Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del presidente Ardizzone
La seduta è aperta alle ore 16.13
RAGUSA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo, per oggi, gli
onorevoli Cani, Milazzo Antonella e Lombardo.
L'Assemblea ne prende atto.
Missioni
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Venturino e Lupo sono stati
autorizzati a recarsi in missione a Roma il 24 ed il 25 maggio
2016.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
-da parte dell'Assessore per le attività produttive:
N. 2784 - Chiarimenti in ordine al sito industriale dell'ex Fiat
di Termini Imerese (PA).
Firmatari: Falcone Marco; Figuccia Vincenzo; Assenza Giorgio;
Grasso Bernadette Felice; Milazzo Giuseppe; Papale Alfio; Savona
Riccardo
- Con nota prot. n. 61374/IN.16 del 29 dicembre 2015 il Presidente
della Regione ha delegato l'Assessore per le attività produttive.
N. 2857 - Chiarimenti in merito alla decisione
dell'Assessorato regionale delle attività produttive di affidare a
Unioncamere Sicilia la selezione delle eccellenze siciliane nel
settore agroalimentare chiamate a rappresentare la Regione a Expo
Milano 2015.
Firmatari: Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciaccio
Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca
Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina;
Zito Stefano
- Con nota prot. n. 20198/IN.16 del 22 aprile 2016 il Presidente
della Regione ha delegato l'Assessore regionale per le attività
produttive.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- Norme in materia di contrasto dello spreco alimentare. (n. 1211)
Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Zafarana,
Cancelleri, Ciaccio, Ciancio, Cappello, Ferreri, Foti, La Rocca,
Mangiacavallo, Palmeri, Siragusa, Tancredi, Trizzino e Zito in data
17 maggio 2016.
- Istituzione del Parco archeologico e paesaggistico della
Neapolis di Siracusa - Misure per la valorizzazione delle aree
archeologiche dei siti UNESCO. (n. 1212)
Di iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Vinciullo in
data 17 maggio 2016.
- Modifiche alla legge regionale 3 novembre 2000, n. 20 - Titolo
II - Sistema dei Parchi Archeologici Regionali. (n. 1216)
Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Zafarana,
Cancelleri, Cappello, Ciaccio, Ciancio, Ferreri, Foti, La Rocca,
Mangiacavallo, Palmeri, Siragusa, Trizzino, Zito e Tancredi in data
20 maggio 2016.
Annunzio di presentazione e contestuale invio alle competenti
Commissioni
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati ed inviati alle
competenti Commissioni i seguenti disegni di legge:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Riordino delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza
(IPAB). (1215)
Di iniziativa parlamentare.
Presentato il 17 marzo 2016.
Inviato il 17 marzo 2016.
PARERE VI.
BILANCIO (II)
- Variazioni al bilancio di previsione della Regione per
l'esercizio finanziario 2016 e al bilancio pluriennale per il
triennio 2016-2018. Disposizioni varie. (1213)
Di iniziativa governativa.
Presentato il 17 marzo 2016.
Inviato il 19 marzo 2016.
PARERE I, III, IV, V e VI.
- Disposizioni finanziarie varie. (1214)
Di iniziativa governativa.
Presentato il 17 marzo 2016.
Inviato il 19 marzo 2016.
PARERE III, IV, V e UE.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni
PRESIDENTE. Comunico che sono stati inviati alle competenti
Commissioni i seguenti disegni di legge:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Trasferimento al Corpo Forestale della Regione siciliana del
personale del Corpo di Polizia provinciale delle ex province
regionali. (n. 1198)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 16 maggio 2016.
PARERE IV.
- Pareri sulla nomina dei direttori generali delle aziende
sanitarie. (n. 1199)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 16 maggio 2016.
PARERE VI.
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- Revisione della normativa di assegnazione dei lotti nelle aree
industriali da destinare ad attivita' commerciali. (n. 1202)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 16 maggio 2016.
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- Modifiche alla legge regionale 10 luglio 2015, n. 13. (n. 1186)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 16 maggio 2016.
- Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante
Istituzione di sistemi tariffari agevolati di continuità
territoriale per i trasporti aerei e marittimi verso la Sicilia'.
(n. 1188)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 16 maggio 2016.
- Modifiche della legge regionale 12 luglio 2011, n. 12. (n. 1194)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 16 maggio 2016.
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Misure urgenti per l'attivazione di percorsi formativi in favore
dei soggetti detenuti nelle case circondariali della Regione
siciliana. (n. 1196)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 16 maggio 2016.
- Iniziative volte al sostegno delle politiche giovanili in
Sicilia. (n. 1197)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 16 maggio 2016.
PARERE UE.
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- Interventi a favore di soggetti affetti da epilessia. (n. 1201)
Di iniziativa parlamentare.
Inviato il 16 maggio 2016.
Comunicazione di ritiro di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Palmeri con nota prot. n.
4523/SG.LEG.PG. del 20 maggio 2016, ha ritirato il disegno di legge
n. 1179 Modifica della legge 29 aprile 2014, n. 10 Norme per la
tutela della salute e del territorio dai rischi derivanti
dall'amianto' , presentato in data 23 marzo 2016.
Comunicazione di richiesta di parere
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta ed è stata assegnata alla
competente Commissione la seguente richiesta di parere:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana.
Sezione giurisdizionale. Designazione componente. (n. 76/I).
Pervenuto in data 17 maggio 2016.
Inviato in data 19 maggio 2016.
Comunicazione di parere reso
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto il parere reso dalla
competente Commissione:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Designazione componenti dei Collegi sindacali delle Aziende
sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere (n. 75/I).
Reso in data 17 maggio 2016.
Inviato in data 17 maggio 2016.
Comunicazione di approvazione di risoluzione
PRESIDENTE. Comunico che la Commissione legislativa Cultura,
formazione e lavoro' (V) nella seduta n. 320 del 18 maggio 2016 ha
approvato la risoluzione Atto di indirizzo finalizzato alla
definizione dell'iter procedurale necessario per la definitiva
istituzione del Parco archeologico di Siracusa' (n. 33/V).
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 3221 - Notizie sui gravi disservizi presso il Consorzio di
bonifica di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
Sammartino Luca
N. 3223 - Notizie sui provvedimenti concernenti
l'incameramento dei depositi provvisori cauzionali giacenti presso
l'Ufficio provinciale di Cassa regionale di Siracusa.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Vinciullo Vincenzo
N. 3230 - Notizie sui provvedimenti da assumere in seguito
all'ordinanza di annullamento del decreto di revoca della selezione
per l'assunzione di 267 operatori tecnici dei beni culturali.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Vinciullo Vincenzo
N. 3231 - Notizie sulla chiusura del punto nascite e sul
potenziamento del reparto di ortopedia dell'ospedale di Petralia
Sottana (PA).
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Alongi Pietro
N. 3234 - Notizie sul mancato accreditamento delle somme per i
lavori di recupero e restauro della chiesa di San Sebastiano a
Ferla (SR).
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
Vinciullo Vincenzo
N. 3241 - Notizie sulla mancata realizzazione del polo
manutenzione di RFI a Siracusa.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Vinciullo Vincenzo
N. 3242 - Notizie sulla velocizzazione della tratta ferroviaria
Siracusa-Catania, nella parte Augusta-Siracusa.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Vinciullo Vincenzo
N. 3244 - Chiarimenti urgenti sulla decadenza di titolarità
delle farmacie del Comune di Belpasso.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Papale Alfio; Falcone Marco; Assenza Giorgio; Federico Giuseppe;
Figuccia Vincenzo; Milazzo Giuseppe; Savona Riccardo
N. 3245 - Notizie sul 'Consorzio ECO3' tra i comuni di Piraino,
Sant'Angelo di Brolo e Brolo (ME).
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
Germanà Antonino Salvatore
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno poste
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta in Commissione:
N. 3222 - Chiarimenti in ordine all'avviso esplorativo per la
manifestazione di interesse, per la selezione di un esperto esterno
per l'aggiornamento del piano regionale di gestione rifiuti.
- Presidente Regione
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
Trizzino Giampiero; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
Tancredi Sergio; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Zafarana
Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa
Salvatore; Foti Angela; Palmeri Valentina; La Rocca Claudia; Zito
Stefano
N. 3239 - Notizie circa la grave situazione relativa alla gestione
dell'acqua presso il Comune di Agrigento.
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
La Rocca Ruvolo Margherita
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo e alle competenti Commissioni.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta scritta:
N. 3224 - Chiarimenti in merito alla partecipazione della Regione
siciliana alla conferenza Ten-T Days 2015 a Riga.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Lombardo Salvatore Federico; Di Mauro Giovanni; Greco Giovanni;
Fiorenza Dino
N. 3225 - Provvedimenti volti a ridurre i costi per affitti di
locali che ospitano uffici regionali, assessorati e servizi
sanitari.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Greco Giovanni
N. 3226 - Notizie in merito all'applicazione della determinazione
n. 8/2015 dell'Autorità regionale anticorruzione alle società e
agli enti di diritto privato controllati o partecipati dalla
Regione siciliana.
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Lombardo Salvatore Federico; Di Mauro Giovanni; Greco Giovanni;
Fiorenza Dino
N. 3227 - Notizie in merito alla rettifica finanziaria proposta
dalla Commissione europea nei confronti di AGEA.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
Lombardo Salvatore Federico; Di Mauro Giovanni; Greco Giovanni;
Fiorenza Dino
N. 3228 - Notizie in merito alle cause della mancata pubblicazione
on line del bollettino sul fabbisogno finanziario della
Regione siciliana, istituito con D.A. n. 51 del 16 settembre 2011.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Lombardo Salvatore Federico; Di Mauro Giovanni; Greco Giovanni;
Fiorenza Dino
N. 3229 - Notizie sul sistema di gestione delle procedure di
emergenza del Corpo forestale della Regione.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
- Assessore Agricoltura sviluppo rurale e pesca mediterranea
Palmeri Valentina; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
Tancredi Sergio; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Zafarana
Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Foti Angela; La Rocca Claudia; Zito
Stefano
N. 3232 - Chiarimenti circa la gestione dell'aeroporto
Fontanarossa di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
D'Asero Antonino
N. 3233 - Iniziative in merito alle problematiche ed osservazioni
sui progetti ANAS per la rete autostradale A19.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Ciaccio Giorgio; La Rocca Claudia; Zito Stefano; Cancelleri
Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciancio Gianina; Ferreri
Vanessa; Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana
Valentina
N. 3235 - Chiarimenti sull'applicazione dell'art.18 del CCNL della
dirigenza medica da parte delle Aziende sanitarie siciliane.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Zito Stefano; Cancelleri Giovanni Carlo; Ciaccio Giorgio; Ciancio
Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La Rocca Claudia;
Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore;
Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina
N. 3236 - Chiarimenti sulla problematica relativa alla
riorganizzazione della rete SEUS 118 - ambulanza/postazione MSB di
Ortigia - Siracusa e sulla mancata riapertura H 24 della stessa.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Zito Stefano; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Foti Angela; La
Rocca Claudia; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa
Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina
N. 3237 - Liquidazione a saldo dei progetti di
potenziamento e miglioramento dei servizi
socio-assistenziali gestiti dalle II.PP.A.B. siciliane.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Foti Angela; Zafarana Valentina; Cappello Francesco; Ciaccio
Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; La Rocca Claudia;
Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore;
Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Cancelleri Giovanni Carlo;
Zito Stefano
N. 3238 - Interventi urgenti per la messa in sicurezza e per il
riuso del monumento di archeologia industriale di cui all'ex
Fornace Penna sito a Samperi, frazione del Comune di Scicli (RG).
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
Assenza Giorgio
N. 3240 - Chiarimenti circa gli atti conseguenziali che il
Dipartimento regionale della famiglia e delle politiche sociali
alla luce di quanto statuito con ordinanza n. 442/2015 del C.G.A.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
Foti Angela; Zafarana Valentina; Cappello Francesco; Ciaccio
Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; La Rocca Claudia;
Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina; Siragusa Salvatore;
Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Cancelleri Giovanni Carlo;
Zito Stefano
N. 3243 - Chiarimenti in merito alla concessione ad uso
acquedottistico delle acque minerali, accordata alla società
SO.GE.A. s.r.l. di Baida (PA).
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
La Rocca Claudia; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
Tancredi Sergio; Ciaccio Giorgio; Ciancio Gianina; Zafarana
Valentina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo; Siragusa
Salvatore; Palmeri Valentina; Foti Angela; Trizzino Giampiero; Zito
Stefano
Le interrogazioni testè annunziate saranno inviate al Governo.
Comunicazione relativa a trasmissione di documentazione del Gruppo
parlamentare PD
ai fini della pubblicazione sul sito web dell'ARS
PRESIDENTE. Comunico che, con nota pervenuta alla Segreteria
generale dell'Assemblea il 17 maggio 2016 e protocollata al n.
4465/TraspPG del 18 maggio successivo, l'onorevole Alice Anselmo,
nella qualità di Presidente del Gruppo parlamentare PD , ha
trasmesso copia, ai fini della pubblicazione sul sito web dell'ARS,
dei nuovi testi del Regolamento per l'amministrazione e la
gestione delle risorse, per la contabilità e il bilancio del Gruppo
parlamentare Partito Democratico (PD)' della XVI legislatura
dell'Assemblea regionale siciliana e della Disciplina per
l'acquisizione di beni e servizi, nonché per il conferimento di
incarichi professionali e di lavoro autonomo del Gruppo
parlamentare Partito Democratico (PD)' - XVI legislatura
dell'Assemblea regionale siciliana , come novellati dal suddetto
Gruppo in data 12 febbraio 2016.
Avverto che la documentazione di cui sopra sarà oggetto di
pubblicazione nel sito internet dell'Assemblea ai sensi
dell'articolo 25 bis del Regolamento interno dell'ARS.
L'Assemblea ne prende atto.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo, per oggi, gli
onorevoli Lo Sciuto, La Rocca, Cappello e Ferreri.
L'Assemblea ne prende atto.
Regione siciliana in occasione dell'anniversario della prima
seduta dell'Assemblea regionale siciliana
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del presidente Ardizzone
Discussione in ordine alla riforma dello Statuto speciale della
Regione siciliana in occasione dell'anniversario della prima seduta
dell'Assemblea regionale siciliana.
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto all'ordine del giorno,
recante Discussione in ordine alla riforma dello Statuto speciale
della Regione siciliana in occasione dell'anniversario della prima
seduta dell'Assemblea regionale siciliana .
Invito i componenti la Commissione Statuto a prendere posto al
banco della Commissione. Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Asero.
D'ASERO, presidente della Commissione speciale Statuto . Signor
Presidente, onorevoli colleghi, Governo, io intervengo oggi nella
mia qualità di Presidente della Commissione speciale Statuto , ma
in ogni caso avrei avuto la stessa determinazione ad intervenire,
perché l'argomento che oggi noi trattiamo, che coincide con
l'anniversario della nostra autonomia speciale, che vede la sua
origine in un momento in cui, dopo l'unità d'Italia, tra la
separazione e l'autonomia, i padri costituenti scelsero
l'autonomia, è molto importante. E quindi intervengo anche nella
veste anche di parlamentare, in questo momento particolarmente
sentito, perché possa essere in questa direzione espressa una
compiuta e forte azione di un sentimento che vede quale ruolo e
quale impegno noi dobbiamo poter portare avanti.
Voglio prima di entrare nel merito, spendere una parola su quello
che è il significato della nostra ricorrenza, della nostra
autonomia siciliana, della specialità dello Statuto siciliano,
della capacità di poter rendere momento positivo queste specialità
e invece, ahimè, in tanti occasioni ricorrono argomentazioni perché
si evidenzino criticità, perché si scivoli sull'onda, talvolta, del
populismo, in cui in maniera a mio avviso azzardata alcuni
propendono nel dire: cosa ce ne facciamo di questa autonomia
speciale, se i risultati non sono quelli auspicati? , perché il
senso dell'autonomia qual era?
Quello di voler dare alla nostra Terra, alla nostra Sicilia, una
possibilità per recuperare, per riequilibrare, per portare in una
giusta dimensione quelli che erano i torti subiti, quella che era
la condizione che in quel momento noi rappresentavamo, e quindi uno
strumento per risarcire i siciliani di ciò che non era stato fatto
in materia di infrastrutture e di progresso sociale.
E quindi in questa direzione il nostro popolo, la nostra Terra,
noi tutti probabilmente ci aspettavamo un risultato e i giusti
miglioramenti che questo strumento poteva probabilmente e
necessariamente determinare. Ma questa autonomia nasce con due
peccati originali. Il primo, quello relativo alla determinazione di
una istituzione importante che doveva essere l'Alta Corte per la
Regione siciliana, che entro due anni dalla nascita del nostro
Statuto doveva di fatto realizzarsi, concretizzarsi, e nella
sostanza ciò non avvenne, anzi di fatto venne abrogata.
L'altro momento importante è quello che determina questo rapporto
Stato-Regione attraverso una natura pattizia, un continuo momento
di rapporti, di confronti, accordi tra Governo nazionale e Governo
regionale tramite uno strumento dedicato, che è la Commissione
paritetica, la quale Commissione contribuisce a determinare questo
momento in cui il rapporto tra Stato e Regione e le competenze e
gli argomenti vengono sostanzialmente definiti.
Ma ahimè, da come abbiamo avuto modo di riscontrare dalle
audizioni in Commissione Statuto, sostanzialmente la paritetica non
ha una grande capacità di incidere, perché c'è un muro che -
particolarmente nel determinare il confronto in materia, ad
esempio, finanziaria - viene determinato ed elevato ad un livello
insormontabile, sì da creare un momento di nostra debolezza,
compresa quella debolezza che è rappresentata dall'aspetto logico,
o l'aspetto della logistica in cui la Commissione siede a Palermo,
e noi, tra i primi atti, chiederemo invece che la Commissione possa
essere uno strumento che si trovi anche presso un'istituzione
diversa, sarà esso il Ministero delle Regioni, sarà esso la
Presidenza del Consiglio, un momento di incontro in cui
sostanzialmente anche la sede istituzionale possa avere un altro
significato.
Allora, dicevo, con queste premesse l'autonomia di fatto non trova
reale applicazione. La tendenza a voler essere anche un continuo
ostacolo di quelle che sono le nostre reali, giuste, legittime
aspettative non trova riscontro. E questo noi dobbiamo denunziare,
e questo Parlamento deve farsi interprete, deve avere un momento di
grande sussulto, di grande orgoglio, di riscatto perché, al di là
delle appartenenze politiche, ci si ritrovi su un unico impegno, su
un unico percorso per dire allo Stato centrale, per dire al
Governo, che noi abbiamo da rivendicare ciò che ci spetta. Noi non
abbiamo da rivendicare o da pietire in maniera a volte
ingiustificata quello che invece di fatto ci viene tolto. E quindi
i torti subiti da questa nostra Terra gridano vendetta, gridano
giustizia, gridano impegno comune perché si superi questa fase.
Perché, vedete, l'articolo 41 dello Statuto che dà vita alla
sequenza che porta ad adottare le leggi costituzionali per la
riforma statutaria, ha un altro collegamento, diciamo i due momenti
successivi quali sono all'applicazione e alla nascita del nostro
Statuto siciliano. Sono i momenti che poi attraversiamo con
un'altra fase istituzionale del decentramento amministrativo, della
modifica del Titolo V della Costituzione, siamo quindi alla legge
n. 2 del 2001 in cui, introducendo nuove procedure di approvazione
delle leggi e di leggi rinforzate, sostanzialmente, viene
riconosciuto anche a questo Parlamento nel determinare una fase
diversa anche di, come dire, iniziative che tentano di rivendicare
posizioni che dal punto di vista giuridico trovano una nostra
definizione a livello di Parlamento regionale, e quindi svincolate
da quelli che sono i momenti di modifica e di confronto
costituzionale.
Per poi definire, appunto, che in questa direzione tali leggi
possono essere approvate direttamente dall'Assemblea e quindi, in
questo senso, noi abbiamo anche da fare un preciso approfondimento
su quello che è invece il procedimento di revisione di cui
all'articolo 138 della Costituzione che, per quanto riguarda le
norme inerenti la parte finanziaria, può essere
decostituzionalizzata. Quindi si può essere nelle condizioni di
modificare le leggi con procedimento ordinario previo accordo fra
lo Stato e la Regione. Questo è un aspetto importante di cui noi
dobbiamo tener conto, perché nella sostanza ci apre una fase nuova.
Sostanzialmente alcune Regioni a statuto speciale, la Sardegna, il
Trentino Alto-Adige e il Friuli Venezia-Giulia hanno in questa
direzione determinato, legiferato, e quindi definito questo
rapporto fra Stato e Regione che, se volete torniamo al principio
di prima, è quel rapporto pattizio che sottintende un po' quella
che è la nostra realtà anche dal punto di vista procedurale.
Allora, in questo sicuramente interviene un altro ragionamento che
porta alla difesa di quello che è il valore dell'autonomia, a una
consapevolezza da parte di tutti, e la Commissione Statuto di
questo ne prende atto, ma ne fa anche motivo di impegno dei suoi
lavori, di prevedere una necessità di revisione e di adeguamento
dello Statuto perché è sicuramente sotto gli occhi di tutti che ci
sono delle parti non applicate, delle parti che rappresentano
criticità, delle parti che invece devono avere una diversa fase da
approfondire, perché io ritengo che deve tornare, con questo
impegno da parte di tutti, lo Statuto deve tornare ad essere quello
strumento di crescita e non di ostacolo che era nella sua genesi,
nella sua origine.
Allora, in questo senso, io dico che noi abbiamo due aspetti: uno
di natura, appunto, formale, quello che è il senso dell'impegno
della Commissione di cui vi renderò conto, di quello che è il
lavoro, il programma, e la sua attività, e poi c'è l'aspetto che
riguarda invece questi momenti che ci devono riguardare più da
vicino. In questo senso, penso a quello che dovrebbe essere,
appunto, un momento di regole diverse e quindi un rapporto
esecutivo-parlamento che, ai sensi anche dell'articolo 9 del nostro
Statuto e dell'articolo 41 bis, è possibile intervenire.
C'è bisogno di capire anche, a proposito delle criticità, quali
sono le fasi che riguardano questa nuova realtà in cui con
l'elezione diretta del Presidente è stato evidenziato anche l'altro
giorno in maniera puntuale, il nostro Giovanni Ciancimino ci
richiamava all'ordine dicendo ma allora noi siamo in una realtà in
cui non si definisce in maniera chiara più quello che è il percorso
fra un sistema che non è, forse, più parlamentare e non è neanche
presidenziale', quindi perché c'è una forma che va definita per
evitare che resti un ibrido.
E poi c'è anche una fase importante che ci ha visto a volte forse
non molto determinati, prudenti ma anche impegnati nelle
valutazioni che hanno visto ad esempio il venir meno del
Commissario dello Stato, dicendo che è un fatto costituzionale, non
tenendo conto che nella sostanza il Commissario dello Stato resta,
ma viene nella parte in cui tratta i controlli preventivi di legge
ma nella sostanza per noi rappresenta una diminutio, per noi
rappresenta un momento negativo sotto il profilo istituzionale
perché non c'è quel rapporto diretto fra Assemblea e un altro
organo costituzionalmente importante che ci consentiva di potere
anche preventivamente definire, limare incongruenze, portare avanti
un percorso che vedeva anche una certezza del diritto nell'aspetto
dell'applicazione delle leggi. Perché l'approvazione da parte del
Commissario dello Stato della legge e la possibilità del Parlamento
di pubblicare le parti non impugnate, sostanzialmente, non creava
quel vulnus, quel momento di debolezza, quel momento di precarietà,
preoccupante per quanto mi riguarda, che è quello che il tempo che
intercorre fra il momento dell'approvazione delle leggi e i 60
giorni, quindi il momento della pubblicazione e i 60 giorni che
intercorrono come termine ultimo per la possibilità di impugnativa
da parte dello Stato che di fatto dalle piccole esperienze che già
abbiamo visto pare sia diventata una forma, come dire, ricorrente
dove sostanzialmente, al di là degli aspetti di carattere
normativo, io vedo anche un tentativo di strumentalizzazione sotto
il profilo politico e, quindi, questo è un altro fatto delicato che
deve portarci a riflettere e che comunque deve portare questa
Assemblea regionale siciliana, questo Parlamento, questa nostra
Commissione, che mi permetto di presiedere, a determinare nuove
iniziative e quindi necessità ed opportunità di intervenire sul
sistema del controllo e sulla disciplina della loro promulgazione
che di fatto crea questa situazione di difficoltà di cui vi
parlavo.
Per non dirvi poi che, a mio avviso, due notazioni ancora
importanti, noi abbiamo oggi uno scenario diverso. Quando nacque si
determinò il momento della definizione del nostro Statuto speciale,
della nostra autonomia, sicuramente non c'era un'Europa che come
organo anche importante dal punto di vista dell'azione giuridica,
amministrativa ed anche economico-finanziaria, rappresentava, non
rappresentava, non esisteva, non c'era questa nuova realtà che,
oggi, dà alle Regioni, contrariamente a questo momento strano che
attraversiamo perché, a livello nazionale, passiamo dal
decentramento all'accentramento che è un fatto che deve farci
riflettere.
Dal punto di vista, invece, dell'Europa passiamo ad un
decentramento verso le Regioni di quelli che sono i programmi
finanziari e, quindi, una grande capacità, per la nostra realtà
Sicilia e, quindi, per la nostra, anche, Assemblea di valutare come
intervenire e come meglio difendere questo percorso.
E, poi, sicuramente, non c'era un'altra grande area che è il
Mediterraneo che, oggi, è diventato anche un momento importante di
o possibile crescita, di possibile sviluppo della nostra Terra
dove, anche lì, va determinato un nuovo percorso e, quindi, una
valutazione attraverso un supporto che, anche noi, come Commissione
Statuto, cercheremo da parte di esperti esterni che possono darci
in questa direzione degli input, delle spinte, delle valutazioni
per capire cosa portare anche al risultato per una analisi di
questa Assemblea.
E, poi, un ultimo argomento che ho voluto lasciare per ultimo, non
perché meno importante ma perché il più importante, l'aspetto che
riguarda la materia finanziaria.
Io dico che, sicuramente, sarà forse sotto gli occhi di tutti una
dichiarazione shock che fa l'assessore Baccei, dove dice che, viene
ripresa da alcuni social network e alcuni giornali, dove dice che,
sostanzialmente, tradotto dal giornalista in termini un po' rudi,
che lo Stato ruba i soldi alla Sicilia se è vero che 7 miliardi di
importi relativi ad IRPEF ed IVA, nella sostanza, determinano un
momento di grande, possibile anche confronto con lo Stato.
Allora, se questi sono gli argomenti, altro che articolo 36, 37 e
38 che, di fatto, trovano anche qui, nella loro fase, nella loro
fase di applicazione un diverso percorso, c'è bisogno, sicuramente,
di avviare, in questa direzione, un confronto forte e serrato per
capire quali sono i reali limiti e confini; d'altronde, sulla
materia finanziaria, io vi cito una Regione che ha dato, in questo
senso, forse, dimostrazione di concreta applicazione che,
probabilmente, va sperimentata e va capito se, anche noi, siamo
dell'idea di applicare questo tipo stesso di impegno.
L'articolo 8 dello Statuto della Regione Sardegna, in materia
finanziaria, definisce e, quindi, dà un rapporto fittizio,
sicuramente, con lo Stato, quelli che sono i paletti in termini di
percentuale in tutte le voci di entrata che riguardano la Regione
e, quindi, in questo non c'è bisogno di un confronto che, poi, pone
lo Stato in una posizione di forza nei confronti di una Regione
quale la Sicilia quasi che è con una condizione di debolezza siamo
sempre portati a rivendicare, col cappello in mano, quello che ci
spetta.
Se voi pensate anche, ad esempio, in termini di rapporto fra
quello che è il rapporto finanziaria fra il risanamento della
finanza pubblica e l'importo con cui la Sicilia partecipa a questo
finanziamento per circa un miliardo e mezzo, è veramente da
riflettere se poi, a fronte di 1 miliardo e mezzo che ci viene
prelevato, dopo una serie di confronti, noi, ad oggi, siamo ad
avere restituiti 900 milioni di euro con la legge di stabilità, 500
milioni con i condizionamenti che ancora voi conoscete e non sono
del tutto superati e che, di fatto, ci restituiscono meno di quello
che c'è stato prelevato.
E, allora, ciò non vorrei banalizzare ma ciò per semplificare, io
ritengo che, anche questo, sia uno dei momenti su cui noi dobbiamo
capire come meglio definire.
Concludo dicendo: Ma, allora, cosa c'è da fare? Cosa ci resta? .
Ma, sicuramente noi, come Commissione Statuto, abbiamo avviato una
fase oltre l'insediamento, oltre l'elezione degli organi interni,
una fase di audizioni, siamo partiti perché, appunto, in materia
finanziaria riteniamo importante questa possibilità di vedere la
Corte dei Conti come una risorsa che può suggerirci, supportarci,
con una serie di elementi perché, di fatto, l'analisi degli aspetti
finanziari da parte di una istituzione come la Corte dei Conti
porta ad avere un quadro complessivamente articolato.
E' chiaro che può essere utile ai fini, sicuramente, di una azione
di modifica dello Statuto ed in questo prendiamo atto della
disponibilità che c'è stata data dal presidente Graffeo, saremo ben
più precisi nel fare richieste formali verso cui ci è stata
disponibilità di riscontro.
Per poi dirvi che, dall'audizione dei componenti della Commissione
paritetica, prof. Verde e avv. Caleca, purtroppo, noi abbiamo
constatato che lo strumento che deve servire a regolare questo
momento pattizio, sostanzialmente trova difficoltà nella sua azione
di costante momento di confronto, prima perché c'è un muro da parte
dello Stato, e quindi ogni argomento diventa motivo di precisa
resistenza.
In questo io dico che noi abbiamo necessità di capire anche qua,
alla luce della nuova riforma costituzionale, che sicuramente è
subordinata al referendum, quindi, noi prima di quella data
continueremo il nostro lavoro, ma sarebbe imprudente definire
percorsi diversi.
Ma c'è bisogno di capire quali sono le materie da inserire, la
potestà legislativa primaria che viene da qui evidenziata,
l'introduzione di procedure legislative più rapide, lo sviluppo
infrastrutturale di cui vi ho parlato, la revisione delle norme
finanziarie. Questi sono alcuni degli argomenti su cui noi
dobbiamo, in maniera più precisa e definitiva, impegnarci e
soffermarci.
E poi io ritengo che c'è bisogno anche di trovare, cari colleghi
onorevoli, all'Assemblea, al Governo, a tutti, una grande
sensibilizzazione, perché ci sia un contributo che la Commissione è
ben disponibile a ricevere, anzi lo richiede a tutti, perché possa
esserci in questo percorso un elemento di novità che porti la
nostra Sicilia a dire sullo Statuto speciale, sulla parte non
applicata, sulle precarietà da essa determinate, sulle realtà che
rappresentano ancora possibili percorsi da modificare e da rendere
seria, produttiva e significativa un'azione che, attraverso uno
strumento, deve diventare ancora oggi motivo di impegno, di
riscatto e di orgogliosa capacità e azione che, attraverso quindi
la sensibilità di tutti, supera gli steccati di carattere politico
che portano a strumentalizzazioni inutili e determinano fragilità.
Deve invece determinarsi una fase nuova che vuole essere di reale
risposta a quelle che sono le nostre reali possibilità di una
Regione Sicilia - che, non a caso, viene definita una perla del
mondo ma che dipende da noi Siciliani e dagli strumenti che
sapremo utilizzare ed essere in grado di valorizzarne i contenuti
ed anche la capacità che si tramuta in termini giuridici e
politici, nonché istituzionali.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, a
settant'anni da una data storica per la Sicilia, celebriamo con
questo dibattito, assolutamente opportuno e che non vuole essere
soltanto un momento di memoria - anche se amo ripetere che senza
memoria non c'è futuro - ma vuole essere, soprattutto deve essere,
un momento di confronto, per quella che deve essere la prospettiva
istituzionale immediata della Sicilia. Poniamo in essere un
dibattito che non può non partire da quelle che sono state, a mio
parere, le ragioni storiche dell'indipendenza siciliana.
La storia della Sicilia, infatti, è una storia diversa rispetto
alla storia del resto del Paese, rispetto alla storia dell'Italia.
La storia della Sicilia è una storia sì fatta di tante
dominazioni, partendo dai Fenici e dai Cartaginesi, poi attraverso
i Greci, i Romani e, poi, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi, gli
Angioini e, poi - i Fenici furono i primi, onorevole D'Asero, come
ho già detto - i Borboni e, poi, i Savoia. Una storia fatta di
dominazioni che, però, ha sempre dimostrato una cosa: quando i
siciliani si sono stancati di una dominazione, quella dominazione
veniva ributtata in mare e, probabilmente, per una scelta legata ad
una sorta di sicilianitudine della storia, le dominazioni
venivano cambiate ma, in fondo, chi decideva erano sempre i
siciliani.
Credo che ai padri costituenti il significato di questo
susseguirsi di dominazioni fu assolutamente chiaro, tanto chiaro
che compresero - a mio modesto modo di vedere - che era necessario
assegnare alla Sicilia uno Statuto speciale, nella speranza, nella
prospettiva che questa Regione e questi cittadini siciliani, dal
'47, dal '48 italiani avessero, comunque, per quella che era stata
la storia di questa Terra, riconosciuta quella specialità che, in
buona sostanza, era nelle cose.
Lo stesso compromesso che si consumò fra i due massimi partiti del
tempo, la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista, fu un
compromesso di carattere economico, occupazionale, di sviluppo che
portava, che decideva di portare in Sicilia le grandi imprese, le
grandi aziende nazionali - dal Petrolchimico alla Fiat - perché
questa Terra, avendo una possibilità di sviluppo diverso rispetto a
quello che vi era stato fino a quel tempo, potesse avere pace
sociale, potesse trovare ragioni di occupazione legittima, potesse
porsi, quindi, nelle condizioni di pacificarsi e di vivere in
sintonia con il resto del Paese.
A distanza di settant'anni dobbiamo dire, con una buona scorta di
amarezza, che lo Statuto siciliano, in realtà, non è vecchio
perché, in realtà, non è stato mai attuato. E non è stato mai
attuato, soprattutto, in quelle parti fondamentali che avrebbero
permesso alla Sicilia autonomia impositiva - l'onorevole D'Asero
faceva accenno ai sette miliardi, alla fine, disvelati
dall'Assessore Baccei -; ebbene, guardate che l'autonomia
impositiva, imposte dirette e indirette, se non si determina in
sette miliardi poco ci manca.
Allora, pensate alla mancata attuazione degli articoli 36, 37 e 38
dello Statuto cosa ha determinato, in termini negativi di sviluppo,
in questi settant'anni, ai danni della Sicilia.
E pensate ancora che, da settant'anni, l'80 per cento delle
funzioni che vengono svolte dallo Stato nelle altre Regioni, in
termini di competenza e di costi economici, anche di cassa,
ricadono sulle spalle della Sicilia. L'80 per cento di quei costi
che sono di pertinenza dello Stato nelle altre Regioni ricadono
sulle spalle dei siciliani nella nostra Terra
Onorevoli colleghi, Parlamento siciliano, abbiamo la necessità di
ritrovare una centralità che c'è nella storia, per quello che ho
appena detto e che dipende molto da noi per quello che saremo in
condizioni di fare e di dimostrare nei prossimi mesi.
Dobbiamo, con forza, per le ragioni storiche e per le ragioni
geopolitiche che dobbiamo rivendicare, chiedere una deroga del
Titolo V della nuova Costituzione, dobbiamo, con forza, anche
creare condizioni di novità sotto il profilo costituzionale per un
assetto che sia credibile delle nostre Istituzioni.
Per anni, ad esempio - citerò qui un solo esempio, non voglio fare
invasione di campo con il Presidente D'Asero che- ottimamente-
conduce la Commissione Statuto - abbiamo ragionato della necessità
di distinguere il destino del Presidente della Regione dal destino
del Parlamento. Dobbiamo ragionare seriamente sulla necessità di
rivisitare il principio simul stabunt, simul cadent perché
questo, a mio parere, soprattutto per quello che è accaduto dal
2001 ad oggi, cioè da quando è stata introdotta nel nostro sistema
l'elezione diretta del Presidente della Regione, si è rivelato un
vulnus piuttosto che una prerogativa. E si è rivelato un vulnus non
soltanto sotto il profilo istituzionale ma anche sotto il profilo
politico e sotto il profilo dell'immagine che è venuta fuori di
questo Parlamento, come un coacervo di uomini che dietro
l'imposizione o la minaccia del Presidente della Regione di turno,
che minacciava il Parlamento di dimettersi e di mandare tutti a
casa, ha potuto fare il bello ed il cattivo tempo, attraverso
ribaltoni, attraverso il mercato delle vacche, attraverso un modus
operandi - e non mi riferisco a qualcuno in particolare ma a tutti
- che se vi fosse stato un principio costituzionale diverso,
certamente, non si sarebbe verificato.
E, allora, abbiamo la necessità di dimostrare - e l'ho detto per
la memoria e per le radici - che la nostra specialità non è un
privilegio. La nostra specialità è la specialità di una Regione che
guarda, sì all'Europa - dove ormai, cari colleghi, si decide
pressoché tutto -, ma che deve guardare all'Europa senza dare le
spalle al Mediterraneo.
Allora, anche sotto questo profilo, perché non tornare a ragionare
della possibilità concreta, con misure precise, con studi di
settore, di fare della Sicilia una zona franca che possa attrarre,
non soltanto investimenti, ma turismo, impresa, occupazione, reale
sviluppo
Questo è un tema, caro Presidente D'Asero, che bisogna
approfondire perché anche di questo si è tante volte parlato ma mai
di questo si è davvero approfondita la possibilità concreta di
creare i presupposti perché ciò potesse accadere.
E la riforma istituzionale, se ci pensate bene, interviene - e
questo è un altro argomento, a mio modesto parere, di riflessione,
deve essere un altro argomento di riflessione - in un momento in
cui il federalismo fiscale è inevaso, cioè ci siamo trovati in una
situazione paradossale in cui avevamo né l'una né l'altra cosa. Un
federalismo fiscale che ha ridotto al lumicino le casse regionali;
ha portato al fallimento gli Enti locali, senza dare la
possibilità, poi, di un'attuazione piena di questo federalismo
perché nulla è rimasto in capo agli Enti locali ed alle Regioni e
che, a maggior ragione ora, dopo che lo Stato centrale si è
riempito la bocca di questo parolone, finisce per tornare indietro
e per volere riportare tutto alla centralizzazione senza
individuare ruoli, modi e tempi.
Queste sono ragioni che ci portano particolarmente a riflettere,
che ci portano a non fare propaganda ma a fare un ragionamento sui
temi, sulle norme, sulle regole. E sono fortemente convinto della
necessità che questo momento storico debba essere colto dal
Parlamento siciliano come tale, perché il nuovo non sempre è il
meglio, ma ci troviamo in una situazione ed in un momento che
abbisogna anche del coraggio di chi deve affrontare una svolta
nella storia della nostra Regione.
Allora, sono fortemente convinto della necessità che il nostro
Statuto rivisitato e che la nostra specialità debbano essere
tutelati.
Ho individuato e sottoposto all'attenzione del Parlamento alcuni
spunti rispetto ai quali, nei prossimi mesi, prenderò delle
iniziative che siano consequenziali, perché diventino oggetto
concreto di discussione e della normativa che porteremo
all'attenzione del Parlamento.
Dobbiamo fare tutto ciò non soltanto per tutelare la Sicilia, non
soltanto perché resti e continui a resistere rispetto a quelle
prerogative europee che hanno finito per delegittimare ogni azione
autonomistica ma, soprattutto, perché voglio pensare che un
Parlamento che torni centrale possa fare dello Statuto speciale per
la Regione siciliana non una zavorra ma una prerogativa e
un'opportunità di sviluppo e di progresso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha
facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi, ci troviamo
ad intervenire per riprendere, ricordare e fare anche un bilancio
rispetto alla prima seduta dell'Assemblea regionale siciliana,
quindi, rispetto a settant'anni or sono cosa è cambiato del nostro
Statuto, cosa, di fatto, ha determinato per la Sicilia questo
Statuto cosiddetto speciale rispetto alle altre Regioni del
nostro Paese.
E, allora, voglio ribadire come dal mio bilancio, ricordando e
leggendo alcune pagine di storia regionale, sempre più penso che
questo nostro Statuto non sia stato speciale e non sia stato uno
Statuto autonomistico.
Diceva l'onorevole Cordaro che lo Statuto della nostra Regione non
è stato mai attuato. Devo ribadire come, invece, lo Statuto della
nostra Regione è stato attuato per le parti contrarie alla Regione
siciliana. E' stato pienamente attuato in quelle parti che ne hanno
determinato il venir meno dell'autonomia e della specialità. E'
stato, probabilmente, attuato per affidare in Sicilia delle
politiche clientelari che sono state giustificate e consentite
dalla politica regionale e dalla politica nazionale, che ha avuto
la facilità, negli anni, di coprire le nefandezze di alcune azioni
e di dire che la Sicilia ha realizzato alcune condotte perché, di
fatto, Regione autonoma, ma ben vediamo come, attualmente, sebbene
lo Statuto non sia cambiato, diverse leggi della nostra Regione
siano facilmente impugnabili e facilmente non vengano promulgate.
E non è cambiato lo Statuto, è cambiato l'indirizzo politico,
probabilmente, ma negli anni vediamo come pochissimi siano stati
gli uomini coraggiosi non siciliani che hanno difeso le
prerogative di questa Regione dicendo la verità su alcune cose.
Proprio in questi giorni leggevo un interessate articolo di
Giuseppe Oddo, editorialista de Il Sole 24 ore , che richiama quei
dati che quest'Assemblea, già nella passata legislatura, aveva
attenzionato nel Governo nazionale per le risorse che lo Stato deve
alla Sicilia, iniziativa che l'Assemblea regionale, anche in questa
legislatura, ha voluto ribadire facendo notare come la solidarietà
della Regione rispetto allo Stato è stata ed è notevolmente
superiore rispetto a quella che lo Stato dovrebbe ad una Regione di
frontiera, ad una Regione del Sud, ad una Regione depressa.
E, tranne l'editorialista de Il Sole 24 ore o il testo Terroni
di Pino Aprile, ricordo pochi personaggi, non siciliani, che hanno
difeso le prerogative autonomistiche della Sicilia.
Ed, allora, è vero, questo Statuto nasce da un compromesso che
scaturisce da un grande dibattito tra gli indipendentisti e chi,
invece, puntava soprattutto allo Stato unitario. Ma da questo
compromesso è venuta fuori la truffa nei confronti dei siciliani.
La truffa nei confronti di chi, con facilità, osa dire a livello
nazionale, nelle trasmissioni televisive, che in Sicilia si può
fare ciò che si vuole perché è un'autonomia speciale ma che, di
fatto, leggendo le carte e le argomentazioni, vediamo che la
situazione è ben diversa.
Ed è ben diversa perché basta leggere le prerogative del
Presidente della Regione nel partecipare in Consiglio dei Ministri,
con il ruolo di ministro, quando si discute di questioni attinenti
la Sicilia. Non so quante volte il nostro Presidente o i presidenti
del passato hanno avuto la possibilità di partecipare a quei
Consigli dei Ministri e, magari anche, votare contro i
provvedimento nazionali. Così come non penso che l'articolo 38
dello Statuto che, di fatto, rappresenta il vero compromesso del
patto che venne siglato, in quegli anni, nel momento in cui con il
Fondo di solidarietà nazionale lo Stato è obbligato, in un piano di
opere pubbliche quinquennale, ad equiparare i redditi dei siciliani
con i redditi di lavoro dei lavoratori del resto del Paese.
Questo articolo 38 è un contratto tra due parti, tra Stato e
Regione che è stato santificato da una norma costituzionale ed è un
contratto costituzionale che non viene rispettato e non ha mai
avuto una vera attuazione nelle opere pubbliche in Sicilia.
Ma ribadire l'articolo 36 dello Statuto, un articolo che è stato,
invece, attuato con grande attenzione: alla Regione non vanno
attribuite le imposte di produzione.
Su questo argomento, con l'amico collega Tancredi, ci siamo più
volte confrontati. L'articolo 36 è una pietra miliare della truffa
che i padri costituenti hanno subito perché con l'articolo 36 dello
Statuto, la nostra Regione avrebbe diritto a ben 8 miliardi di euro
l'anno, e questi non sanno dati che spara il sottoscritto ma dati
certificati dal Dipartimento delle Finanze nel 2010 e che, oggi,
fortunatamente, ho avuto modo di leggere anche nell'editoriale di
un noto settimanale a livello nazionale.
Ed, allora, diciamola per davvero: una Regione che non può essere
indipendentista ma una Regione che, purtroppo, non può essere
neanche autonoma. E non può essere neanche autonoma perché abbiamo
detto sì all'Europa e, guarda caso, non siamo noi gli interlocutori
dell'Europa; l'interlocutore dell'Europa è il Governo nazionale ed
il Governo nazionale quando deve poter imporre qualcosa alla
Sicilia la impone o con un provvedimento del Consiglio dei
Ministri, motivato su logiche prettamente di spesa nazionale, o
dicendo, invece, che sono problematiche concernenti la Comunità
europea.
Forse è proprio arrivato il momento di fare chiarezza, di fare un
saldo di questi settant'anni di politica regionale e dire che
questo fallimento è dovuto, non tanto e non solo alla politica
regionale, ma ad un'azione politica che, sia a livello nazionale
che regionale, ha avuto la convenienza di dire che la Regione era
una Regione autonoma, tale da dare la possibilità di fare tutto ciò
che si voleva quando conveniva al Governo nazionale e dire di no
quando, invece, le cose non sono di buon grado.
Probabilmente, oggi, è arrivato il momento di lanciare un appello
per dare dignità a questi settant'anni di storia e quest'appello lo
rivolgo al nostro Presidente della Repubblica, nostro Presidente
della Repubblica siciliano che ha, più volte, approfondito, con i
suoi scritti in Corte Costituzionale, le tematiche siciliane per
definire, una volta per tutte, se questa Regione deve essere una
vera Regione autonoma, sebbene ormai tra le regioni autonome non vi
sia neanche motivo di difendere delle battaglie, delle prerogative
in modo comune - immaginiamo cosa abbia in comune la Sicilia con il
Trentino Alto Adige o, con il Friuli Venezia Giulia, o con la Valle
d'Aosta -; la posizione della Sicilia e della Sardegna, da sempre,
in Conferenza Stato-Regioni, è stata una posizione marginale, una
posizione debole di due Regioni messe in disparte.
L'unico vero tema che abbiamo, tutti insieme, la possibilità di
difendere è quello di poter dire di voler diventare una Regione a
Statuto ordinario e ridare allo Stato tutte quelle competenze che
la Sicilia ha avuto negli anni senza averne le risorse e fare in
modo che tutte quelle competenze che lo Stato ha dato ai siciliani
le possa gestire lo Stato con le proprie risorse e, nello stesso
tempo, poter fare una battaglia per la Sicilia e la Sardegna per
l'insularità perché questo è l'unico vero dramma che, oggi, abbiamo
in comune come Regioni di questo Paese.
Il mio appello al nostro Presidente della Repubblica è proprio
accorato affinché si possa, una volta per tutte, fare un'operazione
verità sui conti della Regione, su ciò che lo Stato deve alla
Sicilia e come lo Stato, giustamente, da quelle risorse possa
creare le condizioni di sviluppo e di riscatto.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Fazio. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è vero, il nostro
Statuto, oggi, fa il compleanno e, però, non credo che,
sostanzialmente, ricorrano i presupposti perché si possa brindare o
perché si possa gioire.
È vero, sono passati quasi settant'anni, o meglio sono passati
settant'anni dalla sua redazione, ed è utile ricordare che molto
del contenuto del nostro Statuto, sin dalla fase iniziale, è
rimasto lettera morta. È rimasto lettera morta in dipendenza del
fatto che quando è stato redatto non si aveva ancora il contenuto
della nostra, poi, successiva Costituzione. L'unico riferimento che
hanno avuto i padri costituenti del nostro Statuto è stato quello,
appunto, dello Statuto Albertino, tant'è vero che molta parte del
nostro Statuto prende le mosse dallo schema, dalla bozza, dalla
struttura, dall'organizzazione dello Statuto Albertino e viene
introdotto, ovviamente, dal punto di vista formale, nello Statuto
siciliano.
Sono passati, è vero, settant'anni, ed era opportuno, forse,
intervenire, non fosse altro per adeguarlo alle mutate esigenze
della società siciliana, anche per eliminare quello che era rimasto
dal punto di vista formale, ma era impossibile, poi, che potessero
trovare concreta applicazione.
Mi piace ricordare, eventualmente, anche se su questo argomento
molti si sono sbizzarriti a scrivere capitoli di storia,
soprattutto perché fu una sentenza, quella appunto della Corte
costituzionale, che eliminò l'Alta Corte per la Regione siciliana,
che indebolì dal punto di vista organizzativo tutta la struttura,
tutto lo schema dello Statuto ed anche dell'organizzazione e che,
peraltro, a mio avviso, sminuì l'importanza e la valenza e, perché
no, anche quell'autonomia speciale che era stata, in qualche modo,
immaginata e conferita nell'ambito dello Statuto.
Vorrei ricordare anche un'altra, a mio avviso, specialità: il
nostro è uno Statuto, almeno dal punto di vista prettamente
formale, speciale nella sua specialità e nelle altre specialità,
perché non confrontabile, non paragonabile, perché ha elementi che
lo differenziano nell'ambito degli altri Statuti. Mi permetto di
ricordarne semplicemente e solamente uno: per lo scioglimento
dell'Assemblea regionale siciliana è necessario che ci sia
l'intervento del Parlamento nazionale. Negli altri Statuti non c'è
ombra di una disposizione del genere
Ma non è questo che vorrei in qualche modo che venisse, a mio
avviso, evidenziato, quanto una domanda: ai siciliani questo
Statuto è stato utile o no? Se dovessimo fare una cronistoria dal
punto di vista non formale, non dal punto di vista storico, ma dal
punto di vista del merito, cioè qual è il vantaggio che ha portato,
eventualmente, questa specialità attribuita ai siciliani, non
possiamo che proiettarci in un senso critico negativo.
Molte volte, e devo essere sincero, solo poche sono state le
occasioni dove il legislatore siciliano ha anticipato quanto, poi,
il legislatore nazionale ha previsto ed introdotto, ma molte delle
volte, invece, è arrivato tarde e, quindi, questa sua specialità
non ha partorito alcun elemento positivo, neanche dal punto di
vista prettamente economico, come chi, in qualche modo, mi ha
preceduto ha evidenziato che, peraltro, è la cosa più importante e
fondamentale. E' fin troppo ovvio che sia importante avere
un'organizzazione efficiente, ma senza alcuna risorsa economica
ritengo sia un po' difficile, obiettivamente, che l'efficienza
possa essere raggiunta.
Quindi, quello che, effettivamente, lo Stato centrale ha minato,
sin dalla fase iniziale, sono quegli articoli che sono stati
menzionati, cioè gli articoli 36, 37, 38.
Mi permetto solo di ricordare quello che prevede l'articolo 36
dello Statuto siciliano, e cioè che al fabbisogno finanziario della
Regione provvede essa stessa con propria deliberazione. Che
significa, per certi versi? Significa che avevano autonomia
impositiva che, però, così come stabilito con successive sentenze
della Corte Costituzionale, bisognava leggerla, poi, nel complesso
dell'ordinamento costituzionale, motivo per cui non ha mai potuto
trovare piena attuazione.
L'articolo 38, che riguarda i contributi speciali. Nella fase
iniziale, obiettivamente, sembrava riguardasse il punto di vista
prettamente economico, per poi vedere, ovviamente, questi
finanziamenti e queste assegnazioni assottigliarsi sempre di più
fino a ridursi, fino addirittura, obiettivamente, ad essere
talmente minimi da non essere presi nemmeno in considerazione.
Eppure doveva servire, almeno nella fase dei nostri padri
costituenti, a compensare lo squilibrio dal punto di vista
prettamente economico, le Isole come area depressa, la Sicilia area
depressa e quindi doveva in qualche modo ottenere maggiori
vantaggi economici, maggiori risorse per potere poi recuperare,
eventualmente, ed equipararsi alle regioni del Nord più sviluppate,
più avvantaggiate, più ricche dal punto di vista prettamente
economico. E così non è stato.
E, quindi, a settant'anni non possiamo che affermare che sono
state più le ombre che le luci, sono stati più gli aspetti negativi
che gli elementi positivi. E però a settant'anni di distanza forse
si è persa anche un'occasione, a mio avviso importante, che credo
che il legislatore siciliano dovrà necessariamente cogliere, ha
iniziato forse molto probabilemete ha intenzione di cogliere con
l'istituzione della Commissione Statuto che dovrà fare un lavoro
secondo me estremamente importante e fondamentale.
Non commettere gli stessi errori del passato. È totalmente
inutile, stupido, immaginare obiettivamente normative che siano
confliggenti con la normativa di carattere statale, oppure
attribuire delle funzioni che già vengono svolte da parte dello
Stato con una duplicazione di interventi. A mio avviso le esigenze
e le condizioni che sono state menzionate da chi mi ha preceduto,
mi riferisco alle condizioni storiche e quant'altro, sono
ampiamente superate.
Adesso ci sono scenari che sono estremamente importanti e
fondamentali. La Comunità europea non esisteva, forse era
nell'immaginario. Ma anche soprattutto in maniera particolare i
paesi del Nord Africa. Per certi versi la Comunità europea, che a
ben guardare ha anche superato quei limiti, dal punto di vista
formale e costituzionale che il nostro ordinamento impone, cioè le
regioni, e segnatamente anche la Regione siciliana non gode della
personalità giuridica internazionale, non può interloquire
direttamente con gli altri Stati, non può interloquire direttamente
con la Comunità europea. Ebbene, così non è perché se noi andiamo a
ben guardare questi limiti dal punto di vista sostanziale molte
volte la stessa comunità li ha superati, preferendo interloquire
direttamente con i territori, con le autonomie locali piuttosto,
ovviamente, che con lo Stato centrale.
Mi riferisco in primis in maniera secondo me più evidente in
alcuni comparti, in alcune materie, in materia di agricoltura per
esempio. E quindi a ben ragionare, a ben vedere se questi limiti
non sono più così stringenti, così come lo erano nella fase
iniziale, ebbene è possibile che possa disegnarsi il contenuto di
uno Statuto di diverso contenuto rispetto a quello che
effettivamente noi abbiamo immaginato o quello che noi abbiamo
pensato o quello che abbiamo visto in tutti questi anni.
E introdurre la possibilità di materie cosiddette innovative,
capacità in qualche modo di evolversi per riscontrare tutta una
serie di esigenze che prima non erano neanche prese in
considerazione e che adesso la società, specialmente quella
siciliana, evidenzia forse più degli altri.
Ecco perché a mio avviso da un fatto negativo, - ed è un fatto
negativo -, e lo è perché a ben guardare quello che sta accadendo
non possiamo che osservare una centralizzazione delle funzioni e
delle risorse. Mentre avevamo notato una forma di decentramento a
favore ovviamente degli enti locali con la modifica del Titolo V
della nostra Costituzione, con gli interventi ovviamente del 2001 e
seguenti, adesso vediamo una totale marcia indietro. Il Governo
Renzi con le riforme, con la stagione delle riforme, sicuramente,
ha introdotto elementi che fanno pensare non più a un'attività
decentrata ma ad un'attività che si concentra, anche in ordine alle
funzioni che bene o male sono previste a favore e in via esclusiva
da parte dello Stato e che, se non vado errato, mentre prima si
guardava con molta più attenzione e addirittura era argomento anche
di carattere politico, di campagna elettorale, ma non solo e mi
riferisco all'ipotesi del cosiddetto federalismo; abbiamo visto,
comunque, negli ultimi tempi, una totale marcia indietro, una
totale inversione e quindi, una ipotesi di centralismo e non
affatto di federalismo.
E, in questo contesto, a mio avviso è un po' difficile che possa
immaginarsi lo Statuto che possa essere sia adeguato ma che sia
fotocopia anche di quelle parti che non siano state oggetto di
discussione, ma che poco importa, che poca rilevanza hanno dal
punto di vista prettamente del merito, dell'efficacia, della sua
ricaduta sotto l'aspetto prettamente territoriale.
Ecco perché, a mio avviso, la Commissione deve sforzarsi, intanto
di colmare alcune lacune, l'abbiamo già detto, chi mi ha preceduto
ha fatto menzione del fatto che si sono modificate alcune parti
centrali, io ne ho citate alcune, ma come non rammentare
l'eliminazione del Commissario dello Stato, eppure ce ne sono
voluti tanti di anni perché la Corte costituzionale ritenesse che
il controllo nei confronti della legge regionale non potesse essere
preventivo e che bene o male, sostanzialmente, doveva adeguarsi a
quanto accade o a quanto era previsto nell'ambito delle altre
regioni. E, a ben guardare, anche nella storia, che lo Stato
centrale si spogli così molto facilmente di competenze per cercare
in qualche modo di attribuirle ad altri organismi, in questo caso
agli Enti locali, consentitemi è veramente difficile e abbastanza
complesso.
Se noi facciamo semplicemente e solamente menzione al fatto che la
nostra Costituzione , entrata in vigore il primo gennaio 1948,
prevedeva già, agli articoli 116, 117, 118 e 119, le regioni a
statuto ordinario, eppure, pensate, dal punto di vista prettamente
concreto, sono state attuate dopo tanti, tanti e tanti anni cioè
nel 1970. Ci son voluti anni, dal 1948 sino al 1970, perché una
parte della nostra Costituzione che prevedeva le ragioni a statuto
ordinario, finalmente entrasse in vigore. Ebbene, adesso ci
troviamo in una posizione completamente inversa, mentre le regioni
a statuto ordinario hanno acquisito nel tempo una certa egemonia,
una certa, anche, posizione, di contro, non tutte le regioni a
statuto speciale, ma segnatamente la nostra, ha perso a mio avviso
quella importanza, anche dal punto di vista prettamente giuridico,
e anche dal punto di vista economico, subendone le conseguenze, e
bene o male degradando, forse, in posizione secondaria rispetto ad
altre posizioni che, bene o male, nel tempo anzi sono state,
diciamo così, rilanciate e affermate e confermate.
Ecco perché è un momento particolare, molto complesso, forse più
di qualsiasi altro momento che ha segnato le vicende del nostro
Statuto e questa è un'occasione che non possiamo lasciarci sfuggire
e possibilmente non dobbiamo commettere gli errori del passato.
Io sono convinto che la nostra specialità ha ancora una
giustificazione purché non immaginiamo obiettivamente di fare voli
pindarici e guardare alla realtà così com'è, senza immaginare che
possa essere modificata con un tratto di penna, anche se, laddove
lo facciamo, poi la realtà ci dice che è totalmente diversa da
quella che noi abbiamo immaginato o abbiamo descritto. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fazio.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Anselmo. Ne ha
facoltà.
ANSELMO. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, ogni
anniversario porta con sé l'inesorabile rischio dell'omaggio
rituale. Si commemora un accadimento storico, nel nostro anno,
l'approvazione, settant'anni orsono, dello Statuto siciliano, per
un dovere formale nei confronti di quello che pur si riconosce
essere l'atto fondativo dell'autonomia della nostra Rgione ma senza
passione, senza entusiasmo, ripetendo come un mantra, di anno in
anno, formule magari magniloquenti ma del tutto vuote, una memoria
ufficiale imposta dal dovere istituzionale di non dover lasciare
passare sotto silenzio tale ricorrenza. Ma proprio perché tale, a
rischio di assuefazione legata alle formalità del rito.
In definitiva, una memoria di testa e non di cuore che parla al
passato ma nulla rischia di dirci sul presente e, soprattutto, sul
futuro.
Sono voluta partire da questa considerazione, forse provocatoria,
perché il primo aspetto che mi preme approfondire in questa sede
riguarda, per l'appunto, il significato di quest'anniversario.
Credo, infatti, che la prima condizione per evitare che esso
diventi una sterile celebrazione fine a se stessa sia il discutere,
con sincerità e senza preconcetti, sull'attualità del nostro
Statuto e, più in generale, sul senso della specialità della nostra
Regione, sui suoi pregi ma anche sui suoi difetti così da sfruttare
tale occasione per porre le basi per un percorso di riforma che ne
riaffermi l'attualità.
Ciò appare tanto più necessario se, come mi auguro, sarà
confermata dal referendum la riforma costituzionale approvata dalle
Camere nello scorso aprile.
Il comma 13, dell'articolo 39, del disegno di legge, infatti, nel
dettare le disposizioni transitorie, prevede che le modifiche da
esso introdotte al titolo V in materia di autonomia legislativa,
autonomia amministrativa e finanziaria e di limiti agli emolumenti
dei consiglieri degli organi regionali, testualmente la Riforma
dice: Non si applicano alle Regioni a Statuto speciale fino alla
revisione dei rispettivi Statuti sulla base di intese con le
medesime Regioni e Province autonome ; è la cosiddetta clausola di
non applicazione.
Saremo, dunque, chiamati ad una revisione dello Statuto e non ad
un semplice adeguamento come prevedeva, originariamente, il disegno
di legge del Governo, revisione da effettuare secondo il
procedimento di revisione costituzionale delineato dall'articolo
138 ma, stavolta, da effettuarsi d'intesa con il legislatore, con
la nostra Regione, introducendo così, per la prima volta, un
aggravamento che formalizza espressamente la natura pattizia del
nostro Statuto.
Alla suddetta clausola di non applicazione fa eccezione, però, la
possibilità di chiedere, sin dalla data di entrata in vigore della
suddetta legge costituzionale e fino alla revisione del nostro
Statuto, le ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia
previste dall'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, sia
nella versione attuale che in quella modificata in materia di
organizzazione della giustizia di pace, norme generali
sull'istruzione, tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni
culturali, disposizioni generali e comuni per le politiche sociali,
politiche attive del lavoro.
In relazione a tali materie, quindi, non occorrerà una legge di
revisione costituzionale ma una semplice legge ordinaria previa
intesa, ovviamente, tra lo Stato e la Regione interessata.
In tal modo, il terzo comma dell'articolo 116 che, nel vigente
testo costituzionale, segna la strada per un possibile
avvicinamento delle Regioni a Statuto ordinario alle Regioni a
Statuto speciale, invece, potrà costituire la base per un'ulteriore
ampliamento delle competenze delle autonomie speciali.
Infine, sempre solo per le Regioni speciali, il legislatore ha
voluto mantenere la potestà legislativa concorrente in materia di
governo del Territorio, istruzione e formazione professionale e
commercio con l'estero e ha voluto tenere ferma la vigente
disciplina prevista dal nostro Statuto e dalle relative norme di
attuazione ai fini dell'esercizio dei poteri sostitutivi del
Governo.
La sfida che tali riforme ci impongono è il dovere di interrogarci
sul senso e sull'attualità della nostra specialità, inutile
nascondercelo.
Oggi esiste un movimento di opinione che vorrebbe livellare, come
ricordava l'onorevole Fazio, le Regioni speciali alle Regioni
ordinarie.
E' un movimento che, ahimè, trae alimento dal modo con cui
l'autonomia è stata utilizzata e che ha portato - non dovremmo mai
dimenticarcelo - un elettore siciliano su due a non avvicinarsi
alle urne.
Il fatto è che la specialità siciliana non è considerata come un
vantaggio, come una risorsa, una formidabile opportunità, potremmo
dire la Sicilia come Regione specialissima tra le speciali e,
quindi, la specialità vista come un vantaggio per potere affrontare
e risolvere i secolari problemi che attanagliano il nostro
Territorio e che si saldano inscindibilmente con la questione
meridionale del nostro Paese.
Piuttosto e paradossalmente direi essa è vista e vissuta come un
limite, come un ostacolo allo sviluppo socio-economico della nostra
Terra.
Lo Statuto viene così invocato, da parte della classe politica, in
nome di una concezione quasi sacrale dell'autonomia siciliana, in
un'ottica spesso gelosamente rivendicazionista delle proprie
prerogative nei confronti dello Stato senza, però, mai
interrogarsi, senza infrangimenti sul modo in cui tale Autonomia è
stata impiegata nel corso degli anni.
Per inciso, è appena il caso di rilevare come lo stesso Statuto
sia rimasto in molte parti inattuato, oltre alla scontata inerzia
del potere centrale è spesso mancata in tal senso un'iniziativa
concreta, seria e forte da parte della stessa Regione.
Il rischio è che la specialità siciliana venga venerata come un
mitico feticcio che nessuno oggi si azzarda a mettere politicamente
in discussione, salvo però svuotarla di senso e di contenuto,
quindi, degradandola ad una mera dimensione simbolica.
E' un dato di fatto, noto a livello nazionale, che al massimo
dell'Autonomia è corrisposto nella nostra Regione il minimo dei
servizi alla collettività.
E' vero che sono mancate le risorse finanziarie necessarie ma è
pur vero che quelle a disposizione sono state impiegate
prevalentemente per finanziare l'abnorme crescita della spesa
corrente e non per supportare investimenti produttivi, con la
conseguenza che oggi la Regione si trova con un livello di
indebitamento assolutamente allarmante perché frutto di uno
squilibrio strutturale.
L'Autonomia, miei cari colleghi, non è un valore in sé ma nella
misura in cui si dimostra funzionale alla capacità di generare
benessere per la collettività.
Da questo punto di vista, dobbiamo concludere, che la nostra
Autonomia ad oggi non ha raggiunto lo scopo prefissato, è stata
impiegata male, quando addirittura invocata in chiave
isolazionistica per impedire alle leggi statali di riforma di
essere applicate nel territorio regionale per mero geloso
puntiglio, salvo talvolta riapprovarle tali e quali con qualche
piccola modifica.
Di fronte a questo scenario occorre chiedersi quale sia la natura
dei problemi che si pongono e, conseguentemente, in quale direzione
occorre andare per risolverli.
A differenza delle altre regioni, ordinarie e speciali, con cui il
tema della riforma dei rispettivi statuti è al centro dell'agenda
politica, nella diffusa consapevolezza che dal modo con cui esso
verrà impostato e risolto, dipenderà il futuro dell'identità
politica e culturale dell'intera regione, nella nostra Regione,
invece, si è privilegiato e si privilegia l'interlocuzione politica
con il centro, nella convinzione che quello giuridico sia, rispetto
al piano politico, sostanzialmente sovrastrutturale.
Al riguardo, non c'è dubbio che la crisi della nostra Autonomia
sia essenzialmente una crisi di progettualità politica - dobbiamo
essere onesti - e che, pertanto, è su tale livello che si attendono
le principali risposte.
Ma sbaglierebbe chi ritenesse a tal fine irrilevante la necessità,
invece, di supportare ed agevolare questo mutamento di indirizzo
attraverso un adeguato percorso di riforme istituzionali.
Occorre superare le due tesi opposte, estreme e, per questo
errate, che la crisi sia essenzialmente politica e, quindi, le
riforme istituzionali sono assolutamente inutili, che la crisi,
invece, sia eminentemente istituzionale per cui basterebbe cambiare
le regole per risolverla.
In realtà, invece, il dato politico, il dato istituzionale non
possono non andare di pari passo perché, se è vero che la politica
senza strumenti adeguati è incapace di raggiungere i suoi
obiettivi, è anche vero che qualunque riforma non avrebbe alcun
effetto se non avesse alle spalle una classe politica all'altezza.
E' con questa consapevolezza, credo, che vada posto il tema della
riforma dello Statuto, senza illusioni palingenetiche ma senza
nemmeno alcuna speranza che essa non serve per agevolare in senso
maieutico la buona politica.
La sfida che ci attende è innanzi tutto di tipo culturale nel
ripensare al significato della nostra Autonomia. E' una sfida che
investe gli enti regionali non solo nel nostro Paese ma in Europa e
nel mondo intero, come dimostra il fatto che negli stati
democratici in cui esistono forti identità regionali - e mi
riferisco non soltanto alla Catalogna ed ai Paesi Baschi ma anche
alla Scozia, al Quebec ed alla Groenlandia - ci si interroga sulle
perdurante ragioni che stanno alla base della loro autonomia da
declinare, non più ormai in senso secessionista, ma in direzione di
una maggiore capacità di governo, in funzione del raggiungimento di
specifici obiettivi politici.
Si consideri, in tal senso, come lo Statuto del 1947, il nostro
Statuto, sia nato in un diverso contesto storico e giuridico
rispetto a quello attuale. Il legislatore del tempo non poteva
certo prevedere quale ruolo, pervicace ed importante, avrebbe
assunto il percorso unitario europeo, allora neppure iniziato, e
come il diritto e le decisioni politiche comunitarie avrebbero
avuto un peso rispetto alla vita quotidiana dei cittadini, delle
imprese e delle stesse istituzioni rispetto ai fondamentali dello
sviluppo.
Proprio riguardo alla dimensione comunitaria, anche nella
considerazione del progressivo ampliarsi degli spazi di iniziativa
per le realtà non statali.
La Regione, se vuole giocare un ruolo politico di qualche rilievo
e di reale rappresentanza degli interessi legittimi del territorio
amministrato, non può limitarsi passivamente a dover dare
attuazione agli obblighi comunitari e a gestire - spesso purtroppo
male - i fondi strutturali ma dovrebbe sviluppare anche la capacità
di proposte di dialogo con Bruxelles.
Ripensare alla specialità della nostra Regione significa chiedersi
se oggi essa abbia ancora un senso, se sia un modello ancora
attuale cui ispirarsi, una risorsa aggiuntiva che permetta lo
sviluppo regionale oppure un anacronistico privilegio da superare.
In tal senso, la specialità è una questione costituzionale di
livello nazionale e non un'eccezione che riguarda soltanto le
Regioni ad autonomia speciale.
Ciò va compreso se si vuole tenere in piedi un concetto di
specialità che non trovi giustificazione, unicamente, nella volontà
di difendere a qualunque costo una prerogativa.
Tale disegno riformatore dovrebbe muoversi in una prospettiva
ampia, coinvolgendo non solo la riforma dello Statuto e delle
relative norme di attuazione ma anche la riforma delle strutture di
governo giacchè lo Statuto ci permette di modificare la vigente
forma di governo prevista dagli articoli 9 e 10 dello stesso senza
ricorrere alle leggi costituzionali.
C'è poi il tema della riforma della legge elettorale non solo per
gli effetti che la riduzione da 90 a 70 deputati regionali avrà
sulla distribuzione territoriale dei seggi ma anche per consentire
al Presidente eletto di potere avere una maggioranza che ne
sostenga l'azione di governo e per dare un'adeguata rappresentanza
di genere attraverso l'introduzione del doppio voto di preferenza.
Infine, in questo sforzo riformatore, un ruolo determinante, -
anche se dai più ignorato -, può essere svolto dalle norme che
regolano il funzionamento dell'Assemblea regionale e che
andrebbero, a mio parere, riformate per rendere più rapidi e
trasparenti i processi decisionali e più efficace la funzione di
informazione e di controllo.
Ripensare la specialità significa interrogarsi sulla persistente
attualità delle peculiari ragioni storiche, culturali, sociali,
economiche che di essa furono alla base così da andare ad elaborare
nuovi e più aggiornati strumenti che possano adeguare l'ordinamento
regionale a tali peculiarità, mantenendo la sua marcata
differenziazione rispetto alle regioni ordinarie.
Siamo di fronte ad un bivio, Presidente. La specialità statutaria
è oggi chiamata a ritrovare una sua missione, una sua ragion
d'essere, una nuova frontiera per lo sviluppo economico e civile,
diversamente, il percorso di totale assimilazione alle regioni
ordinarie non solo sarà inevitabile ma - a ben guardare e stando
così le cose - sarebbe forse il male minore.
Grava sulla classe politica la responsabilità di avere la capacità
e l'autorevolezza di trasmettere ai siciliani il senso di
appartenenza ad un progetto e ad un'avventura comune evitando che
l'opportunità istituzionale, oggi offerta, si trasformi
nell'ennesima occasione mancata.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giovanni Greco. Ne
ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò
brevissimo.
Se ricordo bene durante la precedente seduta, lei Presidente, in
occasione di questo anniversario, ha fatto un invito dicendo che
doveva essere una seduta solenne.
Il Presidente Lupo, che ha presieduto prima di lei, ha invitato la
Commissione Statuto a prendere posto nel banco delle Commissioni.
Sono curioso di sapere chi faccia parte della Commissione
Statuto perchè, come ben può vedere, tutti i posti sono vuoti,
quindi, a priori, questo anniversario che dovevamo festeggiare con
una seduta solenne, per l'importanza stessa e come è sentito questo
anniversario.
L'onorevole Cimino si lamentava di tutte le prerogative che non
vengono poste in essere in questo Statuto.
Faccio riferimento ad un comunicato stampa che, mesi fa, abbiamo
quasi tutti letto, ma non ho visto nessuna presa di posizione da
parte di alcun deputato o alcuno del Consiglio di Presidenza. E'
uscito un comunicato dove si diceva che l'Assemblea della Regione
siciliana era fatta da deputati mediocri . Voi pensate che se
quest'articolo lo avessero pubblicato ai tempi di Alessi o ai tempi
di La Loggia restava inosservato? Restava senza nessuna presa di
posizione per chi l'aveva fatto? Quest'articolo l'ha fatto il
decano dell'Ufficio Stampa signor Presidente. E noi siamo stati
tutti zitti. Forse perché lui ha detto la verità. Però, forse, era
pure giusto che lui dicesse la verità sui giornalisti. Dove sono
andati a finire i giornalisti con tutte le loro inchieste
giudiziarie? Le loro inchieste che facevano emergere quello che
manca in questa Regione siciliana. Ma di che ci lamentiamo se fino
all'altro ieri abbiamo approvato un emendamento con cui abbiamo
buttato a mare una delle prerogative importanti della Regione
Sicilia? Perché dovevamo noi recepire la legge Delrio. E' stata
un'occasione mancata, signor Presidente.
Oggi non è per me una festa. Per me oggi è una costatazione che in
questa Assemblea noi dobbiamo festeggiare per l'unica cosa che ci
possiamo vantare: sono rimasti inalterati tutti i privilegi di
questa Assemblea. E lei sa a quali privilegi io mi riferisco. E per
alcuni privilegi lei è d'accordo. Guardi quanti della maggioranza
sono presenti in questa seduta solenne, signor Presidente Quattro
o cinque.
Oggi leggo una intervista dell'onorevole D'Alia che riporta che
uno degli elementi più brutti di questa Assemblea è il voto
segreto. Onorevole D'Alia, se mi ascolta, è la sua maggioranza che
non va, non il voto segreto che è un istituto di democrazia cui lei
si deve inchinare.
Per me oggi è una giornata brutta. Brutta perché noi deputati non
abbiamo dato la giusta caratura a questa seduta, che è il
settantesimo anniversario dell'Assemblea regionale della Regione
Sicilia. E quindi mi dispiace, signor Presidente, penso che lei
sarà deluso perché in queste cose ci crede e, purtroppo, noi non la
collaboriamo per niente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tancredi. Ne ha
facoltà.
TANCREDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del
Governo, settant'anni anni dello Statuto, oggi una data importante.
Molto importante che però nasconde anche un'altra data contestuale.
Perché se è vero che lo Statuto è stato un elemento pattizio tra il
Governo e la Regione siciliana, contemporaneamente ha sancito
l'inizio di una guerra nascosta. Una guerra economica fatta dallo
Stato nei confronti della Regione siciliana.
Perché se è incontrovertibile il dato che la nostra Regione in
questo momento si trova ai gradini più bassi dello sviluppo
economico e sociale di tutta Europa, è dovuto soprattutto a quegli
scippi continui fatti anno dopo anno, dall'inizio dello Statuto
siciliano che hanno determinato, di fatto, un arretramento anche
culturale di quella che è la nostra Regione.
Personalmente conosco tanti nostri concittadini che sono emigrati
altrove per le enormi difficoltà. Stanno ricominciando ad emigrare
in maniera continua, forte.
La settimana scorsa sono stato a Messina. Ho visto tre pullman di
nostri concittadini che emigravano verso la Germania, quindi è vero
che noi dobbiamo assolutamente festeggiare quella che è
un'opportunità unica: la salvaguardia del nostro Statuto, ma è pur
vero che dobbiamo riuscire politicamente ad interrompere questa
guerra, una guerra che è continuamente spinta, nutrita dallo Stato
centrale.
Io non vorrei dovermi trovare di nuovo qui tra pochi mesi a dover
discutere su accordi che il nostro Assessore - in accordo con il
Ministro Paduan - fa per dare risorse, che ci spettano
statutariamente da decenni, come semplici concessioni di qualcosa
che è già nostro, nostro da settant'anni
Anch'io, come l'onorevole Cimino, ho letto l'intervista
sull'Espresso, anch'io ho letto l'Assessore Baccei certificare con
le sue parole che lo Stato sottrae risorse per oltre sette miliardi
l'anno; nonostante il buon Baccei, giustamente, qui in Aula più
volte abbia detto che a lui non risultassero queste somme, ma lui
lo sa lo ha certificato lui stesso.
Il nostro compito adesso è sì dire che questo evento solenne va
ricordato, ma è anche il nostro compito politico cominciare a porre
le basi per poter, non dico tanto, avere un decennio di nostre
risorse, poi magari potremmo tornare al vecchio corso, quello del
farci rubare tanti soldi, tante risorse, perché forse in un
decennio riusciamo a riportare questa Regione al livello delle
altre regioni d'Europa.
Non ci vuole tanto, ci vuole solo un poco di coraggio politico e
cominciare a porre in essere quella forza politica che non c'è
stata fino ad oggi, anche per convenienza di una classe politica
siciliana che nei decenni ha utilizzato una parte di quelle risorse
che ci spettavano per creare un enorme bacino clientelare che
adesso si sta rivelando per quello che è: un bacino di voti che non
possiamo più andare a raccogliere perché non abbiamo più le
risorse.
Questo è, questa è stata l'Autonomia siciliana, un'enorme
opportunità per la classe politica che l'ha gestita utilizzando una
parte di quello che era per i propri esclusivi interessi.
Lo Statuto è come un matrimonio: i matrimoni si fanno o per amore
o per interesse, in questo momento dall'Italia verso la Sicilia non
c'è né l'amore, né l'interesse è nostro dovere provare a riportare
tutto a quello che era lo spirito iniziale.
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Signor Presidente, ringrazio tutti i colleghi per gli
interventi che sono stati fatti e non mi vorrei ripetere anche
perché hanno spiegato benissimo il percorso dei settant'anni del
nostro Statuto.
Volevo solamente evidenziare che mai come adesso la specialità, lo
Statuto speciale della Regione Sicilia si trova in difficoltà,
perché siamo in un momento attuale dove la riforma delle province,
tutte le regioni d'Italia hanno avuto un contributo da parte dello
Stato e la Regione Sicilia è rimasta esclusa. Non è polemica ma è
per evidenziare quello che lo Stato fa nei nostri confronti.
Sono state evidenziate tante criticità ma anche tante cose
positive che ha fatto lo Statuto ma in questo momento le criticità
superano le cose positive.
Lo Statuto, indubbiamente, come diceva l'onorevole Fazio deve
essere rivisto, è stato fatto settant'anni fa, in questo percorso è
cambiato il mondo, è cambiata l'Italia, abbiamo l'Europa, sappiamo
che le leggi dell'Europa sono incisive e determinanti anche per lo
Stato immaginiamoci per lo Statuto speciale.
Indubbiamente è il momento di evitare di fare le vittime, perché
molte colpe sono dei siciliani ma come diceva l'onorevole Anselmo,
lo voglio specificare che possa essere la possibilità di mettere
veramente in atto una riforma vera da portare avanti per dare
dignità alla Sicilia ed ai siciliani.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ringrazio tutti gli intervenuti.
Con questa convocazione non si celebra assolutamente niente, non
era questo lo spirito, né c'era da solennizzare alcunché. Negli
interventi che si sono sviluppati, partendo da quello del
Presidente della Commissione, onorevole D'Asero, all'ultimo, quello
dell'onorevole Tancredi, si sono evidenziate le difficoltà del
procedere nel corso di questi 70 anni. Si sono dette tante cose
giuste, peraltro evidenti.
Diceva l'onorevole Cimino che lo Statuto non è stato mai attuato,
soprattutto per quello che riguarda l'autonomia finanziaria. E
perché si è voluta la giornata di oggi? Per evidenziare che c'è una
commissione, la Commissione Statuto, che ha avviato un lavoro, e su
questo bisogna accendere i riflettori perché, come ben diceva
l'onorevole Anselmo, lo Statuto non è un feticcio, per alcuni è un
feticcio, per altri è un totem, quindi noi ce lo teniamo, ma
sappiamo che l'opinione pubblica ha ragione, tra virgolette, non è
favorevole alla specialità.
Perché, così come si è detto, la specialità è stata motivo di
differenziazione per quello che sono stati i sistemi di governance,
se vogliamo, la quasi necessità che i nostri assessori fossero
ministri, che il nostro Parlamento fosse equiparato in tutto e per
tutto al Parlamento nazionale, e noi abbiamo colto già in questa
legislatura questi disagi, se non altro perché già erano evidenti
nel 1959 e, addirittura, da Don Sturzo. Quindi i problemi si sono
sempre ripercorsi.
Perché non si è attuato lo statuto, soprattutto nella materia
finanziaria? Perché, probabilmente, nel corso degli anni non se n'è
sentito il bisogno, in quanto, dal punto di vista finanziario, si è
attivato solo l'articolo 38. Somme ne sono state trasferite alla
Sicilia, a non finire, come siano state utilizzate per carità
ognuno di noi ha le proprie convinzioni e farà le proprie
considerazioni. Certo la Sicilia non è più quella del '46, è una
Sicilia obiettivamente più moderna, meno moderna di altre regioni
che sono a statuto ordinario, ed allora dov'è che lo Statuto è
mancato? E questo è un motivo di riflessione.
L'onorevole D'Asero nel suo intervento ha evidenziato,
opportunamente, che lo Statuto quando è nato, è nato in un contesto
in cui non esisteva l'Europa. E questo è evidente, questo significa
non adeguare, perché nella riforma richiamata, per il quale ci sarà
un voto ad ottobre, non si parla di adeguamento degli statuti
speciali, di tutte le cinque regioni a statuto speciale, ma si
parla di una revisione previa intesa e che significa l'intesa?
L'onorevole Anselmo, dal suo punto di vista, ha cercato di
evidenziarlo, credo anche altri deputati che sono intervenuti, e
sono questi i motivi che ci dovranno vedere, comunque, protagonisti
sapendo che, intorno a noi, dobbiamo però creare una opinione
pubblica che ci permetta di dire che sussistono ancora le ragioni
della specialità, se sussistono obiettivamente, perché le ragioni
della specialità sussistono se si dà una prospettiva di sviluppo
economico ai nostri cittadini, alla nostra Terra.
Ci sono le condizioni? Lo dobbiamo vedere tutti insieme, ma se noi
giriamo intorno ai problemi che sono noti, che sono evidenti, che è
il fallimento tutto sommato, certamente, di una classe dirigente,
laddove si è puntato solo alla visione di uno statuto come
privilegio, ed allora è chiaro che noi non avremo l'opinione
pubblica che ci sarà favorevole nel momento in cui, l'onorevole
Tancredi faceva riferimento ai pullman che partivano per il nord
Italia o, addirittura, per il resto d'Europa, noi è inutile
nascondercelo nella nostra Sicilia abbiamo non 4 università, Enna,
Catania, Messina e Palermo, abbiamo 5 università, abbiamo ben 47
mila giovani che vanno a studiare fuori e questa è una risorsa in
termini umani che si perde, una sorta di emigrazione, diversa, di
gran lunga diversa, da quella del dopo guerra e, quindi, ancora più
pesante. Siamo in grado di dare delle risposte?
Noi dobbiamo fare la nostra parte fino in fondo, la deve fare il
Parlamento, la deve fare la Commissione Statuto , certo dobbiamo
evidenziare che siamo costretti ad accelerare la nostra attività su
questo fronte perché, comunque, è partita la revisione degli
Statuti; è partita su input, dobbiamo dire, di carattere nazionale
- si è più volte sottolineato il carattere pattizio dello stesso e
l'intesa rafforzerebbe questo carattere pattizio, anche se si
discute nella cosiddetta Commissione Bressa nel caso in cui non
si raggiunge l'intesa, cosa fare: si riparte oppure sarà il
Parlamento nazionale a votare le modifiche statutarie?
Io non credo che sia il caso di innamorarsi ognuno delle proprie
idee, mi è piaciuto il concetto «non è un feticcio» questo Statuto,
cerchiamo, ognuno di noi, di fare la propria parte.
Guardate, io lo farò adesso e lo ripeterò giorno 26: debbo
ringraziare gli Uffici dell'Assemblea per avere voluto, loro,
concentrare l'attenzione, per questa che non è una solennità,
tutt'altro, ma è un momento di riflessione che ha carattere
pedagogico, la riflessione sul periodo storico che ci ha portato
allo Statuto, gli anni 1943-1946.
Noi parliamo dello sbarco degli alleati, che non è poco, parliamo
dei fenomeni indipendensitici da Finocchiaro Aprile ad altri; dalla
risposta che lo Stato, attraverso l'Alto Commissario, l'onorevole
Mussotto prima e Salvatore Aldisio successivamente, la Consulta. Si
è data una risposta.
E addirittura noi abbiamo uno Stato unitario su base regionale
perché, sostanzialmente, la Regione, come si è detto, partiva prima
rispetto allo Stato italiano, ripetiamo cose a noi note, è chiaro
che il nostro Statuto viene prima della Costituzione, però sono
passati settant'anni, sono passati settant'anni e, quindi, ci
dobbiamo adeguare e attualizzare uno Statuto.
Io, peraltro, nel mio intervento di insediamento ebbi a dire -
addirittura fui accusato di esser un ascaro - che non aveva più
senso la persistenza dell'Alta Corte, ma se non esiste nei fatti
l'Alta Corte che senso ha dire noi vogliamo l'Alta Corte, noi
vogliamo la Corte di Cassazione . Non esiste. In settant'anni non
c'è stata, c'è stata il primo periodo e poi sappiamo perché è stata
cancellata, dobbiamo ancora ritornare a distanza di settant'anni in
termini di rivendicazione, quello che i è stato tolto, quello che
non ci è stato dato, assolutamente no
Ci siamo sempre caratterizzati come un popolo, i siciliani, un
popolo intelligente, e un popolo intelligente merita una classe
dirigente altrettanto intelligente.
Dovremo fare gli sforzi fino in fondo affinché non sia lo Stato a
dettare le regole ma sia l'Assemblea regionale siciliana, in
sinergia con il Governo regionale - perché ha fatto bene
l'assessore Lantieri ad evidenziare, poi, quelle che sono le
difficoltà, le dinamiche che in questi anni, soprattutto, hanno
riguardato l'interlocuzione con lo Stato italiano - perché, ove non
fosse sfuggito, e questo lo ritroverete in un catalogo che verrà
distribuito, se noi non revisioniamo il nostro Statuto, rispetto
alle altre regioni a Statuto ordinario siamo parametrati a quattro
fonti legislative: quello che residua dal Titolo V del 1949, quello
che risulta dalle leggi ordinarie in generale e, soprattutto, dalla
Costituzione, quello che tutti noi dimentichiamo che con la legge
n. 1 del 2012, tutti siamo tenuti al pareggio di bilancio, e questo
lo abbiamo dimenticato - spesso quando siamo costretti a fare i
cerberi, in generale, è perché non ci sono le coperture
finanziarie; una volta si andava avanti, non c'era neanche
l'obbligo di pareggio di bilancio, ed è stato costituzionalizzato
dal primo gennaio 2012 e riguarda tutti -, e quello che residua
dalla legge n. 3 del 2001.
C'è molta carne al fuoco, gli interventi che ci sono stati fanno
ben sperare che ci possa essere un confronto, ripeto non in termini
di rivendicazione, ma un confronto sereno per presentarci, come
diceva Piersanti Mattarella, con noi siciliani, classe dirigente
siciliana, con le carte in regola.
Prima di rinviare la seduta a martedì 7 giugno, perché ovviamente
ci sono di mezzo le elezioni amministrative, permettetemi - già lo
hanno fatto gli Uffici - di riformularvi l'invito per giorno 26
maggio, per la manifestazione che penso che voi condividiate -
altro che solennità - che abbiamo voluto sobria, che riguarda
l'intitolazione delle due più importanti sale del nostro Palazzo a
Piersanti Mattarella e a Pio La Torre e non a caso a questi due
illustri personaggi, che loro malgrado sono diventati eroi, e
dovremmo anche discutere in questo momento del concetto di eroe, ma
erano due persone fortemente impegnate politicamente nel sociale,
come potrete vedere in un video di apertura.
Intitoleremo alla presenza del Ministro Alfano queste due sale, e
quindi non ricorderemo Pio La Torre solo il 30 aprile e Piersanti
Mattarella solo il 6 di gennaio, a seguire faremo un excursus su
questa mostra, che comunque verrà aperta al pubblico, apriremo al
pubblico le sale che sono chiuse dal 2002, sono state restaurate,
la sala ex Presidenti, la sala dei Vicerè e la sala pompeiana,
oltre a quella cinese, e apriremo alla città, ed è fondamentale
evidenziarlo e sottolinearlo, apriremo alla città i cosiddetti
Giardini Reali a seguito di un opera di recupero che abbiamo
fatto con grande sobrietà grazie al concorso degli Uffici, ma era
scontato, e diventa pure antipatico spesso ringraziare gli Uffici
che fanno il loro dovere, con l'Università di Palermo, il
Dipartimento di biologia e di farmacia, con l'Orto botanico di
Palermo, quindi c'è una sinergia che abbiamo avviato in questi anni
con le istituzioni e che posso dire sta dando i suoi frutti.
Onorevoli colleghi, l'Aula è rinviata a martedì 7 giugno 2016,
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del presidente Ardizzone
alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
I -COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 496 - Iniziative in ordine al reclutamento di personale
nelle aziende del Servizio sanitario regionale.
(4 novembre 2015)
CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -
CIANCIO - FERRERI - FOTI - LA ROCCA -
MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -
TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO
III -DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - Valorizzazione del demanio trazzerale . (n. 349/A)
(Seguito)
Relatore: on. Laccoto
2) - Modifica di norme in materia di elezione del sindaco e del
consiglio comunale e di cessazione degli organi comunali. (nn.
1153 - 15 - 845 - 860 - 922 - 1003 - 1126/A) (Seguito)
Relatore: on. Panepinto
3) - Codice etico per gli eletti a cariche pubbliche, per gli
amministratori e per i dipendenti della Regione Siciliana . (n.
854/A)
Relatore: on. La Rocca Ruvolo
IV - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 494 - Iniziative urgenti finalizzate alla revoca della
convenzione sottoscritta tra Regione siciliana,
Università degli studi Kore di Enna e Associazione
Proserpina, avente ad oggetto l'apertura di una
nuova facoltà di medicina e chirurgia.
(3 novembre 2015)
ZAFARANA - CANCELLERI - TRIZZINO -
MANGIACAVALLO - ZITO - CIACCIO -
SIRAGUSA - TANCREDI - CIANCIO - FOTI -
FERRERI - PALMERI - LA ROCCA - CAPPELLO
V -DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 524 - Rimodulazione urgente del piano degli interventi
denominato 'Patto per la Sicilia 2015'.
(13 gennaio 2016)
GRASSO - CORDARO - FALCONE - ASSENZA -
PAPALE - FIGUCCIA
VI - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 204 - Verifica della presenza di gas radon indoor negli
edifici utilizzati da enti pubblici e privati e
osservanza dei criteri di legge negli interventi
edilizi di nuova edificazione.
(24 ottobre 2013)
FOTI - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -
CIANCIO - FERRERI - LA ROCCA -
MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -
TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO
La seduta è tolta alle ore 18.18
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio