Presidenza del Presidente Ardizzone
La seduta è aperta alle ore 11.27
RAGUSA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo:
- Dina, Fazio, Giuffrida, La Rocca Claudia, Ciaccio,
Mangiacavallo, per oggi;
- Malafarina e Gennuso, per oggi e domani.
L'Assemblea ne prende atto.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Informo che, così come preannunciato nella scorsa
seduta d'Aula n. 354 del 4 agosto 2016, l'onorevole Alfio
Barbagallo, con nota pervenuta il 4 agosto 2016 e protocollata al
n. 6504/AulaPG-RagPG-TraspPG di pari data, ha dichiarato di aderire
al Gruppo parlamentare Lista Musumeci Verso Forza Italia .
Pertanto, a decorrere dal 4 agosto 2016 il Gruppo parlamentare
Lista Musumeci Verso Forza Italia risulta composto dai seguenti
deputati: On. Formica, Presidente; on.li Musumeci e Alfio
Barbagallo, componenti.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di autorizzazione in deroga del Gruppo parlamentare
Partito Socialista Italiano - PSE'
PRESIDENTE. Invito il deputato Segretario a dare lettura del
D.P.A. n. 97, del 4 agosto 2016, di autorizzazione in deroga del
Gruppo parlamentare Partito Socialista Italiano - PSE .
RAGUSA, segretario:
Articolo 1. E' autorizzato ai sensi dell'art. 23, comma 3, del
Regolamento interno il mantenimento del Gruppo parlamentare
denominato Partito Socialista Italiano - PSE , composto dagli
onorevoli Di Giacinto, Malafarina, Oddo e Venturino.
Articolo 2. Il presente Decreto sarà comunicato all'Assemblea.»
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo, per oggi,
l'onorevole Lombardo.
L'Assemblea ne prende atto.
ria di elezione del sindaco e del consiglio comunale e di cessazione
degli organi comunali. Modifica di norme in materia di organo di re-
visione economico-finanziaria degli enti locali e di status degli
amministratori locali (nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione del disegno di legge «Disposizioni in
materia di elezione del sindaco e del consiglio comunale e di
cessazione degli organi comunali. Modifica di norme in materia di
organo di revisone economico-finanziaria degli enti local i e
di status degli amministratori locali» (nn. 1153-15-845-860-922-
1003-1126-1138-1224/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di legge
«Disposizioni in materia di elezione del sindaco e del consiglio
comunale e di cessazione degli organi comunali. Modifica di norme
in materia di organo di revisone economico-finanziaria degli
enti local i e di status degli amministratori locali» (nn. 1153-
15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A), posto al n. 1).
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Sull'ordine dei lavori
GRECO GIOVANNI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO GIOVANNI. Signor Presidente nella seduta di ieri lei aveva
tentato un incontro con tutti i capigruppo per vedere se si trovava
una sintesi a questo disegno di legge.
Da quello che capisco, non avendone dato notizia all'Aula, non c'è
accordo? Eravamo rimasti che su questa legge
PRESIDENTE. L'accordo sta all'intelligenza degli uomini. E poi
comunque decide l'Aula.
GRECO GIOVANNI. E quindi non c'è accordo.
nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A
PRESIDENTE. Andiamo avanti. La sintesi la fa l'Aula. Si passa
all'articolo 1. Ne do lettura:
«Articolo 1.
Sistema maggioritario nei comuni con popolazione fino
a 15.000 abitanti
1. All'articolo 2 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35 e
successive modifiche ed integrazioni, le parole 10.000 abitanti ,
ovunque ricorrano, sono sostituite dalle parole 15.000 abitanti .
2. Gli articoli 2 bis e 2 ter della legge regionale n. 35/1997,
come introdotti dall'articolo 8 della legge regionale 5 aprile
2011, n. 6, sono soppressi».
Comunico che è stato presentato l'emendamento 1.4 a firma degli
onorevoli Formica e Musumeci.
FORMICA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Emendamento 1.9 a firma
dell'onorevole Zito ed altri. Lo mantiene o lo ritira?
ZITO. Lo mantengo.
PRESIDENTE. Scusate ho bisogno dell'attenzione del Governo. Invito
i deputati ad allontanarsi dai banchi del Governo. Il parere della
Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
L'emendamento 1.8, a firma dell'onorevole Siragusa ed altri è
assorbito.
Onorevole Formica ritira l'emendamento 1.3?
FORMICA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'emendamento 1.5 a firma dell'onorevole Siragusa ed altri è
assorbito.
Onorevoli colleghi, per chiarezza, l'emendamento 1.6, si vota per
parti separate: fino a quindicimila abitanti .
Allora si vota per parti separati, Viene esteso alle elezioni di
tutti i comuni della Sicilia al di sopra dei 10.000 abitanti il
sistema in atto vigente per le elezioni nei comuni tra i dieci e
quindici mila abitanti Votiamo solo questo. L'altra parte va al
secondo articolo.
Onorevole Panepinto per essere chiari: la questione relativa alla
soglia 35 o 40 per intenderci, va all'articolo 2, quando si
tratterrà - in uno - la questione tanta dibattuta della soglia.
Questo è il punto.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siccome questa
legge elettorale ormai viaggia da mesi tra la Commissione e l'Aula,
vorrei essere aiutato dagli Uffici a capire perché l'emendamento
così, anche se votato per parti separate, di fatto, estende un
sistema elettorale, oggi vigente, dai 10 ai 15 mila abitanti.
PRESIDENTE. Vi invito ad una maggiore attenzione.
PANEPINTO. L'emendamento 1.6, pur se votato per parti separate,
vale a dire fino ai 15 mila abitanti, di fatto, se no ho capito
male e voglio essere confortato dagli Uffici su un elemento,
votando questo, prima parte dell'emendamento 1.6, noi estendiamo di
fatto ai comuni sopra i 10 mila abitanti, indistintamente, quindi,
fino alla città più grande, un sistema che è oggi in vigore. Qual è
il sistema in vigore in Sicilia? Ed è che fino ai 10 mila abitanti
c'è il sistema maggioritario, dai 10 ai 15 mila abbiamo un sistema
che prevede che il candidato tra quelli che partecipano alle
elezioni, se ha un voto in più, indipendentemente da tutto, vince
l'elezione.
Quindi, di fatto, se viene votata questa prima parte, noi avremo
sostanzialmente introdotto l'elezione a primo turno senza
ballottaggio.
Voglio, quindi, essere confortato dagli Uffici perché la lettura
che do io è che, votando la prima parte di questo emendamento,
andiamo ad introdurre, sic et simpliciter, un'elezione senza
ballottaggio a tutti i comuni che vanno dai 10 mila in avanti, e
non da 10 mila a 15 mila, perché da 10 mila a 15 mila, la legge già
c'è, sostanzialmente estendiamo il sistema elettorale, - ripeto a
me stesso -, che oggi vede fino a 10 mila maggioritario, da 10 a 15
mila un proporzionale senza ballottaggio. Votata questa prima parte
dell'emendamento si introduce in Sicilia l'elezione senza
ballottaggio a turno unico.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate, con questa confusione non
si comprende niente, è inutile parlare se non c'è attenzione da
parte dell'Aula. E' iscritto a parlare l'onorevole Sorberllo. Ne ha
facoltà.
SORBELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto detto
dall'onorevole Panepinto tra l'altro diventa un sistema ibrido per
quanto riguarda, ed oggi è un sistema ibrido, ricattatorio perché
oggi l'elezione del sindaco da 10 a 15 mila abitanti è con il turno
unico e con il ricatto delle liste civiche, dei componenti che
vengono poi, proporzionalmente nominati ed eletti nelle liste
civiche.
Il sistema maggioritario garantisce la governabilità per i cinque
anni, perché con il sistema maggioritario, con l'aggravante che noi
abbiamo ridotto i consiglieri da venti a sedici nei comuni da 10 a
15 mila abitanti, avendo il sessanta per cento noi eleggiamo dieci
consiglieri.
Se lasciassimo all'interno di questa elezione con il proporzionale
il sindaco con il turno unico e il consiglio comunale con il
proporzionale, noi non faremmo altro che fare ricattare,
sistematicamente e quotidianamente, i sindaci ogni giorno, perché
all'interno di questo sessanta per cento un semplice consigliere
può condizionare l'amministrazione.
Per cui la cosa più ovvia è quella di estendere da 10 a 15 mila
abitanti il sistema maggioritario. Diversamente noi non facciamolo,
e poi tra l'altro questo sistema è già collaudato in Italia, in
tutta la nazione, non capisco perché una volta si attua, - l'ho
detto ieri sera e lo ribadisco -, una vota si riduce a 10 mila
abitanti per il sindaco di Taormina perché deve essere eletto il
sindaco di Taormina, oggi non si può fare perché c'è l'amico
dell'amico, e, allora, questo Parlamento decida se fare leggi che
poi vengono impugnate sistematicamente così com'è stato fatto nei
mesi scorsi, su cinque leggi ne sono state impugnate quattro.
Facciamo un'altra legge che sarà impugnata, un papocchio che va in
contrasto a quello che è il buon senso e la trasparenza nelle
elezioni dei comuni da dieci a quindicimila abitanti.
Noi introduciamo un sistema di elezione diretta di turno unico a
chi prende un voto in più e nello stesso tempo facciamo ricattare
il sindaco dall'ultimo consigliere perché con il sistema
proporzionale tre, quattro liste determineranno l'elezione di un
consigliere che sarà quello che condizionerà sistematicamente
l'amministrazione comunale.
PRESIDENTE. Onorevoli collehi, ci sono molti iscritti a parlare,
per chiarimento, su questo desidero l'aiuto dei componenti della
Commissione.
Probabilmente, lo spirito dell'onorevole Formica non era quello.
L'onorevole Panepinto ha fatto un intervento opportuno, perché il
disegno di legge è tutto collegato.
Se noi approvassimo così senza chiarire quello che succede
all'articolo 2, all'articolo 2 può succedere di tutto, noi
introduciamo il turno unico. Su questo chiedo l'aiuto della
Commissione e propongo di rinviare immediatamente l'articolo 2. Una
volta che ci chiariamo le idee sull'articolo 2, si applica lo
stesso procedimento anche all'articolo 1.
Ho già sette iscritti a parlare su questo discorso. Non andiamo da
nessuna parte, perché chi interviene parla a sé stesso e non lo
sente nessuno.
E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, penso che
c'è stato un grande equivoco e che non si è voluto capire il
tentativo che la Presidenza ha fatto di razionalizzare la norma.
Avevo presentato un emendamento soppressivo dell'articolo 1. Ce ne
sono altri, soppressivi dei commi 1 e 2. Abbiamo ritirato
quell'emendamento soppressivo in virtù del fatto che si recuperava
l'1.6 che prevedeva l'introduzione di una soglia. Leggetelo l'1.6.
La Presidenza, giustamente, ha detto, confortata dagli uffici, il
problema della soglia lo spostiamo all'articolo 2.
Se questa cosa non la si vuole capire e si vuole spostare tutto
all'articolo 2, allora Presidente, dobbiamo approvare l'1.2, la
soppressione del comma 1, 1.1, la soppressione del comma, perché
altrimenti noi abbiamo ritirato la soppressione dell'intero
articolo in virtù di questo, mi sono spiegato signor Presidente?
PRESIDENTE. Dico votare interamente l'articolo 1, dopo
l'approvazione dell'articolo 2.
FORMICA. Questa è una possibilità.
CORDARO. L'articolo 1 è il trascinamento.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, perché lei dice che l'articolo 1 è
il trascinamento? Non è il trascinamento l'articolo 1. E'
l'articolo 2 il trascinamento. E' iscritto a parlare l'onorevole
Rinaldi. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, rispetto
all'emendamento 1.6 c'è l'emendamento 1.1 lo che chiarisco subito.
Senza discutere del secondo turno, sposta il limite da
quindicimila a diecimila. Cosa significa? L'1.1 che fino a
diecimila c'è il maggioritario, da diecimila in su, c'è il
proporzionale.
Per quanto riguarda, invece, il secondo turno, si discuterà con
l'articolo 2, così come è previsto dalla legge.
Perché sposto la soglia da quindicimila a diecimila? Lei,
Presidente, sa bene, essendo messinese come me, che nella provincia
di Messina la maggior parte dei comuni rientrano in questa fascia.
E c'è una partecipazione alla politica fatta dalle liste nella
coalizione che appoggia la candidatura di un sindaco o di un
candidato a sindaco che dà una partecipazione ampia alla politica e
li fa diventare anche protagonisti in quel momento.
Se, invece, dovessimo accettare il maggioritario fino a
quindicimila, noi avremmo comuni importanti come quelli dove si
sono svolti i turni elettorali qualche mese fa, come Capo D'Orlando
e Patti, ed avremmo una lista per ogni candidato a sindaco.
Siccome lì, in questi centri la politica è sentita, c'è una grande
partecipazione io chiedo ai colleghi di votare questo emendamento e
riportare il maggioritario fino a 10 mila e da 10 mila in sù il
proporzionale. Il turno doppio verrà, poi, discusso all'articolo 2.
PRESIDENTE. Io chiedo un chiarimento alla Commissione. La mia
proposta è sempre quella di rinviare tutta la discussione
all'articolo 2.
CASCIO SALVATORE. presidente della Commissione. Signor Presidente,
io vorrei intervenire perché la Commissione è stata sollecitata da
un punto di vista tecnico.
Il testo che noi abbiamo approvato prevede la modifica della legge
del 1997, per cui da dieci mila il parametro è diventato
quindicimila.
Cioè il maggioritario è fino a quindicimila. Questa è la modifica
della legge.
L'emendamento dell'onorevole Formica - ha ragione l'onorevole
Panepinto - si presta ad un'interpretazione dubbia, non è scorretto
scritto, a nostro avviso, questo emendamento, mentre è più corretto
l'emendamento Rinaldi perché non fa altro che cassare gli articoli
3bis e 2bis, che è quella fascia, che noi avevamo creato, per i
comuni fra dieci e quindicimila abitanti.
PANEPINTO. L'emendamento Formica e l'emendamento Rinaldi sono
uguali.
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Nella prima parte.
PRESIDENTE. Intanto intendiamoci tecnicamente e poi la posizione
di merito ognuno se la sviluppa.
Se l'emendamento 1.1 dell'onorevole Rinaldi fa la sintesi .
PANEPINTO. L'emendamento Formica e l'emendamento Rinaldi sono
uguali
PRESIDENTE. No, non è così. L'emendamento Formica si può prestare
ad equivoci per il dopo, l'emendamento Rinaldi - da quello che mi
dicono - no.
SUDANO. In Sicilia è già così
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento
Rinaldi, così come è formulato, produce gli stessi effetti
dell'emendamento Formica. «Alla legge regionale n. 35/1997
apportare le seguenti modifiche gli articoli 2bis e 2ter della
legge n. 35, come introdotti dall'articolo 8, sono soppressi ,
all'articolo 3 dice l'elezione del sindaco nei comuni con
popolazione superiore a quindici mila abitanti ».
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. E' la prima parte
solamente che va presa, solo la lettera a).
PANEPINTO. Però, siccome l'emendamento è fatto dalla lettera a),
dalla lettera b) e dalla lettera c); l'emendamento Rinaldi
sostanzialmente - se approvato così come è formulato, con la
lettera b) e con la lettera c) - va a riportare un sistema senza
ballottaggio a turno unico anziché da quindicimila in su da
diecimila in su.
PRESIDENTE. Accantoniamo l'articolo 1. Io ho il dovere di fidarmi
della Commissione.
Onorevole Panepinto, se già i componenti della Commissione creano
problemi sull'interpretazione tecnica, proprio non ci siamo.
Accantoniamo l'articolo 1 e andiamo all'articolo 2. Ne do lettura:
«Articolo 2.
Elezione del sindaco
e del presidente del consiglio circoscrizionale
1. Al comma 3 dell'articolo 2 della legge regionale 15 settembre
1997, n. 35 e successive modifiche ed integrazioni, le parole da
Ciascun elettore esprime separatamente fino a non si estende
alla lista collegata. sono sostituite dalle parole Ciascun
elettore può, con un unico voto, votare per un candidato alla
carica di sindaco e per la lista ad esso collegata, tracciando un
segno sul contrassegno di tale lista. .
2. Al comma 3 dell'articolo 3 della legge regionale n. 35/1997 e
successive modifiche ed integrazioni, le parole da Ciascun
elettore esprime separatamente fino a non si estende alla lista o
al gruppo di liste collegate. sono sostituite dalle parole
Ciascun elettore può, con un unico voto, votare per un candidato
alla carica di sindaco e per una delle liste ad esso collegate,
tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. .
3. All'articolo 3 della legge regionale n. 35/1997 e successive
modifiche ed integrazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 4 è sostituito dal seguente:
4. È proclamato eletto sindaco il candidato che ottiene il
maggior numero di voti validi. In caso di parità di voti è
proclamato eletto sindaco il candidato collegato, ai sensi del
comma 2, con la lista o il gruppo di liste per l'elezione del
consiglio comunale che ha conseguito la maggiore cifra elettorale
complessiva. A parità di cifra elettorale, è proclamato eletto
sindaco il candidato più anziano di età. ;
b) i commi 5, 6, 7 e 8 sono soppressi.
4. Il candidato eletto alla carica di sindaco è immediatamente
rieleggibile nello stesso comune per un limite massimo complessivo
di tre mandati consecutivi.
5. Al comma 4 dell'articolo 4 bis della legge regionale n. 35/1997
le parole da Ciascun elettore indica separatamente fino a non si
estende alla lista o al gruppo di liste collegate. sono sostituite
dalle parole Ciascun elettore può, con un unico voto, votare per
un candidato alla carica di presidente del consiglio
circoscrizionale e per una delle liste ad esso collegate,
tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. ».
Presidenza del Presidente Ardizzone
Sull'ordine dei lavori
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, questa mattina, l'onorevole Greco ha
detto se non era opportuno sospendere l'Aula e convocare una
Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. L'abbiamo già fatta la Conferenza dei Capigruppo e
adesso siamo in Aula.
TURANO. E chiaramente lei ha fatto affidamento al buon senso delle
persone.
PRESIDENTE. All'intelligenza delle persone
TURANO. Signor Presidente, io non credo che qui dentro ci siano
persone non intelligenti. Il buon senso, però, non è detto che
tutti lo abbiano. Chiedo, allora, di permettere di trovare una
sintesi politica, perché è chiaro che questo è un punto dirimente.
E non è un punto dirimente perché si ha un interesse, come qualcuno
lasciare intendere, di qualche deputato. Si ha un interesse
politico. E l'interesse politico è quello di un filo logico che
conduce ragionamento sull'impianto dell'intera legge. Impianto
dell'intera legge che io avevo, come primo firmatario,
sottoscritto, in tempi non sospetti, molto prima delle elezioni,
anche del mio comune, di quella tornata elettorale appena passata,
perché ritenevo che quel sistema presentasse delle storture.
Sono stato, all'epoca, visto come uno che voleva cambiare le
regole in corso d'opera, perché avevo l'interesse a votare nella
mia città e, chiaramente, non era questo lo spirito.
Ora, in questi giorni, c'è stata una speculazione giornalistica e
c'è stata una tensione che ha riguardato un Gruppo parlamentare
molto autorevole di quest'Assemblea, che ha fatto dei comunicati
lasciando intendere che la legge fosse fatta contro qualcuno.
E poiché così non era, in Commissione I io stesso ebbi a spiegare
come non si voleva penalizzare alcuno e si voleva costruire un
meccanismo che fosse, per certi versi, adeguato all'Italia e, per
certi versi, adeguato anche alla legge nazionale che prevedeva la
soglia del 40%.
Onorevole Cordaro, siamo d'accordo noi due, però, mi deve dare il
tempo.
Detto questo, signor Presidente, io credo che portare la soglia
del sistema maggioritario a 15.000 abitanti è un'operazione
corretta. La tensione che qualcuno vuole scatenare facendo capire
che si tratta di un interesse di parte di qualcuno non è vera Noi
abbiamo un interesse politico, come forza politica, ad uniformare
il sistema siciliano a quello italiano, e lo diciamo perché non
vogliamo avvantaggiare qualcuno e penalizzare qualcun altro, lo
stesso l'ho sostenuto anche per il Movimento Cinque Stelle, ragione
per la quale chiedo alla Presidenza, prima di ritrattare l'articolo
1, di fare una breve sospensione per cercare una sintesi politica.
CAPPELLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cittadini, lo
abbiamo detto ieri, lo ha detto lei, Presidente, e lo ribadisco
ancora io: le regole si fissano con il consenso di tutta l'Aula,
non può esserci una parte che a maggioranza decide per tutti. Noi
vi abbiamo detto di non essere assolutamente d'accordo ed io dico
che non riesco a capire ora quali siano le motivazioni per le quali
dalle ore 11:00 siamo qui a discutere di una cosa di cui i
siciliani non sentono assolutamente il bisogno.
La Sicilia brucia, i rifiuti ci sommergono e noi dobbiamo
discutere di come annullare la democrazia in Sicilia? Quindi stiamo
dicendo che il 35% dei cittadini di un comune sono sufficienti a
determinare l'elezione di un sindaco al quale attribuiamo perfino
al maggioranza consiliare?
Onorevole Formica, lei da questo scranno ha sempre parlato di
democrazia e di rappresentatività e questa cosa noi non la possiamo
accettare, non è corretto Noi abbiamo detto ieri, e anche in
Conferenza dei Capigruppo: aggiustiamola questa legge,
aggiustiamola , introduciamo la doppia scheda, diamo la possibilità
agli elettori di scegliere un sindaco ed un consigliere comunale.
Abbiamo detto di attribuire a chi vince la maggioranza dei
consiglieri comunali per garantirgli la stabilità, eliminiamo la
mozione di sfiducia che conferisce ai consiglieri il potere di
ricatto nei confronti di un sindaco eletto direttamente. Ma non
tutto questo Perché, ribadisco, non capisco a che gioco stiamo
giocando e a chi giova questo ragionamento. Il Movimento Cinque
Stelle, gruppo del quale faccio parte si oppone e continuerà ad
opporsi questo disegno di legge e ad ogni ipotesi. Noi accordo non
ne raggiungiamo con nessuno e non siamo disponibili a soggiacere
all'accordo di una presunta maggioranza e di una presunta
minoranza. Fatevene una ragione
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Cappello con il suo
intervento è già entrato nella discussione dell'articolo 2,
sostanzialmente. E' inutile girare intorno sul problema. Ieri la
Conferenza dei Capigruppo c'è stata, ed obiettivamente ha
sviscerato i problemi. Il Movimento Cinque Stelle ha espresso con
chiarezza una posizione, l'ha ribadita adesso chiaramente
l'onorevole Cappello. Ieri si è cercato di trovare una sintesi
perché è un atto politico importante, le riforme le scriviamo
tutti, e quando io dicevo ci rimettiamo all'intelligenza
dell'Aula significa poi che è l'Aula, quando le questioni
dirimenti si riducono a poco, a dover decidere. Ieri ci si è
soffermati sul discorso se la soglia di sbarramento doveva essere
del 35% o del 40% e ognuno ha portato le proprie ragioni. Chi, come
l'onorevole Cordaro, sulla questione del riconoscimento del terzo
polo, sostanzialmente attualizzando la norma, chi sul presupposto
del 40% perché c'è un aggancio normativo, come ha detto l'onorevole
Panepinto e l'onorevole Cracolici ma anche altri, come sottoscritto
da più Gruppi, quindi è importante che su queste questioni si
misuri l'Aula.
SORBELLO. A questo punto votiamo, poi ci vendichiamo sul secondo
articolo
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ribadisco che così non si può
andare avanti. Noi rischiamo di fare un papocchio su questa cosa.
E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha facoltà
FALCONE. Signor Presidente, sull'ordine dei lavori voglio ribadire
quello che ieri abbiamo detto noi in conferenza dei Capigruppo e
quello che abbiamo anche evidenziato nei giorni scorsi quando
riteniamo che in effetti le regole e le regole della selezione
della classe dirigente vanno condivise.
Non mi pare che ci sia il clima oggi, ne vorrei che dessimo
all'opinione pubblica l'immagine di chi sa quale interesse ha
quest'Aula rispetto alle emergenze che ha il territorio.
Forza Italia non ci sta a questo gioco al massacro che il Partito
Democratico vuole a tutti i costi. Per noi la legge elettorale non
è essenziale, per noi è essenziale risolvere i problemi della
Sicilia, per cui se qualcuno vuole continuare lo scontro continui,
noi invece chiediamo a questa Presidenza di fermarci di rinviare in
maniera prudente a settembre quando gli animi sono tutti più calmi,
quando siamo tutti più sereni, quando non c'è questa foga di corsa
e di rincorsa che ci fa autoincidentare per cui io invito tutti i
Capi Gruppo a una riflessione, prendiamo atto -ragazzi- non c'è la
possibilità di andare avanti mi pare se quando anche sul primo
articolo che non è il cuore della legge ci sono queste diversità
propongo fra non maggioranza e minoranza, ma tra gli stessi partiti
al loro interno quali regole vogliamo scrivere?
Lasciamo tutto così com'è, poi ne parliamo quando e se ci sarà il
clima necessario.
PRESIDENTE. Questa è una richiesta formale di rinviare la
trattazione.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
particolarmente colpito dall'intervento dell'onorevole Falcone, un
intervento non concordato con quei compagni di viaggio che egli
dice di voler consultare prima di assumere iniziative politiche.
L'onorevole Falcone non mi ha consultato, la linea che ci eravamo
dati era una linea completamente diversa comincio a pensare che ci
sia una strategia che mi sfugge per non fare la legge che mette
insieme il collega Falcone, il collega Turano, il collega Cracolici
e il Movimento 5 stelle.
Sono altrettanto basito dal fatto che l'onorevole Cappello,
deputato che rispetto, dopo avere detto che la Sicilia brucia ci
spiega che forse non brucerà più se lo sbarramento lo modifichiamo
dal 35 al 40, oppure al 50 per cento. Quindi resto colpito da
questa ipocrisia collettiva che ci vede un po' tutti prigionieri, e
però io non resto prigioniero dell'ipocrisia, perché questo è uno
spettacolo indecente, indecente, dal quale io mi sottraggo.
Mi avete coinvolto in un percorso di ragionamento che ha visto due
volte la legge discussa in Aula, che ha visto per più volte
discussa in Commissione.
La prima commissione Affari istituzionali ha esitato un disegno
di legge. Lo ha esitato all'unanimità di tutte le forze politiche
ad eccezione del Movimento cinque stelle, per un problema di
Sicilia che bruciava, tranne scoprire che poi è la soglia di
elezione del sindaco che fa spegnere gli incendi e dopo di che,
dopo avere strumentalizzato una commissione, i colleghi capigruppo,
stamattina se ne escono dicendo che non c'è il clima.
Allora, se qualcuno aspetta qualcosa dal presidente Crocetta, se
questa opposizione che non mi piace e che io contesto, lo dico ai
colleghi di Maura e Falcone, aspettate qualche cosa da Crocetta, se
avete qualcosa da attendere che io contesto e che rimando al
mittente, non è una politica che mi appartiene.
Io amo la politica del volto aperto. Amo la politica della
chiarezza. Oggi mi vergogno e lo dico con estrema, ripeto,
chiarezza.
C'era un tema politico. Ne rimaneva uno ed era quello della
soglia, al netto della battaglia comprensibile del Movimento cinque
stelle, che poneva un tema legato ad un ragionamento assolutamente
politico, lineare, cristallino, dal loro punto di vista, tutte le
forze politiche presenti in questo parlamento avevo raggiunto, in
commissione I, una quadra e mi dispiace citare il collega Milazzo
che di Forza Italia fa parte e mi dispiace citare il commissario
regionale Miccichè che è il leader di Forza Italia in Sicilia e che
ha una posizione opposta al suo capogruppo.
Mi dispiace citare queste cose ed è una politica della quale mi
vergogno.
Avete deciso che dobbiamo andare a casa perché deve venire il
nuovo che avanza ?
Bene, ognuno di voi si assuma la sua responsabilità. Ho provato e
proverò fino a quando sono in quest'Aula, a costruire.
Se una politica degli inciuci non mi permetterà di costruire,
evidentemente, Presidente Ardizzone, assessori e colleghi, potrò
continuare a fare solo una cosa e cioè denunciare.
Denunciare la politica che non mi piace, denunciare un sistema che
non comprendo, denunciare un modo di fare politica che non mi è mai
appartenuto e che combatterò con tutte le forze, fino a quando
questa legislatura resterà in piedi.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Sudano. Ne ha
facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
innanzitutto vada detta la verità perché è inutile che si arriva al
5 agosto in Aula dicendo che questa legge si sta facendo perché si
sono perse le amministrative e tutti stiamo morendo per fare la
legge elettorale.
Questa è una bugia ed una falsità. Tutti sanno, compreso il
Movimento cinque stelle che questa legge era in Aula a febbraio e
che fu mandata di nuovo in commissione perché c'erano le elezioni
amministrative. Quindi, nessuno voleva che si cambiavano le carte
in tavola, mentre si andava a votare dopo due mesi.
Sono finite le amministrative, la commissione ha cercato di nuovo
di lavorare. Ha cercato un'intesa con tutti i gruppi del
parlamento.
Era ovvio che il Movimento cinque stelle, l'intesa non la voleva e
non la vuole perché deve fare il vittimismo davanti ai siciliani
che la politica lavora contro l'antipolitica, ma non è così.
Ora smettiamola L'onorevole Falcone come sempre in tutte le leggi
di questo parlamento, segue e rincorre i cinque stelle.
Onorevole Falcone, Forza Italia è un'altra cosa. L'antipolitica
continuerà a votare il Movimento cinque stelle. Non voterà Forza
Italia.
Quindi, le chiedo un atto di responsabilità, di votare questa
legge per un motivo di civiltà e di democrazia.
A me non appassiona la soglia, il 40, il 35, il mio partito chiede
il 40 e va bene il 40. Io credo che il trascinamento sia un fatto
di democrazia. E' stato fatto un errore perché tutti sappiamo che
il sindaco collega alle liste il programma elettorale e la lista
dei candidati per obbligo di legge se no le liste vengono
annullate.
Per quanto mi riguarda, è un fatto di civiltà anche perché i
canali RAI, i canali Mediaset, La 7, dicono ai siciliani che si
vota automaticamente il sindaco e la Regione siciliana, invece, ha
un metodo diverso che confonde i cittadini.
Quindi, ora smettiamola di dire che i partiti si vogliono
difendere contro i 5 Stelle. Smettetela
Tutti sappiamo che questa Terra ha dei problemi, ma la democrazia
viene prima di tutto.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.
FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è arrivato il grande
giorno e si discute questa legge.
Come Lei ha visto da circa un'ora ci avvicendiamo, i deputati, per
dare il nostro contributo a questo dibattito che, lo ripeto, non
abbiamo mai chiesto noi che questa legge si portasse al 5 di agosto
in Aula però, ovviamente, visto gli atti di forza che si sono
susseguiti, sia in Commissione che in Conferenza dei Capigruppo,
facciamo la nostra parte.
Però, signor Presidente, mi permetta. Questo è tutto tempo
sprecato perché mentre sia io che i colleghi che mi hanno preceduto
abbiamo parlato da questo scranno, Lei avrà potuto osservare come
qui in Aula si sono svolte decine di mini riunioni, decine di mini
dibattiti, mini risse. E' un via vai continuo.
Questo perché? Lo avevamo detto, perché il dibattito non si è
consumato in maniera compiuta in Commissione, perché anche lì si è
usciti con degli atti di forza. Non c'è stata unità. Assolutamente
E comincia a scricchiolare anche l'opposizione in preda alle
incertezze perché questo testo di legge e i numerosissimi
emendamenti, corposi, che il più delle volte sostituiscono interi
emendamenti, non sono materia da vedere, esaminare, condividere con
i propri gruppi parlamentari in pochi minuti perché è una materia
delicata, perché riguarda la democrazia e la rappresentatività dei
cittadini in consiglio comunale.
Non mi soffermo sulle polemiche che qualcuno ha voluto sollevare
nei riguardi del Gruppo parlamentare che rappresento perché questi
populismi li lasciamo a chi è che li ha pronunciati.
Noi in maniera consapevole, consapevoli dell'importanza della
materia che si sta trattando chiediamo, con senso di
responsabilità, che il dibattito venga riportato in Commissione
dove si devono trovare delle soluzioni equilibrate. Non votare a
maggioranza su cose che non sono state neanche formalizzate.
Perché qui, signor Presidente, il dibattito si è spostato
veramente fuori dalle sedi e questa mattina ci ritroviamo con un
fascicolo di emendamenti dove ci sono, lo ripeto, interi articoli
che vengono sostituiti e questa cosa non va bene.
Chiediamo che venga riportato il dibattito in Commissione, lo
ripeto, perché c'è bisogno di approfondimento.
Alcuni errori potrebbero, addirittura, portare a eliminare la
democrazia di cui tanto qualcuno si riempie la bocca.
Noi dobbiamo valutare questo disegno di legge nella sede
opportuna. E non è qui in Aula in questo momento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, quindi c'è una ulteriore richiesta
di rinvio in Commissione.
E' iscritto a parlare l'onorevole Milazzo Giuseppe. Ne ha facoltà.
MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io
intendo fare due riflessioni.
Intanto, se mi è consentito da un punto di vista solamente
politico, fare una analisi sull'intervento dell'onorevole Cappello,
che parla di immondizia per strada e poi propone la doppia scheda.
Non ho capito Le nostre proposte creano immondizia per strada; la
sua proposta di doppia scheda forse fa togliere l'immondizia per
strada?
Allora, lui poteva dire, non si fa la legge elettorale,
occupiamoci dell'immondizia che c'è per strada, così avrebbe avuto
un senso, ma il senso del suo intervento è stato: c'è l'immondizia
per strada, però le nostre proposte sono quelle salvifiche.
Siccome, ho avuto sempre un atteggiamento di grande rispetto verso
i colleghi del Movimento Cinque Stelle, che reputo colleghi
preparatissimi, però in questa vicenda ritengo che l'intervento ha
dei presupposti di incoerenza.
Continuo dicendo, vorrei ricordare che la soppressione o non
prevedere più i ballottaggi qualunque sia la percentuale, fa
risparmiare da 20 a 30 milioni di euro.
Possiamo dare mandato a Crocetta di estinguere il mutuo acceso tre
mesi fa, che contribuisce a gravare sui siciliani 1.600 euro.
Se uno è bravo o è meritevole di diventare sindaco, che lo diventi
al primo turno Al secondo turno quanti sindaci eletti con il 20
per cento del 15 per cento complessivamente? Qual è la
rappresentatività di questi sindaci? A Palermo consiglieri eletti
con 100 voti e Nuti che fu il più votato: a casa
Quindi, non è contro il Movimento Cinque Stelle, è al contrario:
ognuno deve avere diritto di Tribuna e contro pure questi sindaci
inamovibili, eletti al secondo turno con il 15 per cento, con il 60
per cento bulgaro di maggioranza: inamovibili Non si possono più
toccare
E il ruolo del consigliere comunale? Perché no, apostrofiamolo
così Che deve correre per andare in consiglio comunale, quando non
è massacrato - in un'ora - quando non è massacrato, perché poi c'è
gettonopoli , poi ci facciamo le trasmissioni
Cosa fa il consigliere comunale? Certo Se il sindaco è il podestà
seduto là e non ho visto un emendamento per rafforzare i poteri
del consiglio comunale: uno
Tutti ci concentriamo sul sindaco, ma ogni quartiere, ogni parte
del territorio di una città ha il proprio rappresentante in
consiglio comunale
Ma scusatemi, un sindaco che non ottiene il 51 per cento della
maggioranza, quindi non ha la maggioranza della propria città,
perché dovrebbe poter fare e disfare tutto in piena autonomia? E la
maggioranza del consiglio comunale, invece, non gli può dettare
un'agenda diversa? E ve lo dico da consigliere comunale.
Presidente, presentiamo l'emendamento; prima di fare i deputati
cominciamo dai consigli di circoscrizione, e forse qualcuno si
renderà conto che cosa significa stare là e vedere un assessore
arrogante che presenta i suoi provvedimenti mentre il consiglio
assiste inerme
Questo è quello che vorrei fare
Andiamo alla posizione del Capogruppo Falcone. Falcone ha detto, e
mi pare che sia sotto gli occhi di tutti, possiamo rivedere la
registrazione di alcuni colleghi, quello che hanno fatto qua La
percezione è che non ci siano le condizioni.
Se dobbiamo dare uno spettacolo indegno - dice Falcone - andiamo a
settembre. Detto fatto Che prendano la parola i Capigruppo e
smentiscano Falcone Non ho visto un Capogruppo venire qui e dire:
no facciamola subito Perché ogni Gruppo è spaccato, su posizioni
diverse
Perché si può smentire Falcone, in un secondo Che prenda la
parola il Capogruppo del PD, se rappresenta tutto il PD, o
dell'UDC, se rappresenta tutto l'UDC e dicano qual è la loro
posizione
Non vi trincerate dietro un'ipotesi di rinvio per evitare uno
spettacolo indegno, per mitigare le vostre spaccature. Se ci sono
le condizioni andiamo avanti, se non ci sono rinviamo a settembre.
SAMMARTINO. Le spaccature le avete voi in Forza Italia
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare, l'onorevole Vinciullo. Ne ha
facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, Medea
di Seneca, arrivato a un certo punto si poneva la domanda: cui
prodest scelus, is fecit per essere chiari, collega, a chi giova
oggi questo comportamento indecoroso che stiamo ottenendo in questa
Aula?
Non vorrei ritornare a ripetere una frase che avevo detto la volta
scorsa. Noi abbiamo assunto un impegno nella riunione con i
Capigruppo che prima dell'ultima seduta di questa Assemblea, prima
di andare in Aula, avremmo approvato tre leggi.
La prima l'abbiamo fatta, la seconda stiamo cercando di farla, e
poi c'è una terza legge. Io ho apprezzato moltissimo l'intervento
dell'onorevole Cordaro e mi riconosco interamente nelle sue
affermazioni. Noi ci troviamo in una situazione esplosiva, ha
ragione onorevole Cappello, la Sicilia sta bruciando, ma noi oggi
cosa stiamo facendo per spegnere questo incendio? Come ci stiamo
comportando di fronte a coloro i quali ci hanno dato la loro
fiducia e ci hanno chiamato ad amministrare questa terra.
Vogliamo ulteriormente ritardare l'approvazione di due disegni di
legge cui prodest questo comportamento? A chi giova? Questo cupio
dissolvi che si è impossessato di ognuno di noi e per cui l'unica
cosa che chiediamo è di rinviare a settembre, e poi a settembre ad
ottobre, a ottobre a novembre, così come avevamo fatto e ha fatto
bene l'onorevole Sudano a ricordarlo. A febbraio abbiamo detto non
la potevamo approvare perché si sarebbe votato di lì a qualche
mese, ed abbiamo detto: va bene
Veda, Presidente Ardizzone, non è necessario per forza che vi sia
la convergenza, un voto unitario. Si vota, c'è chi vince, c'è chi
perde E si va avanti. Non possiamo continuare a rimanere qui fermi
di fronte alla necessità di avere unanimità su un disegno di legge
che vede il mio Gruppo essere presente e pronto ad approvarlo.
Perché il nostro obiettivo, l'obiettivo di questa Assemblea è
approvare il prossimo disegno di legge, quello che dà 9 milioni di
euro alle province per pagare i lavoratori perché la politica dei
due forni deve finire, non è possibile che qui si chiede il rinvio
dei disegni di legge e poi sotto vengono portate le persone a
protestare contro questo Parlamento.
Non è possibile che quando ognuno di noi la mattina arriva, deve
essere investito da decine di persone che rinfacciano cose che non
abbiamo fatto, non abbiamo detto e non abbiamo pensato, perché
qualcuno in questo Parlamento cerca di aizzare la gente contro di
noi. E poi il risultato qual è? Al momento di decidere e di votare,
si dice di rinviare
Non è possibile rinviare, Presidente Ardizzone. Noi dobbiamo
votare, onorevole Panepinto, la nostra posizione può passare o può
soccombere, ma è la legge della democrazia e di fronte alla legge
della democrazia tutti ci dobbiamo piegare.
Abbiamo assunto un impegno, questo impegno va mantenuto, vanno
votate le due leggi, vanno approvate, bocciate, respinte, tutto ciò
che è necessario fare, ma lo dobbiamo fare con coraggio, senza
paura del risultato finale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Sorbello. Ne ha
facoltà.
SORBELLO. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli
colleghi, noi oggi discutiamo di una norma che trasciniamo e
stiracchiamo da circa sei mesi. A febbraio, come ha detto il
collega Vinciullo, abbiamo rinviato il tutto perché c'era la
scadenza di un determinato numero di comuni e per cui la regola non
si poteva cambiare alle porte della tornata elettorale.
Dopodiché, l'abbiamo rimandata in Commissione e abbiamo discusso
per più di tre mesi su questa norma. E' uscito un testo dalla
Commissione. E' uscito un testo dalla Commissione, integrato e poi,
da un accordo politico, il più largo possibile, per fare in modo
che questa norma arrivasse in Parlamento e fosse approvata.
Oggi vediamo che sostanzialmente non siamo ancora pronti per la
votazione. Vi dico con molta onestà che sono contro a rimandarla in
Commissione ed a non andare avanti. Noi dobbiamo andare avanti,
approvata, non approvata, bocciata con la maggioranza con la
minoranza, e signor Presidente la invito a ripartire dall'articolo
1.
La votazione per noi è indispensabile, ripartiamo dall'articolo 1,
senza accantonare niente. La norma è stata redatta ed è uscita
dalla Commissione, c'è un accordo politico e si parte dall'articolo
1. Non capisco questo bypass che vogliamo mettere in campo
dall'articolo 2. Per cui la inviterei, signor Presidente, a
riportare la discussione sull'articolo 1 ed iniziare proprio dalla
proposta dell'articolo 1 perché da lì si vede se questa maggioranza
regge o non regge; se quell'accordo politico fatto fino a ieri
sera, regge o non regge
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, chiaramente tutti questi
interventi fanno parte della discussione sull'articolo 2.
E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sull'ordine dei lavori ed intervengo anche per la chiamata in causa
dell'onorevole Cordaro. Vorrei ricordare all'onorevole Cordaro che
questo disegno di legge non porta la firma del Governo. Non porta
la firma del Governo perché questo Governo non si pone nemmeno il
problema della governabilità degli enti locali e le sue
affermazioni credo che siano frutto di un colpo di sole del mese di
agosto perché il disegno di legge che noi stiamo mettendo in campo
è un disegno di legge confusionario, è un disegno di legge che non
ha obiettivi precisi. Prova ne sia il disinteresse dell'Aula,
tenendo conto, onorevole Cordaro, lei che è autorevole componente
della Commissione, che tra le cose assurde inserite in questo
disegno di legge, c'è pure l'eliminazione dello sbarramento al 5
per cento.
Noi, quindi, ci troviamo dinnanzi ad un disegno di legge che, se
fosse approvato così com'è stato proposto dalla Commissione,
vedrebbe un proliferare di liste e soprattutto, questo lo ha detto
anche lei ieri in sede di Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari, il nodo vero di questo disegno di legge, perché siamo
tutti d'accordo sul trascinamento, che è quello relativo allo
sbarramento, cioè al 35 o al 40 per cento, la Commissione lo ha
delegato ad un'intesa tra i partiti, intesa che, ad oggi, non è
avvenuta.
Per quanto mi riguarda, onorevole Cordaro, non sono disponibile a
chiedere il voto segreto su un argomento così importante perché è
giusto che il Parlamento, ognuno in Parlamento, ognuno si pronunci
ufficialmente perché al di là delle chiacchiere che molti
parlamentari della maggioranza fanno in maniera riservata, credo
che alla fine ci sia un obiettivo di questa maggioranza che è
quello di perseguire quello che fa a Roma Renzi. A Roma Renzi ha
dato l'input al 40 per cento, la Sicilia che ha un Governo di
centro-sinistra ed una maggioranza deve perseguire questo
obiettivo. Non c'è alcuna autonomia di questo Parlamento perché
l'unica cosa da fare è quella di tenere conto delle indicazioni che
arrivano dal Governo nazionale.
Allora, voglio essere prudente, comprendo che ci sono difficoltà a
raggiungere l'accordo, ma soprassedere sulla trattazione di questo
disegno di legge nel tentativo di trovare una sintesi con il
Parlamento, tenendo conto anche della posizione del Movimento
Cinque Stelle che ad una prima ipotesi di accordo su una
percentuale che era del 35 per cento oggi ha tirato i remi in barca
ed ha deciso di non partecipare alla votazione, quindi, voterà
contro il 35 per cento e voterà contro il 40 per cento al fine di
non fare creare le condizioni che nella legge ci sia lo
sbarramento. Credo che questo sia il momento che, poi, manda a mare
questa legge.
Se vogliamo essere ragionevoli, prudenti, non c'è qui un'intesa
con il Governo, nemmeno, mi permetto di dire, c'è una grande intesa
nella stessa maggioranza, ma l'idea di nascondersi dietro il voto
segreto per tentare di riuscire a carpire qualche voto di qualcuno
che immagina di potere aiutare la posizione alternativa al Governo,
votando segretamente, non ci sto. Sulla legge elettorale, per
quanto mi riguarda, non sono disponibile a chiedere il voto
segreto. Se lo vogliono fare gli altri ubbidirò e voterò perché
devo votare, ma per quanto mi riguarda non sono disponibile a
chiedere il voto segreto. E quindi non chiedendo il voto segreto,
onorevole Cordaro, andiamo qui in una condizione di conflittualità.
Per quanto ci riguarda, i colleghi del PD hanno ricevuto il
diktat, stanno obbedendo malamente, quindi un'intesa, se ci
prendiamo qualche giorno di tempo, i primi di settembre per
ragionare, non credo che sia male, altrimenti vedrà soccombere la
nostra idea che è quella del 35 per cento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panepinto. Ne ha
facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
condivido un'affermazione del collega che mi ha preceduto sul fatto
che le leggi elettorali debbano avere ovviamente la condivisione.
Sul fatto che i deputati del PD abbiano avuto il diktat, devo dire
che i deputati del PD, ed è giusto che si dica in Aula, anche
rispetto a quello che ha detto la collega, Capogruppo del Movimento
Cinque Stelle, ha avuto un lungo dibattito al proprio interno, come
gruppo parlamentare, come partito con deputati, segretari
provinciali, perché la legge elettorale non è una legge qualsiasi.
E' la legge delle regole e le regole non valgono per i partiti ma
valgono per le istituzioni, in considerazione anche del fatto che
non è una legge elettorale che riguardi i liberi consorzi, che è
già importante, ma è una legge elettorale che riguarda i
quattrocento comuni siciliani i quali non vivono una stagione
particolarmente felice, per i quali abbia avuto un dibattito anche
con alcuni colleghi, in I Commissione, su come garantire stabilità,
o su come impedire che i sindaci diventino piccoli podestà
all'interno delle proprie città.
Detto ciò, il Partito Democratico, nelle sue differenze, ma che
hanno portato unità, ha avanzato una proposta, non solo ad una
parte di questo Parlamento, ma a tutto il Parlamento. Cioè vale a
dire, quello di tenere una soglia del 40 per cento e tutti sanno le
ragioni per cui abbiamo adottato questo numero che non ha maggiore
dignità del 35 per cento, ma il 40 per cento è quella percentuale
necessaria perché il candidato sindaco con l'attuale sistema
vigente, se le liste collegate al candidato sindacato vincente al
secondo turno, ottiene il premio di maggioranza.
Siamo dell'idea di allinearci alla normativa nazionale. Lo
richiede una forza importante di questo Parlamento per quanto
riguarda il maggioritario portato da diecimila a quindicimila,
nella logica della condivisione e anche della mediazione e
l'effetto trascinamento che oggi è ancora più importante rispetto a
quello che è accaduto nelle ultime elezioni non per correggere le
proprie perdite o trovare ragioni alla propria sconfitta ma perché
è chiaro che bisogna fare esprimere il consenso complessivo
rispetto a un sindaco e a una coalizione.
Su questi tre temi abbiamo costruito un nostro ragionamento
politico che abbiamo, non voluto imporre, ma proposto formalmente,
informalmente in tutti i luoghi in questo Parlamento e fuori da
questo Parlamento si è discusso di legge elettorale.
Credo che dagli interventi avuti, da ciò che si sente e si ascolta
in Aula, anche dicendolo con chiarezza, alle volte con il gioco
dell'ambiguità, si potrebbe continuare già oggi stesso a chiudere
questo testo con questi elementi che mi pare che trovino il
consenso ampio.
Al Movimento Cinque Stelle, senza polemica, ma con chiarezza,
voglio anche dire una cosa, un Gruppo parlamentare non può sedersi
in riva al fiume per veder passare il cadavere del proprio nemico,
in questo caso la politica
Perché anche voi avete partecipato concretamente al dibattito sul
40%, è chiaro che avete fatto una scelta di volervi preservare
un'eventuale approvazione del disegno di legge per gridare di
essere le vittime della politica, del sistema, della casta, e non
sta bene, perché voi avete partecipato a questo dibattito.
Lo avete fatto con le circoscrizioni, lo avete fatto con la soglia
del ballottaggio, lo avete fatto nelle Commissioni, non nell'ultima
tornata, ma da quando abbiamo iniziato a discutere di legge
elettorale, vale a dire da febbraio.
Non è immaginabile, anche se probabilmente, temporalmente
qualunque legge approvata a ridosso del Ferragosto può apparire una
legge rattoppata, può apparire il frutto di un tentativo di
recuperare agli esami finali che si verificano prima di chiudere
una sessione scolastica per gli alunni meno bravi.
Io ritengo che su questa legge elettorale, Presidente, e lei ha
governato benissimo in tutte le fasi - che sono state più di una -
questo momento, questo Parlamento se può chiuda subito non su
quelle che sono state le proposte del PD, ma su quelle che
riteniamo siano state anche condivise.
C'è un documento a firma dell'onorevole Cascio Francesco, emerito
Presidente, e di altri, l'onorevole Turano, l'onorevole Anselmo,
che hanno segnato la posizione di un gruppo largo, che è quello non
solo che sostiene il Governo, ma che, in qualche maniera è
maggioranza in questo Parlamento.
Ma io vado oltre, con tutto il rispetto per il Capogruppo di Forza
Italia non ho condiviso questo perpetuo braccio di ferro, o il
tentativo di trasferire emendamenti, come ho detto prima,
nell'introdurre comunque un sistema elettorale senza ballottaggio,
così come accade a turno unico, come accade per i comuni da 10 a 15
mila abitanti.
Se la ragione è il coraggio, la ragione è assunzione di
responsabilità di tutto il Parlamento, compreso il Movimento Cinque
Stelle, che non può prepararsi a dichiararsi vittima sacrificale
perché il sistema elettorale si cambia per impedire loro di
vincere.
Loro vinceranno fin quando troveranno il consenso dei cittadini,
in alcuni comuni l'hanno avuto, in altri no, proveremo quanto
saranno bravi a governare, se saranno bravi saranno confermati, se
non saranno bravi - come accade nella democrazia dell'alternanza -
democraticamente saranno sostituiti dall'unico vero titolare di
tutti i nostri ragionamenti, che è il corpo elettorale.
Per cui, io credo che ci siano le condizioni per ritrovare la
serenità ed andare avanti su quei presupposti che non sono i dictat
di cui parlava l'onorevole Di Mauro, ma che sono sostanzialmente
punti fermi che hanno visto già, da settimana in settimana, la
condivisione di questi tutti i Gruppi parlamentari in questo
Parlamento.
SAMMARTINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SAMMARTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio vuole
essere un appello ai colleghi ed alla Presidenza, perché ne abbiamo
sentite di troppe in questi mesi su questa riforma elettorale che
nasce - come qualcuno ha ricordato - ormai quasi un anno addietro.
Le riforme elettorali si fanno, cari colleghi del Movimento Cinque
Stelle, e si fanno mediamente ogni venti anni, quando in un sistema
democratico cambiano le regole perché cambia la percezione di come
la democrazia viene percepita dai cittadini.
Voi oggi mettete in discussione un disegno di legge che è stato
trattato nelle Commissioni di merito per molto tempo, dove anche
voi avete proposto qualche emendamento che, se non ricordo male,
evitava gli apparentamenti tra le liste, proponevate - ed è ai
verbali della Commissione - una soglia bassa, credo intorno al 35%,
per determinare i ballottaggi.
Provavate a far passare il concetto che il voto di trascinamento
in questa Sicilia, come in Italia, chissà cosa volesse celare e,
proponevate, portando avanti l'effige della legalità, la doppia
scheda.
Vedete, le riforme elettorali si condividono tra maggioranza ed
opposizione quando ci sono le condizioni di giocare tutti la stessa
partita.
Credo che qualcuno, e mi riferisco a voi, non volete giocare le
partite per additare la politica come una cosa diversa, lontana da
voi. In realtà, anche voi sedete in questo Parlamento, ed anche voi
avete il dovere-diritto di esprimere le vostre opinioni e di
contribuire a migliorare quello che è l'attuale sistema elettorale.
Un sistema elettorale che, comunque, vi vede vincenti, in
qualunque modo. Se voi pensate che una legge elettorale determini i
risultati elettorali, non avete capito che i risultati elettorali
li determinano i cittadini, a prescindere dallo schema elettorale.
Ed allora, l'appello, signor Presidente, e mi rivolgo anche ai
colleghi dell'opposizione, è quello di andare avanti. Di andare
avanti e di concludere, con questo disegno di legge, una stagione
che ha visto nel 2011, forse in questo Parlamento, cambiare quella
che in tutta Italia è una legge elettorale, ed applicare un
sicilianismo che, ad oggi, ci rendiamo conto essere fuori dal
tempo.
Ho ascoltato le parole del collega che parla dei dictat del
Partito democratico.
Il Partito democratico è un grande partito, che parla alla base e
che parla nei territori. Il Partito democratico ha proposto la sua
scelta, ha proposto quella che è stata una linea condivisa, anche,
dalla maggioranza di questo Parlamento. Il Partito democratico
vuole che si faccia questa riforma elettorale, come, credo, gran
parte di quest'Aula.
Accolgo l'appello del collega Di Mauro che dice di non
nasconderci, alcuno di noi, dietro il voto segreto. Ed io chiedo
anche al Movimento Cinque Stelle di non supportare il voto segreto
e la richiesta di voto segreto, perché, vedete, in maniera chiara,
questo Parlamento si esprimerà su come vogliamo impostare una legge
elettorale, signor Presidente. Ed in maniera chiara, senza
nasconderci col voto segreto, ogni forza politica di questo
Parlamento dovrà dire come intende modificare la legge elettorale.
Concludo dicendo che la Sicilia è piena di problemi. E' vero. I
problemi non vengono, sicuramente, soltanto da questo Governo, ma i
problemi sono insiti, ormai, in questa Terra da tantissimi anni.
Il Movimento Cinque Stelle avrà forse l'onore di guidare questa
Regione. Vedremo cosa saprete fare. Noi stiamo facendo la nostra, e
siamo convinti di avere idee alternative alle vostre, ma sulla
legge elettorale, diteci come la pensate. Non vi fate la legge
soltanto per voi. Avete un partito che non vuole apparentarsi,
perché è un partito che va da solo. Volete una legge su misura. La
democrazia vuol dire confrontarsi con tutti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ragusa. Ne ha
facoltà.
RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che questa
mattinata sia stata impegnata bene. Ci stiamo ascoltando tutti, ci
stiamo sentendo e penso che un confronto sia sempre interessante,
soprattutto, quando si affronta una legge elettorale così tanto
attesa.
Parto da un presupposto molto semplice, signor Presidente,
intanto, ringraziandola, perché ancora una volta lei ha dimostrato
di saper guidare quest'Assemblea. E mi ricordo quando ci fece
approvare, e approvammo in quest'Aula, il decreto Monti, che tanti,
tantissimi colleghi, forse, ai tempi, non apprezzavano, ma che col
senno del dopo, questo decreto serve a tutti. Serve a questa
Assemblea, serve a questi deputati.
Abbiamo preso un impegno: tre norme prima di chiudere
quest'Assemblea. E bisogna essere leali ed onorare gli impegni che
si prendono.
Ed un'altra considerazione che mi preme fare è questa. In
quest'Aula c'è un Gruppo che fa e che sostiene una maggioranza. C'è
un Gruppo che sostiene un'opposizione, e mi pare quasi normale che
chi fa opposizione si oppone a chi cerca di rallentare i processi
di un'Isola che è la nostra Terra, che è un'Isola difficile da
governare, con tantissimi e gravi problemi.
C'è della gente, però, che aspetta risposte. Le ex province, oggi
liberi consorzi, aspettano di essere governate, così come abbiamo
già deciso, con quella legge e che bisogna andare avanti.
Carissimi colleghi, certamente il Governo in questi quattro anni
ha assunto diverse posizioni, una in particolare che ci ha
trascinati verso un Governo di tecnici non approvato e non
condiviso da tantissimi colleghi eletti dal popolo, ed è stato un
errore, secondo me micidiale, tant'è che non appena si è affacciata
la politica al Governo della Regione tantissime cose sono cambiate,
soprattutto nel senso della responsabilità.
Perché oggi questa maggioranza deve avere un senso di
responsabilità, perché se noi non andiamo avanti abbiamo vanificato
il lavoro di questa Commissione, e non possiamo far finta di
niente, perché in questa Commissione ci stiamo dentro tutti,
maggioranze ed opposizioni.
In conclusione quindi dico che se il Governo e questa maggioranza
ci sono allora devono andare avanti stabilendo la soglia del 40%, e
chi lo vuole lo voti, e chi non lo vuole si astenga o voti
contrario.
La maggioranza a 15 mila persone va bene, e chi la vuole la voti,
e chi non la vuole si astenga e vada avanti per la sua strada. Ho
sentito parlare di coalizione in quest'Aula, e mi piace, non
condivido taluni colleghi che rimarcano l'appartenenza ad un solo
partito, perché questa è una coalizione e mi farebbe anche piacere
che quando si parla di coalizione trasferiste questo vostro
pensiero a Roma, perché l'Italia ha bisogno di una coalizione, la
Sicilia ha bisogno di una coalizione che governi bene il Paese.
Per cui il mio invito è quello di andare avanti nel miglior modo
possibile, spedito e rapido, per uscire oggi da quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, inviterei i
colleghi a un attimo di attenzione. Se dobbiamo cercare di
risolvere il problema che abbiamo di fronte, è giusto che ognuno
rifletta ed ascolti con attenzione.
Presidente, le leggi elettorali dovrebbero farsi con ampie
maggioranze. La nostra Costituzione prevede per la sua modifica che
ci sia il quorum di almeno il 75% di parlamentari che votino la
riforma. E non lo fa a caso. Perché le riforme che interessano i
diritti costituzionali primari, garantiti dalla Costituzione,
devono trovare una condivisione. Spesse volte si sono tentati i
blitz sulla riforma costituzionale e sulle leggi elettorali e, come
abbiamo visto, poi si sono trasformati in boomerang.
E mi riferisco alla riforma del Titolo V della Costituzione nel
2001, fatta con un solo voto di maggioranza, che ha causato quel
disastro di rapporti tra le Regioni e lo Stato, con il contenzioso
infinito di fronte alla Corte costituzionale a cui bisogna porre
rimedio; mi riferisco al cosiddetto Porcellum (legge n. 270 del
21 dicembre 2005), votata e poi subito abiurata; mi riferisco anche
alla riforma elettorale che si è fatta a livello nazionale, dove è
stato imposto addirittura il voto di fiducia da parte del Governo,
e di cui oggi già tutte le forze politiche in Parlamento si sono
pentite e si stanno arrovellando per modificare la cosiddetta
Italicum .
Allora, noi non possiamo fare lo stesso errore, non dobbiamo fare
lo stesso errore. Perché affrontiamo la riforma elettorale?
Principalmente e fondamentalmente non per fare un dispetto a
qualcuno, ma per correggere, intanto, un errore clamoroso che è
stato quello fatto nel 2011, anche allora per aver tentato una
parte di maggioranza nel 2011, segnatamente la stessa che oggi,
invece cambiando idea, si oppone che ha dovuto introdurre il
cosiddetto voto confermativo , perché allora - i colleghi che
c'erano me ne devono dare atto - introducendo quella malaugurata e
non soppesata riforma che cosa è avvenuto?
E' avvenuto che il 50 per cento dei cittadini che vanno a votare
per il Consiglio comunale non votano per il Sindaco non perché non
gli piace il Sindaco, ma perché non lo sanno, per cui avviene che
c'è una coalizione che prende 15 mila voti, ed è spesso la
maggioranza, ed il candidato a Sindaco ne prende 7.000, 7.500; è un
attentato alla democrazia
Allora, cosa propongo, Presidente Ardizzone? Se c'è il consenso
andiamo avanti; se non c'è il consenso eliminiamo solo quella
stortura istituzionale del voto confermativo e di comune accordo
rinviamo a settembre l'approfondimento dei temi controversi.
Pertanto, le propongo, Presidente, una Conferenza dei Capigruppo
immediata e se su questa mia proposta si raggiunge un accordo, io
ritengo che serva a fare il necessario subito, perché è necessario
- l'ho detto prima - perché quella modifica introdotta nel 2011 è
stata un vulnus alla democrazia perché impedisce ai cittadini di
scegliere il Sindaco in quanto non sanno, abituati per
cinquant'anni al vecchio sistema che prevedeva il voto al Consiglio
che andava pure al Sindaco, ha determinato che i Sindaci prendono
il 50 per cento in meno dei voti delle liste, ma non perché votano
per altri candidati a Sindaco, semplicemente perché non votano e
questo lo dobbiamo eliminare.
Sul resto, Presidente, io ritengo e l'ho detto prima all'inizio:
le leggi elettorali si modificano col consenso non di una
maggioranza, ogni volta questo attentato di modificare la
Costituzione e la legge elettorale per un voto o due voti di
differenza si è creato il disastro, è accaduto nel 2001 e lei lo sa
con la riforma costituzionale, il Titolo V , è accaduto con il
Porcellum , sta accadendo con l'Italicum , cosa inaudita votato
con il voto di fiducia, inaudito, con il voto di fiducia.
Allora, evitiamo disastri. Io sono d'accordo con l'onorevole
Falcone: ci vuole una larga condivisione, ma per arrivare a una
larga condivisione, non possiamo buttare il bambino con l'acqua
sporca, suggerisco io all'onorevole Falcone. E allora, se siamo
d'accordo, facciamo una mini Conferenza dei Capigruppo subito, se
siamo d'accordo sul correggere il confermativo e, quindi, ritornare
a come era nel 2011, si voti questo che è una urgenza democratica;
a settembre io ritengo che si può affrontare l'altra questione.
Quindi, le chiedo, da Capogruppo, di volere fare una conferenza
dei Capigruppo immediatamente.
ASSENZA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, mi consentirà una premessa, solo in un
Paese strano come l'Italia possono contemporaneamente coesistere
almeno 10 elettorali diversi ciascuna applicabile all'elezione
particolare: si vota in un modo per le europee, si vota in altro
modo per la Camera, si vota, perché sono convinto che si continuerà
a farlo, nonostante il referendum flop di Renzi, per il Senato, per
le province avete avuto gusto di togliere la parola agli elettori
ed avete inventato questa elezione di secondo livello che, tra
l'altro, in Sicilia provocherà per il prossimo turno elettorale dei
trattamenti diversi che daranno luogo, sicuramente, a delle
impugnative perché non avete tenuto conto che, a seguito
dell'intervento elettorale della tornata odierna, in molti comuni
siciliani si è ridotto il numero dei consigli comunali, per cui
città con popolazione molto rilevante, come Vittoria, avrà 24
consiglieri più il sindaco 25, altre con popolazione, magari, con
20 mila abitanti in meno, continueranno ad avere 30 consiglieri più
il sindaco.
Poi, mi spiegherete come questo rappresenta la proporzionalità del
corpo elettorale.
Evidentemente, all'Aula non interessano le riflessioni perché,
caro Presidente, il problema sa qual è? Che ciascuno di noi ha in
mente la situazione peculiare della sua circoscrizione, del suo
paesello. Ci può mai essere un sistema elettorale che vada bene a
tutti? No Ognuno lo vorrebbe disegnato a suo uso e consumo.
Continuiamo così ed è questa una delle ulteriori cause di
disaffezione da parte dell'elettorato che non si spiega perché ad
ogni tornata elettorale è chiamato a votare con un sistema diverso.
Venendo al testo uscito dalla Commissione. Noi abbiamo fatto una
riunione di Gruppo, l'altro ieri, alla quale ha presenziato anche
il nostro coordinatore regionale, l'onorevole Miccichè, e si
cercava di spiegare, anche ai deputati distratti come me, gli
effetti salvifici di questa riforma elettorale.
Dopo tutti questi intereventi io ho usato un'espressione: A me
sembra una porcata e lo ribadisco.
Cari colleghi, convinciamoci di una cosa e ritorniamo ai principi:
i sistemi elettorali sono di due tipi o proporzionale o
maggioritario. Il maggioritario con un trucco ve lo potete sognare
perché è una presa in giro dell'elettorato. Maggioritario significa
avere 50 + 1.
Non ci sono artifizi che possono modificare questo principio.
Lasciamo al buon Renzi, il tentativo ottenebrato dall'elettore
elettorale, ottenuto sul solo 50 per cento dei partecipanti al voto
che ci si è convinti di potervi governare l'universo mondo con il
40 per cento. Se non c'è il 50 + 1 si va al ballottaggio, comunque
e dovunque. Non ci possono essere infingimenti di sorta; non ci
possono essere sotterfugi che porteranno ad un mare di confusione,
così come previsto. Oppure abbiate il coraggio: una testa, un voto;
proporzionale puro.
Proporzionale pure che deve essere però corretto da una serie di
sbarramento ampio perché altrimenti si va al ricatto perpetuo e
continuo che caratterizzava la prima Repubblica, della quale io non
sono stato mai un estimatore.
Io, personalmente, sono un presidenzialista convinto. Resto
convinto che l'elezione dei sindaci ha costituito l'unica vera
rivoluzione di questi ultimi decenni. Tornare indietro su questo o
annacquarla con voti che tengono conto di una minima percentuale di
consenso è veramente voler fare non uno, ma cinque passi indietro.
In un momento storico in cui l'elettorato non lo capisce e più noi
tentiamo di fare tutte queste manovre e manovrine e più noi
perdiamo contatto e consenso con l'elettorato.
Non me ne vogliano amici che stimo in quest'Aula che mi hanno
preceduto, ma andare ad arrabattarci se è il 40, se è il 38, se il
è 21, se è il 25, se è il 26, è' una questione di lana caprina che
lascia il tempo che trova, perché ognuno, ripeto, in questa scelta
poi guarda al suo minuscolo orticello. A me può bastare il 25, no
per me è necessario il 30 Non giro intorno al problema: qua 50+1 o
nulla Non esiste alcun altro sistema.
VULLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato un
commento, mentre venivo qui per intervenire, del mio amico e
compagno Panepinto.
Molti si dimenticano la storia di ognuno di noi. Perché, carissimo
onorevole Panepinto, non è che mi hanno preso per strada e sono
arrivato qua - e credo che non lo sia né per l'onorevole Marziano,
né per l'onorevole Di giacinto e né per l'onorevole Bernadette
Grasso.
Ognuno di noi ha la propria storia. Molte volte, siccome c'è
sempre questo desiderio di buttare a mare la nostra storia, molte
volte ognuno di noi se la dimentica.
Noi, carissimo Michele Cimino o carissimo Roberto Di Mauro, non
siamo come l'onorevole Angela Foti, non siamo come l'onorevole
Sammartino che ha 30 anni. Noi siamo coloro i quali abbiamo e siamo
stati nella prima Repubblica e non ce lo possiamo dimenticare.
L'onorevole Mario Alloro molte volte, persona che io stimo,
qualche volta ho l'impressione che negli ultimi 32 anni sia stato a
Dusseldorf o a Città del Messico.
E allora, vediamo se riusciamo a mettere alcuni puntini sulle i .
Signor Presidente, la legge elettorale non è un vestito. Io vado
da Canali e dico: io desidero questo vestito ed il sarto mi cuce
addosso un vestito.
La legge elettorale è una legge che molte volte, ma soprattutto,
investe non solo i cittadini ma soprattutto la classe politica.
E allora, quando noi - e lo diciamo sempre nel privato, nel
pubblico - ci confrontiamo con la gente e diciamo, presidente
Cascio, noi lo diciamo spesso, ormai non esiste più la politica.
Noi dobbiamo allora far sì che la gente ritorni in politica.
Io ho fatto parte del Consiglio comunale di Catania. Nel Consiglio
comunale di Catania c'erano almeno 10 deputati, almeno 10 deputati.
C'era anche l'intellighenzia.
Se voi andate a vedere i consigli comunali delle nostre città o
dei nostri comuni, l'avete mai fatta una radiografia, una analisi
su coloro i quali compongono i consigli comunali? Io ho sentito in
questi minuti diversi interventi. Molti hanno parlato di risparmio.
Ma la cosa più importante del risparmio non l'ha detta nessuno,
perché ancora ci imbattiamo se devono essere 16 consiglieri
comunali o 20. Anche questa è una mancanza di democrazia.
Però, quando i consiglieri comunali per anni, 25, 30 anni, ci sono
consiglieri comunali che non vanno a lavorare. Nessuno ha detto una
parola su questo malcostume, Presidente, nessuno in Commissione e
così via di seguito. Ci sono consiglieri comunali che non vanno a
lavorare da trent'anni e i cittadini pagano
E allora, bisogna capire, Presidente, se noi abbiamo intenzione di
fare una legge che coinvolga veramente i cittadini. Io sfido
chiunque a vedere se dentro i consigli comunali delle grandi città
o dei piccoli Comuni ci sono professionisti o quant'altro.
La maggior parte dei consiglieri comunali nelle grandi città sono
coloro i quali fanno, o forse fanno anche un servizio utile per la
collettività, patronati e quant'altro. E allora noi vogliamo dare
un pizzico di democrazia a questa nostra Sicilia, non
dimenticandoci - perché ha detto giusto l'onorevole Assenza - la II
Repubblica, Presidente Ardizzone, ha creato tantissime, ma
tantissime disfunzioni. Quando si è parlato di maggioritario hanno
individuato che 200 parlamentari - questo non esiste in
Inghilterra, o non esiste in America - 200 parlamentari sono stati
eletti in circoscrizioni dove loro non sapevano neanche, forse non
c'erano mai andati. Questo ha creato una delle tante disfunzioni
della I Repubblica.
Il discorso trascinamento, noi come PD siamo d'accordo per il
discorso del trascinamento. Naturalmente, dato che facciamo una
legge elettorale, e questa legge elettorale deve essere condivisa
da più componenti di questa Assemblea, va bene il 40 per cento.
Sicuramente, non ne dobbiamo parlare di terzo mandato elettorale
perché sarebbe veramente assurdo parlare di terzo mandato
elettorale. Significa creare in alcuni Comuni, in alcune città,
quello che nel periodo fascista si chiamava podestà.
Qui ci vuole il coraggio di dire le cose come stanno, e allora se
qualcuno pensa che con il voto segreto si possono fare delle
imboscate allora qui bisogna avere coraggio di non chiedere il voto
segreto.
LO GIUDICE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO GIUDICE. Signor Presidente, io intervengo per manifestare la
volontà del Gruppo parlamentare di cui faccio parte di andare
avanti con la discussione del disegno di legge. Il quale disegno di
legge è già tornato, ricordo ai colleghi, ben due volte nella
Commissione di competenza con il risultato che è quello che vediamo
oggi: siamo tutti contro tutti, non c'è un minimo di accordo.
Quante Conferenze di Capigruppo alle quali ho assistito, dalle
quali si è usciti con un accordo di massima, c'era qualche piccola
divergenza sì, ma tornati in Aula come se non fosse successo
niente, ognuno contro l'altro.
Io dico che oggi, Presidente, si deve andare avanti, lei deve
iniziare il dibattito su tutti gli articoli, sugli emendamenti e
che si vada al voto per ogni articolo e per ogni emendamento. Ogni
deputato ha la facoltà di intervenire e di cercare di fare capire
agli altri che quello che dice è giusto, dopodiché si vada al voto
e finisca questa farsa Presidente, perché questa vicenda sta
assumendo veramente le sembianze di una farsa.
Io condivido la prima parte del discorso dell'onorevole Cappello.
La Sicilia ha tante emergenze, ci sono tante altre cose di cui
discutere e non si può ancora perdere tempo con questo disegno di
legge. Andare a settembre vuol dire ritornare poi in Aula a
ritrovarci a parlare sempre delle stesse cose, l'uno contro
l'altro.
Quindi, Presidente, trascinamento, percentuali, sbarramenti, si
vada al voto su tutto e chiudiamola con questo disegno di legge.
PAPALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAPALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche io sono
perché oggi si possa definire il percorso di questa legge
elettorale. Io ritengo che è un bisogno che è sentito da tutti i
cittadini, che è sentito da tutti i colleghi che siamo qua in Aula.
Semplicemente, ognuno di noi vorrebbe una legge adattata a quelle
che sono le esigenze della propria comunità più vicina. E questo
non è possibile.
Lei ha avuto sempre la capacità di dirigere i lavori d'Aula e
ritengo che anche stasera riesca a fare applicare la legge in
maniera che possono essere discussi articolo per articolo e possono
essere serenamente votati.
Il Gruppo di Forza Italia non è un Gruppo di opposizione quando si
tratta di votare leggi nell'interesse della comunità. Abbiamo
sempre dimostrato di dare il nostro apporto costruttivamente. Non
ci sono preconcetti, non ci sono delle cose che noi partiamo prima
per dire sì o no, ma sono delle proposte che abbiamo valutato con i
nostri amici, con i nostri elettori. Portiamo le istanze delle
nostre comunità.
Qualcuno dice che è vietato il voto segreto. Io ritengo che,
forse, oggi non è vietato il voto segreto, io ritengo che ci sono
troppe indicazioni dall'esterno, perché dall'esterno ci sono dei
diktat che ognuno deve imporre dall'alto ai propri onorevoli, ai
propri appartenenti ai propri Gruppi.
Io invece ritengo che se il voto segreto viene messo ai voti e poi
c'è la legittimazione per ottenerlo è una risposta democratica,
così come lo è stato altre volte.
La cosa peggiore per me sarebbe quella di rinviare a settembre, a
ottobre e non dare mai certezza.
A maggio del prossimo anno deve votare mezza Sicilia ed è giusto
che le regole si debbono sapere in anticipo, non si possono sapere
una settimana prima.
SIRAGUSA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIRAGUSA. Signor Presidente, io vorrei fare un appello al giurista
che è in lei e al legislatore di grande esperienza che lei
rappresenta.
La legge elettorale oltre che essere condivisa deve avere un altro
fattore determinante, deve funzionare. Già la legge che è stata
incardinata e che è uscita dalla Commissione è una legge che ha
tutti crismi di non funzionare, creando un pasticcio.
Il fascicolo degli emendamenti contiene di tutto e di più; ma è
soprattutto il clima che c'è dentro questa Aula che deve essere il
campanello d'allarme più significativo.
Qua non siamo al tutti contro qualcuno , qui siamo al tutti
contro tutti , ed è chiaro che in questo clima difficilmente potrà
uscire fuori una legge che possa funzionale.
Qualcuno è in grado di assumersi la responsabilità e di dire che
se oggi noi continuassimo a lavorare da questa Aula uscirebbe fuori
una legge elettorale per i comuni che funzioni? Io penso,
Presidente, che nemmeno lei sia in grado di assumersi questa
responsabilità in questo momento.
Il Movimento Cinque Stelle come posizione politica ritiene non
necessario in questo momento mettere mano alla legge elettorale,
ritiene che ci siano problemi più importanti per la Sicilia; ma è
chiaro che non è il Movimento Cinque Stelle a dettare l'agenda di
quest'Aula. E da sempre il Movimento Cinque Stelle non si è mai
sottratto ai lavori di Commissione. Quindi, è ovvio, e mi rivolgo a
tutti i colleghi che hanno malignato sul fatto che il Movimento
Cinque Stelle volesse una legge elettorale cucita addosso a se
stesso.
Il Movimento Cinque Stelle lavora e partecipa ai lavori di
Commissione e fa le sue proposte e tutte le proposte che abbiamo
fatto non modificano la legge elettorale attuale, si limitano
semplicemente a mettere in essere quelli che possono essere gli
aggiustamenti che questa legge magari oggettivamente ha bisogno, ma
nessuno ha mai pensato né a stravolgere la legge attuale, né
soprattutto al fatto che in questo momento sia opportuno modificare
la legge elettorale.
Io ritengo e nuovamente mi rivolgo a lei Presidente che è il
legislatore saggio in questo momento fermerebbe il mondo per com'è
e rinvierebbe tutto a tempi migliori e soprattutto a un clima
d'Aula che non è quello del tutti contro tutti .
DI GIACINTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori
Assessori, io dico che il Movimento Cinque Stelle ha partecipato
alla trattazione in Commissione ed ha partecipato anche bene,
perché ricordo che il Movimento Cinque Stelle in questa legge ha
voluto le circoscrizioni dei comuni fino a 30 mila abitanti, per
cui è un suo emendamento, caro collega, quindi non dica che non ha
partecipato, perché lei ha partecipato ed ha partecipato anche
bene.
Signor Presidente, le dico subito che sono contrario affinché
questa norma ritorni in Commissione, ma lo dico perché già ben due
volte è tornata in Commissione ed io non credo che si possa trovare
una soluzione se non in Aula, quella dimettervi in condizione di
votare, perché qui c'è un presupposto principale: c'è una parte che
vuole il 35 per cento per quanto riguarda le elezioni e c'è una
parte che vuole il 40 per cento.
A questo punto che si determini l'Aula, perché diversamente la
soluzione non si troverà mai. Dopodiché non capisco di che cosa
stiamo parlando. E perché non capisco di che cosa stiamo parlando?
Volevo portare a conoscenza i colleghi che, molto spesso, nei
ballottaggi i sindaci vengono eletti con meno voti di quanto hanno
preso al primo turno perché nessuno va a votare, non va mai a
votare più del 50 per cento dei ballottaggi, ci va sempre meno del
50 per cento e, quindi, capita che i sindaci vengono eletti con
meno voti del primo turno.
Per cui, sono d'accordo affinché venga posta una questione di
percentuale che possa essere il 35, che possa essere il 40. Io ho
sottoscritto l'emendamento del 40 per cento, però non m'impicco se
passa quello del 35 per cento; però, ho detto sempre e continuo a
dire sempre che a questa legge perché non è una legge che
regolamenta soltanto le elezioni, ma regolamenta anche le mozioni
di sfiducia e quant'altro a sindaco, per cui voglio porre sempre
alla maggioranza, ma non soltanto alla maggioranza, la questione
dei contrappesi affinché noi non creiamo sindaci podestà.
Vero è, caro collega, che la legge elettorale non risolve i
problemi dell'immondizia, ma risolve il problema di mettere sindaci
che siano nelle condizioni di amministrare. Non possiamo mettere
sindaci che, l'indomani, non rispondono a nessuno, né ai
consiglieri che gli consentono il trascinamento, né ai partiti e né
ai cittadini, rispondono solo a se stessi e questa non è una buona
regola per quanto riguarda la democrazia.
Ecco perché continuo a parlare di contrappesi. Per me va benissimo
la legge elettorale così com'è, portando quel 40 per cento, 35 per
cento, per l'elezione diretta, però voglio parlare anche di
contrappesi e questo lo dico perché è previsto già nella norma,
quindi, per me, signor Presidente, possiamo andare avanti.
Dopodiché dico che se non passa l'articolo 1, così com'è stato
scritto, così a supporto di quanto detto poco fa, anche dall'UDC,
ricordo a tutti in quest'Aula che da 10 mila a 15 mila abitanti si
va anche lì al proporzionale puro ed, eventualmente, con i
ballottaggio se non si supera quella soglia che metteremo dal 35 al
40, quindi, passeremmo ad un proporzionale puro.
PRESIDENTE. Presidente Cascio, gradirei la sua attenzione. Le do
la parola, Presidente, però prima vorrei, ai fini dell'andamento
dell'Aula, fare alcune precisazioni.
Intanto, l'articolo 1 è stato accantonato perché si poteva
prestare a qualche equivoco. L'intervento dell'onorevole Rinaldi e
dell'onorevole Formica lo hanno pure messo in evidenza. C'era,
quindi, l'esigenza di accantonarlo. L'onorevole Di Giacinto ha
chiarito il perché, per cui abbiamo detto di rinviare la
discussione a dopo la trattazione dell'articolo 2 perchè è tutto
articolato.
Formalmente, ho avuto una richiesta di rinvio a settembre con
tanti se da parte del Capogruppo di Forza Italia ed una richiesta
più chiara di rinvio in Commissione da parte del Movimento Cinque
Stelle. Per cui, formalmente l'Aula si deve pronunciare, se insiste
il Movimento Cinque Stelle, per il rinvio in Commissione per il
rinvio o meno.
Successivamente, se si continua con i lavori, noi continuiamo con
l'articolo 2.
Dagli interventi è emerso il significato della riunione di ieri in
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perché il motivo
di differenziazione era - sì all'effetto trascinamento, lo
reintroduciamo -, 40 per cento o 35 per cento. Questo era il
motivo.
La Presidenza della Commissione, credo a maggioranza, ma questo lo
dirà il Presidente della Commissione, al quale darò immediatamente
la parola, mi ha presentato un emendamento di riscrittura che fa
proprio l'emendamento presentato dai Capigruppo di maggioranza. E'
stato più volte detto che c'era un accordo su questo. E' inutile
che ci scandalizziamo, ieri è stato evidenziato che è la politica a
prevalere sulle regole.
Ieri, peraltro, era stato sostenuto, oggi non è stato evidenziato,
anche del perché il 40 per cento che è già inserito
nell'ordinamento giuridico come percentuale ed anche del perché
eventualmente del 35 per cento. Nessuno si straccia le vesti in un
senso o nell'altro Questo è stato detto da tutti, sia
pubblicamente sia informalmente tra di noi.
Se noi superiamo questo scoglio, quindi, proceduralmente, per
chiarezza, prima l'Aula vota, insistendo il Movimento Cinque
Stelle, per il rinvio in Commissione, se la legge resiste, andiamo
avanti perché c'è l'emendamento di riscrittura e trattiamo
l'articolo 2. Una volta trattato l'articolo 2, onorevole Formica,
ci fermiamo un momento, perché è chiaro ciò che diceva l'onorevole
Siragusa, dobbiamo rendere omogenea la legge, sia con riferimento
all'articolo 1, sia con riferimento agli articoli a seguire. Questo
è il dato fondamentale.
Do la parola al Presidente della I Commissione, sapendo che c'è
una richiesta di rinvio in Commissione da parte del Movimento
Cinque Stelle, richiesta sulla quale il Movimento Cinque Stelle
insiste.
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Presidente, grazie
per avermi dato la parola. Chiaramente, la Commissione è contraria,
per quello che può valere perché, poi, sarà l'Aula a decidere sul
rinvio in Commissione ed è contraria perché ha esaminato, per ben
due volte, questo testo.
E' chiaro e non sfugge a nessuno, l'hanno citato un po' tutti, che
le leggi elettorali si fanno con la più ampia condivisione, tant'è
che a Roma hanno siglato un patto, il patto del Nazareno, per fare
una legge elettorale.
Non capisco, oggi, in Sicilia che cosa si vuole fare. Se si vuole
fare il patto del Nazareno o si vuole fare il patto
dell'ombrellone? Perché qualcuno ha proposto di andare a settembre
pensando che l'estate sotto l'ombrellone, con un aspetto più
vacanziero, possa portare a più miti consigli e finalmente a
trovare una quadra.
La Commissione, la quadra l'ha trovata e l'ha trovata a
maggioranza, chiaramente, non l'ha potuta trovare all'unanimità,
nel senso che il dibattito che ha preceduto l'odierno incontro ha
portato ad una considerazione che la legge elettorale che era
uscita dalla Commissione, cioè quella legge elettorale che, di
fatto, aboliva il doppio turno, cioè stabiliva un principio che era
il turno unico, andava per certi versi corretta mettendo una soglia
di sbarramento a questa abolizione del doppio turno. Vi è stato un
disquisire se la soglia di sbarramento era del 40 per cento o del
35 per cento. La Commissione, a maggioranza, si è determinata ed ha
presentato un emendamento per cui la soglia di sbarramento è
fissata al 40 per cento e, allora, su questo emendamento che è il
2.30, che fra poco verrà distribuito, invito i colleghi a
confrontarsi e, caso mai se ritengono opportuno, a subemendarlo e
ad apportare le correzioni che ritengono necessarie.
E' chiaro, signor Presidente, che l'inversione dell'articolato,
cioè trattare prima l'articolo 2 e poi l'articolo 1, ci trova
favorevoli e ci trova consenzienti perché pensiamo che il nodo
della questione sia proprio l'articolo 2.
Se noi superiamo indenni l'articolo 2 la legge potrà andare
spedita e si potrà esitare in giornata.
Ricordo che la legge è formata da sei articoli, perché il settimo
è solo quello della pubblicazione. Quindi, è una legge molto
semplice, in cui ci sono solo tre, quattro punti, se noi riusciamo
a superare l'articolo 2, nell'arco di qualche ora, avremo esitato
il disegno di legge.
PRESIDENTE. Ne sono convinto anch'io, se riusciamo a superare
l'articolo 2.
C'è una proposta di rinvio in Commissione del disegno di legge da
parte del Movimento Cinque Stelle.
La pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario
resti seduto.
(Non è approvato)
Considerato l'esito della votazione si continua con i lavori.
nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1124/A
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato un emendamento di
riscrittura da parte della Commissione, il 2.30.
CANCELLERI. Ma cosa vuol dire questo emendamento?
PRESIDENTE. Lo faccio illustrare alla Commissione.
SIRAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevamo appena
detto che dovevamo avere oculatezza nello scrivere le cose. Al
comma 4, le parole che ottiene la maggioranza assoluta dei voti
validi sono sostituite dalle parole che ottiene la maggioranza
dei voti validi ed almeno il 40 per cento dei voti validi . Che
cosa significa? Ho ottiene la maggioranza dei voti validi o ottiene
almeno il 40 per cento dei voti validi. Mi pare che siamo
PRESIDENTE. Scusate, ringrazio l'onorevole Siragusa. Ed allora, ai
fini della chiarezza, do la parola al presidente della Commissione,
onorevole Cascio Salvatore.
CASCIO SALVATORE, presidente della commissione. Signor Presidente,
siccome l'emendamento 2.30, onestamente, oltre a non essere
scritto molto bene, non è molto chiaro, si presta a qualche
interpretazione dubbia. La Commissione, però, ha trovato
nell'emendamento 2.3 lo stesso concetto, la stessa attinenza,
quindi, potremmo votare l'emendamento 2.3, in cui c'è la firma mia
come Presidente della Commissione, c'è la firma di altri
Capigruppo, che è dello stesso tenore ed è molto più esplicito.
Quindi, chiedo di votare l'emendamento 2.3.
PRESIDENTE. Va bene. Allora, la Commissione fa proprio
l'emendamento 2.3.
Scusate, non stiamo votando, lo sto dicendo perché dobbiamo
iniziare con i soppressivi. Proprio per venire incontro alla sua
esigenza, onorevole Formica, e dare la possibilità, come
Capogruppo, di presentare il subemendamento. L'ho compreso
perfettamente, onorevole Formica.
Allora, l'emendamento che fa proprio la Commissione è il 2.3.
Chiaro
Comunico che è stato presentato il subemendamento 2.30.1, che è
sul 2.3, che prevede di scendere dal 40 al 35 per cento.
Procediamo con ordine. Gradirei l'attenzione dell'Aula ma,
soprattutto, della Commissione e del Governo.
Si passa all'emendamento 2.6, che prevede la soppressione
dell'interno articolo 2, a firma degli onorevoli Cancelleri ed
altri
Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
CANCELLERI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 2.6.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 2.6
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 19
Contrari 43
Astenuti 0
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 2.25 a firma degli onorevoli Zito ed
altri. E' assorbito.
Si passa all'emendamento 2.13 a firma degli onorevoli Siragusa ed
altri. E' assorbito.
Si passa all'emendamento 2.20 a firma degli onorevoli Musumeci e
Formica. E' assorbito.
Si passa all'emendamento 2.7, a firma degli onorevoli Cancelleri
ed altri.
CANCELLERI. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento
2.7, sostanzialmente, sostituisce i commi 1 e 2 e, invece di
introdurre il voto col sistema di trascinamento, introduce il
sistema della doppia scheda, quindi, una scheda per il sindaco ed
una scheda per i candidati al consiglio comunale. Credo che dia la
possibilità ai cittadini di avere maggiore chiarezza e maggiore
facilità nell'espressione del proprio voto.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi
è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 2.23, a firma dell'onorevole Formica. E'
precluso.
Si passa all'emendamento 2.18, a firma degli onorevoli Formica e
Musumeci.
FORMICA. Anche a nome dell'altro firmatario dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 2.21, a firma dell'onorevole Fazio. Per
assenza dall'Aula del firmatario l'emendamento è decaduto.
Si passa all'emendamento 2.24, a firma degli onorevoli Siragusa ed
altri.
SIRAGUSA. Anche a nome degli altri firmatari dichiaro di
ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 2.12, a firma degli onorevoli Siragusa ed
altri.
SIRAGUSA. Anche a nome degli altri firmatari dichiaro di
ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 2.22, a firma dell'onorevole Fazio. Per
assenza dall'Aula del firmatario l'emendamento è decaduto.
Si passa all'emendamento 2.17, a firma degli onorevoli Formica e
Musumeci.
FORMICA. Anche a nome dell'altro firmatario dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 2.5, a firma degli onorevoli Cancelleri
ed altri.
Prevede l'eliminazione dei ballottaggi.
Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi
è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
CANCELLERI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 2.5.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'emendamento 2.5
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 59
Maggioranza 30
Favorevoli 13
Contrari 45
Astenuti 1
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 2.16, a firma degli onorevoli Formica e
Musumeci. E' precluso.
Si passa all'emendamento 2.3, a firma degli onorevoli Anselmo ed
altri.
Comunico che sono stati presentati due subemendamenti: il 2.3.1, a
firma dell'onorevole Formica, che prevede di portare la percentuale
da 40 a 35 e il 2.3.2, a firma dell'onorevole Foti che, invece di
elezione a parità di voti del più anziano, mette il più giovane.
Questa cosa di prevedere a parità di voti l'elezione del più
giovane è simpatica; si premia la gioventù e l'esperienza.
FOTI . Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FOTI. Noi riteniamo con il nostro Gruppo che, dato che l'Italia
viene ritenuta il Paese della gerontocrazia, senza averne per gli
anziani, abbiamo detto: ma perché precludere ai più giovani , dato
che state facendo questo bel polpettone non penso che i colleghi si
debbano sentire offesi.
(Subbuglio in Aula)
PANARELLO. Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, mi chiedo se questo emendamento
dell'anziano e del giovane non abbia un profilo di
incostituzionalità.
PRESIDENTE. E perché?
PANARELLO. Questa formulazione esiste in tutte le norme elettorali
per ragioni penso che abbiano un qualche contenuto giuridico. A me
non interessa se è il più giovane o il più anziano, io ritengo
necessario, ai fini di esprimere un voto consapevole, che ci sia un
minimo di approfondimento. Solo questo.
PRESIDENTE. E' approfondito ed è ammissibile, l'incostituzionalità
obiettivamente non c'è. Pongo in votazione intanto l'emendamento
2.3.1, a firma dell'onorevole Formica.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente Commissione. Contrario a maggioranza
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 2.3.1
.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indico la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 2.3.1.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 28
Contrari 34
Astenuti 0
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 2.3.2, a firma dell'onorevole Foti.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente Commissione. Contrario a
maggioranza.
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
GRECO GIOVANNI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
(La richiesta non risulta appoggiata a termini di Regolamento)
CANCELLERI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 2.3.2
.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indico la votazione per scrutinio nominale
dell'emendamento 2.3.2.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 57
Maggioranza 29
Favorevoli 37
Contrari 16
Astenuti 4
(E' approvato)
(Applausi)
PRESIDENTE. Diciamo che il Movimento Cinque Stelle studia sulle
cose
FORMICA. Lo abbiamo appoggiato tutti.
PRESIDENTE. Anch'io ho votato a favore.
Pongo in votazione l'emendamento 2.3, così come subemendato
FALCONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, intervengo soltanto per dire che
sull'emendamento 2.3, Forza Italia non voterà.
CANCELLERI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
l'emendamento 2.3 è un emendamento chiave. E' un trattato d'amore
fra i partiti contro il Movimento Cinque Stelle.
Tutti i Capigruppo, tutti assieme appassionatamente che scrivono
ed ieri durante la riunione che abbiamo tenuto, subito dopo l'Aula,
c'era qualcuno che diceva: Attenzione, rischiamo di fare uscire
all'esterno un messaggio che questa è una legge elettorale contro il
Movimento .
Non è che rischiate. L'avete già fatto E' già così
Oggi, scopriamo anche che con questo emendamento mettiamo pure
mano ai trattati di matematica perché decidiamo che la maggioranza
non è più la metà più uno dei partecipanti, ma è il 40 per cento,
cioè il 40 per cento delle persone decide di far diventare qualcuno
sindaco.
E' una cosa che non esiste da nessuna parte in Italia. Noi
utilizziamo la specialità sempre per fare qualche cosa che entra in
tasca a noi e mai per fare qualcosa che sta bene ai cittadini
siciliani.
In questo momento, noi stiamo parlando di legge elettorale, mentre
fuori ci sono città piene di immondizia e la gente non ha il lavoro
e noi a fare le leggi per contrastare la crescita di un movimento
politico.
La pagherete questa cosa Tutti i partiti pagherete le firme a
questo emendamento
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 2.3, così come
subemendato.
Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa agli emendamenti 2.26, a firma dell'onorevole Formica,
2.1, a firma degli onorevoli Lentini ed altri, 2.2, a firma degli
onorevoli Panepinto ed altri e 2.19, a firma degli onorevoli Falcone
ed altri. Sono tutti preclusi.
Si passa all'emendamento 2.4, a firma degli onorevoli Cancelleri
ed altri, che prevede la soppressione del comma 4, cioè la
soppressione del terzo mandato che era stato inserito in
Commissione, per intenderci.
Gli emendamenti 2.9, 2.15, 2.27, 2.29 sono di contenuto identico
al 2.4, pertanto li pongo congiuntamente in votazione. Il parere
della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e alla funzione
pubblica. Il Governo si rimette all'Aula.
MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, lei è già intervenuto sull'articolo
2. Si interviene una sola volta per cinque minuti.
MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Alla fine farà le dichiarazioni di voto.
Pongo in votazione gli emendamenti soppressivi del comma 4.
E' stata chiesta votazione per appello nominale.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
comma 4
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio nominale degli emendamenti soppressivi del
comma 4
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale degli
emendamenti soppressivi del comma 4.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 56
Maggioranza 29
Favorevoli 48
Contrari 8
(Sono approvati)
Onorevoli colleghi, gli emendamenti 2.10, 2.14 e 2.28 sono
preclusi.
Pongo in votazione l'articolo 2, così come emendato.
FALCONE. Chiedo la verifica del numero legale.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Richiesta di verifica del numero legale
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, invito gli onorevoli deputati a registrare la loro
presenza con la scheda di votazione.
Chiarisco le modalità di registrazione: il deputato può pigiare
qualunque tasto.
Dichiaro aperta la verifica.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la verifica.
Risultato della verifica
Presenti: 38
L'Assemblea è in numero legale.
Non c'è trucco, non c'è inganno, onorevole Falcone.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto per la giornata odierna gli
onorevoli Dipasquale, Cracolici, Barbagallo Anthony, D'Agostino,
Trizzino, Barbagallo Alfio, Forzese, Germanà, Cani, Lo Sciuto.
L'onorevole Dina è in congedo per motivi di salute per cinque
giorni a decorrere da oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A
Presidenza del Presidente Ardizzone
PRESIDENTE. E' stata chiesta votazione per appello nominale
dell'articolo 2.
Essendo la richiesta appoggiata a termini di Regolamento, indìco
la votazione per scrutinio nominale dell'articolo 2.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 58
Maggioranza 30
Favorevoli 38
Contrari 19
Astenuti 1
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, abbiamo superato il momento più complesso. Con
un po' di buona volontà, in tarda serata potremmo concludere questo
disegno di legge.
La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 16.00.
(La seduta, sospesa alle ore 14.09, è ripresa alle ore 16.20)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Invito la Commissione a prendere posto alla medesima assegnato.
Noi dovremmo riprendere dall'articolo 1, abbiamo la presenza
dell'onorevole Rinaldi. Mi dicono gli uffici che l'emendamento
Formica, sostanzialmente, è precluso. Quindi rimane solo
l'emendamento Rinaldi. Onorevole lo mantiene o lo ritira?
RINALDI. Lo mantengo e chiedo la parola.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi lo rispiego per
evitare che qualcuno interpreti male la volontà. Noi siamo qui,
oggi, per votare questa legge elettorale in cui ognuno,
chiaramente, ha una visione della politica e ognuno propone le
proprie modifiche rispetto ad un testo di legge che è stato votato
in Commissione, in cui ritiene, credo legittimamente, di porre
anche ai colleghi le questioni che ritiene necessarie possano
essere approvate.
Nella mia visione politica, la partecipazione democratica
all'interno di una comunità è importante. Per quello che vedo io,
senza che il mio amico Sorbello su questo si esalti, come ha fatto
poco fa, io non metto in dubbio la sua visione, per carità, perché
ognuno anche in base all'esperienza che ha avuto la pensa in un
determinato modo. Ma non è detto che quella sia la verità. Non dico
che sia la mia, io dico ai colleghi come la penso su questa vicenda
e, per me, ha più importanza la partecipazione popolare, la
partecipazione democratica ed anche il protagonismo di chi vuole
fare politica all'interno di una comunità e, secondo me, sotto i
diecimila abitanti posso capire che è necessario un procedimento
veloce come quello del maggioritario.
Ma, quando i comuni cominciano a diventare più importanti e, cioè,
mi riferisco alla fascia che va da diecimila ai quindicimila,
com'era precedentemente, a mio avviso, senza nulla togliere alle
visioni degli altri colleghi - per carità -, ognuno pone la sua
visione, ognuno pone il suo emendamento e poi, democraticamente,
l'Aula decide qual è la linea da intraprendere.
Ma, non significa perché io chiedo di attivare il maggioritario
fino a diecimila e superiori a diecimila il proporzionale c'è
qualcuno che ricatta qualche altro. Ognuno ha le sue visioni,
ognuno espone qui quali sono le sue ragioni per cui votare questo
emendamento e poi l'Aula, in maniera democratica decide come
votare.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.1 a firma
dell'onorevole Rinaldi. Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione, Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le Autonomie locali e per la funzione
pubblica. Contrario.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per un minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 16.25, è ripresa alle ore 16.28)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
RINALDI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.1.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 1.1.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 53
Votanti 52
Maggioranza 27
Favorevoli 22
Contrari 30
Astenuti 00
(Non è approvato)
Ringrazio l'onorevole Rinaldi che ha permesso che si svolgesse la
votazione con il numero legale.
Pongo in votazione l'articolo 1. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
«Articolo 3.
Modifiche di norme in materia di composizione del
consiglio comunale
1. All'articolo 2 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35 e
successive modifiche ed integrazioni sono apportate le seguenti
modifiche:
a) dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:
4 bis. E' proclamato eletto consigliere comunale il candidato
alla carica di sindaco, tra quelli non eletti, che abbia ottenuto
il maggior numero di voti ed almeno il venti per cento dei voti. In
caso di parità di voti, è proclamato eletto consigliere comunale il
candidato alla carica di sindaco collegato alla lista che abbia
ottenuto il maggior numero di voti. ;
b) al comma 5 le parole All'altra lista sono sostituite dalle
parole Salvo quanto previsto dal comma 4 bis, all'altra lista ;
c) al comma 5 bis le parole Alla lista sono sostituite dalle
parole Salvo quanto previsto dal comma 4 bis, alla lista .
2. All'articolo 4 della legge regionale n. 35/1997 e successive
modifiche ed integrazioni sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 3 le parole al termine del primo o del secondo turno
sono soppresse;
b) dopo il comma 3 bis è aggiunto il seguente:
3 ter. Ai fini della determinazione dei seggi da attribuire alle
liste o ai gruppi di liste non collegate al candidato alla carica
di sindaco proclamato eletto, è detratto un seggio da assegnare ai
sensi del comma 7. ;
c) al comma 6 le parole I restanti seggi sono sostituite dalle
parole Salvo quanto previsto dal comma 3 ter, i restanti seggi e
l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: Il premio di
maggioranza previsto per la lista o le liste collegate al sindaco
eletto viene attribuito solo nel caso in cui la lista o le liste
abbiano conseguito almeno il quaranta per cento dei voti validi. ;
d) il comma 7 è sostituito dai seguenti:
7. Una volta determinato il numero dei seggi spettanti a ciascuna
lista o gruppo di liste collegate, è in primo luogo proclamato
eletto consigliere comunale il candidato alla carica di sindaco,
tra quelli non eletti, che abbia ottenuto il maggior numero di voti
ed almeno il venti per cento dei voti. In caso di parità di voti, è
proclamato eletto consigliere comunale il candidato alla carica di
sindaco collegato alla lista o al gruppo di liste che abbia
ottenuto il maggior numero di voti.
7 bis. Compiute le operazioni di cui al comma 7, sono proclamati
eletti consiglieri comunali i candidati di ciascuna lista secondo
l'ordine delle rispettive cifre individuali. In caso di parità di
cifra individuale, sono proclamati eletti i candidati che precedono
nell'ordine di lista. ».
CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Signor Presidente,
volevo preannunciare la presentazione di un emendamento tecnico a
firma della Commissione, l'emendamento 3.21, che prevede
all'articolo 3, comma 2, lettera c), dopo le parole sindaco
eletto inserire le parole a primo turno , al fine di evitare
equivoci. Al secondo turno poi ci vuole sempre il 40 per cento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa all'emendamento 3.1,
dell'onorevole Panepinto, che prevede la soppressione
dell'articolo.
PANEPINTO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 3.18, a firma dell'onorevole Zito. Il
parere della Commissione?
CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Contrario a
maggioranza
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Gli emendamenti 3.17, 3.11, 3.8 e 3.4 sono assorbiti.
Si passa all'emendamento 3.6, degli onorevoli Cancelleri ed altri.
Il parere della Commissione?
CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3.10, degli onorevoli Siragusa ed altri.
Il parere della Commissione?
CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
L'emendamento 3.14 è assorbito.
Si passa all'emendamento 3.19, dell'onorevole Anselmo.
ANSELMO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa agli emendamento 3.13, degli onorevoli Clemente ed altri
e 3.20, della Commissione, di identico contenuto. Il parere del
Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 3.5, degli onorevoli Cancelleri ed altri.
Il parere della Commissione?
CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Gli emendamenti 3.9, 3.16, 3.3 sono preclusi.
Si passa all'emendamento 3.2, degli onorevoli Cancelleri ed altri.
Il parere della Commissione?
CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3.21, della Commissione. Il parere del
Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Gli emendamenti 3.7, 3.12, 3.15 sono preclusi.
Pongo in votazione l'articolo 3, così come emendato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
«Articolo 4.
Modifiche all'articolo 10 della legge regionale 15
settembre 1997, n. 35
in materia di mozione di sfiducia
1. All'articolo 10 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35
e successive modifiche ed integrazioni sono apportate le seguenti
modifiche:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente:
1. Il sindaco e la rispettiva giunta cessano dalla carica in caso
di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello
nominale dal sessanta per cento dei consiglieri assegnati o, nei
comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, dai due terzi dei
consiglieri assegnati, con arrotondamento all'unità superiore. ;
b) al comma 1 bis le parole o del presidente della provincia
regionale sono soppresse;
c) al comma 2 il secondo periodo è sostituito dal seguente: Se la
mozione è approvata, si procede allo scioglimento del consiglio ed
alla nomina di un commissario ai sensi del comma 4 dell'articolo
11. ».
Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Panepinto ed altri
l'emendamento 4.3.
PANEPINTO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 4.12, degli onorevoli Zito ed altri. Il
parere della Commissione?
CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Forzese ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 4.12.
ZITO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 4.12.
Essendo la richiesta appoggiata a termini di Regolamento, indìco
la votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 4.12.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 52
Maggioranza 27
Favorevoli 16
Contrari 36
(Non è approvato)
Gli emendamenti 4.9 e 4.8 sono assorbiti.
L'emendamento 4.7, degli onorevoli Formica e Musumeci, decade per
assenza dall'Aula dei firmatari
Si passa all'emendamento 4.1, degli onorevoli Cappello ed altri.
CAPPELLO. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scopo di
questo emendamento è quello di riportare le lancette dell'orologio
al 1992, ed in particolare alla legge n. 7.
La legge n. 7, con effetto anticipatorio rispetto ad altri Paesi
diversi dall'Italia, ha reintrodotto il meccanismo del RE-CALL. Noi
lo articoliamo in due fasi: alziamo la soglia necessaria ai
consiglieri comunali per sfiduciare il sindaco ma conferiamo allo
stesso tempo, il potere così come era nella legge del 1992 al
consiglio comunale di indire un referendum popolare. E quindi, in
virtù del principio dell'elezione diretta del sindaco di restituire
in capo ai cittadini la facoltà praticamente di sfiduciare il
sindaco.
Ciò, secondo noi, sottrae dal potere potenzialmente ricattatorio
dei consigli comunali la volontà degli elettori che nel momento in
cui decidono di eleggere direttamente un sindaco, hanno la potestà
di sfiduciarlo direttamente. Ovviamente per gravi violazioni del
programma e via dicendo.
Questo è lo scopo. Il meccanismo viene attribuito, così come
faceva la legge del 1992, a decreti dell'Assessore che dovrà
stabilire termini e modalità di esercizio della consultazione del
corpo elettorale in caso di sfiducia e via dicendo.
DI GIACINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, sono contrario all'emendamento
presentato dal Movimento Cinque Stelle perché noi, in questo
momento, stiamo votando una legge, abbiamo già votato di fatto
l'articolo 2 e l'articolo 1, che consentono il trascinamento del
sindaco, votando il consiglio si vota anche il sindaco.
Per cui, andare a riproporre la mozione di sfiducia con il
referendum, sarebbe ritornare indietro, perché noi stiamo
attribuendo al sindaco che vince il 60 percento. Quindi sarebbe una
follia che il consiglio comunale a quel punto, che non ha più
nessuna competenza, non abbia neanche la competenza di poter
proporre una mozione di sfiducia al sindaco. Io ritengo che non sia
corretto farlo, per cui ritengo che vada votato l'emendamento, che
porti - visto che noi attribuiamo il 60 percento -la rimozione al
50 percento più uno dei consiglieri comunali.
SIRAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIRAGUSA. Signor Presidente, bisogna leggere con attenzione
l'articolo: restano aperti tutti e due i binari; nel comma 1 resta
valida la mozione di sfiducia nata all'interno del consiglio
comunale, con un approvazione del 65 percento, ma si consente anche
l'introduzione con la raccolta delle firme, dello svolgimento del
referendum che anche i cittadini possono sfiduciare il sindaco ,
visto appunto che c'è nella nostra Regione l'elezione diretta del
sindaco. Quindi riteniamo questo articolo più completo rispetto
alla sola mozione di sfiducia.
Pongo in votazione l'emendamento 4.1. Il parere della Commissione?
CASCIO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore delle autonomie locali e della funzione
pubblica. Contrario.
CANCELLERI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio palese
nominale.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 4.1
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'emendamento 4.1.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 46
Maggioranza 24
Favorevoli 10
Contrari 34
Astenuti 2
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 4.4, degli onorevoli Alloro ed altri. Il
parere della Commissione?
CASCIO, presidente della Commissione. Questo è l'allineamento alla
norma nazionale. La Commissione si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore delle autonomie locali e della funzione
pubblica. Il Governo si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Scusate, però, nella disattenzione, qua si sta
prevedendo la sfiducia con il 50 per cento.
ALLORO. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a prescindere dal
fatto che come diceva il Presidente della Commissione si tratta di
un allineamento con la norma nazionale, c'è un altro motivo, che è
quello anche di fornire un minimo di contrappesi, perché noi
abbiamo votato un articolo oggi dove il sindaco non va a
ballottaggio col 40 percento e prende pure il premio di
maggioranza. Quindi un minimo di ancoraggio tra il consiglio
comunale ed un sindaco ci deve essere, perché altrimenti creiamo
centinaia di podestà che non rispondono più a nessuno.
Questo, sostanzialmente, è lo spirito dell'emendamento. Peraltro -
e lo dice uno che ha votato due mozioni di sfiducia - la mozione di
sfiducia non è mai un atto semplice, per il semplice motivo che il
consigliere comunale che la vota se ne va a casa. Quindi la mozione
di sfiducia trova una giustificazione solo nei casi in cui ci sono
gravi carenze o programmatiche o di natura politica
Secondo me, questa è una norma che serve a riequilibrare un minimo
quelli che sono i rapporti tra il sindaco ed il consiglio comunale.
Non vedo nulla di sconvolgente. E' la norma nazionale Presidente,
non stiamo inventando nulla, ci stiamo semplicemente riallineando
con la norma nazionale che, al contrario della Sicilia, da dieci
anni, da quindici anni, è sempre la stessa.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono
contrario a questo emendamento. L'argomento - lo dico al Presidente
Cascio - che ci allineiamo alla norma nazionale è del tutto fuori
luogo perché abbiamo votato una norma oggi che si differenzia
profondamente dalla norma nazionale, nel senso che prevede che con
il 40% si elegge il sindaco, quindi non usiamo argomenti
assolutamente impropri.
Dopo di che, noi dobbiamo pensare anche al bene degli enti locali.
Io capisco che ci sono sindaci che si comportano male, del tutto
evidente è che ci saranno consiglieri comunali che non si
comportano bene. Ma noi abbiamo bisogno di dare stabilità agli enti
locali, cari colleghi. E quindi evitiamo nel momento in cui avete
respinto l'emendamento proposto dal collega Cappello, che non è una
cosa sconvolgente, perché parliamo di persone che sono elette
direttamente dal popolo e quindi la legge 7 richiamata aveva una
costruzione molto democratica.
Io sono eletto dal popolo e devo essere sfiduciato dal popolo,
quindi niente di sconvolgente. Detto questo se si è respinto
quello, evitiamo di fare in modo che il sindaco sia ostaggio
permanente del consiglio comunale, specialmente se non ha
maggioranza perché noi con il meccanismo elettorale che stiamo
approvando, prevediamo qua sindaci - lo dico al collega Alloro -
senza maggioranza, quindi se vogliamo destabilizzare
permanentemente gli enti locali, per carità fatelo, ma certamente
io sono nettamente contrario.
CASCIO FRANCESCO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO FRANCESCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono
contrario all'emendamento del collega Alloro e, se la devo dire
tutta, sarei stato favorevole invece all'emendamento dell'onorevole
Cappello che l'Aula purtroppo ha bocciato, che prevedeva, nel suo
articolarsi, la possibilità di sfiduciare un sindaco prima con una
maggioranza qualificata di consiglieri comunali e, se era il caso,
con un ricorso al corpo elettorale.
Indebolire ulteriormente e mettere sotto ricatto i sindaci
portando la mozione ad una possibilità di sfiduciare un sindaco dal
60 al 50% mi sembra una esagerazione in termini di possibilità di
ricatto del sindaco eletto. Sappiamo perfettamente come funzionano
i nostri consigli comunali e rendere così fragile e debole la
maggioranza supporto di un Governo della città non mi sembra il
caso. Significherebbe dare tutto nelle mani ad un consigliere che
di volta in volta determinerebbe la maggioranza. Quindi il mio
Gruppo parlamentare è contrario a questo emendamento.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, continuo a notare
come in questa legge si vada in ordine sparso, nel senso che anche
all'interno del partito che ci dovrebbe indicare la strada - il PD
- vedo che c'è un proponente e un collega che invece è contrario.
Questo mi appassiona poco. Mi appassiona di più invece provare,
nonostante tutto, a continuare a fare una buona legge. Allora, per
questa ragione io non vedo lo scandalo da nessuna parte, nel senso
che - mi rivolgo all'onorevole Francesco Cascio - noi stiamo
scrivendo una legge che comunque garantisce al sindaco eletto la
maggioranza in consiglio comunale. Stiamo modificando la legge,
quindi, perché stiamo prevedendo la governabilità che prima non era
assolutamente scontata, nel momento in cui questo disegno di legge
diventerà legge questo è un passaggio, a mio parere, fondamentale.
Allora io non mi sento, in linea di principio, di esprimermi in
maniera contraria all'emendamento, semmai mi pare che non prevedere
e modificare anche i due anni o la metà legislatura, prima di
potere presentare la mozione di sfiducia, questo potrebbe essere
sì, signor Presidente, una forzatura perché dobbiamo, in qualche
modo, evitare ragionamenti di principio nell'interesse della buona
amministrazione; immaginare di non dare ad un sindaco neo eletto
neanche la possibilità di due anni per comprendere se questo
sindaco ha ben governato o meno, mi pare una stortura.
Quindi, partendo dal presupposto che questa legge garantisce la
governabilità perché garantisce la maggioranza al sindaco, se il
sindaco è così scarso da perdere la maggioranza nei due anni
successivi io non ci vedo nulla di strano se si prende la mozione
di sfiducia, si torna d'avanti agli elettori e, viva Dio, si torna
a votare, non penso che questo sindaco sia prigioniero - perché
sindaci bravi non hanno mai avuta presentata neanche una mozione di
sfiducia, ci sono stati invece sindaci che forse avrebbero meritato
di andare a casa non dopo due anni ma anche prima -.
Quindi io credo che questo, invece, servirà a creare una selezione
e un modus operandi da parte dei sindaci perché qua ho sentito
tanti colleghi che vi riempite la bocca della necessità che il
sindaco non sia un Podestà però poi, di fatto, quando si arriva al
redde rationem e vi chiediamo - e chiediamo, e questo emendamento
lo chiede da parte dell'onorevole Alloro - di spiegare ai sindaci
che devono confrontarsi, non solo con la loro maggioranza, ma col
Consiglio e che devono avere rispetto dell'elettore, rispetto
dell'elettore attivo e passivo e invece poi comincia un po' la
fregola perché il sindaco diventa prigioniero.
Per me il sindaco non diventa prigioniero, sono certo che un
sindaco bravo non si beccherà mai una mozione di sfiducia, sono
convinto che il sindaco scarso non solo si debba beccare la mozione
di sfiducia ma debba andare a casa, chiedo all'onorevole Alloro -
mi dice l'onorevole Di Giacinto che c'è un altro emendamento - di
correggere questo passaggio perché dobbiamo dargli il tempo di
dimostrare di essere asino o di essere bravo.
Per quanto mi riguarda, noi voteremo favorevolmente a questo
emendamento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dobbiamo essere chiari su una
cosa. La norma entra in vigore per le nuove elezioni, non è che noi
possiamo immaginare di cambiare le regole in corsa. E questo va
specificato nella legge.
La norma non si applica per i sindaci che già sono eletti ma per
quelli che verranno eletti.
CORDARO. Certo.
PRESIDENTE. Certo no, perché non è chiaro nella norma. Questo lo
dobbiamo vedere perché la legge si applica dalla pubblicazione e
noi non possiamo cambiare le regole, altrimenti verrà impugnata.
CORDARO. Ma è democrazia
PRESIDENTE. La democrazia è che noi cambiamo e noi possiamo
sfiduciare il sindaco che è stato eletto con una legge precedente?
SAMMARTINO. Sfiducia dei sindaci per le elezioni che verranno.
PRESIDENTE. E questo va specificato.
Altra cosa, l'emendamento deve essere modificato, perché per com'è
scritto, onorevole Alloro, significa che noi possiamo presentare
pure 10, 15, 20 mozioni di sfiducia a un sindaco.
ALLORO. Ci stiamo allineando alla norma nazionale.
PRESIDENTE. Forse non mi so spiegare. Noi possiamo presentare in
qualunque momento, dal giorno dopo e fino a un giorno prima dello
svolgimento delle elezioni, anche 10 o 15 mozioni di sfiducia a un
sindaco.
ALLORO. Perché 10 o 15?
PRESIDENTE. Perché così è.
ALLORO. Ne basta una
PRESIDENTE. Ne basta una se viene sfiduciato, ma se non viene
sfiduciato dopo un mese se ne presenta un'altra. Noi lo dobbiamo
disciplinare questo.
SAMMARTINO. Presidente, lo facciamo con Regolamento.
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che abbiamo
fatto fino ad ora un buon lavoro, e mi pare che siamo già a buon
punto perché le parti più delicate le abbiamo già affrontate, e
sono state esitate in maniera positiva, almeno per quanto mi
riguarda e per quello che io intendo portare avanti.
Per la verità, l'onorevole Cascio si è già espresso nella linea
che assolutamente noi condividiamo, e devo dire che tutto questo
fermento che vediamo, e questa partecipazione è positiva; del resto
stiamo parlando delle elezioni amministrative, quindi parliamo di
un argomento assolutamente importante, che ci riguarda
direttamente, e che riguarda soprattutto i cittadini che devono
scegliere colui il quale dovrà poi decidere le sorti di una
comunità, e di una città, ecco perché è particolarmente sentita.
E allora, volevo ribadire quanto già è stato detto, ed il
riferimento soprattutto alla sfiducia che - come vorrei ricordare a
quest'Aula - prima era del 66% perché doveva essere votata dai 2/3
del Consiglio comunale, poi dall'ultima legge è stato portato al
60% del Consiglio, e quindi spostare ancora questa soglia,
abbassare questa soglia al 50% + 1, io non sono d'accordo con
l'onorevole Alloro, e di questo me ne dispiaccio. Ma significa
tenere sotto ricatto i sindaci, e quindi non sono assolutamente
d'accordo a scendere questa soglia dal 60% al 50%, semmai dovremmo
seguire quello che succede e fare quello che fanno nel resto
d'Italia, perché nel resto d'Italia le proposta di sfiducia
significa tornare e indire un referendum, perché sono i cittadini
che eleggono il sindaco ed eventualmente saranno i cittadini stessi
a sfiduciarlo, quindi io sarei più d'accordo ad optare per il
referendum popolare, e quindi tornare al voto, piuttosto che
abbassare questa soglia al 50%.
Invece, per quanto riguarda la regolamentazione della sfiducia, da
quello che ricordo credo che sia già regolamentata, perché non si
può chiedere prima dei due anni, quindi il sindaco può essere
sfiduciato soltanto dopo i primi due anni, e se per caso non
dovesse essere sfiduciato, non possono chiederlo di nuovo se non
passano ulteriori due anni. Quindi, non credo che sia necessario
regolamentare questo procedimento, io credo che sia già
regolamentato, almeno se la mia memoria non mi inganna.
Noi siamo per mantenere questa soglia, quindi per mantenere il 60%
per quanto riguarda la sfiducia.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non voglio
tediare lei, l'Aula, ma le ragioni sono state già illustrate dagli
altri colleghi, pur sottolineando che non è altro che il
recepimento di una norma nazionale, per cui in teoria non dovremmo
scandalizzarci.
Io ritengo che la norma su cui bisognerebbe discutere è più quella
sull'approvazione di bilanci, quindi personalmente credo che non
possiamo, nonostante ci siano fondate argomentazioni dell'onorevole
Alloro, far passare questa norma perché rischiamo, lo dico con
chiarezza, la norma applicata subito significa che quelle
Amministrazioni che non hanno goduto del premio di maggioranza,
domani, saranno sfiduciate, non c'è dubbio. Per cui credo che la
norma, così com'è, e mi riferisco all'emendamento dell'onorevole
Alloro, non va bene. Senza il bilanciamento dei 24 mesi prima,
degli ultimi mesi dal mandato, rischiamo di fare la macelleria di
Amministrazioni comunali togliendo la stabilità a qualunque
Amministrazione, di qualunque colore politico.
Per cui, per quanto mi riguarda, voterò contrario.
RINALDI. Scatta dalla prossima competizione elettorale, non da
questa.
PRESIDENTE. Ah, va bene, però deve essere scritto questo, in ogni
caso.
CAPPELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è ovvio e va da
sé che se ci siamo battuti, e se pure sfortunatamente, sulla
reintroduzione del re-call, è chiaro che siamo assolutamente
contrari a questa norma che abbassa, in maniera drastica, la quota
percentuale del numero di Consiglieri comunali necessaria per
sfiduciare un Sindaco, anche perché mi sembra un paradosso che un
Sindaco abbia 18 Consiglieri come maggioranza per governare e, poi,
su 24, ce ne vogliono semplicemente 12 per essere sfiduciato.
Ma noi, oggi, però, dobbiamo uscire fuori dall'ipocrisia perché
quello che voi state dicendo è che per voi l'elettore è usa e
getta, vi serve quando gli chiedete il voto e dovete essere eletti,
non vi serve più e non deve avere alcun diritto di parola quando il
Sindaco deve essere sfiduciato.
Allora, a questo punto, io penso che voi dovreste avere più
coraggio di quello che cercate di dimostrare con i vostri
emendamenti ed abolire immediatamente l'elezione diretta del
Sindaco, perché non si può eleggere un Sindaco direttamente e poi
consegnarlo nelle mani di pochi Consiglieri comunali che ne faranno
quello che più desiderano e vogliono.
Non può essere così, signor Presidente, perché questo non risponde
affatto al principio dell'elezione diretta; questa legge può essere
tranquillamente chiamata trufarellum perché gli elettori eleggono
un Sindaco e, poi, a seconda delle maggioranze o delle minoranze
che si formano in Consiglio comunale, questo Sindaco viene
sfiduciato.
E allora, non è questo il principio dell'elezione diretta, non è
quello che vogliono i cittadini.
I cittadini vogliono un Sindaco, vogliono un Consiglio comunale,
vogliono cinque anni di amministrazione, non una amministrazione
ballerina, non ostaggi o sequestrati nella volontà da parte di un
gruppo di Consiglieri che si sgancia totalmente dalla volontà dei
cittadini.
Noi dobbiamo preservarla la democrazia, non dobbiamo truffare la
volontà popolare e tutto questo - ribadisco - è inaccettabile e il
Gruppo del quale faccio parte non lo voterà mai.
VULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io, siccome negli
ultimi tre anni sono stato a Kuala Lumpur che è la capitale della
Malesia, quindi non sono stato qua in Sicilia, completamente, forse
c'è stato il mio fantasma, io onestamente ho girato tanto in questi
anni.
Le volevo fare una domanda, perché me lo sono dimenticato, perché
lì, in Malesia, si vota in un altro modo.
Presidente, per fare la mozione di sfiducia al Presidente della
Regione siciliana, quanti voti ci vogliono? Non ricordo, ci vuole
il 60% o il 50%? Siccome non mi sovviene, lei mi potrebbe aiutare?
E, mi scusi, Presidente Ardizzone, per dare la sfiducia al
Presidente del Consiglio dei Ministri, siccome sono stato sempre lì
in Malesia e non sono stato in Italia, ci vuole il 50 più 1 dei 630
Deputati o ci vuole il 60%?
E allora, onorevole Cappello, lei sa che la mia stima nei suoi
confronti è infinita, finiamola con tutte queste bugie, con tutta
questa propaganda e con tutto quello che noi diciamo, perché è solo
ed esclusivamente teoria.
Mi convince quello che ha detto l'onorevole Cordaro, ha detto una
cosa giusta, se uno è bravo è bravo, non se ne può fare mozione di
sfiducia.
In quest'Aula, al Presidente Crocetta, se non ricordo male,
onorevole Francesco Cascio, mi pare che sono state fatte due o tre
mozioni di sfiducia, e poi non sono passate. E allora finiamola,
non possiamo fare in Italia 300 leggi elettorali, come pensiamo di
fare solo ed esclusivamente demagogia, allora per fare la mozione
di sfiducia ad un sindaco, ad un Presidente della Regione, al
Presidente del Consiglio dei Ministri ci vuole il 50 per cento più
uno. Finiamola e basta.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io più si va
avanti con questa norma, più mi rendo conto che anziché rispettare
la coerenza rispetto a ciò che era alla base dell'input che si è
dato per modificare la legge elettorale, qui altro che Kuala
Lumpur, come sosteneva l'onorevole Vullo, qui ognuno sta cercando
di introdurre tutto e il contrario di tutto.
Ora, caro Presidente Ardizzone, a me pare che si sia partiti dalla
considerazione che bisognava in tutti i modi vedere di arrivare al
turno unico, ma la battaglia che c'è stata durante lo svolgimento
di questa legge è stata quella di dire sì, però bisogna introdurre
un termine, un limite, ed abbiamo introdotto il 40 per cento per
evitare che ci fossero, o ci potessero essere, sindaci eletti con
una percentuale bassissima di voti.
Si era detto pure a quel punto che, in virtù della stessa logica
l'articolo 1 doveva essere bocciato, perché con l'articolo 1 si
estende il maggioritario anche ai comuni con 15.000 abitanti e
quindi, oltre a negare la democrazia, sostanzialmente, si
introduce, in contrasto con ciò che si pensava, in contrasto con
ciò che si è votato per il resto della legge, con l'articolo 1,
votandolo in quel modo, si consente che ci possano essere sindaci
eletti con il 100 per cento.
Si presentano venti sindaci con una sola lista, perché il
maggioritario prevede una sola lista, che in genere è civica, e
quindi può accadere, non essendoci sbarramento, che fino a 15.000
abitanti, quindi in una percentuale molto rilevante di comuni e
nella nostra provincia, quella mia e quella sua, Presidente,
addirittura in 105 su 108, si può arrivare a votare sindaci con il
10, con il 12 per cento dei consensi, in netto contrasto con ciò
che abbiamo votato con la legge.
Lei sa e tutti sappiamo la battaglia che c'è stata: 40, 35, 1/3,
nessun limite, alla fine è prevalsa la percentuale del 40 per
cento. E qua invece si va con delle decisioni che sono opposte.
Per quanto riguarda questo emendamento, signor Presidente, un
altro schiaffo alla logicità della legge, un altro schiaffo alla
democrazia, ma non solo perché è scritto male o per il fatto che se
si applica o meno è chiaro che bisogna specificare per le nuove
elezioni.
Ma non è questo il problema, colleghi, il problema è che noi - e
qui sono d'accordo con quanto sosteneva l'onorevole Cappello - noi
di fatto stiamo abolendo, vanificando, rendendo inutile,
sterilizzando, scompaginando, l'elezione diretta del sindaco. Ha un
senso ed una logica, perché mi si dice che anche i consiglieri
comunali sono eletti direttamente. Ha quindi un senso ed una logica
dare la possibilità ai consiglieri comunali di sfiduciare un
sindaco eletto direttamente, ma ha un senso e una logica se
introduciamo una percentuale che tolga il sindaco dal ricatto
continuo, e, caro onorevole Vullo, quando fa l'esempio del
Presidente del Consiglio dei ministri, dico subito che lì non è
eletto direttamente dal popolo.
E, quando fa l'esempio del Presidente della Regione, rispondo su
tutto caro collega, perché il mio non è un intervento che ha dietro
motivazioni di odio o di astio, cerco di indirizzare l'Assemblea
verso, come dire, una ponderazione dei provvedimenti e delle
disposizioni di legge che vogliamo introdurre.
Lei sa meglio di me che, quando c'è un Parlamento che deve andare
a casa con la mozione di sfiducia, non è per nulla la stessa cosa
rispetto ad un Consiglio comunale di un Comune piccolo o di uno di
sette, otto, dieci, dodicimila abitanti Ma di che stiamo parlando
Dobbiamo essere seri Presidente, io penso che questa legge, con
quel vulnus introdotto con l'articolo 1 e con gli altri possibili
vulnus, sia meglio bloccarla qua e la rimandiamo a settembre che,
forse, ci facciamo più figura, perché andremo incontro a degli
sberleffi, veramente a degli sberleffi
PRESIDENTE. Onorevole Vullo, io nella mia veste solo una
considerazione, vada a vedere la questione Cosenza: un mese prima
delle elezioni, il sindaco di Cosenza è stato sfiduciato. Poi è
stato rieletto a furor di popolo, però significa rendere i sindaci,
che debbono amministrare, ostaggio del singolo consigliere
comunale.
FORMICA. Perché, magari, non gli ha dato un contributo di cento
euro
PRESIDENTE. Noi, già, stiamo andando avanti. La legge deve avere
una sua logica, per cui in base al 114 i comuni sono sullo stesso
piano delle regioni. Poi ognuno fa quello che ritiene opportuno.
L'Aula è sovrana e ci possono essere fatti umorali che condizionano
l'andamento delle amministrazioni, e viviamo in una Terra
difficile
ALLORO. Presidente, non faccia terrorismo. Questa è la legge che
c'è in Italia.
PRESIDENTE. Difatti è la legge che c'è in Italia, onorevole
Alloro, le ho portato il caso del sindaco di Cosenza, sfiduciato un
mese prima delle elezioni, perché era un messaggio che bisognava
inviare
LENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi infatti questo è un
errore perché, ora, nella legge che noi ci accingiamo a votare
abbiamo evidenziato che il candidato sindaco, eventualmente eletto,
ha ventiquattro mesi di mandato.
Gli abbiamo dato il sessanta per cento dei consiglieri comunali.
Ricordiamo che i consiglieri comunali sono anch'essi eletti dal
popolo. Quindi, se consideriamo che in qualsiasi paese democratico,
a partire dall'Italia, in qualsiasi istituzione vige la regola del
50 per cento più uno, vedo in questa norma una responsabilità da
parte del sindaco che, in ventiquattro mesi, ha questa possibilità
di andare avanti e iniziare il suo progetto di lavoro. Nello stesso
tempo deve tenere presente che c'è un consiglio comunale in cui,
ogni consigliere comunale porta e avanza, giustamente, delle
richieste che provengono dal territorio, devono anch'esse essere
rispettate. Poi, dico, a quel punto mi sembra veramente assurdo.
E' un emendamento, a mio avviso, da votare ma solo ed
esclusivamente se portiamo a termine la responsabilità ed il fatto
che il sindaco abbia una buona maggioranza iniziale, e i
ventiquattro mesi sono il termine giusto.
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi io voglio sottoporre all'Aula due questioni. La
prima questione, ed è su sollecitazione dell'onorevole Panarello
che mi ha rimproverato dicendo che ho usato un termine quasi
improprio, ho semplicemente spiegato quale era la ratio
dell'emendamento. Era quello di allinearsi alla legge nazionale, si
può condividere o non si può condividere, questo è un altro paio di
maniche. A prescindere da questo voglio fare chiarezza su un fatto,
e questo fatto riguarda soprattutto l'intervento dell'onorevole,
mio omonimo, Cascio Francesco.
L'onorevole Cascio ha fatto l'intervento da questo scranno
dicendo, giustamente, che era favorevole all'emendamento, mi pare
il 4.1, quello del Movimento Cinque Stelle, che prevedeva la
mozione di sfiducia al 65 per cento, e di fatto prevedeva il
referendum.
Se questo è vero, onorevole Cascio, lei doveva essere
conseguenziale prima di questo emendamento. Perché sempre il
Movimento Cinque Stelle aveva presentato un altro emendamento, che
era quello della doppia scheda, e quello si che era la vera scelta
per l'elezione diretta del sindaco, e aveva logica
quell'emendamento, perché era connesso alla doppia scheda. Ma
quando lei vota, come ho votato io, il trascinamento, noi stiamo
falsando l'elezione diretta del sindaco, perché è inutile che ce lo
nascondiamo, stiamo dando un aiutino al candidato sindaco, perché
l'effetto trascinamento determina questo.
E allora delle due una, uno deve essere coerente sempre, coerente
in una scelta di trascinamento e coerente anche in una scelta, che
è conseguenziale, che è diretta conseguenza del trascinamento.
È così, vengo e vado oltre, io non voglio difendere l'emendamento
dell'onorevole Alloro, ma ha una sua logica, che è la logica di
dire che io lo allineo al caso nazionale. Però di qua a dire che è
un attentato alla democrazia, che è lo svilimento dell'elettore,
che è calpestare i diritti del cittadino, ce ne passa. Perché i
diritti del cittadino italiano, ed in questo caso siciliano, sono
uguali da Reggio Calabria alla Val d'Aosta, quindi questo qua a me
non scandalizza. Si può essere d'accordo o non si può essere
d'accordo, questo è un altro paio di maniche.
La seconda questione, Presidente Ardizzone, che voglio
sollecitare, invece, riguarda una perplessità e un dubbio che è
venuto alla Commissione. Lei ha appena detto che questa legge avrà
la sua efficacia dalla prossima legislatura, cioè significa dalle
amministrazioni che vanno incontro al secondo turno.
PRESIDENTE. E' chiaro che nascerà un contenzioso, perché se prima
si sfiduciava con certe regole, non è che gli possiamo cambiare le
regole, perché verrà impugnata la norma, mi sembra chiaro.
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Mi fa dire qual è
la perplessità?
PRESIDENTE. Si, prego.
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. E' chiaro, io non
è che sto contestando, io ne prendo atto, e la Commissione è
disponibile anche a fare suo un orientamento in tal senso. Però,
dato che questa è una materia un po' delicata, la vorrei chiarita
meglio, la Commissione la vuole chiarita meglio, in che senso? E
qual è la perplessità?
La prima perplessità riguarda, nella nostra esperienza
legislativa, vale a dire quando si è passato dal sistema
referendario, che per la sfiducia ci voleva il referendum, alla
sfiducia attuale, la legge è entrata in vigore subito o è entrata
in vigore alle scadenze successive?
Secondo, c'è un altro articolo, che è il successivo articolo 5,
che riguarda la decadenza del consiglio comunale. E la decadenza
del consiglio comunale noi, impropriamente, la paragoniamo alla
mozione di sfiducia, ma solo impropriamente, perché sono due
meccanismi diversi, perché nella fattispecie la dimissione del
consiglio comunale è identificata nella mancata approvazione del
bilancio.
Anche quella, la mancata approvazione del bilancio, trova effetti
dalla legge successiva? Perché se questo non è, è chiaro che
dobbiamo deciderci, o tutti e due fanno un percorso, oppure noi
troviamo un escamotage domani mattina che al posto di fare la
mozione di sfiducia, facciamo le dimissioni dei consiglieri
comunali per il bilancio, e quindi otteniamo lo stesso effetto.
Allora, questa era la perplessità della Commissione, che non era
una presa di posizione, era semplicemente, con il suo aiuto, con
l'aiuto degli Uffici, capire come poi ci si debba raccordare con
l'articolo successivo.
PRESIDENTE. Onorevole Cascio, ha fatto bene a porre questi temi,
ma siamo legislatori e dobbiamo risolverli i problemi, non
aggravarli.
A mio avviso, tutte le norme che riguardano le questioni
elettorali, la disciplina interna, i rapporti consiglio comunale -
sindaco, non possono non valere che dalle consiliature successive.
E' normale questo Non puoi cambiare le regole mentre si è in
corsa.
Anche la vicenda di cui parlava, bilancio o altro, non si possono
cambiare le regole mentre la partita è in corsa. Ci vuole una norma
di rinvio finale che le norme si applicano a decorrere dai rinnovi.
Mi sembra il minimo questo
SUDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo intervenire
su altro ma - dato che è stato posta la questione - credo che
vadano diversificati i punti da applicare immediatamente e quelli
che invece devono essere applicati dalle future elezioni.
Ricorderei a quest'Aula che abbiamo applicato immediatamente i
permessi ai consiglieri comunali e quindi a tutti coloro che -
comunque - lavoravano, li abbiamo messi in difficoltà da subito
senza porci il problema che abbiamo cambiato le regole del gioco in
corsa.
Questa legge stiamo riuscendo a portarla avanti perché stiamo
mantenendo un accordo fra tutti i Gruppi parlamentari.
Per quanto mi riguarda, l'accordo prevede il 60 per cento e voterò
il 60 per cento perché è quello che è stato stabilito.
Devo dire che è inaccettabile che colleghi di quest'Aula vengano
al microfono a parlare di ricatti di consiglieri comunali, che
vengano al microfono a denigrare il consiglio comunale, per poi
invece utilizzare il consiglio comunale per prendersi assessori in
giunta, per prendersi posizioni dentro le amministrazioni e
utilizzare i consiglieri comunali per farsi le campagne elettorali.
Trovo vergognoso il comportamento di alcuni colleghi che
continuano a parlare in questo modo di un organo che rappresenta
comunque i cittadini.
Una volta per tutte, se si ritiene che i consiglieri comunali
siano un organo ricattatorio, eliminiamo il consiglio comunale,
eleggiamo solo i sindaci e facciamo soltanto delle podestà.
Sempre in base alla sfiducia voglio aggiungere un'altra cosa.
Quando eleggiamo un sindaco col 40 per cento, abbiamo una
maggioranza già del 20 per cento in più rispetto a quello che
prende.
Se si sfiducia un sindaco con il 50 più 1, comunque questo sarebbe
sempre un contrappeso perché già avrebbe il 20 per cento in più di
consiglieri che non gli vengono dati dalla rappresentanza popolare.
ANSELMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANSELMO. Signor Presidente, visto e considerato che su questo
articolo si è aperto un dibattito di una certa rilevanza e
delicatezza, le chiedo - così come abbiamo fatto stamattina per
l'articolo 1 - di accantonarlo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non sorgendo osservazioni,
l'articolo 4 viene accantonato.
Convoco una Conferenza dei Capigruppo insieme al Presidente della
Commissione e riprendiamo la seduta nel giro di un quarto d'ora per
capire come andare avanti.
Ieri, si era detto che il problema era solo uno - 35 e 40 per
cento - e ci siamo affidati al lavoro fatto dalla Commissione.
All'improvviso viene fuori una nuova esigenza.
Ritengo opportuno parlarne in Conferenza di Capigruppo e così
andiamo avanti.
La seduta è sospesa.
(la seduta, sospesa alle ore 17.24, è ripresa alle ore 17.42)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'articolo 4 è momentaneamente
accantonato.
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
«Articolo 5.
Modifiche all'articolo 11 della legge regionale 15 settembre 1997,
n. 35 in materia di cessazione degli organi comunali
1. All'articolo 11 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35
e successive modifiche ed integrazioni sono apportate le seguenti
modifiche:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente:
1. La cessazione dalla carica di sindaco per decadenza,
dimissioni, rimozione, morte o impedimento permanente comporta la
cessazione dalla carica della rispettiva giunta e del rispettivo
consiglio e la nomina di un commissario ai sensi del comma 4. Nel
caso di mancata adozione dei bilanci nei termini previsti dalla
normativa vigente, da parte della giunta comunale, l'Assessorato
regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica, entro
dieci giorni dalla constatazione dell'illecito, avvia le procedure
per la rimozione del sindaco. ;
b) il comma 2 è sostituito dal seguente:
2. La cessazione del consiglio comunale per dimissioni
contestuali del sessanta per cento dei consiglieri assegnati o, nei
comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, dei due terzi dei
consiglieri assegnati, con arrotondamento all'unità superiore, o
per altra causa, comporta la decadenza del sindaco e della
rispettiva giunta e la nomina di un commissario ai sensi del comma
4. ;
c) al comma 4 le parole del Presidente della Provincia, delle
rispettive Giunte e dei rispettivi Consigli sono sostituite dalle
parole della rispettiva giunta e del rispettivo consiglio e le
parole degli articoli 55 e 145 sono sostituite dalle parole
dell'articolo 55 .»
Onorevoli colleghi, vorrei la massima attenzione da parte del
presidente della Commissione e del Governo perché ci sono diversi
emendamenti soppressivi, il 5.6 a firma Formica e Musumeci e
l'altro, il 5.9, a firma Zito, Mangiacavallo e altri.
Onorevole Musumeci, mantiene l'emendamento 5.6?
MUSUMECI. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 5.6. Il parere della
Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
PRESIDENTE. Con il parere contrario della Commissione e del
Governo, pongo in votazione l'emendamento 5.6. Chi è favorevole si
alzi; chi è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
L'emendamento 5.9 è assorbito.
L'emendamento 5.8 è decaduto per assenza dall'Aula del firmatario.
Si passa all'emendamento 5.3 a firma dell'onorevole Panepinto.
Onorevole Panepinto, lo mantiene? Mi scusi, almeno vuole spiegare
all'Aula di cosa si tratta?
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi chiediamo di
abrogare nella parte la lettera a), dove, ad un certo punto si
dice: nel caso di mancata adozione del bilancio, i termini
previsti dalla normativa vigente a partire dalla Giunta
all'assessorato regionale, avvia le procedure per la rimozione del
sindaco . Siccome la procedura è già disciplinata giusto, è
disciplinata perché avvia violazione norme, quindi voglio dire...
DI GIACINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi spiego io
che cosa è questo articolo, perché credo che non sia chiaro.
Allora, noi abbiamo scritto in Commissione due cose. Abbiamo
scritto che c'è la decadenza del Consiglio comunale laddove ci
siano le dimissioni del sindaco, in caso di dimissioni, morte e
quant'altro, e poi abbiamo detto perché in Sicilia non si applica
la norma nazionale, che laddove non viene adottato, non approvato
il bilancio, perché le Giunte adottano il bilancio, laddove le
Giunte non adottano il bilancio, decade soltanto il sindaco e la
Giunta.
Io sono d'accordo ad approvare l'emendamento dell'onorevole
Panepinto, però a condizione che venga approvato successivamente
l'emendamento 5.5 che è quello a prima firma dell'onorevole Greco
Giovanni, che dice che laddove che non si approvano i bilanci
decade sia il consiglio comunale e la Giunta.
Quindi, io sono d'accordo ad eliminare la parte dell'adozione del
bilancio dal comma a) dell'articolo 1, però a condizione che venga
approvato il 5.5.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, Presidente della Commissione. Signor Presidente,
allora io prima ho necessità di intervenire.
Allora, se noi approviamo l'emendamento Panepinto, che, in
pratica, cassa nel caso di mancata adozione , non abbiamo
modificato in nessun modo la legge, perché questa legge si
riferisce all'articolo 1 del '97 che recita la cessazione della
carica di sindaco o di presidente della provincia per decadenza,
dimissione, rimozione, morte o impedimento .
Quindi, lasciamo questa parte che già c'è; se noi abbiamo cassato
la seconda parte dell'articolato, perché nel comma 1 dell'articolo
11 non era prevista la fattispecie della mancata approvazione del
bilancio, quindi la ratio dell'articolo 1 se si approva
l'emendamento tanto vale che lasciamo la legge immodificata. Se
prendete l'articolo 11 con l'emendamento Panepinto rimane tale e
quale, non c'è nessuna modifica, mentre la legge poneva come
modifica la mancata adozione del bilancio, che era una fattispecie
che mancava nel comma 1 dell'articolo 11, questo è il motivo del
contendere.
SIRAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei
permettermi di suggerire di accantonare anche questo articolo,
perché è strettamente legato all'articolo 4, perché la decadenza
del sindaco legata alla bocciatura del bilancio diventa poi, di
fatto, una mozione di sfiducia mascherata.
Quindi, se si stabilisce una soglia per la mozione di sfiducia, la
stessa deve essere riportata anche, deve esserci un'uniformità
comunque tra le due fattispecie, perché altrimenti rischio e
diventa, come dicevamo, il rischio di fare il papocchio è bello
grosso. Quindi, mi permetterei di suggerire di accantonare anche
questo articolo.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io la inviterei
a fare una verifica anche con l'Assessorato, perché qua siamo in
presenza di un ordinamento che ha la Regione, in questo caso, se la
Giunta non approva il bilancio, l'Assessorato nomina un Commissario
ad acta che sostituisce la Giunta per definire il bilancio e così
via.
Quindi, non bisogna intervenire sulla norma della decadenza,
onorevole Di Giacinto
LANTIERI, assessore per le autonomia locali e per la funzione
pubblica. Non è così
PANARELLO. Sì, sì; come no?
No, qua stiamo parlando del Sindaco; il Consiglio è un'altra cosa.
Stiamo parlando, intanto, del Sindaco, cioè, si vuole dire che, se
il Sindaco e la Giunta non approvano il bilancio entro i termini,
decade il Sindaco e la Giunta.
Secondo me, non è; qua c'è un ordinamento che dovrebbe essere
radicalmente cambiato ed io sono contrario, Presidente, a fare
norme che rischiamo di determinare un contenzioso assurdo, a
rendere ancora più ingestibile le procedure che sono già state
definite.
Dopodiché, l'altra cosa che mi pare che c'è in questo articolo,
anche qua con il ragionamento della equiparazione alla normativa
nazionale che noi stiamo cambiando, va bene? Stiamo cambiando
radicalmente. Si vuole equiparare alla stessa maniera.
E allora, mettiamoci d'accordo; se dobbiamo esercitare la nostra
autonomia come stiamo facendo per quanto riguarda le modalità
dell'elezione diretta del Sindaco, vi prego, colleghi, di essere
coerenti e conseguenti e di lasciare per questo aspetto, come ha
fatto la Commissione mi pare, presidente Cascio, di lasciare le
cose inalterate perché altrimenti si crea una discrasia
incomprensibile oltre ad un pasticcio dal punto di vista
legislativo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io condivido l'impostazione
dell'onorevole Panarello perché, guardate, c'è molta confusione su
questa .
(Brusio in Aula)
Però, anche il suo intervento, onorevole Di Giacinto, a condizione
che approviamo quello dell'onorevole
DI GIACINTO. Questo è quello che conosco io dal punto di vista
politico
PRESIDENTE. Sì, ma anche queste cose, onorevole Di Giacinto, e se
non lo approva che facciamo?
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io condivido
l'emendamento a firma dell'onorevole Panepinto perché, le devo
dire, l'avevo anche presentato proprio simile perché quando noi
mettiamo, prevediamo, come causa di decadenza del Sindaco della
Giunta, la mancata approvazione dei bilanci senza dire che la
mancata approvazione deve essere diretta responsabilità della
Giunta o del Sindaco, noi stiamo creando una confusione e la
confusione si crea laddove non si specifica se la mancata adozione
è causa e responsabilità della Giunta o perché causa dei mancati
trasferimenti da parte della Regione e dello Stato.
E poi, diciamo anche, si avviano le procedure di rimozione del
Sindaco; che significa?
Che arriva l'Assessorato agli Enti locali, nomina un Commissario,
diffida il Sindaco ad adottare il bilancio e se non lo fa entro
dieci giorni, allora soltanto in questo caso decadrebbe?
E' chiaro, presidente Ardizzone, questo emendamento così come è
stato formulato riesce a riportare semplicità e riesce a riportare
chiarezza ad una legge che tutto può creare tranne che chiarezza.
Rischiamo di fare veramente un pasticcio e di non aiutare i Comuni
ma di fare una legge che serve oggi ad un deputato, domani ad un
altro deputato per un regolamento di conti nei confronti di un
comune, di un sindaco o di un consiglio comunale; stiamo attenti
Noi siamo legislatori e dobbiamo legiferare non tenendo conto
degli impulsi di ciascuno di noi, ma tenendo conto del bene
collettivo.
Su questo emendamento noi siamo d'accordo perché, diversamente, si
creerebbe un'ulteriore confusione e molti comuni, Assessore per le
autonomie locali e la funzione pubblica, onorevole Lantieri, oggi
sarebbero costretti, anzi l'Assessorato sarebbe costretto ad
avviare le procedure di decadenza per la mancata adozione del
bilancio da parte di molte Giunte, perché oggi alla data del 5
agosto molte Giunte non hanno ancora adottato il bilancio e non lo
hanno adottato non per responsabilità propria, ma perché ancora la
Regione non ha fatto il trasferimento certo delle somme, cioè non
ha detto quante sono le somme. Ma questa è una delle ipotesi, ci
potrebbero essere tante altre ipotesi, quindi per responsabilità
non afferenti alle stesse Giunte.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, lei ha spiegato il perché è
d'accordo con l'emendamento, ma lo collega all'emendamento
dell'onorevole Greco Giovanni. Come ha spiegato l'onorevole Di
Giacinto, che dice approviamo a condizione '? Perché sto dicendo
questo? Perché purtroppo questo dibattito si sta sviluppando in
Aula e non si doveva sviluppare in Aula ed io sono preoccupato
sull'andamento.
DI GIACINTO. Posso spiegare tecnicamente un attimo?
PRESIDENTE. Non è un problema tecnico. Lei mi ha detto: sono
d'accordo a condizione che venga approvato quello , e se non viene
approvato quello, che succede?
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi permetto di
evidenziare, così come aveva prima evidenziato il collega, che la
lettera b) al comma 2, dove dice che la cessazione del Consiglio
comunale per dimissioni contestuali del 60 per cento dei
consiglieri comunali, se noi approviamo questo ed approviamo anche
l'emendamento, di fatto è come se avessimo accettato perché questo
60 per cento deriva dalla norma in cui c'era anche la sfiducia al
60 per cento.
Quindi, io direi di accantonare questo comma e approvarlo,
casomai, successivamente perché se noi approviamo la sfiducia al 50
per cento, ci sarebbe un controsenso con questo 60 per cento. Ecco
perché è collegato.
PRESIDENTE. E' una fattispecie diversa perché questa è una
sanzione per la mancata approvazione del bilancio. Non c'entra con
la sfiducia, che è politica? O no?
DI GIACINTO. Posso spiegarlo tecnicamente?
PRESIDENTE. Più che spiegare, venga incontro alle esigenze
dell'Aula. Formuliamo l'emendamento e lo approviamo secondo le
indicazioni che sono state date.
RINALDI. Quando abbiamo approvato in Commissione era collegato a
quella percentuale. Per cui se modifichiamo la percentuale a mio
avviso deve essere modificata pure questa, dell'articolo
precedente.
PRESIDENTE. Non riesco veramente a comprendere. Questa norma
prevede la decadenza in caso di mancata approvazione del bilancio,
non c'entra con la sfiducia, perché la sfiducia è un fatto
politico. Sono due cose distinte.
Allora, applichiamo la norma invocata dall'onorevole Greco, per
rafforzare già un principio che, di fatto, ci sarebbe ma che non
viene applicato. Non c'entra con la sfiducia e con il 60 per cento.
DI GIACINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando il
legislatore regionale ha recepito la norma sulla mancata
approvazione dei bilanci, ha detto che il Consiglio comunale va a
casa. Qual è la differenza rispetto alla norma nazionale, perché,
di fatto, si applica la norma nazionale: in Sicilia, il sindaco non
è consigliere comunale, per cui nel momento in cui viene sciolto il
Consiglio se ne va solo il Consiglio comunale. Nelle altre parti
d'Italia, in cui si dice sempre il Consiglio se ne va a casa , se
ne va pure il sindaco, perché il sindaco è un consigliere comunale.
Ecco la differenza ed il problema che c'è nella legge regionale.
Adesso, vi faccio una domanda: ma è normale che nel caso in cui il
Consiglio comunale non approvi il bilancio, ed il bilancio è
proposto dal sindaco, se ne vada solo il Consiglio ed il sindaco
rimanga in carica per tutto l'altro periodo? Ma, vi pare una cosa
normale? Secondo me no.
Per cui, cosa dico: adeguiamo questa norma, sull'approvazione dei
bilanci, in maniera tale che, laddove il bilancio non venga
approvato se ne vada sia il sindaco che il Consiglio comunale. E'
un atto di una semplicità assoluta Non capisco perché ci
complichiamo la vita, anche perché, vi dico una cosa, ci sono
sindaci che vanno in Consiglio comunale quando si deve approvare il
bilancio e dicono ai consiglieri comunali: Non approvatelo, tanto
ve ne andate a casa voi ed io rimango .
Quindi, cominciamo a pensare che ci sono, anche, delle disfunzioni
ed aggiustiamole. Questo è aggiustare una disfunzione.
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione Signor Presidente,
onorevoli colleghi, la questione che si è posta è che la decadenza
del Consiglio comunale, nella nuova legge, deve prevedere anche la
decadenza del sindaco. Questo è il quesito. Se questo è il quesito,
aboliamo, facciamo ritirare l'emendamento all'onorevole Panepinto,
oppure cassiamo direttamente la lettera a) dell'articolo 5 così
rimane la legge originale, l'articolo 11 e, poi, quando si arriva
all'emendamento Greco si vota. E' tanto semplice Non c'è bisogno
di riscrivere, basta cassarlo e votare la lettera b). La lettera a)
non ci interessa, è la lettera b) quella che ci interessa. La
lettera a) riguarda la decadenza di Consiglio e sindaco, cioè,
ritorniamo alla norma originaria. Non so se sono chiaro. Abrogando
la lettera a), che cosa facciamo: ritorniamo alla legge per com'è,
cioè non è prevista, se il sindaco non la presenta in tempo, la
decadenza. Però, nella lettera b), aggiungendo l'emendamento Greco,
il contrappeso - perché si parla di contrappeso - è dato dal fatto
che, se il bilancio non viene approvato col 60 per cento, decade
anche il sindaco.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, votiamo l'emendamento Panepinto
con
SUDANO. Ma non così Non con il 60 per cento
FALCONE. C'è un emendamento, e si vota Non ingarbugliamo le cose
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per qualche minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 18.03, è ripresa alle ore 18.06)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato, dalla Commissione, un
emendamento che, sostanzialmente, unifica il 5.3, primo firmatario
Panepinto ed il 5.5, primo firmatario Giovanni Greco e, quindi, si
procede ad un'unica votazione.
Sostanzialmente, viene soppressa la lettera a): nel caso di
mancata adozione dei bilanci e fino a
PANEPINTO. Occorre la norma.
PRESIDENTE. Ah Vuole la norma. Scusate, allora, occorre un
momento di riflessione.
Scusate, siamo entrati nelle questioni tecniche. Io farei una
proposta all'Aula, perché ognuno di voi capisco che intenda
organizzarsi la propria attività. C'è l'Assessore al bilancio,
peraltro, che era già pronto stasera per iniziare la discussione
sulle variazioni di bilancio.
Francamente, non credo che strasera chiuderemo la legge
elettorale. Non possiamo approvarla così perché ancora stiamo
discutendo e stiamo andando a vedere quello che prevede la legge
nazionale, quindi, procediamo con calma. E' una materia delicata
questa, non possiamo fare errori.
E' stata tanti mesi in Commissione, l'abbiamo riportata in
Commissione per avere la giusta chiarezza ed è giusto che andiamo
avanti con calma.
Per cui, la mia proposta è: sospendiamo, in questo momento,
stasera, diamo pure la possibilità agli Uffici di verificare questi
punti per un raccordo. Ritorniamo domani per approvare, mi auguro,
la legge elettorale e, lunedì, riprendiamo con le variazioni di
bilancio.
(Subbuglio in Aula)
Lunedì mattina, perché stasera guardiamo, domani mattina insieme
alla Presidenza della Commissione sistemiamo alcuni articoli.
Domani mattina, così l'approviamo, o almeno la chiudiamo
definitivamente domani. Siccome, le questioni sono di carattere
prettamente tecnico, è inutile che ci giriamo attorno.
ANSELMO. Presidente, continuiamo stasera.
PRESIDENTE. Onorevole Anselmo, guardi stasera non la possiamo fare
perché già eravamo d'accordo sul fare quel tipo di emendamento,
sono nati altri dubbi su quello che prevede la legge, non può
essere fatta così la legge elettorale.
(Subbuglio in Aula)
Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari aveva previsto seduta fino a domani. Siamo andati
avanti celermente. Ci sono dei problemi di carattere tecnico, c'è
bisogno di fermarsi un momento sulla legge elettorale; sono
questioni di carattere tecnico, le decorrenze, eccetera.
Domani si tiene Aula così come si era concordato. La Conferenza
dei Presidenti dei Gruppi parlamentari aveva deciso che domani ci
sarebbe stata Aula.
Se non ci saranno 41 persone, pazienza, la votazione finale la
faremo lunedì.
Spero che domani si possa arrivare ad un'approvazione, se non come
voto finale per la questione del numero legale, comunque, all'esame
complessivo della legge, così lunedì si potrà iniziare con le
variazioni di bilancio. Così ognuno si potrà programmare come
riterrà opportuno.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, 6 agosto 2016,
alle ore 11.00 con il seguente ordine del giorno:
I -Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Disposizioni in materia di elezione del sindaco e del
consiglio comunale e di cessazione degli organi comunali. Modifica
di norme in materia di organo di revisione economico-finanziaria
degli enti locali e di status degli amministratori locali . (nn.
1153-15-845-860-922-1003-1126-1138.1224/A) (Seguito)
Relatore: on. Cordaro
2) - Disposizioni per favorire l'economia. Disposizioni varie .
(n. 1214/A) (Seguito)
Relatore: on. Vinciullo
3) - Istituzione del Garante regionale della famiglia . (n.
1086/A)
Relatore: on. Rinaldi
III -Svolgimento dell'interrogazione:
N. 3025 - Chiarimenti sul provvedimento di scioglimento
dell'Amministrazione comunale di Scicli in relazione
alle gravi dichiarazioni rese alla stampa dal
Presidente della Regione.
(8 maggio 2015)
ASSENZA
IV - Discussione della mozione:
N. 496 - Iniziative in ordine al reclutamento di personale
nelle aziende del Servizio sanitario regionale.
(4 novembre 2015)
CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO
FERRERI - FOTI - LA ROCCA - MANGIACAVALLO
PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - TANCREDI
ZAFARANA - ZITO
V -Discussione del disegno di legge:
Codice etico per gli eletti a cariche pubbliche, per gli
amministratori e per i dipendenti della Regione Siciliana .
(n. 854/A)
Relatore: on. La Rocca Ruvolo
VI - Discussione della mozione:
N. 494 - Iniziative urgenti finalizzate alla revoca della
convenzione sottoscritta tra Regione siciliana,
Università degli studi Kore di Enna e Associazione
Proserpina, avente ad oggetto l'apertura di una nuova
facoltà di medicina e chirurgia.
(3 novembre 2015)
ZAFARANA - CANCELLERI - TRIZZINO
MANGIACAVALLO - ZITO - CIACCIO - SIRAGUSA
TANCREDI - CIANCIO - FOTI - FERRERI -
PALMERI LA ROCCA - CAPPELLO
VII -Discussione della mozione:
N. 524 - Rimodulazione urgente del piano degli interventi
denominato 'Patto per la Sicilia 2015'.
(13 gennaio 2016)
GRASSO - CORDARO - FALCONE - ASSENZA
PAPALE - FIGUCCIA
VIII -Discussione della mozione:
N. 204 - Verifica della presenza di gas radon indoor negli
edifici utilizzati da enti pubblici e privati e
osservanza dei criteri di legge negli interventi edilizi
di nuova edificazione.
(24 ottobre 2013)
FOTI - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO
CIANCIO - FERRERI - LA ROCCA
MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA
TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO
IX - Discussione della mozione:
N. 573 - Provvedimenti urgenti a favore dei pensionati
dell'Ente acquedotti siciliani.
(12 maggio 2016)
GRECO G. - DI MAURO - CASCIO S.
DI GIACINTO - CORDARO - PANARELLO
PANEPINTO - RUGGIRELLO - SUDANO
FALCONE - TAMAJO
La seduta è tolta alle ore 18.12
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio