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Resoconto d'Aula della Seduta n. 355 di venerdì 05 agosto 2016
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   Presidenza del Presidente Ardizzone


                   La seduta è aperta alle ore 11.27

   RAGUSA,  segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo:

   -   Dina,   Fazio,   Giuffrida,   La   Rocca   Claudia,   Ciaccio,
  Mangiacavallo, per oggi;
   - Malafarina e Gennuso,  per oggi e domani.

   L'Assemblea ne prende atto.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il  preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

            Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE.  Informo  che,  così come preannunciato  nella  scorsa
  seduta  d'Aula  n.  354  del  4  agosto  2016,  l'onorevole   Alfio
  Barbagallo,  con nota pervenuta il 4 agosto 2016 e protocollata  al
  n. 6504/AulaPG-RagPG-TraspPG di pari data, ha dichiarato di aderire
  al Gruppo parlamentare  Lista Musumeci Verso Forza Italia .
   Pertanto,  a  decorrere dal 4 agosto 2016 il  Gruppo  parlamentare
   Lista  Musumeci Verso Forza Italia  risulta composto dai  seguenti
  deputati:   On.  Formica,  Presidente;  on.li  Musumeci   e   Alfio
  Barbagallo, componenti.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunicazione di autorizzazione in deroga del Gruppo parlamentare
                   Partito Socialista Italiano - PSE'

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato Segretario  a  dare  lettura  del
  D.P.A.  n.  97, del 4 agosto 2016, di autorizzazione in deroga  del
  Gruppo parlamentare  Partito Socialista Italiano - PSE .

   RAGUSA, segretario:

    Articolo  1. E' autorizzato ai sensi dell'art. 23, comma  3,  del
  Regolamento   interno  il  mantenimento  del  Gruppo   parlamentare
  denominato   Partito  Socialista Italiano -  PSE ,  composto  dagli
  onorevoli Di Giacinto, Malafarina, Oddo e Venturino.

   Articolo 2. Il presente Decreto sarà comunicato all'Assemblea.»

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico  che  hanno  chiesto  congedo,   per   oggi,
  l'onorevole Lombardo.

   L'Assemblea ne prende atto.

   ria di elezione del sindaco e del consiglio comunale e di cessazione
   degli organi comunali. Modifica di norme in materia di organo di re-
   visione economico-finanziaria degli enti locali e di status degli
   amministratori locali (nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A)
   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Seguito  della  discussione del disegno di legge «Disposizioni  in
  materia  di  elezione del sindaco e del consiglio  comunale   e  di
  cessazione degli organi  comunali. Modifica di norme  in materia di
  organo  di  revisone  economico-finanziaria degli  enti local  i  e
  di   status degli amministratori locali»  (nn. 1153-15-845-860-922-
  1003-1126-1138-1224/A)

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede con il seguito della discussione del disegno di  legge
  «Disposizioni  in materia di elezione del sindaco e  del  consiglio
  comunale  e di cessazione degli organi  comunali. Modifica di norme
  in  materia  di  organo  di  revisone  economico-finanziaria  degli
  enti  local i e di  status degli amministratori locali»  (nn. 1153-
  15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A), posto al n. 1).
   Invito   i   componenti  la  I  Commissione   a   prendere   posto
  nell'apposito banco.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                        Sull'ordine dei lavori

   GRECO GIOVANNI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  GIOVANNI. Signor Presidente nella seduta di ieri lei  aveva
  tentato un incontro con tutti i capigruppo per vedere se si trovava
  una sintesi a questo disegno di legge.
   Da quello che capisco, non avendone dato notizia all'Aula, non c'è
  accordo? Eravamo rimasti che su questa legge

   PRESIDENTE.  L'accordo sta all'intelligenza degli  uomini.  E  poi
  comunque decide l'Aula.

   GRECO GIOVANNI. E quindi non c'è accordo.

   nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A

   Presidenza del Presidente Ardizzone


      Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
             nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A

   PRESIDENTE.  Andiamo  avanti. La sintesi la fa  l'Aula.  Si  passa
  all'articolo 1. Ne do lettura:

                             «Articolo 1.
         Sistema maggioritario nei comuni con popolazione fino
                           a 15.000 abitanti

   1. All'articolo 2 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35 e
  successive  modifiche ed integrazioni, le parole  10.000 abitanti ,
  ovunque ricorrano, sono sostituite dalle parole  15.000 abitanti .

   2.  Gli  articoli 2 bis e 2 ter della legge regionale n.  35/1997,
  come  introdotti  dall'articolo 8 della legge  regionale  5  aprile
  2011, n. 6, sono soppressi».

   Comunico  che è stato presentato l'emendamento 1.4 a  firma  degli
  onorevoli Formica e Musumeci.

   FORMICA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto. Emendamento 1.9  a  firma
  dell'onorevole Zito ed altri. Lo mantiene o lo ritira?

   ZITO. Lo mantengo.

   PRESIDENTE. Scusate ho bisogno dell'attenzione del Governo. Invito
  i  deputati ad allontanarsi dai banchi del Governo. Il parere della
  Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   L'emendamento  1.8,  a firma dell'onorevole Siragusa  ed  altri  è
  assorbito.
   Onorevole Formica ritira l'emendamento 1.3?

   FORMICA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   L'emendamento  1.5  a  firma dell'onorevole Siragusa  ed  altri  è
  assorbito.
   Onorevoli colleghi, per chiarezza, l'emendamento 1.6, si vota  per
  parti separate:  fino a quindicimila abitanti .
   Allora si vota per parti separati,  Viene esteso alle elezioni  di
  tutti  i  comuni della Sicilia al di sopra dei 10.000  abitanti  il
  sistema  in atto vigente per le elezioni nei comuni tra i  dieci  e
  quindici  mila abitanti  Votiamo solo questo. L'altra parte  va  al
  secondo articolo.
   Onorevole Panepinto per essere chiari: la questione relativa  alla
  soglia  35  o  40  per  intenderci, va all'articolo  2,  quando  si
  tratterrà  -  in uno -  la questione tanta dibattuta della  soglia.
  Questo è il punto.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, siccome  questa
  legge elettorale ormai viaggia da mesi tra la Commissione e l'Aula,
  vorrei  essere  aiutato dagli Uffici a capire perché  l'emendamento
  così,  anche  se  votato per parti separate, di fatto,  estende  un
  sistema elettorale, oggi vigente, dai 10 ai 15 mila abitanti.

   PRESIDENTE. Vi invito ad una maggiore attenzione.

   PANEPINTO.  L'emendamento 1.6, pur se votato per  parti  separate,
  vale  a  dire fino ai 15 mila abitanti, di fatto, se no  ho  capito
  male  e  voglio  essere  confortato dagli Uffici  su  un  elemento,
  votando questo, prima parte dell'emendamento 1.6, noi estendiamo di
  fatto  ai comuni sopra i 10 mila abitanti, indistintamente, quindi,
  fino alla città più grande, un sistema che è oggi in vigore. Qual è
  il  sistema in vigore in Sicilia? Ed è che fino ai 10 mila abitanti
  c'è  il sistema maggioritario, dai 10 ai 15 mila abbiamo un sistema
  che  prevede  che  il  candidato tra quelli  che  partecipano  alle
  elezioni,  se ha un voto in più, indipendentemente da tutto,  vince
  l'elezione.
   Quindi,  di fatto, se viene votata questa prima parte, noi  avremo
  sostanzialmente   introdotto  l'elezione  a   primo   turno   senza
  ballottaggio.
   Voglio,  quindi, essere confortato dagli Uffici perché la  lettura
  che  do  io  è  che, votando la prima parte di questo  emendamento,
  andiamo  ad  introdurre,  sic  et  simpliciter,  un'elezione  senza
  ballottaggio a  tutti i comuni che vanno dai 10 mila in  avanti,  e
  non da 10 mila a 15 mila, perché da 10 mila a 15 mila, la legge già
  c'è, sostanzialmente estendiamo il sistema elettorale,  - ripeto  a
  me stesso -, che oggi vede fino a 10 mila maggioritario, da 10 a 15
  mila un proporzionale senza ballottaggio. Votata questa prima parte
  dell'emendamento   si   introduce  in  Sicilia   l'elezione   senza
  ballottaggio a turno unico.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate, con questa confusione non
  si  comprende  niente, è inutile parlare se non c'è  attenzione  da
  parte dell'Aula. E' iscritto a parlare l'onorevole Sorberllo. Ne ha
  facoltà.

   SORBELLO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  quanto  detto
  dall'onorevole Panepinto tra l'altro diventa un sistema ibrido  per
  quanto  riguarda, ed oggi è un sistema ibrido, ricattatorio  perché
  oggi l'elezione del sindaco da 10 a 15 mila abitanti è con il turno
  unico  e  con  il  ricatto delle liste civiche, dei componenti  che
  vengono  poi,  proporzionalmente nominati  ed  eletti  nelle  liste
  civiche.
    Il sistema maggioritario garantisce la governabilità per i cinque
  anni, perché con il sistema maggioritario, con l'aggravante che noi
  abbiamo ridotto i consiglieri da venti a sedici nei comuni da 10  a
  15  mila abitanti, avendo il sessanta per cento noi eleggiamo dieci
  consiglieri.
   Se lasciassimo all'interno di questa elezione con il proporzionale
  il  sindaco  con  il  turno unico e il consiglio  comunale  con  il
  proporzionale,   noi   non  faremmo  altro  che   fare   ricattare,
  sistematicamente e quotidianamente, i sindaci ogni  giorno,  perché
  all'interno  di  questo sessanta per cento un semplice  consigliere
  può condizionare l'amministrazione.
   Per  cui  la cosa più ovvia è quella di estendere da 10 a 15  mila
  abitanti il sistema maggioritario. Diversamente noi non facciamolo,
  e  poi  tra  l'altro questo sistema è già collaudato in Italia,  in
  tutta  la nazione, non capisco perché una volta si attua,   -  l'ho
  detto  ieri  sera e lo ribadisco -, una vota si riduce  a  10  mila
  abitanti  per il sindaco di Taormina perché deve essere  eletto  il
  sindaco  di  Taormina,  oggi non si può  fare  perché  c'è  l'amico
  dell'amico,  e, allora, questo Parlamento decida se fare leggi  che
  poi  vengono impugnate sistematicamente così com'è stato fatto  nei
  mesi scorsi, su cinque leggi ne sono state impugnate quattro.
   Facciamo un'altra legge che sarà impugnata, un papocchio che va in
  contrasto  a  quello  che è il buon senso e  la  trasparenza  nelle
  elezioni dei comuni da dieci a quindicimila abitanti.
   Noi  introduciamo un sistema di elezione diretta di turno unico  a
  chi  prende un voto in più e nello stesso tempo facciamo  ricattare
  il   sindaco   dall'ultimo  consigliere  perché  con   il   sistema
  proporzionale  tre, quattro liste determineranno l'elezione  di  un
  consigliere  che  sarà  quello  che  condizionerà  sistematicamente
  l'amministrazione comunale.

   PRESIDENTE. Onorevoli collehi, ci sono molti iscritti  a  parlare,
  per  chiarimento,  su questo desidero l'aiuto dei componenti  della
  Commissione.
   Probabilmente, lo spirito dell'onorevole Formica non era quello.
   L'onorevole Panepinto ha fatto un intervento opportuno, perché  il
  disegno di legge è   tutto  collegato.
   Se  noi  approvassimo  così  senza  chiarire  quello  che  succede
  all'articolo  2,  all'articolo  2  può  succedere  di  tutto,   noi
  introduciamo  il  turno  unico.  Su  questo  chiedo  l'aiuto  della
  Commissione e propongo di rinviare immediatamente l'articolo 2. Una
  volta  che  ci  chiariamo le idee sull'articolo 2,  si  applica  lo
  stesso procedimento anche all'articolo 1.
   Ho già sette iscritti a parlare su questo discorso. Non andiamo da
  nessuna  parte, perché chi interviene parla a sé stesso  e  non  lo
  sente nessuno.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, penso che
  c'è  stato  un  grande equivoco e che non si  è  voluto  capire  il
  tentativo che la Presidenza ha fatto di razionalizzare la norma.
   Avevo presentato un emendamento soppressivo dell'articolo 1. Ce ne
  sono   altri,  soppressivi  dei  commi  1  e  2.  Abbiamo  ritirato
  quell'emendamento soppressivo in virtù del fatto che si  recuperava
  l'1.6 che prevedeva l'introduzione di una soglia. Leggetelo l'1.6.
   La  Presidenza, giustamente, ha detto, confortata dagli uffici, il
  problema della soglia lo spostiamo all'articolo 2.
   Se  questa  cosa non la si vuole capire e si vuole spostare  tutto
  all'articolo  2,  allora Presidente, dobbiamo approvare  l'1.2,  la
  soppressione  del comma 1, 1.1, la soppressione del  comma,  perché
  altrimenti   noi  abbiamo  ritirato  la  soppressione   dell'intero
  articolo in virtù di questo, mi sono spiegato signor Presidente?

   PRESIDENTE.   Dico   votare   interamente   l'articolo   1,   dopo
  l'approvazione dell'articolo 2.

   FORMICA. Questa è una possibilità.

   CORDARO. L'articolo 1 è il trascinamento.

   PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, perché lei dice che l'articolo 1  è
  il   trascinamento?  Non  è  il  trascinamento  l'articolo  1.   E'
  l'articolo  2  il trascinamento. E' iscritto a parlare  l'onorevole
  Rinaldi. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, rispetto
  all'emendamento 1.6 c'è l'emendamento 1.1 lo che chiarisco subito.
   Senza   discutere  del  secondo  turno,  sposta   il   limite   da
  quindicimila  a  diecimila.  Cosa  significa?  L'1.1  che  fino   a
  diecimila  c'è  il  maggioritario,  da  diecimila  in  su,  c'è  il
  proporzionale.
   Per  quanto  riguarda, invece, il secondo turno, si discuterà  con
  l'articolo 2, così come è previsto dalla legge.
   Perché  sposto  la  soglia  da  quindicimila  a  diecimila?   Lei,
  Presidente, sa bene, essendo messinese come me, che nella provincia
  di  Messina la maggior parte dei comuni rientrano in questa fascia.
  E  c'è  una  partecipazione alla politica fatta dalle  liste  nella
  coalizione  che  appoggia la candidatura di  un  sindaco  o  di  un
  candidato a sindaco che dà una partecipazione ampia alla politica e
  li fa diventare anche protagonisti in quel momento.
   Se,   invece,   dovessimo  accettare  il  maggioritario   fino   a
  quindicimila,  noi avremmo comuni importanti come  quelli  dove  si
  sono svolti i turni elettorali qualche mese fa, come Capo D'Orlando
  e Patti, ed avremmo una lista per ogni candidato a sindaco.
   Siccome lì, in questi centri la politica è sentita, c'è una grande
  partecipazione io chiedo ai colleghi di votare questo emendamento e
  riportare  il maggioritario fino a 10 mila e da 10 mila  in  sù  il
  proporzionale. Il turno doppio verrà, poi, discusso all'articolo 2.

   PRESIDENTE.  Io  chiedo un chiarimento alla  Commissione.  La  mia
  proposta   è   sempre  quella  di  rinviare  tutta  la  discussione
  all'articolo 2.

   CASCIO SALVATORE. presidente della Commissione. Signor Presidente,
  io  vorrei intervenire perché la Commissione è stata sollecitata da
  un punto di vista tecnico.
   Il testo che noi abbiamo approvato prevede la modifica della legge
  del   1997,  per  cui  da  dieci  mila  il  parametro  è  diventato
  quindicimila.
   Cioè  il maggioritario è fino a quindicimila. Questa è la modifica
  della legge.
   L'emendamento  dell'onorevole Formica  -  ha  ragione  l'onorevole
  Panepinto - si presta ad un'interpretazione dubbia, non è scorretto
  scritto, a nostro avviso, questo emendamento, mentre è più corretto
  l'emendamento Rinaldi perché non fa altro che cassare gli  articoli
  3bis  e  2bis, che è quella fascia, che noi avevamo creato,  per  i
  comuni fra dieci  e quindicimila abitanti.

   PANEPINTO.  L'emendamento  Formica e  l'emendamento  Rinaldi  sono
  uguali.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Nella prima parte.

   PRESIDENTE.  Intanto intendiamoci tecnicamente e poi la  posizione
  di merito ognuno se la sviluppa.
   Se l'emendamento 1.1 dell'onorevole Rinaldi fa la sintesi  .

   PANEPINTO.  L'emendamento  Formica e  l'emendamento  Rinaldi  sono
  uguali

   PRESIDENTE. No, non è così. L'emendamento Formica si può  prestare
  ad  equivoci per il dopo, l'emendamento Rinaldi - da quello che  mi
  dicono - no.

   SUDANO. In Sicilia è già così

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  l'emendamento
  Rinaldi,  così  come  è  formulato,  produce  gli  stessi   effetti
  dell'emendamento   Formica.  «Alla  legge  regionale   n.   35/1997
  apportare  le  seguenti modifiche  gli articoli 2bis e  2ter  della
  legge  n.  35,  come introdotti dall'articolo 8,  sono  soppressi ,
  all'articolo  3  dice     l'elezione del  sindaco  nei  comuni  con
  popolazione superiore a quindici mila abitanti ».

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. E' la prima  parte
  solamente che va presa, solo la lettera a).

   PANEPINTO.  Però, siccome l'emendamento è fatto dalla lettera  a),
  dalla   lettera  b)  e  dalla  lettera  c);  l'emendamento  Rinaldi
  sostanzialmente  -  se  approvato così come  è  formulato,  con  la
  lettera  b)  e con la lettera c) - va a riportare un sistema  senza
  ballottaggio  a  turno  unico anziché  da  quindicimila  in  su  da
  diecimila in su.

   PRESIDENTE. Accantoniamo l'articolo 1. Io ho il dovere di  fidarmi
  della Commissione.
   Onorevole Panepinto, se già i componenti della Commissione  creano
  problemi  sull'interpretazione  tecnica,  proprio  non  ci   siamo.
  Accantoniamo l'articolo 1 e andiamo all'articolo 2. Ne do lettura:

                             «Articolo 2.
                         Elezione del sindaco
            e del presidente del consiglio circoscrizionale

   1.  Al  comma 3 dell'articolo 2 della legge regionale 15 settembre
  1997,  n.  35 e successive modifiche ed integrazioni, le parole  da
   Ciascun  elettore esprime separatamente  fino a   non  si  estende
  alla  lista  collegata.   sono  sostituite  dalle  parole   Ciascun
  elettore  può,  con  un unico voto, votare per  un  candidato  alla
  carica  di sindaco e per la lista ad esso collegata, tracciando  un
  segno sul contrassegno di tale lista. .

   2.  Al comma 3 dell'articolo 3 della legge regionale n. 35/1997  e
  successive  modifiche  ed  integrazioni,  le  parole  da    Ciascun
  elettore esprime separatamente  fino a  non si estende alla lista o
  al  gruppo  di  liste  collegate.   sono  sostituite  dalle  parole
   Ciascun  elettore può, con un unico voto, votare per un  candidato
  alla  carica  di  sindaco e per una delle liste ad esso  collegate,
  tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. .

   3.  All'articolo 3 della legge regionale n. 35/1997  e  successive
  modifiche ed integrazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

   a) il comma 4 è sostituito dal seguente:

    4.  È  proclamato  eletto  sindaco il candidato  che  ottiene  il
  maggior  numero  di  voti  validi. In caso  di  parità  di  voti  è
  proclamato  eletto  sindaco il candidato collegato,  ai  sensi  del
  comma  2,  con  la  lista o il gruppo di liste per  l'elezione  del
  consiglio  comunale che ha conseguito la maggiore cifra  elettorale
  complessiva.  A  parità di cifra elettorale,  è  proclamato  eletto
  sindaco il candidato più anziano di età. ;

   b) i commi 5, 6, 7 e 8 sono soppressi.

   4.  Il  candidato  eletto alla carica di sindaco è  immediatamente
  rieleggibile nello stesso comune per un limite massimo  complessivo
  di tre mandati consecutivi.

   5. Al comma 4 dell'articolo 4 bis della legge regionale n. 35/1997
  le parole da  Ciascun elettore indica separatamente  fino a  non si
  estende alla lista o al gruppo di liste collegate.  sono sostituite
  dalle  parole  Ciascun elettore può, con un unico voto, votare  per
  un    candidato   alla   carica   di   presidente   del   consiglio
  circoscrizionale  e  per  una  delle  liste  ad   esso   collegate,
  tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. ».


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                        Sull'ordine dei lavori

   TURANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO.  Signor Presidente, questa mattina, l'onorevole  Greco  ha
  detto  se  non  era  opportuno sospendere l'Aula  e  convocare  una
  Conferenza dei Capigruppo.

   PRESIDENTE.  L'abbiamo già fatta la Conferenza  dei  Capigruppo  e
  adesso siamo in Aula.

   TURANO. E chiaramente lei ha fatto affidamento al buon senso delle
  persone.

   PRESIDENTE. All'intelligenza delle persone

   TURANO.  Signor Presidente, io non credo che qui dentro  ci  siano
  persone  non  intelligenti. Il buon senso, però, non  è  detto  che
  tutti  lo  abbiano. Chiedo, allora, di permettere  di  trovare  una
  sintesi  politica, perché è chiaro che questo è un punto dirimente.
  E non è un punto dirimente perché si ha un interesse, come qualcuno
  lasciare  intendere,  di  qualche  deputato.  Si  ha  un  interesse
  politico.  E  l'interesse politico è quello di un filo  logico  che
  conduce  ragionamento  sull'impianto  dell'intera  legge.  Impianto
  dell'intera   legge   che   io  avevo,   come   primo   firmatario,
  sottoscritto,  in tempi non sospetti, molto prima  delle  elezioni,
  anche  del mio comune, di quella tornata elettorale appena passata,
  perché ritenevo che quel sistema presentasse delle storture.
   Sono  stato,  all'epoca,  visto come uno che  voleva  cambiare  le
  regole  in  corso d'opera, perché avevo l'interesse a votare  nella
  mia città e, chiaramente, non era questo lo spirito.
   Ora, in questi giorni, c'è stata una speculazione giornalistica  e
  c'è  stata  una  tensione che ha riguardato un Gruppo  parlamentare
  molto  autorevole di quest'Assemblea, che ha fatto  dei  comunicati
  lasciando intendere che la legge fosse fatta contro qualcuno.
   E  poiché così non era, in Commissione I io stesso ebbi a spiegare
  come  non  si  voleva penalizzare alcuno e si voleva  costruire  un
  meccanismo che fosse, per certi versi, adeguato all'Italia  e,  per
  certi  versi, adeguato anche alla legge nazionale che prevedeva  la
  soglia del 40%.
   Onorevole Cordaro, siamo d'accordo noi due, però, mi deve dare  il
  tempo.
   Detto  questo, signor Presidente, io credo che portare  la  soglia
  del   sistema  maggioritario  a  15.000  abitanti  è  un'operazione
  corretta.  La tensione che qualcuno vuole scatenare facendo  capire
  che  si tratta di un interesse di parte di qualcuno non è vera  Noi
  abbiamo  un  interesse politico, come forza politica, ad uniformare
  il  sistema  siciliano a quello italiano, e lo diciamo  perché  non
  vogliamo  avvantaggiare qualcuno e penalizzare  qualcun  altro,  lo
  stesso l'ho sostenuto anche per il Movimento Cinque Stelle, ragione
  per la quale chiedo alla Presidenza, prima di ritrattare l'articolo
  1, di fare una breve sospensione per cercare una sintesi politica.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  cittadini,  lo
  abbiamo  detto  ieri, lo ha detto lei, Presidente, e  lo  ribadisco
  ancora  io:  le regole si fissano con il consenso di tutta  l'Aula,
  non  può esserci una parte che a  maggioranza decide per tutti. Noi
  vi  abbiamo detto di non essere assolutamente d'accordo ed io  dico
  che non riesco a capire ora quali siano le motivazioni per le quali
  dalle  ore  11:00  siamo qui a discutere  di  una  cosa  di  cui  i
  siciliani non sentono assolutamente il bisogno.
   La  Sicilia  brucia,  i  rifiuti  ci  sommergono  e  noi  dobbiamo
  discutere di come annullare la democrazia in Sicilia? Quindi stiamo
  dicendo  che  il 35% dei cittadini di un comune sono sufficienti  a
  determinare  l'elezione di un sindaco al quale attribuiamo  perfino
  al maggioranza consiliare?
   Onorevole  Formica,  lei da questo scranno ha  sempre  parlato  di
  democrazia e di rappresentatività e questa cosa noi non la possiamo
  accettare,  non  è  corretto  Noi abbiamo detto ieri,  e  anche  in
  Conferenza    dei   Capigruppo:    aggiustiamola   questa    legge,
  aggiustiamola , introduciamo la doppia scheda, diamo la possibilità
  agli  elettori di scegliere un sindaco ed un consigliere  comunale.
  Abbiamo  detto  di  attribuire  a  chi  vince  la  maggioranza  dei
  consiglieri  comunali per garantirgli la stabilità,  eliminiamo  la
  mozione  di  sfiducia che conferisce ai consiglieri  il  potere  di
  ricatto  nei  confronti di un sindaco eletto direttamente.  Ma  non
  tutto  questo   Perché, ribadisco, non capisco a che  gioco  stiamo
  giocando  e  a  chi giova questo ragionamento. Il Movimento  Cinque
  Stelle,  gruppo  del quale faccio parte si oppone e  continuerà  ad
  opporsi questo disegno di legge e ad ogni ipotesi. Noi accordo  non
  ne  raggiungiamo con nessuno e non siamo disponibili  a  soggiacere
  all'accordo   di  una  presunta  maggioranza  e  di  una   presunta
  minoranza. Fatevene una ragione

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Cappello  con  il  suo
  intervento  è  già  entrato  nella  discussione  dell'articolo   2,
  sostanzialmente.  E' inutile girare intorno sul problema.  Ieri  la
  Conferenza   dei   Capigruppo  c'è  stata,  ed  obiettivamente   ha
  sviscerato  i problemi. Il Movimento Cinque Stelle ha espresso  con
  chiarezza   una   posizione,  l'ha  ribadita   adesso   chiaramente
  l'onorevole  Cappello.  Ieri si è cercato di  trovare  una  sintesi
  perché  è  un  atto  politico importante, le riforme  le  scriviamo
  tutti,   e   quando   io  dicevo   ci  rimettiamo  all'intelligenza
  dell'Aula   significa  poi  che  è  l'Aula,  quando  le   questioni
  dirimenti  si  riducono  a poco, a dover decidere.  Ieri  ci  si  è
  soffermati  sul discorso se la soglia di sbarramento doveva  essere
  del 35% o del 40% e ognuno ha portato le proprie ragioni. Chi, come
  l'onorevole Cordaro, sulla questione del riconoscimento  del  terzo
  polo,  sostanzialmente attualizzando la norma, chi sul  presupposto
  del 40% perché c'è un aggancio normativo, come ha detto l'onorevole
  Panepinto e l'onorevole Cracolici ma anche altri, come sottoscritto
  da  più  Gruppi,  quindi è importante che su  queste  questioni  si
  misuri l'Aula.

   SORBELLO.  A questo punto votiamo, poi ci vendichiamo sul  secondo
  articolo

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ribadisco che  così  non  si  può
  andare avanti. Noi rischiamo di fare un  papocchio  su questa cosa.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha facoltà

   FALCONE. Signor Presidente, sull'ordine dei lavori voglio ribadire
  quello  che  ieri abbiamo detto noi in conferenza dei Capigruppo  e
  quello  che  abbiamo  anche evidenziato nei  giorni  scorsi  quando
  riteniamo  che  in  effetti le regole e le regole  della  selezione
  della classe dirigente vanno condivise.
   Non  mi  pare  che  ci  sia il clima oggi, ne vorrei  che  dessimo
  all'opinione  pubblica  l'immagine di chi  sa  quale  interesse  ha
  quest'Aula rispetto alle emergenze che ha il territorio.
   Forza  Italia non ci sta a questo gioco al massacro che il Partito
  Democratico vuole a tutti i costi. Per noi la legge elettorale  non
  è  essenziale,  per  noi è essenziale risolvere  i  problemi  della
  Sicilia,  per cui se qualcuno vuole continuare lo scontro continui,
  noi invece chiediamo a questa Presidenza di fermarci di rinviare in
  maniera prudente a settembre quando gli animi sono tutti più calmi,
  quando siamo tutti più sereni, quando non c'è questa foga di  corsa
  e  di rincorsa che ci fa autoincidentare per cui io invito tutti  i
  Capi Gruppo a una riflessione, prendiamo atto -ragazzi- non c'è  la
  possibilità  di  andare avanti mi pare se quando  anche  sul  primo
  articolo  che  non è il cuore della legge ci sono queste  diversità
  propongo fra non maggioranza e minoranza, ma tra gli stessi partiti
  al loro interno quali regole vogliamo scrivere?
   Lasciamo tutto così com'è, poi ne parliamo quando e se ci sarà  il
  clima necessario.

   PRESIDENTE.  Questa  è  una  richiesta  formale  di  rinviare   la
  trattazione.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.

   CORDARO.    Signor    Presidente,   onorevoli    colleghi,    sono
  particolarmente colpito dall'intervento dell'onorevole Falcone,  un
  intervento  non  concordato con quei compagni di viaggio  che  egli
  dice di voler consultare prima di assumere iniziative politiche.
   L'onorevole Falcone non mi ha consultato, la linea che ci  eravamo
  dati era una linea completamente diversa comincio a pensare che  ci
  sia  una  strategia che mi sfugge per non fare la legge  che  mette
  insieme il collega Falcone, il collega Turano, il collega Cracolici
  e il Movimento 5 stelle.
   Sono  altrettanto  basito  dal  fatto  che  l'onorevole  Cappello,
  deputato  che rispetto, dopo avere detto che la Sicilia  brucia  ci
  spiega  che forse non brucerà più se lo sbarramento lo modifichiamo
  dal  35  al  40,  oppure al 50 per cento. Quindi resto  colpito  da
  questa ipocrisia collettiva che ci vede un po' tutti prigionieri, e
  però  io non resto prigioniero dell'ipocrisia, perché questo è  uno
  spettacolo indecente, indecente, dal quale io mi sottraggo.
   Mi avete coinvolto in un percorso di ragionamento che ha visto due
  volte  la  legge  discussa in Aula, che  ha  visto  per  più  volte
  discussa in Commissione.
   La  prima commissione  Affari istituzionali  ha esitato un disegno
  di  legge.  Lo ha esitato all'unanimità di tutte le forze politiche
  ad  eccezione  del  Movimento cinque stelle,  per  un  problema  di
  Sicilia  che  bruciava, tranne scoprire che  poi  è  la  soglia  di
  elezione  del  sindaco che fa spegnere gli incendi e dopo  di  che,
  dopo avere strumentalizzato una commissione, i colleghi capigruppo,
  stamattina se ne escono dicendo che non c'è il clima.
   Allora,  se qualcuno aspetta qualcosa dal presidente Crocetta,  se
  questa  opposizione che non mi piace e che io contesto, lo dico  ai
  colleghi di Maura e Falcone, aspettate qualche cosa da Crocetta, se
  avete  qualcosa  da  attendere che io contesto  e  che  rimando  al
  mittente, non è una politica che mi appartiene.
   Io  amo  la  politica  del volto aperto.  Amo  la  politica  della
  chiarezza.  Oggi  mi  vergogno  e  lo  dico  con  estrema,  ripeto,
  chiarezza.
   C'era  un  tema  politico. Ne rimaneva uno  ed  era  quello  della
  soglia, al netto della battaglia comprensibile del Movimento cinque
  stelle,  che poneva un tema legato ad un ragionamento assolutamente
  politico, lineare, cristallino, dal loro punto di vista,  tutte  le
  forze  politiche presenti in questo parlamento avevo raggiunto,  in
  commissione  I, una quadra e mi dispiace citare il collega  Milazzo
  che  di  Forza Italia fa parte e mi dispiace citare il  commissario
  regionale Miccichè che è il leader di Forza Italia in Sicilia e che
  ha una posizione opposta al suo capogruppo.
   Mi  dispiace citare queste cose ed è una politica della  quale  mi
  vergogno.
   Avete  deciso  che dobbiamo andare a casa perché  deve  venire  il
   nuovo che avanza ?
   Bene, ognuno di voi si assuma la sua responsabilità. Ho provato  e
  proverò fino a quando sono in quest'Aula, a costruire.
   Se  una  politica degli  inciuci  non mi permetterà di  costruire,
  evidentemente,  Presidente Ardizzone, assessori e  colleghi,  potrò
  continuare a fare solo una cosa e cioè denunciare.
   Denunciare la politica che non mi piace, denunciare un sistema che
  non comprendo, denunciare un modo di fare politica che non mi è mai
  appartenuto  e  che combatterò con tutte le forze,  fino  a  quando
  questa legislatura resterà in piedi.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare l'onorevole  Sudano.  Ne  ha
  facoltà.

   SUDANO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   credo   che
  innanzitutto vada detta la verità perché è inutile che si arriva al
  5  agosto in Aula dicendo che questa legge si sta facendo perché si
  sono  perse  le amministrative e tutti stiamo morendo per  fare  la
  legge elettorale.
   Questa  è  una  bugia  ed una falsità. Tutti  sanno,  compreso  il
  Movimento  cinque stelle che questa legge era in Aula a febbraio  e
  che  fu  mandata di nuovo in commissione perché c'erano le elezioni
  amministrative. Quindi, nessuno voleva che si cambiavano  le  carte
  in tavola, mentre si andava a votare dopo due mesi.
   Sono  finite le amministrative, la commissione ha cercato di nuovo
  di   lavorare.  Ha  cercato  un'intesa  con  tutti  i  gruppi   del
  parlamento.
   Era ovvio che il Movimento cinque stelle, l'intesa non la voleva e
  non  la  vuole perché deve fare il vittimismo davanti ai  siciliani
  che la politica lavora contro l'antipolitica,  ma non è così.
   Ora smettiamola  L'onorevole Falcone come sempre in tutte le leggi
  di questo parlamento, segue e rincorre i cinque stelle.
   Onorevole  Falcone,  Forza Italia è un'altra cosa.  L'antipolitica
  continuerà  a  votare il Movimento cinque stelle. Non voterà  Forza
  Italia.
   Quindi,  le  chiedo un atto di responsabilità,  di  votare  questa
  legge per un motivo di civiltà e di democrazia.
   A me non appassiona la soglia, il 40, il 35, il mio partito chiede
  il  40  e va bene il 40. Io credo che il trascinamento sia un fatto
  di  democrazia. E' stato fatto un errore perché tutti sappiamo  che
  il  sindaco collega alle liste il programma elettorale e  la  lista
  dei  candidati  per  obbligo  di  legge  se  no  le  liste  vengono
  annullate.
   Per  quanto  mi  riguarda, è un fatto di civiltà  anche  perché  i
  canali  RAI,  i canali Mediaset, La 7, dicono ai siciliani  che  si
  vota automaticamente il sindaco e la Regione siciliana, invece,  ha
  un metodo diverso che confonde i cittadini.
   Quindi,  ora  smettiamola  di  dire  che  i  partiti  si  vogliono
  difendere contro i 5 Stelle. Smettetela
   Tutti  sappiamo che questa Terra ha dei problemi, ma la democrazia
  viene prima di tutto.

   PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

   FOTI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, è arrivato il grande
  giorno e si discute questa legge.
   Come Lei ha visto da circa un'ora ci avvicendiamo, i deputati, per
  dare  il  nostro contributo a questo dibattito che, lo ripeto,  non
  abbiamo mai chiesto noi che questa legge si portasse al 5 di agosto
  in  Aula  però,  ovviamente, visto gli atti di forza  che  si  sono
  susseguiti,  sia  in Commissione che in Conferenza dei  Capigruppo,
  facciamo la nostra parte.
   Però,  signor  Presidente,  mi  permetta.  Questo  è  tutto  tempo
  sprecato perché mentre sia io che i colleghi che mi hanno preceduto
  abbiamo  parlato da questo scranno, Lei avrà potuto osservare  come
  qui  in Aula si sono svolte decine di mini riunioni, decine di mini
  dibattiti, mini risse. E' un via vai continuo.
   Questo  perché?  Lo avevamo detto, perché il dibattito  non  si  è
  consumato in maniera compiuta in Commissione, perché anche lì si  è
  usciti con degli atti di forza. Non c'è stata unità. Assolutamente
   E  comincia  a  scricchiolare anche l'opposizione  in  preda  alle
  incertezze   perché  questo  testo  di  legge  e  i   numerosissimi
  emendamenti,  corposi, che il più delle volte sostituiscono  interi
  emendamenti, non sono materia da vedere, esaminare, condividere con
  i  propri gruppi parlamentari in pochi minuti perché è una  materia
  delicata, perché riguarda la democrazia e la rappresentatività  dei
  cittadini in consiglio comunale.
   Non  mi  soffermo sulle polemiche che qualcuno ha voluto sollevare
  nei  riguardi del Gruppo parlamentare che rappresento perché questi
  populismi li lasciamo a chi è che li ha pronunciati.
   Noi  in  maniera  consapevole, consapevoli  dell'importanza  della
  materia   che   si   sta   trattando  chiediamo,   con   senso   di
  responsabilità,  che  il dibattito venga riportato  in  Commissione
  dove  si  devono trovare delle soluzioni equilibrate. Non votare  a
  maggioranza su cose che non sono state neanche formalizzate.
   Perché   qui,  signor  Presidente,  il  dibattito  si  è  spostato
  veramente  fuori dalle sedi e questa mattina ci ritroviamo  con  un
  fascicolo  di emendamenti dove ci sono, lo ripeto, interi  articoli
  che vengono sostituiti e questa cosa non va bene.
   Chiediamo  che  venga riportato il dibattito  in  Commissione,  lo
  ripeto, perché c'è bisogno di approfondimento.
   Alcuni  errori  potrebbero, addirittura, portare  a  eliminare  la
  democrazia di cui tanto qualcuno si riempie la bocca.
   Noi   dobbiamo  valutare  questo  disegno  di  legge  nella   sede
  opportuna. E non è qui in Aula in questo momento.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, quindi c'è una ulteriore richiesta
  di rinvio in Commissione.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Milazzo Giuseppe. Ne ha facoltà.

   MILAZZO  GIUSEPPE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   io
  intendo fare due riflessioni.
   Intanto,  se  mi  è  consentito da un  punto  di  vista  solamente
  politico, fare una analisi sull'intervento dell'onorevole Cappello,
  che parla di immondizia per strada e poi propone la doppia scheda.
   Non ho capito  Le nostre proposte creano immondizia per strada; la
  sua  proposta  di doppia scheda forse fa togliere l'immondizia  per
  strada?
   Allora,   lui   poteva  dire,  non  si  fa  la  legge  elettorale,
  occupiamoci dell'immondizia che c'è per strada, così avrebbe  avuto
  un  senso, ma il senso del suo intervento è stato: c'è l'immondizia
  per strada, però le nostre proposte sono quelle salvifiche.
   Siccome, ho avuto sempre un atteggiamento di grande rispetto verso
  i  colleghi  del  Movimento  Cinque  Stelle,  che  reputo  colleghi
  preparatissimi, però in questa vicenda ritengo che l'intervento  ha
  dei presupposti di incoerenza.
   Continuo  dicendo,  vorrei ricordare che  la  soppressione  o  non
  prevedere  più  i  ballottaggi qualunque  sia  la  percentuale,  fa
  risparmiare da 20 a 30 milioni di euro.
   Possiamo dare mandato a Crocetta di estinguere il mutuo acceso tre
  mesi fa, che contribuisce a gravare sui siciliani 1.600 euro.
   Se uno è bravo o è meritevole di diventare sindaco, che lo diventi
  al  primo turno  Al secondo turno quanti sindaci eletti con  il  20
  per   cento   del  15  per  cento  complessivamente?  Qual   è   la
  rappresentatività  di questi sindaci? A Palermo consiglieri  eletti
  con 100 voti e Nuti che fu il più votato: a casa
   Quindi,  non è contro il Movimento Cinque Stelle, è al  contrario:
  ognuno  deve avere diritto di Tribuna e contro pure questi  sindaci
  inamovibili, eletti al secondo turno con il 15 per cento, con il 60
  per  cento bulgaro di maggioranza: inamovibili  Non si possono  più
  toccare
   E  il  ruolo  del  consigliere comunale? Perché no, apostrofiamolo
  così  Che deve correre per andare in consiglio comunale, quando non
  è  massacrato - in un'ora - quando non è massacrato, perché poi c'è
   gettonopoli , poi ci facciamo le trasmissioni
   Cosa fa il consigliere comunale? Certo  Se il sindaco è il podestà
  seduto  là   e non ho visto un emendamento per rafforzare i  poteri
  del consiglio comunale: uno
   Tutti  ci concentriamo sul sindaco, ma ogni quartiere, ogni  parte
  del  territorio  di  una  città  ha il  proprio  rappresentante  in
  consiglio comunale
   Ma  scusatemi,  un sindaco che non ottiene il 51 per  cento  della
  maggioranza,  quindi  non ha la maggioranza  della  propria  città,
  perché dovrebbe poter fare e disfare tutto in piena autonomia? E la
  maggioranza  del  consiglio comunale, invece, non gli  può  dettare
  un'agenda diversa? E ve lo dico da consigliere comunale.
   Presidente,  presentiamo l'emendamento; prima di fare  i  deputati
  cominciamo  dai  consigli di circoscrizione, e  forse  qualcuno  si
  renderà  conto  che cosa significa stare là e vedere  un  assessore
  arrogante  che  presenta i suoi provvedimenti mentre  il  consiglio
  assiste inerme
   Questo è quello che vorrei fare
   Andiamo alla posizione del Capogruppo Falcone. Falcone ha detto, e
  mi  pare  che  sia sotto gli occhi di tutti,  possiamo rivedere  la
  registrazione  di alcuni colleghi, quello che hanno fatto  qua   La
  percezione è che non ci siano le condizioni.
   Se dobbiamo dare uno spettacolo indegno - dice Falcone - andiamo a
  settembre.  Detto  fatto  Che prendano la  parola  i  Capigruppo  e
  smentiscano Falcone  Non ho visto un Capogruppo venire qui e  dire:
  no   facciamola subito  Perché ogni Gruppo è spaccato, su posizioni
  diverse
   Perché  si  può  smentire Falcone, in un secondo   Che  prenda  la
  parola  il  Capogruppo  del  PD, se  rappresenta  tutto  il  PD,  o
  dell'UDC,  se  rappresenta tutto l'UDC e  dicano  qual  è  la  loro
  posizione
   Non  vi  trincerate dietro un'ipotesi di rinvio  per  evitare  uno
  spettacolo indegno, per mitigare le vostre spaccature. Se  ci  sono
  le condizioni andiamo avanti, se non ci sono rinviamo a settembre.

   SAMMARTINO. Le spaccature le avete voi in Forza Italia

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare, l'onorevole Vinciullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, Medea
  di  Seneca,  arrivato a un certo punto si poneva la  domanda:   cui
  prodest  scelus, is fecit  per essere chiari, collega, a chi  giova
  oggi questo comportamento indecoroso che stiamo ottenendo in questa
  Aula?
   Non vorrei ritornare a ripetere una frase che avevo detto la volta
  scorsa.  Noi  abbiamo  assunto  un impegno  nella  riunione  con  i
  Capigruppo che prima dell'ultima seduta di questa Assemblea,  prima
  di andare in Aula, avremmo approvato tre leggi.
   La  prima l'abbiamo fatta, la seconda stiamo cercando di farla,  e
  poi  c'è  una terza legge. Io ho apprezzato moltissimo l'intervento
  dell'onorevole  Cordaro  e  mi  riconosco  interamente  nelle   sue
  affermazioni.  Noi  ci  troviamo in una  situazione  esplosiva,  ha
  ragione  onorevole Cappello, la Sicilia sta bruciando, ma noi  oggi
  cosa  stiamo facendo per spegnere questo incendio? Come  ci  stiamo
  comportando  di  fronte  a coloro i quali ci  hanno  dato  la  loro
  fiducia e ci hanno chiamato ad amministrare questa terra.
   Vogliamo ulteriormente ritardare l'approvazione di due disegni  di
  legge  cui prodest questo comportamento? A chi giova? Questo  cupio
  dissolvi  che si è impossessato di ognuno di noi e per cui  l'unica
  cosa che chiediamo è di rinviare a settembre, e poi a settembre  ad
  ottobre,  a ottobre a novembre, così come avevamo fatto e ha  fatto
  bene l'onorevole Sudano a ricordarlo. A febbraio abbiamo detto  non
  la  potevamo  approvare perché si sarebbe votato di  lì  a  qualche
  mese, ed abbiamo detto: va bene
   Veda, Presidente Ardizzone, non è necessario per forza che vi  sia
  la  convergenza, un voto unitario. Si vota, c'è chi vince, c'è  chi
  perde  E si va avanti. Non possiamo continuare a rimanere qui fermi
  di  fronte alla necessità di avere unanimità su un disegno di legge
  che  vede  il  mio Gruppo essere presente e pronto  ad  approvarlo.
  Perché  il  nostro  obiettivo, l'obiettivo di  questa  Assemblea  è
  approvare il prossimo disegno di legge, quello che dà 9 milioni  di
  euro  alle province per pagare i lavoratori perché la politica  dei
  due  forni deve finire, non è possibile che qui si chiede il rinvio
  dei  disegni  di  legge e poi sotto vengono portate  le  persone  a
  protestare contro questo Parlamento.
   Non  è possibile che quando ognuno di noi la mattina arriva,  deve
  essere investito da decine di persone che rinfacciano cose che  non
  abbiamo  fatto,  non  abbiamo detto e non abbiamo  pensato,  perché
  qualcuno  in questo Parlamento cerca di aizzare la gente contro  di
  noi. E poi il risultato qual è? Al momento di decidere e di votare,
  si dice di rinviare
   Non  è  possibile  rinviare, Presidente  Ardizzone.  Noi  dobbiamo
  votare, onorevole Panepinto, la nostra posizione può passare o  può
  soccombere, ma è la legge della democrazia e di fronte  alla  legge
  della democrazia tutti ci dobbiamo piegare.
   Abbiamo  assunto  un impegno, questo impegno va  mantenuto,  vanno
  votate le due leggi, vanno approvate, bocciate, respinte, tutto ciò
  che  è  necessario  fare, ma lo dobbiamo fare con  coraggio,  senza
  paura del risultato finale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Sorbello.  Ne  ha
  facoltà.

   SORBELLO.   Signor   Presidente,  signori   Assessori,   onorevoli
  colleghi,  noi  oggi  discutiamo di una  norma  che  trasciniamo  e
  stiracchiamo  da  circa  sei mesi. A febbraio,  come  ha  detto  il
  collega  Vinciullo,  abbiamo rinviato  il  tutto  perché  c'era  la
  scadenza di un determinato numero di comuni e per cui la regola non
  si poteva cambiare alle porte della tornata elettorale.
   Dopodiché,  l'abbiamo rimandata in Commissione e abbiamo  discusso
  per  più  di  tre  mesi su questa norma. E' uscito un  testo  dalla
  Commissione. E' uscito un testo dalla Commissione, integrato e poi,
  da  un  accordo politico, il più largo possibile, per fare in  modo
  che questa norma arrivasse in Parlamento e fosse approvata.
   Oggi  vediamo che sostanzialmente non siamo ancora pronti  per  la
  votazione. Vi dico con molta onestà che sono contro a rimandarla in
  Commissione  ed  a non andare avanti. Noi dobbiamo  andare  avanti,
  approvata,  non  approvata,  bocciata con  la  maggioranza  con  la
  minoranza,  e signor Presidente la invito a ripartire dall'articolo
  1.
   La votazione per noi è indispensabile, ripartiamo dall'articolo 1,
  senza  accantonare  niente. La norma è stata redatta  ed  è  uscita
  dalla Commissione, c'è un accordo politico e si parte dall'articolo
  1.  Non  capisco  questo  bypass  che  vogliamo  mettere  in  campo
  dall'articolo  2.  Per  cui  la  inviterei,  signor  Presidente,  a
  riportare la discussione sull'articolo 1 ed iniziare proprio  dalla
  proposta dell'articolo 1 perché da lì si vede se questa maggioranza
  regge  o  non  regge; se quell'accordo politico fatto fino  a  ieri
  sera, regge o non regge

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   chiaramente   tutti   questi
  interventi fanno parte della discussione sull'articolo 2.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha facoltà.

   DI   MAURO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  sull'ordine dei lavori ed intervengo anche per la chiamata in causa
  dell'onorevole Cordaro. Vorrei ricordare all'onorevole Cordaro  che
  questo  disegno di legge non porta la firma del Governo. Non  porta
  la  firma del Governo perché questo Governo non si pone nemmeno  il
  problema   della  governabilità  degli  enti  locali   e   le   sue
  affermazioni credo che siano frutto di un colpo di sole del mese di
  agosto perché il disegno di legge che noi stiamo mettendo in  campo
  è  un disegno di legge confusionario, è un disegno di legge che non
  ha  obiettivi  precisi.  Prova ne sia  il  disinteresse  dell'Aula,
  tenendo  conto, onorevole Cordaro, lei che è autorevole  componente
  della  Commissione,  che  tra le cose assurde  inserite  in  questo
  disegno  di legge, c'è pure l'eliminazione dello sbarramento  al  5
  per cento.
   Noi,  quindi, ci troviamo dinnanzi ad un disegno di legge che,  se
  fosse  approvato  così  com'è  stato  proposto  dalla  Commissione,
  vedrebbe un proliferare di liste e soprattutto, questo lo ha  detto
  anche  lei  ieri  in sede di Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari, il nodo vero di questo disegno di legge, perché siamo
  tutti  d'accordo  sul  trascinamento, che è  quello  relativo  allo
  sbarramento,  cioè  al 35 o al 40 per cento, la Commissione  lo  ha
  delegato  ad  un'intesa tra i partiti, intesa che, ad oggi,  non  è
  avvenuta.
   Per quanto mi riguarda, onorevole Cordaro, non sono disponibile  a
  chiedere  il voto segreto su un argomento così importante perché  è
  giusto  che il Parlamento, ognuno in Parlamento, ognuno si pronunci
  ufficialmente  perché  al  di  là  delle  chiacchiere   che   molti
  parlamentari  della maggioranza fanno in maniera  riservata,  credo
  che  alla  fine  ci  sia un obiettivo di questa maggioranza  che  è
  quello  di perseguire quello che fa a Roma Renzi. A Roma  Renzi  ha
  dato  l'input  al  40 per cento, la Sicilia che ha  un  Governo  di
  centro-sinistra   ed   una  maggioranza  deve   perseguire   questo
  obiettivo.  Non  c'è alcuna autonomia di questo  Parlamento  perché
  l'unica cosa da fare è quella di tenere conto delle indicazioni che
  arrivano dal Governo nazionale.
   Allora, voglio essere prudente, comprendo che ci sono difficoltà a
  raggiungere l'accordo, ma soprassedere sulla trattazione di  questo
  disegno  di  legge  nel tentativo di trovare  una  sintesi  con  il
  Parlamento,  tenendo  conto  anche della  posizione  del  Movimento
  Cinque  Stelle  che  ad  una  prima  ipotesi  di  accordo  su   una
  percentuale che era del 35 per cento oggi ha tirato i remi in barca
  ed  ha  deciso  di non partecipare alla votazione,  quindi,  voterà
  contro  il 35 per cento e voterà contro il 40 per cento al fine  di
  non   fare  creare  le  condizioni  che  nella  legge  ci  sia   lo
  sbarramento. Credo che questo sia il momento che, poi, manda a mare
  questa legge.
   Se  vogliamo  essere ragionevoli, prudenti, non c'è qui  un'intesa
  con il Governo, nemmeno, mi permetto di dire, c'è una grande intesa
  nella  stessa maggioranza, ma l'idea di nascondersi dietro il  voto
  segreto  per tentare di riuscire a carpire qualche voto di qualcuno
  che immagina di potere aiutare la posizione alternativa al Governo,
  votando  segretamente,  non  ci sto. Sulla  legge  elettorale,  per
  quanto  mi  riguarda,  non  sono disponibile  a  chiedere  il  voto
  segreto.  Se  lo vogliono fare gli altri ubbidirò e  voterò  perché
  devo  votare,  ma  per quanto mi riguarda non  sono  disponibile  a
  chiedere  il voto segreto. E quindi non chiedendo il voto  segreto,
  onorevole Cordaro, andiamo qui in una condizione di conflittualità.
   Per  quanto  ci  riguarda, i colleghi del  PD  hanno  ricevuto  il
  diktat,  stanno  obbedendo  malamente,  quindi  un'intesa,  se   ci
  prendiamo  qualche  giorno  di tempo,  i  primi  di  settembre  per
  ragionare,  non credo che sia male, altrimenti vedrà soccombere  la
  nostra idea che è quella del 35 per cento.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panepinto.  Ne  ha
  facoltà.

   PANEPINTO.   Signor   Presidente,  Governo,  onorevoli   colleghi,
  condivido un'affermazione del collega che mi ha preceduto sul fatto
  che  le  leggi elettorali debbano avere ovviamente la condivisione.
  Sul  fatto che i deputati del PD abbiano avuto il diktat, devo dire
  che  i  deputati  del PD, ed è giusto che si dica  in  Aula,  anche
  rispetto a quello che ha detto la collega, Capogruppo del Movimento
  Cinque Stelle, ha avuto un lungo dibattito al proprio interno, come
  gruppo   parlamentare,   come  partito  con   deputati,   segretari
  provinciali, perché la legge elettorale non è una legge qualsiasi.
   E'  la legge delle regole e le regole non valgono per i partiti ma
  valgono  per le istituzioni, in considerazione anche del fatto  che
  non  è  una legge elettorale che riguardi i liberi consorzi, che  è
  già   importante,  ma  è  una  legge  elettorale  che  riguarda   i
  quattrocento  comuni  siciliani i quali  non  vivono  una  stagione
  particolarmente felice, per i quali abbia avuto un dibattito  anche
  con alcuni colleghi, in I Commissione, su come garantire stabilità,
  o  su  come  impedire  che  i  sindaci  diventino  piccoli  podestà
  all'interno delle proprie città.
   Detto  ciò, il Partito Democratico, nelle sue differenze,  ma  che
  hanno  portato  unità, ha avanzato una proposta, non  solo  ad  una
  parte  di questo Parlamento, ma a tutto il Parlamento. Cioè vale  a
  dire, quello di tenere una soglia del 40 per cento e tutti sanno le
  ragioni  per cui abbiamo adottato questo numero che non ha maggiore
  dignità  del  35 per cento, ma il 40 per cento è quella percentuale
  necessaria  perché  il  candidato  sindaco  con  l'attuale  sistema
  vigente,  se le liste collegate al candidato sindacato vincente  al
  secondo turno, ottiene il premio di maggioranza.
   Siamo  dell'idea  di  allinearci  alla  normativa  nazionale.   Lo
  richiede  una  forza  importante di questo  Parlamento  per  quanto
  riguarda  il  maggioritario  portato da diecimila  a  quindicimila,
  nella  logica  della  condivisione  e  anche  della  mediazione   e
  l'effetto trascinamento che oggi è ancora più importante rispetto a
  quello  che è accaduto nelle ultime elezioni non per correggere  le
  proprie perdite o trovare ragioni alla propria sconfitta ma  perché
  è  chiaro  che  bisogna  fare  esprimere  il  consenso  complessivo
  rispetto a un sindaco e a una coalizione.
   Su  questi  tre  temi  abbiamo costruito  un  nostro  ragionamento
  politico  che abbiamo, non voluto imporre, ma proposto formalmente,
  informalmente  in tutti i luoghi in questo Parlamento  e  fuori  da
  questo Parlamento si è discusso di legge elettorale.
   Credo che dagli interventi avuti, da ciò che si sente e si ascolta
  in  Aula,  anche dicendolo con chiarezza, alle volte con  il  gioco
  dell'ambiguità, si potrebbe continuare già oggi stesso  a  chiudere
  questo  testo  con  questi elementi che  mi  pare  che  trovino  il
  consenso ampio.
   Al  Movimento  Cinque Stelle, senza polemica,  ma  con  chiarezza,
  voglio  anche dire una cosa, un Gruppo parlamentare non può sedersi
  in  riva al fiume per veder passare il cadavere del proprio nemico,
  in questo caso la politica
   Perché anche voi avete partecipato concretamente al dibattito  sul
  40%,  è  chiaro  che  avete fatto una scelta di volervi  preservare
  un'eventuale  approvazione del disegno  di  legge  per  gridare  di
  essere le vittime della politica, del sistema, della casta,  e  non
  sta bene, perché voi avete partecipato a questo dibattito.
   Lo avete fatto con le circoscrizioni, lo avete fatto con la soglia
  del ballottaggio, lo avete fatto nelle Commissioni, non nell'ultima
  tornata,  ma  da  quando  abbiamo iniziato  a  discutere  di  legge
  elettorale, vale a dire da febbraio.
   Non   è   immaginabile,  anche  se  probabilmente,   temporalmente
  qualunque legge approvata a ridosso del Ferragosto può apparire una
  legge  rattoppata,  può  apparire il  frutto  di  un  tentativo  di
  recuperare  agli esami finali che si verificano prima  di  chiudere
  una sessione scolastica per gli alunni meno bravi.
   Io  ritengo che su questa legge elettorale, Presidente, e  lei  ha
  governato benissimo in tutte le fasi - che sono state più di una  -
  questo  momento,  questo Parlamento se può  chiuda  subito  non  su
  quelle  che  sono  state  le proposte del  PD,  ma  su  quelle  che
  riteniamo siano state anche condivise.
   C'è  un documento a firma dell'onorevole Cascio Francesco, emerito
  Presidente,  e  di altri, l'onorevole Turano, l'onorevole  Anselmo,
  che hanno segnato la posizione di un gruppo largo, che è quello non
  solo  che  sostiene  il  Governo, ma  che,  in  qualche  maniera  è
  maggioranza in questo Parlamento.
   Ma io vado oltre, con tutto il rispetto per il Capogruppo di Forza
  Italia  non  ho condiviso questo perpetuo braccio di  ferro,  o  il
  tentativo   di   trasferire  emendamenti,  come  ho  detto   prima,
  nell'introdurre comunque un sistema elettorale senza  ballottaggio,
  così come accade a turno unico, come accade per i comuni da 10 a 15
  mila abitanti.
   Se   la  ragione  è  il  coraggio,  la  ragione  è  assunzione  di
  responsabilità di tutto il Parlamento, compreso il Movimento Cinque
  Stelle,  che  non può prepararsi a dichiararsi vittima  sacrificale
  perché  il  sistema  elettorale si  cambia  per  impedire  loro  di
  vincere.
   Loro  vinceranno fin quando troveranno il consenso dei  cittadini,
  in  alcuni  comuni  l'hanno avuto, in altri  no,  proveremo  quanto
  saranno bravi a governare, se saranno bravi saranno confermati,  se
  non saranno bravi - come accade nella democrazia dell'alternanza  -
  democraticamente  saranno sostituiti dall'unico  vero  titolare  di
  tutti i nostri ragionamenti, che è il corpo elettorale.
   Per  cui,  io  credo che ci siano le condizioni per  ritrovare  la
  serenità ed andare avanti su quei presupposti che non sono i dictat
  di  cui  parlava  l'onorevole Di Mauro, ma che sono sostanzialmente
  punti  fermi  che  hanno visto già, da settimana in  settimana,  la
  condivisione  di  questi  tutti  i Gruppi  parlamentari  in  questo
  Parlamento.

   SAMMARTINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SAMMARTINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il  mio  vuole
  essere un appello ai colleghi ed alla Presidenza, perché ne abbiamo
  sentite  di troppe in questi mesi su questa riforma elettorale  che
  nasce - come qualcuno ha ricordato - ormai quasi un anno addietro.
   Le riforme elettorali si fanno, cari colleghi del Movimento Cinque
  Stelle, e si fanno mediamente ogni venti anni, quando in un sistema
  democratico cambiano le regole perché cambia la percezione di  come
  la democrazia viene percepita dai cittadini.
   Voi  oggi mettete in discussione un disegno di legge che  è  stato
  trattato  nelle Commissioni di merito per molto tempo,  dove  anche
  voi  avete  proposto qualche emendamento che, se non ricordo  male,
  evitava  gli apparentamenti tra le liste, proponevate  -  ed  è  ai
  verbali della Commissione - una soglia bassa, credo intorno al 35%,
  per determinare i ballottaggi.
   Provavate  a  far passare il concetto che il voto di trascinamento
  in  questa  Sicilia, come in Italia, chissà cosa volesse celare  e,
  proponevate,  portando avanti l'effige della  legalità,  la  doppia
  scheda.
   Vedete,  le  riforme elettorali si condividono tra maggioranza  ed
  opposizione quando ci sono le condizioni di giocare tutti la stessa
  partita.
   Credo  che  qualcuno, e mi riferisco a voi, non volete giocare  le
  partite per additare la politica come una cosa diversa, lontana  da
  voi. In realtà, anche voi sedete in questo Parlamento, ed anche voi
  avete  il  dovere-diritto  di esprimere le  vostre  opinioni  e  di
  contribuire a migliorare quello che è l'attuale sistema elettorale.
   Un   sistema  elettorale  che,  comunque,  vi  vede  vincenti,  in
  qualunque modo. Se voi pensate che una legge elettorale determini i
  risultati  elettorali, non avete capito che i risultati  elettorali
  li determinano i cittadini, a prescindere dallo schema elettorale.
   Ed  allora,  l'appello, signor Presidente, e mi rivolgo  anche  ai
  colleghi  dell'opposizione, è quello di andare  avanti.  Di  andare
  avanti  e  di concludere, con questo disegno di legge, una stagione
  che  ha visto nel 2011, forse in questo Parlamento, cambiare quella
  che  in  tutta  Italia  è  una legge elettorale,  ed  applicare  un
  sicilianismo  che,  ad  oggi, ci rendiamo conto  essere  fuori  dal
  tempo.
   Ho  ascoltato  le  parole del collega che  parla  dei  dictat  del
  Partito democratico.
   Il Partito democratico è un grande partito, che parla alla base  e
  che  parla nei territori. Il Partito democratico ha proposto la sua
  scelta, ha proposto quella che è stata una linea condivisa,  anche,
  dalla  maggioranza  di  questo Parlamento. Il  Partito  democratico
  vuole  che  si faccia questa riforma elettorale, come, credo,  gran
  parte di quest'Aula.
   Accolgo   l'appello  del  collega  Di  Mauro  che  dice   di   non
  nasconderci,  alcuno di noi, dietro il voto segreto. Ed  io  chiedo
  anche  al Movimento Cinque Stelle di non supportare il voto segreto
  e  la richiesta di voto segreto, perché, vedete, in maniera chiara,
  questo Parlamento si esprimerà su come vogliamo impostare una legge
  elettorale,   signor  Presidente.  Ed  in  maniera  chiara,   senza
  nasconderci  col  voto  segreto,  ogni  forza  politica  di  questo
  Parlamento dovrà dire come intende modificare la legge elettorale.
   Concludo  dicendo che la Sicilia è piena di problemi. E'  vero.  I
  problemi non vengono, sicuramente, soltanto da questo Governo, ma i
  problemi sono insiti, ormai, in questa Terra da tantissimi anni.
   Il  Movimento  Cinque Stelle avrà forse l'onore di guidare  questa
  Regione. Vedremo cosa saprete fare. Noi stiamo facendo la nostra, e
  siamo  convinti  di avere idee alternative alle  vostre,  ma  sulla
  legge  elettorale, diteci come la pensate. Non  vi  fate  la  legge
  soltanto  per  voi.  Avete un partito che non  vuole  apparentarsi,
  perché è un partito che va da solo. Volete una legge su misura.  La
  democrazia vuol dire confrontarsi con tutti.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Ragusa.  Ne  ha
  facoltà.

   RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che  questa
  mattinata sia stata impegnata bene. Ci stiamo ascoltando tutti,  ci
  stiamo  sentendo e penso che un confronto sia sempre  interessante,
  soprattutto,  quando  si affronta una legge elettorale  così  tanto
  attesa.
   Parto   da  un  presupposto  molto  semplice,  signor  Presidente,
  intanto,  ringraziandola, perché ancora una volta lei ha dimostrato
  di  saper  guidare  quest'Assemblea. E mi ricordo  quando  ci  fece
  approvare, e approvammo in quest'Aula, il decreto Monti, che tanti,
  tantissimi colleghi, forse, ai tempi, non apprezzavano, ma che  col
  senno  del  dopo,  questo decreto serve a  tutti.  Serve  a  questa
  Assemblea, serve a questi deputati.
   Abbiamo   preso   un   impegno:  tre  norme  prima   di   chiudere
  quest'Assemblea. E bisogna essere leali ed onorare gli impegni  che
  si prendono.
   Ed  un'altra  considerazione  che  mi  preme  fare  è  questa.  In
  quest'Aula c'è un Gruppo che fa e che sostiene una maggioranza. C'è
  un  Gruppo che sostiene un'opposizione, e mi pare quasi normale che
  chi  fa  opposizione si oppone a chi cerca di rallentare i processi
  di  un'Isola  che  è la nostra Terra, che è un'Isola  difficile  da
  governare, con tantissimi e gravi problemi.
   C'è  della gente, però, che aspetta risposte. Le ex province, oggi
  liberi  consorzi, aspettano di essere governate, così come  abbiamo
  già deciso, con quella legge e che bisogna andare avanti.
   Carissimi  colleghi, certamente il Governo in questi quattro  anni
  ha  assunto  diverse  posizioni,  una  in  particolare  che  ci  ha
  trascinati  verso  un  Governo  di  tecnici  non  approvato  e  non
  condiviso da tantissimi colleghi eletti dal popolo, ed è  stato  un
  errore, secondo me micidiale, tant'è che non appena si è affacciata
  la politica al Governo della Regione tantissime cose sono cambiate,
  soprattutto nel senso della responsabilità.
   Perché   oggi   questa  maggioranza  deve  avere   un   senso   di
  responsabilità, perché se noi non andiamo avanti abbiamo vanificato
  il  lavoro  di  questa  Commissione, e non possiamo  far  finta  di
  niente,  perché  in  questa Commissione  ci  stiamo  dentro  tutti,
  maggioranze ed opposizioni.
   In  conclusione quindi dico che se il Governo e questa maggioranza
  ci sono allora devono andare avanti stabilendo la soglia del 40%, e
  chi  lo  vuole  lo  voti,  e chi non lo vuole  si  astenga  o  voti
  contrario.
   La  maggioranza a 15 mila persone va bene, e chi la vuole la voti,
  e  chi non la vuole si astenga e vada avanti per la sua strada.  Ho
  sentito  parlare  di  coalizione in quest'Aula,  e  mi  piace,  non
  condivido taluni colleghi che rimarcano l'appartenenza ad  un  solo
  partito, perché questa è una coalizione e mi farebbe anche  piacere
  che  quando  si  parla  di  coalizione  trasferiste  questo  vostro
  pensiero  a Roma, perché l'Italia ha bisogno di una coalizione,  la
  Sicilia ha bisogno di una coalizione che governi bene il Paese.
   Per  cui il mio invito è quello di andare avanti nel miglior  modo
  possibile, spedito e rapido, per uscire oggi da quest'Aula.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  inviterei   i
  colleghi  a  un  attimo  di  attenzione.  Se  dobbiamo  cercare  di
  risolvere  il problema che abbiamo di fronte, è giusto  che  ognuno
  rifletta ed ascolti con attenzione.
   Presidente,  le  leggi  elettorali  dovrebbero  farsi  con   ampie
  maggioranze. La nostra Costituzione prevede per la sua modifica che
  ci  sia  il  quorum di almeno il 75% di parlamentari che votino  la
  riforma.  E  non lo fa a caso. Perché le riforme che interessano  i
  diritti   costituzionali  primari,  garantiti  dalla  Costituzione,
  devono  trovare  una condivisione. Spesse volte si sono  tentati  i
  blitz sulla riforma costituzionale e sulle leggi elettorali e, come
  abbiamo visto, poi si sono trasformati in boomerang.
   E  mi  riferisco alla riforma del Titolo V della Costituzione  nel
  2001,  fatta  con un solo voto di maggioranza, che ha causato  quel
  disastro  di rapporti tra le Regioni e lo Stato, con il contenzioso
  infinito  di  fronte alla Corte costituzionale a cui bisogna  porre
  rimedio; mi riferisco al cosiddetto  Porcellum  (legge n.  270  del
  21 dicembre 2005), votata e poi subito abiurata; mi riferisco anche
  alla riforma elettorale che si è fatta a livello nazionale, dove  è
  stato  imposto addirittura il voto di fiducia da parte del Governo,
  e  di  cui oggi già tutte le forze politiche in Parlamento si  sono
  pentite  e  si  stanno  arrovellando per modificare  la  cosiddetta
   Italicum .
   Allora, noi non possiamo fare lo stesso errore, non dobbiamo  fare
  lo   stesso  errore.  Perché  affrontiamo  la  riforma  elettorale?
  Principalmente  e  fondamentalmente non  per  fare  un  dispetto  a
  qualcuno,  ma  per correggere, intanto, un errore clamoroso  che  è
  stato  quello  fatto nel 2011, anche allora per  aver  tentato  una
  parte  di  maggioranza nel 2011, segnatamente la stessa  che  oggi,
  invece  cambiando  idea,  si oppone che  ha  dovuto  introdurre  il
  cosiddetto   voto  confermativo , perché allora -  i  colleghi  che
  c'erano  me ne devono dare atto - introducendo quella malaugurata e
  non soppesata riforma che cosa è avvenuto?
   E'  avvenuto che il 50 per cento dei cittadini che vanno a  votare
  per  il Consiglio comunale non votano per il Sindaco non perché non
  gli  piace il Sindaco, ma perché non lo sanno, per cui avviene  che
  c'è  una  coalizione  che  prende 15 mila  voti,  ed  è  spesso  la
  maggioranza, ed il candidato a Sindaco ne prende 7.000, 7.500; è un
  attentato alla democrazia
   Allora,  cosa propongo, Presidente Ardizzone? Se c'è  il  consenso
  andiamo  avanti;  se  non  c'è il consenso eliminiamo  solo  quella
  stortura  istituzionale del voto confermativo e di  comune  accordo
  rinviamo  a settembre l'approfondimento dei temi controversi.
   Pertanto,  le propongo, Presidente, una Conferenza dei  Capigruppo
  immediata  e se su questa mia proposta si raggiunge un accordo,  io
  ritengo  che serva a fare il necessario subito, perché è necessario
  -  l'ho detto prima - perché quella modifica introdotta nel 2011  è
  stata  un  vulnus alla democrazia perché impedisce ai cittadini  di
  scegliere   il   Sindaco  in  quanto  non   sanno,   abituati   per
  cinquant'anni al vecchio sistema che prevedeva il voto al Consiglio
  che  andava pure al Sindaco, ha determinato che i Sindaci  prendono
  il  50 per cento in meno dei voti delle liste, ma non perché votano
  per  altri candidati a Sindaco, semplicemente perché non  votano  e
  questo lo dobbiamo eliminare.
   Sul  resto,  Presidente, io ritengo e l'ho detto prima all'inizio:
  le  leggi  elettorali  si  modificano  col   consenso  non  di  una
  maggioranza,    ogni  volta  questo  attentato  di  modificare   la
  Costituzione  e  la  legge elettorale per un voto  o  due  voti  di
  differenza si è creato il disastro, è accaduto nel 2001 e lei lo sa
  con  la  riforma costituzionale, il  Titolo V , è accaduto  con  il
   Porcellum  , sta accadendo con  l'Italicum , cosa inaudita  votato
  con il voto di fiducia, inaudito, con il voto di fiducia.
   Allora,  evitiamo  disastri.  Io sono  d'accordo  con  l'onorevole
  Falcone:  ci  vuole una larga condivisione, ma per arrivare  a  una
  larga  condivisione,  non possiamo buttare il bambino  con  l'acqua
  sporca,  suggerisco io all'onorevole Falcone. E  allora,  se  siamo
  d'accordo,  facciamo una mini Conferenza dei Capigruppo subito,  se
  siamo d'accordo sul correggere il confermativo e, quindi, ritornare
  a  come era nel 2011, si voti questo che è una urgenza democratica;
  a  settembre io ritengo che si può affrontare l'altra questione.
   Quindi,  le  chiedo, da Capogruppo, di volere fare una  conferenza
  dei Capigruppo immediatamente.

   ASSENZA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA. Signor Presidente, mi consentirà una premessa, solo in un
  Paese  strano  come l'Italia possono contemporaneamente  coesistere
  almeno  10  elettorali  diversi ciascuna  applicabile  all'elezione
  particolare:  si vota in un modo per le europee, si vota  in  altro
  modo per la Camera, si vota, perché sono convinto che si continuerà
  a farlo, nonostante il referendum flop di Renzi, per il Senato, per
  le  province avete avuto gusto di togliere la parola agli  elettori
  ed  avete  inventato questa elezione di secondo  livello  che,  tra
  l'altro, in Sicilia provocherà per il prossimo turno elettorale dei
  trattamenti  diversi  che  daranno  luogo,  sicuramente,  a   delle
  impugnative   perché  non  avete  tenuto  conto  che,   a   seguito
  dell'intervento elettorale della tornata odierna, in  molti  comuni
  siciliani  si  è ridotto il numero dei consigli comunali,  per  cui
  città  con  popolazione  molto rilevante, come  Vittoria,  avrà  24
  consiglieri  più il sindaco 25, altre con popolazione, magari,  con
  20 mila abitanti in meno, continueranno ad avere 30 consiglieri più
  il sindaco.
   Poi, mi spiegherete come questo rappresenta la proporzionalità del
  corpo elettorale.
   Evidentemente,  all'Aula non interessano  le  riflessioni  perché,
  caro  Presidente, il problema sa qual è? Che ciascuno di noi ha  in
  mente  la  situazione peculiare della sua circoscrizione,  del  suo
  paesello. Ci può mai essere un sistema elettorale che vada  bene  a
  tutti?  No   Ognuno  lo vorrebbe disegnato a  suo  uso  e  consumo.
  Continuiamo  così  ed  è  questa  una  delle  ulteriori  cause   di
  disaffezione da parte dell'elettorato che non si spiega  perché  ad
  ogni tornata elettorale è chiamato a votare con un sistema diverso.
   Venendo  al testo uscito dalla Commissione. Noi abbiamo fatto  una
  riunione  di Gruppo, l'altro ieri, alla quale ha presenziato  anche
  il  nostro  coordinatore  regionale,  l'onorevole  Miccichè,  e  si
  cercava  di  spiegare,  anche ai deputati distratti  come  me,  gli
  effetti salvifici di questa riforma elettorale.
   Dopo  tutti questi intereventi io ho usato un'espressione:   A  me
  sembra una porcata   e lo ribadisco.
   Cari colleghi, convinciamoci di una cosa e ritorniamo ai principi:
  i   sistemi   elettorali  sono  di  due  tipi  o  proporzionale   o
  maggioritario. Il maggioritario con un trucco ve lo potete  sognare
  perché è una presa in giro dell'elettorato. Maggioritario significa
  avere 50 + 1.
   Non  ci  sono  artifizi che possono modificare  questo  principio.
  Lasciamo  al  buon  Renzi,  il tentativo ottenebrato  dall'elettore
  elettorale, ottenuto sul solo 50 per cento dei partecipanti al voto
  che  ci si è convinti di potervi governare l'universo mondo con  il
  40  per cento. Se non c'è il 50 + 1 si va al ballottaggio, comunque
  e  dovunque.  Non ci possono essere infingimenti di sorta;  non  ci
  possono  essere sotterfugi che porteranno ad un mare di confusione,
  così come previsto. Oppure abbiate il coraggio: una testa, un voto;
  proporzionale puro.
   Proporzionale pure che deve essere però corretto da una  serie  di
  sbarramento  ampio  perché altrimenti si va al ricatto  perpetuo  e
  continuo che caratterizzava la prima Repubblica, della quale io non
  sono stato mai un estimatore.
   Io,   personalmente,  sono  un  presidenzialista  convinto.  Resto
  convinto  che  l'elezione  dei sindaci ha costituito  l'unica  vera
  rivoluzione di questi ultimi decenni. Tornare indietro su questo  o
  annacquarla con voti che tengono conto di una minima percentuale di
  consenso è veramente voler fare non uno, ma cinque passi indietro.
   In un momento storico in cui l'elettorato non lo capisce e più noi
  tentiamo  di  fare  tutte queste manovre  e  manovrine  e  più  noi
  perdiamo contatto e consenso con l'elettorato.
   Non  me  ne  vogliano amici che stimo in quest'Aula che  mi  hanno
  preceduto, ma andare ad arrabattarci se è il 40, se è il 38, se  il
  è  21, se è il 25, se è il 26, è' una questione di lana caprina che
  lascia  il tempo che trova, perché ognuno, ripeto, in questa scelta
  poi guarda al suo minuscolo orticello.  A me può bastare il 25,  no
  per me è necessario il 30  Non giro intorno al problema: qua 50+1 o
  nulla  Non esiste alcun altro sistema.

   VULLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VULLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ho  ascoltato  un
  commento,  mentre  venivo  qui per intervenire,  del  mio  amico  e
  compagno Panepinto.
   Molti si dimenticano la storia di ognuno di noi. Perché, carissimo
  onorevole  Panepinto, non è che mi hanno preso per  strada  e  sono
  arrivato  qua - e credo che non lo sia né per l'onorevole Marziano,
  né  per  l'onorevole  Di  giacinto e né per l'onorevole  Bernadette
  Grasso.
   Ognuno  di  noi  ha  la propria storia. Molte volte,  siccome  c'è
  sempre  questo desiderio di buttare a mare la nostra storia,  molte
  volte ognuno di noi se la dimentica.
   Noi,  carissimo Michele Cimino o carissimo Roberto Di  Mauro,  non
  siamo  come  l'onorevole  Angela Foti, non siamo  come  l'onorevole
  Sammartino che ha 30 anni. Noi siamo coloro i quali abbiamo e siamo
  stati nella prima Repubblica e non ce lo possiamo dimenticare.
   L'onorevole  Mario  Alloro  molte volte,  persona  che  io  stimo,
  qualche volta ho l'impressione che negli ultimi 32 anni sia stato a
  Dusseldorf o a Città del Messico.
   E allora, vediamo se riusciamo a mettere alcuni puntini sulle  i .
   Signor  Presidente, la legge elettorale non è un vestito. Io  vado
  da  Canali e dico:  io desidero questo vestito  ed il sarto mi cuce
  addosso un vestito.
   La  legge  elettorale è una legge che molte volte, ma soprattutto,
  investe non solo i cittadini ma soprattutto la classe politica.
     E  allora,  quando noi - e lo diciamo sempre  nel  privato,  nel
  pubblico  -  ci  confrontiamo con la gente  e  diciamo,  presidente
  Cascio,  noi  lo diciamo spesso, ormai non esiste più la  politica.
  Noi dobbiamo allora far sì che la gente ritorni in politica.
   Io ho fatto parte del Consiglio comunale di Catania. Nel Consiglio
  comunale di Catania c'erano almeno 10 deputati, almeno 10 deputati.
  C'era anche l'intellighenzia.
   Se  voi  andate a vedere i consigli comunali delle nostre città  o
  dei  nostri comuni, l'avete mai fatta una radiografia, una  analisi
  su  coloro i quali compongono i consigli comunali? Io ho sentito in
  questi minuti diversi interventi. Molti hanno parlato di risparmio.
  Ma  la  cosa  più importante del risparmio non l'ha detta  nessuno,
  perché  ancora  ci  imbattiamo  se  devono  essere  16  consiglieri
  comunali o 20. Anche questa è una mancanza di democrazia.
   Però, quando i consiglieri comunali per anni, 25, 30 anni, ci sono
  consiglieri comunali che non vanno a lavorare. Nessuno ha detto una
  parola  su questo malcostume, Presidente, nessuno in Commissione  e
  così  via di seguito. Ci sono consiglieri comunali che non vanno  a
  lavorare da trent'anni e i cittadini pagano
   E allora, bisogna capire, Presidente, se noi abbiamo intenzione di
  fare  una  legge  che  coinvolga veramente i cittadini.   Io  sfido
  chiunque a vedere se dentro i consigli comunali delle grandi  città
  o dei piccoli Comuni ci sono professionisti o quant'altro.
   La  maggior parte dei consiglieri comunali nelle grandi città sono
  coloro i quali fanno, o forse fanno anche un servizio utile per  la
  collettività,  patronati e quant'altro. E allora noi vogliamo  dare
  un   pizzico   di   democrazia  a  questa   nostra   Sicilia,   non
  dimenticandoci - perché ha detto giusto l'onorevole Assenza - la II
  Repubblica,   Presidente  Ardizzone,  ha  creato   tantissime,   ma
  tantissime disfunzioni. Quando si è parlato di maggioritario  hanno
  individuato   che  200  parlamentari  -  questo   non   esiste   in
  Inghilterra, o non esiste in America - 200 parlamentari sono  stati
  eletti in circoscrizioni dove loro non sapevano neanche, forse  non
  c'erano  mai  andati. Questo ha creato una delle tante  disfunzioni
  della I Repubblica.
   Il  discorso  trascinamento, noi come PD siamo  d'accordo  per  il
  discorso  del  trascinamento. Naturalmente, dato che  facciamo  una
  legge  elettorale, e questa legge elettorale deve essere  condivisa
  da più componenti di questa Assemblea, va bene il 40 per cento.
   Sicuramente,  non ne dobbiamo parlare di terzo mandato  elettorale
  perché   sarebbe  veramente  assurdo  parlare  di   terzo   mandato
  elettorale.  Significa creare in alcuni Comuni,  in  alcune  città,
  quello che nel periodo fascista si chiamava podestà.
   Qui ci vuole il coraggio di dire le cose come stanno, e allora  se
  qualcuno  pensa  che  con il voto segreto  si  possono  fare  delle
  imboscate allora qui bisogna avere coraggio di non chiedere il voto
  segreto.

   LO GIUDICE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO  GIUDICE.  Signor Presidente, io intervengo per manifestare  la
  volontà  del  Gruppo  parlamentare di cui faccio  parte  di  andare
  avanti con la discussione del disegno di legge. Il quale disegno di
  legge  è  già  tornato, ricordo ai colleghi, ben  due  volte  nella
  Commissione di competenza con il risultato che è quello che vediamo
  oggi:  siamo  tutti  contro tutti, non c'è un  minimo  di  accordo.
  Quante  Conferenze  di Capigruppo alle quali  ho  assistito,  dalle
  quali  si è usciti con un accordo di massima, c'era qualche piccola
  divergenza  sì,  ma  tornati in Aula come  se  non  fosse  successo
  niente, ognuno contro l'altro.
   Io  dico  che  oggi, Presidente, si deve andare avanti,  lei  deve
  iniziare  il  dibattito su tutti gli articoli, sugli emendamenti  e
  che  si vada al voto per ogni articolo e per ogni emendamento. Ogni
  deputato  ha la facoltà di intervenire e di cercare di fare  capire
  agli  altri che quello che dice è giusto, dopodiché si vada al voto
  e  finisca  questa  farsa  Presidente, perché  questa  vicenda  sta
  assumendo veramente le sembianze di una farsa.
   Io  condivido la prima parte del discorso dell'onorevole Cappello.
  La  Sicilia  ha tante emergenze, ci sono tante altre  cose  di  cui
  discutere  e non si può ancora perdere tempo con questo disegno  di
  legge.  Andare  a  settembre vuol dire  ritornare  poi  in  Aula  a
  ritrovarci  a  parlare  sempre  delle  stesse  cose,  l'uno  contro
  l'altro.
   Quindi,  Presidente, trascinamento, percentuali,  sbarramenti,  si
  vada al voto su tutto e chiudiamola con questo disegno di legge.

   PAPALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PAPALE.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  anche  io  sono
  perché  oggi  si  possa  definire  il  percorso  di  questa   legge
  elettorale. Io ritengo che è un bisogno che è sentito  da  tutti  i
  cittadini, che è sentito da tutti i colleghi che siamo qua in Aula.
  Semplicemente, ognuno di noi vorrebbe una legge adattata  a  quelle
  che  sono  le esigenze della propria comunità più vicina. E  questo
  non è possibile.
   Lei  ha  avuto  sempre la capacità di dirigere i lavori  d'Aula  e
  ritengo  che  anche  stasera riesca a fare applicare  la  legge  in
  maniera che possono essere discussi articolo per articolo e possono
  essere serenamente votati.
   Il Gruppo di Forza Italia non è un Gruppo di opposizione quando si
  tratta  di  votare  leggi  nell'interesse della  comunità.  Abbiamo
  sempre  dimostrato di dare il nostro apporto costruttivamente.  Non
  ci  sono preconcetti, non ci sono delle cose che noi partiamo prima
  per dire sì o no, ma sono delle proposte che abbiamo valutato con i
  nostri  amici,  con i nostri elettori. Portiamo  le  istanze  delle
  nostre comunità.
   Qualcuno  dice  che  è vietato il voto segreto.  Io  ritengo  che,
  forse,  oggi non è vietato il voto segreto, io ritengo che ci  sono
  troppe  indicazioni dall'esterno, perché dall'esterno ci  sono  dei
  diktat   che ognuno  deve imporre dall'alto ai propri onorevoli, ai
  propri appartenenti ai propri Gruppi.
   Io invece ritengo che se il voto segreto viene messo ai voti e poi
  c'è  la  legittimazione  per ottenerlo è una risposta  democratica,
  così come lo è stato altre volte.
   La cosa peggiore per me sarebbe quella di rinviare a settembre,  a
  ottobre e non dare mai certezza.
   A  maggio del prossimo anno deve votare mezza Sicilia ed è  giusto
  che  le regole si debbono sapere in anticipo, non si possono sapere
  una settimana prima.

   SIRAGUSA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SIRAGUSA. Signor Presidente, io vorrei fare un appello al giurista
  che  è  in  lei  e  al  legislatore di grande  esperienza  che  lei
  rappresenta.
   La legge elettorale oltre che essere condivisa deve avere un altro
  fattore  determinante, deve funzionare. Già la legge  che  è  stata
  incardinata  e che è uscita dalla Commissione è una  legge  che  ha
  tutti crismi di non funzionare, creando un pasticcio.
   Il  fascicolo degli emendamenti contiene di tutto e di più;  ma  è
  soprattutto il clima che c'è dentro questa Aula che deve essere  il
  campanello d'allarme più significativo.
   Qua  non  siamo  al  tutti contro qualcuno , qui siamo  al   tutti
  contro tutti , ed è chiaro che in questo clima difficilmente  potrà
  uscire fuori una legge che possa funzionale.
   Qualcuno  è in grado di assumersi la responsabilità e di dire  che
  se oggi noi continuassimo a lavorare da questa Aula uscirebbe fuori
  una   legge  elettorale  per  i  comuni  che  funzioni?  Io  penso,
  Presidente,  che  nemmeno  lei sia in  grado  di  assumersi  questa
  responsabilità in questo momento.
   Il   Movimento Cinque Stelle come posizione politica  ritiene  non
  necessario  in  questo momento mettere mano alla legge  elettorale,
  ritiene che ci siano problemi più importanti per la Sicilia;  ma  è
  chiaro  che non è il Movimento Cinque Stelle a dettare l'agenda  di
  quest'Aula.  E da sempre il Movimento Cinque Stelle non  si  è  mai
  sottratto ai lavori di Commissione. Quindi, è ovvio, e mi rivolgo a
  tutti  i  colleghi che hanno malignato sul fatto che  il  Movimento
  Cinque  Stelle  volesse una legge elettorale cucita  addosso  a  se
  stesso.
   Il  Movimento  Cinque  Stelle lavora  e  partecipa  ai  lavori  di
  Commissione  e fa le sue proposte e tutte le proposte  che  abbiamo
  fatto  non  modificano  la legge elettorale  attuale,  si  limitano
  semplicemente  a  mettere in essere quelli che possono  essere  gli
  aggiustamenti che questa legge magari oggettivamente ha bisogno, ma
  nessuno  ha  mai  pensato né a stravolgere  la  legge  attuale,  né
  soprattutto al fatto che in questo momento sia opportuno modificare
  la legge elettorale.
   Io  ritengo  e  nuovamente mi rivolgo a lei Presidente  che  è  il
  legislatore saggio in questo momento fermerebbe il mondo per  com'è
  e  rinvierebbe  tutto  a tempi migliori e soprattutto  a  un  clima
  d'Aula che non è quello del  tutti contro tutti .

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI   GIACINTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  signori
  Assessori,  io  dico che il Movimento Cinque Stelle ha  partecipato
  alla  trattazione  in  Commissione ed ha  partecipato  anche  bene,
  perché  ricordo che il Movimento Cinque Stelle in questa  legge  ha
  voluto  le  circoscrizioni dei comuni fino a 30 mila abitanti,  per
  cui è un suo emendamento, caro collega, quindi non dica che non  ha
  partecipato,  perché  lei ha partecipato ed  ha  partecipato  anche
  bene.
   Signor  Presidente,  le  dico subito che sono  contrario  affinché
  questa norma ritorni in Commissione, ma lo dico perché già ben  due
  volte è tornata in Commissione ed io non credo che si possa trovare
  una  soluzione  se non in Aula, quella dimettervi in condizione  di
  votare, perché qui c'è un presupposto principale: c'è una parte che
  vuole  il  35 per cento per quanto riguarda le elezioni e  c'è  una
  parte che vuole il 40 per cento.
   A  questo  punto  che si determini l'Aula, perché diversamente  la
  soluzione  non si troverà mai. Dopodiché non capisco  di  che  cosa
  stiamo parlando. E perché non capisco di che cosa stiamo parlando?
   Volevo  portare  a  conoscenza i colleghi che, molto  spesso,  nei
  ballottaggi i sindaci vengono eletti con meno voti di quanto  hanno
  preso  al  primo turno perché nessuno va a votare,  non  va  mai  a
  votare più del 50 per cento dei ballottaggi, ci va sempre meno  del
  50  per  cento e, quindi, capita che i sindaci vengono  eletti  con
  meno voti del primo turno.
   Per  cui,  sono  d'accordo affinché venga posta una  questione  di
  percentuale che possa essere il 35, che possa essere il 40.  Io  ho
  sottoscritto l'emendamento del 40 per cento, però non m'impicco  se
  passa  quello del 35 per cento; però, ho detto sempre e continuo  a
  dire  sempre  che  a  questa  legge perché  non  è  una  legge  che
  regolamenta soltanto le elezioni, ma regolamenta anche  le  mozioni
  di  sfiducia  e quant'altro a sindaco, per cui voglio porre  sempre
  alla  maggioranza, ma non soltanto alla maggioranza,  la  questione
  dei contrappesi affinché noi non creiamo sindaci podestà.
   Vero  è,  caro  collega,  che la legge elettorale  non  risolve  i
  problemi dell'immondizia, ma risolve il problema di mettere sindaci
  che  siano  nelle condizioni di amministrare. Non possiamo  mettere
  sindaci   che,  l'indomani,  non  rispondono  a  nessuno,   né   ai
  consiglieri che gli consentono il trascinamento, né ai partiti e né
  ai  cittadini, rispondono solo a se stessi e questa non è una buona
  regola per quanto riguarda la democrazia.
   Ecco perché continuo a parlare di contrappesi. Per me va benissimo
  la  legge elettorale così com'è, portando quel 40 per cento, 35 per
  cento,  per  l'elezione  diretta,  però  voglio  parlare  anche  di
  contrappesi  e  questo lo dico perché è previsto già  nella  norma,
  quindi,   per  me,  signor  Presidente,  possiamo  andare   avanti.
  Dopodiché  dico  che se non passa l'articolo 1,  così  com'è  stato
  scritto,  così a supporto di quanto detto poco fa, anche  dall'UDC,
  ricordo a tutti in quest'Aula che da 10 mila a 15 mila abitanti  si
  va  anche  lì  al  proporzionale  puro  ed,  eventualmente,  con  i
  ballottaggio se non si supera quella soglia che metteremo dal 35 al
  40, quindi, passeremmo ad un proporzionale puro.

   PRESIDENTE. Presidente Cascio, gradirei la sua attenzione.  Le  do
  la  parola,  Presidente, però prima vorrei, ai fini  dell'andamento
  dell'Aula, fare alcune precisazioni.
   Intanto,  l'articolo  1  è  stato  accantonato  perché  si  poteva
  prestare a qualche equivoco. L'intervento dell'onorevole Rinaldi  e
  dell'onorevole  Formica  lo hanno pure messo  in  evidenza.  C'era,
  quindi,  l'esigenza  di accantonarlo. L'onorevole  Di  Giacinto  ha
  chiarito   il  perché,  per  cui  abbiamo  detto  di  rinviare   la
  discussione  a dopo la trattazione dell'articolo 2 perchè  è  tutto
  articolato.
   Formalmente,  ho  avuto una richiesta di rinvio  a  settembre  con
  tanti  se  da parte del Capogruppo di Forza Italia ed una richiesta
  più  chiara di rinvio in Commissione da parte del Movimento  Cinque
  Stelle. Per cui, formalmente l'Aula si deve pronunciare, se insiste
  il  Movimento  Cinque Stelle, per il rinvio in Commissione  per  il
  rinvio o meno.
   Successivamente,  se si continua con i lavori, noi continuiamo con
  l'articolo 2.
   Dagli interventi è emerso il significato della riunione di ieri in
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perché il  motivo
  di   differenziazione  era  -  sì  all'effetto  trascinamento,   lo
  reintroduciamo  -,  40  per cento o 35 per  cento.  Questo  era  il
  motivo.
   La Presidenza della Commissione, credo a maggioranza, ma questo lo
  dirà  il Presidente della Commissione, al quale darò immediatamente
  la  parola, mi ha presentato un emendamento di riscrittura  che  fa
  proprio l'emendamento presentato dai Capigruppo di maggioranza.  E'
  stato  più  volte detto che c'era un accordo su questo. E'  inutile
  che ci scandalizziamo, ieri è stato evidenziato che è la politica a
  prevalere sulle regole.
   Ieri, peraltro, era stato sostenuto, oggi non è stato evidenziato,
  anche   del   perché   il  40  per  cento  che   è   già   inserito
  nell'ordinamento  giuridico come percentuale ed  anche  del  perché
  eventualmente del 35 per cento. Nessuno si straccia le vesti in  un
  senso   o   nell'altro   Questo  è  stato  detto  da   tutti,   sia
  pubblicamente sia informalmente tra di noi.
   Se  noi  superiamo  questo scoglio, quindi,  proceduralmente,  per
  chiarezza,  prima  l'Aula  vota,  insistendo  il  Movimento  Cinque
  Stelle,  per il rinvio in Commissione, se la legge resiste, andiamo
  avanti   perché  c'è  l'emendamento  di  riscrittura  e   trattiamo
  l'articolo  2. Una volta trattato l'articolo 2, onorevole  Formica,
  ci  fermiamo un momento, perché è chiaro ciò che diceva l'onorevole
  Siragusa,  dobbiamo rendere omogenea la legge, sia con  riferimento
  all'articolo 1, sia con riferimento agli articoli a seguire. Questo
  è il dato fondamentale.
   Do  la  parola al Presidente della I Commissione, sapendo che  c'è
  una  richiesta  di  rinvio in Commissione da  parte  del  Movimento
  Cinque  Stelle,  richiesta sulla quale il Movimento  Cinque  Stelle
  insiste.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Presidente, grazie
  per avermi dato la parola. Chiaramente, la Commissione è contraria,
  per  quello che può valere perché, poi, sarà l'Aula a decidere  sul
  rinvio  in Commissione ed è contraria perché ha esaminato, per  ben
  due volte, questo testo.
   E' chiaro e non sfugge a nessuno, l'hanno citato un po' tutti, che
  le  leggi elettorali si fanno con la più ampia condivisione, tant'è
  che  a Roma hanno siglato un patto, il patto del Nazareno, per fare
  una legge elettorale.
   Non  capisco, oggi, in Sicilia che cosa si vuole fare. Se si vuole
  fare   il   patto   del  Nazareno  o  si  vuole   fare   il   patto
  dell'ombrellone? Perché qualcuno ha proposto di andare a  settembre
  pensando  che  l'estate  sotto l'ombrellone,  con  un  aspetto  più
  vacanziero,  possa  portare  a più miti  consigli  e  finalmente  a
  trovare una quadra.
   La   Commissione,  la  quadra  l'ha  trovata  e  l'ha  trovata   a
  maggioranza,  chiaramente, non l'ha potuta  trovare  all'unanimità,
  nel  senso che il dibattito che ha preceduto l'odierno incontro  ha
  portato  ad  una  considerazione che la legge  elettorale  che  era
  uscita  dalla  Commissione, cioè quella legge  elettorale  che,  di
  fatto, aboliva il doppio turno, cioè stabiliva un principio che era
  il turno unico, andava per certi versi corretta mettendo una soglia
  di  sbarramento a questa abolizione del doppio turno. Vi è stato un
  disquisire se la soglia di sbarramento era del 40 per cento  o  del
  35 per cento. La Commissione, a maggioranza, si è determinata ed ha
  presentato  un  emendamento  per cui la  soglia  di  sbarramento  è
  fissata al 40 per cento e, allora, su questo emendamento che  è  il
  2.30,  che  fra  poco  verrà  distribuito,  invito  i  colleghi   a
  confrontarsi  e, caso mai se ritengono opportuno, a subemendarlo  e
  ad apportare le correzioni che ritengono necessarie.
   E'  chiaro,  signor Presidente, che l'inversione  dell'articolato,
  cioè  trattare  prima  l'articolo 2 e poi l'articolo  1,  ci  trova
  favorevoli  e  ci trova consenzienti perché pensiamo  che  il  nodo
  della questione sia proprio l'articolo 2.
   Se  noi  superiamo  indenni l'articolo 2  la  legge  potrà  andare
  spedita e si potrà esitare in giornata.
   Ricordo  che la legge è formata da sei articoli, perché il settimo
  è  solo  quello  della pubblicazione. Quindi,  è  una  legge  molto
  semplice,  in cui ci sono solo tre, quattro punti, se noi riusciamo
  a  superare l'articolo 2, nell'arco di qualche ora, avremo  esitato
  il disegno di legge.

   PRESIDENTE.  Ne  sono  convinto anch'io, se riusciamo  a  superare
  l'articolo 2.
   C'è una proposta di rinvio in Commissione del disegno di legge  da
  parte del Movimento Cinque Stelle.
   La  pongo  in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario
  resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Considerato l'esito della votazione si continua con i lavori.

   nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1124/A

   Presidenza del Presidente Ardizzone


      Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
             nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A

   PRESIDENTE.  Comunico  che è stato presentato  un  emendamento  di
  riscrittura da parte della Commissione, il 2.30.

   CANCELLERI. Ma cosa vuol dire questo emendamento?

   PRESIDENTE. Lo faccio illustrare alla Commissione.

   SIRAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SIRAGUSA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  avevamo  appena
  detto  che  dovevamo avere oculatezza nello scrivere  le  cose.  Al
  comma  4,  le parole  che ottiene la maggioranza assoluta dei  voti
  validi   sono  sostituite dalle parole  che ottiene la  maggioranza
  dei  voti  validi ed almeno il 40 per cento dei voti validi  .  Che
  cosa significa? Ho ottiene la maggioranza dei voti validi o ottiene
  almeno il 40 per cento dei voti validi. Mi pare che siamo

   PRESIDENTE. Scusate, ringrazio l'onorevole Siragusa. Ed allora, ai
  fini della chiarezza, do la parola al presidente della Commissione,
  onorevole Cascio Salvatore.

   CASCIO SALVATORE, presidente della commissione. Signor Presidente,
  siccome  l'emendamento  2.30,  onestamente,  oltre  a  non   essere
  scritto  molto  bene,  non  è molto chiaro,  si  presta  a  qualche
  interpretazione   dubbia.   La  Commissione,   però,   ha   trovato
  nell'emendamento  2.3  lo  stesso concetto,  la  stessa  attinenza,
  quindi, potremmo votare l'emendamento 2.3, in cui c'è la firma  mia
  come   Presidente  della  Commissione,  c'è  la  firma   di   altri
  Capigruppo,  che  è dello stesso tenore ed è molto  più  esplicito.
  Quindi, chiedo di votare l'emendamento 2.3.

   PRESIDENTE.   Va   bene.   Allora,  la  Commissione   fa   proprio
  l'emendamento 2.3.
   Scusate,  non  stiamo  votando, lo  sto  dicendo  perché  dobbiamo
  iniziare  con i soppressivi. Proprio per venire incontro  alla  sua
  esigenza,   onorevole   Formica,  e  dare  la   possibilità,   come
  Capogruppo,   di  presentare  il  subemendamento.   L'ho   compreso
  perfettamente, onorevole Formica.
   Allora,  l'emendamento  che fa proprio la Commissione  è  il  2.3.
  Chiaro
   Comunico  che è stato presentato il subemendamento 2.30.1,  che  è
  sul 2.3, che prevede di scendere dal 40 al 35 per cento.
   Procediamo   con  ordine.  Gradirei  l'attenzione  dell'Aula   ma,
  soprattutto, della Commissione e del Governo.
   Si   passa   all'emendamento  2.6,  che  prevede  la  soppressione
  dell'interno  articolo  2, a firma degli  onorevoli  Cancelleri  ed
  altri
   Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   CANCELLERI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

        (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone


         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 2.6.

    PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 2.6
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  62
   Maggioranza         32
   Favorevoli          19
   Contrari            43
   Astenuti             0

                           (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 2.25 a firma degli  onorevoli  Zito  ed
  altri. E' assorbito.
   Si  passa all'emendamento 2.13 a firma degli onorevoli Siragusa ed
  altri. E' assorbito.
   Si  passa all'emendamento 2.20 a firma degli onorevoli Musumeci  e
  Formica. E' assorbito.
   Si  passa  all'emendamento 2.7, a firma degli onorevoli Cancelleri
  ed altri.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  l'emendamento
  2.7,  sostanzialmente, sostituisce i commi  1  e  2  e,  invece  di
  introdurre  il  voto  col  sistema di trascinamento,  introduce  il
  sistema  della doppia scheda, quindi, una scheda per il sindaco  ed
  una scheda per i candidati al consiglio comunale. Credo che dia  la
  possibilità  ai  cittadini di avere maggiore chiarezza  e  maggiore
  facilità nell'espressione del proprio voto.

   PRESIDENTE.  Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

    PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

    PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi;  chi
  è contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 2.23, a firma dell'onorevole Formica. E'
  precluso.
   Si  passa all'emendamento 2.18, a firma degli onorevoli Formica  e
  Musumeci.

   FORMICA. Anche a nome dell'altro firmatario dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 2.21, a firma dell'onorevole Fazio.  Per
  assenza dall'Aula del firmatario l'emendamento è decaduto.
   Si passa all'emendamento 2.24, a firma degli onorevoli Siragusa ed
  altri.

   SIRAGUSA.   Anche  a  nome  degli  altri  firmatari  dichiaro   di
  ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 2.12, a firma degli onorevoli Siragusa ed
  altri.

   SIRAGUSA.   Anche  a  nome  degli  altri  firmatari  dichiaro   di
  ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 2.22, a firma dell'onorevole Fazio.  Per
  assenza dall'Aula del firmatario l'emendamento è decaduto.
   Si  passa all'emendamento 2.17, a firma degli onorevoli Formica  e
  Musumeci.

   FORMICA. Anche a nome dell'altro firmatario dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento 2.5, a firma degli onorevoli Cancelleri
  ed altri.
   Prevede l'eliminazione dei ballottaggi.
   Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

    PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

    PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi;  chi
  è contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   CANCELLERI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale

        (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone


        Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 2.5.

    PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    nominale
  dell'emendamento 2.5
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  59
   Maggioranza         30
   Favorevoli          13
   Contrari            45
   Astenuti             1

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 2.16, a firma degli onorevoli Formica  e
  Musumeci. E' precluso.
   Si  passa all'emendamento 2.3, a firma degli onorevoli Anselmo  ed
  altri.
   Comunico che sono stati presentati due subemendamenti: il 2.3.1, a
  firma dell'onorevole Formica, che prevede di portare la percentuale
  da  40 a 35 e il 2.3.2, a firma dell'onorevole Foti che, invece  di
  elezione a parità di voti del più anziano, mette il più giovane.
   Questa  cosa  di  prevedere a parità di voti  l'elezione  del  più
  giovane è simpatica; si premia la gioventù e l'esperienza.

   FOTI . Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FOTI.  Noi  riteniamo con il nostro Gruppo che, dato che  l'Italia
  viene  ritenuta il Paese della gerontocrazia, senza averne per  gli
  anziani, abbiamo detto:  ma perché precludere ai più giovani , dato
  che state facendo questo bel polpettone non penso che i colleghi si
  debbano sentire offesi.

                          (Subbuglio in Aula)

   PANARELLO. Chiedo di parlare

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.  Signor  Presidente, mi chiedo  se  questo  emendamento
  dell'anziano   e   del   giovane   non   abbia   un   profilo    di
  incostituzionalità.

   PRESIDENTE. E perché?

   PANARELLO. Questa formulazione esiste in tutte le norme elettorali
  per ragioni penso che abbiano un qualche contenuto giuridico. A  me
  non  interessa  se  è il più giovane o il più anziano,  io  ritengo
  necessario, ai fini di esprimere un voto consapevole, che ci sia un
  minimo di approfondimento. Solo questo.

   PRESIDENTE. E' approfondito ed è ammissibile, l'incostituzionalità
  obiettivamente  non  c'è. Pongo in votazione intanto  l'emendamento
  2.3.1, a firma dell'onorevole Formica.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente Commissione. Contrario  a maggioranza

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

        (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone


        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 2.3.1
   .
   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indico   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 2.3.1.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  62
   Maggioranza         32
   Favorevoli          28
   Contrari            34
   Astenuti             0

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 2.3.2, a firma dell'onorevole Foti.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO    SALVATORE,   presidente   Commissione.   Contrario     a
  maggioranza.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   GRECO  GIOVANNI.  Chiedo che la votazione  avvenga  per  scrutinio
  segreto.

      (La richiesta non risulta appoggiata a termini di Regolamento)

   CANCELLERI.   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per   scrutinio
  nominale.

        (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone


        Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 2.3.2
   .
   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indico   la   votazione   per   scrutinio   nominale
  dell'emendamento 2.3.2.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  57
   Maggioranza         29
   Favorevoli          37
   Contrari            16
   Astenuti             4

                            (E' approvato)

                              (Applausi)

   PRESIDENTE.  Diciamo  che il Movimento Cinque Stelle  studia  sulle
  cose

   FORMICA. Lo abbiamo appoggiato tutti.

   PRESIDENTE. Anch'io ho votato a favore.
   Pongo in votazione l'emendamento 2.3, così come subemendato

   FALCONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente,  intervengo  soltanto  per  dire  che
  sull'emendamento 2.3, Forza Italia non voterà.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.   Signor   Presidente,  Governo,  onorevoli   colleghi,
  l'emendamento  2.3 è un emendamento chiave. E' un  trattato  d'amore
  fra i partiti contro il Movimento Cinque Stelle.
   Tutti  i  Capigruppo, tutti assieme appassionatamente che  scrivono
  ed  ieri durante la riunione che abbiamo tenuto, subito dopo l'Aula,
  c'era  qualcuno  che diceva:  Attenzione, rischiamo di  fare  uscire
  all'esterno un messaggio che questa è una legge elettorale contro il
  Movimento .
   Non è che rischiate. L'avete già fatto  E' già così
   Oggi,  scopriamo  anche  che con questo emendamento  mettiamo  pure
  mano  ai  trattati di matematica perché decidiamo che la maggioranza
  non  è  più la metà più uno dei partecipanti, ma è il 40 per  cento,
  cioè  il 40 per cento delle persone decide di far diventare qualcuno
  sindaco.
   E'  una  cosa  che  non  esiste da nessuna  parte  in  Italia.  Noi
  utilizziamo la specialità sempre per fare qualche cosa che entra  in
  tasca  a  noi  e   mai per fare qualcosa che sta bene  ai  cittadini
  siciliani.
   In  questo momento, noi stiamo parlando di legge elettorale, mentre
  fuori  ci sono città piene di immondizia e la gente non ha il lavoro
  e  noi  a  fare le leggi per contrastare la crescita di un movimento
  politico.
   La  pagherete  questa cosa  Tutti i partiti pagherete  le  firme  a
  questo emendamento

   PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  l'emendamento  2.3,  così  come
  subemendato.
   Il parere del Governo?

   LANTIERI,   assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  agli emendamenti  2.26, a firma dell'onorevole  Formica,
  2.1,  a  firma degli onorevoli Lentini ed altri, 2.2, a firma  degli
  onorevoli Panepinto ed altri e 2.19, a firma degli onorevoli Falcone
  ed altri. Sono tutti preclusi.
   Si  passa  all'emendamento 2.4, a firma degli onorevoli  Cancelleri
  ed  altri,  che  prevede  la  soppressione  del  comma  4,  cioè  la
  soppressione   del   terzo  mandato  che  era  stato   inserito   in
  Commissione, per intenderci.
   Gli  emendamenti 2.9, 2.15, 2.27, 2.29 sono di contenuto  identico
  al  2.4,  pertanto li pongo congiuntamente in votazione. Il  parere
  della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le autonomie  locali  e  alla  funzione
  pubblica. Il Governo si rimette all'Aula.

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, lei è già intervenuto sull'articolo
  2. Si interviene una sola volta per cinque minuti.

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

   PRESIDENTE. Alla fine farà le dichiarazioni di voto.
   Pongo in votazione gli emendamenti soppressivi del comma 4.
   E' stata chiesta votazione per appello nominale.

       (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)

   comma 4

   Presidenza del Presidente Ardizzone


  Votazione per scrutinio nominale degli emendamenti soppressivi del
                                comma 4

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,  indìco  la  votazione  per  scrutinio  nominale  degli
  emendamenti soppressivi del comma 4.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  56
   Maggioranza         29
   Favorevoli          48
   Contrari             8

                           (Sono approvati)

   Onorevoli  colleghi,  gli  emendamenti  2.10,  2.14  e  2.28  sono
  preclusi.
   Pongo in votazione l'articolo 2, così come emendato.

   FALCONE. Chiedo la verifica del numero legale.

        (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                Richiesta di verifica del numero legale

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,  invito gli onorevoli deputati a  registrare  la  loro
  presenza con la scheda di votazione.
   Chiarisco  le  modalità di registrazione: il deputato  può  pigiare
  qualunque tasto.
   Dichiaro aperta la verifica.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la verifica.

                       Risultato della verifica

   Presenti: 38
   L'Assemblea è in numero legale.
   Non c'è trucco, non c'è inganno, onorevole Falcone.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto per la giornata odierna gli
  onorevoli  Dipasquale, Cracolici, Barbagallo  Anthony,  D'Agostino,
  Trizzino, Barbagallo Alfio, Forzese, Germanà, Cani, Lo Sciuto.
   L'onorevole  Dina  è in congedo per motivi di  salute  per  cinque
  giorni a decorrere da oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.

   nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A

   Presidenza del Presidente Ardizzone


      Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
             nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A


   Presidenza del Presidente Ardizzone


   PRESIDENTE.  E'  stata  chiesta  votazione  per  appello   nominale
  dell'articolo 2.
   Essendo  la  richiesta appoggiata a termini di Regolamento,  indìco
  la votazione per scrutinio nominale dell'articolo 2.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  58
   Maggioranza         30
   Favorevoli          38
   Contrari            19
   Astenuti             1

                            (E' approvato)

   Onorevoli colleghi, abbiamo superato il momento più complesso. Con
  un po' di buona volontà, in tarda serata potremmo concludere questo
  disegno di legge.
   La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 16.00.

     (La seduta, sospesa alle ore 14.09, è ripresa alle ore 16.20)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
   Invito  la  Commissione a prendere posto alla medesima  assegnato.
  Noi  dovremmo  riprendere  dall'articolo  1,  abbiamo  la  presenza
  dell'onorevole  Rinaldi.  Mi dicono gli  uffici  che  l'emendamento
  Formica,   sostanzialmente,   è  precluso.   Quindi   rimane   solo
  l'emendamento Rinaldi. Onorevole lo mantiene o lo ritira?

   RINALDI. Lo mantengo e chiedo la parola.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi lo  rispiego  per
  evitare  che  qualcuno interpreti male la volontà. Noi  siamo  qui,
  oggi,   per   votare  questa  legge  elettorale  in   cui   ognuno,
  chiaramente,  ha  una visione della politica e  ognuno  propone  le
  proprie modifiche rispetto ad un testo di legge che è stato  votato
  in  Commissione,  in  cui ritiene, credo legittimamente,  di  porre
  anche  ai  colleghi  le  questioni che ritiene  necessarie  possano
  essere approvate.
   Nella   mia   visione  politica,  la  partecipazione   democratica
  all'interno di una comunità è importante. Per quello che  vedo  io,
  senza  che il mio amico Sorbello su questo si esalti, come ha fatto
  poco  fa, io non metto in dubbio la sua visione, per carità, perché
  ognuno  anche in base all'esperienza che ha avuto la  pensa  in  un
  determinato modo. Ma non è detto che quella sia la verità. Non dico
  che sia la mia, io dico ai colleghi come la penso su questa vicenda
  e,  per  me,  ha  più  importanza la  partecipazione  popolare,  la
  partecipazione democratica ed anche il protagonismo  di  chi  vuole
  fare  politica all'interno di una comunità e, secondo me,  sotto  i
  diecimila  abitanti posso capire che è necessario  un  procedimento
  veloce come quello del maggioritario.
   Ma, quando i comuni cominciano a diventare più importanti e, cioè,
  mi  riferisco  alla  fascia  che va da diecimila  ai  quindicimila,
  com'era  precedentemente, a mio avviso, senza nulla  togliere  alle
  visioni  degli altri colleghi - per carità -, ognuno  pone  la  sua
  visione,  ognuno  pone il suo emendamento e poi,  democraticamente,
  l'Aula decide qual è la linea da intraprendere.
   Ma,  non  significa perché io chiedo di attivare il  maggioritario
  fino  a  diecimila  e  superiori a diecimila il  proporzionale  c'è
  qualcuno  che  ricatta qualche altro. Ognuno  ha  le  sue  visioni,
  ognuno  espone qui quali sono le sue ragioni per cui votare  questo
  emendamento  e  poi  l'Aula,  in maniera  democratica  decide  come
  votare.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento  1.1    a   firma
  dell'onorevole Rinaldi. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE,  presidente della Commissione, Contrario.

   PRESIDENTE.  Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore per le Autonomie locali  e  per  la  funzione
  pubblica.  Contrario.

   PRESIDENTE. Sospendo la seduta per un minuto.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.25, è ripresa alle ore 16.28)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

   RINALDI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone


         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.1.

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 1.1.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti            53
   Votanti             52
   Maggioranza         27
   Favorevoli          22
   Contrari            30
   Astenuti            00

                           (Non è approvato)

   Ringrazio l'onorevole Rinaldi che ha permesso che si svolgesse  la
  votazione con il numero legale.
   Pongo  in  votazione l'articolo 1. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                             «Articolo 3.
           Modifiche di norme in materia di composizione del
                          consiglio comunale

   1. All'articolo 2 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35 e
  successive  modifiche  ed integrazioni sono apportate  le  seguenti
  modifiche:

   a) dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:

    4  bis.  E'  proclamato eletto consigliere comunale il  candidato
  alla  carica di sindaco, tra quelli non eletti, che abbia  ottenuto
  il maggior numero di voti ed almeno il venti per cento dei voti. In
  caso di parità di voti, è proclamato eletto consigliere comunale il
  candidato  alla  carica di sindaco collegato alla lista  che  abbia
  ottenuto il maggior numero di voti. ;

   b)  al  comma 5 le parole  All'altra lista  sono sostituite  dalle
  parole  Salvo quanto previsto dal comma 4 bis, all'altra lista ;

   c)  al  comma  5 bis le parole  Alla lista  sono sostituite  dalle
  parole  Salvo quanto previsto dal comma 4 bis, alla lista .

   2.  All'articolo 4 della legge regionale n. 35/1997  e  successive
  modifiche ed integrazioni sono apportate le seguenti modifiche:

   a) al comma 3 le parole  al termine del primo o del secondo turno
  sono soppresse;

   b) dopo il comma 3 bis è aggiunto il seguente:

    3  ter. Ai fini della determinazione dei seggi da attribuire alle
  liste  o ai gruppi di liste non collegate al candidato alla  carica
  di  sindaco proclamato eletto, è detratto un seggio da assegnare ai
  sensi del comma 7. ;

   c)  al  comma 6 le parole  I restanti seggi  sono sostituite dalle
  parole  Salvo quanto previsto dal comma 3 ter, i restanti seggi   e
  l'ultimo   periodo  è  sostituito  dal  seguente:   Il  premio   di
  maggioranza previsto per la lista o le liste collegate  al  sindaco
  eletto  viene attribuito solo nel caso in cui la lista o  le  liste
  abbiano conseguito almeno il quaranta per cento dei voti validi. ;

   d) il comma 7 è sostituito dai seguenti:

    7. Una volta determinato il numero dei seggi spettanti a ciascuna
  lista  o  gruppo  di liste collegate, è in primo  luogo  proclamato
  eletto  consigliere comunale il candidato alla carica  di  sindaco,
  tra quelli non eletti, che abbia ottenuto il maggior numero di voti
  ed almeno il venti per cento dei voti. In caso di parità di voti, è
  proclamato eletto consigliere comunale il candidato alla carica  di
  sindaco  collegato  alla  lista o al  gruppo  di  liste  che  abbia
  ottenuto il maggior numero di voti.

   7  bis.  Compiute le operazioni di cui al comma 7, sono proclamati
  eletti  consiglieri comunali i candidati di ciascuna lista  secondo
  l'ordine  delle rispettive cifre individuali. In caso di parità  di
  cifra individuale, sono proclamati eletti i candidati che precedono
  nell'ordine di lista. ».

   CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Signor Presidente,
  volevo  preannunciare la presentazione di un emendamento tecnico  a
  firma   della   Commissione,  l'emendamento   3.21,   che   prevede
  all'articolo  3,  comma  2, lettera c),  dopo  le  parole   sindaco
  eletto   inserire  le parole  a primo turno , al  fine  di  evitare
  equivoci. Al secondo turno poi ci vuole sempre il 40 per cento.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, si  passa  all'emendamento  3.1,
  dell'onorevole    Panepinto,   che    prevede    la    soppressione
  dell'articolo.

   PANEPINTO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento 3.18, a firma dell'onorevole  Zito.  Il
  parere della Commissione?

   CASCIO  Salvatore,  presidente  della  Commissione.  Contrario   a
  maggioranza

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Gli emendamenti 3.17, 3.11, 3.8 e 3.4 sono assorbiti.
   Si passa all'emendamento 3.6, degli onorevoli Cancelleri ed altri.
  Il parere della Commissione?

   CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 3.10, degli onorevoli Siragusa ed altri.
  Il parere della Commissione?

   CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   L'emendamento 3.14 è assorbito.
   Si passa all'emendamento 3.19, dell'onorevole Anselmo.

   ANSELMO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa agli emendamento 3.13, degli onorevoli Clemente ed altri
  e  3.20,  della Commissione, di identico contenuto. Il  parere  del
  Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 3.5, degli onorevoli Cancelleri ed altri.
  Il parere della Commissione?

   CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Gli emendamenti 3.9, 3.16, 3.3 sono preclusi.
   Si passa all'emendamento 3.2, degli onorevoli Cancelleri ed altri.
  Il parere della Commissione?

   CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 3.21, della Commissione. Il parere  del
  Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Gli emendamenti 3.7, 3.12, 3.15 sono preclusi.
   Pongo  in  votazione  l'articolo 3,  così  come  emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                             «Articolo 4.
          Modifiche all'articolo 10 della legge regionale 15
                         settembre 1997, n. 35
                   in materia di mozione di sfiducia

   1.  All'articolo 10 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35
  e  successive modifiche ed integrazioni sono apportate le  seguenti
  modifiche:

   a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

    1. Il sindaco e la rispettiva giunta cessano dalla carica in caso
  di  approvazione  di  una mozione di sfiducia  votata  per  appello
  nominale  dal sessanta per cento dei consiglieri assegnati  o,  nei
  comuni  con  popolazione fino a 5.000 abitanti, dai due  terzi  dei
  consiglieri assegnati, con arrotondamento all'unità superiore. ;

   b)  al  comma  1  bis le parole  o del presidente della  provincia
  regionale  sono soppresse;

   c) al comma 2 il secondo periodo è sostituito dal seguente:  Se la
  mozione è approvata, si procede allo scioglimento del consiglio  ed
  alla  nomina  di un commissario ai sensi del comma 4  dell'articolo
  11. ».

   Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Panepinto ed altri
  l'emendamento 4.3.

   PANEPINTO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 4.12, degli onorevoli Zito ed altri.  Il
  parere della Commissione?

   CASCIO Salvatore, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Forzese ha  chiesto  congedo
  per la seduta odierna.

   L'Assemblea ne prende atto.

   nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A

   Presidenza del Presidente Ardizzone


      Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
             nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 4.12.

   ZITO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone


        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 4.12.

   Essendo  la  richiesta appoggiata a termini di Regolamento,  indìco
  la votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 4.12.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  52
   Maggioranza         27
   Favorevoli          16
   Contrari            36

                           (Non è approvato)

   Gli emendamenti  4.9 e 4.8 sono assorbiti.
   L'emendamento 4.7, degli onorevoli Formica e Musumeci, decade  per
  assenza dall'Aula dei firmatari
   Si passa all'emendamento 4.1, degli onorevoli Cappello ed altri.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  lo  scopo  di
  questo  emendamento è quello di riportare le lancette dell'orologio
  al 1992, ed in particolare alla legge n. 7.
   La  legge n. 7, con effetto anticipatorio rispetto ad altri  Paesi
  diversi dall'Italia, ha reintrodotto il meccanismo del RE-CALL. Noi
  lo  articoliamo  in  due  fasi: alziamo  la  soglia  necessaria  ai
  consiglieri  comunali per sfiduciare il sindaco ma conferiamo  allo
  stesso  tempo,  il  potere così come era nella legge  del  1992  al
  consiglio  comunale di indire un referendum popolare. E quindi,  in
  virtù del principio dell'elezione diretta del sindaco di restituire
  in  capo  ai  cittadini la facoltà praticamente  di  sfiduciare  il
  sindaco.
   Ciò,  secondo  noi, sottrae dal potere potenzialmente ricattatorio
  dei consigli comunali la volontà degli elettori che nel momento  in
  cui  decidono di eleggere direttamente un sindaco, hanno la potestà
  di  sfiduciarlo  direttamente. Ovviamente per gravi violazioni  del
  programma e via dicendo.
   Questo  è  lo  scopo.  Il meccanismo viene attribuito,  così  come
  faceva  la  legge  del  1992, a decreti  dell'Assessore  che  dovrà
  stabilire  termini e modalità di esercizio della consultazione  del
  corpo elettorale in caso di sfiducia e via dicendo.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO.  Signor  Presidente, sono contrario  all'emendamento
  presentato  dal  Movimento  Cinque Stelle  perché  noi,  in  questo
  momento,  stiamo  votando una legge, abbiamo già  votato  di  fatto
  l'articolo  2  e l'articolo 1, che consentono il trascinamento  del
  sindaco, votando il consiglio si vota anche il sindaco.
   Per  cui,  andare  a  riproporre la mozione  di  sfiducia  con  il
  referendum,   sarebbe  ritornare  indietro,   perché   noi   stiamo
  attribuendo al sindaco che vince il 60 percento. Quindi sarebbe una
  follia  che  il  consiglio comunale a quel punto, che  non  ha  più
  nessuna  competenza,  non  abbia neanche  la  competenza  di  poter
  proporre una mozione di sfiducia al sindaco. Io ritengo che non sia
  corretto farlo, per cui ritengo che vada votato l'emendamento,  che
  porti  - visto che noi attribuiamo il 60 percento -la rimozione  al
  50 percento più uno dei consiglieri comunali.

   SIRAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SIRAGUSA.   Signor  Presidente,  bisogna  leggere  con  attenzione
  l'articolo: restano aperti tutti e due i binari; nel comma 1  resta
  valida  la  mozione  di  sfiducia nata  all'interno  del  consiglio
  comunale, con un approvazione del 65 percento, ma si consente anche
  l'introduzione  con la raccolta delle firme, dello svolgimento  del
  referendum  che anche i cittadini possono sfiduciare  il  sindaco ,
  visto  appunto che c'è nella nostra Regione l'elezione diretta  del
  sindaco.  Quindi  riteniamo questo articolo più  completo  rispetto
  alla sola mozione di sfiducia.

   Pongo in votazione l'emendamento 4.1. Il parere della Commissione?

   CASCIO, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  delle  autonomie  locali  e  della  funzione
  pubblica. Contrario.

   CANCELLERI.  Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio  palese
  nominale.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


         Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 4.1

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    nominale
  dell'emendamento 4.1.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  46
   Maggioranza         24
   Favorevoli          10
   Contrari            34
   Astenuti            2

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 4.4, degli onorevoli Alloro ed altri. Il
  parere della Commissione?

   CASCIO, presidente della Commissione. Questo è l'allineamento alla
  norma nazionale. La Commissione si rimette all'Aula.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  delle  autonomie  locali  e  della  funzione
  pubblica. Il Governo si rimette all'Aula.

   PRESIDENTE.  Scusate,  però,  nella  disattenzione,  qua  si   sta
  prevedendo la sfiducia con il 50 per cento.

   ALLORO. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, a prescindere  dal
  fatto che come diceva il Presidente della Commissione si tratta  di
  un allineamento con la norma nazionale, c'è un altro motivo, che  è
  quello  anche  di  fornire  un minimo di  contrappesi,  perché  noi
  abbiamo  votato  un  articolo  oggi  dove  il  sindaco  non  va   a
  ballottaggio   col  40  percento  e  prende  pure  il   premio   di
  maggioranza.  Quindi  un  minimo di  ancoraggio  tra  il  consiglio
  comunale  ed  un sindaco ci deve essere, perché altrimenti  creiamo
  centinaia di podestà che non rispondono più a nessuno.
   Questo, sostanzialmente, è lo spirito dell'emendamento. Peraltro -
  e lo dice uno che ha votato due mozioni di sfiducia - la mozione di
  sfiducia non è mai un atto semplice, per il semplice motivo che  il
  consigliere comunale che la vota se ne va a casa. Quindi la mozione
  di  sfiducia trova una giustificazione solo nei casi in cui ci sono
  gravi carenze o programmatiche o di natura politica
   Secondo me, questa è una norma che serve a riequilibrare un minimo
  quelli che sono i rapporti tra il sindaco ed il consiglio comunale.
  Non  vedo  nulla di sconvolgente. E' la norma nazionale Presidente,
  non  stiamo  inventando nulla, ci stiamo semplicemente riallineando
  con  la  norma nazionale che, al contrario della Sicilia, da  dieci
  anni, da quindici anni, è sempre la stessa.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   io   sono
  contrario a questo emendamento. L'argomento - lo dico al Presidente
  Cascio  - che ci allineiamo alla norma nazionale è del tutto  fuori
  luogo  perché  abbiamo  votato una norma oggi  che  si  differenzia
  profondamente dalla norma nazionale, nel senso che prevede che  con
  il   40%   si  elegge  il  sindaco,  quindi  non  usiamo  argomenti
  assolutamente impropri.
   Dopo di che, noi dobbiamo pensare anche al bene degli enti locali.
  Io  capisco che ci sono sindaci che si comportano male,  del  tutto
  evidente  è  che  ci  saranno  consiglieri  comunali  che  non   si
  comportano bene. Ma noi abbiamo bisogno di dare stabilità agli enti
  locali,  cari colleghi. E quindi evitiamo nel momento in cui  avete
  respinto l'emendamento proposto dal collega Cappello, che non è una
  cosa  sconvolgente,  perché parliamo di  persone  che  sono  elette
  direttamente  dal popolo e quindi la legge 7 richiamata  aveva  una
  costruzione molto democratica.
   Io  sono  eletto dal popolo e devo essere sfiduciato  dal  popolo,
  quindi  niente  di  sconvolgente. Detto questo  se  si  è  respinto
  quello,  evitiamo  di  fare in modo che  il  sindaco  sia  ostaggio
  permanente  del  consiglio  comunale,  specialmente   se   non   ha
  maggioranza  perché  noi con il meccanismo  elettorale  che  stiamo
  approvando,  prevediamo qua sindaci - lo dico al collega  Alloro  -
  senza    maggioranza,    quindi    se    vogliamo    destabilizzare
  permanentemente gli enti locali, per carità fatelo,  ma  certamente
  io sono nettamente contrario.

   CASCIO FRANCESCO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO  FRANCESCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io  sono
  contrario  all'emendamento del collega Alloro e, se  la  devo  dire
  tutta, sarei stato favorevole invece all'emendamento dell'onorevole
  Cappello che l'Aula purtroppo ha bocciato, che prevedeva,  nel  suo
  articolarsi, la possibilità di sfiduciare un sindaco prima con  una
  maggioranza qualificata di consiglieri comunali e, se era il  caso,
  con un ricorso al corpo elettorale.
   Indebolire  ulteriormente  e  mettere  sotto  ricatto  i   sindaci
  portando la mozione ad una possibilità di sfiduciare un sindaco dal
  60  al 50% mi sembra una esagerazione in termini di possibilità  di
  ricatto  del sindaco eletto. Sappiamo perfettamente come funzionano
  i  nostri  consigli  comunali e rendere così fragile  e  debole  la
  maggioranza  supporto di un Governo della città non  mi  sembra  il
  caso.  Significherebbe dare tutto nelle mani ad un consigliere  che
  di  volta  in  volta determinerebbe la maggioranza. Quindi  il  mio
  Gruppo parlamentare è contrario a questo emendamento.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, continuo a  notare
  come  in questa legge si vada in ordine sparso, nel senso che anche
  all'interno del partito che ci dovrebbe indicare la strada - il  PD
  - vedo che c'è un proponente e un collega che invece è contrario.
   Questo  mi  appassiona poco. Mi appassiona di più invece  provare,
  nonostante tutto, a continuare a fare una buona legge. Allora,  per
  questa ragione io non vedo lo scandalo da nessuna parte, nel  senso
  che  -  mi  rivolgo  all'onorevole Francesco Cascio  -  noi  stiamo
  scrivendo  una legge che comunque garantisce al sindaco  eletto  la
  maggioranza  in  consiglio comunale. Stiamo modificando  la  legge,
  quindi, perché stiamo prevedendo la governabilità che prima non era
  assolutamente scontata, nel momento in cui questo disegno di  legge
  diventerà legge questo è un passaggio, a mio parere, fondamentale.
   Allora  io  non mi sento, in linea di principio, di esprimermi  in
  maniera contraria all'emendamento, semmai mi pare che non prevedere
  e  modificare  anche  i  due anni o la metà legislatura,  prima  di
  potere  presentare la mozione di sfiducia, questo  potrebbe  essere
  sì,  signor  Presidente, una forzatura perché dobbiamo, in  qualche
  modo,  evitare ragionamenti di principio nell'interesse della buona
  amministrazione;  immaginare di non dare ad un sindaco  neo  eletto
  neanche  la  possibilità  di  due anni per  comprendere  se  questo
  sindaco ha ben governato o meno, mi pare una stortura.
   Quindi,  partendo dal presupposto che questa legge  garantisce  la
  governabilità  perché garantisce la maggioranza al sindaco,  se  il
  sindaco  è  così  scarso  da perdere la maggioranza  nei  due  anni
  successivi  io non ci vedo nulla di strano se si prende la  mozione
  di  sfiducia, si torna d'avanti agli elettori e, viva Dio, si torna
  a  votare,  non penso che questo sindaco sia prigioniero  -  perché
  sindaci bravi non hanno mai avuta presentata neanche una mozione di
  sfiducia, ci sono stati invece sindaci che forse avrebbero meritato
  di andare a casa non dopo due anni ma anche prima -.
   Quindi io credo che questo, invece, servirà a creare una selezione
  e  un  modus  operandi da parte dei sindaci perché qua  ho  sentito
  tanti  colleghi  che vi riempite la bocca della  necessità  che  il
  sindaco non sia un Podestà però poi, di fatto, quando si arriva  al
  redde  rationem e vi chiediamo - e chiediamo, e questo  emendamento
  lo  chiede da parte dell'onorevole Alloro - di spiegare ai  sindaci
  che  devono confrontarsi, non solo con la loro maggioranza, ma  col
  Consiglio  e  che  devono  avere rispetto  dell'elettore,  rispetto
  dell'elettore  attivo e passivo e invece poi  comincia  un  po'  la
  fregola perché il sindaco diventa prigioniero.
   Per  me  il  sindaco non diventa prigioniero, sono  certo  che  un
  sindaco  bravo  non si beccherà mai una mozione di  sfiducia,  sono
  convinto che il sindaco scarso non solo si debba beccare la mozione
  di  sfiducia ma debba andare a casa, chiedo all'onorevole Alloro  -
  mi  dice l'onorevole Di Giacinto che c'è un altro emendamento -  di
  correggere  questo  passaggio perché dobbiamo dargli  il  tempo  di
  dimostrare di essere asino o di essere bravo.
   Per  quanto  mi  riguarda,  noi voteremo favorevolmente  a  questo
  emendamento.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, dobbiamo  essere  chiari  su  una
  cosa. La norma entra in vigore per le nuove elezioni, non è che noi
  possiamo  immaginare di cambiare le regole in corsa.  E  questo  va
  specificato nella legge.
   La  norma non si applica per i sindaci che già sono eletti ma  per
  quelli che verranno eletti.

   CORDARO. Certo.

   PRESIDENTE. Certo no, perché non è chiaro nella norma.  Questo  lo
  dobbiamo  vedere  perché la legge si applica dalla pubblicazione  e
  noi non possiamo cambiare le regole, altrimenti verrà impugnata.

   CORDARO. Ma è democrazia

   PRESIDENTE.  La  democrazia  è che noi  cambiamo  e  noi  possiamo
  sfiduciare il sindaco che è stato eletto con una legge precedente?

   SAMMARTINO. Sfiducia dei sindaci per le elezioni che verranno.

   PRESIDENTE. E questo va specificato.
   Altra cosa, l'emendamento deve essere modificato, perché per com'è
  scritto,  onorevole  Alloro, significa che noi possiamo  presentare
  pure 10, 15, 20 mozioni di sfiducia a un sindaco.

   ALLORO. Ci stiamo allineando alla norma nazionale.

   PRESIDENTE.  Forse non mi so spiegare. Noi possiamo presentare  in
  qualunque  momento, dal giorno dopo e fino a un giorno prima  dello
  svolgimento delle elezioni, anche 10 o 15 mozioni di sfiducia a  un
  sindaco.

   ALLORO. Perché 10 o 15?

   PRESIDENTE. Perché così è.

   ALLORO. Ne basta una

   PRESIDENTE.  Ne  basta una se viene sfiduciato, ma  se  non  viene
  sfiduciato  dopo un mese se ne presenta un'altra. Noi  lo  dobbiamo
  disciplinare questo.

   SAMMARTINO. Presidente, lo facciamo con Regolamento.

   FONTANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che  abbiamo
  fatto  fino ad ora un buon lavoro, e mi pare che siamo già  a  buon
  punto  perché  le parti più delicate le abbiamo già  affrontate,  e
  sono  state  esitate  in maniera positiva,  almeno  per  quanto  mi
  riguarda e per quello che io intendo portare avanti.
   Per  la  verità, l'onorevole Cascio si è già espresso nella  linea
  che  assolutamente noi condividiamo, e devo dire che  tutto  questo
  fermento che vediamo, e questa partecipazione è positiva; del resto
  stiamo  parlando delle elezioni amministrative, quindi parliamo  di
  un    argomento   assolutamente   importante,   che   ci   riguarda
  direttamente,  e  che riguarda soprattutto i cittadini  che  devono
  scegliere  colui  il  quale  dovrà poi decidere  le  sorti  di  una
  comunità, e di una città, ecco perché è particolarmente sentita.
   E  allora,  volevo  ribadire quanto  già  è  stato  detto,  ed  il
  riferimento soprattutto alla sfiducia che - come vorrei ricordare a
  quest'Aula - prima era del 66% perché doveva essere votata dai  2/3
  del  Consiglio comunale, poi dall'ultima legge è stato  portato  al
  60%   del  Consiglio,  e  quindi  spostare  ancora  questa  soglia,
  abbassare  questa  soglia al 50% + 1, io  non  sono  d'accordo  con
  l'onorevole  Alloro,  e  di questo me ne dispiaccio.  Ma  significa
  tenere  sotto  ricatto i sindaci, e quindi non  sono  assolutamente
  d'accordo a scendere questa soglia dal 60% al 50%, semmai  dovremmo
  seguire  quello  che  succede e fare quello  che  fanno  nel  resto
  d'Italia,  perché  nel  resto  d'Italia  le  proposta  di  sfiducia
  significa  tornare e indire un referendum, perché sono i  cittadini
  che eleggono il sindaco ed eventualmente saranno i cittadini stessi
  a  sfiduciarlo,  quindi io sarei più d'accordo  ad  optare  per  il
  referendum  popolare,  e  quindi tornare  al  voto,  piuttosto  che
  abbassare questa soglia al 50%.
   Invece, per quanto riguarda la regolamentazione della sfiducia, da
  quello  che ricordo credo che sia già regolamentata, perché non  si
  può  chiedere  prima  dei due anni, quindi il  sindaco  può  essere
  sfiduciato  soltanto  dopo i primi due anni,  e  se  per  caso  non
  dovesse  essere sfiduciato, non possono chiederlo di nuovo  se  non
  passano  ulteriori due anni. Quindi, non credo che  sia  necessario
  regolamentare   questo  procedimento,  io   credo   che   sia   già
  regolamentato, almeno se la mia memoria non mi inganna.
   Noi siamo per mantenere questa soglia, quindi per mantenere il 60%
  per quanto riguarda la sfiducia.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io  non  voglio
  tediare lei, l'Aula, ma le ragioni sono state già illustrate  dagli
  altri   colleghi,  pur  sottolineando  che  non  è  altro  che   il
  recepimento di una norma nazionale, per cui in teoria non  dovremmo
  scandalizzarci.
   Io ritengo che la norma su cui bisognerebbe discutere è più quella
  sull'approvazione di bilanci, quindi personalmente  credo  che  non
  possiamo, nonostante ci siano fondate argomentazioni dell'onorevole
  Alloro,  far  passare questa norma perché rischiamo,  lo  dico  con
  chiarezza,   la  norma  applicata  subito  significa   che   quelle
  Amministrazioni  che  non hanno goduto del premio  di  maggioranza,
  domani,  saranno sfiduciate, non c'è dubbio. Per cui credo  che  la
  norma,  così  com'è, e mi riferisco all'emendamento  dell'onorevole
  Alloro,  non  va  bene. Senza il bilanciamento dei 24  mesi  prima,
  degli  ultimi mesi dal mandato, rischiamo di fare la macelleria  di
  Amministrazioni  comunali  togliendo  la  stabilità   a   qualunque
  Amministrazione, di qualunque colore politico.
   Per cui, per quanto mi riguarda, voterò contrario.

   RINALDI.  Scatta  dalla prossima competizione elettorale,  non  da
  questa.

   PRESIDENTE. Ah, va bene, però deve essere scritto questo, in  ogni
  caso.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è ovvio e  va  da
  sé  che  se  ci  siamo  battuti, e se pure  sfortunatamente,  sulla
  reintroduzione  del  re-call,  è  chiaro  che  siamo  assolutamente
  contrari a questa norma che abbassa, in maniera drastica, la  quota
  percentuale  del  numero  di Consiglieri  comunali  necessaria  per
  sfiduciare un Sindaco, anche perché mi sembra un paradosso  che  un
  Sindaco abbia 18 Consiglieri come maggioranza per governare e, poi,
  su 24, ce ne vogliono semplicemente 12 per essere sfiduciato.
   Ma  noi,  oggi, però, dobbiamo uscire fuori dall'ipocrisia  perché
  quello  che  voi  state dicendo è che per voi l'elettore  è  usa  e
  getta, vi serve quando gli chiedete il voto e dovete essere eletti,
  non vi serve più e non deve avere alcun diritto di parola quando il
  Sindaco deve essere sfiduciato.
   Allora,  a  questo  punto, io penso che  voi  dovreste  avere  più
  coraggio  di  quello  che  cercate  di  dimostrare  con  i   vostri
  emendamenti  ed  abolire  immediatamente  l'elezione  diretta   del
  Sindaco, perché non si può eleggere un Sindaco direttamente  e  poi
  consegnarlo nelle mani di pochi Consiglieri comunali che ne faranno
  quello che più desiderano e vogliono.
   Non può essere così, signor Presidente, perché questo non risponde
  affatto al principio dell'elezione diretta; questa legge può essere
  tranquillamente  chiamata trufarellum perché gli elettori  eleggono
  un  Sindaco  e, poi, a seconda delle maggioranze o delle  minoranze
  che   si  formano  in  Consiglio  comunale,  questo  Sindaco  viene
  sfiduciato.
   E  allora, non è questo il principio dell'elezione diretta, non  è
  quello che vogliono i cittadini.
   I  cittadini vogliono un Sindaco, vogliono un Consiglio  comunale,
  vogliono  cinque  anni di amministrazione, non una  amministrazione
  ballerina, non ostaggi o sequestrati nella volontà da parte  di  un
  gruppo  di Consiglieri che si sgancia totalmente dalla volontà  dei
  cittadini.
   Noi  dobbiamo preservarla la democrazia, non dobbiamo truffare  la
  volontà popolare e tutto questo - ribadisco - è inaccettabile e  il
  Gruppo del quale faccio parte non lo voterà mai.

   VULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VULLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, io, siccome  negli
  ultimi  tre anni sono stato a Kuala Lumpur che è la capitale  della
  Malesia, quindi non sono stato qua in Sicilia, completamente, forse
  c'è stato il mio fantasma, io onestamente ho girato tanto in questi
  anni.
   Le  volevo fare una domanda, perché me lo sono dimenticato, perché
  lì, in Malesia, si vota in un altro modo.
   Presidente,  per  fare la mozione di sfiducia al Presidente  della
  Regione  siciliana, quanti voti ci vogliono? Non ricordo, ci  vuole
  il 60% o il 50%? Siccome non mi sovviene, lei mi potrebbe aiutare?
   E,  mi  scusi,  Presidente  Ardizzone, per  dare  la  sfiducia  al
  Presidente del Consiglio dei Ministri, siccome sono stato sempre lì
  in Malesia e non sono stato in Italia, ci vuole il 50 più 1 dei 630
  Deputati o ci vuole il 60%?
   E  allora,  onorevole Cappello, lei sa che la mia stima  nei  suoi
  confronti  è infinita, finiamola con tutte queste bugie, con  tutta
  questa propaganda e con tutto quello che noi diciamo, perché è solo
  ed esclusivamente teoria.
   Mi  convince quello che ha detto l'onorevole Cordaro, ha detto una
  cosa giusta, se uno è bravo è bravo, non se ne può fare mozione  di
  sfiducia.
   In  quest'Aula,  al  Presidente Crocetta,  se  non  ricordo  male,
  onorevole Francesco Cascio, mi pare che sono state fatte due o  tre
  mozioni  di  sfiducia, e poi non sono passate. E allora  finiamola,
  non possiamo fare in Italia 300 leggi elettorali, come pensiamo  di
  fare  solo ed esclusivamente demagogia, allora per fare la  mozione
  di  sfiducia  ad  un  sindaco, ad un Presidente della  Regione,  al
  Presidente del Consiglio dei Ministri ci vuole il 50 per cento  più
  uno. Finiamola e basta.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  io  più  si  va
  avanti  con questa norma, più mi rendo conto che anziché rispettare
  la  coerenza rispetto a ciò che era alla base dell'input che  si  è
  dato  per  modificare  la legge elettorale,  qui  altro  che  Kuala
  Lumpur,  come sosteneva l'onorevole Vullo, qui ognuno sta  cercando
  di introdurre tutto e il contrario di tutto.
   Ora, caro Presidente Ardizzone, a me pare che si sia partiti dalla
  considerazione che bisognava in tutti i modi vedere di arrivare  al
  turno  unico, ma la battaglia che c'è stata durante lo  svolgimento
  di  questa legge è stata quella di dire sì, però bisogna introdurre
  un  termine, un limite, ed abbiamo introdotto il 40 per  cento  per
  evitare  che ci fossero, o ci potessero essere, sindaci eletti  con
  una percentuale bassissima di voti.
   Si  era  detto pure a quel punto che, in virtù della stessa logica
  l'articolo  1  doveva essere bocciato, perché con l'articolo  1  si
  estende  il  maggioritario anche ai comuni con  15.000  abitanti  e
  quindi,   oltre   a  negare  la  democrazia,  sostanzialmente,   si
  introduce,  in  contrasto con ciò che si pensava, in contrasto  con
  ciò  che  si  è votato per il resto della legge, con l'articolo  1,
  votandolo  in quel modo, si consente che ci possano essere  sindaci
  eletti con il 100 per cento.
   Si  presentano  venti  sindaci  con  una  sola  lista,  perché  il
  maggioritario  prevede una sola lista, che in genere  è  civica,  e
  quindi  può accadere, non essendoci sbarramento, che fino a  15.000
  abitanti,  quindi in una percentuale molto rilevante  di  comuni  e
  nella  nostra  provincia,  quella mia  e  quella  sua,  Presidente,
  addirittura in 105 su 108, si può arrivare a votare sindaci con  il
  10,  con  il 12 per cento dei consensi, in netto contrasto con  ciò
  che abbiamo votato con la legge.
   Lei  sa e tutti sappiamo la battaglia che c'è stata: 40, 35,  1/3,
  nessun  limite,  alla  fine è prevalsa la percentuale  del  40  per
  cento. E qua invece si va con delle decisioni che sono opposte.
   Per  quanto  riguarda  questo emendamento, signor  Presidente,  un
  altro  schiaffo alla logicità della legge, un altro  schiaffo  alla
  democrazia, ma non solo perché è scritto male o per il fatto che se
  si  applica  o meno è chiaro che bisogna specificare per  le  nuove
  elezioni.
   Ma  non è questo il problema, colleghi, il problema è che noi -  e
  qui  sono d'accordo con quanto sosteneva l'onorevole Cappello - noi
  di   fatto   stiamo   abolendo,  vanificando,   rendendo   inutile,
  sterilizzando, scompaginando, l'elezione diretta del sindaco. Ha un
  senso  ed  una  logica, perché mi si dice che anche  i  consiglieri
  comunali sono eletti direttamente. Ha quindi un senso ed una logica
  dare  la  possibilità  ai  consiglieri comunali  di  sfiduciare  un
  sindaco  eletto  direttamente, ma ha  un  senso  e  una  logica  se
  introduciamo  una  percentuale che tolga  il  sindaco  dal  ricatto
  continuo,  e,  caro  onorevole  Vullo,  quando  fa  l'esempio   del
  Presidente  del Consiglio dei ministri, dico subito che  lì  non  è
  eletto direttamente dal popolo.
   E,  quando fa l'esempio del Presidente della Regione, rispondo  su
  tutto caro collega, perché il mio non è un intervento che ha dietro
  motivazioni  di  odio o di astio, cerco di indirizzare  l'Assemblea
  verso,  come  dire,  una  ponderazione dei  provvedimenti  e  delle
  disposizioni di legge che vogliamo introdurre.
   Lei  sa meglio di me che, quando c'è un Parlamento che deve andare
  a  casa con la mozione di sfiducia, non è per nulla la stessa  cosa
  rispetto ad un Consiglio comunale di un Comune piccolo o di uno  di
  sette, otto, dieci, dodicimila abitanti  Ma di che stiamo parlando
   Dobbiamo  essere seri  Presidente, io penso che questa legge,  con
  quel  vulnus introdotto con l'articolo 1 e con gli altri  possibili
  vulnus,  sia meglio bloccarla qua e la rimandiamo a settembre  che,
  forse,  ci  facciamo più figura, perché andremo  incontro  a  degli
  sberleffi, veramente a degli sberleffi

   PRESIDENTE.  Onorevole  Vullo,  io  nella  mia  veste   solo   una
  considerazione, vada a vedere la questione Cosenza: un  mese  prima
  delle  elezioni,  il sindaco di Cosenza è stato sfiduciato.  Poi  è
  stato rieletto a furor di popolo, però significa rendere i sindaci,
  che   debbono   amministrare,  ostaggio  del  singolo   consigliere
  comunale.

   FORMICA.  Perché, magari, non gli ha dato un contributo  di  cento
  euro

   PRESIDENTE. Noi, già, stiamo andando avanti. La legge  deve  avere
  una  sua logica, per cui in base al 114 i comuni sono sullo  stesso
  piano  delle  regioni. Poi ognuno fa quello che ritiene  opportuno.
  L'Aula è sovrana e ci possono essere fatti umorali che condizionano
  l'andamento   delle  amministrazioni,  e  viviamo  in   una   Terra
  difficile

   ALLORO.  Presidente, non faccia terrorismo. Questa è la legge  che
  c'è in Italia.

   PRESIDENTE.  Difatti  è  la  legge che c'è  in  Italia,  onorevole
  Alloro, le ho portato il caso del sindaco di Cosenza, sfiduciato un
  mese  prima  delle elezioni, perché era un messaggio che  bisognava
  inviare

   LENTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi infatti questo è un
  errore  perché,  ora,  nella legge che noi ci accingiamo  a  votare
  abbiamo evidenziato che il candidato sindaco, eventualmente eletto,
  ha ventiquattro mesi di mandato.
   Gli  abbiamo dato il sessanta per cento dei consiglieri  comunali.
  Ricordiamo  che  i consiglieri comunali sono anch'essi  eletti  dal
  popolo. Quindi, se consideriamo che in qualsiasi paese democratico,
  a  partire dall'Italia, in qualsiasi istituzione vige la regola del
  50  per  cento più uno, vedo in questa norma una responsabilità  da
  parte  del sindaco che, in ventiquattro mesi, ha questa possibilità
  di andare avanti e iniziare il suo progetto di lavoro. Nello stesso
  tempo  deve tenere presente che c'è un consiglio comunale  in  cui,
  ogni  consigliere  comunale  porta  e  avanza,  giustamente,  delle
  richieste  che  provengono dal territorio, devono anch'esse  essere
  rispettate. Poi, dico, a quel punto mi sembra veramente assurdo.
   E'   un   emendamento,  a  mio  avviso,  da  votare  ma  solo   ed
  esclusivamente se portiamo a termine la responsabilità ed il  fatto
  che   il  sindaco  abbia  una  buona  maggioranza  iniziale,  e   i
  ventiquattro mesi sono il termine giusto.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Signor Presidente,
  onorevoli colleghi io voglio sottoporre all'Aula due questioni.  La
  prima  questione,  ed è su sollecitazione dell'onorevole  Panarello
  che  mi  ha  rimproverato  dicendo che ho usato  un  termine  quasi
  improprio,   ho   semplicemente  spiegato  quale   era   la   ratio
  dell'emendamento. Era quello di allinearsi alla legge nazionale, si
  può condividere o non si può condividere, questo è un altro paio di
  maniche. A prescindere da questo voglio fare chiarezza su un fatto,
  e  questo  fatto  riguarda soprattutto l'intervento dell'onorevole,
  mio omonimo, Cascio Francesco.
   L'onorevole  Cascio  ha  fatto  l'intervento  da  questo   scranno
  dicendo, giustamente, che era favorevole all'emendamento,  mi  pare
  il  4.1,  quello  del  Movimento Cinque Stelle,  che  prevedeva  la
  mozione  di  sfiducia  al 65 per cento, e  di  fatto  prevedeva  il
  referendum.
   Se   questo   è   vero,  onorevole  Cascio,  lei   doveva   essere
  conseguenziale  prima  di  questo  emendamento.  Perché  sempre  il
  Movimento Cinque Stelle aveva presentato un altro emendamento,  che
  era  quello della doppia scheda, e quello si che era la vera scelta
  per    l'elezione   diretta   del   sindaco,   e    aveva    logica
  quell'emendamento,  perché  era connesso  alla  doppia  scheda.  Ma
  quando  lei  vota, come ho votato io, il trascinamento, noi  stiamo
  falsando l'elezione diretta del sindaco, perché è inutile che ce lo
  nascondiamo,  stiamo dando un aiutino al candidato sindaco,  perché
  l'effetto trascinamento determina questo.
   E  allora delle due una, uno deve essere coerente sempre, coerente
  in  una scelta di trascinamento e coerente anche in una scelta, che
  è conseguenziale, che è diretta conseguenza del trascinamento.
   È  così, vengo e vado oltre, io non voglio difendere l'emendamento
  dell'onorevole  Alloro, ma ha una sua logica, che è  la  logica  di
  dire che io lo allineo al caso nazionale. Però di qua a dire che  è
  un  attentato  alla democrazia, che è lo svilimento  dell'elettore,
  che  è  calpestare i diritti del cittadino, ce ne passa.  Perché  i
  diritti  del cittadino italiano, ed in questo caso siciliano,  sono
  uguali da Reggio Calabria alla Val d'Aosta, quindi questo qua a  me
  non  scandalizza.  Si  può essere d'accordo o  non  si  può  essere
  d'accordo, questo è un altro paio di maniche.
   La   seconda   questione,   Presidente   Ardizzone,   che   voglio
  sollecitare,  invece, riguarda una perplessità e un  dubbio  che  è
  venuto alla Commissione. Lei ha appena detto che questa legge  avrà
  la  sua efficacia dalla prossima legislatura, cioè significa  dalle
  amministrazioni che vanno incontro al secondo turno.

   PRESIDENTE. E' chiaro che nascerà un contenzioso, perché se  prima
  si  sfiduciava con certe regole, non è che gli possiamo cambiare le
  regole, perché verrà impugnata la norma, mi sembra chiaro.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Mi fa dire qual  è
  la perplessità?

   PRESIDENTE. Si, prego.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. E' chiaro, io  non
  è  che  sto  contestando, io ne prendo atto,  e  la  Commissione  è
  disponibile  anche a fare suo un orientamento in tal  senso.  Però,
  dato  che  questa è una materia un po' delicata, la vorrei chiarita
  meglio,  la Commissione la vuole chiarita meglio, in che  senso?  E
  qual è la perplessità?
   La   prima   perplessità   riguarda,   nella   nostra   esperienza
  legislativa,  vale  a  dire  quando  si  è  passato   dal   sistema
  referendario,  che  per la sfiducia ci voleva il  referendum,  alla
  sfiducia  attuale, la legge è entrata in vigore subito o è  entrata
  in vigore alle scadenze successive?
   Secondo,  c'è un altro articolo, che è il successivo  articolo  5,
  che  riguarda  la decadenza del consiglio comunale. E la  decadenza
  del  consiglio  comunale noi, impropriamente, la  paragoniamo  alla
  mozione  di  sfiducia,  ma  solo impropriamente,  perché  sono  due
  meccanismi  diversi,  perché nella fattispecie  la  dimissione  del
  consiglio  comunale è identificata nella mancata  approvazione  del
  bilancio.
   Anche  quella, la mancata approvazione del bilancio, trova effetti
  dalla  legge  successiva? Perché se questo  non  è,  è  chiaro  che
  dobbiamo  deciderci,  o tutti e due fanno un percorso,  oppure  noi
  troviamo  un  escamotage domani mattina che al  posto  di  fare  la
  mozione   di  sfiducia,  facciamo  le  dimissioni  dei  consiglieri
  comunali per il bilancio, e quindi otteniamo lo stesso effetto.
   Allora,  questa era la perplessità della Commissione, che non  era
  una  presa  di posizione, era semplicemente, con il suo aiuto,  con
  l'aiuto  degli  Uffici, capire come poi ci si debba raccordare  con
  l'articolo successivo.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cascio, ha fatto bene a porre questi  temi,
  ma   siamo  legislatori  e  dobbiamo  risolverli  i  problemi,  non
  aggravarli.
   A   mio  avviso,  tutte  le  norme  che  riguardano  le  questioni
  elettorali, la disciplina interna, i rapporti consiglio comunale  -
  sindaco, non possono non valere che dalle consiliature successive.
   E'  normale  questo  Non puoi cambiare le regole mentre  si  è  in
  corsa.
   Anche  la vicenda di cui parlava, bilancio o altro, non si possono
  cambiare le regole mentre la partita è in corsa. Ci vuole una norma
  di rinvio finale che le norme si applicano a decorrere dai rinnovi.
  Mi sembra il minimo questo

   SUDANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SUDANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo intervenire
  su  altro  ma  - dato che è stato posta la questione -   credo  che
  vadano  diversificati i punti da applicare immediatamente e  quelli
  che invece devono essere applicati dalle future elezioni.
   Ricorderei  a  quest'Aula che abbiamo applicato  immediatamente  i
  permessi  ai  consiglieri comunali e quindi a tutti  coloro  che  -
  comunque  -  lavoravano, li abbiamo messi in difficoltà  da  subito
  senza porci il problema che abbiamo cambiato le regole del gioco in
  corsa.
   Questa  legge  stiamo  riuscendo a portarla avanti  perché  stiamo
  mantenendo un accordo fra tutti i Gruppi parlamentari.
   Per quanto mi riguarda, l'accordo prevede il 60 per cento e voterò
  il 60 per cento perché è quello che è stato stabilito.
   Devo  dire che è inaccettabile che colleghi di quest'Aula  vengano
  al  microfono  a  parlare di ricatti di consiglieri  comunali,  che
  vengano  al  microfono a denigrare il consiglio comunale,  per  poi
  invece utilizzare il consiglio comunale per prendersi assessori  in
  giunta,  per  prendersi  posizioni  dentro  le  amministrazioni   e
  utilizzare i consiglieri comunali per farsi le campagne elettorali.
   Trovo   vergognoso  il  comportamento  di  alcuni   colleghi   che
  continuano  a  parlare in questo modo di un organo che  rappresenta
  comunque i cittadini.
   Una  volta  per  tutte,  se si ritiene che i consiglieri  comunali
  siano  un  organo  ricattatorio, eliminiamo il consiglio  comunale,
  eleggiamo solo i sindaci e facciamo soltanto delle podestà.
   Sempre  in  base  alla sfiducia voglio aggiungere  un'altra  cosa.
  Quando  eleggiamo  un  sindaco  col  40  per  cento,  abbiamo   una
  maggioranza  già  del  20 per cento in più rispetto  a  quello  che
  prende.
   Se si sfiducia un sindaco con il 50 più 1, comunque questo sarebbe
  sempre un contrappeso perché già avrebbe il 20 per cento in più  di
  consiglieri che non gli vengono dati dalla rappresentanza popolare.

   ANSELMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ANSELMO.  Signor  Presidente, visto e considerato  che  su  questo
  articolo  si  è  aperto  un  dibattito di  una  certa  rilevanza  e
  delicatezza,  le  chiedo - così come abbiamo fatto  stamattina  per
  l'articolo 1 - di accantonarlo.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  non  sorgendo   osservazioni,
  l'articolo 4 viene accantonato.
   Convoco una Conferenza dei Capigruppo insieme al Presidente  della
  Commissione e riprendiamo la seduta nel giro di un quarto d'ora per
  capire come andare avanti.
   Ieri,  si  era detto che il problema era solo uno - 35  e  40  per
  cento  -  e  ci  siamo affidati al lavoro fatto dalla  Commissione.
  All'improvviso viene fuori una nuova esigenza.
   Ritengo  opportuno  parlarne in Conferenza di  Capigruppo  e  così
  andiamo avanti.
   La seduta è sospesa.

     (la seduta, sospesa alle ore 17.24, è ripresa alle ore 17.42)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, l'articolo  4  è  momentaneamente
  accantonato.
   Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:

                             «Articolo 5.
  Modifiche all'articolo 11 della legge regionale 15 settembre 1997,
         n. 35 in materia di cessazione degli organi comunali

    1. All'articolo 11 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35
  e  successive modifiche ed integrazioni sono apportate le  seguenti
  modifiche:

    a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

      1.  La  cessazione  dalla  carica  di  sindaco  per  decadenza,
  dimissioni,  rimozione, morte o impedimento permanente comporta  la
  cessazione  dalla carica della rispettiva giunta e  del  rispettivo
  consiglio e la nomina di un commissario ai sensi del comma  4.  Nel
  caso  di  mancata adozione dei bilanci nei termini  previsti  dalla
  normativa  vigente,  da parte della giunta comunale,  l'Assessorato
  regionale  per  le autonomie locali e la funzione  pubblica,  entro
  dieci  giorni dalla constatazione dell'illecito, avvia le procedure
  per la rimozione del sindaco. ;

    b) il comma 2 è sostituito dal seguente:

      2.   La   cessazione  del  consiglio  comunale  per  dimissioni
  contestuali del sessanta per cento dei consiglieri assegnati o, nei
  comuni  con  popolazione fino a 5.000 abitanti, dei due  terzi  dei
  consiglieri  assegnati, con arrotondamento all'unità  superiore,  o
  per   altra  causa,  comporta  la decadenza  del  sindaco  e  della
  rispettiva giunta e la nomina di un commissario ai sensi del  comma
  4. ;

     c)  al comma 4 le parole  del Presidente della Provincia,  delle
  rispettive Giunte e dei rispettivi Consigli  sono sostituite  dalle
  parole   della rispettiva giunta e del rispettivo consiglio   e  le
  parole   degli  articoli  55 e 145  sono  sostituite  dalle  parole
   dell'articolo 55 .»

   Onorevoli  colleghi,  vorrei la massima attenzione  da  parte  del
  presidente  della Commissione e del Governo perché ci sono  diversi
  emendamenti  soppressivi,  il 5.6 a  firma  Formica  e  Musumeci  e
  l'altro, il 5.9, a firma Zito, Mangiacavallo e altri.
   Onorevole Musumeci, mantiene l'emendamento 5.6?

   MUSUMECI. Sì, signor Presidente.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 5.6. Il parere  della
  Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

    PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

    PRESIDENTE.  Con  il  parere contrario della  Commissione  e  del
  Governo, pongo in votazione l'emendamento 5.6. Chi è favorevole  si
  alzi; chi è contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   L'emendamento 5.9 è assorbito.
   L'emendamento 5.8 è decaduto per assenza dall'Aula del firmatario.
   Si passa all'emendamento 5.3 a firma dell'onorevole Panepinto.
   Onorevole Panepinto, lo mantiene? Mi scusi, almeno vuole  spiegare
  all'Aula di cosa si tratta?

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi chiediamo di
  abrogare  nella  parte la lettera a), dove, ad un  certo  punto  si
  dice:   nel  caso  di  mancata adozione  del  bilancio,  i  termini
  previsti   dalla   normativa  vigente  a   partire   dalla   Giunta
  all'assessorato regionale, avvia le procedure per la rimozione  del
  sindaco .  Siccome  la  procedura  è  già  disciplinata  giusto,  è
  disciplinata perché avvia violazione norme, quindi voglio dire...

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi spiego  io
  che cosa è questo articolo, perché credo che non sia chiaro.
   Allora,  noi  abbiamo  scritto in Commissione  due  cose.  Abbiamo
  scritto  che  c'è  la decadenza del Consiglio comunale  laddove  ci
  siano  le  dimissioni del sindaco, in caso di dimissioni,  morte  e
  quant'altro, e poi abbiamo detto perché in Sicilia non  si  applica
  la  norma  nazionale, che laddove non viene adottato, non approvato
  il  bilancio,  perché  le Giunte adottano il bilancio,  laddove  le
  Giunte  non adottano il bilancio, decade soltanto il sindaco  e  la
  Giunta.
   Io   sono  d'accordo  ad  approvare  l'emendamento  dell'onorevole
  Panepinto,  però  a condizione che venga approvato  successivamente
  l'emendamento  5.5 che è quello a prima firma dell'onorevole  Greco
  Giovanni,  che  dice  che laddove che non si  approvano  i  bilanci
  decade sia il consiglio comunale e la Giunta.
   Quindi, io sono d'accordo ad eliminare la parte dell'adozione  del
  bilancio dal comma a) dell'articolo 1, però a condizione che  venga
  approvato il 5.5.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, Presidente della Commissione. Signor Presidente,
  allora io prima ho necessità di intervenire.
   Allora,  se  noi  approviamo  l'emendamento  Panepinto,  che,   in
  pratica,  cassa   nel  caso  di  mancata  adozione ,  non   abbiamo
  modificato  in  nessun  modo  la  legge,  perché  questa  legge  si
  riferisce  all'articolo 1 del '97 che recita  la  cessazione  della
  carica  di  sindaco o di presidente della provincia per  decadenza,
  dimissione, rimozione, morte o impedimento .
   Quindi,  lasciamo questa parte che già c'è; se noi abbiamo cassato
  la  seconda parte dell'articolato, perché nel comma 1 dell'articolo
  11  non era prevista la fattispecie della mancata approvazione  del
  bilancio,   quindi  la  ratio  dell'articolo  1   se   si   approva
  l'emendamento  tanto  vale che lasciamo la legge  immodificata.  Se
  prendete  l'articolo 11 con l'emendamento Panepinto rimane  tale  e
  quale,  non  c'è  nessuna modifica, mentre  la  legge  poneva  come
  modifica  la mancata adozione del bilancio, che era una fattispecie
  che  mancava nel comma 1 dell'articolo 11, questo è il  motivo  del
  contendere.

   SIRAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SIRAGUSA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io   vorrei
  permettermi  di  suggerire di accantonare  anche  questo  articolo,
  perché  è  strettamente legato all'articolo 4, perché la  decadenza
  del  sindaco  legata alla bocciatura del bilancio diventa  poi,  di
  fatto, una mozione di sfiducia mascherata.
   Quindi, se si stabilisce una soglia per la mozione di sfiducia, la
  stessa  deve  essere  riportata anche, deve  esserci  un'uniformità
  comunque  tra  le  due  fattispecie, perché  altrimenti  rischio  e
  diventa,  come  dicevamo, il rischio di fare il papocchio  è  bello
  grosso.  Quindi,  mi permetterei di suggerire di accantonare  anche
  questo articolo.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io la  inviterei
  a  fare  una verifica anche con l'Assessorato, perché qua siamo  in
  presenza di un ordinamento che ha la Regione, in questo caso, se la
  Giunta non approva il bilancio, l'Assessorato nomina un Commissario
  ad  acta che sostituisce la Giunta per definire il bilancio e  così
  via.
   Quindi,  non  bisogna  intervenire sulla  norma  della  decadenza,
  onorevole Di Giacinto

   LANTIERI,  assessore per le autonomia locali  e  per  la  funzione
  pubblica. Non è così

   PANARELLO. Sì, sì; come no?
   No, qua stiamo parlando del Sindaco; il Consiglio è un'altra cosa.
  Stiamo parlando, intanto, del Sindaco, cioè, si vuole dire che,  se
  il  Sindaco e la Giunta non approvano il bilancio entro i  termini,
  decade il Sindaco e la Giunta.
   Secondo  me,  non  è; qua c'è un ordinamento che  dovrebbe  essere
  radicalmente  cambiato  ed io sono contrario,  Presidente,  a  fare
  norme  che  rischiamo  di  determinare un  contenzioso  assurdo,  a
  rendere  ancora  più ingestibile le procedure che  sono  già  state
  definite.
   Dopodiché,  l'altra cosa che mi pare che c'è in  questo  articolo,
  anche  qua  con il ragionamento della equiparazione alla  normativa
  nazionale  che  noi  stiamo cambiando, va  bene?  Stiamo  cambiando
  radicalmente. Si vuole equiparare alla stessa maniera.
   E  allora, mettiamoci d'accordo; se dobbiamo esercitare la  nostra
  autonomia  come  stiamo  facendo per quanto  riguarda  le  modalità
  dell'elezione  diretta del Sindaco, vi prego, colleghi,  di  essere
  coerenti  e conseguenti e di lasciare per questo aspetto,  come  ha
  fatto  la  Commissione mi pare, presidente Cascio, di  lasciare  le
  cose   inalterate   perché  altrimenti  si   crea   una   discrasia
  incomprensibile  oltre  ad  un  pasticcio  dal   punto   di   vista
  legislativo.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  io  condivido   l'impostazione
  dell'onorevole Panarello perché, guardate, c'è molta confusione  su
  questa .

                           (Brusio in Aula)

   Però, anche il suo intervento, onorevole Di Giacinto, a condizione
  che approviamo quello dell'onorevole

   DI  GIACINTO.  Questo è quello che conosco io dal punto  di  vista
  politico

   PRESIDENTE. Sì, ma anche queste cose, onorevole Di Giacinto, e  se
  non lo approva che facciamo?

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  condivido
  l'emendamento  a  firma dell'onorevole Panepinto  perché,  le  devo
  dire,  l'avevo  anche presentato proprio simile perché  quando  noi
  mettiamo,  prevediamo, come causa di decadenza  del  Sindaco  della
  Giunta,  la  mancata approvazione dei bilanci  senza  dire  che  la
  mancata  approvazione  deve  essere  diretta  responsabilità  della
  Giunta  o  del  Sindaco, noi stiamo creando  una  confusione  e  la
  confusione si crea laddove non si specifica se la mancata  adozione
  è  causa  e responsabilità della Giunta o perché causa dei  mancati
  trasferimenti da parte della Regione e dello Stato.
   E  poi,  diciamo anche, si avviano le procedure di  rimozione  del
  Sindaco; che significa?
   Che  arriva l'Assessorato agli Enti locali, nomina un Commissario,
  diffida  il  Sindaco ad adottare il bilancio e se non lo  fa  entro
  dieci giorni, allora soltanto in questo caso decadrebbe?
   E'  chiaro, presidente Ardizzone, questo emendamento così  come  è
  stato  formulato riesce a riportare semplicità e riesce a riportare
  chiarezza ad una legge che tutto può creare tranne che chiarezza.
   Rischiamo di fare veramente un pasticcio e di non aiutare i Comuni
  ma  di  fare una legge che serve oggi ad un deputato, domani ad  un
  altro  deputato  per un regolamento di conti nei  confronti  di  un
  comune, di un sindaco o di un consiglio comunale; stiamo attenti
   Noi  siamo  legislatori e dobbiamo legiferare  non  tenendo  conto
  degli  impulsi  di  ciascuno  di noi, ma  tenendo  conto  del  bene
  collettivo.
   Su questo emendamento noi siamo d'accordo perché, diversamente, si
  creerebbe un'ulteriore confusione e molti comuni, Assessore per  le
  autonomie locali e la funzione pubblica, onorevole  Lantieri,  oggi
  sarebbero  costretti,  anzi  l'Assessorato  sarebbe  costretto   ad
  avviare  le  procedure  di decadenza per la  mancata  adozione  del
  bilancio  da  parte di molte Giunte, perché oggi alla  data  del  5
  agosto molte Giunte non hanno ancora adottato il bilancio e non  lo
  hanno adottato non per responsabilità propria, ma perché ancora  la
  Regione  non ha fatto il trasferimento certo delle somme, cioè  non
  ha  detto  quante sono le somme. Ma questa è una delle ipotesi,  ci
  potrebbero  essere  tante altre ipotesi, quindi per  responsabilità
  non afferenti alle stesse Giunte.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Falcone,  lei  ha  spiegato  il  perché  è
  d'accordo   con   l'emendamento,  ma  lo  collega   all'emendamento
  dell'onorevole  Greco  Giovanni. Come ha  spiegato  l'onorevole  Di
  Giacinto,  che dice  approviamo a condizione '? Perché sto  dicendo
  questo?  Perché  purtroppo questo dibattito si sta  sviluppando  in
  Aula  e  non  si  doveva sviluppare in Aula ed io sono  preoccupato
  sull'andamento.

   DI GIACINTO. Posso spiegare tecnicamente un attimo?

   PRESIDENTE.  Non  è un problema tecnico. Lei mi  ha  detto:   sono
  d'accordo a condizione che venga approvato quello ,  e se non viene
  approvato quello, che succede?

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  mi  permetto  di
  evidenziare, così come aveva prima evidenziato il collega,  che  la
  lettera  b)  al comma 2, dove dice che la cessazione del  Consiglio
  comunale   per  dimissioni  contestuali  del  60  per   cento   dei
  consiglieri comunali, se noi approviamo questo ed approviamo  anche
  l'emendamento, di fatto è come se avessimo accettato perché  questo
  60  per cento deriva dalla norma in cui c'era anche la sfiducia  al
  60 per cento.
   Quindi,  io  direi  di  accantonare  questo  comma  e  approvarlo,
  casomai, successivamente perché se noi approviamo la sfiducia al 50
  per  cento, ci sarebbe un controsenso con questo 60 per cento. Ecco
  perché è collegato.

   PRESIDENTE.  E'  una  fattispecie  diversa  perché  questa  è  una
  sanzione per la mancata approvazione del bilancio. Non c'entra  con
  la sfiducia, che è politica? O no?

   DI GIACINTO. Posso spiegarlo tecnicamente?

   PRESIDENTE.  Più  che  spiegare,  venga  incontro  alle   esigenze
  dell'Aula.  Formuliamo  l'emendamento e lo  approviamo  secondo  le
  indicazioni che sono state date.

   RINALDI.  Quando abbiamo approvato in Commissione era collegato  a
  quella  percentuale. Per cui se modifichiamo la percentuale  a  mio
  avviso   deve   essere   modificata  pure   questa,   dell'articolo
  precedente.

   PRESIDENTE.  Non  riesco  veramente a  comprendere.  Questa  norma
  prevede  la decadenza in caso di mancata approvazione del bilancio,
  non  c'entra  con  la  sfiducia, perché  la  sfiducia  è  un  fatto
  politico. Sono due cose distinte.
   Allora,  applichiamo la norma invocata dall'onorevole  Greco,  per
  rafforzare  già un principio che, di fatto, ci sarebbe ma  che  non
  viene applicato. Non c'entra con la sfiducia e con il 60 per cento.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  quando  il
  legislatore   regionale  ha  recepito  la   norma   sulla   mancata
  approvazione dei bilanci, ha detto che il Consiglio comunale  va  a
  casa.  Qual è la differenza rispetto alla norma nazionale,  perché,
  di fatto, si applica la norma nazionale: in Sicilia, il sindaco non
  è consigliere comunale, per cui nel momento in cui viene sciolto il
  Consiglio  se ne va solo il Consiglio comunale. Nelle  altre  parti
  d'Italia, in cui si dice sempre  il Consiglio se ne va a casa ,  se
  ne va pure il sindaco, perché il sindaco è un consigliere comunale.
  Ecco la differenza ed il problema che c'è nella legge regionale.
   Adesso, vi faccio una domanda: ma è normale che nel caso in cui il
  Consiglio  comunale  non  approvi il bilancio,  ed  il  bilancio  è
  proposto  dal sindaco, se ne vada solo il Consiglio ed  il  sindaco
  rimanga  in carica per tutto l'altro periodo? Ma, vi pare una  cosa
  normale? Secondo me no.
   Per  cui, cosa dico: adeguiamo questa norma, sull'approvazione dei
  bilanci,  in  maniera  tale  che, laddove  il  bilancio  non  venga
  approvato  se ne vada sia il sindaco che il Consiglio comunale.  E'
  un   atto  di  una  semplicità  assoluta   Non  capisco  perché  ci
  complichiamo  la  vita, anche perché, vi dico  una  cosa,  ci  sono
  sindaci che vanno in Consiglio comunale quando si deve approvare il
  bilancio e dicono ai consiglieri comunali:  Non approvatelo,  tanto
  ve ne andate a casa voi ed io rimango  .
   Quindi, cominciamo a pensare che ci sono, anche, delle disfunzioni
  ed aggiustiamole. Questo è aggiustare una disfunzione.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO  SALVATORE, presidente della Commissione Signor Presidente,
  onorevoli  colleghi, la questione che si è posta è che la decadenza
  del Consiglio comunale, nella nuova legge, deve prevedere anche  la
  decadenza del sindaco. Questo è il quesito. Se questo è il quesito,
  aboliamo,  facciamo ritirare l'emendamento all'onorevole Panepinto,
  oppure  cassiamo  direttamente la lettera a) dell'articolo  5  così
  rimane  la legge originale, l'articolo 11 e, poi, quando si  arriva
  all'emendamento Greco si vota. E' tanto semplice  Non  c'è  bisogno
  di riscrivere, basta cassarlo e votare la lettera b). La lettera a)
  non  ci  interessa,  è la lettera b) quella che  ci  interessa.  La
  lettera  a)  riguarda la decadenza di Consiglio  e  sindaco,  cioè,
  ritorniamo alla norma originaria. Non so se sono chiaro.  Abrogando
  la  lettera a), che cosa facciamo: ritorniamo alla legge per com'è,
  cioè  non  è prevista, se il sindaco non la presenta in  tempo,  la
  decadenza. Però, nella lettera b), aggiungendo l'emendamento Greco,
  il  contrappeso - perché si parla di contrappeso - è dato dal fatto
  che,  se  il bilancio non viene approvato col 60 per cento,  decade
  anche il sindaco.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, votiamo l'emendamento  Panepinto
  con

   SUDANO. Ma non così  Non con il 60 per cento

   FALCONE. C'è un emendamento, e si vota  Non ingarbugliamo le cose

   PRESIDENTE. La seduta è sospesa per qualche minuto.

     (La seduta, sospesa alle ore 18.03, è ripresa alle ore 18.06)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato, dalla Commissione, un
  emendamento che, sostanzialmente, unifica il 5.3, primo  firmatario
  Panepinto ed il 5.5, primo firmatario Giovanni Greco e, quindi,  si
  procede ad un'unica votazione.
   Sostanzialmente,  viene  soppressa la lettera  a):   nel  caso  di
  mancata adozione dei bilanci e fino a

   PANEPINTO. Occorre la norma.

   PRESIDENTE.  Ah   Vuole  la  norma. Scusate,  allora,  occorre  un
  momento di riflessione.
   Scusate,  siamo  entrati nelle questioni tecniche.  Io  farei  una
  proposta  all'Aula,  perché  ognuno  di  voi  capisco  che  intenda
  organizzarsi  la  propria  attività. C'è l'Assessore  al  bilancio,
  peraltro,  che  era già pronto stasera per iniziare la  discussione
  sulle variazioni di bilancio.
   Francamente,   non   credo  che  strasera  chiuderemo   la   legge
  elettorale.  Non  possiamo  approvarla così  perché  ancora  stiamo
  discutendo  e stiamo andando a vedere quello che prevede  la  legge
  nazionale,  quindi, procediamo con calma. E' una  materia  delicata
  questa, non possiamo fare errori.
   E'  stata  tanti  mesi  in  Commissione,  l'abbiamo  riportata  in
  Commissione  per avere la giusta chiarezza ed è giusto che  andiamo
  avanti con calma.
   Per  cui,  la  mia  proposta è: sospendiamo,  in  questo  momento,
  stasera, diamo pure la possibilità agli Uffici di verificare questi
  punti  per un raccordo. Ritorniamo domani per approvare, mi auguro,
  la  legge  elettorale e, lunedì, riprendiamo con le  variazioni  di
  bilancio.

                          (Subbuglio in Aula)

   Lunedì  mattina, perché stasera guardiamo, domani mattina  insieme
  alla Presidenza della Commissione sistemiamo alcuni articoli.
   Domani   mattina,  così  l'approviamo,  o  almeno   la   chiudiamo
  definitivamente  domani. Siccome, le questioni  sono  di  carattere
  prettamente tecnico, è inutile che ci giriamo attorno.

   ANSELMO. Presidente, continuiamo stasera.

   PRESIDENTE. Onorevole Anselmo, guardi stasera non la possiamo fare
  perché  già  eravamo d'accordo sul fare quel tipo  di  emendamento,
  sono  nati  altri  dubbi su quello che prevede la  legge,  non  può
  essere fatta così la legge elettorale.

                          (Subbuglio in Aula)

   Onorevoli  colleghi,  la  Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari  aveva  previsto seduta fino a  domani.  Siamo  andati
  avanti  celermente. Ci sono dei problemi di carattere tecnico,  c'è
  bisogno  di  fermarsi  un  momento  sulla  legge  elettorale;  sono
  questioni di carattere tecnico, le decorrenze, eccetera.
   Domani  si  tiene Aula così come si era concordato. La  Conferenza
  dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari aveva deciso che domani  ci
  sarebbe stata Aula.
   Se  non  ci  saranno 41 persone, pazienza, la votazione finale  la
  faremo lunedì.
   Spero che domani si possa arrivare ad un'approvazione, se non come
  voto finale per la questione del numero legale, comunque, all'esame
  complessivo  della  legge, così lunedì si  potrà  iniziare  con  le
  variazioni  di  bilancio.  Così ognuno si  potrà  programmare  come
  riterrà opportuno.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, 6 agosto  2016,
  alle ore 11.00 con il seguente ordine del giorno:

     I  -Comunicazioni
  II  - Discussione dei disegni di legge:

       1)  -   Disposizioni in materia di elezione del sindaco e  del
            consiglio comunale e di cessazione degli organi comunali. Modifica
            di norme in materia di organo di revisione economico-finanziaria
            degli enti locali e di status degli amministratori locali . (nn.
            1153-15-845-860-922-1003-1126-1138.1224/A) (Seguito)

            Relatore: on. Cordaro

       2)  -  Disposizioni per favorire l'economia. Disposizioni varie .
            (n. 1214/A) (Seguito)

            Relatore: on. Vinciullo

       3)  -   Istituzione del Garante regionale della famiglia . (n.
            1086/A)

            Relatore: on. Rinaldi

     III  -Svolgimento dell'interrogazione:

       N. 3025   -  Chiarimenti  sul  provvedimento  di  scioglimento
              dell'Amministrazione comunale di  Scicli  in  relazione
              alle   gravi   dichiarazioni  rese  alla   stampa   dal
              Presidente della Regione.

              (8 maggio 2015)

                                                              ASSENZA

     IV  - Discussione della mozione:

       N. 496 -  Iniziative  in ordine al reclutamento  di  personale
              nelle aziende del Servizio sanitario regionale.

              (4 novembre 2015)

                            CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO
                            FERRERI - FOTI - LA ROCCA - MANGIACAVALLO
                             PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - TANCREDI
                                                      ZAFARANA - ZITO

     V  -Discussione del disegno di legge:

        Codice  etico  per  gli eletti a cariche pubbliche,  per  gli
       amministratori  e  per i dipendenti della Regione  Siciliana .
       (n. 854/A)

       Relatore: on. La Rocca Ruvolo

     VI  - Discussione della mozione:

       N. 494  -  Iniziative  urgenti finalizzate alla  revoca  della
             convenzione   sottoscritta   tra   Regione    siciliana,
             Università  degli  studi  Kore di  Enna  e  Associazione
             Proserpina,  avente ad oggetto l'apertura di  una  nuova
             facoltà di medicina e chirurgia.

             (3 novembre 2015)

                                     ZAFARANA - CANCELLERI - TRIZZINO
                            MANGIACAVALLO - ZITO - CIACCIO - SIRAGUSA
                                TANCREDI - CIANCIO - FOTI - FERRERI -
                                         PALMERI  LA ROCCA - CAPPELLO

     VII  -Discussione della mozione:

       N. 524  -  Rimodulazione  urgente del piano  degli  interventi
             denominato 'Patto per la Sicilia 2015'.

             (13 gennaio 2016)

                                 GRASSO - CORDARO - FALCONE - ASSENZA
                                                    PAPALE - FIGUCCIA

     VIII  -Discussione della mozione:

       N. 204  -  Verifica  della presenza di gas radon indoor  negli
             edifici   utilizzati  da  enti  pubblici  e  privati   e
             osservanza dei criteri di legge negli interventi edilizi
             di nuova edificazione.

             (24 ottobre 2013)

                               FOTI - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO
                                         CIANCIO - FERRERI - LA ROCCA
                                   MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA
                                TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO

     IX  - Discussione della mozione:

       N. 573  -  Provvedimenti  urgenti a  favore  dei  pensionati
            dell'Ente acquedotti siciliani.

             (12 maggio 2016)

                                      GRECO G. - DI MAURO - CASCIO S.
                                    DI GIACINTO - CORDARO - PANARELLO
                                      PANEPINTO - RUGGIRELLO - SUDANO
                                                     FALCONE - TAMAJO

                   La seduta è tolta alle ore 18.12

                     DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il  Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa  Maria Cristina Pensovecchio