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Resoconto d'Aula della Seduta n. 30 di mercoledì 20 marzo 2013
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   Presidenza del Pesidente Ardizzone


   LO  GIUDICE,  segretario, dà lettura del  processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, do il  preavviso
  di  trenta  minuti  al  fine  delle  eventuali  votazioni  mediante
  procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel corso  della
  seduta.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

             Annunzio di risposta scritta a interrogazione

   PRESIDENTE. Comunico che é pervenuta, da parte dell'Assessore  per
  la salute, la risposta scritta alla interrogazione:

   N. 212 - Interventi per la riattivazione del servizio di screening
  mammografico presso l'ospedale M.I. Longo di Mussomeli (CL).
   Firmatari: Cancelleri Giovanni Carlo; Palmeri Valentina;  Cappello
  Francesco;   Troisi  Sergio;  Ciaccio  Giorgio;  Ciancio   Gianina;
  Zafarana Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa
  Salvatore;  Trizzino Giampiero; Venturino Antonio; Foti Angela;  La
  Rocca Claudia; Zito Stefano.

   Avverto  che  la stessa sarà pubblicata in allegato  al  resoconto
  stenografico della seduta odierna.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che  gli  onorevoli   Nicotra,  Sorbello  e
  Marziano sono in congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   -  Norme  in  materia di prevenzione e lotta del rischio  amianto.
  (n. 306)
   di  iniziativa  parlamentare presentato dall'onorevole  Gianni  in
  data 14 marzo 2013.

   -  Disposizioni integrative in materia di requisiti  organizzativi
  relativi  al  personale laureato delle strutture di diagnostica  di
  laboratorio.  (n. 307)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 14 marzo 2013.

   -  Norme per la salvaguardia e la valorizzazione dell'architettura
  rurale. (n. 308)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 14 marzo 2013.

   -   Norme   per  il  rafforzamento  dei  diritti  degli   animali.
  Istituzione del Garante dei diritti degli animali. (n. 309)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 14 marzo 2013.

   -  Interventi  al fine di garantire il diritto allo  studio  nelle
  isole minori. (n. 310)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 14 marzo 2013.

   -  Modifica dell'articolo 15 della legge regionale 16 maggio 1978,
  n. 8 e successive modifiche ed integrazioni. (n. 311)
   di  iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole  Cordaro  in
  data 19 marzo 2013.

   -  Norme  volte a consentire l'esercizio autonomo del  diritto  di
  voto ai cittadini non vedenti e ipovedenti. (n. 312)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 19 marzo 2013.

   -  Norme  in materia di discipline bionaturali del benessere.  (n.
  313)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 19 marzo 2013.

   - Norme per la promozione e valorizzazione dei percorsi turistico-
  culturali  e del patrimonio d'arte contemporanea di Gibellina.  (n.
  314)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 19 marzo 2013.

   -  Norme  in materia di polizia mortuaria, di attività  e  servizi
  necroscopici, funebri e cimiteriali. (n. 315)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 19 marzo 2013.

   -  Norme  per  la  prevenzione  dei  comportamenti  a  rischio  di
  incidenti stradali. (n. 316)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 19 marzo 2013.

   -  Disposizioni per la tutela del patrimonio storico, artistico  e
  culturale della città di Salemi. (n. 317)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 19 marzo 2013.

   Disciplina delle terapie complementari. (n. 318)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 19 marzo 2013.

   -  Interventi  regionali per la prevenzione e il  contrasto  della
  criminalità.  Istituzione della  Giornata Regionale  della  Memoria
  per ricordare le vittime di mafia . (n. 319)
   di  iniziativa  parlamentare presentato  dagli  onorevoli  Caputo,
  Assenza, Falcone, Germanà e Pogliese in data 19 marzo 2013.

   -  Norme  per l'organizzazione di corsi integrativi di  Educazione
  alla tradizione' nelle scuole siciliane. (n. 320)
   di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Gucciardi  e
  Milazzo in data 19 marzo 2013.

   - Introduzione e disciplina del reddito sociale minimo. (n. 321)
   di  iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli  Gucciardi,
  Alloro,   Arancio,   Barbagallo,  Cirone,   Cracolici,   Digiacomo,
  Ferrandelli,  Laccoto, Lupo, Maggio, Marziano, Milazzo,  Panarello,
  Panepinto e Raia in data 19 marzo 2013.

   -  Modifiche  alla  disciplina  del servizio  di  riscossione  dei
  tributi in Sicilia. (n. 322)
   di  iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Federico  in
  data 19 marzo 2013.

   -    Nuova   disciplina   dell'edilizia   residenziale   pubblica.
  Soppressione  degli Istituti Autonomi Case Popolari ed  istituzione
  dell'Azienda  regionale per l'edilizia residenziale  pubblica.  (n.
  323)
   di  iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole  Firetto  in
  data 19 marzo 2013.

   -  Norme per il cambio di destinazione d'uso delle zone ZIR e  ZIS
  del   Comune   di   Messina  per  l'incentivazione  di   iniziative
  imprenditoriali necessarie all'economia locale. (n. 324)
   di  iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Picciolo  e
  Greco Marcello in data 19 marzo 2013.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                              Commissioni

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle Commissioni:

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   -  Contributi a sostegno di commercianti danneggiati da lavori  di
  pubblica utilità. (n. 297)
   di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013, PARERE UE.

   -  Riconoscimento  regionale  delle organizzazioni  di  produttori
  della pesca. (n. 298)
   di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013, PARERE UE.

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   -   Condizioni   di   trasporto   pubblico   locale   e   sanzioni
  amministrative. (n. 275)
   di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013.

   - Recupero e valorizzazione delle coste della Sicilia. Istituzione
  dell'Osservatorio regionale per la tutela e la valorizzazione delle
  coste. (n. 276)
   di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013, PARERE I.

   - Sviluppo del turismo naturista in Sicilia. (n. 277)
   di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013.

   - Norme sull'ittiturismo. (n. 288)
   di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013, PARERE III E
  UE.

   - Iniziative a sostegno delle isole minori. (n. 294)
   di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013, PARERE I, VI
  E UE.

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   - Disposizioni per prevenire e contrastare il fenomeno del mobbing
  nei luoghi di lavoro. (n. 286)
   di iniziativa parlamentare, inviato il 19 marzo 2013.

              Comunicazione di ritiro di disegni di legge

   PRESIDENTE.  Comunico  che l'onorevole Salvino  Caputo,  con  nota
  prot.  n. 3270/SG.LEG.PG. del 14 marzo 2013, ha ritirato i  disegni
  di  legge n. 289  Riconoscimento della lingua dei segni e dei sordi
  come  minoranza linguistica  e n. 290  Riconoscimento della  lingua
  dei  segni   presentati in data 8 marzo 2013 e con  nota  prot.  n.
  3464/SG.LEG.PG. del 19 marzo 2013 ha ritirato il disegno  di  legge
  n.  293   Interventi regionali per la prevenzione  e  il  contrasto
  della criminalità  presentato in data 12 marzo 2013.

   L'Assemblea ne prende atto.

                 Comunicazione di richiesta di parere

   PRESIDENTE. Comunico la richiesta di parere pervenuta ed assegnata
  alla Commissione:

                       AFFARI  ISTITUZIONALI (I)

   -  Istituto  regionale del vino e dell'olio  (I.R.V.O.)  -  Nomina
  commissario straordinario. (n. 7/I).
   pervenuto in data 19 marzo 2013 e inviato in data 19 marzo 2013.

       Comunicazione di apposizione di firma a disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Bernadette Grasso,  con  nota
  prot.  n.  0003269/SG.LEG.PG. del 14  marzo  2013,  ha  chiesto  di
  apporre  la  firma  ai  disegni di  legge  n.  148   Norme  per  lo
  scioglimento  e  il  trasferimento delle  funzioni  delle  IPAB  ai
  comuni   e  n.  272   Soppressione dei  Consorzi  di  ripopolamento
  ittico  e con nota prot n. 0003377/SG.LEG.PG. del 15 marzo 2013  ha
  chiesto   di  apporre  la  firma  ai  disegni  di  legge   n.   291
   Salvaguardia dei livelli occupazionali del personale  del  settore
  della  formazione professionale. Costituzione dell'Agenzia unica  e
  misure  occupazionali   e  n.  305  Rafforzamento  e  riordino  del
  sistema del credito alle imprese siciliane .

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   N. 453 - Chiarimenti circa le criticità evidenziate dall'Assessore
  per  il turismo, lo sport e lo spettacolo in merito alla Fondazione
  Orchestra Sinfonica Siciliana.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario:  Caputo Salvino

   N.  465  -  Applicazione in Sicilia della legge n.  170  del  2010
  recante   'Nuove  norme  in  materia  di  disturbi   specifici   di
  apprendimento in ambito scolastico'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore Domenico
   N.   468   -  Misure  per  accelerare  la  conversione  del   polo
  petrolchimico di Siracusa in polo energetico.
   - Presidente Regione
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore Domenico

   N.  469 - Notizie sui ritardi nell'esecuzione di due progetti  del
  Consorzio ASI di Siracusa relativi all'ottimizzazione delle risorse
  idriche.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  470  -  Chiarimenti  in  merito ai  recenti  fatti  che  hanno
  coinvolto   alcune  aziende  ospedaliere  siciliane  e   iniziative
  finalizzate alla salvaguardia delle imprese locali nella  fornitura
  di beni e servizi sanitari.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Fiorenza Cataldo

   Avverto  che  le  interrogazioni testé  annunziate  saranno  poste
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   N.  454  -  Interventi a sostegno del mantenimento degli  istituti
  musicali siciliani Vincenzo Bellini di Catania, Vincenzo Bellini di
  Caltanissetta e Arturo Toscanini di Ribera (AG).
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   Firmatario: Caputo Salvino

   N.  456 - Iniziative per il rilancio dell'attività della Fiera del
  Mediterraneo di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   - Assessore Economia
   Firmatario: Caputo Salvino

   N.  467  -  Stabilizzazione dei tecnici già in servizio  presso  i
  comuni di Catania e Carlentini (SR).
   - Presidente Regione
   Firmatari:  Vinciullo Vincenzo; Falcone Marco; Pogliese  Salvatore
  Domenico

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo e alle competenti Commissioni.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta scritta:

   N.  455  - Iniziative per l'accorpamento in un unico istituto  dei
  due  licei  artistici  presenti nella città di  Catania  e  per  la
  razionalizzazione della rete scolastica.
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatario: Vullo Gianfranco

   N.  457  -  Provvedimenti  finalizzati al  pagamento  delle  rette
  pregresse   per   il  ricovero  di  minori  disposto  dall'autorità
  giudiziaria.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatario: Ferrandelli Fabrizio

   N.  458 - Iniziative finalizzate alla chiusura del poligono a mare
  di Drasy (Punta Bianca) di Agrigento.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatari:   Mangiacavallo  Matteo;  Cancelleri  Giovanni   Carlo;
  Cappello  Francesco; Ciaccio  Giorgio; Ciancio   Gianina;   Ferreri
  Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia; Palmeri Valentina; Siragusa
  Salvatore;  Trizzino Giampiero; Troisi Sergio;  Venturino  Antonio;
  Zafarana Valentina; Zito Stefano

   N.      459   -   Azioni   volte   a   sconfiggere   la   prevista
  soppressione   del   punto   nascite   dell'ospedale   'Castiglione
  Prestianni' di Bronte (CT).
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello

   N.  460  -  Interventi  finalizzati a superare  le  condizioni  di
  abbandono dell'ospedale di Giarre (CT).
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute

   Firmatari:  Vullo  Gianfranco; Picciolo  Giuseppe;  Forzese  Marco
  Lucio; Lo Giudice Salvatore; Savona Riccardo; Anselmo Alice; Tamajo
  Edmondo; Greco Marcello

   N.  461  -  Interventi  a  sostegno del  comparto  radiotelevisivo
  privato.
   - Presidente Regione
   - Assessore Attività produttive
   Firmatario: Fontana Vincenzo

   N.  462 - Verifica della responsabilità amministrativa a carico di
  dirigenti  dell'Asp  di Messina, con riferimento  alla  sospensione
  dell'attività   intra   moenia  presso l'ospedale  S.  Vincenzo  di
  Taormina (ME).
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Currenti Carmelo

   N.  463  -  Chiarimenti circa la costituzione del  tavolo  tecnico
  sulle problematiche della formazione professionale in Sicilia.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatari:  Pogliese Salvatore Domenico; Falcone Marco;  Vinciullo
  Vincenzo

   N.  466 - Chiarimenti circa l'istituzione dell'Albo regionale  dei
  commissari  delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza
  (I.P.A.B.)  e  sulla  nomina  del commissario  presso  l'educandato
  Regina Elena di Catania.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo.

    Comunicazione relativa a modalità di votazione in Aula mediante
                          sistema elettronico

   PRESIDENTE. Comunico che dalla prossima settimana, in applicazione
  della  delibera del Consiglio di Presidenza del 14  luglio  2009  e
  facendo seguito al prospetto delle postazioni di voto trasmesso  ai
  Presidenti dei Gruppi parlamentari,  saranno operative  le modalità
  di  votazioni  in Aula mediante sistema elettronico  esclusivamente
  dalla  postazione a ciascun deputato assegnata.
     Al  fine di agevolare le operazioni di voto, ricordo altresì che
  ogni  singolo  scranno  di  Sala  d'Ercole   riporta,  accanto   al
  terminale  di  voto,  il  nominativo  del  deputato   abilitato   a
  votare.
     Resta  invece invariata, per ovvi motivi logistici, la  modalità
  di  votazione     libera   per i banchi riservati alla Commissione,
  al Governo  e alla Presidenza  dell'Assemblea.


   Presidenza del Pesidente Ardizzone


     Seguito della discussione, ai sensi dell'articolo 68 bis del
       Regolamento interno, del disegno di legge n. 278   Norme
         transitorie per l'istituzione dei consorzi di comuni

   PRESIDENTE.  Si  passa al II punto all'ordine del giorno:  Seguito
  della  discussione, ai sensi dell'articolo 68 bis  del  Regolamento
  interno,  del  disegno  di  legge n.  278   Norme  transitorie  per
  l'istituzione dei consorzi di comuni .
   Onorevoli   colleghi,  ricordo che ieri l'Assemblea  ha  esaminato
  l'articolato;  dovremmo, pertanto, procedere alla votazione  finale
  del disegno di legge.


   Presidenza del Pesidente Ardizzone


                        Sull'ordine dei lavori

   FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, ieri tra gli altri emendamenti  c'era
  anche  un  emendamento  aggiuntivo. Lei, giustamente,  ha  ritenuto
  inammissibili tutti questi emendamenti aggiuntivi, ma ce ne era uno
  che  stava  a  cuore al mio Gruppo parlamentare,  anche  perché  lo
  abbiamo  presentato  noi,  che era quello  volto  a  istituire  una
  Commissione  speciale per l'approfondimento  della  materia  e  per
  creare  poi  una vera e propria legge di riforma quando  andremo  a
  istituire il consorzio dei comuni.
   Mi  permetto  di preannunciare che trasformerò questo emendamento,
  che  è  stato  dichiarato inammissibile, in ordine del  giorno,  in
  maniera tale che l'Assemblea potrà esprimersi in merito allo stesso
  ed eventualmente apprezzarlo come indicazione alla stessa Assemblea
  e al Governo per istituire questa Commissione.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  con  stima  e
  affetto  nei  confronti  dell'onorevole  Falcone,  siccome   la   I
  Commissione  deve  svolgere le funzioni  che  lo  stesso  onorevole
  Falcone    richiamava,   oggettivamente,   mi    sembrerebbe    una
  delegittimazione di quella Commissione che, in qualche modo, magari
  poteva  fare  di  più  ed  ha contribuito alla stesura  del  testo.
  Quindi,  pregherei  il collega di valutare la  sua  proposta  e  di
  ritirarla.


   Presidenza del Pesidente Ardizzone


   Riprende il seguito della discussione, ai sensi dell'articolo 68
       bis del Regolamento interno, del disegno di legge n. 278

   PRESIDENTE.  Riprende  il  seguito  della  discussione,  ai  sensi
  dell'articolo 68 bis del Regolamento interno, del disegno di  legge
  n.  278.   Invito gli onorevoli colleghi che intendono  intervenire
  per dichiarazione di voto ad iscriversi a parlare.


   Presidenza del Pesidente Ardizzone


   ASSENZA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, apro il dibattito
  sulla  votazione finale dall'esito temo, purtroppo, scontato, anche
  se  non si può mai dire e  la speranza di una resipiscenza e di una
  azione di coraggio da parte dei singoli colleghi c'è sempre.
   Signor Presidente, è bastato un giorno dalla votazione di ieri  e,
  quindi,  dall'approvazione per singoli articoli  di  quello  che  è
  stato l'emendamento risolutivo studiato a tavolino dalle forze  che
  appoggiano  questo Governo sotto l'occulta regia e il  suggerimento
  del  Gruppo  che  più di ogni altro ha voluto questa riforma-farsa,
  ossia  il Movimento 5 Stelle, per dare per scontati tutti i  timori
  che noi avevamo paventato alla vigilia.
   Qualcuno ha avuto l'ardire, oggi, di dettare alla stampa e alla TV
  che  avremmo scritto una pagina di storia. Noi abbiamo scritto ieri
  una  pagina vergognosa di cabaret di terz'ordine, signor Presidente
  e  signor assessore, mi dispiace che il Presidente Crocetta non sia
  in Aula. Noi abbiamo approvato una legge che io definirei  Giletti-
  Crocetta-Cancelleri ,  una  legge che ci  fa  tornare  indietro  di
  quarant'anni,  una legge che non ha raggiunto e non è  riuscita  ad
  inculcare  alcunché  di  nuovo al di là di  una  mera  parvenza  di
  demagogia, tra l'altro, non ben manifestata all'esterno.
   Ieri,  il sentimento che pervadeva molti del nostro Gruppo,  molti
  rappresentanti  dell'opposizione, ma credo,  in  cuor  loro,  anche
  molti  amici  che  parlando  così  a  cuore  aperto,  magari  fuori
  dall'Aula, della pseudo maggioranza che sostiene questo Governo era
  quello di rabbia e di sgomento.
   Poi,   a  mente  più  fredda,  e  rileggendo  oggi  il  testo   di
  quell'emendamento che è divenuto, ancora no, e speriamo che non  lo
  divenga  nemmeno  più tardi, legge di questa Regione,  invece  allo
  sgomento e alla rabbia è subentrata la convinzione che, in effetti,
  non  c'è  nulla di preoccupante perché non è cambiato assolutamente
  nulla rispetto al dato esistente.
   Ci  dovremo  attrezzare per una cosa, signor Presidente:  dobbiamo
  cercare di cominciare a pensare come appellare - io parlo della mia
  provincia  Ragusa - questo consorzio che spero rimanga  dei  dodici
  comuni  che attualmente compongono la mia provincia, non  più  come
  provincia di Ragusa ma con un altro appellativo.
   Noi  non avremo difficoltà perché basterebbe dire che è  il libero
  consorzio  dei  comuni  Iblei e abbiamo già  risolto  il  problema.
  Qualche  altro comprensorio sceglierà il suo nome; il  comprensorio
  di  quella  città che avevo definito nel mio primo  intervento  uno
  iato  di  Genova  perché ha le stesse iniziali e la stessa  vocale,
  avrà già la sua denominazione, e così via di questo passo.
   Signor  Presidente,  mi hanno appena fatto  leggere  alcuni  degli
  interventi  su  Facebook  che si  riferivano  proprio  alla  realtà
  della mia provincia.
   Lei   senz'altro  saprà   che  la  provincia  di  Ragusa  è  stata
  caratterizzata da una antica rivalità con la città  di  Modica  che
  essendo  la città della contea si è sentita scippata da Ragusa,  al
  momento  dell'istituzione  di Ragusa come  provincia  al  posto  di
  Modica.
   Ebbene,  i  modicani  ora  avuto l'occasione  e  l'opportunità  di
  tornare  alla  carica - se è vero come è vero-   e  basta  che  voi
  leggete  i commenti:  Si riapre per Modica la speranza di diventare
  provincia .
   Signor  Presidente, altro che nove province  Altro che  pagina  di
  storia   Noi  abbiamo aperto la stura alle peggiori  rivendicazioni
  principalistiche dei singoli comuni siciliani  Noi abbiamo  attuato
  l'avvio  di  una  proliferazione  di  spese  che  nemmeno  voi   vi
  immaginate  a  quanto  potrà apportare  E  nonostante  questo,  per
  andare  appresso  agli urlatori di turno, noi ci  facciamo  guidare
  dalla  piazza  peggiore, svendendo il ruolo della  politica  che  è
  quello  di porsi alla guida della società, non di farsi dettare  la
  linea di condotta dalla demagogia di turno.
     Ed allora, l'appello è di ripensarci fino all'ultimo momento, ma
  l'appello  è  anche un altro, signor Presidente:  fortunatamente  o
  sfortunatamente in Sicilia non esistono leggi-quadro.  Noi  abbiamo
  approvato una legge, una legge che dà un indirizzo pericoloso che è
  quello  di  sopprimere  la  volontà  elettorale  per  creare  degli
  apparati di partito che possono nominare i dirigenti presidenti  di
  questi  nuovi  Consorzi o di queste province. Però, siccome  dicevo
  poc'anzi questa non è e non ha  l'efficacia, fortunatamente, di una
  legge-quadro   alla   quale   le  norme   di   dettaglio   dovranno
  necessariamente   essere   adeguate,  così   come   avviene   nella
  legislazione nazionale.
   Per  cui,  l'augurio è che si faccia un lavoro serio;  se dobbiamo
  cambiare  il  nome  lo  cambiamo,  ma  non  cambiamo  le  strutture
  territoriali, non aumentiamo il numero, non rinunciamo  al  momento
  elettorale,  diamo a queste nuove associazioni che, se  per  andare
  appresso alla moda, non dobbiamo chiamare province le chiameremo in
  altro   modo,   ma   diamo  delle  funzioni  nell'interesse   della
  collettività.
   Certo, l'obiettivo è stato raggiunto e l'obiettivo vero era quello
  di   non  far  votare,  di  nominare  nove  proconsoli  di  fiducia
  dell'attuale Governo nelle varie realtà provinciali, di  sostituire
  immediatamente - attenzione, anche questo è previsto - dall'entrata
  in vigore di questa legge decadono automaticamente i commissari già
  nominati, ossia i commissari delle province di Trapani e di Ragusa,
  perché  dava  fastidio  mantenere  anche  questi  commissari   che,
  peraltro,  almeno  per  quanto riguarda  la  mia  provincia,  hanno
  operato  in  maniera  assolutamente encomiabile,  anche  in  questo
  momento si devono sostituire subito con uomini di fiducia del nuovo
  re di Sicilia.
   Ed  allora,  chiamiamo  le cose con il loro esatto  nome.  Nessuna
  pagina  di storia, abbiamo solo accontentato, accarezzato, lisciato
  per  il  pelo questa ansia di novità, questa ansia di rivolta  alla
  casta,  ve lo dice uno che con la casta non ha avuto nulla da fare,
  occupandosi  solo  della  propria  professione  e  avvicinandosi  a
  quest'Aula solo quasi per un sentimento di chiamata alle armi in un
  momento difficilissimo per la mia parte politica.
   Allora,  approfittiamo dei prossimi mesi e impegniamoci seriamente
  per  riempire  di contenuti questi organismi che dovranno  rimanere
  comunque  nove  e  non  potranno  essere  assolutamente  aumentati,
  affidiamo a questi organismi la possibilità di occuparsi seriamente
  dei  problemi del territorio, svuotiamo il  pachiderma Regione   da
  funzioni  che  non  può  e  non  deve continuare  ad  avere,  quale
  l'approvazione  dei singoli piani regolatori che si trascinano  per
  decenni, quali le autorizzazioni ambientali, quali il VIA, il VAS e
  via dicendo. Cogliamo, almeno, l'occasione per dare a quella che  è
  solo  un'operazione terminologica, una sostanza vera. Solo  così  i
  siciliani  potranno essere fiduciosi nei confronti  di  una  classe
  politica che meriti il loro rispetto.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  raccomando  la  brevità   degli
  interventi  perché siamo in fase di dichiarazione di voto,  non  di
  discussione   generale.  Il  Regolamento  parla  di  una   succinta
  spiegazione.

   E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   signori
  Assessori,  ieri  non  sono  intervenuto,  quindi  credo  che  oggi
  cercherò  di  mantenere il tempo a me concesso ma, dovessi  sforare
  qualche secondo, credo che compenserei con ieri.
   Io  volevo  iniziare, signor Presidente, leggendo la prima  pagina
  del  fascicoletto che, sempre con l'abituale bravura e perizia,  ci
  viene   fornito   dal   Servizio  Studi  dell'Assemblea   Regionale
  Siciliana, laddove parla di normativa e di interessi in materia  di
  riordino   delle   province.  A  pagina  1  al   primo   capoverso,
  giustamente,   i   valenti   funzionari  dell'Assemblea   Regionale
  Siciliana  riportano  il testo della Costituzione  Italiana  che  -
  vorrei  ricordare  - per questa Assemblea, per tutte  le  assemblee
  elettive,  è  vangelo,  cioè  è la  Bibbia  di  chi  si  prepara  a
  legiferare.  L'articolo  114 della Costituzione  così  recita:   La
  Repubblica  è  costituita dai Comuni, dalle Province,  dalle  Città
  Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le  Province,
  le  Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con  propri
  statuti,  poteri  e  funzioni  secondo  i  principi  fissati  dalla
  Costituzione.
   La  prima cosa che deve spingere tutti noi a riflettere - lo  dico
  anche  ad  alcuni  valenti  colleghi che sono  docenti  di  diritto
  all'interno  di questa Assemblea - è sul fatto che la  Costituzione
  non preveda assolutamente questo Consorzio di Comuni, né tanto meno
  prevede la possibilità di abrogare la Province.  Di conseguenza, la
  prima  cosa  che  noi  corriamo  il rischio  di  fare  tutti,  cari
  colleghi,  è  quella di varare questa sera un provvedimento  che  è
  contrario alla Costituzione e che domani mattina l'unica  cosa  che
  potrà fare il Commissario dello Stato è quello di impugnarlo perché
  l'Assemblea siciliana non può operare contro la Costituzione.
   Ma  questa è una premessa di natura giuridica, dopodiché è  chiaro
  che  sono importanti anche le considerazioni di natura politica che
  ognuno  di  noi deve fare e poi anche le considerazioni  di  natura
  amministrativa.
   Qualcuno, ieri, rilasciando delle dichiarazioni, ha parlato di una
  pagina di storia per la Sicilia,. Io vorrei, però, ricordare che le
  pagine  di  storia  sono pagine positive o pagine negative.  Questa
  credo  che  sia una delle pagine peggiori che la storia  di  questa
  Assemblea  abbia  mai operato, per un semplice motivo:  perché  sta
  operando  contro  la  Costituzione, perché sta operando  contro  la
  legge  che tutti gli italiani ci siamo dati per regolare in maniera
  civile la nostra convivenza.
   Una  pagina di storia non ci sono dubbi, però una pagina di storia
  che deve spingere tutti noi a farci riflettere.
   Ed  io  a  quest'Assemblea, questa sera, volevo fare  un  appello.
  Ieri, non sono volutamente intervenuto proprio perché non ho voluto
  partecipare alle vicende partitiche, che opponevano una  parte  che
  voleva  -  anche  se non convinta - l'abolizione delle  Province  e
  l'altra  parte che, invece, fermamente difendeva le Province.  Ieri
  non  ho  voluto partecipare ed oggi, quindi, scevro dalle polemiche
  di  ieri,  io  faccio un appello a quest'Assemblea, un  appello  al
  coraggio,  un  appello ad assumersi ognuno, se dal primo  banco  ci
  consentono  di parlare perché vedete, cari colleghi,  questo  è  il
  momento in cui ognuno dovrebbe dare a tutti non solo la possibilità
  di  intervenire, ma dovrebbe anche ascoltare, perché  nessuno  deve
  rimanere  con  le proprie convinzioni, ma ognuno di  noi  poi,  nel
  segreto  dell'urna, dovrà esprimere la propria opinione, il proprio
  giudizio, libero da qualsiasi appartenenza partitica.
   Ai  colleghi di  5 Stelle  rivolgo un invito a riflettere. Vedete,
  io non penso assolutamente, come qualcuno ha fatto capire in questi
  giorni,  che il movimento dei  grillini  vada dietro il  carro  del
  Presidente Crocetta. E' il Presidente Crocetta che tenta di cercare
  di  accreditare  a  livello nazionale l'idea di  un  movimento  dei
   grillini   che sia privo di autonomia, di autorità, di  libertà  e
  che  quindi si è fatto irretire in questo cerchio magico che è dato
  dal  Governo  regionale. Non è assolutamente così. I  colleghi  del
  Movimento  5 Stelle hanno delle convinzioni, delle idee, li  spingo
  quindi a riflettere.
   Vedete,  verranno abolite le Province  Va bene, ma  dall'1  giugno
  chi  pagherà  tutti  i debiti che le Province  hanno  contratto  in
  questi  anni?  Mi  pare una somma importante,  stiamo  parlando  di
  migliaia  di euro. Tutte le ditte che hanno realizzato dei  lavori,
  tutte le ditte che hanno in essere lavori con le Province, tutte le
  ditte  che sono in attesa, per poter continuare a vivere, di  avere
  finalmente saldate spettanze di anni di arretrato, come faranno?
   E  poi, le somme destinate dallo Stato - non lo dovete dimenticare
  in  questo  momento  in  cui  stiamo predisponendo  il  bilancio  -
  soltanto  ai Comuni chiamati Province, queste somme a chi andranno?
  Come  faranno ad essere destinate alla Sicilia se l'ente che doveva
  ricevere queste somme non esiste più?
   E  le  scuole,  le circa 700 scuole della Sicilia, che  oggi  sono
  gestite  dalla  Provincia - la Provincia che paga il riscaldamento,
  che  paga  l'affitto, che paga l'acqua, che ne cura la manutenzione
  ordinaria  e  straordinaria - chi baderà  alle  scuole  dell'isola?
  Forse che il Presidente Crocetta, insieme a tutti i suoi amici,  la
  mattina andrà ad aprire le scuole, ad accendere i riscaldamenti,  a
  mettere  in funzione gli impianti, i laboratori che ci sono intorno
  alle scuole che sono gestite dalla Provincia?
   Avete  mai riflettuto a cosa succederà un istante dopo in  cui  le
  Province  saranno sciolte? E lo chiedo che a te, che sei un  ottimo
  amministratore,  un grande sindaco, un segretario generale,  me  lo
  dici  quali  Comuni - caro Giovanni - si faranno carico dei  debiti
  della  Provincia? Lo avete stabilito? Qualcuno, oggi, ha  stabilito
  chi si farà carico di tutti i pregressi delle Province, di tutti  i
  diritti che i cittadini, le associazioni, le cooperative, le scuole
  vantano nei confronti della Provincia?
   E  chi  vi dice che ci sarà la possibilità per i Comuni poveri  di
  potersi costituire in questi liberi Consorzi Dov'è scritto  che  il
  tuo   Comune,  caro  Giovanni,  che  è  in  gravissime   difficoltà
  economiche, riuscirà in un progetto di solidarietà che verrà  meno,
  ad  essere  accorpato dai Comuni ricchi, dai Comuni  che  hanno  la
  possibilità  di  avere risorse economiche, perché dal  momento  che
  questa aggregazione avverrà in maniera libera è chiaro che i Comuni
  ricchi  cercheranno di unirsi, allearsi, di dare vita ad  un'unione
  con  i  ricchi  e  i  poveri rimarranno da soli senza  capacità  di
  gestire  quei  servizi  che  oggi la Provincia,  in  maniera  equa,
  assicura a tutti i comuni della Sicilia.
   Per questo motivo io vi chiedo di riflettere, per questo motivo io
  faccio appello alla vostra coscienza. E' giusto, è necessario  dare
  vita alla riforma delle Province.
   Avevamo  detto  di  ridurre  il  numero  dei  consiglieri,   degli
  assessori,  di ridurre i costi della politica e avevamo  dimostrato
  che  con  una vera riforma potevamo risparmiare di molto accorpando
  funzioni che oggi sono di varie società partecipate dalla Provincia
  e affidando questo compito alla provincia.
   Nemmeno  questo è stato accettato, perché non si vuole ridurre  il
  costo   della   politica,  si  vuole  fare  soltanto   una   azione
   manifesto', si vuole andare, forse, domenica nuovamente sulla  Rai
  nazionale  e  dire  che  per prima in Italia  si  sono  abolite  le
  Province,  dimenticando che dietro questa abolizione c'è il  vuoto,
  c'è il nulla, ci sarà l'impossibilità per i cittadini siciliani  di
  potere  avere riconosciuti dei diritti e dei servizi  che  oggi  le
  Province stanno continuando a garantire a tutti.
   Per  questo motivo, faccio appello a tutti i deputati presenti  in
  quest'Aula, faccio appello a tutti coloro i quali ancora  ragionano
  con  la  propria  testa e con il proprio cuore.  Dobbiamo  fare  la
  riforma delle Province, lo diciamo da tempo, ma la riforma non  può
  essere  peggiore del male, la riforma non può fare rimpiangere  ciò
  che stiamo abolendo.  Rinviamo le elezioni, ma insieme troviamo una
  soluzione  affinché  non  vi sia disparità  di  trattamento  tra  i
  cittadini della Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Di  Mauro.  Ne  ha
  facoltà.

   DI  MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto  intendo
  ringraziare  il  Presidente dell'Assemblea che questa  sera  ci  ha
  consentito  di  svolgere questo dibattito, come è  giusto  che  sia
  rispetto   ad   una  norma  che,  di  fatto,  blocca  un   processo
  democratico.   Quindi,   è  giusto  che   stasera   il   Presidente
  dell'Assemblea ci consenta di dire la nostra, di fare in  modo  che
  all'esterno  possa arrivare un messaggio chiaro a  tutte  le  forze
  politiche  e  ai cittadini che hanno atteso per tanto tempo  questa
  norma.
   Intendo   soprattutto  partire  dall'inizio,  dal  periodo   della
  campagna  elettorale, delle varie promesse che sono state fatte  di
  candidature  a tante persone che in quel periodo si sono avvicinate
  alla  parte politica, che in questo momento dirige la cosa pubblica
  alla  Regione  siciliana,  per poi parlare  attraverso  l'Assessore
  Valenti,  in  sede di Commissione, prima di rinvio  di  appena  tre
  mesi,  poi di un rinvio ulteriore di sei mesi, queste sono le  cose
  che  sono scritte nel disegno di legge, credo che fossero il n. 241
  e  il  n.  278  e, infine, attraverso un emendamento presentato  da
  parte di  alcuni parlamentari, di fatto, si è trattato di una  vera
  e  propria abrogazione e di un rinvio per le istituzioni dei  nuovi
  consorzi   al  31  dicembre.  Credo  che  tutto  fosse  prospettato
  attraverso  un  termine molto tecnico, cioè  il  raggiungimento  di
  obiettivi di finanza pubblica.
   Io  credo,  Presidente, che tutti gli obiettivi  ha  raggiunto  in
  generale  tranne quelli di finanza pubblica. Le spiego  le  ragioni
  del mio intervento.
   Credo che una finanza pubblica che si risparmia, lo ha detto anche
  lei,  sono forme apparenti, nel senso che sono somme, come  lei  ha
  indicato  di  appena 10 milioni di euro, che riguardano  lo  status
  della   politica,  i  compensi  dati  agli  assessori,  dati   agli
  amministratori, le missioni, gli oneri sociali e quant'altro,  sono
  a  carico  della  spesa politica e che, mi auguro,  possano  essere
  realmente ridotte allorquando sarà dato luogo ai consorzi.
   Ma  le  cose  che  lei  ha raggiunto, onorevole  Presidente  della
  Regione, sono ben altre. Si trattava di obiettivi che erano diversi
  a  quelli  della  politica, della democrazia,  della  gestione  del
  territorio,   attraverso  sistemi  elettorali  che  consentono   la
  rappresentanza della comunità.
   E  mi  permetto di citarli appositamente. Intanto ha stabilito  la
  nomina  dei  commissari.  E la nomina dei commissari  è  certamente
  quella  che  riguarda la legislazione regionale, che dà  poteri  al
  Presidente  della  Regione in un periodo  di  vigilia  di  campagna
  elettorale  per le amministrative in cui si cambiano  le  carte  in
  tavola;  si  consente al Presidente della Regione di  commissariare
  gli  enti  più  importanti della regione siciliana  attraverso  una
  serie  di  persone di natura fiduciaria che verranno  dallo  stesso
  scelte insindacabilmente.
     Nello stesso emendamento è aggiunto anche, e questa è una novità
  dell'ultima  ora, una sorta di sistema elettorale:  si  era  sempre
  parlato  di  non mettere mano ai sistemi elettorali e,  invece,  si
  parla  di  un sistema elettorale di secondo grado in controtendenza
  con   i   sistemi  elettorali  in  atto  vigenti  che  sono  quelli
  dell'elezione  diretta. Quindi, un Governo che è in  carica  si  fa
  carico  di  gestire direttamente l'ente intermedio - che  è  l'ente
  Provincia  - attraverso propri uomini e in più stabilisce,  per  il
  futuro,  che  il  peso del Governo avrà una valenza  straordinaria,
  perché   un  conto  è  che  l'elezione  venga  affidata  al   corpo
  elettorale,  altro  è che venga affidata agli eletti  dei  consigli
  comunali,  siano essi consiglieri o sindaci, che saranno certamente
  sottoposti  a  forti  condizionamenti da chi esercita  l'azione  di
  governo.
   Terzo punto, signor Presidente, io credo che ci troviamo dinnanzi,
  non  a  una  riduzione di quelle che sono, me  lo  lasci  dire,  le
  centrali  di  spesa,  ma  facendo  l'esempio  della  provincia   di
  Agrigento,  secondo quella che è la prospettazione del  disegno  di
  legge  n.  241  del  5  marzo 2013, noi in provincia  di  Agrigento
  riusciremo   ad  avere  l'abilità  di  creare  tre  presidenti   di
  Provincia,  perché  tre  saranno  i  consorzi,  perché   questa   è
  l'indicazione del Governo ha dato in quel disegno di legge, in  cui
  s'immaginano consorzi senza che venga stabilito il tempo  entro  il
  quale  questi  comuni  debbono aderire e per quanto  tempo  debbono
  stare  nell'ambito del consorzio, per un numero di abitanti pari  a
  150 mila.
   Credo  che ciò sia una cosa veramente strana che, da un  lato,  si
  toglie  di  mezzo l'ente Provincia come fosse chissà  quale  realtà
  sconnessa rispetto al territorio, per crearne altre tre.
      Noi,   onorevole  Presidente,  siamo  coloro  i  quali  avevano
  immaginato  in passato un disegno di legge, e lo abbiamo presentato
  anche  in questa legislatura, perché ci fosse l'eliminazione  degli
  enti  Provincia,  ma attraverso un processo di riorganizzazione  di
  quello  che è la situazione degli enti locali, l'eliminazione,  nel
  contempo, di una serie di enti che in questo momento sono  presenti
  nel  territorio  ed avevamo pensato, anche, me lo  lasci  dire,  al
  trasferimento  di  quelle  che  sono  le  funzioni  della   Regione
  siciliana ai consorzi. Spesso si parla di diminuire questa  Regione
  siciliana  che  ha  tanti  compiti  ed,  invece,  come  lei   potrà
  certamente  confermare,  non  ci sono  stati  né  in  questo  senso
  dichiarazioni  da  parte  sua, né ci sono stati  accenni  nei  vari
  disegni  di  legge;  c'è  stata soltanto la  voglia  straordinaria,
  quella  di  dare  un  segnale, in occasione di  un  talk  show,  di
  eliminare le province senza dire cosa voler fare di quello che è il
  soggetto  intermedio  che  comunque deve  esistere,  deve  esistere
  perché  in  termini  urbanistici deve  dire  la  sua,  perché  deve
  stabilire  che cosa sono le funzioni amministrative in  termini  di
  servizi sociali e di sviluppo economico, nessun cenno viene fatto a
  quelle che sono le future aggregazioni, nessun cenno viene fatto al
  futuro  del personale e nessun cenno, infine, viene fatto su quelli
  che sono i cosiddetti princìpi di sussidiarietà.
   Lei,  in  buona  sostanza,  onorevole Presidente,  ha  chiesto  al
  Parlamento  di avere una delega in bianco eliminando  di  fatto  le
  elezioni che a suo parere non sarebbero state certamente favorevoli
  al  suo  Governo. E poteva essere un momento di verifica di  quello
  che questo Governo è stato capace di fare.
   Rispetto  a  questo  noi  del Partito dei Siciliani  che  avevamo,
  ripeto, l'idea dell'abrogazione della Provincia nel contesto di  un
  riequilibrio di funzioni e di un ruolo da dare a quello che  poteva
  essere  il  nuovo  organismo periferico  rispetto  alla  Regione  e
  d'intermediazione rispetto ai comuni e cioè ai liberi consorzi, noi
  non siamo dell'avviso di darle una delega in bianco.
   Noi  siamo molto perplessi in ordine a questo disegno di legge che
  conferisce  a  lei certamente in atto e subito poteri straordinari,
  promette  elezioni  di  secondo  grado  per  le  quali  noi   siamo
  assolutamente contrari e riteniamo di dovere esprimere, se lei  non
  ci  darà  alcune certezze quanto meno nelle dichiarazioni che  farà
  stasera, un voto assolutamente contrario.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panepinto.  Ne  ha
  facoltà.
   Onorevoli  colleghi,  raccomando brevità,  perché  abbiamo  ancora
  altri  dodici iscritti a parlare e ulteriori richieste. L'onorevole
  Fazio è già iscritto a parlare.

   PANEPINTO.    Signor   Presidente,   quest'Aula   è    consapevole
  dell'assoluta imparzialità del Presidente per cui, come  dire,  non
  ci sono dubbi.
   Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo,
  è  chiaro  che  io ho sentito questo grido di dolore dell'onorevole
  Vinciullo,   però,   possiamo  rassicurare  gli  alunni,   possiamo
  rassicurare  un  po'  tutti  che  non  accadrà  quella   catastrofe
  preannunciata dall'onorevole Vinciullo.
   Io  intervengo per sottolineare una cosa, onorevole assessore, lei
  ha  seguito  passo dopo passo nella dinamicità del  momento  questo
  testo che segna una giornata importante per questo Parlamento e per
  la  Sicilia.  Dopo  di  che,  però  è  opportuno  sottolineare  che
  l'importanza  della data odierna e il valore dei risultati  che  si
  otterranno a seguito della votazione finale del testo si  sottopone
  ad  una  condizione  sospensiva, cioè nel  senso  che  le  prossime
  settimane e i prossimi mesi  dovranno servire a costruire un  testo
  che  sostanzialmente ridisegni quella che in questi giorni  abbiamo
  ripetuto  più volte essere l'architettura del sistema dei  rapporti
  Regione,  ente intermedio e comuni. Perché altrimenti il rischio  è
  di  entrare  in  quella  fase degli annunci  straordinari  cui  non
  seguono poi i fatti concreti.
   Oggi  segniamo un passo importante - e mi piace sottolineare anche
  un  altro aspetto, altrimenti qui il rischio, e lo dico rispetto ai
  titoli  dei  giornali di oggi -, siccome tutti abbiamo  memoria  di
  quello che è accaduto negli ultimi mesi, se consentiranno gli altri
  Gruppi  che  hanno  votato ieri sera insieme per  dare  forma  alla
  legge,  il  Partito  Democratico e il relativo Gruppo  parlamentare
  hanno   avuto  un'importanza,  oserei  dire,  determinante   perché
  probabilmente,  senza  suonare i clacson come  in  uno  stadio,  ha
  tenuto  una linea coerente dal primo all'ultimo momento,  prima  in
  Commissione,  poi  in  Aula, al fine di  segnare  un  passaggio  di
  allineamento  alle  questioni  sulle  Province  posti   a   livello
  nazionale  rispetto al risultato che oggi ci aspettiamo  tutti  dal
  voto finale.
   Dicevo  dunque  che è opportuno che questa sia  una  occasione  di
  riordino  dei rapporti Regione con questo ente intermedio,  ma  può
  diventare,   assessore,  l'occasione  per   consentire   a   questo
  Parlamento   di   approvare  possibilmente  prima  del   Parlamento
  nazionale  un  nuovo  Testo unico degli enti locali  e  degli  enti
  territoriali nella fattispecie.
   Io  poi  ho necessità di manifestare una, diceva Vinciullo,  forse
  per il lavoro che ho fatto e che ritornerò a fare, la necessità che
  non   si   consideri  questo  organo  che  dovrà  nascere,   questa
  istituzione  di  secondo  livello  semplicemente  un  consiglio  di
  amministrazione di sindaci - e questo lo dice un sindaco come che è
  la  quarta  volta  che  è stato eletto a primo  cittadino  nel  mio
  piccolo comune.
   Perché se l'idea è quella di fare solo un assemblaggio di comuni e
  ogni comune conterà per il numero degli abitanti, tutto ciò non  ha
  senso.
   Oggi,   assessore,  ho  apprezzato  il  suo  intervento  in  Prima
  Commissione   quando  parlava  della  mappatura   delle   funzioni.
  Partiamo  dalle  funzioni  che  deve  avere,  che  hanno  avuto  le
  Province,  rassicuriamo, perché l'onorevole Vinciullo lo  ha  fatto
  diciamo dalla sua parte e non possiamo biasimarlo, per i dipendenti
  della  Provincia  che  non ci sono problemi,  rassicuriamo  chi  ha
  contratti  con  le  attuali Province che non ci sono  problemi;  se
  vuole,  onorevole Vinciullo, rassicuriamo pure la Cassa Depositi  e
  Prestiti  che  i  mutui  verranno pagati perché  le  Province  sono
  esposte  in mano al debitore, come lei sa benissimo, con  la  Cassa
  Depositi  e  Prestiti. Pertanto, una riforma  che  arrivi  pure  ai
  risparmi,  quella differenza che c'è stata di approccio tra  noi  e
  chi  oggi vorrebbe ancora le Province è che si pensava di fare  una
  semplice potatura di numero di consiglieri, di numero di assessori,
  di costo della indennità, qui invece il problema è una riforma vera
  e  totale  che  consenta  di  rivedere  l'assetto  complessivo  del
  rapporti Regione-Ente intermedio e Comune.
     Io sono, e lo voglio sottolineare, rassicurato dalla correttezza
  dell'Assessore, del Presidente della Regione nella nomina di  nuovi
  Commissari,  che non saranno braccio armato del Governo  in  questa
  campagna elettorale dei mesi successivi, ma, come già ha dimostrato
  il  Governo, nominando Commissari in località delicate,  ricorrendo
  con  grande  intelligenza all'aiuto e alla competenza di funzionari
  della carriera prefettizia, lo farà anche in questa occasione.
   Pertanto,  credo  che  questa giornata, e concludo,  debba  essere
  considerata una giornata importante anche rispetto al grande  tema,
  onorevole Presidente, assessore Valenti, delle città metropolitane.
   Noi, anche se sottovalutate, abbiamo tre aree metropolitane con un
  hinterland dove i rapporti di servizio e i trasporti tra  il  porto
  intermodale  riguardano non solo la città, ma  tutto  ciò  che  sta
  attorno alla città; su tutto il resto, se ci sarà un sano dibattito
  dell'Aula,  della  Commissione, in quanti si  occuperanno  di  come
  costruire  questa riforma, di come renderla operativa ed  efficace,
  credo  che  uscirà un ottimo risultato e non nego che  possa  anche
  alla  fine, come dicevo prima, rivedersi quella norma che  è  stata
  approvata  ieri  sera  e  che oggi sarà ratificata  sostanzialmente
  attraverso   la   votazione   finale,   che   si   possa   rivedere
  complessivamente  la posizione sulla questione  del  voto  diretto,
  cioè su quale forma di democrazia partecipata bisogna dare a questo
  nuovo organismo.
     Saranno  queste  settimane importanti e  mi  auguro  che  questa
  Sicilia, come è accaduto in queste ore e in queste settimane, possa
  arrivare prima anche rispetto allo stesso Parlamento nazionale  per
  la  mission  che  ci  siamo  dati insieme,  Parlamento,  Governo  e
  partiti. Quindi, buon lavoro assessore nel coordinare questo lavoro
  che sarà duro e pesante.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Grasso.  Ne  ha
  facoltà.

   GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, torno a parlare, ma
  anche   a  motivare,  il  mio  voto  contrario  riportandomi   alle
  considerazioni che ho già svolto nei miei interventi  precedenti  e
  sui  seri  dubbi di incostituzionalità che questo disegno di  legge
  presenta.
   Sono  stata  combattuta perché io credo nella  buona  politica  in
  quanto  sono  una  persona che fa politica  come  tanti  altri  con
  passione,  quindi  porto avanti della battaglie da  tanto  tempo  e
  credo che le battaglie non siano prerogativa di nessuno.
   Oggi,  in  quest'Aula, non deve passare l'idea che c'è  una  parte
  politica,  un  gruppo  politico, che  vuole  a  tutti  i  costi  le
  Province,  mentre  c'è  un  gruppo  politico  che  vuole  fare   la
  rivoluzione.
   Oggi abbiamo tutti, io per prima, perché lo sostengo da tempo, che
  la  Sicilia deve cambiare pagina, che la Sicilia che vorrei  non  è
  questa,  non  è  la Sicilia di oggi. La Sicilia che  vorrei  è  una
  Sicilia  diversa,  è  una  Sicilia  in  cui  ciascuno  non  ha   la
  preoccupazione del lavoro, ripeto, che le imprese possano lavorare,
  che  ogni  studente  che si laurea non deve  andare  all'estero.  E
  allora,  oggi,  prima  del disegno di legge  sull'abolizione  della
  Provincia,  mi sarei aspettata che in questi mesi avessimo  portato
  in  Aula  quei disegni di legge che già sono in Commissione  e  che
  prevedevano  la  chiusura  di tutti gli enti  e  che  quindi  nella
  riedizione  del  bilancio avremmo recuperato quelle  spese,  quelle
  somme,  quelle risorse che servivano per finanziare  i  comuni,  le
  unione dei Comuni.
   Perché  ricordo che mentre oggi parliamo di liberi  consorzi,  già
  esistono i liberi consorzi poichè vi sono le unioni dei Comuni e  i
  Comuni  che devono trasferire le funzioni alle unioni - che  quindi
  devono  diminuire i costi -, non sono nelle condizioni  di  poterlo
  fare  perché  la  Regione  da due anni  non  finanzia,  non  dà  le
  direttive, perché la Regione non ha messo nel bilancio la quota  di
  compartecipazione e addirittura per gli anni 2010-2011 rischiamo di
  perdere il finanziamento nazionale.
   E  allora la mia preoccupazione qual è? Che quando noi parliamo di
  liberi   consorzi  non  andiamo  a  diminuire  la   spesa   ma   la
  duplichiamo;che  da  nove province avremo trentatre  consorzi;  che
  alcune  funzioni non potranno essere trasferite dalle  province  ai
  consorzi, che già in tema di rifiuti  a proposito delle SRR, quando
  noi a proposito della gestione degli impianti, quando si parlava di
  lasciarli  ai  comuni, ai consorzi, si poneva  un  problema  di  un
  organo intermedio superiore e quindi la gestione delle discariche e
  degli impianti sarebbe dovuta essere regolata dalla Provincia.
   E  allora credo e ritengo che prima di parlare di forma degli enti
  periferici  noi  dobbiamo occuparci seriamente di ristrutturare  la
  regione,  di snellire gli apparati della regione, di trasferire  le
  funzioni che sono ancora oggi alle regioni.
   Ricordo  che  il  mio comune ha inviato per il  VIA-VAS  il  piano
  regolatore  generale  per  il parere all'Assessorato  territorio  e
  ambiente  e  da  cinque  mesi non riusciamo ad  adottare  il  piano
  regolatore generale.
   E  allora è questa la preoccupazione che mi spinge a votare contro
  perché  oggi  questo  disegno di legge mentre  implica  un'elezione
  indiretta  di  secondo grado e quindi vi è un vulnus di  democrazia
  perché  nega la rappresentatività, nulla dice su come invece devono
  essere  i  liberi  consorzi,  quali  sono  le  funzioni  che  vanno
  trasferite  ai liberi consorzi, che possono assorbire  realmente  i
  liberi consorzi.
   E  poi  la  mia  preoccupazione  è che  mentre  oggi  parliamo  di
  rivoluzione, l'Assemblea regionale adotterà delle norme transitorie
  che  porteranno all'abolizione delle province ma, oggi,  ancora  le
  province  fino  al 31 dicembre svolgeranno le loro  funzioni  e  le
  svolgerà un commissario.
   Io  ero  e  sono d'accordo che le elezioni dovevano  essere  e  si
  devono  sospendere  perché  sono  perfettamente  d'accordo  che  le
  province,  così come sono, sono dei  carrozzoni , ma sono d'accordo
  che si faccia una riforma che preveda una diversa allocazione delle
  funzioni  alle  province,  che riduca  il  numero  dei  consiglieri
  provinciali,  che riduca il numero degli assessori, che  si  limiti
  anche  al  solo  gettone di presenza per le sedute dei  consiglieri
  provinciali, ma non svuotiamo quella partecipazione democratica che
  è  anche  trasparenza.  Perché  se il  cittadino  va  a  votare  un
  consigliere provinciale esprime un giudizio, un voto, non  neghiamo
  quel  principio  di democrazia e noi otterremo comunque  lo  stesso
  beneficio  perché  il  beneficio che noi oggi vogliamo  ottenere  è
  quello  di  risparmiare i costi. Noi dobbiamo ridurre la  spesa  al
  minimo, dobbiamo eliminare enti, consulenze e quant'altro serve per
  rifinanziare tutto quello che serve per lo sviluppo concreto e  per
  il rilancio di questa Sicilia.
   Io ho chiesto l'autorevole parere di tanti costituzionalisti ed  è
  anche questo il dubbio che mi sorge: possiamo noi realmente abolire
  le  province?  Oppure  i  liberi consorzi  non  saranno  altro  che
  province?
   Il  Professore  Mangiameli ha inviato una  nota  a  lei  onorevole
  Presidente  della Regione e a lei signor Presidente dell'Assemblea,
  dove addirittura si proponeva e proponeva una commissione di studio
  e  anche una sorta di collaborazione. E allora noi oggi abbiamo  il
  compito di andare a snellire più velocemente le procedure,  non  di
  restare impantanati.
   E voglio citare  - e concludo -  qual è il mio dubbio dal punto di
  vista della incostituzionalità. Ma non è il mio dubbio, è il dubbio
  che hanno espresso autorevoli costituzionalisti.
   Autorevoli  costituzionalisti  sostengono  che  sia  da  ritenersi
  formalmente in violazione dei principi di cui agli articoli 1, 5  e
  48   della  Costituzione,  l'ipotesi  di  elezione  diretta   della
  rappresentanza dei futuri liberi consorzi comunali siciliani, per i
  quali  lo  Statuto non lascia libero il legislatore di configurarne
  il modello organizzativo, ma specifica che gli stessi devono essere
  dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria.
   Per   merito   della  Corte  Costituzionale,  nella  più   recente
  giurisprudenza,  particolare  evidenza  viene  posta   sugli   enti
  territoriali autonomi i quali sono collocati al fianco dello  Stato
  come le menti costitutive della Repubblica quasi a svelarne, in una
  formulazione   sintetica,  la  comune  deviazione   del   principio
  democratico  e della sovranità popolare. Per cui, nella  tradizione
  giuridica   italiana  il  principio  di  autonomia  si   è   sempre
  concretizzato   come  un  rafforzamento  dello   stesso   principio
  democratico.
   Io,  signor  Presidente,  mi troverò d'accordo  e  sarò  la  prima
  firmataria  di  qualsiasi provvedimento, di  qualsiasi  disegno  di
  legge  che comporterà una riduzione di spesa, di qualsiasi  disegno
  di  legge che sarà veramente l'inizio che segna la storia, la nuova
  storia della Regione Sicilia. Ma credo che questo disegno di  legge
  non  sia il primo passo verso la rivoluzione, cominciamo a lavorare
  con la ristrutturazione della Regione, sburocratizziamo la Regione,
  snelliamo  tutti i procedimenti amministrativi, cominciamo  con  le
  sovrintendenze, ma non pensiamo così, tout court, di abolire organi
  perché  la  mia  convinzione è che restiamo  impantanati  sei  mesi
  creando confusione, non potendo trasferire funzioni ai consorzi.
   E   lo  dice  una  persona  che  è  un  amministratore  e  che  da
  amministratore  ha  fatto tante battaglie e continua  a  farle,  ma
  continuerà a fare le battaglie in cui crede, liberamente.
   Ecco perché esprimo oggi il mio voto contrario.

   PRESIDENTE.  Ha chiesto di parlare l'onorevole Lo  Sciuto.  Ne  ha
  facoltà.
   Continuo a raccomandare la brevità degli interventi che,  in  fase
  di  dichiarazione  di voto, il nostro Regolamento  fa  un  espresso
  riferimento alla estrema sintesi.

   LO  SCIUTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  io
  ritorno   ad   intervenire  dopo  averlo  fatto  sulla  discussione
  generale,  perché  ritengo che oggi si stia  scrivendo  una  pagina
  sbagliata della nostra storia.
   Ho  sentito parlare di oggi come una giornata storica,  invece  io
  ritengo che oggi sia una giornata triste, perché stiamo cancellando
  una parte della nostra storia, perché le province rappresentano  la
  nostra  storia; una parte della nostra identità culturale, sociale,
  anche  geografica. E allora non possiamo essere contenti di questo.
  E  in  nome di che cosa Presidente Crocetta? In nome del risparmio.
  Lei,  in  una  sua  dichiarazione, ha detto:  possiamo  risparmiare
  cinquanta  milioni'.  E allora io mi chiedo  -  perché  sono  stato
  amministratore delle province - lei mi deve convincere  come  fa  a
  risparmiare questo denaro, onorevole Presidente. Se lei va a vedere
  tutti  i  bilanci  delle province siciliane, il 95  per  cento  dei
  bilanci è fatto di spesa corrente, da spese obbligatorie.
   Sicuramente, non si possono togliere i servizi per le scuole,  per
  i  bambini  disabili, per gli assistenti alla comunicazione.  Tutti
  servizi e spese incomprimibili. Allora, io mi chiedo, dove prenderà
  lei  il  denaro nel momento in cui le competenze saranno trasferite
  ai consorzi dei comuni?
   Le ricordo, onorevole Presidente, che il bilancio delle province è
  fatto  per metà di trasferimenti statali che lei non avrà  più  nel
  momento  in  cui le province verranno abolite, per l'altro  50  per
  cento, è costituito da tributi locali.
   L'ho  detto  l'altra  volta  e  lo  ripeto,  l'RCA,  l'imposta  di
  trascrizione  sull'acquisto  della prima  auto:  queste  somme,  di
  fronte  a  una vacatio normativa, non potranno essere più incassate
  da parte dei comuni se prima non c'è una legge nazionale
   E  allora  io mi chiedo, onorevole Presidente, come garantirà  gli
  stipendi  e i servizi obbligatori? Se lei mi convincerà su  questo,
  io  potrei pure votare a favore di questo disegno di legge. Ma  lei
  mi  deve convincere di questo perché su questo, nel suo disegno  di
  legge, non c'è nessun tipo di ragionamento né indicazione.
   Non  possiamo  tornare  indietro, ai  comitati  di  gestione.  Non
  possiamo,  onorevole  Presidente, ritornare  ai  nominati.  Abbiamo
  fatto  tanto  per  avere l'elezione diretta  del  Presidente  della
  provincia,  degli  organismi  del  popolo,  dobbiamo  ritornare  ai
  nominati?
   E io mi chiedo allora, voglio vedere chi saranno questi coraggiosi
  nominati  dai sindaci che per un gettone di presenza si  metteranno
  sulle spalle le responsabilità di una macchina amministrativa  qual
  è  quella dei consorzi comuni? Se questi comuni dovranno gestire le
  competenze  delle  province, i responsabili rappresentanti  avranno
  questa grande responsabilità.
   Io  voglio  vedere chi saranno coloro che faranno questo  tipo  di
  ragionamento. Se si vuole risparmiare, lo possiamo fare.  Ci  vuole
  la  volontà  di  tutti.  Io penso che lei risparmierà  soltanto  le
  indennità dei consiglieri e degli assessori, sulla proposta che noi
  avevamo fatto parlando di tagli.
     Io  le  ricordo, onorevole Presidente della Regione, che la  sua
  giunta  tecnica costa quasi quattro milioni di euro. E  allora,  se
  vogliamo  risparmiare, dobbiamo cominciare  a  farlo  da  tutte  le
  parti  Perché lei non può parlare di risparmio quando non si  parla
  della   sua  giunta  e  quando  poi  deve  andare  ad  indicare   i
  rappresentanti che devono andare a gestire funzioni  delicate  come
  quelle  dei  comuni, si parla di gettoni  Lei  mi  insegna  che  la
  responsabilità va pagata, ed è giusto che sia così.  Però  dobbiamo
  essere  bravi  ad avere un metro per tutto. Detto questo,  io,  per
  queste  motivazioni, come ha detto già il mio capogruppo, onorevole
  Di Mauro, dichiaro il mio voto contrario al disegno di legge.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Rinaldi.  Ne  ha
  facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  dichiarazione  di  voto,  ma  anche per  sviluppare  qualche  breve
  riflessione su questo disegno di legge di cui ci accingiamo a  dare
  il voto finale.
   Ieri  abbiamo  fatto una lunga maratona sugli  articoli  posti  in
  votazione, oggi leggo sui giornali alcune dichiarazioni che parlano
  di una riforma epocale, di un'approvazione storica.
     Io  credo che noi ieri abbiamo semplicemente fatto tre cose.  La
  prima,  abbiamo  deciso  di non rinnovare  il  voto  a  maggio;  la
  seconda,  quella di rinviare entro il 31 dicembre la  decisione  di
  fare questo disegno di legge e quindi la riforma vera e propria; la
  terza,  che  è  quella di commissariare tutti questi  enti  fino  a
  quando  non  verranno fatti i nuovi organi. Il  percorso  ha  visto
  anche  l'introduzione di una procedura che non si era mai fatta  in
  Assemblea, quella del prelievo forzato di questo disegno  di  legge
  che  non ha permesso il dibattito in Commissione di merito dei vari
  articoli. Dunque, ci siamo ritrovati, di fatto, a discutere in Aula
  di alcuni articoli che sono stati sottoscritti da quattro deputati,
  compresi quelli di maggioranza e di minoranza.
   E'  proprio  lì, in questa mancanza di dibattito, c'è stato  anche
  qualche elemento di pluralità che è emerso durante il dibattito  di
  ieri in Aula.
   Ho  letto anche qualche articolo che parlava di spaccatura del  PD
  ma  io  voglio tranquillizzare tutti, non ci sarebbe stata  nessuna
  spaccatura,  perché  l'emendamento che prevedeva  anche  il  rinvio
  della  elezione secondaria di questi Consorzi dei Comuni,  non  era
  altro  che  un  pensiero,  rispetto  a  una  riforma  complessa   e
  importante, che rispetto alle cose che poi dovrà andare a  svolgere
  e  cioè le funzioni - io qui ho sentito colleghi che vogliono  dare
  ai nuovi Consorzi anche alcune funzioni e competenze che riguardano
  la    Sovrintendenza,   gli   uffici   regionali    e    periferici
  dell'agricoltura,  del  turismo, cioè se  una  provincia  futura  o
  Consorzio  dei  Comuni  dovrà  avere  funzioni  e  competenze  così
  importanti, credevo che fosse anche importante, decidere  dopo,  in
  base  alle  funzioni  che  avrà questo  Consorzio  dei  Comuni,  se
  l'elezione  deve  essere  diretta o deve  essere  una  elezione  di
  secondo  grado. Ma non avrebbe, comunque, modificato l'obiettivo  e
  il  percorso  finale,  perché la riforma  sarebbe  stata  approvata
  comunque,  in  ogni  caso,  perché c'era  la  maggioranza  e  c'era
  l'accordo della coalizione a votare questa riforma, solo rimandando
  questo  aspetto che, per quanto mi riguarda, non era  secondario  e
  non lo è.
   Noi  spesso  ci lamentiamo della legge nazionale che,  rispetto  a
  tutte  le  altre leggi, compresa la nostra, nomina alcuni  deputati
  senza  che  siano  sottoposti al vaglio e al voto e,  quindi,  alla
  volontà dell'elettore e, contemporaneamente, però, poi decidiamo di
  dare  delle competenze e funzioni importanti a questi Consorzi  dei
  Comuni,  ma  svolgendo,  attraverso una  elezione  indiretta,  cioè
  secondaria, dando la delega ai consiglieri comunali.
   Io  credo che se, un Consorzio dei Comuni, avrà, come immagino che
  così  sarà, perché altrimenti questa riforma, sicuramente, soltanto
  per  togliere  il  Presidente,  gli Assessori  e  i  Consiglieri  e
  nominare un Consorzio dei sindaci che curerà la direzione di questo
  Consorzio e dei Consiglieri comunali che sostituiranno, di fatto, i
  consiglieri provinciali, non ha senso. E allora, l'elezione diretta
  rispetto  a  una  rappresentanza dei sindaci, che  dirigerà  questi
  Consorzi, se dovesse avere, come contraltare, una compagine diretta
  dal  popolo,  secondo me non è sbagliato. Ma questo  si  può  anche
  ridiscutere, quando ci sarà la riforma successivamente,  che  verrà
  fatta entro il 31 dicembre.
   Quindi,  spero  che da questa proposta  che è stata fatta  nascano
  sicuramente una serie di risorse e una serie di indicazioni  per  i
  nuovi  Consorzi  che  noi andremo a stabilire,  che  abbiano  delle
  funzioni maggiori rispetto a quelle che ci sono adesso.
   Diverse  proposte  sono state formulate qui  in  Aula,  anche  dal
  partito  democratico, anche dagli altri colleghi, quindi,  immagino
  che  ci  sia una grande aspettativa per questi Consorzi  che  hanno
  sicuramente  un  compito, cioè quello di  organizzare  e  anche  di
  svolgere  quelle funzioni che non sono né di competenza  regionale,
  né di competenza dei Comuni.
   Quindi, immagino tutte quelle infrastrutture, tutte quelle  strade
  che  appartengono adesso alle province, per forza maggiore dovranno
  essere di competenza di questi organi sovracomunali.
   Io  mi  auguro e spero che il Governo regionale faccia  tesoro  di
  questa  riforma e che non rimanga soltanto un proclama,  insieme  a
  tutte le altre cose che ancora aspettano risposta. Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Lentini.  Ne  ha
  facoltà.

   LENTINI.  Signor  Presidente,  Governo,  onorevoli  deputati,   in
  effetti  nel  1947  l'Assemblea Costituente,  i  75  dell'Assemblea
  Costituente,   in   un  primo  momento  avevano   votato   per   la
  circoscrizione  di  decentramento, poi un dibattito  più  accorato,
  Vittorio Emanuele Orlando e Costantino Mortati hanno portato ad una
  riflessione tant'è che hanno cambiato idea e si sono costituite  le
  Province.
   Io  ho  votato in favore della soppressione delle Province, ma  mi
  pongo  anch'io delle domande che mi auguro, con l'aiuto  di  questo
  Parlamento, con l'aiuto del Governo, possano arrivare a  compimento
  per  quella che è la nostra idea di Consorzi di Comuni,  di  grandi
  Aree metropolitane.
   Quello  che  mi  spinge  maggiormente è il fatto  che  oggi  vinca
  l'autonomia,  oggi la Regione siciliana, autonomamente,  decide  ed
  approva  una  legge  a dispetto dello Stato, perché  abbiamo  fatto
  prima,   perché  non  ci  hanno  pensato;  anch'io,  nella  passata
  legislatura,  una mia legge - quella sugli over 50 -   è  stata  la
  prima legge che una regione d'Italia aveva approvato.
   Però,  questo  Parlamento,  il  Governo,  devono  attenzionare  un
  problema,  per dare forza all'autonomia, affinché questo Governo  e
  il Parlamento diano delle risposte ancora più concrete ai cittadini
  siciliani, che sono quelle di recuperare le banche, noi non abbiamo
  una banca siciliana, quindi, tutti i risparmi dei nostri cittadini,
  tutti  gli  impegni  dei nostri cittadini,  tutte  le  imprese  che
  convergono  in  questo territorio, le tasse le pagano  fuori  dalla
  Sicilia. Penso alle raffinerie di Milazzo di Priolo, di Gela, penso
  ai  gasdotti  e  questo è un problema che deve essere  attenzionato
  immediatamente.
   Poi, per ritornare alle Province, penso ai 290 milioni che sono le
  risorse destinate dallo Stato alla Regione siciliana per pagare  il
  personale,  penso a come si proporrà, a cosa dirà in questa  legge,
  come  si  esprimerà il Commissario dello Stato, penso  a  cosa  può
  pensare la Corte dei Conti.
   Abbiamo  visto,  negli ultimi mesi, che la Corte  dei  Conti  farà
  pagare  un  debito  ad alcuni deputati che nelle Commissioni  hanno
  portato avanti una legge e poi sono stati condannati a pagare;  poi
  voglio  capire, su 390 Comuni, cari onorevoli deputati, ce ne  sono
  sei  virtuosi,  sei  su trecentonovanta. Io mi auguro  che  non  si
  vadano  ad   impallinare   perché già hanno  difficoltà  a  portare
  avanti i loro problemi, se aggiungiamo anche questo, va bene così.
   Poi  penso a due Enti, onorevole Malafarina: uno che si chiama EAS
  ed  uno che si chiama ESA. Io è da cinque anni e mezzo che sono  in
  questo  Parlamento ed ancora il Governo non è riuscito a  liquidare
  questi  due Enti, io penso ai Commissari che in nove mesi devono  -
  ahimé  - portare avanti e chiudere con l'istituzione e aprire  alle
  Aree metropolitane.
   Io  penso  che  questo sia possibile, tant'è  che  ho  votato,  ma
  sicuramente  non  possiamo mollare la presa,  sicuramente  dobbiamo
  stare  attenti,  dobbiamo  aiutare i  Comuni  in  primis,  dobbiamo
  aiutare questo disegno di legge che approderà in Aula, deve  essere
  così  preciso e corretto da andare a regolamentare quelle che  sono
  le  leggi  che devono portare avanti, a compimento il problema  del
  personale. Il personale non può essere messo alla gogna, perché poi
  dobbiamo pensare anche alla distribuzione del personale.
   Ad  esempio, se penso alla Provincia di Palermo, abbiamo Comuni  a
  100 Km.
   E'  possibile fare tutto  Ci vuole la buona volontà, ci vuole pure
  la  buona  volontà  -  a  partire da  ora  -  di  preparare  questi
  delinquenti   nazionali,  alle  imprese  delinquenti   che   ancora
  sfruttano il popolo e il territorio siciliano a non pagare le tasse
  in questo territorio. Dobbiamo partire da qua  Questa  è la seconda
  sommossa:  la prima l'abbiamo vinta, la seconda è più importante  e
  la  dobbiamo portare avanti, non ci possiamo fermare qua. E  questo
  il Governatore Crocetta lo deve pensare immediatamente, mettersi  a
  lavoro ed arrivare a compimento, perché la gente si aspetta questo:
  il cambiamento.
   Dividere,  togliere una percentuale della politica, passare  a  70
  deputati, diminuire gli stipendi, la gente all'esterno vuole vedere
  come   devono  essere  spese  queste  risorse  che  si  pensa   che
  rimarranno.
   Quindi, da oggi deve ripartire la macchina dello sviluppo  Da oggi
  tutti devono sapere che il cambiamento varrà pure per loro
   Vi  chiedo scusa per questa mia esternazione, purtroppo penso alle
  malefatte che subiscono il territorio e  i Siciliani.
   Io  ho  votato coscientemente. Sono per portare sviluppo e portare
  serietà  in  questo  territorio; per dire che  non  esiste  più  la
  Sicilia della mafia. Mettiamoci tutti insieme e che Dio ci aiuti.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Cimino.  Ne  ha
  facoltà.
   Raccomando la brevità, perché vi sono 19 iscritti a parlare.

   CIMINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  alcune   brevi
  considerazioni su un disegno di legge importante che, di fatto,  ha
  diviso questa Assemblea con argomentazioni forti e sentite.
   Ma nei diversi interventi che ho avuto modo di ascoltare in questi
  giorni, signor Presidente, onorevoli colleghi, ho notato che  tutti
  hanno  voluto porre alcune considerazioni su un dato vero e  reale,
  cioè  le  Province così come noi le abbiamo ricordate e le  abbiamo
  viste  in  questi anni non hanno svolto quel ruolo che,  di  fatto,
  l'Assemblea  regionale  voleva potergli  attribuire  con  la  legge
  istitutiva, perché io ho avuto modo di ascoltare ed apprezzare  gli
  interventi  dei  colleghi  che  intervenendo  hanno  sostenuto   la
  necessità  di dare contenuti alle Province, di creare le condizioni
  affinché  in  questa nuova  ingegneria istituzionale  la  Provincia
  potesse  avere maggiori competenze, magari abbracciare le tematiche
  dei rifiuti e anche quelle del problema idrico.
   Altri, invece, hanno sostenuto la necessità che le Province,  così
  come le abbiamo viste in questi anni, bisognava totalmente abolirle
  perché enti inutili.
   Ed  allora,  da  queste considerazioni, posso  dire,  con  estrema
  schiettezza,  che realmente questo sistema andava e va riformulato,
  rigenerato,  rimotivato, ricreato. Ed in questa fase  immagino  chi
  preferiva,  anziché abbattere il palazzo, restaurarlo o  creare  le
  condizioni  per ammodernarlo e chi, invece, ha preferito  abbattere
  totalmente  il palazzo per crearne uno migliore, più  attento  alle
  esigenze dei tempi, più attento alle problematiche di questa nostra
  regione.
   E  allora devo dirvi - e devo dirle, caro assessore - che questo è
  il primo tempo di una partita che non può essere una partita che si
  chiude  in questo modo perché l'azione del Governo, devo  dirle,  è
  un'azione  coraggiosa  perché ha preferito  in  un  centro  storico
  abbandonato,    anziché    creare   una    restaurazione    o    un
  riammodernamento di quel palazzo abbatterlo totalmente per  crearne
  uno migliore e uno che risponda maggiormente alle istanze di questa
  nostra Regione.
   Io  ho  apprezzato  l'intervento in Aula su un emendamento  di  un
  collega  che, purtroppo, non è stato apprezzato favorevolmente  che
  tendeva  a  restringere  i  tempi per la proposta  legislativa  del
  secondo  tempo che deve dare la possibilità alla Sicilia di vincere
  questa  partita  e il Presidente Crocetta ha assunto  l'impegno  di
  fare in modo di portare in Aula questa riforma in tempi celeri.
   Io  sono  convinto che questa riforma può essere importante  anche
  per riuscire a snellire il bilancio della Regione siciliana creando
  le condizioni di una maggiore e migliore razionalizzazione.
   Chi  mi  ha  preceduto,  l'onorevole  Rinaldi,  se  non  erro,  ha
  accennato  alle  diverse funzioni e competenze che  la  Regione  ha
  nell'ambito dei comprensori provinciali come le aziende foreste,  i
  geni  civili,  le  case  popolari,  le  sovrintendenze,  competenze
  importanti   che,  oggi,  in  una  riforma  innovativa,  potrebbero
  consentire  a  tutti noi di determinare una Regione siciliana  meno
  appesantita,  meno elefantiaca, con la possibilità e  l'opportunità
  di  dare maggiori poteri e funzioni direttamente alle strutture dei
  comprensori comunali.
   Io  devo dirle, sono portato a dare fiducia a questo Governo  e  a
  questa  azione  perché voglio poter credere che in  questo  secondo
  tempo, in questa seconda partita che l'Assemblea dovrà giocare,  il
  tema  dei comprensori dei comuni non sia una restaurazione  ma  sia
  un'azione innovativa per dare la possibilità realmente ai comuni di
  avere  una struttura intermedia che interloquisca direttamente  con
  la  Regione  e  possa risolvere quelle sacche, quei carrozzoni  che
  negli  anni  sono  stati creati e hanno dato concorrenzialità  alla
  provincia determinandone poi, purtroppo, l'inutilità come sul  tema
  degli ATO, sul tema delle risorse idriche ma anche, perché no,  sul
  tema  delle   nuove aziende forestali che oggi possono svolgere  un
  ruolo importante di tutela, di vigilanza del nostro territorio.
   L'idea  di  una Commissione che ad hoc valuti e studi il  problema
  può  essere  interessante  sebbene  la  I  Commissione,  su  questo
  argomento, deve potere, già da subito, lavorare al disegno di legge
  che  io, mi permetto, consiglio a lei Assessore, poterlo presentare
  come  collegato alla finanziaria della Regione perché il  collegato
  alla  finanziaria  della Regione, portando meno spese,  secondo  il
  ragionamento che il Presidente e il Governo vogliono fare, può dare
  un  maggiore  rating  e  fiducia ai nostri conti  ma,  soprattutto,
  realizzare  un  ritorno e una presenza nel territorio  migliore  di
  quella   che   in   questi  anni  direttamente   ha   dovuto   fare
  l'amministrazione regionale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Fazio.  Ne  ha
  facoltà.

   FAZIO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, io  credo
  che  è  vero,  ieri  ed  oggi sicuramente quest'Aula  scriverà  una
  giornata importante per il percorso che l'Assemblea si accinge,  in
  qualche modo, ad intraprendere per quanto riguarda la riforma.
   Qualcuno che mi ha preceduto ha evidenziato che non può che essere
  confermato  che  la  storia  si ripete.  Basta  guardare  i  lavoro
  preparatori nel 1986 per comprendere che anche in Assemblea,  anche
  in  quell'anno,  c'erano  due correnti di pensiero:  la  prima  che
  voleva  e vedeva l'abolizione delle province e l'altra, che  poi  è
  prevalsa,  invece, accingersi a individuare una serie di competenze
  affinché,  in  qualche  modo,  le  province  venissero  conservate,
  riutilizzate  e  rilanciate. A distanza di tanti  anni,  forse  era
  meglio  intraprendere un percorso completamente diverso  da  quello
  che, effettivamente, è stato intrapreso.
   Non  intendo tacciare di incostituzionalità il disegno  di  legge.
  Questo  sicuramente, se ci saranno le occasioni e se ci  saranno  i
  presupposti,  lo  farà  la  Corte  costituzionale  sulla  base  del
  controllo da parte del Commissario dello Stato.
   A me preme, invece, evidenziare un aspetto importantissimo: questa
  è  una riforma, anzi non è altro che un'anticipazione della riforma
  che  dovrà essere effettuata, che dovrà essere formulata e scritta.
  E  mi  preme  evidenziare, soprattutto al  Governo  e  segnatamente
  all'assessore Valenti, una cosa estremamente importante: ho sentito
  che  il  Presidente  della Regione vorrebbe,  in  qualche  modo,  o
  immagina,  non  un  numero corrispondente di liberi  consorzi  alle
  eliminate  province regionali, ma si ipotizza un numero  superiore;
  addirittura,  ho  letto  sui giornali che  si  pensa  a  un  libero
  consorzio nell'ambito nella zona di Marsala, che presumo insieme al
  Comune di Petrosino e altri.
   Non  vi  nascondo che un'ipotesi del genere mi terrorizza,  perché
  una  cosa  è immaginare il passaggio giuridico ed economico  di  un
  ente  a  favore di un altro, cosa diversa è immaginare, invece,  lo
  spezzettamento di competenze e di patrimonio a favore  di  enti  in
  numero  di  gran  lunga superiore. Mi permetto di evidenziare,  dal
  punto  di  vista prettamente pratico, cosa andrebbe ad  accadere  e
  quali sarebbero le conseguenze.
   La Provincia regionale di Trapani detiene la maggioranza di azioni
  in  una società, che si chiama Airgest che gestisce l'aeroporto  di
  Trapani.  Nell'ipotesi in cui si venissero a creare  due  consorzi,
  qualcuno  mi  dovrà spiegare, perché presumo che questo  patrimonio
  andrebbe,  in  qualche modo, ad essere trasferito in  capo  ai  due
  consorzi,  quali sarebbero i criteri di ripartizione del patrimonio
  e quali conseguenze ne deriverebbero.
   Anticipo  già una serie di contenziosi a mai finire, una serie  di
  reclami con delle conseguenze a mio avviso impressionanti.
   Mi  terrorizza anche l'ipotesi di volere immaginare,  sicuramente,
  alcune  competenze  che  vengano  gestite  direttamente  in  alcune
  materie  da parte della Regione, sic et simpliciter trasferirle  in
  capo al costituendo libero Consorzio di comuni.
   Qualcuno  ha  fatto il nome dell'IACP, qualcuno ha fatto  il  nome
  anche della materia dei rifiuti. E lì è quanto meno scandaloso.
   Questa  Regione,  questa  Assemblea  nel  2002  ha  approvato  una
  riforma,  ha  istituito  gli ATO, li ha poi modificati,  adesso  ha
  (immaginato) il percorso delle SRR, torna indietro e le attribuisce
  alle Province.
   Ma  nessuno,  però,  fa menzione dei debiti che sono  strettamente
  collegati agli ATO. Non lo dice il legislatore per quanto  riguarda
  le SRR e nessuno ne fa cenno.
   Non  parliamo poi dell'IACP. Qui, invece di andare ad  individuare
  perché  un'istituzione non ha funzionato e cercare  di  trovare  il
  rimedio affinché si dia efficienza all'istituzione, si individuano,
  in  maniera del tutto superficiale, in maniera del tutto  sommaria,
  settori  di  competenza  per  essere  in  qualche  modo,   sic   et
  simpliciter, attribuiti ovviamente a questo nuovo creato organismo,
  se nuovo si può chiamare.
   Io mi auguro e spero che questa sia una riforma positiva.
   Di  riforme l'Italia, la Sicilia ne ha viste tantissime  ma  credo
  che  molte di esse si sono rivelate di gran lunga peggiori rispetto
  alle  leggi  che  hanno  riformato e mi  auguro  che  il  tema,  il
  problema,  la  materia, non venga affrontata in maniera  del  tutto
  superficiale ma venga affrontata guardando non quali possono essere
  i  risvolti di carattere politico ma, soprattutto, guardando qual è
  l'interesse della collettività, del cittadino.
   Noi  non  possiamo  immaginare di creare un organismo  quando  sin
  dalla fase iniziale lo zavorriamo, creiamo i presupposti perché non
  funzioni, invece di attribuire a questo nuovo organismo efficienza,
  cosa che non è stata mai data, cosa che non è stata mai immaginata,
  cercando di dare applicazione alla legge n. 241 del 1990 in  ordine
  all'azione  amministrativa, invece, cerchiamo di individuare  quali
  competenze  possiamo trasferire in maniera del tutto,  secondo  me,
  teorica  senza  guardare  quali possono essere  le  conseguenze  di
  carattere concreto.
   Io   mi  auguro  che  nei  prossimi  giorni  ci  si  confronti  e,
  soprattutto,  si  valuti  qual  è l'interesse  pubblico  che  debba
  prevalere  nell'ambito della conduzione di  quei  percorsi  che  la
  riforma dovrebbe portare in termini positivi.
   E'  vero, per certi versi, la storia si ripete anche, soprattutto,
  laddove,  in  qualche modo, questa riforma o questa  iniziativa  di
  riforma,  possa in qualche modo paragonarsi a quello che è avvenuto
  nel 1992 con la legge n. 7 del 1992.
   Abbiamo  a  livello statale una legge che, però, contrariamente  a
  quello  a cui, effettivamente, noi stiamo assistendo, mentre  cerca
  di  ridimensionare  le  Province  diminuendole,  qui  si  immagina,
  invece, di aumentare il numero dei liberi consorzi.
   Alla  fine, spero in qualche modo di sbagliarmi, spero  che  molti
  miei colleghi si sbaglino, che abbiano visto sicuramente male.  Non
  vorrei  che  i  cittadini pagassero a caro prezzo e  molto  di  più
  questa  riforma  se  questa non viene fatta in maniera  corretta  e
  guardando l'interesse pubblico.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone.
   Onorevole Falcone, lei è intervenuto numerosissime volte, sappiamo
  che  il suo voto sarà contrario, se succintamente ci vuole dire  il
  perché l'Assemblea gliene sarà grata. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Ecco   perché   l'onorevole  Panepinto   diceva   della
  imparzialità di questa Presidenza.

   (Applausi)

   Credo,  però,  al di là degli applausi che colgo di buon  auspicio
  dei  colleghi, che abbiamo, stasera, il dovere di manifestare nella
  dichiarazione di voto alcune nostre considerazioni su  quella  che,
  oggi,  riteniamo  che  possa  essere  una  legge  di  riforma  così
  negativa,  con  refluenze negative, che sia una  legge  inutile.  E
  rischia  di  essere  una  legge inutile  per  alcune  cose  che  ci
  permettiamo di dire a quest' Aula, a questa Assemblea.
   E  la  legge si pone - ed è stato detto anche fuori - per dare  in
  pasto  all'opinione pubblica l'idea che la Sicilia stia  riformando
  una rivoluzione. Con questa norma, abbiamo risolto i problemi della
  Sicilia, pensando chissà quale grande iniziativa legislativa, dalle
  grandi  refluenze economiche, finanziarie, sociali;  riusciremmo  a
  dare  a tanti lavoratori, a migliaia di lavoratori, di disoccupati,
  di  aziende  in  crisi, di cooperative sociali  boccheggianti  che,
  magari, non fra due mesi come pensavo, ma che, già oggi, iniziano a
  protestare  contro  questo Governo e contro  questa  maggioranza e,
  allora,  cercheremo di fare qualche riflessione. Abbiamo  approvato
  una  norma che dovrebbe cambiare l'architettura istituzionale delle
  Province;  di fatto, non stiamo dicendo altro, invece,  con  questa
  norma,  che  le Province sono sostituite dai Consorzi  dei  Comuni:
  Questo, però, lo diceva già la Legge numero 9.
   Con  la  legge numero 9, non facemmo altro che cambiare il nominem
  iuris,   la   denominazione:  i  Consorzi  dei   Comuni,   previsti
  dall'articolo 15 dello Statuto, li abbiamo fatti diventare province
  regionali.  E questo perché dovevamo equipararci, allinearci,  alla
  Costituzione,  che  tutti  sappiamo essere  successiva  alla  legge
  costituzionale, che è lo Statuto, quindi, lo stesso  rango,  ma  la
  Costituzione è successiva.
     A  questo  punto,  si porrà il problema di come  trasferire  una
  molteplicità di funzioni che la Regione ha attribuito alle Province
  ma  che  lo Stato, altrettanto ha fatto, alle Province. E,  allora,
  con   questa  norma  che  guarda  e  che  sostituisce  questo  ente
  intermedio,  chiamato   Provincia ,  oggi,  come  ente  intermedio,
  sempre, chiamato Consorzio dei Comuni, dobbiamo capire come vengono
  trasferite  tutte queste funzioni ai nuovi Consorzi, ai nuovi  enti
  intermedi  Consorzi dei Comuni .
   E  qua  è il problema? La norma non dice quanti saranno; la  norma
  non pone un limite territoriale ma anche e soprattutto numerico  di
  cittadini, cioè anagrafico, nel senso di residenti.
   E,  allora,  se  non  stiamo attenti e  non  porremo  nella  norma
  attuativa,  poi, un limite anagrafico per dire che non è possibile,
  come  diceva  il Presidente Crocetta, che, sempre in maniera  molto
  delicata, è assente, ma non dai dibattiti, certo, capendo,  conscio
  della  portata - ritengo inutile, ribadisco inutile - della  norma,
  bene, è chiaro non viene in Aula.
   Come  diceva, però, il Presidente Crocetta, a differenza di quello
  che   dice  lui,  non  possiamo  permettere  che  Comuni,  con  una
  popolazione  di 150 mila abitanti, possano pensare di istituire  un
  Consorzio  di Comuni perché ci sarebbe un proliferare di  Consorzi,
  come  chi  mi  ha  proceduto  -  l'onorevole  Assenza,  l'onorevole
  Vinciullo,  ma  tutti  gli altri colleghi parlamentari  -  ha  bene
  evidenziato.
     E cosa dire, ad esempio, degli Uffici periferici dello Stato, le
  Prefetture, le Questure, gli Uffici scolastici provinciali?
   Dove  li mettiamo, nel caso in cui vi fosse una proliferazione  di
  questi  Consorzi?  Rimandiamo, dicevo, al  mio  amico,  l'onorevole
  Cascio ed eventualmente facciamo il Consorzio dei comuni di Ribera,
  non  di  Sciacca;  facciamo un questore di Ribera o  istituiamo  un
  Ufficio  provinciale scolastico a Ribera e, quando un docente  deve
  cambiare da un ufficio scolastico provinciale ad un altro,  qual  è
  il parametro? Come viene trasferito?
   Facciamo  altre  graduatorie? E quando parliamo degli  ispettorati
  agrari  -  sono  nove  in  questo  momento  -  cosa  facciamo?   Li
  aumentiamo?  Aumentiamo, quindi, una pletora di uffici  burocratici
  regionali.
   Oggi,  in Commissione, si parlava degli uffici, dell'accorpamento,
  dell'Azienda  Foreste - e vado verso la conclusione,  ho  un  altro
  minuto,  signor Presidente - dell'accorpamento del Corpo  Forestale
  con l'Azienda Foreste.
   L'Azienda Foreste ha un ufficio periferico provinciale.  Nel  caso
  in  cui  diverranno dodici, tredici liberi consorzi, cosa creeremo?
  Dodici,   tredici  uffici?  E  così  gli  Uffici   provinciali   di
  Collocamento?
   Cosa creiamo? Creiamo tutto questo? Bene.
   Ecco   perché  voglio  rassicurare  il  tanto  attento   onorevole
  Panepinto  che, ogni tanto, ha qualche eccesso di esasperazione  e,
  quindi,   ha  sentito  fortemente  l'esigenza,  prima   che   altri
  parlassero  di  venire  e dire  no fermiamoci,  non  istituiamo  la
  Commissione  Speciale  per la istituzione dei  consorzi  di  comuni
  perché  c'è  già  la  I  Commissione che  può  parlare  e  che  può
  intervenire .
   Attenzione,  la nostra è una proposta di buon senso  che,  per  le
  cose  che  ho  detto  ma,  per  tutte  le  funzioni,  dalle  strade
  provinciali,  dagli istituti scolastici - non voglio  continuare  a
  ripetere - la massa debitoria, il personale, le aziende partecipate
  e  le  province, il trasferimento dei fondi nazionali alla  Regione
  Sicilia  e,  quindi,  al  nuovo ente intermedio,  necessita  di  un
  approfondimento.
   E  allora, ecco, preannunciando il voto contrario, sfavorevole, di
  assoluta  disapprovazione a questa legge di riforma che di  riforma
  non  ha  nulla, chiediamo che sia, invece, dato un voto  favorevole
  all'ordine  del giorno che abbiamo presentato, che vuole  istituire
  una  Commissione  di studio, di approfondimento, perché  c'è  la  I
  Commissione    Affari  istituzionali ,  ma  quella  Commissione   è
  deputata  non  a  seguire  una  materia  assolutamente  importante,
  complicata,  complessa,  articolata, come quella  di  cui  dovremmo
  andare  a  parlare, non stasera ma nelle prossime settimane  e  nei
  prossimi  mesi,  al  fine  di  poter  arrivare,  magari  -  noi  lo
  auspichiamo  - ad una riforma che possa essere condivisa,  che  non
  sia  papocchio  e che non sia soltanto un annuncio quando, oggi, la
  Sicilia, purtroppo, è in ginocchio.

   PRESIDENTE.  Ricordo  che sono iscritti a parlare  gli  onorevoli:
  Cappello,  Cracolici,  Caputo,  Laccoto,  Cascio  Salvatore,  Lupo,
  Digiacomo, Anselmo, Greco Giovanni, Malafarina, Lombardo,  Cordaro,
  D'Asero,   Di  Giacinto,  Gianni,  Leanza,  Cancelleri,  Gucciardi,
  Musumeci, Formica e Figuccia.
   Ho  voluto  fare l'elenco per raccomandare, ancora una  volta,  la
  brevità, perché, di norma, qualche minuto in più viene concesso  ai
  Presidenti dei Gruppi parlamentari, sostanzialmente.
   Se  ci venissimo incontro reciprocamente, non sarebbe male, perché
  è  antipatico, da parte mia, ogni volta, richiamare a  contenere  i
  tempi.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cappello. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO.   Signor  Presidente,  assessori,  onorevoli   colleghi,
  cittadini, questa è la terza volta che intervengo e, su tre  volte,
  due volte mi tocca difendere il Movimento Cinque Stelle. Ho sentito
  prima  l'onorevole Assenza  - che non vedo qui in Aula  -  che,  in
  due  soli interventi, ci ha definito: la volta precedente, come  un
  movimento  estemporaneo;  questa volta, invece,  come  urlatori  di
  turno, demagogici, antipolitici.
   Caro  Partito  delle province, mi chiedo: ma quanta  paura  vi  fa
  questo  30  per cento di cittadini che ci ha votato? E, votando  il
  Movimento  Cinque  Stelle, ha votato per l'abolizione  di  un  ente
  inutile,  di un carrozzone come le province di cui tutti voi  siete
  perfettamente  consapevoli per avere occupato anche quei  posti  da
  amministratori. Ci avete chiesto se il Consorzio dei comuni

   MUSUMECI.   Abbiamo  fatto  75  miliardi  di  lavori  pubblici   a
  Caltagirone; sei un ingrato.

   CAPPELLO. Non sono un ingrato.

   MUSUMECI. Lo dirò io a Caltagirone.

   CAPPELLO. Ci mancherebbe. Lo dirò anch'io.
   Ci  hanno chiesto se i Consorzi sono davvero liberi. Credo  che  i
  Consorzi libereranno i comuni e faranno rinascere i territori e  li
  libereranno da tutti quegli amministratori e dai loro tentacoli che
  hanno  finito  con  il  comprimere  le  legittime  aspirazioni   di
  territori contigui che sono legati da unanime vocazioni economiche,
  sociali, culturali.
   Abbiamo  compiuto una scelta responsabile perché,  in  realtà,  il
  Movimento  Cinque  Stelle  ha depositato,  fin  dal  principio,  un
  disegno di legge contenente la disciplina e l'istituzione di liberi
  Consorzi di comuni.
   Così,  purtroppo,  non  è  potuto  essere  perché  il  Governo  ha
  presentato un disegno di legge o un emendamento di riscrittura  con
  il quale abbiamo convenuto un percorso sostanzialmente diverso.
   Ma  attenzione: noi non facciamo parte di questa maggioranza.  Noi
  siamo  il Movimento Cinque Stelle e non stiamo né con la destra  né
  con  la sinistra. Condividiamo solo ed unicamente delle buone idee.
  E  stiamo  parlando  della gestione di servizi e,  quando  parliamo
  della gestione di, occorre soltanto il buon senso.
   Non abbiamo bisogno di Superman come presidenti della Provincia  o
  di  Superman  come  assessori che sono venuti  qui  e  che  non  si
  ricordavano  nemmeno quali fossero le competenze che avevano  tanto
  esercitato da assessori.
   Siccome  siamo  responsabili, abbiamo convenuto che  questa  prima
  tappa  dovesse andare in questo modo e questa è stata, nella  buona
  sostanza,  la  nostra risposta. Da questo punto di vista,  infatti,
  qui  dentro, si misurano, probabilmente, tre orientamenti:  abbiamo
  una  parte  riformatrice,  con  la  quale  intendiamo  dialogare  e
  confrontarci  sui  contenuti,  che  è  quella  rappresentata  dalla
  maggioranza  e  da  questo  Governo;  abbiamo  una  parte   che   è
  conservatrice,  che  non cambia nulla perché non  vuole  che  nulla
  cambi,   perché  così  gli  conviene  e,  poi,  abbiamo  la   parte
  innovatrice  e   siamo  fieri  di interpretarla,  per  un  semplice
  motivo.
   E  riteniamo che questa sia una svolta epocale perché la Sicilia è
  la  prima Regione che ha visto il Movimento Cinque Stelle essere la
  prima  forza  politica in Italia e, da quando il  Movimento  Cinque
  Stelle occupa questi banchi, le cose succedono davvero.
   E,  allora, le riforme si possono fare perché, oltre a quella  che
  ha  visto  l'elezione diretta del sindaco, da allora ad oggi,  solo
  questa  e  un'altra  riforma storica e  noi  la  stiamo  scrivendo,
  orgogliosi di farlo.
   Ci  avete  detto  chi pagherà i debiti e i mutui  contratti  dalle
  province. Ma perché non li facciamo pagare agli amministratori  che
  li hanno contratti? Perché i cittadini debbono essere sempre ignari
  debitori? Perché questi mutui debbono pesare sempre sulle spalle di
  persone  che  non li hanno mai contratti? E allora,  questa  è  una
  riforma  che si deve fare; questo è il primo passaggio.  Dopodiché,
  insieme  cercheremo di condividere un disegno  di  legge  che  avrà
  l'aspirazione  di  riscrivere l'ordinamento  degli  enti  locali  e
  questi consorzi, comprese le funzioni e le competenze.
   Abbiamo  questo  debito nei confronti dei siciliani  e  penso  che
  questo  debito lo abbiamo tutti e novanta deputati perché, oltre  i
  due  o tre disegni di legge che abbiamo approvato a dicembre, oltre
  le  mozioni, quest'Aula, ancora, non ha approvato un bel niente. E'
  questo   il   disegno  di  legge,  forse,  più  significativo.   E,
  considerato  il  periodo  di  crisi  e  tutte  quelle  persone  che
  quotidianamente vengono a manifestare qui sotto, credo che si debba
  essere  adempienti  nei loro confronti, cominciando  a  legiferare,
  sostituendo  alle  parole  i fatti. Caro  Partito  delle  province,
  abbiate  il  coraggio di lasciare la preistoria e di  cominciare  a
  vivere nel mondo reale nel quale sarete, di certo benvenuti.

                              (Applausi)

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  chiesto  di
  parlare  non  soltanto per dire che voterò e voteremo a  favore  di
  questo  disegno di legge, consentitemi di dire, avendolo  da  tempo
  auspicato e avendo creato le condizioni perché si arrivasse  ad  un
  esito  che, in qualche modo, aprisse una fase nuova nella  vita  di
  questa  Regione. Spesso, la politica avverte i problemi ma  non  ha
  fino in fondo il coraggio di affrontare e individuare le soluzioni.
   Il  tema delle province è un tema aperto da anni, un tema rispetto
  a  cui le forze politiche, il sistema politico spesso ha fatto e ha
  scelto di girarsi la faccia dall'altro lato, non vedendo i limiti e
  non riconoscendo il rischio di una duplicazione che, nel tempo,  ne
  ha esaurito gran parte delle sue ragioni.
   E  l'abbiamo affrontato, anche nel corso della scorsa legislatura,
  ponendolo  come  un  tema dirimente per cercare  di  aprire  quella
  stagione  delle riforme di cui questa Regione ha assoluto  bisogno.
  Il  fatto  che  ne  abbia assoluto bisogno  non  è  una  civetteria
  culturale di chi si definisce riformista o di chi ha un auspicio  a
  produrre,  nella  propria  esperienza  politica,  quel  fattore  di
  innovazione che lasci il segno a chi verrà dopo.
   Il  tema e l'urgenza di affrontare la stagione delle riforme ci  è
  data, semmai avevamo bisogno di un riscontro, dal fatto che noi,  i
  novanta  che siamo seduti qui dentro, siamo figli del quarantasette
  per cento dei siciliani. La maggioranza dei siciliani non ha votato
  per nessuno di noi. La maggioranza dei siciliani ci ha detto che la
  politica,  l'intero sistema politico, compreso anche  il  Movimento
  Cinque  Stelle che, nel momento in cui entra nel sistema  politico,
  fa parte del sistema politico, anche se con le proprie posizioni  e
  i  propri  punti  di vista, l'intero sistema politico,  così  come,
  oggi,  è  rappresentato,  non  è  in  grado  di  rappresentare   la
  maggioranza degli elettori.
   E'  un problema che di dobbiamo porre o no? Ci dobbiamo girare  la
  testa?  Far  finta  che  tutto  possa  andare  avanti  come  prima?
  Limitarci  ai  pannicelli caldi? Giocare a far  finta,  dire,  fare
  della  politica il solito  bla bla', oppure - ed è questa la  sfida
  cui  siamo  chiamati tutti - credo che siamo chiamati tutti,  certo
  c'è  qualcuno  che  si attarda ancora, ma siamo chiamati  tutti  ad
  entrare  in una stagione nuova, con una parola si dice  nulla  sarà
  più  come prima'. Io ci credo a queste affermazioni. Ma quello  che
  sarà domani dipende anche da noi. Aspettiamo quasi un'ora  x' nella
  quale succederà qualcosa e poi ne dovremo prendere atto.
   Penso che la democrazia, le Istituzioni le difendiamo se siamo  in
  grado  di  metterli  in sintonia con l'opinione  della  maggioranza
  degli  elettori che poi scelgono i suoi rappresentanti, se crediamo
  alla democrazia della rappresentanza.
   E,  allora,  da  questo punto di vista, il tema delle  province  è
  paradigmatico
   Questa  - ho fatto un'affermazione, in queste ore, in cui  con  le
  province  si  inizia quel percorso che deve portare -  consentitemi
  di dire e di passarmi il termine che sto per usare, deve portarci a
  smantellare questa Regione.
   Oggi, la Regione, così com'è, non è la soluzione dei problemi  dei
  siciliani, anzi rischia di essere il problema dei siciliani, per la
  sua  organizzazione pachidermica, per il suo sistema dei meccanismi
  ripetitivi  che  è  spesso  la  causa  per  la  quale  i  cittadini
  impazziscono nel rapporto con la pubblica amministrazione.
   Tutto questo come lo affrontiamo nei convegni? Ci confrontiamo nei
  convegni;  ognuno  di  noi dice la sua e poi, finito  il  convegno,
  tutto rimane come prima?
   Ho  visto  che  anche  qualche collega del  mio  stesso  Gruppo  è
  preoccupato  del  tema  del  secondo livello,  degli  organismi  di
  secondo livello.
     Pongo  un  quesito:  ma,  per davvero,  si  poteva  pensare  che
  quest'Assemblea  potesse  approvare un  disegno  di  legge  che  si
  limiterebbe a rinviare il turno elettorale, sulla base di che cosa?
  Perché? Perché rinviavamo il turno elettorale? Perché qualcuno  non
  voleva  votare perché era stanco delle tante elezioni che  ci  sono
  state?  O non si doveva votare perché qualcuno ha paura di  perdere
  le  elezioni piuttosto che un altro pensa di vincerle? Chi  ragiona
  così, onorevole Formica

   FORMICA. Lo avete votato soltanto per questo. Voi lo avete votato.

   CRACOLICI. Onorevole Formica, chi ragiona così dimostra di  essere
  piccolo, piccolo, piccolo.
   Perché,  quando si ha rispetto delle Istituzioni democratiche,  le
  elezioni  sono ciò che di più sacro può esistere in una democrazia.
  Non  ci possono essere ragioni di opportunismo o di opportunità che
  possano  consentire  a  nessuno  di  pensare  che  le  elezioni  si
  rinviano.
   Stiamo  approvando un disegno di legge in cui non stiamo rinviando
  le  elezioni. Abbiamo approvato una legge in cui abbiamo detto - e,
  per  questo, non si vota nel prossimo turno elettorale  -  che,  in
  Sicilia,  negli organismi intermedi, non si faranno più le elezioni
  a  suffragio universale. Ed è questa la ragione che ci porta, oggi,
  a  dire  che  le elezioni non si faranno. Altrimenti, se  fosse  il
  contrario,   quello  sì,  sarebbe  un  colpo  di  Stato,   se   una
  maggioranza, qualunque essa sia, in qualunque Parlamento del Mondo,
  decidesse   che,  arrivato  a  un  certo  punto,  siccome   ha   la
  maggioranza,    allora  evitiamo  di  votare,  tanto   abbiamo   la
  maggioranza e rinviamo le elezioni, magari sine die .
   Ecco,  quello sì sarebbe un colpo di Stato. Allora, chi si lamenta
  o  fa  finta  di lamentarsi, non coglie l'elemento essenziale,  del
  fatto che questa Regione ha bisogno di uno scossone e il tema delle
  province  piaccia o no, piaccia o no, è un tema ad alta sensibilità
  dell'opinione  pubblica.  E  chi fa  politica  deve  tenere  conto,
  innanzitutto,  dell'opinione  pubblica.  Non  siamo  qui  a  titolo
  personale; rappresentiamo migliaia e migliaia di persone, non  solo
  quelli che ci hanno votato.
   Ma  dobbiamo porci e quest'Assemblea si deve porre il problema  di
  come rappresentare quel 53 per cento che non è andato a votare.  E,
  allora, se questa è la sfida, misuriamoci sui contenuti; discutiamo
  su  cosa  dovrà  essere l'ente intermedio; no se  il  tema  è  come
  garantire  postazioni alla politica, ma come garantire funzionalità
  al  sistema; fare in modo che ogni cittadino possa sapere per  ogni
  ente  che esiste qual è la ragione e la responsabilità per la quale
  esiste.
   Guardate,  da  tempo,  ci diciamo spesso che  dobbiamo  sciogliere
  alcuni  enti.  Ho  presentato,  non so  in  quale  legislatura,  lo
  scioglimento  dell'ESA, che è uno degli enti  simbolo.  L'onorevole
  Formica  era  uno di quelli con cui ho  litigato, in  questi  dieci
  anni,  a proposito dell'ESA, uno degli enti simbolo dell'inutilità.
  Ente  di  Sviluppo Agricolo: già, il nome fa parte di un'epoca  che
  riguarda gli anni cinquanta. Siamo nel 2013 eppure abbiamo un  ente
  che  si  chiama  Ente di Sviluppo Agricolo. Lo uso  a  pretesto  in
  questo  momento  -  non ce l'ho con l'ESA -  per  dire  che  questa
  Regione,  gli IACP, ma voi lo sapete che siamo l'unica Regione  che
  ha il sistema degli Istituti Autonomi Case Popolari fermo agli anni
  cinquanta?
   Le altre Regioni italiane sono già a riforme di quinta generazione
  e  noi,  su questo terreno, proprio perché sono pensati spesso  per
  difendere le postazioni del sistema politico, siamo l'unica Regione
  che  li  ha  lasciati lì, a  mummificare , al di là del  fatto  che
  producevano  debiti,  che  producevano disavanzi,  che  producevano
  inutilità  sociale.  Da  quanti anni  gli  Istituti  Autonomi  Case
  Popolari non costruiscono una casa in Sicilia?
   E,  allora, credo che questa stagione, col Governo Crocetta, vivrà
  e   potrà  segnare  l'esistenza in vita se avrà il  coraggio  della
  scelta  riformista, se si misurerà sul terreno difficile, faticoso,
  perché   ricco   di   incognite,  ricco  anche  di  contraddizioni,
  personali, amicali. Quanti di noi, in queste ore, stanno  ricevendo
  anche  telefonate,  discussioni,  consiglieri  eletti,  consiglieri
  aspiranti;  naturalmente, è un problema che  abbiamo  tutti  ma  la
  politica può rimanere prigioniera di una dimensione amicale  e  non
  provare  a  disegnare, ad avere una visione sul  futuro  di  questa
  Regione?
   Credo  che  stiamo  inaugurando questa XVI legislatura  col  passo
  giusto; certo, c'è molta retorica; c'è il rischio che la propaganda
  sopravanzi  rispetto al merito ma questo dipende  da  noi,  dipende
  dalla  capacità  che avremo di far funzionare quest'Assemblea  come
  luogo del fare, non del chiacchierare.
   Avremo  una seconda sfida, ed ho concluso, che si chiama  bilancio
  della  Regione; anche li, noi lo possiamo affrontare in tanti modi:
  o con la solita tecnica che è la tecnica dell'emendamento - lo dico
  ai  colleghi  che  arrivano per la prima volta: spesso,  quando  si
  entra  in  una  Istituzione per la prima  volta,  c'è  la  sindrome
  dell'inutilità  perché  ci sono deputati che,  spesso,  non  avendo
  neanche  cosa  dire attraverso un emendamento, si sentono  inutili:
   come, neanche un emendamento ho presentato?
   L'emendamento  diventa la ragione del fare il deputato.  Ecco:  se
  quella  è  la  tecnica  con cui pensiamo di fare  il  bilancio,  ci
  misureremo  in  un solito andazzo dove scopriremo che  facciamo  un
  bilancio ma che poi non sarà il bilancio della Regione perché, poi,
  attraverso  i  meccanismi che ormai conosciamo -  spending  review,
  Patto di stabilità, blocco della cassa - di fatto, il bilancio  non
  sarà  attuato.  O, se proviamo a fare del bilancio un'altra  grande
  occasione di riforme, naturalmente, non a chiacchiere, con le cose,
  con  responsabilità, sapendo che dietro le cose, dietro le  parole,
  dietro  i capitoli, ci stanno le persone, ci stanno i problemi,  ci
  stanno  sofferenze. Dobbiamo avere, però, il coraggio di  cambiare.
  Ecco  perché  voto  questa riforma, non per far  finta  che  stiamo
  facendo una riforma, tanto poi, il 31 dicembre, vediamo. Penso che,
  come  ho detto all'inizio, nulla possa essere più come prima e,  se
  la  politica lo capisce, sarà all'altezza delle sfide future ma, se
  non lo capisce, sarà inevitabilmente travolta.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Caputo.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPUTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori,
  stare in Aula da molti anni, come ho avuto la fortuna e la capacità
  di  esserlo anch'io, dà la possibilità di misurare negli anni, come
  dire, la coerenza dei colleghi parlamentari.
   Io  devo  dire all'onorevole Cappello - e lui sa quanto  ho  avuto
  modo,  in  più occasioni, di testimoniargli la mia stima e  il  mio
  apprezzamento  per  il  suo  lavoro - che  essere  il  partito  dei
  cittadini con la percentuale del 30 per cento non è come  ai  tempi
  del  nostro partito, quando si diceva che i nostri voti stavano  in
  frigorifero. I consensi non sono congelati, i consensi si  misurano
  ogni   giorno.  Io  la  invito  da  qui  alle  prossime   elezioni,
  continuando  con  il  suo  atteggiamento,  di  misurare  quanto  il
  consenso  del Movimento 5 Stelle sarà tale, anche dopo il  voto  di
  questa legge che ognuno di noi si appresta a votare e non votare.
   All'onorevole Cracolici vorrei soltanto dire, per la simpatia  che
  ho  sempre  avuto nei suoi confronti, che gli volevo dare  oggi  il
  benvenuto  quale  neofita  di questo Parlamento.  Io  ho  avuto  la
  sensazione che oggi per la prima volta prendesse la parola in  Aula
  l'onorevole Antonello Cracolici, neo eletto ultimamente  in  questo
  Parlamento. Però, la memoria che io ancora conservo, visto  che  ho
  una  giovane età e pochi capelli bianchi, mi ricorda che ogni volta
  che  si  parla  di qualcosa che viene presentato come una  riforma,
  anche  se cambia il Presidente della Regione, le parole sono sempre
  le stesse.
   Io  ricordo  che  ai tempi della Presidenza Lombardo,  l'onorevole
  Cracolici   non  era  l'ultimo  peones  o  il  disaffezionato   del
  Parlamento, l'onorevole Cracolici era uno di quelli che determinava
  le  scelte,  che indirizzava le nomine, che determinava  in  questo
  Parlamento anche percorsi amministrativi e burocratici, e  anche lì
  parlava  di riforme che andavano fatte. Peccato che poi - onorevole
  Cappello, ecco la similitudine - anche l'onorevole Cracolici, che è
  stato  fra  quelli che con il suo partito ha sostenuto  il  Governo
  Lombardo,  a furia di riforme l'ha pagata cara dal punto  di  vista
  dei consensi elettorali.
   Quindi, poiché nessuno oggi in Aula ha la priorità o l'esclusività
  delle  parola   riforme , voglio ricordare  che  anche  quella  dei
  rifiuti  -  quando  la  votammo - fu presentata  come  una  riforma
  epocale.  E  ancora oggi abbiamo Bellolampo fonte di  inquinamento,
  portiamo i rifiuti da Monreale a Messina, abbiamo i problemi  gravi
  che  concernono lo smaltimento di rifiuti e abbiamo  la  mafia  che
  continua  a controllare il ciclo integrato, pubblico e privato  dei
  rifiuti.  Eppure,  ricordo che anche allora  l'onorevole  Cracolici
  parlò  di  riforme epocali, di quelle che segnano la  stagione  del
  cambiamento.
   Siccome  sono uno che ha grande simpatia per l'onorevole Cappello,
  voglio dire ai colleghi del Partito Democratico

   CRACOLICI. Per Cappello o per Cracolici?

   CAPUTO.  No,  io  non sbaglio mai, è il turno  di  Cappello;  stia
  tranquillo,  onorevole Cracolici, tornerò anche su di lei,  non  la
  voglio deludere, non la lascerò solo
   Voglio  dire  ai colleghi del Partito Democratico  che  vi  dovete
  decidere, perché non si può andare in tre sull'altare, si va in due
  sull'altare.   Voglio soltanto dire ai colleghi del PD  che  dovete
  mettervi  d'accordo: se questa riforma l'avete fatta e  determinata
  voi o, come dice l'onorevole Cappello, l'hanno fatta i  grillini .
   E'  importante  anche  capire chi deve avere la  titolarità  della
  distruzione della Sicilia, perché  - onorevole Cracolici,  torno di
  nuovo  a ricordarla in questo Parlamento - quando si dice che  oggi
  in  Sicilia c'è il 47 per cento dei siciliani che aspettano che noi
  cambiamo o modifichiamo o chiudiamo le Province, io le voglio  dire
  che tutta la gente che incontro - e le assicuro che di persone ogni
  giorno  ne  incontro - gli imprenditori che stanno  chiudendo,  gli
  artigiani  che  stanno fallendo, i disoccupati che  aumentano  ogni
  giorno, la Formazione che è in crisi, gli apicoltori che non  sanno
  come  andare avanti, beh,  io di gente che mi dice:  Ma perché  non
  chiudete  le province   ne incontro poche. Lei vada a dire  a  chi,
  oggi, ha il problema di salvaguardare un'azienda se è interessata a
  capire  se dobbiamo chiudere le Province o creare i liberi consorzi
  dei Comuni.
   Io credo che qui in quest'Aula stiamo mistificando molto la realtà
  e  stiamo recitando a soggetto come qualcuno che vuole, forse  come
  ha  detto l'onorevole Assenza, fare la corsa per tornare da Giletti
  per  dire: Abbiamo sciolto noi le Province e non  lo  ha  fatto  il
  Presidente  Crocetta 0. Il Presidente Crocetta oggi  ha  detto  una
  cosa:   La riforma l'ho fatta io, i  grillini' ci  hanno votato  ma
  la riforma è mia .
   Beh,  mettetevi d'accordo tutti per capire chi deve  essere  colui
  che  si  deve intestare la distruzione di enti di governo di questa
  Regione.

   IOPPOLO. E'un  triangolo

   CAPUTO.  No,  per cultura non sono abituato ai triangoli. Io  sono
  il meno adatto a queste cose
   Però,  voglio dirvi un'altra cosa. Io siccome ho grande  simpatia,
  anche  per il Presidente Crocetta, vi voglio dire che lui ha  detto
  che  questa riforma passerà alla storia. Ed è vero. Ogni cosa passa
  alla  storia;   anche Hitler è stato un protagonista della  storia;
  anche  Nerone è passato alla storia, potrei continuare così.  Anche
  Grillo  passerà alla storia, state tranquilli, Grillo e  Casaleggio
  passeranno alla storia. Però, vi voglio dire che ci sono le  storie
  che  costruiscono  e  che fanno storia e  ci  sono  le  storie  che
  demoliscono e distruggono.
     Io voglio farvi un esempio giuridico, legislativo e pratico.  La
  Provincia regionale di Palermo in questi giorni ha affidato  o  sta
  per  affidare  la gara per l'importo di 4 milioni di  euro  per  la
  costruzione e gestione per trent'anni dell'impianto di risalita con
  le seggiovie di Piano Battaglia.

   FORMICA. Soldi sprecati

   CAPUTO.  No,  onorevole  Formica, non  si  faccia  prendere  dalla
  sindrome Cracolici. Io le voglio dire che di qui che noi nomineremo
  i  Commissari  questa  gara andrà in porto.  Ci  saranno  i  liberi
  consorzi dei Comuni.
   Ora,  se  il  contraente  ha  contratto  con  il  Presidente   una
  obbligazione  per  dire  Tu mi hai affidato questi  impianti  di  4
  milioni di euro e dopo tre mesi io non avrò più come contraente  il
  Presidente della Provincia pro-tempore ma avrò un gruppo di Comuni,
  io  con chi devo gestire le trattative, con l'Unione dei Comuni  di
  Monreale, di Piano Battaglia, del Corleonese? .
   E  questo è soltanto un esempio e non è vero, perché guardate,  la
  Provincia è un ente anche che riscuote i tributi. Chi riscuoterà  i
  tributi? Il libero Consorzio dei comuni di Monreale o di Corleone o
  delle Madonie?
   Beh,  guardate, ci sono problemi che riguardano il personale.  Sì,
  lo  passeremo ai comuni, per che cosa? Per fargli sforare il  patto
  di  stabilità?  Per aggravare i costi dei comuni?  Per  mandare  in
  disastro economico i già disagiati comuni?
   Potrei continuare all'infinito perché qui siccome la politica  che
  deve  gestire gli eventi, nel senso che vuole avere il  primato  di
  avere fatto un cambiamento, visto che una parte della politica  non
  riesce  a cambiare, io voglio dire che voi state facendo una  corsa
  che  sarà come quei treni senza macchinista che poi vanno a  finire
  alla  fine  del  binario  e deragliano e vanno  a  sbattere  contro
  qualcosa.
   Voi  non avete l'idea perché non ve la siete posta, perché non  se
  l'è  posta il Presidente della Regione che ora è arrivato e   posso
  per  motivi  di  rispetto parlare direttamente e  personalmente  al
  Presidente   della   Regione  e  non  attraverso   le   due   belle
  rappresentanti, belle e brave rappresentanti della sua  Giunta.  Io
  voglio dire, onorevole Presidente, che lei

   PRESIDENTE. Riguarda quel discorso

   CAPUTO.   Signor   Presidente,  non   c'è   bisogno,   sicuramente
  l'onorevole  Crocetta ha ascoltato nella stanza in cui si  trovava,
  non c'è dubbio.
   Però,   voglio   dire  che  ognuno  di  noi  deve   assumersi   la
  responsabilità di capire che cosa stiamo facendo col  voto;  perché
  avere  detto  tre mesi fa in televisione, Presidente Crocetta,  che
  lei  aveva già sciolto le Province e tutta l'Italia sapeva che  noi
  già eravamo senza le Province quando tre mesi dopo ne stiamo ancora
  parlando, non le può consentire di andare a fare rovinare  un  ente
  intermedio importante come la Provincia soltanto per intestarsi  la
  cosiddetta  riforma  che deve coprire, come  foglia  di  fico ,  il
  totale e generale fallimento della sua azione di governo
   Io  voglio  dire, onorevole Presidente e onorevoli  colleghi,  che
  sappiamo  tutti,  chi  è  esperto e chi ancora  esperto  non  lo  è
  diventato,  che questa è una norma che ci fa perdere  tempo  d'Aula
  perché  è  anticostituzionale e sappiamo tutti che sarà  falcidiata
  dal  Commissario dello Stato che,  essendo un rappresentante  dello
  Stato, non ha l'esigenza di andare a dire ad una parte politica che
  ha finalmente fatto una riforma, ma è un servitore autorevole dello
  Stato che deve garantire il rispetto della costituzionalità di  una
  legge rispetto ad un'altra esistente. Io devo dire, e lo so già che
  questo  è  un  lavoro perduto, ma non tutto perduto, perché  quando
  questa  norma verrà, in tutto o in parte, impugnata dal Commissario
  dello  Stato,  allora noi vi chiameremo alle vostre  responsabilità
  perché  avete  bloccato un'Aula e ci avete impedito  di  affrontare
  disegni  di  legge  importanti che sono quelli tali  da  garantire,
  oggi,  un  minimo di segnale serio a quei cittadini  siciliani  che
  sono  sull'orlo  della  bancarotta o  del  fallimento  economico  e
  finanziario.
   Signor  Presidente, lei ha condotto questo dibattito con coerenza,
  con  prudenza  e con equilibrio però, mi creda, che  questa  è  una
  delle  pagine più nere e più buie di questo Parlamento,  perché  io
  so,  conoscendo tanti dei colleghi con i quali ho avuto l'onore  in
  questi anni di dividere le responsabilità, il prestigio e gli onori
  di un Parlamento, che voterebbero contro questo diktat dei partiti,
  perché  sanno  che  stanno facendo un grande  torto  alla  Sicilia;
  perché  oggi  le Province che potremmo riformare, ridimensionare  e
  che  potremmo rendere meno costose, sono enti che hanno  competenze
  che  non  possono essere trasferite per esclusioni alle province  o
  alle regioni o al Genio civile.
   Ci  siamo accorti soltanto ora che gli Istituti case popolari  non
  costruiscono  da  anni, onorevole Cracolici?  E  lei,  nel  Governo
  precedente, quando nominava i commissari o gli amministratori negli
  Istituti autonomi case popolari, non si è chiesto come mai gli IACP
  non costruivano?

                (Interruzione dell'onorevole Cracolici)

   CAPUTO.  Stia zitto come l'ho ascoltato io  Anche allora gli  IACP
  non  costruivano case popolari  Ma lei nominava i  commissari  e  i
  componenti  dei  consigli di amministrazione, e non soltanto  negli
  IACP
   Allora  ,le  dico, signor Presidente, che io voto contrario  e  mi
  onoro  di votare contrario perché in questo modo dimostreremo  agli
  italiani ed ai siciliani, quelli che hanno il coraggio di  dire  le
  cose, perché votare no non significa essere conservatori rispetto a
  chi  è  progressista, significa soltanto avere  il  buon  senso  di
  capire  quando  una legge è dannosa e quando una norma  può  essere
  positiva.

                  (applausi dai banchi della destra)

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Laccoto.  Ne  ha
  facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente,  le  chiedo  di  interrompermi  alla
  scadenza  dei  cinque minuti, così come spero farà  con  tutti  gli
  altri.  Noi stiamo vivendo un momento in cui anche andare  oltre  i
  tempi regolamentari porta un danno all'Assemblea e ai cittadini.
   Io   penso,  signor  Presidente  e  onorevoli  colleghi,  che   le
  motivazioni  addotte  da  chi  è  contrario  all'abolizione   delle
  Province,  siano in un certo senso anche foriere di  preoccupazioni
  di incostituzionalità.
   Ho  voluto   richiamare  qui l'articolo  15  dello  Statuto  della
  Regione siciliana che è norma costituzionale.
   L'articolo   15   dello  Statuto  dice  che    le   circoscrizioni
  provinciali  e gli organi degli enti pubblici che ne derivano  sono
  soppressi nell'ambito della Regione siciliana. L'ordinamento  degli
  enti  locali si basa nella Regione stessa sui comuni e  sui  liberi
  consorzi  comunali dotati della più ampia autonomia  amministrativa
  finanziaria.  Nel  quadro di tali principi  generali,  spetta  alla
  Regione la legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia
  di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali .
   Veda,  io sono stato sindaco per molto tempo e ho sempre visto  la
  Provincia  non già come un ente di libero consorzio ma  l'ho  visto
  come un ente lontano dal territorio.
   Vorrei  solo  rappresentare che la Provincia  di  Messina  ha  108
  comuni.  Bene,  per  dire  che cosa voleva dire  libero  Consorzio,
  quando la legge 9 volle istituire le Province come liberi consorzi.
  Ricordo  che  75  comuni, 75 sindaci deliberammo  nella  stragrande
  maggioranza, quindi 75 su 76, il passaggio della gestione  dell'ATO
  idrico come gestione in house.
   Bene,  la  Provincia con i suoi organi, rappresentando quella  che
  era  e  interpretando quella che era la volontà dei  sindaci,  andò
  contro  la  libera espressione dei sindaci e votò  a  favore  della
  gestione privata dell'acqua. Questo esempio per dire qual è  l'ente
  Provincia.
   Il  problema  non  è  qui  che siamo a un passaggio  storico.  Qui
  dobbiamo ricordarci che in questo momento, l'avevamo fatto anche se
  ricordate col Governo Lombardo, avevamo chiesto il commissariamento
  delle due Province che andavano a scadenza di voto rinviando a  una
  norma praticamente di riordino delle Province.
   Oggi,  noi  con questa norma stiamo solamente chiedendo il  rinvio
  della  votazione  dell'abolizione delle Province con  l'istituzione
  dei  liberi  consorzi. Starà alla nostra bravura,  non  certo  alle
  lotte  di parte, non certo alla rappresentazione di parte, riuscire
  a  fare  una norma che sia anche l'inizio di una norma che veda  il
  riordino del testo unico degli enti locali, che veda il riordino di
  tutta   la   norma  dei  liberi  consorzi,  ma  che   abbia   anche
  specificatamente  competenze  ben  precise  e   non   doppioni   di
  competenze che oggi vi sono.
   Bene,  io  rispetto sempre quella che è l'opinione altrui,  ma  mi
  sembra  di capire che oggi noi dobbiamo interpretare il modo  anche
  di legiferare e di fare politica in maniera diversa.
   Certo,  io capisco che in questo momento dobbiamo, ognuno di  noi,
  fare  una parte rispetto a quello che è il  Partito delle Province
  e  il   Partito delle non Province  o altro. Ma quel che  mi  preme
  sottolineare  è  che,  oggi, alla vigilia dell'approvazione  di  un
  bilancio e di una finanziaria regionale dobbiamo cercare di partire
  da qui per tentare di fare veramente questa riforma della Regione.
   Veda,  Presidente  Crocetta, lei ha avuto  un'intuizione,  ma  noi
  avevamo  fatto una mozione già nella legislatura passata e  avevamo
  chiesto proprio il riordino e l'abolizione delle Province.
   Questo  deve essere il momento e l'occasione, così come  ha  fatto
  per   le  Province,  per  fare  il  riordino  di  tutti  gli   enti
  partecipati,  la  soppressione  di  quelle  che  devono  essere  le
  partecipate per potere, insieme, creare le condizioni per  un  ente
  che  possa  essere proprio l'anello di collegamento che volevano  i
  nostri  padri quando scrissero nello Statuto che non  vi  erano  le
  Province bensì i liberi consorzi.
   Ed  allora,  io  non  voglio parlare oltre,  voglio  dire  che  il
  Parlamento,  ma  lo  deve fare con molta responsabilità  perché  io
  credo  che  il  Presidente Crocetta ha detto  che  subito  dopo  la
  finanziaria  presenterà  il disegno di legge  di  riordino  per  il
  liberi  Consorzi,  perché questa sarà l'occasione  per  ammodernare
  quelli  che  sono gli enti della Regione siciliana;  enti  a  volte
  inutili, enti a volte che hanno funzioni duplicato, enti che creano
  al cittadino ritardi per quelle che possono essere le condizioni ma
  anche servizi che devono avere.
   Veda,  mettere  insieme in questo libero Consorzio quali  sono  le
  competenze  perchè a volte il cittadino deve sbattere da  un  posto
  all'altro,  da  un  ente  all'altro per  potere  avere  il  proprio
  diritto,  il  proprio  servizio può servire  a  quest'Assemblea,  a
  questo   Parlamento.   Per  questo  io  penso   che   noi   abbiamo
  un'occasione,  un'occasione d'oro da non perdere e,  al  di  là  di
  questo,  sarà  la bravura di tutto il Parlamento,  lì  ci  vogliono
  tutte  le  forze  di questo Parlamento per scrivere  veramente  una
  storia; non è oggi; oggi è il principio.
   Per  queste  ragioni,  io liberamente, Presidente, voto  a  favore
  dell'abolizione della Province, nella speranza che  questo  sia  il
  punto di partenza perché si arrivi a una legge organica di riordino
  di tutti gli enti locali.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cascio Salvatore. Ne
  ha facoltà.

   CASCIO  SALVATORE.  Signor Presidente, io le chiedo  di  mantenere
  questo  atteggiamento che ha avuto, cioè quello di  dare  spazio  a
  questo  dibattito,  perché dato che stiamo  parlando,  a  detta  di
  qualcuno,  di una riforma epocale, è giusto che qualche  minuto  in
  più si perda, e non lo perdono i siciliani. Forse, noi perdiamo  un
  po' di tempo ed andiamo meno a casa,  ma siamo pagati per stare qua
  e sviluppare questi ragionamenti che sono utili a tutti.
   Io  anticipo  il  mio voto ed è un voto contrario, motivandolo  su
  ragionamenti  politici, non su ragionamenti di altra natura  perché
  mi attengo a quello di cui stiamo parlando.
   Oggi,  siamo  al primo capitolo. Il secondo capitolo,  quello  che
  riguarda funzioni, mansioni, competenze, organizzazione è un' altra
  storia.  E'  una  storia che discuteremo, troveremo  le  criticità,
  faremo  le  nostre  proposte, ma oggi stiamo parlando  di  un'altra
  cosa. Noi oggi stiamo parlando che non abbiamo abolito le Province,
  le abbiamo commissariate, le aboliremo entro il 31 dicembre; se non
  fosse così, non ci sarebbe stato bisogno di fare i Commissari.
   Io mi limito a quello che abbiamo votato e abbiamo anche votato in
  maniera,  a  mio  avviso,  non giusta perché  abbiamo  un  atto  di
  indirizzo,  togliendo  a noi la possibilità nel  secondo  tempo  di
  stabilire quali sono le modalità di voto per cui arrivare ai liberi
  Consorzi.
   Penso  che  questo non sia deontologicamente corretto.  Penso  che
  questa  materia  assieme  alle funzioni e  alle  competenze  doveva
  essere  svolta nella seconda parte nel prosieguo, ma io  mi  limito
  alla politica. E, parlando di politica, è chiaro che devo fare  una
  confessione.  Io  non mi annovero tra gli iscritti  né  al  partito
  delle  province,  né  ai conservatori, né ai  riformisti,  né  agli
  innovatori. Io mi ritengo un realista, uno che oggettivamente cerca
  di  vedere le cose come stanno. E quando si parla di responsabilità
  nessuno   in   quest'Aula,  tutti  e  novanta,  ha  un   passaporto
  diplomatico e una immunità nella responsabilità, nemmeno gli  amici
  del Movimento 5 Stelle, solo per definizione, perché nel momento in
  cui  vengono  eletti come me a rappresentare questo  Parlamento,  è
  chiaro  che  una parte di insulti che ricevo io nel mio  territorio
  perché manca il lavoro, non si danno risposte, in maniera equa deve
  essere  distribuito  anche a loro perché anche  loro  rappresentano
  questo  territorio  e  se non do risposte io,  non  danno  risposte
  nemmeno loro e in questo caso siamo tutti corresponsabili.
   Allora, da questo punto di vista partiamo alla pari, al di là  che
  uno può avere l'appellativo di onorevole - che personalmente non fa
  né  freddo  né  caldo - o di cittadino, anch'io sono un  cittadino.
  Però,  politicamente  vi  è  un vulnus  in  tutta  questa  vicenda,
  assessore: di chi è la paternità? Io pensavo che la paternità fosse
  del  Presidente Crocetta e invece non è così, perché - mi  dispiace
  per  lei  assessore  -  lei ha presentato un disegno  di  legge  di
  iniziativa governativa che è stato completamente stralciato  perché
  la  legge l'ha fatta l'onorevole Gucciardi, Malafarina e Leanza con
  un  emendamento  che ha sostituito l'articolo  1  e  l'articolo  2.
  Quindi,  io la chiamerei legge  Leanza, Malafarina, Gucciardi   per
  dare  il  giusto  nome  alle cose. Non è  la  legge  dell'assessore
  Valenti,  lei   ne  aveva presentata un'altra. Noi  abbiamo  votato
  un'altra legge. E questo è il primo vulnus politico.
   Il  secondo  vulnus politico che io trovo in questa vicenda  è  di
  natura  procedurale.  Io l'altra volta ho avuto  modo  di  dire  da
  questo  scranno  che vi è un pericolo, quello del  commissariamento
  senza  un  termine, perché nel momento in cui approviamo  la  legge
  decretiamo  che sono abolite le Province, si fanno i  Consorzi  dei
  comuni, ma non abbiamo né individuato i consorzi, né perimetrato le
  aree,  quindi  dovremmo dare tempo ai liberi comuni -  perché  sono
  liberi  i comuni di consorziati - di attivare quelle procedure  che
  porteranno  ai  consorzi.  E  non può essere  per  legge  messo  il
  consorzio,  perché  io  non capisco quale  comune  non  sapendo  le
  funzioni, le competenze, potrebbe aderire così, a scatola chiusa al
  libero  consorzio. Quindi, ci saranno tempi ancora più dilatati  da
  questo punto di vista. E questo è il primo.
   Il  secondo  è  che  nel  momento in cui  questi  liberi  consorzi
  finalmente nascono, perché alcuni comuni sulla scorto di omogeneità
  di  territorio e di progettualità si mettono assieme, ci troveremmo
  un   ulteriore  commissariamento  dato  dal  fatto  che  il  libero
  consorzio, di fatto, è attivo quando vengono eletti gli organi, non
  è  attivo per legge, è attivo quando gli organi vengono eletti,  da
  là  inizia  la funzione. E quindi io non lo so il 31 dicembre,  voi
  siete molto ottimisti. Io questo ottimismo lo prendo per buono,  ma
  mi sembra molto strano.
   Poi,   vi   sono   altre  questioni  che,  a  mio  avviso,   vanno
  assolutamente   sottolineate.  La  prima  è  la   rappresentatività
  democratica che nasce dal principio in cui il cittadino, amico  del
  Movimento  5 Stelle, sceglie liberamente il proprio rappresentante,
  chi gestisce e chi governa quel territorio.
   In questa maniera noi lasciamo alle voglie dei partiti questo ente
  di sottogoverno, perché diventa un ente di sottogoverno simile agli
  Ato rifiuti, agli Ato idrici, ai vecchi comitati di gestione.
   Le  modalità  erano queste. Però,  noi  abbiamo un  punto  comune,
  tutti  e novanta, assessore: riconosciamo che è necessario un  ente
  intermedio,  però disquisiamo se si deve chiamare  Provincia  o  si
  deve chiamare Consorzio.
   Come se la questione fosse questa.
   E  disquisiamo  per  le  funzioni, ma le funzioni  le  attribuisce
  questo  Parlamento,  le  può attribuire ai  consorzi  come  le  può
  attribuire alle province. E disquisiamo di razionalizzazione  e  di
  tagli  della spesa, ma questo Parlamento è legittimato a fare anche
  questo. E quindi quando si parla, si parla anche di falsi problemi.
  E  io  mi  sono  confuso in questa vicenda. Perché per  me  si  può
  chiamare provincia, si può chiamare libero consorzio, io temo  però
  solamente  una  cosa,  che  vi  è un fenomeno  che  viene  chiamato
  superfetazione, che da nove province - come diceva  qualcuno  -  si
  formino, per gemmazione, venti, trenta enti.
   E  questo  sicuramente  non mi sta bene,  perché  quando  qualcuno
  citava il modello tedesco - anche là c'è un ente intermedio tra  lo
  Stato  e i Lander, cioè le Regioni - i tedeschi li hanno diminuiti,
  non  aumentati, gli enti intermedi. Invece qui c'è  il  rischio  di
  moltiplicarli, perché noi siamo bravi poi a riempirci la bocca  che
  siamo riformisti, però poi dobbiamo accontentare i territori.  E  i
  territori si possono chiamare Gela, Marsala, si possono chiamare in
  altro modo.
   Vogliamo fare riforme serie? Da nove portiamole a quattro.  Questa
  è  una  riforma seria. Ma nel modo in cui  lo propone il Presidente
  Crocetta, io penso che non facciamo molta strada.
   Ho  concluso signor Presidente, però me la deve consentire  questa
  citazione.  Io voglio parafrasare Dante Alighieri, il sommo  poeta.
  Egli diceva una frase: «Ahi, serva Sicilia, di dolore ostello,  non
  donna di provincia ma bordello».

   PRESIDENTE. Questa Presidenza le ha consentito il richiamo  perché
  ha  fatto  riferimento  al  sommo  Dante.  E'  iscritto  a  parlare
  l'onorevole Digiacomo. Ne ha facoltà.

   DIGIACOMO. Io, signor Presidente, concordo sul fatto che da questa
  Assemblea, dalla Sicilia sia arrivata una spinta, un segnale in cui
  la  connotazione  più forte mi pare sia quella  di  una  percezione
  popolare che l'istituzione Provincia abbia fatto il suo tempo.
   E  la  politica si fa anche interprete, per quello che si è potuto
  fare,  come atto iniziale - così l'ho interpretato io -  di  questa
  forte  spinta  del  popolo che non vede più in questo  ente  locale
  qualcosa  di  utile  per  una  buona  amministrazione  della   cosa
  pubblica.
   Questo   può   essere  un  limite,  ma  questa  è  una  componente
  fondamentale delle scelte che fa un Parlamento.
   Tuttavia  mi  chiedo  quale  sarebbe  stato  il  costo  di  questo
  dibattito,  anche da parte dell'opposizione, se non  ci  fosse  una
  controspinta, cioè un nutrito drappello di consiglieri provinciali,
  di  assessori provinciali, di presidenti della Provincia che  hanno
  costituito  all'interno  della macchina amministrativa  degli  enti
  locali  una  lobby  che ha una sua potenza e una  sua  capacità  di
  condizionamento.
   Io  le  posso  rappresentare,  signor  Presidente,  quello  che  è
  accaduto  nella  provincia di Ragusa dove da un  anno  non  c'è  la
  Provincia  tout  court,  in quanto da un anno  si  è  insediato  un
  Commissario. Assicuro agli onorevoli colleghi che non ci sono state
  le folle tumultuanti per riproporre questo organismo. Assolutamente
  no.  Vorrei  soltanto ricordare a proposito degli orientamenti  del
  Commissario  dello  Stato che, contemporaneamente,  quando  avevamo
  proposto  che  in  provincia di Ragusa o  si  votasse  col  vecchio
  sistema  o  si  facesse  una  sorta di  prolunga  amministrativa  e
  gestionale,   il   Commissario  dello   Stato   ci   buttò   fuori,
  metaforicamente,  a  calci, dicendo che non se  ne  parlava  né  di
  votare  col  vecchio sistema tanto meno di prorogare organismi  che
  andavano a scadenza naturale.
   Pertanto,  a noi è toccato in questi giorni il ruolo di apripista.
  Però, signor Assessore, mi consenta di dare un mio contributo, se è
  possibile  al  pari di quello degli altri colleghi,  improntato  ad
  onestà intellettuale e a una visione realistica delle cose.
    Le province noi le aboliamo come ente locale, aboliamo un sistema
  di  amministratori locali, ma non abbiamo la facoltà in questa fase
  di  fare  una  mail ai tipografi e dire che da questo  momento:  si
  ricorda  memoria  di  scuola elementare e di scuola  media,  Italia
  fisica   e   Italia   politica?  Si  ricorda  la   rappresentazione
  dell'Italia politica? Noi questa facoltà non ce l'abbiamo.
    E pensare in questo momento che noi possiamo ristrutturare questo
  sistema   amministrativo  scollegati  dal   Governo   nazionale   e
  scollegati dall'Europa, secondo me è un atto velleitario
     Io  sono uno di quelli che voterà a favore perché  -le ripeto  -
  non  ci  sono state le folle a Ragusa e non ci saranno  da  nessuna
  parte, la percezione è esattamente al contrario. Ma qualsiasi altra
  forma  che  sostituisce  le province nasce  nel  mondo,  non  nasce
  soltanto  in  Sicilia.  Deve  avere una riconoscibilità  anche  dal
  Governo  nazionale.  E le dico anche perché. Perché  l'ente  locale
  così come è non è più adatto a gestire, non lo riteniamo idoneo.
   Il  popolo sovrano ci fa percepire che non le riconosce più. Fatto
  cento, le risposte che il cittadino chiede alla politica, agli enti
  locali,  sa  quanti  cittadini si aspettano  mezze  risposte  dalla
  provincia?  Due  su cento. Questa è la misura di come  ci  sia  uno
  scollegamento  tra il cittadino e l'ente locale  provincia,  ma  la
  provincia  come  entità  geografica ha  costituito  comunque  delle
  identità   che   sono   geografiche,  che   sono   delle   identità
  amministrative, delle identità culturali, etno-antropologiche.
   Perché  vede, un conto è una provincia come la mia, dove  ci  sono
  ventimila lavoratori extracomunitari, un conto è una provincia  che
  non  ha caratteristiche analoghe. La provincia ha costituito  anche
  delle  identità  culturali e il fattore  è  controverso  e  noi  ci
  dobbiamo misurare.
     Le faccio un esempio. Secondo lei, Modica si lega più ad Acate -
  sono  due  città  della mia provincia - o a Noto?  E'  controverso.
  Attenzione,  perché l'Italia è l'Italia dei comuni e  i  comuni  in
  Italia  sono solitamente autoreferenziali, molto campanilistici  ed
  abbastanza rissosi, oltre ad essere mediamente indebitati.
   Pertanto, mi permetto di suggerire al Governo di affrontare questi
  argomenti  in  modo  approfondito. E io non sono così  sicuro,  per
  esempio, che i consorzi dei comuni possano evadere quelli che  sono
  gli  attuali  confini geografici senza ampio avallo  da  parte  del
  Governo nazionale.
   Nell'era   dell'elettronica  lei  sa  benissimo  che   noi   siamo
  riconoscibili  in Europa attraverso delle piattaforme  elettroniche
  per  cui,  per esempio, l'ente locale provincia inserisce  progetti
  che  si  riferiscono alla formazione dei nostri ragazzi, dei nostri
  studenti, quindi, io concludo il mio intervento nel dire che quello
  che  noi  stiamo  facendo  è soltanto un momento  iniziale,  è  una
  spinta, noi siamo apripista di un percorso, ma domani, prima ancora
  di  incardinare  questo  disegno di legge, di  progettarlo,  io  mi
  collegherei  con  gli  organismi  sovraregionali  e  sopranazionali
  perché  altrimenti ne potrebbe venire fuori, come dire, un progetto
  di  legge,  ecco quello sì, a quel punto sì che potrebbe avere  dei
  profili di complicazione del quadro, anziché di semplificazione.
   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.
   Seguirà l'intervento dell'onorevole Musumeci.

   LUPO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  brevemente,  per
  dichiarazione  di voto, anch'io credo che quella di  oggi  sia  una
  seduta   estremamente  importante,  credo  che  non  sia  eccessivo
  definirla storica. Discutiamo di una legge importante, la legge  di
  soppressione delle province. E quello che ci accingiamo  a  fare  è
  reso possibile dal nostro Statuto.
   Noi   oggi  riusciamo  a  valorizzare  l'autonomia  della  Regione
  siciliana e a fare dello Statuto regionale uno strumento importante
  per   il  cambiamento  e  per  la  modernizzazione  della  pubblica
  amministrazione regionale.
   Nel pieno rispetto quindi dell'articolo 15 del nostro Statuto che,
  come  è  noto,  ha forza di legge costituzionale. Per  questo,   mi
  sorprende molto avere ascoltato tanti interventi che hanno invocato
  la  Costituzione, ovvero l'incostituzionalità della  legge  che  ci
  accingiamo   ad   approvare,  invocando  persino,  preventivamente,
  l'impugnativa del Commissario dello Stato. Credo che il Commissario
  dello   Stato  sappia  perfettamente  cosa  fare,  non  credo   sia
  necessario,  non  credo sia opportuno utilizzare questo  podio  per
  lanciare  appelli. Noi valorizziamo l'autonomia del nostro  Statuto
  della  Regione siciliana per realizzare una riforma che  nel  resto
  d'Italia non sono ancora riusciti a realizzare.
   Penso  che questo sia un fatto molto positivo. E anche per  questo
  mi  sorprendo rispetto ad alcune dichiarazioni di voto, di partiti,
  di  alcuni  partiti  a  dire il vero, che pure  dovrebbero  davvero
  valorizzare  l'autonomia  e  che  invece  non  riescono  in  questa
  occasione a valorizzare fino in fondo quel che noi stiamo riuscendo
  a  fare  con l'abolizione delle province e l'istituzione dei liberi
  consorzi.
   Dell'autonomia  siciliana  in questi anni  si  è  data  l'idea  di
  qualcosa  di  vecchio, di superato, di un ostacolo al  cambiamento.
  Ecco noi qui, invece, stasera riusciamo a darne il valore giusto. E
  io  penso  che  è  questa  l'autonomia  che  dobbiamo  riuscire  ad
  affermare   in   questa   legislatura,  certamente   molto,   molto
  importante.
   I  liberi Consorzi dei Comuni sono certo valorizzeranno per  altro
  la  stessa  autonomia  dei  Comuni, daranno  ruolo  alle  autonomie
  locali,  alla democrazia partecipata, avvicineranno le  istituzioni
  al  territorio. Ed è chiaro che noi dovremo realizzare una legge di
  riforma  che  sia anche improntata all'obiettivo del  decentramento
  amministrativo.  E  questo  ovviamente dovrà  riguardare  anche  la
  nostra Regione siciliana.
   C'è  stato  un  confronto  positivo  fra  forze  parlamentari   in
  quest'Aula, in Commissione di merito ovviamente ogni partito,  ogni
  movimento politico si è fatto portatore delle proprie idee,  ma  io
  credo  che  il  dibattito  evidenzi che  ci  sono  dei  margini  di
  confronto, di merito, appunto, su quella che dovrà essere la  nuova
  legge di istituzione dei liberi Consorzi dei Comuni.
   Mi   auguro  quindi  che  tutte  le  forze  parlamentari  vogliano
  partecipare  attivamente in maniera propositiva  alla  nascita  dei
  nuovi  Consorzi dei Comuni cui sono stati sollevati  una  serie  di
  temi.
     E'  chiaro  che sarà quello un percorso di riforma  impegnativo,
  dovremo  affrontare  una serie di argomenti  importanti,  anche  un
  confronto  io  penso  con l'Amministrazione centrale  dello  Stato,
  ovviamente,  sui  trasferimenti, su  quelle  che  sono  le  entrate
  fiscali  delle  province  -  ci mancherebbe    Sappiamo  di  dovere
  affrontare  una  sfida  importante,  ma io  credo  che  abbiamo  il
  dovere,  come  Assemblea regionale siciliana, di affrontare  questa
  sfida  importante,  perché ciò risponde  al  comune  sentire  della
  stragrande maggioranza dei siciliani. Ovviamente, in questi giorni,
  tutti  noi  abbiamo  parlato  con le persone,  con  la  gente,  con
  associazioni,  corpi  sociali intermedi espressione  della  società
  civile organizzata.
   Io ho avuto un consenso pressoché unanime di condivisione rispetto
  a  questa  nostra scelta di abolire le Province per far  nascere  i
  liberi Consorzi di Comuni.
   Credo  sia  importante per una forza politica, proprio  per  avere
  profondo  rispetto degli elettori, fare di tutto per mantenere  una
  sintonia  costante dall'interno delle istituzioni, con i cittadini,
  con  il  comune sentire, con il pensiero dei cittadini e  a  questo
  serve  il confronto che noi attivamente sviluppiamo tutti i  giorni
  con i nostri elettori.
     Ecco,  io  penso che questa sia una riforma che  ha  davvero  il
  consenso  della stragrande maggioranza - lo ripeto - dei  cittadini
  siciliani;  una  riforma che risponde adeguatamente,  io  credo,  a
  quella richiesta di cambiamento, di trasparenza, a quella richiesta
  di  efficienza  della Pubblica Amministrazione,  di  riduzione  dei
  costi  della  politica che ovviamente non può  solo  riguardare  le
  Province, che deve riguardare ogni livello istituzionale, che  deve
  riguardare  tutti  i livelli elettivi. E  voglio ricordare  che  il
  Partito  Democratico, già nella scorsa legislatura, si è  intestato
  la  legge  per  la riduzione dei deputati regionali, portandoli  da
  novanta  a settanta; e le prossime elezioni si eleggeranno non  più
  novanta,  ma settanta deputati. E se la legge fosse stata condivisa
  dalle  altre  forze  politiche quando noi l'abbiamo  proposta,  già
  nelle  ultime  elezioni  regionali  avremmo  potuto  eleggere   non
  novanta, ma settanta parlamentari.
   Credo  che in tal modo riusciremo anche a liberare risorse, in  un
  momento di grave crisi economica e finanziaria, per destinarle allo
  sviluppo,  al  lavoro,  agli investimenti, perché  sappiamo  essere
  questa la priorità della nostra agenda politica.
   I liberi Consorzi dei Comuni certamente valorizzeranno le identità
  territoriali,  ma non credo che potranno diventare l'occasione  per
  una   guerra  tra  campanili . Ho sentito qui qualche  deputato  di
  opposizione esprimere la propria preoccupazione:  ma quali  saranno
  poi i liberi Consorzi?  Ecco, io penso che dobbiamo anche darci dei
  criteri  nella  legge  che andremo a fare  per  evitare  che  possa
  esserci un moltiplicarsi indiscriminato ed irragionevole del numero
  di questi liberi Consorzi.
   Credo  dunque  che  noi  stasera faremo  qualcosa  di  importante.
  Abbiamo  un  percorso  molto positivo di  riforma  delle  autonomie
  locali  che  deve  spingerci  a  ragionare  complessivamente  delle
  autonomie  locali  in Sicilia e ripeto anche delle  funzioni  della
  Regione  siciliana,  sforzandoci -  e  questo  sarà  certamente  un
  obiettivo  irrinunciabile della prossima  riforma  -  di  garantire
  l'efficienza  delle  funzioni  oggi  svolte  dalle  Province,   per
  avvicinarle  ancor  di  più e meglio alle esigenze  dei  cittadini,
  delle imprese e dello sviluppo del territorio, tutelando, anche qui
  non   si   faccia  terrorismo  psicologico,  che  non  ha   ragione
  d'esistere,  fino  in  fondo, i diritti dei lavoratori,  i  livelli
  occupazionali,  i  diritti di legge ovviamente  e  contrattuali  di
  tutti i lavoratori oggi impegnati nelle Province regionali.
   Le  Province  sono state in questi anni luoghi in cui tanti  bravi
  consiglieri provinciali hanno lavorato con impegno. Ecco, noi  oggi
  parliamo  dell'abolizione delle province, ma credo  che  sia  anche
  giusto  dare  merito ai tanti consiglieri provinciali ed  ai  tanti
  amministratori  che comunque in questi anni hanno  fatto  del  loro
  meglio per garantire il funzionamento di quelle strutture che oggi,
  alla luce dei fatti, credo possano e debbano essere superate con la
  nascita dei liberi Consorzi di Comuni.
   Concludo,  ancora  due cose molto rapide, certamente  l'abolizione
  delle  Province fa parte da molto tempo del programma  del  Partito
  Democratico  a livello regionale e a livello nazionale,  così  come
  degli  altri partiti che oggi sostengono la maggioranza del Governo
  Crocetta,  ma il fatto che possa essersi realizzata una convergenza
  qui, in questo luogo, in Parlamento, con altre forze politiche, che
  non  fanno parte della maggioranza del Governo Crocetta,  io  credo
  che sia un fatto molto positivo, perché parliamo di una riforma che
  riguarda la Sicilia, che riguarda milioni di Siciliani. E credo che
  in  questo  caso  sia dovere delle forze politiche  di  maggioranza
  ricercare il confronto e, se possibile, l'intesa con le altre forze
  parlamentari  qui presenti, con gli altri partiti,  con  gli  altri
  movimenti.
   ICredo infine che ciò sia un fatto molto positivo e mi auguro  che
  possa  rafforzarsi  questo  confronto,  anche  in  occasione  della
  prossima riforma per l'istituzione dei liberi Consorzi dei Comuni.
   Concludo  dicendo che credo davvero che quella  di  oggi  sia  una
  seduta  importante di questa legislatura, che certamente  sarà  una
  legislatura  positiva e decisiva per il cambiamento della  Sicilia.
  Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Musumeci.  Ne  ha
  facoltà.


   Presidenza del Pesidente Ardizzone


                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che gli onorevoli Turano e Germanà  sono  in
  congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Pesidente Ardizzone


   MUSUMECI. Signor Presidente, signori assessori, colleghi deputati,
  desidero formalizzare il mio voto contrario al disegno di legge  in
  discussione  e  non  intendo  attardarmi  sulle  ragioni  e   sulle
  considerazioni  politiche  che  ho affidato  a  un  mio  precedente
  intervento  la  scorsa  settimana, tema per  altro  già  ampiamente
  affrontato  dai  miei  colleghi di Gruppo, nè intendo  approfittare
  della   disponibilità  che  lei,  signor  Presidente,   ha   voluto
  dimostrare  nel consentire all'Aula di poter utilizzare uno  spazio
  più articolato per affrontare un tema così serio.
   Io  credo che ognuno di noi abbia il dovere di fare appello  anche
  alla  storia personale e - se mi è consentito - se non  ci  fossero
  mille ragioni legate a una ferma convinzione per quello che dico  e
  di  quello  che  dico, io credo che la mia storia personale  meriti
  rispetto,  anche da parte di chi non condivide la posizione  mia  e
  del centro-destra.
   Voglio  dire che nessuno riuscirà mai a convincermi della  utilità
  dei liberi Consorzi dei Comuni, chiamate finora Province regionali.
   Credo  di  poter dire di essere stato riformista prima ancora  che
  qualcuno lo diventasse, non solo perché faccio politica per stile e
  non  per  moda, ma anche perché non ho nulla di cui farmi perdonare
  del mio decennio alla guida della Provincia regionale di Catania.
   Ed  è  assolutamente ingeneroso che qualcuno della mia  Provincia,
  per recitare un ruolo, venga qui, in questa tribuna, a demolire  le
  ragioni  dell'Ente intermedio senza averne assolutamente  contezza,
  senza  avere  argomenti  validi e seri  per  farlo,  o  addirittura
  negando l'evidenza.
   Signor  Presidente, signori assessori, è un reato per me dire  che
  la  Provincia di Catania ha fatto lavorare centinaia di  piccole  e
  medie  imprese  nell'assolvimento dei propri compiti istituzionali?
  E'  un  reato  per me dire che la Provincia è stata sul  territorio
  l'Ente  di equilibrio fra i grandi e i piccoli Comuni? E' un errore
  dire  che la Provincia di Catania è stata il primo ente in  Sicilia
  che  ha  applicato il metodo della concertazione quando si  parlava
  dell' Agenda  2000 ?  E'  un reato dire  che  abbiamo  operato  nel
  settore  della  cultura impegnando tantissime  risorse,  laddove  i
  piccoli  Comuni, per la loro fragilità, non potevano  assolutamente
  intervenire?  E'  un  reato dire che io sono  stato  un  Presidente
  assolutamente  al di sopra delle parti, a garanzia degli  interessi
  dei  sindaci di sinistra e dei sindaci di destra? E' un errore dire
  che la provincia è stata un centro propulsore di mille attività che
  nel  decennio 1993-2003 ha visto l'ente intermedio e il  comune  di
  Catania  come un modello di nuovo Governo in Sicilia e non soltanto
  in Sicilia?
     Io a 20 anni sono entrato in politica perché volevo cambiare  il
  mondo  e  non sarà certo a 60 anni che il mondo possa cambiare  me
  Sia chiaro.
   Non  sarà  la  spinta emotiva di certa piazza che può  convincermi
  della  inutilità di certe cose. Sono convinto di quello che dico  e
  non  c'è  piazza che non abbia il coraggio di sfidare nel confronto
  leale  e  sincero, perché io il riformista lo facevo  quando  molti
  altri  stavano sotto le gonne puzzolenti del potere. Perché io  non
  ho  nulla da chiedere alla politica del conservatorismo, nella  mia
  vita  pubblica  e  privata. Quello che ho  avuto,  l'ho  avuto  per
  legittimazione  popolare  e mai per scelte  calate  dall'alto;  non
  conosco viaggi di piacere con il denaro pubblico, non conosco  voli
  di   Stato,   non   conosco  auto  blu  a  tempo   determinato   ed
  indeterminato; non ho figli da sistemare perché ne ho 3 e tutti e 3
  disoccupati  e  sanno  che  resteranno  tali  fino  a  quando   non
  troveranno la forza per collocarsi
   Ho  servito la politica e non mi sono servito della politica,  non
  ho  mai cambiato casacca. Tutto questo è una storia di rinunce e di
  sacrifici  che mi consente di dire davanti al popolo siciliano  che
  io  difendo  la  funzione  e  l'importanza  e  il  ruolo  dell'ente
  intermedio.
   Qualcuno  venga  a sostenere il contrario, che  non  ne  abbia  il
  titolo  per farlo, sentiamo  Sentiamo, nel corso del dibattito   Mi
  venga a dire qualcuno, a me, a me che la provincia non serve, a  me
  deve venirlo a dire - qui - e deve anche dimostrare perché.
   Cialtroni, alcuni personaggi che pensano di potersi ritagliare  un
  ruolo.
   Allora,  signor Presidente, questa vicenda stasera è  una  vicenda
  vile,   è  una  vicenda  vergognosa,  è  una  vicenda  che  offende
  l'Autonomia e il sereno confronto del Parlamento.
   La  vera soddisfazione di sopprimere non le province, perché è una
  bugia,  la provincia non viene soppressa, di sopprimere gli  organi
  democratici  di rappresentanza dei liberi consorzi,  perché  questo
  stiamo  facendo,  non  stiamo sopprimendo le province,  non  stiamo
  sopprimendo i liberi consorzi, stiamo sopprimendo solo  gli  organi
  democratici. Viva la democrazia.
   Ecco,  queste soddisfazioni, credo, vadano ascritte al Gruppo  del
  Movimento  5  stelle.  Ad ognuno il proprio  merito  o  il  proprio
  demerito. Dipende dal punto di vista.
   Io  ho grande rispetto per questo gruppo di colleghi parlamentari,
  cittadini,  deputati; ho grande rispetto perché nel loro  programma
  avevano  inserito l'abolizione delle province, così  come  noi  nel
  nostro  programma avevamo inserito il mantenimento delle  province,
  il loro potenziamento.
   Chi  ne  esce  con  le ossa rotte è il Governo  Crocetta,  che  ha
  assunto  il ruolo di ascaro in questa vicenda  Ascaro  L'ascarismo,
  chi  conosce la storia del nostro Paese sa, perché morso dal  tarlo
  della  gelosia, il Presidente Crocetta ha voluto cavalcare la tigre
  per non fare passare avanti il Movimento 5 stelle  Allora chi è  il
  più  riformista tra me e Crocetta, signor Presidente?  Fra  il  mio
  gruppo  parlamentare e l'onorevole Crocetta, fra il centrodestra  e
  Crocetta,  chi  è?  La  nostra parte  politica  che  per  prima  in
  quest'Aula  ha  depositato un disegno di legge per la  riforma  dei
  liberi   consorzi,   riducendone  i  costi  e   le   rappresentanze
  democratiche  e aumentandone i poteri, o è più riformista  Crocetta
  che  aveva  invitato i siciliani ad andare a votare per le  vecchie
  province il 26 e il 27 maggio? Chi è più riformista?
   Questo  va detto, non so se va a merito dei Grillini, ma va detto.
  Ed  io  non  sono d'accordo con il collega Totò Lentini  -  che  sa
  quanto  gli  voglio bene - quando dice che oggi vince  l'autonomia.
  Chi  vince?  Chi vince  Quando si sopprime il diritto al  voto,  il
  diritto all'esercizio del diritto del voto di milioni di cittadini,
  non ci sono vincitori
   Signor Presidente, signori assessori e colleghi deputati, questa è
  una  storia  triste, una pagina triste della storia del Parlamento.
  La Provincia è una zavorra? La Provincia è malata? Bene, estirpiamo
  il  cancro. Ma non possiamo eliminare il malato. Dobbiamo estirpare
  il  cancro.  Qual  è  il  cancro? I costi  eccessivi  degli  organi
  democratici? Bene, eliminiamo i costi degli organi democratici,  ma
  non  possiamo  eliminare  gli  organi  democratici.  Mi  sembra  un
  ragionamento assolutamente normale ed elementare ed invece  abbiamo
  eliminato il diritto di voto dei cittadini e siamo tornati indietro
  di  quarant'anni. Qual è il cancro, la Provincia che vuole  ridurre
  gli organi di rappresentanza anche a un solo organo monocratico?  O
  sono  gli Istituti autonomi case popolari, o i Consorzi di bonifica
  o  è  l'ESA?  O  sono gli altri enti assolutamente parassitari  che
  continuano  a  pesare sul bilancio della Regione e le cui  funzioni
  noi  avremmo  voluto aggregare a quelle della Provincia  riformata,
  quella con minori assessori e minori consiglieri provinciali?
   Qual  è  la zavorra? Da che parte sta la zavorra? Dalla parte  dei
  203  enti regionali che macinano 52 milioni di euro l'anno? O dalla
  parte  di  una  Provincia che avremmo voluto agile, snella  ma  con
  compiti  che  consentissero all'ente intermedio di  potere  davvero
  lavorare  tra  la  fragilità e la frammentarietà dei  comuni  e  il
  tentativo neocentralista della Regione dall'altra parte. Qual è  la
  zavorra? Qual è, onorevole Cracolici?
   Linguaggio  da  anni  '50  l'ESA, certo. Linguaggio  da  anni  '50
  l'Istituto  autonomo case popolari, certo. E i liberi consorzi  con
  l'elezione  diretta, che linguaggio sono? Anni '40. Certo,  andiamo
  indietro di dieci anni, non c'era ancora la Costituzione italiana.
   Per   queste  ragioni  -  e  mi  avvio  alla  conclusione,  signor
  Presidente, signori assessori e onorevoli colleghi - è un bluff  E'
  una  truffa, quella che vi state accingendo a compiere. I siciliani
  non  capiranno,  non  comprenderanno. Non può essere  passata  come
  lotta  per  il  rinnovamento un'azione che nasce  sotto  la  spinta
  emotiva  di una poltrona in un talk show televisivo, sotto  quattro
  telecamere, dopo avere convocato, fissato la data per le  elezioni.
  Non è consentito tutto questo
   Non   è   consentito  far  passare  come  riforma  delle  province
  l'abolizione   degli  enti,  degli  organismi   di   rappresentanza
  democratica,  quando l'elezione diretta in Sicilia ha rappresentato
  una  grande conquista per tutta la democrazia. Non è consentito che
  forze  di  sinistra,  tradizionalmente legate  al  principio  della
  partecipazione  e della scelta dei cittadini, possano  prestarsi  a
  questo  gioco nella farneticante lotta di un giacobinismo  che  non
  definisce  un  quadro  normativo  futuro  perché  appare  astratto,
  incerto, anzi assolutamente assente.
   E  allora,  è  una  pagina triste, signor Presidente.  Noi  stiamo
  espropriando il diritto di voto di quattro milioni di siciliani  Di
  questo  si  tratta  E' una pagina triste ed il Parlamento  non  può
  gioirne, per quello che si va a compiere. In nome dell'eroismo,  in
  nome  della  rivoluzione, in nome del grande eroe  Crocetta.  Eroe?
  Eroe? Eroe.
   Ma  attenzione,  diceva un filosofo francese, credo  si  chiamasse

  Francois de La Rouchefoucauld: Gli eroi  sono come  certi  dipinti,
  per apprezzarli non bisogna guardarli molto da vicino.
   Quando  i siciliani avranno capito che Crocetta ha trasformato  un
  ente  di  Governo  eletto  dal popolo in un  ente  di  sottogoverno
  affidato ai partiti sarà un eroe guardato finalmente da vicino.

   PRESIDENTE.  Grazie  onorevole Musumeci.  Ha  chiesto  di  parlare
  l'onorevole Malafarina. Ne ha facoltà.

   MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo veramente
  intenzione di rinunciare a questo mio raro intervento, però,  visto
  e  considerato che è una occasione più unica che irripetibile,  non
  posso rinunciare.
   Da questo palco...

   FORMICA. Pulpito

   MALAFARINA... Pulpito, non faccio prediche, però.

   PRESIDENTE. Onorevole Formica, non faccia provocazioni, lei che  è
  bravo in questo.

   MALAFARINA. Mi sembra di assistere un po' a qualche tragedia greca
  o  meglio a qualche pagina scritta da Andrea Camilleri che ho letto
  sempre  con  molto  piacere,  Una gita a  Tindari,  dove  qualcuno,
  stracciandosi  le vesti, dimenticava di ricordare che  se  le  cose
  erano andate così come erano andate era colpa di quel qualcuno  che
  si stracciava le vesti.
   E'  una  bellissima pagina di storia siciliana, descritta in  modo
  assolutamente eccezionale con quattro parole: i quattro poliziotti,
  i  pochi   carabbinera  e quant'altro guardavano il  tizio  che  si
  stracciava le vesti in modo teatrale:  ammammaluccuti .
   E  io  poco  fa  guardavo l'ultimo oratore, l'onorevole  Musumeci,
   ammammaluccutu ,    perché   vederlo   stracciarsi    le    vesti,
  sinceramente, mi ha fatto un po' riflettere.
   Vedete,  certe  posizioni  e  i discorsi  che  si  sono  fatti  in
  quest'Aula  mi  sembrano  le difese degli ultimi  giapponesi  della
  Seconda Guerra Mondiale quando ancora ci si ostinava a pensare  che
  la  guerra  ci  fosse e qualcuno, armato di sciabola, continuava  a
  resistere all'avanzare della modernità sotto certi punti di vista e
  a non accettare la sconfitta.
   Questa  politica, così come è stata fino ad oggi condotta  con  la
  teatralità che la contraddistingue, con questa oratoria fine  a  se
  stessa,  senza  affrontare i problemi e le risposte  da  dare  alla
  gente, ha fatto il suo tempo.
   Siete fuori tempo perché la gente già ci ha condannato nelle urne,
  ci  ha  condannato  perché il 53 per cento, come  diceva  Antonello
  Cracolici, non è andato a votare. Ci ha condannato perché ha votato
  solo il 47 per cento dei siciliani.
   E  questo è un grave sintomo per la democrazia, è un grave sintomo
  perché  la gente non trova più risposte nella politica e non  trova
  più  risposte in questo modo di fare politica, anzi, proprio questo
  modo  di fare politica allontana il cittadino dalla politica perché
  non siamo in grado di dare delle risposte alla collettività, perché
  continuiamo  a  recitare riti ormai lontani dove non  riusciamo,  o
  almeno una parte, non è consapevole della situazione e non riesce a
  dare una risposta.
   Qua  ci stiamo accapigliando su quello che dobbiamo fare di questi
  enti,  di questi organi intermedi. Questi organi intermedi  saranno
  un qualcosa che definiremo, spero, tutti quanti assieme, per potere
  riorganizzare  una  macchina amministrativa  che  ha  profondamente
  deluso le aspettative della gente, enti inutili che assorbono delle
  risorse  e  servono  solo  a mantenere i  due-tre  cento  posti  da
  consigliere provinciale, senza dare nessun risultato concreto.
   Abbiamo  la  possibilità di procedere alla riorganizzazione  degli
  enti  intermedi  affidando  e dando la responsabilità  politica  di
  questi enti a coloro i quali  già ce l'hanno, i Sindaci, i consigli
  comunali,  coloro i quali saranno valutati e chiamati a  rispondere
  dai cittadini in base ai risultati che otterranno.
   L'esempio  emblematico di quella provincia che nega ai sindaci  il
  diritto  di auto-organizzarsi è proprio l'emblema di ciò  che  sono
  stati questi organi. Mi si dice, anzi si dice, che c'è un attentato
  alla democrazia. Non è vero.
   Uno  dei  più  perfetti  sistemi  democratici  del  mondo  che   è
  rappresentato  dagli  Stati Uniti elegge il proprio  presidente  in
  seconda  battuta,  il Presidente degli Stati  Uniti  è  eletto  dai
  grandi elettori.
   Nessuno  si scandalizza, non c'è nessun attentato alla democrazia,
  si  fanno delle scelte e i grandi elettori vanno ad eleggere l'uomo
  più   rappresentativo  del  pianeta.  Non  penso  che  le  province
  siciliane o gli organi territoriali subiscono un qualsiasi  vulnus.
  E,   comunque,  su  questo  abbiamo  una  intransigenza  di  fondo,
  l'intransigenza  dovuta  dalla necessità di  dare  finalmente  alle
  persone e alla gente una risposta positiva.
   Non  possiamo  ignorare, non gli urli di dolore che  provengono  e
  neanche  i  luoghi  di sicilianità, dipinti come ostelli  di  varia
  natura,  dobbiamo solo ed esclusivamente riorganizzare una macchina
  amministrativa fossilizzata, che non funziona, che succhia  risorse
  allo  Stato,  che  spende  centinaia di milioni  di  euro  in  modo
  improduttivo e, soprattutto, che ha ridotto questa Italia e  questa
  Europa alla miseria.
   La  gente non ha che cosa mangiare e noi ancora ci accapigliamo se
  dobbiamo difendere o no il posto del consigliere provinciale. Credo
  che ne abbiamo misure già colme di queste situazioni. E credo che i
  15  deputati  che stanno seduti in quest'Aula che fanno  parte  del
  Movimento  Cinque  Stelle,  siano un sintomo  del  malessere  della
  società  che non ha trovato nelle forze politiche tradizionali  una
  risposta e la va cercando in modo alternativo.
   La  politica si deve dare e si deve attrezzare per dare finalmente
  una risposta alla gente, farsi un profondo esame di coscienza e, su
  questo  tipo di intervento, procedere in modo condiviso perché  una
  ristrutturazione amministrativa di questo genere  è  un  valore  di
  tutti quanti, è un valore di questa Assemblea, che finalmente  oggi
  è  vista in Italia come rinnovatrice e dove finalmente non si parla
  più di malaffare ma di rinnovamento.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Malafarina. E' iscritto  a  parlare
  l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.
   CORDARO. Signor Presidente dell'Assemblea, signor Presidente della
  Regione  (che  non  c'è),  Assessori, onorevoli  colleghi,  avevamo
  proposto come cantiere popolare una riforma seria.
   Avevamo proposto - e ribadiamo la proposta - una riforma dell'ente
  intermedio che aveva, secondo noi, centrato l'obiettivo che  quella
  poca fetta di siciliani, che in un momento in cui non può mangiare,
  forse  ha  ancora voglia di occuparsi di province  e  sono,  a  mio
  modesto parere, davvero pochi, potevano condividere.
   Avevamo  proposto, e ribadiamo la proposta, una riforma  dell'ente
  intermedio  che  aveva  -  secondo noi - centrato  l'obiettivo  che
  quella  poca  fetta di siciliano che in un momento in cui  non  può
  mangiare, forse ha ancora voglia di occuparsi di province, e sono a
  mio modesto parere davvero pochi, potevano condividere.
   Avevamo infatti proposto una riforma che colpisse tutto quanto  di
  spreco  o  di  superfluo  negli enti intermedi  vi  fosse:  avevamo
  proposto una riduzione dei compensi, una riduzione dei rimborsi per
  i  permessi, l'eliminazione delle nomine esterne, una riduzione dei
  consiglieri   e  degli  assessori,  una  riduzione  corposa   delle
  indennità.
   Avevamo  proposto,  nella  parte che la Presidente  dell'Assemblea
  correttamente  ha  stralciato,  una  riforma  funzionale  vera  con
  attribuzione di poteri e funzioni, con corrispondenti risorse.
   Avevamo  proposto,  dunque, qualcosa di serio  ma,  evidentemente,
  questo  Governo  e  questo Presidente non  hanno  compreso  perché,
  forse, le cose serie non sono - e lo dico con rammarico - ad  oggi,
  patrimonio di questo Presidente della Regione.
   E  tuttavia, onorevole Presidente, noi continuiamo a pensare che i
  siciliani, che sono più intelligenti e più lungimiranti di tanti di
  noi, apprezzeranno e comprenderanno.
   Comprenderanno, soprattutto, che questa riforma,  o  pseudo  tale,
  così  come  chi  l'ha  architettata,  l'ha  rappresentata  in   più
  conferenze  stampa e in qualche talk show è, di fatto,  in  maniera
  oggettiva, la riduzione di uno spazio di democrazia partecipata.
   Noi  stiamo  eliminando un ente intermedio che veniva  eletto  nei
  suoi rappresentanti (presidente e consiglio) dai cittadini e stiamo
  proponendo,  state  proponendo  governo,  maggioranza  e  Movimento
  Cinque  Stelle  di  supporto,  un  modello  che  è  quello  di  una
  democrazia  indiretta,  un  modello che preferisce  agli  eletti  i
  nominati.
   Vi  accorgerete  -  e mi rivolgo ai colleghi del Movimento  Cinque
  Stelle  - che le sorprese cominceranno presto perché il riferimento
  all'articolo 145 dell'OREL, dell'Ordinamento degli enti locali, che
  dà al Presidente della Regione la titolarità esclusiva nella scelta
  e  nella nomina dei commissari, farà sì che verranno nominati  nove
  commissari  (altro che prefetti), che saranno nove sottogoverni  in
  più  non  da  eliminare  dalla  casta  ma da  aggiungere  a  quella
  pletora  e  a quella casta di nominati e non di eletti che,  ancora
  oggi  copiosamente, si annida nelle zone più o  meno  grigie  della
  Regione Siciliana.
   E d'altronde, e mi rivolgo ai colleghi del Movimento Cinque Stelle
  che  io  non  considero un sintomo di malessere - probabilmente  il
  collega che mi ha preceduto non voleva significare grammaticalmente
  quello  che  poi  ha  detto  - io li considero  una  rappresentanza
  importante della democrazia partecipata, parte della quale oggi voi
  contribuite  ad eliminare, ecco, a voi vorrei dire ed  ai  colleghi
  che  del  vostro  movimento sono intervenuti, che  qui  nessuno  ha
  paura.
   La  paura  è  un  concetto che non può albergare in un'aula  delle
  istituzioni.
   E  nessuno  ha  paura,   soprattutto per  chi,  come  me,  ha  una
  professione e una storia e per chi, come me, è sempre stato  eletto
  con i voti e con le preferenze, non è mai stato nominato né è stato
  posto  al  riparo di un grande comunicatore che per ciò stesso  gli
  dava  già la possibilità di partire da un plafond di voti di talché
  si  potesse  essere messo in sicurezza, ecco la parola  paura   non
  deve albergare  e non alberga.
   Io  dico  che  è  normale dialettica politica,  che  ci  può  fare
  crescere, che ci può fare confrontare e, però, in politica  valgono
  i fatti e quello che si dice resta. Io non mi appassiono al tema di
  una  vostra presenza, colleghi del Movimento Cinque Stelle, di  una
  vostra  partecipazione  organica al Governo  Crocetta.  Un  dato  è
  certo,  al  di  là  del vostro voto su questa  pseudo  riforma  che
  stasera  si  va a votare, voi, a differenza di quello  che  abbiamo
  fatto  noi,  ad  esempio  del Cantiere Popolare,  avete  votato  il
  Documento di Programmazione Economico-Finanziaria, avete votato  il
  documento  più importante di pianificazione economica, un documento
   lacrime e sangue  per i siciliani, che avete condiviso -  dopo  un
  po'  di  trattative non proprio da terza Repubblica  -  insieme  al
  Governo Crocetta.
   Allora,  per questo noi chiediamo ai siciliani di stare insieme  a
  noi  davvero ad aprire questo Palazzo. E io plaudo alle  iniziative
  del   Presidente   Ardizzone,  questo  Palazzo  deve   essere    di
  cristallo .  E  deve  continuare, Presidente Ardizzone,  in  questo
  senso  perché  io  sono convinto - e lo dicevo  qualche  giorno  fa
  all'onorevole  Malafarina  -  che  questa  legislatura,   onorevole
  Cracolici, non può essere solo riformista. Se ci riusciamo e se  ne
  siamo capaci, deve essere costituente. E per essere una legislatura
  costituente non può essere una legislatura nella quale  disegni  di
  leggi  o pseudo riforme, come quella che stasera si voterà, possano
  essere imposte a colpi di maggioranza.
   Onorevole Cracolici, io devo dirle la verità, sono rimasto colpito
  molto  negativamente dal suo intervento perché lei  sa  che  io  la
  ascolto sempre con attenzione.
   Capisco  che lei questa sera mangerà lo stesso e, però,  le  posso
  garantire che, siccome ci sono tanti siciliani che non mangiano  da
  un  po', dire che oggi c'è questa grande opinione pubblica  per  le
  strade  che  si  straccia le vesti per abolire le province,  è  una
  mistificazione.
   Lei  questa  sera  ci  ha  regalato un  discorso  da  campione  di
  demagogia volendo spiegarci che combatteva la demagogia. E  questo,
  onestamente,  da lei non me lo sarei mai aspettato, tanto  più  nel
  passaggio  topico laddove lei ci ha spiegato che  chi  fa  politica
  deve guardare all'opinione pubblica. Eh no
   Allora,  siamo alla notte delle istituzioni. Chi fa politica,  chi
  fa  il legislatore deve fare buone leggi, deve creare programmi  di
  sviluppo, deve creare i presupposti per trovare posti di lavoro.
   Altro  che  guardare  all'opinione  pubblica   Perché  un'opinione
  pubblica  come  quella attuale in grave crisi e  in  grave  disagio
  sociale  non  può  essere la cartina di tornasole per  fare  scelte
  buone  per  la  comunità siciliana. Altro che guardare all'opinione
  pubblica, onorevole Cracolici
   E  allora  noi  avevamo offerto una buona riforma,  Presidente.  E
  invece  il  Governo ci ha risposto di no. Ha cambiato  orientamento
  più  volte, secondo me perdendo anche di credibilità e non soltanto
  secondo me, e io spero che da parte di tutti prevalga buon senso  e
  prevalga onestà intellettuale per il prosieguo.
   Amici  miei, smettiamola con la parola  casta'. Qua siamo o  tutti
   casta' o non c'è nessuno. Smettiamola - e mi rivolgo, anche se non
  c'è,  al  Presidente Crocetta - di continuare questa mistificazione
  della realtà odiosa che tende a dividerci.
   Io  voglio essere utile alla mia terra. C'è una fetta di cittadini
  siciliani  che  mi  ha  votato  per  l'ennesima  volta  in   questo
  prestigioso  Parlamento  per  la  seconda  volta,  ma  se  dobbiamo
  continuare a fare la corsa ai buoni e ai cattivi, io credo che così
  come  accadde  per la Rivoluzione francese, dove uno  dei  primi  a
  finire  sotto  la  ghigliottina fu Robespierre, qui  non  si  salva
  nessuno  e  Robespierre, voi mi insegnate, era uno dei  fautori  di
  quella Rivoluzione francese.

   MUSUMECI. Sanculotto

   CORDARO.  E allora tra  Sanculotti e Dorotei io preferisco  coloro
  che,   in   buona  fede,  cercano  di  svolgere  il   loro   lavoro
  quotidianamente  come cerco, con assoluta onestà intellettuale,  di
  fare  io. E quindi, quando mi confronto con un collega di qualunque
  colore  e  di  qualunque partito, lo faccio non pensando  che  stia
  parlando con me per prendermi in giro o per prospettarmi una realtà
  diversa da quella che è, ma perché si vuole confrontare su un  tema
  che sia utile alla nostra terra e io spero da questa sera, conclusa
  la  vicenda  delle province, che si possa finalmente  cominciare  a
  parlare di Sicilia.
   Signor Presidente, però, al di là della mia preoccupazione per  la
  fine  che faranno i 6.500 dipendenti delle nove province siciliane,
  al  di  là  del fatto e della constatazione che siamo in  presenza,
  comunque,  di  funzioni  senza risorse e, comunque,  di  un  dubbio
  grande quanto una casa sulla fantomatica spesa risparmiata, io devo
  chiederle  un  altro minuto per dirle e per dire ai colleghi  e  al
  Commissario dello Stato - questa volta sì - che questo  disegno  di
  legge  che  oggi  la maggioranza di Governo andrà a  votare,  è  un
  provvedimento viziato da palese incostituzionalità. Lo dirò  in  un
  minuto,  spiegherò le ragioni, chiedo scusa e la ringrazio, signor.
  Presidente.
   E' un provvedimento in palese violazione di costituzionalità anche
  perché  si pone in contrasto con la sentenza n. 143 del 2010  nella
  quale la Corte costituzionale ha ribadito con specifico riferimento
  alla potestà legislativa esclusiva della Regione Siciliana che deve
  essere   strettamente  conforme  ai  princìpi  della   legislazione
  statale,  per  una  esigenza di uniformità in tutto  il  territorio
  nazionale,  discendente  dall'identità di interessi  che  comuni  e
  province rappresentano. E siccome questo disegno di legge  si  pone
  in  contrasto  con  gli  articoli 1, 5 e  114  della  nostra  Carta
  Costituzionale, io dirò brevemente perché.
   Siamo  in  presenza di una elezione di secondo grado,  se  dovesse
  passare  questo  disegno  di legge, che si rivela  incostituzionale
  perché  non  garantisce i cittadini in quanto i diritti  elettorali
  sono diritti fondamentali.
   L'inciso contenuto nel primo comma dell'articolo 1,  Gli organi di
  governo  dei  liberi  consorzi comunali  sono  eletti  con  sistema
  indiretto di secondo grado , è in contrasto con l'articolo 1,  5  e
  114  della  Costituzione perché prevede l'autonomia delle  province
  che  nel diritto costituzionale italiano sono qualificate come enti
  esponenziali   di  una  comunità  territoriale  che  si   organizza
  democraticamente  secondo  l'articolo 1,  con  organi  elettivi  di
  diretta emanazione del corpo elettorale.
      In   base  al  principio  fondamentale  dell'articolo  5  della
  Costituzione   la  Repubblica  una  ed  indivisibile  riconosce   e
  promuove  le  autonomie locali , il legislatore regionale  non  può
  quindi abolirle, limitarle, diminuire la rappresentanza politica  o
  incidere  sul carattere democratico dell'ente, che rappresenta  uno
  dei requisiti essenziali dell'ordinamento repubblicano.
   Ma  c'è  di più: questo disegno di legge si pone in contrasto  con
  una  norma vigente, perché di fatto incide sulla norma che ha posto
  nell'ordinamento le province, senza abrogare la legge 9  del  1986,
  quella che istituisce e regola le province.
   Siamo in presenza, colleghi, Assessori, Presidente dell'Assemblea,
  di un obbrobrio giuridico.
   Io  sono  convinto  che il Commissario dello Stato  apprezzerà  le
  nostre argomentazioni, sono ancora più convinto, anzi lo spero, che
  prima  o poi anche il Presidente Crocetta cominci ad apprezzare  le
  nostre valutazioni politiche.
   Il gruppo del Cantiere Popolare, voterà no al disegno di legge.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a parlare l'onorevole  Anselmo.  Ne  ha
  facoltà.

   ANSELMO.   Signor   Presidente,  assessori,  onorevoli   colleghi,
  "immaginate circoscrizioni amministrative provinciali,  non  diremo
  molto  vaste,  o  molto  popolose, ma tali che  racchiudano  in  sé
  sufficienti elementi di vita e vedrete meno grette le intenzioni  e
  più  estese  le viste, meno preponderanti le influenze locali,  più
  studiato   e   cercato   l'interesse   generale,   più   apprezzata
  l'indipendenza,  più vivo quanto più illegittimo  il  desiderio  di
  maggiori franchigie, più sicura infine la libertà .
     Non  sono  parole  mie. Così si esprimeva la  Commissione  della
  Camera  dei Deputati il 3 maggio 1856, nella relazione illustrativa
  di  presentazione  del  progetto  di riordino  dell'amministrazione
  provinciale. Più di 150 anni sono passati da allora e,  a  scadenze
  più  o  meno  regolari, vi è stato chi ha proposto l'abolizione  di
  questo  ente,  ritenendolo  un  livello  istituzionale  intermedio,
  titolare di poteri e competenze, talvolta non meno identificate  in
  quanto sovrapponibili a quelle delle Regioni e del Comune.
   In  tutte  le riforme, sia di natura costituzionale sia  ordinaria
  attuate o proposte, sino ad ora le province sono sempre state messe
  in  discussione. Ma tutti questi tentativi oggi si sono  dimostrati
  essere   troppo  arditi,  e  questo,  considerata  la   complessità
  economica, sociale e territoriale del nostro paese, che ha  imposto
  l'esistenza di questo ente intermedio fino ad oggi.
   Ma  i tempi oggi sono cambiati. E' vero, la riforma del Titolo  V,
  parte  II  della nostra Costituzione, peraltro rinnovando il  testo
  costituzionale  del  '48,  articola  la  Repubblica  in  più  parti
  costitutive,   contemplando  espressamente  le  province   -   come
  ricordava  l'onorevole Vinciullo e come hanno fatto altri  colleghi
  prima  di me - e del resto anche volgendo lo sguardo ad altri Paesi
  europei  ci  si  imbatte  nella presenza di  un  terzo  livello  di
  Governo.  E' il caso della già richiamata Germania, ma è  anche  il
  caso di Francia e Spagna, ma c'è una  differenza tra loro e noi. Ed
  in  vero,  se  stiamo a guardare dall'Unità d'Italia  ad  oggi,  il
  numero  delle  province  è andato costantemente  aumentando,  quasi
  raddoppiato  se  noi  guardiamo alla storia nostra  costituzionale,
  venendosi  a creare degli enti intermedi molto disomogenei  tra  di
  loro,  dal  punto  di  vista della popolazione e  della  superficie
  territoriale.
   Tutto  questo ha prodotto, e non poteva non produrre, l'intervento
  in materia di province, effettuato con il famoso Decreto cosiddetto
  di  Spending  Review dell'estate passata. E non vi è dubbio  che  è
  emerso  in  questo  decreto,  non soltanto  quello  che  ho  appena
  ricordato   sulla   lievitazione   del   numero   delle   province,
  lievitazione  a  cui  è indispensabile porre rimedio,  ma  è  anche
  emersa  l'assoluta necessità di contribuire all'adozione di  scelte
  virtuose sul piano finanziario.
   Ed  infatti, la crisi internazionale che coinvolge anche il nostro
  Paese e l'esigenza di farvi fronte hanno indubbiamente inspirato il
  riordino  delle  province, non a caso collocato nel già  richiamato
  cosiddetto decreto Spending Review, e sappiamo bene che  su  questo
  decreto pende il giudizio della Corte Costituzionale.
   Ma  io  qui  vorrei  sottolineare, in particolare,  l'esigenza  di
  intervenire  con misure incisive e definitive e questa necessità  è
  stata  condivisa  anche dalle autorità europee che  hanno  ritenuto
  necessaria  un'adozione pressante da parte delle autorità  italiane
  incoraggiando il Governo nazionale, ma anche i governi regionali  e
  locali,  a  prendere immediatamente delle misure per garantire  una
  revisione  dell'amministrazione pubblica, allo scopo di  migliorare
  l'efficienza amministrativa.
   Sul  punto di particolare rilevanza, l'esplicita richiesta europea
  di un forte impegno ad abolire, o comunque a fondere, alcuni strati
  amministrativi  intermedi come le Province,  ed  in  questo  quadro
  generale - perché non voglio rubare oltre tempo, perché si è  fatto
  comunque  tardi e non voglio togliere parola agli altri colleghi  -
  che  ho  trattato  velocemente,  e  sicuramente  confusamente,   si
  inserisce il disegno di legge oggi in discussione, il cui senso non
  è   certamente,  cari  colleghi,  di  procedere  ad   una   riforma
  incostituzionale, ma è quello di procedere ad una  riorganizzazione
  delle autonomie locali, ai sensi dell'articolo 14 lettera  o  dello
  Statuto  per quanto di competenza di questa Assemblea e  di  questo
  Parlamento, e dell'articolo 15 del nostro Statuto che  -  prima  di
  tutto  lo ricordo a me stessa - è pacificamente riconosciuto essere
  una   norma   costituzionale   derogatoria   e   derogativa   della
  Costituzione.
   Pertanto,  è per questo che io ed il Gruppo Democratici Riformisti
  di cui faccio parte, non solo è ampiamente favorevole al disegno di
  legge  oggi  in esame, e pertanto voterà a favore, ma è soprattutto
  favorevole alla conseguente riforma che oggi da quest'Aula prenderà
  l'avvio.
   Questo  disegno  di  legge non è il punto d'arrivo,  ma  il  punto
  d'inizio di una grande riforma delle Amministrazioni locali.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Greco Giovanni.  Ne
  ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
  dobbiamo dire che abbiamo iniziato bene.
   Il  Presidente  ci ha dato la possibilità, su questa  materia,  di
  fare  un dibattito approfondito ed è stato molto bravo a dare  quel
  tempo  in più ad ogni collega per potere esprimere le proprie idee.
  Io  cercherò  di  fare  un  intervento diverso,  e  spero  che  sia
  propositivo.
   Come  diceva la collega che mi ha preceduto, questo non è un punto
  di  arrivo ma è un punto di partenza. E per quei colleghi che  sono
  intervenuti  prima  di me, dicendo che si sta abolendo  con  questo
  provvedimento  la democrazia, io sono convinto, onorevole  Cordaro,
  che  noi dobbiamo contribuiamo a redigere quello che ad oggi ancora
  non è partito, il libero Consorzio dei Comuni, tenendo presente che
  l'elemento importante che deve costituire questi liberi Consorzi di
  Comuni - e che nessuno ce lo vieta - è di eleggerli.
   Perché non li dobbiamo eleggere? Perché dobbiamo portare avanti il
  disegno  di  legge che ci propone il Governo? Ci sarà un dibattito,
  ci  sarà  una Commissione, ed io sono d'accordo che venga istituita
  una Commissione con intergruppi, in modo che, parallelamente alla I
  Commissione  che, come giustamente diceva l'onorevole Panepinto,  è
  titolata  ed  ha l'onere di esaminare questo disegno di  legge,  ci
  possa  essere  un gruppo di studio dove questo provvedimento  venga
  esaminato. Ed io sono convinto che quella rivoluzione che  è  tanto
  declamata  dal nostro Presidente, non debba essere una  rivoluzione
  intenta  a  far  valere  i  numeri;  sono  convinto  che  una  vera
  rivoluzione è quella che ha il consenso più ampio possibile: quella
  sì che è una rivoluzione
   E  la  rivoluzione,  signor Presidente  -  colgo  l'occasione  per
  rammentarlo - quella che la democrazia da tanti decenni si  impone,
  è quella di dare la rappresentanza alle opposizioni degli organi di
  controllo.
   Non  è  rivoluzione quella che si vuole dare ad un  componente  di
  questo  Parlamento,  solo perché è un graduato  della  polizia   Mi
  consenta,  questi sono segnali di rivoluzione che  saranno  dannosi
  per la democrazia.
   Cerchiamo,  con  la  collaborazione  di  tutti,  di  non  dare  la
  rappresentatività ad elementi che sono stati nominati e non  eletti
  con  le  preferenze, e poi vengono dal pulpito a  fare  la  predica
  perché  pensano che i cittadini hanno fame. Lo sappiamo  tutti  che
  hanno fame
   Cerchiamo di essere coerenti con i comportamenti; cerchiamo di non
  aizzare  la  gente  in un momento di grande bisogno;  cerchiamo  di
  collaborare tutti perché una legge non è da dare a chi la presenta,
  la  legge  è  del Parlamento siciliano. E con questo elemento  così
  importante,  tutti  noi cerchiamo di capire che  una  legge  non  è
  padrona di nessuno, è il Parlamento che la legifera.
   Ed  è  sicuramente un vanto per questo Parlamento fare una riforma
  della  Province  di  cui tutti si riempiono la  bocca:  l'ha  fatta
  Crocetta, l'hanno fatta i  grillini .
   Ricordo  ai  miei  colleghi  che la prima  riforma  in  tal  senso
  l'abbiamo presentata noi nella passata legislatura, quando  abbiamo
  presentato  un disegno di legge sui liberi Consorzi dei  Comuni:  è
  agli atti  Quindi, qui vengono con un anno di ritardo
   Comunque, sin da quando si è incardinato questo disegno di  legge,
  tutti  sapevano  che  io  ero  a favore  della  soppressione  delle
  Province e a favore dei liberi Consorzi comunali.
   Signor  Presidente,  concludo dichiarando la  mia  astensione  dal
  voto.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Dipasquale.  Ne  ha
  facoltà.

   DIPASQUALE.  Signor  Presidente,  innanzitutto  ritengo  opportuno
  esprimerle il mio personale ringraziamento, per la grande  pazienza
  che ha e che continua ad avere nei nostri confronti.

   PRESIDENTE. E' mio dovere.

   DIPASQUALE.  Lo so che è suo dovere, però non è usuale  vedere  un
  Presidente che non lascia mai l'Aula in un dibattito così lungo.  E
  questa  comprensione mi fa particolarmente piacere. I  parlamentari
  non  possono non esprimere il proprio pensiero in un momento che  è
  importante per ognuno di noi.
   Io,  l'ho già detto in un mio precedente intervento, sostenevo che
  le  Province dovessero scomparire già prima dell'inizio  di  questa
  legislatura,  quindi  ho una soddisfazione  immensa:  l'ultima  mia
  dichiarazione  risale al 7 luglio del 2012, quando ancora  non  era
  scoppiata nessuna scintilla nei confronti del Presidente Crocetta.
   Quindi,  quello  che  dico  oggi,  lo  dico  non  per  una  difesa
  d'ufficio,  ma  proprio  per  convinzione.  Io  sono  stato  sempre
  convinto dell'inutilità assoluta degli enti, dell'ente provincia, e
  oggi  ho  la  fortuna,  da parlamentare, di potere  votare  per  la
  conclusione di questo percorso.
   Io  ritengo che ci stia tutto il voto a favore, il voto contrario,
  la  contrapposizione, una cosa però non riesco a  condividere:  non
  c'entrano  secondo me le contrapposizioni forti. Ho sentito  questa
  sera  anche  qualche termine pesante, anche nell'ultimo intervento,
  il  fatto che ci sia in quest'Aula un ufficiale, un graduato  della
  polizia  di  Stato - no guardi è stato proprio fuori luogo  il  suo
  intervento  - mi fa fare una cosa che mi risulta proprio difficile,
  difendere  l'onorevole Malafarina, perché lui  non  ha  bisogno  di
  essere  difeso. Non c'entrava assolutamente con il confronto civile
  che  ci  deve  essere, così anche un intervento, signor Presidente,
  nel  quale  è stata utilizzata una parola pesante nei confronti  di
  chi vota,  sciagurati', ritengo non sia ammissibile.
   Ci  sono  due posizioni diverse, c'è una posizione che  chiede  il
  mantenimento delle province, esiste una posizione del Governo,  del
  Presidente  Crocetta,  della maggioranza,  che  invece  ritiene  di
  andare  verso  un percorso diverso. Ma a questa maggioranza  esiste
  anche  un  appoggio  che  io ritengo positivo,  che  ritengo  utile
  nell'interesse  della nostra Regione. I cittadini votano  noi,  non
  per rappresentare maggioranze e minoranze, votano noi per risolvere
  i  problemi delle comunità, sia oggi il pasto, la casa o  anche  la
  riforma di quelli che sono gli enti locali, come in questo caso  le
  province.  Allora  il  fatto che ci sia  un  movimento,  una  forza
  politica  che  coerentemente alle cose che  aveva  detto  anche  in
  campagna elettorale appoggia una maggioranza che noi non abbiamo in
  quest'Aula  e  determina l'abolizione delle  province,  non  è  uno
  scandalo.
   Ci  sarà  un  motivo perché il Presidente Crocetta viene  invitato
  dalle  televisioni più importanti di questo Paese,  e  qualcuno  ne
  approfitta  anche  per farne qualche battuta fuori  luogo.  Non  mi
  risulta  che  il  Presidente compra degli spazi pubblicitari  delle
  emittenti nazionali. Voi lo sapete, questo accade perché abbiamo un
  Presidente  che produce atti concreti, che produce atti  che  hanno
  una  visibilità nazionale. Quindi, mi permetto di dire, e  concludo
  immediatamente, che così come è stato utile ed importante  il  voto
  del  Movimento  cinque stelle, ritengo anche che sia sbagliato  per
  quanto riguarda il risultato che tutti insieme stiamo ottenendo con
  l'abolizione delle province.
   Secondo  me  dire il merito è mio, il merito è tuo,  il  merito  è
  nostro,  il merito è di quello o dell'altro non serve. Il merito  è
  di  tutti,  il merito è di una classe politica coraggiosa  che  qui
  dentro  ha  fatto una scelta che è quella di abolire  le  province.
  Grazie Presidente.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Lombardo.  Ne  ha
  facoltà.
   Onorevole  Lombardo, la prego di contenere il suo  intervento  nei
  cinque minuti previsti dal Regolamento.

   LOMBARDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei  partire
  dalle  conclusioni  di  ieri  sera. Giustamente  il  Presidente  ha
  rinviato  l'Aula dicendo che si era dinanzi ad una riforma organica
  e,  quindi,  era il caso di pervenire alle conclusioni ed  al  voto
  finale oggi perché si voleva dare a tutti lo spazio di intervenire;
  e questo lo apprezzo particolarmente.
   Essendo alla prima esperienza parlamentare, mi chiedo cosa  voglia
  dire il termine  riforma organica . Perché, vedete, tutti qui siamo
  venuti  armati  di buone intenzioni per riformare  diversi  aspetti
  della  pubblica amministrazione, degli enti locali,  dello  spreco,
  dei  problemi  che attanagliano questa regione. Ma  non  avrei  mai
  immaginato  che  un  problema così importante e delicato,  come  la
  riforma di un'amministrazione degli ordinamenti locali della nostra
  Regione,  l'attuazione di un articolo dello Statuto  della  Regione
  siciliana,   una  definizione   rimodulazione  delle   competenze ,
  potesse   ridursi   in   un  comma  che  tratta   della   questione
  dell'elezione   indiretta  e  della  questione   di   commissariare
  immediatamente gli enti già commissariati, come se questo fosse  il
  centro della questione. Come se questo fosse il vulnus principale e
  centrale del tutto.
   Qui  non  si ha nessun riferimento all'abolizione delle  province,
  nessuna Provincia verrà abolita: domani i funzionari delle province
  andranno  a lavorare, i dipendenti delle partecipate delle province
  andranno  a  lavorare,  le  competenze resteranno  le  stesse,  gli
  sprechi,  le  sagre,  le  auto blu dei  dirigenti  continueranno  a
  girare.  Non cambierà nulla. Quindi, la riforma organica dov'è?  In
  cosa  consiste? Naturalmente in nulla  Ed è questo che mi preoccupa
  di  più. E' questa condizione surreale alla quale siamo sottoposti,
  perché vedete - e di surrealismo bisogna parlare - quando nell'arco
  di  un  mese  un  Governo  della Regione passa  come  se  si  fosse
  all'interno  di  un  ditirambo  o  di  una  processione,   passando
  semplicemente  da anticipare le elezioni provinciali, posticiparle,
  portare un disegno di legge che moltiplica gli enti, poi ritirarlo,
  poi  andare  dal  Commissario  dello Stato,  poi  presentare  degli
  emendamenti, poi dire che le province vengono abolite, poi dire che
  è responsabilità di altri.
   Ma  si fa così una riforma organica? Si eliminano così gli sprechi
  della  pubblica  amministrazione? E'  questo  il  modo  in  cui  ci
  dobbiamo approcciare a queste tematiche? Io penso di no  E  proprio
  perché  penso che siamo dinanzi ad un ditirambo e si è  dinanzi  ad
  una  grande ubriacatura da parte, soprattutto, dei responsabili  di
  questo Governo, io non ritengo che questo disegno di legge abbia, o
  debba  avere, la mia fiducia o quella dei componenti del mio Gruppo
  anche  perché  molto  spesso  si  è  fatto  riferimento  ad  alcuni
  importanti esponenti della maggioranza che hanno dichiarato come un
  partito  autonomista dovrebbe affiancare questa cosiddetta  riforma
  che non si ha il coraggio di fare.
   Io rispondo al segretario di questo partito di maggioranza che non
  sono  io, e non era un esponente del mio partito che il 24  gennaio
  del  2012, ovvero poco più di un anno fa, in I Commissione, dinanzi
  al   disegno  di  legge  sulla  riforma  organica  delle  province,
  sull'attuazione  di  liberi consorzi affermava  -  e  mi  riferisco
  all'onorevole Cracolici, che non so se è la stessa persona   perché
  purtroppo  è  riportato  soltanto  il  cognome  -  di  recepire  la
  normativa  nazionale  e  addivenire ad una riforma  delle  province
  attraverso  un  sistema  che  non dia luogo  nei  fatti  ad  alcuna
  moltiplicazione degli enti in atto già esistenti. E chi  garantisce
  che  non  ci  sarà una moltiplicazione? Nella sostanza la  proposta
  potrebbe portare all'istituzione di 38 nuove province.
   Così come l'altro leader della cosiddetta maggioranza, l'onorevole
  Leanza,  diceva:   far rilevare ancora che negli istituendi  liberi
  consorzi  di comuni i componenti degli organi sono nominati  e  non
  già  eletti  direttamente  e  che  tale  circostanza  difficilmente
  garantirà  l'osservanza ed il rispetto dei  principi  di  autentica
  democrazia . Ma scusate, è lo stesso onorevole Leanza che  ieri  ha
  firmato  un  emendamento,  approvato  da  quest'Aula,  che  propone
  l'elezione  indiretta di secondo grado? Ma allora  il  coraggio  di
  queste riforme che viene decantato, a chi viene decantato? Dov'è il
  coraggio di fare queste riforme? Chi è che lo ha avuto e lo ha?
   E  allora, visto che si parla di coraggio, passando dal metodo  al
  merito,  io  dico  che  il nostro disegno  di  legge,  che  abbiamo
  ripresentato all'interno di questa Assemblea, merita attenzione.
   Quello  sì  che  è un disegno di legge di riforma organica  perché
  ridistribuisce le competenze, rivaluta il sistema con cui, in  base
  al  principio di sussidiarietà, bisogna organizzare gli enti locali
  e finalmente inizia a demandare competenze dalla Regione.
   E'  la Regione il problema dello spreco e dei costi della pubblica
  Amministrazione.  E' la Regione che assorbe e continua  a  divorare
  soldi  pubblici. E' la Regione che ha creato, per mezzo degli entri
  creati  negli  anni cinquanta, le vergogne che ci  portiamo  in  un
  debito consolidato enorme.
   Quindi,  ribadisco  il  mio voto contrario a  una   non  riforma ,
  definiamola   legge  ma non so come vada definita, ma aspetto,  nei
  fatti, che questo Governo, come è previsto nella norma, entro il 31
  dicembre presenti una riforma organica.
   Lì  ci confronteremo, lì ci misureremo, lì organizzeremo un metodo
  valido di tavoli e faccio appello anche a lei, Presidente, affinché
  vengano   coinvolti  tutti  i  Capigruppo  e  tutti  gli  esponenti
  dell'Assemblea, affinché questo fondamentale disegno di legge abbia
  una partecipazione più ampia possibile.
   Lì  faremo  uscire realmente il senso autonomista,  in  attuazione
  dello Statuto, che il nostro partito da anni si propone.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  D'Asero.  Ne  ha
  facoltà.

   D'ASERO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   Governo,
  brevemente,  nell'esprimere il voto contrario così come  il  nostro
  Gruppo ha già manifestato, mi limito a dire semplicemente che tutti
  siamo  per  abolire i costi però, sicuramente, in questo  dibattito
  abolire  i costi non significa abolire alcuni principi che regolano
  la vita amministrativa e democratica.
   Non  può  esserci  una divisione fra riformatori,  conservatori  e
  innovatori  pensando  che ognuno appartenga  ad  una  posizione  di
  verità.
   Io  ritengo  che  il confronto serve a dimostrare le  ragioni  che
  ognuno di noi vuole far valere nel rispetto dei ruoli e funzioni ma
  anche  nel  rispetto  di un confronto che deve  portare  ad  essere
  sempre più forte e viva in ognuno di noi la considerazione che  c'è
  poi  un  interesse primario che è quello delle istituzioni e quello
  di servire le istituzioni.
   E  in questo impegno io ritengo che nessuno può scriversi al ruolo
  che  ritiene  più  congeniale.  Le  verità  assolute,  ripeto,  non
  esistono, esistono solo le considerazioni e i valori in cui  ognuno
  di noi crede.
   Concludendo, dico che sicuramente la forza dei numeri ci  consente
  una  posizione di soccombenza, però io ritengo che nel  momento  in
  cui va istituito un confronto e un tavolo tecnico per definirne  un
  percorso,  ma  anche per definirne contenuti e nuovi  principi  del
  soggetto  giuridico  che andrà a nascere, almeno  in  quella  sede,
  speriamo  di  essere  più razionali e ragionati  per  un  risultato
  positivo.

   PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, la ringrazio, perché in meno di due
  minuti ha espresso la sua posizione, che era chiara, ma soprattutto
  un concetto fondamentale sul prosieguo.

   E' iscritto a parlare l'onorevole Di Giacinto. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO.  Signor  Presidente,  Governo,  onorevoli  colleghi,
  diciamo  che stasera stiamo trattando un argomento che non dovremmo
  trattare,  cioè stiamo parlando come se noi fossimo qua  a  parlare
  della riforma delle Province.
   Stasera  noi votiamo semplicemente tre articoli, dove si dice  che
  non  si fanno le elezioni della Provincia, dove, con chiarezza,  la
  maggioranza dice che le elezioni dei membri della Provincia saranno
  di  secondo  livello. E qui stasera, ed anche  ieri  sera,  abbiamo
  parlato  e  stiamo parlando credo già da cinque ore di una  riforma
  che di fatto non è arrivata in Aula.
   Posso  dire  con  estrema  chiarezza che il  Presidente  Crocetta,
  all'incontro  che  ha  avuto  con  i  Capigruppo  e  il  Presidente
  dell'Assemblea, ha detto a tutti i capigruppo che al momento che si
  tratterà della riforma, si parlerà della riforma, darà ampio spazio
  a tutti.
   Stasera, ho sentito parlare tutti di competenze, che fine  faranno
  i dipendenti, che fine farà questo, non è questo credo l'argomento.
  Sappiamo  tutti, fra l'altro, che questa è una riforma  che  non  è
  anticostituzionale, è una norma che sarà approvata dal  Commissario
  dello  Stato, perché i liberi consorzi di comuni sono previsti  nel
  nostro Statuto.
   L'unica novità è l'elezione di secondo livello rispetto a sprechi;
  c'è chi conosce bene in questa Aula di che cosa si parla quando  si
  parla  di sprechi, e certo non deve venire a fare nozione e lezioni
  a nessuno di noi.
   Ci  sono  due  metodi,  parlo  con il capogruppo  del  PID,  hanno
  presentato la riforma. Vedete, ci sono due modi di ristrutturare le
  case:  c'è  qualcuno che ristruttura la casa dipingendo  le  pareti
  della  propria casa e la fa diventare ristrutturazione.  In  questo
  caso  il  nostro  Governo, e l'Aula che lo sostiene,  fa  una  cosa
  semplice:  ristruttura la casa buttandola  a  terra;  è  questa  la
  novità.  Noi vogliamo fare una vera riforma, non vogliamo fare  una
  riforma  per  non  farla,  e  la vera riforma  è  quella  che  sarà
  approvata in Aula nei prossimi mesi.
   Quindi,  esprimo a nome mio e del mio Gruppo il voto favorevole  a
  questa norma.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Gianni.  Ne  ha
  facoltà.

   GIANNI.  Signor  Presidente, prendo la parola per  ringraziare  il
  presidente  Crocetta  e  l'Assessore per  l'economia,  che  mi  era
  sembrato fosse qui in Aula, perché ho visto con quanta tempestività
  hanno  proceduto  a  chiedere un incontro  a  Grilli,  non  Grillo,
  Grilli, il ministro dell'economia.
   So  che venerdì si incontreranno e parleranno di tutto quello  che
  io  ho detto in quest'Aula e  negli ultimi trenta anni. Quindi,  li
  ringrazio,  spero che possano aggiungere a questo  anche  un  altro
  dato: mi riferisco ovviamente al prelievo fiscale, articolo 37,  ma
  volevo  dire  all'Assessore  Luca  Bianchi  che  sarebbe  opportuno
  trattasse, insieme all'Assessore per la sanità, anche il ripristino
  della  quantità  di  risorse  che noi  impegniamo  con  il  Governo
  nazionale in ordine alla spesa sulla sanità.
   Lei  sa,  Presidente, che noi concorriamo nell'ordine del  49  per
  cento,  e  questo  49 per cento viene fuori da un intervento  fatto
  dall'allora  Presidente  Amato, quando aumentò  di  nove  punti  il
  concorso  nella  spesa  sanitaria,  con  tutto  quello  che  questo
  intervento significa. Questi i ringraziamenti.
   Signor Presidente, esco confuso da questo pomeriggio in cui  si  è
  detto  di  tutto  e  di  più. Ho visto che bisognava  azzerare,  ho
  sentito  che bisognava azzerare le province, bisognava riordinarle,
  bisogna   riesumarle,  bisogna  buttare  a  terra   la   casa   per
  ricostruirla,  bisogna fare di tutto e di più, bisogna  smantellare
  la Regione, la provincia e quant'altro.
   Signor  Presidente credo che se l'odierno disegno di legge  doveva
  servire  a  rinviare per riordinare le province, sarebbe stato  per
  noi  un  momento  di riflessione che ci avrebbe  portato  a  votare
  positivamente.  Invece,  ci  sono dei punti  che  non  condividiamo
  perché,  attenzione  la  democrazia ha un  costo.  Presidente,  lei
  rappresenta  qui, stasera, l'elettorato attivo, lei è stato  eletto
  personalmente  con  tante  preferenze,  quindi  ricopre  un   ruolo
  importante, istituzionale. Credo che la democrazia ha un costo, non
  parlo  dello  sperpero  di  denaro, parlo  della  democrazia  e  le
  elezioni sono il punto massimo della democrazia.
   Signor   Presidente,   credo  che  noi  non  possiamo  considerare
  l'intervento di chi ha detto che non sta né con la destra né con la
  sinistra,  ma  che  condivide con il Governo.  Tanto  di  cappello,
  Cappello  La frase è perfetta.
   Credo  che  sia  importante procedere: togliamoci questo  problema
  delle province, rinviamo questo problema delle province. Parliamone
  da  qui a dicembre. Vediamo quello che dobbiamo fare, ma io che sto
  in  mezzo  alla gente, perché faccio ancora il famoso medico  della
  mutua, non ho sentito una sola persona che mi parlasse di province.
  Tutti  mi chiedono il 27 del mese dove devo andare per prendere  lo
  stipendio.
   Allora,  signor Presidente, io credo che noi abbiamo  un  problema
  grave.  Un miliardo di buco quest'anno, un miliardo l'anno  scorso.
  Tre, quattro miliardi nel tempo passato. Mi pare che ci sono un bel
  po'  di problemi. Dobbiamo fermarci, l'assessore per l'economia non
  so dove sia andato. Spero che sia nei pressi e che possa ascoltare,
  che  ci  possa  dire  cosa  farà, visto  che  viene  dal  Ministero
  dell'Economia, per cercare di ripristinare un po' di quello che  ci
  spetta.
   Abbiamo   pagato  a  caro  prezzo  la  presenza  delle  industrie,
  continuiamo  a  pagare  nei  termini di  salute,  di  ambiente,  di
  inquinamento  e  di  quant'altro. Non riceviamo alcuna  risorsa  in
  compenso.  Abbiamo  la presenza invasiva come una  metastasi  della
  grande  distribuzione, che viene qua e ci impone tutto  quello  che
  viene  prodotto nel Nord, fa una bella operazione di  drenaggio  di
  risorse  e  va  via. Abbiamo le banche che fanno  la  stessa  cosa,
  drenano  risorse e vanno via, insieme vanno a pagare  le  tasse  in
  altri posti.
   Signor presidente, io credo che l'articolo 37, insieme anche  alle
  prerogative  di  questa  Regione e dello Statuto  che  ci  è  stato
  tramandato dai nostri padri, sia il punto di partenza per  liberare
  la  Regione da tutti i gangli, da tutti i pesi, da tutti quelli che
  vogliono affossarla dietro le parole che abbiamo ascoltato.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Firetto.  Ne  ha
  facoltà.

   FIRETTO. Signor presidente, signori assessori, onorevoli colleghi,
  la  legislatura che stiamo vivendo e che è ai suoi primi  vagiti  è
  una  legislatura  che  ha  più d'uno elemento  di  delicatezza.  Ha
  elementi di delicatezza per due ordini fondamentali di ragioni  che
  qui  oggi  nel  dibattito, ampio, sviluppatosi, sono sinteticamente
  venuti alla ribalta.
   La  prima,  ricordata  anche in maniera ruspantina  dall'onorevole
  Gianni,  è  il tema cogente che abbiamo e che riguarda  il  sistema
  Paese,  ma  che riguarda la Sicilia, in particolare e cioè  i  temi
  della crescita, i temi dell'occupazione. Per altro verso ereditiamo
  una  Regione  che,  nella  sua  istituzione  massima,  trova  gravi
  elementi  di  crisi  finanziaria e rivendica, fondamentalmente,  un
  grande   bisogno  di  risanamento.  Una  grande  cura   dimagrante,
  soprattutto,  nei  suoi  enti .  Onorevole  Cracolici,  un  po'  di
  attenzione.

   PRESIDENTE.  Un po' di attenzione, ancora. Entro 15  minuti  penso
  che voteremo.

   CRACOLICI. Complimenti

   PRESIDENTE. Complimenti a lei, onorevole Cracolici.

   FIRETTO.   Credo che oggi noi non compiamo una riforma, come qui è
  stato  detto  di  tipo  epocale, ma compiamo  certamente  un  passo
  utilissimo verso quella condizione di dimagrimento della struttura,
  per certi aspetti borbonica, che la Sicilia ha perpetuato anche  in
  un  recentissimo passato. Anche il recentissimo passato è figlio  e
  condizionamento  di quello che sarà lo sviluppo di questa  prossima
  legislatura.
   Io   qui  non  sarei  fra  quelli che si  appassiona,  in  maniera
  manichea,  a  vedere in alcuni banchi di questa nostra Assemblea  i
  figli  della  rivoluzione, per cui verremmo in qualche misura,  noi
  della maggioranza, con il sostegno di movimenti che stanno portando
  un  contributo utilissimo in termini di innovazione, né  dall'altra
  parte i termini assoluti della restaurazione.
   Però,  mi  permetto  di  dire, onorevole  Musumeci,  che  dobbiamo
  evitare  di  confondere  ciò che è l'esigenza  che  il  momento  ci
  richiede,  rispetto  a  delle esperienze  personali  di  autorevoli
  colleghi  di questa Assemblea nei ranghi di governo della Provincia
  che,  non  ho difficoltà a riconoscere, hanno dato prova di  grande
  abilità  di governo, quando sono stati in quei ranghi a dimostrare,
  anche in termini di animazione del tessuto produttivo un'esperienza
  utile che va certamente riconosciuta.
   Noi sbaglieremmo se non individuassimo, in questa legislatura,  la
  necessità di muovere verso forme di rivoluzione istituzionale e  ci
  attrezzassimo meglio a rispondere a quelle che sono le esigenze  di
  animazione del tessuto produttivo.
   Onorevole  Musumeci,  penso che nel tempo l'ente  Provincia  abbia
  progressivamente perso quelle che sono state le sue  prerogative  e
  le  sue capacità di risposta rispetto all'esigenza del momento.  In
  altri termini, le Province hanno perso di efficacia, hanno perso di
  ruolo.
   Cosa  serve?  Serve - pur senza fare confusione e  non  confondere
  quelle che sono le peculiarità geografiche e culturali - pensare  a
  forme  nuove  di  un  ridisegno delle  competenze  periferiche  che
  evitino,  da  un lato, duplicazioni ed efficientino  al  massimo  i
  processi.
   Quando  alcune  esperienze sono state compiute,  noi  non  avevamo
  ancora l'esperienza degli ATO rifiuti, che non fu - va detto -  una
  rivoluzione  felice varata da questa Assemblea e ne stiamo  pagando
  pesantemente  le conseguenze. Anche qui serve, da  parte  di  tutti
  quanti,  uno  sforzo  rivoluzionario perché rivoluzionario,  penso,
  nel nostro seno lo siamo sostanzialmente tutti.
   Credo  che  il  prossimo passaggio, quello della ridefinizione  di
  queste  competenze periferiche rappresenti il vero momento  con  il
  quale  ci  dovremmo confrontare e farlo con serietà  senza  evocare
  commissioni   di   inchiesta   o   commissioni   di   analisi   che
  rappresentano,  invece, inutili orpelli per essere autoreferenziali
  e non guardare al cuore delle questioni.
   Se  parte questo primo passo, credo che noi abbiamo - in questo mi
  trovo d'accordo con l'intervento dell'onorevole Cracolici e non  è,
  onorevole  Cordaro, la notte delle istituzioni, perché qui  non  si
  tratta  di  legiferare  sull'onda della piazza  o  sull'onda  della
  vulgata,  ma  si tratta di rispondere a grandi esigenze,  a  grandi
  attese di crescita che questa Sicilia ha.
   Oggi,  purtroppo, le Province vengono percepite,  probabilmente  a
  qualcuno  non  risulta, dai più come enti fonti di spreco.  Capisco
  bene  non  costituire l'unica fonte di spreco, ma da qualche  parte
  bisogna partire nel ricomporre queste competenze periferiche.
   Anche in questo caso, evitiamo di fare in fretta a metterci dentro
  nei  prossimi consorzi di tutto e di più, a metterci dentro perfino
  gli IACP perché, cari amici, oltre al tema del lavoro che è cogente
  ed  immediato, l'altro tema che hanno davanti i siciliani è il tema
  della  casa. Presidente Crocetta, dobbiamo ripensare ad  un  grande
  piano per le case.
   Temo  che  inserire  dentro  le  competenze  dei  vecchi  Istituti
  autonomi  case  popolari non renda ragione di una grande  scommessa
  che ha, invece, il bisogno di evitare nell'agire la possibilità che
  si  abbiano  dipartimenti che riescano a ragionare con  i  soggetti
  privati per fare ripartire un grande piano per la casa in Sicilia.
   Ha ragione qualcuno quando dice che da troppo tempo in Sicilia non
  si  costruiscono case, però i sindaci - e qui ce ne  sono  tanti  -
  registrano  quotidianamente  ordinanze  di  sgombero  a  gente  che
  abusivamente occupa la casa di altri che magari è casa ammobiliata.
  Palermo in questo fa scuola, ma anche le periferie da questo  punto
  di vista non fanno eccezione.
   Ed allora, l'esigenza di sintonizzarci con quello che sta fuori ci
  spinge ad un moto di rivoluzione.
   Colgo positivamente assieme a noi che abbiamo voluto proporre e ci
  siamo  intestati  il percorso, questo percorso soppressivo  che  ci
  porterà  entro  i  prossimi  mesi  al  ridisegno  delle  competenze
  periferiche  a valutare in maniera estremamente positiva  l'apporto
  di gruppi, di movimenti che anch'io sono convinto non rappresentino
  il  malessere, nel senso che oggi dentro questi banchi debbono,  al
  pari  di  ciascuno  di  noi che è qui dentro, rappresentare  invece
  istanze di una Sicilia che intende cambiare.
   Ma  anche  qui, collega Cappello, dobbiamo evitare gli eccessi  di
  retorica.  Qualcuno è andato oltre e ha evocato  Robespierre.   No,
  perché  quando noi da un lato tentiamo di fare un'operazione buona,
  e  il  superamento  delle  Province è  operazione  buona,  dobbiamo
  evitare di essere vandalici  eccessivamente se poi evochiamo che  i
  mutui  delle  Province  se  li debbano pagare  gli  assessori  o  i
  consiglieri provinciali che li hanno contratti, perché  sono  mutui
  che hanno sistemato scuole, hanno realizzato strade, sono mutui che
  sono  serviti a infrastrutturare la nostra terra, e allora dovremmo
  passare  a una rivoluzione vigile, fatta meno di proclami  e  fatta
  più di sostanza.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Figuccia.  Ne  ha
  facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io stasera  sono
  paradossalmente contento, sereno. Malgrado la posizione assunta dal
  mio  Gruppo  parlamentare devo dirvi che ho  fatto  un  sospiro  di
  sollievo, perché se non altro siamo riusciti a mettere un punto  su
  questa questione, siamo riusciti a trasformare questa inarrestabile
  corsa  del Presidente Crocetta, questo continuo altalenare che  gli
  vedeva  cambiare  idea settimana dopo settimana per  cinque  o  sei
  volte  almeno,  per  accontentare le richieste che  giungevano  una
  volta  da una Conferenza dei capigruppo, una volta da un segretario
  di  partito  e,  perché  no,  un'altra  volta  da  un  deputato  di
  minoranza.
   Dopodiché, caro collega onorevole Lombardo, devo darti una  brutta
  notizia:  quel  Cracolici che avevi visto tra le carte,  purtroppo,
  era  lo stesso Antonello Cracolici, non c'era il cognome ma era lui
  purtroppo,  era  passato del tempo ed era lo stesso  Cracolici  che
  siede  oggi  in  quei banchi accanto all'onorevole  Leanza,  perché
  anche  su  Leanza  c'era il nome ed era quello dell'onorevole  Lino
  Leanza.
   Ed  allora,   noi  del Partito dei Siciliani, in realtà,  rispetto
  alla  questione  delle  Province e  a questa riforma  organica  non
  abbiamo mai cambiato posizione. Lle nostre idee sono rimaste sempre
  le  stesse e sono quelle dell'applicazione dell'articolo  15  dello
  Statuto.  Sicuramente una riforma organica, una riforma seria  dove
  facevamo riferimento a funzioni e compiti e non una riforma portata
  avanti  con  un con un finto disegno di legge che altro  non  è  in
  questi termini se non che un'occasione mancata, un finto disegno di
  legge  che  altro non è se non un modo per passare dagli eletti  ai
  nominati. Un finto disegno di legge che altro non è se non un  modo
  per  far proliferare gli enti, passeremo da nove province a non  so
  quanti  altri  enti sparsi per il territorio regionale,  visto  tra
  l'altro che si è fissato questo numero di 150 mila abitanti.
   Per  non  parlare  poi, Presidente, dei mille  controsensi,  delle
  tante  crepe  che  hanno  caratterizzato questa  vicenda.  Per  non
  parlare, ad esempio, di quell'atteggiamento sbagliato che  mi  sono
  trovato  a  condannare e a verificare già in I  Commissione  quando
  vedevo  le ingerenze, le intrusioni di un Governo che aveva persino
  ricalcato  le orme di un atteggiamento autonomista, sicuramente  mi
  sarei aspettato un atteggiamento diverso.
   Ed  invece,  poco ho visto schiena dritta  di fronte all'ingerenza
  di  quel  Commissario dello Stato che parlava di incostituzionalità
  quando  sicuramente  già  tra i commissari  di  quella  Commissione
  c'erano  tutti gli elementi o c'erano stati tutti gli elementi  per
  esprimere pareri decisi su quel disegno di legge.
   E poi, rispetto ai contenuti. Vede Presidente, purtroppo non basta
  fare  proclami per dar vita a questa riforma organica. Poco abbiamo
  visto  ancora rispetto alla questione delle gestioni delle  risorse
  idriche, poco rispetto al ciclo dei rifiuti, della viabilità, delle
  scuole,  dei servizi sociali, della promozione turistica.  E  nelle
  more che tutto questo possa incominciare a vedere luce intravediamo
  soltanto  un periodo, una fase difficilissima senz'altro  di  vuoto
  normativo  e, perché no, un commissariamento che davvero mi  auguro
  possa  durare sei mesi, ma rispetto al quale ho forti dubbi  che  i
  tempi  possano  essere  questi, soprattutto in  considerazione  del
  fatto  che  la discrezionalità totale è rimandata alle  scelte  del
  Governo   o   meglio  ancora  del  Presidente,  un   Presidente   -
  lasciatemelo  dire - narcisista e fiero della sua prova  di  forza.
  Ormai   incurante,  caro  Presidente,  la  prova  di   forza   l'ha
  dimostrata,  l'ha dimostrata in quest'Aula, ma questo non  servirà,
  non basterà a scongiurare gli assetti delle nostre azioni.
   E  allora,  Presidente,  a  lei voglio  fare  una  richiesta,  una
  richiesta di evitare situazioni di contrapposizione. Si cerchi  una
  mediazione  in  questi mesi, una fase delicatissima  ci  attende  e
  intravedo già, purtroppo qui sì, molta demagogia è stata fatta oggi
  in  Aula  rispetto a gente che si tira i capelli  o  si  strappa  i
  vestiti  sulla  vicenda  delle  Province,  io  invece  ritengo  che
  allarmismi  potremmo  vederne sì rispetto alla prossime  settimane,
  almeno  rispetto  a  due  ordini di  considerazione.  La  prima:  i
  dipendenti,  i  dipendenti  della Pubblica  Amministrazione,  delle
  Province,  ma non soltanto, delle partecipate e degli  enti  locali
  che  fra  una  settimana, fra poche settimane, caro Presidente,  li
  vedremo qui insieme a chi ha altrettanto legittime istanze  e  sono
  quei  cittadini,  quei fruitori dei servizi,  quei  destinatari  di
  interventi   legati   al   trasporto   per   i   disabili,   legati
  all'assistente  alla comunicazione, legati alla  Protezione  civile
  che,  legittimamente,  saranno  insieme  alle  già  tante,  decine,
  centinaia  di  migliaia di persone che sono  già  nel  piazzale  in
  queste  settimane  e  che lei, purtroppo, ancora  non  vede  e  che
  continueranno ad essere qui perché consapevoli, caro Presidente, di
  essere  scivolati in una condizione di incertezza e totale  assenza
  di  tutela.  E  di  quello,  le responsabilità  saranno  tutte  del
  Governo,  ma mi lasci dire, con senso di responsabilità, anche  dei
  componenti di quest'Aula.

   PRESIDENTE.  E'iscritto  a  parlare  l'onorevole  Leanza.  Ne   ha
  facoltà.

   LEANZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, certamente stasera
  non sarà facile, non è facile per me, come non lo è stato in questi
  giorni,  prendere alcune decisioni, così come non  è  stato  facile
  presentare l'emendamento assieme ai colleghi capigruppo Gucciardi e
  Malafarina,   perché   personalmente  ho   vissuto   una   stagione
  straordinaria da assessore provinciale.
   Sono   stato   consigliere  provinciale,  sono   stato   assessore
  provinciale  e sono stato anche assessore di un grande  presidente,
  che  è  stato Musumeci, alla provincia di Catania e debbo dire  con
  grande  correttezza  che  in quel periodo le  Province  avevano  un
  ruolo.  Molto  spesso  i ruoli li danno le persone,  però  in  quel
  momento l'ente intermedio era un vero ente intermedio.
   Era  nel  periodo in cui i piccoli comuni con i grandi comuni,  in
  cui  la città metropolitana in qualche modo si confrontava. Era  il
  momento  in  cui  si  costruiva un percorso  importante  e  le  tre
  istituzioni, Comune, Regione e Provincia, in qualche modo parlavano
  la stessa lingua e, comunque, andavano nella stessa direzione.
   Man mano che è passato il tempo tutto questo è diminuito. Man mano
  abbiamo  visto che le Province sono diventate altra cosa e  che  le
  Province  perdevano strada costantemente nei confronti dei  Comuni.
  Hanno perso costantemente la loro originalità.
   Io  fino all'anno scorso ero un convinto assertore che le Province
  dovessero  restare,  perché ero convinto che  era  un  presidio  di
  democrazia e nel presidio di democrazia le Province potevano ancora
  giocare un ruolo.
   Però,  debbo  dire che avere ascoltato costantemente i  cittadini,
  avendo vissuto e fatto una campagna elettorale nell'ultimo periodo,
  quella   personale   e  quella  delle  nazionali,   essendo   stato
  costantemente  a  confronto con le persone  perché  sono  tra  quei
  deputati che, comunque, stanno tra la gente, ho capito che il ruolo
  delle Province ormai era abbondantemente esaurito.
   Quindi,  ritengo che oggi ci sia un inizio importante  con  questo
  disegno  di legge, con questo emendamento che, come diceva poca  fa
  qualcuno,  è  un punto di partenza molto importante, è  un  segnale
  fondamentale  di una Sicilia che cambia e che diventa protagonista,
  ma  che il vero disegno di legge nella sostanza lo dovremo fare.  E
  dovremo   fare  diventare  questi  liberi  Consorzi  un  punto   di
  riferimento dei cittadini. Efficienza ed efficacia.
   Bisogna  garantire ai cittadini i servizi necessari,  fondamentali
  per  potere  crescere  e per potere creare finalmente  sviluppo  ed
  occupazione.
   Il  voto di oggi ha un grande valore. Intanto, per quanto riguarda
  la  maggioranza  realizza  un impegno preso  con  gli  elettori  di
  semplificare  il  sistema  istituzionale  oggi  -  come  dicevo   -
  frammentato in troppi livelli di governo fra loro sganciati  e  non
  coordinati.
   Il   secondo  viene  incontro,  presidente  Musumeci  e  onorevole
  Cordaro,  non so dove voi vivete, ma la gente delle Province non ne
  vuole  più sentire parlare. La gente, le persone comuni, se  domani
  si  dovesse  fare  una  prova e si va  a  votare  per  le  Province
  voteranno  il 18, 17 per cento delle persone perché delle Province,
  questo tipo di Province, non le vuole più nessuno. E siccome c'è un
  momento  in  cui bisogna saper capire quello che vogliono  non  gli
  elettori,  quello  che vogliono i cittadini,  abbiamo  il  bisogno,
  abbiamo  avuto  e  sentito il bisogno di  fare  una  inversione  di
  tendenza.

   ASSENZA. Di cambiare nome

   LEANZA.  Non  di  cambiare nome, onorevole Assenza,  di  fare  una
  inversione  di  tendenza.  Di cercare, di  fare,  di  costruire  un
  percorso  in  cui finalmente la stessa Regione cominci a  togliersi
  tante  cose,  e  di dare e potenziare i comuni, di dare  ai  comuni
  tantissimo  spazio utilizzando e facendo proprio  quello  che  dice
  l'articolo 15 del nostro Statuto.
   Quindi,  siamo  assolutamente  convinti,  onorevole  Lombardo,  la
  riforma che voi stavate facendo dopo quattro mesi prevedeva che noi
  avremmo fatto 25 nuovi consorzi dei comuni.
   Ti  assicuro che era impostato in quei termini, tanto è  vero  che
  non riscontrava nessunissimo favore.

   PRESIDENTE. Onorevole Leanza, si rivolga alla Presidenza.

   LEANZA.  Con  tutto il vostro rispetto, quel tipo di proposta,  se
  poi  andate a leggere i verbali della Commissione, portava ad avere
  almeno, senza alcun paletto, altri 20-25 consorzi dei comuni.
   Non è questione di coerenza, la coerenza era quella di votarlo voi
  stasera, invece quella è la incoerenza di voler difendere una  cosa
  indifendibile.
   Quindi,  in  questo contesto, se volevate proprio essere  coerenti
  dovevate  andare  in  questa direzione, ma siccome  bisogna  andare
  comunque  contro, allora dite delle cose che non sono assolutamente
  vere.
   In   quella  occasione,  in  quel  disegno  di  legge,  c'era  una
  moltiplicazione, non c'era nessun paletto, tanto  è  vero  che  non
  riscontrava il favore da parte di nessuno, neanche di un  assertore
  della   abolizione  delle  province  come  l'onorevole   Cracolici.
  Cerchiamo anche di collegarci a livello nazionale, in quel periodo,
  e   vediamo  quello  che  succede  dopo,  dopodiché,  come  lei  sa
  perfettamente, onorevole Lombardo, noi abbiamo approvato  la  legge
  n.  14  ed in quella legge, giustamente, l'allora Presidente  della
  Regione,  non  ha  potuto  fare altro che prendere  atto  che  quel
  disegno  di  legge,  in  quel momento, non andava  nella  direzione
  giusta.
   Quindi, se si vuole essere coerenti, oggi c'è tutta la possibilità
  di  esserlo  votando questo emendamento, perché si sta parlando  di
  consorzi dei liberi comuni e di elezione di secondo grado, ma  voi,
  giustamente,  state ancora una volta, pur di andare  contro  questo
  Governo, tornando indietro.
   Mi  auguro  che  nel prosieguo si possa andare  avanti  su  questa
  direzione  e  a  dispetto delle previsioni, signor  Presidente,  la
  maggioranza  si è rivelata determinata e compatta nel sostenere  un
  progetto  riformatore che oggi muove un primo e concreto passo  cui
  dovranno  necessariamente seguirne altri.  Noi  dobbiamo  farla  la
  legge,  ma dobbiamo farla nel modo migliore possibile, come abbiamo
  detto.
   L'Aula,  con  un  numero  ancora maggiore rispetto  a  coloro  che
  sostengono il Governo Crocetta, ha scelto responsabilmente  da  che
  parte stare, dalla parte dei cittadini.
   Non  è  stata  una scelta né facile né scontata. Non è  certo  per
  tornaconto  politico  che  ci  siamo  presi  e  ci  prenderemo   la
  responsabilità  di  una  scelta difficile e drastica:  superare  le
  province  non  porta  facili consensi e neppure,  consentitelo,  la
  scelta  odierna  di  rappresentare  in  ogni  caso  una  specie  di
  impropria condanna all'operato fin qui realizzato dalle province in
  quanto enti, e da chi ha dato a loro concreta operatività.
   Ci   sono  tantissimi  colleghi,  stasera,  che  provengono  dalle
  esperienze  delle province, ci sono stati fior fiori di  presidenti
  della  Regione,  o  presidenti, deputati nazionali,  ministri,  che
  vengono   dalle   esperienze  delle  province,   anche   tantissimi
  consiglieri provinciali uscenti di queste nove province,  che  sono
  stati  all'altezza della situazione, e non è colpa loro, per  molti
  versi,  che le province sono state superate. Bisogna riconoscere  a
  queste  persone, veramente, di aver dato tutto, però  bisogna  fare
  una scelta e questa volta la scelta va dalla parte dei cittadini.
   Qualcuno  ha  voluto instaurare, mettere in gioco la  paura,  cioè
  parlando del personale, caro Presidente Crocetta.
   Su  quest'ultimo  tema  permettetemi di  spendere  una  parola  di
  chiarezza. Nessuno dei dipendenti verrà licenziato o abbandonato, e
  nessuno  dovrà percepire il nuovo e diverso contesto in cui operare
  come   una  diminutio,  anzi  la  professionalità  acquisita   sarà
  essenziale  nel  nuovo assetto, saranno proprio i dipendenti  delle
  attuali province a diventare la spina dorsale dei nuovi consorzi  e
  del  nuovo  assetto  che  andremo, da qui a breve,  a  disciplinare
  meglio e nel dettaglio.
   Era   giusto  ricordarlo  anche  per  rispondere  alle   legittime
  preoccupazioni  e  per smentire, una volta per tutte,  i  tentativi
  strumentali fin qui alimentati.
   Ciò  che  deve  essere  oggi considerato  superato  è  un  assetto
  politico-amministrativo  ormai vecchio  e  lontano  dall'evoluzione
  sociale, economica e culturale che abbiamo conosciuto.
   Nel  modello  di Stato centralista, cui è succeduta in  parte  una
  Regione  centralista  pure  lei, che si  contrappone  alla  visione
  avanzata  del  legislatore  statutario, che  anticipando  di  mezzo
  secolo  quanto poi il legislatore statale ha previsto  in  sede  di
  riforma del titolo V della Costituzione nel 2001, ha immaginato  un
  sistema centrato sulla sussidiarietà con l'assoluta centralità  dei
  comuni,  in  quanto organi di più diretta ed immediata  espressione
  della partecipazione democratica dei cittadini.
   Un  sistema,  quello delineato dall'articolo 15 dello Statuto,  in
  cui,  non  solo  non  ci stanno più le vecchie province,  onorevole
  Formica,  ma  c'è  anche  un  diverso  ruolo  della  Regione,   non
  erogatrice di servizi e finanziamenti ma deputata a porre regole ed
  a coordinare l'operato dei comuni singoli o ad esso associati negli
  appositi liberi consorzi.
   Dubbi,  perplessità, amarezza. Chi, in coscienza, non ne ha  avuti
  in  questa  vicenda?  Ma  la politica è  fatta  di  obblighi  e  di
  priorità,  ed  il  primo obbligo assoluto è quello  di  cercare  di
  assecondare,  di dare forma giuridica e politica alla  volontà  dei
  cittadini.  Ed  i cittadini ci chiedono di farlo e  di  mettere  da
  parte qualunque riserva personale.
   Si  tratta di cogliere la sfida, di dimostrare che di fronte  alla
  volontà dei cittadini, al contesto socio-economico mutato nel tempo
  ed  alla stessa previsione del nostro Statuto, sappiamo essere  una
  classe  dirigente all'altezza, ed in questo senso siamo  appena  al
  primo passo.
   E' una grande sfida quella che adesso abbiamo davanti, non potremo
  fermarci  al  tema  province  ma dovremo  ripensare,  modernizzare,
  rendere  più  efficiente,  trasparente, democratico  e  partecipato
  l'intero  sistema istituzionale, ridurre i costi e gli  sprechi  ed
  aumentare le garanzie per i cittadini.
   Il  nostro  compito,  perciò, da domani, superate  le  impegnative
  scadenze di bilancio e finanziaria, sarà di iniziare un serrato  ed
  approfondito   confronto  sull'intero  assetto  amministrativo   ed
  istituzionale.
   Questo  ci  chiedono  i  cittadini, questa è  una  delle  esigenze
  centrali  delle  famiglie e delle imprese ed è questo  che  dovremo
  fare per dare un senso al voto di oggi.
   L'altro  giorno,  da questo scranno, qualcuno  ha  rammentato,  ha
  voluto  ricordare in qualche modo, come se l'UDC  avesse  avuto  un
  input particolare dal suo segretario regionale.
   Il  gruppo  dell'UDC è qua presente, qualcuno  è  in  congedo,  ha
  votato  con la convinzione e la libera coscienza di fare una scelta
  giusta e, come dicevo io poco fa, non senza qualche difficoltà, non
  senza qualche perplessità, ma con la convinzione che stiamo facendo
  un  lavoro  importante nell'interesse dei cittadini. Responsabilità
  verso  i  cittadini  che ci hanno eletti, responsabilità  verso  le
  future  generazioni, responsabilità di fronte alla grave crisi  che
  affligge  e  fa  soffrire le famiglie e le imprese,  responsabilità
  anche  di  assumere  scelte che sono difficili e  dolorose  per  un
  partito ma che le situazioni impongono.
   L'UDC è stato tra i primi partiti, a livello nazionale e a livello
  regionale, a dire che era per l'abolizione delle province e, ancora
  una volta, ha mantenuto quello che aveva detto e lo aveva detto con
  convinzione  e  con  libertà  di  coscienza  da  parte  dei  propri
  aderenti.
   Concludo  annunciando il voto favorevole dei parlamentari dell'UDC
  al provvedimento in discussione, nell'auspicio che anche i prossimi
  passi di quest'Aula siano nella direzione di costruire con coraggio
  e radicalità una nuova regione.
   Un  ultimo  appello, Presidente, lo faccio al Presidente Crocetta.
  Dico  che  questo  è un passo importante ma dobbiamo  costruire  il
  nuovo ente intermedio; dico anche che c'è un grande appuntamento  e
  il grande appuntamento è quello del bilancio.
   Mi  auguro che con la stessa passione che stasera i colleghi hanno
  messo, con la stessa voglia di partecipazione che c'è stata  e  con
  la  grande  voglia da parte di tanti colleghi di fare  crescere  la
  nostra  Terra,  il  bilancio può essere il punto centrale  per  una
  politica  vera, forte, che possa dare condizioni di  sviluppo  alla
  nostra Terra.
   Quindi confermo il voto favorevole dell'UDC al disegno di legge.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedo

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Vullo è in congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


      Seguito della discussione del disegno di legge numero 278/A

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.  A  seguire  l'onorevole Cancelleri e  infine  l'onorevole
  Gucciardi.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in tantissimi anni
  della  mia attività in quest'Aula, dal 1996, forse è la prima volta
  che mi salgo su questo pulpito con un foglietto di carta, perché  è
  mia abitudine parlare a braccio, cosa che farò anche questa sera.
   Ma  il  dibattito di questa bellissima giornata è  stato  talmente
  vivace,  talmente intrigante, talmente singolare, per certi  versi,
  che mi ha costretto ad annotare qualche osservazione.
   Intanto, preliminarmente, la voglio ringraziare signor Presidente,
  perché  oggi ho capito il motivo che ieri lo ha portato a  rinviare
  ad  oggi  la  seduta, e la devo ringraziare perché oggi  finalmente
  abbiamo  potuto  comprendere tutti meglio qual è la  posizione  dei
  partiti in merito a questa legge, e vorrei iniziare con Crocetta.
   Su  Crocetta  ho  scritto:   Crocetta e  le  giravolte   e  non  è
  offensivo,  perché  solo gli stupidi non cambiano  idea,  solo  gli
  stupidi  restano  abbarbicati alla stessa  convinzione,  quindi  il
  Presidente che stupido non è, ha tutto il diritto di cambiare idea.
  Qualcuno  potrà obiettare:  ma in così poco tempo? . Vuol dire  che
  ha un'intelligenza veloce, vivace.
   E  di  fatti Crocetta, che in campagna elettorale aveva assicurato
  urbi  et  orbi che non avrebbe eliminato le province, ma  che  anzi
  andavano   rifunzionalizzate,   andavano   incrementate,   andavano
  rimpolpate,  andavano riempite di contenuti, poi, dopo la  campagna
  elettorale  ha rafforzato questo concetto addirittura  fissando  le
  elezioni  per  subito, per il 27 di aprile, credo la  prima  volta,
  smentendo anche il suo assessore, lasciando di stucco anche il  suo
  assessore che, vistosi scavalcato ha alzato il ditino per dire:  ma
  forse  il 27 di aprile siamo in piena sessione di bilancio e  forse
  non c'è né il tempo né l'occasione di poter affrontare un tema così
  rovente  .
   Ma  il Presidente Crocetta, a cui l'intelligenza non manca, non fa
  difetto,   era   in   quel   momento   orientato   verso   un'altra
  considerazione  e  valutazione  politica,  per  cui,  tenendo  fede
  peraltro a ciò che aveva coerentemente prima dichiarato, voleva  di
  corsa andare a votare per le province per cercare di mettere subito
  un punto fermo.
   Quindi io non resto, caro collega e amico Malafarina, io non resto
   ammammaluccuto  per i comportamenti che il Presidente  ha  assunto
  perché  ripeto  mammaluccune è chi pensa che bisogna  stare  fermi,
  immobili.  Ma  per  chi invece pensa che è tutto un  divenire,  che
  siamo tutti in cammino, oggi di qua, domani di la, poi di nuovo  di
  qua, poi in qualche altro posto, il mondo è vario, il mondo è vago,
  il  mondo  è  bello  per  questo. Il mondo è  bello  perché  non  è
  scontato.
   Chi l'avrebbe mai detto che il Presidente Crocetta, a fronte della
  volontà  ferrea  di andare a votare il più presto possibile,  fosse
  arrivato   al   punto   addirittura  di  essere   l'alfiere   della
  eliminazione delle Province?
   Eppure  è  accaduto.  E' accaduto che un gruppo  politico  che  si
  chiama  Cinque  Stelle ha posto delle condizioni  e  il  Presidente
  Crocetta,  che  non  è da meno, ha inseguito subito,  ha  cavalcato
  subito,  queste  condizioni che sono state poste  e  c'è  stato  il
  cambio   repentino  di  mentalità,  di  giudizio,  di  valutazione:
  aboliamo le Province
   Qui nasce un piccolo problema, sentito l'intervento dell'onorevole
  Cappello,  a  cui accanto ho scritto:  dimentico e singolare .  Ora
  dirò perché dimentico e singolare.
   L'onorevole  Cappello è venuto giustamente a dirci  che  questa  è
  un'idea  sua,  è  un'idea loro, e molto probabilmente  ha  ragione,
  perché è un'idea che era stata iscritta nel loro programma.
   E  quindi  chi ha ragione? Il Movimento Cinque Stelle che  afferma
  che  dell'abolizione delle Province è stato fatto oggetto  uno  dei
  punti  fondamentali del loro programma politico, o  ha  ragione  il
  Presidente Crocetta che, giustamente, dice:  attenzione, vedi che è
  una  legge che ho proposto io e in base ai numeri e al risultato  e
  ai  voti  d'Aula  voi  avete partecipato, collaborato  con  la  mia
  proposta .  Ma su cinquantaquattro voti, quanto credo  siano  stati
  ieri,  o  cinquantatre,  giustamente rileva  Crocetta:   voi  siete
  quindici, quindi voi avete dato una mano .

   CROCETTA. Sono d'accordo quando ha detto che hanno partecipato, ma
  dare un mano no.

   FORMICA. In senso numerico signor Presidente della Regione. Le  va
  bene il termine condivisione?
   Però  l'onorevole  Cappello dice:  noi non  facciamo  parte  della
  maggioranza , e difatti accanto all'onorevole Cappello  ho  scritto
   dimentico e singolare .
   Ed  è  singolare  che il collega Cappello dica di non  fare  parte
  della  maggioranza, quest'Aula non se ne era accorta  fino  adesso,
  perché  in  quest'Aula il Movimento Cinque Stelle è stato  organico
  dal  primo  giorno  a  questa maggioranza, è stato  organico  nella
  spartizione delle poltrone per l'elezione della Presidenza, laddove
  avete  votato a differenza delle prime due votazioni, dove votavate
  tutti e quindici per uno di voi, nelle seconde due votazioni nessun
  grillino ha preso un voto. Avete votato per gli esponenti del  PID,
  MPA, avete votato per gli esponenti del Grande Sud.
   I  numeri sono lì che vi smentiscono perché sin dal primo  momento
  avete  partecipato alla spartizione delle poltrone, e da allora  in
  poi avete sempre votato con la maggioranza, costantemente.
   Ma   perché,  è  una  bestemmia  dire  che  avete  votato  con  la
  maggioranza? Il Presidente Crocetta, forse è una persona che non  è
  degna  di ricevere il vostro appoggio e i vostri voti? Dove  volete
  arrivare  dicendo che siete opposizione? Non si declamano le  cose,
  si  fanno.  E  siccome  i fatti fino ad oggi  in  quest'Aula  hanno
  dimostrato che siete assolutamente facenti parte della maggioranza,
  per  questioni vostre, io non vado a sindacare né ve lo rimprovero.
  Perché  dovrei  rimproverarvelo, di far  parte  della  maggioranza?
  Ognuno  fa  le  scelte che vuole, mi stranizza, mi  fa  specie  che
  venite  qui  a  dire  di non fare parte della  maggioranza,  quando
  votate costantemente nella maggioranza.
   Per   ora  mi  fermo  con  il  Movimento  cinque  stelle  e  passo
  all'onorevole Cracolici.
   Accanto  ho scritto intrigante, e Cracolici per me è stato  sempre
  intrigante;  stimo  molto  Antonello  Cracolici,  e  mi  onoro   di
  chiamarlo per nome e cognome perché siamo amici e non lo nego, ma è
  intrigante, perché è bravo, ma spesso nella sua bravura  dimentica,
  qualche  volta,   le cose magari sostenute qualche  tempo  prima  e
  soprattutto nel voler illustrare una iniziativa ammantandola di  un
  assetto  forte,  costituzionale possibilmente, ammontandola  di  un
  assetto che ricomprenda la volontà popolare, dimentica qualcosa.
   Intanto vorrei capire, onorevole Cracolici, visto che lei è  stato
  uno  dei  primi a fare riferimento - assieme ai grillini -  intanto
  alla primogenitura del disegno politico. E questo è vero, onorevole
  Cracolici,  perché sin dalla legislatura scorsa abbiamo  avuto  uno
  scontro frontale perché lei, nella qualità di presidente del gruppo
  parlamentare del PD, sosteneva che bisognava abolire le province ed
  istituire  i consorzi dei comuni. Quindi, intanto, dovete  spiegare
  ai grillini che siete stati voi i primi.
   Poi è arrivato il bravo Crocetta ed ha fregato tutti voi perché se
  ne è impadronito alla grande.
   CRACOLICI. Il Presidente Crocetta è del PD.

   FORMICA. Ah, è del PD  non lo aveva capito nessuno in questa Aula
  Me  lo affermi tu, ed io a te ti credo. Io avevo la sensazione  che
  in questa Aula, e fuori di questa Aula pure, nessuno pensava che il
  presidente  Crocetta fosse del PD, ma non perché ha creato  un  suo
  movimento,  non  è che noi l'abbiamo sempre con il PD,  Presidente,
  non ci ha fatto mai nulla il PD.
   Però  l'intervento  dell'onorevole Cracolici è  stato  intrigante,
  lasciatemelo  dire,  e assieme all'onorevole Leanza,  certamente  è
  diventato un bravo sondaggista.
   L'onorevole Cracolici, assieme all'onorevole Leanza, all'onorevole
  Malafarina,  all'onorevole Cappello, a tanti altri  deputati,  sono
  diventati  dei  bravi  sondaggisti perché  tutti,  indistintamente,
  hanno  fatto nascere, hanno fatto cominciare questa bella  idea  di
  abolire  le  province  perché bisogna dare retta  al  popolo,  come
  diceva l'onorevole Cordaro.
   Ma  un  legislatore non deve dare retta al popolo,  perché  se  dà
  retta al popolo spesso si vanno a fare dei papocchi.
   Ma poi c'è un'altra considerazione, onorevole Cordaro, e arriviamo
  ad Holden, al  quinto potere .
   Holden  degli anni '70, c'è stato quel film bellissimo.  Che  cosa
  era  se  non  costruire  un'opinione  pubblica  a  sua  immagine  e
  somiglianza,  per  poi  dire,  dopo  averla  costruita,  orientata,
  edificata,   plasmata,  messa  su,  addomesticata,   è   l'opinione
  pubblica, è la gente che vuole che aboliamo le province.
   O  sono sondaggisti, ed è un altro mestiere, perché avranno  fatto
  dei  sondaggi  che  dimostrano che il popolo  non  vuole  posti  di
  lavoro,  il  popolo  non vuole stare meglio, il  popolo  non  vuole
  efficienza, il popolo non vuole le province.
   Sono dei sondaggisti

                           (brusio in Aula)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, fino adesso abbiamo resistito.
  Onorevole Formica, la invito a concludere.

   FORMICA  signor Presidente, lei non può consentire che mi si
  impedisca di parlare.

   PRESIDENTE. No, onorevole Formica, io sto consentendo a tutti di
  intervenire.

   MUSUMECI . Se questo è il vento della democrazia, stiamo messi
  bene

   PRESIDENTE. E' un invito a concludere.

   FORMICA.  Concludo, signor Presidente, ma le faccio  presente  che
  l'onorevole  Leanza ha parlato più di me. Lo dico per farlo  notare
  all'intrigante  Cracolici  che ha fatto un  intero  intervento  per
  demolire  la  Regione,  dicendo che la  Regione  è  la  casa  degli
  sprechi,  che  la  Regione  -  e  possiamo  prendere  il  resoconto
  stenografico - è la causa di tutti i mali, che la Regione è  quella
  che  ci  sta affossando, che la Regione è insostenibile. Ma bisogna
  abolire  le province? O meglio forse no, bisogna abolire l'elezione
  diretta e democratica degli organi delle province.
   Cracolici  è  intrigante, è molto interessante  quello  che  dice,
  perché  vedete, onorevole Cracolici e onorevole Cappello, se  è  il
  popolo che deve influenzare come dite, da sondaggista, deve guidare
  i  parlamentari, allora avete ragione. Ma voi perché siete  qua  se
  c'è  quella  bella  rete che potrebbe dire ad  un  bel  Commissario
  regionale ciò che bisogna fare? C'è quella bella rete condivisa, di
  condivisione, che senso ha che voi siete qua?
   E  sulla  elezione  di  secondo grado,  caro  onorevole  Cappello,
  ovviamente  lei  capisce che sarebbe veramente poco  democratico  e
  raccapricciante  se,  per esempio, anziché  i  cittadini  siciliani
  avessero  potuto  scegliere,  con il loro  voto  di  mandarvi  qui,
  giustamente,  a  rappresentarli, tutti i  cittadini  che  vi  hanno
  votato,  fossero  stati, per esempio, con una elezione  di  secondo
  livello,  i  nominati del parlamento nazionale che si riunivano  in
  una  bella  stanzetta e decidevano chi doveva andare a  guidare  la
  Regione Sicilia.
   E' una concezione molto strana della democrazia.
   Per  concludere, signor Presidente, credo di avere esaurito  tutti
  gli  appunti che avevo preso ed avevo già detto che della legge non
  avrei  parlato,  avendolo fatto abbondantemente ieri,  ma  avendolo
  fatto, ancora molto meglio di me oggi, i miei colleghi e credo  che
  il Commissario dello Stato avrà più di un argomento a disposizione,
  per  almeno  eliminare parte di questa legge, laddove  instaura  un
  vulnus di democrazia che è insopportabile ed inaccettabile.
   Infine, signor Presidente

   PRESIDENTE.  Onorevole  Formica,  dica  solo  se  il  suo  voto  è
  contrario  o  meno. Penso che sia contrario ed abbiamo  superato  i
  dieci minuti.

   FORMICA.  Signor  Presidente, la debbo stupire, perché  io  vorrei
  votare  ma, purtroppo non posso votare perché una recente  sentenza
  della  Corte  dei  Conti,  la n. 62/A  del  2013  mi  impedisce  di
  esprimere liberamente il mio voto.
   Se  non  c'è  il voto segreto, non potrò partecipare al  voto,  mi
  asterrò dal voto.

   PRESIDENTE.   Mi   sembra,  obiettivamente,   una   forzatura   il
  ragionamento   che  lei  ha  espresso.  Da  un   punto   di   vista
  regolamentare  e statutario non credo ci sia nessun problema  né  è
  stata  mai  messa in discussione la libertà del parlamentare  o  la
  responsabilità del parlamentare sul voto d'Aula.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cancelleri. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Presidente dell'Assemblea, Presidente della  Regione,
  Assessori,   onorevoli  colleghi,  l'articolo  15   dello   Statuto
  siciliano,  comma  secondo,  recita che  l'ordinamento  degli  enti
  locali  si basa, nella Regione stessa, su comuni e liberi  consorzi
  comunali .
     Questa riforma  ce la sta chiedendo lo Statuto regionale, ce  la
  sta  chiedendo  quella norma che, i padri fondatori  della  Regione
  siciliana, si sono voluti dare come Carta costituzionale  e  che  è
  stata inserita nella Carta costituzionale della nostra Nazione.
   Il  nostro  Statuto regionale è l'unico ad essere  stato  inserito
  all'interno  della Costituzione italiana  e questo costituisce  già
  il punto di partenza, dal quale dobbiamo cominciare ad applicare un
  ragionamento nuovo.
   Non  è  possibile continuare a pensare, in una Europa  in  cui  la
  Germania  ha  tre  livelli: città, regioni e parlamento  nazionale,
  dove  i  più grandi Paesi europei hanno tre livelli amministrativi,
  dove   i  più  piccoli  ne  hanno  addirittura  due  e  noi  stiamo
  continuando,  invece,  ad  avere  in  Italia,  le  province,   enti
  intermedi  che si interfacciano fra i comuni e le regioni,  ma  che
  spesso  e  volentieri, neanche chi ci lavora all'interno,  sa  bene
  quali funzioni abbiano.
   I  cittadini  stanno chiedendo, ormai da tempo, a gran  voce,  che
  vengano  eliminate, che vengano abolite semplicemente per il  fatto
  che  ne  percepiscono  lo spreco di denaro e semplicemente  per  il
  fatto  che  vogliono, invece, qualcosa di più dinamico,  che  abbia
  finalmente nei comuni e nella Regione un'interfaccia pratica a  cui
  potersi  rivolgere per riuscire a risolvere i problemi  riguardanti
  la  viabilità, i rifiuti, la gestione idrica e tutto quello che, in
  questi  anni, i carrozzoni, chiamati enti provinciali regionali,  e
  tutte le partecipate ad esse collegate, hanno portato avanti.
   La Svezia ha abolito le province nel 1634.
   Noi,  come sempre, siamo un po' indietro con il civismo, anche  se
  370  anni  mi  sembrano un po' troppi, per cui dovremmo  accelerare
  questa riforma.
   Su  questo  disegno  di  legge, oggi  in  Aula  ho  sentito  varie
  posizioni,  noi  del Movimento Cinque Stelle spesso siamo  additati
  come coloro che fanno demagogia, populismo.
   Oggi  si  è  parlato  della  proliferazione  dei  liberi  consorzi
  comunali, del moltiplicarsi dei centri di potere.
   Questo  disegno di legge non dice quali saranno i consorzi, quanti
  saranno i consorzi, come verranno suddivise le competenze,  chi  li
  guiderà, se chi li guiderà sarà pagato, non dice nulla.
   Dice  semplicemente che vengano declassati ad organismi di secondo
  livello e che le elezioni non si faranno più.
   Questo,  attenzione,  non  è un passaggio  antidemocratico  perché
  stiamo finalmente andando nella direzione che i cittadini ed  anche
  il ragionamento politico nazionale, ormai maturo, sta andando verso
  l'eliminazione  di  una  casta  politica  che  costa  ai  cittadini
  svariati milioni di euro all'anno.
   E' questa la verità
   Ed  allora dobbiamo essere onesti con noi stessi quando da  questo
  scranno  diciamo di non volerle abolite perché dobbiamo migliorarne
  le funzioni.
   Sarebbe più corretto, forse, salire qui e dire che non le vogliamo
  abolite   perché  ai  nostri  consiglieri  provinciali,   collegati
  direttamente, non possiamo dire che stiamo facendo qualcosa  contro
  di loro.
   Questa  riforma,  così  come la andiamo  a  votare  stasera,  dice
  soltanto  che  non  si vogliono più le elezioni  e  che  andiamo  a
  risparmiare sul costo del turno elettorale che non si  farà  più  e
  che  risparmieremo sul costo della sussistenza della casta politica
  provinciale.
   Chi  vince?  Vincono  i  cittadini. Chi  perde?  Perde  chi  della
  politica,  della casta provinciale, invece, in questi  anni  ne  ha
  fatto il proprio lavoro.
   Noi  raccogliamo l'invito che le è stato rivolto, caro  Presidente
  Crocetta, da parte dei colleghi, di cominciare a puntare adesso  il
  dito  sulle riforme economiche della Sicilia perché troppe sono  le
  manifestazioni fuori da questi Palazzi, troppo ormai sono i momenti
  di  tensione,  si è verificato anche qualche scontro,  forse  è  il
  momento di mettere nel cassetto riforme come quelle elettorali  per
  le   prossime   comunali   e,   invece,   cominciare   a   pensare,
  evidentemente,  a qualcosa che sia di più concreto per  valorizzare
  l'agricoltura, la piccola e media impresa che è l'ossatura  al  90%
  della nostra economia regionale.
   Concludo  questo  intervento con l'ausilio  di  un'apparecchiatura
  elettronica  perché volevo leggervi questo stralcio del  programma:
  abolizione   delle   province  tramite   modifica   costituzionale;
  chiaramente  voi direte:  sta leggendo il programma  del  Movimento
  Cinque  Stelle ,  no, non sto leggendo il programma  del  Movimento
  Cinque  Stelle, sto leggendo, invece, il programma che è  un  patto
  del candidato, sottoscritto da chi si è candidato e che, scorrendo,
  porta  anche la firma di Silvio Berlusconi,  ed è il programma  del
  PDL a livello nazionale.
   Io capisco che si possano generare confusioni, che magari l'ora  è
  tarda, però, invito i colleghi del centrodestra la prossima volta -
  e  qui  ce  n'è  qualcuno  -  che  si  candideranno  alla  elezioni
  nazionali, a leggere il programma della lista nella quale  si  sono
  candidati   perché   evidentemente  non   lo   avevano   letto   ed
  evidentemente,  visto che ne abbiamo anche uno  eletto  al  Senato,
  probabilmente  sarà  chiamato  a  votare  per  l'abolizione   delle
  province.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi.  Ne  ha
  facoltà.

   GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli colleghi, quando l'esercizio della democrazia, ovunque si
  svolge  anche  con  fatica, certamente deve  essere  ascritto  alle
  pagine positive della storia parlamentare di questa regione.
   Tuttavia,  siccome è giusto che a quest'ora sia breve,  andrò  per
  sintesi e dirò tre cose precise: la prima attiene esattamente  alle
  prerogative  di questo Parlamento e mi stupisce molto,  se  non  mi
  amareggia,  questo  autonomismo e questa specialità  rivendicata  e
  urlata del nostro Statuto che poi si diluisce, troppo spesso questa
  sera,  negli interventi di tanti colleghi parlamentari che mi hanno
  preceduto.
   Onorevole  Presidente, io lancio un allarme:  questa  sera  troppe
  volte  si è tentato di portare il dibattito fuori e oltre la seduta
  di  questo  Parlamento.  Avevamo consapevolezza  che  le  battaglie
  democratiche si svolgessero in Parlamento e, alla fine, secondo  le
  regole  della democrazia c'è chi vince, c'è chi perde e,  comunque,
  un   Parlamento  esita  un  testo,  il  testo  legislativo  che   è
  esattamente   l'espressione  delle  prerogative  che   lo   Statuto
  attribuisce  alla Regione siciliana e al Parlamento  della  Regione
  siciliana e che diventa, appunto, legge della Regione.
   Questo,  a  quanto pare, dal dibattito dei questa sera non  è  più
  sufficiente  e,  quindi,  quando qualche collega  ritiene  di  aver
  perduto una battaglia democratica, in questo Parlamento secondo  le
  regole  costituzionali che regolano questo Parlamento, la battaglia
  continua  fuori  e s'invocano, dal punto di vista  istituzionale  e
  costituzionale - io credo - in maniera sacrilega, soggetti  esterni
  a  quest'Aula nella quale sola si esercita la sovranità del  popolo
  siciliano.
   Questo, Presidente, credo che costituisca prima un vulnus,  adesso
  può   costituire  davvero  un  modo  di  esercitare   le   funzioni
  parlamentari che io non condivido, che certamente non sono coerenti
  con quello che è il dettato dello Statuto e il dettato della nostra
  Costituzione e, quindi, credo che questo Parlamento debba  cambiare
  speditamente tono e speditamente marcia.
   La  seconda  è  la riforma: non mi attarderò a parlare  di  questa
  riforma  né rivendicherò primogeniture per il mio partito,  per  il
  mio gruppo parlamentare.
   E'  stato detto da altri e li ringrazio: il Partito Democratico ha
  condotto  la  battaglia per l'abolizione delle  Province  regionali
  nella  XV  legislatura. Nella scorsa legislatura abbiamo  perso  la
  battaglia e ce ne siamo fatti una ragione.
   Oggi  era  giusto, siccome è contenuto anche nel nostro programma,
  stiamo   conducendo  la  battaglia  per  una  riforma   complessiva
  dell'ordinamento,  Assessore per le autonomie, ne  abbiamo  parlato
  nell'intervento  di qualche giorno fa, per cui  questo  è  soltanto
  l'inizio,  il primo step di una riforma del sistema delle autonomie
  locali  di  cui  questa Regione ha assoluta necessità,  perché  una
  riforma  di  questo  tipo  non  può  essere  liquidata  in  maniera
  semplicistica  e  anche triste - voglio dire -  bollandola  con  un
  eccezione di incostituzionalità più o meno costruita. Cercando  una
  sentenza si trova sempre da qualche parte, una sentenza che  ci  dà
  ragione in un ordinamento complesso e articolato come il nostro.
   Invece,  questo  è  il  primo step di  una  riforma  fatta  contro
  nessuno.  Noi  non  vogliamo eliminare ciò  che  è  mostruoso,  noi
  riteniamo   esattamente  come  abbiamo  cominciato   nella   scorsa
  legislatura,  riducendo  il  numero  dei  parlamentari  di   questo
  Parlamento,  infatti  la XVII legislatura vedrà  soltanto  settanta
  parlamentari  presenti  in quest'Aula e non più  novanta.  Vogliamo
  continuare  quella  battaglia che rende più ordinato  l'ordinamento
  regionale  nel  suo  complesso  e  siccome  riteniamo  che   questo
  Parlamento   ha   la   capacità  per  poter  essere   anche   primo
  nell'attività  e  nella forza riformatrice, primo  nel  Paese,  noi
  continueremo per l'intera legislatura questa battaglia  insieme  al
  Presidente  della  Regione  Crocetta  che  questa  battaglia  si  è
  intestato e porta avanti.
   Quindi,  non  la mera soppressione delle Province o il  dibattito,
  anche  stucchevole, sull'articolo 15, su tutto  quello  che  ognuno
  cerca  di portare e di trasformare secondo quello che è il  proprio
  convincimento  a  torto  o  a  ragione  ma,  comunque,  il  proprio
  convincimento politico.
   Le  regole sono regole e le regole stanno scritte lì in una lingua
  meravigliosa che è la nostra e nessuno le può stravolgere a proprio
  uso  e  consumo, per cui noi continueremo la battaglia dicendo  che
  questa  riforma,  la  riforma  delle Province  che  è  una  riforma
  importante, è una riforma che nessuno può sminuire, questa riforma,
  Presidente,  rappresenta - credo - il punto  di  svolta  di  questa
  legislatura.
   Fare  o  non fare questa riforma credo che rappresenterà molto  di
  più della valenza in sé della riforma. Fare o non fare questa legge
  significherà  rendere  concreto o meno  la  insopprimibile,  credo,
  volontà  del popolo siciliano di esprimersi attraverso la sovranità
  di  questo Parlamento nella direzione della soppressione  di  tutto
  ciò  che  è inutile, che è ridondante, che non appartiene a  quello
  che  è - come dire - il comune sentire di questo popolo e di questa
  Regione,  dicevo nell'intervento di qualche giorno fa,  Presidente,
  per  provare  a  colmare  ognuno con la sua proposta  questo  iato,
  questa frattura troppo grande che c'è anche fra questo Parlamento e
  il  comune sentire fuori da questo Parlamento e noi siamo disposti,
  nella  riforma  che dovrà completare la legge,  che  mi  auguro  il
  Parlamento  vorrà  votare  tra qualche minuto  -  lo  dicevo  e  lo
  ribadisco  -  siamo disposti senza alcuna arroganza  intellettuale,
  come   ci  è  consueto,  ad  ascoltare  chiunque,  a  tener   conto
  dell'opinione  di  chiunque  ma,  come  abbiamo  fatto  per  questa
  riforma, assumendo iniziative, e di questo sono grato ai Capigruppo
  Leanza  e  Malafarina e sono grato - consentitemi - ai parlamentari
  del  Gruppo  del partito democratico che hanno avuto  la  pazienza,
  qualche  volta, di assecondare in maniera, magari, poco democratica
  persino il Capogruppo che aveva la necessità., comunque, di  andare
  avanti su una riforma che è stata scritta e sono grato - e ci tengo
  a  ribadirlo  -  alla sensibilità, alla puntualità e  alla  qualità
  degli  uffici  di questa Assemblea, Presidente, che,  come  sempre,
  danno  il  loro contributo alla scrittura di norme importanti  come
  credo sia questa.
   Io  credo  che  sia  legittimo essere innovatori  o  conservatori,
  progressisti o conservatori, è assolutamente nella fisiologia delle
  democrazie  ma,  credo,  Presidente, che  essere  conservatori  per
  rimanere  alla custodia, a custodire il bidone vuoto che il  popolo
  non  comprende  più  e, anzi, ogni giorno fuori monta  la  rivolta,
  credo che non sia più contestualizzato rispetto ai tempi.
   L'azione  politica va contestualizzata ai tempi che  si  vivono  e
  questo  Parlamento  ha  il  dovere di contestualizzare  la  propria
  iniziativa  parlamentare a ciò che la sensibilità comune  fuori  ci
  richiede.
   Concludo  con  una  nota  assolutamente positiva,  come  positivo,
  credo, sia stato almeno lo spirito del mio intervento, non so se ci
  sono  riuscito o meno, non sono entrato nel merito della  legge  ma
  altri,  prima  di  me, hanno detto il senso del perché  sono  state
  scritte alcune cose in questa legge.
   Sarebbe  stato  -  questo sì - un vulnus  grave  e  un  precedente
  pericolosissimo che una maggioranza, qualunque essa sia, di  questo
  Parlamento  possa, senza alcuna ragione e senza  una  vera  riforma
  scritta,  rinviare le elezioni, sottraendo davvero  le  prerogative
  democratiche al popolo e al corpo elettorale siciliano.
   Questa è, invece, una riforma vera, Presidente, lo sappiamo  bene,
  lei si è battuto insieme a noi perché questo accadesse, una riforma
  vera  che  dà  le  ragioni per cui si rinviano le elezioni  in  una
  tornata elettorale come quella del prossimo maggio.
   Concludo con una nota positiva: io sono molto affezionato a quella
  che  considero, probabilmente, la più bella fiaba moderna che è  la
  Storia  di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.  E'
  una  splendida  fiaba  moderna  che  si  conclude  in  una  maniera
  apparentemente  tragica  che è la morte di questa  gabbianella  che
  consegna ad un gatto l'uovo da cui nasce la piccola gabbianella.  E
  il  gatto aveva la responsabilità - e gatto che, notoriamente,  non
  sa volare, di insegnare a volare a questa benedetta gabbianella. E'
  triste e, quindi, va detto. Il gatto ci ha provato, Presidente, poi
  la  gabbianella  doveva volare davvero. Non basta  dirle  le  cose,
  bisogna  farle  e,  allora, l'ha portata sul cornicione  di  questa
  chiesa della cattedrale di San Michele, mentre piovigginava,  e  la
  gabbianella, pur sapendo volare, aveva tutto teoricamente imparato,
  onorevole Ioppolo, aveva imparato tutto, non riusciva a spiccare il
  volo.
   Ad un certo punto il gatto ha capito qual era il problema, ha dato
  una  spinta, mancava il coraggio di volare. E allora, io credo  che
  in  questo  Parlamento tutti e 90 i parlamentari abbiano  capacità,
  spessore,  valenza per poter davvero far volare le aspettative  del
  popolo  siciliano,  e  le  aspettative del  popolo  siciliano  sono
  quelle,  Presidente Crocetta, di andare verso  quella  che  lei  ha
  definito  rivoluzione .
   Andiamo  verso  questa rivoluzione e proviamo a far partire  dalla
  Sicilia un messaggio di novità, un messaggio di innovazione  perché
  la Sicilia ne ha la forza, ne ha le capacità.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Forzese  è  in  congedo  per
  oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


   PRESIDENTE. Penso che il Governo voglia replicare, intervenire più
  che replicare. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati, capisco l'ora, però, io do molta importanza alla  parola,
  di  cui  sicuramente non voglio abusare, nei tempi,  però,  qualche
  cosa ritengo di avere il dovere, persino, di dirla.
   Sicuramente nel mio intervento non replicherò a chi, debbo dire in
  modo  non molto istituzionale, abbia fatto riferimento a narcisismi
  personali  o  a  chi,  in modo anche addirittura  più  sottile,  fa
  riferimento,  con  una  oratoria pompeiana,  a  questi  quadri  che
  guardano dove si nascondono esseri orribili perchè, proprio  perché
  siamo   narcisisti,  siamo  convinti  pure  di  essere   belli   e,
  sicuramente,   chi   guarda   questi  quadri   orribili   non   può
  autorivendicare   conseguentemente  le  teorie   nietzschiane   sul
  superuomo  perché,  in  genere, i leader  vengono  riconosciuti  e,
  quindi,  quando  perdono le elezioni dovrebbero  essere  molto  più
  attenti  al  rispetto  dei  loro  avversari  che  perdono,  perchè,
  guardate,  grazie  a  Dio, qualche strumento culturale  per  sapere
  leggere  dietro le parole ce l'abbiamo. Quindi, non  è  sicuramente
  con  questo spirito bieco di vendetta che io mi rivolgerò a  questa
  Aula, che merita rispetto.
   Però, guardate,  rispetto' è qualcosa di vero, di reale e qualcuno
  non  pensi, con abusate parole che non tutti cogliamo, ciò  che  si
  nasconde  dietro  alcuni linguaggi perché io,  ripeto,  che  questi
  dovrebbero essere persino sottratti al linguaggio della politica.
   Potremmo avere tante belle occasioni, se qualcuno preferisce poter
  avere,  di  insultare, di farlo, io non farò mai  parte  di  questo
  gioco  e  non  entrerò  mai  in questi  meccanismi  perché  non  mi
  appartengono e perché penso di avere una cultura che  è  basata  su
  altre basi.
   Andiamo alla sostanza delle questioni. La sostanza delle questioni
  è  questa:  io mi sono visto i compiti delle province.  Si  debbano
  occupare: di scuola, di strade, di pagare la luce degli edifici che
  occupano,  di  dare qualche contributo turistico per qualche  festa
  paesana,   intervenire  nei  servizi  sociali,  laddove  le   leggi
  regionali   hanno  fatto  i  distretti  socio-sanitari,   eccetera,
  dovrebbero  occuparsi di rifiuti su base provinciale,  quando  sono
  stati costituiti gli Ato, le Srr.
   Cioè,  praticamente, se andiamo a vedere, alla fine, si tratta  di
  mantenere le scuole, pareri sull'ambiente, pareri a volte splendidi
  sull'ambiente,   con  i  comuni  che,  magari,   pensano   che   un
  insediamento non debba avvenire ed invece la provincia pensa di sì,
  tanto  la  provincia non è il luogo di raccordo fra  le  democrazie
  comunali.
   Il nostro Statuto ha, invece, ipotizzato una Regione completamente
  diversa rispetto a quella delle province, cioè ha rifiutato  l'idea
  dello Stato che era venuto dall'Unità d'Italia, e mi meraviglia che
  gli autonomisti non colgano neppure una vicenda storica e culturale
  che   ha   diviso   per   anni  questa  Regione,   rispetto   anche
  all'impostazione nazionale basata sui prefetti, sulle province,  un
  meccanismo che, sostanzialmente, è autoritario, perché non è che le
  province  sono  espressione  della  democrazia,  sono  elementi  di
  sovrapposizione intermedia rispetto all'esercizio della  democrazia
  che  il  nostro  Legislatore costituente - in questo caso,  diciamo
  l'Assemblea regionale siciliana - ha inteso affidare ai comuni e lo
  prevede;  io  ho  sentito gli interventi di  Gucciardi,  quello  di
  Cancellieri,  altri  interventi che si  sono  succeduti  che  hanno
  precisato molto bene questo.
   Quindi,  noi  non stiamo facendo nulla che non sia una conseguenza
  naturale  del  nostro  Statuto.  E  ve  lo  dico  anche  con  molta
  sincerità,  che trovo persino anomalo che qui dentro  continuamente
  si  faccia  riferimento al Commissario dello Stato. Una autocensura
  di   un  organismo  che  dovrebbe  rappresentare  l'autonomia   dei
  Siciliani  e l'orgoglio di essere Siciliani svenduto a  coloro  che
  non hanno nessun diritto di controllare, persino, secondo il nostro
  Statuto, le leggi che vengono fatte da quest'Assemblea.
   Così  è  andata e, sicuramente, io stasera non voglio parlare  del
  separatismo, né voglio parlare il  linguaggio dell'indipendentismo,
  ma quello dell'autonomia concessa dallo Stato sì.
     Ed ho trovato persino insolito che ci si recasse dal Commissario
  dello  Stato preventivamente in quanto parlamentari e nella qualità
  di parlamentare per chiedere un parere.
   Avrei  trovato molto più logico che lo facessero gli uffici  della
  Regione   e  dell'Assemblea  regionale  siciliana,  dove  burocrati
  parlano  con  burocrati. Ma la dignità del Parlamento,  l'autonomia
  del  Parlamento, dell'Assemblea regionale siciliana e della Regione
  siciliana io non vorrei che venisse messa in discussione  anche  da
  noi che abbiamo il diritto ed il dovere di difenderla .
   Quindi,  qui  non  parliamo di questioni secondarie,  parliamo  di
  questioni  se  noi aderiamo a questo giuramento che è  di  adesione
  allo  Statuto  oppure  no.  Ed  in questo  Statuto  c'è  la  nostra
  autonomia,  c'è l'autonomia di legiferare, la Corte dei  Conti  non
  c'entra  niente  perché il  riferimento a quella  sentenza  non  si
  riferisce ad una commissione nell'esercizio delle proprie funzioni,
  penso si trattasse di un parere consultivo.
   Questo non significa affatto in alcuni momenti, non so come sia la
  vicenda,  ma  in  ogni  caso  nessun organismo  può  giudicare  una
  decisione  presa dal Parlamento e, se questo dovesse  avvenire,  io
  credo che novanta deputati, il Presidente di questa Assemblea ed il
  Presidente   della   Regione   dovrebbero   contestare   l'illecita
  intrusione.
   Invece,  qui  io  ho  persino l'appello, la sollecitazione  perché
  avvenisse  questa  intrusione nel momento in cui non  si  condivide
  politicamente una scelta.
   E  mi  si  spieghi perché. Perché, quale tragedia  umana,  sociale
  avviene  con  l'abolizione  delle province?  Io  l'ho  sentita  una
  tragedia   umana.  Mi  ha  telefonato  una  mio  amico   carissimo,
  consigliere provinciale a Caltanissetta, che mi ha detto:  Esco per
  una  delle  ultime volte da questo bellissimo palazzo, so  che  non
  c'entrerò mai più .
   Ma  questa dovrebbe essere la nostra preoccupazione oppure di  chi
  pensa che, in qualche modo, si dovrà candidare ad una presidenza di
  provincia la prossima volta, oppure che abbiamo una classe politica
  che,  se improvvisamente perde il posto di consigliere provinciale,
  poverino, non sa che fare nella vita.
   Forse  abbiamo dato un significato troppo diverso alla visione  ed
  al  fatto di fare politica, che non dovrebbe essere lo scopo finale
  della  nostra  vita e della nostra esistenza ma uno  strumento  che
  mettiamo al servizio degli altri.
   E  se  noi  ci  rendiamo conto che queste province non  servono  a
  nulla,  salvo che a garantire la creazione di altre piccole  caste,
  per  compiti  che possono essere assolti neanche dai  consorzi  dei
  comuni,   ma   dai  singoli  comuni  e  alcuni  organismi   tecnici
  provinciali  Perché che ci vuole per fare le strade provinciali  Ci
  vuole che vengono eletti dal popolo coloro che dovranno decidere la
  manutenzione delle scuole o la manutenzione delle strade.
   E  perché  allora se tutto questo è democratico non  eleggiamo  le
  assemblee,  i  consigli  di amministrazione  delle  partecipate,  i
  consigli di amministrazione degli ATO. Perché se estendiamo  questo
  concetto  ad un ente non previsto dal nostro Statuto, semmai  è  un
  abuso  Non una violazione della Costituzione
   Noi  abbiamo tenuto artificiosamente in piedi ciò che non  esiste,
  ciò  che è stato persino abolito con legge ordinaria, oltre che con
  legge statutaria, ed infatti si chiamano province regionali.
   Ed  il  Governo  italiano non può legiferare sulle province  della
  Regione  siciliana,  non ne può istituire e  non  ne  può  abolire,
  quindi  non  si  invochino  conflitti di costituzionalità  che  non
  esistono  ed  interventi che sarebbero solo politici  ed  offensivi
  dell'autonomia di questo Parlamento, perché  a volte  si  pensa  di
  fare  danno  agli  avversari  ma poi  si  finisce  per  fare  danno
  all'autonomia di tutti.
   E  quindi  non è questo il terreno del confronto politico,  non  è
  questo   il  terreno  istituzionale,  con  questa  legge   non   si
  disciplinano  i consorzi dei comuni, me l'avete chiesto  voi  nella
  riunione di gruppo di rinunciare agli articoli della legge  che  io
  avrei voluto che si esaminassero in Aula.
   Però, se su tre articoli abbiamo avuto centinaia di emendamenti ed
  ore  di discussione, figurarsi cosa doveva avvenire sul disegno  di
  legge   complessivo.  Quindi,  il  senso  del  pragmatismo  e   del
   politicamente corretto  mi ha indotto ad accettare le  indicazioni
  che  venivano  da  tutti i Gruppi ed a fare una  mediazione.  Anche
  altri  Gruppi  parlamentari, come il Movimento  5  Stelle  e  tanti
  altri,  avevano  presentato  progetti di  legge,  e  persino  nelle
  precedenti  legislature ci sono stati Gruppi che  hanno  presentato
  disegni di legge su questo.
   Ora, il problema è che qui stasera si è cominciato a dire che  non
  si  aboliscono  i  costi della Regione, che nella Regione  ci  sono
  grandi parassitismi.
   Bene, cominciamo ad autoridurci gli stipendi.

                    (Applausi dal centro dell'Aula)

   Cominciamo  ad  abolire  i  costi  della  Regione,  cominciamo  ad
  equiparare  gli  stipendi  dei burocrati  dell'Assemblea  regionale
  siciliana  a quelli della Regione. Applichiamo il 20% di  riduzione
  per  i dirigenti della Regione, che è stato giudicato legittimo dai
  magistrati,  anche  ai dipendenti dell'Assemblea.  Oppure  esistono
  forse  due  Regioni? Allora c'è la Regione che è  disciplinata  dal
  Governo e quella che dovrebbe essere disciplinata dal Parlamento?
   Quindi, il richiamo alla riduzione, alla riduzione dei costi lo si
  faccia  con attenzione, anche perché questo Governo è stato  eletto
  il  18 novembre quindi avrebbe 100 giorni, perché consideriamo  che
  febbraio  di   giorni ne ha 28, e nel centesimo giorno  sicuramente
  nessuno  che abbia un minimo di onestà intellettuale può continuare
  a dire che non abbiamo abolito i costi della politica.
   Abbiamo  abolito un mare di cose: ridotto i costi  dei  dirigenti,
  abbiamo  cominciato a far lavorare la gente, abbiamo cominciato  ad
  avviare processi importanti.
   Ci sono pacchetti presentati alla Commissione Affari istituzionali
  che  riducono  improvvisamente i costi per quindici partecipate  di
  consigli  di  amministrazione,  tre per  ogni  partecipata,  quindi
  quarantacinque,  di tre sindaci revisori per ciascuna  partecipata,
  quindi quarantacinque, dei direttori generali, uno per partecipati,
  quindi  quindici,  per un totale di centocinque con  una  media  di
  cento mila euro l'anno al meno.
   E  questi  provvedimenti  sono lì che vi aspettano,  aspettano  di
  essere esaminati da questo Parlamento.
   Ci  sono  pacchetti  di  legge che decidono se  finalmente  alcune
  categorie  possono  lavorare soltanto nell'Ente  ESA,  dove  devono
  stare per forza per leggi della Regione siciliana, sicuramente  non
  fatte  da questo Governo, oppure possono andare a lavorare altrove,
  svuotando  finalmente questi enti. Mentre i Via Vas  sono  bloccati
  perché non c'è il personale adatto.
   Allora  cominciate a farle queste leggi, con rapidità, come  si  è
  fatta  con rapidità questa legge, nonostante i tentativi in qualche
  modo di insabbiarla.
   Guardate, quello che si fa oggi è storico, non perché noi vogliamo
  dare valenza storica all'elemento dell'eliminazione delle Province,
  ma  perché è storico che c'è un Parlamento che trova il coraggio di
  dire  a  quei tanti amici Consiglieri provinciali che si vorrebbero
  ricandidare  di dire che noi non abbiamo niente contro le  Province
  in    sé,    ma   vogliamo   semplicemente   organizzare    meglio,
  sburocratizzare  il  lavoro della Regione, semplificare  il  lavoro
  della Regione, dare più ruolo ai Comuni.
   Con  questo disegno di legge Catania, Palermo e Messina si salvano
  dal  default  perché  si  permette loro la  costituzione  di  Città
  metropolitane,  e  come  saranno definite  lo  vedremo  insieme.  E
  sganciamo  i  Comuni piccoli dalla logica delle  grandi  metropoli,
  liberando  le metropoli da questi problemi e le piccole città  e  i
  piccoli comuni da politiche che non li possono riguardare.
   A  Castelbuono  la differenziata si fa con l'asinello.  Se  lo  si
  facesse  a  Palermo non farebbe nessuna spending review e creerebbe
  ilarità. A Castelbuono si sono ridotti i costi per la raccolta  dei
  rifiuti  e si è aumentata la differenziata ma le tariffe  non  sono
  diminuite   perché  vengono  stabilite  solo  quelle  che   costano
  nell'ambito.
   Altro  che  moltiplicazione degli enti,  noi  prevediamo  comunità
  montane,  distretti  turistici, consorzi vari per  qualsiasi  cosa,
  unione di comuni per qualsiasi cosa, ATO, SRR, ecc.
   I  Consorzi  potranno  permettere di  assorbire  queste  ed  altre
  funzioni  che  i  Comuni  si  sono dati,  liberando  le  competenze
  istituzionali e attribuendole ai Comuni.
   Quindi  è  una  cosa razionale che da più potere  ai  Comuni,  non
  cancella  l'identità delle Province. Io capisco che  Ragusa,  Enna,
  Trapani, Siracusa, le varie Province ci tengono ad avere l'identità
  del  capoluogo  e  nel  disegno di legge del  Governo,  che  non  è
  comunque  in  discussione,  il  Comune  capoluogo  diventa   Comune
  capofila automaticamente.
   Non  è  vero che si possono costituire trenta consorzi,  perché  i
  consorzi  debbono avere continuità territoriali che non si  possono
  ridurre.   Per   esempio,   la  provincia   di   Caltanissetta   ha
  duecentocinquanta mila abitanti - non mi sembra che il Governo stia
  abusando  del  tempo, considerati i tempi degli altri interventi  e
  considerato  che  è  un  solo intervento  -  ed  un  consorzio  per
  costituirsi  ne  deve  avere 150 mila  nel  disegno  di  legge  del
  Governo, ciò significa che non possono aggregarsi tutti i comuni di
  quella realtà, perché il consorzio esistente non può avere meno  di
  150  mila,  quindi  non possono moltiplicarsi  all'infinito.  Nella
  migliore  delle  ipotesi se ne costituiranno  da  12  a  15  e  non
  osteranno  nulla,  perché le risorse verranno messe  insieme,  come
  sono  nei  consorzi,  dai  comuni che  avranno  la  possibilità  di
  gestirsi gli uffici tecnici in modo collegiale, i vigili urbani  in
  modo  collegiale, senza moltiplicare spese e senza inventarsi varie
  polizie provinciali.
   Oggi  il Ministro Gelmini diceva:  Se fossi in Sicilia voterei  il
  disegno di legge per l'abolizione delle province . Guardate,  si  è
  fatto  anche terrorismo su questo, si è abusato in qualche  momento
  nei  toni  e  nei linguaggi sottili che tentano alle  offese  delle
  persone, e non ho chiesto per senno di intervenire. Io che  capisco
  i   linguaggi,  ma  adesso  intervengo  nell'esercizio  della   mia
  funzione,  di  parlamentare e di Presidente della Regione,  sapendo
  con la responsabilità che mi compete, che è quella di governare  la
  Sicilia,  per  darle  un sogno: il sogno di  potere  cambiare.  Voi
  volete  continuare ad agire e a conservare una Sicilia che è quella
  dello   sciupa,  sciupa , quella che vuole  mantenere  le  cose  di
  sempre, noi vogliamo cambiare.

                              (Applausi)


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedo

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che l'onorevole Oddo è in
  congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto


   Presidenza del Presidente Ardizzone


     Seguito della discussione del disegno di legge numero 278/A

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  comunico  che  sono   pervenuti
  diversi ordini del giorno.
   Mi  rendo conto che per prassi parlamentare gli ordini del  giorno
  venivano  tutti  approvati poco prima della  votazione  finale  del
  disegno  di legge, ma in realtà, per il significato che ha l'ordine
  del  giorno, che dovrebbe indirizzare le votazioni successive, così
  come  prevede  l'articolo 126 del Regolamento, sono  votati  subito
  dopo   la  chiusura  della  discussione  generale.  Solo   in   via
  eccezionale possono essere presentati ordini del giorno successivi,
  e  voglio proprio attenermi rigidamente al Regolamento, per cui non
  me  ne  vogliate  se  chiedo  di ritirare  gli  ordini  del  giorno
  presentati,  ad  eccezione  di  due,  tra  i  quali  quello   della
  Commissione  Speciale, che ritengo ammissibile  per  come  è  stato
  formulato  e per il dibattito che c'è stato nell'Aula., ed  è  bene
  che si pronunci il Governo.

   PANEPINTO. Allora aboliamo la I Commissione.

   PRESIDENTE. Onorevole Panepinto, non viene assolutamente spogliato
  il  Parlamento  e  neanche la I Commissione.  L'ordine  del  giorno
  riguarda l'istituzione di una Commissione - non la chiamiamo  Alta'
  -  per l'istituzione dei liberi consorzi comunali. Impegna cioè  il
  Governo ad istituire una Commissione speciale per l'istituzione dei
  liberi consorzi nella Regione siciliana.
   Abbiamo   detto   in  Aula  che  ci  saranno  dei   problemi   per
  l'applicazione, che ci sono dei discorsi di carattere  finanziario.
  Venendo  incontro ad una esigenza espressa dai capigruppo,  non  ci
  trovo nulla di strano nell'istituire una Commissione della quale si
  farà carico il Governo.
   Non  credo  il Governo che venga spogliato di niente, è nelle  sue
  prerogative costituire la Commissione. Non possiamo improvvisare su
  questa  materia.  Chiedo pertanto al Governo se intende  accettarlo
  come raccomandazione.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,   considerato  che  già  esiste  la  Commissione   Affari
  istituzionali,  il Governo intende costituire non una  Commissione,
  ma un gruppo di lavoro, che è una cosa un po' diversa, allargato al
  pluralismo politico ed anche a professionisti vari.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Presidente della  Regione,  l'intendimento
  dell'ordine del giorno è proprio questo, di impegnare il Governo  a
  farsi  supportare da un gruppo di studiosi. Lei lo  chiama  gruppo,
  nell'intendimento  di presentatori si parlava di  Commissione.  Non
  cambia la sostanza e deve passare, comunque, da questa Aula.
   Si  passa  all'ordine del giorno che riguarda l'obbligo  formativo
  per   l'infanzia,   che  ritengo  ammissibile    perché   è   stato
  sottoscritto da tutti i Gruppi parlamentari.

   CRACOLICI. Che c'entra con questa legge?

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, c'è la firma di tutti  i  gruppi
  parlamentari,  compreso il suo; se lei non è d'accordo  e  non  c'è
  l'unanimità io non ammetto l'ordine del giorno..
   Ma  correttamente, siccome c'è la firma del suo  Capogruppo,  vado
  avanti. Il Governo intende accettarlo come raccomandazione?

   CROCETTA, Presidente della Regione. Signor Presidente, capisco che
  c'è  la  firma di tutti, e che ciò è una bella raccomandazione,  ma
  non esprimo un parere sulla pertinenza di questo ordine del giorno.
  Il Governo non ha problemi ad accettarlo come raccomandazione.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  io  voglio   ringraziare   il
  Parlamento  tutto, per essere pervenuto ad un dibattito civile,  ad
  un  dibattito autorevole, vorrei ringraziare il Governo perché  già
  nella Conferenza dei Capigruppo si è fatta sintesi e si è pervenuto
  ad una conclusione che ci ha portato a questa votazione d'Aula.
   E'  già  stato evidenziato come sono stati presentati  disegni  di
  legge  da  parte  di tutti i Gruppi parlamentari,  perché  tutti  i
  Gruppi  sentivano l'esigenza comunque di procedere ad  una  riforma
  del sistema delle province.
   Ringrazio, pertanto, il Parlamento, tutti i trentaquattro Deputati
  intervenuti, per il livello del dibattito svoltosi.
   Inoltre    questo    Parlamento    sarà    chiamato,    unitamente
  all'approvazione della legge di bilancio, ad approvare  il  proprio
  bilancio interno. Ci siamo detti che questa è una casa di  vetro  e
  sarà  una  casa  di  vetro  Il bilancio di questa  Assemblea  verrà
  approvato  dopo  un attento esame da parte di tutti i  Parlamentari
  perché non abbiamo nulla da nascondere.
   Vorrei precisare che già questo Parlamento - e di questo ringrazio
  interamente  il  Collegio  dei Questori e  tutto  il  Consiglio  di
  Presidenza, all'unanimità - ha proceduto a ridurre di un milione di
  euro,  con  l'accordo  sindacale, le somme spettanti  al  personale
  dell'Assemblea  perché  tutti noi ci  rendiamo  conto  che  bisogna
  creare empatia con i cittadini siciliani.
   Questo  già  è  stato fatto, ci fa piacere che il  Presidente  del
  Senato  -  al  quale vanno i nostri auguri così come al  Presidente
  della  Camera - la prima cosa che ha detto proprio ieri, è  che  si
  riduce  l'indennità del 30 per cento e che avvierà con i  sindacati
  l'interlocuzione per ridurre gli stipendi del personale del Senato,
  cosa che già questa Assemblea ha fatto.
   Proprio oggi, ho inviato una nota al Collegio dei Questori, perché
  non  possiamo  sfuggire dall'applicazione del  decreto  Monti'  che
  prevede la riduzione dell'indennità dei parlamentari e la riduzione
  del trasferimento ai Gruppi. E' un obbligo di legge al quale non ci
  vogliamo né ci possiamo sottrarre.
   Su  questo  chiediamo  la collaborazione di  tutto  il  Parlamento
  perché  siamo  convinti quale sia il ruolo che dobbiamo  esercitare
  fino in fondo.
   Onorevoli colleghi, procediamo adesso con la votazione finale  del
  disegno di legge.

   MUSUMECI. Chiedo che la votazione avvenga per appello nominale.

   PRESIDENTE. Onorevole Musumeci, la votazione si effettua  mediante
  sistema elettronico.

   MUSUMECI. Non sono molto aduso alle regole di votazione, ma chiedo
  che  emergesse dalla votazione il sì ed il no pronunziato  da  ogni
  parlamentare, se il Regolamento lo prevede.

   PRESIDENTE.  L'appello nominale, onorevole Musumeci,  si  effettua
  con  il  sistema elettronico. Apparirà nel tabellone  come  lei  ha
  votato.   Normalmente  le  votazioni  a  scrutinio  nominale   sono
  effettuate mediante procedimento elettronico con registrazione  dei
  votanti.
   Sul tabellone risulterà chi ha votato a favore o contro e peraltro
  verrà  data  copia  di tutti coloro che votano a favore  o  contro.
  Inoltre ci sono i giornalisti già pronti che saranno informati  dal
  sottoscritto,  anzi il tal senso invito gli Uffici di  procedere  a
  dare copia del verbale di votazione.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


     Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
                             numero 278/A
     «Norme transitorie per l'istituzione dei consorzi di comuni»

   PRESIDENTE.  Si passa quindi alla votazione finale del  disegno  di
  legge n. 278/A «Norme transitorie per l'istituzione dei consorzi  di
  comuni».
  Chiarisco  il  significato del voto: chi vota sì prema  il  pulsante
  verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti 74
   Maggioranza         38
   Favorevoli          51
   Contrari            22
   Astenuti            1

                            (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi,  le Commissioni da domani  sono  chiamate  ad
  esprimere il proprio parere sul bilancio di pertinenza.
   Invito  il  Governo  ad essere presente nelle  Commissioni  con  i
  dirigenti perché il lavoro possa essere celere.
   La  seduta è rinviata a lunedì, 8 aprile 2013, alle ore 16,00, con
  il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone


       I  -Comunicazioni

       II  - Discussione dei disegni di legge:

        1)  -  Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
            finanziario 2013 e bilancio pluriennale per il triennio 2013-2015.
            (n. 68)

  2)  -  Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2013.
  Legge di stabilità regionale.  (n. 69)

                   La seduta è tolta alle ore 22.57

   Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio del regolamento e
         dei resoconti alle ore 00.30 di giovedì 21 marzo 2013

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli
   ALLEGATO

          Risposta scritta ad interrogazione Rubrica «Salute»

   CANCELLERI-PALMERI-CAPPELLO-TROISI-CIACCIO-CIANCIO-ZAFARANA-
  FERRERI-MANGIACAVALLO-SIRAGUSA-TRIZZINO-VENTURINO-FOTI-LA    ROCCA-
  ZITO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
  premesso che:

   l'Azienda  Sanitaria Provinciale di Caltanissetta  ha  avviato  un
  programma di screening per la prevenzione del tumore alla mammella;

   dai  primi giorni del dicembre 2011 il mammografo, presente presso
  il  presidio  ospedaliero M. I. Longo di Mussomeli, non  è  più  in
  funzione;

   il sopracitato macchinario, nei suoi soli 5 mesi (da luglio 2011 a
  dicembre  2011) di funzionamento, ha svolto solamente 34 sedute  di
  cui  11  sospese per il guasto dello stesso, nonostante  l'acquisto
  del macchinario da parte dell'ASP 2 sia avvenuta nei primi mesi del
  2011;

   la  situazione di stallo del servizio di screening mammografico si
  protrae dal 6 dicembre 2011;

   vi  sono numerose donne in attesa di essere sottoposte a screening
  mammografico  e  che,  ad oggi, solamente il 21%  circa  di  quelle
  rientranti  nella fascia di età consigliata per tale  esame  lo  ha
  sostenuto;

   considerato che:

   appare  incomprensibile e inaccettabile che nessuno  degli  organi
  competenti  si  sia  interessato  a  risolvere  il  problema  sopra
  indicato;

   il  territorio su cui insiste il presidio ospedaliero M. I.  Longo
  di Mussomeli è profondamente isolato dall'asse viario provinciale e
  colpito da frequenti casi di tumore;

   sono  state  portate  a  conoscenza dall'associazione  Vita  Onlus
  all'Azienda   Sanitaria   Provinciale  di  Caltanissetta   numerose
  segnalazioni relative a detto disservizio;

   rilevata:

   la  petizione popolare (ottobre 2009) di oltre 6.000 firme, con la
  quale   la  cittadinanza  chiedeva  anche  l'attivazione  in   modo
  efficiente   dell'attività  di  screening  oncologico  nel   nostro
  territorio;

   la  presenza  di numerose segnalazioni agli organi di  competenza,
  nonché al Prefetto della provincia di Caltanissetta e all'ASP 2;

   per   sapere  se  il  Governo  intenda  porre  rimedio  a   queste
  inadempienze realizzate presso l'ASP 2 di Caltanissetta, allo scopo
  precipuo  di  risolvere  l'interruzione di un  servizio  fortemente
  richiesto  dalla cittadinanza e di fondamentale importanza  per  la
  salute delle comunità del comprensorio». (212)

       (Gli interroganti chiedono risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «In  riscontro  all'interrogazione  specificata   in
  oggetto con la quale si chiede di conoscere gli interventi  per  la
  riattivazione   del  servizio  di  screening  mammografico   presso
  l'Ospedale di Mussomeli (CL) si precisa che l'ASP di Caltanissetta,
  competente per territorio, ha comunicato con nota del 7 marzo  2013
  di  aver  già provveduto agli interventi di manutenzione  su  detto
  mammografo,  che in atto dichiara funzionante, e di avere  comunque
  provveduto  nel frattempo anche all'attivazione di un mezzo  mobile
  per garantire l'esecuzione degli esami di screening.
   L'Azienda  ha comunicato altresì di aver proceduto alla formazione
  del  personale  dedicato  al  fine di  qualificarne  le  competenze
  tecniche di lettura ed interpretazione delle immagini mammografiche
  secondo  le  vigenti linee guida e di aver fornito agli  organi  di
  informazione  ed  agli  utenti ogni puntuale informazione  circa  i
  provvedimenti  avviati  dalla stessa,  dando  ampia  rassicurazione
  sulla ripresa dell'attività di screening».

   L'Assessore

   dr.ssa Lucia Borsellino