Resoconti delle sedute d'Aula Banche dati

Risultati di ricerca

Titolo

Resoconto d'Aula della Seduta n. 358 di martedì 09 agosto 2016
  • Versione PDF
  • Versione Testuale
                                        

   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


                   La seduta è aperta alle ore 12.06

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, avverto che  del  verbale  della
  seduta precedente sarà data lettura successivamente.
   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il   preavviso  di trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli:

   -  Ciaccio,  Trizzino, La Rocca Claudia, Mangiacavallo,  Zafarana,
  Tancredi, Oddo, Venturino per oggi;

   L'Assemblea ne prende atto.

   Onorevoli  colleghi,  essendo  in  corso  la  Giunta  di  Governo,
  sospenso l'Aula, avvertendo che riprenderà alle ore 12.45.

     (La seduta, sospesa alle ore 12.08, è ripresa alle ore 13.01)


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


                  Presidenza del Presidente ARDIZZONE

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, considerata l'assenza del Governo,
  la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 15.00.

     (La seduta, sospesa alle ore 13.02, è ripresa alle ore 15.10)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Lombardo ha chiesto  congedo
  per la seduta odierna.

   L'Assemblea ne prende atto.

   teria di elezione del sindaco e del consiglio comunale e di  cessa-
   zione degli organi comunali. Modifica di norme in materia di organo
   di revisione economico-finanziaria degli enti locali  e  di  status
   degli amministratori locali' (nn. 1153-15-845-860-922-1003-1126-1138
   1224/A)
   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Seguito  della  discussione del disegno di legge «Disposizioni  in
  materia  di  elezione del sindaco e del consiglio  comunale   e  di
  cessazione degli organi  comunali. Modifica di norme  in materia di
  organo  di  revisone  economico-finanziaria degli  enti local  i  e
  di   status degli amministratori locali»  (nn. 1153-15-845-860-922-
  1003-1126-1138-1224/A)

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede con il seguito della discussione del disegno di  legge
  «Disposizioni  in materia di elezione del sindaco e  del  consiglio
  comunale  e di cessazione degli organi  comunali. Modifica di norme
  in  materia  di  organo  di  revisone  economico-finanziaria  degli
  enti  local i e di  status degli amministratori locali»  (nn. 1153-
  15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A), posto al n. 1).
   Invito   i   componenti  la  I  Commissione   a   prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Comunico che è stato  presentato l'emendamento aggiuntivo A.13,  a
  firma dell'onorevole Fazio.

   FAZIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FAZIO.  Signor  Presidente, l'emendamento prende  le  mosse  dalla
  constatazione  che, per quanto riguarda la figura  del  sindaco,  è
  prevista  dal  nostro  ordinamento giuridico la  possibilità  della
  candidatura di due mandati consecutivi, per poi ovviamente  passare
  la  mano  e,  a  mio  avviso,  la ratio  che  ha  sostenuto  questa
  introduzione  e questo limite è ampiamente applicabile  anche  alla
  figura del consigliere comunale.
   Mi  permetto  di ricordare semplicemente il fatto che due  mandati
  sono  ben  10  anni  e tre mandati sono 15 anni.  Per  il  modo  di
  ragionare  e per esperienza fatta in tutti questi anni,  credo  che
  quando  un  consigliere comunale dispieghi la  propria  attività  a
  favore  della  collettività  per ben 15 anni  consecutivamente,  si
  presume  che abbia esaurito tutte quelle risorse mentali  che  sono
  estremamente importanti affinché, in qualche modo, egli possa  dare
  un contributo fattivo e attivo alla medesima collettività.
   E, invece, laddove in qualche modo si dovesse confermare l'ipotesi
  che  non  viene  introdotto alcun limite, possiamo constatare  -  e
  purtroppo  dobbiamo constatare - che viene trasformato il concetto,
  a mio avviso estremamente importante e fondamentale, del servizio a
  favore  della  collettività,  come un'attività  lavorativa  vera  e
  propria  e  l'indennità o il gettone previsti come uno stipendio  a
  tutti  gli effetti. Anche per consentire quel ricambio di carattere
  generazionale, perché l'esperienza mi ha insegnato moltissimo. Dopo
  15 anni di attività si possono assumere quelle cosiddette posizioni
  dominanti,  che sono in qualche modo difficili da scardinare  ed  è
  difficile  che  la  nuova  generazione o le  nuove  figure  possano
  competere  nell'ambito, appunto, di quelle posizioni  che  si  sono
  consolidate nel tempo.
   Ecco  perché,  così  come  è stato fatto per  quanto  riguarda  il
  sindaco,  per  il quale sono previsti mandati consecutivi,  ritengo
  opportuno,  per carità, non voglio ovviamente fare di tutta  l'erba
  un   fascio,  ma  vi  posso  assicurare  che  ci  sono  ipotesi  di
  consiglieri  comunali sine die o a vita. E non mi pare  che  questo
  sia un esempio virtuoso o un esempio positivo a che in qualche modo
  noi  dobbiamo  ovviamente correre ai ripari facendo gli  interventi
  dovuti.
   Ecco  perché  insisto sull'emendamento e chiedo che  possa  essere
  votato.

   PRESIDENTE.  Un  chiarimento, onorevole Fazio. Il limite  dei  due
  mandati decorre dalle prossime consiliature?

   FAZIO. Dalle prossime consiliature.

   PRESIDENTE.  Quindi,  significa per i due  mandati  fra  10  anni.
  Questo eventualmente lo specifichiamo.

   FAZIO.  Anche  con  un subemendamento. Ma è la norma  che,  a  mio
  avviso, dovrebbe rientrare nell'ambito di un altro emendamento  che
  è  stato  approvato, dove è stato specificato che questa  Assemblea
  intende  che  queste  modifiche entrano  in  vigore  alle  prossime
  consiliature,  quindi alle prossime elezioni. Ecco  perché  ritengo
  che  sia  agganciato  all'altro emendamento e  che  sia  del  tutto
  superfluo specificare, ma se lei lo ritiene opportuno

   PRESIDENTE. Nel senso, coloro che hanno già svolto due legislature

   FAZIO. Ovviamente è dall'entrata in vigore dalla legge, a meno che
  non ci sia qualche giudice che faccia una interpretazione autentica
  di  un'altra interpretazione, così come è avvenuto in qualche altra
  ipotesi di norma.

   SUDANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SUDANO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  intervengo  per
  esprimere   il  mio  parere  contrario  all'emendamento   a   firma
  dell'onorevole  Fazio, innanzitutto perché il limite  demandato  al
  sindaco è un limite giusto perché è una attività gestionale  mentre
  quella dei consiglieri comunali non è una attività gestionale,  ma,
  se  viene  eletto  con  le preferenze, porta avanti  gli  interessi
  leciti dei cittadini.
   Tra  l'altro,  io non capisco l'emendamento dell'onorevole  Fazio,
  non  voglio personalizzare però è a firma solo del collega Fazio  e
  mi  meraviglia che sia stato fatto da lui che ad oggi è consigliere
  comunale a Trapani, ha fatto il sindaco per due mandati, non so  se
  si  ricandiderà  e, quindi, io penso che quando si  presentano  gli
  emendamenti debbono essere più o meno conformi a quello che è anche
  il percorso politico che ognuno di noi fa.
   Quindi,  mi  auguro  che  l'Aula non  voti  favorevolmente  questo
  emendamento  perché finché c'è il consenso del  popolo  che  ti  fa
  arrivare  al  senato  cittadino non capisco  perché  i  consiglieri
  comunali non dovrebbero essere eletti.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico che il Gruppo  Movimento
  Cinque  Stelle ha presentato il subemendamento A13.1 che  porta  da
  tre a due gli anni di limite di mandato per i consiglieri comunali.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  noi   siamo
  d'accordo   con   la  logica  dell'emendamento  che   ha   proposto
  l'onorevole Fazio. Anche noi riteniamo che conformemente a quanto è
  prescritto  dalla legge per un sindaco, lo stesso debba  valere  ed
  applicarsi per un consigliere comunale.
   Avremo  certamente preferito essere più drastici, ma  comprendiamo
  perfettamente  che non possiamo applicare le regole  del  Movimento
  Cinque Stelle a tutti gli altri, per cui il fatto di limitare a tre
  o  addirittura a due come pensiamo noi, i mandati consecutivi di un
  consigliere  comunale,  quindi costringerlo,  come  il  sindaco,  a
  fermarsi per un turno e a cedere la possibilità di essere eletto e,
  quindi,  di  svecchiare e rinnovare complessivamente  un  consiglio
  comunale,  penso che sia un atto dovuto e di buonsenso, perché  non
  in  tutte le città abbiamo persone disponibili a cedere le  proprie
  quote di sovranità o di consenso.
   Se   questo,  come  ha  detto,  il  presentatore  dell'emendamento
  onorevole  Fazio  vale  per i sindaci, può  essere  tranquillamente
  applicato  anche  ai consiglieri comunali i quali  godono  comunque
  dello  stesso status di sindaco perché anche i consiglieri comunali
  sono  amministratori. Certamente, rivestono ed esercitano  funzioni
  differenti  rispetto al sindaco, ma il fatto che  debbano  fermarsi
  dopo due mandanti consecutivi e ricandidarsi al quarto, cioè cinque
  anni di stop e poi riprendere a candidarsi, questo non lo trovo  un
  fatto scandaloso, anzi potrebbe potenzialmente liberare migliaia di
  consigli  comunali da quel velo di gerontocrazia di cui, purtroppo,
  l'Italia ed in particolare la Sicilia soffre, costretta, così  come
  è,  da  un'età,  a  mio avviso, fin troppo alta  per  occupare  uno
  scranno  che da chi lo occupa si trova completamente fuori sintonia
  da  quello  che  è  il mutamento della società e il  mutamento  dei
  tempi.

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO GIUSEPPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa  è
  una  sessione  strana:  l'onorevole  Vullo  vuole  fare  riunire  i
  consiglieri due volta alla settimana; L'onorevole Cappello li vuole
  fare  eleggere due volte, possiamo fare il giovedì e il  mercoledì
  Facciamo  il  calendario   Nessun limite  deve  essere  posto  alla
  volontà  popolare,  mica li elegge l'onorevole  Fazio,  l'onorevole
  Milazzo  questi consiglieri comunali  Li elegge il popolo  Se  sono
  impresentabili  o in eleggibili perché non hanno fatto,  non  hanno
  svolto  il  proprio dovere, non saranno eletti  Se  saranno  eletti
  pure 50 volte, il popolo li avrà eletti  Volete sindacare ora se un
  consigliere comunale nella propria comunità è stimato ed è eletto e
  viene mandato là?
   Ma  pure per il sindaco, il terzo, il quarto ed il quinto mandato,
  se  è  eletto sarà stato bravo e con questi chiari di luna  non  mi
  pare che un sindaco per essere eletto la terza volta sarà stato  un
  incapace con tutti i danni che facciamo noi alle autonomie  locali
  Ma  vi pare che uno si candida per la terza volta a sindaco e tanto
  si  elegge  così? Deve avere lavorato sodo per la propria  comunità
  per  essere eletto la terza volta. Che fa, glielo regalano il terzo
  mandato? I consiglieri comunali due volte  Ma allora noi facciamo i
  deputati  due  anni  e  mezzo e ce ne  andiamo  a  casa   Ma  dov'è
  l'esperienza? Dove ci dovrà maturare? La classe politica dove  deve
  imparare  a  fare il proprio dovere se non in queste  palestre:  le
  circoscrizioni,  i consigli comunali, le giunte. Mica  siamo  tutti
  superman,  super deputati e questi successi che avete fatto  questi
  giuristi e grandi menti
   Abbiamo avuto una legislatura con un gran numero di impugnative  e
  norme  inutili  ed ora noi vogliamo fare la morale  ai  consiglieri
  comunali   Non  lo  puoi  fare più di  due  volte   Ma  perché   E'
  limitativo  della volontà popolare e ritengo che questo emendamento
  non  si dovrebbe nemmeno trattare, signor Presidente, perché  è  la
  cosa  peggiore.  Qua non si tratta di articolare  o  regolamentare,
  significa  vietare  ad  una  persona liberamente  di  proporsi  per
  sottoporsi con il proprio nome e cognome al corpo elettorale  ed  è
  una cosa inammissibile.

   PRESIDENTE.  Onorevole Milazzo, siccome lei  ha  parlato  da  quel
  podio  e  rimane  registrato, per suo chiarimento,  le  impugnative
  relative a questa Assemblea sono in linea con le impugnative -  per
  chi  ama la statistica - degli altri Consigli regionali. Così  come
  ne  approfitto per dire che in un anno, da luglio scorso  a  questo
  luglio,  questa è l'Assemblea che si è riunita più volte in  Italia
  rispetto  agli  altri  Consigli regionali. Parliamo  di  95  sedute
  rispetto alle sedute di altri Consigli regionali. E, per gli amanti
  delle  statistiche, dico pure che è l'unica Assemblea  d'Italia  in
  atto  riunita  tra  le  20 regioni in questo  momento  compreso  il
  Parlamento nazionale, giustamente mi suggeriscono.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, continuo  a  dire
  che quando si ha fretta

   CORDARO. Rinviamo

   FORMICA.  Signor Presidente, che fa lei mi difende? Pensa  che  ho
  bisogno di difesa?

   PRESIDENTE. No, assolutamente.

   CORDARO. Pensavo che avesse chiesto il rinvio.

   CRACOLICI,  assessore per l'agricoltura, lo sviluppo rurale  e  la
  pesca mediterranea. Era molto probabile che lo chiedesse

   FORMICA.  Ma ancora non l'ho chiesto  Nei giorni precedenti  avevo
  detto  di  fermarci,  non di rinviare. Ha la memoria  corta,  avete
  tutti  la memoria corta; invece, la memoria bisogna averla sana  ed
  in  piena  efficienza perché rischiate altrimenti, mi rivolgo  agli
  onorevoli  Cracolici e Cordaro che siete partiti subito in  avanti,
  rischiate poi di fare cattiva figura.
   Quando  abbiamo cominciato a discutere questa legge elettorale  ho
  fatto  un  lungo intervento, dicendo che era una legge  elettorale,
  quella  che  entrava in Aula, e che era venuta  fuori  da  un  buon
  compromesso.
   Sostanzialmente, si ripristinava quell'errore, si ripristinava  il
  trascinamento. Sul turno unico non mi sarei stracciato le vesti per
  il  40  per cento, l'ho detto qui, da questa tribuna, poi man  mano
  che si è andato avanti, Presidente, si sono via via introdotte o si
  tentano  di  introdurre dei provvedimenti che  nulla  hanno  a  che
  vedere  con una buona riforma elettorale, ma che di fatto la stanno
  stravolgendo totalmente perché sono in antitesi tra di loro.
   Ora  stiamo  affrontando  l'emendamento dell'onorevole  Fazio  che
  limita il mandato dei consiglieri comunali.
   Io vorrei ricordare a tutti i componenti di questo Parlamento che,
  per quanto riguarda l'elezione diretta, noi abbiamo come modello di
  riferimento  i  Paesi  anglosassoni e, sostanzialmente,  gli  Stati
  Uniti.
   Bene,  si fa spesso confusione o non si ha abbastanza memoria  per
  non capire o non voler capire che è vero che negli Stati Uniti dove
  è stata inventata l'elezione diretta c'è il limite dei due mandati,
  ma  quel limite dei due mandati è un limite solo per il Presidente,
  nessun  limite c'è per i senatori e per i deputati e,  addirittura,
  abbiamo  assistito e assistiamo a casi, come il caso del  compianto
  Ted   Kennedy,  che  è  morto  qualche  anno  fa,  che  era   stato
  ininterrottamente  dal 1946 senatore degli Stati  Uniti  d'America,
  ininterrottamente  dal  '46 fino a quando è  morto,  tre  anni  fa,
  quattro  anni fa. Perché lì si fa una netta distinzione tra ciò che
  significa   l'elezione   diretta   delle   cariche   presidenziali:
  governatore  di  uno  stato o presidente  degli  Stati  Uniti  e  i
  componenti  del Congresso o delle Assemblee legislative in  genere,
  del Congresso o del Senato.
   Il  voler  continuare  a scimmiottare per  prendere  parti  di  un
  sistema  e inserirle in un altro sistema, da qualche anno a  questa
  parte,  sta  portando  questa  Assemblea  regionale,  ma  anche  il
  Parlamento  nazionale a mettere in piedi dei sistemi  elettorali  e
  istituzionali che non stanno in piedi, perché appunto prendono  una
  parte di un sistema senza prendere il tutto.
   E'  successo  così con i collegi uninominali, sta succedendo  così
  con il tentativo dell'Italicum, o si sceglie un sistema con tutti i
  pesi  e  i contrappesi di quel sistema, voglio ricordare che  negli
  Stati Uniti d'America né il Senato può mettere in difficoltà o fare
  una  mozione  di  sfiducia se non per casi  gravi,  eclatanti,  ben
  definiti dalla Costituzione, il Presidente degli Stati Uniti né  il
  Presidente  degli Stati Uniti dimettendosi può mandare  a  casa  il
  Congresso  o  il  Senato,  perché sono separati,  sono  due  organi
  separati.
   Qui,  invece, stiamo dando per certi versi dei poteri  ai  sindaci
  che  vanno  molto al di là di quelli che ha persino  il  presidente
  degli  Stati Uniti, poteri assoluti; dall'altro lato si inseriscono
  norme, in questa legge, che vogliono invece limitare il potere  dei
  sindaci, condizionare il potere dei sindaci.
   Dall'altro  lato,  ancora,  non si sa per  quale  motivo,  c'è  il
  tentativo di dire:  limitiamo il mandato dei consiglieri comunali ;
  ma  quale  democrazia stiamo mettendo in piedi? Abbiamo abolito  le
  province,  abbiamo  abolito  i  consiglieri  provinciali,   abbiamo
  abolito le province.
      Quindi, aboliamo le province, abbiamo ridotto fortissimamente i
  consigli  comunali riducendone la rappresentanza elettiva  rispetto
  alla   cittadinanza;  abbiamo  abolito  le  circoscrizioni;  stiamo
  inserendo dappertutto l'elezione di secondo grado, che è una  prese
  in  giro; abbiamo abolito il Senato senza abolirlo, ma che  sistema
  stiamo mettendo in piedi?
  Adesso vogliamo abolire pure i consiglieri comunali, ma alla  fine,
  ai  cittadini che dovrebbero per Costituzione avere il potere  solo
  loro  di eleggere i consiglieri comunali così come le altre cariche
  elettive, ma che potere resta?

   PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Rinaldi.

   RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, credo che
  il  percorso  di  approvazione di questa legge si  avvii  verso  un
  declino  negativo.  In  partenza la  Commissione  aveva  avuto  uno
  spirito diverso e si soffermava solo su alcune norme che ritenevamo
  giuste  di approvare, invece, durante il percorso dell'Aula  questo
  disegno di legge è stato, in qualche modo, stravolto.
   Al  di là delle indicazioni che erano emerse in Commissione qui si
  sta  concentrando  la  legge  sul Consiglio  comunale,  come  se  i
  consiglieri  comunali  fossero  il  male  di  tutti  i  mali  della
  politica;  stiamo giudicando i consiglieri comunali e siamo  sempre
  bravi noi a giudicare gli altri; stiamo decidendo quante ore devono
  avere  prima di recarsi al Consiglio comunale, quanto tempo  hanno,
  strettamente necessario, per recarsi poi a lavoro appena finisce il
  Consiglio comunale, non hanno più il tempo, per le Commissioni,  di
  leggersi  i  documenti,  se  restano  meno  di  tre  minuti   nelle
  Commissioni vengono indagati e, probabilmente, rischiano di  essere
  anche condannati.
   Ma noi giudichiamo sempre gli altri  Tutto ciò in una maniera così
  superficiale,  senza considerare che sono dei  colleghi,  che  loro
  fanno  politica come noi, noi queste limitazioni non ce le abbiamo,
  loro  sono  impegnati, al di là del Consiglio e delle  Commissioni,
  spesso  nelle comunità, sono nelle strade ad affrontare i  problemi
  quotidiani, insieme ai consiglieri di quartiere e noi che facciamo?
  Pensiamo  a ridurgli le indennità, gli emolumenti, il tempo  perché
  deve essere stretto e necessario come se loro fossero delinquenti e
  non svolgano, invece, un mandato legittimo, dato dagli elettori che
  gli  dicono:   amministrate  la nostra comunità,  la  nostra  città
  perché questa è la fiducia che vi stiamo dando .
   Ma  perché, onorevole Fazio, dopo che un consigliere comunale  per
  quindici  anni  svolge  il proprio dovere,  il  proprio  lavoro  di
  consigliere comunale ha bruciato tutte le sue risorse?

   FAZIO. È un fatto fisiologico.

   RINALDI.  Io  credo che questa decisione la debbano  prendere  gli
  elettori. Se gli elettori vedono che quel consigliere comunale  non
  è più in grado di rappresentare gli interessi della comunità non lo
  eleggeranno.  Ma  se il consigliere comunale, così  come  ha  fatto
  nella  sua  vita  con tanta passione, con tanto ardore,  con  tanta
  forza,  ha  portato  avanti gli interessi legittimi  della  propria
  città  e della comunità e gli elettori lo vogliono premiare proprio
  per questo impegno costante e quotidiano, credo che vada nuovamente
  eletto, rieletto con il consenso del popolo.
   Ecco  perché  credo  che questa norma non vada  approvata.  Stiamo
  limitando  e  stiamo esagerando, colleghi; in questa  legge  stiamo
  esagerando    prendendocela   con   i   consiglieri   comunali    e
  dimenticandoci che sono dei colleghi che fanno politica come noi.
   Quindi, invito i colleghi a bocciare questo emendamento ed  andare
  avanti.

   PRESIDENTE.  È  iscritto  a  parlare l'onorevole  Cordaro.  Ne  ha
  facoltà.

   CORDARO,  relatore. Signor Presidente, onorevole Presidente  della
  Regione,  onorevoli  colleghi, Assessori,  sarò  brevissimo  perché
  desidero    manifestare    pubblicamente    il    dissenso    tanto
  dall'emendamento  del  collega Fazio, che come  egli  sa  rispetto,
  quanto dal subemendamento del Movimento Cinque Stelle.
   Vedete,  io sono preoccupato, rassegno anche questa preoccupazione
  perché  temo che, nel momento in cui, malauguratamente non per  me,
  ma  per  il  Paese,  o per questa Regione, o per questa  città,  il
  Movimento  Cinque Stelle dovesse andare al Governo,  credo  che  la
  democrazia sarebbe pesantemente in pericolo perché voi non soltanto
  volete sostituirvi al corpo elettorale nella decisione di chi  deve
  essere  eletto  e  di  quante consiliature deve  fare,  perché  nel
  momento  in  cui  vi sostituite al legislatore, in buona  sostanza,
  determinate  questo,  ma  quello  che  è  più  grave,  voi   volete
  sostituirvi  al  corpo elettorale perché volete  decidere,  da  uno
  scranno  del  Parlamento,  per quante consiliature  un  consigliere
  comunale possa svolgere il suo ruolo oppure no.
   Io  credo  che questo non si debba fare, credo che questo pericolo
  vada   scongiurato  e  credo,  caro  collega  Fazio,  che  dobbiamo
  smetterla  tutti  di  ambire  al   grillino  d'oro  2016 ,   perché
  continuando  a  fare tutti questa corsa - e lo dico dal  Presidente
  dell'ARS a me - rischiamo di fare delle cattive leggi.
   Caro presidente Musumeci, i grillini hanno gioco buono perché loro
  coltivano   l'antipolitica.  Se  noi  riusciamo  ad  essere   buona
  politica,   il  Movimento  Cinque  Stelle  avrà  meno  spazio   per
  affermarsi.  La buona politica nasce dalle buone leggi  e,  allora,
  una  legge  che  si  vuole  sostituire  in  una  decisione  sic  et
  simpliciter  al corpo elettorale ed alla massima espressione  della
  democrazia,  che decide chi, come e per quanto tempo  possa  o  non
  possa  fare  con  l'esercizio del voto democratico  il  consigliere
  comunale,  è una legge che, in buona sostanza, a mio parere,  e  lo
  dico politicamente, attenta ai principi stessi della Repubblica.
   Allora,   credo  che  questo  Parlamento  debba  bocciare   questo
  emendamento per le ragioni che ho appena esposto.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cascio Francesco. Ne
  ha facoltà.

   CASCIO  FRANCESCO. Signor Presidente, sarò brevissimo e spero  che
  anche  chi  parlerà  dopo  di me lo sarà, perché  abbiamo  dedicato
  troppo  tempo a delle iniziative legislative che, secondo  me,  non
  avrebbero  avuto la dignità di avere una discussione così  lunga  e
  così  articolata.  Tra  queste norme, di cui abbiamo  discusso  per
  troppo tempo, c'è anche questo emendamento, caro collega Fazio.
   Noi  abbiamo,  in questa legge, ma lo abbiamo già fatto  in  altre
  occasioni,  secondo  me,  voluto  necessariamente  individuare  nei
  colleghi  consiglieri comunali, a Palermo diciamo  il muro  vascio
  della politica. Ebbene, tutte le frustrazioni della politica, tutte
  le   nostre   frustrazioni  e  le  nostre  pulsioni   grilline   le
  scaraventiamo  sui  consiglieri  comunali  come  fossero  il   male
  assoluto della politica.
   Bene,  i  consiglieri comunali sono rimasti, ad  oggi,  gli  unici
  punti  di  riferimento  dei cittadini nelle istituzioni.  Rimaniamo
  noi,  e col  porcellum  negli ultimi anni, i deputati ed i senatori
  nominati,   per   cui  i  cittadini,  a  qualunque  ceto   politico
  appartengano,  di qualunque coloro politico siano  stati  o  siano,
  hanno   avuto   i   consiglieri   comunali,   i   consiglieri    di
  circoscrizione,  dove  abbiamo  lasciato  le  circoscrizioni  ed  i
  parlamentari  regionali per quelli che hanno l'abitudine  di  farsi
  vedere  un  po'  in  giro e di partecipare alla vita  civile  delle
  proprie comunità.
   In  questa  legge,  così  come  in tante  altre  norme  in  questa
  legislatura,  ci siamo accaniti contro i consiglieri comunali  come
  fossero  il  male  assoluto di quello che non va in  questo  Paese.
  Ebbene, credo che non sia così.
   L'ho  detto  anche in altre occasioni, l'ho detto  quando  abbiamo
  discusso  dello status dei consiglieri comunali. Ci siamo  accaniti
  in  maniera  esagerata, in questa legge abbiamo posto  parzialmente
  rimedio,  ma  abbiamo  comunque lasciato una  forte  riduzione  del
  numero dei consiglieri comunali, abbiamo diminuito i loro stipendi,
  abbiamo  ridotto  lo  status  dei  consiglieri  comunali.  Insomma,
  abbiamo modificato restringendo gli spazi di agibilità politica dei
  consiglieri comunali.
   Ora,  addirittura, pensare di limitare il numero dei  mandati  dei
  consiglieri comunali mi sembra veramente esagerato, anche perché il
  problema  che,  forse,  non  è  stato  evidenziato  con  abbastanza
  chiarezza  è che il consigliere comunale, così come il parlamentare
  regionale, così come anche il parlamentare nazionale - ma in questo
  caso  limitiamoci a parlare del consigliere comunale  -  non  è  un
  lavoro,  non è un mestiere, non è un concorso che si vince per  cui
  si  ha  quel posto a vita. Il consigliere comunale, quando va bene,
  viene  soggetto  a giudizio popolare ogni cinque  anni,  quando  il
  consiglio  comunale  dura  cinque anni, c'è  quando  dura  meno  e,
  quindi, il soggetto viene posto ad un giudizio prima del tempo.
   Limitare  i  mandati a che pro? Facciamo pulizia  della  politica?
  Aumentiamo    il    livello   di   trasparenza    della    Pubblica
  Amministrazione?
   Non  lo  capisco,  oserei  anche immaginare  un'incostituzionalità
  dell'emendamento.
   Visto  che  è stato posto in votazione e si è aperto un  dibattito
  sull'emendamento, dico che il mio Gruppo parlamentare voterà contro
  e  spero  che  su emendamenti di questo tipo, che non hanno  ragion
  d'essere, l'Aula possa limitare il tempo di dialogo perché  abbiamo
  ancora  tanti  argomenti all'ordine del giorno e spero  che,  entro
  questa sera, tutti gli argomenti vengano discussi ed approvati.

   CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  deputati,  chiedo  scusa se ho chiesto di intervenire  prima.  Sarò
  brevissimo anche perché ho un aereo, però ci tenevo a rappresentare
  alcune questioni.
   Intanto  vorrei  ringraziare il Parlamento per il  modo  come  sta
  lavorando,  ma anche per l'impegno che sta manifestando  attorno  a
  questa legge.
   Sicuramente, le leggi perfette non esistono. La perfezione  non  è
  di   questo  mondo.  E'  chiaro  che  tutto  diventa  migliorabile,
  perfettibile, ma mi pare che ci sia un serio sforzo di lavoro.
   Condivido i rilievi di non esasperare la critica nei confronti dei
  consiglieri  comunali,  come se fossero il  simbolo  di  ogni  male
  perché  le  cose  non  stanno esattamente così,  quindi,  anche  le
  preoccupazioni  che sono state espresse, rispetto ad  i  limiti  di
  mandato,  eccetera, perché non sono queste cose  che  rinnovano  la
  politica.  La  politica  si  rinnova  anche  attraverso  l'impegno,
  attraverso i valori che si rappresentano.
   Tutti   quanti  noi  conosciamo  giovani  consiglieri  o   giovani
  assessori  in  gamba, così come conosciamo giovani,  anziani,  meno
  giovani che hanno espresso una coerenza di valori nella vita e  che
  abbiamo  il dovere di tutelare non in nome delle formule, ma  credo
  che  non  esistano  scorciatoie alla politica  e  non  può  essere,
  sicuramente,   l'impedimento   all'elettorato   passivo   che   può
  contribuire al rinnovamento della politica.
   Io sono fra i fautori dell'unico turno, per cui questa legge, così
  com'è  venuta fuori, mi porta qualche perplessità, però,  è  chiaro
  che  la  voterò  esattamente nei termini in cui è stata  concordata
  perché  ritengo che le riforme elettorali si facciano  insieme.  In
  generale,  tutte le leggi si fanno insieme, soprattutto in  materia
  elettorale,  dove  essendo garanzie che debbono valere  per  tutti,
  abbiamo  il dovere di rappresentare ogni posizione politica,  senza
  che   maggioranze  precostituite  impongano  leggi  elettorali  che
  debbano decidere il danneggiamento di altri e né favorire.
   D'altra  parte, quando ci si misura nelle elezioni si  decide  chi
  viene eletto in base ai voti che si prendono.
   Vorrei  intervenire più specificamente sulla questione del  doppio
  voto  di  genere.  Dire  che  il doppio  voto  di  genere  serva  a
  controllare il voto è...

   GRECO GIOVANNI. E' la verità

   CROCETTA,  presidente  della  Regione.  Onorevole  Greco,  se   le
  dimostro  che il voto si controlla anche con una sola scrittura  di
  un nome, lei è disponibile a valutare questa cosa?
   Supponiamo  Giovanni Greco, visto che è l'esempio.  Io  scrivo  le
  prime lettere  GIOV  maiuscolo,  anni  lo scrivo minuscolo,  GRECO
  lo scrivo tutto maiuscolo, poi, scrivo...

   GRECO GIOVANNI.  Quelli sono voto da annullare

   CROCETTA, presidente Regione. Non sono da annullare perché non c'è
  alcuna disciplina che prevede l'annullamento di quei voti e c'è una
  casistica infinita.
   Quindi,  utilizzare l'argomento del controllo dei voti per  negare
  un  principio, invece, che è di pari opportunità e coerente con  il
  secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione che dice:   che  è
  compito  della Repubblica rimuovere gli ostacoli che  si  oppongono
  all'uguaglianza sostanzialmente formale ai soggetti ,  è  una  cosa
  sbagliata.
   Sicuramente,  il  problema è il controllo del voto,  nell'era  dei
  telefonini  con le fotografie e nelle stesse possibilità  che  sono
  insite  alla  scrittura dell'unica preferenza è  un  argomento  non
  spendibile.
   Io  credo  che,  invece,  il controllo del  voto,  questa  pratica
  negativa,  possa  essere  risolta  con  l'introduzione   del   voto
  elettronico;  è  su  questo  che  dovremmo  concentrare  la  nostra
  attenzione e, probabilmente, è su questo che dovremmo cominciare  a
  concentrare un lavoro in Commissione  Affari Istituzionali' proprio
  per  stabilire,  se  ci  riusciamo, una  modalità  che  blocchi  il
  controllo del voto e lì, ripeto, ci può aiutare solo l'elettronica,
  l'informatica che eviterebbe ogni riferimento a queste cose.
   Lì  si potrebbe intuire, per esempio, la creazione con legge unica
  della sezione unica per lo spoglio che non fa identificare da quale
  sezione  vengono  i voti, ma quello si può fare solo  con  il  voto
  elettronico.
   Siamo  in grado di fare un'accelerazione di questo tipo? Io  credo
  che  potremmo  essere in grado, però, oggi, negare  una  norma  che
  trova  spazio  in  tutti i paesi d'Europa, che  è  diventata  legge
  nazionale  sarebbe  un segnale molto negativo, d'altra  parte  -  e
  chiudo  -  io  ero in Parlamento europeo e mi sorprendeva  come  le
  delegazioni  straniere avessero una folta rappresentanza  di  donne
  mentre questo non accadeva alle delegazioni italiane.
   Nei Parlamenti d'Europa troviamo un numero enorme di donne che non
  troviamo,  attualmente, nel Parlamento italiano,  non  troviamo  in
  questa  Assemblea,  non troviamo in Parlamenti, per  esempio,  come
  quello  greco che non ha norme a tutela delle differenze di genere;
  cancellare una norma sulla differenza di genere, in questo  momento
  storico, avrebbe un valore esclusivamente reazionario.
   Se  poi, ripeto, il tema è il controllo del voto ragioniamone  con
  un  disegno  di  legge specifico che metta in  campo  tutte  quelle
  azioni che debbono servire a bloccare il controllo del voto, ma non
  mettiamo  norme  che, praticamente, evitano l'applicazione  di  una
  norma che ha un senso costituzionale molto forte.
   Io vorrei ricordare una cosa - e chiudo- il Parlamento palestinese
  ha una norma che prevede la riserva di alcuni seggi non solo per le
  donne ma anche per le minoranze cristiane, a prescindere dal numero
  di   rappresentanti   della  comunità  cristiana.   Il   Parlamento
  israeliano   non  ha  tutto  questo.  I  cristiani  nel  Parlamento
  palestinese ci sono, nel Parlamento israeliano non ci sono. Allora,
  negare  che,  con  questa norma, in Sicilia, si  sono  rinnovati  i
  Consigli  comunali,  permettendo a tante donne di  partecipare  con
  entusiasmo nella vita politica, credo che sia un grave errore.
   Perché tarpare questo volo sul nascere? Perché non consentire  che
  un  genere  che è stato discriminato per anni dalla politica  possa
  finalmente essere, a pari titolo, l'altra metà del cielo?

   PRERSIDENTE.  E'  iscritta  a parlare l'onorevole  Grasso.  Ne  ha
  facoltà.

   SAMMARTINO. Rinuncia, onorevole Grasso.

   GRASSO.  No,  non  rinuncio.  Ho  rinunciato  troppo  volte   alla
  possibilità  di  parlare  ma questa volta  no.  Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi,  ho  tanta stima nei confronti  dell'onorevole
  Fazio,  però,  quest'emendamento dà lo spunto per  una  riflessione
  sulla legge.
   Io  credo  che  il valore della partecipazione ed il valore  della
  democrazia,  approvando  questo disegno di  legge,  sia  fortemente
  compromesso.
   Non ero d'accordo e non sono d'accordo, neanche per la limitazione
  del  mandato nei confronti dei sindaci. Non l'ho detto prima perché
  sono  al  secondo  mandato e qualcuno poteva  pensare  che  volessi
  candidarmi, assolutamente no, lo avevo già preannunciato e detto.
   Però,  limitare  e  non  aver saputo ascoltare  la  richiesta  che
  proveniva  da  tanti sindaci e, poi, l'ipocrisia  di  allineare  la
  legge  regionale  alla legge nazionale, quando la  legge  nazionale
  prevede il terzo mandato, già ha compresso di molto la libertà  dei
  cittadini.
   Volere,  oggi,  ancora  pensare,  immaginare  per  il  consigliere
  comunale  che  ha  un  ruolo  di vigilanza,  che  ha  un  ruolo  di
  controllo,  che non ha un ruolo di amministrazione di  non  potersi
  sottoporre  al  giudizio  degli elettori così  come  tutti  noi  ci
  sottoponiamo,  cioè pensare che per gli altri non  possano  esserci
  deroghe,  ci  vuole una compromissione di democrazia mentre  quando
  non  ci  si  accorge  che  alcuni  partiti  prevedono  che  per  le
  candidature alle regionali, alle nazionali non ci sono limiti,  che
  il  Partito Democratico prevede il terzo mandato per la candidatura
  alla  carica di deputato, quindi, pensare poi di andare ad incidere
  sul  consigliere comunale o di risolvere i problemi dei costi della
  politica con i consiglieri comunali o con i sindaci è mortificante.
   Vorrei  proprio dire che questo disegno di legge è  un  vulnus  di
  democrazia,  di partecipazione alla vita democratica ed al destino,
  perché  ciascuno  è  artefice  della  propria  comunità.  Significa
  impedire  agli elettori di esprimersi ed a chi si vuole mettere  in
  gioco  o  a  chi  si vuole sottoporre al giudizio  degli  elettori,
  candidandosi, di non farlo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Figuccia.  Ne  ha
  facoltà.

   FIGUCCIA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intanto   mi
  dispiace  che  il Presidente della Regione sia andato  via  perché,
  dopo   questo  trattato  sul  Parlamento  palestinese,  israeliano,
  sicuramente,  il  nostro Parlamento finalmente  avrà  le  idee  più
  chiare  sugli  spunti  ed  i contributi da  dare  su  questa  legge
  elettorale.
   Io  immagino,  Presidente, che da qui a stasera, dove  ci  sono  i
  colleghi   componenti  della  I  Commissione,  vedremo  un   grande
  manifesto  con  i  390  comuni  della  Sicilia,  con  l'elenco  dei
  consiglieri comunali e noi che tiriamo loro le freccette perché sta
  andando  a  finire in questo modo: noi siamo entrati con una  legge
  elettorale,  abbiamo avviato un dibattito sul quale  eravamo  tutti
  d'accordo    ed   arriveremo   a   tre   preferenze   di    genere,
  all'impossibilità   per i consiglieri comunali di  beneficiare  dei
  permessi per svolgere il proprio mandato e, finalmente ora,  grazie
  all'onorevole  Fazio,  che  ritengo  essere  di  prima  legislatura
  rispetto alla sua brevissima attività politica, vedremo abolite  le
  prerogative di tutti i Consigli comunali.
   Credo  e  vorrei  ricordarlo che il Consiglio comunale,  ormai,  è
  rimasto  il  principale organo collegiale,  locale,  visto  che  il
  sistema elettorale alla Camera ed al Senato ci consente di eleggere
  i  parlamentari solo nominati, rispetto ai quali neanche andiamo ad
  esprimere   la   preferenza;  sono  stati  eliminati   i   consigli
  provinciali e credo che gli unici soggetti che passino, oggi, dalla
  volontà  popolare, dall'espressione popolare, dal voto, secondo  la
  logica proporzionale, siano i consiglieri comunali.
   Molto  semplicemente direi di superare questa fase e se possibile,
  Presidente, a testimonianza di quello che avevamo detto  all'inizio
  di  questo  dibattito, cercherei di accelerare  ed  arriverei  alle
  priorità vere che ruotano attorno alla variazione di bilancio ed  a
  tanti dipendenti che aspettano risposta.

   PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

   FOTI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  devo  dire  che  è
  veramente  difficile esporre il proprio pensiero in un  Aula  dove,
  mentre si prova a spiegare qualcosa, si svolgono contemporaneamente
  moltissime riunioni, anche al banco degli Assessori.
   Penso che ci vorrebbe un po' di garbo visto che questa mattina, il
  mio  Gruppo parlamentare alle ore 11.00 si trovava qui  in  Aula  e
  l'Aula è stata rinviata due volte. Almeno si abbia il buon gusto di
  ascoltare
   Stavamo   discutendo  di  un  emendamento  quando,  non  nascondo,
  l'exploit  del  Presidente  della Regione  che,  oggi,  non  lesina
   comparsate  - quindi, ha fatto la  comparsata , qui in  Aula,  ora
  ne  andrà  a  fare una, probabilmente, in tv -, ha un po'  distolto
  l'argomento che stavamo affrontando con questo diversivo  del  voto
  di genere su cui, magari più avanti, ci soffermeremo. Dichiarazioni
  del Presidente che ci sono apparse veramente coerenti, coerenti col
  Presidente, quindi strampalate
   A  proposito, invece, del dibattito sull'emendamento Fazio, vorrei
  dire che il mio Gruppo, in maniera coerente, anche nel proprio  non
  statuto,  ha  sempre  promosso, è convintamente  deciso  a  portare
  avanti  questo  modo  di  fare, cioè dopo i  due  mandati,  bisogna
  ritornare  a  fare  politica, attraverso  la  propria  attività  di
  volontariato.
   Ciò non significa mettere da parte le persone che possono limitare
  la  possibilità  di  gettarsi  nella politica,  perché  Presidente,
  purtroppo  qui,  a  cos'è che siamo portati a pensare,  molti  sono
  portati a pensare? Che noi ce l'abbiamo con i consiglieri o con  la
  politica,   addirittura   qualcuno   ha   detto   che   noi   siamo
  l'antipolitica e non è assolutamente così. Noi siamo  convinti  che
  la  politica  vada  fatta con professionalità, con  impegno,  però,
  bisogna  sempre  ricordare che non é una professione,  non  è  come
   finché  morte non ci separi , dato che oggi per fare  un'attività,
  per fare una carriera, per arrivare alla pensione bisogna avere  35
  anni di contributi, 40 anni di attività. Non è così
   Quando il cittadino si affaccia alla politica, dà tutto se stesso,
  nell'impegno,  nei  consigli  comunali,  contribuendo  in   maniera
  positiva  a quello che è vero; è uno dei baluardi della democrazia,
  quello   del   consiglio  comunale  e,  poi,  deve  consentire   un
  avvicendamento,  deve anche ritornare ad essere un cittadino,  come
  tutti  gli  altri,  perché parliamoci chiaro,  Presidente,  abbiamo
  consiglieri  comunali  che, praticamente  ci  manca   poco  che  si
  passino  il  seggio di Consiglio comunale, da padre in  figlio,  ed
  ancora  stiamo  qui  a  discutere sui mandati  che  possono  essere
  pressoché illimitati.
   Noi  troviamo giusto che ci sia una limitazione. E questo, che poi
  è  insito nella natura umana, quello di volere dare il massimo,  il
  meglio   di  sé  stessi,  in  un'attività  che  sia  contingentata,
  chiaramente,  non  in  un  mandato,  ma  in  due  mandati.  Abbiamo
  presentato un emendamento proprio per permettere un avvicendamento,
  restringere  questi  tempi  che  si  sono  troppo  diluiti.  Non  è
  possibile che abbiamo consiglieri comunali che hanno fatto quattro,
  cinque mandati. Ma di che stiamo parlando?
   Consentire,   allora,   l'avvicendamento  in   maniera   naturale.
  Contingentare  i  tempi,  di modo che la  persona,  in  questo  suo
  slancio,  in  cui  vuole  dare tutto se  stesso  alla  politica  ed
  all'attività  del  proprio comune, contribuendo,  portando  la  sua
  esperienza,  le proprie capacità, sia concentrato nel decennio,  al
  massimo e questo permetterebbe, proprio, di avere maggiore slancio,
  perché l'appiattimento della propria vivacità, della propria grinta
  avviene in maniera naturale.
   Colleghi, dopo quindici, venti anni, noi abbiamo consigli comunali
  sonnolenti,  proprio  per  questo. E finiamola  con  questa  storia
  dell'esperienza che si acquisisce nel tempo, perché mi  rivolgo  ai
  colleghi  che prima ci hanno detto che vogliamo buttare  tutto  nel
  cestino,  ma  se  chi  siede anche in quest'Aula  da  tre,  quattro
  legislature, a cosa ha contribuito?
   Mi  pare  che  siamo  in  una  Regione  dove  abbiamo  il  40%  di
  disoccupazione,  10.000 giovani laureati  che  se  ne  vanno  dalla
  Sicilia,  cioè,  tutta  questa esperienza a  che  cosa  è  servita?
  Secondo   me,   da   parte   di   qualcuno,   è   stata   puramente
  autoreferenziale.
   Dato  che in questo disegno di legge c'è tutto ed il contrario  di
  tutto, adesso, ho appreso dal Presidente che vuole il seggio  unico
  ed  il voto elettronico, direi che lo spunto di riflessione che  ci
  ha offerto l'onorevole Fazio è degno di attenzione e di dibattito.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Alongi.  Ne  ha
  facoltà.

   ALONGI.  Signor  Presidente,  sarò  brevissimo,  anche  perché  la
  posizione  del  mio Gruppo parlamentare l'ha già  espressa  il  mio
  collega Francesco Cascio. Devo dire, però, con molta onestà che non
  potevo  non  fare  questo  intervento, e  le  dico  perché,  signor
  Presidente  ed  onorevoli colleghi, lo devo,  storicamente,  a  due
  persone a me care, che sono mio nonno e mio padre, entrambi   hanno
  fatto i consiglieri comunali. E perché li cito? C'è un motivo molto
  semplice.
   Sono cresciuto a  pane e politica  e se, oggi, faccio politica,  e
  lo  faccio  con grande passione, probabilmente, è perché  mi  hanno
  allevato  attorno  ad un tavolo dove parlavano di  politica.  E  mi
  hanno trasmesso valori importanti di democrazia, di correttezza, di
  cos'è la politica verso gli altri.
   E  mi  dispiace  che  la  collega Foti  citi  i  consiglieri  come
  appestati che si devono mettere da parte e che facciano spazio agli
  altri,  perché, cara collega Foti, il  consigliere comunale che  si
  candida viene rieletto perché riceve il consenso elettorale. E  non
  c'è  un  passaggio  di padre in figlio, di patria  potestà:  se  un
  figlio  si  candida e perché ha ricevuto il consenso  popolare,  il
  voto democratico.
   Ed aggiungo un'altra cosa importante che sfugge a tanti. L'ottanta
  percento dei consiglieri comunali che opera nei piccoli comuni,  lo
  voglio  ricordare, non ha permessi retribuiti, non ha permessi  per
  potere  partecipare  alle commissioni. Hanno solo  il  permesso  di
  partecipare  al  consiglio comunale e tutto il tempo  che  dedicano
  all'azione  politica lo tolgono alle loro famiglie ed alla  propria
  serenità familiare.
   Credo, quindi, che, oggi, i consiglieri comunali, specialmente  di
  un piccolo comune, siano una risorsa e credo che vadano tutelati  e
  salvaguardati.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Musumeci.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSUMECI.  Signor  Presidente, Governo, colleghi deputati,  questo
  ragionamento contamina ed appassiona perché invita alla riflessione
  ed  alcune  considerazioni  sul concetto  stesso  di  democrazia  e
  sull'utilità della rappresentanza democratica.
   Ho  detto  in  altre  occasioni,  da  questa  tribuna,  e  non  ho
  difficoltà a ripeterlo in questa occasione, che da qualche anno  in
  Italia  c'è  un  serio  tentativo di ridimensionare  la  democrazia
  partecipativa,  c'è un serio tentativo di annullare il  significato
  stesso della rappresentanza diretta, utilizzando come comoda  scusa
  quella della riduzione dei costi della politica.
   Lo   ha  fatto  perfino  il  Capo  del  Governo,  e  lo  ha  fatto
  ignobilmente, perché dal Presidente del Consiglio dei  Ministri  ci
  si  aspetta  -   pure  in campagna elettorale -,  un  atteggiamento
  improntato a senso di responsabilità, a sobrietà, e al rispetto per
  i principi cardine della stessa Costituzione.
   Quando  Renzi,  in mancanza di argomenti, dice, a proposito  della
  riforma  del  Senato  gli italiani sappiano che  manderemo  a  casa
  duecento  politici ,  è  chiaro che lancia un  avviso  preciso  nei
  confronti  della  democrazia italiana, e parla  alla  pancia  della
  gente che non sa distinguere i costi della politica da quelli della
  democrazia.
   Gli italiani sappiano che la libertà e la democrazia è costata  un
  prezzo,   -  certo, e lo dice un uomo di destra -, ma  non  debbono
  dimenticarlo a distanza di settanta anni; la democrazia  costa  per
  chi  la  vuole,  piaccia  o non piaccia,  diverso  il  costo  della
  politica,   che   mantiene   i   parassiti,   i   pachidermi,   gli
  intrallazisti, i frustrasti, e i nullafacenti.
   Detto  questo,  signor  Presidente,  signori  rappresentanti   del
  Governo  e  colleghi deputati, io esprimo il mio  parere  contrario
  all'emendamento  del collega Fazio, che voglio  bene  -  autorevole
  vicepresidente  della Commissione  Antimafia ,  col  quale  abbiamo
  opinioni   spesso   diverse   e   contrastanti,   e   prendo   atto
  dell'atteggiamento  dei colleghi del Movimento Cinque  Stelle,  che
  pongono un limite ai mandati dei consiglieri comunali; in linea  di
  principio si potrebbe dire condividiamo  la preoccupazione  esposta
  dalla  collega  Foti,  pochi minuti fa in  questa  stessa  tribuna,
  poniamo  un  limite  ai  consiglieri  comunali  per  facilitare  il
  ricambio,  perché  se non c'è il ricambio non si può  allargare  la
  platea,  se non c'è il ricambio come si formano le nuove  leve  che
  dovranno   poi   costituire  la  classe   dirigente   del   domani?
  Ragionamento   assolutamente  sacrosanto,  ma  dai   colleghi   del
  Movimento  Cinque Stelle mi aspetterei su questo tema una posizione
  di  coerenza,  non  si può da un lato invocare l'ampliamento  della
  platea in cui formare il vivaio della futura classe dirigente, e al
  tempo   stesso  impegnarsi  perché  vengano  sciolti   i   consigli
  provinciali in Sicilia, che hanno rappresentato o rappresentano  un
  utile   occasione  per  formare  classe  dirigente,  come  è  stato
  ampliamente  dimostrato. Serve coerenza, e io credo che  su  questo
  tema  i  colleghi del Movimento Cinque Stelle si siano sforzati  di
  fare  demagogia, piuttosto che di offrire ad una serena riflessione
  gli strumenti perché in Sicilia finalmente possa maturare una nuova
  classe dirigente, dando spazio ai giovani.
   Ci  sono  casi, è stato detto, in cui alcuni consiglieri  comunali
  rimangono  in  carica  per  venti, trent'anni,  quello  è  un  caso
  particolare,   Signor  Presidente,  come  lei   sa,   che   implica
  considerazioni di carattere politico che attiene a chi  è  preposto
  alla  formazione  delle liste, e concludo, e che attiene  ad  altre
  riflessioni di ordine sociale e di pubblica sicurezza.
   Se  un  consigliere comunale crea una vasta rete di interessi  con
  l'esercizio   della  coercizione  può  restare  in   carica   anche
  quarant'anni,  ma  è altro tema che prescinde da questo  argomento.
  Altrimenti la gente non capirebbe, Signor Presidente, non capirebbe
  perché  noi  dovremmo  condizionare la libera  volontà  del  popolo
  siciliano che può benissimo scegliere di premiare ininterrottamente
  per  due,  tre,  quattro  consiliature, un candidato  che  ha  bene
  lavorato,  compiendo  questo  che  io  chiamo   sarcedozio  laico',
  all'interno  degli enti locali, altrimenti qualcuno dei consiglieri
  comunali  potrebbe  chiedersi  ma perché i deputati  regionali  non
  limitano  la durata del loro mandato?' Perché non discutiamo  sulla
  ipotesi  che anche i deputati regionali possano restare  in  carica
  soltanto per due legislature consecutive?

                (Applausi del Movimento Cinque Stelle)

   E'  una  domanda legittima alla quale io non ho difficoltà a  dare
  risposta  se  solo quest'Assemblea volesse seriamente e serenamente
  affrontare  il  tema  di  una  nuova legge  elettorale  per  quanto
  riguarda la disciplina per l'elezione del Presidente della  regione
  e  dei  settanta  deputati regionali. E' un tema,  lo  affido  alla
  riflessione dell'Aula e di questa presidenza. Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente,  intervengo per dichiarazione di  voto
  di  Forza  Italia,  il  Gruppo  di Forza  Italia,  sull'emendamento
  dell'onorevole  Fazio e sul subemendamento A13.1 per  esprimere  la
  nostra   disapprovazione  sia  nei  confronti   dell'uno  che   nei
  confronti  dell'altro. E la nostra disapprovazione risiede  su  una
  ragione  che  è  quella che questo disegno  di  legge  che  si  sta
  cercando   di   approvare,   poggia   esclusivamente   non    sulla
  semplificazione  del  sistema elettorale, non  sul  riavvicinamento
  delle  istituzioni ai cittadini ma su una volontà  di  compressione
  della   volontà  popolare,  sulla  volontà  di  compressione  delle
  istituzioni.
   Ora,  da  un lato abbiamo bloccato o abbiamo, se vogliamo, evitato
  che  i  sindaci possono essere rieletti anche per il terzo  mandato
  come   se  questo  Parlamento  dovesse  giudicare  al  posto  degli
  elettori.  Noi come Forza Italia avevamo detto che i  sindaci  sono
  bravi  se  si  presentano al giudizio popolare e hanno e  ottengono
  anche  un giudizio favorevole, possono ritornare a governare perché
  è  giusto  che sia così. Però, la maggioranza che si  è  creata  in
  questa Assemblea regionale siciliana va in ordine sparso, o meglio,
  guarda  in  maniera distorta al sistema nazionale  per  cui  quando
  conviene  dire  determinate cose si rapporta al sistema  nazionale,
  quando  invece  alcune  cose non convengono, il  sistema  nazionale
  viene  tralasciato.  E, allora, quando bisogna  dire  che  dobbiamo
  allinearci  al sistema nazionale, noi diciamo dobbiamo  allinearci,
  dobbiamo  mantenere, ad esempio, alcune cose come  nell'ordinamento
  degli  enti  locali  nazionali, quando invece alcune  cose  non  ci
  convengono, come il terzo mandato e allora in quel caso  noi  siamo
   autonomia speciale'.
   Noi  dobbiamo avere la libertà di autodeterminazione; noi dovremmo
  approvare  delle  norme che siano norme ampie,  che  migliorino  il
  sistema elettorale, non che lo blocchino, non che lo comprimano,  e
  nel  momento  in  cui  tentiamo di scaricare  alcuni  complessi  di
  inferiorità   nei   confronti  della  politica  e   nei   confronti
  dell'opinione pubblica sui consiglieri comunali, questa maggioranza
  e,  in maniera più estesa, quei parlamentari che si rimettono e  si
  ricollocano  in  una  determinata logica  dell'antipolitica  stanno
  sbagliando.
   Ecco  perché noi saremmo anche contrari a questa norma,  a  questa
  legge  elettorale  che non aiuterà i comuni, ma che  costringerà  e
  sarà  in  alcuni  casi  strumento di  coercizione  di  quella  mala
  politica che tenta di ricattare invece quei sindaci che sono  stati
  eletti  direttamente dal popolo. Forza Italia è contraria a  questa
  norma  populista, a questa norma che cerca soltanto  di  acciuffare
  qualche  elettore  amareggiato,  qualche  elettore  che  magari   è
  scoraggiato,  qualche elettore che è arrabbiato. La buona  politica
  deve   interpretare  invece  quelle  emergenze  che  il  territorio
  presenta,  e  trovare delle soluzioni adeguate alle  emergenze  che
  questa Sicilia, soprattutto oggi, manifesta con tutta la sua forza,
  ma anche con tutta la sua drammaticità.
   Noi  ci  stiamo  soffermando su questa  norma,  avevamo  detto  di
  rinviare  a  settembre  questa norma e non  lo  dicevamo  per  fare
  ostruzionismo, onorevole Formica, lo dicevamo, Presidente Musumeci,
  perché prima di questa norma c'è l'altra, ci sono le variazioni  di
  bilancio, più importanti.
   Sono  le  ore  17.00  circa e ancora siamo qui,  ancora  si  dovrà
  discutere e non sappiamo ancora per quanto e invece fuori da questo
  Palazzo c'è una Sicilia che brucia e non di caldo, ma di sofferenza
  e  brucia  anche e soprattutto di scoramento perché  non  crede  in
  questo Palazzo, non crede negli inquilini di questo Palazzo  e  non
  crede   soprattutto  nella  maggioranza  che  dovrebbe  essere   il
  nocchiero di questa nave che non va verso l'approdo ma va verso  il
  naufragio.
   Noi  siamo  contrari,  e  siamo contrari  non  soltanto  a  questo
  emendamento  ma siamo contrari a questa impostazione, ecco  perché,
  onorevole Milazzo, ha fatto bene ad intervenire e ad anticipare  la
  dichiarazione  di voto di Forza Italia che io, in  questo  istante,
  confermo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Ciancio.  Ne  ha
  facoltà.

   CIANCIO.   Signor  Presidente,  Governo,  onorevoli   colleghi   e
  cittadini,  volevo  intervenire sull'emendamento  che  riguarda  il
  doppio  voto  di  genere,  ma su quello interverranno  poi  i  miei
  colleghi  di Gruppo, anche perché io ho già fatto un intervento  la
  prima  volta  che  abbiamo  approvato questa  norma.  Durante  quel
  periodo abbiamo detto chiaramente i motivi della nostra contrarietà
  alla norma e oggi li ribadiremo.
   Ora vorrei rispondere all'intervento dell'onorevole Cordaro perché
  non  si  può pensare di venire qui, su questo scranno, ad insultare
  l'intero Gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle e con esso
  migliaia di persone che credono, non solo in un programma, ma in un
  modo di vedere la politica completamente diverso, senza che nessuno
  si alzi a dire qualcosa.
   Mi  rivolgo a lei, onorevole Cordaro: la ringrazio perché ogni suo
  insulto è per noi una medaglia.
   Dico  insulto  perché  quando ci dite che  siamo  antidemocratici,
  quando  ci  dite  che siamo l'antipolitica: la  dovete  finire  con
  questa   antipolitica   Non  siamo  l'antipolitica,  fatevene   una
  ragione. L'antipolitica siete voi

                (Applausi dal Movimento Cinque Stelle)

   L'antipolitica  siete  voi,  e molti l'hanno  capito.  Perché  non
  facciamo,  come  forse poteva essere all'inizio,  solo  urla  nelle
  piazze,   ma  portiamo soluzioni. E le soluzioni che portiamo  qui,
  onorevole  Cordaro  e lei ha avuto modo di vederle,  sono  a  lungo
  termine,  sono  a  lungo raggio. Non sono per farci  rieleggere  la
  prossima volta.

   CORDARO. Un esempio?

   CIANCIO. E per questo è fondamentale il limite dei due mandati.
   Il  limite  dei  due  mandati, per noi,  non  è  un  capriccio  o,
  semplicemente, un modo di far vedere che siamo diversi dagli altri.
  Il  limite  di  due mandati è una garanzia, è una  garanzia  per  i
  cittadini che l'eletto, che il portavoce, che il deputato,  che  la
  persona  deputata  a  rappresentarli  faccia  gli  interessi  della
  collettività e non del proprio orticello personale.
   Perché  qui, in quest'Aula si parla da quattro anni - non so,  noi
  ci  siamo  da questa legislatura - ma si parla sempre delle  stesse
  cose.  E  si parla di forestali, e si parla di PIP, e si  parla  di
  precari, e si parla di consorzi di bonifica. Sempre le stesse cose,
  ed  è  perché non si è voluto mai affrontarle, perché torna comodo
  Torna  comodo  a  qualcuno occuparsi sempre delle  stesse  cose  e,
  questa  cosa  è  sotto  gli  occhi di tutti   E  sfido  chiunque  a
  smentirmi
   Ora,  voi,  non vi rendete conto che più vi contrapponete  a  noi,
  peggio fate.

   CORDARO. Ci arrendiamo  Ci arrendiamo

   CIANCIO.  No, ma questo l'avete fatto voi. Sono due giorni,  si  è
  parlato  più di Movimento Cinque Stelle e di grillini che di  legge
  elettorale   Ma ve ne rendete conto  E, questo, per noi  davvero  è
  una medaglia al merito, signor Presidente, perché ci rendiamo conto
  di essere, veramente, diversi. Smettiamola con questa storia che il
  limite dei due mandati è sbagliato, perché viene eletto chi  è  più
  bravo   L'unico motivo per cui molti deputati di quest'Aula  -  non
  tutti,  perché  ci  sono  anche  persone  competenti  assolutamente
  rispettabili  -, ma l'unico motivo per cui molti deputati  sono  in
  quest'Aula,  e  possibilmente  lo  saranno  anche  nella   prossima
  legislatura,  è  che la gente non va più a votare   Non  va  più  a
  votare, e voi lo sapete benissimo
   Se  molti  dei  miei  coetanei vanno fuori e non  si  occupano  di
  politica,  non  si  occupano  della  cosa  pubblica,  oppure   sono
  semplicemente disillusi è perché voi gli avete fatto credere che la
  politica è cosa vostra

   CORDARO. Signor Presidente, è un dibattito?

   CIANCIO.  No,  no, mi dispiace perché lei ci ha  provocato  e  noi
  rispondiamo per le rime. La prossima volta evita di insultare.
   Se  molte  persone si sono disaffezionate alla politica  è  perché
  avete  fatto  credere che la politica è cosa vostra e che  sia  una
  cosa  di  cui  si deve occupare un esercito di uomini in  giacca  e
  cravatta.
   La politica è di tutti.

   SAMMARTINO. I miei coetanei non si occupano di politica, perché se
  ne occupano i partiti

   CIANCIO.  Dobbiamo  favorire il ricambio, ed  il  ricambio  lo  si
  garantisce  e  lo si favorisce anche con il ricambio generazionale,
  quindi con i due mandati e non è una cosa che, ripeto, diciamo  per
  capriccio  o chissà per cosa. Lo diciamo perché siamo convinti  che
  sia la strada giusta.
   Detto questo, io penso che per governare bene, qualcuno diceva, ci
  vogliono  -  sto concludendo - buone leggi, ci vuole un  Parlamento
  che legiferi per l'interesse di tutti, ma, soprattutto, ci vogliono
  persone che sappiano dire anche dei no.
   E,  purtroppo,  in  quest'Aula  no   non se ne sanno  dire,  ed  è
  questo il motivo per cui siamo arrivati dove siamo. Perché, dovendo
  pensare  sempre  alla  poltrona  della  prossima  legislatura,  non
  diciamo  mai   no    Noi  saremo quelli, così  come  abbiamo  fatto
  finora, che diremo tanti  no  , però magari per accontentare tutti.
  E  l'unico  movimento  che lo può fare, in  questo  momento,  è  il
  Movimento Cinque Stelle gli unici con le mani libere

                (Applausi dal Movimento Cinque Stelle)

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  andiamo   avanti.   Si   passa
  all'emendamento A13.1 a firma dell'onorevole Zito ed altri.
   Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore per le autonomie locali  e  per  la  funzione
  pubblica. Contrario.

     GRECO  GIOVANNI.  Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
   segreto.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A 13.1

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento A 13.1.
   Chiarisco  il  significato del voto: chi  vota  sì,  l'emendamento
  limita  i mandati dei consiglieri comunali a due, preme il pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Vorrei precisare che il limite dei due mandati scatterebbe  -  per
  essere  chiari - fra due consiliature, cosa che si deve specificare
  anche con un emendamento ex art. 117.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  71
   Maggioranza         36
   Favorevoli          16
   Contrari            54
   Astenuti             1

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.  Si passa all'emendamento A 13, a firma dell'onorevole
  Fazio. Il parere della Commissione?

   CASCIO   SALVATORE,  presidente  della  Commissione  e   relatore.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore per le autonomie locali  e  per  la  funzione
  pubblica. Contrario.

   GRECO  GIOVANNI.  Chiedo che la votazione  avvenga  per  scrutinio
   segreto.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A.13

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento A 13 che limita i mandati dei consiglieri  comunali
  a tre.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  61
   Maggioranza         31
   Favorevoli           9
   Contrari            50

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento A 15, a firma dell'onorevole Formica.
   Onorevoli  colleghi, vorrei precisare che sono  stati  distribuiti
  gli emendamenti aggiuntivi ma la discussione è unica - non siamo in
  presenza di nuovi articoli - lo prevede il Regolamento interno.
   La  discussione  è unica, possono intervenire per dieci  minuti  i
  presentatori degli emendamenti. Poi si svolge una discussione unica
  su tutti gli emendamenti.

   FALCONE. Stiamo contingentando i tempi, signor Presidente?

   PRESIDENTE.   E'  previsto  dal  Regolamento  interno,   onorevole
  Falcone.

   FALCONE.  Chiedevo  per capire qual è l'articolo  del  Regolamento
  interno.

   PRESIDENTE. Lo conosce il Regolamento interno, onorevole  Falcone,
  si  tratta  dell'articolo 103. Le preannuncio che se fa riferimento
  al comma 9 che riporta  I termini previsti nei commi precedenti non
  si  applicano  per  i  disegni di legge che modificano  il  sistema
  elettorale in Sicilia  il riferimento è alla legge elettorale  alla
  quale faceva riferimento Musumeci.
   Si passa all'emendamento A.15, degli onorevoli Formica e Musumeci.

   FORMICA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento A.14.

   FORMICA. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  molti
  commentatori, ma anche quelli contrari a questo emendamento  da  me
  presentato, cercano di catalizzare l'attenzione sul fatto che io  -
  come  tanti altri, ritengo - voglio abolire il voto di genere  come
  un fatto contro il genere femminile.
   Questo comportamento fa parte di una tecnica politica ben nota, ed
  è  comune a tutti coloro che per cercare di occultare quale sia  il
  problema  e  deviarlo  dal punto cruciale, lo  ammantano  di  altri
  significati.
   Tanto  non  è  vero  l'assunto  che l'emendamento  si  propone  di
  eliminare  il  voto  di  genere, che nello  stesso  emendamento  si
  prevede  addirittura che, per favorire invece il  maggiore  accesso
  delle  donne  alla vita politica, le liste debbano essere  composte
  almeno  per  il  50%  da  donne  e che,  addirittura,  in  caso  di
  rappresentanza   dispari,  l'ordine  nelle   lista   debba   essere
  alternato, un uomo e una donna, ecc.
   Questo  per  affermare che l'emendamento nulla  ha  a  che  vedere
  contro la rappresentanza femminile, ma anzi tende ad assicurare con
  certezza la rappresentanza femminile.
   Altra cosa è inserire, come si è fatto qualche anno fa, tramite il
   cavallo di Troia , nuovamente il voto di preferenza.
   Ora,  agli  smemorati  che  in quell'occasione  non  hanno  voluto
  ascoltare  quanto  dicevamo, sia io che tanti  altri,  compreso  il
  Movimento  Cinque Stelle - lo ricordava l'onorevole Ciancio  ed  io
  ricordo  l'intervento  che  ha  fatto allora  l'onorevole  Ciancio,
  quando ha dichiarato che era contro le nicchie, contro le riserve -
  cerco  di  ricordare cosa significa la multi-preferenza, perché  di
  questo parliamo, della multi- preferenza.
   Durante questi anni si è andati avanti cercando di distruggere  la
  rappresentanza  vera. Si sono eliminati i consiglieri  provinciali,
  ora  si  sta  eliminando il Senato, si sono ridotti il  numero  dei
  consiglieri comunali, per cui accade che in buona parte dei  Comuni
  siciliani  la  rappresentanza è ridotta a 12 o  a  16  consiglieri.
  Immaginate voi chi in un paese possiede, per mille motivi -  magari
  perché  mafioso e controlla quindi il voto di mafia - un gruppo  di
  voti, con quel gruppo di voti può eleggere un consigliere comunale,
  ben che vada; con la doppia preferenza mette due teste di legno, un
  uomo e una donna, e con lo stesso numero di voti ne elegge due.
   Nei    consigli   comunali   a   12   la   maggioranza,   rispetto
  all'opposizione,  è  8  a  4.  Con quei  due  consiglieri  comunali
  diventano  6 a 6. E quindi la minaccia diventa, non solo ipotetica,
  di ricatto nei confronti del sindaco, ma reale.
   Domanda:  vogliamo  far  controllare i  Comuni  direttamente  alla
  mafia?  Vogliamo  reintrodurre nuovamente il  potere  dei  mafiosi,
  sputando  sopra il lavoro delle Forze dell'Ordine in  questi  anni?
  Sputando sopra i magistrati che sono morti per combattere la mafia?
  Il  primo  baluardo contro il malaffare sono i sistemi  elettorali.
  Uno  vale  uno, un voto un elettore, un elettore un voto.  Non  uno
  vale  due.  E  se  si mettono d'accordo vale anche quattro  o  sei.
  Questi sistemi non sono più in vigore in nessun Paese del mondo, ma
  noi continuiamo a predicare bene e a razzolare male. Se si vuole in
  qualche   modo  aumentare  la  rappresentanza  femminile  scegliamo
  qualsiasi  sistema.  Scegliamo  il sistema  che  un  terzo  vengono
  nominate,  possiamo  scegliere tutto quello che  vogliamo.  Ma  non
  alterare  le  regole  del gioco. Non possiamo  alterare  le  regole
  costituzionali che sono alla base di ogni democrazia.  Un  elettore
  può esprimere un voto, non può esprimerne due.
   Quando si commettono questi errori, alla fine si è costretti  poi,
  sempre  poi,  a  inseguire  i  danni fatti.  Ma  nel  frattempo  la
  conseguenza  di  quel  voto  di  quella  legge  sbagliata  poi   la
  ritroviamo  non  nella Gazzetta ufficiale. Purtroppo  per  noi,  le
  conseguenze le ritroviamo nell'amministrazione dei Comuni. E poi ci
  dobbiamo  lamentare  che  siamo in presenza  ancora  del  controllo
  mafioso del voto.


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


             (Assume la Presidenza il Vicepresidente LUPO)

   Ora, noi dobbiamo impedire che ciò accada. Ripeto, non è contro le
  donne, tant'è che nell'ultimo comma dell'emendamento è prevista  la
  presenza  del  50  per  cento nelle liste che  già  automaticamente
  assicura,  con il premio di maggioranza, che ci siano  delle  donne
  elette.  Ma  donne libere  Non prestanome, non teste di  legno,  in
  rappresentanza di questo o di quell'altro potere mafioso  o  potere
  economico di turno. E poi è un insulto - permettetemi colleghi -  a
  chi sul territorio lavora veramente ed è riconosciuto veramente per
  il  proprio  lavoro  e  per  la propria  capacità.  Perché  con  il
  trucchetto  delle  accoppiate si può  decidere  di  fare  fuori  un
  consigliere  comunale che onestamente, impegnandosi sul territori,o
  gode  del  consenso  dei  cittadini e le  camarille  di  turno,  le
  congregazioni  di  turno  possono  decidere  di  farlo  fuori.   E'
  sbagliato, è moralmente sbagliato ed è sbagliato dal punto di vista
  costituzionale.
   Io  vi  porto un esempio. Si è votato l'altro giorno in un  Comune
  con  quattromila  e  settecento elettori. C'è stata  una  candidata
  consigliere che ha preso 650 voti. Sono gli stessi voti che servono
  per  essere  eletti a Palermo. C'è qualcosa che non  va,  onorevole
  Panepinto.  Allora, se quella candidata fosse stata  una  candidata
  brava,  ed è una candidata brava, non ha bisogno del voto di genere
  per  essere  eletta. Se invece, quei voti sono frutto  dell'accordo
  plurimo  e allora dobbiamo interrogarci come può un Comune di  4500
  abitanti - fra l'altro faceva parte di una lista mia, quindi voglio
  dire,  non  sto parlando contro, sto portando l'esempio e  peraltro
  questa  candidata è una candidata bravissima - ma voglio  dire,  se
  c'è  una candidata brava non ha bisogno di alcun favore per  essere
  eletta.
   Però  questa  legge da adito a che ci siano delle  situazioni  che
  nulla  hanno  a che vedere col consenso e che drogano il  consenso.
  Ripeto  a  dire, uno vale uno  Finiamola con la doppia  preferenza,
  perché  ritorniamo agli anni bui del  sacco di Palermo , ritorniamo
  agli anni bui laddove i consigli comunali obbedivano a logiche  che
  venivano da fuori del Palazzo. Ritorniamo agli anni in cui non  era
  il  consiglio  che  decideva,  ma in  qualche  stanza  segreta  poi
  avveniva  il   sacco di Palermo . Uno vale uno,  e  la  libertà  va
  tutelata

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, chiarisco quello che ho  detto  in
  precedenza,  perché  probabilmente si è  creato  qualche  equivoco.
  Possono   intervenire  per  dieci  minuti  i   presentatori   degli
  emendamenti  ammissibili e sono: l'onorevole Formica,  che  ha  già
  parlato ed ha consumato i dieci minuti, l'onorevole Giovanni  Greco
  in  ordine all'emendamento A.11, l'onorevole Mangiacavallo,  che  è
  presentato  dell'emendamento  A.7,  l'onorevole  Lentini,   che   è
  presentatore  dell'emendamento A.1, l'onorevole  Milazzo  Antonella
  che  è  presentatrice dell'emendamento A.17, l'onorevole Cancelleri
  con riferimento all'emendamento A.4.
   Gli  altri  deputati  da questo momento, non avendo  applicato  in
  precedenza  il termine, possono intervenire per non più  di  cinque
  minuti complessivamente.

   CORDARO, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO,   relatore.   Signor  Presidente,  assessori,   onorevoli
  colleghi,  io ho presentato un subemendamento all'emendamento  A.14
  dell'onorevole Formica, perché ritengo che non si tratti - questo è
  il  mio  modesto parere, nonostante condivida in linea di principio
  il  percorso del collega Formica -di eliminare la doppia preferenza
  di  genere. Si tratta invece, a mio parere, di porre rimedio ad una
  struttura  normativa  e giuridica che va riequilibrata  e  che  noi
  possiamo  riparare  appunto in sede normativa,  appunto  in  questa
  sede.
   Mi  spiego.  Oggi  la  doppia  preferenza  di  genere  in  pratica
  determina,  ai  fini dell'espressione del voto, la  possibilità  di
  dare un voto ad un uomo o ad una donna come prima preferenza e  nel
  caso in cui, si voglia esprimere una seconda preferenza è possibile
  solo  darlo  ad  un uomo o ad una donna di genere diverso  rispetto
  alla prima preferenza.
   La  stortura sta nel fatto che avendo stabilito un limite comunque
  non inferiore ad un terzo, sappiamo tutti che in linea di principio
  una  lista può essere formata di sole donne, ma sappiamo anche  che
  nella  pratica  così non è mai, essendo stato dato  un  limite  non
  inferiore  ad un terzo nella formazione della lista accade  che  la
  lista viene formata, benché vada, un terzo da donne e due terzi  da
  uomini. Che cosa comporta questo in termini empirici? Comporta  che
  ciascun uomo può fare coppia nella scheda al massimo con una donna,
  qualora  volesse  chiudere  un accordo,  ciascuna  donna  può  fare
  accordi  o coppia anche con tre uomini, perché questa è matematica.
  E' matematica. Allora io sono per mantenere la doppia preferenza di
  genere   e   per   questo   ho  presentato   un   sub   emendamento
  all'emendamento  Formica  ma sono per  introdurre  un  criterio  di
  giustizia,  sono  per  introdurre  un  criterio  di  parità  reale,
  altrimenti passa il principio che magari qualche donna,  oltre  che
  brava, anche scaltra, riesce, come è accaduto in molti paesi  della
  Sicilia,  a  fare la prima eletta perché riesce a trovare  accordi,
  come è legittimamente possibile con più uomini.
   Oppure  accade che a Roma su 48 eletti 24 siano donne. Ma dice   a
  Roma ha vinto il Movimento Cinque Stelle', dal quale mi differenzia
  in  Parlamento  il  fatto che io argomento mentre  ricevo  soltanto
  contumelie, ma questo lo lascio tra parentesi. Ma a Milano, dove il
  Movimento  Cinque stelle non c'era, abbiamo su 48 eletti 20  donne.
  Vi  rendete  conto  che c'è un meccanismo che in  qualche  modo  va
  corretto  e che noi possiamo correggere con un fatto, con  un  atto
  normativo di giustizia sostanziale?
   Io  sono  per  la  doppia preferenza di genere,  non  sono  per  i
  trucchi.  Allora  qualche  collega  mi  diceva  che  ci  sarà   una
  difficoltà  a  fare le liste perché nella realtà siciliana  non  ci
  sono tutte queste donne che si vogliono candidare. Io ho conoscenze
  diverse,  io  ogni  qualvolta ho fatto una  lista  e  ne  ho  fatto
  parecchie e soprattutto al comune di Palermo, prima nell'UDC e  poi
  nel  cantiere  popolare ho sempre messo in lista tanti  consiglieri
  comunali,  molti li ho votati, alcuni li ho pure fatti  consiglieri
  comunali  con  l'appoggio dei miei amici, di  coloro  che  facevano
  parte  di  un  gruppo, di una comunità politica che seguiva  questo
  tipo  di  presenza in politica, appunto prima nell'UDC  e  poi  nel
  cantiere popolare e vi devo dire che io invece riscontro oggi molto
  più  nelle  donne  che negli uomini un interesse  a  fare  politica
  attiva. Allora, concludo. Noi vogliamo tutelare le donne ma non può
  essere  una  riserva  indiana  per un  verso,  non  vorrei  che  ci
  trovassimo  da  qua  a qualche anno a tutelare gli  uomini.  Allora
  dobbiamo  trovare un correttivo la doppia preferenza di  genere  mi
  trova  assolutamente d'accordo, dobbiamo mettere però  sulla  linea
  della  partenza e non solo su quella del traguardo,  una  forma  di
  parità  come la mettiamo assicurando che nella stessa lista vi  sia
  un numero uguale di candidati tra uomini e donne.
   Il   subemendamento  A.14.1  all'emendamento  Formica,  in   buona
  sostanza,  finisce  per  modificare  l'eliminazione  della   doppia
  preferenza  di  genere,  facendo mio  un  principio  dell'onorevole
  Formica   che   era  quello  dell'alternanza,  o   comunque   della
  compresenza alla pari tra uomini e donne. E' chiaro che nei comuni,
  mi  rivolgo al Presidente ed agli uffici, qualora vi dovesse essere
  un   numero   di   consiglieri  comunali  dispari,  il   meccanismo
  dell'alternanza garantirebbe, comunque, una parità sostanziale  con
  la differenza necessaria di uno, tra uomini e donne, ma questo è un
  fatto che si può prevedere.
   Signor  Presidente, quindi, chiedo che il mio subemendamento,  nei
  termini che ho esposto, venga messo ai voti.

   FOTI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FOTI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il  mio  Gruppo
  parlamentare,  attraverso l'emendamento  A8,  intitolato   Voto  di
  preferenza , ha senza dubbio dimostrato la propria coerenza su  una
  tematica  molto  delicata  che, da parecchio  tempo,  ha  preso  il
  dibattito sia in commissione che in Aula.
   Tengo  a  dire  che questa soluzione, questo artifizio  che  si  è
  voluto  inserire nella legge, ossia quello della doppia  preferenza
  di  genere,  a  mio  modo di vedere, a nostro  modo  di  vedere,  è
  qualcosa che funge da specchietto per le allodole.
   Sembra che l'Assemblea regionale ha voluto dare pari dignità  alle
  donne, ha voluto concedere chissà quale grazia e questo, devo dire,
  da donna, mi offendo profondamente.
   Signor  Presidente,  dico questo, questa è un'offesa  alle  donne,
  perché  questa Assemblea regionale dovrebbe ricordarsi, come  prima
  ha ricordato il Presidente ma in maniera incompiuta, che è vero, la
  Costituzione  dice che è compito della Repubblica, in  questo  caso
  dell'Assemblea,  ci dovremmo provare a rimuovere  quegli  ostacoli,
  quelle barriere mentali, quegli impedimenti che non permettono alla
  persona  di potersi realizzare pienamente, liberamente.  Di  potere
  trovare uno spazio dove realizzare se stesso, pienamente nei valori
  che porta dentro, per quello che rappresenta, per tutto quello che,
  con il proprio contributo intellettuale, può dare e può contribuire
  al  miglioramento della società e, prima ancora, alla realizzazione
  di se stesso.
   Signor  Presidente,  qualcuno ha voluto fare  passare  l'idea  che
  questa   introduzione,  questa  sofisticazione,  questo   artifizio
  dovesse  aiutare  le  donne a realizzare se stesse  ed  entrare  in
  politica, diventare rappresentative.
   Bene, l'Assemblea dovrebbe rendersi conto del gravissimo gap  che,
  purtroppo,  pesa  sulle  donne siciliane, ma  anche  sugli  uomini,
  purtroppo, ma qui si sta parlando di donne.
   Non nascondiamoci dietro a nulla, perché, ogni volta che non si ha
  il tempo pieno a scuola, signor Presidente, il tempo prolungato, si
  impedisce  alla  donna di coltivare ed intraprendere  una  carriera
  politica o professionale. Ogni volta che non vengono rispettate  le
  leggi  che  riguardano gli asili aziendali e non si  permette  alla
  donna  di realizzare pienamente se stessa, né sul lavoro, né  nella
  vita  politica.  Ogni  volta che attraverso le  norme  che  vengono
  approvate  qui  in  questa Regione, non si tiene conto,  io  voglio
  ricordare anche in ambienti come questo per le giovani donne non  è
  semplice  portare avanti la gravidanza, e ancora di  più  avere  il
  proprio bambino vicino durante il periodo dell'allattamento,  anche
  questi  sono fattori che impediscono alla donna di avere una  piena
  realizzazione nel lavoro e nella politica.
   E   allora,  Presidente,  avete  inserito  un  correttivo,  e  ora
  addirittura, per andare a porre rimedio ad una toppa, ad un rimedio
  che   era   peggio   del   danno,  si  vuole  introdurre   un'altra
  sofisticazione, che è quella dell'obbligo dell'equilibrio tra i due
  generi anche nella composizione e nella lista.
   Questa  è una degenerazione vera e propria, che non ci porterà  da
  nessuna  parte, e ci porterà la prossima volta a dovere  introdurre
  un  altro  correttivo. La grande preoccupazione che abbiamo  sempre
  manifestato  e  che  anche il Presidente Crocetta  ha  un  attimino
  sfiorato,  è  stata  quella del controllo del  voto.  Però  non  la
  possiamo  risolvere in maniera superficiale, dicendo  che  ci  sono
  tanti  altri  modi per controllare il voto, noi volevamo  costruire
  anche  una  certa  libertà di espressione nel  voto  attraverso  il
  seggio  unico, attraverso l'eliminazione della tendina, perché  noi
  sappiamo quanto sia costrittivo questo metodo, perché molte persone
  vengono circuite, e vengono indotte a fare la foto del voto, oppure
  ci sono tutti coloro che controllano i voti seggio per seggio.
   Ed  allora, signor Presidente, questa trasparenza, questa  libertà
  di  voto, non si esprime neanche in questo modo, e poi le storture,
  noi  sappiamo  bene che nella scheda, quando si presenta  il  primo
  nome  del  candidato, ad esempio di sesso maschile o femminile,  il
  secondo  nome  anche  se  un  nome  fuori  lista,  si  prevede   la
  cancellazione,  l'annullamento della  scheda,  non  si  prevede  il
  cancellamento, si prevede solo che il secondo voto non sia  valido,
  ed  anche questa è una stortura che andava corretta, e di certo non
  è  attraverso  il voto di genere che raggiungeremo la  trasparenza,
  l'equilibrio, o che concederemo quasi fosse un elemosina la  parità
  di genere alle donne.
   Ho  sentito in questi giorni parecchi malumori nei corridoi  e  in
  Commissione  qualche collega ha detto di non essere  d'accordo  sul
  voto  di genere, però oramai l'abbiamo dato, come facciamo? Allora,
  io  mi  rivolgo  al Parlamento, cioè non possiamo  pensare  ad  una
  società  più evoluta, più dinamica, più partecipativa per le  donne
  attraverso  questi mezzucci, perché questi sono  dei  mezzucci  che
  stanno  scontentando anche i consigli comunali. Gli stessi colleghi
  deputati  hanno  detto che non è una soluzione, ed allora  facciamo
  uno  slancio  in avanti, a dirlo siamo noi ,abbiamo dimostrato  nei
  fatti  come  non  c'è alcuna limitazione alla possibilità  di  dare
  spazio  alle donne, candidarle, votarle, eleggerle, ma senza questo
  voler  dopare,  snaturare  la natura del  voto,  attraverso  questo
  articolo  stiamo andando ancora a limitare, a ingessare  una  legge
  che  veramente  è  già  di  suo è mortificante,  ma  che  così  sta
  veramente appiattendosi su temi veramente squallidi, e che  tendono
  magari  a  esaltare  le  masse, ma che poi  trovano,  deformano  la
  volontà popolare.

   RAIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAIA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, io  credo
  che  stiamo  facendo un dibattito importante, e per alcuni  aspetti
  questo   dibattito   richiama  molto  quello  che   abbiamo   fatto
  nell'aprile del 2013, quando in quella seduta parlammo di  inserire
  la  doppia  preferenza di genere nella nostra regione. E la  doppia
  preferenza di genere, quella volta, grazie alla sensibilità e  alla
  lungimiranza di tanti deputati regionali di quest'Aula, per fortuna
  passò.  Ed al primo turno elettorale nel maggio del 2013,  i  primi
  consigli  che  andarono  al voto, videro  tantissime  donne  elette
  consiglieri  comunali  ed  è  stato per  questa  regione  un  fatto
  certamente  importante,  perché  siamo  state  una  delle   regioni
  d'Italia  ad  aver  approvato la legge sulla doppia  preferenza  di
  genere.  Consideriamo  che la legge nazionale  215,  approvata  nel
  2012,  qualche  mese  prima, già prevedeva l'equilibrio  di  genere
  nelle  liste  e prevedeva anche la doppia preferenza. Quindi,  ogni
  regione si poteva autodeterminare.
   Per  la  prima volta la nostra regione è stata una di quelle  che,
  grazie ai disegni di legge fatti in Parlamento, compreso il  mio  e
  di  tanti altri colleghi, non ha girato lo sguardo indietro,  ma  è
  andata  avanti. Io credo che la nostra regione deve porre in essere
  un'azione  non  di  retroguardia,  ma  deve  guardare  avanti.  Non
  dimentichiamo  neanche che a livello nazionale,  oltre  alla  legge
  215,  approvata nel 2012, c'è anche la legge n. 52,  approvata  nel
  2015,  che  prevede  persino  la  doppia  preferenza  nei  consigli
  regionali,   cioè  è  già  assodato,  non  solo  attraverso   leggi
  nazionali,  ma anche attraverso la Costituzione, che la  parità  di
  genere va praticata in ogni luogo.
   Per    questo    sono    contraria,    assolutamente    contraria,
  all'emendamento  A.14 dell'onorevole Formica,  perché  non  si  può
  pensare  di tornare indietro nel tempo e, soprattutto, non  si  può
  cambiare  una  norma approvata meno di due anni  fa  per  rimettere
  tutto  in  discussione. Certamente è uno strumento a mio avviso  di
  democrazia  paritaria importante e non può essere che in quest'Aula
  e  da  questo  pulpito qualcuno pensi che la doppia  preferenza  di
  genere  fa entrare cose, scambi e quant'altro, o controllo di  voto
  che comunque, a mio modesto avviso, non può esistere.
   C'è un problema di cultura anche della democrazia, c'è un problema
  di  cultura del voto che noi dobbiamo sempre di più inculcare nella
  nostra regione, cosa che difficilmente avviene.
   L'emendamento  presentato  dall'onorevole  Coltraro   è   diverso.
  Allora,  io  penso  una  cosa,  io  sono  perché  resti  la  doppia
  preferenza  di genere, così come noi l'aveva pensata nel  2013.  Il
  punto è questo: noi dobbiamo sì parlare di equilibrio di genere, se
  parliamo  di  equilibrio  di genere nella lista,  così  come  pensa
  l'onorevole  Coltraro, ma l'equilibrio di genere, la rappresentanza
  di  genere,  non  deve  essere  solo nella  lista  ma  deve  essere
  all'interno delle istituzioni.
   Questo  è un primo fatto, perché ai nastri di partenza, quando  tu
  presenti una lista al 50 per cento devi, in qualche modo  -  a  mio
  avviso  anche sbagliato andando a riprendere invece i due  terzi  -
  andare a fare una lista equilibrata al cinquanta e cinquanta. Da un
  lato  può  essere positivo perché si introduce un livello culturale
  diverso, un equilibrio nella nostra Regione, ma dall'altro lato  mi
  preoccupa  perché quello che si diceva e quello che si  dice  anche
  oggi è: si può trovare, soprattutto nelle grandi città, tante donne
  candidate  nelle liste? Ma questo già c'è. Con la doppia preferenza
  di  genere e con la legge votata nel 2013 la possibilità  di  avere
  liste al 50 per cento c'è e c'è tutta perché l'altro sesso non  può
  superare i due terzi.
   Ai  nastri di partenza in fondo si da, in qualche modo, alle donne
  una  possibilità per arrivare e per rappresentare  le  istanze  dei
  singoli consiglieri comunali all'interno delle istituzioni. Qui  si
  tratta  di  pari  opportunità perché non c'è  dubbio  che  le  pari
  opportunità  nella nostra Regione, soprattutto per quanto  riguarda
  la  politica, non esistono. Quindi a me convince poco di avere  una
  lista al 50 per cento, donne e uomini, perché non è la stessa cosa,
  perché noi dobbiamo arrivare al traguardo.
   Il  traguardo,  per quanto mi riguarda, è far sì  che  all'interno
  delle istituzioni locali vi siano quante più donne possibili, tutto
  il  resto  credo che sia una discussione che non porta  da  nessuna
  parte,  certamente  noi la legge la dobbiamo difendere  e  dobbiamo
  difendere  il doppio voto di preferenza perché questo  non  farebbe
  tornare  la  nostra  Regione indietro nel  tempo,  mentre  dobbiamo
  sempre di più guardare avanti.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cittadini, il mio
  intervento  lo  voglio  dedicare a  tutte  le  ragazze  del  Gruppo
  parlamentare  del  Movimento Cinque Stelle  che  è  il  Gruppo  che
  contiene  il numero maggiore di donne che sono state elette  in  un
  momento storico in cui il doppio voto di genere non c'era e che per
  dirla tutta non c'è all'Assemblea Regionale Siciliana la legge  del
  voto  nemmeno adesso. A differenza di tutti i partiti  politici  in
  quest'Aula  nessun  partito è riuscito a fare  eleggere  lo  stesso
  numero  di  donne e, a dirla tutta, non abbiamo voluto neanche  noi
  perché è stata la volontà degli elettori siciliani a determinare il
  fatto che per esempio gli onorevoli Angela Foti e Valentina Palmeri
  sono  state  le donne più elette col numero maggiore di  preferenze
  del  Movimento  Cinque  Stelle, una nella provincia  di  Catania  e
  l'altra nella provincia di Trapani.
   Mi   chiedo   cui   prodest  questa  discussione?  Perché   volete
  istituzionalizzare il cambiamento se il cambiamento è già  presente
  nella  società e si chiama Movimento Cinque Stelle? Altrimenti  non
  si  spiega  perché  questo  numero così  elevato  di  donne  non  è
  presente,  nonostante  il doppio voto di genere,  nelle  liste  dei
  partiti politici che sono rappresentati in quest'Aula.
   Vi  dico di più  Noi del Movimento Cinque Stelle, a breve, dovremo
  istituire  le  quote  azzurre perché, il  numero  di  donne  elette
  nell'ambito  del  nostro Movimento, super di gran lunga  il  numero
  degli eletti uomini.
   E  questo,  ribadisco, non lo abbiamo stabilito  noi,  come  state
  facendo   voi,  con  queste  micro  riunioni,  con  operazioni   di
  architettura politica che sono anni luce distanti da quello  che  i
  cittadini vogliono. Lo ha determinato solo ed unicamente la volontà
  del popolo siciliano. E allora, noi eravamo, noi siamo e noi saremo
  sempre contro queste riserve indiane che avete voluto voi.
   Le  donne  non sono una cosa diversa dagli uomini. Le donne  hanno
  pari  dignità  degli uomini e basta, come è stato detto  da  questo
  scranno,  candidarle  e  vedrete che, se  candidate,  saranno  allo
  stesso modo elette.
   Poi   volevo   dire  una  cosa  ai  rappresentanti   del   Partito
  Democratico.  La  forma, a volte, è anche  sostanza  ed  io  vorrei
  spiegata,  da  voi, una cosa. Voi, che difendete questa  parità  di
  genere, mi dovete spiegare perché, a Bronte, un sindaco del Partito
  Democratico, Graziano Caranna, ha costituito una Giunta  monocolore
  di uomini e nessuno di voi ha alzato un dito per fare rispettare la
  legge.
   Quindi,  noi abbiamo un comune del Partito Democratico in cui  una
  Giunta è composta integralmente da uomini, e poi noi, qui, dobbiamo
  sentirci ore, ore e ore di dibattito sulla parità di genere  Questa
  è  una  cosa vergognosa e, al mio paese, si chiama ipocrisia. Basta
  che  facciamo una legge, poi quello che succede negli  enti  locali
  non è più affare vostro, e questo non è tollerabile.
   Noi  siamo contro le vostre idee, ma quando queste diventano legge
  noi  siamo per il rispetto della legge e la legge va rispettata,  e
  questo Governo deve farla rispettare, e quest'assessore deve  farla
  rispettare. Questo Parlamento deve imporre il rispetto della legge.
   E  allora,  noi voteremo contro la doppia preferenza di genere  e,
  quindi,  voteremo a favore dell'emendamento che la esclude,  perché
  siamo  convinti che per garantire la pari dignità tra uomo e donna,
  basti  candidare  le  donne e lasciare la  parola,  sulla  base  di
  programmi e di idee, al corpo elettorale, al popolo che è sovrano e
  stabilirà lui ciò che è meglio per noi

   SUDANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SUDANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi intervengo  perché,
  poche  volte come oggi, mi vergogno di essere in questo Parlamento.
  Mi  vergogno di essere in questo Parlamento perché, i miei colleghi
  si  ricorderanno  che  io  ero tra coloro  che  non  era  d'accordo
  all'inserimento della preferenza di genere nella legge  elettorale.
  E'  passato un po' di tempo, e mi sono resa conto che avevo  torto,
  perché,  effettivamente,  inserendo la  preferenza  di  genere  nei
  consigli  comunali,  oggi  ci  sono molte  più  donne  rispetto  al
  passato.  Quindi  penso  che,  anche quando  uno  sbaglia  lo  deve
  ammettere pubblicamente. Io sono pronta ad ammetterlo.
   Mi vergogno perché ho sentito parlare di mafia, di voto di scambio
  sulla  preferenza di genere. Mi vergogno perché c'è una maggioranza
  che,  in  quest'ora,  tratta  sulla preferenza  di  genere.  Questa
  maggioranza ha siglato un accordo. Ha votato tutto  Io chiedo  alla
  mia maggioranza di non traballare, di non mettersi a trattare sulle
  liste  al  cinquanta per cento  Perché, la lista al  cinquanta  per
  cento non è più il voto di genere. Viene automaticamente eliminato,
  con la lista al cinquanta per cento.
   Allora, io chiedo alla mia maggioranza di votare il voto di genere
  senza  più  fare  spallucce. Il Movimento Cinque  Stelle  parla  di
  scambio di voti col voto di genere. E' vero che in Sicilia  c'è  un
  problema di welfare, c'è un problema di assistenza alla famiglia  e
  alle donne, e per questo non possono fare politica, ma è anche vero
  -  non  mi  ero  posta il problema perché non mi sono  mai  sentita
  discriminata - ho fatto il consigliere comunale, faccio il deputato
  regionale  con  i  miei  voti e non prendo i  voti  perché  segnano
  Movimento  Cinque Stelle e le donne vengono elette  senza  prendere
  voti propri.
   E'  troppo facile parlare con un simbolo che prende voti da  solo,
  cari colleghi del Movimento Cinque Stelle.
   Dico alla mia maggioranza, ve lo dice una donna che non voleva  il
  voto  di  genere e che oggi invece sostiene essere una cosa giusta,
  di votare il voto di genere.
   Si vergognino tutti coloro che hanno parlato di mafia o di voto di
  scambio sul voto di genere.

   MAGGIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAGGIO.  Signor Presidente, vorrei che i colleghi si soffermassero
  a  riflettere.  Il  dibattito è centrato come  se  stessimo  qui  a
  rivendicare una parità che invece siamo riusciti ad avere due  anni
  fa con legge.
   La  richiesta è quella di mantenerla, è quella di non fare in modo
  che  questo  Parlamento sia segnato, ancora una  volta,  con  delle
  scelte sbagliate a livello nazionale.
   Ciò darebbe un segno assolutamente negativo perché sarebbe davvero
  specioso oggi, dopo che due anni fa siamo riusciti in tempi utili a
  fare  in  modo  che la Sicilia stesse al pari delle altre  Regioni,
  adesso invece in presenza di una normativa nazionale che è molto ma
  molto più avanzata che noi tornassimo indietro.
   Dico  pertanto  ai  colleghi di riflettere. Sento  che  forse  c'è
  dentro una grande preoccupazione che riguarda i risultati avuti con
  le ultime competizioni elettorali. Questo non è possibile
   Se  abbiamo tutti quanti coscienza che c'è necessità, per svariati
  motivi, di fare in modo che anche nelle competizioni elettorali  si
  parta  non con un concetto di parità, non è il problema la  parità,
  ma di pari opportunità.
   C'è  infatti  una condizione svantaggiata che dobbiamo recuperare.
  La  condizione svantaggiata è che molto spesso le donne non vengono
  messe in lista.
   L'obiettivo  che dobbiamo cogliere è questo, che le donne  vengano
  messe  in  lista,  così  come le donne  devono  essere  presenti  e
  rappresentate nei consigli di amministrazione, dentro le giunte.
   Dobbiamo  fare  in modo che le donne possano utilmente,  onorevole
  Ciancio,  decidere  anche delle politiche che le riguardano  perch��
  finora la scelta di queste politiche è stata demandata agli uomini.
  L'obiettivo è questo
   Non  vorrei  stasera uscire da qui non votando  questa  legge,  se
  fosse abrogata la doppia preferenza di genere.
   Questa  è  la  scelta che compirò perché non può,  da  parte  mia,
  essere  dentro coloro che nel bene o nel male - magari con un  voto
  segreto - si annacqua e non c'è consapevolezza da parte degli altri
  che  mai mi metterò nelle condizioni di essere tra quelli che hanno
  determinato  un numero legale per l'approvazione di una  legge  che
  considero uno sfregio e che considero oltraggio a questo Parlamento
  nei confronti di tutto il Paese.

   FERRERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FERRERI.    Signor    Presidente,   Governo,   cittadini,    trovo
  profondamente offensiva la legge che c'è adesso. Lo dico da  donna,
  perché  non abbiamo bisogno di una legge fatta e cucita  addosso  a
  noi per essere votati.
   E'  un  problema vostro, è un problema di partito se  non  vengono
  elette le donne.
   Fatevi  una bella conferenza, una bella convention, riunitevi  fra
  voi e non impegnate più il Parlamento con queste cose.
   Il  Movimento Cinque Stelle ne è l'esempio. Non abbiamo bisogno di
  una legge per essere eletti.
   Abbiamo  bisogno di servizi - parlo da donna e da mamma -  abbiamo
  bisogno di servizi che ci aiutino a badare ai nostri figli, che  ci
  aiutino ad essere delle donne in carriera e in politica.
   Non abbiamo bisogno di una legge cucita addosso alle donne. Questo
  lo  dico  e lo ribadisco, perché poi passiamo per quelli che  siamo
   al  contrario . Questa è una legge sessista, in questo Parlamento,
  e  nel  2016  i  cittadini sanno ben scegliere chi e  cosa  votare,
  quindi vi ringrazio.

   CIRONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIRONE.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   Assessori,
  intervengo  per  ricordare a questa Assemblea che questa  Assemblea
  stessa ha una storia piena di impegno a favore della presenza delle
  donne dentro le istituzioni, che non è una storia recente.
   Quando  si  viene  a  parlare da questi scranni,  rivendicando  le
  magnifiche e progressive sorti di movimenti nati l'altro  ieri,  si
  dimentica ciò che c'è stato prima, ciò che c'è stato durante  tanti
  anni  di impegno, che non sono stati solo dei partiti o delle donne
  dei  partiti,  ma sono stati dei movimenti e delle associazioni,  e
  straordinariamente, in questa Assemblea, ha avuto  allocazione  per
  mesi  e  mesi di lungo lavoro in modo trasversale, unendo  partiti,
  organizzazioni sindacali e associazioni.
   Stasera  e  da  diversi  giorni in quest'Aula,  alcune  di  queste
  associazioni  hanno seguito i nostri lavori, perché  questi  lavori
  appartengono   alla   storia  delle  donne  siciliane,   non   sono
  estrapolate,  non  sono storie di ceto politico,  non  sono  storie
  calate dall'alto, ebbene questa storia è di questa Assemblea.


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


            (Assume la Presidenza il Presidente Ardizzone)

   CIRONE.  Voglio ricordare che alcuni anni fa, per mesi e mesi,  in
  Sala Rossa, oggi Sala Pio La Torre, un tavolo regionale delle donne
  ospitato da quest'Assemblea si riunì, e da quel tavolo nacquero una
  serie  di progettualità che divennero anche legislazione regionale.
  Infatti,  la  legge elettorale per mezzo della quale molte  di  noi
  sono  state elette, nasce da quel lavoro comune che vide  uomini  e
  donne  accanto, uomini e donne di diverse estrazioni politiche,  da
  cui   emerse   anche   una   legislazione  regionale   estremamente
  significativa e, se mi consentite, persino anticipatrice di  quello
  che oggi è accaduto a livello nazionale.
   Qui  si  viene a recitare una brutta storia. Una brutta storia  di
  cortile,  nelle quali alcune donne ritengono di avere raggiunto  il
  palmares  della vittoria solo perché hanno trovato  chi  aveva  per
  loro  preparato  bene questo terreno, e siamo ben felici  di  poter
  dire che oggi questa Assemblea ha finalmente un numero di donne che
  non ha mai avuto nei suoi 70 anni precedenti.
   Pensate  che  in  70  anni di storia di questa Assemblea  solo  40
  parlamentari  (comprese le 15 di questa legislatura)  hanno  potuto
  sedere  su  questi scranni. Credete che questo sia un errore  della
  storia? Pensate che questa sia una mancanza di coraggio, di abilità
  o di capacità delle donne?
   No,   questo  è  il  frutto  di  stereotipi,  di  pregiudizi,   di
  discriminazioni che vi sono stati e vi continuano ad essere,  tanto
  è che noi ancora oggi, e lo facciamo con grande determinazione, non
  pensando  a noi, a ciascuna di noi, ma pensando a tutte coloro  che
  aspirano  a prendere parte alla vita pubblica della nostra Regione,
  vogliamo  dare  spazio,  e l'abbiamo fatto  con  una  norma  che  è
  straordinariamente rispettosa dei valori della democrazia.
   Altro che espedienti, altro che trucchi, onorevole Foti. Altro che
  strumentini da quattro soldi. Noi abbiamo messo in atto  in  questa
  Assemblea  regionale, soltanto un paio di anni fa,  una  norma  che
  volontariamente l'elettore o l'elettrice utilizza per esprimere  la
  propria  volontà  di mandare in Parlamento un  uomo  e  una  donna,
  qualora questo fosse gradito.
   Queste si chiamano - ma chi ha cultura democratica recente non può
  ricordarselo  -   azioni positive . Devono avere una transitorietà,
  io di questo sono assolutamente consapevole. Non possono durare per
  sempre.  Devono consentire un ingresso, dopodiché, donne e  uomini,
  potranno  costruire una democrazia più avanzata, perché impareranno
  a ragionare insieme per i migliori destini della propria comunità.
   Questa  Assemblea ha fatto un grande passo avanti.  Oggi  pensiamo
  che  essa  debba  fare  un  passo indietro?  Vogliamo  scrivere  un
  trattato,  una  teoria del gambero? Di quella che nel  2013  lancia
  avanti  la  propria testa e nel 2016 invece arretra? Non credo  che
  questo  possa  essere  gradito  all'onorevole  Formica  e  ai  miei
  colleghi.
   Noi  abbiamo  tutti una concezione avanzata di questa  Istituzione
  autonomistica che abbiamo il dovere di difendere. E lo dico anche a
  coloro i quali, da scranni diversi - dalla destra, dal centro oltre
  che  dalla sinistra - hanno collaborato all'addivenire di una  fase
  democratica più avanzata.
   Voglio  dire al Movimento Cinque Stelle che partecipai  con  molto
  piacere  ad  una  loro iniziativa, all'inizio di  questa  avventura
  parlamentare.  L'iniziativa  si  intitolava   Sesta   Stella .   Mi
  incuriosì.  Seppi  che  - andando a quel Convegno  -  il  Movimento
  Cinque  Stelle,  le  donne  del Movimento  Cinque  Stelle,  non  si
  accontentavano  di  cinque stelle. Ne avevano aggiunta  una  perché
  pensavano  di  dover  incidere, con la propria  autonomia,  con  la
  propria  identità, con la propria progettualità,  al  progetto  più
  complessivo.  Non  dividevano l'esistente ma aggiungevano.  Era  il
  segnale  che anche dentro quel Movimento vi è chi pensa  di  dovere
  dare  spazio alle donne e non fregiarsi di inutili titoli di merito
  che in questa Aula non possono essere meritati.

   LA ROCCA CLAUDIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LA  ROCCA CLAUDIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, tengo  a
  precisare  una  cosa molto importante, ovvero che  oggi  non  siamo
  divisi in due parti, cioè chi vuole le donne in politica e chi  non
  vuole le donne in politica. Credo che l'obiettivo sia comune.
   Ci  vogliono più donne in politica perché i numeri dei Parlamenti,
  sia  il  Parlamento  regionale che nazionale,  parlano  chiaro.  Il
  problema  sta nel metodo, nel come arrivare all'obiettivo.  E  come
  già  stato  detto, il mio Gruppo parlamentare non ritiene opportuna
  la doppia preferenza di genere.
   Come  già  stato  detto, il Movimento Cinque  Stelle  è  la  prova
  esistente e reale che le donne vengono candidate e vengono  elette.
  Io  e  le  mie  colleghe  siamo state le più  elette  in  tutte  le
  province.  Quindi non proveniamo da un listino, siamo state  elette
  con  le  preferenze e siamo state le più votate. E inoltre  abbiamo
  ben  tre sindaci donna. Credo che questo sia la prova che la  gente
  vuole   votare  le  donne.  Allora  candidiamole  ma,  soprattutto,
  diamogliene la possibilità.
   Per chi vuole aspirare alla vita pubblica, come diceva l'onorevole
  Cirone,  basta  dare alle donne la possibilità  di  portare  avanti
  delle politiche che diano la possibilità alle donne di partecipare.
  Penso  alle  madri. Se io fossi una madre, ci penserei dieci  volte
  prima di candidarmi, perché la società non mi dà modo di gestire la
  mia  vita  familiare  e  la mia vita politica.  Infatti,  io  provo
  profonda ammirazione per le mie colleghe che sono madri e che  sono
  riuscite,  anche  con  bambini piccoli,  a  portare  avanti  questo
  impegno, perché non è una cosa facile.
   Quindi,  lo  ripeto,  il  punto è sul  metodo,  su  come  arrivare
  all'obiettivo. Inoltre, l'onorevole Maggio ha detto  un'altra  cosa
  importante,  se non ho capito male: nei partiti, il problema  parte
  dai partiti perché non candidano le donne.
   Quindi,  io  mi chiedo qual è la ratio di questa norma,  ovvero  i
  partiti chiedono che venga approvata una legge per essere obbligati
  a  fare  una cosa che potrebbero fare a prescindere. Se il problema
  sta  dentro  i  partiti, nel fatto che non viene dato  spazio  alle
  donne,  nel  fatto  che la politica è prevalentemente  maschilista,
  allora  questo problema è un problema di tipo culturale e,  quindi,
  con la cultura va risolto.
   Infine  vi  dico  come donna di non strumentalizzare  il  problema
  esistente  delle donne in politica perché esiste, ma va risolto  in
  un  altro  metodo, ripeto, con delle politiche adeguate e  con  una
  politica ed un sistema partito veramente aperto alle donne.

   FIGUCCIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIGUCCIA. Signor Presidente, il mio è solo un intervento  tecnico,
  anche  perché avevo capito che avesse dato un'impostazione  diversa
  al  dibattito  che,  effettivamente, potevano  intervenire  solo  i
  presentatori degli emendamenti. E in quanto subemendamento  tecnico
  facciamo  un  riferimento al subemendamento  presentato  prima  dal
  collega   Cordaro   che  esprime  esattamente   quel   sistema   di
  contraddizioni   a  cui  facevamo  riferimento,  a   cui   facciamo
  riferimento da due giorni.
   Il  subemendamento cui faccio riferimento prevede che  si  possano
  presentare le liste con una presenza femminile al 50 per cento  con
  i  Comuni con popolazione superiore a 15 mila abitanti e poi  dice:
  Sper i Comuni con popolazione fino a 15 mila abitanti .
   Intanto,  questo  subemendamento così  com'è  -  lo  chiedo  anche
  all'onorevole  Cordaro  - non è chiaro. Probabilmente,  vuole  fare
  riferimento  -  così  come  noi  indichiamo  con  tre  puntini   di
  sospensione - alla legge 35 del  97, ovvero all'articolo 1 bis, che
  prevede  i due terzi solo per i Comuni con popolazione inferiore  a
  15  mila  abitanti.  Ma se così dovesse essere, come  ho  compreso,
  onorevole   Cordaro,  a  questo  punto  noi  avremo   due   sistemi
  differenti: uno per i Comuni con popolazione superiore  a  15  mila
  abitanti,  dove  manterremmo la lista con una presenza  al  50  per
  cento  di uomini e donne, ed un altro - invece - per i Comuni sotto
  i 15 mila abitanti.
   E'  chiaro che questo sistema in qualche modo ci lascia perplessi.
  Quindi, se, per favore, fosse possibile spiegarlo meglio perché  da
  questo punto di vista ci sembra che stiamo scivolando in una  serie
  di contraddizioni.

   PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'emendamento  A14  1R,  a  firma
  dell'onorevole Cordaro. Il parere della Commissione?

   CASCIO  SALVATORE,  presidente  della  Commissione.  Contrario   a
  maggioranza.

    PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

    PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento A14. Il parere della Commissione?

   CASCIO  SALVATORE,  presidente  della  Commissione.  Contrario   a
  maggioranza.

   GRECO  GIOVANNI.  Chiedo che la votazione  avvenga  per  scrutinio
  segreto.


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A14

    PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento A14.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  70
   Maggioranza         36
   Favorevoli          33
   Contrari            36
   Astenuti             1

                           (Non è approvato)

   Gli emendamenti A11, A7, A1 e A2 sono preclusi.
   Si passa all'emendamento A17, degli onorevoli Milazzo Antonella ed
  altri.

   MILAZZO ANTONELLA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   L'emendamento A10 è inammissibile.
   L'emendamento A8 è assorbito perché è identico  all'emendamento
  A14.
   L'emendamento  A3 è inammissibile perché è normativa nazionale.
   Si passa all'emendamento A4, seggio unico per lo scrutinio, a
  firma degli onorevoli Cancelleri ed altri.  Il parere della
  Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI, assessore per le autonomie locali e le funzioni
  pubbliche. Contrario.

   CANCELLERI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi io prima di fare
  l'intervento  volevo un chiarimento. L'emendamento A3 si  riferisce
  ad  una  legge regionale che recepisce un testo unico. In  fase  di
  recepimento e successive anche modificazioni che abbiamo fatto  nel
  corso degli anni siamo intervenuti, per cui io non credo che questo
  emendamento   sia  inammissibile  perché  riguarda   la   normativa
  nazionale  perché in realtà noi con quella legge regionale  abbiamo
  deciso  di fare alcune variazioni al testo unico nazionale.  Io  le
  chiederei  se può fare l'approfondimento con gli Uffici e,  magari,
  reinserirla nella votazione successiva.

   PRESIDENTE. Tutta la normativa che riguarda la votazione, come
  sono composti i seggi è tutta nazionale.

   CANCELLERI. Ma noi abbiamo fatto delle modifiche a quel testo con
  legge regionale.
   Non ci appendiamo ai lampadari però era per fare questa
  annotazione. Se lo volete verificare, per carità
   Anche qui, invece Presidente, sull'emendamento A4 che in soldoni -
  lo spiego ai colleghi molto velocemente - istituisce, pur lasciando
  la  possibilità, lasciando il mondo com'è, di andare a votare nelle
  sezioni divise per come sono oggi, prevede la possibilità invece di
  fare  lo  spoglio  a sezioni uniche o unificate. Uniche  nei  paesi
  sotto  i  5 mila o i 10 mila abitanti dove andiamo ad unificare  un
  tot  di sezioni e, quindi, rendiamo impossibile andare a recuperare
  la  sezione  nella  quale abbiamo votato e dunque  è  una  norma  a
  contrasto del voto di scambio, chiaramente. Sezioni unificate nelle
  città  sopra  i  10 mila abitanti dove prevediamo di accorpare  una
  serie  di sezioni fino ad arrivare un numero tale di votanti,  deve
  prevedere  l'utilizzo della polizia municipale, prevede  l'utilizzo
  delle  forze  dell'ordine in questo caso per il  trasporto  e  ogni
  comune  deve  adibire  uno spazio che deve  essere  individuato  in
  maniera  antecedente rispetto alla data delle elezioni  per  potere
  effettuare lo spoglio che viene fatto dai Presidenti delle  sezioni
  che vengono accorpate.
   Questo è il testo dell'emendamento. Io ancora una volta sottolineo
  come  il  Presidente  della Regione, prima  di  andare  a  fare  la
  comparsata televisiva che farà perdere al partito democratico tra i
  200  e  i 250 mila voti stasera attraverso la sua presenza a   La7
  in  onda alle ore 20.30; lo seguiremo tutti come momento goliardico
  della  nostra presenza istituzionale all'interno della  televisione
  nazionale. Prima di andare via, aveva detto che lui anzi era pronto
  a  fare  una legge che potesse recepire la sezione unica di spoglio
  e, poi, l'Assessore, che è seduto, praticamente, una sedia accanto,
  dice:  parere contrario .
   Questo  è,  purtroppo,  il  Governo con il  quale  dobbiamo,  ogni
  giorno,  sederci,  qui,  in  Aula, confrontarci  e  portare  avanti
  discussioni.
   Una legge, ancora una volta, lo ribadisco, elettorale, fatta al  9
  di  agosto,  mentre i cittadini siciliani, fuori, stanno  chiedendo
  pane, lavoro, sviluppo economico, risorse, pagamento degli stipendi
  arretrati  e  noi  siamo ancora qua a decidere se  dobbiamo  o  non
  dobbiamo fare il ballottaggio, il 40 per cento, il 50 per cento, la
  doppia preferenza di genere e tutto quanto il resto.
   Ai  cittadini  siciliani, ovviamente, il Partito democratico  darà
  una  ricetta su come cucinare il ballottaggio, il 40 per cento,  il
  50  per  cento e tutto quanto, perché oggi è quello che gli  stiamo
  dicendo. Il Partito democratico, nella pentola ai siciliani ci  sta
  mettendo  la  legge  elettorale. E' questa la loro  ricetta  contro
  questo momento di grande crisi per la nostra Regione.

   FOTI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  No,  onorevole Foti, lei è  già  intervenuta.  Lei  è
  intervenuta  su  altro,  due  volte.  L'onorevole  Cancelleri   era
  firmatario dell'emendamento.

   MUSUMECI.  Signor  Presidente,  io ho  presentato  un  emendamento
  analogo. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.  Signor  Presidente,  Governo,  onorevoli  colleghi,  ho
  presentato un apposito emendamento, assieme ai colleghi di  Gruppo,
  emendamento finalizzato a perseguire due obiettivi di trasparenza e
  di   legalità  nell'espletamento  delle  operazioni  di  scrutinio,
  scrutinio dei voti per le elezioni comunali.
   Credo, signor Presidente, che questo tema sia sfuggito alla serena
  valutazione  del  Governo  Crocetta,  se  è  vero  che  lo   stesso
  governatore, pochi minuti fa, ha ribadito la volontà di dovere e di
  potere procedere all'istituzione del seggio unico per le operazioni
  di spoglio.
   Mi  consenta  di  dire, signor Presidente  che,  al  di  là  delle
  valutazioni che questa Presidenza ha ritenuto di esprimere, il tema
  del  quale stiamo parlando merita particolare attenzione e  sarebbe
  bene  che l'Aula lo potesse affrontare in un contesto, magari,  più
  idoneo.
   Nel marzo del 2014, il nostro Gruppo parlamentare ha presentato un
  disegno  di  legge, appunto, sulla trasparenza delle operazioni  di
  voto.
   Ed  è  stato il tema richiamato, seppure marginalmente, nel  corso
  degli interventi che hanno caratterizzato il dibattito sulla doppia
  preferenza di genere.
   Restano  forti  dubbi,  com'è  noto, sulla  segretezza  del  voto,
  sull'imparzialità  dei componenti delle sezioni  elettorali,  sulla
  pubblicizzazione  delle operazioni di scrutinio, specie  in  alcune
  aree di periferia nelle grandi città.
   In  buona  sostanza,  l'emendamento punta ad  istituire  un  unico
  scrutinio  almeno per ogni 8 sezioni elettorali, un'unica  sezione,
  un'unica urna per ogni raggruppamento di seggi.
   L'appartenenza  della sezione al raggruppamento viene  sorteggiata
  alcune ore prima della chiusura delle operazioni di voto a cura del
  Segretario generale. L'operazione di scrutinio viene resa  visibile
  in  diretta  streaming  attraverso il sito internet  ufficiale  del
  comune, ogni elettore può visionare le schede dichiarate bianche  o
  nulle entro 3 giorni dalla conclusione delle operazioni di voto,  e
  quando  si  rende  necessaria  la sostituzione  dei  componenti  di
  seggio,   il   sindaco   invece  di  utilizzare   l'ampia   facoltà
  discrezionale  che  la  legge e la norma regolamentare  consentono,
  almeno  quello  vigente, dovrebbe utilizzare un apposito  albo  che
  viene aggiornato annualmente in ogni comune.
   Infine,  signor Presidente, nella nostra proposta introduciamo  un
  elemento  significativo, credo, che dovrebbe  coinvolgere  tutti  i
  componenti di questa Assemblea: accertare i requisiti soggettivi di
  ogni componente le sezioni elettorali.
   Non so nelle altre città, e non mi faccio certamente illusioni, ma
  nella  città  di  Catania  che è quella che  maggiormente  conosco,
  durante le operazioni di voto e durante le operazioni di scrutinio,
  facce  poco  rassicuranti,  soggetti  pregiudicati  e  parenti   di
  mafiosi, stazionano davanti i seggi elettorali o all'interno  delle
  stanze  in  cui  si  effettua l'operazione di scrutinio,  incutendo
  paura  ed  esercitando una indiretta spesso, e qualche volta  anche
  diretta, operazione di condizionamento psicologico.
   Io  credo,  signor  Presidente, signori  del  Governo  e  colleghi
  deputati,  che  noi abbiamo il dovere di introdurre una  norma  che
  accerti  i  requisiti  di imparzialità, come  dice  la  legge,  dei
  componenti  il  seggio  elettorale, ogni nominato  subito  dopo  la
  nomina  deve  dichiarare davanti ad un pubblico ufficiale,  di  non
  essere  stato  raggiunto da nessuna informazione  di  garanzia  per
  reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, di non essere
  stato proposto per alcuna misura preventiva, e che nè il coniuge  o
  convivente,  nè  altri componenti il nucleo familiare  siano  stati
  condannati per reati associativi.
   Se  vogliamo  garantire un'operazione di voto e di  scrutinio  con
  assoluta  serenità e in un contesto idoneo ad esprimere il giudizio
  sulla validità del voto e, quindi, sulla validità della scheda, noi
  abbiamo  il  dovere,  signor Presidente, di liberare  finalmente  i
  seggi  elettorali  dalla  presenza di  tanti  bravi  di  manzoniana
  memoria.
   Io  credo  che questo tema possa e debba essere affrontato  perché
  interessa  tutti  i  Gruppi parlamentari e lo  spirito  del  nostro
  emendamento, dell'A16, si muove proprio nella circostanza di  dover
  rendere  trasparente e legale l'operazione di scrutinio, attraverso
  le  norme che ho appena accennato e che possono essere affidate  ad
  un   apposito  regolamento  come  norma  secondaria,   per   potere
  disciplinare  con assoluta serenità una esigenza  che  ritengo  sia
  largamente condivisa almeno da chi fa politica con grande onestà.

   PRESIDENTE.   Una   precisazione,  sull'emendamento   A.4.   Negli
  interventi,  a  meno  che non abbia capito  male  io,  si  è  fatto
  riferimento ad un sistema unico di scrutinio; in realtà, non è così
  perché  al comma 16 è presente la sezione elettorale unica, procede
  alla verifica nelle singole sezioni. Questo per chiarimento.
   Così  come, in ordine all'intervento, per sapere cosa votiamo noi,
  condivisibile,  dell'onorevole Musumeci,  supera  questo  argomento
  perché  lo  precisa: più che sezione elettorale unica parla  di  un
  solo  punto di scrutinio. Però, onorevole Musumeci, mi permetta  di
  dire che per quanto riguarda l'altra esigenza condivisibile, da lei
  manifestata,  non  fa parte dell'emendamento e, quindi,  dovrebbero
  essere  oggetto  di una successiva discussione o,  magari,  di  una
  diversa  regolamentazione. Questo per chiarezza. Difatti, questa  è
  normativa  da  vedere  anche  con la normativa  nazionale.  Capisco
  l'esigenza di ciascuno.
   Pongo in votazione l'emendamento A.4. Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   ZITO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


         Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento A4

    PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio    nominale
  dell'emendamento A4.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  61
   Maggioranza         31
   Favorevoli          25
   Contrari            35
   Astenuti             1

                          (non è  approvato)

   Si  passa all'emendamento A16 a firma dell'onorevole Musumeci.  Il
  parere della Commissione?

   CASCIO SALVTORE, presidente della Commissione. Contrario

    PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

    PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (non è approvato)

   L'emendamento A12 è ritirato.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento A6, a firma degli onorevoli Panepinto ed
  altri.

   PANEPINTO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento A5, a firma degli onorevoli Rinaldi  ed
  altri Il parere della Commissione?

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Contrario.

    PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Contrario.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente, questo emendamento  si  prefigge  di
  eliminare il gettone di presenza e introdurre l'indennità a ciascun
  consigliere comunale. Lo vorrei leggere perché è molti sintetico ma
  è molto chiaro.
   L'emendamento  recita:   Sono  apportate  le  seguenti  modifiche:
  ciascun   consigliere  comunale  ha  diritto  su   richiesta   alla
  trasformazione di gettoni di presenza in indennità di  funzione  il
  cui  ammontare mensile comunque non può superare l'importo pari  al
  25  per  cento  dell'indennità massima prevista per  il  rispettivo
  sindaco  che è adeguata alla nuova normativa nazionale  sempre  che
  tale regime di indennità comunque comporti per l'ente pari o minori
  oneri  finanziari .   Quindi,  in questo  caso,  non  comporta  una
  maggiore  spesa.  Infine   Il regolamento di  organizzazione  e  il
  funzionamento del consiglio comunale disciplina le modalità per  la
  corresponsione  delle indennità di funzioni e le  modalità  per  la
  decurtazione  in  caso di assenze non giustificate del  consigliere
  dalle   sedute   del   consiglio  comunale  e   dalle   commissioni
  consiliari .  Cioè  noi  diciamo che poi  ci  sarà  un  regolamento
  comunale   che   stabilirà  la  decurtazione  delle   assenze   dei
  consiglieri  comunali sia dal consiglio comunale,  ma  anche  dalle
  commissioni.
   Perché  presento  questo emendamento? Non sfuggirà  a  nessuno  la
  gettonopoli   che  si  è creata in tutta la Sicilia  e  qualcuno  è
  incorso  anche ad un procedimento perché, non so per  quale  norma,
  chi ha firmato in una commissione ed è rimasto meno di tre minuti è
  indagato,  chi  è  rimasto quattro minuti e mezzo  invece  è  stato
  scagionato.
   Vorrei  eliminare il sistema in cui partecipare ad una commissione
  o  partecipare al consiglio comunale fa la differenza, che  poi  si
  può benissimo entrare nel consiglio comunale, inserire il tesserino
  e andarsene e non succede nulla, viceversa in commissione invece si
  viene indagati se si sta meno di tre minuti.
   Vorrei  togliere questo obbligo ai consiglieri comunali di andare,
  mettere  il  tesserino, sostituendolo con un'indennità.  Credo  che
  questo favorisca, intanto il lavoro dei consiglieri in maniera  più
  serena.
   Tra  l'altro,  se il consigliere non è presente né in commissione,
  né   in   aula   il  Regolamento  comunale  prevede  la   riduzione
  dell'indennità in caso di assenza.
   Credo che sia una norma di buon senso rispetto a tutto quello  che
  è  successo in Sicilia. Eliminiamo il gettone di presenza che non è
  altro  che  un  rincorrere del consigliere comunale  a  raggiungere
  l'ammontare  complessivo dell'indennità, gliela diamo già  di  suo,
  perché  gli è riconosciuta in quanto eletto consigliere comunale  e
  nel   caso   di   assenza  il  Regolamento  comunale   prevede   la
  decurtazione.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione e del Governo è contrario,
  come dichiarato poc'anzi. Pongo in votazione l'emendamento A5.

   RINALDI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


          Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A5

    PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,    indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento A5.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti            67
   Votanti             66
   Maggioranza         34
   Favorevoli          28
   Contrari            37
   Astenuti             1
                           (Non è approvato)

   L'emendamento A9 è ritirato.
   L'Assemblea ne prende atto.

    Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:

                             «Articolo 9.
                             Norma finale

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa alla votazione finale del disegno di legge.
   Per  dichiarazione di voto sono iscritti a parlare  gli  onorevoli
  Cordaro,  Milazzo  Giuseppe,  Formica,  Foti,  Cancelleri,   Fazio,
  Rinaldi,   Di  Mauro,  Cappello,  Lo  Sciuto,  Giuffrida,  Falcone,
  Malafarina, Anselmo, Cascio Salvatore, Turano, Musumeci.
   Intanto,  con  il permesso dell'onorevole Cordaro,  è  iscritto  a
  parlare l'onorevole Rinaldi. Ne ha facoltà.

   RINALDI.   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  trenta  secondi
  per  esprimere  il  mio  voto  contrario  a  questa  legge  che   è
  completamente stravolta, rispetto a quella che era stata presentata
  in  Commissione e prego gli Uffici, siccome devo andare via per  un
  impegno già preso, se possono annotare il mio voto contrario.

   CIANCIO. Allora lo facciamo tutti

   RINALDI.  Purtroppo,  devo andare. Sto  dichiarando  il  mio  voto
  contrario. Chiedo scusa, ma avevo un impegno preso precedentemente.
  Sintetizzo  il motivo per il quale voto contrario: perché  ci  sono
  state  una  serie  di  norme che sono state stravolte  in  Aula,  a
  cominciare da quella che era, secondo noi e secondo alcuni deputati
  della  provincia  di Messina, importante per il territorio,  quella
  della  fascia che andava dai diecimila ai quindicimila per la quale
  avevamo chiesto di spostare la soglia del maggioritario a diecimila
  e non è stato possibile; avevamo chiesto di fare il terzo mandato e
  non è stato possibile; avevamo chiesto anche di dare l'indennità  e
  non è stato possibile.
   Cioè,  questa maggioranza è andata dritta e non ha condiviso nulla
  di quello che Forza Italia aveva proposto. E sappiamo che una legge
  elettorale deve essere, invece, condivisa da tutti, ma così  non  è
  stato, per cui ribadisco il mio voto contrario a questa legge.

   TURANO. Posso intervenire sull'ordine dei lavori?

   PRESIDENTE. No, sull'ordine dei lavori no. Stiamo andando avanti.

   TURANO. Volevo chiedere solo se poteva contingentare i tempi.

   PRESIDENTE. Se potevo che? Siamo in dichiarazione di voto
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.

   CORDARO,   relatore.   Signor  Presidente,   onorevoli   colleghi,
  Assessori questo disegno di legge arriva, al voto finale dell'Aula,
  dopo  un lavorio assai travagliato, un percorso ad ostacoli che  ha
  previsto  il ritorno in Commissione, direi più volte un ritorno  in
  Commissione  e  tuttavia, la I Commissione  Affari  Istituzionali',
  della  quale  mi  pregio di essere Vicepresidente, ha  esitato  con
  senso  di  responsabilità  ed avendo trovato,  anche,  una  sintesi
  corretta,   a   mio   parere,  sotto  il   profilo   istituzionale,
  costituzionale  e normativo, ha prodotto una buona legge,  un  buon
  disegno  di  legge  che  era  così  pervenuto  all'attenzione   del
  Parlamento.
   Ebbene Governo, Presidente dell'Assemblea e colleghi, quello che è
  successo,  in  quest'Aula, in questi giorni, al di là del  folklore
  che,  molto  spesso, a ragione descrive tanta stampa, è davvero  un
  fatto,  per  quanto  riguarda  me ed il  mio  Gruppo  parlamentare,
  assolutamente disdicevole.
   Abbiamo, in tutti i modi, cercato di difendere quanto di buono era
  stato  partorito dalla I Commissione. Abbiamo cercato di aggiustare
  tutte   le  storture  che  il  patto  scellerato,  partorito  dalla
  maggioranza che sostiene il governo Crocetta, ha voluto imporre  ad
  un'Aula con buona pace di quella comune volontà, detta a parole  ma
  non  praticata nei fatti, che voleva questo disegno di legge essere
  approvato  con la stragrande maggioranza come tutte  le  norme  che
  riguardano la modifica delle leggi elettorali.
   Avete   partorito   quel  topolino  che,  correttamente,   qualche
  esponente politico siciliano vi ha attribuito, ma direi più che  un
  topolino, un girino. A partire da quel 40 per cento che diventa una
  soglia   farlocca   per  eliminare  i  ballottaggi  che,  in  buona
  sostanza, avete fatto in modo di non eliminare.
   Non  soltanto  eliminare  i ballottaggi,  cari  Assessori  che  vi
  occupate  così  strenuamente a parole di spending  review,  avrebbe
  permesso  di  risparmiare  30  milioni  di  euro,  ma  eliminare  i
  ballottaggi  avrebbe permesso, con quella soglia che, fortemente  e
  strenuamente,  il  centro destra vi ha richiesto  pari  al  35  per
  cento, di eleggere sì la stragrande maggioranza dei sindaci a primo
  turno  ma  voi  non  lo avete voluto perché avete  voluto  truffare
  politicamente   non  soltanto  il  Parlamento  ma   soprattutto   i
  siciliani.
   Questo  tipo di impostazione, che è stata partorita dopo le  tante
  fibrillazioni che avete avuto e che continuate ad avere,  perché  è
  evidente  che  se  alcuni voti sono passati  o  alcune  norme  sono
  passate  per  un  voto, due voti di differenza, nonostante  qualche
  collega  del  centro destra fosse in congedo e qualche collega  del
  Movimento  Cinque  Stelle fosse in congedo, dimostra  che  voi  una
  maggioranza non l'avete ma che vi siete accordati su temi  che  non
  riguardano  le  esigenze di una buona legge per i  siciliani  bensì
  riguardano  esigenze interne vostre, ai vostri partiti,  ai  vostri
  Gruppi  parlamentari ed all'interno dei vostri partiti alle  vostre
  correnti.
   Ci  abbiamo provato  Lo abbiamo fatto in maniera costruttiva e mai
  strumentale,  ci avete imposto il 40 per cento. Volevamo  affermare
  un  principio  di diritto che era quello della libertà  di  ciascun
  consigliere ma anche di ciascun sindaco, quantomeno per le comunità
  con  numero  di  abitanti  inferiori a tremila,  di  potere  essere
  candidati  due, tre volte - e perché no - se questa era la  volontà
  dei cittadini. Avete imposto questa sorta di tagliola normativa che
  resta   incomprensibile  sotto  qualsiasi  motivo,   sotto   quello
  normativo  soprattutto.  Avete imposto un passaggio  relativo  alla
  doppia  preferenza di genere, che chi parla ha difeso e che,  però,
  voleva  anche  qui correggere per permettere davvero  ad  uomini  e
  donne  di  avere, davanti agli elettori, tanto all'arrivo,  con  la
  doppia preferenza di genere, quanto sul filo di partenza, di  avere
  le  stesse  prerogative, le stesse possibilità,  essendo  divisi  i
  partecipanti ad una lista perfettamente al 50 per cento.
   Anche  a  questo  vi siete opposti, lo avete bocciato.  Avete,  in
  buona  sostanza, portato avanti una logica che, invece, di guardare
  alla  legge elettorale ed agli interessi dei cittadini, ha guardato
  esclusivamente  a  provare di tenere unita  e  compatta  la  vostra
  rabberciata   maggioranza,  dimenticando  che  c'è   un'opposizione
  responsabile, in quest'Aula che mi onoro di rappresentare,  che  vi
  ha  proposto soltanto norme di buon senso e che, ribadisco -  e  mi
  rivolgo  in questo caso al Presidente della I Commissione -,  aveva
  partorito  un  disegno di legge condiviso che  è  stato  annientato
  dall'Aula.
   Ciò  per  noi  costituisce  un vulnus molto  grave.  Non  possiamo
  acquietarci  a  questo  stato  di cose  e  anche  se  questa  legge
  costituisce,  a  mio  parere,  un passo  in  avanti  rispetto  alla
  disciplina  precedente, tuttavia è una legge non solo  che  non  ci
  soddisfa ma che ci trova assolutamente contrari.
   I  fatti dimostreranno che la soglia del 40 per cento è una soglia
  inutile  e  che  l'effetto trascinamento finirà per essere  diluito
  perché  si  andrà,  comunque, ai ballottaggi e,  comunque,  l'esito
  delle   elezioni   sarà  risolto  in  quella   sede,   laddove   la
  rappresentanza  democratica è fasulla perché  come  dimostrato  dai
  fatti ci va al massimo il 25-30 per cento dei cittadini
   Per  tutte  queste ragioni, presidente Ardizzone,  preannuncio  il
  voto  contrario  al  disegno di legge del Gruppo  parlamentare  cui
  appartengo.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giuseppe Milazzo. Ne
  ha facoltà.

   MILAZZO   GIUSEPPE.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  Assessori,  come mia abitudine rispetterò il tempo a me  spettante.
  Stiamo trattando una legge elettorale totalmente pasticciata perché
  il  40  per  cento  equivale a non avere tolto  il  ballottaggio  e
  nessuno dei tre poli elettorali raggiungerà mai il 40 per cento.
   Abbiamo voluto prendere in giro gli elettori. Bisognava avere  una
  posizione  chiara o una regola, così come la proposta del Movimento
  Cinque  Stelle, lasciamo il 51 per cento e non se ne fa più niente,
  o  la  proposta - secondo me più ragionevole e sensata -  di  Forza
  Italia,  togliamo  completamente il  ballottaggio,  prendiamo  quei
  soldi,  che  sono  da  20  ai 30 milioni  di  euro  e  destiniamoli
  all'estinzione dell'ultimo mutuo accesso dalla Regione  ed  avremmo
  fatto una cosa concreta.


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


              Assume la Presidenza il vicepresidente Lupo

   MILAZZO GIUSEPPE. Non abbiamo fatto niente. Abbiamo fatto finta di
  cambiare  tutto  e  non  abbiamo  cambiato  niente.  E'  una  norma
  totalmente pasticciata senza alcuna logica.
   Abbiamo  fatto  un  dibattito riempiendoci la  bocca  delle  norme
  nazionali, una norma nazionale voluta dall'attuale ministro Delrio,
  cioè  prevedere  il terzo mandato elettorale per i  comuni  fino  a
  tremila  abitanti, questa è stata respinta, non c'è la  possibilità
  che  un sindaco, ritenendo di avere lavorato bene, sottoponendo  il
  suo  operato  ai  cittadini, non nominato per  decreto  come  avete
  nominato  voi i commissari delle ex province siciliane scrivendo  5
  volte  la  legge sui liberi consorzi comunali. Vi siete nominati  i
  vostri  amici  a  commissari  delle ex province,  ora  avete  fatto
  slittare  il voto sulle province ed i vostri commissari  continuano
  ad  amministrare.  E' passata la legislatura, non  avete  tolto  le
  province,  perché ci sono, avete nominato i vostri commissari,  non
  avete  creato  risparmio, avete buttato in mezzo ad  una  strada  i
  dipendenti, causando solo incertezza nelle province e nelle società
  ad esse collegate, avete generato solo confusione.
   Oggi,  vi  presentate qua con una maggioranza   drogata ,  drogata
  rispetto  al  voto elettorale iniziale,  non c'era il Nuovo  Centro
  Destra.  Una  riforma che avete sbandierato, avete scritto  insieme
  con  noi  e le norme più importanti sono passate per uno, due,  tre
  voti  di scarto, quindi, con quell'alterazione elettorale,  con  un
  partito  che, eletto in un altro posto, vi appoggia e vi  sostiene,
  scrivete  una  legge che non rappresenta la stragrande  maggioranza
  del  Parlamento, nemmeno la stragrande maggioranza  dei  siciliani,
  perché  potremmo dimostrare scientificamente che se  ci  fosse  una
  stragrande  maggioranza  del  Parlamento,  fuori  i  siciliani  non
  sarebbero con questo Parlamento, perché fa solo strafalcioni, leggi
  che non servono.
   Siamo  incartati su questa legge elettorale. Avevamo  proposto  di
  accantonarla,  no  di non farla. Ora che succede? Appena  passeremo
  alla  mini  finanziaria  ci sarà premura,  vi  inventerete  qualche
  stregoneria,  contingenterete i tempi, non si potrà parlare?  Siamo
  alle  ore  18.00, ancora le dichiarazioni di voto non sono  finite.
  Quando  si  faranno alle variazioni di bilancio? Quando  daremo  le
  risposte  ai  dipendenti di Sviluppo Italia Sicilia? Quando  daremo
  risposta  alle  scuole  paritarie? Quando daremo  queste  risposte?
  Avete  detto  che,  prioritariamente, vi dovevate  salvaguardare  i
  vostri  amici  nei  comuni, i vostri amministratori.  Questa  è  la
  priorità  che avete dato. Ecco perché non può essere approvata  una
  norma di questo tipo.
   Avete fatto passare un messaggio: con l'abrogazione delle province
  (falsa),  non  prevedendo il terzo mandato, cercando di  colpire  i
  consiglieri  comunali, ci può essere solo candidarsi  all'Assemblea
  regionale siciliana e basta
   Oggi, a chi vuole dare un contributo, a chi rappresenta la società
  civile  e vuole spendersi per la propria comunità, quasi gli  avete
  vietato di farlo. Questa è la legge che voi avete proposto.  Queste
  sono  le  norme  che vengono fuori, norme che certamente  non  sono
  improntate al risparmio perché avete aumentato i revisori dei conti
  nei  comuni, nei piccoli comuni da uno si passa a tre revisori  dei
  conti.  Questo  avete fatto  E, poi, onorevole D'Asero,  non  è  un
  fatto personale, ma lei...

   D'ASERO. I revisori controllano, sono un sostegno.

   MILAZZO  GIUSEPPE. In un comune piccolo basta uno per controllare,
  non  certo  tre. Avete alzato la soglia e dove era sufficiente  uno
  adesso ne mettete tre. E la spesa graverà sui comuni.
   Ieri  un  deputato mi ha detto: ma 5 mila euro? Ma  andate  in  un
  piccolo  comune e ditegli di gravarli di ulteriori 5 mila euro   E,
  poi,  chiedono all'Assessore di turno un contributo proprio di 5-10
  mila  euro  per fare qualche iniziativa  Ma cos'è il  cane  che  si
  morde la coda? Solo questo avete fatto
   Ecco  perché questa è una legge strafalcione, non è una legge.  E'
  un regolamento di conti che avete approvato

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello che  si  è
  visto   in  questi  giorni  di  dibattito  sulla  legge  elettorale
  rappresenta,  certamente, una novità. E' una  novità  non  di  poco
  conto  rispetto  a  ciò  che, in questi quattro  anni  di  disastro
  amministrativo, ma anche parlamentare, abbiamo visto a proposito di
  tutte  le leggi che si dovevano fare per dare un minimo di sollievo
  alla  Sicilia  e che, di volta in volta, hanno visto un  Parlamento
  diviso, un Parlamento frammentato.
   E  la  novità  -  che  è  rappresentata appunto  da  questa  legge
  elettorale, la più grande novità dal mio punto di vista - è che c'è
  stata,  invece,  una  maggioranza bulgara su  questi  provvedimenti
  elettorali,  una maggioranza compatta che comprendeva  spezzoni  di
  opposizione,  che ha compreso tutte le variopinte  forze  politiche
  che  si  sono  formate,  che  si  sono  cristallizzate,  salvo  poi
  sciogliersi come neve al sole, dopo qualche mese e ricomporsi.
   Siamo  stati  in  presenza di una scomposizione  e  ricomposizione
  continua  di Gruppi parlamentari e di forze politiche.  Ma,  guarda
  caso,  su  questa  legge  elettorale che, di  fatto,  ha  stravolto
  l'elezione  diretta e popolare dei sindaci e, di fatto,  mette  una
  museruola  ai  sindaci  eletti dal popolo, come  d'incanto,  questa
  multiforme  e  disaggregata maggioranza di questo Parlamento  si  è
  trovata  compatta  nel  blindare  tutte  le  più  grandi  porcherie
  introdotte in questa legge.
   E'  stata una maggioranza che ha cominciato col proporre il  turno
  unico però mettendo un limite, uno sbarramento al 40 per cento  che
  è una cosa che può anche essere ragionevole ma, contestualmente, la
  stessa  maggioranza ha elevato da 10 a 15 mila abitanti il  sistema
  maggioritario  e senza introdurre qui alcuna quota di  sbarramento,
  anche  con l'8 per cento, o con il 7, o con il 10 o con il  12,  un
  sindaco  può  essere  eletto perché in un comune  fino  a  15  mila
  abitanti, se si presentano 10 o 12 candidati a sindaco può accadere
  che  viene  eletto un sindaco con una percentuale  minima.  Quindi,
  prima  una soglia di sbarramento, di protezione, di pulizia,  anche
  chirurgica,  oserei  dire,  al  40  per  cento,  poi,   la   stessa
  maggioranza raccogliticcia, invece, eleva il maggioritario da 10  a
  15 mila e lo lascia senza alcuna soglia.
   Ma  non è solo questo l'argomento che evidenzia come c'è stato  un
  interesse corporativo per eliminare l'elezione diretta dei  sindaci
  ed  imbrigliarli. Lo abbiamo visto, per esempio, sul  tentativo  da
  parte  nostra di eliminare, assieme al Movimento Cinque Stelle,  la
  doppia  preferenza,  che  non  era un tentativo  per  eliminare  la
  preferenza  di  genere, ma era un tentativo per eliminare  il  voto
  controllato,  per eliminare le interferenze dei gruppi  di  potere,
  spesso  dei  gruppi  mafiosi  nella  determinazione  dei  voti  dei
  cittadini, per controllare il voto dei cittadini.
   Eppure,   anche  qui,  una  maggioranza,  nonostante  i  proclami,
  nonostante ciò che hanno detto prima, poi, si è ritrovata  compatta
  nel  bocciare anche questa forma di pulizia democratica, di pulizia
  deontologica, di rispetto per il voto del cittadino.
   Poi, abbiamo fatto la proposta per istituire il seggio unico e  mi
  ha  fatto  impressione che dai banchi del Governo ho visto  premere
  tutti i pusanti rossi. Ho visto compattamente il Governo votare per
  bocciare   quella   proposta  di  pulizia,   quella   proposta   di
  trasparenza,  quella del seggio unico per evitare il controllo  del
  voto.
   Quindi,  questa  maggioranza e questo PD che è sempre,  a  parole,
  schierato  per la legalità e per la trasparenza, ancora una  volta,
  ha  dimostrato  la  sua essenza, la doppia morale,  come  ai  tempi
  andati, il partito di lotta e di governo. Prendiamo in giro  con  i
  sindacati  la classe operaia ma, contestualmente, siamo partito  di
  governo.
   In  questa  battuta c'è tutta l'ambiguità di un  partito  che,  da
  sempre,  ha  fatto  delle menzogne e delle bugie il  proprio  credo
  fondamentale. Mi ha fatto veramente impressione il governo Crocetta
  al  completo, che parla sempre di trasparenza e di legalità, votare
  contro  una proposta di trasparenza e di pulizia, quella del seggio
  unico.
   Cosa dobbiamo aspettarci di più e cosa dobbiamo vedere di più? Ma,
  noi  già annunciamo, fin da adesso, che abbiamo un disegno di legge
  per  istituire, comunque con legge, che è stato presentato  già  da
  due  anni,  per istituire come Lista Musumeci, comunque, il  seggio
  unico.  Ma, oggi, abbiamo assistito veramente ad una brutta  pagina
  e,  da  oggi  in  poi, non potrà mai più accadere  che  il  governo
  Crocetta possa parlare di trasparenza, di pulizia e di legalità.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

   FOTI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, cittadini, il Gruppo
  parlamentare del Movimento Cinque Stelle fin dal momento in cui  si
  doveva  decidere in Commissione il calendario dei  lavori  è  stato
  sempre  chiaro:  ritenevamo e continuiamo  a  ritenere  che  questa
  scelta sia stata veramente inopportuna, però, durante questa scorsa
  settimana e l'inizio di questa abbiamo capito, anche dall'andamento
  dei lavori d'Aula e da questa maggioranza rinforzata che si è fatta
  carico  anche  di  deputati che non sono stati eletti  nel  Partito
  Democratico  -  e questo voglio sottolinearlo - che c'era  bisogno,
  profondamente bisogno, di questa legge. Certamente,  non ne avevano
  bisogno  i siciliani, per i quali questa materia, in questo momento
  - ed è evidente -, ha avuto un effetto contrario, in alcuni casi ha
  proprio  infastidito  perché in molti si sono chiesti:   ma  perché
  questa  necessità? , perché  discuterne  nel  cuore  dell'estate? ,
   perché  con  tante norme che ci sono da approvare, e tanto  lavoro
  che c'è da fare, ci si arrovella su una legge elettorale? .
   Bene,  questa  necessità  è evidente, è stata  una  necessità  del
  Partito  Democratico. Qualche collega simpaticamente ha parlato  di
  regolamento di conti.
   E'  chiaro, Presidente, ormai siamo alle ultime battute ed abbiamo
  capito   perfettamente  che  attraverso  questo   nuovo   strumento
  legislativo  qualcuno pensa di potere modificare  quello  che,  nei
  fatti, nelle urne si è determinato alle ultime elezioni.
   Ciò  nonostante, con grande senso di responsabilità,  siamo  stati
  presenti  in  Aula   ed  abbiamo cercato di contribuire  con  delle
  innovazioni  che erano nell'interesse di tutti, di tutti  i  Gruppi
  parlamentari  ed  ancora di più dei siciliani per  diversi  motivi.
  Parliamo  del  seggio unico. L'argomento che questa  sera  è  stato
  trattato e che è stato bocciato.
     Bene, Presidente, quella era una norma che poteva costituire per
  i  comuni un risparmio perché quando si fanno le elezioni, sappiamo
  che  le  scuole vengono chiuse e, quindi, l'attività  didattica  si
  interrompe,  ci  sono  dei  costi, dei costi  di  sorveglianza  che
  attraverso il seggio unico, garantendo la democraticità  del  voto,
  avrebbero fatto risparmiare i comuni.
   Bene,  quest'Aula  non  ha, minimamente, voluto  tenere  conto  di
  questa   possibilità  nonostante,  il  presidente  Crocetta   abbia
  accennato  all'apprezzamento di questa iniziativa - ed  addirittura
  poi vorrà presentare un disegno di legge, vedremo -, quest'Aula  ha
  votato  contro,  quest'Aula  che si è sbracciata  per  il  voto  di
  genere.  Abbiamo  detto  almeno facciamo il  seggio  unico,  almeno
  evitiamo  il  controllo del voto, niente, non si  è  potuto  andare
  avanti.
   Avete in maniera forzata, con un tira e molla e questa volta sì il
  PD  gambero ha fatto avanti ed indietro con il ballottaggio. Non si
  è  eliminato del tutto, si è erosa la possibilità dei cittadini  di
  esprimersi,  ha eroso e delegittimato i futuri sindaci che  saranno
  sindaci  a  metà, sindaci espressione di accordi di segreteria  che
  non  avranno neppure quel minimo di legittimazione del 50 per cento
  più uno delle persone che si recano a votare.
   Abbiamo  da  una parte dato più potere ai sindaci e dall'altra  li
  abbiamo  azzoppati  con  questi consigli comunali  che  potranno  a
  chiamata  quando  i   pupari   vorranno  mettere  in  difficoltà  i
  sindaci.  Non  si è voluta dare quindi trasparenza, partecipazione.
  Sono  degli  spot  che si sono consumati e non voglio  credere  che
  parecchi dei voti con cui a maggioranza anche nell'Aula si è chiusa
  la  porta in faccia alle opposizioni, beh chissà con che cosa hanno
  barattato.  Poi  ,quando arriverà lo stralcio capiremo  di  più,  a
  ritroso, avremo il tempo di comprendere come queste masse si  siano
  aggregate e hanno trovato la forza di avere i numeri.
   Noi  voteremo contro, questo è chiaro, e vigileremo sugli  effetti
  delle ulteriori storture alla legge elettorale perché questo era un
  passaggio  importante che poteva rendere più lineare e coerente  il
  voto  dei  cittadini  e la loro rappresentanza  presso  i  consigli
  comunali,  invece, ha ancora di più aggrovigliato e piegato  su  se
  stesso,   ingobbito,  perché  purtroppo  in   quest'Aula   c'è   un
  ingobbimento  generale  da  parte della maggioranza.  Purtroppo,  i
  siciliani pagheranno anche questa conseguenza. Ahimè, non  potremmo
  fare  altro  che  votare in maniera contraria e raccontare  ancora,
  come  abbiamo  fatto in questi giorni, ai siciliani  quello  che  è
  successo in quest'Aula.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare  l'onorevole  Fazio.   Ne  ha
  facoltà.

   FAZIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io preannuncio
  il  voto  contrario.  Ovviamente, è una  legge  che  non  condivido
  perché,  a  mio  avviso, porta la Sicilia almeno ventiquattro  anni
  indietro perché con la legge n. 7 del 1992, forse, la Sicilia,  per
  la  prima volta nella sua storia, si era contraddistinta per  avere
  anticipato gli interventi statali e per aver prodotto una legge che
  aveva l'obiettivo di garantire quella governabilità che i siciliani
  non  vedevano da tantissimo tempo, indipendentemente dal fatto  che
  un sindaco veniva cambiato, forse, nell'arco di una settimana.
   Quella  legge  che,  a mio avviso ha prodotto  tantissimi  effetti
  positivi,  determinando, sicuramente, anche  un  grandissimo  passo
  avanti  per quanto riguarda le autonomie locali, è stata  snaturata
  con questo intervento che l'unica cosa che sembra voler raggiungere
  è  quel  consenso  elettorale  di questa  sparuta  maggioranza  che
  sembra,  in  qualche  modo, smarrita nel  tentativo  di  recuperare
  quella  credibilità che, sicuramente, ha perso  e  che  continua  a
  perdere.
   Se  questo  è  il  sistema di recuperare, ho l'impressione  che  i
  siciliani   non  abboccheranno  e  continueranno,  ovviamente,    -
  purtroppo -, nel non manifestare il proprio voto perché, ancora  di
  più,  molte persone si sono, non solo stancate ma, ovviamente,  non
  intendono  condividere queste scelte che, sicuramente, non  possono
  essere condivisibili.
   Non  può  non  rimarcarsi  il fatto che la figura del  sindaco  ne
  viene ridimensionata, indebolita.
   E', sicuramente, molto più ricattabile di quanto lo potesse essere
  prima e sappiamo, per quanto riguarda gli enti territoriali,   qual
  è la situazione che incombe.
   Non  mi pare che possa ritenersi opportuno questo intervento.  Per
  non  parlare, poi, di tutta una serie di altri interventi che  sono
  stati  effettuati quali, come al solito, non avere chiarezza e  non
  avere, a mio avviso, i pantaloni nell'assumere una decisione  netta
  e   chiara   per   dare   un   indirizzo  univoco.   Mi   riferisco
  all'eliminazione del ballottaggio o all'eventuale sua permanenza.
   Come  al solito, questo Parlamento ha deciso di non decidere, cioè
  quello  di trovare la via mediana e come, ovviamente, la storia  ci
  insegna,  come ha fatto Ponzio Pilato, se n'è lavato le  mani  per,
  poi,  ovviamente, lasciare in balìa, delle poche indicazioni, delle
  incerte  indicazioni da parte del legislatore, la  collettività  ed
  anche e soprattutto gli addetti ai lavori.
   Ecco  perché manifesto la mia contrarietà perché ritengo  che  sia
  una   pessima  legge,  porta  indietro  la  Sicilia  e  credo  che,
  sostanzialmente,  i siciliani non potranno condividere  con  quanti
  hanno  affermato  questo risultato che, sicuramente,  metterà  alla
  prova  ancora  di  più,  purtroppo,  gli  enti  locali  e  le  loro
  conseguenze.
   La  cosa  che mi ha anche un po' ferito sono stati gli  interventi
  che si sono susseguiti per quanto riguarda l'emendamento limitativo
  al terzo mandato nei confronti dei consiglieri comunali.
   Molti  interventi,  a  mio  avviso, mi  sono  sembrati  del  tutto
  contraddittori, perché, addirittura, si è passato all'esempio di un
  attacco alla democrazia, per non parlare, ovviamente, di un'ipotesi
  di incostituzionalità.
   Mi  sono  fatto  tante domande. Perché lo stesso ragionamento  non
  viene  fatto nei confronti della figura del sindaco, laddove questo
  Parlamento,  questa Assemblea ha respinto l'ipotesi di  portare  il
  mandato  del  sindaco  da due a tre? Perché non  è  limitativo  nei
  confronti  del sindaco ed invece lo è nei confronti del consigliere
  comunale?  Non  intendevo,  per altro,  immaginare  la  figura  del
  consigliere  comunale  che  fa il proprio  dovere,  che  svolge  il
  proprio  compito  in  maniera corretta e  quant'altro,  ma  voleva,
  semplicemente e solamente, colpire le patologie del sistema.
   Continuo a ripetere, non sono sicuramente un politico di razza ma,
  credo   che  una  persona  debba  mettersi  a  disposizione   della
  collettività e lo debba fare con spirito di servizio. Quando lo  fa
  in  maniera, talmente, così, senza limiti di tempo, allora, ritengo
  che assuma una posizione patologica tanto da immaginare sicuramente
  un  trasferimento  di  funzione  piuttosto  che  un  servizio,  una
  professione  a tutti gli effetti. E poiché mi risultano  esempi  di
  questo genere, non li condivido e non li posso condividere, laddove
  sicuramente  la  democrazia così come alcuni  hanno  affermato  non
  consente   di  effettuare  gli  interventi  per  eliminare   queste
  patologie,  credo che il legislatore non può non intervenire,  così
  come  è  intervenuto  nei  confronti del sindaco,  che  può  essere
  ovviamente  equiparato  sotto l'aspetto  appunto  della  qualifica;
  ecco  perché confermo il mio voto contrario, anzi contrarissimo,  a
  una legge che non condivido neanche una virgola.

   PRESIDENTE.  E'iscritto  a  parlare  l'onorevole  Lentini.  Ne  ha
  facoltà.

   LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo  questa
  legge  -   ormai  ci  accingiamo al voto e  il  mio  sarà  un  voto
  favorevole  -, ritengo che sia soddisfatto a metà, si  poteva  fare
  senza dubbio meglio, si poteva organizzarsi a mio avviso ancora più
  fortemente concentrati su alcune cose, dove i dibattiti che si sono
  succeduti  in  questi  cinque giorni sono  stati  veramente  tanti,
  quindi potevamo spenderli per fare ancora meglio una legge per  gli
  enti locali.
   Vedo  l'approvazione e quindi il bicchiere mezzo pienosotto questo
  aspetto,  poi avrei preferito perché penso che ormai in  Italia  si
  vota spesso, penso che i cittadini sono così ormai intelligenti che
  potevamo  votare anche la seconda scheda, la seconda scheda  poteva
  essere  anche un segnale molto democratico nei confronti  di  tanti
  cittadini,  che possibilmente quando entrano nell'urna  per  votare
  trovandosi due schede diventi un lavoro molto più semplice,  perché
  una  per  il consiglio comunale e l'altra per il sindaco. Quindi  è
  giusto  il voto unico a mio avviso, è inutili sono stati e  sono  i
  ballottaggi,  perché ormai esperienza vuole e ci  insegna,  che  il
  50%, il 60% di coloro che sono andati a votare la prima volta vanno
  a  votare, quindi non è più un voto democratico concentrato proprio
  sulla ricerca del sindaco più bravo; ecco e queste sono delle  cose
  che  ahimè sono sfuggite dall'attenzione di questo Parlamento,  poi
  considerato  anche  il  fatto  che io puntavo  con  un  emendamento
  all'elezione del sindaco che doveva raggiungere almeno il 35%,  poi
  abbiamo optato e dibattuto ampiamente per il raggiungimento al 40%,
  perché  ormai non esiste più il bipolarismo, quindi il tripolarismo
  ci  porta giustamente a pensare che su 100 la media potrebbe essere
  sui  30  - 35, quindi io penso che il raggiungimento del 35% poteva
  essere  una  scelta  ponderata, una scelta giusta  per  l'elettore,
  quindi un sindaco credibile e con fiducia.
   Poi il fatto che abbiamo previsto il premio di maggioranza per  il
  sindaco  che raggiunge quella quota, un premio  di maggioranza  che
  gli fa raggiungere fino al 60% dei consiglieri comunali, e questo è
  importante,  e  abbiamo  previsto pure  questa  cosa  giusta  anche
  nell'eventuale  estromissione per tanti fatti  che  possono  essere
  contro  i  cittadini, il 60% per la sfiducia, e quindi questi  sono
  sicuramente   degli   articoli  che  abbiamo   votato   con   tanta
  considerazione perché ci abbiamo lavorato tanto.
   Poi  è  anche errato pensare che un sindaco può rimanere  soltanto
  due volte e poi deve aspettare un turno di almeno altri cinque anni
  per  ricandidarsi.  Ma  su  questo io sono  d'accordo  con  l'amico
  onorevole  Milazzo  che si batte fortemente per la  democrazia  del
  voto.  Io  sono convinto che l'elettore, a prescindere dai partiti,
  quando  fa  una  scelta  la  fa  solo ed  esclusivamente  per  quel
  personaggio, e lo può fare per cinque anni, e lo può fare per dieci
  anni,  e  lo  può  fare per quindici anni, ma se lo  ha  fatto  per
  quindici anni, se lo ha fatto per dieci anni o per vent'anni,  l'ha
  fatto  perché  crede nel lavoro che ha svolto in  quel  determinato
  comune.
   Quindi,  perché evitare, perché togliere questa cosa? I  cittadini
  sono  liberi di votare e vedo in questo una democrazia partecipata,
  al  contrario  quando si blocca  no io non mi posso  candidare  più
  perché   già  ho  terminato  il  mio  mandato,  sono  alla  seconda
  sindacatura  quindi  non  mi posso più candidare'.  Ci  sono  tanti
  comuni  che  recriminano proprio questa possibilità di  non  potere
  votare democraticamente, per la terza volta, il loro sindaco.
   Quindi,  ci sono diverse cose, e combattuta è stata l'approvazione
  di  questa legge anche perché il confronto fra la maggioranza e  la
  minoranza è stata ampiamente dibattuta. Devo dire che ci sono stati
  degli  emendamenti  condivisibili  da  parte  della  minoranza   e,
  possibilmente, nel tempo ci accorgeremo, ecco voglio fare un plauso
  ad  alcuni  che  hanno proposto alcune cose vere, ho  condiviso  ad
  esempio quella dell'onorevole Musumeci quando dice  prendiamo tutte
  le  schede, le mettiamo tutte  insieme e poi gli scrutatori  con  i
  presidenti  avranno un plico che manco sanno qual è e,  quindi,  ci
  sarà giustizia, ci sarà la democrazia di leggere bene il voto che è
  stato  espresso  dagli elettori'. Quindi, ci sono  delle  cose  che
  possibilmente  questi ci danno la possibilità  di  fare  una  legge
  ancora  più democratica, ancora più chiara, più trasparente e  poi,
  perché  no,  ho  sentito parlare, e concludo,  il Presidente  della
  regione  quando diceva  il voto elettronico'. E perché  no?  Questa
  sarebbe  una  grande  scommessa che noi tutti possiamo  fare  anche
  perché  io  penso  che ormai l'elettorato e i cittadini  sono  così
  bravi,  io ritengo che sono bravi, bravissimi a organizzare  perché
  vedo  ormai  tanti  giovani, anziani e  meno  anziani,  ormai  come
  giocano  al  telefonino  quindi pensate  se  non  possono  dare  un
  semplice  voto pigiando un semplice bottone. Quindi, se ci dobbiamo
  modernizzare  facciamolo  affinché possiamo  rendere  giustizia  ed
  eleggiamo  i  veri consiglieri comunali e i veri  sindaci  per  una
  Amministrazione sana e vera e principalmente perché l'ha scelta  il
  popolo.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cancelleri.   Ne  ha
  facoltà.

   CANCELLERI.  Grazie Presidente, Governo, colleghi. Lo dicevo  poco
  fa  in  un  precedente intervento, la Sicilia, la nostra Terra,  in
  questo  momento  sta vivendo una stagione di grandi incertezze,  di
  grande  affanno da parte dei cittadini vuoi per la crisi, vuoi  per
  le  scelte sbagliate di questa amministrazione non stanno riuscendo
  a  trovare  assolutamente una via d'uscita  e  non  vedono  neanche
  qualcosa che li possa rendere speranzosi per il futuro.
   Qualche  giorno fa un mensile regionale raccontava gli ultimi  sei
  mesi di legislatura attraverso quello strumento che abbiamo chiesto
  a  questa  presidenza di inserire nel sito dell'Assemblea Regionale
  Siciliana,  che riguarda le presenze e le assenze dei  deputati  in
  quest'Aula, anche se falsato da alcuni dati come quello relativo ai
  Capigruppo  e  dei  Presidenti di Commissione che risultano  sempre
  presenti  anche  quando  non lo sono da registro.   Un  giornalista
  qualche  giorno fa mi chiese il perché di tutte quelle  assenze  in
  Aula.
   In  realtà  credo  che  con  alcune  leggi  come  il   reddito  di
  cittadinanza , che prevede un contributo di 780 euro al  mese  alle
  famiglie  in  difficoltà,  o quel disegno di legge   fermo  in  III
  Commissione, che darebbe la possibilità di istituire un marchio  di
  qualità    Sicura  Sicilia'.  Quando  l'onorevole  Marziano,   oggi
  Assessore  regionale  istruzione e  formazione  professionale,  era
  Presidente della III Commissione, questo disegno di legge  era  già
  lì.  Questo  disegno  di  legge,  qualora  approvato,  darebbe   la
  possibilità di tutelare le nostre merci, i nostri agricoltori e  le
  nostre piccole imprese contro il dilagare di merci che fanno un uso
  spropositato  e  si pregiano del marchio di essere merce  siciliana
  quando invece non lo sono, quindi daremmo degli strumenti ai nostri
  agricoltori  per difendersi  da quella che è invece una concorrenza
  sleale dei prodotti che provengono dall'estero. Quindi perché  sono
  per  me  queste  leggi? Sono per me perché non può  darsi  un  agio
  politico  ad una forza che non è di Governo, ad un opposizione  che
  sta  proponendo  delle misure che possono essere  a  vantaggio  dei
  cittadini siciliani, e quindi si fa ostruzionismo politico.
   Allora  il  problema  non sono gli assenti,  il  problema  sono  i
  presenti. I presenti di questa Assemblea che non fanno arrivare  le
  leggi  giuste in Parlamento e in tutto questo quadro  noi,  da  una
  settimana, dibattiamo di legge elettorale. Una legge che non  serve
  assolutamente  a nessuno ma che era nata, perché Presidente  questo
  va  detto, da un accordo trasversale fra il centrodestra  di  Forza
  Italia, il Partito Democratico e l'Unione di Centro per fare fuori,
  alle   elezioni   comunali,   il  Movimento   Cinque   Stelle   con
  l'eliminazione  dei ballottaggi e con tutto quello  che  comportava
  questa legge messa in atto. Poi l'accordo è saltato e c'è stato  il
   liberi  tutti   e  questo è il racconto dell'Aula,  i  giornalisti
  l'hanno  raccontato  con  i titoli:  La Santa  alleanza  contro  il
  Movimento 5 Stelle ,  Il truffarellum  l'hanno chiamato  Perché era
  questo ciò che stava uscendo da quest'Aula. Oggi ne esce fortemente
  ridimensionato nei danni che potrebbe provocare ma abbiamo  sancito
  un  principio matematico che non esiste da nessuna parte al  mondo:
  in  Sicilia non decide la maggioranza, non decide la metà  più  uno
  dei  votanti,  decide la minoranza. Una minoranza  oggi  che  va  a
  votare, il 40 per cento, decide chi può diventare sindaco al  primo
  turno,  una cosa che non esiste da nessuna parte se non  in  quella
  mente  che  si  chiama Matteo Renzi, se non in  quell'idea  che  si
  chiama   renzismo   che qui in Sicilia trova  applicazione.  Perché
  quando  l'eliminazione  dei  ballottaggi  avviene  in  Commissione,
  votata  dai membri del Partito Democratico, subito dopo quei membri
  stessi vengono sconfessati dal Segretario regionale che ci viene  a
  raccontare  che  quella è una proposta invotabile  per  il  Partito
  Democratico, e quindi subito dopo tutti i comunicati stampa che  si
  succedono per rimaneggiare quella posizione:  abbiamo votato sì per
  fare  uscire  la legge elettorale dal pantano della Commissione.. .
  Fantastico.  Una  idea  veramente  incredibile,  non  tanto   della
  politica,  ma della intuizione che i cittadini possono avere,  cioè
  noi  scriviamo  e  diciamo  una cosa del genere  pensando  che  chi
  all'esterno  ci  sta  guardando siano talmente stupidi  da  potersi
  ancora una volta bere una cosa del genere. Incredibile.
   Quindi,  ancora  una  volta  siamo  qui  a  dibattere  la   doppia
  preferenza  di  genere, noi oggi non abbiamo  chiesto,  perché  non
  chiediamo.  Le  donne del Movimento Cinque  Stelle, il  Gruppo  più
  nutrito  di  rappresentanza  di  donne  che  è  entrato  in  questo
  Parlamento, perché ne sono state elette sei su quindici, perché noi
  non  solo  le  abbiamo candidate, ma sono state scelte perché  sono
  delle  persone  intelligenti e valide, non perché le abbiamo  messe
  nei listini, elette con sessanta, settanta voti, ma perché ne hanno
  presi  da   cinquemila  a seimila nelle loro province. Perché  sono
  state le prime  E sì, quando ci sono i numeri a supporto non basta,
  bisogna sempre ribadire che è anche meglio. E, questa cosa ci  deve
  fare ragionare sul fatto che è assolutamente anacronistico.
   Io,  ogni  volta  che parlo con le donne in giro per  la  Sicilia,
  tutte  quelle  che  sono disturbate dall'idea della   quota  rosa ,
  della  doppia  preferenza  di genere, le donne  valgono  in  quanto
  esseri  umani, non in quanto rappresentanza di un genere femminile.
  Non  dobbiamo  votarle perché sono donne, dobbiamo  votarle  perché
  sono  valide. E, ancora una volta oggi, in quest'Aula abbiamo perso
  un'occasione  per  dimostrare  che  in  Sicilia  ci  sono  persone,
  cittadini  di  qualità, a prescindere dal sesso. A prescindere  dal
  sesso
   E  ancora  una  volta,  poco fa chi mi  ha  preceduto  parlava  di
  strumenti di democrazia partecipata. Quest'Aula, ancora una  volta,
  ha  detto  di  no  a  quello  che era lo  strumento  di  democrazia
  partecipata  più  semplice  da  applicare  e  che  è  applicato  in
  tantissime parti del mondo - dalla Germania, dagli Stati  Uniti  di
  America per i governatori degli stati, a tantissime altre città che
  sono  nel  mondo  e ad alcune nazioni come anche il  Venezuela:  la
  mozione di sfiducia popolare.
     I cittadini devono avere la possibilità di raccogliere le firme,
  per  dire  ad  un  sindaco  di andare a casa  quando  un  consiglio
  comunale,  abbarbicato alle loro seggiole, non lo vuole  mandare  a
  casa.
   E'  la  cosa più semplice del mondo da fare. E, ancora qui, ancora
  qui  da questo scranno, devo sentire parlare di giovani, i giovani.
  Non  abbiamo  neanche voluto inserire la possibilità  di  fare  due
  mandati  e  poi  dare un ricambio generazionale,  però  nei  vostri
  programmi,  nei programmi dei vostri partiti  ai quali  appartenete
  c'è  ancora  scritta  quella odiosa frase che  i  giovani  sono  il
  futuro .  E' una menzogna  I giovani non sono il futuro, i  giovani
  sono  il  presente di questo Paese e dovreste dargli  la  guida  di
  questo  paese   E, invece, continuate ancora a dire ai  giovani  di
  impegnarsi in politica però nella politica ci mandate la gente  con
  la  forfora sulle giacche  E' questa la verità della cose. Voi  non
  vi  state  scollando dalle vostre poltrone, e allora  noi  dobbiamo
  andare casa per casa di ogni siciliano a raccontare quello che fino
  ad oggi avete fatto che è l'ennesima vergogna di questa Terra a cui
  non state dando né giustizia né rappresentanza.
   Vi  manderemo  a  casa  Potrebbe essere anche  l'ultima  cosa  che
  facciamo, ma vi manderemo a casa

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Di  mauro.  Non  è
  presente.  Procediamo  con  l'onorevole  Cappello.  Ha  facoltà  di
  parlare.

   CAPPELLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessori,
  cittadini  onestamente, come ha già detto colui che mi ha preceduto
  e  che  appartiene  al  gruppo  del Movimento  Cinque  Stelle,  non
  voteremo questa legge.
   Non  la  condividiamo, non ne abbiamo condiviso  il  percorso  fin
  dall'inizio  anche  perché è una legge che,  concretamente,  poteva
  cambiare  le  cose  ma  non avete voluto farlo  né  all'inizio  del
  procedimento  elettorale  - quello che determina  e  garantisce  il
  rispetto  della volontà popolare - bocciando appunto  l'istituzione
  del seggio unico e poi avete continuato a non volere rispettare  la
  volontà popolare bocciando, e quindi escludendo, il meccanismo  del
   recall  cioè della mozione di sfiducia popolare.
   Io  non  sono  bravo nella tecnica legislativa, però, secondo  me,
  sarebbero  stati  sufficienti  due  articoli  ed  una  discussione,
  diciamo, forse anche di mezz'ora.
   Nel  primo sarebbe stato sufficiente indicare che, dalla  prossima
  tornata  elettorale, per le elezioni amministrative,  ai  cittadini
  elettori  siciliani  è  vietato votare i componenti  del  Movimento
  Cinque  Stelle  Una norma semplicissima che ci avrebbe escluso  fin
  dal principio, per legge, da tutte le competizioni elettorali e  ci
  avrebbe evitato discussioni, su discussioni, su discussioni
   Mentre  la  seconda norma dice, esattamente,  Tu,  elettore,  devi
  fare  quello  che ti dico io  Quindi devi scegliere il  consigliere
  comunale  che  ti dico io, a quello devi associare, per  forza,  il
  sindaco  che ti dico io  . E questo, al mio paese, ha soltanto  una
  definizione e si chiama  autoconservazione
   Nel  2012,  quando  l'avventura  del  Movimento  Cinque  Stelle  è
  sbarcata in Sicilia presentammo tre liste soltanto a Caltagirone  a
  Sciacca e a Palermo.
   Purtroppo  non riuscendo a superare la soglia di sbarramento,  non
  riuscimmo ad avere nessun rappresentante all'interno di quei civici
  consessi.
   Qualche  mese  dopo le cose sono cambiate e siamo  entrati  dentro
  questo Palazzo, nel numero di quindici componenti.
   Poi  siamo  entrati nel Parlamento nazionale e  poi,  pian  piano,
  siamo   riusciti  addirittura  a  conquistare  dei   comuni.   Sono
  pochissimi su 388 - per carità  - però rispetto al nulla del 2012 è
  ovvio che questo rappresenta una grande avanzata.
   Come  fermare  la  volontà dei cittadini  siciliani  che  per  voi
  rimangono  elettori mentre per noi continuano ad essere  cittadini?
  Attraverso  il cambio delle regole del gioco. Questo è  quello  che
  avete  fatto  durante questa sessione di lavori, avete cambiato  le
  regole  del  gioco  e  avete  dato una svolta  autoritaria  -  come
  giustamente dice l'onorevole Formica - perché nella misura  in  cui
  il sindaco non ha soltanto una museruola, il sindaco da oggi in poi
  sarà  ostaggio  di  maggioranze e di  minoranze  consiliari.  Avete
  invertito totalmente, sino a sminuirlo e a renderlo quasi inutile e
  vano,  il  principio dell'elezione diretta. Io cittadino  voto   X'
  come  sindaco che domani sarà fatto decadere da  Y',  Z'  ecc.,   e
  soprattutto  sarà  fatto  decadere per motivi  che  certamente  non
  saranno nobili.
   E' questo il nodo, è questo il punto.
   Ma, caro Giancarlo, aggiungo che quel meccanismo del recall non  è
  presente  soltanto in tutti i Paesi europei più avanzati,   ma  era
  presente in Sicilia fin dal 1992.  La legge n. 7 del 1992 conteneva
  infatti la mozione di sfiducia popolare.
   Questo  mi induce ad una riflessione: quanto indietro rispetto  al
  1992, con questa giornata, questo Parlamento regionale siciliano ha
  condannato la Sicilia e i siciliani.
   Fatevi un esame di coscienza e poi dateci una risposta.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Lo  Sciuto.  Ne  ha
  facoltà.

   LO SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che oggi -
  nell'ambito  delle proprie prerogative autonomistiche - l'Assemblea
  regionale sta facendo una buona legge.
   Le leggi elettorali non sono per tutti i tempi, vanno modificate e
  modellate  a seconda del periodo. Perché stiamo dicendo,  colleghi,
  che dare il premio di maggioranza e che il sindaco venga eletto  al
  40  per  cento è un fatto sbagliato? Vent'anni fa andava  a  votare
  l'80 per cento dei cittadini e ai ballottaggi andava a votare il 70
  per cento dei cittadini.
   Oggi,  credo che sia migliore un sindaco eletto col 40  per  cento
  dei voti che un sindaco al ballottaggio eletto col 20 per cento dei
  voti  del  corpo elettorale che va a votare. Questa  è  democrazia.
  Dobbiamo modificare il sistema elettorale in base ai tempi  in  cui
  viviamo. Cosa c'è di strano? Di cosa stiamo parlando?
   Oggi  va a votare l'80 per cento al primo turno e il 40 per  cento
  al secondo turno.
   Meglio  un  sindaco eletto  col 40 per cento dei voti dell'80  per
  cento  del corpo elettorale che un sindaco eletto col 30 per  cento
  del corpo elettorale.
   Non vedo cosa ci sia di così sgradevole o minaccioso nei confronti
  dei cittadini.
   Dare  al  sindaco eletto il 60 per cento dei consiglieri, mi  pare
  una   bella  cosa  che  stiamo  facendo,  significa  garantire  una
  maggioranza stabile a un sindaco che vuole amministrare.
   Introduciamo che il 60 per cento dei consiglieri può sfiduciare il
  sindaco.  Ma  perché deve essere sfiduciato un sindaco  che  lavora
  bene?  Può essere sfiduciato un sindaco che lavora male, un sindaco
  che non sta seguendo le direttive e il programma elettorale.
   Perché ci dobbiamo tanto vergognare dei consiglieri che andiamo ad
  eleggere?
   I  consiglieri  che  andiamo ad eleggere  rappresentano  il  corpo
  elettorale e diamo loro mandato.
   Se  questi  consiglieri  -  che noi cittadini  votiamo  -  possono
  sfiduciare tranquillamente un sindaco rappresenta un fatto normale.
  Cosa c'è di così scandaloso?
   Cari colleghi, con questa legge, con l'articolo 3, attribuiamo  il
  diritto  del seggio di consigliere a sindaco non eletto e questa  è
  una  grande  cosa.  Con  l'articolo 3 ci adeguiamo  alla  normativa
  nazionale, in quanto estendiamo il sistema maggioritario ai  Comuni
  fino  a 15.000 abitanti. Penso che questa sia una buona legge della
  quale  questo Parlamento possa andare fiero. Ritengo che per queste
  motivazioni il Gruppo del Nuovo Centro Destra voterà favorevolmente
  alla legge.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Giuffrida.  Ne  ha
  facoltà.

   GIUFFRIDA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  assessori,  io
  preannuncio  il  voto  favorevole  da  parte  del  Gruppo   Sicilia
  Democratica, anche se certamente il dibattito in Aula  ha  portato,
  con  una  certa dialettica, anche allo snaturamento di  quelle  che
  sono state alcune normative, alcune proposte.
   Però,  quando c'è dialettica c'è dibattito, e alla fine una  certa
  legge l'abbiamo avuta e la stiamo votando, e ritengo che lo spirito
  costruttivo  in  quest'Aula debba prevalere.  Ritengo  che  Sicilia
  Democratica  esprime il proprio voto favorevole, perché  in  questa
  legge  coglie  degli aspetti che sono salienti, che,  come  Gruppo,
  abbiamo  sicuramente maturato ed elaborato. Il primo  fra  tutti  è
  l'estinzione  del sistema maggioritario nei comuni  fino  a  15.000
  abitanti,  questo è un aspetto importante, è stato presentato  pure
  un  emendamento da parte del sottoscritto, che sicuramente è  stato
  tenuto in considerazione.
   L'effetto  trascinamento del voto alla lista del voto espresso  al
  singolo  consigliere comunale, questo è un altro aspetto importante
  che ci ha indotto a votare favorevolmente. La conferma dei consigli
  circoscrizionali nei comuni metropolitani, il voto praticamente per
  i  consigli  circoscrizionali nelle aree metropolitane, nei  comuni
  metropolitani,  e la bocciatura dell'emendamento che  prevedeva  la
  costituzione dei consigli circoscrizionali nei comuni superiori  ai
  30.000  abitanti. Bene il mantenimento del doppio voto  di  genere,
  questa  era una conquista già avuta nella precedente normativa  che
  viene riconfermata, e di questo siamo convinti e soddisfatti.
   Per  quanto  riguarda -  non eravamo d'accordo e  l'abbiamo  anche
  espresso - il fatto del terzo mandato per il sindaco. Vanno bene  i
  due  mandati per i sindaci e confermiamo tale proposizione, che  ci
  ha  visto favorevoli in questo senso. Non eravamo d'accordo  e  non
  siamo  stati  d'accordo con l'emendamento del  collega  Fazio,  che
  proponeva  il limite di legislature per i consiglieri comunali.  E'
  giusto che l'elettorato possa scegliere la propria classe dirigente
  e  pertanto  il  limite della consigliatura  non  ci  andava  bene,
  pertanto abbiamo espresso parere negativo.
   Bene la norma che chiarisce la nomina del sistema degli organi  di
  revisione  dei  conti, il sistema di controllo negli  enti  locali.
  Questo è importante, abbiamo dato chiarezza e conferma a quella che
  era  una  normativa,  così da oggi finalmente  possiamo  avere  una
  disciplina  chiara e composita. Vedo bene, e abbiamo anche  votato,
  questa  è una cosa che purtroppo dispiace, abbiamo votato  a  denti
  stretti  e  con  senso  di  responsabilità,  il  voto  che  prevede
  l'elezione  del sindaco col suffragio elettorale del 40%  dei  voti
  nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti. Questo  lo
  abbiamo  votato  con  senso  di  responsabilità,  pur  non  essendo
  d'accordo,  perché  si  abolisce quello  che  è  l'emendamento  che
  prevedeva praticamente il ballottaggio.
   Vediamo  di buon occhio il voto elettronico, che è stato  poc'anzi
  detto  da  qualcuno dei deputati, è bene che si faccia una proposta
  di legge in questo senso sul voto elettronico, e sulla proposta del
  seggio  unico di scrutinio, fatta dall'onorevole Musumeci, ci  vede
  d'accordo,  se  una  proposta  di  legge  in  questo  senso   verrà
  presentata, sicuramente la asseconderemo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  credo
  che  dopo  diversi  giorni siamo arrivati alla  conclusione  di  un
  dibattito  e di una discussione che, per certi tratti,  è  sembrata
  surreale,  molto  spesso schizofrenica, per l'approvazione  di  una
  norma   che  avrebbe  dovuto,  nella  sua  ispirazione  originaria,
  snellire e semplificare il quadro politico. Un quadro politico che,
  lo  vorrei  dire a tutti i colleghi, nessuno escluso, è  un  quadro
  politico  nuovo rispetto al 1992, rispetto al 2000.  E'  un  quadro
  politico che vede un tripolarismo rispetto ad un bipolarismo sino a
  qualche  anno  fa. E questo è stato il motivo perché  Forza  Italia
  aveva  proposto una norma che semplificasse questo quadro,  che  lo
  snellisse e che desse all'elettorato la certezza del proprio voto.
   Ecco  perché  è stata Forza Italia a proporre il turno  unico,  il
  turno  secco, il turno che vede chi arriva primo vince. Certo,  poi
  ad un certo punto eravamo anche d'accordo per stabilire una soglia,
  il  35  per cento. Cioè il candidato sindaco che arrivasse al primo
  turno  al  35  per  cento non dovesse sostenere necessariamente  un
  secondo turno quello di ballottaggio. E questo perché, molte volte,
  il  candidato  sindaco vincente non viene votato  per  adesione  al
  progetto  ma  viene votato in chiave negativa, per ritorsione,  per
  rabbia, per un senso di  voto-contro  non di  voto-per .
   Ed  allora,  in  questo senso, Forza Italia  aveva  proposto  tale
  norma.  Via  via,  però,  questa norma si  è  arricchita  di  altri
  elementi.  Io  non  ho  partecipato ai  lavori  della  Commissione,
  Presidente Cascio, ma mi è stato detto che addirittura ad un  certo
  punto  c'era  anche  un  accordo tra il Partito  Democratico  e  il
  Movimento  pentastellato per reintrodurre le circoscrizioni.  Cioè,
  da  un  lato qualche partito che oggi grida all'antipolitica  aveva
  ammazzato  gli  enti  sovra  comunali,  la  politica  estesa   alla
  partecipazione  democratica sopprimendo  le  province,  facendo  un
  accordo  dal  signor  Giletti all'Arena una  domenica,  assieme  al
  signor  Presidente Crocetta, quando vi era un modello  Sicilia  che
  doveva essere esportato nel resto d'Italia. Salvo poi, ad essere lo
  stesso  smentito, dopo qualche mese attesa la inconsistenza, attesa
  la sua vacuità.
   E  oggi  siamo qua, dinnanzi ad una maggioranza che è formata  dal
  Partito Democratico, dall'UDC, dal NCD che diventa la stampella  di
  questa  assoluta inconsistente maggioranza. E cosa ha fatto  questa
  maggioranza? Una norma, non per semplificare lo scenario  politico,
  il quadro politico, ma addirittura per attribuire alla politica con
  la   p   minuscola  il potere di controllo su chi  è  stato  eletto
  direttamente  dal  popolo, cioè dai sindaci.  E  cosa  voleva  fare
  questa  maggioranza? Voleva addirittura abbassare la soglia dal  65
  per  cento fino al 50 per cento per la mozione di sfiducia.  E  poi
  addirittura, non contenta, non soddisfatta, di questa norma  che  è
  stata  bocciata  grazie  all'emendamento di  Forza  Italia,  voleva
  trovare  un  escamotage dicendo che il sindaco però  decade  se  il
  consiglio  comunale  non approva il bilancio.  Altro  strumento  di
  coercizione,   altro   strumento  di  ritorsione,   che   è   stato
  puntualmente  bocciato  grazie ad un  altro  emendamento  di  Forza
  Italia.
   Ecco qua cosa si è creato. Si è creato da un lato questo esercizio
  edonistico,  narcisistico  quasi, di  un  Partito  Democratico  che
  esiste  prepotentemente in questa Aula ma che è  inesistente  nella
  Sicilia   reale  laddove  la  gente  veramente  si   sente   offesa
  dall'attività quotidiana politica di un Partito Democratico che non
  amministra,  che  non governa, ma che ogni giorno opera  contro  la
  Sicilia.
   Ed  a  questo  riguardo noi abbiamo ottenuto la bandiera,  abbiamo
  cercato  di  frenare gli impulsi ritorsivi di questa  schizofrenica
  maggioranza. Perché, attenzione, questa non è una legge  così  come
  all'inizio  veniva presentata  salvifica , una legge che interpreta
  i bisogni, le emergenze, le aspettative dei siciliani. Questa è una
  legge che limita di fatto la libera partecipazione democratica  dei
  cittadini. E perché, onorevole Formica, avrebbero dovuto  bloccare,
  limitare  i  cittadini  nell'esprimere  il  proprio  consenso   nei
  confronti dei bravi sindaci che si presentassero per la terza volta
  al  cospetto  ed  al giudizio popolare? Se un sindaco  è  bravo,  è
  giusto che possa ripresentarsi e possa essere votato.
   Ma questa legge è la legge delle docce scozzesi. Oggi acqua calda,
  ma  al  contempo  acqua fredda. Quando conviene c'è  l'allineamento
  nazionale,   quando   non   conviene   c'è   un   allineamento   di
  autodeterminazione in chiave sicilianista.
   Ecco  allora  questo  trinacrium  che hanno creato. E'  una  legge
  farlocca,  Presidente Musumeci, è una legge che non  semplifica,  è
  una  legge  che  non dà spazio ai sindaci. Tant'è  che  gli  stessi
  sindaci  del  Partito Democratico l'hanno contestata  pesantemente.
  Questa è una legge, io voglio dire al Partito Democratico, che  non
  andava  fatta  se non c'era una larga condivisione.  Le  regole  si
  scrivono  insieme.  Voi  avete avuto l'arroganza  di  scriverli  in
  solitaria  e per questo sarete puniti. Perché rispetto a tutto  ciò
  c'è  oggi  fuori da questo Palazzo, onorevole Assenza, una  Sicilia
  che  soffre, c'è una Sicilia a cui non servono le norme elettorali,
  ma  a  cui servono le norme di sviluppo. C'è una Sicilia che chiede
  perché  ancora  i  fondi comunitari non vengono  spesi,  perché  le
  piccole   e  medie  imprese  chiudono  a  decine  costantemente   e
  quotidianamente? Perché questi giovani devono emigrare.
   A  qualcuno  -  e  concludo  - vorrei  quindi  dire,  oggi  questa
  maggioranza  non  ha dato uno spettacolo esaltante,  ma  ha  creato
  ancora  una  volta una norma che rappresenta ancora una  volta  uno
  spirito di autodifesa di una casta che esiste in questo Palazzo, ma
  che è completamente assente dalla società reale Siciliana.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Malafarina.  Ne  ha
  facoltà.

   MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io per tutta la
  durata della discussione su questa legge non ho preso la parola,  e
  non  perché  non ritenessi gli argomenti importanti,  rilevanti,  o
  anche in alcuni casi addirittura appassionanti. Perché ritengo  che
  aver  proposto  questa  legge in Aula il 7, l'8  agosto  ed  averla
  conclusa stasera - speriamo che si concluda stasera - sia un  grave
  errore politico. Lo ritengo un grave errore politico perché  non  è
  vero  che  ci  sia  un  antipolitica in quest'Aula.  In  quest'Aula
  purtroppo non c'è la sensibilità politica per capire le cose che si
  devono  fare, quando farle, ed anche come farle. Non è il Movimento
  Cinque Stelle che fa l'antipolitica, è la politica che non sa darsi
  una disciplina, una regola, e che non ha la lungimiranza necessaria
  per  arrivare a delle conclusioni che siano generali,  condivise  e
  che diano una prospettiva.
   E  sarà  facile per il Movimento Cinque Stelle venire  a  fare  la
  propaganda  al  naturale,  ovvio,  legittimo,  chiunque  altro   lo
  farebbe.  Per dire che il parlamento siciliano il 10  agosto  si  è
  impegnato  in una discussione su una legge di cui nessuno avvertiva
  l'urgenza. Altre sono le urgenze della Sicilia, lo abbiamo detto  e
  lo ribadiamo sempre. A cominciare da ciò che mi è più chiaro, dalla
  semplificazione  amministrativa che  giace  nei  cassetti  della  I
  Commissione  e che nessuno vuole esaminare perché probabilmente  si
  ha  paura  dei  controlli  che  si  potrebbero  fare  e  che  quasi
  sicuramente potrebbero fare saltare la testa di qualche  eccellente
  burocrate.  Sono delle leggi che dormono nei cassetti  che  nessuno
  sollecita, a cui nessuno interessa e che non danno le risposte  che
  dovrebbe invece potere dare questa Assemblea.
   Non  voglio entrare nel merito della legge perché il merito  della
  legge  si  commenta  da  solo.  Tanto  rumore  per  nulla,  direbbe
  qualcuno. La tempesta in un bicchiere d'acqua, perché poi alla fine
  si  riduce  all'elezione del Sindaco al 40% dei votanti,  il  resto
  sono  più o meno degli aggiustamenti che alla fin fine non cambiano
  di molto la vita nè dei Sindaci nè delle persone nè dei Comuni.
   Abbiamo  perso  inutilmente 3 giorni ed abbiamo  perso  anche  una
  grande  occasione.  Abbiamo perso l'occasione per  realizzare,  per
  mettere in campo delle regole condivise. Regole che potevano essere
  recepite  dalle proposte di Forza Italia, dell'opposizione,  regole
  che  erano  state  proposte anche dal Movimento Cinque  Stelle  per
  mettere insieme una legge organica che desse delle risposte a delle
  esigenze  reali.  Mi  riferisco all'emendamento  A.14,  che  poteva
  essere  anche  stilato meglio, quello per evitare il controllo  del
  voto all'interno dei seggi elettorali.
   In  quest'Aula  abbiamo  avuto  una  diatriba  per  3  o  4  mesi,
  addirittura  c'è  stata una necessità di una rielezione  perché  si
  erano  perse delle schede, non si sa bene per colpa di chi, non  si
  sa  bene  con  quale  responsabilità che poi hanno  portato  ad  un
  risultato  diverso.  C'era  una esigenza oggettiva  di  trasparenza
  nella  gestione delle schede o non è stata recepita. E' un peccato,
  è un vulnus. Poteva essere una buona occasione.
   Una  cosa  importante è che è stato respinto anche un arretramento
  che si poteva realizzare, il doppio voto di genere. Vedete, qua non
  è  che  le  donne sono più o meno brave, le donne sono  esattamente
  delle  persone  come tutte gli altri, che hanno pari diritti,  pari
  doveri e pari conoscenze, a volte anche superiori agli uomini.  Non
  sono  messe nelle condizioni di partecipare per tutta una serie  di
  carenze  della  società.  E' giusto garantire  a  loro  una  tutela
  diversa  in  modo  tale  che  possano  partecipare  stante   queste
  condizioni  all'attività politica. Il resto poi, se  è  necessario,
  verrà da solo, ma in questa fase storica è necessaria una tutela.
   Ribadisco, si sono perse delle occasioni importanti. Si è fatto un
  errore politico che darà freccia all'arco dell'antipolitica  e  non
  ci   saranno  le  giustificazioni  necessarie  e  tali  da   potere
  giustificare questi 3 giorni.
   Signo  Presidente,  io  vorrei che lei  mi  chiarisse  un  dubbio.
  Affronteremo questa ulteriore manovrina finanziaria, su cui io  fra
  l'altro  sono  stato molto critico perché non capisco  perché  ogni
  mese dobbiamo fare degli aggiustamenti finanziari? Che qualcuno  si
  prendesse  la  responsabilità  di verificare  bene  i  conti  della
  Regione  e mettere le pezze dove sia necessario senza continuamente
  costringere  alla rincorsa delle necessità. Le necessità,  nel  mio
  mondo, si pianificavano preventivamente. Se io mi fossi azzardato a
  fare  il  5%  degli  errori  che sono stati  fatti  abbondantemente
  dall'assessore  al  bilancio, sarei  stato  mandato  a  casa  molto
  rapidamente,  le  assicuro. Cerchiamo un  attimino  di  organizzare
  meglio  l'attività del Governo e dell'Aula per dare delle  risposte
  ai siciliani che le aspettano da troppo tempo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Figuccia.  Ne  ha
  facoltà.

   FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa  è  stata,
  caro  onorevole Sammartino, la legge elettorale dei  ricatti.  Ogni
  volta   che  qualcuno  di  noi  ha  provato  a  fare  una  proposta
  migliorativa, avete fatto la richiesta, da parte di questo  Partito
  democratico,  di rinunciare agli interventi, di non intervenire  in
  Aula. Questa è la legge dei ricatti, per quanto riguarda il Partito
  Democratico.
   Per  quanto riguarda il Movimento Cinque Stelle, questa è la legge
  delle bugie
   La  dovete  finire  di  dire centro-destra e  centro-sinistra.  Vi
  abbiamo  invitato  per tre giorni ad apportare  delle  modifiche  a
  questa  norma. E voi, sempre lì, con quel disco incantato, con  una
  richiesta dietro l'altra da parte nostra, ma che c'entriamo noi con
  questa legge?
   Noi  eravamo, e l'abbiamo sostenuta in Commissione, per una  legge
  elettorale che avrebbe migliorato davvero il sistema elettorale  in
  Sicilia.   Noi  eravamo  per  una  legge  elettorale  che   avrebbe
  restituito gli spazi di democrazia in Sicilia.
   Di quella legge elettorale, invece, non è rimasto più nulla. Non è
  rimasto più nulla perché, come ho detto prima, vi siete messi sopra
  a  quel  banco della I Commissione a sparare le freccette contro  i
  consiglieri  comunali, i consiglieri comunali di tutta la  Sicilia.
  Questo l'ha fatto il Partito Democratico prima, ma l'ha fatto anche
  il Movimento Cinque Stelle.
   Oggi, questo 40%, diciamocelo chiaramente, non lo raggiungerà  mai
  alcuno.  Non abbiamo cambiato nulla. Stiamo tornando a quel vecchio
  modello che non prevede alcuna modifica reale.
   Quale era la nostra proposta? La nostra proposta era di fronte  ad
  un sistema tribolare, dove il 40% non lo poteva raggiungere alcuno,
  di  misurarci  con  un  35%  che  era una  soglia,  effettivamente,
  raggiungibile.
   Questo  avrebbe garantito dei risparmi, come sostenuto dai  nostri
  componenti  in I Commissione, che si aggiravano oltre i 30  milioni
  di  euro.  E non avete voluto che facessimo delle modifiche  quando
  abbiamo parlato in favore dei consiglieri comunali, della questione
  legata  al tempo strettamente necessario perché voi pretendete  che
  il   consigliere   comunale  passi  dall'attività  del   consiglio,
  all'attività della commissione, dallo studio degli atti, in maniera
  approssimativa.
   Questa  è quell'antipolitica che voi volete fare, Movimento Cinque
  Stelle, a braccetto con il Partito Democratico, perché la verità  e
  che  avendoci portato dentro questo raggiro, la vera novità  è  che
  questa  legge,  che da noi non riceverà il voto,  è  la  legge  del
  Partito  Democratico  fatta  insieme al  Movimento  Cinque  Stelle.
  Perché siete stati voi del Movimento Cinque Stelle che avete voluto
  tirare,  raggiro dopo raggiro, bocciando tutte le nostre  proposte,
  questo Parlamento dentro questa grande trappola.
   E così saranno i fatti, gli emendamenti da noi presentati e da voi
  non approvati, a raccontare questa storia.
   La  storia del sorteggio dei revisori dei conti. Ecco, la  Sicilia
  aveva bisogno di distribuire premialità. Ma che dico premialità? La
  premialità  è  legata  al merito. Ed invece  no   A  sorteggio   Al
  principio  che  ne scegliamo uno a caso, ogni tanto, secondo  delle
  logiche  che, poi, finiscono dentro quel sistema che è  lontano  da
  quel  meccanismo  che  noi avevamo ipotizzato  rispetto  al  seggio
  unico, che non si applicherà né per i revisori dei conti, né  tanto
  meno  per  la legge elettorale. Quello, davvero, poteva  essere  un
  elemento  per  riaffermare principi di legalità e trasparenza   ma,
  anche, a quel principio avete detto di no.
   Risultato:  sotto al Palazzo continuano ad attendere le  categorie
  dei dipendenti delle province, dei dipendenti delle cooperative  in
  convenzione  con  i  liberi  consorzi. Continuano  ad  attendere  i
  licenziati di Sviluppo Italia Sicilia, continuano ad attendere quei
  lavoratori  che appartengono a bacini come quello dei forestali,  a
  cui  volete  negare la possibilità di svolgere un lavoro suppletivo
  rispetto  a  quelle poche ore in chiave assistenzialistica  che  il
  Governo vuole continuare a mantenere.
   E'   chiaro,  signor  Presidente,  che  questa  legge,  così  come
  realizzata  e  pasticciata, non avrà il nostro voto, è  chiaro  che
  quest'Aula  ha  voluto  spingere  nella  direzione  di  una  grande
  ammucchiata,  che vada dal PD, probabilmente nella  vostra  logica,
  fino  ai  partiti di destra, ma è certo pure che questa ammucchiata
  non  ci  sarà, e che alla fine noi ci riorganizzeremo con  un  voto
  identitario,  che  vorrà  stare lontano  dal  Partito  Democratico,
  perché è certo che dopo questa disfatta quel Partito Democratico in
  Sicilia sarà sempre e comunque destinato a perdere.

   PRESIDENTE.  E'iscritto  a  parlare  l'onorevole  Turano.  Ne   ha
  facoltà.

   TURANO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Governo,   io
  cercherò di essere telegrafico perché voglio bene a me stesso, sono
  molto stanco, non lo nego, siamo al 9 di agosto e siamo stati  qua,
  onorevole Greco nelle mie fatiche odierne c'è stato anche lei, e sa
  perché? Abbiamo provato a costruire una legge che fosse quanto  più
  condivisa  possibile, ed io mi stupisco degli interventi di  alcuni
  colleghi che hanno trasformato questo scranno per parlare di  tutto
  e  del  contrario di tutto; l'unico argomento che  oggi  non  si  è
  trattato è stato il sistema elettorale dell'era glaciale, onorevole
  Musumeci, per il resto quest'Aula si è sbizzarrita in lungo  ed  in
  largo  per  dire  che  è una legge pirata, per  dire  che  è  stata
  costruita contro qualcuno.
   Ma  noi  sappiamo che non è così  Io intervengo soltanto  per  una
  questione  di chiarezza, noi sappiamo che non è così perché  questo
  disegno  di  legge non è arrivato in Aula questa mattina,  è  stato
  trattato  da  quest'Aula  per quattro volte  nell'arco  dell'ultimo
  anno,  anzi  tre  volte, e questo disegno  di  legge  ha  un  primo
  firmatario  che  sono  io,  perché non  era  frutto  di  un  intesa
  politica,  o  di  un'intesa politica che  riguardasse  soltanto  la
  maggioranza,  era  frutto  di  un principio  di  buon  senso  e  di
  ragionevolezza,  su  cui senza dubbio alcuno  vi  si  riconoscevano
  quasi tutte le forze politiche, e voglio parlare con i colleghi del
  Movimento  Cinque Stelle, che dicono o che hanno lasciato intendere
  sulla  stampa che si trattava di un disegno di legge per  agevolare
  qualche  altro  e per penalizzare la loro forza politica,  come  se
  quel  testo,  l'originario testo quello che io avevo  sottoscritto,
  non conteneva una norma che inseriva il principio del maggioritario
  fino alla soglia di 15 mila abitanti, cioè estendendo la platea dei
  comuni che votavano con una sola lista.
   Dico  questo, perché la sola lista è stato il punto di  forza  del
  Movimento Cinque Stelle, che nel loro statuto scrivono che  non  si
  possono  apparentare. Ora, per chi non iscrive al Movimento  Cinque
  Stelle   e   vuole  liberamente  confrontarsi,  non  può  diventare
  prigioniero di meccanismi che si possono anche condividere, ma  non
  certamente si deve aderire per legge. Ecco perché io mi sono  fatto
  promotore di questo disegno di legge, perché vi era la necessità di
  capire  come la politica puntualizzasse come è cambiato il  sistema
  politico italiano, e diceva bene l'onorevole Falcone, si è  passato
  da un sistema bipolare ad un sistema tripolare, e la soglia del 40%
  non  era  un  premio  alla  minoranza, era  soltanto  un  modo  per
  garantire  che  il sindaco eletto avesse maggiore rappresentatività
  rispetto ai sindaci eletti al turno di ballottaggio dove, seppur in
  termini    numerici,   prendevano   più   voti   in   termini    di
  rappresentatività, avevano un consenso inferiore.
   Queste  sono le modifiche principali che questa legge ha  portato.
  Ed  io credo che non c'è da gridare allo scandalo, bisogna soltanto
  approvarla  celermente perché qua abbiamo altri  provvedimenti  che
  dobbiamo vedere di affrontare prima della pausa estiva.
   Detto  questo,  annuncio con il mio intervento il voto  favorevole
  del Gruppo parlamentare dell'UDC.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Musumeci.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo,  appena
  cinque  giorni fa, in Conferenza Regioni-Autonomie locali,  per  la
  prima volta in Sicilia è stata determinata la volontà di dichiarare
  il   dissesto  dei  comuni,  dei  liberi  consorzi  e  delle  città
  metropolitane.
   Questa drammatica realtà, che non ha precedenti nella storia degli
  enti   locali  in  Sicilia,  ha  fatto  da  sfondo  all'allucinante
  dibattito  che  in questi giorni ha impegnato la navata  pagana  di
  questo  palazzo.  Un  dibattito assolutamente  contraddittorio  dal
  quale  si colgono soltanto aspetti negativi sul piano del metodo  e
  sul  piano del merito. Ho avuto modo, nell'intervento dell'8 giugno
  scorso, di evidenziare, con dovizia di particolari, le ragioni  per
  le  quali  avevo  manifestato aperto dissenso a questo  disegno  di
  legge.  Sul  metodo  ci si chiede  perché tanta premura?',   perché
  tante fretta?'
   Perché  questa  condotta, che ormai è diventata una  consuetudine,
  improntata alla volontà di volere comunque arrivare al varo di  una
  legge senza mai interrogarsi sulla utilità di determinare una ampia
  convergenza   parlamentare  e  sulla  qualità   che   il   prodotto
  legislativo  dovrebbe garantire. Sei mesi di  dibattito  attorno  a
  questo  disegno  di legge, il rinvio per due volte  in  Commissione
  Affari  Istituzionali, testimoniano già lo stato patologico di  una
  proposta che era già fallita sul nascere.
   Io  sono  convinto  che questo disegno di legge,  e  qualcuno  dei
  colleghi  dell'opposizione lo ha proposto, andava  accantonato  per
  sottoporlo  ad  una  serena  riflessione  da  parte  di  tutto   il
  Parlamento. Si è parlato in questi giorni, in queste settimane,  in
  questi  mesi, di 40 per cento, di 35 per cento, di ballottaggi,  di
  sfiducia,  di  due  mandati, di tre mandati, di  decadenza,  tutto,
  tutto  si è mosso contro un solo imputato, il sindaco. Sono  emerse
  contraddizioni disarmanti perché il disegno non appare chiaro al di
  là  della forte penalizzazione del sindaco. Si vuole determinare un
  equilibrio  in  consiglio  comunale? Si vuole  dare  più  forza  ai
  partiti organizzati? Si vuole dare più forza alle liste civiche? Si
  vuole dare più forza al popolo?
   Quale  degli obiettivi poteva essere privilegiato rispetto  ad  un
  dibattito  che  invece si è mosso soltanto attorno all'unico,  vero
  obiettivo, che era quello di mettere KO i sindaci?
   Altro  che  legge  anti  grillina, stiano  tranquilli  gli  amici-
  colleghi  del Movimento Ciqnue Stelle. Qualcuno di loro ha  gridato
  al  fatto  che diventava una legge anti-ballottaggi per penalizzare
  proprio  il Movimento Cinque Stelle, ma non è così, nei ballottaggi
  non  vincono soltanto i candidati del Movimento Cinque  Stelle.  Le
  ultime elezioni, senza andare lontano, dimostrano che a Caltagirone
  vince il candidato del centro destra. Le ultime elezioni dimostrano
  che a Giarre vince il candidato moderato centrista, alternativo  al
  PD e ai Cinque Stelle. Le ultime elezioni amministrative dimostrano
  che  a  Vittoria  vince il candidato del centro destra,  e  non  il
  candidato  grillino.  Stiano tranquilli i  colleghi  del  Movimento
  Cinque Stelle, non è una legge contro di loro, è una legge che deve
  porre  degli  interrogativi, certo. Perché  al  ballottaggio  va  a
  votare  soltanto il 20/25 per cento? La soluzione  non  può  essere
  eliminare  il ballottaggio, come dire mettere la polvere  sotto  il
  tappeto,  ma  al  contrario.  Un  Gruppo  parlamentare,  una  forza
  politica  si deve chiedere: perché al ballottaggio va il 20/25  per
  cento? Perché questa disaffezione? Perché non ci si interroga sulla
  mala politica? Perché non ci si interroga sul mal Governo?
   Il   Movimento   Cinque   Stelle  non  si  batte   eliminando   il
  ballottaggio, ma lo si batte sul terreno del confronto, sul terreno
  della   buona  politica,  dove  il  candidato  è  credibile,   dove
  l'alleanza è la coalizione forte, dove la buona politica è di casa:
  lì non vince il Movimento Cinque Stelle.
   E'  questa la lezione che dobbiamo imparare, ed è lì che non vince
  il  centro sinistra, questo sgangherato centro sinistra che da nove
  anni governa la Regione siciliana. Ecco perché questa legge è stata
  varata.  E'  una legge fatta non contro i grillini, ma contro  quei
  candidati,  contro  quegli  uomini  politici  che  sanno  di  avere
  consenso  a  prescindere  dai  partiti,  e  che  invece  i  partiti
  vorrebbero   al    guinzaglio ,   li   vorrebbero    normalizzare ,
  vorrebbero   obbligarli   alle  alleanze,   vorrebbero   ricattarli
  abbassando il quorum sulla sfiducia.
   Questa  è  una  legge  - lo dico con assoluta  convinzione  -  che
  somiglia molto ad una minaccia in stile mafioso  Questa è una legge
  che  somiglia ad un  incaprettamento  in piena regola nei confronti
  dei sindaci o di chi sindaco pensa di potere diventare. A chi serve
  la  delegittimazione dei sindaci? A chi serve renderli vulnerabili?
  A  chi  serve  un  sindaco dimezzato? A chi serve un  sindaco  poco
  autorevole,  esposto  ai  ricatti  e  alle  vendette   di   qualche
  consigliere insoddisfatto, affarista e mercenario di ogni  cosa?  A
  chi serve un siffatto sindaco, come questa legge lo costringerà?
   La  maggioranza che sostiene il Presidente Crocetta vorrebbe  alla
  guida  dei comuni un funzionario di partito magari, invece  che  un
  sindaco libero di rendere conto soltanto ai cittadini, a quelli che
  lo  hanno  eletto  e a quelli che non lo hanno eletto.  Il  Partito
  Democratico  ha dimenticato la regola introdotta con referendum  di
  Mario  Segni:   Chi  fa  le  leggi per  sé,  alla  fine,  perde  le
  elezioni  . Vado alla conclusione, signor Presidente.
   La  soluzione che noi abbiamo caldeggiato, da mesi,  è  quella  di
  tornare allo spirito e alla lettera della legge regionale n. 7  del
  1992. Bisogna tornare alla doppia scheda: una per il sindaco e  una
  per  il consigliere. Bisogna tornare alla sfiducia consegnata  alla
  volontà   del  popolo,  e  non  a  quella  di  qualche  consigliere
  ricattatore  Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Solo così si  può
  bloccare  il  ritorno alla partitocrazia. La più  spregiudicata,  è
  quella che vuole il Partito democratico e i suoi alleati accoliti.
   Il  sindaco,  oggi, è l'unico presidio di democrazia  nei  comuni.
  Deve  poter  contare  su un Consiglio comunale che  abbia  maggiori
  poteri,  certo, che diventi autorevole, certo, che torni  ad  avere
  protagonismo.
   In questa Regione serve una legge elettorale degna di questo nome.
   Il  Partito  democratico  e  i  suoi  alleati,  in  questa  ibrida
  coalizione  che  sostiene da quattro anni il  Presidente  Crocetta,
  hanno  impedito al Parlamento di approdare ad una legge  elettorale
  che  fosse razionale, ragionevole, completa e capace di coinvolgere
  quanto più consenso possibile.
   Per  le  ragioni che ho appena esposto, il voto del gruppo   Lista
  Musumeci  sarà convintamente contrario.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare l'onorevole  Grasso.  Ne  ha
  facoltà.

   GRASSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo  è  in  un
  momento, in un clima surreale che stiamo per approvare, o che state
  per  approvare  questa  legge elettorale, perché  noi  abbiamo  già
  dichiarato di votarla contro.
   Mentre  si  parla di riorganizzazione e di sistema elettorale,  vi
  assicuro,  i  sindaci in questo momento hanno ben altre sofferenze,
  non riescono ad assicurare i servizi, molti comuni dichiareranno il
  dissesto. E noi, ci stiamo qui preoccupando di come poi si potrà la
  prossima volta.
   Le  ragioni  per  le  quali abbiamo detto  e  voteremo   no   sono
  molteplici  e, soprattutto, il limite del trentacinque  per  cento.
  Aver  voluto  alzare la soglia del quaranta per cento  è  stato  un
  errore  madornale,  un  errore  madornale  perché  non  ci  saranno
  alleanze col quaranta per cento. Si starà a guardare alla finestra,
  vediamo  che  succede. Al ballottaggio, poi, si  faranno  le  nuove
  alleanze.
   Quindi,  questo  non è un sistema democratico e ancora  lo  voglio
  dire a gran forza.
   Limitare i poteri dei sindaci, se ci fosse stata la doppia  scheda
  così  come  nel 92 succedeva, il sindaco aveva un rapporto  diretto
  con l'elettorato, forse avrebbe avuto un senso.
   Ma, in questo momento, col voto col trascinamento, dare invece  la
  possibilità  ai consiglieri comunali di sfiduciare il  sindaco,  vi
  assicuro,  soprattutto  nei  piccoli  comuni,  che  non   ci   sarà
  un'amministrazione comunale che durerà in carica cinque anni
   Non  estendere  il terzo mandato, che non era come  garantire  una
  poltrona.  Io  vorrei ricordare agli amici del PD  che  proprio  il
  Partito  democratico prevede che i parlamentari possono  candidarsi
  per  tre  volte,  e  lo  avrebbero potuto fare tranquillamente  con
  l'effetto trascinamento anche i sindaci.
   Io  da sindaco avevo già detto che avevo ritenuto conclusa la  mia
  esperienza amministrativa, però ci sono tanti sindaci bravi che, al
  pari   di   tanti  deputati  regionali  o  nazionali  del   Partito
  democratico, possono proporsi proprio a completamento del mandato.
   Oggi  non  è facile, dicevo in qualche altro mio intervento,  oggi
  fare il sindaco è un atto d'amore perché si lascia la famiglia,  si
  lascia  il lavoro e lo si fa gratuitamente. E ancora, così come  si
  voleva  -  per  fortuna  non si è fatto - limitare  il  mandato  di
  consigliere comunale. Oggi il consigliere comunale non fa  solo  il
  consigliere  comunale, il consigliere comunale fa volontariato,  il
  consigliere  comunale  te lo ritrovi quando mancano  gli  impiegati
  comunali a sistemare e a fare anche la manutenzione ordinaria.
   Oggi, nei comuni, ci si rimbocca le maniche e si lavora a servizio
  delle  comunità, si lavora a servizio dei cittadini. Qui è come  se
  si parlasse di un altro mondo, perché forse manca l'esperienza.
   La  realtà più amara, più brutta è che questa legge elettorale non
  è il frutto della volontà di tutto il Parlamento, dei parlamentari,
  è il frutto di un accordo, è il frutto di un baratto.
   Renzi e Faraone reclamavano il 40 per cento. Allora qui il Partito
  democratico  ha rivendicato con forza il 40 per cento  perché  deve
  portare  questo risultato a Roma mentre l'UDC - non  so  per  quale
  motivo ma sbaglierà e se ne renderanno conto - ha sostenuto questo,
  estendere  il  maggioritario ma anche  nei  comuni  fino  a  15.000
  abitanti.
   Sapete  qual  è  la  contraddizione? Che  nei  comuni  dai  15.000
  abitanti  in su si è inserito lo sbarramento del 40 per  cento,  da
  10.000 a 15.000 abitanti ci ritroveremo con dieci liste perché  gli
  stessi  partiti che vogliono presentare più liste sono obbligati  a
  fare un sindaco ed una lista.
   Col  20 per cento - possibilmente in barba ad una percentuale  che
  non c'è - ci ritroveremo ad avere un sindaco.
   Un'altra  cosa  ai colleghi del Movimento Cinque Stelle.  Non  può
  passare l'idea del vittimismo.
   Vince  un  sindaco quando è bravo. Se voi fate una buona  proposta
  politica,  non l'antipolitica, per cui oggi parlate di  politica  e
  rivendicate - mi fa piacere che rivendicate la politica - perché vi
  siete  presentati come un partito di antipolitica che parlava  alla
  pancia degli italiani.
   Oggi  che  governate  parlate di politica e se  siete  bravi,  nei
  comuni  dove  amministrate, e lo hanno dimostrato già  le  elezioni
  precedenti,  che  col 35 per cento avevate vinto. Finiamola  quindi
  con i vittimismi.
   Siamo qui e chi si candida e dimostra di essere bravo, competente,
  professionale, un candidato a sindaco, un candidato  al  Parlamento
  non  è uno che ha vinto  X-factor'  Ci vuole esperienza, competenza
  e professionalità.
   Questa legge è un vulnus alla democrazia.
   Contesto il merito, ma contesto soprattutto il metodo per  come  è
  stata  approvata. Le riforme vanno fatte insieme, condivise insieme
  con tutto il Parlamento.
   Non  ci  possono essere deputati che stanno seduti  e  dicono  no.
  Poteva  contribuire il Movimento Cinque Stelle che con Forza Italia
  avrebbe  potuto migliorare, se avesse voluto, questa legge,  invece
  che oggi rivendicare e fare del vittimismo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Di  Mauro.  Ne  ha
  facoltà.

   DI  MAURO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  chiesto  di
  intervenire  perché questo disegno di legge ci riporta indietro  di
  qualche anno.
   La  legge  che  è  stata in vigore fino a tre,  quattro  anni  fa,
  prevedeva una indicazione ben specifica cioè un sindaco che  doveva
  essere  eletto, e che poteva essere eletto accompagnato da una  sua
  maggioranza, il cosiddetto voto di trascinamento.
   Nella  scorsa  legislatura il Partito democratico ha  condizionato
  una  iniziativa legislativa finalizzata proprio ad  eliminare  e  a
  creare  un  sistema - vorrei dire - torbido, un sistema  complicato
  per cui spesso sono mancati all'appello tutta una serie di voti per
  l'elezione  del sindaco, talché finalmente ci si è resi  conto  che
  bisognava  superare queste difficoltà e assumere una  posizione  di
  chiarezza rispetto all'elettorato.
   Se  da  un  lato si chiedeva un voto libero e chiaro nei confronti
  del  sindaco,  le strade erano due: o quella della doppia  lista  o
  quella  del  trascinamento. Si è optato per  il  trascinamento  che
  rappresenta   un'indicazione  che  proviene  da  gran   parte   del
  Parlamento.
   Mi permetto di dire, Presidente, si poteva fare molto di più.
   Si  poteva fare molto di più nel senso che lo sbarramento è  stato
  indicato  in questa nuova normativa, poteva essere - come  è  stato
  detto  da diversi colleghi - inferiore al 40 per cento per  evitare
  il  voto  contro. Cosa che invece non è stata possibile  perché  34
  deputati hanno optato per uno sbarramento molto più alto che  è  il
  40 per cento.
   Proprio  lì  è la difficoltà. Dal 35 arrivare al 40 per  cento  ed
  evitare il cosiddetto voto contro. Questo è un aspetto negativo.
   E'  un  aspetto negativo anche l'idea che si continui ad  indicare
  una  quota  di  partecipazione alle liste delle donne  del  30  per
  cento,  non si è consentito il cosiddetto voto singolo cioè  unico,
  che  deve  essere dato per ogni singola valutazione del  candidato,
  perché  tutto  questo  ha  inflazionato la  presenza  nei  consigli
  comunali  determinando una serie, spesso, di voti controllati,  che
  sono certamente un danno alla democrazia.
   Si  registra,  tuttavia, in questa legge,  qualche  altro  apporto
  positivo,  come  la  possibilità, per  esempio,  che  il  candidato
  sindaco  non  eletto venga eletto di diritto consigliere  comunale.
  Credo  che sia una norma giusta, corretta, che consente  a  chi  ha
  partecipato  con forza ad una campagna elettorale col  suo  massimo
  impegno di potere partecipare.
   Però,  a  nostro  parere, Presidente, non voglio  tirarla  per  le
  lunghe,  credo che si poteva fare di più, credo che si poteva  fare
  una  norma  molto più leggera, una norma che poteva  consentire  di
  dare  corso ad un sistema elettorale per l'elezione dei comuni  che
  fosse più libera e trasparente.
   E' per esempio da contestare la norma che prevede il maggioritario
  dai  comuni dai 10000 ai 15000 abitanti. Per quale ragione?  E'  un
  limite  alla  democrazia e alla libertà dei candidati di  esprimere
  con senso civico la propria partecipazione alla vita delle elezioni
  comunali,  perché avere creato una condizione per  cui  a  tutti  i
  costi un accordo trasversale fatto tra una serie di deputati  e  un
  ricatto  tra  il  Partito Democratico, e l'UDC ha  determinato  una
  scelta  in favore della sollecitazione di qualcuno dei deputati  di
  questa  maggioranza, per determinare uno spostamento in  avanti  di
  quello  che  è  il  numero degli abitanti che sono  interessati  al
  cosiddetto sistema maggioritario.
   Noi  avremo  quindi  una serie di comuni della  Sicilia,  numerosi
  peraltro,  che invece di votare con il diritto della rappresentanza
  civica più ampia possibile, saranno costretti a inserirsi a tutti i
  costi in una delle due liste che possono partecipare utilmente alla
  corsa per il consiglio comunale, o addirittura restare fuori. Credo
  che questo non sia un esempio di democrazia.
   Pur  tra  luci e ombre di questa legge noi preferiamo  che  questa
  norma  sia  una norma di apertura e di auspicio, che  possa  essere
  anche  aperta  ad  ulteriori aggiustamenti  e  in  atto  preferiamo
  astenerci dal voto, votando scheda bianca e dando la possibilità  a
  questo  Parlamento di ritornare proprio su quello che è  l'aspetto,
  per  quanto ci riguarda, del voto nei comuni tra i 10 e  i  15milia
  abitanti  e  il  voto di genere che, a nostro parere,  senza  voler
  precludere   nulla  alle  donne,  ma  anzi  garantendo   loro   una
  partecipazione  ancora  più ampia, con le liste  al  50%,  di  fare
  un'ulteriore riflessione nel più breve tempo possibile.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panarello.  Ne  ha
  facoltà.

   PANARELLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessori,
  intervengo  per  esprimere  riserve  sull'esito  di  questa   lunga
  discussione   sulla  legge  elettorale,  che  ha  avuto   un   iter
  lunghissimo  e  tormentato, basta guardare le diverse  stesure  che
  sono  emerse  dalla Commissione di merito per capire che  siamo  in
  presenza di un iter molto travagliato.
   Le  mie  riserve si concentrano non già sulle considerazioni,  per
  carità  rispettabili, ma molto propagandistiche e  strumentali,  di
  tanti  colleghi  dell'opposizione, ma sulla filosofia  che  sta  al
  centro di questa legge.
   Di   fondo  c'è  che  tanti  colleghi,  legittimamente,  ritengono
  squilibrato  il  rapporto tra il sindaco ed il consiglio  comunale.
  Questione legittima, e che avrebbe dovuto portare la Commissione ed
  il  Parlamento  a  trovare forme e modi per rendere  più  forte  il
  consiglio comunale, aumentando i poteri, rendendo più stringenti le
  funzioni che attualmente hanno di indirizzo e di controllo, ma  non
  si  è  fatto  nulla  di  tutto questo. Si  è  pensato  puramente  e
  semplicemente  ad  indebolire la figura del sindaco,  e  credo  che
  questo determina inevitabilmente un indebolimento del sistema.
   Noi  non avremo enti locali più forti perché avremo sindaci eletti
  direttamente  più  forti  e consigli comunali  eletti  direttamente
  altrettanto   forti.  Ma  avremo  consigli  comunali   che,   dalle
  valutazioni  che  ho ascoltato, sono deboli e assieme  ai  consigli
  comunali deboli avremo sindaci più deboli.
   Qual  è  il  vantaggio  per  il sistema  e  per  i  cittadini?  Io
  sinceramente   non   riesco  a  comprenderlo.  E   siccome   stiamo
  intervenendo su una legge importante che dovrebbe avere la finalità
  di  rendere  più forte il sistema attraverso la partecipazione  dei
  cittadini e il ruolo del sindaco, che è un perno di questo sistema.
  Perché  altrimenti sarebbe più logico tentare - nessuno osa  farlo,
  anche  se molti lo pensano - di ritornare all'elezione dei  sindaci
  attraverso  i  consigli comunali, com'era nella  cosiddetta   Prima
  Repubblica .
   Ma  andare  a  scelte di questo genere senza fare un  sistema  più
  forte  e maggiormente in grado di servire efficacemente i cittadini
  credo  che, al di là delle intenzioni - anche perché conosco  tanti
  colleghi  che ci hanno lavorato e che lo avranno fatto  con  ottime
  intenzioni - l'esito sia assolutamente insoddisfacente.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a parlare l'onorevole  Palmeri.  Ne  ha
  facoltà.

   PALMERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
  mi  spiace se avrò un tono forse polemico però mi sarebbe  piaciuto
  in questo momento discutere di altro per la Sicilia.
   Ci ritroviamo in pieno agosto a discutere di una legge elettorale,
  ma  soprattutto ci troviamo in un momento storico per la Sicilia in
  cui le emergenze e le priorità sicuramente sono ben altre. Come  ad
  esempio togliere i rifiuti dalle strade, la salute, l'ambiente,  il
  lavoro,  i  servizi  prioritari per i cittadini.  E  quindi  io  mi
  chiedo:  a  chi serve questa legge elettorale oggi? Sicuramente  ai
  cittadini siciliani no
   E  quindi, che cosa stiamo facendo in questo momento? Non  si  sa.
  Forse  stiamo  facendo gli interessi di una certa  politica,  della
  maggioranza, non di certo dei siciliani.
   Mi  sembra anche che forse siete tutti ossessionati dal cercare di
  mettere  il  bastone  fra  le  ruote al  Movimento  Cinque  Stelle.
  Probabilmente  c'è anche questo fattore. Però vi  do  una  notizia:
  tutto questo non servirà a nulla. Perché tutto questo sarà soltanto
  un boomerang contro di voi.
   Evidentemente tutto quello che fate, tutto questo atteggiamento di
  portare  nocumento al Movimento Cinque Stelle,  non  fa  altro  che
  farvi  assomigliare a un comitato di affari più che a delle  realtà
  politiche. Un comitato di affari che ha l'unico obiettivo,  se  non
  conservare la propria poltrona. Siamo diventati la prima Regione ad
  avere raggiunto la maggioranza con il 40 per cento. Tutto questo mi
  sembra  abbastanza assurdo. Se avessimo chiesto ai siciliani  quali
  sono  le  priorità  in questo momento per loro,  probabilmente  non
  avrebbero  risposto la legge elettorale. Avrebbero risposto  altro.
  In  questo momento forse la loro priorità sarebbe mandarvi tutti  a
  casa.
   I  vostri giochetti, i vostri tentativi che avete messo in atto in
  queste ore, oggi ci sono costate tre diverse convocazioni prima  di
  iniziare la seduta d'Aula.
   Sabato  siamo  venuti qui invano perché molti di voi  -  come  era
  prevedibile  -  sono  andati al mare, quindi abbiamo  perso  tempo,
  abbiamo anche portato un costo ai siciliani.
   Questo  modo  di  fare politica non va più bene,  ed  i  siciliani
  sicuramente  non sono stupidi, lo capiranno, hanno capito  tutto  e
  significa  questo  che  lo  pagherete  in  termini  elettorali  per
  rimanere in tema. E quindi continuo a chiedermi a chi serve appunto
  questa legge, ancora non ho una risposta precisa.
   Sul  doppio  voto di genere, anche qui abbiamo perso un'occasione,
  perché  io  vi  direi di prendere come esempio,  per  risolvere  il
  problema,  il  Movimento  Cinque Stelle, visto  che  nel  Movimento
  Cinque  Stelle  le  donne  vengono  semplicemente  lasciate   nelle
  condizioni di partecipare e vengono votate dai cittadini, perché  i
  cittadini  siciliani  vogliono votare le donne  se  queste  vengono
  messe  nelle  condizioni di partecipare alla vita politica.  Io  ad
  esempio ho preso 6.800 voti nella mia Provincia, sono stata la  più
  votata,  così  come le altre mie colleghe nelle proprie  rispettive
  Province, questo per dire che abbiamo perso un'occasione  anche  in
  questo  caso.  Io  vorrei ricordare semplicemente,  e  chiudo,  che
  quest'Aula  dovrebbe  servire per portare  avanti  le  istanze  dei
  cittadini  e  non  di certo per portare le vostre  istanze,  questo
  ricordatevelo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a parlare l'onorevole  Anselmo.  Ne  ha
  facoltà.

   ANSELMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quella sulla legge
  elettorale  è  una discussione che è nata molti  mesi  fa  e  pochi
  certamente avrebbero scommesso sul successo e diciamo sul  punto  a
  cui oggi siamo arrivati in quest'Aula.
   Oggi,  invece, noi abbiamo dimostrato il contrario e se lo abbiamo
  potuto  fare  è  non soltanto grazie ad una maggioranza  che  si  è
  dimostrata coesa e determinata, ma anche grazie alla correttezza ed
  all'equilibrio delle opposizioni.
   Quella  che  ci  apprestiamo a votare è  una  legge  che  sviluppa
  fattori  coesivi all'interno del sistema elettorale delle autonomie
  locali.  Si è cercato di fare passare questa legge come  una  legge
  contro  qualcuno , niente di più sbagliato, non era questo il  tema
  della legge. La vita politica dei Comuni è sotto gli occhi di tutti
  ed  è,  diciamo,  ormai  vittima  di una  frammentazione  pressoché
  totale.  Frammentazione che questa legge elettorale vuole eliminare
  rendendo più semplice e partecipata la vita pubblica dei Comuni.
   Abbiamo rispecchiato principi e strumenti presenti nella normativa
  nazionale  a  cominciare  dalla doppia preferenza  di  genere,  che
  qualcuno  in quest'Aula ha cercato di strumentalizzare e  spacciare
  come un modo di controllo del voto, quando sappiamo bene che i modi
  per controllare il voto sono altri e ce lo insegna la storia.
     E'  stata  sì una battaglia del PD, ma non è stata una battaglia
  per  il  PD.  E'  una  battaglia  affinché  nelle  istituzioni  sia
  garantita una giusta ed equa rappresentanza come segno di civiltà.
   Il Movimento Cinque Stelle, che in quest'Aula tanto si è speso per
  la  trasparenza  e che ha attaccato ripetutamente il  mio  partito,
  questa maggioranza, questo Governo, è  un Gruppo che si è speso per
  la trasparenza e per la legalità. Non dimentichiamoci, però, che il
  Movimento Cinque Stelle in quest'Aula ha cercato di far passare  un
  emendamento  che  di  trasparente  e  di  legale  aveva  ben  poco,
  spacciando sotto l'introduzione del seggio unico quello che  invece
  voleva  essere  lo  spoglio in un unico seggio  elettorale  creando
  chiaramente  il  caos ed ovviamente, diciamo  con  buona  pace,  di
  trasparenza e di legalità.
   Demagogici  sono questi interventi, così come demagogico  è  stato
  ergersi,  è  stato  volersi ergere come gli unici interpreti  della
  voglia  dei giovani di ritornare a fare politica. Giovani  colleghi
  di  quest'Aula,  giovani  sindaci,  giovani  consiglieri  comunali,
  giovani  amministratori e dirigenti di partito, dimostrano  come  i
  giovani  non  è  vero che abbiano visto solo nel  Movimento  Cinque
  Stelle  la  voglia  per  fare  politica,  ed  anzi  dimostrano  che
  all'interno dei partiti si cresce e si porta avanti quella che è la
  politica,  ed è una sana politica. Il Movimento Cinque Stelle  come
  sempre, per l'ennesima volta, ha scelto l'auto isolamento, per pura
  propaganda  e  per  l'ennesima volta  ha  perso  un'opportunità  di
  confronto  in questo caso su quelle che erano le regole della  vita
  democratica.  Abbiamo  -  e  per  l'ennesima  volta  ha  perso  una
  opportunità  di confronto, in questo caso su quelle  che  erano  le
  regole della vita democratica - abbiamo introdotto con questa legge
  la  soglia di ballottaggio al 40 per cento ed abbiamo eliminato  il
  voto  confermativo.  Tutti elementi che dimostreranno  le  prossime
  competizioni amministrative e favoriranno l'aggregazione.
   Per  questo,  a nome mio e del Gruppo, che mi onoro di  presiedere
  confermo il voto favorevole a questa legge.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il Presidente della Commissione,
  onorevole Cascio Salvatore. Ne ha facoltà.

   CASCIO SALVATORE, presidente della Commissione. Signor Presidente,
  onorevoli colleghi, finalmente sembra che stiamo per arrivare  alla
  conclusione  di  una  legge  elettorale  che  all'inizio   sembrava
  condivisa  da  tutti,  che aveva un percorso  semplice,  lineare  e
  tracciato  che  per  via si è un po' smarrita e  ha  trovato  degli
  ostacoli e delle asperità.
   E'  chiaro che io da questo scranno non ho il convincimento e  non
  sono convinto di potere avere il consenso di tutti i colleghi.
   Da  quest'Aula abbiamo assistito al ripetersi di quelle  che  sono
  tutte  le  tecniche parlamentari, dall'ostruzionismo al cercare  di
  perdere tempo, al modificare, al rinvio ripetuto e richiesto e  mai
  ottenuto da parte di qualche forza delle opposizioni.
   E'  chiaro che, quindi, da parte mia non c'è questa convinzione di
  convincere  i  colleghi,  ma  c'è  la  necessità  di  fare  qualche
  chiarimento.  Questi chiarimenti, nell'ordine,  sono  doverosi  nei
  confronti di alcuni colleghi che hanno presentato degli emendamenti
  e   mi   riferisco  agli  emendamenti  dell'onorevole  Fazio,  agli
  interventi  del Movimento Cinque Stelle, agli interventi  di  Forza
  Italia e agli interventi dell'onorevole Musumeci. Per poi passare a
  quello che è realmente lo spirito della legge.
   Vado   per   ordine.   Per  ordine  iniziamo   con   l'emendamento
  dell'onorevole Fazio.
   L'onorevole  Fazio  presenta  un emendamento  in  cui  prevede  di
  regimentare  la possibilità che i consiglieri comunali facciano  al
  massimo  3  mandati. Viene subemendato dal Movimento Cinque  Stelle
  dicendo  no, perché 3 mandati sono molti, facciamone 2 . La domanda
  che  io mi pongo, onorevole Fazio: il rinnovamento perché alla base
  del  ragionamento  che lei ha portato vi era il rinnovamento.  Alla
  base  del  ragionamento che ha portato il Movimento  Cinque  Stelle
  c'era la gerontocrazia.
   Il  rinnovamento  per voi rappresenta semplicemente  una  sequenza
  cronologica?  Mi spiego: fa 2 mandati, fa un pit  stop  come  è  in
  Formula  uno  e  poi riprende e, quindi, c'è una catarsi,  c'è  una
  depurazione e quindi può riprendere a fare politica.
   Allora, mi sembra che questo meccanismo non regga da questo  punto
  di  vista  perché  il  vero rinnovamento  sta  nella  capacità  dei
  giovani, e ce ne sono tanti, di misurarsi in politica e di scalzare
  i vecchi e questo ricambio generazionale, questo ricambio di quadri
  direttivi sta avvenendo in tutti i partiti e sta avvenendo in tutta
  Italia,  da  Roma  a  scendere senza bisogno  di  secondo  e  terzo
  mandato. Renzi docet da questo punto di vista.
   Secondo   è  l'onorevole  Formica.  L'onorevole  Formica   fa   un
  intervento sulle abolizioni delle preferenze di genere. Quasi quasi
  rappresenta  l'abolizione  sulle doppie  preferenze  e  rappresenta
  quasi  quasi  una  misura  di contenimento  alla  lotta  contro  la
  criminalità  organizzata  per come lo ha  posto  lei.  Come  se  la
  preferenza  di genere generasse chissà quale malefatte,  la  doppia
  preferenza generasse chissà quali malefatte ed altro.
   E'  chiaro  che questa visione della questione non mi può  trovare
  d'accordo, perché io ritengo che la preferenza di genere invece non
  sia  questo,  ma  sia semplicemente un fatto di  emancipazione,  un
  fatto di pari opportunità, un fatto di civiltà.
   E'  chiaro,  però,  che  in un sistema del genere  bisogna  essere
  coerenti. E la coerenza - e lo dico con l'onestà intellettuale  che
  mi  sento di avere - l'ha avuta l'onorevole Cordaro, perché  quando
  presenta  un  emendamento in cui dice che le  liste  devono  essere
  fatte  al  50  per cento, mi dispiace per le colleghe donne,  anche
  della maggioranza, non si può essere d'accordo con la preferenza di
  genere  e non essere d'accordo con la rappresentatività al  50  per
  cento, perché è chiaro che limita le donne.
   La  presenza  al  50  per  cento  delle  donne  è  una  vera  pari
  opportunità,  non è un recinto, una riserva indiana  per  com'è  un
  terzo della presentazione delle liste. Non ci sono altre scuse. Non
  ci  possono essere le scuse, non possiamo fare le liste. Noi  siamo
  legislatori. Non facciamo le leggi per fare le liste. Noi  facciamo
  le leggi per funzionare.
   E,  poi,  è  il  ragionamento  che  faceva  l'onorevole  Figuccia.
  L'onorevole Figuccia, addirittura, diceva, sbagliando anche, perché
  ricordo all'onorevole Figuccia che il sorteggio dei revisori non  è
  stato  inserito  in  questa legge, è stato inserito  in  una  legge
  precedente; ma questa legge ha, semplicemente, corretto in parte la
  legge  precedente,  delimitando il fatto  che  i  revisori  possono
  essere siciliani, perché quella legge lo estendeva a tutti.
   Si era verificato, in Sicilia, il caso di un comune, Furci Siculo,
  un  comune  di pochi abitanti, che aveva un revisore di Bologna  ed
  era  costretto  a spendere più di trasferte che di reale  costo  di
  revisore.  Nasceva,  quindi,  da questa  esigenza.  L'abbiamo  resa
  snella,  abolendo l'albo unico e dando ai comuni la possibilità  di
  fare  i  revisori.  Penso  che era un discorso,  semplicemente,  di
  buonsenso.
   Ed  andiamo, invece, al discorso del seggio unico che è il cavallo
  di battaglia del Movimento Cinque Stelle.
   Penso  che,  qua, nessun collega discuta il principio. Discuta  il
  principio  che  è  quello  di  dire:   il  voto  non  deve   essere
  tracciabile ,  il voto non si deve riconoscere ,  il voto non  deve
  essere  controllato . Questo è un principio sacrosanto e che  tutti
  sottoscriviamo. Ma da questo a cercare di fare un'altra cosa, ce ne
  vuole   Perché se l'emendamento Musumeci aveva una logica, che  era
  quella di mischiare le schede, trovando, era, diciamo, praticabile.
  Aveva, a mio avviso, un vulnus, onorevole Musumeci.
   Oggi,  in Sicilia, non ci sono elezioni che non hanno ricorsi  per
  brogli  elettorali.  Nel  momento in cui mischiamo  le  schede  non
  sappiamo  a  quale presidente di seggio imputare determinate  colpe
  gravi. E colpe gravi, in Sicilia, ce ne sono state tante, che hanno
  portato  anche  all'arresto, in flagranza, di alcuni presidenti  di
  seggio.
   Questo è il vulnus che noi  ci poniamo,  e ci ponevamo, e che  non
  abbiamo superato. Non che abbiamo qualcosa contro come principio.
   Ed invece andiamo a quello che è la legge. E, qua, mi dispiace, ma
  non  ho condiviso per niente l'intervento dell'onorevole Panarello,
  perché  l'onorevole Panarello dice:  con questa legge  noi  abbiamo
  limitato  i  sindaci;  con  questa legge  noi  stiamo  limitando  i
  sindaci .  Per  un  momento, fermiamoci tutti e vediamo  che  legge
  elettorale abbiamo oggi.
   Oggi,  abbiamo  una  legge elettorale che io,  se  sono  candidato
  sindaco, prendo il 50 per cento + 1, e la mia coalizione prende  il
  39  per  cento,  non  usufruisco  del  premio  di  maggioranza.  Un
  paradosso
   Noi  non  abbiamo  fatto altro che agire sulla prima  parte  della
  legge,  perché  la seconda parte, è tale e quale,  è  immutata.  Al
  ballottaggio, cioè, chi vince prende il premio di maggioranza.
   Sulla prima parte, abbiamo abbassato quella soglia che riguarda il
  sindaco. E l'abbiamo abbassata. E non mi si può stare a dire che il
  35  è  meglio  del  40  o il 38 è meglio del 35  al  40,  perché  è
  opinabile, anche questo ragionamento.
   Signor  Presidente.  Io non penso che abbiamo  fatto  una  cattiva
  legge,  penso  che abbiamo fatto una buona legge,  penso  che  come
  tutte  le leggi può essere perfettibile, penso che è una legge  che
  può  funzionare, che dà stabilità al sindaco perché non gli  limita
  il  premio di maggioranza, non glielo limita assolutamente,  rimane
  tale  e quale, ha diritto al premio di maggioranza addirittura  con
  una  soglia più bassa, col 40 per cento, onorevole Musumeci, mentre
  ci  voleva  il  50  + 1 rispetto ad altri che dicevano  di  abolire
  completamente il doppio turno e fare il turno unico, e rispetto  ad
  altri  che  facevano una soglia del 35 per cento, ma  questa  legge
  introduce anche un'altra novità che nessuno qua ha detto, che da la
  possibilità   al  sindaco  non  eletto  di  diventare   consigliere
  comunale,  e  questo  è  importante per la democrazia,  perché  può
  rappresentare veramente quella opposizione a cui i cittadini  hanno
  dato fiducia.
   Questa  è la legge che abbiamo votato. Non ci sono altre  cose  da
  aggiungere. Per cui, Presidente, io sono contento che questa  legge
  abbia avuto un esito mi auguro col voto finale felice. Auguro  buon
  lavoro ai nuovi sindaci che faranno tesoro di questo nostro lavoro.

   PRESIDENTE. Onorevole Cascio, mi consenta di ringraziarla  per  il
  lavoro  che ha svolto in questi lunghi mesi e, soprattutto, per  la
  pazienza dimostrata indipendentemente dall'esito della legge.
   So quanto è stato difficile e quante volte la legge è ritornata in
  Aula.  Ognuno  di  noi può avere le proprie convinzioni,  però  più
  volte  mi  sono confrontato con l'onorevole Cascio e, se non  fosse
  stato  per la sua pazienza, credo che questa sera non saremmo  qui.
  Qualcuno  non  sarà probabilmente contento, però ringraziando  lui,
  ringrazio  tutta la Commissione chiaramente.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica.  Signor Presidente,  onorevoli colleghi, prima  di  tutto
  volevo  ringraziare  il  Presidente della  Commissione  e  tutti  i
  componenti,  perché è stato un lavoro lungo, fatto da diversi  mesi
  e,  come ha detto l'onorevole Cascio, Presidente della Commissione,
  quando  siamo stati in Commissione la maggior parte di tutto quello
  che  si discuteva, sia  maggioranza che minoranza, concordavano con
  il  lavoro  fatto,  a  parte l'astensione o il voto  contrario  del
  Movimento Cinque Stelle.
   Io non voglio qui entrare nel merito e spiegare, perché la legge è
  stata  battuta  e dibattuta, ci sono state molte critiche,  però  -
  come  ha  detto  l'onorevole Falcone - le critiche servono,  perché
  tutti  gli emendamenti che sono stati fatti a supporto della legge,
  sono serviti per migliorare questa legge che speriamo stasera venga
  approvata  da parte di tutto il Parlamento, perché gli  emendamenti
  sono  stati votati a maggioranza, inseriti nella legge per  portare
  miglioria.
   La legge è stata portata, ed è stata vagliata non solo per portare
  miglioria, ma guardando la legge precedente ci si è resi conto  che
  il  sistema di voto è cambiato, il sistema partitico è cambiato, ed
  è  stato fatto, appunto, per dare più agibilità sia ai sindaci  che
  ai consiglieri comunali.
   A  volte,  c'è  molto rammarico perché si dice che  i  consiglieri
  ricattano, i sindaci vengono ricattati. Questo non va, non va  come
  Parlamento che venga detto questo, perché all'interno dei  consigli
  comunali  ci sono dei bravi consiglieri che, magari, a volte  vanno
  oltre,  ma solamente per un fatto di opposizione e per dare maggior
  vivibilità  nei propri comuni e non per ricattare i sindaci  o  per
  fare qualcosa al contrario.
   In  ogni caso, volevo ricordare che, se qualcuno dovesse ricattare
  sia consiglieri e sindaci ci sono le autorità preposte per andare a
  fare  delle  denunce, perciò dico che questo deve  essere  escluso,
  questa  legge  non  è  stata fatta contro nessuno,  è  stata  fatta
  appunto per rendere più agibili la politica ed il popolo siciliano,
  poi  saranno i cittadini a valutare se è una riforma fatta  bene  o
  fatta  male,  come abbiamo noi in questa sessione di Parlamento  di
  cambiare  alcune cose che abbiamo capito che non andavano bene,  si
  può fare nella prossima legislatura; ma io sono convinta che questa
  legge porterà solamente benefici.
   Si è parlato delle quote rosa, anche questo; sì, a volte si eccede
  quando  si  parla  perché  le quote rosa  hanno  dimostrato  che  è
  aumentato il numero dei consiglieri comunali donna all'interno  dei
  consigli comunali. Vuol dire che anche se le donne sono brave a far
  politica,  come  ha detto qualcuno le donne messe nel  listino,  le
  donne  vengono  messe nel listino perché deve essere garantita  una
  percentuale.  Gli  altri anni il listino non è  scattato  perché  i
  presidenti   della  Regione  hanno  superato  il  50   per   cento;
  quest'anno, quest'ultimo legislatura, sono scattate le donne.
   Come sono scattate le donne, ci sono stati all'interno del listino
  anche  gli  uomini.  Perciò non si tratta di  intelligenza,  ma  si
  tratta  di  postazioni che la legge consente  in  una  percentuale.
  Perciò, eliminare il voto alle donne non era corretto anche  se  il
  controllo di voto, eccetera. Però, ripeto, noi dobbiamo guardare le
  parti  positive  non le parti negative nel senso che  ci  sono  più
  donne all'interno dei consigli.
   Io  volevo  ringraziare tutti, non volevo entrare nello specifico,
  ripeto, perché già è stato detto tutto quello che riguarda la legge
  ed io mi auguro e sono convinta che sarà una buona legge.
   Io  volevo  ringraziare tutti i parlamentari  presenti,  oltre  la
  Commissione, perché oggi siamo tutti qui a votare una legge,  anche
  chi  si astiene, anche chi vota contro, perché crede nel Parlamento
  siciliano.  Perciò noi dobbiamo dare all'esterno questa  sensazione
  di  credere  e  la  nostra  presenza all'interno  dell'Aula  è  una
  presenza importantissima, sia della maggioranza che voterà ed anche
  della minoranza.
   Perciò  io  ringrazio tutti i parlamentari per  la  disponibilità,
  perché è un nostro dovere, ma ci sono altri parlamentari che  hanno
  preferito  andare  in vacanza mentre noi siamo  qua  a  votare  una
  legge.
   Ringrazio tutti. Spero solamente che proseguiamo i lavori.
   Si  è  parlato  di  problematiche della Sicilia,  che  la  Sicilia
  brucia, di disoccupati, di rifiuti, ma non si è parlato, a volte mi
  dispiace  dirlo,  di  problematiche delle  province,  che  ci  sono
  dipendenti  delle  province che non percepiscono  lo  stipendio  da
  diversi  mesi.  Perciò io invito gli onorevoli  colleghi,  dopo  il
  voto, di continuare i lavori per portare avanti e per votare quello
  che  è  di  utile  per il popolo siciliano e non  solamente  per  i
  parlamentari.

   PRESIDENTE.  Sono stati presentati quattro ordini del giorno.  Gli
  ordini del giorno non sono ammissibili.

   sizioni in materia di elezione del sindaco e del consiglio comunale
   e di cessazione degli organi comunali. Modifica di norme in materia
   di organo di revisione economico-finanziaria degli enti locali e di
   status degli amministratori locali' (nn. 1153-15-845-860-922-1003-
   1126-1138-1224/A)
   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Votazione  finale  per  scrutinio nominale del  disegno  di  legge
  nn.1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A

    PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio nominale
  del disegno di legge nn.1153-15-845-860-922-1003-1126-1138-1224/A.
   Indìco la votazione per scrutinio nominale.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  67
   Maggioranza         34
   Favorevoli          42
   Contrari            23
   Astenuti             2

                         (L'Assemblea approva)

   (Il  Gruppo  parlamentare  Movimento  Cinque  Stelle  espone    un
  cartello con la scritta  TRUFFARELLUM )

   PRESIDENTE. Va bene  Vi siete guadagnati una foto sulla stampa

   vorire l'economia. Disposizioni varie' (n. 1214/A)

   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Seguito della discussione del disegno di legge «Disposizioni per
         favorire l'economia. Disposizioni varie.» (n. 1214/A)

   PRESIDENTE. Si passa al seguito della discussione del  disegno  di
  legge  «Disposizioni per favorire l'economia. Disposizioni  varie.»
  (n. 1214/A), posto al numero 2).
   Invito  i  componenti  della  II  Commissione  a  prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Onorevoli  colleghi, su questo disegno di legge sono  pervenuti  a
  questa Presidenza 180 emendamenti, 35 emendamenti aggiuntivi  e  10
  presentati  dal Governo come riscrittura di norma. In  totale  sono
  225 emendamenti.
   Dobbiamo  essere chiari sul percorso, per intenderci.  L'Assessore
  per le autonomie locali e la funzione pubblica, onorevole Lantieri,
  nel  suo  intervento  relativo al precedente disegno  di  legge  ha
  evidenziato l'esigenza di stralciare la norma relativa quanto  meno
  alle province, per un'esigenza di carattere complessivo.
   Prima  che parli l'Aula, gradirei sentire il Presidente  della  II
  Commissione, onorevole Vinciullo.
   Dobbiamo  andare avanti con disciplina, abbiamo tenuto  tutta  una
  serie di riunione e dobbiamo portare avanti una serie di disegni di
  legge in maniera omogenea. Capisco le posizioni di ciascuno, io sto
  riportando  all'Aula qual è la situazione di fatto. Di  fatto,  noi
  abbiamo un disegno di legge governativo che era di 4 articoli ed  è
  diventato di 32. Io stesso ho detto che non ci sono grossi  profili
  di  inammissibilità sui 32 articoli, era un lavoro che aveva  fatto
  la  Commissione  ed  anche di questo va ringraziato  il  Presidente
  Vinciullo.   Su   questo  sono  stati  inseriti,  complessivamente,
  emendamenti per 225 nel numero: 180 al testo, 35 aggiuntivi e 10 di
  riscrittura da parte del Governo.
   Il  Governo, ribadisco, ha evidenziato un'esigenza: Province. Ora,
  io  gradirei sapere come intendiamo procedere; ma su questo  vorrei
  confrontarmi con l'Aula.


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


         Comunicazione di nomina di componente di Commissione

   PRESIDENTE.  Comunico  che l'onorevole Alfio  Barbagallo  è  stato
  nominato  componente  della VI Commissione  legislativa  permanente
   Servizi   sociali  e  sanitari ,  in  sostituzione  dell'onorevole
  Giovanni Ioppolo dimessosi dalla carica di deputato regionale.  Era
  una comunicazione doverosa.

   L'Assemblea ne prende atto.


                                1214/A

   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


     Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n.
                                1214/A

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,soltanto per  dire
  questo:  prima di stralciare delle norme, proverei perché  dobbiamo
  stare  qua  sino a domani sera alle ore 20.00, lo abbiamo stabilito
  in   Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari.   Noi,
  addirittura, come partito avevamo detto che siamo disponibili,  per
  fare le variazioni, sino alla vigilia di ferragosto.
   Ciò  nonostante, non mi sembra possibile, ma sino a  domani  Forza
  Italia gradisce di stare qua  Noi abbiamo il dovere di iniziare, se
  vogliamo,  già  stasera e andiamo per ordine. Si  parte  dal  primo
  articolo,  si continua col secondo, e via discorrendo e vediamo  se
  ci  sono  le  condizioni perché l'Aula possa  determinarsi  in  tal
  senso.
   Se  poi, Presidente, non ci fossero le condizioni - ma non ora, lo
  vediamo  domani  ad  ora di pranzo, alle ore  16.00  -  allora,  il
  Governo  chiederà  due, tre articoli più importanti  e  noi  saremo
  pronti. Però, non possiamo stroncare, diciamo così,  ab origine  il
  dibattito o l'esame dell'articolato.
   Noi,  infatti,  avevamo  detto stiamo attenti  parliamo  prima  di
  variazioni  e  dopo di legge elettorale perché le variazioni  hanno
  refluenze da settembre, non da dicembre o dall'anno prossimo.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   parlerò
  pochissimo  per  non  tediarla. Solitamente  intervengo  perché  il
  Regolamento me lo permette. Lo faccio anche adesso, ma ormai  oltre
  le mie funzioni. Io sono allibito, Presidente, per la richiesta del
  Governo  che  chiede di estrapolare solo una norma e,  chiaramente,
  aspetto di sentire il Presidente della Commissione.
   Perché  dico ciò? Perché abbiamo lavorato in Commissione, notte  e
  giorno  per  un  mese, per produrre un testo, la cui qualità  delle
  norme   proposte   sono   assoggettabili  solo   al   giudizio   di
  ammissibilità o di incostituzionalità. Poi, che siano norme  più  o
  meno belle, che siano più o meno interessanti, che siano più o meno
  efficaci lo stabilirà la storia quando verranno applicate.
   Ora,  mi  rivolgo ai componenti della Commissione ed al Presidente
  della  Commissione:  se tutto questo lavoro che,  peraltro,  vi  ha
  visto  appassionatamente contro l'assessore Baccei, che ha  cercato
  di  impedire  fino all'ultimo lo stanziamento di  risorse  per  gli
  agricoltori  dei  Consorzi  di bonifica   che  è  una  delle  poche
  categorie  che si alza la mattina con il proprio lavoro e guadagna,
  perché in queste trentadue norme sono state ammesse, ripeto,  norme
  su  cui  nessuno può esprimere giudizi tranne di legittimità  o  di
  incostituzionalità o di violazione di norme nazionali sulla potestà
  legislativa che noi abbiamo.
   Presidente  Vinciullo,  se questo testo dovesse  finire,  diciamo,
  dentro  un  volemosi bene e prendiamo i più belli , la inviterei  a
  riflettere  perché  lei  non  può  tenere  prigionieri  quattordici
  componenti  di una Commissione per poi scoprire che il  Governo  ha
  riscritto  quindici  articoli  pur avendo  partecipato  minuto  per
  minuto.
   C'è  un  problema di dignità, presidente Ardizzone, così  come  ci
  sono,  per  esempio,  le  norme  che riguardano  enti  storicamente
  importanti  che  ritengo  giusto che stiano  dentro  questa  norma.
  Ognuno  di  noi  rappresenta  qualche  cosa,  non  siamo  qua   per
  sorteggio, per nomina, siamo stati eletti per rappresentare  popolo
  e  territorio,  tant'è che il nostro sistema elettorale  ci  dà  la
  rappresentanza  di  una circoscrizione elettorale  che  in  Sicilia
  coincide con nove province, fatta eccezione dei parlamentari eletti
  con sistema del listino.
   Per  cui,  lo dico senza scandalizzarmi più di tanto: se il  gioco
  finale  è  quello  che sotto ferragosto non si  lavora,  invito  il
  Presidente  della  II Commissione a rivedere la sua  funzione.  Che
  senso  ha che andiamo a verificare coperture finanziarie con grande
  disponibilità per alcune norme mentre per altre no.
   Spesso  il  Governo  adotta  una  linea  che  è  molto  docile   e
  accondiscendente per alcuni versi e, poi, arrogante  con  i  poveri
  agricoltori.
   Il tema finale è questo, mi sono battuto per questo.
   Se   dobbiamo  chiuderla  in  questo  gioco  dell'oca,  tragga  le
  conseguenze, presidente Vinciullo, perché il lavoro di  uno  o  due
  mesi non è servito a nulla

   PRESIDENTE.  Onorevole Panepinto, poi ci lamentiamo del  Movimento
  Cinque  Stelle - mi permetta questo - hanno parlato tutti che  alla
  fine cresce in consensi.
   Dopo  un gran lavoro fatto nelle Commissioni, dopo un gran  lavoro
  fatto  dall'Aula, l'intervento è dire che noi quasi ci preoccupiamo
  di  lavorare  fino  a  ferragosto,  si  vuole  mandare  un'immagine
  distorta   all'esterno  come  se  questo  Parlamento  non   volesse
  lavorare.  Quando  è  il caso di dire che ce la  cerchiamo,  ce  li
  cerchiamo i problemi quando non è assolutamente così
   Non  vorrei  che  dietro  tante norme che  sono  passate  pure  in
  Commissione  -  si  è detto questo - solo perché  vi  erano  alcuni
  Gruppi  parlamentari  e non erano condivise da  tutti,  ma  bisogna
  tenere presente che ci sono tanti altri parlamentari, motivo per il
  quale  si è arrivati a 225 norme comprese quelle di riscrittura  da
  parte del Governo.
   Non basterebbe pertanto ferragosto

   FALCONE. Noi siamo disponibili

   PRESIDENTE.  Onorevole  Falcone, è il cerino  nelle  mani  di  chi
  resta,  io  sono disponibile a prendermi il cerino. Non  ho  alcuna
  difficoltà perché le norme le ho viste.
   Se  ognuno  pensa  di  parlare  all'esterno,  di  farsi  i  propri
  interventi perché stiamo risolvendo i problemi della Sicilia - così
  come  è  giusto  che  sia - però, se ognuno pensa  di  risolvere  i
  problemi  della  sua  gente sbaglia perché deve essere  l'interesse
  generale di tutti.
   Non ci può essere una sola norma, duecento, trecento norme che non
  troverebbero soddisfazione di carattere generale.
   Siamo seri in quello che stiamo facendo.

   ALLORO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ALLORO.  Signor  Presidente, mi riporto alle sue  affermazioni  di
  questi  giorni  quando, in maniera molto coerente  e  corretta,  ha
  detto  che la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari  ha
  stabilito di lavorare fino a
   Se  dovessimo  avere  ad  esempio la legge  elettorale,  la  legge
  elettorale  era partita male, c'era il rischio che si rinviasse  in
  Commissione  -  più  di una volta abbiamo corso questo  rischio  -,
  invece,  con  il  lavoro portato avanti dal  Parlamento,  la  legge
  elettorale è stata fatta e, a mio avviso, è stata fatta  anche  una
  buona legge.
   Presidente, dico ciò perché la Commissione  Bilancio' ha  lavorato
  per un mese e mezzo su un articolato assolutamente dignitoso, non è
  vero che è una leggina di sconti di fine stagione perché i saldi ed
  i soldi erano talmente pochi che non vi era neanche la possibilità.
   Si  è  intervenuti in tutta una serie di materie importanti  -  mi
  riferisco  ai veterinari, alle società partecipate, alle  province,
  ai consorzi di bonifica -, tutta una serie di norme importanti e ne
  è  uscita fuori una buona legge, a mio avviso, alla quale anche  il
  Governo ha dato parere favorevole.
   Ha  ragione l'onorevole Panepinto quando, poi, si stranizza che ci
  sono quindici articoli di riscrittura da parte del Governo.
   Dico ciò perché non abdicherei alla possibilità di tentare di fare
  questa legge e di chiudere anche con questa legge.
   L'anno  scorso si è lavorato fino a giorno 13 agosto - lo  ricordo
  bene,  avevo  prenotato  per  il  13  e  sono  arrivato  a  partire
  all'ultimo momento -, quindi quanto meno farei il tentativo domani,
  come  diceva l'onorevole Falcone, di fare un ragionamento e tentare
  di raggiungere una quadra su questo.
   Presidente,  altrimenti è inutile che nelle  Commissioni  perdiamo
  tempo.
   Se  l'esito  deve essere questo, è inutile lamentarci  quando  non
  facciamo le leggi.
   Le  Commissioni  fanno le leggi e l'Aula non le  esamina,  diventa
  anche una mortificazione per la Commissione  Bilancio'.
   La  inviterei, Presidente, se siamo stanchi stasera a  rinviare  a
  domattina  alle  ore 10.00. Per conto mio possiamo  lavorare  anche
  stasera  tranquillamente e domattina iniziare un percorso.  Vediamo
  dove  si  arriverà,  se poi ci sarà da trovare  una  sintesi,  come
  diceva  il  collega Falcone, la troveremo nel momento  in  cui  non
  saremo più in condizione.

   PRESIDENTE.  Io  di  queste sintesi sa  quante  volte  ho  sentito
  parlare    Proprio   grazie   all'esperienza,   eccome   se   serve
  l'esperienza   Una  volta si facevano le sintesi,  in  mezz'ora  si
  chiudevano  addirittura  le  leggi finanziarie.  Stiamo  attenti  a
  quello  che  facciamo. In questo caso, per venire incontro  al  suo
  discorso, sa cosa si dovrebbe fare? Tutti dovrebbero rinunciare  ai
  propri  emendamenti ed approvare nel giro di mezz'ora - se è  così,
  se  c'è stata l'unanimità - il disegno di legge uscito fuori  dalla
  Commissione.  Ed è cosa che avevo tentato di fare  proprio  per  la
  fiducia  data  alla  Commissione, ma non si può dire  facciamo  una
  sintesi,  ci chiudiamo in qualche stanza; è il Parlamento che  deve
  lavorare, su questo dobbiamo essere chiari. Se ognuno rinuncia agli
  emendamenti  presentati, dando fiducia a quello  che  ha  fatto  la
  Commissione,  perché se siamo tutti soddisfatti  del  lavoro  fatto
  dalla Commissione dobbiamo essere consequenziali.
   Per   quanto  mi  riguarda,  ho  detto  che  pur  essendoci  quale
  perplessità, ma per carità nessuno ha qua il dono della verità fino
  in   fondo,  possiamo  dare  per  buono  il  lavoro  svolto   dalla
  Commissione   Bilancio', proprio perché si è  lavorato  un  mese  e
  mezzo,  ma  se  si è lavorato un mese e mezzo non capisco  come  ci
  siano 225 emendamenti, compresi quelli di riscrittura da parte  del
  Governo, senza alcuna polemica

   MUSUMECI. C'è tanta ipocrisia

   PRESIDENTE.  Dobbiamo  essere  chiari  su  questo.  Cominciamo   e
  vediamo se domani troviamo la sintesi. Le sintesi si fanno in Aula,
  se  partiamo,  perché le regole valgono per tutti, per  quelli  che
  sono  presenti in Commissione come per quelli che non sono presenti
  in Commissione.

   ALLORO. Non lo ha detto nessuno di non farlo in Aula

   MILAZZO GIUSEPPE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MILAZZO   GIUSEPPE.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  Assessori,  se fossimo nel pieno di un'omelia o della  celebrazione
  di una Messa si partirebbe dal libro della Genesi.
   L'onorevole Falcone ha preso la parola giorni fa, intuendo dove il
  Parlamento si stava scaraventando, perché ormai siamo sull'orlo del
  precipizio, onorevole Turano
   Lo  sa  come  diciamo a Palermo?  Cu n'appi, n'appi, cassatedde  i
  Pasqua .  Ora voi, alla fine del tempo, non del gioco,  del  tempo,
  perché  il  vostro  nemico è il tempo. Alla  fine  del  tempo,  ora
  uscendo dall'Aula, presenterete ai siciliani  niente   Che  fa  lei
  non  ci  mangia con un bel ballottaggio al 40 per cento? .  Che  fa
  lei, chiede i consorzi di bonifica, che fa col doppio turno, non ha
  risolto  i suoi problemi?   No , risponderanno quelli delle aziende
  e  delle società partecipate o di Sviluppo Italia Sicilia  ma io mi
  sento appagato dalla doppia preferenza. Tutto a posto .
   Il tempo è finito, Presidente, nessuna decisione in questa partita
  può  essere  cambiata.  La  Conferenza dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari,  e lei lo ha affermato con forza e con  coerenza,  ha
  stabilito un percorso.
   Io  penso  che  se  noi, come Parlamento, avessimo  un  minimo  di
  dignità,  dovremmo esaurire l'ordine del giorno,  senza  uscire  da
  quest'Aula.  Oggi,  ci  fermiamo,  siamo  stanchi,  gli  Uffici  si
  riposano e continuiamo, per dimostrare che l'Assemblea, che  io  ho
  sempre difeso, qua ed in posti dove gli altri deputati non ci vanno
  -  io vado a dire che sono fortunato ad appartenere ad un'Assemblea
  importante  come  questa e non mi sono tirato  indietro  quando  ho
  difeso  dipendenti  altamente  qualificati,  quando  ho  difeso  la
  Presidenza,  sempre, perché sono onorato e orgoglioso -  e,  allora
  dobbiamo  portare  a  compimento, come  dice  il  collega  Falcone:
   proviamoci .
   Presidente,  quante  volte  ci ha messo  alla  prova?  Qualora  si
  alzasse  qualcuno  ed  avesse un atteggiamento  da  irresponsabile,
  saranno    altri   a   macchiarsi,   diciamo   così,   di    questa
  irresponsabilità ed a rinviare tutto a data da destinarsi,  ma  noi
  ci  dobbiamo  provare. Ecco, io mi sento, ne  parlavo  col  collega
  Assenza, di provarci.

   BARBAGALLO ALFIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO   ALFIO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  Assessori,  cittadini  e  mi  permetto  perché  è  il   mio   primo
  intervento.  Pochi giorni fa ho avuto l'onore di essere  assieme  a
  tutti voi, di dare un saluto a tutto lo staff - da grandi a piccoli
  -  di questa grande Reggia regionale in cui mi onoro di essere; era
  il mio sogno.
   Colgo  l'occasione  per  ringraziare il Gruppo  Musumeci,  di  cui
  faccio   parte,  per  l'accoglienza  e  per  quello  a  cui  tenevo
  tantissimo, per la Commissione Sanità. Cercherò di impegnarmi  come
  ha fatto il collega Ioppolo che ringrazio ancora ed a cui auguro un
  buon   lavoro   per  il  suo  incarico  come  primo  cittadino   di
  Caltagirone.
   Ringrazio tutti i colleghi per l'accoglienza, la stretta di  mano;
  da pochi giorni essere qua anche con la piccola o grande esperienza
  di  ex consigliere provinciale ed anche di ex consigliere comunale,
  è  sempre  una  grande emozione perché mi sento di stare  vicino  a
  grandi uomini e donne che possono solo darmi insegnamenti. Darò  il
  mio contributo ma sicuramente ascolterò. E se il mio messaggio sarà
  utile  per la collettività che la maggior parte piange al di  fuori
  di  questo  Castello, mi troverete sempre, nel rispetto dei  colori
  politici,  perché sono un deputato indipendente con  stima  per  la
  deputazione,  per  il  mio  rappresentante  del  gruppo,  onorevole
  Formica,  per  il  grande  presidente  Nello  Musumeci  che   stimo
  tantissimo,  ma idem per i miei colleghi, perché ognuno  per  tutto
  quello  che si dice nella vita ha un grande ruolo. Essere qua,  era
  il  mio  sogno nel cassetto ed anche se sono diventato deputato  in
  ritardo mi sento un piccolo uomo in un grande laghetto ma con tante
  mani amiche che, sicuramente, mi aiuteranno in questo percorso.
   Signor   Presidente  chiedo  scusa  perché  non  ho  fatto   alcun
  ringraziamento. Sono anche tanto emozionato, non ve lo nascondo.  E
  non mi vergogno perché un uomo

                              (Applausi)

   Grazie.  Dico ciò, ne sono orgoglioso, sicuramente in  Commissione
   Sanità'  non  sarò un Assessore, sarò un membro, ma  farò  la  mia
  piccola  parte. E' qualcosa di importante. Vengo dalla mala sanità.
  E'  da tanti anni che mi è rimasto un ago addosso. Non siamo qua in
  un  tribunale, è un passaggio che già è stato fatto. Queste cose le
  sentivo  nei  film. Ora, mi trovo in un posto in cui potremmo  fare
  del  bene  dando  tanta attenzione agli altri. Non cerco  vendetta,
  cerco di costruire assieme ai miei colleghi.
   Questo  ringraziamento è fatto con il cuore  e  qualora,  nel  mio
  percorso,  sbagliassi,  mi auguro che i miei  colleghi  mi  possano
  indicare la via giusta affinché non compia più lo stesso sbaglio.
   Essendo  consigliere provinciale vorrei dare un messaggio  e  dire
  che  capisco i signori che sono in provincia. Penso che  una  buona
  parte  abbia  fatto  una  grande palestra in  quelle  strutture  di
  Provincia.  Ci  sono  stati  grandi  presidenti,  grandi   colleghi
  consiglieri, però, ad oggi, vi dico che se andassimo in  vacanza  e
  lasciassimo  tutti  a  bocca asciutta non  avremmo  una   coscienza
  giusta. Io sono propenso a continuare i lavori.

   PRESIDENTE. Abbastanza chiaro il suo messaggio finale.

   BACCEI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BACCEI,  assessore  per  l'economia.  Onorevoli  deputati,   avevo
  chiesto    di    intervenire   solo   a   seguito   dell'intervento
  dell'onorevole  Panepinto,  che  ha  detto  una   serie   di   cose
  assolutamente non corrette.
   Come  ha  detto il Presidente, il disegno di  legge è entrato  con
  quattro articoli e dopo il lavoro della Commissione ne è uscito con
  32,  ma  è stato un lavoro lungo ed in gran parte condiviso.  Anche
  sui  consorzi  di  bonifica non mi sono mai  opposto,  ho  riferito
  quelle  che erano le risorse disponibili, abbiamo analizzato quelle
  che erano le priorità e si è deciso, in accordo con la Commissione,
  come  andare  a  ripartire  le risorse disponibili  su  quelle  che
  abbiamo  ritenuto essere le priorità, ivi compresi  i  consorzi  di
  bonifica che, addirittura, hanno avuto la somma maggiore rispetto a
  tutti gli altri, con il parere favorevole del Governo, per cui  ciò
  che  ha  detto l'onorevole Panepinto è assolutamente falso  -  meno
  male  che è rientrato, almeno glielo posso dire direttamente -,  ha
  fatto un'affermazione falsa e completamente fuori luogo ed il resto
  della Commissione lo può confermare.
   Quello su cui mi sono opposto, ma l'avrei fatto chiunque lo avesse
  proposto,   semplicemente  perché  non  c'era  la  copertura,   era
  l'aumento  delle giornate occupazionali, infatti, in un momento  in
  cui  non  ci  sono  i  soldi per pagare gli  stipendi  ed  in  cui,
  comunque,  nei  consorzi di bonifica c'è, in molti  di  questi,  un
  grosso  esubero di personale, mi sembrava fuori luogo aumentare  le
  giornate occupazionali senza neanche una relazione tecnica e  senza
  sapere  neanche  di che cifra stavamo parlando. A  questo  mi  sono
  opposto  ed  ho dichiarato senza copertura l'emendamento,  come  lo
  dichiarerò senza copertura qualora si andasse di nuovo a  discutere
  per i motivi che ho precedentemente esposto. Questo è stato l'unico
  motivo. Per i consorzi di bonifica non mi sono mai opposto, ho dato
  parere favorevole.
   Per  quanto  riguarda le riscritture, siccome  è  stato  di  nuovo
  chiamato  in  ballo  il  Governo, le  riscritture  presentate  sono
  riscritture  tecniche, perché erano stati indicati dei capitoli,  a
  volte invertendo banalmente una cifra, quindi, un errore tecnico, o
  perché  erano saltati dei capitoli che, nel frattempo, erano  stati
  impegnati,  per  cui abbiamo dovuto cambiare la copertura.  Quindi,
  sono semplicemente emendamenti tecnici, non ci sono emendamenti del
  Governo  che  cambiano  il merito di quanto  è  stato  discusso  in
  Commissione.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LANTIERI,  assessore  per  le  autonomie  locali  e  la   funzione
  pubblica. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto  questa
  sera  il prelievo del punto delle ex province perché, come tutti  i
  colleghi sanno, le province dovevano chiudere il bilancio entro  il
  31 luglio e c'è stata una proroga da parte dello Stato.
   Come  tutti  voi sapete, non hanno la possibilità  di  chiudere  i
  bilanci  perché nel 2015 lo Stato ha dato la proroga per utilizzare
  l'avanzo  di amministrazione ed il bilancio annuale. Quest'anno  le
  ex  province  non hanno più avanzo di amministrazione anche  se  il
  bilancio è rimasto annuale non hanno la possibilità di chiudere  il
  bilancio.  Con  i 9 milioni di euro che sono stati  previsti  nella
  legge  stralcio,  la trasformazione da quote investimenti  a  spese
  correnti  serve  solo per pagare le mensilità ai 4.500  dipendenti.
  Nell'ex  provincia  di Siracusa i dipendenti  non  percepiscono  lo
  stipendio  da più di 3 mesi, come nella provincia di Agrigento,  di
  Enna  e nelle altre province. Quindi il prelievo era solamente  per
  dare  un  po'  di liquidità alle province e dare la possibilità  di
  andare  avanti per un altro mese, anche perché i primi di settembre
  ci  sarà  la conferenza, il tavolo tecnico tra Regione siciliana  e
  Stato  per recuperare altre somme. Era stato chiesto solamente  per
  questo  e penso che sia un argomento che riguardi tutti i deputati,
  non è una cosa personale, non è una cosa di campagna elettorale  ma
  è una cosa di equità.

   PRESIDENTE.  Ma  era  chiaro  quello che  aveva  chiesto  lei.  E'
  iscritto a parlare l'onorevole Cascio Francesco. Ne ha facoltà.

   CASCIO   FRANCESCO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  intervengo  molto  brevemente. Credo  che  questa  Assemblea  debba
  rispettare,  ancora  una  volta,  come  sempre,  il  lavoro   delle
  Commissioni  parlamentari.  Ci siamo  spesso  lamentati  perché  il
  lavoro delle Commissioni viene buttato a mare spesso perché c'è una
  abitudine  consolidata,  ormai negli ultimi  anni,  di  rinviare  a
  fantomatiche  leggi-sviluppo  alcune  norme  che  non  si  vogliono
  portare in Aula.
   Noi,   invece,  abbiamo  voluto  che  la  Commissione    Bilancio'
  lavorasse  in  maniera incessante per un mese per  produrre  questa
  legge  che  non  è una legge che riguarda soltanto le  province,  a
  livello  di  bisogno. Sono 32 articoli di cui  almeno  una  ventina
  fanno  riferimento a categorie della nostra società  che  aspettano
  risposte da parte dell'amministrazione regionale.
   Noi  siamo in Aula il 9 agosto e siamo qui profondendo uno  sforzo
  notevole  con  il  rush delle ultime settimane. Credo  sia  giusto,
  doveroso ed opportuno fare l'ultimo sforzo e portare avanti  questa
  norma  tutta  intera  perché non è giusto che vi  siano  norme  che
  abbiano una priorità rispetto alle altre.
   Peraltro,   dopo   l'intervento  dell'Assessore  Baccei,   persona
  corretta,  che  anche  in questa occasione  ha  dimostrato  la  sua
  correttezza, credo sia il caso di andare avanti su tutta  la  legge
  di   variazione  di  bilancio.  Poi,  lei  Presidente,   ha   delle
  prerogative  che,  ovviamente,  non  devo  insegnargliele  io,  che
  riguardano l'ammissibilità degli emendamenti aggiuntivi, ci sono le
  scritture  del  Governo,  che mi pare  di  capire  che  sono  delle
  riscritture  profondamente e fondamentalmente tecniche  che  l'Aula
  può  certamente esaminare. Quindi, noi siamo dell'avviso di  andare
  avanti,  anche questa sera. Non abbiamo fatto nottate fino ad  ora.
  Se ne facciamo una, credo che nessuno ci perderà in salute.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Figuccia.  Ne  ha
  facoltà.

   FIGUCCIA. Signor Presidente, intervengo per ripetere quello che  è
  stato  detto  già  da  alcuni colleghi.  Fondamentalmente,  lei  ha
  richiamato  alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari,
  i  Capigruppo - facevamo una battuta con il collega -, ringraziando
  il  buon  Dio  sono  qua tutti sani, vivi e vegeti,  quindi,  direi
  rispettiamo  quelle  indicazioni che erano  state  date.  Un'ultima
  nota, io vorrei certamente.

   PRESIDENTE.  Lei ritira i suoi emendamenti, già abbiamo  acquisito
  un dato. Gli emendamenti dell'onorevole Figuccia - è verbalizzato -
  sono tutti ritirati, tutti. Tutti inclusi e nessuno escluso.

   FIGUCCIA.  Assolutamente. Io dico che dobbiamo seguire  il  lavoro
  così  come  era stato avviato nella prima fase della variazione  di
  bilancio   e   non  ci  saranno  problemi  su  questo,  Presidente
  Ovviamente,   non  vogliamo  piazzate  come  quella  dell'assessore
  Baccei.

   PRESIDENTE.  Lei  dichiara che ritira i suoi emendamenti.  Se  lei
  ritira i suoi emendamenti siamo apposto. Approviamo in mezz'ora  la
  legge   Se  ritirate gli emendamenti, i 32 articoli possono  essere
  approvati in mezz'ora, perché questa era l'idea.

   FIGUCCIA.  Lei sa che non ci sono degli emendamenti che vedono  me
  come  primo  firmatario.  Dopodiché è  chiaro  che  se  l'Assessore
  affronta  il dibattito, dicendo all'onorevole Panepinto  che  è  un
  falso  rispetto  alle dichiarazione, ritengo che l'Assessore  debba
  chiedere  scusa, perché non è questo il clima con il quale  si  può
  portare avanti il dibattito di quest'Aula.

   PRESIDENTE.  Va  bene questo quando gli daremo la parola.  Non  ha
  parlato di lei, ha parlato dell'onorevole Panepinto.

   FIGUCCIA. Le categorie che abbiamo fatto aspettare dietro a questa
  legge devono avere una risposta.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO.  Signor Presidente, sono stato in religioso  silenzio  per
  tutta la legge sugli enti locali. Adesso ritengo che sia necessario
  non  perdere  altro  tempo con tatticismi  e  cercare  di  iniziare
  immediatamente dall'articolo 1 e trattare questo disegno di legge.
   Nella  legge sugli enti locali ho visto notevole melina,  notevole
  dibattito,  notevole  discussione. Qui, oggi,  dobbiamo  affrontare
  argomenti urgenti e indifferibili. Io la prego di contingentare  il
  tempo   per   gli   onorevoli  colleghi,  di  iniziare   l'attività
  legislativa dall'articolo 1, perché i punti da trattare  in  questo
  testo  sono  cinque punti importanti, come quello  delle  province,
  quello  delle società partecipate, quello dei Consorzi di bonifica,
  quello  che riguarda i beni culturali e tutto il resto. Sono  pochi
  punti    qualificanti.   Abbiamo   la   necessità   di    trattarli
  immediatamente e tra questa sera e domani ritengo che questa  legge
  possa essere anche definita.

   SAMMARTINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SAMMARTINO. Signor Presidente, dopo aver ascoltato le  parole  del
  Presidente Vinciullo, io credo che sia corretto che il lavoro della
  Commissione  non  sia  stato vano e, quindi, che  si  vada  avanti,
  articolo  per  articolo,  sul testo delle variazioni.  Sarà  lei  a
  dettare  i  tempi,  magari contingentando  gli  emendamenti  e  gli
  interventi.

   MUSUMECI.  Bavaglio  a nessuno  Non cerchiamo  scuse   Bavaglio  a
  nessuno, non contingentiamo niente

   FALCONE.  Ma tanto non è consentito dal Regolamento,  non  si  può
  fare

   PRESIDENTE. Questa è tutta finzione

   MAGGIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAGGIO.  Signor  presidente, onorevoli colleghi,  io  ritengo  che
  abbiamo  tutti  contezza che non si possa andare avanti  con  tutto
  l'articolato. Mi chiedo se non sia possibile estrapolare solo i due
  articoli  che  riguardano  i  trasferimenti  nei  confronti   delle
  province  e  delle società partecipate, perché c'è  una  condizione
  assolutamente difficile.
   Quindi,  rimandare  il  testo in Commissione,  estrapolare  i  due
  articoli  ed  approvare  quelli, perché dobbiamo  sicuramente  dare
  risposte a gente che è in difficoltà.

   PRESIDENTE.  Però,  io dovrei sentire uno per Gruppo.  Già  ho  da
  parte  dello  stesso  Gruppo, che non è secondario,  più  versioni:
  andiamo avanti su tutto. Ne estrapoliamo due. Ne estrapoliamo  tre.
  Perché  due  e  non  tre? Ma che ragionamento facciamo   Sorteggio
  Forse, è la soluzione  Chi non vuole decidere sorteggia

   FONTANA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare che  tutto
  sommato ci sia, credo, una sorta di condivisione

   PRESIDENTE.  C'è condivisione Ha parlato l'onorevole Sammartino  e
  mi  ha detto andiamo avanti su tutto. Ha parlato l'onorevole Maggio
  dello stesso Gruppo e ne ha detto ne stralciamone due

   FONTANA.  Io  parlo  della maggior parte degli interventi  che  ho
  sentito  questa  sera. Sono tutti d'accordo per  andare  avanti  ed
  esaminare il disegno di legge, così come noi già abbiamo fatto  per
  quanto riguarda la legge elettorale.
   Io  sono  assolutamente convinto che questo è un disegno di  legge
  importantissimo,  di  fondamentale  importanza,  dove   tutti   gli
  articoli  sono  importanti. E' stato fatto un grande  lavoro  dalla
  Commissione. Il Presidente, che noi ringraziamo proprio  perché  ha
  avuto un grande coraggio e anche una grande pazienza nell'elaborare
  tutto questo lavoro che è durato più di un mese, mese e mezzo.
   Oggi,   siamo  qui  in  quest'Aula  e  siamo  in  prossimità   del
  ferragosto.  Io  direi  di  non  perdere  assolutamente  tempo,  di
  continuare a lavorare, di non mettere paletti perché credo  che  ci
  sia  proprio  questa intenzione di andare avanti e di  trattare  il
  disegno di legge tutto domani.
   Io  sono  convinto che entro domani sera possiamo  esitare  questo
  disegno  di legge. Gli articoli sono tutti importanti, a cominciare
  dalle  terme  di Sciacca per passare ai Consorzi di bonifica,  alle
  province,  alle  partecipate, sono tutti argomenti importanti.  Per
  cui,  è  inutile che estrapoliamo un solo articolo o due,  dobbiamo
  andare avanti.

   SORBELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SORBELLO.  Signor  Presidente, Assessori, onorevoli  colleghi,  da
  quello che è stato detto dai vari colleghi e dalle discussioni  che
  ci sono state in queste ultime ore, si evidenzia un fatto specifico
  e  cioè  che  questo  testo di legge, se c'è  l'unanimità,  se  c'è
  l'accordo  tra tutte le varie forze politiche, così come c'è  stato
  in  Commissione perché non dobbiamo dimenticare che questo testo  è
  arrivato  in  Commissione con una proposta di quattro  articoli  da
  parte  del  Governo  e in Commissione, trovando  accordi,  trovando
  equilibri, è arrivato a 32 articoli.
   In  questi articoli, non dobbiamo nasconderci dietro il dito,  c'è
  un  accordo  trasversale  tra le varie forze  politiche  di  questo
  Parlamento, di maggioranza e di opposizione.
   Siccome  dobbiamo essere rispettosi del lavoro  che  ha  fatto  la
  Commissione,  signor  Presidente,  ho  visto  anche  che  nei   200
  emendamenti  ce  ne  sono 130 soppressivi, 35 aggiuntivi  e  10  di
  riscrizione del Governo. Se togliamo tutto questo materiale, i  130
  soppressivi  sono i più corposi, stiamo parlando dei 35 aggiuntivi.
  Se  di  questi  35  aggiuntivi c'è il buonsenso  da  parte  di  chi
  rappresentava  che  non c'è trippa per gatti in questa  sessione  e
  dove  l'Assessore  si è impegnato che in prima battuta  ci  saranno
  risorse  per le province nell'assestamento e qualche altra proposta
  che  non  è  stata soddisfatta in questa sessione, ci  sono  ancora
  delle richieste.
   Io  ho  capito  che all'interno di questo ci sono  altre  quattro,
  cinque  richieste  importanti per coloro  che  vivono  nel  proprio
  territorio.   C'è   l'impegno  da  parte   del   presidente   della
  Commissione,  c'è  un  impegno da parte delle  forze  politiche  di
  andare  poi nella fase dell'assestamento a soddisfare anche  queste
  altre  quattro,  cinque  esigenze che nei  primi  32  articoli  che
  andremo  a  valutare e ad approvare questa sera,  e  mi  auguro  di
  finire entro domani sera e se ce ne fosse bisogno continueremo fino
  a  giovedì, per fare in modo che noi approviamo questo testo di  32
  articoli, come cita la Commissione.
   La  serietà  ci  porta a dire che ci siamo impegnati,  lo  abbiamo
  detto  da  diversi giorni, durante la riunione dei  capigruppo,  la
  riunione  delle varie forze politiche, per cui oggi andiamo  avanti
  con  i  32  articoli, diversamente facciamo la  tela  di  Penelope,
  cuciamo di giorno per scucire di notte

   ANSELMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ANSELMO.   Signor   Presidente,  ovviamente,  anch'io   sono   per
  proseguire  i lavori perché quello che è stato fatto in Commissione
  con un lavoro di grande impegno non può essere vanificato così.
   E'  un  disegno  di legge che comunque non può essere  scorporato,
  perché ricordo che non possiamo estrapolare soltanto la norma sulle
  province,  perché attaccata al tema delle province  ci  sono  altre
  norme,  di  conseguenza  le chiedo di andare  avanti  su  tutto  il
  disegno di legge.

   PRESIDENTE. Questo è chiaro

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,  ma  per
  quanto  dobbiamo  continuare  ad  assistere  alla  commedia   degli
  equivoci?  Lo  chiedo a lei, perché è lei che ha la  responsabilità
  della conduzione dei lavori dell'Aula.
   Siccome  assisto, penso pure lei, ma anche gli altri colleghi,  ad
  una evidente commedia degli equivoci perché quando si è in presenza
  di un Governo che in veste doppia sta chiedendo che è d'accordo per
  quanto  riguarda l'Assessore per l'economia a fare  tre  o  quattro
  articoli,  per  quanto riguarda l'Assessore per  gli  enti  locali,
  chiede  che venga estrapolato un solo articolo, quando assisto  che
  ci  sono  richieste  per iniziare da domani, ma per  fare  l'intera
  legge,  quando assisto al fatto che ci sono deputati che si  dicono
  pronti  a ritirare emendamenti che non hanno mai presentato,  ma  a
  che gioco vogliamo giocare, Presidente
   Se  ci  fosse la necessità, l'urgenza, l'impegno di andare avanti,
  naturalmente  rispettando  le regole, perché  non  è  che  possiamo
  asservire  chi,  pur  di  raffazzonare qualche  norma,  propone  di
  contingentare  i  tempi  su norme di carattere  finanziario  e  poi
  scoprire i buchi o le mancate coperture  Quindi, serietà
   Lei, sa meglio di me, Presidente, che non c'è uniformità di vedute
  su  questa  norma.  Allora,  siccome è  impossibile  che  si  possa
  approvare,  non  tutti i 32 articoli, ma neanche la  metà  e,  onde
  evitare  che  ci  siano  furberie, allora  tanto  vale  rinviare  a
  settembre,  e  affrontare l'intera legge  senza  prendere  in  giro
  nessuno  e  senza fare delle promesse che poi non si  mantengono  e
  senza cercare di fare i furbetti per approvare alla fine una norma,
  due  norme  stralciarle per mancanza di tempo e rinviare il  resto.
  Non  è  giusto,  non  è corretto e lei che ha la responsabilità  di
  guidare l'Aula si deve assumere o l'impegno a fare tutta per intero
  la  norma  compresi  gli emendamenti che ci  sono  oppure  rinviare
  l'intera norma.
   Ritengo  che ogni altra soluzione, Presidente, è un  prendersi  in
  giro  perché  sappiamo tutti che per fare una  legge  di  bilancio,
  perché una norma di spesa che ha trentadue articoli è una legge  di
  bilancio  e  se  si  pensa di poterla fare in un giorno,  significa
  prenderci in giro.
   Quindi, finiamola qua, Presidente, affrontiamola con calma  perché
  sono  provvedimenti importanti, sono provvedimenti difficili,  sono
  provvedimenti  che hanno ricadute finanziarie, sul  bilancio  della
  Regione, ma soprattutto sulle aspettative dei cittadini, e noi  non
  possiamo prendere in giro i cittadini, né possiamo mandare all'aria
  il bilancio della Regione.

   GRECO GIOVANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO  GIOVANNI.  Signor Presidente, Governo, onorevoli  colleghi,
  lei  si ricorderà che quando c'è stata la Conferenza dei Capigruppo
  e si è deciso di fare i tre disegni di legge, per questo disegno di
  legge, le avevo chiesto se, invece di dare una scadenza come  tutte
  le  altre, ci desse un po' di più tempo per la presentazione  degli
  emendamenti.
   Lo sa perché glielo ho detto, signor Presidente? E lei sa pure che
  ho  cercato di collaborare per questo disegno di legge, ma la  poca
  serietà che è presente in questa Assemblea, mi porta a cercare e  a
  confermare il lavoro che ho svolto cercando di lavorare per portare
  qualche  risultato venendo incontro alla sua richiesta di fare  una
  sintesi  su  questo  disegno di legge e io  mi  ero  prodigato  per
  cercare di arrivare a questa sintesi. Ma siccome l'arroganza che va
  sempre di più avanti in questa Aula, loro sono convinti che faranno
  i 32 articoli domani.
   Io  vi  posso anticipare che i miei 78 emendamenti soppressivi  li
  manterrò uno per uno e qualunque emendamento che verrà ritirato  lo
  farò mio. Farò ostruzionismo
   Presidente  Ardizzone,  o  si trova  la  sintesi  per  le  quattro
  priorità,  io  sono  d'accordo, ma se non si fa questa  sintesi  io
  vorrò spiegazioni perché si danno 300 mila euro ai consorzi agrari;
  perché  ai consorzi di bonifica in presenza di una norma in cui  se
  non  si  presentano  i consuntivi non ci si può  dare  un  euro  e,
  quindi, dobbiamo andare a vedere come avviene questa suddivisione e
  questo finanziamento.
   Poi,  dobbiamo  farci  spiegare perché all'Istituto  Vite  e  Vino
  invece  di  dare  i soldi per estirpare le vigne si  danno  per  la
  promozione.  Ci  voglio  vedere chiaro nel  dibattito  che  avverrà
  domani.
   Quindi,  Presidente, lei che è stato sempre coerente  con  le  sue
  decisioni  sono le ore 21.16, ci vuole fare riposare  un  poco  per
  dare  la possibilità ai deputati domani di partecipare alla seduta,
  come è giusto che sia?

   PRESIDENTE.  Onorevole  Greco, anche il  suo  intervento  è  stato
  illuminante  perché lei ha già detto che comunque  non  ritira  gli
  emendamenti  e  farà  suoi gli emendamenti che eventualmente  altri
  colleghi ritireranno.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO,  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  esprimere
  il  punto  di vista del mio Gruppo parlamentare. Vorrei però  nello
  stesso tempo che l'onorevole Giovanni Greco prima esaurisse la  sua
  carica  dirompente perché vorrei che anch'egli mi  ascoltasse  così
  come io ho ascoltato attentamente lui.
   Presidente,  su  questo  disegno  di  legge  delle  variazioni  di
  bilancio  la  premessa  necessaria è che siamo  partiti  malissimo.
  Perché  se parlano in cinque del PD diventa complicato per  me  che
  sono  opposizione  responsabile immaginare che  il  percorso  possa
  essere senza ostacoli.
   Ciò  detto,  Presidente,  per la solita  chiarezza  che  mi  piace
  utilizzare nei miei interventi d'Aula e non, io le dico,  anzi  più
  che  dirle  le faccio qualche telegramma. Il primo: sappia  che  se
  cominciamo la legge, per quanto ci riguarda, la dobbiamo finire.
   Sappia  che  noi non siamo disponibili a suddividere  i  bisognosi
  siciliani in bisognosi di serie A e bisognosi di serie B.
   Sappia  che  per  noi  ci sono 32 articoli da esitare  tutti  alla
  stessa  maniera e sappia, infine, che io temo perché questo assunto
  non  è credibile che quanto è uscito dalla Commissione per ciò solo
  debba restare tale.
   Desidero  ricordarle  infatti che anche dalla  I  Commissione  era
  uscito   un   disegno  di  legge  di  riforma  degli  enti   locali
  assolutamente condiviso e tutti abbiamo visto con buona pace  degli
  accordi di Commissione che fine ha fatto.
   E, allora, se tutti ci sforzassimo di utilizzare meno ipocrisia  e
  di  andare  un  po'  più  alla sostanza  delle  cose  probabilmente
  renderemmo un buon servizio alla Sicilia e a noi stessi.
   Quindi,    Presidente,   aldilà   dei   regolamenti    che    sono
  necessariamente applicabili da lei e rispettati da noi,  lei  è  il
  dominus.
   Se  lei  ritiene di poter fare questa legge, lei ha tutti i poteri
  per contingentare tempi, per stabilire che si parli una volta sola,
  che  si  parli  due  volte. Ha la possibilità  di  stabilire  quali
  emendamenti  rendere  ammissibili e quali no;  perché  noi  potremo
  anche  protestare,  ma alla fine la sua decisione,  come  sempre  è
  accaduto soprattutto in materia finanziaria, resta insindacabile.
   Quindi,  signor  Presidente, noi siamo qui pronti  ad  iniziare  a
  lavorare,  ma  che sia chiaro, perché io non mi fermerò  dinanzi  a
  nulla,  se  iniziamo dobbiamo finire altrimenti ci deve  essere  un
  accordo fra gentiluomini o fra persone serie che stabiliscono  cosa
  diversa  perché questa passerella su questo scranno  francamente  è
  assai  stucchevole e altrettanto dannosa. Che ogni  deputato  venga
  qui  per  difendersi le  terme di pincopallino   diventa  veramente
  pesante  per  uno come me che immagina, diciamo, il percorso  della
  politica in maniera diversa.
   Quindi,  signor  Presidente, io sono per fare  la  legge,  il  mio
  Gruppo parlamentare è per fare la legge, il mio Gruppo parlamentare
  è  per iniziare e finire, non accetteremo mai che si facciano  una,
  due o tre norme. Vogliamo che la legge si concluda perché, anche  a
  titolo  di risarcimento per il danno di immagine che è stato  posto
  in  essere  nei  confronti  della  I  Commissione,  spero  che  nei
  confronti della Commissione  Bilancio  ci sia da parte del  Governo
  e da parte della maggioranza un rispetto diverso.

   DI GIACINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo  sarò
  velocissimo. Io condivido così come ha detto alla fine  l'onorevole
  Cordaro  che  se  la legge si inizia, e io sono  d'accordo  che  si
  inizi,  si  debba  finire  così come  è  uscita  dalla  Commissione
   Bilancio   anche  perché ricordo a quest'Aula che  la  Commissione
   Bilancio   ha  lavorato due mesi e mezzo  per  arrivare  a  questa
  sintesi.
   Per  cui, per quanto mi riguarda, sono qui pronto a continuare  ad
  oltranza sia stasera che domani ma per finire l'intera legge.


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


                          Per fatto personale

   PANEPINTO. Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente, io solo un  minuto  per  dire  che
  l'assessore Baccei, non ho nulla di personale, ma le battaglie  che
  intraprende,  a prescindere dalla condivisione o meno  su  una  del
  Governo o del Parlamento io le porto fino in fondo. Per arrivare ad
  avere questo parere sui 3,7 milioni ci abbiamo impiegato un mese  e
  lì parlano i verbali della Commissione.
   Io  so  benissimo  che  l'Assessore  darà  parere  negativo  sulla
  possibilità  di derogare alla norma per portare i cinquantunisti  a
  78  giornate, per cui io non ho detto nulla di falso o di non  vero
  anche  perché, come dire, ho almeno la fortuna o sfortuna  di  dire
  esattamente quello che penso e come stanno i fatti, condivisibili o
  meno, assessore, siamo su posizioni diverse almeno su questo tema.


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


     Seguito della discussione del disegno di legge numero 1214/A

   PICCIOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PICCIOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo il nostro
  Gruppo  come  già  aveva espresso il componente della  Commissione,
  onorevole  Cimino, è per continuare e continuare  ad  oltranza  con
  serietà,  con brevità e con rispetto dei diritti delle  opposizioni
  ma  anche  dei  diritti e dei doveri di quest'Aula.  Quindi  nessun
  ostruzionismo   becero,  che  non  deve  essere   tollerato   dalla
  Presidenza,  che  deve contingentare nei limiti del  Regolamento  i
  tempi  e  deve impegnare l'Aula a concludere i lavori entro  domani
  per dare una risposta di serietà e di continuità alla Sicilia.
   La  legge elettorale sarà una buona legge, io non sono intervenuto
  perché  il  Presidente  Cascio che è  nostro  componente  già  l'ha
  illustrata abbondantemente. Una buona legge che farà onore a questa
  terra e alla Sicilia. Ovviamente però non può essere posta oggi  in
  antagonismo  rispetto  a  una  norma che  a  visto  la  Commissione
  impegnarsi con serietà portando a termine un lavoro concordato  con
  il Governo che potrà dare anche i suoi frutti immediatamente.
   Quindi  i  diritti  dei  lavoratori non possono  essere  posti  in
  secondo  piano, io non entro nel merito delle norme, spero  che  il
  lavoro  della Commissione sia conservato in maniera integrale,  che
  non  ci sia il solito assalto alla diligenza che questa Presidenza,
  in passato, non ha mai più tollerato.
   Pertanto,   con  lo  stesso  rigore  e  con  la  stessa  capacità,
  Presidente, la invito a dare tempi certi e soprattutto  ad  evitare
  che chi non vuole bene a questa Terra possa prendere il sopravvento
  sulle forze che, invece, lavorano per costruire positivamente.

   CLEMENTE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CLEMENTE.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  brevemente  anche  per ricordare all'Aula che il  lavoro  fatto  in
  Commissione in questi due mesi è stato duro, a volte con  confronti
  -  come diceva l'onorevole Panepinto - duri, con scontri forti,  ma
  che  la  minoranza  della Commissione responsabilmente,  il  giorno
  della  votazione ha mantenuto anche il numero legale perché  questo
  avvenisse.
   Quindi,  signor  Presidente, non vorrei trovarmi, proprio  per  la
  responsabilità  avuta  in  Commissione da  tutti  i  componenti,  a
  dovermi pentire anche di questa responsabilità avuta.
   Lei  è  stato  chiaro Presidente quando c'è stata la richiesta  di
  inversione,  a rifiutarla dicendo che si doveva fare  ciò  che  era
  stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo. E siccome la stimo, e so
  come  ha  saputo condurre in questi anni l'Aula, la prego  di  fare
  tutto ciò che è in suo potere, e ne ha tanto, perché la legge venga
  esitata tutta, senza fare discriminazioni su gente che aspetta  gli
  stipendi.

   MUSUMECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  volgerle un appello. Al di là dell'autonomia che il Regolamento può
  riconoscerle,  qui  si  è  più volte richiamato  il  principio  che
  bisogna  comunque  andare avanti e completare  entro  domani  sera,
  contingentando  possibilmente il tempo degli interventi.  Ecco,  io
  non  ho  difficoltà,  lo ha detto già il mio Capogruppo,  onorevole
  Formica,  noi  se  superiamo la fase della  saga  delle  ipocrisie,
  possiamo andare avanti tranquillamente.
   Però, è assurdo che una manovra di questa portata, relativa a temi
  alcuni  assai  delicati,  altri  molto  marginali,  debba  impedire
  all'opposizione  e,  se  lo ritiene, alla  maggioranza,  di  potere
  dibattere e confrontarsi con i limiti ragionevoli del tempo,  senza
  la spinta emotiva della scadenza delle ore venti domani.
   Anche  perché  mi  sembrerebbe davvero  pretestuoso  applicare  la
  teoria del contingentamento. Più volte ha invitato la maggioranza a
  mettere  da parte la legge elettorale, che non rivestiva certamente
  alcun carattere di priorità, che non era dettata da alcuna esigenza
  perché l'Aula potesse in tempi assolutamente sufficienti affrontare
  il dibattito sulla mini manovra.
   E  invece  la maggioranza, con la solita arroganza, non ha  voluto
  rinunciare alla trattazione di una legge inutile, se non dannosa, e
  adesso si pone il problema del contingentamento dei tempi.
   Mi  consenta, lo dico da deputato dell'opposizione,  ma  credo  di
  interpretare  il pensiero di chi, anche non stando all'opposizione,
  vuole  avere  il diritto di potersi confrontare ed esprimere  senza
  l'ansia di dover contare i centesimi o i decimi di secondi. Si vada
  avanti,  ma  lo  si faccia senza impedire al confronto  di  potersi
  sviluppare  ed  articolare secondo le esigenze che  la  impegnativa
  articolazione all'esame dell'Aula impone.

   VINCIULLO,  presidente  della Commissione e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO,   presidente  della  Commissione  e  relatore.   Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, assessori. L'idea che mi sono fatto
  è  che  questo  Parlamento, in maniera responsabile  voglia  andare
  avanti.  Credo che la maggior parte dei deputati, la maggior  parte
  dei  rappresentanti dei partiti presenti in questa Aula ci  abbiano
  chiesto  di andare avanti, abbiamo accolto con piacere ciò  che  ha
  detto  l'onorevole Figuccia, così come quello che ha detto poco  fa
  il  presidente  Musumeci,  mi pare di capire  che  da  parte  della
  maggioranza,  e quindi anche dell'opposizione, vi è la  volontà  di
  collaborare per potere arrivare alla conclusione entro domani sera,
  e all'approvazione di questo disegno di legge.
   Pertanto,  signor  Presidente, se lei lo ritiene,  domani  mattina
  potremmo iniziare alle 9,00, così siamo nelle condizioni di poterci
  fermare anche un'oretta durante l'ora di pranzo e riniziare,  fermo
  restando  che di pomeriggio, nel caso in cui ci rendiamo conto  che
  ci  sono  grosse  difficoltà - ma mi pare che dagli  interventi  di
  tutti  così  non  dovrebbe essere - possiamo,  se  lei  lo  ritiene
  opportuno e necessario, convocare una Conferenza dei Capigruppo per
  verificare  l'andamento dei lavori. Pertanto, la Commissione  credo
  che  all'unanimità si sia convinta che c'è buona volontà  da  parte
  dei  deputati regionali, c'è la volontà di approvare o di  bocciare
  questa legge.
   Vorrei  solo ricordare alcuni dati. Gli emendamenti sono  180,  di
  questi 180 121 sono soppressivi, quindi evidentemente si restringe,
  e  di  molto,  la platea degli emendamenti. Così come  mi  pare  di
  intuire  che  il Governo non credo che debba, in questa  occasione,
  dare  dimostrazione di forza e mostrare i muscoli,  potrebbe  anche
  ritirare questi dieci articoli che ancora non conosciamo e  che  di
  conseguenza non sappiamo nemmeno di che trattasi.
   Per  quanto riguarda gli emendamenti aggiuntivi, appena li avremo,
  ne  possiamo discutere, ma credo che con la buona volontà di  tutti
  potremo  domani  discutere ed approvare tutti gli  emendamenti  che
  sono stati proposti, e quindi tutti gli articoli.

   PRESIDENTE.  Facciamo la sintesi. Diamo per  scontato  che  l'Aula
  viene  convocata  per  domani alle 9.00.  C'è  stata  una  proposta
  iniziale  da parte dell'Assessore Lantieri di stralciare  la  norma
  sulle province. Capisco che questa proposta non è andata avanti,  è
  inutile   porla  ai  voti;  una  proposta  alternativa   da   parte
  dell'Assessore  Baccei  di  tenere  in  considerazione  i   quattro
  articoli  iniziale.  Neanche questa proposta è andata  avanti.  C'è
  l'Aula  che si ritrova sul lavoro svolto dalla Commissione, teniamo
  presente  che  ci  sono  tantissimi  articoli,  evitiamo  forzature
  rispetto  all'impostazione che ci siamo data, perché  le  questioni
  riguardano,  sì il personale, per carità, ci rendiamo tutti  conto,
  però  non  agganciamoci sugli articoli che riguardano il personale,
  perché  ci  sono  altri articoli che certamente non  riguardano  il
  personale,  però  che  questa Presidenza ha  ritenuto  ammissibili.
  Possono essere perfettibili in corso d'opera e quindi speriamo  che
  la notte porti consiglio. Non è andata avanti l'idea dello stralcio
  e  quindi o si va avanti e si approva tutto entro domani, se non si
  dovesse  approvare è chiaro che si ripartirà da  settembre  con  la
  stessa legge, nella sua interezza. Questo è il significato.


   Presidenza del vicepresidente Lupo

   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Onoevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, 10 agosto  2016,
  alle ore 9.00, con il seguente ordine del giorno:

   I  -COMUNICAZIONI
  II  - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

        1)  -   Disposizioni per favorire l'economia. Disposizioni varie .
            (n. 1214/A) (Seguito)

                Relatore: on. Vinciullo

        2)  -   Istituzione del Garante regionale della famiglia . (n.
            1086/A)

                Relatore: on. Rinaldi

   III  -SVOLGIMENTO DELL'INTERROGAZIONE:

         N. 3025  -  Chiarimenti sul provvedimento di  scioglimento
              dell'Amministrazione comunale di Scicli in  relazione
              alle   gravi  dichiarazioni  rese  alla  stampa   dal
              Presidente della Regione.

         (8 maggio 2015)

                                                            ASSENZA

   IV  - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 496 - Iniziative in ordine al reclutamento di personale
              nelle aziende del Servizio sanitario regionale.

         (4 novembre 2015)

                                  CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -
                              CIANCIO - FERRERI - FOTI - LA ROCCA -
                               MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -
                              TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO

   V  -DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

             Codice  etico per gli eletti a cariche pubbliche,  per
              gli  amministratori e per i dipendenti della  Regione
              Siciliana . (n. 854/A)

                Relatore: on. La Rocca Ruvolo

   VI  - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 494 -  Iniziative urgenti finalizzate alla revoca della
                convenzione  sottoscritta  tra  Regione  siciliana,
                Università  degli studi Kore di Enna e Associazione
                Proserpina,  avente ad oggetto  l'apertura  di  una
                nuova facoltà di medicina e chirurgia.

         (3 novembre 2015)

                                 ZAFARANA - CANCELLERI - TRIZZINO -
                                   MANGIACAVALLO - ZITO - CIACCIO -
                             SIRAGUSA - TANCREDI - CIANCIO - FOTI -
                            FERRERI - PALMERI - LA ROCCA - CAPPELLO

   VII  -DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 524  - Rimodulazione urgente del piano degli interventi
              denominato 'Patto per la Sicilia 2015'.

         (13 gennaio 2016)

                             GRASSO - CORDARO - FALCONE - ASSENZA -
                                                  PAPALE - FIGUCCIA

   VIII  -DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 204 - Verifica della presenza di gas radon indoor negli
              edifici  utilizzati  da enti  pubblici  e  privati  e
              osservanza  dei  criteri  di legge  negli  interventi
              edilizi di nuova edificazione.

         (24 ottobre 2013)

                           FOTI - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -
                                     CIANCIO - FERRERI - LA ROCCA -
                               MANGIACAVALLO - PALMERI - SIRAGUSA -
                              TRIZZINO - TANCREDI - ZAFARANA - ZITO

   IX  - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 573  -  Provvedimenti urgenti a favore  dei  pensionati
              dell'Ente acquedotti siciliani.

         (12 maggio 2016)

                                    GRECO G. - DI MAURO - CASCIO S.
                                  DI GIACINTO - CORDARO - PANARELLO
                                  PANEPINTO - RUGGIRELLO - SUDANO -
                                                   FALCONE - TAMAJO

                   La seduta è tolta alle ore 21.35

                     DAL  SERVIZIO LAVORI  D'AULA
                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

               Il  Consigliere parlamentare responsabile
                 dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio