Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
La seduta è aperta alle ore 12.06
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che del verbale della
seduta precedente sarà data lettura successivamente.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli:
- Ciaccio, Trizzino, La Rocca Claudia, Mangiacavallo, Zafarana,
Tancredi, Oddo, Venturino per oggi;
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, essendo in corso la Giunta di Governo,
sospenso l'Aula, avvertendo che riprenderà alle ore 12.45.
(La seduta, sospesa alle ore 12.08, è ripresa alle ore 13.01)
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del Presidente ARDIZZONE
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, considerata l'assenza del Governo,
la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 15.00.
(La seduta, sospesa alle ore 13.02, è ripresa alle ore 15.10)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Lombardo ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
teria di elezione del sindaco e del consiglio comunale e di cessa-
zione degli organi comunali. Modifica di norme in materia di organo
di revisione economico-finanziaria degli enti locali e di status
degli amministratori locali' (nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138
1224/A)
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione del disegno di legge «Disposizioni in
materia di elezione del sindaco e del consiglio comunale e di
cessazione degli organi comunali. Modifica di norme in materia di
organo di revisone economico-finanziaria degli enti local i e
di status degli amministratori locali» (nn. 1153-15-845-860-922-
1003-1126-1138-1224/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di legge
«Disposizioni in materia di elezione del sindaco e del consiglio
comunale e di cessazione degli organi comunali. Modifica di norme
in materia di organo di revisone economico-finanziaria degli
enti local i e di status degli amministratori locali» (nn. 1153-
15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A), posto al n. 1).
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Comunico che è stato presentato l'emendamento aggiuntivo A.13, a
firma dell'onorevole Fazio.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, l'emendamento prende le mosse dalla
constatazione che, per quanto riguarda la figura del sindaco, è
prevista dal nostro ordinamento giuridico la possibilità della
candidatura di due mandati consecutivi, per poi ovviamente passare
la mano e, a mio avviso, la ratio che ha sostenuto questa
introduzione e questo limite è ampiamente applicabile anche alla
figura del consigliere comunale.
Mi permetto di ricordare semplicemente il fatto che due mandati
sono ben 10 anni e tre mandati sono 15 anni. Per il modo di
ragionare e per esperienza fatta in tutti questi anni, credo che
quando un consigliere comunale dispieghi la propria attività a
favore della collettività per ben 15 anni consecutivamente, si
presume che abbia esaurito tutte quelle risorse mentali che sono
estremamente importanti affinché, in qualche modo, egli possa dare
un contributo fattivo e attivo alla medesima collettività.
E, invece, laddove in qualche modo si dovesse confermare l'ipotesi
che non viene introdotto alcun limite, possiamo constatare - e
purtroppo dobbiamo constatare - che viene trasformato il concetto,
a mio avviso estremamente importante e fondamentale, del servizio a
favore della collettività, come un'attività lavorativa vera e
propria e l'indennità o il gettone previsti come uno stipendio a
tutti gli effetti. Anche per consentire quel ricambio di carattere
generazionale, perché l'esperienza mi ha insegnato moltissimo. Dopo
15 anni di attività si possono assumere quelle cosiddette posizioni
dominanti, che sono in qualche modo difficili da scardinare ed è
difficile che la nuova generazione o le nuove figure possano
competere nell'ambito, appunto, di quelle posizioni che si sono
consolidate nel tempo.
Ecco perché, così come è stato fatto per quanto riguarda il
sindaco, per il quale sono previsti mandati consecutivi, ritengo
opportuno, per carità, non voglio ovviamente fare di tutta l'erba
un fascio, ma vi posso assicurare che ci sono ipotesi di
consiglieri comunali sine die o a vita. E non mi pare che questo
sia un esempio virtuoso o un esempio positivo a che in qualche modo
noi dobbiamo ovviamente correre ai ripari facendo gli interventi
dovuti.
Ecco perché insisto sull'emendamento e chiedo che possa essere
votato.
PRESIDENTE. Un chiarimento, onorevole Fazio. Il limite dei due
mandati decorre dalle prossime consiliature?
FAZIO. Dalle prossime consiliature.
PRESIDENTE. Quindi, significa per i due mandati fra 10 anni.
Questo eventualmente lo specifichiamo.
FAZIO. Anche con un subemendamento. Ma è la norma che, a mio
avviso, dovrebbe rientrare nell'ambito di un altro emendamento che
è stato approvato, dove è stato specificato che questa Assemblea
intende che queste modifiche entrano in vigore alle prossime
consiliature, quindi alle prossime elezioni. Ecco perché ritengo
che sia agganciato all'altro emendamento e che sia del tutto
superfluo specificare, ma se lei lo ritiene opportuno
PRESIDENTE. Nel senso, coloro che hanno già svolto due legislature
FAZIO. Ovviamente è dall'entrata in vigore dalla legge, a meno che
non ci sia qualche giudice che faccia una interpretazione autentica
di un'altra interpretazione, così come è avvenuto in qualche altra
ipotesi di norma.
SUDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
esprimere il mio parere contrario all'emendamento a firma
dell'onorevole Fazio, innanzitutto perché il limite demandato al
sindaco è un limite giusto perché è una attività gestionale mentre
quella dei consiglieri comunali non è una attività gestionale, ma,
se viene eletto con le preferenze, porta avanti gli interessi
leciti dei cittadini.
Tra l'altro, io non capisco l'emendamento dell'onorevole Fazio,
non voglio personalizzare però è a firma solo del collega Fazio e
mi meraviglia che sia stato fatto da lui che ad oggi è consigliere
comunale a Trapani, ha fatto il sindaco per due mandati, non so se
si ricandiderà e, quindi, io penso che quando si presentano gli
emendamenti debbono essere più o meno conformi a quello che è anche
il percorso politico che ognuno di noi fa.
Quindi, mi auguro che l'Aula non voti favorevolmente questo
emendamento perché finché c'è il consenso del popolo che ti fa
arrivare al senato cittadino non capisco perché i consiglieri
comunali non dovrebbero essere eletti.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che il Gruppo Movimento
Cinque Stelle ha presentato il subemendamento A13.1 che porta da
tre a due gli anni di limite di mandato per i consiglieri comunali.
CAPPELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi siamo
d'accordo con la logica dell'emendamento che ha proposto
l'onorevole Fazio. Anche noi riteniamo che conformemente a quanto è
prescritto dalla legge per un sindaco, lo stesso debba valere ed
applicarsi per un consigliere comunale.
Avremo certamente preferito essere più drastici, ma comprendiamo
perfettamente che non possiamo applicare le regole del Movimento
Cinque Stelle a tutti gli altri, per cui il fatto di limitare a tre
o addirittura a due come pensiamo noi, i mandati consecutivi di un
consigliere comunale, quindi costringerlo, come il sindaco, a
fermarsi per un turno e a cedere la possibilità di essere eletto e,
quindi, di svecchiare e rinnovare complessivamente un consiglio
comunale, penso che sia un atto dovuto e di buonsenso, perché non
in tutte le città abbiamo persone disponibili a cedere le proprie
quote di sovranità o di consenso.
Se questo, come ha detto, il presentatore dell'emendamento
onorevole Fazio vale per i sindaci, può essere tranquillamente
applicato anche ai consiglieri comunali i quali godono comunque
dello stesso status di sindaco perché anche i consiglieri comunali
sono amministratori. Certamente, rivestono ed esercitano funzioni
differenti rispetto al sindaco, ma il fatto che debbano fermarsi
dopo due mandanti consecutivi e ricandidarsi al quarto, cioè cinque
anni di stop e poi riprendere a candidarsi, questo non lo trovo un
fatto scandaloso, anzi potrebbe potenzialmente liberare migliaia di
consigli comunali da quel velo di gerontocrazia di cui, purtroppo,
l'Italia ed in particolare la Sicilia soffre, costretta, così come
è, da un'età, a mio avviso, fin troppo alta per occupare uno
scranno che da chi lo occupa si trova completamente fuori sintonia
da quello che è il mutamento della società e il mutamento dei
tempi.
MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa è
una sessione strana: l'onorevole Vullo vuole fare riunire i
consiglieri due volta alla settimana; L'onorevole Cappello li vuole
fare eleggere due volte, possiamo fare il giovedì e il mercoledì
Facciamo il calendario Nessun limite deve essere posto alla
volontà popolare, mica li elegge l'onorevole Fazio, l'onorevole
Milazzo questi consiglieri comunali Li elegge il popolo Se sono
impresentabili o in eleggibili perché non hanno fatto, non hanno
svolto il proprio dovere, non saranno eletti Se saranno eletti
pure 50 volte, il popolo li avrà eletti Volete sindacare ora se un
consigliere comunale nella propria comunità è stimato ed è eletto e
viene mandato là?
Ma pure per il sindaco, il terzo, il quarto ed il quinto mandato,
se è eletto sarà stato bravo e con questi chiari di luna non mi
pare che un sindaco per essere eletto la terza volta sarà stato un
incapace con tutti i danni che facciamo noi alle autonomie locali
Ma vi pare che uno si candida per la terza volta a sindaco e tanto
si elegge così? Deve avere lavorato sodo per la propria comunità
per essere eletto la terza volta. Che fa, glielo regalano il terzo
mandato? I consiglieri comunali due volte Ma allora noi facciamo i
deputati due anni e mezzo e ce ne andiamo a casa Ma dov'è
l'esperienza? Dove ci dovrà maturare? La classe politica dove deve
imparare a fare il proprio dovere se non in queste palestre: le
circoscrizioni, i consigli comunali, le giunte. Mica siamo tutti
superman, super deputati e questi successi che avete fatto questi
giuristi e grandi menti
Abbiamo avuto una legislatura con un gran numero di impugnative e
norme inutili ed ora noi vogliamo fare la morale ai consiglieri
comunali Non lo puoi fare più di due volte Ma perché E'
limitativo della volontà popolare e ritengo che questo emendamento
non si dovrebbe nemmeno trattare, signor Presidente, perché è la
cosa peggiore. Qua non si tratta di articolare o regolamentare,
significa vietare ad una persona liberamente di proporsi per
sottoporsi con il proprio nome e cognome al corpo elettorale ed è
una cosa inammissibile.
PRESIDENTE. Onorevole Milazzo, siccome lei ha parlato da quel
podio e rimane registrato, per suo chiarimento, le impugnative
relative a questa Assemblea sono in linea con le impugnative - per
chi ama la statistica - degli altri Consigli regionali. Così come
ne approfitto per dire che in un anno, da luglio scorso a questo
luglio, questa è l'Assemblea che si è riunita più volte in Italia
rispetto agli altri Consigli regionali. Parliamo di 95 sedute
rispetto alle sedute di altri Consigli regionali. E, per gli amanti
delle statistiche, dico pure che è l'unica Assemblea d'Italia in
atto riunita tra le 20 regioni in questo momento compreso il
Parlamento nazionale, giustamente mi suggeriscono.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, continuo a dire
che quando si ha fretta
CORDARO. Rinviamo
FORMICA. Signor Presidente, che fa lei mi difende? Pensa che ho
bisogno di difesa?
PRESIDENTE. No, assolutamente.
CORDARO. Pensavo che avesse chiesto il rinvio.
CRACOLICI, assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la
pesca mediterranea. Era molto probabile che lo chiedesse
FORMICA. Ma ancora non l'ho chiesto Nei giorni precedenti avevo
detto di fermarci, non di rinviare. Ha la memoria corta, avete
tutti la memoria corta; invece, la memoria bisogna averla sana ed
in piena efficienza perché rischiate altrimenti, mi rivolgo agli
onorevoli Cracolici e Cordaro che siete partiti subito in avanti,
rischiate poi di fare cattiva figura.
Quando abbiamo cominciato a discutere questa legge elettorale ho
fatto un lungo intervento, dicendo che era una legge elettorale,
quella che entrava in Aula, e che era venuta fuori da un buon
compromesso.
Sostanzialmente, si ripristinava quell'errore, si ripristinava il
trascinamento. Sul turno unico non mi sarei stracciato le vesti per
il 40 per cento, l'ho detto qui, da questa tribuna, poi man mano
che si è andato avanti, Presidente, si sono via via introdotte o si
tentano di introdurre dei provvedimenti che nulla hanno a che
vedere con una buona riforma elettorale, ma che di fatto la stanno
stravolgendo totalmente perché sono in antitesi tra di loro.
Ora stiamo affrontando l'emendamento dell'onorevole Fazio che
limita il mandato dei consiglieri comunali.
Io vorrei ricordare a tutti i componenti di questo Parlamento che,
per quanto riguarda l'elezione diretta, noi abbiamo come modello di
riferimento i Paesi anglosassoni e, sostanzialmente, gli Stati
Uniti.
Bene, si fa spesso confusione o non si ha abbastanza memoria per
non capire o non voler capire che è vero che negli Stati Uniti dove
è stata inventata l'elezione diretta c'è il limite dei due mandati,
ma quel limite dei due mandati è un limite solo per il Presidente,
nessun limite c'è per i senatori e per i deputati e, addirittura,
abbiamo assistito e assistiamo a casi, come il caso del compianto
Ted Kennedy, che è morto qualche anno fa, che era stato
ininterrottamente dal 1946 senatore degli Stati Uniti d'America,
ininterrottamente dal '46 fino a quando è morto, tre anni fa,
quattro anni fa. Perché lì si fa una netta distinzione tra ciò che
significa l'elezione diretta delle cariche presidenziali:
governatore di uno stato o presidente degli Stati Uniti e i
componenti del Congresso o delle Assemblee legislative in genere,
del Congresso o del Senato.
Il voler continuare a scimmiottare per prendere parti di un
sistema e inserirle in un altro sistema, da qualche anno a questa
parte, sta portando questa Assemblea regionale, ma anche il
Parlamento nazionale a mettere in piedi dei sistemi elettorali e
istituzionali che non stanno in piedi, perché appunto prendono una
parte di un sistema senza prendere il tutto.
E' successo così con i collegi uninominali, sta succedendo così
con il tentativo dell'Italicum, o si sceglie un sistema con tutti i
pesi e i contrappesi di quel sistema, voglio ricordare che negli
Stati Uniti d'America né il Senato può mettere in difficoltà o fare
una mozione di sfiducia se non per casi gravi, eclatanti, ben
definiti dalla Costituzione, il Presidente degli Stati Uniti né il
Presidente degli Stati Uniti dimettendosi può mandare a casa il
Congresso o il Senato, perché sono separati, sono due organi
separati.
Qui, invece, stiamo dando per certi versi dei poteri ai sindaci
che vanno molto al di là di quelli che ha persino il presidente
degli Stati Uniti, poteri assoluti; dall'altro lato si inseriscono
norme, in questa legge, che vogliono invece limitare il potere dei
sindaci, condizionare il potere dei sindaci.
Dall'altro lato, ancora, non si sa per quale motivo, c'è il
tentativo di dire: limitiamo il mandato dei consiglieri comunali ;
ma quale democrazia stiamo mettendo in piedi? Abbiamo abolito le
province, abbiamo abolito i consiglieri provinciali, abbiamo
abolito le province.
Quindi, aboliamo le province, abbiamo ridotto fortissimamente i
consigli comunali riducendone la rappresentanza elettiva rispetto
alla cittadinanza; abbiamo abolito le circoscrizioni; stiamo
inserendo dappertutto l'elezione di secondo grado, che è una prese
in giro; abbiamo abolito il Senato senza abolirlo, ma che sistema
stiamo mettendo in piedi?
Adesso vogliamo abolire pure i consiglieri comunali, ma alla fine,
ai cittadini che dovrebbero per Costituzione avere il potere solo
loro di eleggere i consiglieri comunali così come le altre cariche
elettive, ma che potere resta?
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Rinaldi.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, credo che
il percorso di approvazione di questa legge si avvii verso un
declino negativo. In partenza la Commissione aveva avuto uno
spirito diverso e si soffermava solo su alcune norme che ritenevamo
giuste di approvare, invece, durante il percorso dell'Aula questo
disegno di legge è stato, in qualche modo, stravolto.
Al di là delle indicazioni che erano emerse in Commissione qui si
sta concentrando la legge sul Consiglio comunale, come se i
consiglieri comunali fossero il male di tutti i mali della
politica; stiamo giudicando i consiglieri comunali e siamo sempre
bravi noi a giudicare gli altri; stiamo decidendo quante ore devono
avere prima di recarsi al Consiglio comunale, quanto tempo hanno,
strettamente necessario, per recarsi poi a lavoro appena finisce il
Consiglio comunale, non hanno più il tempo, per le Commissioni, di
leggersi i documenti, se restano meno di tre minuti nelle
Commissioni vengono indagati e, probabilmente, rischiano di essere
anche condannati.
Ma noi giudichiamo sempre gli altri Tutto ciò in una maniera così
superficiale, senza considerare che sono dei colleghi, che loro
fanno politica come noi, noi queste limitazioni non ce le abbiamo,
loro sono impegnati, al di là del Consiglio e delle Commissioni,
spesso nelle comunità, sono nelle strade ad affrontare i problemi
quotidiani, insieme ai consiglieri di quartiere e noi che facciamo?
Pensiamo a ridurgli le indennità, gli emolumenti, il tempo perché
deve essere stretto e necessario come se loro fossero delinquenti e
non svolgano, invece, un mandato legittimo, dato dagli elettori che
gli dicono: amministrate la nostra comunità, la nostra città
perché questa è la fiducia che vi stiamo dando .
Ma perché, onorevole Fazio, dopo che un consigliere comunale per
quindici anni svolge il proprio dovere, il proprio lavoro di
consigliere comunale ha bruciato tutte le sue risorse?
FAZIO. È un fatto fisiologico.
RINALDI. Io credo che questa decisione la debbano prendere gli
elettori. Se gli elettori vedono che quel consigliere comunale non
è più in grado di rappresentare gli interessi della comunità non lo
eleggeranno. Ma se il consigliere comunale, così come ha fatto
nella sua vita con tanta passione, con tanto ardore, con tanta
forza, ha portato avanti gli interessi legittimi della propria
città e della comunità e gli elettori lo vogliono premiare proprio
per questo impegno costante e quotidiano, credo che vada nuovamente
eletto, rieletto con il consenso del popolo.
Ecco perché credo che questa norma non vada approvata. Stiamo
limitando e stiamo esagerando, colleghi; in questa legge stiamo
esagerando prendendocela con i consiglieri comunali e
dimenticandoci che sono dei colleghi che fanno politica come noi.
Quindi, invito i colleghi a bocciare questo emendamento ed andare
avanti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO, relatore. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, Assessori, sarò brevissimo perché
desidero manifestare pubblicamente il dissenso tanto
dall'emendamento del collega Fazio, che come egli sa rispetto,
quanto dal subemendamento del Movimento Cinque Stelle.
Vedete, io sono preoccupato, rassegno anche questa preoccupazione
perché temo che, nel momento in cui, malauguratamente non per me,
ma per il Paese, o per questa Regione, o per questa città, il
Movimento Cinque Stelle dovesse andare al Governo, credo che la
democrazia sarebbe pesantemente in pericolo perché voi non soltanto
volete sostituirvi al corpo elettorale nella decisione di chi deve
essere eletto e di quante consiliature deve fare, perché nel
momento in cui vi sostituite al legislatore, in buona sostanza,
determinate questo, ma quello che è più grave, voi volete
sostituirvi al corpo elettorale perché volete decidere, da uno
scranno del Parlamento, per quante consiliature un consigliere
comunale possa svolgere il suo ruolo oppure no.
Io credo che questo non si debba fare, credo che questo pericolo
vada scongiurato e credo, caro collega Fazio, che dobbiamo
smetterla tutti di ambire al grillino d'oro 2016 , perché
continuando a fare tutti questa corsa - e lo dico dal Presidente
dell'ARS a me - rischiamo di fare delle cattive leggi.
Caro presidente Musumeci, i grillini hanno gioco buono perché loro
coltivano l'antipolitica. Se noi riusciamo ad essere buona
politica, il Movimento Cinque Stelle avrà meno spazio per
affermarsi. La buona politica nasce dalle buone leggi e, allora,
una legge che si vuole sostituire in una decisione sic et
simpliciter al corpo elettorale ed alla massima espressione della
democrazia, che decide chi, come e per quanto tempo possa o non
possa fare con l'esercizio del voto democratico il consigliere
comunale, è una legge che, in buona sostanza, a mio parere, e lo
dico politicamente, attenta ai principi stessi della Repubblica.
Allora, credo che questo Parlamento debba bocciare questo
emendamento per le ragioni che ho appena esposto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cascio Francesco. Ne
ha facoltà.
CASCIO FRANCESCO. Signor Presidente, sarò brevissimo e spero che
anche chi parlerà dopo di me lo sarà, perché abbiamo dedicato
troppo tempo a delle iniziative legislative che, secondo me, non
avrebbero avuto la dignità di avere una discussione così lunga e
così articolata. Tra queste norme, di cui abbiamo discusso per
troppo tempo, c'è anche questo emendamento, caro collega Fazio.
Noi abbiamo, in questa legge, ma lo abbiamo già fatto in altre
occasioni, secondo me, voluto necessariamente individuare nei
colleghi consiglieri comunali, a Palermo diciamo il muro vascio
della politica. Ebbene, tutte le frustrazioni della politica, tutte
le nostre frustrazioni e le nostre pulsioni grilline le
scaraventiamo sui consiglieri comunali come fossero il male
assoluto della politica.
Bene, i consiglieri comunali sono rimasti, ad oggi, gli unici
punti di riferimento dei cittadini nelle istituzioni. Rimaniamo
noi, e col porcellum negli ultimi anni, i deputati ed i senatori
nominati, per cui i cittadini, a qualunque ceto politico
appartengano, di qualunque coloro politico siano stati o siano,
hanno avuto i consiglieri comunali, i consiglieri di
circoscrizione, dove abbiamo lasciato le circoscrizioni ed i
parlamentari regionali per quelli che hanno l'abitudine di farsi
vedere un po' in giro e di partecipare alla vita civile delle
proprie comunità.
In questa legge, così come in tante altre norme in questa
legislatura, ci siamo accaniti contro i consiglieri comunali come
fossero il male assoluto di quello che non va in questo Paese.
Ebbene, credo che non sia così.
L'ho detto anche in altre occasioni, l'ho detto quando abbiamo
discusso dello status dei consiglieri comunali. Ci siamo accaniti
in maniera esagerata, in questa legge abbiamo posto parzialmente
rimedio, ma abbiamo comunque lasciato una forte riduzione del
numero dei consiglieri comunali, abbiamo diminuito i loro stipendi,
abbiamo ridotto lo status dei consiglieri comunali. Insomma,
abbiamo modificato restringendo gli spazi di agibilità politica dei
consiglieri comunali.
Ora, addirittura, pensare di limitare il numero dei mandati dei
consiglieri comunali mi sembra veramente esagerato, anche perché il
problema che, forse, non è stato evidenziato con abbastanza
chiarezza è che il consigliere comunale, così come il parlamentare
regionale, così come anche il parlamentare nazionale - ma in questo
caso limitiamoci a parlare del consigliere comunale - non è un
lavoro, non è un mestiere, non è un concorso che si vince per cui
si ha quel posto a vita. Il consigliere comunale, quando va bene,
viene soggetto a giudizio popolare ogni cinque anni, quando il
consiglio comunale dura cinque anni, c'è quando dura meno e,
quindi, il soggetto viene posto ad un giudizio prima del tempo.
Limitare i mandati a che pro? Facciamo pulizia della politica?
Aumentiamo il livello di trasparenza della Pubblica
Amministrazione?
Non lo capisco, oserei anche immaginare un'incostituzionalità
dell'emendamento.
Visto che è stato posto in votazione e si è aperto un dibattito
sull'emendamento, dico che il mio Gruppo parlamentare voterà contro
e spero che su emendamenti di questo tipo, che non hanno ragion
d'essere, l'Aula possa limitare il tempo di dialogo perché abbiamo
ancora tanti argomenti all'ordine del giorno e spero che, entro
questa sera, tutti gli argomenti vengano discussi ed approvati.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
deputati, chiedo scusa se ho chiesto di intervenire prima. Sarò
brevissimo anche perché ho un aereo, però ci tenevo a rappresentare
alcune questioni.
Intanto vorrei ringraziare il Parlamento per il modo come sta
lavorando, ma anche per l'impegno che sta manifestando attorno a
questa legge.
Sicuramente, le leggi perfette non esistono. La perfezione non è
di questo mondo. E' chiaro che tutto diventa migliorabile,
perfettibile, ma mi pare che ci sia un serio sforzo di lavoro.
Condivido i rilievi di non esasperare la critica nei confronti dei
consiglieri comunali, come se fossero il simbolo di ogni male
perché le cose non stanno esattamente così, quindi, anche le
preoccupazioni che sono state espresse, rispetto ad i limiti di
mandato, eccetera, perché non sono queste cose che rinnovano la
politica. La politica si rinnova anche attraverso l'impegno,
attraverso i valori che si rappresentano.
Tutti quanti noi conosciamo giovani consiglieri o giovani
assessori in gamba, così come conosciamo giovani, anziani, meno
giovani che hanno espresso una coerenza di valori nella vita e che
abbiamo il dovere di tutelare non in nome delle formule, ma credo
che non esistano scorciatoie alla politica e non può essere,
sicuramente, l'impedimento all'elettorato passivo che può
contribuire al rinnovamento della politica.
Io sono fra i fautori dell'unico turno, per cui questa legge, così
com'è venuta fuori, mi porta qualche perplessità, però, è chiaro
che la voterò esattamente nei termini in cui è stata concordata
perché ritengo che le riforme elettorali si facciano insieme. In
generale, tutte le leggi si fanno insieme, soprattutto in materia
elettorale, dove essendo garanzie che debbono valere per tutti,
abbiamo il dovere di rappresentare ogni posizione politica, senza
che maggioranze precostituite impongano leggi elettorali che
debbano decidere il danneggiamento di altri e né favorire.
D'altra parte, quando ci si misura nelle elezioni si decide chi
viene eletto in base ai voti che si prendono.
Vorrei intervenire più specificamente sulla questione del doppio
voto di genere. Dire che il doppio voto di genere serva a
controllare il voto è...
GRECO GIOVANNI. E' la verità
CROCETTA, presidente della Regione. Onorevole Greco, se le
dimostro che il voto si controlla anche con una sola scrittura di
un nome, lei è disponibile a valutare questa cosa?
Supponiamo Giovanni Greco, visto che è l'esempio. Io scrivo le
prime lettere GIOV maiuscolo, anni lo scrivo minuscolo, GRECO
lo scrivo tutto maiuscolo, poi, scrivo...
GRECO GIOVANNI. Quelli sono voto da annullare
CROCETTA, presidente Regione. Non sono da annullare perché non c'è
alcuna disciplina che prevede l'annullamento di quei voti e c'è una
casistica infinita.
Quindi, utilizzare l'argomento del controllo dei voti per negare
un principio, invece, che è di pari opportunità e coerente con il
secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione che dice: che è
compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che si oppongono
all'uguaglianza sostanzialmente formale ai soggetti , è una cosa
sbagliata.
Sicuramente, il problema è il controllo del voto, nell'era dei
telefonini con le fotografie e nelle stesse possibilità che sono
insite alla scrittura dell'unica preferenza è un argomento non
spendibile.
Io credo che, invece, il controllo del voto, questa pratica
negativa, possa essere risolta con l'introduzione del voto
elettronico; è su questo che dovremmo concentrare la nostra
attenzione e, probabilmente, è su questo che dovremmo cominciare a
concentrare un lavoro in Commissione Affari Istituzionali' proprio
per stabilire, se ci riusciamo, una modalità che blocchi il
controllo del voto e lì, ripeto, ci può aiutare solo l'elettronica,
l'informatica che eviterebbe ogni riferimento a queste cose.
Lì si potrebbe intuire, per esempio, la creazione con legge unica
della sezione unica per lo spoglio che non fa identificare da quale
sezione vengono i voti, ma quello si può fare solo con il voto
elettronico.
Siamo in grado di fare un'accelerazione di questo tipo? Io credo
che potremmo essere in grado, però, oggi, negare una norma che
trova spazio in tutti i paesi d'Europa, che è diventata legge
nazionale sarebbe un segnale molto negativo, d'altra parte - e
chiudo - io ero in Parlamento europeo e mi sorprendeva come le
delegazioni straniere avessero una folta rappresentanza di donne
mentre questo non accadeva alle delegazioni italiane.
Nei Parlamenti d'Europa troviamo un numero enorme di donne che non
troviamo, attualmente, nel Parlamento italiano, non troviamo in
questa Assemblea, non troviamo in Parlamenti, per esempio, come
quello greco che non ha norme a tutela delle differenze di genere;
cancellare una norma sulla differenza di genere, in questo momento
storico, avrebbe un valore esclusivamente reazionario.
Se poi, ripeto, il tema è il controllo del voto ragioniamone con
un disegno di legge specifico che metta in campo tutte quelle
azioni che debbono servire a bloccare il controllo del voto, ma non
mettiamo norme che, praticamente, evitano l'applicazione di una
norma che ha un senso costituzionale molto forte.
Io vorrei ricordare una cosa - e chiudo- il Parlamento palestinese
ha una norma che prevede la riserva di alcuni seggi non solo per le
donne ma anche per le minoranze cristiane, a prescindere dal numero
di rappresentanti della comunità cristiana. Il Parlamento
israeliano non ha tutto questo. I cristiani nel Parlamento
palestinese ci sono, nel Parlamento israeliano non ci sono. Allora,
negare che, con questa norma, in Sicilia, si sono rinnovati i
Consigli comunali, permettendo a tante donne di partecipare con
entusiasmo nella vita politica, credo che sia un grave errore.
Perché tarpare questo volo sul nascere? Perché non consentire che
un genere che è stato discriminato per anni dalla politica possa
finalmente essere, a pari titolo, l'altra metà del cielo?
PRERSIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha
facoltà.
SAMMARTINO. Rinuncia, onorevole Grasso.
GRASSO. No, non rinuncio. Ho rinunciato troppo volte alla
possibilità di parlare ma questa volta no. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, ho tanta stima nei confronti dell'onorevole
Fazio, però, quest'emendamento dà lo spunto per una riflessione
sulla legge.
Io credo che il valore della partecipazione ed il valore della
democrazia, approvando questo disegno di legge, sia fortemente
compromesso.
Non ero d'accordo e non sono d'accordo, neanche per la limitazione
del mandato nei confronti dei sindaci. Non l'ho detto prima perché
sono al secondo mandato e qualcuno poteva pensare che volessi
candidarmi, assolutamente no, lo avevo già preannunciato e detto.
Però, limitare e non aver saputo ascoltare la richiesta che
proveniva da tanti sindaci e, poi, l'ipocrisia di allineare la
legge regionale alla legge nazionale, quando la legge nazionale
prevede il terzo mandato, già ha compresso di molto la libertà dei
cittadini.
Volere, oggi, ancora pensare, immaginare per il consigliere
comunale che ha un ruolo di vigilanza, che ha un ruolo di
controllo, che non ha un ruolo di amministrazione di non potersi
sottoporre al giudizio degli elettori così come tutti noi ci
sottoponiamo, cioè pensare che per gli altri non possano esserci
deroghe, ci vuole una compromissione di democrazia mentre quando
non ci si accorge che alcuni partiti prevedono che per le
candidature alle regionali, alle nazionali non ci sono limiti, che
il Partito Democratico prevede il terzo mandato per la candidatura
alla carica di deputato, quindi, pensare poi di andare ad incidere
sul consigliere comunale o di risolvere i problemi dei costi della
politica con i consiglieri comunali o con i sindaci è mortificante.
Vorrei proprio dire che questo disegno di legge è un vulnus di
democrazia, di partecipazione alla vita democratica ed al destino,
perché ciascuno è artefice della propria comunità. Significa
impedire agli elettori di esprimersi ed a chi si vuole mettere in
gioco o a chi si vuole sottoporre al giudizio degli elettori,
candidandosi, di non farlo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Figuccia. Ne ha
facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto mi
dispiace che il Presidente della Regione sia andato via perché,
dopo questo trattato sul Parlamento palestinese, israeliano,
sicuramente, il nostro Parlamento finalmente avrà le idee più
chiare sugli spunti ed i contributi da dare su questa legge
elettorale.
Io immagino, Presidente, che da qui a stasera, dove ci sono i
colleghi componenti della I Commissione, vedremo un grande
manifesto con i 390 comuni della Sicilia, con l'elenco dei
consiglieri comunali e noi che tiriamo loro le freccette perché sta
andando a finire in questo modo: noi siamo entrati con una legge
elettorale, abbiamo avviato un dibattito sul quale eravamo tutti
d'accordo ed arriveremo a tre preferenze di genere,
all'impossibilità per i consiglieri comunali di beneficiare dei
permessi per svolgere il proprio mandato e, finalmente ora, grazie
all'onorevole Fazio, che ritengo essere di prima legislatura
rispetto alla sua brevissima attività politica, vedremo abolite le
prerogative di tutti i Consigli comunali.
Credo e vorrei ricordarlo che il Consiglio comunale, ormai, è
rimasto il principale organo collegiale, locale, visto che il
sistema elettorale alla Camera ed al Senato ci consente di eleggere
i parlamentari solo nominati, rispetto ai quali neanche andiamo ad
esprimere la preferenza; sono stati eliminati i consigli
provinciali e credo che gli unici soggetti che passino, oggi, dalla
volontà popolare, dall'espressione popolare, dal voto, secondo la
logica proporzionale, siano i consiglieri comunali.
Molto semplicemente direi di superare questa fase e se possibile,
Presidente, a testimonianza di quello che avevamo detto all'inizio
di questo dibattito, cercherei di accelerare ed arriverei alle
priorità vere che ruotano attorno alla variazione di bilancio ed a
tanti dipendenti che aspettano risposta.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.
FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che è
veramente difficile esporre il proprio pensiero in un Aula dove,
mentre si prova a spiegare qualcosa, si svolgono contemporaneamente
moltissime riunioni, anche al banco degli Assessori.
Penso che ci vorrebbe un po' di garbo visto che questa mattina, il
mio Gruppo parlamentare alle ore 11.00 si trovava qui in Aula e
l'Aula è stata rinviata due volte. Almeno si abbia il buon gusto di
ascoltare
Stavamo discutendo di un emendamento quando, non nascondo,
l'exploit del Presidente della Regione che, oggi, non lesina
comparsate - quindi, ha fatto la comparsata , qui in Aula, ora
ne andrà a fare una, probabilmente, in tv -, ha un po' distolto
l'argomento che stavamo affrontando con questo diversivo del voto
di genere su cui, magari più avanti, ci soffermeremo. Dichiarazioni
del Presidente che ci sono apparse veramente coerenti, coerenti col
Presidente, quindi strampalate
A proposito, invece, del dibattito sull'emendamento Fazio, vorrei
dire che il mio Gruppo, in maniera coerente, anche nel proprio non
statuto, ha sempre promosso, è convintamente deciso a portare
avanti questo modo di fare, cioè dopo i due mandati, bisogna
ritornare a fare politica, attraverso la propria attività di
volontariato.
Ciò non significa mettere da parte le persone che possono limitare
la possibilità di gettarsi nella politica, perché Presidente,
purtroppo qui, a cos'è che siamo portati a pensare, molti sono
portati a pensare? Che noi ce l'abbiamo con i consiglieri o con la
politica, addirittura qualcuno ha detto che noi siamo
l'antipolitica e non è assolutamente così. Noi siamo convinti che
la politica vada fatta con professionalità, con impegno, però,
bisogna sempre ricordare che non é una professione, non è come
finché morte non ci separi , dato che oggi per fare un'attività,
per fare una carriera, per arrivare alla pensione bisogna avere 35
anni di contributi, 40 anni di attività. Non è così
Quando il cittadino si affaccia alla politica, dà tutto se stesso,
nell'impegno, nei consigli comunali, contribuendo in maniera
positiva a quello che è vero; è uno dei baluardi della democrazia,
quello del consiglio comunale e, poi, deve consentire un
avvicendamento, deve anche ritornare ad essere un cittadino, come
tutti gli altri, perché parliamoci chiaro, Presidente, abbiamo
consiglieri comunali che, praticamente ci manca poco che si
passino il seggio di Consiglio comunale, da padre in figlio, ed
ancora stiamo qui a discutere sui mandati che possono essere
pressoché illimitati.
Noi troviamo giusto che ci sia una limitazione. E questo, che poi
è insito nella natura umana, quello di volere dare il massimo, il
meglio di sé stessi, in un'attività che sia contingentata,
chiaramente, non in un mandato, ma in due mandati. Abbiamo
presentato un emendamento proprio per permettere un avvicendamento,
restringere questi tempi che si sono troppo diluiti. Non è
possibile che abbiamo consiglieri comunali che hanno fatto quattro,
cinque mandati. Ma di che stiamo parlando?
Consentire, allora, l'avvicendamento in maniera naturale.
Contingentare i tempi, di modo che la persona, in questo suo
slancio, in cui vuole dare tutto se stesso alla politica ed
all'attività del proprio comune, contribuendo, portando la sua
esperienza, le proprie capacità, sia concentrato nel decennio, al
massimo e questo permetterebbe, proprio, di avere maggiore slancio,
perché l'appiattimento della propria vivacità, della propria grinta
avviene in maniera naturale.
Colleghi, dopo quindici, venti anni, noi abbiamo consigli comunali
sonnolenti, proprio per questo. E finiamola con questa storia
dell'esperienza che si acquisisce nel tempo, perché mi rivolgo ai
colleghi che prima ci hanno detto che vogliamo buttare tutto nel
cestino, ma se chi siede anche in quest'Aula da tre, quattro
legislature, a cosa ha contribuito?
Mi pare che siamo in una Regione dove abbiamo il 40% di
disoccupazione, 10.000 giovani laureati che se ne vanno dalla
Sicilia, cioè, tutta questa esperienza a che cosa è servita?
Secondo me, da parte di qualcuno, è stata puramente
autoreferenziale.
Dato che in questo disegno di legge c'è tutto ed il contrario di
tutto, adesso, ho appreso dal Presidente che vuole il seggio unico
ed il voto elettronico, direi che lo spunto di riflessione che ci
ha offerto l'onorevole Fazio è degno di attenzione e di dibattito.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alongi. Ne ha
facoltà.
ALONGI. Signor Presidente, sarò brevissimo, anche perché la
posizione del mio Gruppo parlamentare l'ha già espressa il mio
collega Francesco Cascio. Devo dire, però, con molta onestà che non
potevo non fare questo intervento, e le dico perché, signor
Presidente ed onorevoli colleghi, lo devo, storicamente, a due
persone a me care, che sono mio nonno e mio padre, entrambi hanno
fatto i consiglieri comunali. E perché li cito? C'è un motivo molto
semplice.
Sono cresciuto a pane e politica e se, oggi, faccio politica, e
lo faccio con grande passione, probabilmente, è perché mi hanno
allevato attorno ad un tavolo dove parlavano di politica. E mi
hanno trasmesso valori importanti di democrazia, di correttezza, di
cos'è la politica verso gli altri.
E mi dispiace che la collega Foti citi i consiglieri come
appestati che si devono mettere da parte e che facciano spazio agli
altri, perché, cara collega Foti, il consigliere comunale che si
candida viene rieletto perché riceve il consenso elettorale. E non
c'è un passaggio di padre in figlio, di patria potestà: se un
figlio si candida e perché ha ricevuto il consenso popolare, il
voto democratico.
Ed aggiungo un'altra cosa importante che sfugge a tanti. L'ottanta
percento dei consiglieri comunali che opera nei piccoli comuni, lo
voglio ricordare, non ha permessi retribuiti, non ha permessi per
potere partecipare alle commissioni. Hanno solo il permesso di
partecipare al consiglio comunale e tutto il tempo che dedicano
all'azione politica lo tolgono alle loro famiglie ed alla propria
serenità familiare.
Credo, quindi, che, oggi, i consiglieri comunali, specialmente di
un piccolo comune, siano una risorsa e credo che vadano tutelati e
salvaguardati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musumeci. Ne ha
facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, Governo, colleghi deputati, questo
ragionamento contamina ed appassiona perché invita alla riflessione
ed alcune considerazioni sul concetto stesso di democrazia e
sull'utilità della rappresentanza democratica.
Ho detto in altre occasioni, da questa tribuna, e non ho
difficoltà a ripeterlo in questa occasione, che da qualche anno in
Italia c'è un serio tentativo di ridimensionare la democrazia
partecipativa, c'è un serio tentativo di annullare il significato
stesso della rappresentanza diretta, utilizzando come comoda scusa
quella della riduzione dei costi della politica.
Lo ha fatto perfino il Capo del Governo, e lo ha fatto
ignobilmente, perché dal Presidente del Consiglio dei Ministri ci
si aspetta - pure in campagna elettorale -, un atteggiamento
improntato a senso di responsabilità, a sobrietà, e al rispetto per
i principi cardine della stessa Costituzione.
Quando Renzi, in mancanza di argomenti, dice, a proposito della
riforma del Senato gli italiani sappiano che manderemo a casa
duecento politici , è chiaro che lancia un avviso preciso nei
confronti della democrazia italiana, e parla alla pancia della
gente che non sa distinguere i costi della politica da quelli della
democrazia.
Gli italiani sappiano che la libertà e la democrazia è costata un
prezzo, - certo, e lo dice un uomo di destra -, ma non debbono
dimenticarlo a distanza di settanta anni; la democrazia costa per
chi la vuole, piaccia o non piaccia, diverso il costo della
politica, che mantiene i parassiti, i pachidermi, gli
intrallazisti, i frustrasti, e i nullafacenti.
Detto questo, signor Presidente, signori rappresentanti del
Governo e colleghi deputati, io esprimo il mio parere contrario
all'emendamento del collega Fazio, che voglio bene - autorevole
vicepresidente della Commissione Antimafia , col quale abbiamo
opinioni spesso diverse e contrastanti, e prendo atto
dell'atteggiamento dei colleghi del Movimento Cinque Stelle, che
pongono un limite ai mandati dei consiglieri comunali; in linea di
principio si potrebbe dire condividiamo la preoccupazione esposta
dalla collega Foti, pochi minuti fa in questa stessa tribuna,
poniamo un limite ai consiglieri comunali per facilitare il
ricambio, perché se non c'è il ricambio non si può allargare la
platea, se non c'è il ricambio come si formano le nuove leve che
dovranno poi costituire la classe dirigente del domani?
Ragionamento assolutamente sacrosanto, ma dai colleghi del
Movimento Cinque Stelle mi aspetterei su questo tema una posizione
di coerenza, non si può da un lato invocare l'ampliamento della
platea in cui formare il vivaio della futura classe dirigente, e al
tempo stesso impegnarsi perché vengano sciolti i consigli
provinciali in Sicilia, che hanno rappresentato o rappresentano un
utile occasione per formare classe dirigente, come è stato
ampliamente dimostrato. Serve coerenza, e io credo che su questo
tema i colleghi del Movimento Cinque Stelle si siano sforzati di
fare demagogia, piuttosto che di offrire ad una serena riflessione
gli strumenti perché in Sicilia finalmente possa maturare una nuova
classe dirigente, dando spazio ai giovani.
Ci sono casi, è stato detto, in cui alcuni consiglieri comunali
rimangono in carica per venti, trent'anni, quello è un caso
particolare, Signor Presidente, come lei sa, che implica
considerazioni di carattere politico che attiene a chi è preposto
alla formazione delle liste, e concludo, e che attiene ad altre
riflessioni di ordine sociale e di pubblica sicurezza.
Se un consigliere comunale crea una vasta rete di interessi con
l'esercizio della coercizione può restare in carica anche
quarant'anni, ma è altro tema che prescinde da questo argomento.
Altrimenti la gente non capirebbe, Signor Presidente, non capirebbe
perché noi dovremmo condizionare la libera volontà del popolo
siciliano che può benissimo scegliere di premiare ininterrottamente
per due, tre, quattro consiliature, un candidato che ha bene
lavorato, compiendo questo che io chiamo sarcedozio laico',
all'interno degli enti locali, altrimenti qualcuno dei consiglieri
comunali potrebbe chiedersi ma perché i deputati regionali non
limitano la durata del loro mandato?' Perché non discutiamo sulla
ipotesi che anche i deputati regionali possano restare in carica
soltanto per due legislature consecutive?
(Applausi del Movimento Cinque Stelle)
E' una domanda legittima alla quale io non ho difficoltà a dare
risposta se solo quest'Assemblea volesse seriamente e serenamente
affrontare il tema di una nuova legge elettorale per quanto
riguarda la disciplina per l'elezione del Presidente della regione
e dei settanta deputati regionali. E' un tema, lo affido alla
riflessione dell'Aula e di questa presidenza. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, intervengo per dichiarazione di voto
di Forza Italia, il Gruppo di Forza Italia, sull'emendamento
dell'onorevole Fazio e sul subemendamento A13.1 per esprimere la
nostra disapprovazione sia nei confronti dell'uno che nei
confronti dell'altro. E la nostra disapprovazione risiede su una
ragione che è quella che questo disegno di legge che si sta
cercando di approvare, poggia esclusivamente non sulla
semplificazione del sistema elettorale, non sul riavvicinamento
delle istituzioni ai cittadini ma su una volontà di compressione
della volontà popolare, sulla volontà di compressione delle
istituzioni.
Ora, da un lato abbiamo bloccato o abbiamo, se vogliamo, evitato
che i sindaci possono essere rieletti anche per il terzo mandato
come se questo Parlamento dovesse giudicare al posto degli
elettori. Noi come Forza Italia avevamo detto che i sindaci sono
bravi se si presentano al giudizio popolare e hanno e ottengono
anche un giudizio favorevole, possono ritornare a governare perché
è giusto che sia così. Però, la maggioranza che si è creata in
questa Assemblea regionale siciliana va in ordine sparso, o meglio,
guarda in maniera distorta al sistema nazionale per cui quando
conviene dire determinate cose si rapporta al sistema nazionale,
quando invece alcune cose non convengono, il sistema nazionale
viene tralasciato. E, allora, quando bisogna dire che dobbiamo
allinearci al sistema nazionale, noi diciamo dobbiamo allinearci,
dobbiamo mantenere, ad esempio, alcune cose come nell'ordinamento
degli enti locali nazionali, quando invece alcune cose non ci
convengono, come il terzo mandato e allora in quel caso noi siamo
autonomia speciale'.
Noi dobbiamo avere la libertà di autodeterminazione; noi dovremmo
approvare delle norme che siano norme ampie, che migliorino il
sistema elettorale, non che lo blocchino, non che lo comprimano, e
nel momento in cui tentiamo di scaricare alcuni complessi di
inferiorità nei confronti della politica e nei confronti
dell'opinione pubblica sui consiglieri comunali, questa maggioranza
e, in maniera più estesa, quei parlamentari che si rimettono e si
ricollocano in una determinata logica dell'antipolitica stanno
sbagliando.
Ecco perché noi saremmo anche contrari a questa norma, a questa
legge elettorale che non aiuterà i comuni, ma che costringerà e
sarà in alcuni casi strumento di coercizione di quella mala
politica che tenta di ricattare invece quei sindaci che sono stati
eletti direttamente dal popolo. Forza Italia è contraria a questa
norma populista, a questa norma che cerca soltanto di acciuffare
qualche elettore amareggiato, qualche elettore che magari è
scoraggiato, qualche elettore che è arrabbiato. La buona politica
deve interpretare invece quelle emergenze che il territorio
presenta, e trovare delle soluzioni adeguate alle emergenze che
questa Sicilia, soprattutto oggi, manifesta con tutta la sua forza,
ma anche con tutta la sua drammaticità.
Noi ci stiamo soffermando su questa norma, avevamo detto di
rinviare a settembre questa norma e non lo dicevamo per fare
ostruzionismo, onorevole Formica, lo dicevamo, Presidente Musumeci,
perché prima di questa norma c'è l'altra, ci sono le variazioni di
bilancio, più importanti.
Sono le ore 17.00 circa e ancora siamo qui, ancora si dovrà
discutere e non sappiamo ancora per quanto e invece fuori da questo
Palazzo c'è una Sicilia che brucia e non di caldo, ma di sofferenza
e brucia anche e soprattutto di scoramento perché non crede in
questo Palazzo, non crede negli inquilini di questo Palazzo e non
crede soprattutto nella maggioranza che dovrebbe essere il
nocchiero di questa nave che non va verso l'approdo ma va verso il
naufragio.
Noi siamo contrari, e siamo contrari non soltanto a questo
emendamento ma siamo contrari a questa impostazione, ecco perché,
onorevole Milazzo, ha fatto bene ad intervenire e ad anticipare la
dichiarazione di voto di Forza Italia che io, in questo istante,
confermo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ciancio. Ne ha
facoltà.
CIANCIO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi e
cittadini, volevo intervenire sull'emendamento che riguarda il
doppio voto di genere, ma su quello interverranno poi i miei
colleghi di Gruppo, anche perché io ho già fatto un intervento la
prima volta che abbiamo approvato questa norma. Durante quel
periodo abbiamo detto chiaramente i motivi della nostra contrarietà
alla norma e oggi li ribadiremo.
Ora vorrei rispondere all'intervento dell'onorevole Cordaro perché
non si può pensare di venire qui, su questo scranno, ad insultare
l'intero Gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle e con esso
migliaia di persone che credono, non solo in un programma, ma in un
modo di vedere la politica completamente diverso, senza che nessuno
si alzi a dire qualcosa.
Mi rivolgo a lei, onorevole Cordaro: la ringrazio perché ogni suo
insulto è per noi una medaglia.
Dico insulto perché quando ci dite che siamo antidemocratici,
quando ci dite che siamo l'antipolitica: la dovete finire con
questa antipolitica Non siamo l'antipolitica, fatevene una
ragione. L'antipolitica siete voi
(Applausi dal Movimento Cinque Stelle)
L'antipolitica siete voi, e molti l'hanno capito. Perché non
facciamo, come forse poteva essere all'inizio, solo urla nelle
piazze, ma portiamo soluzioni. E le soluzioni che portiamo qui,
onorevole Cordaro e lei ha avuto modo di vederle, sono a lungo
termine, sono a lungo raggio. Non sono per farci rieleggere la
prossima volta.
CORDARO. Un esempio?
CIANCIO. E per questo è fondamentale il limite dei due mandati.
Il limite dei due mandati, per noi, non è un capriccio o,
semplicemente, un modo di far vedere che siamo diversi dagli altri.
Il limite di due mandati è una garanzia, è una garanzia per i
cittadini che l'eletto, che il portavoce, che il deputato, che la
persona deputata a rappresentarli faccia gli interessi della
collettività e non del proprio orticello personale.
Perché qui, in quest'Aula si parla da quattro anni - non so, noi
ci siamo da questa legislatura - ma si parla sempre delle stesse
cose. E si parla di forestali, e si parla di PIP, e si parla di
precari, e si parla di consorzi di bonifica. Sempre le stesse cose,
ed è perché non si è voluto mai affrontarle, perché torna comodo
Torna comodo a qualcuno occuparsi sempre delle stesse cose e,
questa cosa è sotto gli occhi di tutti E sfido chiunque a
smentirmi
Ora, voi, non vi rendete conto che più vi contrapponete a noi,
peggio fate.
CORDARO. Ci arrendiamo Ci arrendiamo
CIANCIO. No, ma questo l'avete fatto voi. Sono due giorni, si è
parlato più di Movimento Cinque Stelle e di grillini che di legge
elettorale Ma ve ne rendete conto E, questo, per noi davvero è
una medaglia al merito, signor Presidente, perché ci rendiamo conto
di essere, veramente, diversi. Smettiamola con questa storia che il
limite dei due mandati è sbagliato, perché viene eletto chi è più
bravo L'unico motivo per cui molti deputati di quest'Aula - non
tutti, perché ci sono anche persone competenti assolutamente
rispettabili -, ma l'unico motivo per cui molti deputati sono in
quest'Aula, e possibilmente lo saranno anche nella prossima
legislatura, è che la gente non va più a votare Non va più a
votare, e voi lo sapete benissimo
Se molti dei miei coetanei vanno fuori e non si occupano di
politica, non si occupano della cosa pubblica, oppure sono
semplicemente disillusi è perché voi gli avete fatto credere che la
politica è cosa vostra
CORDARO. Signor Presidente, è un dibattito?
CIANCIO. No, no, mi dispiace perché lei ci ha provocato e noi
rispondiamo per le rime. La prossima volta evita di insultare.
Se molte persone si sono disaffezionate alla politica è perché
avete fatto credere che la politica è cosa vostra e che sia una
cosa di cui si deve occupare un esercito di uomini in giacca e
cravatta.
La politica è di tutti.
SAMMARTINO. I miei coetanei non si occupano di politica, perché se
ne occupano i partiti
CIANCIO. Dobbiamo favorire il ricambio, ed il ricambio lo si
garantisce e lo si favorisce anche con il ricambio generazionale,
quindi con i due mandati e non è una cosa che, ripeto, diciamo per
capriccio o chissà per cosa. Lo diciamo perché siamo convinti che
sia la strada giusta.
Detto questo, io penso che per governare bene, qualcuno diceva, ci
vogliono - sto concludendo - buone leggi, ci vuole un Parlamento
che legiferi per l'interesse di tutti, ma, soprattutto, ci vogliono
persone che sappiano dire anche dei no.
E, purtroppo, in quest'Aula no non se ne sanno dire, ed è
questo il motivo per cui siamo arrivati dove siamo. Perché, dovendo
pensare sempre alla poltrona della prossima legislatura, non
diciamo mai no Noi saremo quelli, così come abbiamo fatto
finora, che diremo tanti no , però magari per accontentare tutti.
E l'unico movimento che lo può fare, in questo momento, è il
Movimento Cinque Stelle gli unici con le mani libere
(Applausi dal Movimento Cinque Stelle)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, andiamo avanti. Si passa
all'emendamento A13.1 a firma dell'onorevole Zito ed altri.
Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e per la funzione
pubblica. Contrario.
GRECO GIOVANNI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A 13.1
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento A 13.1.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì, l'emendamento
limita i mandati dei consiglieri comunali a due, preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Vorrei precisare che il limite dei due mandati scatterebbe - per
essere chiari - fra due consiliature, cosa che si deve specificare
anche con un emendamento ex art. 117.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 71
Maggioranza 36
Favorevoli 16
Contrari 54
Astenuti 1
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento A 13, a firma dell'onorevole
Fazio. Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione e relatore.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e per la funzione
pubblica. Contrario.
GRECO GIOVANNI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A.13
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento A 13 che limita i mandati dei consiglieri comunali
a tre.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 61
Maggioranza 31
Favorevoli 9
Contrari 50
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento A 15, a firma dell'onorevole Formica.
Onorevoli colleghi, vorrei precisare che sono stati distribuiti
gli emendamenti aggiuntivi ma la discussione è unica - non siamo in
presenza di nuovi articoli - lo prevede il Regolamento interno.
La discussione è unica, possono intervenire per dieci minuti i
presentatori degli emendamenti. Poi si svolge una discussione unica
su tutti gli emendamenti.
FALCONE. Stiamo contingentando i tempi, signor Presidente?
PRESIDENTE. E' previsto dal Regolamento interno, onorevole
Falcone.
FALCONE. Chiedevo per capire qual è l'articolo del Regolamento
interno.
PRESIDENTE. Lo conosce il Regolamento interno, onorevole Falcone,
si tratta dell'articolo 103. Le preannuncio che se fa riferimento
al comma 9 che riporta I termini previsti nei commi precedenti non
si applicano per i disegni di legge che modificano il sistema
elettorale in Sicilia il riferimento è alla legge elettorale alla
quale faceva riferimento Musumeci.
Si passa all'emendamento A.15, degli onorevoli Formica e Musumeci.
FORMICA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento A.14.
FORMICA. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, molti
commentatori, ma anche quelli contrari a questo emendamento da me
presentato, cercano di catalizzare l'attenzione sul fatto che io -
come tanti altri, ritengo - voglio abolire il voto di genere come
un fatto contro il genere femminile.
Questo comportamento fa parte di una tecnica politica ben nota, ed
è comune a tutti coloro che per cercare di occultare quale sia il
problema e deviarlo dal punto cruciale, lo ammantano di altri
significati.
Tanto non è vero l'assunto che l'emendamento si propone di
eliminare il voto di genere, che nello stesso emendamento si
prevede addirittura che, per favorire invece il maggiore accesso
delle donne alla vita politica, le liste debbano essere composte
almeno per il 50% da donne e che, addirittura, in caso di
rappresentanza dispari, l'ordine nelle lista debba essere
alternato, un uomo e una donna, ecc.
Questo per affermare che l'emendamento nulla ha a che vedere
contro la rappresentanza femminile, ma anzi tende ad assicurare con
certezza la rappresentanza femminile.
Altra cosa è inserire, come si è fatto qualche anno fa, tramite il
cavallo di Troia , nuovamente il voto di preferenza.
Ora, agli smemorati che in quell'occasione non hanno voluto
ascoltare quanto dicevamo, sia io che tanti altri, compreso il
Movimento Cinque Stelle - lo ricordava l'onorevole Ciancio ed io
ricordo l'intervento che ha fatto allora l'onorevole Ciancio,
quando ha dichiarato che era contro le nicchie, contro le riserve -
cerco di ricordare cosa significa la multi-preferenza, perché di
questo parliamo, della multi- preferenza.
Durante questi anni si è andati avanti cercando di distruggere la
rappresentanza vera. Si sono eliminati i consiglieri provinciali,
ora si sta eliminando il Senato, si sono ridotti il numero dei
consiglieri comunali, per cui accade che in buona parte dei Comuni
siciliani la rappresentanza è ridotta a 12 o a 16 consiglieri.
Immaginate voi chi in un paese possiede, per mille motivi - magari
perché mafioso e controlla quindi il voto di mafia - un gruppo di
voti, con quel gruppo di voti può eleggere un consigliere comunale,
ben che vada; con la doppia preferenza mette due teste di legno, un
uomo e una donna, e con lo stesso numero di voti ne elegge due.
Nei consigli comunali a 12 la maggioranza, rispetto
all'opposizione, è 8 a 4. Con quei due consiglieri comunali
diventano 6 a 6. E quindi la minaccia diventa, non solo ipotetica,
di ricatto nei confronti del sindaco, ma reale.
Domanda: vogliamo far controllare i Comuni direttamente alla
mafia? Vogliamo reintrodurre nuovamente il potere dei mafiosi,
sputando sopra il lavoro delle Forze dell'Ordine in questi anni?
Sputando sopra i magistrati che sono morti per combattere la mafia?
Il primo baluardo contro il malaffare sono i sistemi elettorali.
Uno vale uno, un voto un elettore, un elettore un voto. Non uno
vale due. E se si mettono d'accordo vale anche quattro o sei.
Questi sistemi non sono più in vigore in nessun Paese del mondo, ma
noi continuiamo a predicare bene e a razzolare male. Se si vuole in
qualche modo aumentare la rappresentanza femminile scegliamo
qualsiasi sistema. Scegliamo il sistema che un terzo vengono
nominate, possiamo scegliere tutto quello che vogliamo. Ma non
alterare le regole del gioco. Non possiamo alterare le regole
costituzionali che sono alla base di ogni democrazia. Un elettore
può esprimere un voto, non può esprimerne due.
Quando si commettono questi errori, alla fine si è costretti poi,
sempre poi, a inseguire i danni fatti. Ma nel frattempo la
conseguenza di quel voto di quella legge sbagliata poi la
ritroviamo non nella Gazzetta ufficiale. Purtroppo per noi, le
conseguenze le ritroviamo nell'amministrazione dei Comuni. E poi ci
dobbiamo lamentare che siamo in presenza ancora del controllo
mafioso del voto.
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
(Assume la Presidenza il Vicepresidente LUPO)
Ora, noi dobbiamo impedire che ciò accada. Ripeto, non è contro le
donne, tant'è che nell'ultimo comma dell'emendamento è prevista la
presenza del 50 per cento nelle liste che già automaticamente
assicura, con il premio di maggioranza, che ci siano delle donne
elette. Ma donne libere Non prestanome, non teste di legno, in
rappresentanza di questo o di quell'altro potere mafioso o potere
economico di turno. E poi è un insulto - permettetemi colleghi - a
chi sul territorio lavora veramente ed è riconosciuto veramente per
il proprio lavoro e per la propria capacità. Perché con il
trucchetto delle accoppiate si può decidere di fare fuori un
consigliere comunale che onestamente, impegnandosi sul territori,o
gode del consenso dei cittadini e le camarille di turno, le
congregazioni di turno possono decidere di farlo fuori. E'
sbagliato, è moralmente sbagliato ed è sbagliato dal punto di vista
costituzionale.
Io vi porto un esempio. Si è votato l'altro giorno in un Comune
con quattromila e settecento elettori. C'è stata una candidata
consigliere che ha preso 650 voti. Sono gli stessi voti che servono
per essere eletti a Palermo. C'è qualcosa che non va, onorevole
Panepinto. Allora, se quella candidata fosse stata una candidata
brava, ed è una candidata brava, non ha bisogno del voto di genere
per essere eletta. Se invece, quei voti sono frutto dell'accordo
plurimo e allora dobbiamo interrogarci come può un Comune di 4500
abitanti - fra l'altro faceva parte di una lista mia, quindi voglio
dire, non sto parlando contro, sto portando l'esempio e peraltro
questa candidata è una candidata bravissima - ma voglio dire, se
c'è una candidata brava non ha bisogno di alcun favore per essere
eletta.
Però questa legge da adito a che ci siano delle situazioni che
nulla hanno a che vedere col consenso e che drogano il consenso.
Ripeto a dire, uno vale uno Finiamola con la doppia preferenza,
perché ritorniamo agli anni bui del sacco di Palermo , ritorniamo
agli anni bui laddove i consigli comunali obbedivano a logiche che
venivano da fuori del Palazzo. Ritorniamo agli anni in cui non era
il consiglio che decideva, ma in qualche stanza segreta poi
avveniva il sacco di Palermo . Uno vale uno, e la libertà va
tutelata
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, chiarisco quello che ho detto in
precedenza, perché probabilmente si è creato qualche equivoco.
Possono intervenire per dieci minuti i presentatori degli
emendamenti ammissibili e sono: l'onorevole Formica, che ha già
parlato ed ha consumato i dieci minuti, l'onorevole Giovanni Greco
in ordine all'emendamento A.11, l'onorevole Mangiacavallo, che è
presentato dell'emendamento A.7, l'onorevole Lentini, che è
presentatore dell'emendamento A.1, l'onorevole Milazzo Antonella
che è presentatrice dell'emendamento A.17, l'onorevole Cancelleri
con riferimento all'emendamento A.4.
Gli altri deputati da questo momento, non avendo applicato in
precedenza il termine, possono intervenire per non più di cinque
minuti complessivamente.
CORDARO, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO, relatore. Signor Presidente, assessori, onorevoli
colleghi, io ho presentato un subemendamento all'emendamento A.14
dell'onorevole Formica, perché ritengo che non si tratti - questo è
il mio modesto parere, nonostante condivida in linea di principio
il percorso del collega Formica -di eliminare la doppia preferenza
di genere. Si tratta invece, a mio parere, di porre rimedio ad una
struttura normativa e giuridica che va riequilibrata e che noi
possiamo riparare appunto in sede normativa, appunto in questa
sede.
Mi spiego. Oggi la doppia preferenza di genere in pratica
determina, ai fini dell'espressione del voto, la possibilità di
dare un voto ad un uomo o ad una donna come prima preferenza e nel
caso in cui, si voglia esprimere una seconda preferenza è possibile
solo darlo ad un uomo o ad una donna di genere diverso rispetto
alla prima preferenza.
La stortura sta nel fatto che avendo stabilito un limite comunque
non inferiore ad un terzo, sappiamo tutti che in linea di principio
una lista può essere formata di sole donne, ma sappiamo anche che
nella pratica così non è mai, essendo stato dato un limite non
inferiore ad un terzo nella formazione della lista accade che la
lista viene formata, benché vada, un terzo da donne e due terzi da
uomini. Che cosa comporta questo in termini empirici? Comporta che
ciascun uomo può fare coppia nella scheda al massimo con una donna,
qualora volesse chiudere un accordo, ciascuna donna può fare
accordi o coppia anche con tre uomini, perché questa è matematica.
E' matematica. Allora io sono per mantenere la doppia preferenza di
genere e per questo ho presentato un sub emendamento
all'emendamento Formica ma sono per introdurre un criterio di
giustizia, sono per introdurre un criterio di parità reale,
altrimenti passa il principio che magari qualche donna, oltre che
brava, anche scaltra, riesce, come è accaduto in molti paesi della
Sicilia, a fare la prima eletta perché riesce a trovare accordi,
come è legittimamente possibile con più uomini.
Oppure accade che a Roma su 48 eletti 24 siano donne. Ma dice a
Roma ha vinto il Movimento Cinque Stelle', dal quale mi differenzia
in Parlamento il fatto che io argomento mentre ricevo soltanto
contumelie, ma questo lo lascio tra parentesi. Ma a Milano, dove il
Movimento Cinque stelle non c'era, abbiamo su 48 eletti 20 donne.
Vi rendete conto che c'è un meccanismo che in qualche modo va
corretto e che noi possiamo correggere con un fatto, con un atto
normativo di giustizia sostanziale?
Io sono per la doppia preferenza di genere, non sono per i
trucchi. Allora qualche collega mi diceva che ci sarà una
difficoltà a fare le liste perché nella realtà siciliana non ci
sono tutte queste donne che si vogliono candidare. Io ho conoscenze
diverse, io ogni qualvolta ho fatto una lista e ne ho fatto
parecchie e soprattutto al comune di Palermo, prima nell'UDC e poi
nel cantiere popolare ho sempre messo in lista tanti consiglieri
comunali, molti li ho votati, alcuni li ho pure fatti consiglieri
comunali con l'appoggio dei miei amici, di coloro che facevano
parte di un gruppo, di una comunità politica che seguiva questo
tipo di presenza in politica, appunto prima nell'UDC e poi nel
cantiere popolare e vi devo dire che io invece riscontro oggi molto
più nelle donne che negli uomini un interesse a fare politica
attiva. Allora, concludo. Noi vogliamo tutelare le donne ma non può
essere una riserva indiana per un verso, non vorrei che ci
trovassimo da qua a qualche anno a tutelare gli uomini. Allora
dobbiamo trovare un correttivo la doppia preferenza di genere mi
trova assolutamente d'accordo, dobbiamo mettere però sulla linea
della partenza e non solo su quella del traguardo, una forma di
parità come la mettiamo assicurando che nella stessa lista vi sia
un numero uguale di candidati tra uomini e donne.
Il subemendamento A.14.1 all'emendamento Formica, in buona
sostanza, finisce per modificare l'eliminazione della doppia
preferenza di genere, facendo mio un principio dell'onorevole
Formica che era quello dell'alternanza, o comunque della
compresenza alla pari tra uomini e donne. E' chiaro che nei comuni,
mi rivolgo al Presidente ed agli uffici, qualora vi dovesse essere
un numero di consiglieri comunali dispari, il meccanismo
dell'alternanza garantirebbe, comunque, una parità sostanziale con
la differenza necessaria di uno, tra uomini e donne, ma questo è un
fatto che si può prevedere.
Signor Presidente, quindi, chiedo che il mio subemendamento, nei
termini che ho esposto, venga messo ai voti.
FOTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio Gruppo
parlamentare, attraverso l'emendamento A8, intitolato Voto di
preferenza , ha senza dubbio dimostrato la propria coerenza su una
tematica molto delicata che, da parecchio tempo, ha preso il
dibattito sia in commissione che in Aula.
Tengo a dire che questa soluzione, questo artifizio che si è
voluto inserire nella legge, ossia quello della doppia preferenza
di genere, a mio modo di vedere, a nostro modo di vedere, è
qualcosa che funge da specchietto per le allodole.
Sembra che l'Assemblea regionale ha voluto dare pari dignità alle
donne, ha voluto concedere chissà quale grazia e questo, devo dire,
da donna, mi offendo profondamente.
Signor Presidente, dico questo, questa è un'offesa alle donne,
perché questa Assemblea regionale dovrebbe ricordarsi, come prima
ha ricordato il Presidente ma in maniera incompiuta, che è vero, la
Costituzione dice che è compito della Repubblica, in questo caso
dell'Assemblea, ci dovremmo provare a rimuovere quegli ostacoli,
quelle barriere mentali, quegli impedimenti che non permettono alla
persona di potersi realizzare pienamente, liberamente. Di potere
trovare uno spazio dove realizzare se stesso, pienamente nei valori
che porta dentro, per quello che rappresenta, per tutto quello che,
con il proprio contributo intellettuale, può dare e può contribuire
al miglioramento della società e, prima ancora, alla realizzazione
di se stesso.
Signor Presidente, qualcuno ha voluto fare passare l'idea che
questa introduzione, questa sofisticazione, questo artifizio
dovesse aiutare le donne a realizzare se stesse ed entrare in
politica, diventare rappresentative.
Bene, l'Assemblea dovrebbe rendersi conto del gravissimo gap che,
purtroppo, pesa sulle donne siciliane, ma anche sugli uomini,
purtroppo, ma qui si sta parlando di donne.
Non nascondiamoci dietro a nulla, perché, ogni volta che non si ha
il tempo pieno a scuola, signor Presidente, il tempo prolungato, si
impedisce alla donna di coltivare ed intraprendere una carriera
politica o professionale. Ogni volta che non vengono rispettate le
leggi che riguardano gli asili aziendali e non si permette alla
donna di realizzare pienamente se stessa, né sul lavoro, né nella
vita politica. Ogni volta che attraverso le norme che vengono
approvate qui in questa Regione, non si tiene conto, io voglio
ricordare anche in ambienti come questo per le giovani donne non è
semplice portare avanti la gravidanza, e ancora di più avere il
proprio bambino vicino durante il periodo dell'allattamento, anche
questi sono fattori che impediscono alla donna di avere una piena
realizzazione nel lavoro e nella politica.
E allora, Presidente, avete inserito un correttivo, e ora
addirittura, per andare a porre rimedio ad una toppa, ad un rimedio
che era peggio del danno, si vuole introdurre un'altra
sofisticazione, che è quella dell'obbligo dell'equilibrio tra i due
generi anche nella composizione e nella lista.
Questa è una degenerazione vera e propria, che non ci porterà da
nessuna parte, e ci porterà la prossima volta a dovere introdurre
un altro correttivo. La grande preoccupazione che abbiamo sempre
manifestato e che anche il Presidente Crocetta ha un attimino
sfiorato, è stata quella del controllo del voto. Però non la
possiamo risolvere in maniera superficiale, dicendo che ci sono
tanti altri modi per controllare il voto, noi volevamo costruire
anche una certa libertà di espressione nel voto attraverso il
seggio unico, attraverso l'eliminazione della tendina, perché noi
sappiamo quanto sia costrittivo questo metodo, perché molte persone
vengono circuite, e vengono indotte a fare la foto del voto, oppure
ci sono tutti coloro che controllano i voti seggio per seggio.
Ed allora, signor Presidente, questa trasparenza, questa libertà
di voto, non si esprime neanche in questo modo, e poi le storture,
noi sappiamo bene che nella scheda, quando si presenta il primo
nome del candidato, ad esempio di sesso maschile o femminile, il
secondo nome anche se un nome fuori lista, si prevede la
cancellazione, l'annullamento della scheda, non si prevede il
cancellamento, si prevede solo che il secondo voto non sia valido,
ed anche questa è una stortura che andava corretta, e di certo non
è attraverso il voto di genere che raggiungeremo la trasparenza,
l'equilibrio, o che concederemo quasi fosse un elemosina la parità
di genere alle donne.
Ho sentito in questi giorni parecchi malumori nei corridoi e in
Commissione qualche collega ha detto di non essere d'accordo sul
voto di genere, però oramai l'abbiamo dato, come facciamo? Allora,
io mi rivolgo al Parlamento, cioè non possiamo pensare ad una
società più evoluta, più dinamica, più partecipativa per le donne
attraverso questi mezzucci, perché questi sono dei mezzucci che
stanno scontentando anche i consigli comunali. Gli stessi colleghi
deputati hanno detto che non è una soluzione, ed allora facciamo
uno slancio in avanti, a dirlo siamo noi ,abbiamo dimostrato nei
fatti come non c'è alcuna limitazione alla possibilità di dare
spazio alle donne, candidarle, votarle, eleggerle, ma senza questo
voler dopare, snaturare la natura del voto, attraverso questo
articolo stiamo andando ancora a limitare, a ingessare una legge
che veramente è già di suo è mortificante, ma che così sta
veramente appiattendosi su temi veramente squallidi, e che tendono
magari a esaltare le masse, ma che poi trovano, deformano la
volontà popolare.
RAIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, io credo
che stiamo facendo un dibattito importante, e per alcuni aspetti
questo dibattito richiama molto quello che abbiamo fatto
nell'aprile del 2013, quando in quella seduta parlammo di inserire
la doppia preferenza di genere nella nostra regione. E la doppia
preferenza di genere, quella volta, grazie alla sensibilità e alla
lungimiranza di tanti deputati regionali di quest'Aula, per fortuna
passò. Ed al primo turno elettorale nel maggio del 2013, i primi
consigli che andarono al voto, videro tantissime donne elette
consiglieri comunali ed è stato per questa regione un fatto
certamente importante, perché siamo state una delle regioni
d'Italia ad aver approvato la legge sulla doppia preferenza di
genere. Consideriamo che la legge nazionale 215, approvata nel
2012, qualche mese prima, già prevedeva l'equilibrio di genere
nelle liste e prevedeva anche la doppia preferenza. Quindi, ogni
regione si poteva autodeterminare.
Per la prima volta la nostra regione è stata una di quelle che,
grazie ai disegni di legge fatti in Parlamento, compreso il mio e
di tanti altri colleghi, non ha girato lo sguardo indietro, ma è
andata avanti. Io credo che la nostra regione deve porre in essere
un'azione non di retroguardia, ma deve guardare avanti. Non
dimentichiamo neanche che a livello nazionale, oltre alla legge
215, approvata nel 2012, c'è anche la legge n. 52, approvata nel
2015, che prevede persino la doppia preferenza nei consigli
regionali, cioè è già assodato, non solo attraverso leggi
nazionali, ma anche attraverso la Costituzione, che la parità di
genere va praticata in ogni luogo.
Per questo sono contraria, assolutamente contraria,
all'emendamento A.14 dell'onorevole Formica, perché non si può
pensare di tornare indietro nel tempo e, soprattutto, non si può
cambiare una norma approvata meno di due anni fa per rimettere
tutto in discussione. Certamente è uno strumento a mio avviso di
democrazia paritaria importante e non può essere che in quest'Aula
e da questo pulpito qualcuno pensi che la doppia preferenza di
genere fa entrare cose, scambi e quant'altro, o controllo di voto
che comunque, a mio modesto avviso, non può esistere.
C'è un problema di cultura anche della democrazia, c'è un problema
di cultura del voto che noi dobbiamo sempre di più inculcare nella
nostra regione, cosa che difficilmente avviene.
L'emendamento presentato dall'onorevole Coltraro è diverso.
Allora, io penso una cosa, io sono perché resti la doppia
preferenza di genere, così come noi l'aveva pensata nel 2013. Il
punto è questo: noi dobbiamo sì parlare di equilibrio di genere, se
parliamo di equilibrio di genere nella lista, così come pensa
l'onorevole Coltraro, ma l'equilibrio di genere, la rappresentanza
di genere, non deve essere solo nella lista ma deve essere
all'interno delle istituzioni.
Questo è un primo fatto, perché ai nastri di partenza, quando tu
presenti una lista al 50 per cento devi, in qualche modo - a mio
avviso anche sbagliato andando a riprendere invece i due terzi -
andare a fare una lista equilibrata al cinquanta e cinquanta. Da un
lato può essere positivo perché si introduce un livello culturale
diverso, un equilibrio nella nostra Regione, ma dall'altro lato mi
preoccupa perché quello che si diceva e quello che si dice anche
oggi è: si può trovare, soprattutto nelle grandi città, tante donne
candidate nelle liste? Ma questo già c'è. Con la doppia preferenza
di genere e con la legge votata nel 2013 la possibilità di avere
liste al 50 per cento c'è e c'è tutta perché l'altro sesso non può
superare i due terzi.
Ai nastri di partenza in fondo si da, in qualche modo, alle donne
una possibilità per arrivare e per rappresentare le istanze dei
singoli consiglieri comunali all'interno delle istituzioni. Qui si
tratta di pari opportunità perché non c'è dubbio che le pari
opportunità nella nostra Regione, soprattutto per quanto riguarda
la politica, non esistono. Quindi a me convince poco di avere una
lista al 50 per cento, donne e uomini, perché non è la stessa cosa,
perché noi dobbiamo arrivare al traguardo.
Il traguardo, per quanto mi riguarda, è far sì che all'interno
delle istituzioni locali vi siano quante più donne possibili, tutto
il resto credo che sia una discussione che non porta da nessuna
parte, certamente noi la legge la dobbiamo difendere e dobbiamo
difendere il doppio voto di preferenza perché questo non farebbe
tornare la nostra Regione indietro nel tempo, mentre dobbiamo
sempre di più guardare avanti.
CAPPELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cittadini, il mio
intervento lo voglio dedicare a tutte le ragazze del Gruppo
parlamentare del Movimento Cinque Stelle che è il Gruppo che
contiene il numero maggiore di donne che sono state elette in un
momento storico in cui il doppio voto di genere non c'era e che per
dirla tutta non c'è all'Assemblea Regionale Siciliana la legge del
voto nemmeno adesso. A differenza di tutti i partiti politici in
quest'Aula nessun partito è riuscito a fare eleggere lo stesso
numero di donne e, a dirla tutta, non abbiamo voluto neanche noi
perché è stata la volontà degli elettori siciliani a determinare il
fatto che per esempio gli onorevoli Angela Foti e Valentina Palmeri
sono state le donne più elette col numero maggiore di preferenze
del Movimento Cinque Stelle, una nella provincia di Catania e
l'altra nella provincia di Trapani.
Mi chiedo cui prodest questa discussione? Perché volete
istituzionalizzare il cambiamento se il cambiamento è già presente
nella società e si chiama Movimento Cinque Stelle? Altrimenti non
si spiega perché questo numero così elevato di donne non è
presente, nonostante il doppio voto di genere, nelle liste dei
partiti politici che sono rappresentati in quest'Aula.
Vi dico di più Noi del Movimento Cinque Stelle, a breve, dovremo
istituire le quote azzurre perché, il numero di donne elette
nell'ambito del nostro Movimento, super di gran lunga il numero
degli eletti uomini.
E questo, ribadisco, non lo abbiamo stabilito noi, come state
facendo voi, con queste micro riunioni, con operazioni di
architettura politica che sono anni luce distanti da quello che i
cittadini vogliono. Lo ha determinato solo ed unicamente la volontà
del popolo siciliano. E allora, noi eravamo, noi siamo e noi saremo
sempre contro queste riserve indiane che avete voluto voi.
Le donne non sono una cosa diversa dagli uomini. Le donne hanno
pari dignità degli uomini e basta, come è stato detto da questo
scranno, candidarle e vedrete che, se candidate, saranno allo
stesso modo elette.
Poi volevo dire una cosa ai rappresentanti del Partito
Democratico. La forma, a volte, è anche sostanza ed io vorrei
spiegata, da voi, una cosa. Voi, che difendete questa parità di
genere, mi dovete spiegare perché, a Bronte, un sindaco del Partito
Democratico, Graziano Caranna, ha costituito una Giunta monocolore
di uomini e nessuno di voi ha alzato un dito per fare rispettare la
legge.
Quindi, noi abbiamo un comune del Partito Democratico in cui una
Giunta è composta integralmente da uomini, e poi noi, qui, dobbiamo
sentirci ore, ore e ore di dibattito sulla parità di genere Questa
è una cosa vergognosa e, al mio paese, si chiama ipocrisia. Basta
che facciamo una legge, poi quello che succede negli enti locali
non è più affare vostro, e questo non è tollerabile.
Noi siamo contro le vostre idee, ma quando queste diventano legge
noi siamo per il rispetto della legge e la legge va rispettata, e
questo Governo deve farla rispettare, e quest'assessore deve farla
rispettare. Questo Parlamento deve imporre il rispetto della legge.
E allora, noi voteremo contro la doppia preferenza di genere e,
quindi, voteremo a favore dell'emendamento che la esclude, perché
siamo convinti che per garantire la pari dignità tra uomo e donna,
basti candidare le donne e lasciare la parola, sulla base di
programmi e di idee, al corpo elettorale, al popolo che è sovrano e
stabilirà lui ciò che è meglio per noi
SUDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi intervengo perché,
poche volte come oggi, mi vergogno di essere in questo Parlamento.
Mi vergogno di essere in questo Parlamento perché, i miei colleghi
si ricorderanno che io ero tra coloro che non era d'accordo
all'inserimento della preferenza di genere nella legge elettorale.
E' passato un po' di tempo, e mi sono resa conto che avevo torto,
perché, effettivamente, inserendo la preferenza di genere nei
consigli comunali, oggi ci sono molte più donne rispetto al
passato. Quindi penso che, anche quando uno sbaglia lo deve
ammettere pubblicamente. Io sono pronta ad ammetterlo.
Mi vergogno perché ho sentito parlare di mafia, di voto di scambio
sulla preferenza di genere. Mi vergogno perché c'è una maggioranza
che, in quest'ora, tratta sulla preferenza di genere. Questa
maggioranza ha siglato un accordo. Ha votato tutto Io chiedo alla
mia maggioranza di non traballare, di non mettersi a trattare sulle
liste al cinquanta per cento Perché, la lista al cinquanta per
cento non è più il voto di genere. Viene automaticamente eliminato,
con la lista al cinquanta per cento.
Allora, io chiedo alla mia maggioranza di votare il voto di genere
senza più fare spallucce. Il Movimento Cinque Stelle parla di
scambio di voti col voto di genere. E' vero che in Sicilia c'è un
problema di welfare, c'è un problema di assistenza alla famiglia e
alle donne, e per questo non possono fare politica, ma è anche vero
- non mi ero posta il problema perché non mi sono mai sentita
discriminata - ho fatto il consigliere comunale, faccio il deputato
regionale con i miei voti e non prendo i voti perché segnano
Movimento Cinque Stelle e le donne vengono elette senza prendere
voti propri.
E' troppo facile parlare con un simbolo che prende voti da solo,
cari colleghi del Movimento Cinque Stelle.
Dico alla mia maggioranza, ve lo dice una donna che non voleva il
voto di genere e che oggi invece sostiene essere una cosa giusta,
di votare il voto di genere.
Si vergognino tutti coloro che hanno parlato di mafia o di voto di
scambio sul voto di genere.
MAGGIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGGIO. Signor Presidente, vorrei che i colleghi si soffermassero
a riflettere. Il dibattito è centrato come se stessimo qui a
rivendicare una parità che invece siamo riusciti ad avere due anni
fa con legge.
La richiesta è quella di mantenerla, è quella di non fare in modo
che questo Parlamento sia segnato, ancora una volta, con delle
scelte sbagliate a livello nazionale.
Ciò darebbe un segno assolutamente negativo perché sarebbe davvero
specioso oggi, dopo che due anni fa siamo riusciti in tempi utili a
fare in modo che la Sicilia stesse al pari delle altre Regioni,
adesso invece in presenza di una normativa nazionale che è molto ma
molto più avanzata che noi tornassimo indietro.
Dico pertanto ai colleghi di riflettere. Sento che forse c'è
dentro una grande preoccupazione che riguarda i risultati avuti con
le ultime competizioni elettorali. Questo non è possibile
Se abbiamo tutti quanti coscienza che c'è necessità, per svariati
motivi, di fare in modo che anche nelle competizioni elettorali si
parta non con un concetto di parità, non è il problema la parità,
ma di pari opportunità.
C'è infatti una condizione svantaggiata che dobbiamo recuperare.
La condizione svantaggiata è che molto spesso le donne non vengono
messe in lista.
L'obiettivo che dobbiamo cogliere è questo, che le donne vengano
messe in lista, così come le donne devono essere presenti e
rappresentate nei consigli di amministrazione, dentro le giunte.
Dobbiamo fare in modo che le donne possano utilmente, onorevole
Ciancio, decidere anche delle politiche che le riguardano perch��
finora la scelta di queste politiche è stata demandata agli uomini.
L'obiettivo è questo
Non vorrei stasera uscire da qui non votando questa legge, se
fosse abrogata la doppia preferenza di genere.
Questa è la scelta che compirò perché non può, da parte mia,
essere dentro coloro che nel bene o nel male - magari con un voto
segreto - si annacqua e non c'è consapevolezza da parte degli altri
che mai mi metterò nelle condizioni di essere tra quelli che hanno
determinato un numero legale per l'approvazione di una legge che
considero uno sfregio e che considero oltraggio a questo Parlamento
nei confronti di tutto il Paese.
FERRERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRERI. Signor Presidente, Governo, cittadini, trovo
profondamente offensiva la legge che c'è adesso. Lo dico da donna,
perché non abbiamo bisogno di una legge fatta e cucita addosso a
noi per essere votati.
E' un problema vostro, è un problema di partito se non vengono
elette le donne.
Fatevi una bella conferenza, una bella convention, riunitevi fra
voi e non impegnate più il Parlamento con queste cose.
Il Movimento Cinque Stelle ne è l'esempio. Non abbiamo bisogno di
una legge per essere eletti.
Abbiamo bisogno di servizi - parlo da donna e da mamma - abbiamo
bisogno di servizi che ci aiutino a badare ai nostri figli, che ci
aiutino ad essere delle donne in carriera e in politica.
Non abbiamo bisogno di una legge cucita addosso alle donne. Questo
lo dico e lo ribadisco, perché poi passiamo per quelli che siamo
al contrario . Questa è una legge sessista, in questo Parlamento,
e nel 2016 i cittadini sanno ben scegliere chi e cosa votare,
quindi vi ringrazio.
CIRONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,
intervengo per ricordare a questa Assemblea che questa Assemblea
stessa ha una storia piena di impegno a favore della presenza delle
donne dentro le istituzioni, che non è una storia recente.
Quando si viene a parlare da questi scranni, rivendicando le
magnifiche e progressive sorti di movimenti nati l'altro ieri, si
dimentica ciò che c'è stato prima, ciò che c'è stato durante tanti
anni di impegno, che non sono stati solo dei partiti o delle donne
dei partiti, ma sono stati dei movimenti e delle associazioni, e
straordinariamente, in questa Assemblea, ha avuto allocazione per
mesi e mesi di lungo lavoro in modo trasversale, unendo partiti,
organizzazioni sindacali e associazioni.
Stasera e da diversi giorni in quest'Aula, alcune di queste
associazioni hanno seguito i nostri lavori, perché questi lavori
appartengono alla storia delle donne siciliane, non sono
estrapolate, non sono storie di ceto politico, non sono storie
calate dall'alto, ebbene questa storia è di questa Assemblea.
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
(Assume la Presidenza il Presidente Ardizzone)
CIRONE. Voglio ricordare che alcuni anni fa, per mesi e mesi, in
Sala Rossa, oggi Sala Pio La Torre, un tavolo regionale delle donne
ospitato da quest'Assemblea si riunì, e da quel tavolo nacquero una
serie di progettualità che divennero anche legislazione regionale.
Infatti, la legge elettorale per mezzo della quale molte di noi
sono state elette, nasce da quel lavoro comune che vide uomini e
donne accanto, uomini e donne di diverse estrazioni politiche, da
cui emerse anche una legislazione regionale estremamente
significativa e, se mi consentite, persino anticipatrice di quello
che oggi è accaduto a livello nazionale.
Qui si viene a recitare una brutta storia. Una brutta storia di
cortile, nelle quali alcune donne ritengono di avere raggiunto il
palmares della vittoria solo perché hanno trovato chi aveva per
loro preparato bene questo terreno, e siamo ben felici di poter
dire che oggi questa Assemblea ha finalmente un numero di donne che
non ha mai avuto nei suoi 70 anni precedenti.
Pensate che in 70 anni di storia di questa Assemblea solo 40
parlamentari (comprese le 15 di questa legislatura) hanno potuto
sedere su questi scranni. Credete che questo sia un errore della
storia? Pensate che questa sia una mancanza di coraggio, di abilità
o di capacità delle donne?
No, questo è il frutto di stereotipi, di pregiudizi, di
discriminazioni che vi sono stati e vi continuano ad essere, tanto
è che noi ancora oggi, e lo facciamo con grande determinazione, non
pensando a noi, a ciascuna di noi, ma pensando a tutte coloro che
aspirano a prendere parte alla vita pubblica della nostra Regione,
vogliamo dare spazio, e l'abbiamo fatto con una norma che è
straordinariamente rispettosa dei valori della democrazia.
Altro che espedienti, altro che trucchi, onorevole Foti. Altro che
strumentini da quattro soldi. Noi abbiamo messo in atto in questa
Assemblea regionale, soltanto un paio di anni fa, una norma che
volontariamente l'elettore o l'elettrice utilizza per esprimere la
propria volontà di mandare in Parlamento un uomo e una donna,
qualora questo fosse gradito.
Queste si chiamano - ma chi ha cultura democratica recente non può
ricordarselo - azioni positive . Devono avere una transitorietà,
io di questo sono assolutamente consapevole. Non possono durare per
sempre. Devono consentire un ingresso, dopodiché, donne e uomini,
potranno costruire una democrazia più avanzata, perché impareranno
a ragionare insieme per i migliori destini della propria comunità.
Questa Assemblea ha fatto un grande passo avanti. Oggi pensiamo
che essa debba fare un passo indietro? Vogliamo scrivere un
trattato, una teoria del gambero? Di quella che nel 2013 lancia
avanti la propria testa e nel 2016 invece arretra? Non credo che
questo possa essere gradito all'onorevole Formica e ai miei
colleghi.
Noi abbiamo tutti una concezione avanzata di questa Istituzione
autonomistica che abbiamo il dovere di difendere. E lo dico anche a
coloro i quali, da scranni diversi - dalla destra, dal centro oltre
che dalla sinistra - hanno collaborato all'addivenire di una fase
democratica più avanzata.
Voglio dire al Movimento Cinque Stelle che partecipai con molto
piacere ad una loro iniziativa, all'inizio di questa avventura
parlamentare. L'iniziativa si intitolava Sesta Stella . Mi
incuriosì. Seppi che - andando a quel Convegno - il Movimento
Cinque Stelle, le donne del Movimento Cinque Stelle, non si
accontentavano di cinque stelle. Ne avevano aggiunta una perché
pensavano di dover incidere, con la propria autonomia, con la
propria identità, con la propria progettualità, al progetto più
complessivo. Non dividevano l'esistente ma aggiungevano. Era il
segnale che anche dentro quel Movimento vi è chi pensa di dovere
dare spazio alle donne e non fregiarsi di inutili titoli di merito
che in questa Aula non possono essere meritati.
LA ROCCA CLAUDIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA ROCCA CLAUDIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, tengo a
precisare una cosa molto importante, ovvero che oggi non siamo
divisi in due parti, cioè chi vuole le donne in politica e chi non
vuole le donne in politica. Credo che l'obiettivo sia comune.
Ci vogliono più donne in politica perché i numeri dei Parlamenti,
sia il Parlamento regionale che nazionale, parlano chiaro. Il
problema sta nel metodo, nel come arrivare all'obiettivo. E come
già stato detto, il mio Gruppo parlamentare non ritiene opportuna
la doppia preferenza di genere.
Come già stato detto, il Movimento Cinque Stelle è la prova
esistente e reale che le donne vengono candidate e vengono elette.
Io e le mie colleghe siamo state le più elette in tutte le
province. Quindi non proveniamo da un listino, siamo state elette
con le preferenze e siamo state le più votate. E inoltre abbiamo
ben tre sindaci donna. Credo che questo sia la prova che la gente
vuole votare le donne. Allora candidiamole ma, soprattutto,
diamogliene la possibilità.
Per chi vuole aspirare alla vita pubblica, come diceva l'onorevole
Cirone, basta dare alle donne la possibilità di portare avanti
delle politiche che diano la possibilità alle donne di partecipare.
Penso alle madri. Se io fossi una madre, ci penserei dieci volte
prima di candidarmi, perché la società non mi dà modo di gestire la
mia vita familiare e la mia vita politica. Infatti, io provo
profonda ammirazione per le mie colleghe che sono madri e che sono
riuscite, anche con bambini piccoli, a portare avanti questo
impegno, perché non è una cosa facile.
Quindi, lo ripeto, il punto è sul metodo, su come arrivare
all'obiettivo. Inoltre, l'onorevole Maggio ha detto un'altra cosa
importante, se non ho capito male: nei partiti, il problema parte
dai partiti perché non candidano le donne.
Quindi, io mi chiedo qual è la ratio di questa norma, ovvero i
partiti chiedono che venga approvata una legge per essere obbligati
a fare una cosa che potrebbero fare a prescindere. Se il problema
sta dentro i partiti, nel fatto che non viene dato spazio alle
donne, nel fatto che la politica è prevalentemente maschilista,
allora questo problema è un problema di tipo culturale e, quindi,
con la cultura va risolto.
Infine vi dico come donna di non strumentalizzare il problema
esistente delle donne in politica perché esiste, ma va risolto in
un altro metodo, ripeto, con delle politiche adeguate e con una
politica ed un sistema partito veramente aperto alle donne.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, il mio è solo un intervento tecnico,
anche perché avevo capito che avesse dato un'impostazione diversa
al dibattito che, effettivamente, potevano intervenire solo i
presentatori degli emendamenti. E in quanto subemendamento tecnico
facciamo un riferimento al subemendamento presentato prima dal
collega Cordaro che esprime esattamente quel sistema di
contraddizioni a cui facevamo riferimento, a cui facciamo
riferimento da due giorni.
Il subemendamento cui faccio riferimento prevede che si possano
presentare le liste con una presenza femminile al 50 per cento con
i Comuni con popolazione superiore a 15 mila abitanti e poi dice:
Sper i Comuni con popolazione fino a 15 mila abitanti .
Intanto, questo subemendamento così com'è - lo chiedo anche
all'onorevole Cordaro - non è chiaro. Probabilmente, vuole fare
riferimento - così come noi indichiamo con tre puntini di
sospensione - alla legge 35 del 97, ovvero all'articolo 1 bis, che
prevede i due terzi solo per i Comuni con popolazione inferiore a
15 mila abitanti. Ma se così dovesse essere, come ho compreso,
onorevole Cordaro, a questo punto noi avremo due sistemi
differenti: uno per i Comuni con popolazione superiore a 15 mila
abitanti, dove manterremmo la lista con una presenza al 50 per
cento di uomini e donne, ed un altro - invece - per i Comuni sotto
i 15 mila abitanti.
E' chiaro che questo sistema in qualche modo ci lascia perplessi.
Quindi, se, per favore, fosse possibile spiegarlo meglio perché da
questo punto di vista ci sembra che stiamo scivolando in una serie
di contraddizioni.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento A14 1R, a firma
dell'onorevole Cordaro. Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario a
maggioranza.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento A14. Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario a
maggioranza.
GRECO GIOVANNI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A14
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento A14.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 70
Maggioranza 36
Favorevoli 33
Contrari 36
Astenuti 1
(Non è approvato)
Gli emendamenti A11, A7, A1 e A2 sono preclusi.
Si passa all'emendamento A17, degli onorevoli Milazzo Antonella ed
altri.
MILAZZO ANTONELLA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'emendamento A10 è inammissibile.
L'emendamento A8 è assorbito perché è identico all'emendamento
A14.
L'emendamento A3 è inammissibile perché è normativa nazionale.
Si passa all'emendamento A4, seggio unico per lo scrutinio, a
firma degli onorevoli Cancelleri ed altri. Il parere della
Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e le funzioni
pubbliche. Contrario.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi io prima di fare
l'intervento volevo un chiarimento. L'emendamento A3 si riferisce
ad una legge regionale che recepisce un testo unico. In fase di
recepimento e successive anche modificazioni che abbiamo fatto nel
corso degli anni siamo intervenuti, per cui io non credo che questo
emendamento sia inammissibile perché riguarda la normativa
nazionale perché in realtà noi con quella legge regionale abbiamo
deciso di fare alcune variazioni al testo unico nazionale. Io le
chiederei se può fare l'approfondimento con gli Uffici e, magari,
reinserirla nella votazione successiva.
PRESIDENTE. Tutta la normativa che riguarda la votazione, come
sono composti i seggi è tutta nazionale.
CANCELLERI. Ma noi abbiamo fatto delle modifiche a quel testo con
legge regionale.
Non ci appendiamo ai lampadari però era per fare questa
annotazione. Se lo volete verificare, per carità
Anche qui, invece Presidente, sull'emendamento A4 che in soldoni -
lo spiego ai colleghi molto velocemente - istituisce, pur lasciando
la possibilità, lasciando il mondo com'è, di andare a votare nelle
sezioni divise per come sono oggi, prevede la possibilità invece di
fare lo spoglio a sezioni uniche o unificate. Uniche nei paesi
sotto i 5 mila o i 10 mila abitanti dove andiamo ad unificare un
tot di sezioni e, quindi, rendiamo impossibile andare a recuperare
la sezione nella quale abbiamo votato e dunque è una norma a
contrasto del voto di scambio, chiaramente. Sezioni unificate nelle
città sopra i 10 mila abitanti dove prevediamo di accorpare una
serie di sezioni fino ad arrivare un numero tale di votanti, deve
prevedere l'utilizzo della polizia municipale, prevede l'utilizzo
delle forze dell'ordine in questo caso per il trasporto e ogni
comune deve adibire uno spazio che deve essere individuato in
maniera antecedente rispetto alla data delle elezioni per potere
effettuare lo spoglio che viene fatto dai Presidenti delle sezioni
che vengono accorpate.
Questo è il testo dell'emendamento. Io ancora una volta sottolineo
come il Presidente della Regione, prima di andare a fare la
comparsata televisiva che farà perdere al partito democratico tra i
200 e i 250 mila voti stasera attraverso la sua presenza a La7
in onda alle ore 20.30; lo seguiremo tutti come momento goliardico
della nostra presenza istituzionale all'interno della televisione
nazionale. Prima di andare via, aveva detto che lui anzi era pronto
a fare una legge che potesse recepire la sezione unica di spoglio
e, poi, l'Assessore, che è seduto, praticamente, una sedia accanto,
dice: parere contrario .
Questo è, purtroppo, il Governo con il quale dobbiamo, ogni
giorno, sederci, qui, in Aula, confrontarci e portare avanti
discussioni.
Una legge, ancora una volta, lo ribadisco, elettorale, fatta al 9
di agosto, mentre i cittadini siciliani, fuori, stanno chiedendo
pane, lavoro, sviluppo economico, risorse, pagamento degli stipendi
arretrati e noi siamo ancora qua a decidere se dobbiamo o non
dobbiamo fare il ballottaggio, il 40 per cento, il 50 per cento, la
doppia preferenza di genere e tutto quanto il resto.
Ai cittadini siciliani, ovviamente, il Partito democratico darà
una ricetta su come cucinare il ballottaggio, il 40 per cento, il
50 per cento e tutto quanto, perché oggi è quello che gli stiamo
dicendo. Il Partito democratico, nella pentola ai siciliani ci sta
mettendo la legge elettorale. E' questa la loro ricetta contro
questo momento di grande crisi per la nostra Regione.
FOTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. No, onorevole Foti, lei è già intervenuta. Lei è
intervenuta su altro, due volte. L'onorevole Cancelleri era
firmatario dell'emendamento.
MUSUMECI. Signor Presidente, io ho presentato un emendamento
analogo. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, ho
presentato un apposito emendamento, assieme ai colleghi di Gruppo,
emendamento finalizzato a perseguire due obiettivi di trasparenza e
di legalità nell'espletamento delle operazioni di scrutinio,
scrutinio dei voti per le elezioni comunali.
Credo, signor Presidente, che questo tema sia sfuggito alla serena
valutazione del Governo Crocetta, se è vero che lo stesso
governatore, pochi minuti fa, ha ribadito la volontà di dovere e di
potere procedere all'istituzione del seggio unico per le operazioni
di spoglio.
Mi consenta di dire, signor Presidente che, al di là delle
valutazioni che questa Presidenza ha ritenuto di esprimere, il tema
del quale stiamo parlando merita particolare attenzione e sarebbe
bene che l'Aula lo potesse affrontare in un contesto, magari, più
idoneo.
Nel marzo del 2014, il nostro Gruppo parlamentare ha presentato un
disegno di legge, appunto, sulla trasparenza delle operazioni di
voto.
Ed è stato il tema richiamato, seppure marginalmente, nel corso
degli interventi che hanno caratterizzato il dibattito sulla doppia
preferenza di genere.
Restano forti dubbi, com'è noto, sulla segretezza del voto,
sull'imparzialità dei componenti delle sezioni elettorali, sulla
pubblicizzazione delle operazioni di scrutinio, specie in alcune
aree di periferia nelle grandi città.
In buona sostanza, l'emendamento punta ad istituire un unico
scrutinio almeno per ogni 8 sezioni elettorali, un'unica sezione,
un'unica urna per ogni raggruppamento di seggi.
L'appartenenza della sezione al raggruppamento viene sorteggiata
alcune ore prima della chiusura delle operazioni di voto a cura del
Segretario generale. L'operazione di scrutinio viene resa visibile
in diretta streaming attraverso il sito internet ufficiale del
comune, ogni elettore può visionare le schede dichiarate bianche o
nulle entro 3 giorni dalla conclusione delle operazioni di voto, e
quando si rende necessaria la sostituzione dei componenti di
seggio, il sindaco invece di utilizzare l'ampia facoltà
discrezionale che la legge e la norma regolamentare consentono,
almeno quello vigente, dovrebbe utilizzare un apposito albo che
viene aggiornato annualmente in ogni comune.
Infine, signor Presidente, nella nostra proposta introduciamo un
elemento significativo, credo, che dovrebbe coinvolgere tutti i
componenti di questa Assemblea: accertare i requisiti soggettivi di
ogni componente le sezioni elettorali.
Non so nelle altre città, e non mi faccio certamente illusioni, ma
nella città di Catania che è quella che maggiormente conosco,
durante le operazioni di voto e durante le operazioni di scrutinio,
facce poco rassicuranti, soggetti pregiudicati e parenti di
mafiosi, stazionano davanti i seggi elettorali o all'interno delle
stanze in cui si effettua l'operazione di scrutinio, incutendo
paura ed esercitando una indiretta spesso, e qualche volta anche
diretta, operazione di condizionamento psicologico.
Io credo, signor Presidente, signori del Governo e colleghi
deputati, che noi abbiamo il dovere di introdurre una norma che
accerti i requisiti di imparzialità, come dice la legge, dei
componenti il seggio elettorale, ogni nominato subito dopo la
nomina deve dichiarare davanti ad un pubblico ufficiale, di non
essere stato raggiunto da nessuna informazione di garanzia per
reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, di non essere
stato proposto per alcuna misura preventiva, e che nè il coniuge o
convivente, nè altri componenti il nucleo familiare siano stati
condannati per reati associativi.
Se vogliamo garantire un'operazione di voto e di scrutinio con
assoluta serenità e in un contesto idoneo ad esprimere il giudizio
sulla validità del voto e, quindi, sulla validità della scheda, noi
abbiamo il dovere, signor Presidente, di liberare finalmente i
seggi elettorali dalla presenza di tanti bravi di manzoniana
memoria.
Io credo che questo tema possa e debba essere affrontato perché
interessa tutti i Gruppi parlamentari e lo spirito del nostro
emendamento, dell'A16, si muove proprio nella circostanza di dover
rendere trasparente e legale l'operazione di scrutinio, attraverso
le norme che ho appena accennato e che possono essere affidate ad
un apposito regolamento come norma secondaria, per potere
disciplinare con assoluta serenità una esigenza che ritengo sia
largamente condivisa almeno da chi fa politica con grande onestà.
PRESIDENTE. Una precisazione, sull'emendamento A.4. Negli
interventi, a meno che non abbia capito male io, si è fatto
riferimento ad un sistema unico di scrutinio; in realtà, non è così
perché al comma 16 è presente la sezione elettorale unica, procede
alla verifica nelle singole sezioni. Questo per chiarimento.
Così come, in ordine all'intervento, per sapere cosa votiamo noi,
condivisibile, dell'onorevole Musumeci, supera questo argomento
perché lo precisa: più che sezione elettorale unica parla di un
solo punto di scrutinio. Però, onorevole Musumeci, mi permetta di
dire che per quanto riguarda l'altra esigenza condivisibile, da lei
manifestata, non fa parte dell'emendamento e, quindi, dovrebbero
essere oggetto di una successiva discussione o, magari, di una
diversa regolamentazione. Questo per chiarezza. Difatti, questa è
normativa da vedere anche con la normativa nazionale. Capisco
l'esigenza di ciascuno.
Pongo in votazione l'emendamento A.4. Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
ZITO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento A4
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'emendamento A4.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 61
Maggioranza 31
Favorevoli 25
Contrari 35
Astenuti 1
(non è approvato)
Si passa all'emendamento A16 a firma dell'onorevole Musumeci. Il
parere della Commissione?
CASCIO SALVTORE, presidente della Commissione. Contrario
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(non è approvato)
L'emendamento A12 è ritirato.
L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento A6, a firma degli onorevoli Panepinto ed
altri.
PANEPINTO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento A5, a firma degli onorevoli Rinaldi ed
altri Il parere della Commissione?
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Contrario.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, questo emendamento si prefigge di
eliminare il gettone di presenza e introdurre l'indennità a ciascun
consigliere comunale. Lo vorrei leggere perché è molti sintetico ma
è molto chiaro.
L'emendamento recita: Sono apportate le seguenti modifiche:
ciascun consigliere comunale ha diritto su richiesta alla
trasformazione di gettoni di presenza in indennità di funzione il
cui ammontare mensile comunque non può superare l'importo pari al
25 per cento dell'indennità massima prevista per il rispettivo
sindaco che è adeguata alla nuova normativa nazionale sempre che
tale regime di indennità comunque comporti per l'ente pari o minori
oneri finanziari . Quindi, in questo caso, non comporta una
maggiore spesa. Infine Il regolamento di organizzazione e il
funzionamento del consiglio comunale disciplina le modalità per la
corresponsione delle indennità di funzioni e le modalità per la
decurtazione in caso di assenze non giustificate del consigliere
dalle sedute del consiglio comunale e dalle commissioni
consiliari . Cioè noi diciamo che poi ci sarà un regolamento
comunale che stabilirà la decurtazione delle assenze dei
consiglieri comunali sia dal consiglio comunale, ma anche dalle
commissioni.
Perché presento questo emendamento? Non sfuggirà a nessuno la
gettonopoli che si è creata in tutta la Sicilia e qualcuno è
incorso anche ad un procedimento perché, non so per quale norma,
chi ha firmato in una commissione ed è rimasto meno di tre minuti è
indagato, chi è rimasto quattro minuti e mezzo invece è stato
scagionato.
Vorrei eliminare il sistema in cui partecipare ad una commissione
o partecipare al consiglio comunale fa la differenza, che poi si
può benissimo entrare nel consiglio comunale, inserire il tesserino
e andarsene e non succede nulla, viceversa in commissione invece si
viene indagati se si sta meno di tre minuti.
Vorrei togliere questo obbligo ai consiglieri comunali di andare,
mettere il tesserino, sostituendolo con un'indennità. Credo che
questo favorisca, intanto il lavoro dei consiglieri in maniera più
serena.
Tra l'altro, se il consigliere non è presente né in commissione,
né in aula il Regolamento comunale prevede la riduzione
dell'indennità in caso di assenza.
Credo che sia una norma di buon senso rispetto a tutto quello che
è successo in Sicilia. Eliminiamo il gettone di presenza che non è
altro che un rincorrere del consigliere comunale a raggiungere
l'ammontare complessivo dell'indennità, gliela diamo già di suo,
perché gli è riconosciuta in quanto eletto consigliere comunale e
nel caso di assenza il Regolamento comunale prevede la
decurtazione.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione e del Governo è contrario,
come dichiarato poc'anzi. Pongo in votazione l'emendamento A5.
RINALDI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A5
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento A5.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 67
Votanti 66
Maggioranza 34
Favorevoli 28
Contrari 37
Astenuti 1
(Non è approvato)
L'emendamento A9 è ritirato.
L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:
«Articolo 9.
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa alla votazione finale del disegno di legge.
Per dichiarazione di voto sono iscritti a parlare gli onorevoli
Cordaro, Milazzo Giuseppe, Formica, Foti, Cancelleri, Fazio,
Rinaldi, Di Mauro, Cappello, Lo Sciuto, Giuffrida, Falcone,
Malafarina, Anselmo, Cascio Salvatore, Turano, Musumeci.
Intanto, con il permesso dell'onorevole Cordaro, è iscritto a
parlare l'onorevole Rinaldi. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, trenta secondi
per esprimere il mio voto contrario a questa legge che è
completamente stravolta, rispetto a quella che era stata presentata
in Commissione e prego gli Uffici, siccome devo andare via per un
impegno già preso, se possono annotare il mio voto contrario.
CIANCIO. Allora lo facciamo tutti
RINALDI. Purtroppo, devo andare. Sto dichiarando il mio voto
contrario. Chiedo scusa, ma avevo un impegno preso precedentemente.
Sintetizzo il motivo per il quale voto contrario: perché ci sono
state una serie di norme che sono state stravolte in Aula, a
cominciare da quella che era, secondo noi e secondo alcuni deputati
della provincia di Messina, importante per il territorio, quella
della fascia che andava dai diecimila ai quindicimila per la quale
avevamo chiesto di spostare la soglia del maggioritario a diecimila
e non è stato possibile; avevamo chiesto di fare il terzo mandato e
non è stato possibile; avevamo chiesto anche di dare l'indennità e
non è stato possibile.
Cioè, questa maggioranza è andata dritta e non ha condiviso nulla
di quello che Forza Italia aveva proposto. E sappiamo che una legge
elettorale deve essere, invece, condivisa da tutti, ma così non è
stato, per cui ribadisco il mio voto contrario a questa legge.
TURANO. Posso intervenire sull'ordine dei lavori?
PRESIDENTE. No, sull'ordine dei lavori no. Stiamo andando avanti.
TURANO. Volevo chiedere solo se poteva contingentare i tempi.
PRESIDENTE. Se potevo che? Siamo in dichiarazione di voto
E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.
CORDARO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
Assessori questo disegno di legge arriva, al voto finale dell'Aula,
dopo un lavorio assai travagliato, un percorso ad ostacoli che ha
previsto il ritorno in Commissione, direi più volte un ritorno in
Commissione e tuttavia, la I Commissione Affari Istituzionali',
della quale mi pregio di essere Vicepresidente, ha esitato con
senso di responsabilità ed avendo trovato, anche, una sintesi
corretta, a mio parere, sotto il profilo istituzionale,
costituzionale e normativo, ha prodotto una buona legge, un buon
disegno di legge che era così pervenuto all'attenzione del
Parlamento.
Ebbene Governo, Presidente dell'Assemblea e colleghi, quello che è
successo, in quest'Aula, in questi giorni, al di là del folklore
che, molto spesso, a ragione descrive tanta stampa, è davvero un
fatto, per quanto riguarda me ed il mio Gruppo parlamentare,
assolutamente disdicevole.
Abbiamo, in tutti i modi, cercato di difendere quanto di buono era
stato partorito dalla I Commissione. Abbiamo cercato di aggiustare
tutte le storture che il patto scellerato, partorito dalla
maggioranza che sostiene il governo Crocetta, ha voluto imporre ad
un'Aula con buona pace di quella comune volontà, detta a parole ma
non praticata nei fatti, che voleva questo disegno di legge essere
approvato con la stragrande maggioranza come tutte le norme che
riguardano la modifica delle leggi elettorali.
Avete partorito quel topolino che, correttamente, qualche
esponente politico siciliano vi ha attribuito, ma direi più che un
topolino, un girino. A partire da quel 40 per cento che diventa una
soglia farlocca per eliminare i ballottaggi che, in buona
sostanza, avete fatto in modo di non eliminare.
Non soltanto eliminare i ballottaggi, cari Assessori che vi
occupate così strenuamente a parole di spending review, avrebbe
permesso di risparmiare 30 milioni di euro, ma eliminare i
ballottaggi avrebbe permesso, con quella soglia che, fortemente e
strenuamente, il centro destra vi ha richiesto pari al 35 per
cento, di eleggere sì la stragrande maggioranza dei sindaci a primo
turno ma voi non lo avete voluto perché avete voluto truffare
politicamente non soltanto il Parlamento ma soprattutto i
siciliani.
Questo tipo di impostazione, che è stata partorita dopo le tante
fibrillazioni che avete avuto e che continuate ad avere, perché è
evidente che se alcuni voti sono passati o alcune norme sono
passate per un voto, due voti di differenza, nonostante qualche
collega del centro destra fosse in congedo e qualche collega del
Movimento Cinque Stelle fosse in congedo, dimostra che voi una
maggioranza non l'avete ma che vi siete accordati su temi che non
riguardano le esigenze di una buona legge per i siciliani bensì
riguardano esigenze interne vostre, ai vostri partiti, ai vostri
Gruppi parlamentari ed all'interno dei vostri partiti alle vostre
correnti.
Ci abbiamo provato Lo abbiamo fatto in maniera costruttiva e mai
strumentale, ci avete imposto il 40 per cento. Volevamo affermare
un principio di diritto che era quello della libertà di ciascun
consigliere ma anche di ciascun sindaco, quantomeno per le comunità
con numero di abitanti inferiori a tremila, di potere essere
candidati due, tre volte - e perché no - se questa era la volontà
dei cittadini. Avete imposto questa sorta di tagliola normativa che
resta incomprensibile sotto qualsiasi motivo, sotto quello
normativo soprattutto. Avete imposto un passaggio relativo alla
doppia preferenza di genere, che chi parla ha difeso e che, però,
voleva anche qui correggere per permettere davvero ad uomini e
donne di avere, davanti agli elettori, tanto all'arrivo, con la
doppia preferenza di genere, quanto sul filo di partenza, di avere
le stesse prerogative, le stesse possibilità, essendo divisi i
partecipanti ad una lista perfettamente al 50 per cento.
Anche a questo vi siete opposti, lo avete bocciato. Avete, in
buona sostanza, portato avanti una logica che, invece, di guardare
alla legge elettorale ed agli interessi dei cittadini, ha guardato
esclusivamente a provare di tenere unita e compatta la vostra
rabberciata maggioranza, dimenticando che c'è un'opposizione
responsabile, in quest'Aula che mi onoro di rappresentare, che vi
ha proposto soltanto norme di buon senso e che, ribadisco - e mi
rivolgo in questo caso al Presidente della I Commissione -, aveva
partorito un disegno di legge condiviso che è stato annientato
dall'Aula.
Ciò per noi costituisce un vulnus molto grave. Non possiamo
acquietarci a questo stato di cose e anche se questa legge
costituisce, a mio parere, un passo in avanti rispetto alla
disciplina precedente, tuttavia è una legge non solo che non ci
soddisfa ma che ci trova assolutamente contrari.
I fatti dimostreranno che la soglia del 40 per cento è una soglia
inutile e che l'effetto trascinamento finirà per essere diluito
perché si andrà, comunque, ai ballottaggi e, comunque, l'esito
delle elezioni sarà risolto in quella sede, laddove la
rappresentanza democratica è fasulla perché come dimostrato dai
fatti ci va al massimo il 25-30 per cento dei cittadini
Per tutte queste ragioni, presidente Ardizzone, preannuncio il
voto contrario al disegno di legge del Gruppo parlamentare cui
appartengo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giuseppe Milazzo. Ne
ha facoltà.
MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
Assessori, come mia abitudine rispetterò il tempo a me spettante.
Stiamo trattando una legge elettorale totalmente pasticciata perché
il 40 per cento equivale a non avere tolto il ballottaggio e
nessuno dei tre poli elettorali raggiungerà mai il 40 per cento.
Abbiamo voluto prendere in giro gli elettori. Bisognava avere una
posizione chiara o una regola, così come la proposta del Movimento
Cinque Stelle, lasciamo il 51 per cento e non se ne fa più niente,
o la proposta - secondo me più ragionevole e sensata - di Forza
Italia, togliamo completamente il ballottaggio, prendiamo quei
soldi, che sono da 20 ai 30 milioni di euro e destiniamoli
all'estinzione dell'ultimo mutuo accesso dalla Regione ed avremmo
fatto una cosa concreta.
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Assume la Presidenza il vicepresidente Lupo
MILAZZO GIUSEPPE. Non abbiamo fatto niente. Abbiamo fatto finta di
cambiare tutto e non abbiamo cambiato niente. E' una norma
totalmente pasticciata senza alcuna logica.
Abbiamo fatto un dibattito riempiendoci la bocca delle norme
nazionali, una norma nazionale voluta dall'attuale ministro Delrio,
cioè prevedere il terzo mandato elettorale per i comuni fino a
tremila abitanti, questa è stata respinta, non c'è la possibilità
che un sindaco, ritenendo di avere lavorato bene, sottoponendo il
suo operato ai cittadini, non nominato per decreto come avete
nominato voi i commissari delle ex province siciliane scrivendo 5
volte la legge sui liberi consorzi comunali. Vi siete nominati i
vostri amici a commissari delle ex province, ora avete fatto
slittare il voto sulle province ed i vostri commissari continuano
ad amministrare. E' passata la legislatura, non avete tolto le
province, perché ci sono, avete nominato i vostri commissari, non
avete creato risparmio, avete buttato in mezzo ad una strada i
dipendenti, causando solo incertezza nelle province e nelle società
ad esse collegate, avete generato solo confusione.
Oggi, vi presentate qua con una maggioranza drogata , drogata
rispetto al voto elettorale iniziale, non c'era il Nuovo Centro
Destra. Una riforma che avete sbandierato, avete scritto insieme
con noi e le norme più importanti sono passate per uno, due, tre
voti di scarto, quindi, con quell'alterazione elettorale, con un
partito che, eletto in un altro posto, vi appoggia e vi sostiene,
scrivete una legge che non rappresenta la stragrande maggioranza
del Parlamento, nemmeno la stragrande maggioranza dei siciliani,
perché potremmo dimostrare scientificamente che se ci fosse una
stragrande maggioranza del Parlamento, fuori i siciliani non
sarebbero con questo Parlamento, perché fa solo strafalcioni, leggi
che non servono.
Siamo incartati su questa legge elettorale. Avevamo proposto di
accantonarla, no di non farla. Ora che succede? Appena passeremo
alla mini finanziaria ci sarà premura, vi inventerete qualche
stregoneria, contingenterete i tempi, non si potrà parlare? Siamo
alle ore 18.00, ancora le dichiarazioni di voto non sono finite.
Quando si faranno alle variazioni di bilancio? Quando daremo le
risposte ai dipendenti di Sviluppo Italia Sicilia? Quando daremo
risposta alle scuole paritarie? Quando daremo queste risposte?
Avete detto che, prioritariamente, vi dovevate salvaguardare i
vostri amici nei comuni, i vostri amministratori. Questa è la
priorità che avete dato. Ecco perché non può essere approvata una
norma di questo tipo.
Avete fatto passare un messaggio: con l'abrogazione delle province
(falsa), non prevedendo il terzo mandato, cercando di colpire i
consiglieri comunali, ci può essere solo candidarsi all'Assemblea
regionale siciliana e basta
Oggi, a chi vuole dare un contributo, a chi rappresenta la società
civile e vuole spendersi per la propria comunità, quasi gli avete
vietato di farlo. Questa è la legge che voi avete proposto. Queste
sono le norme che vengono fuori, norme che certamente non sono
improntate al risparmio perché avete aumentato i revisori dei conti
nei comuni, nei piccoli comuni da uno si passa a tre revisori dei
conti. Questo avete fatto E, poi, onorevole D'Asero, non è un
fatto personale, ma lei...
D'ASERO. I revisori controllano, sono un sostegno.
MILAZZO GIUSEPPE. In un comune piccolo basta uno per controllare,
non certo tre. Avete alzato la soglia e dove era sufficiente uno
adesso ne mettete tre. E la spesa graverà sui comuni.
Ieri un deputato mi ha detto: ma 5 mila euro? Ma andate in un
piccolo comune e ditegli di gravarli di ulteriori 5 mila euro E,
poi, chiedono all'Assessore di turno un contributo proprio di 5-10
mila euro per fare qualche iniziativa Ma cos'è il cane che si
morde la coda? Solo questo avete fatto
Ecco perché questa è una legge strafalcione, non è una legge. E'
un regolamento di conti che avete approvato
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello che si è
visto in questi giorni di dibattito sulla legge elettorale
rappresenta, certamente, una novità. E' una novità non di poco
conto rispetto a ciò che, in questi quattro anni di disastro
amministrativo, ma anche parlamentare, abbiamo visto a proposito di
tutte le leggi che si dovevano fare per dare un minimo di sollievo
alla Sicilia e che, di volta in volta, hanno visto un Parlamento
diviso, un Parlamento frammentato.
E la novità - che è rappresentata appunto da questa legge
elettorale, la più grande novità dal mio punto di vista - è che c'è
stata, invece, una maggioranza bulgara su questi provvedimenti
elettorali, una maggioranza compatta che comprendeva spezzoni di
opposizione, che ha compreso tutte le variopinte forze politiche
che si sono formate, che si sono cristallizzate, salvo poi
sciogliersi come neve al sole, dopo qualche mese e ricomporsi.
Siamo stati in presenza di una scomposizione e ricomposizione
continua di Gruppi parlamentari e di forze politiche. Ma, guarda
caso, su questa legge elettorale che, di fatto, ha stravolto
l'elezione diretta e popolare dei sindaci e, di fatto, mette una
museruola ai sindaci eletti dal popolo, come d'incanto, questa
multiforme e disaggregata maggioranza di questo Parlamento si è
trovata compatta nel blindare tutte le più grandi porcherie
introdotte in questa legge.
E' stata una maggioranza che ha cominciato col proporre il turno
unico però mettendo un limite, uno sbarramento al 40 per cento che
è una cosa che può anche essere ragionevole ma, contestualmente, la
stessa maggioranza ha elevato da 10 a 15 mila abitanti il sistema
maggioritario e senza introdurre qui alcuna quota di sbarramento,
anche con l'8 per cento, o con il 7, o con il 10 o con il 12, un
sindaco può essere eletto perché in un comune fino a 15 mila
abitanti, se si presentano 10 o 12 candidati a sindaco può accadere
che viene eletto un sindaco con una percentuale minima. Quindi,
prima una soglia di sbarramento, di protezione, di pulizia, anche
chirurgica, oserei dire, al 40 per cento, poi, la stessa
maggioranza raccogliticcia, invece, eleva il maggioritario da 10 a
15 mila e lo lascia senza alcuna soglia.
Ma non è solo questo l'argomento che evidenzia come c'è stato un
interesse corporativo per eliminare l'elezione diretta dei sindaci
ed imbrigliarli. Lo abbiamo visto, per esempio, sul tentativo da
parte nostra di eliminare, assieme al Movimento Cinque Stelle, la
doppia preferenza, che non era un tentativo per eliminare la
preferenza di genere, ma era un tentativo per eliminare il voto
controllato, per eliminare le interferenze dei gruppi di potere,
spesso dei gruppi mafiosi nella determinazione dei voti dei
cittadini, per controllare il voto dei cittadini.
Eppure, anche qui, una maggioranza, nonostante i proclami,
nonostante ciò che hanno detto prima, poi, si è ritrovata compatta
nel bocciare anche questa forma di pulizia democratica, di pulizia
deontologica, di rispetto per il voto del cittadino.
Poi, abbiamo fatto la proposta per istituire il seggio unico e mi
ha fatto impressione che dai banchi del Governo ho visto premere
tutti i pusanti rossi. Ho visto compattamente il Governo votare per
bocciare quella proposta di pulizia, quella proposta di
trasparenza, quella del seggio unico per evitare il controllo del
voto.
Quindi, questa maggioranza e questo PD che è sempre, a parole,
schierato per la legalità e per la trasparenza, ancora una volta,
ha dimostrato la sua essenza, la doppia morale, come ai tempi
andati, il partito di lotta e di governo. Prendiamo in giro con i
sindacati la classe operaia ma, contestualmente, siamo partito di
governo.
In questa battuta c'è tutta l'ambiguità di un partito che, da
sempre, ha fatto delle menzogne e delle bugie il proprio credo
fondamentale. Mi ha fatto veramente impressione il governo Crocetta
al completo, che parla sempre di trasparenza e di legalità, votare
contro una proposta di trasparenza e di pulizia, quella del seggio
unico.
Cosa dobbiamo aspettarci di più e cosa dobbiamo vedere di più? Ma,
noi già annunciamo, fin da adesso, che abbiamo un disegno di legge
per istituire, comunque con legge, che è stato presentato già da
due anni, per istituire come Lista Musumeci, comunque, il seggio
unico. Ma, oggi, abbiamo assistito veramente ad una brutta pagina
e, da oggi in poi, non potrà mai più accadere che il governo
Crocetta possa parlare di trasparenza, di pulizia e di legalità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.
FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cittadini, il Gruppo
parlamentare del Movimento Cinque Stelle fin dal momento in cui si
doveva decidere in Commissione il calendario dei lavori è stato
sempre chiaro: ritenevamo e continuiamo a ritenere che questa
scelta sia stata veramente inopportuna, però, durante questa scorsa
settimana e l'inizio di questa abbiamo capito, anche dall'andamento
dei lavori d'Aula e da questa maggioranza rinforzata che si è fatta
carico anche di deputati che non sono stati eletti nel Partito
Democratico - e questo voglio sottolinearlo - che c'era bisogno,
profondamente bisogno, di questa legge. Certamente, non ne avevano
bisogno i siciliani, per i quali questa materia, in questo momento
- ed è evidente -, ha avuto un effetto contrario, in alcuni casi ha
proprio infastidito perché in molti si sono chiesti: ma perché
questa necessità? , perché discuterne nel cuore dell'estate? ,
perché con tante norme che ci sono da approvare, e tanto lavoro
che c'è da fare, ci si arrovella su una legge elettorale? .
Bene, questa necessità è evidente, è stata una necessità del
Partito Democratico. Qualche collega simpaticamente ha parlato di
regolamento di conti.
E' chiaro, Presidente, ormai siamo alle ultime battute ed abbiamo
capito perfettamente che attraverso questo nuovo strumento
legislativo qualcuno pensa di potere modificare quello che, nei
fatti, nelle urne si è determinato alle ultime elezioni.
Ciò nonostante, con grande senso di responsabilità, siamo stati
presenti in Aula ed abbiamo cercato di contribuire con delle
innovazioni che erano nell'interesse di tutti, di tutti i Gruppi
parlamentari ed ancora di più dei siciliani per diversi motivi.
Parliamo del seggio unico. L'argomento che questa sera è stato
trattato e che è stato bocciato.
Bene, Presidente, quella era una norma che poteva costituire per
i comuni un risparmio perché quando si fanno le elezioni, sappiamo
che le scuole vengono chiuse e, quindi, l'attività didattica si
interrompe, ci sono dei costi, dei costi di sorveglianza che
attraverso il seggio unico, garantendo la democraticità del voto,
avrebbero fatto risparmiare i comuni.
Bene, quest'Aula non ha, minimamente, voluto tenere conto di
questa possibilità nonostante, il presidente Crocetta abbia
accennato all'apprezzamento di questa iniziativa - ed addirittura
poi vorrà presentare un disegno di legge, vedremo -, quest'Aula ha
votato contro, quest'Aula che si è sbracciata per il voto di
genere. Abbiamo detto almeno facciamo il seggio unico, almeno
evitiamo il controllo del voto, niente, non si è potuto andare
avanti.
Avete in maniera forzata, con un tira e molla e questa volta sì il
PD gambero ha fatto avanti ed indietro con il ballottaggio. Non si
è eliminato del tutto, si è erosa la possibilità dei cittadini di
esprimersi, ha eroso e delegittimato i futuri sindaci che saranno
sindaci a metà, sindaci espressione di accordi di segreteria che
non avranno neppure quel minimo di legittimazione del 50 per cento
più uno delle persone che si recano a votare.
Abbiamo da una parte dato più potere ai sindaci e dall'altra li
abbiamo azzoppati con questi consigli comunali che potranno a
chiamata quando i pupari vorranno mettere in difficoltà i
sindaci. Non si è voluta dare quindi trasparenza, partecipazione.
Sono degli spot che si sono consumati e non voglio credere che
parecchi dei voti con cui a maggioranza anche nell'Aula si è chiusa
la porta in faccia alle opposizioni, beh chissà con che cosa hanno
barattato. Poi ,quando arriverà lo stralcio capiremo di più, a
ritroso, avremo il tempo di comprendere come queste masse si siano
aggregate e hanno trovato la forza di avere i numeri.
Noi voteremo contro, questo è chiaro, e vigileremo sugli effetti
delle ulteriori storture alla legge elettorale perché questo era un
passaggio importante che poteva rendere più lineare e coerente il
voto dei cittadini e la loro rappresentanza presso i consigli
comunali, invece, ha ancora di più aggrovigliato e piegato su se
stesso, ingobbito, perché purtroppo in quest'Aula c'è un
ingobbimento generale da parte della maggioranza. Purtroppo, i
siciliani pagheranno anche questa conseguenza. Ahimè, non potremmo
fare altro che votare in maniera contraria e raccontare ancora,
come abbiamo fatto in questi giorni, ai siciliani quello che è
successo in quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fazio. Ne ha
facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io preannuncio
il voto contrario. Ovviamente, è una legge che non condivido
perché, a mio avviso, porta la Sicilia almeno ventiquattro anni
indietro perché con la legge n. 7 del 1992, forse, la Sicilia, per
la prima volta nella sua storia, si era contraddistinta per avere
anticipato gli interventi statali e per aver prodotto una legge che
aveva l'obiettivo di garantire quella governabilità che i siciliani
non vedevano da tantissimo tempo, indipendentemente dal fatto che
un sindaco veniva cambiato, forse, nell'arco di una settimana.
Quella legge che, a mio avviso ha prodotto tantissimi effetti
positivi, determinando, sicuramente, anche un grandissimo passo
avanti per quanto riguarda le autonomie locali, è stata snaturata
con questo intervento che l'unica cosa che sembra voler raggiungere
è quel consenso elettorale di questa sparuta maggioranza che
sembra, in qualche modo, smarrita nel tentativo di recuperare
quella credibilità che, sicuramente, ha perso e che continua a
perdere.
Se questo è il sistema di recuperare, ho l'impressione che i
siciliani non abboccheranno e continueranno, ovviamente, -
purtroppo -, nel non manifestare il proprio voto perché, ancora di
più, molte persone si sono, non solo stancate ma, ovviamente, non
intendono condividere queste scelte che, sicuramente, non possono
essere condivisibili.
Non può non rimarcarsi il fatto che la figura del sindaco ne
viene ridimensionata, indebolita.
E', sicuramente, molto più ricattabile di quanto lo potesse essere
prima e sappiamo, per quanto riguarda gli enti territoriali, qual
è la situazione che incombe.
Non mi pare che possa ritenersi opportuno questo intervento. Per
non parlare, poi, di tutta una serie di altri interventi che sono
stati effettuati quali, come al solito, non avere chiarezza e non
avere, a mio avviso, i pantaloni nell'assumere una decisione netta
e chiara per dare un indirizzo univoco. Mi riferisco
all'eliminazione del ballottaggio o all'eventuale sua permanenza.
Come al solito, questo Parlamento ha deciso di non decidere, cioè
quello di trovare la via mediana e come, ovviamente, la storia ci
insegna, come ha fatto Ponzio Pilato, se n'è lavato le mani per,
poi, ovviamente, lasciare in balìa, delle poche indicazioni, delle
incerte indicazioni da parte del legislatore, la collettività ed
anche e soprattutto gli addetti ai lavori.
Ecco perché manifesto la mia contrarietà perché ritengo che sia
una pessima legge, porta indietro la Sicilia e credo che,
sostanzialmente, i siciliani non potranno condividere con quanti
hanno affermato questo risultato che, sicuramente, metterà alla
prova ancora di più, purtroppo, gli enti locali e le loro
conseguenze.
La cosa che mi ha anche un po' ferito sono stati gli interventi
che si sono susseguiti per quanto riguarda l'emendamento limitativo
al terzo mandato nei confronti dei consiglieri comunali.
Molti interventi, a mio avviso, mi sono sembrati del tutto
contraddittori, perché, addirittura, si è passato all'esempio di un
attacco alla democrazia, per non parlare, ovviamente, di un'ipotesi
di incostituzionalità.
Mi sono fatto tante domande. Perché lo stesso ragionamento non
viene fatto nei confronti della figura del sindaco, laddove questo
Parlamento, questa Assemblea ha respinto l'ipotesi di portare il
mandato del sindaco da due a tre? Perché non è limitativo nei
confronti del sindaco ed invece lo è nei confronti del consigliere
comunale? Non intendevo, per altro, immaginare la figura del
consigliere comunale che fa il proprio dovere, che svolge il
proprio compito in maniera corretta e quant'altro, ma voleva,
semplicemente e solamente, colpire le patologie del sistema.
Continuo a ripetere, non sono sicuramente un politico di razza ma,
credo che una persona debba mettersi a disposizione della
collettività e lo debba fare con spirito di servizio. Quando lo fa
in maniera, talmente, così, senza limiti di tempo, allora, ritengo
che assuma una posizione patologica tanto da immaginare sicuramente
un trasferimento di funzione piuttosto che un servizio, una
professione a tutti gli effetti. E poiché mi risultano esempi di
questo genere, non li condivido e non li posso condividere, laddove
sicuramente la democrazia così come alcuni hanno affermato non
consente di effettuare gli interventi per eliminare queste
patologie, credo che il legislatore non può non intervenire, così
come è intervenuto nei confronti del sindaco, che può essere
ovviamente equiparato sotto l'aspetto appunto della qualifica;
ecco perché confermo il mio voto contrario, anzi contrarissimo, a
una legge che non condivido neanche una virgola.
PRESIDENTE. E'iscritto a parlare l'onorevole Lentini. Ne ha
facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo questa
legge - ormai ci accingiamo al voto e il mio sarà un voto
favorevole -, ritengo che sia soddisfatto a metà, si poteva fare
senza dubbio meglio, si poteva organizzarsi a mio avviso ancora più
fortemente concentrati su alcune cose, dove i dibattiti che si sono
succeduti in questi cinque giorni sono stati veramente tanti,
quindi potevamo spenderli per fare ancora meglio una legge per gli
enti locali.
Vedo l'approvazione e quindi il bicchiere mezzo pienosotto questo
aspetto, poi avrei preferito perché penso che ormai in Italia si
vota spesso, penso che i cittadini sono così ormai intelligenti che
potevamo votare anche la seconda scheda, la seconda scheda poteva
essere anche un segnale molto democratico nei confronti di tanti
cittadini, che possibilmente quando entrano nell'urna per votare
trovandosi due schede diventi un lavoro molto più semplice, perché
una per il consiglio comunale e l'altra per il sindaco. Quindi è
giusto il voto unico a mio avviso, è inutili sono stati e sono i
ballottaggi, perché ormai esperienza vuole e ci insegna, che il
50%, il 60% di coloro che sono andati a votare la prima volta vanno
a votare, quindi non è più un voto democratico concentrato proprio
sulla ricerca del sindaco più bravo; ecco e queste sono delle cose
che ahimè sono sfuggite dall'attenzione di questo Parlamento, poi
considerato anche il fatto che io puntavo con un emendamento
all'elezione del sindaco che doveva raggiungere almeno il 35%, poi
abbiamo optato e dibattuto ampiamente per il raggiungimento al 40%,
perché ormai non esiste più il bipolarismo, quindi il tripolarismo
ci porta giustamente a pensare che su 100 la media potrebbe essere
sui 30 - 35, quindi io penso che il raggiungimento del 35% poteva
essere una scelta ponderata, una scelta giusta per l'elettore,
quindi un sindaco credibile e con fiducia.
Poi il fatto che abbiamo previsto il premio di maggioranza per il
sindaco che raggiunge quella quota, un premio di maggioranza che
gli fa raggiungere fino al 60% dei consiglieri comunali, e questo è
importante, e abbiamo previsto pure questa cosa giusta anche
nell'eventuale estromissione per tanti fatti che possono essere
contro i cittadini, il 60% per la sfiducia, e quindi questi sono
sicuramente degli articoli che abbiamo votato con tanta
considerazione perché ci abbiamo lavorato tanto.
Poi è anche errato pensare che un sindaco può rimanere soltanto
due volte e poi deve aspettare un turno di almeno altri cinque anni
per ricandidarsi. Ma su questo io sono d'accordo con l'amico
onorevole Milazzo che si batte fortemente per la democrazia del
voto. Io sono convinto che l'elettore, a prescindere dai partiti,
quando fa una scelta la fa solo ed esclusivamente per quel
personaggio, e lo può fare per cinque anni, e lo può fare per dieci
anni, e lo può fare per quindici anni, ma se lo ha fatto per
quindici anni, se lo ha fatto per dieci anni o per vent'anni, l'ha
fatto perché crede nel lavoro che ha svolto in quel determinato
comune.
Quindi, perché evitare, perché togliere questa cosa? I cittadini
sono liberi di votare e vedo in questo una democrazia partecipata,
al contrario quando si blocca no io non mi posso candidare più
perché già ho terminato il mio mandato, sono alla seconda
sindacatura quindi non mi posso più candidare'. Ci sono tanti
comuni che recriminano proprio questa possibilità di non potere
votare democraticamente, per la terza volta, il loro sindaco.
Quindi, ci sono diverse cose, e combattuta è stata l'approvazione
di questa legge anche perché il confronto fra la maggioranza e la
minoranza è stata ampiamente dibattuta. Devo dire che ci sono stati
degli emendamenti condivisibili da parte della minoranza e,
possibilmente, nel tempo ci accorgeremo, ecco voglio fare un plauso
ad alcuni che hanno proposto alcune cose vere, ho condiviso ad
esempio quella dell'onorevole Musumeci quando dice prendiamo tutte
le schede, le mettiamo tutte insieme e poi gli scrutatori con i
presidenti avranno un plico che manco sanno qual è e, quindi, ci
sarà giustizia, ci sarà la democrazia di leggere bene il voto che è
stato espresso dagli elettori'. Quindi, ci sono delle cose che
possibilmente questi ci danno la possibilità di fare una legge
ancora più democratica, ancora più chiara, più trasparente e poi,
perché no, ho sentito parlare, e concludo, il Presidente della
regione quando diceva il voto elettronico'. E perché no? Questa
sarebbe una grande scommessa che noi tutti possiamo fare anche
perché io penso che ormai l'elettorato e i cittadini sono così
bravi, io ritengo che sono bravi, bravissimi a organizzare perché
vedo ormai tanti giovani, anziani e meno anziani, ormai come
giocano al telefonino quindi pensate se non possono dare un
semplice voto pigiando un semplice bottone. Quindi, se ci dobbiamo
modernizzare facciamolo affinché possiamo rendere giustizia ed
eleggiamo i veri consiglieri comunali e i veri sindaci per una
Amministrazione sana e vera e principalmente perché l'ha scelta il
popolo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cancelleri. Ne ha
facoltà.
CANCELLERI. Grazie Presidente, Governo, colleghi. Lo dicevo poco
fa in un precedente intervento, la Sicilia, la nostra Terra, in
questo momento sta vivendo una stagione di grandi incertezze, di
grande affanno da parte dei cittadini vuoi per la crisi, vuoi per
le scelte sbagliate di questa amministrazione non stanno riuscendo
a trovare assolutamente una via d'uscita e non vedono neanche
qualcosa che li possa rendere speranzosi per il futuro.
Qualche giorno fa un mensile regionale raccontava gli ultimi sei
mesi di legislatura attraverso quello strumento che abbiamo chiesto
a questa presidenza di inserire nel sito dell'Assemblea Regionale
Siciliana, che riguarda le presenze e le assenze dei deputati in
quest'Aula, anche se falsato da alcuni dati come quello relativo ai
Capigruppo e dei Presidenti di Commissione che risultano sempre
presenti anche quando non lo sono da registro. Un giornalista
qualche giorno fa mi chiese il perché di tutte quelle assenze in
Aula.
In realtà credo che con alcune leggi come il reddito di
cittadinanza , che prevede un contributo di 780 euro al mese alle
famiglie in difficoltà, o quel disegno di legge fermo in III
Commissione, che darebbe la possibilità di istituire un marchio di
qualità Sicura Sicilia'. Quando l'onorevole Marziano, oggi
Assessore regionale istruzione e formazione professionale, era
Presidente della III Commissione, questo disegno di legge era già
lì. Questo disegno di legge, qualora approvato, darebbe la
possibilità di tutelare le nostre merci, i nostri agricoltori e le
nostre piccole imprese contro il dilagare di merci che fanno un uso
spropositato e si pregiano del marchio di essere merce siciliana
quando invece non lo sono, quindi daremmo degli strumenti ai nostri
agricoltori per difendersi da quella che è invece una concorrenza
sleale dei prodotti che provengono dall'estero. Quindi perché sono
per me queste leggi? Sono per me perché non può darsi un agio
politico ad una forza che non è di Governo, ad un opposizione che
sta proponendo delle misure che possono essere a vantaggio dei
cittadini siciliani, e quindi si fa ostruzionismo politico.
Allora il problema non sono gli assenti, il problema sono i
presenti. I presenti di questa Assemblea che non fanno arrivare le
leggi giuste in Parlamento e in tutto questo quadro noi, da una
settimana, dibattiamo di legge elettorale. Una legge che non serve
assolutamente a nessuno ma che era nata, perché Presidente questo
va detto, da un accordo trasversale fra il centrodestra di Forza
Italia, il Partito Democratico e l'Unione di Centro per fare fuori,
alle elezioni comunali, il Movimento Cinque Stelle con
l'eliminazione dei ballottaggi e con tutto quello che comportava
questa legge messa in atto. Poi l'accordo è saltato e c'è stato il
liberi tutti e questo è il racconto dell'Aula, i giornalisti
l'hanno raccontato con i titoli: La Santa alleanza contro il
Movimento 5 Stelle , Il truffarellum l'hanno chiamato Perché era
questo ciò che stava uscendo da quest'Aula. Oggi ne esce fortemente
ridimensionato nei danni che potrebbe provocare ma abbiamo sancito
un principio matematico che non esiste da nessuna parte al mondo:
in Sicilia non decide la maggioranza, non decide la metà più uno
dei votanti, decide la minoranza. Una minoranza oggi che va a
votare, il 40 per cento, decide chi può diventare sindaco al primo
turno, una cosa che non esiste da nessuna parte se non in quella
mente che si chiama Matteo Renzi, se non in quell'idea che si
chiama renzismo che qui in Sicilia trova applicazione. Perché
quando l'eliminazione dei ballottaggi avviene in Commissione,
votata dai membri del Partito Democratico, subito dopo quei membri
stessi vengono sconfessati dal Segretario regionale che ci viene a
raccontare che quella è una proposta invotabile per il Partito
Democratico, e quindi subito dopo tutti i comunicati stampa che si
succedono per rimaneggiare quella posizione: abbiamo votato sì per
fare uscire la legge elettorale dal pantano della Commissione.. .
Fantastico. Una idea veramente incredibile, non tanto della
politica, ma della intuizione che i cittadini possono avere, cioè
noi scriviamo e diciamo una cosa del genere pensando che chi
all'esterno ci sta guardando siano talmente stupidi da potersi
ancora una volta bere una cosa del genere. Incredibile.
Quindi, ancora una volta siamo qui a dibattere la doppia
preferenza di genere, noi oggi non abbiamo chiesto, perché non
chiediamo. Le donne del Movimento Cinque Stelle, il Gruppo più
nutrito di rappresentanza di donne che è entrato in questo
Parlamento, perché ne sono state elette sei su quindici, perché noi
non solo le abbiamo candidate, ma sono state scelte perché sono
delle persone intelligenti e valide, non perché le abbiamo messe
nei listini, elette con sessanta, settanta voti, ma perché ne hanno
presi da cinquemila a seimila nelle loro province. Perché sono
state le prime E sì, quando ci sono i numeri a supporto non basta,
bisogna sempre ribadire che è anche meglio. E, questa cosa ci deve
fare ragionare sul fatto che è assolutamente anacronistico.
Io, ogni volta che parlo con le donne in giro per la Sicilia,
tutte quelle che sono disturbate dall'idea della quota rosa ,
della doppia preferenza di genere, le donne valgono in quanto
esseri umani, non in quanto rappresentanza di un genere femminile.
Non dobbiamo votarle perché sono donne, dobbiamo votarle perché
sono valide. E, ancora una volta oggi, in quest'Aula abbiamo perso
un'occasione per dimostrare che in Sicilia ci sono persone,
cittadini di qualità, a prescindere dal sesso. A prescindere dal
sesso
E ancora una volta, poco fa chi mi ha preceduto parlava di
strumenti di democrazia partecipata. Quest'Aula, ancora una volta,
ha detto di no a quello che era lo strumento di democrazia
partecipata più semplice da applicare e che è applicato in
tantissime parti del mondo - dalla Germania, dagli Stati Uniti di
America per i governatori degli stati, a tantissime altre città che
sono nel mondo e ad alcune nazioni come anche il Venezuela: la
mozione di sfiducia popolare.
I cittadini devono avere la possibilità di raccogliere le firme,
per dire ad un sindaco di andare a casa quando un consiglio
comunale, abbarbicato alle loro seggiole, non lo vuole mandare a
casa.
E' la cosa più semplice del mondo da fare. E, ancora qui, ancora
qui da questo scranno, devo sentire parlare di giovani, i giovani.
Non abbiamo neanche voluto inserire la possibilità di fare due
mandati e poi dare un ricambio generazionale, però nei vostri
programmi, nei programmi dei vostri partiti ai quali appartenete
c'è ancora scritta quella odiosa frase che i giovani sono il
futuro . E' una menzogna I giovani non sono il futuro, i giovani
sono il presente di questo Paese e dovreste dargli la guida di
questo paese E, invece, continuate ancora a dire ai giovani di
impegnarsi in politica però nella politica ci mandate la gente con
la forfora sulle giacche E' questa la verità della cose. Voi non
vi state scollando dalle vostre poltrone, e allora noi dobbiamo
andare casa per casa di ogni siciliano a raccontare quello che fino
ad oggi avete fatto che è l'ennesima vergogna di questa Terra a cui
non state dando né giustizia né rappresentanza.
Vi manderemo a casa Potrebbe essere anche l'ultima cosa che
facciamo, ma vi manderemo a casa
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di mauro. Non è
presente. Procediamo con l'onorevole Cappello. Ha facoltà di
parlare.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
cittadini onestamente, come ha già detto colui che mi ha preceduto
e che appartiene al gruppo del Movimento Cinque Stelle, non
voteremo questa legge.
Non la condividiamo, non ne abbiamo condiviso il percorso fin
dall'inizio anche perché è una legge che, concretamente, poteva
cambiare le cose ma non avete voluto farlo né all'inizio del
procedimento elettorale - quello che determina e garantisce il
rispetto della volontà popolare - bocciando appunto l'istituzione
del seggio unico e poi avete continuato a non volere rispettare la
volontà popolare bocciando, e quindi escludendo, il meccanismo del
recall cioè della mozione di sfiducia popolare.
Io non sono bravo nella tecnica legislativa, però, secondo me,
sarebbero stati sufficienti due articoli ed una discussione,
diciamo, forse anche di mezz'ora.
Nel primo sarebbe stato sufficiente indicare che, dalla prossima
tornata elettorale, per le elezioni amministrative, ai cittadini
elettori siciliani è vietato votare i componenti del Movimento
Cinque Stelle Una norma semplicissima che ci avrebbe escluso fin
dal principio, per legge, da tutte le competizioni elettorali e ci
avrebbe evitato discussioni, su discussioni, su discussioni
Mentre la seconda norma dice, esattamente, Tu, elettore, devi
fare quello che ti dico io Quindi devi scegliere il consigliere
comunale che ti dico io, a quello devi associare, per forza, il
sindaco che ti dico io . E questo, al mio paese, ha soltanto una
definizione e si chiama autoconservazione
Nel 2012, quando l'avventura del Movimento Cinque Stelle è
sbarcata in Sicilia presentammo tre liste soltanto a Caltagirone a
Sciacca e a Palermo.
Purtroppo non riuscendo a superare la soglia di sbarramento, non
riuscimmo ad avere nessun rappresentante all'interno di quei civici
consessi.
Qualche mese dopo le cose sono cambiate e siamo entrati dentro
questo Palazzo, nel numero di quindici componenti.
Poi siamo entrati nel Parlamento nazionale e poi, pian piano,
siamo riusciti addirittura a conquistare dei comuni. Sono
pochissimi su 388 - per carità - però rispetto al nulla del 2012 è
ovvio che questo rappresenta una grande avanzata.
Come fermare la volontà dei cittadini siciliani che per voi
rimangono elettori mentre per noi continuano ad essere cittadini?
Attraverso il cambio delle regole del gioco. Questo è quello che
avete fatto durante questa sessione di lavori, avete cambiato le
regole del gioco e avete dato una svolta autoritaria - come
giustamente dice l'onorevole Formica - perché nella misura in cui
il sindaco non ha soltanto una museruola, il sindaco da oggi in poi
sarà ostaggio di maggioranze e di minoranze consiliari. Avete
invertito totalmente, sino a sminuirlo e a renderlo quasi inutile e
vano, il principio dell'elezione diretta. Io cittadino voto X'
come sindaco che domani sarà fatto decadere da Y', Z' ecc., e
soprattutto sarà fatto decadere per motivi che certamente non
saranno nobili.
E' questo il nodo, è questo il punto.
Ma, caro Giancarlo, aggiungo che quel meccanismo del recall non è
presente soltanto in tutti i Paesi europei più avanzati, ma era
presente in Sicilia fin dal 1992. La legge n. 7 del 1992 conteneva
infatti la mozione di sfiducia popolare.
Questo mi induce ad una riflessione: quanto indietro rispetto al
1992, con questa giornata, questo Parlamento regionale siciliano ha
condannato la Sicilia e i siciliani.
Fatevi un esame di coscienza e poi dateci una risposta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Sciuto. Ne ha
facoltà.
LO SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che oggi -
nell'ambito delle proprie prerogative autonomistiche - l'Assemblea
regionale sta facendo una buona legge.
Le leggi elettorali non sono per tutti i tempi, vanno modificate e
modellate a seconda del periodo. Perché stiamo dicendo, colleghi,
che dare il premio di maggioranza e che il sindaco venga eletto al
40 per cento è un fatto sbagliato? Vent'anni fa andava a votare
l'80 per cento dei cittadini e ai ballottaggi andava a votare il 70
per cento dei cittadini.
Oggi, credo che sia migliore un sindaco eletto col 40 per cento
dei voti che un sindaco al ballottaggio eletto col 20 per cento dei
voti del corpo elettorale che va a votare. Questa è democrazia.
Dobbiamo modificare il sistema elettorale in base ai tempi in cui
viviamo. Cosa c'è di strano? Di cosa stiamo parlando?
Oggi va a votare l'80 per cento al primo turno e il 40 per cento
al secondo turno.
Meglio un sindaco eletto col 40 per cento dei voti dell'80 per
cento del corpo elettorale che un sindaco eletto col 30 per cento
del corpo elettorale.
Non vedo cosa ci sia di così sgradevole o minaccioso nei confronti
dei cittadini.
Dare al sindaco eletto il 60 per cento dei consiglieri, mi pare
una bella cosa che stiamo facendo, significa garantire una
maggioranza stabile a un sindaco che vuole amministrare.
Introduciamo che il 60 per cento dei consiglieri può sfiduciare il
sindaco. Ma perché deve essere sfiduciato un sindaco che lavora
bene? Può essere sfiduciato un sindaco che lavora male, un sindaco
che non sta seguendo le direttive e il programma elettorale.
Perché ci dobbiamo tanto vergognare dei consiglieri che andiamo ad
eleggere?
I consiglieri che andiamo ad eleggere rappresentano il corpo
elettorale e diamo loro mandato.
Se questi consiglieri - che noi cittadini votiamo - possono
sfiduciare tranquillamente un sindaco rappresenta un fatto normale.
Cosa c'è di così scandaloso?
Cari colleghi, con questa legge, con l'articolo 3, attribuiamo il
diritto del seggio di consigliere a sindaco non eletto e questa è
una grande cosa. Con l'articolo 3 ci adeguiamo alla normativa
nazionale, in quanto estendiamo il sistema maggioritario ai Comuni
fino a 15.000 abitanti. Penso che questa sia una buona legge della
quale questo Parlamento possa andare fiero. Ritengo che per queste
motivazioni il Gruppo del Nuovo Centro Destra voterà favorevolmente
alla legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giuffrida. Ne ha
facoltà.
GIUFFRIDA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, io
preannuncio il voto favorevole da parte del Gruppo Sicilia
Democratica, anche se certamente il dibattito in Aula ha portato,
con una certa dialettica, anche allo snaturamento di quelle che
sono state alcune normative, alcune proposte.
Però, quando c'è dialettica c'è dibattito, e alla fine una certa
legge l'abbiamo avuta e la stiamo votando, e ritengo che lo spirito
costruttivo in quest'Aula debba prevalere. Ritengo che Sicilia
Democratica esprime il proprio voto favorevole, perché in questa
legge coglie degli aspetti che sono salienti, che, come Gruppo,
abbiamo sicuramente maturato ed elaborato. Il primo fra tutti è
l'estinzione del sistema maggioritario nei comuni fino a 15.000
abitanti, questo è un aspetto importante, è stato presentato pure
un emendamento da parte del sottoscritto, che sicuramente è stato
tenuto in considerazione.
L'effetto trascinamento del voto alla lista del voto espresso al
singolo consigliere comunale, questo è un altro aspetto importante
che ci ha indotto a votare favorevolmente. La conferma dei consigli
circoscrizionali nei comuni metropolitani, il voto praticamente per
i consigli circoscrizionali nelle aree metropolitane, nei comuni
metropolitani, e la bocciatura dell'emendamento che prevedeva la
costituzione dei consigli circoscrizionali nei comuni superiori ai
30.000 abitanti. Bene il mantenimento del doppio voto di genere,
questa era una conquista già avuta nella precedente normativa che
viene riconfermata, e di questo siamo convinti e soddisfatti.
Per quanto riguarda - non eravamo d'accordo e l'abbiamo anche
espresso - il fatto del terzo mandato per il sindaco. Vanno bene i
due mandati per i sindaci e confermiamo tale proposizione, che ci
ha visto favorevoli in questo senso. Non eravamo d'accordo e non
siamo stati d'accordo con l'emendamento del collega Fazio, che
proponeva il limite di legislature per i consiglieri comunali. E'
giusto che l'elettorato possa scegliere la propria classe dirigente
e pertanto il limite della consigliatura non ci andava bene,
pertanto abbiamo espresso parere negativo.
Bene la norma che chiarisce la nomina del sistema degli organi di
revisione dei conti, il sistema di controllo negli enti locali.
Questo è importante, abbiamo dato chiarezza e conferma a quella che
era una normativa, così da oggi finalmente possiamo avere una
disciplina chiara e composita. Vedo bene, e abbiamo anche votato,
questa è una cosa che purtroppo dispiace, abbiamo votato a denti
stretti e con senso di responsabilità, il voto che prevede
l'elezione del sindaco col suffragio elettorale del 40% dei voti
nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti. Questo lo
abbiamo votato con senso di responsabilità, pur non essendo
d'accordo, perché si abolisce quello che è l'emendamento che
prevedeva praticamente il ballottaggio.
Vediamo di buon occhio il voto elettronico, che è stato poc'anzi
detto da qualcuno dei deputati, è bene che si faccia una proposta
di legge in questo senso sul voto elettronico, e sulla proposta del
seggio unico di scrutinio, fatta dall'onorevole Musumeci, ci vede
d'accordo, se una proposta di legge in questo senso verrà
presentata, sicuramente la asseconderemo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, credo
che dopo diversi giorni siamo arrivati alla conclusione di un
dibattito e di una discussione che, per certi tratti, è sembrata
surreale, molto spesso schizofrenica, per l'approvazione di una
norma che avrebbe dovuto, nella sua ispirazione originaria,
snellire e semplificare il quadro politico. Un quadro politico che,
lo vorrei dire a tutti i colleghi, nessuno escluso, è un quadro
politico nuovo rispetto al 1992, rispetto al 2000. E' un quadro
politico che vede un tripolarismo rispetto ad un bipolarismo sino a
qualche anno fa. E questo è stato il motivo perché Forza Italia
aveva proposto una norma che semplificasse questo quadro, che lo
snellisse e che desse all'elettorato la certezza del proprio voto.
Ecco perché è stata Forza Italia a proporre il turno unico, il
turno secco, il turno che vede chi arriva primo vince. Certo, poi
ad un certo punto eravamo anche d'accordo per stabilire una soglia,
il 35 per cento. Cioè il candidato sindaco che arrivasse al primo
turno al 35 per cento non dovesse sostenere necessariamente un
secondo turno quello di ballottaggio. E questo perché, molte volte,
il candidato sindaco vincente non viene votato per adesione al
progetto ma viene votato in chiave negativa, per ritorsione, per
rabbia, per un senso di voto-contro non di voto-per .
Ed allora, in questo senso, Forza Italia aveva proposto tale
norma. Via via, però, questa norma si è arricchita di altri
elementi. Io non ho partecipato ai lavori della Commissione,
Presidente Cascio, ma mi è stato detto che addirittura ad un certo
punto c'era anche un accordo tra il Partito Democratico e il
Movimento pentastellato per reintrodurre le circoscrizioni. Cioè,
da un lato qualche partito che oggi grida all'antipolitica aveva
ammazzato gli enti sovra comunali, la politica estesa alla
partecipazione democratica sopprimendo le province, facendo un
accordo dal signor Giletti all'Arena una domenica, assieme al
signor Presidente Crocetta, quando vi era un modello Sicilia che
doveva essere esportato nel resto d'Italia. Salvo poi, ad essere lo
stesso smentito, dopo qualche mese attesa la inconsistenza, attesa
la sua vacuità.
E oggi siamo qua, dinnanzi ad una maggioranza che è formata dal
Partito Democratico, dall'UDC, dal NCD che diventa la stampella di
questa assoluta inconsistente maggioranza. E cosa ha fatto questa
maggioranza? Una norma, non per semplificare lo scenario politico,
il quadro politico, ma addirittura per attribuire alla politica con
la p minuscola il potere di controllo su chi è stato eletto
direttamente dal popolo, cioè dai sindaci. E cosa voleva fare
questa maggioranza? Voleva addirittura abbassare la soglia dal 65
per cento fino al 50 per cento per la mozione di sfiducia. E poi
addirittura, non contenta, non soddisfatta, di questa norma che è
stata bocciata grazie all'emendamento di Forza Italia, voleva
trovare un escamotage dicendo che il sindaco però decade se il
consiglio comunale non approva il bilancio. Altro strumento di
coercizione, altro strumento di ritorsione, che è stato
puntualmente bocciato grazie ad un altro emendamento di Forza
Italia.
Ecco qua cosa si è creato. Si è creato da un lato questo esercizio
edonistico, narcisistico quasi, di un Partito Democratico che
esiste prepotentemente in questa Aula ma che è inesistente nella
Sicilia reale laddove la gente veramente si sente offesa
dall'attività quotidiana politica di un Partito Democratico che non
amministra, che non governa, ma che ogni giorno opera contro la
Sicilia.
Ed a questo riguardo noi abbiamo ottenuto la bandiera, abbiamo
cercato di frenare gli impulsi ritorsivi di questa schizofrenica
maggioranza. Perché, attenzione, questa non è una legge così come
all'inizio veniva presentata salvifica , una legge che interpreta
i bisogni, le emergenze, le aspettative dei siciliani. Questa è una
legge che limita di fatto la libera partecipazione democratica dei
cittadini. E perché, onorevole Formica, avrebbero dovuto bloccare,
limitare i cittadini nell'esprimere il proprio consenso nei
confronti dei bravi sindaci che si presentassero per la terza volta
al cospetto ed al giudizio popolare? Se un sindaco è bravo, è
giusto che possa ripresentarsi e possa essere votato.
Ma questa legge è la legge delle docce scozzesi. Oggi acqua calda,
ma al contempo acqua fredda. Quando conviene c'è l'allineamento
nazionale, quando non conviene c'è un allineamento di
autodeterminazione in chiave sicilianista.
Ecco allora questo trinacrium che hanno creato. E' una legge
farlocca, Presidente Musumeci, è una legge che non semplifica, è
una legge che non dà spazio ai sindaci. Tant'è che gli stessi
sindaci del Partito Democratico l'hanno contestata pesantemente.
Questa è una legge, io voglio dire al Partito Democratico, che non
andava fatta se non c'era una larga condivisione. Le regole si
scrivono insieme. Voi avete avuto l'arroganza di scriverli in
solitaria e per questo sarete puniti. Perché rispetto a tutto ciò
c'è oggi fuori da questo Palazzo, onorevole Assenza, una Sicilia
che soffre, c'è una Sicilia a cui non servono le norme elettorali,
ma a cui servono le norme di sviluppo. C'è una Sicilia che chiede
perché ancora i fondi comunitari non vengono spesi, perché le
piccole e medie imprese chiudono a decine costantemente e
quotidianamente? Perché questi giovani devono emigrare.
A qualcuno - e concludo - vorrei quindi dire, oggi questa
maggioranza non ha dato uno spettacolo esaltante, ma ha creato
ancora una volta una norma che rappresenta ancora una volta uno
spirito di autodifesa di una casta che esiste in questo Palazzo, ma
che è completamente assente dalla società reale Siciliana.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Malafarina. Ne ha
facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io per tutta la
durata della discussione su questa legge non ho preso la parola, e
non perché non ritenessi gli argomenti importanti, rilevanti, o
anche in alcuni casi addirittura appassionanti. Perché ritengo che
aver proposto questa legge in Aula il 7, l'8 agosto ed averla
conclusa stasera - speriamo che si concluda stasera - sia un grave
errore politico. Lo ritengo un grave errore politico perché non è
vero che ci sia un antipolitica in quest'Aula. In quest'Aula
purtroppo non c'è la sensibilità politica per capire le cose che si
devono fare, quando farle, ed anche come farle. Non è il Movimento
Cinque Stelle che fa l'antipolitica, è la politica che non sa darsi
una disciplina, una regola, e che non ha la lungimiranza necessaria
per arrivare a delle conclusioni che siano generali, condivise e
che diano una prospettiva.
E sarà facile per il Movimento Cinque Stelle venire a fare la
propaganda al naturale, ovvio, legittimo, chiunque altro lo
farebbe. Per dire che il parlamento siciliano il 10 agosto si è
impegnato in una discussione su una legge di cui nessuno avvertiva
l'urgenza. Altre sono le urgenze della Sicilia, lo abbiamo detto e
lo ribadiamo sempre. A cominciare da ciò che mi è più chiaro, dalla
semplificazione amministrativa che giace nei cassetti della I
Commissione e che nessuno vuole esaminare perché probabilmente si
ha paura dei controlli che si potrebbero fare e che quasi
sicuramente potrebbero fare saltare la testa di qualche eccellente
burocrate. Sono delle leggi che dormono nei cassetti che nessuno
sollecita, a cui nessuno interessa e che non danno le risposte che
dovrebbe invece potere dare questa Assemblea.
Non voglio entrare nel merito della legge perché il merito della
legge si commenta da solo. Tanto rumore per nulla, direbbe
qualcuno. La tempesta in un bicchiere d'acqua, perché poi alla fine
si riduce all'elezione del Sindaco al 40% dei votanti, il resto
sono più o meno degli aggiustamenti che alla fin fine non cambiano
di molto la vita nè dei Sindaci nè delle persone nè dei Comuni.
Abbiamo perso inutilmente 3 giorni ed abbiamo perso anche una
grande occasione. Abbiamo perso l'occasione per realizzare, per
mettere in campo delle regole condivise. Regole che potevano essere
recepite dalle proposte di Forza Italia, dell'opposizione, regole
che erano state proposte anche dal Movimento Cinque Stelle per
mettere insieme una legge organica che desse delle risposte a delle
esigenze reali. Mi riferisco all'emendamento A.14, che poteva
essere anche stilato meglio, quello per evitare il controllo del
voto all'interno dei seggi elettorali.
In quest'Aula abbiamo avuto una diatriba per 3 o 4 mesi,
addirittura c'è stata una necessità di una rielezione perché si
erano perse delle schede, non si sa bene per colpa di chi, non si
sa bene con quale responsabilità che poi hanno portato ad un
risultato diverso. C'era una esigenza oggettiva di trasparenza
nella gestione delle schede o non è stata recepita. E' un peccato,
è un vulnus. Poteva essere una buona occasione.
Una cosa importante è che è stato respinto anche un arretramento
che si poteva realizzare, il doppio voto di genere. Vedete, qua non
è che le donne sono più o meno brave, le donne sono esattamente
delle persone come tutte gli altri, che hanno pari diritti, pari
doveri e pari conoscenze, a volte anche superiori agli uomini. Non
sono messe nelle condizioni di partecipare per tutta una serie di
carenze della società. E' giusto garantire a loro una tutela
diversa in modo tale che possano partecipare stante queste
condizioni all'attività politica. Il resto poi, se è necessario,
verrà da solo, ma in questa fase storica è necessaria una tutela.
Ribadisco, si sono perse delle occasioni importanti. Si è fatto un
errore politico che darà freccia all'arco dell'antipolitica e non
ci saranno le giustificazioni necessarie e tali da potere
giustificare questi 3 giorni.
Signo Presidente, io vorrei che lei mi chiarisse un dubbio.
Affronteremo questa ulteriore manovrina finanziaria, su cui io fra
l'altro sono stato molto critico perché non capisco perché ogni
mese dobbiamo fare degli aggiustamenti finanziari? Che qualcuno si
prendesse la responsabilità di verificare bene i conti della
Regione e mettere le pezze dove sia necessario senza continuamente
costringere alla rincorsa delle necessità. Le necessità, nel mio
mondo, si pianificavano preventivamente. Se io mi fossi azzardato a
fare il 5% degli errori che sono stati fatti abbondantemente
dall'assessore al bilancio, sarei stato mandato a casa molto
rapidamente, le assicuro. Cerchiamo un attimino di organizzare
meglio l'attività del Governo e dell'Aula per dare delle risposte
ai siciliani che le aspettano da troppo tempo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Figuccia. Ne ha
facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa è stata,
caro onorevole Sammartino, la legge elettorale dei ricatti. Ogni
volta che qualcuno di noi ha provato a fare una proposta
migliorativa, avete fatto la richiesta, da parte di questo Partito
democratico, di rinunciare agli interventi, di non intervenire in
Aula. Questa è la legge dei ricatti, per quanto riguarda il Partito
Democratico.
Per quanto riguarda il Movimento Cinque Stelle, questa è la legge
delle bugie
La dovete finire di dire centro-destra e centro-sinistra. Vi
abbiamo invitato per tre giorni ad apportare delle modifiche a
questa norma. E voi, sempre lì, con quel disco incantato, con una
richiesta dietro l'altra da parte nostra, ma che c'entriamo noi con
questa legge?
Noi eravamo, e l'abbiamo sostenuta in Commissione, per una legge
elettorale che avrebbe migliorato davvero il sistema elettorale in
Sicilia. Noi eravamo per una legge elettorale che avrebbe
restituito gli spazi di democrazia in Sicilia.
Di quella legge elettorale, invece, non è rimasto più nulla. Non è
rimasto più nulla perché, come ho detto prima, vi siete messi sopra
a quel banco della I Commissione a sparare le freccette contro i
consiglieri comunali, i consiglieri comunali di tutta la Sicilia.
Questo l'ha fatto il Partito Democratico prima, ma l'ha fatto anche
il Movimento Cinque Stelle.
Oggi, questo 40%, diciamocelo chiaramente, non lo raggiungerà mai
alcuno. Non abbiamo cambiato nulla. Stiamo tornando a quel vecchio
modello che non prevede alcuna modifica reale.
Quale era la nostra proposta? La nostra proposta era di fronte ad
un sistema tribolare, dove il 40% non lo poteva raggiungere alcuno,
di misurarci con un 35% che era una soglia, effettivamente,
raggiungibile.
Questo avrebbe garantito dei risparmi, come sostenuto dai nostri
componenti in I Commissione, che si aggiravano oltre i 30 milioni
di euro. E non avete voluto che facessimo delle modifiche quando
abbiamo parlato in favore dei consiglieri comunali, della questione
legata al tempo strettamente necessario perché voi pretendete che
il consigliere comunale passi dall'attività del consiglio,
all'attività della commissione, dallo studio degli atti, in maniera
approssimativa.
Questa è quell'antipolitica che voi volete fare, Movimento Cinque
Stelle, a braccetto con il Partito Democratico, perché la verità e
che avendoci portato dentro questo raggiro, la vera novità è che
questa legge, che da noi non riceverà il voto, è la legge del
Partito Democratico fatta insieme al Movimento Cinque Stelle.
Perché siete stati voi del Movimento Cinque Stelle che avete voluto
tirare, raggiro dopo raggiro, bocciando tutte le nostre proposte,
questo Parlamento dentro questa grande trappola.
E così saranno i fatti, gli emendamenti da noi presentati e da voi
non approvati, a raccontare questa storia.
La storia del sorteggio dei revisori dei conti. Ecco, la Sicilia
aveva bisogno di distribuire premialità. Ma che dico premialità? La
premialità è legata al merito. Ed invece no A sorteggio Al
principio che ne scegliamo uno a caso, ogni tanto, secondo delle
logiche che, poi, finiscono dentro quel sistema che è lontano da
quel meccanismo che noi avevamo ipotizzato rispetto al seggio
unico, che non si applicherà né per i revisori dei conti, né tanto
meno per la legge elettorale. Quello, davvero, poteva essere un
elemento per riaffermare principi di legalità e trasparenza ma,
anche, a quel principio avete detto di no.
Risultato: sotto al Palazzo continuano ad attendere le categorie
dei dipendenti delle province, dei dipendenti delle cooperative in
convenzione con i liberi consorzi. Continuano ad attendere i
licenziati di Sviluppo Italia Sicilia, continuano ad attendere quei
lavoratori che appartengono a bacini come quello dei forestali, a
cui volete negare la possibilità di svolgere un lavoro suppletivo
rispetto a quelle poche ore in chiave assistenzialistica che il
Governo vuole continuare a mantenere.
E' chiaro, signor Presidente, che questa legge, così come
realizzata e pasticciata, non avrà il nostro voto, è chiaro che
quest'Aula ha voluto spingere nella direzione di una grande
ammucchiata, che vada dal PD, probabilmente nella vostra logica,
fino ai partiti di destra, ma è certo pure che questa ammucchiata
non ci sarà, e che alla fine noi ci riorganizzeremo con un voto
identitario, che vorrà stare lontano dal Partito Democratico,
perché è certo che dopo questa disfatta quel Partito Democratico in
Sicilia sarà sempre e comunque destinato a perdere.
PRESIDENTE. E'iscritto a parlare l'onorevole Turano. Ne ha
facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, io
cercherò di essere telegrafico perché voglio bene a me stesso, sono
molto stanco, non lo nego, siamo al 9 di agosto e siamo stati qua,
onorevole Greco nelle mie fatiche odierne c'è stato anche lei, e sa
perché? Abbiamo provato a costruire una legge che fosse quanto più
condivisa possibile, ed io mi stupisco degli interventi di alcuni
colleghi che hanno trasformato questo scranno per parlare di tutto
e del contrario di tutto; l'unico argomento che oggi non si è
trattato è stato il sistema elettorale dell'era glaciale, onorevole
Musumeci, per il resto quest'Aula si è sbizzarrita in lungo ed in
largo per dire che è una legge pirata, per dire che è stata
costruita contro qualcuno.
Ma noi sappiamo che non è così Io intervengo soltanto per una
questione di chiarezza, noi sappiamo che non è così perché questo
disegno di legge non è arrivato in Aula questa mattina, è stato
trattato da quest'Aula per quattro volte nell'arco dell'ultimo
anno, anzi tre volte, e questo disegno di legge ha un primo
firmatario che sono io, perché non era frutto di un intesa
politica, o di un'intesa politica che riguardasse soltanto la
maggioranza, era frutto di un principio di buon senso e di
ragionevolezza, su cui senza dubbio alcuno vi si riconoscevano
quasi tutte le forze politiche, e voglio parlare con i colleghi del
Movimento Cinque Stelle, che dicono o che hanno lasciato intendere
sulla stampa che si trattava di un disegno di legge per agevolare
qualche altro e per penalizzare la loro forza politica, come se
quel testo, l'originario testo quello che io avevo sottoscritto,
non conteneva una norma che inseriva il principio del maggioritario
fino alla soglia di 15 mila abitanti, cioè estendendo la platea dei
comuni che votavano con una sola lista.
Dico questo, perché la sola lista è stato il punto di forza del
Movimento Cinque Stelle, che nel loro statuto scrivono che non si
possono apparentare. Ora, per chi non iscrive al Movimento Cinque
Stelle e vuole liberamente confrontarsi, non può diventare
prigioniero di meccanismi che si possono anche condividere, ma non
certamente si deve aderire per legge. Ecco perché io mi sono fatto
promotore di questo disegno di legge, perché vi era la necessità di
capire come la politica puntualizzasse come è cambiato il sistema
politico italiano, e diceva bene l'onorevole Falcone, si è passato
da un sistema bipolare ad un sistema tripolare, e la soglia del 40%
non era un premio alla minoranza, era soltanto un modo per
garantire che il sindaco eletto avesse maggiore rappresentatività
rispetto ai sindaci eletti al turno di ballottaggio dove, seppur in
termini numerici, prendevano più voti in termini di
rappresentatività, avevano un consenso inferiore.
Queste sono le modifiche principali che questa legge ha portato.
Ed io credo che non c'è da gridare allo scandalo, bisogna soltanto
approvarla celermente perché qua abbiamo altri provvedimenti che
dobbiamo vedere di affrontare prima della pausa estiva.
Detto questo, annuncio con il mio intervento il voto favorevole
del Gruppo parlamentare dell'UDC.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musumeci. Ne ha
facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, appena
cinque giorni fa, in Conferenza Regioni-Autonomie locali, per la
prima volta in Sicilia è stata determinata la volontà di dichiarare
il dissesto dei comuni, dei liberi consorzi e delle città
metropolitane.
Questa drammatica realtà, che non ha precedenti nella storia degli
enti locali in Sicilia, ha fatto da sfondo all'allucinante
dibattito che in questi giorni ha impegnato la navata pagana di
questo palazzo. Un dibattito assolutamente contraddittorio dal
quale si colgono soltanto aspetti negativi sul piano del metodo e
sul piano del merito. Ho avuto modo, nell'intervento dell'8 giugno
scorso, di evidenziare, con dovizia di particolari, le ragioni per
le quali avevo manifestato aperto dissenso a questo disegno di
legge. Sul metodo ci si chiede perché tanta premura?', perché
tante fretta?'
Perché questa condotta, che ormai è diventata una consuetudine,
improntata alla volontà di volere comunque arrivare al varo di una
legge senza mai interrogarsi sulla utilità di determinare una ampia
convergenza parlamentare e sulla qualità che il prodotto
legislativo dovrebbe garantire. Sei mesi di dibattito attorno a
questo disegno di legge, il rinvio per due volte in Commissione
Affari Istituzionali, testimoniano già lo stato patologico di una
proposta che era già fallita sul nascere.
Io sono convinto che questo disegno di legge, e qualcuno dei
colleghi dell'opposizione lo ha proposto, andava accantonato per
sottoporlo ad una serena riflessione da parte di tutto il
Parlamento. Si è parlato in questi giorni, in queste settimane, in
questi mesi, di 40 per cento, di 35 per cento, di ballottaggi, di
sfiducia, di due mandati, di tre mandati, di decadenza, tutto,
tutto si è mosso contro un solo imputato, il sindaco. Sono emerse
contraddizioni disarmanti perché il disegno non appare chiaro al di
là della forte penalizzazione del sindaco. Si vuole determinare un
equilibrio in consiglio comunale? Si vuole dare più forza ai
partiti organizzati? Si vuole dare più forza alle liste civiche? Si
vuole dare più forza al popolo?
Quale degli obiettivi poteva essere privilegiato rispetto ad un
dibattito che invece si è mosso soltanto attorno all'unico, vero
obiettivo, che era quello di mettere KO i sindaci?
Altro che legge anti grillina, stiano tranquilli gli amici-
colleghi del Movimento Ciqnue Stelle. Qualcuno di loro ha gridato
al fatto che diventava una legge anti-ballottaggi per penalizzare
proprio il Movimento Cinque Stelle, ma non è così, nei ballottaggi
non vincono soltanto i candidati del Movimento Cinque Stelle. Le
ultime elezioni, senza andare lontano, dimostrano che a Caltagirone
vince il candidato del centro destra. Le ultime elezioni dimostrano
che a Giarre vince il candidato moderato centrista, alternativo al
PD e ai Cinque Stelle. Le ultime elezioni amministrative dimostrano
che a Vittoria vince il candidato del centro destra, e non il
candidato grillino. Stiano tranquilli i colleghi del Movimento
Cinque Stelle, non è una legge contro di loro, è una legge che deve
porre degli interrogativi, certo. Perché al ballottaggio va a
votare soltanto il 20/25 per cento? La soluzione non può essere
eliminare il ballottaggio, come dire mettere la polvere sotto il
tappeto, ma al contrario. Un Gruppo parlamentare, una forza
politica si deve chiedere: perché al ballottaggio va il 20/25 per
cento? Perché questa disaffezione? Perché non ci si interroga sulla
mala politica? Perché non ci si interroga sul mal Governo?
Il Movimento Cinque Stelle non si batte eliminando il
ballottaggio, ma lo si batte sul terreno del confronto, sul terreno
della buona politica, dove il candidato è credibile, dove
l'alleanza è la coalizione forte, dove la buona politica è di casa:
lì non vince il Movimento Cinque Stelle.
E' questa la lezione che dobbiamo imparare, ed è lì che non vince
il centro sinistra, questo sgangherato centro sinistra che da nove
anni governa la Regione siciliana. Ecco perché questa legge è stata
varata. E' una legge fatta non contro i grillini, ma contro quei
candidati, contro quegli uomini politici che sanno di avere
consenso a prescindere dai partiti, e che invece i partiti
vorrebbero al guinzaglio , li vorrebbero normalizzare ,
vorrebbero obbligarli alle alleanze, vorrebbero ricattarli
abbassando il quorum sulla sfiducia.
Questa è una legge - lo dico con assoluta convinzione - che
somiglia molto ad una minaccia in stile mafioso Questa è una legge
che somiglia ad un incaprettamento in piena regola nei confronti
dei sindaci o di chi sindaco pensa di potere diventare. A chi serve
la delegittimazione dei sindaci? A chi serve renderli vulnerabili?
A chi serve un sindaco dimezzato? A chi serve un sindaco poco
autorevole, esposto ai ricatti e alle vendette di qualche
consigliere insoddisfatto, affarista e mercenario di ogni cosa? A
chi serve un siffatto sindaco, come questa legge lo costringerà?
La maggioranza che sostiene il Presidente Crocetta vorrebbe alla
guida dei comuni un funzionario di partito magari, invece che un
sindaco libero di rendere conto soltanto ai cittadini, a quelli che
lo hanno eletto e a quelli che non lo hanno eletto. Il Partito
Democratico ha dimenticato la regola introdotta con referendum di
Mario Segni: Chi fa le leggi per sé, alla fine, perde le
elezioni . Vado alla conclusione, signor Presidente.
La soluzione che noi abbiamo caldeggiato, da mesi, è quella di
tornare allo spirito e alla lettera della legge regionale n. 7 del
1992. Bisogna tornare alla doppia scheda: una per il sindaco e una
per il consigliere. Bisogna tornare alla sfiducia consegnata alla
volontà del popolo, e non a quella di qualche consigliere
ricattatore Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Solo così si può
bloccare il ritorno alla partitocrazia. La più spregiudicata, è
quella che vuole il Partito democratico e i suoi alleati accoliti.
Il sindaco, oggi, è l'unico presidio di democrazia nei comuni.
Deve poter contare su un Consiglio comunale che abbia maggiori
poteri, certo, che diventi autorevole, certo, che torni ad avere
protagonismo.
In questa Regione serve una legge elettorale degna di questo nome.
Il Partito democratico e i suoi alleati, in questa ibrida
coalizione che sostiene da quattro anni il Presidente Crocetta,
hanno impedito al Parlamento di approdare ad una legge elettorale
che fosse razionale, ragionevole, completa e capace di coinvolgere
quanto più consenso possibile.
Per le ragioni che ho appena esposto, il voto del gruppo Lista
Musumeci sarà convintamente contrario.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Grasso. Ne ha
facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo è in un
momento, in un clima surreale che stiamo per approvare, o che state
per approvare questa legge elettorale, perché noi abbiamo già
dichiarato di votarla contro.
Mentre si parla di riorganizzazione e di sistema elettorale, vi
assicuro, i sindaci in questo momento hanno ben altre sofferenze,
non riescono ad assicurare i servizi, molti comuni dichiareranno il
dissesto. E noi, ci stiamo qui preoccupando di come poi si potrà la
prossima volta.
Le ragioni per le quali abbiamo detto e voteremo no sono
molteplici e, soprattutto, il limite del trentacinque per cento.
Aver voluto alzare la soglia del quaranta per cento è stato un
errore madornale, un errore madornale perché non ci saranno
alleanze col quaranta per cento. Si starà a guardare alla finestra,
vediamo che succede. Al ballottaggio, poi, si faranno le nuove
alleanze.
Quindi, questo non è un sistema democratico e ancora lo voglio
dire a gran forza.
Limitare i poteri dei sindaci, se ci fosse stata la doppia scheda
così come nel 92 succedeva, il sindaco aveva un rapporto diretto
con l'elettorato, forse avrebbe avuto un senso.
Ma, in questo momento, col voto col trascinamento, dare invece la
possibilità ai consiglieri comunali di sfiduciare il sindaco, vi
assicuro, soprattutto nei piccoli comuni, che non ci sarà
un'amministrazione comunale che durerà in carica cinque anni
Non estendere il terzo mandato, che non era come garantire una
poltrona. Io vorrei ricordare agli amici del PD che proprio il
Partito democratico prevede che i parlamentari possono candidarsi
per tre volte, e lo avrebbero potuto fare tranquillamente con
l'effetto trascinamento anche i sindaci.
Io da sindaco avevo già detto che avevo ritenuto conclusa la mia
esperienza amministrativa, però ci sono tanti sindaci bravi che, al
pari di tanti deputati regionali o nazionali del Partito
democratico, possono proporsi proprio a completamento del mandato.
Oggi non è facile, dicevo in qualche altro mio intervento, oggi
fare il sindaco è un atto d'amore perché si lascia la famiglia, si
lascia il lavoro e lo si fa gratuitamente. E ancora, così come si
voleva - per fortuna non si è fatto - limitare il mandato di
consigliere comunale. Oggi il consigliere comunale non fa solo il
consigliere comunale, il consigliere comunale fa volontariato, il
consigliere comunale te lo ritrovi quando mancano gli impiegati
comunali a sistemare e a fare anche la manutenzione ordinaria.
Oggi, nei comuni, ci si rimbocca le maniche e si lavora a servizio
delle comunità, si lavora a servizio dei cittadini. Qui è come se
si parlasse di un altro mondo, perché forse manca l'esperienza.
La realtà più amara, più brutta è che questa legge elettorale non
è il frutto della volontà di tutto il Parlamento, dei parlamentari,
è il frutto di un accordo, è il frutto di un baratto.
Renzi e Faraone reclamavano il 40 per cento. Allora qui il Partito
democratico ha rivendicato con forza il 40 per cento perché deve
portare questo risultato a Roma mentre l'UDC - non so per quale
motivo ma sbaglierà e se ne renderanno conto - ha sostenuto questo,
estendere il maggioritario ma anche nei comuni fino a 15.000
abitanti.
Sapete qual è la contraddizione? Che nei comuni dai 15.000
abitanti in su si è inserito lo sbarramento del 40 per cento, da
10.000 a 15.000 abitanti ci ritroveremo con dieci liste perché gli
stessi partiti che vogliono presentare più liste sono obbligati a
fare un sindaco ed una lista.
Col 20 per cento - possibilmente in barba ad una percentuale che
non c'è - ci ritroveremo ad avere un sindaco.
Un'altra cosa ai colleghi del Movimento Cinque Stelle. Non può
passare l'idea del vittimismo.
Vince un sindaco quando è bravo. Se voi fate una buona proposta
politica, non l'antipolitica, per cui oggi parlate di politica e
rivendicate - mi fa piacere che rivendicate la politica - perché vi
siete presentati come un partito di antipolitica che parlava alla
pancia degli italiani.
Oggi che governate parlate di politica e se siete bravi, nei
comuni dove amministrate, e lo hanno dimostrato già le elezioni
precedenti, che col 35 per cento avevate vinto. Finiamola quindi
con i vittimismi.
Siamo qui e chi si candida e dimostra di essere bravo, competente,
professionale, un candidato a sindaco, un candidato al Parlamento
non è uno che ha vinto X-factor' Ci vuole esperienza, competenza
e professionalità.
Questa legge è un vulnus alla democrazia.
Contesto il merito, ma contesto soprattutto il metodo per come è
stata approvata. Le riforme vanno fatte insieme, condivise insieme
con tutto il Parlamento.
Non ci possono essere deputati che stanno seduti e dicono no.
Poteva contribuire il Movimento Cinque Stelle che con Forza Italia
avrebbe potuto migliorare, se avesse voluto, questa legge, invece
che oggi rivendicare e fare del vittimismo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha
facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
intervenire perché questo disegno di legge ci riporta indietro di
qualche anno.
La legge che è stata in vigore fino a tre, quattro anni fa,
prevedeva una indicazione ben specifica cioè un sindaco che doveva
essere eletto, e che poteva essere eletto accompagnato da una sua
maggioranza, il cosiddetto voto di trascinamento.
Nella scorsa legislatura il Partito democratico ha condizionato
una iniziativa legislativa finalizzata proprio ad eliminare e a
creare un sistema - vorrei dire - torbido, un sistema complicato
per cui spesso sono mancati all'appello tutta una serie di voti per
l'elezione del sindaco, talché finalmente ci si è resi conto che
bisognava superare queste difficoltà e assumere una posizione di
chiarezza rispetto all'elettorato.
Se da un lato si chiedeva un voto libero e chiaro nei confronti
del sindaco, le strade erano due: o quella della doppia lista o
quella del trascinamento. Si è optato per il trascinamento che
rappresenta un'indicazione che proviene da gran parte del
Parlamento.
Mi permetto di dire, Presidente, si poteva fare molto di più.
Si poteva fare molto di più nel senso che lo sbarramento è stato
indicato in questa nuova normativa, poteva essere - come è stato
detto da diversi colleghi - inferiore al 40 per cento per evitare
il voto contro. Cosa che invece non è stata possibile perché 34
deputati hanno optato per uno sbarramento molto più alto che è il
40 per cento.
Proprio lì è la difficoltà. Dal 35 arrivare al 40 per cento ed
evitare il cosiddetto voto contro. Questo è un aspetto negativo.
E' un aspetto negativo anche l'idea che si continui ad indicare
una quota di partecipazione alle liste delle donne del 30 per
cento, non si è consentito il cosiddetto voto singolo cioè unico,
che deve essere dato per ogni singola valutazione del candidato,
perché tutto questo ha inflazionato la presenza nei consigli
comunali determinando una serie, spesso, di voti controllati, che
sono certamente un danno alla democrazia.
Si registra, tuttavia, in questa legge, qualche altro apporto
positivo, come la possibilità, per esempio, che il candidato
sindaco non eletto venga eletto di diritto consigliere comunale.
Credo che sia una norma giusta, corretta, che consente a chi ha
partecipato con forza ad una campagna elettorale col suo massimo
impegno di potere partecipare.
Però, a nostro parere, Presidente, non voglio tirarla per le
lunghe, credo che si poteva fare di più, credo che si poteva fare
una norma molto più leggera, una norma che poteva consentire di
dare corso ad un sistema elettorale per l'elezione dei comuni che
fosse più libera e trasparente.
E' per esempio da contestare la norma che prevede il maggioritario
dai comuni dai 10000 ai 15000 abitanti. Per quale ragione? E' un
limite alla democrazia e alla libertà dei candidati di esprimere
con senso civico la propria partecipazione alla vita delle elezioni
comunali, perché avere creato una condizione per cui a tutti i
costi un accordo trasversale fatto tra una serie di deputati e un
ricatto tra il Partito Democratico, e l'UDC ha determinato una
scelta in favore della sollecitazione di qualcuno dei deputati di
questa maggioranza, per determinare uno spostamento in avanti di
quello che è il numero degli abitanti che sono interessati al
cosiddetto sistema maggioritario.
Noi avremo quindi una serie di comuni della Sicilia, numerosi
peraltro, che invece di votare con il diritto della rappresentanza
civica più ampia possibile, saranno costretti a inserirsi a tutti i
costi in una delle due liste che possono partecipare utilmente alla
corsa per il consiglio comunale, o addirittura restare fuori. Credo
che questo non sia un esempio di democrazia.
Pur tra luci e ombre di questa legge noi preferiamo che questa
norma sia una norma di apertura e di auspicio, che possa essere
anche aperta ad ulteriori aggiustamenti e in atto preferiamo
astenerci dal voto, votando scheda bianca e dando la possibilità a
questo Parlamento di ritornare proprio su quello che è l'aspetto,
per quanto ci riguarda, del voto nei comuni tra i 10 e i 15milia
abitanti e il voto di genere che, a nostro parere, senza voler
precludere nulla alle donne, ma anzi garantendo loro una
partecipazione ancora più ampia, con le liste al 50%, di fare
un'ulteriore riflessione nel più breve tempo possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha
facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,
intervengo per esprimere riserve sull'esito di questa lunga
discussione sulla legge elettorale, che ha avuto un iter
lunghissimo e tormentato, basta guardare le diverse stesure che
sono emerse dalla Commissione di merito per capire che siamo in
presenza di un iter molto travagliato.
Le mie riserve si concentrano non già sulle considerazioni, per
carità rispettabili, ma molto propagandistiche e strumentali, di
tanti colleghi dell'opposizione, ma sulla filosofia che sta al
centro di questa legge.
Di fondo c'è che tanti colleghi, legittimamente, ritengono
squilibrato il rapporto tra il sindaco ed il consiglio comunale.
Questione legittima, e che avrebbe dovuto portare la Commissione ed
il Parlamento a trovare forme e modi per rendere più forte il
consiglio comunale, aumentando i poteri, rendendo più stringenti le
funzioni che attualmente hanno di indirizzo e di controllo, ma non
si è fatto nulla di tutto questo. Si è pensato puramente e
semplicemente ad indebolire la figura del sindaco, e credo che
questo determina inevitabilmente un indebolimento del sistema.
Noi non avremo enti locali più forti perché avremo sindaci eletti
direttamente più forti e consigli comunali eletti direttamente
altrettanto forti. Ma avremo consigli comunali che, dalle
valutazioni che ho ascoltato, sono deboli e assieme ai consigli
comunali deboli avremo sindaci più deboli.
Qual è il vantaggio per il sistema e per i cittadini? Io
sinceramente non riesco a comprenderlo. E siccome stiamo
intervenendo su una legge importante che dovrebbe avere la finalità
di rendere più forte il sistema attraverso la partecipazione dei
cittadini e il ruolo del sindaco, che è un perno di questo sistema.
Perché altrimenti sarebbe più logico tentare - nessuno osa farlo,
anche se molti lo pensano - di ritornare all'elezione dei sindaci
attraverso i consigli comunali, com'era nella cosiddetta Prima
Repubblica .
Ma andare a scelte di questo genere senza fare un sistema più
forte e maggiormente in grado di servire efficacemente i cittadini
credo che, al di là delle intenzioni - anche perché conosco tanti
colleghi che ci hanno lavorato e che lo avranno fatto con ottime
intenzioni - l'esito sia assolutamente insoddisfacente.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Palmeri. Ne ha
facoltà.
PALMERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
mi spiace se avrò un tono forse polemico però mi sarebbe piaciuto
in questo momento discutere di altro per la Sicilia.
Ci ritroviamo in pieno agosto a discutere di una legge elettorale,
ma soprattutto ci troviamo in un momento storico per la Sicilia in
cui le emergenze e le priorità sicuramente sono ben altre. Come ad
esempio togliere i rifiuti dalle strade, la salute, l'ambiente, il
lavoro, i servizi prioritari per i cittadini. E quindi io mi
chiedo: a chi serve questa legge elettorale oggi? Sicuramente ai
cittadini siciliani no
E quindi, che cosa stiamo facendo in questo momento? Non si sa.
Forse stiamo facendo gli interessi di una certa politica, della
maggioranza, non di certo dei siciliani.
Mi sembra anche che forse siete tutti ossessionati dal cercare di
mettere il bastone fra le ruote al Movimento Cinque Stelle.
Probabilmente c'è anche questo fattore. Però vi do una notizia:
tutto questo non servirà a nulla. Perché tutto questo sarà soltanto
un boomerang contro di voi.
Evidentemente tutto quello che fate, tutto questo atteggiamento di
portare nocumento al Movimento Cinque Stelle, non fa altro che
farvi assomigliare a un comitato di affari più che a delle realtà
politiche. Un comitato di affari che ha l'unico obiettivo, se non
conservare la propria poltrona. Siamo diventati la prima Regione ad
avere raggiunto la maggioranza con il 40 per cento. Tutto questo mi
sembra abbastanza assurdo. Se avessimo chiesto ai siciliani quali
sono le priorità in questo momento per loro, probabilmente non
avrebbero risposto la legge elettorale. Avrebbero risposto altro.
In questo momento forse la loro priorità sarebbe mandarvi tutti a
casa.
I vostri giochetti, i vostri tentativi che avete messo in atto in
queste ore, oggi ci sono costate tre diverse convocazioni prima di
iniziare la seduta d'Aula.
Sabato siamo venuti qui invano perché molti di voi - come era
prevedibile - sono andati al mare, quindi abbiamo perso tempo,
abbiamo anche portato un costo ai siciliani.
Questo modo di fare politica non va più bene, ed i siciliani
sicuramente non sono stupidi, lo capiranno, hanno capito tutto e
significa questo che lo pagherete in termini elettorali per
rimanere in tema. E quindi continuo a chiedermi a chi serve appunto
questa legge, ancora non ho una risposta precisa.
Sul doppio voto di genere, anche qui abbiamo perso un'occasione,
perché io vi direi di prendere come esempio, per risolvere il
problema, il Movimento Cinque Stelle, visto che nel Movimento
Cinque Stelle le donne vengono semplicemente lasciate nelle
condizioni di partecipare e vengono votate dai cittadini, perché i
cittadini siciliani vogliono votare le donne se queste vengono
messe nelle condizioni di partecipare alla vita politica. Io ad
esempio ho preso 6.800 voti nella mia Provincia, sono stata la più
votata, così come le altre mie colleghe nelle proprie rispettive
Province, questo per dire che abbiamo perso un'occasione anche in
questo caso. Io vorrei ricordare semplicemente, e chiudo, che
quest'Aula dovrebbe servire per portare avanti le istanze dei
cittadini e non di certo per portare le vostre istanze, questo
ricordatevelo.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Anselmo. Ne ha
facoltà.
ANSELMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quella sulla legge
elettorale è una discussione che è nata molti mesi fa e pochi
certamente avrebbero scommesso sul successo e diciamo sul punto a
cui oggi siamo arrivati in quest'Aula.
Oggi, invece, noi abbiamo dimostrato il contrario e se lo abbiamo
potuto fare è non soltanto grazie ad una maggioranza che si è
dimostrata coesa e determinata, ma anche grazie alla correttezza ed
all'equilibrio delle opposizioni.
Quella che ci apprestiamo a votare è una legge che sviluppa
fattori coesivi all'interno del sistema elettorale delle autonomie
locali. Si è cercato di fare passare questa legge come una legge
contro qualcuno , niente di più sbagliato, non era questo il tema
della legge. La vita politica dei Comuni è sotto gli occhi di tutti
ed è, diciamo, ormai vittima di una frammentazione pressoché
totale. Frammentazione che questa legge elettorale vuole eliminare
rendendo più semplice e partecipata la vita pubblica dei Comuni.
Abbiamo rispecchiato principi e strumenti presenti nella normativa
nazionale a cominciare dalla doppia preferenza di genere, che
qualcuno in quest'Aula ha cercato di strumentalizzare e spacciare
come un modo di controllo del voto, quando sappiamo bene che i modi
per controllare il voto sono altri e ce lo insegna la storia.
E' stata sì una battaglia del PD, ma non è stata una battaglia
per il PD. E' una battaglia affinché nelle istituzioni sia
garantita una giusta ed equa rappresentanza come segno di civiltà.
Il Movimento Cinque Stelle, che in quest'Aula tanto si è speso per
la trasparenza e che ha attaccato ripetutamente il mio partito,
questa maggioranza, questo Governo, è un Gruppo che si è speso per
la trasparenza e per la legalità. Non dimentichiamoci, però, che il
Movimento Cinque Stelle in quest'Aula ha cercato di far passare un
emendamento che di trasparente e di legale aveva ben poco,
spacciando sotto l'introduzione del seggio unico quello che invece
voleva essere lo spoglio in un unico seggio elettorale creando
chiaramente il caos ed ovviamente, diciamo con buona pace, di
trasparenza e di legalità.
Demagogici sono questi interventi, così come demagogico è stato
ergersi, è stato volersi ergere come gli unici interpreti della
voglia dei giovani di ritornare a fare politica. Giovani colleghi
di quest'Aula, giovani sindaci, giovani consiglieri comunali,
giovani amministratori e dirigenti di partito, dimostrano come i
giovani non è vero che abbiano visto solo nel Movimento Cinque
Stelle la voglia per fare politica, ed anzi dimostrano che
all'interno dei partiti si cresce e si porta avanti quella che è la
politica, ed è una sana politica. Il Movimento Cinque Stelle come
sempre, per l'ennesima volta, ha scelto l'auto isolamento, per pura
propaganda e per l'ennesima volta ha perso un'opportunità di
confronto in questo caso su quelle che erano le regole della vita
democratica. Abbiamo - e per l'ennesima volta ha perso una
opportunità di confronto, in questo caso su quelle che erano le
regole della vita democratica - abbiamo introdotto con questa legge
la soglia di ballottaggio al 40 per cento ed abbiamo eliminato il
voto confermativo. Tutti elementi che dimostreranno le prossime
competizioni amministrative e favoriranno l'aggregazione.
Per questo, a nome mio e del Gruppo, che mi onoro di presiedere
confermo il voto favorevole a questa legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il Presidente della Commissione,
onorevole Cascio Salvatore. Ne ha facoltà.
CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, finalmente sembra che stiamo per arrivare alla
conclusione di una legge elettorale che all'inizio sembrava
condivisa da tutti, che aveva un percorso semplice, lineare e
tracciato che per via si è un po' smarrita e ha trovato degli
ostacoli e delle asperità.
E' chiaro che io da questo scranno non ho il convincimento e non
sono convinto di potere avere il consenso di tutti i colleghi.
Da quest'Aula abbiamo assistito al ripetersi di quelle che sono
tutte le tecniche parlamentari, dall'ostruzionismo al cercare di
perdere tempo, al modificare, al rinvio ripetuto e richiesto e mai
ottenuto da parte di qualche forza delle opposizioni.
E' chiaro che, quindi, da parte mia non c'è questa convinzione di
convincere i colleghi, ma c'è la necessità di fare qualche
chiarimento. Questi chiarimenti, nell'ordine, sono doverosi nei
confronti di alcuni colleghi che hanno presentato degli emendamenti
e mi riferisco agli emendamenti dell'onorevole Fazio, agli
interventi del Movimento Cinque Stelle, agli interventi di Forza
Italia e agli interventi dell'onorevole Musumeci. Per poi passare a
quello che è realmente lo spirito della legge.
Vado per ordine. Per ordine iniziamo con l'emendamento
dell'onorevole Fazio.
L'onorevole Fazio presenta un emendamento in cui prevede di
regimentare la possibilità che i consiglieri comunali facciano al
massimo 3 mandati. Viene subemendato dal Movimento Cinque Stelle
dicendo no, perché 3 mandati sono molti, facciamone 2 . La domanda
che io mi pongo, onorevole Fazio: il rinnovamento perché alla base
del ragionamento che lei ha portato vi era il rinnovamento. Alla
base del ragionamento che ha portato il Movimento Cinque Stelle
c'era la gerontocrazia.
Il rinnovamento per voi rappresenta semplicemente una sequenza
cronologica? Mi spiego: fa 2 mandati, fa un pit stop come è in
Formula uno e poi riprende e, quindi, c'è una catarsi, c'è una
depurazione e quindi può riprendere a fare politica.
Allora, mi sembra che questo meccanismo non regga da questo punto
di vista perché il vero rinnovamento sta nella capacità dei
giovani, e ce ne sono tanti, di misurarsi in politica e di scalzare
i vecchi e questo ricambio generazionale, questo ricambio di quadri
direttivi sta avvenendo in tutti i partiti e sta avvenendo in tutta
Italia, da Roma a scendere senza bisogno di secondo e terzo
mandato. Renzi docet da questo punto di vista.
Secondo è l'onorevole Formica. L'onorevole Formica fa un
intervento sulle abolizioni delle preferenze di genere. Quasi quasi
rappresenta l'abolizione sulle doppie preferenze e rappresenta
quasi quasi una misura di contenimento alla lotta contro la
criminalità organizzata per come lo ha posto lei. Come se la
preferenza di genere generasse chissà quale malefatte, la doppia
preferenza generasse chissà quali malefatte ed altro.
E' chiaro che questa visione della questione non mi può trovare
d'accordo, perché io ritengo che la preferenza di genere invece non
sia questo, ma sia semplicemente un fatto di emancipazione, un
fatto di pari opportunità, un fatto di civiltà.
E' chiaro, però, che in un sistema del genere bisogna essere
coerenti. E la coerenza - e lo dico con l'onestà intellettuale che
mi sento di avere - l'ha avuta l'onorevole Cordaro, perché quando
presenta un emendamento in cui dice che le liste devono essere
fatte al 50 per cento, mi dispiace per le colleghe donne, anche
della maggioranza, non si può essere d'accordo con la preferenza di
genere e non essere d'accordo con la rappresentatività al 50 per
cento, perché è chiaro che limita le donne.
La presenza al 50 per cento delle donne è una vera pari
opportunità, non è un recinto, una riserva indiana per com'è un
terzo della presentazione delle liste. Non ci sono altre scuse. Non
ci possono essere le scuse, non possiamo fare le liste. Noi siamo
legislatori. Non facciamo le leggi per fare le liste. Noi facciamo
le leggi per funzionare.
E, poi, è il ragionamento che faceva l'onorevole Figuccia.
L'onorevole Figuccia, addirittura, diceva, sbagliando anche, perché
ricordo all'onorevole Figuccia che il sorteggio dei revisori non è
stato inserito in questa legge, è stato inserito in una legge
precedente; ma questa legge ha, semplicemente, corretto in parte la
legge precedente, delimitando il fatto che i revisori possono
essere siciliani, perché quella legge lo estendeva a tutti.
Si era verificato, in Sicilia, il caso di un comune, Furci Siculo,
un comune di pochi abitanti, che aveva un revisore di Bologna ed
era costretto a spendere più di trasferte che di reale costo di
revisore. Nasceva, quindi, da questa esigenza. L'abbiamo resa
snella, abolendo l'albo unico e dando ai comuni la possibilità di
fare i revisori. Penso che era un discorso, semplicemente, di
buonsenso.
Ed andiamo, invece, al discorso del seggio unico che è il cavallo
di battaglia del Movimento Cinque Stelle.
Penso che, qua, nessun collega discuta il principio. Discuta il
principio che è quello di dire: il voto non deve essere
tracciabile , il voto non si deve riconoscere , il voto non deve
essere controllato . Questo è un principio sacrosanto e che tutti
sottoscriviamo. Ma da questo a cercare di fare un'altra cosa, ce ne
vuole Perché se l'emendamento Musumeci aveva una logica, che era
quella di mischiare le schede, trovando, era, diciamo, praticabile.
Aveva, a mio avviso, un vulnus, onorevole Musumeci.
Oggi, in Sicilia, non ci sono elezioni che non hanno ricorsi per
brogli elettorali. Nel momento in cui mischiamo le schede non
sappiamo a quale presidente di seggio imputare determinate colpe
gravi. E colpe gravi, in Sicilia, ce ne sono state tante, che hanno
portato anche all'arresto, in flagranza, di alcuni presidenti di
seggio.
Questo è il vulnus che noi ci poniamo, e ci ponevamo, e che non
abbiamo superato. Non che abbiamo qualcosa contro come principio.
Ed invece andiamo a quello che è la legge. E, qua, mi dispiace, ma
non ho condiviso per niente l'intervento dell'onorevole Panarello,
perché l'onorevole Panarello dice: con questa legge noi abbiamo
limitato i sindaci; con questa legge noi stiamo limitando i
sindaci . Per un momento, fermiamoci tutti e vediamo che legge
elettorale abbiamo oggi.
Oggi, abbiamo una legge elettorale che io, se sono candidato
sindaco, prendo il 50 per cento + 1, e la mia coalizione prende il
39 per cento, non usufruisco del premio di maggioranza. Un
paradosso
Noi non abbiamo fatto altro che agire sulla prima parte della
legge, perché la seconda parte, è tale e quale, è immutata. Al
ballottaggio, cioè, chi vince prende il premio di maggioranza.
Sulla prima parte, abbiamo abbassato quella soglia che riguarda il
sindaco. E l'abbiamo abbassata. E non mi si può stare a dire che il
35 è meglio del 40 o il 38 è meglio del 35 al 40, perché è
opinabile, anche questo ragionamento.
Signor Presidente. Io non penso che abbiamo fatto una cattiva
legge, penso che abbiamo fatto una buona legge, penso che come
tutte le leggi può essere perfettibile, penso che è una legge che
può funzionare, che dà stabilità al sindaco perché non gli limita
il premio di maggioranza, non glielo limita assolutamente, rimane
tale e quale, ha diritto al premio di maggioranza addirittura con
una soglia più bassa, col 40 per cento, onorevole Musumeci, mentre
ci voleva il 50 + 1 rispetto ad altri che dicevano di abolire
completamente il doppio turno e fare il turno unico, e rispetto ad
altri che facevano una soglia del 35 per cento, ma questa legge
introduce anche un'altra novità che nessuno qua ha detto, che da la
possibilità al sindaco non eletto di diventare consigliere
comunale, e questo è importante per la democrazia, perché può
rappresentare veramente quella opposizione a cui i cittadini hanno
dato fiducia.
Questa è la legge che abbiamo votato. Non ci sono altre cose da
aggiungere. Per cui, Presidente, io sono contento che questa legge
abbia avuto un esito mi auguro col voto finale felice. Auguro buon
lavoro ai nuovi sindaci che faranno tesoro di questo nostro lavoro.
PRESIDENTE. Onorevole Cascio, mi consenta di ringraziarla per il
lavoro che ha svolto in questi lunghi mesi e, soprattutto, per la
pazienza dimostrata indipendentemente dall'esito della legge.
So quanto è stato difficile e quante volte la legge è ritornata in
Aula. Ognuno di noi può avere le proprie convinzioni, però più
volte mi sono confrontato con l'onorevole Cascio e, se non fosse
stato per la sua pazienza, credo che questa sera non saremmo qui.
Qualcuno non sarà probabilmente contento, però ringraziando lui,
ringrazio tutta la Commissione chiaramente.
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di tutto
volevo ringraziare il Presidente della Commissione e tutti i
componenti, perché è stato un lavoro lungo, fatto da diversi mesi
e, come ha detto l'onorevole Cascio, Presidente della Commissione,
quando siamo stati in Commissione la maggior parte di tutto quello
che si discuteva, sia maggioranza che minoranza, concordavano con
il lavoro fatto, a parte l'astensione o il voto contrario del
Movimento Cinque Stelle.
Io non voglio qui entrare nel merito e spiegare, perché la legge è
stata battuta e dibattuta, ci sono state molte critiche, però -
come ha detto l'onorevole Falcone - le critiche servono, perché
tutti gli emendamenti che sono stati fatti a supporto della legge,
sono serviti per migliorare questa legge che speriamo stasera venga
approvata da parte di tutto il Parlamento, perché gli emendamenti
sono stati votati a maggioranza, inseriti nella legge per portare
miglioria.
La legge è stata portata, ed è stata vagliata non solo per portare
miglioria, ma guardando la legge precedente ci si è resi conto che
il sistema di voto è cambiato, il sistema partitico è cambiato, ed
è stato fatto, appunto, per dare più agibilità sia ai sindaci che
ai consiglieri comunali.
A volte, c'è molto rammarico perché si dice che i consiglieri
ricattano, i sindaci vengono ricattati. Questo non va, non va come
Parlamento che venga detto questo, perché all'interno dei consigli
comunali ci sono dei bravi consiglieri che, magari, a volte vanno
oltre, ma solamente per un fatto di opposizione e per dare maggior
vivibilità nei propri comuni e non per ricattare i sindaci o per
fare qualcosa al contrario.
In ogni caso, volevo ricordare che, se qualcuno dovesse ricattare
sia consiglieri e sindaci ci sono le autorità preposte per andare a
fare delle denunce, perciò dico che questo deve essere escluso,
questa legge non è stata fatta contro nessuno, è stata fatta
appunto per rendere più agibili la politica ed il popolo siciliano,
poi saranno i cittadini a valutare se è una riforma fatta bene o
fatta male, come abbiamo noi in questa sessione di Parlamento di
cambiare alcune cose che abbiamo capito che non andavano bene, si
può fare nella prossima legislatura; ma io sono convinta che questa
legge porterà solamente benefici.
Si è parlato delle quote rosa, anche questo; sì, a volte si eccede
quando si parla perché le quote rosa hanno dimostrato che è
aumentato il numero dei consiglieri comunali donna all'interno dei
consigli comunali. Vuol dire che anche se le donne sono brave a far
politica, come ha detto qualcuno le donne messe nel listino, le
donne vengono messe nel listino perché deve essere garantita una
percentuale. Gli altri anni il listino non è scattato perché i
presidenti della Regione hanno superato il 50 per cento;
quest'anno, quest'ultimo legislatura, sono scattate le donne.
Come sono scattate le donne, ci sono stati all'interno del listino
anche gli uomini. Perciò non si tratta di intelligenza, ma si
tratta di postazioni che la legge consente in una percentuale.
Perciò, eliminare il voto alle donne non era corretto anche se il
controllo di voto, eccetera. Però, ripeto, noi dobbiamo guardare le
parti positive non le parti negative nel senso che ci sono più
donne all'interno dei consigli.
Io volevo ringraziare tutti, non volevo entrare nello specifico,
ripeto, perché già è stato detto tutto quello che riguarda la legge
ed io mi auguro e sono convinta che sarà una buona legge.
Io volevo ringraziare tutti i parlamentari presenti, oltre la
Commissione, perché oggi siamo tutti qui a votare una legge, anche
chi si astiene, anche chi vota contro, perché crede nel Parlamento
siciliano. Perciò noi dobbiamo dare all'esterno questa sensazione
di credere e la nostra presenza all'interno dell'Aula è una
presenza importantissima, sia della maggioranza che voterà ed anche
della minoranza.
Perciò io ringrazio tutti i parlamentari per la disponibilità,
perché è un nostro dovere, ma ci sono altri parlamentari che hanno
preferito andare in vacanza mentre noi siamo qua a votare una
legge.
Ringrazio tutti. Spero solamente che proseguiamo i lavori.
Si è parlato di problematiche della Sicilia, che la Sicilia
brucia, di disoccupati, di rifiuti, ma non si è parlato, a volte mi
dispiace dirlo, di problematiche delle province, che ci sono
dipendenti delle province che non percepiscono lo stipendio da
diversi mesi. Perciò io invito gli onorevoli colleghi, dopo il
voto, di continuare i lavori per portare avanti e per votare quello
che è di utile per il popolo siciliano e non solamente per i
parlamentari.
PRESIDENTE. Sono stati presentati quattro ordini del giorno. Gli
ordini del giorno non sono ammissibili.
sizioni in materia di elezione del sindaco e del consiglio comunale
e di cessazione degli organi comunali. Modifica di norme in materia
di organo di revisione economico-finanziaria degli enti locali e di
status degli amministratori locali' (nn. 1153-15-845-860-922-1003-
1126-1138-1224/A)
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
nn.1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio nominale
del disegno di legge nn.1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A.
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 67
Maggioranza 34
Favorevoli 42
Contrari 23
Astenuti 2
(L'Assemblea approva)
(Il Gruppo parlamentare Movimento Cinque Stelle espone un
cartello con la scritta TRUFFARELLUM )
PRESIDENTE. Va bene Vi siete guadagnati una foto sulla stampa
vorire l'economia. Disposizioni varie' (n. 1214/A)
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione del disegno di legge «Disposizioni per
favorire l'economia. Disposizioni varie.» (n. 1214/A)
PRESIDENTE. Si passa al seguito della discussione del disegno di
legge «Disposizioni per favorire l'economia. Disposizioni varie.»
(n. 1214/A), posto al numero 2).
Invito i componenti della II Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Onorevoli colleghi, su questo disegno di legge sono pervenuti a
questa Presidenza 180 emendamenti, 35 emendamenti aggiuntivi e 10
presentati dal Governo come riscrittura di norma. In totale sono
225 emendamenti.
Dobbiamo essere chiari sul percorso, per intenderci. L'Assessore
per le autonomie locali e la funzione pubblica, onorevole Lantieri,
nel suo intervento relativo al precedente disegno di legge ha
evidenziato l'esigenza di stralciare la norma relativa quanto meno
alle province, per un'esigenza di carattere complessivo.
Prima che parli l'Aula, gradirei sentire il Presidente della II
Commissione, onorevole Vinciullo.
Dobbiamo andare avanti con disciplina, abbiamo tenuto tutta una
serie di riunione e dobbiamo portare avanti una serie di disegni di
legge in maniera omogenea. Capisco le posizioni di ciascuno, io sto
riportando all'Aula qual è la situazione di fatto. Di fatto, noi
abbiamo un disegno di legge governativo che era di 4 articoli ed è
diventato di 32. Io stesso ho detto che non ci sono grossi profili
di inammissibilità sui 32 articoli, era un lavoro che aveva fatto
la Commissione ed anche di questo va ringraziato il Presidente
Vinciullo. Su questo sono stati inseriti, complessivamente,
emendamenti per 225 nel numero: 180 al testo, 35 aggiuntivi e 10 di
riscrittura da parte del Governo.
Il Governo, ribadisco, ha evidenziato un'esigenza: Province. Ora,
io gradirei sapere come intendiamo procedere; ma su questo vorrei
confrontarmi con l'Aula.
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Comunicazione di nomina di componente di Commissione
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Alfio Barbagallo è stato
nominato componente della VI Commissione legislativa permanente
Servizi sociali e sanitari , in sostituzione dell'onorevole
Giovanni Ioppolo dimessosi dalla carica di deputato regionale. Era
una comunicazione doverosa.
L'Assemblea ne prende atto.
1214/A
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n.
1214/A
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi,soltanto per dire
questo: prima di stralciare delle norme, proverei perché dobbiamo
stare qua sino a domani sera alle ore 20.00, lo abbiamo stabilito
in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari. Noi,
addirittura, come partito avevamo detto che siamo disponibili, per
fare le variazioni, sino alla vigilia di ferragosto.
Ciò nonostante, non mi sembra possibile, ma sino a domani Forza
Italia gradisce di stare qua Noi abbiamo il dovere di iniziare, se
vogliamo, già stasera e andiamo per ordine. Si parte dal primo
articolo, si continua col secondo, e via discorrendo e vediamo se
ci sono le condizioni perché l'Aula possa determinarsi in tal
senso.
Se poi, Presidente, non ci fossero le condizioni - ma non ora, lo
vediamo domani ad ora di pranzo, alle ore 16.00 - allora, il
Governo chiederà due, tre articoli più importanti e noi saremo
pronti. Però, non possiamo stroncare, diciamo così, ab origine il
dibattito o l'esame dell'articolato.
Noi, infatti, avevamo detto stiamo attenti parliamo prima di
variazioni e dopo di legge elettorale perché le variazioni hanno
refluenze da settembre, non da dicembre o dall'anno prossimo.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlerò
pochissimo per non tediarla. Solitamente intervengo perché il
Regolamento me lo permette. Lo faccio anche adesso, ma ormai oltre
le mie funzioni. Io sono allibito, Presidente, per la richiesta del
Governo che chiede di estrapolare solo una norma e, chiaramente,
aspetto di sentire il Presidente della Commissione.
Perché dico ciò? Perché abbiamo lavorato in Commissione, notte e
giorno per un mese, per produrre un testo, la cui qualità delle
norme proposte sono assoggettabili solo al giudizio di
ammissibilità o di incostituzionalità. Poi, che siano norme più o
meno belle, che siano più o meno interessanti, che siano più o meno
efficaci lo stabilirà la storia quando verranno applicate.
Ora, mi rivolgo ai componenti della Commissione ed al Presidente
della Commissione: se tutto questo lavoro che, peraltro, vi ha
visto appassionatamente contro l'assessore Baccei, che ha cercato
di impedire fino all'ultimo lo stanziamento di risorse per gli
agricoltori dei Consorzi di bonifica che è una delle poche
categorie che si alza la mattina con il proprio lavoro e guadagna,
perché in queste trentadue norme sono state ammesse, ripeto, norme
su cui nessuno può esprimere giudizi tranne di legittimità o di
incostituzionalità o di violazione di norme nazionali sulla potestà
legislativa che noi abbiamo.
Presidente Vinciullo, se questo testo dovesse finire, diciamo,
dentro un volemosi bene e prendiamo i più belli , la inviterei a
riflettere perché lei non può tenere prigionieri quattordici
componenti di una Commissione per poi scoprire che il Governo ha
riscritto quindici articoli pur avendo partecipato minuto per
minuto.
C'è un problema di dignità, presidente Ardizzone, così come ci
sono, per esempio, le norme che riguardano enti storicamente
importanti che ritengo giusto che stiano dentro questa norma.
Ognuno di noi rappresenta qualche cosa, non siamo qua per
sorteggio, per nomina, siamo stati eletti per rappresentare popolo
e territorio, tant'è che il nostro sistema elettorale ci dà la
rappresentanza di una circoscrizione elettorale che in Sicilia
coincide con nove province, fatta eccezione dei parlamentari eletti
con sistema del listino.
Per cui, lo dico senza scandalizzarmi più di tanto: se il gioco
finale è quello che sotto ferragosto non si lavora, invito il
Presidente della II Commissione a rivedere la sua funzione. Che
senso ha che andiamo a verificare coperture finanziarie con grande
disponibilità per alcune norme mentre per altre no.
Spesso il Governo adotta una linea che è molto docile e
accondiscendente per alcuni versi e, poi, arrogante con i poveri
agricoltori.
Il tema finale è questo, mi sono battuto per questo.
Se dobbiamo chiuderla in questo gioco dell'oca, tragga le
conseguenze, presidente Vinciullo, perché il lavoro di uno o due
mesi non è servito a nulla
PRESIDENTE. Onorevole Panepinto, poi ci lamentiamo del Movimento
Cinque Stelle - mi permetta questo - hanno parlato tutti che alla
fine cresce in consensi.
Dopo un gran lavoro fatto nelle Commissioni, dopo un gran lavoro
fatto dall'Aula, l'intervento è dire che noi quasi ci preoccupiamo
di lavorare fino a ferragosto, si vuole mandare un'immagine
distorta all'esterno come se questo Parlamento non volesse
lavorare. Quando è il caso di dire che ce la cerchiamo, ce li
cerchiamo i problemi quando non è assolutamente così
Non vorrei che dietro tante norme che sono passate pure in
Commissione - si è detto questo - solo perché vi erano alcuni
Gruppi parlamentari e non erano condivise da tutti, ma bisogna
tenere presente che ci sono tanti altri parlamentari, motivo per il
quale si è arrivati a 225 norme comprese quelle di riscrittura da
parte del Governo.
Non basterebbe pertanto ferragosto
FALCONE. Noi siamo disponibili
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, è il cerino nelle mani di chi
resta, io sono disponibile a prendermi il cerino. Non ho alcuna
difficoltà perché le norme le ho viste.
Se ognuno pensa di parlare all'esterno, di farsi i propri
interventi perché stiamo risolvendo i problemi della Sicilia - così
come è giusto che sia - però, se ognuno pensa di risolvere i
problemi della sua gente sbaglia perché deve essere l'interesse
generale di tutti.
Non ci può essere una sola norma, duecento, trecento norme che non
troverebbero soddisfazione di carattere generale.
Siamo seri in quello che stiamo facendo.
ALLORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLORO. Signor Presidente, mi riporto alle sue affermazioni di
questi giorni quando, in maniera molto coerente e corretta, ha
detto che la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha
stabilito di lavorare fino a
Se dovessimo avere ad esempio la legge elettorale, la legge
elettorale era partita male, c'era il rischio che si rinviasse in
Commissione - più di una volta abbiamo corso questo rischio -,
invece, con il lavoro portato avanti dal Parlamento, la legge
elettorale è stata fatta e, a mio avviso, è stata fatta anche una
buona legge.
Presidente, dico ciò perché la Commissione Bilancio' ha lavorato
per un mese e mezzo su un articolato assolutamente dignitoso, non è
vero che è una leggina di sconti di fine stagione perché i saldi ed
i soldi erano talmente pochi che non vi era neanche la possibilità.
Si è intervenuti in tutta una serie di materie importanti - mi
riferisco ai veterinari, alle società partecipate, alle province,
ai consorzi di bonifica -, tutta una serie di norme importanti e ne
è uscita fuori una buona legge, a mio avviso, alla quale anche il
Governo ha dato parere favorevole.
Ha ragione l'onorevole Panepinto quando, poi, si stranizza che ci
sono quindici articoli di riscrittura da parte del Governo.
Dico ciò perché non abdicherei alla possibilità di tentare di fare
questa legge e di chiudere anche con questa legge.
L'anno scorso si è lavorato fino a giorno 13 agosto - lo ricordo
bene, avevo prenotato per il 13 e sono arrivato a partire
all'ultimo momento -, quindi quanto meno farei il tentativo domani,
come diceva l'onorevole Falcone, di fare un ragionamento e tentare
di raggiungere una quadra su questo.
Presidente, altrimenti è inutile che nelle Commissioni perdiamo
tempo.
Se l'esito deve essere questo, è inutile lamentarci quando non
facciamo le leggi.
Le Commissioni fanno le leggi e l'Aula non le esamina, diventa
anche una mortificazione per la Commissione Bilancio'.
La inviterei, Presidente, se siamo stanchi stasera a rinviare a
domattina alle ore 10.00. Per conto mio possiamo lavorare anche
stasera tranquillamente e domattina iniziare un percorso. Vediamo
dove si arriverà, se poi ci sarà da trovare una sintesi, come
diceva il collega Falcone, la troveremo nel momento in cui non
saremo più in condizione.
PRESIDENTE. Io di queste sintesi sa quante volte ho sentito
parlare Proprio grazie all'esperienza, eccome se serve
l'esperienza Una volta si facevano le sintesi, in mezz'ora si
chiudevano addirittura le leggi finanziarie. Stiamo attenti a
quello che facciamo. In questo caso, per venire incontro al suo
discorso, sa cosa si dovrebbe fare? Tutti dovrebbero rinunciare ai
propri emendamenti ed approvare nel giro di mezz'ora - se è così,
se c'è stata l'unanimità - il disegno di legge uscito fuori dalla
Commissione. Ed è cosa che avevo tentato di fare proprio per la
fiducia data alla Commissione, ma non si può dire facciamo una
sintesi, ci chiudiamo in qualche stanza; è il Parlamento che deve
lavorare, su questo dobbiamo essere chiari. Se ognuno rinuncia agli
emendamenti presentati, dando fiducia a quello che ha fatto la
Commissione, perché se siamo tutti soddisfatti del lavoro fatto
dalla Commissione dobbiamo essere consequenziali.
Per quanto mi riguarda, ho detto che pur essendoci quale
perplessità, ma per carità nessuno ha qua il dono della verità fino
in fondo, possiamo dare per buono il lavoro svolto dalla
Commissione Bilancio', proprio perché si è lavorato un mese e
mezzo, ma se si è lavorato un mese e mezzo non capisco come ci
siano 225 emendamenti, compresi quelli di riscrittura da parte del
Governo, senza alcuna polemica
MUSUMECI. C'è tanta ipocrisia
PRESIDENTE. Dobbiamo essere chiari su questo. Cominciamo e
vediamo se domani troviamo la sintesi. Le sintesi si fanno in Aula,
se partiamo, perché le regole valgono per tutti, per quelli che
sono presenti in Commissione come per quelli che non sono presenti
in Commissione.
ALLORO. Non lo ha detto nessuno di non farlo in Aula
MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
Assessori, se fossimo nel pieno di un'omelia o della celebrazione
di una Messa si partirebbe dal libro della Genesi.
L'onorevole Falcone ha preso la parola giorni fa, intuendo dove il
Parlamento si stava scaraventando, perché ormai siamo sull'orlo del
precipizio, onorevole Turano
Lo sa come diciamo a Palermo? Cu n'appi, n'appi, cassatedde i
Pasqua . Ora voi, alla fine del tempo, non del gioco, del tempo,
perché il vostro nemico è il tempo. Alla fine del tempo, ora
uscendo dall'Aula, presenterete ai siciliani niente Che fa lei
non ci mangia con un bel ballottaggio al 40 per cento? . Che fa
lei, chiede i consorzi di bonifica, che fa col doppio turno, non ha
risolto i suoi problemi? No , risponderanno quelli delle aziende
e delle società partecipate o di Sviluppo Italia Sicilia ma io mi
sento appagato dalla doppia preferenza. Tutto a posto .
Il tempo è finito, Presidente, nessuna decisione in questa partita
può essere cambiata. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari, e lei lo ha affermato con forza e con coerenza, ha
stabilito un percorso.
Io penso che se noi, come Parlamento, avessimo un minimo di
dignità, dovremmo esaurire l'ordine del giorno, senza uscire da
quest'Aula. Oggi, ci fermiamo, siamo stanchi, gli Uffici si
riposano e continuiamo, per dimostrare che l'Assemblea, che io ho
sempre difeso, qua ed in posti dove gli altri deputati non ci vanno
- io vado a dire che sono fortunato ad appartenere ad un'Assemblea
importante come questa e non mi sono tirato indietro quando ho
difeso dipendenti altamente qualificati, quando ho difeso la
Presidenza, sempre, perché sono onorato e orgoglioso - e, allora
dobbiamo portare a compimento, come dice il collega Falcone:
proviamoci .
Presidente, quante volte ci ha messo alla prova? Qualora si
alzasse qualcuno ed avesse un atteggiamento da irresponsabile,
saranno altri a macchiarsi, diciamo così, di questa
irresponsabilità ed a rinviare tutto a data da destinarsi, ma noi
ci dobbiamo provare. Ecco, io mi sento, ne parlavo col collega
Assenza, di provarci.
BARBAGALLO ALFIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO ALFIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
Assessori, cittadini e mi permetto perché è il mio primo
intervento. Pochi giorni fa ho avuto l'onore di essere assieme a
tutti voi, di dare un saluto a tutto lo staff - da grandi a piccoli
- di questa grande Reggia regionale in cui mi onoro di essere; era
il mio sogno.
Colgo l'occasione per ringraziare il Gruppo Musumeci, di cui
faccio parte, per l'accoglienza e per quello a cui tenevo
tantissimo, per la Commissione Sanità. Cercherò di impegnarmi come
ha fatto il collega Ioppolo che ringrazio ancora ed a cui auguro un
buon lavoro per il suo incarico come primo cittadino di
Caltagirone.
Ringrazio tutti i colleghi per l'accoglienza, la stretta di mano;
da pochi giorni essere qua anche con la piccola o grande esperienza
di ex consigliere provinciale ed anche di ex consigliere comunale,
è sempre una grande emozione perché mi sento di stare vicino a
grandi uomini e donne che possono solo darmi insegnamenti. Darò il
mio contributo ma sicuramente ascolterò. E se il mio messaggio sarà
utile per la collettività che la maggior parte piange al di fuori
di questo Castello, mi troverete sempre, nel rispetto dei colori
politici, perché sono un deputato indipendente con stima per la
deputazione, per il mio rappresentante del gruppo, onorevole
Formica, per il grande presidente Nello Musumeci che stimo
tantissimo, ma idem per i miei colleghi, perché ognuno per tutto
quello che si dice nella vita ha un grande ruolo. Essere qua, era
il mio sogno nel cassetto ed anche se sono diventato deputato in
ritardo mi sento un piccolo uomo in un grande laghetto ma con tante
mani amiche che, sicuramente, mi aiuteranno in questo percorso.
Signor Presidente chiedo scusa perché non ho fatto alcun
ringraziamento. Sono anche tanto emozionato, non ve lo nascondo. E
non mi vergogno perché un uomo
(Applausi)
Grazie. Dico ciò, ne sono orgoglioso, sicuramente in Commissione
Sanità' non sarò un Assessore, sarò un membro, ma farò la mia
piccola parte. E' qualcosa di importante. Vengo dalla mala sanità.
E' da tanti anni che mi è rimasto un ago addosso. Non siamo qua in
un tribunale, è un passaggio che già è stato fatto. Queste cose le
sentivo nei film. Ora, mi trovo in un posto in cui potremmo fare
del bene dando tanta attenzione agli altri. Non cerco vendetta,
cerco di costruire assieme ai miei colleghi.
Questo ringraziamento è fatto con il cuore e qualora, nel mio
percorso, sbagliassi, mi auguro che i miei colleghi mi possano
indicare la via giusta affinché non compia più lo stesso sbaglio.
Essendo consigliere provinciale vorrei dare un messaggio e dire
che capisco i signori che sono in provincia. Penso che una buona
parte abbia fatto una grande palestra in quelle strutture di
Provincia. Ci sono stati grandi presidenti, grandi colleghi
consiglieri, però, ad oggi, vi dico che se andassimo in vacanza e
lasciassimo tutti a bocca asciutta non avremmo una coscienza
giusta. Io sono propenso a continuare i lavori.
PRESIDENTE. Abbastanza chiaro il suo messaggio finale.
BACCEI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BACCEI, assessore per l'economia. Onorevoli deputati, avevo
chiesto di intervenire solo a seguito dell'intervento
dell'onorevole Panepinto, che ha detto una serie di cose
assolutamente non corrette.
Come ha detto il Presidente, il disegno di legge è entrato con
quattro articoli e dopo il lavoro della Commissione ne è uscito con
32, ma è stato un lavoro lungo ed in gran parte condiviso. Anche
sui consorzi di bonifica non mi sono mai opposto, ho riferito
quelle che erano le risorse disponibili, abbiamo analizzato quelle
che erano le priorità e si è deciso, in accordo con la Commissione,
come andare a ripartire le risorse disponibili su quelle che
abbiamo ritenuto essere le priorità, ivi compresi i consorzi di
bonifica che, addirittura, hanno avuto la somma maggiore rispetto a
tutti gli altri, con il parere favorevole del Governo, per cui ciò
che ha detto l'onorevole Panepinto è assolutamente falso - meno
male che è rientrato, almeno glielo posso dire direttamente -, ha
fatto un'affermazione falsa e completamente fuori luogo ed il resto
della Commissione lo può confermare.
Quello su cui mi sono opposto, ma l'avrei fatto chiunque lo avesse
proposto, semplicemente perché non c'era la copertura, era
l'aumento delle giornate occupazionali, infatti, in un momento in
cui non ci sono i soldi per pagare gli stipendi ed in cui,
comunque, nei consorzi di bonifica c'è, in molti di questi, un
grosso esubero di personale, mi sembrava fuori luogo aumentare le
giornate occupazionali senza neanche una relazione tecnica e senza
sapere neanche di che cifra stavamo parlando. A questo mi sono
opposto ed ho dichiarato senza copertura l'emendamento, come lo
dichiarerò senza copertura qualora si andasse di nuovo a discutere
per i motivi che ho precedentemente esposto. Questo è stato l'unico
motivo. Per i consorzi di bonifica non mi sono mai opposto, ho dato
parere favorevole.
Per quanto riguarda le riscritture, siccome è stato di nuovo
chiamato in ballo il Governo, le riscritture presentate sono
riscritture tecniche, perché erano stati indicati dei capitoli, a
volte invertendo banalmente una cifra, quindi, un errore tecnico, o
perché erano saltati dei capitoli che, nel frattempo, erano stati
impegnati, per cui abbiamo dovuto cambiare la copertura. Quindi,
sono semplicemente emendamenti tecnici, non ci sono emendamenti del
Governo che cambiano il merito di quanto è stato discusso in
Commissione.
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto questa
sera il prelievo del punto delle ex province perché, come tutti i
colleghi sanno, le province dovevano chiudere il bilancio entro il
31 luglio e c'è stata una proroga da parte dello Stato.
Come tutti voi sapete, non hanno la possibilità di chiudere i
bilanci perché nel 2015 lo Stato ha dato la proroga per utilizzare
l'avanzo di amministrazione ed il bilancio annuale. Quest'anno le
ex province non hanno più avanzo di amministrazione anche se il
bilancio è rimasto annuale non hanno la possibilità di chiudere il
bilancio. Con i 9 milioni di euro che sono stati previsti nella
legge stralcio, la trasformazione da quote investimenti a spese
correnti serve solo per pagare le mensilità ai 4.500 dipendenti.
Nell'ex provincia di Siracusa i dipendenti non percepiscono lo
stipendio da più di 3 mesi, come nella provincia di Agrigento, di
Enna e nelle altre province. Quindi il prelievo era solamente per
dare un po' di liquidità alle province e dare la possibilità di
andare avanti per un altro mese, anche perché i primi di settembre
ci sarà la conferenza, il tavolo tecnico tra Regione siciliana e
Stato per recuperare altre somme. Era stato chiesto solamente per
questo e penso che sia un argomento che riguardi tutti i deputati,
non è una cosa personale, non è una cosa di campagna elettorale ma
è una cosa di equità.
PRESIDENTE. Ma era chiaro quello che aveva chiesto lei. E'
iscritto a parlare l'onorevole Cascio Francesco. Ne ha facoltà.
CASCIO FRANCESCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
intervengo molto brevemente. Credo che questa Assemblea debba
rispettare, ancora una volta, come sempre, il lavoro delle
Commissioni parlamentari. Ci siamo spesso lamentati perché il
lavoro delle Commissioni viene buttato a mare spesso perché c'è una
abitudine consolidata, ormai negli ultimi anni, di rinviare a
fantomatiche leggi-sviluppo alcune norme che non si vogliono
portare in Aula.
Noi, invece, abbiamo voluto che la Commissione Bilancio'
lavorasse in maniera incessante per un mese per produrre questa
legge che non è una legge che riguarda soltanto le province, a
livello di bisogno. Sono 32 articoli di cui almeno una ventina
fanno riferimento a categorie della nostra società che aspettano
risposte da parte dell'amministrazione regionale.
Noi siamo in Aula il 9 agosto e siamo qui profondendo uno sforzo
notevole con il rush delle ultime settimane. Credo sia giusto,
doveroso ed opportuno fare l'ultimo sforzo e portare avanti questa
norma tutta intera perché non è giusto che vi siano norme che
abbiano una priorità rispetto alle altre.
Peraltro, dopo l'intervento dell'Assessore Baccei, persona
corretta, che anche in questa occasione ha dimostrato la sua
correttezza, credo sia il caso di andare avanti su tutta la legge
di variazione di bilancio. Poi, lei Presidente, ha delle
prerogative che, ovviamente, non devo insegnargliele io, che
riguardano l'ammissibilità degli emendamenti aggiuntivi, ci sono le
scritture del Governo, che mi pare di capire che sono delle
riscritture profondamente e fondamentalmente tecniche che l'Aula
può certamente esaminare. Quindi, noi siamo dell'avviso di andare
avanti, anche questa sera. Non abbiamo fatto nottate fino ad ora.
Se ne facciamo una, credo che nessuno ci perderà in salute.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Figuccia. Ne ha
facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, intervengo per ripetere quello che è
stato detto già da alcuni colleghi. Fondamentalmente, lei ha
richiamato alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari,
i Capigruppo - facevamo una battuta con il collega -, ringraziando
il buon Dio sono qua tutti sani, vivi e vegeti, quindi, direi
rispettiamo quelle indicazioni che erano state date. Un'ultima
nota, io vorrei certamente.
PRESIDENTE. Lei ritira i suoi emendamenti, già abbiamo acquisito
un dato. Gli emendamenti dell'onorevole Figuccia - è verbalizzato -
sono tutti ritirati, tutti. Tutti inclusi e nessuno escluso.
FIGUCCIA. Assolutamente. Io dico che dobbiamo seguire il lavoro
così come era stato avviato nella prima fase della variazione di
bilancio e non ci saranno problemi su questo, Presidente
Ovviamente, non vogliamo piazzate come quella dell'assessore
Baccei.
PRESIDENTE. Lei dichiara che ritira i suoi emendamenti. Se lei
ritira i suoi emendamenti siamo apposto. Approviamo in mezz'ora la
legge Se ritirate gli emendamenti, i 32 articoli possono essere
approvati in mezz'ora, perché questa era l'idea.
FIGUCCIA. Lei sa che non ci sono degli emendamenti che vedono me
come primo firmatario. Dopodiché è chiaro che se l'Assessore
affronta il dibattito, dicendo all'onorevole Panepinto che è un
falso rispetto alle dichiarazione, ritengo che l'Assessore debba
chiedere scusa, perché non è questo il clima con il quale si può
portare avanti il dibattito di quest'Aula.
PRESIDENTE. Va bene questo quando gli daremo la parola. Non ha
parlato di lei, ha parlato dell'onorevole Panepinto.
FIGUCCIA. Le categorie che abbiamo fatto aspettare dietro a questa
legge devono avere una risposta.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, sono stato in religioso silenzio per
tutta la legge sugli enti locali. Adesso ritengo che sia necessario
non perdere altro tempo con tatticismi e cercare di iniziare
immediatamente dall'articolo 1 e trattare questo disegno di legge.
Nella legge sugli enti locali ho visto notevole melina, notevole
dibattito, notevole discussione. Qui, oggi, dobbiamo affrontare
argomenti urgenti e indifferibili. Io la prego di contingentare il
tempo per gli onorevoli colleghi, di iniziare l'attività
legislativa dall'articolo 1, perché i punti da trattare in questo
testo sono cinque punti importanti, come quello delle province,
quello delle società partecipate, quello dei Consorzi di bonifica,
quello che riguarda i beni culturali e tutto il resto. Sono pochi
punti qualificanti. Abbiamo la necessità di trattarli
immediatamente e tra questa sera e domani ritengo che questa legge
possa essere anche definita.
SAMMARTINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SAMMARTINO. Signor Presidente, dopo aver ascoltato le parole del
Presidente Vinciullo, io credo che sia corretto che il lavoro della
Commissione non sia stato vano e, quindi, che si vada avanti,
articolo per articolo, sul testo delle variazioni. Sarà lei a
dettare i tempi, magari contingentando gli emendamenti e gli
interventi.
MUSUMECI. Bavaglio a nessuno Non cerchiamo scuse Bavaglio a
nessuno, non contingentiamo niente
FALCONE. Ma tanto non è consentito dal Regolamento, non si può
fare
PRESIDENTE. Questa è tutta finzione
MAGGIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGGIO. Signor presidente, onorevoli colleghi, io ritengo che
abbiamo tutti contezza che non si possa andare avanti con tutto
l'articolato. Mi chiedo se non sia possibile estrapolare solo i due
articoli che riguardano i trasferimenti nei confronti delle
province e delle società partecipate, perché c'è una condizione
assolutamente difficile.
Quindi, rimandare il testo in Commissione, estrapolare i due
articoli ed approvare quelli, perché dobbiamo sicuramente dare
risposte a gente che è in difficoltà.
PRESIDENTE. Però, io dovrei sentire uno per Gruppo. Già ho da
parte dello stesso Gruppo, che non è secondario, più versioni:
andiamo avanti su tutto. Ne estrapoliamo due. Ne estrapoliamo tre.
Perché due e non tre? Ma che ragionamento facciamo Sorteggio
Forse, è la soluzione Chi non vuole decidere sorteggia
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare che tutto
sommato ci sia, credo, una sorta di condivisione
PRESIDENTE. C'è condivisione Ha parlato l'onorevole Sammartino e
mi ha detto andiamo avanti su tutto. Ha parlato l'onorevole Maggio
dello stesso Gruppo e ne ha detto ne stralciamone due
FONTANA. Io parlo della maggior parte degli interventi che ho
sentito questa sera. Sono tutti d'accordo per andare avanti ed
esaminare il disegno di legge, così come noi già abbiamo fatto per
quanto riguarda la legge elettorale.
Io sono assolutamente convinto che questo è un disegno di legge
importantissimo, di fondamentale importanza, dove tutti gli
articoli sono importanti. E' stato fatto un grande lavoro dalla
Commissione. Il Presidente, che noi ringraziamo proprio perché ha
avuto un grande coraggio e anche una grande pazienza nell'elaborare
tutto questo lavoro che è durato più di un mese, mese e mezzo.
Oggi, siamo qui in quest'Aula e siamo in prossimità del
ferragosto. Io direi di non perdere assolutamente tempo, di
continuare a lavorare, di non mettere paletti perché credo che ci
sia proprio questa intenzione di andare avanti e di trattare il
disegno di legge tutto domani.
Io sono convinto che entro domani sera possiamo esitare questo
disegno di legge. Gli articoli sono tutti importanti, a cominciare
dalle terme di Sciacca per passare ai Consorzi di bonifica, alle
province, alle partecipate, sono tutti argomenti importanti. Per
cui, è inutile che estrapoliamo un solo articolo o due, dobbiamo
andare avanti.
SORBELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SORBELLO. Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, da
quello che è stato detto dai vari colleghi e dalle discussioni che
ci sono state in queste ultime ore, si evidenzia un fatto specifico
e cioè che questo testo di legge, se c'è l'unanimità, se c'è
l'accordo tra tutte le varie forze politiche, così come c'è stato
in Commissione perché non dobbiamo dimenticare che questo testo è
arrivato in Commissione con una proposta di quattro articoli da
parte del Governo e in Commissione, trovando accordi, trovando
equilibri, è arrivato a 32 articoli.
In questi articoli, non dobbiamo nasconderci dietro il dito, c'è
un accordo trasversale tra le varie forze politiche di questo
Parlamento, di maggioranza e di opposizione.
Siccome dobbiamo essere rispettosi del lavoro che ha fatto la
Commissione, signor Presidente, ho visto anche che nei 200
emendamenti ce ne sono 130 soppressivi, 35 aggiuntivi e 10 di
riscrizione del Governo. Se togliamo tutto questo materiale, i 130
soppressivi sono i più corposi, stiamo parlando dei 35 aggiuntivi.
Se di questi 35 aggiuntivi c'è il buonsenso da parte di chi
rappresentava che non c'è trippa per gatti in questa sessione e
dove l'Assessore si è impegnato che in prima battuta ci saranno
risorse per le province nell'assestamento e qualche altra proposta
che non è stata soddisfatta in questa sessione, ci sono ancora
delle richieste.
Io ho capito che all'interno di questo ci sono altre quattro,
cinque richieste importanti per coloro che vivono nel proprio
territorio. C'è l'impegno da parte del presidente della
Commissione, c'è un impegno da parte delle forze politiche di
andare poi nella fase dell'assestamento a soddisfare anche queste
altre quattro, cinque esigenze che nei primi 32 articoli che
andremo a valutare e ad approvare questa sera, e mi auguro di
finire entro domani sera e se ce ne fosse bisogno continueremo fino
a giovedì, per fare in modo che noi approviamo questo testo di 32
articoli, come cita la Commissione.
La serietà ci porta a dire che ci siamo impegnati, lo abbiamo
detto da diversi giorni, durante la riunione dei capigruppo, la
riunione delle varie forze politiche, per cui oggi andiamo avanti
con i 32 articoli, diversamente facciamo la tela di Penelope,
cuciamo di giorno per scucire di notte
ANSELMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANSELMO. Signor Presidente, ovviamente, anch'io sono per
proseguire i lavori perché quello che è stato fatto in Commissione
con un lavoro di grande impegno non può essere vanificato così.
E' un disegno di legge che comunque non può essere scorporato,
perché ricordo che non possiamo estrapolare soltanto la norma sulle
province, perché attaccata al tema delle province ci sono altre
norme, di conseguenza le chiedo di andare avanti su tutto il
disegno di legge.
PRESIDENTE. Questo è chiaro
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, ma per
quanto dobbiamo continuare ad assistere alla commedia degli
equivoci? Lo chiedo a lei, perché è lei che ha la responsabilità
della conduzione dei lavori dell'Aula.
Siccome assisto, penso pure lei, ma anche gli altri colleghi, ad
una evidente commedia degli equivoci perché quando si è in presenza
di un Governo che in veste doppia sta chiedendo che è d'accordo per
quanto riguarda l'Assessore per l'economia a fare tre o quattro
articoli, per quanto riguarda l'Assessore per gli enti locali,
chiede che venga estrapolato un solo articolo, quando assisto che
ci sono richieste per iniziare da domani, ma per fare l'intera
legge, quando assisto al fatto che ci sono deputati che si dicono
pronti a ritirare emendamenti che non hanno mai presentato, ma a
che gioco vogliamo giocare, Presidente
Se ci fosse la necessità, l'urgenza, l'impegno di andare avanti,
naturalmente rispettando le regole, perché non è che possiamo
asservire chi, pur di raffazzonare qualche norma, propone di
contingentare i tempi su norme di carattere finanziario e poi
scoprire i buchi o le mancate coperture Quindi, serietà
Lei, sa meglio di me, Presidente, che non c'è uniformità di vedute
su questa norma. Allora, siccome è impossibile che si possa
approvare, non tutti i 32 articoli, ma neanche la metà e, onde
evitare che ci siano furberie, allora tanto vale rinviare a
settembre, e affrontare l'intera legge senza prendere in giro
nessuno e senza fare delle promesse che poi non si mantengono e
senza cercare di fare i furbetti per approvare alla fine una norma,
due norme stralciarle per mancanza di tempo e rinviare il resto.
Non è giusto, non è corretto e lei che ha la responsabilità di
guidare l'Aula si deve assumere o l'impegno a fare tutta per intero
la norma compresi gli emendamenti che ci sono oppure rinviare
l'intera norma.
Ritengo che ogni altra soluzione, Presidente, è un prendersi in
giro perché sappiamo tutti che per fare una legge di bilancio,
perché una norma di spesa che ha trentadue articoli è una legge di
bilancio e se si pensa di poterla fare in un giorno, significa
prenderci in giro.
Quindi, finiamola qua, Presidente, affrontiamola con calma perché
sono provvedimenti importanti, sono provvedimenti difficili, sono
provvedimenti che hanno ricadute finanziarie, sul bilancio della
Regione, ma soprattutto sulle aspettative dei cittadini, e noi non
possiamo prendere in giro i cittadini, né possiamo mandare all'aria
il bilancio della Regione.
GRECO GIOVANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO GIOVANNI. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
lei si ricorderà che quando c'è stata la Conferenza dei Capigruppo
e si è deciso di fare i tre disegni di legge, per questo disegno di
legge, le avevo chiesto se, invece di dare una scadenza come tutte
le altre, ci desse un po' di più tempo per la presentazione degli
emendamenti.
Lo sa perché glielo ho detto, signor Presidente? E lei sa pure che
ho cercato di collaborare per questo disegno di legge, ma la poca
serietà che è presente in questa Assemblea, mi porta a cercare e a
confermare il lavoro che ho svolto cercando di lavorare per portare
qualche risultato venendo incontro alla sua richiesta di fare una
sintesi su questo disegno di legge e io mi ero prodigato per
cercare di arrivare a questa sintesi. Ma siccome l'arroganza che va
sempre di più avanti in questa Aula, loro sono convinti che faranno
i 32 articoli domani.
Io vi posso anticipare che i miei 78 emendamenti soppressivi li
manterrò uno per uno e qualunque emendamento che verrà ritirato lo
farò mio. Farò ostruzionismo
Presidente Ardizzone, o si trova la sintesi per le quattro
priorità, io sono d'accordo, ma se non si fa questa sintesi io
vorrò spiegazioni perché si danno 300 mila euro ai consorzi agrari;
perché ai consorzi di bonifica in presenza di una norma in cui se
non si presentano i consuntivi non ci si può dare un euro e,
quindi, dobbiamo andare a vedere come avviene questa suddivisione e
questo finanziamento.
Poi, dobbiamo farci spiegare perché all'Istituto Vite e Vino
invece di dare i soldi per estirpare le vigne si danno per la
promozione. Ci voglio vedere chiaro nel dibattito che avverrà
domani.
Quindi, Presidente, lei che è stato sempre coerente con le sue
decisioni sono le ore 21.16, ci vuole fare riposare un poco per
dare la possibilità ai deputati domani di partecipare alla seduta,
come è giusto che sia?
PRESIDENTE. Onorevole Greco, anche il suo intervento è stato
illuminante perché lei ha già detto che comunque non ritira gli
emendamenti e farà suoi gli emendamenti che eventualmente altri
colleghi ritireranno.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO, Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere
il punto di vista del mio Gruppo parlamentare. Vorrei però nello
stesso tempo che l'onorevole Giovanni Greco prima esaurisse la sua
carica dirompente perché vorrei che anch'egli mi ascoltasse così
come io ho ascoltato attentamente lui.
Presidente, su questo disegno di legge delle variazioni di
bilancio la premessa necessaria è che siamo partiti malissimo.
Perché se parlano in cinque del PD diventa complicato per me che
sono opposizione responsabile immaginare che il percorso possa
essere senza ostacoli.
Ciò detto, Presidente, per la solita chiarezza che mi piace
utilizzare nei miei interventi d'Aula e non, io le dico, anzi più
che dirle le faccio qualche telegramma. Il primo: sappia che se
cominciamo la legge, per quanto ci riguarda, la dobbiamo finire.
Sappia che noi non siamo disponibili a suddividere i bisognosi
siciliani in bisognosi di serie A e bisognosi di serie B.
Sappia che per noi ci sono 32 articoli da esitare tutti alla
stessa maniera e sappia, infine, che io temo perché questo assunto
non è credibile che quanto è uscito dalla Commissione per ciò solo
debba restare tale.
Desidero ricordarle infatti che anche dalla I Commissione era
uscito un disegno di legge di riforma degli enti locali
assolutamente condiviso e tutti abbiamo visto con buona pace degli
accordi di Commissione che fine ha fatto.
E, allora, se tutti ci sforzassimo di utilizzare meno ipocrisia e
di andare un po' più alla sostanza delle cose probabilmente
renderemmo un buon servizio alla Sicilia e a noi stessi.
Quindi, Presidente, aldilà dei regolamenti che sono
necessariamente applicabili da lei e rispettati da noi, lei è il
dominus.
Se lei ritiene di poter fare questa legge, lei ha tutti i poteri
per contingentare tempi, per stabilire che si parli una volta sola,
che si parli due volte. Ha la possibilità di stabilire quali
emendamenti rendere ammissibili e quali no; perché noi potremo
anche protestare, ma alla fine la sua decisione, come sempre è
accaduto soprattutto in materia finanziaria, resta insindacabile.
Quindi, signor Presidente, noi siamo qui pronti ad iniziare a
lavorare, ma che sia chiaro, perché io non mi fermerò dinanzi a
nulla, se iniziamo dobbiamo finire altrimenti ci deve essere un
accordo fra gentiluomini o fra persone serie che stabiliscono cosa
diversa perché questa passerella su questo scranno francamente è
assai stucchevole e altrettanto dannosa. Che ogni deputato venga
qui per difendersi le terme di pincopallino diventa veramente
pesante per uno come me che immagina, diciamo, il percorso della
politica in maniera diversa.
Quindi, signor Presidente, io sono per fare la legge, il mio
Gruppo parlamentare è per fare la legge, il mio Gruppo parlamentare
è per iniziare e finire, non accetteremo mai che si facciano una,
due o tre norme. Vogliamo che la legge si concluda perché, anche a
titolo di risarcimento per il danno di immagine che è stato posto
in essere nei confronti della I Commissione, spero che nei
confronti della Commissione Bilancio ci sia da parte del Governo
e da parte della maggioranza un rispetto diverso.
DI GIACINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo sarò
velocissimo. Io condivido così come ha detto alla fine l'onorevole
Cordaro che se la legge si inizia, e io sono d'accordo che si
inizi, si debba finire così come è uscita dalla Commissione
Bilancio anche perché ricordo a quest'Aula che la Commissione
Bilancio ha lavorato due mesi e mezzo per arrivare a questa
sintesi.
Per cui, per quanto mi riguarda, sono qui pronto a continuare ad
oltranza sia stasera che domani ma per finire l'intera legge.
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Per fatto personale
PANEPINTO. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, io solo un minuto per dire che
l'assessore Baccei, non ho nulla di personale, ma le battaglie che
intraprende, a prescindere dalla condivisione o meno su una del
Governo o del Parlamento io le porto fino in fondo. Per arrivare ad
avere questo parere sui 3,7 milioni ci abbiamo impiegato un mese e
lì parlano i verbali della Commissione.
Io so benissimo che l'Assessore darà parere negativo sulla
possibilità di derogare alla norma per portare i cinquantunisti a
78 giornate, per cui io non ho detto nulla di falso o di non vero
anche perché, come dire, ho almeno la fortuna o sfortuna di dire
esattamente quello che penso e come stanno i fatti, condivisibili o
meno, assessore, siamo su posizioni diverse almeno su questo tema.
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione del disegno di legge numero 1214/A
PICCIOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PICCIOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo il nostro
Gruppo come già aveva espresso il componente della Commissione,
onorevole Cimino, è per continuare e continuare ad oltranza con
serietà, con brevità e con rispetto dei diritti delle opposizioni
ma anche dei diritti e dei doveri di quest'Aula. Quindi nessun
ostruzionismo becero, che non deve essere tollerato dalla
Presidenza, che deve contingentare nei limiti del Regolamento i
tempi e deve impegnare l'Aula a concludere i lavori entro domani
per dare una risposta di serietà e di continuità alla Sicilia.
La legge elettorale sarà una buona legge, io non sono intervenuto
perché il Presidente Cascio che è nostro componente già l'ha
illustrata abbondantemente. Una buona legge che farà onore a questa
terra e alla Sicilia. Ovviamente però non può essere posta oggi in
antagonismo rispetto a una norma che a visto la Commissione
impegnarsi con serietà portando a termine un lavoro concordato con
il Governo che potrà dare anche i suoi frutti immediatamente.
Quindi i diritti dei lavoratori non possono essere posti in
secondo piano, io non entro nel merito delle norme, spero che il
lavoro della Commissione sia conservato in maniera integrale, che
non ci sia il solito assalto alla diligenza che questa Presidenza,
in passato, non ha mai più tollerato.
Pertanto, con lo stesso rigore e con la stessa capacità,
Presidente, la invito a dare tempi certi e soprattutto ad evitare
che chi non vuole bene a questa Terra possa prendere il sopravvento
sulle forze che, invece, lavorano per costruire positivamente.
CLEMENTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CLEMENTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente anche per ricordare all'Aula che il lavoro fatto in
Commissione in questi due mesi è stato duro, a volte con confronti
- come diceva l'onorevole Panepinto - duri, con scontri forti, ma
che la minoranza della Commissione responsabilmente, il giorno
della votazione ha mantenuto anche il numero legale perché questo
avvenisse.
Quindi, signor Presidente, non vorrei trovarmi, proprio per la
responsabilità avuta in Commissione da tutti i componenti, a
dovermi pentire anche di questa responsabilità avuta.
Lei è stato chiaro Presidente quando c'è stata la richiesta di
inversione, a rifiutarla dicendo che si doveva fare ciò che era
stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo. E siccome la stimo, e so
come ha saputo condurre in questi anni l'Aula, la prego di fare
tutto ciò che è in suo potere, e ne ha tanto, perché la legge venga
esitata tutta, senza fare discriminazioni su gente che aspetta gli
stipendi.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
volgerle un appello. Al di là dell'autonomia che il Regolamento può
riconoscerle, qui si è più volte richiamato il principio che
bisogna comunque andare avanti e completare entro domani sera,
contingentando possibilmente il tempo degli interventi. Ecco, io
non ho difficoltà, lo ha detto già il mio Capogruppo, onorevole
Formica, noi se superiamo la fase della saga delle ipocrisie,
possiamo andare avanti tranquillamente.
Però, è assurdo che una manovra di questa portata, relativa a temi
alcuni assai delicati, altri molto marginali, debba impedire
all'opposizione e, se lo ritiene, alla maggioranza, di potere
dibattere e confrontarsi con i limiti ragionevoli del tempo, senza
la spinta emotiva della scadenza delle ore venti domani.
Anche perché mi sembrerebbe davvero pretestuoso applicare la
teoria del contingentamento. Più volte ha invitato la maggioranza a
mettere da parte la legge elettorale, che non rivestiva certamente
alcun carattere di priorità, che non era dettata da alcuna esigenza
perché l'Aula potesse in tempi assolutamente sufficienti affrontare
il dibattito sulla mini manovra.
E invece la maggioranza, con la solita arroganza, non ha voluto
rinunciare alla trattazione di una legge inutile, se non dannosa, e
adesso si pone il problema del contingentamento dei tempi.
Mi consenta, lo dico da deputato dell'opposizione, ma credo di
interpretare il pensiero di chi, anche non stando all'opposizione,
vuole avere il diritto di potersi confrontare ed esprimere senza
l'ansia di dover contare i centesimi o i decimi di secondi. Si vada
avanti, ma lo si faccia senza impedire al confronto di potersi
sviluppare ed articolare secondo le esigenze che la impegnativa
articolazione all'esame dell'Aula impone.
VINCIULLO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, assessori. L'idea che mi sono fatto
è che questo Parlamento, in maniera responsabile voglia andare
avanti. Credo che la maggior parte dei deputati, la maggior parte
dei rappresentanti dei partiti presenti in questa Aula ci abbiano
chiesto di andare avanti, abbiamo accolto con piacere ciò che ha
detto l'onorevole Figuccia, così come quello che ha detto poco fa
il presidente Musumeci, mi pare di capire che da parte della
maggioranza, e quindi anche dell'opposizione, vi è la volontà di
collaborare per potere arrivare alla conclusione entro domani sera,
e all'approvazione di questo disegno di legge.
Pertanto, signor Presidente, se lei lo ritiene, domani mattina
potremmo iniziare alle 9,00, così siamo nelle condizioni di poterci
fermare anche un'oretta durante l'ora di pranzo e riniziare, fermo
restando che di pomeriggio, nel caso in cui ci rendiamo conto che
ci sono grosse difficoltà - ma mi pare che dagli interventi di
tutti così non dovrebbe essere - possiamo, se lei lo ritiene
opportuno e necessario, convocare una Conferenza dei Capigruppo per
verificare l'andamento dei lavori. Pertanto, la Commissione credo
che all'unanimità si sia convinta che c'è buona volontà da parte
dei deputati regionali, c'è la volontà di approvare o di bocciare
questa legge.
Vorrei solo ricordare alcuni dati. Gli emendamenti sono 180, di
questi 180 121 sono soppressivi, quindi evidentemente si restringe,
e di molto, la platea degli emendamenti. Così come mi pare di
intuire che il Governo non credo che debba, in questa occasione,
dare dimostrazione di forza e mostrare i muscoli, potrebbe anche
ritirare questi dieci articoli che ancora non conosciamo e che di
conseguenza non sappiamo nemmeno di che trattasi.
Per quanto riguarda gli emendamenti aggiuntivi, appena li avremo,
ne possiamo discutere, ma credo che con la buona volontà di tutti
potremo domani discutere ed approvare tutti gli emendamenti che
sono stati proposti, e quindi tutti gli articoli.
PRESIDENTE. Facciamo la sintesi. Diamo per scontato che l'Aula
viene convocata per domani alle 9.00. C'è stata una proposta
iniziale da parte dell'Assessore Lantieri di stralciare la norma
sulle province. Capisco che questa proposta non è andata avanti, è
inutile porla ai voti; una proposta alternativa da parte
dell'Assessore Baccei di tenere in considerazione i quattro
articoli iniziale. Neanche questa proposta è andata avanti. C'è
l'Aula che si ritrova sul lavoro svolto dalla Commissione, teniamo
presente che ci sono tantissimi articoli, evitiamo forzature
rispetto all'impostazione che ci siamo data, perché le questioni
riguardano, sì il personale, per carità, ci rendiamo tutti conto,
però non agganciamoci sugli articoli che riguardano il personale,
perché ci sono altri articoli che certamente non riguardano il
personale, però che questa Presidenza ha ritenuto ammissibili.
Possono essere perfettibili in corso d'opera e quindi speriamo che
la notte porti consiglio. Non è andata avanti l'idea dello stralcio
e quindi o si va avanti e si approva tutto entro domani, se non si
dovesse approvare è chiaro che si ripartirà da settembre con la
stessa legge, nella sua interezza. Questo è il significato.
Presidenza del vicepresidente Lupo
Presidenza del Presidente Ardizzone
Onoevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, 10 agosto 2016,
alle ore 9.00, con il seguente ordine del giorno:
I -COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - Disposizioni per favorire l'economia. Disposizioni varie .
(n. 1214/A) (Seguito)
Relatore: on. Vinciullo
2) - Istituzione del Garante regionale della famiglia . (n.
1086/A)
Relatore: on. Rinaldi
III -SVOLGIMENTO DELL'INTERROGAZIONE:
N. 3025 - Chiarimenti sul provvedimento di scioglimento
dell'Amministrazione comunale di Scicli in relazione
alle gravi dichiarazioni rese alla stampa dal
Presidente della Regione.
(8 maggio 2015)
ASSENZA
IV - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 496 - Iniziative in ordine al reclutamento di personale
nelle aziende del Servizio sanitario regionale.
(4 novembre 2015)
CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -
CIANCIO - FERRERI - FOTI - LA ROCCA -
MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -
TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO
V -DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
Codice etico per gli eletti a cariche pubbliche, per
gli amministratori e per i dipendenti della Regione
Siciliana . (n. 854/A)
Relatore: on. La Rocca Ruvolo
VI - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 494 - Iniziative urgenti finalizzate alla revoca della
convenzione sottoscritta tra Regione siciliana,
Università degli studi Kore di Enna e Associazione
Proserpina, avente ad oggetto l'apertura di una
nuova facoltà di medicina e chirurgia.
(3 novembre 2015)
ZAFARANA - CANCELLERI - TRIZZINO -
MANGIACAVALLO - ZITO - CIACCIO -
SIRAGUSA - TANCREDI - CIANCIO - FOTI -
FERRERI - PALMERI - LA ROCCA - CAPPELLO
VII -DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 524 - Rimodulazione urgente del piano degli interventi
denominato 'Patto per la Sicilia 2015'.
(13 gennaio 2016)
GRASSO - CORDARO - FALCONE - ASSENZA -
PAPALE - FIGUCCIA
VIII -DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 204 - Verifica della presenza di gas radon indoor negli
edifici utilizzati da enti pubblici e privati e
osservanza dei criteri di legge negli interventi
edilizi di nuova edificazione.
(24 ottobre 2013)
FOTI - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -
CIANCIO - FERRERI - LA ROCCA -
MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -
TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO
IX - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 573 - Provvedimenti urgenti a favore dei pensionati
dell'Ente acquedotti siciliani.
(12 maggio 2016)
GRECO G. - DI MAURO - CASCIO S.
DI GIACINTO - CORDARO - PANARELLO
PANEPINTO - RUGGIRELLO - SUDANO -
FALCONE - TAMAJO
La seduta è tolta alle ore 21.35
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Consigliere parlamentare responsabile
dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio