colleghi che intendono intervenire
per dichiarazione di voto ad iscriversi a parlare.
Presidenza del Pesidente Ardizzone
ASSENZA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, apro il dibattito
sulla votazione finale dall'esito temo, purtroppo, scontato, anche
se non si può mai dire e la speranza di una resipiscenza e di una
azione di coraggio da parte dei singoli colleghi c'è sempre.
Signor Presidente, è bastato un giorno dalla votazione di ieri e,
quindi, dall'approvazione per singoli articoli di quello che è
stato l'emendamento risolutivo studiato a tavolino dalle forze che
appoggiano questo Governo sotto l'occulta regia e il suggerimento
del Gruppo che più di ogni altro ha voluto questa riforma-farsa,
ossia il Movimento 5 Stelle, per dare per scontati tutti i timori
che noi avevamo paventato alla vigilia.
Qualcuno ha avuto l'ardire, oggi, di dettare alla stampa e alla TV
che avremmo scritto una pagina di storia. Noi abbiamo scritto ieri
una pagina vergognosa di cabaret di terz'ordine, signor Presidente
e signor assessore, mi dispiace che il Presidente Crocetta non sia
in Aula. Noi abbiamo approvato una legge che io definirei Giletti-
Crocetta-Cancelleri , una legge che ci fa tornare indietro di
quarant'anni, una legge che non ha raggiunto e non è riuscita ad
inculcare alcunché di nuovo al di là di una mera parvenza di
demagogia, tra l'altro, non ben manifestata all'esterno.
Ieri, il sentimento che pervadeva molti del nostro Gruppo, molti
rappresentanti dell'opposizione, ma credo, in cuor loro, anche
molti amici che parlando così a cuore aperto, magari fuori
dall'Aula, della pseudo maggioranza che sostiene questo Governo era
quello di rabbia e di sgomento.
Poi, a mente più fredda, e rileggendo oggi il testo di
quell'emendamento che è divenuto, ancora no, e speriamo che non lo
divenga nemmeno più tardi, legge di questa Regione, invece allo
sgomento e alla rabbia è subentrata la convinzione che, in effetti,
non c'è nulla di preoccupante perché non è cambiato assolutamente
nulla rispetto al dato esistente.
Ci dovremo attrezzare per una cosa, signor Presidente: dobbiamo
cercare di cominciare a pensare come appellare - io parlo della mia
provincia Ragusa - questo consorzio che spero rimanga dei dodici
comuni che attualmente compongono la mia provincia, non più come
provincia di Ragusa ma con un altro appellativo.
Noi non avremo difficoltà perché basterebbe dire che è il libero
consorzio dei comuni Iblei e abbiamo già risolto il problema.
Qualche altro comprensorio sceglierà il suo nome; il comprensorio
di quella città che avevo definito nel mio primo intervento uno
iato di Genova perché ha le stesse iniziali e la stessa vocale,
avrà già la sua denominazione, e così via di questo passo.
Signor Presidente, mi hanno appena fatto leggere alcuni degli
interventi su Facebook che si riferivano proprio alla realtà
della mia provincia.
Lei senz'altro saprà che la provincia di Ragusa è stata
caratterizzata da una antica rivalità con la città di Modica che
essendo la città della contea si è sentita scippata da Ragusa, al
momento dell'istituzione di Ragusa come provincia al posto di
Modica.
Ebbene, i modicani ora avuto l'occasione e l'opportunità di
tornare alla carica - se è vero come è vero- e basta che voi
leggete i commenti: Si riapre per Modica la speranza di diventare
provincia .
Signor Presidente, altro che nove province Altro che pagina di
storia Noi abbiamo aperto la stura alle peggiori rivendicazioni
principalistiche dei singoli comuni siciliani Noi abbiamo attuato
l'avvio di una proliferazione di spese che nemmeno voi vi
immaginate a quanto potrà apportare E nonostante questo, per
andare appresso agli urlatori di turno, noi ci facciamo guidare
dalla piazza peggiore, svendendo il ruolo della politica che è
quello di porsi alla guida della società, non di farsi dettare la
linea di condotta dalla demagogia di turno.
Ed allora, l'appello è di ripensarci fino all'ultimo momento, ma
l'appello è anche un altro, signor Presidente: fortunatamente o
sfortunatamente in Sicilia non esistono leggi-quadro. Noi abbiamo
approvato una legge, una legge che dà un indirizzo pericoloso che è
quello di sopprimere la volontà elettorale per creare degli
apparati di partito che possono nominare i dirigenti presidenti di
questi nuovi Consorzi o di queste province. Però, siccome dicevo
poc'anzi questa non è e non ha l'efficacia, fortunatamente, di una
legge-quadro alla quale le norme di dettaglio dovranno
necessariamente essere adeguate, così come avviene nella
legislazione nazionale.
Per cui, l'augurio è che si faccia un lavoro serio; se dobbiamo
cambiare il nome lo cambiamo, ma non cambiamo le strutture
territoriali, non aumentiamo il numero, non rinunciamo al momento
elettorale, diamo a queste nuove associazioni che, se per andare
appresso alla moda, non dobbiamo chiamare province le chiameremo in
altro modo, ma diamo delle funzioni nell'interesse della
collettività.
Certo, l'obiettivo è stato raggiunto e l'obiettivo vero era quello
di non far votare, di nominare nove proconsoli di fiducia
dell'attuale Governo nelle varie realtà provinciali, di sostituire
immediatamente - attenzione, anche questo è previsto - dall'entrata
in vigore di questa legge decadono automaticamente i commissari già
nominati, ossia i commissari delle province di Trapani e di Ragusa,
perché dava fastidio mantenere anche questi commissari che,
peraltro, almeno per quanto riguarda la mia provincia, hanno
operato in maniera assolutamente encomiabile, anche in questo
momento si devono sostituire subito con uomini di fiducia del nuovo
re di Sicilia.
Ed allora, chiamiamo le cose con il loro esatto nome. Nessuna
pagina di storia, abbiamo solo accontentato, accarezzato, lisciato
per il pelo questa ansia di novità, questa ansia di rivolta alla
casta, ve lo dice uno che con la casta non ha avuto nulla da fare,
occupandosi solo della propria professione e avvicinandosi a
quest'Aula solo quasi per un sentimento di chiamata alle armi in un
momento difficilissimo per la mia parte politica.
Allora, approfittiamo dei prossimi mesi e impegniamoci seriamente
per riempire di contenuti questi organismi che dovranno rimanere
comunque nove e non potranno essere assolutamente aumentati,
affidiamo a questi organismi la possibilità di occuparsi seriamente
dei problemi del territorio, svuotiamo il pachiderma Regione da
funzioni che non può e non deve continuare ad avere, quale
l'approvazione dei singoli piani regolatori che si trascinano per
decenni, quali le autorizzazioni ambientali, quali il VIA, il VAS e
via dicendo. Cogliamo, almeno, l'occasione per dare a quella che è
solo un'operazione terminologica, una sostanza vera. Solo così i
siciliani potranno essere fiduciosi nei confronti di una classe
politica che meriti il loro rispetto.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, raccomando la brevità degli
interventi perché siamo in fase di dichiarazione di voto, non di
discussione generale. Il Regolamento parla di una succinta
spiegazione.
E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori
Assessori, ieri non sono intervenuto, quindi credo che oggi
cercherò di mantenere il tempo a me concesso ma, dovessi sforare
qualche secondo, credo che compenserei con ieri.
Io volevo iniziare, signor Presidente, leggendo la prima pagina
del fascicoletto che, sempre con l'abituale bravura e perizia, ci
viene fornito dal Servizio Studi dell'Assemblea Regionale
Siciliana, laddove parla di normativa e di interessi in materia di
riordino delle province. A pagina 1 al primo capoverso,
giustamente, i valenti funzionari dell'Assemblea Regionale
Siciliana riportano il testo della Costituzione Italiana che -
vorrei ricordare - per questa Assemblea, per tutte le assemblee
elettive, è vangelo, cioè è la Bibbia di chi si prepara a
legiferare. L'articolo 114 della Costituzione così recita: La
Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città
Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province,
le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri
statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla
Costituzione.
La prima cosa che deve spingere tutti noi a riflettere - lo dico
anche ad alcuni valenti colleghi che sono docenti di diritto
all'interno di questa Assemblea - è sul fatto che la Costituzione
non preveda assolutamente questo Consorzio di Comuni, né tanto meno
prevede la possibilità di abrogare la Province. Di conseguenza, la
prima cosa che noi corriamo il rischio di fare tutti, cari
colleghi, è quella di varare questa sera un provvedimento che è
contrario alla Costituzione e che domani mattina l'unica cosa che
potrà fare il Commissario dello Stato è quello di impugnarlo perché
l'Assemblea siciliana non può operare contro la Costituzione.
Ma questa è una premessa di natura giuridica, dopodiché è chiaro
che sono importanti anche le considerazioni di natura politica che
ognuno di noi deve fare e poi anche le considerazioni di natura
amministrativa.
Qualcuno, ieri, rilasciando delle dichiarazioni, ha parlato di una
pagina di storia per la Sicilia,. Io vorrei, però, ricordare che le
pagine di storia sono pagine positive o pagine negative. Questa
credo che sia una delle pagine peggiori che la storia di questa
Assemblea abbia mai operato, per un semplice motivo: perché sta
operando contro la Costituzione, perché sta operando contro la
legge che tutti gli italiani ci siamo dati per regolare in maniera
civile la nostra convivenza.
Una pagina di storia non ci sono dubbi, però una pagina di storia
che deve spingere tutti noi a farci riflettere.
Ed io a quest'Assemblea, questa sera, volevo fare un appello.
Ieri, non sono volutamente intervenuto proprio perché non ho voluto
partecipare alle vicende partitiche, che opponevano una parte che
voleva - anche se non convinta - l'abolizione delle Province e
l'altra parte che, invece, fermamente difendeva le Province. Ieri
non ho voluto partecipare ed oggi, quindi, scevro dalle polemiche
di ieri, io faccio un appello a quest'Assemblea, un appello al
coraggio, un appello ad assumersi ognuno, se dal primo banco ci
consentono di parlare perché vedete, cari colleghi, questo è il
momento in cui ognuno dovrebbe dare a tutti non solo la possibilità
di intervenire, ma dovrebbe anche ascoltare, perché nessuno deve
rimanere con le proprie convinzioni, ma ognuno di noi poi, nel
segreto dell'urna, dovrà esprimere la propria opinione, il proprio
giudizio, libero da qualsiasi appartenenza partitica.
Ai colleghi di 5 Stelle rivolgo un invito a riflettere. Vedete,
io non penso assolutamente, come qualcuno ha fatto capire in questi
giorni, che il movimento dei grillini vada dietro il carro del
Presidente Crocetta. E' il Presidente Crocetta che tenta di cercare
di accreditare a livello nazionale l'idea di un movimento dei
grillini che sia privo di autonomia, di autorità, di libertà e
che quindi si è fatto irretire in questo cerchio magico che è dato
dal Governo regionale. Non è assolutamente così. I colleghi del
Movimento 5 Stelle hanno delle convinzioni, delle idee, li spingo
quindi a riflettere.
Vedete, verranno abolite le Province Va bene, ma dall'1 giugno
chi pagherà tutti i debiti che le Province hanno contratto in
questi anni? Mi pare una somma importante, stiamo parlando di
migliaia di euro. Tutte le ditte che hanno realizzato dei lavori,
tutte le ditte che hanno in essere lavori con le Province, tutte le
ditte che sono in attesa, per poter continuare a vivere, di avere
finalmente saldate spettanze di anni di arretrato, come faranno?
E poi, le somme destinate dallo Stato - non lo dovete dimenticare
in questo momento in cui stiamo predisponendo il bilancio -
soltanto ai Comuni chiamati Province, queste somme a chi andranno?
Come faranno ad essere destinate alla Sicilia se l'ente che doveva
ricevere queste somme non esiste più?
E le scuole, le circa 700 scuole della Sicilia, che oggi sono
gestite dalla Provincia - la Provincia che paga il riscaldamento,
che paga l'affitto, che paga l'acqua, che ne cura la manutenzione
ordinaria e straordinaria - chi baderà alle scuole dell'isola?
Forse che il Presidente Crocetta, insieme a tutti i suoi amici, la
mattina andrà ad aprire le scuole, ad accendere i riscaldamenti, a
mettere in funzione gli impianti, i laboratori che ci sono intorno
alle scuole che sono gestite dalla Provincia?
Avete mai riflettuto a cosa succederà un istante dopo in cui le
Province saranno sciolte? E lo chiedo che a te, che sei un ottimo
amministratore, un grande sindaco, un segretario generale, me lo
dici quali Comuni - caro Giovanni - si faranno carico dei debiti
della Provincia? Lo avete stabilito? Qualcuno, oggi, ha stabilito
chi si farà carico di tutti i pregressi delle Province, di tutti i
diritti che i cittadini, le associazioni, le cooperative, le scuole
vantano nei confronti della Provincia?
E chi vi dice che ci sarà la possibilità per i Comuni poveri di
potersi costituire in questi liberi Consorzi Dov'è scritto che il
tuo Comune, caro Giovanni, che è in gravissime difficoltà
economiche, riuscirà in un progetto di solidarietà che verrà meno,
ad essere accorpato dai Comuni ricchi, dai Comuni che hanno la
possibilità di avere risorse economiche, perché dal momento che
questa aggregazione avverrà in maniera libera è chiaro che i Comuni
ricchi cercheranno di unirsi, allearsi, di dare vita ad un'unione
con i ricchi e i poveri rimarranno da soli senza capacità di
gestire quei servizi che oggi la Provincia, in maniera equa,
assicura a tutti i comuni della Sicilia.
Per questo motivo io vi chiedo di riflettere, per questo motivo io
faccio appello alla vostra coscienza. E' giusto, è necessario dare
vita alla riforma delle Province.
Avevamo detto di ridurre il numero dei consiglieri, degli
assessori, di ridurre i costi della politica e avevamo dimostrato
che con una vera riforma potevamo risparmiare di molto accorpando
funzioni che oggi sono di varie società partecipate dalla Provincia
e affidando questo compito alla provincia.
Nemmeno questo è stato accettato, perché non si vuole ridurre il
costo della politica, si vuole fare soltanto una azione
manifesto', si vuole andare, forse, domenica nuovamente sulla Rai
nazionale e dire che per prima in Italia si sono abolite le
Province, dimenticando che dietro questa abolizione c'è il vuoto,
c'è il nulla, ci sarà l'impossibilità per i cittadini siciliani di
potere avere riconosciuti dei diritti e dei servizi che oggi le
Province stanno continuando a garantire a tutti.
Per questo motivo, faccio appello a tutti i deputati presenti in
quest'Aula, faccio appello a tutti coloro i quali ancora ragionano
con la propria testa e con il proprio cuore. Dobbiamo fare la
riforma delle Province, lo diciamo da tempo, ma la riforma non può
essere peggiore del male, la riforma non può fare rimpiangere ciò
che stiamo abolendo. Rinviamo le elezioni, ma insieme troviamo una
soluzione affinché non vi sia disparità di trattamento tra i
cittadini della Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha
facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto intendo
ringraziare il Presidente dell'Assemblea che questa sera ci ha
consentito di svolgere questo dibattito, come è giusto che sia
rispetto ad una norma che, di fatto, blocca un processo
democratico. Quindi, è giusto che stasera il Presidente
dell'Assemblea ci consenta di dire la nostra, di fare in modo che
all'esterno possa arrivare un messaggio chiaro a tutte le forze
politiche e ai cittadini che hanno atteso per tanto tempo questa
norma.
Intendo soprattutto partire dall'inizio, dal periodo della
campagna elettorale, delle varie promesse che sono state fatte di
candidature a tante persone che in quel periodo si sono avvicinate
alla parte politica, che in questo momento dirige la cosa pubblica
alla Regione siciliana, per poi parlare attraverso l'Assessore
Valenti, in sede di Commissione, prima di rinvio di appena tre
mesi, poi di un rinvio ulteriore di sei mesi, queste sono le cose
che sono scritte nel disegno di legge, credo che fossero il n. 241
e il n. 278 e, infine, attraverso un emendamento presentato da
parte di alcuni parlamentari, di fatto, si è trattato di una vera
e propria abrogazione e di un rinvio per le istituzioni dei nuovi
consorzi al 31 dicembre. Credo che tutto fosse prospettato
attraverso un termine molto tecnico, cioè il raggiungimento di
obiettivi di finanza pubblica.
Io credo, Presidente, che tutti gli obiettivi ha raggiunto in
generale tranne quelli di finanza pubblica. Le spiego le ragioni
del mio intervento.
Credo che una finanza pubblica che si risparmia, lo ha detto anche
lei, sono forme apparenti, nel senso che sono somme, come lei ha
indicato di appena 10 milioni di euro, che riguardano lo status
della politica, i compensi dati agli assessori, dati agli
amministratori, le missioni, gli oneri sociali e quant'altro, sono
a carico della spesa politica e che, mi auguro, possano essere
realmente ridotte allorquando sarà dato luogo ai consorzi.
Ma le cose che lei ha raggiunto, onorevole Presidente della
Regione, sono ben altre. Si trattava di obiettivi che erano diversi
a quelli della politica, della democrazia, della gestione del
territorio, attraverso sistemi elettorali che consentono la
rappresentanza della comunità.
E mi permetto di citarli appositamente. Intanto ha stabilito la
nomina dei commissari. E la nomina dei commissari è certamente
quella che riguarda la legislazione regionale, che dà poteri al
Presidente della Regione in un periodo di vigilia di campagna
elettorale per le amministrative in cui si cambiano le carte in
tavola; si consente al Presidente della Regione di commissariare
gli enti più importanti della regione siciliana attraverso una
serie di persone di natura fiduciaria che verranno dallo stesso
scelte insindacabilmente.
Nello stesso emendamento è aggiunto anche, e questa è una novità
dell'ultima ora, una sorta di sistema elettorale: si era sempre
parlato di non mettere mano ai sistemi elettorali e, invece, si
parla di un sistema elettorale di secondo grado in controtendenza
con i sistemi elettorali in atto vigenti che sono quelli
dell'elezione diretta. Quindi, un Governo che è in carica si fa
carico di gestire direttamente l'ente intermedio - che è l'ente
Provincia - attraverso propri uomini e in più stabilisce, per il
futuro, che il peso del Governo avrà una valenza straordinaria,
perché un conto è che l'elezione venga affidata al corpo
elettorale, altro è che venga affidata agli eletti dei consigli
comunali, siano essi consiglieri o sindaci, che saranno certamente
sottoposti a forti condizionamenti da chi esercita l'azione di
governo.
Terzo punto, signor Presidente, io credo che ci troviamo dinnanzi,
non a una riduzione di quelle che sono, me lo lasci dire, le
centrali di spesa, ma facendo l'esempio della provincia di
Agrigento, secondo quella che è la prospettazione del disegno di
legge n. 241 del 5 marzo 2013, noi in provincia di Agrigento
riusciremo ad avere l'abilità di creare tre presidenti di
Provincia, perché tre saranno i consorzi, perché questa è
l'indicazione del Governo ha dato in quel disegno di legge, in cui
s'immaginano consorzi senza che venga stabilito il tempo entro il
quale questi comuni debbono aderire e per quanto tempo debbono
stare nell'ambito del consorzio, per un numero di abitanti pari a
150 mila.
Credo che ciò sia una cosa veramente strana che, da un lato, si
toglie di mezzo l'ente Provincia come fosse chissà quale realtà
sconnessa rispetto al territorio, per crearne altre tre.
Noi, onorevole Presidente, siamo coloro i quali avevano
immaginato in passato un disegno di legge, e lo abbiamo presentato
anche in questa legislatura, perché ci fosse l'eliminazione degli
enti Provincia, ma attraverso un processo di riorganizzazione di
quello che è la situazione degli enti locali, l'eliminazione, nel
contempo, di una serie di enti che in questo momento sono presenti
nel territorio ed avevamo pensato, anche, me lo lasci dire, al
trasferimento di quelle che sono le funzioni della Regione
siciliana ai consorzi. Spesso si parla di diminuire questa Regione
siciliana che ha tanti compiti ed, invece, come lei potrà
certamente confermare, non ci sono stati né in questo senso
dichiarazioni da parte sua, né ci sono stati accenni nei vari
disegni di legge; c'è stata soltanto la voglia straordinaria,
quella di dare un segnale, in occasione di un talk show, di
eliminare le province senza dire cosa voler fare di quello che è il
soggetto intermedio che comunque deve esistere, deve esistere
perché in termini urbanistici deve dire la sua, perché deve
stabilire che cosa sono le funzioni amministrative in termini di
servizi sociali e di sviluppo economico, nessun cenno viene fatto a
quelle che sono le future aggregazioni, nessun cenno viene fatto al
futuro del personale e nessun cenno, infine, viene fatto su quelli
che sono i cosiddetti princìpi di sussidiarietà.
Lei, in buona sostanza, onorevole Presidente, ha chiesto al
Parlamento di avere una delega in bianco eliminando di fatto le
elezioni che a suo parere non sarebbero state certamente favorevoli
al suo Governo. E poteva essere un momento di verifica di quello
che questo Governo è stato capace di fare.
Rispetto a questo noi del Partito dei Siciliani che avevamo,
ripeto, l'idea dell'abrogazione della Provincia nel contesto di un
riequilibrio di funzioni e di un ruolo da dare a quello che poteva
essere il nuovo organismo periferico rispetto alla Regione e
d'intermediazione rispetto ai comuni e cioè ai liberi consorzi, noi
non siamo dell'avviso di darle una delega in bianco.
Noi siamo molto perplessi in ordine a questo disegno di legge che
conferisce a lei certamente in atto e subito poteri straordinari,
promette elezioni di secondo grado per le quali noi siamo
assolutamente contrari e riteniamo di dovere esprimere, se lei non
ci darà alcune certezze quanto meno nelle dichiarazioni che farà
stasera, un voto assolutamente contrario.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panepinto. Ne ha
facoltà.
Onorevoli colleghi, raccomando brevità, perché abbiamo ancora
altri dodici iscritti a parlare e ulteriori richieste. L'onorevole
Fazio è già iscritto a parlare.
PANEPINTO. Signor Presidente, quest'Aula è consapevole
dell'assoluta imparzialità del Presidente per cui, come dire, non
ci sono dubbi.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo,
è chiaro che io ho sentito questo grido di dolore dell'onorevole
Vinciullo, però, possiamo rassicurare gli alunni, possiamo
rassicurare un po' tutti che non accadrà quella catastrofe
preannunciata dall'onorevole Vinciullo.
Io intervengo per sottolineare una cosa, onorevole assessore, lei
ha seguito passo dopo passo nella dinamicità del momento questo
testo che segna una giornata importante per questo Parlamento e per
la Sicilia. Dopo di che, però è opportuno sottolineare che
l'importanza della data odierna e il valore dei risultati che si
otterranno a seguito della votazione finale del testo si sottopone
ad una condizione sospensiva, cioè nel senso che le prossime
settimane e i prossimi mesi dovranno servire a costruire un testo
che sostanzialmente ridisegni quella che in questi giorni abbiamo
ripetuto più volte essere l'architettura del sistema dei rapporti
Regione, ente intermedio e comuni. Perché altrimenti il rischio è
di entrare in quella fase degli annunci straordinari cui non
seguono poi i fatti concreti.
Oggi segniamo un passo importante - e mi piace sottolineare anche
un altro aspetto, altrimenti qui il rischio, e lo dico rispetto ai
titoli dei giornali di oggi -, siccome tutti abbiamo memoria di
quello che è accaduto negli ultimi mesi, se consentiranno gli altri
Gruppi che hanno votato ieri sera insieme per dare forma alla
legge, il Partito Democratico e il relativo Gruppo parlamentare
hanno avuto un'importanza, oserei dire, determinante perché
probabilmente, senza suonare i clacson come in uno stadio, ha
tenuto una linea coerente dal primo all'ultimo momento, prima in
Commissione, poi in Aula, al fine di segnare un passaggio di
allineamento alle questioni sulle Province posti a livello
nazionale rispetto al risultato che oggi ci aspettiamo tutti dal
voto finale.
Dicevo dunque che è opportuno che questa sia una occasione di
riordino dei rapporti Regione con questo ente intermedio, ma può
diventare, assessore, l'occasione per consentire a questo
Parlamento di approvare possibilmente prima del Parlamento
nazionale un nuovo Testo unico degli enti locali e degli enti
territoriali nella fattispecie.
Io poi ho necessità di manifestare una, diceva Vinciullo, forse
per il lavoro che ho fatto e che ritornerò a fare, la necessità che
non si consideri questo organo che dovrà nascere, questa
istituzione di secondo livello semplicemente un consiglio di
amministrazione di sindaci - e questo lo dice un sindaco come che è
la quarta volta che è stato eletto a primo cittadino nel mio
piccolo comune.
Perché se l'idea è quella di fare solo un assemblaggio di comuni e
ogni comune conterà per il numero degli abitanti, tutto ciò non ha
senso.
Oggi, assessore, ho apprezzato il suo intervento in Prima
Commissione quando parlava della mappatura delle funzioni.
Partiamo dalle funzioni che deve avere, che hanno avuto le
Province, rassicuriamo, perché l'onorevole Vinciullo lo ha fatto
diciamo dalla sua parte e non possiamo biasimarlo, per i dipendenti
della Provincia che non ci sono problemi, rassicuriamo chi ha
contratti con le attuali Province che non ci sono problemi; se
vuole, onorevole Vinciullo, rassicuriamo pure la Cassa Depositi e
Prestiti che i mutui verranno pagati perché le Province sono
esposte in mano al debitore, come lei sa benissimo, con la Cassa
Depositi e Prestiti. Pertanto, una riforma che arrivi pure ai
risparmi, quella differenza che c'è stata di approccio tra noi e
chi oggi vorrebbe ancora le Province è che si pensava di fare una
semplice potatura di numero di consiglieri, di numero di assessori,
di costo della indennità, qui invece il problema è una riforma vera
e totale che consenta di rivedere l'assetto complessivo del
rapporti Regione-Ente intermedio e Comune.
Io sono, e lo voglio sottolineare, rassicurato dalla correttezza
dell'Assessore, del Presidente della Regione nella nomina di nuovi
Commissari, che non saranno braccio armato del Governo in questa
campagna elettorale dei mesi successivi, ma, come già ha dimostrato
il Governo, nominando Commissari in località delicate, ricorrendo
con grande intelligenza all'aiuto e alla competenza di funzionari
della carriera prefettizia, lo farà anche in questa occasione.
Pertanto, credo che questa giornata, e concludo, debba essere
considerata una giornata importante anche rispetto al grande tema,
onorevole Presidente, assessore Valenti, delle città metropolitane.
Noi, anche se sottovalutate, abbiamo tre aree metropolitane con un
hinterland dove i rapporti di servizio e i trasporti tra il porto
intermodale riguardano non solo la città, ma tutto ciò che sta
attorno alla città; su tutto il resto, se ci sarà un sano dibattito
dell'Aula, della Commissione, in quanti si occuperanno di come
costruire questa riforma, di come renderla operativa ed efficace,
credo che uscirà un ottimo risultato e non nego che possa anche
alla fine, come dicevo prima, rivedersi quella norma che è stata
approvata ieri sera e che oggi sarà ratificata sostanzialmente
attraverso la votazione finale, che si possa rivedere
complessivamente la posizione sulla questione del voto diretto,
cioè su quale forma di democrazia partecipata bisogna dare a questo
nuovo organismo.
Saranno queste settimane importanti e mi auguro che questa
Sicilia, come è accaduto in queste ore e in queste settimane, possa
arrivare prima anche rispetto allo stesso Parlamento nazionale per
la mission che ci siamo dati insieme, Parlamento, Governo e
partiti. Quindi, buon lavoro assessore nel coordinare questo lavoro
che sarà duro e pesante.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha
facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, torno a parlare, ma
anche a motivare, il mio voto contrario riportandomi alle
considerazioni che ho già svolto nei miei interventi precedenti e
sui seri dubbi di incostituzionalità che questo disegno di legge
presenta.
Sono stata combattuta perché io credo nella buona politica in
quanto sono una persona che fa politica come tanti altri con
passione, quindi porto avanti della battaglie da tanto tempo e
credo che le battaglie non siano prerogativa di nessuno.
Oggi, in quest'Aula, non deve passare l'idea che c'è una parte
politica, un gruppo politico, che vuole a tutti i costi le
Province, mentre c'è un gruppo politico che vuole fare la
rivoluzione.
Oggi abbiamo tutti, io per prima, perché lo sostengo da tempo, che
la Sicilia deve cambiare pagina, che la Sicilia che vorrei non è
questa, non è la Sicilia di oggi. La Sicilia che vorrei è una
Sicilia diversa, è una Sicilia in cui ciascuno non ha la
preoccupazione del lavoro, ripeto, che le imprese possano lavorare,
che ogni studente che si laurea non deve andare all'estero. E
allora, oggi, prima del disegno di legge sull'abolizione della
Provincia, mi sarei aspettata che in questi mesi avessimo portato
in Aula quei disegni di legge che già sono in Commissione e che
prevedevano la chiusura di tutti gli enti e che quindi nella
riedizione del bilancio avremmo recuperato quelle spese, quelle
somme, quelle risorse che servivano per finanziare i comuni, le
unione dei Comuni.
Perché ricordo che mentre oggi parliamo di liberi consorzi, già
esistono i liberi consorzi poichè vi sono le unioni dei Comuni e i
Comuni che devono trasferire le funzioni alle unioni - che quindi
devono diminuire i costi -, non sono nelle condizioni di poterlo
fare perché la Regione da due anni non finanzia, non dà le
direttive, perché la Regione non ha messo nel bilancio la quota di
compartecipazione e addirittura per gli anni 2010-2011 rischiamo di
perdere il finanziamento nazionale.
E allora la mia preoccupazione qual è? Che quando noi parliamo di
liberi consorzi non andiamo a diminuire la spesa ma la
duplichiamo;che da nove province avremo trentatre consorzi; che
alcune funzioni non potranno essere trasferite dalle province ai
consorzi, che già in tema di rifiuti a proposito delle SRR, quando
noi a proposito della gestione degli impianti, quando si parlava di
lasciarli ai comuni, ai consorzi, si poneva un problema di un
organo intermedio superiore e quindi la gestione delle discariche e
degli impianti sarebbe dovuta essere regolata dalla Provincia.
E allora credo e ritengo che prima di parlare di forma degli enti
periferici noi dobbiamo occuparci seriamente di ristrutturare la
regione, di snellire gli apparati della regione, di trasferire le
funzioni che sono ancora oggi alle regioni.
Ricordo che il mio comune ha inviato per il VIA-VAS il piano
regolatore generale per il parere all'Assessorato territorio e
ambiente e da cinque mesi non riusciamo ad adottare il piano
regolatore generale.
E allora è questa la preoccupazione che mi spinge a votare contro
perché oggi questo disegno di legge mentre implica un'elezione
indiretta di secondo grado e quindi vi è un vulnus di democrazia
perché nega la rappresentatività, nulla dice su come invece devono
essere i liberi consorzi, quali sono le funzioni che vanno
trasferite ai liberi consorzi, che possono assorbire realmente i
liberi consorzi.
E poi la mia preoccupazione è che mentre oggi parliamo di
rivoluzione, l'Assemblea regionale adotterà delle norme transitorie
che porteranno all'abolizione delle province ma, oggi, ancora le
province fino al 31 dicembre svolgeranno le loro funzioni e le
svolgerà un commissario.
Io ero e sono d'accordo che le elezioni dovevano essere e si
devono sospendere perché sono perfettamente d'accordo che le
province, così come sono, sono dei carrozzoni , ma sono d'accordo
che si faccia una riforma che preveda una diversa allocazione delle
funzioni alle province, che riduca il numero dei consiglieri
provinciali, che riduca il numero degli assessori, che si limiti
anche al solo gettone di presenza per le sedute dei consiglieri
provinciali, ma non svuotiamo quella partecipazione democratica che
è anche trasparenza. Perché se il cittadino va a votare un
consigliere provinciale esprime un giudizio, un voto, non neghiamo
quel principio di democrazia e noi otterremo comunque lo stesso
beneficio perché il beneficio che noi oggi vogliamo ottenere è
quello di risparmiare i costi. Noi dobbiamo ridurre la spesa al
minimo, dobbiamo eliminare enti, consulenze e quant'altro serve per
rifinanziare tutto quello che serve per lo sviluppo concreto e per
il rilancio di questa Sicilia.
Io ho chiesto l'autorevole parere di tanti costituzionalisti ed è
anche questo il dubbio che mi sorge: possiamo noi realmente abolire
le province? Oppure i liberi consorzi non saranno altro che
province?
Il Professore Mangiameli ha inviato una nota a lei onorevole
Presidente della Regione e a lei signor Presidente dell'Assemblea,
dove addirittura si proponeva e proponeva una commissione di studio
e anche una sorta di collaborazione. E allora noi oggi abbiamo il
compito di andare a snellire più velocemente le procedure, non di
restare impantanati.
E voglio citare - e concludo - qual è il mio dubbio dal punto di
vista della incostituzionalità. Ma non è il mio dubbio, è il dubbio
che hanno espresso autorevoli costituzionalisti.
Autorevoli costituzionalisti sostengono che sia da ritenersi
formalmente in violazione dei principi di cui agli articoli 1, 5 e
48 della Costituzione, l'ipotesi di elezione diretta della
rappresentanza dei futuri liberi consorzi comunali siciliani, per i
quali lo Statuto non lascia libero il legislatore di configurarne
il modello organizzativo, ma specifica che gli stessi devono essere
dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria.
Per merito della Corte Costituzionale, nella più recente
giurisprudenza, particolare evidenza viene posta sugli enti
territoriali autonomi i quali sono collocati al fianco dello Stato
come le menti costitutive della Repubblica quasi a svelarne, in una
formulazione sintetica, la comune deviazione del principio
democratico e della sovranità popolare. Per cui, nella tradizione
giuridica italiana il principio di autonomia si è sempre
concretizzato come un rafforzamento dello stesso principio
democratico.
Io, signor Presidente, mi troverò d'accordo e sarò la prima
firmataria di qualsiasi provvedimento, di qualsiasi disegno di
legge che comporterà una riduzione di spesa, di qualsiasi disegno
di legge che sarà veramente l'inizio che segna la storia, la nuova
storia della Regione Sicilia. Ma credo che questo disegno di legge
non sia il primo passo verso la rivoluzione, cominciamo a lavorare
con la ristrutturazione della Regione, sburocratizziamo la Regione,
snelliamo tutti i procedimenti amministrativi, cominciamo con le
sovrintendenze, ma non pensiamo così, tout court, di abolire organi
perché la mia convinzione è che restiamo impantanati sei mesi
creando confusione, non potendo trasferire funzioni ai consorzi.
E lo dice una persona che è un amministratore e che da
amministratore ha fatto tante battaglie e continua a farle, ma
continuerà a fare le battaglie in cui crede, liberamente.
Ecco perché esprimo oggi il mio voto contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lo Sciuto. Ne ha
facoltà.
Continuo a raccomandare la brevità degli interventi che, in fase
di dichiarazione di voto, il nostro Regolamento fa un espresso
riferimento alla estrema sintesi.
LO SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, io
ritorno ad intervenire dopo averlo fatto sulla discussione
generale, perché ritengo che oggi si stia scrivendo una pagina
sbagliata della nostra storia.
Ho sentito parlare di oggi come una giornata storica, invece io
ritengo che oggi sia una giornata triste, perché stiamo cancellando
una parte della nostra storia, perché le province rappresentano la
nostra storia; una parte della nostra identità culturale, sociale,
anche geografica. E allora non possiamo essere contenti di questo.
E in nome di che cosa Presidente Crocetta? In nome del risparmio.
Lei, in una sua dichiarazione, ha detto: possiamo risparmiare
cinquanta milioni'. E allora io mi chiedo - perché sono stato
amministratore delle province - lei mi deve convincere come fa a
risparmiare questo denaro, onorevole Presidente. Se lei va a vedere
tutti i bilanci delle province siciliane, il 95 per cento dei
bilanci è fatto di spesa corrente, da spese obbligatorie.
Sicuramente, non si possono togliere i servizi per le scuole, per
i bambini disabili, per gli assistenti alla comunicazione. Tutti
servizi e spese incomprimibili. Allora, io mi chiedo, dove prenderà
lei il denaro nel momento in cui le competenze saranno trasferite
ai consorzi dei comuni?
Le ricordo, onorevole Presidente, che il bilancio delle province è
fatto per metà di trasferimenti statali che lei non avrà più nel
momento in cui le province verranno abolite, per l'altro 50 per
cento, è costituito da tributi locali.
L'ho detto l'altra volta e lo ripeto, l'RCA, l'imposta di
trascrizione sull'acquisto della prima auto: queste somme, di
fronte a una vacatio normativa, non potranno essere più incassate
da parte dei comuni se prima non c'è una legge nazionale
E allora io mi chiedo, onorevole Presidente, come garantirà gli
stipendi e i servizi obbligatori? Se lei mi convincerà su questo,
io potrei pure votare a favore di questo disegno di legge. Ma lei
mi deve convincere di questo perché su questo, nel suo disegno di
legge, non c'è nessun tipo di ragionamento né indicazione.
Non possiamo tornare indietro, ai comitati di gestione. Non
possiamo, onorevole Presidente, ritornare ai nominati. Abbiamo
fatto tanto per avere l'elezione diretta del Presidente della
provincia, degli organismi del popolo, dobbiamo ritornare ai
nominati?
E io mi chiedo allora, voglio vedere chi saranno questi coraggiosi
nominati dai sindaci che per un gettone di presenza si metteranno
sulle spalle le responsabilità di una macchina amministrativa qual
è quella dei consorzi comuni? Se questi comuni dovranno gestire le
competenze delle province, i responsabili rappresentanti avranno
questa grande responsabilità.
Io voglio vedere chi saranno coloro che faranno questo tipo di
ragionamento. Se si vuole risparmiare, lo possiamo fare. Ci vuole
la volontà di tutti. Io penso che lei risparmierà soltanto le
indennità dei consiglieri e degli assessori, sulla proposta che noi
avevamo fatto parlando di tagli.
Io le ricordo, onorevole Presidente della Regione, che la sua
giunta tecnica costa quasi quattro milioni di euro. E allora, se
vogliamo risparmiare, dobbiamo cominciare a farlo da tutte le
parti Perché lei non può parlare di risparmio quando non si parla
della sua giunta e quando poi deve andare ad indicare i
rappresentanti che devono andare a gestire funzioni delicate come
quelle dei comuni, si parla di gettoni Lei mi insegna che la
responsabilità va pagata, ed è giusto che sia così. Però dobbiamo
essere bravi ad avere un metro per tutto. Detto questo, io, per
queste motivazioni, come ha detto già il mio capogruppo, onorevole
Di Mauro, dichiaro il mio voto contrario al disegno di legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Rinaldi. Ne ha
facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
dichiarazione di voto, ma anche per sviluppare qualche breve
riflessione su questo disegno di legge di cui ci accingiamo a dare
il voto finale.
Ieri abbiamo fatto una lunga maratona sugli articoli posti in
votazione, oggi leggo sui giornali alcune dichiarazioni che parlano
di una riforma epocale, di un'approvazione storica.
Io credo che noi ieri abbiamo semplicemente fatto tre cose. La
prima, abbiamo deciso di non rinnovare il voto a maggio; la
seconda, quella di rinviare entro il 31 dicembre la decisione di
fare questo disegno di legge e quindi la riforma vera e propria; la
terza, che è quella di commissariare tutti questi enti fino a
quando non verranno fatti i nuovi organi. Il percorso ha visto
anche l'introduzione di una procedura che non si era mai fatta in
Assemblea, quella del prelievo forzato di questo disegno di legge
che non ha permesso il dibattito in Commissione di merito dei vari
articoli. Dunque, ci siamo ritrovati, di fatto, a discutere in Aula
di alcuni articoli che sono stati sottoscritti da quattro deputati,
compresi quelli di maggioranza e di minoranza.
E' proprio lì, in questa mancanza di dibattito, c'è stato anche
qualche elemento di pluralità che è emerso durante il dibattito di
ieri in Aula.
Ho letto anche qualche articolo che parlava di spaccatura del PD
ma io voglio tranquillizzare tutti, non ci sarebbe stata nessuna
spaccatura, perché l'emendamento che prevedeva anche il rinvio
della elezione secondaria di questi Consorzi dei Comuni, non era
altro che un pensiero, rispetto a una riforma complessa e
importante, che rispetto alle cose che poi dovrà andare a svolgere
e cioè le funzioni - io qui ho sentito colleghi che vogliono dare
ai nuovi Consorzi anche alcune funzioni e competenze che riguardano
la Sovrintendenza, gli uffici regionali e periferici
dell'agricoltura, del turismo, cioè se una provincia futura o
Consorzio dei Comuni dovrà avere funzioni e competenze così
importanti, credevo che fosse anche importante, decidere dopo, in
base alle funzioni che avrà questo Consorzio dei Comuni, se
l'elezione deve essere diretta o deve essere una elezione di
secondo grado. Ma non avrebbe, comunque, modificato l'obiettivo e
il percorso finale, perché la riforma sarebbe stata approvata
comunque, in ogni caso, perché c'era la maggioranza e c'era
l'accordo della coalizione a votare questa riforma, solo rimandando
questo aspetto che, per quanto mi riguarda, non era secondario e
non lo è.
Noi spesso ci lamentiamo della legge nazionale che, rispetto a
tutte le altre leggi, compresa la nostra, nomina alcuni deputati
senza che siano sottoposti al vaglio e al voto e, quindi, alla
volontà dell'elettore e, contemporaneamente, però, poi decidiamo di
dare delle competenze e funzioni importanti a questi Consorzi dei
Comuni, ma svolgendo, attraverso una elezione indiretta, cioè
secondaria, dando la delega ai consiglieri comunali.
Io credo che se, un Consorzio dei Comuni, avrà, come immagino che
così sarà, perché altrimenti questa riforma, sicuramente, soltanto
per togliere il Presidente, gli Assessori e i Consiglieri e
nominare un Consorzio dei sindaci che curerà la direzione di questo
Consorzio e dei Consiglieri comunali che sostituiranno, di fatto, i
consiglieri provinciali, non ha senso. E allora, l'elezione diretta
rispetto a una rappresentanza dei sindaci, che dirigerà questi
Consorzi, se dovesse avere, come contraltare, una compagine diretta
dal popolo, secondo me non è sbagliato. Ma questo si può anche
ridiscutere, quando ci sarà la riforma successivamente, che verrà
fatta entro il 31 dicembre.
Quindi, spero che da questa proposta che è stata fatta nascano
sicuramente una serie di risorse e una serie di indicazioni per i
nuovi Consorzi che noi andremo a stabilire, che abbiano delle
funzioni maggiori rispetto a quelle che ci sono adesso.
Diverse proposte sono state formulate qui in Aula, anche dal
partito democratico, anche dagli altri colleghi, quindi, immagino
che ci sia una grande aspettativa per questi Consorzi che hanno
sicuramente un compito, cioè quello di organizzare e anche di
svolgere quelle funzioni che non sono né di competenza regionale,
né di competenza dei Comuni.
Quindi, immagino tutte quelle infrastrutture, tutte quelle strade
che appartengono adesso alle province, per forza maggiore dovranno
essere di competenza di questi organi sovracomunali.
Io mi auguro e spero che il Governo regionale faccia tesoro di
questa riforma e che non rimanga soltanto un proclama, insieme a
tutte le altre cose che ancora aspettano risposta. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lentini. Ne ha
facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, Governo, onorevoli deputati, in
effetti nel 1947 l'Assemblea Costituente, i 75 dell'Assemblea
Costituente, in un primo momento avevano votato per la
circoscrizione di decentramento, poi un dibattito più accorato,
Vittorio Emanuele Orlando e Costantino Mortati hanno portato ad una
riflessione tant'è che hanno cambiato idea e si sono costituite le
Province.
Io ho votato in favore della soppressione delle Province, ma mi
pongo anch'io delle domande che mi auguro, con l'aiuto di questo
Parlamento, con l'aiuto del Governo, possano arrivare a compimento
per quella che è la nostra idea di Consorzi di Comuni, di grandi
Aree metropolitane.
Quello che mi spinge maggiormente è il fatto che oggi vinca
l'autonomia, oggi la Regione siciliana, autonomamente, decide ed
approva una legge a dispetto dello Stato, perché abbiamo fatto
prima, perché non ci hanno pensato; anch'io, nella passata
legislatura, una mia legge - quella sugli over 50 - è stata la
prima legge che una regione d'Italia aveva approvato.
Però, questo Parlamento, il Governo, devono attenzionare un
problema, per dare forza all'autonomia, affinché questo Governo e
il Parlamento diano delle risposte ancora più concrete ai cittadini
siciliani, che sono quelle di recuperare le banche, noi non abbiamo
una banca siciliana, quindi, tutti i risparmi dei nostri cittadini,
tutti gli impegni dei nostri cittadini, tutte le imprese che
convergono in questo territorio, le tasse le pagano fuori dalla
Sicilia. Penso alle raffinerie di Milazzo di Priolo, di Gela, penso
ai gasdotti e questo è un problema che deve essere attenzionato
immediatamente.
Poi, per ritornare alle Province, penso ai 290 milioni che sono le
risorse destinate dallo Stato alla Regione siciliana per pagare il
personale, penso a come si proporrà, a cosa dirà in questa legge,
come si esprimerà il Commissario dello Stato, penso a cosa può
pensare la Corte dei Conti.
Abbiamo visto, negli ultimi mesi, che la Corte dei Conti farà
pagare un debito ad alcuni deputati che nelle Commissioni hanno
portato avanti una legge e poi sono stati condannati a pagare; poi
voglio capire, su 390 Comuni, cari onorevoli deputati, ce ne sono
sei virtuosi, sei su trecentonovanta. Io mi auguro che non si
vadano ad impallinare perché già hanno difficoltà a portare
avanti i loro problemi, se aggiungiamo anche questo, va bene così.
Poi penso a due Enti, onorevole Malafarina: uno che si chiama EAS
ed uno che si chiama ESA. Io è da cinque anni e mezzo che sono in
questo Parlamento ed ancora il Governo non è riuscito a liquidare
questi due Enti, io penso ai Commissari che in nove mesi devono -
ahimé - portare avanti e chiudere con l'istituzione e aprire alle
Aree metropolitane.
Io penso che questo sia possibile, tant'è che ho votato, ma
sicuramente non possiamo mollare la presa, sicuramente dobbiamo
stare attenti, dobbiamo aiutare i Comuni in primis, dobbiamo
aiutare questo disegno di legge che approderà in Aula, deve essere
così preciso e corretto da andare a regolamentare quelle che sono
le leggi che devono portare avanti, a compimento il problema del
personale. Il personale non può essere messo alla gogna, perché poi
dobbiamo pensare anche alla distribuzione del personale.
Ad esempio, se penso alla Provincia di Palermo, abbiamo Comuni a
100 Km.
E' possibile fare tutto Ci vuole la buona volontà, ci vuole pure
la buona volontà - a partire da ora - di preparare questi
delinquenti nazionali, alle imprese delinquenti che ancora
sfruttano il popolo e il territorio siciliano a non pagare le tasse
in questo territorio. Dobbiamo partire da qua Questa è la seconda
sommossa: la prima l'abbiamo vinta, la seconda è più importante e
la dobbiamo portare avanti, non ci possiamo fermare qua. E questo
il Governatore Crocetta lo deve pensare immediatamente, mettersi a
lavoro ed arrivare a compimento, perché la gente si aspetta questo:
il cambiamento.
Dividere, togliere una percentuale della politica, passare a 70
deputati, diminuire gli stipendi, la gente all'esterno vuole vedere
come devono essere spese queste risorse che si pensa che
rimarranno.
Quindi, da oggi deve ripartire la macchina dello sviluppo Da oggi
tutti devono sapere che il cambiamento varrà pure per loro
Vi chiedo scusa per questa mia esternazione, purtroppo penso alle
malefatte che subiscono il territorio e i Siciliani.
Io ho votato coscientemente. Sono per portare sviluppo e portare
serietà in questo territorio; per dire che non esiste più la
Sicilia della mafia. Mettiamoci tutti insieme e che Dio ci aiuti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha
facoltà.
Raccomando la brevità, perché vi sono 19 iscritti a parlare.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, alcune brevi
considerazioni su un disegno di legge importante che, di fatto, ha
diviso questa Assemblea con argomentazioni forti e sentite.
Ma nei diversi interventi che ho avuto modo di ascoltare in questi
giorni, signor Presidente, onorevoli colleghi, ho notato che tutti
hanno voluto porre alcune considerazioni su un dato vero e reale,
cioè le Province così come noi le abbiamo ricordate e le abbiamo
viste in questi anni non hanno svolto quel ruolo che, di fatto,
l'Assemblea regionale voleva potergli attribuire con la legge
istitutiva, perché io ho avuto modo di ascoltare ed apprezzare gli
interventi dei colleghi che intervenendo hanno sostenuto la
necessità di dare contenuti alle Province, di creare le condizioni
affinché in questa nuova ingegneria istituzionale la Provincia
potesse avere maggiori competenze, magari abbracciare le tematiche
dei rifiuti e anche quelle del problema idrico.
Altri, invece, hanno sostenuto la necessità che le Province, così
come le abbiamo viste in questi anni, bisognava totalmente abolirle
perché enti inutili.
Ed allora, da queste considerazioni, posso dire, con estrema
schiettezza, che realmente questo sistema andava e va riformulato,
rigenerato, rimotivato, ricreato. Ed in questa fase immagino chi
preferiva, anziché abbattere il palazzo, restaurarlo o creare le
condizioni per ammodernarlo e chi, invece, ha preferito abbattere
totalmente il palazzo per crearne uno migliore, più attento alle
esigenze dei tempi, più attento alle problematiche di questa nostra
regione.
E allora devo dirvi - e devo dirle, caro assessore - che questo è
il primo tempo di una partita che non può essere una partita che si
chiude in questo modo perché l'azione del Governo, devo dirle, è
un'azione coraggiosa perché ha preferito in un centro storico
abbandonato, anziché creare una restaurazione o un
riammodernamento di quel palazzo abbatterlo totalmente per crearne
uno migliore e uno che risponda maggiormente alle istanze di questa
nostra Regione.
Io ho apprezzato l'intervento in Aula su un emendamento di un
collega che, purtroppo, non è stato apprezzato favorevolmente che
tendeva a restringere i tempi per la proposta legislativa del
secondo tempo che deve dare la possibilità alla Sicilia di vincere
questa partita e il Presidente Crocetta ha assunto l'impegno di
fare in modo di portare in Aula questa riforma in tempi celeri.
Io sono convinto che questa riforma può essere importante anche
per riuscire a snellire il bilancio della Regione siciliana creando
le condizioni di una maggiore e migliore razionalizzazione.
Chi mi ha preceduto, l'onorevole Rinaldi, se non erro, ha
accennato alle diverse funzioni e competenze che la Regione ha
nell'ambito dei comprensori provinciali come le aziende foreste, i
geni civili, le case popolari, le sovrintendenze, competenze
importanti che, oggi, in una riforma innovativa, potrebbero
consentire a tutti noi di determinare una Regione siciliana meno
appesantita, meno elefantiaca, con la possibilità e l'opportunità
di dare maggiori poteri e funzioni direttamente alle strutture dei
comprensori comunali.
Io devo dirle, sono portato a dare fiducia a questo Governo e a
questa azione perché voglio poter credere che in questo secondo
tempo, in questa seconda partita che l'Assemblea dovrà giocare, il
tema dei comprensori dei comuni non sia una restaurazione ma sia
un'azione innovativa per dare la possibilità realmente ai comuni di
avere una struttura intermedia che interloquisca direttamente con
la Regione e possa risolvere quelle sacche, quei carrozzoni che
negli anni sono stati creati e hanno dato concorrenzialità alla
provincia determinandone poi, purtroppo, l'inutilità come sul tema
degli ATO, sul tema delle risorse idriche ma anche, perché no, sul
tema delle nuove aziende forestali che oggi possono svolgere un
ruolo importante di tutela, di vigilanza del nostro territorio.
L'idea di una Commissione che ad hoc valuti e studi il problema
può essere interessante sebbene la I Commissione, su questo
argomento, deve potere, già da subito, lavorare al disegno di legge
che io, mi permetto, consiglio a lei Assessore, poterlo presentare
come collegato alla finanziaria della Regione perché il collegato
alla finanziaria della Regione, portando meno spese, secondo il
ragionamento che il Presidente e il Governo vogliono fare, può dare
un maggiore rating e fiducia ai nostri conti ma, soprattutto,
realizzare un ritorno e una presenza nel territorio migliore di
quella che in questi anni direttamente ha dovuto fare
l'amministrazione regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fazio. Ne ha
facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, io credo
che è vero, ieri ed oggi sicuramente quest'Aula scriverà una
giornata importante per il percorso che l'Assemblea si accinge, in
qualche modo, ad intraprendere per quanto riguarda la riforma.
Qualcuno che mi ha preceduto ha evidenziato che non può che essere
confermato che la storia si ripete. Basta guardare i lavoro
preparatori nel 1986 per comprendere che anche in Assemblea, anche
in quell'anno, c'erano due correnti di pensiero: la prima che
voleva e vedeva l'abolizione delle province e l'altra, che poi è
prevalsa, invece, accingersi a individuare una serie di competenze
affinché, in qualche modo, le province venissero conservate,
riutilizzate e rilanciate. A distanza di tanti anni, forse era
meglio intraprendere un percorso completamente diverso da quello
che, effettivamente, è stato intrapreso.
Non intendo tacciare di incostituzionalità il disegno di legge.
Questo sicuramente, se ci saranno le occasioni e se ci saranno i
presupposti, lo farà la Corte costituzionale sulla base del
controllo da parte del Commissario dello Stato.
A me preme, invece, evidenziare un aspetto importantissimo: questa
è una riforma, anzi non è altro che un'anticipazione della riforma
che dovrà essere effettuata, che dovrà essere formulata e scritta.
E mi preme evidenziare, soprattutto al Governo e segnatamente
all'assessore Valenti, una cosa estremamente importante: ho sentito
che il Presidente della Regione vorrebbe, in qualche modo, o
immagina, non un numero corrispondente di liberi consorzi alle
eliminate province regionali, ma si ipotizza un numero superiore;
addirittura, ho letto sui giornali che si pensa a un libero
consorzio nell'ambito nella zona di Marsala, che presumo insieme al
Comune di Petrosino e altri.
Non vi nascondo che un'ipotesi del genere mi terrorizza, perché
una cosa è immaginare il passaggio giuridico ed economico di un
ente a favore di un altro, cosa diversa è immaginare, invece, lo
spezzettamento di competenze e di patrimonio a favore di enti in
numero di gran lunga superiore. Mi permetto di evidenziare, dal
punto di vista prettamente pratico, cosa andrebbe ad accadere e
quali sarebbero le conseguenze.
La Provincia regionale di Trapani detiene la maggioranza di azioni
in una società, che si chiama Airgest che gestisce l'aeroporto di
Trapani. Nell'ipotesi in cui si venissero a creare due consorzi,
qualcuno mi dovrà spiegare, perché presumo che questo patrimonio
andrebbe, in qualche modo, ad essere trasferito in capo ai due
consorzi, quali sarebbero i criteri di ripartizione del patrimonio
e quali conseguenze ne deriverebbero.
Anticipo già una serie di contenziosi a mai finire, una serie di
reclami con delle conseguenze a mio avviso impressionanti.
Mi terrorizza anche l'ipotesi di volere immaginare, sicuramente,
alcune competenze che vengano gestite direttamente in alcune
materie da parte della Regione, sic et simpliciter trasferirle in
capo al costituendo libero Consorzio di comuni.
Qualcuno ha fatto il nome dell'IACP, qualcuno ha fatto il nome
anche della materia dei rifiuti. E lì è quanto meno scandaloso.
Questa Regione, questa Assemblea nel 2002 ha approvato una
riforma, ha istituito gli ATO, li ha poi modificati, adesso ha
(immaginato) il percorso delle SRR, torna indietro e le attribuisce
alle Province.
Ma nessuno, però, fa menzione dei debiti che sono strettamente
collegati agli ATO. Non lo dice il legislatore per quanto riguarda
le SRR e nessuno ne fa cenno.
Non parliamo poi dell'IACP. Qui, invece di andare ad individuare
perché un'istituzione non ha funzionato e cercare di trovare il
rimedio affinché si dia efficienza all'istituzione, si individuano,
in maniera del tutto superficiale, in maniera del tutto sommaria,
settori di competenza per essere in qualche modo, sic et
simpliciter, attribuiti ovviamente a questo nuovo creato organismo,
se nuovo si può chiamare.
Io mi auguro e spero che questa sia una riforma positiva.
Di riforme l'Italia, la Sicilia ne ha viste tantissime ma credo
che molte di esse si sono rivelate di gran lunga peggiori rispetto
alle leggi che hanno riformato e mi auguro che il tema, il
problema, la materia, non venga affrontata in maniera del tutto
superficiale ma venga affrontata guardando non quali possono essere
i risvolti di carattere politico ma, soprattutto, guardando qual è
l'interesse della collettività, del cittadino.
Noi non possiamo immaginare di creare un organismo quando sin
dalla fase iniziale lo zavorriamo, creiamo i presupposti perché non
funzioni, invece di attribuire a questo nuovo organismo efficienza,
cosa che non è stata mai data, cosa che non è stata mai immaginata,
cercando di dare applicazione alla legge n. 241 del 1990 in ordine
all'azione amministrativa, invece, cerchiamo di individuare quali
competenze possiamo trasferire in maniera del tutto, secondo me,
teorica senza guardare quali possono essere le conseguenze di
carattere concreto.
Io mi auguro che nei prossimi giorni ci si confronti e,
soprattutto, si valuti qual è l'interesse pubblico che debba
prevalere nell'ambito della conduzione di quei percorsi che la
riforma dovrebbe portare in termini positivi.
E' vero, per certi versi, la storia si ripete anche, soprattutto,
laddove, in qualche modo, questa riforma o questa iniziativa di
riforma, possa in qualche modo paragonarsi a quello che è avvenuto
nel 1992 con la legge n. 7 del 1992.
Abbiamo a livello statale una legge che, però, contrariamente a
quello a cui, effettivamente, noi stiamo assistendo, mentre cerca
di ridimensionare le Province diminuendole, qui si immagina,
invece, di aumentare il numero dei liberi consorzi.
Alla fine, spero in qualche modo di sbagliarmi, spero che molti
miei colleghi si sbaglino, che abbiano visto sicuramente male. Non
vorrei che i cittadini pagassero a caro prezzo e molto di più
questa riforma se questa non viene fatta in maniera corretta e
guardando l'interesse pubblico.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone.
Onorevole Falcone, lei è intervenuto numerosissime volte, sappiamo
che il suo voto sarà contrario, se succintamente ci vuole dire il
perché l'Assemblea gliene sarà grata. Ne ha facoltà.
FALCONE. Ecco perché l'onorevole Panepinto diceva della
imparzialità di questa Presidenza.
(Applausi)
Credo, però, al di là degli applausi che colgo di buon auspicio
dei colleghi, che abbiamo, stasera, il dovere di manifestare nella
dichiarazione di voto alcune nostre considerazioni su quella che,
oggi, riteniamo che possa essere una legge di riforma così
negativa, con refluenze negative, che sia una legge inutile. E
rischia di essere una legge inutile per alcune cose che ci
permettiamo di dire a quest' Aula, a questa Assemblea.
E la legge si pone - ed è stato detto anche fuori - per dare in
pasto all'opinione pubblica l'idea che la Sicilia stia riformando
una rivoluzione. Con questa norma, abbiamo risolto i problemi della
Sicilia, pensando chissà quale grande iniziativa legislativa, dalle
grandi refluenze economiche, finanziarie, sociali; riusciremmo a
dare a tanti lavoratori, a migliaia di lavoratori, di disoccupati,
di aziende in crisi, di cooperative sociali boccheggianti che,
magari, non fra due mesi come pensavo, ma che, già oggi, iniziano a
protestare contro questo Governo e contro questa maggioranza e,
allora, cercheremo di fare qualche riflessione. Abbiamo approvato
una norma che dovrebbe cambiare l'architettura istituzionale delle
Province; di fatto, non stiamo dicendo altro, invece, con questa
norma, che le Province sono sostituite dai Consorzi dei Comuni:
Questo, però, lo diceva già la Legge numero 9.
Con la legge numero 9, non facemmo altro che cambiare il nominem
iuris, la denominazione: i Consorzi dei Comuni, previsti
dall'articolo 15 dello Statuto, li abbiamo fatti diventare province
regionali. E questo perché dovevamo equipararci, allinearci, alla
Costituzione, che tutti sappiamo essere successiva alla legge
costituzionale, che è lo Statuto, quindi, lo stesso rango, ma la
Costituzione è successiva.
A questo punto, si porrà il problema di come trasferire una
molteplicità di funzioni che la Regione ha attribuito alle Province
ma che lo Stato, altrettanto ha fatto, alle Province. E, allora,
con questa norma che guarda e che sostituisce questo ente
intermedio, chiamato Provincia , oggi, come ente intermedio,
sempre, chiamato Consorzio dei Comuni, dobbiamo capire come vengono
trasferite tutte queste funzioni ai nuovi Consorzi, ai nuovi enti
intermedi Consorzi dei Comuni .
E qua è il problema? La norma non dice quanti saranno; la norma
non pone un limite territoriale ma anche e soprattutto numerico di
cittadini, cioè anagrafico, nel senso di residenti.
E, allora, se non stiamo attenti e non porremo nella norma
attuativa, poi, un limite anagrafico per dire che non è possibile,
come diceva il Presidente Crocetta, che, sempre in maniera molto
delicata, è assente, ma non dai dibattiti, certo, capendo, conscio
della portata - ritengo inutile, ribadisco inutile - della norma,
bene, è chiaro non viene in Aula.
Come diceva, però, il Presidente Crocetta, a differenza di quello
che dice lui, non possiamo permettere che Comuni, con una
popolazione di 150 mila abitanti, possano pensare di istituire un
Consorzio di Comuni perché ci sarebbe un proliferare di Consorzi,
come chi mi ha proceduto - l'onorevole Assenza, l'onorevole
Vinciullo, ma tutti gli altri colleghi parlamentari - ha bene
evidenziato.
E cosa dire, ad esempio, degli Uffici periferici dello Stato, le
Prefetture, le Questure, gli Uffici scolastici provinciali?
Dove li mettiamo, nel caso in cui vi fosse una proliferazione di
questi Consorzi? Rimandiamo, dicevo, al mio amico, l'onorevole
Cascio ed eventualmente facciamo il Consorzio dei comuni di Ribera,
non di Sciacca; facciamo un questore di Ribera o istituiamo un
Ufficio provinciale scolastico a Ribera e, quando un docente deve
cambiare da un ufficio scolastico provinciale ad un altro, qual è
il parametro? Come viene trasferito?
Facciamo altre graduatorie? E quando parliamo degli ispettorati
agrari - sono nove in questo momento - cosa facciamo? Li
aumentiamo? Aumentiamo, quindi, una pletora di uffici burocratici
regionali.
Oggi, in Commissione, si parlava degli uffici, dell'accorpamento,
dell'Azienda Foreste - e vado verso la conclusione, ho un altro
minuto, signor Presidente - dell'accorpamento del Corpo Forestale
con l'Azienda Foreste.
L'Azienda Foreste ha un ufficio periferico provinciale. Nel caso
in cui diverranno dodici, tredici liberi consorzi, cosa creeremo?
Dodici, tredici uffici? E così gli Uffici provinciali di
Collocamento?
Cosa creiamo? Creiamo tutto questo? Bene.
Ecco perché voglio rassicurare il tanto attento onorevole
Panepinto che, ogni tanto, ha qualche eccesso di esasperazione e,
quindi, ha sentito fortemente l'esigenza, prima che altri
parlassero di venire e dire no fermiamoci, non istituiamo la
Commissione Speciale per la istituzione dei consorzi di comuni
perché c'è già la I Commissione che può parlare e che può
intervenire .
Attenzione, la nostra è una proposta di buon senso che, per le
cose che ho detto ma, per tutte le funzioni, dalle strade
provinciali, dagli istituti scolastici - non voglio continuare a
ripetere - la massa debitoria, il personale, le aziende partecipate
e le province, il trasferimento dei fondi nazionali alla Regione
Sicilia e, quindi, al nuovo ente intermedio, necessita di un
approfondimento.
E allora, ecco, preannunciando il voto contrario, sfavorevole, di
assoluta disapprovazione a questa legge di riforma che di riforma
non ha nulla, chiediamo che sia, invece, dato un voto favorevole
all'ordine del giorno che abbiamo presentato, che vuole istituire
una Commissione di studio, di approfondimento, perché c'è la I
Commissione Affari istituzionali , ma quella Commissione è
deputata non a seguire una materia assolutamente importante,
complicata, complessa, articolata, come quella di cui dovremmo
andare a parlare, non stasera ma nelle prossime settimane e nei
prossimi mesi, al fine di poter arrivare, magari - noi lo
auspichiamo - ad una riforma che possa essere condivisa, che non
sia papocchio e che non sia soltanto un annuncio quando, oggi, la
Sicilia, purtroppo, è in ginocchio.
PRESIDENTE. Ricordo che sono iscritti a parlare gli onorevoli:
Cappello, Cracolici, Caputo, Laccoto, Cascio Salvatore, Lupo,
Digiacomo, Anselmo, Greco Giovanni, Malafarina, Lombardo, Cordaro,
D'Asero, Di Giacinto, Gianni, Leanza, Cancelleri, Gucciardi,
Musumeci, Formica e Figuccia.
Ho voluto fare l'elenco per raccomandare, ancora una volta, la
brevità, perché, di norma, qualche minuto in più viene concesso ai
Presidenti dei Gruppi parlamentari, sostanzialmente.
Se ci venissimo incontro reciprocamente, non sarebbe male, perché
è antipatico, da parte mia, ogni volta, richiamare a contenere i
tempi.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cappello. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
cittadini, questa è la terza volta che intervengo e, su tre volte,
due volte mi tocca difendere il Movimento Cinque Stelle. Ho sentito
prima l'onorevole Assenza - che non vedo qui in Aula - che, in
due soli interventi, ci ha definito: la volta precedente, come un
movimento estemporaneo; questa volta, invece, come urlatori di
turno, demagogici, antipolitici.
Caro Partito delle province, mi chiedo: ma quanta paura vi fa
questo 30 per cento di cittadini che ci ha votato? E, votando il
Movimento Cinque Stelle, ha votato per l'abolizione di un ente
inutile, di un carrozzone come le province di cui tutti voi siete
perfettamente consapevoli per avere occupato anche quei posti da
amministratori. Ci avete chiesto se il Consorzio dei comuni
MUSUMECI. Abbiamo fatto 75 miliardi di lavori pubblici a
Caltagirone; sei un ingrato.
CAPPELLO. Non sono un ingrato.
MUSUMECI. Lo dirò io a Caltagirone.
CAPPELLO. Ci mancherebbe. Lo dirò anch'io.
Ci hanno chiesto se i Consorzi sono davvero liberi. Credo che i
Consorzi libereranno i comuni e faranno rinascere i territori e li
libereranno da tutti quegli amministratori e dai loro tentacoli che
hanno finito con il comprimere le legittime aspirazioni di
territori contigui che sono legati da unanime vocazioni economiche,
sociali, culturali.
Abbiamo compiuto una scelta responsabile perché, in realtà, il
Movimento Cinque Stelle ha depositato, fin dal principio, un
disegno di legge contenente la disciplina e l'istituzione di liberi
Consorzi di comuni.
Così, purtroppo, non è potuto essere perché il Governo ha
presentato un disegno di legge o un emendamento di riscrittura con
il quale abbiamo convenuto un percorso sostanzialmente diverso.
Ma attenzione: noi non facciamo parte di questa maggioranza. Noi
siamo il Movimento Cinque Stelle e non stiamo né con la destra né
con la sinistra. Condividiamo solo ed unicamente delle buone idee.
E stiamo parlando della gestione di servizi e, quando parliamo
della gestione di, occorre soltanto il buon senso.
Non abbiamo bisogno di Superman come presidenti della Provincia o
di Superman come assessori che sono venuti qui e che non si
ricordavano nemmeno quali fossero le competenze che avevano tanto
esercitato da assessori.
Siccome siamo responsabili, abbiamo convenuto che questa prima
tappa dovesse andare in questo modo e questa è stata, nella buona
sostanza, la nostra risposta. Da questo punto di vista, infatti,
qui dentro, si misurano, probabilmente, tre orientamenti: abbiamo
una parte riformatrice, con la quale intendiamo dialogare e
confrontarci sui contenuti, che è quella rappresentata dalla
maggioranza e da questo Governo; abbiamo una parte che è
conservatrice, che non cambia nulla perché non vuole che nulla
cambi, perché così gli conviene e, poi, abbiamo la parte
innovatrice e siamo fieri di interpretarla, per un semplice
motivo.
E riteniamo che questa sia una svolta epocale perché la Sicilia è
la prima Regione che ha visto il Movimento Cinque Stelle essere la
prima forza politica in Italia e, da quando il Movimento Cinque
Stelle occupa questi banchi, le cose succedono davvero.
E, allora, le riforme si possono fare perché, oltre a quella che
ha visto l'elezione diretta del sindaco, da allora ad oggi, solo
questa e un'altra riforma storica e noi la stiamo scrivendo,
orgogliosi di farlo.
Ci avete detto chi pagherà i debiti e i mutui contratti dalle
province. Ma perché non li facciamo pagare agli amministratori che
li hanno contratti? Perché i cittadini debbono essere sempre ignari
debitori? Perché questi mutui debbono pesare sempre sulle spalle di
persone che non li hanno mai contratti? E allora, questa è una
riforma che si deve fare; questo è il primo passaggio. Dopodiché,
insieme cercheremo di condividere un disegno di legge che avrà
l'aspirazione di riscrivere l'ordinamento degli enti locali e
questi consorzi, comprese le funzioni e le competenze.
Abbiamo questo debito nei confronti dei siciliani e penso che
questo debito lo abbiamo tutti e novanta deputati perché, oltre i
due o tre disegni di legge che abbiamo approvato a dicembre, oltre
le mozioni, quest'Aula, ancora, non ha approvato un bel niente. E'
questo il disegno di legge, forse, più significativo. E,
considerato il periodo di crisi e tutte quelle persone che
quotidianamente vengono a manifestare qui sotto, credo che si debba
essere adempienti nei loro confronti, cominciando a legiferare,
sostituendo alle parole i fatti. Caro Partito delle province,
abbiate il coraggio di lasciare la preistoria e di cominciare a
vivere nel mondo reale nel quale sarete, di certo benvenuti.
(Applausi)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
parlare non soltanto per dire che voterò e voteremo a favore di
questo disegno di legge, consentitemi di dire, avendolo da tempo
auspicato e avendo creato le condizioni perché si arrivasse ad un
esito che, in qualche modo, aprisse una fase nuova nella vita di
questa Regione. Spesso, la politica avverte i problemi ma non ha
fino in fondo il coraggio di affrontare e individuare le soluzioni.
Il tema delle province è un tema aperto da anni, un tema rispetto
a cui le forze politiche, il sistema politico spesso ha fatto e ha
scelto di girarsi la faccia dall'altro lato, non vedendo i limiti e
non riconoscendo il rischio di una duplicazione che, nel tempo, ne
ha esaurito gran parte delle sue ragioni.
E l'abbiamo affrontato, anche nel corso della scorsa legislatura,
ponendolo come un tema dirimente per cercare di aprire quella
stagione delle riforme di cui questa Regione ha assoluto bisogno.
Il fatto che ne abbia assoluto bisogno non è una civetteria
culturale di chi si definisce riformista o di chi ha un auspicio a
produrre, nella propria esperienza politica, quel fattore di
innovazione che lasci il segno a chi verrà dopo.
Il tema e l'urgenza di affrontare la stagione delle riforme ci è
data, semmai avevamo bisogno di un riscontro, dal fatto che noi, i
novanta che siamo seduti qui dentro, siamo figli del quarantasette
per cento dei siciliani. La maggioranza dei siciliani non ha votato
per nessuno di noi. La maggioranza dei siciliani ci ha detto che la
politica, l'intero sistema politico, compreso anche il Movimento
Cinque Stelle che, nel momento in cui entra nel sistema politico,
fa parte del sistema politico, anche se con le proprie posizioni e
i propri punti di vista, l'intero sistema politico, così come,
oggi, è rappresentato, non è in grado di rappresentare la
maggioranza degli elettori.
E' un problema che di dobbiamo porre o no? Ci dobbiamo girare la
testa? Far finta che tutto possa andare avanti come prima?
Limitarci ai pannicelli caldi? Giocare a far finta, dire, fare
della politica il solito bla bla', oppure - ed è questa la sfida
cui siamo chiamati tutti - credo che siamo chiamati tutti, certo
c'è qualcuno che si attarda ancora, ma siamo chiamati tutti ad
entrare in una stagione nuova, con una parola si dice nulla sarà
più come prima'. Io ci credo a queste affermazioni. Ma quello che
sarà domani dipende anche da noi. Aspettiamo quasi un'ora x' nella
quale succederà qualcosa e poi ne dovremo prendere atto.
Penso che la democrazia, le Istituzioni le difendiamo se siamo in
grado di metterli in sintonia con l'opinione della maggioranza
degli elettori che poi scelgono i suoi rappresentanti, se crediamo
alla democrazia della rappresentanza.
E, allora, da questo punto di vista, il tema delle province è
paradigmatico
Questa - ho fatto un'affermazione, in queste ore, in cui con le
province si inizia quel percorso che deve portare - consentitemi
di dire e di passarmi il termine che sto per usare, deve portarci a
smantellare questa Regione.
Oggi, la Regione, così com'è, non è la soluzione dei problemi dei
siciliani, anzi rischia di essere il problema dei siciliani, per la
sua organizzazione pachidermica, per il suo sistema dei meccanismi
ripetitivi che è spesso la causa per la quale i cittadini
impazziscono nel rapporto con la pubblica amministrazione.
Tutto questo come lo affrontiamo nei convegni? Ci confrontiamo nei
convegni; ognuno di noi dice la sua e poi, finito il convegno,
tutto rimane come prima?
Ho visto che anche qualche collega del mio stesso Gruppo è
preoccupato del tema del secondo livello, degli organismi di
secondo livello.
Pongo un quesito: ma, per davvero, si poteva pensare che
quest'Assemblea potesse approvare un disegno di legge che si
limiterebbe a rinviare il turno elettorale, sulla base di che cosa?
Perché? Perché rinviavamo il turno elettorale? Perché qualcuno non
voleva votare perché era stanco delle tante elezioni che ci sono
state? O non si doveva votare perché qualcuno ha paura di perdere
le elezioni piuttosto che un altro pensa di vincerle? Chi ragiona
così, onorevole Formica
FORMICA. Lo avete votato soltanto per questo. Voi lo avete votato.
CRACOLICI. Onorevole Formica, chi ragiona così dimostra di essere
piccolo, piccolo, piccolo.
Perché, quando si ha rispetto delle Istituzioni democratiche, le
elezioni sono ciò che di più sacro può esistere in una democrazia.
Non ci possono essere ragioni di opportunismo o di opportunità che
possano consentire a nessuno di pensare che le elezioni si
rinviano.
Stiamo approvando un disegno di legge in cui non stiamo rinviando
le elezioni. Abbiamo approvato una legge in cui abbiamo detto - e,
per questo, non si vota nel prossimo turno elettorale - che, in
Sicilia, negli organismi intermedi, non si faranno più le elezioni
a suffragio universale. Ed è questa la ragione che ci porta, oggi,
a dire che le elezioni non si faranno. Altrimenti, se fosse il
contrario, quello sì, sarebbe un colpo di Stato, se una
maggioranza, qualunque essa sia, in qualunque Parlamento del Mondo,
decidesse che, arrivato a un certo punto, siccome ha la
maggioranza, allora evitiamo di votare, tanto abbiamo la
maggioranza e rinviamo le elezioni, magari sine die .
Ecco, quello sì sarebbe un colpo di Stato. Allora, chi si lamenta
o fa finta di lamentarsi, non coglie l'elemento essenziale, del
fatto che questa Regione ha bisogno di uno scossone e il tema delle
province piaccia o no, piaccia o no, è un tema ad alta sensibilità
dell'opinione pubblica. E chi fa politica deve tenere conto,
innanzitutto, dell'opinione pubblica. Non siamo qui a titolo
personale; rappresentiamo migliaia e migliaia di persone, non solo
quelli che ci hanno votato.
Ma dobbiamo porci e quest'Assemblea si deve porre il problema di
come rappresentare quel 53 per cento che non è andato a votare. E,
allora, se questa è la sfida, misuriamoci sui contenuti; discutiamo
su cosa dovrà essere l'ente intermedio; no se il tema è come
garantire postazioni alla politica, ma come garantire funzionalità
al sistema; fare in modo che ogni cittadino possa sapere per ogni
ente che esiste qual è la ragione e la responsabilità per la quale
esiste.
Guardate, da tempo, ci diciamo spesso che dobbiamo sciogliere
alcuni enti. Ho presentato, non so in quale legislatura, lo
scioglimento dell'ESA, che è uno degli enti simbolo. L'onorevole
Formica era uno di quelli con cui ho litigato, in questi dieci
anni, a proposito dell'ESA, uno degli enti simbolo dell'inutilità.
Ente di Sviluppo Agricolo: già, il nome fa parte di un'epoca che
riguarda gli anni cinquanta. Siamo nel 2013 eppure abbiamo un ente
che si chiama Ente di Sviluppo Agricolo. Lo uso a pretesto in
questo momento - non ce l'ho con l'ESA - per dire che questa
Regione, gli IACP, ma voi lo sapete che siamo l'unica Regione che
ha il sistema degli Istituti Autonomi Case Popolari fermo agli anni
cinquanta?
Le altre Regioni italiane sono già a riforme di quinta generazione
e noi, su questo terreno, proprio perché sono pensati spesso per
difendere le postazioni del sistema politico, siamo l'unica Regione
che li ha lasciati lì, a mummificare , al di là del fatto che
producevano debiti, che producevano disavanzi, che producevano
inutilità sociale. Da quanti anni gli Istituti Autonomi Case
Popolari non costruiscono una casa in Sicilia?
E, allora, credo che questa stagione, col Governo Crocetta, vivrà
e potrà segnare l'esistenza in vita se avrà il coraggio della
scelta riformista, se si misurerà sul terreno difficile, faticoso,
perché ricco di incognite, ricco anche di contraddizioni,
personali, amicali. Quanti di noi, in queste ore, stanno ricevendo
anche telefonate, discussioni, consiglieri eletti, consiglieri
aspiranti; naturalmente, è un problema che abbiamo tutti ma la
politica può rimanere prigioniera di una dimensione amicale e non
provare a disegnare, ad avere una visione sul futuro di questa
Regione?
Credo che stiamo inaugurando questa XVI legislatura col passo
giusto; certo, c'è molta retorica; c'è il rischio che la propaganda
sopravanzi rispetto al merito ma questo dipende da noi, dipende
dalla capacità che avremo di far funzionare quest'Assemblea come
luogo del fare, non del chiacchierare.
Avremo una seconda sfida, ed ho concluso, che si chiama bilancio
della Regione; anche li, noi lo possiamo affrontare in tanti modi:
o con la solita tecnica che è la tecnica dell'emendamento - lo dico
ai colleghi che arrivano per la prima volta: spesso, quando si
entra in una Istituzione per la prima volta, c'è la sindrome
dell'inutilità perché ci sono deputati che, spesso, non avendo
neanche cosa dire attraverso un emendamento, si sentono inutili:
come, neanche un emendamento ho presentato?
L'emendamento diventa la ragione del fare il deputato. Ecco: se
quella è la tecnica con cui pensiamo di fare il bilancio, ci
misureremo in un solito andazzo dove scopriremo che facciamo un
bilancio ma che poi non sarà il bilancio della Regione perché, poi,
attraverso i meccanismi che ormai conosciamo - spending review,
Patto di stabilità, blocco della cassa - di fatto, il bilancio non
sarà attuato. O, se proviamo a fare del bilancio un'altra grande
occasione di riforme, naturalmente, non a chiacchiere, con le cose,
con responsabilità, sapendo che dietro le cose, dietro le parole,
dietro i capitoli, ci stanno le persone, ci stanno i problemi, ci
stanno sofferenze. Dobbiamo avere, però, il coraggio di cambiare.
Ecco perché voto questa riforma, non per far finta che stiamo
facendo una riforma, tanto poi, il 31 dicembre, vediamo. Penso che,
come ho detto all'inizio, nulla possa essere più come prima e, se
la politica lo capisce, sarà all'altezza delle sfide future ma, se
non lo capisce, sarà inevitabilmente travolta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori,
stare in Aula da molti anni, come ho avuto la fortuna e la capacità
di esserlo anch'io, dà la possibilità di misurare negli anni, come
dire, la coerenza dei colleghi parlamentari.
Io devo dire all'onorevole Cappello - e lui sa quanto ho avuto
modo, in più occasioni, di testimoniargli la mia stima e il mio
apprezzamento per il suo lavoro - che essere il partito dei
cittadini con la percentuale del 30 per cento non è come ai tempi
del nostro partito, quando si diceva che i nostri voti stavano in
frigorifero. I consensi non sono congelati, i consensi si misurano
ogni giorno. Io la invito da qui alle prossime elezioni,
continuando con il suo atteggiamento, di misurare quanto il
consenso del Movimento 5 Stelle sarà tale, anche dopo il voto di
questa legge che ognuno di noi si appresta a votare e non votare.
All'onorevole Cracolici vorrei soltanto dire, per la simpatia che
ho sempre avuto nei suoi confronti, che gli volevo dare oggi il
benvenuto quale neofita di questo Parlamento. Io ho avuto la
sensazione che oggi per la prima volta prendesse la parola in Aula
l'onorevole Antonello Cracolici, neo eletto ultimamente in questo
Parlamento. Però, la memoria che io ancora conservo, visto che ho
una giovane età e pochi capelli bianchi, mi ricorda che ogni volta
che si parla di qualcosa che viene presentato come una riforma,
anche se cambia il Presidente della Regione, le parole sono sempre
le stesse.
Io ricordo che ai tempi della Presidenza Lombardo, l'onorevole
Cracolici non era l'ultimo peones o il disaffezionato del
Parlamento, l'onorevole Cracolici era uno di quelli che determinava
le scelte, che indirizzava le nomine, che determinava in questo
Parlamento anche percorsi amministrativi e burocratici, e anche lì
parlava di riforme che andavano fatte. Peccato che poi - onorevole
Cappello, ecco la similitudine - anche l'onorevole Cracolici, che è
stato fra quelli che con il suo partito ha sostenuto il Governo
Lombardo, a furia di riforme l'ha pagata cara dal punto di vista
dei consensi elettorali.
Quindi, poiché nessuno oggi in Aula ha la priorità o l'esclusività
delle parola riforme , voglio ricordare che anche quella dei
rifiuti - quando la votammo - fu presentata come una riforma
epocale. E ancora oggi abbiamo Bellolampo fonte di inquinamento,
portiamo i rifiuti da Monreale a Messina, abbiamo i problemi gravi
che concernono lo smaltimento di rifiuti e abbiamo la mafia che
continua a controllare il ciclo integrato, pubblico e privato dei
rifiuti. Eppure, ricordo che anche allora l'onorevole Cracolici
parlò di riforme epocali, di quelle che segnano la stagione del
cambiamento.
Siccome sono uno che ha grande simpatia per l'onorevole Cappello,
voglio dire ai colleghi del Partito Democratico
CRACOLICI. Per Cappello o per Cracolici?
CAPUTO. No, io non sbaglio mai, è il turno di Cappello; stia
tranquillo, onorevole Cracolici, tornerò anche su di lei, non la
voglio deludere, non la lascerò solo
Voglio dire ai colleghi del Partito Democratico che vi dovete
decidere, perché non si può andare in tre sull'altare, si va in due
sull'altare. Voglio soltanto dire ai colleghi del PD che dovete
mettervi d'accordo: se questa riforma l'avete fatta e determinata
voi o, come dice l'onorevole Cappello, l'hanno fatta i grillini .
E' importante anche capire chi deve avere la titolarità della
distruzione della Sicilia, perché - onorevole Cracolici, torno di
nuovo a ricordarla in questo Parlamento - quando si dice che oggi
in Sicilia c'è il 47 per cento dei siciliani che aspettano che noi
cambiamo o modifichiamo o chiudiamo le Province, io le voglio dire
che tutta la gente che incontro - e le assicuro che di persone ogni
giorno ne incontro - gli imprenditori che stanno chiudendo, gli
artigiani che stanno fallendo, i disoccupati che aumentano ogni
giorno, la Formazione che è in crisi, gli apicoltori che non sanno
come andare avanti, beh, io di gente che mi dice: Ma perché non
chiudete le province ne incontro poche. Lei vada a dire a chi,
oggi, ha il problema di salvaguardare un'azienda se è interessata a
capire se dobbiamo chiudere le Province o creare i liberi consorzi
dei Comuni.
Io credo che qui in quest'Aula stiamo mistificando molto la realtà
e stiamo recitando a soggetto come qualcuno che vuole, forse come
ha detto l'onorevole Assenza, fare la corsa per tornare da Giletti
per dire: Abbiamo sciolto noi le Province e non lo ha fatto il
Presidente Crocetta 0. Il Presidente Crocetta oggi ha detto una
cosa: La riforma l'ho fatta io, i grillini' ci hanno votato ma
la riforma è mia .
Beh, mettetevi d'accordo tutti per capire chi deve essere colui
che si deve intestare la distruzione di enti di governo di questa
Regione.
IOPPOLO. E'un triangolo
CAPUTO. No, per cultura non sono abituato ai triangoli. Io sono
il meno adatto a queste cose
Però, voglio dirvi un'altra cosa. Io siccome ho grande simpatia,
anche per il Presidente Crocetta, vi voglio dire che lui ha detto
che questa riforma passerà alla storia. Ed è vero. Ogni cosa passa
alla storia; anche Hitler è stato un protagonista della storia;
anche Nerone è passato alla storia, potrei continuare così. Anche
Grillo passerà alla storia, state tranquilli, Grillo e Casaleggio
passeranno alla storia. Però, vi voglio dire che ci sono le storie
che costruiscono e che fanno storia e ci sono le storie che
demoliscono e distruggono.
Io voglio farvi un esempio giuridico, legislativo e pratico. La
Provincia regionale di Palermo in questi giorni ha affidato o sta
per affidare la gara per l'importo di 4 milioni di euro per la
costruzione e gestione per trent'anni dell'impianto di risalita con
le seggiovie di Piano Battaglia.
FORMICA. Soldi sprecati
CAPUTO. No, onorevole Formica, non si faccia prendere dalla
sindrome Cracolici. Io le voglio dire che di qui che noi nomineremo
i Commissari questa gara andrà in porto. Ci saranno i liberi
consorzi dei Comuni.
Ora, se il contraente ha contratto con il Presidente una
obbligazione per dire Tu mi hai affidato questi impianti di 4
milioni di euro e dopo tre mesi io non avrò più come contraente il
Presidente della Provincia pro-tempore ma avrò un gruppo di Comuni,
io con chi devo gestire le trattative, con l'Unione dei Comuni di
Monreale, di Piano Battaglia, del Corleonese? .
E questo è soltanto un esempio e non è vero, perché guardate, la
Provincia è un ente anche che riscuote i tributi. Chi riscuoterà i
tributi? Il libero Consorzio dei comuni di Monreale o di Corleone o
delle Madonie?
Beh, guardate, ci sono problemi che riguardano il personale. Sì,
lo passeremo ai comuni, per che cosa? Per fargli sforare il patto
di stabilità? Per aggravare i costi dei comuni? Per mandare in
disastro economico i già disagiati comuni?
Potrei continuare all'infinito perché qui siccome la politica che
deve gestire gli eventi, nel senso che vuole avere il primato di
avere fatto un cambiamento, visto che una parte della politica non
riesce a cambiare, io voglio dire che voi state facendo una corsa
che sarà come quei treni senza macchinista che poi vanno a finire
alla fine del binario e deragliano e vanno a sbattere contro
qualcosa.
Voi non avete l'idea perché non ve la siete posta, perché non se
l'è posta il Presidente della Regione che ora è arrivato e posso
per motivi di rispetto parlare direttamente e personalmente al
Presidente della Regione e non attraverso le due belle
rappresentanti, belle e brave rappresentanti della sua Giunta. Io
voglio dire, onorevole Presidente, che lei
PRESIDENTE. Riguarda quel discorso
CAPUTO. Signor Presidente, non c'è bisogno, sicuramente
l'onorevole Crocetta ha ascoltato nella stanza in cui si trovava,
non c'è dubbio.
Però, voglio dire che ognuno di noi deve assumersi la
responsabilità di capire che cosa stiamo facendo col voto; perché
avere detto tre mesi fa in televisione, Presidente Crocetta, che
lei aveva già sciolto le Province e tutta l'Italia sapeva che noi
già eravamo senza le Province quando tre mesi dopo ne stiamo ancora
parlando, non le può consentire di andare a fare rovinare un ente
intermedio importante come la Provincia soltanto per intestarsi la
cosiddetta riforma che deve coprire, come foglia di fico , il
totale e generale fallimento della sua azione di governo
Io voglio dire, onorevole Presidente e onorevoli colleghi, che
sappiamo tutti, chi è esperto e chi ancora esperto non lo è
diventato, che questa è una norma che ci fa perdere tempo d'Aula
perché è anticostituzionale e sappiamo tutti che sarà falcidiata
dal Commissario dello Stato che, essendo un rappresentante dello
Stato, non ha l'esigenza di andare a dire ad una parte politica che
ha finalmente fatto una riforma, ma è un servitore autorevole dello
Stato che deve garantire il rispetto della costituzionalità di una
legge rispetto ad un'altra esistente. Io devo dire, e lo so già che
questo è un lavoro perduto, ma non tutto perduto, perché quando
questa norma verrà, in tutto o in parte, impugnata dal Commissario
dello Stato, allora noi vi chiameremo alle vostre responsabilità
perché avete bloccato un'Aula e ci avete impedito di affrontare
disegni di legge importanti che sono quelli tali da garantire,
oggi, un minimo di segnale serio a quei cittadini siciliani che
sono sull'orlo della bancarotta o del fallimento economico e
finanziario.
Signor Presidente, lei ha condotto questo dibattito con coerenza,
con prudenza e con equilibrio però, mi creda, che questa è una
delle pagine più nere e più buie di questo Parlamento, perché io
so, conoscendo tanti dei colleghi con i quali ho avuto l'onore in
questi anni di dividere le responsabilità, il prestigio e gli onori
di un Parlamento, che voterebbero contro questo diktat dei partiti,
perché sanno che stanno facendo un grande torto alla Sicilia;
perché oggi le Province che potremmo riformare, ridimensionare e
che potremmo rendere meno costose, sono enti che hanno competenze
che non possono essere trasferite per esclusioni alle province o
alle regioni o al Genio civile.
Ci siamo accorti soltanto ora che gli Istituti case popolari non
costruiscono da anni, onorevole Cracolici? E lei, nel Governo
precedente, quando nominava i commissari o gli amministratori negli
Istituti autonomi case popolari, non si è chiesto come mai gli IACP
non costruivano?
(Interruzione dell'onorevole Cracolici)
CAPUTO. Stia zitto come l'ho ascoltato io Anche allora gli IACP
non costruivano case popolari Ma lei nominava i commissari e i
componenti dei consigli di amministrazione, e non soltanto negli
IACP
Allora ,le dico, signor Presidente, che io voto contrario e mi
onoro di votare contrario perché in questo modo dimostreremo agli
italiani ed ai siciliani, quelli che hanno il coraggio di dire le
cose, perché votare no non significa essere conservatori rispetto a
chi è progressista, significa soltanto avere il buon senso di
capire quando una legge è dannosa e quando una norma può essere
positiva.
(applausi dai banchi della destra)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Laccoto. Ne ha
facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, le chiedo di interrompermi alla
scadenza dei cinque minuti, così come spero farà con tutti gli
altri. Noi stiamo vivendo un momento in cui anche andare oltre i
tempi regolamentari porta un danno all'Assemblea e ai cittadini.
Io penso, signor Presidente e onorevoli colleghi, che le
motivazioni addotte da chi è contrario all'abolizione delle
Province, siano in un certo senso anche foriere di preoccupazioni
di incostituzionalità.
Ho voluto richiamare qui l'articolo 15 dello Statuto della
Regione siciliana che è norma costituzionale.
L'articolo 15 dello Statuto dice che le circoscrizioni
provinciali e gli organi degli enti pubblici che ne derivano sono
soppressi nell'ambito della Regione siciliana. L'ordinamento degli
enti locali si basa nella Regione stessa sui comuni e sui liberi
consorzi comunali dotati della più ampia autonomia amministrativa
finanziaria. Nel quadro di tali principi generali, spetta alla
Regione la legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia
di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali .
Veda, io sono stato sindaco per molto tempo e ho sempre visto la
Provincia non già come un ente di libero consorzio ma l'ho visto
come un ente lontano dal territorio.
Vorrei solo rappresentare che la Provincia di Messina ha 108
comuni. Bene, per dire che cosa voleva dire libero Consorzio,
quando la legge 9 volle istituire le Province come liberi consorzi.
Ricordo che 75 comuni, 75 sindaci deliberammo nella stragrande
maggioranza, quindi 75 su 76, il passaggio della gestione dell'ATO
idrico come gestione in house.
Bene, la Provincia con i suoi organi, rappresentando quella che
era e interpretando quella che era la volontà dei sindaci, andò
contro la libera espressione dei sindaci e votò a favore della
gestione privata dell'acqua. Questo esempio per dire qual è l'ente
Provincia.
Il problema non è qui che siamo a un passaggio storico. Qui
dobbiamo ricordarci che in questo momento, l'avevamo fatto anche se
ricordate col Governo Lombardo, avevamo chiesto il commissariamento
delle due Province che andavano a scadenza di voto rinviando a una
norma praticamente di riordino delle Province.
Oggi, noi con questa norma stiamo solamente chiedendo il rinvio
della votazione dell'abolizione delle Province con l'istituzione
dei liberi consorzi. Starà alla nostra bravura, non certo alle
lotte di parte, non certo alla rappresentazione di parte, riuscire
a fare una norma che sia anche l'inizio di una norma che veda il
riordino del testo unico degli enti locali, che veda il riordino di
tutta la norma dei liberi consorzi, ma che abbia anche
specificatamente competenze ben precise e non doppioni di
competenze che oggi vi sono.
Bene, io rispetto sempre quella che è l'opinione altrui, ma mi
sembra di capire che oggi noi dobbiamo interpretare il modo anche
di legiferare e di fare politica in maniera diversa.
Certo, io capisco che in questo momento dobbiamo, ognuno di noi,
fare una parte rispetto a quello che è il Partito delle Province
e il Partito delle non Province o altro. Ma quel che mi preme
sottolineare è che, oggi, alla vigilia dell'approvazione di un
bilancio e di una finanziaria regionale dobbiamo cercare di partire
da qui per tentare di fare veramente questa riforma della Regione.
Veda, Presidente Crocetta, lei ha avuto un'intuizione, ma noi
avevamo fatto una mozione già nella legislatura passata e avevamo
chiesto proprio il riordino e l'abolizione delle Province.
Questo deve essere il momento e l'occasione, così come ha fatto
per le Province, per fare il riordino di tutti gli enti
partecipati, la soppressione di quelle che devono essere le
partecipate per potere, insieme, creare le condizioni per un ente
che possa essere proprio l'anello di collegamento che volevano i
nostri padri quando scrissero nello Statuto che non vi erano le
Province bensì i liberi consorzi.
Ed allora, io non voglio parlare oltre, voglio dire che il
Parlamento, ma lo deve fare con molta responsabilità perché io
credo che il Presidente Crocetta ha detto che subito dopo la
finanziaria presenterà il disegno di legge di riordino per il
liberi Consorzi, perché questa sarà l'occasione per ammodernare
quelli che sono gli enti della Regione siciliana; enti a volte
inutili, enti a volte che hanno funzioni duplicato, enti che creano
al cittadino ritardi per quelle che possono essere le condizioni ma
anche servizi che devono avere.
Veda, mettere insieme in questo libero Consorzio quali sono le
competenze perchè a volte il cittadino deve sbattere da un posto
all'altro, da un ente all'altro per potere avere il proprio
diritto, il proprio servizio può servire a quest'Assemblea, a
questo Parlamento. Per questo io penso che noi abbiamo
un'occasione, un'occasione d'oro da non perdere e, al di là di
questo, sarà la bravura di tutto il Parlamento, lì ci vogliono
tutte le forze di questo Parlamento per scrivere veramente una
storia; non è oggi; oggi è il principio.
Per queste ragioni, io liberamente, Presidente, voto a favore
dell'abolizione della Province, nella speranza che questo sia il
punto di partenza perché si arrivi a una legge organica di riordino
di tutti gli enti locali.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cascio Salvatore. Ne
ha facoltà.
CASCIO SALVATORE. Signor Presidente, io le chiedo di mantenere
questo atteggiamento che ha avuto, cioè quello di dare spazio a
questo dibattito, perché dato che stiamo parlando, a detta di
qualcuno, di una riforma epocale, è giusto che qualche minuto in
più si perda, e non lo perdono i siciliani. Forse, noi perdiamo un
po' di tempo ed andiamo meno a casa, ma siamo pagati per stare qua
e sviluppare questi ragionamenti che sono utili a tutti.
Io anticipo il mio voto ed è un voto contrario, motivandolo su
ragionamenti politici, non su ragionamenti di altra natura perché
mi attengo a quello di cui stiamo parlando.
Oggi, siamo al primo capitolo. Il secondo capitolo, quello che
riguarda funzioni, mansioni, competenze, organizzazione è un' altra
storia. E' una storia che discuteremo, troveremo le criticità,
faremo le nostre proposte, ma oggi stiamo parlando di un'altra
cosa. Noi oggi stiamo parlando che non abbiamo abolito le Province,
le abbiamo commissariate, le aboliremo entro il 31 dicembre; se non
fosse così, non ci sarebbe stato bisogno di fare i Commissari.
Io mi limito a quello che abbiamo votato e abbiamo anche votato in
maniera, a mio avviso, non giusta perché abbiamo un atto di
indirizzo, togliendo a noi la possibilità nel secondo tempo di
stabilire quali sono le modalità di voto per cui arrivare ai liberi
Consorzi.
Penso che questo non sia deontologicamente corretto. Penso che
questa materia assieme alle funzioni e alle competenze doveva
essere svolta nella seconda parte nel prosieguo, ma io mi limito
alla politica. E, parlando di politica, è chiaro che devo fare una
confessione. Io non mi annovero tra gli iscritti né al partito
delle province, né ai conservatori, né ai riformisti, né agli
innovatori. Io mi ritengo un realista, uno che oggettivamente cerca
di vedere le cose come stanno. E quando si parla di responsabilità
nessuno in quest'Aula, tutti e novanta, ha un passaporto
diplomatico e una immunità nella responsabilità, nemmeno gli amici
del Movimento 5 Stelle, solo per definizione, perché nel momento in
cui vengono eletti come me a rappresentare questo Parlamento, è
chiaro che una parte di insulti che ricevo io nel mio territorio
perché manca il lavoro, non si danno risposte, in maniera equa deve
essere distribuito anche a loro perché anche loro rappresentano
questo territorio e se non do risposte io, non danno risposte
nemmeno loro e in questo caso siamo tutti corresponsabili.
Allora, da questo punto di vista partiamo alla pari, al di là che
uno può avere l'appellativo di onorevole - che personalmente non fa
né freddo né caldo - o di cittadino, anch'io sono un cittadino.
Però, politicamente vi è un vulnus in tutta questa vicenda,
assessore: di chi è la paternità? Io pensavo che la paternità fosse
del Presidente Crocetta e invece non è così, perché - mi dispiace
per lei assessore - lei ha presentato un disegno di legge di
iniziativa governativa che è stato completamente stralciato perché
la legge l'ha fatta l'onorevole Gucciardi, Malafarina e Leanza con
un emendamento che ha sostituito l'articolo 1 e l'articolo 2.
Quindi, io la chiamerei legge Leanza, Malafarina, Gucciardi per
dare il giusto nome alle cose. Non è la legge dell'assessore
Valenti, lei ne aveva presentata un'altra. Noi abbiamo votato
un'altra legge. E questo è il primo vulnus politico.
Il secondo vulnus politico che io trovo in questa vicenda è di
natura procedurale. Io l'altra volta ho avuto modo di dire da
questo scranno che vi è un pericolo, quello del commissariamento
senza un termine, perché nel momento in cui approviamo la legge
decretiamo che sono abolite le Province, si fanno i Consorzi dei
comuni, ma non abbiamo né individuato i consorzi, né perimetrato le
aree, quindi dovremmo dare tempo ai liberi comuni - perché sono
liberi i comuni di consorziati - di attivare quelle procedure che
porteranno ai consorzi. E non può essere per legge messo il
consorzio, perché io non capisco quale comune non sapendo le
funzioni, le competenze, potrebbe aderire così, a scatola chiusa al
libero consorzio. Quindi, ci saranno tempi ancora più dilatati da
questo punto di vista. E questo è il primo.
Il secondo è che nel momento in cui questi liberi consorzi
finalmente nascono, perché alcuni comuni sulla scorto di omogeneità
di territorio e di progettualità si mettono assieme, ci troveremmo
un ulteriore commissariamento dato dal fatto che il libero
consorzio, di fatto, è attivo quando vengono eletti gli organi, non
è attivo per legge, è attivo quando gli organi vengono eletti, da
là inizia la funzione. E quindi io non lo so il 31 dicembre, voi
siete molto ottimisti. Io questo ottimismo lo prendo per buono, ma
mi sembra molto strano.
Poi, vi sono altre questioni che, a mio avviso, vanno
assolutamente sottolineate. La prima è la rappresentatività
democratica che nasce dal principio in cui il cittadino, amico del
Movimento 5 Stelle, sceglie liberamente il proprio rappresentante,
chi gestisce e chi governa quel territorio.
In questa maniera noi lasciamo alle voglie dei partiti questo ente
di sottogoverno, perché diventa un ente di sottogoverno simile agli
Ato rifiuti, agli Ato idrici, ai vecchi comitati di gestione.
Le modalità erano queste. Però, noi abbiamo un punto comune,
tutti e novanta, assessore: riconosciamo che è necessario un ente
intermedio, però disquisiamo se si deve chiamare Provincia o si
deve chiamare Consorzio.
Come se la questione fosse questa.
E disquisiamo per le funzioni, ma le funzioni le attribuisce
questo Parlamento, le può attribuire ai consorzi come le può
attribuire alle province. E disquisiamo di razionalizzazione e di
tagli della spesa, ma questo Parlamento è legittimato a fare anche
questo. E quindi quando si parla, si parla anche di falsi problemi.
E io mi sono confuso in questa vicenda. Perché per me si può
chiamare provincia, si può chiamare libero consorzio, io temo però
solamente una cosa, che vi è un fenomeno che viene chiamato
superfetazione, che da nove province - come diceva qualcuno - si
formino, per gemmazione, venti, trenta enti.
E questo sicuramente non mi sta bene, perché quando qualcuno
citava il modello tedesco - anche là c'è un ente intermedio tra lo
Stato e i Lander, cioè le Regioni - i tedeschi li hanno diminuiti,
non aumentati, gli enti intermedi. Invece qui c'è il rischio di
moltiplicarli, perché noi siamo bravi poi a riempirci la bocca che
siamo riformisti, però poi dobbiamo accontentare i territori. E i
territori si possono chiamare Gela, Marsala, si possono chiamare in
altro modo.
Vogliamo fare riforme serie? Da nove portiamole a quattro. Questa
è una riforma seria. Ma nel modo in cui lo propone il Presidente
Crocetta, io penso che non facciamo molta strada.
Ho concluso signor Presidente, però me la deve consentire questa
citazione. Io voglio parafrasare Dante Alighieri, il sommo poeta.
Egli diceva una frase: «Ahi, serva Sicilia, di dolore ostello, non
donna di provincia ma bordello».
PRESIDENTE. Questa Presidenza le ha consentito il richiamo perché
ha fatto riferimento al sommo Dante. E' iscritto a parlare
l'onorevole Digiacomo. Ne ha facoltà.
DIGIACOMO. Io, signor Presidente, concordo sul fatto che da questa
Assemblea, dalla Sicilia sia arrivata una spinta, un segnale in cui
la connotazione più forte mi pare sia quella di una percezione
popolare che l'istituzione Provincia abbia fatto il suo tempo.
E la politica si fa anche interprete, per quello che si è potuto
fare, come atto iniziale - così l'ho interpretato io - di questa
forte spinta del popolo che non vede più in questo ente locale
qualcosa di utile per una buona amministrazione della cosa
pubblica.
Questo può essere un limite, ma questa è una componente
fondamentale delle scelte che fa un Parlamento.
Tuttavia mi chiedo quale sarebbe stato il costo di questo
dibattito, anche da parte dell'opposizione, se non ci fosse una
controspinta, cioè un nutrito drappello di consiglieri provinciali,
di assessori provinciali, di presidenti della Provincia che hanno
costituito all'interno della macchina amministrativa degli enti
locali una lobby che ha una sua potenza e una sua capacità di
condizionamento.
Io le posso rappresentare, signor Presidente, quello che è
accaduto nella provincia di Ragusa dove da un anno non c'è la
Provincia tout court, in quanto da un anno si è insediato un
Commissario. Assicuro agli onorevoli colleghi che non ci sono state
le folle tumultuanti per riproporre questo organismo. Assolutamente
no. Vorrei soltanto ricordare a proposito degli orientamenti del
Commissario dello Stato che, contemporaneamente, quando avevamo
proposto che in provincia di Ragusa o si votasse col vecchio
sistema o si facesse una sorta di prolunga amministrativa e
gestionale, il Commissario dello Stato ci buttò fuori,
metaforicamente, a calci, dicendo che non se ne parlava né di
votare col vecchio sistema tanto meno di prorogare organismi che
andavano a scadenza naturale.
Pertanto, a noi è toccato in questi giorni il ruolo di apripista.
Però, signor Assessore, mi consenta di dare un mio contributo, se è
possibile al pari di quello degli altri colleghi, improntato ad
onestà intellettuale e a una visione realistica delle cose.
Le province noi le aboliamo come ente locale, aboliamo un sistema
di amministratori locali, ma non abbiamo la facoltà in questa fase
di fare una mail ai tipografi e dire che da questo momento: si
ricorda memoria di scuola elementare e di scuola media, Italia
fisica e Italia politica? Si ricorda la rappresentazione
dell'Italia politica? Noi questa facoltà non ce l'abbiamo.
E pensare in questo momento che noi possiamo ristrutturare questo
sistema amministrativo scollegati dal Governo nazionale e
scollegati dall'Europa, secondo me è un atto velleitario
Io sono uno di quelli che voterà a favore perché -le ripeto -
non ci sono state le folle a Ragusa e non ci saranno da nessuna
parte, la percezione è esattamente al contrario. Ma qualsiasi altra
forma che sostituisce le province nasce nel mondo, non nasce
soltanto in Sicilia. Deve avere una riconoscibilità anche dal
Governo nazionale. E le dico anche perché. Perché l'ente locale
così come è non è più adatto a gestire, non lo riteniamo idoneo.
Il popolo sovrano ci fa percepire che non le riconosce più. Fatto
cento, le risposte che il cittadino chiede alla politica, agli enti
locali, sa quanti cittadini si aspettano mezze risposte dalla
provincia? Due su cento. Questa è la misura di come ci sia uno
scollegamento tra il cittadino e l'ente locale provincia, ma la
provincia come entità geografica ha costituito comunque delle
identità che sono geografiche, che sono delle identità
amministrative, delle identità culturali, etno-antropologiche.
Perché vede, un conto è una provincia come la mia, dove ci sono
ventimila lavoratori extracomunitari, un conto è una provincia che
non ha caratteristiche analoghe. La provincia ha costituito anche
delle identità culturali e il fattore è controverso e noi ci
dobbiamo misurare.
Le faccio un esempio. Secondo lei, Modica si lega più ad Acate -
sono due città della mia provincia - o a Noto? E' controverso.
Attenzione, perché l'Italia è l'Italia dei comuni e i comuni in
Italia sono solitamente autoreferenziali, molto campanilistici ed
abbastanza rissosi, oltre ad essere mediamente indebitati.
Pertanto, mi permetto di suggerire al Governo di affrontare questi
argomenti in modo approfondito. E io non sono così sicuro, per
esempio, che i consorzi dei comuni possano evadere quelli che sono
gli attuali confini geografici senza ampio avallo da parte del
Governo nazionale.
Nell'era dell'elettronica lei sa benissimo che noi siamo
riconoscibili in Europa attraverso delle piattaforme elettroniche
per cui, per esempio, l'ente locale provincia inserisce progetti
che si riferiscono alla formazione dei nostri ragazzi, dei nostri
studenti, quindi, io concludo il mio intervento nel dire che quello
che noi stiamo facendo è soltanto un momento iniziale, è una
spinta, noi siamo apripista di un percorso, ma domani, prima ancora
di incardinare questo disegno di legge, di progettarlo, io mi
collegherei con gli organismi sovraregionali e sopranazionali
perché altrimenti ne potrebbe venire fuori, come dire, un progetto
di legge, ecco quello sì, a quel punto sì che potrebbe avere dei
profili di complicazione del quadro, anziché di semplificazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.
Seguirà l'intervento dell'onorevole Musumeci.
LUPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, brevemente, per
dichiarazione di voto, anch'io credo che quella di oggi sia una
seduta estremamente importante, credo che non sia eccessivo
definirla storica. Discutiamo di una legge importante, la legge di
soppressione delle province. E quello che ci accingiamo a fare è
reso possibile dal nostro Statuto.
Noi oggi riusciamo a valorizzare l'autonomia della Regione
siciliana e a fare dello Statuto regionale uno strumento importante
per il cambiamento e per la modernizzazione della pubblica
amministrazione regionale.
Nel pieno rispetto quindi dell'articolo 15 del nostro Statuto che,
come è noto, ha forza di legge costituzionale. Per questo, mi
sorprende molto avere ascoltato tanti interventi che hanno invocato
la Costituzione, ovvero l'incostituzionalità della legge che ci
accingiamo ad approvare, invocando persino, preventivamente,
l'impugnativa del Commissario dello Stato. Credo che il Commissario
dello Stato sappia perfettamente cosa fare, non credo sia
necessario, non credo sia opportuno utilizzare questo podio per
lanciare appelli. Noi valorizziamo l'autonomia del nostro Statuto
della Regione siciliana per realizzare una riforma che nel resto
d'Italia non sono ancora riusciti a realizzare.
Penso che questo sia un fatto molto positivo. E anche per questo
mi sorprendo rispetto ad alcune dichiarazioni di voto, di partiti,
di alcuni partiti a dire il vero, che pure dovrebbero davvero
valorizzare l'autonomia e che invece non riescono in questa
occasione a valorizzare fino in fondo quel che noi stiamo riuscendo
a fare con l'abolizione delle province e l'istituzione dei liberi
consorzi.
Dell'autonomia siciliana in questi anni si è data l'idea di
qualcosa di vecchio, di superato, di un ostacolo al cambiamento.
Ecco noi qui, invece, stasera riusciamo a darne il valore giusto. E
io penso che è questa l'autonomia che dobbiamo riuscire ad
affermare in questa legislatura, certamente molto, molto
importante.
I liberi Consorzi dei Comuni sono certo valorizzeranno per altro
la stessa autonomia dei Comuni, daranno ruolo alle autonomie
locali, alla democrazia partecipata, avvicineranno le istituzioni
al territorio. Ed è chiaro che noi dovremo realizzare una legge di
riforma che sia anche improntata all'obiettivo del decentramento
amministrativo. E questo ovviamente dovrà riguardare anche la
nostra Regione siciliana.
C'è stato un confronto positivo fra forze parlamentari in
quest'Aula, in Commissione di merito ovviamente ogni partito, ogni
movimento politico si è fatto portatore delle proprie idee, ma io
credo che il dibattito evidenzi che ci sono dei margini di
confronto, di merito, appunto, su quella che dovrà essere la nuova
legge di istituzione dei liberi Consorzi dei Comuni.
Mi auguro quindi che tutte le forze parlamentari vogliano
partecipare attivamente in maniera propositiva alla nascita dei
nuovi Consorzi dei Comuni cui sono stati sollevati una serie di
temi.
E' chiaro che sarà quello un percorso di riforma impegnativo,
dovremo affrontare una serie di argomenti importanti, anche un
confronto io penso con l'Amministrazione centrale dello Stato,
ovviamente, sui trasferimenti, su quelle che sono le entrate
fiscali delle province - ci mancherebbe Sappiamo di dovere
affrontare una sfida importante, ma io credo che abbiamo il
dovere, come Assemblea regionale siciliana, di affrontare questa
sfida importante, perché ciò risponde al comune sentire della
stragrande maggioranza dei siciliani. Ovviamente, in questi giorni,
tutti noi abbiamo parlato con le persone, con la gente, con
associazioni, corpi sociali intermedi espressione della società
civile organizzata.
Io ho avuto un consenso pressoché unanime di condivisione rispetto
a questa nostra scelta di abolire le Province per far nascere i
liberi Consorzi di Comuni.
Credo sia importante per una forza politica, proprio per avere
profondo rispetto degli elettori, fare di tutto per mantenere una
sintonia costante dall'interno delle istituzioni, con i cittadini,
con il comune sentire, con il pensiero dei cittadini e a questo
serve il confronto che noi attivamente sviluppiamo tutti i giorni
con i nostri elettori.
Ecco, io penso che questa sia una riforma che ha davvero il
consenso della stragrande maggioranza - lo ripeto - dei cittadini
siciliani; una riforma che risponde adeguatamente, io credo, a
quella richiesta di cambiamento, di trasparenza, a quella richiesta
di efficienza della Pubblica Amministrazione, di riduzione dei
costi della politica che ovviamente non può solo riguardare le
Province, che deve riguardare ogni livello istituzionale, che deve
riguardare tutti i livelli elettivi. E voglio ricordare che il
Partito Democratico, già nella scorsa legislatura, si è intestato
la legge per la riduzione dei deputati regionali, portandoli da
novanta a settanta; e le prossime elezioni si eleggeranno non più
novanta, ma settanta deputati. E se la legge fosse stata condivisa
dalle altre forze politiche quando noi l'abbiamo proposta, già
nelle ultime elezioni regionali avremmo potuto eleggere non
novanta, ma settanta parlamentari.
Credo che in tal modo riusciremo anche a liberare risorse, in un
momento di grave crisi economica e finanziaria, per destinarle allo
sviluppo, al lavoro, agli investimenti, perché sappiamo essere
questa la priorità della nostra agenda politica.
I liberi Consorzi dei Comuni certamente valorizzeranno le identità
territoriali, ma non credo che potranno diventare l'occasione per
una guerra tra campanili . Ho sentito qui qualche deputato di
opposizione esprimere la propria preoccupazione: ma quali saranno
poi i liberi Consorzi? Ecco, io penso che dobbiamo anche darci dei
criteri nella legge che andremo a fare per evitare che possa
esserci un moltiplicarsi indiscriminato ed irragionevole del numero
di questi liberi Consorzi.
Credo dunque che noi stasera faremo qualcosa di importante.
Abbiamo un percorso molto positivo di riforma delle autonomie
locali che deve spingerci a ragionare complessivamente delle
autonomie locali in Sicilia e ripeto anche delle funzioni della
Regione siciliana, sforzandoci - e questo sarà certamente un
obiettivo irrinunciabile della prossima riforma - di garantire
l'efficienza delle funzioni oggi svolte dalle Province, per
avvicinarle ancor di più e meglio alle esigenze dei cittadini,
delle imprese e dello sviluppo del territorio, tutelando, anche qui
non si faccia terrorismo psicologico, che non ha ragione
d'esistere, fino in fondo, i diritti dei lavoratori, i livelli
occupazionali, i diritti di legge ovviamente e contrattuali di
tutti i lavoratori oggi impegnati nelle Province regionali.
Le Province sono state in questi anni luoghi in cui tanti bravi
consiglieri provinciali hanno lavorato con impegno. Ecco, noi oggi
parliamo dell'abolizione delle province, ma credo che sia anche
giusto dare merito ai tanti consiglieri provinciali ed ai tanti
amministratori che comunque in questi anni hanno fatto del loro
meglio per garantire il funzionamento di quelle strutture che oggi,
alla luce dei fatti, credo possano e debbano essere superate con la
nascita dei liberi Consorzi di Comuni.
Concludo, ancora due cose molto rapide, certamente l'abolizione
delle Province fa parte da molto tempo del programma del Partito
Democratico a livello regionale e a livello nazionale, così come
degli altri partiti che oggi sostengono la maggioranza del Governo
Crocetta, ma il fatto che possa essersi realizzata una convergenza
qui, in questo luogo, in Parlamento, con altre forze politiche, che
non fanno parte della maggioranza del Governo Crocetta, io credo
che sia un fatto molto positivo, perché parliamo di una riforma che
riguarda la Sicilia, che riguarda milioni di Siciliani. E credo che
in questo caso sia dovere delle forze politiche di maggioranza
ricercare il confronto e, se possibile, l'intesa con le altre forze
parlamentari qui presenti, con gli altri partiti, con gli altri
movimenti.
ICredo infine che ciò sia un fatto molto positivo e mi auguro che
possa rafforzarsi questo confronto, anche in occasione della
prossima riforma per l'istituzione dei liberi Consorzi dei Comuni.
Concludo dicendo che credo davvero che quella di oggi sia una
seduta importante di questa legislatura, che certamente sarà una
legislatura positiva e decisiva per il cambiamento della Sicilia.
Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musumeci. Ne ha
facoltà.
Presidenza del Pesidente Ardizzone
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Turano e Germanà sono in
congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del Pesidente Ardizzone
MUSUMECI. Signor Presidente, signori assessori, colleghi deputati,
desidero formalizzare il mio voto contrario al disegno di legge in
discussione e non intendo attardarmi sulle ragioni e sulle
considerazioni politiche che ho affidato a un mio precedente
intervento la scorsa settimana, tema per altro già ampiamente
affrontato dai miei colleghi di Gruppo, nè intendo approfittare
della disponibilità che lei, signor Presidente, ha voluto
dimostrare nel consentire all'Aula di poter utilizzare uno spazio
più articolato per affrontare un tema così serio.
Io credo che ognuno di noi abbia il dovere di fare appello anche
alla storia personale e - se mi è consentito - se non ci fossero
mille ragioni legate a una ferma convinzione per quello che dico e
di quello che dico, io credo che la mia storia personale meriti
rispetto, anche da parte di chi non condivide la posizione mia e
del centro-destra.
Voglio dire che nessuno riuscirà mai a convincermi della utilità
dei liberi Consorzi dei Comuni, chiamate finora Province regionali.
Credo di poter dire di essere stato riformista prima ancora che
qualcuno lo diventasse, non solo perché faccio politica per stile e
non per moda, ma anche perché non ho nulla di cui farmi perdonare
del mio decennio alla guida della Provincia regionale di Catania.
Ed è assolutamente ingeneroso che qualcuno della mia Provincia,
per recitare un ruolo, venga qui, in questa tribuna, a demolire le
ragioni dell'Ente intermedio senza averne assolutamente contezza,
senza avere argomenti validi e seri per farlo, o addirittura
negando l'evidenza.
Signor Presidente, signori assessori, è un reato per me dire che
la Provincia di Catania ha fatto lavorare centinaia di piccole e
medie imprese nell'assolvimento dei propri compiti istituzionali?
E' un reato per me dire che la Provincia è stata sul territorio
l'Ente di equilibrio fra i grandi e i piccoli Comuni? E' un errore
dire che la Provincia di Catania è stata il primo ente in Sicilia
che ha applicato il metodo della concertazione quando si parlava
dell' Agenda 2000 ? E' un reato dire che abbiamo operato nel
settore della cultura impegnando tantissime risorse, laddove i
piccoli Comuni, per la loro fragilità, non potevano assolutamente
intervenire? E' un reato dire che io sono stato un Presidente
assolutamente al di sopra delle parti, a garanzia degli interessi
dei sindaci di sinistra e dei sindaci di destra? E' un errore dire
che la provincia è stata un centro propulsore di mille attività che
nel decennio 1993-2003 ha visto l'ente intermedio e il comune di
Catania come un modello di nuovo Governo in Sicilia e non soltanto
in Sicilia?
Io a 20 anni sono entrato in politica perché volevo cambiare il
mondo e non sarà certo a 60 anni che il mondo possa cambiare me
Sia chiaro.
Non sarà la spinta emotiva di certa piazza che può convincermi
della inutilità di certe cose. Sono convinto di quello che dico e
non c'è piazza che non abbia il coraggio di sfidare nel confronto
leale e sincero, perché io il riformista lo facevo quando molti
altri stavano sotto le gonne puzzolenti del potere. Perché io non
ho nulla da chiedere alla politica del conservatorismo, nella mia
vita pubblica e privata. Quello che ho avuto, l'ho avuto per
legittimazione popolare e mai per scelte calate dall'alto; non
conosco viaggi di piacere con il denaro pubblico, non conosco voli
di Stato, non conosco auto blu a tempo determinato ed
indeterminato; non ho figli da sistemare perché ne ho 3 e tutti e 3
disoccupati e sanno che resteranno tali fino a quando non
troveranno la forza per collocarsi
Ho servito la politica e non mi sono servito della politica, non
ho mai cambiato casacca. Tutto questo è una storia di rinunce e di
sacrifici che mi consente di dire davanti al popolo siciliano che
io difendo la funzione e l'importanza e il ruolo dell'ente
intermedio.
Qualcuno venga a sostenere il contrario, che non ne abbia il
titolo per farlo, sentiamo Sentiamo, nel corso del dibattito Mi
venga a dire qualcuno, a me, a me che la provincia non serve, a me
deve venirlo a dire - qui - e deve anche dimostrare perché.
Cialtroni, alcuni personaggi che pensano di potersi ritagliare un
ruolo.
Allora, signor Presidente, questa vicenda stasera è una vicenda
vile, è una vicenda vergognosa, è una vicenda che offende
l'Autonomia e il sereno confronto del Parlamento.
La vera soddisfazione di sopprimere non le province, perché è una
bugia, la provincia non viene soppressa, di sopprimere gli organi
democratici di rappresentanza dei liberi consorzi, perché questo
stiamo facendo, non stiamo sopprimendo le province, non stiamo
sopprimendo i liberi consorzi, stiamo sopprimendo solo gli organi
democratici. Viva la democrazia.
Ecco, queste soddisfazioni, credo, vadano ascritte al Gruppo del
Movimento 5 stelle. Ad ognuno il proprio merito o il proprio
demerito. Dipende dal punto di vista.
Io ho grande rispetto per questo gruppo di colleghi parlamentari,
cittadini, deputati; ho grande rispetto perché nel loro programma
avevano inserito l'abolizione delle province, così come noi nel
nostro programma avevamo inserito il mantenimento delle province,
il loro potenziamento.
Chi ne esce con le ossa rotte è il Governo Crocetta, che ha
assunto il ruolo di ascaro in questa vicenda Ascaro L'ascarismo,
chi conosce la storia del nostro Paese sa, perché morso dal tarlo
della gelosia, il Presidente Crocetta ha voluto cavalcare la tigre
per non fare passare avanti il Movimento 5 stelle Allora chi è il
più riformista tra me e Crocetta, signor Presidente? Fra il mio
gruppo parlamentare e l'onorevole Crocetta, fra il centrodestra e
Crocetta, chi è? La nostra parte politica che per prima in
quest'Aula ha depositato un disegno di legge per la riforma dei
liberi consorzi, riducendone i costi e le rappresentanze
democratiche e aumentandone i poteri, o è più riformista Crocetta
che aveva invitato i siciliani ad andare a votare per le vecchie
province il 26 e il 27 maggio? Chi è più riformista?
Questo va detto, non so se va a merito dei Grillini, ma va detto.
Ed io non sono d'accordo con il collega Totò Lentini - che sa
quanto gli voglio bene - quando dice che oggi vince l'autonomia.
Chi vince? Chi vince Quando si sopprime il diritto al voto, il
diritto all'esercizio del diritto del voto di milioni di cittadini,
non ci sono vincitori
Signor Presidente, signori assessori e colleghi deputati, questa è
una storia triste, una pagina triste della storia del Parlamento.
La Provincia è una zavorra? La Provincia è malata? Bene, estirpiamo
il cancro. Ma non possiamo eliminare il malato. Dobbiamo estirpare
il cancro. Qual è il cancro? I costi eccessivi degli organi
democratici? Bene, eliminiamo i costi degli organi democratici, ma
non possiamo eliminare gli organi democratici. Mi sembra un
ragionamento assolutamente normale ed elementare ed invece abbiamo
eliminato il diritto di voto dei cittadini e siamo tornati indietro
di quarant'anni. Qual è il cancro, la Provincia che vuole ridurre
gli organi di rappresentanza anche a un solo organo monocratico? O
sono gli Istituti autonomi case popolari, o i Consorzi di bonifica
o è l'ESA? O sono gli altri enti assolutamente parassitari che
continuano a pesare sul bilancio della Regione e le cui funzioni
noi avremmo voluto aggregare a quelle della Provincia riformata,
quella con minori assessori e minori consiglieri provinciali?
Qual è la zavorra? Da che parte sta la zavorra? Dalla parte dei
203 enti regionali che macinano 52 milioni di euro l'anno? O dalla
parte di una Provincia che avremmo voluto agile, snella ma con
compiti che consentissero all'ente intermedio di potere davvero
lavorare tra la fragilità e la frammentarietà dei comuni e il
tentativo neocentralista della Regione dall'altra parte. Qual è la
zavorra? Qual è, onorevole Cracolici?
Linguaggio da anni '50 l'ESA, certo. Linguaggio da anni '50
l'Istituto autonomo case popolari, certo. E i liberi consorzi con
l'elezione diretta, che linguaggio sono? Anni '40. Certo, andiamo
indietro di dieci anni, non c'era ancora la Costituzione italiana.
Per queste ragioni - e mi avvio alla conclusione, signor
Presidente, signori assessori e onorevoli colleghi - è un bluff E'
una truffa, quella che vi state accingendo a compiere. I siciliani
non capiranno, non comprenderanno. Non può essere passata come
lotta per il rinnovamento un'azione che nasce sotto la spinta
emotiva di una poltrona in un talk show televisivo, sotto quattro
telecamere, dopo avere convocato, fissato la data per le elezioni.
Non è consentito tutto questo
Non è consentito far passare come riforma delle province
l'abolizione degli enti, degli organismi di rappresentanza
democratica, quando l'elezione diretta in Sicilia ha rappresentato
una grande conquista per tutta la democrazia. Non è consentito che
forze di sinistra, tradizionalmente legate al principio della
partecipazione e della scelta dei cittadini, possano prestarsi a
questo gioco nella farneticante lotta di un giacobinismo che non
definisce un quadro normativo futuro perché appare astratto,
incerto, anzi assolutamente assente.
E allora, è una pagina triste, signor Presidente. Noi stiamo
espropriando il diritto di voto di quattro milioni di siciliani Di
questo si tratta E' una pagina triste ed il Parlamento non può
gioirne, per quello che si va a compiere. In nome dell'eroismo, in
nome della rivoluzione, in nome del grande eroe Crocetta. Eroe?
Eroe? Eroe.
Ma attenzione, diceva un filosofo francese, credo si chiamasse
Francois de La Rouchefoucauld: Gli eroi sono come certi dipinti,
per apprezzarli non bisogna guardarli molto da vicino.
Quando i siciliani avranno capito che Crocetta ha trasformato un
ente di Governo eletto dal popolo in un ente di sottogoverno
affidato ai partiti sarà un eroe guardato finalmente da vicino.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Musumeci. Ha chiesto di parlare
l'onorevole Malafarina. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo veramente
intenzione di rinunciare a questo mio raro intervento, però, visto
e considerato che è una occasione più unica che irripetibile, non
posso rinunciare.
Da questo palco...
FORMICA. Pulpito
MALAFARINA... Pulpito, non faccio prediche, però.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, non faccia provocazioni, lei che è
bravo in questo.
MALAFARINA. Mi sembra di assistere un po' a qualche tragedia greca
o meglio a qualche pagina scritta da Andrea Camilleri che ho letto
sempre con molto piacere, Una gita a Tindari, dove qualcuno,
stracciandosi le vesti, dimenticava di ricordare che se le cose
erano andate così come erano andate era colpa di quel qualcuno che
si stracciava le vesti.
E' una bellissima pagina di storia siciliana, descritta in modo
assolutamente eccezionale con quattro parole: i quattro poliziotti,
i pochi carabbinera e quant'altro guardavano il tizio che si
stracciava le vesti in modo teatrale: ammammaluccuti .
E io poco fa guardavo l'ultimo oratore, l'onorevole Musumeci,
ammammaluccutu , perché vederlo stracciarsi le vesti,
sinceramente, mi ha fatto un po' riflettere.
Vedete, certe posizioni e i discorsi che si sono fatti in
quest'Aula mi sembrano le difese degli ultimi giapponesi della
Seconda Guerra Mondiale quando ancora ci si ostinava a pensare che
la guerra ci fosse e qualcuno, armato di sciabola, continuava a
resistere all'avanzare della modernità sotto certi punti di vista e
a non accettare la sconfitta.
Questa politica, così come è stata fino ad oggi condotta con la
teatralità che la contraddistingue, con questa oratoria fine a se
stessa, senza affrontare i problemi e le risposte da dare alla
gente, ha fatto il suo tempo.
Siete fuori tempo perché la gente già ci ha condannato nelle urne,
ci ha condannato perché il 53 per cento, come diceva Antonello
Cracolici, non è andato a votare. Ci ha condannato perché ha votato
solo il 47 per cento dei siciliani.
E questo è un grave sintomo per la democrazia, è un grave sintomo
perché la gente non trova più risposte nella politica e non trova
più risposte in questo modo di fare politica, anzi, proprio questo
modo di fare politica allontana il cittadino dalla politica perché
non siamo in grado di dare delle risposte alla collettività, perché
continuiamo a recitare riti ormai lontani dove non riusciamo, o
almeno una parte, non è consapevole della situazione e non riesce a
dare una risposta.
Qua ci stiamo accapigliando su quello che dobbiamo fare di questi
enti, di questi organi intermedi. Questi organi intermedi saranno
un qualcosa che definiremo, spero, tutti quanti assieme, per potere
riorganizzare una macchina amministrativa che ha profondamente
deluso le aspettative della gente, enti inutili che assorbono delle
risorse e servono solo a mantenere i due-tre cento posti da
consigliere provinciale, senza dare nessun risultato concreto.
Abbiamo la possibilità di procedere alla riorganizzazione degli
enti intermedi affidando e dando la responsabilità politica di
questi enti a coloro i quali già ce l'hanno, i Sindaci, i consigli
comunali, coloro i quali saranno valutati e chiamati a rispondere
dai cittadini in base ai risultati che otterranno.
L'esempio emblematico di quella provincia che nega ai sindaci il
diritto di auto-organizzarsi è proprio l'emblema di ciò che sono
stati questi organi. Mi si dice, anzi si dice, che c'è un attentato
alla democrazia. Non è vero.
Uno dei più perfetti sistemi democratici del mondo che è
rappresentato dagli Stati Uniti elegge il proprio presidente in
seconda battuta, il Presidente degli Stati Uniti è eletto dai
grandi elettori.
Nessuno si scandalizza, non c'è nessun attentato alla democrazia,
si fanno delle scelte e i grandi elettori vanno ad eleggere l'uomo
più rappresentativo del pianeta. Non penso che le province
siciliane o gli organi territoriali subiscono un qualsiasi vulnus.
E, comunque, su questo abbiamo una intransigenza di fondo,
l'intransigenza dovuta dalla necessità di dare finalmente alle
persone e alla gente una risposta positiva.
Non possiamo ignorare, non gli urli di dolore che provengono e
neanche i luoghi di sicilianità, dipinti come ostelli di varia
natura, dobbiamo solo ed esclusivamente riorganizzare una macchina
amministrativa fossilizzata, che non funziona, che succhia risorse
allo Stato, che spende centinaia di milioni di euro in modo
improduttivo e, soprattutto, che ha ridotto questa Italia e questa
Europa alla miseria.
La gente non ha che cosa mangiare e noi ancora ci accapigliamo se
dobbiamo difendere o no il posto del consigliere provinciale. Credo
che ne abbiamo misure già colme di queste situazioni. E credo che i
15 deputati che stanno seduti in quest'Aula che fanno parte del
Movimento Cinque Stelle, siano un sintomo del malessere della
società che non ha trovato nelle forze politiche tradizionali una
risposta e la va cercando in modo alternativo.
La politica si deve dare e si deve attrezzare per dare finalmente
una risposta alla gente, farsi un profondo esame di coscienza e, su
questo tipo di intervento, procedere in modo condiviso perché una
ristrutturazione amministrativa di questo genere è un valore di
tutti quanti, è un valore di questa Assemblea, che finalmente oggi
è vista in Italia come rinnovatrice e dove finalmente non si parla
più di malaffare ma di rinnovamento.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Malafarina. E' iscritto a parlare
l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente dell'Assemblea, signor Presidente della
Regione (che non c'è), Assessori, onorevoli colleghi, avevamo
proposto come cantiere popolare una riforma seria.
Avevamo proposto - e ribadiamo la proposta - una riforma dell'ente
intermedio che aveva, secondo noi, centrato l'obiettivo che quella
poca fetta di siciliani, che in un momento in cui non può mangiare,
forse ha ancora voglia di occuparsi di province e sono, a mio
modesto parere, davvero pochi, potevano condividere.
Avevamo proposto, e ribadiamo la proposta, una riforma dell'ente
intermedio che aveva - secondo noi - centrato l'obiettivo che
quella poca fetta di siciliano che in un momento in cui non può
mangiare, forse ha ancora voglia di occuparsi di province, e sono a
mio modesto parere davvero pochi, potevano condividere.
Avevamo infatti proposto una riforma che colpisse tutto quanto di
spreco o di superfluo negli enti intermedi vi fosse: avevamo
proposto una riduzione dei compensi, una riduzione dei rimborsi per
i permessi, l'eliminazione delle nomine esterne, una riduzione dei
consiglieri e degli assessori, una riduzione corposa delle
indennità.
Avevamo proposto, nella parte che la Presidente dell'Assemblea
correttamente ha stralciato, una riforma funzionale vera con
attribuzione di poteri e funzioni, con corrispondenti risorse.
Avevamo proposto, dunque, qualcosa di serio ma, evidentemente,
questo Governo e questo Presidente non hanno compreso perché,
forse, le cose serie non sono - e lo dico con rammarico - ad oggi,
patrimonio di questo Presidente della Regione.
E tuttavia, onorevole Presidente, noi continuiamo a pensare che i
siciliani, che sono più intelligenti e più lungimiranti di tanti di
noi, apprezzeranno e comprenderanno.
Comprenderanno, soprattutto, che questa riforma, o pseudo tale,
così come chi l'ha architettata, l'ha rappresentata in più
conferenze stampa e in qualche talk show è, di fatto, in maniera
oggettiva, la riduzione di uno spazio di democrazia partecipata.
Noi stiamo eliminando un ente intermedio che veniva eletto nei
suoi rappresentanti (presidente e consiglio) dai cittadini e stiamo
proponendo, state proponendo governo, maggioranza e Movimento
Cinque Stelle di supporto, un modello che è quello di una
democrazia indiretta, un modello che preferisce agli eletti i
nominati.
Vi accorgerete - e mi rivolgo ai colleghi del Movimento Cinque
Stelle - che le sorprese cominceranno presto perché il riferimento
all'articolo 145 dell'OREL, dell'Ordinamento degli enti locali, che
dà al Presidente della Regione la titolarità esclusiva nella scelta
e nella nomina dei commissari, farà sì che verranno nominati nove
commissari (altro che prefetti), che saranno nove sottogoverni in
più non da eliminare dalla casta ma da aggiungere a quella
pletora e a quella casta di nominati e non di eletti che, ancora
oggi copiosamente, si annida nelle zone più o meno grigie della
Regione Siciliana.
E d'altronde, e mi rivolgo ai colleghi del Movimento Cinque Stelle
che io non considero un sintomo di malessere - probabilmente il
collega che mi ha preceduto non voleva significare grammaticalmente
quello che poi ha detto - io li considero una rappresentanza
importante della democrazia partecipata, parte della quale oggi voi
contribuite ad eliminare, ecco, a voi vorrei dire ed ai colleghi
che del vostro movimento sono intervenuti, che qui nessuno ha
paura.
La paura è un concetto che non può albergare in un'aula delle
istituzioni.
E nessuno ha paura, soprattutto per chi, come me, ha una
professione e una storia e per chi, come me, è sempre stato eletto
con i voti e con le preferenze, non è mai stato nominato né è stato
posto al riparo di un grande comunicatore che per ciò stesso gli
dava già la possibilità di partire da un plafond di voti di talché
si potesse essere messo in sicurezza, ecco la parola paura non
deve albergare e non alberga.
Io dico che è normale dialettica politica, che ci può fare
crescere, che ci può fare confrontare e, però, in politica valgono
i fatti e quello che si dice resta. Io non mi appassiono al tema di
una vostra presenza, colleghi del Movimento Cinque Stelle, di una
vostra partecipazione organica al Governo Crocetta. Un dato è
certo, al di là del vostro voto su questa pseudo riforma che
stasera si va a votare, voi, a differenza di quello che abbiamo
fatto noi, ad esempio del Cantiere Popolare, avete votato il
Documento di Programmazione Economico-Finanziaria, avete votato il
documento più importante di pianificazione economica, un documento
lacrime e sangue per i siciliani, che avete condiviso - dopo un
po' di trattative non proprio da terza Repubblica - insieme al
Governo Crocetta.
Allora, per questo noi chiediamo ai siciliani di stare insieme a
noi davvero ad aprire questo Palazzo. E io plaudo alle iniziative
del Presidente Ardizzone, questo Palazzo deve essere di
cristallo . E deve continuare, Presidente Ardizzone, in questo
senso perché io sono convinto - e lo dicevo qualche giorno fa
all'onorevole Malafarina - che questa legislatura, onorevole
Cracolici, non può essere solo riformista. Se ci riusciamo e se ne
siamo capaci, deve essere costituente. E per essere una legislatura
costituente non può essere una legislatura nella quale disegni di
leggi o pseudo riforme, come quella che stasera si voterà, possano
essere imposte a colpi di maggioranza.
Onorevole Cracolici, io devo dirle la verità, sono rimasto colpito
molto negativamente dal suo intervento perché lei sa che io la
ascolto sempre con attenzione.
Capisco che lei questa sera mangerà lo stesso e, però, le posso
garantire che, siccome ci sono tanti siciliani che non mangiano da
un po', dire che oggi c'è questa grande opinione pubblica per le
strade che si straccia le vesti per abolire le province, è una
mistificazione.
Lei questa sera ci ha regalato un discorso da campione di
demagogia volendo spiegarci che combatteva la demagogia. E questo,
onestamente, da lei non me lo sarei mai aspettato, tanto più nel
passaggio topico laddove lei ci ha spiegato che chi fa politica
deve guardare all'opinione pubblica. Eh no
Allora, siamo alla notte delle istituzioni. Chi fa politica, chi
fa il legislatore deve fare buone leggi, deve creare programmi di
sviluppo, deve creare i presupposti per trovare posti di lavoro.
Altro che guardare all'opinione pubblica Perché un'opinione
pubblica come quella attuale in grave crisi e in grave disagio
sociale non può essere la cartina di tornasole per fare scelte
buone per la comunità siciliana. Altro che guardare all'opinione
pubblica, onorevole Cracolici
E allora noi avevamo offerto una buona riforma, Presidente. E
invece il Governo ci ha risposto di no. Ha cambiato orientamento
più volte, secondo me perdendo anche di credibilità e non soltanto
secondo me, e io spero che da parte di tutti prevalga buon senso e
prevalga onestà intellettuale per il prosieguo.
Amici miei, smettiamola con la parola casta'. Qua siamo o tutti
casta' o non c'è nessuno. Smettiamola - e mi rivolgo, anche se non
c'è, al Presidente Crocetta - di continuare questa mistificazione
della realtà odiosa che tende a dividerci.
Io voglio essere utile alla mia terra. C'è una fetta di cittadini
siciliani che mi ha votato per l'ennesima volta in questo
prestigioso Parlamento per la seconda volta, ma se dobbiamo
continuare a fare la corsa ai buoni e ai cattivi, io credo che così
come accadde per la Rivoluzione francese, dove uno dei primi a
finire sotto la ghigliottina fu Robespierre, qui non si salva
nessuno e Robespierre, voi mi insegnate, era uno dei fautori di
quella Rivoluzione francese.
MUSUMECI. Sanculotto
CORDARO. E allora tra Sanculotti e Dorotei io preferisco coloro
che, in buona fede, cercano di svolgere il loro lavoro
quotidianamente come cerco, con assoluta onestà intellettuale, di
fare io. E quindi, quando mi confronto con un collega di qualunque
colore e di qualunque partito, lo faccio non pensando che stia
parlando con me per prendermi in giro o per prospettarmi una realtà
diversa da quella che è, ma perché si vuole confrontare su un tema
che sia utile alla nostra terra e io spero da questa sera, conclusa
la vicenda delle province, che si possa finalmente cominciare a
parlare di Sicilia.
Signor Presidente, però, al di là della mia preoccupazione per la
fine che faranno i 6.500 dipendenti delle nove province siciliane,
al di là del fatto e della constatazione che siamo in presenza,
comunque, di funzioni senza risorse e, comunque, di un dubbio
grande quanto una casa sulla fantomatica spesa risparmiata, io devo
chiederle un altro minuto per dirle e per dire ai colleghi e al
Commissario dello Stato - questa volta sì - che questo disegno di
legge che oggi la maggioranza di Governo andrà a votare, è un
provvedimento viziato da palese incostituzionalità. Lo dirò in un
minuto, spiegherò le ragioni, chiedo scusa e la ringrazio, signor.
Presidente.
E' un provvedimento in palese violazione di costituzionalità anche
perché si pone in contrasto con la sentenza n. 143 del 2010 nella
quale la Corte costituzionale ha ribadito con specifico riferimento
alla potestà legislativa esclusiva della Regione Siciliana che deve
essere strettamente conforme ai princìpi della legislazione
statale, per una esigenza di uniformità in tutto il territorio
nazionale, discendente dall'identità di interessi che comuni e
province rappresentano. E siccome questo disegno di legge si pone
in contrasto con gli articoli 1, 5 e 114 della nostra Carta
Costituzionale, io dirò brevemente perché.
Siamo in presenza di una elezione di secondo grado, se dovesse
passare questo disegno di legge, che si rivela incostituzionale
perché non garantisce i cittadini in quanto i diritti elettorali
sono diritti fondamentali.
L'inciso contenuto nel primo comma dell'articolo 1, Gli organi di
governo dei liberi consorzi comunali sono eletti con sistema
indiretto di secondo grado , è in contrasto con l'articolo 1, 5 e
114 della Costituzione perché prevede l'autonomia delle province
che nel diritto costituzionale italiano sono qualificate come enti
esponenziali di una comunità territoriale che si organizza
democraticamente secondo l'articolo 1, con organi elettivi di
diretta emanazione del corpo elettorale.
In base al principio fondamentale dell'articolo 5 della
Costituzione la Repubblica una ed indivisibile riconosce e
promuove le autonomie locali , il legislatore regionale non può
quindi abolirle, limitarle, diminuire la rappresentanza politica o
incidere sul carattere democratico dell'ente, che rappresenta uno
dei requisiti essenziali dell'ordinamento repubblicano.
Ma c'è di più: questo disegno di legge si pone in contrasto con
una norma vigente, perché di fatto incide sulla norma che ha posto
nell'ordinamento le province, senza abrogare la legge 9 del 1986,
quella che istituisce e regola le province.
Siamo in presenza, colleghi, Assessori, Presidente dell'Assemblea,
di un obbrobrio giuridico.
Io sono convinto che il Commissario dello Stato apprezzerà le
nostre argomentazioni, sono ancora più convinto, anzi lo spero, che
prima o poi anche il Presidente Crocetta cominci ad apprezzare le
nostre valutazioni politiche.
Il gruppo del Cantiere Popolare, voterà no al disegno di legge.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Anselmo. Ne ha
facoltà.
ANSELMO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
"immaginate circoscrizioni amministrative provinciali, non diremo
molto vaste, o molto popolose, ma tali che racchiudano in sé
sufficienti elementi di vita e vedrete meno grette le intenzioni e
più estese le viste, meno preponderanti le influenze locali, più
studiato e cercato l'interesse generale, più apprezzata
l'indipendenza, più vivo quanto più illegittimo il desiderio di
maggiori franchigie, più sicura infine la libertà .
Non sono parole mie. Così si esprimeva la Commissione della
Camera dei Deputati il 3 maggio 1856, nella relazione illustrativa
di presentazione del progetto di riordino dell'amministrazione
provinciale. Più di 150 anni sono passati da allora e, a scadenze
più o meno regolari, vi è stato chi ha proposto l'abolizione di
questo ente, ritenendolo un livello istituzionale intermedio,
titolare di poteri e competenze, talvolta non meno identificate in
quanto sovrapponibili a quelle delle Regioni e del Comune.
In tutte le riforme, sia di natura costituzionale sia ordinaria
attuate o proposte, sino ad ora le province sono sempre state messe
in discussione. Ma tutti questi tentativi oggi si sono dimostrati
essere troppo arditi, e questo, considerata la complessità
economica, sociale e territoriale del nostro paese, che ha imposto
l'esistenza di questo ente intermedio fino ad oggi.
Ma i tempi oggi sono cambiati. E' vero, la riforma del Titolo V,
parte II della nostra Costituzione, peraltro rinnovando il testo
costituzionale del '48, articola la Repubblica in più parti
costitutive, contemplando espressamente le province - come
ricordava l'onorevole Vinciullo e come hanno fatto altri colleghi
prima di me - e del resto anche volgendo lo sguardo ad altri Paesi
europei ci si imbatte nella presenza di un terzo livello di
Governo. E' il caso della già richiamata Germania, ma è anche il
caso di Francia e Spagna, ma c'è una differenza tra loro e noi. Ed
in vero, se stiamo a guardare dall'Unità d'Italia ad oggi, il
numero delle province è andato costantemente aumentando, quasi
raddoppiato se noi guardiamo alla storia nostra costituzionale,
venendosi a creare degli enti intermedi molto disomogenei tra di
loro, dal punto di vista della popolazione e della superficie
territoriale.
Tutto questo ha prodotto, e non poteva non produrre, l'intervento
in materia di province, effettuato con il famoso Decreto cosiddetto
di Spending Review dell'estate passata. E non vi è dubbio che è
emerso in questo decreto, non soltanto quello che ho appena
ricordato sulla lievitazione del numero delle province,
lievitazione a cui è indispensabile porre rimedio, ma è anche
emersa l'assoluta necessità di contribuire all'adozione di scelte
virtuose sul piano finanziario.
Ed infatti, la crisi internazionale che coinvolge anche il nostro
Paese e l'esigenza di farvi fronte hanno indubbiamente inspirato il
riordino delle province, non a caso collocato nel già richiamato
cosiddetto decreto Spending Review, e sappiamo bene che su questo
decreto pende il giudizio della Corte Costituzionale.
Ma io qui vorrei sottolineare, in particolare, l'esigenza di
intervenire con misure incisive e definitive e questa necessità è
stata condivisa anche dalle autorità europee che hanno ritenuto
necessaria un'adozione pressante da parte delle autorità italiane
incoraggiando il Governo nazionale, ma anche i governi regionali e
locali, a prendere immediatamente delle misure per garantire una
revisione dell'amministrazione pubblica, allo scopo di migliorare
l'efficienza amministrativa.
Sul punto di particolare rilevanza, l'esplicita richiesta europea
di un forte impegno ad abolire, o comunque a fondere, alcuni strati
amministrativi intermedi come le Province, ed in questo quadro
generale - perché non voglio rubare oltre tempo, perché si è fatto
comunque tardi e non voglio togliere parola agli altri colleghi -
che ho trattato velocemente, e sicuramente confusamente, si
inserisce il disegno di legge oggi in discussione, il cui senso non
è certamente, cari colleghi, di procedere ad una riforma
incostituzionale, ma è quello di procedere ad una riorganizzazione
delle autonomie locali, ai sensi dell'articolo 14 lettera o dello
Statuto per quanto di competenza di questa Assemblea e di questo
Parlamento, e dell'articolo 15 del nostro Statuto che - prima di
tutto lo ricordo a me stessa - è pacificamente riconosciuto essere
una norma costituzionale derogatoria e derogativa della
Costituzione.
Pertanto, è per questo che io ed il Gruppo Democratici Riformisti
di cui faccio parte, non solo è ampiamente favorevole al disegno di
legge oggi in esame, e pertanto voterà a favore, ma è soprattutto
favorevole alla conseguente riforma che oggi da quest'Aula prenderà
l'avvio.
Questo disegno di legge non è il punto d'arrivo, ma il punto
d'inizio di una grande riforma delle Amministrazioni locali.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Greco Giovanni. Ne
ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
dobbiamo dire che abbiamo iniziato bene.
Il Presidente ci ha dato la possibilità, su questa materia, di
fare un dibattito approfondito ed è stato molto bravo a dare quel
tempo in più ad ogni collega per potere esprimere le proprie idee.
Io cercherò di fare un intervento diverso, e spero che sia
propositivo.
Come diceva la collega che mi ha preceduto, questo non è un punto
di arrivo ma è un punto di partenza. E per quei colleghi che sono
intervenuti prima di me, dicendo che si sta abolendo con questo
provvedimento la democrazia, io sono convinto, onorevole Cordaro,
che noi dobbiamo contribuiamo a redigere quello che ad oggi ancora
non è partito, il libero Consorzio dei Comuni, tenendo presente che
l'elemento importante che deve costituire questi liberi Consorzi di
Comuni - e che nessuno ce lo vieta - è di eleggerli.
Perché non li dobbiamo eleggere? Perché dobbiamo portare avanti il
disegno di legge che ci propone il Governo? Ci sarà un dibattito,
ci sarà una Commissione, ed io sono d'accordo che venga istituita
una Commissione con intergruppi, in modo che, parallelamente alla I
Commissione che, come giustamente diceva l'onorevole Panepinto, è
titolata ed ha l'onere di esaminare questo disegno di legge, ci
possa essere un gruppo di studio dove questo provvedimento venga
esaminato. Ed io sono convinto che quella rivoluzione che è tanto
declamata dal nostro Presidente, non debba essere una rivoluzione
intenta a far valere i numeri; sono convinto che una vera
rivoluzione è quella che ha il consenso più ampio possibile: quella
sì che è una rivoluzione
E la rivoluzione, signor Presidente - colgo l'occasione per
rammentarlo - quella che la democrazia da tanti decenni si impone,
è quella di dare la rappresentanza alle opposizioni degli organi di
controllo.
Non è rivoluzione quella che si vuole dare ad un componente di
questo Parlamento, solo perché è un graduato della polizia Mi
consenta, questi sono segnali di rivoluzione che saranno dannosi
per la democrazia.
Cerchiamo, con la collaborazione di tutti, di non dare la
rappresentatività ad elementi che sono stati nominati e non eletti
con le preferenze, e poi vengono dal pulpito a fare la predica
perché pensano che i cittadini hanno fame. Lo sappiamo tutti che
hanno fame
Cerchiamo di essere coerenti con i comportamenti; cerchiamo di non
aizzare la gente in un momento di grande bisogno; cerchiamo di
collaborare tutti perché una legge non è da dare a chi la presenta,
la legge è del Parlamento siciliano. E con questo elemento così
importante, tutti noi cerchiamo di capire che una legge non è
padrona di nessuno, è il Parlamento che la legifera.
Ed è sicuramente un vanto per questo Parlamento fare una riforma
della Province di cui tutti si riempiono la bocca: l'ha fatta
Crocetta, l'hanno fatta i grillini .
Ricordo ai miei colleghi che la prima riforma in tal senso
l'abbiamo presentata noi nella passata legislatura, quando abbiamo
presentato un disegno di legge sui liberi Consorzi dei Comuni: è
agli atti Quindi, qui vengono con un anno di ritardo
Comunque, sin da quando si è incardinato questo disegno di legge,
tutti sapevano che io ero a favore della soppressione delle
Province e a favore dei liberi Consorzi comunali.
Signor Presidente, concludo dichiarando la mia astensione dal
voto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dipasquale. Ne ha
facoltà.
DIPASQUALE. Signor Presidente, innanzitutto ritengo opportuno
esprimerle il mio personale ringraziamento, per la grande pazienza
che ha e che continua ad avere nei nostri confronti.
PRESIDENTE. E' mio dovere.
DIPASQUALE. Lo so che è suo dovere, però non è usuale vedere un
Presidente che non lascia mai l'Aula in un dibattito così lungo. E
questa comprensione mi fa particolarmente piacere. I parlamentari
non possono non esprimere il proprio pensiero in un momento che è
importante per ognuno di noi.
Io, l'ho già detto in un mio precedente intervento, sostenevo che
le Province dovessero scomparire già prima dell'inizio di questa
legislatura, quindi ho una soddisfazione immensa: l'ultima mia
dichiarazione risale al 7 luglio del 2012, quando ancora non era
scoppiata nessuna scintilla nei confronti del Presidente Crocetta.
Quindi, quello che dico oggi, lo dico non per una difesa
d'ufficio, ma proprio per convinzione. Io sono stato sempre
convinto dell'inutilità assoluta degli enti, dell'ente provincia, e
oggi ho la fortuna, da parlamentare, di potere votare per la
conclusione di questo percorso.
Io ritengo che ci stia tutto il voto a favore, il voto contrario,
la contrapposizione, una cosa però non riesco a condividere: non
c'entrano secondo me le contrapposizioni forti. Ho sentito questa
sera anche qualche termine pesante, anche nell'ultimo intervento,
il fatto che ci sia in quest'Aula un ufficiale, un graduato della
polizia di Stato - no guardi è stato proprio fuori luogo il suo
intervento - mi fa fare una cosa che mi risulta proprio difficile,
difendere l'onorevole Malafarina, perché lui non ha bisogno di
essere difeso. Non c'entrava assolutamente con il confronto civile
che ci deve essere, così anche un intervento, signor Presidente,
nel quale è stata utilizzata una parola pesante nei confronti di
chi vota, sciagurati', ritengo non sia ammissibile.
Ci sono due posizioni diverse, c'è una posizione che chiede il
mantenimento delle province, esiste una posizione del Governo, del
Presidente Crocetta, della maggioranza, che invece ritiene di
andare verso un percorso diverso. Ma a questa maggioranza esiste
anche un appoggio che io ritengo positivo, che ritengo utile
nell'interesse della nostra Regione. I cittadini votano noi, non
per rappresentare maggioranze e minoranze, votano noi per risolvere
i problemi delle comunità, sia oggi il pasto, la casa o anche la
riforma di quelli che sono gli enti locali, come in questo caso le
province. Allora il fatto che ci sia un movimento, una forza
politica che coerentemente alle cose che aveva detto anche in
campagna elettorale appoggia una maggioranza che noi non abbiamo in
quest'Aula e determina l'abolizione delle province, non è uno
scandalo.
Ci sarà un motivo perché il Presidente Crocetta viene invitato
dalle televisioni più importanti di questo Paese, e qualcuno ne
approfitta anche per farne qualche battuta fuori luogo. Non mi
risulta che il Presidente compra degli spazi pubblicitari delle
emittenti nazionali. Voi lo sapete, questo accade perché abbiamo un
Presidente che produce atti concreti, che produce atti che hanno
una visibilità nazionale. Quindi, mi permetto di dire, e concludo
immediatamente, che così come è stato utile ed importante il voto
del Movimento cinque stelle, ritengo anche che sia sbagliato per
quanto riguarda il risultato che tutti insieme stiamo ottenendo con
l'abolizione delle province.
Secondo me dire il merito è mio, il merito è tuo, il merito è
nostro, il merito è di quello o dell'altro non serve. Il merito è
di tutti, il merito è di una classe politica coraggiosa che qui
dentro ha fatto una scelta che è quella di abolire le province.
Grazie Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lombardo. Ne ha
facoltà.
Onorevole Lombardo, la prego di contenere il suo intervento nei
cinque minuti previsti dal Regolamento.
LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei partire
dalle conclusioni di ieri sera. Giustamente il Presidente ha
rinviato l'Aula dicendo che si era dinanzi ad una riforma organica
e, quindi, era il caso di pervenire alle conclusioni ed al voto
finale oggi perché si voleva dare a tutti lo spazio di intervenire;
e questo lo apprezzo particolarmente.
Essendo alla prima esperienza parlamentare, mi chiedo cosa voglia
dire il termine riforma organica . Perché, vedete, tutti qui siamo
venuti armati di buone intenzioni per riformare diversi aspetti
della pubblica amministrazione, degli enti locali, dello spreco,
dei problemi che attanagliano questa regione. Ma non avrei mai
immaginato che un problema così importante e delicato, come la
riforma di un'amministrazione degli ordinamenti locali della nostra
Regione, l'attuazione di un articolo dello Statuto della Regione
siciliana, una definizione rimodulazione delle competenze ,
potesse ridursi in un comma che tratta della questione
dell'elezione indiretta e della questione di commissariare
immediatamente gli enti già commissariati, come se questo fosse il
centro della questione. Come se questo fosse il vulnus principale e
centrale del tutto.
Qui non si ha nessun riferimento all'abolizione delle province,
nessuna Provincia verrà abolita: domani i funzionari delle province
andranno a lavorare, i dipendenti delle partecipate delle province
andranno a lavorare, le competenze resteranno le stesse, gli
sprechi, le sagre, le auto blu dei dirigenti continueranno a
girare. Non cambierà nulla. Quindi, la riforma organica dov'è? In
cosa consiste? Naturalmente in nulla Ed è questo che mi preoccupa
di più. E' questa condizione surreale alla quale siamo sottoposti,
perché vedete - e di surrealismo bisogna parlare - quando nell'arco
di un mese un Governo della Regione passa come se si fosse
all'interno di un ditirambo o di una processione, passando
semplicemente da anticipare le elezioni provinciali, posticiparle,
portare un disegno di legge che moltiplica gli enti, poi ritirarlo,
poi andare dal Commissario dello Stato, poi presentare degli
emendamenti, poi dire che le province vengono abolite, poi dire che
è responsabilità di altri.
Ma si fa così una riforma organica? Si eliminano così gli sprechi
della pubblica amministrazione? E' questo il modo in cui ci
dobbiamo approcciare a queste tematiche? Io penso di no E proprio
perché penso che siamo dinanzi ad un ditirambo e si è dinanzi ad
una grande ubriacatura da parte, soprattutto, dei responsabili di
questo Governo, io non ritengo che questo disegno di legge abbia, o
debba avere, la mia fiducia o quella dei componenti del mio Gruppo
anche perché molto spesso si è fatto riferimento ad alcuni
importanti esponenti della maggioranza che hanno dichiarato come un
partito autonomista dovrebbe affiancare questa cosiddetta riforma
che non si ha il coraggio di fare.
Io rispondo al segretario di questo partito di maggioranza che non
sono io, e non era un esponente del mio partito che il 24 gennaio
del 2012, ovvero poco più di un anno fa, in I Commissione, dinanzi
al disegno di legge sulla riforma organica delle province,
sull'attuazione di liberi consorzi affermava - e mi riferisco
all'onorevole Cracolici, che non so se è la stessa persona perché
purtroppo è riportato soltanto il cognome - di recepire la
normativa nazionale e addivenire ad una riforma delle province
attraverso un sistema che non dia luogo nei fatti ad alcuna
moltiplicazione degli enti in atto già esistenti. E chi garantisce
che non ci sarà una moltiplicazione? Nella sostanza la proposta
potrebbe portare all'istituzione di 38 nuove province.
Così come l'altro leader della cosiddetta maggioranza, l'onorevole
Leanza, diceva: far rilevare ancora che negli istituendi liberi
consorzi di comuni i componenti degli organi sono nominati e non
già eletti direttamente e che tale circostanza difficilmente
garantirà l'osservanza ed il rispetto dei principi di autentica
democrazia . Ma scusate, è lo stesso onorevole Leanza che ieri ha
firmato un emendamento, approvato da quest'Aula, che propone
l'elezione indiretta di secondo grado? Ma allora il coraggio di
queste riforme che viene decantato, a chi viene decantato? Dov'è il
coraggio di fare queste riforme? Chi è che lo ha avuto e lo ha?
E allora, visto che si parla di coraggio, passando dal metodo al
merito, io dico che il nostro disegno di legge, che abbiamo
ripresentato all'interno di questa Assemblea, merita attenzione.
Quello sì che è un disegno di legge di riforma organica perché
ridistribuisce le competenze, rivaluta il sistema con cui, in base
al principio di sussidiarietà, bisogna organizzare gli enti locali
e finalmente inizia a demandare competenze dalla Regione.
E' la Regione il problema dello spreco e dei costi della pubblica
Amministrazione. E' la Regione che assorbe e continua a divorare
soldi pubblici. E' la Regione che ha creato, per mezzo degli entri
creati negli anni cinquanta, le vergogne che ci portiamo in un
debito consolidato enorme.
Quindi, ribadisco il mio voto contrario a una non riforma ,
definiamola legge ma non so come vada definita, ma aspetto, nei
fatti, che questo Governo, come è previsto nella norma, entro il 31
dicembre presenti una riforma organica.
Lì ci confronteremo, lì ci misureremo, lì organizzeremo un metodo
valido di tavoli e faccio appello anche a lei, Presidente, affinché
vengano coinvolti tutti i Capigruppo e tutti gli esponenti
dell'Assemblea, affinché questo fondamentale disegno di legge abbia
una partecipazione più ampia possibile.
Lì faremo uscire realmente il senso autonomista, in attuazione
dello Statuto, che il nostro partito da anni si propone.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Asero. Ne ha
facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,
brevemente, nell'esprimere il voto contrario così come il nostro
Gruppo ha già manifestato, mi limito a dire semplicemente che tutti
siamo per abolire i costi però, sicuramente, in questo dibattito
abolire i costi non significa abolire alcuni principi che regolano
la vita amministrativa e democratica.
Non può esserci una divisione fra riformatori, conservatori e
innovatori pensando che ognuno appartenga ad una posizione di
verità.
Io ritengo che il confronto serve a dimostrare le ragioni che
ognuno di noi vuole far valere nel rispetto dei ruoli e funzioni ma
anche nel rispetto di un confronto che deve portare ad essere
sempre più forte e viva in ognuno di noi la considerazione che c'è
poi un interesse primario che è quello delle istituzioni e quello
di servire le istituzioni.
E in questo impegno io ritengo che nessuno può scriversi al ruolo
che ritiene più congeniale. Le verità assolute, ripeto, non
esistono, esistono solo le considerazioni e i valori in cui ognuno
di noi crede.
Concludendo, dico che sicuramente la forza dei numeri ci consente
una posizione di soccombenza, però io ritengo che nel momento in
cui va istituito un confronto e un tavolo tecnico per definirne un
percorso, ma anche per definirne contenuti e nuovi principi del
soggetto giuridico che andrà a nascere, almeno in quella sede,
speriamo di essere più razionali e ragionati per un risultato
positivo.
PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, la ringrazio, perché in meno di due
minuti ha espresso la sua posizione, che era chiara, ma soprattutto
un concetto fondamentale sul prosieguo.
E' iscritto a parlare l'onorevole Di Giacinto. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
diciamo che stasera stiamo trattando un argomento che non dovremmo
trattare, cioè stiamo parlando come se noi fossimo qua a parlare
della riforma delle Province.
Stasera noi votiamo semplicemente tre articoli, dove si dice che
non si fanno le elezioni della Provincia, dove, con chiarezza, la
maggioranza dice che le elezioni dei membri della Provincia saranno
di secondo livello. E qui stasera, ed anche ieri sera, abbiamo
parlato e stiamo parlando credo già da cinque ore di una riforma
che di fatto non è arrivata in Aula.
Posso dire con estrema chiarezza che il Presidente Crocetta,
all'incontro che ha avuto con i Capigruppo e il Presidente
dell'Assemblea, ha detto a tutti i capigruppo che al momento che si
tratterà della riforma, si parlerà della riforma, darà ampio spazio
a tutti.
Stasera, ho sentito parlare tutti di competenze, che fine faranno
i dipendenti, che fine farà questo, non è questo credo l'argomento.
Sappiamo tutti, fra l'altro, che questa è una riforma che non è
anticostituzionale, è una norma che sarà approvata dal Commissario
dello Stato, perché i liberi consorzi di comuni sono previsti nel
nostro Statuto.
L'unica novità è l'elezione di secondo livello rispetto a sprechi;
c'è chi conosce bene in questa Aula di che cosa si parla quando si
parla di sprechi, e certo non deve venire a fare nozione e lezioni
a nessuno di noi.
Ci sono due metodi, parlo con il capogruppo del PID, hanno
presentato la riforma. Vedete, ci sono due modi di ristrutturare le
case: c'è qualcuno che ristruttura la casa dipingendo le pareti
della propria casa e la fa diventare ristrutturazione. In questo
caso il nostro Governo, e l'Aula che lo sostiene, fa una cosa
semplice: ristruttura la casa buttandola a terra; è questa la
novità. Noi vogliamo fare una vera riforma, non vogliamo fare una
riforma per non farla, e la vera riforma è quella che sarà
approvata in Aula nei prossimi mesi.
Quindi, esprimo a nome mio e del mio Gruppo il voto favorevole a
questa norma.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gianni. Ne ha
facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, prendo la parola per ringraziare il
presidente Crocetta e l'Assessore per l'economia, che mi era
sembrato fosse qui in Aula, perché ho visto con quanta tempestività
hanno proceduto a chiedere un incontro a Grilli, non Grillo,
Grilli, il ministro dell'economia.
So che venerdì si incontreranno e parleranno di tutto quello che
io ho detto in quest'Aula e negli ultimi trenta anni. Quindi, li
ringrazio, spero che possano aggiungere a questo anche un altro
dato: mi riferisco ovviamente al prelievo fiscale, articolo 37, ma
volevo dire all'Assessore Luca Bianchi che sarebbe opportuno
trattasse, insieme all'Assessore per la sanità, anche il ripristino
della quantità di risorse che noi impegniamo con il Governo
nazionale in ordine alla spesa sulla sanità.
Lei sa, Presidente, che noi concorriamo nell'ordine del 49 per
cento, e questo 49 per cento viene fuori da un intervento fatto
dall'allora Presidente Amato, quando aumentò di nove punti il
concorso nella spesa sanitaria, con tutto quello che questo
intervento significa. Questi i ringraziamenti.
Signor Presidente, esco confuso da questo pomeriggio in cui si è
detto di tutto e di più. Ho visto che bisognava azzerare, ho
sentito che bisognava azzerare le province, bisognava riordinarle,
bisogna riesumarle, bisogna buttare a terra la casa per
ricostruirla, bisogna fare di tutto e di più, bisogna smantellare
la Regione, la provincia e quant'altro.
Signor Presidente credo che se l'odierno disegno di legge doveva
servire a rinviare per riordinare le province, sarebbe stato per
noi un momento di riflessione che ci avrebbe portato a votare
positivamente. Invece, ci sono dei punti che non condividiamo
perché, attenzione la democrazia ha un costo. Presidente, lei
rappresenta qui, stasera, l'elettorato attivo, lei è stato eletto
personalmente con tante preferenze, quindi ricopre un ruolo
importante, istituzionale. Credo che la democrazia ha un costo, non
parlo dello sperpero di denaro, parlo della democrazia e le
elezioni sono il punto massimo della democrazia.
Signor Presidente, credo che noi non possiamo considerare
l'intervento di chi ha detto che non sta né con la destra né con la
sinistra, ma che condivide con il Governo. Tanto di cappello,
Cappello La frase è perfetta.
Credo che sia importante procedere: togliamoci questo problema
delle province, rinviamo questo problema delle province. Parliamone
da qui a dicembre. Vediamo quello che dobbiamo fare, ma io che sto
in mezzo alla gente, perché faccio ancora il famoso medico della
mutua, non ho sentito una sola persona che mi parlasse di province.
Tutti mi chiedono il 27 del mese dove devo andare per prendere lo
stipendio.
Allora, signor Presidente, io credo che noi abbiamo un problema
grave. Un miliardo di buco quest'anno, un miliardo l'anno scorso.
Tre, quattro miliardi nel tempo passato. Mi pare che ci sono un bel
po' di problemi. Dobbiamo fermarci, l'assessore per l'economia non
so dove sia andato. Spero che sia nei pressi e che possa ascoltare,
che ci possa dire cosa farà, visto che viene dal Ministero
dell'Economia, per cercare di ripristinare un po' di quello che ci
spetta.
Abbiamo pagato a caro prezzo la presenza delle industrie,
continuiamo a pagare nei termini di salute, di ambiente, di
inquinamento e di quant'altro. Non riceviamo alcuna risorsa in
compenso. Abbiamo la presenza invasiva come una metastasi della
grande distribuzione, che viene qua e ci impone tutto quello che
viene prodotto nel Nord, fa una bella operazione di drenaggio di
risorse e va via. Abbiamo le banche che fanno la stessa cosa,
drenano risorse e vanno via, insieme vanno a pagare le tasse in
altri posti.
Signor presidente, io credo che l'articolo 37, insieme anche alle
prerogative di questa Regione e dello Statuto che ci è stato
tramandato dai nostri padri, sia il punto di partenza per liberare
la Regione da tutti i gangli, da tutti i pesi, da tutti quelli che
vogliono affossarla dietro le parole che abbiamo ascoltato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Firetto. Ne ha
facoltà.
FIRETTO. Signor presidente, signori assessori, onorevoli colleghi,
la legislatura che stiamo vivendo e che è ai suoi primi vagiti è
una legislatura che ha più d'uno elemento di delicatezza. Ha
elementi di delicatezza per due ordini fondamentali di ragioni che
qui oggi nel dibattito, ampio, sviluppatosi, sono sinteticamente
venuti alla ribalta.
La prima, ricordata anche in maniera ruspantina dall'onorevole
Gianni, è il tema cogente che abbiamo e che riguarda il sistema
Paese, ma che riguarda la Sicilia, in particolare e cioè i temi
della crescita, i temi dell'occupazione. Per altro verso ereditiamo
una Regione che, nella sua istituzione massima, trova gravi
elementi di crisi finanziaria e rivendica, fondamentalmente, un
grande bisogno di risanamento. Una grande cura dimagrante,
soprattutto, nei suoi enti . Onorevole Cracolici, un po' di
attenzione.
PRESIDENTE. Un po' di attenzione, ancora. Entro 15 minuti penso
che voteremo.
CRACOLICI. Complimenti
PRESIDENTE. Complimenti a lei, onorevole Cracolici.
FIRETTO. Credo che oggi noi non compiamo una riforma, come qui è
stato detto di tipo epocale, ma compiamo certamente un passo
utilissimo verso quella condizione di dimagrimento della struttura,
per certi aspetti borbonica, che la Sicilia ha perpetuato anche in
un recentissimo passato. Anche il recentissimo passato è figlio e
condizionamento di quello che sarà lo sviluppo di questa prossima
legislatura.
Io qui non sarei fra quelli che si appassiona, in maniera
manichea, a vedere in alcuni banchi di questa nostra Assemblea i
figli della rivoluzione, per cui verremmo in qualche misura, noi
della maggioranza, con il sostegno di movimenti che stanno portando
un contributo utilissimo in termini di innovazione, né dall'altra
parte i termini assoluti della restaurazione.
Però, mi permetto di dire, onorevole Musumeci, che dobbiamo
evitare di confondere ciò che è l'esigenza che il momento ci
richiede, rispetto a delle esperienze personali di autorevoli
colleghi di questa Assemblea nei ranghi di governo della Provincia
che, non ho difficoltà a riconoscere, hanno dato prova di grande
abilità di governo, quando sono stati in quei ranghi a dimostrare,
anche in termini di animazione del tessuto produttivo un'esperienza
utile che va certamente riconosciuta.
Noi sbaglieremmo se non individuassimo, in questa legislatura, la
necessità di muovere verso forme di rivoluzione istituzionale e ci
attrezzassimo meglio a rispondere a quelle che sono le esigenze di
animazione del tessuto produttivo.
Onorevole Musumeci, penso che nel tempo l'ente Provincia abbia
progressivamente perso quelle che sono state le sue prerogative e
le sue capacità di risposta rispetto all'esigenza del momento. In
altri termini, le Province hanno perso di efficacia, hanno perso di
ruolo.
Cosa serve? Serve - pur senza fare confusione e non confondere
quelle che sono le peculiarità geografiche e culturali - pensare a
forme nuove di un ridisegno delle competenze periferiche che
evitino, da un lato, duplicazioni ed efficientino al massimo i
processi.
Quando alcune esperienze sono state compiute, noi non avevamo
ancora l'esperienza degli ATO rifiuti, che non fu - va detto - una
rivoluzione felice varata da questa Assemblea e ne stiamo pagando
pesantemente le conseguenze. Anche qui serve, da parte di tutti
quanti, uno sforzo rivoluzionario perché rivoluzionario, penso,
nel nostro seno lo siamo sostanzialmente tutti.
Credo che il prossimo passaggio, quello della ridefinizione di
queste competenze periferiche rappresenti il vero momento con il
quale ci dovremmo confrontare e farlo con serietà senza evocare
commissioni di inchiesta o commissioni di analisi che
rappresentano, invece, inutili orpelli per essere autoreferenziali
e non guardare al cuore delle questioni.
Se parte questo primo passo, credo che noi abbiamo - in questo mi
trovo d'accordo con l'intervento dell'onorevole Cracolici e non è,
onorevole Cordaro, la notte delle istituzioni, perché qui non si
tratta di legiferare sull'onda della piazza o sull'onda della
vulgata, ma si tratta di rispondere a grandi esigenze, a grandi
attese di crescita che questa Sicilia ha.
Oggi, purtroppo, le Province vengono percepite, probabilmente a
qualcuno non risulta, dai più come enti fonti di spreco. Capisco
bene non costituire l'unica fonte di spreco, ma da qualche parte
bisogna partire nel ricomporre queste competenze periferiche.
Anche in questo caso, evitiamo di fare in fretta a metterci dentro
nei prossimi consorzi di tutto e di più, a metterci dentro perfino
gli IACP perché, cari amici, oltre al tema del lavoro che è cogente
ed immediato, l'altro tema che hanno davanti i siciliani è il tema
della casa. Presidente Crocetta, dobbiamo ripensare ad un grande
piano per le case.
Temo che inserire dentro le competenze dei vecchi Istituti
autonomi case popolari non renda ragione di una grande scommessa
che ha, invece, il bisogno di evitare nell'agire la possibilità che
si abbiano dipartimenti che riescano a ragionare con i soggetti
privati per fare ripartire un grande piano per la casa in Sicilia.
Ha ragione qualcuno quando dice che da troppo tempo in Sicilia non
si costruiscono case, però i sindaci - e qui ce ne sono tanti -
registrano quotidianamente ordinanze di sgombero a gente che
abusivamente occupa la casa di altri che magari è casa ammobiliata.
Palermo in questo fa scuola, ma anche le periferie da questo punto
di vista non fanno eccezione.
Ed allora, l'esigenza di sintonizzarci con quello che sta fuori ci
spinge ad un moto di rivoluzione.
Colgo positivamente assieme a noi che abbiamo voluto proporre e ci
siamo intestati il percorso, questo percorso soppressivo che ci
porterà entro i prossimi mesi al ridisegno delle competenze
periferiche a valutare in maniera estremamente positiva l'apporto
di gruppi, di movimenti che anch'io sono convinto non rappresentino
il malessere, nel senso che oggi dentro questi banchi debbono, al
pari di ciascuno di noi che è qui dentro, rappresentare invece
istanze di una Sicilia che intende cambiare.
Ma anche qui, collega Cappello, dobbiamo evitare gli eccessi di
retorica. Qualcuno è andato oltre e ha evocato Robespierre. No,
perché quando noi da un lato tentiamo di fare un'operazione buona,
e il superamento delle Province è operazione buona, dobbiamo
evitare di essere vandalici eccessivamente se poi evochiamo che i
mutui delle Province se li debbano pagare gli assessori o i
consiglieri provinciali che li hanno contratti, perché sono mutui
che hanno sistemato scuole, hanno realizzato strade, sono mutui che
sono serviti a infrastrutturare la nostra terra, e allora dovremmo
passare a una rivoluzione vigile, fatta meno di proclami e fatta
più di sostanza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Figuccia. Ne ha
facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io stasera sono
paradossalmente contento, sereno. Malgrado la posizione assunta dal
mio Gruppo parlamentare devo dirvi che ho fatto un sospiro di
sollievo, perché se non altro siamo riusciti a mettere un punto su
questa questione, siamo riusciti a trasformare questa inarrestabile
corsa del Presidente Crocetta, questo continuo altalenare che gli
vedeva cambiare idea settimana dopo settimana per cinque o sei
volte almeno, per accontentare le richieste che giungevano una
volta da una Conferenza dei capigruppo, una volta da un segretario
di partito e, perché no, un'altra volta da un deputato di
minoranza.
Dopodiché, caro collega onorevole Lombardo, devo darti una brutta
notizia: quel Cracolici che avevi visto tra le carte, purtroppo,
era lo stesso Antonello Cracolici, non c'era il cognome ma era lui
purtroppo, era passato del tempo ed era lo stesso Cracolici che
siede oggi in quei banchi accanto all'onorevole Leanza, perché
anche su Leanza c'era il nome ed era quello dell'onorevole Lino
Leanza.
Ed allora, noi del Partito dei Siciliani, in realtà, rispetto
alla questione delle Province e a questa riforma organica non
abbiamo mai cambiato posizione. Lle nostre idee sono rimaste sempre
le stesse e sono quelle dell'applicazione dell'articolo 15 dello
Statuto. Sicuramente una riforma organica, una riforma seria dove
facevamo riferimento a funzioni e compiti e non una riforma portata
avanti con un con un finto disegno di legge che altro non è in
questi termini se non che un'occasione mancata, un finto disegno di
legge che altro non è se non un modo per passare dagli eletti ai
nominati. Un finto disegno di legge che altro non è se non un modo
per far proliferare gli enti, passeremo da nove province a non so
quanti altri enti sparsi per il territorio regionale, visto tra
l'altro che si è fissato questo numero di 150 mila abitanti.
Per non parlare poi, Presidente, dei mille controsensi, delle
tante crepe che hanno caratterizzato questa vicenda. Per non
parlare, ad esempio, di quell'atteggiamento sbagliato che mi sono
trovato a condannare e a verificare già in I Commissione quando
vedevo le ingerenze, le intrusioni di un Governo che aveva persino
ricalcato le orme di un atteggiamento autonomista, sicuramente mi
sarei aspettato un atteggiamento diverso.
Ed invece, poco ho visto schiena dritta di fronte all'ingerenza
di quel Commissario dello Stato che parlava di incostituzionalità
quando sicuramente già tra i commissari di quella Commissione
c'erano tutti gli elementi o c'erano stati tutti gli elementi per
esprimere pareri decisi su quel disegno di legge.
E poi, rispetto ai contenuti. Vede Presidente, purtroppo non basta
fare proclami per dar vita a questa riforma organica. Poco abbiamo
visto ancora rispetto alla questione delle gestioni delle risorse
idriche, poco rispetto al ciclo dei rifiuti, della viabilità, delle
scuole, dei servizi sociali, della promozione turistica. E nelle
more che tutto questo possa incominciare a vedere luce intravediamo
soltanto un periodo, una fase difficilissima senz'altro di vuoto
normativo e, perché no, un commissariamento che davvero mi auguro
possa durare sei mesi, ma rispetto al quale ho forti dubbi che i
tempi possano essere questi, soprattutto in considerazione del
fatto che la discrezionalità totale è rimandata alle scelte del
Governo o meglio ancora del Presidente, un Presidente -
lasciatemelo dire - narcisista e fiero della sua prova di forza.
Ormai incurante, caro Presidente, la prova di forza l'ha
dimostrata, l'ha dimostrata in quest'Aula, ma questo non servirà,
non basterà a scongiurare gli assetti delle nostre azioni.
E allora, Presidente, a lei voglio fare una richiesta, una
richiesta di evitare situazioni di contrapposizione. Si cerchi una
mediazione in questi mesi, una fase delicatissima ci attende e
intravedo già, purtroppo qui sì, molta demagogia è stata fatta oggi
in Aula rispetto a gente che si tira i capelli o si strappa i
vestiti sulla vicenda delle Province, io invece ritengo che
allarmismi potremmo vederne sì rispetto alla prossime settimane,
almeno rispetto a due ordini di considerazione. La prima: i
dipendenti, i dipendenti della Pubblica Amministrazione, delle
Province, ma non soltanto, delle partecipate e degli enti locali
che fra una settimana, fra poche settimane, caro Presidente, li
vedremo qui insieme a chi ha altrettanto legittime istanze e sono
quei cittadini, quei fruitori dei servizi, quei destinatari di
interventi legati al trasporto per i disabili, legati
all'assistente alla comunicazione, legati alla Protezione civile
che, legittimamente, saranno insieme alle già tante, decine,
centinaia di migliaia di persone che sono già nel piazzale in
queste settimane e che lei, purtroppo, ancora non vede e che
continueranno ad essere qui perché consapevoli, caro Presidente, di
essere scivolati in una condizione di incertezza e totale assenza
di tutela. E di quello, le responsabilità saranno tutte del
Governo, ma mi lasci dire, con senso di responsabilità, anche dei
componenti di quest'Aula.
PRESIDENTE. E'iscritto a parlare l'onorevole Leanza. Ne ha
facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, certamente stasera
non sarà facile, non è facile per me, come non lo è stato in questi
giorni, prendere alcune decisioni, così come non è stato facile
presentare l'emendamento assieme ai colleghi capigruppo Gucciardi e
Malafarina, perché personalmente ho vissuto una stagione
straordinaria da assessore provinciale.
Sono stato consigliere provinciale, sono stato assessore
provinciale e sono stato anche assessore di un grande presidente,
che è stato Musumeci, alla provincia di Catania e debbo dire con
grande correttezza che in quel periodo le Province avevano un
ruolo. Molto spesso i ruoli li danno le persone, però in quel
momento l'ente intermedio era un vero ente intermedio.
Era nel periodo in cui i piccoli comuni con i grandi comuni, in
cui la città metropolitana in qualche modo si confrontava. Era il
momento in cui si costruiva un percorso importante e le tre
istituzioni, Comune, Regione e Provincia, in qualche modo parlavano
la stessa lingua e, comunque, andavano nella stessa direzione.
Man mano che è passato il tempo tutto questo è diminuito. Man mano
abbiamo visto che le Province sono diventate altra cosa e che le
Province perdevano strada costantemente nei confronti dei Comuni.
Hanno perso costantemente la loro originalità.
Io fino all'anno scorso ero un convinto assertore che le Province
dovessero restare, perché ero convinto che era un presidio di
democrazia e nel presidio di democrazia le Province potevano ancora
giocare un ruolo.
Però, debbo dire che avere ascoltato costantemente i cittadini,
avendo vissuto e fatto una campagna elettorale nell'ultimo periodo,
quella personale e quella delle nazionali, essendo stato
costantemente a confronto con le persone perché sono tra quei
deputati che, comunque, stanno tra la gente, ho capito che il ruolo
delle Province ormai era abbondantemente esaurito.
Quindi, ritengo che oggi ci sia un inizio importante con questo
disegno di legge, con questo emendamento che, come diceva poca fa
qualcuno, è un punto di partenza molto importante, è un segnale
fondamentale di una Sicilia che cambia e che diventa protagonista,
ma che il vero disegno di legge nella sostanza lo dovremo fare. E
dovremo fare diventare questi liberi Consorzi un punto di
riferimento dei cittadini. Efficienza ed efficacia.
Bisogna garantire ai cittadini i servizi necessari, fondamentali
per potere crescere e per potere creare finalmente sviluppo ed
occupazione.
Il voto di oggi ha un grande valore. Intanto, per quanto riguarda
la maggioranza realizza un impegno preso con gli elettori di
semplificare il sistema istituzionale oggi - come dicevo -
frammentato in troppi livelli di governo fra loro sganciati e non
coordinati.
Il secondo viene incontro, presidente Musumeci e onorevole
Cordaro, non so dove voi vivete, ma la gente delle Province non ne
vuole più sentire parlare. La gente, le persone comuni, se domani
si dovesse fare una prova e si va a votare per le Province
voteranno il 18, 17 per cento delle persone perché delle Province,
questo tipo di Province, non le vuole più nessuno. E siccome c'è un
momento in cui bisogna saper capire quello che vogliono non gli
elettori, quello che vogliono i cittadini, abbiamo il bisogno,
abbiamo avuto e sentito il bisogno di fare una inversione di
tendenza.
ASSENZA. Di cambiare nome
LEANZA. Non di cambiare nome, onorevole Assenza, di fare una
inversione di tendenza. Di cercare, di fare, di costruire un
percorso in cui finalmente la stessa Regione cominci a togliersi
tante cose, e di dare e potenziare i comuni, di dare ai comuni
tantissimo spazio utilizzando e facendo proprio quello che dice
l'articolo 15 del nostro Statuto.
Quindi, siamo assolutamente convinti, onorevole Lombardo, la
riforma che voi stavate facendo dopo quattro mesi prevedeva che noi
avremmo fatto 25 nuovi consorzi dei comuni.
Ti assicuro che era impostato in quei termini, tanto è vero che
non riscontrava nessunissimo favore.
PRESIDENTE. Onorevole Leanza, si rivolga alla Presidenza.
LEANZA. Con tutto il vostro rispetto, quel tipo di proposta, se
poi andate a leggere i verbali della Commissione, portava ad avere
almeno, senza alcun paletto, altri 20-25 consorzi dei comuni.
Non è questione di coerenza, la coerenza era quella di votarlo voi
stasera, invece quella è la incoerenza di voler difendere una cosa
indifendibile.
Quindi, in questo contesto, se volevate proprio essere coerenti
dovevate andare in questa direzione, ma siccome bisogna andare
comunque contro, allora dite delle cose che non sono assolutamente
vere.
In quella occasione, in quel disegno di legge, c'era una
moltiplicazione, non c'era nessun paletto, tanto è vero che non
riscontrava il favore da parte di nessuno, neanche di un assertore
della abolizione delle province come l'onorevole Cracolici.
Cerchiamo anche di collegarci a livello nazionale, in quel periodo,
e vediamo quello che succede dopo, dopodiché, come lei sa
perfettamente, onorevole Lombardo, noi abbiamo approvato la legge
n. 14 ed in quella legge, giustamente, l'allora Presidente della
Regione, non ha potuto fare altro che prendere atto che quel
disegno di legge, in quel momento, non andava nella direzione
giusta.
Quindi, se si vuole essere coerenti, oggi c'è tutta la possibilità
di esserlo votando questo emendamento, perché si sta parlando di
consorzi dei liberi comuni e di elezione di secondo grado, ma voi,
giustamente, state ancora una volta, pur di andare contro questo
Governo, tornando indietro.
Mi auguro che nel prosieguo si possa andare avanti su questa
direzione e a dispetto delle previsioni, signor Presidente, la
maggioranza si è rivelata determinata e compatta nel sostenere un
progetto riformatore che oggi muove un primo e concreto passo cui
dovranno necessariamente seguirne altri. Noi dobbiamo farla la
legge, ma dobbiamo farla nel modo migliore possibile, come abbiamo
detto.
L'Aula, con un numero ancora maggiore rispetto a coloro che
sostengono il Governo Crocetta, ha scelto responsabilmente da che
parte stare, dalla parte dei cittadini.
Non è stata una scelta né facile né scontata. Non è certo per
tornaconto politico che ci siamo presi e ci prenderemo la
responsabilità di una scelta difficile e drastica: superare le
province non porta facili consensi e neppure, consentitelo, la
scelta odierna di rappresentare in ogni caso una specie di
impropria condanna all'operato fin qui realizzato dalle province in
quanto enti, e da chi ha dato a loro concreta operatività.
Ci sono tantissimi colleghi, stasera, che provengono dalle
esperienze delle province, ci sono stati fior fiori di presidenti
della Regione, o presidenti, deputati nazionali, ministri, che
vengono dalle esperienze delle province, anche tantissimi
consiglieri provinciali uscenti di queste nove province, che sono
stati all'altezza della situazione, e non è colpa loro, per molti
versi, che le province sono state superate. Bisogna riconoscere a
queste persone, veramente, di aver dato tutto, però bisogna fare
una scelta e questa volta la scelta va dalla parte dei cittadini.
Qualcuno ha voluto instaurare, mettere in gioco la paura, cioè
parlando del personale, caro Presidente Crocetta.
Su quest'ultimo tema permettetemi di spendere una parola di
chiarezza. Nessuno dei dipendenti verrà licenziato o abbandonato, e
nessuno dovrà percepire il nuovo e diverso contesto in cui operare
come una diminutio, anzi la professionalità acquisita sarà
essenziale nel nuovo assetto, saranno proprio i dipendenti delle
attuali province a diventare la spina dorsale dei nuovi consorzi e
del nuovo assetto che andremo, da qui a breve, a disciplinare
meglio e nel dettaglio.
Era giusto ricordarlo anche per rispondere alle legittime
preoccupazioni e per smentire, una volta per tutte, i tentativi
strumentali fin qui alimentati.
Ciò che deve essere oggi considerato superato è un assetto
politico-amministrativo ormai vecchio e lontano dall'evoluzione
sociale, economica e culturale che abbiamo conosciuto.
Nel modello di Stato centralista, cui è succeduta in parte una
Regione centralista pure lei, che si contrappone alla visione
avanzata del legislatore statutario, che anticipando di mezzo
secolo quanto poi il legislatore statale ha previsto in sede di
riforma del titolo V della Costituzione nel 2001, ha immaginato un
sistema centrato sulla sussidiarietà con l'assoluta centralità dei
comuni, in quanto organi di più diretta ed immediata espressione
della partecipazione democratica dei cittadini.
Un sistema, quello delineato dall'articolo 15 dello Statuto, in
cui, non solo non ci stanno più le vecchie province, onorevole
Formica, ma c'è anche un diverso ruolo della Regione, non
erogatrice di servizi e finanziamenti ma deputata a porre regole ed
a coordinare l'operato dei comuni singoli o ad esso associati negli
appositi liberi consorzi.
Dubbi, perplessità, amarezza. Chi, in coscienza, non ne ha avuti
in questa vicenda? Ma la politica è fatta di obblighi e di
priorità, ed il primo obbligo assoluto è quello di cercare di
assecondare, di dare forma giuridica e politica alla volontà dei
cittadini. Ed i cittadini ci chiedono di farlo e di mettere da
parte qualunque riserva personale.
Si tratta di cogliere la sfida, di dimostrare che di fronte alla
volontà dei cittadini, al contesto socio-economico mutato nel tempo
ed alla stessa previsione del nostro Statuto, sappiamo essere una
classe dirigente all'altezza, ed in questo senso siamo appena al
primo passo.
E' una grande sfida quella che adesso abbiamo davanti, non potremo
fermarci al tema province ma dovremo ripensare, modernizzare,
rendere più efficiente, trasparente, democratico e partecipato
l'intero sistema istituzionale, ridurre i costi e gli sprechi ed
aumentare le garanzie per i cittadini.
Il nostro compito, perciò, da domani, superate le impegnative
scadenze di bilancio e finanziaria, sarà di iniziare un serrato ed
approfondito confronto sull'intero assetto amministrativo ed
istituzionale.
Questo ci chiedono i cittadini, questa è una delle esigenze
centrali delle famiglie e delle imprese ed è questo che dovremo
fare per dare un senso al voto di oggi.
L'altro giorno, da questo scranno, qualcuno ha rammentato, ha
voluto ricordare in qualche modo, come se l'UDC avesse avuto un
input particolare dal suo segretario regionale.
Il gruppo dell'UDC è qua presente, qualcuno è in congedo, ha
votato con la convinzione e la libera coscienza di fare una scelta
giusta e, come dicevo io poco fa, non senza qualche difficoltà, non
senza qualche perplessità, ma con la convinzione che stiamo facendo
un lavoro importante nell'interesse dei cittadini. Responsabilità
verso i cittadini che ci hanno eletti, responsabilità verso le
future generazioni, responsabilità di fronte alla grave crisi che
affligge e fa soffrire le famiglie e le imprese, responsabilità
anche di assumere scelte che sono difficili e dolorose per un
partito ma che le situazioni impongono.
L'UDC è stato tra i primi partiti, a livello nazionale e a livello
regionale, a dire che era per l'abolizione delle province e, ancora
una volta, ha mantenuto quello che aveva detto e lo aveva detto con
convinzione e con libertà di coscienza da parte dei propri
aderenti.
Concludo annunciando il voto favorevole dei parlamentari dell'UDC
al provvedimento in discussione, nell'auspicio che anche i prossimi
passi di quest'Aula siano nella direzione di costruire con coraggio
e radicalità una nuova regione.
Un ultimo appello, Presidente, lo faccio al Presidente Crocetta.
Dico che questo è un passo importante ma dobbiamo costruire il
nuovo ente intermedio; dico anche che c'è un grande appuntamento e
il grande appuntamento è quello del bilancio.
Mi auguro che con la stessa passione che stasera i colleghi hanno
messo, con la stessa voglia di partecipazione che c'è stata e con
la grande voglia da parte di tanti colleghi di fare crescere la
nostra Terra, il bilancio può essere il punto centrale per una
politica vera, forte, che possa dare condizioni di sviluppo alla
nostra Terra.
Quindi confermo il voto favorevole dell'UDC al disegno di legge.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Vullo è in congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione del disegno di legge numero 278/A
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà. A seguire l'onorevole Cancelleri e infine l'onorevole
Gucciardi.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in tantissimi anni
della mia attività in quest'Aula, dal 1996, forse è la prima volta
che mi salgo su questo pulpito con un foglietto di carta, perché è
mia abitudine parlare a braccio, cosa che farò anche questa sera.
Ma il dibattito di questa bellissima giornata è stato talmente
vivace, talmente intrigante, talmente singolare, per certi versi,
che mi ha costretto ad annotare qualche osservazione.
Intanto, preliminarmente, la voglio ringraziare signor Presidente,
perché oggi ho capito il motivo che ieri lo ha portato a rinviare
ad oggi la seduta, e la devo ringraziare perché oggi finalmente
abbiamo potuto comprendere tutti meglio qual è la posizione dei
partiti in merito a questa legge, e vorrei iniziare con Crocetta.
Su Crocetta ho scritto: Crocetta e le giravolte e non è
offensivo, perché solo gli stupidi non cambiano idea, solo gli
stupidi restano abbarbicati alla stessa convinzione, quindi il
Presidente che stupido non è, ha tutto il diritto di cambiare idea.
Qualcuno potrà obiettare: ma in così poco tempo? . Vuol dire che
ha un'intelligenza veloce, vivace.
E di fatti Crocetta, che in campagna elettorale aveva assicurato
urbi et orbi che non avrebbe eliminato le province, ma che anzi
andavano rifunzionalizzate, andavano incrementate, andavano
rimpolpate, andavano riempite di contenuti, poi, dopo la campagna
elettorale ha rafforzato questo concetto addirittura fissando le
elezioni per subito, per il 27 di aprile, credo la prima volta,
smentendo anche il suo assessore, lasciando di stucco anche il suo
assessore che, vistosi scavalcato ha alzato il ditino per dire: ma
forse il 27 di aprile siamo in piena sessione di bilancio e forse
non c'è né il tempo né l'occasione di poter affrontare un tema così
rovente .
Ma il Presidente Crocetta, a cui l'intelligenza non manca, non fa
difetto, era in quel momento orientato verso un'altra
considerazione e valutazione politica, per cui, tenendo fede
peraltro a ciò che aveva coerentemente prima dichiarato, voleva di
corsa andare a votare per le province per cercare di mettere subito
un punto fermo.
Quindi io non resto, caro collega e amico Malafarina, io non resto
ammammaluccuto per i comportamenti che il Presidente ha assunto
perché ripeto mammaluccune è chi pensa che bisogna stare fermi,
immobili. Ma per chi invece pensa che è tutto un divenire, che
siamo tutti in cammino, oggi di qua, domani di la, poi di nuovo di
qua, poi in qualche altro posto, il mondo è vario, il mondo è vago,
il mondo è bello per questo. Il mondo è bello perché non è
scontato.
Chi l'avrebbe mai detto che il Presidente Crocetta, a fronte della
volontà ferrea di andare a votare il più presto possibile, fosse
arrivato al punto addirittura di essere l'alfiere della
eliminazione delle Province?
Eppure è accaduto. E' accaduto che un gruppo politico che si
chiama Cinque Stelle ha posto delle condizioni e il Presidente
Crocetta, che non è da meno, ha inseguito subito, ha cavalcato
subito, queste condizioni che sono state poste e c'è stato il
cambio repentino di mentalità, di giudizio, di valutazione:
aboliamo le Province
Qui nasce un piccolo problema, sentito l'intervento dell'onorevole
Cappello, a cui accanto ho scritto: dimentico e singolare . Ora
dirò perché dimentico e singolare.
L'onorevole Cappello è venuto giustamente a dirci che questa è
un'idea sua, è un'idea loro, e molto probabilmente ha ragione,
perché è un'idea che era stata iscritta nel loro programma.
E quindi chi ha ragione? Il Movimento Cinque Stelle che afferma
che dell'abolizione delle Province è stato fatto oggetto uno dei
punti fondamentali del loro programma politico, o ha ragione il
Presidente Crocetta che, giustamente, dice: attenzione, vedi che è
una legge che ho proposto io e in base ai numeri e al risultato e
ai voti d'Aula voi avete partecipato, collaborato con la mia
proposta . Ma su cinquantaquattro voti, quanto credo siano stati
ieri, o cinquantatre, giustamente rileva Crocetta: voi siete
quindici, quindi voi avete dato una mano .
CROCETTA. Sono d'accordo quando ha detto che hanno partecipato, ma
dare un mano no.
FORMICA. In senso numerico signor Presidente della Regione. Le va
bene il termine condivisione?
Però l'onorevole Cappello dice: noi non facciamo parte della
maggioranza , e difatti accanto all'onorevole Cappello ho scritto
dimentico e singolare .
Ed è singolare che il collega Cappello dica di non fare parte
della maggioranza, quest'Aula non se ne era accorta fino adesso,
perché in quest'Aula il Movimento Cinque Stelle è stato organico
dal primo giorno a questa maggioranza, è stato organico nella
spartizione delle poltrone per l'elezione della Presidenza, laddove
avete votato a differenza delle prime due votazioni, dove votavate
tutti e quindici per uno di voi, nelle seconde due votazioni nessun
grillino ha preso un voto. Avete votato per gli esponenti del PID,
MPA, avete votato per gli esponenti del Grande Sud.
I numeri sono lì che vi smentiscono perché sin dal primo momento
avete partecipato alla spartizione delle poltrone, e da allora in
poi avete sempre votato con la maggioranza, costantemente.
Ma perché, è una bestemmia dire che avete votato con la
maggioranza? Il Presidente Crocetta, forse è una persona che non è
degna di ricevere il vostro appoggio e i vostri voti? Dove volete
arrivare dicendo che siete opposizione? Non si declamano le cose,
si fanno. E siccome i fatti fino ad oggi in quest'Aula hanno
dimostrato che siete assolutamente facenti parte della maggioranza,
per questioni vostre, io non vado a sindacare né ve lo rimprovero.
Perché dovrei rimproverarvelo, di far parte della maggioranza?
Ognuno fa le scelte che vuole, mi stranizza, mi fa specie che
venite qui a dire di non fare parte della maggioranza, quando
votate costantemente nella maggioranza.
Per ora mi fermo con il Movimento cinque stelle e passo
all'onorevole Cracolici.
Accanto ho scritto intrigante, e Cracolici per me è stato sempre
intrigante; stimo molto Antonello Cracolici, e mi onoro di
chiamarlo per nome e cognome perché siamo amici e non lo nego, ma è
intrigante, perché è bravo, ma spesso nella sua bravura dimentica,
qualche volta, le cose magari sostenute qualche tempo prima e
soprattutto nel voler illustrare una iniziativa ammantandola di un
assetto forte, costituzionale possibilmente, ammontandola di un
assetto che ricomprenda la volontà popolare, dimentica qualcosa.
Intanto vorrei capire, onorevole Cracolici, visto che lei è stato
uno dei primi a fare riferimento - assieme ai grillini - intanto
alla primogenitura del disegno politico. E questo è vero, onorevole
Cracolici, perché sin dalla legislatura scorsa abbiamo avuto uno
scontro frontale perché lei, nella qualità di presidente del gruppo
parlamentare del PD, sosteneva che bisognava abolire le province ed
istituire i consorzi dei comuni. Quindi, intanto, dovete spiegare
ai grillini che siete stati voi i primi.
Poi è arrivato il bravo Crocetta ed ha fregato tutti voi perché se
ne è impadronito alla grande.
CRACOLICI. Il Presidente Crocetta è del PD.
FORMICA. Ah, è del PD non lo aveva capito nessuno in questa Aula
Me lo affermi tu, ed io a te ti credo. Io avevo la sensazione che
in questa Aula, e fuori di questa Aula pure, nessuno pensava che il
presidente Crocetta fosse del PD, ma non perché ha creato un suo
movimento, non è che noi l'abbiamo sempre con il PD, Presidente,
non ci ha fatto mai nulla il PD.
Però l'intervento dell'onorevole Cracolici è stato intrigante,
lasciatemelo dire, e assieme all'onorevole Leanza, certamente è
diventato un bravo sondaggista.
L'onorevole Cracolici, assieme all'onorevole Leanza, all'onorevole
Malafarina, all'onorevole Cappello, a tanti altri deputati, sono
diventati dei bravi sondaggisti perché tutti, indistintamente,
hanno fatto nascere, hanno fatto cominciare questa bella idea di
abolire le province perché bisogna dare retta al popolo, come
diceva l'onorevole Cordaro.
Ma un legislatore non deve dare retta al popolo, perché se dà
retta al popolo spesso si vanno a fare dei papocchi.
Ma poi c'è un'altra considerazione, onorevole Cordaro, e arriviamo
ad Holden, al quinto potere .
Holden degli anni '70, c'è stato quel film bellissimo. Che cosa
era se non costruire un'opinione pubblica a sua immagine e
somiglianza, per poi dire, dopo averla costruita, orientata,
edificata, plasmata, messa su, addomesticata, è l'opinione
pubblica, è la gente che vuole che aboliamo le province.
O sono sondaggisti, ed è un altro mestiere, perché avranno fatto
dei sondaggi che dimostrano che il popolo non vuole posti di
lavoro, il popolo non vuole stare meglio, il popolo non vuole
efficienza, il popolo non vuole le province.
Sono dei sondaggisti
(brusio in Aula)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, fino adesso abbiamo resistito.
Onorevole Formica, la invito a concludere.
FORMICA signor Presidente, lei non può consentire che mi si
impedisca di parlare.
PRESIDENTE. No, onorevole Formica, io sto consentendo a tutti di
intervenire.
MUSUMECI . Se questo è il vento della democrazia, stiamo messi
bene
PRESIDENTE. E' un invito a concludere.
FORMICA. Concludo, signor Presidente, ma le faccio presente che
l'onorevole Leanza ha parlato più di me. Lo dico per farlo notare
all'intrigante Cracolici che ha fatto un intero intervento per
demolire la Regione, dicendo che la Regione è la casa degli
sprechi, che la Regione - e possiamo prendere il resoconto
stenografico - è la causa di tutti i mali, che la Regione è quella
che ci sta affossando, che la Regione è insostenibile. Ma bisogna
abolire le province? O meglio forse no, bisogna abolire l'elezione
diretta e democratica degli organi delle province.
Cracolici è intrigante, è molto interessante quello che dice,
perché vedete, onorevole Cracolici e onorevole Cappello, se è il
popolo che deve influenzare come dite, da sondaggista, deve guidare
i parlamentari, allora avete ragione. Ma voi perché siete qua se
c'è quella bella rete che potrebbe dire ad un bel Commissario
regionale ciò che bisogna fare? C'è quella bella rete condivisa, di
condivisione, che senso ha che voi siete qua?
E sulla elezione di secondo grado, caro onorevole Cappello,
ovviamente lei capisce che sarebbe veramente poco democratico e
raccapricciante se, per esempio, anziché i cittadini siciliani
avessero potuto scegliere, con il loro voto di mandarvi qui,
giustamente, a rappresentarli, tutti i cittadini che vi hanno
votato, fossero stati, per esempio, con una elezione di secondo
livello, i nominati del parlamento nazionale che si riunivano in
una bella stanzetta e decidevano chi doveva andare a guidare la
Regione Sicilia.
E' una concezione molto strana della democrazia.
Per concludere, signor Presidente, credo di avere esaurito tutti
gli appunti che avevo preso ed avevo già detto che della legge non
avrei parlato, avendolo fatto abbondantemente ieri, ma avendolo
fatto, ancora molto meglio di me oggi, i miei colleghi e credo che
il Commissario dello Stato avrà più di un argomento a disposizione,
per almeno eliminare parte di questa legge, laddove instaura un
vulnus di democrazia che è insopportabile ed inaccettabile.
Infine, signor Presidente
PRESIDENTE. Onorevole Formica, dica solo se il suo voto è
contrario o meno. Penso che sia contrario ed abbiamo superato i
dieci minuti.
FORMICA. Signor Presidente, la debbo stupire, perché io vorrei
votare ma, purtroppo non posso votare perché una recente sentenza
della Corte dei Conti, la n. 62/A del 2013 mi impedisce di
esprimere liberamente il mio voto.
Se non c'è il voto segreto, non potrò partecipare al voto, mi
asterrò dal voto.
PRESIDENTE. Mi sembra, obiettivamente, una forzatura il
ragionamento che lei ha espresso. Da un punto di vista
regolamentare e statutario non credo ci sia nessun problema né è
stata mai messa in discussione la libertà del parlamentare o la
responsabilità del parlamentare sul voto d'Aula.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cancelleri. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Presidente dell'Assemblea, Presidente della Regione,
Assessori, onorevoli colleghi, l'articolo 15 dello Statuto
siciliano, comma secondo, recita che l'ordinamento degli enti
locali si basa, nella Regione stessa, su comuni e liberi consorzi
comunali .
Questa riforma ce la sta chiedendo lo Statuto regionale, ce la
sta chiedendo quella norma che, i padri fondatori della Regione
siciliana, si sono voluti dare come Carta costituzionale e che è
stata inserita nella Carta costituzionale della nostra Nazione.
Il nostro Statuto regionale è l'unico ad essere stato inserito
all'interno della Costituzione italiana e questo costituisce già
il punto di partenza, dal quale dobbiamo cominciare ad applicare un
ragionamento nuovo.
Non è possibile continuare a pensare, in una Europa in cui la
Germania ha tre livelli: città, regioni e parlamento nazionale,
dove i più grandi Paesi europei hanno tre livelli amministrativi,
dove i più piccoli ne hanno addirittura due e noi stiamo
continuando, invece, ad avere in Italia, le province, enti
intermedi che si interfacciano fra i comuni e le regioni, ma che
spesso e volentieri, neanche chi ci lavora all'interno, sa bene
quali funzioni abbiano.
I cittadini stanno chiedendo, ormai da tempo, a gran voce, che
vengano eliminate, che vengano abolite semplicemente per il fatto
che ne percepiscono lo spreco di denaro e semplicemente per il
fatto che vogliono, invece, qualcosa di più dinamico, che abbia
finalmente nei comuni e nella Regione un'interfaccia pratica a cui
potersi rivolgere per riuscire a risolvere i problemi riguardanti
la viabilità, i rifiuti, la gestione idrica e tutto quello che, in
questi anni, i carrozzoni, chiamati enti provinciali regionali, e
tutte le partecipate ad esse collegate, hanno portato avanti.
La Svezia ha abolito le province nel 1634.
Noi, come sempre, siamo un po' indietro con il civismo, anche se
370 anni mi sembrano un po' troppi, per cui dovremmo accelerare
questa riforma.
Su questo disegno di legge, oggi in Aula ho sentito varie
posizioni, noi del Movimento Cinque Stelle spesso siamo additati
come coloro che fanno demagogia, populismo.
Oggi si è parlato della proliferazione dei liberi consorzi
comunali, del moltiplicarsi dei centri di potere.
Questo disegno di legge non dice quali saranno i consorzi, quanti
saranno i consorzi, come verranno suddivise le competenze, chi li
guiderà, se chi li guiderà sarà pagato, non dice nulla.
Dice semplicemente che vengano declassati ad organismi di secondo
livello e che le elezioni non si faranno più.
Questo, attenzione, non è un passaggio antidemocratico perché
stiamo finalmente andando nella direzione che i cittadini ed anche
il ragionamento politico nazionale, ormai maturo, sta andando verso
l'eliminazione di una casta politica che costa ai cittadini
svariati milioni di euro all'anno.
E' questa la verità
Ed allora dobbiamo essere onesti con noi stessi quando da questo
scranno diciamo di non volerle abolite perché dobbiamo migliorarne
le funzioni.
Sarebbe più corretto, forse, salire qui e dire che non le vogliamo
abolite perché ai nostri consiglieri provinciali, collegati
direttamente, non possiamo dire che stiamo facendo qualcosa contro
di loro.
Questa riforma, così come la andiamo a votare stasera, dice
soltanto che non si vogliono più le elezioni e che andiamo a
risparmiare sul costo del turno elettorale che non si farà più e
che risparmieremo sul costo della sussistenza della casta politica
provinciale.
Chi vince? Vincono i cittadini. Chi perde? Perde chi della
politica, della casta provinciale, invece, in questi anni ne ha
fatto il proprio lavoro.
Noi raccogliamo l'invito che le è stato rivolto, caro Presidente
Crocetta, da parte dei colleghi, di cominciare a puntare adesso il
dito sulle riforme economiche della Sicilia perché troppe sono le
manifestazioni fuori da questi Palazzi, troppo ormai sono i momenti
di tensione, si è verificato anche qualche scontro, forse è il
momento di mettere nel cassetto riforme come quelle elettorali per
le prossime comunali e, invece, cominciare a pensare,
evidentemente, a qualcosa che sia di più concreto per valorizzare
l'agricoltura, la piccola e media impresa che è l'ossatura al 90%
della nostra economia regionale.
Concludo questo intervento con l'ausilio di un'apparecchiatura
elettronica perché volevo leggervi questo stralcio del programma:
abolizione delle province tramite modifica costituzionale;
chiaramente voi direte: sta leggendo il programma del Movimento
Cinque Stelle , no, non sto leggendo il programma del Movimento
Cinque Stelle, sto leggendo, invece, il programma che è un patto
del candidato, sottoscritto da chi si è candidato e che, scorrendo,
porta anche la firma di Silvio Berlusconi, ed è il programma del
PDL a livello nazionale.
Io capisco che si possano generare confusioni, che magari l'ora è
tarda, però, invito i colleghi del centrodestra la prossima volta -
e qui ce n'è qualcuno - che si candideranno alla elezioni
nazionali, a leggere il programma della lista nella quale si sono
candidati perché evidentemente non lo avevano letto ed
evidentemente, visto che ne abbiamo anche uno eletto al Senato,
probabilmente sarà chiamato a votare per l'abolizione delle
province.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi. Ne ha
facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, quando l'esercizio della democrazia, ovunque si
svolge anche con fatica, certamente deve essere ascritto alle
pagine positive della storia parlamentare di questa regione.
Tuttavia, siccome è giusto che a quest'ora sia breve, andrò per
sintesi e dirò tre cose precise: la prima attiene esattamente alle
prerogative di questo Parlamento e mi stupisce molto, se non mi
amareggia, questo autonomismo e questa specialità rivendicata e
urlata del nostro Statuto che poi si diluisce, troppo spesso questa
sera, negli interventi di tanti colleghi parlamentari che mi hanno
preceduto.
Onorevole Presidente, io lancio un allarme: questa sera troppe
volte si è tentato di portare il dibattito fuori e oltre la seduta
di questo Parlamento. Avevamo consapevolezza che le battaglie
democratiche si svolgessero in Parlamento e, alla fine, secondo le
regole della democrazia c'è chi vince, c'è chi perde e, comunque,
un Parlamento esita un testo, il testo legislativo che è
esattamente l'espressione delle prerogative che lo Statuto
attribuisce alla Regione siciliana e al Parlamento della Regione
siciliana e che diventa, appunto, legge della Regione.
Questo, a quanto pare, dal dibattito dei questa sera non è più
sufficiente e, quindi, quando qualche collega ritiene di aver
perduto una battaglia democratica, in questo Parlamento secondo le
regole costituzionali che regolano questo Parlamento, la battaglia
continua fuori e s'invocano, dal punto di vista istituzionale e
costituzionale - io credo - in maniera sacrilega, soggetti esterni
a quest'Aula nella quale sola si esercita la sovranità del popolo
siciliano.
Questo, Presidente, credo che costituisca prima un vulnus, adesso
può costituire davvero un modo di esercitare le funzioni
parlamentari che io non condivido, che certamente non sono coerenti
con quello che è il dettato dello Statuto e il dettato della nostra
Costituzione e, quindi, credo che questo Parlamento debba cambiare
speditamente tono e speditamente marcia.
La seconda è la riforma: non mi attarderò a parlare di questa
riforma né rivendicherò primogeniture per il mio partito, per il
mio gruppo parlamentare.
E' stato detto da altri e li ringrazio: il Partito Democratico ha
condotto la battaglia per l'abolizione delle Province regionali
nella XV legislatura. Nella scorsa legislatura abbiamo perso la
battaglia e ce ne siamo fatti una ragione.
Oggi era giusto, siccome è contenuto anche nel nostro programma,
stiamo conducendo la battaglia per una riforma complessiva
dell'ordinamento, Assessore per le autonomie, ne abbiamo parlato
nell'intervento di qualche giorno fa, per cui questo è soltanto
l'inizio, il primo step di una riforma del sistema delle autonomie
locali di cui questa Regione ha assoluta necessità, perché una
riforma di questo tipo non può essere liquidata in maniera
semplicistica e anche triste - voglio dire - bollandola con un
eccezione di incostituzionalità più o meno costruita. Cercando una
sentenza si trova sempre da qualche parte, una sentenza che ci dà
ragione in un ordinamento complesso e articolato come il nostro.
Invece, questo è il primo step di una riforma fatta contro
nessuno. Noi non vogliamo eliminare ciò che è mostruoso, noi
riteniamo esattamente come abbiamo cominciato nella scorsa
legislatura, riducendo il numero dei parlamentari di questo
Parlamento, infatti la XVII legislatura vedrà soltanto settanta
parlamentari presenti in quest'Aula e non più novanta. Vogliamo
continuare quella battaglia che rende più ordinato l'ordinamento
regionale nel suo complesso e siccome riteniamo che questo
Parlamento ha la capacità per poter essere anche primo
nell'attività e nella forza riformatrice, primo nel Paese, noi
continueremo per l'intera legislatura questa battaglia insieme al
Presidente della Regione Crocetta che questa battaglia si è
intestato e porta avanti.
Quindi, non la mera soppressione delle Province o il dibattito,
anche stucchevole, sull'articolo 15, su tutto quello che ognuno
cerca di portare e di trasformare secondo quello che è il proprio
convincimento a torto o a ragione ma, comunque, il proprio
convincimento politico.
Le regole sono regole e le regole stanno scritte lì in una lingua
meravigliosa che è la nostra e nessuno le può stravolgere a proprio
uso e consumo, per cui noi continueremo la battaglia dicendo che
questa riforma, la riforma delle Province che è una riforma
importante, è una riforma che nessuno può sminuire, questa riforma,
Presidente, rappresenta - credo - il punto di svolta di questa
legislatura.
Fare o non fare questa riforma credo che rappresenterà molto di
più della valenza in sé della riforma. Fare o non fare questa legge
significherà rendere concreto o meno la insopprimibile, credo,
volontà del popolo siciliano di esprimersi attraverso la sovranità
di questo Parlamento nella direzione della soppressione di tutto
ciò che è inutile, che è ridondante, che non appartiene a quello
che è - come dire - il comune sentire di questo popolo e di questa
Regione, dicevo nell'intervento di qualche giorno fa, Presidente,
per provare a colmare ognuno con la sua proposta questo iato,
questa frattura troppo grande che c'è anche fra questo Parlamento e
il comune sentire fuori da questo Parlamento e noi siamo disposti,
nella riforma che dovrà completare la legge, che mi auguro il
Parlamento vorrà votare tra qualche minuto - lo dicevo e lo
ribadisco - siamo disposti senza alcuna arroganza intellettuale,
come ci è consueto, ad ascoltare chiunque, a tener conto
dell'opinione di chiunque ma, come abbiamo fatto per questa
riforma, assumendo iniziative, e di questo sono grato ai Capigruppo
Leanza e Malafarina e sono grato - consentitemi - ai parlamentari
del Gruppo del partito democratico che hanno avuto la pazienza,
qualche volta, di assecondare in maniera, magari, poco democratica
persino il Capogruppo che aveva la necessità., comunque, di andare
avanti su una riforma che è stata scritta e sono grato - e ci tengo
a ribadirlo - alla sensibilità, alla puntualità e alla qualità
degli uffici di questa Assemblea, Presidente, che, come sempre,
danno il loro contributo alla scrittura di norme importanti come
credo sia questa.
Io credo che sia legittimo essere innovatori o conservatori,
progressisti o conservatori, è assolutamente nella fisiologia delle
democrazie ma, credo, Presidente, che essere conservatori per
rimanere alla custodia, a custodire il bidone vuoto che il popolo
non comprende più e, anzi, ogni giorno fuori monta la rivolta,
credo che non sia più contestualizzato rispetto ai tempi.
L'azione politica va contestualizzata ai tempi che si vivono e
questo Parlamento ha il dovere di contestualizzare la propria
iniziativa parlamentare a ciò che la sensibilità comune fuori ci
richiede.
Concludo con una nota assolutamente positiva, come positivo,
credo, sia stato almeno lo spirito del mio intervento, non so se ci
sono riuscito o meno, non sono entrato nel merito della legge ma
altri, prima di me, hanno detto il senso del perché sono state
scritte alcune cose in questa legge.
Sarebbe stato - questo sì - un vulnus grave e un precedente
pericolosissimo che una maggioranza, qualunque essa sia, di questo
Parlamento possa, senza alcuna ragione e senza una vera riforma
scritta, rinviare le elezioni, sottraendo davvero le prerogative
democratiche al popolo e al corpo elettorale siciliano.
Questa è, invece, una riforma vera, Presidente, lo sappiamo bene,
lei si è battuto insieme a noi perché questo accadesse, una riforma
vera che dà le ragioni per cui si rinviano le elezioni in una
tornata elettorale come quella del prossimo maggio.
Concludo con una nota positiva: io sono molto affezionato a quella
che considero, probabilmente, la più bella fiaba moderna che è la
Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. E'
una splendida fiaba moderna che si conclude in una maniera
apparentemente tragica che è la morte di questa gabbianella che
consegna ad un gatto l'uovo da cui nasce la piccola gabbianella. E
il gatto aveva la responsabilità - e gatto che, notoriamente, non
sa volare, di insegnare a volare a questa benedetta gabbianella. E'
triste e, quindi, va detto. Il gatto ci ha provato, Presidente, poi
la gabbianella doveva volare davvero. Non basta dirle le cose,
bisogna farle e, allora, l'ha portata sul cornicione di questa
chiesa della cattedrale di San Michele, mentre piovigginava, e la
gabbianella, pur sapendo volare, aveva tutto teoricamente imparato,
onorevole Ioppolo, aveva imparato tutto, non riusciva a spiccare il
volo.
Ad un certo punto il gatto ha capito qual era il problema, ha dato
una spinta, mancava il coraggio di volare. E allora, io credo che
in questo Parlamento tutti e 90 i parlamentari abbiano capacità,
spessore, valenza per poter davvero far volare le aspettative del
popolo siciliano, e le aspettative del popolo siciliano sono
quelle, Presidente Crocetta, di andare verso quella che lei ha
definito rivoluzione .
Andiamo verso questa rivoluzione e proviamo a far partire dalla
Sicilia un messaggio di novità, un messaggio di innovazione perché
la Sicilia ne ha la forza, ne ha le capacità.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Forzese è in congedo per
oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del Presidente Ardizzone
PRESIDENTE. Penso che il Governo voglia replicare, intervenire più
che replicare. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
deputati, capisco l'ora, però, io do molta importanza alla parola,
di cui sicuramente non voglio abusare, nei tempi, però, qualche
cosa ritengo di avere il dovere, persino, di dirla.
Sicuramente nel mio intervento non replicherò a chi, debbo dire in
modo non molto istituzionale, abbia fatto riferimento a narcisismi
personali o a chi, in modo anche addirittura più sottile, fa
riferimento, con una oratoria pompeiana, a questi quadri che
guardano dove si nascondono esseri orribili perchè, proprio perché
siamo narcisisti, siamo convinti pure di essere belli e,
sicuramente, chi guarda questi quadri orribili non può
autorivendicare conseguentemente le teorie nietzschiane sul
superuomo perché, in genere, i leader vengono riconosciuti e,
quindi, quando perdono le elezioni dovrebbero essere molto più
attenti al rispetto dei loro avversari che perdono, perchè,
guardate, grazie a Dio, qualche strumento culturale per sapere
leggere dietro le parole ce l'abbiamo. Quindi, non è sicuramente
con questo spirito bieco di vendetta che io mi rivolgerò a questa
Aula, che merita rispetto.
Però, guardate, rispetto' è qualcosa di vero, di reale e qualcuno
non pensi, con abusate parole che non tutti cogliamo, ciò che si
nasconde dietro alcuni linguaggi perché io, ripeto, che questi
dovrebbero essere persino sottratti al linguaggio della politica.
Potremmo avere tante belle occasioni, se qualcuno preferisce poter
avere, di insultare, di farlo, io non farò mai parte di questo
gioco e non entrerò mai in questi meccanismi perché non mi
appartengono e perché penso di avere una cultura che è basata su
altre basi.
Andiamo alla sostanza delle questioni. La sostanza delle questioni
è questa: io mi sono visto i compiti delle province. Si debbano
occupare: di scuola, di strade, di pagare la luce degli edifici che
occupano, di dare qualche contributo turistico per qualche festa
paesana, intervenire nei servizi sociali, laddove le leggi
regionali hanno fatto i distretti socio-sanitari, eccetera,
dovrebbero occuparsi di rifiuti su base provinciale, quando sono
stati costituiti gli Ato, le Srr.
Cioè, praticamente, se andiamo a vedere, alla fine, si tratta di
mantenere le scuole, pareri sull'ambiente, pareri a volte splendidi
sull'ambiente, con i comuni che, magari, pensano che un
insediamento non debba avvenire ed invece la provincia pensa di sì,
tanto la provincia non è il luogo di raccordo fra le democrazie
comunali.
Il nostro Statuto ha, invece, ipotizzato una Regione completamente
diversa rispetto a quella delle province, cioè ha rifiutato l'idea
dello Stato che era venuto dall'Unità d'Italia, e mi meraviglia che
gli autonomisti non colgano neppure una vicenda storica e culturale
che ha diviso per anni questa Regione, rispetto anche
all'impostazione nazionale basata sui prefetti, sulle province, un
meccanismo che, sostanzialmente, è autoritario, perché non è che le
province sono espressione della democrazia, sono elementi di
sovrapposizione intermedia rispetto all'esercizio della democrazia
che il nostro Legislatore costituente - in questo caso, diciamo
l'Assemblea regionale siciliana - ha inteso affidare ai comuni e lo
prevede; io ho sentito gli interventi di Gucciardi, quello di
Cancellieri, altri interventi che si sono succeduti che hanno
precisato molto bene questo.
Quindi, noi non stiamo facendo nulla che non sia una conseguenza
naturale del nostro Statuto. E ve lo dico anche con molta
sincerità, che trovo persino anomalo che qui dentro continuamente
si faccia riferimento al Commissario dello Stato. Una autocensura
di un organismo che dovrebbe rappresentare l'autonomia dei
Siciliani e l'orgoglio di essere Siciliani svenduto a coloro che
non hanno nessun diritto di controllare, persino, secondo il nostro
Statuto, le leggi che vengono fatte da quest'Assemblea.
Così è andata e, sicuramente, io stasera non voglio parlare del
separatismo, né voglio parlare il linguaggio dell'indipendentismo,
ma quello dell'autonomia concessa dallo Stato sì.
Ed ho trovato persino insolito che ci si recasse dal Commissario
dello Stato preventivamente in quanto parlamentari e nella qualità
di parlamentare per chiedere un parere.
Avrei trovato molto più logico che lo facessero gli uffici della
Regione e dell'Assemblea regionale siciliana, dove burocrati
parlano con burocrati. Ma la dignità del Parlamento, l'autonomia
del Parlamento, dell'Assemblea regionale siciliana e della Regione
siciliana io non vorrei che venisse messa in discussione anche da
noi che abbiamo il diritto ed il dovere di difenderla .
Quindi, qui non parliamo di questioni secondarie, parliamo di
questioni se noi aderiamo a questo giuramento che è di adesione
allo Statuto oppure no. Ed in questo Statuto c'è la nostra
autonomia, c'è l'autonomia di legiferare, la Corte dei Conti non
c'entra niente perché il riferimento a quella sentenza non si
riferisce ad una commissione nell'esercizio delle proprie funzioni,
penso si trattasse di un parere consultivo.
Questo non significa affatto in alcuni momenti, non so come sia la
vicenda, ma in ogni caso nessun organismo può giudicare una
decisione presa dal Parlamento e, se questo dovesse avvenire, io
credo che novanta deputati, il Presidente di questa Assemblea ed il
Presidente della Regione dovrebbero contestare l'illecita
intrusione.
Invece, qui io ho persino l'appello, la sollecitazione perché
avvenisse questa intrusione nel momento in cui non si condivide
politicamente una scelta.
E mi si spieghi perché. Perché, quale tragedia umana, sociale
avviene con l'abolizione delle province? Io l'ho sentita una
tragedia umana. Mi ha telefonato una mio amico carissimo,
consigliere provinciale a Caltanissetta, che mi ha detto: Esco per
una delle ultime volte da questo bellissimo palazzo, so che non
c'entrerò mai più .
Ma questa dovrebbe essere la nostra preoccupazione oppure di chi
pensa che, in qualche modo, si dovrà candidare ad una presidenza di
provincia la prossima volta, oppure che abbiamo una classe politica
che, se improvvisamente perde il posto di consigliere provinciale,
poverino, non sa che fare nella vita.
Forse abbiamo dato un significato troppo diverso alla visione ed
al fatto di fare politica, che non dovrebbe essere lo scopo finale
della nostra vita e della nostra esistenza ma uno strumento che
mettiamo al servizio degli altri.
E se noi ci rendiamo conto che queste province non servono a
nulla, salvo che a garantire la creazione di altre piccole caste,
per compiti che possono essere assolti neanche dai consorzi dei
comuni, ma dai singoli comuni e alcuni organismi tecnici
provinciali Perché che ci vuole per fare le strade provinciali Ci
vuole che vengono eletti dal popolo coloro che dovranno decidere la
manutenzione delle scuole o la manutenzione delle strade.
E perché allora se tutto questo è democratico non eleggiamo le
assemblee, i consigli di amministrazione delle partecipate, i
consigli di amministrazione degli ATO. Perché se estendiamo questo
concetto ad un ente non previsto dal nostro Statuto, semmai è un
abuso Non una violazione della Costituzione
Noi abbiamo tenuto artificiosamente in piedi ciò che non esiste,
ciò che è stato persino abolito con legge ordinaria, oltre che con
legge statutaria, ed infatti si chiamano province regionali.
Ed il Governo italiano non può legiferare sulle province della
Regione siciliana, non ne può istituire e non ne può abolire,
quindi non si invochino conflitti di costituzionalità che non
esistono ed interventi che sarebbero solo politici ed offensivi
dell'autonomia di questo Parlamento, perché a volte si pensa di
fare danno agli avversari ma poi si finisce per fare danno
all'autonomia di tutti.
E quindi non è questo il terreno del confronto politico, non è
questo il terreno istituzionale, con questa legge non si
disciplinano i consorzi dei comuni, me l'avete chiesto voi nella
riunione di gruppo di rinunciare agli articoli della legge che io
avrei voluto che si esaminassero in Aula.
Però, se su tre articoli abbiamo avuto centinaia di emendamenti ed
ore di discussione, figurarsi cosa doveva avvenire sul disegno di
legge complessivo. Quindi, il senso del pragmatismo e del
politicamente corretto mi ha indotto ad accettare le indicazioni
che venivano da tutti i Gruppi ed a fare una mediazione. Anche
altri Gruppi parlamentari, come il Movimento 5 Stelle e tanti
altri, avevano presentato progetti di legge, e persino nelle
precedenti legislature ci sono stati Gruppi che hanno presentato
disegni di legge su questo.
Ora, il problema è che qui stasera si è cominciato a dire che non
si aboliscono i costi della Regione, che nella Regione ci sono
grandi parassitismi.
Bene, cominciamo ad autoridurci gli stipendi.
(Applausi dal centro dell'Aula)
Cominciamo ad abolire i costi della Regione, cominciamo ad
equiparare gli stipendi dei burocrati dell'Assemblea regionale
siciliana a quelli della Regione. Applichiamo il 20% di riduzione
per i dirigenti della Regione, che è stato giudicato legittimo dai
magistrati, anche ai dipendenti dell'Assemblea. Oppure esistono
forse due Regioni? Allora c'è la Regione che è disciplinata dal
Governo e quella che dovrebbe essere disciplinata dal Parlamento?
Quindi, il richiamo alla riduzione, alla riduzione dei costi lo si
faccia con attenzione, anche perché questo Governo è stato eletto
il 18 novembre quindi avrebbe 100 giorni, perché consideriamo che
febbraio di giorni ne ha 28, e nel centesimo giorno sicuramente
nessuno che abbia un minimo di onestà intellettuale può continuare
a dire che non abbiamo abolito i costi della politica.
Abbiamo abolito un mare di cose: ridotto i costi dei dirigenti,
abbiamo cominciato a far lavorare la gente, abbiamo cominciato ad
avviare processi importanti.
Ci sono pacchetti presentati alla Commissione Affari istituzionali
che riducono improvvisamente i costi per quindici partecipate di
consigli di amministrazione, tre per ogni partecipata, quindi
quarantacinque, di tre sindaci revisori per ciascuna partecipata,
quindi quarantacinque, dei direttori generali, uno per partecipati,
quindi quindici, per un totale di centocinque con una media di
cento mila euro l'anno al meno.
E questi provvedimenti sono lì che vi aspettano, aspettano di
essere esaminati da questo Parlamento.
Ci sono pacchetti di legge che decidono se finalmente alcune
categorie possono lavorare soltanto nell'Ente ESA, dove devono
stare per forza per leggi della Regione siciliana, sicuramente non
fatte da questo Governo, oppure possono andare a lavorare altrove,
svuotando finalmente questi enti. Mentre i Via Vas sono bloccati
perché non c'è il personale adatto.
Allora cominciate a farle queste leggi, con rapidità, come si è
fatta con rapidità questa legge, nonostante i tentativi in qualche
modo di insabbiarla.
Guardate, quello che si fa oggi è storico, non perché noi vogliamo
dare valenza storica all'elemento dell'eliminazione delle Province,
ma perché è storico che c'è un Parlamento che trova il coraggio di
dire a quei tanti amici Consiglieri provinciali che si vorrebbero
ricandidare di dire che noi non abbiamo niente contro le Province
in sé, ma vogliamo semplicemente organizzare meglio,
sburocratizzare il lavoro della Regione, semplificare il lavoro
della Regione, dare più ruolo ai Comuni.
Con questo disegno di legge Catania, Palermo e Messina si salvano
dal default perché si permette loro la costituzione di Città
metropolitane, e come saranno definite lo vedremo insieme. E
sganciamo i Comuni piccoli dalla logica delle grandi metropoli,
liberando le metropoli da questi problemi e le piccole città e i
piccoli comuni da politiche che non li possono riguardare.
A Castelbuono la differenziata si fa con l'asinello. Se lo si
facesse a Palermo non farebbe nessuna spending review e creerebbe
ilarità. A Castelbuono si sono ridotti i costi per la raccolta dei
rifiuti e si è aumentata la differenziata ma le tariffe non sono
diminuite perché vengono stabilite solo quelle che costano
nell'ambito.
Altro che moltiplicazione degli enti, noi prevediamo comunità
montane, distretti turistici, consorzi vari per qualsiasi cosa,
unione di comuni per qualsiasi cosa, ATO, SRR, ecc.
I Consorzi potranno permettere di assorbire queste ed altre
funzioni che i Comuni si sono dati, liberando le competenze
istituzionali e attribuendole ai Comuni.
Quindi è una cosa razionale che da più potere ai Comuni, non
cancella l'identità delle Province. Io capisco che Ragusa, Enna,
Trapani, Siracusa, le varie Province ci tengono ad avere l'identità
del capoluogo e nel disegno di legge del Governo, che non è
comunque in discussione, il Comune capoluogo diventa Comune
capofila automaticamente.
Non è vero che si possono costituire trenta consorzi, perché i
consorzi debbono avere continuità territoriali che non si possono
ridurre. Per esempio, la provincia di Caltanissetta ha
duecentocinquanta mila abitanti - non mi sembra che il Governo stia
abusando del tempo, considerati i tempi degli altri interventi e
considerato che è un solo intervento - ed un consorzio per
costituirsi ne deve avere 150 mila nel disegno di legge del
Governo, ciò significa che non possono aggregarsi tutti i comuni di
quella realtà, perché il consorzio esistente non può avere meno di
150 mila, quindi non possono moltiplicarsi all'infinito. Nella
migliore delle ipotesi se ne costituiranno da 12 a 15 e non
osteranno nulla, perché le risorse verranno messe insieme, come
sono nei consorzi, dai comuni che avranno la possibilità di
gestirsi gli uffici tecnici in modo collegiale, i vigili urbani in
modo collegiale, senza moltiplicare spese e senza inventarsi varie
polizie provinciali.
Oggi il Ministro Gelmini diceva: Se fossi in Sicilia voterei il
disegno di legge per l'abolizione delle province . Guardate, si è
fatto anche terrorismo su questo, si è abusato in qualche momento
nei toni e nei linguaggi sottili che tentano alle offese delle
persone, e non ho chiesto per senno di intervenire. Io che capisco
i linguaggi, ma adesso intervengo nell'esercizio della mia
funzione, di parlamentare e di Presidente della Regione, sapendo
con la responsabilità che mi compete, che è quella di governare la
Sicilia, per darle un sogno: il sogno di potere cambiare. Voi
volete continuare ad agire e a conservare una Sicilia che è quella
dello sciupa, sciupa , quella che vuole mantenere le cose di
sempre, noi vogliamo cambiare.
(Applausi)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedo
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che l'onorevole Oddo è in
congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione del disegno di legge numero 278/A
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono pervenuti
diversi ordini del giorno.
Mi rendo conto che per prassi parlamentare gli ordini del giorno
venivano tutti approvati poco prima della votazione finale del
disegno di legge, ma in realtà, per il significato che ha l'ordine
del giorno, che dovrebbe indirizzare le votazioni successive, così
come prevede l'articolo 126 del Regolamento, sono votati subito
dopo la chiusura della discussione generale. Solo in via
eccezionale possono essere presentati ordini del giorno successivi,
e voglio proprio attenermi rigidamente al Regolamento, per cui non
me ne vogliate se chiedo di ritirare gli ordini del giorno
presentati, ad eccezione di due, tra i quali quello della
Commissione Speciale, che ritengo ammissibile per come è stato
formulato e per il dibattito che c'è stato nell'Aula., ed è bene
che si pronunci il Governo.
PANEPINTO. Allora aboliamo la I Commissione.
PRESIDENTE. Onorevole Panepinto, non viene assolutamente spogliato
il Parlamento e neanche la I Commissione. L'ordine del giorno
riguarda l'istituzione di una Commissione - non la chiamiamo Alta'
- per l'istituzione dei liberi consorzi comunali. Impegna cioè il
Governo ad istituire una Commissione speciale per l'istituzione dei
liberi consorzi nella Regione siciliana.
Abbiamo detto in Aula che ci saranno dei problemi per
l'applicazione, che ci sono dei discorsi di carattere finanziario.
Venendo incontro ad una esigenza espressa dai capigruppo, non ci
trovo nulla di strano nell'istituire una Commissione della quale si
farà carico il Governo.
Non credo il Governo che venga spogliato di niente, è nelle sue
prerogative costituire la Commissione. Non possiamo improvvisare su
questa materia. Chiedo pertanto al Governo se intende accettarlo
come raccomandazione.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, considerato che già esiste la Commissione Affari
istituzionali, il Governo intende costituire non una Commissione,
ma un gruppo di lavoro, che è una cosa un po' diversa, allargato al
pluralismo politico ed anche a professionisti vari.
PRESIDENTE. Onorevole Presidente della Regione, l'intendimento
dell'ordine del giorno è proprio questo, di impegnare il Governo a
farsi supportare da un gruppo di studiosi. Lei lo chiama gruppo,
nell'intendimento di presentatori si parlava di Commissione. Non
cambia la sostanza e deve passare, comunque, da questa Aula.
Si passa all'ordine del giorno che riguarda l'obbligo formativo
per l'infanzia, che ritengo ammissibile perché è stato
sottoscritto da tutti i Gruppi parlamentari.
CRACOLICI. Che c'entra con questa legge?
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, c'è la firma di tutti i gruppi
parlamentari, compreso il suo; se lei non è d'accordo e non c'è
l'unanimità io non ammetto l'ordine del giorno..
Ma correttamente, siccome c'è la firma del suo Capogruppo, vado
avanti. Il Governo intende accettarlo come raccomandazione?
CROCETTA, Presidente della Regione. Signor Presidente, capisco che
c'è la firma di tutti, e che ciò è una bella raccomandazione, ma
non esprimo un parere sulla pertinenza di questo ordine del giorno.
Il Governo non ha problemi ad accettarlo come raccomandazione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io voglio ringraziare il
Parlamento tutto, per essere pervenuto ad un dibattito civile, ad
un dibattito autorevole, vorrei ringraziare il Governo perché già
nella Conferenza dei Capigruppo si è fatta sintesi e si è pervenuto
ad una conclusione che ci ha portato a questa votazione d'Aula.
E' già stato evidenziato come sono stati presentati disegni di
legge da parte di tutti i Gruppi parlamentari, perché tutti i
Gruppi sentivano l'esigenza comunque di procedere ad una riforma
del sistema delle province.
Ringrazio, pertanto, il Parlamento, tutti i trentaquattro Deputati
intervenuti, per il livello del dibattito svoltosi.
Inoltre questo Parlamento sarà chiamato, unitamente
all'approvazione della legge di bilancio, ad approvare il proprio
bilancio interno. Ci siamo detti che questa è una casa di vetro e
sarà una casa di vetro Il bilancio di questa Assemblea verrà
approvato dopo un attento esame da parte di tutti i Parlamentari
perché non abbiamo nulla da nascondere.
Vorrei precisare che già questo Parlamento - e di questo ringrazio
interamente il Collegio dei Questori e tutto il Consiglio di
Presidenza, all'unanimità - ha proceduto a ridurre di un milione di
euro, con l'accordo sindacale, le somme spettanti al personale
dell'Assemblea perché tutti noi ci rendiamo conto che bisogna
creare empatia con i cittadini siciliani.
Questo già è stato fatto, ci fa piacere che il Presidente del
Senato - al quale vanno i nostri auguri così come al Presidente
della Camera - la prima cosa che ha detto proprio ieri, è che si
riduce l'indennità del 30 per cento e che avvierà con i sindacati
l'interlocuzione per ridurre gli stipendi del personale del Senato,
cosa che già questa Assemblea ha fatto.
Proprio oggi, ho inviato una nota al Collegio dei Questori, perché
non possiamo sfuggire dall'applicazione del decreto Monti' che
prevede la riduzione dell'indennità dei parlamentari e la riduzione
del trasferimento ai Gruppi. E' un obbligo di legge al quale non ci
vogliamo né ci possiamo sottrarre.
Su questo chiediamo la collaborazione di tutto il Parlamento
perché siamo convinti quale sia il ruolo che dobbiamo esercitare
fino in fondo.
Onorevoli colleghi, procediamo adesso con la votazione finale del
disegno di legge.
MUSUMECI. Chiedo che la votazione avvenga per appello nominale.
PRESIDENTE. Onorevole Musumeci, la votazione si effettua mediante
sistema elettronico.
MUSUMECI. Non sono molto aduso alle regole di votazione, ma chiedo
che emergesse dalla votazione il sì ed il no pronunziato da ogni
parlamentare, se il Regolamento lo prevede.
PRESIDENTE. L'appello nominale, onorevole Musumeci, si effettua
con il sistema elettronico. Apparirà nel tabellone come lei ha
votato. Normalmente le votazioni a scrutinio nominale sono
effettuate mediante procedimento elettronico con registrazione dei
votanti.
Sul tabellone risulterà chi ha votato a favore o contro e peraltro
verrà data copia di tutti coloro che votano a favore o contro.
Inoltre ci sono i giornalisti già pronti che saranno informati dal
sottoscritto, anzi il tal senso invito gli Uffici di procedere a
dare copia del verbale di votazione.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
numero 278/A
«Norme transitorie per l'istituzione dei consorzi di comuni»
PRESIDENTE. Si passa quindi alla votazione finale del disegno di
legge n. 278/A «Norme transitorie per l'istituzione dei consorzi di
comuni».
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 74
Maggioranza 38
Favorevoli 51
Contrari 22
Astenuti 1
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, le Commissioni da domani sono chiamate ad
esprimere il proprio parere sul bilancio di pertinenza.
Invito il Governo ad essere presente nelle Commissioni con i
dirigenti perché il lavoro possa essere celere.
La seduta è rinviata a lunedì, 8 aprile 2013, alle ore 16,00, con
il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
I -Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2013 e bilancio pluriennale per il triennio 2013-2015.
(n. 68)
2) - Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2013.
Legge di stabilità regionale. (n. 69)
La seduta è tolta alle ore 22.57
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio del regolamento e
dei resoconti alle ore 00.30 di giovedì 21 marzo 2013
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO
Risposta scritta ad interrogazione Rubrica «Salute»
CANCELLERI-PALMERI-CAPPELLO-TROISI-CIACCIO-CIANCIO-ZAFARANA-
FERRERI-MANGIACAVALLO-SIRAGUSA-TRIZZINO-VENTURINO-FOTI-LA ROCCA-
ZITO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
l'Azienda Sanitaria Provinciale di Caltanissetta ha avviato un
programma di screening per la prevenzione del tumore alla mammella;
dai primi giorni del dicembre 2011 il mammografo, presente presso
il presidio ospedaliero M. I. Longo di Mussomeli, non è più in
funzione;
il sopracitato macchinario, nei suoi soli 5 mesi (da luglio 2011 a
dicembre 2011) di funzionamento, ha svolto solamente 34 sedute di
cui 11 sospese per il guasto dello stesso, nonostante l'acquisto
del macchinario da parte dell'ASP 2 sia avvenuta nei primi mesi del
2011;
la situazione di stallo del servizio di screening mammografico si
protrae dal 6 dicembre 2011;
vi sono numerose donne in attesa di essere sottoposte a screening
mammografico e che, ad oggi, solamente il 21% circa di quelle
rientranti nella fascia di età consigliata per tale esame lo ha
sostenuto;
considerato che:
appare incomprensibile e inaccettabile che nessuno degli organi
competenti si sia interessato a risolvere il problema sopra
indicato;
il territorio su cui insiste il presidio ospedaliero M. I. Longo
di Mussomeli è profondamente isolato dall'asse viario provinciale e
colpito da frequenti casi di tumore;
sono state portate a conoscenza dall'associazione Vita Onlus
all'Azienda Sanitaria Provinciale di Caltanissetta numerose
segnalazioni relative a detto disservizio;
rilevata:
la petizione popolare (ottobre 2009) di oltre 6.000 firme, con la
quale la cittadinanza chiedeva anche l'attivazione in modo
efficiente dell'attività di screening oncologico nel nostro
territorio;
la presenza di numerose segnalazioni agli organi di competenza,
nonché al Prefetto della provincia di Caltanissetta e all'ASP 2;
per sapere se il Governo intenda porre rimedio a queste
inadempienze realizzate presso l'ASP 2 di Caltanissetta, allo scopo
precipuo di risolvere l'interruzione di un servizio fortemente
richiesto dalla cittadinanza e di fondamentale importanza per la
salute delle comunità del comprensorio». (212)
(Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'interrogazione specificata in
oggetto con la quale si chiede di conoscere gli interventi per la
riattivazione del servizio di screening mammografico presso
l'Ospedale di Mussomeli (CL) si precisa che l'ASP di Caltanissetta,
competente per territorio, ha comunicato con nota del 7 marzo 2013
di aver già provveduto agli interventi di manutenzione su detto
mammografo, che in atto dichiara funzionante, e di avere comunque
provveduto nel frattempo anche all'attivazione di un mezzo mobile
per garantire l'esecuzione degli esami di screening.
L'Azienda ha comunicato altresì di aver proceduto alla formazione
del personale dedicato al fine di qualificarne le competenze
tecniche di lettura ed interpretazione delle immagini mammografiche
secondo le vigenti linee guida e di aver fornito agli organi di
informazione ed agli utenti ogni puntuale informazione circa i
provvedimenti avviati dalla stessa, dando ampia rassicurazione
sulla ripresa dell'attività di screening».
L'Assessore
dr.ssa Lucia Borsellino