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Resoconto d'Aula della Seduta n. 357 di lunedì 08 agosto 2016
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   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                   La seduta è aperta alle ore 16.04

   FIGUCCIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il  preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.   Comunico   che  è  stata  presentata   la   seguente
  interrogazione con richiesta di risposta orale:

   N.  3441  -  Chiarimenti sul  commissariamento   del  responsabile
  unico del Cluster BioMediterraneo di Expo 2015.
   - Presidente Regione
   - Assessore  Agricoltura  sviluppo  rurale  e  pesca mediterranea
   Ruggirello Paolo

   Avverto   che   l'interrogazione  testé  annunziata   sarà   posta
  all'ordine del giorno per essere svolta al proprio turno.
   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta scritta:

   N.  3442  -  Interventi sulla viabilità della S.P. 18 Piana  degli
  Albanesi - Palermo.
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   La  Rocca  Claudia; Cancelleri Giovanni Carlo; Cappello Francesco;
  Tancredi   Sergio;   Ciaccio  Giorgio;  Ciancio  Gianina;  Zafarana
  Valentina;   Ferreri   Vanessa;  Mangiacavallo   Matteo;   Siragusa
  Salvatore; Palmeri Valentina; Foti Angela; Trizzino Giampiero; Zito
  Stefano

   N.  3443  -  Chiarimenti  circa un bando per  il  reclutamento  di
  personale  esterno  da  parte dell'Istituto  dei  ciechi  Florio  e
  Salamone.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Savona Riccardo; Falcone Marco

   N.  3444 - Ammodernamento delle apparecchiature delle aziende  del
  Servizio sanitario regionale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Formica Santi; Musumeci Nello

   Avverto che le interrogazioni testè annunziate saranno inviate  al
  Governo.

                       Annunzio di interpellanza

   PRESIDENTE.   Comunico   che  è  stata  presentata   la   seguente
  interpellanza:

   N.  450 - Pronta applicazione della normativa regionale in materia
  di trasparenza.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Musumeci Nello; Formica Santi

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia  fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza  si
  intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per  essere
  svolta al proprio turno.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   N. 593 - Provvedimenti a tutela del grano duro siciliano.
   Vinciullo  Vincenzo;  D'Asero  Antonino;  Alongi  Pietro;   Cascio
  Francesco; Fontana Vincenzo;  Germanà Antonino Salvatore; Lo Sciuto
  Giovanni
   Presentata il 1/08/16

   N.  594 - Iniziative per l'inclusione della Regione siciliana   al
  riparto  dei  contributi  per l'anno 2016   per  l'assistenza  agli
  alunni disabili.
   Foti  Angela;  Cancelleri  Giovanni   Carlo;  Cappello  Francesco;
  Ciaccio   Giorgio;   Ciancio  Gianina;  Ferreri Vanessa;  La  Rocca
  Claudia;   Mangiacavallo   Matteo;  Palmeri   Valentina;   Siragusa
  Salvatore; Trizzino Giampiero; Tancredi Sergio; Zafarana Valentina;
  Zito Stefano
   Presentata il 3/08/16

   Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
  dell'articolo  153  del Regolamento interno,  alla  Conferenza  dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari per la  determinazione  della
  relativa data di discussione.

             Comunicazione di decadenza di interrogazione

   PRESIDENTE.  Comunico che,  a seguito della nomina  dell'onorevole
  Cracolici  ad Assessore regionale,  è decaduta l'interrogazione  n.
  3445, a sua firma.

   L'Assemblea ne prende atto.
                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che hanno chiesto congedo,  per  oggi,   gli
  onorevoli Mangiacavallo, Lo Sciuto, Lombardo, Zafarana e  Siracusa.

    L'Assemblea ne prende atto.

   materia di elezione del sindaco e del consiglio comunale e di  ces-
   sazione degli organi comunali. Modifica di norme in materia di orga-
   no di revisione economico-finanziaria degli enti locali e di status
   degli  amministratori  locali'   (nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126
   1138-1224/A)
   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


   Seguito  della  discussione del disegno di legge «Disposizioni  in
  materia  di  elezione del sindaco e del consiglio  comunale   e  di
  cessazione degli organi  comunali. Modifica di norme  in materia di
  organo  di  revisone  economico-finanziaria degli  enti local  i  e
  di   status degli amministratori locali»  (nn. 1153-15-845-860-922-
  1003-1126-1138-1224/A)

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede con il seguito della discussione del disegno di  legge
  «Disposizioni  in materia di elezione del sindaco e  del  consiglio
  comunale  e di cessazione degli organi  comunali. Modifica di norme
  in  materia  di  organo  di  revisone  economico-finanziaria  degli
  enti  local i e di  status degli amministratori locali»  (nn. 1153-
  15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A), posto al n. 1).
   Invito   i   componenti  la  I  Commissione   a   prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Onorevoli  colleghi, ricordo che nella precedente  seduta  avevamo
  sospeso l'esame all'emendamento 4.4 per passare all'articolo 5.
   Preannuncio   che   all'articolo  5  è  stato   presentato   dalla
  Commissione un emendamento di riscrittura.
   Comunque si torna all'esame dell'articolo 4.
   L'emendamento  4.  4   dell'onorevole  Alloro,  Riggio,   Rinaldi,
  Sorbello.

   SORBELLO. Ritirato.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   Si passa all'emendamento 4.5, dell'onorevole Riggio. già ritirato.

   MILAZZO GIUSEPPE. Lo facciamo nostro, signor Presidente.

   PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, stiamo facendo una legge che è  una
  cosa  seria,  lei sa di che  cosa stiamo parlando?  Perché  capisco
  l'ostruzionismo e quant'altro, per carità.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                        Sull'ordine dei lavori

   MILAZZO GIUSEPPE.Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, lei mi dice che approvare una
  legge sia una cosa seria ed io ho rispetto per la sua figura e  per
  gli  onorevoli  deputati. Avevo già chiesto di parlare  sull'ordine
  dei  lavori e lei mi aveva promesso che avrebbe fatto il  riassunto
  della   puntata precedente  per poi concedermi la parola, ed allora
  io  comunico che la posizione del Gruppo  Forza Italia'  è  questo:
  noi  chiediamo la cortesia, ovviamente previo parere dell'Aula,  di
  accantonare  il  punto  concernente il disegno  di  legge  n.  1153
  recante   Disposizioni in materia di elezione  del  sindaco  e  del
  consiglio comunale e di cessazione degli organi comunali.  Modifica
  di  norme  in  materia di organo di revisione economico-finanziaria
  degli  enti  locali  e di status degli amministratori  locali   per
  passare alla trattazione del disegno di legge n. 1214  Disposizioni
  finanziarie   varie .  Ecco  perché  ho  fatto  mia   la   proposta
  dell'onorevole  Riggio  per il  non luogo a  procedere'  sul  primo
  punto dell'ordine del giorno.

   SORBELLO.   Ridicoli   Ridicoli   Ridicoli   Ridicoli    Vergogna
  Vergogna

   MILAZZO  GIUSEPPE. La ringrazio, e vorrei ricordare  all'onorevole
  Sorbello  che non mi impressiona il fatto che lei venga qui  e  poi
  vorrei  ricordarle  lo spettacolo che ha dato lei  venerdì  scorso,
  quando non l'hanno accontentata su qualche emendamento.
   Quindi  adesso  le chiedo la cortesia, mi dica  di  tutto,   però,
  abbia  un  atteggiamento corretto nei confronti  dei  colleghi   Le
  chiedo di far esprimere l'Aula.

   PRESIDENTE. Ho compreso la sua richiesta. Va bene.
   La  Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari  era  stata
  chiara.   Siamo  in  fase,  quasi,  di  approvazione  della   legge
  elettorale   senza  infingimenti.  Poi  avremo  davanti  trentanove
  articoli. Se riusciamo ad esitare questo disegno di legge,  andremo
  avanti  con le variazioni di bilancio. L'aveva deciso la Conferenza
  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ed è una data ultima, che  è
  quella di giorno dieci, di dopodomani.

   SORBELLO. Ma c'è un  accordo

   PRESIDENTE. Ma l'accordo, su che? Quale accordo? L'accordo, sì, in
  Aula   Stiamo andando avanti, onorevole Sorbello. Onorevole Riggio,
  lei  insiste nel mantenere quest'articolo? Insiste? Va bene.  Vuole
  spiegare di che cosa si tratta, onorevole Riggio?

   FORMICA. Verifica del numero legale

   GRECO GIOVANNI. Voto palese

   PRESIDENTE. E' stato spiegato. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione.  Contrario.

   PRESIDENTE. Dobbiamo sospendere, perché non è passata la mezz'ora.
  Non  è  passata  la  mezz'ora  Il numero legale come  lo  verifico,
  onorevole   Formica?  Aspettiamo  mezz'ora,   siamo   col   sistema
  elettronico, tranquilli.

   GRECO GIOVANNI. Non aspettiamo

   PRESIDENTE.  Come  non  aspettiamo? Se  voi  insistete,  io  debbo
  aspettare  Sospendo la seduta  fino alle ore 16.45.

       (La seduta, sospesa alle 16,22, è ripresa alle ore 16.45)

   La seduta è ripresa.

                        Sull'ordine dei lavori

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, facendo  seguito
  anche  all'intervento dell'onorevole Milazzo, mi sembra che ci  sia
  stata una richiesta esplicita e credo, sia anche di buon senso, per
  una ragione che spiego molto rapidamente.
   Noi  abbiamo  almeno quattro priorità, per quanto mi riguarda.  Ma
  facendo  seguito alla sensibilità dei singoli parlamentari,  credo,
  che   queste  priorità  saranno  molto  più  di  quattro  e  queste
  decisamente  attengono  la  variazione di  bilancio.  Credo  che  i
  deputati  saranno  tutti d'accordo sul fatto che noi  non  possiamo
  superare  la  fase estiva dei lavori d'Aula e andare a casa,  senza
  prima avere approvato la variazione di bilancio.
   Per quanto mi riguarda c'è sicuramente la questione dei dipendenti
  delle province, ci sono i 75 licenziati di Sviluppo Italia, ci sono
  i consorzi di bonifica rispetto ai quali parte la stagione irrigua,
  ci  sono i dipendenti dell'ex cooperativa in convenzione. Quale era
  la  richiesta?  La  richiesta era quella - che io  formalizzo  come
  Capogruppo - di mettere ai voti dell'Aula una inversione dei  punti
  all'ordine del giorno, per cui la proposta è di accantonare per  un
  attimo  la  legge  elettorale che, oggettivamente,  non  mi  sembra
  prioritaria  rispetto  alla questione di tanta  gente  che  aspetta
  delle risposte.
   Votiamo  le  variazioni di bilancio e, se c'è  tempo  e  senso  di
  responsabilità,  come sicuramente ci sarà, subito  dopo  faremo  la
  legge  elettorale. Ma Presidente, almeno facciamo riferimento  alla
  sensibilità del Parlamento e votiamo se effettivamente ci  sono  le
  condizioni o meno.

   PRESIDENTE. Io pensavo di essere stato chiaro prima. La Conferenza
  dei Capigruppo si è determinata in modo molto, ma molto, chiaro.  I
  lavori vengono organizzati dalla Presidenza. Noi dobbiamo approvare
  solo  due  norme. L'Aula ha la possibilità, se non è d'accordo,  di
  bocciarle.  E' inutile che giriamo intorno, ritorniamo  indietro  e
  incardiniamo.  Il  lavoro deve essere omogeneo e ben  disciplinato.
  Non lo metto ai voti, non fa parte delle mie prerogative.

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ognuno di noi  può
  ragionare  per convinzioni, per convenienza, in politica certamente
  siamo  in  presenza  del  fatto che le forze  politiche,  a  volte,
  tatticamente,  possono  ragionare per convenienza.  Ma  un  dato  è
  certo,  caro  Presidente,  che il Regolamento  non  può  essere  ne
  aggirato ne scartato, ne messo da parte, ne violentato.
   Se  un  Presidente  di  Gruppo  parlamentare  chiede  l'inversione
  dell'ordine del giorno lei semplicemente deve dare la possibilità a
  due  deputati a favore, e a due deputati contro, di intervenire,  e
  poi si vota per alzata e seduta. Non c'è altra alternativa, non c'è
  via d'uscita.
   Pertanto,   signor   Presidente,  la  invito  nel   rispetto   del
  Regolamento,  e  onde  evitare che qui oggi finisca  a  occupazione
  dell'Aula  o altro, visto la porcheria che sta uscendo  come  legge
  elettorale, rispettiamo il Regolamento.

   PRESIDENTE. Allora, lei è già entrato nel merito. Io le riconosco,
  onorevole Formica, onestà intellettuale, perché lei ha motivato nel
  merito  la  questione  dal  suo punto di vista,  definendo  con  un
  termine  eccessivo probabilmente l'esito della riforma  elettorale.
  Lei sta dicendo, praticamente, andiamo alle variazioni di bilancio,
  prima,  ma perché c'è una legge che non ci convince, per questo  le
  riconosco l'onestà intellettuale.
   Però,  la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari  si  è
  determinata, ed ha deciso in maniera inequivocabile.

   MILAZZO GIUSEPPE. Siamo incartati sulla legge elettorale.

   PRESIDENTE.  No, scusate, onorevole Milazzo, se effettivamente  si
  vogliono trattare gli argomenti che interessano, come dite  voi  ai
  siciliani,  e  tutti  siamo d'accordo è  come  ribadire  le  vostre
  ragioni.
   Noi,  guardi, in mezz'ora possiamo approvare la legge  elettorale,
  quindi,  non facciamo appello alle variazioni di bilancio  per  non
  approvare la legge elettorale, perché è chiaro che dobbiamo operare
  in maniera disciplinata, quindi, non diciamo di passare ad un altro
  disegno di legge per poi non approvare niente, per essere chiari.
   Quindi, noi andiamo

   MILAZZO GIUSEPPE. Presidente faccia decidere l'Aula.

   PRESIDENTE.  Ha  deciso  la Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari, andiamo avanti.
   Allora,  abbiamo  un  calendario  fissato  dalla  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi parlamentari, noi dobbiamo  chiudere  entro
  giorno  10  agosto,  mancano all'appello  solo  due  articoli,  tre
  articoli,   dobbiamo  sapere  se  dobbiamo  approvare  la   Riforma
  elettorale o meno, questo è il dato fondamentale.

   MILAZZO GIUSEPPE. Faccia decidere l'Aula.

   PRESIDENTE.  Su  questo  decide inappellabilmente  il  Presidente,
  sulla  base  di  un deliberato della Conferenza dei Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari.

   FORMICA.  Abbiamo chiesto l'inversione dell'ordine del  giorno,  a
  termini di Regolamento.

   ALLORO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  sull'ordine  dei
  lavori noi abbiamo sospeso la seduta d'Aula, l'altro giorno, perché
  c'era  una  votazione sull'emendamento soppressivo all'articolo  5,
  dell'onorevole  Panepinto, rispetto al quale non  c'era  il  numero
  legale.
   Ora,  io chiederei di ripartire dall'articolo 5 e non dal 4 perché
  se  noi  facciamo  il  5, rispetto al quale  c'è  una  riscrittura,
  probabilmente  l'articolo 4 ci viene molto più  agevole  e  andiamo
  avanti.

   PRESIDENTE. Va bene, questa mi sembra una proposta di buon  senso,
  ma perché siamo nell'ambito della legge.

   RINALDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  il  calendario
  dettato   dai   Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari   è   quando,
  chiaramente,  successivamente c'è una condivisione generale  e  c'è
  una condivisione di tutti i Presidenti dei Gruppi parlamentari,  ma
  se  ci  sono due Presidenti dei Gruppi parlamentari, di due  Gruppi
  diversi  che, nonostante abbiano partecipato alla riunione, adesso,
  le chiedono ufficialmente che venga votata in Aula, cioè che l'Aula
  si  esprima se invertire l'ordine del giorno, io non credo che  lei
  possa non tenere conto di questa richiesta, anche se successiva  al
  calendario  dettato dalla precedente Conferenza dei Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari.
   Quindi,  io  le chiedo ufficialmente, a nome di Forza  Italia,  di
  invertire  l'ordine del giorno e di fare prima le norme finanziaria
  a norma di Regolamento.

   PRESIDENTE. Va bene, grazie. Intanto, la Conferenza dei Presidenti
  dei Gruppi parlamentari ha deciso.
   Considerato  che  tutti noi dovremmo conoscere il Regolamento,  vi
  leggo  l'articolo 98 quater del Regolamento, V comma:  Il programma
  è  approvato con il consenso dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
  che    rappresentano   almeno   i   due   terzi   dei    componenti
  dell'Assemblea .
   E  questo  è  successo:  il programma diventa  definitivo  con  la
  comunicazione all'Assemblea, da effettuarsi immediatamente dopo  la
  conclusione   della   conferenza   dei   Presidenti   dei    Gruppi
  parlamentari,  se  all'atto della comunicazione -  che  è  avvenuta
  giorni  fa  -  un  Presidente  di Gruppo  parlamentare  si  oppone,
  l'Assemblea  decide  in  quella fase, per  alzata  e  seduta,  dopo
  l'intervento di non più di un oratore per Gruppo, del tempo massimo
  di cinque minuti ciascuno .
   Quindi  noi  andiamo avanti con la decisione assunta in Conferenza
  dei  Capigruppo. Scusate però non si può andare avanti così, se voi
  volete

   FORMICA. Blocchiamo i lavori.

   PRESIDENTE e  lo  so  che lei vuole bloccare  i  lavori  onorevole
  Formica,  si è compreso questo, io lo so che lei vuole  bloccare  i
  lavori, lei ha una possibilità, bocciare la legge elettorale se non
  le  va  bene,  ma  non può bloccare i lavori di quest'Aula,  perché
  bloccando i lavori di quest'Aula lei impedisce l'approvazione delle
  variazioni di bilancio.
   Sto   applicando   il  Regolamento  onorevole  Formica,   lo   sto
  applicando.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PANEPINTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  Governo,  sono
  qua  da dieci anni, ma non avevo mai visto l'onorevole Formica così
  nervoso,  ed è una persona che ha la saggezza e non solo l'età,  ma
  dalla  sua  storia personale, e onestamente lui mi  permetterà,  mi
  sembra quel genere di partite che una volta che rischiano di essere
  perse, qualcuno taglia il pallone, mi pare di capire.
   Per  cui,  come  dire, accompagnato dalla simpatia  dell'onorevole
  Milazzo,  che  certamente  mi  vorrà  ascoltare  riposando  la  sua
  improvvisa  vocazione protestataria, accompagnato in  maniera  meno
  convinta  dall'onorevole  Figuccia,  nella  qualità  di  segretario
  d'Aula,  penso  che proverà, assieme ai Questori, a  sedare  questo
  momento di insofferenza per il rispetto dei lavori dell'Aula.
   Signor  Presidente,  riprendendo quanto dichiarato  dall'onorevole
  Alloro,  lei  aveva sospeso l'Aula per mancanza  di  numero  legale
  all'articolo  5, c'è un mio emendamento soppressivo  su  una  parte
  dell'articolo,  per  cui è opportuno, e lo dico  anche  a  tutti  i
  colleghi  che certamente sono in grado di capire meglio di  me,  la
  rappresentazione  che  si  sta manipolando  all'esterno  di  questo
  dibattito,  è  un  tentativo di dimostrare un Parlamento,  che  non
  avendo  altro  da  fare,  si occupa di legge  elettorale,  per  cui
  facendo  appello all'intelligenza e alla sensibilità, e  al  grande
  senso di responsabilità dei parlamentari, giochiamoci la partita al
  momento   del   voto,  segreto,  per  appello  nominale,   ma   non
  interrompiamo  i  lavori considerato che siamo al  rush  finale,  a
  prescindere dall'esito che si avrà con gli articoli 4 e  5,  e  gli
  altri   due   articoli  che  sono  nel  testo,  quindi   Presidente
  considerato   che  la  sua  interpretazione  dello   Statuto,   per
  insindacabilità, procediamo con i lavori.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che hanno chiesto  congedo  per  la  seduta
  odierna gli onorevoli Ragusa, Marcello Greco e Dipasquale.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                        Sull'ordine dei lavori

   FOTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, apprezzo la pacatezza
  con   cui  lei  ha  risposto  ai  colleghi,  che  magari  si   sono
  infervorati,  ma  tengo a dire, a nome del mio Gruppo  -  errare  è
  umano,  perseverare è diabolico - è stato un errore volere  portare
  questa  legge  oggi  in Aula, a nostro modo di vedere,  tant'è  che
  quella  Conferenza  dei  Capigruppo non si determinò  assolutamente
  all'unanimità, lo ricorderà bene.
   La   dura   legge   dei  numeri,  gli  onorevoli  colleghi   della
  maggioranza, dovrebbero ricordare che sabato il dibattito non si  è
  interrotto  perché c'era un nodo da sciogliere,  una  questione  da
  dirimere,  ma perché lor signori sabato mattina non erano  presenti
  in  Aula e per quella seduta i siciliani hanno pagato, perché  ogni
  volta  che  qui  si accende, qui ci vogliono danari,  cash,  soldi,
  perché tutto questo apparato costa. I signori sabato erano a  farsi
  gli  affaracci  loro  Tanto tenevano a questa legge  che  tanto  ai
  siciliani preme avere
   Ed  allora,  con  senso  di  responsabilità  è  ovvio  che  ce  la
  giocheremo al voto, faremo tutto quello che diranno loro, siamo qui
  presenti  ed eravamo presenti anche alla prima chiamata e  mezz'ora
  fa  non  c'era il numero legale come lei ha detto. Però, riteniamo,
  Presidente,  che la discussione del disegno di legge  n.  1214  sia
  molto  più  importante, perché è vero che è lungo, il  percorso  in
  Commissione si è arricchito di articoli ultronei che sono le  varie
  marchette  che  ognuno prima dell'estate si vorrà portare  a  casa,
  però  dentro  ci  sono,  Presidente, cose importanti,  Consorzi  di
  bonifica e roba varia.
   Non  vorrei  che perdendoci in questa discussione, che loro  hanno
  dimostrato  con la loro assenza quanto gli interessava,  andremo  a
  finire  a  non approvare quella più importante, quella che qualcuno
  sta aspettando. Quind,i votiamola questa inversione.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che hanno chiesto congedo,  per  oggi,  gli
  onorevoli Lombardo e Venturino.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                        Sull'ordine dei lavori

   GRASSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, sicuramente sarà lei a decidere,  però
  io  mi  permetto  di  ricordare  a  me  stessa  ed  anche  all'Aula
  l'articolo  110 del Regolamento. Cioè, qui c'è stata una  esplicita
  richiesta   e  ritengo  che,  possibilmente  non  verrà   accettata
  dall'Aula, ma è stata formulata da più deputati.
   Quando  il richiamo, e questo è un richiamo all'ordine del giorno,
  il   Regolamento  hanno  la  priorità  delle  votazioni,  hanno  la
  precedenza  sulle questioni principali. Quindi, hanno  la  priorità
  sulle questioni principali, la priorità in questo momento credo che
  sia  quella di trattare le variazioni di bilancio perché se  l'Aula
  chiude  così  come lei ha detto giorno 10, si ha la  preoccupazione
  che  sulle  variazioni di bilancio che poi sono quelle  che  a  mio
  avviso, in questo momento, interessano ai siciliani, e mi riferisco
  ai  dipendenti  delle  partecipate e mi riferisco  ai  Consorzi  di
  bonifica  e  quant'altro, mi riferisco a quelle che  effettivamente
  possono dare una risposta.
   Poi,  nel merito, io non mi pronuncio perché mi pronuncerò con  la
  dichiarazione di voto sulla legge. Però, in questo momento, non c'è
  condivisione  e,  in ogni caso, il rispetto del Regolamento  impone
  che  comunque  si  passi  alla votazione;  poi,  sarà  bocciata  la
  proposta  però l'articolo 110 impone questo. Io lo pongo  alla  sua
  valutazione Presidente.

   PRESIDENTE. I suo Gruppo era presente in Conferenza dei Presidenti
  dei  Gruppi  parlamentari e il suo Gruppo  non  si  è  opposto  nel
  momento in cui è stata data comunicazione all'Aula.
   Andiamo avanti. Allora, c'è una richiesta dell'onorevole Alloro di
  ripartire  dall'articolo 5 rispetto alla mia proposta dell'articolo
  4,   per   me   nulla  osta.  Se  l'Aula  è  d'accordo   ripartiamo
  dall'articolo 5.

   FORMICA. Deve farla votare la proposta di Alloro

   PRESIDENTE.  No,  intanto  onorevole  Formica,  qua  siamo  in  un
  Parlamento  la invito a non gridare  Allora, lei chiede di  parlare
  perché dice di ripartire dall'articolo 4.

   RINALDI. Chiedo di parlare perché devo farle una domanda.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente,  le  voglio  fare  una  domanda  sul
  Regolamento.  Se un capogruppo, dopo la Conferenza  dei  Presidenti
  dei  Gruppi  parlamentari che ha determinato un calendario,  non  è
  d'accordo,  non uno ma due Capigruppo, anzi sono quattro capigruppo
  che  non  sono più d'accordo con quel calendario dettato, hanno  la
  possibilità  e la facoltà di chiedere a quest'Aula di  pronunciarsi
  su un'inversione dell'ordine del giorno, sì o no?

   PRESIDENTE. Hanno la precedenza perché l'ordine è stato  stabilito
  dalla  Conferenza  dei  Capigruppo. Questo, onorevole  Rinaldi,  si
  chiama  ostruzionismo. Fate l'ostruzionismo che volete, ma  c'entra
  niente il richiamo al Regolamento interno dell'ARS.

   RINALDI.  Per  me  un  richiamo  al  Regolamento  interno  non   è
  ostruzionismo.

   SORBELLO. L'ostruzionismo fatelo con il voto in Aula

   PRESIDENTE.  Noi  abbiamo  un termine che  è  il  10  agosto,  non
  possiamo  andare  oltre  il  10  agosto.  Per  cui,  sta  poi  alla
  Presidenza   stabilire.   Io  potrei  in   questo   momento   anche
  contingentare  i  tempi,  come se fossimo in  finanziaria,  proprio
  perché abbiamo il termine del 10 agosto.
   La Conferenza dei Capigruppo - e qui ha ragione l'onorevole Foti -
  ha  votato  più del 2 per cento. Non ha votato il Movimento  Cinque
  Stelle e non so quale altro Gruppo non ha votato, l'abbiamo portato
  in  Aula  e l'Aula ha deciso, ha deciso quale era il percorso.  Ora
  l'Aula  se non è d'accordo sulla legge elettorale voti contro.  Può
  farlo.  Richiede  lo scrutinio segreto e decide su  ciò  che  vuole
  portare avanti; ma questo è il percorso che ci siamo dati.

   MILAZZO  GIUSEPPE.  Sui liberi consorzi ci  ha  fatto  votare  due
  volte

   PRESIDENTE.  Dovete avere rispetto  Onorevole  Milazzo,  lei  deve
  sedersi sennò và fuori

   RINALDI.  Ci  sono  quattro Capigruppo che  le  chiedono  di  fare
  l'inversione dell'ordine del giorno ai sensi dell'articolo 110  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. L'articolo 110 del Regolamento interno dell'ARS  dice:
    ove  l'Assemblea  sia  chiamata  a  decidere  sui  richiami.   Il
  richiamo viene fatto alla Presidenza, questa Presidenza non ritiene
  che  ci  sia  un richiamo all'ordine del giorno e le spiego  perché
  onorevole Rinaldi.
   L'articolo  98  del  medesimo Regolamento dice  che  il  programma
  diventa  definitivo con comunicazione all'Assemblea da  effettuarsi
  immediatamente dopo la conclusione della Conferenza dei Capigruppo.
  Se   all'atto   della   comunicazione  un  Presidente   di   Gruppo
  parlamentare  si  oppone, l'Assemblea decide per alzata  e  seduta,
  anche sull'ordine dei lavori.
   Le  dico di più. L'onorevole Figuccia, intervenendo, parlava di un
  quarto  disegno di legge e abbiamo evidenziato che quel disegno  di
  legge  non  poteva  essere trattato perché non  l'aveva  deciso  la
  Conferenza dei Capigruppo. Andiamo avanti.

   RINALDI.  Signor  Presidente, le sto chiedendo:  oggi,  se  alcuni
  Presidenti di Gruppi non sono d'accordo a quel calendario,  possono
  chiedere l'inversione? Non mi dica che un mese fa avete deciso  con
  la   Conferenza  dei  Capigruppo   Oggi,  quattro  Capigruppo   non
  condividono  più  quel  calendario  e  le  chiedono  di   invertire
  l'ordine.  E' possibile farlo sì o no? Non c'è più una condivisione
  di  quattro  Capigruppo  dei due terzi che l'hanno  votato  l'altra
  volta.  Il  Regolamento  prevede la possibilità  di  rimetterlo  in
  discussione, oppure si deve necessariamente attenere ad un  dettato
  e  ad  un  calendario  stabilito 20 giorni fa?  Se  c'è  una  nuova
  richiesta  ed una nuova esigenza chiedo che il buonsenso  vada  per
  metterlo ai voti e l'Aula si determinerà se procedere con la  legge
  elettorale  oppure con la legge finanziaria. Non  stiamo  chiedendo
  qualcosa di straordinario.

   PRESIDENTE.    In   maniera   legittima,   l'onorevole    Formica,
  correttamente   richiama  l'articolo  101  e  pone  una   questione
  sospensiva.  La  questione sospensiva, onorevole Formica,  non  può
  essere   con  riferimento  al  singolo  emendamento.  La  questione
  sospensiva può essere riferita all'intera legge, questo per  essere
  chiari. Sulla questione sospensiva decide l'Aula.
   Sulla questione sospensiva hanno facoltà di parlare due oratori  a
  favore  e  due  contro.  A  favore hanno  chiesto  di  parlare  gli
  onorevoli  Formica e Milazzo Giuseppe, contro la  sospensiva  hanno
  chiesto di parlare  gli onorevoli Turano e Panepinto.
   Allora, ribadisco, siamo in un  passaggio, e si decide per  alzata
  e   seduta,   fondamentale   di   quest'Aula.   E'   stata   posta,
  legittimamente,  una  questione sospensiva -  questo  sì,  non  era
  inversione  dell'ordine dei lavori - significa  che,  praticamente,
  bloccheremmo la trattazione di questa legge. Ha facoltà di  parlare
  l'onorevole Formica.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi abbiamo presentato
  la  questione  sospensiva, semplicemente per  evitare   che  questo
  Parlamento,  in preda alla voglia di vacanze da un lato,  da  parte
  dei   deputati,  ed  alla  presenza  di  evidenti,  in  quest'Aula,
  pressioni  che nulla hanno a che vedere con l'ordinato  svolgimento
  di un dibattito, per evitare, dicevo, che usciamo fuori dal binario
  che ci eravamo proposti, caro Presidente.
   Quando  abbiamo  affrontato  la  riforma  elettorale  sui  comuni,
  l'abbiamo  fatto partendo da un assunto: correggere una  norma  che
  era stata, inopinatamente, introdotta nel 2011 e riportare

                           (Brusio in Aula)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ascoltiamo l'onorevole Formica.

   FORMICA.  Onorevoli  colleghi,  se volete  ascoltare  siccome  non
  parliamo tanto per fare rumore ma cerchiamo di offrire soluzioni ed
  impedire  che  accadano delle prese di posizione o, peggio  ancora,
  delle  decisioni delle quali ci dobbiamo pentire amaramente come  è
  già accaduto.
   Dicevo,  si  era partiti dall'assunto che dovevamo  correggere  la
  modifica  intervenuta nel 2011 e null'altro  Via via, questa  legge
  elettorale,   si   è   caricata  di  altri  tentativi,   di   altri
  provvedimenti che sono assolutamente in contrasto fra  loro  e  che
  vanno  tutti nella direzione di sfasciare l'ordinamento elettorale,
  perché siamo in presenza di una legge che, da un lato, vuol passare
  al   turno  unico,  e  però  inserisce  una  misura,  diciamo,   di
  salvaguardia  costituzionale  rappresentata  dal  40   per   cento.
  Dall'altro lato, invece, si vuole allargare a tutti i comuni, anche
  a quelli con 15 mila abitanti, la norma del maggioritario secco che
  è  l'esatto  contrario, cioè si vuol consentire ad  un  sindaco  di
  essere eletto col 10, col 12, con l'8, con qualsiasi percentuale  e
  senza nessun limite il che è totalmente in contrasto.
   Stiamo   ancora   parlando  del  fatto  che,  i   sindaci   eletti
  direttamente non possono essere ricattati dai consiglieri  comunali
  e,  invece,  qui si sta tentando di portare dal 70 al 50  +  1,  il
  numero dei consiglieri comunali che possono sfiduciarlo. Altra cosa
  in  netto contrasto con l'elezione diretta del sindaco. In  più  ci
  sono  altri provvedimenti, più o meno giusti, che vanno tutti nella
  direzione dell'ingovernabilità.
   Allora,  Presidente,  io ritengo che se si  fosse  ritornati  alla
  previsione originaria, quella cioè di correggere l'errore  rispetto
  al  voto  confermativo che ha determinato la impossibilità,  quasi,
  per buona parte dei cittadini di votare per il sindaco, i risultati
  sono lì a dimostrarlo, e non si introduce null'altro o si rinvia la
  discussione delle altre norme in autunno dove, con più calma e  con
  più  moderazione e riflessione si può procedere ad affrontare altri
  provvedimenti,  nulla quaestio, ma dal momento in cui,  invece,  si
  vuole  approfittare  della  correzione  giusta  per  correggere  un
  aspetto sbagliato delle norme vigenti per inserire delle norme  che
  sono  assolutamente  irricevibili, noi  riteniamo  che  sia  giusto
  sospendere assolutamente questa norma.
   L'altra  cosa che le vorrei chiedere, Presidente, vorremmo sapere,
  io  ho  presentato  un  emendamento, i Cinque  Stelle  pure,  sugli
  emendamenti  aggiuntivi  quello  che  riguarda,  per  esempio,   la
  preferenza unica, l'intenzione della Presidenza.

   PRESIDENTE.  E'  ammissibile,  su  questo  non  c'è   dubbio.   E'
  ammissibile    l'emendamento,    non    ci    sono    profili    di
  incostituzionalità.  La  volta  precedente  era  stato   dichiarato
  inammissibile per un fatto procedurale perché non era passata dalla
  Commissione.

   TURANO. Chiedo di  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, è la prima
  volta  che sono costretto a fare un intervento a viso aperto contro
  l'onorevole Formica ed a me dispiace.
   Il problema è che, se l'onorevole Formica rappresenta lo stato dei
  fatti  in  maniera  opposta  a come  si  è  svolta  o  lo  presenta
  politicamente  dicendo  che  ci sono delle  correzioni  giuste  che
  andavano  fatte  e  delle  correzioni sbagliate  che  non  andavano
  approvate,  io sull'unità di misura dell'onorevole Formica  non  mi
  riconosco. Non mi riconosco perché non c'è un'intesa per  la  quale
  si  è  detto  come si doveva modificare la legge elettorale.  Si  è
  detto che si doveva modificare la legge elettorale, su alcuni punti
  eravamo tutti d'accordo, su altri punti non eravamo d'accordo.
   Ora, l'insoddisfazione dell'onorevole Formica nasce dal fatto  che
  lui ritiene che questi punti sui quali non eravamo d'accordo non lo
  vedono  maggioranza, ma non è questo il criterio  per  chiedere  la
  sospensione della legge elettorale.
   Detto  questo,  signor  Presidente, per onestà  intellettuale,  in
  Conferenza  dei Capigruppo, quasi quasi vi fu un consenso  unanime,
  di  tutti, nell'affidare alla Presidenza la definizione dell'ordine
  del  giorno,  al netto dell'onorevole Formica che, invece,  pretese
  che   nell'ordine  del  giorno  fosse  al  primo  punto  il  rinvio
  dell'elezione  dei liberi consorzi, il secondo quello  della  legge
  elettorale e poi a seguire le variazioni di bilancio.
   Cosa  è  successo  in  questi due giorni che  portano  l'onorevole
  Formica dapprima a motivare l'inversione dell'ordine del giorno  e,
  successivamente, a chiedere la sospensiva? E' successo che qualcosa
  non   gli   quadra;  e  se  è  così  prenda  atto   della   volontà
  dell'Assemblea.
   Per  questo  motivo insisto perché si continuino i  lavori,  venga
  respinta la questione sospensiva sollevata e si continui, così come
  saggiamente  ha  indicato  l'onorevole  Alloro,  dall'articolo   5.
  L'approvazione dell'articolo 5 permette di risolvere anche l'ultimo
  problema sull'articolo 4 e, quindi, dare il voto finale.
   Resta inteso che, una volta approvata nella sua interezza la legge
  elettorale,   noi   dell'UDC  riteniamo  che   sia   indispensabile
  proseguire  i lavori entro i termini stabiliti per approvare  anche
  le Variazioni di bilancio.

   FOTI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha facoltà. L'onorevole Milazzo ha,  chiaramente,
  rinunciato a favore dell'onorevole Foti.

   FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, insieme al
  mio  Gruppo  abbiamo  convintamente sottoscritto  la  richiesta  di
  sospensiva.
   Presidente  e colleghi,  più volte si è detto che le regole  vanno
  scritte  insieme;  ma  le regole su questa  legge  non  sono  state
  assolutamente scritte insieme. E' vero, anche noi eravamo d'accordo
  ed  abbiamo attivamente partecipato ai lavori della Commissione  in
  tutte  le  sue  fasi  proprio per apportare  delle  modifiche,  dei
  correttivi   alla  legge  elettorale  attualmente  vigente.   Però,
  Presidente,  non  è  un segreto che questa norma,  durante  il  suo
  combattuto  iter, si è sempre più aggrovigliata e di democratico  è
  rimasto  ben  poco, parecchie situazioni in cui  in  questi  giorni
  l'Aula  si  è  incartata, si è bloccata. Addirittura,  proviene  da
  emendamenti presentati dalla stessa maggioranza. Ciò significa  che
  non c'è assolutamente unità di intenti.
   L'Aula si è bloccata per emendamenti presentati dalla maggioranza.
  Significa  che  l'elaborazione del testo non ha avuto  una  sintesi
  armoniosa,  bensì un'accozzaglia di articoli che  a  via  di  fare,
  cucire  e  ritagliare  qualcosa su misura  di  qualcuno,  oggi  sta
  stretto ad altri,  e questo è molto pericoloso.
   Mi  rivolgo  anche  alla maggioranza dicendo di  fare  attenzione,
  perché  rimaneggiando questo disegno di legge andremo  incontro  al
  voto sull'articolo che riguarda la differenza di genere, tanto cara
  a  qualcuno,  ma  su  cui  noi non abbiamo  assolutamente  cambiato
  posizione. La nostra posizione è chiara. L'Aula è molto ambigua
   Chiediamo  di  invertire,  per  dare  qualche  attimo  in  più  di
  riflessione  a  tutti gli indecisi presenti in  Aula  -  noi  siamo
  decisi  - la maggioranza si determinerà. Attenzione, state correndo
  un  rischio   Il boccone avvelenato potrebbe arrivare in  qualsiasi
  momento.
   Presidente, questa legge, la discussione imposta in Conferenza dei
  Capigruppo, con tutti gli ostacoli in cui si è inceppata in  questi
  giorni,  dimostra sempre più che questa non è una  legge  volta  ai
  cittadini  affinché  si  possano esprimere in  modo  democratico  e
  sentirsi  rappresentati.  Per  noi  somiglia  sempre  più   ad   un
  regolamento  di  conti  e  non  è  questo  lo  spirito  giusto  per
  affrontare un argomento così delicato.
   Chiedo  a  tutti di fare una riflessione, prendersi  una  pausa  e
  passare  speditamente al voto dell'articolato  dello  Stralcio  che
  contiene delle cose ben più inderogabili, ben più urgenti, per  cui
  i  siciliani  stanno  aspettando e non utilizzare,  quindi,  questa
  legge  elettorale  come  pegno di una prova  d'amore  da  parte  di
  qualcuno  all'interno  della  maggioranza.  Questo  pegno  potrebbe
  ritorcersi  contro  chi sta insistendo in modo cieco  e  non  vuole
  ascoltare il buon senso.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente, Governo, onorevoli  colleghi,  non
  tedio tanto l'Aula perché l'intervento del Capogruppo del Movimento
  Cinque Stelle mi sembra stucchevole perché se chiedi a qualcuno  se
  voglia  una  legge elettorale o un posto di lavoro,  risponderà  un
  posto di lavoro, mi pare normale  Questa è la cosa più ovvia che si
  possa avere.
   Così  come  tentare  di trasformare che questo Parlamento  anziché
  occuparsi di pane si occupi di brioches - come disse una  regina  a
  Versailles   -   in   un  momento  di  deperimento   della   stessa
  responsabilità verso le istituzioni, ci può stare
   A  me  pare  che, onorevole Foti, onorevole Formica, al  dibattito
  propedeutico  che  inizia nel febbraio di  questo  anno,  a  questo
  testo,  abbiamo partecipato tutti i parlamentari e tutti  i  Gruppi
  parlamentari.
   Il  testo  è  arrivato  in  Aula, è ritornato  in  Commissione,  è
  arrivato  in  Aula e restituito alla Commissione.  Ritengo  che  il
  principio  fondamentale di una legge elettorale,  le  regole  e  il
  coinvolgimento di tutti c'è stato.
   Mi  chiedo, onorevole Formica, se fosse passata la sua norma - che
  ho  chiesto  di  cassare  e  l'Aula ha cassato  -  cioè  quella  di
  introdurre nel sistema elettorale, senza ballottaggio e vittoria  a
  prescindere dai voti raggiunti

   FORMICA. Il 35 per cento  Non dica fesserie

   PANEPINTO.  Il suo emendamento cassato, onorevole Formica,  diceva
  esattamente  un'altra cosa. Nella subordinata c'era  il  35  che  è
  stato pure bocciato.
   Detto  ciò,  io  ritengo  che rinviare la  trattazione  di  questo
  disegno di legge - a prescindere dalla materia che certamente è una
  materia  importante e fondamentale per tutti i 400 comuni siciliani
  e  per  tutti  i  5 milioni di siciliani - sarebbe la dimostrazione
  forzata,  stucchevole, di un Parlamento che alla fine si incarta  e
  non sa decidere.
   Proprio quello che diceva l'onorevole Foti, che non ci sono  parti
  costituite, che hanno visto le maggioranze costituirsi articolo  su
  articolo, comma su comma, è la dimostrazione che non è un testo che
  appartiene  ad  alcuni contro altri, ma è un testo  frutto  di  una
  difficile elaborazione, di un passo difficile, di un Parlamento che
  già  dal primo momento di trattare questa riforma elettorale si sta
  confrontando sulle regole e lo fa anche aspramente.
   Quindi, signor Presidente, è opportuno proseguire nei lavori.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito a prendere posto. L'Aula
  vota  per  alzata e seduta. Per evitare equivoci, votiamo  -  senza
  registrazione  dei votanti- con il sistema elettronico.
   Chi  vota  a  favore del rinvio vota verde; chi vota  contro  vota
  rosso.

                           (Non è approvata)

   15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


   Riprende  il seguito del disegno di legge nn. 1153-15-845-860-922-
  1003-1126-1138-1224/A

   PRESIDENTE. Si prosegue con l'esame del disegno di legge.
   Riprendiamo  dall'articolo 5. All'articolo 5  è  stato  presentato
  l'emendamento  5.3  a  firma degli onorevoli  Panepinto  ed  altri.
  Onorevole Panepinto, lo mantiene?

   PANEPINTO. Sì, lo mantengo.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 5.3. Il parere  della
  Commissione?

   CASCIO  SALVATORE,  presidente  della  Commissione.  Favorevole  a
  maggioranza.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Favorevole.

   MILAZZO  GIUSEPPE. Chiedo che la votazione avvenga  per  scrutinio
  segreto.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 5.3

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 5.3.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  71
   Maggioranza         36
   Favorevoli          35
   Contrari            16

                            (E' approvato)

   Si   passa  all'emendamento  5.4,  a  firma  dell'onorevole  Greco
  Giovanni. Lo mantiene o lo ritira?

   GRECO GIOVANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  GIOVANNI.  Signor Presidente, grazie  per  avermi  dato  la
  parola. L'emendamento 5.4 è un emendamento di buon senso. Si va  ad
  allineare  alla  pratica  che  si  fa  in  tutta  Italia,  cioè  le
  dimissioni del sindaco.

   PRESIDENTE. Allora, scusate. La Commissione sull'emendamento,  che
  si  spiega da se, il 5.4 dell'onorevole Greco, praticamente prevede
  che  le dimissioni del sindaco diventano irrevocabili decorsi i  20
  giorni, come avviene nel resto d'Italia.
   Il parere della Commissione?

   CASCIO  SALVATORE, presidente della Commissione. Lo  può  ripetere
  non abbiamo capito di qua.

   PRESIDENTE.  E'  il  5.4,  basta  leggerlo  e  si  vede.   E'   un
  allineamento,  spiega  l'onorevole Giovanni Greco,  alla  normativa
  nazionale,  che  le  dimissioni del sindaco diventano  irrevocabili
  decorsi 20 giorni dalle dimissioni.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funziona
  pubblica.  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi, abbiamo l'emendamento 5.10  presentato  dalla
  Commissione  ed  un  subemendamento,  primo  firmatario   onorevole
  Rinaldi.  C'è  un  altro subemendamento, un  capo  gruppo  lo  deve
  firmare o quattro deputati.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente, il mio emendamento 5.10.1,  rispetto
  all'emendamento 5.10, mette una data certa dell'entrata  in  vigore
  della  norma  che riguarda la decadenza nel caso in cui  non  viene
  approvato  il  bilancio. Si vuole inserire dall'1 gennaio  2017  in
  modo che ci sia un riallineamento anche per i comuni che sono stati
  rinnovati  da poco, e per i quali, rispetto alla norma,  entrerebbe
  in  vigore dopo 5 anni, e non mi sembra una cosa logica rispetto  a
  chi  invece  verrà  rinnovato il prossimo anno. Inserendo  la  data
  dell'1  gennaio 2017, è chiaro che avranno tutto il tempo dell'anno
  2017,  quindi  la  norma  varrà  per l'anno  successivo  perché  il
  bilancio è quello relativo al 2017.
   Quindi, con questa norma, mettiamo una data certa ed evitiamo  che
  i  consigli  comunali che si sono rinnovati da poco hanno  tempo  5
  anni  e invece chi viene subentra a giugno successivo, la norma  se
  la   trova  già  applicata.  E'  una  forma  di  buon  senso  e  di
  riallineamento  tra  tutti i comuni, fermo  restando,  ripeto,  che
  mettendo  dall'1 gennaio 2017, varrà per il 2018 perché il bilancio
  2017 si chiude a dicembre.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  questa  è  una
  Assemblea  che  deve  legiferare  norme  che  non  possono   creare
  disparità tra i diversi enti e fra coloro che vengono rinnovati.
   Fissare la data all'1 gennaio 2017 è una disparità di trattamento.
  Le nuove regole possono valere solamente dai rinnovi dei rispettivi
  consigli  comunali, non c'è dubbio che se viene eletto un consiglio
  comunale  ed  un sindaco con una regola, la stessa non  può  essere
  cambiata  nel corso dell'anno. Quindi, queste norme che noi  stiamo
  modificando   valgono   e  devono  valere,   anche   a   norma   di
  costituzionalità,  con  il  rinnovo  dei  consigli  comunali.   Non
  facciamo  ancora  una volta degli errori per essere  poi  di  nuovo
  bocciati da una norma nazionale. E' chiaro che dobbiamo arrivare ad
  un  rinnovo  dei  consigli comunali, e lì  si  applicano  le  nuove
  regole.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non si riescono a seguire i lavori
  per i colleghi che parlano. Io non credo che questo sia un modo per
  andare avanti.
   Presidente  Cascio,  siccome  sono stati  presentati  diversi  sub
  emendamenti  all'emendamento  5.10  della  Commissione,  chiedo  di
  verificare  la  linearità del testo anche in ordine alla  questione
  sollevata dall'onorevole Rinaldi.
   Guardateli  con attenzione perché quando poi chiederò  il  parere,
  che ci sia un parere dato con la massima consapevolezza.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che ha chiesto congedo per oggi  l'onorevole
  Coltraro.
   L'Assemblea ne prende atto.

   15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A)

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


      Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
             nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tema è
  che  in  questa legge- a mio avviso - la norma transitoria dovrebbe
  essere  una  ed  unica,  e cioè l'elettore,  quando  ha  eletto  un
  Amministratore  che  sia  un Sindaco o un  Consiglio  comunale,  ha
  scelto  non  solo il suo rappresentante ma ne ha determinato  anche
  gli equilibri in base alla normativa vigente.
   Se  l'elettore  chiamato ad eleggere un Sindaco e a  scegliere  il
  rappresentante  o  la  lista  in  Consiglio  comunale,  sapeva   di
  determinare che quel rappresentante poteva essere sfiduciato con il
  60%,   poteva   essere  sciolto  il  Consiglio  solo  per   mancata
  approvazione  del  bilancio, oggi noi diciamo  questa  regola  vale
  anche  per  loro,  non colpiamo solo direttamente Sindaci,  singoli
  Consiglieri comunali, equilibrio generale di quella istituzione  ma
  colpiamo anche l'elettore perché stravolgiamo il senso del voto che
  lui   ha   espresso,  quindi,  ci  sono  principi   certamente   di
  incostituzionalità   perché  viene   colpita   anche   la   volontà
  dell'elettore.
   Allora,  il tema è la norma transitoria. Se volete fare una  norma
  non   strafalcione,  assessore  Baccei  -  ho  fatto  due  ore   di
  ostruzionismo,  per la prima volta sto entrando  nel  merito  della
  legge  per dimostrare al Presidente che anche io qualche cosa  l'ho
  letta  -  allora  la  norma transitoria  deve  essere  una  ed  una
  soltanto.
   La  norma  va  applicata via via dai rinnovi, perché  non  ci  può
  essere  altra norma transitoria. L'Assemblea non può applicare  una
  norma ad un Sindaco che si è candidato con uno schema giuridico che
  era   completamente  l'opposto  di  quello  che  noi  oggi   stiamo
  determinando.
   Invito  gli  Uffici  dell'Assemblea ad  approfondire  questo  tema
  perché  via  via  nei  Consigli comunali si sono  creati  equilibri
  diversi e gli equilibri politici, Presidente, si determinano  anche
  sulle regole che ci sono.
   In alcuni Consigli comunali non si può più tornare indietro perché
  un  Sindaco, anziché farsi ricattare non dà quel peso ad un  gruppo
  consiliare sapendo che comunque detiene la maggioranza in Consiglio
  comunale. Se oggi si accorge che in virtù del fatto che  non  si  è
  fatto  ricattare da quel gruppo perché comunque aveva il  60%  alla
  maggioranza e oggi noi gli diciamo è il 50%, oppure non solo per il
  bilancio  ma per altre motivazioni quel Sindaco si trova spiazzato,
  ecco perché la norma transitoria può essere via via dal rinnovo dei
  Consigli comunali per tutte le fattispecie.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ritorno  a  far
  notare e a puntualizzare, anche vedendo il tenore degli emendamenti
  che vengono presentati, quanto ho sostenuto all'inizio Presidente e
  ce n'è ora uno anche qui della Commissione.
   Vedo  che  c'è  il  tentativo,  senza  poi  nessuna  coerenza  che
  risponde,  magari,  alle singole esigenze di singoli  deputati,  di
  inficiare l'elezione diretta.
   Signor  Presidente, quando autorevoli esponenti politici o  intere
  forze  politiche cominciano ad intervenire pesantemente  su  questa
  legge, non possiamo dare tutti i torti perché, man mano che  si  va
  avanti,  si  è  passati  dal tentativo che c'è  stato  venerdì,  di
  introdurre, a legislazione in corso, la questione dell'approvazione
  dei bilanci che si applicava non al rinnovo ma alle Amministrazioni
  che  ci sono attualmente in carica, ad oggi, ancora una volta,  con
  il  medesimo  tentativo.  Non si può snaturare  totalmente  in  una
   leggina   che  si  prefiggeva di correggere semplicemente  qualche
  aspetto  della carente che era stato modificato solo  qualche  anno
  fa,  e  quello  è  un  fatto giusto; non si può, attraverso  questo
  veicolo,  stravolgere l'intero impianto con il  rischio,  peraltro,
  che la norma venga, giustamente, impugnata.
   Ora, io, ancora una volta, invito la Presidenza a cercare in tutti
  i modi di porre fine a quest'assalto alla diligenza, e di vedere di
  tardare  la  legge  elettorale nel momento in cui  c'è  più  calma,
  perché  oggi come oggi stiamo assistendo al tentativo di  snaturare
  totalmente l'impianto dell'elezione diretta, e non credo che  fosse
  questo l'obiettivo che ci si era prefissati, e non credo che questa
  sia un'azione giusta da portare avanti, oppure di abbia il coraggio
  di  dire  siamo  contro  l'elezione diretta  e  vogliamo  ritornare
  all'elezione indiretta in consiglio comunale.
   Ma presentare provvedimenti che rendono prigionieri i sindaci e li
  rendono ricattabili da un singolo consigliere comunale, perché  con
  la  diminuzione della composizione dei consigli comunali, e  spesso
  negli  stessi consigli, si è in presenza del fatto che, soprattutto
  nei comuni più piccoli, basta un passaggio di un consigliere da una
  parte   all'altra  dello  schieramento,  e  già  non  ha   più   la
  maggioranza.
   Pertanto,  signor Presidente, io la invito, prima che  si  proceda
  ancora  una volta a smantellare il sistema elettorale in vigore,  o
  si  ha  il coraggio di dire siamo contro l'elezione diretta, oppure
  si fermi questa legge, perché è una legge che renderà i sindaci non
  più   eletti  direttamente,  ma  li  renderà  ricattabili  su  ogni
  argomento,  su  ogni  contributo  anche  di  cento  euro,  su  ogni
  approvazione  di  piano regolatore, sulle scelte  fondamentali  che
  riguardano  i  cittadini,  uno  sparato  gruppo  anche   due   soli
  consiglieri  comunali per chi ha esperienza di consiglio  comunale,
  metterà  i  sindaci di essere nella condizione di essere ricattati,
  anche  per  pochi spiccioli, e questo Parlamento non può  tollerare
  che  si vada avanti allo stravolgimento del sistema elettorale, con
  accorpi  di  emendamenti nel mese di agosto,  questo  è  assurdo  e
  inaccettabile Presidente, e più avanti andiamo in questa legge, più
  ci  accorgiamo  che  è stato un errore non fermarci  alla  semplice
  correzione  di  ciò  che  non  andava,  è  stato  un  errore  grave
  introdurre altri argomenti che veramente ci mettono alla berlina  e
  renderanno   questa  norma  non  solo  criticabile,  ma  abbastanza
  esplicitamente bocciabile da parte della Corte Costituzionale.
   Quindi,  signor Presidente, evitiamo strafalcioni, già ne  abbiamo
  fatti troppi.

   D'AGOSTINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'AGOSTINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   io   sono
  perfettamente  d'accordo con l'onorevole Formica, e per  questo  ho
  presentato   un   subemendamento  all'emendamento   5.10,   perché,
  coerentemente  col voto d'Aula di pochi minuti fa  sull'emendamento
  dell'onorevole Panepinto, col quale abbiamo detto con chiarezza che
  quest'Aula  non  ritiene essere causa di decadenza dei  sindaci  la
  mancata  approvazione di bilanci da parte del  consiglio  comunale,
  per   lo  stesso  motivo  quella  parolina  che  c'è  al  comma   2
  dell'emendamento  5.10  cioè  o per altra causa ,  che  sicuramente
  nella  riscrittura non intendeva riferirsi ai bilanci,  ma  proprio
  per essere repetita iuvant, è bene precisarlo e quindi metterei una
  parentesi  ove  dice  ad esclusione della mancata approvazione  dei
  bilanci da parte del consiglio comunale .
   Se  stiamo facendo una norma che rafforza gli esecutivi, e  quindi
  abbassiamo  addirittura  la soglia al  40%,  mettiamo  il  voto  di
  trascinamento,    cerchiamo    di   rafforzare    gli    esecutivi,
  improvvisamente   li   vogliamo  indebolire   con   l'atteggiamento
  ricattatorio e minaccioso che un consigliere comunale  potrà  avere
  nei  confronti  di  una qualunque amministrazione.  Mi  sembra  una
  incoerenza  e una follia totale, di cui forse l'Aula non  si  stava
  accorgendo, e dico questo perché paradossalmente forse non  abbiamo
  pensato  che il bilancio, in seconda convocazione, non  si  approva
  con la maggioranza assoluta ma con una maggioranza di una minoranza
  assoluta.
   Quindi,  stiamo  dicendo che pochi consiglieri  comunali  possono,
  dopo   pochi   mesi,  affossare  una  Amministrazione  comunale   e
  indebolire un sindaco. Chiaramente, nessuna intenzione immagino  ci
  sia   da   parte  dell'Aula  di  voler  venire  incontro  a  questo
  ragionamento e credo che questa piccola postilla possa solo servire
  a rafforzare il concetto.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, la ringrazio per le stesse motivazioni
  che  hanno testé esposto gli onorevoli Formica e D'Agostino. Io  ho
  presentato un subemendamento di soppressione del comma 2 bis,  l'ho
  anche  rappresentato  al Presidente Cascio perché  ritengo  che  la
  decadenza del sindaco debba basarsi su una tipicità di atti  o  una
  tipicità  di  fatti, di fatti che possono far decadere il  sindaco,
  che possono comportare la cessazione del sindaco o della Giunta.
   Per  cui,  ritengo  che noi abbiamo già al primo  comma  stabilito
  quando  vi  è quell'effetto di trascinamento negativo che coinvolge
  anche  il  sindaco. Quando invece al 2 bis introduciamo ogni  altra
  causa  che  comporta la decadenza del sindaco stiamo allargando  la
  possibilità che un sindaco possa decadere in caso di cessazione del
  Consiglio  comunale. Ecco perché la proposta  che  noi  facciamo  è
  quella di cassare questo comma. Altra questione che ritengo altresì
  importante,  noi  abbiamo diversificato la mozione,  o  meglio,  le
  dimissioni  in  questo  caso  contestuali  del  60  per  cento  dei
  consiglieri e dei due terzi, abbiamo detto, le dimissione  dei  due
  terzi  sino  a  5 mila abitanti comportino anche la  decadenza,  la
  cessazione del sindaco. Però, noi abbiamo votato una norma in virtù
  della quale abbiamo esteso il maggioritario dai 10 mila ai 15 mila.
   Allora,  onorevoli  colleghi, noi dobbiamo essere  consequenziali,
  dobbiamo estendere il limite dei due terzi fino a 15 mila abitanti,
  perché  se  il  maggioritario si estende fino a 15  mila  abitanti,
  dobbiamo  altresì estendere che la cessazione dei  sindaci  avviene
  per  dimissioni dei due terzi, e lo voglio dire anche all'assessore
  Lantieri,  che oggi dobbiamo armonizzare, non dobbiamo  creare  una
  norma  a  macchia di leopardo, dobbiamo dire che con la  cessazione
  dei  due terzi decadono i sindaci sino ai 15 mila abitanti, dopo  i
  15 mila abitanti invece basta il 60 per cento.
   Ecco la ragione per cui ho presentato il subemendamento, col quale
  si  prevede  che  sino a 15 mila abitanti per cessare  il  sindaco,
  debbono  esserci  almeno i due terzi e non il  60  per  cento.  Noi
  dobbiamo garantire stabilità ma dobbiamo garantire la governabilità
  con la omogeneità normativa.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io,  per   una
  questione  di  etica, visto che sono anche sindaco, ho  evitato  di
  intervenire  e  di  esprimere  il  mio  giudizio  su  questa  legge
  elettorale,  però  voglio  porre  una  riflessione  a  lei  e  alla
  Commissione.
   Questa  legge  elettorale  aveva  un  preciso  scopo,  quello   di
  correggere  un'anomalia  che si era verificata  nel  2011.  Bastava
  tornare  indietro anche alla legge 7 del 1992, quella che prevedeva
  la doppia scheda, l'elezione diretta del Sindaco, che via via si  è
  modificata,   stravolgendo  completamente  il  sistema  elettorale,
  cambiando  le  regole del gioco in corso d'opera e vi assicuro  che
  all'esterno, senza avere sentito lanci, senza avere sentito neanche
  costituzionalisti, quella che verrà fuori credetemi è un aberratio.
  Lo  dico  a  livello  di riflessione: andate avanti  perché  voterò
  contro, lo preannuncio e vi darò le motivazioni.
   Come  si  fa oggi a dire che la cessazione del consiglio  comunale
  per  dimissioni dei comuni fino a 5.000 abitanti avviene con i  due
  terzi  dei  consiglieri comunali? Significa che se  in  un  piccolo
  comune  fino a 5.000 abitanti tre consiglieri comunali si dimettono
  crolla  il Consiglio. Faccio presente che i due terzi corrispondono
  a  4 consiglieri in virtù del fatto che la totalità dei consiglieri
  di un comune fino a 5.000 abitanti è di nove. Pensate che basta una
  lite. Oggi fare il sindaco in un piccolo comune è un gesto di amore
  nei  confronti della comunità, significa sacrificarsi dalla mattina
  alla sera. O diciamo che non c'è più l'elezione diretta, quindi non
  c'è più il rafforzamento dell'esecutivo o rivediamo questo articolo
  5,  perché  così come è approvato mettete i sindaci  in  balia  dei
  consigli comunali o del capriccio di qualche consigliere comunale.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  cittadini,  non
  torno  indietro rispetto a quello che la settimana scorsa  noi  del
  Movimento  Cinque Stelle abbiamo sostenuto. Noi riteniamo  che  non
  avere  reintrodotto quella norma della legge n. 7 del 1992,  quella
  che demandava ai cittadini la possibilità di sfiduciare un sindaco,
  sia  oggi  un  grandissimo errore e l'articolo 5  rappresenta,  del
  resto,   seguendo  il  vostro  ragionamento  logico-giuridico,   la
  chiusura  di  un  cerchio  che abbiamo  definito  e  continuiamo  a
  definire come l'espropriazione della volontà popolare rispetto alle
  determinazioni   che  vengono  assunte  durante   le   competizioni
  elettorali, durante la scelta di un sindaco, durante la  scelta  di
  un  assise popolare qual è appunto un consiglio comunale. Perché si
  chiude  il  cerchio?  Perché nella misura in  cui  abbiamo  escluso
  definitivamente  la  volontà  dei cittadini  della  possibilità  di
  sfiduciare  un  sindaco e consegniamo integralmente  ad  una  quota
  percentuale di consiglieri comunali la possibilità di sfiduciare un
  sindaco ecco che chiudiamo il cerchio e consegniamo - come se fosse
  un  ostaggio il sindaco, e quindi ciò che egli rappresenta, e  cioè
  migliaia  e migliaia e migliaia di voti da parte di cittadini  che,
  senza  trascinamento  perché  anche  quella  è  un'altra  fonte  di
  espropriazione della volontà popolare - in mano al 60 per  cento  o
  ai  due terzi, poco importa in termini percentuali, ma chiediamo ai
  consiglieri  comunali  di determinare la vita  e  la  morte  di  un
  amministrazione comunale. Questo è profondamente ingiusto, questo è
  assolutamente contrario ai princìpi ispiratori del 1992,  quando  a
  quel  sistema politico si contrappose quello dell'elezione  diretta
  del sindaco e, pertanto, ciò non può essere, nel modo più assoluto,
  condiviso dal gruppo del Movimento Cinque Stelle ma, secondo me, da
  tutti  i deputati che sono presenti in quest'Aula e che abbiano  un
  minimo di buon senso e che siano coerenti con un impianto normativo
  che va in tutt'altra direzione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Assenza.  Ne  ha
  facoltà.

   ASSENZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi la mia contrarietà
  assoluta  a  questa legge o, quantomeno, al testo che  sta  venendo
  fuori  è  stata già annunziata nel corso dell'intervento dell'altro
  giorno,  ove  mi  sono permesso di definirla  una   porcata   e  lo
  ribadisco a caratteri cubitali.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                  Presidenza del Vicepresidente LUPO

   Questa  legge, così come sta venendo fuori, è una vera  e  propria
  porcata.
   Noi stiamo, di fatto, svuotando il principio dell'elezione diretta
  del  sindaco.  Stiamo riportando il sindaco ad essere il  burattino
  nelle  mani dei partiti, che non si stanno rendendo conto  che,  in
  questa   maniera,  stanno  aggravando  lo  scollamento  tra  queste
  organizzazioni  e  quella  che si chiama  e  si  definisce  società
  civile.
   Noi  stiamo  approfondendo  questo solco  illudendoci,  attraverso
  delle  manovre a tavolino, di ritrovare la centralità che i partiti
  hanno  perso  per loro esclusiva responsabilità per la mancanza  di
  autorevolezza, per la mancanza di propositi chiari, per i  continui
  voltagabbana che saltano da uno schieramento all'altro senza  porsi
  alcuna remora di rispetto della volontà popolare e di coloro che lo
  hanno  mandato  all'interno delle varie assemblee  elettive  in  un
  determinato schieramento.
   Io  volevo,  provocatoriamente, proporre un emendamento  a  questo
  articolo  5, ossia quello di stabilire, per legge, il colore  delle
  fila  che  dovevano  tenere il sindaco legato ai  burattinai  delle
  varie organizzazioni partitocratriche
   Sarebbe  stata una provocazione, ma una provocazione  che  ci  sta
  appieno  in questa vergogna in cui abbiamo reintrodotto il voto  di
  trascinamento, e quindi i partiti hanno aumentato il  loro  potere,
  abbiamo camuffato, abbiamo effettuato una vera e propria truffa  in
  danno  dei  principi  del  sistema  maggioritario  dicendo  che  la
  maggioranza,  da oggi in poi, non è il 50,1 - come insegnano  anche
  ai bambini dell'asilo - ma è diventata il 40,1 e c'era qualcuno che
  la  voleva  anche al venti o al ventuno, o al ventidue dimenticando
  che  qua,  poi,  semmai c'era da fare una scelta  di  fondo:  o  il
  maggioritario  a  turno  unico,  oppure  il  maggioritario  sic  et
  simpliciter che significa 50 più uno
   Non vi possono essere altri infingimenti
   Adesso, al bilancio che con grandi difficoltà i vari comuni  hanno
  difficoltà  sempre  ad  approvarli, per responsabilità  non  sempre
  proprie  anzi,  il più delle volte, per responsabilità  proprio  di
  quest'ente  regionale  che sta entrando a gamba  tesa  sui  bilanci
  comunali  dimenticandosi  che,  al  novanta  per  cento,  i  comuni
  siciliani  non possono chiudere i bilanci proprio per  l'incertezza
  dei  trasferimenti da parte della Regione e, in alcuni casi,  anche
  dello Stato
   E  noi  provochiamo  lo scioglimento, non solo  dei  consigli,  ma
  addirittura  stiamo introducendo quella del sindaco per  colpe  che
  non sono, assolutamente, delle Amministrazioni locali.
   Volere introdurre tutte queste penalizzazioni, con in più il  voto
  di  sfiducia  o  le  cause di decadenza lasciandolo  alla  mercé  e
  addirittura qua c'è qualche emendamento che parla del 50,1 o del 60
  per  cento.  La  legge  che  prevedeva il  voto  dei  due  terzi  è
  sacrosanta,  e non deve essere toccata o ridotta per nulla,  allora
  ritorniamo al proporzionale, abbiamo il coraggio di farlo
   I  partiti  eleggono  i  loro consiglieri e,  poi,  i  consiglieri
  eleggono  la giunta ed eleggono il sindaco, ma è un altro  sistema
  Qui stiamo costruendo un ibrido vergognoso

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Musumeci.  Ne  ha
  facoltà.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                  Presidenza del Presidente ARDIZZONE

   MUSUMECI.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   Governo.
  Intervengo per sottolineare, dal mio punto di vista, ma lo  ha  già
  fatto il collega Formica, il collega Assenza, altri colleghi,  come
  l'allucinante  dibattito su questo articolo 5 sia la  testimonianza
  più  vera  della contraddizione che caratterizza questo disegno  di
  legge,  per  le  ragioni che abbiamo più volte ribadito  da  questa
  tribuna.  Ancora  una  volta non si capisce  qual  è  la  linea  di
  coerenza   alla  quale  obbedisce  questo  articolato.   Si   vuole
  consolidare il ruolo del sindaco? Si tende a consolidare  il  ruolo
  del  Consiglio  comunale?  Si  tende a  consolidare  il  ruolo  dei
  partiti?  A quale logica obbedisce questo disegno di legge  ed,  in
  particolare, l'articolo 5? Perché l'uno è in contrasto con l'altro,
  dal  primo  articolo in poi. E' una accozzaglia di  norme  proposte
  sotto  la  spinta  emotiva di questo o di  quell'altro  gruppo,  di
  questo o di quell'altro deputato, soltanto per fare contente alcune
  congreghe,  quelle che maggiormente spingono, quelle che  ottengono
  una maggiore efficacia nell'esercitare lobby e pressioni.
   Il  sindaco deve rispondere soltanto alla logica per la  quale  ha
  chiesto  ed  ottenuto  il  consenso dal corpo  elettorale.  Non  mi
  appassionano i due terzi, il 60%, il 40%. La soluzione  riposa  nel
  ritorno  alla  legge regionale n. 7 del '92, fra le migliori  leggi
  che questo Parlamento abbia mai varato  Il ritorno alle due schede
   Il  sindaco,  e la valutazione del corpo elettorale sul  candidato
  sindaco,  prescinde  dalla logica di appartenenza  al  partito.  E'
  quello  lo  spirito  al  quale  si è informato  il  legislatore,  a
  cominciare  dal partito democratico della sinistra di  allora,  del
  1992,  per  renderlo  responsabile  soltanto  di  fronte  al  corpo
  elettorale.  Che senso è inventare un sindaco che rimanga  ostaggio
  delle segreterie dei partiti? Che senso ha inventare un sindaco che
  rimanga  ricattabile dal primo consigliere delinquente, ricattatore
  -  e non ne mancano, fra le migliaia di consiglieri comunali onesti
  in  Sicilia  -,  le  assicuro Presidente,  che  non  mancano  né  i
  familiari  mafiosi, né i delinquenti, né ricattatori per  mestiere.
  Quelli che passano dalla maggioranza alla minoranza perché si  sono
  sentiti  dire   no'  dal sindaco, per richieste  che  non  potevano
  essere accettate. E' così che noi vogliamo la stabilità degli  enti
  locali?  Oggi ai sindaci dovremmo fare tappeti rossi  Perché,  dopo
  quello  di genitore, il mestiere più difficile è certamente  quello
  di  sindaco.  Senza  denaro, a rischio ;   87  sindaci  sono  stati
  vittime  di attentati e di intimidazioni negli ultimi due  anni  in
  Sicilia, alcuni anche gravi.
   Con la ostilità della burocrazia, senza partiti di riferimento che
  possano  tutelarli, con una pubblica opinione che  ragiona,  ormai,
  sempre  più  con la pancia e sempre meno col cuore e col  cervello,
  noi  condanniamo i sindaci a diventare carne da macello? E'  questo
  l'obiettivo?
   Lo si dica con chiarezza
   Io sono intervenuto rare volte in questo allucinante dibattito ma,
  davvero,   si  è  superato  ogni  limite.  Signor  Presidente:   la
  ricomposizione della partitocrazia non può essere affidata a questo
  disegno   di   legge,  i  partiti,  se  hanno   la   capacità,   si
  riorganizzano, rinunciando alla autoreferenzialità e dandosi  delle
  regole  improntate  ad eticità,  ma non si può  pretendere  che  il
  sindaco  torni ad essere ostaggio di qualche camarilla o di qualche
  personaggio che lo utilizzi soltanto per portare qualche  risultato
  all'incasso.
   Per  queste ragioni, Presidente, mi auguro che i colleghi  abbiano
  un sussulto su questo articolo e sugli emendamenti proposti.
   Inutile dire che io e il mio Gruppo voteremo contro.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Tancredi.  Ne  ha
  facoltà.

   TANCREDI. Signor Presidente, colleghi, cittadini, desideravo  fare
  una  domanda all'Assessore Lantieri a proposito del comma  4.   Nel
  caso  di mancata adozione dei bilanci nei termini previsti , vorrei
  che si facesse un esercizio - in questo momento puramente ipotetico
  -  e  vorrei  chiedere  all'Assessore, se noi  dovessimo  adottarlo
  all'annata  in  corso,  quanti consigli  comunali  decadrebbero  in
  questo momento?

   CASCIO  SALVATORE,  presidente  della  Commissione.  È  stato  già
  cassato con emendamento.

   TANCREDI. Per fortuna  Perché mi era sfuggito, perdonatemi.
   Inoltre,  credo che quello che hanno detto i colleghi  intervenuti
  prima sia assolutamente esaustivo.
   Stiamo  mettendo nelle mani del consiglio i sindaci che, in questo
  momento, non invidio. Non invidio nessuno dei sindaci che in questo
  momento  stanno operando. Già, per me, rappresentano degli  eroi  a
  sostenere  questo peso, noi li stiamo ulteriormente mettendo  nelle
  mani  anche  del  singolo consigliere. Siamo certi di  volere  fare
  questo passaggio? Siamo realmente certi?
   Credo   che  i  risvolti  sotto  il  profilo  della  governabilità
  sarebbero assolutamente imprevedibili.
   Invito  la  maggioranza  a  fare un  ragionamento  complessivo  in
  prospettiva.  Chiedo  che ognuno di loro si cali  nella  parte  del
  sindaco  che deve andare ad operare per la propria collettività  in
  un  atteggiamento che sarà del consiglio che lo avrà  in  mano  che
  potrebbe   essere  sistematicamente  ostile.  Questo  non  possiamo
  permetterlo  perché potrebbe diventare estremamente pericoloso  per
  la democrazia e per la governabilità di questa Regione.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, abbiamo gli  emendamenti  5.10  a
  firma   della  Commissione,  il  subemendamento  5.10.4,  a   firma
  dell'onorevole Falcone, che prevede di portare il termine da  5.000
  a  15.000  per  rendere  omogenea la  legge,  il  5.10.3,  a  firma
  dell'onorevole Falcone, che prevede la soppressione del 2 bis -  la
  cessazione  del consiglio comunale per qualunque altra causa  -  le
  cause  in effetti dovrebbero essere specificate, il 5.10.2 a  firma
  dell'onorevole  D'Agostino che prevede  ad  esclusione  di  mancata
  approvazione  dei  bilanci,  e  il 5.10.1  a  firma  dell'onorevole
  Rinaldi.
   Si  passa  all'emendamento 5.10.4, a firma dell'onorevole  Falcone
  che  recita   al comma 2 sostituire la parola  cinquemila'  con  la
  parola  quindicimila' .
   L'onorevole Falcone ha spiegato la ratio di questo emendamento per
  rendere omogenea la legge.
   Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Signor Presidente,
  ci  ha  chiesto di esaminare tutti gli emendamenti. La Commissione,
  esaminandoli tutti, ha ritenuto di dare parere negativo al  5.10.1,
  5.10.2 e 5.10.3 a maggioranza e di accogliere 5.10.4 dell'onorevole
  Falcone. Pertanto il voto è favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.   Si   passa   all'emendamento   5.10.3,    a    firma
  dell'onorevole Falcone che prevede la soppressione del 2bis.

   La Commissione si è già pronunciata contro.

   Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Pongo il votazione l'emendamento 5.10.3

   FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


       Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 5.10.3.

    PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 5.10.3.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  70
   Maggioranza         36
   Favorevoli          24
   Contrari            45
   Astenuti             1

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 5.10.2 a firma degli onorevoli D'Agostino
  ed  altri che recita  ad esclusione della mancata approvazione  dei
  bilanci .
   Il parere della Commissione?

   CASCIO  SALVATORE,  presidente  della  Commissione.  Contrario   a
  maggioranza.

   PRESIDENTE. Parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 5.10.2

   FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


       Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 5.10.2.

    PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 5.10.2.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  70
   Maggioranza         36
   Favorevoli          22
   Contrari            48

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 5.10.1 a firma degli onorevoli Rinaldi ed
  altri,  che  prevede  l'entrata in vigore dal  1  gennaio  2017,  e
  riguarda il comma 2.
   Il parere della Commissione?

   CASCIO  SALVATORE,  presidente  della  Commissione.  Contrario   a
  maggioranza.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 5.10.1

   RINALDI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


       Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 5.10.1.

    PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 5.10.1.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  71
   Maggioranza         36
   Favorevoli          30
   Contrari            41

                           (Non è approvato)

   Pongo   in   votazione   l'emendamento   5.10   presentato   dalla
  Commissione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Invito  gli  Uffici a prendere nota che l'onorevole  Panarello  ha
  espresso voto contrario all'emendamento 5.10.

   Pongo in votazione l'articolo 5, nel testo emendato.

   FORMICA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente,  noi con  l'approvazione  di  questo
  articolo,  stiamo procedendo, ancora più speditamente nel tentativo
  di smantellare una legge elettorale che era impiantata sulla scelta
  diretta  del  sindaco da parte del corpo elettorale e, quindi,  nel
  momento in cui si discute di dare una maggiore trasparenza  ed  una
  maggiore  libertà ed una maggiore forza alla scelta del  cittadino,
  noi  diamo l'impressione - nel chiuso di una stanza - di tentare  a
  tutti  i  costi di introdurre dei meccanismi di legge che la  gente
  non  capisce, ma di cui ne subisce, assolutamente, gli effetti  per
  cercare di sminuire, di eliminare, di rendere inutile, il voto  dei
  cittadini.
   Si  sta in tutti i modi tornando indietro per cercare -  contro il
  popolo  stavolta  -   di  legare le  mani  ai  sindaci  eletti  dai
  cittadini ed impedire che questi possano governare liberamente.  Ed
  è  veramente paradossale che in un momento di antipolitica diffusa,
  il Palazzo non comprenda che provvedimenti di questo tipo non fanno
  altro  che  convincere ancora di più i cittadini  che  la  politica
  opera  contro di loro e non per risolvere i problemi ma per cercare
  di  condizionare in tutti i modi possibili l'attività  dei  sindaci
  eletti direttamente.
   Non  ha  senso, non ha alcun senso legare le mani ai  sindaci  che
  sono  eletti  direttamente e che, in un  periodo  di  vacche  molto
  magre,  ed  in  un  periodo in cui c'è una grande difficoltà  nella
  società, con la gente che veramente non sa come mettere assieme  il
  pranzo  con  la  cena,  noi  mettiamo i  sindaci,  ancora,  in  una
  condizione di ricatto costante e continuo.
   Qui  non  si fa l'attacco ai consiglieri comunali, perché anche  i
  consiglieri  comunali  sono eletti direttamente.  Ma  noi  dobbiamo
  stare attenti a non dare la possibilità a quanti deviano dalla loro
  attività  istituzionale e portano avanti invece  dei  progetti  uti
  singulo,  uti  personam,  ad personam, o per  malaffare  o,  peggio
  ancora,  perché espressione di gruppi malavitosi, gli stiamo  dando
  lo   strumento   per  operare  all'interno  delle   Amministrazioni
  comunali,  perché  a quel punto i sindaci hanno  un'alternativa.  O
  cedono al ricatto, oppure si dimettono, oppure se ne vanno a  casa.
  E  questo non è tollerabile. Io ritengo che questo Parlamento non è
  in  condizione,  oggi, di affrontare serenamente  questa  norma,  e
  sarebbe  molto  igienico  dal  punto  di  vista  della  correttezza
  politica sospendere la trattazione e rinviarla.
   Dai  commenti che mi fanno alcuni colleghi, non posso  fare  altro
  che  trarre  maggiore convincimento sul fatto che  l'interesse  per
  alcune  norme, o perché c'è qualcuno che si deve candidare e  vuole
  le  mani libere, o perché c'è qualcuno che pensa di assoggettare le
  istituzioni   ai   propri  desiderata,  questi   atteggiamenti   mi
  convincono  ancora  di  più che è giusta la  battaglia  che  stiamo
  cercando di portare avanti in difesa della legalità.
   Pertanto,  noi  continueremo  la  nostra  battaglia,  voi   sarete
  imperterriti a portare avanti il malaffare, alla fine penso che  la
  vincerete  voi ma perderete,  - e mi sto limitando -, perderete  di
  fronte al corpo elettorale.

   PRESIDENTE.  Non  ci  sono altri interventi.  Pongo  in  votazione
  l'articolo 5.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrari si alzi.

                            (E' approvato)

   Si torna all'articolo 4.
   Riprendiamo dall'emendamento 4.4, a firma dell'onorevole Alloro.

   ALLORO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 4.5 dell'onorevole Greco Giovanni.

   GRECO GIOVANNI. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 4.11 dell'onorevole Fazio.

   PRESIDENTE. Lo ritira?

   FAZIO. Non lo ritiro e chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO.  Signor  Presidente, io  lo trovo del tutto  ingiustificato
  con i comuni inferiori che ovviamente è prevista una percentuale di
  gran  lunga  superiore. Mentre per i comuni che superano  un  certo
  numero di abitanti è previsto il 60%.
   Non  riesco  assolutamente a spiegarmelo e  credo  sia  del  tutto
  incostituzionale.  Il  problema  della  materia  del  contendere  è
  sicuramente  la sfiducia, quindi per me la disparità di trattamento
  è  fin  troppo evidente, ecco perché lo ripristino quanto la  legge
  precedente   prevedeva   che  sarebbero  appunto   i   due   terzi.
  Nient'altro.

   PRESIDENTE.  Voleva intervenire su questo onorevole  Falcone  o  a
  seguire,  perché  c'è bisogno probabilmente di  un  subemendamento.
  Interviene dopo.
   Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE.  Con  il  parere contrario della  Commissione   e  del
  Governo  -   la Commissione a maggioranza - lo pongo in  votazione.
  Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.

                          (Non  è approvato)

   Si  passa  all'emendamento  4.6 dell'onorevole  Di  Giacinto.   Lo
  mantiene o lo ritira?

   DI GIACINTO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, il mio è un subemendamento tecnico che
  sto  preannunciando, perché se abbiamo esteso fino  a  15  mila  la
  cessazione  del sindaco a seguito di dimissione dei due  terzi  dei
  consiglieri,  la  dobbiamo  estendere  anche  per  la  mozione   di
  sfiducia. Infatti sto presentando un subemendamento che porta da  5
  a  15  mila gli abitanti per cui si applica la disciplina  dei  due
  terzi dei consiglieri comunali.

   PRESIDENTE.  Si  vota  il  subemendamento  della  Commissione.  Il
  Governo è favorevole.
   Lo  pongo  in  votazione.  Chi è favorevole resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 4.10 così come subemendato.
   Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                            (E'  approvato)

   Si   passa  all'emendamento  4.2.  Onorevole  Panepinto,  è  stato
  presentato un suo emendamento, questo già è previsto nella legge.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel  testo  noi
  diciamo ordinamentale.
   L'unica cosa che ricordo alla Commissione e che dobbiamo inserire,
  che  manca però nelle norme, che non può essere presentato sei mesi
  prima   della   scadenza.  Questo  non  c'è  scritto  nella   parte
  ordinamentale.
   Signor  Presidente, mantengo solo che negli ultimi 180 giorni  del
  mandato medesimo, perché i 24 mesi ci sono.

   PRESIDENTE.  Onorevole Panepinto, la norma è chiara.  Nella  norma
  vigente c'è già.

   PANEPINTO. Dichiaro di ritirare l'emendamento 4.2.

   PRESIDENTE.  Si passa all'emendamento 4.13, della Commissione.  Il
  parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  Autonomie  locali  e  la   Funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 4 nel  testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                             «Articolo 6.
           Modifiche all'articolo 5 della legge regionale 26
                          giugno 2015, n. 11
             in materia di circoscrizioni di decentramento
                               comunale

   1.  All'articolo 5 della legge regionale 26 giugno  2015,  n.  11,
  sono apportate le seguenti modifiche:

   dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

    1 bis. In deroga a quanto previsto dal comma 1, possono prevedere
  circoscrizioni di decentramento comunale gli statuti dei comuni con
  popolazione  superiore  a 30.000 abitanti, in  cui  siano  presenti
  frazioni  o nuclei abitati che abbiano una popolazione superiore  a
  2.000   abitanti   e   che  siano  fisicamente  e  sufficientemente
  distaccati  dal  centro  abitato principale.  Tali  comuni  possono
  prevedere esclusivamente circoscrizioni coincidenti con le suddette
  frazioni, senza oneri a carico del bilancio comunale. ;

   b) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

    2  bis.  Non sono ammesse all'assegnazione dei seggi nei consigli
  circoscrizionali le liste non abbiano conseguito almeno  il  cinque
  per cento del totale dei voti validi espressi».

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   signori
  Assessori,  oggi  ritorna  in  Aula  nell'articolo  4  il  problema
  riguardante  le  circoscrizioni  dei  Comuni  che  non  sono  città
  metropolitane.
   Attualmente sono le città di Catania, Messina, di Palermo, hanno i
  Consigli di circoscrizione, gli altri Capoluoghi di provincia e  le
  città  che  superano ampliamente gli 80 mila abitanti non  hanno  i
  cosiddetti Consigli di quartiere.
   Con  questo  articolo 6, la Commissione correttamente ha  recepito
  l'istanza che più volte è stata proposta in questa Aula e cioè  che
  tutti  i  Comuni della Sicilia superiori a 30 mila abitanti  e  che
  abbiano frazioni o nuovi abitanti di popolazione superiore  a  2000
  abitanti  che possono autonomamente scegliere di avere  i  Consigli
  circoscrizionali  ad  una  condizione  senza  oneri  a  carico  del
  bilancio comunale.
   Vorrei ricordare a tutti che all'inizio quando furono istituite le
  circoscrizioni  era  svolta questa attività a titolo  assolutamente
  gratuito.
   Poi  negli  anni si è introdotto più il gettone di  presenza,  poi
  anche  lo stipendio per il Presidente e, di conseguenza, i Consigli
  circoscrizionali  di  decentramento comunale  hanno  appesantito  i
  bilanci comunali.
   Con  questa norma - ripeto - un tema tante volte affrontato  viene
  riportato in Aula.
   Vi sono una serie di articoli, però, di emendamenti che sopprimono
  l'articolo 6.
   Io  chiederei  ai  colleghi di ritirare questi  emendamenti  anche
  perché  ricordo  a cominciare dal PD, che c'era questo  accordo  di
  introdurre,  di rintrodurre nuovamente i Consigli di quartiere  che
  era  un ragionamento che era stato fatto anche con Forza Italia per
  cui  mi  sembra inopportuno che oggi vi siano questi  articoli  che
  sopprimono  le circoscrizioni di decentramento comunale e,  quindi,
  Presidente,  ancor  prima che lei li metta in votazione  chiedo  ai
  colleghi di ritirare gli emendamenti soppressivi.

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO  GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  vorrei
  ricostruire  il  percorso che il Parlamento si  è  dato  in  questa
  legislatura.
   Vorrei  ricordare  che sono state soppresse  le  province.  Vorrei
  ricordare  che  giorni  addietro sono stato  richiamato  almeno  20
  volte,  le  vorrei  ricordare che mentre lei  è  impegnato  a  dare
  disposizioni, io non sono messo nelle condizioni di rivolgermi alla
  Commissione,  sicuramente l'onorevole Panepinto  starà  facendo  le
  ultime  propostine.  Onorevole  Anselmo  le  vorrei  ricordare,  mi
  rivolgo al Presidente Cascio, ma mi rivolgo anche all'ex Presidente
  Cracolici,  all'ex Presidente Forzese, io li ho avuti  tutti  in  I
  Commissione,  e  il percorso che si è dato il Parlamento  ricordavo
  pocanzi, è che le province sono state soppresse.
   Pochi  giorni fa abbiamo detto no al terzo mandato, tutto in  nome
  di  risparmio  no  di  sprechi, oggi prevediamo  le  circoscrizioni
  secondo  quanto  previsto dall'articolo 2, mi  rivolgo  al  collega
  Sammartino,  ma  cosa devono fare queste circoscrizioni  in  questi
  comuni?  C'è  un  articolo  che spiega cosa  dovranno  fare  questi
  comuni?
   Questa  legge che sta uscendo da questo Parlamento si occupa  solo
  dei  sindaci,  cioè  come rendere inamovibile  il  podestà,  perché
  abbiamo istituito introdotto di nuovo la figura del podestà. Non si
  può  toccare, prima dei due anni non si può presentare la sfiducia,
  l'ultimo anno prima non gliela puoi fare, nel corso d'opera e  cioè
  un  sindaco  viene  eletto e non lo puoi  più  toccare,  non  si  è
  occupato nessuno di dare competenze al di la dei piani regolatori e
  dei  bilanci ai consigli comunali, consigli comunali che si  vedono
  sbeffeggiati con atti di Giunta o dei singoli assessori, senza  che
  il  consiglio possa intervenire, secondo diciamo le prerogative  di
  organismo  che fa pianificazione e programmazione, può  intervenire
  pari a zero.
   Ma  ritorniamo  a  questo norma, norma a cui è  tanto  affezionato
  l'onorevole   Vinciullo,  ma  cosa  faranno  questi   consigli   di
  circoscrizione?  Nei  comuni vorrei leggere la  norma   in  deroga
  quindi noi approviamo oggi una deroga  a quanto previsto dal  comma
  1,  possono prevedere le circoscrizioni il licenziamento  comunale,
  gli statuti e comuni con popolazioni superiori a 30 mila abitanti ,
  ma siamo impazziti?
   Rimettiamo   i   consigli  provinciali,   che   ci   sono   comuni
  dell'entroterra abbandonati con questi soldi, diamo la  possibilità
  ai  comuni di eleggere un sindaco per il terzo mandato, ma che sarà
  nominato  questo signore che dovrebbe andare a fare il sindaco  per
  la  terza  volta no, avrebbe un investitura popolare  eppure  avete
  detto  no,  cioè vi spaventate che qualche comunità  a  maggioranza
  dovesse decidere che uno ha amministrato bene e fa fare di nuovo il
  sindaco.  Secondo me, o è un pazzo scatenato, perché oggi  solo  un
  atto  di  amore  tipo  l'onorevole Ioppolo può fare  candidare  una
  persona  a  sindaco  della propria comunità, e dopo  avere  dettato
  questa  linea spunta l'articolo 6  nelle circoscrizioni ed i comuni
  al di sotto dei 30 mila abitanti .
   E  fra  poco, non appena ci sarà la finanziaria bis cosa  vedremo,
  parere  contrario,  non  c'è  copertura,  e  abbiamo  mantenuto   i
  ballottaggi  da 20 a 30 milioni di euro - assessore  Baccei  -,  io
  glieli  avrei dati per spegnere quel mutuo, avremmo fatto due  cose
  avremmo  detto  ai  partiti  coalizzati prima,  organizzati  prima,
  perché turno secco si vedrà chi farà il sindaco, e invece poi si fa
  dal  risparmio,  si passa allo sperpero, ma ci può essere  sperpero
  con  la consapevolezza di dire queste circoscrizioni si occuperanno
  di sociale.
   Mettiamo  per  esempio  i  comuni che istituiranno  circoscrizioni
  dovranno  destinare il dieci percento del bilancio a spesa  sociale
  ,che  sarà  programmata nelle circoscrizioni,  no  sono  galoppini,
  eleggeremo  solo  dei grandi elettori per qualche politico,  perché
  questa è la finalità, e poi ci lamentiamo, demandiamo invece poteri
  alle  circoscrizioni, e allora ha un senso istituirle, con un  voto
  normativo   e   istituzionale  che  abbiamo  creato   se   facciamo
  circoscrizioni, onorevole Vinciullo, se proprio le  dobbiamo  fare,
  faccia un sub-emendamento e dovete ingessare una parte del bilancio
  a  risorse  per  queste circoscrizioni, e cioè  il  presidente  del
  Consiglio è chiamato ad assumersi responsabilità.

   VULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VULLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, io  qualche  volta
  ascolto tanto tutti questi interventi, e mi viene da ridere  perché
  il 96,4 per cento degli interventi sono contro la politica; il 96,4
  per  cento di questi interventi di stasera, manca il 3,6 per cento,
  dimenticandosi che questi 89 deputati, io mi ci tolgo perché non ne
  faccio io interventi contro la politica, spero che non sia solo  io
  che  non  faccio interventi contro la politica, dimenticandosi  che
  molti  colleghi sono qui perché fanno politica, non è che sono  qui
  in  virtù dello spirito santo o perché il medico gli ha ordinato di
  stare qui con noi.
   E  allora,  che  cosa  voglio dire? A proposito  dei  consigli  di
  quartiere  che  mi sembrano degli organi, se sono  organi  che  non
  costano  ai  comuni, mi sembrano anche degli organi che  potrebbero
  essere  degli organi democratici che possono sicuramente  dare  una
  mano  ai sindaci, a coloro i quali amministrano le città, però  non
  vorrei,  ecco il punto mio, che con la istituzione dei consigli  di
  quartiere  creiamo quello che ho detto io l'altro  giorno.  Perché,
  quando  si  parla  di  indennità  ai  consiglieri  comunali,  molti
  dimenticano  che  le indennità sono la spesa meno influente  perché
  forse  la  spesa più influente e la spesa più costosa che i  comuni
  hanno  sono gli stipendi di coloro i quali, utilizzando giustamente
  la loro carica, non vanno a lavorare.
   E  allora, se noi vogliamo votare questo emendamento, è chiaro che
  dobbiamo  dire chiaramente che non solo non si danno  indennità  di
  carica  ma,  sicuramente,  non possiamo pagare  gli  stipendi  alle
  aziende,  ai  comuni,  alle  province,  allo  Stato,  dove   questi
  lavorano.

   TAMAJO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TAMAJO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  la  mia  è  una
  dichiarazione  di  voto.  Io  ho  ascoltato  con  molta  attenzione
  l'intervento  del consigliere Milazzo e per la prima  volta  direi,
  forse  raramente, mi trovo completamente in disaccordo perché  sono
  convinto  che  questi  consigli  di circoscrizione  che  verrebbero
  realizzati nei comuni con popolazione superiore a 30 mila  abitanti
  sono necessari.
   Io  vengo  da una esperienza della frazione di Aspra,  che  è  una
  frazione  che  appartiene al comune di Bagheria, e  devo  dire  che
  questi   consigli   di  circoscrizione  operano   sul   territorio,
  raccolgono le istanze che provengono dal territorio, e svolgono  un
  ruolo  secondo  me  essenziale, alcune volte anche  in  antitesi  a
  quello   che   è  il  compito  o  l'Amministrazione  o  l'andamento
  dell'Amministrazione  comunale che in  quel  momento  governa  quel
  comune.
   Io  sono  pienamente  d'accordo che  nei  comuni  con  popolazione
  superiore   a  30  mila  abitanti  vengano  istituiti  i   consigli
  circoscrizionali,  che  sono  degli  organismi  importanti   perché
  riescono  a  fungere  da cassa di risonanza  delle  popolazioni,  e
  soprattutto  a  raccogliere  le prime istanze  che  provengono  dal
  territorio.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, siccome vedo  che
  l'articolo  in sé già reintroduce le circoscrizioni  per  i  comuni
  fino  a  30.000  abitanti,  e  vedo  che  c'è  un  emendamento  che
  addirittura ne prevede la costituzione anche per i comuni di 20.000
  abitanti, penso che sia una profonda ingiustizia.
   Quindi, Presidente, per un fatto meramente di giustizia, penso che
  a questo punto se dobbiamo reintrodurli, introduciamoli per tutti i
  comuni,  perché ci sono comuni di 2.000, 3.000 abitanti  che  hanno
  frazioni a molta distanza e, per lo stesso principio, per le stesse
  ragioni,  e per un fatto di giustizia, visto che si sta restaurando
  di  tutto e di più, si sta reintroducendo di tutto e di più, chiedo
  che le circoscrizioni vengano estese a tutti i comuni.
   Non  vedo perché si debba fare questa ingiustizia, che prevede che
  per  alcuni  comuni  ci  sia e per altri no. Quindi  presenterò  un
  subemendamento  che chiede l'introduzione delle circoscrizioni  per
  tutti i comuni.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Signor Presidente,
  onorevoli  colleghi, l'intendimento della Commissione è  quello  di
  dare  parere positivo agli emendamenti soppressivi. Quindi,  se  si
  deve intervenire in questo senso, comunico che la Commissione è già
  favorevole alla soppressione.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo di Forza
  Italia  è  chiaramente contrario alla modifica della legge 11/2015.
  Quando  decidemmo  di  sopprimere  i  consigli  di  circoscrizione,
  eccezione  fatta  per  quanto riguarda le tre città  metropolitane:
  Catania, Palermo e Messina .
   Signor  Presidente rinuncio a parlare. Prima facciamo chiarire  la
  maggioranza e dopo intervengo.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, interverrò  solo
  per  pochi minuti, al di là della volontà anticipata dal Presidente
  della   I   Commissione,  la  volontà  soppressiva  manifestata   e
  formalizzata  da alcuni colleghi, io credo che il  tema  sia  serio
  perché  comporta  una  riflessione sul  tema  della  partecipazione
  democratica dei cittadini.
   Qui,  al  di là della capienza delle città, della grandezza  delle
  città  nelle quali sia possibile ammettere la circoscrizione, credo
  che  dobbiamo porci la domanda:  Ma, finora, qual è il bilancio dei
  consigli  circoscrizionali?  Qual è  stato?  Qual  è  il  fatturato
  amministrativo? .
   Io conosco l'esperienza della città di Catania. Debbo dire che,  i
  consigli   circoscrizionali  hanno  lavorato  spesso   con   grande
  entusiasmo,  con  impegno, stanno sul territorio i consiglieri,  si
  rendono interpreti di esigenze, di istanze.
   Ma  il  tutto,  poi, si risolve in un nulla di fatto  perché,  non
  disponendo  di  deleghe, non disponendo di  poteri  specifici,  non
  disponendo  di autonomia finanziaria o di trasferimenti finanziari,
  i  consigli di quartieri, di fatto nella stragrande maggioranza dei
  casi,  non riescono a dare risposte alle domande di cui si  rendono
  portavoci.
   Allora,  io  credo  che il legislatore debba interrogarsi  intanto
  sulla   opportunità   di   ampliare  la   presenza   dei   consigli
  circoscrizionali,  al  di  là delle tre  città  metropolitane  come
  invece  vincola  la legge n. 11 del 2015. Pensare a  comuni  al  di
  sopra dei trentamila abitanti mi sembra, davvero, molto riduttivo.
   Io penserei a comuni un po' più popolosi, un po' più grossi almeno
  con quaranta, cinquanta mila abitanti ma, soprattutto, mi pongo  il
  tema  delle  competenze.  E non sempre le  competenze  gravano  sul
  bilancio   della   Regione.  Sarebbe  sufficiente   consentire   di
  decentrare  le  risorse,  la  spesa  storica  consolidata  per   le
  manutenzioni  direttamente  ai consigli circoscrizionali,  i  quali
  avrebbero,  poi,  l'autonomia di poterla gestire  negli  interventi
  prioritari sul loro quartiere, sulla loro circoscrizione.
   E,  però,  la  provocazione del collega Formica mi  suggerisce  la
  opportunità  di sollevare, anche, un altro aspetto, e  concludo.  I
  consigli circoscrizionali hanno una funzione solo se, in una  città
  popolosa,  il  Consigliere comunale non riesce ad  interpretare  le
  istanze del quartiere o di farle arrivare con autorevolezza  e  con
  convinzione  nella sede decisionale, cioè al Consiglio  comunale  e
  alla giunta del governo cittadino.
   Ma  esistono  realtà,  in Sicilia, nelle quali  alcuni  quartieri,
  alcune  frazioni distano dal centro o capoluogo anche  oltre  dieci
  chilometri. Porto l'esempio del Comune di Castel di Judica, che  mi
  h  particolarmente  noto  per  avere lì  svolto  per  qualche  anno
  l'attività di consigliere comunale, Castel di Judica ha quattromila
  e settecento abitanti, ma le sue frazioni sono distanti anche otto,
  dieci,   diciotto   chilometri  dalla  sede   del   municipio    Mi
  sembrerebbe,   davvero,  un'ingiustizia  quella  di  pensare   alle
  circoscrizioni  in comuni di trentamila abitanti e non,  piuttosto,
  a, pur piccole, circoscrizioni ma che siano luogo di analisi, luogo
  di  elaborazione  di  proposte  in  frazioni  che  operano  e  sono
  costrette ad operare a distanza di decine di chilometri dalla  sede
  municipale.
   Ecco perché il problema è articolato, si presenta sotto molteplici
  aspetti e non credo che la spinta e la premura, con cui questa Aula
  sta  esaminando il disegno di legge, possa essere buona consigliera
  per varare una legge qualitativamente accettabile.
   Per queste ragioni io chiedo di ritirare l'emendamento ai colleghi
  che  l'hanno  proposto e di lasciare invariata la condizione  posta
  dalla  legge  n. 11, riproponendoci tutti assieme, naturalmente  il
  diritto ed il dovere di affrontare il tema delle circoscrizioni, ma
  in un contesto assai più sereno e con una convergenza che mi auguro
  più  ampia  di quella assai sfilacciata che il dibattito di  questi
  giorni sta evidenziando.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessori.
  Vedete  qui  oggi è stato per la prima volta elaborato un  concetto
  secondo  cui  le città metropolitane possono avere  i  consigli  di
  circoscrizione,  perché  sono adulti politicamente  e,  quindi,  in
  grado  di  gestire il territorio, tanto è vero che dobbiamo  pagare
  anche  i  consiglieri di circoscrizione e poi, invece, gli abitanti
  delle  città  che non sono metropolitane che non sono  adulti,  che
  hanno ancora  l'anello al naso  e, di conseguenza, hanno bisogno di
  qualcuno   che   li   guidi  dal  centro  perché,   attraverso   le
  circoscrizioni, ancorché senza gettone di presenza, non è possibile
  tenere questi consigli di circoscrizione.
   Veda,  onorevole  Figuccia, io mi ricordo una Commissione  da  lei
  presieduta  in  cui sono venuti i rappresentanti dei  quartieri  di
  Siracusa   e  lei  era  sperticato  sostenitore  dei  consigli   di
  circoscrizione di Siracusa e di tutti i comuni della  Sicilia.  Non
  comprendo  questa doppiezza di atteggiamento del  Partito  che  lei
  rappresenta,  poco  fa abbiamo avuto un pubblico  ministero  che  è
  venuto  qui  a spiegarci che gli abitanti delle città metropolitane
  non  siamo  adulti  e, quindi, non possiamo tenere  i  consigli  di
  circoscrizione, questo veramente mi lascia inorridito.
   Al presidente Cascio vorrei ricordare che, prima che si insediasse
  lui,  la  Commissione ha operato, la Commissione ha discusso  e  la
  Commissione  era  giunta alla conclusione  che  i  Comuni  potevano
  liberamente   scegliere   se  tenere   o   meno   i   consigli   di
  circoscrizione. Una sola era la condizione, onorevole  Cascio,  che
  non  bisognava che vi fosse gettone di presenza per coloro i  quali
  venivano eletti dal popolo. E, del resto, ricordo che qualche  mese
  fa,  quando  durante  la  discussione della finanziaria,  si  parlò
  nuovamente  di introdurre i consigli di circoscrizione nelle  città
  inferiore  ai 250.000 abitanti, cioè nelle città non metropolitane,
  in  questo  Parlamento,  molti deputati ebbero  a  dire  di  essere
  favorevoli  perché  tanto  i consigli di circoscrizione  erano  una
  palestra  di democrazia, un luogo dove la gente si esercitava,  per
  potersi poi sedere in maniera più matura nei consigli comunali.
   Vedete io sono d'accordo con la proposta dell'onorevole Formica  e
  dell'onorevole  Musumeci, tanto è vero che la  volta  scorsa  avevo
  detto  togliamo  i  30 mila abitanti. Perché, vedete,  noi  abbiamo
  circoscrizioni che sono anche a 22 chilometri dal centro abitato: è
  il  caso  di  Pedagaggi, in provincia di Siracusa,  oltre  20  mila
  abitanti la città di Carlentini ed il centro di Pedagaggi si  trova
  esattamente  a 23 chilometri, a 35 minuti dal centro di Carlentini,
  anche perché non ci sono strade per raggiungere questo luogo che  è
  superiore a 2 mila abitanti.
   Allora, secondo voi, è un criterio oggettivo il fatto che chi  sta
  a 23 chilometri da Carlentini, dal centro di Carlentini, che ha una
  sua   autonomia   amministrativa   da   decenni,   ha   anche   una
  caratteristica che i Pedagaggi non sono gente dello stesso paese ma
  provengono da Ferla, sto facendo un esempio però poco fa  ricordava
  l'onorevole Tamajo il caso di Aspra, nel comune di Bagheria.
   Ma  perché  Siracusa  che  ha  due  circoscrizioni,  Belvedere   e
  Cassabile:  Cassabile  a 18 chilometri da Siracusa,  Belvedere  10,
  hanno  oltre  5  mila  abitanti ciascuno, chi potrebbe  impedire  a
  queste  due entità lontane dal centro cittadino, senza alcun  costo
  per  la  collettività, di potersi amministrare? Qualche collega  di
  Palermo  che  invece riconosce che questo diritto  a  Palermo  o  a
  Messina o a Catania si può esercitare?
   Quando  si  fanno  le  leggi, le leggi devono  essere  universali,
  astratte, non possono avere nome e cognome  e sui quartieri -  pare
  di  capire - vogliamo dare alla legge nome e cognome, cosa che  non
  consentiamo.
   Per   questo   motivo,  se  gli  onorevoli  Formica   e   Musumeci
  presenteranno  questo emendamento tendente a sopprimere  totalmente
  la  parola '30 mila' appongo la mia firma perché mi sembra che  sia
  un fatto di giustizia, di astrattezza della legge e di democrazia.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.   Signor  Presidente,  volevo  chiarire  una   posizione
  condivisa all'interno del Gruppo.
   Noi semplicemente eravamo per una teoria che è quella di mantenere
  quegli avamposto che si sono, nel tempo, radicati nei territori che
  sono peraltro a titolo gratuito e che in una logica di generalità e
  astrattezza,   che  è  quella  a  cui  la  norma  fa   riferimento,
  rappresentano spesso gli unici punti di riferimento dei territori.
   Dopodiché  è  chiaro - e il tenore dell'intervento  dell'onorevole
  Tamajo  era  uguale  -  nell'ipotesi  in  cui  vogliamo  andare  ad
  estendere  questo  principio a tutti i comuni della  Sicilia,  alla
  possibilità  di  andare  a  fare delle  frazioni,  subfrazioni  che
  diventano  un  modo  per andare a regalare  a  personale  che  deve
  imboscarsi  in  una sede che nulla ha a che fare  con  i  parametri
  della politica, è chiaro che quella è un'altra cosa.
   Il  principio è questo. Esistevano, prima della norma  intervenuta
  nel  2015, una serie di antenne sensibili nel territorio capaci  di
  portare  la  politica e gli interventi a favore del  decentramento,
  dei  servizi sociali-territoriali, degli interventi nell'ambito dei
  rifiuti, nei luoghi preposti a questo.
   Quei  luoghi erano e sono le circoscrizioni, dove per decenni quei
  territori  - e parlo a titolo esemplificativo visto che sono  stati
  citati - come Aspra, Portella di Mare, così in giro per la Sicilia,
  quei  territori  stanno  vivendo  la  caratterizzazione  di  quegli
  interventi  che è legata alla vocazione produttiva del  territorio,
  all'agricoltura, alla pesca, quei profili devono rimanere.
   Diverso  è l'atteggiamento sempre lo stesso, demagogico. A  questo
  punto,   visto  che l'onorevole Vinciullo mi tira in ballo  dicendo
  che  Forza  Italia ha avuto una posizione ambigua, la posizione  di
  Forza  Italia  è  stata sempre la stessa; ovviamente,  i  parametri
  devono  rinviare a quel principio di generalità e astrattezza;  per
  il   resto,    Presidente,  tutta  questa  discussione   ripercorre
  esattamente   i  parametri  del  ragionamento  che  avevamo   fatto
  all'inizio.
   All'inizio,  infatti,  avevamo chiesto di invertire  l'ordine  dei
  lavori  facendo sì che si potesse trattare finalmente,  in   quella
  variazione   di   bilancio.  Noi  invece  stiamo   continuando   ad
  arrovellarci  su  tutta  una serie di questioni  che  riguardano  i
  presidi elettorali che, chiaramente, ai siciliani non interessano.
   Nel  frattempo  le priorità, come avevo detto nel  mio  precedente
  intervento, ruotavano e ruotano attorno ai temi contenuti dentro le
  variazioni di bilancio.
   I   dipendenti  delle  province,  quelli  che  oggi   sono   stati
  licenziati,  i  75 dipendenti di Sicilia e-Servizi, i  consorzi  di
  bonifica che attendono la dimensione e l'irrigazione e con questi i
  dipendenti  delle ex cooperative in convenzione che si occupano  di
  assistenza a disabili che volete far scivolare - secondo la  logica
  del  Governo  - in una dimensione in cui quel lavoro nobilissimo  e
  specializzato dovrebbe essere sostituito da un personale  ATA  che,
  ahimè,  oggi  è  specializzato per fare  cose,  ma  senz'altro  non
  quelle.
   Quindi,  a  questo  emendamento, signor  Presidente,  noi  abbiamo
  presentato  un emendamento sostitutivo, che è stato già  consegnato
  alla Presidenza, che fa riferimento al parametro dei 25 mila.

   GRECO GIOVANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  GIOVANNI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  tempo
  addietro leggevo un comunicato del veterano dell'Ufficio Stampa che
  ci accusava di essere un'Assemblea di deputati mediocri.
   Volevo  chiedere  al  Presidente della  I  Commissione,  onorevole
  Cascio,  l'articolo  6 penso che è stato ampliamente  dibattuto  in
  Commissione  e,  quindi, per lei scriverlo nel  testo  della  legge
  penso  che  erano  tutti  d'accordo. Io qua  legge:   l'articolo  è
  soppresso   e  ci  sono  le  firme  di  tutti  i  membri  del   PD.
  All'emendamento  6.4  ci  sono le firme di tutto  il  Centrodestra.
  L'emendamento 6.7 è presentato dal Movimento Cinque Stelle i quali,
  con   un   emendamento,   avevano  chiesto  di   istituire   queste
  circoscrizioni di almeno 2 mila abitanti.
   Decidiamoci, signor Presidente, un articolo così com'è composto  -
  anche  se  io ho presentato un emendamento di buonsenso - non  deve
  neanche per un minuto essere discusso. Perché è vergognoso,  questo
  articolo  è  vergognoso  E più vergognosi  sono  coloro  che  hanno
  firmato gli emendamenti soppressivi

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, volevo analizzare con il  suo
  ausilio, e mi rivolgo agli Uffici, cosa può significare il  termine
   senza onere aggiuntivo . Avranno una sede questi? Ci andranno  dei
  dipendenti comunali a vedere cosa fanno queste circoscrizioni?
   Lo  status già di consiglio di circoscrizione obbliga - secondo la
  legge regionale -  le circoscrizioni esprimono pareri obbligatori e
  non vincolanti, dovranno esprimersi sugli atti deliberativi in base
  al  territorio  di  appartenenza. . Quindi i consigli  comunali  si
  incarteranno pure in queste cose. Ma finiamola  Finiamola di aprire
  comitati elettorali  Va respinta la norma

   PRESIDENTE.   Il   parere   della   Commissione   sull'emendamento
  soppressivo 6.2?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 6.2.

   FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

              (Si procede alla verifica dei richiedenti)

   FORMICA. Rinuncio alla votazione per scrutinio segreto.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  votazione l'emendamento 6.2. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

   Pertanto, l'articolo 6 è soppresso.
   Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                              «TITOLO II

          Modifica di norme in materia di organo di revisione
                         economico-finanziaria
       degli enti locali e di status degli amministratori locali

                              Articolo 7.
       Modifiche all'articolo 10 della legge regionale 17 marzo
                              2016, n. 3
        in materia di revisione economico-finanziaria negli enti
                                locali

       1.L'articolo 10 della legge regionale 17 marzo 2016,  n.  3,
    è sostituito dal seguente:

                                Art. 10
      Organo di revisione economico-finanziaria degli enti locali

   1.Negli   enti  locali  della  Regione  la  revisione   economico-
  finanziaria è svolta da un collegio di revisori dei conti, composto
  da  tre  membri, scelto con le modalità del presente articolo.  Nei
  comuni  con  popolazione fino a 15.000 abitanti e nelle  unioni  di
  comuni  la  revisione economico-finanziaria è  svolta  da  un  solo
  revisore dei conti.

   2.  In  conformità alle disposizioni di cui all'articolo 16, comma
  25,  del  decreto  legge 13 agosto 2011, n.  138,  convertito,  con
  modificazioni,  dalla legge 14 settembre 2011, n. 148,  i  revisori
  dei conti degli enti locali sono scelti mediante estrazione a sorte
  tra  i  professionisti residenti in Sicilia, iscritti nel  registro
  dei  revisori legali di cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010,
  n.   39,   nonché   tra   gli  iscritti  all'ordine   dei   dottori
  commercialisti e degli esperti contabili, in possesso dei requisiti
  previsti  dall'articolo 3, commi 3 e 4, del decreto  del  Ministero
  dell'Interno  15  febbraio 2012, n. 23, che  abbiano  richiesto  di
  partecipare  alla  procedura  di scelta  dell'organo  di  revisione
  dell'ente locale e siano in possesso dei seguenti requisiti:

   a) fascia 1 comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti:

   1) iscrizione da almeno 2 anni nel registro dei revisori legali  o
  all'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili;

   2)  conseguimento,  nell'anno precedente,  di  almeno  10  crediti
  formativi  per avere partecipato a corsi e/o seminari formativi  in
  materia  di contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria
  degli  enti  territoriali i cui programmi di approfondimento  ed  i
  relativi test di verifica siano stati preventivamente condivisi con
  l'Assessorato  regionale delle autonomie locali  e  della  funzione
  pubblica;

   b)  fascia  2  comuni  con  popolazione da  5.001  fino  a  15.000
  abitanti:

   1) iscrizione da almeno 5 anni nel registro dei revisori legali  o
  all'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili;

   2)  avere  svolto almeno un incarico di revisore dei conti  presso
  enti locali della durata di tre anni;

   3)  conseguimento,  nell'anno precedente,  di  almeno  10  crediti
  formativi  per aver partecipato a corsi e/o seminari  formativi  in
  materia  di contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria
  degli  enti  territoriali i cui programmi di approfondimento  ed  i
  relativi test di verifica siano stati preventivamente condivisi con
  l'Assessorato  regionale delle autonomie locali  e  della  funzione
  pubblica;

   c)fascia 3 comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti:

   1) iscrizione da almeno 10 anni nel registro dei revisori legali o
  all'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili;

   2)  avere svolto almeno due incarichi di revisore dei conti presso
  enti locali, ciascuno per la durata di tre anni;

   3)  conseguimento,  nell'anno precedente,  di  almeno  10  crediti
  formativi  per aver partecipato a corsi e/o seminari  formativi  in
  materia  di contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria
  degli  enti  territoriali i cui programmi di approfondimento  ed  i
  relativi test di verifica siano stati preventivamente condivisi con
  l'Assessorato  regionale delle autonomie locali  e  della  funzione
  pubblica.

   3.  Al fine della scelta del revisore o del collegio dei revisori,
  ciascun  comune,  entro  il  termine di  due  mesi  anteriori  alla
  scadenza  dell'organo di revisione contabile, emana  un  avviso  da
  pubblicare  nella Gazzetta ufficiale della Regione  siciliana,  nel
  sito  istituzionale dell'ente locale e in quello  del  dipartimento
  regionale   delle  autonomie  locali.  Nel  caso  di   rinuncia   o
  cessazione, per qualsiasi causa, dall'incarico di un componente del
  collegio,  il comune emana l'avviso di cui al presente comma  entro
  15 giorni dalla cessazione dall'incarico medesimo.

   4.  L'estrazione a sorte è effettuata pubblicamente, alla presenza
  del  segretario comunale, in una seduta del consiglio  comunale  da
  svolgersi  entro  45 giorni dalla data di scadenza  dell'organo  di
  revisione.

   5.  L'inosservanza dei termini di cui ai commi  3  e  4  comporta,
  previa  diffida  con  termine  ad  adempiere,  la  nomina   di   un
  commissario ad acta ai sensi dell'articolo 24 della legge regionale
  3 dicembre 1991, n. 44.

   6.  Nei  collegi  dei  revisori  le funzioni  di  Presidente  sono
  esercitate  dal  componente  che ha svolto  il  maggior  numero  di
  incarichi  di  revisore  presso gli enti  locali  e,  a  parità  di
  incarichi, tali funzioni sono assunte da colui che le ha esercitate
  nell'ente di maggiore dimensione demografica.

   7.  L'incarico di revisore dei conti o componente del collegio dei
  revisori dei conti di un ente locale è incompatibile con quello  di
  revisore dei conti o componente del collegio dei revisori dei conti
  di  un  altro  ente  locale. Qualora, a seguito  dell'estrazione  a
  sorte,  sia  scelto un soggetto che ricopre l'incarico di  revisore
  dei conti o di componente del collegio dei revisori dei conti di un
  altro  ente  locale,  si  procede alla  scelta  di  altro  soggetto
  iscritto nell'elenco.

   8.  Le  disposizioni di cui al presente articolo  si  applicano  a
  decorrere  dal  primo rinnovo degli organi di revisione  dei  conti
  degli  enti locali successivo alla data di entrata in vigore  della
  presente  legge  e  dopo  l'emanazione di  un  decreto  applicativo
  dell'Assessore  regionale per le autonomie  locali  e  la  funzione
  pubblica.

   9.  In sede di prima applicazione, nelle more dell'effettivo avvio
  del  procedimento di cui al presente articolo, in luogo dei crediti
  formativi di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2 per tutte  le
  fasce  di  comuni, i richiedenti devono avere conseguito almeno  15
  crediti formativi  riconosciuti dai competenti ordini professionali
  o associazioni rappresentative degli stessi, per aver partecipato a
  corsi  e/o seminari formativi in materia di contabilità pubblica  e
  gestione economica e finanziaria degli enti territoriali.

   10.  All'articolo  57  della legge 8 giugno  1990,  n.  142,  come
  introdotto  dall'articolo  1, comma  1,  lettera  i),  della  legge
  regionale  11  dicembre  1991, n. 48,  e  successive  modifiche  ed
  integrazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

   i commi 1, 2 e 8 sono soppressi;

   al  comma  3 le parole  , e sono rieleggibili per una sola  volta
  sono soppresse».

   Si  passa  all'emendamento 7.11, a firma degli onorevoli  Zito  ed
  altri.

   ZITO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 7.13, a firma degli onorevoli Musumeci ed
  altri.
   Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

    PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica.  Contrario.

    PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 7.12, a firma degli onorevoli Ciancio ed
  altri.

   CIANCIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIANCIO.  Signor Presidente, colleghi, cittadini, questo  articolo
  ha  visto un percorso molto discusso in Commissione, infatti vorrei
  che   mi  ascoltassero  in  particolare  il  Presidente  Cascio   e
  l'onorevole Di Giacinto.
   La normativa di riferimento risale al 2011, ci siamo adeguati come
  Regione siciliana solo cinque anni dopo, nel 2016. Questa normativa
  prevedeva  l'estrazione dell'organo di revisione all'interno  degli
  enti  locali, cosa giustissima, principio assolutamente trasparente
  secondo  cui il controllore non può avere alcun tipo di legame  col
  controllato.
   Abbiamo  fatto  una  norma  che era uscita  -  mi  riferisco  alla
  precedente  finanziaria  -  dalla  Commissione   Bilancio   in   un
  determinato  modo - che ora io qui ripresento - che era  una  norma
  che  tra  l'altro era stata condivisa con la I Commissione   Affari
  istituzionali , aveva visto il coinvolgimento dei professionisti  e
  degli  operatori e del settore. Fatto sta che quella norma è  stata
  stravolta in Aula con l'emendamento Falcone.
   Io  ebbi  a dire in quell'occasione che più ci discostavamo  dalla
  normativa  nazionale, più avremmo creato dei problemi,  ed  infatti
  così  è stato. Ma in questo modo, con l'articolo che la Commissione
  pone  all'attenzione dell'Aula, secondo me non stiamo facendo altro
  che incartarci ulteriormente, e mi spiego.
   Io, intanto, preannuncio il ritiro degli emendamenti 7.6, 7.1.  Il
  7.6  perché,  è  vero che la normativa nazionale  prevede  che  nei
  comuni  al  di sotto dei 15 mila abitanti ci sia un solo  revisore,
  però  mi  permetto di portare all'attenzione della  Commissione  la
  deliberazione n. 40 del 10 giugno 2012, della Corte dei conti,  che
  dice:   infine  la  Corte  dei conti ritiene  che  la  complessa  e
  delicata  attività  svolta dall'organo di  revisione  richiede  una
  struttura  forte e solida che solo una composizione collegiale  può
  garantire,  assicurando benefici superiori ai costi che ne  possono
  derivare .
   Quindi, questo non lo dico io, noi siamo i primi che siamo per  il
  risparmio.  Però, se la Corte dei conti si espone in  maniera  così
  chiara  su  questo  tema,  io  prego  la  Commissione  di  fare  un
  approfondimento  ed  eventualmente, visto che possiamo  farlo  come
  Regione a Statuto speciale, prevedere una via di mezzo che  sia  ai
  10  mila  e  non  sotto i 15 mila. Insomma, è una  riflessione  che
  sottopongo alla Commissione.
   Altra cosa. Tutti gli emendamenti sono incentrati sul riportare il
  tema  quanto più possibile vicino all'impostazione nazionale  anche
  quando  noi parliamo di sorteggio fatto dal consiglio comunale;  io
  propongo, invece, di farlo fare alle Prefetture, e dal Prefetto,  o
  da  un  suo  delegato, così come previsto a livello nazionale.  Non
  vedo la difficoltà, tanto si tratta di sorteggio, che la faccia  un
  consiglio  comunale o che la faccia - così come prevede il  decreto
  legislativo 138, il Prefetto - tanto vale, insomma, adeguarsi.
   Poi,  sui requisiti noi richiamiamo il D.M. 23/2012 ma -  a  parte
  che  c'è  un  problema  proprio linguistico, secondo  me  -  perché
  chiediamo in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 3, commi
  3  e  4,  del  decreto  che abbiano richiesto di  partecipare  alla
  procedura dell'organo di revisione e siano in possesso dei seguenti
  requisiti. Cioè ripetiamo due volte.
   Allora,  noi  stiamo  disciplinando  dei  criteri  regionali   che
  prevedono  questa  aggiunta  di test di  verifica  che  sono  stati
  preventivamente condivisi con l'Assessorato e cose varie.
   Allora  io  propongo,  su  un  approfondimento  fatto  anche   con
  professionisti, di attenerci così come ci dice il decreto  al  D.M.
  23  e  di  evitare di complicare ulteriormente la situazione  e  di
  aggiungere  dei  requisiti  e dei criteri  che  abbiamo  o  avremmo
  soltanto in Sicilia.
   Sul  comma 7 - da questo dipende il ritiro o meno del 7.5 - vorrei
  capire se un revisore fa domanda per partecipare all'estrazione  in
  un  Comune  grosso essendo già revisore in un comune piccolo,  cosa
  succede?  Magari,  su  questo se ci può rassicurare,  non  è  molto
  chiaro.  Forse,  andrebbe  specificato.  Quindi,  ovviamente,  deve
  essere  chiaro  che  un comune non può perdere un  revisore  perché
  passa ad un comune più grosso perché ha fatto, magari, richiesta in
  un  comune  più  grosso  e  viene  estratto  e  mettiamo  in  grave
  difficoltà il comune più piccolo che magari si ritrova senza organo
  di revisione.
   In  ultimo, io chiedo così come ho fatto l'altra volta, non faccio
  altro  che  riprendere il testo che era uscito dalla I Commissione,
  la  prima  stesura del testo che prevede la stesura  di  un  elenco
  regionale, così come previsto dal decreto, quindi di attenerci  per
  quanto  possibile  e  in maniera quanto più simile  e  vicina  alla
  normativa nazionale.
   Quindi  chiedo  che venga approvato il 7.12 eventualmente  con  un
  subemendamento,  una  modifica  che  riguarda  i   famosi   crediti
  formativi di cui si è discusso nei mesi passati.

   PRESIDENTE.  Allora,  ha  fatto  un lungo  intervento  l'onorevole
  Ciancio. Non ci sono altri interventi.
   Io  vorrei chiarire che se passa l'emendamento 7.12 decadono tutti
  gli  altri;  se  dovesse  passare il  7.12  dell'onorevole  Ciancio
  decadono quindi tutti gli altri. Correttamente ha fatto un discorso
  unico su tutti gli emendamenti preannunciando pure tutti quelli che
  ritira.   Per  completezza,  sul  7.14,  onorevole  Ciancio,   sono
  costretta  a  dichiararlo inammissibile perché  non  possiamo  dare
  attribuzioni e competenze al Prefetto.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO.  Signor Presidente, siccome ho seguito l'articolo  e
  conosco  abbastanza l'articolo, noi non possiamo  -  così  come  ha
  detto  il  Presidente - dare competenza al Prefetto. Per  cui,  noi
  abbiamo  fatto  una scelta che ogni ente locale  fa  il  bando,  lo
  pubblica  in  Gazzetta Ufficiale 60 giorni prima della  scadenza  e
  credo che questa sia una norma corretta perché cosicché partecipano
  quei revisori dei conti che in effetti vogliono fare i revisori dei
  conti  in  quel comune, perché può succedere che, tramite sorteggio
  della Prefettura o di altro o degli enti locali, può succedere  che
  uno  di  Catania non vuole andare a Trapani a fare il revisore  per
  cui  io decido di partecipare alla selezione per il sorteggio;  per
  cui,  è una scelta mia. Quindi, se poi vengo estratto è sicuro  che
  partecipo  e  faccio  il revisore dei conti , perché  ho  scelto  a
  monte.
   Per  quanto  riguarda l'altro aspetto che lei  sollevava  rispetto
  agli  incarichi,  io  sono dell'opinione che gli  incarichi  devono
  essere  liberi, nel senso che è inutile che noi facciamo il  limite
  di  un  incarico anche per un comune di 5 mila abitanti  perché  un
  revisore che guadagna 400 euro al mese se viene sorteggiato  in  un
  comune fino a 5 mila abitanti se poi ottiene l'incarico in un altro
  comune  superiore  rinuncerà a quello di 5  mila  per  cui  noi  ci
  troveremo  continuamente  e  costantemente  ad  andare  a  nominare
  revisori dei conti.
   Per quanto riguarda la sentenza di cui lei parlava della Corte dei
  conti, onorevole Ciancio, lei ha dimenticato, però, una cosa e cioè
  che  vero è che la Corte dei conti ha parlato di comuni fino  a  15
  mila  abitanti dove è corretto che ci sia da 10 a 15 mila,  ci  sia
  l'organo di revisore e non il revisore unico, però, in Sicilia, c'è
  stata una sentenza del CGA che definisce fino da 10 mila a 15 mila,
  da  10  mila  abitanti  in  su, fino a 15  mila  abitanti  l'organo
  monocratico.  E questa è la sentenza del CGA che, purtroppo,  è  in
  contrasto con quello che dice la Corte dei conti.
   Poi,  rispetto a quello che diceva sul comma 2, noi abbiamo,  come
  Commissione, fatto l'emendamento correttivo perché, in  effetti,  è
  in  contrasto  con la norma regionale perché, mentre  il  Ministero
  dice  che ci vogliono 5 anni, noi abbiamo fatto le fasce per comuni
  fino a 5 mila abitanti 2 anni, da 5 mila a 15 mila abbiamo fatto le
  fasce  di 10 anni e poi 15 anni per tutti gli altri comuni per  cui
  la Commissione ha giù scritto l'emendamento correttivo del comma  2
  perché in contrasto con la norma nazionale.
   Per  cui,  poi,  ripeto,  su  tutto il  resto,  politicamente,  ne
  possiamo parlare, però, adesso, è un qualcosa che funziona  mentre,
  prima,  lo  avevano  approvato  in finanziaria,  qualche  cosa  non
  funzionava  perché  -  ricordo - che i revisori  dovevano  avere  i
  crediti  formativi registrati al Ministero degli  Interni  dove  la
  Sicilia  non  aveva  convenzione per cui  nessun  siciliano  poteva
  partecipare  ai  bandi pubblici per le selezioni dei  revisori  dei
  conti  in  Sicilia per cui credo che sia una norma, con  le  dovute
  correzioni  che  già  ci sono da parte della Commissione,  che  può
  funzionare.

   CRACOLICI,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale  e  la
  pesca mediterranea. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale  e  la
  pesca  mediterranea. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  volevo
  sottolineare e chiedere all'Assessore, eventualmente,  di  fare  un
  approfondimento dell'articolo 6 a proposito del fatto  che,  tra  i
  requisiti  di  nomina  dei revisori dei conti,  oltre  alla  giusta
  opportunità che si sia iscritti nell'albo dei revisori legali vi  è
  qui  un  requisito  che  è un requisito che limita  la  libertà  di
  professione, ovvero, per essere nominati in un ente locale sopra  i
  5 mila abitanti e sotto i 15 mila abitanti devi averlo già fatto in
  un ente locale.
   Scusate, è una cosa che non sta né in cielo, né in terra   Quindi,
  o  il  requisito  è essere iscritto all'albo dei revisori  e,  poi,
  esserlo iscritto da due anni, da cinque anni o da dieci anni ma non
  che  per nominare un ente locale devi nominare uno che è già  stato
  in un ente locale.
   Questa  è  una norma fotografica, cioè, come dire, che rischia  di
  costruire  una  casta chiusa di revisori legali cioè esclusivamente
  quelli degli enti locali.

   GRASSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, su questo articolo
  vi  esorto  veramente a fare una riflessione perché la norma,  così
  come  era  stata approvata in finanziaria, era quasi  inapplicabile
  perché vi sono state difficoltà in tanti comuni che hanno fatto  il
  bando e si sono ritrovati senza un revisore perché nessun siciliano
  ha partecipato.
   Ritengo che l'articolo, così com'è uscito dalla Commissione e così
  com'è  formulato,  non  debba  essere modificato  perché  anche  il
  requisito  di  avere  fatto il revisore in un  ente  locale  non  è
  limitativo,  perché  fino  a  5 mila abitanti  possono  partecipare
  revisori  dei  conti,  è  come  l'avvocato  che  poi  può  fare  il
  cassazioni  sta. Oggi, il ruolo del revisore dei conti è  un  ruolo
  così importante ma di tanta responsabilità, che per essere revisore
  in  un  comune  di  10  o di 15 mila abitanti, è  necessario  avere
  acquisito un esperienza. Per cui, l'iscrizione da almeno  due  anni
  nell'albo   dei  revisori  dei  conti  o  nell'albo  degli   ordini
  commercialisti è un esperienza minima, ma che è a garanzia,  perché
  è  un  organo  terzo,   anche delle amministrazioni  comunali,  nei
  confronti  dei  quali  il  revisore dei conti  esplica  il  proprio
  mandato.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                  Presidenza del Vicepresidente LUPO

   SUDANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SUDANO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  volevo   dire
  all'assessore   Cracolici  che  abbiamo  già  approfondito   questo
  articolo, e proprio perché si passa dalla elezione in consiglio  al
  sorteggio,  occorrono maggiori requisiti proprio sulla preparazione
  nei  bilancio  pubblici  e,  quindi, sono  divisi  a  fasce:  prima
  iniziano un esperienza nei piccolo comuni, e lì non è richiesta  la
  preparazione  in bilancio pubblico, perché comunque è  un  bilancio
  più  semplice, e mano a mano che le fasce di popolazione  aumentano
  l'esperienza  richiesta  è  maggiore, e  questo  serve  a  garanzia
  comunque  del  fatto  che  analizzare dei bilanci  pubblici  non  è
  semplice.

   CORDARO, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo
  che  l'assessore Cracolici non si è consigliato con la sua  collega
  Lantieri  e  ha  preso,  come  si dice  dalle  nostre  parti,   una
  cantoniera di petto ; l'assessore Baccei non capirà ma i  siciliani
  mi  capiranno. Assessore Baccei, cantoniera è la casa, c'è tutto un
  ragionamento che in Toscana non so se ci sia.
   Al  di là della battuta, se un revisore dei conti deve partecipare
  al  bando  di Lucca Sicula, per fare un esempio caro al  Presidente
  Salvatore Cascio, non ha bisogno di nessun requisito, basta che sia
  iscritto  nel registro dei revisori da due anni; ma immaginare  che
  in  ragione  del  sorteggio, il giovane revisore  dei  conti  possa
  capitare  ed  essere  scelto al comune di   Palermo  o  all'azienda
  Civico,  che  è  diciamo sotto tanti profili più importante  di  un
  Ministero, è chiaro che non si può fare.
   Ed  è  questo lo spirito della legge, assessore Cracolici, c'è  un
  range, ci sono parecchi range che vanno a graduare la competenza  e
  la  possibilità  di svolgere con competenza, dopo avere  svolto  un
  lavoro  di esperienza in enti che vanno, di volta in volta,  sempre
  più  crescendo,  di  importanza  e  quindi  di  complessità  e   di
  delicatezza  nel ruolo che devono andare a svolgere i revisori  dei
  conti.
   Questo è il senso della legge, colleghi, io vi prego di non andare
  oltre. Ne abbiamo parlato lungamente in Commissione rispetto ad una
  norma non applicabile, quale era quella venuta fuori, come bene  ha
  detto la collega Grasso durante la finanziaria.
   Questa è una norma che spiega e che soprattutto rende, finalmente,
  applicabile  un  principio che in diritto  è  giusto,  e  che  così
  rendiamo anche concretamente fruibile.
   Per  cui,  io vi chiedo, e chiedo alla Presidenza, di  mettere  ai
  voti   così  come  è  stato  esitato  dalla  Commissione,  peraltro
  all'unanimità, e di andare avanti perché mi pare che  continuare  a
  trovare  cavilli  per  restare in Aula,  quando  siamo  pronti  per
  affrontare  fin  da  subito le variazioni di bilancio,  almeno  per
  quanto  mi  riguarda, per quanto riguarda me e i colleghi  del  mio
  gruppo  parlamentare, significherebbe non rendere un buon  servizio
  ai siciliani.

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO  GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, era  già
  stato  spiegato  bene  dall'onorevole  Cordaro,  però  vorrei  fare
  riflettere  l'Aula  sul rischio e la ricaduta negativa  che  questo
  articolo, così approvato, potrebbe avere sul settore Agricoltura  e
  foreste,  tanto  che  ha spinto l'Assessore ad assumere  posizione.
  Assessore  Cracolici, ho notato ora che manca l'onorevole Panepinto
  per  cui  diciamo che lei ha subito questa solitudine, ed è  uscito
  alla scoperto.
   In  Commissione si è riflettuto su questa cosa ed è il  cosiddetto
  corso di formazione, non c'è altro. Già secondo me sorteggiare tre,
  seppur  revisori,  seppur  tutto quello  che  vogliamo,  ma  sa  la
  politica è anche sentimento, emozione e convincimento personale che
  si  fonda sulla formazione di una persona, sui valori, ed io non mi
  stancherò mai di pensare che mandare tre persone sorteggiate in  un
  comune  e  vedere quel sindaco come un nemico, vi dico  cosa  avete
  creato  con  la  norma che ha proposto anche  il  mio  partito.  Ma
  siccome non è una caserma io non l'ho mai condivisa. Tre persone in
  un  comune, con un sindaco che ritengono un nemico, perché così può
  capitare, cominciano a produrre relazioni e paralizzare un  sindaco
  perché  impaurito,  penso  lo  sappiamo  tutti.  Costantemente  c'è
  corrispondenza fra collegio dei revisori e Corte dei Conti.
   E'  delicata la materia su cui l'Assemblea ha legiferato. E  dalla
  prossima  volta, un amministratore non ha tutela davanti  la  Corte
  dei  Conti  se  si  trova un collegio che dovrebbe  essere  di  sua
  fiducia,  del  consiglio comunale, perché il Bilancio l'approva  il
  consiglio  comunale ed i revisori sono gli avvocati  del  consiglio
  comunale,  si ritroverà tre persone che, se è il caso, non  avranno
  alcun dialogo con quel consiglio comunale.
   E,  allora,  abbiamo  messo  una piccola  norma  di  salvaguardia,
  ovvero, se proprio ci tieni a farlo nel grande comune, almeno  deve
  avere  dimostrato che nel piccolo comune hai fatto il  tuo  dovere,
  come dire, nel pieno rispetto delle norme.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Maggio rinuncia al suo
  intervento.
   Io vorrei chiedere un chiarimento all'onorevole Ciancio. In ordine
  all'emendamento  7.12,  lei  lo  intende  interamente   sostitutivo
  dell'articolo 7? Lo vuole gentilmente precisare?

   CIANCIO.  Signor Presidente, è da intendersi ovviamente  mantenuto
  il  titolo  dell'articolo quindi  modifiche all'articolo  10  della
  legge  regionale  3/2016 etc..'. E' interamente  sostitutivo  dalle
  parole  articolo 10  in poi.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Signor Presidente, volevo specificare che in questi anni,
  specialmente nell'ultimo periodo, i sindaci hanno avuto  moltissima
  difficoltà a nominare i revisori dei conti. Infatti, si ritrovavano
  con  revisori dei conti venuti dal nord e si sono trovati costretti
  a  pagare  le  missioni ed il soggiorno, con una triplicazione  dei
  costi.
   Questa  norma  serviva per semplificare quello che  doveva  venire
  all'interno  dei comuni. Abbiamo creato tre step all'interno  degli
  ordini  dei  commercialisti, per dare un'esperienza. Per  i  comuni
  fino  ai  5 mila abitanti, si possono iscrivere i giovani che  sono
  iscritti all'ordine poi, giustamente, più si aumentano gli abitanti
  più  ci  vuole  un'esperienza specifica. Verranno fatti  anche  con
  sorteggio e quindi garantiamo la trasparenza all'interno dei comuni
  e,  come  diceva  qualche deputato, si limita a quello  che  poteva
  essere un contraccolpo nei confronti dei sindaci.
   Questa  norma  è stata discussa in Commissione, è stata  accettata
  anche  perché è una norma che, per tantissimi punti, si  rifà  alla
  norma  a  livello  regionale, l'unica cosa che ci  discosta  è  che
  l'elenco, invece di essere fatto presso le prefetture, viene  fatto
  a  livello  regionale. Poi, i sorteggi vengono fatti a livello  dei
  comuni  alla presenza dei consiglieri comunali, anziché all'interno
  delle  prefetture.  La  norma si discosta  pochissimo  dalla  norma
  nazionale, pertanto io vi chiedo di votare la legge così com'è.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione sull'emendamento 7.12?

   CASCIO   SALVATORE,  presidente  della  Commissione  e   relatore.
  Contrario.

   PRESIDENTE.   Con  il  parere  contrario  del  Governo   e   della
  Commissione,  pongo  in  votazione  l'emendamento   7.12.   Chi   è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 7.6.

   CIANCIO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento 7.4, della Commissione. Il  parere  del
  Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le autonomie locali  e  della  funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   L'emendamento 7.7 è precluso.
   Si passa all'emendamento 7.8, degli onorevoli Falcone ed altri.

   FALCONE. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo emendamento
  tende  a  semplificare  l'impegno  burocratico  ed  a  evitare  che
  possiamo aggravare l'assessorato della funzione pubblica.
   Se  passasse il testo così come è stato scritto, l'assessorato per
  le  autonomie  locale  e la funzione pubblica  dovrebbe  verificare
  anzitempo  gli  approfondimenti,  dovrebbe  verificare  i   crediti
  formativi,  cioè  dovrebbe quasi sostituirsi,  assessore  Lantieri,
  all'attività  degli  ordini professionali,  e  noi  questo  non  lo
  possiamo e non lo dobbiamo fare.
   Noi   dobbiamo  semplificare,  snellire,  alleggerire   l'attività
  dell'assessorato.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 7.8. Il parere  della
  Commissione?

   CASCIO   SALVATORE,  presidente  della  Commissione  e   relatore.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le autonomie locali  e  della  funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 7.9, degli onorevoli Falcone ed altri.

   FALCONE. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  per  lo  stesso
  motivo   dell'emendamento  7.8,  dobbiamo   approvare   anche   gli
  emendamenti 7.9 e 7.10, perché il 7.8 riguarda una fascia di comuni
  e  l'altro  riguarda  la fascia successiva.  Sono  tre  emendamenti
  sostanzialmente tecnici.

   PRESIDENTE.  Onorevole Falcone, gli emendamenti 7.9  e  7.10  sono
  assorbiti dall'approvazione dell'emendamento 7.8.
   L'emendamento 7.14 è inammissibile.
   Si passa all'emendamento 7.1.

   CIANCIO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 7.3, dell'onorevole Di Giacinto.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  il  comma  7
  mette un limite agli incarichi, cioè  se uno ha un incarico non può
  averne un altro. Per cui, siccome si va a sorteggio, e già ci vuole
  una   fortuna  stratosferica  ad  essere  sorteggiato  una   volta,
  immaginatevi due volte, chiedo di sopprimere il comma 7, perché non
  ci sono limiti di incarico.

   CORDARO, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO,  relatore.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  la
  filosofia  del collega Di Giacinto, col quale abbiamo ben  lavorato
  nella  formazione e nella redazione di questo disegno di legge,  mi
  vede  sul  punto all'opposto, nel senso che è proprio il  principio
  del  sorteggio che non esclude che vengano sorteggiati  sempre  gli
  stessi.
   Allora, possiamo semmai trovare una soluzione mediana che dica non
  più  di  due,  non  più  di tre. L'emendamento  7.5  dell'onorevole
  Ciancio  parla  di tre incarichi. Potremmo, per esempio,  approvare
  quello.
   Però, eliminare una regola, un numero che in qualche modo metta un
  limite, io credo che non si possa fare.
   Signor Presidente, se sospende un minuto la seduta, potremmo  fare
  una  sintesi  fra  l'emendamento Ciancio  e  le  indicazioni  della
  Commissione e quindi approvare l'articolo 7.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sto intervenendo
  solo per aderire all'impostazione dell'onorevole Cordaro. Perché, è
  vero che i revisori si eleggono per sorteggio, ma è pur vero che al
  sorteggio possono partecipare sempre gli stessi.
   Io  proporrei, anche per aiutare una platea numerosa di  revisori,
  di  fermare  a  due  gli incarichi, che è un  modo  per  mettere  a
  rotazione tutti quelli iscritti come revisori.
   E' una norma, come si dice in quest'Aula, tanto cara all'onorevole
  Di Giacinto, di buon senso.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quanto mi
  riguarda  o  due  o  tre non cambia nulla. Ricordo  che  in  questo
  momento gli incarichi sono al massimo tre, per cui se andiamo a due
  va bene ma l'importante è che non lo limitiamo ad un solo incarico.
   L'ho spiegato poco fa, perché un revisore che viene nominato in un
  comune  fino a cinquemila abitanti guardate che prende quattrocento
  euro al mese  Non stiamo parlando di chissà quali numeri.

   PRESIDENTE.   L'onorevole  Cordaro  ha  proposto  un   minuto   di
  sospensione.  Se  la  proposta  è condivisa  dal  Presidente  della
  Commissione  Cascio, dopo l'intervento degli onorevoli  Laccoto  ed
  Assenza possiamo anche sospendere. Diversamente, metto in votazione
  gli emendamenti così come sono.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

   LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi io ritengo  che  il
  limite  di  due  può essere messo nella fascia  più  alta,  fino  a
  quindicimila abitanti, chiaramente, si possono fare tre. Oggi siamo
  a  tre,  se capita superiore a quindicimila. Questa può essere  una
  mediazione.

   ASSENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  forse  questo  è
  l'unico  articolo positivo di questa legge perché,  finalmente,  dà
  attuazione  ad  una  norma già prevista da anni nella  legislazione
  nazionale  che  svincola  l'organo  di  controllo  contabile  dalle
  simpatie della maggioranza che governa i Comuni e, quindi, rende  i
  controllori effettivamente autonomi.

   PRESIDENTE.  Inviterei  la Commissione ad  ascoltare  l'intervento
  dell'onorevole Assenza.

   ASSENZA. Allora, Presidente, dicevo che questo articolo, così come
  è, regolamenta meglio un principio che avevamo già introdotto nella
  precedente  finanziaria un po' a forza che  alcuni  Comuni  avevano
  già,  di  fatto,  applicato mentre per altri si  erano  trovati  in
  difficoltà per le ragioni che già sono state espresse dai colleghi.
  Quindi,   saluto  con  grande  soddisfazione  che  questo  articolo
  incontri il favore quasi unanime dell'Aula.
   Mi  permetto  fare, però, due osservazioni in ordine  al  comma  8
  dell'articolo 7, che erano state oggetto di due miei subemendamenti
  che gli uffici hanno agli atti ma che non trovo distribuiti.
   Il comma 8 demanda l'entrata in vigore, e quindi l'efficacia delle
  disposizioni  di  questo  articolo, all'emanazione  di  un  decreto
  applicativo  dell'assessorato regionale.  Io,  obiettivamente,  non
  capisco che cosa debba attuare questo decreto assessoriale che  non
  sia già stato analiticamente previsto nell'articolo. Così rischiamo
  di  introdurre  un  cavillo che rinvia sine die  l'applicazione  di
  questa  norma, che invece dovrebbe essere immediatamente in vigore,
  con   una   precisazione  che  era  l'oggetto   del   mio   secondo
  subemendamento.  Poiché  non  mi  pare  corretto   che,   a   danno
  finanziario  già ampiamente quasi non dico concluso  ma  ampiamente
  arrivato  ad  oltre  la  metà,  vi sia una  sostituzione  immediata
  dell'organo  di  controllo.  Per cui  arriveremmo  all'assurdo  che
  l'esercizio  finanziario  2016 venga controllato  per  metà  da  un
  organo  di  revisione e per l'altra metà da un organo di  revisione
  che si deve ancora nominare. Quindi, l'entrata in vigore, piuttosto
  che a questo evanescente decreto assessoriale, che lascerà il tempo
  che  trova, perché non vedo che cosa dovrà attuare rispetto ad  una
  norma   già   chiarissima,  dovrà  essere  demandata  all'esercizio
  finanziario  successivo  alla scadenza  dell'organo  di  controllo.
  Voglio  dire  che se l'organo di controllo scade a settembre  2016,
  completerà il suo iter fino a dicembre e da gennaio si procederà al
  rinnovo  dell'organo con l'estrazione a sorte, secondo le  modalità
  previste da questo ordinamento.
   Dopodiché, l'osservazione di qualcuno, non mi ricordo il nome, che
  prevede  che  vi  sia un limite per le città più grandi,  questo  è
  assolutamente  necessario,  perché fare  l'organo  di  revisione  a
  Palermo o a Catania, credo sia un impegno non indifferente, che non
  consente il contemporaneo svolgimento di incarichi in altri comuni.
  Ma per i Comuni fino a 30 mila abitanti o fino a 10 mila abitanti o
  fino  a  15 mila abitanti, introdurre il limite di un solo incarico
  credo che sia veramente, assolutamente, riduttivo.
   Quindi, inviterei gli Uffici, siccome questi sono stati oggetti di
  due subemendamenti miei, a distribuirli.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Assenza,  uno  dei  suoi  emendamenti   è
  sostanzialmente identico all'emendamento 7.5, perché si riferisce a
  tre incarichi.
   L'altro  emendamento  è un emendamento presentato  fuori  termine.
  Quindi,  o lo ripresenta come sub emendamento a qualche emendamento
  o non può essere ammesso.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che quanto
  ha sostenuto l'onorevole Assenza non solo è corretto ma addirittura
  abbiamo  dei  precedenti,  possiamo  mutuare  ciò  che  è  avvenuto
  allorquando,  con  la  legge di riforma  delle  aziende  sanitarie,
  abbiamo  provveduto a rinnovare tutti i manager,  in  quella  legge
  scorrettamente si è inserito - proprio per questione di bilancio  -
  che  la  chiusura dell'anno coincideva con il 31 dicembre mentre  i
  manager venivano rinnovati ad ottobre.
   Per  evitare  che ci fossero due sessioni di bilancio che  fossero
  organizzate e che prevedessero, nel corso dello stesso anno, che un
  bilancio  fosse diviso in due, penso che sia giusto  introdurre  il
  correttivo  proposto dall'onorevole Assenza e cioè che il  bilancio
  arrivi  a  completare l'anno solare e quindi che il  sorteggio  del
  nuovo  revisore avvenga col nuovo anno - questo per  facilitare  il
  compito.
   Ritengo che sia facile o con un emendamento ai sensi dell'articolo
  117 del Regolamento interno, si possa coordinare, oppure sospendere
  qualche   minuto  e  consentire  la  trasformazione  con   il   sub
  emendamento.

   PRESIDENTE. Onorevole Di Giacinto, mantiene l'emendamento 7.3 o lo
  ritira?

   DI GIACINTO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento 7.5, degli onorevole Ciancio, Zito,  La
  Rocca, Cancelleri, Foti.
   Comunico   che  è  stato  presentato  un  sub  emendamento   della
  Commissione  che recita:  sostituire le parole  tre incarichi'  con
  le parole  due incarichi' .
   Il parere del Governo sul subemendamento della Commissione?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 7.5, così come subemendato.
   Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi,  comunico che la  Commissione  ha  presentato
  l'emendamento 7.16, soppressivo del comma 8 dell'articolo 7.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Si rimette all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento  7.15,  del  Governo,  che  propone  di
  sostituire  al comma 9 dell'articolo 7, le parole  15 crediti   con
  le parole  10 crediti . Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 7.2, degli onorevoli Falcone ed altri.
   Comunico  che  l'onorevole Falcone ha presentato un subemendamento
  interamente sostitutivo dell'emendamento 7.2.

   FALCONE. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sostanzialmente al
  comma 10, alla lettera b) si stanno sopprimendo i commi 1, 2  e  8.
  Ora,il comma 1 riguarda le modalità di votazione per la scelta  dei
  componenti.  E'  chiaro che, nel momento in cui  vengono  scelti  a
  sorteggio, vanno tutti soppressi.
   Allora,  ho  presentato  un emendamento sostitutivo  che  riguarda
  invece  la  lettera c) del comma 3, che dice che  le  parole   sono
  rieleggibili  per  una sola volta  vengono invece  sostituiti   non
  sono  revocabili . Cioè, noi dobbiamo introdurre il  concetto  che,
  per  gravi inadempienze, anche i revisori dei conti possono  essere
  revocati. Perché, vi posso assicurare, ci sono dei Comuni che hanno
  proceduto alla revoca, ci sono stati dei contenziosi al  TAR  ed  i
  Comuni hanno vinto. In altri Comuni, invece, il TAR sulla scorta di
  questa norma che non prevede la revocabilità dei revisori dei conti
  ha dato un provvedimento di rigetto.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Falcone la invito  a  formulare  un  unico
  subemendamento.

   FALCONE. Dichiaro di ritirare subemendamento 7.2.1.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che
  sulla  proposta  del  collega Falcone ci sia una  incongruità,  nel
  senso  che  i revisori non possono essere revocati. Lo prevede  una
  norma nazionale e noi non possiamo cambiare le norme nazionali  per
  dire  che si possono revocare i revisori dei conti. Stiamo  attenti
  perché apriamo un meccanismo un poco particolare.
   I  revisori  dei  conti  non  si possono  revocare  ed  i  collegi
  sindacali non si possono revocare fino a scadenza. Stiamo attenti a
  quello che scriviamo.
   Per questo motivo la Commissione è contraria.

   PRESIDENTE.  Onorevole Falcone, rischiamo di fare una  norma  poco
  chiara,  la  inviterei a ritirarlo, o quanto meno a  formularlo  in
  maniera più chiara.

   FALCONE. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. Il subemendamento 7.2 è ritirato.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento  7.17. Inviterei  il  Presidente  della
  Commissione a spiegare meglio l'emendamento 7.17 della Commissione,
  che  dice   al  comma  1  sostituire  la  parola  quindicimila  con
  cinquemila .

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, praticamente
  si dice che i revisori dei conti fino a cinquemila abitanti sono un
  organo  monocratico, da cinquemila in su sono un organo collegiale,
  cioè i componenti sono tre.

   PRESIDENTE.  Quindi c'è questa riscrittura della  Commissione  che
  propone di sostituire  quindicimila  con  cinquemila .
   Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Favorevole.

   MILAZZO GIUSEPPE. E' inammissibile

   PRESIDENTE.  Mi rivolgo alla Commissione. Sono stati preannunciati
  dei  subemendamenti. Presidente Cascio, vorrei fare notare  che  se
  dovesse essere approvato l'emendamento bisogna coordinare il  testo
  con  la  lettera b dell'articolo 10, perché entra in contraddizione
  con  la  soppressione dei commi 1 e del comma 8,  che  non  abbiamo
  ancora  votato, quindi non è inammissibile, però è una precisazione
  per   aiutare   gli  onorevoli  a  valutare  meglio  il   contenuto
  dell'emendamento.

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO  GIUSEPPE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   in
  Commissione ci siamo dati un metodo. Andare a modificare,  diciamo,
  l'articolo,  la norma che è in vigore è come se io ora  presentassi
  un  emendamento o un subemendamento che reintroducesse la nomina da
  parte dei consiglieri comunali.
   Ora,  andiamo alla soglia della popolazione. Caricare i comuni  di
  ulteriori  oneri, perché non è che cadono dal cielo le risorse,  li
  dovranno  pagare  i  comuni. Questo è il tema, ma  l'impatto  sulle
  casse  dei  comuni  l'avete valutato? No,  il  tema  non  è   tanto
  sorteggeremo due revisori in più'. Il tema è carichiamo  il  comune
  di  due  revisori in più, di due compensi in più, questo è  gravare
  sulle casse dei comuni.
   L'Assessore Lantieri dov'è? La quantificazione dell'impatto me  la
  date?  Ma  di cosa state parlando? Ma i commercialisti mi voteranno
  perché  l'elemosina di un incarichino nel comune di Blufi  non  gli
  interessa.  Proponetegli  un incarico  serio,  facciamo  invece  le
  nomine in base alla bravura, no i sorteggi.
   Poco  fa  l'assessore Lantieri ha detto che ha proposto una  norma
  perché  i costi si erano triplicati, perché ci vedevamo revisori  a
  pagare  le  missioni. E ora ci ritroviamo due revisori  in  più  in
  comuni  dove  abbassiamo  la soglia ulteriormente.  E'  una  follia
  questa

   PRESIDENTE. Quindi lei preannuncia il suo voto contrario.

   MILAZZO. Certo. Sì.

   PRESIDENTE. Sono stati formalizzati dei sub emendamenti. Vi invito
  a presentarli alla Presidenza per essere distribuiti.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO  SALVATORE presidente della Commissione. Signor Presidente,
  questo  emendamento presentato dalla Commissione ha una sua logica.
  Non  è un emendamento per aggravare le spese. E' un emendamento che
  non  fa  altro  che ricalcare la legge attuale che i comuni  al  di
  sotto  di 5 mila abitanti hanno un revisore, gli altri comuni hanno
  un collegio dei revisori.
   Siccome l'emendamento non fa altro che ricalcare la norma attuale,
  noi  abbiamo ritenuto opportuno che questa parte di legge non  vada
  modificata.  Non  è un discorso di aggravio, perché  già  i  comuni
  sopportano  questi costi, già ci sono 3 revisori nei comuni  al  di
  sopra dei 5 mila abitanti. C'è un collegio.

   PRESIDENTE.  Il  presidente  della  Commissione  è  stato  chiaro.
  Comunico  che  è  stato  presentato all'emendamento  7.17,  il  sub
  emendamento 7.17.1, la parola '15 mila' è sostituita da  '10  mila'
  ed è a firma dell'onorevole Foti.
   Il parere del Governo?

   LANTIERI. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  C'è una richiesta di voto segreto sul sub emendamento
  7.17.1.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


       Votazione per scrutinio segreto del subemendamento 7.17.1

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,   indìco  la  votazione  per  scrutinio   segreto   del
  subemendamento 7.17.1.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  65
   Maggioranza         33
   Favorevoli          32
   Contrari            33

                           (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 7.17, della Commissione. Il parere  del
  Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  Autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli colleghi, come avevo preannunciato, per una esigenza  di
  coerenza  di  coordinamento del testo la lettera  b  del  comma  10
  recita  il comma 2 è soppresso .
   Onorevole Falcone, l'emendamento 7.12 è inammissibile, pertanto la
  invito a ritirarlo.

   FALCONE. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in  votazione  l'articolo 7,  così  come  emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


                        Sull'ordine dei lavori

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente,onorevoli colleghi, la  Presidenza  si
  deve dare un metro di conduzione che è univoco. Non è possibile che
  la  Presidenza ha statuito che si lavora fino alle 20,  che  ci  ha
  fatto  lavorare fino alle 20 8 di sera durante la finanziaria,  che
  era  ben più importante e ben più pesante, ed invece, questa  sera,
  non  si capisce perché, ancora la Presidenza vuole continuare senza
  aver dato un orario.
   Noi  chiediamo  che  venga  rispettato  l'indirizzo  di  carattere
  generale che la Presidenza si è dato per tutte le leggi, a  partire
  dalla finanziaria.

   nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A

   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


      Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
             nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A

   PRESIDENTE. Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:

                             «Articolo 8.
          Modifiche all'articolo 20 della legge regionale 23
                         dicembre 2000, n. 30
          in materia di permessi degli amministratori locali

   1. All'articolo 20 della legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30 e
  successive  modifiche  ed integrazioni sono apportate  le  seguenti
  modifiche:

   a)  al  comma  1  le  parole  si protraggano oltre  le  due   sono
  sostituite dalle parole  si protraggano oltre l'una ;

   il comma 2 è sostituito dal seguente:

    2.   I  componenti  delle  commissioni  consiliari  previsti  dai
  regolamenti e dagli statuti dei comuni hanno diritto di  assentarsi
  dal  servizio  per  partecipare a ciascuna seduta.  Il  diritto  di
  assentarsi  di cui al presente comma comprende un tempo massimo  di
  due   ore  prima  dello  svolgimento  della  seduta  ed  il   tempo
  strettamente necessario per rientrare al posto di lavoro. ;

   c)  al  comma  3  le parole  o provinciali  sono soppresse  ed  il
  secondo   periodo  è  sostituito  dal  seguente:   Il  diritto   di
  assentarsi  di cui al presente comma comprende un tempo massimo  di
  due  ore  prima  dello  svolgimento  della  riunione  ed  il  tempo
  strettamente necessario per rientrare al posto di lavoro».

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO   GIUSEPPE.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  l'articolo 8 nasce e c'era il consenso unanime dell'Aula,  parliamo
  della  normativa che è in vigore in questo momento, in  un  piccolo
  comune  il  Consigliere  comunale ha consentito  e  ha  autorizzato
  un'ora prima ed un'ora dopo per recarsi, prima in Commissione,  poi
  sul posto di lavoro, nonché lo studio degli atti.
   Nei  comuni  capoluogo, recita l'articolo successivo, è consentito
  ai Consiglieri comunali un'ora per recarsi in Commissione ed un'ora
  per ritornare.
   Pongo io la domanda all'Assemblea ed agli Uffici che mi hanno dato
  ragione, come può un Consigliere comunale di un grande comune che è
  chiamato  a  descriversi su piani regolatori,  delibere  di  testo,
  bilancio, non avere consentito lo studio degli atti?

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che all'articolo  8  sono
  stati presentati gli emendamenti 8.1, 8.8, 8.17 e 8.16, interamente
  soppressivi dell'articolo. Li pongo in votazione.
   Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è contrario resti seduto; chi  è  favorevole  si
  alzi.

                         (Non sono approvati)

   Onorevoli colleghi, l'emendamento 8.16, è assorbito.
   Si  passa all'emendamento 8.15, che recita il comma 1 è soppresso,
  degli onorevoli Zito ed altri. Il parere del Governo?

   LANTIERI,   assessore  regionale  autonomie  locali   e   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto;
  chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 8.2, degli onorevoli Cappello ed  altri.
  Il parere del Governo?

   LANTIERI,   assessore  regionale  autonomie  locali   e   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto;
  chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)

   Onorevoli  colleghi, l'emendamento 8.9 è precluso perché  identico
  all'emendamento 8.2.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me dispiace  che
  lei  ritenga precluso il mio emendamento col quale viene  mantenuto
  l'orario  delle  due  di  notte per poter beneficiare  del  secondo
  gettone,  è chiaro che il Partito Democratico è contro una spending
  review, è chiaro che qua abbiamo una maggioranza che potremmo  dire
  ormai alla mercè della politica chiacchierona, che da un lato  .

   PRESIDENTE.  Scusi onorevole è già stato votato,  quindi  è  stato
  votato l'8.2 che ha contenuto identico  al comma 1 la lettera  a  è
  soppressa , quindi il suo intervento è tardivo, cioè non è  neanche
  una dichiarazione di voto.

   FALCONE.  Io  avevo  chiesto di parlare, e lei  non  mi  ha  fatto
  parlare,  io  prendo atto che la maggioranza ha votato  in  maniera
  difforme  a come noi abbiamo chiesto di votare, è chiaro io  volevo
  rappresentare a questa Presidenza e ai colleghi il mio personale, e
  del partito, disappunto.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 8.13, degli onorevoli Zito ed
  altri. Il parere del Governo?

   LANTIERI,   assessore  regionale  autonomie  locali   e   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, c'è una richiesta di votazione per
  appello nominale.
   Essendo  la  richiesta appoggiata a termini di Regolamento,  indìco
  la votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 8.13.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti            61
   Votanti             60
   Maggioranza         31
   Favorevoli          15
   Contrari            41
   Astenuti              4

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.  Onorevole Rinaldi, l'emendamento 8.5 era precluso  in
  caso  di  approvazione dell'emendamento 8.13, che però non è  stato
  approvato. Quindi è ammissibile.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente, non credo  che  l'emendamento  abbia
  bisogno di spiegazioni. La lettera a) del comma 2 è abrogata.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  regionale  per  le  autonomie  locali  e  la
  funzione pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   RINALDI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento 8.5.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  59
   Maggioranza         30
   Favorevoli          15
   Contrari            44

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 8.3, degli onorevoli Cappello ed altri.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la  norma  che
  quell'articolo  vuole  andare  a  modificare  l'aveva  proposta  il
  Governo  quando,  a  seguito  degli  scandali  di  Gettonopoli,  il
  Presidente Crocetta venne in Aula con la soluzione delle  soluzioni
  e  fu una sua idea, fu una loro idea. Ed oggi, quando noi cerchiamo
  di    difendere   quella   loro   idea   proponendo   l'abrogazione
  dell'articolo, l'assessore Lantieri, all'emendamento  che  mantiene
  le  cose  come  stanno,  è  allucinante il  fatto  che  dia  parere
  contrario  a  quest'emendamento che mantiene quello che  lo  stesso
  Governo,  qualche  mese fa, lo stesso Partito  Democratico  qualche
  mese fa, aveva deciso di fare.
   Oggi, invece, cambiano le strategie, oggi cambiano gli assetti  ed
  evidentemente qualche consigliere comunale ha tirato le orecchie al
  deputato di riferimento dicendo  vidi ca d'accussì non funziona'  e
  allora le cose cambiano.
   Era  semplicemente  per  sottolineare questo,  non  devo  spiegare
  l'emendamento  perché  è fin troppo ovvio  e  fin  troppo  semplice
  comprenderlo.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   questa
  rappresentazione postuma dell'idea che tutti i consiglieri comunali
  siano banditi non mi pare il caso che si realizzi. Scoprirete anche
  voi come man mano va succedendo come per esempio con l'Assessore di
  Roma che qualche consulenza l'aveva avuta per la stessa materia per
  la  quale  è  stato nominato. Quando inizierete a  camminare  -  vi
  capiterà  -  sulla via del Governo, delle città piccole  e  grandi,
  scoprirete  che  ci  sono persone per bene,  oneste,  che  fanno  i
  consiglieri comunali rinunciando al gettone di presenza, che  hanno
  bisogno  di  conoscere  gli altri. Mi pare  che  la  norma  che  si
  introduce,  rispetto  a  quella  che  è  stata  bocciata  solamente
  poc'anzi, che chiedeva sostanzialmente di ritornare alla mezzanotte
  ed  un  minuto, riporta ordine e capacità di conoscenza degli  atti
  dei  consiglieri comunali. Non accetto questa criminalizzazione  in
  nome  che  tutti  quelli che svolgono funzioni  istituzionali  come
  consigliere  di  una città grande o di un comune  piccolo,  debbano
  essere ascritti a banditi, a delinquenti a quelli ripresi dalle  tv
  per le quali quelli firmavano e le commissioni andavano via. Questa
  rappresentazione,  onorevole Cancelleri mi rivolgo  a  lei,  è  una
  rappresentazione che non sta bene, perché le posso dire che ci sono
  consiglieri  comunali che rinunciano ai gettoni  di  presenza,  che
  finiscono  di lavorare così come Giunte che non prendono  anch'esse
  alcun gettone.

   PRESIDENTE. Onorevole Panepinto, la invito a tornare al  contenuto
  della norma. Eviti discorsi che possano portare a interventi.

   PANEPINTO. Con questa rappresentazione fa un torto anche  ai  suoi
  consiglieri comunali. Non mi sta bene

   PRESIDENTE. L'onorevole Cancelleri dall'Aula afferma di non  avere
  mai asserito quanto ripreso dall'onorevole Panepinto.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo  precisare
  all'onorevole  Cancellieri che l'onorevole  Lantieri,  l'Assessore,
  non  ha cambiato idea. Parlando con i consiglieri ci si rende conto
  che per fare l'attività di consigliere comunale ci vuole un po'  di
  tempo, qualche ora per studiarsi le carte. Non abbiamo dato giorni,
  ma  solamente qualche ora di possibilità in più per stare sempre al
  servizio  dei  cittadini, senza polemiche o commenti del  tipo  che
  sono  stata costretta a ritrattare da qualche consigliere comunale.
  Perché  i  consiglieri  comunali, come appunto  diceva  l'onorevole
  Panepinto, non sono persone stanno legate al gettone proprio perché
  molti  di  loro,  quasi la maggior parte ormai rinunciano  anche  a
  quello.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 8.3, degli onorevoli Cappello
  ed altri.  Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 8.3.

   CANCELLERI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


         Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 8.3

    PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    nominale
  dell'emendamento 8.3.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  61
   Maggioranza         31
   Favorevoli          14
   Contrari            43
   Astenuti             4

                           (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 8.11 a firma degli  onorevoli  Zito  ed
  altri.
    Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   ZITO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.

   (La  richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


        Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 8.11

    PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    nominale
  dell'emendamento 8.11.

   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti            62
   Votanti             61
   Maggioranza         31
   Favorevoli          13
   Contrari            45
   Astenuti             3

                           (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 8.6 a firma dell'onorevole  Rinaldi  ed
  altri. Il parere del Governo?

   LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

    PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti  seduto;
  chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento  8.7, a  firma  degli  onorevoli  Greco
  Giovanni ed altri.

   GRECO GIOVANNI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 8.4, a firma degli onorevoli Cappello ed
   altri. Il parere del Governo?

   LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   CANCELLERI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
  nominale.

   (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


        Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 8.4.

    PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    nominale
  dell'emendamento 8.4.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti            64
   Votanti             62
   Maggioranza         32
   Favorevoli          13
   Contrari            47
   Astenuti             2

                           (Non è approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 8, nel testo risultante.

   ASSENZA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ASSENZA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  dichiarazione  di  voto  sull'articolo 8  ed  intervengo  a  titolo
  personale, è bene chiarirlo; poi, per la dichiarazione di voto  del
  Gruppo ci penserà qualcun altro.
   Il  mio  voto è assolutamente contrario a questo articolo 8  e  lo
  considero una delle vergogne maggiori di questa legge.
   Premetto che sono consigliere comunale da 20 anni e, quindi,  dire
  che  io  sono  sempre consigliere comunale è la  solita  assurdità.
  Però,  signori  cari, il principio è uno: la seduta  del  consiglio
  comunale  si può protrarre ininterrottamente anche per 24  ore,  ma
  rimane  una e non c'è verso che allo scadere delle ore 11.00  o  di
  mezzanotte  o  dell'una  dobbiamo dare il secondo  gettone,  perché
  stiamo  introducendo  di  nuovo  un favore  all'antipolitica,  cioè
  stiamo

   MILAZZO GIUSEPPE. E' il permesso

   ASSENZA. Ma allora di che cosa stiamo parlando? Allora, l'una o le
  2.00  me  lo  spiegate che cosa significa? Il principio  è  che  la
  seduta comunale va in prosecuzione ed è

                           (Brusio in Aula)

   ASSENZA. Presidente, se mi fanno parlare.
   Dicevo, siccome io so queste cose che, poi, magari, certo

                           (Brusio in Aula)

   FORMICA. Si può parlare in quest'Aula o no?

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ascoltiamo l'onorevole Assenza che
  ha  il  diritto  di esprimere la sua opinione e noi  il  dovere  di
  ascoltare.  Prego,  onorevole Assenza. Io  ho  posto  in  votazione
  l'articolo  8,  quindi,  le dichiarazioni  di  voto  sono  relative
  all'articolo 8.

   ASSENZA. E sto parlando dell'articolo 8

   PRESIDENTE. Sto precisando per i colleghi.

   ASSENZA. Siccome l'articolo introduce al comma a) il discorso di

                           (Brusio in Aula)

   ASSENZA.  Ma sono tutti impazienti perché questa legge è diventata
  l'ombelico  del mondo  Se non si approva questa legge  chissà  cosa
  succede  questa sera, quali disastri si verificheranno  I  colleghi
  della  maggioranza non hanno altro pensiero che  arrivare  al  voto
  finale su questa benedetta legge per andare poi al loro paesello  e
  dire:  Noi vi abbiamo rafforzato consiglieri comunali  .
   Ed  allora,  io dico, da consigliere comunale, che la  seduta  può
  durare  48  ore, è in prosecuzione ed è unica e, quindi, tutti  gli
  atti  relativi  e  consequenziali sono  assolutamente  illegittimi.
  Volere  forzare nuovamente questa fissazione dell'introdurre chissà
  cosa,  poi  magari  mi si dirà il gettone non  è  previsto  però  è
  previsto  magari  il rimborso spese, è prevista la  giustificazione
  per prendersi altri 2 giorni di vacanze sul posto di lavoro, questo
  non è corretto.
   Io  faccio  la  libera  professione e vado al  Consiglio  comunale
  cercando di non assentarmi mai e quando ci vado chiudo lo studio e,
  non  solo  non ho diritto a niente, ma ho anche, evidentemente,  un
  cospicuo  mancato  guadagno, ma di questo non mi  lamento.  Ma  chi
  sceglie  di  fare il consigliere comunale deve accettare  oneri  ed
  onori  e  non può, attraverso questa funzione, cercare  di  lucrare
  degli indebiti vantaggi.

   VULLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VULLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessori,   io
  veramente  sono in grave difficoltà per un semplice  motivo:  primo
  perché,  onestamente, si è fatta una riunione di  Gruppo  e  vorrei
  attenermi  alle decisioni del Gruppo, però il punto più  importante
  di questa legge secondo me è questo articolo 8.
   Io  questo articolo 8, Presidente, non lo posso votare, perché  se
  io votassi questo articolo tradirei tutti i miei principi.
   Ci  sono  alcune  cose,  una  delle ultime  che  ho  fatto  notare
  all'Assessore Cracolici e al Presidente Cascio, quando si parla del
  ritorno  negli  uffici nel proprio lavoro e si parla  di  un  tempo
  ragionevole, che significa? Volevo dire al consigliere Milazzo, che
  si accalora così tanto, che significa questo?
   Sono  contro  questo articolo perché ho notato in questi  anni  di
  deputato,  di  consigliere comunale e quant'altro,  la  penso  come
  l'onorevole  Assenza,  quando  ho fatto  il  consigliere  comunale,
  svolgendo  la  libera professione, non c'era nessun comune,  nessun
  ente che mi pagava.
   Ci  sono  consiglieri  comunali,  carissimo  onorevole  Panepinto,
  sicuramente  persone  perbene,  il  99,9  per  cento  sono  persone
  perbene,  però  sa  bene che se facessimo una statistica,  ci  sono
  consiglieri comunali che dal 1970 non vanno a lavorare e questo non
  possiamo permetterlo.

   PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'articolo 8.  Chi  è  favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


      Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno

   VINCIULLO. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83,  comma  2,
  del Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessori,
  vorrei  soprattutto  che gli Assessori mi ascoltassero.  Sotto,  da
  oggi  pomeriggio,  vi  sono i lavoratori dell'assistenza  igienico-
  sanitaria.
   Assessore,  il  10  maggio c'è stata un'audizione  in  Commissione
   Bilancio . In quella audizione venne sollevato il problema e tutte
  le difficoltà poste, abbiamo approvato anche una risoluzione, la n.
  6,  con  la quale le chiedevamo di procedere a istituire un  tavolo
  anche in considerazione della riserva di 1 milione 150 migliaia  di
  euro.
   In  questa Conferenza Regione-autonomie locali che si è tenuta non
  siamo riusciti a dividere queste risorse.
   E'  anche vero, Presidente, che la Commissione  Bilancio  non  può
  diventare

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, invito ad ascoltare  l'intervento
  dell'onorevole  Vinciullo. La seduta,  vi  ricordo,  non  è  ancora
  finita.  Vi  sono interventi ex articolo 83 del Regolamento  e  gli
  Assessori stanno rimanendo per potere ascoltare.

   VINCIULLO.  Abbiamo  tre  problemi  e  le  dicevo  la  Commissione
   Bilancio   non può diventare la Commissione che si  fa  carico  di
  tutti  i  problemi  del  Governo e delle altre  Commissioni,  anche
  perché  -  mi  pare di capire - questa invadenza della  Commissione
   Bilancio  non è gradita dalle altre Commissioni.
   E'  stata approvata questa risoluzione. Lei, entro il mese scorso,
  doveva convocare questa Conferenza. Non è stato fatto. La invito  a
  farlo  entro domani mattina anche perché, adesso noi due  scendiamo
  sotto,  e  troviamo  la gente che da giorni è  messa  qua  sotto  e
  rivendica il diritto ad avere questa riunione.
   Seconda  cosa, onorevole Assessore. Noi abbiamo a disposizione  19
  milioni  e  650.  Se i Commissari dell'ex province non  si  mettono
  d'accordo  lei  distribuisca  queste risorse.  Perché  ci  sono  di
  dipendenti delle ex province che non prendono i soldi. E  mentre  i
  Commissari  continuano a litigare come distribuire queste  risorse,
  noi  siamo  ostaggio  di questa Conferenza. I  quali  sindaci,  per
  essere  chiari,  quando  poi  abbandonano  il  tavolo  vanno  nelle
  province  a dire che la responsabilità è nostra, che non siamo  noi
  che  gli  distribuiamo le risorse. Questo alibi  deve  cadere.  Lei
  scelga  un criterio. Qualsiasi criterio lei sceglie a noi va  bene,
  ma questi 19 milioni e 600 mila domani li deve distribuire.
   E  infine,  c'è  un altro problema che riguarda  i  lavoratori  ex
  Pirelli  di  Siracusa.  Da  otto mesi  non  ricevono  lo  stipendio
  nonostante questo Parlamento ha fatto la legge perché i suoi Uffici
  non  si  mettono d'accordo con gli Uffici dell'Assessore  Miccichè.
  Questo  non è consentito  Perché se non vi fossero state le risorse
  stanziate da questo Parlamento, noi potremmo dire che non ci sono i
  soldi,  non sappiamo cosa fare. Ma una letterina che deve  arrivare
  da  un Assessorato all'altro, da me richiesta decine di volte,  non
  può  diventare motivo per cui 15 padri di famiglia hanno  le  somme
  accantonate  nel  suo Assessorato e non li possono prendere  perché
  dall'Assessorato Famiglia non arriva una lettera.
   Ho sollecitato decine di volte questa lettera. Cosa dobbiamo fare?
  Vedo che l'Assessore Miccichè è andato via. Cosa dobbiamo fare  per
  costringervi a fare una cosa dovuta? C'è la legge, ci sono le somme
  accantonate.  Non si riesce a capire perché non si  dà  l'input  al
  Comune  di  Siracusa.  A  meno  che l'Amministrazione  che  governa
  Siracusa  -  che è la stessa che governa a Palermo - non  vi  abbia
  dato  l'input di bloccare questa pratica e di tenere  15  padri  di
  famiglia  senza soldi. E' una cosa vergognosa  Io con lei ne  parlo
  da  marzo;  da  marzo  ad  oggi, oggi è l'8  agosto  e  ancora  non
  riusciamo ad avere una interlocuzione tra due Assessorati  che,  vi
  ricordo,  siete  nello stesso Palazzo, nella stessa  strada,  nello
  stesso numero civico.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica.   Signor   Presidente,   onorevole   Vinciullo,    volevo
  risponderle. Per quanto riguarda i lavoratori che sono giù ho  dato
  la  mia  disponibilità ad incontrarli subito.  Anche  perché  nella
  legge  stralcio  hanno  chiesto la  sospensione  del  comma  2,  la
  soppressione  e  poi  hanno  chiesto  la  soppressione   di   tutto
  l'articolato  e  qualche collega ha già fatto  l'emendamento  e  ho
  detto che darò parere favorevole.
   Per  quanto riguarda il tavolo tecnico, abbiamo detto che fare  un
  tavolo  domani  mattina  dove  non c'è la  presenza  dell'Assessore
  perché  sono impegnata in Aula, mi sembra quasi una presa solamente
  per  accantonarli. Perciò verrà fatto subito dopo  le  vacanze,  in
  questi  giorni, perché ancora nessuno almeno io e molti di voi  che
  siete qui in Aula, ancora non sono in vacanza.
   Seconda problematica per le Province. Lei sa meglio di me  che  la
  suddivisione  e la ripartizione deve essere fatta con dei  criteri,
  criteri che ancora non sono stati raggiunti. Al più presto si farà.
  Intanto cerchiamo di sbloccare con molta umiltà i 9 milioni  domani
  nella legge stralcio.
   Per  quanto  riguarda  i  lavoratori  della  Pirelli,  per  quanto
  riguarda  queste  somme che debbono essere  ripartite  non  lo  so.
  Domani chiamerò il direttore Morale, mi farò spiegare perché ancora
  questi  lavoratori  non sono stati pagati. Ma,  sicuramente  questo
  Assessorato e questo Governo non accetta input da parte di sindaci,
  a  parte che non ha telefonato nessun sindaco di Siracusa per  dire
  di  bloccare  le somme, assolutamente no. Questo Governo  è  con  i
  lavoratori e domani io chiederò lumi al direttore generale.

   FIGUCCIA.  Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83,  comma  2,
  del Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor Presidente, sempre approfittando della  presenza
  dell'Assessore, onorevole Lantieri. In realtà, la prima  parte  del
  quesito  posto  dal collega prima faceva riferimento ai  dipendenti
  delle  strutture  convenzionate con  l'ex  Provincia,  oggi  liberi
  consorzi  di  comuni, che dovrebbero ovviamente  riattivare  questo
  servizio.
   Questo servizio che andrebbe attivato, ovviamente, già dalla  fase
  di riavvio dell'anno scolastico, mi riferisco quindi agli operatori
  che svolgono l'attività di assistenza ai disabili. E' una questione
  della   quale  abbiamo  discusso  in  più  sedi,  da  qui  i   toni
  particolarmente, non dico sereni - perché sereno su questa  vicenda
  non   sono   -  ma  sicuramente  morbidi  nell'interlocuzione   con
  l'assessore  Lantieri che ha già dimostrato più  volte  sensibilità
  rispetto a questo tema.
   Ora,  siccome  però  non vedo né l'Assessore  per  il  lavoro,  né
  l'assessore  Baccei,  che  chiaramente  è  quello  che  deve  anche
  disporre  della  dimensione finanziaria, io non vorrei  che  dietro
  questo  atteggiamento  del  Governo  si  nascondesse  una  sorpresa
  dell'ultimo momento rispetto a questi lavoratori che da giorni sono
  in  presidio permanente. Perché chiaramente la dimensione  riguarda
  loro,  Assessore,  ma riguarda - come più volte ci  siamo  detti  -
  anche  quelle tante famiglie che questo servizio attendono,  perché
  alla  disabilità  si arriva attraverso i percorsi più  inaspettati.
  Può essere l'ecografia di una mamma che incontra per la prima volta
  il proprio figlio e scopre che non è tutto come sperava, ma da quel
  momento  comunque  quella  creatura  sarà  la  più  bella,  la  più
  magnifica,  con  la  quale poter convivere. Si  può  arrivare  alla
  disabilità  attraverso  la  telefonata delle  forze  dell'ordine  a
  seguito di un incidente.
   Ed  allora,  noi  abbiamo la responsabilità,  Assessore,  di  dare
  seguito alle istanze ed alle richieste di questi due mondi  che  si
  incontrano:  quello  dei  lavoratori da  una  parte,  quello  delle
  famiglie che aspettano l'assistenza dall'altra.
   Quindi, se su questo, Assessore, potesse fare un altro riferimento
  per  comprendere  e  definire  la  possibilità  che  effettivamente
  domani,  in  Variazione  di Bilancio, su questa  vicenda  si  possa
  andare  tutti  via  tranquilli. Noi  avevamo  chiesto  che  non  si
  parlasse  della legge elettorale e si parlasse della variazione  di
  bilancio  proprio per questo. Il Presidente dell'Assemblea  non  ha
  voluto  che andasse così, però vediamo in che modo poter recuperare
  a questa vicenda.

   PRESIDENTE. Prego, onorevole Figuccia, vuole aggiungere qualcosa?

   FIGUCCIA. No, volevo sentire l'Assessore, se possibile, su questo.

   PRESIDENTE. C'è l'onorevole Alongi che deve intervenire, non è  un
  question time, domanda e risposta.

   FIGUCCIA. Presidente, su questa cosa

   PRESIDENTE.  Guardi che l'articolo 83, lei è deputato  segretario,
  quindi   lo   saprà  certamente,  non  è  che  sono  interrogazioni
  parlamentari.
   Darò  la  parola  all'onorevole Alongi, poi se  l'assessore  vorrà
  replicare, a tutti, a conclusione del dibattito, ne ha facoltà.

   ALONGI. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2,  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALONGI.  Signor  Presidente, prendo spunto e condivido  totalmente
  l'intervento del collega Vinciullo ed anche del collega che  mi  ha
  preceduto, Figuccia, ed io, Assessore, di una cosa sono  certo,  io
  sono  sicuro  che  domani questo articolo  che  abbiamo  più  volte
  sollecitato nella sua abrogazione abbia un risultato favorevole. Ed
  io  di  questo  ne  sono  fortemente  convinto,  perché  se  domani
  l'emendamento,  anche se aggiuntivo, sarà votato  sono  sicuro  che
  l'Aula  lo voterà favorevolmente. Però,  mi pongo un quesito  e  un
  problema  e  le  chiedo,  fin da subito,  di  attivarsi  in  questa
  direzione. Lei comprende che a seguito di questo articolo

   PRESIDENTE. Onorevole Alongi, mi scusi, non stiamo anticipando  il
  dibattito  di  domani. L'articolo e la legge di  cui  lei  parla  è
  all'ordine  del  giorno  per  domani.  Lei  può  parlare  ai  sensi
  dell'articolo 83 per gli argomenti che non sono iscritti all'ordine
  del  giorno.  Quindi, la pregherei, gentilmente,  di  attenersi  al
  rispetto del Regolamento. Grazie.

   ALONGI.   Signor  Presidente,  va  bene.  Domani,  poi,  nel   mio
  intervento che farò avanzerò una proposta, perché credo si corra il
  rischio  che  a  novembre  il servizio non  sarà  ancora  attivato.
  Semplicemente questo.

   PRESIDENTE.  Assessore, vuole rispondere oggi  oppure,  visto  che
  l'argomento  è  uno  dei  temi delle Variazioni  di  domani,  vuole
  riservarsi  di  farlo  domani?  Scelga  lei.  Se  vuole  rispondere
  brevemente ai colleghi ne ha facoltà.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Signor Presidente, volevo rispondere e tranquillizzare  i
  colleghi deputati, anche perché abbiamo incontrato più volte sia io
  come  Assessore,  che anche il Presidente Crocetta,  i  lavoratori.
  Loro  in  un primo momento, ripeto, avevano chiesto la soppressione
  del  comma 2 e poi, valutando bene tutto l'articolo, hanno  chiesto
  la soppressione.
   Alcuni   colleghi  d'Aula  hanno  presentato  un  emendamento   di
  soppressione di tutto l'articolo, non solo del comma 2.  Noi  siamo
  vicini  a  questi  lavoratori e abbiamo capito la necessità,  anche
  l'urgenza perché tra poco inizieranno le scuole. E' inutile avviare
  un  tavolo  tecnico  domani  dove i  dirigenti  stanno  facendo  la
  ripartizione delle somme per i Comuni, sono impegnati.  Significava
  dire:   ci rivediamo dopo le vacanze di ferragosto , e non è utile.
  Noi  dobbiamo  dare  risposte certe ai  lavoratori,  non  rinviarli
  domani e farli stare un altro giorno.
   Per  quanto  riguarda  la mia posizione,  io  domani  darò  parere
  favorevole   poi   sarà  compito  dell'Aula  giustamente   abrogare
  l'articolo.


   Presidenza del Presidente Ardizzone

   Presidenza del vicepresidente Lupo


   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, la seduta è  rinviata  a  domani,
  martedì 9 agosto 2016,  alle ore 11.00, con il seguente ordine  del
  giorno:

   I  -COMUNICAZIONI
  II  - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

        1)  -  Disposizioni in materia di elezione del sindaco e del
            consiglio comunale e di cessazione degli organi comunali. Modifica
            di norme in materia di organo di revisione economico-finanziaria
            degli enti locali e di status degli amministratori locali . (nn.
            1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A) (Seguito)

                Relatore: on. Cordaro

        2)  -  Disposizioni per favorire l'economia. Disposizioni varie .
            (n. 1214/A) (Seguito)

                Relatore: on. Vinciullo

        3)  -   Istituzione del Garante regionale della famiglia . (n.
            1086/A)

                Relatore: on. Rinaldi

   III  -SVOLGIMENTO DELL'INTERROGAZIONE:

         N. 3025  -  Chiarimenti sul provvedimento di  scioglimento
              dell'Amministrazione comunale di Scicli in  relazione
              alle   gravi  dichiarazioni  rese  alla  stampa   dal
              Presidente della Regione.

         (8 maggio 2015)

                                                            ASSENZA

   IV  - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 496 - Iniziative in ordine al reclutamento di personale
              nelle aziende del Servizio sanitario regionale.

         (4 novembre 2015)

                                  CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -
                              CIANCIO - FERRERI - FOTI - LA ROCCA -
                               MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -
                              TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO

   V  -DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

             Codice  etico per gli eletti a cariche pubbliche,  per
              gli  amministratori e per i dipendenti della  Regione
              Siciliana . (n. 854/A)

                Relatore: on. La Rocca Ruvolo

   VI  - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 494 -  Iniziative urgenti finalizzate alla revoca della
                convenzione  sottoscritta  tra  Regione  siciliana,
                Università  degli studi Kore di Enna e Associazione
                Proserpina,  avente ad oggetto  l'apertura  di  una
                nuova facoltà di medicina e chirurgia.

         (3 novembre 2015)

                                 ZAFARANA - CANCELLERI - TRIZZINO -
                                   MANGIACAVALLO - ZITO - CIACCIO -
                             SIRAGUSA - TANCREDI - CIANCIO - FOTI -
                            FERRERI - PALMERI - LA ROCCA - CAPPELLO

   VII  -DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 524  - Rimodulazione urgente del piano degli interventi
              denominato 'Patto per la Sicilia 2015'.

         (13 gennaio 2016)

                             GRASSO - CORDARO - FALCONE - ASSENZA -
                                                  PAPALE - FIGUCCIA

   VIII  -DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 204 - Verifica della presenza di gas radon indoor negli
              edifici  utilizzati  da enti  pubblici  e  privati  e
              osservanza  dei  criteri  di legge  negli  interventi
              edilizi di nuova edificazione.

         (24 ottobre 2013)

                           FOTI - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -
                                     CIANCIO - FERRERI - LA ROCCA -
                               MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -
                              TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO

   IX  - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 573  -  Provvedimenti urgenti a favore  dei  pensionati
              dell'Ente acquedotti siciliani.

         (12 maggio 2016)

                                    GRECO G. - DI MAURO - CASCIO S.
                                  DI GIACINTO - CORDARO - PANARELLO
                                  PANEPINTO - RUGGIRELLO - SUDANO -
                                                   FALCONE - TAMAJO

                   La seduta è tolta alle ore 20.58

                     DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il  Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa  Maria Cristina Pensovecchio