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Resoconto d'Aula della Seduta n. 337 di martedì 24 maggio 2016
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   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del presidente Ardizzone


                   La seduta è aperta alle ore 16.13

   RAGUSA,  segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il  preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che hanno chiesto congedo,  per  oggi,  gli
  onorevoli Cani, Milazzo Antonella e Lombardo.

   L'Assemblea ne prende atto.

                               Missioni

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Venturino e Lupo sono stati
  autorizzati  a  recarsi in missione a Roma il 24 ed  il  25  maggio
  2016.

   L'Assemblea ne prende atto.

            Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   -da parte dell'Assessore per le attività produttive:

   N.  2784 - Chiarimenti in ordine al sito industriale dell'ex  Fiat
  di Termini Imerese (PA).
   Firmatari:  Falcone  Marco;  Figuccia Vincenzo;  Assenza  Giorgio;
  Grasso  Bernadette Felice; Milazzo Giuseppe; Papale  Alfio;  Savona
  Riccardo
   - Con nota prot. n. 61374/IN.16 del 29 dicembre 2015 il Presidente
  della Regione ha delegato l'Assessore per le attività produttive.

   N.    2857    -   Chiarimenti    in    merito    alla    decisione
  dell'Assessorato regionale delle attività produttive di affidare  a
  Unioncamere  Sicilia  la selezione delle eccellenze  siciliane  nel
  settore agroalimentare chiamate a rappresentare la Regione  a  Expo
  Milano 2015.
   Firmatari: Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;  Ciaccio
  Giorgio;  Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela;  La  Rocca
  Claudia;   Mangiacavallo   Matteo;  Palmeri   Valentina;   Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina;
  Zito Stefano
   -  Con  nota prot. n. 20198/IN.16 del 22 aprile 2016 il Presidente
  della  Regione  ha delegato l'Assessore regionale per  le  attività
  produttive.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.
             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   - Norme in materia di contrasto dello spreco alimentare. (n. 1211)
   Di  iniziativa  parlamentare presentato dagli onorevoli  Zafarana,
  Cancelleri,  Ciaccio, Ciancio, Cappello, Ferreri, Foti,  La  Rocca,
  Mangiacavallo, Palmeri, Siragusa, Tancredi, Trizzino e Zito in data
  17 maggio 2016.

   -   Istituzione  del  Parco  archeologico  e  paesaggistico  della
  Neapolis  di  Siracusa  - Misure per la valorizzazione  delle  aree
  archeologiche dei siti UNESCO. (n. 1212)
   Di  iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Vinciullo in
  data 17 maggio 2016.

   -  Modifiche alla legge regionale 3 novembre 2000, n. 20 -  Titolo
  II - Sistema dei Parchi Archeologici Regionali. (n. 1216)
   Di  iniziativa  parlamentare presentato dagli onorevoli  Zafarana,
  Cancelleri,  Cappello, Ciaccio, Ciancio, Ferreri, Foti,  La  Rocca,
  Mangiacavallo, Palmeri, Siragusa, Trizzino, Zito e Tancredi in data
  20 maggio 2016.

     Annunzio di presentazione e contestuale invio alle competenti
                              Commissioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono stati presentati  ed  inviati  alle
  competenti Commissioni i seguenti disegni di legge:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   - Riordino delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza
  (IPAB). (1215)
   Di iniziativa parlamentare.
   Presentato il 17 marzo 2016.
   Inviato il 17 marzo 2016.
   PARERE VI.

                             BILANCIO (II)

   -   Variazioni  al  bilancio  di  previsione  della  Regione   per
  l'esercizio  finanziario  2016 e al  bilancio  pluriennale  per  il
  triennio 2016-2018. Disposizioni varie. (1213)
   Di iniziativa governativa.
   Presentato il 17 marzo 2016.
   Inviato il 19 marzo 2016.
   PARERE I, III, IV, V e VI.

   - Disposizioni finanziarie varie. (1214)
   Di iniziativa governativa.
   Presentato il 17 marzo 2016.
   Inviato il 19 marzo 2016.
   PARERE III, IV, V e UE.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                              Commissioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  stati  inviati  alle  competenti
  Commissioni i seguenti disegni di legge:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -  Trasferimento  al Corpo Forestale della Regione  siciliana  del
  personale  del  Corpo  di  Polizia provinciale  delle  ex  province
  regionali. (n. 1198)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 16 maggio 2016.
   PARERE IV.

   -  Pareri  sulla  nomina  dei  direttori  generali  delle  aziende
  sanitarie. (n. 1199)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 16 maggio 2016.
   PARERE VI.

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   -  Revisione della normativa di assegnazione dei lotti nelle  aree
  industriali da destinare ad attivita' commerciali. (n. 1202)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 16 maggio 2016.

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   - Modifiche alla legge regionale 10 luglio 2015, n. 13. (n. 1186)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 16 maggio 2016.

   -  Disegno  di  legge  voto  da  sottoporre  al  Parlamento  della
  Repubblica,  ai  sensi  dell'articolo  18  dello  Statuto,  recante
   Istituzione   di   sistemi  tariffari  agevolati   di   continuità
  territoriale  per i trasporti aerei e marittimi verso la  Sicilia'.
  (n. 1188)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 16 maggio 2016.

   - Modifiche della legge regionale 12 luglio 2011, n. 12. (n. 1194)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 16 maggio 2016.

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   - Misure urgenti per l'attivazione di percorsi formativi in favore
  dei  soggetti  detenuti  nelle  case  circondariali  della  Regione
  siciliana. (n. 1196)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 16 maggio 2016.

   -  Iniziative  volte  al  sostegno delle  politiche  giovanili  in
  Sicilia. (n. 1197)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 16 maggio 2016.
   PARERE UE.

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   - Interventi a favore di soggetti affetti da epilessia. (n. 1201)
   Di iniziativa parlamentare.
   Inviato il 16 maggio 2016.

              Comunicazione di ritiro di disegno di legge

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Palmeri con  nota  prot.  n.
  4523/SG.LEG.PG. del 20 maggio 2016, ha ritirato il disegno di legge
  n.  1179  Modifica della legge 29 aprile 2014, n. 10  Norme per  la
  tutela   della  salute  e  del  territorio  dai  rischi   derivanti
  dall'amianto' , presentato in data 23 marzo 2016.

                 Comunicazione di richiesta di parere

   PRESIDENTE.  Comunico che è pervenuta ed è  stata  assegnata  alla
  competente Commissione la seguente richiesta di parere:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -  Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana.
  Sezione giurisdizionale. Designazione componente. (n. 76/I).
   Pervenuto in data 17 maggio 2016.
   Inviato in data 19 maggio 2016.

                     Comunicazione di parere reso

   PRESIDENTE.  Comunico  che  è  pervenuto  il  parere  reso   dalla
  competente Commissione:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -  Designazione  componenti dei Collegi  sindacali  delle  Aziende
  sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere (n. 75/I).
   Reso in data 17 maggio 2016.
   Inviato in data 17 maggio 2016.

             Comunicazione di approvazione di risoluzione

   PRESIDENTE.  Comunico  che  la Commissione  legislativa   Cultura,
  formazione e lavoro' (V) nella seduta n. 320 del 18 maggio 2016  ha
  approvato  la  risoluzione   Atto  di  indirizzo  finalizzato  alla
  definizione  dell'iter  procedurale necessario  per  la  definitiva
  istituzione del Parco archeologico di Siracusa' (n. 33/V).

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:
   N.  3221  -  Notizie sui gravi disservizi presso il  Consorzio  di
  bonifica di Catania.
   - Presidente Regione
   - Assessore  Agricoltura  sviluppo  rurale  e  pesca mediterranea
   Sammartino Luca

       N.   3223   -   Notizie    sui    provvedimenti    concernenti
  l'incameramento dei depositi provvisori cauzionali giacenti  presso
  l'Ufficio provinciale di Cassa regionale di Siracusa.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Vinciullo Vincenzo

   N.  3230  -  Notizie  sui  provvedimenti da  assumere  in  seguito
  all'ordinanza di annullamento del decreto di revoca della selezione
  per l'assunzione di 267 operatori tecnici dei beni culturali.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Vinciullo Vincenzo

   N.  3231  -  Notizie  sulla  chiusura  del  punto  nascite  e  sul
  potenziamento  del reparto di ortopedia dell'ospedale  di  Petralia
  Sottana (PA).
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Alongi Pietro

   N.  3234  - Notizie sul mancato accreditamento delle somme  per  i
  lavori  di  recupero e restauro della chiesa di  San  Sebastiano  a
  Ferla (SR).
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   Vinciullo Vincenzo

   N.   3241   -  Notizie  sulla  mancata  realizzazione   del   polo
  manutenzione di RFI a Siracusa.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Vinciullo Vincenzo

   N.  3242  -  Notizie sulla velocizzazione della tratta ferroviaria
  Siracusa-Catania, nella parte Augusta-Siracusa.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Vinciullo Vincenzo

   N.  3244  -  Chiarimenti  urgenti  sulla  decadenza  di titolarità
  delle farmacie del Comune di Belpasso.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Papale  Alfio; Falcone Marco; Assenza Giorgio; Federico  Giuseppe;
  Figuccia Vincenzo; Milazzo Giuseppe; Savona Riccardo
     N.  3245 - Notizie sul 'Consorzio ECO3' tra i comuni di Piraino,
  Sant'Angelo di Brolo e Brolo (ME).
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   Germanà Antonino Salvatore

   Avverto  che  le  interrogazioni testé  annunziate  saranno  poste
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   N.  3222  -  Chiarimenti in ordine all'avviso esplorativo  per  la
  manifestazione di interesse, per la selezione di un esperto esterno
  per l'aggiornamento del piano regionale di gestione rifiuti.
   - Presidente Regione
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   Trizzino Giampiero; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
  Tancredi   Sergio;  Ciaccio   Giorgio;  Ciancio  Gianina;  Zafarana
  Valentina;   Ferreri   Vanessa;  Mangiacavallo   Matteo;   Siragusa
  Salvatore;  Foti Angela; Palmeri Valentina; La Rocca Claudia;  Zito
  Stefano

   N. 3239 - Notizie circa la grave situazione relativa alla gestione
  dell'acqua presso il Comune di Agrigento.
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   La Rocca Ruvolo Margherita

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo e alle competenti Commissioni.
   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta scritta:

   N.  3224 - Chiarimenti in merito alla partecipazione della Regione
  siciliana alla conferenza Ten-T Days 2015 a Riga.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Lombardo  Salvatore Federico; Di Mauro Giovanni;  Greco  Giovanni;
  Fiorenza Dino

   N.  3225  -  Provvedimenti volti a ridurre i costi per affitti  di
  locali   che  ospitano  uffici  regionali,  assessorati  e  servizi
  sanitari.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Greco Giovanni

   N.  3226 - Notizie in merito all'applicazione della determinazione
  n.  8/2015  dell'Autorità  regionale anticorruzione alle società  e
  agli  enti  di  diritto  privato controllati  o  partecipati  dalla
  Regione siciliana.
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Lombardo  Salvatore Federico; Di Mauro Giovanni;  Greco  Giovanni;
  Fiorenza Dino

   N.  3227  - Notizie in merito alla rettifica finanziaria  proposta
  dalla Commissione europea nei confronti di AGEA.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore  Agricoltura  sviluppo  rurale  e  pesca mediterranea
   Lombardo  Salvatore Federico; Di Mauro Giovanni;  Greco  Giovanni;
  Fiorenza Dino

   N. 3228 - Notizie in merito alle cause della mancata pubblicazione
  on   line   del   bollettino   sul   fabbisogno  finanziario  della
  Regione siciliana, istituito con D.A. n. 51 del 16 settembre 2011.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Lombardo  Salvatore Federico; Di Mauro Giovanni;  Greco  Giovanni;
  Fiorenza Dino

   N.  3229  -  Notizie  sul sistema di gestione delle  procedure  di
  emergenza del Corpo forestale della Regione.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   - Assessore  Agricoltura  sviluppo  rurale  e  pesca mediterranea
   Palmeri  Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
  Tancredi   Sergio;  Ciaccio   Giorgio;  Ciancio  Gianina;  Zafarana
  Valentina;   Ferreri   Vanessa;  Mangiacavallo   Matteo;   Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Foti Angela; La Rocca Claudia;  Zito
  Stefano

   N.   3232   -   Chiarimenti   circa  la  gestione   dell'aeroporto
  Fontanarossa di Catania.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   D'Asero Antonino

   N.  3233 - Iniziative in merito alle problematiche ed osservazioni
  sui progetti ANAS per la rete autostradale A19.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Ciaccio  Giorgio;  La  Rocca  Claudia;  Zito  Stefano;  Cancelleri
  Giovanni  Carlo;  Cappello  Francesco;  Ciancio  Gianina;   Ferreri
  Vanessa;  Foti  Angela; Mangiacavallo  Matteo;  Palmeri  Valentina;
  Siragusa  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio;  Zafarana
  Valentina

   N. 3235 - Chiarimenti sull'applicazione dell'art.18 del CCNL della
  dirigenza medica da parte delle Aziende sanitarie siciliane.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Zito  Stefano; Cancelleri Giovanni Carlo; Ciaccio Giorgio; Ciancio
  Gianina;   Ferreri   Vanessa;  Foti  Angela;  La   Rocca   Claudia;
  Mangiacavallo   Matteo;  Palmeri  Valentina;  Siragusa   Salvatore;
  Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina

   N.   3236   -   Chiarimenti  sulla  problematica   relativa   alla
  riorganizzazione della rete SEUS 118 - ambulanza/postazione MSB  di
  Ortigia - Siracusa e sulla mancata riapertura H 24 della stessa.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Zito  Stefano;  Cancelleri  Giovanni  Carlo;  Cappello  Francesco;
  Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela;  La
  Rocca  Claudia;  Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;  Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina

   N.       3237   -   Liquidazione   a   saldo   dei   progetti   di
  potenziamento e miglioramento dei servizi
   socio-assistenziali gestiti dalle II.PP.A.B. siciliane.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Foti  Angela;  Zafarana  Valentina;  Cappello  Francesco;  Ciaccio
  Giorgio;  Ciancio  Gianina;  Ferreri  Vanessa;  La  Rocca  Claudia;
  Mangiacavallo   Matteo;  Palmeri  Valentina;  Siragusa   Salvatore;
  Trizzino  Giampiero;  Tancredi Sergio; Cancelleri  Giovanni  Carlo;
  Zito Stefano

   N.  3238 - Interventi urgenti per la messa in sicurezza e  per  il
  riuso  del  monumento  di  archeologia industriale  di  cui  all'ex
  Fornace Penna sito a Samperi, frazione del Comune di Scicli (RG).
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
    Assenza Giorgio

   N.  3240  -  Chiarimenti  circa gli  atti  conseguenziali  che  il
  Dipartimento  regionale  della famiglia e delle  politiche  sociali
  alla luce di quanto statuito con ordinanza n. 442/2015 del C.G.A.
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Foti  Angela;  Zafarana  Valentina;  Cappello  Francesco;  Ciaccio
  Giorgio;  Ciancio  Gianina;  Ferreri  Vanessa;  La  Rocca  Claudia;
  Mangiacavallo   Matteo;  Palmeri  Valentina;  Siragusa   Salvatore;
  Trizzino  Giampiero;  Tancredi Sergio; Cancelleri  Giovanni  Carlo;
  Zito Stefano

   N.   3243  -  Chiarimenti  in  merito  alla  concessione  ad   uso
  acquedottistico  delle  acque  minerali,  accordata  alla   società
  SO.GE.A. s.r.l. di Baida (PA).
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   La  Rocca  Claudia; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
  Tancredi   Sergio;   Ciaccio  Giorgio;  Ciancio  Gianina;  Zafarana
  Valentina;   Ferreri   Vanessa;  Mangiacavallo   Matteo;   Siragusa
  Salvatore; Palmeri Valentina; Foti Angela; Trizzino Giampiero; Zito
  Stefano

   Le interrogazioni testè annunziate saranno inviate al Governo.

  Comunicazione relativa a trasmissione di documentazione del Gruppo
                            parlamentare PD
           ai fini della pubblicazione sul sito web dell'ARS

   PRESIDENTE.   Comunico  che,  con nota pervenuta  alla  Segreteria
  generale  dell'Assemblea il 17 maggio 2016  e  protocollata  al  n.
  4465/TraspPG del 18 maggio  successivo, l'onorevole Alice  Anselmo,
  nella  qualità  di  Presidente  del Gruppo  parlamentare   PD ,  ha
  trasmesso copia, ai fini della pubblicazione sul sito web dell'ARS,
  dei  nuovi  testi  del   Regolamento  per  l'amministrazione  e  la
  gestione delle risorse, per la contabilità e il bilancio del Gruppo
  parlamentare   Partito  Democratico  (PD)'  della  XVI  legislatura
  dell'Assemblea   regionale  siciliana   e  della   Disciplina   per
  l'acquisizione  di  beni e servizi, nonché per il  conferimento  di
  incarichi   professionali   e  di  lavoro   autonomo   del   Gruppo
  parlamentare    Partito  Democratico  (PD)'   -   XVI   legislatura
  dell'Assemblea regionale siciliana ,  come novellati  dal  suddetto
  Gruppo in data 12 febbraio 2016.
   Avverto  che  la  documentazione di  cui  sopra  sarà  oggetto  di
  pubblicazione   nel   sito   internet   dell'Assemblea   ai   sensi
  dell'articolo 25 bis del Regolamento interno dell'ARS.
   L'Assemblea ne prende atto.
                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che hanno chiesto congedo,  per  oggi,  gli
  onorevoli Lo Sciuto, La Rocca, Cappello e Ferreri.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Regione siciliana in occasione  dell'anniversario  della  prima
   seduta dell'Assemblea regionale siciliana
   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del presidente Ardizzone


    Discussione in ordine alla riforma dello Statuto speciale della
  Regione siciliana in occasione dell'anniversario della prima seduta
                  dell'Assemblea regionale siciliana.

   PRESIDENTE.  Si  passa  al secondo punto  all'ordine  del  giorno,
  recante   Discussione in ordine alla riforma dello Statuto speciale
  della  Regione siciliana in occasione dell'anniversario della prima
  seduta dell'Assemblea regionale siciliana .
   Invito  i  componenti la Commissione Statuto a prendere  posto  al
  banco della Commissione. Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Asero.

   D'ASERO,  presidente della Commissione speciale  Statuto .  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, Governo, io intervengo  oggi  nella
  mia qualità di Presidente della Commissione speciale  Statuto ,  ma
  in  ogni  caso avrei avuto la stessa determinazione ad intervenire,
  perché  l'argomento  che  oggi  noi  trattiamo,  che  coincide  con
  l'anniversario  della nostra autonomia speciale, che  vede  la  sua
  origine  in  un  momento  in  cui, dopo l'unità  d'Italia,  tra  la
  separazione   e   l'autonomia,   i   padri   costituenti   scelsero
  l'autonomia,  è molto importante. E quindi intervengo  anche  nella
  veste  anche  di  parlamentare, in questo  momento  particolarmente
  sentito,  perché  possa  essere in questa  direzione  espressa  una
  compiuta  e  forte azione di un sentimento che vede quale  ruolo  e
  quale impegno noi dobbiamo poter portare avanti.
   Voglio  prima di entrare nel merito, spendere una parola su quello
  che   è  il  significato  della  nostra  ricorrenza,  della  nostra
  autonomia  siciliana,  della specialità  dello  Statuto  siciliano,
  della  capacità di poter rendere momento positivo queste specialità
  e invece, ahimè, in tanti occasioni ricorrono argomentazioni perché
  si evidenzino criticità, perché si scivoli sull'onda, talvolta, del
  populismo,  in  cui  in  maniera  a  mio  avviso  azzardata  alcuni
  propendono  nel  dire:   cosa ce ne facciamo  di  questa  autonomia
  speciale,  se  i risultati non sono quelli auspicati? ,  perché  il
  senso dell'autonomia qual era?
   Quello  di voler dare alla nostra Terra, alla nostra Sicilia,  una
  possibilità per recuperare, per riequilibrare, per portare  in  una
  giusta  dimensione quelli che erano i torti subiti, quella che  era
  la condizione che in quel momento noi rappresentavamo, e quindi uno
  strumento per risarcire i siciliani di ciò che non era stato  fatto
  in materia di infrastrutture e di progresso sociale.
   E  quindi  in questa direzione il nostro popolo, la nostra  Terra,
  noi  tutti  probabilmente ci aspettavamo un risultato  e  i  giusti
  miglioramenti   che   questo  strumento  poteva   probabilmente   e
  necessariamente  determinare. Ma questa  autonomia  nasce  con  due
  peccati originali. Il primo, quello relativo alla determinazione di
  una  istituzione importante che doveva essere l'Alta Corte  per  la
  Regione  siciliana,  che entro due anni dalla  nascita  del  nostro
  Statuto  doveva  di  fatto  realizzarsi,  concretizzarsi,  e  nella
  sostanza ciò non avvenne, anzi di fatto venne abrogata.
   L'altro  momento importante è quello che determina questo rapporto
  Stato-Regione  attraverso una natura pattizia, un continuo  momento
  di  rapporti, di confronti, accordi tra Governo nazionale e Governo
  regionale  tramite  uno strumento dedicato, che  è  la  Commissione
  paritetica, la quale Commissione contribuisce a determinare  questo
  momento  in  cui il rapporto tra Stato e Regione e le competenze  e
  gli argomenti vengono sostanzialmente definiti.
   Ma  ahimè,  da  come  abbiamo  avuto  modo  di  riscontrare  dalle
  audizioni in Commissione Statuto, sostanzialmente la paritetica non
  ha  una  grande  capacità di incidere, perché c'è  un  muro  che  -
  particolarmente  nel  determinare  il  confronto  in  materia,   ad
  esempio,  finanziaria - viene determinato ed elevato ad un  livello
  insormontabile,  sì  da  creare  un momento  di  nostra  debolezza,
  compresa quella debolezza che è rappresentata dall'aspetto  logico,
  o  l'aspetto della logistica in cui la Commissione siede a Palermo,
  e noi, tra i primi atti, chiederemo invece che la Commissione possa
  essere  uno  strumento  che  si trovi anche  presso  un'istituzione
  diversa,  sarà  esso  il  Ministero delle  Regioni,  sarà  esso  la
  Presidenza   del   Consiglio,  un  momento  di  incontro   in   cui
  sostanzialmente anche la sede istituzionale possa  avere  un  altro
  significato.
   Allora, dicevo, con queste premesse l'autonomia di fatto non trova
  reale  applicazione. La tendenza a voler essere anche  un  continuo
  ostacolo  di  quelle  che sono le nostre reali,  giuste,  legittime
  aspettative  non trova riscontro. E questo noi dobbiamo denunziare,
  e questo Parlamento deve farsi interprete, deve avere un momento di
  grande sussulto, di grande orgoglio, di riscatto perché, al  di  là
  delle appartenenze politiche, ci si ritrovi su un unico impegno, su
  un  unico  percorso  per  dire allo Stato  centrale,  per  dire  al
  Governo, che noi abbiamo da rivendicare ciò che ci spetta. Noi  non
  abbiamo   da   rivendicare  o  da  pietire  in  maniera   a   volte
  ingiustificata quello che invece di fatto ci viene tolto. E  quindi
  i  torti  subiti  da questa nostra Terra gridano vendetta,  gridano
  giustizia, gridano impegno comune perché si superi questa fase.
   Perché,  vedete,  l'articolo 41 dello Statuto  che  dà  vita  alla
  sequenza  che  porta  ad  adottare le leggi costituzionali  per  la
  riforma statutaria, ha un altro collegamento, diciamo i due momenti
  successivi  quali sono all'applicazione e alla nascita  del  nostro
  Statuto  siciliano.  Sono  i  momenti  che  poi  attraversiamo  con
  un'altra fase istituzionale del decentramento amministrativo, della
  modifica  del Titolo V della Costituzione, siamo quindi alla  legge
  n.  2 del 2001 in cui, introducendo nuove procedure di approvazione
  delle   leggi   e  di  leggi  rinforzate,  sostanzialmente,   viene
  riconosciuto  anche  a questo Parlamento nel determinare  una  fase
  diversa  anche di, come dire, iniziative che tentano di rivendicare
  posizioni  che  dal  punto di vista giuridico  trovano  una  nostra
  definizione a livello di Parlamento regionale, e quindi  svincolate
  da   quelli   che  sono  i  momenti  di  modifica  e  di  confronto
  costituzionale.
   Per  poi  definire,  appunto, che in questa direzione  tali  leggi
  possono  essere approvate direttamente dall'Assemblea e quindi,  in
  questo  senso, noi abbiamo anche da fare un preciso approfondimento
  su  quello  che  è  invece  il procedimento  di  revisione  di  cui
  all'articolo  138  della Costituzione che, per quanto  riguarda  le
  norme     inerenti    la    parte    finanziaria,    può     essere
  decostituzionalizzata.  Quindi si può essere  nelle  condizioni  di
  modificare  le leggi con procedimento ordinario previo accordo  fra
  lo  Stato e la Regione. Questo è un aspetto importante di  cui  noi
  dobbiamo tener conto, perché nella sostanza ci apre una fase nuova.
   Sostanzialmente alcune Regioni a statuto speciale, la Sardegna, il
  Trentino  Alto-Adige  e il Friuli Venezia-Giulia  hanno  in  questa
  direzione   determinato,  legiferato,  e  quindi  definito   questo
  rapporto  fra Stato e Regione che, se volete torniamo al  principio
  di  prima,  è quel rapporto pattizio che sottintende un po'  quella
  che è la nostra realtà anche dal punto di vista procedurale.
   Allora, in questo sicuramente interviene un altro ragionamento che
  porta  alla difesa di quello che è il valore dell'autonomia, a  una
  consapevolezza  da  parte  di tutti, e la  Commissione  Statuto  di
  questo  ne prende atto, ma ne fa anche motivo di impegno  dei  suoi
  lavori,  di  prevedere una necessità di revisione e di  adeguamento
  dello Statuto perché è sicuramente sotto gli occhi di tutti che  ci
  sono  delle  parti  non  applicate, delle parti  che  rappresentano
  criticità, delle parti che invece devono avere una diversa fase  da
  approfondire,  perché  io  ritengo che  deve  tornare,  con  questo
  impegno da parte di tutti, lo Statuto deve tornare ad essere quello
  strumento  di crescita e non di ostacolo che era nella sua  genesi,
  nella sua origine.
   Allora, in questo senso, io dico che noi abbiamo due aspetti:  uno
  di  natura,  appunto, formale, quello che è il  senso  dell'impegno
  della  Commissione  di cui vi renderò conto, di  quello  che  è  il
  lavoro,  il  programma, e la sua attività, e poi c'è l'aspetto  che
  riguarda  invece  questi momenti che ci devono  riguardare  più  da
  vicino.  In  questo  senso,  penso a quello  che  dovrebbe  essere,
  appunto,  un  momento  di  regole  diverse  e  quindi  un  rapporto
  esecutivo-parlamento che, ai sensi anche dell'articolo 9 del nostro
  Statuto e dell'articolo 41 bis, è possibile intervenire.
   C'è  bisogno  di capire anche, a proposito delle criticità,  quali
  sono  le  fasi  che  riguardano questa  nuova  realtà  in  cui  con
  l'elezione diretta del Presidente è stato evidenziato anche l'altro
  giorno  in  maniera  puntuale,  il nostro  Giovanni  Ciancimino  ci
  richiamava all'ordine dicendo  ma allora noi siamo in una realtà in
  cui non si definisce in maniera chiara più quello che è il percorso
  fra  un  sistema che non è, forse, più parlamentare e non è neanche
  presidenziale',  quindi perché c'è una forma che  va  definita  per
  evitare che resti un ibrido.
   E  poi c'è anche una fase importante che ci ha visto a volte forse
  non   molto   determinati,  prudenti  ma  anche   impegnati   nelle
  valutazioni  che  hanno  visto  ad  esempio  il  venir   meno   del
  Commissario dello Stato, dicendo che è un fatto costituzionale, non
  tenendo conto che nella sostanza il Commissario dello Stato  resta,
  ma  viene nella parte in cui tratta i controlli preventivi di legge
  ma  nella  sostanza  per  noi rappresenta una  diminutio,  per  noi
  rappresenta  un  momento  negativo sotto il  profilo  istituzionale
  perché  non  c'è  quel rapporto diretto fra Assemblea  e  un  altro
  organo  costituzionalmente importante che ci consentiva  di  potere
  anche preventivamente definire, limare incongruenze, portare avanti
  un  percorso che vedeva anche una certezza del diritto nell'aspetto
  dell'applicazione delle leggi. Perché l'approvazione da  parte  del
  Commissario dello Stato della legge e la possibilità del Parlamento
  di  pubblicare le parti non impugnate, sostanzialmente, non  creava
  quel vulnus, quel momento di debolezza, quel momento di precarietà,
  preoccupante per quanto mi riguarda, che è quello che il tempo  che
  intercorre  fra il momento dell'approvazione delle  leggi  e  i  60
  giorni,  quindi il momento della pubblicazione e i  60  giorni  che
  intercorrono come termine ultimo per la possibilità di  impugnativa
  da  parte dello Stato che di fatto dalle piccole esperienze che già
  abbiamo  visto pare sia diventata una forma, come dire,  ricorrente
  dove   sostanzialmente,  al  di  là  degli  aspetti  di   carattere
  normativo, io vedo anche un tentativo di strumentalizzazione  sotto
  il profilo politico e, quindi, questo è un altro fatto delicato che
  deve  portarci  a  riflettere e che comunque  deve  portare  questa
  Assemblea  regionale  siciliana, questo Parlamento,  questa  nostra
  Commissione,  che  mi permetto di presiedere, a  determinare  nuove
  iniziative  e  quindi necessità ed opportunità di  intervenire  sul
  sistema  del  controllo e sulla disciplina della loro promulgazione
  che  di  fatto  crea  questa situazione di  difficoltà  di  cui  vi
  parlavo.
   Per  non  dirvi  poi  che,  a  mio avviso,  due  notazioni  ancora
  importanti, noi abbiamo oggi uno scenario diverso. Quando nacque si
  determinò il momento della definizione del nostro Statuto speciale,
  della  nostra autonomia, sicuramente non c'era un'Europa  che  come
  organo  anche importante dal punto di vista dell'azione  giuridica,
  amministrativa  ed anche economico-finanziaria, rappresentava,  non
  rappresentava,  non esisteva, non c'era questa  nuova  realtà  che,
  oggi,  dà alle Regioni, contrariamente a questo momento strano  che
  attraversiamo   perché,   a   livello   nazionale,   passiamo   dal
  decentramento  all'accentramento che è  un  fatto  che  deve  farci
  riflettere.
   Dal   punto   di  vista,  invece,  dell'Europa  passiamo   ad   un
  decentramento  verso  le Regioni di quelli  che  sono  i  programmi
  finanziari  e,  quindi, una grande capacità, per la  nostra  realtà
  Sicilia e, quindi, per la nostra, anche, Assemblea di valutare come
  intervenire e come meglio difendere questo percorso.
   E,  poi,  sicuramente, non c'era un'altra grande  area  che  è  il
  Mediterraneo che, oggi, è diventato anche un momento importante  di
  o  possibile  crescita, di possibile sviluppo  della  nostra  Terra
  dove,  anche  lì, va determinato un nuovo percorso e,  quindi,  una
  valutazione attraverso un supporto che, anche noi, come Commissione
  Statuto,  cercheremo da parte di esperti esterni che possono  darci
  in  questa  direzione degli input, delle spinte, delle  valutazioni
  per  capire  cosa  portare anche al risultato per  una  analisi  di
  questa Assemblea.
   E, poi, un ultimo argomento che ho voluto lasciare per ultimo, non
  perché  meno importante ma perché il più importante, l'aspetto  che
  riguarda la materia finanziaria.
   Io  dico che, sicuramente, sarà forse sotto gli occhi di tutti una
  dichiarazione shock che fa l'assessore Baccei, dove dice che, viene
  ripresa da alcuni social network e alcuni giornali, dove dice  che,
  sostanzialmente, tradotto dal giornalista in termini un  po'  rudi,
  che lo Stato ruba i soldi alla Sicilia se è vero che 7 miliardi  di
  importi  relativi ad IRPEF ed IVA, nella sostanza,  determinano  un
  momento di grande, possibile anche confronto con lo Stato.
   Allora, se questi sono gli argomenti, altro che articolo 36, 37  e
  38  che,  di fatto, trovano anche qui, nella loro fase, nella  loro
  fase di applicazione un diverso percorso, c'è bisogno, sicuramente,
  di  avviare, in questa direzione, un confronto forte e serrato  per
  capire  quali  sono  i  reali limiti e confini;  d'altronde,  sulla
  materia finanziaria, io vi cito una Regione che ha dato, in  questo
  senso,   forse,   dimostrazione  di  concreta   applicazione   che,
  probabilmente,  va sperimentata e va capito se,  anche  noi,  siamo
  dell'idea di applicare questo tipo stesso di impegno.
   L'articolo  8  dello  Statuto della Regione Sardegna,  in  materia
  finanziaria,   definisce  e,  quindi,  dà  un  rapporto   fittizio,
  sicuramente, con lo Stato, quelli che sono i paletti in termini  di
  percentuale in tutte le voci di entrata che riguardano  la  Regione
  e, quindi, in questo non c'è bisogno di un confronto che, poi, pone
  lo  Stato  in  una posizione di forza nei confronti di una  Regione
  quale  la Sicilia quasi che è con una condizione di debolezza siamo
  sempre  portati a rivendicare, col cappello in mano, quello che  ci
  spetta.
   Se  voi  pensate  anche, ad esempio, in termini  di  rapporto  fra
  quello  che  è  il  rapporto finanziaria fra il  risanamento  della
  finanza pubblica e l'importo con cui la Sicilia partecipa a  questo
  finanziamento  per  circa  un miliardo  e  mezzo,  è  veramente  da
  riflettere  se  poi, a fronte di 1 miliardo e mezzo  che  ci  viene
  prelevato,  dopo  una serie di confronti, noi, ad  oggi,  siamo  ad
  avere restituiti 900 milioni di euro con la legge di stabilità, 500
  milioni  con i condizionamenti che ancora voi conoscete e non  sono
  del tutto superati e che, di fatto, ci restituiscono meno di quello
  che c'è stato prelevato.
   E,  allora, ciò non vorrei banalizzare ma ciò per semplificare, io
  ritengo  che, anche questo, sia uno dei momenti su cui noi dobbiamo
  capire come meglio definire.
   Concludo dicendo:  Ma, allora, cosa c'è da fare? Cosa ci resta? .
   Ma, sicuramente noi, come Commissione Statuto, abbiamo avviato una
  fase  oltre l'insediamento, oltre l'elezione degli organi  interni,
  una  fase  di audizioni, siamo partiti perché, appunto, in  materia
  finanziaria  riteniamo importante questa possibilità di  vedere  la
  Corte  dei  Conti come una risorsa che può suggerirci, supportarci,
  con una serie di elementi perché, di fatto, l'analisi degli aspetti
  finanziari  da  parte di una istituzione come la  Corte  dei  Conti
  porta ad avere un quadro complessivamente articolato.
   E' chiaro che può essere utile ai fini, sicuramente, di una azione
  di  modifica  dello  Statuto  ed in  questo  prendiamo  atto  della
  disponibilità che c'è stata data dal presidente Graffeo, saremo ben
  più  precisi  nel  fare  richieste formali verso  cui  ci  è  stata
  disponibilità di riscontro.
   Per poi dirvi che, dall'audizione dei componenti della Commissione
  paritetica,  prof.  Verde  e avv. Caleca,  purtroppo,  noi  abbiamo
  constatato  che  lo  strumento che deve servire a  regolare  questo
  momento pattizio, sostanzialmente trova difficoltà nella sua azione
  di costante momento di confronto, prima perché c'è un muro da parte
  dello  Stato,  e  quindi ogni argomento diventa motivo  di  precisa
  resistenza.
   In  questo io dico che noi abbiamo necessità di capire anche  qua,
  alla  luce  della nuova riforma costituzionale, che  sicuramente  è
  subordinata  al  referendum,  quindi,  noi  prima  di  quella  data
  continueremo  il  nostro  lavoro, ma  sarebbe  imprudente  definire
  percorsi diversi.
   Ma  c'è  bisogno di capire quali sono le materie da  inserire,  la
  potestà   legislativa  primaria  che  viene  da  qui   evidenziata,
  l'introduzione  di  procedure legislative più rapide,  lo  sviluppo
  infrastrutturale  di  cui vi ho parlato, la revisione  delle  norme
  finanziarie.  Questi  sono  alcuni  degli  argomenti  su  cui   noi
  dobbiamo,  in  maniera  più  precisa  e  definitiva,  impegnarci  e
  soffermarci.
   E  poi  io ritengo che c'è bisogno anche di trovare, cari colleghi
  onorevoli,   all'Assemblea,  al  Governo,  a  tutti,   una   grande
  sensibilizzazione, perché ci sia un contributo che la Commissione è
  ben  disponibile a ricevere, anzi lo richiede a tutti, perché possa
  esserci  in  questo  percorso un elemento di novità  che  porti  la
  nostra  Sicilia  a  dire sullo Statuto speciale,  sulla  parte  non
  applicata,  sulle precarietà da essa determinate, sulle realtà  che
  rappresentano ancora possibili percorsi da modificare e da  rendere
  seria,  produttiva  e significativa un'azione che,  attraverso  uno
  strumento,  deve  diventare  ancora  oggi  motivo  di  impegno,  di
  riscatto  e di orgogliosa capacità e azione che, attraverso  quindi
  la  sensibilità di tutti, supera gli steccati di carattere politico
  che  portano a strumentalizzazioni inutili e determinano fragilità.
  Deve  invece determinarsi una fase nuova che vuole essere di  reale
  risposta  a  quelle  che sono le nostre reali  possibilità  di  una
  Regione  Sicilia - che, non a caso, viene definita una   perla  del
  mondo   ma  che  dipende  da noi Siciliani e  dagli  strumenti  che
  sapremo  utilizzare ed essere in grado di valorizzarne i  contenuti
  ed  anche  la  capacità  che  si tramuta  in  termini  giuridici  e
  politici, nonché istituzionali.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessore,  a
  settant'anni  da  una data storica per la Sicilia,  celebriamo  con
  questo  dibattito, assolutamente opportuno e che non  vuole  essere
  soltanto  un momento di memoria - anche se amo ripetere  che  senza
  memoria  non c'è futuro - ma vuole essere, soprattutto deve essere,
  un  momento di confronto, per quella che deve essere la prospettiva
  istituzionale  immediata  della  Sicilia.  Poniamo  in  essere   un
  dibattito che non può non partire da quelle che sono state,  a  mio
  parere, le ragioni storiche dell'indipendenza siciliana.
   La  storia  della Sicilia, infatti, è una storia diversa  rispetto
  alla storia del resto del Paese, rispetto alla storia dell'Italia.
   La   storia  della  Sicilia  è  una  storia  sì  fatta  di   tante
  dominazioni, partendo dai Fenici e dai Cartaginesi, poi  attraverso
  i  Greci,  i  Romani e, poi, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi,  gli
  Angioini e, poi - i Fenici furono i primi, onorevole D'Asero,  come
  ho  già  detto  - i Borboni e, poi, i Savoia. Una storia  fatta  di
  dominazioni  che,  però, ha sempre dimostrato una  cosa:  quando  i
  siciliani  si sono stancati di una dominazione, quella  dominazione
  veniva ributtata in mare e, probabilmente, per una scelta legata ad
  una   sorta  di   sicilianitudine   della  storia,  le  dominazioni
  venivano  cambiate  ma,  in  fondo, chi  decideva  erano  sempre  i
  siciliani.
   Credo   che   ai  padri  costituenti  il  significato  di   questo
  susseguirsi  di dominazioni fu assolutamente chiaro,  tanto  chiaro
  che  compresero - a mio modesto modo di vedere - che era necessario
  assegnare alla Sicilia uno Statuto speciale, nella speranza,  nella
  prospettiva  che questa Regione e questi cittadini  siciliani,  dal
  '47,  dal '48 italiani avessero, comunque, per quella che era stata
  la  storia di questa Terra, riconosciuta quella specialità che,  in
  buona sostanza, era nelle cose.
   Lo stesso compromesso che si consumò fra i due massimi partiti del
  tempo,  la  Democrazia  Cristiana ed il Partito  Comunista,  fu  un
  compromesso di carattere economico, occupazionale, di sviluppo  che
  portava,  che decideva di portare in Sicilia le grandi imprese,  le
  grandi  aziende nazionali - dal Petrolchimico alla  Fiat  -  perché
  questa Terra, avendo una possibilità di sviluppo diverso rispetto a
  quello  che  vi  era  stato fino a quel tempo, potesse  avere  pace
  sociale, potesse trovare ragioni di occupazione legittima,  potesse
  porsi,  quindi,  nelle condizioni di pacificarsi  e  di  vivere  in
  sintonia con il resto del Paese.
   A  distanza di settant'anni dobbiamo dire, con una buona scorta di
  amarezza,  che  lo  Statuto siciliano, in  realtà,  non  è  vecchio
  perché,  in  realtà, non è stato mai attuato. E  non  è  stato  mai
  attuato,  soprattutto, in quelle parti fondamentali  che  avrebbero
  permesso  alla  Sicilia autonomia impositiva - l'onorevole  D'Asero
  faceva   accenno   ai   sette  miliardi,   alla   fine,   disvelati
  dall'Assessore   Baccei   -;  ebbene,  guardate   che   l'autonomia
  impositiva,  imposte dirette e indirette, se non  si  determina  in
  sette miliardi poco ci manca.
   Allora, pensate alla mancata attuazione degli articoli 36, 37 e 38
  dello Statuto cosa ha determinato, in termini negativi di sviluppo,
  in questi settant'anni, ai danni della Sicilia.
   E  pensate  ancora  che, da settant'anni,  l'80  per  cento  delle
  funzioni  che  vengono svolte dallo Stato nelle altre  Regioni,  in
  termini  di  competenza  e  di  costi economici,  anche  di  cassa,
  ricadono  sulle spalle della Sicilia. L'80 per cento di quei  costi
  che  sono  di  pertinenza dello Stato nelle altre Regioni  ricadono
  sulle spalle dei siciliani nella nostra Terra
   Onorevoli colleghi, Parlamento siciliano, abbiamo la necessità  di
  ritrovare  una centralità che c'è nella storia, per quello  che  ho
  appena  detto e che dipende molto da noi per quello che  saremo  in
  condizioni di fare e di dimostrare nei prossimi mesi.
   Dobbiamo,  con  forza, per le ragioni storiche e  per  le  ragioni
  geopolitiche  che  dobbiamo rivendicare, chiedere  una  deroga  del
  Titolo  V  della  nuova Costituzione, dobbiamo,  con  forza,  anche
  creare condizioni di novità sotto il profilo costituzionale per  un
  assetto che sia credibile delle nostre Istituzioni.
   Per anni, ad esempio - citerò qui un solo esempio, non voglio fare
  invasione  di  campo  con il Presidente D'Asero  che-  ottimamente-
  conduce  la Commissione Statuto - abbiamo ragionato della necessità
  di  distinguere il destino del Presidente della Regione dal destino
  del  Parlamento. Dobbiamo ragionare seriamente sulla  necessità  di
  rivisitare  il  principio   simul  stabunt,  simul  cadent   perché
  questo,  a  mio parere, soprattutto per quello che è  accaduto  dal
  2001  ad oggi, cioè da quando è stata introdotta nel nostro sistema
  l'elezione  diretta del Presidente della Regione, si è rivelato  un
  vulnus piuttosto che una prerogativa. E si è rivelato un vulnus non
  soltanto  sotto il profilo istituzionale ma anche sotto il  profilo
  politico  e  sotto il profilo dell'immagine che è venuta  fuori  di
  questo   Parlamento,  come  un  coacervo  di  uomini   che   dietro
  l'imposizione o la minaccia del Presidente della Regione di  turno,
  che  minacciava  il Parlamento di dimettersi e di mandare  tutti  a
  casa,  ha  potuto  fare  il bello ed il cattivo  tempo,  attraverso
  ribaltoni, attraverso il mercato delle vacche, attraverso un  modus
  operandi - e non mi riferisco a qualcuno in particolare ma a  tutti
  -  che  se  vi  fosse  stato  un principio costituzionale  diverso,
  certamente, non si sarebbe verificato.
   E,  allora, abbiamo la necessità di dimostrare - e l'ho detto  per
  la  memoria  e per le radici - che la nostra specialità  non  è  un
  privilegio. La nostra specialità è la specialità di una Regione che
  guarda,  sì  all'Europa  -  dove ormai, cari  colleghi,  si  decide
  pressoché  tutto -, ma che deve guardare all'Europa senza  dare  le
  spalle al Mediterraneo.
   Allora, anche sotto questo profilo, perché non tornare a ragionare
  della  possibilità  concreta,  con misure  precise,  con  studi  di
  settore,  di fare della Sicilia una zona franca che possa attrarre,
  non  soltanto investimenti, ma turismo, impresa, occupazione, reale
  sviluppo
   Questo   è   un   tema,  caro  Presidente  D'Asero,  che   bisogna
  approfondire perché anche di questo si è tante volte parlato ma mai
  di  questo  si  è davvero approfondita la possibilità  concreta  di
  creare i presupposti perché ciò potesse accadere.
   E  la  riforma istituzionale, se ci pensate bene, interviene  -  e
  questo  è un altro argomento, a mio modesto parere, di riflessione,
  deve  essere un altro argomento di riflessione - in un  momento  in
  cui  il federalismo fiscale è inevaso, cioè ci siamo trovati in una
  situazione paradossale in cui avevamo né l'una né l'altra cosa.  Un
  federalismo fiscale che ha ridotto al lumicino le casse  regionali;
  ha   portato  al  fallimento  gli  Enti  locali,  senza   dare   la
  possibilità,  poi,  di  un'attuazione piena di  questo  federalismo
  perché  nulla è rimasto in capo agli Enti locali ed alle Regioni  e
  che,  a  maggior  ragione  ora, dopo che lo  Stato  centrale  si  è
  riempito  la bocca di questo parolone, finisce per tornare indietro
  e   per   volere   riportare  tutto  alla  centralizzazione   senza
  individuare ruoli, modi e tempi.
   Queste  sono  ragioni che ci portano particolarmente a riflettere,
  che  ci portano a non fare propaganda ma a fare un ragionamento sui
  temi,  sulle norme, sulle regole. E sono fortemente convinto  della
  necessità  che  questo  momento  storico  debba  essere  colto  dal
  Parlamento  siciliano come tale, perché il nuovo non  sempre  è  il
  meglio,  ma  ci  troviamo in una situazione ed in  un  momento  che
  abbisogna  anche  del  coraggio di chi deve affrontare  una  svolta
  nella storia della nostra Regione.
   Allora,  sono  fortemente convinto della necessità che  il  nostro
  Statuto  rivisitato  e  che  la nostra  specialità  debbano  essere
  tutelati.
   Ho  individuato e sottoposto all'attenzione del Parlamento  alcuni
  spunti  rispetto  ai  quali,  nei  prossimi  mesi,  prenderò  delle
  iniziative  che  siano  consequenziali,  perché  diventino  oggetto
  concreto   di   discussione   e  della  normativa   che   porteremo
  all'attenzione del Parlamento.
   Dobbiamo fare tutto ciò non soltanto per tutelare la Sicilia,  non
  soltanto  perché  resti e continui a resistere  rispetto  a  quelle
  prerogative europee che hanno finito per delegittimare ogni  azione
  autonomistica  ma,  soprattutto,  perché  voglio  pensare   che  un
  Parlamento che torni centrale possa fare dello Statuto speciale per
  la  Regione  siciliana  non  una  zavorra  ma  una  prerogativa   e
  un'opportunità di sviluppo e di progresso.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Cimino.  Ne  ha
  facoltà.

   CIMINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi, ci  troviamo
  ad  intervenire per riprendere, ricordare e fare anche un  bilancio
  rispetto  alla  prima  seduta dell'Assemblea  regionale  siciliana,
  quindi, rispetto a settant'anni or sono cosa è cambiato del  nostro
  Statuto,  cosa,  di  fatto, ha determinato per  la  Sicilia  questo
  Statuto  cosiddetto   speciale  rispetto  alle  altre  Regioni  del
  nostro Paese.
   E,  allora,  voglio ribadire come dal mio bilancio,  ricordando  e
  leggendo  alcune pagine di storia regionale, sempre più  penso  che
  questo  nostro Statuto non sia stato speciale e non sia  stato  uno
  Statuto autonomistico.
   Diceva l'onorevole Cordaro che lo Statuto della nostra Regione non
  è  stato mai attuato. Devo ribadire come, invece, lo Statuto  della
  nostra  Regione è stato attuato per le parti contrarie alla Regione
  siciliana. E' stato pienamente attuato in quelle parti che ne hanno
  determinato  il  venir meno dell'autonomia e della  specialità.  E'
  stato,  probabilmente,  attuato  per  affidare  in  Sicilia   delle
  politiche  clientelari  che  sono state giustificate  e  consentite
  dalla  politica regionale e dalla politica nazionale, che ha  avuto
  la  facilità, negli anni, di coprire le nefandezze di alcune azioni
  e  di dire che la Sicilia ha realizzato alcune condotte perché,  di
  fatto,  Regione autonoma, ma ben vediamo come, attualmente, sebbene
  lo  Statuto  non  sia cambiato, diverse leggi della nostra  Regione
  siano facilmente impugnabili e facilmente non vengano promulgate.
   E  non  è  cambiato  lo Statuto, è cambiato l'indirizzo  politico,
  probabilmente,  ma negli anni vediamo come pochissimi  siano  stati
  gli   uomini  coraggiosi   non  siciliani  che  hanno   difeso   le
  prerogative di questa Regione dicendo la verità su alcune cose.
   Proprio  in  questi  giorni leggevo un  interessate  articolo   di
  Giuseppe Oddo, editorialista de  Il Sole 24 ore , che richiama quei
  dati  che  quest'Assemblea,  già nella passata  legislatura,  aveva
  attenzionato nel Governo nazionale per le risorse che lo Stato deve
  alla Sicilia, iniziativa che l'Assemblea regionale, anche in questa
  legislatura, ha voluto ribadire facendo notare come la  solidarietà
  della  Regione  rispetto  allo Stato  è  stata  ed  è  notevolmente
  superiore rispetto a quella che lo Stato dovrebbe ad una Regione di
  frontiera, ad una Regione del Sud, ad una Regione depressa.
   E, tranne l'editorialista de  Il Sole 24 ore  o il testo  Terroni
  di Pino Aprile, ricordo pochi personaggi, non siciliani,  che hanno
  difeso le prerogative autonomistiche della Sicilia.
   Ed,  allora,  è  vero, questo Statuto nasce da un compromesso  che
  scaturisce  da un grande dibattito tra gli indipendentisti  e  chi,
  invece,  puntava  soprattutto allo Stato  unitario.  Ma  da  questo
  compromesso  è venuta fuori la truffa nei confronti dei  siciliani.
  La  truffa  nei confronti di chi, con facilità, osa dire a  livello
  nazionale,  nelle trasmissioni televisive, che in  Sicilia  si  può
  fare  ciò  che si vuole perché è un'autonomia speciale ma  che,  di
  fatto,  leggendo  le  carte  e le argomentazioni,  vediamo  che  la
  situazione è ben diversa.
   Ed   è  ben  diversa  perché  basta  leggere  le  prerogative  del
  Presidente della Regione nel partecipare in Consiglio dei Ministri,
  con  il ruolo di ministro, quando si discute di questioni attinenti
  la Sicilia. Non so quante volte il nostro Presidente o i presidenti
  del  passato  hanno  avuto la possibilità  di  partecipare  a  quei
  Consigli   dei   Ministri  e,  magari  anche,   votare   contro   i
  provvedimento  nazionali. Così come non  penso  che  l'articolo  38
  dello  Statuto  che, di fatto, rappresenta il vero compromesso  del
  patto che venne siglato, in quegli anni, nel momento in cui con  il
  Fondo di solidarietà nazionale lo Stato è obbligato, in un piano di
  opere pubbliche quinquennale, ad equiparare i redditi dei siciliani
  con i redditi di lavoro dei lavoratori del resto del Paese.
   Questo  articolo  38  è un contratto tra due parti,  tra  Stato  e
  Regione che è stato santificato da una norma costituzionale ed è un
  contratto  costituzionale che non viene rispettato  e  non  ha  mai
  avuto una vera attuazione nelle opere pubbliche in Sicilia.
   Ma  ribadire l'articolo 36 dello Statuto, un articolo che è stato,
  invece,  attuato  con  grande attenzione: alla  Regione  non  vanno
  attribuite le imposte di produzione.
   Su  questo  argomento, con l'amico collega Tancredi, ci siamo  più
  volte  confrontati. L'articolo 36 è una pietra miliare della truffa
  che i padri costituenti hanno subito perché con l'articolo 36 dello
  Statuto, la nostra Regione avrebbe diritto a ben 8 miliardi di euro
  l'anno,  e questi non sanno dati che spara il sottoscritto ma  dati
  certificati  dal Dipartimento delle Finanze nel 2010 e  che,  oggi,
  fortunatamente,  ho avuto modo di leggere anche nell'editoriale  di
  un noto settimanale a livello nazionale.
   Ed,  allora, diciamola per davvero: una Regione che non può essere
  indipendentista  ma  una  Regione che, purtroppo,  non  può  essere
  neanche  autonoma. E non può essere neanche autonoma perché abbiamo
  detto sì all'Europa e, guarda caso, non siamo noi gli interlocutori
  dell'Europa; l'interlocutore dell'Europa è il Governo nazionale  ed
  il  Governo  nazionale  quando  deve poter  imporre  qualcosa  alla
  Sicilia  la  impone  o  con  un  provvedimento  del  Consiglio  dei
  Ministri,  motivato  su logiche prettamente di spesa  nazionale,  o
  dicendo,  invece,  che sono problematiche concernenti  la  Comunità
  europea.
   Forse è proprio arrivato il momento di fare chiarezza, di fare  un
  saldo  di  questi  settant'anni di politica regionale  e  dire  che
  questo  fallimento  è dovuto, non tanto e non  solo  alla  politica
  regionale,  ma  ad un'azione politica che, sia a livello  nazionale
  che  regionale, ha avuto la convenienza di dire che la Regione  era
  una Regione autonoma, tale da dare la possibilità di fare tutto ciò
  che  si voleva quando conveniva al Governo nazionale e dire  di  no
  quando, invece, le cose non sono di buon grado.
   Probabilmente, oggi, è arrivato il momento di lanciare un  appello
  per dare dignità a questi settant'anni di storia e quest'appello lo
  rivolgo  al  nostro Presidente della Repubblica, nostro  Presidente
  della  Repubblica siciliano che ha, più volte, approfondito, con  i
  suoi  scritti  in Corte Costituzionale, le tematiche siciliane  per
  definire,  una volta per tutte, se questa Regione deve  essere  una
  vera Regione autonoma, sebbene ormai tra le regioni autonome non vi
  sia  neanche motivo di difendere delle battaglie, delle prerogative
  in modo comune - immaginiamo cosa abbia in comune la Sicilia con il
  Trentino Alto Adige o, con il Friuli Venezia Giulia, o con la Valle
  d'Aosta  -; la posizione della Sicilia e della Sardegna, da sempre,
  in  Conferenza Stato-Regioni, è stata una posizione marginale,  una
  posizione debole di due Regioni messe in disparte.
   L'unico  vero  tema che abbiamo, tutti insieme, la possibilità  di
  difendere  è quello di poter dire di voler diventare una Regione  a
  Statuto  ordinario e ridare allo Stato tutte quelle competenze  che
  la  Sicilia ha avuto negli anni senza averne le risorse e  fare  in
  modo  che tutte quelle competenze che lo Stato ha dato ai siciliani
  le  possa  gestire lo Stato con le proprie risorse e, nello  stesso
  tempo,  poter  fare una battaglia per la Sicilia e la Sardegna  per
  l'insularità perché questo è l'unico vero dramma che, oggi, abbiamo
  in comune come Regioni di questo Paese.
   Il  mio  appello al nostro Presidente della Repubblica  è  proprio
  accorato affinché si possa, una volta per tutte, fare un'operazione
  verità  sui  conti  della Regione, su ciò che lo  Stato  deve  alla
  Sicilia  e  come  lo  Stato, giustamente, da quelle  risorse  possa
  creare le condizioni di sviluppo e  di riscatto.

   PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Fazio. Ne ha facoltà.

   FAZIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, è vero,  il  nostro
  Statuto,   oggi,  fa  il  compleanno  e,  però,  non   credo   che,
  sostanzialmente, ricorrano i presupposti perché si possa brindare o
  perché si possa gioire.
   È  vero,  sono  passati quasi settant'anni, o meglio sono  passati
  settant'anni  dalla sua redazione, ed è utile ricordare  che  molto
  del  contenuto  del  nostro Statuto, sin  dalla  fase  iniziale,  è
  rimasto  lettera morta. È rimasto lettera morta in  dipendenza  del
  fatto  che  quando è stato redatto non si aveva ancora il contenuto
  della nostra, poi, successiva Costituzione. L'unico riferimento che
  hanno  avuto i padri costituenti del nostro Statuto è stato quello,
  appunto,  dello Statuto Albertino, tant'è vero che molta parte  del
  nostro  Statuto  prende le mosse dallo schema, dalla  bozza,  dalla
  struttura,  dall'organizzazione dello  Statuto  Albertino  e  viene
  introdotto,  ovviamente, dal punto di vista formale, nello  Statuto
  siciliano.
   Sono  passati,  è  vero,  settant'anni, ed era  opportuno,  forse,
  intervenire,  non  fosse altro per adeguarlo alle  mutate  esigenze
  della società siciliana, anche per eliminare quello che era rimasto
  dal  punto di vista formale, ma era impossibile, poi, che potessero
  trovare concreta applicazione.
   Mi  piace  ricordare, eventualmente, anche se su questo  argomento
  molti   si   sono  sbizzarriti  a  scrivere  capitoli  di   storia,
  soprattutto  perché  fu una sentenza, quella  appunto  della  Corte
  costituzionale, che eliminò l'Alta Corte per la Regione  siciliana,
  che  indebolì dal punto di vista organizzativo tutta la  struttura,
  tutto  lo schema dello Statuto ed anche dell'organizzazione e  che,
  peraltro, a mio avviso, sminuì l'importanza e la valenza e,  perché
  no,  anche quell'autonomia speciale che era stata, in qualche modo,
  immaginata e conferita nell'ambito dello Statuto.
   Vorrei  ricordare  anche  un'altra, a mio avviso,  specialità:  il
  nostro  è  uno  Statuto,  almeno dal  punto  di  vista  prettamente
  formale,  speciale  nella sua specialità e nelle altre  specialità,
  perché non confrontabile, non paragonabile, perché ha elementi  che
  lo  differenziano nell'ambito degli altri Statuti. Mi  permetto  di
  ricordarne  semplicemente  e solamente  uno:  per  lo  scioglimento
  dell'Assemblea  regionale  siciliana  è  necessario  che   ci   sia
  l'intervento del Parlamento nazionale. Negli altri Statuti non  c'è
  ombra di una disposizione del genere
   Ma  non  è  questo che vorrei in qualche modo che venisse,  a  mio
  avviso,  evidenziato,  quanto  una  domanda:  ai  siciliani  questo
  Statuto  è stato utile o no? Se dovessimo fare una cronistoria  dal
  punto di vista non formale, non dal punto di vista storico, ma  dal
  punto di vista del merito, cioè qual è il vantaggio che ha portato,
  eventualmente,  questa  specialità  attribuita  ai  siciliani,  non
  possiamo che proiettarci in un senso critico negativo.
   Molte  volte,  e  devo essere sincero, solo poche  sono  state  le
  occasioni dove il legislatore siciliano ha anticipato quanto,  poi,
  il  legislatore nazionale ha previsto ed introdotto, ma molte delle
  volte,  invece,  è arrivato tarde e, quindi, questa sua  specialità
  non  ha  partorito alcun elemento positivo, neanche  dal  punto  di
  vista  prettamente  economico, come chi, in  qualche  modo,  mi  ha
  preceduto ha evidenziato che, peraltro, è la cosa più importante  e
  fondamentale.  E'  fin  troppo  ovvio  che  sia  importante   avere
  un'organizzazione  efficiente, ma senza  alcuna  risorsa  economica
  ritengo  sia  un  po' difficile, obiettivamente,  che  l'efficienza
  possa essere raggiunta.
   Quindi,  quello che, effettivamente, lo Stato centrale ha  minato,
  sin  dalla  fase  iniziale, sono quegli  articoli  che  sono  stati
  menzionati, cioè gli articoli 36, 37, 38.
   Mi  permetto  solo di ricordare quello che prevede  l'articolo  36
  dello Statuto siciliano, e cioè che al fabbisogno finanziario della
  Regione  provvede  essa  stessa  con  propria  deliberazione.   Che
  significa,  per  certi  versi?  Significa  che  avevano   autonomia
  impositiva  che, però, così come stabilito con successive  sentenze
  della  Corte Costituzionale, bisognava leggerla, poi, nel complesso
  dell'ordinamento costituzionale, motivo per cui non ha  mai  potuto
  trovare piena attuazione.
   L'articolo  38,  che  riguarda i contributi speciali.  Nella  fase
  iniziale, obiettivamente,  sembrava  riguardasse il punto di  vista
  prettamente   economico,   per  poi  vedere,   ovviamente,   questi
  finanziamenti  e queste assegnazioni assottigliarsi sempre  di  più
  fino   a  ridursi,  fino  addirittura,  obiettivamente,  ad  essere
  talmente minimi da non essere presi nemmeno in considerazione.
   Eppure  doveva  servire,  almeno  nella  fase  dei  nostri   padri
  costituenti,  a  compensare  lo  squilibrio  dal  punto  di   vista
  prettamente economico, le Isole come area depressa, la Sicilia area
  depressa   e  quindi  doveva  in  qualche  modo  ottenere  maggiori
  vantaggi  economici,  maggiori risorse per potere  poi  recuperare,
  eventualmente, ed equipararsi alle regioni del Nord più sviluppate,
  più  avvantaggiate,  più  ricche dal  punto  di  vista  prettamente
  economico. E così non è stato.
   E,  quindi,  a  settant'anni non possiamo che affermare  che  sono
  state più le ombre che le luci, sono stati più gli aspetti negativi
  che  gli elementi positivi. E però a settant'anni di distanza forse
  si  è  persa anche un'occasione, a mio avviso importante, che credo
  che  il  legislatore siciliano dovrà necessariamente  cogliere,  ha
  iniziato  forse molto probabilemete ha intenzione di  cogliere  con
  l'istituzione  della Commissione Statuto che dovrà fare  un  lavoro
  secondo me estremamente importante e fondamentale.
   Non  commettere  gli  stessi  errori  del  passato.  È  totalmente
  inutile,  stupido,  immaginare obiettivamente normative  che  siano
  confliggenti   con  la  normativa  di  carattere  statale,   oppure
  attribuire  delle funzioni che già vengono svolte  da  parte  dello
  Stato  con una duplicazione di interventi. A mio avviso le esigenze
  e  le  condizioni che sono state menzionate da chi mi ha preceduto,
  mi   riferisco   alle  condizioni  storiche  e  quant'altro,   sono
  ampiamente superate.
   Adesso  ci  sono  scenari  che  sono  estremamente  importanti   e
  fondamentali.   La  Comunità  europea  non  esisteva,   forse   era
  nell'immaginario.  Ma  anche soprattutto in maniera  particolare  i
  paesi  del Nord Africa. Per certi versi la Comunità europea, che  a
  ben  guardare  ha anche superato quei limiti, dal  punto  di  vista
  formale e costituzionale che il nostro ordinamento impone, cioè  le
  regioni,  e segnatamente anche la Regione siciliana non gode  della
  personalità   giuridica  internazionale,   non   può   interloquire
  direttamente con gli altri Stati, non può interloquire direttamente
  con la Comunità europea. Ebbene, così non è perché se noi andiamo a
  ben  guardare  questi limiti dal punto di vista  sostanziale  molte
  volte  la  stessa comunità li ha superati, preferendo  interloquire
  direttamente  con  i territori, con le autonomie locali  piuttosto,
  ovviamente, che con lo Stato centrale.
   Mi  riferisco  in  primis in maniera secondo me  più  evidente  in
  alcuni  comparti, in alcune materie, in materia di agricoltura  per
  esempio.  E  quindi a ben ragionare, a ben vedere se questi  limiti
  non  sono  più  così  stringenti, così come  lo  erano  nella  fase
  iniziale,  ebbene è possibile che possa disegnarsi il contenuto  di
  uno   Statuto   di  diverso  contenuto  rispetto   a   quello   che
  effettivamente  noi  abbiamo immaginato o quello  che  noi  abbiamo
  pensato o quello che abbiamo visto in tutti questi anni.
   E  introdurre  la  possibilità di materie  cosiddette  innovative,
  capacità  in  qualche modo di evolversi per riscontrare  tutta  una
  serie   di   esigenze  che  prima  non  erano  neanche   prese   in
  considerazione  e  che  adesso  la  società,  specialmente   quella
  siciliana, evidenzia forse più degli altri.
   Ecco  perché a mio avviso da un fatto negativo,  - ed è  un  fatto
  negativo  -, e lo è perché a ben guardare quello che sta  accadendo
  non  possiamo che osservare una centralizzazione delle  funzioni  e
  delle  risorse. Mentre avevamo notato una forma di decentramento  a
  favore  ovviamente degli enti locali con la modifica del  Titolo  V
  della nostra Costituzione, con gli interventi ovviamente del 2001 e
  seguenti,  adesso  vediamo una totale marcia indietro.  Il  Governo
  Renzi  con  le riforme, con la stagione delle riforme, sicuramente,
  ha  introdotto  elementi che fanno pensare non  più  a  un'attività
  decentrata ma ad un'attività che si concentra, anche in ordine alle
  funzioni  che bene o male sono previste a favore e in via esclusiva
  da  parte  dello Stato e che, se non vado errato, mentre  prima  si
  guardava con molta più attenzione e addirittura era argomento anche
  di  carattere politico, di campagna elettorale, ma non  solo  e  mi
  riferisco  all'ipotesi del cosiddetto federalismo;  abbiamo  visto,
  comunque,  negli  ultimi  tempi, una totale  marcia  indietro,  una
  totale  inversione  e  quindi, una ipotesi  di  centralismo  e  non
  affatto di federalismo.
   E,  in  questo contesto, a mio avviso è un po' difficile che possa
  immaginarsi  lo Statuto che possa essere sia adeguato  ma  che  sia
  fotocopia  anche  di quelle parti che non siano  state  oggetto  di
  discussione,  ma  che  poco importa, che poca rilevanza  hanno  dal
  punto  di  vista prettamente del merito, dell'efficacia, della  sua
  ricaduta sotto l'aspetto prettamente territoriale.
   Ecco  perché, a mio avviso, la Commissione deve sforzarsi, intanto
  di  colmare alcune lacune, l'abbiamo già detto, chi mi ha preceduto
  ha  fatto  menzione del fatto che si sono modificate  alcune  parti
  centrali,   io  ne  ho  citate  alcune,  ma  come  non   rammentare
  l'eliminazione  del  Commissario dello Stato,  eppure  ce  ne  sono
  voluti  tanti di anni perché la Corte costituzionale ritenesse  che
  il controllo nei confronti della legge regionale non potesse essere
  preventivo  e che bene o male, sostanzialmente, doveva adeguarsi  a
  quanto  accade  o  a  quanto era previsto nell'ambito  delle  altre
  regioni.  E,  a  ben  guardare, anche nella storia,  che  lo  Stato
  centrale si spogli così molto facilmente di competenze per  cercare
  in  qualche modo di attribuirle ad altri organismi, in questo  caso
  agli  Enti  locali, consentitemi è veramente difficile e abbastanza
  complesso.
   Se noi facciamo semplicemente e solamente menzione al fatto che la
  nostra  Costituzione  , entrata in vigore il  primo  gennaio  1948,
  prevedeva  già,  agli articoli 116, 117, 118 e 119,  le  regioni  a
  statuto  ordinario, eppure, pensate, dal punto di vista prettamente
  concreto,  sono state attuate dopo tanti, tanti e tanti  anni  cioè
  nel  1970.  Ci son voluti anni, dal 1948 sino al 1970,  perché  una
  parte  della nostra Costituzione che prevedeva le ragioni a statuto
  ordinario,  finalmente  entrasse  in  vigore.  Ebbene,  adesso   ci
  troviamo in una posizione completamente inversa, mentre le  regioni
  a  statuto  ordinario hanno acquisito nel tempo una certa egemonia,
  una  certa,  anche, posizione, di contro, non tutte  le  regioni  a
  statuto speciale, ma segnatamente la nostra, ha perso a mio  avviso
  quella  importanza, anche dal punto di vista prettamente giuridico,
  e  anche dal punto di vista economico, subendone le conseguenze,  e
  bene o male degradando, forse, in posizione secondaria rispetto  ad
  altre  posizioni  che,  bene o male, nel  tempo  anzi  sono  state,
  diciamo così, rilanciate e affermate e confermate.
   Ecco  perché è un momento particolare, molto complesso, forse  più
  di  qualsiasi  altro momento che ha segnato le vicende  del  nostro
  Statuto e questa è un'occasione che non possiamo lasciarci sfuggire
  e possibilmente non dobbiamo commettere gli errori del passato.
   Io   sono  convinto  che  la  nostra  specialità  ha  ancora   una
  giustificazione purché non immaginiamo obiettivamente di fare  voli
  pindarici  e guardare alla realtà così com'è, senza immaginare  che
  possa  essere modificata con un tratto di penna, anche se,  laddove
  lo  facciamo,  poi  la realtà ci dice che è totalmente  diversa  da
  quella che noi abbiamo immaginato o abbiamo descritto. Grazie.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fazio.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a parlare l'onorevole  Anselmo.  Ne  ha
  facoltà.

   ANSELMO.  Grazie,  Presidente. Onorevoli colleghi,  Governo,  ogni
  anniversario   porta  con  sé  l'inesorabile  rischio  dell'omaggio
  rituale.  Si  commemora un accadimento storico,  nel  nostro  anno,
  l'approvazione, settant'anni orsono, dello Statuto  siciliano,  per
  un  dovere  formale nei confronti di quello che  pur  si  riconosce
  essere l'atto fondativo dell'autonomia della nostra Rgione ma senza
  passione,  senza entusiasmo, ripetendo come un mantra, di  anno  in
  anno,  formule magari magniloquenti ma del tutto vuote, una memoria
  ufficiale  imposta dal dovere istituzionale di non  dover  lasciare
  passare  sotto silenzio tale ricorrenza. Ma proprio perché tale,  a
  rischio di assuefazione legata alle formalità del rito.
   In  definitiva, una memoria di testa e non di cuore che  parla  al
  passato ma nulla rischia di dirci sul presente e, soprattutto,  sul
  futuro.
   Sono  voluta partire da questa considerazione, forse provocatoria,
  perché  il  primo aspetto che mi preme approfondire in questa  sede
  riguarda, per l'appunto, il significato di quest'anniversario.
   Credo,  infatti,  che  la prima condizione per  evitare  che  esso
  diventi una sterile celebrazione fine a se stessa sia il discutere,
  con  sincerità  e  senza  preconcetti,  sull'attualità  del  nostro
  Statuto e, più in generale, sul senso della specialità della nostra
  Regione, sui suoi pregi ma anche sui suoi difetti così da sfruttare
  tale occasione per porre le basi per un percorso di riforma che  ne
  riaffermi l'attualità.
   Ciò   appare  tanto  più  necessario  se,  come  mi  auguro,  sarà
  confermata dal referendum la riforma costituzionale approvata dalle
  Camere nello scorso aprile.
   Il  comma 13, dell'articolo 39, del disegno di legge, infatti, nel
  dettare  le  disposizioni transitorie, prevede che le modifiche  da
  esso  introdotte  al titolo V in materia di autonomia  legislativa,
  autonomia  amministrativa e finanziaria e di limiti agli emolumenti
  dei  consiglieri  degli organi regionali, testualmente  la  Riforma
  dice:   Non si applicano alle Regioni a Statuto speciale fino  alla
  revisione  dei  rispettivi Statuti sulla  base  di  intese  con  le
  medesime Regioni e Province autonome ; è la cosiddetta clausola  di
  non applicazione.
   Saremo, dunque, chiamati ad una revisione dello Statuto e  non  ad
  un semplice adeguamento come prevedeva, originariamente, il disegno
  di   legge   del  Governo,  revisione  da  effettuare  secondo   il
  procedimento  di  revisione costituzionale delineato  dall'articolo
  138  ma, stavolta, da effettuarsi d'intesa con il legislatore,  con
  la  nostra  Regione,  introducendo così, per  la  prima  volta,  un
  aggravamento  che formalizza espressamente la natura  pattizia  del
  nostro Statuto.
   Alla suddetta clausola di non applicazione fa eccezione, però,  la
  possibilità di chiedere, sin dalla data di entrata in vigore  della
  suddetta  legge  costituzionale e fino alla  revisione  del  nostro
  Statuto,  le ulteriori forme e condizioni particolari di  autonomia
  previste  dall'articolo 116,  terzo comma, della Costituzione,  sia
  nella  versione  attuale  che in quella modificata  in  materia  di
  organizzazione   della   giustizia   di   pace,   norme    generali
  sull'istruzione, tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e  dei  beni
  culturali, disposizioni generali e comuni per le politiche sociali,
  politiche attive del lavoro.
   In  relazione a tali materie, quindi, non occorrerà una  legge  di
  revisione  costituzionale ma una semplice  legge  ordinaria  previa
  intesa, ovviamente, tra lo Stato e la Regione interessata.
   In  tal  modo, il terzo comma dell'articolo 116 che,  nel  vigente
  testo   costituzionale,   segna  la   strada   per   un   possibile
  avvicinamento  delle  Regioni a Statuto ordinario  alle  Regioni  a
  Statuto speciale, invece, potrà costituire la base per un'ulteriore
  ampliamento delle competenze delle autonomie speciali.
   Infine,  sempre  solo per le Regioni speciali, il  legislatore  ha
  voluto  mantenere la potestà legislativa concorrente in materia  di
  governo  del  Territorio, istruzione e formazione  professionale  e
  commercio  con  l'estero  e  ha  voluto  tenere  ferma  la  vigente
  disciplina  prevista dal nostro Statuto e dalle relative  norme  di
  attuazione  ai  fini  dell'esercizio  dei  poteri  sostitutivi  del
  Governo.
   La sfida che tali riforme ci impongono è il dovere di interrogarci
  sul   senso  e  sull'attualità  della  nostra  specialità,  inutile
  nascondercelo.
   Oggi  esiste un movimento di opinione che vorrebbe livellare, come
  ricordava  l'onorevole  Fazio,  le Regioni  speciali  alle  Regioni
  ordinarie.
   E'  un  movimento  che,  ahimè, trae alimento  dal  modo  con  cui
  l'autonomia è stata utilizzata e che ha portato  - non dovremmo mai
  dimenticarcelo  - un elettore siciliano su due  a  non  avvicinarsi
  alle urne.
   Il  fatto è che la specialità siciliana non è considerata come  un
  vantaggio, come una risorsa, una formidabile opportunità,  potremmo
  dire  la  Sicilia  come Regione specialissima tra  le  speciali  e,
  quindi, la specialità vista come un vantaggio per potere affrontare
  e   risolvere  i  secolari  problemi  che  attanagliano  il  nostro
  Territorio  e  che  si saldano inscindibilmente  con  la  questione
  meridionale del nostro Paese.
   Piuttosto e paradossalmente direi essa è vista e vissuta  come  un
  limite, come un ostacolo allo sviluppo socio-economico della nostra
  Terra.
   Lo Statuto viene così invocato, da parte della classe politica, in
  nome  di una concezione quasi sacrale dell'autonomia siciliana,  in
  un'ottica   spesso  gelosamente  rivendicazionista  delle   proprie
  prerogative   nei   confronti  dello   Stato   senza,   però,   mai
  interrogarsi, senza infrangimenti sul modo in cui tale Autonomia  è
  stata impiegata nel corso degli anni.
   Per  inciso,  è appena il caso di rilevare come lo stesso  Statuto
  sia  rimasto in molte parti inattuato, oltre alla scontata  inerzia
  del  potere  centrale  è spesso mancata in tal senso  un'iniziativa
  concreta, seria e forte da parte della stessa Regione.
   Il  rischio è che la specialità siciliana venga venerata  come  un
  mitico feticcio che nessuno oggi si azzarda a mettere politicamente
  in  discussione,  salvo  però svuotarla di senso  e  di  contenuto,
  quindi, degradandola ad una mera dimensione simbolica.
   E'  un  dato  di fatto, noto a livello nazionale, che  al  massimo
  dell'Autonomia  è corrisposto nella nostra Regione  il  minimo  dei
  servizi alla collettività.
   E'  vero che sono mancate le risorse finanziarie necessarie  ma  è
  pur   vero   che   quelle  a  disposizione  sono  state   impiegate
  prevalentemente  per  finanziare  l'abnorme  crescita  della  spesa
  corrente  e  non  per  supportare investimenti produttivi,  con  la
  conseguenza  che  oggi  la  Regione si  trova  con  un  livello  di
  indebitamento  assolutamente  allarmante  perché  frutto   di   uno
  squilibrio strutturale.
   L'Autonomia, miei cari colleghi, non è un valore in  sé  ma  nella
  misura  in  cui  si dimostra funzionale alla capacità  di  generare
  benessere per la collettività.
   Da  questo  punto  di vista, dobbiamo concludere,  che  la  nostra
  Autonomia  ad  oggi non ha raggiunto lo scopo prefissato,  è  stata
  impiegata    male,   quando   addirittura   invocata   in    chiave
  isolazionistica  per  impedire alle leggi  statali  di  riforma  di
  essere   applicate  nel  territorio  regionale  per   mero   geloso
  puntiglio,  salvo  talvolta riapprovarle tali e quali  con  qualche
  piccola modifica.
   Di  fronte a questo scenario occorre chiedersi quale sia la natura
  dei problemi che si pongono e, conseguentemente, in quale direzione
  occorre andare per risolverli.
   A differenza delle altre regioni, ordinarie e speciali, con cui il
  tema  della  riforma dei rispettivi statuti è al centro dell'agenda
  politica,  nella diffusa consapevolezza che dal modo con  cui  esso
  verrà  impostato  e  risolto,  dipenderà  il  futuro  dell'identità
  politica  e  culturale dell'intera regione, nella  nostra  Regione,
  invece, si è privilegiato e si privilegia l'interlocuzione politica
  con il centro, nella convinzione che quello giuridico sia, rispetto
  al piano politico, sostanzialmente sovrastrutturale.
   Al  riguardo,  non c'è dubbio che la crisi della nostra  Autonomia
  sia  essenzialmente una crisi di progettualità politica -  dobbiamo
  essere onesti - e che, pertanto, è su tale livello che si attendono
  le principali risposte.
   Ma sbaglierebbe chi ritenesse a tal fine irrilevante la necessità,
  invece,  di  supportare ed agevolare questo mutamento di  indirizzo
  attraverso un adeguato percorso di riforme istituzionali.
   Occorre  superare  le  due tesi opposte,  estreme  e,  per  questo
  errate,  che  la crisi sia essenzialmente politica  e,  quindi,  le
  riforme  istituzionali sono assolutamente inutili,  che  la  crisi,
  invece, sia eminentemente istituzionale per cui basterebbe cambiare
  le regole per risolverla.
   In  realtà,  invece, il dato politico, il dato  istituzionale  non
  possono  non andare di pari passo perché, se è vero che la politica
  senza   strumenti  adeguati  è  incapace  di  raggiungere  i   suoi
  obiettivi,  è  anche vero che qualunque riforma non  avrebbe  alcun
  effetto se non avesse alle spalle una classe politica all'altezza.
   E'  con questa consapevolezza, credo, che vada posto il tema della
  riforma  dello  Statuto,  senza illusioni palingenetiche  ma  senza
  nemmeno  alcuna speranza che essa non serve per agevolare in  senso
  maieutico la buona politica.
   La  sfida  che  ci attende è innanzi tutto di tipo  culturale  nel
  ripensare  al significato della nostra Autonomia. E' una sfida  che
  investe gli enti regionali non solo nel nostro Paese ma in Europa e
  nel   mondo  intero,  come  dimostra  il  fatto  che  negli   stati
  democratici  in  cui  esistono forti  identità  regionali  -  e  mi
  riferisco non soltanto alla Catalogna ed ai Paesi Baschi  ma  anche
  alla  Scozia, al Quebec ed alla Groenlandia - ci si interroga sulle
  perdurante  ragioni che stanno alla base della  loro  autonomia  da
  declinare, non più ormai in senso secessionista, ma in direzione di
  una maggiore capacità di governo, in funzione del raggiungimento di
  specifici obiettivi politici.
   Si  consideri, in tal senso, come lo Statuto del 1947,  il  nostro
  Statuto,  sia  nato  in  un diverso contesto  storico  e  giuridico
  rispetto  a  quello attuale. Il legislatore del  tempo  non  poteva
  certo  prevedere  quale  ruolo, pervicace  ed  importante,  avrebbe
  assunto  il  percorso unitario europeo, allora neppure iniziato,  e
  come  il  diritto  e  le decisioni politiche comunitarie  avrebbero
  avuto  un  peso rispetto alla vita quotidiana dei cittadini,  delle
  imprese  e delle stesse istituzioni rispetto ai fondamentali  dello
  sviluppo.
   Proprio   riguardo  alla  dimensione  comunitaria,   anche   nella
  considerazione del progressivo ampliarsi degli spazi di  iniziativa
  per le realtà non statali.
   La  Regione, se vuole giocare un ruolo politico di qualche rilievo
  e  di reale rappresentanza degli interessi legittimi del territorio
  amministrato,  non  può  limitarsi  passivamente   a   dover   dare
  attuazione agli obblighi comunitari e a gestire - spesso  purtroppo
  male - i fondi strutturali ma dovrebbe sviluppare anche la capacità
  di proposte di dialogo con Bruxelles.
   Ripensare alla specialità della nostra Regione significa chiedersi
  se  oggi  essa  abbia  ancora un senso, se sia  un  modello  ancora
  attuale  cui  ispirarsi,  una risorsa aggiuntiva  che  permetta  lo
  sviluppo regionale oppure un anacronistico privilegio da superare.
   In  tal  senso,  la  specialità è una questione costituzionale  di
  livello  nazionale  e  non un'eccezione che  riguarda  soltanto  le
  Regioni ad autonomia speciale.
   Ciò  va  compreso  se  si vuole tenere in  piedi  un  concetto  di
  specialità che non trovi giustificazione, unicamente, nella volontà
  di difendere a qualunque costo una prerogativa.
   Tale  disegno  riformatore dovrebbe muoversi  in  una  prospettiva
  ampia,  coinvolgendo  non solo la riforma  dello  Statuto  e  delle
  relative norme di attuazione ma anche la riforma delle strutture di
  governo  giacchè  lo Statuto ci permette di modificare  la  vigente
  forma  di governo prevista dagli articoli 9 e 10 dello stesso senza
  ricorrere alle leggi costituzionali.
   C'è  poi il tema della riforma della legge elettorale non solo per
  gli  effetti  che la riduzione da 90 a 70 deputati  regionali  avrà
  sulla  distribuzione territoriale dei seggi ma anche per consentire
  al  Presidente  eletto  di  potere avere  una  maggioranza  che  ne
  sostenga  l'azione di governo e per dare un'adeguata rappresentanza
  di genere attraverso l'introduzione del doppio voto di preferenza.
   Infine,  in  questo sforzo riformatore, un ruolo  determinante,  -
  anche  se  dai  più ignorato -, può essere svolto dalle  norme  che
  regolano   il   funzionamento  dell'Assemblea   regionale   e   che
  andrebbero,  a  mio  parere, riformate per  rendere  più  rapidi  e
  trasparenti  i processi decisionali e più efficace la  funzione  di
  informazione e di controllo.
   Ripensare  la specialità significa interrogarsi sulla  persistente
  attualità  delle  peculiari ragioni storiche,  culturali,  sociali,
  economiche che di essa furono alla base così da andare ad elaborare
  nuovi e più aggiornati strumenti che possano adeguare l'ordinamento
  regionale   a   tali  peculiarità,  mantenendo   la   sua   marcata
  differenziazione rispetto alle regioni ordinarie.
   Siamo  di fronte ad un bivio, Presidente. La specialità statutaria
  è  oggi  chiamata  a  ritrovare una sua missione,  una  sua  ragion
  d'essere,  una nuova frontiera per lo sviluppo economico e  civile,
  diversamente,  il  percorso  di totale assimilazione  alle  regioni
  ordinarie  non solo sarà inevitabile ma - a ben guardare  e  stando
  così le cose - sarebbe forse il male minore.
   Grava sulla classe politica la responsabilità di avere la capacità
  e   l'autorevolezza  di  trasmettere  ai  siciliani  il  senso   di
  appartenenza  ad un progetto e ad un'avventura comune evitando  che
  l'opportunità   istituzionale,   oggi   offerta,    si    trasformi
  nell'ennesima occasione mancata.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giovanni  Greco.  Ne
  ha facoltà.

   GRECO  Giovanni.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   sarò
  brevissimo.
   Se  ricordo bene durante la precedente seduta, lei Presidente,  in
  occasione di questo anniversario,  ha fatto un invito dicendo   che
  doveva essere una seduta solenne.
   Il Presidente Lupo, che ha presieduto prima di lei, ha invitato la
  Commissione  Statuto  a prendere posto nel banco delle Commissioni.
   Sono   curioso  di  sapere  chi  faccia  parte  della  Commissione
   Statuto   perchè, come ben può vedere, tutti i posti  sono  vuoti,
  quindi, a priori, questo anniversario che dovevamo festeggiare  con
  una seduta solenne, per l'importanza stessa e come è sentito questo
  anniversario.
   L'onorevole  Cimino si lamentava di tutte le prerogative  che  non
  vengono poste in essere in questo Statuto.
   Faccio  riferimento ad un comunicato stampa che, mesi fa,  abbiamo
  quasi  tutti  letto, ma non ho visto nessuna presa di posizione  da
  parte  di  alcun deputato o alcuno del Consiglio di Presidenza.  E'
  uscito  un comunicato dove si diceva che l'Assemblea della  Regione
  siciliana  era  fatta da deputati  mediocri . Voi  pensate  che  se
  quest'articolo lo avessero pubblicato ai tempi di Alessi o ai tempi
  di  La  Loggia restava inosservato? Restava senza nessuna presa  di
  posizione  per  chi  l'aveva fatto? Quest'articolo  l'ha  fatto  il
  decano  dell'Ufficio Stampa signor Presidente. E  noi  siamo  stati
  tutti zitti. Forse perché lui ha detto la verità. Però, forse,  era
  pure  giusto che lui dicesse la verità sui giornalisti.  Dove  sono
  andati   a  finire  i  giornalisti  con  tutte  le  loro  inchieste
  giudiziarie?  Le  loro inchieste che facevano emergere  quello  che
  manca in questa Regione siciliana. Ma di che ci lamentiamo se  fino
  all'altro  ieri  abbiamo approvato un emendamento con  cui  abbiamo
  buttato  a  mare  una  delle prerogative importanti  della  Regione
  Sicilia?  Perché  dovevamo noi recepire la legge Delrio.  E'  stata
  un'occasione mancata, signor Presidente.
   Oggi non è per me una festa. Per me oggi è una costatazione che in
  questa  Assemblea noi dobbiamo festeggiare per l'unica cosa che  ci
  possiamo  vantare:  sono rimasti inalterati tutti  i  privilegi  di
  questa Assemblea. E lei sa a quali privilegi io mi riferisco. E per
  alcuni  privilegi lei è d'accordo. Guardi quanti della  maggioranza
  sono  presenti in questa seduta solenne, signor Presidente  Quattro
  o cinque.
   Oggi  leggo  una intervista dell'onorevole D'Alia che riporta  che
  uno  degli  elementi  più  brutti di questa  Assemblea  è  il  voto
  segreto. Onorevole D'Alia, se mi ascolta, è la sua maggioranza  che
  non va, non il voto segreto che è un istituto di democrazia cui lei
  si deve inchinare.
   Per  me oggi è una giornata brutta. Brutta perché noi deputati non
  abbiamo  dato  la  giusta  caratura  a  questa  seduta,  che  è  il
  settantesimo  anniversario dell'Assemblea regionale  della  Regione
  Sicilia.  E  quindi mi dispiace, signor Presidente, penso  che  lei
  sarà deluso perché in queste cose ci crede e, purtroppo, noi non la
  collaboriamo per niente.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Tancredi.  Ne  ha
  facoltà.

   TANCREDI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  signori  del
  Governo, settant'anni anni dello Statuto, oggi una data importante.
  Molto importante che però nasconde anche un'altra data contestuale.
  Perché se è vero che lo Statuto è stato un elemento pattizio tra il
  Governo  e  la  Regione  siciliana, contemporaneamente  ha  sancito
  l'inizio  di una guerra nascosta. Una guerra economica fatta  dallo
  Stato nei confronti della Regione siciliana.
   Perché  se  è incontrovertibile il dato che la nostra  Regione  in
  questo  momento  si  trova  ai gradini  più  bassi  dello  sviluppo
  economico e sociale di tutta Europa, è dovuto soprattutto a  quegli
  scippi  continui fatti anno dopo anno, dall'inizio  dello   Statuto
  siciliano  che  hanno determinato, di fatto, un arretramento  anche
  culturale di quella che è la nostra Regione.
   Personalmente conosco tanti nostri concittadini che sono  emigrati
  altrove  per le enormi difficoltà. Stanno ricominciando ad emigrare
  in maniera continua, forte.
   La  settimana scorsa sono stato a Messina. Ho visto tre pullman di
  nostri concittadini che emigravano verso la Germania, quindi è vero
  che   noi   dobbiamo  assolutamente  festeggiare   quella   che   è
  un'opportunità unica: la salvaguardia del nostro Statuto, ma è  pur
  vero  che  dobbiamo  riuscire politicamente ad interrompere  questa
  guerra, una guerra che è continuamente spinta, nutrita dallo  Stato
  centrale.
   Io  non vorrei dovermi trovare di nuovo qui tra pochi mesi a dover
  discutere  su accordi che il nostro Assessore - in accordo  con  il
  Ministro   Paduan   -  fa  per  dare  risorse,  che   ci   spettano
  statutariamente da decenni, come semplici concessioni  di  qualcosa
  che è già nostro, nostro da settant'anni
   Anch'io,   come   l'onorevole  Cimino,   ho   letto   l'intervista
  sull'Espresso, anch'io ho letto l'Assessore Baccei certificare  con
  le sue parole che lo Stato sottrae risorse per oltre sette miliardi
  l'anno;  nonostante il buon Baccei, giustamente, qui  in  Aula  più
  volte  abbia detto che a lui non risultassero queste somme, ma  lui
  lo sa lo ha certificato lui stesso.
   Il  nostro  compito adesso è sì dire che questo evento solenne  va
  ricordato, ma è anche il nostro compito politico cominciare a porre
  le  basi  per  poter, non dico tanto, avere un decennio  di  nostre
  risorse,  poi magari potremmo tornare al vecchio corso, quello  del
  farci  rubare  tanti  soldi,  tante risorse,  perché  forse  in  un
  decennio  riusciamo  a riportare questa Regione  al  livello  delle
  altre regioni d'Europa.
   Non  ci vuole tanto, ci vuole solo un poco di coraggio politico  e
  cominciare  a  porre in essere quella forza politica  che  non  c'è
  stata  fino  ad oggi, anche per convenienza di una classe  politica
  siciliana che nei decenni ha utilizzato una parte di quelle risorse
  che  ci  spettavano  per  creare un enorme bacino  clientelare  che
  adesso si sta rivelando per quello che è: un bacino di voti che non
  possiamo  più  andare  a  raccogliere perché  non  abbiamo  più  le
  risorse.
   Questo   è,   questa  è  stata  l'Autonomia  siciliana,  un'enorme
  opportunità per la classe politica che l'ha gestita utilizzando una
  parte di quello che era per i propri esclusivi interessi.
   Lo  Statuto è come un matrimonio: i matrimoni si fanno o per amore
  o per interesse, in questo momento dall'Italia verso la Sicilia non
  c'è né l'amore, né l'interesse è nostro dovere  provare a riportare
  tutto a quello che era lo spirito iniziale.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica.  Signor  Presidente, ringrazio tutti i colleghi  per  gli
  interventi  che  sono  stati fatti e non mi vorrei  ripetere  anche
  perché  hanno spiegato benissimo  il percorso dei settant'anni  del
  nostro Statuto.
   Volevo solamente evidenziare che mai come adesso la specialità, lo
  Statuto  speciale  della Regione Sicilia si  trova  in  difficoltà,
  perché  siamo in un momento attuale dove la riforma delle province,
  tutte  le regioni d'Italia hanno avuto un contributo da parte dello
  Stato e la Regione Sicilia è rimasta esclusa. Non è polemica  ma  è
  per evidenziare quello che lo Stato fa nei nostri confronti.
   Sono  state  evidenziate  tante  criticità  ma  anche  tante  cose
  positive  che ha fatto lo Statuto ma in questo momento le criticità
  superano le cose positive.
   Lo  Statuto,  indubbiamente, come diceva  l'onorevole  Fazio  deve
  essere rivisto, è stato fatto settant'anni fa, in questo percorso è
  cambiato  il mondo, è cambiata l'Italia, abbiamo l'Europa, sappiamo
  che le leggi dell'Europa sono incisive e determinanti anche per  lo
  Stato immaginiamoci per lo Statuto speciale.
   Indubbiamente  è il momento di evitare di fare le vittime,  perché
  molte  colpe sono dei siciliani ma come diceva l'onorevole Anselmo,
  lo  voglio  specificare che possa essere la possibilità di  mettere
  veramente  in  atto  una riforma vera da portare  avanti  per  dare
  dignità alla Sicilia ed ai siciliani.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ringrazio tutti gli  intervenuti.
  Con  questa  convocazione non si celebra assolutamente niente,  non
  era  questo  lo  spirito, né c'era da solennizzare alcunché.  Negli
  interventi   che  si  sono  sviluppati,  partendo  da  quello   del
  Presidente della Commissione, onorevole D'Asero, all'ultimo, quello
  dell'onorevole  Tancredi,  si sono evidenziate  le  difficoltà  del
  procedere  nel  corso di questi 70 anni. Si sono dette  tante  cose
  giuste, peraltro evidenti.
   Diceva  l'onorevole Cimino che lo Statuto non è stato mai attuato,
  soprattutto  per  quello  che riguarda l'autonomia  finanziaria.  E
  perché si è voluta la giornata di oggi? Per evidenziare che c'è una
  commissione, la Commissione Statuto, che ha avviato un lavoro, e su
  questo  bisogna  accendere i riflettori  perché,  come  ben  diceva
  l'onorevole Anselmo, lo Statuto non è un feticcio, per alcuni è  un
  feticcio,  per  altri  è un totem, quindi noi  ce  lo  teniamo,  ma
  sappiamo che l'opinione pubblica ha ragione, tra virgolette, non  è
  favorevole alla specialità.
   Perché,  così  come si è detto, la specialità è  stata  motivo  di
  differenziazione per quello che sono stati i sistemi di governance,
  se  vogliamo,  la  quasi necessità che i nostri  assessori  fossero
  ministri, che il nostro Parlamento fosse equiparato in tutto e  per
  tutto  al  Parlamento nazionale, e noi abbiamo colto già in  questa
  legislatura  questi disagi, se non altro perché già erano  evidenti
  nel  1959 e, addirittura, da Don Sturzo. Quindi i problemi si  sono
  sempre ripercorsi.
   Perché  non  si  è attuato lo statuto, soprattutto  nella  materia
  finanziaria? Perché, probabilmente, nel corso degli anni non se n'è
  sentito il bisogno, in quanto, dal punto di vista finanziario, si è
  attivato  solo  l'articolo 38. Somme ne sono state trasferite  alla
  Sicilia,  a  non  finire,  come siano state  utilizzate per  carità
  ognuno  di  noi  ha  le  proprie  convinzioni  e  farà  le  proprie
  considerazioni. Certo la Sicilia non è più quella del  '46,  è  una
  Sicilia  obiettivamente più moderna, meno moderna di altre  regioni
  che  sono  a  statuto ordinario, ed allora dov'è che lo  Statuto  è
  mancato? E questo è un motivo di riflessione.
   L'onorevole   D'Asero   nel   suo   intervento   ha   evidenziato,
  opportunamente, che lo Statuto quando è nato, è nato in un contesto
  in cui non esisteva l'Europa. E questo è evidente, questo significa
  non adeguare, perché nella riforma richiamata, per il quale ci sarà
  un  voto  ad  ottobre,  non si parla di adeguamento  degli  statuti
  speciali,  di  tutte le cinque regioni a statuto  speciale,  ma  si
  parla  di  una  revisione previa intesa e che  significa  l'intesa?
  L'onorevole  Anselmo,  dal  suo  punto  di  vista,  ha  cercato  di
  evidenziarlo,  credo anche altri deputati che sono  intervenuti,  e
  sono questi i motivi che ci dovranno vedere, comunque, protagonisti
  sapendo  che,  intorno  a noi, dobbiamo però  creare  una  opinione
  pubblica  che ci permetta di dire che sussistono ancora le  ragioni
  della  specialità, se sussistono obiettivamente, perché le  ragioni
  della  specialità sussistono se si dà una prospettiva  di  sviluppo
  economico ai nostri cittadini, alla nostra Terra.
   Ci sono le condizioni? Lo dobbiamo vedere tutti insieme, ma se noi
  giriamo intorno ai problemi che sono noti, che sono evidenti, che è
  il  fallimento tutto sommato, certamente, di una classe  dirigente,
  laddove  si  è  puntato  solo  alla visione  di  uno  statuto  come
  privilegio,  ed  allora  è  chiaro che noi  non  avremo  l'opinione
  pubblica  che  ci  sarà favorevole nel momento in cui,  l'onorevole
  Tancredi  faceva riferimento ai pullman che partivano per  il  nord
  Italia  o,  addirittura,  per  il resto  d'Europa,  noi  è  inutile
  nascondercelo nella nostra Sicilia abbiamo non 4 università,  Enna,
  Catania,  Messina e Palermo, abbiamo 5 università, abbiamo  ben  47
  mila  giovani che vanno a studiare fuori e questa è una risorsa  in
  termini  umani che si perde, una sorta di emigrazione, diversa,  di
  gran lunga diversa, da quella del dopo guerra e, quindi, ancora più
  pesante. Siamo in grado di dare delle risposte?
   Noi  dobbiamo fare la nostra parte fino in fondo, la deve fare  il
  Parlamento,  la deve fare la Commissione  Statuto , certo  dobbiamo
  evidenziare che siamo costretti ad accelerare la nostra attività su
  questo  fronte  perché,  comunque, è  partita  la  revisione  degli
  Statuti;  è partita su input, dobbiamo dire, di carattere nazionale
  -  si è più volte sottolineato il carattere pattizio dello stesso e
  l'intesa  rafforzerebbe  questo carattere  pattizio,  anche  se  si
  discute  nella cosiddetta  Commissione Bressa  nel caso in cui  non
  si  raggiunge  l'intesa,  cosa fare:  si  riparte  oppure  sarà  il
  Parlamento nazionale a votare le modifiche statutarie?
   Io  non  credo che sia il caso di innamorarsi ognuno delle proprie
  idee, mi è piaciuto il concetto «non è un feticcio» questo Statuto,
  cerchiamo, ognuno di noi, di fare la propria parte.
   Guardate,  io  lo  farò  adesso e lo  ripeterò  giorno  26:  debbo
  ringraziare  gli  Uffici  dell'Assemblea per  avere  voluto,  loro,
  concentrare  l'attenzione, per questa  che  non  è  una  solennità,
  tutt'altro,  ma  è  un  momento  di riflessione  che  ha  carattere
  pedagogico,  la riflessione sul periodo storico che ci  ha  portato
  allo Statuto, gli anni 1943-1946.
   Noi  parliamo dello sbarco degli alleati, che non è poco, parliamo
  dei fenomeni indipendensitici da Finocchiaro Aprile ad altri; dalla
  risposta  che lo Stato, attraverso l'Alto Commissario,  l'onorevole
  Mussotto prima e Salvatore Aldisio successivamente, la Consulta. Si
  è data una risposta.
   E  addirittura  noi abbiamo uno Stato unitario su  base  regionale
  perché, sostanzialmente, la Regione, come si è detto, partiva prima
  rispetto  allo Stato italiano, ripetiamo cose a noi note, è  chiaro
  che  il  nostro Statuto viene prima della Costituzione,  però  sono
  passati  settant'anni,  sono  passati settant'anni  e,  quindi,  ci
  dobbiamo adeguare e attualizzare uno Statuto.
   Io,  peraltro, nel mio intervento di insediamento ebbi  a  dire  -
  addirittura  fui accusato di esser un ascaro - che  non  aveva  più
  senso  la  persistenza dell'Alta Corte, ma se non esiste nei  fatti
  l'Alta  Corte  che  senso ha dire  noi vogliamo l'Alta  Corte,  noi
  vogliamo  la Corte di Cassazione . Non esiste. In settant'anni  non
  c'è stata, c'è stata il primo periodo e poi sappiamo perché è stata
  cancellata, dobbiamo ancora ritornare a distanza di settant'anni in
  termini  di rivendicazione, quello che i è stato tolto, quello  che
  non ci è stato dato, assolutamente no
   Ci  siamo  sempre caratterizzati come un popolo, i  siciliani,  un
  popolo  intelligente, e un popolo intelligente  merita  una  classe
  dirigente altrettanto intelligente.
   Dovremo fare gli sforzi fino in fondo affinché non sia lo Stato  a
  dettare  le  regole  ma  sia l'Assemblea  regionale  siciliana,  in
  sinergia   con  il  Governo  regionale  -  perché  ha  fatto   bene
  l'assessore  Lantieri  ad  evidenziare, poi,  quelle  che  sono  le
  difficoltà,  le  dinamiche che in questi anni,  soprattutto,  hanno
  riguardato l'interlocuzione con lo Stato italiano - perché, ove non
  fosse  sfuggito, e questo lo ritroverete in un catalogo  che  verrà
  distribuito,  se  noi non revisioniamo il nostro Statuto,  rispetto
  alle  altre regioni a Statuto ordinario siamo parametrati a quattro
  fonti legislative: quello che residua dal Titolo V del 1949, quello
  che risulta dalle leggi ordinarie in generale e, soprattutto, dalla
  Costituzione, quello che tutti noi dimentichiamo che con  la  legge
  n. 1 del 2012, tutti siamo tenuti al pareggio di bilancio, e questo
  lo  abbiamo dimenticato - spesso quando siamo costretti  a  fare  i
  cerberi,   in   generale,  è  perché  non  ci  sono  le   coperture
  finanziarie;  una  volta  si  andava  avanti,  non  c'era   neanche
  l'obbligo  di  pareggio di bilancio, ed è stato costituzionalizzato
  dal  primo  gennaio 2012 e riguarda tutti -, e quello  che  residua
  dalla legge n. 3 del 2001.
   C'è  molta carne al fuoco, gli interventi che ci sono stati  fanno
  ben sperare che ci possa essere un confronto, ripeto non in termini
  di  rivendicazione,  ma un confronto sereno per  presentarci,  come
  diceva  Piersanti  Mattarella, con noi siciliani, classe  dirigente
  siciliana, con le carte in regola.
   Prima  di rinviare la seduta a martedì 7 giugno, perché ovviamente
  ci  sono di mezzo le elezioni amministrative, permettetemi - già lo
  hanno  fatto  gli Uffici - di riformularvi l'invito per  giorno  26
  maggio,  per  la  manifestazione che penso che voi  condividiate  -
  altro  che  solennità  - che abbiamo voluto  sobria,  che  riguarda
  l'intitolazione delle due più importanti sale del nostro Palazzo  a
  Piersanti  Mattarella e a Pio La Torre e non a caso  a  questi  due
  illustri  personaggi,  che loro malgrado  sono  diventati  eroi,  e
  dovremmo anche discutere in questo momento del concetto di eroe, ma
  erano  due persone fortemente impegnate politicamente nel  sociale,
  come potrete vedere in un video di apertura.
   Intitoleremo alla presenza del Ministro Alfano queste due sale,  e
  quindi  non ricorderemo Pio La Torre solo il 30 aprile e  Piersanti
  Mattarella  solo il 6 di gennaio, a seguire faremo un  excursus  su
  questa  mostra, che comunque verrà aperta al pubblico, apriremo  al
  pubblico  le  sale che sono chiuse dal 2002, sono state restaurate,
  la  sala  ex  Presidenti, la sala dei Vicerè e la  sala  pompeiana,
  oltre  a  quella  cinese, e apriremo alla città, ed è  fondamentale
  evidenziarlo  e  sottolinearlo, apriremo alla  città  i  cosiddetti
   Giardini  Reali   a  seguito di un opera di recupero  che  abbiamo
  fatto con grande  sobrietà  grazie al concorso degli Uffici, ma era
  scontato,  e diventa pure antipatico spesso ringraziare gli  Uffici
  che  fanno  il  loro  dovere,  con  l'Università  di  Palermo,   il
  Dipartimento  di  biologia e di farmacia, con  l'Orto  botanico  di
  Palermo, quindi c'è una sinergia che abbiamo avviato in questi anni
  con le istituzioni e che posso dire sta dando i suoi frutti.
   Onorevoli  colleghi, l'Aula è rinviata a martedì  7  giugno  2016,


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del presidente Ardizzone


  alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:

   I  -COMUNICAZIONI
  II  - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 496 - Iniziative in ordine al reclutamento di personale
              nelle aziende del Servizio sanitario regionale.

         (4 novembre 2015)

                                  CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -
                              CIANCIO - FERRERI - FOTI - LA ROCCA -
                               MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -
                              TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO

   III  -DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

        1)  -   Valorizzazione del demanio trazzerale . (n. 349/A)
            (Seguito)

                Relatore: on. Laccoto

        2)  -   Modifica di norme in materia di elezione del sindaco e del
            consiglio comunale e di cessazione degli organi comunali.  (nn.
            1153 - 15 - 845 - 860 - 922 - 1003 - 1126/A) (Seguito)

                Relatore: on. Panepinto

        3)  -   Codice etico per gli eletti a cariche pubbliche, per gli
            amministratori e per i dipendenti della Regione Siciliana . (n.
            854/A)

                Relatore: on. La Rocca Ruvolo

   IV  - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 494 -  Iniziative urgenti finalizzate alla revoca della
                convenzione  sottoscritta  tra  Regione  siciliana,
                Università  degli studi Kore di Enna e Associazione
                Proserpina,  avente ad oggetto  l'apertura  di  una
                nuova facoltà di medicina e chirurgia.

         (3 novembre 2015)

                                 ZAFARANA - CANCELLERI - TRIZZINO -
                                   MANGIACAVALLO - ZITO - CIACCIO -
                             SIRAGUSA - TANCREDI - CIANCIO - FOTI -
                            FERRERI - PALMERI - LA ROCCA - CAPPELLO

   V  -DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 524  - Rimodulazione urgente del piano degli interventi
              denominato 'Patto per la Sicilia 2015'.

         (13 gennaio 2016)

                             GRASSO - CORDARO - FALCONE - ASSENZA -
                                                  PAPALE - FIGUCCIA

   VI  - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 204 - Verifica della presenza di gas radon indoor negli
              edifici  utilizzati  da enti  pubblici  e  privati  e
              osservanza  dei  criteri  di legge  negli  interventi
              edilizi di nuova edificazione.

         (24 ottobre 2013)

                           FOTI - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -
                                     CIANCIO - FERRERI - LA ROCCA -
                               MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -
                              TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO

                   La seduta è tolta alle ore 18.18

                     DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il  Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa  Maria Cristina Pensovecchio